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RIVISTA MILITARE ITALIANA
RACCOLTA MENSILE ,DI SCIENZA, AR.TE E STOR.IA MILITAR.I
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ROMA, 1883 'VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE Via Nazionale.
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METODO PER
STUDIARE LA FORTIFICAZIONE NEI REGGIMENTI DI FANTERIA cii Il met.odo d'insegnamento dovrebbe essere in for tificazione Jia.sseggiern (come lo è in 1.u tle le art.i) il medesimo elle il metodo di creazione. Per imparare l) i$ogna creare. DECRIST0F0 Ill$.
Proprietà letteraria •.
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Ora che gli uffìc iali pr0vengono Lutti dalla Scuola miiilare, e che inoltre i tenenti hanno frequentato il corso sui lavori da zappatori, io penso che lo studio della fo!'tificaz ione nei reggimenti, non debba consistere nella esposizione di principì generali e nella discussione delle forme tipiche delle opere, ma invece nella loro pratica applicazione al terreno in subordinazione ad un conceuo tattico: solamente con tale metodo si pnò accrescere negli ufficiali la capacità pratica in questo ramo dell'arte militare; il <1uale ha assunto una speciale importanza, a cagione dell'enorme efficacia delle armi portatili a tiro rapido e delle artiglierie a proiettili scoppianti. Tuttavia prima delle esercitazioni sul terreno, è utile, se non necessario, espo!'re in alcune riunion i, in modo riassuntivo, i prin(4) Durante il periodo i1wernale nei reggun:enti si fanno conferenze sulla fortificazione . passeggiora.
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METODO PER STUDIARE LA FORTIFICAZIONE
cipi generali clolla fortificazione passeggera, e passare brevementein esame quelle opere e quelle coslruzioni che comunemente occonono sul campo di battaglia: giacchè la fortificazione occasionale si basa su quei medesimi principi « per quanto riflette la scelta delle località dal punto di vista Lattico e l'adattamento delle opere alla configurazione del terreno; ed ha caratteri speciali soltanto per ciò che riguarda lo sviluppo, la robustezza delle operar i mezzi di costruzione e la durata del lavoro ». Sarà pure utile acr,ennare come in ogni tempo siano state costruite opere campali, a correzione del terreno, per accrescerei! valore difensivo delle posizioni militari ; ovvero per crearepunti d'appoggio artificiali in mancanza di naturali, nell'intentodi favorire l' azione dell e truppe e acc1·escerne le forze (4), in SLlbordinazione a casi concreti di guerra: inoltre come la_ protezione che esse opere procurano alle truppe, sia ora assai più necessaria, donde il maggiore impiego che la forLificazione occasionale ha avuto nelle ultime guerre, specie sul campo di battaglia. Poi devesi insistere sul concetlo, che i trinceramenti vanno costruiti sempre coll'intendimento di coprire le truppe, non. mai per nasconderle o per immobilitarlé nelle loro posizi on i. Quindi dimostrare che, sebbene i trinceramenti siano in generale impiegati nella difensiva e con grande vantaggio, pur tuttavia in taluni casi possono giovare non poco anche all'aggressore per sistemare a difesa località tolte al 110mico, nello scopo cli potervisi mantenere quando fosse cosLretto di sospendere momenLanoamente le sue mosse offensive; ovvero per premunirsi contro l'eventualità d'un insuccesso. E anche quando in virtù delle mosso offensive, i I nemico, sia cacciato dalle suo posizioni, in talune situazioni di guerra, può essere uti le forLificare rapidamente i punii importanti conquistali, per resi:;tore con l>uon successo ad eventuali ritorni offensivi. Nella difensiva scol\o e ufficio dei Lrinceramenti è d'arrestare l'aggressore.,. scuo lerlo , sgominarlo, per poterlo poi respingere con una vigorosa
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offensiva; ovvero sottrarre le truppe combattenti agli effetti del fooco fino al momento in cui esse devono entrare in azione. Giova però ricordare che sul campo di battaglia la fortificazione ha solamente uno scopo transitorio, e che non è prndente esaurire ad un tratto le forze del soldato, mentre egli può da un istante all'altro venire chiamato a lasciare una trincea per tener dietro alle mosse del nemico, o per recarsi ad erigerne altre su nuove po sizioni. Non mancano esempi, e recenti, a conferma cli ciò che si è eletto. Durante la batLaglia del ,t 8 agosto ('I) i Prussiani fortificarono Gravelolle, il villaggio di Yernéville, il bosco vicino, il cimitero e Saint-Marie aux Chenes, non appena vi furono penetrati: onde tutti i tentativi fatti poi dai Francesi per riprendere quest'ultima locali Là fal lirono completamente. Più tardi i tre corpi che eseguirono il loro concentramento verso Pithivièrs non fecero più una marcia senza fortificare lo posizioni che occupavano e le località che traversavano (2). Conformemente ai concelli suesposti impiegarono la fortificazione occasionale i Turchi e i Russi nell'ultima campagna (1876-1 877). « Alla vigilia della bauaglia di Lowtcha (3 settembre) e durante la battaglia stessa, il generale Slcobelew trincerò tutte le posizioni suc~essivamente conquistate. La medesima precauzione fu da lui adottata durante l'attacco dei trinceramenti costruiti dai Turchi sulle Jlfontagne verdi cli Plevna. Le di verse posizioni che egli prese prima di giungere a dette montagne, furono tutte trincerate colla più grande cura. L'8 settembre, appena giorno (dice l'Invalido ·1·usso), le nostre truppe attaccarono la seconda cresta delle Montagne verdi , ne scacciarono il nemico e lo inseguirono fino alla terza cresta: ma alla lor volta furono respinte e costrette a ripiegare sulla seconda cresta; quivi si mantennero e si fortificarono rapidamente » (2). (!) La terza battaglia attorno a 1letz. (2) BRIALllONT. - .lfanuel de (orli{lcalion de campagne.
(i) Trecento uomini cho assaltano una posiziono non sparano più colpi di conto uomini che la difendono, o il tiro di chi si avanza h,1 la metà ef!lcacia di rrucllo <lo! di· tensore appostalo in una trincea. Questi ha Jluro il beneficio di esporre appena un.. terzo di supcrllcio ,•ulnerallilc, riSJ)ctto a quella dell'assalitore (generale Lewal).
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METODO PER STUDIARE LA FORTIFICAZlONE
NEI REGGIMENTI DI FANTERIA.
II. Ma prima di venire a discorrere delle varie cosLruzioni occasionali giova rammentare le ragioni che hanno condotto a modificare il profilo ordinario delle opere campali ; cioè il profilo usalo al . tempo delle armi liscie; le quali modificazioni si possono ridurre a queste due, perché caratteristiche ed essenziali: 1° inclinazione maggiore data alla scarpa del fosso e alla scarpa esterna del parapetto; 2° costruzione cli ricoveri a tutela dei difensori dell'opera. E ciò nell'intendimento di conservare .alle opere il loro valore difensivo, di fronte ai perfezionamenti dell'artiglieria; i quali sono: ,J O gittata doppia, e tripla dei cannoni lisci; 2° giustezza di tiro grandemente accrescitlta; 3° maggiore penetrazione dei proiettili; 4° adozione della granata e dello shrapnel. Questi perfezionamenti danno facoltà di battere da lungi la scarpa del fos so e sconvolgerla per mezzo dei proietti cavi, che vi agiscono a guisa cli piccole mine, e trascinare nella sua rovina il sovrastante parapetto. A ciò si può in gran parLe ovviare coll'assegnare alla scarpa del fosso e alla acarpa esterna del parapetto, maggiore pendenza. Altra conseguenza è la necessità di provvedere le opere di rico- · veri pei difensori; poichè le ocliei:ne artiglierie possono gettare dentro·le opere, fino dai primi momenti dell'attacco, masse di proietti .i quali agiscono sui difensori a guisa cli mitraglia. Nelle opereimprovvisate, detti ricoveri, consistono in una trincea lungo il pie~ interno del parapetto; nella quale stanno i difensori del parapetto quando non occorre l'azione della fucileria; vi si potranno anche collocare le riserve, in mancanza di luoghi opportuni e vicini, per tenerle al coperto, fino al momento di doverle adoperare contro l'attaccante. Quando però si abbia tempo sufficiente e i materiali necessari, si potranno costruire ripari in legname
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sotto la banchina, pei difensori del parapetto, e altri pelle riserve nell'interno dei trinceramenti stessi, pure in legname e avviluppati di terra. Poscia si passerà brevemente in esame le opere campali più usate, se ne discuteranno le proprietà loro inerenti e l'opporLLrnità d' impiego con applicazioni a determinate circostanze tattiche e topografiche; il che può fars i anche teoricamente con sufficiente profì tto . Dalle quali discussioni si sarà naturalmente condotti a far notare, come le opere siano sempre costituite alternativamente da saglienti e da rientranti. I saglienti .protendendosi oltre il fronte di difesa, riescono così adatti a molestare i preparativi d'attacco dell'avversario e a battere poi cli fianco le truppe quando si avanzano all'attacco: i saglienti adunque mirano ali' offensiva; ma non possono tutelare sè stessi a cagione delle zone e dei settori indifesi loro inerenti. I rientranti in~;ece più vicin i alla posizione, hanno per iscopo di fare convergere una grande massa di fuoco sul cammino dell'aggressore, di avviluppal'lo nel suo procedere contro la posizione stessa. Ne consegue che i saglienti debbono coll ocarsi in quei luoghi, che non solo siano indicati dalle natnrali sporgenze del terreno, ma che inoltre siano naturalmente irti di ostacoli, i quali rendano al nemico difficile l'accesso pei settori indifesi. I rientranti invece devono essere disposti dove le inflessioni del terreno lo indicheranno non solo, ma in quei siti davanti ai quali più agevohnente il nemico potrebbe svolgere i suoi attacch i e · presentarsi compatto ad assaltare la, posiz ione. Comb inate così le linee a mutuo sostegno, resteranno battuti i settori indifesi dei saglienti, sarà scemato lo svantaggio degli angoli morti, e si sarà provveduto ad un val ido mezzo di difesa, facendo convergere il mass.imo fuoco sulle vie d'attacco dell'aggressore , Circa poi alle opere chiuse alla gola, devesi notare che in generale sono costru ite a difesa dei posti isolati , o nelle linee più ritirate: esse devono soddisfa.re a queste due condizioni: 1° sviluppo di Iinea di fuoco proporzionato ai difensori; 2° spazio interno sufficiente per contenere truppe e materiale al bivacco. È poi conven iente di stabilire ricoveri per ritirarvi durante il combattimento i feriti, e toglierli alla vista di chi deve continuare animosamente la difesa . 1
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NEI llEGGIMENTI DI FANTERIA
ME'fODO PE.R ~TUDIAllE LA l'OllTIFICAZlONE
Dopo di avere esposto i principi generali della fort ificazione passeggera, e dopo di avere discusso intorno alle forme, proprietà ed opportunità d'impiego delle opere più usate, viene il luogo per parlare delle Lr.incee di battaglia, come dell'opera più semplice e di costruzione più facile e spediLiva, per 1:a!Torzare le posizioni e per accrescere l'efficacia del fuoco di fucileria; e perciò più comunemente impiegata. Le trincee di battaglia differiscono dagli ordinari trinceramenti campali in quanto non comportano fossata, ma per la loro natura di semplici ripari richiedono solo una massa coprente appena abbozzata ell o!Iensiva, la quale permetta di operare ordinatamente qualunque movimento in avanti.. Cosicché condizione essenziale è di non impedire od impacciare le mosse offensive d·elle truppe. . Le trincee di battaglia, mentre difenclono le truppe contro il fuoco della fucileria offrono poca presa ai colpi di cannone; inoltre rendono meno certi i tiri clet nemico, perchè questi non può vedere se non difficilmente gli effetti del suo fuoco e per contro più sicuro il fuoco dei difensori. Poi :;i sa che le truppe in campo aperto sovente sparano senza mirare, d'onde la grancle incertezza dei tiri fatti sotto la commozione del combattimento: invece quando il soldato sparfL dietro ad un ostacolo, anche piccolo, che gli dia maggiore sicurezza, esso è più calmo, trova un appoggio cli conveniente altezza per l'arma sua, quindi potrà fare dei tiri più aggiustati, perciò più micidiali. Onde le compagnie e i battaglioni quando r_iescono acl improvvisare trincee prima e durante il combattimento potranno o-arantirsi .contro la fuc ileria e attendere il momento favorevole -di o avanzare per tentare un attacco decisivo, che i fuochi aggiustati dietro le trincee avranno reso più faci le. Le trincee così intese furono per la prima volta usate nella guerra di . seccessione d'America, con molta frequenza e grande vantaggio; e quasi sempre più per istinto dei solclati che per ordine dei capi. Alla bauaglia cli Gravellotte, i corpi francesi che ebbero a soffrire minori perdite e che opposero resistenza maggiore e più prolungata, furono precisamente quelli che seppero costruire· trincee, traendo profitto dagli accidenti topografici dei luoghi a protezione delle truppe che manovravano e che facevano fuoco.
Questo lo si sae dalla Relazione del grande stato maggiore prussiano· e da un rapporto del comanclanLe del 2° corpo francese, generale Frossard, rapporto che finisce con queste notevoli parole: « Noi « non abbiamo visto ancora un esempio così rimarchevole dei van« t:aggi che danno i trinceramenti improvvisati. Noi li segnaliamo « all'attenzione cli coloro che avranno dei comandi in avvenire». Rispetto al tracciai.o esso si desume dalle regole e dai modi secondo i quali le truppe occupano le posizioni e dalla struttura delle posizioni stesse. Circa ai profili da usarsi, secon clo la posizione e formazione dei tiratori e secondo il terreno, abbondano le proposte, senza ragione; giacchè i vari profili sono così poco dissimi,li tra toro da sembrare fratelli gemelli: ed in fine dei conti si possono . logicamente riclurre ai seguenti tip i, per ciascuno dei quali il nostro · manuale pei zappatori dà le dimensioni opportune: 1° Profilo per tiratori sdraiati; '.tl 0 Profilo per tirai.ori in ginocchio su una e su clue righe; 3° Profilo per tiratori in piedi su una o su due righe; 4- 0 Profilo per trincea a borlnelti. Le dimensioni dei tre primi profili derivano dalla posizione · dei tiratori e dall a penetrazione dei proieLtili: dimensioni che ognuno col suo naturale senso pratico può facilmente trovare da sè; poichè in fin dei conti il vnlore delle trincee di battaglia più di ogni altra opera campale riposa esclusivamente sulla scelta delle linee del teneno e sulla opportuni tà d'impiego, e non già in un pugno più o meno di terra scavata. Poi nella maggior parte dei casi, di fronte alle necessità pratiche del momento, i t.re profi li in discorso si riducono ad un solo, il quale si ottiene collo scavare un fosso per formare una massa coprente, comunque e nel più breve tempo possib ile. Ma intorno alle trincee a bonneLt.i, come di cosa più nuova emeno semplice, è utile soffermarsi alquanto .. Esperienze fatte ad Olmi.Hz nel ,1876 e a Vienna nel 1877 hanno . dimostrato che costruendo sulla massa coprente delle trincee ordinarie, bonnetti per formare feritorie, si intercettano il 50 per cento · dei proiettili (pall e di fucile e scheggie cli granata). Il nostro manuale pei zappatori dà due profili cli trincee a bonnetti, nei qunli la differenza essenziale sta nelle dimensioni dell1>, 1
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METODO l'ER STUDIARE LA FORTlf!CAZ!OXE
scavo . Uno di ques ti profi li ha lo scavo meno profondo e più largo dell'altro; quello deve usarsi là dove s'incontrano gravi difficoltà a motivo della qualità del terreno . Delle Lrincee devono impiegarsi solamente quando trattasi di occupare una posizion e imporlante, oYe si prevede di dovere protran e a lungo la difesa; e si ha perciò bisogno di stabilirvisi in modo più sicuro cli quello procurato dalle trincee rinforzate. Le trincee a bonnetti hanno sulle altre questi vantaggi: ,1° Di offrire maggior riparo alle dne righe di soldati; 2° Di permettere ai senafì le di sorYegliare megl io l'esecuzione del fuoco, grazie lo scavo spazioso; 3° Di coprire completamen to la truppa che aspetta il momento . di agire; · 4° Di agevolare la circolazione: cosa utile pelle trasmissioni degli ordin i e pella distribuzione delle muniz ioni e dei viveri. Qnest.i profi li hanno spessore necessario por resistere alla penetrazione dello pall etle dello shrapnel e delle scheggio cli gra11ata. Afiìnchè poi vireri e munizioni non abbiano a mancare, abbisognano comunicazioni sicure co i depositi, le quali de,•ono essere tracciate a zig-zag per evitare l' infì lata. li nostro manuale, già citato, dà pure il profilo delle trincee per delle comunicazioni. ì\Ia stando ad alcune proYe, eseguile coi nostri soldati, le feritoie risulterebbero troppo raYvicinate; per modo che quando le due righe col zaino in ispalla, vi sono fo:posLe per far fuoco, gli uomini di seconda l'iga recan1J grave distu1·bo a quelli di prima riga: incon veniente che si può togliere col far deporre li zaini o coll'allargare di dieci centimetri 1l fer iLoie; il che sarebbe da preferirsi. In Austria i bonnell.i si l'anno a spigoli smussati e a faccie convesse perchè si crede che le faccio piane e gli angoli vivi abbiano l'inconveniente di fa,:ililare il tiro al nemico . P~i a con.vien dire, come talvo lta dietro le trincee per ti ratori sia opporluno costruirn e altre pei sosLegni e pell e riserve. Quindi .;i esaminerà qualche Lipo di trincea per reparti in colonna di seconda schiera, da usarsi quando il terreno per sua natura non consenta lunghe linee, onero non si vogl ia ingom brare troppo il campo di haLtaglia. Trincee cli queste specie furono usate dai Russi nel-
NE I REGGI MENTI DI FANTERIA
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l'investimento di Plevna per coprire appunto battaglioni di riserva (1). Devesi far notare che una precauzione utile« per scemare all 'arti~lieria avversaria la facollà di rettificare il proprio tiro, è quello c~11:endere lamassa coprente dell e trincee il meno appariscente possibile, addossandole a tale uopo a siepi o filari, coprendo le terre smosse con fogliame; oppure usando altro artificio ». Di non poco momento nella fortificazione improvvisala. sono le difese access~rie, come abbattute, ceppate, paliccjoli , palizzate, steccale, barricale e uuche da cacciatori , poiché esse contrib uiscono grandement~ ad accrescere il valore difensivo 1dei trinceramenti ; ma perché siano adoperate col maggior vanl aggio è necessario conoscere bene quale di esse è più convenien te in una data circos~a~za, qt~ale in altra . Nella campagna di Francia, specie sollo Par1g1, le difese accesso rie furon o impiegale su grande scala e con grande vantaggio: e di esse segnatnmente, l' abbcitt1ita e la buca da cacciatori. Poi devesi dire dei modi secondo i quali, li accidenti del suolo con~e f~ssi, str~de in trincea e in ri alzo, argini, siepi, filari d'al~ ber,,_ ~,~gho ~1 terreno e simi li , si possano ridurre, co n pochi e sped1t1V1 lavori, a cosliluire delle vere linee trincerate: e come si deb~ano _toglie~e od abbattere quelli che nel raggio dell'azione difens iva, 1mped1rehbero di vedere e di colpire il nemico. . Queste due maniero di lavori combinate fra. loro mirano ad assicurare la preponderanza alla difesa sopra l'allacco prima di tutto mediante il fuoco. ' Infine è ~ecessario discorrere di un argomento di non poca importanza, cioè del defilamento delle opere: giacchè i fortificatori ammettono come assioma, che un trinceramento non é teni bile quando le sue faccio possano essere prese d" infi lata; e mollo meno quando possano essere prese di rovescio. Poichè « le migliori truppe non possono reggere a' fuochi che le colpiscono di dietro » . Al tempo delle armi lisce, il demamento si proponeva di coprire (I) BRIAl,l!ONT. - Opera Cii.ala.
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METODO PER STUDIA.RE LA. FORTIFICAZ!O::-!E
NEf REG GI MENTI DI FANTERIA
i difensori contro i Liri ficcanti e radenti. I mezzi adoperati consistevano nell'innalzare la massa coprente, ovvero nello abbassare il terrap ieno: e non sempre con ciò si riusciva ad ottenere lo scopo. Si comprende facilmente come questi mezzi non si possano più usare, specialmente a cagione dei grandi movimenti di terra; i quali ,dovrebbero ancora essere aumentali, ora che le artiglierie poten dosi appostare a maggiore distanza, l'auaccante può più facilmente trarre nell'interno delle opere. Perciò i for tificatori suggeriscono un .altro metodo, che viene ch iamalo defilamento orizzontale; il quale consi ste nel disporre le far.cie delle opere per modo, che il loro prolungamento vada a cadere in sili, nei quali il nemico non possa stabilirsi o farvi sosta, sìa per ragioni topografiche, sia perchè efficacemente batLuLi da altre parti della difesa; ovvero riesca ad im,padronirsi di quei siti con grandi fatiche e sacrifici. ·
il vero sapere, cioè il sapere utile, essendo l'arte militare tutta un arte d'applicazione. Il sapere veramente e solamente utile alla guerra consiste nell'attitudine e nella capacità di giovarsi con prontezza e con senso pratico delle cognizioni teoriche, per superare le difficoltà di date situazioni, talvolta gravi, ma sempre difficili, per conseguire uno scopo determinato: consiste in altre parole, nella capacità di applicare la teoria pura a bisogni reali, incalzanti, i quali richiedono decisioni pronte e razionali . « Non bisogna dimenticare, scrive il maggiore Cosentino (,1), che « la fortificazione nel suo vero e completo significato è studio di « posizioni e scelta del terreno, secondo un determinato scopo di« fensivo od offensivo. Che le regole, i tipi, i numeri, le forme, le « dimensioni sono modi secondo i quali si esplica la correzione del « terreno, della quale pria di tutto e in tutti i casi i criteri devono « essere dettati dal concetto diretLivo risguardante l'azione. E che « il valore cli un'opera occasionale dipende precipuamente dal dove, « dal perchè, dal quando, dal come convenga iniziare, o siasi ini« ziata o si vada svolgendo l'azione tattica. « Studiando queste ragioni nei casi reali si viene a comprendere « praticamente quello che in teoria deves i pure avere notato, e cioè « che pochi metri più avanti o più indietro del sito conveniente, « poco prima o poco dopo del momento opportuno, la trincea di « battaglia, il piccolo trinceramento non hanno più valore; riescono « ostacoli insufficienti, schermagli impotenti, elementi talli ci inef<< fica.ci; ma possono acquistare un valore grandissimo ed esercitare « ·una funzione tattica importantissima e coop erare validamente a « raggiungere lo scopo dell'azione, se sorgono nel sito opportuno \{ della posizione, al momento necessario ». Ma queste ragioni non si possono appieno comprendere se non si fanno esercitazioni pratiche: tanto meno poi si potrà acquistare l'occhio e l'abitudine per correggere il terreno in relazione e dipendenza dell a tattica. Il che conduce alla conclusione che le cognizioni teoriche in forti ficazione sono insufucienti a guidare con sicurezza l'ufficiale nella soluzione dei quisiti che si presentano alla ~uerra.
III. Nella trattazione degli argomenti accennati bisogna studiarsi di trovare spesso modo e I uogo per mettere in evidenza come la fo1,tificazione sp,-~di tiva desuma le sue regole, form e e modalità dal tempo e dai mezzi disponibili, ma sovratutto dagli scopi tattici; e come sia non solo sussidiaria a codesti scopi, ma ad essi interamente subordinata nelle molteplici sue applicazioni; e come debba sempre ispirarsi ai concetti: correzione del terreno - massima concentrazione dei ftiochi mi pimti decisivi. Il dilungarsi su tali argomenti giova assai perchè gli uffiziali subalterni, giovanissimi la maggior parte, e che per scarsa esperienza personale ù poca maturità di studi non riescono sempre a comprender~, come pochi e semplici pri ncipi i, sia in tallica, sia in fortificaz ione, e in genere in arte militare, possano contenere tulle quelle norme, fo rme, dimensioni e numeri, che nelle scuole furono la tortura della loro intelligenza. Evidentemente seguendo il programma così traccialo non si esce dal campo teorico. Ora le cognizioni teoriche sole non costituiscono
(1) Professore alla Scuola di guerra.
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NET REGGIMJPITI DI FANTERIA
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METODO PER STUDIARE LA FORTIFICAZIONE
Certamente, per acquistare solide cognizioni pratiche in quest<t · ramo dell'arte mi litare, s'incontrane maggiori diffìcoìLà cli quelloche nell'imp iego della truppa, che a ci~ ~e otTro~10_ ~o_do ed. o_pportuniLà Je graduali esercitazioni che s1 fanno nei_ srl1 d1 pres1d10, i campi e le grandi manovre. Ma q_ualch_e _cosa ~1 a_nalogo, e. non più di quello che occorre ad un ufficiale eh tan_teria, _10 pe_nso st potrebbe pure fare pelle cognizioni pratiche eh fort1ficaz1one occasionale. E circa il metodo da seguire, altri, e con ben altra autorità e da tempo , Io banno incli~ato . I_l Decdstof~_ris nel suo aureo ~ibro C~iecosa si.a la gue1·ra, dtce: « 11 metodo cl mse?namento do~1~bbe e:-,sere in fortificazione passeggera (come lo è m tutte le arti) 11 medeclesimo che il metodo di m·eazione - Per imparare bisogna creare· _ forse che al muratore. od al falegname ocl al meccanico insegnate l'arte loro sui banchi delle scuole, e non sugli impalcati degli edifizi? È appunto perchè i nostri ingegn~ri civili imparano l' arte delle costr1bzioni nelle aule delle università, che un capo mastro, ne sa sempre assai più dello studente laureato. Cos~. accade or~ anche in fortificazione passeggera; così non accadrà pm quando 11 processo d'istruzione sarà divenuto lo stesso che il_ processo d'invenzione»: Perciò consiglia di lasciare la scuola e cli andare sul t~rreno; e quivi l'insegnante dovrebbe dire agli allievi . « Eccovi a comandare 100 uomini- ed eccovi assaliti cla 11000: approfittate del terreno e difendetevi )>, . E il Cosentino, ampliando questo concetto in subordinazione all e odierne esi 0aenze, dimostra essere metodo. eccellente abi tuarsi a ri. . . sol vere con yarieL/1 di quesiti, le seguenl1 qu1st1om: 1o' « Dati il terreno e gli scopi tatlici della difesa, determinare Ja più opportuna correzione del terreno, per modo da potere resistere al massimo possibile dell'azione nemica J>: 2° « Dati il terreno e gli scopi tattici della difesa e la forza numerica delle truppe disponibili, determinare la correzione del terreno, per moclo, da poter resistere alla possibile azio~e nemica ~,1) ». Il Cosentino poi vorrebbe che nella varietà dei problemi_ eh: possono fornire i due sopradetLi quesiti, si considerasse, sia 11
caso di difesa assoluta, sia quello cli difesa relativa, ed anche il caso di difensiva offensiva. E siccome devesi avere sempre in mira il maggior profitto pratico, bisognerebbe che il terreno fos:;e scelto in guisa da offrire modo d'esercitarsi ad un tempo nel sistemare a difesa gruppi di case, villaggi, boscbi, alture e simili . Dunque esercitazioni pratiche di fortificazione occasionale e con prncedimenti analoghi alle manovre tattiche coi quadri: po ichè il sapere ideare e improvvisare lavori di fortificazione e adattar] i al terreno con colpo d'occhio sicuro e 'IJelocità cli esecuzione occorre esp81··ienza del lcwo1·0 . In tali eserciz i si avrebbe modo di vedere in quale misura e con quali modalità le teoriche possosono applicarsi ad un dato terreno e in una situazione tattica determinata. Vi si imparerebbe a discutere e ad apprezzare le varie esigenze talvolta contraddittorie; a bi lanciare il prò e il contro delle questioni che si presentano; ad ideare e applicare le operefort.ificatorie in relazione e dipendenza del terreno, dei mezzi, del tflmpo disponibile, e del concetto lattico che le opere devono com pletare, Si impnrerebbe a trovare ripieghi e modificazioni opportune alle forme tipich e: « nè più sarebbe possib ile che in una costruzione si dimenticasse l'elemento te1-reno che ne è l'essenza, per seguire le forme simmetriche dei libri (if) ». Infine si imparerebbe che servirsi clel terreno non sign ifi ca legare la truppa al terreno, come servirsi della forl ilìMzione non significa prescr-iYere, con le esigenze cli as!;oluti disegni, i modi d'azione delle trnppe manovranti, ma invece adoperare lutti codesti elementi di forza per modo che riescano li uni complemento clegli altri; e che senza questo reciproco accordo, nè le opere potranno efficacemente appoggiare le operazioni delle truppe, nè queste saranno libere nei loro movimenti. Li uffiziali si abitueeanno così a concretare, e dar forma alle -proprie idee; ad assumere in certo modo la responsabilità delle proprie opinioni: cose tutte che in diversa misura affinano il criterio militare. E questo appunto si è avuto in mira nel propugnare esercitazioni praticlrn di fortiucazione occasionale o di battaglia. (J) 0F:Cll1 S'l'OPOnIS -
(.f) Riv ista ilfili/.are Italiana, ottobre 4882.
Che COS(i si a l ei g1ie1·1·a.
AN)(O X XVllf, VOt IV
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METODO PER ST UDIARE LA. FOR't' IFI CAZIONB
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Mi spiaperebbe assai di essere frain teso, cioè mi spiacerebbe si potesse credere si tenti così a fare clell'uffizìale .di fanteria un uffì~ ziale del genio; nò, questo sarebbe assurdo. S1 vuole che anche gh uffiziali dei gradi inferiori (capitani, tenenti) sappiano progettare e costruire trincee, sistemare improvvisamente a difesa, casali , villaggi , boschi, strette, ecc. Allora soltanto si potrà far calcolo sicuro di riuscire a fortiucare celeremente una posizione per sostenere una ritirata, oppure per tener testa a vigorosi ritorni offensivi. Ma ideare oro-anizzare e costruire ì lavori a ciò occorrenti (sia pure in sotL'ordine, come accadrà il più delle volte) presto e bene, giova ripeterlo, è cosa tuLL'altro che faci le; e non sì può appre.n~ler~ nè dai libri, nè dalle parole del maestro. Donde la necessita d1 esercitarvi li uffiziali nel tempo di pace, con metodo e continuità; chè il metodo è fondamento d'ogni umana disciplina. Autorevoli scrittori militari avevano dimostrato la maggiore imporLanza ed uti l ifa che avrebbero avuto i trincera.menti improvvisati, sempre per l'eterno motivo dei progressi delle armi da fuoco, anche prima che la campagna cli Francia, poi la guerra Turco-Russa, venisse a confermarlo. Pure il timore che l'uso della fortificazione sul campo cli battagl ia a.vesse per effetto cli rendere la truppa troppo timida e meno capace perciò di aiti oITensivi, polè tanto e persuase cli non farne tutto quell'impiego che si sarebbe potuto. Ma queste stesse guerre hanno ad un tempo dimostrato qLtanto quei timori fossero esagerati: però svaniti in gran parte, non perchè non abbiano in sè qualche cosa di vero, ma a motivo di ben altre e maggiori necessità, a poco a poco si è venuto a riconoscere ed apprezzare al giu$l.O valore il sussidio che anche sul campo di battaglia possono dare trinceramenti improvvisati e l'assetto a difesa delle località occupate. Onde coloro che avevano ciò preconizzato, ora con maggioreau'
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NEf nEGG B-IENTI DI FANTEIUA
1orità dimostrano ed insistono, essere utile e necessario, per l'uf(ìziale cli fanteria, assai più che pel passato, lo studio pratico della 'fortificazione occasionale, la quale d'ora in avanti diverrà sempre .più parte inerente della tattica . Ma il tempo occorrente, volendo adottare il metodo propugnato, ·si domanda, come trovarlo? Certo che il tempo nei corpi è molto scarso, chè tutti sapp iamo per diuturna e lunga prova. quanta carne vi sia al fuoco. P11r tuttavia io sono d'avviso cbe tre o quattro ;giornate ogni anno da dedicare esclusivamente ad esercitazioni pratiche, come da non pochi uf(ìziali oramai s'intendono, si possono trovare, senza danno alcuno, anzi con vantaggio, non solo delle cognizioni d'arte mili tare, ma eziandio delle istruzioni lattiche •regolamentari. In queste giornale li uffiziali non dovrebbero occuparsi d'altro; perch è, se si vuole ricavare vero profi tto da tali esercitazioni, è ne cessario studiare minutamente il terreno, farne lo schizzo, discutere, ,concretare i lavori occorrenti, i modi di eseGuzio!le; infine prendere :appunti d'ogni maniera p~r poi redigere a casa il progetto di essi lavori . Cose tulle che richi edo no tempo e non misuralo. Ma tutti li uffiziali presenti al reggimento vi dovrebbero prendere parte; e a -ciascuno di essi dovrebbe essere assegnalo un còmpito. Perciò la truppa nei giorni destinali a qne3te esercitazioni sarà necessariamente occupata in istruzioni interne, fatte dai graduati sotto la -sor·veglianza. clell' uffìciale cli picchetto (1). 1
C. PASTI Capitano dì fante·'!'Ìa .
( t) Si è voluto accennarn a questa particolarità per provare che le esercitazioni pro,poste non possono in alcun modo recare danno a ll'istruzione della truppa , come a ,prima vista potrebbe sc.mbraro.
NOTE ED APPUNTI DI TO!'OCUAFIA
NOTE E D APPUNTI DI
TOPOGRAFIA
P articolari milit ari del t erreno.
Li tratterò mano mano che mi vengono sulla penna, senza alcuna pretnsa di classificazioni ordinale e scolasLiche; di tratta! i elementari di topografia ne vanno carichi gli scaITali di ogni lJibli oteca ..... e uno solo basterebbe per luUi ! Queste mio non sono che note segnate, le più, cammirnindo colla noia della polvere, del vento e del gelo. AYrò accanto i segni convenzionali topografici del nostro istituto e non farò il torto di non consultare in tale materia gli elemen ti d'oltre alpe cli cui, li mitatamen te, dispongo. Altimetria. - Per quanto si riferisce alla altimetria, le curYe orizzontali sono quelle che segnano geometricamente le forme dP;I terreno; più numerose esse saranno, più il terreno verl'à minutamente intersecato e moltissimi suoi punti avrauno definita la loro posizione nella proiezione ori;,.zontale. Dal loro mutuo rapporlo di altezza e d::illa loro si tuazione per quell i collocati nello stesso piano secante, emergerà l'andamento della superficie in ogni sua parte, in ogll'i sua cap ricciosa movenza. Le scale tipiche in uso pei nostri rilievi sono quell e cli 1:25000 ecl ·I :50000 - e por brevità. non nominerò d'ora innanzi che il solo denominatore delle scale. - Sì per l' una che por l'allrn, a seconda elci terreni che si presentano o dolcemente ondulali, o mossi in rilen1Lo col1
~·I
li~e, o pronuncialissimi in alpestri montagne, si stabi lisce l'equi distanza fra le curve per modo che serva a cogliere di quel dato terreno le speciali caratteristiche altimetriche; così alle volle l'equidistanza è fissala in 5 metri, altre volle in ,f O, in 25, in 50, e qnesLa è stabilila o per tavolette o per in teri fogli, o per una intera carta . Qui, a mio vedere, sta un grosso inconveniente o consiste nel fatto che taluni terreni compresi in una lavolelta, pure avendo cara tteri alpestri da consigliare come ecruidistanza i 1O od i 2i5 metri, includono !ralli amovimentoclelicalo - valloncelli coll inelle - cocuzzoli - selle, ccc., che, entro i 11O metri ed i 21:>, sfuggono o completamente o quasi. Si cercò un riparo a tale danno prescrivendo di intercalare delle cu1Te ausiliari a quelle intermedie, e di segnarle a punlini per non generar confusione con quelle continue; ma basla nna rapida occhiata alle centinaia delle nostre tavolette di campagna per essere certi del come la sorte di :tali curve sia sempre stata infe lice. li m::ippatore pare trascinalo irresistibilmente ad auenersi al prescrillo per quel tanto che vieno tradotto in disegno con linea conlinua e fìnita e solo in momenti di slancio 1.opogra fìco giunge a rammenta rsi che le curve a puntin i hanno puro la loro forte ragione militare di essere. Con intermedie <li 25 in 25 mefri, una elevazione che ne misuri 24 di quota sull'ultima curva segnata al suo piede, sfugge comp letamento e così quelle di 9 metri per l'equidistanza di I Oed analogamente per tulle le altre. A partire dalle più basse pianure, ed elevandosi fino ::i lle più eccelse dorsali alpine, si riscontrano declivi, pianori, gradini, insellature ell ondulazioni a qualunque a!Litucline, ccl in causa della lol'O alte.::.::a rispetto ad un piano secant,e che molte ne comprenda e serva lol'o di base, subiscono pel disegno delle metamorfosi svariatissime. Figuriamoci un istante che la più alla curva orizzontalo che -comprendo qualLl'O elevazioni fra loro vicine sia quella cleH 7'.25 m. e che i quattro veriici di quelle siano alti rispettivamen te metri 24·, 15, 21, 48 e che le tre insellature che le separano misurino metri 2, 7, '12; che ne avverrà sul disegno col Lerreno intersecato con .equidistanza di 25 metri? Spariranno 3 dei qua ltm cocuzzoli e conseguentemente le interposte insellature; la curva del ,1750 ta-
N01E ED APPUNTI
DI TOPOGRAFIA
glierà solo l'altura pri~ipale a 23 metri inferiormente al_la sua vetta; la sagoma di quenerreno sarà complelamente spanla .. Se per caso un terreno di quella identica form~ si lr.ova ad una altitudine - sul mare - inferiore di H, metn, sezionalo con quella medesima eqµidis tanza, che disegno riproduce?. La curva 172f.> lo intersecherà a 114 melri più su di prima ed a,vremo la pro1ez10ne orizzontale delle lracce di tutti e quattro i cocuzzoli, epperò segnate pure le insellature interposte. Questo fatto, pe1: s_è ~vi~entissimo ci dice come alcune volle - entro certe condizioni d1 altezza a~soluta, un tratto di terreno può es-sere sufficientemente riprodotto con equidistanza fra i piani secanti. mo~lo forti, mentre ad altitudini sfavorevoli le forme del suolo, s,;,aniscono completamente, 0 troppo si svisano anche con equidistanze· assai min?ri~ Così l'arbitrio del caso enLrerebbe come elemento a dare o togliere fedeltà alle rappresentazioni topografiche. Sta nell'abilità del Lopo~ grafo , ma in ispccial modo nella sua buona volontà, di rammentarsi che l'interesse militare si estende :m tutLo il lerreno sul quale non si può manovrare, ma specialissimament.e su quello che può es~ere teatro di manovre e di combattimenti, ed operane da vero arl1sta, come pretende di essere: il che otterrà col pensare e_ssere le curve nè meno ~oeomet.riche nè meno necessarie clelle altre, 1')0 Punteaoiate e coll'adallarle sempre qu;mdo il loro impiego sia richiesto per una immagine feclele clel vero. . Nelle levate al 50 mila - che si possono sfortunatamente chiamare levate in blocco - pare che si richieda, come elemento per la grnn carta d'Italia, l'ossatùra, i grandi Lratli, le linee Lipiche, i. larghi profili ...... e su quel sublime concetto non ~i cred~ che da pochissimi di doversi abbassare alle cur:e punteggiat~ dei 1O metri: quelle poi di i:> e le minori sono teoricamente considerate com~ quisquiglie di operatori neo fili- melicolosi - eter~amente l_unghi e pettegoli , e praticamente sono messe da parie m omaggio all_a velocità del rilievo, alla salute clel mappatore ed a sfortuna del militare interesse . Mentre appunto perchè sulle Alpi quei tratti da ràppresentare con delicatezza e che richiedono un l_avoro di _miniatura costituiscono una eccezione nella levata e nel disegno, vanno, tenuti come preziosissimi ed una carta mii ilare non può permettere che tali tesori vadano miseramente perduti. Mi accorgo che divago\) discorrendo qui delle Alpi; verranno poi. 1
Nelle norme dell' lslituto, compaLibilmente colla bontà delle .diottre, si tiene per buona la quota di una stazione di rilievo, quando le osservazioni con punti trigonometrici non danno nn errore maggiore di o metri; di tale errore se ne fa la media, ed ecco che nella peggiore ipotesi la quota di stazione non può essere errata più di metri 2,50; qùindi entro il limite di cinque metri, in fallo di curve orizzontali, si può non pensarci altrimenti; ma non per questo al mappatore - - se ha intuito mi li Lare - in molli casi può essere di nessuna fatica occuparsi a dar risalto con molli arti~ fìzi a quanto sia militannenle notevole e che cerchi sfuggire nello spaz io di 5 metri che corre fra due curve successive. Una quota ben posta, un lieve tratteggio, un piccolo scoscendimento, un lungo gradino od altro diligenlemente raffigurato, è quello che accentua il carattere ad un topografo militare. Una curva punteggiata po i non occorre che si ch iuda: il volerlo, e pare lo si sia . sempre voluto, è un impedirne la sua applicazione in circostanze importanti. 1 Le Nonne pe1· le levate parlano di cocuzzoli, di sell e, di piedi dei pendii , quali particolari a notarsi punteggiati , e sta bene; in Lali casi vi sarà sempre spazio sufficien te perchè questi traLii possano intercalarsi fra le curve continue senza confusione. In terreno di montagna spessissimo avviene che tra i fianchi ripidissimi e tuttavia senza roccia ed erbosi, si spinga un pianoro di notevole esten-: sione, limitato verso il basso e verso l'alto del monte da pareti pure molto erte; se per combinazione una curva cade vicino all'orlo dove comincia il pianoro, la succes§iva incontra general mente il terreno ove questo finisce - entro limitati spazi. -L'allonlanamento delle proiezioni delle due curve sul disegno fa accorto il lettore della carla di quel pianoro; ma se una curva cade a metà di quel piano, allora qLtell'allontanamento grafico sulla . carta rimane, dimezzalo, falsandone completamente l'immagine pel seguente motivo: se le estremilà di quel piano si raccordano con pendenze assai vive, potrebbe avvenire, come spesso avviene, di ritenere che fra il principio del piano ed il suo finire vi siano 50 metri di differenza di livello - con la equidistanza di 25 metri - ed esservene invece appena due o tre. In questi casi le curve punteggiate sono di una indiscutibile utilità per la chiarezza informativa, poiché marcan-
NOTE: ED Al?PCNTI
done, a,.mo'd'esempio, quattro vicinissime dalla parte ove il pianoro incomincia, e quattro pure vicinissime ove questo fini sce, si capirebbe senz'altro che 40 metri dei 50 di differenza di livello sono assorbiti da quei bruschi salti del terreno. È poi certo che queste curve a puntinÌ non si possono continuare, poichè colla ripidezza dei fianchi di quel terrazzo, appena capiranno sul disegno ·1e curve regolari intermedie: ebbene si tronchino quelle: raggiunto lo scopo, il loro ufficio è finito. Io non so se tali esempi debbono andarsi a cercare nella cartografia germauica, so bene che sulle nostre carte non ho mai avuta occasione di scorgere nulla di sim il e. Trattando del lumeggiamento vedremo quanto profìtlo una carta. al 25 mila, ispirata al vero interesse militare, potrebbe ricavare da questa ricchezza di curre, destinale a trovare le pendenze ed a prestar mezzo all'artista di applicare il chiaro-scuro con fedeltà. Se da una parte non si può pretendere che nello spazio cli due millimetri ci passi no "9 curve intermedie di 5 in 5 metri, se i terreni coi loro pronunciatissimi declivi hanno le loro serie esigenze di rappresenlazioni grafiche, sta bene; ma poichè il più scosceso monte co mprende in breve spazio le piu svariate forme, i più recisi contrasli, il mappatore deYe disporre dei mezzi voluti e saperli applicare perchè una carta topografica sia una vera descrizione dei luoghi. Le curve punteggiale non sono curve dimostrative, sibbene geometriche e come tali vanno geometricamente /issate; non si tratta pel mappatore in campagna di usare degli arbitri in geometria, si tratta, per ch i vuole una carta specialmente militare, di fissare prescrizioni che separino nettamente le app licazioni rigorose di geometria da quelle più elastiche che si riferiscono ali' estetica del disegno . Rocce . - L'immagine delle rocce non può essere ritraltata geometricamente che nei suoi compl essivi contorni; pel rimanente devesi sul posto adattare un graficismo che va lga a rappresentarle nella loro speciale slruLlura, non nel senso geologico, ma in quello militare. Le Norme di cono: « Si procurerà di imitarne le forme » ma poi per ollenere tale imitazione si fa capo alle rocce disegnate nel noto trallato del Righini, illustrandone il loro disegno con note spiegative che si potrebbero chiamare rocce scritte. Il sistema di
D( TOPOGRA.FIA
t:I" ;;o;)
lumeggiaùlento dell e rocce, frane e detriti, ò quello a luce obbliq ua, e bene sta; nell'interesse artistico che mira il bello, si danno le norme per ottenerl o; in quanto alle singolo specie di quegli ostacoli naturnli, la topografia generale non se ne cura affatfo - ma in quanto all'utile militare mi sia lecito affermare qui elio siamo mollo ma molto lontani dall'avere nfiermato, in matetia, qualche cosa di concreto . Gli esempi di roccia esposti dal Righ ini sono degni di molta lode, sono artistici perchè veri, ma nelle loro imitazioni si riferiscono unicamente ad alcu ni tratti di roccia che nella generalità dei casi non si ri scontrano che raramente in natura; il tratteggio per esse è un icamente un segno convenzionale, che sarà imitativo per un caso e falsalo per altri . dieci; le frane ed i detriti si assomigliano tutti assai, ma le rocce per contro variando natura variano di aspetto, di inclinazione, di struttura, di clivaggio, di asperità, e nel senso miliLare di zn·aticabit-ità. Chi ha lungamente visitato le Alpi, sarà. rima sto colpito dagli svariali eJTeui che presentano le rocce. Vi sono pareli unile, levigale, inclinatissime, piane; altredisposLe a gradini , altre che sono un insieme come di parallelepipedi addossati l'un l'altro - altre che si possono raffigurare come rozze piramidi sovrapponentesi fra loro io mille forme bizzarre; molle invece pure essendo Yivi ssima roccia - mantengono le leggi orografiche, si aprono in ,•all oni e contraffo rti e speroni , e se non fosse per la loro eccezionale pemlenza si scambierebbero per la continuazione erbosa dei terreni da pascolo che giacciono alle loro radici; altre rocce sono ritmicamente alternate da frane che Yerso il fondo generano altreLLanti cumoli conici di detrito; altre sono intercalai.e ad intervall i ed orizzontalmente da brevi I.ralli pianeggianti erbosi. Al finire poi di tali pareti il raccordamento col terreno vegetale si fa in mille sYariate maniere cli ostacoli: o sono plaghe di neve, o ·compaLli gradini di ghiaccio, o minutissima sabbia, o ciclopiche frane, od un alternarsi di piccole macchie erbose,· con buche profonde, con massi giganteschi ed isolati; e tra le frane appaiono quelle solo composte di grossi macigni angolosi, acuti, accavallati ·colla massima instabil ità di equilibrio - quell e con poca pendenza, con pietre larghissime, appiattite, incastrate fra loro come lastre di un selciato di strada smosso da un terremoto - quelle formale
NOTE ED A P PUNTI 26 da ciottoli minuti, arrotondati, ben compatti fra loro, che non pre-· sentano insidie al viandante per quanto sia fatitoso l'attraversarle •. Tale fatica poi aumenta quando si cammina sopra quegli immensi. cumuli detritici composti di innumeri scaglie sottili, larghe quanto. il palmo della mano, fra le quali il piede si affonda facendo scivolare sugl i strati sottostanti quello in cu i il pi Ede si immerge ed ob-· bligando ad una marcia a sgb imbescio, quasi di ubbriaco che stenta a sorreggersi . A questi ostacoii si aggiungono quelle sommità. che, altra volta vera, pura e compatta roccia, sotto !'influenze dell'atmosfera e delle ·intemperie, si sono sfasciale pur mantenendo molto nell'insieme dell a loro forma primitiva; e non sono nè terreno ·fegetale, nè roccia, nè frana, nè detrito, ma. nn po'di tutto questo assieme mescolato e confuso. Camminando su tali terreni si possono alle volte superare r ipidezze eccezionali senza troppa fatica e con nessun pericolo; il piede vi si affonda quel tanto perchè possa trovare una base, a mo'di gradino e nella marcia si procede con una ·certa sveltezza e scioltezza di mov iuienti. Altre rocce invece si sgretolano per modo che i pezzi che ne risu ltano sembrano formare un monte di libri accatas tati in be\l'ordine, ma non ci si può appoggiare coi piedi che con mille cautele: attaccarcisi coll e mani prima.di alcunifallit.i tentativi. Certi massi sembrano compatti ed al toccarli si aprono in cento pezzi.,. chè non avevano per legame adesivo che il loro peso :- altri sembrano fran tumati e per. contro sono addentellati, ruvidìssimi, saldissimi nelle loro più piccole asperità e vi si cammina sopra co me si farebbe su di una scala a piuoli. Altre pareti con pendenze inattacc.ab ili si mostrano costi tuite dai un alternarsi di rocce tondeggianti e sporgenti sul vuoto , talune, rientranti altre, generando buche. squarciature, antri e precipiz~ vertiginosi . Non si fin irebbe più a dire delle moll.epl ici espressioni, delle rocce e del loro modo di .allacciamento col pasco'lo. La natura della roccia genera la. natura. delle frane e del detrito : quella cambiando, queste cambiano e coll a natura il carattere che comprende le diffe renti fo rme, i diversi gradi di praticabilità. Non è quindi possibile col graficismo, trattandosi di carte topografiche a piccola scala, di imitare tutte queste svariate forme naturali del suolo, ma
DI TOPOGRAFIA
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ben si può ottenere delle figure tipiche che ci svelino a grandi, tratti se sono gran itiche o calcaree, se la struttura, la disposizione, l' inclinazione è tale da rendere la praticabilitit possibile o meno ben si· può ottenere che un disegno faccia spiccare le fo rme di ammassi, l' incli naz ione degli strati, le linee insomma. prospettiche· di quelle pareti , tanto da riconoscerle snl terreno, dalla loro immagine sulla cRrta. Non ho mai incontrato un terreno che non potesse venir rappresentato con fedeltà sufficente da non ritrovare sul luogo, mentre ho riscontrate estese regioni rocciose che · sul disegno topografico non avevano in fatto di linee e di profi li la più piccola rassom iglianza l )n molte osservazioni mi parve di aver assodato che in montagna esistono estese pareti rocciose assolutamente impraticab ili a qualunque truppa, a qua lunque alp inista: che ne esistono allre chepm·· essendo di quelle n1aggiormenle inclinate, sono percorribili in varie parti; così certe frane dai massi enormi e fermi che rendono la tra.versata diffici le, pericolosa , lentissima, ed altre più ripide, dall'aspetto terribile, che si attraversano, che si superano co ll a massima speditezza - rela tiva s'intende - e sicul'tà; così dei detriti che l'attraversarl i è so la questione di fatica, come succede camminando · nel greLo di un fiu me: ed altri che minacciano continuamente di smuoversi, dì scoscendersi e quel che è peggio alla minaccia fanno · spesso succedere i fatti. A tutt'oggi le J'Occe e le frane presso l'Isti luto furono disegnare · coli 'unico pensiero di esprimerle come un qualunque altro segno · convenz.ionale; bastò sempre che su di un tratto del disegno vi fosse apposto un ghirigoro in matita qualsiasi che indicasse esservi rocce · o frane sul corri$pondente.punt o del terreno, perchè il mappatore Lramnlalosi in disegna tore a tavolino, applicasse, su quegli spazi lasciali in bianco , delle pareti rocciose e dei detriti sabbiosi, occupandosi che l' inch iostro fosse ben nero e la. penna ben sottile ed elastica, curandosi di riprodurre i migli ori traLLi delle roccie deJ Righin i, senza. un pensiero al mondo che il disegno riuscisse imitativo ri5pelto a quelle roccie cbe da vari mesi erano completamente sfuggite dalla sua. men te, di forme, di natura, di condizioni intime · locali . Solo in que:-;!.i ul timissimi .tempi si cercò da talun i di rap ire · alle rocce alcune linee tipiche riproducendole sul disegno, ma.
DI 1'0POGR.H'IA )IOTE ED APPUNTI 28 p ressochè nessuno seppe svincolarsi da lle pas toie del convenzionalismo vecchio. Le tendenze a far risaltare unicamcnle i pregi di una punta di penna ben condotta sulla carta impedirono persino che su larghe frane, su nsti coni delritici di deiezione si facesse passare, fra i sassi e le sabbie, le curve di liyello pcl' non g1wstare il disegno, e per tal modo sfuggivano le forme geometriche di locali Lit milit armente importanti ssim e. Per lo piLL tali elevazioni si troYano alle strelle dell e valli verso gli sbocchi di affluenti, ai piedi di pareti rocciose dalle quali sono generate; in terreno montuoso la necessità pel militare di dominare col fuoco, di imporre colla sua presenza in alto, cli garantirsi contro allacchi laterali che lo obblighino a sloggiare, fa appunto prescegliere lali ostacoli del terreno a preferenza di altri erbosi, pratili, tondeggianti che, se offron o maggiore praticabilità, danno minor sicurezza d'occupazione; e la fede le rappresentaz ione geometrica, cioè topografica, di tali punti caratteristici ha diritti di precedenza sulle malinconie artistiche del disegnatore, che a LaYol ino in alcun i momenti cli estasi si dimentica di essere specinlmenle un l.opogrnfo militare. Mi dlreLto però a dire che attualmente si stanno studinnclo alcuni modelli di roccia che si ispirino pitL fe licemente al terreno; faccio sinceri voti tuttavia che questi abbiano solamente a servire come esposizione . dei V'a ri mocli pei quali il tratto di penna può effìcacemen le interpretare le forme reali delle rocce - non già perchè si abb iano a copiare po i a tavol ino cervelloticamente, facendo offesa alla verilà e togliendo nlle carte topografiche il loro pregio migliore, quello di raffigurare il terreno . .Precipuamente si YOrrebbe un segno convenzionale, il quale stesse a dirci la praticabilità, per lo meno generi ca, cli un trailo di monlagna rocciosa; fa pena il veclere sull e nostre carle - e sulle . altrui tanto più - dei lralli cli vari ch ilometri di superficie in montagne frastagliale, angustiale a frane, rocce, fone, detriti, morene ed a!Lro, alcune volte senza un indizio cli prati1:abili là, altre con uno solo o due sentieri segnati , mentre po i trullasi di un terreno alpino press'a poco percorribile in mille punti. Guai se in montagna le carte topografiche si attengono ,;olo al segnare, specialm ente sulle dorsali , i sol i senti eri e mulalliere e carreggiabi li segnate sul . terreno ; ad una certa altezza e p. e. verso i 2 mila metri, i sentieri
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segnati sul terreno sono troppo rari e quei pochissimi troppo nascosti fra le erbe, gli sterpi ed i sassi perchè il mappatore li possa rintracciare, specialmente lenendosi da quelli a centinaia di metri lontano dnrnnte il ril ievo . Frattanto è indubb io che nella nostra mappatura i criteri che guidano l'operatore in pianura per segnare · la rete stradale, sono di sana pianta trasportnti sulle levate alpine, con quanto dllnno mililare ognuno comprende. Per questo le nostre Alpi già l'ilevate risul tarono squallidamen te nude di comunicazioni , spoglie affatto di prati cabilità nel senso logi stico e Lattico: affatto . di saccol'di fra quello che le carte indicano coi segni di convenzione, e quell o che indicano le traversale e le manovre eseguite dalle Lt'uppe alpine. Perchè si sogna110 i guadi nei co rsi d'acqua? Perchè inclicllno che per di là le acque si possono superal'e anche senza ponte; dunque sull e dorsa li in tricale e rocciose, che segnano ostacoli cli cat'attere in superaù il e si segnino quelle tl'a,•ersate che si possono fare anche senza sentieri, e che lullavia non richiedono una abi lità acroùatica ma permellono il transito a soldati con zaino e fuci le. A questo pro-' posiLo male si obbiellerebbe che al momento del bisogno :1 comandante di trup pe, avendo il terreno innanzi agli occhi, potrà giudicare lì per lì della sua praticabi lità, avvicinando di più i luogh i che esamina, a mezzo di cannocchiale; in tali faccende l'occhio co'suoi ausiliari potenti, bene spesso scambia lucc iole per lanterne - olt.l'e di che in montagna quell o che rende perplesso il comandante e ri ta rdala la manovra si è il pensiero cli che cosa vi sal'd. al di là, e se la ca1·1 a indica, in blocco, Lerl'eno roccioso o franoso, nessuno si alten terà cli fare una o due ore di percol'so - che spesso tanlo ce ne vogliono per salire·di 300 metri - per Lrovarsi po i inutilmente affaticato, spossato nella manovra e spesso completamente fuol'i di azione. Se il mappatore allraversasse, con brevi lraLti, i displuv i di certe dorsali rocciose, segnando alcuni pezzelli di sentieri facili o difficili, nncorchè questi po i verso il basso non avessero alcun tracciamento cli riallaccialura stradal e, si comprenderebbe facilmente essere quel t.rauo cl i terreno fac il mente o difficilment e praticabile alla truppa, ma pratica bile a qualche modo, senza che poi nessuno avesse a cadere nel grossolano errore di andare materialmente al la ri cerca di quel piccolo trai.lo di sentiaro segnalo.
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NOTE ED Al'P U~TI
In conclusione l'interesse mili tare, quanto ai terreni di carallere roccioso, richi ede: mi segno artistico imitativo che faccia ?'icono · . scere le singole località -1m segno convenzionale che ne dimostri il grado e l'est~n-sione della lol'o pl'aticabilità. Ghiacciai. -In quanto ai gh iacciai, dovendoli considerare come luoghi unicamente di passaggio eventuale, occorre notar bene la loro cornice, le morene ; in quanlo alle svariate pendenze che pos· sono assumere partitamente in diversi lratti, ne danno una idea le lineette a curve inlenolte che sono unicamente dimostrative ed ac~ennano all,.andamenlo generale delle Yere curre se il terreno sottostante avesse una disposizione simmclrica alla snperfìcie del ghiac. ciaio; ove esse sono più ravvicinate dovrebbero indicare un brusco cambiamento di pendenza del ghiaccio corrispondente ad un so!lo. stanle salto del terreno , che e[eLLivamenle si manifesta sempre coi crepacci del gh iacciaio che corrono in armonia :colle curve. Ora quei segn i sul disegno possono benissimo essere presi per la rapp:-eseotazione di quei crepacci stessi, ma non come un segno conYenzionale indicante genericamente )I ghiacciaio, come usano di fare pressochè tutfi i mappatori. È corla o leggera fatica intersecare alcuni punti su di un ghiacciaio - semp re riconoscibili o per massi erratici, o per pozzi o per macr.h ie - e servirsene di guida per collocare a sito i crepacci indicanti a larghi traLli i luoghi meno praticabili e più insidiosi di tali locali tà . Coloro che sui ghiaccia i veramente lavorarono, avranno . osservato come la crosla del gh iaccio si spacchi sovonle anche nel senso della massima pendenza, normalmente cioè alle curve, il che succede per un abbassarsi repentin o del ghiacciaio lateralmente al bacino; con molla soddisfazi one ho ved ulo nlcnne recenti tavolette di campagna nelle quali sono beni:,simo indica! i tali ostacoli sui ghiacciai. Sulla crosLa di questi non vi rimangono segni permanenti: di crepacci se ne aprono dei nuovi, i vecchi si chiudono ad ogni alternarsi di stagione, ma però quelli che derivano da cause continue quale la fornrn. del so ttostante terreno, continuamente si riproducono e si rassomigliano assai per numero e per disposizione; le morene laterali e centrali, quando ve ne siano, segnano pure una spiccata caratteri stica tanto del gh iacciaio sul quale posano e · col quale camminanoJ quanto delle montagne cbe fanno cornice.
DI TOPOGRAFIA
Vi fu un Lempo in cui si fece ostacolo al la rappresentazione - r.0me sentiero difficile - dei passaggi soliti e conosciuti sul ghiacciaio, e questo pcrchà dice1rasi sul ghiaccio non vi sono impronto di tali slr~de ~ ciò mi 'pareva assu rdo . Appunto perchè sulla superficie del ghiacc10, come su quella del mare, non rimangono impronte di passaggio, occorre sul ghiacciaio, come su.I mare, qualche cosa che tenga posto cl.ella bussola per orientarci - ed a Lale scopo rispond?n_o ~uell e lrneelte punteggiate che dicono che press'a poco per ·dt la d1 persone ne passarono tante, e quindi che nltl'e possono pas-sare in futuro. Pe1· i pratici queste sono elementarissime nozioni· ' .peccato che i pratici siano piullosto scarsi I Acque. - Ci occorse dire che l'insieme delle sole curve orizzontali è affauo in sufficiente a Yedere l'andamento del terreno che ri·chiede, oltre queste, un paziente esame di quote ed il tracciamento del le acqne. In complesso l'idroo0 rafia è l'onico sosloano che tenaa . . ancora stentatamente 111 vita quelle misere carte a sole curve od a t '.·atteggio zenitale. Emerge da questo bisogno di elemento in,dica'li_ vo che per dar movimento al teneno, fm quei muli andirivieni ~11 ~u rve e fra quei tratti insignificanti di lumeggiamento si incastra 11 ncco alber? !clrogra_fico del quale ci si servo per vedere da qual parte sono gli 1mpluv1 e per dove scendono le acque alla china. Per ·questa ineluttabile nece,,sità di rendere una carta chiara e dimo:slrativa, il mappatore è r:ondolto <1 spingere la ramificazione delle acque sino ai menomi irnpluri, sino alle più lievi pie()'he del terreno . o ' a I menomo mfleltersi delle curve, al più leggero oscurarsi del trattegg(o· Nei rilievi moderni abbiamo a migliaia i corsi d'acqua segnati sulle carte - e quindi perenni - che corrono una do.:.zina di yolte ~~l'anno dopo im acqiiazzo-ne, dopo 1m niibifrago. E stabili to che lrntlandosi di ruscelli asciutti « se l'acqua non è perenne, si segnano le rive ed il lello in nero ». La dicitura non è t roppo definita, causa i risultati delle tavoleue riprodotte, ma ad ogni modo guai se in I talia i corsi d'acqua segnati come perenn i -sulla _c~rla moderna, buttassero veramente acqua per tre giorni con~ecut1v1: a.vrernmo il diluvio I Ed il mappatore non pensa nl danno 1mmen~o che arreca, con quel vezzo, al lettore di una carta; pochi ·ostacoli, forse nessuno, impensieriscono Lanlo quanlo un corso d'ac,qua segnato pereime, per chi debba auraversarlo colla truppa. è)
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Quella linea tortuosa, nera o celeste, è pel militare un indovinello; quel corso d'acqua sarà largo un metro, o due, o Lre: sarà profondo, sarà veramenle? Posso io tentarlo direttamente, oppure mi tocca risalirlo al punto a, scendere sino al punto b? Quando poi si giunge al corso d'acqua, si vecle un'acqua che non c'è, che non ha mai lasciato no tevole traccia del suo corso, che al più al più si supera con due o tre salti su i sassi disseminati in un letto pianeggiante, in cui l'acqua non giunge mai sino al ginocchio. Ma nelle marce, dopo questo fosso, o corso d'acqua perenne, come indica il segno, se ne incontra un secondo, nn terzo e poi un altro ed un altro ancora; più si cammina verso la testata delle valli, più si attraversa il folto dei rami dell'albero idrografico, e ad ogni tratto ci fronteggia un nuovo ostacolo, ci turba un nuovo pensiero .... . che poi scompare mercé la vista del vero che ci acce1'la essere quelle· ramificazioni germogliate unicamente in ,)maggio alla luce zenitale. Senonchè si arrini risoluti per superare a salti un altro corso d'acqua, segnato come i precedenti, e ci si trova sull'orlo di un ostacolo. insuperab ile veramente, che non si salla, nè si guada. e fa ritardare la marcia di un'ora. In fatto di idrografìa urge il provvedere: la carLografia militat'e reclama che cessino :C ambiguità, le confusioni. Poco ci vuole per comprendere come in tempi di lunghepioggie, in causa di repentino sciogl iersi di nevi, i corsi d'acqua, e gli alvei generalmente asciulli, prendono notevol i proporzioni alterando quas i ovunque il consuelo stato di transito e di viabilità. Se con una. piena si passeggia in barca per le vie di Verona, a nessun mappatore viene in mente di segnare sulle piazze dì quella città. i ponti rnlanti od il traffico colle zattet'e; così è erroneo segnare un corso d'acqua che o non è pet'enne, o se lo è, non ha alcun carattere di ostacolo nè pel militare nè per gli altri: ad ogni modo su lale proposi Lo occorrono segni convenzionali che indichino in modo chiaro per le manovre di che cosa si tratta . Ponti. - Le nostre car.te non ci lasciano comprendere se una peclanca, o per dir più chiaramente, un ponticello sul qua.le non passa il carreggio, è allo al transito delle bestie da soma, o solamente a quello dei pedoni, e per ora non si capisce se tali ponti sono cli legno o di muratura. Nei paesi cli montagna questa doppi a distinzione è assai impol'Lante.
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33 I ponti pei pedoni possono essere formati - e per la maggior parte Io sono - con una sola trave tenuta ferma alle due estremità fian~.h eggiata da una o da entrambi le parli da un lungo palo, pe;. lo p,u sgangheralo e tremolante sugli appoggi, che set've da parapetto; oppure le travi sono due, tenute accoppiate per mezzo di chiavarde, e mal connesse fra loro da lasciare )arghi vani fra mezzo. Per essi non transitano le bestie da soma. Si di ce che sul disegno l'ampiezza della pedanea la si può desumere dalla classe di strade che fanno capo ad essa ; questo avverLimen to non può essere persuasivo per coloro che il più delle volte osservarono il besliame passare a guado laleralmente al ponticello che serviva unicamente ai viandanti. Avviene soventi volte anzi che. ad una pedanea faccia capo una carrecmiabile cam1)estre di 011 Ob o d1 4• classe e pure di 3·: è chiaro che queste mettono ad un g.u~~o; •>ra il pas.saggio per le bestie da soma dipendendo dalla poss1~1htà o m~no di pote: guadare un corso d'acqua in epoche determmate, ragwn vuole s1 comprenda se per avventura la traversata di esse si possa eseguire sul ponte. ~ Quante volte mi son chiesto guardando sulla carta un ponte, se esso ern di muratura, di legno o di ferro, senza cho la carta valesse a darmi una risposta. Non parlo dei ponti che pe'i· raaione di lunghezza lasciano sul disegno uno spazio sufficiente perché in esso si esplichino tutte le distinzioni dei nostri segni convenzionali : accenno a quelli altri numerosissimi, di. somma importanza che misurano una lnce di cinque, dieci, venti, quaranta metri e che sul disegno al ~iS mila, e più al 50 mila scompaiano in una specie di scarabocchto lungo meno di un millimetro. Quando in tanta anousl.ia ~i grafi.cism?, sulle spall ette del ponte devesi segnare q:1ei • punti grossi ad mclicnre i pilastri di sostegno degli archi, il disegno ~ più la r!procluzione cambia il ponte in uno sgorbio: per evitare 11 quale s1 ommettono le pile, ed. il ponle in collo si cambia s~nz'allr·o in un ponte in ferro. Un gran male non deriverebbe da ciò pel militare, poichè con entrambe le costruzioni si ha una sufficiente resistenza, e sono indicati simili mezzi di distruzione, ma. spesso non si segna un ponle in legno, poiché le lineette interne trasversali fissate per esso, non si potrebbe1·0 segnare in un quarto A:'<XO '('l; V cn, VOL. I V.
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di millimetro quadrato, e qui la mancanza della indicazione diviene viziosissima. Vedremo poi come sarebbe ovvio e semplice rispondere a lutto ciò. Strade. - Le grandi operazioni logistiche come quelle di piccola tattica, le mosse dei corpi d'esercito, ed il trasferirsi delle pattuglie, si eseguiscono sulla rete stradale. Sulle strade vi è un apposito pavimento indu ri to per camminare - vi si trovano i ponti ed i ~uadi per passare le acque - si incontrano i paesi ai quali si tende, i viadotti ed i sottopassaggi per non essere fermati da altre colonne marcianti, o fermar queste - vi sono i fossi di scolo per non bagnarsi i piedi, i parapeui per non pericolare, e spesso fila1·i d'alberi per ripararci dal sole. In guerra la truppa può camminare ovunque - al ~.isogno - ma eccezion falla pel bisogno di manovrare nella zona d'azione immediata, tLtLLi rispondl)no al proprio debito logist ico senza calpestar seminati, senza sudarn tra i solchi smossi e cedev,,li, schivando i pantani, le torbiere, i tralci delle viti, i fossi d'irrigazione, le siepi, i muri e tutta In schiera di ostacoli che ingo mbrano Ja campagna, e che fi niscono per rendere i passaggi di traYerso più lunghi e faticosi che nc,n sia il percorrere una strada com unque tortuosa. Ormai nella generalità dei nostri terreni, specialmente verso il nord, il risveglio agricolo, industriale, commerciale, l'aLLività comune e la produttività di ciascuno ha rido tto la superficie stradale in limiti mollo ben determinali, e l'uscirne è operazione militare molto delicata, poichè è molto delicato il poterv i rientrare. Costretti adunque a dover agire quasi esclusivamente sull e reti di strade che sommate assieme costituiscono la superficie - lasciatemela ~hiamare - logistica, di cui solo si può disporre con efficacia massima · il topografo no n sarà mai troppo diligente nell'occuparsi a farne iÌ riliern, che deve csser0 minutissimo, assolutamente pedante: madi quella pedanteria san:'l. cd il luminata che non Ja può comprendere chi non è militare, o non fa professione di servire specialmente alla milizia. Talu~i nel rilievo delle strade sono unicamente pettegoli, senza che a. ciò li costringa nessun criterio di manovra, nessuna considerazwne logistica.
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DI TO l'OGRAFIA
NOTE EO Al' .PUNTI
In Italia siamo in vero progresso in fallo di classificazione stradale; il tempo dell e strade divise in consortili - comunali - patronali - regie - confinali - vicinali - vescovili- agri cole - fores tali ..... è passalo completamente. Erano vocaboli di lingua cafra per un povero comandante di truppe che in tempo di oauerra aveva ben al. . tre m1scne pel capo. I segni convenzionali debbono riferirsi a quattro indicazioni e sono : larghezza, fondo, pendenza, ostacoli laterali. Le Norme stabiliscono essere di 1 n classe le strade larghe non meno di otto metri e di 2a quelle non minori di cinque.. ... e tutto finisce qui . Ma noi vogliamo sapere se le strade cli 3a e quelle di 4" classeche formano la vera rete stradale, di cui le altre principali ne costituiscono le corde di sostegno - hanno o non hanno la larghezza voluta per lo scambio del carreggio da guerra, se hanno O meno ampiezza tale che di tali carri ve ne possa passare almeno uno. Per le due prime categorie la classificaz ione viene preventivamente falla è.all'Istituto, ma per le ri manenti supp lisce l'apprezzamento del mappatore ed alcuni pallidi rillessi dell'opinione del capo -sezione il quale generalmente si rimette all'operatore non potendo che visitare poco del terreno che si rileva. La strada cli terza classe è definita« comunicazione secondaria». In questa definizione vidi comprese molte strade larghe otto metri ed altre anauste da non giungere a due. Il mappatore non ha mezzo di far notare queste varianti : alla scala non può ricorrere - è assurdo il pensarci. Appartengono al la 4" classe le« non sempre praticab ili» ma cli queste, durante il periodo di praticabilità ne vidi molte così ampie da permettere ad un plotone di cavalleria una carica di fron te. Un criterio sbaglialo, e che serve di guida ad alcuni per definire una strada - di queste ultime categorie - carreggiabile, si è quello di veclore se il'fondo della strada porta segnati i solchi delle ruote. Ebbi a notarne parecchie, specie in terreni di coll ina, che sono unicamente carreggiab ili per i ca,rri del paese, e nelle qual i un affusto d'arti gli eria ci si incastrerebbe sifiattamente da non più uscirne per mezza giornata. La carta del Lombardo-Veneto e Italia Centrale 75 mila - 88 fogli, porla questa preziosa indicazione . La quistione della larghezza stradale non può andare disgiunta <la quella che indica gli ostacoli laterali. I~ ovvio vedere come al •
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NOTE ED APPUNTI 36 bisocrno una strada senza muri, senza fossi, ed a livello con un tero reno sodo, non è più solamente larga i suoi clue metri, ma fa concorrenza vittoriosa a quelle di 11a classe - come è altrellanto ovvio capire che una strada incassata fra ripe, fossi, cimali, muri, folte siepi - larga Lre metri, non può allargarsi al punto da misurare cinque centinietri di più. Perchè adunque le carte, nell'interesse nostro, non ci dicono : su questo tratto cli strada se due vetture si incontrano, bisogna ritar-dai·e cli mezz'ora il movimento? Per questi schiarimenti non c'è bi-s.oano di monografie, qui siamo in topografia pura. Come I Siamo tanto scrupolosi da notare con segni convenzionali se prendiamo l'acqua da un pozzo piuttosto ch e da una cisterna da distinguere un bosco cli querce da un altro di. castagni, e poi lasciamo così nelle peste una batteria d'artigli eria cluranLe l'azione? Vedendo, sulla carta, una strada con segnato un liiogo di scambio, comprendo che altrove non si può scambiare - e ci vuol poca intuizione - e così resta segna ta una strada di 3" e ,ia classe la di cui larcrhezza permette il passaggio ad un sol carro; non vedendo lo scambio saprò che per di là coi carri da guena ovunque s1> scambia. . Una indicazione preziosa e che a noi manca è quella che ci faccia: avvisati di quei tratti cli strada, alcune volte molto lungh i, sui quali non vi è possibilità assoluta di scambio durante tutto il percorso;. sono località fatali spesso, pericolose sempre in guerra, o per carri che si incontrano, o per bisogno che un carro svohi e torni addietro, o per necessità che taluni carri, e specialmente l'artiglieria, si porti innanzi acl altri carri che prececlono. _Un ostaçolo di Lal natura può far fallire anche tutta una manovra; il militare deve esserne avvisato, deve conoscere quei trabocchetti al primo gettare· l'occhio sull a carta se deve provvedervi a tempo . · Di tutto questo nulla abbiamo nelle nostre rappresentazioni topografiche: sono segni che convien creare; quello degli scambi Io, possiamo copiare dalla carla speciale della Monarchia Austro-Ungarica 4 :75,000. La bontà del fondo è .generalmente connessa colla classe della strada. È ben vero che vi sono strade di 3a cìasse con fondo artificiale mal r idotto, e strade cli 4• classe con un ottimo fondo naturale1')
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Dl TOPOGRAFIA
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-in ogni stagione, ma sono eccezioni di cui la Lopografia non _può ,occuparsi nelle carte. Vi sono strade a fondo naturale che resistono bene al passaggio dei carri dopo vari giorni di pioggia, ed altre per contro che sotto l'acqua si sfanno completamente per modo che un carro che vi incolga affonda sino al mozzo delle ruole. Questo inconveniente dovrebbe essere accuratamente accennato. L'inclinazione stradale, per le grandi rotabili, eccettuate rare .eccezioni, non ha mai alcun'influenza apprezzabile di interesse militare; ad ogni modo col due, col Lre, col cinque per cento abbiamo moltissime strade in ottime condizion i sulle quali ognuno ha mezzo di-fare quei comp uti di cui abbisogna; le curve orizzontali, con sì dolci .declivi si prr.stano a farci accorti della pendenza. ,con una approssimazione soddisfacente. Le roLabili invece di 3" e 4.a classe, che si sviluppano su terreno di co11ina, o su per le pendici alpine sino ai mille e più metri di altitudine, in molLi punti -sono angustiate da pendenze forti, alcune fortissime, che vanno tosto avvertile, anche se di breve durata, influendo assai sulle mosse del carreggio specialmeilLe. Di tali terreni di collina importantissimi e di bassa montagna noi purtroppo non ab biamo che rilievi al 50 mila con curve equidistanti cli 25 metri, e rilievi di '25 mila con equidistanza cli 1O metri , per modò cbe fra Io spazio ,di 1O metri di différenza di livello, ed ancor più fra quello di 25 , una strada carreggiabile può correr piana, alzarsi, abbassarsi con, pendenze incredibili senza toccar le curve e senza dar mezzo al più pratico topografo di poter dare1 guardando la carta, un giudizio .approssimativo del per cento in salita o discesa. Dalla gi1t citata carta della Monarchi~L Austro-Ungarica si può prendere quel segno convenzionale che indica una e1·ta, ed è fatto a lineette so ttili trasversali all'asse stradale, limitate dai lati della -strada stessa: lineette che a mezzo del loro maggiore o minore ravvicinamento reciproco indicano benissimo non so ltanto l'estensione -dell'e1·ta, ma ancora le sue graduazioni. Vi è una quinta classe di strade a notarsi, quella costi tuita dalle ·campestri, di tutte le più numerose, le più utili nelle fazioni campali, perchè costituiscono una rete speciale come quella che non ha ,separazioni notevoli dal terreno adiacente con fossi, siepi, muri od altro, ma ne forma un tutto continuo, uniforme, permettendo tut1
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NOTE ED ..\PPUNTI
tavia a chi lo percorre mollissimi di quei vantaggi che offrono lealtre strade, e che sopra enumerai. Dalle Nonne « sono campestri quelle strade che corrono sul suolo naturale, senza manutenzione di sorta, però tali da permettere il transito ai carri da campagna pel servizio dei fondi ». Qui pure è sorta con facilità la confusione. Vi sono delle tavolette di campagna ricchissime di strade campestri, ed altre tavolette adiacenti a quelle, con terreno identico io disposizione, qualità, coltura, abitati, ecc., che ne vanno quasi prive afiaLLo, e fanno sfoggio invece cli strade di 4a classe. L'essero le une e le altre strade su fondo naturale, il non poter bene precisare se e quando e come una strada è mantenuta in buono stato, dà luogo ad apprezzamenti svariati che direttamente e gravemente influiscono sulla rappresentazione cartografica. · Esistono strade larghe tre metri non mantenute· e che portano le tracce delle ruote dei carri campestri con piccola carreggiata: ed i carri che Lraspor'Lano vere montagne cli fieno, d~ biada e di strame pesano ben più cli un pezzo da campagna, il chevuol dire - militarmente parlando - che quelle strade devono appartenere almeno alla 4a classe, cioè alle non sempre praticabili. Al militare non imporla affatto che una strada non sia mantenuta~ purchè ci sia, e sia carreggiabi le ed abbia sfogo su qualche allr~ strada, e gli permetta la manovra, ne avrà abbaslanza: il tenerla o, meno in manutenzione è cosa che interessa il proprieLario. Cosicchè converrebbe dire essere cli 5n classe o campestri quelle strade che non permettono il passaggio eventuale al carreggio da guerra, o che pure permettendolo, non fanno capo a qualche altro punto della rete stradale od a qualche abitato, come moltissime se ne trovano che anche dopo un lungh issimo percorso, e ben tenuto,. con fossetti di scolo, siepi, alberatura, finiscono col diramarsi in, sentieri, o coll'arrestarsi contro un muro, o contro un fosso, od una, ripa insormontabile. Per tal modo scorgendo una slrada campestre, si :;aprcbbe che per essa vi sono oslacoli a calcolarsi specialmente per il carreggio. Nè vale a dire, come ho spesse volte inteso, che se una strada finisce, come suol dirsi, a c1il di sacco, ciò lo si vede dalla carta : lo si vede, sì, . se finisce in mezzo ad un prato, o ad un campo, ma se termina quasi a con tatto con allra slrada; si piglia tolto per lo,
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meglio, non pensando a quel pezzetto di muro, a quel gradino, a quel canale che la tura in cima, parendo impossibile che non vi debba essere quella comod ilà di tran sito continuato , che sembra tanto in armonia coll a odierna li berrà e civiltà e col libero scambio, mentre per contro le strade campestri hanno invece per caralleristica di servire di comodo unicamente al campaguuolo, il quale ha tutto l'interesse che la sua slrada campestre sia il meno possibile a contatto diretto colle strade di pubblico dominio, e ciò per difendersi dagli amatori dell'uva e dal brucar delle capre. Mi scampi il cielo ora e sempre dall'afi'ogarmi nel trattare dell' influenza clelle campestri turate sulla Jibertà·cli un paese, ma insomma si capisce subito che una buona manovra, ben disposta io ogni sua parle direttiva, in ogni suo tatlico concetto, finisce coll'abortire quando uno squadrone è respinto da un muro, quando una batteria è formala da un fosso, quando una compagnia impiega mezz'ora per passare, ad un soldato alla volta, atlraverso ad una palizzata cui siasi praticato un vano a grande fatica . .Noi cerchiamo una carta specialmente militare, che parli chiaramente all'occhio cli chi comanda, e di chi ubbid isce, anche se costoro hanno la vista un po' annebbiata come succede a molti in guerra, non saprei se pel fumo della polvere, per il pensiero della respon sabiliLà o per l'esaltazione più o meno sentila che produce un combattimento. Rimangono alla nostra disamina le mulattiere ed i sentieri; girando i terreni di montagna, alcune considerazioni si affacciano alla mente circa a questa speciale rete stradale che copre immensi tratli del nostro territorio. Mi rammento cli un mulo il quale durante una passeggiata nella Valcamonica seguiva la compagnia alpina in un'alta escursione difficile anche ai soldati; si passarono detriti, erte scoscese,gradini rocciosi e finalmente alleggerito il mulo del basto, lo si tirò su, in un momento criti co, ·a braccia, per la criniera, pel sottopancia e per la coda, e trionfalmente ricaricato ritornò alla sua greppia discendendo per l'altro versante. Era una strada mulattiera quella? No, era un senliero difqcile. Il veder poi transitare un mulo scarico per una strada non è indizio che questa per mulattiera abbiasi a ritenere.
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NOTE ED APPUNTI
DI TO,POGRA FIA
Sarà quistione di maggior peso, di maggior abilità nei conduttori nel caricare la soma, ma si abbia per certo che ove un mulo sale carico, discende pure carico; i muli scarichi quindi non danno norma a definir la strada. Taluni mappatori perchè vedono dei viottoloni larghi, nei quali passano intere mandre di vacc.l1e ben pasciute, larghe e pesanti, li segnano come mulattiere e fanno male. Gli animali bovini, se abituati alla montagna, fanno dei veri mira- · .coli in fatto di percorrere terreni sui quali i muli anche scarichi non sanno pure mettervi il piede. Non meno confusa è la classificazione di sentieri in faci li e dif. ficili; per certuni, e sono i meno alpinisti, sono tutti difficili: per altri, e sono gli spaccamontagne, sono tutti facili. Riduciamo una buona volta le cose alla loro .più semplice espress ione; mostriamoci tanto modestamente montanari da classificar per difficili quei sentieri che corrono sui ghiacciai e tutti gli altri che richiedono continue cautele per evitar disgrazie, lungo tempo impiegato a studiare dove collocar i piedi e spesso le mani, che serpeggiano per località molto esposte alle frane, agl i sfasciamenti, alle valanghe, che, segnati su terreno cretaceo, alla prima pioggia sembrano insaponati tanto è lo scivolare che sopra ci si fa; i sentieri che richiedono marciatori pratici, oculati, arditi, i sentieri che non sempre si possono percorrere collo zaino in spalla e così via. Se per classificare un sentiero nella famiglia dei difficili, aspeUiamo che passando per esso, qualcuno si sia fiaccato il collo, se non mi sbaglio, a tutt'oggi, non abbiamo alpini morti e quindi neppure sentieri difficili . Abbiansi per sentieri facili quelli sui quali il soldato di fanteria passa senza gravi fatiche, senza continui pericoli e minute precaÙzioni, quelli percorsi dalle mandre e dai muli scarich i. Siano . mitlattiere le st1'ade che permettono il transito alle bestie con soma. E, a.mio credere, militarmente abusivo e topograficamente falso, il segnare una mulalLiera che termina in sentiero come tutto sentiero, o tutto sentiero un tratto intercluso di mulatLiera : alla intelligenza del topografo si fa appello per avere classificazione stradaria informata a concetti militari, ma fatta una classificazione il topografo non può arbitrarsi ad un cambio di categorie, che sfugge alla sua competenza; un tratto di sentiero di cento metri, intercluso fra due chilometri di mulattiera, non servisse ad altro che quale punto d'o-
,r.ientamento in certi terreni che sono vere spelo)lche: non servisse .ad altro che a mandarvi quattro zappatori a lavorarvi un'ora prima che passi una batteria da montagna, riunisce in sè due requisiti, .topografico l'uno,· militare l'altro, che non possono venir soppressi da un tratto di matita. I nostri segni convenzionali per tali strade sono eccellenti, solo che se ne rinforzi il punto od il tratto quando attraversano terreni rocciosi onde poter spiccare fra le oscure tinte del tratteggio . Ostacol;i, late1·ali delle strade. - Riferì ti alla strada, sono veri ostaco li quelli che.ne limitano in modo assoluto la larghezza e quelli ·che ne mascherano la vista in tul.Lo od in parte. Per allargare una strada spesso conviene abbattere un muro, colmare, se asciutto, un fosso, gettarvi un ponte se con molta · acqua: epperò l'altezza e lo spessore del muro, la larghezza e la profondità del fosso o canale, sono quelli che determinano la misura e !'enti Là dell'ostacolo . Per un carro è un vero ostacolo qualunque muricçiuolo alto 30 ,centimetri, qualunque fosso largo sessanta; senonchè-nell'interesse speciale militare - per dire che un ostacolo è vero, conviene che il porvi riparo richieda tanto tempo quanto b&.sti per r itardare effeLLivamente i movimenti di una manovra, ritardo da non potersi compensare con _possibili acceleramenti successivi. Pel militare è un vero ostacolo anche un muricciuolo dello spessore di un solo mattone, purchè alto da poterlo riparare dal fuoco nemico stando in piedi od in •ginocchio, mentre alcuni colpi di piccone tolgono, all'artiglieria, l'ostacolo in cinque minuti ; così un fqsso largo tanto da essere con un salto superalo da un fante o da un cavallo, ·non sarebbe un ostacolo a segnarsi, se non lo fosse, e gravissimo, Da ciò emerae che una strada che abbia ai lati di Pel, il canecraio. <cl0 " tali fossi, anche se larga da permettere lo scambio delle vetture non dovrebbe durante il suo percorso considerarsi come strada ad ,ostacoli, mentre poi tali ostacoli si farebbero sen,tire in tutta la loro potenza se il carreggio dovesse manovrare uscendo da quella per ·disporsi sul terreno laterale. Dico questo perchè si generalizzi, possibilmen te, la convinzione che sulle spalle del topografo in campagna gravitano non solo delle pesanti fatiche, ma degli intricati in<tl.ovinelli, e delle astruse classificazioni nel la mente . Il dire delle No1·me « i ni.uri in cotto e a secco si faranno soltanto quando pre-
NOTE ED APPUNTI
sentano un vero ostacolo,, è lasciare la classificazione di un ostacolo in ve,ro o fitti.zio nel massimo personale arbitrio. Tutti questi mie~ appunti sembrano sofisticherie e stitichezze in tempo di pace; sem-· brano - e lo sono anzi - cianciafruscole per la gran carta d'Italia al 1100 mila, ma per una carta speciale militare sono quistioni capitali e per le manovre di pace e per le fazioni guerresche. Per convincersi di queste lamentevoli dissonanze topografiche,. conviene recarsi fra ma.no una nostra tavoletta cli campagna che comprenda il lavoro di vari mappatori e visitare con essa il terreno; sono esperimenti di nessuna spesa ed alla portata di chiunque. Allora si vedranno segnate quelle siepi magre, ingiall ite, secche, alte due spanne, interrotte, arse dallasele, bianche cli polvere, che non fanno schermo alla strada nè dal sole, nè dalla vista - siepi che a vederle danno malinconia e che pure sono sulla carta segnate non altrimenti di quelle alte spaliere dense, fitte di foglie, irte di -spine, massiccie di rami, lussureggianti, oscure .di ombre, che nascondono e la strada e chi vi passa, permettendo movimenti celati, insidie inattese, riparo ai tiratori. Non insisto nel confronto .. Vi sono muri di cirita eternamente lunghi, compatti, senza usci, senza cancellate, alti due-tre-quattro metri, irti di pezzi di vetro incastrati sulla cima, bene intonacati, robusti per pietre e mattoni · e calcina, di largo spessore; e vi sono muri tisici,'frolli, sbi lenchi, con cento brecce, con mille l,uchi, un conglomerato di ciottoli, di tegole rotte, di stuoje e di fango, muri che piegano al vento come· canne, corrosi al piede da filtrazioni abbondanti, che stanno su per miracoli di equilibrio instabile, risolvendo problemi in urlo colle leggi della gravità. - Eppute sono tutti muri e tutti egualmente segnati sulla carta. Un mappatore avrà segnato un fosso, da non potersi assolutamente superare con un salto, con una linea sola, ed un altro avrà posto due linee per segnare un canaletto di dimensioni meschine~ Anche la vista dell'acqua influisce assai sul segnare l'entità di un· fosso o di un canale. Mi avvenne di costeggiare un canale asciutto., di poco fondo, co n sponde dolci e coperte di erba e mi parve tanto insignificante nella sua larghezza ostentata che lo segnai sul disegno con un solo tratto. Alcuni giorni dopo, manovrate le acque· . per la irrigazione, lo rividi gonfio, veloce di corso, di largh ezza
DI TOPOGRAFIA
affermata ed imponente; aggiunsi al tratto segnato prima un secondo vicino e parallelo in omaggio a tanto ostacolo. Se poi lo... avessi ancora rivisto come prima, asciutto, forse più erboso e coi grilli saltellanti sul terriccio giallo del fondo, chissà! avrei ridisegnato quel fosso con una linea s·oJa, pentito di non sopprimere anche quella: Ebbene, con acque o senza, quello non era un ostacolo · militare, ma un segno di corso d'acqua ci 'Voleva in omaggio alla rappresentazione del suolo. Ultimamente, dagli uffici di revisione all'Istituto, sulle tavolette rilevate nel 1882 si fecero LOgliere tutti · i ponti che erano segnati sui corsi d'acqua ad un sol filo. Che av. venne? Se quei fossi e canali hanno veramente dei ponti vuol dire , che essi occo rrono per traver:;arli, cioè che quelle acque sono veri ostacoli topografìci. Molti mappatori, ed io fra gli altri, credevamo che l'apposizione · grafica di un ponte ad un COl'$O d'acqua modesto - e quindi se- · gnato con un sol tratto - fosse indizio sufficiente della natura di. questo e preziosissimo avvertimento militare. InLanto chi avrà quelle tavolette fra mano non vedendo ponti, non saprà che quei, fossi non si possono saltare e li considererà quali ostacoli di n essun conto; mentre noi mappatori - se avvisati prima che i fossi-, ad un sol tratto sono da intendersi quelli pei quali i ponti, quantunque esistenti, sono una superfluità - ci saremmo curati di se- gnare tutti ·quei fossi e canali con due linee, poichè de visu ave-· vamo constatato che i ponti che li accavallavano erano richiesti in modo inevitabi le dalle esigenze del transito. - Questi sono appunti incisivi in topografia militare I Fra gli ostacoli di laLi di sLrade, fossi e canali, vanno segnatis- · simi le ripe e gli argini . Questi bruschi salti del suolo, queste artificiali trincee, questi scoscendimen ti di terra, meno inclinati delle roccie in genere, ma più delle frane, che si succedono con svariatissimi movimenti fra l'equidistanza di due cunie, le quali non pos- · sono perciò segnarne le sezioni, sono tanto importanti in topografia quanto è difficile segnarli col graficismo in modo soddisfacente. Le proiezioni orizzontali hanno l'inconveniente di non poter esprimere l'altezza loro . In teoria si parla di quote al piede, quote in cima, ma questo è buono per chi non sa nè leggerle le carte, nè · scriverle. 1
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In pratica le altezze di questi grandi ostacoli sfuggono ad ogni indicazione numerica quand'anche si cambiasse un foglio topografico in una tabella di cifre. Cosicchè quote no, curve no - che ci rimane'? La sola risorsa <.lella pro iezione orizzontale. Orbene la proiezione d1 una ripa alta otto metri, ·inclinata a 45°, al 25000, riesce lunga un terzo, scarso, di millimetro; provatevi a posare la punta della penna sulla carta in modo da fare un tratto più grosso da una parte e sottilissimo dall'altra, una specie di accento acuto , dei quali tale tratteggio si compone, appena toccata la carta iI terzo di m. m. 0 è assorbito . A rigor di termine vo i credete di trovarvi innanzi ad -un fosso, la proiez ione delle cui ripe sommi a '16 metri, ed invece si tratterà di sponde scavate un metro alte, una strada in rialzo di un metro e venti. Se po i la pendenza delle ripe è assai maggiore di 45° il che è frequente, con curve di 1O in 1O metri, che al caso non esprimono nulla, si deve dare espressione e forma ad un ostacolo insuperabile, adoperando un tralteggio che - appunto per la grande pendenza, sarà stre~tissimo ed insignificante. O diamo soddisfazione alle leggi . di proiezione, ed allora abbiamo una fila di tralli appena percettibili tanto se si tratta di un metro cli altezza come di dieci ; od aumentiamo la proiezione per signilìcare che l'ostacolo è grosso, ed allora alteriamo le dimensioni planimetriche, uscendo dalla scala di .proporzione. Intanto come si fa a comprendere quanto è profonda una trincea, quanto alla una strada sulla campagna circostante, e comprenderlo · anche solo in modo approssimat.ivo? Tanto più che nell'interesse e comune e militare le ripe anche di un metro vanno segnate. Non sono questi altrettanti indovinelli grafici, altreuanti inconvenienti -ché voglionsi far sparire? - Alcuni lavoratori di cai:·te, alla scala . ,del 25 mila, sapendo che un millimetr9 ,,ale per 25 metri , non fanno più un disegno topografico armon ico nei particolari con quella scala, ma costruiscono una vera miniatura; un muro lungo venti metri, una pozza d'acqua larga trenta - e che si asciu·ga con una settimana di sole -- una siepe ali' orlo di un campicello, un fossetto di scolo, non sfuggono nè alla loro vista, nè alla loro matita . Ne riescono disegni che per essere troppo fedeli; soll0 oscuri e ·.iroppo pesanti, veri geroglifici imbrogliatissimi. 1
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Lo stare aLLaccato al millimetro è doveroso per dimensioni di ostacoli principali come la larghezza di un canale, il latodi una casa,ecc.: ma il millimetro va trattato nei suoi multipli perchè l'espressione complessiva clei particolari armonizzi colle dimensioni della scala. Quando su·cli una carta vedo un certo numero di muri a secco disposti fra podere e podere, mi figuro essere essi l'indicazione che il dividersi di tanti altri piccoli poderi interclusi si farà per mezzo di altri muricciuoli a secco stati soppressi per non rovinare il disegno; se i lunghi tronchi di strade sono fiancheO'aiati da muri ' 00 comprenderò che altri LraLLi trasversali di allacciamento che misurano trenta, quara.nta metri, avranno pure i murì laterali, e cosi · se si traLterà di siepi. Ove il terrnno sal'it tribulato da molti fossi· non vorrò tributarlo di più· col metterveli tutti sul disegno e così dei filari d'alberi e via via. Per brevi zone, il terreno mantiene, nelle opere della mano dell'uomo, un carattere costante: ìl disegno deve rivelare il carattere salvandone le forme, non soffocandole a furia di linee; chi non capisce di queste cose si occupi di carte musicali e non di topografia. ' Non si chiede una carta che serva precipuamente alla manovra delle squadrigJie, si vuole il terreno espresso nel suo valore mii itare solo per quanto la scala permette razionalmente. La rappresentazione grafica di un albero, se è. solo p. e. in un campo scoperto, è segno dì buon senso pratico in topografia; fatta in un terreno coperto è segno di cretinismo. Per le ripe conviene consultare la pendenza; se essa è supera- · bile al carreggio con due frustate sulla groppa dei cavalli, non occorre segnarla; se per contro richiede una scarpa per superarla e quindi impiego di uomini e di tempo allora si segni, sempre quando però questa ripa infirmi il carattere ad un tratto strad~le abbastanza lungo. Che importa·infatti che in un punto vi sia un ostacolo di quella natura, se con due tempi di trotto ce ne liberiamo; quella stra.da che avrà. uno sviluppo di qualche chilometro, per un 200 metri di percorso incassato, rimarrà per sempre una strada senza ripe. D'altra parte se 1.mastrada si trova incassata od in rialzo anche per soli otto o dieci metri di percorsa, fra sponde veramente alte di due o più metri, allora quel punto va segnato, non perchè esso carat-
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·terizzi la strada, ma per l'entiLà che ha in se stesso; vi si può far brillare una mina - cosLituisce un segno notevole d'orientamento, un caposaldo alle nostre misurazioni mentali . L'inclinazione adun· . qu.e, lo sviluppo e l'altezza diano il criterio per segnare o trascur:are tali ostacoli; se va.nn0 notati, lo si faccia pei minori col ·minor tratteggio, colla minor proiezione cioè - proiezione che andl'à m~n mano aumenLando coll'aumentare del!' aliezza della sponda, e ciò valga anche per.i fossi e pei ruscelli asciutti. Si griderà all'eresia g~ometrica di voler rappresentare l'altimetria ingrandendo le pro1e-~ioni orizzontali: contenLi noi militari, lasciateli gridare. Se l'arte arafica non mi dà mezzo cli rappresentare siffatLi ostacl l . coli, se la proiezione assorbe il vero , io cerco il vero in a tezza a1 . danni del vero ·in larghezza del quale, in t.ili casi, non importa affatto. Forsechè una carta topografica al 25 mila è una. carta catastale? Forsechè i beni si misurano , si tassano, si mercanteggiano in base .al 25 mi la? Se un prato, limitato da tre alte sponde, viene in pla;nimet.ria rimpiccolito di superfìcie perchè io mi allargo col trattegi1io a dimostrare che quelle tre sponde sono 1nilitannente molto alte, ··iÌ prato venà a diminuire in are e centiare, in piedi liprandi e trabucchi? Siamo pratici : le mappe catastali al catasto, le militari per noi . Così non si vedranno più burron i e canali che per passarli vorrebbero ponti di trenta metri di luce, rappresentati come fossi irrigutorì; anzichè topografia geometrica in fatto di sponde, ripe, canali, rialzi, ecc. vogl iamo graficismo dimostrativo se la cartografot deve 'I)Ortare il suo tributo alla difesa clel paese. Prendete una cari.a in mano , nostra o straniera, e sinceratevi , delle conseguenze di tener il tratteggio nelle strettoie del denomina'tore della scala. Anche con r iproduzioni eccellenti non si cap isce mai se una strada è in rialzo od è incassata. Altrn che misure di . altezze l OccorroQ_') induzi<)ni, confronti, lenti d'ingrandimento e poi ..... perpless i come prima. · Concludo: segnare i muri caratteristici per continuità e solidità - distinguerne l'altezza in modo che si veda se un uomo stando in . -piedi lo supera col capo, oppure no ; segnare i fossi -che richiedono ·un ponticello - nè i ponti trascurare per quanto piccoli poichè
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,sono quelli che caratterizzano i corsi d'acqua - trascurare i minori; segnare le 1·ipe, ·i 1·ilievi, le incassature di strade, fossi e canali, se l'altezza, l'inclinazione e lo sviluppo lo richiedono nell',interesse militare, da;ndo 1·ilie-vo alla loro altezza con un tratfoggio più lungo di quanto iniporterebbe la proiezione geometrica; notare infine ·sulla carta i muri, le siepi, le sponde che per la loro entità possono farci del bene o del male, intendendo il bene ed il male nella s11a .espressione tattico-mili tare. Colture. - Il terreno non deve essere sulle carte ricamato con -ogni albero, con tutti i cespugli; come classificazione generale la coltura va nettamente distinta in due grandi classi: quella che permette molta praticabilità di terreno, e quella che la rende inceppata· -od impossibile; più il terreno è sgombro di colture, a parità di altre ·condizioni, più è praticabile. Si può, pres:;'a poco, stabilire in ordine i terreni in ragione diretta col loro diminuire in praticabilità: terreni sterili, pascoli, brughiere, prati non irrigui, campi , piantagioni regolari, macchie, marcite, boschi d'alto fusto, vigne, cedui, to rbiere, risaie. Il terreno incol to va distinto bene da ogni altro, poichè ci lascia ìndovinare l'aridità del suolo, la privazione di fossi, di canali, di ogni risorsa logistica per la truppa e ci pres.enta una scena special·mente caratteristica per l'azione militare. li distinguere i campi dai prati a.sciul.li è una o:t.iosa operazione topografica che concorre a confondere la lellura delle carte, poichè di anno in anno i prati ·biondeggiano di messi, ed i campi si coprono d'erbe e di fiori per l'alternarsi delle collure e pel riposo dei terreni. Un segno solo 'basta per entrambi. Vanno distinti invece i prati irrigui e le mar.Cile che indicano un terreno non sodo, molto umido e ricco di ·acque che lo solcano per ogni verso. Il segno convenzionale dei boschi è presso noi nè ·artistico, nè ,vero, nè favorevole ai bisogni milita1·i. I boschi, all'Istituto, si -rappresentano racchi usi da una lineella a tratti che indica la separazione di coltura e sta bene: poi , tangenzialmente a questa si disegnano tan ti circoletti piccini, sottili, uguali, allineati e vicinissimi 'fra loro, costituenti un secondo perimetro del bosco: lo spazio in-: terno seminato di eguali circolelli, ma alquanto e regolarmente di.scosti uno dall'altro, senza però un ordine definito; in mezzo al
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bosco si segna in prospettiva un albero raffigurante nella forma uno degli · alberi seguenti: salice, olivo, ceduo, quercia e olmo,. castagno, faggio, pioppo, abete, larice, pino, ecc.; e ciò per indicare la specie del bosco. La mancanza della parte artistica sta ap· punto nel raffigurare il bosco senza chiaro scuro a luce obliqua, nella monotonia di una disposizione d'alberi che non si Yerifica una volta in tutti boschi d'llalia, nel non tener conto delle radure benchè !e Norme ne parlino - e nel trascurare quel succedersi. vero di gruppi d'alberi fi tti o radi, grossi e piccoli, poichè anche gli alberi piccini se sono querce, olmi, ecc. appartengono all'alto· fusto, mentre taluni li confondono col bosco cediio . Abbiamo esempi di fattura nazionale in rappresentazioni boschive che non potrebbero essere · più espressivi: e natural i; si veda un bosco con ogni circoletto rappresentante un albero oscurato dalla parte in ombra, si rompa la ritmica di q~el reciproco distacco degli alberi: taluni si avvicinino, altri se ne stacchino, si· intercalino altri circoletti minori, si mettano alcuni puntini verso l'ombra di ogni grnppo che stanno a rappresentare arbusti minori, e si vedrà un bosco artistico e vero . Viene ora l'interesse militare. In qualunque libro sulla ;tattica del combattimento si legge. un· capitolo sull'attacco e dtfesa di im bosco, il modo di occuparne i margini, di attraversarlo, ecc. È credenza comune che un boscocon margini molto fitti per alberi che quasi ne formano uno steccato, sia più resistente alla difesa, di maggior ostacolo all'attacco. Un militare che veda sulla carta uno dei nostri boschi si fa un cri. terio che quasi sempre è erroneo; si crederà di difendere o di attaccare quasi una palizzata e per contro si troverà su di un margine boschivo rado, indeterminato, forse con alberelli giovani e sottili. Il distacco che si cerca fra il bosco e le altre colture lo si ha ,già dalla linea a tratti convenzionale per tali divis1oni; così le radure, di cui pochi se ne curano fedelmente, e sono tanto richieste da.Il'orientamento, sono delimitate cla un fitto perimetro di alberi pressochè fra loro tangenti; così le strade che attraversano i boschi hanno ai lati gli alberi vicinissimi ed allineali come se fossero viali regolari, e tutto ciò in urto al vero. Le strade dei boschi aperti, specialmente se rettilinee, sembrano viali regolari se si vedono in prospettiva da una estremità, ma in realtà non sono che ·radure
(i.i costante larghezza, il che è tutt'altro di un viale come quell i dei parchi, quali fanno apparire il nostro convenzionalismo errato, che d'altra parte è complicato. Abbiamo nove segni differenti per indicare le differenti alberature; tale distinzione non serve a nessuno, po ichè chi si occupa di commerciare in legnami non consulta le carte topografiche. Per gli usi militari si fa fuoco tanto colla legna di castagno come con quella di ulivo - si fa una abbaLtula di faggi, come di olmi - si spara il foci le indifferentemente dietro un pioppo, come dietro una quercia. La nostra minuta di:stinzione è tanto più superflua inquantochè fra le cognizioni elementarissime di ciascuno sulla vegetazione, vi è pur quella che essa segue una certa legge in rapporto all'altitudine: così al disopra dei 700 m. non vi sono più ulivi, più su dei 1500 non si trovano nè noci nè castagni, nè frassini; un bosco colla quota di 2000 m. non sarà certo di pioppi o di faggi, ma di pini, abeti o larici. A certe altezze non vi saranno rosai e gelsomini, ma li cheni, musch io, rododendri. Pel militare basta vedere se il bosco è ceduo o di alto fusto, poiché la differente classificazione così complessa influisce direttamente sulla copertura alla vista, alle ofiese, ha rapporto coi lavori di costruzione, con quelli d'abbattimento, coll a praticabilità e con altre circostanze mino1·i. Nel bosco vogliamo quindi il siio ve?'o margùie, la sna strnttnra interna fedelmen,te riprodotta, le rndiwe e le strade conie sono fri natiira e sapere se si tratta di cediii o di allo fusto. Solamente · quesLo e niente più. Nelle tavolette di campagna di questi ulLimi anni si stenterebbe a trovare il segno convenzionale che indicr, nelle vione se le vi li si aggrovigliano ai pali , od agli albel'i, e se sono disposte a festoni. È superilua la nostra distinzione che dà la qualilà degli alberi di sostegno, ma le nostre quattro distinte indicazioni di vigne simo mi litarmente necessarie e non solo utili. Da quelle si deduce il grado di copertura del terreno, le condizioni di resistenza. Je condiz ioni importanti di praticabil ità per le varie truppe. Non ~ccorrono altre parole per aver ragione cli lamentare qnella inesplicabile dissuetudine nei mappato'ri, i quali vi,,ta a mezzo ch ilometro lontano una vigna, scrivono una lettera V nell 'in terno del 1
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suo perimetro in matita, e dopo sei mes i, nel rifare il disegno in inch iostro, riempiono quel poligono col solito segno delle vili disposte a scacchiera, che lutti conoscono, disposizione puramente cli arbitri o convenzionale. Dall'altraver$are una vigna nel senso dei filari, all'allraversarla normalmenle ai filari stessi con un sistema a fes toni, vi corre tanto divario quanto dal fare un mo vimento cli manona bene, al farlo malissimo. Il segnc) per le risaie è da noi assai rappresentativo . Nei terreni ad estesissima coltura di riso, il segno di convenzione riesce alquanto pesante, ed ottimamente si pensò di alleggerirlo tanto nel numero degli argini , quanto nel /Uctmento dell e acque, e si p~nsò rellamente nel disporre che le cur\'e orizzontali vi fossero sopra tracciate, poichè pri ma cura topografica quella esser de,'e che il terreno si veda nelle sue mosse. La coltura a riso rnppresentata su di una ca rta non va presa come di stabilità assoluta; serve mol tissimo a carallerizzare quel suolo, poichè i canali, le strade, l'alberatura, risentono spiccatamente gli eO'eLti di quel genere di colti vazione; ma considerata pezzo per pezzo potrebbe trarre in inganno chi legge la carta, se il lettore non sapesse come saltuariamente i lerreni subacquei si camb iano in campi e prati, e quelli scoperti alla lor volta si allagano per seminarv i riso I parchi ecl i giardi ni non si saprebbe-ro in disegno imitare più efficacemente di quanto si faccia da noi; e così pure gli orti nella loro &empliciLà. L'ol'Lo è un 'appendice quas i immancabil e delle case raggt'uppate, del le borgate e dei villaggi. Segnano una corona perimetrale attorno all'abitato, importantissima a rilevarsi per le operazioni mi litari. I frutteti, gl i alberi delle ortaglie, vanno accuratamente segnali; i contorni dei caseggiati, che sono punti pri ncipali in tulle le operazioni di rnanovra, vanno curati con una particolare finitezza che non saprebbe mai riuscìre superflua. Un gruppo di poche case, Lu~lo cinto cla ortaglie, è sempre più valido ostacolo di un altro più grosso che non abbia tale cintura. Ho veduto degli orti così fiLLa111enLe addossali l"uno sull'altro, così ermeticamente chiusi e separali fra loro da muricciol i, siepi, palizzate, graticciate, reti di ferro, giunchi , stuoie, fossi , canne, ecc. da non sapere da qual parte accedere all 'abitalo. Il bisogno di di-
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fendern e i prodotti dall'incessante razzolare delle galline, dal brucare devaslatqre delle capre, e dal grifo dei suini, industriò cia~cn.no r,d im piegare svariati mezzi di difesa e riparo, che, sommat i a~s1eme, dan~o un valore rilernnlc a 11uei luoghi quando si tratta cl, contrastarli colle armi alla mano. Abitati. - La rappresentaz ione degli abitali fatta in modo che ogni singola casa isolala r isulti separata da' quelle Yicine, poi·ta alla -consegnenza che molti grupp i, anche vasti di abitali, non spiccano affatto nelle lo'.·o forme complesse; è bene avere la pianta di ogni -casa, ma conviene essere meno precisi in tulunc interne dimensioni, e dove occorra allargare pe1· esempio q11elle strade che conc-edono_I.o scambiarsi dei carri più di quanto non·comporti la scala ~ cosi il paese spiccherebbe nei s11oi principali quartieri e rioni ns~ILerebbe all'occhio evidente la rete interna principale di slrad~ -e s1vedrebbe11() subito i pri ncipali sbocchi su lla circostante campagna. Converr.ebbe abolire, se non nella l'orma, nelle dimensioni il segno con,·enzionale fissato pei cimiteri, che alcune Yolte ris~lta tre e quattro volte più gmnde del vero. Sono noti i combattimenti avvenuti attorno ai muri di cinta dei cim iteri; le dimensioni di questi non vanno alterate in omaggio a convenzion i topografiche che non hanno nessuna ragione cli mantenersi costanti. , I . . È un esc usione erronea e dannosa quella voluta da alcuni, consistente nel non mettere i brevissimi tratti normalmente alle linee -che indicano i muri cli cinta negli abitati non isolati. Il dire che si -ca.pisce benissimo che quelle lineette cli limi te sono muri , è dire -cosa non vera: p-0tr-ebbe1·0 essere palizzate, divisioni di coltura fossetli od . al.Lr·@ 11011 distinguibili nelle singole forme perchè dl tratto brev1ss·1.mo e spesso confusamente resi da riproduzioni imperf~tte; m~nLre II segno che indica il muro può applicarsi colla massnna ·Ch·1arezza anche ad una lineetta cli un mezzo millimetro. Scritture. - Giungo al termine di questa via crucis sulle grafiche rappresentazioni convenzi onali col dire che una carta topogrnfìca per essere la fedele immagine del terreno , non ha bisogno di scritturazioni. Il convenzionalismo della scl'itlura non è riferibile al terreno nelle sue forme, nei suoi ostacoli naturali , nei suoi manufatti: non
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è elemento valevole al chiaroscuro come il traueggio , valevole aP calcolo altimetrico come le curve; esso si adopera · perchè è il più
potente ausil iario per individualizzare i singoli osLacoli, le opered'arte, gli abitati, le caratteristiche speciali dell'oro-idrografia, per accennare all'importanza assolnla o relativa di tutto quanto interessa a sapersi per e~sere minu tamente informati del terreno~ quando il graficismo non basta R chiarirlo precisa1~e~te. Più_ tardi accennerò allct scrittura di una ca rta da l punto art1sL1co: qui conviene piuttosto considerarla come cenno indicativo che si richiede breve, sem pli ce, preciso. Fra una casa ed una cascina, il divario è grosso per tnlLi: pel militare, grosso ·ancor più. Una cascina presuppone una slalla e qu indi pagli a e fieno: include unaab itazione ruraleec~uindi vangh~, · badili, picconi, scale a piuoli, cani campestri, secch ie, acqua perenne; in certe stagioni la cascina è luogo ove è raccolta la messe, ed è poi sempre il cenLro delle principali risorse di un certo !ratto di terreno, alcune volle assai esteso. Una casa può benissimo essere - come avviene sovente - anche senza alcuna di queste cose. Eppure vi sono numerose ed inLiere tavoletLe sulle quali si cercherebbe invano il qualificativo di cascina accanto a. quei numeros i abitati che cascine veramente sono e tali si ch iamano. Poe<> curala è la ricerca ed investigazione dell e sorgenti e delle fon tane: si notano ad esuberanza segnale le fon Lane, i pozzi e le cisterne nell' inLemo degl i a:bital.i, nei quali se anche mancassero s'incloYina semp re che acqua non ne manca mai -:- e si trascurano là oYe la manoa.nza cli questo principa le elemento all a vita può e$sere di somma angustia. Se poi taluna sorgente o fontana è segnata, quel piccolo segno grafico rimane soffocato fra il tratteggio . f'ra gli alberi e le erbe, e scompare all'occhio di chi non ha indicazioni suppletive per riuLl'acciarlo. Si scriv,1 per intero fontana, so1·ge1ite, cistetna, come lo indicano le isLrnzioni clell'lstiLuto, e sarà opera meritoria. . Abb iamò quattro differenti stelle per indicare: moli no, sega, crtrtiern , magl~o . Quel le debbono baslat'e, quando S?no app iccicate ad una casa, per ca.p ire di_che si Lra.tl.n, senza scrinrci accanto_ in ca ratte re intero molino, seqa, ecc. Se acca.nto a.d una casa scnv<> la parola ~ossi ed appongo una stella a G punte di cui una più
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'fanga con in cima. un trattino trasversale, capirò senz'altro essere ,quello il ~faglw Rossi; e se di Lrauini per traverso ce ne saranno due, leggerò: Sega Rossi,. Invece a tali opilìci si appongono due indicazioni, il segno gl'afico ed il segno a leLtere. Abbiamo le indicazioni di casino, casotto , cascinotto, ma si pensa. ~sser tutta zuppa e pan molle, e si pensa male facendo ttn misi.o a ·casaccio. Così innanzi ai fabbr icai.i trovai.e una sol.a lellera ini ziale C, i11dicazione cli casa, mentre per l'intell igenza della caria e per le informazioni sul terreno quel malvezzo porta a frequ enLi equivoci. Conviene persuadersi che il qitali.ficativo degli abitali non sta più - per le abitudini dei terrazzan i - come indicante 'l'en ti tà, la grandezza, la classificazione di una cosa specificata: ma entra come un aggiuntivo solamente eufon ico al nome proprio che ,Jo segue; così Ccisci.nct Nel'i ne.:;suno l'avrà sen Lita a. nominarn, mentre il Casotto Nel'i Lutti ve lo indicherebbero. Casa vecchia non -si saprò. dove sia da coloro stessi a cui voi ne chiedei.e conto e che saranno riuniti a cnpannelfo innanzi alla porta di Cascina vecchia, il che eufoi1icarnen te è tutt'altra cosa per le orecchie cli gente abi tuala dal nascere a quella speciale e ripeLnLissima percussione sul t impano . Lo scopo della scrittura è un icamente quello cli rneLtere ,ch i legge e domanda con coloro .che ascoltano e sono interpellati ·in un comune frasario, in un solo linguaggio: val'!'it meglio un piem,ontesismo di più che non lo sbagliare la marcia cli una pattuglia, il ricapito cli un avvi$O, il ritardo cli mezz" orn a ricevere le ,cartL1cce. Mi rammento a tale propos ito di chi un tempo voleva. in,durmi a cambiare le denominazioni piemontesi di Casa Rat in casa .Sorcio, e quella di Casàna Farinelci - - che significherebbe f1wba ·O scaltrn - coi qualificativi italiani. Ch i, d'allora in poi, si fosse trovato colla carta alla mano acer,care Cascùia Sccilt1·a, girerebbe ancora, e son trascorsi degli anni!
G.
BEHTELLl.
DELLA CAVALLERIA -
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nuove e stra.ordinari e esigenze del suo imp iego in guerra. I nostri carntieri antichi, beniamini della fortuna . ottenevano con facilità ogni privi legio di casta, mentre noi, pionieri moderni, si amo condannati a far gemerE\ pero no i torchi .... per ottenere gli utensili addatti al lavoro che ci si impone l La maggiore difficoltà. che si presenta a noi prati ci, in que~t'epoc~ di pubblicità generale, è appunto quella di saper esporre 1 nost.n bisogni, i nostri clesided, mancandoci la lena di scrivere, poichè lo scri vere, per chi ha passato la sna vi ta nel le casel'me ecl a cavallo, riesce per lo meno tanto difficile quanto il mon tare a cavallo per eh i ha passai.o la sua vila a seri vere I Quando il signor Min istrn del la guerra di chinrò con frrt se esalta, al Parlamento, « Che la cawllel'ia rappresenw la caratteristica clelle specfolità )), sanciva coll'a lta sua autorità un vero òisc9no· sciulo da lunghi anni , cd in pari tempo ravvivava in noi la speranza, quasi spenta, che gli studi maturi e coscienziosi, in una quistione alTatto speciale, possano lrova"re ancora heni gn:t accoglienza « laddove si puote ». . E che tale speranza sia fondata, piti che le parole lo dimostrano i fatti, dacchè non avvi dnbbio che l'attua leamministrflzione si occupa alacremente a riparare il tempo perduto . Noi abbiamo già nel miglior;)lo materiale ca vali i, nel!' accresci ulo effettivo degli squadroni, ed in molti allri e recenti provvedimenti, e.li incontestato valore pratico, la prova consolante del scrio proposito di solle\'are l'arma. nostra al li rello della sua missione. Oltre ni cava lli buon i, noi possediamo, :iella cavalleria, un elemento cli so ldati che per contegno ed intelligenza de,e esserci inridiato dalle prime potenze militari; no i abbiamo le splendide trad izioni della cavalleria piemontese, religiosnmenle conserva te; e lo sp irito cli corpo e la severa disciplina destano sempre ancora l'ammirazi one dell1} nostre arm i so relle. )fa tutto ciò, arebbe \·ano nasconderlo, non uasta; ed è appunto pel'che possediamo già un note,,ole valore nella materia primn, che dobbiamo lasciare nulla cli intentai.o per colmare le lacune anco1·a esistenti, e per ottenere che la cavalleria italiana riesca anche « bene sperimentata ell in nwnl'l'o sufficiente. » Nella campagna del ·I 866, la cavalleria. prussiana fu scarsamente
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• Sonz:t un:t c,tvalleri:t
bene spel'ime1ttata , rcl in nmnero su((iciente, i gencralL
• agiscono eia ciechi o gli eserciti sono • compromessi. • J OlllXI.
I. Considerazioni g·enerali.
Allirare l'allenzione del pubblico militare in torno all'a svari ala e difficile missione della cavalleria in guerra, per poi accennarn ai mezzi ch'3 occorrono ancora per raggiungere gli alLi scopi prefissi~ tale è l'a.<;sunto di qnesto breve studio. Per i miei colleghi dell'arma di cavalleria non dirò cose nnorn, chè anzi in molte quistioni mi farò solo l'eco cli aspirazioni e di· desideri vivissimi, già. allre altre volte cla essi mani festal i;· ma ho pensa to che nel raccogliere, coordinare ed esporre le n0stre idee, i nostl'i bisogni, coll 'accento che accorda ln,fecle in ur!a uuona causa, si potrà creare anche fuori dell'ambiente dell'arma, quella corrente cli idee a noi favorevole, che nell'epoca presente ha pur tanta influ enza, nel governo della cosa pubbli ca. La parola franca e conv inta di chi ha dedicalo l'intera sua esi stenza acl una questione speciale deYe pur acquistare q,ualche ,•alore in questi nostri tempi vorticosi di evoluzioni , di teorie, e di scienze uni versal i ecl improvvisale, in cui la maggiore fra le difGcoltà,nei dil'igenti, deve essere quella.d iclistinguère il grano d,\l loglio I Non sono più i privilegi dell'arma che invoca la cav:alleria, no; essa vuo le solo che le sieno accordat i i mezzi co11rispondenLi alle-
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ed anch e mediocremente im piega La, malgrado avesse di fronte un nemico armato con fucili ad avancarica; ma in quel forte esercito, ove le più dure verità non si nasco ndono con velo pietoso, compariva, subito dopo la guerra, uno scrilt.o retrospettivo, severo e stringente, attri buito ad una o delle più alle personalità militari, ove con singolare e patriottica fran chezza erano enumerat i gli errori commessi e le cause intime degli insnccessi dellti cavalleria. Quattro anni dopo la stessa cavalleri a pro,•ò al mondo qnali vantaggi avevano prodollo le dure verilà svelate a tempo I Ammiratore conv into di quanto opera la Germania, penso però che in questo caso non con venga imitarla, nel senso cli riservarsi dopo l'insuccesso, il cò mpito di scovrire le nostre lacune, i nostri punti neri ! Le straordinarie esigenze del guerreggiare moderno escludono ogni illnsione intomo a_ll a poss_ibiliLà di suppliy: con. ripieghi od espedienti. La guerra s1 comp!e ora con mezzi sap1entemeute e quasi matematicamente apprestati nel periodo di pace; e noi ab biamo visto nella guerra franco-german ica quanto valga l' arte Yera, hene imparala e megli o appli cata, cli fronLe solo al brillante valore ed agli ero ici sacrifici. La cavalleria, non impacciata, che si lrove:·à ad essere pronta in campo per la prima; la cavalleria che avrà soldati discipl inati e bene istruiti, cavalli robusti, forni li di saldi muscoli e ben allenati; la cavalleria che aHà raggiunto nel grado voluto l'esperienza dell'arte e delle armi e che sarà concloLLa da uffìciali inlelligent.i ed esperti avrà la proba'bi lilit maggiore di successo conlro un avversario, sia pur valoroso ed ardito, che non possegga nello stesso grado codes ti pregi. L'arma cli cavalleria non sopporta la mediocrità.; e perchè essa corrisponda al suo mandato conviene abbandonare il pensi ero di assim il iazioni impossibili e ritornare più che mai alle antiche e rrloriose sue tradizioni di slancio e di azione autonoma ed indi<> pendente. La nostra vera arma è il cavallo . Se il fucile a pietra corrispondeva al canllo lenlo e comune cli quei tempi, il f>lcile ad ago corrisponde al cavallo veloce e cli buona razza . Se il soldato cli fanter ia
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porta il doppio delle cartucce nella giberna, il cavallo dovrà portare il doppio di avena nel corpo, e la melà del peso sulla groppa . (Jui , .qiii solo sta il problema dalla cli ciii soluzione di,pencle ora l'essere o non essere della cavalle,ria. Qnando Murat caricava senza barbazzali divinava l'i mpiego della cavall eria contro i fucili ad ago! Fra noi cliffetta, non vale negarlo, la tendenza all'anrLlisi, a quell'analisi severa che affaLica, ma che imponi}. Eppure conviene rasserrnarsi e persuadersi che solo con essa si può riesci re alla so"' . luzione dei problemi sempre nuovi che si presen Lano agi i orga nizzatori degli eserc,iLi. Se l'arte dell 'improvvisare ci ha valso la nomea di buoni poeli, in altri tempi , dobbiamo ora provare che fra i nostri anlenaLi furonv i pure gli orgitnizzatori di eserciti che percorsero vinci tori il mondo intero. Se invece cli auenclere che le innovazioni ci arri vino dal!' estero, -èon mediocre soddisfazione del nostro amor. proprio nazionale, si volosse, non dico adotlare addirittura, ma esperimentare, pur con grande precauzione, le idee che il caso, fors'anco, fa nascere nella mente dei tecnici jndigeni, avremmo almeno il vantaggio di saper sorprendere l'avversario con mezzi che potrebbero riescire a deciso nostro vantaggio. Quell e stesse esperienze che,precedeuero presso g]i altri eserciti .le innovaz ioni, possiamo farle anche noi, sovra ;ca la limi tata: e ciò senza demolire e senza precipitare. Noi sappiamo che coll'ingrandire a dismisura i piccoli inconvenienti delle innovazioni, è col tacere, o sorvolarne ocl allenuarne i rantaggi, si produce per lo meno quella esitanza e quella indet.er- · rn inatezza che desiderano appunto gli oppositori , cui .importa di guadagnare tempo e cli stancm·e la pazienza degli innovatori. Colle esperienze invece, il vantaggio sali ente si palesa spesso con tale evidenza da persuadere anche i meno competenti nell a materia, ma disinteressali nel successo . , Una sola lacuna nella preparazione dei congegni che devono formare l'istrumento di guerra, basta soventi a renderli inefficaci, ed inuti!-i. Il provvedere acchè non una di codeste lacune si manifesti nel giorno della prova e che, Lutto concorra, guidato dalla suprema legge dell'armonia, dev'essere per noi oggeLto cli costanle e severo studio. L'art.e vera, nella preparazione, deve essenzialmente manifestarsi
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DELLA C.AY.ALLERL\
« nella scelta degli obbiettivi in 1·elazione al tempo ed ai meni d1; mi si può clisporre ». Qui sta, secondo il mio parere, la quistione capitale; questo è per noi il vel'o problema alla di cui soluzi one gli uomini tecnici so ltanto possono concorrere, poichè si tralla appunto di un'arma « che rappresenta la caratteristica della spe-
cialità ». i\egli ordinamenti, si manifestano infalli « esigen::e assoliite ed esigen::e 1·elative »: ed è appunto l'esatta distinzione del grado di. importanza da accordarsi acl esse, nell'attuaz ione pratica, che costituisce il merito dell'organizzatore. Un fino cavall erizzo ed un abilissimo mMstro cli scherma saranno battuti da due semplici soldati, ben saldi in sella ed esperiment ati in campo. Unosquadrone con cavalli addestrati a cadenza lisci o rrrassi sa1·a·. ' ~ ' raggiunto e battuto da uno squadrone con carall i poco adde- · strati, magri, ma vigorosi . Un ufGcinle che a.vrà nella sua tesla dozzine di ,olnmi di arte e scienza militare, ma che iu un salto perderà l'equilibrio e lascerà il plotone in balia a se stesso, nel momento decisivo , non varrà certo c11rnnlo un altro forte ed audace carnliere. Por difetto di cognizioni tecniche posilive un colonnello scienzial0, non avrà In. fidu cia dei suoi soldati o dopo venti aiorni di campagna, avrà ridoLlo il suo reggimento alla metà dell'effott.ivo, e sarà battuto cla un colonnell o poco leLterato, ma elle lo aITronterà con un reggimento compl eto . Questi soli esempi , così semplici, bastera nno a far capire qnanla prat ica cli arte, quanto Latto, quanta in Luiziono occorre por oli.e nere che I ulle le parti concorrano armonicamente a formare quella benedetta media ubi stat 'Virtus. i\ei periodi di transizioni, di ernluz;oni e di reazioni, si perde con fnc ililà., od almeno si altem grandemente il senso fino ecl acuto dell'equilibrio arm.onico; e difatti, se prima si insisteva pe- · dantescn.mente por l'ordine chiuso e compallo, ora quasi non si sa più distinguet·0 l'ordine cla! disorcline srarso; se prima non si vole, a sapei' leggere e scrirere, eccoci in ondati, sopraffalli dai traltnli, dalle teorie, dalle istruzioni; gli specialisti si imponevnno, ed eccoci agl i uomini uni,•crsali, ai tecnici impronrisati; il comando era lroppo assolu to, ed eccolo diviso in parti cell e infinitesimali l La scienza occorre per dirigere i grandi reparti di ca mlieri a agli 1)
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alti suoi fini; ma per comandare la truppa, così in pace come sul campo di baLLaglia, occorre la lunga pratica e la perferta intelligenza tecnica. In un ·arma ove lo slancio e la voce del capo decide del successo conviene che questi aLb iz. l' intera fiducia della. sua truppa, fiducia che non può acquistare che il Yero ufficiale di cavalleria. « Ogni pratica d'arte scaturisce clalla propria cognizione», cosi osserva il generale Willisen. Colla pratica soltanto si può anivare infatt i all' impiego cli quei mezzi che conducono poi all'arte. La scienza dal canto suo scruta, approfondisce e det ermina quelle leggi e quelle norme che cleriva.no dal l'esercizio clell'arte. Essa sola raccoglie gli elementi, indica le cause dei risultali, la coerenza delle cose.; sp iega le conseguenze dell e pl'emesse e stab il isce i principi i fondamentali che non debbono essere impunentemento violati . Come la scienza senza la pratica, così la pratica senza la scienza non potrebbero raggiungere l'obbi ettivo prefisso ; dell'una e dell'altra, ed in alto grndo, abbisognano coloro wi è affidata la direzion e delle grand i un ità cli cava ll eria; ed e appunto l'esigenza di codesta doppia facollà, e di quella dell'intuùione speciale e dttl vigor fisico e morale posiliYo, elle spiega la rara comparsa dei veri coocloLLieri della cavalleria, e quindi lo scarso e non sempre efficace impiego di quest'arma . Le cognizioni circa il servizio strategico dello. caval!eria devono essere consi_derate sollo il duplice punto di vista - storico o cliclaLti co. La storia ci ammaestra per quali vi<:ende e con quale processo si è ginnti a stabil ire principi i fonclamentali e norme; la di dallica ci insegna. a capire in quale modo le nostre ricerche debbano essere coordinate per raggiungere lo scopo. Questo argomento vasto e difficile fu già t.rat tnto snpicnteme11Le da uomini molto autorevoli e eh penne ben più competenti della mia; io adunque mi sono limitalo a riassumere a grand i trall.i i punti salienti, a. ri.:;sal'lle, noi moclo che mi riu~cì più ch iaro e preciso i principii generali e finalmeolo a determinare la soluzione in rapporto alle nostre condizioni speciali. Il generale Jomini , nella sentenza citala a capo cli questo sLudio, conferma tutta intera l'importanza della cavalleria per l'impiego a
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grandi scopi strategici, « ma a cond:izione che essa s'Ìa bene espe1·imentata ed in nwmero siifficie,ite . » Il memento del generale Jomini vale sempre ed acquisla anzi, se è po$sibìle, un maggiol'e signi ficalo rispello ai grandi perfezionamenti delle armi da tirn ed ai mezzi di comunicnione di cu i dispongono ora gl i eserciti, e quindi dell' accresciuto bisogno di ,quell~t rapidi1à e di quei lunghi percorsi, di cui la cavalleria sola è .capace. « Il migl ior Ol'dinamenlo militare è quello che più si avvicina alle esigenze della guerra» . Se questo mollo è giusto per l'iguardo ad un esercito, esso, rispetto alla caval leria, che cleve già trovarsi, per così dil'e, permanentem,ente siil piede di m,obilitcizione, diventa addirittura un assioma, una vel'a cond izione sine qna non. Io non credo che l'ordinamento e gli o:·ganici della nostra cavalleria col'rispondino a questa condizione capilale, ed il mio studio e le mie proposte tendono appunto a chiarire questo fatto . Tulle le grand i potenze mili tari hanno rivolto da qualche tempo, e con insolito a!'clol'e, le lol'o cu re per perfezionare gli ordini di quest'arma. Si è capito ovunque che la cavalleria essendo l'occhio dell 'esercilo, conviene cmare bene quest'organo preziosissimo e delicato affinchè quando sia eh iamalo a funzionare non si palesi affetto da oftalmia! Se le nosLre condizioni economiche non ci consentono di portare l'eITeltivo all a cavalleria nelle proporzioni addollate dalle altre potenze onde farla riescire« ùi nnm,&ro suffioiente », è questa appun to una ragione per escogitare i mezzi , i proYYeclimenti atti a supplire, in qualche modo , alla lacuna esistenle. Circo, all e esigenze del buo n addestramen to, ed affinchè la caval l.eria riesca« ben.ri sperimentata » io penso che con venga partire da cancelli a1Tallo speciali, così per quanto riflette gli ol'gan ici, come, e sovratnlto, per eliminare le es igenze di ordine secondario e concentrare in vece tutta l'attivi tà dell'arma sovra quelle cli importanza assoluta e che costituiscono, nel fallo, la ragione sua ,d'essere. · L'elemento cavallo produce un grande consumo di aLLivi t.à e di ,intelligenza, e Lutto ciò che rall enta il vincolo strettissimo che cleye
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legare il cavaliel'e al cavallo colpisce fa Lalmente il cuore della cavalleria. Ecco ciò che non fu sempre bene inteso . Per formarsi anche solo un criterio approssimativo intorno alla necessità di sempli G.care, e di adotlal'e cri teri assolutamente speciali neil'ol'dinamento di quest'arma, baslerit ricordare: 1° Che la cavalleria deve già .essere mobi lizzata quando le alt.re armi iniziano Lale operazione; · 2° Che la cavall eria è la sola arma la quale mobi lizzandosi, anzichè accrescere, deve diminuire di un quarto o di un quinto il suo effettivo; 3° Che mentre i fucili si fabb ricano a miglia(a al giorno, i· cavalli adatti per la guerra o non si Ll'ovano affatto, o richiedono almeno sei mesi di preparazione; 4° Che l'azione della cavalleria si. svolge lungi dal proprio esercito, quasi sempre in condizioni eccezionali, o dopo la vittoria, o quando l'az ione delle altre armi, sia pel riposo sia per rovesci, è· · paralizzata; 5° Che gli ufficiali di cavalleria sono i soli che guidano la truppa i1manzi alla fronte; che 'debbono bauers i corpo a corpo, e possedere gui ndi lè più alte quali là, così per l'effet.to morale comeper quell o materiale; 6° Che nel sel'vizio di grandi scorrerie, esploraz ione ed avanscoperta si ricliiede dall'nfG.ciale sino al singolo so ldato un'intell igenza, un valore mora.le pel'sonale, ed una pralica d'arte individuale,. non necessaria. cerLo in egual grado agli ind ividui di altre armi. 1
Se a codeste esigenze si vorrà rivolgere una seria attenzione ben si vedrà come gli Ol'din i per un'efricace preparazione debbano essere clirelli nel senso di accordare ivnci ·veni e p1'0p1·ia m.itonoinia e di elimi:nal'e, riclu1n e se1nplificare tutto ciò che non concorre positivamen le agli obbiettivi principali, tuLLo ciò che può confondere i criteri circa la vera missione dell'arma, tullo viò infine che aggravando a dismisura. le attri buzion i dei comandanti nella caserma, può para lizzarne l' intelligenza. e quindi i conceLLi e l'ardimento elle loro occon:ono in campo in così larga misura. Gli ufficia.li auivi e volen terosi formano certamente nella nostra cava lleria la grande maggiornnz:.i; e cli questo fatto ne abbiamo con-
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tinue e splendide prove. } la il legislatore sa che non deYesi far soverchio calcolo sulla vi rtù del sacrificio, e che gli ordinamenti , per riescire praLici ed efficaci, debbono riposare su que.lla media di facollà cbe non si trovano poi sempre in grado superlativo, nell e grand i aziende go,·ernati.e. Egli è certo che nessun danno maggioro potrebbe deriva re all'eserci to quanto quello di lascia re penetrare, anche fra i migliori, la convinzione che le loro forze non hastano al compimen to dei doveri imposti. A r.iò conviene badar bene. Se in tempi 01·clihari le apparenze riescono a soddisfare gli os · serva tori superfi cial i o profani , ben altri criteri devono preralere nella menle dell'uomo di guerra, cui non sfugge quale impiego di arte positiva occorra nell'apprestamento di quel materiale r.he è pur destinato a passare per la prova del fuoco! Noi vi,•iamo bensì in temp i di uomini uniYersali, di O'e nii enciclopedici; ma quella vernice che può valere in certi aml~ienti bene riparati, non resiste alla grande aria e nei grandi spazi che occorrono agli eserciti in campo ! All'ostentato e soventi interessato ottimismo di coloro che non conoscono. nè possono conoscere. tutta l'importanza della cosa, cui non pesa alcuna responsabilità,e che del!' insuccesso incolperebbero tutti , meno la loro leggerezza ed im prevvidenza, dobbiamo opporre il serio esame, l'analisi severa e r-erena circa le cause e gli effetti. In questo modo soltanto si possono evitare le grandi delusioni, i tardi pentimenti. Pochi giorni or sono si leggeva nella grave St . .Tames Gazzette di Londra, a proposito della grande imperizia e della. confusi one che regna nella nostra industria vin icola, il seguente crudo periodo: « L'I talia si è acconlenlala sempre di una mediocrità generale, « ed è possibile che la Yecchia usanza abbia troppo allrazione per« chè si tenti di riformarla». Anche senza voler dare molta importanza al giudizio di un pubblicista straniero, che in questo caso propugnava però un· interesse italiano , dobbiamo chiederci : « se la gazzetta di St. James nel fatto speciale, colpiva giusto ; se cosi scri vendo interpretava l'opinione pubbblica prevalente al nosi ro riguardo fra quel ·popolo . aculo e positivo, e se nell'interno della nostra coscienza non sorga una voce ad ammonirci che mollo ci rimane ancora ad opera!'e ».
s·ruoJO
E PROP OSTE
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Nelle scienze astralle, nelle arti, nelle industrie, noi commerci -ecc., un' inferiorità qualsiasi, se anche non soddisfa l'amor proprio nazionale, non trae a gravi conseguenze; ma ben diverso è il caso per tutto quanto riflette l'apprestamento dei mezzi che occorrono per la tutela dell'onore e dell'indipendenza nazionale I Quando si pensa ali' immensa in(luenza che esercita sui destini di un popolo il successo delle armi, non si può a meno, salvo essere ,ciechi , di rivolgere un serio pensiero ai mezzi che occorrono per r iesci re forti e temuti. Non è solo colle finanze che si pr0vvcde alla coesione di un'e-sercito ma bensì, e sovratullo, coi buoni ordinamenti e collo studio -coscienzioso di gravi problemi imposti dal continuo progresso che si palesa presso altri eserciti . I buoni ordinamenti e l'intellil)'enza o dell'arte anzichè esigere un maggior sacrificio cli mezzi , r iescono sovente a vero ri sparmio, nello stesso modo che il lavoro intelligente risparmia il consumo di forza. L'esperi enza recente ben ci ·dimostra. che un popolo povero, ma attivo, operoso e tenace può pre\'alere sovra una nazione ricca, potente ed intelligente, ma .troppo fidente in se stessa. Una nazione gioYane non può certamente 1'oareO'O'iare in oOani ramo " 00 del grancle scibile umano colle nazioni aclu lle; ma ciò che può, anzi ·che deve, appunto perchè giovane, si è di costituirsi forte e robusta . · Il pensiero della responsab ilità che peserà nello future guerre su ,coloro che saranno chiamali a compiere le ardi te e diffi cili imprese •della cavalleria a scopo strategico, mi ha spinto ad esporre, con ·tulle le fo rze dell a mia convinzione, e con quella qualsiasi autorità -che può derivarmi da una lunga pratica di servizio e dal grande amore ed interesse che porlo alla mia ar.ma, quali sono i mezzi •che occorrono ancora, qual i i provvedimen ti che urgono a((ìnchè la cavalleria possa davvero corrispondere alla sua missione in _guerra. Il tema vasto mi ha imposto grandi restrizioni; tuttavia confido di essere riescito ad offrire un'idea sufficienle circa una questione che deve preoccupare ogni buon soldato ed ogni buon paitriotta. li c11;pitolo che qui segue condensa precetti già ben noti agli stu-
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diosi di cose militari; ma rjputai conveniente, lo ripeto, di ricordarli affinchè si possa meglio apprezzare il valore delle proposteformulate nei capi III e IV, che costituiscono la ragione di essere di quesLo scritto.
II. La. cavalleria nelle fasi della guerra.
L'azione della cavalleria si esplica: a) Durante la mobilitazione e l'adunata dell'esercito; . b) Durante le operazioni 1 e le mosse· che precedono il cozze, degl i eserciti; e) Durante e dopo l'azione generale. La sentenza di Napoleone « in giwrra dorni1iano soltcinto le cfrcostanze », trova la sua completa applicazione nell'attività strategica della cavalleria, in quanto che la sua azione dipende da innumerevoli ed incalcolabili influenze, da imprevvisti ed imprevvidibili accidenti, e ciò in comeguenza appunto della sua condoua indipendente, delle grandi estens ioni di terreno che può percorrere Ef della velocità e ràpidità nell' esecuzione dei suoi piani. Durante l'andamento del servizio strategico della cavalleria la situazione viene anche modificandosi in ragione delle informazioni raccolte e delle notizie attinte, che alla loro volta danno origine a nuovi provvedimenti ed a nuove disposizioni: dal che chiaramente appare come sia necessaria la maggiore sciolLezza di forme e l'indipendenza del comando. A seconda quindi della situazione generale di guerra, come pure della situazione speciale in cui trovasi il corpo di cavalleria e le sue singole parli impegnale nel servizio slralegico, a seconda della conlìguraz ione del terreno e dei parLicolari che man mano vengonsi deduc:endo colle ricognizioni, a secondlt infine dell'indirizzo '-d' elle opernzioni della cavall eria avversa.ria, diverse devono essere le decisioni, diverse le disposizion i, le misure ed i proHedimenti, tanto
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riguardanti il nucleo principale qnanto i r ip,arti e le frazioni distaccate. Jl generale Gallifet, attuale comandante il 9° corpo d'armata dell'esercito francese, a tale scopo emanava le seguenti ist,ruzioni, ben no te del resto, anche fra noi: « Non possono darsi regole assolute, poichè le decisioni cli un « comandante di cavalleria dipendono da circostanze imprevvisle << o almeno difficili a ben determinarsi, ed esse possono cambiare, « per così dire, interamente a misura che quelle dell'avversario si « succedono con pari rapidità. « Gli esempi che si possono adurre non stabiliscono regola, ma « eccezione. « I bisogni della guerra via via che si presentano, impongono « altrettanLi provvedimenti speciali; ma le formule preconcette non « impongono punto alle necessità (ai bisogn i) della guerra (11) ». La mobi litazione, e l'adunala di un esercito, devono compiersi _A .• · · d. d' I · l d' cl l )lob,htaneI minor poss1'b'I 1 e pen o- o 1 tempo, a cui e orata rpen e ea un ziorJe ecl .1. l . l l . . dunata clel· . . . . numero grane11ss1mo e1I circostanze: qua 1I a r1cc iezza e 01 mezz1 I'c~ercito. materiali a disposizione di un paese; la loro maggiore o minore attitudine alun celere e regolare funzionamento; il numero e l'equa r ipartizione dei centri di mob ili tazione; la conogurazione del territorio dello Stato; la confi gurazione geogrn(ìca delle frontiere e la loro natura; l'abbondanza delle cornnn icazioni ed il loro tracciato r ispetto al centro ed alla périferia del paese; il numero, il valore reale e la :.;icurezza delle grandi linee ferroviarie, il ma teriale cli trasporlo dispon ibile, l'organizzazione sless,t de!l' esercito, ecc., ecc . Ora, ogni nazione, cui slanno a cuore le sorti proprie e quelle dell'esercito, non trascura mezzi e non risparmia studi allo scopo di abbreviare questo compl icatissimo e laborioso periodo di preparazione per non essere prevenuta dall'at.Livilà e dall'energia dell'avversario. Colla ::-aggia istituzione delle truppe alpine, ed avuto riguardo alle nostre frontiere montane, noi avremo già una garanzia di sue(1) p,,ojet d'in.st·1·nclion sw· i'emploi ile la cavciler ie en Naison avec /es m,tres annes, AXNO
xxvm,
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cesso duranLe quel periodo , entro i confini dello Stato; ma la cavalleria potrà rendere grnndi servizi, se spinta al di là dell o frontiere montano, saprà pre\'enire l'avver:;ario e ritardarne la mal'cia con lutti quei mezzi di cui dispone. La massima antica « che la cavalleria si difende avanzando » trova qui l'intera sua applicazione. Ed è appunto precipuo incarico della ca,•all eria di provvedere alla sicurezza della mobilitazione e contemporaneamente di molestare le operazioni della mobilitazione del l'esercito avversario, attivando oltre alla front iera minacciata ed al di là, nel territorio nem ico, un energico ed ardito servizio di scorrerie, da non confondersi con quello di avanscoperta che deve esplicarsi clurnnte le operaz ioni successive e dopo la mob ilitazione. Colle grnndi masse di cavalleria di cui dispongono tulle le potenze militari d'Europa o coll'esperienza circa il loro impiego, nelle ultime guerre, il servizio per industria, clivenla affatto secondario cd i sottili veli saranno inesorabilmen_te squarciati. Le illusioni adunque delibono assolutamente S\'ao ire e co1wiene persuadersi che !n una prossima guerra le ostilità saranno iniziate da una lunoa 0 e formidab il e lotta.fra le due cavall erie avversarie. Non ba guari nell'ufficiosa Post di Berlino comparirn un articolo dal quale stralcio quanto segue: « Se Skobelelf è morto, in Russia non sono tullavia morte le « sue idee, 1;l1 è anzi nel mondo miliU1r~ esse i ncoi;tLrano favore più « che mai; e lo proYa il fatto che un generale russo, appartenente ad « allo lignaggio, parlando in pubblico, contro la Germania diceva: <l Denari non ne abbiamo ma ad ogni modo non ne adopereremo « per fare una guerra al la Germania, perchè appena questa fosse « dichiarala, faremo passare la fronti era a 50000 Cosacchi, e per '' conseguenza, prima ancora che i Tedeschi ~ossano compiere la « mobilitazione del loro esercito. Nel caso poi che i Cosacchi doves« sero ripiegare, brncior-anno nella ritir:ita tutti i paesi e le ciuà, « e, se occorresse, anche Varsavia I ». Da queste brevi e robusle parole, deo0 ne di un popolo bclliaero è lracciato il compito della cavalleria durante la mobilitazione . della cavalleria ' che . Certo è che i vasti concetti . circ,t l'impieao ~ rn altri tempi balenarono alla mente dei grandi capitani, debbono l')
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67 .:mche oggi formare oggetto cli profondi studi e c1·itcrt per parie di coloro cui è affidala la direziono degli eserciti. In quelle alte sferede,·e però penetrare la convinzione che anche il più abi le pilota saril impotente al govemo di ltna nave, se questa per l'armonia della coslruz ione, per la precisione e semplici là dei suo i congegni, non corrisponderà alle esigenze del suo impiego . E da questo primo assioma derirn un secondo non meno importante; quello cioè: « di ordincm1 la ca1Jatle1:ici su,l pi'.ede di pace e « ùi nVido che la sua mob'ilita.zione ed il suo concenl'l'aniento ·1Jerso « le frontiere si effettui nel pilÌ, breve tempo possibile ». Quanto più grande sarà il numero di unità strategiche della cavalleria disponib il e pel' essere subitamente cacciale avan ti con l'incarico di coprire il proprio esercito durante la sua mobi litazione e t:oncenlramento strategico, tanto più sicuramente e nel tempo più proficuo compierassi questo importantissimo servizio. Una cavalleria chn operi con un còmpito offensivo, varcata la frontiera, penel.rerit nel terriLol'io nemico ed ivi ri conoscerà una. determi11ata zona, della quale potrà servirsi nelle imminenti operazioni; oppure .perlustrerà alcuni punti importanti dosicrnati dal o supremo cornancto, come sarebbero : lince nuviali, slreLte ecc. ecc. Nello stesso tempo procurerà raccogliere dati statistici riguardanti i parlicolari del pae,;e e le risorse di ogn i genere esistenti . Suo cèmpito principale sartt poi quello di respingere la cavalleria lanciata avanti ed i distaccamenti d1 osscrvazione dell a cavalleria avversaria, di impossessars i dei nodi ferroviari e telegrafici situai.i al di là della. fronti era, tanto per disporne a proprio vantaggio, quanto per distruggerli; cli moleslare, e q,rnnclo lo possa, impedire assolutamenle alle truppe nemiche, che stanno facendo la mobilitazione, di stab ilire vicino alla frontiera i loro centri di reclulamento; di scoprire l'ordine dello schieramento strategico dell'ese1:cilo avversario, sventare i suoi disegni e lo sue mire, des umendoli dagli indir.i che offrono il maggior concentramento ed aggruppa men Lo di forze e di mate1·iali da guerra, in un punto piullosto che in un altro ecc. ecc. In questo periodo di azione prevalente della cavalleria si può appunto presentare ai capi l'occasione delle imprese o. grande distanza, etl a scopo eminentemente strategico, come, per esempio: l'occupazione di una notevole località o di cillà aperte o di orandi ' o no d1. cl'1 comu~icazione, strette, ecc. STUDIO E PROPOSTr.
STUDIO E PROPOSTE
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DEl, 1,A CAVALLE RI A
Se il compito poi dato alla carnlleria donà essere di ca ratiere difensivo, il corpo che vi sarà impiegato si spingerit celeremente avanti alla frontiera minacciata per impedire alla cavalleria nemica di rao1riunoere qualcuno clegli intenti qui sovra accennati; ed in special oo n · ]' · modo procurerà di coprire dalle moles tie dell 'avversario esercito proprio, intento ad alfettuare la mobilitazione od a concentrarst dietro qualche linea importante. Lungo una frontiera del ineata da una. catena montana o dal corso cli un g1·osso fiume, la cavalleria de,e specialmen te guardare lo Yie, gli sbocchi ed i passi che conducono nel proprio territorio, che in tale circostanza rappresentano altrettan le corren ti d'invasione. In queslo caso, o per dare nella difensiva maggiore consistenza, possono con vantaggio essere aggregati ai co rpi di cavall eria nuclei di fan Le1·ia, specialmen te tt·at.tandosi di prolungare la resistenza. su punii jnteressanti come passaggio cli montagne o di fiumi, o per la difesa di stazioni ferroviarie, di tunnel, di magazzini, di depositi, ecc., ecc . Le truppe alpine, già scaglionale lungo la fronLi era, potranno coadiuvare l'azione della cavalleria ed agevolare grnndemente il còmpito ed in tali circostanze potl'anno anche i grancli r iparti cli cavalleria app tedala sp iegare un'efficace azione difensiva. La Francia, ammaestrata dall'esperienza clell' ul tima guerra, mantiene in pace sei divisioni indipendenti di cavall eria, delle quali quattro sono dislocate nella parte N. O. del suo territorio· in pro:;- · si milit della l'ront.iern tedesca e belga. La Gel'mania Lione forniate noi !empi ordinari sollan to tre divisioni indipendenLi di cavalleria, delle quali una di stanza nell'Alsazia-Lorena; ogni disposizione però è data preventivamente arnnchè allo scoppiare di nna guerra, anche le altre divisioni di cavalleria (gli stati maggi ori delle quali sono già costi tui ti in tempo di pace) raggiungano, cornpletnmente organ izzate, la front iera minacciala con la più grande celerità . La Russia, lo stato europeo più riccamente fornito di ca,•alleria, possiede in pace 119 divisioni di cavalleria in perfe tto assetto di guerra; cioè 15 divisioni di cavalleria d'armata (fra le quali una del Caucaso), una divisione corazzieri della guardia, due divisioni guardie di caval leria e un a divisione di cosacchi del Don. Così in R11ssia come in Germania ed in Francja, a ciascuna delle delle diyisioni è perennemente assegnalo un certo numero di bai-
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·terie a cavallo (due o tre), le quali sono sempre pronte a marciare coi corpi di cavalleria cui sono addette. Dunque le grandi potenze militari estere nulla lasciano di intentalo; è quindi a desiderare che anche in Italia, i grandi reparti di -cavalleria, insieme agli stati maggiori stabili, sieno concentrati, se non permanentemente, almeno per peri odi di mesi, nella stagione favorevol e, e ciò allo scopo di in lraprendere talune dell e grand i operazioni, qu i sovra indicate, che esigono tulio il tempo, lo studio e la calma della preparazione perchè riescano poi rapide ed efficaci nell'azione vera. Compiula la mobilitazione, ed anche in parte od in Lo tal illt il con- nufa.nl " centramento dell'esercito, i vgrandi riparti di cavalleria, a norma lrmodssech.'· prl'cr ono 11 ,cael piano di Ouuerra prefisso dal comando supremo, dovranno: o cozz~ _dogli 1 · CS(•l'CIIL continnure nell'offensiva intrapresa, in quelle direzioni che saranno (.~l'ansco. . . . prrtaJ determinate ( e ciò allo scopo dt agevolare e coprire la marcta ava nit -clei corp i di esercito) ovvero li mitarsi a mantenere il contatto col nemico sul fronte delle operazioni e resi stere èon lro i partiti di cavall eria an<ersaria che tentassero di penetrare nella nostra frontiera per raggiungern quegli obbietti vi di cui è detto sopra parlando dell'offensiva . Così nel primo come nel seco ndo caso, questo servizio eseguito dalla cavalleriafuori del campo di ballaglia, e sempre col doppi o intento della sicurezza e delle informazioni, è denominato presso cli noi : « l'cwanscoperta ». Ci rca. l'attuazione dell'avanscoperta no i troviamo nel libro V del Regolamento delle truppe i,~ gnerra, una guida sicura, ove con uno stile forse troppo conciso sono indicate le norme generali clirettire ,nelle vario condizioni del terreno. Due sono i sistemi che può seguire il comandante della avanscopet·La; il primo, in terreno rotto e coperto, poco favol'evole all'azione della cava ll eria, quale generahnenl es i riscontra in ftalia; il soconclo, in terreno piano, e quindi meglio atto ai concentramenti e spiegamenti dell e masse. Col pri mo sistema (terreno copel'to) la truppa in avanscoperta marcia su tre linee: una prima cli squadroni espio· 1·anti, preceduta da pattuglie di scoperta; una seconda di squadroni ,di r inforzo o di sos tegno, a breve distanza cla quelli esploranti, ed una ie1·za formata dal· grosso . Col secondo sistema (terreno piano) si
DELLA CAVALLEIH.\ '70 prescrivono invece due sole linee: la prima formata come sopra, la· seconda rappresentala dai grossi . Nel primo caso, e visto che nel terreno rotto e coperto l'azione dei grossi non riesce sempre possibile, in causa delle gravi di fficoltà degli spostamenti laterali, si ammette che l'azione alla periferi~ de<Jli stess i squadroni esploranti, coadiuvali, al caso, anche dagli i:) • . • squadron i di so:;tegno, sia sufficiente; si avvene anzi, logicamente, che ques ti scontri parziali, non devono, in massima, considerarsi come dannosi poichè per mezzo di essi si possono ottenere precisamente i risu!Lati che sovra un terreno piano ed aperto richiede r ebbero l'intervento del grosso; e da questa premessa si arriva alla regola fondamentale cli dividere la regione da esplorarsi in varie sezioni, affidandone la esploraz ione ad adeguali corpi(o colonne), i qual i devono, per norm.a, calcolare sovra se stessi, essendo diffici le che in sirn ilì terreni gl i squadroni ed i grossi delle varie colonne possano riunirsi in tempo per un'azione comune. Date poi codeste singole colonne procedenti parall elamente sovra diverse sezioni· di terreno, si ammelle anche eccezionalmente una riserva generale dietro i grossi e procedente sulla diret.lrice cli marcia. Non occorre ricordare che le varie colonne devono man tenersi colle(Jate verso il centro del sistema, e che anzi da tale servizio diligeno tissimo dipende il successo di simil i operazioni simultanee·. Circa la dislanza e gli intervalli , premesso sempre che sono fissate dall a natura del terreno, dalla situazione di guerra, dalla forza disponibi le, dalle condizioni cl imaleriche, ecc . ·ecc ., si arriva alla massima o(Jenerale che una divisione debba tenere un front.e di esplorazione di 20-24 ch il ometri, qu indi una brigata la metà ed un reggimento il quarto . Gli in tervall i frn gli squadroni esploranti, spin ti innanzi da !HO chilometri, si fissano da 5-7 ch ilometri. Trattandosi invece di avanscoperta in te1··reno piano (ed ammesso jl fronte di esplorazione, gli intervalli e la distanza, nella misura sucldelLa quale massimo limi te) si prescrivono, come è già detto sopra, due sol.e linee. La prima, quella degli squadron i esploranti (sempre preceduti dalle pattuglie cli scoperla) col còmpito esclusivo cli esplorare e di agire o[ensivamente solo quando ciò sia inclispensab·ile per l'e.secu,z ione della niissione 1·,ictu1ita; la seconda, composta dal grosso, incaricato specialmente di sostenere gli espio-
STUDIO E PROPOSTE
ratori e quindi di combattere. In coerenza a tale precett~ si vietan~ i distaccamenti non asso lutamente necessari e si raccomanda dt mantenere i grossi compatti, ripartiLi però anche, se vuolsi, su una O due colonne per diminuire la profondità ed agevolare le risorse viveri e foraggi, pnrchè il terreno permetta un facile e . .. . pronto concenlrameo l.o. La differenza fra i due sistemi consiste, in ultima anal1s1, m questo : che nel men tre c0 l primo (terreno coperto) _i reparti co i sostegni aEa. periferia debbono combattere per scoprire le foi:ze del nemico e per farsi strada· attraverso aél esso, col secondo mvece (terreno aper to e pi ano) i repart.i all a periferia debbono tasta-re, osservare, r iferire, ma non impegnarsi nel com ballimento appunto pe1· non fall ire all a loro miss ione principale - l' esplorazione. [n ambo i sistemi si ammette, nell'ordine di marcia, la proporzione norma le, nella ciistribnzione della forza di metà o un terzo all'avanguardia, di metà o due terzi ai grossi . . . . Circa l'ar'liglieria si prescrive ,di non tenerla tulta riunita e eh ripartirla. piuttosto fra i grossi, in moclo però che possa concorrere all'azione delle singole colonne, in tempo opportuno . Quanto al collegamento si ammette il pratico sistema delle linee successive, segnate da acciden ti del suolo, a distanza di 6-i!O chilometri, e ciò allo sc1Jpo di evitare il soverchio imp iego di piccoli riparti e cli cavalieri isolati. Nell'-inconlro col n emico si pane naturalmente dal supposto che la cavalleria. avversaria manovri con intento uguale .al nostro, e si accenna ai due mezzi di azione, e cioè, all'operare per industria, ovvero di viva fo rza. In ambi i casi dov.enclosi otlenere l'obb iettivo principale e cioè arrivare sino alle I.ruppe retrostanti , mascherate dalla ..:a.val leria, si raccomanda, una volta raggiunto il contalto col nemico , cli mantenerlo ad O<Jni ~osto, salyo (ben inteso) che cono dizion i nostre speciali esigano invece di sotlrarvisi. Ammesso iI doppio còrn pi Lo dell'esplorazione per industria e dell'azione decisa, si vuole una. larga estensione del fro nte di osservazione, ed in pari tempo anche la possibilità, anzi la faci lità. di concentramen to per fa.r massa sul punto di attacco . Iniziata l'azione, si prescrive di andare n fo ndo senza preoccupàrsi della r;lirata, e ciò in base al principio « che ima lmona cavalleria saprà sempre t·1·ova1·e il m oclo cli ap,r-i?·si nn va1·co ».
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DU LA CA\",\ LI.ELUA
Codeste, in brerissimi termini, sono le norme generali direllive che deve osservare il nostro esercito in servizio di avanscoper'la. Il libro V fa pure menzione del posto pel comandante dell'avanscoperla, della compilazione degli ordini del giorno, della fermala prolcl.la, elci cambio delle truppe e da altri parziali precetti relaLivi a colai i servizi. Come ben si scorge il comandante dell'av:rnscoperla, prima d'inizia1·c l'azione, elevo, secondo il terreno, determinare in modo preciso il sistema da seguire e l'ordin<' di marcia da adottare. Nei Gasi dubbi poi, e co:;i p. e. quando s'incontrano terreni piani, ma cli difficil e comun icazione in causa di canali, burron i o strade divergenti, ovvero ancora terreni coperti e coltivati, ma di facile comunicazione con strade buone e parallele o convergenti, si dovrà affidare al criterio clei comandan ti delle colonne la scelta del sistema e dei mezzi più addalli per raggiungere lo scopo. Nè devesi dimenticare come nelle grandi zone di paese la natura del terreno possa variare, e come sia quindi necossario il preparnrsi a tale eYentualità, locchè dimostra sempre piu quanto sia difficile il da.re precotLi ossi in tale argomenLo. A titolo cli esempio, e per megl io esLinsecai·e la questione, vogliamo supporre che appunto per le svariate condizioni topografiche cli un terreno alternativamente coperto ed aperto, la cavalleria di un partito A proceda in avanscoperta su tre li nee, cioè col primo dei sistemi gitL sonacccnnali, e la cavalleria di un partilo B proceda invece su due linee, cioè col seconclo di codesti sistem i (11). Il parli Lo A marcierà su tre colon ne coi 1·PlatiYi squadroni di sostegno e co i grossi al venice de i tre settori, naturalmente poco lontan i; il parli Lo B avri, invece, colla stessa estensione del fronte, una prima linea sottile, ed al vertice, più distante di due terzi, terrà la sua riserva.. Le cavallerie avversarie arrivano al contatto; il partilo A squarcierà probabilmente la linea soLtile elci partito B, nei punti :r, y, z e procederà avanti ccleremente su lle tre direzioni prefisse. Gli esploratori del partilo B avranno an-isalo in tempo (malgrado il O) ì\'ella preparazione, simili e;crcizi potrebbero offrire larl(o cam1>0 di ossenazion i pralirhr.
STUDIO F. PROPOSTE
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lungo percorso) la loro riserva, circa i tre allacchi simultanei; ma avranno essi potuto anche indoYinare o seguire, e quindi riferire hene, circa la clirezione presa dalle singole colonne A? tali avv isi arriveranno essi simultaneamente? t:'d il comandante la riserva potrà arguire con qual e forza cd in qual e vera direzione donà far fronte al nemico? Ecco la questione. In altro caso. si ::upponga, invece, cbe il parlilo B sia riuscito colla sua prima linea sottile a penetrare fra le tre colonne del partilo A e che la sua r iserva vogli a eseguire compatta. una. ricognizione offensiva. Con tale manona, assai probabilmente, la cavalleria del partilo TJ avrà bai.tuta una ed anche due delle singole colonne miq1ori del partilo J, e queste, se perduto il collegamento ed ignare della sorte delle altre colonne, esiteranno ad avanzare per non essere tagliate dalla loro base di opcrnzione. Il grosso del parLito B, .che sarà penetrato fra le ~re colonne del partilo A, procederà adunque sino alle truppe retrostanti senza grave Cùntrasto e raggi ung"!rà l' o])biettivo prefisso con una forza che gl i permetterà, sia di mantenersi dove sarà giu nto, sia di relrncedere e cli aprirsi un varco in qnella direz ione, che gitL da es~o prima esplorata, potrà riescirgli piu vantaggiosa. <:erto però (e tale appunto è il concelto pratico che ha sen·ito di guida nel li bro V per l' impiego della cavalleria nei nostri terreni coperti) che il successo di questa seconda operazione dipende in tutto dalla possibilità pel partilo TJ di spiegare le masse della sua r iserva o del suo grosso, senza cli che le co lonne A, anche di fo rza, molto minore, avrnnno,con successivi auacchi parziali, e di fianco, un dec iso vantaggio. Ciò che in ogn i caso sa.rit della più altn import,rn;1,a per procedere su clirerso colonne si è il collegamento, a manLenere il quale, come accenna già in genere il libro Y, occorre una. cavalleria che abbia grande pratica, sia intraprendente e temperata alle fatiche, e che uffici,\li e graduati abbiano acquistato tutte le qualità cheoccorrnno, in alto grado per Lali servizi. La sitna:;ione cli gue1Tci, nell'ampio significalo cl1e a questa parola si accorda, dovrà pure, in molti casi, costituire la determinante circa la condotta da tenere in codeste grandi operazioni a fine sLrate_gico, d-al di cui esito dipende, in tanta parte, la sorte degli eserciti.
STliD!O E PROPOSTE
DEl,L.-\ C.-\V.\LLERl.-\
Noi non dobbiamo anche dimenticare, ciò che fu tSià ripetuto ar · trovo, come cioè, colle grandi masse di cavalleria, ai cui dispongono le potenze europee, assai J)l"Obabilmente i vel i sollili 11011 saranno impiegati se non per le dimostrazioni, mentre l'r.zione principale sarà. diretta in altro luogo e con altri mezzi . In genera le adunque devesi pm· convenire che la nostra cavalleria si Lroverit di fronte a forze· considereYolì, e che perciò, anche a costo del servizio pesante pel maggior impi ego di forze e della grare di.fficollit del collegi,mento, ,11e emergerft pur sempre la necessità cli trovarsi in condizione da potersi validamente difendere alla periferia, sia per non alterare Lullo il sistema dell'avanscoperta, fin dall'inizio delle operazion i, sia per sqnarciare la linea nemica . Col sistema n di1e lince si rende, è vero, l'omaggio clovnlo al p1·incipio superiore dell'unità cli azione; ma bisogna pnre cons iderare che trattandosi dell'arma di cavalleria, la rapidità. deve entrare quale fattore principale nei criteri e nelle previsioni circa il suo impiego. Il problema a risolversi sarà certam ente sempre fra i più ardui,. poichè se da un lalo si presentano eviclenLi i vantaggi dell'azione SLL tre lin ee, ,·i appaiono pure maggiori le difficoltà dell'esecu · zione efficace, e sovra tibtlo del collegamento, e quindi dell'un ilà di azione. La soliclitil della truppa, il suo grado di preparazione ed istruzione e quelle qualità che occorrono a luLLi in alto [!melo, e cli cui è dotto qni dietro, come pure la resistenza dei cavalli- di sì alla importanza - dovranno adnnque in ultima analisi decidere, anche indipendentemente dalle condizioni del terreno e dalla situazione di guerra , circa la passi hil itt1. di accingersi ad operazioni più o meno com plesse . Non occorre· rammentare come a complemento del servizio di avanscoperta riesca nlidissimo il concorso di speciali pattuglie incaricale di mission i, gitt prima bene determinale . Le pattuglie ufficial i poi, affatLo indipend enti, ed in\·iate a grandi distanze, possono valer meglio di qualsiasi altro mezzo per ollenere l'intento che si prefigge il comandante in capo. ~ ella guerra del 70-7-1 vi fnrono esempi di notizie pori.ate da uf(ìciali ard iti ed inte\l icrenLi che eb" bero conseguenze della più alla importanza. · Nella ultima o-uerra I)
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turco-russa si fece pure un grande impiego di pattuglie ufficiali, e sempre con esito fortunato ed oli.im i risulta ti . Circa tale oggetto mi si conceda una riflessione. -L'essere chiamati ad una simile mi:;sione è il più grande onore che possa sperare un ufrìciale cli cavall eritl, in guerrn, è un brevetto di piena fiducia nelle sue qua lilit morali ed intelleLtua.li . Ma, come in tuuo il resLo , anche per compiere tali missioni, occorre una. speciale preparazione nel tempo di pace; preparazione che senza provvedimenti precisi, e diciamo pure, senza specin li mezzi di incoraggiamento, clifnciJmenie si ottiene(,!). Come è ben facile intendere codesta prepa.razione consiste eziandio nel forn ire agli ufficiali di cavalleria, cavall i di sangue per poi n1 1trirli con abbondante avena , qnell'avena che nel corpo del cavallo deve rappresentare precisamente il carbone nell a locomotiva (2). Nei paesi oYe lo spi rito militare e mollo sviluppalo, ove la passione ippica domina nelle classi superiori, ove le istituzioni mili tari si fondano su grandi tradizioni, ed ove l'arma di cavalleria conserva lullo intero l'antico prestigio, molti gioYani, appartenenti alle primarie famig lie, comp iono il loro serl'izio nei reggimenti, e coi mezr.i pecuniari d i cui dispongono , cla una parte, e co ll a passione che deriva dal pos-,esso di buoni cavalli , dall"alL1·a, offrono un largo e prezioso elemento per tali imprese. In Italia, codeste condizioni favorevoli non esi5torrn; l'iniziativa personale non vale senza mezzi adeguali, e fa mesLieri quindi si pensi seriamente a. promuovere misure alle a colmare una lacuna che anebbe 1111a ben triste influenza sulla azione della cavalleria in campo . Noi aub iamo, insomma , bisogno di una erncace preparazione ai campi:, nei vasti spazi, nelle vasLc estensioni di terreno, nella vi La, nelle abitudini dei partigiani poichè iuqtrnsLo modo soltanto si sono formate quelle ca,,allerie le di cui gesta sono ora oggetto di leggenda. Le Lranqnille abitudini della guarnigione so no la ne(1) Haccomando agli umciali di carnlloria cli leggere nella Rii;i,;lt1 .llili/are del r11bbraio scorso come s, procelle in Russi,, por tale prcparnzione. (2) Non è nmmiss.ibil e <:ha i cavalli dogli umciali cli c,ivall eria abbiano soli 3 cltilogramm i di avena, precisamente come 1p1 el li dr:gli ufllci~l i cl i ranLeria elio procedono
oi pc,sso.
DELLA CA VALLElUA 16 gazi()ne di questa preparazione , e se pure le condizioni del paese impongono la guarnigione per i mesi dell'inverno e della primavera, pue converrebbe in qualunque modo (anche col. sistema · di barraccamento tutelato dai raggi del so le con piantag ioni ombrose) che nella stagione estiva ed autunnale, come è già detto sopra, le brigate e Je divisioni fossero raccolte ed esercitale continuamen te in quelle imprese che nella guerra formano l'essenza della !Òro azione e miss ione. · In questo importante servizio non è la materia bruta, ma l' intelli:genza: e la pratica dell 'a rte che debbono predominare.
STUDto E PROPOSTE
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della ma.ssa di cavalleria prorompente. LR certezrn del successo stà . nell'azione ful minea ». SkobelelT, pochi_giorni prima della sua morte, scriveva : « In generale io ritengo per assolutamente falsa la convinzione . che di fronte al fuoco della fan teria od artigli eria, la cavalleria non sia più un grado di operare. ~·on pongo in discm,sione che una buona fan teri a debba trattenere, non solo cavalieri isolati, ma anche intere divisioni di cavalleria; ma la storia ci dimostra: specie a noi Russi, . molli esempi del contrario >>. E tale infaui è la verità. In rnoclo assai incompleto .si possono indicare le svariale opera-
Esaminata l'azione indipendente dalla cavalleria lungi dal campo 11 e d~t~,~ 11 di battaglia, siamo ora giunti a.I suo imp iego durnnte e dopo il C();r,;r,o d.egh d z· . . eserciti. co,.zo eg i esm·c1 ti . l i coirnrndante di un grosso corpo di cavalleria, che ha la direzione di tale servizio, entra da questo momento in una fase nuova, duran te la quale, ed in segujto ad i.struzioni, deve (anche a grandi distanze) saper cogliere le occasioni per esercitare una parte essenziale nello svolgersi dell'azione generale. In questo caso l' abilità del condottiero della cavalleria consiste nella scelta di una posizione donde, con rapida mossa, possa piombare ladclo,'e la sua presenza lo esiga . Qui app unto si paleseranno le vere doli del condott iero della cavallei:'ia, e cioè: l' istinto, l' intuito.della situazione, nelle varie fasi ,e vicende della battaglia; la prudenza onde non recare incaglio e ,confusione aJl e truppe di fanteria impegnate nel comllattimento; il colpo d'occh io per saper distinguere ed apprezzare la probabilità di riuscita, e finalmente l'ardimento, lo slancio e !"audacia nell'esecuzione della. presa determinazione. Malgrado tutte le teorie circa l' impossibilità d'aLLaccare una fan' teria non anco rti scossa , rimarrà pur sempre un a:,sioma per il vero ,ufficiale cli cavalleria: « che pote.ndo piombare (notisi bene) a brl7ue clistanza etl a grande ,velocità sopra un corpo di fanteria, questo non resisterà, poichè è ben provato che anche un solo mo1.mento di es itanza, d' incertezza o di panico nelle prime file di quest'ultima, pone tutte le truppe retrostanti nell'impossib ilità di far . fooco_.per non colpire i propri riparti, già scossi dal\' imponenza e
zioni che il comandante di cavalleria può dirigere ed effettuare durante l'az ione generale. Le principali sono : Portarsi sopra un fianco ed ·anche alle spalle dell'ordi ne cli battagl ia dell'esercito avversario, ed impegnarvi, col soccorso di grosse masse d'artiglieria, un'azione effì'cace e qualche volta decisiva.; preparare ed agevolare una manovra, di cui lo scopo può esseee cl i girare una delle ali della linea nem ica; opporsi a viva forza all'effettuazione di analoga manovra per parte di un avversario intraprenclenle, o almeno darne avviso per t~mpo ; prevenirlo e ritardarne l'esecuzione; contro attaccare risolutamen te ogni ritorno offensivo della cavalleria nemica; coprire provvisoriamente i vuoti che venissero a verificarsi nella linea di battaglia; arrestare momen taneamen te l'impeto della fanteria nemica; as;,icurare un'ala non bene appoggiatci ad ostacoli naturali; accorrere nella direzione di colonne nemiche che stanno per piombare sul campo di battaglia e ritardare il loro concorso nel combattimento. ecc. ecc. Da questo cenno si può capire a sufficienza il còrnpito riservato alle divisioni ed al le brigate di cavalleria sul campo di battaglia, e quan to arave errore sarebbe il relegare questi corpi, fin dal principio del ~ombattimento, dietro la linea di battagli a, come si verificò p. e. a Sadowa per parte degli Austriaci. Ma ciò non vuo l dire ancora che la cavalleriR debba agire ad ogni costo, e continuamente. Contro simile errore è d'uopo anzi premunirsi per noo lasciarsi trascinare ad imprese in~onsidera'.e ed inconsulte, anche quando la passione o l'amore dell a glorm tentano imporsi alla ragione. Un'azione precipitata e non razionale,
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STUDIO E PROPOSTE
DELLA C.\ VALLElUA
oltre all 'i nutile sacr ificio di vite umane, ed alla perd ita del prezioso materiale cava lli , può condurre a deplorevoli conseguenze, dacchè, pure nelle migliori ipotesi, si sciuperà una forza, il di cu i impiego, qualche ora od anche qualche momento dopo , potrebbe palesarsi della massima importanza. Se il generale Galli fct scrisse: (< il più grave è.i tutti gli errori per la ca,·alleria è \'inazil)ne » un suo ill ustre predecessore, il maresciallo Pelli ss ier, osservando la memoranda cari ca dell a cavalleria ingltse a Inkermann ebbe pur a di re: « C'est beau, mais ce n'est pas la guerre». I tempi cavallereschi di Luigi XIY, quando i brillanti ufficial i cede,•ano al nemico la precedenza nel!' aprire i fuo chi, sono passati, e nel noslt'O secolo prosaico, cosi nella pace come nella guerra, si pesa, si calcola e si opera poi solo fine di ottenere risullali positiri Io credo adunque che lo scorazzare galoppare intorno ai camp i di battaglia per cercare una qualsiasi opportunità di azione, possa nuocere anzichè giovare, tanto più, come gi~i si è dello , che una cavalleri a, sapientemente risparmiata durante l'azione, avrà sempre un grande còmpito dopo la battaglia. Le infinite rec riminazion i lanciate alla cava lleria, specie dopo le ultime grandi guerre, quando si palesò la sua inazione, sia noi soslenere la ritirala dopo la disfalla, sia nell' inseguimento dopo la villoria, prornno la necessità. cli mantenere pronta una riserra per un obbiettivo fina le che, nella maggior p,arte dei casi, decide dell'esito di una intern campagna. « Azione dunque, decisa ecl anche spietata, ma. ·intelligente, » ecco la vera soluzione del p;·oblema. La storia della guerra insegna che rare volte l' esercito vincitore fu avvednto a segno di coronare la villoria lattica con l'atti,,ità strategica della cavalleria (inseguimento). La ragione di ciò puos:;i allribui re al fallo che le battaglie durano quasi sempre sino all'imbrunire del giorno, e che è interesse dell a parte perdente di prolungarne il termine fino a sera per sottrarsi poi, con ma rcio forzate all'i nseguimento . Ben soventi l' esito incerto di una giornata campale o la mancanza d'info rmazion i circa la sorte dei corpi d'esercito lontani, l'ignoranza circa la veni condizione dell 'avirersario, la spossatezza dopo un'azione prolungata, ovvero anche la stessa soddisfazione della Yilloria, non pormellono di misurare quali enormi vantaggi :,i possono trarre dall'inseguimento .
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Ad ogni modo egli è certo che un buon co ndottiero dolla caval.leria deve distinguel'e il momento in cui avviene il periodo decisivo del comhattimento; e quindi afferrare il momento per iniziare l'azione, e valendosi della celeritil delle proprie mosse e della prontezza nell'esecuzione, accorrere, coadiuvato da ballerie d'artialieria o (a cavallo) nella direzione della linea principale di ritirala del nemico per piombare vera procella aequestl'is, sulle di lui colonne, mellendovi lo scomp iglio, il terrore e la dispersione. . Qualora, al contrario, il còmpit.o della cavalleria divenga quello d1 proleggere e coprire la ritirata dell'esercito sconfiLLo, dovrà essa sapersi sacrificare pH trallenere la cavalleria nemica irrompente. In quei momenti solenni, ove soventi nessuna forza di volontà, nessuna 1·agione valgono più a ri co ndurre le truppe, già alirante '<lalla fati ca e profondamente scosse nel morale, l'azione della. cavalleria deve sovrastare. ·on si tratta più di slancio o di brillante co-raggio per Jttenere parziali successi, ma bensì di profonda coscien.r.a del prnprio dovere, cli piena fid ucia noll'ef!icacia della propria azione, di intera fede nelle grand i tradizioni dell'arma, e qui udi tlell'eroica abnegazione, che impone la generosa effusione del proprio s angue per l'onore delle nostre anni e per la salvezza della patria!
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III. La cavalleria. bene sperimentata..
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Si è accennato al còmpito, all'azione della cavalleria, nelle vari e fas i cli una guerra, allo scopo precipuo di ricordare quale somma di atti vità, di lavoro, cli intell igenza e di pratica d'arte occorra nella sua preparaz ione, dal comandante all'ultimo gre~ario . La necessità delle innovazioni si rende manifesta da questo solo fatto che mentre la cavalleria è ch iamata. in guerra a si grandi e si svariate imprese, si è diminuita la permanenza sotto le armi , la f~1 e cruindi il tempo ut;te per istruire e per addestrare. Una simile condizione di cose non fu forse abbastanza avvertita pel pas-
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DEL.L.\ CAVA LLRRIA
sato, ma coliti !iuova riduzion e di un anno conviene in qunlsiasi modo occuparsene Col succeders i delle ammin istrazion i, coi continui cambiamenti di cose o di uomini, si sono anche sowapposti i còmp iti vecchi ni còmpiti nuovi; le aggiunte, i supplementi si seguono senza interruzione da una parte, e dall'altra sono lalciati i mezzi per raggiungere i fini. Al sempl ice edificio dei tempi audati si so no aggregate nuove costruzioni di ogni stile; è quindi palese il bisogno di tracciare· nuove linee atte a rappresentare un insieme più armonico, pi ù corretto, più semplice. Venti anni or sono un reggimento, coll e ferme di 8 e non di ,i. anni, contava 600 cavall i e 750 uomini : ora siamo già a 900 cavalli e 11100 uomini; non si sono aumentati i qua.ùri, e si sono accresciute assai le esigenze del senizio, dell'amministrazione e delle islrnzioni. Insensibilmente e colle sempre nuove esigenze estranee all'essenza dell'arma. (poichè si Yolle assimilare anche nei reparti di istruzione la cavalleria alla fanteria l) si è staccato, si è all ontanato il carnliere dal ca,allo in modo da far nascere quasi la presunzione che sia un'appendice ciò che invece costitui sce la sola ragione di essere dell'arma I Da qualche tempo si sussurra qua e là, e specialmente dopo le grandi·mauovre, che la ca valleriu non si trova all'altezza voluta, che non si manifesta più quella bri llante azione, quell'intellig:enza tecnica, q11olla pratica d'arte, quella fermezza in sella, che formayano l'orgoglio clell'aoticacavalleria piemontese. Senza indagaresecodesti appur1ti ,ìbbiano fondamento, gio,,a, spernre almeno che il sentimento del giusto e del Yero prnvalga nella ricerca delle cause, ed allora si capirà che se per diriger~ le grandi nn ità della cavalleria agli al ti scopi strategici occorre la scienza, per la sua preparazione ed istruzione, invece e per guidarla e comandarla, in campo, occorre una p1'atica dell'arte, che certamente non s'impronisa. Perchè la cavalleria r iesca « bene csperiinentcitci » conv iene che tulle le cure sieno rh olte all'istruzione del carni iere da campo, e çhe nei vasli spazi di terreno, ufficiali e so ldati, non distratli da altri pensieri, ma legati per così dire ai loro ca,alli, si formino una specie di seconda natura e diventino poi quegli abil i partigian i ed esp loratori che è impossibile di improvvisare coll'educazione e le al)ilndini della raserma .
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Tale è il concello che serrn di base alle mie proposte. Se la cavalleria rappresen ta << la ca1·atte1'istica della specialità» non havvi dubbi? ~he i suoi ~rdini debbano anche corrispondere a questa carattonst1ca, che s1 allontana tanto dai ·criteri su cui si fondano le altre armi . Chi mole lo scopo deve anche volerne i mezzi. Partendo da questo principio e dall'esigenza di possedere una cavalleria « bene espel'imentata >) tratterò qui: 1° Della chiamata anticipata del le l'eclute affinchè sieno istruite ed addestrate nei mesi di autunno e di inverno e che possano concorrere in tempo cogli anziani, allo svi luppo ed al perfezionamento delle istruzioni da campo; 2° Dell'ordinamento e della riduzione dell'effettivo nei reaaimenti in guisa da co rrispondere alle esigenze dell'efficace pr;;arazione; 3° Della riduzione e semplificazione dei conaerrni amministrativi, dei servizi e delle istrnzioni, rispetto alla b;e:ità della fe1ma ed alla divisione del lavoro e della responsabilità diretta. . Riguardo al « numero sufficiente», tenendo calcolo delle gravi c~1fuco(tà finanz iorie ct~e ci impediscono di aumentare, per ora, J effell1rn della cayallena, tratterò: 1 1° Della formazione cli compagnie di tiratori scelti, atti a fars i trasportare a cavallo e da aggregarsi permanentemente ai reaai00 menti di cavalleria; 2° Della convenienza di affidare il servizio di sii:urezza vi~ina allR fanteria, per impiegare il marrgior m1me1·0 cli cavalleria nelle . o imprese e nell'esplorazioni lontane.
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Non è possibile che la cavatle1·ìa si applichi con VM'O successo Chiamata « pe1· 11esc11 · · · .e bene esperimentala · . » fin cM la chiamata delle rreclwe <lelle reclute non si e/J'ettui nel mese di settemb1'e. - Codesto è un'assioma che s'i~pone al tecnico con una evidenza assoliita. Si tratta, insomma, dell essere o non essere dei nostri reggimenti. Colla ferma che è ora ridotta in cavall eria ad anni quattro, venendo le 1:oclute a rappresentare circa un terzo della forza presente, tale questione assume una gmvità eccezionale. Si ammette che le guerre scoppiano generalmente in primavera; ANNO XX\'Lll, VOL. IV.
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DELLA CAVALLERIA
si sa che col nosi'.ro sistema di reclutamento occorrono lunghe giornate prima che le classi anziane arrivino dai lontani distrett! i e come potrà adunque compiere la cavalleria, dt1,ra,_ite la mobilitazione dell'esercito la sua missione, forse l'essenziale, se un terzo della sua forza sarà rappresentato da reclute che non sapranno stare ancora in sella, ovvero se sì dovrà attendere l'arrivo delle . . classi in congedo illimitato? Nessuno io spero crederà che le 300 reclute nmanentl al deposito possano essere istruite con cavalli di requisizione, i q~ali a~bisoonano a loro voltn. dì essere addestrali; d'altra parte se s1 Iasc1asse;o al deposito i cavalli provetti, a qual forza sì ridurrebbe il reg· . . . gimento mobi lizzato? Dì qui non si sorte: o bisogna condurre tn guerra _cav~lten del~olìssimi, quindi incapaci a combattere; o bisogna lasciarli al deposito con centinaia di cavalli provetti (quindi diminuire di tanto l'effettivo dei combauenti) ovvero bisogna perdere, per quella guena, una intera classe. Con evidenza ancor maggiore, se possibile, appàrequale e quanto danno derivi dalla tarda chiamata delle ree!ute dì cavalleria allo svol"imento normale dell 'istruzi one in tempo di pace e quindi al è> perfezionamento dell'arma. .. . . Lo squadrone conta. una forza p1·esente di uom1111 e eh_ 140_ cavalli circa. Colla permanenza sotto le arm i, d1 quattro anrn, noi avremo quindi in ogni squadrone dalle 60 a 65 r~clute almeno. Per l'addestramento e l' istnizione di codeste reclute s1assorbono le forze vive di uno squadrone, e cioè un ufficiale, uno o due sergenti e ~re capo t'ali, indi 60 a 65 cavalli; tutto ciò col siste~a att~ale d_ella ch1a. rn·ata in gennaio, od anche in dicembre, vale a dire nei_mes·i appunto ·nei quali il capitano dovrebbe addestrare e perfezion(}/te la sua truppa anziana I . Le reclute arrivando in dicembre sciupano almeno un mese fra vestizione, vaccinazione e primissima pratica del c,wallo; in meno di sei mesi interi è impO$Sibi1e, non già di fo rmare un cavaliere, ma di metlere anche solo discretamente un uomo in sella; onde prima della fine di luglio non si possono far passare le reclute agli anziani. Deducendo adunque, dai HO cavalli di uno ,;quadrone 60 cavalli per le reclute, poi circa20 cavalli giovani da addestrarsi,
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25 cavalli fra ammalati ed esenti, da tiro o comandali, si av~ insieme oltre a cento cavalli impiegati altrove, e rimarranno quindi circa 40 cavalli a disposizione del comandante di squadrone pet" 'l'istruzione giornaliera di ,J ·15 so Ida.ti anziani, dal gennaio '.ali' a- ' gostol Nè basta; partendo i reggi menti, quasi ogni anno pet' le manovre o dì brigata o di divisione, in luglio od agosto, il capitano avrà avuto mai prima del le manovre, il suo squadrone, nè riunito nè esercitato f Succede, è vero, che, in alcuni reggimenti, le reclute sono incorporale agli anziani perfino nel mese di giugno (precisamente tome nella fanteria: I), ma simile sistema compromette seriamente l'avvenire d'ella nostra cavalleria. D'altro Iato, quando un reggimento deve prendere parte alle manovre di brigata o di divisione, Jocchè si verifica quasi ogni anno, i comandanti si trovano nella duris::;ima alternaLiva: o di condurre alle grandi manovre le reclute, appena esci te dai maneggi e debolissime in sella, alterando così ogn i loro progressione regolare, ovvero di lasciarle alla guarn igìone esportando i loro cavali i (per partire con squadroni dì 1100 cavalli) ed in tal caso rimane totalmente troncata quella istruzione a cavallo nei mesi appunto che richiede il maggiore sviluppo I Si noli poi ancora che col confondere le reclute agli anziani, ali-e grandi manovre, si scema d'assai il valore della truppa per quei servizi che pur richiederebbero la maggiore ab ilità ed esperienza. Non è possibile ponderare e calcolare bene tulle le conseguenze dalla tarda. chiamata delle recl ute senza sentirsi l'an imo profondamente turbato. Coloro soltanto che hanno passato la loro esistenza fra le truppe sanno quale influenza, specie morale, eserciti simile condizione di cose fra il personale di un reggimento I Si. dice che havvi la questione finanziurìa di mezzo; maio chieggo: .quando sarà r idotta la ferma a 4-8 mesi precisi, quale differema di spesa sarnvvi se il contingente cli cavalleria arriverà e partirà in dicembre ovvero in seLtembre? Ammettiamo pure che vi possano essere altre difficoltà di ordine amministrativo, o per le operazioni prel iminari del la leva; ma esse sono affatto secondarie, e d'altro lato converrà pur superarle quando il danno riesce di una geavità . eosì evidente I
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Coll'arrivo invece delle reclute di cavalleria in settembre, appena congedata la classe anzi ana, dopo le grandi mano~.r~, e qu~ndo, anziani hanno terminato per int.ero il loro corso d1 1:;trnz1one, ali t> • • • • ogni cura potrà essere rivolta alla classe ~he ?rnn~e, . Lutt_, 1 ~ezz1 saranno a sua disposizione e dopo selle mten mesi d1 solida istruzione a cavallo sarà essa riunita alle altre classi, quando queste· appunto (fine marzo) sogliono riprendere la loro istruzione annuale nelle evoluzioni e nel servizio di campagna. · Per tal modo i comandan ti avranno sotto la mano l'intera forza degli squadroni dall a fine di m~rzo sino al!'ago~to,_ perfettamenteistruita e preparata per le grandi manovre, e qurnd, per le evolustratez,·on,· delle narandi unità e per il servizio da. campo a scopo · aico _ servizi tutti che senza una conveniente preparaz10n~, ma :ovratuLto senza una graduale progressione della truppa e dei graduati ècl ufficiali, non possono riescire a bene. . . Alle menti pratiche e lucide, per quanto poco rnfon~iate m_torno, alle esiaenze dell'arma di cavalleri11, io dedico queste mie brevi con~ sidera~on i. Si tralla di dettagli, di quei dettagli che sfuggono agh enciclopedici, ma innanzi ai quali ~oi v~cc~i pr_at.ici ci in_chin_i amo perchè ben sapp iamo che per essi so)1 _si arnv~ alla YJt_tona ~ perchè sappiamo che « •nei campi ve1"1, si raccoglie solo C'IÒ che si è seminalo ».
Ordina-
:mento.
Circa l'ordinamento delle grandi un ità della cavalleria, tanto s'èeletto e tanto si è discusso iI} ogni 1.empo, e nei vari eserci~i ~enza arrivare a conclusioni un iformi, da far credere che la qu1sL10ne, pur avendo un' importanza indiscu~ibile,_ raccl~i_uda di!~c~llà incompatibili coll'adozione cl! pro.vvedn~~nt.1 sta ~1lt ~ dec1sm. , Noi scorgiamo anche nei van eserci ti , come e qui dello pai l~ndo della cavalleria nelle varie fa:si cli una g[terra, una nolevo~e. di~erenza di apprezzamenti, prodotti fors'anc_o da cl~v~rse tracl1~1~m e~ innuenze, ovvero dalle condizioni speciali in cu1s1 tronmo1 smgolt vaesi. In ogn i modo iI concetto che predomina è sempre quello_ della formazione cli divisioni di cavalleria, composte da due a tre b1:1gat~, man tenendole al possibile.riGnitc sotto il comando d iretL~ dei capi, affinchè questi, insieme agli stati maggiori permanenti, posS{lnO
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$tudiare od estrinsicare, nella preparazione, i quesiti relati vi alrim piego di code~ta grande unità in guerra. Egli è cerlo pure che l'unità del comando e l'azione indipendente delle grandi masse cli cavalleria durante le varie fas i di una guerra, .dovrebbero consigliare una corrispondente analogia cli ordini nei tempi ord inari, ovvio essendo che nulla nuoce cli più quanto l'improvvisare e l'esigere, allo scoppio di una guerra, ciò che non fu praticato durante la pace. Giova sperare che anche presso di no i non sia lontano il momento in cui si riconoscerà che nessuna arma quanto la cavalleria vuole, cominciando dalle più grandi unìtà, una direzione tecnica indipendente, un impulso diretto, costante ed ef6cace, in :a,rmonia appunto alla sua missione speciale in campo. Per guidare le grandi unilil della cavalleria occrJrrono certamente nei capi facoltà ingenite ed un'in tuizione speciale; ma se codeste .facoltà non hanno avuto alcun mezzo di manifestarsi, dì espli carsi -e di svilupparsi, nella preparazione, se esse devono rimanere latenti anche nel periodo più fa,vorerole della vita di un uomo , ben ,difficilmente se ne potrà apprezzare, in tempo, il giusto valore, nè se ne potrà trarre il voluto profitto nelle occasioni - in quelle oc,casìou i che pure sfuggono con tanta rapidilà I · Se si ammette, come è indiscutibilmente ammesso anche dallo ·stesso maresciallo .Moltke, che la condotta. della cavalleria dipende dalle qualiLà personali dei capi, bisogna pure provvedere perchè in qualche modo tali qualità possano svilupparsi colla pratica. dell'arte - donde appunto la necessità del concentramento, se non permanente, almeno di lunga durata, delle grandi unità cli caval'leria .
La necessità della costi tuzione e del concentramento permanente dì grand: uniLà di cavalleria sotto un comando direLlo, emerge
~nche dal bisogno di aflfatamento , dal bisogno pei capj cli avvicinare e conoscere bene il personale e l'ambiente morale della truppa, dal bisogno infine di guadagnarsi quel prest.igio personale, e cli ispirare quella fid ucia che è condizione prima in una arma <)ve i comandanti tutti , posti innanz·i r1,lla fronte, debbono dare continuo esempio cli slancio, di valore, di decisa superiorità sovra coloro che li seguono.
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Togliendo il nome di battaglione e sostituendovi quello di reggimento, si ha precisamente l'ordinamento che vige ora, e con tanto successo pratico in Germania e Francia (,1) appunto perchè di una assoluta semplicità nel suo organico, e perfettamente in armonia nel suo effettivo colle esigenze del comando diretto. Circa l'amministrazione si vedrà nel capitolo seguente, come essa possa essere concentrata in sedi fisse e stabih . Coll'assimilare poi i reggimenti di 5 squadroni ai battaglioni, si può destinare al comando anche i maggiori od i tenenti colonnelli, ed alle brigate i colonnelli, senza toccare ai diritti ed alle suscettibilitàdegli ufficiali delle altre armi, ottenendo così un altro obbiettivo capi tale, quello di a1Jere comandanti di cavalleria nel vigore dell'età.. Sia adunque per semplificare Lutto l'organismo dei reggimenti e delle brigale; come anche per avere comandanti giovani, senza dei qiiali non avremo mai u1ia, buona cmDalleria, riesce indispensabile che gli ordini interni derivino tutti dal concetto qui sovra enunzialo. Si osservino codesti colossali reggimenti di 900 cavalli con due dozzine di ufftci, con un grande magazzino e con tutte le appendici pel servizio cli una così grossa azienda; si osservi quale ed enorme materiale esporla nei cambi di guarnigione e ben si vedrà quanto sia urgente il bisogno di ridurre e di semplificare per rendere pronta la loro mobilitazione. Nei reggimenti attua li noi abbiamo negli uffici, un mezzo squadrone di scritturali , all' infermeria cavalli un mezzo squadrone di cavalli e vi è imp iegato un mezzo squadrone fra veterinari graduati e soldati; noi abbiamo distaccamenti da ogni parte, perchè rare sono le caserme capienti tanta truppa; abb iamo gli stati maggiori assorbenti una quantità di ufficiali e graduati per le infinite scritturazioni e corrispondenze; abbiamo insomma una massa di aziende speciali le quali, col loro personale (medici, veterinari, contabili ) dipendente da gerarch ie estranee al reggimento, ostano soventi al prindpio dell'unità di azione. La vera unità della cavalleria è Jo squadrone: l'ideale dell'ordì-
Ciò che vale per i comandanti delle grandi unità vale per i comandanti di brigata, il cui comando lattico deve anche in qualunque caso essere stabile, e ciò allo scopo di ottenere nei reggimenti da essi dipendenti l'unità di indirizzo richiesta dagli svariatissimi rami del servizio e delle istruzioni che offrono largo campo a disparate interpretazioni è disposizioni. La brigata cli cavalleria dev'essere composta normalmente, come .quella di fanteria, di due reggimenti; ma può estendersi perfetta.mente a tre reggimenti, sia al riguardo tattico (specialmente nella condoLta della cavalleria, a schiere) sia and10 per l'entità delle attribuzioni in rapporto alle facoll1l di un comandante . .Ma perché la brigata sia composta di tre reggimenti, dovrebbero questi, in qualunque caso, essere ridoLti a 5 squadroni per mobilizzarne 4 soli. E qui si presenta la questione dell'ordinamento dei reggimenti. Nel mio studio« più ca·va.lli emeno quadr·i », pubblicalo tre anni .or sono, già ho trattalo a lungo intorno alla riduzione a 5 squadroni ed ho dimostrato, con ragioni rhe io reputo ancora fondate sovra incontestabili criteri tecnici, tutta la convenienza. della proposta. Il progetto ministeriale per l'ordinamento dell' eserciLo proponeva 33 reggimenti a 4 squadroni ed uno di deposito; ma ragioni finanziarie hanno prevalso in Parlamento. In ogni modo noi ci troviamo ora in un periodo fecondo di utili risultati nella grande azienda della guerra, e non sarà quindi inutile il trattare di un argomento che h11 un'importanza assoluta per l'avvenire della nostra cavalleria. Circa l'opportunità, di ridurre i nostri reggimenti da 6 a 5 squadroni, io esprimevo, fra altre cose, il concetto che lo squadrone, essendo nei nostri regolamenti assimilato sempre all e compagnie, ed essendo infalli una compagni.a , si dovesse per i quadri e l'ordinamen to considerare l'aggregazione di cinque di codeste compagnie quale equivalente al ballagli on e di fanteria e ridurre perciò e semplificare nella stessa guisa l'organico di tali corpi; siccome poi il servizio in cavalleria è molto più grave e complicato, <:i dovesse -destinarvi oltre al c,Jmandante in 11° un comandante in 2°, nello stesso modo che ìn alcuni eserciti trovasi anche in ogni compagnia o squadr.one il cap itano in 11° ed il capitano in 2". Tale era ed è tuttora la inia opinione visto che la denominazione nulla toglie e nulla aggiunge all'essenza della questione.
0) La Francia, pur cosi poco inclinata all'imitazione germanica, ha ordinato i suoi reggimenti dopo la guerra del !S70-7L
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namento di quest'arma, che deve avvicinarsi il più possib ile alle esigenze della prontissima mobilitazione, è appunto che Io squadrone p1'tivvegga, in ogni tempo e nella maggior possibile misura, a se stesso , ben inteso sotto il coma,nclo, la direzione ed ·il controllo im1mecliato clel comandante -il 1·eggimento. Perchè poi questo comando, questa direzione e questo controllo sieno veramente diretti ed efficaci, fa mestieri appunto che il comandante sia sollevato dalle cure estranee al suo obbiettivo principale. Innanzi al nemico è il colonnello solo che deve spingere e guidare il reggimento; al suo solo cenno debbono tutti obbedire; e così dev'essere in tempo di pace, perchè così sol' :1to esso acquista la facoltà di comp iere bene il suo dovere. I comandi inter:nedi fra il colonnello ed i capitani, se utili nella fanteria, rallentano, invece l'azione nella cavalleria e soventi la confondono, locchè devesi evitare, in qualunque modo, anche sul campo di battaglia. Tale è la caratterisLica deìl'arma. Di qui anche la necessilà di ridurre l'effettivo dei reggimenti al limite voluto perchè l'azione sua riesca efficace, Lo squad1:one deve partire per la guerra. con un effetlivo di •1,W combattenti a cavallo (come è uso altro'(e), essendo provato che dopo poche settimane, e per le perdite nei combauimenti, e per le fatiche, e per le inevitabili ferite ai d0rsi riscaldati dei cavalli , è ridotto di un quarLo o di un terzo. P.erchè uno squadrone pos$a partire con 140 combattenti converrebbe che in tempo1di pace avesse, comprese le reclute ed i cavalli giovani, un effettivo di almeno 200 cavalli, salvo che si volessero istituire speciali depositi i quali oltre alle spese gravissime, toglierebbero ai comandanti di squadrone il còmpito più ambito, cioè cli istruire ed addestrare da sè i propri cavalli e uomini . Per codeste considerazioni e precisarnente perchè, l'effett,i1Jo dei reggimenti non swpe,ri quel limite vol1ito dall' e'>ige1i.za clel comando dirntto ed efficace, fu adunque stabilito in Germania ed in Francia che il reggimen to sia ordinato su 5 squadroni di circa 1 4-0 cavalli, e che all'atto della mobilitazione il 5° squadrone trasformandosi in deposito versi tutti i suoi soldati e cavalli provetti negli altri quattro, e ritiri, in cambio, dagli squadroni partenti tutte le reclute ed i cavall i giovani.
Con questo sistema, semplice e logico, ogni reggimenlo in poche ore si trova mobilizzato su qua.uro squadroni di circa 140 eombatlenti, ed il 5° sqnadrone, che rimane, già abituato a funz ionare coi suo i quadri, prepara col maleriale ricevuto i nuovi com battenti per suppli re a i vuoti, non g1:à immediati, notisi bene, ma a quelI i che si produrranno dopo alcuni mesi. Se Germania e Francia, così ricche di cavalli, hanno tale ordinamen to fondato appmito sull'impossib'ilità di supplire ai vuoti immed·iati, cosa dovremo no i fare? Possiamo noi illuderci al ptrnto di credere che i nostri reggimenti abbiano a partire colle loro reclute e coi loro cavalli giovani? E non potendo partire in tal modo riduremmo forse gli squadroni a 1100-·11 O cavalli per averne 60. o 70 dopo poche settimane, senza speranza cli surrogarli? Ovvero ancora vorremmo noi procedere allo scioglimento inaspettato e non preparato del 6° squadrone la di cui forza di cavalli e uomini provetti non basterebbe ancora a portarci gli squadroni partenti al limite di forza adclottato dalle altre potenze'! Ma havvi di più. Coll'organico attuale ogni reggimento di cavalleria ha una forza di circa 1,100 nomini e 900 ca.valli ; il reggimento di fanteria ha circa lo stesso e!Jetti vo di uomini in pace con quadri d'assai superiori. Se il capo di un reggimento di fanteria è molto occupato con circa 111100 uomini, coadiuvato da 114 capitani, come sarà. occupato il capo di un reggimento di cavalleri a colla stessa fo rza di truppa e soli 7 capitani -- e per di più 900 cavalli? Se il capitano di fanteria è bene occupalo colla sua compagnia di 90 uomini, come Io sarà quello di" cavalleria con 170 uomin i, HO cavalli, tre o quattro specie di armamento ed un grosso materiale di bardature, conedi, di cui egli solo risponde? Senza una radica.le riduzione e semplificazioni nei vari rami di servizio non è possib ile adunque che i comandanti compiano il loro dovere nella misura imposta dalle gravi esigenze dell'arma. Ma la sempl ificazione e riduzione dei vari serv ir.i non toglie ancora che l'effettivo degli attuali nostri reggimenti non si palesi veramente straordinario così soli.o il rapporto tatlico come sotto quello am1hinistrativo . Nessun comandante può dirigere immediatamente
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DELLA CAVALLERfA 90 e colla voce 900 combattenti a cavallo, come nessuno può dirigerlì immediatamente nella caserma. Tutto l'apparato dei nostri stati maggiori di reggimento , mentre produce una grave spesa riesce anche di incaglio; ed è ben ch iaro che le esigenze dei servizii crescono appunto in proporzione all'entità dell'azienda, in modo che forzatamente bisogna concentrare laddov e invece, considerazioni di ordine molto superiore consiglierebbero di discentrare. Se nelle piccole famiglie si può tollerare una certa libertà d'a · zionc fra i singoli componenti, se essi possono intendersi di leggeri circa le loro faccende interne senza bisogno di misure espresse e formali, nelle grandi fam iglie invece' tulto ciò assume un carattere ben diverso, palesandosi precisa l'opportun ità di misure ristrettive e di formalità che assicurino fra le varie parti la voluta armonia - e più è numerosa la famiglia più il capo si trova allontanalo dai singoli membri . Or bene questo appunto succed e nei grandi reggimenti di cavalleria, mentre la caratteristica dell'arma impone invece che i singoli squadroni sieno al possibile autonomi e che il capo diretto r imanga loro al possibile vicino. Per tutti questi motivi ritengo sempre che non potendosi ridurre l'effettivo degli squadroni, si debba ridurre invece il numero degli squadroni nel reggimenlo da sei a cinque per mobilizzarne qualtro, in guisa che il reggimento sul piede di pace conti 700 cavalli ed 800 uomini circa ed in tempo cli guerra 600 combattenti.
Jromini·
~~·azione.
Il colonnello, fra noi, è il capo di una vasta amministrazione che da sè sola basterebbe ad assorbire tutta l'attività. di un funzionario pubblico. Nel reggimen to havvi il relatore e sonvi 4 ufficiali contabili; ma chi appone la firma, chi risponde di tutto e di tutti è il presidente del consiglio, è ci1)è il colonnello; il quale se vorrà compiere in realtà il proprio dovere ha pur da verificare ciò che firma, nè può affidarsi alla for tuna, nè spingere la fid ucia nei suoi sottoposti oltre ad un certo limite . « L' amministrazione del corpo assegna e lo stato maggiore e gli squadroni amministrano >) . Tale è il principio su cui si fonda l'a-
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zienda reggimentale. Ma per amministrare ci vogliono mezzi ade .... guati , cognizioni special i, freddezza compassata, pazienza; tutte doti in opposiziùne colla natura del vero ufficiale di cavalleria. Come a nessuno verrebbe in mente di formare col personale .contabile di qualche grande azienda commerciale un brillante pelottone· di uffìciali di cavalleria, così, parmi, non si possa esigere che i colonnell i e i cap itani di cavalleria abbiano le doti e consumino la loro attività ad ammini strare i reggimenti e gli squadroni! Il far pesare tutta codesta responsab ilità su chi per la natura stessa della sua missione deve rappresen tare nel pieno senso del! parola il gentiluo mo istruito, il maestro delle armi e dell'equitazione, non sembra certamente cosa molto pratìca. « Si è sempre fatto così», e ciò è vero ; ma le conseguenze di un ordinamento difettoso non si palesano lanto presLo e non sempre in tempi ordinari. Se 30 anni fa gli squadroni avevano 80 cavalli e 1100 uomini, ora ne contano HO e 1170; e le fe rme invece di 4 erano di 8 anni; le esigenze cimi le istruzion i erano minime; i sottufficia,li avevano ~O anni di pratica d'arLe - e l'ufficio di rev isione e la direzione generale dei servizi ammin istrati vi non fu nziol)avano coJ:la, precisione e perfezione che fun zionano ora! Un reggimento bene amministrato, ma male istruiLo, si farà battere da un reggimento anche male amministrato, ma perfettamente istru ito. Da questo dilemma non si esce: il reggimento esiste per comballere e non per amm inistrarsi ; se la seconda esigenza deve riescire a grave scapito della prima, bisogna trovare in qualunque modo un temperamento che, pur tutelando l'interesse economico, non sacrifichi l'interessemilitare. La cavalleria per l'essenza sLessa del suo mandalo deve trovarsi sempre pronta ad enLrare in campo; e quindi sembra anche logico che in tempo di pace i suoi ordini amministrati vi non abbiano a· differire di molto da quelli che le sono imposti in tempo di guerra; e ciò perchè « il miglior ordinamento è quello che pi ù si avvicina, alle esigenze della guerra. » · Partendo da questi principi ho formulato qui sommariamente un progetto di riforme radicali, persuaso che nulla sia più dannoso quanLo il sistema degli espedienti, delle aggiunte, dei piccoli mezzi e delle mezze misure, che generalmente raggiungono precisamente , l'effetto contrario.
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STUDIO E PROPOSTE
Ecco senz'allro le mie proposte: 1° La direzione dei con Li, ufficio matricola e magazzino massa reggimenta.le sono abol iti. Ogn i reggimento forma un consiglio eventuale, composlo dal comandante, un ufficiale superiore, due capitani ed un ufficialo contabile; 2° Ogni divisione di cavalleria (da /4. a 6 reggimenti), ovvero anche ogni grande zona di comando, ha un ufficio di amministrazione cent:rafo (1,sso, con magazzini di massa e col personale proprio contabile; 3° L'ufficio d'amministrazione centrale ha la sua sede in una ciLlà poco esposta in Lempo di guerra; 4° La direzione dell'ufficio centrale è affidala ad un colonnello dell'arma, sollo la ::orveglianza del comandante della cli visione di caval leria; 5° Le conleslazioni ed i conflitti eventuali fra i corpi e l'uffic io centrale sono cleferili al comandante dell a div isione, ed in ulliwa istanza al ministero; 6° I reggimenti, reparti e distaccamenti trasmettono all'ufficio r,entrale le domande degli nssegnamen li, lo richieste per il corredo o bardatura; al I O di ogni mese, la si Lu azione della forza presente, ed ogni cinquina (o decade) un semplice prospetto delle varinzioni occorse, che portano aumento o diminuzione di competenza. Tale prospelto è firmato dal capitano di ogni squadrone ( 1); 7° Io base alle situazion i mensi li ed ai prospetti delle variazioni, l'ufficio cenlralc lrasmctle al comandante del reggimento i fondi necessal'i per gli assegni fissi ; ed inoltre un fondo parziale per le spese eYenLuali e straordinarie, di cui risponde direttamente il consiglio eventuale del reggimento;
8° Nella prima decade di ogni mese sono definitivamente regolali e liquidati dall'ufficio centrale i conli correnti con ogni reggimen to; 9° Il servizio foraggio, paglia, legna e vitto è assunto da un ufficiale superiore del corpo, il quale rilascia i buoni ai fornitori e corrisponde di rottamen te coll'ufficio centrale. Questo, in base ai buoni rilasciati, regola e salda i conti coi fornilori; 10° Il si stema delle masse individuali è modificato colle seguenti norme : a) Il soldato al suo giungere sotto le armi riceve l'intiero vestial'io e corredo, che restituisce andando in congedo, nella misura da prescriversi, a compenso dell'erario; b) All'assegno giornaliero è sostituito l'assegno mensile in qualunque posizione si Lrovi l' individuo solto le armi ; e) Sull'assegno mensile si fa una ritenzione fissa per le piccole r iparazioni da eseguirsi dai soldati operai di squadrone (disarmati }; d) L'ufficio centrale, in base alle richieste corredo, n-0minat'Ì1Je (di cui ol N. 6), ccl ai buoni parziali mensili delle grandi riparazioni, comp ila il conto trimestrale di ogni indi vi duo, che viene trasmesso ai comandanti di squadrone per la trascrizione sul libretto personale; e) L'eccedenza massa viene pagala alla mano, per melà, alla fine di ogn i trimestre (o ciò affinchè il sistema cC1rrisponda allo scopo morale per cui fu sLabil ito, e che il soldato so tto lo armi accresca i suoi mezzi di benessere). - Un regolamento determinerà le norme per tale ramo di servizio ; 1IO Le varie masso dei corpi sono soppresse. Cogli assegni stabiliti, l'ufficio centrale provvede ai bisogni normali dei reaaimenti . l)l) d1penclenLi. Ai bisogni straordinari , quando ne sia regolarmente ri conosciuta la necessiltt da ll'autorità superiore, si fa f'ronte con assegni straordinari. 1
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(1) .\ Hrrlino, nrl !Sii, os:icrvai appunto che ogni mallina il capilirno Orma,·a un quarto di foglio (senza colonne, senza stampa, tutto liscio) ove rranvi scritto con tuttr lettere lo ,1ariazioni occorso 11clle 2,1. ore. Questo faglieli.o somplicissim o, che ogni capitano p0Le1•a leggere in 11ocbi minn ti , e quindi rontrollaro perfettamente, era da esso lui consegnato a rapporto a l suo colonnello, il quale edotto, a sua volta dello no1'ità lo passava al contabile. Mi fu dotto allora che in baso ,t quel solo documento si aggir.na tutta intera la co nLabilitit por lo compcl.cnze. La contabilità. per il vitto, per i fo raggi e pagli a era. tenutit dal comandante in 2" del reggimento, coadiuvato da un ufllciale di S(]\ladrono, comandato per turno di mese.
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L'indolo di questo lavoro non mi consente cli en lrare in particolari per prornre i vantaggi delle proposte qui formulale; ma io confido che gli uomini competenti si pronunciel'anno in merito e c?e dalla discussione cd anche dalla criti ca ne deriverà quella luce, d1 cui Lnntù abbisognamo.
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A capo dei servizi amministrativi della guerra sta, per nostra ,fo rtuna, un' intell igenza tale da abbracciare agevolmente i più gravi ed ampi quesiti , e noi dobbiamo confidare quindi che superate le difficoltà presenti, l'orizzonte amm inistrativo si rischiarirà . Coll e mie propos te io tendo : a) A :soll evare totalmente, o quasi, il reggimento e gli squadroni dal grave lavoro di scrillurazione e dei conti affidandone l'incarico all'ufficio centrale d'amm inistrazione delle division i; b) A semplificare l'attuale sistema di deconlo in modo che il controllo per pa1"le del soldato interessalo non rimanga una finzione, e che il comandante lo squadrone possn, con ogni facil itit, son'egliare l'interesse dei suoi ammin istrati; c) A far pesare le cure del servizio foraggi, paglia , viveri , ecc. , ecc., sovra un ufficiale superiore del corpo , che soll evato, quale relatore, da tutle le cnre ora impostegli, e non avendo . comando diretto, potrà dedicarvi tnlla la sua attività; d) A togliere ai corpi la cura dell'amministrazione delle masse, sembrandomi logico che le economie sieno devolute all'erario, dal momento che esso provvede a tutte le spese straordinarie. Dal momento poi che colle severe prescrizioni atluali, i corpi non possono disporre anche solo di una minima parie dei lorn fondi , lanlo vale stabilire la massima che all e spese straordinarie sarà provvi~to coi fondi straordinari . Ed ora anche una parola circa due altri rami di servizio. L'attua le sistema d'incetla viveri e fo raggi. fo ndato sul servizio settimanale e giornaliero, riesce pregiudicevole al servizio ed all'economia; poichè se da un lai.o il corpo deve valersi , pei prelevamen ti, di un personale generalmente poco esperto, che si cambia tutte le settimane, che all'andamento di tale seryizio non ha che un interesse temporaneo e relali vo, dall'altra parte, chi forn isc:e si vale in.vece d'un personale fisso, perfettamente e.,perlo e co nsumato nell'arte. Gli ufficiali di servizio arri vano ai magazzin i del forn ii.ore (situali quasi sempre, con calcolo malizioso, a grandissima distanza dalla caserma) già stanchi e spossati da altri sen·izi, mentre l'impresario li allende I ranqui Ilamente, dopo aver st.udiato, magari, qualche nuoro mezzo d'inganno. ~folle contestazioni il meno che
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possa aspettarsi l'ufficiale incaricato di prelevare i generi, si è di p~rdere, ~on dan.no evidentissimo delle altre occupazioni, l'intera gwrnata. !.n continui andirivieni, dalle caserme ai magazzin i, di !ogorars1. Il cerv~llo nel_l~ infin_ite formali tà e negli incumbenti per 1 processi verbali e per1z1 e, e ciò. colla quasi certezza di trovarsi poi, alla fin e dalla parLe del torto, dt dover accettare il genore rifiutalo -e pagare anche le spese I Tutto ciò lo sa il fornitore, e se cede qualche volta e camb ia il g_enere r!fiulato, lo fa ~oli.a ce~tezza di smerciarlo poi nella prossima settimana ad 11ffìc1al1 tult1 cambiati I 8e~bra adunque che un ufficiale superiore esperto, conscio della propna '.·esponsabilità rispetto al nutrimento del soldato e dei cavalli del regg1me_nto,_possa e ~ebba assai meglio Lutelarlo, tanto più poi che c.olla ~irez1ono stab ile acquisterà l'esperienza per combattere ~ pan armi, o almeno con maggiore probabili tà di successo le arti ' inesaul'ibili dei fornitori militari. N~n tilL'.mo dei vantflggi di tale sistema sarà quello di togliere la manipolazione del denaro e dei buoni e controbuoni ai furieri e di no~ mettere i~ continue relazioni codesti graduati coi forni to1:i e ·colle . imprese pri vate, le quali, come bene si sa, tentano tuU.i i mezzi per corrompere. L~ questione delle forniture è certamente uno dei punli più scabrosi della grande azienda militare; e qua lunque sia il sistema da a~dottarsi, gli inconvenienti si verificheranno in maooioreo minore misura; ma quelli qui citali, oltre al cosliluire un ;i:ve pericolo e grave d~nno pei cavall i, distolgono pure dalle occupazion i più importan~1 nn numeroso personale, il quale in ogni caso deve lottare con tale di sparità di condizioni da convincerlo alla. fin e a transiaere 0 nel compimento dei propri doveri. Circa alla mia proposta per l'amministrazione del corredo e del vestiari o io chiamo la seria. attenzione dei competenti in ,woornento. Le enormi scritturazioni sui libretti personali che esigeli l'attuale deconto debbono cessare, in qualunqtie modo, dacchè non corrispondono affatto alla garanzia chè si crede di ravvisarvi. Il controllo . del ~apitan? c~rc~ la competenza, calcolatà a giornate, quindi sulle rnfi n1Le va~iaz10.ni nella posizione d'ogni individuo, esige un -esame retrospettivo dr dozzine di registri, che è impossibile di in-
DELLA CAV ALLEllL\. 96 traprendere, salvo a perdervi seLiimane intere. Scemato adun_que il controllo dell'avere, tutto redifìcio cade da sè. Su ,100 soldati mterassati non havvene 4O che abbiano la cultura sufficiente per faretutti i calcoli sul proprio deconto, nè la memoria per ritenere un centinaio di prezzi diversi sia del corredo, sia delle piccole riparazioni . II controllo dell'individuo è effimero. Le picc1Jle riparazioni inirrassano oli operai e ritardano in modo da non corrispondere allo sc~po, poichè", nel frattempo , il soldato consuma alLr_i .capi buo~i d~ corredo; fatte invece nell'interno dello squadrone tah mconve~ient1 cessano, e non si aggravano le masse individuali. I giornali di coni.abilità sono informi documenti, pieni zeppi di errori per la nota inesperienza e trascuratezza dei forieri, per c~li la d~rez ione ~e_i conLi atiinire tutti i dati dall'ufficio massa, onde m ultima analisi, sono oli uffici stessi d'amministrazione che compiono tutto il lavoro, ed sistema riposa quindi, non già sul controllo, ma sull~i fiducia. Ove si rifletta poi che il deconto perde ogni efficacia quando le truppe sono mob ilizzale, ben si v~clrà co~e esso . .~?n p~ssa corrispondere anche alle più modeste esigenze di atLuabihta pratica. ·
ingerenze negli squadro"ni che, nella massima parte dei ·casi, non trovano fondamento se non nelle viste personali degli aiutanti maggiori o di qtia.lche colonnello, ma che confondono ed assorbono in buona parte le forze e l'azione degli squadroni ("). Non havvi dubbio che le grandi caserme, le grandi agglomerazi()ni creano una quan tità di servizi non necessari quando gli squadroni sono distaccati; per ottenere adunque qualche risultato pratico in tale questione converrebbe che anche nelle grandi caserme, come succede precisamente in German ia, tutto funz io- . nasse come nei distaccamenti; che lo squadrone, come è già del.lo parlando dell'ordinamento, fosse autonomo, procedesse coi suoi propri mezzi, provedesse a se stesso, ben inteso nel limite consentito dalle esigenze di ordine superiore. In luogo dell'attuale furiere, che è contabile e che deve pur dirigere e sorvegliare il serviz io inteeno (locchè è affatto incompatibil e co lle varie sue mansioni per l'amministrazione) dovrebbesi crenre, come presso 1.utti gli altri e$erciti, il se1'gente capo, il di cui còmp it.o principale consistesse appunto nel mantenere la disciplina interna dello squadrone, nel dirigere, regolare e sorvegliare tutte le opernzioni di cnserma ed il servizio e la condotta dei graduati di truppa. Quest'ultimo punto è senz'alcun dubb io di un'importanza che finora non fu calco lata, e che pure co1Hribu i-' rebbe tanto al buon andamento del servizio interno, men tre soll everebbe gli ufficiali da un peso grave assai e ben soventi senza risultalo pratico per l'11ftìciale giova.ne, specialmente che non conosce tutto il personale, e non ha certo quella pratica e quella autorità sui graduati che avrebbe un prol'eLto ed anziano suttufficiale. In gene!'e dovrebbe prevalere la massima che il sottufficiale attenda ai servizi interni, pulizia nom ini , governo cavalli ed istruzioni secondarie ed elementari, e che l'ufficiale, pur avendo la sorveglianza cli codesti servizi, avesse la sola r.esponsabilità diretta di quelli che riflettono le varie incette, vale a dire, di quelli che direttamente od indirettamente implicano il contatto coi fornitori e questioni cl'inte-
il
'> Servizio interno.
Con brevissime parole si può deGnire ciò che occorre per sernplificare il servizio interno. -Fra noi si usano ancora molte formalità che avevano un senso quando appunto le istruzioni richiedevano brevissimo tempo e la forza uomini e cavalli era limitatissima. P~r accennare ad alcune di quelle ricordo le chiam,ate troppo frequenti; che se prima, con 90 uomini, si facevano in un qLrnrlo _d'~r-a, adesso mezz'ora· i continui cambi della tenuta; le vane incette che e'::,io-ono e> ' assorbono un,i quantità cli personale e che potrebb_ero es~ere regolate in modo diverso; molti servizi cli guardia, p1antorn, comandati ecc., ecc , tutto ciò infine che senza avere un nesso diretto con,: missione del cavaliere lo allontana dal cavallo. Non è un mistero per nessun ufficiale cli cavalleria che alle istruzioni a cavallo manca un terzo abbondante della forza presente e che al a·overno dei cavalli assiste ordinariamente la me.Là. circa di uno v • :-;quadrone I . . . . . I grossi stati maggiori eh regi1mento e clt mezzo r~gg1mento ( che non esistono per esempio in Germania) hanno esigenze ed
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(1} In alcuni riiggimcn ti gli aiutanti maggiori si fol'll1ano acld irittura dei veri squ,1clroni, ccl 1,sso1·bono una massa cl i forze vive agli squadroni enètt.ivi; in a.It ri 1·eggimenti, meglio di retti, si aggrog:~ buon:i pa,·te ctcl personale e cavalli agli sq uadron i o si ottiene l'ide,1le di ciò elle deve essere il comando di reggimento. Al\:SO
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resse; indi fosse l'educatore e l'islrullore del soldato nell'equitazione, nelle armi e nei servizi di campagna. Con questa divisione precisa del lavoro e della responsabilità, non si offenderebbero cerlamente i principì della discip lina poichè alla responsabi lità direLLa ed assoluta bisogna pure imporre un limite, e colla più esalta definizione degli attributi si ollerrebbero senza alcun dubbio risultali più precisi e soddisfacenti. Il servizio cosi dello di ispezione e di settim,ana è un'importazione francese, cbe non fu imitata da alcuna alt ra potenza; esso occupa, preoccupa e distrae il capitano e gli ufOciali dai loro squadroni ed accorda invece a Lulli i capi:uni ed ufficiali del reggimento il diritto d'interyenire per l'adempimento del loro dovere nelle faccende interne degli squadroni ad essi estranei, onde è affatto contrario al principio della divisione del lavoro e della responsabilità dirella. Tale persuasione, penetrala ormai nell'animo cli tutli, fa sì che al servizio di ,,ettimaoa. si accorda moÌLo minore importanza che pel passato; ma in ogn i modo il regolamento esisle e le transazion i o peggio gli equivoci sono sempre fatali alla disciplina. Ed equiYoco v' é, poichè, se da un lato il capitano e gli ufficiali cli squadroni riposano sul servizio di seltinrnna e debbono perfino astenersi dal visitare i loro cavalli, durante le ore di governo, per non ingerirsi nelle allribuzioni degli ufficiali di seLLimana; gli ufOciali di settimana dal canto loro es ilano a prender parle alliva nell'andamento del servizio interno di uno squadrone (ove per soprappiù non conoscono il personale} po ichè codesta parte troppo alti va verrebbe a ferire la susceLLibilità tlel comandante effettivo. E ciò che vale per il governo cavalli, vale per molli altri servizi interni , come per l'esumo dei foraggi, dei viveri, ecc., ccc., in modo che un cap ii.ano di squadrone deve guardarsi bene dal fare un appunto circa il loro andamento, poichè andrebbe a colpire clirellamenLe il suo collega di ispez ione. Riguardo al servizio settimanale dei foraggi, gia ho dimos trato nel cap iLolo antececlenLe quanLo gravi sugli uflìciali e quale scarsa garanzia ne risulti al nutrimento dei cavalli. Fra le più ambite mansioni del i:'apiLano di cavalleria havvi certamente quella di provvedere alla condizione fisica dei cavalli del lo squadrone; e quale senso può quindi avere l'ingerenza non interrolla di altri capitani ed allri ufficiali? Chi risponde adunque dei ca ralli, i coman-
danti di squadrono o i cap itani d'ispezione? Basta enunziare questa sola proposizione per rispondere al resto. Col togliere il servizio di settimana. si raggiungeranno invece diversi vantaggi bene determinali: il primo di sollevare i capitani ed ufficiali di squadrone da un lavoro e da una mansione che altri esel'citi pur bene organizzati non credono necessari; il secondo cli non far sciupare un tempo preziosissimo cbe deve essere impiegato nel perfezionamento delle istruzi oni più importanti dell'arma; il terzo di far cessare una sovrapposizione d'incombenze e di responsabili là che confonde e che rallenta l'azione del comanclanle di squadrone, vulnerando uno dei principi più elevati della disciplina militare; il qum·to, e più essenziale, quello di abol ire un sistema che di tanto si allontana dalle esigenze del vero servizio di campagna.
li vero ufficiale di cavalleria deve calcolare che occorrono quattro ore circa per il buon governo dei cavalli (compresa la pulizia indispensabile prima di montare a cavallo e la strofinaLura dopo l'istruzione); indi altre quatlro ore circa per l'islruzione a cavallo, sia essa successiva nei maneggi, sia nella piazza d'armi o tallica (compreso il tempo d'insellare e clisell are, e anelala e ritorno). Si aggiungano due ore cli polizia (fra quella personale, quella del corredo, bardatura, anni, locali, ecc.) si calcolino le due ore per i ranci, indi due ore di sortita e si avranno già 11,i. ore bene impie-gate, astrazione faua. da tutte le perdile di tempo per le ch iamate, i cambi di guardia, le incette foraggi, paglia, viveri, ecc., ecc. Egl i è certo che col frazionare a quarti d'ora le operazioni, col tormentare il cervello per trovare qualche lacuna da introdurvi questa o quella istruzione, si riuscirà alla fine a comp ilare un ornrio; ma quelli stessi che lo compilano, per soddisfare ad esigenze, spesso, affatto estranee all'interesse clell'anna, sanno anche benissimo che quel movimento febbrile, q~1ell'andirivin1i vorticoso i-iesce inefficace nella pratica. e di grave danno anche alla disciplina. D'altra parte poi è provalo con ogni evidenza che il continuo sovrapporsi di operazioni ed istruzioni toglie una quantiLà di individui in modo ehe, in fin dei conti, per le grandi assenze che si verificano si scema d'assai l'efficacia dell'istruzione stessa.
Istruzioni.
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La massima di « chieder molto per ottenere qualche cosa » è mo! Lo fallace, ed è a desiderarsi che venga con clan nata e che ,,i sia sostitu ita quella ben più militare morale e seria: « chiedere il ginsto ed il possibile per oltenerlo assolutamente i>. li cavallo ò l'arma prima e tutto deve conconei-e al solo, al vero, obbiettivo, quello cioè cli rendere qnel l'arma famigliare, al cavaliere onde possa maneggiarla con moll,t destrezza e precisione e conservarla con cura ed esperienza. Tutto ciò che si allontana da questo principio o che tonde ad adulLerarlo, è errore, gravissimo enore. Il soldato di canlleria, malgrado la breve ferma, deve, per cosi dire, immedesimarsi, trasfondersi , accoppiarsi col cavallo, in modo da sentirsi quasi più sicuro a cava llo che a piedi. Tale è l'ideale cni deve aspirare l'arma di cantll eri a; e quando tulle le volontà, tutta l'allirità, tutti i pensieri saranno rivolti a quei fini, allora soltanto la caYalleria sarà. in grado di compiere il suo mandato. Una carica in massa compaLla si ollerril anche da uno squadrone di reclute; ma quanti e qual i altri servizi sono ora richiesti dalla cavalleria ove l'uomo deve possedere tutta la sua gagliardia individua le per sapersi misurare a parità cli condizioni col suo avverversario! E chi non ~a forse che un eroe a piedi può riescire a cavallo completamente inetto e persino Limido?! Lo scorso anno al campo di Pordenone trovava~i un disrinto, generale russo di cavalleria, e ciò cli e lo interessava maggiormente si era il vedere sfi lare i so ldnli al galoppo , mcmeggicmdo fo armi. E infa t!i per il \'ero conoscitore non an'i termometro più esalto per giudicare del grado cl i istrnzione di un corpo a cavallo. Un antico comandante ài cavalleria mi diceva: « diffidate del soldato di ca· valleria che marcia hene a piedi»: ed a ragione, poichè nelle brevi parole v'è incluso tulio il programma dell'arma di cavalleria. Il vero progresso di tale arma consiste nel!' ottenere in breve tempo ciò che altre volte si otteneva in lungh i ann i; e questo solo còmp ilo è tanlo grave da doverci per,;nadere che tutte le esigenze estranee all'obbiettivo principale debbono essere abbandonale. Noi a.bhiamo p. e. le scuole e le teorie, che sono parificate a quelledell'arm a cli l'an leria; no i abb iamo Je nomenclature infinite delle varie r1ual ilà di armi, del corredo e bardatura e qnella del cnvallo.
èhe insieme alla nozione dei prezzi degli oggetti di vestiario e col'-
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redo ecl a LLtlle le altre cifre da insegnare al soldato basterebbero ad occupare l'anno scolastico di un ragazzo di ,i,a elementare I Le scuole sovratuLto assorbono un tempo preziosissimo, che non è sempro bene impiegato. È quindi a desiderare, in vi sta anche dell' inlel liaenza ora richiesLa dal soldato di cavalleria, che, pur preferendo~ nel reclutamenlo, l'elemento campagnuolo , che è piu robusto e più aLLo alle fat iche, si voglia però escludere gl'inalfabeti, come quelli che in genere meno approfittano delle istrnzioni. Tutti ali altri insegnamenli Leorici si potrebbero fare nelle sere d'in,ern~ e nei giorni piovosi, senza torturarsi il cerrello per trovare, frammezzo alle operazioni della giornata , qualche ora nella ,quale poi, per cento motivi tuui giustificati, mancano, generalmente due terzi degli uomini l Le malattie endemiche che si riproducono nei re~gimenti di cavalleria, e specialmente l'oftalmia, derivano dalla mancanza di pulizia personale e di quella dei locali , sogg~tti .al sudiciume p~r l_;i natura del servizio e pel governo dei cavall i; ciò cbe preme qumd1, anche per quistione di ordine morale si è che negli orari si trovi il tempo voluto cla dedicare ai ca valli, ali' igien.e, al l'ordine,. alla polizia ed alla conservazione del prezioso materiale delle ar1111, del -corredo e della bardatura. Circa il cavalcare io dissento pure dall'opinione che il soldato debba essere istruilo nella vera equitazione, e ne dissento perchè qui ancora credo che il tempo limitato non consen~a. di arri':"are a buon punto . Che gl i istrullori conoscano ben~ ~ut~1 1 precetti del~ reciui tazione è cosa ov Via, poichè di Lai i cogn1z10n 1 debbono valersi nell'istrnil'e; ma non credo che la mente del soldato debba essere confusa con teorie in torno .al cui valore non può formarsi esatti criteri. Trovo pure una gra,e perdita di tempo nell'insegn~m~nto sul modo e le man iere di condurre, e quindi sui vari effetti circa l'azione clel solo morso o ,del fil etLo o cli quella combinala od alternata dell'uno o dell'allrn . Anche in questo caso è necessario che l'istrull.ore conosca a fondo ,e sappia a.ppli care siffatte teo1'ie, specialmente per l'adde~.tramento delle rimonte; ma per l'addesLramento del soldato tu Llo c10 non ha iehe un valore discutibile, ed è causa di spreco di tempo . Negare il
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vantaggio di saper condurre bene il cavallo, sarebbe un assurdo; ma è certo un assurdo anche quello di insegnare a condurre quando il cavaliere non è ancora perfettamente in sella, locchè succede troppo sovente. Un grande progresso si è già fatto dai tempi in cui si perdeva un tempo prezioso per torcere il collo al cavallo e per rovinargli le reni e i garetLi, ovvero per combinare dei movimenti simultanei, teatrali, che i cavalli poi eseguivano più per effetto della voce dell'istrullore che per quello delle gambe e delle mani del cavaliere; ma molto rimane ancora, non da aggiungere, ma a togliere perchè - data sempre la brevità della ferma - l'istruzione a cavallo cor- · risponda alle esigenze presenti. Ciò che preme davvero e che si deve ottenere presto si è che il cavaliere acquisti piena fiducia nel cava llo e che sia, per così dire, inchiodalo in sella. All'uopo bisogna quasi esclusivamente farlo montare a cavallo se;nza redini e se;nza staffe e fargli eseguire continui esercizi di snoclamento, a tutte le andature. Si tratta di una continua ginnastica a cavallo per chi deve battersi e resistere a cavallo. Ciò che ora è accennato appena dal nostro regolamento per essere eseguito nelle primissime lezioni della recluta, deve invece, secondo il mio parere, formare il fondo, la base, l' essenza dell'istruzione anche del soldato. anziano. I soldati di cavalleria (e l'esperienza mia lo ha .confermato) col sistema di montare senza redini e senzci staffe, a tulle le andature, riescono poi, quasi per istinto naturale ed in un tempo brevi&simo, a condurre il cavallo senza bisogno di speciale istruzione; ecl il cavallo lasciato per lungo tempo libero della soggezione del filetto e del mor:;o , trov·a, notisi bene, il suo equ ilibrio naturale col cavaliere sul dorso, diventa le mille volte più sicuro nel camminare, perchè abbassa la testa, è più sensibile nella bocca, indi conserva anche assai meglio le sue reui e le sue estremità. Coll'esigere invece il continuo appoggio del fi letto sulla bocca del cavallo, questo non si abitua mai a guardare ove cammina, ed inciampa, se abbandonato, anche per un solo momento, specialmente in terreno vario; il cavali ere poi appoggiandosi continuamente su\Ja bocca del cavallo arrotonda le spalle~ irrigidisce il pu-
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gn_o, esagera l'appoggio, che gli serve di sicurezza, allarga le gambe e solleva il sedere dalla sella. Con questo metodo, che.io chiamo cli m1diw soccorso, si addormenta cavallo e cavaliere. Parlo sempre di soldati ché si debbono bat.lere a cavallo e che debbono quindi acqui stare una grande elastic.itit e l'abitudine della perfeua libertà delle braccia pel maneggio efficace delle loro armi. Altra cosa è istruire singoli allievi, altra è quella di continuare quasi tutto l'anno a far lavor,1re una ventina d'individ ui in sezione sulle peste dei maneggi o delle piazze d'armi . RiO'uardo all'addestramento del soldato di cavalleria nel Liro e !') nei comballimenti a piedi , mi limiterò ad osservare che per averne anche solo un medioc1;e profitto occorrono mezzi e tempo di cui ben diffìciImente si può disporre nei nostri reggimenti. CoJla proposi a di formare compagn ie di cacciatori mon tali , aggregati permanente· mente ai reggimenti di cavalleria ed incaricati di precedere gli squad roni esploranti nell 'avanscoper'La, svolgerò in argomento le mie idee . L'appi edare nelle manovre per eseguire i fuo chi non è certamente difficile; ma l'adcleslrare i cavalieri a valersi efficacemente del fucile e del terreno richiede una lunga ed assidua preparazione, ecl in vera guerra la cosa cambia assai. Ed in ultimo una parola ancora circa l'armamento ed il vestiario e corredo. Partigiano convinto dell a divi sione del lavoro ed avversa ri o deciso della mecl iocrilù in quistioui cli tanta importanza, qual' è quella della preparazione per la guerra, mantengo anche ferma l'opinione che il soldato di cava lleri a non debba avere più di due armi: una da tagli o e pun la, l'altra da fuoco . Le armi ora affidate al nostro soldato di cavalleria sono in numero eccessivo. Il prevedere e provvedere a tutte lo contingenze in cui può trovarsi un si ngolo soldato in guerra, mi semb ra una superfelazion e, ed è ben certo che nell'azione esso si lroYerà soventi nell'imbarazzo circa la preferenza nell' nso di col.esl.o suo arsenale! Si può ammettere che la metil di uno squadrone sia armala di moschetto ; ma non si spiega bene come lo debba essere l'intero squadrone, anzi tulla ht cavalleria - dal momento che negli appiedamenti, la metà delle l'o rze deve pure rimanere a cavallo per servire di scorta. Ciò é ben ch iaro I
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Le armi poi pesano assai ed esigono, per la buona conservazione, molta cura e molto lavoro. Tullo ciò è contrario al principio capitale pel caval iere in campo, che è la scioltezza, la semplicità e lo scarso peso. L'arma che reputo la migliore pel cavaliere è la lancia, la regina delle armi a cavall o; ho sempre pensa~o che la prima riga di tutta la cavalleria debba essere così armata, e fondo la mia convinzione su questo fallo sempl ice che la potenza della cavalleria è dovuta in massima parte all'effetto nwrale, e che la lancici lo quadruplfoa. li nostro corredo è compo~to di sovercl1i oggetti di cui una q uanLilà. disLaccaLi, come p. e. : i souo riedi, i bo tton i gemelli. gli speroni, correggie, nappine, treccie, fodere, ecc. ecc.; mentre si dovrebbe adottare il sistema a/Tatto contrario e fare in modo che « il · .soldato 7.Jossegga ·il meno possibile, possa vestini e svestirsi colla massima cel1wità, e non sia me.sso nel caso di perdere continwamente ttbtti codesti pit;coli oggetti. ». La prestanza dell' uniforme, pur tanto necessaria, deve risultare dalla bontà della stoffa, dai taglio degli abiti, da ll'armonia dei colori, ed anche da qualche guarn izione, cucita però sull' uniforme, non mai da oggetti stacc,tti, tanto frivoli quanto facili a perdersi. Il copricapo fra no i meridionali non dovrebbe mai essere di pelo nero; molto meno poi bianco, po ichè ìmpossi bile in guerra, ove visto a grandi distanze servirebbe di bersaglio, e perchè in campo sarebbe quasi sempre sucido, quindi indecente ed an timili.tare. Un elmello, di feltro naturale. grigio impenetrabile con aqui la di metallo gitLato al luogo della punta dei prussiani, corrisponderebbe a tutte le esigenze di campagna e dell'esteti ca militare, e costerebbe fors'anche meno del chepy. Circa i panlaloni gli arabi, i russi, i soldati frances i, gl i austriaci, i contadini ungheresi montano tutti con pantalon i larghissimi entro stivali ed io li credo i p iù comodi ed adatti in guerra, sovratutlo al bivacco . Tutto ciò che luce non vale pel soldato, si ::Jl ter,t e perde ogn i apparenza in campo; mentre fa sciupare un gran lempo per la plllizia. Al luogo del pan.ciotto ( o gilet) del farsetto a magli a e della gillbba di tela (e cioè, di tre oggetti diversi) basterebbe una solida e. piccola blo1~se di lana turch ina; sarebbe mo lto più distinta e pratica e semp li(ìcherebbe il cofredo.
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Coll'aver formulato ancora qui il ~oto che anche il corredo del soldato di cavalleria sia radicalmente modificalo e semplificat(,, io pongo termine a questo capitolo incompleto, persuaso di avere però esattamente seguito il concetto che lo informava, quell o cioè <i: che essendosi da una parte, per la minore durata della ferma diminuiti i mezzi per l'istruzione e l'acldestramen to della cavalleria, ed essendosi dall'altrn accresciute assai le esigenze circa la sua azione fa campo, si debbono mutare i criteri che valsero pel passato nel senso di riuunziare alle esigenze di minore importanza per appli.carsi con maggiore probabilità cli successo alle esigenze assolute ».
IV. La cavalle1·ia in numero su fficiente .
Quale e quanta prtrte di azione e di inGuenza spetti alle anni da diç.ompagtnis . caccia ori _fooco della. cavalleria nelle future guerre, dev'essere quistione di a cavallo. serie cons iderazioni e di serio studio. Se non erro, un anno addietro, si parlò con un certo mistero cli manovre di cavalleria in l'russia alle quali non ebbero invito gli ufficiali esteri; e ciò dimostrn come colà non si sia per anco paghi di ciò che è universalmente conosciuto, e che quindi non ha. nb può avere se non un valol'e relativo. All'im,p1·evvi.sto, in guerra fu e sarà sempre dovuta una grandissi ma infl uenza . Ciò che meraviglia, che sorprende, che colpisce l'immaginazione, non solo turba e scomolge anche le menti più calme, già predisposte ad impressioni prodotte da cause prevedibil i, ma non lascia per un certo tempo la faco ltà di contrapporre altri mezzi di azione equivalenti. Egli è appunto io questo intervallo, per quanto bre,·e, di incertezza e di indecisione, che si presenta i' opportunità di so vverch ia1:e l'avversario. . È mio parere che l'ar-ma di precisione sia stata accordata alla ca· valleria essenzialmen te pel suo impiego nell'avanscoperta, e che solo dalla combinazione razionale della veloci tà di percorso con la
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precisione del tiro si possano tra~re, sovratutt~ in terr_eno cop,erto, che è quello che s'incontra quasi sempre, dei grandi e. fors anc? inaspettati vantaggi. Ma in que,;to servizio, pure ~ome rn tutto 11 re~t,), trionferà l'arte, cioè, ch i avrà saputo escogitare nel)a preparazione, il miglior sistema, il m'.glio_r met?do, per r~gg1~nger~e l'obbiettivo voluto e sovratulto poi chi sapra sorprendt1e l avve1sa1·io con m,ezzi a h~i ignoti. No i, poveri di cavalleria, dobbiamo adunque studi are prim~ ed accingerci poi , con tutti i mezzi di cui ~isp_oni_ a~o, all'~~o~io~e di un qualche sistema atto a scomolgere I pian'. di un avve1 sai 10 che cli codesta nostra povertà volesse trarre parti to. . La formazione di compagnie di cacciatori montati da aggregarsi a ciascun reaaimento di cavalleria, può valere allo scopo qui sopra CH, • , • . • espresso, e deve corrispondere alle condizioni sp~cial1 111 cu i_ c1 troviamo, poichè mentre solleverà da un arduo còmp1to la cavalleria, ne dupli cherà in molti casi la sua azione. . . . Per impi egare efficacemente una truppa d1 cavallen a appiedata, occorre come giit è detto nel capitolo antecedente, u_na lunga, costante ed oculata preparazione della truppa medesima) _ed un~ specialissima atLi ludi ne negli i~trutlori. Colle ferme brevi non s1 potrà. raggiungere nella cava lleria lo scopo prefisso , e_d ammesso anche si potesse, codesta facoltà anderebbe tuLta a detrimento dell e qualità ingenite dell'arma . . . . . . AlLri eserciti hanno avvisalo di creare dei l1raton a p1ed1 per mezzo di cavalieri; io creclo invece sia assai p iù facile, più logico, ·meno costoso e mollo più efficace il far trasportare a cavallo cacciatori scelti bene addestrati à questo solo scopo . Noi abbiamo ragioni tutte speciali per non copiare. . . . Si è dello che un vero cavaliere non si batterà mai bene a p1ed1 w,craior raaione si dirà anche che un bersagl iere non. sarà n ed ,a I.un, 0n mai un buon cavali ere. Nulla di più vero ; ma altra cosa e formare un cavali ere, altra è l'abituare un giovane robusto e svello a fars i trasportare a . cavallo. Sarà sempre estr_cmam~nt:' difficile'. invece di trovare il tempo per formare con ven caval1en anche dei Yeri ti;atori e soYratutto sarà poi diffici le assai di persuadere il vero cavaliere che lfl sua azione a piedi possa riescire più efficace di quella a cavallo. L' istinto del soldato di cavalleria prevarrà pur
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sempre; per cui converrà. li mitare la sua azione a piedi a condizi oni speciali e favorevoli, mentre !'azione dei cacciatori montati potrà / esplicarsi in mo"lli casi, in svariale condiz ioni e quando appunto l'offesa dell'avversario di cavalleria si paleserà incerta ed inefficace. Tale, secondo il mio pensiero, è il punto di vista dal quale devesi considerare la questione, senza preoccuparsi di ciò che hanno,. deci$O altre potenze, le qual i, notisi hene, meLtono in camp_o il triplo ed il quadruplo della nostra cavall eria, in terreni favorevo lissimi all a sua azione, e quindi assai diversi dai nostri I Ri guardo alla proposta dei cacciatori monlati non voglio certo . aspirare al brevetto d'invenzione; mi limiterò solo a chiedere quello d'opportunità, dacchè in nessuna epoca della sto ria si manifestò il bisogno così evidente dell'azione a scopo strategico dell a cavalleria, . insieme alla necessi Là di tutelarla dagl i effetli di un perfezi onamento, ceno prima non previsto, del fuoco della fanteria. I soldati delle compagnie.qu i proposte dovrebbero possedere le seguenti qualità: 1° Educazione ed islruzione del soldato di fanteria ; 2° Piena ,confidenza nel cavallo; 3° Faco ltà da fars i trasportare a cavallo a tuLte le andature; 4° Attitudine alle marcie a piedi ed abil·ità decisa nelta scnola . del tiratore.
Si dovrebbe creare di sana pianta alcune compngnie autonome · di cacciatori , con divisa, istruz ione ed equipaggiamento tutti speciali, da aggregarsi permanentemente ai reggimenti di cavali eri.a, e ciò allo scopo di ottenere l'affiatamento, la solidarietà e lo spirito · di corpo, che pure produrrebberu i migliori effetti nel sostegno .. vicendevole cui sarebbero eh iama Le quesLe truppe a prestarsi in vera guerra . Si è dello e r ipeluto fin troppo che il nostro terreno non è adalto alla cavalleria; si afferma e si ripete che la cavall eria dovrà valersi del moscheuo, e ciò al pun to di averlo dato a Lutti, e si esige che la cavalleri a debba intraprendere lunghi e rapidi percorsi parmi quindi si debba pur logicamente ammettere che nessuna
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specie di goldati possa ri escire più ern cace ed acldatla, in I.aie genere di servizio di quelli qu i proposti. Questi cacciatori montali, nella proporzione di ,JJiS circa della nostra cavall eria, dovrcl.Jbero precedere gl i sqnadroni esploranti e disimpegnare, quale prima linea, il servizio ora affidai.o alle pattuglie di scoperta. Durante i combatlim~nti della cavalleria, essi sarebbero impiegati a colpire con tiri sicuri l'artiglieria avversaria; nelle operazioni notturne potrebbero sp ingersi, anche a vari chilometri a, piedi e rendere, colla sorspresa contro la cavalleria avversaria, i maggiori serrigi . Con si1Ialli tiratori scelti, appiedati e nascosti, si potrà pure co lpire e mettere fuori di comballimento le estreme vedette e gli uomini degli estremi piccoli reparti nemici nell'avanscoperta e rendere vana l'opera loro, anche la più intelligente. Infatti i carnlieri, o i piccoli reparti della cavalleria avrersaria non potranno for valere la loro superiorità contro ab ili tiratori, indifferenti all'effeuo morale del cavallo, e nello spazio di tempo necessario per l'arrivo di rinforzi nem ici sarà ben agevole ai nostri cacciatori di ritornare ai propri eaval li ed ai nostri squadron i e di fronteggiare i nuoYi giunti . La truppa speciale che qui si propone sara pure utili ssima per la difesa delle liuee di collegamento, distanti una dall'altra G, 8, 1 O chilometri di cui parla il libro V0 , e che debbono essere segnate in modo apparisr.ente da accidenti del suolo, come p. e: canali, torren ti, argini, boschi , burroni, altipiani, ecc. ecc. Giunte le colonne io avanscoperta nelle dette localilà, generalmente di difficile accesso alla carnlleria, i tiratori appiedali potranno spingersi a,,anti di alcuni ch ilometri per lasciare agli squadroni esploranti il tempo utile al collegamento . fo ogni caso questfL truppa sarà utile nei combattimenli a piedi nei terreni monluo3i; nella difesa delle streue e da qualsiasi local ità, ove il successo dipende, non solo da dimostrazion i pa sseggiere, ma eziandi o dal l'azione crrìcace, informata a sa ldi principi dell'arte. Rie.pilogando, è d'uopo osserYarc: 1° Che il servizio cli avanscoperta sarà condotlo in anenire presso gli eserciti principali con criteri e mezzi diversi da quelli già universalmente noli; 2° Che l'armamenlo di cui è fornita ormai la carnlleria di tulle
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le potenze, indica ch iaramente come nell 'avanscoperta in modo speciale, debbano trovare largo e nuovo impiego la precisione e la celerilà del tiro; 3° Che il trasporto sui veicoli di truppe di fanteria, se anche ~a a_dottar~i p~r determi nate imprese eccezionali , non può essere 11np1egato JU via normale e ciò in vista degli impedimenti che creerebbe; 4-° Che se colle ferme brevi si può riuscire a formare bnoni soldati cli cavalleria. ben difficilmente co lle tradizioni dell'arma e col tempo limitatissimo di cui si dispone poLrebbonsi riunire neoli ste~si individui le facoltà morali e l'atlitudinc che col l'attna le fez10aamenlo delle armi da Liro si esige dal cacciatore a piedi; 5° Che ad esemp io di quanto si è ol.Lenuto in America nella guerra di secessione, non deve riescire difficile, con un recluta~ento. speciale, cli formare uni là distinte di cacciatori, capaci d1 fars, t1·asportare ageyolmenle a ca val lo per concorrere un icamenle nelle operazion i cli 11• linea in ava nscoperla.
p:r-
. Rispelto all'ordinamento delle compagnie cacciatori cd alla ques_t1o~e rtnanziaria, conviene anziLullo riflettere che la truppa ausiliaria alla cavalleria r isparmierebbe la form azione di nuovi re"'. . o g1ment1, mentre ne costituirebbe un Yero e proprio aumento dell'etfellivo. ' Secondo il mio concetto le compagnie cli cacciatori a cavallo dovrebbero avere un effeuirn di 100 a 1120 uomini e di 30 a 40 cavalli di piccola slalura (che polrebbero essere scelti, in parte, anche fra~ più piccoli dei nostri cavallE>ggieri). Questa esigua forza di cavalli sarebbe p iù che sufficient1:1 per l'istruz ione ord inaria del la truppa, avuto rigu:ndo all'esigenza Jimilata del farsi trasportare n cavallo; nel caso di guerra i ca,·all i piccoli si tro-rnno in orandc q_nantitil nel nostro paese, e ne sarebbe quindi facilissima la ;ronla 1•1monta, I.ani.o piLt che il loro addestramento non r ichiederebbe elio brevissimi giorni e quasi potrebbe effettuarsi nelle prime manie. La spesa adnnque di primo acquisto dei ca ralli e del loro mantenimento, in tempo di pace sarebbe riclolla a minimi termini. Riguardo all'ecp1 ipaggiamenlo cd al corredo risul ta pu recvidente· che quesla truppa dovrebbe assimilarsi in tullo a auella di fanteria ·' 1 1
DELLA CA VALLERI.~ HO ricruardo alla bardatura dei cavalli essa dovrebbe pure essere di l'} un'estrema semplicità e quindi di costo molto liruitato. Come ben si scorge la questione finanziaria non può avere la più ·lontana inlluenza. in argomento, tanto più che anche l'effettivo uo·mini potrebbe togliersi , per ora almeno, dal contingente assegnato annualmente alla fanteria. Sarebbe una fortunata comb inazione codesta, se dalla stessa nostra povertà di cavalleria, fossimo indoUi ·a creare un nuovo elemento capace di procurarci un deciso vantaggio ed una decisa prevalenza sui nostri aVYersari.
servizio Come la proposta che precede, così questa pure mira al fine di ,·-d! i!ivisionalee · cleli a nos tra' clefi1sicurezi.a attenuare, per quanto possi· b'l 1 e, Ie conseguenze
vic,na.
cienza di cavalleria di fronte a quella delle alLre potenze. Si tratta sempre ancora di esigenze assoliite e di esigenze relative. Egli è certo che nel servizio così dello di sicurezza vicina la cavalleria. può rendere buoni servigi; ma la questione è: se dato l'esiguo numero dei nostri reggimenti di cavalleria, non convenga meolio impier,arli laddove essi possono rendere maggiori servizi. cl cl Anche in questo caso ciò che per una potenza militare ben fornita di cavalleria non ha che un'importanza relativa, per noi, non vale nasconderlo, ha un'importanza assoluta. La cavalleria fu disseminala fra i vari corpi ed il servizio presso ·\e divisioni di fanter ia fu ad essa affidalo su larga scala, quando sembravano dimenticale le grandi tradizioni di Federico Il, di Seydlitz e di Napoleone I; le ultime guerre dimostrarono luminosamente che se la cavalleria non senre à chi la disperde e non sa dirigerla e guidarla, ha però un grande valo re per i veri capitani ·degli eserciti. Ciò che, forse, non fu ancora ben inteso fra noi, si è che i veri risultali dell a cavalleria si sono ottenuti nelle grandi imprese, prima ben definite dai sup remi comandi, indi guidate dai capi naturali, e non già con singoli reparti sparsi qua e là senza mandato speciale. Intorno tale oggetto il colonnello vValter cos:l si esprime: « Il dividere la cavalleria dell'esercito fra le divisioni d'armata, · «a seconda di un'adozione a piacimento, e formare le divisioni cli
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« cavalleria coll'ecceclenLe, significa sprecare questa arma speciale « e trascurare la sua più essenziale ed efficace attività, col sacrificio del suo impiego, esplicato nella preparazione ».
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Tutte le potenze si accingono ora a trarre il maggior panito da quest'arma, e dagli studi che si fanno in proposito risulta sempre più evidente il concetto di farla. procedere a grandi -distanze degli eserciti per assicurarne e coprirne le mosse preliminari. Ecco dove ia cavalleria non inceppata, ben inteso, dovrà. far valere tutta la sua potenza, la sua virtù! Gli obbiettivi che in altre guerre si sono raggiunti, anche solo coll'impiego dei veli sottili, richiederanno in aVYenire una forza effettiva, capace, non so lo di esplorare, ma eziandio di combattere e di contrastare vigorosamente il passo all'avversario. Donde la necessità cli preparare ris.erve adeguate, pronte a sostenere le a.van· ,guardie, ma ancor più a surrogarle, a dar loro il cambio, in modo da non perdere miseramente ed in brevi giorni tutti i cavalli . Numerose r iserve dunque dovremo possedere in qualunque modo, e queste non si a'lìranno se nc.,n risparm,iàndo la cwvalleria altrove. Nell'ulLima guerra frane.o german ica le divisioni e le brigate di -avanguardia tedesca erano rilevate dopo brevissimi giorni dalle corrispondenti ri~erve; ed infatti la caratteristica dell'arma essendo lo slancio ed il vigore, questo slancio e questo vig.ore non si otterranno mai con cavalli stanchi, qualunque sia il valore e l'eroico sacrificio dei capi e della truppa! L'impiego della cavalleria combattente alla periferia scema però anche notevolmente la necessità cli altra cavalleria nel servizio cli sicurezza vicina e presso le divisioni ed i corpi d'armata. Quale bisogno infatti di guardars i dalla cavalleria avversaria a pochi chilometri, se a clut1 o tre giornate avanti essa già combatte per la sicurezza di codeste divisioni? La cavalleria avversaria poLrà bensì penetrare fra le nostre brigale e divis ioni di cavalleria in avanscoperta; rna in tal caso: o si tratterà di piccoli riparti, sfuggiti al la vigilanza della nostra cavalleria, e di questi potrà farsi ragione, con ogni facilità, la nostra stessa fanteria, in modo che la loro ritirata sarà anche fortemente compromessa: o la cavalleria avversaria batterà le nostre brigate e · --divisioni, ed esse ripieg ando avranno il tempo e l'opportunità di
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mandare avvisi e di farsi poi sostenere validamente dalle altre truppe. I soli casi adunque ove la cavalleria potrà rendere utili servigi nell'esplorazione vicina, sarà quando· si:1gole divisioni di fanteria verrnnno chiamate ad agire staccate ed indipendenti per raggiungere speciali obbiettivi, indi per la scorta all'artiglieria ed il collegamento fra le grandi unità. !limane ancora ad esaminarn se la cavalleria possa rendere altri servigi nelle divisioni di fanteria; e qui la questione riesce davvero controversa · Molti spiriti maturi affermano, ed io fo•ido talo opinione, che la cavalleria addetta ai corpi di f'anteria e nei terren i coperti riesce assai più di impaccio che di aiuto. Nella pratica, o lo scorgiamo alle nostre manovf'e, si rivela perciò una certa esitanza nell'impiego della cavalleria; ma più soventi una tendenza eccessi\ra a valersene per qualsiasi servizio. Ciò deriva dal difetto di cognizioni tecniche che pur occorrono nella sua direzione, e più ancora forse dai criteri poco esatti che generalmen te prevalgono circa la resistenza dei cavalli da sella. Ben pochi t'iflettono p. e. quale enorme dinrio esi:;ta fra il Lrainare un carro ed il parlare un uomo con armi e bagagl io; e pochi pure sanno che i cavalli di omnibus o tramwai mangiano I Ochi log. di fieno e 6 o 7 cli avena, quindi il doppio dei noslri ('I ). T criteri circa la resistenza dei carall i, pur tanto complessi, si formano colla lunga pratica, poichè essi dipendono dalle svariate condizioni di tempo, di luogo, di nutrizione, di peso, di lavoro antececleute, ecc. ecc. Le conseguenze di Lll1 impiego irrazionale non si manifestano al momento; il ca,allo è generoso e finchè ha fiato e vita corre; ma pure l'enorme peso che dove portare sull e reni, la mediocre conformazione della grande maggioranza dei cavalli di
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truppa, ma. sovratutto la. mancanza del conveniente riposo dopo la falt ca, sono le cause certe del rapido deperimento. Dopo le grandi manoYre, che pur durano brevi settimane, occorrono, ed è troppo noto, lunghi mesi per rimettere i cavalli in valida condizione; ma nella vern guerra cosa succederà? La cavalleria, fors'anco per le sue Lradizioni Jerrnendarie eccita l'immaginazi.one e de~ta, ~resso i. profani, un in~~esse si~golare, non sempl'e rn armonia. coi severi criteri che valgono per le altre armi. . Cc,~e ~ra i dil~ttanti imberbi si trinciano al ca ffè su lla qualità e d1fett1 de1 carnlh sentenze che farebbero impallidire un rncchio conoscitore; come nelle fami glie ogni ragazzo espone seriamente sua opinion~ suil'attitudine della pariglia di nuovo acquisto ed msegna magari al cocchiere perchè analfabeta il suo piccolo sistema per guidarla, così nell'impiego della cavalleria non si esita, da ogni parLe, e dopo aver consultati molti .. ... volumi ...... di balistica, a trinciare giud izi inappellaùili, precisamente come se tale facoltà si ~v_iluppasse in base alla legge della generazione spontanea! Uno spmto arguto e faceto parlando dell'impiego della cavalleria cosi si esprimeva: « :'f all'azione della fanteria riunita alla cavalleria quest'ultima rappresenta il brillante Figaro che tutti vogliano e tutti cercano; se si scorge qualcl1e gerbido largo, qualche bella prateria, ecco che tuli i gli occhi sono rivolti al comandante della cavalleria perchè rompa la monotonia della manovra. con qualche carica a fondo, e relativo caracollo; si vuole la cavalleria ad ogni costo e guai se non arriva subito, guai se non vola anche un tantino I » Un comandante di reparto di cavalleria. si fa anch e una certa ripu.tazione se manda i suoi soldati a fa!' il governo ai ca,·alli degli_~fficiali influenti, o se mand:t qualche cavallo cli tl'uppa a dispos1z1one degli ufficiali superiori, degli aiutanti, ecc. ecc. i di cui cavalli sono gen eralmente feriti al do1·so dopo brevi giorni di manovra ..... . Negli accantonamenti si scorgono cla orrn j parLe le auide cli cali . o o va ena che s'incrociano al trotto; vi è da portar ordini in otto locali Là di\'erse, ecco ollo guide a cavallo; mentre una sola allun?an~o la strada, da cinque a sei chilometri, avrebbe compiuto tutto il giro; nello scrivere l'ordine si è dimenticato qualche detta,rlio o '
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(t) TI cavall,1 non è chn u1rn. locomoliv:, che ("fll'l'O in ragione clrlla provvista di carbone che ha rice, ulo; per preparnrc il cav:, Ilo cl i gurrra bisogna allt•11Mlo, locc:llò ~ nssolu- · tamrnle impossibile colla nostra razione. Ncs~una pot.cnz:L da una razioue d'al'cn,1 più osigu:t dcl)11 nostra. Priina elci 'l850,. quando da Torino a Pinerolo si facornno <luP tappe al pas~o, 1 cal'all, mang,avan11 3 ch ilogrnmmi (li avena, precisamente come adesso chn si esigt.: facciano, maga ri, 60 chilometri al trollo ! D'allra parte il egli :immissibile che sen1.:1 nn'~ssolut,i nccrssità, si 1·0~\i:1 sciupare in altri paesi alcuni milioni ncll'a1·cna t
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ecco il suppi omento, ed ec1:o altre otlo guide; vi sono invii.i a pranzo ed ecco infine al!ra mezza dozzina di guide ! Quando comincia la manovra, lo squadrone di cavalleria deve spedire a dozzine i drnppelli al seguito di ogni comandante, indi un plotone di ordinanze, doppie sempre, al segui to di tutti gli uffì ciali superiori , addetli, aiulanli maggiori, ecc. ecc. ed il capilano ... rimane isolato e desolalo I Nelle marcie, la cavalleria è posi.a alla coda, o procede al passo di scuola ri,tmilo, con d0zzine di alt all'ora, in mc,do che i cavalli si stancano enormemente e cho la proporzione dei feriti al dorso ri sul ta del dopp io. Se appare da lungi qualche reparto di cavalleria nemica, tolti chiamano la cavalleria in fur ia e fretta; essa arriva lrafelata .... ca.rica . . .. e si trova innanzi ad un burrone o ad un largo fosso, da nessuno avvorlilo, dietro il quale quattro bersaglieri , ben postati, avrebbero fugalo con ogni facil ità i caval ieri nem ici ! Lasciando lo scherzo e le tinte esagerate, devesi però ammettere che la funzione dei comandant i di cavalleria presso i corpi di fanteria riesco, non di rado, ben delicala e diffic ile, e che non sarebbe equo il supporre che la ril nttanza a compiere tuLto quanto da essi si richiede deriv i da scarsa volontà e da scarsa attività. La vera questione si riduce sempre a codesto: Che la ca1Jalleria ha bisogno di ima grande indipendenza di, azione, d·i vasti spazi e c/;i obbietti:'Vi grandi, fin che si vuole, )fA BEN o EFJNITI. Ciò che imporla anche, secondo il mio parere, si e di esercitare la nostra fanteria a misurare meglio il vantaggio suo, contro la cavalleria, nei terreni coperti e montuosi; alle stesse nostre grandi manovre sarebbe utile quindi di togli ere, ad uno dei partiti , luLla la cavalleria. e di abituarlo a lenere maggiore calcolo dell a sua potenza contro i reparti della cavalleria avversaria. Col famigliar izzare la fanteria, più di quanto succede, all'idea che col tiro rapido essa potrà ottenere, anche senza il sùcco1·so della propria cavalleria, dei risultati sicuri e positivi, sì farà penetraro grado a grado questa persuasione, questo sentimento della propria potenza, locchè non mnncherà cel'lo dì produrre i migliori efietti, in un eser cito sovratulLo ove la cavalleria scarseggia . Durante il cozzo degli esorciti, la cavalleria, se saviamente impie-
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cata nell e grandi operazioni preliminari, avrà sgombralo il fronte, forze ancora bene organizzale e sufficienti; si collocherà allato agli eserciti, pronta a cooperare all'esito delle azion i dicisive, in .quella misura di cui è detto parlando dell' azione della cavalleria nelle va rie fa.s i cli una guerra; od è ben cel'Lo che allora dovrit e saprà compensare ad usura i piccoli servigi che aYrà trascu rati nel l'interno delle divisioni . . Noi possediamo '.22 reggimenti di caYall eria che potranno mo·bil izzaro cinqne squadro ni ciascuno, e quindi si disporrà di 111O squadroni, _amme~so ben in teso, che i carabinieri abb iano a compiere il servizio di guida, scr\'izio che per la sua natura stessa è perfcuam cnle aclallo a que$t'al'ma. Supposto che dei ·1 1Osquadroni ne sieno desLinnLi 2t5 alle provincie medie e meridionali da aggregarsi ai corpi che debbono tutelarci dagli sbarchi, ne rimarranno 85; vol endo assegnare anche una sola divisione di ca\'alleria a ciascuna armata, rimarranno appena 40 squaclron i per le grandi operazion i cle,lla cavalleria, di cui 20 operan ti e 20 di r iservai Codesti calcoli, alTallo superficiali, possono però offrire un criterio appross imaLivo circa la necessità di risparmiare la carnlleria, nei servizi dell e divisioni e che, nella grande pluralillt dei casi, pur sciupnndo tanta forza viva non potranno avere che un'influenza secondaria sulle grandi operazioni della guerra. Per quan to si voglia favor ire, dol resto, la raccolta di grandi nuclei, pur dovremo persuadel'Ci, all'auo pratico , che la dispersione di singoli riparli . sarà. sempre in proporzioni grav issime, e cho graYe assai sarti quindi il compilo di coloro che saranno chiamati a -raccorrliero le masso di cava lleria ~ . per dirigerla agii alti suoi fiui. Si dice per(ìno elle una parlo degli squadroni atluali debba valere quale primo nucleo dei la cavalleria cli seconda linea ; ma, e con quali mezzi si supplirà allora ai vuoti grandi ed inevitabili che si produrranno fra la caral leria di prima linea? Ciò dimostra sempre ancorn quale grande risparmio nell'uso clell'arma ci sia imposlo e come si debba quindi sollevarla, in ogni :modo, clai ser,izi meno importanti. Circa la cava lleria dell'esercito cli 2• linea, ho ·un troppo alto concclto dell'arma cui apparlengo per acquetarmi all 'idea ch'essa -si possa improvvisare, e faccio voti perciò che si prendano in tempo, misure precise e decise .
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STUDIO E PROPOSTE
V. Conclusione.
Giunto il termine di questi rapidi cenni, ove ho tentato, nel miolior modo di rendere facile ai miei lettori ancbe estranei all'armu, il giudizio circa l'azione della cavalleria ed i mezzi che occorrono, perchè ri esca « bene espe1·inum,talci ed in mumero sii{ficie1ite », confido che altri, più competenti di me, vorranno aiutarmi nell'impresa di scuot.ere l'opinione pubblica a favore dell'arma di cavalleria, in modo che ai nostri dirigenti riesca più facile il còmpito di ottenere dal Parlamento i mezzi per raggiungere quella meta cui deve aspirare un popolo appena risorto da secoli di schiavitù. Noi tutti, ufficia li d61 giovane esercito, primi a dare esemp io d~ in tera devozione ai nostri capi e di rispeuo illimitato ai principi deÙa discipl ina e della gerarchia, rappre~entiamo pur sempre la parte più nobile e vitale di questo ·grande organismo cl!e si muove e si agita per il bene inseparabile del Re e della Patri a; e sappiamo che per effetto della. legittima influenza che esercitiamo, e che si manifesta in mille gui se, ci spetta una parte di responsabilità perchè questo grande organismo sia bene proporzionato e che tu ue le parti funzionino con quell'armonia senza di cui non havvi sale.te·. L'arma di cavalleria ha attraversato un periodo di crisi, prodotto da cause qui inutili a ricordarsi, ma che pure influirono ad nrreslare il suo sviluppo naturale. Solidari tutti dobbiamo adunque adoperarci uniti perchè anchela cavalleria riesca, e per numero e per qualità, forte e vigorosa al pari delle armi sorelle. t nolo universalme.nte che la proporz ione della cavalleria deve essere di un decimo e sino a. un sesto dell'esercito. Ammesso anche solo l'esercito nostro di ,1° linea a 320,000 uomini, noi dov!'emmo possedere almeno la rninima propol'zione di 32,000 cavalieri mobilizzabili, e, cioè, di oltre 38,000 cavalli sul piede cli pace. Rimane ~
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,quindi ben assodato che quando avremo i d.u~ regg!menti .nuovi., possederemo meno della metà della fo rza minima dt. cavalli pe.r ~ solo esercito di 1 a linea, senza calcolare l'aumento d1 due corpi d1 esercito ora in via di attuazione. Si dovrà poi ancora provvedere per la cavalleria dell'esercito di 2" linea! - Questa la verità nella sua -più pura e più cruda forma: queste le cif~·e nella loro in~sorabi~e evidenza, cifre che pur dovranno essere ncotdate affinche le esigenze intorno all'azione della cavalleria in guerra, rimangano nel limite di quella proporzione I Questo meniento, questo avviso dev'essere proclamalo ad alta voce finchè siamo in tempo di riparare. Che la scienza della guerra abbia ridotti molti de'suoi problemi a formule esatte ed anche matematiche, tutti lo sappiamo; ma sappiamo pure che infiniti sono i fattori di ogni ordine, innumerevoli le influenze le condizioni , le circostanze che nella . vera . . guerra modificano e distruggono anche ogni calcolo ed ogm previsione. La storia cli tulti i tempi c'insegna, come è già detto qui dietro, che l'imprevisto e tutto ciò che colpisce l'immaginazione m1:1an~ pto~uce -effetti straordinari; e così si spiegano la cieca fede nei nmacoli, le esallazioni, gli' enLusiasmi e finalmente, per rigu~rdo alle masse, i panici, che penetrati fra truppe, sia p~re ag~uerr,te,, c~nducono .a disastrose consegt,enze. Ora non havv1 dubbio, che I azwne fulm1nea della cavalleria, la stessa sua leggenda e l'imponenza della sue masse debbano anche in avvenire, e malgrado LuLLi i perfezionamenti delle armi da tiro, esercitare l'irresistib ile loro fascino. Il prestigio che quest'arma ha sempre conse'.·vato sui camp! d~ battaglia, durerà adunque finchè dureranno le mtlt1e,nze morali d~ ooni ordine, cui fatalmente deve sottostare la natura umana, finche it°'giusto apprezzamento clelle cause e degli effetti non sarà che la dote di singoli spiri li eletti . . . Il professore di matematica, seduto al suo tavolo, sp1eghera ~h.e mille fuci li mettono fuori combattimento due o trecento uommi, mentre mille caYalieri in una carica non uccideranno venti avversari; ma il pensatore, il vero uomo di guerra vi dirà che le masse di cavalleria spinte a varie giornate di marcia in ava~scoperta, permetranno aci un intero esercito di mt1oversi dietto d1 esse con perfetta -calma e sicurena e di procedere come sul campo di manovra a )
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DELLA CAVALLERIA
operazion i logistiche che, se compiute col nem ico ai Ìlanch i,falliscono, quasi sempre al loro scopo; l'uomo di guena vi dirà che mille fucili influiranno per una minima parte sull'asilo di una batLaolia e che mille èavalieri, invece, lanciali in un solo momento, di fia~co~-dietro ~na linea nemica decideranno dell'intera giornata campale; 1 uomo d1 guerra vi dirà che mille cavalieri ri soluti salveranno da: imminente disastro un intero esercito in ritirata; l'uomo di 11uerra vi dirà che un corpo di cavalleria in brevissimo ore si può tr:sporlarc a 80 e a 100 chilometri per or.cupare e difendere una slrella che se occupata dal nemico, anche solo un'ora prima, rende inutile ogni sforzo, ovvero richiede (e Plevna info rmi) l'effusione del sang_ue _di _migliaia e migliaitt di uomini e la perd ila di un tempo prez1os1ss1mo. Vano riesce del resto il perdersi in ipotesi quando noi stessi abbiamo ~ssistito,nel il 859, all'eroico sacrificio di alcuni squadroni piemontesi che a Montebello trattennero perrool te ore due intiere cli visioni austriache; quando noi stessi abbiamo vista, nel 11866, paralizzata l'azione di due inlere nostre divisioni dal brillante valore della brigata austriaca Pullz , a Villafranca, mentre quelle due divisioni, portale in Lempo al centro della nostra linea di batlaglia,'avrebbero, deciso della "i ltoria e qu indi anche dell'esilo dell'intera campagna! Coloro che avversano l'aumenlo della nostra carnlleria dovrebbero adunque persuadersi che la ragione di e:;sore di quest'arma 1·isiede, per la massima pa rte, nel suo valore morale, valoi·e che sfugge agli apprezzamenti materiali dei profani e deo]i spiriti lecr. . I o o g,en ne la stessa guisa che sfugg0no infiniti altri fenomen i di ooni ordine. e Si è detto che se non ci fosse un Dio bi sognerebbe inventarlo· gli Americani , pro"visti di armi a tiro celerissimo, non avevano ca~ valJeria ed hanno creato i cavalieri tt doz.=·ine di migliaia. E 0crli Americani sono pur genle positiva I Come nel passato l'arma di cavalleria, coperta di ferro. seppe· res!slere ai lardi co!pi della spingarda, indi a quelli dei fucili a pietra,. cosi saprà essa res1sloro ani:ora, anzi lrionfare, contro i celerissimi colpi.... de'suo i avversari moderni I Negli anni decorsi era penetrata, purtroppo anche nelle nostre alte sfere politiche, la persuasione che l'I talia dovesse limitare la 1
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sua azione alla sola difesa delle fronti ere; non si pensava e non si provvedeva che acl una guerra portal.a, ali.irata in casa. nostra, nel nostro terreno intersecato e frastagliato, ove per conseguenza, si diceva, l'azione della cavalleria, riuscirà, se non superflua, almeno seconclaria. Recenti e per noi dolorosi avven imenti compiutisi in Oriente, ed altre delusioni di altro ordine, ci banno fatti accorti che una grande potenza dere aspirare a ben a1L1·i ideali; che la sua influenza e forza di espansione debbono palesarsi al di là delle sue fron tiere: e ciò a tutela de'suoi grandi interessi nazionali, e della sua dignità. L'idea adunque di calcolare solo sulla difensiva nel caso cli g~erra, potrebbe associarsi e giustificarsi col progello di un arcadico accordo fra tutte le potenze circa l'abolizione cli un'arma che costa lroppo; ma iu Lai caso, iniziato l'accordo, si procederebbe alle sue ultime conseguenze e cioè: al disarmo generale. Sublime idea ... ~he pul'troppo ri marrà sempre un'idea! Finchè adunqno la forza, se non sovrasta, cel'Lo pcl'ò leocri(Lima jl dirilto, come ogni giorno si scorge, l'Ilalia dovrà saper a~~he offendere, e nel l'offensiva (che può essere portata in paesi più f,worevoli alla sua azione) la cavall eri a avrà sempre una grande missione, e questa missione non potremo compirla, se non avremo u_na cavalleria « in munero sufficienze » e, vale a dire, della prop0rz1one acldoltata dalle altre grandi potenze militari . Anche nella stessa Germania, uno ~pirilo eccentrico si provò a dimostrare la scemata efJlcacia della cavalleria nelle ultime ouerre ~ ' e quindi la sua scarsa uti lità; ma una brillante risposta, pubblicata dal distinto colonnello di cavalleria von Ktihler, ridusse ben presto al silenzio l'anonimo autore. Nella vivace pole10ica seguita a tal riguardo, l'arguto difensore della cavalleria cosi si esprime: « La cavalleria è assuefatta a sentirsi dire, in tempo di pace, « che la sua missione è finita; ma, valga il vero, è pure abituata. a « vedersi in tempo di guerra ricercala da tulli ed a trovarsi sempre « scarsa nelle incombenze che si vogliono ad essa affidare. Codesto « sentito bisogno della cavalleria dura per qualche tempo, anche « d~po_ il _termino della guerra, e gli avversari tacciono; poi rico« mmc1a 11 coro: « la cavalleria costa troppo, dunque è un'arma di
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come la cavalleria possa rendere grandi servigi, e specialmente agli alti scopi streteiici; 2. Che le probabilità di tale successo dipendono essenzialmente dalla preparazione, dall'impiego efficace; 3. Che ammesso il progresso delle armi da tiro, la cavalleria debba perfezional'e il suo ordinamento ed aumentare il suo effettivo, in modo da riuscire « perfettammte espe1·irnentata » ed in « numero S1tffìciente ».
« lusso! » Noi possiamo ascoltare codesti discorsi con ·discreta indif« ferenza ben sapendo come l'arma di cavalleria formerà parte in« tegrante degli eserciti finchè le battaglie non si combattino coi « palloni volanti e che i soldati non cavalchino le locomotive. « TutLi i grandi capitani da Alessandro a Napoleone e da questi a « Molke hanno vinto colla fanteria; ma per preparare la vittoria, « per assicurarla ed usufruirne i vantaggi, hanno adoperata la ca« valleria. - Variarono i modi, varierà l'impiego, ma il fatto, che « si è ripetuto Lante volte nel passato, si ripeterà anche nell'av« venire ». E come se ciò non bastasse, il ·grande strateaa della Germania ·1 è> ' 1 maresciallo ~foltke, volle intervenire con una sua lettera nella contesa, certamente ben ,lieto cli cogliere l'occasione per r~nclere un tributo di stima ed' ammirazione all'arma, che tanto aveva contribuito alle sue vittorie, e quindi alla sua fama mondiale. La lettera del maresciaìlo Moltke delinea anche in brevi termini il còmpito della cavalleria nella sua missione a scopi strateo"ici e ne esalta tutto il valore, laddove appunto lamenta di non esser~ riuscito ad impiegarla. ·Questa letlera (già ben nota) occuperà certamente nella storia della cavalleria un primissimo posto. Eccola: « Se il signor R. B. si è proposto di provare la tesi dell'inutilità « della cavalleria; con argomenti tratti dalla storia militare di questi « ultimi tempi, ha scelto mollo male la sua epoca. « I servigi delle nostre divisioni di cavalleria, nella campagna « contro la Francia, sono evidenti e registrati nella. storia. \ « Potevano essere anche maggiori se, per esempio, a ID,[fh esse .. (< fossero state sotto mano; a Y.!$1"\Y]le se fossero state raccolte. i« Ma tu_tto a questo riguardo poggia sui comandanti. & « Nell'esplorazione la cavalleria rese imm/Jnsi servigi; non ;«anemmo marciato in quel modo se non ci avesse preceduto. <i: MOLTl{E ». Dopo queste memorabi li parole, non rimane altra conclusione se non quella che già emerge dal mio breve lavoro, e cioè: · ,1. Che la storia di tutti i tempi sino all'età nostra, dimostra
Padova, 24 agosto 1883.
Il Colo')'lh!,ello Brigadiere BOSBLLI.
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LA RIVOLUZIONE E L'ASSEDIO DI GENOVA
LA RIVOLUZ[ONE E L'ASSEDIO DI GENOVA (1746 -1747)
II ·1° maggio 1745 venne firmalo in Aranjuez un lrallato con cui Je tre corone s'impegnavano alla difesa della repubblica, la quale dal sua lato avrebbe fornito un corpo di diecimi la. uomini ed un treno cli artiglieria. Durante qu ell'anno e il principio del seguente la repubbli ca n,rn sofferse gran danno, m~ ca1~biata la fo1:tun~ delle arm i .e perdute dagli alleali gallo-ispani le ballagltc d'. Piacenza e del Ticlone, si trovò ad un tratlo esposta ai più gravi })Cri col i. . L'Infante di Spagna, con i generali Las)'li nas spagnuolo e Matllcl.Jois francese(,!), si riLrnsse nel Genovesalo e mise il suo quartier aeneralc o ) il 00 - cli ri oo-osto ) in Langasco . ~on valsero ad indurlo ad una difesa efficace di quei monti, e della città, nè l'agevolezza del! 11npresa, nè la ,-antità dei trallati, nè le ripetute istanze della repubblica prcsaoa. del le imminenti svcnlure. Il IO di s~llembreoli o Austriaci al Laccarono la Boccheua, difesa cla . alcLme compagnie cli francesi, spagnuoli e genovesi . Seb~ene, 11~ quel luogo aspro e fortificalo, sembrasse facile il _soslen~rs.,, pure ~ soli Genovesi ,i opposero qualche resisteuza. Glt .A.uslnac1 formali im tre colonne, assaltarono il colle e se ne impossessarono perdendo soltanto 300 uomini e, trovata la ria sgombra, si spinsero fino a Carnpomarone (2) . Intanto l'Infante di Spagna , per abb indolare i cittadin i, faceva mostra di ,oler contrastare .i monti agli invasori e di voler stabilire un campo, sulle alture di Fegino sollo , la protezione a.et _ca?none della piazza; ma invece dava oper:t ad-imbarcare le art_1gl1er1e_e 1~ pronigioni, ed infine il 3 di settembre partiva. da Sestri, per via d1 t'
I. Ern scoppiala la guerra c1ei sette anni (117 40-·1747); ma ad onta delle vive sollecitudini di Spagna e di Francia, la repubblica genovese, desiclerosa di pace, e dei benefici di un fiol'ente commercio, cercava mantenere la più stretta neutralità; ma non le giovò perchè, sul finir del settembre -1743, il patrizio Giovan l<'rancesco Palla vicino, scrisse al Senato, da Worms , essere stato conch iuso, nel giorno 13 dello stesso mese, un trattato tra le corti di Vienna, Londra e Torino di cui una clausola era questa: che Maria Teresa regina d'Ungheria cedeva al re di Sardegna ogni sua. ragione sul marchesato del Finalé e gli dava autorità cli prenderne quanclochessia il possesso. Sono inclescl'ivibili lo stupore e l'indegnazione dei genovesi i quali avevano pagato quel marchesato, allo stesso padre di i'\Jaria Teresa, con un milione e duecentocinquantamil a scudi cl'oro. Furono fatte istanze alle co1'Li cli Vienna e di Londra, ma non se ne ottenne verun risultato soddisfacente. Radunossi allora il minor consiglio ( 1) e clecise accostarsi all'alleanza di Francia, Spagna., e Napoli. ' 1
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(i) Ecco io JJrove la costiLuzione d'allora: Capo della repubblica aristocratica assoluta di Genova era il dogo con autorità più nominale che olTcttiva. Questa risiedeva per lo materie civili nelle 111:uti del Sonato, composto di l.2 senatori; del collegio cameralo per l'amministrazione dolle imposi.o o dello flnaoze e del mioor consiglio composto di 200 nobili di oltre 27 unni; a qr1esL'L1ltimo app:utcneva determinare l.t guerra, la pace o le alleanze. Allo suo deliberazioni presiedeva il Doge assistito dal Senato e dal collegio camerale. Per maggiori schiarimenti vedasi il Doria, pag. 5 e 6.
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{I) I.a nirgoana di questo tristo :tbbandono della rt>pubblic.-i agli Ausl~lac( non ,) dissimulala ne~mcuo dai Francesi. Ecco che cosa scri vo l'm1toro <lolle Jl/emo1res sui· les campC1911es d 'llC1lie de lì IJ Jusq'att 1776:
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• ... dans les dl'lllés de l:t Docchett:t on Jais,a trcnw tcom1iag111e,; dc gronad,crs fronçois, ((t1,1rant,c piqucl.$ espagr10Js et frnnçois o quatre mille .hommcs do lrou~cs do Génes c1ui se rotninchèrcnt oLgamirent tous lo$ passages d'arl1 llcr1c. _J,es or~Z., e~ /11r ,·ent e11 méme tetnJ)S donnés JJOUI" la ·rclrnile, 111ai$ fil secret. On a,·:nt ~romis •1 la républiquo do la défcndrc eL dc mcttrc Gllnes à cou,ert dc toute cntrcpnsc de la parL des Aulrichìens ..... Lorsquo lo génèrJI Browno ,1pprit coli-O nouvcllo, il ~o JlUL diSS_imulcr la Sllfllri~e qu'ello lui causa et s'écria: Al1011s vile e11 France, 1<1 tele a to1trne " to11s ce g1ms-lu. (:i?) Vedi nota ..\.
DI GENOVA
LA RffOLUZ lOJ.liE E L'ASSEDIO
mare, verso Savona quasi fuggendo (1). Gli Austriaci entrarono dunque, senza opposizione, nella valle della Po!cevera; e riunite poi le compagnie di granatieri dei vari reggimenti, il giorno 4 fe cero impeto su San Pier d'Arena ene scacciarono i resti dell'armata nem ica la quale, per mare e per Lerra , fuggiva verso Ventimiglia. Il generale Gorani con ,f ·1 battaglioni, alcune centinaia di usseri e di d ragoni, fu destinato all'inseguimento che prometteva ricca preda · di prigionieri e di munizioni da bocca e da guerra. Lo spavento domina·rn la tradita ciLLà. Il giorno 5 furono mandrtti supplici ambasciatori al feld maresciallo Browne, ma questi, con duro cipiglio, dichiarò: « esser ven uta in qualità di nemica quell'annata, le cui pretese presto si saprebbero » e impo3e dure -condizioni di resa che furono peggiorate, il dì stesso, dal tenente maresciallo Botta. Questi, con minaccie di assalto e di sacco,[di ferro -e di fuoco, ottenne che il governo di Genova, il giorno 6, gli firmasse una specie di capitolazione, nella quale si statui va : l'immediata consegna delle porte, del materiale di guerra, e dell'assediata Gavi ed inoltre che si pagassero 50,000 genovine (2) a tiLolo di rinfresco per le truppe; che, fra un mese, il Doge e sei primari senatori si recassero a Vienna onde impetral' perdono da Maria Tel'esa , ed infine che pel mantenimentodell'esercitoe le ul teriori contribuzi oni, il governo avrebbe dovuto intendersi col maresciallo Chotek, regio ,commissario presso il quartier generale. Avuta così in sua balia la repubblica, non è a dire quale strazio ·ne facessero il Botta ed il Choteck (3). I genovesi dovettero sborsare, (i) Por colar meglio la fuga, egli avova dato appuntamento per quel giorno 3, onde .concertarsi sulla difesa cli Genova, al patrizio Domenico Pallavicino, il quale più noi trovò in $0l;t.ri. Vuolo giustizia che del tradimento usato a Genova, si scagionino in parte i Francesi. Infatti ecco /J\utnto dice il Rothb:.irsch a pag. :W,: • Appena cnt.rato in 'l'ortona Maillcbois propose cli acccamt)arsi a Garofolo, ma Las l\linas noi volle, e solo a stento acconsenti sostare pres~o Novi; però mentre si tracciava il campo, i tracciatori di osso (Lagerausteckcr) vennero obbligati a ritirarsi dalle truppe di Brow ne. llfaillebois schierò l'el;orcito o scongiurò Las Minas cli unirsi a lui senr.a indugio e di attaccare con le forze riun ito il corpo di t.ruppo di ·Browne ch'egli non stimava maggiore di 20,000 uomini. Las Minas non YOlle, si ritil·ò verso G,wi e Maillebois dovette seguirlo. " (2) La genovina equivaleva a lire 7 o soldi 12 cli moneta genovese, ovvero a due lìorini, un kreuzer o un pfenning di moneta austriaca; ma si noti che l'oro coniato aveva in quel tempo triplo valore di quel che ha oggidì. (3) Onesto Chotock lasciò di sé fama cli cluri~simo uomo.
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con breve indugio, due mil ioni di genovine (,J), nonchè molla altra moneta per acquartieramento delle truppe, rinfresco, queto vivere, casermaggio. Le rapine nelle riviere da Yoltri alla Spezia, e le continue richieste di farine, di bisco tto, di fieno, di tende e di bastimenti da trasporto , non avevano limite. Quasi ciò non bastasse, ecco lo stesso Choteck pretendere un terzo milione di genovine per la contribuzione, ed un quarto per gli alloggi d'inverno, ed il Botta richiedere, e, non avutele, prendersi, le artiglierie della piazza, onde manda.rie al maresciallo Browne che gliele chiedeva per espugnare Antibo. « Questa fu l'ultima goccia che fece traboccare il vaso delle ama« rezze di Genova. Trascinavano i tedeschi un mortaro a bomba, « il 5 dicembre, per il quartiere di Po rtoria, sfondò la strada sotto « il di lui peso, rest.ò incagliato il trasporto (2). Voll ero i Tedeschi « adoperare il bastone e forzare alcuni del popolo ad aiutarli e fu« rono messi in fuga coi sassi » . Ebbe così principio la memorabile rivoluzione, durala sei giorni, della quale credo opportuno narrare le vicende, nel modo il piu succinto, sulla scorta degli scrittori genovesi e mettendo sotto forma di no ta, le varianti che trovo nel racconto dell' austriaco Rolhkirsch.
(1) li Holhkir:;ch clicc essere slati percepiti .. dalla cassa imperiale 5,700,000 fiorini . .\ i nostri giorni, clo po il pagamento doi miliardi francesi, questa cont.ribur.ione non parrebbe tanto sl,raordinaria. A quei tcm1Ji r,a.rvc opprimcnt.e. · (2) Così il Dori,t, l' Accinelli ed il Cclesia. li nothkirsch, invece, dice che il fatto avvenne presso S. Tommaso. Documeot.i irrcfragabili che lessi nell'archivio, non lasciano alcun dubbio; il fatto avvenne veramente in Porloria. Però giit prim<1. dc.I 18 novembre, erano state tirate sassate contro 1,ltri Austriaci ccl anche erano stati insultati alcuni ufnciali che avevano voluto usar p1·epotcnzc in città. è molto club!Ji,t invece la personalità del BaHJl,1., di cui nei documenti del tempo, pur tanto parl.icolarcggiati, non si trova traccia, mentre · vi è un documen to che si occupa cli un ilichcle Costa, il cruale in una sua su1111lica per un soccorso all,1. Signoria, dichiara essere stato colui il quale • senza risparmio • di fatica e con ri~chio della propria vita Ieee in modo cli porre l'inimico alla fnga .... •
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LA RIVOLUZIONE E L'ASSEDIO
II.
5 dicembre. - Comincia in Po1'Loria il sobbolli mento, pel fatto ,del mortaio (·I). Gli Austriaci fuggono lasciandolo . Si adunano turbe di popo lani e chiedono armi alla signoria che le rifiuta (2) e invece, manda il patrizio Nicolò Giovo in San Pier d'Arena a scusarsi dell'occorso presso il maresciallo Bolla. Nella notte una dirotta pioggia, sciogli e gli assembramenti. 6 dicembre. - Alle 9 del mauino, 100 granatieri , entrano dalla porta di S. Tommaso (3), scortando gli uomin i di fati ca, destinati ·a scagliare il morta io, ma il popoloso borgo cli Prè li accogli e con sassate e colpi di fuci le e li costringe a r itirarsi. Gl i atlruppamenli -crescono; i popo lani foribondi si provveclono d'armi, levandole ai . soldati della repubbiica, e mostrano il determinalo proposito di to gliersi di dosso l'abborrito straniero. Ha luogo, con vario successo, 1
(i) Ecco il rapporto clol comam:lante austriaco alla porta di San Tommaso direti.o al ma.ggiore della piazza di Genova sul fatto di PorLoria. L'originale ltnora inedito ,i trova 11ell'Arch ivio di Stato di Genov:1, filza 30 1lfi lilarimn, anno '171,6. • li signor comandante alle porte cli S:m Tommaso fa sapere al signor maggiore della piazza che essendo ,,c1mti li artigli eri che conducevano un mortaro a lamentarsi che sono stati insultati dalla plebe conducendo dett.o mortaro, è sono stati obbligati di a.bbanclon.iro detto mortaro. PertanLo preg,1 il detto signor maggiore dcll:1 piazza a provvedere cho il detto rnortarn sia Bono custodito é procurare cli 1wenclere detta ·gente che h:1. insultato li deLti artiglieri (sic). , Porta San Tomaso, adi 5 dicembre i746. « Bar. DE HussEY • 111aiore , .
(~l) VLtolsi, e forse non se\1za ragione, da qualche storico italiano e da tntti gli storici austriaci che la Signoria si mostrasse cont raria, soltanto in apparenza, ai moti popolari, i quali invece avrebbe fomentati, con segreti manr.ggi, per tentare di libert11·si dall'oppre,;sione austriaca, senza. compromettere il Go,•erno, in caso di non ri uscita. (3) Ques ta porta più non esiste, e quantunque sia. faci le rintracciarne il silo, non vi fu pos ta ancora una Japiùe la quale ricordasse i memorandi avvevimenl.i di cui fL1 teatro.
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qualche affrontamento . Intanto il senato, manda altri deputati al Botta (i!). 7 dicembre. - Si pone in armi anche il quartiere di S. Vincenzo. Il popolo a forza di braccia trascina colubrine, cannoni e mortai, in luoghi difficilissimi, per erle salite . .I Tedeschi appostano due cannoni da campagna in cima a via Balbi e due sovra l'altura dei Filippini e fan fuoco. I nobili si rinchiudono nei loro palazzi in via Balbi ; il popolo, invece, si batte, fa barricate, mette cannoni in piazza dell'Annunziata, in borgo Pré, in Sotloripa, stabilisce un quartier generale con un commissario e sei luogotenenti, nel collegio dei gesuiti, ora università degl i studi. Il Botta comincia a temer per la sua ritirala e manda un proclama nelle due valli, in cui dichiara non pretendere altre somme, e promeue sgravRrle, se fede]i, da ogni peso della guerra (2) . Quei del Bisagno non gli danno retta; anzi assaltano e fan prigioni riparti Austriaci che colà. avevano stanza. I popolani genovesi prendono la batteria di S. Clara. I polceveraschi per fortuna. del Boua slan cheti. L'odiosa proposla del Botta « che il governo attacchi con le sue truppe i popolani alle « spalle, mentre egl i assalterà di fronte)) è respinta dal Senato, il quale con dignità. risponde: « che la repubbljca mai non avrebbe « potuto accond iscendere a voltare contro i propri sudditi quelle « armi che erano destinate a difenderli )>. . 8 dicembre. - 1 Tedeschi occupano la.commenda di Malta in via Pré, l'imboccatura di Sottoripa e le alture dell'Acquaverde con 4 pezzi. Dopo qualche ora di corobaltimenlo lontano, il tenente generale conte d'Adda, chiede ed ottiene un armistizio (3). ll prin({) È opinione generale che la. ser~. do! 6 il generale Rotta. agendo con decisione e penetraudo in città da. levante e da. ponente a.vrobbe potuto domare la rivol ta, la quale non aveni. ancor preso corpo. Vuolsi eziandio che egli non vedesse cli mal animo quanto avven iva., perchè conOdava averne presto ragione e spremere alLri milioni alla città. (i) Il Rothkirsch narra che, la sera del 5, il Botta, accortosi della. insufficienza deproprii mezzi, rnancl6 ordine ai generali Andlau e Marn ll y, che co mandavano nella riviera di levante di racl.unare presso Spezia o imbarcare presso San Pier d'Arana 3 ba.tt.Lglioni o 6 compagnie di granatieri; dotto lo disposizioni per ric!Jiamaro 3 battaglioni e 2 compagnie di granatieri che erano vicine nella riviora. cli ponente e per far venire dalla Lombardia. altri 4- battaglioni, 2 compagnie di granatieri e 2 reggimenti di ca.valleria. Di LutLe (fues te truppe gli giunsero soltanto, il 9 nella no tte, i 3 battaglioni e le compagnie granatieri della. riviera di ponente. (3) ll Rotschirsch e il Kaberlin clicono che l'armistizio fu chiesto d:tgli insorti.
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DI GENOV.<\
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LA RIVOLUZIONE E L'ASSEDIO
cipe Doria, cessate p~r quel giorno le tratlative col Botta, ritorna scoraggiato dicendo: « Il Botta ha la testa dura e il popolo più del Botta. » 9 dicembre. - È prolungato l'armistizio e continuano le Ll'atlative. Il maresciallo vuole guadagnar tempo per aspattar rinforzi, ma intanto i Genovesi crescono di armati e di ardire. Circa 700 alemanni ( 1), sono costretti a rifugiarsi in alcuni palazzi di Albaro. 10 dicembre. - Dato troppo tardi dal Botta l'assenso alle condizioni del popolo (primi a far fuoco gli Austriaci) s'ingaggia la pugna verso le iJO antimeridiane, in Genova contro la porta di S. Tommaso e in Bisagno contro quei palazzi di Albaro. In piazza Di Negro il maresciallo é ferito leggermente. Dal Castellaccio son battuti i Tedeschi che occupavano l'altura di Oregina. La balleria di Priaminuta fulmina le porle di S. Tommaso, i Filippini e piazza Principe. Dande di popolani armati calano da Oregina e cla San Rocco. Assaltati da parecchio par ti gli imperiali fuggono inseguiti dalle bombe della Cava e dtl,.l cannone dell'arsenale e abbandonano porta S. Tommaso, porta Lanterna e la batteria di S. Benigno. Giovanni Carbone, popolano, riporla alla Signoria le chiavi ri conquistate, e mettendole innanzi al Doge, dice:« Queste son le chiavi « che con tanta franchezza loro signori serenissimi, hanno dato ai « nostri nem ici; procurino in avven ire di meglio conservarle, pcrchè « noi col nostro sangue ricuperate le abbiamo »(2) . Lanollestessa, temendo non gli tagl iassero la ri tirala, il maresciallo austriaco parte da San Pier d'Arena, esportando il tesoro tolto ai genovesi. I Polceveraschi non insorgono a tempo; altrimenti non uno degli imperiali, avrebbe raggiunta la Bocchetta. Un miserabile, certo Carlo Casale, detto Bachelippe, pel premio di I0,000 genovine, li guida 1
( !) Un battaglione e duo compagnie granatieri del reggimento Khcil che volevano entrare d(l Porl,i Pila e ri congiungersi col Botl(l. (2) l>cco ilwoco quali s:1rnlJIJero, secondo il Jlatrizio Gio. Francesco noria, Jc 11arole 11ronunciato dal Carbono. ~gli espose con generosa e moclosta eloquenza al go l'orno: , La consolazione del popolo in ,·edere dall'oppressione liberato il proprio principe, al quale in nomo di tutti chiedeva perdono di quelle irregolarità che si rossoro per avventura nella confusiono di quella giornat,i commesso o le quali ,d tro oggott11 non a 1·e1ano che la romune salvcz1.a • . Q'.ial diJfercn1.a r A clii credere? li Mecatti dii. ancora una version~ dirnrsa, la quale poro ha il merito di comJ)ondiare lutlr lo altre due, e forse e la , or11.
e trae in salvo. Ma non del tutto, perchè, in fine, quei montanari si scuotono, attaccano il relroguardo e l'inseguono fino alla Bocchetta, facendo ~olti _pl'igioni, molti uccidendone, e sequestrando qualche mulo can co d1 contante. TI Bacheli ppe fu poi processato e condannato per tradimento. S~condo l'Accinelli e il Doria, gli imperiali perdettero in quella cacciata e nella ritirata dalle riviere da 3500 a 4000 uomini e 1120 . ufficiali; secondo il Rothkirsch soltanto 3000 (1). In tal modo pe1· forza e virtù di popolo, fu espulso il nemico e furono riparati gli errori dei nobili, i quali arresero la fortissima città ad un esercito privo di artiglierie (2), nonapprofiltarono delle offerte dei popolani che si esibivano a sbaragliarlo quando, nella notte tra il 1S ed il 6 di settembre, le onde della Polcevera ne travolsero il campo e ne annegarono ben 500 (3); si curvarono innanzi alle minaccie ed all e esigenze del Botta; scoppiata l'insurrezione non vi presero parte. Però come vedremo, il patriziato si distinse oltremodo durante l'assedio, diresse i lavori con intell iaenza ca. . o ' p1tanò con brillante valore le mii izie cittadine e molti suoi membri Yi lasciarono la vita dando prova di gran palriollismo e di 0auerreschi talenti. . In Eu.ropa la meraviglia fu grande: un piccolo popolo stimato imbelle, ti quale ave.a.follo prova di una pieghevolezza estrema, un popolo che aveva sborsato una gran quantità. di moneta, Je cui truppe regolari erano prigioniere di guerra, aveva cacciato con irresistibile violenza un generale vittorioso il quale di;:,pon eva di Leggasi la nota B in fondo nlla prima parie. Vedasi ltt nota G. Ecco co111e il Rothkirsch 11a1T(L questo nvvcnimento: • Prima ancora che fosse sottoscritta la capitolazione, prima che fossero consegnate le t>orto, :11 venne un fallo che ,n rrbbe potuto riuscir fatale all'esercito austriaco. Le tru11pe con le loro ar tigliorie di campagna si orano acc,1mp:1te imprudentemente nel loUo asc1u tlo della. Polccvera. Cavalieri e t'!mli riposavano senza inqu ietudine sotto lo tende. Un violento tem1iorale scoppiò sull'Aponni.Jmo e la PolcCl'Ora divenne ad un t~a~to, un .~pillo torrente. Fortunatamente i paesani a, ,·ortirono a tempo gli accamP,lti. rutti lngg1rono con grando scompiglio; annegarono nonpertanto 300 uomini e 150 ~~valli.~ aml!11·0110 perdute mo llo tonde e bagogli. Senza qMll'avviso molto migliaia uomm, avrebbero trovata la morte nelle onde. I Genovc.•i dalle loro mura l'idero lo scompiglio clcll'cscrcito tedesco. I piit arditi consigliarono di assaltarlo e cosi approfltt.ni·o del momento r,worovole; ma il governo nor\ vollo rompere lo tratta ti ve ccl arrischiare quoll'aiiono violenta alla quale non si senti va ]ìl'Onto. (1)
(2) (3)
.\NNO 'tXVIII, YOL IY
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truppe agguerrile (1) ed era già padrone delle porte e delle valli~ e cambiate così le so r"Li della guerra, quasi perfota, dalle potenti corone di Francia, di Spagna e di Napoli.
(Grenzer) croati, warasdini e qualche centinaio dì dragoni e di ussari; in tutto da 16 a n,000 uom ini. Sebbene queste truppe fos sero poco numerose, era difficile mantenerle; ecl inoltre mancavano le artigl ierie d'assedio indispensabili per espugnare una città forte -come Genova . Il re di Sardegna che aveva il 18 dicembre presa Savona, poteva solo forn ire i pezzi del necessario calibro e le relat ive munizioni. Così stando le cose il maresciallo doveLle rinunziare ad una immed iata azione decisiva contro la ciUà: si limilò quindi, mentre si 'fo rnivano gli apparecchi, ad impedire che entrassero in Genova ~onvoglì di viveri dal Parmeggiano e dal Modenese e a tormentarne i difensori con frequen ti partili di irregolari. Ma poichè ho parlato della fortezza di Savona, non pos:;o Lacerne la bella difesa fatta da un ital iano : il patrizio Agostino Adorn,) . Il generale piemontese Leutmm, cinse la piazza il 9 settembre intimando la resa.L'Adorno rispose « che glie la avrebbe data sulla bocca del cannone » e non ,dimise l'arditezza dell'animo nè per l'entra.La del Re nella cilt.àdi Sa·vona, nè per l'é1rrivo del generale Goranì con 11 battaglioni austriaci, nè pel sopraggiungere di molte mil izie del Pièmon te, nè per le minacr)ìe della .flolla inglese padrona del mare. I l Senato aveva eercato di soccorrere a mezzo settembre, la pericolante cittadella; ,ma il Botta ne lo aveva impedito, anzi gli aveva imposto ordinasse ali' Adorno di starsi impassibile spettatore dell'innalzamento delle batterie che dovevano fulminarlo, e dì non rispondere col fuoco se non quando fosse attaccato col fuoco . Con singolare e mirabile ·esempio di obbedienza mi litare l'Adorno rispettò lo strano ordine .della Signoria. Il 1° dicembre incominciò lo stretto investimento della cittadella. Tre batterie con tH cannoni e 9 mortai scagliarono snlla piccola fortezza 3800 palle e 900 bombe (11). Smantellali i r ipari, aperta la breccia, smontati quas i Lutli i pezzi, veduta vana ogni speranza di soccorso da Genova, l'Adorno capitolò il giorno '18 dicembre. Egli fu complimentalo dagli stessi nemici e ottenne la splendida concessione dì uscir con gli onori militari, dalla breccia del bastione di S. Bernardo e di ridursi con l'ufficialità prigioniero sulla parola, a Genova, mentre la truppa era trasportata a i'lfondovi,
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III. La perdita cli Geno va colpì di dolore e di sdegno l'anima fiera di Maria Teresa, già turbata pel ritirarsi delle sue truppe dalla Provenza . Allorchè le fu annunzialo lo sgombro di Genova e la ritirata su Gavi, Ella scrisse subito al Bolla: « Che il ricevuto smacco delle sue armi dovevasi vendicare; che << con tutte le truppe regolat'i ed irrego lari, il generalissimo do« vesse condursi innanzi a Genova, impadronirsene e trattare la « repubbl ira come paese di conquista, senza riguardo agli antece« denti trallali i i . Ma il maresciallo, si conosceva sfornilo di quelle forze che sarebbero state necessarie a condurre a buon fine l'impresa. Infatti per esaudire le calde richieste del Hrowne che guerreggiava non felicemente in Provenza, egli avevagli per il passato mandati più battagl ioni (2) , ed ora non glie ne rimanevano altro che 23 molto deboli , della forza cioè tra i 3 e 400 uomini l'uno, 44 ie di e,O'ranatieri> circa 4000 soldati irre~olari, confinarii Compaan ·0 • u
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(1) li maresciallo Botta allorchè fu caeciato da Genova disponeva delle seguenti forze: 3 ba t taglioni del reggimento Pal la.vicini, di cui l'ultimo giunse alla mezzanotte del 9, dopo 1.8 oro di marcia ;· 3 battaglioni del reggimento di Piccolomini;
battaglioni del reggimento di Andalaù; 3 battaglioni del reggimento di Andrassy; 3 battag lioni del reggimento Leopoldo Palfy; 2 compagnie gran,,tieri di Sp recher; 500 Sch iavoni e Varnsclioi; 160 dragoni e 50 ussari. Puossi conchiudcre che- gli Austriaci i quali presero parte a:t,t.iva alla lotta in Genova e ripassarono, più che in fret ta, la Bocchetta furono da 6500 a 7000 computando anche il battaglione di Sprecher che era rimasto a guardia dei pa,ssi nell'alta valle della Polcevera. (2) Il Browne aveva 50 battaglioni austriaci e 20 piemontesi. 2
({) Ved i Bastide, Accinclli, Doria, Celesia, ecc.
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LA RIVOLUZIONE E L'ASSEDIO
in prigionia cli guerra. Poco più di mille uomini av~vano resistito, due mesi in una piccola cittadella a più di 14-,000 e ad un fiero, bombarci.amento di 118 giorni. Tutti gli storici, compreso lo straniero Rothkirsch hanno parole di onore per l'energico difensore. lV.
Genova giace tra la Polcevera ed il Bisagno. Parte della città èc presso il porlo, parte sopra le colline ed i pendii che le fanno corona. Il paese tutto all' intorno è occupato da monti altissimi con vie difficili e disastrose . Il contrafforte che separa i due torrenti sr stacca dal!' Apennino poco lungi dalla Scrivia nei si ti denominalF Crocetta d'Orero e monte Greto, ov'è di t;onsiderevole larghezza e di là, sempre restringendosi, arriva al nodo chiamato Sperone, ove, con un angolo di circa 60°, si biforca ad arco, dividendosi in duerami di alture digradanti verso il mare su cui posano le più forti difese della città. Le qual i difese erano una prima cerchia di antiche mura, dominate quasi dapperLutLo; una seconda cerchia sull'arco sopradetto, chiamata il Recinto Nuovo , e la fascia montana dell'Apennino. I punti più importanti per la difesa su quella fascia, erano e so no: a) Sulla riva sinistra del Bisagno: Monte Fa.scie e Monte Moro che dominano Nervi e gl i accessi della riviera di Levante; Monte de' Ratti che domina il Bisagno e Serra dei Bavari; il trauo d' Apennino, Scoffeera-S. Oberto, per cui si ha l'accesso, dalla parte' di Bobbio in val di Bisagno, con le posizioni più indietro di Monte Capenarclo e della stretta di Cavassola; b) Tra Bisagno, Scrivia e Polcevera.. Le posizioni Torazza,.. Crocetta di Orero e Monte Creto che padroneggiano le più facil i comunicazioni cli queste tre vali i. e) Sulla destraclella Polcevera: Il passo della Bocchetta, che era: il più diretto accesso dalla Lombardia; le posizioni di Madonna della · Guardia, Monte Tagliolo ed il sistema della Coronala, esteso fino allealture che dominano Cornigliano e San Pier cl' Arena.
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Il recinto delle Mura Nuove fu incominciato nel 1626, su ·disegni ,di due illustri architetti: il Ghersi dell'Arena fallo venir da Milano -ed il Fontana fatto venir da Napoli, ambedue ingegMri di molta fama; -costò 6 anni di lavoro, e circa dieci milioni di moneta dei nostri tempi. Misurava nove miglia italiane e constava di tre fronti: Il fronte .ovest dalla punta della Lanterna allo Sperone, il fronte est dallo Sperone al mare lungo le fortificazioni dello Zerbino e l'altura cli Car;gnano e .il fronte sud rivolto al mare, tra l'altura di Carignano ~il Molo Yec&hio. Quest.o ed il molo nuovo, erano forniti di possenti .artiglierie che bastavano in quei te:npi a difendere l'accesso del porto, come lo dimostrò il fatto che durante l'assedio, nessuna nave jnglese osò di fo rzarne il passaggio. All'infuori deì recinto clescriUo, eravi la sola opera avanzata detta. "Tanaglia con buon dominio sulla Polcevera. I lali ovest ed est del recinto, pos:;edevano il vantaggio di non aver di fronte terreno su -cui il nemico potesse piantar batterie (11) e di essere costrutti sovra .un terreno non alto ad aprirvi e condurvi trincere. Questa facoltà era concessa, in tutto il perimetro dell a piazza, dalla qualità del suolo solo a quel trai.Lo di fondo del Bisagno, del.Lo il Zerbino, il ,quale è trn. il piede della rampa che meLLe allo Sperone ed il pendio dell'altura di Carignano. Siccome gli assedianti, avrebbero avuta facilitò di dominare .questo tratto dalle opposte alture di Albaro e di Madonna del Monte, così erano stati costtutti tre poligoni perfetti, muniti di controlTaccie, ,di mezze lune e di buon cammino coperto, protetto da frequenti traverse e da robuste palizzate. Fuori del recinto, a 1800 metri dallo Sperone, non era munita, come adesso, di un forte, la ragguardevole sommilà, detta dei Due Fratelli, alta metri 622, dalla quale si stacca un contrafforte, le cui ultime falde scendono a Rivarolo ed il cui possesso concede alla -difesa l'inestimabile vantaggio di poter esercitare una continua minaccia sull'assalitore che osi avanzarsi all'attacco della cii.là, per le valli della Polcevera e del Bisagno. Un mezzo chilometro a nord,est di questa sommi tà, se ne erge un'altra a guisa di cono, allora sfornita di forte, detta il Diamante, che domina il villaggio e il colle 1
(1)
Per hl brove gettata delle artiglierie d'allora.
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LA 1\1\'0LUZ IONE E L'ASSEDIO
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della Terrazza. Inlìnele allure che si trovano a nord del Diamante tra Casanova e Torrazza, erano e sono quasi inaccessibili a cau:;a degli scoscendimenti del suolo e delle cadute d'acqua della Torrazza e della Secca, allluenti della Polcevera. Term inerò qnesla breve descrizione col far cenno dell'altnra cli Madonna del Monte, che si eleva cli fronte alle forlificazioni dello Zerbino e disla da esse un solo chil omelro e mezzo circa, dominando Je pendici di Al baro, la Valle di ~!arassi e la cinta. Questa altura, aveva in quei tempi una capitale importanza percbè, in causa della breve gillata delle artiglierie, era la so la da cui si potesse tentar con successo il bombardamento ed aprir la breccia nelle mura. Non dormirono i Genovesi, sn i conqnistaLi allo ri ben sapendo, che non erano svanili i pericoli minacciati dallo sdegno cli Maria Teresa. Il timore non abbatlè gli animi, anzi la decisione di resistere ad ogni costo, prese sempre più salde radici . Si dovettero sedare, dapprimar j disordini interni provocati da orde di malviventi . rjù pericolosa fu la minacciala scissura lra l'ordine degli aristocralici che era il dominante, e quello dei popolari cui pareva giusto di togliere il govern o, a chi , co nsegnala la cillà allo straniero senza difenderla, non si era adoperalo a liberarla il giorno della sommossa. Carità dì palria spense il dissidio: Due gorerni polerono esistere qualche tempo senza urli , conLemporaneamenLe, l'uno popolare col nome di quarlier genorale con sua sede in via Balbi nel palazzo ove è ora l'università, il quale assunse il còmpito di preparare le difese e raccogliere i mezzi per l'az ione militare; l'alll"o aristocratico che a poco a poco prevalse sul primo . Nel marzo quando giunsero gli aiuti di Francia e cli Spagna, siccome era desiderio di quesle corone di traLtal'o sollanlo col govemo aristocratico, quello popolare, con magnanima abnegazione, si r itirò del Lutto. Urgeva inlanto provYedere sopralluLLo alle mura, le quali abbisognavano di molle migli orie. Volontari doni di patrizi e di ricchi ciuadini , fornirono il denaro e molle dame dettero alla zecca lor gioielli d'oro e d'argento. li maresciallo cli campo D-Sicre che era agli stipendi della repubblica, bravissimo ufficiale ed ingegnere, fu eletto a sopraintendere a quei lavori i quali consistevano nel rinforzare i parapelLi molto deboli della cinta, costrurre le palizzate pel cammino coperto e riallar questo che era ridolt(I in pessimo
stato; cittadini e paesani vi misero ~guai zelo. L'intera l'ulica fu divisa in quattro parti: il riallamento del lato est del Bisagno; l'erezione di un cavali ere ove postare una batteria a!Jo Sperone; laristorazione della Tenaglia ed il riauament0 dol lato ovest della Polcevera e ad ognuna fu preposto un patrizio capace. Con grande meraviglia degli uomini d'arte, tali lavori furono ultimati in pochi mesi, mentre in tempi ordinari si sarebbe reputato vi volessero degli anni. I forti dei Due Fratell i, del Diamante, di Monto Puino, di Belvedere, CrocALta, Monte Ratti, Monte Quezzi, di S. Tecla, di San Marlino, e di S. Giuliano non esistevano; solo più lardi furono erelti trinceramenti occas ionali nei punti in cui l'esperienza fe ce sentire man mano la necessità di averne. Era auche d'uopo provvedere alla scarsilà delle Lruppe. Delle milizie italiane, svizzere e spagnuole assoldate dalla repubblica non restavano due mila uomini. Il quartier generale, in dicembre, ordinò da principio le milizie urbane in battaglion i per parrocchie e poi scella la gente alta alle armi ne formò un corpo cli ·15000 uomini divisi in 150 compagnie, che dovessero far la guardia ai fo rti con la truppa regolare ed in caso di bisogno accorrere alle faz ioni esterne. Uguale cura fu posta a provvedere i viveri che scarseggia-ano, e si ottenne lo scopo mediante savi allettamenli al comm ercio, buon prezzo e dono dei diritti di dogana, cosicché si poLè darne non solo ai cil.Laclini, ma anche alla milizia campagmt0la, formata dai contadini delle due belligere valli. Per porre qualche ordine alla difesa di queste, furono mandati patrizi esperti od energici che stab ili rono il loro quarliere l'uno alla Certosain Polcevera, l'altro alfolassanain Bisagno. Furono in viati commissari a Montoggio, a Voltri, alla Serra. La Bocchetta fu occupata da un corpo misto di lrnppa regolare e di paesani, cui erano preposti altri patrizi. Oltre a questi assennati provvedimenti non sarà senza in~eresse ricordare quello di avere istituito ai confini delle due valli , alcune compagnie franche con la. missione di respingere gli assalti dei croati e dei warasdini truppe irregolari, valorose, indisciplinate e ladre dell 'esercito Imperiale. FILlPl'O ZEVl
Capitano nel 47° fanteria.
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LA Rt VOLUZIONE E L'ASSED IO
NOTE Nota A. L'importanza del passo della Bocchetta è tale che mi sembra utile riferire le differenti versioni circa la conquista fallane da"li . . o Austr1ac1: Il Rolhkirsch narra (i): « Il 25 agosto il Feldzeugmeister Botta entrò in Novi; alla conquista di Gavi fu mandato il Lenente feld maresciallo Piccolomini con dieci batlaglioni e quattro compagnie di granatieri e la piazza cinta il giorno 28. Il giorno 29 il Felclzeugmeister Browne si mise in marcia con tren tadue batlaglioni e ventidue compagn ie di o·ranatieri, in due colonne, passando a destra e si nistra di Ga~ e mise il campo tra Carosio e Voltaggio, dove gia erano le tru;pe leggere dei generali Nadasdy e Moquire. Il nemico si era molto ben forti ficato s ulle allure della 8occhelta; aveva rotLe le strade, aveva innalzale alcune ridoUe e collocale delle tagliate d'alberi. Supponevasi si sarebbe trovata una grande opposizione, ma l'esitare, avrebbe aumentato lo difficollù. Il giorno 30 il generale Gorani venne mandalo con sei battaglioni e quattro compagnie di granatieri, per la Yia dei monti a Torriglia acciocchè si avanzasse contro Genova, lungo la strada di Bobbio, contemporaneamen te fu deciso di attaccare la Bocchetta con tre colonne. La prima, comandata dal genera! Meligny, forte di due battaglioni (2), oUo compt1gnie di grMatieri, duecento warasdini duecento volontari , ed alcuni parliLanti (Parlilanten) ed usser/ doveva tenersi sulla destra della strada principale. La second~ colonna, composta di iue battaglioni, otto compagnie di granatieri, quattrocento warasdini, duecento volontari, i partitanti di Catalogna ed alcuni usseri, doveva sotto gli ordini del oo-eneral Mac. qu1re tener la smistra della strada stessa.
(·O Pagina 4-6, voiumo .1.•, anno 1840. (2) Dallo ta belle ufficiali austrinchc annesse alla narraziono do! Rothkirsch deduco che in quell'epoca i battaglioni avevano la forza media di circa 320 uomini e piuttosto mono che 1>iù, e le compagnie di granatieri da GO a 70.
Dl GENOVA 137 Nell'attacco principale vennero destinati sei battaglioni, sei compagnie di granatieri, 1000 warasdini, alcuni usseri, e quallro cannoni, sotto il comando del feld maresciallo Novali e del generale Andrassy. Il Botta rimase presso Novi con quattro battaglioni e due reggimenti di dragoui. L'attacco avvenne il 1· di seltembrn. Spagnuoli, Francesi e Genovesi (1) of)posero da principio la più valida resistenza. Ma quando Macquire si fu impossessato della ridotta fornita di cannoni, la quale stava a protezione dell'ala destra dei trinceramenti e ne ebbe fatta prigioniera la truppa che doveva difenderla, ed allorché apparvero le teste delle altre due colonne che avanzavano rapidamente, tullo volse alla fuga. I W arasdini mandali all'inseguimento da Macquire, cacciarono bensì il nemico da Lavezzara, ma si dispersero per le case e le cantine, sicchè non fu più possibile di ordinarli e di spingerli avanti.... . In tal modo gli Austriaci conquistarono l'importante passo della Bocchetta con la perdila di soli 300 uomini tra morti e feriti ». Ecco ora come racconta il fatto lo storico contemporaneo Haberlin a pagina 280. « Era destinato di attaccar la Bocchetta il giorno 5 di settembre, « e sebbene alcuno non si illudesse sulle difficolta dell'impresa, « s i facevano i necessari, opprestamenli. « In quella due banditi genovesi, si offersero di guidare anche_ « ragguardevole corpo, allraverso sentieri noti a loro sollanlo, « sopra le più alto cime della Bocchetta, d'oncle si poteva pren• der e alle spalle i nemici che si erano fortifica.Li con tre ridotte. • Si accettò con gratitudine l'offerta » ..••.• È esposta la nota formazione delle colonne e dopo aver detto che i difensori dapprima resistettero, si couchiude « ma quando apparve sul piano la colonna guidata dai banditi, essi si perdettero d'animo e cedettero <( successivamente dappertutto. » Negli annali del Muratori libro XVII pag. 363, invece leggiamo: « Pretesero i Genovesi d'aver sostenuto con vigore e rendulo •< vano il primo assalto degli Austriaci e s i preparavano a fai· « maggior resis tenza quando furono all'improvviso richiamati dal « loro generale i Francesi "· E nell'autore francese, gia citalo e nell'austriaco Rothkirsch, troviamo che la fiacca resistenza fu dovuta ogli ordini e al con Legno ciel generale Las Minas. Ecco come pare possano accordarsi queste narrazioni che pur (<
Hl Lo SlOrico Habcl'lin dice che difendevano la Bocchetta 24 compagnie tli granatieri francesi, 50 picchelli spagnuoli, o 4000 uomini di milizie genovesi. Il Bothkirsch invece scrive che vi erano 50 compagnie di Gallo-Ispani e 4000 genovesi.
LA RlYOLUZIONE E L'ASSEDIO 438 sembrano ta nto diver se. Da tr e a quattro mila uomini di truppa· di Genova, m illecinquecento Francesi, un millecinquecento Spagnuoli, dovevano difendere la Bocchetta; in tutto da sei a settemila uomini con r ido tte e cannoni. I dieci battaglioni, le ventidue compagnie di granatieri e gli irregolari Austriaci, non potevano eccedere gli otto e, i novemila uomini seguiti in seconda linea da altri 4000. Le tr uppe genovesi, iniziarono con valore la difesa, non cosi le spagnuole, che avevano ordine di ritirar si e che lo ,f ecero incominciando dalla ridotla di destt•a. For se i Francesi e i genovesi sarebbero ancora bastati se non li avesse· sorp resi la · colonna aggirante, condoUa dai banditi e proveniente dai colli: laterali che essi. non avevano guernito cr edendo non vi fosse alcun sentiero per arr ivarvi, o per negligente trascùratezza.
Nota B. l n Nervi, in Recco ed in altri luoghi, le compagnie austriache accantonate, furono ratte prigioniere. L'intera riviera di levante, era in a rm i e le comunicazioni per mare erano interrotte. Nel giorno 17 , r iuscì al g enerale Andlau di raccogliere in Sar·zana, il reggimento di Schoulembom g, clue battaglioni riel reg gim·ento Betles, i resti del reggimento K heil, ed alcuni irregolari. In tutto da 2000 a 2500 uomini. Sotto i suoi ordini erano i generali Mamlly e ·wogtern . Da alcune mosse falte, pare fosse sua intenzione di formarvi una piazza d'armi, stabilirv isi ed attendere gli avvenimenti. Il generale Wogtern fn incaricato <li esplorar la . Magra e tentare il forte di Sarzanello Ma un pr ode Itali.ano che voglio cit-t1re a titolo di onor e , ne mandò a vuoto i disegni. « Comandava il fo rte, il tenente colonnello Pietro Petr alba, « br avo ed esperto uffiziale, il quale ben comprendeva che qua« !or a i .nemici si fossero ivi fissa.li, av r ebber o poscia potu lo fa" cilmente al ricever e di qualche rinfo rzo, nuovamente spander si « per la r iviera e rinnovare ai sudd iti della repubblica, pili. ga« gliarde che mai le già recate rovine e desolazioni. Avendo per« tan to prese le opportune misure per custodire il for te alla s ua ,, fede ed al s uo onore consegnato, e poste in uso ,t uUe quelle « precauzioni che gli venivano per messe dallo scarsissimo pre« sidio di soldati, che vi aveva, stabilì di liberare totalmente dai « nemici quella citLà e q uella prov incia » (1). 01) Parole del Do ria; pag. 206 dell'opém citata, che io ripot-0 per farne gustare il bello stile e per onorare d()gnamente il Petralba che propongo unitamente all 'Adorno di· fensor (l i Sa vona agli ufficiali italiani che in avvenirn dovranno clifender fortezze.
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Chiese ed ottenne qualche rinfoi·zo dal patrizio Francesco F ranzone; eccitò a pr ender le ar m i quei popoli nemici del giogo stran iero ed essendo apparse s ui monti a lcune bande paesane in armi, il giorno 1i di dicembre s i detLe a baLtere con le ar tiglierie, la città occupala dall'Andlau sicché q uesto si vide obbligato a scendere a palli e p romettere lo sgombro del Genovesato. Il 19 gli Austriaci marciarono per Aulla, Pontremoli, Bercelto e Fornovo verso Parma, dove g iunse ro il 26 diceml}re. Circa le perdite subite dagli Austriaci ecco le precise parole <lei Ro Lhkir.sch : « Ventidue deboli <1ompagnie, cioè cima -1300 uo mini, com presivi « quelli r imasti amma!ali,andarono perdute nella r iviera di levante. « Alcuni pezzi ùa campagna, dovetter o esser lasciati ind ietro, in " causa dell'impraticabilità del la 's trada. Le perdite sotto Genova « ammontarono a 1700 uomini Lra morLi, feriti e pr1g10nieri. La « perdita totale, secondo i dati uf.fieiali, fu di 3000 uomini ».
Nota C. Non avendo trova to nulla cli preciso negli storici da me consultati e n ei documenti nostrani e stranieri, circa le forze degli Imperiali, il m atLino del giorno 6 seLtemb re, cioè quando a vvenn o l'innondazione della Polcever a, e dai più. arditi, fu proposto di rompere le trattative e non accettare la avvilente capitolazione offerta dal Botta, mi accinsì a qualche ricerca di cui do il risul tato: Sulla s corta di documenti ufficial i, il Rothkirsch (1) r acconla che il 29 di agosto, mossero verso la Bocchetta 32 battaglioni, e 22 compagnie cli granatieri, mentr e a Novi erano l'imasti 4 baltaglioni col general Botta. Uno specchio <lelle forze a ustriache in Italia, ci fa conoscere che g r an parte della cavalleria er a nel parm egiano, nel moclenese, e nel lombardo ; che 10 battaglioni e 4 compagnie di granatieri si trovavano sotto gli ordini del tenente feld maresciallo Piccolom ini all'assedio cli Gavi e che il r esto delle fan terie austriache regolar i ed irregolari, occupa vano la città di Lombardia, specialmente ~Iilano e Piacenza. A pagina 249 s i legge che il giorno 4 di settembre, 1t battaglioni, ed alcune centinaia di usseri e cli dragoni erano stati inviali, sotto gli ordini del generale Gorani all'inseguimen Lo dei gallo-ispani e poscia ad aiutare il re di Sardegna nella oppugnazione del castel di Savona, tenacemenle difeso dal patrizio Agos tino Adorno. (i) Tomo IY., anno 1840, pagina 21,7.
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HO
LA. RIVOLUZIONE E L' ASSEDlO
Sarebbero qui ndi rimaste al Bolla : 6720 uomini 21 hatt. di fanteria a 320 uomini l'uno . . 1320 » 2:l comp. di g ranatieri a 60 » l'una . Irregolari, cioè schiavoni, warasdini, croati, 1500 " Usseri e dragoni . . . . . . . . 300 " 9R40 uomini Dai quali deducendo secondo il còmpito più favo revole agli austriaci: Morti alla Bocchetta. . . . . . 300 ) Irregolari dispersi al sacf 1100 uomini cheggio nelle mon tagne. . . . 500 ~ Morti annegati dalla Polcevera . . . . . . 300 Rimangono Dei quali è forza toglier e da due o tre batLaglioni s tati lasciati nei punli p iù impor.tanti alla guardia dei passi nei monti e a mantener collegamento colla Lombardia cioè cir0a .
8740 uomini
. 740 uomini
Restano cosi effettiYamente sotto le m ura di Genova solo . : . . . . . . 8000 ùomini Lo s torico Bastide nelle sue memorie di Genova calcola le forze austriache da 9;000 a 10,000 uomini, ma non dice come ha ricavata ques ta cifra e fino a prova. contraria, io m'attengo alla mia. Pare adunque che il consiglio dato dai più ardili genovesi, di ,assaltare gli Austriaci, fosse huono, ed avesse molta probabilità -di riuscire. Non per tanto non m i so risolvere a lasciare questo argomento senza esporre qualche giustificazione all'operato della Signoria e dei nobili: 1' Dal senno di poi son piene le fosse . P robabil men te la Signoria credeva triple e quadruple le for ze disponibili del Botta . Il timor e ingigantisce i pericoli. Come poteva presumer le così poche, se vedeva darsi quasi a fuga disor dinata le regolari milizie -di Francia e cli Spagna? 2• Poteva la Signoria fare assegnamento sul concorso efficace della popolazione cli Genova, nel caso che avesse respinte le capitolazioni ? Non è certo; ed il faLto del valore spiegato in dicembre dai popolani, non basta ad ammetterlo. In quei giorni le esigenze del Botta e del Chotek non li a ve vano ancora messi alla dis perazione. Si noti quanto fosse in setlembre la mitezza degli animi -dal fa tto che i polceveraschi stessi avvertirono dell'immane peri-
colo l'esercito austriaco , il quale senza questo avviso avrebbe fatto · la fine che fecero le truppe di Faraone nel Mar Rosso . 3· Le scoraggianti risposte date dal consiglio di guerra ai quesiti proposti dal governo.
Nota D.
Devo alh-l gentilezza del signor marchese Marcello S taglieno,. erudito patrizio genovese, copia del seguente documento sinorainedito il quale esiste nell'archivio di Stato, rubrica Miliiarium, filza '12, 1746, documento che credo cli molto interesse. Rapporto del consiglio di guerra . 1i 46 addì 6 seLlembre. Consiglio di guerra tenutosi in questa mattina, alla presenza dell'Ecc.mo presidente, dell'Ecc.mo magistrato di guerra, dell'Ill.mo· signor generale delle armi. Domanda. - Primo capitolo. - Se la presente piazza di Genova,. in vista dell'armata austr iaca e di lei positura che ne minaccia la conquista e di cominciare tr a poche ore l'attacco e in vista della guarnigione, si di soldatesca pagata che di milizie paesane che vi sono o vi si possono introdurre, e in vista della qualita della piazza medesima, sia la stessa difendibile'?
Risposta. - Su questo primo capitolo io con te di Cecile, tenente· generale, sono cli sentimento, che aLLeso il poco numero della guarnigione composta in gran parte di paesani non regolali ed atteso anche di non poter aver quel numero di gente che sarebbe necessario et in vista particolarmen te dello stato irregolare delle fortificazioni, non si possa assicurare di difenuere la piazza di Genova nemmeno da un colpo di mano, per motivo che non può contarsi sulla fermezza dei paesani, i quali presentemente non sono niente più di millecinquecento circa, ed allrettanti possono essere soldati di tr uppa regolata da polersi destinare al giro delle nuove muraglie, giro m ollo vasto e che esige molto maggior nu• mero di g uarnigione. Seguono le firme: Il conte 'di Cecile - H . d'Escher - D'Hum-brach - De Simoni - Varrene - Vico De Francescbi - De Vincenti - Falconi Garoppi - D'àrnauct.
T,,1 RIVOLUZIONE E r,' ASSEDIO U2 Secondo capitolo. - Qualor s ia difens ibile per quanto tempo, ·in vista di non potersi avere speranza di soccorso ~ Risposta. - P erch.è buona par te della guarnigione di Genova consiste, come già s i é detto di paesani, i quali non si sa come abbiamo a star f el'mi, non può pertanto fissarsi nemmeno per quante ore possa essere difendibile. Seguono le stesse firme.
Terzo capitolo. - Se qualora dopo fatta la difesa possibile, e si fosse obbligati alla resa, s ia sperabile consegu irne capitolazione. e quale1
Risposta. - In questo caso non si potrà sperarsi altra capitolazione che di rendersi a ·descrizione e di piu si rischia il saccheggio della città . Seguono le stesse firme. Quaf'to quesito. - Se la guarnigione di Genova fosse il doppio di quella vi è presentemen te per quan to tempo si potrebbe difendere . Risposta. - Allorché si avesse il doppio della guam igione presente, e così uomin i 6000 in tutto, non sarebbero questi s ufficienti, mentre per dife ndere la piazza di Genova, secondo quello si è detto sopi·a, fa cli bisogno che le muragl ie s iano tutte riempile di gente e che cla un uomo all'altro non ei corra gran intervallo; di più vi è bisogno di un corpo volante, per accorrere alJa parte degli attacchi che possono succedere, di 3 mila uomini almeno di truppa regolata, e per s perare un buon esi~o et una loni,a difesa, sarebbe necessario che li paesani difuori andassero in grosso numer o attaccando ed inquie tando l'armala nemica. Seguono le firme e l'autenticazione di F rancesco Maria De Ferrari cancellieri.
Questo documento, mi par note:yele : a) per la precisione dei quesiti posti; b) per la risposta data al quar to quesito, che riassume un razionale ~is lema di difesa; e) perché vi è data la cifra delle forze armatn di Genova. Eppure il conte di Cecile non valeva gran cosa. Da tenen te delle guardie Vallone, era diven tato in ·b reve tenente generale della repubblica più pei meei~i di un suo fra tello valente soldato che non per i suoi. Le decisioni di questo consiglio furono censurale da luUi gli storici ed io concordo con essi di buon animo.
DI GENOVA
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Chi conosce Genova sa che gran parte della sua cinta è inacces-sibile ad un colpo di mano ed in specie il tratto Porla Lanterna Sperone. Sulle mura erano gia pronti i cannoni messivi per proteggere il campo che l'Infante di Spagna aveva promesso di mettere a Fegino, mentre il Botta mancava di artiglierie d'assedio. La cifra delle milizie regolari, sembra diminuita di una buqna metà, poiché per allre notizie dateci dall' Accinelli, consta che, dopo la cacciata .degli austriaci in dicembre, ve ne erano ancora 3000 in città, e le milizie paesane sono stimate molto da meno di quello che dimo,strarono di valere durante la rivoluzione e l'assedio.
RASSEG:-!A TECXOLOGJC,\ -
RASSEGNA TECNOLOGICA LA SPOLETTA E LO SHRAPNEL. Spoletto a focone riel 11.• e del t 7° secolo ad uno o a più tempi; sroloLLn. noxer; spoletta,'ìerra; spoletta a gallcri11. Bormann; 1iro a duo fuochi; spolel.L11. italiana ; suo modillcJzioni successive. - Proprietà dolio miccé o !oggi della 101·0 combus liono; esperienze cli Milchcll, Frauklancl e San nobert. - Prime spolette a percussione inglesi; spoletta Gautier; sr oleLta Pettmann; spoletta italiana. - Spolette a doppio effetto. - Storìa Cleli o shra1inel; particolari degli shratmel in servizio; shrapnel a carica centralo; shrapnel a di3framma. - Emcacia del tiro .i ~hrapnol. - Conclusiono.
Affin!:hè un proietto cavo, sia granata o shrapnel, possa dare un grande effelto o scoppiando entro un mezzo resistente per produrre un imbuto, o a una determinata distanza dal fronte di una truppa per aumentare il numero dei punti colpiti, bisogna che la sua carica di scoppio s'infiammi ad un istante determinato della traiettoria, il che si ottiene mercé un congegno di delicata costruzione chiamato spoletta. Dal funzionamen to di questo congegno dipende la efOcacia cli una bocca da fnoco, tanto nelle battaglie campali, quanto nell'altacco o nella difesa delle fortezze, giacchè qualunque sia il grado raggiunlo da un sistema di arliglierie in giusleZZéi e celerità di tiro, lo spazio battuto sarà sempre molto limitato se per l'impiego d'una spolella imperfetla la granata, che ne è proV\'ednta, agisce comecorpo inerte e lo shrapnel non scopp ia iiel punto prestabilito. L'esaltezza di tiro delle armi odierneavevagiàdaqualche tempo condotto ad un modo di combattere speciale, grazie al quale le truppe in aperta campagna si spiegavano in linee sottili e cercaYano ogni modo di ripararsi dietro ostacoli. E nella guerra di for-
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LA SPOLETTA E LO SHRAPNEL
lezza si coprivauo·con alti parapetti di terra muniti di Lraverse, quando il tirò in arcata di scoppio e quello a sl1mpnel venne a far riprendere all'arliglieria il rnlor suo. Da al lora lo studio per portare all e maggiori distanze un fascio di piccoli proietti, ben delenninalo nella sua densìlit e nella sua direzione, condusse poco a poco all'idea di adottare lo shrapnel come proietto un ico nella guerra campale. La spoletta e lo shrapnel sono dunque due elemenli essenziali nell'artiglieria da campagna. li loro valore non fu disconosciuto in addietro; ma mille difficoltà incontrarono per strada malgrado i progressi della tecnologia , difficoltit che andarono aumenlanclo colle crescenti esigenze sulla polenza e sulla esattezza di tiro delle bocche da fuoco. Ora la. vittoria è sjcurn; sicchè è tempo cli lencrne parola, separando, per amore di chiarezza, la spoletta dall o shrapnel, sehbene i perfezionamenti introdotti nell'imo e nell'allra siano strettarnenLe collegati come la. cngione all 'effetto.
I.
Le :;polette si di,,iclono in clue classi, cioè in spoleLl.e a tempo e in spolelle a prrcu.~sione, secondo che esse producono lo scoppio del proietto dopo un tempo determinalo, ovvero per l'incontro d'un mezzo più resistente dell'aria. Le prime sono costituite sempl icemente da un corpo racchiudente una materia pirica cli coml.msLione regolare, comnnic:rnte colla carità i11terna del proietto; le seconde constano d'un congegno di vu.rie parti accendente la carica di scoppio mecliante un brnsco ritardo nel moto del proietto. In questi ultimi anni si è tentato di riunire i Yantaggi dell'uno e dell'a.lt.ro congegno in una sola. spoletta; donde la spolella a doppio e/J'"tto colla quale non solamente n'è raddoppiata la probabililà di scoppio, ma è possibile fare agire l'uno e l'altro congegno secondo lo scopo. Le più antiche spolette a tempo inlrodotte nel servizio d'urtiA'.';'.';O :\ X\'lll, VOL. I\'
!O
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RASSEGNA 'l'ECNOLOCICA
gli eria datano dal xiv secolo: in sulle pri~e erano di ~erro, cilindri che e diverse per ogni cali bro ; quindi verso la metti del. xv11 secolo cominciarono a farsi di legno, di forma e composizione che si mantenne. salvo lievi modificaz ioni, fino all'adozione delle moderne spolette per artiglierie rigale. Erano costituite da un fusto cilindrico di legno, di lunghezza tale che la durata di combustione della composizione pirica, racch iusa e stivata nel foro che lo attraversava, corrisponde,;se alla durata della gittata massima. Per rendere in seguito questa spoletta sen·ibile, non solo per la giUa,ta massima, nel qual caso prendeva il nome di spoletta ad im tempo, ma anche per alcune gittate intermedie, s.i segnaron,o sul suo fusto varie lunghezze, corrispondenti a distanze determmate, per cui, tagliando con una seghetta o forando con un succhiello _il fusto alla lunghezza conveniente, si potes~e olLener~ lo scopp io della granala al punto voluto. Più tardi si ovviò agli inconvenienti dell'impiego della sega o succh iello , praticando inve~e nel fusto t~~ soli fori chiusi da un tappo, il che penhette,•a clt gra.duare piu prontamente la spoleUa al momento del tiro. L'incon~renienL_e di maggior J'ilievo era la frequenza colla quale mancaYa I accensione della mistura pirica, accensione prodotla dai gas in(ìammati, sfuggenti attraverso al •vento , per cagione o della violenza dell'ari~ o del penetrare del proietto nelle terre al punlo di caduta. Fu un mgeo-nere italiano che suggeri il rimedio, praticando nella t05ta delle sp~leUe parecchi calici invece di uno solo, i quali terminavano in una camera centrale chiusa cfa un lappo a vile e ripiena di polrnre cui comunicavano il fuoco alcuni stoppini imbevuti di polverino. Fra le numerose spolette a focone meri la di essere segnalata specialmente quella Boxer, di cui fa uso anche oggidì ]'artiglieri~ inglese, nella quale le diverse ÙL1rate sono regolate dalle seguenti disposizioni . li focone essendo eccentrico all'asse del fusto, nella parte di questo dove la parete è più grossa sono scavati uno o due canali lono-itudinali ripi eni di polverino e comunicanti inferior-. o mente colla carica di scoppio. In questi canali shoccano numerosi buchi trasversali ripieni essi pure di polverino e ricoperti di carta incollata i quali servono a comunicare il fuoco all'altezza conveniente, praticando con un fora-spo letta a succhiello un foro a~lraverso alla parole interna del canale per stabilire la comunicazione col focone.
LA SPO LETTA E LO SHHA l'NE L
14-7
Un altro modello di spoletta a foco ne (mai adottato per diffi coltà di costruzione) fu quello composto di due tubi metallici, uno dei quali si avvi tava nel bocchino e porLava sulla testa una graduazione e l'alLro, contenente Ja mistura, penetrava nel primo e presentava esternamente una serie di fori praticati lungo un'elica. Il secondo tubo, potendo girare a dolce sfregamento entro il primo, mediante una chiave elitLica introdotta. superiormente in un fo ro corrisponclenLe della testa, presentava di fronte ad una spaccatura nel tubo esterno, quello dei fori che corrispondeva al numero della gradnazione voluta e stabiliva così l'accensione della mistura del focon e a quell'allezza conveniente per la distanza cui doveva avvenire lo scopp io. Merila per ultimo menzione la spoletta proposta nel ,J845 dal colonnello Serra dell'artiglieria pi<~montese ed adoperata ancora dall'artiglieria olandese, mercé la quale si regolava la dLl!'ata con cannelli pieni cli mistura aventi lunghezz~i così defi nita da dar luogo allo scoppio dei proietti alle distanze cui si tirava. Constava di un porta .canelli di bronzo che si avvi tava al bocchino ed entro il quale si fìssavano , pure a vite, nel momento del tiro, canelli di ottone ripieni cli mistura pirica di tre differenti lunghezze. Una seconda categoria di spolette a tempo è quella denominata a galleria, nella quale la durata variabile di combu,;tio11e dipende dall'abbruciare di un tratto più o meno lungo l(L composizione pirica compressa entro un solco o canale praticato circolarmente nella testa dell a spoletta stessa ed avente il centro sull'asse di questa. Tale spoletta fu per la prima volta presentata nel 11835 dal generale belga Bormann e poscia modifica ta vantaggiosamente nel 1858 dal capitano Breithaup dell'artiglieria assiana con un coperchio girevole, median te il quale fissando ad un punto conven iente della graduazione cit'colare della tesla un indice portato dal coperchio stesso in corrispondenza della camera cl' innesco, si regolava a volontà la durata della combustione della mistura pirica contenuta nella galleria. Sul medesimo principio della Breithanp furono in seguito costrntte altre non poche spoletto, naturalmente migliori, fra cui primeggia l'austriaca per gli shrapnels delle vecchie artiglierie da campo .
LA SPOLETTA E LO SHHAPNEL l\ASSEGN ,\ TECNOLOG!C:I.
Tuttociò per l'artiglieria ad avancarica. Prima cli trattare delle spolette ·per l'artiglieria. a retrocarica è necessario dire due parole intorno al moclo con cui nelle une e nelle atlre succede l'accensionedella n1isLura pirica. Gl i artiglieri del xvt secolo, ignorando che i gaz incandescenti l)recedevano il proietto nel suo movimento entro l'anima e potevano produrre l'accensione della spoletta, impiegarono il così delto. tfro a diie ftiocl1;i, il quale consisteva. nel comunicare il fuoco a.ila carica dopo di aver introdotto nell'anima il proiet.l0 colla miccia già accesa. A questo succedelle il ripiego di comunicare il fuoco mercè· due foconi, uno diretto sulla carie~, l'altro verso la spoletta, e fin almente nella prima metà del secolo xvrn, in Francia, fu introdotto il tiro ad u1i sol fiwco . Nei cannoni rigaLi a retrocarica l'accensione della spoletta non potendo più aver luogo per mezzo dei gaz incandescenti della carica si dovettero studiare congegni interni e trar partito del movimento stesso del proiello. I cliversi metodi in uso oggidì sono fondati sulla legge d'inerzia. Una piccola massa, sospesa per due orecchiette entro una ca.v ità cilindl'ica della spoletta, appena che il proietlo è spinto violentemente dai gaz svolti dalla polvere, tende pee la sua inerzia ad oppol'si a quel movimento e produce una resistenza tale in senso opposto che rotte le due orecchiette, può determinare coll'urto la deflagrazione di una cassula di materia fulminante i cui gaz incandesc.enLi accendono la mistura. Le odierne spolette a tempo sono quasi tulle a galleria. Lungh issime esperienze cercano definirne le singole parti; ma di tutti gli ultimi migl ioramenti il piùpotevole fo inclubbiamente quello che aumentò la regolarità cli combustione della mistura, condizione indispensab ile e principale perchè il tiro possa raggiungere la massima efficacia. Il merito ne spetta all'artiglieria italiana, cui si deve l'idea prima di racchiudere in un tubo di piombo trafilato la mistura pirica. Per dare a questa una densità uniforme, condizione non unica ma però essenziale di una combustione re3olare, la si posè, comprimendola, in un cil indreU.o di piombo, di diametro molto superiore a quello del solco cilindrico .che deve contenere la miccia, e fattolo passare successivamente nei fori decrescenti di una filiera,
,1.1,9
finchè pre1~desse 1~ d_i mensione voluta, lo si piegò ad anello costi~uendo cosi u~a m1cc1a di composizione omogenea, riparata clall e rnfiuenze dell ·u· 1 , cl ot.a ta d. 1 p1 . atmosfera dalla sua veste di nioml)o l unga e facile conservazione. .La ~rima spoletta ~t .tempo italiana segnò un vero progresso: Armstrong sLesso, che v1 lavorava da cinque anni, diceva incontrare molta maggiore diffico ltà che non a cosLrurre i suoi cannoni e 1~ ri.te1~eva il più intricato problema che avessero da risol~ere gli art1glier1. Que;;ta ~rima sp~le~ta italiana consisteva in un co?'po, contenente ~ella testa 11 L~bo dr piombo colla mistura pirica, avvolto ad anello; m un coperchietto che poteva farsi girare a mano senza grave sforzo e_che aLLraversalo cla un foro in dir-ezione della miccia con un indice ~nl su~ lembo, si at:reslava in un punto qualunque della gradu~zion~ ~1rcola1:e p1'~tt1cata sulla superficie della spoletta; di un pe1 c.i~otttoio mu~1to ~1 due frag ili alelle, trallenaLo durante i trasp.~n1, ~e~· maggior s.1cure~za, da una spina di ottone che si toglieva puma dr.rnLrodurre d proietto nell'anima, e finalmenle di un f'orasp~leita 1sLrnmen to .col quale, disposto l'jodice ed il foro del copercluet_t~ sul p~1,1~t~ voluto clell~. graduazione si metteva allo scoperto la m1:;l.ura ptt icct forandone 1. rnvolucro a quella distanza dal focone della .spoletta, corrispondente alla distanza cui il proietto doveva scoppiare. ~~le spoletta presenLa.,_ra due inconvenienti, cruello dell a poca sicui ez~a, malgrado la spina che tratteneva il percuotitoio nei trasporti (11), _e ~uello _della complicazione nel servizio, occorrendo : ue ?.erazro1~1 ~er d1spon:e il proietto per il tiro; logliere la spina · foiate la miccia, le quali , per quanto semplici, erano incomode ,e non sempre bene eseguite, massime nell'eccitamento del fuoco. as~~,,!~!o~:° 3f c\i a~osto 1878, mentre la 2' batteria del 6° reggimento tli arLi"lieria 1 <lm 5ione del 1° corpo d'armata alle gntncli manovre era in 1~arci~ ~l t;ot~o ~ar,· , ' venne lo scoppio d1 uno shrapnel nell'avantreno di un 11ezzo a·i cm 7 cl1e ~ .,1onava ...la' . morte. cr1 uno d61. cannonien . . sedati. sul cofano od arrecava, ferite ' a"li . ,altri tre 0 50rventi 1 (Juah seclevano sul cofano e sui seggio li. 1 scoppio era sta.Lo proclotto clall'acconsionc di una delle spoletto di cui erano munit 1 g1I shrapnel " ·to a11e.marce la s1)1na . eh. sn:urezza . ingrandito i.I forocontenuti . «r nel cofano ' . · 1n ·se':m aveva consumat f' . 0 ~a0 iato completamente 11 perwot1to10 le cui alette si erano pme l'ac~c11s'1·0101~ ilrlClll:e, nmasto hbero nella sua corsa, ,m()ò acl urtare lo spillo o produ~sc · ~ ee innesco.
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RASSEGNA TECNOLOGICA
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A rimedio, furono intrapresi lunghi e di ligenti studi i quali condussero all'adozione di una spoletta di bronzo anzichè di lega di piombo. E fu abol iLa la spina di sicurezza, ed il percnotitoio che era cli Jeo-a, fu faLLo di ottone con disposizione tale per le alette, da renderle tempo stesso e sicure nei Lrasporti e fragili sotto _l'ii~~ pulso della forza d'inerzia all' aLLo dello sparo, .co_struen~o ~L pm robusto filo la molla spirale posta fra il percuot1to10 e la laccia superiore del corpo della spoletta. Fu parimenti soppressa l' ,opel'azione di forar la miccia dopo aver graduata la spoletta, e 1accensione della mistura pirica venne prodotta automaticamente median~e l'aggiunta di un tubetto ripieno di polvere che girando col coperchio nel dare la graduazione, e comunicando per un canaletto nella cavi Là dove esplodeva la cassula fulminante, lanciava nell' accendersi un dardo contro l'involucro di piombo producendovi un foro regolare e quindi l'accensione della miccia nel punto stabilito preventivamente. Altre modificazioni e perfezionamenti di minore momento resero la spoletta a tempo italiana regolare nei rnoi effetti, di ~em_pl ice manipolazione, aua a resistere lungamen te senza alterarsi nei mao-azzini e di un impiego sicuro nei trasporti. Rispetto alla graduazione della nuo.va spoleUa, il d~siderio ~i estenderne l'uso a tutte le bocche da fuoco, aveva dapprima consigliato la graduazione in millimetri, la quale può servire per qualunque condizione di tiro; ma essendo d'altra pr~rte m~lto conveniente che le bocche da fuoco dR campagna abbiano gli shrapnels con spoletta graduata a distanza, perchè_questa ~radu~zione ,è d( più comodo impiego ed agevola la correzione del Liro, s1 penso eh stab ilire la graduazione, anziché sulla spoleua stessa, come gene · ralmente lo è, sopra una lastrina di lega cli stagno e zinco, staccata. In tal modo si ebbero lastrine graduate a distanza pei cannoni da campagna f: lastrine graduate a millimetri per tut.te le altre bocche da fooco, cosicchè, una ·soli~ essendo la spo letta, applicandovi la lastrina apposita, si destinava ad una piuttosto che ad un'altra artiglieria. Le spolette a tempo in uso oggidì nelle artiglierie estere, per le speciali esperienze eseguite in ogni paese, riuscirono di sistemi sensibilmente differenti. Non ci arresteremo a descriverle poichè
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LA SPOLETTA E LO SHRAPNEL
più che la diversità influisce a rendere una spoletta di effetto regolare, la cura colla quale ne sono costrutte le varie parti onde il loro giuoco riesca facile e ben determinato, e più di ogni altra cosa la natura della mistura pirica ed il modo di suafabbeicazione, intorno alle quali si stanno facendo presso noi studi che accennano a risultali soddisfacenti. Si è detto essere necessario ~he la mistura pirica costituente la miccia cruna spoleua a Lempo sia omogenea, inalterabile, abbruci a tratti eguali in Lempi eguali. Ora, essendo la combustione di una materia sol ida non all.ro che la sua combinazione chimica coll'ossigeno, bisogna che la mistura pirica per abbruciare contenga in se stessa l'elemento comburente per eccellenza, giacchè nello spazio in cui è stivata e dove non penetra l'aria, la sua combustione sarebbe senza di questo impossibi le. Inoltre, non dovendo risultare dalla combustione che un tenuissimo residuo solido, f'a mestieri che la proporzione fra il comburente ed il combusLibile sia opportunamente definita. Le sostanze che megl io rispondono a tali condizioni sono le slesse che costituiscono la composizione della polvere e la loro quantità relativa supergiù la medesima: infatti il salnitro è il corpo che allo stato solido contiene la maggior quantità di ossige_no'. un cen timetro cubo avendone la stessa quantità éli 300 cm. cubi d1 aria·' il carbone di leo-no è il combustibile che si avvicina maggior~ mente a quello più puro, il carbonio, e lo zo lfo finalmente è corpo più alto a facilitare la decomposizione del salnitro per la sua affinità col potassio. Il peso specifico della mistura pirica deve essere il massimo possibile, poichè più la densità è grande e più la velocità di combustione è regoiare, una leggera differenza in più od in meno potendo avere meno influenza sulla durata della combustione stessa. La densità noncbè la proporzione fra i componenti ne fanno però variare la velocità; e siccome la combustione totale della miccia deve corrispondere alla durata cle\la traiettoria, la quale in cerli tiri è relativamente grande ed in altri invece più piccola, così nacqu~ la necessità di allestire miccie a mistu·ra lenta e micce a 1nist1&ra ·oiua; le prime adoperate pei proietLi cavi destinati a tirare in arcata, le seconde per quelli lanciali dai cannoni sotto piccoli angoli d'elevazione e con grandi velocità iniziali.
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RASSEGNA TECNOLOGICA
LA SPOLETTA E LO SHRAPNEL
La mistura essendo condensala medi ante una forte pressione enLro nn involucro che non lascia esposta che la sezione cmi si comunica il fuo co, la combusLione avviene per strali successivi, della stessa ampiezza del primo, la materia non essendo porosa e di più cattiva conduttrice del calorico; essa avviene anche quando il proietto sia penetrato in un mezzo resistente qualunque ed eziandio · nell'acqua, poichè la mistura pirica.dopo dì essere stata accesa nell'aria non ha più. bisogno dell'ossigeno di questa per continuare a bruciare, trovandolo in se stessa. Le velocità cli com buslione clelle micce sono minori durante il tragitto del pr~ieuo nel!' aria, che quando questi è in riposo, più lente negli strali superiori che al livello del mare e, secondo le esperienze degli inglesi Mitchell e dotLor Frauklancl, crescenti di 11/ 30 del loro valore, per ogni diminuzione di un pollice della pressione, il che in misure metriche equivalerebbe a dire che ad ogni aumento di O'n,00'13 nella durala, corrisponde una diminuiione di •I mm. nella pressione. Ouesta leoae di pro1)orz ionalità non fu però confermata dalle òò ì ' esperienze di St. Robert, il quale per rendere la mistura omogenea e molto densa avendo pel primo suggerilo l'idea cli impiegare un tubo di piombo ripieno di polvere da cannone e passato più volte alla trafila (1) e avendo così ottenuto tubi con mistura di combustione regolarissima, trovò per molte prove fatte che la durata ere· sce più rapidamente cli quello che diminuiscano le pressioni . Altre cause che fanno variare la velocità di combusLione delle micce, qualche volta in senso diverso delle variazioni che subiscono le cariche, sono: lo stato d' equi] ibrio dell'atmosfera, il sno grado cli umidità, e quindi le stagioni; così ad esempio per una carica _di polvere umida diminuisce la gi ttala, mentre per la spoletta aumenta la distanza cli scoppio del proietto .
Circa alla disposizione della miccia si è visto come la più antica fosse a colorvna verticale lungo l'asse della spoleLta; tale disposizione aveva il vantaggio di offrire un'accensione più regolare, una sfuggi ta più facile ai gaz ed ai residui sol idi e di essere più facile a fabbricarsi. La forma anulare introdotta dal generale Bormann fu poscia seguita generalmente da tuLte le artiglierie, meno l'inglese, quantunque nei primi temp i fosse di diffici le accensione, e di combustione irregolare, inconvenienti i quali furono però eliminati, rimanendo invece i vantaggi che sono: cli non occupc;i.re la cavità interna del proietto; di prestarsi ad essere graduata con grande facilità mediante il movimento del coperchietto e di servire per distanze maggiori. La lun ghezza dell a miccia è determinata dalla durata della traielloria e da quell a della combustione delle mistura pirica osservata col cronometro. L'unità cli divisione è data dalla lunghezza di miccia che ab brucia in riposo durante un secondo, ·ed essa è divisa in quattro o cinque parti uguali . l.>erò gli errori che si commettono nella stima delle distanze, le irregolari Là della durata cli combustione, gli errori di osservazione dei punti cli scoppio pre(:edenti, sono tutte cause le quali rendono impossibile l'azione della spoletta nel punto esattamente voluto.
(1) Nel ,t8G~ il colonnello d'artiglieria piemontese Paolo di Saint-RolJcr t propose il modo cli rabbric,tzione seguente: Preso un t ubo di piombo di 25 mm. cli diametro esterno e cli :J.7 mm . di cliametro interno, lo riempi cli polvere da cannnne e lo fece passa.re più volte per la t rafila finchè la lunghezza del t ubo fosse 25 volte maggiore. Du1·anle questa opcraiionc. gl'inler$UZi fra i granelli di polvere scompariva.no o il t t,bo assnme,•a infine il diametro esterno di 1,,8 mm. od uno interno cli mm . 2,8; la mistura, la. densi fa di ,i,;;83 e la velocità di combustione, 8~ seconcli per melro .con onori di i/5 ,di
secondo.
Fin dal secolo xrv parecr:hi congegni erano stati ideati per far scoppiare il proietto nel momento dell'urto o della penetrazione, e fra i molti fonda ti sulla proprietà della pietra focaia onde si muniva il proietto, merita menzione quello impiegato per lanciare le granate a mano, prima applicazione della forza d'inerzia a questi congegni . Esso consisteva in un tubo in cui era praticato lateralmente una serie di fori carichi di una misLtll'a da innesco e contenente una miccia che da una estremità veniva accesa e dall'altra portava una pall a di piombo che ostruiva il tubo; quando la granata, urtava il teneno, la palla d·i piombo entrava nella cavità della granata e traeva pure nell'interno la miccia accesa che comunicava il fuoco agli inneschi del tubo e produceva così lo scoppio del proietto. ìUa fo soltanto nel ,1823 in Inghilterra che ebbero luogo le prime esperienze sugli inneschi. costituiti da un luminello contenente ma,-
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RASSEGZ\A TECl'iOLOGICA
teria fulm inante, onde si mun iva la parLe an leriore del pt'o ietto, il quale ballendo faceva deflagrare la cassula e qùindi determinava: l'accensione della carica. Dal 182:j al 1830 altre esperienze furono fatte dalla marina francese con un sistema a percussione immaginato dal capi tano Gautier. Un proietto elis~oidale, e scanalar.o esternamente ad elica per meglio assicurarne la direzione, porlaYa, avvitato nel suo bocchino, un tubo con un'asta di ferro aYenle alla sua estremità inferiore una cassula e lateralmente tre mollette per tenerla fissa al tl1bo. Quando per un urto gran cl issimo clel proietto contro un ostacolo vincevasi la resistenza delle moll e, la cassula portata dall'asta veniva a ballere contro lo parti interne del proietto e produceva, deOagranclo, l'accensione della carica. Le difficoltà però di adallare una spoletta a percussione ai proietti sferici furono grandissime: il moto irregolare di rotazione, gli urti cui andavano soggetti nel percornwe l'anima della bocca da fuoco, mal si potevano conciliare colla necessità di colpire l'ostacolo secondo una posizione determinatn, e con quello dell'impiego di inneschi fulminanti; ondo anche le migliori disposizioni, lasciarono sempre molte lacune e diedero luogo a parecchi inconrenienti. La sola spoletta a percussione per pro ieu.i sferici meno di!'ello$a e più semplice è incontestabi lmente quella inglese Pcttmann, nella quale una piccola sfera metallica, ricoperta di materia fulminante, si libera , nell'atto dello sparo, dai sostegni che la fissano, e quando il proietto urla, al termino della sua corsa, noli' ostacolo, viene a battere contro un punto qualunque della superficie sferica del suo alloggiamento. Un altro metodo per proclurre l'accensione della carica cli scoppio, dei proietti cavi, metodo oggidì sperimentai.o per l'accensione delle materie esplosive di cui si vogliono caricare i grnssi proietti, è quello immaginato dal capitano sYedese Callerstrnom, di collocare cioè entro il proietto un piccolo tubo di vetro pieno cli acido solforico, ermeticamente chiuso alla lampada ed avvol to con una guarnitura di cotone imbevuto d'una composizione cli clorato di potassa, il quale al rompersi del tubetto, per l'urto che riceve il proietto, e quindi al contatto dell 'acido solforico, deflagra e produce l'accensione della carica. L'introduzione dei cannoni rigati semplificò il problema della
LA SPOLETTA E I.O SHR \PXEL
spoleua a percussione. Togliendo infatti il vent.; e qu indi i trnhal· lamenti del proi etto neìl'anima, e dando a questi una direzion6 determinala di moto, l'azione dell'urto an-iene quasi sempre in un punto della sua testa. La maggior parte dei congegni delle spolette a percussione attualmen te in servizio sono fonclaLe sull'azione, nel momento clell'urLo, di una massa mobile munita cli uno spillo contro una cassula fulminate. Siccome però la massa mobile contenuta nella spoletta, sa l'ebbe pel'icolosa durante i trasporti e nel manen-,,.io dei proietti, così furono studiati diversi spedienLi pe1· ottenere l~~icurczza voluLa. Da prima si fece uso del così dello LraDersino, di ferro, di ottone o di acciaio, che, introdotto nella te5la, aLlraversava la Yia al percuoLiLoio, il quale reslava per ciò separato dall' innesco e non vi poteva urtare neanche quando il proietlo fosse caduto inavver'lentemente da considereYolo altezza . Questo trarnrsino ora introdouo nella lesta della spoletta du1·n.nte il Liro prima che vi si fosse collocato l'innesco a vite contenen te la cassu la, e si separava poi dal proiello all'uscil'o di questo da ll'anima per la forza centrifuga acquistata nella rotazione del proietto stesso intorno al suo asse; nell' islallto in cui avveniva l'urto del proietto, la massa bai lente colla sua punta si precipita va sull'innesco e ne dctermi na va la deflagrazione. In Russia fu pure cercata la soluzione della difficoltà accennala coll'intel'porre fra la cassub e il porcuotitoio una molla a spirale, ed altrove col traLLenern o sospendere quest'ultimo con fi lo metall ico. od aleLLe che si rompevano so!o in segu iLo ad uu urto violentissimo. Il prnblema fu poi felicemente risolto così dal lato della sicurezza c_ome da quello dell'azione immancabile, nel seguente modo. 11 cilindl'etto contenente l'innesco invece cli avvi tarsi invariabilmente sull a Lesta, fu introdotLo in UJJ porla innesco, speci e di piccolo tubello entro il quale poteva scorrere, ognìqualvolta che esso fosse souoposto ad uno sforzo con:;iderevolc, pet·chè, essendo munito ~ull a sua superficie cilindrica di 4 molleLLe prementi contro la parete · 111 Ler~1a del tubetto, esso era ìn cerio modo solidale con quello, esel'crtando le molleLte una forte pressione; la quale vinta, l'innesco era spinto avanti fino a far sporgere la cassula dall'estremità opposta, e le moll eue venivano quindi acl ìntrodursi in una scanalatura circolare delle pareti del porta cassula e lo fissavano in modo
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RA.SSEGNA TECNOLOG ICA
invariabile in tale posizione. È facile concepire il modo cli agire della spoletta . Quando il proi eLLo era in riposo la cassula d'innesco si trovava nascosta entro il tubetto, epperciò, se per una causa accidentale qualunque, il pel'cuotitoio che si trovava di faccia, portante la punta, ~,eniva anche ad urlare contro il tubetto stesso, non ne poteva avvenire l'accensione della cassala; quando invece il proietlo si spara.va, la forza d'inerzia vinceva la tensione delle molle che assicuravano l'innesco e questo séorreva noll'inlemo del tubello porla-innesco fìnchè le moll ette incontravano la scanalatura circolare entro cu i s'impuntavano, lasciando sporgere la cassula al di foori. Il proietto incontran do poi il terreno al termine della traiettoria, la punta del percuotiloio veniva a forare l'involucro della cassula e a farl a deflagrnre. · Questa è appunto, nei suoi tral:ti principali, la forma e la disposiz ione della nostra spoletta a percussione, il cu i impiego è scevro di pericoli essendo l'innesco avvitato sulla spoletta ali' alto della carica e il suo eITello sempre sicuro. Qualunque sia il principio che regge la costruzion e della spoletta a percussione, lo scoppio avv iei:e in seguilo ad una resistenza improvvisa più o meno grande opposta. al movimen to del proietto e dopo un intervallo cli tempo che può venire regolato secondo l'effetto cl1e si vuol produrre. · Per lo spolette dell'artiglieria da campagna è necessario che la granata scoppi appena dopo l'urto; per le artiglierie cl'assedio o da eosta bisogna dar' tempo al .Proietto di penetrare nel mezzo resistente e quindi collo scoppio, produrre l'effetto massimo . D'onc1e la necessilà delle spolelle ad azione 1·itardata mediante l'interposizione fra l'inn esco fu lminante che si accende al primo urto del proietto contro il bersaglio e la cavità, dove è contenuta la carica di scoppio, cli. una specie di disco metallico o diaframma attraversato da parte a parie da un canale carico di mistura pirica della. quale siasi regolata la clurata di combustione a norma. dell'intervallo che vuolsi avere fra l'urlo e lo scoppio. È chiaro che in tal guisa la vampa prodotta dall'innesco della spoleua non può più appiccare il fuoco direttamente alla carica di scoppio, ma accende invee.e la mistura contenuta nel diaframma, cd il tempo consumalo da questa ad abbruciare sarà quello di r itardo nell'esplosione del proietto.
LA SPO l,ETTA E LO SHRAPNEL
HS7
Questo tempo non essendo che umdrazione di secondo, piccola pure è l'altezza del diaframma. Come si è accennato in principio, la spoleUa a doppio effetto r iunisce i due modi d'azione, quello a tempo e quello a percussione. Ma le difficoltà incontrate nella sua fabbricazione allo scopo di l'iunire le condizioni essenziali , efficacia, sicurezza, sempl icità e separaz ione a volonlà dei due mocli d'agire, contraslarono finora alla sua introduzione in servizio. Solo la Francia e l'Inghilterra, dopo molti tentativi e prove, l'adottarono 1 e fra poco noi pure l'avremo, La Svizzera fin dal 11869 aveva bandito un concorso, offrendo un premio di 110,000 lire a colui che avesse presenlato una spoletta a doppio effetto che riuni sse le qualilà sovraindicate, ma di 14 nessuna fo dich iarala vincitrice. Però il ten. colonn. Romberg dell'artiglieria belga, che, aveva egli pure mandato a quel concorso una spoletta, riescì, migliorandola in alcuni particolari, a 'fa rla r iprendere in esame nel 11877, ed essa diede in questa prova tali buoni risultali da spingere la nostra artiglieria a studiarne una da introdurre in servizio. Mentre tale slndio si svolgeva, notevoli perfezionamenti furono pure introdoni nel congegno a tempo, e cosi fu resa. più regolare la combustione della miccia portandone la durata fino a corrispondere alla distanza di 3600 metri, mentre prima era solo con isponden te ad una gi l.tata di 2800, e allo seopo di abol ire la scatola a mili'aglia, il congegno a tempo fu anche modificato in modo da renderlo efficace appena che il pro ietto uscisse dall a bocca da. fuoco. Se, come tutto fa sperare, fra non molto avrem o un solo proietto per l'artiglieria di campagna alto a demolire ostacoli poco resistenti ed a produrre e1Ie1ti mi cidiali sulle trnppe, non piccola parte del merito spetterà agli stud i ed ai trovati della nostra artiglieria nella costruzione delle spolette.
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R.\SSEG~.\ TEC.N'OI.OGIC.\
LA SPOLETTA E LO SHRAL'~BL
11. Poch i anni addietro, lo shrapnel era considerato dai pitr' un prniello teorico, utile forse in qualche caso di guerra d'assedio . Ot'a le .cose sono mutate d'assai: in quasi tutte le artiglierie la proporzione degli shrapnels eguaglia ed anche supera qu ella delle grana Le (11), grazie agli effetti micidiali degl i shrapnelscontro le truppe, in seguito a migliore cost.ruzione, a pedezionamenti nella spoletta a tempo, ed all a pratica ma ggiore acquistala nel loro impiego . Lo shrapnel fu adoperalo per la prima volla dngli Inglesi nella guerra di Spagna del ·I808, la su:.i. primitiva fo rma essendo la sferica; l'impressione lasciala sulle truppe francesi fu tale che, dopo quella gu erra, e::;si ten tarono subito di introdurlo nel loro munizionamento. Le esperienze in proposito furono però talmente mal condotte che avendo dati pessimi risultati furono sospese, mentre in altri Stat i, e specialmente in Inghi llerra, in Austria e nel piccolo Piemonte, ri est.:ii-o no in vece alla introduzione in sen-izio cli questi proielli . Lo shrapnel di quell'epoca se era le mille miglia lontano -çi_a quello ùi oggidì, pure, con tulle le sue imperfezioni prometteva agli intelligenti nontori un avrnnire glorioso . E così appunto avvenne. Nella guerra d'ILal ia del ·1848-4,0, in quella d'Oriente e specialmente nella seconda guerra italiana del 1859, nella quale gli Ausll'iaci lo avevano mun ito di una buona spoletta a tempo, lo shrapnel cominciò a fars i apprezzare. (f)
Ecco qunlo sarebbe l'a ltuale munizionamento dei cofani:
IGermania
Calibro Granate Shrnpnols Totale
.1 -~
Italia S7
Rus,,ia
Au~tria
Inghilterra
Francia
Si
87
9,i
9
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J.6
13
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24
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159
In Francia inrece, sia naturale prevenzione contro di esso, sia sfortunato impiego fattone, i giudizi a suo sfavore andarono sempre più crescendo ed ailargandosi ancho negli Stati Yicini, fìnchò sopraggiunta la questione della rigatura cl1e occupò subito tulLi gli animi , lo studio dello shrapnel sferico non essendo ancora giunto a buon porto rimase troncato. Ma i diversi rami .dell'arte tecnica si giovano vicendevolmente l'un l'altro nel loro progresso; e così la felice soluzione che ebbero i cannoni rigati contribuì non poco a risolvere pure il problema degli shrapnels. La uniformità delle traiettorie dei proieui ogivali, la posizione J,en detenninata. di questi durante la loro traiettoria, tolsero di mezzo le difficollit principali, e lo shrapnel ridonò all'artiglieria l'efficacia che rispello ai perfezionamenti delle armi portatili moderne aveva perduto. la fel ice soluz:one che si era troYata per le spolelle a percussione, e il desiderio di sempli fica re il servizio d'artiglieria munendola di proi etti di una sola specie awrnno dapprima condotto l'Inghillorra, la Prussia, la Russia e in sf'gu ito anche la Francia, all'adozione degli shrapuels armati di spolella a percussione, idea infelice, che sviando dal rero scopo, fo causa non piccola per cui si suscitò contro lo shrapnel una schiera di oppositori i quali giuslamente facevano rilevare, cli fronte all'inconveniente di avere un proietto poco solido per la demolizione degli ostacoli, i pochissimi vantaggi che esso presentava. Lo sprigionamento infatti delle pallottole non avvenendo che in seguito all'urto contro il terreno, il fascio delle t1aiellorie era limitatissimo e per la sua. direzione dal basso in alto, usciva presto fuori della zona da battersi ad altezza d'uomo, per cui, benchè in alcuni casi speciali cli terréno l'effeuo di questa specie cli shrapnel fosse buono, in una quantità di altri era insuffic iente: epperciò Inglesi e Prnssiani presto lo abbandonarono, mentre llussi e Frances i lo mantennero. L' .\ustria sola, proseguendo gli stndi sulla spolella a tempo, attese a risolvere il vero problema del tiro a shrnpnel, quello di farlo scoppi are ad una certa altezza sul terreno, di fronte al bersaglio in inodo che questo ricevesse, cosi in profondità, come in larghezza , la massima parte delle palloUole.
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R.\SSEG~ .\ TECl'ìOLOG IC.\
Dopo la campagna del 1866 i Prussiani che avevano avuto agio di osservare gli scarsissimi effeui dello shrapnel con spoletta a percussione, tentarono d'introdurre quello con spoletta a tempo; ma non essendo questa definita, si entrò in campagna nel 11870 col solo munizionamento di granale e di poche scatole a, metraglia. Le splendicle Yittorie, cui contribuì tanto l'artiglieria, avrebbero dovuto far ritenere surriciente l'impiego della sola granata per le batterie da campagna; invece, appena. ultimata la guerra, s'incominciò con ardore lo studio del !iro a shrapnel e poco dopo questo proietLo fu introdotto in servizio, formando attualmente parte ragguardevole del munizionamento da campagna. Tralasciando di parlare degli shrapnel sferici, vario sono le specie di guell i oblun ghi che vennero sperimentati. In sulle prime essi furono costitu iti da granate ordinario riempite di palleLle, negli interstizi delle quali si versava la carica dì scoppio; di esso l'artiglieria ruEsa fece uso per molto tempo; in seguito la carica fu raccolta in un tubo chiuso ad una estremità e per attmentare la capaciHt della granata e quindi il numero dellepallelle, le pareti no l'uronoassolligliate dandocosiorigineallosh1·apnel a cal'iccicentrale impiegato per molto Lempo da quasi tutte le artiglierie; in altri la carica di scoppio fu invece collocata nell'ogirn allo scopo di agevolare l'uscita delle pallette dal bossolo, separandola cln queste mediante uno strato di zolfo fuso o da un diaframma, metodo segu'ilo per lungo tempo in Francia; e finalmente, pel' uLil izzare la carica interna cd accrescere la velocità delle pallette, essa fu anche collocata nella parte posteriore dell o shrapnel dividendola dall e pallette antistanti con un diaframma. In favore cli quesLi ultimi si dichiararono Austriaci ed Inglesi e recentemente la Russia, la Svizzera e l'Italia. Anche l'involucro andò soggello a modificazioni di form~t e cli sostanza; i primi shrapnels erano di gh isa come la granata, di un sol pezzo, collo pareti mollo grosse; poscia gl i Austriaci li solcarono internamento per crescerne la capienza e gli Inglesi ne fecero l'ogiva di legno per scemarne il peso ed agevolare la proie,.ione delle pallottole; il ferro o l'acciaio furono da ultimo sostituiti alla. ghisa allo scopo di assottigliarne maggiormente le pareti senza scemarne la resistenza, facilitarne la costruzione del diaframm a ed aumentarne il rapporto fra il peso delle pall ouole e del proiet!o.
il 61
LA SPOLETTA E LO SHRAPNEL
1
Ecco alcuni particolari sugli shrapnel di va.rie artiglierie estere: "'8
a
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Calibro.
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Sistema
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Sviziera
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.::
91
84
84
grnala a rinc.a a cmu a d11· adia- a dia- a dia- a dia- ac.arica 1p1lltl- mirale ceolule rramru framma framma ruml!la framma uolrale loie con cuica
Peso di unu pallelLa . g.
'iii::,"'
Italia
:.!:>
mirale
Caricad; scor pio, g .
1:
·"e
·a "o
I
ul
80
68
85
42,~
64
36
22 16,7 1625 16,25
11
13 25e5,3
16
16
200 22.5
Numero delle pallette . . . . .
92 209 177 'l38 '170 165 72 e56 153 178 p oso del p r oietto . kg. 8,200 8,150 ù,700 6,700 6,840 7,082 8,120 GGOO 6.200
Rapporto fra il peso
l
ùclle palloLle e ~uello del pro1elto . . . . . 0,241 0,42 O,ic2 0,33 0,2, 0,30
Velocità ini z ia le della granaLa, m.
;~55144.4 '
-i:54 4j,~ H2 !~48
0.25 037 0.45 /~13
-
-
È difficile pronunziare un giudizio in torno ai pregi ed ai difetti
dei rari shrapnels; ma.da osservazioni teoriche ecl anche da falli pratici si è giunti ad alcune conclnsioni le quali restr ingono d'assai il campo delle ricerche. Gli shrapnols a carica libera, t1uantunque siano i primi per numero di palletto e non ultimi dal lato degli effetti , p11re debbono essoro posposti agli altri per il pericolo di scoppi prematuri nell'anima. Gli shrapnel a carica anteriore hanno poca capienza per le pallelle e poca velocità iniziale. Rimangono a disputarsi il campo gli sh rnpnels a carica central e e ~ gli shrapnels a carica posteriore. I primi presentano sui secondi 1 pregi di costruzione più semplice, cli capienza macraiore di caricamento meno soggetto ad alterazioni sotto l'impulso della carica •
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AXXO XX\'111 1 \.OL. IY.
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RASSEGN~ l'ECNO LOG{CA.
LA SPO LETTA E LO SHllAPNEL
di fazione, viìntaggi che infl uiscono favorevolmente sulla regolariLà e sulla sicurezza del tiro. Quelli ~ carica posteriore hanno invece in loro favore la maggiore velocità iniziale delle pall etle, mercè la quale gli intervalli di scoppio possono tenersi più grandi, la minore dispersione delle pallette, loro l'orza d'urto e la regolarità degli effelti. la macr"iore 00 Ora alcuni fanno n,o tare che m.entre le qualità proprie dello shrapnel a carica centrale sono utilizzabili in ogni circostanza, quelle dello shrap nel a carica posteriore, se conveni enti nel tiro in terreno scoperto contro bersagli molto profondi, non lo sono più tanlo e possono ancbe cangiarsi in difetti se il bersaglio è coperto da a(:cidentalità del terreno , od è molto piu esteso che profondo come è il caso delle moderne linee di cacciatori . L'antagonismo fra i duAsistemi ha origine dall 'importanza che i partioiani del!" uno e dell'altro danno agli effetti in profondità piutlo:to che a quell i nel senso della larghezza del bersaglio ( 11). La determinazione quincli dei varii elementi che costituiscono l'efficacia dello shrapnel ( OLU11ero cli pallette e loro peso, posizione e peso della carica di scoppio, angolo d'apertura del fascio di traiettorie, ecc.) sarà diversa secondo lo scopo. Così l'uno come l'allro di quesLi eITel.ti ha la sua speciale impor-
ti.ma, perchè i bersagli possono essere molto profondi e poco larghi oppure viceversa; so fosse quindi possib ile di trovare una soluzione unica soddisfacente ad entrambi, lo shrapnel avrebbe cert1.mente l'approvazione generale. Ma la questione non parn ancora risolta definiLiYamenLe e bisogna perciò saper scegliere fra i clue principii che si stanno di fronte, accordando a uno solo la massima importanza e ponendo l'altro in minore considerazione. Adollando questa linea cli condotta cesserà la confusione e l'incoerenza che si mani (eslano non solo nelle varie forme di shrapnel proposte e messe in prova, ma altresì nei programmi e nell'andamento delle espe.rienze. Le .condizioni d'efficacia del tiro a shrapnel sono : 1° La posizione del punto di scoppio rispelLo al bersaglio ; 2° La forma e la direzione delle traiettorie delle pallette; 3° La .forza viva ed il numero di queste. La prima condizione dipende così dalla traiettoria segu ila dallo shrapnel innanzi lo scoppio, come dal lavoro della spolell.a a tempo la quale sebbene graduala per la medesima distanza può dare in .colpi successivi intervalli ed altezze di scoppio molto diverse . Riguardo alla regolarità della traiettoria, siccome lo shrapnel va ,consideralo fin o al momento di scoppio come una granata, e il tiro nelle bocche da fuoco moderne soffre poche variazioni da co lpo a colpo, così non vi sarà da tener conto che degli errori prodoLti dalla irregolarità di combustione delle spolette. L'esperienza ha pro:vato che nel senso della direzione del tiro i limiti estremi entro cui avviene lo scoppio di un certo numero cli shrapnel non variano sensib ilmen te col variare delle distanze e che la lunghezza del rettangolo che tutti li comprende è di 150 metri. circa; di guisa che il punto medio di scoppio sa rà situato a circa 75 metri dal punto ove sarebbe c,tclulo lo shrapnel se lo scoppio non rosse avventi to . Nell'isLanLe in cui lo sh rapnel scoppia e, spezzandosi l'i nvoi ucro, la metragl ia viene lanciata contro il bersaglio, ogni elemento cli questa metraglia segue una direzi one parLicolare con uua · velocil~ di versa che è la risullante di tr,3 forze distinte; la velocità. restante tangenziale dello shrapnel intero che è comune a tutti i singoli suoi ()\em,enti, la velocità di rotazione cli retta in senso perpendicolare
V
(i) Tale differenza sussiste però solo nel caso' cli shrapnel a {01·te carica centralo, come sarebbe quello rranccse, giacchò so la carica di scopp io ci piccola, allora la disper• sione iJ1 sonso laterale non sarebbe mollo diversa fra una specie di shrapnel e l'altra, come Io provcrelibcro i risnlt.at,i delle esperienze svizzere del 1ss2,. dai quali si sono potute dedurre 10 ampiezze del fronte battuto di iO in iO moJ.ri , raccluuso nel seguente spr::cch10: Shra,Jmei d à 8
a
ca1·ic<i centrale.
1
1
1
1
1
Intervalli di scoppio
. . : . . m.
1oliio :1ol1io 5o Goj;o so9olwo\ 10:120!1.3o!Ho\i.50
Fron te batt11ta
. . . . . m.
5r10114117119 2?3124,251 261 261 2512412312!
. .
l 1,ot°l
Slu·apnel da 8 a dia{rnm11ui.
Intervalli di scoppio m. IO120 30 Fronte battuta
.
I
I IHO(O I 130 140 fo0 " I160 170 ,t80 l.90I200 601'I 0I80I9TOO
m.[151 s1H '1'-(li\1\ lSIJ.91201~H \ 221 23
24 24
1
~
1
25 2-0 26 27 27
e notisi che lo shrapuel a e3rica. centrale ha 25 pallette di meno dell'altro.
1
. Da q110sti mun eri si potrebbero clcscrivere graficamente le cmvc che racch1udon su terreno i ptmt.i colpili dai due sl1ra1mels.
·165
LA SPO T,ETTA E 10 SHRAPNEL
464
·
RASSEGNA TECNOLOGICA
alla prima e proporzionale, per ogni pallelta, alla sua distanza dall'asse dello shrapnel, e finalmente la forza d'esplosione della carica di scoppio, nel caso solo però di uno shrapnel a carica centrale. Il fascio di tutte le traietlorie descritte dalle pall ette, che ha per verLice il punto di scoppio per un certo tratto si può considerare come un cono rello a base circolare il cni asse coincida colla tangente alla traiettoria clello shrapnel. ~fa appena successo lo scoppio le pallette essendo an imale da velocità diJTerenti e la direzione del!~ loro traiettorie dipendendo da cause diverse a seconda della cliversità di forma e costituzione interna dello shrapnel, così sarà problema assai diffici le determinare il cammino di ciascuna di esse e valutarne gli e[elti sul bersaglio. Non si potrà quindi giungere a determ inare per ogni specie di shrapnel oggidì in uso o in esperimento, il modo di ripartizione delle palleue sul terreno, nè la radenza, nè la forza d'urto e qufodi la zona battuta ad altezza d'uomo, senzrl procedere o ad esperienze accurate e razionali, od a calcoli laborio$i e di risultato incerto. Le prime, non furono finora così complete come sarebbe sLato cleside· rabile; per la difficoltà di raccogliere sopra ampii bersagli verticali tulto il fascio di traiettorie a tnlle le distanze cui esso è efficace e di rilevare i punti colpiti che secondo la forma. clel Lerreno ed i numerosi rimbalzi delle pallette, sono sempre molto confusi. I secondi, benchè fatti colla maggiore diligenza e col ten er conto di tutti i fattori cli cui è possibile esprimere il valore meclianle i segni algebrici, velocità. restante, movimento di rotazione, angolo di proiezione e di caduLa per ogni singola palletta a diverse distanze, se da una parte valgono assai a guidare le ricerche cd a prevedere i risultali sperabili, non danno dall'altra una rappresentazione esaua del tiro, e sono di lor natura così all'infnori delle cogn izioni tecniche e scieiltiuche clella maggior parte clegli ufficiali, che mal si potrebbe con i:,ssi soli convincerli degl i efietti che collo shrapnel si ottengono. Ma. se si meltono a confronto alcùni risultati delle esperienze e . del cal colo si potrà in qnalchemoclo riescire a dare un'idea general e del tiro a shrapnel, ed essendo due le forme che oggidì sono ammesse per questo pro ietto nelle varie artiglierie; forme che danno: Jnogo a risultati sensibilmente di versi, così analizzeremo partita-
mente quell i prodotti dallo shrapnel a carica centrale e quelli dello shrapnel ,a diaframma. La differenza essenziale che esìste fra queste due specie di -shrapnel è l'ampiezza dell' angolo al vertice del fascio, la qnale è maggiore in quello a forte carica centrale. · Quest'angolo dipendendo dalla velocità di rotazione del proietto~ -che può riteners i costante durante tutta la traiettoria, dalla posizione e dall'entità della carica di scoppio e finalmente dalla resistenza opposta dall'aria al movimento di traslazione dell e pallette, sarà diverso alle diverse distanze. · '" Negli shrapnels che hanno la carica di scoppio innanzi alle pallette, come quelli impiegati per l'addietro dall'artiglieria francese.; in quelli a carica posteriore degli inglesi, ed anche in quelli a ca· ric_a centrale piccolissima, atta solo a rompere l'inviluppo, come nei prussiani e nei nostri, la. densilà del fascio è pressoc.hè eguale in tutti punti, va le a dire le traiettorie sono in esso eo-ualmente ri partite e l'angolo al vertice del cono di dispersione, quando la velocità iniziale non si Sl)osta n'J.ollo da 450 m., è ristretto a limiti piuttosto piccoli che · da risultati di esperienze possono fissarsi in media ai seguenti : e)
so
alla distanza di 500 metri )} )) di ·1000 )) )) )) di 11500 )) )) » di 2000 )} )) )) cli 2i500 »
90
, oo
43°
uo
Alcuni di questi dati concordano approssimativamente con quelli d:dotti dal calcolo, nella supposizione che l'apertura dell'angolo dipenda esclusivamente dalla veloc ità di rotazione acquistata dalle pallette, la quale, chiamando V la velocilà iniziale del proietto, h ii pas:;o delle righe, 1· la distanza del centro delle pall etl.e esterne all'asse dello shrapnel, 1> la velocità residua '.i3 a l'angolo d'apertura. -del fasc io, sarebbe espressa colla formo la : tanga =
.2 ,r:- 1· V vh..,..
~66
qualora ~i tratti dello shrapnel a fascio rjstretto, ed è invece quasi incolume impiegando lo shrapnel a forte carica centrale. La maggiore profondità della zona battuta ad altezza d'uomo in ginocchio o coricato, che è la caratteristica dello slu'apnel a carica posteriore detto a diaframma, offre il mezzo di poter produrre effetti ancora sensibili , qu-anclo anche lo scoppio avvenga a distanza considerevole dal bersaglio (•I). Questa possi bilità di far oscillare entro !imiti piuttosto grandi l'ampiezza dell'intervallo di scoppio è assai vantaggiosa, compensando essa le inevjtabili irregolarità della spoletta a tempo, non che gri inesatti apprezzamenti delle distanze, la minore ?.mpiezza in senso laterale della zona battnta potendo trovare poi un rimedio nell'assegnare ad ogni pezzo di una batteria una parte del fronte da battere. Per avere un'idea deJ:Ja differenza degli effetti di ·uno shrapnel a carica centrale ed uno shrapnel a carica posteriore, sparati nelle identiche circostanze, varranno i seguenti quadri che riassnmono alcune delle esperienze compara~i,ve eseguite da noi fra le due specie di shrapnels accennati. I dati cil'ca i due shrapnels sono i medesimi cli quelli registrati in uno degli specchi precedenti, quello a carica centrale rappresentando il nostro shrapnel attualmente in servizio, l'altro quello che verrà adottato in sostituzione del primo.
Negli shrapnels invece a forte carica centrale, quali sono i fran_cesi attuali, che contengono 200 gr. d.i polvere tale angolo è molto più amp io e arriva a 36° alla distanza di '.iliSOQ metri. Però in questi shrapnel la densità del fascio non è uniforme e nella parte centrale di esso si forma uno spazio conico vuoto di considerevole ampiezza, il quale distrugge in parte il vantaggio che la maggior apertura dell'angolo offre nel tiro contro bersagli molto estesi nel senso della fronte. Infatti, mentre una parte del beesaglio non è battuta, le pallette superiori arrivano su di esso animate da velocità piccolissima e si disperdono sopra una superficie talmente ampia che la loro azione contro le truppe . è quasi nulla, mentre negli shrapnels in cui il fascio si conserva pi ù stretto m~ anche più compatto, tutte le pallette seguono una traiettoria più radente e la superficie secondo la quale vengono ad incontrare il terreno è ristretta in tali limiti che gli e/Ietti prodotti sui sostegni ed anche sulle riserve sono ancora gravissimi (•1). La differenza di efl'etto distmttivo fra gli shrapnels dell'una e dell'altra specie è messa in maggiore evidenza qualora si determini la somma degli spazi battuti di tutte le traiettorie descritte dfrlle pallette all'altezza di un metro (uomo in ginocchio). Alle distanze di 1500 e di 2500. metri tale differenza è enol'me poichè essa è · rappresentata per gli shrapnels a for te carica centrale dalla metà circa dell'effetto prodotto dagli altri ('.2). Che se per stabilire in certo modo il pe1·icolo cui .è esposta una linea di cacciatori di fronte· al tiro degli shrapnel delle due specie, si fa così nell'uno come nell'altro il rapporto fra la somma degli spaz i battuti dalle pallette e l'area della superficie di terreno colpito; si viene a trovare che alle distanze di ,J 500 e di 2500 metri tuLLa la zona entro cui cadono le pallette è pericolosissima anche per tiratori in ginocchio o cori'cati
(1) Dallo csporienze svizzere, già citate, con shrapnel a carica centrale e shrapnel a diaframma è risultato infa tti che 'per (JlleSti secondi il numero di lllo colpite su quattro linee di bersagli collocate a 20 met ri l'una dall'altra, non variaV!l sensibilmente per intorvalli di scoppio compresi fra 50 e 100 metri e che per tutte le dist.anze fra 500 o 2500 metri l' intervallo più favorevole all'effetto dol tiro er:t pressochè costante, come si rileva dal seguente specchietto:
DIS'l'ANZE
I IN'l'ERVALLO
DI SCOPPIO
più favore.yole
b
colpite
66
iOOO
60 a iOO
6<kl.4
:1500
40 a 75
6!-62
2000
70
Gt
2500
60 a 7:l
6!.
.40 a 50
54..55
2900
I
NUMERO DELLE FILE
75
500
(i) Nello shrapnel a caric;i centrale sperimentato in Svizzera, benché non si producesse
l'incocweniente della poca densità del fascio, perchè piccola ne era la carica, pure la sua inferioritit circa la profondità della zona battuta apparve manifesta, come si rileva dai r isultati citati nello specchio della not,t a pag. !62. Dai quali si è potuto trarre la conclusione che ad una d istanza media di tiro e con un' altezza normale di scoppiola lunghezza efficace della zona bat,tuta dallo shrapnel '.da 8/• a carica centrale non oltrepassa i 250 metri a partire dal punto di scoppio, mentre quella •dell'altro raggiunge cd oltrepassa i metri 300, avendo ancora dei colpi utili a 400 ed a 450 metri. (2) S1t VESTRE - Ét1uLe tlu!o1·iq11e sw· !es shrap·nels.
~67
LA 5POLET·TA E 1.0 SH-RAPJ:\EL
!\ASSEGNA TECNOLOGICA
168
LA SPOLETTA E LO SHRAPNF.L
Specchio I.
Se si tiene conto che lo shrapnel a diaframma conteneva 39 pallette di meno cli quello a carica centrale, e che gl' intervalli di scoppio pel primo erano stati forse tenuti troppo grandi, si scorge che il primo è molto più efficace del secondo, essendo in esso le sue pallottole megli o utilizzate, e che incontestabilmente gli sarebbe di gran lunga.superiore qualora, facendo l'involucro di ferro o di acciaio, si riesCÌ$Se, come sembra possibi le, a raggiungere e forse a superare anche il numero delle pallottole contenute nell 'attuale shrapnel a carica centrale. Abbiamo lleLto che la terza condizione che influisce sull'efficacia dello shrapnel è la forza viva ed il numero delle sue pallette. Perché la forza viva sia grande bisogna che grande ne sia la massa e la velocità; ora la prima di queste condizioni esigerebbe che il volume delle pall ette fosse il più grande possibile, ciò che andrebbe a svantaggio del numero. Allo scopo di conciliare l'una: e l'alt'ra, le palloltole si fanno di piombo che è un metallo molto più pesante, l'esperienza avendo dimostrato che una palletta di 4 Dgr. è in grado di soddisfare, sotto piccolo volume, alla condizione della forza. viva. Infatti col cannone da 9 alle distanze di 111. 2500 le pallel.te di piombo di questo peso sono ancora micidiali a 500 metri dal punto di scoppio.
DISPERSIOì.'{E LATERALE
-
Nella 1• linea
Nella 2" linoa
Nella 3• linea
Nclla ,4• linea
o_uattro linee cli a 50 metri a 70 111etri a 9·0 metri a J.00 meLri bersagli lunghe aal dal dal dal m. 80, alte m. 3, punto di scoppio punto di scoppio punto di scoppio punto eh scoppio ___,____ distanti fra loro ~......---m. 20. o .s .s o·.a o c 00 _.,, _.,, ~
-
Distanza m. J.500.
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Shrapnel a diaframma.
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Shrapnel rego-1 )ameni.are . . _SH ,5 '.23°.5'1' più di 30
-
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Specchio II.
m.
a carica centrale.
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carica centrale. a diaframma . . . . . a
a carica centrale. a diaframma . . . a carica centrale. a diaframma .. . a carica centrale. a diaframma .
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·oISTANZE
SHRAPNEL
169
RASSEGNA TECNOLOGICA
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Coordinate dei punti cli scoppio riferite alla prima linea di bersagli
---------.52
138 135
30 15
·100 423
30 19
79 121
30 16
69 101
30 13
82 107
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5,6 7,8
1-
1~
I - 65 I n I 84
I 1,4 ·1
7,3 1 O,i
·19,0
Dal fin qui detto pare si debba dedurre come lo &hrapnel munito di spoletta a doppio elletto serva, mediante il congegno a tempo, contro la cavalleria in grandi masse alle distanze superiori a 2500 metri; mediante il congegno a percussione, alle distanze minori nelle quali le andature della c,wall eria sono molto rapide; ·Salvo poi a far uso nuovamente del congegno a tempo alle distanze brevissime onde serva come scatola a mitraglia. Il congegno a percussioné, essendo sempre pronto gioverà di frequen te per colpire improvvisamente ùn piccolo gruppo di cavalieri, ad esempio lo stato maggiore di un generale, a condizione però che la di'>tanza sia esattamente determinata; in ogni altro caso, e quando la gittata, la buona istru.zione délla truppa e '. il tempo disponibile pèrmettano di adoperarla, la graduazi one a tempo sarà sempre preferib ile. Non occorre neanche di soffermarci a discutere l'erronea opinione, pur sostenuta in passato , che per paralizzare l'azione d'arti-
,'
110
RASSEGNA
TECNOLOGICA
glieria in posizione convenga adoperare il proietto pieno per di struggere il materiale, avendo l'esperienza della guerra francoprussiana dimostrato quanto l'effello ne sia insign ificante. Contro artigl ieria quindi, sia che si voglia controbatterla, sia che si voglia soltanto molestarla, s'imp iegherà sempre lo shrapnel a tempo , onde nel primo caso mettere i serventi fuori combattimento, fer ire e uccidere i cavalli nel secondo. Con un tiro a shrapnel diretto perpendicolarmente alla fronte di una batteria, no1i'solo i servenli, ma tutto lo spazio dietro ai pezzi sarà coperto di pall ottole e di scheggie e se la batLeria avrà adottata la formazione regolamentare, gli avantreni riceveranno tutti i colpi passati al disopra dei pezzi, e il servizio delle munizioni sarà gravemente compromesso. Negli istanti benchè brevi in cu i una batteria allo scoperto si dispone a far fuoco, si potrà col Liro a shrapnel, massime trovandosi già in posizione, paraliizarne l'azione successiva, i sei'venti e i cavalli essendo necessariamente mo lto esposti; che se sarà stato possibile di prevedere il sito ove l'avversario si è posto in batteria, l'effetto che si otterrà sarà immensamente p iù grande. Finalmente nel tiro contro una batteria che cerchi di coprirsi o sia già coperta, lo shrapHel a Lempo dovrà essere l'unico proietto da impiegarsi se vuolsi ottenere qualche e[etlo utile e sensibile. La fanteria, costituendo un bersaglio di piccola altezza, offrirà poca presa al fascio dello shrapnel à percussione, massime se gli nomini sono coricati; ma contro una colonna, lo shrapnel a tempo diretto al punto di mezzo della sua lunghezza e fallo scoppiare innanzi alla testa , la coprirà tutta di proietti ; in linea spiegata, e se il tiro viene di retto s'ui sostegni e sulle r iserve, siccome bersagli o più visibil e o più ampio in sen:;o della profondità, i danni da esso prodotti saranno per contracco lpo sentiti efficacemente anche dalla 4.. linea; contro fanteria riparata da ostacoli o sul margine cli un bosco gli effetti dello shrapnel a tempo saranno i soli sensib ili, si a per l'ampiezza della zona di terreno cbe con esso si può batle1;e colpo per colpo, sia per la curvatura della parte inferiore del fascio, onde in una quantità grandissima di casi sarà preferibile al tiro a granata . Per molto tempo si è invece creduto che l'impiego dello shr apnel
LA SPOLETTA E LO SHRAPNEL
\
'171
nella guerra di campagna fosse meno efficace cli quello a granata, per le difficoltà che si incontravano nel regolarne il tiro e per l'incostante azione della spoletta, e veramente manca tuttora l'esempio di una guerra per provare il contrario. Però, argomentando dai perfezionamenti introdotti in questi ultimi tempi tanto nello shrapnel quanto nella spoletta, dalla pratica maggiore che ne hanno gli ufficiali per l'imp iego fat tone alle scuole di tirn, dai risultati delle esperienze di poligono, dalle quali si deduce che in molti casi esso è '.20 volte più efficace della granata, si è fo rzaLamente tratti a concludere che nello stato attuale della scienza, lo shrapnel è l'unico proietto da impiegarsi nella guerra di campagna e che la po lenza dell'artiglieria ne sarà per esso· d'ora innanzi d'assai aumentata.
LIBRI E PERIODICI
LIBRI E PERIODICI
C. Cavou,•. - Lettere odite ed inedite, raccol te ed illustrate da Luigi
CmALA . -
Voi. 2°, Torino, Tipogrnfia B.oux e Favale,
Prezzo L. 8.
In capo al libro vi è un f'cic -s~mile della Jcttera di Cavour a Laroarmora, rel:itirn al risultato delle conferenze di Plombières. Poi segue la continuazione del Cenno sulla 'vita e sulle opere del conte C<i~our, scritto da Luigi Chia la. (V. Rivisti! l\lilitare pnotata di febbraio 1883). Vengono appresso le lettere di Cavour, che si riferiscono al tempo trascorso da l novembrn 1852 fino al settembre 1858 · sono circa 240 , numerate di seguito a quelle del volume precedente e correda~ di note a piè di pagina. In questo cartep-gio venne tramezzata qualche lettera di altro autore, la quale ha con osso stretta attinenza . Chiude il libro un'appeodice con documenti relativi al carauere di Cavour, alle suo abitudin i, al suo co1ttee0 oo cogli amici ' a questioni • rnsorte sul contenuto di alcune suo lettere. . Se nel primo volume, dovo abbondano le lettore espansive, si vedono le. ideo e le as~irazioni ùel giovane che, positivo com'è, pure sogna d1 ?ssere un giorno ministro dirigente del Regno d'Italia , nel secondo si vede all'opera l'uomo, dopo che il sogno è realizzalo. Ma t~I opera non ~~1ò e~1ergore dal so~pl ice carteggio, che anzi questo d1veu1-a lauto p1u ascmuo, quanto più vasto è il campo in cui Cavour spiega la sua auivit,\. Quindi interessan te ed utile più chè mai è, in questo secondo volume, il Cenno storico, che permette di eseguire 1
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passo passo Cavour nel Parlamento, nella reggia, noi diversi mioisteri, nei consigli diplomatici. Auzichè nn semplice racconto, questo lavoro del Chiala , è un quadro, un'esposizione fatta- con Jmrni di discorsi pnrlamentari e di documenti editi ed inediti, così ordinati e legati da mostrare il seguito dogli avveuime.uti. I personaggi si vedono in azione e, parlando o scrivendo, delineano essi stessi la situnzione politica, nelle div<'rse epoche, e lo svolgimento delle principali questioni. Qui si vedono i patriotti più illustri e più intelligooti, spogliando pregiudizi o vincendo ripugnanze, accostarsi poco a poco a Cavour, e fluire coll'accettarlo come maestro e duce; qui si vede il grande statista che con mano ferma e con mente serena, dirige il movimento, traendo profìuo da ogn: caso impreYisto, e fa sen tire il suo impulso e il suo freno, 11011 solo in ciò che si svolge alla luce del solo, ma anche in ciò che si prepara nell'ombro . Per quest'ultima parte il carteggio sarebbe alfauo insufficicnlo. Valga un esempio: fra le lel!.ero che dicemmo intramezzate a· quelle di Cavour, avvcne unn di La Farina il quale chiede uno schiarimento; Cavour rispondo con un bigliettino d'i nvito a un colloquio. Quel biglieuino, che per sè non signifi ca nulla, trovn il suo complemento nel Cenno storico, dove è rife rito ciò che Cavour non rnlen scrivere, ma cli~se verbalmente a La Farina: « Ho fede che l'Itali:i diventerà uno Stato solo, e elle avrà Roma <1 per sua capitale; ma igooro s'es!ia :;ia disposta a questa grande trasfor1, mazione, non conoscendo punto IC' altre provincie dell'Ita lia. Sono • ministro il ei Re di Sardegna, n non posso, nè debbo dire o far cosa « che com promella avanti tempo la dinastia. Faccia la Società Nazio« nalo; se gl'Italiau i si mostreranno maturi per l'Uniti,, io ho spe« ranza che l'opportunità non si fa rii lungamente nttendere; ma badi « che de' miei amici politici nessuno crede alla possibi lità dell' impresa, c1 e che il suo nvvicinnmcnto mi comprometterebbe e comprornetterrbbo « ]:i causa eh!' propugniamo. \'enga da me quando vuole, ma prima « di giorno, e che nessuno lo veda o cho nessuno lo sappia. Se snrò « interrogato in Po.rlamento o dalla diplomazia, lo rinnegherò come « Pietro, e dirò: non lo conosco "· La maggio!' parte delle lettere cli Cavom stampate in questo volume sono brevissimo e trattano di affari speciali : prestiti, interessi, concessione d'impieghi, cli decorazioni, negozi con RubaLtino, consigli ad amici, questioni di canali , di ferrov ie, di banche, notir.ie sui raccolti, sui prezzi dei virnri, inviti, schiarimenti, ecc. ecc. Qua e là so ne incontrano di molto interessnnti o alcuno d' impo!'tanza eccezionale, come documen ti storici e come specchio del carattere di chi lo scrisse.
LIBRI
Nel 185~ l'Austria pose sotto sequestro i beni degli emigrati senza distinzione. Questa misura iniqua, come la chiama Cavour, fu a un pelo_ di µrodurre serie c,omplicazioni. Egli voleva usare rappre. saglie, ponendo sotto sequestro i be,ni che i sudditi austriaci possedevano in Piemonte, e scrivendone a d'Azeglio, diceva: « Il Re, come « tutte le volte in cui la dignità e l'onore de!Ja nazione sono compro« messi, è fermo e deciso. Non giudicò alt.rimenti dai suoi ministri « la gravi tà dell'atto austriaco, ed 11pprovò, anzi suggerì la condoua « a serbare. La cosa adunque è seriv e seria assa i. Noi non precipi·:< teremo nulla, cammineremo canti e prudenti, ma nellÒ stesso mentre ·« ~on inflessibile risoluzione ». Ma d'Azeglio diede consigli di moderazione, governi 11mici s'intromisero e le rappresaglie non vennero usate, tanto più che i sudditi austriaci possid.enti in Piemonte non erano se non Lombardi cd opere pie. La questione rimasta pendente forma argomento di varie lettere. Un'altra questione che travagliò lungamente il conte di Cavour, alla quale s! accenna in v11rie .lettere, e I~ cu i vice.udo sono Jargament.~ descritt~ nel. ~enn~ _pr~messo dal Chiala, è quella della soppress10ne degl i ord1m rehg10$L Fu una lotta accani ta, sout(}nue dans le Parlement, dans le salon, à la coiir com,me dans les rucs, nella '.}ua_Je Cavour. c::bbe_ un va lido appoggio da :Massimo d'Azeglio, che, mv1tato d<1 l ui a nalzare gli spirilli del re molto dep1·ess•i,, ad allontanare 1:t pericolo che un sozzo intr·igo d:i preti e d:i 'Vece/vie bacchettone ·mand!ino in 1·ovùia il paese, scriveva a Vittorio Emanuele la_famosa lottera colle parole: e< Il Piemonte soffre tutto, ma l'esse1·e d1, niwvo messo sotto •i,l giogo prehno, no pe1·dio » ed aiutava in tal modo a « 1·-irnettere i,l carro sulle 1·otaie » . Interessanti per sè e pel modo con cu i veugon'o esposti sono, nel Cenno storico, i particolari relativi al trattato di alleanza del Piemonte · colle potenze occidentali per la guerra d'Oriente, ed interessanti egualmen'.e. son~ le lettere scritte da Cavour al comandante del corpo di sped1Z1one m Crimea, o sia che gl i comunic.hi notizie, o che ansiosamente ne chicgga, o che si congratuli per qualche fausto evento. Alla notizia dell a vittoria della Cernaia , Cavour scrivevà al la moglie di ~arna'.~1ora: 'li01ls.powvez étre fière d'evre sa (emme, come .fe suis ,fi&r _d_etre son am1s. A _Lamarmora esprime1•a nei termini più vivi Ja gioia del paese ed aggnrngeva : Le roi a été enchanté . All a uo1 izia della caduta di Sebastopoli, il primo sentimento di Cavour fu di rnm.marico, perchè nostre tr~ppe non vi aveano preso uua parte im,portante; ad ogni modo scnveva a Rattazzi: « fate cantare il Tedeum.
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Quando uon fosse altro avrà il risultato di far arrabbiare i clericali ». Iuteresse anche maggiore presentano le lettere scri tte da Cavour, durante il congresso di Parigi, nelle quali si rillette quasi giorno per giorno , lo stato del suo animo, secondo la piega che prendevano gli affari, al congresso, Ora incoraggiato dalle parole dei rappresentanti inglese e russo e dal contegno de\l'im peratore, apriva il cuore a grandi speranze; ora deluso iu queste e convinto dell'impotenza della diplomazia, pensava di venire acl una soluzione colle armi: " moderato d'opinioni « sono piuttosto favorevole ai mezzi audaci. In questo secolo, ritengo « essere soven te l'audacia la miglior ,politica. Giovò a Napoleone, po·« trebbe giovare anche a noi ». In queste lett.ere scritte da Cavour, durante il congresso, e nel suo carteggio in genere si nota un fatto singolare, ed è che mentre egli annette la più grande importanza ali' opinione degli uomini di Stato delle diverse potenze, ·specie a quella degl'Inglcsi, e cerca scrutarla e ~·olgerla a suo favore, poco o nu lla si cura dell'opinione dei Francesi. In Francia gli basta saperl} come la peusa Napoleone . I risultati del congresso son noti; il Piemonte ue uscì moralmente ingrandito; i dibattimenti che, in quest' occasione, ebbero luogo alle Camere, sono descritti nel Cenn,a. Cavour tornò in patria intimamente persuaso, é h'era· nelle idee dell' imperiitore di fare presto; per l'Italia, ciò che non poteano fare i congressi. E quesLa sua convinzione traspare dai discorsi e più ancora dal carteggio; ma se gli avveniva di dire: « le simpatie che abbiamo trovato in Francia » tosto soggiungeva: o almeno nell'imperatore dei Francesi, e se gli sfuggiva di scrivere < l'appui de la France » tosto si correggeva aggiungendo: ·Oii pour mieu::v dvre, de l'Empereiir. L'attentnto di Orsini. ·che seguì d'appresso i moti mazziniani avvenuti in Genova, fu a uu pelo di troncare così belle speranze. « Giammai « (scriveva Cavour) il paese si trovò in condizioni più gravi, giammai « io fni da maggiori difficoltà circondato » . Della dignità e fermezza che re Vittorio Emanuele e il suo primo minist.ro mostrarono in quella congiuntura, souo documento irrofragabile i fatti narrati in varie delle lettere di questo volume . La stampa francese era piena di censure e di minaccie all' iodirizzo del Piemonte, accusato di favorire le mene rivoluzionarie e, qnel che è peggio, Napoleone ricevendo il generale Della Rocca, latorn di uu autografo del re si era espresso in termini altrettanto vivi quanto ingiusti . I quali riferiti a Vittorio Emanuele, questi rispondeva: « Dites à, l' Empereiw, dans les tei·mes que vous C'l'oirez 1neil/ewrs, qti'on ·ne t,raite pas ainsi ttn fidèle allié. Que je
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n'ai jamiais souffert df! violence de personne . Que je suive la voie ck l'honneur je n'en réponds qu'à Dirn et à mon pe1tple. « Qii'il y a 850 ans que nous portons la téte haut et que personne ne me la (era baisser, et qu'avec tout cela, je ne dési,re aiitre chose qii'eti·e son ami ». A proposito di questa lettera, Cavour scriveva al ministro sardo a Parigi: « Je ne vM"l'ais pas des inconvénients à, ce que La Rocca coimnit l'indiscrétion de la li-re à l'Empereur •. Ma il corruccio di Napoleone fu passeggiero; egli ascoltò benevolmente lo rimostranze dell'iuviato del re, onde qualcho giorno appresso Cavour potea scrivere: « ll par-ait qtie dans le monde on gagne toujom·s à parler hai,t quancl on parle just ». Il testamento di Orsini e l:i sua lettera scritta all'imperatore, prima di salire il patibolo, furono poi occasiono a Cavour di trarre profitto del caso disgraziato; la loro pubblicazione nel Gfomale Uffkiale, sollecitata da Parigi, fu, a eletta di Cavour, « un auacco clirello contro l'Austria, « non solo da parte del Piemonte, ma anche da p:irte dell'imperntore ». Il ·1i lugl io ,1858 Cavour scriveva a Iamarmora : " Il dramma si « ·approssima alla soluzione. Preg1 il Cielo d'ispirarmi onde non faccia « minchioacrie in questo supremo momento. Ad onta della mia pe• tulanza e dell'ordinaria fiducia in me medesimo, non sono senza « inquietudine ». Egli aveva ricevuto dall'irnperntore l'invito di recal'si a Plombiers. Dello confereuzo elio lit si tcunero, Cavour diede comunicazione al re con uno scritto di quaranta pagine e a Lamarmora con una le11ern che è stampata in fac-simile e posta iu capo al \"Olume. Gli 3ccordi erano: 1° ca,·ciata degli Austriaci e costituzione del Regno dell'alta Italin, colla vnlle del Po, le Legazioni delle Marche; ~0 cessione della Savoia; quclln di Nizza in sospeso. Il solo punto non definito er3 quello del matrimonio della principessa C!otilde. • Ho scritto « ( diceva, a rruesto proposito, Cavour a Lamarmora) con calore al « re, pregandolo a non porre a ci mento la più bella impresa dei ci tempi moderni, per alcuni scrupoli di rancida aristocrazia. Ti prego, « ove ti consultasse, di aggiungere In tua voce alla mia. Non si tenti « l'impresa, in cui si mette a repentaglio la corona del nostro Re « e la sorte dei nostri popoli, ma se si tent-a, per amor del Cielo, « null a si trascuri di qunuto può assicurare l'esito fì nale del!n lotta ». Lasciato Plombières, c~vour si recò a Baden, do\'e erano riuniti re, principi e ministri di varie contrade, e s'intrattenne con tuui, onde formarsi un'idea « del conl,egno probabile delle grandi potenze, nelcc l'evento di una guerra coll'Austrin, • poi tornò in patria per la Svizzera e, d:indo annunzio del suo arrirn al ministro sardo a Parigi,
scriveva « .fai été hew·eux de recueil/ir sur toute la route, des souveraùis et des dtiplomatù11tes aussi vien que cle.~ magistrnts JJOJJulai'res, des témoignages très vifs de sympathie pom· le Piémont et l<i c<u1.~e italiP111te. Je ·m'attendais aux sentùne~ts que /e.ç Suiçses m'ont manifestés; mais /es manif'estations .sympatiqiteli de la JJCO't des Pnis.~iens m'ont sitrpr·i,s de la manière la pZ.us ag1·éable . Così si giungo nlla vigilia dol 1859. La si tuazione per la grnn loltn è p1:epa1·ata. Lo S\'olgersi di essa darà materia al Il! Yolume. Termineremo con un'osserrazione gcmerale. Che molte tielle lettere di Cavour siano clncumenti stoeici, uessnno l' ignora; che tutte sie110 modello di chiarezza e di prec isione, chiuuque wnosce un poco l'autore l'immagin.1 fac ilmente; ma non lutti s:iuno chr sono qua e là s-par~e di au ico sale, e vi s'incontrano trar.ti di ~pirito del 111igl ior genere. Cosi è, per esem pio, <[trnndo Ca rour parlanrlo de' suoi occhi dice di aYerne cura, perchè li consiclern f'acent, pM·te del patrimonio dello Stato; o quando es~endogl i stata regalata una troia pescata in 1m canale del demanio, invita a mangiarla insieme due deputati del l'opposizione, per cYit:iro un'interpella.nzct in proposi to: o allorchè nnrrando le fatiche sostenute a Parigi, durante il congresso, dice di sperare che quando f'arà ta-lere i di1·itti alla pensione, questo viagg'ÌO gli sarà calcolalo co;ne 1111a c·mnpagna . Così pieuo di vii.a e di speranze, egl i non si aspettava clw la t:iniern gli fosse così presto tronc:ita . Perii dieci :inni di servizio gli bastarono per assicurare l'l l suo nome l'immortalità, alla sua patria l'uuilil e l'indipendenza. Prese il Picmo11tc dopo Xovara e lasciò l'Italia dopo le annessioni, 1
Dovm•i civili tlel popolo italiano~ per - Nol'i-Ligure, 11883, Ti pografia Real i.
ANDREA REA1,r.
.È u11 breve opuscolo di 50 pagine nelle qunl i in fo rma sempl ici:;sima sono iudicali i principali dol'eri del cittadino in alcune delle posizioni (soldato, operaio, eletlore, giurato, consigliere comnuale), sono comhattuli Yari pregiudizi, vieni) spiegato prrchè si tlcYono p:ig:ire 11• tas~e e si fa un piccolo coufro11to tra il governo repubblic~no cd il costituzion.ile. Nella prcfozione l'autore dicr, che, ourlc il popolo sD ppia AXXO '\ \ l'IU, \'OL. IV,
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09 {l icamenti da usarsi lll diversi casi mancando il medico, sul valore ·t1limentare di varie sostanze écc. ccc. . Qua _e là sono intercalate delle pagine in bianco, colla semplice rntestaz1one, sulle qual i. l'ufficiale può scrivere all'occon enza le sue note; per e~e_mpio:. nota de~li individui più intelligenti e s,relti per portare ordrn1, dati sulla c\1sposizione generale e sul servizio de()'li ·avamposti ne~ ici, ecc. È u'.1 ito al Memoriale un registro a madre-figi~, per la trasrmsswne e. la r1cevut.a degli ordini in campagna . · Basta . questa semplice esposizione per dimostrare l'uti lità del llfemo·riale. del tenente Castagneri, e siccome in lavori di r1nesta specie l'esattezza dei ~ali è la qualità pri11cipal_e, così cred iamo opportti'no aggiungere c.he I autore ha av uto encomi da persone autorevol i per nver Jav?ra~o. con niolta ,;osc,ienza., e che noi ci associamo pienn mente a questo E PERIODIC I
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esercitare i suoi diritti, adempiere i suoi doveri e premunirsi contro i nemici dell'ordine egli « si è proposto di risolvere alcune delle que« stioni più vitali, che si agitano ai nostri giorni sui doveri del po« polo ». Di soluzion1; di questioni, a dir vero, leggendo questo libro,_ non ce ne siamo accorti; vi abbiamo trovato buoni insego:1meuti, espost.t in for ma elementare. La meta, a cui aspira l'autore, è di vedere adottato il suo libretto « nelle scuole reggvnwntali, nelle popolari e nelle elernentari suveriori, come complemento al libro di lettura )). -
gmdlZlO.
!f'lern.o,•iale pei• le lt•e a1•uti, compilalo da CAS'rAGNERI
tenente nel ~H O fan teria. tipografia del Riformatorio.
Bosco marengo , '1883,
FEDERICO;
In un registro di 83 pagine e cli comodo fo rmato, l'autore raccol~e
una "rande quanti ti1 di dati utilissimi agl i ufficia li di tutte le anm, anzi ~ \volta indispensabili, ma, per loro natura, assai difficili per non dir~ impossibili a ritenersi a memoria. Tali sarebbero, per 'esempio, i dati relativi all'efficacia dei nostri cannoni e fuci li nelle diverse specie di tiro, alla niobilitit delle singole nrmi nelle diverse specie di terreno, alla fronte e alla profondi tà di questo o quel reparto nelle diverse formazioni, al tempo necessario per la costruzione di una trincea, di.un pout~ rniJitarn, e via dicendo. Nè di genere molto di.,,rerso sono 1 datt sm trasporti, le cifre del le tari ffe, !a spiegazione dei diversi segnali ferroviari, o t.elegrafici, la tabella dei segni convenzional i nelle carte topografiche, i diversi profili di tri ncee, ecc. ecc. Uti lissime del pari , benchè non tanto difficil i a tenersi a memoria, sono le pres ;rizioni regolamentari che l'autore ha inserto nel memoriale, scegliendole fra quelle che più frequentemente occorre di consultare e le nozion i su argomenti disparatissimi, ma che tutti, per qualche lato, hanno attinenza cogl'inca.richi che l'ufficiale può e_sser_e chiamato a disimpegnare specialmente m cam pago a; per esempio, 1l modo di apprezzare le dist&nze dalla apparenza che presentano gli ooo·etti lontani ) di trovare l'area di v,1rie figure geometriche, di ser0c> virsi del la scala idrometrica, ecc. ecc ., le nozioni sulle Alpi, sui meV
Jau,•11nl tles sciences uiititttt1•es. -
maggio e· giugno . -
Fasci coli di
Pari gi, Baudoin, 11883.
Ordinam.ento deUe triippe coloniali. - Vi si approfondiscono varie .q.ue:;tioni svolto in un preced,mte la,,oro. Rispetto alla fanteria la p!"incrpale proposta consiste nella costituzione de.i quarti battaglioni di linea sopra un piede speciale, in maniera da farne un primo bando dell'eserci to, fondendovi tut.te le compagn ie cacciatori. Per avere 8 reog!ment! d! fanter_ia ?oloniali si dividerebbero gli attua li quatt.ro re;gunent1 d'. fa nteria m un numero dopp io ognuno di ~ battagl ioni. G-1 1 altn due battaglioni si formerebbero successivamente. Oltre a ,ciò si dovrebbero formare nuovi reggimenti in modo da averne ,16 coi zuavi, i tiratori e la fanteria colonia le, capaci cl i costituire 2 corpi d'ar~ata. completa per il caso di una guerra continoutale. Si propone altrns1 d1 f~rnrn re le quattro divi:;ioni dei detti corpi unifor memente composte d1 una brigata di fanteria colon iale ed una di zuavi e tiratori, e di ~101-re nnzi un reggimento di fouteria coloniale in ogni briga ta. La riserva dell'esercito coloniale sarebbe costitnita dalle compagn.ie cli cacciatori nei quarti battaglioni dei reggimenti di linea . Riguardo nll'artiglieria sulla considerazione di averne, come la fan-
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teria, una metà in vicinanza dei posti di guerra in Frnncia, si domanda che dei quattro reggimenti due restino · in Africa . Ogni reggimento clowebbe aYern 8 batterie iu Francia o in Africa, senza contare 'luelle ùistacJcat.c alle altre colonie, in guisa da potere costituire all'occorrenza. l'artiglieria di due corpi d'armata, fornrnta con le truppe coloni.-ili, come quella dei corpi del continent.e. I 4 reggimenti sarebbero tutti identici, rion giù uno divisionario ed uno di corpo. Per la cavalleria si propone d'inviare in Africa i due reggimenti cacciatori, •I9° e 20°, che prenderebbero il nome di 5° e 6° cacciatori d'Africa; dar loro, comQ a qnelli che già esistono, un 6° squadrone, e recare in Francia, per sostit.uirli, dufl reggimenti dragoni. Contando il ft.• reggimento di spahis, da portare anche a 6 squadroni, si avrebbe nn aumento di 18 squadroni. Circa• l'artia\iPrin a cavallo, serbando i corpi misti, senza modificare l'.:) l'attuale ordi namento, ogni reggimento di corpo fornirebbe una bntteria a cavallo per le divi$ioni di cavalleria. I due corpi cl' Africa avrebbero anche essi le batterie a (:avallo tl'asformanclo le 1O batterie dei corpi H-, 15, 16 (;) 17. L'eserci to coloniale avrebbe 1.8 reggimenti .di fanter ia, ft. cli attiglieria, ,1O di cavalleria . Per il reclutamento si conserverebbe il principio delle due porzioni, esigendo due anni cli servizìo per gl i uomini della seconda, ciò che permetterebbe di diminuire notevolmente il numero degli uom ini della prima. L'esercito coloniale avrebbe una piccola parte di soldati della seconda porzione. Esercito coloniale cl'Alge1·ia. Or·dinCtJmento delle tru7Jpe 'O eloci. E. de BEA.UVAL.- Stante la speciale rapidità non solo del cavaliere arabo, ma del fante, dimostrasi la necessilii cli opporre al nemico ·in Algeria truppe dotat,e cli equivalente qual ità, e quindi cli ordinare una fanteria montata permanente. La proporzione da adottarsi per i muli c1rabi è· di un mulo per due uomini. Per la vera uti litit nou bisogna avere nna speciale fa nteria monta ta, ma in ogn i battaglione una o più compagnie atte a r1uesto servizio, al quale t.ntte debbono e3sere addestrate. Perciò dovrà e~sere stubilito un turno p,~r bauaglionc per rilevare ognisei mesi le compagnie montate con le altre. Per la compra dei muli la rimonta, l'ordinamento inson1ma della fanteria mont,1 La, si calcola la spesa preventiva a 2. milion i di· franchi, e per il ~uo mantenimento a L. 300,000. Queste truppe veloci cli fanteria e cavalleria sono le meglio acfotte alle spedizioni nel Tel1, in tutto il versante Sariano sino ai l'Erg, regioni delle grandi clnnc, e nei piani marrocchini. L'nutore propone altNsì la creazione cli sr1uadroni montati sui mehari , o:;sia cammell i corridori.. 1
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ll regolamento delt'11 novembre 1882 sull'.istrnzione del t'iro . M. .L'autore ,,orrebbe che talune mende, per lievi che siano, uon si fossero verificate, e rileva minutamente tanto qnelle di forma, quanto -,p1e1Je di sostanza, fondando la critica so pra particolarità cli confron to col vecchio regolamento. Così nella parte relativa all'insegnamento nota la superfluità della precisionedell' ufficio del colonnello nel i:eggimento, del maggiore nel battagfione, ecc. della clenominnione della scuola reggimenta le del tiro, e il difeuo nell'ordinamento dell'insegnamento istesso. Nell 'esercizio preparatorio del tiro critica qualche cosa circa il colpo di spalla, avanti non ritenuto un vero difetto, la poco rigorosa maniera cli rendere sensibili: gli errori di puntamento, risultanti dall'arma pendente a destra od a sinistra, ed altre minuzie. Riguardo al tiro ridotto osserva che tanto esso quanto l'esercizio preparatorio non sembrano utili dopo il tiro reale corrispondente, e propone una progressione. Anche sull':ipprezzamento delle distanze fa talune considerazioni, e accenna wlune mancanze, come quella delln descrizione del telemetro Lahbej, e certe indicazioni non abbastanza chiare e determ inate. Altre piccole nrnnde rileva, analizzando le parti che ri fl ettono l'esercizio del tiro, la classificazione dei t.iratori, rlelle compagnie, il campo di tiro della fanteria ed il materiale non che la co11t11bilit.à. Serv'izfo della cavalle1·ia in cmnvagna. Generale vox LoE. (Con· tinuazione). - Traduzione. 1llanovre, di quadri d;i ·u na brigata d!i, ccwaller,ia. - È un ·esempio pratico preceduto da considerazioni ana li tiche sul da farsi alla Yigil ia delle manovre e neì giorni di operazione. Circa lo scopo di quelle dimostrasi ia necessità cli sviluppare negl i ufficial i di tutti i 0"radi l'attitudine al la condotta cielle truppe annti il nemico. Perciò bisogna porsi di fronte a situazioni concrete, affìnchè possano formulare ()'li ordini, esaminare le circostanze cli luogo e di tempo, discntere" e ,criticare le disposizioni. Il diret.tore delle manovre deve poi dare una c~nclusione · a queste critiche, esprimendo qnincli la sua op inione. G:1ova però non sollevi alte questioni, ma abbia cli mira quelle che più da vicino interessano le fun zion i degli ufficial i. Deve espo rre il mùtotlo clrn sarà seguito nel le manovre, l'ipotesi genern le sul la situazione dei due partiti , la posizie,ne delle truppe della brigata, la spe~ial~ mis.sione_di questa . In guerra gli ufficiali non posseggoHo tt1tt1 gli accennati particolari, ma in uno studio sono indi:;pensabili . A_ncl~e le ipotesi secondarie debbono es$ere i';oti fica le per i scritto o di viva voce, secondo il loro c11rattern, e una per nna nell'ordine in A. -
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cui si presenterebbero in realtà. Se in guerra gli ordini debbono essere d,Hi, per quanto sia possibile, in iscritto, per l'esercizio Inie man iera è vieppiù indispensabile, e l'nutorè prescrive la forma e le principali indicazioni che hisogna :nrer presenti. Raccomanda pure che le soluzioni delle questioni proposte siano ispirilte non solo alla situazione dellil truppa che si comanda, ma il quella dolio truppe vicine e dell'insieme della hrigat~. Sarù quindi conveniente di seguire prima le op..:razioui di un distaccamento, un reggimento, ccc. e poscia recandosi sopra un'altra zona esam iMrc i problemi, che nella realtà si sarebbero presentati simultaneamente alle medesime. Nè con questo metodo si possono perdere i legam i tattici, tenendo conto delle notizie che pcn·cngono dalle nric parti della brigata , le qua li modificano le disposizioni prese. Occorre influe che gli ufficiali si csercitauo a scri11c•re i loro rapporti sul luogo della ma110,ra, do,e si tro,rano alquanto in di~agio e premurati, come iu guerra, onzichè giunti al la tappa, dopo lunghe riflession i e dinanzi nd una carta spiegnta. Al la discesa eia cavallo è utile fare nella couferenza l'esposizione generale delle opcnizioni della gioruata. Ques te teorie souo seguite da esempi. I q'uacl1'i superiori. - L. G. - In questo studio si e3a111ina il sistema più adatto a sviluppare le qualità neces~arie negli ul'ficiali e il mut1w appoggio delle tre .1rmi. Quindi si conclude che eccone: 1° Sostituire la scuola di Saiot-òiaixent cd il corso di Saumur speciale pei souufnciali con una scuola un ic<, per le due armi a Sa intCyr, e cli crem·e a Fontaineblau uua scuola di sottuffìciali d'artiglieria e genio; 2° fa r seguire a Saumur, ai sotturnciali promos~i sottotenenti, nssoluramcnte gl i stessi corsi che i loro col leghi di SaiutC:yr; 3° creare nna scuola mista di tattica per i luogotenenti (li fanteria ccl artiglieria; 4. 0 conservare n Saumur il corso dei luogotenenti detti d'istnmone, come e~istc attualmente ; 5° creare una nuova scuola di gnerra cho presenti tro corsi di:-tin ti per i differenti gradi; 6° stabilire largamente delle scelte fuori turno per gli urnJìciali più meritevol i; 7° fondare a Saumur una scuola d'artiglieria di 1;avalleria , modificando pocl1 issimo le idee attnali che sono applicate all'inscguarnento degli artigl ieri, che il 1.:omitato invia ogni anno alla scuola di ca va1leria. · Li: mili::;ie e .te wupz1e -provinciali. (Continuazione) - Leone H E.)(.)(ET. - E,p'.me la storia delle miliiie temporanee nella gucwrn della lega d' Ausburgo, nella guerra clell;i succcs:-ione di Spagna ed in quella contro ln stessa nazione, abbracciando il periodo di tempo cliii l 688-
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al ·I 719. Passa quindi al l'origine delle milizie permanenti, e svolge i falli e gli ordinamenti relativi alle medesime, precedenti la gnerra elcil'elezione cli Polortia e seguenti la pac:e di Vienna, fino al ,17,1.0.
Il Soldato. (Continuazione) . - G. L. M. - ln questa parte l'autore si propone di studiare a fondo la qnistione qelle istruzioni nelle diverse armi, di determinarne lo scopo ed il cara ttere, per dedurnr come e dn chi si debba dirigerle. B poichè tutte le classi sociali cd. i cli Yersi gradi d'intelligenza sono rappresentati nell'esercito, non crede si possa adottare una medesima ed assolutn maniera d'insegnare, ma bensì questa deve variare secon.lo i casi, rimanendo li bero nell'applicarla l'ist.rutto1•e, che dovrebbe essere il capitano, qua le più competente ciel sistema d'in~cguamento meglio adatto per la propria compagnin. Questa libertà cli ~cel ta giova il sYil uppare l'esperienza mercè la discussione e la prntica, e non nuoce, come favorevolrncnte è espel'imentata in Germania, illla uniformità dèlle cose irrsegnate. Riesce pure utile a consolidare la disciplina, accrescendo il prestigio dell'ufficiale rrere istruttore mostr:indone l' intclJigcnzn cd il saper(). Ma per r:irrrriun t)ç) il vero scopo della istruzione non bi sogna perpet1rnre il ·vezzo degli sforzi di memoria; nè restringerlo semplicemente alla ripetizione di atti e movimnnti meccanici, essendo anzi necessario fare appello alle facoltà intellettuali del soldato, affinchè possa rcnJ.ersi piena ragione J.i quello che deve operare. A tcune consegteen;;e della ridii;;ione del seni~io mili tare. - p. D. - E nna dissertazione intesa a dimostrare che tale riduzione noH gio\'a, e richiama l'antico principio dei fautori degl i eserciti meno numerosi e compo;;ti di clementi induriti più lungamente alle armi, non dando il va lore universalmentr. riconosciuto :·I sistema deil'esurcito rcdcsco. Xancy e le ope1·e d'i di/esci delta Jlosa . - Vi ~i deplora l'a rrrrior1 · 1avori"di quella piazzn gii1 decretata, e pei quali <)ç) namento ce1 erano pro_nte le spese e le aggiudicnzioni. Rilol'asi l'import11uza delle posizioni tatt.1che nella zona cli fronti era tra il piede <loi Vosgi ed il Lussemb_urgo, c1~i quel~a piazza appartiene. Sotto il rapporto dell'offensiva trovns1 a desiderare nella disposizione dello opere esistenti sul.la .Uosa. Le notevoli proprietà militari di Nancy ed il riordin11me11to della ma posizione basterebbero a renderne solido e diretto il le"ame con Toni o e le opere della :\Iosa. Oltre a ciò si avrebbe una spocie di rete offensiva, che offre un punto d'appoggio al di lit della )Iosella o della Mcu.rthe, e cito p~rmou.erchbe all'esercito frauce~e dI prendere di rovescio la çatena cli colline, che ~i s,·iluppa lungo la rin destra cli questi dne corsi V
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d'acqua sino alle vicinanze di Metz. Si potrebbe così controbilanciare l'infi uenza delle piazze della i\iosi1lla divenute tedesche. È dimostato infine che la necessità della ripresa dei lavori a Nancy poggia sopra considerazioni derivirnti da fatti positivi, e non già da ipotesi strategiche; che la quistiouc politica non è compromessa, perchè completare una difesa non vuol dire p1;eudere un'attitudine aggressiva; che maggior rischio è l'abbandonare la città alla probabilità di essere messa a sacco ,ed a contribuzione: che, malgrado gli avversari delle piazze forti, la loro utilità è incontest~l~ile, e quindi le opere reclamate doHehbero essere permanenti . Mobilitazfone dei reggimenti terri toriali di fanteria. - Br~GCHE!\. - Jt un breve esame dell 'attuale sistema di mobilitazione, in cui se ne accennano i difetti, e si cerca di ovviarli con proposte fondate non giù sulla buona volontit dcgl'individui, ma sull'ordine e la rlisciplina per condune presto i militi al loro posto. Cartiicce a tre p,o,l/e. - DELAUNEY. - Il fu cile a ripetizione è oggi l'arma desiderata . Però è pesante e di difficile conservazione, ma di più grande efficacia alle piccole distanze, ed accresce il valore morale del soldato. Per la sua Ddozione si oppone soltanto la spesa immema. Moltiplicando il numero dei proietti rrell 'altuale cartuccia si avranno tutti i vantaggi del fucile a ripetizione. L'autore dice di aver troYato le leggi per regolare la cartuccia a tre pal le coi presenti fucili.
Lo s,~ect,de11;1· 1'.IUU,d,·e. -
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Fascicoli di maggio e giugno.
Parigi, Ilaudoin, 1883. 1
Le niio1Je di(ei;e della Francia . - P. Pour.ET. - 11 un lungo esame dell'opera di Eugenio Ténot, nel cruale, pure ammesso che la difesa di Parigi è folta più per la salute della Francia che per l'interesse particolare della capitale, l'autore combatte l'opi nione. estesa a tutti i campi triucorati, di considerare cioè le fortezze come un rifugio aperto agli eserciti battuti. Vorrebbe invece universalmente insegna to il principio che un eserci to vinto , il quale si chiude in una pillzza forte, è completamente perduto, e perciò proibito per legge ad ogni conrnùdante d'armata di rifoggiarsi soLto il cann011e di una fortezza. Cita a
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PElUODICI
conferma di ciè, la disgraziata fine dell'esercito di Bazaine, accennando ai vantaggi che potevano ottenersi, se questo avesse tentato di manovrare per congiungersi a Mac-Mahon, il quale da parte s~ia avrebbe potuto evitare Sedan ripetendo l'a bile manovra di Tnrenna, se appoggiando la sua ~inistra all'altipiano cli Chatillon, si :rosse ordinato in battaglia parallelamente alla Senna per contrastare il passaggio. Accenna 'J)Ure le probabilità cli successi, se, confidata la difesa di Parigi alle guardie nazionali ed alla marina, tutto il resto del le truppe avesse agito in rasa campagna, unendosi alle forze organizzate nelle provincie. Basta c;itare l'eroica difesa di Plevna per concludere quanto sia fun esto il r.inchiuclersi di un eserc;ito in una piazza forte. L'autore non crede che, dopo una disfatta sulla frontiera, s'imponga la ritirata sopra Parigi , anzi la giudica oggi un errore più grave elle nel 1870. Si dovrebbe, a suo avviso, attirare il nemico a Dijon e a Lyon, allontanarlo il pi LL possibile dalla sua bDse d'opernzionc in maniera che fosse minacciato da Parigi e dal le piazze cli frontiera. i\'.Ialgrado l'accrescimento elci perimetro elcila difesa della capitale, da cui si deduce l'impossihili'tà d'investirla, nota che la Germania ha il più formidabile parco d'assedio a Metz ccl a Strasburgo, e che per prendere Parigi non se"uirii il sistema d'investimento del 1870, ma cercherà n stabilirsi b:ne prima nel settore fra M.arne e Oise e poi negli altri. - Là distanza di alcuni forti , la mancanza di altri, come sull'altipiano di Bessemont e a Bessencourt, rendono mal fortificato questo lato. Ben sicuro invece è il lato sinistro della Senna, specialmente, se per coprire la ferrovia cli cinta, si stabilissero due solide opere da campagna tra Palaiseau e Villennuve. All'autore per aitro non piace l'attuale sistema cli reclutamento . Poichè Parigi è vicino alla frontiera, propone cli gettare su di essa si n dal primo giorno della guerra le sue immense riso1·se, e di provvedere per legge all'esistenza fuor i della capitale dei cittadini che vivono del lavoro. Infine acccenn« alla necessità di un campo trincerato ad Orléans ed a Rouen. Note, sul Belg'io e wll'ese,nrito belga. (Continuazione). - G. de ConLAY. - Le officine per le provvigioni e l'armamento al completo sono sufficienti, e dal punto di vista tecnologico e mi li tare l'arsena le di costruzione è ammi1:abilmente situato in Anversa, città marittima di primo ordine ed a prossimità di quasi tre leghe dal poligono di Braschact, dove si prova il materiale di tiro. Una manifatturn d'armi ed una fonder- ia di cannoni è a Liegi, nelle cui vicinanze trovasi il materiale eia lavorare, e vi è pure la scuola piroteC1!ica, cose tutte ,che 'l'autore nota rilevando l'unitit di direzione derivante dalla rin1
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LIBRI
nione. Venendo a parlare dell'esercito si ferma ad analizzare le differenti classi sociali generalmente agiate, ciò che mantiene nell'esercito un terzo di :surroganti, sistema antipa tico alla nazione. Giudica bene il corpo degli uf!i ciali ma non omogeneo, insufficienti numeri-camente le forze militar,, minimo il loro reale valore, bastanti le risorse del paese per accrescerle e renderle buone. Esaminando la posizione del campo cli Beverloo, per l'istruzione annuale di un certo numero cli corpi di trnppe, la giudica difettos11, parendogli preferibile il metodo seguito in Francia ed in Germania nelle manovre di autturno. Propone in ultimo il sistema cli ordinamento miliwre che potrebbe da re 250 mila uomini con un esercito mobile di tre corpi. d'armata a tre divisioni di due brigate ciascuna, forti cli 50 mila uomi ni ogn uno. Rir:ordri m:ilitltri del generale .J . L. HuLor. (Continunione). La guerra. dell'indripenden/òa 'Ìtcibiana dal 1848 al 1870 clel tenente co lonnello Jlla,,ri(l.1i'i. - Colonnello L \- BARRE- DUPARCQ. - È un esam& favorevo le di quest'opera, nel quale l'autore francese esprime seri giudizi ed ha parole cli simpatia per l'Italia .. Gue1·1·a. titrco-russa 1877-1878 - Suleynian pa,cià e suo processo (Continuazione). ll regola.rnento dell' 'istruz,ione del t.i ro del/.' 11 novembre 1882. A. G. - È messo in confronto col vecchio regolamento, di ()Ui rilevasi la precisione, la sobrietà nei particolari e la concisione, biasimando, l'ampiezza del nuovo volume e la fretta con cui fu co mpilato. Alla interm ittenza del. lavoro, imposta dalle circostanze, si attribuiscono il difetto cli uni tà, le lungaggini, la mancanza di esattezza nelle defini zioni e certe mi nuzie, come lo defin izion i di certi voca bi li e cose notissime. Si deplora invece la mancanza di alcune più necessarie,. ed un soverchio spirito di analisi, che apparisce nelle dimostrazioni, dividendo e suddividendo troppo. ' Giuclicasi perciè inutile la dis tinzione cli protezione assoluta e cli terreno raso , parlando delle zone cliffi late,. poichè la seconda va compresa frn le pericolose . Si respinge pure Ja spcciiilil~\ ciel tiro indiretto, conosciuto nelle opere contemporanee ed indicate nel regolamento col nome cli tiro piorn/Jante. Non havvi che una spe()ie di tiro indiretto, ed è quello sopra scop~ nascosi.i alla vista dei tirai.ori, per il quale le regole non mutano, sia, o uo, il tiro piombante. Lodasi però che il nuovo regolamento abbia abbandonato il principio cicli' aumento dell'a lzo eguale ad un milli metro, ed adottato invece il sistema clell'aument.o dell':dzo eguale ad un quarto di di visione, sebbene non possa · cl irsi risoluto i] pro-
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hlcma . Due condizioni ritengonsi indispensabili per il tiro indiret~o, ,1o che il rilievo dell'o;;tacolo non oltrepassi l'ordinnta della trajettona; :20 che lo scopo sia situato indietro all'ostacolo ad una distanza determinata t-ale che il proietti le possa colpirlo . Se lo scopo è troppo avvicinato o allontana to dnll'ostacolo s.fogge ad ogni specie di danno. Queste condizioni circondano di gravi difiìcollà in gucm1 il tiro incl irctt~ che tutta via non bisogna trascurare. Si applaudisce pnre agl I autori del nuovo regolamento, che hanno ,fatata l'opinione, se~ondo la f(t~a le l'impiego simultaneo di più alzi era la n<~gazi?ne del la scienza del tiro, avendo presente che in guerra vale Ja pra tica. La nuova legge sul recliilamento e lei cO'lnrniss'i,one clell' esercito. G. De C. .:_ Gli articol i, che costituiscono per cosi dire la base del reclntamenLo di fferiscono d11 quelli della legge del 27 luglio 1872. . Il servizio è stabi lite, da '.20 a ~O anni, la sua durata sotto le' armi è fissata a 3 anni, ed essendo soppressa la di visione del contingente in due por1.ioni, si può mantenere in Francia un eITettivo ~orma.le calcolato a 497000 uomini. I l servizio mi litare rirn11ne obbligatorio, personale, e diviene eguale per tutti con l'abolizione .ciel volo~1 tariat.o di un an no. Con lo schema del progettò di un esercito colomale gli assoldamen ti volon tari danno diritto ad \lll preinio. È abrogata l'esclusione dal servizio militare dei giovani condannati a pene aflliuive e<l infamanti, e sono indicate Je norme per regolare la loro annnissione in corpi speciali. Notasi che le dispense sono le ~te~se n~lla nnova le••cre e che si continuerà ad avere nn numero cl, g1onn1che sfuggi~~n~o agli esercizi del tempo di pace, ed in caso di mobilitazione arriveranno ai loro corpi digiuni cl' istru1.ione. Si calcolano a H-32.98 i dispemati nei tre anni •I87çJ - 80-81 , cioè al terzo degli uomini sotto le arm1. Poi rinviati la statura da ·l m,M è portata ?cl ,i m,55, ciò che diminuisce di 3000 uomini il contingente effet.tivo. E aumentata J'inl1uenza militare nei consigli cli revisione, facendo entra re in essi una commissione di ufficiali dopù che le liste sono fissate e le dispense stabilite. È biasimata la disposizione che prescrive doversi al sindaco, e non crià all' autorità militare, rivolgere le domande dei giovani incorpora~i intege ad ottenere ·la dispensa a titolo cli sostegno di fam iglìa. La dura ta ciel servizio è così determinata : 3 anni nell'esercito attivo, 6 anni nella riserva dell'esercito attivo , 6 anni nella milizia territoriale, o anni nella riserl'a della milizia territoriale. Osservasi che ik anni pet . !n durata del servizio nel la risena del1
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l'esercito attivo sa rebbero su!Jicienti, perchè si raddoppierrbbe l'esercito attivo in caso di guerra, mentre con la durata di 6 nnni si viene a triplicare, ciò che porta ad avere grossi effettivi con qnnclri ristretti. In compenso si vorrebbe ilmnentare da 5 a 7 anni il servizio nrlla risen ·a. d~lla milizia territoriale. 1.odasi la disposizione della nuorn legge ri i far contare dal 11° novembre del l'anno dell'estrazione a sorte il servizio.' nnzicltè d_al 1° _lr'. glio, pcrcl1è la prim<1 è la migl iore epoca per la chiamata degli uomw1, dopo cioè il periolo delle orandi manone. In tempo di pace i gio,·aui iu disponibilità dell'cs:rcito attivo saranno cb iamriti nel terzo anno del loro servizio ad uoa manovra di c~uauro setti?1anr; quelli della riserva a tre mauone di quattro scttrnrnne til più nel 6° anuo di riserva. Gli uomini della milizia territoriale ~arnnno chiamati una Yolta per due settimane nl più. Un regolamento determinerà dopo la promu lgazione della legge, che nessuno ~olrà oss~r~ ammesso, prima dell 'età cli 30 anni, ad un impiego militare o cmle, se non giustifica di a,,er sodrlisfatti agli obblighi della nuova legge. - Tal i sono le pri ncipali disposizioni della medesima. La ~att~glia dcll:~ss_iet,ta pe1· Yit_torio Daborniida.. (Continuazione). - Tt aduzrnnr cl ali italiano dal caplltlOO LA POHTF. . 11 fucile del presente e clefl'avvcni?'e. - ~OEr, DESMAYSONS. _ È un ana lisi dell 'opera di anonimo autore Das Gewelw de1· Gcgenwart und ZuJrnnft. Le 1·ifrmne mihtm·i in Rus.sia. - C. DE C.\RooxxE. J:ese1·cito cùiese. - A. G.
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BOLI.ETTISO
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,Ges,Jl,it•l,te ,les nl,ei11iscl,e1t-Pion11ie1·s-Bat11-il/Q11# 1'1'. S. (Storia d e l battaglione p ionic1·i del Reno N . S) Coblenzn 1883, tipografia Krabben, prezzo L. 1,50. È libro scritto specialm e nte pe i sotl'ufliciali e soldati: v i sono parecchie incisioni. D E Roo e Sc1-10MAN. l>ie B,.ie/taube. (La posta per mezzo dei piccio ni) RosLok, 18~3, tipogl'afìa \Verther, prezzo L . 4. Si narr& l'origin e o l' uso già fallo d i qn esla posta , specialmen te in te mpo di g uerra, si tratta qu indi d e ll'allevamento ed ammae stramento dei piccioni, per tale servizio
·#Jebe,• ,/ie ll,twa/ I """!J, Il ,ul,ild trn!J, (J1•gn11iNt1lio11 u11,l l i e,•wemlw,g ,ler Reite,.ei. (S ull'a rmame n to, istruzione organizzazione, ed impiego della cavalleria). B erlino i 883, tipog rafia Luckar dt, p1·czzo L. 4. Si discut.ono le riues tioni, che sonu fi li' ordine del g iorno, s ug li a r gom e nti a cce nnali s ul titolo. KN ORR, rnajor. lltrN t•ussiscl,e llee1'es-.§a11ilt1.,mesen. wii/1,·e,Hl tlel Feltlzu!1es :IS'77'-7'S. (I I M rviz io s ani lari o n ell'esercito russo du1·ante 1a campagna 1877-78.) Hannover, 1883, tipografia Mierzinsky, prezzo L. '10. È un opera piullosto estes a, con tabelle trai.te d a doc ume n ti ufficia li. Fa ri levare la g rande insufficie n za e Lrascu1·a Lezza du l ser vizio s anilario in delta guerra. . HE tNZ ERLING. Die L'm 11Je1•v fr,111g tles 1'1'11/u•tmg smittel . (La conservazione dei mezzi di sussistenza) H annover , 1883, ti-. pografia Knapp, prezzo L . 3, 70 al fascicolo . È un opera in eo rso di p ubb licazione. Conslera di qua ttro f'ascicoli; venn e alla luce il p rimo.
BIBT.lOGRAFICO
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SoNKL AR, general major. F'>n de,• l',,f,er.,m,•111n11111gen . (Delle inondaz ion i) V ienna, P est e Li psia. 1883, tipografia Hartleben, orezzo L . :3, 70. Tralla del!' in nondazioni in gener a le, dà la ~r onaca delle più famose, discu te i mezzi pe1· liberarsene. RHENllAl'lDT. •l ulius Caesm·'s Bl1ei11bt•ticl,e. (Ponli di Giulio Cesare sul R eno.) Stullgard, ·1883, tipografia Reff. È un breve studio stori co e lecnico. BROF.:F.R E. 1flen101•ie11 aus tle111 Feldzuge ;,. Span i e n '1808t.§-t-l. (.Memorie deJla campagna in Spagna d al 1808 al 181 i). P osen, 1883, tipografia Heyne, prezzo L. 5 . È opera postuma di un o fficiale polacco, che prese parte a d C\lL1:1 campag na, scr-· vendo nell'esercito frnn cese. KRONENFELS. llou11tma1111. Die H-rie9sscl,i//bimte11 :1881.-8~. (Le coslruzioni d i n avi da g uerra nel 1881-82) Lipsia, 1883, tipog r afia Hartl eben prezzo L. 8 . È un fas cicolo d i supplemento all'opera dello stesso autore, uscila nel 1881 e intitolata : Das Schwimmende Flotten Material de r Seemèichte. (Il materiale galleggiant.e del le potenze ma r ittime. ) OILre 80 in c is ion i sono int e r calale a l tesLo.
8°. P a rigi , 1883, tipog rafia B e r ger -Levrault,prezzo L. 5. Si studia no le Alpi sotlo l'aspetto geografìco, topografico e geologico; si danno molti part.icolari s ui vari passi; n e ll' ul ti mo cap itolo s i I.ratta l a questiono de lla déJense des Alpes eontre l'Allemagne et l'Italie, e l'eventualità della violalion du lerritoire Suisse par l'I talie.
·CLERC, capitaine Le.v !IIJ)e.<J f,• ançais,,s . '1 voi. in
CARLES .J EANNF.ST. f)mrtre mu,ée.ç nu CoHf/O• 1 voi. in 12°. tipografia Charpcnlier, prezzo L . 3, 50. È una d esc1·izione del paese, e degli abitanti. Seno uniti al lesto una carla e Ya ri dis egni. PREGEVALSJO, colonnello di stato .maggiore. T ,•ietie 1>ute.,ce.v,vije v' Ze11ll·nluui llsii, is Zt1istr11,i ceres 11,uni v• Til>1!t i ,rn ·v e rlwuitf. Sg iolt,H ri el.i. (Terzo viaggio 11eil' A sia centrale, da Zaisan per H am i nel Tibet. e lungo _il col'so supct·iore del fiume Giallo). Pietroburgo, 1883. L'opel'a d1 que$lO celebre viaggiatore, relativo al te rzo v iaggio da lui compiu to n egl i an ni '1 879-1880, è 11na specie di ri cognii ione scientifica
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HOLLET'l'l:NO IllDLIOGRAl-'l CO
dell'Asia centrale, compreso. in un grosso volume, corredato da due carte e 108 disegni, relativi alla etnografia e storia naturale del peese. capitano .Besiedt s • molodi,ni soldatam·i o voie1111oi sltisgbie. (Conferenze a i giovani soldati s ul servizio militare). Pietroburgo, J883, vi sono riassuntibr evemenle
TROITZK I-SENIUTUVIC,
NOTE ED APPU·N TI
le prescrizioni dei vari regolamenti nello scopo di facilitare gli ufficiali nell'istruzione delle reclute. xxxvm volume, Sapisol• voienuo topoyrt1.flceshafJO oldiela glllv,rngo slab,i. (Annuali della sezione topografica dello stato maJgiore generale). Nel volume indicalo si dà conto par'licolarmente d~i lavori geodetici e cartografici dell'anno ·1879-1880; contiene inoltre un s unto stor ico dell'osservatorio astronomico e fis ico di Taskent, ed a lcuni ar ticoli su osservazioni astronomiche eseguite nella Turchia asiatica, ai confini della Siberia occidentale; nel territorio d'Orenburgo; sulle spedizioni cronometriche nel Fer gan (1876), sui lavori di livellazione eseguiti nel 1871 e '1877, e sulla livellazione geometrica del ·1881.
Il Direttore ORESTE BARA TIE R I
Tenente Colonnello net Be1•sauliert .
DEMARCHS CARLO,
gerente.
DI
TOPOGRAFIA
-·~~L'elemento artistico nelle oa.rte topog·ra.flohe.
Del lwneggiamento, - - Le convenzioni grafiche alle per rappresentare in disegno un terreno piano , raggiungono perfettamente il loro scopo senza aver bisogno di un e.lemento artistico superiore che dia movenze a quel suolo, Esse appoggiano unicamente snl calcolo per avere esattezza di proporzion i e su cli alcuni segni che costituiscono l'alfabeto della lingua topografica. Paesi piani come il Belgio e l'Olanda e gran pane della Germania, per la loro cartografia, non dovettero ad altro ispirarsi che alla nuda rappresentazione in iscah cli vere lince trac'c.iate sul terreno; altri paesi per contro e specialmente la SYizzera e J'ltalia, r1opo la imitazione fedele planimetrica, si trovarono difronte a ben al tre esigenze, pcrchè la carta rappresentasse le ondulazioni del suolo. Non si traltò più cli copiare la linea, di ridurla e di segnarla, sibbene di imitare gli effetti della. h1r;e coi suoi raggi vivi , coi suoi r\fl essi, coi rnillé scherzi di ombre e penombre che essa fa nascere, coll e sue innumeri gradazioni di sfumature delicatissime, di tinte graduan tisi, di toni fuggevoli . La luce, essa sola, col corteggio di tutti i fenomeni che essa produce, giuocando fa tulle le pieghe del Lerren o, insinuandos i tra le forre, i crepacci, i burroni, gli avvallamenti - carcz'l.ando lieve A1':.0 XXVIII, VOL . IV
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NOTE ED APPUNTI
DI TOPOGRAFIA
lieve le pendici , i declivi, le falde dei colli e dei monti- battendo con pieni ra,n,i a lei direttamente esposti, strisciando no i versanti . pallida sui fianchi che tocca tangenzialmente, oscurandosi nelle pareti a lei nascoste - scintillando sull e vette, sui picchi, sulle guglie - smorzandosi leggermente o leggermente rinvigorendosi pei riflessi delle ombre dense o dei chiari smaglianti - la luce, dico, è quella che dà forma ai corpi in modo vero, artistico, evidente. E questo è assai più vecchio dell'arte del disegno. La luce colla graduazione della sua intensità, colle sue ombre portate, colla direzione dei suoi raggi, si presta a dar risalto a qualunque più lieve variare di forme: per essa i dolci ra.ccordarnenLi di curve, i bruschi inflettersi di facce, le angolosità , ie asperità, i fless uosi molleggiamenti plastici non hanno alcuna difiìcollà rappresentati va. In t.o~ pografia, a -tanto ne siamo oggi, che cleb_b~ a fo rza chieder ven!a di cqnfronti che, pure essendo un po' poet1c1, trovan o la loro ragione . <li essere in argomentazioni che non sono mie e ·che hanno preso molto possesso nella nostra cartografia; così dirò io pure che la luce, con eguale sempliciLà ed · evidenza., r ivela i delicati contorni del le dita affusolate di una mano di donna e le rocciose asperità delle nostre montagne! Ma la luce, le ombre, le penombre, le infinite gradazioni di chiaro-scuro - in una parola i fenomeni tutti· che fanno. risaltare i corpi - non sono affatto elementi arbitrari, sibbene ubbidiscono a leo-gi fisiche immutabili non altrimenti delle scale di proporzione ch"'e risultano dalle rigide formale del calcolo. Quegli artisti che arbitrariamente foggiano - sul disegno - a loro talento le leggi reali dèl lumeggiamento, possono abbagl iare un isLante lo sguardo, ma ingannarlo giammai. I loro errori sono meno palmari di quelli di geometria prospeLlica, ma lo sono tutlavia, e smascherano il manierato che non può trionfare agli occhi di chi conosce ed apprezza il vero. Padrone ciascuno cli lumeggiare in pieno meriggio ed in aperta campagna: padrone di dar luce in una cantii1a con una lampada, arb iLro di aprire uno spiraglio al sole dalla fessura di una finestra o da quella di una nube, ma stabilita la direzione dei raggi illuminanti, le derivanti da. essa non sono più arbitrarie, ma egualmente slabilite nell a. rifrazjone e r iflessione, negli effetti del eh iaroscuro . Entro questi lì mili poi, l'artista ha sempre largo campo in
,,cui muoversi; i fenomeni della luce sono così svariati, le mezze tinte così numerose, i risultati della riflessione così originali, così sfuMevoli ad un accertamenlo di misurazione, che lasciano all'artisl~\omma libertà. di agire, ma libertà svolgentesi nel campo delle teooi fis iche. Ch i può stabilire regole sulla densità, .sulla forma, 1:)0 d' . sulle sagome svariatissime delle ombre portate? Dat~ una 1rez10ne di rao-cri luminosi ed un corpo ad essi esposto, possiamo calcolare geornl:)e~ricamenle le ombre che venissero proiettat~ s~ pi_ani di paragone preventivamente stabiliti; ma in natura tali p_ia~1 mancano affatto , ecl il pittore da questa mancanza lrae quel m1gl10r uso che la sua scintilla di artista. gli suggerisce, senza timore di una critica a base di compassi e di goniometri. . Rappresentando una tesla cl'nomo, tanti sono i pun_ti n~llo ~paz1~ quante le ipotesi che si possono fare circa, alla d'. rezwne ~e1 fase~ di luce che la possono colpire, ma in ciascuna dt esse le forme dt quella test.a saranno sempre costanti: succederà. bensì un inlìnito numero di figure, cioè tanti ch iaro-scuri difierent i quanti saranno i punti nei quali si sarà man mano tra_sportato_ il punto illumin.ante. · Ho eletto quanti sono i pu;n,ti nello spn.zio ed ho detto giusto, perchè il ch iaro-scuro varia col mutare clell'angolo in cui un certo raoo-io coloisce un dato punto cli quella testa e l'angolo muta sempre 1:)l) .t Il' . . · . per tutti i punti della figurn - meno uno - c~ avv1~mars1~ ~ ·-coll'allontanarsi da essa clel punto luminoso. Questi cambiamenl1 d1 posizione, mantenendo uguale la distanza , faranno cad~re su quel~a testa una luce egualmente intensa e diffusa; alterando mvece la distanza, ne avremo allra intensità e diffusione. Così si allarga ancora il campo d'azione dell'arl.isla, ma non però in modo infinito, poichè lo scopo di rappresentare con effetto quella data fi gura, fa escludere ,quelle direzioni luminose che non si potrebbero adoperare per dar risal to a talune parli a scapito di ce1:te altre meno importanti ~ come fa altresì 1~scludere un esDgeraLo avvicinamento o discostarst del punto luminoso all' oggetto illuminato per altri inconvenienti facili a comprenders i. Ecco dunque assodato un altro elemento come corollario a quello della direzione della luce che fissammo il primo, ed è la distanza ,del punto lnm·inoso . Stabilitaquesta distanza, è r1,rbitra1·ia qualunque ;t inta che sfu o~ o-cra alle leo-o-i stabi lite dalla fisica. sui corpi illuminati. ~~
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Tl pittol'e di figura e cli paesaggio, entro certi limiti si riderà deì seni, dei coseni e del le tangen ti , ma qui parlo per chi f'a Yiolazione dell'arte vera, intruglianclo i coseni col disegno di figura. ~la i fenomeni del chiaro-scuro pare si moltiplichino ancora per un'altra causa che vorrebbe essere quella derivante dalla posizione nello spnzio di chi gua rda l'oggetto illum inalo - senonché questo è un paradosso evidente. Tenete fermo l'osservalore e fate cambiare posizione al fascio, od al punto illuminante, otterrete un infinito numero di rappl'esentazioni a chiaro-scuro dello stesso oggello, quante ne risulterebbero mantenendo ferma la luce e facendo cambiar posto all'osserratore per modo che fra esso, l'oggello e la luce venissero ti ripetersi le stesse relazioni angolari e di distanza avvenuLe prima. Questo serve a dirci come, mantenute costanti le relazioni suddeue, l'oggello raffigura :coslantP,mente la stessa rappresentazione di ch iaro-scuro. Cosi di due qnacll'i ogualmente illuminati, rappresentanti una figu ra p. e. cl[ donna, di cui una in grandezza naturale e l'altra minore, le leggi di chiaro-scuro variano dall'una all'altra in un cel'lo rapporto proporzionale alla loro rispettiva grandezza, partendo dal fatto che l'osservatore non mnova dal suo punto di vista; così non solo le dimensioni piit piccole vi danno la maggior dislanza per leggi di geometria prospellica, ma ve la danno pure i fenomeni differenti del chiaro-scuro. Ove cessasse ques L'accorclo armonioso, cc.sserebbo la verità e l'evidenza, ed il quadro manchereube dei pri mi elementi per aspirare acl una buona rappresentazione pittorica. Tuuo questo, ben si intende, è piLt assoluto in tt'loria che in pratica, anzi ~i è così abituali a vivere fuori dalle gallerie so tterranee e quindi in mezzo all'abbondanza della luce diffusa, che per noi quello che più si avvicina in fallo di lumeggiamento alle teorie fisiche, lo ripuliamo come una eccezione alla rogola abituale; e risulla perciò pericoloso trattare cli lumeggiamento e tirar in ballo la fisica come .fecero molti, poichè in vece di un sostegno alle loro teori e, no ebbero il colpo il piu rovinoso. Circa alla parte artistico-rappresentativa nello carte topografiche, per il lumeggiamento dato alle forme del suolo, noi dovremmo cominciare col risalire ai primi ten talivi di riproduzione; ma non fa-
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remo così. Si fini rebbe per trovare affollo na turale che si tenLasse di dar rilievo ad una collina col mezzo del ch iaro-scuro, precisamente come si cerca col contrasto della luce e dell'ombra di farrisallare un naso nel disegno di figura. Senonchè la li bertà dell'ar:tista aveva in topografia un campo assai più ristretto e quindi minori mezzi a rappresentare il Yero su di un disegno planimetrico in cu: il convenzi,malismo aveva proporzioni smisurate. Un paesaggio, una figu ra specialmente, hanno, rispetto alle dimension i reali, una scala sempre grandissima~ in figura e scultura sono cosi piccoli i soggetti a rappresenlal'e che le riproduzioni molte volle moltiplicano le dimensioni vero, cioè riducono il denominatore della scala ad una frazione, quindi l'osservatore per megli o affel'fare l'insieme dogii etfetti del chi aro-scuro, per vedere nel tutto concorrervi l'armonia delle parli, ha tal\'olla bisogno di allontanarsi per mettersi in una giusta proporzione di distanza co ll'ambiente illnminanle e colle dimensioni dell'oggetto il luminato. Ma si ~tvvicini o si all ontani l'osservatore, per una figura dipinta o per una statua, entro il limite di pochi passi trornrà il suo punto di vista. Se il soggetto a contemplars i cresce man mano, l'osserratore si allontaM per leggo prospell.ica onde tutto comprendel'!o in uno sguardo: e se per contro Yolele mantenere inalterata la distanza fra il quadro e l'osservatore e volete ottenere gli stessi effeLLi ottici derivanti da un allontanamento fra cli essi, allora rico rrete al rimpiccioli mento dell,1 fìgura, e questa pur mantenendosi fedele ed artistica vi colpisce Io sguardo per modo come se redeste l'oggelto reale in lontananza. In topografia il terreno si r·nffig(u·a in prospettiva orizzontale, -0 le scale essendo piccole, l'osservatore è portato, per effetto delle leggi prospettiche, in direzione dello zeniL ad immensa altezza, che è poi la lontananza. Cosi l'ipotesi vuole che nulla del terreno in superficie si nasconda alla vista, e causa le pareti ripidissime del le montagne, qLiesL'altezza dell'osservatore, per poter tutto vedere, la si deye ancora considerare maggiore a quella richiesta sesi tratlasse sGlo di comprendere collo sguardo un terreno piano o lievemente mosso. Qu indi in topografia abb iamo un primo elemento cli fatto, ed è questo: l'osservatore è collocalo nello spazio in una direzione matematicamente fissa, quella dello zenit; ad un tal punto di di-
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stanza da poter considerare i suoi raggi visuali disposti in un fascio· parallelo coprente lutto il tralto di ter!'eno in quella data carta rappresentato. Però è chi aro che tutto non cammina in proporzione; se cento chilometri quadrati di 1èrreno si dovessero vedere realmente compresi nello spaz io di una tavolelta, quel terreno scomparirebbe affatto di forme e di colorito - quindi anche in ciò il convenz ionalismo ha pure la sua grandissima parte, la quale consiste nel porre dapprima l'osservatore infinitamente allo per avere il parallel ismo dei raggi visuali e nel contempo considerarlo in più temperate regioni atmosferiche perchè gli sia possibile distinguere i particolari del terreno . Due scuole affatto di [erenti si s_ono combattute e si comballono circa alla teoria che deve presiedere al lumeggiamento delle carie topografiche in genere . Per entrambe - e non poteva essere diversamente - l'osservatore è in direzione dello zenit, e possiamo anche dire che lo considerano posto ad una stessa altezza per poter vedere i particolari compatì bili colla scala e per poter con uno sguardo · sinletico comprendere gli etfetli del chiaro-scuro di tutto il terreno in quella. data cal'ta raffigurato. Ma gli uni vollero ritrarre l'immagine del terreno quando il chiaro-scuro risulLa, per effetto di raggi cadenti sul suolo, con angoli di 45° sull'orizzonle e con direzione da nord-ovest a sud-est; gli altri la vollero rii.rane quando la luce piove a perpendicolo sull'orizzonte, con direzione cioè zenitale. Diciamo subito che il primo metodo è tutto italiano ed il secondo completamente tedesco . La lolla fra i due sistemi dura.da molti anni, eqnello tedesco cli luce zenitale ha avuto la palma clella vittoria anche da noi, tanto da far scrivere al Gallozzi e d'Amato nel loro moderno Corso elementar~ di topografianiilitare, in modo sommario.« Questo sistema» (< quello a luce obbliqua » « abolito in tutto per le elevazioni del suolo, è ancora mantenuto pei fabbricati e pei corsi d'acqua che acquistano un po'più cli effetto col lumeggiamento a 45° .... » Ho invano cercati in quel grosso volume i motivi di ab·oliment.o in. tutt~ di quel povero sistema, ma per compenso ho preso appunto cli quanto diffusamente contiene a sostegn o della luce zenitale. Qualunque sistema è valevole purcbè serva allo scopo. Una carta, topografica non può spogliarsi del suo primo scopo che è quell o di;
dare forma ed espressione e vita al terreno che rappresenta: e questo si riferisce all'insieme; altro scopo, cbe ha riferimento ai particolari, consiste nel far si che questi Tiescano chiari allo sguardo, definiLi di forme, precisi <li dimensioni scalari. Si potrebbe in talun i casi sacrificare qualche cosa dal lato artistico in omaggio ad altri risultati altrettanto utili e fo rse più; si potrebbe far opera di puro convenzionalismo, artisticamente barrocca, fisica.mente fa lsissima e tuttavia riuscire di mass ima uti li tà allo scopo cui mira. La rappresentazione clel terreno mediante il disegno ha. per tutti indi::tintamente i due scopi su notati: il secondo può essere tutl.o convenzionale, ma il primo non può che essere unicamente art.is tico . Pel momento non faccio qu istione di direzione di lnce in genere; non combatterò ma i un sistema di lumeggiamento che dia un risultato artistico; ma per quanta luce zenitale si sia imporlata nella cartografia, italiana, il gusto artistico non si è da noi barbarizzato, ed i mezzi di cui l'arte <lei disegno si giovit e dispone, i fini che tende raggiungere ed i miracoli che raggiunse in ogni epoca da noi ; ci fanno sicuri che il lmneggiamen Lo cartogra(ico tedesco ha prese radici qui, perchè nessuno g1'idò all a mnhi erba.: che altrimenti la si avrebbe subito estirpata e c1ui ecl in Francia ed altrove. T.o mi accingo ,i provare in queste poche linee che il sistema a luce zenitale non è cl!l'tistico - non si basa sit principii fisici non sene di per sè ci far ·l'isaliarc niilla cli q1w'nto è 1·ichiesto da wn..a 1·app1·esentazionc to7.JOgraficci - che, pure basandosi su prfri. cipii paraclossali nari ar·riva che a dare dei criteri super{liti, sopprimenclo anche 1: vantaggi che poM·ebbe offrire una cartci priva cvi qualwnque lumegyùwiento. Se noi non avessimo già 77 fogli della nostra gran carta al ,100 mila disecrnati a luce zenitale, e se non esistessero gravi sintomi di è> una simile e prossima applicazione alla riproéluzione delle nostre tavolette di campagna - mi guarderei bene clal combattere questo sistema, lietissimo che gli altri avessero, a paragone nostro, clegli aborti cartografici; ma siccome anche da noi. si soffoca il disegno rappresentativo coi coseni e le tangenti, penso di levare la voce contro questa invadente filossera topogralìca. - Già fìn dal 11856 il Righini scriveva: « Chi si addentra alquanto nel disegno delle carte potrà giudicare se non è un incon-
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veniente che un cono retto sia, nel sistema della luce zenitale, rapprescnlato da una tinta pialla, tanto più forte quanto più inclinala sarà la generatrice; che una montagna emisferica sia r·appresenlala assolutamente alla stessa guisa che una cavità della medesima fo rma». Si dura, dopo quesL'aulorevole scrittore, da 27 anni a lamentare un tale inconveniente, ma è una lamentela a cui l'orecchio si incallì e non fn più pena, mentre la cloHebbe faro grandiss ima, specialmente a noi mili tari. L' AimeLli - nel quale la topografia ha perduto un cultore dei valorosi - si sbriga in poche parole della quistione e parlando della luce zenitale, laconicamen te conclude così:« Questo è dunque un sistema di mera convenzion e, mentre iI primo lo è di imi I.azione». Che, dall a sua morte in poi, il convenzionalismo sia diventato imilazione? L'ingegnere Antonio Palma nel suo Saggio .ml disegno topogrnfico, copia alla lettera le cons iderazion i del Ri ghini su cilale, il che vuol dire c,lie è dello stesso parere; ed altri molti fanno come il Palma accennando che il solo metodo a luce obbl iqua è tutto italiano, sinonimo per loro, e pel' tulLi no i di artistico. Il Ch ilardi nel suo piccolo Corso elem entare di topo,qrafia buon manuale per la lruppa - si risparmia, trallando del lumeggiamento, un apprezzamento suo proprio e si limita ad esporre i due sistemi, cadendo egli pure nel comune errore di sostenere il metodo tedesco a base cli lc,qge fisica. Il libro del Gallozzi e D'Amalo è, frai modern i, quello che apertamente inneggia alla luce zenitale, e sa ri1 appunto su questo che - nella peggiore ipolosi - spunterò i miei dardi. Copio letleralmenle: « È indu bitato altresi che una in eguaglianza « del terreno viene distinla dal nostro sguardo per l'inOuenza della « luce cd essa ci appare più o meno chiara secondo il punto di «vista. da l qua le si riguarda in nipporto all a direzione della luce. « Ora il so le illuminando gli oggetti nelle diverse ore del giorno da « len1n1c, mea.ogiorno e ponente, sarebbe impossibile mantenere« nel disegno topograOco per la rapp resentazione dei diYer:;i oggelli « l'ombrn prndo tta clal so le nello sue vari e pos izion i ris pello agli « oggelli slessi, al le cfi,~e-&e nelle quali si lavora: fu quindi iu« dispensabile adollare per la Lopograna un sistema di luce con-
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« venzionale costante e tale che non faccia proiettare ombre di sorta « onde non gene1:al'e confusione nel disegno. Atale esigenza risponde « benissimo il sistema cli I uce n1·Licale, ccc. ». Quel ùenissinio nel testo non è in corsivo: l'ho messo io per farlo maggiormente spiccare. Prima, di procedere oltrn, una domantla: che cosa intendono quegli autori per ràpporto del punto di 'Vista colla dire::ione della litce? Deve certamente essere un rapporto importante se esso serve a distinguere una ineguaglianza del terreno al nostro sguardo per la influenza della luce che ri ceve. Essi non definiscono quel rapporto, ma, credo che fra punto di vista, dil'Ozion e di luce ecl oggetto illuminalo, non vi possa essere, come già dissi, che un rapporLo di angoli. Il raggio visuale ed il raggio illuminante che fanno concorrenza e Yerlice al punto illuminato, possono formare un angolo qualunque a seconda. della loro rispelliva posizi one nello spazio: ma 1ul caso cli lucr, ::enit,alc e di osgervaton~ pure allo ze1iìt, L'angolo è cli zero gra~l!i. poichè 'i lluerng,qi si co11r fondono in uno solo; quindi non parlino di rapporto, poichè nella loro ipotesi il rapporto è zero e rimane soppresso. Figuro.Levi che la. luce ill11minante uscisse unico.men te dalle pupill e dell o stesso osservatore: per questo infel ice non vi sarebbero ombre, non chiaro-scuro, non forme 11 isive dei corpi, appunto ed unicamente per mancanza di quel rapporto . Così non altrimenLi è a ritenersi avvenga fisicamente pel lumeggiamento zenitale con osservatore allo zenil. Non occorre fare della teoria trascenclcnlale o delle ipotesi di un luci fero che illumini i corpi cogli occhi: le piùelemenLari esperienze e le osservazioni più comuni stanno a sostegno cli quosla l.esi . Pol'Latevi sull'alto cli una monlagm ed ossen'ate la montagnaopposla all orquando abbiate il sole dietro le spalle, per modo che i vostri raggi Yisuali e quelli solari si confondano all'ingrosso nello stesso fasc io, e sia la vostra alLezza tale che, rispeLl.o all'andamen to del vei·sante opposto che contemplate, i vostri sguard i cadano perpendicolarmente sul panorama.. Yi troYereLe nelle identiche condizioni di colorn che cercano spiegare il sistema te.desco . In quella positura, coloro che hanno girnto per le Alpi colle proprie gambe, hanno potuto trovarcisi almeno una volta al giorno: epperò prima di dellare sentenza di morie al lumeggiamento obbliquo, i giudici
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farebbero bene a sincerarsi coi propri occhi sul come stanno le cose. Salendo lassù in quelle condizioni di tempo e di luogo - almeno una volta in vila loro - vedrebbero a loro innanzi un versante pianeggiante, uniforme, monotono, piallato, coperto da una tinla esauamen le piatta.: e ciò perchè? Perchè manca quel tale rapporto cli angoli, e la conforma di qnesl'asserto la possono avere r imanendo fermi al loro posto per qualche tempo, non togliendosi .d,Llla loro contemplazione; il sole volgendo altrove, l'osservatore non sarà più compreso nel fascio dei raggi illuminanti e allora questi potranno, cogli angoli visuali suoi, formare un certo angolo con vertice sul panorama - e per lal modo si stabi lisce quel voluto rappo1·to - il quale cresce man mano coll'aumentare dell'angolo, e questo pure aumenta col trascorrere del tempo pel quale si fa durare la osservazione. Ed il pan()rama va man mano cambiando di aspetto, svanisce la tinta pialla rompendosi in chiaro-scuri sempre più forti e spiccali e si sollevano come pet· incanto le movenze del suolo, colle sue valli, coi suo i speroni, colle spaccature, coll e prominenze collinose, e più il rapporto si fa notevole coll'approssimarsi dell'angolo ai 90°, spiccano le più li evi ondulazioni, le più leggere protuberanze del suolo , le meno avvertite sinuosità. Mi sembra dunque potersi assodare il fatto che .,--- dovendo stare l'osservatore assolulamenLe allo zenit, la scelta più infelice e negatilla. pe:r un'cirtistica rappresentazione clel snolo quella si è dellaluce .zenitale. In omaggio al vero però, nello stesso ordine di idee, ma in tulle ·altre proporz ioni, vi può nascere quel rapporto fra raggi visuali ed illuminanti, anche se compresi ,nell a stessa comune direz ione, purchè si .supponga essere infinitamente lontano il centro luminoso e l'osservatore invece vicino all'oggetto illuminato, od inversamente; nelle quali ipotesi i raggi visuali fanno efTetlivamente un angolo con quell i luminosi. Ponetevi innanzi ad un quadro in cui sia dipinta una figura che si suppone illuminata d~i una candela, pure dipinta, collocata fra voi e la figura. Ammesso all'ingrosso, che le vostri~ visuali siano nella direzione del fascio luminoso, voi vedete tuttavia le tinte della figura esistendo il rapporto dell'angolo: a tanto più cresceranno le parli in ombra, quanto più il centro luminoso sarà, 1
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vicino all'oggeLLo illuminato. Queste ipotesi però non hanno punti cli contatto coll'argomento che trattiamo in topografia. Falle qu.esle premesse cli fisica cill'a1·ia apertci, vediamo come mai si sia giunti a corredare i traltat.i di topografia con (ìgure e teorem i otLici, applicati Lanlo erroneamente a sostegno della luce zen ilale. Pressochè tutli i trallaLi topografici caddero in ta.l fallo, appunto percl1è quas i LLllli sono i'edel i copie !'.uno dell'altro; così in quello Gal lozzi e D'Amato si legge - sempre circa alla luce zenitale <<. ... .. un versante sarit più in ombra quando la pendenza sarà maggiore» . Ma chj lo assicura queslo? Tale affermazione messa per base di tutto il sistema., su che cosa a sua vo lla è sostenuta? Su cli un esperimento fisico, di cono, dei più elemeolari e dei piu conosciuti, ed è questo : Si supponga un fascio cli raggi luminosi limi tati da due piani para.Ilei i: si conduca un terzo piano normale ai due - ~sso riceverà la massima. intensi tà cli luce in tercettando tntlo il fa.scio dei raggi; ora si supponga che questo Lerzo piano ruoli a cerniera aderente ad uno dei piani paralleli - man mano che avviene la rotazione, l'altra estremità di questo piano rotante si allontana sempre più dall'altro p iano parallelo : più grande si fa il distacco e più aumenta. lo spazio pel quale i raggi luminosi se ne foggono senza colp irlo. Che ne suecede? I l piano rotante che ha, una superficie CO$tante, ricevendo mano mano un numero minore di raggi, questa minor luce si deve diffondere sempre sull a stessa superficie e quindi quella risulla più e più scura, sino a diventare, la parele, completamente in ombra, quando nella rotazione avrà misurato un angolo di 90° colla. disposizione normale primitiva e si sarà ribaltata sul piano. che sostiene la cerniera. Ciò essendo in fisica, de(lussero essere altrettanto in topografia, come ch i deduceva che le giornate d'esLate sono più lunghe cli quelle d' inverno basandosi sul principio fisico. che il calorico di lata i corpi . Procurerò io pure di provare a base di fìsica come sia perjcoloso voler costringere la scienza ad entrar compl ice nel soslenere la. bonlà del lumeggiamento zenitale. Le leggi fisiche che regolano l' intensilit della luce sono identiche a quelle che fissano la intensità del calorico.
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Se per in tensità di una luce si intende la quanti fa che ne riceve ogni un ità di superficie di un corpo illuminato, si trova che quesla intensità è sotLoposta alle due leggi seguenti: ,1 ° L'ùitensità della liice riceviiui normalmente .m ài una data . superficie è in rngione inve1·sa, del qnadrato della distanza dalla , sorgente lwnino11a; 2° L'intensità della luce ricevuta obbliquame~te è proporzionale al coseno clell'cingolo che fanno i raggi luminosi colla. normale alla superfiàe rischiarata, .. Si è a questa seconda legge che fecero capo i sostenitori della Iuce zen i tale. Questa legge, in fis ica, si dimostra come la seguen te: L'ùitensitcì dei raggi calorife1"i che cadono obbliquamente sopra una superficie è proporzionale al coseno dell'angolo che formano i raggi incident'i colta normale allo, superficie: Cioè: più obbliqu a è l,1 superficie, meno calore essa riceve. Se perpendicolarmente ad una superficie piana irradiante calore poniamo un apparecchio termo-elettrico di ~1elloni, e prendiamo nota del nu mero clei gradi segnali sul ga lvanometro, no i vediamo che questi grncli rimangono costanti con qualunque inclinazione si dia alla faccia irradiante purchè essa sia compresa nel /ascio parnllelo che imbocca il rifiettore coni'co . Da ciò ne deriva che una superficie non agisce sul galvanomeLro in ragione della sua inclinazione, ma uniccimente in ragione della sua superficie . Così se ci figuriamo una montagna incandescen te, di cui un gran fascio cli raggi irradian ti imbocchi un immenso apparecch io Melloni collocalo allo zenit, il galvanometro segnerà tanti gradi quanti ne segnerebbe se si trovasse di fronte ad una superficie irradiante eguale alla proiezione orizzontale cli quella superficie montagnosa . che emana quel fascio di raggi - trascurando il valore dell'assorbimento, e facendo una distanza media nelle due ipotes i fra l'ap- parecchio e la sorgente calorica. Dunque è concluso che la forma di un corpo incandescente influisce sul galvanometro unicamente in ragione della superficie sua corTi$pondente in una proiezione normale alla direzione del gal,vanometro sLe~so. Così rimane concluso che la forma cli ivn corpo illwninato in-
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fi1iisce s1;,lla vista che possiamo considerare come umL specie di fotometro, in questo caso - 1mùamente in rtigione della superficie siia cor1·ispondente in p1'0ie.z ione normale cii raggi ·visiiali. Dove era dunque la causa dell'errore? Era in ciò che la diminuzione cli luce col sistema zenitale si vuol far risultare in funzione della inclinazione, mentre essa risulta unicamente - a parità di distanza dal centro illuminante - in funzione delle superfici, S Llperfici che, maggiori o minori, misurano sempre - sullo stesso foglio - le stesse dimensioni in proiezione. Come si potrebbe misurare l'intens iLà di calore di due super(ìci disuguali in dimensioni diITerentemente disposte ed aventi l'egua le· temperatura? Converrebbe prima mettere l'apparato innanzi ad una, misurarne i grad i e poi fare allrettanto coll'altra: dal paragone · nascerebbe il risultatiJ; e se queste due superfici fossero immobili converrebbe trasportare l'cippct1'ato, perchè esso potes:;e essere in misura di comprendere nel suo rit1ettore conico tutti i raggi di calore che emanano tanto dall'una che dall'altra faccia. Non si potrebbe farlo egualmente tenendo in una posizione costan te l'apparato·? No, perchè abbiamo veduto come una superficie piccola s ben disposta - cioè normale - rispetto all' apparato misuratore, · purchè getti su esso un fascio cli raggi uguale a quello che vi potrebbe solRmente mandare una superficie assai maggiore S che si trovasse mal disposta - cioè più o meno inclinata ali' apparato stesso - misurerebbe gli stessi gradi cli ca.lore a parilit di temperatura delle due facce, mentre poi la faccia S potrebbe, in totale, avere lma quantità di calore ch issà di quanto maggi(lre. L'analogia ci detta il rimariente. Come si farebbe a misurare l'intensilà di luce di due superfici disuguali in dimensione su cui cadesse lo stesso /ascio d'i l1.w e? Converrebbe - l'occhio facendo da fotometro - collocarsi primn: innanzi ad una, e poi di fronte all'altra : così apparirebbe la maggiore o minore chiarezza od oscurità dell'una rispetl:o all'altra. Non si potrebbe farlo egualm.enle tenendo p. e. fermo l'osservatore allo zenit? No, perdiè egli stando allo zenit riceverebbe tbna imp1·ess-ione cli liice iiguale tanto cla u1w siiperficie 1·ecile piccola s che misurasse 1,n 1Jroiezione o·r i::zontàle lei quantità H, conie da qiwl--
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~OTE ED APPUNTI
sivoglia altra sttp1wficie. S , 8', S", ecc. com1mque disposta all'ori::::onte, pi,rchè venisse a projettarsi anch'essa ·nello spa::io 1I come l'altra.
.\'l a vi sono esperienze pratiche di tutto ciò? Sì. Prendete un lnngo Lubo p. e. circolare cilindrico a pareli interne ricoperte di nero fumo; cla un suo capo monete una sorgente di rivissima luce, clall'aHril. parte ch iuclete il fonclo con una superfic ie circol11re che serva di base al cilindro, sull a quale sia aderente un pol iedro qualunque perfettamente imbiancato. Guardate il poliedro mettendovi voi pure dalla estremità. luminosa , per modo che i \'O stri raggi visuali ed i rnggi ill um inanti siano compresi nell o slesso fascio: voi non Yedrete che un disco bianco di tinta 1,g1iale e piatca, e l'aspetto del rondo non muterà mai per quante sostit uzioni di po liedri, dei più bizzarri di fo rma, fàcciate, nù col rncllere un em isfero sia dalla parte convessa, come dalla concava - supponendolo vuoto. - Su i vostri occh i agirà un icamente la somma dei rnggi misurati sulli.l superficie di projezione : non vi saranno nè penombre, nè chiaro-scuri, poichè è l>en Yero che le facce inclinate sono meno illuminate - in ragion~ della loro superficie- che le allre, ma esse per far guerra alla leggo del coseno, furb escamente nascondono le loro vere proporzioni al vostro !,guardo, cd eludono il coseno, presentandosi modestamente in proje:ione orizzontale . Come si spiega élu11quo la graduazione del chiaro-scu rn nelle carte a luce zen itale, se è assolu tamente erroneo il ri tenerle una risultante ottica per un o~ervatore collocato allo zenit e compreso nel fascio dei raggi illuminanti? Scientificamente non è spiegabile in alcu na man iera : poichè, ·posto che la luce piorn dall'alto con raggi paralleli, per vedere i declivi dei colli e d0i monti omhreggiati come sono SLL quelle carte, bisognerebbe togliere l'osservatore di lassù e farlo girare in lullo l'ambiente soprastante perchè man mano potesse mcllersi coi raggi visuali suoi normali all·e facce dei decliv i, per misurarne la loro densità di luce la quale richiede la contemporanea misurazi one visiva di quello superfici come sono veramenle e non come si mo-· strano in projezione orizzontale - ipotesi che non può reggere essendo ir, urlo al sistema base dell a cartografia topografica, poichè quanclo da un dato punto potess·e veramente apprezzare le peregrine
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bellezze di questo metodo ultramontano, tutto il riman ente del panorama sarebbe alterato: non potrebbe, mentre è di fron te ad un Yersante d, monte, Yedere il rnr:;ante opposto. Se in \'ece si vuo l mantenere l'osservatore all o zenit bisorrna _ ·1 I . ' o p~r L .ume.gg,ame.nto zenitale fare astrazione dall'ipotesi d1 raè)g1 lum1nos1 a fascio parallelo, cioè di centro di luce inGnita~ ente lonLano, per abbas~nrlo verso I.erra. In q11eslo caso nasce il rip~t.ut?. rapporto dell'a?golo, il lumeggiamento sta - non potendosi pm ~luamarc zenitale - ma ne risulterebbe illuminato un brev~. ~paz,o d, Lert'en~ e ~ullo il rimanente o cadrebbe in completa osc~i it,t, .o vet'rebbe r1sch1ara10 con un sistema m·l>itrario non solo ma rn:;uff1cente; dalle carte topografiche si passerebbe al lumeoofam~nto eh? si vede in taluni quadri di scuola fiamminga, cui ac~~nna, da prima.
a:~r
~I sisl~ma ~unq.ue in discorso, non basandosi su leggi fisiche ma su 1po~es1 arb1trar1c destituite di verilit, non è un sistema vero, non ,è un sistema artistico. . Ep~u.rc per sostenerlo si l'icor5e non solamente ai teoremi sulla mtens,ta c~ella luce, ma ancora a quelle manifestazioni che colp isco~o ~a v1st~ a pt'eferenza del pensiero e che turano la bocca ad ogm ~1scuss1one ~olto .l'abbagliante f'nsc ino di un paradosso ottico. Ed JO, come gli altn, anzi più di tutti, rimasi sbalordito ad una P.rova - che orn dirò - prcuamente artistica, che rn.i rivelava il s1sten~a a lumeggiamento zen itale come l'unico cd. il migliore fra quanl! erano o saranno a rn.pprescntare il terreno 0rrraficamentc sulla carta. Come ri manessi mortifi calo fra me e me, lo so io solo. .· Ma non lardai a farmi animo nel pensiero che in toporrl'afia non 1 " pote~·a csse,.'e arlifizio valevole a mascherare fa veritt quando questa e matenalmonLe sperimentabil e. Ecco di che-Si tratta: Un .egregio cul~ore di cose topografico-artistiche e sostenitore appasswn nl.o del s1!.l.ema. tedesco, ideò di rappresentare, a mezzo della luce zenitale, una formn che non fosse riferibile al terreno ma che · Je p1n · · sott,·1·1 part1colanta · . . di. una 1mrnagine . ' . . riusci'se . :, •a cl·,ue a. noi tuLL1 not.·1 s11lla cc 1 al · · · · · , . · . , , · , l e 1101 p Jtessnno qurnd1 rilevare anche Je piu piccole •mpei-fezioui causate dal tralleggio a luce zen itale - 0 1
:son: ED .~PPUNTI 208 pensò di ritrarla unicamente colle risorse ~elle lin ee _del Lralteggio, come appunto si fa por rappresentare plasticamente il terreno. Prese a tale scopo una maschera in gesso di un volto umano (,1), in orandezza a! vero, limitata al principiar dei capelli sulla fronte, orecchie ed alla gola; rappresentante un tipo giovane, di fattezze o-rosso lane, che potrebbero appartenere ad entrambi i sessi, faccia <'.)piena, fronte alla, occhi grnndi ed aperti, naso volto in su, labbro superiore grosso, mento pronuncialo. Collocò la maschera su di nn tavolo orizzontale, col naso rivolto allo zenit, e la sezionò con piani orizzontali forse colla equidistanza cli mezzo centimetro, ma questo non monta. L'aonamento di tali curve ognuno se lo può cli leggeri figurare: tre di esse si chiudono s11 se stesse attorno al naso e l'inferiore si chiude ancora attorno a ciascun labbro: una quarta più bassa comprende il naso e le lahhra, si rich iude una seconda volta attorno al mento, ed una terza attorno alla fron te: la successiva comprende naso, labbra e mento e si richiude una seconda volta sulla fronte; poi le curve si allargano gradatamente sulle. gote, per poi restrinaersi sempre più ye1-so gli orli della maschera. ::, Ciò fa Lto, di quesLa maschera a curve orizzontali, ne . prese la projezione orizzontale sulla carta facendone la [etografia: sulla immaaino cartoorafica riprodolla applicò rigidamente la scala di tralteg;io zenitale, o diapason delle tinle. Questa sca)a si può facilmente immaginare, sapendo che, entro un da.lo spazio sempre .fisso, lo spessol'e dei tratti neri è tale che, sommali ass ieme dovono stare in proporzione collo spessore della somma dei bianchi interposti come 9 : ,i per una inclinazione cli 45°; ·per la pendenza di 40° il rapporto iuedesimo è di 8 : 2, ver 35° da 7 : 3 e così sino alla inclinazione cli 5° in c:i i il rappol'LO è di 11 : 9. Lumeggiato per tal modo il disegno, sp iccò nettamen te la figura umana, altrettanto ch iara come se si fosse presa l'immagine fotografrca dalla stess:i. maschera, su cui si fosse fatto cadere qualunque
an:
(I) L'i(lra dol resto i• tult'allro cbe nuo\'a; in un opuscolo cli L. J. Bardin, già prof.i-;. sore al Politecnico cli Parigi, trovo scritto: . . • .l'ai roncontni dans l'At.ln~ rl'un ouvrngo rio topogr.wh ie, par A. T. Ché1rt1er, 18~1, l'aris, Jn fi gur e cJc la Vénus (l '.\l'lcs cou1·orlo tic courbes provenantd' unosuilc <.le section• parallèlcs cl équiclistanlcs •.
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fascio luminoso , anche diverso dal zenitale. Io ho soll'occhio nna riprocluzione cli quella immagine in fotozincografia, ridotta alle dimensioni di sette centimetri e mezzo per undici cli altezza. Guardandola da vicino assai, vedo mantenute fedelmente le gradazioni clel diapason, in ogni singola parte: spiccano benissimo i tratti caratteristici cli quel vello, sono efficacemente rese le p iù r iposte particolarità; l'unione delle labbra, le narici, le ciglia sono pe1·fettamente ritratte senza l'aiuto di qnalunque lineeLLa che non sia appartenente al più rigoroso t1·a Lteggio zenitale; è un piccolo capolavoro climostrativo, è qnanto di meglio siasi fatto sino ad oggi per persuadere coloro che si sentono vacillanti nella feclo di quel lumeggiamento . Dai tre ai quattro metri cli distanza da quella immagine, i tratLi di penna spariscono ecl "il rapporto del nero col bianco si confonde in un chiaroscuro annonicissimo, il succedersi delle mezze tinte, il contrasto di quanto è chiariss imo con quanto trovasi più in ombra dà rilievo a quella ngura umana. Ottenuto questo splendido risultato, di molto effetto sull'osservatore, si tradusse in formala la conclusione, e la formola fu questa : se a mezzo dei soli tl'atli che concretizzano la teoria del lumeggiamento zenitale, voi vedete espressamente resa una figura umana in ogni più minuta e riposta parte, unicamente per essi voi potrete ritrarre qualunque aspetto e forma della snperficie terrestre. Argomentazione, lo confesso, stringente. Infatti, astraetevi clai pensiero d'aver sott'occhio una figura umana, e pensate che quel disegno vi presen ti un tratto di terreno : non vedete voi l'elevarsi di due colline, cli cui una alta e sottile - il naso - e l'altra Lozza e piaLLrl - il mento? E quel largo pianoro che sta più su - la fronte - e quella spaccatura fra quei due cigli sporgenti - l,l bocca - o quelle due protuberanze che si elevano in mezzo a quegli orli circolari, che sembrano crateri di vulcani - gli occhi? Mirale tutt'attorno che ripitlezza cli pareti; solo \'erso il bassoalla gola - il lcneno sembra permettere meno faticosa salita. Quale pastosità di forme, quali graziose mornnze del suoìo, qual dolce raccordamenlo di pendici! E questo lo doYete unicamente alle rivelazioni del Lral.leggio a luce zenitale; dunque. . .. Molle copie, a varia grandezza, cli qnelln figura si trovano sparse A.\.\O XX\'111, VOI.. IV.
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per le sale del nostro [sliluto, quale simbolo di un credo nel sistema tedesco. Ebbene, in quel simbolo, io non ci credo affatto ! Questo espediente della maschera, questo processo anatomico, nasconde un artifizio ingegnoso, ma non tanlo bene che non ne spunti all'occh io una piceola parte per la quale ghermirlo , trarlo fuori e pubblicamente mostrar!(, a chi fa uso di carle topograuche. La chiave dell'artifìzio consiste nel passaggio che si fa eseguil'e all'osservato re dalla maschera al lerreno con una argomentazione logica che in topografia è invece a[aLLo irrazionale. Come figura umana l'efficacia del disegno non ci fa andare in soll uchero: è un disegno a ch iaro-scuro come ogni altro; il chiaroscuro non è qui otLenuto con tinte un ile, ma a tratti staccati; che tal i tratti siano poi linee retle, o punti - siano un misto di rette e curve o punti od altro, nulla imporla al risullato. Le migliori incision i a bulino sono fatte - nel chiaro-scuro con tanti piccoli rombi aclerenli con una diagonale in ciascuno, quella più lunga, ed interrotta prima di giungere ai due vertici opposti del rombo. Il .\Iorghen, che sta a capofila di una valorosa schiera di incisori, aVl'ebbe colla massima fac ili tà rappresentato il vollo delln. Maclonna della Seggiola a soli puntini, a soli Lriangoli, od a circoletti tangenti, od in allre linee o figure disposte a Yolonlà clel richieclenle; la maestria non ha affatto bisogno di un certo segno stabilito, ma consiste - parlo di ab ilità di bulino - nel dare a quel segno maggior o mino1· forza., a quella figura maggior o minor ampiezza; il tratto insomma non è che l'elemento ;,arecrO'io nn del chiaroscuro: la bontà dell'artista deve renclerlo sollilo, pastoso, pieghevole. Non grido quincli l'ostracismo al tratto della scala clollo pen• d~nze,. al più al più mi prendo licenza di indicarlo come il più ruvido d, lutli, epperò cli più difficile lavorazione. È però corto, che venendo, esso lratlo, sognato con corte regole fissa te dal diapason , non manca di un offello artistico - se non bello - per lo meno co;;tanlemente regolare. Ma qualunque artista veda quella figura, dirà trovarsi sotto una luce P.Ccozionale, illuminata cioè con raggi divergenli cla un
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·punto luminoso posto tra la figura e l'osservatore; dirà ancora che con quell a luce non si potrebbero ragionevolmente ill uminare due figure una accanlo all'allra nello stesso quadro, poichè se il centro luminoso irradiante è posto in direzione normale al piano facciale di una figura e p. e. verso il suo centro. si lroverà assai spostalo rispelLo all'altrn fìgura, che rimrtlTà maggiormente ill uminata verso la guancia più vicina alla lu ce ecl in maggiore oscurilà dall'altra parte. Un arlisla pillore, potrebbe dirci che in nessuna pinacoteca si r isconlrnno nell o stesso quadro due figure simmeLl'icamente ill uminate colla di sposizione di raggi che piovano snlla maschera di cui si discorre; epperò potrebbe dirci essere assurdo illuminare montagne - su di una carta - una accanto all'altra alla stessa gradazione e uniform ità stabilila dal diapason, poichè questo presuppone un fascio di raggi parall eli , ed invece è diffusamente provato trattarsi di raggi divergenti da un punlo vicino alle fioure illuminate. Chi stentasse a vedere tale divergenza, collochi quella maschera di gesso in fondo al tubo ci li ndrico illuminalo cui accennai e si convinca col guardarla e col vederla confusa colla uniforme tinta pialla di un disco circolare, e quindi spariti occhi, ·naso, bocca e mento od ogni cosa, ciob coll ine, terrazzi , avvallamen ti e ri pidezze di quel supposto plastico topografico . . Non essendo, purtroppo, artisla, io attacco quella dimostrazione nel campo della topografia dimostrativa. Cominciando a dire dall'impress ione generale che fa quel clisegno, ci si accorge che qualunque metodo, qualunque tralto, e qualsiasi lumeggiamento, riesco tanto più noi suo scopo rappresentativo, quanto più ci è famigliare l'oggetto rappresentalo . Ciò essendo vero, non vi può essere esempio di maO'aior polmare par• 00 z1ali1à nei mezzi dimostrativi scelti, di quello adoperalo con quella maschera-terreno, per sostenere la validità di un ·sislema speciale di lumeggiamento, che lrova poi la propria condanna nei mezzi stessi a cui ricorre. Qualunque sistema gra fico è buono per n1ffigurarci un vollo, anche quello adoperalo dai ragazzi, col carbono, sul muro: un ovale, due punti per gli occhi, due JineetLe tra.ersali pel naso l'u na e por la bocca l'nllra , e la fìg nrn è falla. Cogli occhi dèlla rnenle, noi osservatori, comp letiamo quel disegno, sapenl')
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done tutte le form e tacitHe dello parti, il rapporto in l'ilievo fra di esse, le distanze in projezione; a quella immagine mancheranno l1nell i che si dicono i connotati, che servono a distinguere l'individuo nella folla, ma nel complesso la figura sarit come l'osservatore se la immagina - ad un modo solo, cioè, per tulli - a meno che non si tratLi cli una eccezione, di un mostro . Mandato a manovrare su cli un terreno di. collina che avesse la forma di una ~..,rande maschera umana, saprei al certo camminarri senz'esserci stato mai e senza bisogno di carte. Se si dicesse ad un caporale che si trovasse ~u di un così fatto lerreno: voi ora vi trovate sulla punta del naso dt questo mascherone: l'occh io sinistro é - rispetto a voiin direzione di No rd-Est e la sua pupilla a dieci chilometri da voi lontano, quel caporale anebbe scala, orientamento e confiaura1.ione esatta cli Llttlo quel terreno e non saprebbe come ..,io~arsi megiio di carte, e car!e non ne vorrebbe, o tanto meno discutere sui vari metodi di lumeggiamento di esse. Per contro, e qui è il nodo, in disegno si deduce la .bonLit del metodo rappresenlativo con un procedimento a/fotto inver~o di questo adoperato, e cioè: esprimere col grnficismo in modo chiaro, pl'eciso, evidente, le singo le form e cli un corpo qualsiasi che non è conosciuto, che non è famigliare, come il terreno in aenere ed esprnnerlo analiticamente e per sintesi raie che sembri di vederlo in nalurn, di averlo so tt'occhio. Se questa produzione grafica non mi fate vedere anzitutto, non solo è impossibile una discussione su cl! un metodo a_s~egliere, ma non è poss ibile alTermare cho quei modi rappresentat1v1 adoperati costituiscano im metodo . Se l? rela.zioni fra altu'.·e, bassure, pianori subissero una legge fi ssa dt rec1 prochc relaz1on i, che richiamassero alla, mente una figura noln o non si trattasse che di rapporti di propor1.ione, potremmo fare a meno di cercare la plasticità dei dise..,ni; ma le sole rolazi~n i oro-idrografiche generali danno criteri co; troppo vasti confini, entro i quali si annoverano infinite fioure tutte nuove tutte dissimili, senza perciò che alcuna possa dirsi mostrnosa; ; sn di esse non è possib il e costruire coll a immaginazione qualche figura :;imi le che sena di confronto e di aiuto. L'autore aduncr110 di rrnel grafico e plaslico esperimento doveva battere opposta strada - l'arei vedere cioè una (igura non yista •
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mai che, riferita al terreno, ce lo facesse completamente apparire allo sguardo . Io vorrei richiederlo cli Lai favore, senza però obbligarlo ad un nuovo e penoso iavoro, che se anzi mi fosse lecilo ,,oli suggerirei il modo di non disturbarsi affo.LLo µ, di contenLanni in queste mie topografiche aspirazioni. È tanto famigliare a noi il volle umano, quanto ci è rarissima o mai veduta la negativa di esso; la maschent noi l'abb iamo ecognitissima all'occh io; vogliamo forme pressochè nuove al nosLro occhio? Subilo fallo : prendiamo a considerare la negativa di quel volto, cioè guai'dia mo p:asticamente, in figura ed in Lopografìa, la maschera dalla parLe concava, dal suo interno; non c'è che da voltarla snl Lavalo e fissarvela bene col naso ad esso aderenle . Le curve ori1.zontali so no giit segnalo e noi le vecliamo pnre nell'interno grazie alla sotligliezza del gesso che per comodo nostro volle farsi translucido; facc iamone l'immagine fotografica, essa riuscirà uguole all 'altra, o per clil'e con maggior esatlezza, rsimmelrica. Ap. plichiamo alla riproduzione il tratleggio.colla scorta del diapason delle tinte, ed avremo un disegno precisiss imo all'altro. La scena adunque ò sempre quella, ma rapprese1~ta un a realtà affatto opposta alla prima. Mi credo di guardare un volto umano come son solito a vedere: un Lerreno di montagna elevato, conosciuto in ogni sua riposta parte e per contro mi sta innanzi l'interno di una maschera, un terreno cli mcntagna incavato, affallo strano, affallo sconosciuto; per salire sull a punta del naso mi trovo nella bassura più profonda; di là per recarmi in basso su di una guancia, mi tocca sal ire I Così il lumeggiamento zenitale 1·isoh·e il più meraviglioso dei problemi: invece cli farmi conoscere un terreno sconosci uto, me ne rende estraneo uno che conosco perfettamente l Una carta topografìca che mi cleve dare di un tratto di paese una figura simile, rilevata, plastica, mi fa scambiare le alture colle bassure, le convalli coi . contrafforti, mi uccide iusomma il bassorilieyo e lutto il lume..,e g,amento falla al suo scopo primo cd unico. Vo i, del sistema tedesco, quando mettete una vostra carta sollo al mio sguardo mi dite: l'osservatore è allo zenit, il diapason vi dà le pendenze, la luce cade a raggi paralleli e verticali ; ed io invece vedo raggi irradianti, divergenLi, con origine vicina - l'osservatore girovago per comprendere il chiaroscuro a pezzelli - il dia-
NOTE ED APPUNTI
pason che ~là le pendenze, senza indicazione se in quella effigie, per recarmi dal naso alla bocca, debbo scendere o salire, e saloo conlrariamenle alle mie prevision i, e scendo in urto al mi o crilei1o basalo su paragoni di fig uro noto - ed impreco ad una carta.-indovinello, e la mello in un canto col proposito ragionato di non toccarla mai più. Tutte queste cose, che sono verissime, lasciano nelle peste anche tutti i sosteni tori del sistema, i quali se non lo dicono, lo fanno pa· lesemento cap ire - po ichè per sostenersi dicono cose che fanno pena, ricorrono a prestiti che sono vere capitolazion i. Sentile: « Da alcuni si ritiene, ed io ~ono del numero, che il sistema di « luce verticale presen ta l'i nconveniente di non distinguere una « elevazione da una depressione. Però è ben raro il caso di avere « una depressione in una levata topografica dove f>i riferiscono. « sempre le altezze di tulli i punti ad un piano orizzontale pas« sante poi punlo più basso della zona che si considera ». Evidentemente qui c'ò confusi one, ed amo credere, per parte mia: non comprendo più di che cosa si parli I Se comprendessi, direi di non ingarbugliare quist.ioni di al timetria nuda e geometri ca con coso di lumeggiamento artistico; nessuno parla qui di quote negative, di piani di paragone; io per depressione intendo il fenomeno che succede da due elevazioni contigue, epperò sono depressioni le valli tutte: e mi sembra che bastino; e dept·essioni le conche alpine, quelle che sono a due mi la, a tre mila metri sul piano di pa.ragonepiù basso, e che in fondo contengono laghi alpi ni, ghiacciai alpin i, o semplicemente frane e detriti, o solamente pascol i; sono depressioni apennine tutte le innumeri che sono su ll'Apennino e-coll inose in orrenere tulle qnellc scavate nelle colline, tutte quelle che in I talia sono e si chiamano depressioni nel termine tecnico, geografico, topografico iìlologico: e fu ori cl'Ilalin. non si chinrn : mo depressioni colla ooslr; ort~g'.·afia, .ma no è piena. la Scozin, la ~orvegia, il )fadaga~cm·, e tutl1 r paesi che hanno monti o colline. Continuo il periodo : « ..... .. , ma ancorchò questo caso si pre'« senlasse - ancorchè? - l'incom·eniente è sempre tolto dai co,·:;i « di acqun. che sono sem,pre più larghi nella parte più bassa, e « dalle quote che debbono assolutamente esservi su di nna carta « disegnata accuratamente».
DI TOPOGRAPIA
Se incontrassi la detta maschera sulla vetta del monte Bianco, colla concaviLà rivolta ver~o il cielo, sarebbe quella o non sarebbe una depressione? Il sistema si sente così debole che, per reggersi, ha ricorso agli alleati: le acque e le quote. Ecco spiegato intanto il perd1è le nostre carte sono così irrigate come se fossimo in Patagonia; guai se man. cassero : ove non sono si mettono, ove noo si possono mettern, si fa di necessità virtù e si segna un circolino bleu, una pozza d'acqua da ranocchi, un abbeveratoio da. capl'e, e spesso non c'è neppure I Il dire che i corsi d'acqua sono semp?'e più larghi nella parte inferiore è insegoare un orrore al la gioventù che studia topografia sulle panche delle scuole. .Nell'Apennino, nelle Alpi, noi terreni fortemente mossi, lt~ove pìù occorre che il lumeggiamento spicch i, quel sempre si riscontra quasi mai. Conviene girarle le montagne e guardare ai corsi d'acqua qnanclo sono ancora in alle regioni , pel' vederli ben sovente larghi, pianeggianti, sabbiosi di fondo , aperti - colle sponde uniformi, piatte, quasi a polo d'acqua, col terreno adiacente a pascoli, liscio, uguale - e poi seguirli nel loro inabissarsi, cioè nella forza di erosione delle loro acque, forza che aumenta appunto perchè man mano aumenta il volume. il peso, e l'erosione facendosi più profo nda, l'acqua trova spazio per sfogare nel senso dell'altezza, e quindi le sponde si restringono .. .. il letto impicciol isce .... perbacco I sono elementi cli fisica terrestre, questi. Eppoi, sensa correr montagne, si guardi nel piano : ogn i corso d'acqua. conta numerose smentile a quel sempre. Sicuro che, se pl'endiamo il Po clal Viso ali' Adriatico, esso va sempre più allargandos i dalle sorgenti al mare, ma noi vogliamo leggere la tavoletta che abbiamo sollo mano e non possiamo accnnlo ad essa oggiungerne altre dieci por cons ultare da qual parte avvenga fa larghezza d'un fiume. Circa all e quote « debbono assolutamen te essel'vi su di una carta» . t vero, ma non nell e proponioni volute dai bisogni di quel lumeggiamento; quando ve ne saranno quattro per ogni chi lom etro quadrato di 25,000 , e<l una sola, se <li 50,000, le carte dell' lstitu Lo passano per « disegnate accuratamente » o lo sono invero . Il lumeggiamento zenitale ha bisogno, per vivere stentatamente, di ben altri corroboranti; ed inlanlo non manca di racc0-
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NOTf, ED APl't: NTl
DI TOPOGRAFIA
gliere sul campo di quel povero lmneggiamenlo obhliquo quanto gli capita di opportuno. I)a esso ne copia le rocce, il caseggiato, le sponde dei fiumi, gli argini, le incassature stradali, le creste dei monti; non gli rimane proprio che di copiare la direzione della lu,ce I Si dice che la luce zenitale non ha l'inconveniente delle ombre portale; è vero, ma neppure la luce obbliqua lo ha. Il famoso diapason delle tinte si occupa sino alle pendenze di 45° e non oltre; ebbene, siccome la luce obbliqua cade a 45° appunto, per tutti quei terren i.non esistono ombre portate; per le pendenze maggiori, sino alle pareti delle rocce a picco, le ombre non si portano sul disegno; non può la topografia seguir le norme di ogni altra arte rappresentativa? Quando il reale riprodotto non è bello, nè buono, nè utile - non si riproduce, si scarta. Le ombre portate che sono reali, ma riprodotte generano confusione, si scartano ed è affare finito. Altro ci .vuole contro il sistema a luce obbliqua: queste son nenie.
In Francia - a quanto ne dice il De Lalobbe nel suo Cours de ·topographie élémeniaire - vi fu una strana sostituzione del tratteggio alle curve orizzontali: « Quand les tr:waux topographiques sont exécutés au '10,000 ou à une échelle moindre, on donne beaucoup d'effet à l'expression du relief en substituant aux sections prinéipales de~ hachtires « tratteggio )> qui ne sont autre chose que les lignes de plus grande pente de la surface tracées normalement it deux courbes consécutives et disposées de façon à Jaisser !es sections principales en évidence: ce qui est indispensable au lecteur qui veut se rendre un compte exact de l'inclinaison des pentes. Dans !es cartes gravées, il arrive orclinairement que !es hachures bien exécutées produisent un e[et très-agréable à l' rei!; mais si elles n'ont pas été tracées par un graveur qui entend bien la topographie, il est très-difficile, si non impossible, de retrouver la trace des courbes. Dès lors, la carte perd la plus grande pattie de son mérite. « On pent conclure de là que si les hachures ont l'avantage de produire plus d'effet que !es sections principales, elles ont l'inconvénient de rendre l'appréciation des pentes plus difficiles, outre qu'elles exigent dn dessinateur beaucoup de temps et une grande· habileté de main ». Strana conclusione questa clovula a certe trovate appena credibili. Si stabi lisce un tratteggio di puro effetto e si sopprimono le curve orizzontali di pura misura - e poi si fanno querimonie se diviene impossibile rintracciare su di un chiaroscuro arbitrario le tracce geometriche delle sezioni orizzontali; le quali curve poi, mancando effettivamente sul disegno, toglievano ogni possibilità all'osservatore di fare un confronto a occhio delle varie pendenze, stando la informazione dell'autore che « avant •I8:27 on ne suivait pas une loi bien précisc pour le tracé des hachures )) . Nelle linee seguenti si oomprende come il tratteggio venis.se adoperato più specialmente a dar forza al himeggiamento e non ad esprimere le pendenze: « On supposait le terrain écìai,ré par un fa isceau lumineux in<'iliné à 50° et venant de l'ouest. Les parLies opposées à la lumière recevaient une teinte fondue plus ou moins forte, selon qu' elles éLaient plus ou moins dans !'ombre. Par-dessus cette teinte, >0n traçait des hachures, fines du coté de la lumière, fortes du
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Se unitamente ad una artistica e vera distribuzione cli ch iaroscuro e per mezzo degli stessi tratti usati per determinarla, si fosse potuto stabilire una graduazione di pendenze del terreno, il risultato sarebbe stato dei più proficui; ma s'è visto che il lumeggiamento zenitale è troppo lontano da qualunque soluzione possibile. Messi quindi nel bivio di scegliere fra una carta con un lumeggiamento vero ed efficace, ma che non potesse servir di norma per giudicare le pendenze, ed una carta senza alcun concetto di chiaroscuro, senza alcuna plastica evidenza del terreno, ma con un giusto indice delle pendenze, non si può esitare nella scelta di questa seconda, non fosse altro che dal punto del militare interesse. Così, in mancanza di meglio, avremmo potuto dare l'ostracismo alla luce obbliqua e considerare i falsi ombreggiamenti zenitali non come effetti di chiaroscuro, non come mezzi per dare movimento al suolo, ma unicamen le come scale cl ivometri che; sarebbe stato un duro scambio, ma necessità non ha legge.
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NOTE ED APPUNTI
c?té de l'om?r~. Ce m~de de représentation produisait beaucoup d effel, eL fmsa1t merve1lleusement ressorLir les hauteurs, surtout pour les tcrrains accident6s; cependant on a abandonn6 ce système so.lls prétexte qu'il était d'une exécution difficile et parceque, di~ sa1t-on, il ne convient pas de teiniot· d'une manière différente des surfaccs également inclinées à l'horizon ». È deplorevole che un metodo che fa « merveilleusement ress01:tir les hautenrs » sia in topografia messo cla parte « sous prétexle ». Quel « disait-on » è tutta una rivelazione. Vedendo che le due tinte unile non si curavano che dell'effetto, e v.olendo invece che il trai.leggio servisse a distinguere lo pendenze, s1 trovò inconveniente dar tinta diversa a pendenze uguali; ammessa qL1esta precedente, la conseguenL~ 'è logica, e si capisce. Ma in Francia non si tirò in campo la teoria della luce zenitale: « Une Commission, nommée par le ministre de Ja guene on ,18.27, a:vait adopté un systè'.ne de hachures clonL le tracé était dcs plus snnples >>. « Sans faire aucune hypothèse sttr la direction de ta lumière, on étaiL convenu que la quantilé de noir fournie par les hachures croitrait dans le meme rapporL que les sinus des anglos donbles des pentes diminuées de 1/15 ». Come mai in Francia non parlarono di luce zenitale e di teoremi di fisico. come fecero i nostri moderni trattati con tanta disinvoltura ·t Dopo aver · detto che anche quel metodo venne abbandonato, l'autore soggiunge: « Aujourd'hui (,186·1) on emploie au dépòL de la guerre un diapason qui fixe la teinLe de telle sort que le rnpport du noir au blanc soit exprimé par le 3rz de la tangente de J'inclinaison ». Arbitri dunque di scegliere quel modo che loro mecrlio sembrasse ., D pi u opportuno ad indicare le pendenze, quei signori del ·1827 ebbero cura di premeLLere che il lumeggiamento non vi entrava affatto, quindi escludono la quistione del ,;hiaroscuro, e non rimane che quella complessa, se cioè il diapason delle pendenze sia o . meno, fra i segni convenzionali - non solo non artistico, come eglino stessi confessano - ma dannoso all'espressione del suolo, non co.nvenzionalmente necessario all'espressione delle pendenze. .\fa m mono di quarant'anni, dalla prudente esclusione falla nel 1
Dr TOPOGRA l'I..\.
1827, la filossera del sistemtt zenitale si estese in Frnncia e fa dire a Lalobbe: « On peut supposer le terrain éclairé par une lumière verticale ou par une lumière oblique ...... Dans le premier cas, !es parties horizontalos restent on blanc, et lesparties en pente nçoivent u,ne leinte _d' autant plus f'Mle qti'elles sont pltis rapide~ ..... ». E qui sta l'errore e me no spiace tanto più che esso veniva insegnato dalla caLLedra di Saint-Cyr ad una schiera numerosa di studenti in topografia. · Quali sono gli elementi cho di.umo la pendenza massima fra due differenti liYelli del suoloJ La distanza fra i due piani di livello nel nostro caso la equidistanza - ed il cateto orizzontale che si confonde colla proiezione dell'ipotenusa. Quando adunquo Yi sono sul disegno due curve di li\'ello, esse rappresentano costantemente le dimensioni llel catelo 01·izzonta le del triangolo di pendenza in qualunque punto io lo voglia caicolare. Per poco che si sia abituali a consultare qualche triangolo òi penden7.a, una carta a sole curve orizzontali forn isce tulli gli elementi necessari per dare, a prima vi sta, o con una surncienLe approssimazione, un giudizio sul valore di qLialsiasi delle nove pendenze che si vogliono esprimere. Per averne poi una mi:;ura esatta, conviene assolutamente ricorrere a consultare il diapason delle tinte por le carie cosll·ulle con quel metodo; gono nove gradazioni di tinta, nove sfumature che troppo difficilmente si potrebbero fissare nella mente; lanlo vale, anzi meglio, avere unicamente uM sca la clivomotrica con 9 li noetLe indi canti i 0 cateti orizzontali corrispondenti al le l'ispeui ve pendenze; non sara quistiono di sfumature, ma di lunghezze lineari più facilmente apprezzabili li a vista, o ribadibili nella mente rispetto al loro valore . ~la la grande di/Torenza sia qui~ la scala clivo metrica si consulta solo ul bisogno, e solo la appoggio momentaneamente su quel breve spaz io di terreno che mi occorre.' poi cessalo il bisoano si cessa di o vederla. o sparisce dal disegno, per rimanere fissn sulla cornice del foglio; sul disegno non stanno le Lracce di goomctt'iclto operazioni, ed il disegno spicca chiaro e nitido, principali requisiti di una buona. cal'La topogranca che voglia esser prntica o mii ilare. Invece nelle carte a luce zenitale, la scala clelle tinte non solo rimane in cornice, ma copre anche tutto il disegno con una miriade
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N01'E ED APP UK'l'I
di cateti orizzon!ali corti e lnnghi, so Lt.ili e grossi, reUi e curv~ si, cateti curvi che vedremo parlando del nostro 100 mila- di cui nessuno ne sente il menomo bisogno. Perchè ci si vuol far vedere quelle tracce di infinite ipotenuse? Non certo perchè ci siano utili. L'utililiJ. cui si vuol tenclere l'abbiamo direttamente dall e tracce delle curve di livello, le quali col!' essere più o meno vicine fra loro, ci indi~ano sub ito quello che ci indica il tratteggio delle nove pendenze, ma per di. più ce lo indicano con ch iarezza. con semplicità, con laconismo, senza coprirci il disegno sottostante, cioè senza farci velo a quelle cose per dimostrar le quali si inventò il li no-uaaoio topo;:,r., grafico; mentre colla opaca tinta del traLLeggio, cosi fitto, nero e generale si seppelliscono i due quinti cli una tavoletta soli.o ad una macchia d'inchiostro. V'ha di più. Le curvè orizzontali rappresentano efficacemente delle pendenze di cinquanta, sessanta, settanta gradi, su terreni non coperti di roccia, e per quanto esse curve siann fi tte in quei tratti, il disegno rimane tanto chiaro da essere leggibile. II diapason del lumeggiamento zenitale oltre ai 4o0 considera il terreno impraticabile e sancisce così uno sp roposito grossolano, che si farebbe sentire troppo nefastamente per fanterie che dovessero operare sulle noslre Alpi. Vi sono rocce con pendenze di J.0° e vi sono terreni non rocciosi, non franosi, ma fermi praticabili che di ao-radi . ne misurano 60. Lo ripeto, è un grave errore considerare l'impraticabilità di un terreno sulla misura delle linee di massima pendenza: la praticabilità di un terreno deve giudicarsi dal poterlo o non potel'lo percorrere a qnalche modo, non dal polerlo o non poterlo percorrere lun[!O la linea di niassi.nia pendenza. Se così non fosse sarebbero praticabili alle vel.ture le linee di massima pendenza del Moncenisio, del Tonale e dello Stelvio? No, neppure Je vetture passano in qualche 1nodo, con dolci declivi cioè, con tutt'altre pendenze e quindi con tutt'altre tinte del diapason famoso. ln montagna, a mezzo di sentieri e mulatLiere che hanno il 1 O, il 1ts, il 20 p. si rendono praticab ili delle pendenze anche di 80°. Que;;ti sono elementi di geometria appli cata alla percorri· bili tà dei terreni: questa è geometria innata nell e bestie da soma -che camminano a zig-zag vincendo gli ostacoli della pendenza colJ:allungare il tracciato; eppure il lumeggiamenro tedesco al di I~ i')
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del 45° non ~He. le '.'oc~e od il co1~p-atto inchiostro di china per · dare tanto ut1lt md1caz1où1 topografiche! Alle volte succede, perpnro caso, che un sistema, in complessoerroneo, abbia in sè qna)che parti cella di buono: ma q_ui invece la negazione del buono è comp leta. Una pendenza di 4.0° situata sulla vetta delle.n~stre Alpi, od in fondo alle più basse valli, siaopposta ad alt.ra, sia isolala, ha sempre una ·egual tinta: così non si può neppure ollenere per isbaglio quei picr)oli e/Tetti artistici di luce che tengono conto dell'assorbimento ch e in essa vi produce l'aria, e della riflession~ prodolla dai corpi illuminali sui corp i vicini. Posso concludere: il sistema a litce zei,:itale non è vero nè ar. . ' tistico, nè e{fìcacii corne d:isegno; come se[!1W topografico n,on è necessario, essendo ima s1tperfetazione delle c1Hve orizzontali; se fosse necessct1·io non sa·rebbr:, sufficie:nte, giungendo solo ai 45 grad·i; se suf(ìcfonte non adottabile cansa l'inqomb?-o dei trcttt-i, che nei ter·?'er~i mossi. cop·rono il ·1·i manente g·rafic-ismo, se iri montaqnct - e nei te,,.nwi dolcemente onditlati cletnrpano tanto il disegno da in[larbitgliare la ·l'appresentazione di qnei lnoghi che sono i wigl1:ori per date delle ottime pl'oduzioni topografiche. · . Sarà mia cura, nel rivedere la cartografia estera e nostra - specialmente la nostra - di citare quei fogli .che stanno testimoni a provare presso i cultorf dell'arle. topografica quanto possa la deleteria influenza di entusiasmi a freddo, di plagi a. qunlu~quecosto. 1
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** .Del. colori~·e le carl'te topografiche. - Perdendo il coloi'ito di apphcazwne, divenendo la rappresentazione del suolo pùramente (Jeometrica, il lettore di carte fu costretto ad una continua anali;i ·di quanto. era minutamente segnato con un modo òrrrafico ' onde ~oters1 fare un concetto complessivo del terreno, concetto più faticoso e indeterminato coll'allargarsi della zona. di terreno sul quale doveva formarsi, col crescere dei particolari, col muoversi delle ?ndulazioni del suolo . Il colorito però sembra riprendere forza ed influenza nella cartografia; vediamone alla spiccia le sue applicazioni passate e le mire presenti a cui tende.
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NOTE ED APPUNTI
Il chiaroscuro del lumeggiamenLo con qualunque mezzo lo si otappartiene al colorito. L'inchiostro di china, diluito al• tenaa V ' • ìl'acqnn,rello, appartiene al numero delle Linte; il tratteggio,. preso linea per linea, se è nero, mescolandosi col bianco, dà una tinta come quella dell'acquarello di china. I colori più in uso per comb inare le varie tinte usate in topoorafia oltre l'inchiostro di ch ina, sono: il bleu di Prussia, il Car..o ' mino , la Seppia, la Terrn cli Siena, la Gomma Gutta, l'Indaco ed il Bistro. Sono adoperati senza misLure per essere a.tin ta trasparente. Alcun i topografi ri(iL1tano completamente i colori avuti da calcinazioni e da ossidi metallici, colori deui a corpo, e ne vedremo il perchè. Non ci addentreremo ad esaminare le composizioni delle linLe principali, tinte che in massima si dividono in otto specie, le seguenti: uguali, comb inate. screziate, sfumate, armoniche, conlrappuste, densate, cli forza. Con una tavo lozza così ricca in aiuto alle rappresentazion i grafiche del suolo, vediamo ove si giunse. . . . I topografi, impress ionati dall' uso del colorito nel disegno eh paesaggio, nel qnale si imi tano con tinte gli ~~etti de.lla luee ca~ .denle sui corpi di diversa specie, forma,. posl7.lone, pensarono d1 pori.are in planimetria le tinte prospettiche degli alber_i, dei c.ampi '. delle acque; e poichè ogni bosco ha un verde speciale, e I prati pure e così le terre lavorate banno colorito a sè, si distins_e ~gn~ varia qualità di culture e di t.erre con altrettante gradaz10111 eh tin te. E per amor del la pitlura si giunse col le delicate investigazioni di questa a toccnre confini da trosognaLi; siccome un paesa<rrrio - n, direzione di luce arb itraria, col La in un momenLo a voJo~~t. ma sempre caratteristico - si illumina riflettendo l'argenteo della luna, il rosso di un bel t1imonto, il grigio ·plumbeo di dense nubi. il cilestre cli un cielo sereno: il mappatore colse quelle momen ~anee e staccale impressioni di colorito e le applicò in moclo fisso sulla carta illuminata con una direzione sola e con una luce di un solo r iflesso; e cosi si ebbe il colore violaceo per l'ombra degli aberi, il rossiccio predominante per le querce, e pel castagno accentuato il giallo, il verde gaio dei prati, il giallo aranciato ecl az~ .zurro variato per le rnn.rcite, il bleu cupo delle sali ne, il bleu d1 .Prussia per le risaie, il celeste pei· laghi, il color fuligine per le
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ghiaie e le tinte per gli strati argillosi, siliciosi, calcarei, ecc., e come tla noi, così all'estero. In Francia hanno le tinte per la melma, labelletta, il limo, per le terre umide, per le paludi, per tutto in-somma: per le sabbie vi è persino il colore aurora! Ma il paesaggio univa il colorito alle forme dei corpi, ecl il topo_grafo fece altrettanto per quanto potè: sulia tinta a fondo verclescuro dei boschi raffigurò gli alberi, e su quella gaia dei prati le erbe, e quesLe si vollero segnate« a penna con verde carico, aggruppate maestrevolmente tra loro, e nel rapporto almeno approssima·tivo all e scale »; si volle « il fondo delle vigne con rossiccio o con àltro colore gaio, le viti che vi sono legate con alacca, ed i sostegni col bistro e le ombre con violaceo>). I viottoli con tinta Terra di Siena e .•.. . e giunto sui viottoli, mi fermo, per non smarrirmi nelle tinte più scure. Mano mano il bisogno di distinguere, di classificare, di rappresentare, estese il colorito ai ponti, alle case, agi i acqueclotti, alle strade; e po i, rimasta quesl.a estensione, si abolì quella dei coltivati e delle terre, e poi si venne a mutue concessioni, ad alleanze e così via. La rappresentazione delle movenze del terreno per mezzo delle curve e del chiaroscuro chiamò le curve ed il tratteggio in china, e poscia in bistro: finalmente si vollero di1uostrare col colorito .anche le altezze del suolo diviso a strati orizzontali, a mezzo clelle cosidette tinte ipsometriche. . Con tanti mezzi dimostrativi a disposizione, con tante reali esi.ienze di rappresentazioni, con un buon numero di peculiari interessi da soddisfare, in tutti i paesi si coslrussero assai carte noLevoli per varietà e più per confusione. 1n questi ullimi tempi si trova stazionaria - come da parecchi anni - l'opera del mappatore in campagna, per criLeri, meni, scopi e metodo di rilievo ; le sue modeste e sistematiche produzioni, umili ma faticose, vengono in ogni paese manipolate in foggie svariatissime cli riproduzione, formato, scale, graficismo , Lirattu·a, incisione: e siarno in pieno e continuo esperimento: sono calcografie, litografie, zincografie, foto incisioni, fotolitografie, fotozi ncografie, fototipie, fotogli ttie, fototipografie, cromo-insioni, cromol itografie a due, a tre, a quattro, a cinque, a sei, a più colori. Taluni vogli ono tutto indicare a colori, taluni poco, altri nulla, e ch i assolutamente troppo. Le carte non si confrontano coi
NOTE ED APPUN'fl
DI TOPOGRAFIA
terreni, non si osservano nè si criticano nell'interesse militare, ma ci si melle le lenti sul naso per discutere sul solco d'un bulino, sulla forza d'una pila, sulla tinta grisé, sull'effetto del bistro; si fanno confronti fra le tirature sul zinco e quelle sulla pietra, si porla alle stell e una fo tografia, si va in solluchero per un t1·asporto. si è felici per un ingrandimento, per una riduzione in guttaperca. Ovunque si tengono conferenz e e consulti sui tirag,qi a mano, a vapore, sui velocigrafi; per tutto un parlar di carta Bristol, di inchiostro di China - che facciamo venir da Vienna - e di torchi da campagna. Insomma un risveglio che mai l'uguale in topografia, una febbre· che svela la troppa vigoria d'un corpo, ma che non può chiamarsi febbre dell'arte, sibbene febbre riprodutti va. Pet· lo nrlistiche applicazioni topografiche ora non si cerca nè l'evidenza, nè l'utile, ma solo un bello convenzionale che abbagli la vista e serva di soddisfazione alle astruserie di luci sbagliate, di connubi impossibili, di bisogni immaginari. Vediamo se ci fosse modo di metterci d'accordo fra tanto annaspare e se la quistione delle carte topografiche possa esser condotta ai suoi pri ncipì vital i. O il colorito si considera come manifes tazione di seoni .., convenzionali , o come puro abbelli mento, o come ausiliario al convenzionalism_o. Come puro abbellimento, una carta topografica se ne spoglia volont1eri, poichè essa è opera artist;ca solo soggellivamente: i ciarpami , le lustre, i lenocini del colorito, ove si cerca una risposta ad un compasso, ad un clivometro, al tracciamento di un canale,. all'occupazione mi li tare di un colle, sono cose da levarsi come dannose. Chi poi ritiene il colo1·ito come un ausiliario al segno convenzionale, ammette che questo segno, qualunque sia di forma o di colore, non basla allo scopo, cioè ammette un segno· che non dorrebbe sussistere, e che essendo, porta la topografia un secolo addietro. Si segna un prato con tinta uniforme di verde gaio, e poi si segna in verde scuro od in nero i fil i delle erbe! Ma come mai: non basta la tinta 'verde - se la si crede necessaria. - a segnare che quello è un prato? Non yogliamo mica far capire, col segnare le erbette, che su quel prato non venne ancora segato il fieno: alLl'imenti dovremmo creare un segno convenzionale poi prati segali. Si dipin-
gono a tinte rosse le vigne - imitando non già il colore delle viti , ma quello del mosto - e poi disegniamo le viti stesse una ad una su quella tinta. Qui il male parmi stia nel fatto che le tinte hanno uno scopo indicativo puramente sommario , che non serve ad alcuno, non potendo in alcuna maniera rispondere dei veri bisogni indicativi della topografia. che sono analitici, pel militare in ispecie. Quando avremo dato il verde cupo ad una superficie boschi va, come vedremo di qual bosco si tratta circa al fusto, alladensiLà, alle radure, alla costituzione dei margini? Quando facciamo arrossare una vigna, come se ne conosce - se leviamo i segni convenzionali grafìci la coltura, la disposizione dei tralci, la direzione dei filari? Si rapisce il colorito all'aurora per abbassarlo a tingere le sabbie: vi fosse almeno della imitazione, ma quelle, se mai, non possono essere che sabbie californi ane, piene di pagliuzze d'oro, per dare di quei bagliori. lo non dis~onosco una certa utilità per un enologo, di poter gettare un'occhiata su di una carta topografica e vedere in sintesi i terreni viniferi compresi su cento chilometri quadrati; ma come carte enologiche, quelle in giro colle vigne rosse, sono incompletissime: vi manca la. qualità delle uve, le analisi chimiche ed il listino dei prezzi di mercato. Mi sembrano, questi, vaneggiamenti artistici in cerca di quanto non abbisogna, e mi sembrano pastoie che ci impediscono di rintracciare il bisognevole. Pur troppo occorrono in topografia segni conyenzionali nuovi ad ogni giorno che passa, senza clie si accatastino segni su segni, e si duplichino i vocaboli per dire le stesse cose ed arricchire un linguaggio che è tanto miglioro quanto povero di parole, corto di segni e stringato di indicazioni. Nessuna tinta può gareggiare in ov idenza cd imitazione per le sabbie e per le frane con quella gl'igiaslra che si ottiene con la pun ~ teggiatura nera sul fondo bianco della carta: nessuna lo può egualmente per disegnare le rocce; il tratteggio delle rocce ne può far spiccare la stratificazione, il clivaggio, il carattere, anche a pie.cole scale: qualunque impiego di tintn. per ciò fallirebbe completamente. Qual tinta più semplice del fondo bianco della carta per i campi e .\N/iO
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DI TOPOGRAl"IA
NOTE ED APPUNTI
per i prati asciutti? C:he cosa di più caratteristico ed espressivo di forme, di insieme e di particolari dei boschi segnati in nero come abbiamo acèennato, e così delle vigne, dei prati irrigui, dei pascoli, degli incolti, degli orti, e via via? · Per tutto questo non abbiamo bisogno di estese indicazioni sintetiche; non si tratta nè di diboscare le alpi, nè di dissodare brughiere, nè di asciugare marcite - ma solo di sapere come e quale sia la coltura nel tale o tale altro luogo su cui si posa la nostra vista chiamatavi da una circostanza speciale e locale: le osservazioni sintetiche si potranno sempre fare con calma e diligenza, quand'anche gli eventi della guerra precipitassero , ed il nemico ci fosse di fronte. Le qual ità del terreno vengono consultate o per interesse logistico o per quello della manovra di combattimento; in questo secondo caso abbiamo bisogno di sapere sub ito come stanno gli alberi, i filari di vigue, la sodezza del suolo: nel primo ci sarà tanto più facile una buona sintesi, avendo maggior tempo, e quello che più occorre l'elemento di base eccellente, cioè eccellenti indicazioni anali tiche. I grandi concetti, gli ambienti, l'insieme, la linea, tutto quello che in scoltura, pittura, architettura e nel discorso figurato si esprime mimicamente colla mano fatta a pugno col pollice in alto, e movendola innanzi a sè di sopra in sotto serpeggiante, quasi a segnare il profilo materiale, morale, storico di un per:ìOnaggiò, di un pensiero, di un'epoca; lo si vuole imitare in topogralìa; se non si fa lavorare il pollice in aria, sembra che l'arte decada, mentre la topografia ha un profilo solo che o rappresenta un terreno, o non lo rappresenta; non ha poesia, nè morale, nè evoluzioni e momenti storici, ma unicamente campi, pascoli, case e mulattiere e fossi ed altre cose una più prosaica dell'altra. Si vollero persino le tin te ipsometriche sintetizzanti le altitudini del suo lo a strati di 2, 3, 4, 5 cento metri d'altezza ciascuna, a mezzo di fascie colorate differenti . La teoria di que:;.to sistema di tinte ipsometriche consiste nel motto « più alto, più scuro. ,, Così con un solo colore si fanno tante tinte sempre più forti, quante sono le zone che si vogliono distinguere. È questa una scala ipsometrica basata sulla stessa regola del dianason pel lumeggiamento zenitale « più inclinato, più scuro».
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Altri invece ama segnare l'ipsometria dell e carte cambiando colore 11er ogni zona., e mantenendo costante la forza della tinta. Qu~sti secondi hanno un vantaggio sui primi, quello di poter con maggior facilità conoscere di primo sguardo l'altezza di una zona; supposto che il verde-chiaro valga per le quote comprese fra 750m e 11ooorn vedendo il verde-chiaro, non occorre più legg\:re le quote per sapere l'altitudine sintetica di quel terreno; ad ogni modo però, in entrambi. -i metodi, se non si vorrà ricorrere a consultare la scala ipsometrica ,colla araduazione delle tinte per gli uni, e con quella dei colori per gli a1i,i, si dovrà sempre ricorrere a consultare le quote. Circa poi al confronto fra le rispettive altezze di località discoste dello stesso contrafforte·, o di contrafforti opposti, il metodo di un colorito a -sole sfumature è di molto superiore all'altro di più colori. Per quello ,il paragone della forza della tinta basterà a dare la Lale località più -alla o più bassa della taie altra, mentre c0i colori differenti ci si deve -pur sempre rammentare - o guardare - in quale ordine es.~i si ·succedono, tanto ascendendo come discendendo; così quando il giallo sta sopra al verdognolo e sotto al celesti110 , guardando altrove con vien pur sempre tener conto di quella disposizione, po ichè •lo souardo potrebbe facilmente ingannarsi . Figuriamoci una valle . d 1e tan-li da est ad ovest il disegno, segnata a zone ipsometriche ·appun~o come ora supposi e che nel versante destro vi sia verso l'acqua dell'impluvio la tinta verde, poi la gi1tlla e la celeste più_su -e \a rosa più olla e la grigia in cima: sull'altro versante a partire dall'impulvio avremo la stessa disposizione di colori. Ora nnìla di più fac ile, guardando sulla destra della valle, di fi~sare la celeste che ha la rosea più sopra, e correre coll'occhio sull'altro versante fissando un punto nella tinta gialla, credersi che questo sia più alto ·della zona celeste, mentre è più basso . La confusione deriva 'da questo che i colori a procedere dal nord del foglio verso sud si suc·eedono collo stesso ordine pei -versanti che guardano verso sud e nell'online.opposto per quell i che sono rivolti al nord. Guai poi se le tinte differenti sono numerose. L&, celerità. di lettura col metodo di Ùn colore solo è indubbia, ma · e molto dubbia l'utilità di aver sott'occhio una carta ipsometrica, al -più al più servibile ad un interesse affatto speciale; e questo tut<tavia sarebbe a mio vedere, il suo minor difetto. Le tinte ipsome~
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NOTE ED APPUNTI
triche uccidono il lumeggiamento che vuole essere solo se deve mantenersi delicato, trasparente ed espressivo; di più non permettono - qualora lo si voglia - di esprimere con altre tinte le varie col- · ture del suolo. Se le zone a differente tinta sono poche, cessa all ora l'utilità della jpsometria, perchè la di[erenza dì livello fra due tinte non a contatto è tanta, che i paragon i fra località e località, entro limiti uliti a qualche cosa, sono affatto frustranei. Se per contro le zone sono molte, aumenta la difficoltà di distinguere la gradazione delle tinte di un sol colore quando i termini di paragone non sono adiacenti: se poi le ~inte sono di vario colore ne nasce una confusione nel succedersi loro e la carta prende un aspetto dei più arlecchineschi. Le carte ipsometriche non possono ad ogni modo che avere un impiego limitatissimo; il loro effetto e sistema varierà sempre col variare della scala della carta e della natura del terreno . Se quest.o sarit lievemente ondulato le zone cbe comprendono 100 metri di differenza di livello riusciranno assai larghe: in molti terreni alpini saranno troppo sottili ed avvicinate anche se varieranno da 250 in 250 metri per l'altezza di ciascuna. - Recentemente si impiegò il bistrn imrece del nero per segnare le curve orizzontali: ma cambiando colore nulla si guadagnò in espressione di. terreno e tuLto si perdé in misurazione di pendenze ad occhio. Con carte non lumeggiate, o lumeggiate a luce obbliqua, le curve richiedono di spiccar nitidamente all'occhio: il bistro invece le rende velate. L'usare per contro il bistro pel tratteggio, è buona cosa poichè, pur prestandosi assai bene ad un lumeggiamento obbliquo efficace, è suscelti bile assai più del color nero ad assumere quelle Jeorre, nò rissime tinte, quelle delicate sfumature, le sole che valgono a dare effeLto a tutte le più svariate gradazioni di luce. Oltre di che la tinta in bistro lascia completamente spiccare le curve, se disegnate in nero, unendo per tal modo questi due mezzi, artistico l'uno, . geomelrico l'altro, di maniera che l'effetto del primo non si avvantaggi o si scemi a spese del secondo. Ta luni propendono per dare il chiaro-scuro con una ti nta unita, .allri invece - e semb rami con ragione - credono meglio ottenerlo col tratteggio. Questo veduto da assai vicino, se perde un
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l)O'nell'evidenza, lascia fra tratto e tratto distinguere bene e nitidament11 ogni piccolo segno che alla topografia interessi: fatto questo minuto esame e scostata un po'più la carta. dagli occhi, riabbiamo tutto l'effetto plastico del teneno. La tin ta unita ingombra di più, appesantisce il disegno, impedisce di rilevare le linee sotti li dei segni, è meno piacevole all'occhio, è diffici le ad essere maneggiata dall'artista e presenta diffico lLà molto gravi, e talune insuperabili, nella 1:iproduzione a stampa. - Senza compianti mi sembra si possa abbandonare il colorito per distinguere le colture, i terreni vari e l'alt imetria. Vediamo ora la rappresentazione mediante i colori di particolari più incisivi, pratiùi ed utili, quali le acque ed i manufatli di ogni specie. - Nelle carte segnate solo in nero, i corsi di acqua - a certe scale anche grandi - non possono segnarsi che con un sol tratto. Il bisogno di distinguere bene tale trauo dai molti altri che solcano la carta per ogn i senso, ha fatto c~e la linea dell'acqua si disegnasse serpeggiante, con un tracciato a piccolo tremolio, in parte copialo dal vero, e molto dovuto al convenzionalismo, po ichè il lieve serpeggiamento delle acque, ridotto in giuste proporzioni scalari, scomparirebbe affatto per dare una sola linea più uniforme, un corso d'acqua meno sbattuto dall 'una all'altra sponda. Quando poi la massn. d'acqua aumenta o per larghezza cli letto di fiumi e torrenti o pel formarsi di stagni, laghi e mari, si ricorre convenzi onalmente al filamento delle acqiM; non si poteva in altro modo segnare le superfici coperte di acqua. Il serpeggiamento, o me.,glio il tremolio dei corsi d'acqua ed ilfìlamentodi essa, se este::;a, che sono necessità rappresentative delle carte in nero, si portarono di sana pianta nell e carte colorate: si cadde cioè nel solito errore di unire due segni per dimostrare una cosa sola. Meno male se l'incresparsi delle acque presso le sponde, servisse per indicarci la direzione della corrente, la sua velocità, i dislivelli delle maree, la qualità clel fondo , l'altezza dell'acqua, ma null~i di tutto ciò ed il filamento rimane supefluo, i ngombrant.e, un aumen to di lavoro, una difficolLà maggiore da superare colle riproduzioni. Perchè non abbiamo mantenuto il vecchio segno di una freccia ad indicare la direzione cli una corrente? Ci si dirà: guardale due quote ,in due differenti punti del fiume e l'acqua scenderà dalla parte dell a
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NOTE ED APPUNTI
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quola· minore. Sla bene teoricamente: in pratica lungo i fi umi, ab-· biamo sulla carta, delle quote di cui talune si riferiscono al piano di un ponte, di una casa , alla parte superiore dì un argine o di una, sponda e non al pelo d'acqua - e queslo genera spesso l'errore di' ritenere il declivio del fi ume dall a parte opposta. A.nco1·a abbiamo le curve che colla loro concavità ci segnano la parte del declivio: verissimo, ma sovente succede che od il forte pendio dei versanti, o la qualità delle sponde a rocce e frane, e la concavità delle curve non spiccala causa un letto poco inclinato, lasci il leLLore completamente al buio di quella informazione. Eppoi, perchè voler sempre obbligare il lettore di una carta ad osservazioni, a confronti, a calcoli men tali, a minute investigazioni per sapere quello che una, freccia segnata ci svela colla velocità del lampo? Perchè, per avere la misura di velocità di una corrente si dovrà far capo ad una monografia che forse non esiste, o non si ha alla mano, o non si ha, tempo di consultare? Mi parrebbe che la stessa freccia che indica la direzione potrebbe servire ad indicare la velocità: se la sua asta. venisse con trauini trasversali divisa in un numero di yarti e mezze parti che stessero ad indicarci il numero di metri di velocità in minu Lo secondo; si avrebbe in complesso una doppia indicazione idrograficamenle utile, e sarebbe un segno grafico semplice di nessun ingombro al disegno e leggibile in un batter di ciglia. Nelle carte a colori aclunque si dia una Linla sola, unita, leggera - di bleu, di celeste, di verde mare, non monta - ma eguale ed ev idenle: l'idrografia coslituisca una alberalura a sè, dalle radici Lufiale nel mare alle più piccole foglioli ne indicanti '. le sorgenti perenni . - Il color rosso, il carmino specialmen te, impera, ed a ragione, per raffigurare tutto quanto è muraLura. Che si fece ai segni convenzional i neri nel passaggio alle carte colorate? Se ne mantenne scrupolosamenLe la forma, sosli tuendo al nero il rosso e per tal modo abbiamo le linee dì traccialo dei muri, e le lineette traversali pure: i ponti in rosso ed in rosso i piloni di sostegno delle loro arcale. Così essendo, poichè manteniamo dei segni convenzionali doppi, 1•ediamo di trarne unn. seconda indicazione da una parlo di essi. Nelle strade, i tralti'ni traversali rossi addossali ai muri laterali serYano ad indicarci l'altezza del muro , se permette cioè di guardare
la campagna al disopra di esso, o meno; come indicaz ione militare è un vero tesoro e lo sappiamo tutti quando ci troviamo incassati in slrade eternamente lunghe, ermeticamenlechiuse fra muri costantemente alli due, Lre, quallro metri che nulla ci lasciano scorgere al cli sopra di essi all'infuo ri di una robusta fog lia di fico d'India o di un ramoscello di edera rampicante che sembra facci ano capolino a sp iare le nostre mosse, a godersi del nostro periodo cli crisi nella manovra. Non abbiamo nel graficismo o nel colorito un segno che ci avverta dei punti nei quali si entra in quelle pericolose strade, veri dedali inestricabili ed insidiosi, nè di quelli pei quali se ne esce per poterci guardare d'attorno. ~on abbiamo un segno che ci dica se un ponte è ad una o più arcale, eppure questa, sui ponli è notizia utile come quella della resistenza e l'altra del materiale di loro costruzione. Nelle nostre grafiche convenzioni, i piloncini in nero ocl in rosso stanno unicamente ad indizio che si tralta cli ponti in muratura. Le Nonne dicono: « Nei ponti in muratura si procurerà di segnal'e le pi le sempre quando la lunghezza del ponte lo permetta». Così non si disse di indi carne le areato; ciò è tanlo vero che i piloncini che dovrebbero segnarle non si appongono ai pon ti in ferro. Il segno di quei pilon i di sostegno è troppo grosso e urta colle ristrettezze della scala dello carte: si può sostituirlo con dello sottili lincelte traversali esterne ai lati del ponte, per tal modo si potrebbero anche indi care lo arcate nello spazio di un millimetro, il che basta per no i. Circa alle case, l'un ione del rosso al nero potrebbe ben .esserci mezzo di altre utili indicazioni riferibili alla loro importanza di coslruzione, e vedremo con quanta utilità per l'orientamento . In topografia la fusione delle tinte è una assurdità, è confusione, mentre in pittura è armonia. Pel lettore di carte è armonico tutto quanto si stacca, tullo quanto si individualizza all'occhio come elemento informativo o di calcolo. Perciò non si saprebbe abbastanza disapprovare la tinta rossa - e la troveremo nella nostra cartografia - sulle strade, tinta che assorbe i ponti, i muri , gli argini , le case, i piloni e Lullo quanto è segnato in rosso che generalmente trovasi a contaLLo co i lali strada li . Un buon giallo carico sulle strade a fondo naturale è la più vera ed espressiva delle tinte, un verdechiaro sulle strade a fondo naturale è tal colore che lascia impre-
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giudicato qualunque altro segno. Siano nere le mulattiere ed i sentieri, chè la più spiccata delle tinte è la nera se forte e ben segnata, · trattandosi di. una linea sola o di tratti o punti di li nea. Nelle regioni di terreno molto mosso le mulattiere ed i sentieri. vanno tenuti anche più fo rti che non in pianura, se debbono risaltare con evidenza e spiccare distinti dalle curve orizzontali che vi fanno ressa attorno - unico modo per rendere espressiva la rete stradale in montagna. Trattando le strade a questo modo, avremo faci le e pronta informazione sia pel genere del loro fondo, come per la potenzialità di carreggiata e di transito. Vedremo più in là di aiutarci ancora col colorito perchè la rete stradale aumenti ancora le sue i11formazioni net militare interesse. Circa alle strade, ancora un't osservazione: se fra due punti cui una strada fa capo - in terreno poco mosso - ci fossero segnate delle lineette traversal i, sottili, chiudenti la strada e sporgenti colle loro estremità fuori dai lati di essa, una per chilometro cli percorso. i mappatori non avrebbero alcuna fatica aggiuntiva al disegno tanto più che questi indici dovrebbero notarsi in ufficio e non in campagna - e non guasterebbero affatto le bellezze estetiche del loro disegno. Intanto non si obbligherebbe un comandante di truppe, sugli omeri del quale in campagna gravano tanti pesi, a consultal'é la scala, ad abb isognare di un compasso che non ha, o di un doppio decime~ro che ha sma!'I"ito, per collocarlo fra due punti, contarne i millimetri, od i centimetri, poi moltiplicarli pel denominatore della scale diminuito cli tre zeri o di due, e finalmente dividere per mi lle il prodotto onde ottenere una cl.istanza espressa in chilometri; non lo si metterebbe in pericolo di un calcolo sbaglia.Lo, cli incorrere a deplorevoli conseguenze, mentre una sola occhiata alla strada gli indicherebbe i chilometri di perr..orso e quindi le ore di marcia. Così in montagna - sulla quale anche coloro che si ritengono pozzi di sapienza guerresca, in fatto di giudicare le distanze acl ore prendono delle cantonate da sbalordire - sarebbe· semplice mettere un numero ad indicare le ore e minuti cli marcia effettiva fra due punti comunque notevoli o caratteristici . Senza tale indi-
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.cazione, sono inutili le curve, gli sviluppi e le consultazioni matematiche: per dare le ore cli marcia. occorrono gli esperimenti fatti . a gambe: la scala ipsometrica ed il lumeggiamento zenitale possono andarsi a nascondere. Scrittura. - La superficie di un foglio cli disegno topografico va misurata con avarizia essendo che un mm. quadrato al 25 mila 'Vale 625 metri quadrati di terreno: non sarà suolo da erigervi monumenti e luoghi di delizie, ma avrà sempre un prezzo notevole nell'interesse militare. L'ideale di un grafico convenzionalismo quello sarebbe di tuuo minutamente indicarci senza nulla coprire nè delle forme del terreno nè dei suoi ostacoli: ma più consumiamo inchiostro o colori, più corriamo pericolo di cancellare o soffocare quanto vuole esistere e spiccare netto. La · principale nemica - dopo il tratteggio zenitale - del fedele risalto dei minuti segni grafici è la scrittura. Ho inteso spesse volte affermare che un buon disegno male scritto perde tanto qu anto clauada(rna un dise(rno mediocre, scritto bene. Tale sentenza, che è stata anche scritta, ha un ·valore unicamente estetico, ma nell'interesse topografico vale per zero. Intanto la scrittura non è disegno rappresentativo; ma è solo elemento intrinseco alla topografia informativa che spesso fa pagare i servigi che presta coll'appesantire il disegno, stancare la vista del lettore, coprire segni convenzionali e forme preziose di terreno, appunto in quei luoghi ove più occorne vederle chiara!°ente espresse. . Nel clo-rafìcismo ht serittura entrò ad occupare un posto per 11 battesimo delle località, e sta bene: poi entrò come segno convenzionale. ma vi entrò non in tutto correttamente. Non ·contenti cli variare calligrafia, si parti dal concello << più im>> e così le dimens ioni della scrittura crebbero portante ' I)iù arosso cl · col crescere della popolazione negli abitati, coll'aumentare dell'altezza dei monti, col. percorso dei fiumi, coli' estendersi del le regioni, col moltiplicarsi delle opere di difesa, dei traffici commer~iali, ecc. Ma l'altezza dei monti è data dall'impressione del ch iaro-roscuro, dall'insieme delle curve, dalla precisa indicazione delle. 7.)
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quote; ma esiste un apposito graficismo per indicarci la larghezza di un fiume, le proporzioni di un vallone, l'ampiezza di un golfo. Insisto su questo perchè mi svela una preoccupaz ione che non, avrà mai un risultato esLetico pratico . T nostri segni convE)nzionali prescrivono che, alla scala del 25 mila, i capi luogo di circondario si scrivano della altezza fenomenale di mm . quattro in Capitale incli ,iata. Non bastava l'impiegodella capitale inclinata a svelarci un capoluogo di circondario; se la scrittura si fosse ragionevo lmente tenuta dell'altezza di mm. 2, non vi erà possibilità di confondere quell' abitato con una pretura - a capitale diritta - , o con un comune - a romana diritta. Comprendo l'armon ia di cominciare con caraueri minuti ad indicare una casupola, e terminare con caratteri di scatola ad indicare Roma, ma non è armonia r ichiesta da veri bisogni estetici, quali forse sarebbero quelli che si imporrebbero alla costruzione di una gran carta d'insieme in un foglio solo. Ottenuta l'indicazione am-ministrativa o politica dell 'abitato a mezzo di differenti form e di scritto e di di[eren ti inclinazioni di lettere, era forse meglio, ad imitaz ione altrui, scrivere sotto al nome nu numero indicante la po- . polazione in quel luogo riunita. La planimetria esprime poco in materia di pianta di abitati riferibile col numero degli abitanti, mentre dalla quantità di questi si deducono pel militare minutissime informazioni di genere svariato, Non tutti passeggiano col dizionario dei comuni in lasca! Quella cura scrupolosa di misurare a fraz ione di millimetro l'aumentare delle dimensioni delle scritture, da un torrentello al Po, da una collinetta al Monte Bianco, accennano ad ideali cartografici che non si otterranno mai, specialmente percbè non servirebbero a niente una volta ottenuti. Le nostre carte al .2o, al 50; al 100· mila si adopereranno sempre a fogli staccati: quando a furia di buona volontà e di contorsioni di carta e di stiramenti di tela si avrà malamente risolto di render piana una superficie curva, mette.udo assieme alcuni fo gli in uno. si avrà una carta murale buona da tappezzare la sala d'aspetto di una stazione ferroviaria: ma chi studia topografia, chi consulta un terreno non va a farlo là dentro,_ e coloro che ci vanno , in quella sala, hanno molta cura del loro _ba-
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aao-J io e del loro bi'alietto per non contemplare le bellezze estetiéhe ~ D v di una scrittura armonica. Abbiamo avuto sott'occhio una grossa parte di quella innumere cono-erie di segni convenzionali risultati dal nero , e da questo unito o . d col graficismo puro, per creare un vocabolo, per suppltre a una, frase, per aggiungere forza a taluni caratteri. Si vide Io stringato e l'ampolloso, e qua e là notai, per quanto confusamente, le mancanze ai bisogni veri, le esuberanze indicanti informazioni su bi- so11ni immaginari, o di spettanza affatto speciale e non militare. .o Il disegno messo fra.le strettoje del compasso si ribella al lumeggiamento zenitale, e così pure il grafìcismo mostra di trovarsi a disagio nelle pastoje di un convenzionalismo che non ebbe mai ragione di essere. Non si vuol far guerra al bello arti sLico di cui può andare ornala una carta topografica: si discute unicamente se sia, bello quello che confonde le linee principali del disegno, se sia vero, quello che urla colle leggi fisiche e colle più elemenLari immagini prospeLtiche, se sia utile un affastell amepto di segn i e schiarimenti che presentando quello che non ci abbisogna, soffoca e nasconde quello di cui si va in cerca. È indubbio che in topografia abbiamo ereditato .tutti i ciarpami vecchi e tarlati dei nostri antenati, che n•m sappiamo sconfessare certe forme antiche viete ormai, e non troviamo Iena per supplirle con altre nuove. Convien rammentarci che una pessima carta topografica debitamen le inorpellata, festante per smaglianti colori, infiorala da cabalistici gh irigori , può essere ammirata e piacere ad un profano il quale non se ne debba servire; che il bello in cartografia ·ha caratteri a sè, che i soli pratici debbono discutere ed apprezzare e che i militari devono derivare specialmente dalla faci lità di occupare saggiamente una posizione, di compiere un itinerario con precisione a minuti, di eseguire una buona manovra in qualunque terreno. Una carta topografica si giova dell'arte del disegno e della distribuzione del colorito per quel tanto che la renda nitida, plastica all'occhio, percettibile nei particolari, espress iva nell 'assieme, e per ciò il disegnatore topo· le ripetizioni 1 l'arte decorativa, il manierismo, grafo deve sfuo-11ire DO ed invece cercare di piacere colla chiarezza, colla precisione, colla. evidenza: col dar mezzo al lettore di faci lmente mi surare, tradurre, intuire la realtà dalla sua grafica immagine.
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NOTE ED APPUNTI DI TOPOGRAFIA
Non dare un disegno che abbagli la vista e che assorba la mente, ma presentare una pagina grafica sulla quale l'occhio scorra continuo, tranquillo e soddisfatto, lasciando il pensiero occuparsi parallelamente di giungere a quegli scopi pei quali una carta si costruisce e si studia. Non è questa mia nna critici rivolta alla nostra cartografia soltanto : vedremo brevemen te che in Italia siamo a molto miglior partito che forse non si creda all'estero ; anzi non ho che la paura che si importi da no i la febbre della ipsometria a colori, le illusioni dello spettro solare applicate alle sabbie, come si importarono pur troppo le fantastiche applicazioni di un lumeggiamento pressochè meridiano . Per me, dopo il lumeggiamento zenitale, una« cosa illuminata a luce meridiana » come si dice in senso fig urato, signi. fica una cosa oscura e confusa come il nostro fogl io di Laurenzana .nlla scala di 1 a ,t 00 mila.
G. Bmrrnu,J.
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LA RIVOLUZIO NE E L'ASSEDIO DI GENOVA
I. Avvisaglie offensive degli Austriaci; in gennaio febbraio e marzo giungono i primi aiuti Franco-Ispani.
Le imprese offensive, dal rnare,sciallo J3ot.ta ordinate, nella prima metà..di gennaio, ebbero poco successo. Il giorno J. avvennero alcune scaramucce tra i posti avanr.ati aùslriaci di Voltaggio e quelli genovesi della Bocchetta i quali ultimi non potendo più oltre resistere in quei luoghi, esposti alle intemperie del crudo inverno, si ritirarono. Più serio attacco mosse, da Ovada, il 7 gennaio, il colonnello Franchini che con 800 warasdini e 60 cavalli occupò Rossiglione, e costrinse il patrizio Anfran Sau!i a ritirarsi, colle sue poche milizie, nel casLello di Masone il quale era suscettibile di difesa e fornito di qualche artiglieria. Il Frarrchin i occupò, senza lotta, Campofreddo e, Ja notte del ,13 gennaio, spinse su Voltri circa 500 dei suoi croati, ma questi trovarono fiera resiste,nza . Milizie genovesi e paesani diedero loro la caccia, al suono di campana a martello, e ne uccisero e presero ben trecento, Per questo scacco e perchè gli, riuscì vana la intimazione di resa al castell o di Masone, il Franchini dovette ri tirars i ( 1). 1
(') Continuazione e fino, - Vccli Dispensa d'ottohrn, {i) Stt questi fatu cho traggo da più storici genovesi il gcncr3lc Rothkirsch sorvola; anzi a pagina 5, tomo ..•, !842, vorrebbe far credere elle il Franchini riportasse sue-· cessi; 11erò, poco clo110, è obbligato a sn~entirsi col narrare che, il giorno qnat.tordici, il eletto colonnello rctrocosse cl:t Campofrcd<lo a-Hossiglione.
DI GENOVA
LA RIVOLUZIONE E L'ASSEDIO 238 Il ,14 Slesso il generale Andrassy superò la Bocchetta, ed il generale S. André si avanzò fino a Pontedecimo . In Genova , e luoghi · vicini fu suona ta campana a martello, una gran quanti là di popolo armato, volò in Polcevera, ree.e fronte ai nemici, li respinse, e si accantonò poscia sulle alture, sorvegliandone gli andamenti (1) . Vari piccoli scontri, nei quali ambo gli avversari si attri buivano la villoria, ebbero luogo nei seguenti giorni di gennaio . Però sembra con la peggio degli Austriuci, perchè sul principio di febbraio costoro non avevano oltrepassata la linea Rossiglione, Capanne di Marcarolo e la Bocchetta, tenendo come posti avanzati e fortificati, Campofreddo, Pietra Lavezzara e Nostra. Signora. della Vittoria. L'ardito atteggiamento offensivo assunto dai Genovesi, ed il loro battagliare fortunato, fecero ben presto palese che forti diffi coltà si opponevano all'oppugnazione di Genova; era scarso il sostentamento dell e truppe, mancavano le grosse artigl ierie, e ciò t11gliava il nerbo a.cl un operar vigoroso . Alla fine cli gennaio, gli Austriaci non erano nemmeno 20,000; forza questa insufficiente ad investir completamente la cittò ; sulla resa per fame non si po teva contare perchè la riviera di levante era in mano dei Genovesi e la negligenza inglese (2) a.veva permesso che approdassero parecchi ragguardevoli convogli marittimi carich i òi vi veri. O venisse stanchezza dell'i mpresa al Bolla, o gli fosse imposto il richiamo, certo è che il 5 febbraio r imise il comando al feld maresciallo Schulemburg. Quesl.i mandò suhilo da No\f i un rapporto all'imperatrice nel quale esponeva: ehe la posizione degl i Austriaci nel genovesato, era poco soddisfacente; che le truppe soffrivano per penuria cli vitto, per l'inconstanza del tempo, per l'essere esposte a continui assalti (3); che in conseguenza vi era.no perdite cli ogni fatta per scontri, per malalti e e quel che era pegg,io per for ti diserzioni, ed
(I) 11 llothkirsh, invoce, narra che i Genovesi :1t1:accati di fronte col grosso eta SaintAndré e di lìanco da un SllO c:1pilano von Camphause.n alia testa di 200 uomini, no rimasero sconfitti cd in disorclinat1i fuga si rinchinsero nelle mura ctelhL città. ~fa questo successo, se vero, dev'essere stato seguito eta rovesci pcrchè egli. stesso ci fa sapere che il giorno !9 grosse sclliere di milizie genovesi atti,ccarono molti posti austriaci ed aggi unge: • che per gli avvenuti combattimenti svacù elci tutto nel mare.. , sciallo Botta la concepita speranza di riconquistare con facili tà la perdLita Genova , . (2) Pare che qualche capitano inglese fosse comperato e chiudesse gli occhi. (3) Nuova prova dell'ardita o!Tensiva e del valor genovese.
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infine che all'immediato arrivo delle artiglierie non era da pensare ,perchè i I Re non aveva vo)uto trattare più oltre col Botta (1). A metà febbraio il nuovo comandante austriaco, volle un'altra volta assaggiare la. piazza. Il mattino del 16, grosse schiere cli Austriaci, in gran parte croati, warasclini, e panduri attaccarono, con mollo impeto, i posti avanzati dei Genovesi, da tre parti, cioè alta Serra sul torrente Secca, a Isoverde ed a Langasco, respingendoli dovunque. Il nobile Basadonne, preposto alla difesa di Langasco, si ritirò prima a Pontedecimo poi a Bolzaneto e il Pinelli, che era alla Serra, indietreggiò ordinatamente a S. Cipriano. Tutto pareva do"7esse cedere alla furia tedesca, quando al Pinelli, che sta.va vigifante sulle alture, venne fatto di vedere, attaccare e sconfiggere un grosso stormo cli croati, che se ne stavano, senza cautela, mettendo a ruba e sacco le case di quei luoghi. Incuorato dal successo, il bravo pa.lrizio ne avvisa il Basa.donne e Io eccita ad avanzare di fronte, mentre egli attaccherà i nemici di fianco . Questo movimento combinato riesce, e gli Austriaci , ovunque batrnti, si ritirano nelle loro posizioni del mattino, dopo aver perduto oltre 400 uomini tra mot'ti e prigioni . Il genera.le Rothkirsch non fa alcun cenno, nè di questo combattimento, nè di un altro avvenuto l'1 1 marzo presso Badia, nel quale, per merito del capitano Barba.rossa, comandante di una di quelle compagnie franche cli cui ho parlato, fu sconfitto un partito austriaco, rimanendone alcuni morti, 5 uffìziali e ·163 soldati prigioni. Questo silenzio prova ,il successo dei Genovesi, in quel tempo affidati alle sole loro forze composte quasi tutte di milizie regolari o irregolari italiane, comanda.te da patrizi e da capitani delle compagnie franche, i quali si distinsero, non solo in quei falli, ma anche durante tutto il successivo assedio per zelo, intelligenza e valore . La fiducia dei Genovesi, nel proprio ardimento e nelle proprie forze, non poteva giungere a tanto da credere possibile un buon successo finale contro le armi unite della reaina d'Uncrheria e del re cli Sardegna. Volsero quindi gli animi a;ii aiuti est:rni, ma . (!) 11 re di Sardegna erasi fieramente indispettito col Botta ~'Ile ~veva firmata la capitolazione di Genova senza fargliene parola e sopraL~u tLo senza lasci;trgU \llla parte de~~ grassa torta. Alle istanze dello Schulemburg non seppe ri!iutarsi e gli concesse 40 ;Pozzi d1 grosso calibro e 20 mor tai eia 30 libbre.
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questi tardarono ad arl'ivare. Il 2 cli febbraio sbarcarono veramente nel porto alcuni uffiziali francesi; ma soltanto il 20 marzo giunse in Genova il marchese di Mauriac col reggimento Royale Italie, for te di circa ,1000 uom ini. Cinquanta navi clatrasporto, erano partite il 17 marzo da ì\farsiglia ed il 18 altre 30 da Tolone, ma la nave inglese il Leopci7·d attaccò, il 20 marzo, una sqnadra di '.U ,ele di questo trasporlo, e ne predò 7. Ad an'altra squadra, la nave inglese Revenge ne prese altre 7 ed ognuno di questi bastimenti catturati conteneva da ·150 a 300 soldati. li trasporto si sbandò in ogni direzione, e dei legni dispersi, alcuni ne catturarono gli Inglesi i giorni seguenti, nitri riuscirono a deludere la crncera e giunsero in por·to, altri si aYVicinarono, in vari punti, alla riviera cli Levante e vi sbarcarono. ln quesl'ullimo modo giunse a prender terra il prode marchese di Taubin con alcune truppe spagnuole e per la ... via littoranea a ridursi in città. Consultale le memorie, i documenti e le asserzion i dei vari autori, sembra che gli aiuti strnnieri giunti in G-enova, pt'irnn. del1' l 1 aprile, sommassero in tutto a circa. 2700 uomini e non di più. Nel la seconda quindicina del mese di febbraio e nel mese di marzo, all'infuori di qualche scorreria di picco li distaccamenti e di lievi ayvisaglie tra posti avanzati, nulla avvenne cli notevole. 1 1
n. Diversi partiti che si offrivano allo Schulemburg. - L'avanzata dell' Il aprile - Il patrizio Pier Maria Canevari e la difesa attiva. - Il colonnello Franchini occupa la Coronata. Spedizione del generale Vogtern.
li maresciallo Schulemburg non si troYò pronto ad agire se non ai primi di aprile. dopo che ebbericevnto inNov i, mille uomini a piedi, tratti dai 6 reggimenti cli drngoni che erano inLombardia ernandaLigli dal maresciallo Brnwne. Questi per secondare il collega. nell'im- . presa cli Genova, ordinò pnre al generale Vogtern di muovere, da Parma, al la testa di un distaccamento, composto di 3 hattn.glioni di fanteria, 2 compagnie cli granatieri, 50 chagoni e 200 usseri, in
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lt1tto ,f 500 uomini circa, con la missione di anelare, per la via di Pontremoli, a Sarzana, cli là avanzarsi lungo la. riviera di Levante ed attaccare poscia da questo lato la citta. Nell'atto di intraprendere il suo movimento oJiensivo, lo Schulemburg di sponeva di 56 battaglioni cli fan terb, 50 compagnie di granatieri e alcune schiere di confinarii, con un effettivo combattente di 22,698 fanti e di due reggimenti di cavalleria l'uno di dragon i e l'altro cli ussari forti in tutto di 1131 O cavalli ; in totale adunque 24, 008 uomini e 1311Ocayalli essendo compreso, in tali numeri, anche il distaccamento del generale Vogtern. La corrispondenza del maresciallo con Maria Teresa dimostra che egli aveva piena conoscenza delle difficoltà dell'impresa, anzi sembra che ciò abb ia influi lo a rendere fìn troppo circospetta tutta la di lui condotta durante l'assedio. Per espugnar Genova, più partiti gli si presentavano dinanzi . li blocco, l'assedio regolare, gli as~alti di riYa forza: 1° A.I blocco puro non era nemrneno da pensare in cntisa dell'enorme estensione della cinta e degli sbocchi da guardare, inoltre il contegno degli Inglesi non dara a !-perare un efficace concorso onde affamar la. ciLtù.; la riviera cli Levante era, del tulLo , in mano ai Genovesi ed i piccoli ed ardiLissimi legni di cabotaggio riuscivano a sruggire ai legni a vela della crocera ed° a introdurre ,iveri in città. 2° Per fare un assedio l'egolare occorrevano ;i.rtiglierie pesan ti , le quali dovevano venire da Lombardia, per le aspre vie dei monti, o da Savona, una Yolta si fosse padroni della valle della Polcevera, ed occorrevano più forze di quelle cli cui disponeva lo Schulemburg. Contro nna gran parte del recinto della. piazza, la natura del suolo non permetleva i lavori di trincea, i quali erano solo possibili in val di Bisagno e precisamente tra il Zerb ino e l'altura di Carignano, cioè da quella parte che allon tanava di più il maresciallo dall a sua linea principale di operazioni nonchè dal suo alleato il re di Sar~ degna e dore le artiglierie non si potevano a,ere, come poi lo proYò l'esperienza, se non per la parte di mare, sulle navi inglesi. 3° Gli assalti di viva forza presentarano maggior probabil ità. cli riuscila tanto più che lo Schulemburg clisponern di valorose t.1·uppe e cli molli confìnarì avidi cli bollino, cui l'esca del sacco cl i Genova avrebbe fallo far meravigli e. 1
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DI GENOVA LA RIVOLUZIONE E L' A.SSEDlO
Tentar l'assalto di viva forza nel lato ovest dallo Sperone alla Lanterna, non era sano consiglio per le gran difficoltà del. terreno e per la forza maggiore delle fortificazioni i~ ~uel L~·atto. Calare con l'esercito riunito lungo la rmera d1 ponente ed assaltare S. Pier d'Arena, cioè la parte più debole di quel lato, era anche di esito problemat,ico, ed in caso di non riuscita, esponeva acrli attacchi di fianco per parte delle grosse schiere di milizie che sapevano sui monti e rendeva dubb ia la possibil ità della ritirata in Lombardia. L'assalto deciso e di viva forza dalla parte del Bisagno ove gli accessi erano molto più facili, combinato con grosse dimostrazioni nella Polcevera presentava le maggiori probabilità di riuscita; ~1a al maresciallo Schulemburg agire in tal modo parve troppo ardito e pericoloso: egli decise invece di forzar Genova con l'assedio e di far venire le artigli ed e, tratte dalla Lombardia, costruendo le strade necessarie per trasportarle. L'esperienza dimostrò che questo fo un errore il quale compromise quasi irreparabilmente l'impresa. . Il giorno 111 aprile l'esercito austriaco mosse verso Genova diviso in cinque colonne: La colonna principale comandata dal maresciallo Kheil, per la Crocetta di Orero, venne alla Torazza. Con questa si trovava il generalissimo. . La seconda colonna, comandala dal generale S. André, per Montoggio si recò sul monte Creto ove prese posizione. . La terza colonna, sot.to gli ordini del generale Sprecher, marciò a destra della prima per N. S. della Vittoria e si riunì cou essa alla Torazza. II generale l\facquire con la quarta colonna, discese per il colle dei Gioghi e pre~e posizione presso Molassana. La quinta colonna sotto gli ordini del generale Picco lomini, mosse da Voltaggio, per la.Bocchetta, su Langasco,e si spinse fino a Pontedecimo dove accampò, dopo aver mandato un distaccamento ad oc· cupare Madonna della Guardia e scacciarne i Genovesi, i quali non senza aver opposta viva resistenza dovettero ritirarsi. Nello stesso giorno il colonnello Franchini tornò a muovere da Campofreddo verso sud minacciando Voltri.
si
Il principio della campagna fu adunque fe licissimo per gli Au. striaci. Le cinque colonne si erano avanzate con molto accordo e con molta vivaci là ed avevano respinto, agevolmente, i posti avanzati dei · Genovesi composti, per la maggior parte, di milizie paesane sostenuteda qualche nucleo di truppe rego lari . Le milizie della Po Ice vera, per verità, ave-vano fatta buona resistenza, ma, sopraffatte dal numero, dovettero ritirarsi fino a Bo lzaneto ove era un grosso distac,eamento francese, unite al quale fecero di nuovo fronte al nemico. Dalla parte del Bisagno invece la difesa fu fiacca tanto più che i paesani non erano sostenuti da truppe regolari . Il giorno 12 il fe ld maresciallo Kheil mandò un distaccamento ad occupare la montagna del Diamante. In quel posto era il marchese di Roquepine con alcune truppe francesi, ma non fece resistenza vernna; anzi 5UI far della sera, avutone l'ordine dal marchese di Ma.uriac, si ritirò anco dalla montagna dei Due Fratelli, per rinserrarsi nelle mura. dello Sperone, ad onta che il patrizio Pietro Maria Canevari lo scongiurasse di non lasciare al nemico quell'imporlantissima altura la quale domina le vali i della Polcevera e del Bisagno e su cui era.no già state costmtte alcune trincee. Ma fortuna di Genova volle che il comandante del distaccamento austriaco non comprendesse il valore di quella posizione e l'occupasse soltanto nella notte con pochi croati. Delle doti militari del marchese di )Jauriac, non fa bell'elogio nè questa ritirata, nè l'evacuazione del castello di Dol1.aneto da lui ordinata in quella stessa sera. Fortemente sdegnati dell'abbandono, gli abitanti della Polcevera non si perdettero d'animo, ma, occupato il castello, così mal a proposito lasciato dai Francesi, vi si stabi lirono a difesa, guarnendone Lutto Io sprone che si stende fino al fiume, quale valido ostacolo attiss imo a ritardare le operazioni di investimento degli aggressori . Anche il colle della Madonna del Monte, in quel primo sbigotLimento, era stato abbandonato dalle truppe genovesi e spagnuole le quali avevano reputato non potervisi più sostenere dopo che la montagna dei Due Fratelli era stata sgombrala clai Francesi. La notizia della precipitosa ritirata fu malissimo accolta in città. e si cominciò a oo-ridare al tradimento. Il marchese di Mauriac si . , avvide dell'errore commesso, ed il mattino del 43 la Madonna del
LA lUVOLUZlONE E J,'ASSROIO
:Monte e la montagna dei Due Fratelli furono di nuovo occupali ~ grazie in ispecial modo all'inerz ia dello Schulembul'g il quale dopo · fa splendida avauzaLa del giorno 1,1 era rimasto quasi inerte. L'abbandono del Due Fratelli, del castello di Bolzaneto e sopratt L1tto della Madonna del Monle, da cui si sarebbe poLuta battereanche con leggere artiglierie la città, dimostra con quanta facilità· ed in quanto breve tempo la continuazione di una vigorosa offensiva nei giorni ,J.z e 13 avrebbe data la città nelle mani degli imperiali. Il maresciallo:Scbulemburg invece di agire con energia, si accontentò di)uandare alla ciW1 inLimazioni di arrendersi, minacciando in caso contrario le più spaventose pene agli abitanti ed il solito fuoco e sacco; ma i Genovesi, con misurale e generose parole, si dichial'arono lleLermi na Li a perdere beni e vita per conservare e difendere lor libert~1; anzi , per la rioccupazione degl i importanti posti suddetti e per l'inerz ia dell'avversario, rifatto l'animo, provvidero saggiamente alla difesa attiva all'esterno, inviando con circa .200 uomini di milizie regolari il già nom inato Pier Maria Can~vari, patrizio molto prode della persona e di vivaci spiriti, a mettersi a capo di oltre 3000 paesani della riviera cli Levanle i quali si erano radunati alla ScoJTera. Scopo di questo corpo d'ora innanzi fu : , inquietare alle spalle il corpo di investimento; impedire le scorrerie degli Austriaci per foragg iare e predare; e piombar sopra i convogli di viveri_i quali dovevano, forza tamente, arrivare al nemico· per la via dei monti dalla Lombardia e dal Parmigiano. Le operazionGdello Schulemburg, dopo che gli assediati ebbel'o respinte le sue intimazioni, pare si restringessero: ad un attacco non riuscito delle posizioni di Bavari, Monte dei Ralli, Camaldoli e N. S. del Monte Lentato con alcune c_ompagnie cli granatieri; a sistemare il suo quarliere generale alla Torrnzza e munire con for Lifi · cazioni il posto cli Creto ove era il generale S. André. Questi ebbe l'incarico di coprire le spalle dell'armata, e di requisire paesani, con le buone e con le calli ve, per lavorare a render buone le difficil i mulattiere che da Novi conducevano alla Torrazza oncle menarvi le · pesanti artiglierie con le quali si con lava sopraffare quelle della piazza e distruggerne le mura. Il solo colonnello Franchini continuò,.con fortunata costanza e molto valore, la piccola guerra nella. ya]le della, 1
DI GE~OY.\
.Polcevera e gli riusci di cacciare i Genovesi dai casini ove ernnsi .fortifica Li, di impossessarsi della. Coronala il giorno 24, aprile e di -sp ino-ersi con avamposti fino a Cornegliano. Ma po ichè non dispo,neva0 di molte forze, non potè impeclirc a.gli assediati, accorti si del ·pericolo, di fo rtificare ecl assicurare S. Pier cl' Arena con un trinceramento continuo il quale si estendeva dal mare fino acl un opera. ·a corno baià erelta. sull'altura. della Crocetta. Ma intanto era fatto ·il primo passo verso l'accerchiamento di Genova da.Ila. parlo di ,Ponente (I). Lo sLesso giorno 21· il generale VogLern era giunto a.Il' Avenza col suo t~istaccamento misto di 1500 uomini, con lo scopo, come -si disse, di aLLa.ccare la città. dal levante ; ma non gli riuscì porchè a guardia del castello di Sarzanello era un energico ufficiale ita_liano il lenente colonnello corso Paolo Francesco Pet.ralba (2) il quale' alla intimazione di resa, elette per sola risposta : « volersi .quel forte difendere fino all' ultimo )}; riunì alle poche compagnie corse di cui disponeva alcune cenLinaia di paesani , e con esse truppe non si periLò cli uscire dalla. fo rtezza, di minacciare offensivamente il più o-aoo liardo nemico e con J'auclacilt imtrndirne i pro. . gressi, menLro sollecitamente avvertiva la Signoria dell'imminente pericolo. Ebbe pronto il soccorso. [I paLri1.io Michele PinceLi, il quale era al la Spezia, alla Lesta cli non meno cli aooo uomin i di milizie, con rapida. marcia, si portò sull'Avenz:t e, dopo vittorioso comualtimento, obu li gò il Vogtern a ritirarsi a Massa e poi, con I.ungo giro per Viareggio e le montagne cli Garfagnana, a. ridurs i nel Reggiano, abba.n<lona ta l'impresa e lasciando netr.o d'Austriaci il Levante. Questo general e austriaco 1
è)
(i) Del colonnello rranch ini, !osc,,no al serviz io clell' Austria, valorosissimo e cruclelis· simo, il Rothkirsch fa particolar menziono ch iamandolo , llcr tapferc Ober,;L , , cioè il valoroso colonnello. Morì il 1.4 maggio alla Coronata, colpito eia una. palla. ili cannone I.irata clal Beh•c-
. dore mcnt.ro egli 1.e n tava difendere due pezzi <Jii un attacco di paesani. S1 noti anche in ques ta circostanza quan to ora attil•a e<l energica la ct1resa do:i Genovesi. Al Pranch ini s i aù<Jehilano ecr.o->Si orrihili , t.rn gìi altri r1uc1Jo cl.i aver tolto gli ornamenti virili acl un cappL1ccino, reo non d'altro che d i non avergli dati alcuni schia1·imenti: Bra ali,, t.c,;t,i dello sch iere più barbare ckll' cserci to imperiale. (2) Quello stesso che tanto s i c.ra rli stinlo il ·17 d icernb r() 17"6 r iflutanclo la resa dct ·tol'te di Sarzanello ed obbligando il generale And laù ,, scendere a p,1Ui e sgombrare . il Genove:;ato.
poi, con suprema lentezza, marciando per Caslel Guelfo e Bobbio,.. soltanto il 13 giugno si riunì alla Torrazza col grosso dell'esercito. Non è a dirsi come questi successi accrescessero le forze morali dei Genovesi cui fn nuovo motivo di allegrezza l'arrivo in porto, il giorno 30 aprile, del Lenente generale duca di Bouflers accompagnato dal marescialio di campo Chauvelin e da molti altri uffiziali. Conlemporaneamente arrivarono anche alcuni dei bastimeuti sperduti, con qualche centinaio di uomini di truppe regolari utilissime per formare i noccioli dei nuovi corpi di milizie che si costituivano con febbrile allivilà .
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DI GE~OVA
LA. lii VOLUZION~~ E L'ASSEDIO
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I>
alla primitiva idea di far giungere al Bisngno le arliglierie per la Torrazza e ad abbracciare il seguenle piano: a) Impadronirsi completamente della valle della Polcevera, purgandola dalle bande armate e dalle compagnie franche; b) Condurre le artiglierie pesanti a Sestri; e) Imbarcal'le sulle navi inglesi e portarle in val di Bisagno. d) Assaltare la ciLLà dalla parte del Bisagno e della Polcevera contemporaneamente. L'esecuzione di questo piano ebbe luogo con la consueta lentezza e con auacchi slegati; ben duo volte gli Austriaci occuparono Vollri e Sestri, e ne sloggiarono s.enza potervi mettere saldo piede. l\ta l'arrivo dei soccorsi piemontesi ed il loro elncace aiuto fLt decisivo. Il giorno 13 il generale Della Rocca apparve, con 6 battaglioni, dinanzi a Yoltri e se ne impossessò, obbligando il patrizio Sauli ed il capitan Barbarossa a titirarsi a l\lasonc; il giorno lo, senza indugiarsi, rolla ogni resisten1.a dei Genovesi, occupò definitivamente Sestri ove fu raggiunto da altri 6 battaglioni. E poichè i Genovesi tenevano ancora il Castello di )la:;one e minacciavano con ciò la sicurezza del suo fianco siuislro, vi mandò con due battaglioni (700 uomini) e qualche artiglieria il colonnello Soro con missione cli impadronirsene ad ogni costo. Le importanti operazioni dei Piemontesi, indussero lo Schulemburg a qualche azione più decisiva. li giorno ,16 il generale Andrasgy, scacciò i Francesi da S. Francesco, e nella notle tra il "9 e il 20, prese il mona stero di Rivarolo (detto il comenlo di~. Signora della ùlisel'icordia). - E con ciò l'accerch iamento dalla pal'le della Polcevera., st,wa per essere complelo. Nt'mmeno il duca cli Bouilers pare sfoggiasse molt~l atti vitr.1.. Giunto il 30 aprile in Genova, sollanto il 7 maggio, troviamo fallo cenno di un ordine dato da lui a Lulle le milizie, di ridmsi parte sui baluardi, parte sulle forlificazioni di Belvedere, a sostituire la truppa regolare colla quale inlendeva attaccare, eh più lati, gli Auslriac·.i. .Ma non ne fece più nulla, vuolsi per effeuo di uu gran rove,;cio di pioggia caduto nella nolle, il quale però non avrebbe dovuto impedirgli cli agire nei di successivi. Non :;i sa invero come giusti11care la. completa tranquillità di operare lasciata ai Piemontesi ecl 1
III.
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Nuovo piano del maresciallo Schulemburg. - Giungono 12 battaglioni piemontesi. - Loro efficace concorso. La sortita del 21 maggio. - L'investimento dal lato della Polcevera è completo.
Nei primi di maggio sempre più si faceva palese al maresciallo Schulernburg la difficoltà dell'impresa. Le bande armate dei paesani genovesi guidate dai patrizi (1) crescevano cli numero e di ardire ed attaccavano ovunque il potevano i distaccamenti, i convogli di viveri ed i lavoratori. La sera dal 28 aprile, un forte riparto austriaco, stabilito a Madonna della Cruardia, a difesa degli incominciali lavori stradali, era slato assal ito violentemont.e da ben 1000 paesani cd a stento si era salvato. Quosle circostanze indussero il maresciallo a rinunciare (l) Il i 0 maggio t1l1(). Sco!Tern u,, clistaccamenLo di Croati tont.ò di scacciarno il pa· lriiio Pier M.rri1, Canevari. Quosli respinse l'allacco, ma nella furia dell'inseguimento, fu frrito amorlo da uo croato prigioniero il quale aveva nascosta una pistola. L'eroico gio· ,·ane ( a\·e\·a soli!? anni) spirò dicendo cho ora contento cli morire pe1 la patria sua e pregando gli ufficiali cli tener nascosta la sua morte e insognire il nemico fuggente. 1~m popolarissimo: h sua fama, l'amore. e la sim11alia che desta.va avevano f.r LLo 5i che, in roche settimane, aveva racco lto ben 5000 pacsnni. Prov/L l'abililil. e l'intn,prondouza sua, il progett.o, elio aveva formato, cli attaccaro a Casella gli Austri,,ci e bruciarne i ma· ~aiàni. Fu talo il dolore eia. disporaiionedci suoi che quasi tutti i prigionieri, fatti in quel di, furono scannati; spaventosa eca tombe sul suo amato cadavere.
LA Rl\'OLUZIO)iE R L'.~ SSEO!O
DI GE~OVA.
agli Austriaci, tanto più che il giorno 115 eransi aumentate le sue forze, essendo giunti 700 Francesi e 300 Spagno li. La presa e la occutlazione di N. S. della Misericordia, ebbero virLù di scuoLere il duca, il quale decise di assaltare, da tre lati, gli Austriaci, il giorno :il'I, e rompere quell'anello di ferro che si staya fo rmando . Soltanto a mezzogiorno fu battuta la generale e non mi fo dato sapere per qual motivo così tardi; certo è che l'azione incominciò appena alle 4 11/2 pom. ll brigadiere De Lannion sboccò dalle trincee dei Due Fratelli ed alJ a testa di 2 battaglioni frances i, irrup pe sugli .imperiali trinc·erati sul Begato. La cos ta di Rivarolo fu attaccala dai franco-spagnoli usciti dalle fortilìcazioni di Belvedere. Le milizie genovesi regolari ed irregolari sboccarono da S. Pier d'Arena sull a riva destra del la Polcevera. In brev'ora all'impetuoso brigadiere Lannion riuscì cli prendere d'assalto due ridotte e così pure, sull'ala sini stra, i Genovesi ottennero qualche suceesso cacciando il maggiore austriaco conte Lascy da alcuni casini ove erasi annidato. Ma l'attacco del centro non riuscì· perchè il tenente colonnello Lagau re.sistelte, tenacemenle, alla Certosa con 4 compagnie di granatieri e 500 fuci lieri e mandò a vuoto ogni tentativo dei riuniti granatieri Gallo-Ispani. -Q uesto scacco dette tempo allo Schulemburg di accorrere sul luogo, adunar maggiori truppe e inviare rapidamenle soccorsi alle ali minacciate. L'intervento dei Piemontesi accoi·sì da Sestri i quali costrinsero ì Genovesi a ritirarsi di nuovo in S. Pier d'Arena, fo decisivo . Dopo tre ore cli caldo combattimento, il duca di Bouflers, che si era tenuto presso alla porta di Granarolo, veduta cedere la sua ala sin istra, e temendo accon essero le tr uppe austriache accampate a Manasseno e Campomarone e s'impadronissero del contrafforte dei Dne Fratelli rimasLo sguernito, ordinò prima al Launion e poi all'intera linea, la ritirata la quale potè effetmarsi senza disordine e senza inseguimento. Pare che nel breve ma furioso combattimento, gli Austro-Piemontesi perdessero 800 uomini e poch i meno i Grdlo· Ispani-Genovesi. Il van taggio della giornata è Lutto da assegnarsi allo Schulemburg il ,quale costrinse.alla ritirata il nemico e rimase, incontrastato padrone delle comunicazioni del ponenLe a cavallo, della strada di
'Sestri. li generale Della Rocca si stab ili solidamente, con trincee, s ulle alture della Coronata, i,fonte Croce e Mon te Guano, lenendo la riserva a Sestri e fac il itando l' arrivo delle artiglierie; infatti il giorno 22 giunsero da Savona 112 cannon:i pesanti, e il 26 altri 5, ed il 27 una gran quantil.i.t di munizioni, ma pet'ò non fu eseguito nessun altro più vigo roso tentativo. L'insuccesso della sortita del 21, non fiaccò gli animi dei difensori i quali ricorsero a nuovi provvedimenti: Le fo rLificazìoni furono ancora rinforzate con altri lavori; i domestici o servi da livrea furono riuniti in compagnie di cui una parte fu mandata a guernire lo Sperone e la porta di Granarolo, ed un altra a S. Pier d'Arena ( ! ). Al bisogno di soldati provvide appuntino l'arrivo avvenuto il giorno 28, di '.iH 00 Franco-Ispani che erano sbarcati a Portofino. Anche nei giorni successivi, giunsero alla spicciolata alcuni piccoli legni che portarono 5 compagnie Svizzere. Anzi le forze, in citLà., parvero più del bisogno e, con l'animo sempre vigile ed intento alla tlifesa attiva, il brigadiere De Lannion fu spedito con 800 uomini di truppe spagnuole e francesi , in rinforzo del -campo della Scoffera che si credeva minacciato; misura questa ol:tremodo commendevole. Una sola notizia amareggiò i Genovesi senza dissiparne le liete speranze e fu la perdita del castello di Masone che, il giorno 30 maggio, dovette arrendersi al conte di Soro uffizial piemontese. 1
(-1)
Questa gente forte cd ardita si distinse molt.o nei seguenti due mesi.
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LA RJ YOLUZIONE E L'ASSEDIO
DI GENOVA
Un poco prima dello spuntar clel dì, anche i Piem~ntesi n~o~sero con da Corni crliano contro S . .Pier· d'Arena; il principe P1ccolorn1m d i pochi battaglioni di Imperiali che gli erano rimasti, moss~ a R'1varolo contro il Belvedere ed il generale And lau dalla forrazza contro i Due Fratelli, facendo tutti dimostrazioni di assalto per tener impegnati i difensori da. quella parte. . . . Contro due posizioni avanzale andavano ad urtare gli Austrrnc1: L'una.. la Sel'l'a dei Bavari, ern tenuta da un forte nucleo d1 paesa~i genovesi, sotto gli ordini del patrizio Gal_eollo Pallavicino l'altra detta la Bocca dei Rau.i era affidata ad alcune compac,~ie cli truppa svizzera al serviiio di Spagna. Più indietro nei fOJ~i di Quezzi, dei Cam1~lc1oli e a Madonna del Monte erano sta~e erette ridotte e tl'incee speditive e daLe in guardia a varie compagme spagnuole. La cura della difesa del Bisagno era affidata al g:nerale spar,nuolo marchese cli Taubin, uomo molto prode ed assai amato e stimato. Le disposizioni difensive dunque vi era~10 ed abha~Lanza. buone. Ciò che mancò fo la vigilanz.a: la maggior parte de, paesani, non inquietati nei giorni antecedenti, avevano creduto di poter allontanarsi ; gli Svizzeri non avevano .messo .nem:neno · l'ombra degli avampos~i e lo stesso marchese di Taub1_n, si era recato a dormire in cittil presso il Zerbino ove aveva 11 suo a1Joc,c,io. Conseauenza naturale cli tutto r-iò fu che l'avanz.ata c1ell'e~:rcito austr~aco divenne una vera sorpresa e che i paesan_i e gl! Svizzeri, dovettero, quasi senza combattere, cedei'e Bocca dei Ratll e Serra dei Bavari. Alle càlcagne dei fuggiasch i, corsero i vincitori_ e, ben_presto, caddero in loro po tere anche le ridotte spagnuole d1QuezzJ. --:- A.1:corse, ma invano, il marchese Taub in; egli fece procligi cli valore alla Lesta di alcuni soldati del reggimento di Cordova e traUenne qualche istante la colonna di destra, ma gravemenl~ f~ri to_da un colpo dì fucile, fu trasportato in Genov~ dove, poc'.n gwn: ' ~opo, morì (1). Sempre con nuovo ardore cont,uuarono gli ~mpenali l 111seguimento, ed ancora a giorno chiaro, per S. ~hl'Lmo cl' Albaro, giunsero fino al mare. 1')
IV. Il Consiglio di guerra del t• giugno - La giornata del 13 giugno. Il marchese di Leyde .a Madonna del Monte.
Il 11° cU giugno il generalissimo Schulemburg chiamò i Feld ~Iarescialli a consiglio di guerra. Dopo breve deliberazione, fu concluso ft voce unanime che, per approdare a qualche risultato, era indispensabile impadronirsi anche della l'iviera di Le,,ante. Non si può dire che fra il concetto e l'esecuzione vi fosse molta celerità, nemmeno questa volta, perché l'avanzata verso il Bisagno avvenne soltanto iJ2 giorni dopo. Ben magra giustificazione di questo inch1gio, è quella addotta dallo storico Rotkirscb quando narra che quei giorni furono impiegati a mettere saldo piede nella Polcevera, a fabb ricar ridotle e trasportar grossi cannoni. Nella notte dal ·12 al 13 giugno, lo Schulemburg deLte esecuzione al suo piano il quale era di spingersi con 36 battaglioni, 30 compagnie di granatieri e 2000 confinari, in val di Bisagno per assaltar · Genova da quella parte, ove senza dubbio ern più accessibile. Queste truppe furono divise in 3 colonne : La prima comandatadal tenenteFeld marescialloKheil, consisteva delle brigate Sprecher e Macquire; la seconda, conrnndata dal generale RoLLern, con la quale si trovava il generale in capo, si componeva delle tre brigate Marini, Uitzen, Clerici e dei dragoni a piedi; la terza colonna condoua dal generale Saint André era for_mata dalla sua stessa brigata e da alcune schiere di confinari i. Le due prime colonne marciarono al piede della m~ntagna dei Due l?ratelli, che ern occupata e fortifi cala dai genovesi, e la terza si tenne a sinistra verso il monte dei Ratti . Sul far del giorno giunsero tutle tre al Bisagno e lo passarono, poco a Norcl della località deua di S. Gottardo, ove ero.vi un distaccamento di paesani genovesi e di soldati corsi. Un battaglione fu destinato ad attaccare questo posto, tutto il resto dell'esercito austriaco avanzò risolutamente e con molto insieme.
(1) Anche Galeot.to Pallavicino mori in causa delle ferii.e riportate in quel di mentre • combattc\'a valorosamente.
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l,A RIVOLL"ZI ONE E L'ASSEDIO
Questa giornata. fu felicissima per gli Austriaci : degno di lode è il piano dello Schulembul'g eseguito con decisione, con rapidità, e con insieme mirabile; ma egli non seppe cavarne quasi nessun frullo e si limitò a riordinare le sue truppe alquanto scomposte, -schierando 26 battaglioni ecl una parte dei con fìnarii snlle rive del ruscello che dal chiostro sucltlelto scende al Bisagno; 400 dragoni a piedi, i2 batlaglioni ed il reslo dei Croati a :'iord e a Sud di San Martino di Albal'o e le 30 compagnie di granatieri, sull'estrema s in istra da S. ~fartino, al mare. In vece egli avl'ebbe potuto apprcfiuare delle ore di giorno che ancora gli rimanevano e dello sbalordimento degli an ersari per impadronirsi, fo rse, di una porta di Genova o pel' lo meno di Madonna del Monte, vern, chiave della piazza da quella parte. .Mentre gli Austriaci calavano impetuosi da Quezzi, il marchese di Leyde, il quale difendeva la Madonna del .\Ionte, mandò a dire al duca di .13oufiers che non poteva più tenero qnell a posizione sebbene fosso fortificata, e ne oLtenne l'assenso di ritirarsi sicchè essa, quasi senza colpo ferire, sarebbe caduta in mano allo Schulemburg. Fortunatamen te il generale Sicre, svizzero al seryizio cli ·Genova, il quale trovava.si a Porla Romana presso al Boullers, lo fece accorto di quel supremo errore e lo scongiurò con !anta efficacia a non cadervi, che fu mandato l'ordine al Leycle di restare ~I suo posto ove avrebbe snbito r icevuti rinfor:..:i. li generali ssimo .austriaco tentò, con poco successo, gius tificarsi , piu lardi, di rruesta sua poca energia, allegando la pioggia e la nebbia, le quali gli im.!)e.clirono di riconoscere csallamcnle le locali La e cli accorgersi dello ·Smarrimento del nemico .
V. Situazione gene~ale della campagna. - L'esercito di soccorso Franco-Ispano si avanza verso Genova. - Inerzia ed indecisione dello Schulemburg. Levata dell'assedio .
Egli è tluopo orn dare uno sguardo alla situazione generale della campagna. Dopo l'in felice succes~o dell'assedio di A.ntibo e la ri Limta delle truppe au,lriache dalla ProYen:..:a, queste erano ancora rimaste padrone delle isole di S. Onorato' e di S. )Targherita dalle quali minacciavèlno coll'aiuto della Jlotta inglese nuovi sbarchi in Provenza. l Francesi però riuscirono il giorno 24. mnggio ad impadro nirsene e farne prigioniera la guarnigione . Ottenuto questo successo, essi cominciarono a raduna re le loro forzo disponibi li ecl unid e a quelle spagnuole, per accorrel'e lungo la r iviel'a cli Ponente al la liberazione cli Genova, mentre un altro grosso corpo di Francesi si formava nel campo di BarcelloneLla con lo scopo di invadere il Piemonte. Il 3 di giugno l'esercilo Franco-Ispano, sollo gli ordini del generale di J3ellisle e elci ma l'chese di La Minas fo rte di &.o baLtaglion i, rormalo su 3 colonne passò il Yaro presso Caros, Gattieres eS. :.'ilal'tino. K;si non aYeYano di fronte se non I o bauagl ion~ di Piemon lesi e ,IO lrntlaglioni cli Aus triaci riuni1i sotto gli ordini del gencl'alo piemontese Leulrum.. Questi si ritrasse lentamente ed in buon ordine, dinanzi alla superiorità delle forze aYTcrse, dietro la R.oia oYe prese posiiione, con l'ala destra appoggiat a a. Breglio, la sinistra a Venlimrgli a ed una catena di av:nnposLi da Menlone al colle di Braus per lloccebrun n., S. Agnese, Caslella1· e Castiglione. i\Ia. non potendo quiYi sostenersi, il giorno 24- giugno occupò una. nnoYa posizione presso On eglia col suo corpo fo ri e allora di 26 lml,Laglioni e 2·1 compagn ie di granati eri, di cui ,io h:ULaglion i e D compngn ie austriaci ; in tullo ~0,000 uomini (,1). Egli schierò o battagl ioni e 4- compagnie sulle alture di \'illa Yicona, G balla-
O) HoTUK111~c 11 -
O?,tl'ciclti~<'ltr Zeit~cltl'ifl, \'O I. 1\", ann,1 1810, pag. 28.
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mvo l,UZ!ONE
o-!ioni e 4 compagnie da1,anti a Bistagno, 8 battaglioni e 6 compa;nie dinanzi a S. Agata, 7 battaglioni e 6 compagnie sovra il colle del Pizzo e i'I colle Ardente. Il bravo tiaenerale ' come si vede ese00'uiva perfellamente la sua mission e di difendere tenacemente la riviera di Ponente e di riLard,1re quanto più era possib ile l'avanzarsi dell'esercito di soccorso. Il re di Piemonte intanto teneva g.Ii occhi fissi alle minaccie che vedeva addensarsi da Barcellonetta e rinforzava le guarnigioni di Exilles, di Fenestrelle e di Dernonte, esigeva che il generai Browne gli mancfasse 4 ballaglion i austriaci che erano in Lombardia sotto . gli ordini del generale conte Antonio Colloreclo (il), minncciava. cli 1:ichiamare i suoi ,12 battaglioni che erano all'impresa di G.enova ed in allesa degli avvenimenLi, stabiliva un campo , presso Cuneo . di 45 baltnglioni e 6000 caval ieri. La no tizia. dell'avanzarsi dei Francesi era giunta rapidamente agli assediati ed all'assediante ed aveva portalo il naturale eITetto cli rincuorare ali uni e destar gravi pensieri nell'animo dell'altro. Per o questo motivo, fo rse, dopo il successo del giorno 13, il maresciallo Schulemburg non tenlò alcun vigoroso movimento offensivo.. II 14 ed il "6 furo no fatti tentaLivi con poca forza e poca risolutezza contro Madonna. del Monte, i quali non riuscirono, ed il duca cli Bouflers ebbe il tempo di accumulare truppe e difese su quella parLe . di al ture di Albaro che erano rimaste in suo potere, dinanzi a Porta Pila, a Porta Romana, al Zerbino ed a Madonna del Monte, ove il generale di Roquepine aveva soslituilo il poco energico marchese di Leyde. Il aeneralissimo francese fu infaticabi le, mise il suo quartier oenerale a Porla Romana e, circondato dalla nobiltà francese e ge~ . novese, diresse quelle difese con molta intelligenn e con molto VLgc,re (2). Nei giorni successivi fino al 24, Io Schulemburg si occupò · a far sbarcare dalle navi inglesi nel porlo di SLurla, le artiglierie pesan ti, imbarcale a Sestri, e a far appresLar batterie per impadronirsi di Madonna del Monte. Proprio io. quel giorno gli giunsero 1
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I!)
Questi 4 battaglion i prnsero parte alla battaglia dcll'Assiet.ta. n due.a di Bouflcrs arnmalò gravemente di vaiuolo. Sbagliata la diagnosi della mala Ltia e curato male, mori il 2 di luglio in mezzo al compianto di tutti. (! ) (2)
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DI GENOVA
E L ' ASSEDIO
:altre infelici notizie intorno alle sorti della guerra. Gli era riferito cioè che Leutrum non avrebbe potuto resistere nemmeno 20 giorni e che il Re di Sardegna si vedeva obbligato a richiamar le proprie truppe. In tal frangente, il generalissimo credette formare un consiglio di guerra al quale propose questi quesiti : « Se si dovesse incominciare l'assalto di Madonna del Monte pel <e quale tutto era pronto, e se era a sperarsi che la conquista di << questa posizione, obbligasse Genova a capitolare?, ovvero: Se si « doveva rinunciare all'impresa e cominciare la riLirata? « I genùali e marescialli forano unanimi nel rispondere: Che « non si dovesse tentare quell' assalto non essendovi speranza. che i « Genovesi si arrendessero, anche se quel posto fosse preso mentre ·« si sapeva che essi erano a giorno degli avvenimenti per loro pro·« speri della riviera: - che ostinandosi a perseverare in ulteriori « attacchi si mettevano in periglio non solo i pezzi di assedio sbar« cati, ma anche le truppé le quali potevano essere attaccate dal·« l'esercito di soccorso, dalle grosse bande di paesani che si for« ma vano dietro di loro e dall'esercito assediato; non avendo via « di ·ritirata sicura, con scabrosi monti e un popolo nemico alle « spalle. Conchiuclevano doversi desistere dall'impresa ». La proposta di bombardare Genova, venne respinta per il timore di perdere mortai e munizioni . Lo Schulemburg si uniformò a queste decisioni; sospese il progettato assalto, fece di nuovo imbarcare le artiglierie; dette ordine alle ·truppe che erano in Polcevera di tenersi pronte a partire per · Novi, e mandò i I generale Garsch ad informare di ciò il maresciallo Browne ed a chiedere q1.1al fosse il parere del Re. Ma. questi dichiarò « che a tenore del 6° articolo del trattalo di Worm, l'armata « austriaca non era a lui sottoposta. e che quindi egli non poteva « impartire a!Clln ordine di levare o continuare l'assedio. Che però « egli si vedeva obbligato a richiama rei 12 battaglioni i qua.li stavano « in Polcevera, allo scopo di rinforzare il debole corpo di Leutrnm ». Il latore cli quesLo dispaccio informava contemporaneamente a voce: essere esagerale le notizie dell'avanzarsi dei Franco-Ispani, non vere quelle della presa del forte di Ventimiglia e che Leutrum avrebbe potlllo sostenersi ancora più di un mese nella riviera di Ponente. Il generalissimo austriaco ben si avvide della .soverchia fretta 1
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L.\. Rl\'Ol.UZIO~F. E L'ASSROIO
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nel levar l'assedio; ma ora, senza i battaglioni piemonLesi, la continuazione dell'impresa contro Genova era davvero impossibile e si decise qnindi di lasciarla. Il .q. di luglio tolse il campo del Bisagno e portò di nuovo il quartier generale alla rorrazza. Il giorno 7, i Hl battaglioni sardi furono rilevati; nelle posizioni della Coronata, dagli Austriaci e diretti a Finale e Borgomaro. Nei giorni successivi, a poco a poco le truppe assedianti si ritirarono verso Novi. Nella notte clel 118 al 19 Schulembnrg abbandonò le ultime posizioni attorno la città, Sestri, la Coronata e il Diamante. È singolare che il marchese di Bi ssy successore clel duca di Bouflers, non pensò ad inseguire nemmeno gli ultimi riparti, sebbene dopo gli arrivi degli ultimi giorni dovesse disporre di ben il'.2,000 uomini di truppe regolari (1 ). Vi pensò bensì la Signol'ia e spedì un corpo cli 3000 paesani, il quale molestò piit che polè l'estremo relroguardo. Il 20 luglio, l'e:scrcito austriaco passò i monti in due colonne, per la Bocchetla e per la Croccua di Orero; la maggior parte delle truppe furono <lirette ,,erso il Piemonte. HgeneraleNadasdy rimase indietro con soli:> reggiment i ed una schiera di confinari, mise il
.suo quartier generale a Novi, guernl le fortezze di Voltaggio e di Gavi e stese un eordone dalla Bocchetta a Campofreddo. Lo Schulemburg, rimesso in Lombardia il romando al Feldzengmeister Browne, si ridusse a Vienna.
(i) Ho ottenut-0 cou qualche fati1·;1 di ricarnrr, rrcdo con approssimazione, le forze dei Genovc,i in , arie e11orhr : Foi·;;e nelt'in1;crno 1746-1·7.
~lilizic regolari: Ltalian i, Spngnuoli, Svizzeri !50 compagnir ritladini armali . Paesani in Polc.i, era Paesani in Jlisagno . Compaguio l'ronrho
2,500 nomini. 12,000 i,500 1,500 500 18,000
,i/1'11 ap,·i/,.
llilizic reio l;i ri: Svizzori, Ila lia11i, Frnn1•csi, Sp;cgn uuli CiLtadini ann nt.i . . . . . . Paesani al campo della Sco lT1•m . Paesani nelle dur valli Compagnio franche . . .
i ,000 nomini. l.0,000 5,000 3.000
500 25,500
Fin e .Qi11{J110 . Uilizic regolari
. . Citk'ldini armati . . Pnes,111i . . . . . Com v.ignic l'rnnl'l1r .
11,000 IIOtnin i. W,000
Considerazioni e conclusione.
Ho descritto l'assedio del •l 747 con quella maggio1· concisione che per me si poteva, attenendomi alle linee principali e salienti. Per chi desiderasse maggiori particolari, questi non mancano ed io ho creduto far cosa utile, indicando in breve appendice, le fonti alle quali si può largamente attingere. ì\1i sia concesso ora di far colla stessa brevità alcune considerazioni sopra gli avvenimenti che ho narrati , dai quali scaturiscono non inutili ammaestramenti: ,1. La cacciata dell'esercito Imperiale da Genova, prova che non si deve fare a fidanza con un popolo malcontento. Meglio sarebbe 11011 ridurre questo popolo alla clisperazione; ma chi si è reso di ciò colpevole, senza prendere le misure opportune pel' rrenarne i moti, è doppiamente imperdonabile. La condotta del generalo Botta, lascia largo campo alla critica. Quando poteva chiedere quel che voleva, non seppe volere che l'oro ed alcune porle, mentre bisognava occupare le alture ed i forti. Quando scoppiò la rivolta, non ci credette, esitò, tentennò, ed invoco di soffocarla ('I), fu costrello a fu ggire sebbe11u alla Lesta di un esercito fino allora vittorioso. Del resto la storia porge molti altri esempi di folti consimili. Con irresistib ile furia, l'urono cacciati i Francesi dalla Sicilia, i Rus:;i da Varsa, ia, gli Austriaci da Milano, tla Brescia e da Venezia. La causa istessa produsse ovunque gl'istessi effelti; l'eccessiva fidu cia nelle forze armate, fece sempre dimenticare quanta [orza latente vi è in un popolo il quale lo tta per la libertà, se è deciso di vincere o morire.
9,000
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30,500
(I) È opiniono comune di tutti gli s torici che In sern del 6 o del 7 dicembre lo avrebbe potuto. AN~O XXVIII, VOI.. IV,
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LA RIVOLUZIONE E L' ASSEDIO
DI GENOVA
2. GI i effetti morali disaslrosi della cacciata.influirono sull'animo dello Schulernburg, il quale d'alLronde era un generale di qualche merito, e resero la sua condotta irresoluta. Credo anzi abbiano influito, ben :53 anni dopo nel 1800, sulla condotta dei marescialli Melas ed 0 1.t e siano stati uno dei più potenti alleati di Massena C,l ). 3. La critica anche la più moderata non può risparmiare alcune censure al generale Schulemburg, le quali si possono così concretare: a) Errore di base nell 'aver scelto, per aver espugnare Genova, il partito più limgo e di più diffì cile esecuzione, cioè l'assedio rego. lare con l'ai uto delle grosse artigl ierie; b) Il non aver colto il frutto delle due splendide giornate dell' I1 aprile e del 13 giugno nelle quali una maggior energia, una maggior risoluzione, sembra, gli avrebbero dato un completo ed insperato successo. 4. L'imparzialità vuole ch e non gli si neghi lode per le saggie disposizioni date in ambedue questi combattimenti, le quali, eseguile con insieme e precisione produssero le ben effetlual.e sorprese. I! saggio r ipar to delle sue forze in varie colonne e gli aLtac:chi eseguiti simullan·eamente sul fron te e sul fianco gli assicurarono sempre il successo . Nè minor lode gli va attribuita nella. giornata del '.,H maggio, quando gli riuscì di respingere complel.amenl.e il tentativo di sortita del duc:a di Bouflers e cli assicurarsi il possesso della valle della Polcevem che seppe, con salda mano, tenere fino all'ultimo istante. Vincitore sempre nel campo lattico, negli unici sc,mtri di qualche importanza, il maresciallo Schulemb urg non potè espugnar Geno,;a e se ne allontanò come vinto, perchè nei momenti in cui Q(~correva impegnarsi a fondo e raddoppiare i co lpi, si limitò ad .agire con un'estrema prudenza che divenne una colpa. 5" Se si esam ina la condotta clegl i assediati, conve1·ra distinguere i Genovesi dai Francesi . La conclotla dei primi rifulge cli bella gloria. Sostennero, con impa,,ido ardire, quasi soli, l'urto del potente nemico, crearono gli elementi di una energica difesa arman.do ciltR1
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dini e paesani, con 0Lllm1 provvedimenti si assicurarono viveri e munizioni, eressero, ovunque occorrevano, tl'incee e fortini e soprattutto seppero impiegare fin dal principio la difesa attiva che fu la fo ro salvezza. I paesani, di cui si parlò tante volte, non erano per se stessi gran cosa, anzi la loro condol.la, lasciò più volte a desiderare, eppure la Signoria seppe trarne oltimi vantaggi. A poco a poco li disciplinò, li riunì con trnppe regolari, e mise alla loro testa patrizi pien i ·cli militar talento, di vrMre e di amor patrio. Anche per mare i Genovesi si comportarono valorosamente, saggia· menLe ed attivamente; le gal0o tte loro non si peritarono di misurarsi con successo , quando fo possib il e, con le navi inglesi, sebbene non potessero impedire lo sbarco delle pesanti artigl ierie presso il Castello di Sturla. I condottieri francesi e spagnuoli non vanno esen ti da censure: Il marchese cli Mauriac non conosce l' importanza del monte dei Due -Fratelli, ed al primo cozzo del nemico l'abbandona, anzi manda l'ordine cli lasciare anche il Castello e lo Sprone cli Bolzanetto : cosicché senza il valor dei paesani che l'occuparono e l'indignazione dei Genovesi, il 12 aprile, cio~ ben 0 settimane prima, sarebbe stato effet~uato il completo investimento eh Ponente. Il marchese di Bouflers, giunge il 1° maggio. dispone di ben 20000 uomini , di cui 7000 rego lari, e non tenta nemmeno di cacciare, co l dovuto vigore, i Croati di Franch ini dalla Coronai.a. Progetta di muoYet·si il 7 e non lo fa nè quel di nè i successivi e si decide a esegu ire la sua sortita il ~H, cioè qnando lo Schulemburg era divenuto fortissimo per l:t salda occupazione della costa di Rivarolo e per il sopraggiunto soccorso di '1'.z forti e ben comand,1ti i)attaglion i piemontesi. Buona luce sui talenti del duca di Bouflers non getta nemmeno il permesso da lui concesso il giorno 13 giugno al marchese di Leyde cli riti rarsi dalla Madonna, clel Monte, quantunque ancora non as<;ali to . È superfluo il dire che il duca, i suoi ufficial i, ed in generale i l?rancesi, si batterono con l' usato Yalore. A·cr]i non si I)Uò (are molti el ogi. Due volte abbandonao Spacrnuoli n rono .Madonna del Monte loro affìdat~i e la rolla del 13 giugno è dovuta in parte alla. loro negligenza. Al prode spagnuolo marchese 1
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(1) Nel mio studio sulla fazione di Monto Cteto, uscito nella dispensa di giugno !883, ho anello svill!ppato questo argomento.
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i61 iielli ( 1) - Francesco Maria Do ria (2) - Pier Maria Canevari Agostino Pinelli - GaUeo tto Pallavicino . - Il capitan Barbarossa (3) meriterebbero da Genova una tomba od una memoria più onorala ed in Italia maggior fa.ma. Io li ho nominati ancora una volta a titolo cli onore : possano e vogliano gli Ital iani di ogni regione della penisola, cui certo non fa difelto l'avito valore, emularne le- eroiche a quando la Patria ed il Re ne abb iano d'uopo . •vaesL DI GENOVA
Taubin non si può a meno di rimproverare la poca sorveglianza. adoperata nella valle del Bisagno la cui difesa gli era star.a affidata. Egli pagò con la vila il suo errore e ci ha lasciato una volta di pili l'insegnamento che le sorprese ed i disastri colpiscono inesorabilmente chi, in marcia e da ferm i, non si guarda. 6° Conchiuderò con due ullime considerazioni: a) Cangiate le condizioni dei tempi, 'degli eserciti e degli armamenli, anche il problema della difesa di Genova è diverso ; non per· tanto i grandi principi della guerra sono immut.abili ed uno cli essi quello della difesa energica ed altiva potrà sempre rendere i più grandi servigi. La formaz ione del campo dell a Scoffera, del corpo di paesani del patrizio Pinceti nel Levante tra Spezia e Sarzana, delle compagnie franche in Ponente e sui monli, la tenacità con cui furono difesi, fino al limite del possibi le, Voltri, Sestri, il Castello di Masone, Madonna della Guardia, il Contrafforte dei Due Fratelli e S. Gottardo di Bisagno furono tra le più effiCéLCi cause deUa vittoria . La necessità della difesa lontana ed attiva si tradusse poco dopo n0lla costruzione dei forti del Diamante, di Quezzi, di Monte Raui e di S. Tecla; e non v'ha. dubbio che oggi se ,,orremo difendere Genova dovremo spingere la no.stra li nea di difesa a Monte l?asce,. S. Oberto, Monte Capenardo ed alla li nea della Varenna lenendo,. sempre, in dovuto conto le altuali for ti fica~ion i dell a città, le qua li· possono rendere ancora valicli~sirni servigi,purèhè nella piazza comandi un uomo dal la mente intell igente, dall'animo intrepido e risoluto et non, cecfol'la mai, come i Genovesi nel 174-7. b) Stud iando gli avvenimenti di quegli anni non si può a men o di non restar colpii.i dai Lanti nomi di generali e colonnelli ita1 iani , stimali e valenti · al servizio delle po tenze straniere più bellicose. Basterà citare il noua, il Corani, il Colloredo, il Pallavicini, il Piccolomini, il Franch ini , il Marini , il Clerici. Sebbene, per l'infelicità dei tempi, costoeo servissero lo straniero, e piultosto che gioval'ealla par.ria, la dilaniassero, essi provano che le virtù mili_tari non furono mai spente negli Ital iani . Una prova àncor splendida e maggiore ne danno i nomi dei patrizi _e popolani genovesi che prodigarono il loro generoso sangue: TI Carbone - Agostino Adorno - Michele Pinceti - Paris Pi-
FILIPPO Z EVl
Capitano nel 47° fantm·ia. (i} Frat.cllo di Agostino, cavaliere dell 'Ordine di ~falla, attaccò Monte Fasce il giomo 25 giugno alla testa di una compagnia <li paesani per clisturbaro, e se .gli riusciva, impe?ire ·il rimbarco delle artiglierie ordinato dallo Schulemberg. Combattt da leone, att.orniato da forze decuple, cadde cd il suo cadavere cui era stata taglia ta ht testa, venno riscattat.o con l'oro dal fratello e seppellito con grandi onori. Gentili costumi di guerra come ai tempi ,cantat.i da Omero! (2) Fatto pri" ionicro nel cas tello di Masonc, elle aveva sostenuto fino al l'ultimo, morì di sten ti e di mis:ria essendo s tato costrelt.o, sebbene ammalato, a far la marcia In camicia .o scal7.0 si no a Voltri. Tristi tempi l · (3) QuesLo ardito soldato italiano moritcrobbc una biograna e forse la farò. Con la sua -compagnia franca tenne sempre instancabilmente la campagna, compariva come un fui· min e all o spalle, ai fianchi degli Amtriaci e sui loro distaccamenti, e senza contarne la rorza, menava subito le mani. Sempre intento a profittare di ogni congiuntura s tava il giorno G di luglio osscr-vanclo i movimenli degli Austro-Sardi a Conigliano con animo di inseguirli nella ritirata che, stavano per intraprendere, quando un colpo di fucile lo uccise. Di lui dice il n oria che " fu compianto universalmente da ogni ordine cli ci Ltaclini che sempro in lui aYevano ammirato ugualmente le opere delht br,wura ed i sentimenti generosi dcll'a·nimo. , Nella rel,1zio11e francese dell'assed io starnpak1. nell'anno 17,1.7 sta scritte: " Cet homme qui ne devait rien do sa gioire il. celle de ses anciìtres, fut le premier et. peut-el.re l'u nique héros de sa fam ille. Né d:1ns un rang obscur, il se clisUngua par son courage ... il inspiroit par son exemple la valeur et la ficléli té à ses co~citoyens. ~a mort le déroha :mx honneurs qui auraient été la ' récompcnse de ses ser v1ces. • Iroma. <1lol fato, mori proprio l'ultimo giorno dell'assedio !.
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lu\ lllYOLCiZIOXE E t.'ASSEDIO
DI GE!'iO \'.\
nebbr\ porò tener con to che il libro l'u scritto da un palrizio e per com1uissionc <lell,t
APPENDICE
Ecco, se non tutti, ,1lmcno la maggior rart-0 elci testi i quali possono c,,(•rc consultali con moILo 111·ofi tLo da chi volesse con maggior compclcnz,1 e minor concisione descrivere q11c;li fatli elci ·171,G-t,7. li prete Francesco Maria Acc1xE1.t1 pubblico, con la data del 1750 e l'indicazione di Lipsia, due volumelli sott-o il titolo l'uno di Compe,u.Uo dtll<i sto,·ia di Genova dalla .111<, (011dci;:;io11e fì110 all'w1110 .lfDCCL e l':.llro cli 1,011/iniu,-::ione del compendio clellu sto,·ic, cli Genovc,. Questo com1icndio è molto co11osciu to o ricercato, pcrchù oITrc, in succi nto, un ' idea abbastanza es.i ua e completa degli a.vvcn imonli della storia di Genova cd e ricco di notizie cd :meddoti. È scritt o mollo semplicemente e senza ricercatez1..:i di stile, seb· bene questo tal\·olta diYenga clern to quando r ,rnimo dell'autore è mosso dall'amor di patria. Le nolizir ()or lo più ri si succedono c,onruso cd a modo di diario. Il prete .\.e· cinclli non si mos trn ,unico <lol governo arisl/1\'ralico e tanto mono di S. ~I. Imperiale la sovra na rii U11~l1eri a e rii 13ocmia o di S. ~I. il re éli Piemonte. Por L'uno o pc1· l'altro motivo, 111a ]liù sembra JJCr pratiche di tilom,11 ichr del mard 1cse cli Sal'liran,1, amlia· sciatore del ro Sardo, egli cblJc a 1>atiro non poche molesti,•, 1IOl'l'ILC ruggirsl'no qualchP tempo in Srizzora e lo co11io dt•I suo la,oro h• quali poterono <'-"SCrc trovate. furono ,ibbrnciatc in piazza Banchi, il giorno -IO gN1 naio 1752, r,cr m:1110 del carnoficc.' 1 motivi itcll,1. conrlmrna sì lrovano fra i docmnonli <'O nscrvati noll'A11:hil'iOdi Stato r sono du e: 1° Pe1·ché Jl<tl'/ft con lermi11i ùttleco,·nsi ,il. of'{ensivi ilei 1wincipi st,,a.nleri e spccial111 e11 te clell' l mJ)eralrice llr9i11a e del Ile cli Sardegna. 2" Perrllè ,1clfo l'ela;;io11r <lei falli del 1; IG cl 1, 4ì 1/i,11o~tm i;iJlli a·(l11imo nei ,1ol!W e perf/1è esril/o i popolcll'i e rnpporfa <li questi falli 11011 i:e1·i nè de9,1i di esser tlrtli alle St(WIJ)(' . Qucslo sovoro µiuclizio il •1ualo climos l.1·a q11:int.a differenza vi sia tr,1 l'od i111·na e !'a11-
lica liber tà ùi Slarnva, non im1,eclbce al li bro <lcll'Accinclli (letto, nelk1 pnr to iiolitica, con 11ualc: ho c:rntela) di essere 1111,\ buoni~~ima e copiosa fo11lo di attendìbili notizie, ,pccic militari, di quogh an·1•nimcnti cui l'autore prose , i\·a parte anello combattendo con valore alla lesta di un drappello di preti. AlLro 11roge,·olissimo lavol'fl o elci quale si 11·ov:ino poche copie, corro col Lilolo: Delhi stor ici di (;ennvci negli ann·i 17 15.,16-47, liùri ,9 (l la data rlr l "71,8 il r111al11 <!bbo pr,i 1m,1 ristampa coi, l'indicazic,110 cli Leiéla e l'n)!'f(iunta cli chw a11 ni. i'ion 110rta 11omc ri i autore e per 11111:rn tempo l'.\rdnelli, e sulla ili lui scorta molti altri, credettero foss.· 011era del signor Francesco )!aria IJoria. Om pno le dolio e pazienti ricerche elci mar· chcsc di Stagliouo (I) banno messo in piena luce esser l'autorr cli c1ucllc storie non Francesco Maria Doria, ma bensì Giovan Fra111:usco Daria, il <11w le ebbe comrn is,ionc 1lalla Signo ri.i di doscl'ivcro r1uogli avvcnirnc11li co n amp i,,. faro Ilà di servirsi dei ctocnmcnli più risc1·vali doll'Arcl,ivio di Stalo. Qurslo libro si Icg-gc coo piaceri', i: scritto ~on semplicità () buona lingua. 1.·a11toro si mostra imparziale nei giudizi I' mollo beni' inrormato. Chi si occupas_;;c in particolar modo della parlc pontica di quei falli, cJ,,.
Signoria, pu6 quindi dirsi ue agitassrro l'animo mo li uITallo opposti a quelli dCJll'AccineJli. Le notizie milil.ari sono date 111olto copiose e conco rdano, anzi sembra ehll i11 qualche punto l'Accinolli abhi:t largamente attinto dal .Ooria. Storico italiano è f)ure l'aba te Gim;op1>e )faria MECATTI , accademico fiorentino, che stampò in Napo li noi .J749 1m libro col titolo Gtten·{t di Genova, os.~ici Dia l'io del/<t g11erra d'Jla/.ia tra (iallt-Sp anH , ig·uri, e<l i Sa.1·,li-Anst.riaci, nel quale intrnJH'C$(l a• rammo• mornro l'ìrmlitc glorir. ,Lei po1iolo genove,e all oraquamlo innalzandosi soprn ogn i :iltrn • nazione italiana, sr·o,se c1url giogo indegno di serl'itù dic si voll!\'a imporre al di lui eolio, ,, riassun;;e la 11rimiera sua lih,'rtà dando a di\l'dcre che non l'ra ,pc1,lo af• falto l'a11lico ralore (il'gli lt,diani • . Il buon aliate raceonta con schietta sempl kita, -e par eruu nto gli ru 11r,,sili ilc, con online cronologico o per via di dialio. Commonclol'oln amor cl i 1>alri;t lo sf)il1s<', com'ogli ,lko, :i "scrivorn sNupJice e nal.lL· • raie avendo giudiealo che le eo~e rn!!guardevoli è glo ri osù degli ltaliani tlcbbano ola • ogni Italiano sapersi ,. lcnersi da lui in ,ista ed in reputazione •. Questo libro è prezioso per i confronti e por la quantita di parlicolari tratti da racconti di testimoni \ i· venti dei ratti e oh quanto allora si scrisso sui giorn,oli di quei tempi. L'abulo Ludu, ico Antonio ,\Irn,1.Toru nel ,·olnmc XVrH tlc:i suoi annali (l) ci racco nto, con la sua consueta scllidtezz,L e scmplicitiL, gli u.VI c11 i11wnti della. cncciata e <loll'assedio. For,<' non dice quanlo vorrebbe perché avc, a. da fare con la censura austri a('a della dcmPntbima i1111><>ratrkc e regin:1: censura la qualo non fu mai lroppo teucra della li bcrta di stampa. l'<'rò con l)el m1Jdo e non senla un celalo e leggero sarcasmo l' italiano animo suo ci mette in grado di capire la verità. La maggior parte di quanto espono è conformat.i. tlagli altri sto rici, ha asp0lto di l'Oro e gli si può tan to più preslnr rcéle iu q11:rnto che egli asserisce di esser sl,tlo inforn1,1to da pcrsouo assennate e ben istruito. Ora il sullodato n1archese SWgli cno mi fa gcu lihnente nolo esserri m•ll'.\rd1i, io )1uraloriano in .\loclena 27 lettere dirette da LUCl'a e da Pisa allo storico illu~tre negli anni li49 e 1150 tl.lllo stesso Gioran Francesco Doria, il ()Ualc, pro1,abilmcnto scrisse ili esso con maggior lil,01·tò tii quello che uou abhia po tuto raro nello sue slo1·ic con11nessegli tlalla Signoria o \Jor le •1uali 11011 potè sfng~irci qualche dispiacere ad onla tiella sua moderazione. Fra gli autori modèrnl non ,·uolsi pas:<arc sc,tt-0 sil<•nzio il ~omm. Emanuele CHESI A, il quale fece statnparo <·on l'inclicazione Gc>no,·a. -185:i le suo Storie Genove$i del secolo xv111. li <lo tto biblioLccario e proresso1·0 dell'unii crsit,i. di Genova narra con buona lingua ma fo 1·,c non sempre ~omplicù o m1turalo. Animalo da l dcsidorìo di mettere in bella mo~tra la conclotta dei popolani, egli ci presenta so tto una luc" pit1ttosto sfavorevole le azioni del go1 el'IIO aristocrntico o deprime sovercliiamento i no bili. Per il clu· ,a Jett.o ,·on qualche r:mtcla, senlcndo\'i~i la passione di parte più che non convenga a calmo ,•<1 imparziale ,;1-riltore. )fa siecomo 110n rnolsi tener conto soltanlo degli s<·rittori nostri, co~i, a, uta la fortuna Li i tron1 rli, lessi o traclus;;i con mo lta attcnzioue storici tcclcscl1i eho si occupa1·000 degli :ivvcnimc11Li memorabili d,•I .f7!iG o 17i7. Da due tli essi, [)cr quanto a mo consta, ancora sconosdu ti in Ltali.1, ho rica l'ato ragguardevoli notizie circa l'esercì to intperiale e gli ordini ri1>nrtiti ai g~ncrali suoi dalla Corte di Vienna. li primo di q\,c,sti libri mi ru gentilmente r,worilo tlal ronun. Ceh:~ia cd è rarissimo. Porta l'indicaziorw Leipzig und llannovcr, anno liO , ecl il titolo: Grii11c!lir llc Polifisclle .Vetclwichl vo,i <ler Republìk Gcmw,, cte1t 1/real,tn ihres itzi(Jen Schic/csallf.s und iimstci'ndliche Besclweibung cl.es letzlem ·noch claùcrenden Aùfslandes in <lenelllen Aus bewci'rsten Gescllict.t,chreibern u11d 6f(en tltchen Urlmnlle,i zuzainmen gelrngen (i). Se au tore il pro I'<'~-
e
(t) h:tli~.iono cli Milano t820.
(1) Questo patrizio si occupa con grando :imore e cura indèfcs,;.i di quant o può rii:uardare la storia dell'illustro citta in cui ehhc i natali.
(2) Fondu te 11otizie po litiche sulla !'<Jptibblica di Genovll, sui suoi [)rcscnti destini e descrizione della rivoluzio11e che ancora dura nella stessa, trait" da atlendibili scri ttori • dalle On ()lli pubblicate notizit·.
LA R!VOl,UZIONE E L'ASSEDIO DI GENOVA \
sòr e d i storia pubblico e s traordinario di Helmstedt Frantz Dominicus HADBBLIN, il quale con sufficiente imparzialità ci <là n1olte notizie su quei fatti, sempre, ben s'intende, dal punto di vista austriaco. Il secondo, il quale piuttosto che un libro è uno studio, si t rova nel volume IV dell'anno l.8~2 della raccolta dell' Oestel'·reichische mi/.iléirische Zeitschrifl col titolo: Det·
STUDI FERROVIARIO-MILITARI
Fetdzuge 1.747 vn ltalien: aus dem, liUera,rische Nachlasse der k. k. Felà ,lfai·schall Lieut.enants Grafen Leonhard von RoTeKmscu, corredato da un bel piano dell'assedio di
Genova e da quello della battaglia al colle deli' Assictta. Questo studio é steso con molta chiarezza e ne riesce facile la lettura. L'autoro, grazie al Stlo grado elevato, ha pot uto el'identemente scrutare nei documenti ufficiali e ci narra, con molti particolari le operazioni degli Austriaci, di cui naturalmente tende a magnificare le imprese e qu;1tche volta a nascondere gli errori. È preziosa soprat,. tutto per gli specchi degli cffett.ivi delle forze imperiali che danno il mezzo di ridurre al vero qualche esagel'aziona degli storici italiani. Nel quarto volume della Oestreichische si trova la storia dell'anno i745 corredata dallo schizzo della battaglia di Bassignana e no! volume quarto dell'anno i840 la storia della campagna del !746 corr&data. del piano delJa ))attaglia di Piacenza. Ambed ue questi studi sono firmati con la sola. sigla H; ma gli ste;;si pregi che vi si riscontrano, l'istesso s tile e l'egual concetto di rettivo nell'esposizione mi fanno credere ch'essi appartengano allo stesso generale e siano stat,e stampate da lui viven te. l\li pare varrebbe fa pena di fare UM t raduzione di questi tre pregevoli lavori , i quali gettano molto lume sugli avvenimenti di quelle t re campagne, le quali non possono essere trascurate da chi si occupa negli studi di difesa. della penisola nos tra. Ed infine molti documenti inediti ho consultato oel l'archivio:·di Stato della repubblica, e molti altri ne ebbi, con gran risparmio di tempo, da.I marchese Staglieno, cui rendo infinite grazie.
IV. Via, stazioni e materiale fisso. (Continuazione e fine) (t).
Stazioni.
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..
Le stazioni sono luoghi a.dattati apposi tamente per la partenza. -e l'arrivo dei viaggiatori, per l'a consegna ed il ritiro delle merci, per la fo rmazione dei treni, per le manovre di smistamento delle merci in transito, il rifornimento ed il cambio delle locomotive, ecc. Da ciò consegue che in e-~se vi sono impianti e disposi-zioni necessari per le relazioni col pubblico, l'entità dei quali dipende dall'i,mpm·tanza locale della stazione; ed alLri motivati dalle necessità del servizio dei treni . Da tulle e due queste cause <li pende il nmnero, lo sviluppo e la reciproca disposizione dei binari. Una stazione di grande importanza locale richiede sempre con·siderevoli impianti di servizio: per con tro vi sono stazioni di serDizio quasi completamente prive di importanza locale, come molte stazioni d'incrocio sulle linee a semplice binario, ed anche alcune speciali stazioni di smistamento delle merci e di riordinamento dei. treni. Gli impianti speciali di servizio risguardano principalmente la provvista dell'acqua di alimentazione delle locomotive, i segnali ordinari e gli speciali apparecchi di. sicurezza per la manovra degli scambi quando assai intenso sia il movimento della stazione, il r icovero eventuale o normale delle locomotive in rimesse apposite, il loro rifornimento in combustibile, ecc . Ili alcune stazioni (i} Vedi Rivistn tllilitare, fascicolo di settembre !SS3.
STUDI 266 ove si effettuano trasbordi di merci o scarico per visi ta di dogana,. fanno parte degli impianti di servizio anche dei piani caricatori • fiancheggiati da binari da ambo i lati. L'importanza locale di una stazione si manifesta dalla grandezza del fabbricato vìaggiatori, dalla vastità dei cortili interni, dallo sviluppo dei binari di caricamento e di deposito, dei piani caricatori e. dei capannoni merci, dalla comodità delle c0numicazioni coll'esterno, insomma cl::t lutto ciò che determina la quantità di movimento viaggiatori e merci, che può avere origine o termine in essa. Tale importanza è, mi litarmente parlando, elemento essenziale di considerazione, pe1'chè soltanto in stazioni di ragguardevole importanza locale può avere origine o termine, senza speciali apprestamenti d'occasione, un rilerante trasporto di trnppe a cavallo e di materiale da guerra. Commercialmente si misura l'importanza locale di una stazione dalla somma dei suoi introiti annui per viaggiatori e merci: questa misura, rispetto alla effettiva quantità di movimento che la stazione sopporta, è sempre approssimativa.
I binciri d'una stazione sono la parte più essenz iale cli essa. Dal loro numero e dalla loro estensione dipende la capacità di 1·icov(WO della stazione in materiale mob :le: dalla loro disposizione e dai loro collegamenti dipnnde la maggior e o minore faci lità delle manovre per la formazione o scomposizione clei treni, e per il loro avvicinamento ai mezzi ed ai luoghi di caricamento e di scaricamento; e conseguen temente dal numero, dalle dimensioni e dalla disposizione dei binari dipende in gran parte la capacità di carico e di sca1·,ico della stazione, ossia l'entità dei trasporti che in essa possono trovare origine o termine . I binari di una stazi one si distingnono in a) bùiciri principali, che sono quelli sui quali passano i treni che attraversano la stazione, e partono o si arrestano C[Llelli che ivi hanno origine o termine; b) bina1·i secondari od accessori, che comprendono tutti gli altri. Fra i secondari si dicono: binari (h caricmnenio quelli adiacenti ai piani carica tori od ai cortili ove possono accedere i ca.rri ordinari; binari di ricovero o di deposùo (voies de gdrage)
FEI\ROVf AnIO -'.\llLITAIII
quelli sui quali si colloca il materi ale in attesa di cari co, di sca rico o di partenza e quello che r imane giacente in stazione; e bin 1,ri, di nia.novra rpielli clic si lasciano ordinariamente sgombri, perchè servono agl i andir ivieni delle locomoLi ve manovranti il materiale da trasporto fra i diversi grnppi di binari, o fra i binari di uno stesso gruppo I binari tronch i, cl1e non hanno proseguimento, diconsi binari morti . Vi sono inoltre presso i depositi locomotive dei binari per le manovre del le macchine, il loro ripulimento , il r ifornimento in carbone, in acqua, ec·c., elle son detti binari cleUa tmzione; ed altri in alcune stazioni sono adibiti al servizio delle offficine e si chiamano perciò binm·i clelle of(ioine. l binari possono essere collegati fra lorn col mezzo di scct1nbi, i quali permeLlono il passaggio da 11110 all'altro di interi l1'eni; oppure col mezzo di trcwe1·scite a piattcifrmne gi.l'evoli o di trave1·sate a carzello scor,revole, le quali · non possono servire che allo spos tamento di veicoli isolali. Congegni f'ciùb,·icat,i, ed cipparecchi di stazione. Prima di parlare del la disposizione complessiva delle stazioni, conviene accennare sr;paratamente ai congegni, fabbricat i ed appa-· recchi che servono al co llegamento dei binari, al disi mpegno del .servizio viaggiatori e del servizio delle merci, all'alimentazione delle locomotive, al loro ricovero, ecc. Le moda li tà di soprasLruLtL1ra nelle stazioni sono analoghe a quell e ddla via: i binari principali sono armati collo stesso materi ale e co lle stesse norme del binario della via: sui binari se condari si adopera invece materiale di scarto, tanto per le traverse che per le ro taie. L'in terbinario nelle stnzioni si ti ene più grande dei 2"','' ~ prescritti per la via, e ciò perchè oltre a dar I ibertit di passaggio su ogni binario ai veicoli rasentanti la mass ima sporgenza di carico, esso deve anche permet.tere la circolazione del personale di servizio fra i treni in moto, senza troppo pericolo di offesa. La distanza fra le rotaie in termedie di due binari di stazione non
FERROHARIO-MILITARl
268
ST UD I
scambio triplo. È evidente che in questo caso le intersezioni di rotaie risultano in numero di tre: una in C, una simmetrica a questa sull'altra rotaia, ed una verso la meli\ del tratto A C sull'asse del binario A A,; gli r,ngoli ch'esse determinano in C e nel punto ad esso simmetrico sono eguali, quello sull'asse del binari o è più grande . Nel punto A occorrono due deviatoi , uno interni> all'altro. Gli scambi tripli si usano con grande parsimonia e sol tanto in via aITaLLo eccezionale.
dovrebbe essere mai in inore di m. 2 .50: d'ordinario si Lione quanlo più grande è possibile. Scanibi,- Quando da un binario AA' ((ì_g, 3,i.•) un treno deve passare su altro binario B'B. o viceversa, è necessario che fra ipunti A o B sia coslrui Lo un binario di collegamento ACC'B, che prende nome di binario di scambio od anche' di baratto; ed occorre che nei punti A e B siano collocati appositi congegn i, col mezzo dei q uali si possa far deviare il treno da un binario verso l'a ltro.
L'insieme d'una deviazione costituisce una delie parti più delicate dell'armamenlo ferroviario ed è sempre oggetto di speciali e minute p,rescrizion i delle direzioni tecniche. Le prescrizioni delle lre principali reti italiane differiscono fra loro; sia per questo molirn, sia pel poco interesse che potrebbe presentare qui una dellagliata descrizione di LuUo l'armamento d'una deviazione, ci restri ngeremo qui alle principali ind icnzioni. I sostegni lungo Lulla la de"riazione sono costituiti da traverse e da traversoni sollostanti a Lutti due i binari, o ad almeno tre delle quattro rotaie: la loro I unghezza cresce coli' approssimarsi al cuore, raggiunge solto questo m. 4,00 e li sorpassa dopo. Le traverse sotto la punta degli aghi, quelle sollo al loro calcio o tallone (ove essi sono articoiati alle rotaie), ed i traversoni sotto al cuore, sono co\le.1ati (meno che sulle F. M.) con W1vi longitudinali, in modo da f~rmaro dei zaLLeroni elle diano la rna!ìsima stab ilità a lutti i congegni. . · Il deviatoiL) è composto di con traghi G B (fìg. 3:S) lunghi 6m {sulle F. M. so no lunghi 7"') e di aghi A Il, lnnghi 5m,20 sulle F. A. I. ,
Fig. ~U.
Questi congegni si chiamano deviat 1,i, e sono composti di due aghi mobili funzionanti ora l'uno ora l'altro da rolaia, a seconda della direzione che deve prendere il treno; gli aghi sono manovrati col mezzo di una leva a contrappeso (delta eccent1·ica sulle F. A. I.): le rotaie adiacenti agli aghi diconsi contraghi, o port'aghi. Le parli AC e C'B dello scambio costituiscono le detJia.rioni e sono in curva sulla ma1rnior loro luni.rhezza: la parte CC, forma la cono" giunzione delle due deviazioni ell è interamente reLtilinea, se i due bi nari da collegare sono para!teli. I punti Ce c1 di intersezione delle rotaio costiLu iscono ciascuno il cuore della rispetLiva deviazione (detto crocianiento sulle F. A. I. dal francese c-ro'Ìsenient). Se il tratto di binario B' B non esiste, cioè se la deviazione A t.: serve soltanto alla partizione in due di un unico binario, la forma del trallo A CC t, B può rimanere la stessa: vengono solo soppressi il cuore in C, e il deviatoio in B. La deviazione dicesi a destra od a sinistra, secondo il senso della eurvatura per chi sia alla punta degli aghi: il cuore. ha la stessa . forma nei due casi, il devinlo io è diverso. In uno stesso punto A, possono farsi cominciare due deviazioni dirigendole una a destra l'altra a si nistra: si ha in Lai modo uno V
2.6~
•
Fi;::. 35.
l
tim, 27 sull e F. R., e om soltanto sulle F. M. Gli aghi sono tenuti a distanza costante da due o da tre tiran ti robusti, articolali con essi a
STUDI 270 . -cerniera per non impedire gli spostamen ti laterali . Tutto il con.gegno si prepat'a e si mel.le assieme in officina e nella posa non vi è che da lìssarlo ai sostegni ecl inchiavardarne i tiranti. Gli aghi sono fa tti o con un for ra di sezione speciale (F. A. L) o con una rotaia (F. R. . e F. M.) lavora.la in modo che, ma1Henendo la, sezione regolare della lesla presso il calcio dell'ago, si assottigli nella punta tanto da. potersi nascondere sotto la testa del contrago . Le giunzion i del calcio dell 'ago e del conlrago alle rotaie che seguono, si fanno lulle e due nello stesso pu nto B, sopra una traversa : una stessa chiavarda speciale attraversa le estremità cli Laii ·rotaie, le quaLLro loro compresse ed un cuscinetto in ghisa che s' in·terpone per lì:;sare stab ilmente la distanza fra loro. Da l giunto .verso le punte le compressature abbraccianti l'ago ed il contrago sono indipendenti, e bast,i un po' di allen tamento nella compressatura dell'ago per permettere lo spostamento laterale di questo , spostamento che avviene mediante scivolamento su appositi cuscinetli sovrapposti alle tra.\'erse. La distanza fra le teste dell'a go e del çonlrago in B è elemento importante della deviaz ione, poichè, unitamente alla lu nghezza degl i aghi, ha influenza sul raggio di curvaLura della deviazione stessa. ·Tale distanza è di cen t. 5 sulle fenovie romane '? meridionali, e di cent. 6 sulle F. A. I.; dal che consegne, tenendo conto della · larghezza dellft test.a della rotaia, che la. distanza fra i lembi interni delle due rotaie in B è di cent. H sulle F. R. , cent. ·I 1,2 sulle F. M. e di cent. ,12 sulle F. A. [. li con trago deviato viene piegato verso l'esterno , in modo da de.!erminare tale allontanamen to 'delle te:;Le in B. Il tiran te di collegamento degl i agl1i più vicino all a loro punta prende il nome cli ti.:rante cli manovra, perchè esso è comandalo . dalla leva a contrappeso L. (fig. 3,J) . Quesia levct {eccentrica) è costituilit da Lll1'asta collegata nel l'eslremifa infer iore al tirnnle di manovra e rissata alquanto più in allo ad un perno lisso . Spostando il contrappeso, che pnò gi rare attorno all'asta, si fa inclinare quest'u ltima verso il binario od (11l'infuori di esso, ed in tal modo si ,)ccosta uno degli aghi o al con trago del binario principale od al con trago del binario devialo, secondo la direzione che deve darsi al treno. ll 1
FEllROVIARIO-M!LITAfil
oontrappeso mantiene fissa la leva nella posizione che deve avere; per maggiore precauzione però, quando non possa essere sorvegliata da vicino, si può fissare la leva in una delle due posizioni con una chiavetta a lucchetLo. - Vi sono anche leve a contrappeso fisso , le quali mantengono sempre aperto uno stesso binario ed esigono di essere tenute a forza sollevate quando si vuole aprire l'altro: ma queste leve sono ora generalmente abbandonate, perchè immobi lizzano il manovratore, al quale pertanto mal si possono confidare diversi scambi ad un tempo. I deviatoi possono essere manovrati a distanza per mezzo di trasmissioni con tiranti in feno : e questo sistema è anzi esclusivamente seguìto nel le stazioni in cui sono a.ppl ieati apparecchi di sicurezza per la manovra degl i scambi e dei segnali (apparecchi Saxby e Farmer). Dopo il deviatoio la parte più importante d'uno scamb io è il cuore, punto di intersezione e di interruzione delle rotaie. - Nel cuore la larghezza del binal'io si tiene di soli m. 11,435, riducendo così di 1 O mm. il giuoco del binario, affinchè i veicoli siano megl io guidati e sia tolto il pericolo di fuorviamento per l'urto dell'orlo dei cerchioni contro la punta P ,che si presenta dop0 l'interruzione di rotaia (fi g. 35). Collo stessn scopo , cioè per impedire i soverchi spostamènli laterali dei veicoli. ed impedi re che l'odo delle ruote possa prendere dalla parte esterna la punta P, contro il cuol'e le rotaie ·esterne vengono munite di controrotaie. Le altre controrotaie adiacenti alla punta del ·cuore (formanti un sol tutto colla punta nei cuori di acciaio fuso) adempiono alla funzione importantissima di sostenere nell'interruzione della rdtaia le ruote nella parte più esterna dei cerchioni, in moclo che esse possano passare senza urti ,all'appoggio sulla punta del cuore. Questa non co tncide coll 'incontro matematico delle linee corrispondenti ai . lembi interni delle rotaie ( pimtci rnatematica), ma comincia HH 8 cent. dopo, quando può già.avere uno spessore di 115- 116 mm . Il wore può farsi con rotaie, ripi egando presso il punto di intel'sezione a guisa di controrotaia le estremità di due cl i esse (le quali prendono nome di ro taie a ::ampa di lepre) e formando con la rotaia del binario principale la pun la P coiHro la quale si inchioda
FERROVIARIO - ll!l[,ITARI
S'l'UDI
la rotaia del binario deviato opportunamente tagliata. Oggi giorno però il cuore C C1 viene fatto di un solo pezzo in acciaio fuso, foggia to in .modo, a causa della perfetla simmetria delle sue parti, da potersi capovolgere quando si è logorato s~periormente. Tutte e tre le reti italiane usano ora cuori capovolgibili in acciaio fuso. Elemento caratteristico del cuore è l'angolo soLto il quale si intersecano le due rotaie, che si tengono in quel punto r ettilinee; quanto più piccolo è quest'angolo, tanto più grande risulta il raggio di curvatura della. deviazione, e conseguentemente tanto più grande diventa la lunghezza della deviazione. L'ampiezza del cuore si misnra ordinariamente colla tangente dell'angolo sotto il quale le due rotaie si incontrano; così si hanno cuori a tangente O,H,, a tangen te 0,'10, a tangen te 0,09, .ecc. Per gli scambi semplici la commissione per l'unificazione dell'armamento della via {11877ì propose si adottasse il cuore a tangente 0,09; effettivamente però sono adottati come normali i cuori a tangente O, 1O sulle F. A. I. e sulle F. M. ed a tang 0,09 sulle F . R. I cuori con tangente superiore a 0,'10 servono per gli scambi tripli e per qualche deviazione a raggio molto r istretto ne i binari secondari delle stazioni. 1
Fissata la lunghezza degli aghi e la distanza fra i lembi interni delle rotaie adiacenti presso il calcio degli aghi, rimane determi-· nato l'angolo di deviazione col .binario principale; la curva .B C dev'essere tangente all'ago deviato e deve pure essere tangente ad un lato del cuore. Pertanto dato l'angolo cli questo, ed il punto in cui un suo lato deve raccordarsi col la curva della deviazione (d'ordinario a m. 2-2,25 prima della punta. matematica del cuore) risulta determinato il raggio di curvatura del tratto B C e la distanza del cuore dalla punta degli aghi . Con cuore a tangente di 0,'10 (F. A. I. e I•'. ~L) si hanno le seguenti dimensioni: Distanza fra I.a punta degli aghi e la punta matematica clel cuore F. A. 1. m. 25,56 - F. M. m. '.lllS,.q-5. Raggio della deviazione . » » 240,8 ! » » 239 ,27. Con cuore a tangente di 0,09 (F. R.) si hanno invece queste altre: 1
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Distanza fn:t la punta degl i aghi e la punta matem. 27 ,75 matica del cuore. m . .295,46 Raggio del la deviazione . La distanza G C1 (fig. 35 ) fra il giunto anteriore dei contraghi ed .il calcio del cuore capovolgibile risul ta cli: m. 27 ,711 sulle F. A. I. )> 30,00 » F. R. » .29,00 )> F. M. Quando ad una deviazione se ne fa se.gu ire un'altra, sia dallo stesso binario, sia dal binario devialo, la giunzione dei con tr,,ghi del nuovo deviatoio, non si fa immediµtam ente presso il calcio del cuore della prima deviazione, ma alq11anto più in là, per non accumulare troppi punti speciali e peri.colosi in nno stesso luogo. Tale giunzione potrebbe materiamente fars i appena le estremità delle rota ie di uno stesso binario si corrispondono normalmente ad esso, il che avviene, secondo i tipi delle tre reti itali ane, ad una distanza dal calcio del cuore di: 11,95 sul binario deviato nel le F. A. r. m. )> '.2, 30 » » rettilineo » )> Osui due binari nelle F. R. )> ·7 » J) )) )> F. ~I. ì\1a a maggior garanzia della sicurezza del transito si usa inter- porre fra la prima corrispondenza cli giunti e la giunzione dei contraghi di un nuovo deviatoio, sull e ferrovie A. I. almeno una rotaia · cli 6 metri, e sulle ferrovie Romane una rotaia cli 6 m. se la nuova deviazione è fotta da un binario secondario, ed una rotaia di 9 metri se è fatta. da un binario principale. La distanza clal cuore della prima corrispondenza di giunti nel tipo di deviazione dell e F . M. è tale da permettere di non interporre nulla. Consegue da ciò e dalle dimensioni precedentemente riportate, che la distanza fra i giunti anteriori dei contraghi cli dibe successive devùi:rion'Ì, 'lb_gnale alla clistanza fra le 1·ispettive pivnte degli aghi, è al minimo cl i metri : 36 nelle F. A. I. (m. 35,70 sul binario deviato) 86 )> F . R. sop ra binari secondari 39 )> » sopra binari principali ~J6 )> F. M. IR
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FERUO\'IARIO ·MILIT.\RI
Quanto è stato ora detlo si riferisce alla deviazione da un binario rettilineo: il problema però è geometricam ente precisato in ogni sua parte anche quando la de,iaziono deve farsi da un binario in curva di un dato raggio, sia dalla slessa parte della curvatura, che dalla pal'te contraria. Anche in questi casi si tengono l'ellilinei il deviatoi o od i tratti adiacenti al cuore, ed in base a tali elementi si determinauo il raggio della deriazione e la distanza del cuore dalle punte dogli agh i. Quest'ultima distanza è evidentemente più lunga di quella corrispondente al binario rettilineo, nel caso che la deviazione abb ia luogo nello stesso senso della curvalurn: risulta invece più corta se la deviazione si fa in senso contrario. Quando nelle stazioni devono succedersi molti collegamenti di binari paralleli fra loro por fo rmuo un fascio attorno ad un unico binario principale, il sistema più semplice di eseguirli è quello di innestare tuLLi i binari paralleli sopra un unico binario obbliquo, che faccia con essi lo stesso angolo del cuore che si adotta. Tale sistema però ha l' inconvon ien1e di accorciare di ll'oppo la lunghezza utile, dei binari; inconveniente cui non si sfugge altrimenti che ricorrendo al sistema di fare successive deviazioni da binari in curYa e in senso contrario alla lorn curvatura.
Negli angol i otLusi (fig. 36, a) le rotaie esterno al parallelogrammo sono un ito, anzi sono fo rmale con nn un ico pezzo di rotaia piegato, e quelle interne di ciascun binario vengono tagliate parallelamente alle rotaie dell'altro, ed a. 5 cenL. di distanza da esse. Un'altra pezzo di rota ia piegata fa da controrotaia a quelle interne troncato, ma, per la sua posizione, non può avere che ben poca aziono direttrice delle ruote . Le molle interruzioni di rotaia e lo numerose punto che le ruoto dei veico li incontrano in una traversata obliqua, potendo essere causa di fuorviamenti, esigono il rallentamento dei treni che le sot·passano. << Lo soluzioni di continuità e gli urli che cagionano, « dice il Coche, sono nei bi vi il minore degli inconvenienti. Quel « rombo comune a due binari lnngo Ja, vic1, l'esperienza lo ha anche « troppo dimostrato, è un punto essenzialmente pericoloso. Regole « assolute, stabil ito in seguito ad una serie di collisioni disastrose, « scongiurano il pericolo purchc i macchinisti le rispettino: ma esso « impongono c1i treni un arres to quasi completo, epperciòdelle per« dite di tempo tanto più sensib ili per i treni. celeri, in quanto che « le diramazioni vanno moltiplicandosi ogni giorno n. Nello trav(}rsatc rettangolari devesi distinguere il caso in cui avvengono su binari secondari , cla quello in cui si fanno su binari
Traversale oblique e retlan,golari. - L'attraversamento allo stesso livello di una fenoYia con un'altra non è ammesso lungo la via; ma si vel'ifica frequentemente nelle stazion i, dove i binari principali ed i binari di ricovero ad essi paralleli sono il più delle volte attraversati da binari di servizio. L'altraversamenlo si verifica puro ai bivi o biforcazioni di una linea a doppio binario, perchè uno dei binari della linea che si distacca deve di necessità attraversare un bina1·io dell'altra. (Es: Il bivio Reno presso Bologna, il bi11io della linea livornese colle due, pistojese ed aretina, nella staziono di Ffrenze, ecc.). Nel primo dei casi accennali lo traversa.tesano per Io più reUangolari o quasi: r.el secondo sono oblique. Le ll'aversate oblique determinano nella parte comune ai due binari un parallelogrammo, i cui angoli aculi assomigl iano senza difi'erenza alcuna rispetto all'armamento al cuore di una deYiazioue.
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I
: I e) I :
Fig. 36.
principali. Il primo non presenta siogolarit/l alcuna: 11el quadrato che formano le rotaie(fig. 36, b), tutti e quallro i lati vengono troncati per5-G centimetri, per dar passaggio agli orli dei cerch ioni, ecl in ciò sta tutLa la specialiltt d'armamen to della traversata. Nel secodo in vece, le roi:ue del binario principale non su biscono alcuna alterazione, anzi ,engono munite di controrotaia (fig. 36, e); si modifica invece sensibilmente la disposiiione di quelle del binario trasversale, troncandole slt una lunghezza, di 118-20 centi metri o rialzandole di Lanlo quanto occo rre, perchè gli orli deiveicoli che
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STUDI
le percorrono non trovino intoppo nelle rotaie del binario principale e possano poggiare su esse quando il cerchione trovasi al di~ sopra del taglio. Le rotaie del binario secondario si troncano, internamente a fi lo della controrotaia, alla quale pertanto devono sovrapporsi colla testa, ed esternamente a tale distanza dalla rotaia prindei cipale da potere in ogni caso dar pass[waio a tutta la laro-hezza b cerchioni delle ruote. \.,I
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Piattaforme girevoli . -- Le traversate rettangolari o quasi rettangolari delle stazioni sono per Io più munite di piattaforme girevoli , ossia di congegni circolari per mezzo dei qual i, a braccia d'uomini o còn cavalli , si possono far passare i veicoli isolati da uno ad un al t.ro qualunque dei binari, che concorrono nel punto ove esse sono stabilite. Si risparmiano in tal modo i lunghi percorsi che richiederebbe la manovra cogli scamhi, e si ha il modo ditogli ere da un binario un veico lo frammezzo ad altri, senza che sia necessario cli fare sgombrare tutti o parte di questi. Per le locomotive, il cni spostamento da un binario all'altro si fo. per mezzo di scambi anche quando sono isolaLe, le piallaforme adempiono ad un'altra importante funzione, quella cli girarle sullo stesso binario. Non è infatti ammesso, meno in casi eccezionali, che la locomotiva camm ini col tencleravanti quando rimorchia un treno; epperciò nelle stazioni ove si cambia locomotiva ai treni, ed in quelle tesla cli tronco, la macchina arrivata con un treno deve essere <?oi• rata prima cli ritornare con un altro per dove è venuta. Il rivoltamento delle locomotive può farsi coll e stesse piaLtaforme che servono pei veicol i, staccando prim~L il tender e scartandolo di fianco, per riunirlo po i di nuovo alla macch ina crirata·, ma la manovrù è lunga e lo spostamen to a braccia del tender"esige molti uomin i, perchè esso è assai pesante. Vi si ricorre perciò solo even tualmente, e nelle sLaz ioni, in cui occorre normalmente di rivoltare le macchine, si preferisce costruire una piattaforma di diametro tale cfa permettere di girare uniti macchina e tender. Queste ultime piallaforme, tanto per le loro grandi dimensioni. quanto pel tipo di costruzione, formano una categoria aJTaLto distinta da quella delle piattaforme per veicoli o per locomotive sole.
.F'EHROV JAI\10- M! LJ'l'ARI
2.77
Le piattaforme per veicoli e per locomotive sole constano di una ·armatura superiore mobile formala con travi a doppio T, disposti in crociera sotto le rotaie ed in corona periferica. Le rotaie sono cli·sposle come nelle traversale rettangolari e sono tagliate presso .alla circonff'renza delle piattaforme. Tutto il piano mobil e è imper·niato robustamente nel centro sollo alla cornna, e sostenuto da rotelle ( 12-H> secondo il diametro della piattaforma) poggianti su rotaia piatta e girevoli attorno a dei bracc:i in ferro collegati all'armatura <lei perno; · Tutto il congegno è sepolto sotto al piano del ferro, in una cavita eilindrica mantenuta con muricciuolo o con tina di ghisa, ed è fondato su muratura o su telaio cli legname posato su gh iaia. Superiormente tutto il vano è ricoperto con lastron i, una volta di gh isa ora in lamiera di ferro, i quali lo preservano dallo sporcarsi troppo preslo e permettono la circolaz ione a piedi. Levando un cappel·lozzo centrale si può ungere con facil ità. il perno della piauaforma: ,per ungere i perni del le rotelle periferiche bisogna penetrare dentro alla fossa di posa. Le piattaforme per locomotive e tender sono costiluite da un ponte girevole, portante un solo binario: molte volte per comoditiL di servizio si ricopre con tavolato mobile Lutto il fosso delle piattaforme, ma in ogni caso non si costruisce solidamente che la parte portante ii binario, ossia il ponte girevole. Questo è formato f~on due robuste travature in Cerro so ttostanti alle rotaie, solidamente imperniate nel mezzo e sostenute alle loro .estremi tà, ed il più delle volle anche fra queste ed il perno, da rotelle girevoli poggianti su rotaia piana circolare. La manovra della piattaforma si fa con argani ad ingranaggi mossi sia. a braccia, sia co l mezzo di una piccola macchineLLa a vapore collocata lateralmentp, al ponte. Quando la manovra è fo lta a braccia, come si fa esclusiva.mente Onor[!, nelle stazioni italiane, si manovrano due argani diametralmente opposti; quando è fatta a vapo re, come nella maggior parté delle grandi stazioni francesi, si opera soprn ,un soio argano. - Gli argani, che sono collocati sulla piattaforma, fanno girare ciascuno una delle rotelle estreme, e l' riderenza di q.uesta determina lo spostamento angolare del ponte; se invece essi
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sono eslerni e 1tssi, muovono una ruota denlala mordente in apposita dcnlieradol tavolalo, che per Lai guisa gira. Si costruiscono ora anche piaUaforme per Iocomoti ve e lencler sostenute dal solo perno centrale: hanno il vantaggio cli richiedere poco sforzo per essere mosse, purchè il carico sia bene collocato; ma por ben collocare il carico è necessario dar loro dimensioni molto superiori alla lunghezza dello scarlamcnto massimo fra le mote delle locomotive e del tender unili. 1 diametri delle grandi pialla forme prima Yariavano dagli 11·I ai 12 metri: ora per alcune macchine quest' ulLi ma lunghezza non è più suffir.ienle e se ne costruiscono con diametro di motri 13 e 13,50. Le piattaforme si classificano secondo il loro diametro. - Questo deve superare in lunghezza il passo di Yeicoli cui sono specialmente destinale, di tanlo quanto basta, perchè l'orlo delle ruote non urti contro le rotaie esterne fisse. Per carrozze e vagoni ord inari , pei quali è tollerala una massima sporgenza dell'orlo dei cerchioni di cent. 3,8, è necessario che il punto d'appoggio dell.e ruote est.reme sia distante dalla periferia di almeno cm : J/3,8 X 100 +(3,8)2= tl9,9. TI diametro della piattaforma da vagoni deve adunque supernre lo scartamento massimo dei loro assi di almeno om,40. Se la piatlaforma deve anche servire per girare locomolive, lenendo conto che il diametro delle ruote cli queste può e,;sere più che dopp io di c1uello delle ruote dei Yeicoli (cen L. 200-220 invece di I00), comiene che il suo diametro superi lo scartamento fra gli assi estremi cli circa 0111 ,CìO. In Italia, sullo vecchie linee, Yi erano piallaforme con diametri disparatissimi, e questa molliplicitù in gran parte rimane. La Commissione del 187 11 por l'uniflcaz ione delle dimensioni dell e via e del materiale rnoLile che interessano il servizio cumulativo ferroviario, fu d'an-iso che ildìamelro delle piattaforme pel servizio delle carrozze dovesse essere di metri J., uO, e per i carri m.erci di metri J.. La Commissione del 1877 per l'uniucazione del l'armamento e della soprastrullurn delle ferro,ie, « considerando che sulle ferrovie cen-
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FERI\On rPJO-)!ILITARI <<
traii si trnvano molti vagoni che non possono girarsi sulle piatta-
« form e di 41n, o che lo stesso avviene sulle F. A. I., non pei vagoni « propri, ma por quelli che vengono d'oltr' Alpe, specialmente dal « Brennero, e che non infrequentemente conLinuano il viaggio sulle « ferrovie centrali e meridionali, ha creduto di r-accomandare come « diametro minimo quello di 4' ,50. Lo stesso tipo potrà servire anche 111
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per le carrozze ordinarie a due assi ; ma do ve si hanno da girare
« veuure a tre assi occorreranno piattaforme cli melri 5,50, che a lor « volta possono servire anche per le macchine staccate dal tender» . A questi clesidert un po' largh i, si uniformano nelle nuove pl'ovviste tulle e Lre le reti principali ilaliane.
Car1·elli scorretJoli. - Quando un veicolo solo ocl anche una locomotiva col tender, devono essere spostati da Ltn binario ad un altro parallelo, la manovra può farsi con carrelli scorrevoli. Di questi ve ne sono due categorie distinte: la prima comprendo i carrelli a fosso, la seconda i carrelli, a livello. I carrelli a fosso scorrono sopra un largo binario trasversale al fascio di quell i che voglionsi per loro mezzo coll egare, e posto più in basso di essi nel fondo di apposito fosso, il quale si fa largo precisamente tanto quanto è lungo il carrello. I binari terminano bruscamente al ciglio del fosso e possono soltanto trovare prosecuz.iono sul binario mobile del carrell o, che è allo slesso livello degli altri . li veicolo da spostare si carica sul carrello, portalo ·a tal uopo in corrispondenza del binario su cui quello giace, po i si fa sco1Tere il cal'f'ello fino in corrispondenza clel binario su cui il veicolo deve andare e vi si spinge. I cerchioni delle ruote del carrello restano a distanza di sagoma normale dal suo binario; per dare a tali ruote un raggio più grande della profondità del fosso, il tavolato del carrello si sospende ai loro assi. La lunghezza del carrello (e conseguentemenle la larghezza del fosso) di pende dall'uso cni è destinato: si fa ordinariamcn te di m. 5, se deve servire per i soli veicoli da trasporlo, come nelle officino ripara1.ioni veicoli e nelle rimesse veicoli, e si fa di metri 11-1 2 e più ancora; se deve servire por locomotive con tender, come nelle officine e in qualche deposito locomotive. In questo secondo caso sul fondo del fosso non bastano più due sole rotaie portanti: se nP 1
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FERRO VIARlO- MI LITARI
ST UO l
collocano ordinariamente quallro. - La manovra dei piccoli car· relli si fa a braccia, quella dei carr ll i per loco moti ve con tender si fa con argano a mano od a vapore. I carrelli a livello si usano sui piazzali del le stazioni per far passare i veicoli da nn binario ad un alLro parallelo, senta alterare la continuità dell'armamento. La tig. 3i rappresenta in pianta it carrello adoLLaLo sulla reLe francese P. L. .M . sulla quale i I suo uso si va facendo ognor più esteso in sostituzione delle piaLlaforme girevoli . Questo canello, tutto in lam iera di ferro, si compone d'un 0
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Fig. 37.
telaio reltangolare, fo rmato da due travi longitudinal i portanti lateralmente un canaleLlo sporgente in fuori (sez . mn .), e da quattro travi trasversali, dLle per ogni testala. La larghezza del telaio è di m. 1,30, ci.oè un po' più piccola dell a distanza fra le faccie interne delle ruote dei veicoli; la sua lunghezza è di m. 5, la sua altezza all'incirca '.25 cm. - Fra le due traverse di ogni testata sono posLe quattro rotell e di 30-35 cenl. di diametro, girevoli dlle a due in pian i diversi assai ravvicinati. I due sistemi di rotelle scorro~10 su due rotaie piane AA, formanti un largo binario trasversale al fascio dei binari paralleli da collegare . Il piano delle rotaie A.A è allo stesso li vello del piano superiore delle rotaie BB dei binari della stazione; una sporgenza lungo il mezzo della rol.aia piana, incastrandosi fra le coppie di rotelle cl'ogni testala, serve loro di guida, impedendo ogni spostamento del carrello in senso trasversale al proprio binario. La disposizione delle rotelle è tale che quando una sovrasta all'in terruzione esistente della rotaia piana presso la, faccia in terna delle rotaie ordinarie, le altre tre ha nno invece un completo appoggio . 1
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In ogni testata sono imperniate due robuste lingue di ferro LL, le quali sovrastano alle rotaie del binario, e sono collegate da un tirante t, tenuto allo da due strisci e di acciaio l l, inchiodate alla teslal,a; per tal modo è impedito alle li ngue LL, di urtare contro le rotaie durante gli spostamenti del carrello. Quattro nottolini N, fissi al suolo, possono ribattersi contro i fianchi del carrello, il quale così può essere reso immobile in corrispondenza di ogni binario. Allorquando si vuole trasportare un veicolo' del binario BB ad un altro, si fissa il carrello sul primo, poi vi si spinge contro il veicolo. Le ruoLe fanno abbassare fin contro la rotaia la punta delle lingue L, le quali costituiscono una comoda, rampa che il veicolo sormonta, per andare poi a ~ollocarsi cogli orli delle ruoLe entro i canaletti laterali del carrello. L'elasticilà delle strisce l, risolleva le lingue in ferro appena le ruote le hanno abbandonate. - Si tolgono quindi i nottolini N, si spinge di fianco il veicolo e si fa scorrere per tal modo il carrello lungo il proprio binario A.A, tino a, che sia giunto sopra quell'altro binario della stazione che deve ricevere il veicolo. La quanti tà di cui devono innalzarsi i veicoli per salire sLll carrello, è data dallo spessore della lamiera orizzontale su ctti poggiano gli orli, aumentato del piccolo giuoco che è necessario lasciare fra la lamiera e le rotaie, e dell'altezza degli orli delle ruote: in tutto C'irca 5 centimetri, per vincere i quali basta dare al veicolo la velo. citi:t del passo d'uomo. La manovra con carrel lo è più faticosa di quella con piattaforme: ma esso ha sopra queste il vantaggio di non indebolire alcun punto dei binari , e cli poter servire pertanto così bene sui binari principali che sui secondari; e il suo uso va quindi estendendosi e conviene, specialmente in quelle stazioni di considerevole imporLanza commerciale che sono atlraYersate da treni celeri senza fermata. Anche il risparmio di spesa mili ta in . favore dei carrelli, poichè il loro costo è minore del costo delle piallaforme, ecl uno solo cli quelli può disimpegnare il servizio di molte di queste. In lLalia però l'uso del carrello non si è ancora introdotto, ad onta. del largo impiego che :;i è cominciato a farne sulla rete francese con noi confinante.
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STUDI
Fabbricato1>iaggiatori.-i1farciapi,edi. - Un impianto della massima importanza pel serviz io ordinario delle stazioni, ma che non · ne ha che una molto secondaria dal !:ilo mili t:ire, è il fabbricato viaggiatori. In esso sono i local i per la distribuzione dei bigli_etti,. pe1· la conseo-na ed il ritiro dei bagagli, le s,,le cl'aspetto, . il risto~ rante, tutti gli uffici della stazione, il telegrafo e quasi s!3mpre anche i locali per la spedizione e il ricevimento delle merci agrande velocità, ecc. Tutti i locali di serviz io sono al pian terreno: il primo piano serve d'alloggio pel capo stazione e spesso anche per altri agenti; nelle grandi stazioni contie?e anche uffici di direzione o di ispezione. Nello stesso fabbricato viaggiatori, o più spesso in sua v1c111anza sono le latrine per uomini e per donne: tal volt.a al casotto delle latrine fa simmetria rispetto al fabbricato viaggiatori un altro casotto, che serve da ripostiglio dei lumi, altrezz i, segnal i, ecc. confidati al personale inferiore della stazione: questo locale prende il nome cli. lampisteria, e può anche essere nel fabbricato viaggiatori. Il fabbricato viaggiatori verso i binari ò fìanchegg iato da mm·ciapiedi in rialzo sul piano del ferro ; la loro lughezza varia dai ~ ai 6 metri, più comunemente è di 4 metri nelle piccole stazioni, e di 5 in quelle più importanti. - Vi sono marcir.piedi anche dal lato opposto al fahbri cato viaggiatori, ai quali sulle reti dove (come nelle nostre) non si Liene la norma fìssa. di scendere e di salire sempre dalla parte sinisl ra del treno, si sostitui scono spesso dei marciapiedi frammezzo ai binari principali; questi ultimi sono più r istretti di quell i laterali. La lunghezza dei marciapiedi, quando la .disposizione di binari non lo impedisce, si spinge da. nna parte e dall'altra del fabbricato viaggiatori di tanto quanto è necessario per rendere semFe possibil e il comodo accesso alle vetture del treno. L'altezza. dei ma1'ciapiecli clel le stazioni e la distanza loro dal lembo int~rno della rotaià più vicina, non sono li bere; tali dimensioni furono fissale dalla Commissione del 11874, e sono le seguenti : Altezza dei marciapiedi sul livello delle rotaie metri O, 25 Distanza del muricciuolo cli sostegno clul lembo in1erno della più vicina rotaia . rn . O, 80.
FERROY!AnIO-M!LlTARl
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Cortili delle merci, pianì caricat01·i, capannoni. - Il servizio delle merci richiede un vasto spa1.io nel quale i carri del commercio possano andare, venire, e fermarsi per carica.re e scaricare; richiede inoltre gli impianti necessari per trnsborclare facil mente merci dai vagoni ai carri e viceversa, per custodire con sicurezza quelle da spedire o da consegnare, per veriGcare il loro peso e per regolare il carico dei vagoni. O,;corrono pertanto dei cortili delle merci, dei piani ca·ricatori, dei rnagazzini, o capannoni e sussidiariamente un peso a bi/;ico, una sagoma d'i cari.co e delle gnb di caricam<7nto. Il cortile clelle ·merci deve e::;sere faci lmente accessibile dalla cillà, e presentare una larghezza tale che basti alla circolazione dei carri , alla loro sosta presso i piani caricatori o presso a.i capannoni merci , ed alla loro sosLa presso ai vagoni da caricarsi o scaricz.rsi direttamente. Vi so no infatti molte merci ingomhranti, come i legnami, il carbone, le pietre, i minerali, i laterizi, i concimi ecc ., e la più gran parte di tulle quelle merc i che sono spedite a vagone co1npleto, le quali si caricano direttamente dai carri sui vagoni e viceversa; e ciò si fo po rtando i vagon i su appositi binari disposti }un nr,o i I cortile delle merci. - A questo si clit generalmente una Iunghewt di 20 a 23 metri se deve servire pel doppio transito dei carri e pel caricamento cla un lato, e vi si aggiungono da 8 a 11O metri almeno per oo-n i binal'io di caricamento che deve contenere in più.. p Nelle stazioni dove si spediscono o si ricevono grossi legnami e grossi blocch i di pietra, si mun isce un binario del corlile merci cli un alto argano, portato da un largo cavalletto swrrevole su rotaie esterne al bina rio stesso; questi congegni, frequenti ssimi su molle linee estere, sono assai rari nelle nostre. - Il binario del cortile merci è utile ~.i~ coll e•Yalo ai binari cli r icovero con scambi almeno da un lato; perchè i I col con traversate a pi:1Uaforme impedisce su esso il cari, Jeoamenlo o camento delle lunghe travi in legno ed in ferro, le quali richiedon o · sempre pitì cli un vagone per essere portate. Le merci che non vengono consegnate a vagone completo coll'obbligo del carico e scarico allo speditore e al destina tario, vengono trasbordale dai carri ai vagon i e viceversa coll'intermed iario di ·,
FERROVI..\R fO- ì\!ILlTAll l
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piani ca1·icator-i, ossia di piani rialzati fino a livell o del tavolato dei carri e dei vagoni . I piani caricatori possono essere scoperti, o coperti con tettoia, o rinchiusi dentro ai magazzini; questi ullimi, che riuniscono i vantaggi di difendere le merci da lla pioggia e di renderne fac ile la custodia anche di noLLetempo sono esclusivamente impiegati per tutte le merci minute e di valore. I pian i caricatori coperti con tettoia servono per merci speciali, come ad esemp io le calci . ed i cementi; e quelli scoperti sono più specialmente adibiti ai legnami, alle pietre, al bestiame ed al carreggio. Affinché i carri ed il bestiame possano facilmente so rmontal'li, essi devono essere muniti di una rampa a pendenza quanto più è possib ile minoro del. 1 Oper CHnlo. L'altezza dei piani caricatori e la loro distanz;.t dal binario di caricamento non sono libere: la Commissione del 11871 « in ragione delle dimensioni dei ve icoli più comunemente adottati pel Lraspo tto delle merci, e tenendo anche conto delle sporgenze delle banchine delle vellure, che talvolta nelle manovre veng@no inlrodoll.e sui binari fianchegg ianLi i piani caricatori» stabilì pe r '}uesti ulti mi le seguenti condizion i: Altezza normale dei piani caricatori sul livello delle rotaie . . metri 11 , 05 Distanza del muro di sostegno dal lembo interno della prnssima rotaia . m. O, 88 La larghezza dei piani caricatori per trasbordare merci non vien tennla inferiore ai 6-8 metr i (8 m. al. minimo sulle F. n.), e si spinge al disopra di questo limite e fìno a 20-20 metri, a seconda dell'entità e della natura del traffico locale. La larghezza dei piani caricat~ri scoperti per bestiame e carl'eggio deve essere di 8-1 O metri : in una parte, vicino all a rampa, essa deve permettere , senza pericolo di caduta, la voltala dei carri coi cavalli attaccati; occone per questo una larghezza di circa ·I 2 m. su allreuanti di lunghezza. La lunghezza dei piani caricatori clipencle dall'entità del trafì~o locale e dalla più o meno grande fac il ità di sgombrare il bìnario di caricamento . Per la più gran parte del materiale merci ora in uso, .devono computarsi 7 metri di piano caricatore per ogn i veicolo che lo accosta.
I cavalli in alcuni vagon i scuderia devono essere caricati di testata, e simi le caricamento conviene pure 'pel careggio quando si disponga di caiTi senza sponde o con sponde, basse e rovesciabili alfe testate. l\fa arrìnchè il vagone possa accostarsi in tal modo al piano caricatore è necessario, o che possa essere gi rllto su piatta-
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Fig. 3S.
forma posta sul binario di caricamento, come nei casi A e B della :fig. 38; o che un binario di caricamento venga a terminare contro la testata del piano caricatore, come nel caso C; o infine che il piano caricatore sporga contro l'estremità del binario di caricamento , come nel caso D. Le due prime disposizioni servono pel carico di un solo veicolo; le due ultime possono servire anche pel carico di molti vagoni di seguito (caricamento alla fila) . La disposizione del caso C, nella quale lo stesso piano caricatore può servire contemporaneamente pel caricamen to di fic11nco sopra un binario e pel ca ricamen to alla fila sull'altro, è stata adottala per i piani caricaLori militari. Il piano caricatore di testata deve essere rialzato più del piano caricatore di fianco e deve essere incavalo al disotto, affine di permettere ai re:,;p intori dei vagoni di penelrllre sotto il piano di caricamento, che in quel punto è costitu ito da un lastrone di gh isa, <>meglio, da una lamiera di ferfo striata. Nelle F. R. è stabi lito che l'incavo sotto fa lastra o tavola di co· pertura abbia un'altezza di m. ,J ,28, una larghezza di m. 2,25 ed una profondità di m. 0,50.
In alcune stazioni si riscontra qualche vecchio 1na_qazz'i.no merci completamente chiuso lateralmente e attiguo ad un piano caricatore scoperto , dal quale si prendono le merci da custodire. Ora però , onde evitare inutili spostamenti i magazzini vengono foggiati in modo
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da chiudere in loro stessi il piano 1:aricatore, e ricevere pertanlo le merci dal lato del cortile dai carri ordinari, e dal laLo interno dai vagoni. Questi magazzini diconsi capannoni merci e si clisLinguonrJ in due categorie a seconda della posizione del binario di caricamento; vi sono , cioè, capannoni a uinal'io esterno, e capannoni a binario interno. [n tutLi e due i sisLemi dal lato del corLile vi è una fo rte sporgenza del tolto per coprire i carri che vi ac1:edono e vi sono dei larghi finestroni (m. 1,60-2,!50), dai quali si ricevono o si conse~nano le merci . li capannone a binario c:,terno è mun iLo anch e dal lato della stazione di fin est,.oni e cl i tettoia sporgente al disopra <lei vagoni: la distanza da mezzo a mezzo dei finestroni è nell e vecchio costruzioni di m. i.>, e nell e nuovo di m. 7, affin ché con lro ognuno di essi possa, Yen i re a Lrovarsi la portiera di un vagone di dimensic>n i com uui. Però se la lunghezza dei rngoni ( rn né sono ora molti specialmente sulle F. A. r. con~idere,,o lmente più lunghi anche di m. 7), eccede la distanza fra gli assi dei (ìoeslroni , non può più aver luogo il caricamento conLemporanco da ognuno di essi; d"altra parte, questo sistema non permelle di assicurare di noltetompo le merci che rimangono nei vagoni sollo carico od in iscarico. Un bell'esempio di cnpannoni a binario esterno si l'iscontra nella stazione di Ancona; iri il pi ano caricatore sporgo alquanto in fuori dei muri perimetrali, il che agevola molto le operazioni cli cal'ico e scarico, e toglie in parte l'i nconven iente che produ rrebllo la non corrispondenza fra la Jungh elza dei vagoni e rruella degli interassi. Ques to inconreniente, e sopratullo poi quello di non assicurare la custodi a delie merci in vagone, sono completamente eliminati dal capannone a binario interno, oss ia dal mngazzin o che comprende fra i suoi muri perimetrali anch e il Lina.rio cli caricamento. Questa forma è regolarmentare sullo F. R.: il J)iano caricatore si fa lar110 n 8, IO od anche I;? metri, seco ndo l'importanza della stazione; il binario dista m. 0,88 dal piano cn ricn.tore. e m. ,1,60 dal muro perimetrale; la lunghezza totale del capannone si fa superiore di m . 2 a quella complessiva dei vagoni da accostare al piano caricatore, affine di lasciar li l.Jero il passaggio a piedi alle estrern itil, (fttando i portoni cli tes tata sono ch iusi.
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I capannoni merci nel maggior numero dei casi possono essere utilmente impiegati anche per caricare quadrupedi e materiale da ~uerra, pu'.'chè_ però si muniscnuo di una rampa di accesso; la quale e necessal'lo sia cosLrnita anche per molti dei piani caricatori scoperti esistenti, quando si vogl iano utilizzare per iscopi militari. L'ammi nistrazione della guerra ha negli ultimi anni falli costruire speciali pi.ani caricatori in molte stazioni. Tmpottando risparm iare quanto p1u potevasi nella sprsa di costruzione, fu ammesso per essi un pr?filo lras,·ersale secondo il quale una piccola parte soltanto del piano superiore è ori:tzoulnlc e il rimanente è in rampa genera lm ente del 1O p. °lo, 1
Pesi a bilico, gru di -caricamento, sagoma di carico . - Pre.sso ai capannoni merci è installalo , qua si in tulle le stazioni , un peso a bilico o bilam,cia a ponte, per pesare i ,,agoni col loro carico . Il meccanismo di questi posi è sepo lto in una cassa di muratura o di ghisa, lunga generalmente 4'U, e larga lauto da comprendere l'intero binal'io. Il peso dei vagoni è po rtato sulle love della bilancia dalle rotaie del ponte, tronche e reso indipendenti dalla fila cui appartengono, e tutto il vano è ricoperto da un tavolato in legno O in ferro . Quest i pesi sono di portata diversa, quasi esclusi va mente in dipenden:m dell'epoca in cui forono costruiti: ve ne sono molti dei più anti chi da ,12 e d:l'li.> tonnellate: i più recenti hanno la portata di 20 tonnellate ed anche di 215. Un grave inconveniente di questi pes i a bilico è quello di non permettere die i binari dove essi sono collocati siano percors i dalle locomotive, le qual i peso.no sempre troppo di pìù di quanto essi ~os~on? portare. Il costruttortl Opessi è ri uscito a togliere questa lim1 Laz1one alla libertà di manoYra nelle stazioni co l sistema di peso a bilico, che è giil adottato dall e F. A. I. e dalle F . Il. - Il meccanismo del peso a bilico Opessi è incassalo intemamente alle 1·otaie del binario, le quali pertanlo rimangono coutinue. li tavolato della bilancia è munito di due pezzi di rotaia incavata, destinati a t·icevere l'orlo del le ruote dei veicoli da pesarsi; queste rotaie, per mezzo di leve di manona, possono accostar~i a quelle del binario, ?d allora si ha la posizi one cli peso, nella quale i veicoli poggiano in teramente sull'orlo delle l'UOte e non tocca110 la rotaia esterna; o
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possono allontanarsene in modo da non potere essere toccate dalle ruote dei veicol i percorrenti il binario, ed allora si ha)a posizione di libero transito. Un piccolo.disco laterale indica in quale delle due posizioni trovasi il ponte. La portata dei pesi a bilico Opessi è di 2.5. tonn: il loro tavolato è lungo 5 metri. Presso ai piani caricatori, o al disopra cli essi sono installate nelle staz ioni di qualche importanza una o più gru di cai·icaniento, destinate appunto a fac ilitare il caricamento e lo scaricamento dei grossi pesi. Queste grn diconsi fisse per distinguerle da alt.re mobili, portate da appositi vagoni: la loro portata varia secondo i casi da 6 a 1O tonnellate ed è raramente maggiore. Al disopra di un binario di caricamento o di un binario di manovra è sospesa in tutte le staiioni ammesse al servizio merci, una sagoma di cm·ico, ad altezza conveniente per determinare il profilosuperiore di massimo carico dei vagoni. Il carico dì quelli che passando sotto la sagoma la fanno muovere, deve essere riacconciato. 1
Serbatoi d'acqua, colorvn11 iclra1iliche. - Non ·in tutte le stazioni di una linea, ma in alcune convenientemente distanti una dall'altra, è necessario sianvi impianti per alimentare d'acqua le locomotive dei tren i in transito od in partenza. Il rifornimento d'acqua richiede sianvi uno o più serbatoi, considerevolmente elevati sul piano della stazione, e delle colonne icvmuliche per mezzo delle quali si possa introdurre l'acqua nei tenders . Occorrono inoltre dei mezzi di presa e di elevazione dell'acqua fino al serbatoio, e delle condotte da queste alle colonne idrauliche. I serbato'i sono generalmente vasche circolari o reltangolari in lamiera di ferro , di capacità varia a seconda. delle condizioni delle diverse reti e delle diverse linee. Attualmente sulle F. A. I. e sulle F. R. la forma normale dei serbatoi è quella a vasca unica di grande capacità {50- 11oom.c.) e di forma cilindrica con fondo a calotta sferica; sulle F. M. invece sono preferiti i serbatoi a più vasche, o casse di sezione reLtangolare e cli piccola capacità. Dal lato del risparmio di spesa e della più grande· resistenza ·sono preferibili legrandi vasche cilindriche: le piccole casse, che facilmen te sì collocono a posto, possono conven ire sulle linee povere d'acqua come ri-
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fornitori provvisori dei treni merci lungo la via o in· stazioni d'alimentazione succursali . Il tipo normale di serbatoi:o adottato sulle F. R., const~ ~i un cilindro del diametro di metri 5, formato da quattro anelh di lamiera di ferro~ di spessore regolarmente crescente dall'alto al basso, da 3 mm. . nel primo anello fir;w a 6 rom. nell'ultimo; e chiuso infe- · riormente .da una calotta sfel'ica in lamiera grossa 7mm. . L'altezza dell'orlo superiore sul fondo della calotta i di metri 4,60, sul fondo del cilindro è di metri 4. L'interno del serbatoio è munito di diversi tubi, che ne attraversano il fondo: due si spingono fino presso alla sommità e sono, il tibbO di cir-rivo dell'acqua e il tibbo di scarico o del troppo pwno: un altro, il ttbbo · di presa, chiuso superiormente e tutto traforato lateralmente, si alza cli poco sul fondo e comunica colla condotta delle colonne idrauliche; finalmente nel µunto e.entrale della calotta è innestato il tubo di spibrgo, che all'esterno immette in quello di scarico e si apre quando occorre ripulire la vasca. Per facilitare la pulizia e la sorveglianza i~terna, il serbatoio è munito all'esterno ed all'interno di una scala in ferro, colla quale è possibile scendervi dentro con sicurezza. All'est~rno è applicata un'asta verticale graduata, o i1idicatore ·idrometrico, sulla quale un indice, collegato ad un galleggiante interno, segna quanti m. c. d'acqua sono disponibili nel $erbatoio. . La capacità del serbatoio tipo F. R. è di m. c. 71'>: occorrendone . una maggiore, si collocono due vasche, una ac~osto all'altra. I serbatoi si collocano in alto sopra torrette lil muratura, nel CUL interno aeneralmente sono i motori ed i congegni per l'elevazione dell'acqu~ fino alla va~ca. Nei paesi freddi coi gas del camino della caldaia a vapore o, se non vi è, con apposito fuoco acceso nel van~ sotto al serbatoio, si impedisce il congelamento dell'acqua: le pareti esterne della vasca sono in questi casi rivestite di legno o di paglia e la vasca è coperLa superiormente. L'elevazione del serbatoio, il diametro dei tubi di condotta dal serl1atoio alle colonne e la lunghezza de.Ila condotta stessa hanno una grande influenza sulla velocità di eft1usso dell'acqua dalle c~lonn~ idrauliche, ossia sulla presteiza del rifornimento delle lo~omot~ve. Ai tubi, per comodità di fornitura,si dà un diametro costante m ogm caso, A'.'INO XXVJll, VOL. IV
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diametro che è di m. 0,16 sulle 17. R.; la lunghezza della condottura risulta dalla posizione delle colonne idrauliche, la quale non è al'bitraria; eppertanto per avere una data erogazione di acqua al minuto, devesi regolare l'altezza del fondo del serbatoio sul livello della stazione in relazione alla sua distanza dalle colonne idrauliche. Sulle F. R. l'altezza del fondo del serbatoio sul piano del ferro si determina in vista di un'erogazione d'acqua di m. c. 2 al minuto (33}litri al 1''ì: comel'elevazione minima si adottaquelladi metri 6,la quale conviene fino a che la media delle distanze delle colonne idrauliche dal serbatoio non superi i iJOOm; al di là, si aumenta gradatamente l'elevazione di circa 40 cent. per ogni 10'" di condotta in più. Dove gl'impianti per rifornimento d'acqua sono tali da riuscire insufficienti ad una pronta alimentazione delle locomotive, specialmente dei treni direui, si possono usare colon1ie a serbatoio. Alla sommità della colonna idraulica si colloca un recipiente cilindrico in lamiera della capacità di 5 a 6 m. c., al quale si innesta un tubo mobile orizzontale che immette l'acqua nei tenders. Il recipiente, vuotandosi prestamente, basta da solo al sollecito rifornìm~nto d'acqua per una macchina: basta po i che le condizioni della condotta ed il battente del grande serbatoio, siano tali da riempire quello piccolo nell'intervallo fra un treno e l'altro. Questi apparecchi costosi , fragili e brutti alla vista non sono che un espediente, che un ripiego reso necessario da una condizione anormale degl'impianLi per il rifornimento d'acqua; ed è perciò da desiderarsi, venga presto il momento in cui possano non essere più così diffusi come lo sono attualmente sulle F. A. I. 1
ll serbatoio può essere alimentato per ni'ezzo di condotte d'acqua proveniente da punti più alti, ·o col mezzo di pompe che la sollevino da pozzi o da fiumi vicini. L'acqua corrente dei fiumi è preferibile a quella di filtrazione dal suolo, perchè meno carica dì sali: ed anche dallo stesso fiume è preferibile estrarre l'acqua in mezzo al filone che non in vicinanza delle rive. - Di pompe. se ne impiegano di quelle a braccia e di quelle a vapore: queste ultime essendo più potenti, convengono per le forti elevazioni e per le stazioni ove il consumo d'acqua è considerevole. In conseguenza della loro stessa potenza
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,e per la convenienz:t di non tenere più di un macchinis\a ai motor!: il loro lavoro O'iornalìero è limitato ad 8-1 O ore; conviene perc10 che il serbatoio abbia grande capacità per bastare ai bisogni delle macchine nel rimanente del giorno, Le pompe a mano convengono per piccole elevazioni, ed in stazioni di scarso consumo; il loro lavoro può essere prolungato ed anche reso cfnasi continuo coll'impiegare a muoverle diverse squadre di manovali; ciò può ottenersi anch_e colle pompe a vapore, alternando i meccanici a guardia dei motori. Le colonne o g·t'U idrauliche, o colonne, cl' abirnentcizione ~ono tub i verticali, innestati inferiormente alla condotta del serbatot0 ecl aventi superiormente un braccio orizzon tale rnedia~te il quale l'or~fizio d' efllusso dell'acqua può corrispondere vert1cal~ente al disopra dell'apertura dei tenders . Ve ne sono di molli _mo~elli anche sulle reti italiane: i tipi normali attuali però non diffenscono so·Slanzialmente fra foro. · Il tubo verLj cale è girevole dentro una colonnetta in ~hisa, al disopra della quale esso si unisce stabilmente al tubo orizzontale che è munito di contrnppeso: a tutlo sovrasta centralmente una lanterna. Presso la base della colonnetta e sotto al suolo della stazione, è praticata una cavi Là, alla quale si accede da apposito foro, e che serve per visita.re la giunzione del tubo girevo le ~on ~uello della condotta, 1n, valvola di distribuzione dell'acqua, 11 rubmetlo di scarico , la campana d'aria destinata ad ammortire i col p( d'arieLe che risente la condona qlumdo si chiucle la valvola d1 erogazione, ecc . L:~ valvola di distribuzione è fo rmata da un diaframma metallico, che si alza e si abbassa per mezzo di una manovella a vite co llocala all'esterno presso la base della colonna. Nelle F. R. il tubo inferiore e quello girevole hanno il diametro inLerno di cent. 18; l'orifizio di efflusso dista metri 2,65 dall'asse della colonna ed è elevalo a metri 3,21> sul piano delle rotaie. A\l'estremi~1t del braccio orizzonk1,le è sospeso un tubo in lami~rino O in cuoio, che si inLroduce nell'apertura del tender onde evitare che l'acqua spruzzi sovérchiarnente al di fu?1:i, . . . . Le colonne idrauliche si collocano ali' estrem1tti dei marc1ap1ed1 ,delle stazioni di transito, nelle quali il rifornimento dì acqua si fa
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FERllOV! ARlO - MILI'l'ARI
sui binari principali: es$e silÌ$Sano a meLri .2,55 di distanza dall'asse· del binario che devono servire. Se ne collocano ordinariamente due· per l'alimentazione dei treni in ciascun senso di viaggio: nelle stazioni di montagna talvolta non ve ne è che una sola per l'alimentazione dei treni in salita. '
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Fosse di spurgo. - Frammezzo alle rotaie del binario dove viene· a trovarsi la locomotiva quando il tender si rifornisce d'acqua, si trova molle volte una fossa di spil/l'go. per potere ungere dal disotto i meccanismj delle locomotive ·interni alle ruote, vuotare il cineratoio e ripulire la graticola del fornello nel tempo stesso che si auinge acqua. Queste fosse, larghe metri 1, profondeni.eLri 0,80 , hanno alle due .estremità una scaletta di accesso . Nelle F. R. lasca· letta posteriore comincia 4- metri più in avan ti della colonna idraulica: la fossa è lunga metri ·14 ,50 colle due scalette, metri 'I O senza.
;i quali secondo che presenl.ano una faccia od un'alt1:a, indicano se ia deviazione è chiusa od aperta. . Nelle stazioni dove il movimento è assai grande la manovra dei disr.hi e dei principali scambi viene fotta da apposite tvrrette elevate ove sono concentrate tutte le leve di manovra., collegate fra J;ro \n modo da rendere impossibi le il movimento di una o più di loro prima di averne manovrate altre. Così si collegano i segnali -con '(l'li scambi e si rendono impossibili le false manovre, perchè non ~LlÒ mai esservi disaccordo fra. i segnali e la libert~ di. via . Questi apparecchi di sicurezza da nei non sono finora app)1cal1che in poche grandi stazioni delle ferrovie . dell'A . I. Sulla. l111eéi del Gottardo in tulle le stazioni, grandi e piccole, le leve di manovra dei dischi e de(l'li scambi , connesse com'è stato detto, sono concentra.te presso il "fabbr icato viag~iatori e sono manovrale sotto l'"immediata $Orveglianza del capo-stazione.
Dischi ,qirevoli, clischi degli scambi, congeg1ii di siciwezza. Quasi tutte le stazioni sono munite alle loro estremità (a .200-400 m. secondo le circostanze al di là degli scambi estremi) di dischi gire voli, coi quali si può comandare l'arresto ai treni che per motivi di sicurezza non devono entrare subito in stazione. Anche i tre ram i di via presso ogni biforcazione vengono muniti di segnali a disco. Questi segnali constano di un disco in lamiera del diametro di m. 1,20 elevato sopra un asta verticale, la quale può girare entro Ja colonna di ghisa che la sostiene, in modo da far prendere al disco due posizioni, una parallela e l'altra normale al binario. Una facc ia del disco è dipinta in rosso e, quando sia acceso un fanale i·nnalzatogli accosto, presenta di 'noue la luce rossa . Un peso sospeso entro apposito pozzo opera sopra un braccio o bilanciere orizzontale dell'asta e Ja mantiene in una delle posizioni succi tate, fino a che, con apposita leva, non si tiri il bilanciere in senso opposto e non si faccia disporre il disco nell'altra posizione. La manovra del disco può farsi anche a distanza. collegando alla leva di manovra un filo di ferro che viene sostenuto lungo il cigl io della stazione o della via da piccole puleggie di gh isa. Anche presso gli scambi, nelle stazioni di molto movimento, si pongono dei piccoli dischi girevoli , connessi ai tiranti di manovra,.
flùnesse locomotive. - Le locomo ti ve rimorchiando i treni in circostanze ordinarie non si allontanano mai al di lk di determinate stazioni, nelle quali li abbandono ad :aHre, ed esse fanno ritorno prima e poi con altri treni al centro, clàl quale sono partite e nel quale ha. domicilio il personale che le accompagna. In questo centro, nel quale esse stanno per gran ~art.e cl~l ten!po e -che è il loro deposito, si trova una grande 1·im. essa_ rn .cm po_ssono essere ricoverate e custodi le anche in assenza di chi le ha m ,consegna, ed in cui è possibile in ogni circostanza di puli rle, lavarle ed aggiustarle se occorre. . . . . . Oltre le ()'raneli rimesse nelle staz10111 d1 deposito (rtmesse che comunemeite sono chiamate esse ste-;se depositi-locomotive) alt.re più modeste ne occorrono in quelle staz_ioni_, nelle ~uali le loc.omotive abbandonano i treni aventi una data direzione e s1fermano Ill attesa di altri in direzione opposta; altre ancora possib ilmente in quelle stazioni nelle quali viene tenuta una locomotiva di riserva.. . . Le piccole rimesse si fanno sempre rettangolari ed_i hman :nterni si collegano mediante scambi cogli altri della stazione. i\1g-1.ro delle locomotive può bastare una piauaforma di m.. 5,50 di d1~metro, essendovi quasi sempre il tempo per staccare il tender e gtrnrlo sepa.rat.amente.
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Le grandi rimesse si cosLruiscono secondo vari sisLemi, fra i· quali i principali sono i seguenti : ci) .Rimesse rettangolari, nelle quali le locomotive vengono disposte su binari pa:·alleli, aventi uscita esterna indipendente, modo che esige un grande spazio esterno e molto sviluppo di binari . La lunghezza della rimessa si può fare per dne locomotive (m. 36) se i b inari hanno usci ta da una sola parte, e per quattro (m. 68) se banno uscita da Lutte e due le parti. La sua larghezza risulta da l numero dei binari che contiene e dalla larghezza degli, interbinari , che si fa ordinariamente di m. 3, e dello spazio fra i binari esterni ed i muri, che è di m. 3 se deve contenere banchi da aggiustatore, altrimenti di m, 2. Da una parte della rimessa viene collocata una piattaforma pel giro delle locomotive unite al tender, b) Rimesse circolari o rotonde, nelle quali le locomotive -sono disposLe radialmente e manonaLe all'entrata ed all'uscila, mediante una grande piattaformacenLrale. - Vi sono rotonde per un solo ordine cli locomotive e altre per due. Fra quesLe ultime meritano cli essere segnalate le bell e rotonde della rete francese P. L. M. aventi 80 metri di diametro e 3:2 binari radiali, capa.ci di ricoverare ,i.6 locomoLive (nel giro più inLerno il ricovero si fa a.lternatamenLe su un binario sì e sull'altro no, ed uno dei binari si lascia. interamente libero per l'enLrata e l'uscita delle macchine). Nelle grandi staz ioni queste rotonde sono accoppia.le e nel fabbr icato che le collega vien posto il laboratorio per le picco le aggiustature; il la.bora.torio r imane esterno alla rotonda se questa è isolata. Le rotonde banno il grande vantaggio di rendere fac ilissima la sorveglianza del capo deposito \u tutti gli operai intenLi alla pulizia dell e macchine, poichè dal centro li vede tutti, di dare molta luce laterale, e di non disperdere il calore da numerose porte. Si fa loro il rimprovero che tutte le macchine rimangono prigioniere in caso di rottura delle piaLLaforme, ma non sembra, in base all'esperienza delle gran.di compagnie inglesi e francesi, che esso abbia un grande valore pratico. c) R'imesse a fer,ro di cavcitlo o mezze rotonde, nelle quali le locomotive vengono disposte radialmente, manovrandole mediante· una grande piattaforma esterna., La parte coperta bas ta al ricovero,
di una sola. locomotiva per binario. Convengono per stazioni ove è scarso lo spazio disponibil~ e non molto grande il numero delle lo· comotive da ricoverare. In molte stazioni delle reti italiane si troyano anche rimesse di tipo misto, formate da una mezza rotonda addossata ad una rimessa . rettan~olare. Qualunque sia il tipo di rimessa che si adotta, bisogna che essa riceva. molta luce dall'alto e di fianco per agevolare la visita e la pulizia di tutti i meccanismi delle locomotive, anche interni alle ruote; che sia assicurato il pronto sfogo clèl fumo, che si produce durante l'accensione delle macchine; che tutti i binari siano muniti di fossa di spurgo per vuotare prestamente le macchine e poterle ripulire dal disotto; che in ciascuna. fossa, od altrimenti presso ad ogni binario siavi Io sbocco di un tubo d'acqua proveniente dal serbatoio, e apribile con rubinetto per potere riempire d'acqua la caldaia, tanto quando si deve lavare, che quando si deve apprestarla pel servizio. - Dentro alla rimessa, o annesso alla medesima, deve esservi un laboratorio per le piccole riparazioni. Nelle sue adiacenze devono esservi dei binari di ricovero per le macchine che non fanno che brevi soste nella stazione, e per quelle che escono di rimessa in attesa di partenza. Devono pure esservi dei piani rilevati per la distribuzione del combustibile ai macchinisti e dei piazzali più o meno ampi, seconclo le circostanze, per il deposito di comLustile (mattonelle). .
Officine. - In alcune stazioni vi sono officine di riparazione e di costruzione dei veicoli e delle locomotive, con fabbricati e binari propri. Ma questi impianti importantiss imi risguardano un servizio a parte, non avente relazioni· giornaliere col servizio delle stazioni, epperciò non ce ne occuperemo in questo l;woro. Disposizione cornplessiva delle stazioni. Denominaz'ÌMii. - Non è possibile dare in modo semplice una classificazione razionale e completa delle stazioni, poichè troppo diversi sono gli elementi sui quali converrebbe si basasse. Mi limi-
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terò pertanto a ripo1:Lare alcune denominazioni comuni, non bastevoli però a determinare da sole il carattere complessi\ro di una stazione. Avendo riguardo al servizio ferroviario, vi sono:, Stazioni capo di lin,ea o capo tronco, e sono quelle in cui hanno origine e termine i treni, in c11i si rilevano le locomotive di quelli che proseguono , ed in cui esiste ordinariamente o lin deposito od una considerevole riserva di materiale mobile. » intermedie o di 7Jassaggio, e son quelle in cui i treni non fauno che trans itare, sostando alquanto e scambiandosi fra loro, ossia incrociando, se la linea è a sempl ice binario. » di alirneq-1,tazfone, come ordinariamente si chiamano quelle dove esistono gli impianti pel rifornimento d'acqua. >> con locomoti:va di riserva, e stazioni di deposito loconiot·ive. >> di smistamento delle merci e d'el materiale, dove le merci ed i vagoni si separano per linee e per destinazione e dove pertanto si scompongono e ricompongono i treni merci. Avendo riguardo alla posizione delle stazioni rispeLto alla linea o alle linee cui appartengono, vi sono: Stazioni di fianco, e sono quelle in cui gli impianti pei servizi viaggiatori e merci non inLe1;cetlano la linea. Stazioni di testa o di 1·egresso, e sono quelle in cui, o perchè il fabbricato viaggiatori chiude là linea, o perchè questa non seguita più oltre, i treni che giungono devono retrocedere per proseguire in altra direzione. Staz·ionidid:iramazione, quelle dalle quali si staccano diverse linee . Avendo riguardo all'importanza locale, vi sono le fè;rmate, le piccole e le grandi staz·ioni, e fra le piccole conviene ancora distinguere quelle ammesse al solo servizio d~i viaggiatori e dei piccoli co1Ji merci a grande velocità, da quelle ammesse anche al servizio
merci P. V.; quelle non abilitate a spedire o ricevere bestiame e veicoli, da quelle ammesse a tutti i servizi, ecc . In questo lavoro saranno indicate soltanto alcune forme principali, procedendo dal semplice al complesso nelle disposizioni interne dei diversi impianti, e soprattutto dei binari ..
Fe·rm,ate. - La. forma embrionale della stazione è la f&rrnata, · luogo dove alcuni treni si fermano suita via per lasciar scendere e montare dei viaggiatori, e qualche volta anche prendere dei piccoli ()Olli merci aG. V., senza che sia.vi nessuno specialeapprestamento all'infuori dei marciapiedi lungo il binario. - Le ferma tesi stabiliscono perlopiù in vicinanza di un passaggio a livello, al quale affluiscono gli abiLanl;i dei villaggi circonvicini: il guardiano del passaggio a livello è incaricato di distribuire e di ritirare i biglietti. Quando il movimento annuale della fermata diventa. considerevole, essa viene convertita in stazione. Pfocole stazioni cli passaggio. - Le stazioni intermedie delle linee a semplice binario, devono tutte soddisfare alle due seguenti condizioni principali: ·1? Permettere l'incrocio dei treni viaggianti in senso inverso; 2° Servire al disimpegno del servizio viaggiatori e merci nella misura dei bisogni lo-cali. Alc-u,ne poi, opportunamente situate, devono anche: 3° Permettere, senza compromeLtere la libertà, d'incrocio, il Ticovero d'un treno che clebba essere sorpassalo da altro più celere viaggiante nello stesso senso; , 4° Prnvvedere al rifornimento in acqua delle macchine dei treni. Nelle linee a doppio binario la prima delle accenate condizioni ·è sempre assicurata, ma le stazioni devono soddisfare alle alLre tre nella stessa misura che sulle linee a semplice binario . Esaminiamo separatamente ciò che r ichi'ede l'adempimento di ciascuna delle indicate condizioni : ,1° Libertà dì incrocio . - Si ottiene sulle linee a semplice bi nario col racldoppiarlo sopra una certa estensione, e col collegare
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mediante scambi i due binari alle estremifa del raddoppfo. È dì somma irnpo1·tanza per la p1·oduttfoità cfolla linea che l'estensione del raddoppio cli binario clelle stazioni basti all'incrocio dei più grossi treni che possono pe1·co1·1·e1·ta nei due sensi; altrimenti resta diminuita la capacità di trasporto, che consentirebbero la potenza delle locomotive e le condizioni di pendenza. Non tutta la lunghena del raddoppio, misurato fra le punte degli e ·----------------aghi degli scambi estremi, è utile per il ricovero dei treni in caso di incrocio; la parte utile non co39 Fig. · mincia che dopo il cuore di ogni deviazione e ad una distanza tale da esso, che uno dei due tr~ni possa entrare ed uscire dal proprio binario, senza u,rta1·e il materiale dell'altro. La minima distanza C Q (fig 39) che può esservi fra la punta matematica C del cuore e la testa o la coda Q del treno, dipende dall'ampiezza dell'angolo Q C Q' del cuore, e dalla larghezza !VIN del treno. Quest'ultima sulle ferrovie italiane può essere al massimo di m. 3,'10 (larghezza della sagoma di carico) eppertanto, essendo la massima sporgenza Q 1\1 del treno oltre il lembo i~terno delle rotaie pari a
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(3, ,f O -
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FEHUOVIARC0 - 1l!LlTAlH
1 J45)
=
0,83, la lun-
ghezza C Q risulta: Con cuore a tangente di O, 09 m. 118,44 » )) )) )) 0,10 )) 116,60 Aggiungendo rispettivamente queste lunghezze all e distanze fra la punta degli aghi e la punta maLematica del cuore, quali sono state indicate più indietro, nel trattare degli scambi, sj ricava che pe1· la libertà dti tmnsito sopra uno dei binari di una deviazione, è necessa1·io che la testa o la coda del treno giacente sopra l'alt·ro, sia distante clallci pwnta degli aghi almeno di: m. 42,16 sulle F. A. I. (tang. 0,10). m. 46,19 sidle F. B . (tang. 0,09) . rn. 42,05 sulle r. 1ft. (tang . 0,10) . Volendo lasciare alcuni metri di agio si può computare la parte schia'Va dei binari presso ogni scambio in m. 45 per cuore a tang. 0,10. m. 50 per cuore a' tang. 0,09.
Pertanto la lnnghez.za iitile dei binari di raddoppio delle stazioni risulta uguale alla lunghezza totale del raddoppio, misurata tra le punte degli aghi estremi, diminiiitci cli 90 metri, se gli scambi sono a tange,ue 0, 110 (F . A. I.eF. M.), e climimiita cli 100 metri, se gli scambi sono a tangente 0,09 (F. R.). La lunghezza dei raddoppi deve essere indipendente dall'importanza locale clelle stazioni, e dipendere soltanto dalle condizioni della linea e clei motori: tutte le stazioni di una stessa linea dovrebbero pertanto avere una lunghezza di raddoppio almeno eguale a quel minimo, che non limita la capacitit di trasporto consentita dalle pendenze e da lle macchine. Per rispondere alle esigenze dei trasporti militari, quali son o determinate dal · complesso della nostra rete, la lnnghe.zza utile dei raddoppi deve bastare per Lrcni di 45 veico li con due locomotive (m. 45 X 7 2 X ,}6 = 347) su linee con pendenza dominante eguale od inferiore al Hl p. 00 loo: e può scendere fino alla capacità dì treni di 20 veicoli con. 2 locomot,ìve (m. 200) su linee a pendenza del 25 p. 00 100 • Nel primo caso la limghezza totale dei raddoppi non dovrà essc1:e inferiore a m. 450, e potrà scendere gradatamente fino al minimo di m. 300 corrispondente al secondo dei casi ctccennalì. Il raddoppio di binario si colloca sullR li velletla di sLazìone, cioè iu orizzontale, o su penclenza inferiore al 2,t? per mille: non è però necessario che sia tutto in Lale condizione, la sua parte schiava può . collocarsi senza alcun inconveniente anche su pendenza :;.ssai forte, se ciò non fa ostacolo all' incamminamento dei Lre.ni.
+
Disposizionedelrnddoppio. - Il sècondo binario d'una stazione · a )--L<C----
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7 ' -.c.::::::== ___.~ft"'l°'~il
R:.111C.,
Fig. 40.
può collocar5i in modo che la figu ra risultaota rassomigli a un trapezio (fig. 4.0, a]) , oppure ad un parallelogrammo (fig. 40, b]).
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S1'Ul>I
La disposizione a tr'llpezio si adopera in quelle slazioni in cm 1 <treni di retti non fermano: il loro binario di corsa rimane in lai caso sempre rettilineo, e cosi si evita di far transitare treni in corsa celere sulle cun-e ristrette degli scambi. La disposizione a pan1.llelogra111mo si usa invece nelle stazioni in cui luLLi i treni devono arrestarsi : i treni tengono in tal caso la loro sinistra, entrano su binario rettilineo ed attraversano la curva dello scambio all'uscita, cioè quando incontrano gli aghi dt calcio e non di punta. In mo lte stazioni nelle quali, all'atto della costruzione della linea, l'asse del binario della via è slalo ten uto sopra uno stesso allineament~ da tutte e due le parli, la disposizione a parallelogrammo non si può adottare senza spostare prima da una parte il binario d_ella via, fino a porlo sulla direzione del binario di raddoppio. Ciò s1 fa piegando il binario della via e quello raddoppio uno verso l' altro mediante due curve di raggio di rn. 11000, 1·0.ccordate da un rettilineo obbJ iquo. In qtMsto rettilineo s'innesta la deviazione, ol· tenendo una disposizione simile a (fLtella della fìg. 40, e). Così i treni all'entrata in stazione percon:ono un binario con curve brevi e di raggio I.aie da non • presentare praticai mente che un'insensibile differenza col rettilineo. . 2" Servizio locale. - Comprende il servizio viaggiatori e bagagli, qu ello dell e merci a G. V. e quello delle merci a P. V. Il servizio viaggiatori richiede: a) Un fabbricato posto dal lato dell'abitato ed avente locali per la vendita dei biglietti e la consegna dei bagagli, una o più sale d'aspetto, un ufficio del capo staziono con apparecchio telegrafico; b) Due marciapiedi, uno per ogni binario principale; . e) Un casotto con latrine. Su quello reti nelle quali è prescrizione assoluta di salire edi scen· dere dal trono sempre dalla parte s inistra di questo , anche se la linea è a semplice binario, si coll oc:i, dal lato opposto al fabbricalo viaagiatori una piccola tettoia od un casotto di ricovero. In quesro · caso (che non si verifica sul le lince italiane) i marciapi edi sono sempre esterni ai binari principali. Il servizio merci a G. V. non richiede nelle picco!~ stazioni im:-
FEnROYI Ail1 0-MILl1'A Rl
30•1 :
pianti speciali: la spedizione e la consegna dei piccoli colli si fann o nello stesso fabbri cato viaggiatori, il carico e lo scarico del be- · stiame e dei veicoli si fanno al piano caricatore adibito all e merci a P. V. Se la stazione è di considerevole importanza però viene costruito in Yicinanza del fabb ricato viaggiatori un piccolo piano caricatore, per merci a G. V. 11 servizio merci a P . V. richiede, come abbiamo visto più addietro, un cortile con binario di caricamento per le merci incrombranti, un capannone e un piano caricatore scoperto coi reletivi binari di caricamento; dei binari di ricOV"ero, un peso a bilico ed una sagoma di carico. Esso può essere dalla stessa parte del fabbricato viaggiatori o dal lato opposto: nèl primo caso la stessasLrada e lo ste,;so piazzale esterno servono di accesso tanto al fabbricato viaggiatori che al cortile delle merci; nel secondo, per accedere a · questo, è necessario traversare la linea, il che si fa il più delle volte mediante passaggio a livell o ad una delle estremità del la slazione. Lo sviluppo dei diversi imp ianti dipende dall'enliLà e dalla quali tà del traffico locale: la loro disposizione clern permettere la facile sorvegli anza da p:irte del capo stazione (il che richiede che il servizio merci non sia molto lonLano dal fabbr icato vianaiaLol'i) e la c)c) facile manovra dei vagon i in arrivo o in partenza . Pri ma condizione per la fac ilità di manovra è che i binari secondari siano uniti ai priucipali col mezzo di scamb i opportunamente disposti, affinchè la locomoLi\'a dei _treni merci possa recarsi a prendere o a depositare i vagoni che deve porl.rrr via o lasciare nella stazione, risparmiando lunghe manovre a braccia, le quali esigono sempre un personale di fnLica più numeroso di quello che altrimen ti può bastare. Le deviazioni innestate ai binari principal i devono possibi lmente essere disposte in modo che i treni, percorrendo il binario normale di marcia, incontrino i deviatoi di calcio e non cli punta . Questa condiiione nelle stazioni ove ad ogni direzione di corsa è escl usivamente adibito un binario (come in tulle quelle deJJe linee a dopp io binario e in quello delle linee a semplice Jiinario, ove tutti i tren i si fermano) non può essere soddisfall. c.'l in modo assoluto che dall'impiego di binari morti, o di binari traversanti ohhl iquam ente uno dei principali. - In quello stazioni ove i treni direlti non si fermano, i biné,ri secondari devono innestarsi al bi •
e)
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STUDI
FERROVIARIO-~HL lTAHI
nario non percorso da tali treni; il che., dipendentemente dalla posizione del servizio merci, può qualche volta obbligare a ripiegare il binario prindipale di corsa nel modo indicato dalla fig. 40, e) presso tutte e due le estremità della stazione.
mento con travarsata a .piattaforme girevoli. Su diverse linee italiane, specialmente sulle F. R., si riscontra spesso un tipo simile, nel quale però il binario di ricovero non è morto, ma unito a doppio scambio al binario principale, com'è indicato nella figura con linea punteggiata. La figura 5 offre la disposizione più semplice e più modesta(raddoppio di 400 m.) delle sta.z'ioni a doppia entrata adottate n111le F. R. come tipo normale nelle nuove costruzioni e nei rifacimenti delle piccole stazioni. - Il loro vantaggio è che la locomotiva passando da uno dei binari di collegamento deposita i vagoni in arrivo, retrocedendo e passando dall'alt1~0, può riattaccare nella stessa disposizione di prima quelli in partenza. La libertà di attacco o distacco dalla testa o dalla coda del treno è completa: le manovre a braccia per il deposito o la presa di vagoni da parte dei treni merci o misti sono soppresse, per quelle colla loco moti va il pèrso · nale necessario è ridotto ad un solo agganciatore. Una disposizione meno concen~rata, ma che offre gli stessi vantaggi, si ottiene disponendo in senso contrario il più centrale dei binari di scambio, come è ind icato in linea punteggiata nella fig. 4. La fig. 6 rappresenta lo stesso tipo della fig. 5, ma più completo '(raddoppio di m. 500): nello spazio fra i due binari di scambio è in·serito un binario di deposito; dal lato opposto vi è un lungo binario di ricovero, collegato con scambi alle estremità. e con travel'sata a piattafo rme al binario di caricamento ed all'attiguo binario di deposi.to. Il caricamento di testa, invece che all'estremità del binario morto, si fa all'angolo del piano caricatore scoperto; la costruzione è fatta in modo che, tanto il capannone merci che il piano :caricatore possono essere ampliati, occorrendo, senza dover alterare la disposi1,ione della stazione o rimuovere i binari. Le fig. 7 ed 8 rappresentano i due tipi principali di piccole stazioni su linee a doppio binario; gli scambi sono disposti ìn modo da essere presi di calèio dai treni in corsa, i quali percorrono sempre il binario cli sinistra rispetto alla loro direzione di marcia. Da ciò consegue, o la necessità di traversare obbliquamente uno dei binari principali come nella fig. 7, o quella di impiegare esclusivamente binari morti come nella fig. 8. Sulle ferrovie iLaliane non si riscontrano che disposizioni a binari morti ; sLl quelle estere sono
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Nella Tavola annessa a questo studio sono rappresentali schematicamente alcuni dei più comuni tipi di piccole stazioni. li tipo più semplice e meno completo è quello rappresentato dalla fig . 1 . Al serv.izio merci è assegnalo un solo binario morto, e la locomotiva non può lasciare nessun vagone senz'aver prima tolti quelli che deve porlar via. - Qualche volta invece di un so lo binario morto, ve ne sono due fra loro adiacenti e collegati o no con una piccola traversala a piattaforme girevoli. Spesso un pezzo di binario trasversale esiste anche coll'uniw binario morto, in questo caso è bene che la piattaforma sia presso al piano caricatore, come è indicato in punteggiaturl nella fig. 1; così si può effetuare il caricamen l.o ai testa e si possono scostare uno o 'due vagoni in par. tenza, che si riportano sul binario Iungo e si attaccano alla macchina dopo che essa ha depositati quell i in arrivo. Il tipo della fig. 2, che si riscontra in molte stazioni delle linee italiane, ha sul precedente il vantaggio di permettere. alla locomotiva di prendere da un lato del binario .morlo e lasciare dall'altro; ma deve attaccare in c:oda al treno i vagoni che prende, se ha staccati dalla tesla ({Ltelli che lascia e viceversa. Il tipo della fìg. 3, assai di[uso su molte linee sviziere e frances i di eecente costruzione, ha il vantaggio di un grande sviluppo pel carico e deposito delle merci ingomb ranti; ia locomotiva può lasciare da un lato e portarsi q~incli a prendere dall'altro ed allora si ha come nel tipo 2 la presa in testa e l'attacco in coda o viceversa; oppure può depositare i vagoni in arrivo, ritirarsi e attaccare al loro posto quelli in partenza dopo che :;iano stati tolti dal piccolo binario trasversale girati sulla piattaforma e posti sul lungo binario merci. - Quando il servizio merci è dalla stessa parte del servizio viaggiatori, il binario merci si innesta presso il fabb ricato ..,,iaggi.atori e risulLa quindi più corto. La fig. ,i rappresenta un completamento della. fig. 1, mediante · l'aggiunta cli un secondo binario morto di deposito e un collega1
1
FEI\ROYIARIO-~liLlTAI\l 30.t
STUDI
frequenti le traversate obblique dei binari pt'incipali. - Nelle stazioni delle linee italiane a doppio binario, usandosi marciapiedi intermedi ai binari, non esiste il più delle volte il ricovero viaggiatori dal lato opposto al fabbricato viaggiatori. Nelle stazioni delle linee a doppio binario, i due binari principali sono sempre uniti da un binario di scambio, che giova tanto per le manovre di stazione, quanto pel passaggio dal doppio al semplice bina.rio in caso di interruzione di uno dei due lungo la via. I tipi riportati sono ampliati quando il traffico locale assume una grande importanza: i binari di ricove!'O diventano molti e si diramano a fascio dal binario·che si stacca dal raddoppio principale; i binari di caricamento possono pure crescere di numero; ma il tipo fondamentale della stazione non viene alterato, e in quelli riportati nella Tav. I si ritrova l'embrione di tutte le stazioni, anche le più grandi. 3° Capacità di 1·icove1·0. - Sulle linee circolano treni di velocità differente ed i più celeri raggiungono e devono sorpassare ne"' essariamente i più lenti . Obbligarsi a far cedere l'incontro di due treni viaggianti nello stesso senso in una sta~ione, ove non debba avvenire nessun incrocio con treni direLLi in senso inverso, sarebbe imporsi un troppo gravoso legame nello stabilire le corse dei treni , e togliersi ogni libertà di modificare gl'incroci in caso di ritardi o di altre anormalità. Bisogna adunque che sia possibile, in un certo numero di stazioni , l'incrocio di dlle treni diretti nello ste.sso senso, con uno diretto in senso opposto: occorre cioè che, oltre al raddoppio Per l'incrocio' vi sia in esse ùn 'terzo binario capace di ricoverare un ~ntero treno. - Il numero .e la posizione di tali stazioni dipende dai bisogni speciali di ciascuna rete e di ciascuna linea: sarebbe però desiderabile che, se non tutte, almeno la maggior parte delle stazioni avesse il terzo b.i nario. Dal lato militaee il terzo binario non ha lo stesso scopo che ha nel servizio ordinario, poichè avendo i treni dell'orario militare tutti la stessa velocità non può essere il caso di incroci multipli. Ma esso serve a garantire la regolarità del movimento anche in caso (non improbabile in tanta intensità cli trasporti) che per qualche accidente, un treno non possa prosegui re la corsa: in tal caso il
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terzo binario dà modo di ricoverarlo senza imp.edirn la libertà di incrocio cleali altri treni. Esso serve inoltre molto opportunamente pel il ricov: ro del materiale destinato a tr~sport~ s~1:ategici, y erc~è molti clei treni occorrenti possono scaglionarsi g1a form:1t1 lun"'o le linee senza intralciare il movimento di transito. u te;·zo binario addossato al raddoppio, risulta necessariament~ più corto di questo di due volte 36 ~ 39 metri, secondo che. s'. impiegano cuori di tang. 0,'10 o clt ta~1g .. 0,0~. ~a sua cap_acil~ itile di ricovero, rispetto a quella dei binari d1 raddoppt~, e 1 a.dunque n.-78 metri minore; ma questa perdita può riscauars1 co'. prolunaarlo a binario morto verso una sua estremit~t, come Yedest nella 6 della Tav. I ed anche in linea punteggiata nella fig. 4:. - Si potrebbe dara al terzo binario la stessa lunghez~a del r~ddoppio, spostandolo al di là di un estremit~ della sta~1one e~ rnnestandolo al binario della via, come ef!ett1vamente e stato talloqualche volta (p . e. nel (e stazioni di Cor~ona ~ ~li Castig\i_one _fi.orentino sulla linea aretina) . Ma questa d1spos1z1one ha I mco1,,,eniente di allungare la stazione e di pone sull a via una devi?zio1~t: secondaria in precedenza cli qnella principale del raddoppio, ciò che può essere causa di false manovre assai pericolose.
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4.0 • Rifor wi.me-nto d'acq-iia. - Può essere messo in tut~e l~ stazioni di qualunque tipo, e, sulle linee ove l'acqua scarseg?1a, s~ riscontra anche in qualche punto lungo la via per uso de1 lrem merci. Nelle reti ben ordinate però l'acqua deve essere portata n~lle stazioni conducendola, se occorre, anche da grandi distanze: nessun -servizio merita più di questo che si facciano tutte le :~es~ . necessarie per renderlo rispondente per qualità e per quant1ta a1 bisogni della trazione . . . , .. Le colonne idrauliche sono poste ordmanamente ali estrennta clei marciapiedi delle stazioni, in corrispondenza ~el_ pu~to i~ cui viene a trovarsi il tender delle locomotive dei trem viaggiatori. Conviene notare che questa posizione non è comoda p_er i lun ghi treni merci e militari, penhè per rifornirsi d'acqua essi devono~ arrestarsi colla coda sulla via, impedendo la sollecita partenza det treni con essi incrocianti, o devono spostar:;i di nuovo indietro dopo entrati in stazione. La durata del loro rifornimento, specialmente ANNO '(XVIII, VOL IV
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FERROVIARIO - Ml Ll1'A TU
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se sono rimorchiai.i da due locomotive, è pertanto sempre considerevole, anche quando l'erogazione d'acqua dalle colonne idrauliche sia, come non è sempre, di 2 m. c. al minuto primo . Il serbatoio deve essere siùrnto quanto più è possibile vicino alle due colonne idrauliche, od almeno a quella che, sul le linee a forte pendenza, alimen ta i treni ascendenti . Due elementi di capitale importanza per la capacità di movimento di una linea, la quale può evidentemente risentire una limitazione in causa di cattive condizioni di rifornimento, sono: a) La distanza massima da ammettersi fra le stazioni di rifornimento . b) La portata minima che devono avere le pompe o le sorgenti che alimentano il serbatoio.
<(;Ome sulle linee a forliss ima pendenza, la distanza massima. dovrebbe essere di so li 48 km. Come si vede quest'elemenLo dipende dalla qualità delle macchine che &i impi egano, dalla capacità dei tender, e della velocità -di corsa dei treo i. Può ancile inl1uirvi indirettamente il profi lo della via, poichè se, ttd esempio, dopo una forle salita di 118 km. si trovasse una lunga discesa, sulla quale non si consuma vapore, è evidente chP. il rifornitore potrebbe essere allontanalo fino al piede cli essa. Dentro i limiti trovali pi ù sopra, o dentro quelli, non mollo differenti che in oani caso speciale si trovassero, i rif'ornitori si mettono o~e p iù con\iene per la qualità dell'acqua e per la facil ità di provvederla.
a) Distanza massìm,a fra i rifor(l,itori. - La quantità di acqua che consuma all'ora una locomotiva utilizzando tuua la sua potenza, sia in grande sforzo di trazione con piccola velocità, sia in velocità con piccolo sforzo, è costante. Tale quantità equivale alla grande quantità di vapore che la locomotiva produce, aumentata dell'acqua che, mista al vapore, è trascinala nei ci lindri (circa 0,2 del vapore) e dell'acqua che necessariamente si disperde nell'alimentare la caldaia o che si impiega per inumidire il combustibile polverulento, ecc. Per fissare le idee comid.ero ùn tipo di locomotive merci assai diffuso su tutte le rei.i, quello corrispondente alla serie 80/'H 000 dell e F. A. I. Queste macchine producono c1rca 4200 kg di vapore all'ora, ep0,2-. X ~.200 = oOJ.O litri di acqua: perciò consumano 4200 per tener conto dei disperdimenti, ritengo m. c. 5,1 all'ora. Il loro tender ha una capacità. di 7 m. c. di acqua; ma non è prudente in cas i normali l'esaurire completamente ogni provvista prima di poLersi rifornire. Ritenendo debba rimanerne una scorta di 800 a 900 litri, la necessità del rifornimento si presenta dopo ore 1.20'. Per tanto, se la velocità di corsa fosse cli 30 km. all'ora, com'è per i treni-merci e militari sulle linee a mii.i pendenze, la distanza massima amm issibile fra le stazioni di r ifornimento sarebbe cli km . 36; e se la velocità di corsa scendesse a km. H5 all'ora,
b) Po1·tatr1, delle pompe o delle sorgenti. - Q'.iesta de~e bastare al co·nswno [Jiornaliero del massimo numero cl i locom?ltve da .al imeni.arsi non servendo l'acqua immagazzinata nel serbatoio che a far fronte al bisogno duran te la sospensione normale o accidenl~d: del lavoro delle pompe. Il consumo giornali ero dipende dall aquaht~ .delle macchine, dalla velocità. cli corsa dei treni, dalla. dista.nza fra t r ifornitori, e dal profilo della via , Dipende ancl1e dalla nat_ur:a .del movimento massimo da prendere a base del computo; se, cwe, e un ,movi men to a tren i carich i in ciascun ~enso, o a carico in nno ed a VllOlo nell'altro, ecc. Non è adunque possibile concentrare in unti sola formula semplice l'espr~ssione della quantità. d'acqua giornalmente necessaria nelle stazioni cli rifornimento : essa dipende da elemenl i troppo diversi uno dall'altro e deve essel'e calco_lata Ptr ciascun caso particolare . Pel modo di calc~lo Y~lg~ l_'esemp10 ~eg~ente: , Sia. una st rada orizzontale con riforrnton 10 t.re stazioni A, B, C,
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«.... 35km .... X .. .. 12 -.. .» A B C dista;1ti le due prime 3ti km. e le due ultime 112 km. Il movimen_to s ia a carico in un solo senso, la vel oci Lò. dei treni sia di 30 km . m tulti e due i sensi: il mtmero giornaliero dei lreni che si eITettuano .in ciascuna di rezione sia di 20 in sem..phce Lrazione. Il consu mo ch ilomelrico delle locomotive de i treni carichi ab-
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STUD:
hiamo trovato cheèdi 15 100: 30=1170 litri; il consumo delle loeotive dei treni di materiale vuolo in senso imerso (non a,·endo esse, eh fare che uno sforzo di trazione pa ri a circa 2/3 di quelle dei treni carichi) se l'espansione del vapore è bono utilizzato) potrà os~ere di 90 litri al km; ma per farluogo a un po' di trascuranza nella condolla della macchina riterremo 100 litri (m. c. 3 all'ora) . Il ri fo rnitore B deve potere restituire ai tenders l'acqua consumata dalle macchine ivi arri vanti; pertanto, se il movimento a carico è da A verso r., sadt necessaria in B una quantità d'acqua. pari a litri:
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20 X 170 X 35 20 X 'IOO X ·12 = H 3,000 e se il movimento è n cari co da Cverso A, 110 occo1To1·anno in ,,ece lit l'i:·
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.20 X 170 X '12 20 X 'IOO X 31S = H0,800 La portata di rifornimento dovendo stabilirsi in base al massimo consumo probabile, si devono ritenere necessari 1143,000 li tri at giomo, ossia 14-3 m. c. - Ora, se il serbatoio è alimentalo con pompe a vapore, ri tèoendo che possano in casi straordinari lavorare 16 ore al giorno, la loro por Lata dovrà essere nImeno di m. c. H 3:·16, ossia in cifra tonda rn. c. 9 all'ora; se i! serbatoio è invece alimentato da sorgenti o da condotti perenne, la loro portala dov rà essere di almeno m. c. H3 :2,i., in cifra tonda m. c. 6 all'ora. Se il profilo fosse differenl e, differente sarebbe il fabbisoano in . o acqua, perché diverso sarebbe il consumo chilomoLrico delle macchin e; il qua.le aumenta alla salita in causa della minor velocità di corsa, e diventa nnllo nelle discese superiol'Ì al 4. p. 00i 0 0 all 'incirca. Come già è stato dello, il computo delle mi nime pol'lato neces~ sarie deve fa rsi per ogn i linea e per ogni stazi one di rifo rr? imento in modo particolare. 'J'rovato per ognuna di esse nel modo sopraesposto i! fab bisogno giornaliero, si può in parte modificare compensando entro corti limiti, la deficienza d'acqua io una stazione con l'esuberanza in altra. Cosi p. e: se il riforn itore B non potesse rida.re all e locomotive tuua l'acqua consumata da A in B, basterebbe desse loro la quantitit necessaria a percorrere il tratto B C; ma allora !"occo rrenza poi rifornim ento in C dovrà valutarsi non più in base al solo consumo lungo il tratto B C, ma in bnse al completo. esaurimento dell'acqua dei tenders.
FERROYIAIUO-)llLITAIU
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Speciali, sta::ioni cla montagna. - Quando in una linea tt forti vendenzo di,,enta necessaria la costrnzi ono di nuove stazioni per :.i.umentare l'i ntensità e l'olasticil à di mov imento della li nea stessa, -esse non posso no essere folle noi modo ordinario. Non si potrebbe infatti alterare il profilo della linea per ricavare un Lrallo orizzontale do\'O impiantare la stazione, senza incontrare spose ingenti in lavori che equivarrebhero il 'piLL delle volte ad una. completa ricostruzione. In tali casi è adunque giuocoforza provvedere all'incrocio dei treni, assicurando il lorn rieoYero, l'arresto di quelli discendenti ed il rincamminamenlo di quelli ascendenli, senza allorarc menoma.men te la livelletta stradale. Se il profilo della stn,cla non è uniforme e che in posiziono ,con\'enienle sin.vi una livelleLLa a penclenza sensibil mente minore di quell a. dom inanle su Lnlta la linea, su qL1clla potrà. collocarsi il ' raddoppio per l'incrocio dei treni: cosi è stato fatto a ~!olino del Pall one sulla ferrovia PorretLa.na. - Qui infatti il raddoppio è stato collocalo su d'una livell etla a pendenza. del ,J 3 p. 00 100, posta ai piedi di altra al ·I8 p. 0 °(.,.,; siccome la pendenza dominante è quella del 25 p. 00 100 , si comprende fac ilmente che il rincamminamenlo dei treni ascendenti stali ferma ti a. Molino clel Pallone è assicurato , perchè la locomotiva. che rimorchia. un treno sul '.!n p. 00 100 , ha margine sufficiente, sul ·13 p. 00{oo, a dargli l'impulsione necessai·ia a riacquista.re la veloci Là. cli corsa. L'arresto dei treni disceodenLi è assicuralo mediante un lungo bi nari o morto, disposto in con~roppendenza. di sempre crescente valore ( tlal O al 1120 p. 0 0 100 ), sul quale essi sono a vviaLi e da.I quale reL1·o~odono quando debbono ripartire. Qucslo binario serYe pnl'e da l!ina·tio di sicibte.::.::a, arrestando quelle parti dei treni ascendenti che per qualche accidente si distaccassero e vincessero l'azione dei freni rell'Ocedendo con corsa accelerala. Questo fallo però si è verifica.lo assai raramente o non è molto probabi le; se po i il treno ascendenle è in doppia trazione con locomotiva in coda., esso è del -tutto improbab ile. Quando però il profilo della fe1TOYia non oJTre in sito opportuno nessuna diminuzione cli pendenza, la. staziono non può essere format.ì che con binari morti, i quali devono essere oriz'l.onlali pel ri.eovero dei treni ascendenli o dei discendenti già fermati, ed a con-
3·10
STUJ)l
tropendenza per il sicuro arresto dei lreni discehdénli e pel i·incamminamenlo degli ascendenti . - Due belli esempi di consimil i stazi(lni, nuove nel sistema fer1·01'iario, si riscon Lrarono sulla ferrovia Porreitana a Vnjoni fra Pistoja e Piteccio, e<l a Co rbezzi fra Pi teccio e Pracchia('I ). Nella Ta v. I, fig. !) è rappresentala schematicamente la disposizione della staz ione di Corbezzi. Fra le gallerie di Corbezzi a monte e di ·Casciano a valle, in un tratto scoperto della lunghezza di circa 250 m. ed a pendenza de! 25 p. 0 0 foo, è stato faUo un raddopp io di l.Jinario, dal quale si distaccano quattro binari morli: due orizzon tali dall~t parte superiol'e, due a conlropendenza dall'inferio re. I binari che s'innestano al raddopp io a sinistra discendendo, servono per i treni discendenti e sono molto lunghi, doYendo ricoverare I.reni di 4.15 veicoli con 4 locomotive: i binari che s'i nnestano dal lato opposto servono a prolungare il raddoppio, per r icovero dei treni ascendenti, grossi melildei precedenti . · ll bina1·io di sicure::.2:a è a conLropendenza di semp re crescfmleva lore fino al ·120 p, 00 (00, ma la sua lunghezza e ht distrib uzione delle livellette sono tali che su esso, unilo al la parte libera del rad-· dopp io, può rimanere ricoverato un grosso treno discendente. Ordinariamente i treni discendenti dopo il loro anesto devono, in atlesa di ripartire, retrocedere sul loro ùincuio Ol'i.zzontale, capace da solo di contenerli liberamente; ma se, per qualche accidente sopravven uto ad un treno qualunque, questo fosse r icoverato sul bi.nario orizzontale, i treni discendenti resterebberq sul binario a controppendenza e per ripartire retl'ocederebbero sul binario di corsa :fino a liberare lo scamb io del binario di sièurezza, schivando il quale r idiscenderebbero. È adunque assicurato da un lato della stazione l'arresto e il ricovero dei treni discendenti, e il ricovero even· tuale d'un treno che non possa seguitare Ja corsa. I treni ascendenti (che possono essere più d'uno , tutti incrocianti con un solo discendente) en trano in stazione tenendo la loro sinistra ed avanzano sul piccolo /Jina·rio 01'izzontale sino a liberare Jt>, scamb io del piccolo binario a contropenclenza, qu indi retrocedono (,1) La stazione di Pileccio è di t.ipo consimile, rna ha un tratto Ol'i zzont;ilo cli .f9L metri di lunghezza e nel suo insieme è finora mcno_scmplice e meno completa di quelle di Corbezzi e di Vajoni. 1 ·
FEl\ROVI.UUO-MI LITARI
3H
e si arrestano quando lo scambio del binarjo orizzontale s!a li ber~.
_ La conLropendenza ha lo scopo di facilitare il lor? rmcarununamento, chè altrimenti, se il peso del treno fosse rigorosamente ragguagliato allo sforzo normale della locomotiva, po trebbe esser~ compromesso (1 ), e atl ogni modo sarebbe cer~amen~e.l.ungo. I t'.·em ascendenti non ingombrano mai i binari dei treni d1scenden~1. . Quando a monte della stazione troyasi ·un treno ascen~ente, .11 lnna.,·io di sicii·l'e.zzci, se sgombro, difende efficacemente 1 trem .che trovansi a valle dell a stazione in caso di distacco e di retrocessione sfrenala di qualche vagone. I treni ascendenti devono per~ avere una locomotiva in coda, che garantisca contro tale acciden te, quando il binario di sicurezza non p~ssa .esse'.·e sgombralo in causa di ricovero di altro treno snl lungo bmano orizzontale.
iltedie e grandi shzioni. Col crescere clella importanza delle slaztpni crescono ~i svi.l~ppo tutti i loro impianti e p iLl di tutti i binari ; e la 101.·o d1sposìz1on_e complessiva si complica in modo vario, dovencl~ rnponder~ ~ ~1sorrni di entità diJierente da un luogo all'altro. E pertanto d1ffictle di;e qualche cosa di preciso relativamente alle :itazioni di non comune importaza. . . . Oltre agli impianti già accennati parlando ~elle piccole.staz1?.n .1, tendenti ad assicurare la libertà di ricovero e di manovra, 11 servJZJo Yiao·rriatori e merci, ed il rifornimento in acqua, uno nuovo ne yie~~ stabilito, se non in tutte le stazioni di considerevole importanza, almeno in molle; e consiste in una rimessa locornotive, con se il carico ra"!!Ua"linto alhi velocità di corsa è al completo, la locomotiva ('') A•,cbe " oo o . riesce generalmente a rincamm ina1·0 in salita un trnno fermo sopr,:. una. fo rte. pen. a dcnza. Ciò proviene d:1! fatto, che lo sforzo aderente de!la. locornotna e..s11?er'.~t _ quello èorrisponùente alla 1·clocità di corsa: o che (astraz10110 fa tta dall~ _1os Y"ta all'inerzia'J le re,;istonze che il treno ,ncontra duranLe il lento mo, nnento , "' ' . d1cammiuamento sono minori di quelle .m ~iena corsa,. v,· e, d unque una'. piccola . n tiva minuzio ne cli resistenze ed un aumento d1 sforzo e conseguente~ente .1,i loco, 0 può chlrc al treno l' impulsione necessaria a vincere l' inc1·zia ed ~. n~cqu!stare. la v~lo: cit~. Però basterebbe una Ieggiota umidità delle rotaie per ,rnpedne che ci~ fosse _pos.s, bile; menti·e un tratto anche breve dì binario a cont.ropendenza rende sicuro ll r11rcamminamento in ogni tempo.
i,te::lJ~~-
STGDI
binari e pialla.forme proprie, dove la rimessa appartiene ad un deposito , anche con propri piani ri levati per la distribuzione del combustibi le, cen piazzali e magazzini per la sua cu:;todia, con deposi Li cli sabbia, ecc. lri alcune stazioni aventi normalmente una considerevole scorta <li materia le viaggiatori, è stabilita pure una rimessa iietture, per preservarle dal troppo rapido deterioramento che risentirebbero all'aperto. Quanto ai binari, cresce s_pecialmente il numero di quelli destinali al ricovero ordinario od eventuale di treni merci e di materiale da trasporto . . Essi formano ordinariamente un fasc iQ, più o meno grosso secondo i casi, a lato dei binari principali . La fig. 10 della ta,•. l, rappresenta in modo schematico una stazione di media importanza, avente appunto una piccola rimessa locomotiva, una riniessa vetture ed un pi<:coln fascio di binari di ricovero . Dn.e traversate per carrello a livello, collegano rispettivamente la r imessa vetture ed i binari del 'Servir. io merci locale ai binari principali, dando modo di variare la composizione dei ll'eni in partenza .
Stazioni di dira mazione. - In questa categori a devesi dislingueee il caso in cui siavi distacco di un tronco di poca importanza da una stazione di linea principale, da quello in cui avviene separazione di due linee di non mo lto disimile considerazione. Nel primo caso non è convenienl.e di fare una vera biforcazione; può bastare il fare a fianco dei binari della stazione un piccolo raddopp io di binario term inanle in un unico liinario morto e formante qaasi slazione a parLe per la diramazione. Esso si collega co i binari del servizio merci locale; ed i viaggiatori si obbligano a! trasbordo dai treni di una linea a quelli dell'alLra. I l raddoppio, unitamente al binario mo rto che ha in testa, serve a disimpegnare la locomotiva dei treni percorrenti a guisa di spola (à ?htvette) il Lronco cli diramazione, permettendole cli recarsi dalla. tesla alla coda del treno . Sul binario morto il più delle volte è collocata una piattaforma pel giro della locomotiva . - Questa forma, tende ad estendersi col moltiplicarsi dell e linee di assai scarsa i m;,orlarlza cnmmerciale.
313
F Ef\ROV IARIO-MILLTARI
~el maggior numero delle biforcazioni es istenti però, vi è vera fus ione in una sola. delle due linee che concorrono nella stazione, coll~t differenza che in alcune la fusione avv iene prima di entrare in stazione, in altre avviene dentro di (iuesla. - Se la biforcazione ha luogo prima, la stazione rientra nell a catego ria di quelle di passaggio, soltanto possiede uno o due binari principali in più. ' È il caso della stazione rappresentata nella fig. 1O della tav. I, nella quale confluiscono due linee A e :B: il primo e il secondo binario davanti al fabbricato viaggiatori sono adibiti ai· treni viaggiatori della linea B; il terzo binario serve per la linea A e basta, poichè su questa non vi è che un servizio di treni a spola. Se la biforcazione avviene dentro la stazione, la separazione dei binari secondo le destinazioni è più appariscente, percbè obbligata. Alcune stazioni estere, presentano in questo caso la particofarità di avere il fabbr icato viaggiatori frammezzo alle cluè linee: circostanza che ha il vantaggio di permettere lo stazioriamento contemporaneo di tre, ed occorrendo anche di quattro treni, davanti ad esso; ma che ha l'inconveniente di rendere diffici le e pericolosa l'uscita dei viaggiatori dalla stazione In ·tutti i cas i, quando non si vogliono obbligare al trasbordo 1.uLti i viaggiatori provenienti da una o diretti ad una delle due li nee della hiforcnzione, la clisposizione delht stazione deve permettere la facile manovre delle vetture da un binario all 'altro, possi bilmen Le colla locomotiva e senza troppo grandi percorsi. Quando in una stazione concorrono più di due linee, ad ogr1L1na di esse sono generalmente riserbati speciali binari viaggiatori: e tulle sono collegate col servizio merci locale e col fascio di binari adibiti al servizio delle merci in transito . 1
Grancti stazioni. - Carattere speciale delle grandi stazioni è l'assoluta separazione dei diversi servizi , resa necessaria. dal grande sviluppo che acquista ognùno di essi; la loro interna di sposizione deve aiutare tale separazione, in modo che le operazioni di uno non abbiano da intralciare quelle di altro servizio. Le grandi stazioni sono sempre stazioni di diramazione, perciò è intenso e complicato il servizio viaggiatori. - Il servizio dell e -merci a G. V. vi acquista pure una rilevante importanza e non
3U,
FERROV IARIO-M l LITAnJ
s·runr
può più confondersi quanto a personale col servlZl o viarrrriatori e quan to aopen1z10111 cli can co e scarico con quello merci a P. Y. ~sso ~bbisogna d:impiant.i propri: di uno o di due capannoni per 11 carico, lo scarn:o e la custodia dei colli, di un piano caricatore pel bestiame e veicoli . Qrtesto serv izio rimane però il più delle volte adiacente al fabbricato viaggiatori. li servizio merci a P. V. ha nelle grandi stazioni una importanza straordinaria, e richiede da solo degli impianti assai estesi. Occorrono infatti pel servizio locale capannoni e piani carica.tori distinti per le merci in arrivo e per le merci in partenza, molti binari di caricamento, molli l)el deposito del materiale in attesa di car ico 0 di scarico; occorrono inoltre degli speciali binari per lo sm istamento e riordinamento delle merci in transi to, in modo che i vagoni merci arrivanti promiscua.mente dalle diYerse direzion i pos.,ano separarsi per linee ed ordinarsi secondo le successive destinazioni su ognuna di esse. Nella disposizione del servizio merci locale, ossia dello scafo. 1~erci, _è di gr:ande convenienza che i diversi capannoni e piani car1caLon non siano i1llineati lungo uno stesso binario (come si riscontra in motte staz ioni importanti, p. e. a ~i ilano erl •a Bologna), ma siano scaglionati in modo d'avere ciascuno un binari,) di caricamento speciale, come dimostro. la Fig. ;J;J della Tav. L Pel' t~l ~10do è_reso facile l'accesso ad ognuno di essi; gli spostamenti di matenale davanti ad un piano caricatore non intralciano le operazioni ehe si comp iono davanti agli altri; e sono possibili le rrrn.novre complessive coll a locornoLiva, assai più conven iepti di ~Juel!e per singo!i vagoni colle piattaforme, che si è ohbli gati di fare 111 mo~o ~scl us1vo, qualora non sia stata adottata la disposizione a scagliom ora accennata. Di questa oJTre un esemnio la nuova sta.zione cli Roma. " I binari di caricamento devono essere co lleO'ati rrli uni coçli altri e _coi binari deposito. col mezzo di scambi: permet~ano il disimpegno del la locomotiva dei treni portati ai piani caricatol'i. Se i capannoni merci sono a binario intorno, questi collegamenti non possono farsi in vicinanza ad essi; epperciò, se (come ;el ma rt-, gior f\umero dei casi) i binari di caricamento si tt:oncano a po~a •
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distanza dallrt tesla la dei capannoni, le manovre colla locomotiva devono essere fatte a regresso. Anche la disposizione dei binari desLinali allo smistamento ed alla formaz ione dei treni merci , richiede speciale attenzione, affi nchè tali operazion i possano compiersi sollecitamen te. La disposiiione che è stata riconosc: u!.a come più convenien te è quella a fasc io di binari mo rti, conn ucnt.i in un unico ed opposto binario cli mcmov1'Cl pure morto, come si scorge nella figura precitata. Il binario di manovra pnò essere orizzontale, ed allora ogni veicolo o gruppo cli veicoli deve essere 7Jorlato a posto colla locomotiva; opuò essere in pendenza c1e11'8 al 112 per mille, ed allora i veicoli :si abbandonano all'azione della gravità., facendo li andare sui binari assegnati alla li nea cui sono diretti . Nel le stazioni nelle quali il movimento delle merci in tran::,ito non ò straordinario, il facicio dei binari di smistamento e di formazione dei treni si fo nde col fasc io dei binal'Ì di caricamento (fig. ,1,1, Tav . I) ; dove però tale mov imento è assai grande, i due [asci possono essere attigui, ma sono distimi. In massima occorrono tan ti binari di smistamento quante sonole linee concorrenti nella stazione, e se qualcu na dà luogo a un traDìco molto importante, le si assegnano anche due binari. Questi hanno una I unghezza da ,100 a 150 metri , se devono serv ire al solo smi:;tamento per linea: se i.nvece lo stesso fascio devG serv ire anche alla formazione dei treni coi yagoni classificali per destinazioni, ogni binario deve avere la lunghezza uti le di un treno merci, ed ii fascio deve essere aumentato cli qualche binario di deposito per collocarvi i vagoni che non si presentano nell'ordine voluto . In Inghilterra. si collegano qualche volLa i binari dei treni merci con Lre successi vi fasci di binari, i due primi elci quali, detti gl'ils e disposti R parall elogrammo, sono in pendenza dall'8 al 112 per °Jo0 • [ vagoni, numerati in precedenzn , sono abbandonat~ all'azione della gravil/t e ricevuti nel primo gru ppo contenente tanti binari , quante sono le linee concorrenti nella stazione. I binari del secondo gruppo, sono più corti e servono a classificare per destinazione i vagoni di ciascuno dei prcceden ti binari; i binari dell'ult.iino fasc io infine, servono a ricevere i ireni già forma ti. - Questo sistema ha l' inconven iente di rich iedere una striscia di terreno s9-·· 1
3·16
ST t;DI
verchiarnenle lunga; e per questo sul continente gli si preferisce il sistema prima accennato dei fasci cli binari morti, conOuenli in un un ico binario di manovra (tiroÌII') . Lo smistrimenLo ed il i'iorclinamento dei treni merci ha assunto ora un'importanza ta le, che certe grandi stazioni, non bastando pi ù al servizio locale ed al servizio delle merci in transito, hanno rich iesto l'a11sil io di speciali staz ioni succul'sali adibite n quest' ultimo servizio esclusivamente. Nelle grandi stazioni per non ingombrare e rendere pericoloso il servizio viaggiatori, i treni merci non si fanno transitare sui binari principali, ma si dirigono, (in dalla loro entrata in slazione, sui loro binari di ricovero; creando così alle due estremità della stazione (o ad una sola, se la stazione è di tesla) delle ve re biforcazion i per tren i merci, le qnali sono senza inconvenienti, poichè tubti i · treni, dovendo fermars i poco dopo, l'nllentano in prossimitò. delle medesime. Un servizio della massima importanza nelle grandi stazioni , è pure quello della traz ione. Il depos ito locomotive, che consta in talune di esse di .ioo a 200 maccb ine, richiede grande sv il uppo di binari propri e sempre grande è il movimento frn questi cd i diversi gruppi di binari elc i servizio viaggiatori e merci. AfDncbè i movimenti delle locomolive che vanno o che provengono cfalla rimessa, non ingombrino le manovre di caricamento e di smisLamenlo delle merci , è conveniente che i due servizi: quello della trazione e quello delle merci, siano uno da. una parte e !'altro dall'altra della stazione. Dal lato militare le grancÌi stazior, i sono sempre importanti, perchè in esse è generalmente sempre possibile compiere con facililii rilevanti operazioni di carico o di scarico di troppe, di cav.:il li e di materiale da guerra. Le disposizioni che megli o si aclal.lano ai bisogni del traWco ordinario, megl io convengono alle esigenze militari; le quali non richiedono in sostanza che un grande svi luppo dei mezzi di caricamento e mo lta faci lità nel le manovre dei treni. Militarmente, la separazione dei servizi esistente nelle stazioni di molta importanza, conviene in modo speciale. Infa tti, i trnsporti
FE!UlOYIA lllO-)l!Ll'l".llU
militari comprendono trasporti di truppe a pied i e trasporti d~ truppe a cavallo, di artiglieria e di carreggio. Le prime si possono · agevolmente caricare sui binari viaggiatori, ed il loro scarso carreggio coi relativi quadrupedi e coi cavalli degli uftìciali, possono caricarsi ai vicini piani caricaLori delle merci a G. V. Per contro, le truppe a cavallo ed i traini si possono caricare ai piani caricatori e sui binari assegnati al servizio merci a P. V. Così le due operazioni si compiono in moùo indipendente e senza intralciarsi l'una coll'altra; e si può , alternando conven ientemente le partenze di treni di Lmppe a piedi con quelle di treni di materiale e di truppe a cavallo, conferire una consideeevole capaci tà di cari co,· anche ad una stazione di non mollo granéle sviluppo. fog. L. CONTI VECCIJI capitan:1 d'i. stato magg1:ore.
l RISUL'f.AT! DEL TIRO AL lJERSAGLlO DlJHANTE L' AKNO
·1882
319
La media generale è quindi alrp1anto i1:iJ eriore alla media gene-
Tale dell'anno precedenle come apparisce dal seguente specchiel to:
·l RISULTATI DEL TIRO AL BERSAGLIO
I________________ li.i! iii {" I I ZfoS
DURANTE L'ANNO 1882
Dagli specch i onde è parola nell'Ist1·uzione prom1isoria sul tiro crediamo uti le riepilogare alcune r,ifre cosi per indicare l'esilo oL_tenulo nelle scuole nostre di tiro comparal ivamente a qu.ello avu to nell'anno antecedente, come per dare nolir.ia cli alcune r iparazioni al le arm i rese necessarie dali'esecuzione del tiro non che delle cartucce spara le nel •I 882. a) Tito ord1·narioe speciale. - Specchi U0 N. 6 dell'Islruzione. !Ecco i risultali complessivi per la fanLeria, i bersaglieri, gli alpini ed i ballagli oni di islruzione nei '10 corpi d'armata:
CO HPI D'A HMATA
1a
!S3,5
12.628
,1-,8
34-,5
60,7
·1,32.
!•
52,6
,10•122.
9,0
32.,7
58,3
· 3,4-1
3,
53,9
•13214-
6,8
4-0,5
52,7
0,5:3
i•
50,9
7107
5,7
32.,3
62,0
1,68
5a
55,7
-10963 H,5
39,3
49,2.
2,86
6~
50 ,9
9937
5, 3
3·1,4-
63,4
,1,59
51,8
92.89
4,5
30,3
65,2
·1 ,33
8•
53,7
8i-06
33,7
57,•I
3,09
9a
43 ,9
5788
9,2. 4 ,oi·
35,5
Hù,I)
•I ,!~·I
1oa
55,3
8653
8,7
38,8
52,5
2,78
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I ' ,t 884
1882
I
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Per ogni iOO classificaLi f11rono assegna.ti rilJa
uci <Jnali \'Onno eseguito ·
I.
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ANNl
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CLASSIFICAZIONE DEI 'l'IRA'f.ORl
-~ ~
3n t;l(1ssf\
classe
'
'
I
55,40 190436 10,22 38,'.2.7 5/i)H 53, 22. 196·107 1 7,0 34,9 58,1 I
\
~
2 -~
-~~~i
J. s:.:: · o
3,509 2,000
I
'
Nell'anno ,f 882 si ebbe a notare una sensibi!e diminuzione nei 'tiratori scelli; minore è il per °lo medio otLenuto nelle •18 lezioni di tiro ordinario e speciale, come pure minore il numero dei tiratori assegnati alla 1a e 2" classe: crebbe invece d'assai il numero degli individui cla:;si (ìcati. Ma non conviene trarne argomento cli biasimo , perchè probabilmente la diminuzione deriva da maggiore esattezza nel segnare e nel registrare i punti. Se infatti si esamina il percento dei tiratori scelti si r ileva come sieno scemati davvantaggio nei corp i che ne avevano avuto un numero eccessi,•o nell'anno precedente. Eccone la prova: 2° Regg. bt•rsaglieri nel 188,t ne ebbe 13,8°/o nel rn82 12,8°/. 7° Batt. alpino » 12,7 » )) 1'7,0 » 6° Regg . bersagl ieri » » ,12,1- » » 3,0 » )) )) 65° » fanteria 11 ,9 » » 2,0 )) )) 46° » }) ,1,1 ,5 )) )) 0,5 }) 'i> )) )) ;1° }) » 10,8 » » 0,0 » )) )) 4-9° )) » '10,0 }) )) 1,0 » )) » 3° Batt . alpino 9,4 » n 4,0 » -51° Regg. fon Leria » » 8,g >l » 2,0 » 0 » G » bersaglieri )) 8,J » » 0,0 » 9~·0 )) _, )) )) fan teria 8,2 » » 6,0 >) )) » 7,9 }) » 3,9 » ,19° "f; >> . )) )) )1 '7 1 8 )) I) 6 ,o )) 53;3° » » 7,8 » » 0,8 }) ,H i » » » 1)
0
;320
I nISUL'rATl DET, TIRO AL BERSAG f, 10
b) 'l'il'o di cvmbattimento. - Relazioni e specchi riepilo~ativi 1\1° N. 3 dell'f:.;truzionc,.
CO!Wl o·.\H)IATA
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TIHO DI C:O)IBAT'L'IMENTO Sumoro
degli indi\'llllli che
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795:3
6i.7
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70
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8-i67
605
24,8
90
t5H
635
24,1
,10°
1'789
628
2.4-,0
È piuttosto ragguardevole la diminuzione che ha subìto la · distanza media generale alla quale venne eseguito il tiro di combattimento nei due anni: sarebbe forse utile che oltre ai limiti stabiliti dnll'Jstruzione per la distanza di ciascuna sezione, fossero anche prescritti per Iatdislanza media nell'insieme del tiro. In tal modo, sebbene sempre poco:paragonabili siano fra di loro i risullati del Liro di com battimen to, pme verrebbe toll,t una delle principali cause che rendono ora malagevole il giudicare del complessivo andamento di questa istruzione. Quantunque richieste, rruasi nessun corpo ha inviate indicazioni relative ad inclinazione del terreno rispetto alla linea di mira, probabilmente per la natura speciale tlel terreno nel quale venne eseguito il Liro, terreno che non consentendo l'impiego di tiri inclinati, fa perdere una parte non ultima del profilo che si deve ripromettere dal tiro di comlJat.timenlo.
II. Ripa1·azioni alle armi.
li confronto delle spese si può rilevare dalle seguenli cifre:
Confrontarnlo i risultati ottenuti nel tiro di combattimento del 1882 colle poche notizie che si poterono raccogliere dalle relazioni
SOMME SPESE PER RIPARAZIONI ,\LLE ARMI D.\!
sul til'o inviate nel !18811 si hanno le seguenti med ie: .',NNI
::;\~oli fanteria
~el •18811
Xumero dei tiratori . Distanza media . Per cento llletlio .
24.,25 (media di 93 corpi)
j
bersaglieri
J
re;:1cnti 1 battaglioni 1 Corp~il~~: alpini
i\el ·I88~
8~439 68'z m (media di 73 corpi)
rcggtcnti
24-,95
<l'istruzìono
,188·1
H3,188,891 263"8,.H
I 9898,8;1
1882
,1~7671,83 .2·1,10,2a
7006,81
I
fantrria
1
1
'.2845,/i,8
I 182251,~ 1
.2075,55 -157924-,i'z
La somma spesa nel -1882 viene cosi suddi, isa fra le truppe dipendenti dai comandi dei ,1O corpi d'armata: J.:illO XX\'111 1 YOI.. JY.
21
1
f tUSUL'l'ATl DEL Tll\0 AL BF:I\SAGLIO
CORPI D'ARMATA
DUI\A'NTE L ANNO
Somme spese uell'anno ,188~
per riparazioni alle armi dai corpi di fanteria
J(.
·16,61
II ,1 I 03 .
III.
17678
•15
ff.
1zos1
11
V.
19640
176
I.
YI. VII.
nrr. IX.
x.
20897
13807
della canna con piombo e smeriglio , e grande pulitura all'arma con olio e sme1·iglio. Paragonando il numero di tali riparazioni eseguii.e nell'anno corrente con quelle del ,, 88 1, menti-e si nota una piccola diminuzione nel uurn ero compiossi vo delle canne pulite in lernamente con piombo e smeri«lio .., ' si rileva in vece nn sensibil e aumento in qnollo delle grandi puliture, già troppo elevato per lo innanzi.
I
e 1XNE pulite intnnamcntc
COllP!
79
17939 I ~7 12799
(jt,.
H
Giova noLare come l'influenza del diverso slato nel quale le armi. rennero restituite ai corpi dalle direzioni èopo il cambio dell'alzo, tenda rapidamente a. scomparire; cli maniera che negli anni venturi, tenuto conto di quei corpi che aYranno preso parte a campi di brigata ed a grandi mano\'re, specialmente in siti alpestri, e cli quelli che ananno dovuto per ragioni straordinari e spendere somme raggua1·devoli (quali ad esempio, per riparazioni rese necessarie in segu ito ad inondazioni, lunghi trasporti per mare, pesanti servizi di sicurezza pubblica, ecc.) si polri:l'dal confronto delle somme spese dai . rari reggimenti desumere un criterio approssima tiramento ncri usto circa le cure avute por la buona conservazione delle armi . Tanto più esatto poi riescirà questo confronto, se si potrà tener calcolo nell'importo generalo non solo delle somme spese per le rip1trnzioni, ma anche del danno proveniente alle armi in seguito all'esecuzione di talune di esse. Nei rapporti inviali sullo stato delle armi, si fecero tulle le osservazioni relaLivc a quelle riparazion i che si possono ritenere prodoue da poca cura alle anni, quali specialmente puliture interne
---I con
piombo<' smerigl io
I
Gll.\ND1~ Pl.iLlTUHA DELt,E AIDll
con olio o smeriglio
-
orma ,la ft1oco
!881
l.881
Regg. di fanteria .
4-i.90
I .\.,i-34I
Hcgg . bersuglicri .
"54-8
1'176
Rcgg. alpini Datt. d'istruzione . Totali .
l.881
I
-----scb!Jola-L:,ionotla
~
I
•15784 , 50 1052.8
4882
1882
1881
I
188:!
3607
5831
30i3
i>H-i
1790
·199 1
1
1610
·18Hl
ti 17
44-2
4-i>2
203
271
1!6
l~2
·10
4-
25
8
64.96
6069
58.i9
8278
,\.881
7572
.i, 12
I
1
1
Dai rapporti sullo stato delle anni inYiati dai corpi apparisce ,come presso quesl i sia generalmen te dilTusa l'opinione che l'entità delle va!'ie riparazioni sia sempre rappresentala da l prezzo parziale. Questo giudizio può indul'l'e in errore nel giudicare delle cure prescrilte per lo armi. Così ad esempio: se un 'arma il cui estl'attore fn per incuria rollo, Yiene riportala nelle condizioni di prima coll'addebito di 0,95 (prezzo dcll'estrallore e relativo adallamenlo) non è allretlan lo vero che con l'ac1de1Jito di 0,50 (prezzo di una pul itur:l. interna della canna con piombo e smerigl io) si riporli allo staio di prima un'arma nella quale pel' incuria si sono formati internamenle macchio di ruggine. Non pote.ndo una canna subire, senza escire dai limiti di tolleranza, più che un certo numero di puliture interne, si dovrebbe per rappresentar il danno da quell'irruginimento prodollo~ aggiungere al prezzo della riparazionol'aliquotachesi ottiene
DUBA.K'TE 1,' ANXO
I RtSUL'fATI DEL TIRO AL DEHSAGLIO
,t 882.
dividendo il prezzo della canna pel numero delle puliture interne cui può soggiacere. Ciò si ripeta anche per moltissime altre riparazioni, specialmente _qrand·i 1,mlitw·e all' anna, cassa rnschia?'la e piilirla, canna toglier·'!Ji sfregi ed a1nniacca.tu1·e all'esterno ed alla bocca ecc.
-cartucce di ottone; si verificarono appena i ;J scatti a vuoto sui 10,416 spari eseguili, per cui si ha fondato motivo di credere provenienti gli scatli a vuol.o dal cattivo caricamento o composizione delle cartttcce dì tornbcik (ricaricate una od anche clue volte) messe in distribuzione da questa direzione d'artiglieria che si usarono nel ,tiro pl'eparalorio, ordinario e speciale (meno l'ultima lez_ione). Di falli la statistica di delti scatti a vuoto risulta come segue:
IIT..
Tùro ordinario .
Palle lanciai.e '19,045: scatti a vuoto 667. Cartucce che non entrarono nella camera 1O.
Munizioni.
1
Le cartucce sparate nel 1188 11 e delle quali si ebbero notiz ie furono 12,1.39,3Hi; per l'anno ·1882 furono 113,.1.-72,850 e relativamente ad esse si ebbero a verifìcare i seguenti inconvenienti.
Tiro speciale.
1
SOPnA 1000 CARTUCCE SPA HAT.E SI VEHIFJCARONO
- ------------------- --FondeJli staccati
Bosso li spaccali
·1881
0,059
0,273
1s8z
0,226
,, ,380
Scatti a vuo l,o
Palle lanciate 5745: scatLi a vuo lo H 7. Carlt1cce che non entrarono nella camera O.
Tfro di combattime-nto. Palle lanciate 1O, 4:f6: scalli a VllOto ,! I . Cartucce che non entrarono nella camera O. 1
Tiro preparatorio. 3,836
Quantunque assai aumentati siano gl'inconvenienti verificati· nell e cartucce sparate, pure dalla lettura dei rapporti inviati dai comandanti di corpo si rileva, che le car1.ucce che hanno fatto cattiva prova sono in generale quelfe con bossolo di tombale.ricaricate n~entre quelle con bossolo di ottone l'hanno fatta eccellente. ' A questo riguardo il comandante il 3° battaglione di istruzione nel suo rapporto, ci Lato anche dal comandante il 3° corpo d'armala , riferisce quanlo segue: . Non trovando difeui nelle armi sj passò ad esaminare le cartucce · adoperate al bersaglio, e da questo esame risultò che il grande nnrnero di scatti a vu01.o ebbe, si può dire, a cessare quasi totalmente quando nell'esecuzione dei tiri di com battimento i 11vece di impieo-are Je ·cartucce ricarica.te di tombcik (perché esaurite) si adoperatono ,
Palle lanciate .3795: scaui a vuoto 23 . .Ca.r.t.ucce che non entrarono nella camera •12.
RASSEGNA TEC NO LOGIC .\ -
RASSEGNA TECNOLOGICA IL BRONZO COMPRESSO PER LE ARTIGLIERIE
<I}
J)ifct.li 11,Jl bronzo orrlinario o mozzi
fli'r oli min,n·li. - Mr!,odo L,i vrnIT, - Moto,lo lich;i lius-:- Prop n~l.i dc'I malallo da cannone : elaslicil.i, ten:icil i,, purcz1.1, ccc. _ Loro rrJ:i · zwno rec1proc.i. <> metodi per definirle. - Como la compressione modifichi ,·ant;1... g10,amo11te aku nc proprietà del IJronzo a ,rapito rii altre. - Limit i chr, non <1m0c ol tro1):1ss,1re; - Tc1vr,la di Uchali11~. - ls,f)crienzc in Gol'mn ni,1, in .\ustria e in Sp:,;;na. - fabclle di confron to fm boccho da fuoco cl';iceiaio e di bronzo compr<',~o dello sto.,;~o cal1hro, - Rendimento dato dai rluc mclalli.
II bro nzo ordinario da cannone, quantunque abbia sufficiente te..: nacità, è poco omogeneo e poco elmo. L'ineguale ripart irsi dello s1agno nella massa li quida della lega fa sì che la slrullura mollecolnre di questa riesca ora grn nulosa ed ora lamellare, secondo la proporzione di quel suo componente. Durante la fus ione e la miscela dei due '.netalli, stagno o rame, ond'è composto il bronzo, s.uccede non d1 rado ell e il primo in alcuni pun ti non si unisca inL1 ma~ente col secondo, o poteuclo anenire che tali punti riescano p'.·ec1samo_n~e SLLlla snperfìcio dell'a11 ima, si va incontro al pericolo di veclerv1s1 formare c,wilà a danno della resistenza della bocca da fuoco o della esattezza di tiro. Questi difelli, inerenti alla natura do! metallo, furnno in gran pa rte evitati per mezzo di proced imenti speciali. È nolo come lo stogno comunich i al bronzo Ja durezza , e quando (1) ,m ace1·0 y el /J1·once compriinirlo; par cl ca11. rl'arill cria l o11frrm,::a del 11c11crale Ccllali11s s11l bron:;o-accinio . .llem111i<ll <le ar/illeriCt.
o.
Es·1•,1.Yrs1,,10 r.u1r.
IL RHONZO GO~! PRESSO l' l::l\ LE AHTI GLIEHIE
:Wi
ollrepa<:si date proporzioni, rie:;ca a detrimento della sua tena cità o dell a. sua clnuiliH1, non solo, mn. produca più di leggieri il fen omeno della. liquazione, cioè la. sua separazione dal rame. Allo scopo di ottenere una quali tà, di bro1l7.o omogeneo e tenace e perchè queste dne qualità siano raggimile al più allo grado, la proporzi,ono dello stagno viene limilala a11'8 p. 0 /o o, avuta la miscela, questa è continuarnònte r imescolata , fin ché versala entro le forme, la si fa rall'redare rapidamente. In tal modo il metallo rie:=:ce omogeneo. di grana finis sima, di den sità mnssima, o perciò di resistenza grande llCr l'impiego cui viene desl inalo. Pel pronlo rafii,eddamento do! metallo liqnido si usano forme di ghisa a pareti più o meno gro'sse secondo che si vuole che il raffreddamento sia più o meno rapido . Le più grosse sono preferibili d'assai perchè mono si dil atano sotto l'influenza del calore SYollo dal bagno e non aumentano perciò la capacilà interna delle fo rme mentre il metallo sta raffreddandosi, il che dareb be origine ad un disgregamento rlelle sue mollecole e aèl nna les,-itnra radia le che aYrebbe per effetto di scemare sensibilmente la resistenza del meta llo. È appunto per evitare qu esto inconvenie11te che il colonnello russo Lav:-off aYe\·a immaginalo di comprimere energicamente il metallo mentre stava ancora nella forma allo stato liqnido. Vi è di vergenza nell'ammetlere se sin preferib ile getlare le bocche da fooco di bronzo massi cce oppure a nocciolo . Questo :;econdo metodo, il quale si adalla rnegl io ai grossi che ni picco I i calibri, ha snl primo, a parere di alcun i metallurgisti, il rnntaggio di fornire un me1allo di buona qnali là intorno alle pareli dell 'anima. , f.aYroff, Hnnzel ed altri opin ano invece che con esso s'interrompo dnran le la colala la regolare al1111enzrt del metallo li q11ido , erso quelle parti del getto che vengono a con tatto colle pareti della forma e si ritraggono per effello clel brusco rafTredclarnento. 1 mezzi adoperati per dare all'acciaio la voluta dure"za, mezzi descritti in una p1·ecedenle Rassegna ( I) possono egualmenle essere impiegati all'idenlico scopo per il bronzo: fiu dnl ·l 873 Larroff in Russia, Uchatius in Austria, H.osseLin I tal ia, senza accenrrnre a moll i incluslrial i, si occuparono contemporaneamente di migliorare ( I) )larzo 1883.
3'28
IL l:lROKZO COMPRESSO PE R LB AlUIGLIElUE
lHSSl':GXA l'J:;CXOLOG[CA
in questo metallo la proprietàaccennaLaonde renderlo viema< raior c,o mente acconcio alla fabbricaz ione dei cannoni . Così mentre gli uni sottoponevano il bronzo ancora liquido ad una forte compressione, altri comprimevano solo le pareti interne dell'anima per mezzo di cunei; ed altri ancor dopo la fusione e la trapanaLura, lo sottomettevano invece a freddo alla fucinatura. Di qnesLi procedimenti, il migliore e quindi il più usaLo, è certamen te il metodo indicato dal ge nerale UchaLius; però in Russia è tuLLora in vigore per la fabbricazione di alcuni cannoni d'assedio e da fortezza il metodo introdotto da Lavroff nel 1877 per i cannoni da campagna, la cui fabbricazione rin"!.ase sospesa durante la guerra. Il metodo per ottenete il così dello bronzo acciaio o bronzo compresso è semplicissimo. Calibrata la bocca da fuoco ad un diametro inferiore a quello che dovrà a,"ere definitivamente, si fanno passare attraverso a tutta la lunghezza dell'anima e per mezzo cli uno strettoio idrau Iicodi versi cunei d'acciaio leggermen Le tronco-conici, di diameLro gradatamente crescente in guisa da comprimerne e stirarne la superficie delle pareti. La serie dei cunei d'acciaio deve essere stabilita in modo che il loro diametro vada crescendo secondo la maggior resisLem:a da essi incontrata, volta a volta che la com- · pressione si fa maggiore e secondo pure il titolo con cui lo stagno entra nella composizione del bronzo, poichè un titolo maggiore comunica alla lega anche nna maggiore durezza. L'aumento del ca-· libro dell'anima, quando la proporzione dello stagno non sia superiore al 9 p. °lo, può raggiungere con tàle operazione il '16 ed anche il 20 p. 0 / 0 • Prima di procedere acletenninare le qualità sviluppatene! bronzo da codesta manieta cli compressione, esaminiamo le proprietà generali o condizioni cni deve soddisfare un buon metallo da cannone e il val9re che esse rispettivamente devono assumere per venire poi al confronto colle qualità corrispondenti dell'acciaio che il bronzo compresso vorrebbe surrogare. Ammesso che i gaz prodotti dalla combustione della polvere si sviluppino in modo progressivo, la loro tensione andrà pure crescendo gradcttamente, e l'elasticità sarà la prima ad opporsi alla loro forza, con tanta maggiore energia quanto maggiore resistenza opporrà il metallo a subire una. deformazione permanente. L'im-
ha
3~9
-portanza che questct proprie.là per un_ metallo da cannone ries~e. manifesta qualora si consideri che, raggiungendo essa un certo limite, le dimensioni dell'anima resta.no inallerate anche col lungo uso epperciò inalLerate le condizioni balistiche del pezzo. L'elasLicitàacquistageneralmente nei metalli un valore maggiore, {li;anto più questi sono stati sottoposti all'operazione della fucinatura, la quale avvicina le molecole le une alle altre dando luogo ad un fatto assai curioso che può rassomigliarsi a quello che si produce in un proceclirnentu opposto. Se si prende una sbarra metallica dotata d'una certa tenacità e si sottomette ad uno sforzo di trazione tale ,da farle oltrepassare alquanto il suo limite massimo di elastic:ità, sottoposta in seO'uito a sforzi minori ma però superiori a quelli corris pondenti al limite di elasticità, non si 0Lte1~go~o, co~e si poLrebbe supporre, allungamenti permanenti, il che s1gmfica chiaramente che f elasticità del metallo è cresciuta. Nello sparo, il metallo delle bocche da fuoco soggiace ad una operazione identica al martellamento; le mollecole si avvicinano le une .alle altre, e la camera aumenta alquanto di calibro fino ad un certo numero cli spari, oltre il quale essa si conserva invariata, in g~is~ che, da questo punto, il cannone può andare soggetto a press10n'. interne maggiori senza più deformarsi. Questo fu il fatto che servi di punto di partenza all'applicazione della compressione al bronzo fatta con mezz i meccanici, allo scopo cli produrre lo stesso effetto e pel quale, meglio che coll'aumenta.re la gross'3zza delle pareti., si ·potè far sopportare ai cannoni di hron~o un lav~ro mo!to super iore a. quello cui pcl passalo erano stall soltopo~tt. . L'elasticità si misura. in due modi : o col massimo peso che puo ,sopportare una sbarra cli un cm~. o cli un rom .: di sezion~ senza. che si produca venm allungamento permanente apprezzab~le, peso ,cui si dà il nome di limite cli ela-sticità o cli 1·esistenza elast1ca, oppure misurando l'allungamento elastico massimo quando _la sb~1Ta. ha racrniunto il suo limite d'elasticità., allnngamento che s, esprnne in centesimi della lunghezz.a della sbarra. _ Siccome però l'azione dei gaz svolti dalla polvere può paragonarsi mealio ad un urto che ad una pressione statica, per apprezzare debit;mente l'elasticità converrà pure determinare il liniite cl' elasti,c ità cill'nrto mediante apparecchi speciali i quali producano, colla è)c)
HASSEGNA TEC:1\0LOCTCA
IL ORONZO COMPRESSO PER LE ARTIGLIERIE
caduta da varie al tezze di uno stesso peso, sul pezzo di metallo di prova, un allungamento permanen te ossia il limi:te d'elasticità. all'urto, espresso in eh ilogrammi .' La determinazione di questo secondo lim ite d'elasticitil., ben diverso dal precedente, non può farsi altrimenti che con esperienze dirette ed esprimersi col lltvO'J'o cui và soggetto il pezzo di metallo., di prova nel momento dell'urlo. Chiamando Le questo lavoro, il quale rappresenta altresì la resi'.sten.za elastica del metallo, il sig. Deslrnyes ingegnere a TerreNoire, propone la seguente formala pratica per determinarlo
metallo se non si tiene con to nello stesso tempo dell'allungamento che quella carica pro duce. Quantunque la 1·esistenza assoh&ta sia di gl'ancle momento per un meta llo da cannone, pure non h::i. l'importanza della tenacità, soprattutto per le parti esterne della bocca da Cuoco, le quali devono in alto o-rado opporsi allo scoppio del cannone, anche quando siensi già ;rodotte fond iture nell'in terno, opp ure nel caso in cui si svi luppino anormali pression i. Per questa racrione all orchè si deve misurare la resistenza del n ' metallo di un cannone fuso, si traggono le sbarrette di saggio da un anell o to lto dal getto seconclo nna corda, che è appunto il senso in cui si manii'esla all'alto della sparo la resistenza chiamala tan-
Le = ~- l i in cni Le è espresso in ch ilof;ramrnetri, l è il limite d'elastfr ità espresso in kg . per mm .2 di sezione. ed i l'allungamento. Yinta l'elasti ei ti.t, la pressione dei gnz si trova di front.e all n 1·esisten.z~ assolitta ed alta ienacità del metallo. La prima si valuta in kg. col peso occo rrente a rompere una sbarra di nn:1. detenninata sezione, ossia colla cal'ica di rottiwa detel'minanle il li.mite di 1·ottiwa. La tenacità si misura invece dall'allungamento perrrrnnente clolla sbarra di pi-ova al rnomen10 <li rompersi, espresso in centesimi della Junghe7,za pri mitivri . Lt relazi one che esi ste fra la carica dì rottura e J'aJlnngarnenlo da essa prodotlo ha indotto alcuni a con~iderare la resistm,..-:a assohtt.1i e la tenacità come sino11irni, chiam:indo indistint:nnente con l'nna o con l'altra di qneslc c,:;prc;:;sioni la proprietà in vinù della qua le la fo rza cfi coesione delle molecole si oppone alla loro separazione. ìlfa se si considera che una 1nedesima carica di rottura può produrre diversi all ungamenti, allora conviene ammettere che la Lenacitit e la resistenza assoluta sono eD'etti di proprietit ben distinte. Il bronzo infatti è molto più tenace deilu gh isa, eppure entramb i hanno la stessa carica di rottura ('I G a 23 kg. per mm. 2); al conti·ario l'allungamen lo del bi-onzo prima della. rottura è del ,J7 p. ¼, mentre quello della ghisa è rappresentato solo da 0,5 a 0,6 p. 0 / 0 ; il qnal fatto basta ad indicarci che la carica di rottura sola non è in grado di dare la mi:;ura dell a tenacilò. d'un
~~·
' . ì\'Icntre la lenaciià e la clnre:r-:a sono proprietà contrarie, giacchè in Dcrenerale quando l'una aumenta l'altra scema, la tenacità ,e , l'elasticità possono invece, entl'o certi limiti, reciprocamente sosLt· tuirsi. Infatti un metallo molto elastico presen ta pure una grande -re~isteuza prima cl1e una forza. qunlunque determin i in lui un allungamento permanente, e non gli occol're perciò una grande tenacità; mentre da ll'allra parte se un metallo è molto tenace si può sempre contare sulla resistenza, sebbene venga so Ltopo:;lo ad uno sforzo superi ore al suo limite di elasticità . La tenrtcitcì del bronzo è rappresentala dall'ullungamenlo del 117 p. °lo e la sua elasticità dtt 2·1 kg. per mm .\ l'all ungamento deìla ghisa è 0,15 a 0,6 p. °Joe 1O kg . la sua elasticità, eppure la loro resistenza assolula è all'incirca la medesima, ciò che dimosLra appunto che la tenacità e l'elasLi citA reciprocamen te sj suppliscono. Per la stessa ragione espressa quando si parlò della elas1iciU1, sarà conveniente in 1m metallo da cannone misu rri re eziandio la resistenza assoluta all'w·to, ossia lo sforzo, espre:;::;o in eh ilogram-· metri, alto a rompere una sborra di un crn .'' di ,rzinne. L' ingegnere Tournaire per avere unaesprcs,;i,,ne di que, to sforzo proponve la seguente formola cbe dà. un'approssirn,i1. io nc suffic iente:
l)
R -Lr =a ( R ~
in cni a è l'allungamento co1·ri~poudente alla carica di rottura ; R la
l\ASSEGNA TECNOLOGICA.
resistenza alla rot.tura espressa in kg. per mm.'; l il limite di elastici tà espresso pure in 1,;g. per mm.2:; ed L,., espresso in chilogrammeLri, la resistenza 'Vi-va di rottura. Per defin ire poi un metallo sollo il punto di vista della sua resistenza all'urlo ed avere una misura abbastanza esatta di questa resistenza, l'ingegnere Deshayes di Terre-Noire ritiene molto op.:~ortuna l'espressione: L,. -Le
indicante la differenza fra la resist~oza viva di ro ttura e quella di elasticiLà, espressione che ha già avuto la. sanzione della pratica. 1 t -chiaro che quanto più grande sarà per un dato metallo il rnlore di questa espressione e d'alLrettant.o sarà grande la sicurezza che ùffrirà il suo impiego. La durez za è la resistenza che oppongono le molecole di im metallo a. mutare di posizione per effetto di una causa. esterna. La durezza e l'elasticità variano, entro certi limiti, nello stesso senso, poichè quanto più dnro è un metallo ed al trettanto è anche più elastico; la ghisa aél esempio è un metallo dotato di sufficien te durezza ed elasticità; il b1·onzo al contrario è tenero e poco elastico; però queste due proprieLà non crescono' proporzionalmente l'una coll'allra, e può anche avveni re il caso che diminuisca l'elasticità quando la durezza acquista un determinato valore. Mentre che costipando le molecole d'un metallo se ne aumentala el~st.icilù., così se ne aumenta pure la durezza, ove non si oltrepassi nelhi compre:5sione un certo limite, dipendente dalla stl'ntturn molecolare dei diversi metalli. Infatti crescendo l'attrazione molecolare in ragione inversa di una potenza superiore al quadralo della. distanza. che separn. una molecola dall'altrn, quanto più queste si avvicinano e maggiore resistenza. offrono ad un success ivo spo'>lamento, purchè tale res istenza conservi un valore più piccolo delle forze elastiche che si svolgono nel mela.llo sotto l'azione dello sfo rzo cui si sommette. La dnrez,1a è proprietà necessaria. al metallo da cannone per · evitare nell'anima ammaccature o solcature, e nelle i-ighe deformazioni e logoramenti dallo sJ'r egamento delle alette o delle co rone ilei proietti.
IL BRO:)!ZQ CO)IPIIESSO PER LE AUTICL IERIE
333
Siccome questa proprietà non è che relativa, il miglior modo di paragonare quella elci diversi metall i da cannone è di adoperare · l'apparecchio llodman. applicandone sopra una superficie piana ben. levigata il coltello e lasciando quindi cadere su cli esso, da una determinata altezza, un determ inato peso. Misurando poscia la lunghezza dell'intaglio prodotto dal coltello, e paragonando fra loro i ri sultati ottenuti per ogni metallo, ~i avrò. un termine di confronto fra le durezze dei metalli sperimentati, essendo la lunghcz:r.a dell'incisione i nverrnmente proporzionale alla cl urezza. Quanto maggiore $arit il grado di 01Hogeneità e di dmisùàdi unmetallo, altreuanto grande sarà la resisLenza che, ad eguali condizioni , esso opporrà agli sforz i che tenderanno deformarlo; che se il metallo non sarà omogeneo si potrà già i!ldicare a priori don si ·ini- · zieril la rollura. Si conosce e si Q'indica l'omoQ'eneità d'un metallo esaminandone la sezione di fra.Uura e ponendo mente al modo con cui crescono gli . allungamenti e diminuiscono le sezioni delle sbarre di prova. cruando si soLtopongono a pe,;i crescenti. Se la sezione non dimiuuisce un iformemente o se si producono crepatnre, è segno c:he il metallo non è omogeneo. La sezione ridotta della sbarra si espl'ime in centesimi della sezion e primi tira . Dalle considerazioni esposte risulta che un metallo da cannone. deYe riunire le seguenti qualità: durezza, elasticità ecl omogeneità nel più alto grado compa.tib ile; e che nelle hocche da fuoco deve predominare l' elast,icità e la clnrezza nel la parte interna., la tenacità nell'esterna. Essendo tutte queste proprietà egualmente importanU, è necessaria la loro coesistenza affìnchè il metallo sia dichiarato in condizioni buone; gli allungamenti di cui sarà suscellibile e le corrispondenti dimensioni dellasezione ristretta avranno poi un'importanza eccezionale poiché esse sono le caratteristiche della purezza fisica del metallo, della sua omogeneità., della sua. resistenza agl i urli. Per questo motivo, fra due metalli che diano un medesimo valore di R, si preferirà sempre quello che offre un maggiore allungamento e nell e prove'cl'accel.l.azione cui< si sottopongono i !ingolli cl'acciilio per la costn1zione delle bocch eda fuoco, converrà fissare li miti di t.oller::rnza molto ristreLli per l'al-
a
l /
V
334,
IL DRO:XZO C011Pl\BSS0 PER LE ARTIGLIERIE
RASSJ;GNA TECNOLOGICA
lungamento , mentre si lascerà una r)erta latitudine al limite d'elasticità e del carico di rottura. Come qualità meno importanti, ma pure indispensab ili per un . metallo da cannone possiamo aggi ungere le seguenti: che esso si presti ad un metodo sicuro, facile ed economico cli lavorazione, e che possieda la mas:\ima resistenza agli agenti atmosferici ed a quell i chimici dei gaz sYol ti dall a polvere i quali ultimi sono cagione precipua delle cos.ì dette erosioni. Cirea al modo di constatare a qual grado giungano le proprielh or:~ accenna le, è mesti eri osserrnre che le esperienze dirette dan no ri::, ultali i qual i variano non so lo secondo gli apparecchi imp iegati per de!ermi1rnrle, ma eziandio collo stesso apparecchio e per saggi tolti òallo stesso disco o geLlo, cl'onclesi scorge con quanta prudenza debbasi procedere nel la scelta di un metallo e nel l'apprezzamento di tutte le qualità che da esso si ricli.iedono, giacchè non sarà possib il e di giud icarlo dal solo esame delle sue quali tà prese isolatamente una dall'al tra, bensì collo sludio profondo di tulle le sue qualità insieme r,onsicleral.e . Ritorniamo ora al bronzo compresso . Abbiamo già accennato come, aumentando la proporzione dello stagno nel bronzo, si aurn.enti pure la sua durezza, in modo che, volendo sottoporre allà compressione le pareti dell'anima, bisogna prima di 1.u1to determinare il Li Lolo di stagno più conveniente. Ricordando poi quanto si è del.Lo a proposito della elasLi citò, la compressione del bronzo ha per effetto cli aumen tarne bensì la durezza e il lim ite elastico , ma ne scema no tevolmente la tenaciH1 , per cui la compressione dell'anima, ottenuta con cunei d'acciaio di diametro gradatamente crescente, va regolai.a con una certa misura fino ad un dato li mite per non diminui rne troppo la tenacità del metall o ed esporre la bocca da fuoco al lo scoppio. Se si suppone divisa la grosse1,rn del tdo in parecchi strali o zone concen triche, le molecole del primo strato al passaggio dei cunei si metteranno in tensione avvicinandosi all e moleco le dello strato successivo r)on tendenza a separarsi le une dalle al tre. Lo stesso fenom eno si r iproduce in ogn i strato, le molecole trasmettendosi successivamenl.e le une all e altre lo sforzo della compressione, fincbè si giunge ad una zona in cui, la forza mol ecolare
335
essendo maggiore, vince quella successirnmen~e trasmessa dagli -strali anteriori. Nel passaggio successivo d'un. cuneo di maggiore diametro , il fenomeno precedente si rnanifesterii in iscala minore, ma pore nello stesso modo, per cui le mol ecole si col locheranno in nuove posizioni di equilibrio e i di versi strati acqui steranno una densi là maggioré. Lo sl'orzo od az ione del cuneo facendosi pr incipalmente senLire sugli stral i prossimi all'anima, questi assorbirann o quindi quasi tutto il lavoro della compressione e verranno a costituire una specie di cort.eccia più o meno gro:;sa, ma molto dura, che per il forzato equilibrio delle sue molecole si troverà non completamente collegala alla rimanente mossa clel cannone, per cui po trebbe avvenire che, pe1' la violenta commozione dello sparo, s'iniziasse un disgregamento fra queste due parti, d'onde appare quanta cura. e diligenza sia d'uopo usare neila compressione, la quale, spinta oltre un certo limite, invece che migliorare il metallÒ, può togliergli le sue buone qualità. In appoggio cli qLtanto abbiamo detto, crediamo opportuno riportare le prove fatte da Uchatius per paragonare il bron1,o ordinario al bronzo comp resso, nonchè quelle istituite presso l'arti_glieria tedesca, quando nel ·1878 fu adoLLato il cannone da •12 cm. di bronzo compresso. ·
,~,
Tabella di Ucha.tius (bronzo all'S Ofo di s ta gno). -~-·- -
- - - ----- -
Bronw ordinario
Resistenza assoluta Resistenza clastica . Allungamento p. °io Sezione di rotlnra . ,Durezza
l
elastico.
Bronzo com presso
kg.
22,60
/~8,75
33,00
»
1~, 00
,18,00
7,00
rnm.
permanente
I
0,035
O,HO
0,075
))
'15,00
2,50
io,oo
))
O,G6
0,96
0,58
)ì
·1'.2,50
10,50
·12
336
Ecco come la tenacitàdel bronzo, grnzie alla compl'essione, vienediminuita. notevolmente nello strato intorno all'anima, nel quale l'all ungamento da •I 5 si riduce a .2, i.i per 0 / 0 , menll'e la resistenza elastica, quolla di rottura, e la durezza crescono rissai. Dalle due prime colonne si deduce pure che il la,oro della 1·csisten:a viva di rottura è nel bronzo ordinario cli chilogrammetri 0,2/4,6, mentre· nel bronzo compresso delle pareti dell'an ima cli soli chilogl'ammetri 0,09(ì; e siccome per l'aumento contemporaneo del limi te d'elasticità e dell'allungamento elastico del meta llo, il laYoro della n~istenza ·viva di elasticità è pure aumentato, così il valore di Lr-L(,, che come si è ,isto dà un'idea sufficiente della resistenza all'ul'to. per il bl'onzo compresso delle pareti dell'an ima, diminuisce. In tali condizioni se gli slrati esterni non sono suscettibili di grandi all ungamenti capaci di arrestare le considerevoli tensioni elastiche che si svolgono negli stati più vicini all 'anima per la pres sione dei gaz, succederà lo scopp io delle bocche da fuoco. Di questo fatto può anche essere data ragione a pl'iori se si considera che per modificare le proprietà naturali clel bronzo si è cercato di fargli prendern quelle dei metalli dur i, dei quali è eviden te che assuma anche lo stesso metodo di comportar3i. Ma lo straordinario allnngamenLo permanente che si osserva nella terza colonna della tabella accusa negli strali esterni un eccesso di resistenza tale da offrire alla bocca da fu oco una sicurezza assoluta allo scoppio, d'onde si può concludere essere assai importante che l'effetto di compressione non arrivi fino agli strati esterni; onde non vengano a dilllinuire sensibilmente gli allungamenti del mela.Ilo. La tabella che segue dà i risultati delle prove fa tte dall'artigli eria tedesca:
337
IL llROl'i ZO CO)JPRESSO PER LE ARTIGLIERIE
HA SSEG NA TECNOLOGICA
I
Bron1.o com1>rcsso
, ~ell\mim~
Kg.
Limite- tl'cl1Htici tt1 alla trazione . ))
))
alla compressione
))
))
alla fl essione .
ùi rollura
»
Deositi1
Hi a 18 1
I
dcll'estcrn1,
l
Kg.
I
l -~ a17
24,50 :!.7 a 35
8,5 a 8,9
8aH
9a·1l
I
l
44 26 a 31
8,5 a 8,9
Questi dati differiscono sensibilmente da quelli di Uchati us, specie rispetto alla resistenza di rottura; però essi pure dimosl1a110 in ogni moùo le buone condizion i in cui è posto il metallo alluale. ~ei primi cannoni cli bronzo compresso si produsse negli strati esterni una dilatazione del 2 per 0 io pro\'enicnte dal passaggio nell'anima da cunei di soverchio diametro. Questo fauo è secondo l' opi ni one di Lavroff pregiudizievole, poiché accenna generalmente ad una soverchia compressione, la quale l'ende troppo crudo il meln ll o degli slrati interni. Dopo il passaggio di ciascun cuneo, il diametro dell'anima riesce alquanto inferiore a quello del cuneo stesso, il quale fatto è don1Lo alla reazione o contrazione elasLi ca cli Lutta la massa, che accusa l'esistenza d'una forza cli compressi~ne esercitata dagli si rati esterni !,ugli intemi. Di questo fenom eno si ha una prov~i evidente 1agl ianclo nn anello souile da un tubo che abbia già subila la compressione ed osservando che prima che il coltello n.l'rivi a staccare l'ultimo elemento, l'anello si separa da sè dal corpo, Yincendo la coesione che lo tiene un ito ad esso, e il suo diametl'o si fa IJiù p iccolo di quello del cilindro d'onde fu staccalo. Lo st.iramento elle produce il passaggio dei cunei attrnverso all'anima avendo per effeuo cli convertil'e la tessitura granulare del metallo in ima tessitura fibrosa, l'ope1·azione sucr.essiva della r igaAN NO XXVIII , VOL. IV
RASSEGNA TJ~CKO LOGIGA
tura. ad elica ne taglia obl iquamente le fibre e per il forzato equilibrio in cui si trovano le molecole delle pareti deil'an ima toglie l'appoggio laterale alle molecole clisposle lungo i fianch i dei pieni, diminuendo così la resistenza cli quesLi. A lali inconvenienti si rimedia in parle facendo passare successivamente nelle righe e sui pieni altri cunei fo ggiati opportunamente, operazione che si ripete pure lungo le camere. Il notevole vantaggio economico che si ottiene colla compressione del bronzo, di potere cioè valersi del medesimo rifondendolo quando la bocca da fuoco è posta fuori servizio, è degno cli considerazione, anche perchè il bronzo rifuso dei vecchi cannoni va meno soggetto alle liquazioni dello stagno, di quello che aYYenga nella fusione direua della miscela, purchè si abbia l'avvertenza di eliminare dal bronzo gli ossidi di stagno e di rame che vi si trovano in abbond.anza e che, rendendone il bagno meno fluido, produrrebbero un bronzo meno omogeneo e quindi meno res istente. Da quanto si è detto appare che i cannoni di bronzo compres~o possono, per le proprietà fisiche dei diversi strali, paragonarsi ,n certa maniera ai cannon i d'acciaio cerchiali. Essi infatti mentre presentano nelle parli interne una sufficiente resistem:a elastica e una grande durezza, cogli strati esterni esercitano una compressione elastica tanto maggiore quanto maggiore è stato lo sforzo trasmesso dai cunei per mezzo dello stretloio idraulico, e vengono ad opporsi per tal modo con suffìciente energia ed a guisa dei cerchi, alla tensione dei gaz ed alla tendenza a prodursi nel.l'anima deformazioni o-dilatazioni permanenti. La grande elasticità e la: grande durezza delle pareti dell'anima, diminuendo gradatamente negli strati successivi in cui maggiore è invece la tenacit~t, si può dire che colla compressione si modificano le proprietà dei diversi strati in senso favorevole alle funzioni che ciascuno di essi deve disimpegnare nello sparo, e che perciò il bronzo è allo alla fabbr icazione delle bocche da fuoco, finchè almeno si mantengano i peili delle cariche e dei proietti entro i limiti attuali . Le esperienze confermano le considerazioni teoriche ora espresse e dimo,trano fino a qual punto corrisponde la pratica ai progressi (\ttenuti.
IL BRONZO COMPRBS$0 PER LE ARTIGLIERIE
339"'
Dobbiamo tuttavia fin d'ora osser\'are che. nella fabbricazione· {delle bocche da fooco di bronzo compresso non si è generalmente ,.oltrepassalo, pei cannoni il calibro di 115 cm .; e per: gli obici, che impiegano cariche relativamente piccole, quello .d, ,'iH c1~1. e ~h~ TAustria sola ha costruuo . un cannone da 28 cm. su, dtsegn, lasciati clallo sventurato aenerale Uchatius, cannone il ciuale se ri escirà a. -superare le pro;e di Liro servirà a dinioslrare la possibililù cli risolvere il problema dell' impiego del bronzo compresso nella fabbricazione delle artigl ierie di grosso ca!ibro, il che sarit cli Yanit aaaio arundissimo per q uclle naiiooi che, po5sede11clo gran quan"ti~·tdi !;ronzo, vanno inconlt'O a gravi sacri(ìzi pecunial'i nell'impiego dell'accia io per la costruzione di bocche da fuo co di gran .polen7.a. Le prime esp!;lrienze che servirono di punlo di partenza al!a ~d~·i ione in Austria dei cannoni di bronzo compresso, ebbero prmc1p10 nel ,t 875 con un cannone da 9 cm ., di traccialo e cli calib ri> esaLlamenle eouali a quelli di un altro cannone d'acciaio che servi ad. istituire l e prove comparative. La resistenza dimoslra~a dal pezzo in 2558 spari, fa.tti con carica di kg. 11,500 ecl un pr~1etto pesante ka. 6 35 fu mollo sodclisface1tte, e nessuna degradazione notevole st:'ma;iife~tò nell'anima dopo .2·147 colpi. I diametri primiti vi dL mm. 87 sui pieni, di mm. 89,5 sul fondo delle righe, e di mn~. 91 nella camera , dopo i Liri subirono rispettivamenle le seguenlt va,riazioni:
+ 0 ,82 , -
0,22 e+ 0,14 mm.
Il restringimento del diametro sulle righe, accusato dalla secon~a ,di queste clilTerenze, prodoLtos i ne! primi 1O spari, andò succe.ss1 · ·v'lmente diminuendo mentre andò crescendo l allargamento m,sur~l.o sui pieni e nella ca.mera, finchè raggiunse, dopo 2030. colpi, i due massimi indicati. L,effet.lo del ristringimenLo del cal,bro sul fondo delle righe per tutta la lunghezza dell 'an ima se~bra indic~re che il primo effeLLo degli spari è di produrre un_a reazione elastica.. i11el melallo, dovuLfl indubbia.mente all'urto dei gaz della carica,. 1
,3t0
(L nno xzo
UASSEGN., TECNOLOGICA
i quali sviluppando repentinamente un hu•oro superiore a quelloprodotto dalla co mpressione, sono cagione di una commozione· vio lenta e poderosa con Lro le pa reti dell'anima, le qnali , per la resis tenza elastica reagiscono energicamente cercando di riacquistare la posizione di equilibrio che prima avevano. Fin dal principio delle prove cominciarono a prodursi erosioni per macchie di stagno, il che dimostrò la necessità di ricorrere 11ella fondila del bronzo a metodi migliori ; come pure la difricol lit di sollrarre questo meLalJo agli effetti distruttori dell'alta temperatura svolta dai gaz della po lrnre. Dopo '.2000 spari la maggiore e.rnsione era lunga 24-,5 mm., larga 6 mm. e profonda. 2,5 e prima ancora che si giungesse al mill esimo sparo alcune erosioni e1·ano già profonde mm . 2,%. Se queste erosioni lungo le righ e non producono altro incon veni ente che una dimi nuzione di esrdtezza di Liro, nella camera invece possono o[rire qualche pericolo, giacchG se ésse s'incontrassero nell'interno con allre macchie cli stagno, darebbero agio ai gaz di penetrare in esse e di esercitare una pressione sugli strati esterni della. bocca da fuoco meuendone cosi a repentaglio la resistenza. In simile modo le erosioni sarebbero· dannosissime se si mnnifestassero nell'a ll oggiamento dell'anello dell'anima, motivo per cui questo alloggiamento·fu ph1Licato invece che nel corpo del cannone, entro un anello d'acciaio avvitato ·contro. l'o rifizio della camera. Per constatare fino a qual segno i danni prodolli nelle righe po-tessero inOuire su lla gi ustezza di Liro, fn fatto scoppiare nell'interno dell'anima una granala a doppia parete che cagionò solcature nel le righe e deformazioni sui p ieni, senza tuttavia dar luogo ad alcuna, sensibile diminuz ione di giustezza la' quale si mantenne eguale a quell a del cannone d'acciaio. In seguito a tali prove, furono in Austria adottati nell o stesso anno (1875) i cannon i da 9, da 8 e da 7, i primi due da campagna, il terzo da mon tagna; nè qui si arresl,arono i li studi per sostituire il bronzo compresso all'acciaio , che invece essi continuarono finchè nel 1880 vennero adottati i calibri di 112, di 15 e di "8 cm. J)er l'artiglieria d'assedio e fu rono messi in prova il cannone da costa da ·I ?5 e da 28 cm. ed i mortai da 9 è da 2·1 cm. 1
1
C011PnEs,o
PER LE AnTJG LIERIE
3H-
, D')po le esp~rienze citate, che indubbiamente furono le più complete, nel 11878 si procedette anch e in Ispagna acl esperienze ana-Joghe i nteressanli, le quali imporla di far conoscere siccome dirette .ad uno scopo economico. , L'incarico della fabbri cazione delle bocche da fuoco per mezzo del bronzo compresso venne colà affidato al Lenente co lonnello Plasencia, il quale, attinte alcune notizie nel!' arsenale di Vienna , riesci colla sua attività ed in telligenza ad impiantarla nel 1878 nella fonderia di Si viglia. I tre primi cannon i sotloposli alla prova di Liro furono oLLem\Li fondendo bronzo vecchio al tilolo di 11O0 / . di stagno con rame puro, d'onde una lega contenente il 7,o ¼ di slag~o. Delle fo rme nelle quali furono gittati i primi Lre cannoni, due ,erano metalliche e riYesliLe con un intonaco calcareo composto di '/ 3 di calce e '/a cli sabbia; la terza era pure metall ica ma senza. rivestimento . Il getto fu fa.tto massic0io, e fora lo in seguito al calibro di 79 mm.; quindi compresso con uno streltoio idraul ico che .poteva sviluppare un,t pressione massima di 300 tonnellaLe sulla superficie del piatto . La dilatazione dell'anima fu di 9,2 °/ su luUa la lunghezza dell,L parte rigala, di 13,2 °/o nella carnera da proiello, e di ,19,4 ¼ in .quella clella citrica. Con un secondo cannone si eseguirono 11000 spari con carica di ·kg . ,1,500 di poll'ere tedesca da 5 a 10 mm., e la granata pesante kg . 6,31?5 , senza che gli aumenti nei diametri eccedessero le lol. :leranze ammesse pel cali bro, che sono di mm . 0,2. La camera da proietto aveva sofferto un au mento compreso fra un mass imo di mm. 0,32 ed un minimo di 0,24; quello delta camera da polvere fm 0,30 e 0,9. Nessuna aHerazione si era no tala nel traccialo esterno, e nessuna erosione importante lungo la superfici e interna dell'anima: le velocità in iziali erano rimaste prossimamen te co~ tanti al principio come al termine del liro, e le pressioni nella camern -avevano osci llato fra 1805 e 1564 kg. pe,r cm~ Queste prove non potevano essere più favorevol i, per cui il can-11one fu adottalo. La Comm issione inca ricata delle esperienze, in seguito alle prove 0
R.\SSEG~A TECNOLOGICA
meccaniche co mpàraLive istilui te coll'acciaio Krupp, col bronzo• compresso e cc,! bronzo ordinario, aveva però osservato che: « 1° L'accia io Krupp si era dimoslrato un metallo eccellente « dal pun to di vis!a dell'omogeneillt, e superiore in tulle le prove, · « meno nella durezza dell'an ima, al bronzo compresso; « 2° Che il bronzo compresso era apparso il meno omogeneo <\ di tutli, colpa forse il sistema di fusione adoperato, sistema che « era però suscettibile di qualche miglioramento; « 3° Che il bronzo compresso, pure essendo inferiore all'ac« ciaio, foorchè nella durezza dell'anima, era metallo allo alla fab« bricazione delle bocche da fuoco, vantaggioso però a quegl i Stati « ove la produzione dell'acciaio non era ancora avv iala, siccome « mezzo economico cli emanciparsi dall'industria slran iera, ». A questi risul tati tenne dietro subilo l'allestimento di un cannone da 8 cm., pure di bronzo compresso, il quale dopo 600 spari non accusò veruna alterazione nel l'anima. I tiri furono fatt i impiegando la carica di kg. ,f ,250 di polvere spagnuola da ·IO a ,fi5 mm ·, e le.pressioni non superarono i 2000 kg. Allo scopo poi di riconoscere le condizioni di resisl.enza dell e bocche da fuoco di bronzo compresso, sulle quali la Co mmissione a.veva dimostralo qualche dubbio, nel ·I88·1 furono continuate a Si t" iglia i tiri col cannone da 9 cm. , staLo giit cimentato, con un programma slabilito dal Com itato d'artiglieria prescrivente che le cariche dovessero aumentare gradalamcnte fino a :·enclere il pezzo fuor i servizio. Con questo cannone, che aveva già subito precedenlemenle 4 000 spari colla carica regolamentare cli kg . 11 ,500 e la granala di kg. 6,355, furono sparati altri 429 colpi colla medesima carica, dopo di che fu osservato: 1° Che la camera da polvere si era dilatata. di mm. 0,3; 2° Che nel raccordamen to di questa camera coll a camera del proietto l'allargamento massimo era. giunto a mm. I ; I; 3° Che nella camera del proiello l'allargam,ento era cli mm. 0,7 in :pross imità della carica, e quasi nullo verso l'altra esl.remittt. . Il tiro fu allora continualo per allri 83 spari con un pro ietto d1 J<g . 7,,120 e col le cariche gradalamenle crescenti fino a kg. ·I ,9:50.
IL BRONZO COllPI\t;;SSO PER
J,F:
All'l'IG l, !ElUE
Le pressioni nell'anima ascesero in uno sparo a 34,90 atmosfere (,I), e I(). media delle pressioni negli Llllimi 45, a. 24·15 almosfere; la media delle velocità iniziali fu di 4:50 m. Il cannone non avendo subilo nè avarie sensibili , nè allargamenti rilevanli, fn rono aumentate le cariche fino a kg. 2,40 conservando lo stesso proietto, e furono eseguiti altri 1111 colpi, nei quali la pressione massima misurata. fn di 3338 atmosfere, per cui fo ,mcorn. aumentata la carica fino a kg. 3,500, collaq 1Jale si giunse a 6223 atmosfere di pressione, senza che nessun goasto ù fessura si manifeslasse, malgrado che la camera da po lvere si dilatasse di 7 mm. Furono perciò fatti altri due :;pari colle cariche di kg. 3.. 750 e 3,950 pei qua.li [(!, clil atazionenclla camera da polvere giunse a rnm. ·IO, 98. F.ina.lmente in un colpo esegui!.o con un proietto massiccio pesante kg. 13 e coll a carica cli kg . 3,950, la cul,uta si distaccò e fo lanciata a 54 metri dal pezzo, la dila.tazione massima della camera essendo arrivata. a 18 mm. senza che si fosse manifestato alcun indizio di rottura. Queste notevoli esperienze di resistenza dimostrarono che in pratica i cannoni di bronzo compresso possono soddisfare pienamente alla fiducia che i calcoli teorici avevano ispjrato, essendochè essi avevano resistito a pression i grandissime senza deformarsi, il qual fatto era dovuto indubbiamenle alla grande resistenza elastica acquistata dagl i strati interni. E quant.unqne tiri di esattezza non fossero stati fa tti contemporaneamente a quelli di resistenza, pure i Jeaaeri allar{)'amenti e le nessune altre deformazioni avvenute <".')I') e> nell'anima dopo un nL1mero così rilevante di co lpi fecero supporre che e,se sarebbero state egual men le favorevoli. Nel medesimo anno 4881 si so ttçipose alle prove di tiro un cannone di bronzo da ,15 cm . costruito secondo un nuovo disegno presentato fin dal •I878 dal tenente colonnello Vercles Montenegro. Per clnre nel la fabbricazione di grossi cannoni la massima resi. stenza elastica ngli stra.ti esterni mediante la compressione di quelli jnterni, e nello slcsso tempo per non essere ,:ost.retti, aumentando questa press ione, a rendere troppo crudo e fragi le il bronzo degli 1
1
(!) Ogni a tmosfera di pressione corrisponde a J.:g. W33 per
mi• di superficie.
3H
R..I SSEG!'i.\ TECNOLOGICA
IL llRO:NZO COMPRESSO PER U: ARTIGLJF.IUE
strati prossimi all'an ima, il tenente colonnello Yerdes imaginò di costruire il cannone di due o più tubi concen Lrici, cli grossezza relativamente piccola inrnsLiti a tensione gli uni sugli altri e sui quali fosse preventivamente esercilata la compressione nel modo usato pei cannoni di bronzo d'un sol pezzo. Il cannone da ·I5 da lui progeuato consta di due tubi di bronzo compresso, uno intemo lungo quanto il cannone stesso, l'altro esterno che ollrepas~a cli poco gli orecchioni; con esso furono eseguiti 24 colpi con cariche varianti da 8,5 fino a ·I O kg. di polvere prismatica a 7 canali e con proietLi da kg. 28, fino a kg. 46. La pres:.ione ma ssima raggiunse i kg. 27 16 per cm' col proi cllo pesante 35 kg. e la carica cli IO kg. e le dilatazioni nella camera non giunsero a mm. 0, 11. Però essendosi. prodotte erosioni sensibili nell'anima, non pare che un tale progello abbia a riuscire a meno che non si giunga, mercè perfezionamenti nella fondila del bronzo o nella qualità della Ioga, a raggiungere un grado maggiore di clL1rezza e di omogeneità nel metallo. Lo ultim e espeeionze ondosi può tenere parola sono quelle compiutesi nel 1882 con un obice da cm. 2·1 ed un cannone da cm. 1z. L'obice da 2 1 fece in complesso 602 spari in !jOJ dei quali si impiegò la cari ca cli 7 kg. di polvere cd un proiell.o di kg. 78,700 e nei rimanenti 98, che costituirono la prova di resistenza,, cal'iclie Yariabili fra 7 e 7,350 kg. e proietti pesanti fino ·120 kg. Per le prove balistiche si fecero con un secondo obice ,io serie di spari e se ne oUennero buoni risultali, essendosi raggiun ta wn · ,U O di elevazione la gettata di 71140m con una esatlezza di tiro r~gguagliata al rettangolo contenente la 1/2 dffi colpi di m. H6 X HL Col cannone da ·12 furono fatti 553spari, dei quali 1-57con cari ca di 6 kg. che è quell a normale, ed il proietto di kg. 1H ,500, senza che veruna alterazione si man ifestasse nell'anima e D6 come prova straordinaria di resistenza impi egando una ca rica di kg. 6,450 e una granala di 27 kg. senza che si producessero guasti imporLanli nell 'anima. L' esallezza ottenuta nel Liro fu quale si po tera desiderare, poiché dopo i H.i7 spari, con 5° d'el evazione s'ebbe una gillaLa di m. 2745 ed un rettangolo contenente la 1/ 2 dei colpi di ,i 7 X i.
Dopo cli aver trattato in una Rassegna precedente delle qualità tlcll'acciaio ed ora di quelle del bronzo compresso , non sarà fuor di luogo, come complemento ed allo s~opo di fissar bene i termini cui è giunla la tanto discussa quisLione dol metallo che meglio si presta, sollo varii riguardi, alla fabbricazione delle artiglierie, .di presentare sollo l'orma di quadri i caratteri e le proprietà balislicho delle bocche da fuorn simili in servi1.io, fabbricale con l'uno e con l'altro melallo (·I). li lettore potrà in lai modo stab ilire da sè il confronto senza che sia duopo :-pendere molle parole per far rilevare tutte le singole cli1Teren1.e.
1
1
1
11) Quos li qttadri, 1:011 qua lche aggiunta e corro1.ionl, yengono ri prodotli c'lal g·i;i, ci.lato Ia,·oro rlr l Capil,1110 Guin d~ll'csercito ~p.ign nolc,.
346
TABELLA I.
TABt:LLA II.
Cannoni da montagna.
Cannoni da. ca.mpa.gna di piccolo calibro.
I
ACCIA JO
BRONZO comp1·es:;o
I--------------- I~
-
~
~~
cm
7,8
8
G,6
7,èi
Peso del cannone .
Kg.
,102
,1or>
89, ,1
97.!>
della granata.
»
»
della carica
»
Velocità iniziale
ì>
per kg. di cannone
»
per kg. di carica
ii,6
:2.,88 4,2.80
~
· Calibro Peso del cannone
0,400 0,4,00 0,350 0,:100
Per
.
.
probabtl1
\ Gittata
.
. .
i
. .
.
299
300
»
6,3
5,6 5,09
4,6
4,3
,1..,2
Veloci tà inizinlc.
m.
151'\
490
dinamodi
rn,4
rn,s 43.0o
,11,2
Lunghezza dell'anima
calibri
26
26
Kgrn .
,11l'i
,179
HG
,176
Forza viva totale .
dinamodi
38,G
!J.7
37,2.
o7
dinamodi
,
.
Per ·10° Dev.iazioni ~ in lunghezza . probabili w . d'1rez10nc . .· 1 Gittata
Per ,15° Dcviazi?~i ( in lunghezza . probabili ~ in di rezione .
8,2
·13
))
0,3
0,3
.0 ,8
))
·1330
))
4,2
9,,t
,12, 1
1,·1
0,8
0,65
1
))
m. ))
» ))
1200
1
1390
1
1100
1 1
1
2. 167 2.070 2.2.70 1
1,6
,j 900
7,9
,10
21,2
•I 9
·1 ,7
2,3
2., 1
4,6
1
Grossezza <li parete della camera
4Gti
,i.90
.i,22
42.·I
2,~ 23,6 2.3,9 2 1.~ 1
66,5 67,3 56,2 56,3) 38,'ì 31,92
l
42,9 6,60
H,8144,9
1 7,6 :i;.!50
t~5 40,7
H·
7,8
Dati di esattezza di tiro. ·14.50 12.50 s, ,1 1O 0,3 0,5'2.
1000 IOi.>0
. . . . . » : Devinioni { in profond iti\ >i ~ probabili ~ in direzione >i
'2,680 2380 0' ,-0 ,11~,5 o, tl ·1,3
"980 2000 7,6 1 ,1,I~ 0,94
Gittata . . . . . • ~ ~ Deviazioni ( in profondità • ~ \ probabili ( in direzione ~
[4220 33(ì01 ·12,20 20 Jj I 99 ...i, .... 2~5
3270 32.4.0 ·I O 16,8 r.) .., 3,i
Giuata . . . . . m. ,._ Dcv iazioui \ in profondith » ~ probabili ( in direzione »
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o
1
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per kg. di cannone . kgm. '235, 7 ,1::i8,3 ,,144. ,,1l,1tH ,3 ,(:!.9,4 ·126,fi,
»
, per kg. di carica dinamo<li
8,9
.
,1,550 ,1,['\00 il ,'2.50 ,1,2.50 0,950 0,850
9,20
. .
. .
372
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~
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390
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2.82.
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Lunghezza dell'anima . .!?orza viva totale
3,6
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~ A o..s ~d
Calibro )>
I
·.\CCIAIO
/ Spagna/Fr:rncia Austria/ Halia.
( Gittata
34-7
JL BRONZO COMPI\ESSO PER LE AR1'lGL!ERIE
IlASSJWNA TECNOLOGICA
1Gittala
o (
1
1
6,'1 O,U
5,a 0,4
2.800 :!.11:'> 2.582 2ti00 31
9,1~ . 12,5 1
3
~ 9 ~,-
Il primo posto , è tenuto dal cannone spagnuolo d'acciaio progetta to dal como udanLe SoLomayor, siccome quell o che con un peso minore lancia colla mogg ior cti rica un pro iello più pesanle il che-
IL BRONZO C01IPHESSO PER LE ARTlG LIERIE
RASSEG':'IA TECMLOGICA
dà per rendimento 235,7 kgm., che è il maggiore di lulti. Con questo è dimostratR la bontà dell'acciaio prodotto a Trubia e la buona co-1truzi one del pezzo.
TABELLA III.
Il massimo renclùnenw fra lutti questi cannoni è dato dal cannone · di acciaio Krupp; e fra quelli di bronzo compresso emerge il cannone germanico, superiore in ciò anche al cannone d'acciaio fran-cese. Sotto il riguardo della forza viva per cm. 2 di sezione del proiello la superiorità spella evidentemente ai cannoni d'acciaio.
Cannoni da oampagna di grosso caiibrc.
TABELLA IV.
BRONZO _______ compresso __ ::?oo I .?o I a~ I ~.e~.,. II 2.::&"5...
ACC(A lO
......._---
Cannoni d 'assedio da 12 cm.
l
oo
j~, -=' 1-é~ I I -=-!~ !: i~ t ·I
o~ ~ o
in;:;,
Eo
,Bo
i5;;:1
-2;
I
cm. kg.
9,61
9
8,7
8,7
8,81
62.5
530
487
516
/1 12
" del proietto
»
,12.
della carica
))
2,7
Calibro Peso del cannone »
Lunghezza dell'anima 17orza viva totale
cal ibri
per kg. di cannone
»
per kg. di carica dinamodi
Calibro
cm.
1,54 ,450
])eso del cannone
kg.
1
, del proietto
,,
della carica
»
7·1
Velocità iniziale.
m.
470
4 5·1
Lunghezza dell'anima .
/16,4 44,5 43,4- 46,7 4-6,9
!18
448
4.vJ
400
1104-
23,6 22.,9 2 1,6 2.·1,6 2.,1,2 2.·1,5 1
kgm. 2.00,4 ·158,8 133,9 1
t h'ossezza delle pareti della camera cm.
rn1
Oitroo . . . . .
i probabili in
~ Deviazioni in grofonclitil
.A-.
Gi troro . .
irezione
. . .
'~ Deviazioni ( in profondità probabili ( in direzione
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~
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calibri
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,121
•12.
1
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BRONZO CO\!Pm:sso.
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,12
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~
·12 ,12,,1
12-
1
HOO •I 651 ,1300 ·1 H.iO
,17,81 -16,5 Hi,7 2 1,5 16,3"6,50 1
.. t ,:si
.i,8
G
:\8·11 5·10 516
470
..
/1-,5
3,5 3,600
445
430
2.1
2i,7
Forza viva totale . . dinamodi 2.'10,5 2.,18,5 2.26,3 21,1, 9 -15:J,ti » pl'r kg. di cannone kgm. "75,4 156 1133 ,146,5 ·1·18
8,5
7,4
7,/1
7,9
»
per kg. di carica dinamodi
• per cm 2 dì sezione .
m.
·;:;:;;
.
·I 63 .
1
Dati di esatteua cli tiro .
G:-l
l
8,7 470
7,2 6,760
dinarnodi •12.5,'.2. 84,6 65,2 65,5 70,!1
»
.! .!
6,4· 6,,35 4,5 1,4
m. ,i-52,5
Velocità iniziale .
1
ACCIA IO
1rno
·1300 ·1'150 8,3 7,6 0,3 0,4 2500 2230 9,i 4 0,3 . •l ,O 4 ,11 4060 3520 13,1 19,2 4,1
4, 11
5,5 0,3 ili
2200 6,8 ·1 ,O 35!SO ·H,0
2.,6
»
Grossena delle pareti della camera . cm.
,j.3
46,7 48,5 4-7, 11 fi.0,3 ,i-3,08
·1,92 ,1,99 2.,07 2.,2 1 1
1,4
12 10,71 10,6
1
1
I
I due cannoni d'acciaio danno maggior rendimento per kg. di metallo. Fra quelli di bronzo è da notare il poco rendimento dato · dal german ico che è di solo ,{18 kg. La superiorità circa la forza viva per cm .2 spella al cannone spaguolo di bronz.o compresso~ progeL1.o clel T. C. Plasencia il che dimostra che tale bocca da fu-oco è eccellente pel Liro di demolizione; superiore essa è pure, riguardo.. al rendimento, a LulLi quelli di bronz.o compresso.
350
RASSEG~A
TABELLA , · . Cannoni da 15 cn1. Tll\ONZO compres~o
------
ACCIAIO
__..___,.....__.--., .,,,, o:~ c.?~ .:.:1....
~GO
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~~
.-.
C.al ibro
cm . I ,lc,9·1
Peso dd cannone
k•to ·
" elci proietto
))
del la carica
))
)
Velocità iniziale Lungl1ezza dell'anima. . Forza viva tot-aie )) ))
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per' kg. di cannone
))
calibri
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l 15,5 14: 9 1 1
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1
Rendimento massimo dei cannoni.
~
DI ACCIAIO
~:"
CAMO~!
J)[
BflOì'\ ZO
kg1n.
kgn1.
'179 (francese)
476 (i taliano)
,II.,9 H.,9,1
1
fi.64: 508)
''tallo è costantemente superiore nelle bocche da fuoco d'acciaio anzichè in quelle di bronzo, anche considerando le bocche da fuoco più moderne. Ecco le eifre inclicanti i maggiori rendimenti fin qui ottenuti:
tEi
....'"'"" ....
3020 2530 3~60.: 3200 30•1;j 3;j 51 3 1,5 :Z7,75 40,9 I 6 ,,).... 7,8 15 8, 8 9 485
351
JL llRONZO COMPRESSO PER LE ARTIGLJElUE
TECi\OLOG lCA
(J,82
20,ft. 24,8 25,,1.120,04
-da montagna da campagna da posizione .
46 o
da 12 cm.
22, 8
•da Hi cm.
.
235,7 (spagnuolo) ,f 511,3 (spagnuolo) 200,4 (Krupp)
170 (tedesco)
1
175,4 (francese) H,5,5 (spagnuolo) 1'77,4 (francese) ·130,,\. (spagnuolo)
1
1
diuamod, 332,8 448,9 672, ,1 372,\l 3ì7,t I
kg. ·H 0,42 177,4 ·169 ,8I •H6 ,5 ·125/
dinarnodi per kg. di cariGa )) per cm·i di sezione .
53,6 i\..9,.\l H,8
I
fi.7,8
f¼'.2, 9
4 ,93 2,1~7 3,9 1I 2,0 2,1 8 1
Eccetto il cannone Krupp M ,J872, che è già molto antico, si osserva una superiorità notevolissima nel rendimento dei cannoni d'acciaio in confronto di quelli di bronzo compresso, tenuto conto • anche del rendimento . del can,none da costa austriaco che è di 0
130 kg. (il ).
1
I dati .raccolti nelle precedenti tabelle comparative confermano che il bronzo compresso non puo sopportare lo stesso lavoro dell'acciaio, e che il rendimento, ossia l'effello utile per kg. di me-
(l) Questo cannone pesa 5:101 kg. o lanci,1 un proiott.o pcrroranto òì 50 kg. con :16 kg. di caric,1 per cui Sl'iluppa um, veJocita inizialo cl i 5!0 m. Qnesto cannone il qnaJe è rormato d:1 un tubo intorno di Jironzo comp resso al titolo di 96 parti di rame por 1, cli zinco, ha giit fa llo ~00 spari con buon esito .
Da quesLe cifre si può concludere che per produrre. un effetto -uti le deLenninato è necessario impiegare una quantità maggiore di bronzo che cli acciaio, e siccome la differenza fra. i due valori massimi otLenuti è di kg. 65, 7 questa circostanza indica una notevole superiorità. dell'acciaio, raggiungendo la della diITerenza un valore che è maggiore della terza parte del rendimento massimo ottenut osi col bronzo compresso .
LIBRI E PERIODICI
LIBR I E PERIODICI
Tt!1·1·11, ll'atlato popolare di geogrnfìa universale, scriuo dar prof. G. 3L.\m::-t.ELLI. - Milano 1883, tipografia Vallardi , prezzo L. O,W ogni dispensa.
L t•
Quest'opera, in coeso di pubblicazionu, è di 11uclle che nhbisocruano del favore del pubblico e che lo meritano completamente. ~Ia~cava alla nostra Jeuor:itura un'opera di geografia, dettata con spirito italiano, la quale riassumesse, in forma popolare, le odierne condizioni di detta scienza. J~ il tri buto paga to per questo all'estero, oltre al l'essere oneroso nel campo ecouomico, era funesto in quello del pensiero, perchè, trattn11dosi di una :;cicnza strettamente collegata coJJa vita politica e storica delle n;11.ioni, è importautc cbe le sue ùottri11e non invadauo il pne~e per il tra mite di libri stranieri, i qunli, per quanto rlotti e imparziali, recano sempre l'impronta del sentimento nazionale clell':lUtore. Xfa ogni giorno si fa qnalclie passo sulla via delle emancipazioni, ed uno di cruesti lo segua l'opera cli cu i esponiamo il progranrnta . Perchè alla vnstitù riel soggetto corrisponda la mole, l'opera comprenderit sette volumi in Su grande, di circn 500 pagine ciascuno, stampate iu doppia colonna. Il primo trntterù della geografia gene1·ale, cioè matematica, lìsica e bio logica, formando una specie d'introduzione :igli altri sei, dedicati alla geografìa speciale, cioè descrittiva, sociale e politica. Siccome però i nostri pi LL -vitali interessi si n1cch i11clono in Europa, co:-ì sarà falla, a questa, una pal'le rclatirnmente assni larga, dcsti uandole t1·c voln 1ni e fra essi uno specialmente all'Ita lia. Gli altri ultimi tro riguardano il resto del globo. L'opera sar:'t illustrnta cli incisioui, intercalate al tosto o corrc1lat:1 ri i 1111 aliante rii C'irca scwrnta e.irte; rontrrrù inoltre nua seri•' di
353
<Jlrndri numerici, di tabelle e di prospetti statistici , posti anch'essi tra pagina e pagina, ma stampati in carattere più fitto e su carta di allra tinta, perchè, restando distinti, non intralcino la lettura; vennero cli più segnati con numerazione diversa , perchè possano, occorrendo, formare un prontuario a parte. A dettare il testo fu chiamato il professore G. ]\farinelli <lell'uuiversitil di Padova, già noto per numerose pu bblicazioni nel campo della geografia e della cartografia; ma, stante l'ampiezza dell'argomento, egli si associerà altri scienziati italiani, per quelle parti dell'opera che, più staccandosi dalla coltura generale del geografo, esigono studio e competenza special i. Gli editori finalmente promettono ogni cura perchè « la pri ma graude opera geografica della nuova I talia si presenti tipograficamente bella » ed offrono in dono, ai mille primi abbonati, una collezione di ritratti dei viaggiatori, astronomi e fisici italiani. Le quattro prime dispense che abbiamo sott'occhio conispondono al programma. Chi intende abbuonarsi faccia tenere alla Casa editrice Francesco Vallardi in Milano la relativa scheda, coll'indicazione del luogo di residenza, più L. i per importo delle prime 4O dispense.
fl11e.tao n • R i lilai,·e• à .l 'o,•dre du J ot1r.
Lieut-Colonel. et C., 11883.
MENT,
G llANDCLE-
Paris , Librairie mili taire. - L. Baudoin
L'autore, già ufficiale superiore dell'esercito francese, chiese il riposo per avere piena libel'tà di penna: e ne usa con grande larghezza, anzi con passione, partendo dal concetto che il vecchio esercito permanente non esiste più dopo Metz e Sed:m, e l'esercito nuovo, l'esercitonazionale che avrebbe dovuto surrogarlo, non è sorto ancora. Non bisogna farsi illusioni intorno all'attuale stato di cose: oggidì la Francia non ha ese1·ci10. Nel 1870, egli continua, avevamo cinquecento mila uomini di Yecchia truppa circa da opporre a due milioni di tedeschi. Al presente anche noi possiamo mettere sotto le armi due milioni di uomini, ma queste masse, male inquadrate, non offron o alcuna solidità. Il primo qinesito svolto dall'autore è quello del servizio militare obbligatorio, intorno al quale egli dice che è scritto nella legge, ma .\ X:'<0 XX\'111 , \'OL. I\'
E PETI IODJCI
LIBRI
non è punto applicato . Egli vuole la dnrata della ferma fiss~la a tre anni e non a cinque; e però è mestieri provvedere iu via d'urgenza un buon reclutamento di sotto-ufficial i, imperor,chè con quadri solidi, i. s?~dati di tre anni :'arranr~o ~uell i di .cinque, me~tre con quadri m1.d1 o notoriamenl.c rnsuffic1ent1, come st hanno oggidì, anche vecchi soldati cou dieci anni di servizio sarebbero fata lmente trascinati alle clisfotte. Per la ·guerra odierna basta che il soldato sappia marciare e tirare; ii restante è missione dei ca pi, e perciò tre anni debbono essere suffì cienti. Si sopprima il volontari,1to di un anno; si riduca invece [a ferma a chi .dà prova di merito e di buona condotta. I congedati per anticipazioni si chiamino sotto le armi ogni anno per sessanta giorni, alle grandi manovre, per le quali si chiamino pure le classi della riseeva . L'obbligo al servizio dovrebbe estendersi ad un periodo di venti nnni, così. ripartiti : Tre anni sono .le armi; Sei anni nell11 riserva dell'esercito attivo; Cinque :mni nell'esercito territoriale; Sei anni nella riserva dell'esercito territoriale. Il Grandclcment propugna nncora il reclntamento e la mobilitazione regionali, e YnoJe altresì che le classi in congedo il limitato abbiauu sempre con sè il proprio vesLiario militare. Il capitolo quarto tratta diffusamente del reclutamento dei sotto-Ltf'fh;ia li. Dopo avere lamentato la pcnuri:i dei sotLo-ufficiali e dimoslra to come tut.ti i mezzi mes$i in opera per tra ttenerli sotto le ar111 i f'ieno infruttuosi, l'autore ne deduce che in ;:iffatte ('Ot1dizinni il quadro clr!i · sotto- uffi ciali ù ancora più debole della truppa. Per migliora rne il reclutamento pt'opoue l' istituzione di uun scuola speciale di sott' ufficia li alla quale sarebbero ammes~i uer concorso i giornni di truppa dai sedici ai diciotto anni, i giovani borghesi della stessa etit, pu rchè presentino un attestato di sufficiente istruzione e infine i capor<1 li con diciot.to mesi di servizio pronti a contrarre ~ma rafferma di cinq ue auni. La d.tu·11ta del corso sarebbe di due anni. Per trattenePli sotto le arm i propone: ·1° Una legge sullo stato dei ~ott'ufficiali per garantire loro la proprietù del grado. 2° Una paga annua di ottocento franchi , oltre il vestiario e la razione viveri del soldato. 3° Un aumento annuo di rprnttrocento franchi al momento di con-
355
trarre una prima rafferma di o'to anni portando così la paga a rriille duecento franchi'; ottenuta questa rafferma il sottufficiale potrebbe avere alloggio fuori del quart.iere ed Miche contrarre matrimonio. 4° Dopo sedici anni di servizio il sottufficial e potrebbe essere ammesso ad altra rafferma di nove anni e riceverebbe un aumento della paga di cinquecento franchi. 5° La pensione per tutti i gradi sarebbe eguale ai due terzi del soldo di attivitit; le campagne però sarebbero pagate all'infuori della pensione. Negli altri capitoli è ampiamente trattato della formazione dell'esercito coloniale, che verrebbe costituito con ventiquattro 'reggimenti di fanteria, sei reggimenti di cavalleria e tre di artiglieria, metà dei quali avrebbero stanza nelle colonie e metà in Francia.
C!ebe1• die Be,v,,fTnu:ng, AHt{bildu'n g, 01•g11nisation untl 1re,•aven,lu•1g ,ie,• Reiterei (Sul!' armamento,
istruzione, ordinamento e impiego della cavalleria). - Berlino, 1883, tipografia Luckhardt. L'anonimo autore possiede appieno il suo argomento e lo t.ratta con giovanile sicurezza. Egli dice di avere mantenuto l' anonimo perchè :,mole che il pubblico giudichi il suo libro, senza curarsi se è scritto da un mi.lit.are o da uno speciale ; ma fino dalle prime pagine ts'indovina ch'è scritto da ufficiale di cavalleria, il quale maneggia la penna colla scioltezza e la decisione con cui vorrebbe maneggiati i reparti della sua arma. Le idee ch'egli espone non sono nuove, ma raramente la abbiamo viste propugnate con tanto vigore; esse sono in armonia col moderno indirizzo, ma forse vanno piLt in là di quanto :.ittualmente si voglia o si possa andare. Chi studia le operazioni della cavalleria, nelle ultime. campagne di E uropa, non può (dice l'autore) sottrarsi alfa convin1.ione, che i servizi resi non sono proporzionali alla sua forza e all'eccellente e costoso suo materiale. La cam pagna del ,t 866 fu combauttta d<1lla fanteria a dall'artiglieria; in quella del Hs70-7·1 la cav<1lleria cominciava a comparire sulla scena; ma era ben altro l' oso che sapeva fa rne Napoleone pri mo: La cansa dùlla decadenz;:i non sta nel cava., :~NO XXVIII , VOL. IV.
356
E PEI\IOD!Cl
LIBRI
'Je quali è sempre riuscita a mantener:si all'altezza delle altre armi; tocca brevemente del suo ordinamento, in vari Stati d'Europa, e viene infine alle seguenti conclusioni: 4° La cavalleria tedesca, per trovarsi in proporzione colle altre armi , va aumentata di almeno tre reggimenti . Essa deve constare unicamente di ulani e drngon i. Le fo rmazioni di guerra della caval leria autonoma devono esistere permanentemente in tempo di pace. La clilTerenza tra cavalleria addetta alle divisioni e cavalleria autonoma non apparisca nell'armamento e nell'istruzione; l'una e l'altra all'occorrenz:i sappiano scambiarsi le parti. La cavalleria addetta alle divisioni ha specialmente scopo strategico; nelle battnglie però è cavalJeria di battaglia. Ogni specie di cavalleria, oltre il suo valore in sella,' deve possedere una certa abilità nel cornbau,imento a pied i ed essere provvi5ta delle migl iori .armi da fuoco, altrimenti non può adempiere 111 sua missiùne strategica. Per .abilitare la cavnllerill a questa missione, è necessario uu tirocinio speciale. Tre batterie a cava.Ho sieno asseg1rnte ad ogni divisione di -cavalleria sino dal primo giorno in cui cominciano le manovre di divisione. Nell'ordinamento della cavalleria si proceda come se non avesse bisogno dell'aiuto del le altre armi; ma siccome nelle guerre futnre prima cli ,i;edere bisognerà combcitté·re, così, nella pluralità dei casi, la cavalleria spedita in servizio strategico sarà 1111 corpo misto, il cui comando spetta naturalmente al capo del reparto di cavalleria. Per ben ,ésercitare questo comando, bisogna ch'egli sia abbastanza addentro nella tattica della fanteria. A quc$t'uopo è necessario che ad ogni divisione di cavalleria, nel tempo delle manovre, sia nssegnato un battagl ione cli cacciatori. Le cli visioni di cavalleria, come corpi strategici, devono dipendere direttamente dal comando supremo, salvo il c-0so che qualcuna venisse assegnata ad un corpo d'armata, per nno scopo speciale. Queste sono le proposte. Gli argomenti su cui le fonda e i fatti che reca in appoggio sono tali che fanno impressione sul lett•>re. Per ,esempio, nel propugnare la necessità di munire la cavalleria d'ottime armi da fuoco, ricorda la pericolosa situazione in cui spesso si trovarono, nel 18ì0-7-1, drappelli di cavalleria che n'erano sprovvisti, da:vanti a popolazioni insorte ed aggiunge, che coll'attuale sistema di milizie, collo sviluppo del sentimento nazionale in tutti i popoli europei, la popolazione in armi sarà un elemento col quale, nelle guerre future, bisognerà contare. Allo stesso proposit.o narra il seguente fatto, che dice avvenuto in Germania in una delle grandi manovre degli ultimi tre anni. Una colonna doveva :ittraversare un villaggio. Uno :squadrone di ussari fu mandato a · riconoscerlo. Il generale, direttore
liere e meno ancora nel cavallo; ma nella limitazione del punto di vista e del campo d'azione di quest'arma, nell'insufficiente istruzione dei capi, nella trascuranza dei principii della grande guerra, rispetto all'impiego strategico. Non basta avere buoni cavalieri e buoni cavalli: bisogna ordinarli , Hmarli ed istruirli in modo che possano adempiere, nelle mutate circostanze, l'antica missione. È specialmente questione d'intelletto. Una cavalleria che possieda i migliori cavalli, che sia forte e ardita in sella, che lanci le cariche più superbe, non vale perciò solo più di una cavalleria da sport. Qui sta il primo germe del male: l'attuale cavalleria è troppo da spo1·t e poco da guerra. Si cessi di addebitarne la decadenza al solo perfezionamento del le armi da fuoco. Fin chè l'uomo avrà in testa la facoltà di connettere ed in cuore l'impulso ad agire, la cavalleria sarà, o almeno avrà la possibilità d'essere, un'arma terribile. Come s'adopra quest'anna, l'hanno· mostrato recentemente, sui cam pi americani, i generali Lee e Stuart:. La truppa ch'essi maneggiavano era inferiore, ,;otto mo lti aspetti, alla ·Cavalleria prussiana del 1866 e 1870-71; ma la superava per spirito d'in i1,iativa, per audacia, per tenacità e soprattutto per larghezza di vedute. Una buona cavalleria cbe non sa tenere il suo posto, nè cogliere il suo momento, val meno di una mediocre che sappia queste cose. Da vari anni, negli eserciti, le riforme s'incalzano; la fanteria e l'artiglieria hanno mutato ordinamento, formazione ed armi; solo la cavalleria è rimasta Ja stessa . Ma le riforme che non fauno a suo tempo gli uomini d'ingegno le impone più tardi la necessità. Ormai anche le questioni che riguardano la cavalleria sono all'ordine del giorno: quale deve essere la sua forza iu proporzione col resto dell'esercito? Come deve essere armala, istruita, ordinata e impiegata per adempiere anche oggidì la sua antica e costante missione di essere la prima a scoprire il nemico, la prima e l'ultima ad inseguirlo? Per rispondere a queste domande, l'autore prende ad esame le operazioni della cavalleria tedesca nelle campagne del 1866 e 1870-7·1, Ja rilevare quante volte si è trovata in condizioni di non potere adem·picre il suo incarico, per difetto d'armamento; quante volte fu impedita nell'azione, o non potè sfruttare completamente un successo, per difetto d'ordinamento; quante volte lasciò sfuggire una buona occasione, per diffetto d'iniziativa e d'istruzione nei capi. Accenna quindi .alle trasformazioni subite, in varii tempi, dalla cavalleria, mediante
•
358
359
LIBIII
E PERIODICI
della manovra, che voleva vedere come dinanzi ad un caso imprevisto, si sarebbe comportata la cavalleria, recossi ·segretnmente nel villnggio· stesso ?On sei od otto soldati di fan teria ; ai quali comandò di fa r fuoco, accelerato, tosto che vedessero i primi usser.i. Così fu fotto. Lo quadrone ai primi colpi si fermò, appoggiò prima· a de~tra poi a sinistra, fece <;montare e poi rimontare una parte della truppa, tentennò ancora _un momento e alfine volse le groppe, portandosi indietro questa notizia:· il villaggio è fortemente occiipato da fanceria. Allora il comandante d~ll'avauguar<lill spedì un batt.aglionc a prenderlo d'assalto; l'ordine venne puntualmente eseguito ed il battaglione entrò nel villaggio non trovandovi se non il generale che da un balcone guardava e scuoteva la testa. L'autore scrive per la Germania e prende la situazione ·della cavalleria colà per bas~ delle sue proposte; ma alcune di esse hanno una portata generale. Senza entrare nel merito di esse, noi crediamo di segnalare il libro agli studiosi d'arte militare e a quanti s'interessano alle questioni, che oggidì si flgitano intorno alla cavalleria;·
assicura (e possiamo credergl i) che è il lavoro di mezzo la vita di un uomo . Le prime pun tate uscirono nel 1879; la quiod'iccsima, che chiude i l primo volume, venne Jéstè pubbl icata. Nel primo volume i vocaboli iniziali sono gli ital iani ed i tedeschi, che si seguono l'uno dopo l'altro per ordine alfabetico; nel secondo, sa1·anno i frnncèsi e g\'inglesi; accanto ad ogni vocabolo iniziale sono segnati i corrispondenti nelle altre tre lingue. Qpando si tratti di vocaboli che designa no qnasi il capo di un gruppo di oggetti, · d'operazioni o d'idee, come p-er esempio, -àncora, caldàia, blocco, · battaglia e simili, vengono indicati, appresso al vocabolo principale, quelli di tutti gl\ oggett.i, operazioni, od idee che hanno con esso stretta attinenza; non altrimenti che nei · dizionari comuni , appresso alle parole semplici; che più spesso occorrono in una lingm1, vengono segnate le frasi e i mod.i di dire che con esse si compongono. . Specialmente curate in questo dizionario sono la term inologia italiana e la tedesca, siccome quelle che maggiormente servono alla ma1'ina aust.riaca, do,'e ambedue le lingue sono in uso . Per la nomenclatnra italiana l'autore dichiara divavere ,1ttinto alle opere degli .ammiragli Arrni njon e Fincati e special mente al Nuovo lib1·0 di no1nenclatu1·a del materiale. della reg,i a marina, nonchè ai vari nostri regolamenti ed istruzioni ; nom ina pure alcuni nostri ufficiali di marina, che gli furono prodighi di consigl i e d'n iuti . La nomenclatura tedesca fn tolta dalle opere dei più. noti scrittori di cose marittime in detta lingua, e in ispecial modo dal recente dizionario v er le espressioni tecniche della marina: tedesca. Cosi pure i ·termini francesi ed iu,glesi venrwro desunti dalle 01iere più recenti e a'ccreclitate e dalle P,lÌbplicazioni ufficiali. . Una difficol tii incontrata, che giova notare perchè ebbe infl uenza sulla compi lazione dell'opera, si è che la terminologia ufficiale della nostra marina differisce dall'italiana del la marina austriaca; lo stesso avviene fra il tedesco di questa, e quello della marina germanica. Essendosi voluto temer conto di tali differenze , ne viene che il dizionario, invece . di essere in quattro Iinguc, potrebbe dirsi in sei; .anzi quasi in sette, ove _si badi che, per la terminologia delle scienze natural i, io quanto si riferisce alle diverse qualità di legni, alghe, pesci , molluschi, crostacei e via dicendo, sono indicati anche i nomi latini. Crediamo che c1uesta sem pi ice esposizione del contenuto basti per raccomanclaro il libro, non solo ai cultori delle scienze nava li, a cui J'au:tore Io dedica, ma più specialmente ~il lc biblioteche, dove questi ilibri non dovrebb.ero mai mancare . 1
lt'rneUscli-tecludsc l,es Wo,•te,•b,ecl, de1_• 1'.la,·i'lle-. tleuts cl,, ·it,elienisch, f1·an~osisch ,nul engliscl,. (Di~ionario tecnico e nauti co di marina, tedesco, ital.iano,
francese e inglese) compilalo da ·p. E. DABOVIC i. r. tecnico na-, vale e pubblicato dalla direzione del periodico Jfetthèilimgen aiis eleni Gebiete des Seewesens._.....:.. Pola ,J879- ·1883, in commissione presso Guglielmo Schmidt, prezzo L. .2,50 la puntala. fra i libri più utili, in corso di p~bblicazione, va certament.e annoverato questo dizionario che contiene, in qua ttro lingue, la nomenclatura di tutto ciò che dirett.amente o indirettamente ha relazione col!'art~ marinaresca .. Se _nou è l'unico nel s1io genere, è per lo meno il mo~erno e_ 11 più completo, siccome quello che comprendé !'a termmolog,<\ tecn ica della fis ica, della chimica, dell'idro"'rafìa deli'i tiologia, della meccanica, del commercio, del diritto ma~ittim~, dell'arte delle costruzioni navali, dell'industria delle assicurazioni marittime ~ la nomenclatura di tutti gli oggetti che possono troYarsi a liordo d1 una nave: artiglieria, macchine, cordami, ecc., ecc. L'autore·
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mazioni ed aumenti fino al giorno d'oggi, distinguendola in flotta offensiva, difensiva e torpediniera. Si accenna pure agli ultimi pro- · getti. Gli i,sse1··i prass'iani neU' esercito cleg li alleati, di Fede1·ioo il grancfo negl i, anni 1758-1760. . Pr-ilnoip•i,i per wn riordinarnento del genfo e delle fortezze. - Si osserva che gl'incarichi affidati al corpo del genio sono troppi; sicchè gli ufficiali di esso debbono dividersi in due categorie, che attendono ; due specie di servizi affatto diversi. Si dimostrano i danni che risultano da questo stato di cose e si propone di liberare gli ufficiali del crenio dalle costruzioni, an1.:he da quelle dei forti, a!Jìdandole ad t~n corpo speciale d'impiegati o ingegneri di fortezza; i quali non solo dovrebbero sorvegliare i lavori, ma fare i progetti, conteggiare le spese e via dicendo, secondo un ordine e una gerarchia da stabilirsi. Fr·onte occ.ide.nta.le cl!i, difesa del/.' Italia, e suo attuale si.sterna di (ortificaz'ioni. VrnrEHDERG. - Dopochè l'Italia fu accolta nel novero del le grandi potenze, comprese la necessità di ordinarsi militarrnenfe ad imitazione Ji esse. In armonia colla situazione attuale, il carattere delle prime misure non poteva essere se non difensivo. ~~a la _dife_nsiva ( che a questo Stato si addice per la minore forza numenca d1 cm esso dispone, in confronto delle altre grandi potenze, e per la natura del p11ese che specialmente vi· si presta), riguarda non solo la difesa della cinta alpina, sibbene egualmente, e forse più, quella delle estesissime coste. Quando sarà impossibile entrare nella penisola fnorchè per i p11ssi delle Alpi allora soltanto i forti che li sbarrano avranno tutta la loro importanza. In verità con tanta spiaggia aperta e con rade che permettono l'avvicinarsi a terra delle maggiori navi, sembra quasi che il bisogno di oarantire il paese da uno sbarco improvviso, fosse anche più urgente, ~he quello di chiudere passi, per loro natura bastantemente sicuri. Fra gli Stati vicini , che possono spiegare contro l'It.alia una grande forza per terra e per mare·, sta in primo luogo la Francia; alla quale deve perciò l'Italia tenere ~olti gli sguardi, tanto più che nelle complicazioni, conseguenza degli ultimi avvenimenti, una guerra italo-francese, malcrrado la parentela delle due nazioni, ci sembra tutt'altro che nel cam~o dell'impossibile. È interessante vedere come il governo italiano sia preparato ad una tale eventualità e a quali sistemi intenda appoggiare la difesa del suo territorio. Perciò bisogna dare un cenno dell'ordinamento militare dell'Italia. Partendo dal principio che le battagl ie clecisiye per la penisola si combattono nella valle del Po, il governn
J(lt./u•biiclie1• fii•• tlie Deulsclie Lft•mee i,:n,l 1'1,i:... 'J'•ine, 3° trimestre 1883. 1
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Alge·ria e Tunisia. JANKE. (Continuazione). - Nelle puntate precedenti si trattò dell'Algeria, ora si narra la storia della Tunisia accennando brevemente a quella dei secoli passati ed estendendosi sugli ultimi avvenimenti. La guerra della Vandea contro la prima ,repitbblica francese (1793. 1796). CROUSAZ, MAJOR . Proposta di iin nuovo fronte per fortezze e per forti stacc(iti. (Traduzione dal russo). - · L'ideale di una fortezza sarebbe che, per la natura ·del le sue opere e del terreno circostante, non potesse · venire nè attaccata nè circondata, e che malgrado ciò costasse poco. Una posizione che sia, par se stessa, al sicuro da un assalto, costituisce un gran passo verso quest'ideale; ma siccome tali posizioni sono rarissime, o non si trovano dove si vorrebbero, così di regola generale bisogna ricorrere all'arte. La quale deve sempre proporsi la sicurezza da un attacco cli viva forza, la maggiore resistenza a un att.acco formale, e la minore spesa possibile. A queste condizioni risponde un. fronte che consti di quattro parti: 1° Due parapetti in terra con le rispettive fossa te ; l'uno esterno con caponiere, con scarpe in muratura e col terreno d'innanzi incli nato a spalto, sott.o il tiro radente dei fuci li e dei pezzi; l'altro interno senza caponiere e senza scarpe in muratura, ma possibi lmente armato, con pezzi da fortezza; da questo si batte specialmente il terreno a grande distanza. 0 ~ Ricoveri ca~amattati per le truppe e pel materiale loro ne. ' cessano. 3° Uu ridotto davanti · alla porta, per assicurare le sortit'?. e pro- · teggerue la ritirata. ,1,0 Due strade coperte, l'una immediatamente davanti al fossoesterno e l'altra a circa 500 metri da l parapetto esterno. (Segue la dimostrazione dei vantaggi che offre questo fronte). I bisogn·i delle nostre oase.1·me. - L'argomento è trattato diffusamente, specie dal punto di vista della salu brità. S'l>ilnppo della flotta russa dopo la giierra dti, C?'i11nea. - Si dà, ]a situazione di detta flotta nel ·1853, poi si narrano le sue trasfor1
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cercò soprattutto la possibil ità di trasportarvi quaudochessia il maggior numero di truppe, nel più breve tempo . Per questa circostanza e per altre dipendenti dalla for ma allungata del territorio e da condizioni speciali della popolazione, le quali fecero parere conveniente ìl concorso d'uomini di vari distretti , nella formazione di uno $lesso reggimento, si dovette deviare dalle norme generali, in uso negl i altri Stati. Mentre altrove la mobi litazione precede la radunata, qui avviene il contrario. I reggimenti partono come si trovano e si completano per via o al sito di raccolta. Malgrado ciò il concentramento d.i grandi forze al confi ne richiede, per questo Stato, un tempo maggiore che per gli altri, e l'Italia correrebbe pericolo di essere colta nel lavoro della mobilitazione, se 11011 avesse le Al pi e non provvedesse per la loro difesa. Allo :schermo delle Alpi ' 0,,uardate dai re,rnie,c) menti alpini rinforzati da qualche battaglione di bersagl ieri, può l'esercito raccogliersi nel triangolo di base ( così verso nord come verso ovest) costituito dalle fortezze di Bologna, Mantova e Piacenza. Da questa semplice esposir.ione apparisce qual valore abbia per al'Italiani la difesa delle Alpi. Ma se non può dirsi addirittura ~he ~uesto valorP essi l'abbiano fi nora sconosciuto, è certo però che intorno ad esso corsero e corrono diverse opinioni e che, solo da qualche tempo, sembra 0he la sana ragione abbia ottenuto vittoria sui pregiudizi. La guerra in montagna richiede specialità di tmppa e di materiale. E se in ca mpo aperto la vittoria sta coi grossi battaglioni, in montagna la qua.l ilà vince il numero. Senza cercare nella storia antica, gl'Itali:mi possono vedere nella moderna storia del Piemonte, come, con poca e brava truppa, si difendano le Alpi occidentali. Per vari anni il Piemonte fece argine all' invasione dei soldati della pri ma repnbblicn, i quali solo penetrarono nella valle ciel Po, quando Napoleone li coudnsse a far impeto fra Caclihona e Montenotte, cioè al passo più facile, al punto di congiungimento fr:a !'Alpi e l'Appennino. Siccome oggi piucchè ma i la marcia di un esercito in montagna è legata al le grandi st.rade, che permettono il passaggio ad ogni specie di truppa e di Lrasporti, così ne viene che la difesa deve preoccuparsi solo di queste, e che le strade mulattiere e i sentieri non hanno importanza, se non in quanto direltsrnente o indirettamente hanno relazione colle strade carreggiabil i. Siccome poi le comuuicazioni seguendo le vallate si diramano e moltiplicano, a misura che si 1,llontanano dalla cresta, cosi ne viene che la chinsura di un passo alla cresta equivale alla ch iusura di cinque o sei passi alle fa lde. Lo stesso dicasi della
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-difos,,, dw solo alla cresta può trovare un campo cli tiro, che le permetta cli usnfrui re luLLa la portata delle sue arm i. Pertanto una ragione deve esserci, se, .malgrado ciò, non venne adott::ilo il sistem:i di spingere i for ti fino sulla linea di confi ne, che in questo caso si confonde qun~i col la cresta . Infa tti sembra, a prima vista, che il semicerchio for mato dalla c:atena alpina non favorisca la posizione di simili forti, perchè verrebbero a trovar,i troppo lontani dal centro, r.iò che generalmente porta di conseguenza la necessitii di .,rnrnenta re le trup pe cli di fesa, i loro sostegni, la capacità e resistenza delle opere e via dicendo . Queste preoccupazioni però non hanno fondamento. Siccome nelle Alpi oci;iden tali i passi mi litarmente usufr uibili sono pochi, così non rich iedono a loro difesa un numero straordinario di 1.rnppe, tanto più che la natura del terreno esclude la necessifa e spesso la possibilità del collegamento. Per la difesa dei singoli 1x1ssi incontro ai ([uali le colonne d'attacco non possono avanzan,i che co11 dnc o tre nomini di fronte, stanchi, trafelati e sotto una grandine cli palle, bastano cinquanta uomini dietro una trincea . Ben altrimenti succede nelle posizion i a val le; invece di un passo se n'hanno ciuqnc o sei e invece di dominare si è dominati; tutti i vantaggi. del tiro 'Passano dalla parte del nemico, ci vogliono 300 uom ini invece di 50, quattro o cinque opere invece di una trincea . Segue una .breve descrizione e ripartizione delle Alpi occidentali, :un cenno dei nostri forti cli sbarramento a cominciare dal Monce· uisio, indi si conchiude: il piano genern lmente accettato è di aspettare il nemico agli sbocchi, difendendo le montagne soltanto fìnchè tutto l'esercito sia raccolto nella valle del Po. Certo che sboccare davanti ad un nemico in posizione è un'operazione difficilissima. Ma se un esercito superiore in numero si lascia giungere quasi fresco ngli sbocchi, si può essere certi. che riuscirà a sboccare. Solo quando malgrado tutte le dif!ic0l tiL della natura e dell'arte, malgrado la resistenza la più accanita, il nemico riuscirà a passare le montagne, allora sarà il caso di attaccarlo nuovamente agli shocchi. La quest·ione dei nuo1,i .stival'i. Una parola sull' anonirnità, e la J>seudorvi,m'ità. - Negli scritti <l'araomènto militare, come in tutti gli altri, si fa spesso uso dell'anon~no e del pseudonimo . Quest'uso ha dat.o luogo a molte critiche, e recentemente si è giunti fino a pro porre che fosse proibi to, agli ufficiali, di pubblicare scritti senza il nome dell'm1Lore. Questo è troppo. Tanto sdegno contro l'anonimità è proprio inopportuno . Se essa diede Jnogo ad inconvenien ti , non bisogna dimenticare che abusns non tolht
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tmtm. Talvol ta l'anonimità è una fortezza di cui il debole ha biso(Tno, per lottare, nel ca mpo delle idee, contro un forte avversario. Gli :ttacchi personali anonimi portano con se stessi la causa della loro debolezza. Nessuna posizione fu mai perduta per soli attacchi anonimi. Ma l'auouimità servì più volte di schermo contro le vendette palesi o segrete di potenti e prepotenti . Dunque si lasci a questo riguardo. piena libertà agli uffizi ali come agli altri cittadini. L'itltima scorreria del generale Stuart vista dei cavallo.
St.•erfteu,r's Oestea•1•eicltis~lte uiilitiiriscl,e Zei.lsclu-ift. - 3° Trimestre 11803.
Intorno alla storia della liberaz,ione di Vienna nel 1683. - JANKO. Conferenge <ii iin comandcinte eh reg_q1:mento ai suoi uf'ficiali. HAuSCHKA. La prima di queste conferenze riguarda l'educazione della truppa: « quando avrete fatto capire al soldato la necessità di un esercito, insegnategli che l'ubb'i.di enza illi1r11ita. è condizfone 11ecessa1··ia per potersi servire di quest'esercito. Con ciò otterrete che it soldato ubbidirà non solo per forza, ma anche per convinzione. Nè altro mi sembra che vogliano dire le parole: ediica1·e 'il soldato , . L'altra conferenza tratta del modo dì dare gli ordini: « Comandarebene non è cosa faci le. In primo luogo è necessario cap_ire; poi ci vuole un certo talento nel form ulare gli ordini e una buona istruzioni; militarP-; fa d'uopo finalmente quell'attitudine speciale, che si acquista soltanto col lungo uso >>. Sesta per mavpc - l\fonKENSTE{N . - (Descrizione di un strumento). Conseguenze a trarsi daUe esperienze di tiro fatte in Russ'ia con cannoni da campagna contro fortifica,zion•i pro'Vvisorie. - SESEMAN. - (Traduzione dal russo). - Nella scelta dell e posizioni bisogna avere in mira di togliere al nemico la possibilità di ben osservare le opere. Queste devono sempre adattarsi al terreno. Avere dinanzi sgombro il campo di tiro è cosa della massima importanza. Se alcune faccie possono essere infilate, bisogna rimediarvi con traverse; ma queste difendono poco e ingombrano molto. Nelle opere si deve avere spazio sufficiente; sulla linea di fuoco non si può calcolare meno di
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un passo per uomo; bisogna inoltre poter muovere facilmente la trup~a da un punto all'altro dd l'opera. Il ridotto è necessario; sarà meglio· costruirlo dietro un fianco che nel mezzo dell'opera. Fa d'uopo isolare i diversi tratti di uu trinceramento, p~r obbligare il nemico a prenderli l'uno dopo l'a ltro. La guarnigione·starà meglio 11! riparo dal, fuoco dell'artiglieria nemic.i, su gradini dietro i parapetti, che sotto· deboli ricoveri coperti. Lo spessore necessario ai paraptitLi dipende dal terreno e può variare da 1 O a I!~ piedi. La posta dei piccioni. - ScHEum,. - ·L'importanza di un servizio di posta rapido e sicuro in tempo di guerra è da tutti riconosciuta; ma finora i mezzi a disposizione si mostrano insufficenti. I telegrafi ot.tici ed acustici non valgono se non a brevi distanze e io condizioni molto limi tate. Lo stesso quasi può dirsi del telegrafo elettrico di campagna, le wi linee, non sempre facili a impiantarsi, sono così facili ad essere guastate o dal nemico, o dalle intemperie. Ad ogni modo nessuno di questi mezzi vale per la popolazione e la di una citti1 o fortezza assediata. Finchè il problema della guaruicrione ;::, direzione degli areostati non sarà sciolto, agli assediati non resta che un un ico mezzo di comunicazione col resto del mondo : la posta dei piccioni. I servizi resi eia essa dnrnnte l'assedio di P_ari?i _hanno tro-:: vato una pngina nella storia. Prima questa posta si lumtava quasi esclusivamente a corrispondenze amorose, a portare i numeri del lotto, o notizie di borsa. Si racconta che, a una speciale e segreta posta di colombi tra Londra e Parigi, la famig lia Rothschild debba una oran parte della sua fortuna. Qualche rara volta, anche in passato, usato tnl mezzo a scopo di guerra , e l'usarono fi:a gli altri i Veneziani nel '18t9 ; ma il primo grande egperi mento· fu quello,, del 1(870-7·1. Non v'<J dnbbio che nelle guerre futnre, quest'esperimento sarà ripetuto in più larga sca la e reca meraviglia che in alcuni paesi (doYe pnre si stndia tnttociò che può essere utile nell'eventualità <li una guerra) questo me1.zo di comunicazione venga affaLto trascurato . (Segue un cenno delle corrispondenze più memorabili trasmesse in vari tempi per mezzo dei piccioni; poi si danno nozioni sulle qualità di 'luesti volatil i, sul modo di allt'. var-l i, amm:.1estrarli ; e dirigerli all'indicato scopo). . Cont1·ibitto alla stor-ia dell' i. , .. esercito. Lusrrc; . - (Indice cronolocrico di fatti importanti relati vi all'esercito austro-ungarico). ;: , L'esercito polacco nel secolo X. VII. - Dou,ECZEK. - s·1 esponol'ordin:1mento e la tattica cli eletto esercito, con riguardo specia le al
fu
E PEntOOICI Ll llR l il66 corpo che, sotto il comando di Sobieski, combattè per la liberazione di Yienna nel ·1683. La tattica dei Russi sollo Plevna. - Cnn:onc . - Si narrano gli avvenimenti facendo alinsioni o confronti con quelli delle campagne del 1859, ·1866, 1870-7•1 e ricavandone dcdnzioni t:ittiche. « Che gli attacchi su fronte ristretta port:mo di conseguenza l'insuccesso, noi Austriaci l'nbbiamo, in diversa manier::i, gperìmentnto nel le campagne del 1859 e del 1866. A Montebello accadde che 7 battaglioni di Francesi, spiegati fino dal principio del combattimento, ciccinssero dalla chiave del la posizione (Gcnestrello) 1111 bat111glionc e mezzo di AustriAci, non ancora spiegati. Questo fatto ebbe per conseguenza che un corpo d'armata austriaco dovette ritirarsi davauti a una divi'sione francese . A Palestro la brig.lla Szabò sì avanzavn con sole •12 compagnie e 3 pezzi, lasciando addietro altri tre pezzi e tre battaglioni; la ristrettezza della fro nt.e cl i questa truppa diede agio, a 1111 reggimento zuavi, cli girarla e la ~ tnstrofe che nè seguì è troppo nota . N'el ·l 859 i Francesi ( come nel 1866 i Prussi:rni) attaccarono sempre su fronte molto estesa a non ebbero mai a pentirsene. A ~fogent:i stossa la perd ita di tempo per lo spiegamento del corpo di Mac Mahon, sboccato dal ponte di Boffalora, non im pedi ai · Francesi cli vincere la giornata. Noi stessi dobbiamo, all' anacco su fronte estesa, il successo di Custoza nel 1866. Le brigate Piret e :\Ioring del 5° corpo attaccarono t ontcmporaueamcnto la posizione dcgl'Itali.lni a Santa Lucia e Monte Vcnto; il 7° corpo (Maroicic) decise la giornata, coll'auacco contemporaneo di due brigate spiegate contro Custoza ,. In quanto 11 i Russi (oggetto speciale della conferenza) l'autore crede -di po1crne difendere, fino a un certo punto, la tattica della baionetta perchè, giusta il r::ipporto del generale To1ltlebcn, , , Turch i face vano fuoco da dietrc i parnpet11, senz~ manco sporg?,re la tes~a ». Così stando le cose, non c'era altro modo di offenderli, se non :rndando a prenderl i rolla ba ionetta. (( Chi rotrebbe sostenere, dice l'autore, clic una fanterin, colla tnllica del fuoco come oggidì s'intende, si sarebbe impadronita <lei ridotti di Plevna »? Si può rispondere che 1:1 qnestiono è cli vedere se l'acceleramento della caduta del la piazzn compensi i ripetuti insuccessi e le onormi perdite, che furono conseguenza clell'nccennata tattica . Studi regolamentari. - Horzm. - Si esamia.l il regolamento per la fanteria russa. Conferen:ui sull' i.slJnt3ione teorica e pratica dei sottuffic'iali e $O/dati di fanteria. 1
Sul passo di Tolgyes. - 0R NSTEIN . - Descrizione topografica, considerazioni tattiche e proposta di fortifi cazioni. Alcune osservazioni sopra gl-i, attaech•i clella fanteria, con riguardo ali~ i·elative prescrizioni rego la,nentari. La bandiera del 2° battagl:ione della leyfone boema A.rcicvuca Carlo . - T REUENFEST. Le colonne chi,lometriche nella ccirta speciale dell'impero austriaco. - Si fa notare l'utilità di seguare sulla carta speciale dell'impero (la quale si sia ora disegnando). le colonne cliilometriche, che esi. stono sul le strade, toi relativi numeri. I limiti del diritto d'isciplina1·e. - D11.~GELM.\JEI\. - Questi lim iti si trovano nel codice penale militare e nei consigli di disciplina. Il diritLo disci plinare riguarda le mancanze elle non cadono nel domi nio del codice penale; questo ba per oggetto i crimini e i delilti; i consigli di disciplina gi udicano delle nrnucanze contro l'onore. Jl generale di cavalle.1·ia Giovanni 'lì . IVerth in relazione col su~ tempo e col tempo p1·esente. - PFLuF. - Durante la. ?uerra d:1 trent'anni apparvero sulla scena uomini d'importanza politica e. _mi~ litare assai maggiore di Giovanni Werth; ma nessun~ che pm d1 lui abbia pertinacemente combattuto i nemici ~ella naZttme tedesca; nessuno in cui più chiari appariscono i moventi del suo tempo; nessuno elle, per le fortunose vicende della sua vita, ~rcsenti u~'immagine più schietta dell'epoca. A ciò si aggiunga che il modo d1..condurre le truppe di caval leria, in quel tem po, ha qualc.he ~nnlogia con I~ tattica nuova di quest'arma. Noi ci eravamo avezz1 a nguardarc quast con occhio di compassione la tattica dei generali di ca.v:illeria della seconda rnelà elci secolo XVII , parchi} non venirnno all'urlo. Oggidì, sebbene per ragioni diverse, c' incammioi.lmo sulla stessa via. Ci~ dovrebbe .lvvertici a non giudicare lcggormente del passn to, da punll di vista troppo ristreui. ( Segue il racconto della vita e delle gesta del nominato generale) . . . · La costmzione di im ponte mUitare. - Si descnve una manov~·a del .~ 0 battaglione pontieri, che nel mese di luglio corren~~ anno, 1ll Pettau, alla presenza del!' imperatore, gettò un ponte mil itare sulla Drava.
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2° trimestre 1883.
Docmnent·i per descrivere fr operazioni deL distaccamento di Rustsci·uk, con una carta ed un piano (seguito) . - N. Focnr. L'arte attuale del t·i.1·0 d'artiglier-ia. - V. BrmNGARDT. Prepa1·az·ione ·in tenipo di pace al tfro di guerra.. - M. {(mKrn. - Il tir,> in comba llimentc, è molto meno efficace del tiro di eser-citazione, per duo cagioni, cioè, per la commozione di chi l'eseguisce e per l'ignoranza delle cond i1,ioni necessarie al tiro es~tto ,durante il -cornbauimento. La prima cagione sta nel la natura umana, la seconda può scema re avviando l'ammaestramento in condizioni che si accostino a quelle di guerra. In tempo di pace è mestieri insegnare :il soldato, non solo le regole relative alle condizioni pe·rrnanent'i di tiro (puntamento, scatto ..... ), ma eziandio quelle roa,,riabibi (dipendenti da circostanze furtuite); si facciano, cioè, tirare i soldati a distanze ignote, in condizioni varie di tempo e di luogo, in guisa ch'essi da sè apprendano a giudicare le distanze, regolare gli alzi e modificare il puntamento verticalmente ovvero orizzon talmente, secondo le circostauze climatologiche del momento. I nuovi oggetti di bardatura ·e modo d-i montare coUn nuova sella. - Capitano V. KAmrIN . -- Con un decreto di quest'anno sta· bilivasi che gli ufficiali montati di fanteria, d'artiglieria da carn pagna, . .ed alcuni altri, facessero uso di selle eguali a quelli del 4° battaglione cacciatori della Guardia e fosse abolito il morso: cioè adottavasi iotiP,ramente l'uso cosacco delle staffe corte e del so lo iì!etlo. Queste modificazioni inducono lo scrittore a fare alcune proposte sul modo di provvedere i cavalli (partlcolarmente dell'artiglieria rnont.ata ), d' insellarli e di adattarvi gli oggetti degli ufficiali. Il passato ed il presente clei cosacch·i del Don. - N. KRASNOY . Tratta del riparto amministrativo, dei lavori cartografici e trigonometrici nel territorio dei cosacchi del Don, nei tem pi passati e presenti. C·inqiie mesi a Scipka nel 1877. - (Dal diario d'un uflìcialc del reggimento fanteria Podolsk). Ventesim,o quinto anno di 'Oi,ta del « Voienni Sbornik ». - In occasione del 2.5° anniversario la direzione presenta al pubblico un indice sistematico di tutti gli articoli e un cenno storico- statistico del periodico.
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Operosità della se.9'·ione poste e telegrafi durante la campagna K. C.. . n. - In altrettanti capitoli lo scritto tratta della direzione superiore, del personale, del servizio telegrafico sul Danubio, in Rnmania, Bulgaria e Rumelia ·(molti dati); dei depositi del materiale telegl'afìco stabiliti, prima ai confini rumani (a Kiew con 32,0 chilometri di materiale, a Beoder cou 95, a Kiscenev con 106'7), durante la campagna (a lassi , Ploiest, su molte stazioni ferroviarie della Rumania) e dopo il passaggio del Danubio (a Simnitza, Sisova e Rustsciuk); dei parchi telegrafici militari ; della corrispon · denza telegrafica dell'esercito attivo (dispacci scambiati negli anni 1877- 78, '172.2 64,0) ; del servizio prestato dalla sezione posta e telegrafi addetta alle truppe d'occupazione (personale, .lavori e stazioni successimente formàte in Bulgaria e Rumelia, spese ed entrate); del servizio postale (atti preparatori, costituzione del servizio, stazioni, postiglioni, cavalli e loro reclutamento, spese ed entrate). La rassegna . in ogni singolo ca pitolo nota gli inconvenienti verificati durante la campagna e alcune propostr.. Le ritenute sugl-i stipendi degU ii(fìciali: - Capitano UnNIASG. Sguardo alL' operosità dei -vai·i rami dì servizio del Ministe1·0 -della guer·ra diirante l'anno 1881. - La rubrica stato niaggiore ci presenta notizie e dati intorno alla forza (1 gennaio 4882, e$crcito regolare: ufficiali 33050, soldati 8'1'.z/i8~-). contingente annuo, riparto per anni, per scaglioni del!' esercito (truppe attive, di riserva), locali di complemento), per Hnità ('.}34, battaglioni 23~ squadroni, 392. batterie con ,J 601- cnunoni, 57 ,1/2. parchi d'artig!ieria, 2.8 ,1 / 2 battagl ioni del genio con 14, parchi) , nuove disposizioni, acquartiera...: mento~i$Ll'Uzioni e ispezioni, onorificenze, congedamenti e pensioni delle truppe, come pure notizie circa i lavori del comitato d'istruzione e della sezione topografica dello Stato maggiore. La rubrica intendenza -contienn dati intorno alle materie prime di vestiario acquistate, sulla distribuzione di oggetti e sui movimenti delle truppe per ferrovia e per acqua. Le /1.mzioni delle fo1·ze comba.ttenti (dall'opera di ScHERF; « Die Lehre von 1'rtippenroe1·wendung als Voi·schuie fur die Kunst der Trnppen(uhrung »). - A. F. Circa le operazio1ii di montagua. - ,i. PusrnEvsKr. Alcune ()sservazioni sulle mosse e combattimenti delle colonne in terreni montuosi. I gio1,ani soldat-i. - Capitano LossovsKr. - Riguarda l' indiTizzo da seguirsi dai comandanti di compagnia nell'istruìre le reclute. ·'1'877- 78. -
TToJetuti Sbo,•nih. -
PERIODICI
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LIRR! E PERIOD ICI
Osservazioni siiU'articolo « Le batterie da 6 o da 8 pegzi? •. - F~ Viene sostenuta l'opinione delle batterie su 8 pezzi. Il passaggio del Danubio della 2" compagnia cacciatori del 54-0 re• gimento fanteria. - (con un piano). - Capitano MoTORNr. Note mibitcir-i. - M. DHAGOMmov. - Commenti n:}lativi ai due scritti: • God na Konù} » (un anno a cavallo), di Schnnrr, specie di resoconto sulle operazioni dei Russi nell'ultima campagna deJla Turchia asiatica e • EtiideB sur le combats » di Ardent du Pie. I recenti progress·i, nelle ar-m i da fuoco po1·tatili. - Capitano d'artiglieria. - FoN DER- 0FEN. - Le ultime applicazioni dell'arte tecnica alle anni accennano a due vie convergenti , che presto o tardi segui ranno gl i esercii.i europei nel provvedersi di &rrni nuove: ·esse conducono così all'adozione di fucili a magazzino (o ad acceleratore aggiunto), come all'adozione di fucili di calibro inferiore a quelli attu~ lmente in us0. Lo scritto enumera da principio le invenzioni relative 11i fuci li a ripetizione (per l'Italia fa cenno dei fucili Bertoldo e Vitali), ne discute pregi e difetti e sostiene non essere che questione di tempo e di danaro l'ado,.ione. Rispetto ai fucili a calibro minimo tiene lo stesso procedimento storico-critico. Enumera i pilt reputati scrittori che sostennero questa tesi (è fatta parola dell'articolo pubblicato nella « Ri'Oista militare Ital·iana » dal maggioro Clavarino in appoggio del ftdle di 9,5 mm.) presenta molti dati e tabelle comparative fra i fucili dei principali eserciti d'Europa, interessandosi particolarmente del fucile modello Hebler, rappresentante per ora il calibro minore Ira i conosciuti (8,6 mm .), e conchiude pronosticando armi a ripetizione con calibro ridotto. 1 regolarnenti ritssi di cavalle1"i,a . .- N. GoRIACEV. - Osservazioni e proposte. Il sisterna dli, rirnonta adottato dalla cavalleria ed Clrtig 1-ierùi; russa. - Capitano DvoRGINSKI. - ,Breve esame delle prescrizioni contenute nel regolamento per la rimonta e riforma dei cavalli d'artiglieria, completato da · proposte relative alla statura, al sesso ed alla riforma dei cavalli in servizio militare. K.-
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
S1.1wv1, maggiore generale dello stato maggiore, Desugl• i Dielo (Lavoro e 1·iposo), pul,blicazione lodata ed incoraggiata dalla circolare dello stato maggiore, considerandola mezzo eccellente per migliorare l'istruzione e lo spirito militare delle truppe. Vedrà la luce nel 1884. ScrnvELEv, maggiore generale tli s tato maggiore. Plmai dliti takliceskih u11riasneuii i tmiennoi igri. (Piani per eser-
cizi tattici e pel giuoco di guerra). L'esemplare completo consta cli i6 piani alla scala di 1:8400 - 1 piano alla scala di 4: 9800 e di segni convenzionali. Prezzo (1) Lire 6,80 P ietroburgo 1883, Accademia Nicola di stato maggiore. Pubblicazione raccomandata da una circolare dello stato magg1ore. I N. J. GH.ODEKov, mnggiore generale. Foim• v' 'l'url:meuii. P<>lwcl Slwbelmi v·'l8S0-·1 ss1. g. g. (Guerra nel1a Turco1nenia. Campagna di Skobeleff. nel 1880-188'1). Volun:1e l', Pietroburgo 1883. Pt•ezzo L. 8. Questo volume è diviso in 5 capitoli. L'opera intera, che ablll'accier·à rn capitoli, ebbe la sua prima inspirazione dal defunto generale Skobelev e fu aiutata dal consiglio dei generali Totleben, Sinoviev e Horlov, per c1uan.t0 ha relazione coi servizi, rispettivamente, del genio d'artiglieria ed eliografico. Essa dà minuto conto, così degli avvenimenti militari, come delle misure amministrative e diplomatiche relative all'occupazione delle Steppe del Transcapio e delle oasi d'Akal - Tekké - L'autore servì nel Caucaso, prese parte alla spedizione di Kiva, e alla conquista del Fergana e _alla spedizione dell' Afganista n (1879); dopo l'ultima spedizione fu capo di stato maggiore del generate S kobelev, egli possiede dunque grande p ratica e molta conoscensa del paese e degli abitanti.
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COLLETTI NO lllllLI OGllAF!CO
N. J. GRODEkov, maggio1·e gener ale. Cam1myua ,li lii1Ja, 18'73.
Pietroburgo, 1883. Prezzo lire iO. M. R.Eictt, Olmlialice,J.aia ciaalj v ' uaacei a,•mii, ieià pt•o•ce,lscieie, na11toia,<1t•cieie i budualscieie. (L'oculistica nel nostro eserciLo, suo passato, pr esente e futuro). Tiflis, 1.883. Tjpografia A.A. Makelson, 1.3 pagine, 120 esemplari. J . RASJENski Rul.ovod.,vo dlia i•uceuià obiaaatuao•liei uie•tlni/1 voin.sl,ila naci,dnilwg. (Manua le sugli obblighi dei comandanti di distretto militare). Opuscolo raccomandato da una circolare dello stato maggiore. Prezw lire 4, 80.
K . D. Ocerl.. tlieiàlielno•IJ uie•d1rnvo voiu•hago t1acialnil.a v' miruoie i voie111wie vriemia. (Le allribuzioni del comandante di distretto m ilitare in tempo cli p ace e di g uerra) . Pietroburgo, 1883. Dà un cenno s ulla mobilita~ione, e quindi alcune indicazioni relativamente ali' amministra:.ione locale militare ed i s uoi compiti principali in pace o in guerra. All'apra và unilo l'elenco dei comandi locali di brigata e di distreLLo della Russia europea, ed una carta della Russia europea indicante i limiti territoriali di 22 brigale locali. V. A . LEBEDEV, Licini •o•lav ucere11de11ii ro•siskavo ob•l•ce•lva 11.rasua·vo 1't•e•tt1. (Ruolo del p ersonale addetto agli isliluti della Società russa dalla Croce R ossa). P ietroburgo ·1883, tipografia dello Stato formato in 16', 65, pagine, 500 esemplari. V. S0Lsk1, capitano nella 2• b1·iga ta d'artiglieria l"tisobiie l~'obuceniu 11i•ni/1 citaov granaolie v' rolal,, el.al.atlrotaala i a•obiemao v' balat•eial,. (Ausiliare per l'insegna-
mento del leggere e scrivere ai soldati delle compagnie, squadroni e specialmente batterie). Kiev, 1883 !.ipografia S . V. Kulgenko, Si pag . Prezzo L. 1. Il Di,rettore OR ES T E BARATlERI
Tenente Colonnello net Bei·saqliert.
D EMA RCHl CARLO,
gerente.
ISTRUZrDNE DELLA CAVALLERIN{)
l.
Rocenti puuhlicazioni mililari Ledosclie incominciano a mellcre iu dubbio l,L possibil iLiL ccl cmcacia dell e cariche cli grandi masse cli ca.valleria sul campo di battaglia, notando che nella migliore ipotesi i vantaggi non compensano IP, perdilo: e cbinramente esprimono l'iclen, che il principale e più impo1·tan1r ufficio rlelln carnlleria in guerra sia il serv izio cli esplorazione. Eppure fu negli eserci ti tedesco ed amtriaco, escgnaLarnente nel pl'imo, elle dopo la gnenadel ·1870-711 Ycnne fn.vorevo lmente acco lto e val idamente propugnato il ronrollo dei grand i auacch idi ca.alleria sul campo di ballaglia; e 1'11 por opera del geHerale pnmiano Schmidt che venne richiamala in vigore la lattica. cli Federico II dello Lre schiel'e. E cosi nnoYe erolnzioni per la brigala e la diYisione cli cavalleria vennero subito introdotte nel regolamento di e~ercizi della cavalleria, teçesca., e cl i li a. poco nei regolamenti austriaco, francese e iLal iano, evoluzioni che ogni anno formano particolare oggetto di studio e di pratica applicazione nello grnudi manoVl'c. Noi in Ilalia, pure studiando ciò che facernsi negli altri eserc iti, ci tenemmo lontani da ogni esagemzione. Riconosciula la massima importanza clel servizio strategico della. cavalleria e la ne~ (-tJ Veggasi l'articolo del !lOncralo nosru.1.1 DPlla Caualleria, studio r proposte, pubhlicato nella dispcn:;.i tli :igoslo clcll:i Rivi.ila :1/ilitm·e lt(l(iana. A:-1:';0 XXVIII, YOI,. IV.
.J74:
ISTRUZfONE
cessità di ammaeslrarvi già ,·n I)a·ce t t1 •1·t·, 1· reggimenti, fummo i primi ad adottare il sistema di speciali manovre, nelle quali brigate contrapposte fossero esercita.te per parecchi giorni nell'avanscoperta; nè trascurammo le evo luzioni delle sch iere, imperocchè alcuni giorni delle grandi mànovre sono annualmenle destinate ad esse . E cosi agendo operammo saviamente, poichè è certo -che le manovre delle schiere sono le più adaue per formare abili comandan ti e per educare i I colpo d'occhio degli ufficiali in sotto ordin e. Ma nei nostri circo li mil ilari non si è mai fatto grande assegnarnen Lo sopra i ~rossi aLtacch i per la decisione delle battagl ie, così perchè si sa lroppo bene quan to siamo scarsi di cavalleria come perchè la configurazione dei nostri terreni non permelLerà , che in via eccezionale, l'esecuzione di si.lfaLLe cariche. La .quesl ione però, messa sul tappeto in altri esercì Li, riguarda pure il nosl ro, ed è la seguente: Arnmesso, come de1Jesi ammettere, che il servi.zio di esploraxione, costituisca Il principale ii/ficìo della cavalleria in gtte1·ra, l'istrii.zione che le viene inipartitci è dessa. co·rri,Spondente all'impiego che se ne farà ~n ccwipag1ia? O in altri termin i: Poichè l'esplorà.zione . 8arà quasi esclusivamente il capit.ale senJi.zio da &isùnpe,gnars1: gionio 0 notte dalla cavalforia, la p1·ùi&ipale istr·uzione che essa riceve è quella come dovrebbe essere, della sciiola· di campagna? La risposi.a non è nè difficile nè dubbia. Rispetto al servizio di esplorazione la,nostracavalleria non riceve sufficienle istrnzione, e le esercitazion i di avanscoperta che si do-vrebbero esegui re il più soven ~e possib ile, son() quelle che si eseguiscono di rado . Affinché per alleo le nostre ,11ar-0Jè non sieno fraintese ' soa<) giungiamo subito che la nostra cavall eria fa precisamente quanto fanno le cavallerie degl i altri principali eserciti europei, colla dif- · .ferenza, a noslro vantaggi o, che noi possediamo eccellenti regola.menti che abbracciano i singoli rami del le istruzioni, mentre non tulle Je cavallerie estere, ed in Lesta a queste la tedesca, possedono una raccolta completa di regolamen ti che servano loro di norma ,e di direzione. Gli inconvenienti che si verificano presso tulte le cavallerie sono j seguenti': la, maggior parte del tempo è assorbila dall 'istruzione
UELT.A CAVALLERU
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<degl' in serii.Li, dall'addestramento dei cavali i giovani, dagli esercizi ecl evoluzioni cli piazza d'armi ; il periodo disponibile per la scuola di campagna è troppo breve; i riguardi in.G ni ti dovuti alle proprietà pri\'ate, restringono d'assai il campo e l'utilità degli addestramenti tattici ; in fine qualche regolamen Lo non risponde alle odierne esigenze ed ha bisognò di essere sostanzialmente modificato. L'istrui ione insomma che si dit alla cavalleria presso Lutti gli eserciti, malgrado i notevoli progressi fatti in questi ultimi dieci anni, è ancora tl'oppo informata alle antiche idee, secondo le quali si mirava un icamenLe a prepararla alle cariche a fond(:). Ora invece è necessario, an"i indispensab ile, che la cavalleria sia istruita in eguale misura nel com battimenlo e nella scuola di campagna. Il primo obbietti vo, quello d'istruirla nel combattimento, è agevole, quando si abbiano soldati ab ili nell'equitazione, montati · su buoni cavalli, ed ufficiali superiori e comandanti di squadrone capaci, sussidiali dei buoni ufficiali subalterni : il secondo invece, pel quale richiedonsi l'int elligente concorso inclividuale non solo degli ufficiali ma ancora di LulLi i gradnaL.i e soldati dello squadrone, nonchè cavalli bentl addestrati che vadano isolali a qualunque andatura, non può essere raggiunto che imp iegandovi assai tempo e fa lica e seguendo un metodo raiionale.
n. È ornai assioma che l'istrnzione del ia cavalleria come quella di
,
-0gni altra arma deve interamente co rrispondere all'impiego suo di guerra e quindi abbr.acciare: a) Il $ervizio di avanscoperta; b) Gli al.tacchi da eseguirs i sul campo di hattaglia, negli inseguimenti, nel coprire una rili rata; È inulile spendere parole per dimostrare la. vel'ità,om.ai ammessa da LuLLi, essere il servizio slrategico il primo còrnpito della cavalleria; servizio nel qual(sarà occltpata cli continuo dall'iniziarsi delle osti-
3ìi
DELLA CAVALL.ERL, ISTI\UZlO);ls Ji6 ' liti1 sino al giorno della ballagli a, rer riprenderlo subito al term ine del la stessa. Sugli attacchi per con tro non sari.t fuori po~lo lftialcile consicle.razione. Noi si,u~10 profo ndamente con vinli che anche aLLualmente, ad on La dell a celerilit e dell a lunga giLtata delle odierno anni da fnoco, ali auacchi di cava ll eria :; ieno non so lo possibil i, ma capaci di t, produrre notevoli effetti, sebbe.ne non vadano scornpognali da perdite assoi rileva nti. Gl i aLlac,cb i però, e mestieri siano intrapresi con grandi nrns~e di cavalleria; o per noi non v'ha alcun dubbio che le cariche di uno o due stit1.1drcn1i non avranno mrii alcun utile risul talo poichè, oYe anche ottengano un rnomenta11eo successo, questo non avrit ma i influenza sulla decisione della battagli a. Ma, se non si vuo l negare la luce del sole, si converrà l'acilment.e che l'occasione prop izia per sim ili grandi allacchi si presenterà assai cli rado, sia perché non po Lenclosi tenere al coperto parecchi regg iment i presso le località ove l'crve il combattimento , ed essendo oblJliga Li a tenerli indiet ro qun lche chi lometro, sarit sommamente diffic ile di av.erli in pugno nel momento opportuno, sia perchè l'aumentnla collivazione dei terreni non solo in Italia ma dovunque, impaccia olt re ogn i dire l'.1zione della nostra arma . La caYa lleria invece a vrit occasione di com balle re e caricn re quasi ~iornalmenle nel servizio di esploraz ione, pèe fron teggiare la ca;alle ria avversaria, cl1e manovreritcon intendimenti uguali ai nosLri. l; Ji au.accb i sarn nno fon:au:imenle il mezzo al quale si dovrà. ricorrere per raggiungere lo sco~o prefis sosi dail 'esp lorazione, e cosi si avranno dapprincipio sconlti di ploton i e squadrnni iso lnti per · addivenire in segui to a vei·e battaglie di cava lleria. La cavalleria perciò vuo l essere istruita in uguale misura nella scuola. di campagna e nel combaltimento, e so lamente r1ua1Hlo l'istruzione procedorit in armonia a ta le concetto, si avrù realmente una buona preparazione alla guel'l'a. Tuwwia a conseguire l'intento, parrehue a prima ·giunta baslevole un convenien Le riparlo del tempo rra le esercitazioni di piazza d'arme e le esercilazion i; ma questo non è. Fa mestieri ancora avere b uoni rego lament i ed nn ifol'mità d' istruzione in tutti i reggim~nli ,
in
perchè tutli devono poter essere impiegali qualunque servizio, e perchè non di rado molli di essi devono manovrare e co.mhaLLere insieme. n tenente colonnello tedesco Brix in una r·ecenle pubblicazione di molto valore, così si esprime intorno ai regolamenti: « Ne.ll'islr,uzione della cavalleria è necessai;io seguire un metod o si.abile, logico, particolareggiato in tutli i rami di servizio . Ciò cl1e è indispensabile alla cavalleria è un regolamento uffìcial e compilato secondo nn tale rnetoclo, il quale, abbracciando l'intiero servizio di cnrnlleria, ne stabil isca e regoli le different.i parli a cominciare dalla s~uola inclividual e del soldato e da quella del cavallo sino al còrnpilo della truppa r iunita nel le p iù elevale unità tattiche, e a quello del suo comandante in guerra e sul campo di liauaglia, e sèrrn a ciascuno di norma e di indirizzo nell'azione, in ogni momento ed in ogn i po,-izione» .
111 ,
li rcrrolamento $UII' istruzione ha colmato una lacuna : esso t, ha sLah il ito le cognizion i che dc\'ono possedere i soldati ,. i gradunli di truppa, e gli ufficial i io ogni singolo grado, le rnrie islruzi on i a farsi nei due periodi, l'e~ tiro e l'inrernale, la direzione e responsabili til dell e varie isLrnzion i. Contiene inoltre principi eccellenli riguardo all .inizialira e responsabili!à dei comandanti cli i,qtiadrone, e al modo cli accertare i risultamenti ollonuti nelle istn17.i oni per mezzo di esami; ma per l'at.Luamento delle varie pa rti dell'istruzione mil itare si lim ila a dare norme generali, rimandando (n'di § ,i,4., arL. ,J!.S) cilfq1rescl'izionie alle no rme special'i JJet,rf.i<:olal'e!JfJÙtfe che si conteiigono all'uopo nei testi dei singoli ·reyolament i e delle singole istriizioni. Ma in faLto coteste prescrizioni e norme particolareggiate non si trovano in tulli i regolamenti, e non si trorano per l'appunto nei ,{lue rogolame11 Li principali per l'arma di cavall eria, nel regolamenlo ,di esercizi e di eroluzioni, ad eccezione; cli qnan to ha.!rnlloall'istru-
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151'RUZIONE
iione delle reclute e àll'acldestramento dei cavalli di rimonla " nell'istruzione sull'ammaestramento tattico. ' · Ne consegue che ogni singolo reggimento svolge a suo modo le i;arie isLruzioni, un dovere dell'uniformità . Il cambiamento del co~ mandan le di brig~ta e clel comandante di reggimento arreca poi quasi sempre un cambiamento; e cosi noi vediamo che un re<1aimento si dedica in modo speciale alla scuo la di campagna, un':l~ro che in tutti i giorni nei qual i va in piazza d'arme esecruisce evoluzioni di divisione e cli reggimento, un terzo infine che i; tutto l'anno non ha potuto fare un sol giorno la scuola di reggimento. . No tiamo, se pur vi ha bisogno, che noi qu i non intend iamo punto d1 muovere appnnto a eh icchessiJ: constatiamo sol tanto un fatto noto a tutti, e che del resto non può a meno di verifical'si, per I~ ~ancanza d_i ~rescrizioni Lassative e per le condizion i. speciali nelle quali s1 trovò la cavalleria sino a poco tempo addietl'o. InfaLLi per la chiamata degli inscritti sollo le armi nel mese di aennaio e talvoll.a persino ai primi di febbraio, lo squadrone non<> era a~ com~leto c~e nei mesi_di autunno: d'onde la necessità pei regg11nent1, specie per quelh chiamati a prender parte all e grandi man?vr~ o alle m_anovre di cavalleri a, di ricorrere a ripiegh i, ad especl1ent1, per ultimare, sebbene in condizioni comp iutamente anormali, la loro istruzione. Si _agginoga elle_alcun i anni or sono l'effettivo cavalli degli squadrorn non era mai completo, di gnisachè nel periodo estivo non avevasi mai dispon_ibi le il numero cli cavall i necessario per montare tutti gli anziani, e che in questi ullimi anni il ,"rande numero di cavalli giovani avuti, e elle conLinnavano al regg~1ento a. <')rrinn• • • • . gere m tutti I mesi dell 'anno, obb.ligò gli squadroni ad ingente e straordinario lavoro. · ' . M_ad'orain po i g_li inscritti giungeranno ai corpi nei primi giorni di dicembre, perciò la. loro istruzione sarà ultimata verso la meli1. del mese di giugno: ciò che permetterà di avere lo squadrone complela1nen te formato in tempo utile per attendere alle evoluzioni di squadrone, di mezzo reggimento e di reggimento e alla scllola di campagna. Relativamente poi all'effettivo della forza-cavalli , la cavalleria italiana , mercè i saggi provved imenti attuati dall'amministrazion e
DELLA CAYALT,ERIA
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della guerra in questi ùltimi tempi, non si è mai trovata in condizioni cosi flor ide; epperciò ci sembra giunto il momento opportuno per richiamare l'attenzione sulla necessità di stabilire, in via regolamentare e nel modo il più particolareggiato possibile, il riparlo, annuale delle varie istruzioni. · Sapp iamo esservi chi vorrebbe la massima libertà d'azione pei colonnelli e pei capitani in ciò che riguarda l'istruzione. Non neghiamo neppure la bonLà di tale sistema, ristretto per al Lro in giusti limiti; si lasci pure al colonnello, al capitano la scelta dei mezzi onde attuare, giusta le loro idee e la loro esperienzn., le varie istruzioni; ma il riparto delle medesime dovrebbe essere fissato, giorno per giorno se Cosse possibile, dal rego lamento. Rispetto a. questo argomento si cita sovente, e molte volte anche a sproposito, l'esemp io della Germania. 1n Germania, eITeltivamente, nell'arma di fanteria i comandanti cli ;compagnia. godono di nna. certa liberlit d'azione, limitata so ltanto dall'obbligo di presentare i loro solda'Li agli esami a quel grado d'istruzione voluLo dal regolamento. Pertanto è ben altro che una libertà. sconfinata: e po i, come rilevasi facilmente, è intorno al metodo d'istruzione che non s'impongono legami ai comandanti di reggimento e di compagnia, mentre è tassativamente prefissata la meta cui si deve giungel'e entro quel dato periodo di tempo. Ma anche qnesta. JiberUt cli azione non è concessa al capitano <li cavalleria: anzi s·i potrebbe proprio dire che il regolamento stabilisce quasi giornalmente l'istruzione da impartirsi all o squadrone. Splendidi rìsultamenti si ottengono nell'esercito nostro ogni a11no , dall'istruzione delle recinte. In meno di sei mesi si formano arditi cavalieri, atti a prestar servii io nelle righe insieme ai solclati'anziani. Non sono molli anni che l' istruzione delle reclute durava il doppio llel tempo die vi si impiega oggidì: eppure il profitto era cli v0 ran lun t>a,1. inferiore. · Una buona parte cli merito è indubb iamente devoluta. agli ufficiali che vi att.eudoi1o con grande zelo ecl intelligen1.a; ma ri~cmosciamo in pari tempo che pP-r qualche cosa entrn pure l'eccellente -metodo . Prendiamo in mano il regolamenlo, e vi troveremo ch'esso prende la recluta nel momento del suo arrivo al corpo, e sLabi-
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DJ::LL.\. CAVALLEnL\.
li sce giorno per gioruo ciò che gli si deve far fare. È Ja razionale progressione dal lavoro deLlala da proveLLi generali, pr·ofondi conoscitori dell'essenza e dei bisogni dell'arma, ed alluala intelligeutemenle, che produce i brillanti cd uniformi risultati clre tutli ammi1·ia.mo . Vediamo im,ece cosa a, ,·iene dei ca ralli giornni . li regolamento di esercizi ed evoluzion i si lim iLa a notare come l'ammaesLramenLo di e"~ i risulti di ~ua natura diviso in t.re periodi, cioè: Primo periodo : che comprende il modo di amp1ansarn e rendere robusto il cavallo giovane, avvezzandolo ad un tempo a po l'laro il carnliere ed a capirne i primi aiuti; Secondo periodo: quello che comprende tutto il laY•Jro di maneggio; · l'e,-:;o /.lf!l"iodo: quello che comprende l'addestr-amcnto alle anni, al carico, e all'equitazione miliuu·c di campagna. Di prescrizioni Lassa ti ve liavvene una sola: quella che d0Lern1ina che i cavalli gio,,an i nou debbans i assoggeLlare alle fatiche del maneggio p1·ima che abbiano rnggiu11to il :j anno di età; pel reslanle è benid vero che il so mmal'io di ogni arlicolo contiene l'jndicazione del 1:woro a far::;i, ma poi nel lesto non si clan no che nonne direLLire. ~on rngliamo dire con queslo che l'addestramento dei ca, alli giovani non venga compiuto a dovere; ma in difello di prescrizioni _Lassative ogni reggimento segue un proprio sistema, mentre anche 111 questa capitale istruzione sarebbe desiderabile che fosse se•>nilo da. t.uLLi Jo stesso meLodo. E tanto più lo crediamo in<Juan lo~hè ie differe?ie di metodo 1·igua rdano punli di somma importanza, per esempio la durata clell'addesrramenlo. La talli ca odierna della.cavalleria r ichiede imperi osamente soldati che montino ard itamente a cavallo e sieno in grado di portarsi, da isolali e a tulle le andature, in qualsiasi direzione: onde è indispensabile cli e il cavallo di truppa sia ammaestra to tanto e qnanlo il ca.vallo dell 'uflic iale. All'uopo.ogni canti lo, a co min ciare dal la Je;,,ione del piego, vuol esserP. istruito da solo, poichè è solt:1nto rosi che si possono ottenere cavalli "eramenLoaddestrnli, elle non pre:-eutino poi in seguilo alcuna diffico ll à a marc ia.re iso lnt.i . ìlhl occorre molto, anzi mollissimo tempo : per cui inalg-rnd~ che 0
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il regolamento suggerisca e raccomandi di fare cc,sì, pur troppo si è coslrelli a fare dirnrsamente. Sarebbe quindi indispensabile, che il regolamento d'istruzione contenesse al riguardo prescrizioni assai particolareggiate, stabilendo suppergiù quanto segue: a) Il carnllo giovane no11 può essere so lLoposLo al primo periodo dell 'addestramenlo (quell o di arnmansarlo e abi tuarlo a portare tranquillamente il cavaliere) se non al 5° anno di età; b) TI H ro nddeslramcnto non ha principio se non quando il cavallo giovane abbia raggiunto i ci nque anni e mezzo; e) La durata dell'addestramento è di un anno; il) li canllo giovane non è mai ammesso, trauno il caso di guerra, ,t wesLar servizio nell e righe so non abbia compiuto i sei anni e 111ezzo e sia constatato possedere la forza necessaria a sostenere le fatiche militari. Soltanto con un sisLemrL info rmato a sifa.Lle prescrizioni si giunger:1. a formare un Yero ca,,allo di cantlleria, cioè un carnllo compiutamente addestrato, resistente alla fatica, e di lunga durata. Di qui i notevoli vantaggi di avere un grande num.ero cli cavall i adatti all'istrui ione delle reclute, di poter eseguire colla massima facilità qualsiasi evoluzione alle andature più Yeloci, e di procurare infìne un considerevole 1·ispll rmio all'erario, poich0 non occon erit più di dover rifonu:-,re caralli di buona etit, ma sciupali anzi tempo. Opinano lalun i elle il cavall o vecchio non è più a.Lto ad entrare iii campagna, ritenendolo non essere più in grado di sostenere grandi fatiche. Ma andiamo adagio con questa parola di cavalle> vecchio, imper·occl1è essa.è elastica assai. Per un a Lacita convenzione si usa generalmente di denominare cavallo vecchio il cavallo che abbia oltrepassato i dodici o tredici anni . l\Ia se animali di tredici anni (e noi soggiungiamo di quattordi ci, quindi ci) purchè in ottime c-0ndizioni fis iche, non si d.eYono ri tenere in condizione di fare una campagna, in allora la maggior parte degli uffìciali dovrebbere cambiare 11110 o due dei cavalli di loro proprietù all'allo dell a mobili tazione. Yi sono uomini oltremodo sciupali che a ·quarant'anni male o 1rnnto sopporterebbero gli strapazzi di una guen a: altri inYece che 1
DELLA C..\VAf,I.EnTA
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I ST HUZ!ONE
alla stessa etii, sia perchè megli o conservali, sia perchè cl i fìul>rn a~sa i forle, sopportano le fatiche meglio dei giovnni. Così dicasi clel cavallo; quello che fu addestrato co n metodo razi onale, che non fu soltoposto a grandi fo.tiche quando non avern ancora sviluppato la forza necessaria a sostenerle, che non soffri malallie ,,mvi ' si conserva lnn0°amente, e sino ai quindici, sedici , ecl anco o ai diciaseLLe anni (secoudo la razza e la sua costituzione (ìsica), è in grado di prestare qualunque- servizio. ~e informi il cavallo romano, ben nolo a tulli gli ufri ciali di cavalleria, quando lo si trovi ancora no n imùastardito dnll' in crociamento col sangue inglese . . Il soLLoporre il cavallo giovane al lavoro premaluratamcute è la causa principale della sua poca durata, e questo pcl cavallo mil itare o non mili tare; ma si ammetterà fac ilmente elle il carnllo di cavalleria debba io special modo ri:::enLirsi di un lavoro preinaturn, come quello che si muorn ùi sovente a yeloci audature, e tleve avere pel' principale caratteristica di conservarsi resistente, non solo alle fa tiche, ma agli st1·npazzi d'ogn i genere.
TV. Parecch i opinano che la scuola di plotone sia la base di Lutto le ùVOluzio11 i, e per conseguenza che l'alta bene coèlesLascuo la. si :;arit sempre in grado di manovrare per squadrone e per re:;giment,). Perciò si preoccupuHo punto dalla mancanza di tempo per eseguir-o la scuola di squad rone e cli reggimento co ll a vo lnta progrnssione. Certamente hani in ciò un fondo di verilil: la scuola di plotone e effellivamente la base d'ogn i evoluzione; ma se c3 indispensabile istmi re bene i singol i plotoni pri ma di passare alla scuola ili squadroue, non è esalto, a nostro parere, l'affermare che ciò basti per for manovrar bene le maggiori unita, con preci,;ione e compattezza. La scuola di plotone prepam alla scnoladi squadrone, e se venne comp iuta a dovere, servirù a risparm iare un tempo prezioso, che altrimenti andrebbe perduto nell'insegnamento di molti particolari che irnporl:L i1wece sieno giù conosciuti ; ma non rimpiazza nè po trà mai rimpiazzare la ~cuoia di squadrone. È in questa so ltan to che si imparano i movimenti più importanti per l'impiego iattico della·
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cavalleria, quali sono, a mo' d'esempio, il marciare con calma e giusta cadenza a veloci andature, i rapidi spiegamenti arnnli e sul fianco, il modo cli comportarsi nei pas,;aggi delle strette, ccc. , senza parlare degli attacchi e dell a raccolta, movimenti abbastanza faci li quando debbano esegu ir;;i con un solo plotone, ma difficili quando tratlisi di squadroni forti di più che un centinaio di cavalli , qnali si hanno oggidì. S'aggiunga che lo squadrone non è compiutamente istruito nè pronto per prender parte alle ernluzioni cli reggimento, se non fu convenientemenle esercilato nel segui re il propri o comandanlccome yuida . .\ quest'uopo occor'.·ono pa1:ec~lti giorni è.li ese,.·cizio ~ho serrano d'istruzione per tutti, a cominciare dal capitano sino ali ulfimo solda to: pel cnpitano, il quale ha pure bisogno d' impa rare a !'are da gu ida; per gli ufficiali capi-plotone, cbe debbono apprenclcre a seguire in ogni momento il ca.allo del proprio capitano, mnntcnendosi fra loro all ioenli ed a giusto intcrvn llo (o csallamente copel'ti ~e in colonna) ; per i plotoni infi ne .(e qu i.ndi pei gr:aduati e ~oldati dei medesimi) i qnali è necessario impartno a seguire sempre i loro capi -plotone, usufruendo quasi di una certa irntonomia'. ma conservando nell o stesso tempo innll.eralo quel legam e che 11 unisce a«li altri plotoni dello squadrone del quale formano un lullo solo . c1tt'1ia qualche prat ica di manovre di cavalleria, coiwc1Tà di lerrrrieri con noi cli c occorrono tempo e f'a.tica per impartire all o sq:"adronc una siffaua istruzione, affollo indipenden te da quella precedentemente riccYula dai singoli plotoni c.he I~ compongono. Ciò pl'emesso , ecco a grandi tratti come noi desidereremmo venissero r iparli Le le yarie i;;Iruz ion i: P er g·li anziani.
Periodo i,wernale: dal 1• 11ovcmbr~ al l<> aprile.
Istm::ione cli eqtii1az,ione di mmieç;qfo . - T soldati clcll o squadrone dirisi io 4- clnssi, di cavalieri ollimi, buoni, suflìcienti, ritardati . Ogni clas~e ha. fissalo i suoi istruuori, ogni soldato cambia il più sovente possibile il cavallo da monta re. L' istruzione sempre falla incliriclualmente.
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ISTRUZlO~E
Afose di 1wl)emb1·e: Il cavallo in sella e fì leLlò. Ripetere senza staffe e assai minutamente il · lavoro prcscri~lo dagli arLicoli 11, 2 e 3 dell' istruzione indivicluale a cavallo (Tomo 2° Ml Hegolamcnlo cli esercizi ed evoluzioni per la cavalleria)llfese di dicembre : 11 cavallo in sella e fi lel.Lo. l~ipeterc gl i articoli precedenti e aggiungere il 4°, sempre senza stalle. . Jl1ese di genncào : Il cavallo in sella e fi letto . Ripetere gl i arLicoli precedenti e comprendere l'arL 5°, sempte senza staffo. Mese di febbrnio e n;e.tà clùnar-zo : Il cavall o in sella e briglia. Ripetere ~utti e cinque gli articoli in briglia e senza staffe. Dal 1° marzo al 15 cip·ri.te: Ripetizione dell' intiera scuola in. dividuçile a cavallo, in briglia e colle staffe. 1Ù Lennine d'ogn i mese l'ufficiale superiore, comandante il mezzo reggimento , dovrnbbe com Latare iI progresso fo llo mecfo.mte esame. li riparlo poi dei soldati nell e varie classi lia per scopo, non di avere una dicl1 iarazione di ab ili e meno abili, m~t di servire di 11orma per perfezionare viemaggiormenLe coloro elle sono <l'iit buoni cavalieri, e spingere avanti i sufficienti e ritardati . n
l S T Il U Z l O~ I
l N T E Il N E .
Maneggio delfo a;/'/ni.
JJei frmci.~ri . - Il lanci ere de~'e considerare come arma principale, dopo 11 cavallo, la lancia . ilfese di novembre. - Maneggio delìa sc.ia bo)a. Dicembre e gennaio. - Maneggio della lancia. Febbraio e marz o. - Maneggio del moschello, e ripetizione del maneggio della sciabola e della lancia. Scuola cli punLamento, scuola dell e distanze. Dal 1° cd 15 aprile. - Tiro co 1 moscheLto . · Pei cavallegge1·i. - Come sopra, coll a sola differenza che ilma11eggio della sciabola durerà per tuu.i i mesi di novembre. dicembre . e gennai o. ,
DE Ll,A C.\ V,\ LLEUI .\.
l'rrl.licci del wvcillo, scnola d.~ a/J'cirrlellu,mento, spiegci:rione dei l)ari reqola,mrnti. - Durnnle l'in liero peri odo invernale, giusta gl i ordin i dat i dal comarHl.ln te lo squadrone, il quale dovrebbe aYere per norma che almeno un'ora pee sell.i mana sia. de:-tinata ad ogni ,;ingoia i,,1ruzione. Am,maestramenlo. tnflùo. - Tre voile per settirnan,t durante l'ìn tiero periodo invernale. L' istn1tione sarit almeno di un'ora, e l'atta da un uffì7,iale, per modo cli ottenere, che al term ine cli essa ogni sol1lalo conosca t)erfeuamenle Ja. 1)arlc che lo ricrtun-da dell a . n scuola di c:rn1pngna. ISTRU ZIO NE DEI GI\ADUATJ .
Lo scopo a raggiungcl'e dey'esse re: di perl'e7.i0narli nell'e<1ui lazione, di render loro famiglia re la. conoscenza di Lutti i regolamen ti, di istruirli in modo com piuto, teor-icamente e prat.i can1ent.e, nella ~cuo ia di campagn.i .
Sottu fjìcicd .:. ai.presa specia.fo di cqaito.;;ione. - (Tre vo lte alla selliman[I.), fatLa. dall' nfGciale pi ù a.claLLo , e possib ilmente da uno che abbi a co mpiuLo il corso magistrale, 8piegri.;ione cle'ua·ri ·rflgolamenti. - Acu ra del capitano ;1iuLan1e maggiore in ·1° (3 Yolle all a set.Limana). Ca,pornli. Hipresa, speciale ili cquita..Jione . - (Tre ,ol le all ,t settimana) fatta per squadrone da l tenenLe in ·1°. Spiegazione lle'oart regola.menti. - (Tre vo lte alla setti nmna) falla dal capitan o comanda nte lo squadrone.
Sottu ffic iali e caporali . Tstniz ione sull' cim maesll'amento tattico e sal)i:r:io ili gnen·a, (Tre volte per settimana) fatt a dal comandante lo squadrone . L' istruzione sarà divisa in due parti: la teorica e la pratici1. Ap-
T)E U A C,\VALLlillUA
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ISTC\UZIONE
presa la pL'ima, sarà cura del capitano di approfi ttare d'ogni bella ,giornata per montare a cavali<, con tulli i graduali dello squadrone, e portarli nell'apert,t campagna , onde insegnar loro sul terreno l'intiera scuola di campagna. Non occorrerà all ontanarsi di molto, imperocchè in vicinanza alle guarnigioni è sempre poss ibile di trovare un terreno abbastanza adallo all'applicazione del le norme di esercizio in campagna, e allo scioglimento di piccoli temi tattici. Allorché nel periodo estivo si dà principio alle esercitazioni tatt iche di squadrone, si ha bisogno che i graduati conoscano benissimo , così teoricamente, come praticamente, la scuola di campagna. Assai soven te è un so ttufficiale, è un caporale che è capo di palluglia; epperciò è necessarjo ch'egli sia già al corrente cli quan to deve fare nelle varie circostanze che gli si possono presentare. Abbandonalo a se stesso, la maggior parte delle volle non si trova presente un superiore che lo corregga negli errori che commette, e così non impara mai o almeno assai diflìc ilmen le ad imprntichi ,·si bene riel servizio di copo-palluglia, ed a sùpersi regolare in qnelle altre contingenze nell e qua li può trQvars i in guerra. Il graduato h~ bi sogno, riguardo al servizio di campagna, di una sol ida istruzione ·praLica, e questa non può ricevere che durante l'inverno e per mezzo del prop rio comandante di squadrone. PER LE RECLUTE .
Rispetto all'isLruzione delle reclu te non abb iamo a proporre alcuna modifìcazione alla progressione prescrilta al riguardo dal tomo 2° del regolamen to cli esercizi ed, evoluzioni per la cavalleria. Ca.1.xdli giovani,. Anzitutto esprimiamo il desiderio che i cavalli giovani sieno inviati ai reggimenti ogni anno ad un epoca fissa, in una sola spedizione, ed a cinque anni compiuti. Sino ad ora era impossibile ottenere un tale sistema pel grosso numero di giovani rimonte asped irsi annualmente ai corpi, atlesochè non tratlavosi soltan to di sostituire le perdite so/Ierle du rante l'anno, ma ancor.:i. di portare l'effotl i\'o-cavalli alla nuova forza organica stabi lila. Ormai però il più
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si è fai.lo, e gli squadroni avendo quasi al completo il numero dei cavalli fissali da l quadro organico, non dovrebbe essere difficile far sì che Je rimonte giungano tutte ai corpi ad una data epoca: per esempio al ,1° ottob re. Con siffatta misura r imarrebbe di molto sempli ficato il Ja., oro degli squndroni, che ne ritrarrebbero grande vantaggio. Ciò premesso, i cavalli giovan i sarebbet'O addestrati secondo la seguente progressione. 7
Pl'hni sei mesi (dnl 1'
ottobre al 1' apr ile).
1° JJe1·iodo. - Ammansare il cavallo. - Passeggiarlo in coperla e po i insetlato. Addestrarlo a comprendere i primi movimenti ed aiuti delle mani e dell e gambe. I l cavallo riceverebbe durnnt.e l'intiero periodo un supplemento biada di un cbilogrmnrna; 2° 71eriodo. - (Dal ,J O aprile al ,J O ottobre). I l _cavallo in sell a e fìletto. Aprifo e maggio. - Equil ibrio del cavallo al passo e al troLto. Trotto allungato. - Indietreggiare. - Vo lte grand i. - Salto degli ostacoli a mano. Gitiqno e lugli.o. - P iego. - - AndatnrE\ laterali. - Salto degli ostacoli a mano e montato. Agosto e Settembre . - Scuola di galoppo. - Salto degli ostacoli a mano e montato. 3° periodo. - (Dal 11° ottobre al 1° aprile) . Ripetere Lutto il htvoro del 2° periodo in briglia e secondo la progressione in esso stabilita, colta differenza di incominciare ht scuola di galoppo nel · terzo n)cse, consacra.ndo poi t'ultimo a ripassare tulle le lezion i in sella carica e colle anni, ed a far marcie di allenamen lo. S'in tende che l'addestramento tanto del 2° qnanto del 3°perioclo sarà sempre individuale. Poriodo esti·lJo . - In piazza d'armi e nell a campagna. .TJnl 15 aprile al 15 niaggio. - Tre giorni della seLLimana in piazm d'arme, due, scuola di campagna. Sc.uola delle andature. - Esercizi clella carica alla spicciolnta . Esercizi cli ri,.,a o a file a.J)erte. - CaYalcare sulla linea retta.
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ISTRU:tlO'.'.E DEl.f,.\ C.~ \'A
Orien1amenLo. - Servizio di sicurezza. Dal /.I mag_gio al Ui giiigno. - Tre giorn i per setlimana in piazza d'arme, due, scuola di campagna. Esercizi di riga a fìlo aperte. - C~H·alcal'e sulla linea reua. Scuo la. di plotone. Servizio di sicurezza. - PaLluglie. Esercitazioni di combattimento di 1° grado . Dal 15 qiugno al I J luglio. - One giorni della settimana in piazza d'arme, tre di campagna. Cavalcare sulla linea rella. Scuola di plotone. Scuola di squadrone. Esercitazioni cli combattimento c1i 2° grndo. Esercitazioni di avanscoperta. Dal JS luglio al ·l."i agosto . - Due ~iorni della settimana piazza d'arme, tre. swola di campagna. Cavalcare sulla linea retta. Scuola di i> quadrone. Eminzioni di reggimento dal IO agosto. Ese1'citazioni di avanscoperta. Dal 15 a!JOsto al 1° settemb1·1·. - Due giorni in piazza d'arme, tt·e, scuola di campagna . EYoluzioni di rnggimento. Esercìlazioni cli avanscoperln. .lfese cli settembri'. - Grandi manoHe ç manovre· di c,wa lleria . [ reggimenti che 11011 Yi prendono parle con1inuerebbero, come nel mese precedente, nelle eYolnzioni di squadrone e di reggimento e nelle esercitazion i cli combattimento e di avanscoperta. Il mese cli ottobre sarebbe ~pecialmenlC' destinato nllf' esercitazioni tattiche di 3° grado.
.\ LulZIALE .131ANCm
u'AuoA
Capitano di cm:alleria.
NOTE ED APPUNTI 1)1
TOPOGRAFIA
DI ALCUNE CARTE ESTERE E NAZIONALI J.
;{011a.ci:em10 che a. poche carte topografìche estere e lo farò dicendoue i caralleri principali o come levate, o come r iproduzioni artistiche: per lai modo paragonando la cartografia straniera alla nostra, :$piccherà meglio j[ fallo dell'esser noi a buon punto in materio l.opografic(l, uel non avere ad invidi are agli altri nè levate militari, nè produzioni c,utografiche; di qui prendere lena nel non lasciarci arnnzare da alcuno in questi studi i cli tanto interesse pe1 ll.1 milizia . Francia.. Oarln dellci fro ntiera delle Alpi - Cromolitografia ci 3 colori. Sccila di ,f : 80000. Dépol de la yue1n. - Le rocce sono illuminate a 40° in bistro, col solito Lratlel,{gio convenzionale non ispirato a rilevarne il carallere, la natura. la praticabilità: profili indeterminatissimi , nessuna indi cazione di traversate per tmppa. Le curve in bistro, equidistanza cli 20m ; Cf!uidistanza per le direttrici , più rinforzate, di 80m. Le acque ecl i ghiacciai , come da noi, in indaco. Le case in ner·o piccol issime; poche quote, nessuna ai piedi delle rocce; le strade non colorale. La tinl.ri doi boschi in Cl.l rmino, a finissima quadretlazione lineal'c: è leggerissima, ma offusca ugual .\l\~O \\'lii, \'<Il. I\'
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NON: r;;o APl' UNT!
mente il disegno. Le mulaLLiere for ti e ben rilevate . Questa carta manca di lumeggiamento e, quindi , di e[ etlo artistico, effetto che rasenta appena, senza toccarlo, verso le più elevate cime pel' l'avvicinarsi fra loro delle curve e pel riflesso che porta il lumeggiamento delle rocce. Nulla di mili tarmente notevole. Carta della Francia cilla scala di 1:100, 000; Min,istel'o dell'Interno . - In cromo - acque in indaco ·- le ca,5e in nero, assoluta· mente microscopiche - i boschi con fondo in tinta verde chiaro, limitaLi da linee verde-scuro, del cui colore sono segnali gli alberi e le strade interne : spiccano bene e non sono pesanti. - Tutte le strnde hanno i due lati in rosso, bianche nel mezw - ferrovie in nero e così pure i Cflmmi ni pri va li e rurali. - Le strade naziorntli e quell e di gran comunicazione hanno un lato più fortemente segnalo : le pri me hanno i paracarri ai due lati, le diparti mental i da uno solo; i conrini cli comune, di cantone, ecc. sono leggerissimi , ed è bene che non spicchino, basta poterli rinvenire. se, per caso strano, occorre trovarli. Nei cen tri popolosi, vi è segnato il numero degli abi tanti sotLo al nome della localitit. OtLima cosa quell,t che i fogli di disegno hanno due cornici: una, l'est.et'na, che è la solita cli ogni fog li o, e l'altra, l'interna, la quale - oli.re i limiti fiss i della tavoletta - spinge un contorno poligonale, irregolaré, costituito da linee stradali con vertici ad abitati od altri luoghi notevoli , che appartengono ai fogli laterali , e servono a completare il fog li o che si ha alla mano, in tutte quelle topografiche info rmazioni che vi si r ife ri scono. Ogni più piccola stradicciuola è segnata; i nomi sono finissimi e chiarissimi; ogni coltura, tranne il bosèo, lasciata in bianco . Una domanda a que~ta carta: dove sono le quote, il lumeggiamento , le curve? Carta topografica della Francia alla scala di 1:80000, 274 fogli,. - In nero, senza cur.ve, lnce zen itale. - Ho sott'occhio il foglio di Monbrison, il quale presenta sulla destra della Loira, nella parte leggermente mossa, colline dai 50 ai 70 metri sul livello del fiume: quelle colline mi rammentano - nella. loro rappresentazione - il 11ostro foglio al 1100 mi la di Bari delle P.uglie: tutto il male che dirò .cli questo foglio se lo abbia per detto anche quello di Monbrison. D'altra parle, senza uscire da questo foglio francese, trattandosi
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Dl 'rOPOGRAl' l.\
,d i colline fra i 700 e 900 m.d'altezza, la patte a Sud-O vest di Monbison è pressochè inintelli gibil e, non solo nei particolari del ter reno, ma ancora nei nomi di localiti~, e nelle quote, ad onta di buone riproduzioni. Sono i feutLi benefici dél diapason dell e tinte l La tavola delle tinte e dei segni conMnzionali frcmces-i,, adottata dal Min,istero àella Guerra, non ci offre di buono che il segno della passerelles1.1,spend1.ie,del ponte levato io e del ponte in cavall etti , che noi non ab biamo . Po rla un esempio di disegno topografico a penna, al ,1O mila; è assai rozzo , alture a tratteggio, luce zen itale, ser.za curve . Contiene pu re nn altro esemp io, alla ste5sa scala, con curve di JiYello·, a colori , le sabb ie in aurora; le cnn'e in bistro, equidistanza cli ,1O m . ; le direttrici di '100 in ,J 00 m. un po' più. marcate; non vi è Lralteggio; le strade senza tin ta. - Un terzo esempio cli topoorafi;1 a effetto ! A colori, alt ure a tratteggio, luce zen'itale, senza .curve; è vernmente un disegno che fa effetto: fa male a vederlo! l criLeri di topografia militare in Francia navigano in una barca. priva di velc1, di remi e cli bussola : noi non ci imbarcheremo sti <J:Uell a. i')
'Austria-U11gheria.
..
Carta speciale della monarchia Austro-l/?Jgarica - 1:75,000 - ùi 342 fogli . ....:... È in nero; la luce, occone dirlo? è zenitale. Sono assai ben segnati i Losch i e cosi pll re le case e loro adiacenze. Le chiese, e questa ollima c,osa, nell'abitato sono segnale colla · loro pian ta e sormon tate da una picco Iissima croce. Ha noi le chiese nell'abi talo non sono indica te che (fa una grossa croce che ha assorbilo la muratnra : quando poi sul campanile o sulla torre di essa vi è segna le trigonomerrico, il nostro conYenzi01rnlismo roviIHl la ,chiesa, le case laterali, ostrnisce le strade: una vera rovina, qualche cosa del terremoto l Torn iamo in Austria-Ungheria. Le acque sono filate; la scrittura è pesantissima per caratteri ed a!TalLo imufficicnLe in qua?Lilà di nomi, lasciando al buio indicazioni militari cli molto rilievo . E buono il sistema di segnare in cornice - fuo ri dal ma rgine del disegno le qL 1ote delle direttrici, al punLo in cu i queste esco no dal rilievo : ;ai ulano molto per un appreziamento generale delle altezze. Ho no -
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KOT!s
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.\l'PU.N'Tl
. DI TOPOGI\AF!A
lato in alèun i fogli un cerlo mov imento del Len·eno, ma non sòno, caduto nella pania: quel Lntlleggio è sempre la rovina cli ogni evidenza; gli juganni onici provengono da cause accidentali che esamineremo nel padare del nostro fogl io di_Naso, in Sicil ia, alla scnla del 1'00 mi la. 1t in complesso una 1;.a1·ta mollo superiore all'80 mila francese . ma. altrettanto inferior0. a quanto donebbe essere nei o-iorni clle . corrono. - E se non muternnno sistema di luce, fra un seco lo snranno sempre nell e stesse angustie. ~
Prussia.
Cartli wpografìcct clelt'ùnpero Oennanico. - Staw 1nagyiorw Prnssiano: -1 :400;000. - Luce zenitale, senza curve; il Lerreno poco mosso è favorevo le ad nna buona espressione del disegno che si r ifc1·isce alla planimetria; laghi, stagni, ecc. in bleu: il rimanenlo in nero . [l bosco è prospettico; il caseggiato min utissimo troppo, quantunque perfettamen te reso. Lt rete stradale sp icca sul fondo. cenerino, essendo luLlrLvia leggermente del ineata. La sottigl ier.za grafica. dell'insieme pennelLeva più ricca scritturazione: moltissim e locali Lit ne sono affal.1.(1 prive, e. se i nomi vi fossero quintuplica.Li ,. l'espre::ìsione dei p,uticolari non ne soffrirebbe per nulla. Il lavoro, come disegno lineare è perfe tto ; ,come espressi.one nei movimenLi del let'reno, nelle sue poche colline dimosLra i difetti del si~Lema: come pari ìcolari. di carattere mi iitare è una carta po vei·issima. 1.~arta dell'elettorato D'Assia Cassel. - Litografata- 40 fogli. - Tutta in nero, luce zeniLale a Lratleggio, senza curve. Mollo accurati i parL.icolari riflettenti le strade, le acque, ecc. ma pessimameHLe resi dalle l'iproduzion i, le quali aumentano lo spessore del tratto , deturpando il disegno; le comuni cazioni ad una sola linea si distinguono malamente; il caseggiato, quando riunilo in grossi centri, ù coperto di Li'nta grigia a lineette. Vi sono dei nomi SLl alcune linee fer-ro,•iarie e :;u talune sLrade ordinarie; le case minutissime si perdono fra i lati stradali , fra le ripedei fium i, fra le linee del tratteggio. n bosco è Lrall.ato benissimo. Non è una carta praticamente militare. Criteri buoni ma scarsi, e quei poc'11i rovinali dall' in-chiosLro.
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Baviera.
Atlante topografìco - 'tnciso .rn rame - U/(i,cio topo,qrnfico Bara rese - 1:fi0,000- 112 fogli. - In nero, tratteggio zenitale, senza curve, poche quote, fabbricalo microscopico; il bosco ben Lratlat.o, Je,rnero, dimostrativo; nessuna coltura seQ'nata tranne i prati ed i ùò .... colli vicino all'abitato; le strade sono sottili, sbavale, indisli nte; i canali -non si distinguono dalle mulatLiere; lungo le strade spariscono le case ed i ponLi che si conrondono col lato stradale; vi sono portali in disegno dei veri pettegolezzi topografici. I~ Ìll$Omma una. cauivtt carta. Tcwoletie cli canipagnci riprodoti1' colla fotoli.!O!J l'Ci(ia, d.d capi,tano Albat, pihliblicafe a Monaco. - 4:25.000; fq1àdistanza (/l•lfo ~nn:e 1[ i, ,1 o 11wt1·i,. - In nero; le ct1rve a traLLi, corne si usa va da noi per segnarle solo dimostralivamenle; - le direttl'i ci sono nn po' più sentile; le mulattiere ad un sol I.ratto soltil e e continuo , e ·si rjntracciano a fatica. L1we zeniuile, trntleggio pesante che confondé le ca~e e le quote; il caseggiato lraLtalo delicatamente, e rni,nutissimo Lroppo. I lati delle slrnde si restrin!!ono e si. allargano a ~imilitucl ine <lei vero, esprimendo meglio - quantunque indelerminatamenle - ln loropotcn,.iali tù consideralaa tralti ;questorende meno bello il disegno ai nostri occhi ab ituati,in ratto di strade, all a più rigida a.pplitaz ione convenzionale. Le croci sono orientate secondo i Iali del fog lio; quelle che si trovano sui margini delle strade, spesso le Lagliano, deturpando il disegno, e non occorre dire che fanno pessima fìguea. I bosch i sono trattali grossolanamente, gli alberi rnffignrnLi con elissi, colle omb re proiellale a.1-5° sono brut tiss imi. Le quote assai pesanti, i prati jn ff'l'tM!. La r igida app licazione del lralleggio zeni tale rov i11a il meglio del ri lievo e guasta il disegno. A. c:onsiderarle come ri lievo e come riprodu1,ione, sono ltwoleue di campagna incomparabilmente infer iori alle noslre di qtwlsias i pitt intricata Iocalitit di pianura e di .montagnn, e ciò dico gu.ardando tavolette bavaresi cli Lerroni piani o leggermen te mossi. In fatto cli evidenza altimetrica il letT('no è meno reso col Lrat.L eggio zenitale, di quanto lo sia da noi coll e sole curve orizzon tali, clte pure sono la negazione del lumeggiamento (Iimostrativo : e tolto dire !
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or TOP OGRAFIA
NOTE JW APPUNTI
quanto dissi per quella dc,1 Belgio incisa. - Il disegno è troppo minuto, per modo che le strade secondarie spariscono per la finezza dei tralli e per la loro vjcinanza reciproca. Il bosco vi è trattato con buon metodo rappresentativo, ma non riesce artistico, uscendo, colla sua pesantezza, dal tuono leggero e delicato cli tutto il rimanente disegno. · Queste carte vanno messe su cli nn Utvolino, in una camera con molta luce, poi guardarle sedendocisi ben vicini, col capo basso, le mani nei capelli, le lenti sul naso, gli occhi spalancati, lamente attentissima, il respiro trattenuto; per tal modo, dopo un quarto d'ora, si provano delle dolci emozioni, come le prova un viaggiatore ·in cerca di nuove terre, quando le trova. Si vedono a poco a poco cose nascoste, recondite, inattese; ma se si balte palpebra spariscono di un colpo e si perde la strada, la casa, jJ sentiero, il canale, l'argine - fin che l'occhio non sia giunto ad afferrarli una seconda volta. Come disegni sono ottimi lavori per quanto non vi sin alcuna difficoltà artistica da superare come carte topogrnfiche, non essendo affallo pratiche sul terreno, pel quale sono fatte, riescono meno che mr,cliocri.
Belgio.
Carla topogm/ica del Belgio - incisci-1·ùitb.z:io1wdelle tcwotetteoriginali, levate dal te1·reno alla scala di 1:20,000. - D6p6t de la [f'Uerre, Hmxelles 1868 - in 72 fogli. - In nero, i prnli segnali in tinta g·risé, e così pure i grossi ab itali; il disegno è nitido ed accuratissimo, e ciò in gran parle è dovulo al terreno piano, non essendovi· rappresentazione alti metrica che rechi ingombro. I segni convenzional i sono press'a poco come i nostri. Va nolaw che le slrudc di ,i.a classe e le campestri sono rnt.Liliss ime e si confondono coi canali; la carta. e scarsa cli nom i, che potrebbero, in così favorevol e t.erreno, essere tripli cati senza alcun nocumenlo . 1 dintorni dei ca-: segg iati sono accuratissimi per siepi 1 fossi, palizzate, muricciuoli , ecc; le aree dei terren i attorno alle case e comprese appunto fra qnei muricciuoli e siepi, non sono coltivate con alcun segno e fanno, così bianche, spiccare chiaramente i minuti particolari del caseggiato . Il tratteggio degli argini, quan tunque tanto curalo, è ineffi cace a far comprendere i rialzi dal le incassature, appunto per essere tenuto in scala e quindi per aver una troppo breve proiezione. Carttt topografica ciel Belgio in cr01nolito,qrafia - 1·iprodu:rione e/elle ta.volette di campagna, alla sccila d·i 1:20,000 - 72 /oqli publ>licctti, con 8 tavolette per foglio. B•ruxelles 1873 . - Case in rosso; strade principali coi hl.ti in rosso; acque in bleu; prati e boschi in verde . Le strade secondarie sono segnate con due li nee punLeggiate e tanto leggere che quasi spariscono nel fondo del disegno . Le curve sono cli metro in melrn, e tuttavia le elevazion i del suolo non si. possono notare. Del caseggialo 'lnngo i lati rossi delle strade molto se ne perde, il resto si ali.era. assai. Il color crela è dato alle ortagl ie. Questa carta lascia una buona impressione all'occhio , ma !'.: ben lontana dal lasciarla al mili tare che pens i come coù quel terr eno, quella scala e quei colori, si potevano fare miraco li di rnp.Presenlazione e di informazione . Olanda.
Carla, topogl'a{ica dell'Olanda - ùicisa - 1854-1864. Am.~terdam,. -Scala di 1:50,000, in62fogli . -- Completa. - .Non ·ri è trullala la altimetria , e ciò si comprende. Ya le pel' questa carta
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Svezia e Norvegia.
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Cm·ta topogrn.ficci della Svezia - inc·isa. Staio otagg·iote svedese lilla scala. di 1: ,f 00, 000, ·i n 102 {ottli . - Acque in bleu; curve dimostrat.i·ve, indeterminate, tremo lanti, ricciute, sparse qua e là a tratti. i' boschi sono leggeriss imi, sottilmente disegnati , non coprono alcuno dei più minuti particolari . La carta è un fin issimo lavoro di incisione, rich iede tropp,t applicazione per clistinguel'Yi il gralìcismo: le strade secondarie, i sentieri, i canali, tendono a scomparire. Se ben mi rammento, le case sono segnate col solo perimetro in nero e scompaiono, nascondendosi per ogni dove col mescolarsi al le altre linee. Le grosse borgate sono in 91·isé. fo quanto a forme plastiche è una carta che non ha alcun valore. Ca1·ta topogra,fica del re.gno d:i Norvegia - Jstitu to ,c;eografico norvegese, 1:100,000. - In nero, le curve equidistanti 30 m. senza distinzione cli diretLriei, il che è gravissimo inconven iente per '
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nrn
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NOTE ED APPU~T{
la spedita lettura altimetrica; i laghi, gli stagni, le paludi in bleu; le altre acque in nero, molto sostenute. Luce zenitale: il tratteggio è qui sostituito da una tint:Lunitti e sfumata. È inutile dire che la. sfumatura graduata colle leggi del noto diapason, cfa gli stessi deplorevoli risultati del tratteggio. La carta è di brutlis:,imo elTetto, pesante, oscura. Le strade a due tratti potrebbero spiccare bene su quel fondo scuro, ma spariscono quasi completamente per di felto di riproduzione, po ichè le tinle che dovrebbero. essere precisamen le tangenti ai lati stradali li accavalcan o e si sovrappongono al bianco ·della strada. Le strade ad un sol tratto si confondono ml rimanente. Vi si nota ricchezza di seri t~ura, bosco ben trattato e l~ggerissimo. Il caseggiato nniforme, a perimetro circolare, lascia moltissimo a desiderare. In alcuni punti, alla sfumatura delle elevazioni, vi è mescolato un po' di tratteggio zenitale, messo come ausiliario ad aumelitare le bellezze estetiche di quel ch iaroscuro infelice. Questa carta se fosse ben riprodotta , avrebbe qualche pregio: Luttavia noi non .la prenderemmo a modello sotto nessun aspetto. Spagna.
Carta lopO[fr afica della Spàgnci 1875-76. - Sccilcl di l: 50,000 . ._ lstihito Geogl'a(ico sf.atislico . - .Di quesLtt ne ho sott'occhi o due fogli: quello dei segni c0tweniionn li e quell o di ,tadrià. [n l'altc1 di
evoluiion i· militari e di manovre, non so :;;e gli Spagrrnoli su 110 sempre fermi ai regolamenti de! •I 8W:?, e se .-i si sono fermati per non aver scoperto null a òi meglio in questo meuo secolo; ma come topogrnfìa militare mi azzardo a dichiarare che preferisco mollo al fogli o di Bedino ·quello di Madrid. Un breve cenno ai segni cou.:. venzionali di quel paese ricco 'di sole, di colori e di immagini, mi pare qL1i opporLuno, tanto più che se devesi imparare, ad un maestro imposto è co rwenzionale, ne antepongo un altro di elezione e positivo. Canali in bleu , acquecloU.i in rosso; fruttet i in ,·ercle; s,1bhie ,come da noi. I ruscelli perenni in bleu con linea continua.; quelli intermittenti pnre in bleu, ma a tratti. Le strade in nero, incassate o rialzate
1)1 TOPOGRAFIA
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come da noi. Canali navigabil i in rosso, se in nrnratura: in nero se in terra: cosi pure dei canali irrigatori . Canali sotterranei in rosso. Strade di ,J ,., 2n :v dasse a due linee rosse continue e parallele : grosse qLtelle di prima, so Lti li se <li 3• cd umt per sorte se di 2a; ed anafogamenle: ma con linee n. trnlli, se le strade sono in costrnzione. Fabbricati, eroe.i, a.rgini, muri, in rosso; !e acque in bleu, gli orti in verde, i prati a ciuffe~ti verdi. te linee telegrafich e sono segnate con li nee a puntin i neri . Hoscl:i di alto l'usto o cecl.ni in verde; la lerra lavo rata, in Linla grigio fe rro con lineette parallele e t1·emolate, in direzione dei solch i: 1,egno leggerissimo, ben in.tuonalo ed espre.,sivo. Le rigne segnate colle viti in nero, e se intercalate con uli vi, questi si segnano framezzo in verde. Le curve so no in hislro , di 20 in 20 metri, senza distinz ione di diretlrici. Ecccl! uate le sLrade in rosso, le altre sono così sottili e strette che spal'iscono. Yi è gl'ande scarsezza di nomi agli ahitati sparsi: gra.ve inconrnnienle questo, che non può compensarsi coll'avere un nome -0gn i stracla, eosa qLrnsta Lopogrtd:icamente utile, per quanto deturpante il disegno. Le curve in bi:s tro giacciono sepolte, e si può dire quindi essere 1rnlla l'espres::-ione delle fo t'me del terreno ed angustiato il calcolo altimetrico. Con tali diretti , gnardo tuttavia con IJiacere questo foglio di Madrid , in cui vi è tanta verità di rappresentazione, od almeno Lanta e\'ide'nm elementare di segni e cli colorito. Tt sistema topografico c;he caraLLer iua. questa car La non ha mai fa,t.Lo fo rtuna, e Lutti ne sanno il perchè: -:;e uno ve ne fosse che. non lo sa, glielo dirò io. Dando Lrno di quei fogli i'n mano ad un contatlino analfalfeta, Lcmpo cinque minuLi, ve lo legge tanto bene qL1auto un professore, e la cattedra volle sempre rimanere aristocratica, adoperando una scrittnra topografica a geroglifici oscuri, misteriosi, sibillini: pensando abbassare la scienza col renderla facile e popolare . l\fa ormai anèhe .in topografia spirano aure più libere e meno escl usiviste . Inghilterra..
Ca1·ta topografica d,etl'vnghilterm - incisa. - Stato llfag,qiorr~ inglese 1850 . Scala di 1: 68,360, in 110 fogli, con'/ipleta. - In nero . È un lavoro fine fine, leggero, sb iadito, direi invisibile. Non
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XOTE ED APPUN'fi
gli mancava proprio altro -che la disgrazia del tratteggio zenitale. l fabbricati sembrano punte d'aghi, e le sLrade slretl.issime ed i canali pure e LuLLo il rimanente come fili cli ragno. Sembra una riduzion·e mollo rimpicciolila di una carLa tenuta con segni grafici a · tutto rigore di scala. Al,bisogna un microscopio a leggerla e 1l')olla allegria a guardarl n, se nò vi prende più malinconia di quanta non occorra a levarvela d'innanzi , come faccio io. Svizzera.
.Atlante topognific0 della Sni.z.zera. - Cromolitog·ra(ia - Staio Maggiore svizzero. Scala di l: :J(f,000 e/: 50,000 . fri, [i46 fogli . -Equidistanza altimetrica :f Ometri . Curve iu bist.ro: quelle di 1100 in .100 metri sono a tratti come i nostri sentieri, ma sottilissime, pure in bistro e sfu~gono quasi allo sguardo ; fu una applicazione proprio agli atipodi di quella che occorreva per um. spedita lettura ~lelle altezze. Le quole sltlle curve sono pure segnate in bistro, a seconda del loro andamenLo; le altre quote sono nere. In taluni punti, a tali curve, ve ne sono intercalate altre di 5 in 5 melri, segnale a puntini e limitate press'a poco fin dove toccano il. punto mediano fra le due curve continue in cui sono comprese, e quivi giunte, ragionevolmente cessano, il che vuo l dire che la pendenza :fra le due -curve è uniforme, mentre altrove stanno invece a notare il cambio cli pendenza che avviene in uno spazio di ,f O metri di altezza. Le _curve aura versano le strade: il disegno perde in lJellezza, ma guadagna in nlilità, poichè all'occhio riesce più faci le calcolare la pendenza dei· snccessivi lroncl1i strada]i, vedendo le tracce limitanti il cateto orizzontale clel triangolo di pendenza, anzichè cercarle lungo i margini stradali , ben spesso ingombri daglt ostacoli laterali, o dalla colt ura del suolo ad iacente. Troppo solli li le c;t.racle segnate a due lati; le mulattiere, quantunque sotlil i, sp iccano bene sul fondo in bistro delle curve. I prati ed i camp i sono lasciati in bianco ; ben lraltal.i i limiti boschivi ; nell' interno dei boschi vi è la massima cura di .segnare radure che non misura.no più di ·I O m. di larghezza per :50 di lunghezza;. eosì
Dl TOPOGRAFIA
sono segnati dei bo:;chetti di venli metri cli lato, in quei luoghi or el'uni i',H·mità scoperta del terreno, e le grandi estensioni a prato , (} campo, richiedono cli far tesoro di ogni ostacolo visibile per avere un punto d'orientamento, un capo saldo di misurazione. Le acquesono in bl eu; si nota 1.-i. curn cli fa i' risallat·e anche le più lievi conche del lerrnno, segnandovi la quota nel punto più basso, come da noi; ma rendendole ancor pi(t manife5le, co l mezzo cli una breve· lineeua sotti le in_bleu, indicante l'impluvio, anche _se questo fossetta in natura manca completamente. Questi piccoli segni idrografici aiutano mirnbilmente a ch iarire l'andamen to delle cm·ve, brsogno tanLo più sentito, esse1,do la carta priv<t cli lumeggiamento. In ogni i'oglio, sotto alla scala vi è l'indicazione che ·I mm. val e 25 metri . - 50,000. Le curve sono cli 30 in 30 meLri, le direllrici, di 2.i-0 in .240 ; fra due direttrici a traui come sopra si disse, vi sono 7 curve intermedie; in bisLro pure le frane; le rocce in nero, lumeggiate a {~5°. f,e case spiccatissime e LuLle iso lale anche nei grundi centri: è tenuto stretto con to de l loro numero, ma non son<> segnati i collegamenti a mezzo delle s.iep i, clei muri, ecc. Sono segnate le chiese nell'ab itato con mezzo pi(t proprio del nostro, per quanto convenz ionale : un circoletto con piccola ci'oce sopra. Le curve, ove sono (l'a loro addensale, uiutano alcun poco a tradurre le l'onne del terreno quando si trovano ai piedi delle rocce lnineg0 re ne continuino le ombre. Il terreno ai piedi vo-iate a 4:S cli cui i)a t delle pareti rocciose è segnato con curve nere invece del bistro, e sono discontinue e tremolate, e ciò per indicare molto opportunamen te il cessare del lerreno prop l'iamente dello, pel' entrare nella, zona del suolo a. detriti, franoso, spoglio di vegeLazione e nel tempo stesso non roccioso : per dar maggior colore col tremolio al carattere asprn e selvaggio del luogo; non :;ono però curve dimostrative, sibbene geometriche, però accennano come per esse il calcolo sia slalo adoperato senza. troppo rigore, servendo più e meglio una rappres<;nlazione :tlquanto im italiva come congiunzione fra le rocce puramente anistiche o le curve rego lari puramente geometriche . . Le aerpte ;,o no in bleu; i boschi ben segnati e leggeri. [ fogli portano la indicazione al pietle che ·I mi ll imetro vale 50 metri. Car/.<1, topogrnfica della Svi:r.zera - incisa - cli E. H. .Diifoiir. Scalci di /: 100,000. Tn 2-5 /'oqli, con1;pfrtn. - È in nero. Fra gli
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NOTE ED APPUNTI
elemen ti topografici esteri è tenuta in conto di ·buona carta, ed a ragione: specialmente avuto riguardo al carattere alpestrissimo dei luoghi, che costringe; nel breve spazio della projezione orizzontale, tutto il graficismo topograCico di innumeri ed estesi versanti montani . Si fo costretti pure a tener le scri.Lture assfl i minute, ma non pertanto sono chiare e leggibil i perfel.lamente, anche se poste nel più fìtLo delle omb re, le quali svelano stl,pendamenl:e l' ossatura orografìca, dando al disegno un r isa lto dei pill artistici, per sola opera del lumeggiamento ohhliquo, quell o abbanclonato àl! tntio . Guardando questa carta ci si sente rall egrare l'occhio e la respirazione libera, dopo l'incnbo sofier'Lo durante l' e:;ame cartografico qui precedente. È la prima vo1la che lo sguardo può afferrare col grafic ismo una forma montana, che sulla piana superficie di un foglio di carta si illude <:ome se contemplasse un plastico . Mi affretto, 11cr quanto a m~lincuore, a dire che questa carta non ha cun'e orizzon tali: trattandosi di un centomila, è una manca.nza ben grave, non solo per sè r)ome elemento geometrico di mis11razione, ma perchè influì po tentemen te a fare appli care un lumeggiamento obbl irruo il quale, cercando di compensare tal deficenza, si adattò ·al!' espressione altimetrica non sempre co1Tetlrimenle, perdendo parte ·dei suoi pregi e dei suoi i'i sultati . Già di ssi elle le curve di livello quando succedono.a pareti rocciose concorrono co ll'ombra di queste a dar rnove11za al disegno e contin ui tà alle forme orografiche ; ora se le curve fossero in cont.inu iLil di un lu.meggiamenlo obbliquo, si adatterebbe armonicamente :t questo, uè l'occhio po trebbe ingannarsi sul loro vero andamento . Così essendo , un monte a curve orizzontali ed a luce obbliqua, quando avesse il traueggio unicamente dal!.,t pal'te in ombra, puÌ' non restando verso la luce che le CtLrve orizzont(tli, sarebbe sempre espresso esteticamente in modo ch iaro ed ev idente, e nel tempo stesso la parte in luce avrebbe i mezzi valevoli perchè le sue varie pendenze potessero essere valutale e fra loro disti nte. Rimanendo così chi1rn1 la parte esposta ai r.1ggi, l'artista poteva ottenere il contrasto del chiaroscuro, tenendos i abbastanza leggero co i tratteggio nell a parte in ombra. Senonchè il rapporto fra oggetlo il luminalo, raggio visuale e raggio ili llminante, essendo espresso da un angolo di 45°, anche i versanti esposti alla luce, cioè coperti dal fascio luminoso, debbono
IH TOl'OGRAFIA
copril'Si di mezze tinte e sfumature in omaggio alla veri Là. fisica. Ma l'artista. mancando dell'ujuto delle curve, fu costretto, per esprimere le pendenze dei decliv i vo ll i verso nord ovest., di servirsi del tratteggio stesso, e ch iaramente emerge che tratteggiando poniamo pnre, colla massima delicatezza - le pareti esposte in piena luce, il tono di tutte le altre sl\una.ture e mezze Linte divenne più forte per mantenersi armonico, fino al punto in cui le parti comp letamente in ombra dovettero essere e,presse con esuberanza di tratteggio : dura conseguenza ri a:;sunliva della mancanza di r,urve. Chi pensi essere, in una c:trta topografica, di sup ,,ema necess ità l'espressione plastica del suolo, unila. alla massima trasparenza dei ~ mezzi gra.fìci impiegati pel' ottenerla, vedrà che questo mio appunto non è una mera sofìslichcria, m:-t ril eva un grosso inciampo a levare di mezzo, :;e le produzi on i ea1'Lografi(:he dehbono progredire spedite a pel'fer,ionarsi. Questo centom ila svizzero non ila le scritture, che si riferiscono alla orograCia, distinte da quelle che concernano il rimanente : è una. un iform iLit dannosa a.Ila chiarezza della lettura; se non sono a .lodarsi le esagera.Le dimensioni delle scriLLure usa.te da noi, il sistema sv izzero pecca - per la orografia - del difetto opposto. Le colture o non sono segnate, o .lo sono malamente come ad esempio il bosco. Tutto ·j[ sistema. strada.rio vorrebbe essere r inforzalo: cosi com'è non si rileva dal fondo del disegno coll'evidenza richiesta. La carta porla, a similitudine del le altre svi7,zere, l' indicazione che . ,t mm. vale ;100 metri. E indi cazione meritevole di essere imitata. E vero che il rapporto dell a s<)ala è dato àall a. frazione della scala stessa, ma cos ta CO$Ì poco l'essere un po' più elemental'i, dovendo le carte essere adoperate anche da persone c.he o non sono molto infarinate di rapporti, oppure possono inconere in un errore tanlo più facile qua.nlo più urge d:.'ll'e disposizioni sul terreno, in base all a misura grafica delle distanze. 'I-
** AlLri pResi vi so no in Europ:i cu i non aecennai e che posseggono carte topog1:al iche, ed altre carte vi sono, nei paesi nominati, che non pres i in esame; mi parve prolisso ed inutile il disconerne. Scelsi le più moderne e le migliori nel senso rappresenLati,o e clei
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NOTE ED -~ PPUNTI
't'OPOGRH(A
tesori informativi, rion riuscirono mai ad una felice esposizione -orografica, sib,bene ad accentua,re proposi ti strani, stranamente espressi . Il giusto imp iego dei segni convenzionali divisi in necessari, utili e super/lui: la. gittsta distinzione fra bisogno generale ed esigenze militari; il retto adattamento di un chiaroscuro derivato da leggi vere, adorno di artistica espressione ottenuta a me7,zo di un graficismo leggero e Wtsparente; l,i scelta di me7,zi evidenti e precjsi per calcolare le penden"e; l'annoniafra il nero ed il colorito; il pensiero che l'equilibro di qnesti segni svaria.ti accenni alla r icerca di un maggior nnm.Dro di informazio~i, unita alla maggior semplicità. mnemonica di significato per chi legge, alla maggior evidenza per chi guarda, sono tutti coeflìcienti che o non entrarono affatto nella formola integrante la costruzione di tina carta, o vi entrarono isolatamente e quindi incapaci di imprimervi una fisonomia caratter istica. Pare siasi andati in cerca di mezzi atti a creare difficolta, soffocando i piccoli mezzi e deturpando le forme tipiche del terreno; fa paura. che la com.une degli uomini com.prendesse subi Lo e tuuo <1a un disegno topografico, pare abbia suggerita I' addozione di scale e tratti e colori e lumeggiamenti tali da stancare lo sguardo , imbrogliare i calcoli , falsare i criterì. Nulla che agevoli il còmp ito di chi non è geometra, nulla di penetrabile, o poco, per ch i non sia mappatore; occultato '. il vero a tuUi e specia lmente a quelli che, a.vendo la disgrazia di essersi fatti sulle immagini plastico-rnppresentati,·e del terreno delle idee artisticamente reali, sono ignal'i delle cervell otiche comenzioni di una scuola che non avendo luce efficace, non può avei' arte in disegno . Accingendomi a dire brevemente di talune carte nostre e non volendo passare per pessimista, voll i premettel'e, rt quanto sto per dire, delle severe ma giuste parole sulla cartografia slraniera. Molti elemenLi accenano essere da noi coltivata. con ass idL1ità, a.more ed jntell igenza l'arte topografica., e molti ad assicurarci che nessuno ci ava.ma in così .fa~ti studi, intesi nel senso longa.mente da me esprnsso; nM appunto per ciò trovo doverosa la ricerca di quegli argomenti sui quali si possa affermare che noi oggi possiamo e dob- ·
J)1lrlicolari e dell'ass ieme. Mi convenne fra tanta congerie di disegni attenermi a quelli che giustamente si-ritengono - per quanto di poco valore - di mili tare interesse, e rappresenlanti quanto vi ha di meno vecchio in fat to di segni grafici, di colo1·ito e di plasliche rappresentaiioni. lo questa rassegna non 111 i parve trnvare neppure una carta da potersi prendere non solo a modello in cose di grande interesse, ma nep · pure meritevole cli essere i ndical.a come la più innollrata sul cammino del progre:;so cartograGco. Orn1ai no n può entrare in gara cli premio nè una cari.a senza cun'e, o senza lumeggiamen to, nè con curve che non risaltino nettamente all' occh io, nè con lumeggiamento che renda il disegno inintelligibile. Cosi non possono conconen' i, nell'intern:;;se della chiàrezia nei particolari, quelle carte da tavolino, microsco · piche di segni, sb iadite di tratti, smunte cli colore, nè quelle altre tutta una tavolozza scombiccheraLa, a tratti pesanti che am mnc:chin.no in uno e lati di strade e ripe, e muri e foss i e case e ponti, cancellando quanto è topografia pltra, quanto è alfabeto del linguaggio, annu llando i particolari e pre::;entando un documento che non serve ad alcuno. [l disegno, che de\'e esse1·c sempli ce per r iuscire chiaro, lo trovammo complicato da doppi segni, da grnfici.smo a pennn. e colpi di pennello a colori, da tinte colorate sovrapposte; il colorito che, se mai, occorre leggero, Lra sparente, imitativo, lo si vede nel chiaroscuro pesanti ssimo, nel le colture arbitrario, e falso nei terreni: e nelle st rnde scelto 1ale appun to che megl io rioscisse a confondere ogn i manu l'atl.o n.diacente. I! conven"ional ismo rappre5entativo info rmò talune carte al le idee più grel.le, minute e parziali: al colorito il più pettegolo nella irnila;,;ione; altre cat'le ebbero mire complessi,,e, tinte sintetiche; se ve ne fnrono cli intente alle forme plastiche, sacrific'.trono la geometri,l che presiede alle misure allimelriche; altre preoccupate unicamente della planimetria, !ennero il risalto delle forme, l'e6telica di un disegno imitativo, in trascuranza .completa. Non una carta. che almeno si fosse votala alla efficace rappresen · tazione dei so li particolari, oppure ad una perfetta immagine dell' in::;ieme: le più minute mancano tutte di molte notizie, e mo lte di .e-,pressione su quell e che forniscono; le più complesse, sacrificando
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;'IIO'l'B En A l' l'UKTI
biamo fare più e megli o di quanto abbiamo fallo da un , enLennio I l'ascorso.
Talun i errori clie afl1 iggono gli altri stanno pu l'e pet· noi n sono i più, :;ia che :;i riferiscano al rilievo del Lerrenn, sia che fac1:iano capo alla pal'le artistico-rappresentatiya; se poi quelli da mC' accennali e che andrò dicendo saran lenul'i , non per errori , ma per pere[;!rine bellezze, io mi rimetlo. Italia.
Cal'la della Lom bardia, del Veneto e dell'Jtali,, centrale, piib1,licatci dalt' fslitiit o geografico 111 ilitare r1,11st1·inco - 88 .fogli incisa - swla rli 1 :86,400 . - In nero, senza curve, senza quote, :;enza colture. :x e ebbi rnri fog li per lungo Lempo fra mano, Yi~itando il terreno: la parLe hassa è alquanto accurata, a parto error i derivan Li da apprezzamenti per.sonati inesatti, pei quali un mappa· iore segna un sentiero per mulattiern, e per mulatLiera una campesLre al.la ni cani ; nella. parte alta l'iclrografi,t riesco 11atumlmen1e più precisa che non le forme orografiche: dico nalurnlmentc, poichè poche intersezioni determinano un corso d'arqua, mentre le pieghe del terreno richiedono ceuLinaia di quoLe, il che è lull'alt ro. Per la deficenza del calcolo supplì a grandi traili la pmLira e l'occhio <lei mappatore e ne snrlirono elTeui orogrnfì che risentono di quesla libertà d'azione: sarebbe quindi as,;ul'do voler ce l'care qualsiasi elemento di calcolo e di orientamento. Convien clil'e lult.av ia che gli slanci artistici non furono pretesto a sallare cnse, capaune e sentieri: in fatto di quesl.i parLicolari il rili evo è da lodare: in Lullo il rimanente la quistione del rili ero non deve approfondirs i, cho uon vogliamo Cl'earci dei do lori. Se si passa acl osam inare il graficismo artistico-imilaLivo, quesla carta si raccomanda molto ai moderni i quali vi potranno trovare rocce trattate con criteri molto superiori al convenzionali smo sistemn.li (:O odierno, e così pure dicasi circa ai ghiacciai che da noi sono poco fel ici e lJresso i francesi fanno pietà. Cosi ancorn si raccomandano alla imitazione le dimensioni e la forma clelle scr it.Lure, ·eomprese qnelle dei monti. Cirra al lumeggiamento, le gcuole lurono certamente due
TO l' OG R.H'(:\
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e non so quale la 3?repontleran10 nell'insieme della levala. Ho sott'occhio un foglio a tralleggio con luce obliqua, che comprende l'alla valle dell'Oglio e tlell' Adda: nell'insieme è alquanto pesan le - per le cause che notai nella carta S\ izzera al centomila - ma si presenta malleabile, plastico, yero; per contro un altro foglio laterale che comprende il pizzo Bernina, il medio Adda e le Vrtll i del Serio e di 8calrn è tratteggialo a luce zenitale pu ra. le rocce comprese '- primo esempio 1'h1' mi ocro r:;e nolarn - rocce tttllavia lral.late benissimo o d 1e offt'ono qna e lit una, imitazione buona del rero, che diYerrebhe sorprendente qualora la luce uhlil(ua ,-i Fosse accoppiata a dar l'isalto alla maest l'ia del tratto. In qncslo secondo fog lio, sono ;:egnaLì i hoscili senza disLinziono di qualita, cl i forme, di particoiari . .\.ncorn una buona noticina: \' i sono sognate le capanne :mlle alpi - Malga, Alpe, llontagna con apposi li segni couvenzionali che ~piccano bene fra il Lralleggiu il più scuro: sono rettangoli o eirco letti bianch i nell' interno, questi ultimi ~ormonLaLi da un triangolino cui sono Langenti per il lato inferiore. Conviene pensare a ciò: segni non ne abbiamo e perchl· · quegli nb itali non sono in muratura, non si traila mica di baracd1e di legno tla bullar all'aria con nn calcio: sono vere caso ad uno e due piani solidamente piantate e costrulle di in teri e grossi tronchi lii lari ce ed abete, inchiavardati l'un coH l'altro., utili ssime per l'o!'ientamcnlo e mille volle più per abitazioni, cosi rare e preziose per le Lrnppe in montagna, e pe1· sostenerri combattimenti e pel' celarvi in:s idie, e per alll'i usi pare.echi so mmamenle pro11llcvo li pel' la guerra cli montagna. Di tal carta abbiamo una riproduzione fotol ilografata alla .scaln di I :7\000. TI valorn principale, per non cfo nn ico, di quesln , con~iMe nell'es:;ere il solo tloeumenlo lopogi'afico notevole cli 1crl'c11i, i piLt, non ;:inco1·a toccati tla i rilieri in cor:;o. Carlll deyli e.i: Stati Sal'rli in lerm/ennci i.,i 89 fogli - i S.72187 I. S('(l{a, di l:.J0,000 - litoyl'llfata - Quesla ha lì nito Ol'mai il suo lempo essenclo comp letamente soslitui1 a dai nuov i rilievi - luWt la pianura e la collina ora venne lOYala al 2:j mila, e la zona alpina al :50 mila - ma si lt·atla cli carta che ha tanto rnilital'Jne11te servito, elle è tanlo cono:-;ciula, da meriI.a.re di es:sere co l. locata a riposo con una all'elluosa parola cli addio. La carta è in A""O ~XVIII, \'ùt . 11·.
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!\OTE ED .\PPIJ.'lTI
nero, tratteggiala a )uce obl iqua: le colture segnale con leLlere maiuscole in iziali; ha per caratteristica principale quella di essere ricchissima di nomi ovunque: la scriUura però, alquanto pesante, concorre a rendere le parLi ,popolate di pianura un po' confuse nei particolari e non belle all'occhio: però non essendovi raf(ìgurate le colture, vi trovano luogo melti particolari anche con una scala relativamente piccola. Fra tutte le carte passate, questa è l'unica parlo della pianurn - che porti una impronta specialmente militare; lo si rileva alla molliplicità delle indicazioni, alla classifìcazione stradale, all'accuralBzza con cui sono segnale le piante clelle case, le éiole dell'abitalo, i piccoli fossi, i risalti minimi del ter1·eno, i ponticell i. le sorgenl.i d'acqua, i limiti dellecollnre. Permi'surare poi quanto poco valore abb iano le altre carLe, basti dire che questa, migliore di tulle, non segna che nna piccola pari.e di quanto deve risultare da una carta lopograficam il itare. Non YÌ sono curve, non quote. Il confronto fra la pianura rappresentata col 50 mila. di cui si parla, ed il nuovo 25 mila, lenul.o conto e dell 'epoca dei rilievi, e della possibilità di rappresentazione dornla alle dimensioni diverse, se lascia scorgere come questa recente valga assai più di quella, conferma splend idamente che col metodo e colle proporzioni di rilievo aéloperaLi allora, non si poteva fare nè di più. nè di meglio. l migl ioramenti topografici odierni spiccheranno bene confrontando i fogli della regione Alpina, rile,,ala oggi e!l allora alla scala del 50 mila. Non so qual i fossero le istruzioni emanale per quella levata, qnali gli strumenLi, i mezzi, il tempo, gli intendimenti e lo scopo; tuLto questo converrebbe sapere per trarre 'un giudizio suglt operatori; io non cerco che di giudicare, coi miei deboli mezzi, il volore topografico della carta, pel qual giudizio non mi manca alcun documento irrefragrabi le. Contemplo i fogli alla testata della Val Majra, di Val Yraita, della Stura d'Ala e del gruppo della Roise Banque fra la valle di Carnpigl ia Soanfl e quella di Cogne: località tulle che percorsi min utissimamente, e-li confronto col vecch io cinquantamil a, premettendo di non essere entusiasta ammi ratore della levata alpina odierna, sia per la scala e pel metodo di ri li evo, sia per i criteri sui .quali l'operatore si guida.
DI TOl'OGllAFlA
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fai ,'ecchia carta, tratteggiata bene è tuttavia oscura e pesante: mon manca di nomi e di notiz ie, ma corne fedele rilievo del terreno non vale un cente,,imo . È una dich iarazione netta che faccio: chi unqtie la può appurarn, sia confrontandola colle odierne ta\'OJeLLe di campagna, sia - il che è assai più convincente - esplorando il terreno colla scorta di quella. Vi sono punti trigonometrici spostati di mille metri, corsi d'acqua che non col"sero mai, monti non mai esistiti, strade non mai tracciate a quel modo; vi sono conglob~ti torrenti di versi in uno solo passante per abitati che sorgono su versanLi opposti: collinette, speroni , contra!Iorti spostati, scontorti, ommessi, dupl icati; ghiacciai che non esistono e che per liquefare avrebbero dornto durarla dei secoli: altri marcati ove per contrn dalla più remota antichi tà vi pascolano gregge, vi rumoreggiano to rrenlj. frammezzo al muschio, vi stanno sgretolate immense rovine. Vi sono dorsali rocciose , spicca~e, lunghe otto o dieci chilometri, con una direzione d'orientamento sbagliata di 30 gradi almeno; regioni rocciose cbe fo rono sempre a pascolo, pascoli e detriti rappresentati con rocce a picco . In poco t1·aHeggio assieme confusi pizzi, portelle, colli e selle importanti: annullati i sentieri a dozzine, mal tracciflte le mulattiere a cent inaia. Mi limito solo a dire che l'oro-idrografia. delle Alpi occidenLali sul vecchio 50 mila è~ rappresentala da una vera degl'i.ii,qolade Lopografic2. Vi é poco di vero, poco di possibile; to]Lo ogni mezzo di direzione, di orientamento, di misurazione; el im,ìnati i particolari per l'analisi, stravolte le forme sintetiche. (J1.1esto dico senza ricorrere a dire degli auilati che mancano, di pian te di borgate non vere, di isolotti nel J~tlo di torrenti o nari o spariti, di ponti non segnati, di pianori, cli salti di terra, di gradini di roccia, di colture non rese, di qucle o di altri si mili cose. Faccio larghissima parte al metodo, e più larga al lavorio del tempo o dell'uomo avvenuto in questi lungh i anni passali: epperò non ne accenno: dico solo di ossatura orografica che non potrebbe sconvolgersi a tal modo con nessun sLorico cataclisma terrestre; di idrograua r imasta inalterata come i monti dai quali è tracciata. Ebbi mezzo di no tare che moltiss imi par~icolarì vennero assunti per in(ormazione, sia per tracciato stradale, come per origine di "Valli, quanto per nomi di localilà e confluenze di acque.
fr-08
:--uTE EO APPUJ\Tl
In nrnleria di ri:i evo orografìco come forme parziali non ho mai })OtuLo credere ad una qualunque superficiale in l1uenza del cal colo geometrico . Ho pensato agli errori ·ai rip1:oduzione, allediffìcollii di slampa, alla igrometri cità, agli errori di refrazi one, agl i slrurn ent.i poco precisi, alla premur-a del 1·ilieYo, alle pessime condizi oni cli materiche alpine, alla pocn perizia pratica di qualche opernlore: ma tutto quesLo, anche unito in;:;ierne, era troppo debole per produ1Te. una Lale trasformazione nelle sagome del terreno . Ol l_re di ciò, l'andamento delle acqne, le dorsali dei con trafforti, gli swscend imen t.i del delrilo, alcune rocce messe per riempi tivo, certe asperitù regolari e ritmiche - direi d'obb li go - della crosla alpi1rn, certe rami Gcazion i si rnmetriche in cerca di effello artisti co alle origini dei tonenti, mi dissero r,he l'occhio dell'operatore e le l1'adizioni sistematiche del r il ievo entrarono per nove decim i a fare le alpi sulla carla e per un decimo so lo la diollra e la stadia, tanlo perchèiI terreno d'llal ia non potesse scambiarsi col la catena dei P irene i. Segnate adunque le origini di due vall oni ed un pun to di con ri uenza comune più o meno sospeu:110, indov inalo, accertato, s·i tracciavano nel lorn corso a Yisla, si intercalavano alle acque contrafforti di eguale andamento, a sch iene o tull.e tondeggian ti, o lutte agu;,;ze, o irte di rocci,t cfa cima a rondo, o coperle di frane: senza un di:;tacco di snolo, nn variar di pendenza, un cambiar di direzione, senza un prcci,;o accenno all'origine di un ruscello, al diramarsi di nno sperone, al l'incrociarsi di due s.entieri. Ho finito per concludere si trattasse cli una leva la a vista compresa in una .lr·iangolazione geodetica mollo ampia - sulla quale non discu to - ed in un relicolalo topogra11co abbastanza a larghe magli e per comprendervi di luLto un po': abbastanza elaslÌ'Co c1a poten'i mettere gli impluvi in luogo degli 1-parliacqua senza turbare l':11'1nonia dell'insieme, ~enza rompere i fi li del reticolato. Ad onla di ciò, operatori in telligenti, disegnatori pro,·eui e con occhio abituato al te1Teno, fecero miracoli di im itazione, di sceneg· gialnrn, ma ii metodo od il tempo non permise loro di camminare: la prospettiva co in vo lse le dimensioni plrtn imelri clie co ll e figure panoram iche: J'opacil.il delle montagne impedì. loro di vedere le rncondi l.e Yalli opposLe; 1occaYa ad operatori dell a generazione sncccssiva pen;:;are con più calma, più quaU rini e migli ori slrurncnli
Dl TOP.OUHA F I A
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·alle fol'me dei monti , a.I Lracciato dell e ,tCiJLLe, all a rete slrndalc, alla geometria applicata. Giudicando il veccl1io i:>O mila ~ome protlnzione (li disegno· imiLatirn e cli effeLLo,amo meglio a~sai, piuttosto cli uu lumegg iamen to obliquo che l'ilevi artisticamente le fo rme di. nn terreno affatto irnmaginario, il tratteggio zenitale clell'86,4,00 anzidetto, il quale .pur costrin gendomi acl almanaccare molto - finisce per rivelarmi una oro-idrogra fìa che realmente es iste. Questo, come saluto agli 8\) fogli del PiemonLe in discorso: chela poi vere sia loro legger·n! 'f
** Ven tiqualt.!·o ann i fa si poteva imprcndere la levala LopograHca in Lombardia, e da diciassette anni :'tver dato mano ai riliev i del Ve.nelo . Dal ·1859 ad oggi una guerra colla Francia ci avrebbe colti aventi frn mano la caria cui feci ora l'elogio fnnebre; nel ,1866 l'Austri a ci potern cornbatlere sul terreno fril Minc io e Ticino, di cu i si lm un~t carta , q11ella di allora, a piccola scala e senza ombra, di elernenLi topografici di mili tare utilitit. A LulL'oggi l)er il Iombarclo-Venelo, l'Emilia e le Rom,1gne siamo nel le identiche e deplorevo ìi condizion i topografiche <li un quarto cli seco lo fa. Si diss~ Dllorn clrn pel' !J, Sicilia e per la Peniso la Meridionale non ernnv1 . cai-tc lopogralìche e quello baslò per inondare cli mnppat,Jri la nosln~ isola maggiore, perchè essi efftgiasseru c1>t1 fecle ltit il terreno, co i · mezzi e coll'arte della topografia moderna; interpo 11endo lutto il Mediterraneo fra essi ed il colle del Cenisio, del Monginevra, e la st.relta di Stradella. PiLLtardi poi si lasciò ltt mnppatui-a intl' icatn sui greppi delle Ca labrie, a cenLi naia e centinai.i cli chilometri lontana dagli storici terren i del qu.uhilatero . Si rccc a fidanzrLco lla nostra stella e press'a poèo ht si indovinò. Ormai, cosa fa lla capo ha! Senonchè la mappatura volge ora le suo solerti cnre all!isola di -Sardegna: le Alpi restarono q1iest'anno neglette; si VllO l prop rio fare i l'il ievi delle Valli dell'Adda, clell'Ogl io, del Mincio~ dell'Adige al più \ardi possibile? ' Maggior clan no ci incolse di qL1est.o sulle precedenze delle levale, e si fu quel lo de)la scelta della ~cala. Si stabilì che una superficie eh
NOTE ED APPU:N'TI
'.i?oOO metri quadrati ven isse assorbita da quallro colpi dì penna
racchiudenti un millimetro di disegno. Che In. Svizzera abbia adottata la scala del i>O mila per una parte dei suoi rilievi, non è argomento che ci consoli delle nostre determinazioni. La Svizzera è per eccellenza al pestrissima: ha una strultura territoriale afTallo dissi mi le dalla nostra; le caratteristiche del suolo svizzero hanno nessun punto di contallo con rinelle del 110:slro; differenti le condizioni politiche dei due paesi, in base allo quali la S,•iuera poteva tenersi militarmente sicura anche senza minute carte topografh;he. In Lopograf1a è conoscenza elementare quella ell e qualsiasi ingrandiinenlo cli carte non è nrListicamente presentabile, per la moltiplicazione degli • errori, per la clisaemonia fra lo si)azìo a di;;e,,narc n e la pochezza dei partico lari; così, per ana logia, con una carta a grande scala si pnò con procedimenti meccanici, e con una successiva e saggia eliminazione di quanto non potrebbe più essere rappresentato, costn1ire nn oLLima ca rta corogndica o geografica. Ma si! Col nostro cinquan tamila nessun potente e mirac,oloso strumento, nessun la,oro di artista potrà ollenere a :;cale maggiori nè un canale di più, nè nn sentie:·o, nè un rìalzo ·di terra, di quanto esis L(l sulla immagine originale. Quello che snl cinquanta,uila 1·i:rnllò st1·ello, confuso, indeterminato, abbozzalo, sottinteso o trascurato come un peuegolezzo ,·od cspre:;so con due colp i cli matita purch%::iia, ridotto in grande sca la sarà più confuso che ma i, e come runghi dopo la pioggia sorgeranno, per chi percorre il te1Teuo, mille e mill e particolari sui quali la carta manterrà il più scrupoloso silenzio. Questo dico, è elementare. Pur tutta.via abbiamo tulla l'Italia Meridionale alla scala del 30 mila; non v,,glio ingrandirequesto inconveniente; quegli stessi argomenti che mi suggerivano di comin~ ciat· la levltta dal Nord, vafgono qui a. consolarmi del fotto che un rilievo di campagna al 50 mila è ollimo documento alla costruzione di una carta a quella stessa scala od a scala minore di massima uti1iL,\ generale, per r1uanlo di ben poeo aiuto mil itare. Gli studi tli massima per gli ingegneri, industriali, ecc. si potranno forse su quella tracciare; sorgendo difficoltil, queste Yerranno appianate col tempo, con denari, con nitri rilievi; ma pel militare i1wece una carta topografica vale assolutarnenle ed unicamente per quanto ha cli buono in ;:;e :.lessa: non i• elemento preparatorio, non è base
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DI TOPOGfi.\.FI.\.
per conceLLi di m::issima, sibbene elemento definitivo, di pratica, di particolari, cli informàzioni. Fra il tracciare una linea ferrov iaria sul 50 mila, l'appallare la strada ed il costrnrre le massicc iate, ci corre tanLo tempo o tanto lavoro di mente e di strnmenti, quanto occorre per trar partito dallo sterro, misuralo a metri cubi : dagli alberi, con tali uno ad uno: dai fossctti, caicolati a decimetri cli luce; per snpplirc cioè a l.utto quanto la. scala di proporzione ha fatto las.ciarc nella matitn. al mappatore; ma rra il dare un ordine di mm·cia - le istruzioni per una esplorazione- le norme per l'occupazione di una posizione - ed il t1·adurle in pralicrt, cioè [r;t il tletenninare in guerra l'azione a compiere, ed il cominciamento delle operazioni definitirn che debbono tradurla in atto, ri è appena il tern po necessar io per sbagliar stradn, per cutlere in una imboscata, pei· mano,rare in modo dep lorevole. Non dirò di più. )lan mano che la lerata progredì rerso il ,'.l{orcl si comprese che i cinquanta metri contenuti in un mi llimetro non bastavano più ai l1 i:;ogn i rappresenlativi e ~i ammise la levala dall'I al ~J mila. Io non tendo nè all'albero, nè al fossetto, nè al metro cubo di tena; non mi spingo acl un ideale topografico di cinqnemi la; io iutentlo la manovra, non la scuola di squadriglia: tendo l'occhio a quell e Iieri protuberanze di suolo sulle quali 1111a I.latteria da campagna impedisco la manovra ad un reggimento di fanteria : parlo di quelle sirade sulle quali nmi compagnia di soldati ben r iparali dietro un muro danno prova che i contribuenti mantenendoli, armandoli cd istruendoli per Yari anni, hanno a\ nto il buon risultato che si ripron1ettcvano, quell o p . e. di tenel' fronte per ven ti min11ti a. for:w nemiche quadruple; venti minuti non sono un etern iLii . )Ti intendo accennare a quelle gole alpine sulle quali un plotone di montanari può far locc,u· con mano all'aggressore che le nostre cal'IO topografiche hanno un'impronta spec ialmente mililal'C. Si ohhero adunque alla scala del .25 mila i territori di Horna, Cerveteri, Civitavecchia, Orncciano, Palombara, Livorno, Pisa, Lucca, .\fossa, Spezia, Gcno,a, Parma, Fiorenzuola, Voghera, ,\lcssandria, Asti, Carmagnola, Cuneo, Pinerolo, Susa, Torino, Vercelli, Ivrea, Cliella, :Novara, Verona. e Modena, o,'e piu ove meno estesi, sia. per causa ài lavori non ancora ultimati, sia per essere stati li· mitati con barriere di ferro dalla zona .\lpi-.\.pennina, la quale• purtroppo venne assegnala al ,jO .mila.
Dl TOl'OL:TI.AFIA
NO'n: EO APPUNTI
L'addoUare quesla scala per le noslre montagne fu u1fa determinazione di suprema importanza rni liLare. Venne il 50 miht suage• ~h, n Lo per economia di tempo, di danari, cli lavoro, oppure dalla naLt1ra del suolo u da considerazioni taLLiche ? Dall'economia del tempo no, perchè ormai, ri tarda.Lo il lavoro di venti anni nulla urgeva tanto da affrelLare con pericolo di far mal_e; per t_irar snlla spesa no, l'argomen to era troppo grave per subir press10ne da alcune migliaia di lire: dal valore mili tare del suolo neppure, poichè perlanostra difesa la cel"ch ia Alpi-Ap!rn11nina segna un terreno jmportantissimo . Allora la scala fu scelLa avuto riguarclo ~alle carau eristiclte lopogra_fìche monlan~? Peecisamen·Le. È cosa cogoita e topograficamente ra~tonala. InfalLl le grandi scale si richiedono pei minuli particolari; o,Te non sono che squallidi gh iacci, nude rocce, brulli terrèni - o,'e mancano strade, case, - coltivazion i - ove l'ossalurn è rnassi~cia - o,•e l'acqua scorre profonda inampisolchi - ove J'occupaz10ne militare è problematica, o la, manovra impossibi le nullo il commercio, spenta la Yila, il rapporto del 30 mil a fra il len·:n o_ ~ la sua immagine può tollerarsi. :'Ifa in Lopografia, dato 1m rndrnzzo coslante alla mappatura, ci risul ta l'ELna ri lev::iLo come il Monginevra, ed il coll e di Savigliano tra Foggia ed Ami lino rappresonlalo come il Colle di Tenda fra Nizza e Cuneo . Per Lai modo gli stessi segni, super(lui ad indicarci le fo rme sol.li ti e minute del Monte Gargano eh~ la sola Manfredonia considera importante perchè la r·ipara dai YenLi del Nord, riescono di somma utilità per rapp resentarci accura lamenLe il Moncen isio che sta a direndere Torino da un al tacco movente dalla ya\le dell' Are. Quindi non è più la strnlLura geologica ciel terreno mon lano che deve segnare no rma nella scelta della scala pel rilievo, ma la sua posizione geograGca poli Li ca mil itare. Ma v'ha di più. Basandoci unicamente sull a natura del sllolo. l'ideale p. c. poLera essere qnello di stabili re una curl'a altimelr.ica pon iamo quella a "500 metri, come separatrice fra il riliei o al 50 e quello nl '.20 mila; n1a 11011 potendosi ciò fare pralicn menle, con veni va rompere quella rego la fissa per la quale u1t nostro foglio di I 00 mila o si compone di CJUa tLro CJUadranti cli 50 mi la, o di un numero di tavoletle al 25 mi la diYisih il e rsauamenle per quallro - l, 8, H?, 16 - . Un fog lio al 100 mil a 1
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potendosi comporre ancora di mezze L,tvolelte di 50 mila, nullct -0sLava che uno stesso quadrante rosse composto di parli ri leYate a scala dirersa, e così poterne applicare la divisione a seconda dei bisogni. Ma in lulla la zMm A.lpi-Appennina finorn r ilevata non vi èun .sol ,caso di un quadrante a due ril ie, i. Cosi chi voglia dare uno sguardo :al le leva l.r che loccctno i lerrilori di Cortenriglia, Ceva, ·soves, Dronero, rtevello, Crtrour, Perosa, Yiù, Cuorgnè, oppure a quelle di Yentimiglia, S. Remo e su su per lLtll.a lct sl.raélct della Corn ice, vedrà spiccaLissimo questo grave fo.LLo: ocl il 2ti mila copre vasLi tratti di terreno pei qnali il :10 mil acnanche troppo oque~tascala ultima ha ~treuo in una mors,t inesorabile ubertose e popo late l"egion i, fillr cli manufatti di ogn i natura, per le qual i ii% mila stesso avrebbe clornto appìicar:;i colla mas,;ima diligenza e clelicatena, pee non confondere o sopprimere indicazion i delh1 .più alla importanza locale. Sarebbe puerile far risaltare quesLe t1nomalie se a.n-enissero f;Olarnente per quei brevi tratti ai quali non si potrebbe riparare poichè l'adaLlamento di figure piane, fisse éli rorme e di dimensione quali le LaYOlelle, è geometrico, mentre le esigenze. a soddisfare, e-olla geomet l"ia, non hanno nulla a Yedere -, ma il d::inno supera. di mc,Jto i limi(i Jì.ssali da insormonl(lbili osLacol i. Kei limiti anelie solamente dei 46 ch i]. quadrati di una mezza tavoleua al 25 mila, noi avremmo potuto rendere benissimo cenlinaia e cent.inaia. di cliii. di terreno allo sbocco delle valli Alpine e sul liLtoral e de!}MecliLenaneo, scostandoci dalla scala di rili evo che adoperiamo pei · picchi nevosi della Ciamarella e del Monte Bianco . Che se a taluno 110n sembrasse conveniente avere èlelle carte Lopografiche in formato ,di fogli un quarto o metil degli attuali - opinione discutibilissima del resto - , Yaleva assai meglioril ernre al 2o mila il superlhlo che non sacrificare al 50 mila di necessar'io . C'.irca all a leYala alpim io sono più radicale assai, tanto da essere com•into che in un prossimo f!vvenire tutta la catena mon tana. che cinge l'alta Italia do1Tit r il evarsi all a scala del 23 mila come la sottostante pianura. Ancor prinrn clie si iniziasse il nostro rilievo alpino, le truppe alpine avevano già. vita rigogliosa e promettente; a, questo prezioso elemenLo mobile di ' difesa occorreva un eccellente .anello che lo congillngesse all 'elemento stabi le difensivo delle no-
NOTE ED .-\J.'l'U.lìTf
stre stupende Alpi e del nostro classico Appennino SeLLenlrionale. Questo mezzo di unione non poteva che essere costituito da una eccellente e minuta carta topografica. J;; facil cosa convincersene. Sommiamo i terreni agli sbocch i ùelle . valli Alpine, e quelli del litLorale, indicati come punti di speciale importanza dal lungo, daborato e complesso studio sulla no.stradifesa continentale, insieme ai terreni rivendicali alla manovr" dallo truppe alpine e pressochè tutte le nostre mon tagne al Nord vi sa.ranno comprese. Convien tener conto di questo notevole fatto, tuLlo moderno e tutto italiano della rivend icazione alla manovra di combattimento di nn terreno che fino ad ora emsi mantenu.to elemento estraneo nel prob lema di una èlifcsa attiva ed èfficace. Non si tratta ormai cli scorribande, nè di Annibale Barca coi suoi elefanti e col suo aceto disso lvente le rocce, sibbene che tutta la zoM alpina ù manovrabi le anche per la piccola tattica. Non esistono più rocce o ghiacciai inesplorabili od inesplorati, quasi si fosse trnttato delle , sorgenti del Nilo; il lavoro continuo di migliaia di esploratori quali sono i nostri sold.ati alpini, accresce ogni anno alla manovra ed alla complela ricognizione molli chilometri quadrati che si ritenevano smarriti fra le nubi, atta~cab ili solamente ai camosci, o solamente alle aquile. Per lai modo la impraticabilitit per frane, rocce; vertiginosi declivi e gh iacci eterni> si. restringe in superficie, forze svantaggiosamente per no i come dife::;a passiva, ma colla massima utililii per chi sapp ia difende1·si manovrando ed abbia alla mano una fanteria di montagna sceltissima. e certa1nenle fra tutte le stmniere hl pl'ima su quel terreÌlo . Senonchè parlando di terreno e di truppe manoHanti la questione cli documenti cartografici si fa sentire in lulta la sua esigenza, con tutto i1 sno alto valore . ~on è a credersi che una tavo letta al .25 mila, cli rilievo alpino, richieda tempo fatica e denari come se si Lrau.asse di un lavoro sulle colline del Monferrato; la natura del terreno cli montagna permette al mappatore di rilevare a parità di tempo assrti maggiore estensione di paese, epperò fatica, tempo e denari risparmiati. ì\fa dal .21> mila, cioè da un pezzo di carla che a parità cli dimensioni con un altro conliene solamente la. quarla parte del terreno in quest'ultimo contenuto, noi nbbiamo maggiori stazioni Lopcgrnfkhe, maggior spaz io perchè la matita possa rnppresentare artisti · camente e fedelmente la fisonomia dell_e montagne.
DI TOl?OG11Afl.\
Noi senza accoroercene trop1)0, col 50 mila otteniamo r isultati oppos~i ai voluti. S~ vi è terreno sul fl.Uale r_iesca di_ffìci!is~imo l'~r ientarnento, quello di alta montagna sta prnno f'.·a ~ prim i, spoglio cp:wsi sempre cli punti spiccat i e notevoli ai quali nfenre un brev: fog lio di carta topografica . Su tale terreno appunto, che n?1~ ha un:t casa, un albero, una croce, un campanile, un ponte, un h1v10, nu.1 1,t di nulla insomma, no i aclot.Liamo una scala di rilievo che fa ~p~rll'~ - come un ab ile aiuocoliere nelle maniche - tutti i minuti r1saltt cli roccia, le frane\revi, le falde P-rbose, il soltile diranu~rsi d~ll~ acque, le piccole gole, le lievi protuberanze cJel suolo, gh speciali profili delle creste; e si costruisce una cartasnlla quale ~on si vede il foiido di un laghetto asciutto, un grosso masso enat,co, un.a cascala d'ttcqua, il tentativo abortiLo - ,,e più ill basso - cl~ una. coltivazione di segala, l'incrociarsi cli due sentieri, carta che ci pre~ seultt in graMle una orogra(ìa massiccia, una icfrografia a grossi mmi, <;ulle quali sparisco no i capi saldi voluti a mantenere costantemente un preciso orientamento non riferito alla luna, ma al terreno cli manovra. Quando penso che in molte Jocaiitàalpine per superare u:'o sp::t-· zio compreso in un centimetro quadrato di diseg.no al 50 mil o, oc~ corrono tre ore di fati cosa marc ia: quando considero che sa spazi graficamente segnati, ancor minori di q?el~o, vi si può ben ~ssirn~ disporre rt difesa una. intera compagnia in ~ssello org~nic? eh combattimento, mi sgomento sapen~o le stenninate estens1om al. 1>inc impotenti a farsi conoscere e. :aluta.i·e _sulla c~rln, causa. la. insufficienza grafica strozzata. dalle d11nens1ont s~alan . . ., . Oualchc benicrno lettore vorrà rammentarnu che a sm1nu11 e 1 da,;ni da me lan~enta1i, stanno le prnscrizioni di intercalarn alterreno curve cli l O in l O rnetl'i anJ.ichè di 2r5, appunto perc)1è il ~erreno di manovra possa prendere le dovute sagome. Sfido 10 L b_isoanava chema.ncasseeo anche le cune di ·IOmetri , oquelle punteggiate: ~Ho rn tanto valeva. non rifar la levata e mantenere in voga 11 50 mil a piemonlese. . .. . . Del resto quell o delle curve, e un rimedio d1rnostrntrvo ~be, non potendo sfogarsi nello spazio plan imetrico, diviene peggiore cl?.! male; le t1·acce delle curve non possono assu mere l'anclam~nlo 1: 1chie:-lo perchù una forma del terreno prenda una fisonom1a dalle .
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l\OTE ED APPt: NTI
fl l 'l'OPOn RAFI.\
altre distinta: e r.oll'esscre ravvicinatissirne, concoJ'l'ono colle angustie planimetriche ad anmenture le difficoltà del diseano e i dan ni della riproduzione, la quale rivendica lo spazio neces~u·io al graficismo dei segn i convenz ionali a spese del!' evidenza plastica .
spoglie di evidenza, di non esser mai alLro che un pnro mate riale per la cosl.rnzione di una carta fuLu ra. Ann i sono si disse da chi aveva voce in rnaLeria che le tavolette di campagna erano a con siderars i come un semplice brogl iasso del ce1Homilc1. F, fu una :-:entenza non detta ai sordi ! ln i'alli su tale documenLo cominciò la costrnzione della gran caria d'Ila li a, e su di esso si po trà costrurre quante alIre mai carte co rograCiche o geografiche si voglia. Nell e proporzioni del 1100 mila un'.fogli o dell e dimensioni di una tavol.et.1.a occupa circa. ·1600 chi!. quadrali , e coloro che di militare · hanno solamente la piLl sL1per(i ciale infar inatura sanno che un fo. glio di quelli non potrebbe servire bene drn ad operazioni strategiche o di grande laHica. Nessuno pensa che il 100·mil a possa essere una carta mil itare cli manovra tale da forn ire elementi a hen disporre operazioni guerresche di una compagnia, di un bRLL(lglion e, di un reggimen to. Non si lraLLa solo di sa.pere in questo caso da un documento mili tare cart.ogra fì co, dove si cammina e per dove con·venga passare per andare da uno in altro pun to stabili tosi; si Lratla di adattare la l.rnppa al Le1Teno, permodo che ogni reparto di essa, sia una bat teria, uno sqnadrone, ecc. ahbia modo da non titubare , nella scellit di nna posizione ad. esso adalla, od in quella di una li nea di manovra che meglio convenga acl uno scopo prefisso. Il cenlomila per tal i informazioni, come carta cl i campagna, di man ovra, di truppa - se volete cosi ballezzarla - è troppo lontana dal poler mai seryire. Sarebbe fa,~conda. esperimenlab ile ne! modo più sempl ice: si facci a delle grandi manovre con soli fogli di centomila in disLrilrnzione; da esse emergerà chiaramen le che,dai comandanli di brigata in su eccettuati, nes3uno avrà poLnto clalla carta trarre alcun utile giovamen lo a. pro della manovra . Se adunque il ln·ogliasw non tendesse che a quell o, fa llirebhe compleLa.mente allo scopo mili tare; le tavolelle di campagna sono il 1mter iale logico e naturale di nna ccil'f.a topog l'ajico- militare al 25 mila cli là cla venil'e. Jntanlo divenne abiluale il pensiero di laxorare, in campagna, solamente per il risultato dell ,1 grnn cJ.rta d'I1ali a, e poichè nella riduzione dall e Lavolel.Le al cen tomila mol tissimi pnrt.icolari e form e , r1el terreno scompaio1io, ~i senti e,:sero supernuo ril evare sul ler-
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Lt pnhblicazione in fotolitogrnfìa , fotozincografia o foto incisione · delle nostre tavolette lli campagna venne spesso, ed a tol'to, cerrn1 rata: credo io in causa del non cono:;cerne bene lo scopo ed il suo :-;tato di trausilorietit. Eppure l'Istituto ebbe semp re curn in orrni epoca ed in var·ie maniere - fra le quali quell:t di notarlo in c,{Ice a ltll uni fog li - di spiegare ch iaramente il valo re di quella pubbl icazione; così anche ultimamente, nel cata logo delle carte in ven<lila, l'Istituto avverte. « Fin da l ,J 87:3 l'Istitu to Ila inizialo la r iproduzione immedialaco i mezzi accelerati e la pronla pubb licazione · del le tavolette di can1pagna senza ridisegnarle. Con ques to s;slema. si è volulo nel pi ù bre\'e t.empo possibi le mettere a. clispo::;izione dell'esercito, clelle amministrazion i e degli ingegneri, elementi topogr(lfici di grande utili tà, sacrifì cando 1rntu1·,1 lmente la bellezza . artislica a\l'u( ile immediato >> . Se tale dichiarazione però esclude ogni fondamento ~ censura, o~ni argomento di crit.ica artistica, lascia, la1·go campo ad appunti cli lopogralìa di mo llo ril ievo . Durante questi lunghi airni dì' lavoro, le no rme direttive di esso · variarono in molle p,u'li rifere1uisi tuLLe a particolari:da rilevarsi 0 non, a nom i da segnarn od ommettern, a seg11i nuovi grafici da · introdurre o l'eccli i da abrogare,' al come collocare le quote, al co me tracciare le w 1·ve, lumeggiarn le rocce, ecc. Ma nessuna di - quelle norme accennò ·al!' app licazione di speciali cons ideraz ioni mi litari . Si cambiò di meridiano, passando da qnello di Napoli a ~ruello di monte Mario- Roma -, si camb iò dimensione e forma . al fog lio della tavolella, si adornò la cornice del foa li o coi seani . 1· " convenziona 1, colla scala chilometrica, con quella ochivometrica, · col la indicazione dei mosaici d'insieme, e con quella dei nomi dei mappatori che rilel'ano qnel da to terreno . Un distintivo, comune a ' , tulle le trwo lette pubblicate, cruello fo di mantenersi sempre affatto
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NOTB ED APPUNTI DI TOE'O()RAFIA
reno quello che il successivo lavorio meccanico arListico avrebbe soppresso ; e pur ri manendo fedeli alla consegna di dar ottimi elementi pel cen tomila, sparì o scen1ò la cu ra di recare i minuti particolal'i del suolo - compatibili colla scala del 25 mi la - nell'in teresse di costruire poi una carta militare propriamente della. · Qttesta progressiva evoluzione tendente ad informare le t,:wolellé · SUI co ncetto precipuo di essere brogliasso del centomila, è constatabile materialmente. Anni sono un buon mappatore rile,,ara una intiera tavoletla di 25 mila -. circa 93 ch iì. quadrati - in una campagna della durata dai sei ai sette mesi, e l'i portava alla sede del l' Istituto il proprio lavoro un icamente disegnuto a matita; ai giorni che conono si ri leva la stessa superficie di terreno in localilil intl'icat.issime al più al più in quallro mesi e si riporla il disegno quasi completamente tracciato a penna ed a colori. Che io mi sappia, i triangoli hanllo sempre richiesto le uguali operazioni di soluzione in questi ulLimi tempi e così le misurazioni colla stadia, così il gl'afìcisrno; rimase costante ed il tem1)0 per le marce e per mellersi in slazione e per operaee la mappatura, e costant.i - nello . stesso periodo dell 'anno - le ore del dì. Non è pure il caso di ritenere che Lale progresso nel lavoro clipenda da maggior valenti a di operitori provetti ed anziani, poichè io parlo appunto della produtt.ività di questi che erano provelli e scelLissim i anche dieci ann i or sono . Questo miracolo di velocità è 'dovuto unic.amenle ali' ab ,.ogazione dal rilievo - anlicipala - di quanto il graficismo del 100 mil a avrebbe tolto in seguito clal brogli asso. Conviene ora che io accenn i - senzJ dim en ticarmi della promessa cli non parlar nè cli strumenti nè di rili evi - alle condizioni di tempo nel le quali si svolge la mappatura, quale fonte unica di derivanti che impediscono alle nostre tavolette di campaana di " essere un documento topografico militare del valore che i bisogni reclamano . (Continua) .
LA PROFILASSI DELLA TISI NELL'ESERCITO
E doloroso che la più bella gioventù italiana, scelta col mezzo ·di diligenti e ripetute visite, .selezionata con esatte misurazioni , e messa sotto la tutela del regolamento d'igiene mili ta.re, vada tuttavia incontro con grande facililit al pericolo di ammalare e di perire per lisi. Invano si sono fin' ora affaticati gli igicnisli .mi.li tari a propor·re rimedi al male ; chè le slatische sa:niLarie mostrarono pressochè costante, e i;empre elevata, la cifra di qneste .perdi te. Possiamo calcolare a quasi 500 i decessi, e ad altrettanti i riformati annualmente nel nostro esercito per questa fatale malattia; nè le proporzioni sono molto dissimili per gli eserciti austriaco ed inglese (:!) . I Prnssiani soli possono vantarsi di una mortalità cli · 1:)ara.n lunrra inferiore. Essi ottennero un risullaLo, che apparisce sempre più invidiabile, escludendo con scrnpolo i t.ubercolosi, anche nello stato incipiente, dal servizio mil itare; e riformando sema dilazione tutti i malati di pelto, che accennano a. prendere un decorso di cronicità. Fin'ora però nella medicina legale miliLare mancava un criterio ,esatto per l'applicar.ione di simili misure, senza pericolo di cadere nell'estremo opposto, di troppo largheggiare, con danno della diSl:iplina e fors'anche della giustizia. <')
(;, BERTELLL
(1) SomrANI -
/3lude sw· la 1norta!Hé et rnr les causes lles décès dans les armée5
~1iropéennes (Co1n11tes-re11li11s dn Cong1·és de Genève., 1883).
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NELL'ESEilCITO
l'I\OFJL.\S.Sf DE f,1,.\ 'l'iSI
La scoperta del bacillo della tubercolosi, che il doLLore lloberto Koch comun icava nel marzo del :1882 alla Società di fisiologia di Berli nei (,1), apre certamente in questo campo un novello indirizzo agl i studi ecl alle applicazioni dell' igiene militare. Questa scoperta ru accolta coll a più gr:1nde attenzione, e per la seeieLà e la competenza dello scienziato che la emetteva, e per le garanzie sperimentali dalle quali era circondata. Ma il dubbio scientifico tenne tuttavia giustamente sospesi gli anim.i per crualche tempo, finchè in poco più di un anno giunsero da lutte le parti d'Europa le più rassicuranti conferme. Balmer e Fntentzel, .Heron, Dre:;clifelél, Ehrl ich, lribbes, Wei-· gerL, Cochez, )Jarchial"ava., Celli, Ziehl, West, Guttmann, Yignal, )falassez, Corni!, Babès, Baumgarten, Golgi, Bìzzozero, Rosenstein, D'Espine, Cheyne, Klebs, \Tallin, ed altri riconfermarono la scoperta di Koch. Ormai è dimostralo, che il bacillo della tubeecolo:;ì :;i trova so ltanto nelle escrezioni dei tisici, che è l'elemento :;pcci(i co indispensab.ile per accertarne la diagnosi, che questo microbio è la causa. della tubercolosi (2). Ehrlich, Weìgert, Baumgarten, Gibbes, Vigna!, con ripetnte indagini semplificarono e p1-ecisarono la tecnicn microscopica necessaria alla dimostrazio1ie del curioso mictlOrganismo; e possiamo ritenere, che la ricerrn del bacil lo di Kocl1 i~ diventata un elemento della più grande importanza, sia per la diagnosi, che per la prognosi delle alfezioni degli organi respiratori. La medicina militare non tardel'à certamente ad applicare· [al i dettami della scienza, allo scopo di riconoscere immediatamente i tubercolosi, e valarsene come criterio medico- legale, sia di fronte ai consigli cli Jevà, sia innanz'i alle commissioni di rassegna, per escludere, ·senz'altra dilazione, i tuberc0losi dall'esercito. Qualche volta pur troppo avviene che giovani affetti da tubercolosi incipiente, per la scars ità clei sintomi obbiettivi , o per- altre di fficolth diagnostiche, siano incorporati nell'esercito; ma il pitL spesso ac·-
(1) Koc H -
Die ..ietivloyi.e cl~1· Tuberrnlvse (1Jel'li11e1" I,lini~c/W
Voclicnschri{I, ·11. -15,
1.882). (2) SonMM, L-
Etio loyia., palo(Jenesi, wra e pro{Uas$i llell,i t·11bel'colosi polmonare
(Annali unioer .<flli lli meclicina, .1ellemb,·a 188,1).
·
cade. che militar i decisamente tubercolosi, siano hmgamente trattenuti ai corpi, oppu·re mandali in Iicenza di convalescenza per un tempo limitato, dopo il quale, obb ligati a far ritorno al reggimento, finiscono per andar a morire in qualche spedale militare Coll'accertamento del baciIlo di Koch negli escreati, queste improvv ide disposizioni sarebbero abbandonate, e verrebbe subito presa una decisione definitiva, con grande semp lificazione dei servizi sanitari militari, e con non ispregievole vantaggio dell'erario stesso. . La dimost.ra~ione dell'esistenza o dell'assenza dei bacilli dovrà essere ripetutamente cons tatala col metodo pi(t sicuro, che auualmente è quello di Ehrli ch, modificato da Wei~ert. At.ale scopo dovrà esistere nel riparto d'osservazione di ciascun.a Direzione di sanità, un gabinetto per le osservaz ioni microscopiche, dotato dei necessari reagenti; e dal medico dirigen te il riparlo dovrà essere praticamente conosciuta la tecnica microscopica speciale. Già fin dal 11859 il Tholozan, considerando la. gran freq uenza della tisi polmonare negli eserciti ('1), ed il suo aumentare in rac,ione dell'incrombro delle caserme, nonché la sua maggior fre1, t> a q uenza tra bali infermieri, prevenendo il Villemin, propendeva . considerare questa forma morbosa come una malattia specifica ed infettiva. Ma il Villemin vi aggiungeva la prova dimostrativa, e sono celebri i suoi esperimenti <.ulla inocnlabili tà del la tubercolosi (2) ; esperimenti che 17 anni prima della scoperta del microbio specifico, ne facevano intravedere l'esistenza. A questi precursori bisogna pure aggillngere il Tappeiner, che nel '1878 dimostrava la facili tà di produrre la tubercolosi negli animali di prova, far~endo !uro inalare degli spuli polverizzati di tisici (3). Gli esperimenti del Tappeiner furono riprodotti, più recentemente, e cogli stessi r isultati, anche dal Weichselbaum (4), e dal Vera1
(i) Tno1.ozAN - De l'excè.s cle le, ·m.orta/.ité clu. à. la profession 1ni/.ilaire (Gazette méclicr:ile cle Pa·r is, 1859) . (2) V11.1.EM1x - Caiises et 11a.t-nre cle la-ti1borci1lose (Com.ples-1'en<lus de i'Académie cles sciences, 1865) . (3) -Vii·chow's Archiv, 1878. (4) VE1c11sE1.llAUl! - Experimentelle U-nt.e1·s11chi111gen 11c/Jei· Tllhalc,tio11s- 'l'uben11lose
(Centc1·alblatt ANNO
{iir med..
xxvm,
Wissenschaft.,
VOJ.. IV
1.:1 mai 1882).
ii
LA PROFILASSI DELLA TJSI
NELL'ESERCITO
guth (1). Ed oramn,i è opinion e ammessa fra i patologi, che quando la causa della lnbercolosi dob ba ascriversi ad un aenne questo non trovi porta d' ingresso più faci le, ch e quell a dei polmoni, e vi penetri indubbiamente coll'aria in$pirata. Col mezzo di rec;enti esperimenti eseguiti col don. Brugnatelli nel mio laborntorio d'Igiene, e comunicati all'Istituto Lombardo (:2), ho potuto dimostrare in pieno accordo con alLri osservatori i La.liani (3) , che l'alito dei tisici non sia direttamente contagioso , poiché non si ri scontra il bacill o nell'aria espirala. Ma i tubercolosi esistenti nelle caserme e negl i ospedali militari facilmente emettono gli escreati sul pavime11Lo. Ivi gli escreati si seccano, ed i loro detriti sollo forma di polvere finissima vengono poscia sollevati ll ell'atmosfera delle camere ad ogni spazzatura. Non è molto facile a dimostrarsi, ma non è punto difficile a concep irsi la possib ili!à, che fra questo pulviscoio sollevato si tro· vino in tali circostanze anche bacilli della tubercolosi . Noi citalo lavoro ho potuto provare con esperimenti di1·otLi, che il bacillo della tubercolosi ,Htraversa lo stadio del la putrefazione de ali escreati o ' e c1uello dell'essiccamento dei medesimi, putrefatti o no, senza perdere la sua virulenza, che manti ene per un tempo, di cui ancora non si conosce il limite, ma che devesi giudicare di lunga dura ta. Gli espel'imenti, che Tappeiner, Bertheau, Weich$elhaum esegnivMo sugli animali , sono qui eseguiti involontariamente snll' uomo, e disgraziatamente su organismi, che per l'età, per i faci li e frequo1\Li catani del le vie !'espiratorie, e per lo stato cli relativa denutrizione, sono molto suscettibili a ri cevere tale germe, e ad offrirgli terreno di favorevole collura. Quando, come poc'anzi diceva, siano scrupolosamente eliminati dall'esercito gl'inclividui che mostrano la presenza dei bacilli negli escreati, si sarà dimin uito di. molto il pericolo del 1
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( I) VirnAGUTll -
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h'xpe1·i111entellc Unlcl'suclmn17cn ucbcr lnhalations-1't,berculose (Ar-
chtv f. e.xperime11tel/e Pallw!Qgie. - Lcipzig, 1883). (2) Son.,1,\N t o OnuG:'i,1 ·1·1,:LLI. - Stwl.i spel'im.enlali sul bacillo dell(, t 11/Jercolosi (llen<liconli drll' l sliluto L omùardo - Sedula del 26 luglio 1883. (3) CEu.1 e GUARN1sn1 - Intorno alle, profìlnsst della tubercolosi: studi cl'igie11e sperimentale (,ti'chivio pc1· le scienze 111C<tichc, N.1.3, :1883).
423
contagio diretto nelle caserme; ma tutt.avia resterebbe ancora qualche pericolo negli ospedali militari. Sarà utile in questi, tenere una infermeria specin.le por i tubercolosi, ed un'altra per i sospeLti. Si prescriva per questi individui, coi mezzi ovvii che qui sarebbe inopportuno rico rdal'e, cho quelle loro escrez ioni, che possono contenere bacilli, vengano disLrnlle od altrimenti rese innocue innanz i che possano seccarsi e polverizzarsi, disinfettando opportunamente abiti, letLi e camere, e si avrà per tal modo dimi nuita e resa quasi nulla la minaccia di essere conLagiati dal bacillo fatale. E gli individui, che devono essere in particolar modo allontanati da simile contagio, sono precisamente gli altri ammalati di petto, come quelli che, o per il favorMo le sustrato dovnto alln. secrezione catarrale, o per la più facile porla cl' ingresso presentala dalla clesqnammazione epitelli,de, si trovano nella.condizione della più pericolosa predisposizione. Sarà. del più al to interesse scientifico il ricercare, se nel decorso di una polmonite, che incomiucia in modo acuto, o passa ad esito cronico, si presenti il bacillo cli Koch negli escreati, ed in quale stadio abbia luogo tale apparizione; e quale possa esserne la provenienza Negli ospedali mil itari, più che negli alLri stabili menti di cura, sarà faci le esr:iguire un simile studio che interessa sommamente le ricerche sulla eziologia e sulla patogenesi della tis i polmonare, malaLLia ben più frequente nell'esercito che la vera tubercolosi, intesa nel senso di Virchow e di Niemeyer. Limitando per ora le appl icazioni a quanto vi ha di meglio accertato nel campo della scienza, concluderò queste brevi considerazioni colle seguenti proposte. a) Qualunque iscritto di leva presenti negli escreaLi in modo ben accertato il baèillo della .tubercolosi sia dichiarato inabile al servizio militare; b) Qualunque militare sotto le armi, prosenLi gli stessi bacilli, per quanto in scarso numero, venga pure senza dilazioni riformato; cJ Le stesse misure vengano adottale allorchè il bacillo di Koch sia riconosciuto nel pus gemente da seni fistolosi, o nelle escrezioni intestinale ed urinaria;
424,
LA PROFI LASSI DELtA TISI NELL'ESERC ITO
d) Nelle caserme o negli ospedali militari, i riconosciuti affelli da Lale infermità, ed anche i semplici sospelli, siano tenuti, pel tempo che deco1Te durante il disbrigo delle necessarie formalità per il congedo, in un relativo sequestro, ordinando in modo speciale che i loro escreati non siano sparsi a caso sul pavime~1.to, ma se1~ p1·e racco.Ili i~ re~ipienli da pulirsi ogni giorno, o pm volle al g10rno, previa disinfezione. e) ~egli affolli da polmonite, da bronchite, e da pleurite insorgenti acutamente, e che poscia tendono a passare ad esito cronico, siano ricercate le cause, estrinseche od intrinseche, di cosi frequente. tendenz~. alla tisi degli organi resp iratori; e quo.odo e come abbia luogo I rnsorgenza del bacillo; e ciò allo scopo di adotta'.·e per l'avvenire misure sempre più efficaci per prevenire simil e conseguenza. In appoggio all'adozione di queste proposte ricorderò che nell'esercito germanico, il quale in questi ultimi anni foce' si arandi p1'.ogres~i nella sua i~iene mili tal'e, furono recentemente pre~critte misure rnformate agli stessi principi i (1). Le cons iderazioni svolte nella presente Nota val/l'ano a dimo- · stl'Ure,_ che gli Articoli 63 dell'Elenco B, e 61 dell'Élencci C, approvati con R. D. 8 sett. 188·1, potrebbero essere radicalmente modificati. 1
G. SonMANI Pro{ess?re d'·igieiie. (H) Giornale clella Società italiana, cl'igie11e, scttembro i883.
LA NEUTRALITÀ DELL'ALTA SAVOIA ESAMINATA STORICAMENTE E MILITARMENTE
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Gli studi fat~i intraprendere recentemente dal governo francese nell'alta Savoia, allo scopo di erigervi fortificazioni, e le manon·e eseguitevi al principio di questo autunno, rimisero in campo la queslione da qualche tempo abbandonala, della neutrnlità del Chiablese o del Faucigny, stabilita dai congressi del '18'14 e H,. Sebbene le grandi potenze non abbiano finora dato segnò di volersi occupare della controversia, che minaccia di sorgere a questo proposito tra la Francia e la Svizzera, molti tra i giornali più autorevoli italiani ecl esteri l'hanno trattala. Poi clifi'erenti criteri però seguiti nel giudicarla, essi giunsero alle più disparate conclusioni; così, mentre taluni non vi ravvisarono che un diritto della Francia, altri vollero scorgervi, non solo un'aperta violazione dei trattati ed una minaccia per la Svizzera, m~ ben anche un pericolo futuro per gli Stati ·confinanti colla Repubblica francese. Essendoci proposto in questo lavoro di far conoscere lo stato attuale della questione, e volendo dare un giudizio, esalto per quanto possibile, sulfimporlanza politica che le viene attribuita dagli Stati ad essa più o meno direttamente interessati, reputiamo conveniente stud iarla soli.o il èloppjo aspetto storico e militare, per dimostrare: 11° Quali siano, in base ai trattali, le condizioni della neutralità dell'alta Savoia; 2° Quale sarebbe l'influenza della violazionè o non .cli questa neutralità sulla condotta delle operazioni militari nelle possibili guerre tra le potenze dell'Europa centrale.
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LA NEUTRA.LI LA. DELL ALTA SAVOIA
J. l primi ten tati vi per far stabil ire e riconoscere dall 'Europa la neutralità della Savoia, sono anteriol'i a questo secolo. I duchi di Savo ia, mentre, segLrnnd0 la lo ro tradizionale politica, miravano ad accrescere il proprio Lerritorio verso l'Italia,erano per la loro posizione a cavaliere dell e Alpi, ol.Jb lignti, in caso di guerra, a difen dere i due versanti alpini . Questa non facile impresa da un lato, o la necessità dall'altro cli conservare intaLLa la Savoia, considerala come la chiave del Piemonte, spinsero i duchi di Savoia a chiedere la neutralizzazione del versante occidentale delle Alpi, successivamente negli anni 1648, ·1690 e 1697. !\on rnnne però mai accol'data per l'opposizione della Francia, la quale tcmern cli restal'e e6clusa da ogn i ingerenza io Ilalia ( 1). Nel 1703, VitLorio Amedeo II apeI"se negoziati col Corpo elveticoper meuere la Savoia sol.lo la protezione di quest'ultimo, e coprirla. cosi dalle invasioni dei Francesi. Jl conte di Malarède, incaricato dell'affare, a\'eva quasi già stabi liti i patti per la neutralizzazione del Ch iablese, del Faucigny e del foI"te di Moolmélian, quando per . l'insistenza di Vittorio Amedeo, che voleva es,;erc esoneralo dalla difesa dell'intera Savoia, le trallative furono troncate (2). ~~l ,17 13, mentre si negoziava ad Utrecht il tratlato di ,pace, la qu1sLwne della neutralità della Savoia venne un'altra volta messa ir'. cam~o , ma senza alcun ri snltato . Infine, nell 'epoca della paco d1 Acqu1sgrana, nel 174,8, il Re Carlo Emanuele si mostrò disposto a c~cforo addirittura il Chiab lese ed il Faucigny all a Svizzera, qualora egli aYesse ottenuto un adegua Lo compenso territoriale nel Milanese. Anche questa volta però non fu possibile un acco rdo fra (\'li Stati interessati. i:i Nel ,J 792 1:t Savoia venne ànnessa alla Francia. con un decreto 1
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.lfér,wi1·es histo,.;qiies s111· la Rornl Jfaison d 1: Savoie. de la Ilautc-S,Lvoie. - Note sw· 1,1 Ìicutralilé·milil<iirc du
CosTA DE o~:AUR!:G,1110. -
_(2) CHAUllONTf:L, sénatO LLr àepal'lemc11t àe la /Jaute-Savote
ESAmNA'J'A STOlUCAm;N'l'E E :\ULITAIU.lEN'l'E
della convenzione nazionale del 23 settembre e costituì il dipartimento del Monto Bianco. Caduto, co lla battaglia cli Lipsia e coll' invasione dell a Fr[Lncia, l'edificio innalzalo da ~apoleone, i sovrani si diedero a ripristinare in Europa l'antico sta to cli cose. Co l primo trattato di Pari gi (30 maggio ·I 814·) fu ricostituito il regno di Sardegna. con tali fronLiere però che le sue anLich8 condizioni difcnsi"e rimasero ancora peggiorate, specialmente verso la Francia. Essendosi lasciato a questa poLenza un terzo circa della Savoia, cioè il territorio che comp rende Chambery, Annecy e llumilly, al re di Sardegna restò solo il Chiablese, il Fauci gny, la Taranlasia o la Moriana. Questi distretti costituivano due zone ben distinte, l'una sul versante del Lemano, l'altra su quella dell'Isère, e fra di esse non eravi altra. comunicazione che lungo lo valli dell'Arve e clell'Arly ed il colle d; Megère. Questo fatto era una conseguenza della neutralizzazione della Svizzera, decretala allora dalle potenze per togliere alla Francia la possihililà di procedere, in caso di guerra, lungo la via ùel Sempione o !'allo Reno. ln un conn itto colla Francia le truppe sarde, che avessero occupato il versanté del lago Lemano , sarebbero state con tutta facilità. tagliate dnlla loro naturafo linea cli ritirata sul Piemonte. Questo stato di cose sì pericoloso non dO\'eva. però durare a lun"o. o I monarchi alleati stando in J>arigi avevano decretata l'un ione della repubblica di Gine,ra alla Svizzera. :\la il cantone di Ginevra non comunicrmt direttamente con il maggior Corpo elvetico, intorpo· nendosi da un lato il paese di Gex, rimasto alla Francia ( l ), e dall'allro lato un lembo di Savoia non tolto alla Sardegna. Conseguentemente i delegati ginevrini chiesero al congresso di Vienna un adeguato ingrandimento territoriale, che meglio ass icurasse la clifesa della fronti era occidentale della Confederazione Eh•etica. Con ciò essi miravano ad ottenere il Chiablese, il li'auciguy ed il clistreLLo di Carouge (2). I rappresentanti della Russia, dell'Austria e dell'Ingh ilterra ap-
(!1 N1co)n-:rm B.tANc 111. - Storia àOC'!lmenl(tllt della diploma::;ia europea in llC1lia àalVaiwo 1814 all'anno 1861. (21 G. oi;: C11Ann1ÈRE. - La neuh-alisalùm de la Savoie - itude polilique, géogra, phiquo et stralcgiquo (Revuc Mililaì1·c Suisse, 1674).
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LA NEUTRALITÀ. DELL'ALTA SAVOlA
ESA!llINA'l'A STORICAMENTE E l'l!ILITAlU!ENTE
poggiarono in una nota collelliva la domanda dei delegati di Ginevra, dimostrando la necessità di dare una buona frontiera mil itare alla Svizzera per metLerfa in grado di proteggere la sua neulralità. l\fa la Sardegna, secondala dalla Francia, s'oppose energicamente ad ogni cess ione di territorio. Ma lgrado queste pro leste, il Comitato delle potenze avendo deciso un aumento di territo1:io in favore di Ginevra, il re di Sardegna dovette rassegnarsi e cercò di trarne il massimo utile. In conse- , guenza egli dava isLrnzioni al .sno plenipotenziario conte d.i San Marzano affinchè nella neutralità assicurata alla Svizzera venisse compresa anche una parte clelhi Savoia che gli era rimasta, in modo da aumentare i suoi mezzi di difesa contro la Francia. Fattene le prime entrature, e vistele ben accette, il plenipotenziario sardo indirizzò ai legati inglesi, austriaci e prussiani una nota nella quale era detto, d1e: << per quanto dolore S. M. il re di Sardegna « provéisse al separarsi da buoni, antichi e fedeli sudditi, tuttavia << aveva. autorizzato i suo i plenipotenziari ad assentire ad una « cessione di territorio savoictrclo al cantone di Ginevra, sotto la « clausola però che le provincie del Chiablese e èel Faucigny e · << tutto il tenitorio al nord d'Ugine spellante al regno Sardo, « fossero dichiarate neutrali (11). » I membri del congresso avendo aderito a questa domanda, soste-, nuta vivamente dall'Austria che aveva tutto l' interesse ad impedire che casa Savoia allargasse i suoi domini in Italia, i delegati ginevrini dovettero rinunciare all'annessione dell'alta Savoia. Essi tuttavia proposero di metterla sotto la protezione della Confederazione Elvetica, dando a questa il diriu.o d'occupare militarmente i distretti neutralizzati, quando il teàtro di guerra s'avvicinasse all e sue frontiere e Ginevra ed il Vall.ese paressero minacciate (2). I sovrani, che trovarono in questa misura una nuova protezione con tro la Francia, vi annuirono; e tanto più po i il re cli Sardegna che conobbe i vantaggi che ne avrebbe Lratli anche nel caso cl'un conflitto dalla. parte del Piemonte, potendo ritirare le sue trnppe
dalla zona net1tralizzata per impiegarle altrove, lasciando alla Svizzera la cura di difenderla. Con un protocoHo del 29 marzo 11815 fu in conseguenza dalla Sardegna fatta formale cessione alle potenze allea.te, a profillo del cantone di Ginevra, del tratto cli Savoia. che si trova lra !' Arve, il Rodano, i confini della parte della Savoia. ch'era occupata dalla Francia ed i monti da Salève a. Veiry inclusivamente; e di quello inoltre che è compreso tra la strada del Semp ione, il lago Lemano e l'antico cantone di Ginevra, da Vezenas fino al punto ove il torrente d'Herma.nce traversa la sopradetta strada (1). Questa cessione venin ratificata poi dall'articolo 7° del trattato del 20 macr. ofo 1s,15 tra il re di Sardegna, l' Austria, . l'Inahil terra, on v v la Russia, la Prussia e la Francia. Così, mentre il regno di Sardegna acquistava il territorio dell'antica republica di Genova, gli erano ridati i confini che avev~t al ,1 ° gennaio ,J792, fatta eccezione verso la Francia alla quale restava ancora la parte cli Savoia. lasciatale dal trattato di Parigi del 30 maggio ,18 1!.L L'artir,olo 8° del trattato del 20 maggio 184 i:> dichiarava poi : che « le provincie· dello Chiablese e del Faucigny e tutto il Lenìto rio « savoiardo al · nord d.' Ugine appartenente al re di Sardegna, « avrebbero falto parle della neutralità della Svizzera, quale era « riconosciuta e garantita da. tutte le potenze; in modo che tutte le « volte che gli slati fin itimi alla Svizzera si fossero trovati in guerra . (( tra cli loro od in islato d'osti lità imminente, le truppe del re di « Sardegna che si trovassero in queli e provincie avessero facoltà •« di partirne, altraversanclo, se fosse necessario , anche il Vallese; « e cbe nei detti territori non potessero stanziare, nè aver pas« saggio le milizie di .qualsivoglia altra potenza, eccetto quella che « la Confederazione Svizzeragiudicasse conveniente di porvi. Que« sta occupazione dell'alta Savoia doveva compiersi senza che in « alcun modo venisse pi·egiudicato. il libero esercizio clell' ammini« strazione del paese, dove pel mantenimento dell'ordine gli uffi« ziali civi li del re di Sardegna avrebbero potuto impiegare la « guardia municipale ».
(·I) Il paese cli Gcx aveva già apparl.enuto alla repubblica di Ginevra dal 1.591, :inno in cui essa lo conquistò su Casa Savoia, fino al i601, in cui fu ritolto da Enrico IV. (21 FtuSSAN, - lfistoire cfa co11.grès de l'ienrw.
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Atti del congresso di Vienna.
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LA NEOTII.\LlT.Ì. DELL' AL1'.\ SA.YOIA F.SA~Il:-ATA STOHICA)IE:-i'l'E E i\IILlTAJll!E~TJ::
Posta in questi termini la quislione della neutral ilà della Savoia tro,ò obiezion i nel la Dieta svizzera, la quale avrebbe voluto veniss; in modo più chiaro stabililo: che il diritto d'occupazione fosse facoltativo e non obb ligatorio, che la sola Svizzera dovesse giudicare quando avesse a valersene, e che si determinasse in modo non equivoco in quali casi ed in qual modo polern elTelluarsi la ritirala delle truppe sarde pel Sempione ( 1). M.algrado queste osservazioni, !'allo finale del Congresso di Vienna (.9 g'.ugn 1 ·1815) confermava e notificava senza varianti, negli articoli 80, 8i5 o 93, tutti gli accordi precedenti e specialmente il trattalo del 20 maggio 1813. D.opo Waterloo e la seconda ri storazione dei Borboni, le potenze coalizzale, por rendere in avvenire meno pericolosa la Francia, mirarono ad uno smembramento delle sue frontiere. Fu anzi detto che lo stato maggiore prussiano avevR già preparala la nuova carta de!la Francia (~l. Ad ogni modo in seguii.o alle preghiere di Luigi X\ IIT, appoggialo dallo czar Alessandro, gli alleali si contentarono di 1~i~u1:re, coll'articolo 1° del tratLalo definitivo di pace, firmato a Par1g1 tf 20 novembre 181 J, le frontiere francesi allo stato del · ,J 790 sahro alcune leggere modificazioni. L'intera Savoia essendo così 1·itornttta al regno ùi Sardegna, le condizioni difens ive di q11eslo stato ve,_-so la Francia restavano molto migliorate, speciahnenlc percl1èd1v~niva possib ile occupare in caso di guerra, come un'opera avanzata, il massiccio dei Beauges per contendere all'c$ercito francese il po~sesso dei bacini cfrcostanti (3). Coll'articolo 3° del secondo trattalo di Parigi, le potenze alleate, d~po avere ordinato la demolizione delle opere di Uninga per togliere alla confederazione elvetica ogni inquietudine da quella
parte, stabilirono che la neutralità della Svizzera fosso estesa al terriLorio che si trova al no rd della linea che da Ugine passando a mezzogiorno del lago d' Annecy, per Faverges, Lecheraine ed il lago di DourgeL va al Rodano, nel modo stesso ch'era stata estesa al Cbiablese ecl al J~aucigny coll'al'ticolo 92 dell 'atto finale del con· gresso di Vienna. Con questa delimitazione, nella zona neutra reskwa compreso il massiccio elci I3eauges fin o al torrente Cl1eran, e si dava così modo alle trnppe svizzero d'occupare ali' occorrenza una linea di difesa su questa importante posizione. Il ·15 dicembre fu fatta in Chambéry l'orma le remis$ione al re Vittorio Emanuele del dipartimento dot )Jonte Bianco. Al principio del ·1816 s'adunarono a Torino i delegati del re di Sardegna e della Sv izzera per regolare defin itivamente i confini tra i due stati ed i limiti della zona neutralizzata. Nacque subito una di,•ergenza circa il dirillo dato alla Svizzera dal trattato di Vienna, d'occupare la Savoia in caso di guena, che il gabinetto di Torino riteneva come un obbligo, mentre la Dieta lo avern accettato come una facoltà concessale. L'impossibilità. d'in tendersi sul vero sigo irìcalo del protoco llo, condu sse, se non ad una transizione, almeno ad un tacito accordo tra i due stati interessati, i quali si limitarono ad inserire nell'articolo 7° del trattato di 'forino , concluso il "6 marw: « ch e il di« rell.o rio federale accettava gli Alti del co11gresso di Yien na inle« t\tmente, ·secondo il loro tenore leUerale e senza 1·iserva; in « modo che la diffo renza di parole, che poteva trovarsi trn !'allo « cl"accellazione della Dieta della Confederazione svizzera in data « H~ ago,:;lo ·I 815 ed il protocollo del congresso, non doveva essore :,., riguardato come nna restrizione o come un'alterazione clel senso « preciso di quest'ultimo ». Il trallato in conseguenza lasciava alla quislione tutta la sua ambiguità. Giunte a questo punlo è conveniente ricercare quali diritti, in base ai trattali sonamenzionali, aveva il re cli Sardegna sulla zona neutrnlc. A questo rigunrdo il Lrattato del 20 novembre 18·15 non faceva alcuna dichiarazione speciale; però nell'articolo 8°si stabiliva ingenere, che ai nuovi territori acquistali dalle potenze si app licassero le disposiz ioni del primo trattato di Parigi, le quali davano facoltà ai governi di fortificare quei punti che avrebbero reputalo più conveniente. Questa clausola era già ·stata applicata
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(i) G. oe C11Annii;1u,. - Op. cit. (2) LAYAT,Lt:E. - I.es {,·ontières de
la. Fra11ce.
. (3J L'irnpor~nza dcli.a S,tvoia ne~a dirc,;a del Picmonlc fu dimostratn SJJ!cndiclamrnto m una Memoria pubbhcala dal cap,t~no del "enio (om "rncralc) Lui,.·1 Men•b n avo·co ·..,r• t 1·I . . " ., ., " "rea. opo . .' ns,., 1,1 o_ e JJ~r tal'o la r_1 ,_ros;1 riel PiitJuon Lc sul vcl',an l.o s:woi;irdo o dopo avrr mdic:ito ~omo hne;i d1 d1fo,;."l pru conveniente quella che pas!1.i per lo alli valli il preclnro scntt.ore fa vcclere corno l'un ico tratto delln dctt;, linea alcruanLo dclJolc quello compreso trn Albcrt1·ille. cu A-' U"1·11o O c ~ · · ·. " . " . c..,111 , sso su proletlo dalla fortezza naturale dei IJeauocs. iQu?sta Mcmorm é pubbhcata in a 1>pondico all'ojlera tli Léon Ménabré·1 · Les
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Alpes histoi·tqttes.
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ESAMl1\ATA STOIUCAME~TE E mLITARME~TE
LA NEUTRALITÀ DELL'ALTA. SAVOIA
tenza alcuna 1·es1.rìzione agli Stati sardi coll'articolo 90 del!' Atto finale del congresso di Vienna. Da quanto abbiamo fin qui esposto, circa le successive fasi per le quali ·passò, ali' epoca dei congressi di Vienna e di Parigi, la quistione dell a neutral ità della Svir.zera e della Savoia, possiamo trarre le seguenti conci usioni : 1° Il territorio della S,-izzera fu dichiarato neutrale per craranLire l'indipendenza dr questo sLato, rendere più slabile l'equilibrio europeo e limi Lare, in caso di guerra, le linee d'attacco ai .l)eJlicre. ' 0 rant1 e specialmente alla Francia; 2° Fu concessa_al re di Sardegna fa neulral izzazione dell'alta Savoia come protezione contro la Francia, in compenso di quelle parti del suo territorio che aveva ceduto alla Confederazione elvetica; non vennero però, con questo speciale stato di cose, menomati in alcun modo i suoi diritti di sovranità su quella provincia; 3° Colla neutralizzazione dell'alta Savoia, lo potenze collegate non ebbero lo scopo di favorire la difesa della Svizzera verso la Francia, poicbè essa era già protetta in modo assoluto dalla sua stessa neutralità; ' 4° Non fu clichiar:i.Lo se la faco flà data afln Svizzera d'occupare in caso di guerra !'alla Savoia, coslituisse per essa un obblicro di protezione rispetto a quesLa provincia, come voleva il re di Sa~·degna; od un diritto per poter difendere ali' evenienza fa prop ria neutralità, come pretendeva la Dieta federale; in altri termini se era un onere od un vantaggio. Dal 1815 al 11859, sebbene non sia avvenuto alcun fatto tale da rich iamare l'aLLenzione dei governi sulla Savoia, la Svizzera non trascurò mai alcuna occasione per affermare e ricordare alle po Lenze i suoi diritti. ~el febbraio 1831, alcune complicazioni politiche fasciando prevedere una $Uerra, e si ntomi d'agitazione essendosi manifestati in Savoia, nella Dieta federale si discusse sul modo col qual e la Svizzera avrebbe dovuto valersi deÌJa fac0lLà dalale d' occupare militarmente la zona neutralizzala, e sul momento nel quale avrebbe dovuto effettuarsi lo sgombro per parte delle lruppe sarde. Essendosi intanto allontanate le probabilità di guerra, non venne presa alcuna decisione.
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Nel 181:8, manifestatesi. in Savo ia tendenze d'annessione alfa seconda repubblica francese, fa Svizzera, lemendo che questo movimento s'allargasse verso Ginevra e desse quindi occasione alla Francia d'annetlerse!a un'altra volta, di:-pose subito per l'eventuale occupazione del Ch inblese e del Faucigny, nel caso che le truppe francesi entrassero in Savoia. Il · governo sardo avendo però ri stabilito quasi subito l'ordine. la Svizzera per la seconda volta non ebbe ad usare della sua faco ltà. Al principio defln. guerra di Crimea nel 11854, l'attitudine indecisa dell'Austria. fasciando credere che questa potenza s'unisse alla Russia e dichiarasse guerra alla Francia, la quislione della Savoia fu oggetto per la terza vo lta dell e deliberazion i delle auto· riLà fodera li. Rimasta neutrale l'Austria, sparve og1Ji pericolo per la S\rizzera, ecl i11 conseguenza essa per allora non si occupò più Mila Sa\'oia (·I). . Siamo così giunti al 11809, cioè aa'epoca nella .quale la questione della neutrnlità della Sa voìa doveva, assumendo nuova importanza, entrare in una seconda fase. Nel marzo ·1859. poco prima che si aprissero le ostilità in Lombardia, il Cons iglio rederale diresse agli Stati interessati una nota, nella quale di'i:hiarava di vo ler ma1Hene1·0 e difende,:o l' in tegrità del suolo elvetico, ed anche, se le circostanze lo esigevano, di voler far us,o del suo diritto d'occupare la Savoia neutralizzata. Il govemo sardo sottopose allora al suo consiglio del contenz ioso diplomatico l'antica contròversia, circa l'obbligo od il diriLLo dato alla Svizzera d'occupare fa zona neutra_ Essendo stato deciso che l'occupar.ione era obb ligatoria (2) il gabineLto di Tori110 iniziò pratiche col governo svizzero per stab ilire il modo èo l quale essa avrebbe dovuto eiTeuuar:.i. Non si potè però giungere ad alcuno accordo essendosi subilo manifestale le anLiche divergenze di vedute. Sorse intanto un' nllra quislione. La ferrovia Culoz·Chamb6ry passava per la zona neutra; era necessario quindi decidere se fa Francia poteva serl'irsene per le sue operazioni di radunata. Le 1
(i) G. DE C11ARRIÈRE. - Op. cit. (i) Jottrnal des Débats, 2 aprile 1859.
LA. NEUTRALITÀ DELL'ALTA SAVOIA 434 autorità federali in base allo spirito dei trattati del '1814 e 15, che avevano neutralizzato !'alla Savoi<L per precludere alla Franc ia la via del Sempione e non quella del Cenisio, r isposero in senso affermativo. Naturalmente il Piemonte e la Francia non si opposero a questa der,isione; l'Austria dopo aver sollevata qualche ob iezione, tacque; e la ferrovia servì largamente al trasporlo di truppe e materia.li in Piemonte. Poco dopo la guerra si sparse la voce che Ca.vour e Napoleone III s'erano accorda.ti a Plombières sulla cessione della Savoia alla Francia. Sebbene nella pace di Zurigo non si fosse accennato con una sola si llaba a tal ,~essione, ed i ministri e le autorità sarde la negassero recisamente, tanto che il 29 gennaio 1860 a Chambéry, il governatore dichiarava alla folla, protestante contro la cessione, che il governo sardo non aveva mai pensato a cedere la culla della dinastia; la Svizzera se ne interessò subito vivamente. Nei primi del febbraio del lo stesso anno, l'inviato svizzero a Parigi, Kern, dirigeva al ministro degli esteri, Thouvenel. la domanda se la Francia avrebbe rispettata la neutralità del Chiablese e del Fancio-nvJ' c1ualora si fosse annessa la Savoia. Pare Thouvenel rispondesse elle in tal caso la Francia avrebbe ceduto quelle provincie alla Svizzera. Il 13 marzo il gabinetLo francese indirizzava una nota circolare alle poten"e, dicendo : che « la Francia, di fronle ali' increm~nto « della Sardegna ed alla possib ilità che questo Stato s'alleas~ con « allre potenze a danno della Francia stessa, non poteva lasciare « in balìa del la Sardegna i vali,:;,hi alpini e doveva, per conseguenz:i « annettersi Nizza e la Savoia». In un dispaccio poi del '17 marzo, diretLo al ministro francese a Bet'na, Tl10uvenel riassumeva le fasi per le quali era passaLa la quislione affine di dimostrare che in secruito all'annessione dell'alta Savoia alla Francia cessava lo scopo o della, sua neutralità, decretata a vantaggio della Sardegna e non della Svizzera. Aggi nngeva poi che quest'ull.ima co ll' indicata cessione avrebbe conseguito il beneficio d'essere esonerata dal carico e clall' obbligo cli difendere al bisogno la Savoia. Negli stessi Ler~ ini s'esprimeva pure all'incirca il conte cli Cavour in una Nota al ministro sardo presso la repubblica Svizzera. 1
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ESAMINATA. STORICA1!ENTE E MILIT,U\MEN'l'E
Dal canto suo il Consiglio federale dichictrava, nelle Note dirette ai suo i rappresentanti ali' estero e nel Messaggio del 28 marzo al1' Assemblea federale, che la neutral ità della Savo ia era indispensabile pel mantenimento di quella della Svizzera, a cagione della posizione avanntta cli Ginevra. e del Yallese e che la n~ulraliLà della Svizzera era cl' interesse eLlropeo. Il governo svizzero faceva, inoltrn vedere che la Confederazione non si sarebbe mai incaricata della difesa d'un territorio straniero, se ciò non le fosse stato utile militarmente. . Mentre si facevano queste discussion i, aveva luogo l'annessione di Ni;::rn e della Savoia alla Francia. Il 24 marzo 11860 veniva conchiuso a Torino il traLlato che regolavR la cessione. L'articolo 2° era così formu lato : « È pariinente convenuto che S . .M. il re di Sardegna non pu_ò " cedere le parli neutralizzate della Savoia che alle stesse condi« zioni colle quali egli le possiede; toccherà a S. M. l'Imperatore « dei Francesi d'i ntendersi intorno a questo affare, tan to colle Po« tenw rappresenlate al congr~sso cli Vienna, che colla Confede« razione elvetica ». La Svizzera protestò e si rivolse alle potenze. Dichiarò nuovamente che l' Atto finale del congresso di Vienna aveva neutralizzato lo Ch iablese ed il Faucigny per la medesùnci ragione che i l stia stesso territorio e per conseguenza lo stato politico di quelle provincie non poteva essere cambiato che in un congresso europeo e . col consentimento della Diela federale. An1.i essa si spinse più avanti ancora, domandando che quelle provincie fossero riun ite al suo ter!·itorio, perché, diceva, nel suo so lo interesse erano si.ate neutralizzate. Appena il trattato di Torino divenne e~ecutorio, la Francia sottomise, a sua volta., la quistione della Savoia alle potenze fìrmatarie dei congressi di Vienna e di Parigi . I gab inetti di Berlino e di P ietroburao n dichiararono che l'a.rticolo 2° del detto trattato bastava . per rassicurarn la Svizzer:1, e che non era necessario un ulteriore accordo·' i I/aabinetti di Vienna e dj Madrid chiesero un comp•ro. • messo tra hl Francia e I.a Svizzera, prima che la qu1st1one vemsse presentata alla decisione delle potenze; l'Inghilterra sola si sch ierò
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ESA)(CNATA STOTHC,\)fE)fT F, F: )l1LITAID1ENTE
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LA NEUTRAU'l'i DELL'ALTA SAVOIA.
dalla parle della Sviz.~era e domandò che la quistione venisse t1:at.Lata in un congresso ( 1). Non essendo stato possibile conciliare i vari pareri, la quisLione rimase aperta. Napoleone Ili cercò bensì ancora, a più r iprese, di venire ad una Lransazione col la Svizzera, offrendole una volta In zona tra Meillerie ed il colle Ferret, il che le avrebbe dato qualche vantaggio tattico nella di fesa del Vallese; un\tllra vo iLa promettendole di non costrorre forLifìca7, ioni nella 7,ona circoscrilla da.i monLi Vua.che, di Stion e di Saléve e di non far navigare imbarcazioni snl Lemano, a condizione che la Sv izzera prendesse un analogo impegno; ma non polè mai conch indere nulla. Così pure non riuscì a far ristringere i limiti della zona neutra portandoli al Lorrente des Usses. Una deputazione del Chiab lese e del Faucigny essendo inLanto andata a Parigi (si dice a spese dello stesso governo francese) a pro testare con tro la cessione delle due provincie alla Svizzera, Napoleone III faceva appello alla volonLà popolare e l'annessione di fat to della Savoia. alla !?rancia veniva compiuta senza tener più oltre conto delle proteste e circolari del governo di Bema. 1
Nel ,J870, prima dell a i·ottuni delle ostilità tra la Francia e la German ia, il governo svizzero, inr,erto sull'attitudine che avrebbe presa l'halia, avvertì gli Stali interessati che aveva inten7,ione di far uso del suo diriuo d'occupazione della Savoia, nel caso . che lo esigessero o la neutralità di qnesla, o l'integr ità del territorio. In quest'occasione si manifestò una divergenza d'opinioni in seno al Consiglio federale; coloro che sostenevano che per la Svizzera l'occupazione della Savo ia, in caso di guerra fosse un obbliao volevano si ademp iesse tanto per garantirla da un allacco degli Italiani, quanto per proteggerla dalle armate tedesche qualora queste si fossero spinte verso il mezzogiorno della Francia. Non essendosi verificata ness~na delle due eventualità, il governo svizzero non ·ebbe occasione di manifesLare i suoi intendimenti. Dall'esposizione delle successive fasi per le quali passò la qui.,
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(1) Exposé de la siluation somnisc aux Cham.b1·es pa1· le gouvernement !le l' Em· !861.
perew·. -
stione <leJ,l;t neutrali tà dell'alta Savo i.1. possiamo ora ded urre le segnenti conclnsion i: 1. Sebbene la Savoia non appartenga pitt all'antico i·e()'no di Piemonte, in diritto esiste sempre la zona ne11Lralizr.aui, com~ è e,,p licitarnente ammesso dal citato arlicolo i 0 élel t/aUato cli Torino. 2° La sovranità dell'alt:1 Savoia essendo passRLa alla Francia, il governo italiano non può e non cleve più entrare nelle controversie che sorgessero r ignarrlo , L quelln rirovinri,1 trfl Prnneia e Svizzera. 3° Non e.qsenéto a neo ra. ,;Lalo dclini Lo se l' occupa1. ione della SaYoia, in caso di guerra. sia per la Svizzera un obbligo od una facol fa, rimane sempre aperta una causa di contesa tra due stati interessali . 0
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Pn~sinmo orn atl esaminare la qui:;Lione dal lato mililafe, clal punto cli vista, cioè. dell'inflo en7,a che le condir.ioni v()'eoararìche O della zona 11entra potrebbero esercitare sull'andamento generale delle operazioni nell e future giterl'e, eosì nel caso cl"i'essa venisse rispettata clai belligeranti, come nell 'opposto. Qni e~ però neces;;ario anzitutto mettere in r ilin'o un importan le fotLo. La posizione della . Savoia rispetto al!a Svizzera fa siche, nella maggior par te dei casi, la. violazione del territorio della primtt porta necessariamente :i non risp~ttare neppure quello del là seconda; per consegnenza in qrtesto s~ud10 dovre1_no quasi sempre comprendere la Svizzera nel probabile_ ~entro d1 guerra e tener conlo clellasuaforza militare, la quale oggi e tale da poter influire non poco sugli aYveniment i ( 1). Se nella 1
. ( ll L,1. Svizz(lr:.i disponr oggi cli cin;,, ·106,000 uomi ni nclro,crcito al.til·o (elf.l/11) ,. ,.li.
cu·,'n a.ltrctla11u n,illtl lanclwlter; 1.01,ti JJcn armati e<l oqn ipaggiaU e con ott imi rrnaclri
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ur.1tG1ah 1L1J111;:1.1•. - JpJNtsbe1·ic/e Hl,er ,ue W.:1·<111/leriwgen niui Vrwl,,;i1;1·ill<! i n1• .Jhltta1·11.:csen, i882. V, 1) 1.ll'e, f,e projcl de ùur,el cle l'arm <;i: /i;(lirnt suisse poni· 1.884 nella 1/evwi 11/ifi .. tcw·e. de I elNmger, so 11.ovcmbl'e 188:1 r korclina111mlu n,Ui/,ll'e delln Svi:;::;eru. _ .lli l'istci .llililrrrr llnliailli, o.,n·ili' 188:1. Ai'::>rO XXVIII, YOL.
IV
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LA NEUTRALlt,\ DELL' AL1'A SAvo rA
storia moderna gl i Svizzeri non hanno ancora avuto campo di dar prova di sè, è certo che all'evenienza saprebbero far ringiov::i.nire gli allori di Morate di Sempach . Nel nostro esame noi tuttavia prescinderemo da ogni ipotes i, o calcolo, relativo alla forza degli eserciti, il che, oltre a complicare il problema, condurrebbe molto facil mente a risultati lontani dai veri. Tra le varie eventualità di guerra che ci si presentano, quelia tra Halia e Francia è certamente la prima da studiarsi. In questa ipotesi , secondo che si viola ono le neutralita savoiarda e svizzera, le operazion i militari assumono tre di stinti caratteri: ' a) Non violando nè la neutralità elci distretti s,noiarcli, nè quella della Svizzera, l'offensiva italiana procedente per la Tarantnsia, mentre da un lato anebbc il vantaggio di giungere fino a S. Genis, in abbastanza buone condizioni cli sicurezza;;ul suo fian co destro, d'altra parte essa sarebbe costreua, dopo aver superato tutte le di fese dalla val!e clell'lsét·c finoaMontmélian, sfilando so tto· i Beauges, a piegare verso sud luogo il Grisivandan ed urtare contro la n1.1ran piazza di Grenoble. Dovrebbe infine affront,1re l'ostacolo del Rodano dove esso si presenta più imponente e forma la gran tanao-l ia comandata dal campo trinceni to di Lion e. t> ' . La !?rancia a sua volta, osservando ht neutrali là de!l alta Savo ia, non potrebbe u1ilizzare la linea ferroviar ia A.mbèrieu-Culoz~AixChamberv-)iontmélian, il che influirebbe noLevolmen t.e sulle sue operazioi;i di rndunali:i . Dovreb be inoltre rinunciare a parecchi dei vantaggi dati dai monti Beauges, perchè Ie strade che conducono alla gola di questa forti ssima posizione sarebbero io gran pari.e precluse . · ·, .,.... I Francesi avrebbero però il vantaggio dì non dover difendere, in caso d'in vasione italiana, il tratto del Rodano compreso tra il confine svizzero ecl il conilii ente del Guier, dove precisamente il passaggio clel fium e presenta minori difficoltà, non essendo a!lcorn ingrossato dall'Ain, dalla Saòne e clall'hére. b) Se si viola, _la neutralità dei distretti savoiardi; ma non quell a della Svizzera, il limite setLenlrionale del teatro di guerra co incide con la frontiera Svizzera. In questo caso l'o!Tensiva italiana acqui sterebbe indubitatamente maggior Jiberlò. di manovr~, potendo la li nea d'operazione del Piccolo S. Bernardo trovare TI
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,suo proseguimen lo per AlberLville, Ugine, Fa.verges ecl Annecy su ,Seyssel, e quella del Cen isio per Chambery ed Aix su f.uloz e Seyssel , .in modo da passarfl sull a destra del llodanò e dar la mano p iù presto acl un allealo che avanzasse élal Reno con obiettivo Parigi. La Francia a,vrebbe però nelFalla Savoia due buone linee cli di.Jesri successive . Lt prima, segnata dall'Arly (1), (giit occupata nel A8,f fi:. dal colonnello Bugeaucl) trovasi ora. in ott·irn e concli'l.ioni <l.i J ensive per lo s,·iluppo da to alle fortificazioni di Albertville e per la halteria stata costrutta presso Ugine nella pos izione di Lcstol. La .seconda, rormfll.a dai Beauges, appoggierebbe lfl desLra alla pos izione di Montmélian sull'lsére e la sinistra. al lago d'Annecy (2). Di più i Frances i avrebhel'o disponibi le la ferrovia che da Culoz v:1 per Aix :1 Chambery e }lontmèli an da una parte, e ad Annecy dall'al.1 ra, sia per compiem le loro operazioni di radunala, sia per inviare rapidamente trnppe, caduto Albertvil le, nel massiccio dei Bornes lra l'Anre; l'Arl.v, il lago ~'Annecy e l' fsére e nei Beauges. Da qneste posizion i essi potrebbero racilmenLe sbocca.re in tulle le direzioni per altaccnre sul fianco destro l'esercito inv:ctsore . L'ofTen~iva francese però non ritrarrebbe alcun vantaggio serio dalla violazione della neutraliLi.t èl el l'a lta Savoia, per es~ere qoesta regione eccentrica rispeLto alle più importanti linee d' invasione che .ilalla. Savoia, dal Delfrnato C' dal Nizzardo portano iu Piem onte eri in Liguriri . 1:) Qualora infìne venisse violata anche la netttralil.à della Svizzera, il tenl.ro di guerra italo-rrancese potrebbe allargarsi fi no alle sorgenti della Reoss, a vantaggio della Francifl . Non è supponibile, in fatt i, che per girare le difese della Savoia, in una dotta circoscritt:1 tra Ita lia e Frnncia , un'armata italiana si spinga attraverso la Svizzem. Essa, mentrP, si troverebbe di fronte l'eser-
(1) BonsoN. - .Étv.de su·r la {ronlière d11 s1ul-esl dep11is l'anne.ti cm à la Pra11ce de la Sa1Joic et d1i coi>ilé de Nice. (2) Nolla campagna del 1709 il mare~ci:1 llo Oerwiclc, per oppor~[ alla massa degli Austr(h5arcli .che ;wevano occupato Conflans o s'aY,),nzava.no nel lìacino del lago cl'Annccy r., ver,o il Rodano , col progetto cl'nnlrsi ncll;t Franca Contea agli imperiali che . ,)ovnvono entrare in Francia per l'Alsazia, prese appunto po,izione. a Montméliau, gett,,ndo HiOO uornini nei 13eauges. Lo stesso reco pure nel 17H per difendere la Savoia .,tagli Austro-Sarcli cho, guidati dal dnca ViU:orio .'.mccloo, avevano preso posi1.ione trtl ·J'lsèrc cd il collo del 'l'am ié.
f:sAm~A'l'A
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l, A :-il,;t:Tll.\ 1 .rr.\
DEl.l .'.1 LT .\
S.\ l'Ol.\
cit., ;;vizzern, affebhc da pcr,;tH'l'Cl'C un più lungo cammino e da superal'c nn numero mollo maggiore d' o;;laco ti geografi ri . La Fl'anc ia, nl ,:onl ra1·io, poLrcbbc flLl()pC l'fl l'C ,:ontl'O l' llal ia le 1lrn! linee clel Sempiolle e Llel (~ottanlo , ,Iando ali.i :;na bn,,e d'operazion e. in modo pi1't marcalo. la forma aHil uppnnlc, cd impcgnarP co11tcmpMalleamc1uc 1111a inaggio l'e cp1anLiUt di forze . Si ripctcrehht' in ecrlo qual modo la manovrn cli .'fapolronc nel 1800. (~li s,,izzori an-ebi.H' ro µra ndi ~:; ima rliffiroli iL ad oppor:- i ad una rap ida cd iu1pro l'Vi'-a offe11s i1·a i'r;1 11r.e:;c (. 1), , ia pcrchè potrebbero non a.ere il tempo tli mohilitarP il loro e;;en·ilo e di portarlo nella zona minn ccia l,t (:2), :;iii perl'hè i Frnncc:;i, padroni elci ma:;~iccio rlell c Dran:;e,.; ,.;an> i,lnl,· (_:l), dominano il rulle,;e e la :;trada del Sempione. Prr rontcndcre con probaliililil di successo l'en trala in I1atia da questa parte ad 1rn'ar111a1a francese te l'orze federal i dovreb bero , od appo){giar,;i alle \!pi. cfando la mano agli Ita liani, od entrare nell'nlla Sarnia per sr•parnre il 11emico della ~un hase. 1:: però 1teccssario uggiungere ell e lo diffìl'. oltiL logi:-;1ichc, alle tftinl i anclrehhc inconlt·o ,m corpo france,;r che ,;i spingessr per la ,;traòa del Sempione, sarehhero !ali da fa i' e«[n ili hrio forse. ocl a11 chA \·i1H·r.re i ,,ani.aggi c11·esso potrchhe o!fenef'c nel campo "lratcgico. Riepi loga nd o. ,' i pa re poter a,;serirl', rli e in 11na. guerra l1>CalizzaLa tra lta lin A Fran<;ia, il 1iurn tcnirne11t.o dell11 net!lrali t.iL del l'a lla Sa,oia non polrl'l1he nrnrn per nei::-nna <lell1' du r potrnzn 1111;1 (l) Ln F1·a1u:ki 11ul) iu -:1·Ut• cui ,,lt•J ;.d, 11·11 i ~t·H:11·,· ,..,11l lt1 fru nlinr;l .-(\·,•li•·11 u11 ''• Jq111 •li iO ud Il() mila uomini. (~1 La lll •Jl1il ila1.iuw1 ,lr•llc rM1." ftl,h·mli, ,tal;, l',1tt ualr· u r!(,111izza1.irmc militun: ddl,, SriL:t.c>ra, pa ~Sil 1u•r le ,,.~ uenti operazio JJi. ,·ii>l• : 1)rtliu1· di mohHil:1:1.i,)nO ,lato d:d L\s~,·mhlra ft·1l••r:ill' ,tll,• aul,>rita 1·anl11n·,li r 1'11iam:ita d••;.!li uflÌr'iali adrletli :11 st'r\'izio di ~l;~tn m~)gg-inn•; - ri u11iono llC•i co 11lingcnli canl•Jnal i; - forro::1ziu110 delle J1rigaLP 1,; d1·llt · flh i'.')iuni. c1,11furnw al 1,iano •li 1nuhilita1.idllP: - tra,por(o d•1 Jlr- ,·Jh isioni 1wlla 1.w1~1 di 1·o nro11lranw11t,1. !J,,.•,t,, ttltim,, 111111 ,i I'"" i11l ,·,1pre1111t-ro eh,• al d ,•cim u gi11rnn ,. ri1·hit•d1· lr1• o •J11;illl' 1J !.."ionii. llì ,11gua auru 1·.1 os:-;1• 1·, :u·,, ,·h, · allua1J11eutc- il 1uate1·hdc rno· hilc> d1•Il1· r,•rnh if' ·q iz:t.PI'!' 1tt11 1 pr•rm,•ltt• tli .spt,,tar•· t·u11kmpon1n1•111u/\11l1· più di lr,· •l ivi.;iqHi. I 11 c·m)"f'U'l'*°' 111.a ~011 n 11N ·rs:-.:11·i 11uaU,11·dit:i o qu inili ,·i f.,!iOl'll i rif'I' 1~1. 1."l •)h ilH~1ziv111·, pili 1·uur-,·11lrame11t,, <l,·ll',•S4!rcit1J ,,iu,•ro u<'i 1m11li minacciali (lb:.\;s.1:01::111· - 1)1• l'.,rg1misa/i,,11 dr'{,•1t~icr rt,• /•1 Sui,.~,, - Jo10·1111l ,t,,.i ~ri1'11te~ ,11ililaii·e.;, j11illt't, ISSJ). /,'a,·111ée .<11i.,.,~. par I. 1'1-;1°,. ,. ,l,)flt'l-dt>•f dr l'.mn,• ,1,• l'inlit11t1•rir. ~nis,('. Pai·i, 188:l. IJU•\:-il•• tempo pero f1('1Jl a, n•blw aleu1 1.i iulltw11z~1, 1Jnalora la S\ iz.1.cra inizi:i~sc lr ,,ii,·razi,,ni di mnlii li la~io nP. l'('r ;.: 11 an•11 i ir,• I., '"" t1Pt1 lr.1l i1:·,, p rima ctell.1 (l il'l tia r:t zi, ,n,; ,li ;..r11crra tra fl;ili;t ,. ~"'ra nria . •.3) L;, (lai'(,•, di q111:,l11 111a,si1·,·iv più , ki n:i al !,,;.;,) ,cl i Gi11cvra r,,r111a 11 Chia l,lcsc (a11,11t lflri •.
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~l(LITA HMEI\TG
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grande infl uenz:t sulla condo Lta delle operazioni militari; auzi dinrrebbe quasi più d,u10oso per l'Italia che per la Francia slc:'\sa, togli endo alla pl'ima alcune faco llà offensive e non coprnncloht completamente eia , cruna offesa ( I). Se però leniamo conto che la Francia potrebbe esser indotta a violm·e anche il tenitorio svizz;ero, pel nu1laggio che ne trarrebbe contro di noi, bisogna concludere che il manteni mento della neutralità dell'Alta Saroia ha, pci pericoli che tien lontani. un certo valore per l'lt.alia.
Passando ora all' ipotes i d'un wn llitto tra la Francia e lo Germania, è faci le dimostmrc che qno.:.t' ultima non avrebbe dirello inl ercssc a passare nell a sua o!Tensiva ::;nl l.el'rilorio ;;yizzero (2 ). Infat.Li una arma.La tedesca che, proceclenclo per !'allo Heno, ares,-p per obiettiro Lione, oltre a.cl allontanarsi di soYerchi o dagli scac-r hieri della ) Joscll a e della Mo:;a, dorc nal ul'almente anel'reLl1e la !oli.a decisirn, and rebbe incon tro a tali inconYen ienli politici e militari superiori agli evenlual i Yanlaggi di gi:·arc la slrclla di Rei roet. ;\lol ti argumenli furono inrece addotti p<'t· dimostrare l'utilità che anehbc la Francia d'allaccare la. Germania con un grosso corpo dul ia parte dell:\ Srizzern. Tnù i si t'ond:1110 suna relatirn foc ilitit che arrchhc l'esereito fran cese, giunto :'>ulla linea llelforl-Basilen.Sciaffoga, di girnre il Reno e la Sel va Nera, minacciando il rianco sinistro clelh1 li ne::t d'operazione Ulma.- S1r:1shurgo-Parigi . L1l'nrnla te<le:;ca che si Lro\'asse lungo questa, sarchl>e allora ohh! ignla, o ad operare un cambiamento di fr on te Yerso il s11tl, od a l'iparar,;i nel campo trincerato cl'Olma. [n queste due alternaliH· l'c:;r1-.·ito lrdc~co pcrdercbhc la sua po;;izi one concen trica , e ,;i dovre1Jb1' ,;piegare appoggiando la clesLra alla -'la.ria e la sinistra ad Ulma ('.{) . Oggi però quesla direr:;ione, che potrehhe tentare l' escrcil o fra11-
il) 1'1::11nrcc1mn1 - Geoor11fìa 111ilil11rr. (2) Uebr1· tlm .~/raf1•r,i$chcn Au{mflrscl! clr.1· 1le11tscl1c11 J.rti{le a11 der {ra11;òsi$tltm Grrw:;c - (,Yruc .ll iutii1·iscl1c JJléit.tel', :LSS·l ) . Die {r<111=:ò.~i~chP ,\'ortlorm::c ,md 1/ie tleul.~c/ir liwa.<io11 - I .Yr11r 1/ilil,i'ri.<rlir Bliit.trr, 4882) . (3) Vo.'i 11.1 n1•:1tLE. - D 1s Mrnlr1Ji.id,c I 'erft1i'1t11isi dcr Scltwei:.
U, NEUTl\ALlT.\. DBLL'ALTA SAVOJA
ESAMINATA STORlCA.\!ElsTE E ~HLl'fA.R~!ENTE
cese, conta mino ri fautori ('I), ed i più recenti :-;crilti (2i la con-· -dannano. Iofatlr, siccome la rete fel'!'o1'iaria tedesca :;i presta a»sai . meglio di qltella francese ad· un rap ido conc.entramento di /)'rosse · ' n . masse sul la lronle Thionville-SLrasburgo, e l'iniziativa delle operazioni deve reslarn per conseguenza alla (~errnania, commetterebbe la Frnncia un grave errore a spostare una grossa p,ute delle sue· forze verw l' A!Lo Reno, dove, mentre si troverebbe in posizione · eccentrica rispetto alle principali linee cl' opera1.ione, aHebbe la: ri tirata. minacciata. dall 'Abazia. Gli obbietLivi poi, che potrebbe raggiungere l'esercito francese nel ltt Germania del sud, non hanno piu il valore d' una volta; se durante l'epoca. napo leonica si trntLa va per la Francia di separare l' Auslria dai Sl,!O i alleali tedeschi, tenendosi in pari tempo iu pos izione da sorvegl iarn la Lombardia oooi Ja Germania si è trasformata ed il suo centro vit-ale iii è »p~st:~, da Vienna a Berlino . Del resto, la ormai celebre 1\lemoria del ma- · resciallo :Yfo ltke sulla rndnnata e fo rmazione di gue1Ta dell'e:5ercito tedesco, redatta nell'inverno del ,1868-69, ci mostra quanto poco si creda in Germania, nelle q.lte sfere mili tari, al la possibililtl d'un . altctcco francese dalla parte della Svizzern. In ogni modo, volendo nel noslro studio tener conto anclie di qnesto caso, dobb iamo aver pl'esente, che i Francesi per entrare nella Svizzera dovrebbe ro n.nt itutto sopraffare le milizie federaJi . A 11uesto scopo, menlrn le altaccherebbero frontalmente, pigliando le mosse dall~i base Pontarl ier-les Rousses, ne minaccierebbero il .fianco, occupamlo il versante meridionale del Lemano e dirigendosi · :su Friburgo, per le strade ad oriente del lago . Questa manovra mo,;Lrn quale irnporLa.nza avrebbe per la Francia nella descriua
eventLrnlilà, il po:;sesso non contrastato del saliente che segua !'alla Savoitt verso la frontiera sv izzera. Esaminiamo ora l'influenza della nettLralilà dell'alta Savoia nell'ipotesi cli un conflitto dellù. Ft·ancia contro la German ia e l'Italia collegate. Potrebbe avven ire in questo caso che la Svizzera, confinante da tre lati con le potenze belligeranti, restasse compresa nel teatro di "Uerra e che nel suo territorio cercassero cli darsi la mano le due potenze alleate. Le forze militari di cui può disporre la Svizzera, non essendo cla sole sufficienti a difenderne per lungo tempo gli accessi conLemporaneamenle da clue parti, è da supporsi che queslo slalo si appoggierebbe a qualcuno dei parti ti in lotta. Nella ipotesi, a nostro rirruardo peuc,iore. che la Svizzera si clichiarasse per la O 00 , Francia e ne domctnclasse l'aiuto allo scopo di far rispettare la prnpria neutralità, le operazioni militari comincierebbero dalle Alpi central i e dall'alto Reno. Non fa neppure bisogno cli dire che qui lasciamo da parte le operazioni che necessariamente avrebhern Juorro verso il conii ne franco -italiano e fra nco-tedesco. Le lince d'invasione, per un'armattt italiana che mirasse all'altipiano svizzero, sono segnate dalle strade ordinarie del Sempione e del Gottardo (della strad,t ferrata del Gottardo non teniamo conto , perchè essendo la grnnde galleria tutta su l territorio elvetico, verrebbe certamente con ogni fac ilità subilo prec lusa all'ltal iri), e cla quelle più difficili dello Splugn. e clell'Engadina. I Tedeschi avrebbero convenienza di passare il Reno tra l' Aar ed il lago di Co. stanza, perchè qun.lora lo snperas:,eso più a. valle, potrebbero es~e1· minacciati a tergo da un corpo francese che si trovasse aBel[ort(,1). L'esercito franco- svizzero potrebbe fare una prima difes:i. molto valida con tro gli altacchi italiani nel Vallese e nelle allo valli del Reno e dell a Reuss. Dallci parte della G·erman ia esso troverebbe, Juncro il Reno le linee della Thurr e della Toss, utili posi,,ioni o per oppor»i all'invasore, il cui primo obiettivo :-;arebbe certamenLe l'importante nodo ferro viario cli Win lerthur. Per non la.sciar girare la sua. ala sinistra, l'esercito difensore dovrebbe sorvegliare i passi del Giurn fìnn acl Olten ecl appoggiarsi sulla forte posizione di Brugg, ~
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(I) I_n _uno scri tto anonimo pubblicato nel 1880 a Zur igo sollo il titolo: Die <Le1il<1ch-
frnnzos:schen G1'em:festw1gen ·wnd die Lcin,tesl!efestigwifrage, si vorrebl.ic dimostrarn che h l• rancta ha rnteresse ad attaccare la. Germania dalla parte dcll,1 Svir,zcr:1. perché
nel possesso mili tare dell'altipiano centrale di quest' ultima, e,:;a troverebbe l'l;quiv.tJcnto ,fol l'A lsn,a-Lofcrw . (2) Des Jòl'lifica! ions en Snisse - Revue 1Uititairc Suisse 3-4.-5-G del -188(1. Major X , - Eti1cles s/.rntégiqiies - Journal des scienc;s milit.ai1'es, {880. 111~,1:-:oou - I pl'ogetti di difese, clel rerl'ilurio svizzero - Rivista . Militat·e Jta- "
liana, maggio -1880. .. La Suisse et ta IJelgique ilcms tme gucl'i·e franco -allemande - Reuue militc,i,·e clc · t·clranger, i88z. STJCULEH JJie Schwei::,el'ische Lanclesbe(esligung - l\'eue Jfilit.,.irischc 1/liitte;·. - · Aprii 1883.
..
(I) ;\1u). ~ Gèog;·ophie miiitaii·e. fran ce.
l,A, XF:lJTR.HIT.\ D.t,;U'ALTA S.-1.l'O[A
ESAl\l tNA'l'A STO!UCA)(ENTF. E M!UTAHMENTl,
sLendendo la destra li no a WinLerlb ur e Frauenfeld o concenLrandola sul le posizioni di Zurigo e dei monti dell'Alhis sulla destra della Limmat (1). Le operazioni di Snwaroff: al Go Ltardo bastano per dimostrare le di fficolLà cui andrebbero incontro le trnppe italiane per superare le Alpi , fi ncl1è le armate tedesche non avessero, con qualche succes,-o riportato al ùord, ob bligato i dife[lsori degli sbocchi alpini a ri1 ir;11·si. Qnalorn l'esercito franco-~vizzero dovesse ab bandonare la posizione Brut:rg- Zurigo, l'invasione tedesca., ava1na11clo per l'altipiano svizzero, prenderebbe per obieLLivi S0lothun1, Berna e Losanna, per presentar:;i sirn ll ltaueamente sn tnua bL fron tiel',ì franco-e!veti ca e congiungersi coll'annata iLaliana che fosse scesa pel Val lese (21. Ecco i I grande Yan laggio d 1e rit:avò l,"L l<rancia dell'annessione dc.Il a Savoia, ecco il bisoguo çl1'es:;a sente cli as:'-icurarsene la difesa dalla pal'le d1~1la Sviizern. con ope1:e cli fo n ificazione, pel caso dm la 11eutralit,\ di 4ueslo Sta1o più non la. protegga . La catena del Giura che separa. la Svizzera da.Il a Francia tnl(;cia. colla sua esl l'emi til ,;elte11Lri onale u1m delle piit facili linee 11alul'ali cht\ potrebbe segnire nr1 esercito per i;1rndel't' il tenito rio francese. l.c fo rtificazioni di Belfo l'l, Mo nlbdianl e Lomoul hanuo oggi assicura la, si può dire, della via da. nn attacco fron tale; anzi, con que~te ultime~ sono ;.; Late Lolle al sal iente tli l'oneutruv (3) Lulle le faco ltà. offensive che gli erano date dalla sua posizion; a~ranzata e dalle molle strade che vi convergono (4) . La parte cenLrnle del GÌ11 ra offre buone posizioni di difesa, le q1rnli si sL:tn110 01·0 ral'-
fo rzando. A protezione del nodo stradale di Morteau è decisa la ~ostrnzione d'un gran !orte di sbarrameMo. Lo sbocco di Pontarlier, elle in m,u10 dell'invasore, permetlerebbe di girare l'alli1Ji,u10 Sequanese, è sba.n aLo dal Castello di J oux e clal forte La.rmont, posti a çavaliere della stretta elle fo rma il Doubs uscendo dal lago di S.LPo int ( 1). E stato ora progettaLo di aggiungere a queste opere due batterie pennauenti. Per impeclirr. poi che la stretta del Doubs ,,enga. girala al snò pel colle della Moulhe, lù costiLuiLo a S.t: Antoine un forte di sbarramento allosbocco stesso del co lle di .Jougne(2). ln ben differenti condizioni di difesa si Lront invece il lrauo di froHtiera l'rancese che a\volge Gi nena . QL1est:t cittit, situataall'estrem i1i1 del lago dello s Lesso uome, a c:a vallo dello sbotco del B.o(lrmo, ocçupa il punto in cui Je Alpi s'ctvvicinru10 di pi Ll alla catena del (i-it1ra e dove questa s'attacca agli al tipiani dei monti .To rnL formanti la cintura uot·d del lago, costitL1isce qui ndi la ch ia,'e dell'intero brH:i no. L'assaliLore che:;e ne fosse reso padro11c, avrebbe una. base d'o µeraz ione per agire a yolontit contro Lione, il bar.;ino clell,L Saoue e la ~a voi a, conYergcndo a Ginevl',1 t.uLle Je comuni cazioni foreoviarie ed ordinai-ie cbe at.tr.1venmno la parte sutl de! G-iura e le .Alpi savoia,rde. In conseguenza possiamo dire d1e in una gL1e1Ta -dell'Italia e della Germani,L contro la Fraucia, il primo obb iettivo çomune delle armate provenient i dal nord- est e dal sud est sarebbe il bacino del lago Lt~mano . Per assicurarsene i I possesso Napoleone I JJel ·18HJ, dopo l'a.perturn della strada del Sempione, incorporò ,dia l?r·ancia il Vallese, Neaufohàtel e Ginevra: anzi concepì il progetto di formare di questa ultima una gran piazza forte e ne foce p1'eparare i relativi progel.Li; ma gli ,L-vvenimenti non gli diedero 1crn po di metterli in esecuzione (S) . Togl iendo nel "8H il territorio di Ginevra alla. Franr.;ia, le potenze coalizzai.e apersero nell a sua fron tiera orienta.le una brecc ia, d ie importa ora di esaminare. Per coprire Lione, l'eserci to francese dispone dc.Ila fo rte posizione (iunga. 30 k m.) che offi·e il Giura Lra il col le di S. Cergues,
( I) L i ,·ampa(:.'ll:1 ,lo l ,Ji ~9 f·i pnrg-c· 1111 rs,~1111>io <li opc.ra1,i, ,n i analo;;J1 c alk (li1.<cri tl<'. IT! i All$triac i stabili ti sul Hcno cl! i 1111,,i ·padron i cielia Lom!Jardi,1 mi1·ayano a congiun;:;1Jr:;i su il'.iltipiano , 1izzoro. l Francesi Ji(}r im1)edire ciò, si disposero sulli, lin~:c cklla Thurr cd al San GoUardo. ~la,,nn~, malg-ra,1,1 avc,sc cl ifrsa energicamente la line~ •lella Ttmrr. avendo dovut,o riti rarsi, si por tò snlk, Limma t., ove resistett.e tro mC1,i ai ri11eluli at.L,1ccll i dol l'arcid uca Carlo. :-Xc ,,vvcnnc che Suwaroff, giunlo ,ut AUcrf, rlopo arnre. con graY i,sime perdi le , 1111orn ln la rlifc,a di Lacourbc al Gottll.rdo, invece di t,rol'arYi la flottiglia chr dovcl'.1 facilitar"- il SltO conginngimcnto cogli Austriaci, in co nl,ò l'armata di .\fosso1M viLLo rios,1. K;sendogli s tato impedito di marciar su Ghtris claJI~ dirisione )!olitor, S11waroff dovntt.c cogli avanzi delle ,uc trnppe 11or tarsi. pc! n1as;n <1111 'l'odil?crg, ad llanz nrlla va llo de l lk11 0. (2) l'i1ox. - Op. cit. (:l) li distretto di Porrcntrn,' f1.t tolto M l !815 alla Francia p(' r ap rirn chi rrucst;, Nrle una hreccia nel territorio francc.sr . ( ',,) St110N I. -
Ge.Q{jl'{({i(!
sfrn/clgica.
1
(i) 1~ ii Il'entrata di ques ta. strctt.t che la rotroguarrli;t rlcli'ann;i.tn <lell'Est , diede il suo ultimo combaUimenlo contro i Prussia11i c:op renrto la ri tirata del ~r0sso chtJ si rifllgiava in \sv izzera per la vall e di Verriércs. (2} TÉNOT . -
(3) BoR, ON -
/,es nouvelles di:{r:nses dr la France. Op . cii..
H6
LA NEUT RALl'Ù Dl,LL' ALTA ~AVOIA
BSAMlNATA STUH ICAMRNTE 1, MILITAlUIEN'l'E
sul ia slrada Nyon-Mo rez, ed il Rodano. Questi e:sLl'emi ,;ono sbarrati dalle vecchie fortificazioni di !es Rousses e dell'Ecluse collegat e fra di loro dalla strada militare della valle des Dappes ( 1). Alle cln e opere che costituiscono la forza dell'Ecluse ne fu. ultimamente aggiunta una terza per batlere gli speroni di monte Vuache. Inol tro è proo·ettata la costruzione di una batteria al sud del monte Ri n soux donde si domina il forte des Rousses. Un corpo francese :rn questo fronte, domi nerebbe e potrebbe ::;orveoliare come da un terrazzo, il bacino di Ginevra. o ' Per la difesa del l'alta Savoia, contro attacchi provenienti dal Va Ilese e dal bacino del Lemano, i Francesi troverebbero anzitutto una lmona po::;izione nel mass iccio delle Dranses Sa,,oiarde, ::;ituato tn1. il la••o il Vallese ed il monte Bianco . Esso costilui:;ce una. specitt o ' di campo trincerato naturale, il cui accesso è cl1 iuso dal la stretlèl del la Meillerie. Per mezzo della ferrov ia, che fianchegg iando il Rodano e la fr onLiera svizzera, da Culoz, per Bell0gard ed Annemassc, porta a Thonon, qne::;to campo trinceralo è posto oggidì in direlta comunicazione coll'interno élellii Francia. Da e:;:;o :;i avrebbe una efficace azione sulle alte va,\Ji dell'Arve e Llell'Isère pel' mezzo della strada di spostamc11to Thonon-Taninges·Clu::;cs-Sallanclies-Cgine Albertville. Contro un aUaGcO poi diretto verso l'alta Sarnia , per la ::;ponda occidentale del lago di Ginevrn, un corpo di truppe troverebbe uu appoggio ll ella posizione formata dai monti Vuache, Sion e Salève,. protetta sulla fronte dal!' Arve e dal Rodano (2). Siccome pe1·ò ({UL:stc, Lratto di frontiern ::;arebbe il più debo le, oggidi la Francia ha progettato di rafforzarlo . Ln. vera linea di clii:esa sarebbe però sul Fiei·,. colla sin istra a Seyssel e la destra al lago d' Annecy . PerduL,L questa linea, rimarebbe anco ra quell a del Roéltìno, la quale col (~iura da una parLe e la Grande Chartreuse dall 'altra, forma una gran fronte .basti onata, clte ha nel massiccio dei Bea uges ht sua opera avanzala. Qnesta, rivolta alle Alpi , e provv ista di buone comunicazioni alla gola, protegge le linee ferroviari e che fianchegg iano il Rodano, ed i
p unti di passaggio a Seyssel e Culoz. In(ine il campo trincera.Lo di Lione coi bacini della Saòne e del Rodano formerebbero l' ultima . difesa di que::;La zuna ('I) . Quan to siamo venuti fin qui e:;ponendo intorno al pro uabile :;voigimen lo dell e operaz ioni mil itMi sullo scacch iere fru.nco-elrnLico,
1
(!} La vali(, dos Dappcs fu cedu ta alla Francia nel i802 i11 c:,mbio d'altri territori.
(2) Questa posizione fu occupata da Cesare nella campagua contro gli f;lvezi, per d,iuctore loro l'entrata ·nella Gallia.
U} Esempi tli opcrazio11 i guidato coi criter i che ci hauuo ser vito di norn,a nell'an,tlizzarc la fron ticr:1 france$C tra. il Giura n le :ll!'i troviamo nella camp,ig na del 18.11< (>
!81~.
Alla iì no del 1813, mentre gli .\ u~t.rv-Prussiani si ava nzavano con llue annate su Parigi 11or lo val li 11ella Senna I' dr lla ~Iarna, co n un« tc:ria armat:i più considere,·olP. cleU,1 arm(ita. di /Joe11ùa 1S,;hwartzemborg - !50,000 uo1.nini), passavano il n eno ,, Sciafl'u sa o Basiltm , suma lener con to della ncutr,1l it.,1 della Svizzera e delle sun pr(Jtesle. L,1 dc·,t.rn ùi qnrst:i. :i r111,Lla inv<Jsti Uningn e llclfo rt.. Lr,1versò i Vosgi e ~i ror tù su Jlia1 ,~r; il cen t.ro marciò sLL l'ieufcl,iì.tcl e la Franca Co nt1~a; l'ala sin istra (agli ord ini (!Cl g,merale BtùmaJ tnwcr.sò la Svinera per por tarsi su Gincvm che occupò H 31 uiccmbro !81:l, senza diflico ltà, non ,wendo ,ivul.o cfl'etto, pc.r mancanza di tempo, I' ordino dato da Napoleone di metterla in istato cli difesa . Il forte dell'Eclt1sc ess<'!1do~i arre.so CJlliL, i s,1bito, ht vi;c cl i Lione rcstarn ap1wt,1. llu lma si cli rosso s11 11ue.,ta cii.là sp ingenclo nna bri;:,1la (Z1•idnncistor) nella Savoia por intorcottmc a i l<r:i nceii le com unicaz ioni col Ce11 isio ecl irnpeclire loro l'arrivo Lli so~cors1 dall'Italia. Le tru11pc fr,mce,i che dovc,vano dif~nderc l'alt.a Savoia raggiunge .. vauo a1,pena i HOO uomini ucl occupavano coi distaccamen ti più avania ti la linea 1lel Fier. ALLacc,1 1.e, si ripiegarono stilla posizio11e 13arraux-Pontcharra, scoprendo cosi le strade dei Uaugos, Chambery e la stretta dcs Écl,elle.;. Gli Au,triaci s forzarono qnost.o passaggio e con parti ti si s11i nsero verso Vorcppc r, Voiron: se fossero stati più a rd iti, si sarellLcro resi anche padron i cli Grcnoble, non protetla eia un co lpo <li mano. li generale Zoichmeis tcr si lasciò intimorire dalle posizion i di 13armux e della Chav,u1ne, che i 1"rancesi avevano rioccup,,to, e rimase inoporoso Jler un mese ci rC!,. E$Sendo giunti dall' l la lia rin forz i ai Fr11,ncesi, qtte,t.i, in numero di circa 3000, direi Li (bi generali l\loranù e Dc:;.,ix, ripresero l'otrcnsiva per cooperare a l movimento che il marnsciallr, Angerau ,Jovcva fa re vcr:;o Ginevra cnn un 1;orpo formatosi a (.ione. Lo ~copo cli ques ta manovrn era di girare la rnten,t rJel Giura e cadere sul llono alle sp;,lle degli eserciti, che Napoleone fron tcggi,iva Lra la Senna o l;c ~lama. Questa ,livèrsione condo tta con lcnter,za. non rinsci; Jc oprrn ioni poni fallo in Savo ia, esscnrJo sl,ll c hen d irette, dicder0 mi,~lio ri risu lta ti. l Frnncosi in iziarono il m,wimenl.o avanti il• :1 7 f0h 1Jraic,, ri prc:;eru la 11osizio ue ile,; Échollcs e pa,;:;;cto l'lsère ,t lllont.n,éliau, si presen tarono su tre co lonne dav,1111.i "· Ch:unbéry. i'iei giorni ·19 <J 20 febbrnio lSH furono a ltacçate o prese d,~i fi'ra11ce,i Je ,il tJJJ'C di l.èmene che dominano Llet.la cit.là ,i l nord e quello <.Lella Croix-llo nsso ed iJ casi.el io di ~!ontagny che co rwivano la rilimla degli An$1,ria<:i $li Aix-l es-Bai ns. Gli Au~l.ri:ici vivamcnt.o inseguii.i si diressero stt Ginevra in dli<' colonne, passando per ,\nnecy e Humil.li. 1,;;;,i ;; i riuni ron o awrn U Saint-J nìicn. nr,l campo trincerato naLurnlo tra il Ho(lano, l'Arvo Cli i mont.i <lo V11ad1e, Sion e s;Jère~ e dopo u n sanguinoso combiLLlirn cu l.o, clO\'el.tero riti rarsi dieLr<> l'Arve, appoggi:rndosi a Ginevra slata messa in istato lii clife, a. Dessaix aspctlav« per attacca re la nuov,i posiziono aw;Lriaca, cho le teste di colon na d'Augerau sboccassero dal Giura od i difen- sori, vndcnrlo,i minacciati ,11le sp,,llc, già Lrnttwano clolla resa, quando il 11101•imcnto di riti ra ta cli Angereatl S ll Lione venne rcpontin,unente a molWic,l.l'e la, si tttazionc. Dl'saix llovctt.c resistere Sltlht difensiva fino ;, qu,u1clo la noLizia .ctoll1t çapiLolazione di Lione mise termine allo operazioni clell,t eam1xtgna. Nel lil. pri tnavcrn del 1815, l'armata della coa lizi one cles lin:tl.:; a,l agir0 contro la F'rnnria dall'llafo, era riunita nella pianura ciel Pit•.monte. Con,;la1·a di Ire ,orpi, alla dc:;l.1·,, il· ·
L.\ :-IE UTllALlT.\ IJliU.'.\LT.\ :<.HUI.\
nell'i pot.esi d'u1m glterrn ilell'l lal ia e della vorman ia c01Hro la Francia, ci dit la mimrn del profìllo che questa ultima polenza può lratTC da l liLero pos;;esso dell'a lta Sa\'oia. I Frn11ccsi <loYcudo spi11gersi in questa rcgiouc, per arre,;tare la marcia d\111 at(gre;;;;orc pro,·cnieutc dalla S,izzern, che rnira.s:;c ;,ia a Lione, sia ,1 prendere di rorescio le difeso dell a bass,l Sarn ia, sono intenH:mti a desiderare annullala la zona 11eulra, in modo da poterla ocrn pare al principio delle osliIi1 ;t, senza sollevar pro leste per prirLc delll potùnze e per non correre il pericolo di Lrorarsi di frorHe la Srizzera che reclamasse i suoi clirilli. ni più. siccomp. in un conlli!lo nel quale aressel'o gli Svizzeri nemici, i Francesi uotrehbern esser sorpresi dalla parie dell'a lta Ra voia, 11011 coperla da alcuna opern di JorLificazione, essi oggi pronedono a C'J lmare quesla larnna del loro sistema difensirn. in modo da a,;:;icurar;;i non solo il 1
i.co1wr.1 lu fri mu 11 tcou G0,000 uu1ni 11i dove, fl (1t\l SP111piu111• )'orlal':-i1, 1·r~c,,;i1111, ra l'tl il tìiura: " Ila ,i11blra il ;;L•nc1·:dr. 8ul,na ron Jn.ooo 11u1ui11i (,ki qu:1 li J':l,000 l'i1•muntc,i 1, 1lo1•,•va 1w1 pi1•,•oft) San n.. rnarrln l'd il ~lnnccni,i1t l'lllrar!' in Sarnia: 1111 IN,,. rorpo tli ri,rn:i fnrtr di ~0,000 uomin i 0ra do,tinal.o :11l opr1·a rc in l'ro, c11z,, pc,I co lle di Tcnd:i oc1I il i'iizzardo. 11mar,,;ciallo Sul'llt't non di;po11,•1 a eh,• di <l11r dii bi,mi, ,q,p,1g;?ia t,• d:i c111·11t'lu• bai ta .,:Ji1)1H· ,ti g11 ardia n,1zion~ Jr. prr rnprirl' il trailo 1Ji frontina rhc ,·urr<' ,tal pir,h• ,1.-1 1:inra lino a Grenolilf'. Al la sua afa sinb l1·a la cl il' i, io11r llc,~:i i~, slal« cli r('.[ l:, su Thu 11 un, tlopo an•r difc:;a succ,•,-.,i1amc11t,• la str..ita d,·11:l )1,.illcric ,. k li11c~· ddla l>r.t11>L' e• dclr.\n•,,. 111)11 p,)tcntlo r,•,i,; t,'t'<' d:11a nli :llla su1u•riMiti1 n11meri,·a ol<'I 11e111i,'"• , i rilir,, ,ull:1 posiziono del Giura lr.t lr, Jt,,us,;c, 1•d il Jl 11<la111,. Il ;.l luglio I:, r,usi1.i<1 11 0 di I.es lìousses fn 0~cupaJa dal :wrwr:dc Friuw11t. \Jral., llr~lr;i fr,111r1·"· 1.. lrup1,1• tlell,1 ,,·eon<l.i diYi,;ion<'. avnnzalcsi iu:-.inei :il lc· .Al 11i. dO\'Cllr ro l'iti r~11·si pr 1· 1a l \H'<1111:r;ia <· lél l\lnl'l:in<1. occ11p;111donr l!'li :;h11rrhi 11rr,,o C<1nfla11s rd .\ Ì;!UC'b<'II<'. li 2i NI il 18 µ'iugno ;:li .\u,lrv1
s~1rd i
si LJl'O:-it'll l:.UL>flH da.vanU a
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due 1,v~i1.io11i. Coufla11,
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atr~u·tatu ('(11tk111p,,-
1';,ll(•amP11 lr ,la thH' rolon nr, p1·0,·1'n ien li 1'1111:1 clalla 1:>llr <lc ll'lsè re. l'a lt ra <l al l:1 n ,11,, ,li llcaurort. l.:1 rc,hlenza tlirella dal colonn!'IIO Bu;:raud fu 1lo'lle più sln·11ur e r11 tro11· rab a !':tgiu11c di 1111 :irmiot iziu courh ins" tlal 11wr~,:ciall,J Sutl,ol. Sp iralo r:1rn1i~lizi" i c.. q,i fr:tnrf',i S/!r,111hrnrnnn la ,.1llr cJrJr lsèn' NI :tn<larnnf, a,I orcupa rC' In s lréll a ,\i', l~chl'llc,, I« cresta ,,,1 i pa,,i dC'f )I onte du Cimi r si distr,crn lun;:n il Uod:ino, , er,o s ,•ysscl e Uc llcgardc, per coprire il pa,,:o;.(gio tl l'I fì 111111•, h1 , !rada <li Li on .. e i1,1r 1.1 111·1110 alb cli,·isiono Oos.1ix dir ,i ripirga,·a ,n Sainl-t.lan<I•'. n~, 1 Cflllto loro, gli Aus lro--SarLli ~i ~pi11:,;.oro su (ì ro11nl1 lc1 la c·u i {.!uarni~iunc furuuht d:1 q11ah:hc Ùt'po:::ittJ e t)Ot.:hc guanlic uazional i, :-- 'arn's1\ do110 l,n'Vt' rc~i-; lc•11za . nir,,ta
alJ:1 .i,,,Lra o schi,1criata alfa sini,tra. 1·ar111ala fnrnc•·,r non 1101,,,:i 1·onlin11nr<' una <lir,,,:c , i'lm clopo la !Jal.l agl i:i cli 'IV,ll cr loo m:1ncava tl i ,co po. l•:ssa ,:o nchiuso in cnnse· ;..:uL·um una ~nn1·cn1.iu11t· in h,LSC :illa •111al~ Lion(' fn occupalo chll ll('m iro. 111 iftlrsta rarnraitnn ru r:1Jto appnnt., a l maro,rialln Snch!'L rii non a,,•r nrcopalo la posi1.ionc di \';t lnil'(•, per prc dù,\!!!•'11' la }lori;i na, rii 11011 :i1·c·r difos:1. Girmvr:t pnr im11<>dirc l'arnnzarc dcll'aJ,1 tl,•,tra dl•;.;li allt·:,li. <li non il\l'r inlì111• ntilia.ato, d•>Jlù la prrdila ,l i ConO:in;,, l,1 forte p,1~izif,11 r d•'i H,•:rni(f'S 1•01111' linea li i difesa ,1:t,•:rnl i al n,1(hno (//fl(l/,on de la cai,111a91u <le 1815 pa r I,• rom le UE V11.1.n"rn-C11sv110N, lioul en:111 l-rofllud cfulal-major s,;r,lr, :;(,us-rlwf ,rélat-uwjr,r 1111 ro11lin:5~11t 1•il:moutai,\.
po:;sesso dell a regiouc. ma pnr anrlie per polcr all'occorrenza prevenire il nemico gu quel pnnto che oll'rr i nrnggiol'i rnn lnggi strategici, cio<'.· n<'I harino di (:inr,Ta. Le considerazioni ora falle ,;u::si:-tono anrh<' nell'ipol<'si d'operazion i anslro·tede~rlie co ntro la Francin. Tn rrueslo caso , qualora la l'ronte d'attacco veni:-$e li mitata nll'Alsnzia-Lorenn, le forze riunile delle delle du<' polenze, mentre si lroverebhero in uno ;;pazio ristretto per le loro ope l'nzion i, impiegherebbero mollo lempo per· concenlrar~i. Polrohhe (Juindi an-eni1·e che l'Au~lria si decidesse n lruvcrsa,rc !n Svizzcrri. per ntlaccaro la Fl'nneia lungo il 1:inrn e pel bacino del Lemano. Gn atla,·co poi in questa direzione aHerrebhe cer1ame11te quando l'Au sl ria isolnta n~salisse la Fl'ancia. t qu indi 11nlurale r.he per tali eYcnluali1i1, la Franc in si preoccupi della difo~a della porta del Rodano e Yi romple1i il suo ~islema di l'ensiYo con forl iOcazioni o fe rro, ir.
Il I.
StahililiL in husc ad irrefragahil i prol'e sloriche nei suoi ,·eri termini la (Jllistione della neutrn li lit dcll 'all:1. Snvoia, r delineata l'importanza ~-h·e;;,-a po1rehbeac1p1islare militarmente nei più probabili cvrnli di guerra, possiamo ril'Olgere la 11ostrn nll enzione al va lore politico che oggidì le è allrihni to ne~li Stati d1C' ,·i ~ono più o meno dircliamente intercAi-a li. , Tn Frnncia Lulli gli ,criLt i che, dopo il 1860, ,-'occuparono in q11akhc modo dell,1 qui;;lione Snroiarda ( I) , sono concord i nel dir~hia rnrc che la zonn. nentra. non può più essere serinmente tcnn!:1 in i:nlrnlo e non ha più attualmente alcun \'illore. ()ul'~te as~er(Lj Olt rt) ;;11 scrilli du· ~ian,o l'Cnuti cit,u11lo lun:::u il ror.:;o ,le! la1oro, tlnc in IJUesti ullimi anni s'occnriarono rii propn;ilo 11,,Jla q1wsl if,M, ,·ioè: rabho ll!lNlS, Occup<llion, 11e11/rnlitr 111ililaire et <t1111rxw11 de 111 S<1roir. - O/l.,rn•11/io11s <11r la pretmduc mulrnlill) d.1, /11 lla u/1·-Sacofr (Jm1mal t/1•, sr·icnc1·.s mili/ai,·es, juin, 18Sl). - l·:MILE )l.1 csu.-., La S111•oi,• ,•t la 11e11trolité llrit'é/ilJ>II' rSprrlalew· mililai1·e; I noYcml,rr !883). E1111.1; ~l.u,n,\'. /),· /11 stii-r/i,-rwl 11rulrnlil•' 111ili/<1il'f rie la Sf/t'Oie. (Spectalrn,· mililail'I'. ! ,1r·lol1r,· J8S3i.
· V'iO
1
ESA)!INAT.\ STORICAMENTE J:': MILITARMENT1"
LA NEUTRALITÀ DELL Al,'l'A SAVOIA
scere la neutraliti1 della Savoia ed il diritto, che essi pretendono avere. cli stabilirvisi in caso di guerra per proteggere il loro territorio. A questo unico scopo anzi conti nuano ad affermare che ftl ·creata nel "815 la zona neutra. In complesso nel la Svizzera si dà un'esagerata importanza alla quistione savoiarda, che i giornali tedesehi imisprigcono ancora, facendo continuamente vedere le mire aggressive della Francia dalla varte del Giura e dell'alta Savoia. Egsi consigliano in conseguenza, alla Svizzera. di erigere (ortificazioni che la coprano lungo la front iera occidentale. Avendo noi dimostrato guani.o siano limitali i vantaggi che la Germania. pnò trarre dal nrnntenirnento della neutralità della Savoia, non è da credersi sia. l'interesse direi.Lo, basato su considerazioni strategieh e, il movente della stampa Ledesca . Nella l1olitica. bisogna pintlosto cercare le ragioni di questo fa tto. La Germania mira costantemente ad isolare la. Francia suscimndo e creandole imbarazzi all'estero . Quanto alle altre potenze ~r·matarie dei trattati di Vienna e di Parigi, esse sono troppo poco interessate nella quistione per occuparsene seriamente. L'Austria, che aderì alla neutralizzazione dell'alt.a Savoia, i;pecialmenle per impedire che qualche po1"1.ione della Lombardia veni~se da.La al re di Sardegna, jn compenso delle cessioni falle al CètnLone di Ginevra, non può più oggi trarre a!cu.n vantaggio direLLo dalla indicata neutralità. Ancor meno possono :werne la Utts~i:i, l' Inghillerra. e la Spagna: di moclochè tntl:o lascia. 1;11pporre, che qualora fossero chiamale a giudicare 1,i controversia in u.n congres,o europeo, piglierebbero solo norma dalle condizioni politiche speciali del momenLo. Forse l'lnghillerra, per la sua, posizione fuor i del continente, polrebbe essere sempre fa.vorevole alla Svizzera, temendo che una. rivoluzione del terriLorio elvetico poss,t turbare l'cq11ili brio eL1ropeo a sca.pito della sua influeni11. A prova di questa a,-~erzione polrebhe addursi il c.ontegno del gabinetto inglese nel ·1860. Rima.ne l'Italia. Essa ha un certo .interesse che venga rispettala la zona neutra, perchè, in una guerra colla Francia, le sarebbe di
:zioni vengono giustificale, osservando, che la condizione speciale fatta al l'alt a Sa.vo ia dai trattati del "8H e 15, non aveva altro scopo che di agevolare la difesa al ]>iemonte e di guarent ire q nestn Stato da un'invas ione frnncese proven iente dnl Semp ione. Per l'annessione della Savoia all a Francia, essendo scadute le an,zidette ragioni , i li'rance::i ne traggono la consegnenza che la zona neutra più non esiste. Per ribattere tali ragioni basta ricordare quanto ahbiamo dello nella pa rte prima del nostro lavoro, cioè: ·1° che l'a lta Saxoia fu bensì dich iarata neutrale per compensare il re di Sardegna dei territori cednti al cantone di Ginevra, ma che, su proposta dei delegati ginevrini questa neutralità fu . messa sotto la salvaguardia della Con federazione elvetica; 2° che la neulra!ità pei di!'\tretLi savoiard i esiste tuttora. es"endo slata ri conosciuta esplicitamente da lla Francia nel tratta lo di Torino del 24 marzo 1860. Le ragion i militari per le quali i f?rances i non vogliono più a.c<' ellnre la neutralità del l'a lLn Savo ia furono giit da noi svil uppa te. Essi mentre mirnno soprnllollo ad assicurarsi dalla parle del bacino di Ginenfl, da ogni improvv iso attacco in una conflagrazion e eur opea, si preparano un'even tuale base per poter rigire così verso l'Italia, come verso la Germania e l' Austria. Questo caso però è poco probabile che si avveri, avendo la Francia più d.'ogni allea potenza , . interesse ri. rispettar la. neulral ilà della Svizzera, perchè mentre ne lim ita la front.e attaccabile, copre la parlep iù dcboledel la smdrontiera orientale. A questo proposito Napoleone I ebbe a dire : È l'i.nte·l'esse clella clifèsa che lega l<t Francia cLlla Svizzera; è l' inte. n~se dell'atta.eco chll 1mù nnd(0·e la Si;izz1m1, im.portcmte per le altre pof.enze. lt 1n-inio è mi ùitel'esse pam afl,ente, it setondo ,, passeq_qero (•1). Con tntto ciò la Svizzera non si sen te sicnra, e nell e fo rt.i(ìcazioni dell'al la Savo i.a non vede che nna Ù1inaccia per !a sua neutr11li1à. Per essere rassiCllrati su ll e inteniioni del governo francese, gli . Svizzeri vorrebbero che dichiarasse in modo esp licito di ricono1
(4) La nenlmlifà f}e/./1i SavOia, per un ex-diplomatico. (lfoova Antolo!Jia, t• nr>, ·cmbre 4883).
(i) Crtnsiclérations polilignes nl 111ililair,!$ sur le, Suisse., par ll(Ai>o1.l\o:-.-Lou1,; l1ù:-.At> A11TE, lils ne Lo11is Bonaparte, cx-roi dc Hollande.
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LA :SEUTJ\Sl. fT,\ DBLL' AL'J'.I :;.~ VO IA, ECC,
"Uarentic,ia conlro una possibile ano-Qressione falla altealliaacrior . ò."">b t) ç)
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verso la Svizzera, specialmente qualora le forz e fed erali occupassero l'alLa S:tvoia.. Questo vantaggio non è per() tale, da far si chf' l'Jtalia debha entra.re nell a con troversia che ora s'agita lra Francia u Svizzera; t1w1.lunque possa esserne però l' esito essa deve premunirsi cl.a ogn i possibile attacco ilalla llfll'I P, dell a frontiera elvetica. Anche nel caso, poco probabile. che le potenr.e riunite in congresso confermassern la neutralità dell'alta Savoia e decidesser-o. che questa possa venire even tualmerlte occupala dalle milizi e svizzere, l'Itali a non rlovrebhe perciòconsidet:ar:; i sicura: è lroppo nolo in q1ianto poco conto si tengano in g1te1Ta certi patti inter-na,.ionali. D::i. Cicerone che non es itò ad e,,clamare: Silenl leges inte1· Mma, a Bismark che dis;;e: La. q11,e1Ta aboliw;,, i t·ra(.(ar.i, la storia mostra quante delusioni eb bero quegli Stai.i che aJtì darou o la ·loro sicurezzfl sol o alla forza. ilei t.rntlati cd alle decisioni dei congressi . Sarà in conseguenza necessario che l' ltal ia chiuda al più presto con fortifìcazioni , come ha. fatto e va facendo ,rnlle r1.lt1'e ft'ontiere, i passi delle Alpi che condncono nelltLSvizzera. 1~ questo l'arnmaestramento. più. import:tnte che ci piace tra1Te dn. questo la.voro. NoYembre 188:1. 1
S. EusTACIIE ca71i~cmo d'nl't·i.glieria .
Fr-:r.1 r:E DE CHAUHA~o DB
R-IVISTA ESTERA
SERVJZ[O DEL VESTIARIO NELL'ESERCITO FRANCES~~
I.
ProoDiSl<i ,h pwubi e tele. - L'ai:,ruisto dei pauui di lana è stabilito in Francia dal ministero della guerra con l'indnstt!ia nazionale, mediante contratti del ·I 86/1, a trattative private, prorogati quattro volte liuo a tutto il 188-L La l'ornitura venne divisa il,.\ 36 lotti uguali, aggiudicati a i l ..:nse industrial i. Per ogni lotto si st,~bi li il minimo annno di fornitura a l2 mila metri di pauno e il massimèi a 66 mi la, (;()tt cauiione in danaro e in pezze di panno mollo ragguardevole, e t'n amnw~sa la revisione Jei prezzi cli tre in tre anni. 1 contra ui sono validi e invariabil i anche pel tempo Ji guena . Se però il ministero fncesse altri contrntti all'estero o all'interno a prezzi · superiori, qnesti dovrebbero essere assegnati temporariamente anche alle forni tnre ord inarie, quando i nnovi ncquisti superassero di un decimo le somministrazioni usuali. Le tele sono provvedute periodicamente a trattativa privata da fabbricanti naziona li, i quali po~so110 servirsi di telai fuori dei loro ,tabilimenti, per ravorir-e la tessitur:1 nei comnni rurali . P·l'O l)1:iste del vestiario. - Prima del ,1870 e, per qualche anno al1(;he dopo, tutto il vestiario del soldato proveniva dai laboratori tlei corpi. Ora il vestiario cli hrna è fatto a impresa, in base a contratti del "878. L'amministrazione militare fornisce ài fabbr ica nti ogni materia primn, come panni, vell uti , tele, visiere di berretti. Sono parimente fabbr icati :id impres;:i, in forzD cli coutratti, pur essi riel •1878, gl i oggetti per co pertim1 del capo « meno i berretti » .'1'<1'0 XVIII.
vor.
IV.
RIVISTA
le calzature, i cuoitimi, gli zaini, pei quali l'amministrazione non somministra agli ìntraprenditori alcuna materia di sua proprietà, eccettuato' il panno per talune coperture del capo. I fornitori sono ,obbligati a dar cauzione con oggetti manifaUurati . 1n caso di guerra ìe imprese del vestiario hanno obbligo di fabbricare oggetti oltre il massimo previsto nei contratti, quando il ministero metta a loro disposizione locali ed operai. Le consegne di panni tele e oggetti di vestiario devono farsi dalle imprese nei magazzini dello Stato in seguito ad ordini del ministero o dell'intendenza ('1). Si eccettuano però talune consegue di robe, come scarpe, coperture del capo, zaini, . che possono esser fçitte nei mngazzini dei corpi. Anche i <JOnsigl i di amministrazione dei reggimenti concorrono nelle provviste e manifatture del vestiario, facendo fabbricare nei loro laboratori <ii ri,parazione gli oggetti necessari agli uomini di statura e corporatura eccezionali, e quelli pei ragazzi . di truppa . All' uopo ricevono dai m.igazzini dello Stat,l i panni e le tele e fauno, con l'approvazione dell'intendenza, i contratti coi propri caporali primi operai, oppure, ma raramente, con operai civili. Le robe del piccolo MTedo « biancheria, pantaloni di tela, gamelle personali , oggetti di pulizia, ecc. » sono acquistati dagli intendenti di corpo d'armata , per aggiudicazione pubblica, ma possono esser · provviste anche dai corpi per via di contratti scritti o verbali da approvarsi dalla iutendenza.
ESTERA.
!!S5
-<1ssicurare l'esecuzione completa, leale e illuminata cli tutte le condizioni dei contratti: vi provvede una i5truzione minutissima dell' apri le 1879. I risultati, stando a giudizi espressi in documenti ufficiali, sareb-bero buoni : se uc può a vere una prova nella durata prescritta per gli oggetti del vestiario di lana, ~a quale, nonostante sia in generale piuttosto lunga, permelle di sopperire quasi per l'intero, c@ oggetti classificati fuori servizio, 11i bisogni degli nomini della ri:;erva e dei territoriali. Le persone cui è commessa, in gradi diversi, la verificazione del materiale sono : I periti dell'amministrazione; Gli ufficiali verificatori; GI i ufficiali consegnatari dei rnagazzini ; Le Commissioni di acceuazione; Gli arbitri. I periti fanno parle del personale addelto ai magazzini dello Stato •C sono nominnti dagli intendenti. Vi sono due categorie cli periti. Quelli esclusivamente impiegati a coadiuvare le Comm issioni di accettazione. E periti che hanno obbligo di esaminare separatamente pezzo per pezzo, le parti componeuti gli oggetti da fobbri carsi « come sarebbero calzatnre, zaini, coperture del capo », o éhe veno-ouo incaricati del pr ùmo esame dei capi di vestiario manifattura ti. Questi ultimi agiscono così nei laboratori delle imprese, come nei magazzini clello Stato, rna i loro giud izi devono considerarsi sol tanto come · una precau~ione e un primo grado di verificazione, sicchè non li berano in alcun modo la re:;ponsabili tà dei fornitori. Tuttavia sono rc-:spons:ibili verso l':imm inistraiione delle conseguenze del loro operato . e devono dar cauzione. .
l)
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II. Collaildo - Personale 1:he lo ,eseguisce. - I modi pratiéi e scentifici per accert.are la qualità delle materie prime e degli oggetti sono molti e tanto minuti, che il volerne trattare, anche som1nariameute, allontanereblw troppo dallo scopo. L'amministrazione francese parte dal retto principio che, essendo i suoi interessi spessissimo solidali con quelli dell'industria, essa deve da un fo to trattare a prezzi che rappresentino soltanto il valore reale dei prodotti ed evitare dall'a ltro di imporre obblighi che escano dai confini di u!la pratica e seria attuabilità. Ma nel tempo stesso deve (!)
L'intondem,a in Francia corrisponde al nostro commissariatQ.
Gli ufficiali verificator i del materiale sorvegliano gli opifici c1· h11presa, nei quali hanno incarico di riconoscere la qtrnlità dello materie prime 11011 lavorate, le macchine e gli utensil i, nonchè i sistemi di trasformazione e di fabbr icazione; servizio utile molto poichè la precauzione di cs:im iuare le lane prima e nel corso della lavorazione è forse l'unico modo atto· ad imped ire l'intrusione <lolle .lane meccaniche nei tessuti. L'ufficiale verificalore può inoltre essere incaricato cli assistere dc Cornmigsioni di ricevimento nei loro collaudi . I verificatori si addestrano in un corso speciale cli due anni presso
RIYISTA
l'istituto di arti t' 111cst1cn della Sorbomi, che comprende, nel pl'imn. anno, studi elementari di fisica, chimic:1, meccanica e nozioni generali di tintori;i , di im bianchi mento e di materie tintorie; nel secoudo :inno, studi pratici sullo materie tessili, veget~li o aninrnli, ;;opra i cuoi, lP. pelli, il legno, i rnet:i lli e sulla fohbr ic111.ion0 delle robe di lnnn , cli tel11, ccc. (:I i uflicia li ,l':i 111111 inistrazionc consCJ.;untM·i dei mngazzlll I sono incaricati di 1lirigen· il s0rvizio dei periti e, nei luoghi in cui uon risiedo110 nflicinli verifica tori, hanno l'obbligo di r.w11c le veci nella ~on·,lg\i;:1111.a delll' officine rl'impre$a. 1:.u;cettazionc, il rifiuto e la 1·iceclibilità ( I) delle materie prime e degl i oggetti ;;1rno pro111mziati defi11 itiva mo11 te da una Commissio11c stahilc compo~ta cli un ufficiai<' supel'iore e qua ttro c-0pitani. Altri due cnpita ni lr ,;,1no aggiunti cornr supplenti. l ,;uo i membri sono nominati •lai gcncralr c·oman1lnntc la regi,lne e ~celti , possibil mente, fra gli urfìcinli rii guarnigione nella piazza rii ricevimento. T.a Commis,;iout' è ;1ssislita da 1111 p<:l'i lo d<'ll'amministl'D7.ione o da nn uffici:i l" verifkatore, i quali hanno soltanto voto con;;ultiYo. Si i: d<'tl\l che le c6nunissirmi enrnttono giud izi deli nitivi. Bisogna .iggiuugern che r111csto potere è mitigato dal dirillo consenti lo <le11 1ro le z/i. ore, ai fobhricanti e, in certi casi, anche :ii rn111.ionari drlla inten<lenz:i, di ricorrer,' in .1ppr·llo a, l un ·arbi trMo nelle condizion i tiri diritto <·om unr. · Quando le for11i1urc di 1alu11i oggetti « calzalun•, cuoi11mi, u rolJe del piccolo con cdo » devono es~ere int!'odoLto dagli iutraprenditori uei magazzini dei corpi, i consigli il' anuninistrnzione si co:;tilui~..:ono in commissioni cl i ricevimento o delegano ,i Itri nfficiali del r ispettivo corpo a comporle. Codesto commissioni sono assi~tite dai propri <'ll pi operai o da altri agenti depntr,ti dall'intenden te ed agiscono collo stesso regolr cl i procc1lura ~t.n bili to per quell o atldette ai mngazzini dello Stato. Gli arbitl'i chi:1111 ati a decidere in :ip pello sono trr. e vc11goM , 11c)minati: (I) r.o stoffe o gli oi:gotti ricono,;cinli direttosi, ma ~11-cotti\·i di es.,;cr ,·orrolli, """" rcslil.u it.i all' imprcs:, cho può 1·iprcscntnrli. I panni cli krna possono c, scrc rc:;ti lniti ai Jahhriran ti 7>el' 1·ive(Ubi1Uà riti!' ,·olt~.
Uno dall' i11traprC'udi Lorn: Uno dal $OtlointendenLc; li terzo rlal prcsicleut0 del L1·ibu 1rnle di tomm crcio, o, iu :sua 1mrncanza, dal ,indaco del luogo. Trauandosi però di verilfrare panui di lanll, il terzo arhitro viene uomi ,rnto cl.'llJ'intc11dentl'. Le loro 1letis1oni :-0110 rscguihili son1.a nppello.
l'er aualogi;i puù ci1a 1·si uucli(• la co11unissionc ceulrn le pci rcclaini dei corpi di t1·uppn che sic•Jl' a Pari/!i ccl è composta di membri nominali dal mi11istero. Come lo dice la sna denominaziouc, n~sa uo11 dorn occuparsi che dei reclmni fatti dai corpi. Siccome però le roLe che rormau o oggetto delle ime verifi c;1zioni non po:s,wuo es:-er·e nitre che quelle proyenienti dai magazzini dello Stato già clefinitivamou te ::icceuate dalle commissioni o dagli arbitri, le sue decisioni non hanuo alcun r11ppor10 dirouo cogli int.ercssi delle im prese, ma pos$ono 1lnr·r, occasione ad utili proYVcdimonli amministratiri I' disciplinari.
UI. Labo1·atori cìoili e 11ia9az1ini dello Stato . - Yi so110 1 O laboratori delle imprese per la rauura del Yes1.iario di lana, cd altrettanti delle imprese per lo provvista di oggetti di copertura del capo, di grande arredo e di calzatura, st-Obiliti in capoluoghi di regione, compreso Algeri; ciusc.tm laboratorio ha una circoscrizione di fornitura, che varia da 1 a 3 corpi d'arm at;1. Ogni regione di corpo d':H'lnata ha un mag:izziuo cl i Stato. J?n incominciato pri ma del 1878 l'impian to di questo servizio ; .ma esso ebbe asseuo definiti vo soltanto col 4° gennaio 1879, dopochè furono !issate le circo~crizioui pcl servizio norrnnle dei laboratorì civili. Le clispo:;izion1 ministeriali del dicembl'c ·I878 crearono, per il territorio francc:-e, tre cp tcgo rie di 111agazzi11i , cioLi general'i, i-entra.li e 1·egiona/i, in massimn uno per corpo d'nrmala; e per l'A lgeria ('1) uu magazzino generale, due dfrisioncl'ti o parecchi :iltri di deposi to . Oltre cli questi furono stahi li ti dei magazzini succursali e in talune piazzo forti non c:i poluoghi rii regione, ~i formarono :rnche depo~iti
( I} rn Tu nisia rurono st,,bili t i
tre
magn1.'l.ini, i flivisimrnri<> e due ùi clepo:1 iLo.
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RIV!SV..
speciali. Fra I magazzm1 dello Stato è pure da comprendersi il dc·posito dei modelli esistente a Parigi, presso il quale sono fatti i cam-· pioni dei v.iri oggetti di vestiario, di grande arredo, ecc. ecc. I magazzini generali in .Francia sono tre ed hanno dotazione di riserva generale e di se,rvizio corrente. La dotazioiw di riserva è formatn di tutto quel materiale che gli assegni di bilancio permettono di acqnistare e mantenere rispetto ai bisogni di guerra. La dotazione di servizio corrente comprende : « Panni e tele bisognevoli per sei mesi alla truppa stanziata nella circoscrizione di forn itura ilei laboratorio civile dipendente dal magazzino. « Vestiari di lnrw occorrenti per tre mesi, oggetti di grande arredoe coperture del capo occorrenti p1:n· un arrno al!e truppe del rispettivo corpo d'armata, e 30 mila paia di scarpe ». I magazzini centrali sono otto, compresone uno per soli oggetti di accnmpamento, e conscrvauo la stess;i dotazione dei m11gazzi11 i general i, meno la riserva. I maga~zini reg'ionali sono pure otto. Non hanno da forn ire Je materie prime 11i laboratori civili e qn indi non posseggono nè panni ùi lan::i, nè tele. Del resto sono provveduti come ffUel li centrali. Pel mngazzino generale e per quelli <livisionari dcli' 1\lgeria si fanno dotazioni speciali in ragione dei bisogni particolari. A ciascun magazzino è destinato, come consegnatario, uu imtjiegato contabile, che dit cauzione in dam1ro e riceve un premio di gestione e u11a indenn ità d'uffkio, uguale al ventesimo della cauzione. I funz ionari ùcll' intendenza dirigono il servizio dei magazzini e controllano le operazioni dei personali di gestione e di esecuzione. 1t loro riservato pure il diritto di sorYeglia nza sui lnboratori civili e su lle altre imprese. Presso i magazzini dello Stato non esistono consigli d'amministrazione. ' Magazzini clei corpi. - Ogn i corpo ha un~ o più mngazz1111 pev Je materie prime e per gli oggetti <li vestiHio, d'arredamento e da ca mpo così pel serv izio co1-rent.e come pel servizio di riscrvn. il servizio conente provvede di~tintamente agli uomini d(\ll'escrcito attivo, et! agli uomini della riserva e dell'esercito territoriale chia-»iati all'istruzione; i quali ricevono oggetti usati . li materiale di riserva è formato di oggetti nuovi necessari in caso.
:ZS'l'EI\A
d1 mobilitazione, tanto agli uomini del corpo attivo sul piede di guerra t1uanto a uno o due corpi territoriali. . Codesti provvigionamenti sono tenuti separatamente secondo lo scopo · loro e oli orrO'etti del corpo attivo vengono anche divisi in lott'i d'i, wm00 · ' d' pagràa,o ognuno dei quali' deve contenere una quantità di vestiari 1 lana e di berretti uguale al numero d' uomini della compagnia, il necessario di al tri oggetti del piccolo arredo pei riservisti, e più il 20 per O[O di calzature e copert.urc del capo. Tutto vien distrihuito al momento del la mobilitnzione, dovendo il soldato entrare in ' campagna Yestito di oggetti di lana non solo nuovi, ma anche fotti di fresco. · 1 lotti di compagnia sono ·I~ nei corpi di fanteria e :i, nella cava llel'ia, co1·rispondenti ali' ordinamento di guerra dei rispettivi reggimenti., Un altro ne vien formato nei soli corpi di fanteria, zuavi e cacciatori per essere trainato al seguito sulle vetture reggimentali, il quale comprende ,150 serie di cinture di flanella, camicie e paia di :;tivalini napoletani (nuova calzatura) e 50 pantaloni di panno. _Negl i altri corpi si formano tanti lotti quanti sono nell'ordinamento d1 pace le compagnie e batterie. · I consioli cl' amm inistrazione sono responsabili verso lo Stato dei materiali ~-icevuti in consegna . Ma la gestione e contabilità dei magazzini :;ono tenute in ciascun corpo da un uf?ciale dell'arma_ris~ettiva, generalm1mte del grado di c.1pitano, coadmvato, secondo r bisogni, da uno o più ufficiali dello stesso corpo delegati dal· presi~ente del consiglio. L'ufficiale del vestiario non è obbligato a dar cauzione. La gestione dei magazzini è sottoposta alla sorveg!i~nza ,dei _fn_n zionari dell'intendenza . militare, i qunli devono fare rmste parziali o o-enerali a epoche indeterminate e senza avviso preventivo. Allre ri. ;iste sono parirnente eseguite dal genet-ale ispettore d'arma e tlalt' intendente ispettore amministrativo, e anche dai controllori. ,La conserrna fatta dopo il ,t 874- ai corpi cli truppa del loro provvigiouamen~ tli riserva e di Cfllello dell' esercito territoriale ha dato alla amministrazione del vestiario nei corpi un'importanza che per lo innanzi non aveva mai nvnto. Sopra un valore di circa HO milioni c.he si aveva al ,1° marzo ,t 880 per vestiario ed accampamento, 350 milioni si trovavano presso i corpi e 90 nei magazzini del~o St~lo: Non sembra però sia intenzione del ministero di lasciare agh ufficiali del vestiario un servizio si complicato ed ai consigli di amministrazione una re:;pons11bilità così grave. Fu ancl1e ossenato che, mentre \a Jeo-o-e del -1873 stabiliva la creazione di nnmaguzziuo centrale per ogni e!orpo d'armata e di altri pe.r le suddivisioni di · regione, non
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accennava che questi dovessero dipendere dai corpi di truppa. Si studia perciò da qualche tempo il modo rli mettere sotto la gestione di agenti del personale amminisl.rativo una parte di qn,>,i prc,vvigionamenti. Laboratori di r~pa,,1·azi'Jne. - Prima del ,J 815 i corpi di truppa avevano laboratori di vestiario, soppressi poi, perché distoglievano dal servizio militare troppi soldati - fu <letto 25,000 . Esi:;tono ora i laboratori di sarto e ca lzolaio, pe: le riparazioni , che dipendono dall'ufficia le del vestiario ed imp iegano, nei reggimenti di fuuteria, due caporali primi operai , uno sa1'lo e l'a ltro i;alzolaio, e sei soldati operai della sezione fuori rnngo, ai r1nali sono aggiunti i due operai di ci11:;c1.ma compagnia e <:o;;ì in 1,utLo H operai, i:z sarti e :;iltreLtauli c~lzolai. · La r:icco1iciatnra degli oggett.ì di .l ana e rlelle coperture - quando :;iano deteriorati dall'uso - è fatta per via cli abbo1~a 1i1ento dai capi dei laboratori ,1 prezzi moderatissimi, L. ~ ,18 per uomo tl rer anno, nei reggimenti di fanteri a, comprese le risarcì.ture al grande arrecfo, ciò che dà una sposa di lire 1700 circa, ca lcolala snlla fol'Za media · bilanciata di ,14-35 uomini dì truppa. Sono compre;;e nell'abbonamento la fo rll i.tura dei JJouon i ordinari e di uui rorme, alcune guarniture e l'accornodal.urn !legl i oggoui elci vestiario da wcina, da iufermeria , da nuoto e di tutti quell i dei ragazzi di t.rùppa. . . Il panuo, le tele, i Yol luti per le riparazioni sono forn iti gratis dal magazzino e prelevati dal fondo degl i oggetti usati . . L'abbonamento ces~a in r.aso di guerra per i ripart.i mobi li tati i quali provvedono a norma di special i tariffe. I .lahorntori escgui,-cono ancora ali.re riparn1,ioni, fra le qna·li quella delle c~lzatUl'è a carico del le masse. personali ( 1), sempre in hase a tariffe special i e ricevono inoltre un' irirlennità detta di prot'a, pHr ogni capo di vestia rio di lana, 11uovo usato messo in servizio, abbia o non abbia bisogno <li essere rit.occato par ad,1ttarsi all a corporatura del soldato. 1
1
o,
({} Le racconchil.urn agli a ltri oggetti del piccolo ~rredo. hia ncheriJ e ogge.tli di tola , dovono in nmfsima 0sscr fatte dall'utElnte.
IV. l)ist1·,ibuzùmi lilla t1'Uppa e rest'itw:ioni cil '/Jta.gazzino. - Secondo i principii generali che regolano l'amm inistrazione mil itare in Francia, lo Stato deve fornire gratuitamente agli uomini di truppa tntti gli oggetti ]oro necessari e rinnovarli, allorché hanno raggiunto il termine . di du1·ata regolamentare o sono stati dichiarati fuori di servizio. All'uopo, l'ufficiale del vestiario distribuisce senza pagamento la mamrior 1rnrle de"li 00-0-etti « vestiario di lana, coperture del• capo, ç)c) . 1':> ç)c) • cuoiami ,. ; ma per gl i altri, c.ioè biancheria, calzatura, oggetti di pulizia, classi~cati come piccolo arredo, sono 4ati agli uom ini due as·,-egnamenti in danaro, a titblo di prima ~,:issa e di mantenimen to, per costitiù,· 1111a massa personale (ùiclio id1tetle) . Prima elci ·1870 si ebbe I' i111.enzionù di 11dou:ire il sistema <lolle masse persona li anche pel vestiario di la1w, e per le co perture del capo, e ne Cn fatta l'esperien1,a pnrecchic, tempo nei corpi della guMdìa, ,in qnolli speci11li della al'lr1ata rl'Afrir.a e in akuni reggimenti di fanteria. Ma i risultati, presi in esame nel ,J 87 1 cl:11 Comitato <li. amrninistra1,ionc, non l'urnno favorevol i. Ecco quanto ne scrisse l' intendente Delaperrierrc, già professore alla scuola di stato maggiore, e ora direttore dei servizi amministrativi al ministero delltt .guerrn. « Ri$petto alla spesa si constatò, che il si« stema rlelle m:isse per~o11ali era pi~t grnvoso di cruello ordi nario e « pre:;entava seri i11convenic11ti di disciplina , a motivo della inclina« zione che potevano avere i capi di corpo a far rinnovare frequen• temente gli oggetti cli vestiario: d'onde un contrasto fra l'interesse (( della trnppa e i suoi capi . Si intende bene che l'interesse rlel sol« dato doveva cedere ; ma la conseguenza era un aggravio all11 sua « massa e uria spesa maggior0 a carico dello Stato, il quale doveva « in ultirna analisi sopportare i debiti di massa . l calcoli fatti dimo« strano die i defi,c'i t furono t.anto più forti, quanto più breve era il ·cc tem po passato dagli uomini in servizio . Onde risultava che · sotto il << , ò'verno della nostra lef)'ae che trattiene gli uomini in servizio per « un tempo relativamente brevt3 (,1 ), il vestiario a conto delle masse « personali :;arehhe stnto molto oneroso». 1
1
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e)?.)
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V
(l ) Jl ~onU11gcnt,; :;ta. ,,,tto L,; .irmi t,6 mesi in media; una. parte però fa soltànl,o i% me:;i.
.IISTSR.~
IUVJSTA
Per queste ragioni il sistema delle masse, 'fenne conservato soli.,nto per gli spahis, la gendarmeria e il reggimento pompieri della cillà di Parigi. Entrando al reggimento il soldato di fanteria è provvisto a carico ·dello Stato dei seguenti oggetti, meno la tunica, che gli è data 1 o8 mesi dopo. DURATA i VALORI::
I
OGGETTI DI VKSTJARIO
'l' rimçst.ri [
, ,j
L i re
cappotto di panno .
15
25 98
tunica di panno
-12
22 4-ri
a +
"3 91 H 8,1
4 , este di panno . •I pantalone
di panno
4 paio di spallini
8
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berreuo (kepì)
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•15
shako I giuhba di tela
zaino .
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8 23
6
3
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15
),
18.
Il soldato uon riceve uè farseuo· a mag1ia, nè panciouo; ma può essergli· somministrata, per ragione di igiene, una ciuLura di flanella. •.\.crli uomini della prima è seconda porzione del contigente di leva llOll °vengono dati , pel primo corredo, oggelli di Yestiario nuovi, s<· 110n quando ne mail(:,hino in magazzino di quelli in corso di durata. Ju questo caso i nuovi vengono forniti a preferenza "gl i nomini della prima porzione. . Ai soldati anziani gi danno oggetti nuovi in sostituzione di quelli •:lw han percorso il tempo prescritto; ma nel caso soltanto che il nn·: mero di quelli in corso di durata esistenti in magazzino e di quelli che stanno por introdurvi$i, nou ecceda i bisogni previsti pe1· la. v~stizione dei nuovi coscritti, e pel mantenimento a 1Jume1·0 del vest1ar10 di i~truzione. nl i uornini della riser ra e l}Uolli ~lell'cscrcito lt>1Ti10riale, richia-
maLi alle armi per l' istruzione, ricevono robe usnte; gencndmcut,, <JUelle che han compiuta la durata regolamentare. Gli oggeui di panno sonc riti rnti e sostituiti e.on altri appena abbia110 raggiunto il termine di ser vir.io. Tuttavia la tunica da sotturnci:ilc non è ri presa all'utente, dovendogl i servire come seconda divisa; e po,souo essere l11sciati iu proprici:t al soldato il pantalone e il berretto. Devono essem autorizzate· dal la autorità superiore le :,;urrogazion~ ùei c:ipi ùi vestiario resi iuada tti a compire la durata prescritta. · Sono ripresi agli uomini della prima po1·zione del contigente, li. cenziati dal servizio, gli oggelti del vestiario a durata, meno il pantalone, il benoLlo e la veste, oppure rncuo la tuuica se tra ttasi di sottufficiali. l ca porali però e i soldati ritengono il proprio vestiario ùi lana , ora indicato, solamente nel caso che i pantaloni e la veste uon :ibbiano da 1)Crcol'l'cre [l iù di un trimestre per rao-aiun~err il e;.:, t> ter mine di servizio, e il berretto non più di due trimestri. [li tutti gli :iltri casi rc~tituiscono anche codesti oggetti e nr ri cc vonr1 dal 111:1gniino del corpo altri ,;imili più vicini nl termine di <lu rnta. I congedati devono conservare i capi di , ostiario militare ed indossarli nel tornare al corpo: in compenso della conservazione sono assegnate indennità in denaro per ogni capo di vestinrio onde sono provvis.ti al lor'l ritoruo. Altre inclennitù ricevono gli uomini della riser ya e i tcnitoriali per ogui ogn i oggetto del piccolo arredo , porl,1lo al corpo al momento del loro arrivo alle armi. Gli uomini della seconda porzione del con Lingenle, quell i della dispouibilità, della riserva e i territoriali torrrnno alle loro case vestiti <lei panni da borghese di cui erano provvisti al loro arrivo al corpo. Gli ufficiali della riserva e i tenitoriali hauno diritto alla somministrazioni grntnita di 1111 vestiario nuovo d:i sottufficiale. I primi devono restituirlo fin ito il periodo cli istruzione. Gli altri lo ritengono tìno nl te rmine della inscrizione nei ruoli dell'eserci to territoriale. LP robe del piccolo arredo (< calzature, biancheria, cose di pulizie ,> d1e il soldato in :;crvizio perm,t11entc deve possedere a carico della sua mas:;a personale, sono suppcrgiù ugu!tli per nnmero e speci e a quelle assegnai-O al soldato italiano. Le scarpe però, vecchio modello Go<lillot, e le ghette di cuoio t'urouo sostituite da una legge òcl ·t 88 l con uno ~tira letto - brodeqtcin rwpo[,itain - e una scarpa
RI\' IST.~
rletla di riposo. ~fa frno ad oggi la uuova \'alzaLura non pare siì1 stata distribuita nl !a tru ppn, forse a cagione dei gro~si 1lepositi di ,-carre, rhr non ,;ono :incorn con:;umnti.
r. .spe.sn annua. - Il v:i lorc,. dii uuovi, del ve:;tiario di lnna, delle . co perture del capo e della giubba di tela da soldato di fanteria - che ;;0110 a carico dello Stato - è di . L. 91,% Hli oggetti del piccolo arredo a111 n1iui::-tr11ti irt con to delle massu pursoual i valgono » f.i l,81 11 prezzo dello zaino e della coperta da campo (1) è di » 25,28 [nsiome costano L. 168,H Onì 1,;alcolando su i prezzi pal'7.iali e :;ulla durata degli oggeui , 1wu arnministruti a couto clellP mas~e porson~li, si trova un i:onsumo anuuo di L. i.1\J,H\l .\ rni iìggiuuto per rat:couciatu re iu abbouamento • 1,08 R pili per ritocchi ccl ad:111an1cnti cli oggetti nuovi cd usati messi in distriliuzione. . >ì O, 15 1
Si ha per questo primo capo uua spc~a annuale per uomo di L.
,l.·1,22, Quanto alle rouc a c.arico delle masse personali il computo h p1u
$C lll piice,
potendosi fondarlo esclusi ,,nmente sugli :isseg11i , che sono due, uno per primo ('Orrrdo di L 4-0. e l'altro per mantenimento di L. .\.3,80. Conviene però osservare che, 110n rimanendo il solilato in servizio un numero di :i uni completo, ma sibbene in media 3 anni e 4O mesi, rassegno di primo corredo dovrù, per nrnggiore esattezza, ripartirsi prima in quote cl i mese. Darebbe co~ì L. 0,869 al me$e e quindi L. f0,i3 all'anno. Essendo infine stabilito a L. (~:l,80 l'asscguo di mantenimento, la ~pesa annua per i due assegni sal'cbbe di L. 54',~3 e quella totale· rlovrcbbc essere di L. 95,.\.5. Il costo reale dei panni di lana, degli zain i e del le rnanifotturc rimane luogo tempo i11variato per la ragione dei lungh i appalti, ondo ~i può ritenere che i prezzi portati dalle tariffe del materia le corrispondono csaltame11te nl costo vero delle rob(•. (l ) li
soldato fr:incc,e fa uso 1lella tenda soltanto in Africa.
Xello indicnrc la so111 111a di L. \)i.i,4,ij 0unw a11 nua :spc~n pel vestia1·io e piccolo nrredo, 110n ~i è fatto ralcolo tli :ilcuni altl'i fauori di :i11me1110 e diminu1.ioue pcrch<\ (Ilio st2to Mlu:i ll' dd bi lnncio fra nc.c•se non ù possibile cle1.ermi11nrli 1icpt1nrP in mod,) :ippt'o:;simnlivo. Non ÌJ , per 1~s. i11clic.1Lo menom:iment<' il Ynlon> dt'l,{li oggcLti ritirali :i dmat:i rompint.1, coi quali <'- co:;tiLUit:i moltn par1r1lel ragguardcvol,· fondo pc 1· la ve,1izio111: cl r•gl i 11 rJmi 11 i (l,,Jla risrrv11 n dei tr'rritori:il i. Q11;:in1.o all'nm 111in isLra1.iono 1lel l,• 111;1,.;~1· per,;111rnli ~0110 11cces~ari<· 1lue o~scrvazioui, ,·iol· l'IH' tlchiti Hf)ll :-<' n1· fon110 dai s.. Jd:,li, o :;e ne fauno as~;,i di railn; c· lw il c1·1 !d it,, tli 111,,~sa è pagn tn intur:rn1 eut0 sol1.:tnto uel ca5ù, he11 raru, 1'11e il sol!laln ahbi.:i rompiuto ~otto le armi :, anni di ;cn·izio. In ria ord inaria ,-i dcro110 ritener<· ,. p:igarc al 1cso r1, pn bbliro, all'auo dol congedo, r,. 1'2 pcl' uomo, :,u lrauasi di frut teria e L. 20, "" di arm i a cavallo. oppure tutto il cretli10, 1111.1ndo il conto porsonal<', non porti l'arere alle somnw or,1 i1Hlirntc. Non ri:;nlt:i però clfll bil:rncin delle fi11:1 11zc 11 qn:1 11 10 a~cn11dano IP snmm1: 1111mrnlrnenle pnglllo pnr questo titolo, rn:1 i;hr drbbnno vrrifi. carsi normal111e111t' :irnnzi non piccoli nrll':nnmini~tr:izione delle n1:is~c. gi potrebhe d< sumc1·c da l r.-1uo che la prcsC'rizionc del la ri ten uLn ;;i 1ro1·a di tnnt.o in tanto riconlat:i negli atti mini~teri.1li 1: anC'he ultim:imentc fu onlin.110, per lencrn appunto ,rnperiori a quelle· ~omn11!' i crnditi persona li, ,·hc ni,suu oggetto \'miis.sc fo rni10 :igli 11 0111 ini negli ultimi sci mesi di sr.rv izio, eccetlnato il coso di nece::sità . Poi Lhscgno stesso di L. \.:J, 80 :.inuue parrù ccrtanwulc più chl' ;;uflì ccn tr a 111:i ntcncrc· rn1 u1111wrn di oggcLl.i cl i tel:1, liin 11d1rria, tnl · zatnl'r, 1ic1·. :;u pporgi1\ eorl'ispo11dc•r1ti agli oggetti simili tlPI ::;olrlato it:iliano, che qur~ti tlrrn mantenerr• e rinuonn• ('Of mrdesimo :i~scgno di L. l:3 ,80 assic'me a 1111Lo il vrs1i:irio tli lann, 111 c:hrpi e :i llo z11 ino. T11 tt:wi11 non ì• eia lacero che le somme preYi;,te in bilnn<:io cliffcrisco110 nri ri,:ultnti gr•ncr:ili tl:i quelle ,latr eia! c:ilcolo pnrzi:ile r ciù per J;i ragio1w dd mocln variabi le di computare nel bi lancio la fo1·zr1. Quoslo inconveniente ind ica to riù ,·ol te dalla Commissione parl:1men1nre del hilancio, doni, neccs~ariamenlc appari1·c cd essere conci to 1lal conto con~untivo, ma non può 11011 gcnc•rare q1rn lclte dnb bin sul · l'esattezza dei dati. Cosi p. es. la spesa del YCstiario di lana ì• <'111colata sulla forza organirn, quella per l'assegno di mantenimento su que~l:i slt'~~a forza, diminuiw perù ili 1111 1r,nto per c·cn10 pc1· co11~etl i 1•,l ;1ILrn ran,(', l:icldovo poi Lissegno di primo ror1wlo i· conteggiato 1·ispc1to ad un:i forza rert:inicntr ~11periorn a qurlla cht' og-ni anno YÌPlH' incorporata 111'1 1:i fo11tcrir1. 1
JISTERA.
l66
RÌVISTA
Il vestiario di riserva è provveduto a parte con assegno straordinario, ma le spese di conservazione, deprezzamenti ecc., sono sopportate dal bilancio orci inario. Nell'ultimo triennio ~ 880-82 furono ;mpiegati in media nella provvista d<~I vestiario di riserva O milioni J'anno e ne ,rnstano tuttora altri cfa spendere prima ~i avere jmpiegato tntle le somme previste.
Per cappotti da sott1ifficiali viene adoperato in Francia il medesimo -panno dei capora li e soldati. Il panno « garancc >> usato per pantaloni non ha corrispondente fra quelli adoperati nell'esercito italiano. Se lo si paragonasse al nostro bigio da pantaloni per caporali e soldati il prezzo del « garance » sarebbe di L. 2.,52. superiore al nostro. .Segue uno specchietto comparativo della qualità dei panni per alcuni caratteri principali .
. PANNO ITALIANO dell'altezza d i t»,30
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PMWO CORRISPONDENTE FRANCESP.: del\'altez1..a di fm , {9
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Ecco uno specchieuo di paragone dei prezzi del panno al meu·o lineare (,1 ). Confronto della spesa in Italia e Francfo. -
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RIYISTA 468 I panni francesi per sottufficiali sono per ~itolo di filato uguali :ii ·. nostri. Pesando però meno dei panni italiani, ciò vuol dir,~ eh(· il filato deve esser più torto e quindi migliore. I panni francesi da caporali e soldati e quell i per mostreggiature (d1ra;ps de d:i.çti,nction) hanno ordito e trama più grossi dei nostri , quindi pesano più. La qualità delle lane ne rende i prezzi superiori, in generale, ii i prezzi dei panni nogtra Ii. Il valore di. tutti gli oggetti nuovi forn iti a carico della mas,a iudivi-· dnale del soldato italiano i~ di L. ·1'.2.8,87 _: compreso iI ..;o~to del tèlo da tenda e degl i accessori - L'assegno pri mo co n cdo ò di L. 90, e quello di mantenimento di L. '~:ì,80 all'an no. Siccome però il soldato resta in servizio 2 anni e 8 tne,i in media, la rp1ota mensile dell'assegno primo corredo dovrit coin putai·si in L. '.2,812,> . . L. 3:3,75 Si hanno così per quota annua.cli prirno t·orrerlo . , » 43,80 Per quota nnnua di rnantenimentn
qnindi insieme L. 77 /ii'.i Ma vi sono altri dati che modificano questo costo: Si può lasciare da canto i depositi Yolonta ri e gli addebiti alle masse per :cause estranee al vestiario, come qualche ripai:azione nlle armi , perchè $Ì gli nni che gli 111Lri sono iu us0 in ambedue gli eserciti.Fa mestieri invece osservare come si trovi no due introiti a favore della mass~. del soldato italinuo d1e il francese non ha; e sono la ritenzione straordinaria su1 soldo per debito eccedente L. 30 r. riuella di qualche :-oprassoldo per ~ervir.io speciale. Poi si hanno i debiti di massa che sono, assiem(ai crediti, il punto nero del serv izio. Questi debi ti - tutti naturalmente inesigibili ii.on difettarono mai in passnto di grosse cifre, mentre gii avanzi ossia r.rediti verificntisi al tempo stesso venivano e vengono via via pagati· al soldato. Così il debito restando. iuteran1P.nte a carico della m::issa generale e, in ultima ànalisi, dello Stato, genera nn nrnggior costo non previsto dagli assegni di bilancio, di cui deve tenersi conto nello stabilire il valore medio annno dello arredamento personale. Questi debiti sommavano a .L. 2,500,000 il ·1° ottobre ,(882 per le, olto classi di 4" ca tegoria assegnate agli 80 reggimenti di fanteria. Per de.dnrnc la quota persona le annua, si dovrebbe, ceteris pan·~ hus, calcolnre ~o]tanto il debito delle 6 classi in congedo illimitato al 4° ouobre 1188:Z., sopra le c1uali il meccanismo amministrati,o ha avuto la sua piena applicazione. E$sendo però st.ttto diminu ito nel ,1880 J'as~egno di mantenimento che da L. 51, •I O fu ridott.o a L ,\.3,80, modificate fo tariffe drl vcsti:rrio r distribuita ;ii fanti la giubba di l:urn ,
ES'l'ERA
~69
queste condizioni diverse lascerebbero dedurre da quei dati apprezzamenti di uu valore soltanto retrospi:ltt.ivo. Converrà perciò restringere l'esame, e computare solta nto i debiti di una cl3sse, che può ·es sere quella del 'I 859, la quale ha spllrimentato interamente gli effetti delle nuove condizioni. Presi in esame i credi li e debiti dei reggimenti di fanteria di linea, si rileva chw, congedata quel la classe, il debito fu liquidato in L. 3650 ,circa per reggimen t.o e il credi to L. 11200 , ciò che darebbe in tutto per gli 80 reggimenti di fanteria di linea L. 290,000 di debiti e L. 96,000 di crediti. Per ottenere il debito personale medio pare a primo tratto si debba togl iere dal debito il credito e quindi dividere la rimanenza per la forza congedata : il che d:irebbe in media per uomo L. 6,73. Ma ciò non sareb be esatto. È vero che il credito di L. 96,000 so praindicato rappresenta pel momento un pagato in meno, ma esso non può ca lcolarsi come introito effettivo, sibbene come semplice deposito, per la ragiooe che dovrà essere sborsato interamente al momento in cui la clbsse pnsserà nella milizia territoriale, come fu già pagato in parte il credito primitivo all'atto del suo congelo provvisorio. Tralasciando perciò di tener conto dei crediti e nttenendosi all'altro metodo di .. dividere il debito intero per il numero di uomini congedati (28800) si avrà un debito medio per individuo di L. ,10,06. La qua l somma divisa a sua volta per 32 mesi, darà una maggiore spesa di L. 3, 76 all'anno. In tal guisa la spesa annu1t totale media per l'anedamento del soldato italiano sarebbe cli L. 811,3 1!.
VII. Senonchè per istimare il costo del vesttanc, del soldato italiano, bisogna ancora badare ad un dato « ignoto n.elt' Q;rnrninistraz-ione francese ». Si sa che gli assegni in danaro pel vestiar io fatti ai corpi, e le tariffe degli oggetti sono invariabili . In base a que,,ti assegni e alle giornate di prese,nza tlella truppa si staJ:!ziano in bilancio le somme pel corredo . Le qua li, però, es·sendo sempre superiori ull'importare degli acquisti fa tti ogni anno da ll'amministrazione militare pc•i bisogni correnti, danno luogo ad economie più o meno rilevanti, in relazione ai prezzi di tariffa, che in quest'anno furono di L. ,t ,100, 000, e pel ,188/i, si ca!ANNO Xv1ll, VOL IV.
3(1
470
ESTERA.
nI\'JSTA
colano in una somma anche maggiore.. Considerando tuttavia le vari abi lità di tali economie,· il minor valore del vestiario di fanteria in conf~·onto a_ quello _delle altre arm i nonchè i minori van taggi ottenuti ~11gl1 acqu1st1 negli anni anteriori al corrente, si può ritenere die ~l costo _personale del vestiario per la fanteria di linea venga diminuito 111 media , per quel titolo cli L. ,i, annue . , La _spe~a sarebbe cosi ~·idotta da L. 8·1,3 1 a L. 77,3,J, e qui ndi in }rancia s1 spenrlerebbe più pel vestiario L. 18,H, costando il soldato francese L. 95 ,45. · M~, i~ vero, è cosa evidente che, qualunqué sia il sistema amministrativo 111 uso nell'esercit_o fra ncese, la spesa annua, esaminata in via 8ssoluta , deve essere superiore a quella del nostro per cagione principalmente del costo e della qual itù dei panni , del va lore di fattura di parecchi oggetti , noncliè della maggior quanti tà cli panno impiegata pel taglio della tunica e del cappotco. . Nè possono questi clementi esser convenientemente apprezzati e confrontatr fra loro. Fu, è vero constatato che il pa nno italiano costa meno del fran cese, e per alcuni caratteri sostauzinli è cli qualità apparcnte~1cnte uguale, per :i ltri assa i inferiore. M:a non abbiamo dati sufficent.ì per constatare ,la durata assoluta _e relativa ùei pann i, la qnale, oltrechè alla qual1t.a delle lane e al buon sistema di rna11 ifa1.tura, è naturalme'.1~ subord!1rnta al t_empo nel quale qneslo e quell'oggetto si adopra cosi 1n Francia come ll1 I talia. Poi la rigidezza del clima iu Frnncia superiore in media alla nostra, obbliga colit a far indossare insiem~ la Yes~e di panno e il cappotto più cl i frequen te che non il cappotto e la g1ubbu d1 tela da noi. Si aggiunge che sino a pochissimo tempo aclclietrn il fan te fra ncese l~on _aveva ginbha _di tela ed usava, pei servizi di fatica e anche per I uscita, la veste d1 lana, che vale, poco meno della nostra giubba di panno. . Considerazioni _an~Joghe sulla cli ffì col tà di confronto possono farsi 111Lorr10 alle stollo cli_ tela, una parte dc"lle quali costano Ì)iù delle nostre, altre lne110, e rntorno alla fatturn deo-Ji oo-o·ett.i di vestiario molto 0 più dispendiosa nell'esercito fraucesc. oi, A stal~ilir~ un pa rnllelo fondalo sopra term ini equivalenti , sembra ne~essar-10 nportarsi ai valori, da, nuovi, degl i oggetti distri bu iti come pn'.110 corr.edo .al soldato elci due paesi . Così per il corredo ilei soldato italiano del valore di L 12.8,87 -comp reso il costo del telo da tendaspendendosi annualmente L. 77,3·1, per quel lo del solc\:ito francese , 1
che vale L. 168,44 - incluso il prezzo della coperta da campo dovrebbero spendersi L. 1011,04-. Impiegandosene invece 95,45, risulta che pel vestiario in Francia si spende proporzionalmente meno L. 5,59. E che questo debba essere il vero, lo prova il v:ilore delle riparazioni, meno costose in Francia, perchè fatte nei laboratori dei corpi ~1), dove si impiegano operai mi litari . Si intende bene che quando dovessero mettersi in conto le spese di mantenimento del · soldato operaio, i risLllt.ati forse non apparirebbero più vantaggiosi. Vediamone partitamente il confronto. La spesa delle racconciature al vestiario e alla calzatnra negli 80 reggimenti ita liani fu in media, nel 1880, di L. 18,30 per uomo e nel ,J 88·1 di sole ·I 8, ossia L. 6,60 per riparazioni al vestiurio e L. H ,4-0 per riparazioni alle calzature, ca lcoli falli su lla forza media del corpo, con diritto ad assegno cli mantenimento. Nel 188'.2, avendo le masse personali partecipato al miglioramento economico , impresso dall'amministrazione milirarc italiana a tuue le altre masse dei corpi, questo cespite di spesa, ancb'esso riordinato, fu alquanto minore . Nèlla fanteria francese il vestiario di lana, le coperture del capo e lo zaino valgono di riparazioni L. ,J,08 all'anno, a cui si deve aggiungere il costo cl i racconciatufa delle calzature, pagat::> dal soldato a carico della sua massa personale. Per istahi lire questo, non si hanno· tutti i dati necessari, ma si può ritenere con snfficente approssimazione che ammonti a L. 8, avvertendo che la maggior pane di questa somma è da ascriversi :il costo dçlle materie prime, perchè la mauo d'opera è semp re, molto scarsamente pagnta . Tutte insieme le spese di riparazione effettivamente pagate in Francia sommerebbero in media a L. 9,08 per uomo e per anno. La spesa quindi sarebbe d1 L. 8, 92 inferiore aJla nostra; ciò che darebbe un rispa rmio annuo di circa 800 mila lire sopra i soli 80 reggimenti itali.mi, quando anche da noi fosse in vigore il sistema ora seguito in Francia. Con ciò resta spiegato che la minore spesa del vestiario in Francia è dovuta esclusivamente al sistema dei laboratori militari. Se però si volesse fare astrazione dalla spesa di riparazione, ovvero quando si volesse supporre, che, aggiunto il mantenimento degli operai militari, quella spesa dovesse essere ugul\lc all a nostra , allora il dispendio annuo pel vestiario italiano apparirebbe minore cli quello fran1
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Labomtori simili esistono anche nogli eserciti [H'Ussiano ccl aust.ro-ungarico.
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cese di L. 3,33 per uomo. E così tanto la spesa assoluta quanto la spesa relati va sarebbero al confronto inferiori. La qua l cosa prova una volta di più la parsimonia dell' Amministrazione it.aliana. )'la non esclude neppure la bonLà dell 'amministrazione in Francia , quando si pensi che il soldato francese, vesLito più riccametnte del nostro, fa un consumo assai maggiore di capi costosi di vestiario che nou il soldato italiano, dando luogo ad' una spesa relativa di poco superiore alla nostra. Riepiloghiamo co11 poche note: I panni francesi sono assai migliori dei nostri. Il sist.ema di collaudo seguito in Francia può impedire faci lmente le miscele di lane meccaniche :iei tessuti: è inoltre molto razionale, perr.hè viene esercitato da commission i mil itari, cioè da chi ha il maggiorn interesse alla buona tcnu ta del ~old.ito. I contratti concordati colà a lunghe scadenze proteggono le industrie meglio che le aste pubbliche frequentemente rinnovate. Le forti imprese per la fattura del vestiario e dell'arredamento, costitui te fin dal tempo di pace, hanno il grande vm1taggio di assicurare regolarmente e completamente il servizio in caso di guerrn. Infi ne il sistema di fare lo Stato proprietario del corredo ha perduto molto della sua importanza da noi dopochè venne ridotto l' assegno di mantenimento in una misura che ha diminuito assai i crediti di massa, e dopo che il ministero si riservò la facoltà di ritira re alla truppa gli oggetti usati.
vnr. Contabilità e contrnllo contabile. - P resso i magazzini dello Stato in Fnmcia la contabi lità è fornwta dn scri tture giornaliere e da conti annuali, giustificali da documenti che autorizzano il carico e lo scarico . Sono tenuti da l conta bile : un registro giornale, un conto immwle cd al bisogno dei libri ausilia ri. Tutt.e le scritture devono esser chiuse il 3·1 dicembre, epoca nella quale il contabile stabilisce· sul conto annuale il bi lancio e quindi l'esistenza e il valore del materiale raccolto, secondo le scritture, nel magazzino. La gestione dei contabili è sottoposta al controllo:
lis·r&nA di ,f O grlldo, o loca le; di 2. 0 grado, o centrale; di 3° grado, o esterno . Il controilo loca le è esercitato permanentemente sul posto dal sottintendente. J~ fatto iuollre dal l'intendente, a cui devono essere trasmessi dopo la verificazion e i conti annuali. Il controllo centrale si fa dal minislero sopra il conto annuale e sui documenLi giustifica·tivi,. che. devono essergli trasmessi déll' intendente nel secondo mese dopo la chiusura del conto. Il comrollo esterno è iittribuzione della Corte dei Conti che lo com pie su i cont.i annuali e suoi allegati, trasmessi dal ministero nei due primi mesi dell'anno secondo successivo a quello cui i conti si riferiscono. Oltre a ciò il ministero trasmette nell'epoca stessa al!' assemblea nazionale, per essere sottoposto all'esame della Commissione dei Conti dei ministeri , un riepilogo generale del materiale, da l quale appariscono le spese e l'accrescimento del materiale effettuati nell'anno. La contab'i,lità, presso ,,; corpi necessaria per render conto allo Stato dell'impiego, e della esistenza del materiale, è eguale a quella pei magazzini dello Stato. Stabilita in massima nel ,187 1 per tutti i materiali propri dell'.ammiuistrazione della guerra, doveva esser mess.i in vigore anche presso i corpi sui rendiconti del vestiario pel 188 1; ma sembra che sieno sorte alcune difficol tà di esecuzione, poichò ai primi del 1882. fu sospesa, fon,e a cagione dell'impianto di un nuovo sistema di contabi lità fra magazzini e compagnie, adottato nel marzo ,1880 che portò un grandissimo aumento di lavoro in un tempo relativamente breve. Questo nuovo sistema semplificù molto la contabil ità, · facendo abbandonare i controlli (registri voluminosi simi li al così deLto semestrale in uso nell'esercito delle Due Sicilie), coi quali si teneva in evidenza il vestiario a durata in distribuzione presso le compagnie. A semplificare la contabi!'ità concorsero poi altre disposizioni e sono; a) la classificazione delle robe in magazzino stabilita mediante le sole caLogoric di<<niwi>e-buone-da 1·ipàrare-(uo.,..i uso» . Siccome però le robe devono essere subito racconciate e qnindi pnssate alla classe di « buone ", quelle fnori uso o sono V'3 ndute o restano in piccola quantità pei bisogni delle riparazioni, si può dire che la classificazione si riLluce a ;Z sole categorie. Gli oggetti nuovi passano nella categoria di buoni appena escono dal magazzino, di gu isa che in servizio esistono, quanto al vestiario, robe di una sola categoria o classe. 1
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b) il conteggio degli oggetti a dur~ta fatto a trimes_tre, non :i giornata. e) gl i oggetti in servizio surrogati a durata compiuta, quando anche si trovino in buonissime condizioni al termine della durata regolamw~re.
L'ORDINAMENTO TERRITORIALE ED I T I R I A S E G N O IN T I ROLO
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Per la contabil ità fra corpo e compagnie sono stabiliti: a) un registro-giornale delle distribuzioni e rcstitn1,ioni m maaazzino· 0 b) 'un registro-matricola degli oggetti di vestiario a durata, il quale sostituisce i controlli di cui fu s~pra parlato. . . . .. Questo documento è assai semplice. E composto dt fogl1ett1 mobili, divisi iu caselle. Gli oggetti vi sono inscritti per cifre i~ùicanti !'_anno e il trimestre nel quale sono dist.ribuiti e il numero dt tmnestn che l' 00-0-etto - se usato - deve percirrere. Numeri simili sono marcati 00 ' sun-li oo-getti stessi distribuiti . Se o<rcretto è restituito in magazzino prima di aver compiuto il oo d . . tempo di durata, è marcato colla lettera R e col numer? . e1 _trimestri che restano a percorrf!re. Quando le robe sono rest1twte m magazz:ino o lasciate in proprietà agli uomini , nna cifra scritta in basso della ri~pettiva colonna ne indica l'uscita. . Come si vede, cou sole 3 o i cifre per oggetto scritte sullo stesso documento si tiene in eviden1,a e si controlla la durata degli oggcui per tutto il tempo che si trovano presso gli individui. Qnanto agl i oggetti distt'ibuiti a conto dcdla massa personale la c~ntabi litù è non molto dissimile da quella in vigore nel nostro esercito; ma non è riiietnla quattro volte per anno come si fa da noi. Si capisce faci lmente che presso le compagnie dev'essere tenuto ?onto su~ libro del dettaglfo (giornale di compagnia tri mestrale) deglt ogget_t1 in servizio e delle loro variazioni e presso ogni individuo sul propno libretto personale. Questa per sommi ca pi la contabi lità in materie, grazie alla quale fu assai diminuito il conteggio laborioso e complicaw, inevitabile conseguenza del servizio a durata degli ogget.ti, e probabil_me~te t~n ica causa che ha impedito di adottare :mche pel nostro esercito 11 sistema del vestiario a conto dello Stato. Comunque sia è certo però che il conteggio delle robe _a durata.' unito a quel.lo delle masse personali, come si u8a in l<'rancia, non ol- • fre nell' insieme alcu"n miglioramento contabile in rapporto a quel lo per quanto non molto semplice - in uso da noi.
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G. M.
I. In Tirolo le valli da lungo tempo determinano i li miti topografici della difesa, affidata a ciascun nucleo di milizia territoriale. Tale difesa ebbe sempre questo speciale carattere, che l'autorità civile ammaestri in pace gli uomini, e in guerra , d'accordo coll'antorità mi litare, divenga il centro attivo dell'azione, e i tiri sieno la scuola educativa, dove si preparano i difensori. Massimiliano I pose le basi di ta le ordinamento. A.I .Rnppresentante dell'autori tà sovrana (Statthalter) ed al Ca pitano (Landesha-iiptmann ), presidente della Dieta, diede attril.mzioui ci vili e mili tari. Divise la popolnziono in quattro bandi di 5, ·1O, 45 e 2.0 mila uomini, !)lObili-tabili in ragione dei pericoli d'invasione. Istituì i tiri a segno tra una popolaz ione, per la quale l'arte venatoria e il trarre tli mira sono una (1) Le notizio contenntc in qL1esto $Ludio vennero in parte tratte ck1 (Jucsto fonti: 1. Die SchiAisssland.s- Ordnwi(l; Geset;:; vmn H ~fai 1874.
2. Die Schiessst.èinde in 1'iroi iinci Vomlberg, von cler 1,. k. Lanclesve1·theidig1~nsObtt1·(1ehorde fiir Tirol ond Yoralbcry. lnnslJrncl<, 4882. 3. Gesel;; v01n 10 De;:;ember 1870, l1cl,·cffe1ui das Jnslitut derLandes vertheidigm1s. 1,.• Die Jfrieg.rnwcht Oeslerreichs. Wien, 1875. · G. De;· Gebii·gs-liriAi{/ von Franz Frciluwm von Kttlni /,·. I,. Feldmai·schalt-L·ieutrma.n t \Vien, i880. 6. 1'iroterfiihf1-ai· von Dr. Rd11a;r-cl Amtho1·. Innsbrnck, -1869. 1. Ucschichla 'l'irols von de-n iiltesten Zeilen bis tn clie Ne1izeit, von D.1· Josef Eagen.
Inn,lm 1ck, :1876. s. MErnns, 1/a.nd- lexU.on des ,Allgenwinen U'issens. Lcipz ig, 1878. 9.
nevu.e mUitaire de
iO. Jt Tirolo, 'forino, -1 881.
l'étranger, N. 11,5, H9; i874.
saggio di geogrnna militare, del tenente colonnc.llo
P.ERnucnr:T'l'r. -
H . I ti1·i a segno e le isliluzioni militari del Lenente colonnello BAnATmnr. -- Nuova
Antologia, n(n•ombrc ~880,
rn. Oraan aer 1Jfiliti.i1·-wissei1Schafllichc1~ Vereinc, XX VII. Band. 13. Slc1ats- l'orausschlcig fiir di.e i.ti IMchsrathe ·vertnitenen J<oni(Jreiclw una Minder (iir das Jahr 1.883. ,Jfinisleriwni fiir Landesverfhei.dignn(f. H. I cbnni sui f11cili da ca.mcm son tratti dal\' [si.mi ione dei l.872 sul tiro al bcr,:.i.glio per lo truppe d.i fanl.eria e cacciatori dcll' i. r. esercito, corrcclata doll' isl,ru,,,ionc pel trattamento e conserYaziono del fllcile da camera del 1876, trai.lotta dal te' nente colonnello CnBsc1N1, (lcll'S0 battaglione 1.> ers,1glieri. - Trento, 187i.
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ESTBHA
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pr,ssione; favorì i tiratori, diede loro privilegi, ei stesso assisteva e prendeva parte al le gare, promosse e favorite da principi e da duchi. Fu l'epoca in cui l' influeuza austriacn in Italia era contesa da Carlo VIII, ed i Tirolesi lasciati a sè, si difesero con valore contro gli Svizzeri li'ell'Engadiua ( 1t90- •I:H 9) . I Veneziani e gli Svizzeri minacciavano il Tirolo. V6Ilncro formati i quadri di qua uro reggimenti, vuoti in pace, riempibili in guerra cogli uomini atti aile armi, divisi in bandi . Venivano gl i inscritti chiamati alle armi due volte aJJ'anno, in primavera ed in autunno, per l'istruzione d'assieme, per parecchi giorni, e quindi rimandati. Nei giorni di festa erano esercitati nel tirare, nel maneggiare l'arma, ed educati nei sentimenti morali del soldato . Vennero concesse le compagnie dei cacciatori volontari, senza obbligo di servizio in pace, pronti all"armi in guerra. I quadri dei reggimenti erano nell'Oberinntha l, Unterinutha l, Pusterthal, Wippthal , nel Vintschgau, · nel Bnl'grafeuamt e Brixen, valli, conta!li e $ignorie ai confini. Società di tiro erano in molti comuni, e gare solenni erano spe::;so bandite, assegnando per premi, modesti cloni, propri al montanaro, vesti di cosù1me nazionale, anni, pochi ducati. Erano rinomate le Società d'Innsbruck, Hal I, Schwatz, Rauenberg, Kufswin, Imst, Pfuncls, Lrndeck, Sterzing, Reute, Bolzano, Meran, Feldkirch, Bregenz, Bludenz e Hohenegg, tutte nel Tirolo tedesco ("5Gr3- •I 565) . Splendide eraoo le gare band ite al castello d'Ambr2s, sulla fine del decimosesto secolo. Nel •1374 per solennizzare una festa di tiro a Inusbruck vi convennero principi e duchi, con sfarzoso seguito, da molte parti della Germania ; e dalla vicina Baviera venne il duca con 800 cavall i di seguito. Migl iaia di tiratori accorsero da Zurigo, Augshurg, Monaco, Ulm, Costanz, Feldkirch, Salzburg, Passau e Greifen- berg. I ti ri, erano col fucile e colla balestra. I bersagli diversi, e diversi i premi, secondo le condizioni sociali dei tiratori; gioie, corone d'argento, bandiere. Il primo premio dell a nobi ltà era del valore cli 500 duc11ti, quello della borghesia di 100. I tiratori vennero accompagnati ai campi di tiro col suono dei pifferi e dei tamburi; quei giorni erano festa nazionale. Le contese segn ite tra i membri della casa d'Hbsburg nel diciascttesimo secolo avevano fatto dimentic,1re le cure per la difesa dd Tirolo. Il consiglio della difesa vi provvide rich iamando a più. severa disciplina la istituzione dei tiri, che si era alquanto lasciata an·dare, e muneoclo dei migliori tiratori le bocche dei passi soliti a<l essere più frequentemente aggrediti. Nel ·16/i.G, mantenne per sei mesi 11500 cac-
ciatori ai confini minacciati, e nel 1668, ,1675 e 1683 l'epoca storica, in cui Vienna era assediata dai Turchi, il Tirolo dovette la sua inclipendema ai buoni cacciatori. L'esercizio del trarre di mira riprese le sue splendide tradizioni, e, io occasione cli matrimonio prinoi- > pesco, veniva tennta una grande solennità di tiro, dove i bersagl i, per assecondare le passioni dei tempi, erano figurati da Turchi (13651683). I quadri della milizia locale ernuo sul finire del diciasettesimo scrnlo trascurati e prcssochè andati in disuso; vi si erano sosLitui te le sollevazioni popofori provocate da lla dominazione straniera. I più abili tiratori si fecero quindi guide degli insorti ed iniziarono tra le boscaglie e i macigni dei monti qnel modo di guerra, che nel secolo appresso doveva mirabilmente servire a liberare il Tirolo. Furono invece reintegrati da Leopoldo II i qu111lri di dodici compagnie di tiro.tori, liberi in pace, e obbl igati in guerra al serv izio. La leva in massa non ebbe più qnaclri ordimti; il segnale cli correre all<1 armi nel pericolo era · dat!l dal suono a stormo delle oam pane. La chiamata tumultuaria era legalizzata ('170/i.). Per lui.lo il diciottesimo secolo è notevole l'ostinata avversione dei Tirolesi ad accet!are la leva e ad uscire dai confini . Si obb!igano invece spontanearnente (1736) a frequentare i tiri, a usare in ogni tempo e dappertutto deferenza e rispetto al Direttore gr.nerale dei tiri (Landesschùtzenmeister), ed eleggere nei comuni per direttore del tiro (Schùtzenmeis.ter) uun persona di buona fama, a ci rcondarla di qunttro consiglieri cli buon nome, a presentare il personale della direzione dei tiri al direttore generale, cui doveva prestare ubbidienza ed omaggio. L'esercizio del tiro così ebbe i I suo culto, si mantenne sempre vivo, · il suo prestigio non venne mai meno. Il Tirolo, alle prime mosse della rivoluzione france~c, fu in armi, pronto a difcuclerc sè, e a seguire, con devozione, la casa degli Habsbnrg. D01,e mancava l'arma, erano i macigni dei monti , le falci, i tridenti, gli strumenti agricoli, che servi vano per combattere. Sono popolari le tradizioni della sollevazione tumultuaria nel •1703 per opera di certo Sterzinger, del comune di Sandeck., nella vallata dell'Oberi un, vicino a Pon latzbracke, contro il marchese di Novion, spingcodosi essa vittoriosa sino a Imst, Nassereit e )'lils; e di quella dell'aprile -1791, pur contro i FrHncesi, vicino a Spinger. Gli anni 1800, 1802, •I 804 e 1805 appartengono nl periodo insurrezionale, e del va lore di queste insurrezioni, è eletto il maggiore elogio, citando le paro le del generale Kuhn: « furouo i contadini capi 1
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• delle bande armate, che doYettero nel ,f 809 riparare gli errori falli « dai generati austriaci ». L'epoca eroica, così è deua dagli scrittori tirolesi incomiucia con Andrea IIofer,' uu popolano, già guida d'una comp;gnia d'insorti nel 1796. Nel 1809, di pieno accordo coll'arciduca Giovanni, si mise alla testa dell'iusurreziooe, cumballè e vinse Francesi e Bavaresi ad Innsbruck, ad HaIJ, a Stcrziug, e il Tirolo venne sgombro (fagli stranieri. Diviso il Tirolo, per la Convenzione di Zuaim, dai possedimenti deofi IIab:;burg, il popolano ch iamò i Tirolesi alla rivolta: vinse il mar~sciaJlo di Francia T.efèbre al Berg-iscl e il Ti rolo fa di nuovo.libero, facendos i IIofer stesso govemat~rc civile e militare. Trndito il 20 febbrnio 4810, venne fucilllto dai Francesi in .)fantova. Negli ordinamenti dell'esercito nustri:H'o, segniti nel 18H-•I3-15 e 45, al Tirolo vennero couservati gl i aotic11i privilegi . Dopo il 18i8 il reg?i rncnto caccia tori fu il contingeute suppletivo dell'esercito, e In leva m massa continuò cd essere la truppa mobilitabile nel caso di minacciata iuvasiooe. Nel 1859 le operazioni militari non si allargarono al Tirolo e la difesa territoriale non ebbe campo di esplicarsi. Div~un~o. il _Tirolo .confini>, o r1uindi il probabile obbiettivo cli oporaz,0111 militar,, colla legge del ·I86i venne riordinata l'istituzione. Il Consiglio della difesa ebbe l'incarico di adottare in pace tutte le ~nisure preparatorio per la guerra, gli fil assegn:uo, come consigliere, 11 colo11nello comandante il reggimento cacciatori, e l'opera sua venne sottopost11 all'immed iato controllo elci ministero della ouerra. Lo forze mobilita!Jili in caso di gnorra, oltre il rcggimo11to caZciatori, erano i battaglioni bersaglieri provinciali (Lcindesschiil:;en), i bersaglieri tiratori volontari scelti (Schmfschiiteen), e In leva in massa (landstnrm) dai ·18 ai 50 anni . L bersaglieri scelti volontari godevano privilegi nei tiri pubblici, e molte agevolezze per costi tuirsi iu compagnie: eleggevansi gli uffi ciali, nò erano obbl igati ad un uniforme speciale. . r. bersagl ieri ~rov.inciali r.rano già assegnati al le compagnie, gl i ufGcial1 erano nommat,, s'era già disposto per l'istruzione d'assieme. si era dietro a provvedere e l'equipaggiamento e l'arrnamrnto , quando s~oppiò l~ ~uerra del 1866. Si poterono co5tituire solo 35 compagnie d1 bersaghcn, e per la fine di giugno, raccogliere oltre a 2000 volontari. Minori altri reparti si erano potuti formare di studenti d'Innsbruck, di tiratori volontari, creati al. momento, senza alcnn legame prestabilito. 1
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4.79 I.o forze tl'rritoria Ii vennero ini pieg:i te iu ogni opera1.ione. Ebbero pa rte al combnttimcuto di Condino, e nrlle disposizioni datesi per lo auacco di Pergino e di Levico. Sulle forzo mobili paesane s'era fatto un grande nssegnnmcnto. ·Nel Pusterthal erano in armi 6,i com pagnie a guardia della valle. Dopo il ·I870, introdotto il servizio obbligatorio generale in lntta la monarchia, il Tirolo veuue così ordinato: un reggimento cacciatori di 10 battaglioni (k . k. Jiiger-Regime11t) con un contingente annuo, che serve per tre anni effettivi e sette di riscrva: 'diet:i battnglioni di ber:;aglieri provincial i (Landcb1,chi.it;;;cn), corrispondente alla J,andwchr del resto della monarchia, formati cogli uomini dai 20 ai 30 anui non reclutati dal reggimento, e coi congednti da duo anni riservisti del reggimento stesso; la leva iu massa (Landstwrin), composta <li tutti gli atti al lo armi dai 18 ai i5 anni . lJ nome di tiratol'i scelti rolontari (Scharfschiit:zen) venne conservnto ancora, più in omaggio alla istituzione, che non perchò essi formino un vero e reale corpo armato. Un consiglio della difesa na1.ionale (k. k. J.andesoertheùliyimsOberbeh6rde), dipendente dal miui!'-tcro cisletiano del la di fesa, composto del governatore politico (StaUhalter), rappresentante l'autoritit imperiale, del presidente della .Dieta (L andeshauptmann), di due deputati della Dieta, o di uno del Yoralherg, membri civi li; del comandante mil itare generale in Innsbrm:k, dipenden te iu tale qnalith dal ministero della guerra, e quale capo della Laodwehr, dal miuistro della dife~a; di un comandante di battaglione di bersaglieri pro,·incial i, e di un aiutante d~l generale, membri militari . Questo consiglio è coatliLtvato in pace da un consigliere di governo (Re/'e rent der Statthaltere1) per gli affari politici, da un ufficiale superiore o capitauo e da un intendente dei bersaglieri provinciali per gli affari rnilit.ui ed economici. Il governatore politico presiede il cousiglio d(alla difesa. fo tempo di pace i'l cousiglio della difesa sorveglia e controlla il personale d'ufficiali o cli trnppa inscritti nei ruoli, dispone per l'istruzione, per l'abbigli::tmeuto, per l'e(ruipaggiamtinto, per l'armarnouto, per l'aliment:iziouc, per l'alloggio, coordina i mezzi cli trasporto per una mobilit:.iiione, prevede e provvede tutto pel personale, adottando anche misure d'nzione per una minacciante invasione; islituisce allora comandi di clistrello di diba, nomiua commi~sari imperiali di distrctli o di suddi visioni di llÌ5trctli, crea commissioni <li difesa ; in tempo di pace, in caso di sicurezza pub!Jli(a minacciata, chiama anche parte delle forze moLilitabili , dau<lo però ragione al governo centrale
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Sono esen ti dalla chiamata gli inscritti che prcsc11 Li110 un attestato firmato dal Direttore di un casino di tiro, d'arnr eseguito i tiri annuali, · o d'avere frcquent~Lo nelri1n1crno l'esercizio pratico del tiro ridotto . Il consiglio generale della clifc~a del rnose, in vista, che non ancora tutti i casini dì bersaglio sono ordinali regolarmen te, dispose, che quelli casini, che regolarizzeranno il tiro ridotto o conc~er~nno libero io,,.rcsso agli uomini. dell:i l1wa in nrnssa per eserc1tars1 e per 0 . . . . istru irsi , riceveranno dallo Slato armi da camera, mun1z10n1 gratuite, o un compenso in denaro per illuminazione e per manutenzione delle armi. Gl'inscritti alla leva in massa, per esercizi di tiro, possono valersi di un fucile, di rrua lsiasi modello, purchè esso sia in uso nell'esercito. Le autorità comunali ogni anno impiantano i ruoli della leva in massa, li trasmettono al consiglio della difesa del paese, che li controlb e quindi li approva . Gl'inscritti di questa leva si uniscono, in tempo di pace, iu ogni comune in sqnadre di 50 o al più di ,100 uomini, associandosi, se sono meno di liO, a quelli del comune vicin iore. Lo squadre, entro il circondario d'uno o più di~trctti oiudiziari, formano le compagn:e, forti da 2 a 6 squadre, e <"Olle c~mpagnic, entro il circondario di uno o più distretti politici, i battagl ioni a 3 a 6 compagnie; la compagn ia varia così nella forza tra i ·150 e 300 uomini cd il battaglione tr·a i 500 e i 1000. Il numero, la suddivisione dei battaglioni, delle compagnie e delle squadre è determinato dal con:-iglio surcriore delln difesa del paese. Minacciando perico lo, l'autorità superiore della difesa dà l'ordine, perchè la leva in 1nas$a proceda all'elezione de~li uf~ci~li_- Le sq~adre si sccloono il tenente, i tenenti il capitano, e 1 cap1tam il maggiore e un pr;vve<litore (P1·ov·iant-meister), il cnp pellano e il medico di _ba_ttoglionc. La scelta del maggiore deve essere approvata dal consiglio della difesa, che nomina pure il cassiere del batlàglione. Gl i ufficiali devono essere eletti tra coloro che, o come ufficia li o come sottufficiali, hanno servito nel reggim ento cacciaLori o nei bauaglioni provinciali. Ad ogni 15 uomini è assegnato un sot1ufficiale per guida; ad ogni compagnia due sottufficiali pQr la disciplillll, un serge~He con• tabile, un nrmaiuolo; ad ogni lrnltngliouo un mutante m11gg1ore tenente, un mastro di provvisiooo, un cassiere, un capo arrnaiuolo, un cappellano ed un medico. Costitui te le comp:1gnie, il c:ipita no e gli ufficiali, previo nccordo escludono quni tali, che, per voce pubblica, souo ritenuti iuclegui di portare le armi.
di tuLte le misure importanti , che esso consiglio fo~sc per adottare. In ouerra mantiene al completo le forze mobilizzate, as~econda e coaditi°'va le autorità mil itari nell e operazioni, cho si sviluppano sul territorio. Le spese in tempo di pace sono a carico del bilancio cisletiano, in guerra 3 carico del bilancio generale della monarchia . Nel bi lancio preventivo del ·1883 sono assegnati fi orini 563,000; nella qua le somma sono compresi stipendi, inùcunità, assegui straordinari, sommo_ di rap~ presentanza di tulli gli u{ficitili del consiglio della difesa e dei quadri cl0i 1 O battaglioni dei bersaglieri provinciali, tutte le speso per la chiamata all'istruzione dello forze rnobilitaùil i (Landessohùtzen e La1idst10·11t), e pei loro esercizi e premi nel tiro; non comprendendo in detta somma la spesa pel ./iiger-Regimcnt, le qual i vanno a c.arico del bilancio del ministero della gucm1.
II. La leva iu massa (Landsturni) consta di tutti gli uom1u1 capaci cli portare le armi, non compresi nel 1:eggimento cacciatori, uè _nei battaglioni dei bersaglieri provinciali . E soggetta in guerra ed m pace alle leoai cd autorità civili; è divi:;a in <lue bandi dai 18 ai 39, e 00 Ù• · clai 40 ai fi.t.i anni. Sono cseo tati dalla leva in massa i mcm n 111 dispensahili alle fami glie, gli impiegati necessari alle pubbliche ai'.iencle. È ripartita in dicci distretti <li difesa, compreso il Yoralberg, designati dnlla co nfigurazione topografica delle valli, sedi pure dei quadri di dieci IJauaglioui di bersaglieri provinciali. Sono ci1poluoghi cli difesa nella vallata dell'Inu, Scbwarz, fnnsbruck Imst; nella valle dell "Adige; Meran, Bolzano, 11fezzolo01bardo, Trento e Riva; nella valle della Drava , Bnmchen; e per il Yoralber Dregem: . Nei primi <licci anni, dalla pubblicazione della legge ( 119 dicembre 11870), gl'iuscriui alla leva in mass.a e che non avevano mai arnto pratica dell'arma, erano, a discrezione del consiglio della difesa, chiamati all'istruzione del ma11e110-io d'a rmi e del tiro. Ora rerò, che i casini cli tiro provvedono O tl in gran parte a questa istruzione, gli individui appartenenti alla leva in massa uon addestrati nel tiro possono annua lmente venire chiamati per 44 giorni uci capi-luoghi di distretto ad esercizi di Hmi e dì tiro, sotto la direziooe del maggiore comandante il battaglione dei bersaglieri provinciali.
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La leva in mas~a è in tempo di guerra chiamata dall'Imperatore, e si riunisce ai casini di tiro. Essa passa soLto la immediata di pendenza del comandante militare del Tirolo, e per la sua azione, sollo il comando immediato del distretto in accordo col commissario distreuuale della difesa; il comandante militare viciniore, d'accordo col com missario distrettuale, 1mò valersi, in casi urgenti, .degli uomini della leva in massn, nei puuti minacciati . Gli uomini del primo bando sono armati di fucili a retrocarica ed impiegati nella difesa del proprio distretto o del viciuiore; quei del secondo bando, armati cli qualsiasi fucile, non escono dal proprio distretto. Nel giorno in cui la leva in massa muove per compagnia, prest..'l solenuc giu ramento nel le mani del capitano, di essere fedele all'Imperatore ed alla pl1lria, <li ubbirlire ai superiori, e di essHre valorosn davanti all'inimico. Xessunn divisa è prescritta, ogni armalo di fucile ha ::I braccio supPriore sinistro nua fasc ia bianca e verde, provvi:;ta dai municipi, coll'indicazione elci numero del battaglione; gl i ufficiali però possono port8re disti11tivi mi li tari e contr;issegni d'onore . Le competcu:i:e Ycngono stabilite con ordinanze speciali, o durauo per la truppa sino al giorno seguente del cougeclamento, o per gli ufficiali sino al tu:i:o giorno dopo lo scioglimento della compagnia . I gregari, oltre la paga giornaliera, che ricevono ogni 5 giorni, hanno pure una razione di pane al ginrno, tabacco o alloggio. Gli uomi ni della leva in massa godono in guerra di tuui i diriui internazionali in vigore tra i bell igeranti, e in rigunrdo a ricompense e a competenze e ad assegnamenti pci feri ti, resi inabili al hl\'oro, sono .assi· milati alle truppe dell'esercito attivo. Il tarreggio, le bestie da soma, i trasporti dei bngngli, di mal:iti e di feriti, gli strumenti di zappatori e da tagl io sono somministrati ai battaglioni dai municipi. Anche in guerrn il periodo obbligatorio di servizio sotto le armi non oltrepassa i H giorni. Per il Landsturni vengono ora proposte modificazioni . Dovrebbcsi, scrive I' O·rgan de1· mil'itiirv·issenscha,ftl'ichen Ve·reine ('I), coordinare la mobilità del Landsturi11 con quella dell't:sercito nuivo pci primi successi decisivi, che spesso pongono fine ad una rnmpagna, e distribuirlo in modo che coi fuoch i d'assieme clei suoi tiratori con· tribuisca ai risultati dei combattimenti. Lo studio del terreno fa ogni
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3 poco imP!~gatt nelle guerre di rnoutagua; la leva in massn, così presto mo}Jil1zz~t.a ncHe vnllnte, non de,·e poi e~scre legata per ragione di circo.sc-r1z1one. Essa, pur man tenendo il suo cai·attere loc11lc, e conscr·~nd~ le tra~izioni storiche della valle, de,re espandersi per monti e d1rup1 sotto 11 com~nclo di ufficiali in telligenti e capaci. Le proposte vogliono, che gli ufficfoli sieno nominati non "'Ìit al momento della mobilitazione, rua in ten1po di pace, con ca li~a , dit:tro proposta d1 ~ersone intell igenti e di ncJucia; che siano q11indi chiamati,. nel prmo anuo, una volta, e poi, ogni due anni, all'istruzione, che dovrà rivolgersi in special modo allo studio del terreno cd alla missione affidata al Landst1,rm; che le truppe del primo bando siano chiamate ogn i anno, per 8 giol'Q i, pel solo maneggio d'armi; e che in guerra debbano servire 8 settimane, o meglio aoc-01·a per tutta la durata della guena; che i battagl ioni possaoo essere chiamati dall'uno all'altro distretto, in tutto il Tirolo, a scconc!a dei biso<rni; che si limitino i titoli delle esenzioni, e si diminuiscn l'età di ser~izio del secondo bando, riducendolo dal 4Qmo al ~. i mo an no d'età. Al tre _pro1)o_ste non meno importanti sono pure fatte per approfittare de!le :itt1tudm1 speciali ddgli uom iui ascritti al Landstnrni; clie si for1111110 e s1 prc~arino _i u pace altrettanti gruppi di zappatori, di guide, di seg_nalator1, ~1 messi, ~1 ~ortatori, rii portaferiti; che più b11 ttagl ioni assieme form1uo reparti <l1 volontari, Lutti tiratori, c-he, so orrni anno vengon? v~lontariamente all'istru1.ione del maneggio dell'nn;a dai ,i ,i. a. 2~ _?~orn 1: debb:mo ricevere un prem io, aver diritLo di portare un cl1st111Ll\ o d onore, ed essere, per compenso, dispensati dal prestar servizio nel secondo bando; cd in guerra essere parte impierrnti nei ri0 parti tattici più avanzali .
III.
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tiri a. segn? ~ono ~onues:i c~lla leva in massa; servono per ndde,,trare g1onm1 t1rator1, ccl rnsp,rare loro quello spirito mili1are che dù fo rza e solidità alle istituzioni. ' . In pace ~ono la sc~wln mi lilare dei cilladini non orgnuizzati in corpo; m guerra diventano 11 centro per assettare, disporre e muovere le fone .
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Ultima dispensa, nornm!Jrc 1883.
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g!orn('. continui progressi, e gli eserciti vengono a poco
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Il tiro, palestra d'educnzione virile, dipende dal Consiglio Superiore
RIVJSTA
della difesa del paese, che ne promuove e ne favorisce lo svolgimento. Decide in ultima istanza sul rifiuto dato dal direttore generale dei tiri alle domande dei soci di potersi cos~ituire in società; fissa nelle circoscrizioni territoriali le temporanee· clipendenze cli un C~>ino di tiro ad nn altro; e si pronunzi:,, sen1.a ulteriore appello, sni ricorsi e reclami di mnlte e di punizioni inflitte ai soci dalla deputazione; giudica sull'espulsione dei soci incorreggibili da tutte !e società di tiro. Si accorda colle deputazioni dei bersagli sul!' iudennizzo da accordarsi dall'amministrazione militare por la concessione momentanea dei campi di tiro per gli e;,ercizi delle truppe attive; ~ecidendo, d'accordo c;olla depu tazione dei casini, anche sull'occupazione momentanea dei campi di tiro delle società private da pane delle truppe, se ur/Yenti biso/Yni lo esigono. Riceve, pel tramite del direttore ge0 n:eri:il; dei tiri l'annuale rendiconto amministrativo di tuui gli i. r. casini di tiro,' si dà ragione delle entrate, delle spese, della ri manenza in cassa, del numero dei soci inscritti, e in base a questo, stabilis~c le sovvenzioni anou(lli; spartisce le somme concesse, come premi, dall'imperatore, dalla provincia, e dai comun(; ~ de:;igna la !ocali.Là, che dovrà essere, nell'enl.raute anno, sede d, tiro solenue. Esamma l'op1;-rato .della comrn issione dep.utata ~ _rro_nu_nziarsi sulla tolleranza cli fuci li e di. munizion i, che negli eserclZl dt tJrO dovranno . usarsi. Direttore generale dei tiri è il presidente dc(la dieta (Landeshaiiptmann) . . . . Sei deputati della Dieta, che per la loro res1~en_za vivono_~n mezzo ai tiratori, sono a!trettsnti organi attivi della m1ss1one del d,rettoce; essi sorvegl iano, s' informano e riferiscono: Al direttore. s_ono riv?lte le dirnancle cli quei tiratori, che, per coltivare l' eserc1z10 del tiro, chiearrono di costituirsi in società. · p::messa una società, il direttore generale dà ordini per la formazione del se,,aio presidenziale, nomiuando una commissione di sua 0 flclncia , sott~ Ja cui direzione viene eletta da' soci la deputazione del casino cli tiro. Quindi esso o l'approva, o dà l' ordine per la scel ta di una nuova deputazione. I rendiconti delle soc:età sono esaminati e vidinrnti dal direttOJ'e geneÌ'ale e trasmessi per la definitiva approvazione al consigl io della difesa. . . Le differenze trii soci, dopo il giudizio della deputazione, sono deferite al direttore genern le dei tiri, il quale, se si pronunzia uni~o:memente alla deputazione. rende senz'altro esecutoria la prima dec1s1011e.
ESTERA
Lo punizioni ai soci sono ad esso comnoica te, che, o le :i pprov:i, o se trattnsi cli motivi gravi , ne riferisce al consigl io della difesa. · Ogni anno nomina la commissione incaricata di giudicare intorno alle armi ed alle munizioni da accettal'si negli esercizi e del risultato ri fer isce al consiglio della difesa, per rendere esecutive le deci:;ioni .prese. Il direttore ·generale dei tiri curò l' impianto degli i. r. casini di bersaglio sulle basi della legge ·I8H, utilizzando il materiale, ed approfi ttando del personale dei tiratori, che giù esistevano, e il tutto conci liauclo e disponendo colla nuova legge . Venti ti ratori almèuo, chn :;i associno per esercitarsi e perfezionarsi nel tiro, possono costituir:;i in societi1, che, se ha un campo di tiro proprio, e ,oddisfi II tutte le eondir.ioui della legge, prende iI nome tli i. 1'. casino Ji tiro . L'impianto del locale, la provvista dei relativi attrezzi, la manntenziorrn sono fatte colle cont1·ibuzioni annuali , che si pngauo dai soci. Lo Stato, la provincia, i. comuni sussidiano quelle societù, che, per scarsezza di mezzi, non potrebbero, senza sovvenzioni, stabilmente costituirsi. È sovvenu!o il casino, che po$segga un tl·rreno lungo al meno 300 passi, e si uniformi alle prescrizioni per gli i. r. casini di tiro. Il casino sussidiato presta gratuitamente il suo campo di tiro per gli esercizi comuni dei bersaglieri provinciali della leva in massa ; e riceve una relribuzione da pattu irsi, quando i c:irnpi di tiro devono ùssere temporaneamente occupati · per gli e~ercizi delle trupp0, attive. Nei giorni , in cui iI cr,mpo di tiro è ceduto per gli esercizi, la direzione ne è presa dal maggiore de' bersaglieri provinciali o da ufficiali dell'esercito attivo, senza che questa momentanea occnpazione dia diritto a valersene ad ogni occ:isione. I soci effettivi sono inscritti in un registro di matricola e ne viene ri lasciato un attestato; i soci onorari in un altro registro. Viene tenuto un protocollo rii corrispondenza e un diario storico, dove vengono descritti i fotti più importanti, e più onorevol i. I cr,sini, che si sono nnifo 1'mati eegolarmente agli orrlinamenti prescritti, godono l'esenzione della tassa cli bollo, la franchigia postale, il diritto cli dare libere gare, tli nspir;.1re ai premi dello Stato e del la provincia, di ricevere sovvenzioni per restaurare e migliorare i locali, di avere facilitazioni per espropriazione cli terreni privati ad uso di. bersaglio, cli acquistare dall'erario armi e munizioni a prezzi ri..; .,NNO XXVJII, VOI,. fV
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1\1\'ISTA
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dotti, e di portare l'acquila imperiale sulla bandiera, sull'insegna e . sul suggello. r casini, che esi,.ternno prima dalla legge ,ts7.1-, venn~ro c~nscrv~t'. colla condiziono espressa di unifo1·marsi entro tre anni agli ord1n1
La cleputnzione provvede e conserva in pace le nrmi e le munizioni, risponde della consccvazionc degl i attrezzi del campo di tiro, degli edifizi, assolda un personale proprio pel senizio dei casini senza incontrare obbl ighi prol ungabi li a più d'un nuno. Il direttore è l'agente dell'amminist1·azionc, e il vice direttore ne e-0ntrolta l'operato. lìn rendiconto aunuale vien fallo dalla cleputazionc, e Hrnwto da clue soci vien trasmesso al direttore generale dei casi~i, e quindi all'autorilit i;uperiorc della difesa. Le somme elargite clall'lmperatore, da llo Stnto, dalla provi ncia, da i comuni, i contributi pagati da' soci, le spese falle pei tiri liberi, solenni, o d'esercizio, di lavori per riparnzioni, per resi.auri, cli provristc di polvere, d'armi, cli cancelleria sono l'oggcuo clcll'nmministraziono dei casini di ti ro. Le !'arichc nei casini di tiro sono onorifìche. li clireltore dura in carie.i quauro anni, il ,ice direttore tre, e i consiglieri due. Ln rielezione d'un membro ù 11rnmissibile. I membri della deputm~ionc porl.illo la coccarJa dei bersaglieri cd uu distintiro speciale colla leggenda: deputazione elci casino d;i, IJersay lio di .. .. Ogn i cilladino del Tirolo e del \'ora lberg può fars i socio di un i. r. casino di bersaglio, purchè abbia ~etlici anni, paghi una quota aunua le cli tre fi orini pci casiui proviuci:il i, cli duo per i distrettual i, e di uno pei comuuali. Il suo nome scritto nel libro di malricoln del casiuo è cancellato solo J)P,l' Yolontario ritiro, o per espulsione. I ciund ini dell'impero austro-unga rico possono far parte di uua società cli tiro, purchè quc:;ta vi acconseuta . Xon sono ammesse uclla società di tiro le persone, gii1 condannate per rurto, o per atLi contro il buon co~tume, o che giù vennero escluse dalla leYa in massa. Sono soci onorari gli uffìciali in serl'izio attiYo, o quel le pcrso11c, che, per SCl'\'izi speciali, rurouo dichiarate benemerite d.i qualche societit. L'ingresso de' soci onorari uelle socie1i1 di tiro deve essere approv11 Lo da l direttore gencrnlc dei tiri. Gl i inscrilli alle societù devono prendere parte ogor auno nlmcno 11 tre esercizi di tiro del ber~aglio della propria società, fare in media trenta colpi, senza coutnrc il tiro accelerato. Percopisco110 le mnuizion i a prùzzo ridotto e porlano uun coccarda bianca e ,orde, munita del numero del distretto della dif,,sa. Il socio, che per un anno 11011 frequenti il Liro, ncl l'anuo seguente paga c:ome nrnlta metù della tassa d'inscrizione; e se In sua asse!lZn con1i1111:i, ces~a di es,.crc membro della sociel:1. Il socio, cbo per quindici :-in11 i di seguito frequenti il tiro, acquisto il diritto di ~orio iu ntti,ità di servizio, senza arer l'obbligo d'interrenirc agli esercizi .
della nuova legge. . . . a· d La gerarchia tra i casini non è d1 subordrnaz1on~, ma so1o 1 .e~ fcren za e di ordine, per le occasioni di feste p~,b~ltcbe .. s.on.o ~as_m, primari, quelli dei capi tuogbi, s~di di b~u~glto~1 pr~v1~c1al'. :1st'.ettu tti sono comnnat ,. I casrn1 pnmart dt n1eotinz e tllo,1·1' ò<rii altri ' • · · l' J d'Innsbrnck sono detti pur prov111c1al1, e preccdon~ n~ll e pu11 1) tc rn fe:,le tutti gli tlllri, come i cli::tr<'lluali Yan~o ~ranll 111 comun~lt. I_ casini provinciali, per la ,·ircoscrizionc· tcrntonale, servo1~0 pme P~1 . 1·1z1 .:n·10, . come 1 . d'1sl'"ll ,1 1· ,,•" lrro110 ]'llt'e l)Cr I ,conllllla l1., distretto grnt 1., Uo e , . . . Sono pri\'ati i casini costituitisi ::enz' alcun snss_1~10 dcli cran~, ' che non hanno alwna soggezione tlirtlllll coll'autor1t,1._ Sono cous~dc, ti )er i diritti e pei doveri, come riunioni pubbliche ~omun1. r,1 (;Ili i. i· . casini ;;ono retti ed amministrati da uua ~epu~az1onc: Essa ·t" d'L tin a·i r"ttorc cosmo, , d'un vil'C ùircttol'e per ogni . . . . ÙL . otlo c1· con:;" " c011 -ialieri nel casino d'Innsbruck, di sci presso 1 casini pnma:1'. '. 1 qtw~t;o presso i distrettuali, e di due presso gli altri. I ~ons1gl en ~ono eletti contcmpornncamentc col direttore, o dop?, cd. 10_ questo 0 caso l'elezione di essi è presiedul~ dal direttore st<'s~o . E co~s1gllc1:e P~l' diritto, nel casino clet proprio distretto di difesa, il maggiore dc,. be1saglieri pro\'iocinli, che intenienc alle sedute con voto consultl\'O e• del ibe rati vo . . . . · · \ J •l 1a ùepntazionc è l'antoritil le~alc costitu ita dei cns1n1; rnpou~ e e( , l'nn.;lamcnto d•J"ti eserC'izi de' soci, della disciplina; è il nodo 1utor!lo a· ,·ni si sti·in"O~to amichcvolmcntcji soci, e di\'icuc .in guerra !_'organo auivo delta 11~ol>ilitazione. Le iul'razioni rliscipliunn d'un_ soci? sor'.n ritcrale dalln deputazione, che !-C ne fa giU<licc; essa chiama _ti_ so~ 111 trasgressore, to intcrl'Oga, ne c·crca i testimoni, ra la sn~ rc~ru1s1t~m'., e' pronuneia lo pnuizion1•, che è int.imata a , ot·1· o p<'r 1scriuo, s1., Il -socio effettivo elci casino o solo 01>p1tc. lii~~ membro della drpntazione don· esscl'n ,emprc pres?nte su l C"nmpo di tiro io occa,-.ionr di c:;crci~i. e _cercare colla. sua. 1nOuen1::i cli çonci liaro al l'amichevole le poss1bil1 d1ITercnzc tra I soci . Le pnn1zioni ~ono scrupolosamrnlc tenuto a rcgislrn; _la_ ,_lcp_utazio~.e 1'11'.'P_~o~·cn~ i ~oci, li multa con somme di dan:iro..estens1lult smo a 00 _r101m;, fìh c~clude anche temporanenmculc dal casino, propone la espulsione ee 1nitirn p<'r gli incorreggibili.
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HlVIS'fA
Gli i. r. casini ricevono Jnl lo Stato sovvenzioni annunli per premi proporzionali al numero de' soci inscritti; e sono in media non meno cli 80 soldi austriaci per ogni socio. Di quesla somma meti1 è fi~sat:i come premio alle distn11ze dn i 300 ai 600 passi, l'altrn metà è sminuzznt:i in premi minimi fino <li 20 ~oldi, porchè anche i piLì giovani liratori possano aspirarvi. I migliol'i tiratori devono co11correrc solo ;ii premi più grandi e la ripartizione è rosi dispostn, che un tiratore· uon possa guadagnal'c più d'un premio. Gli i. r. casiu i, che h:rnnu il tiro ridotto ben avviato e ordinato, so110 M1lo ri 1.zati r,d a~scgu:irYi, come premi , uu quinto delle soyyenzioni. I premi forniti cla llc ,;ovvenzion i :<arebhero ùa clcstinnrsi poi sol i iscri tti del casiuo: dne :;ociot.'i di casiui vicine possono rllrò accordarsi, mettere in comune i loro premi. La spartizione delle soVYemioni pel' premi è fot ta dalla deputazione, che può anche delegare unci o più dei !-noi membri. Ncllll gore di tiro per i premi In depntninne può stahilire anche 1111a modesl.1 qnot.1 por ogn i ~paro. Nei casini prinrnri di Innsbruck, Bregonz, Trentv e Bolz/\1to ogui :nmo, per tul'Do, e nei casini distrettuali da destinarsi, ogni qnnllro mmi, vien tenuto un tiro solen ne libero. Lo Stato ri ssa perciò quatlrocen to ducati annui, r, di questi da 50 sino ai ,150 ;ono destinati romo premi di tit·o solcune, assegnandonCl metil della ;;om m.i alle di:-tam:e maggiori. Qnesta somma è sempre crescill ln da sovvenzioni spontnnec del la prorincia, dei comuni, che offrono sussidi in danaro come lc1ncoragginmenlo all'esercizio del 1iro. La deput:izioue del casino < !ìLinrito ~cl essere sede di tiro solenne, otto settimane prima che esso incomin ci, chiede al direttore geucralc l'ordino di :-horso, da pnr1e clcll'nutoritù superiore, dcll:i ~om nrn fissata, ed oli.o settimane prima nrnuch 11i d,iversi cnsini di tiro l' invito poi tirntori, ed in (':;so sono descritte minutamente le condizioni della g:ira. lin cortese im·ito Yicnc pnre mandato per tL1tta la depu111zione del casi no pri ncipale provi n1·ialti del tiro d'Iuoshruck e di lkegenz. I primi premi, J>er mas:;inw, sono riserbati per quei ber:;agli, che furono in :;pec:inl modo designati nell'invito di concorso; e per i premi princ ipali, pu1'> la deputazione del casino, stabilire una modesta (quota per ogn i colpo, d:illa qnale però è sempre esente la truppa dei cacc:i:i tori. La deputazione, n gara finita, ri ferisce sull':wclamento, e ,ul1',,sito della gara tenuta, propone i miglioramenti, e le innovnzioui, d1e l'esperienza ha mostra te necessario. I casini provvisti cli locale pel tiro ridolto, onde e~ercitarC' i soci 1ira1ori, chr er:ino fuori del com nuc nella ,;tnte, ed c~eguire gl i esercizi
-di tiro, clic uon si possono fare , nell'inverno, all'aperto, ricci ono, -oltre lo sov,,enzioni, gratuitamente i fucili da camera e le relative mn11izioui. I fuc ili da carnera in Llso nell'esercito austro-ungarico, so no: 11 fuci le eia camerJ, sistema Wiinzl, proYvisto cli una caunett:i, chP ò iulrodota ed assicurata con qua uro viti ucl vanto cli carica della canna. La cannetta ha uu foro lougiturlinnle, La spi lla dell'otturatore ~ così dispostn che va a colpire il centro della canncua e nella direzione del foro longitudiuale, prodnccudo, coll'urto, l'ncccnsionc. La munizione cousistc iu pallottine di piombo, cotone ruJminaotc o capsule usuali. 11 fncilc da camera, :;ist~ma \\'crudi, t:onsla di uno spillo piatto al ùavanti, di ttua 11101111 di ~catL<,, e di uJJa cannetta, avvinta con duo anel la di ottone, e munita all'rstrcmitit postrriore di un'aggiunta iu forma conic:i . levato l'ouura torc, la e-a1111eua viene iutrodott:1 dalla parte poslcrioro ill mo(lo, d1e l'nggiunta rnnicit si trnvi ben salda nello :spnzio di ca rica ; fermandola co11 Yiti, le quali pa$s:ino pel futile, ,. .-anno a fernrnrsi in due occhietti circolari nella piccola cauna. I tiri solenni liberi dei priYati so uo genern li , ristt·etti o sotiali, :;ecoudo di~pongouo i soci contribuenti; i <prnli, come di cosa propria , stabiliscono :iuche le condizion i dei prem i, che debbono essere f'atln cli pubblica rngionc negli iuviti,_ e non possono Yllnire variate dopo la pubblicazione. "Nei casiui privali sono spe:-so indette gare e scommes:;c di tiro, per ncldestl'rll'(), o, coll'eccitarne l'enmlazrone, per pcrl'ezionarc i tiratori. I e.ampi di tiro degli i. r. ca~iui clevouo essere pu liti e disposti in conl'orm itit a r1uoll i tBati per l'esercito, comodi e chiusi . Le clisranzo cle,·ono varia re tra i 200 e 600 passi. I bersagli da usarsi, sono: hcrs:igli a porta, bel'sagli in moto, ber~agli cornpare11ti o scomparenti,. qncsti nltimi a bilancia, o a perpeuclicolo. Non sono ammessi i borsni:di lotalmentc di leano porche'> ç ò ' pesano e costano troppo; sono solo nccettnti 1wi casi, in cui debbano essel'c conservati, Si usa i11 Tirolo ùi ~carnhi,wsi tr:i societi1 e ti rntori , in segno di .am icizia e di ricordo, i bersagli meglio colpiti e tli cun~er\'nrli, come segn i clell'ct:celleuza nel tirare; LLsanza aut.ic:i, quan to è il tiro. lu nna visilI.I fatta a1l Lllt c:isino cl'Io11sbrnck non snpcndomi spiegare tli nderc appesi uellc stazioni di tiro dischi logori d:il 1cmpo con frcccic e sforaccliiature cli piombo, che avevano tutto l'aspetto d'indicare il risultllto ùol tiro fattosi poche ore prim:1, no ch iesi :,il cn:;to<le, che mi spiegò come quei dischi cmno allreuan ti ricordi di solcuuitit di Liro datesi dai pitL mcmorai>il i tempi si1111 ai giorn i nostri.
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RlVISTA
ESTERA
Alle di~tanie inferiori n 300 passi i bersagli sono in forma di dischi,. a distanze a queste superiori hanno una forma ovale e a 375 è. divisa in tre p~rti cgno1 901a: pa ss,· · • Do" ,,, .,O •passi, la • fo rma ovale • ., 1 G a ...,,.,u 1 bersagli _hanno circolt concentrici con un n10-1r· c1· 00 c · · . . . .. ' · :,,., 10 .1 ,., en t·11netr1; a 2.25 pa::.s1 rl raggio è eh 30 cent. Le linee, che circoscrivono i disc~1, _sono nere; le superficie inscritte sono bianche. I casini dei. pr1vnt1 possono ~clott~re q.uel.le torme. cli JJersagli, che meglio credono,. ed ham!o solo I obb!JgQ. cl, d1chwrarlt nell'invito alle ••are di tiro. ~n tiratore che voglia !scriversi in un casino per t~nn gara di tiro, ~Il ~ngresso del casrno, prima c,he la sua arma venga riconosciuta, dii. Il ::.uo nome e cognome, .e paga, nel limite di tempo concesso la quota. · ' Prima che incominci il tiro, il tiratore s'assicura dello stato clel l,i sua nrma, non s1 riOuta, se, per rngione di controllo, si vogl ia appendere nn segno ti mbrato de l cnsino all'nrma. Uno. volta che il tirnt~.re ::ib~)la 'ol trepassata (ti_ sogli.a della ·stazione di tiro non pnò più uscirne: senzc1 penlerc .il d1nt.to d1 turno. Ogni tiratore depone l'arma de:~:1c1nt~ sulla 1:as1.cll1ern: _dove, ~er ness11n motivo, è permesso di afk poe0 iar: ,dtra nt ma. I.I t1rntore e chiamato per uurnero uno, due .... non puo and~re av11nt1 nl precedente, se non p-er un nm.ichevole nccordo, pu~·che questo non pregiudichi un terzo. I! tiratore, che non de~onga 1nrma nl _suo posto, diviene l'ultimo dolla sua sezione, e per nes_sun motivo puo surrog~re un altro. I soli tiratori deputati da un cnf.mo possono. rappresentnrne i soci , ed in questo caso dovranno essere, ~ri~na d'mcom,nciare il tiro, inscritti presso la direzione. · . _ogn,: t1r::itore. eseg~is~~ cinque co.lpi, e_se, per isbaglio, ne fa di p1u p_e1.de la c~u~ta s,)01::.ata, paga 1 co lpi, e non ha diritto a .premi; se pot il suo Incile fa uno .... due scatti a vuoto... . è tollerato· al '.erzo :catto a vuo.to passa l'ultimo delh sezione. Il bersagl io pcl 'tiro e ."'olo'. e .se .51 scambw con un alt.ro, il colpo s parnto è nn!lo, e ~no cl1von1re ~I '.ll'atore punibile con rrmltn, se lo sb~glio si ripete. I! t1rnto_re, a cm ? a sfuggito un colpo, non pnò ripeterlo; e di due tir.ator,, che a~b111no sparato contemporaneamen te, è vnlido il colpo del t1rntorc, a cm spettava il tirare. l_fncili e le. munizioni negli esercizi degl i i. r. casiui sono normali J'o tollerati. 1· · Sono normali i fuc ili in uso nell'esercito , e ·l 1·llCl,·1·l con .mea e I nma., tacca ~ mirin~ scoperti, i fuci li con grillcLli a <l?P~.,a e_ a se·rn,~l.~ce pr~s10nc, e 1 fucili con un peso non ;mnggiorc cli .kilog1amm1 G,aOO. Nello gare per premi sono ammessi i soli fu-·· cii, normal i; negl i esercizi ordinari le tolleranze del c:i's ino e delle· 1
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munizioni sono valutale da una commissione ed approvate come si disse, dal consiglio della difesa. I seo-natori devono essere persone probe ccl oneste, e non soci del casino "di tiro. In servizio, comunicano coi sol i membri della deputazione, non possono, al termine del bersaglio, ricevere alcuna mancia dai tiratori, sotto pena di espulsione dal servizio. Sono provvisti di nu cesto fornito di frast11gli chi::izzati tli carta enumerat.i, che adoperano per tnrare i fori nei bersagl i, e mettendo da parte quei frastagli, i c'ui colpi corrispondenti per numero non colpirono il bersaglio. Se· crnahrno i bersacrli colpiti con l'asta dnll a 1>arte bianca se si colpisce :-: t> il nero; con la parte ner:i, se si colpisce il bianco; a colpi cli wmburo indicando ii numero dei circol i più vicini al centro. Il colpo sbagli::ito è accennato colla Jrnncliera nera; se nu segnale è dubbio, viene, mediante un segno conven1.ionale, riuuovato. Lo sfondare il centro è notato nei grandi tiri con una bnndernola a due colori, ed il centro è fatto, quando il punto d'intersezione dei due diametri è investito. Il centro è l'unità massima tlci punti, e !la esso sono misurati i valori degli altri pun ti , e so !.1ei cÒncorsi per premi l'occhio non decide, si ricorre a strumenti !li precisione, e se questi non bastano, la sorte ne diviene l'arbitra . I l con trollo vien fa tto ad ogn i cinquH colpi, sospendendo il tiro ed alzando un'asta cou la lcu.era C. Di qualsiasi incon\reniente, che possa succedere nell'eseguir il tiro, è responsabile il membro presente de.Ila commissione ed il tiratore, che è in atto per lo sp::i ro . L'ordi namento mil itare territori::ile del Tirolo ha quest.i singolari vnntaggi, di reclutare il personale della clifes~ tra quei monti che c:;so già cono:;ce ed è abituato :i percorrr-re, <li poterne lev are un èsnrberante con tingente ccl averlo sempre sollo mano, di istl'uirlo militarmente senza gravi spese in tem.po ' !li pace, e spingerlo facil mente e presto ::ii con fi ni, di tenere in ogni principnle vall.1t::1 altrettanti quadri per ricevere cd armare senrn perdita di tempo le forze mobilitabili, cli porgere attrattive a tutti i cittadini per a~sicuri.\rsenc il concorso, e infine d'indiri1.zare continuamente cogli escrci1.i di po.ce tutta l'attivi th, tutta la intelligeoza de' difensori, di famigliarizzarli cogli atti, coi mezzi e con tutte le esigenze che sono richieste per la difesa.
P. Bosco, lenente nel 35° reqg·imento (anterirr.
ESTEllA
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.In qual modo la Francia è vronta allei, g-uerra ( 1) è il titolo di u n op uscolo ultima mente pubblicato da nu nffìciale prussiano, . nel quale l'autore esamina i progressi dell'esercito fraucese dopo l'ultima guerra e ne paragona le condizioni attuali con quelle dell 'esercito tedesco. Egli analizza minutamente l'opera grandiosa, compiu ta in 1~ an ni, e fonda in special modo i suoi giudizi sui fatti svolti$i sotto i suoi occhi nelle ultime manovre di cavalleria e di corpo d'armata. Il libro ha sollevato molto rumore io Germania, dove in poche settimane si è già alla 4• edizione. ".\'o diamo un rapido sunto, lasciando natnralmente cui spetta la responsabilità dei giudizi, troppo spesso dettati dal punto di vista tedesco . Fu errore, secondo l'autore, l'adozione della ferma breve perchè il francese è animato da caldi sentimenti guerrnsch i, ma non ha spirito militare. La « loi cles cadres » del ·13 marzo ,f 875 in Francia, s'ebbe a ragione l'appellativo di « fuucs le ». Con un colpo cli mano abi le ~i è stabilito che i reggimenti prima forma li su 4 ba ttaglioni a 6 compagnie, fossero costitu iti di 3 battaglioni a r~ compagnie, ~iù 2. con1 pagnie di deposito . La forza del Lattaglioue iu guerra essendo già precedentemente Hssata per legge, ue risultò un reale :\urnento di ·I H battaglion i. Onde ci si ebbi~ un lieve vantaggio di numero, nou di qualità, perche non permettendo il bilancio cli aver in pace compagnie gagliarde, la legge sui rruadri doYette limitarle a una media di 66 uomini cd 8 caporal i, la quale può variare ancora, sempre a cagiot1e del bilancio. Ora pci doppi permessi accordati e per essere mol ti uomin i cor!rnuduti fuo ri le com pagnie nou contano mai pit\ cl i 40 uomini . Ne de6vò che negli esercizi e nelle manovre, così i comand::i uti come i gregari s'abitua rono a c::ilcolare , male l'estensione della fronte, l'efficacia cki fuochi e la forza del la propria massa in genere. Inconveniente elle, insieme a mol ti altri, si mostrò in modo evidente nel le grandi nrnnovre, dove la forza deile compagnie venne tri pl ic~ta col richiamare gl i uomini della riserva (2).
Si sbagliava infatti spessissi mo nello scegliere la linea d'attacco, nell'indicare le distanze e i bersagli; non si sapea trar vantaggio dal terreno e si avea un concetto fa lso intorno all'est.ensione dcli.a linea dei tiratori. I l difensore si ritirava troppo presto, senza ragione; non si aspettano i rinforzi per l'attncco e si trascurava il contrattacco; si com incia va e cessa va il fuoco senza attendere i comandi e si tirava contro picco!i bersagli a grandi cl istanze, Si vcdevauo partire pi<~coli riparti irr disordine, perchè l'ufficiale ol'dinava i primi soldati e· gli altri -,.eguivano come un branco di pecore . Si comprende comu in guerra, dove la fo rza della compagnia è qnadruplicata, gli inconvenienti si accrescono d'assai. Buono è l':mnarnento della fan teria, perchè il fuci le Grns, in qualità haligtiche, non la cede a nessuno. Buono è il regolamento del 18i5 e le modificazioni nrnn mano introdottevi, per le quali mentre è data maggior libertit d'azione ai comandanti di reggimento, questi sono resi meglio responsabili dell'istruzione delle loro truppe. Croce dell'esercito francese (prosegue l'autore) è fo cavalleria, sì pcrchè il soldato ha poca cura ·del cavallo e lo monta male, come pcrchi: la Francia avendo scarsità di cavall i cta sella, f' costretta ad acquistnrne assai all'estero, acceuarli anche se cal.tivi e lascia rl i montare finchè non si reggono più iu piedi. L'eITettivo totale della cavalleria <fovrehbe essere di 58,34-3 cavalli; ma l'esercito francese ha solo 33,600 cavnlli c;ipaci al servizio . .Iu .caso poi di nna mobilitazione generale essa ha bisogno di 200,000 quarlrupedi in più., che sarà un po' diffici le di [trovare. Gli « ec/cl'i1·curs wlonlaircs » non furono mai· chiamali, neppure in occasione del le g1·:rn rli manovre .. Cattivo i, il modo di guidare, di stare a cavallo, di bardare e via dicenrlo; per guisa che i caval li sono in pnrte rovi nati davanti, molti fi accnti e quasi tutti paiono spaventati. ln generale, gi sono fa tti molli progcessi copiando dal rcgol11 rnento tedesco e da quello austriaco. l\1.a si d·1w facùunt ùlem, non est idem. l\folti appunti fo l'autore nlle grandi manone cli cavalleria; spigoliamone qualcuna: Si sogliono inviare soverchie patt.nglid grosse e piccole nella $lessa direzione, in guisa da stremare , le forze nel momento dell'urto . Gli
(O F ,·anl,rciclls 1'.riegsbe!'eilschaft von oincm prcu,sischcn Orficicr. - Berlino, Hichard Wilhclm ¾883. (2) As~ai maggiori inconvenienti di questi indic,iti produco la soverchia ditTerenia tra i I piede di paco cd il piede di guerra,. Gli inconvenienti notati nelle manovre si pro-
dorreb bero lllll'e con rorza. numcric.a relativmnentc superiore,'pcrchègi.nnmai le esercitazioni fatte coll'cffottivo di pace possono dare idee chi,nc intorno all'es tensione a,,i fronti, all'efficacia dei fuochi, alt;, gagliardia della massa.
UN GlUDIZlO TEDESCO SULL'ESEHCITO FHANC~SE
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RIVISTA
nfficiali superiori lasciano i propri cavall i nelle guornigioni per non sciuparli, e montano quelli di truppa. li regolamento prescrive che in massima i cilvalli al di sotto dei 6 anni non sicno esercitati uell'.:illennmeuto perchè non prendono parte :i lle grand i manovre: co me dnnque serYiranno in caso cli mobilitazionl'? L'effcttfro del reggimento dovrebbe essere di 74-0 carnlli, ma realmente solo :llO presero parte attiva alle grandi man,)vre, ossia non più di 80 per :,;rp1aclrone. Nel la cavallorin è, più che in qnn lsivoglia nnna, necessario consen'are il prestigio dei comanrlanti; onde questi avrebbero dovuto presentan;i nl campo Chùtons bene istmiti sul nuoYo regolamento: invece si aspettò proprio al campo la scuola itgli ufficiali . ~ell'artiglicria a cavallo ( chiamata dai francesi « la belle t1·oupe, dont le materie/ est certai1ument le premier en Europe ») i c.wr,lli tasciaYano molto a desiderare; er~ malo impiegata da pane dei comandanti ~uperiori, 111a però mnnouava bene. · L'autore tedesco conclude dicendo che la cavallN·ia ha bisoguo per molti anni nncora di un « travail san:; cesse », prima che si possa :dfcrm.ire di lei quello che Lebouf ebbo il coraggio di (lire prima della campagna del 1870 cli tuuo l'esercito francese, che cioè era « archipret ». Passiamo all'artiglieria . La recente disposizione che assegna ull~ hallerie nuove formate comandanti e soldati del treno è dannosa, perchè non si può con un semplice atto della volontà creare un artigliere. L'artiglieria da fortezza, se in uu avvenire prossimo scoppiasse una guerra, avrebbe bisogno di trovare altri 2.6000 bomini ben istruiti. D'onde trarli? Non lodevole è la unione in un corpo solo degli ufficiali <l'artiglieria <la fortezza e da campagna e neppure la nnione dei pontieri coll'artiglieria. . , (1 pezzo eia !JO mm. è troppo pesante e te pariglie troppo deboli. Infaui nelle ultime m:mone le nnd:iture erano ::-tentate e i ,·nmbiamenti cli posizione ma lagevoli e ten ti . Esso :irrirnvn ~empre tnrdi. L'artiglieria da for tezza è una cambia te ~cr l'avvenire e t'nrtigl icria da campagna, malgrado i suoi prrgi, come ù ora co:,;ti tui!a , ha perduto molto della sua prontezza di mobilitaziouc. Anche JH•ll' artiglicrin, come uel genin e nella cav.dleria, l'uutore tcd('~ro trova ,rn lusso di ufficia li, che non è giu~tilìcato dai bi:;ogni del ~erYizio. Lutorno nt genio 11011 ha motw ossern1zioui ~olo nota come sia YÌYa in Francia la rp1cstio11c fcrrovinr ia. I rrancr.:;i sono convinti che la loro rete ferro\ iaria h:-1~ta per ,1[!ni mobilitazione; 111:1 uon h:rnno la
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stessa fid ucia riauardo ·•I pcr,;01 1ale e ,t, 1 ma tena · Ic. p ure Ja 1·ete tev " dc:-ca è assai migliore della fran cese. La Fraacin è nella felice p,)sizioac di esercitare oon 1 anno un terzo d~i suoi corpi d'ormata nelle grandi tnnnovrc. Qne~to è un buon va_nta~g1~; ma le ma1~0\:rc, come si fanno ora, non hanno qnel ('arat101 c spe~iale_che le d1st111gue dalle altre esercitazioni; quello cioè di assom igl.1ars 1 p~r quanto è _possi_b(le _all a guerra. Infatti molti giorni a::-i?t1 si pnbbl'.caroao le chspos1z1on1 relativo ad esse e 11 è i gi udici, ne 1_ com_a~da_nt1 operavano spon1aneamente. Si agiva troppù secondo le <l1~pos1z1001 da!e e non secondo il bisogno del momento . Epperò si poteva vcdc1'e fact lmeute che se si fosse tr:illato <li /!Herra vern, le cose sarebbero anclDtc ben altri men ti. Rigu~rdo alla forza numerica la Francia sta certamente meglio della Gcrmanw,- Qu~II~ con_ta 754,600 nom ini con ~622 c:rnuoni, senza il r:~.r_io e l amn~ir_11straz1onc, mentre quesLa ha di truppe da carnpagna 6_m,OOO uom1u1 con 20.j.O cannoni da campo. ~fa l'esercito tedesco riguardo alla educazione militare, è in bea altre coudizioni elci fran~ c;sc. _Poichè i suoi soldnti hanno tutti una stessa i rnpronla mcnt)·n la F_ranc1a devo valersi iu caso di mob ilitnziouu, per formare t'csrrcito d1 campagna,_ di elemenli che non valgono certamente quelli che formnno il nocciolo o fiore delle truppe. ~·esercito tedesco ò anche superiore per truppe di complemen to po1ch~ ha ;46,0?0 nomini con !~38 a 4H cannoni e 93 squadroni: menti e_ I~ I rancia conta soltanto 96,000 uomini di tali truppe. Questa 1_1a pero circa 1~0,_000 nomini con ,j.8 sq~wdroni e M hattrrie eia ('nrnpo come lrnppc cl• i nscrvn e • [ler le ·111inruioioni· 420 000 uom·1111· pm ·· o • • • • 1:> ' 0 , . , meno scelti . cli milizia 1cn1toriale con circa I 00 sqnadroui e 90 ballcrie ~la. cam po; 1?0_ltre ''. 90 compagu ie di :1rtigl icria di linea a piedi con .18,000 uomrn1, ossia un totale di 638,000 nomini <'On 684 cnnnoni da c.nmpo e ,f .'f.8 squadroni. Sommando queste cifre si hanno in tutto 1,486,00? combattenti con 3486 cannoni da cnmpo. La Germanin può mettere m cnmpo ,f ,287,000 combattenti o 2892 pezzi ; la lh'ancia hadu'.1que_ un vantaggio di .1()9,000 uomini e 594 pezzi. Qui per~ uoa _sia tultn la forza delle due potenze. La Germania non contn q~1Pst1 mezzi soltanto; essa a pure ha sua disposizipnc il Landsturm, che puo dari~ un _buon contingente cli uomini capaci al servizio; al co~tt:-ino !a h:mcia non ha fio qui organizzalo il suo 1'$ercito su cosi s~l.1de . basi, che possa al momento più imporLanLe - quello dcll:i mohil itoz~o~c. - st<1re al .confronto coli' esercito tedesco. Multi inciampi sono lacil, a preYeders1 per la F1'nncia in quei momenti: mclllr!' f:i
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II I VLSTA
Germania ha quadri fissi, d1e pos~ono essere riempiti immctliatamentc·. Un competente ca pit:rno ùel genio <lell' esercito fran cese, che ù in .rel,,zione coll.. i più distinte pC'rsonalitù clella Francia, nltima1n en tc scriveva nel « Jo11nial cle.~ Science.~ militaires • che essendo impossibile all a Francia cli guaclngnaro la fnm tiera pri ma <lcl iwm ico, ù necessario che es~a tenga le sne te:::tc dei m0Yi 111enti di :3 tappe dietn, alla l\fosella e alla .\fo,a ; ossia :dibantloui ali' av,•er~ario senza lotta non :;olo il ten eno all'est della i'lfosella, 111a anche uua zo11u di ·I ~O km. all'o,·cst di r1uc:;10 fiume; quindi il nemico fino tlai primi momenti gundagnernbbe 1111a supremazia morale, 1nichi: le tt3stc di l'.av,d lcria dei corpi tedeschi potrebbero gii, 1'8° giorno com in0iare il bombardamento di Toul; il 9° giorno la fanteria ilcll'.wanguardia potrcbhc se.g11i1·1· la cnvalleri.1. C:ol l' 8° giol'lln un cor po tedesco con '2G bnttaglioui, :io squadron i e 16 baueric polrehbe enlr31'c dentro la IJreccia la l'ga 60 1,m. fra Ponte St. Vinccnt e Epiunl e la caYalleria dl'I fo• t·orpo po11·cbbe pcl'(:on crc L11llo il 1cn·e110 l'ra !n ~lo::clla !\ la Mosn al ~1111 cl i Tou l. Pc1·ciò i forti dovrebbero e,;scrn in i,lato di difc,a giù il 1° giorno. Sr ,·iò è possibile riguardo a Epinal e ai forti di sbarrarneuto pres,o la ~lo;ella, ~arebbe grnndrmente difficili' riguardo a Tou l, Ycrthm 1• ,lgl i altri forti cl i :;IJarra incuto pre~$O la ~l osa. E,;sì I1nn110 hi:;c,gno tl i 50,000 nomiui Che non :;i possono ll'/ll'l'e dallfl 16° rcgipne, perchl• 111.wsta puù a ppcna darn il complcmcuto 11ccessario al suo I 6 corpo. Devono pel'riò c;.scre for niti, come è pres0riuo, dai cl istrntti del la Scnoa . ~la siccome 11ue::,ti non compiono la lorll mohili1azionc che il ,J6° giol'Jlo, cosi :;i av rebbe la mostruosit;\ strll tegica che le prinw trnppc altil'c dov1·cbbero eo1T,1l'è a di fendere le fort<·zze, i11\'cce c: h'cs:,er ila loro difc:;e. E~,<·mlo che In ra,lunata strategica dell'esercito dn campo non potrebbe e~ser compinta prima dcll',J·I O giol'llo, ne vicue che uua .pun ta da parte del nemico Della succiwta breccia uou lru\'ercbbc osla· .colo. Ln Francia, :;empre :i giud izio del cn pitano fra nce:;e, dovr;'t la~ciare 2 corpi d'arm3 ta (1 .\. 0 _e l!j 0 ) a guardare la fro ntiP,ra ilaliana 1) ,d tri dnc :;aranuo impiegati per gut1ruirc le fortezze di confin r. Certo però ( ripigl ia· l'autore tedesco) t hc i pri rn i rirarti wJe:;chi nou poLrauno es~er costituiti da grandi masse. Ogui ferro,"ia o strad~ ordi naria, che contluce allo frontict·n tcdo:;ca, è ,harrnta da fort i: quindi sarebbe impossibile di Lrane al segui to necessari trnsport.i ; ma si tlc,·e tener conio che r1ues1i forti sono isolati e r hc In Germania ha vici110 un h11on mnterialo pel' e~pugnarl i. Eppoi vi h:uino pure larghe .zone indifese. 11
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ESTEU A
Altri fattori ancora militano n favori' rlell'e.;;er0i10 tedesco r qucs1i sono i morali. Il soldato francesi' 11011 lrn un capo che YOnera e poi quali' è pronto a dar tutto; non ha più quella certa brillante ~erie di condottieri <li cui ha tan to bisogno per fursi tra:i··inarc e con cui è sicuro della viuori:i. li pre.;;idcn1e della repubblica non è mili taro ccl il ministro rlr lla guerra stesso ha poca ,111 toriti1. Fra gli ufficiali Yi $O ll o pochi vori cutusiasti dell'attuale onl ine di co:;c; molti sono ltonaparti:;ti , orlea ni$ti, o leggit1imis1i, pochi repnhbl icaui. La sLes~a lcgg" che vuo le chn ogn i 3 aou i vi sicno ,19 nnol'i generali, uon pcrmellc C'he e$si acqu i,-tino quella lunga pratic:i, 5enza di cui, qnaado nou si è nati gcn ii, non si può comand.irc. Il :.:olclato fr.iuc,·;:c 11011 ha quella disc ipi ina fcrnrn, coslnnte che fa seguire Jn propria handiern, anche so le sorti Yolgono avvt•r~e, non una fedeltà ,~ic•ca verso il sun ca po. 11 , no 011 tnsinsmo presto si accPnde, ma anrhl' faci lmenle si speg11<' . .Più un teno degli nrfìciali liuo al p-rado cli capitano Yicur dai sotLufficiali. Non cs5en<lovi nuiti1 di origine f1·a i vari membri , :-iuche nel ·cor po inleru uon può esservi la desiderata armonia. Anzi molli ora trovano più ngcvole pcrco n cre 1(1 carriera dei soLtnflìcial i, poiché dopo aver freq uentato per no mrno la scuol:i· di St. )Taixcnt e Saunrnr escono uffi ciali <· non rlevono ,mdarc tre anni e spcndl'l'è molti tlenari nella ~cuoia di S1.. Cyr e nel pol itecn ico. Guardando in generale I' ,•sercit{) francc:-e dovunque si rivela un " /<1;isel' a.ller " che certo ra spiccfll1) contrM-to con la clisciplina e In ri!!iùczr.n cli nitri esercii.i. '"Una grande forza dl'll'e~ercilo tedesco è nella tradizione: il padre e il nonno del l'odierno soldato !tanno combattuto nello stesso reggimento, in cui egli combatte; un'altra forz:i, i} l'eguaglianza che rcgnn nei vnri ripnrLi dell'esercito. Questo è tutto di un pezzo . In Francia ciò non ,-i trova; il soldato del nord lw hcn al Lrn quali1ù, priocipi i e doti moral i di quello dell'est, dell'ove,;t e del sud: Al Francese manca la ll'adi7.ione, questa forza gnrnclissi ma di 1111 esercito . Non è insomma, dice l'autore, nncor giunto il momento in cu i i rrunce~i possano rivolgere fiduciosi iii Teclesd1i quellr loro solite• parole: , Qu'1'/.~ ll-i<mnt, nous sommcg prct.~ ».
0 . .REG11 1Kl.
LIRRI E PERIODICI
LIBRI E PERIODICI
Te11d ,n itita,•i svolti nelle eonre,•en~e tlegli urfiCiali del pi•esidio ,ii U,line da E. D'A.GOST~I, tenente.
- Udine, 1883, tipografia Bardusco. L'autore, del quale l'anno ~.corso annunziammo una bella conferenza sulla pos.~ibili!à ed nlililà di una 1·esisten~a nel Friuli (nidi R'i'vista Militare, ·1882, YOL III, pag. 3 I O), pubblica ora, sotto il titolo Cenni milùar·i, altro ùuo conferenze e Yi aggiuuge q{iella precodeotcmenLe slamrata. Delle due nuove, l'una io1itola1a Uicordi ed appunti sulla /i·ontiero orientale, può quasi dirsi la seconda parie clell'antccodcntc, perchò, so nella prima l'autore prendo nd esame la regione che costit uisce la nostra fron tiera orientale, e, da lla sua strnllltra, dall' indole e condi1.ione ùcgli abitanti, ne deduce che una difesa nel l<'riuli è possibile cd utile, in questa seconda egli ricorda i fatti più memorabili delle gnerro ras5ate, che ebbero per campo detto zona, e riassu me gli ,tndi più retou Li Fatti intorno alla '81.ossn, onde cnv11rne utilo :un-· macstramento a gn icla dell'avvenire. Egli divide la modema storia del .Fl'inli in due periodi: l'uno dalla guerra del rnos tra l'imper:iton· o la repubblica di Yenezia fluo :illa c:idula di <ruesta nel ·1797; l'oltro dal 1797 in poi. Del le numerose guerre che ebbero luogo in ambedue i period i, narra fai.Li, riproduce documenti o ritrae clugli uni o rl:i(:?li altri nssennate deduzioni. Nell'esame degli studi pubblicali sull:i difesa della frontiera orientalo, si ferma ~pocialmeute su tinelli del Can· dolfi, del Sironi, dcll'A ruldi e ciel Peruccheui, del qnn le ulLi mo riporta lunghi Jmrni traiti dallo scriuo intitolato Del metodo negli studi 11er la difeso dello Stato, dichiarando di associarsi pienamente ali,! sue 1
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idee e di amm irarne riconoscente le proposte. La conferenza si chiude esprimrndo il voto che in caso di guerra il Friuli 11?n sia abb~ndonato, ed in tempo di pace si pensi a prepararne la difesa, c~m~1endo le fortificazioni ed ordinnndo militurmente il paese secondo 11 sistema territoriale: • QuCllla g-ont-0 fedeltl, rotta alla fatica, educata alla scuola • del dovere, renderà' servizi immensi. Ma bisogna che il governo « abbia fiducia e le dia un'org1111izzazione affollo speciale: costituisca, « per così dire, una ,colonia militare, la quale sa~-à lontana dal cuore « della pntria, ma combattorit sul scrio colla patria nel cnor~ " · Nell'a llrn conferenza intitolata Dell'educa:rio1\e m?Jitarc vi sono pagine eloq1H•111.i, oYe l'autore si eleYa nei campi della. storia, clell';rtc e della por~ia o che se a lalun~ poss~no seml~rarc <1uas1 esl.r~ne.e ali argomento, n@n sembecrnnno tali a chi ha <lell edncaz10ne mil1ta1C (quale ~ggidì s'i ll teode) un adegunto coucetto, e sa quan to si giovi di tutto ciò che il bello, nobi In e gr11ndo. Questo libro, com'altri dello stesso autore, unisce al~'inter~sse .degli arrromenti all'ordine e al la diligenza della trattnione, il pregio d1 uno stiie facil~, correuo e, quando è d'uopo, clcvnto. G-li encomi e gl'iucora"aiamonti che l'antore ebbe da autorevoli personaggi , di continua1~" i suoi studi e le sue pubblicazioni, sono pienamente meritati.
n,•eve t,•attato "' ro,•lt/ict1,:;ione, ,,d flf(lo tlegli uf/icinli ,leUe n1•11d ,li Unet1, compilalo cln.l colonnel!o r. VALLE. - Firenze, 1883 -8.i, tipografia successori Lo
Monnior. È un h1·eve opuscolo diviso in clne parti pl'incipali e Lto 'uppendice .. ;\'ella prima parie si 1ra1ta della fortilìcazione campale, accennanc'.o ai vari profili, ai metodi di costruzione, ai rirnstimenti pi~ usati, ~Ile di.fese accossorir•, ull·orclinnmcnto interno delle opere c:impah, al ln d1stru1.10no di ostacol i, di pouti, di strade, di fe rrovie, di tolegrnfi, al l'impiego della dinamite, ecc·., c•cc:. La seconda par!P trntta della for1ificazionr pcrm:menlc, di mi dii 1,, delìoizioni e le nozioni generali. i11Lliea la nomenclatura e le fnnr.ioni delle principali parti di un'llpen1, trall/l hreYenH.'nle dollc open• arcos:soric• (iuterne, 1•,tcruc e slaccatr ), acccn na alfo gucl'ni da for-
E .P'El1 JO])JCl
LIBRl
tctzn e all'impiego della fanteria nell'attacco e nella difesa di piazze e località fortificate. Nell'append ice si dà nn cenno ~ommario sullo sviluppo dell'arte fortificatoria e si enumerano e definiscono i principali sistemi di fortificazione permanente. Lo scopo che si prefisse l'autore si è di agevolare, :igli ulììciali delle armi di linea, lo studio della fortificazione, porgendo loro, in isti le faci le e piano, quel tanto che può loro occorrere, sia per corrispondere alle esigenze dei programmi ministeriali, sia per avere una guida nel l'esecuzione degli incarichi che, anche in ma teria di fortificazione, possono essere affidati nd un ufficinlc di fanterin o di cavalleria. L'ordine e la chiarezza dell'esposizione, l'assenza di ogni astruseria e lii ogni cosa non necessaria, ranno di questo Bre1Je Trattato un libro che risronde pienamente· al sno scopo.
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5o-t
Esempi di virtù militari e cittadine, proposti agli Alpini del Cadore e del. Friuli da .E. D' AGOSTINI, tenente. - Udine, 188:3, tipografia Barclusch ì.
S1d Pitive e sul 7.lt1glitn1,ento. -
È uu libro quanto piccolo per mole, altrettanto pregevole pcl couteouto, per la forma e per lo scopo a cui mira. L'autore intese illn$trare quanti, na ti nelle al pestri regioni del Cadore e del Friuli, s'illustrarono per senno, per valore, per virtù, per sacrifizi compiti in pro della patria, e questi esempi del passato, a eccitamento dell'avvenire, offrire agli Alpi ni dei battaglioni Cadore e Va l Tagliamento. A tal uopo eercù nelle cronacl1e, nelle storie e in vari documenti, fatti ed episodi , specialmente mi litari, in cui campeggi la figura di qualche Cadorino o di qualche Friulano; ne scelse cinquantadue e li espose con mirabile semplicità ed efficacia. Sono cinrpiantadue bozzelli, scritti con cuore di patriota e di soldato e con penM di nomo colto. A cominciare dalla bella dedica, fi no all'ultima pagina, diflìcilrncn!c la critica troverebbe a ridire. Noi facciamo all'autore nostri rallerrameuti.
11llultltilen,,. (A proposiI.o di annarnent.i) . _! Note di M.
R1cc10 . - Sassari, 1883, tipografia Azuni . 1
In queste note, che pel contenuto e la forma cost1tu1scono un articolo da Ri'oista, si accenna agli interessi dell'Italia 1101 Med iterraneo, alle rivalità che incontrano, e alla necessità di arnrnrsi per difenderli . Si parla della Maddalerw, della sua importanza strategica e dei suoi ricordi. storici; sj fanno alcune proposte per ln di fesa clelln Sardegna e delle coste . · · L'opuscolo è inspil'ato da l desiderio che le fortin ca7<ioni della Madrlalena si facciano· presto, e dal timore che vi sia cbi cerca di farl e restare in progetto . La rorm<l è pill ttosto viva. Di nuovo vi abbiamo trovato una proposta: l'autore vorrebbe che, a somiglianza della milizia tenitoriale, si costituisse una marina te·t rit01·io,le, colla duplice missione di provvedere all'equipaggio dei vapori mercantili, quando ·venisser0, reqnisiti ad nso di guerra, e di concorrere alla di fesa delle coste.
ALti di valore, biografie, ritratti, ep1~ocli , aneddoti, ecc., racco lti e commentali da l colonnello P. VALLE. - ~'ireoze, 1883, tìpografìa della Pia. Casa di Pa-
PtigiHe si,r.cctite. -
tronato.
-
Si clic.e cbe la ~toria è la mae:;tra dei popoli, ma non v'è maestru che possa recar utile alt.rui, se non viene ascoltato. Ora i giov.ini, salvo rare eccezioni, non leggono opere voluminose e credono di fo r molto se un poco di storia studiauo su comprmdi, per lo più r. riùissirni, dove poco o nulla v'è da imparllre. Per dare, a quello che presenta al pubblico, l'attraenza e l'utilit.ù della storia, l'autore ha ,;trnlcialto, da una c1uantità di opere:: e di relnioui :i11tentiche, un lrnon uumero cli episodi, aneddoti, ri tratti , hiograJìe, (~ fatti individuali vari e iutetessantissimi, dal lato militan~ politico e morale; poi commentandoli e svi lnppandoli, ove faceva uopo, I i ha ordinati crono)o..\ NNO XXVH I, Vùl,. IV
E PER!OD[CI
L[BIU
gicamente, e collegati in modo che abbiano addentellato tra loro e presentino al ltJttore un'immagine delle condizioni e dei costumi nazionali, dal primo svolgersi della vita iwliana nel medio evo, fino ai nostri giorni. La scelta dei fatti, fra cui primeggiano quelli di carattere mili tare, non po teva essere più accurata, l'esposizione è semplicissima e intramezzata da brani degli ·autori da cui il racconto fu tratto; questi poi sono tra i più famo si della nostra letteratura . Il primo volume, solo finora pubblicato, tratta del medio evo. I primi racconti sono del nono secolo, gli ultimi giungono fino agii ultimi anni del secolo decimo quinto. I libri del colonnel lo Valle sono abbastanza noti ai nostri ufficiali, pcrchò del presente basti 1'1mnunzio e questo 1rcve cenno.
Il se, •vi~io ippico
del 1SS:J nella pn>viueia di
.1,1a:ntova per C. MENGHINl. -
Mantova, 1883, tipografia
Mondovì. L1 questione ippica in Italia Jrn tale im portanza, che ogni scrit.Lo di persona com petente nella ma teria, merita di essere letto e considerato, e comp,~tcnte si appalesa l'autore nell'op uscolo che abbiamo sott'occhio . Esso tratta esclusivamente del servlZlo degli stalloni nella provin cia di Mantova e nell'anno corrente; ma le osservazioni, i confrcmti, die naturalmente nccompagnano l'esame delle cond izioni della prod uzione equina in detta provincia, hanno un carattere generale, come l'hanno le proposte che formano la ~h iusa, le qual i possono riassumersi così : a) Sia migliorala la scelta degli stal loni inviati dal Govern0 e predomini fra essi il tipo Roadster e l'Anglo-Normanno; b) Arrivino gli stalloni alle stazioni di monta meglio conservati e siano meglio pasciuti; e) Vengano stabiliti premi governativi per incocagginre l'industria -slalloni·era; d) Si eviti dalle Comm issioni di rimo1\la l'acquisto di pulleclre, che promettano di dare buoni prodotti.
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..Die fJ•eelle #le,• Siege (La sol'gente (lella ·vittol'ia) per WALTEn v. WALTHOL1FEN,
co lonnell o. -
.Berlino, ·I883, Lipo-
grn tìa LuckardL. Il titolo di quesi'opuscolo ha un poco del l' indovinello; il contenuto è uno stndio fi losofico sulla storia militare. L'autore prende per · motto che la più bel la prerogativa della scienza è quella di vedere le · cose in grande; quindi cou una rapida corsa aur1rvcrso la storia, compnlsanclo cau::.e ed effetti, persone e avvenimenti , dimostra che la guerra 110n è un giu,;co del caso, la vittoria non è un favore della sorte, ma sono ambedue il prodotlo ineluttabile di cartse determina te, convenendo in lutto col principio di Hegèl, clic la storia è un seguito di couseguenrn necessarie. Qual~ è però la causa o, come dice l'autore, la sorgente della v ittoria? E l'intell igenza nel le sue innumerevoli manifestazioni, tanto uel campo delle co:;e militari, come in quello del la scienza e. della coltura in genere; è l'intell igenza che ora s'incarna · in un uomo, sotto forma di genio, ora apparisce nella storia, come proprict:1 generalo di un dat.o popolo, in una data epoca . Queste i1foe che abbiamo appe1rn accennate vengono dall'autore sviluppate con mol to vigore cli dialettica e cou stile vivo, incisivo, che rende grato il li bro più che 110! promettesse il ti lolo.
Bie DetaU,n,sbiltlting eine,• Inf'tinle,•ie Cm,n lJttfJnie i,:n l!'eltltlinst (L'istnizione part·icolareggiata cli:
compagnia ,nel se1·vL::io d'i campagna) per v. ScttKROPP, maggiore nell'ese rcito prussiano. - .Berlino, 1883, tipografi a Luckardt.
1HUL
È un opuscolo di poche pagine, in cni ò raccolto il sunto delle prescrizioni n~golarnentari vigenti in Prussia sul servizio della trnppa in campngna: Si va ripclcntlo, dice l'autore, che nella fonteria vi sono molti progre:;si da · fare. Noi crediamo che una ch,lle cose pitt irnporlanli sia il curare mnggiormen te l'istruzione del solcfo to nel servizio cli carn pago~. Ma per quest'oggetto non è necessario esporre idee peregrine, nè fa re
R l'ERIOO!Cl L l lll\l
progetti . :\'ei regolamen ti si t.rova tutto il ncces5ario. Quautlo essi YC-· nissero bene inLcsi ed appuntino eseguiti, l' idea le :;archbc raggiunlo. .Persuaso di ciò, egli fa un sunto delle prescrizioni regolamentari , a· cui nggiuuge qun lchc commento e norme per l'applicazione.
,u,r
Ein lll·i ck tlie li. li. oest,e1•1•eicl,:ische .-t.1•,Hee~ beso11tle1•s ,lie IHf111,te1•ie (Uno sgiicwdo all'esercito,
a-tist1'iaco, specialmente alla fanteria) per EPDfENJ DEs . - Darm~tadl e Lipsia, ·I 883, tipografia. Zermin. Questo scritto comparve per la pl'ima voita nell 'A /.lge0teine 1Jil-iJitiirZeitimg . L'autore, che si cela sotto il pseudonimo d.i Epimeuides, è un ufficiale prussia no, il quale premette ctu: il suo lavoro non è uno , tudio scienti!Ìco, ma solo l'esposizione di semp lici osservaz.ioni. _Però· scorrernlo l'opuscolo non può sfnggire, che cineste• osservazioni vcn- · nero rauc da 1rn occhio molto sperimentato e che sono mol to assenT1ate le deduzion i che ne ricava . La questione più diffusameut~ tra uat:i· è quella dei sounfficiali . Le critiche in genera le abbondano'. ma fal~e· con molto tat.to e frammiste r,d encomi. E quelle e questt appar1~cono sinceri, perchè l'autore invoca l'èra in cui la Germanin e l'Austria riunite dett'ino al mondo la legge della pace. Egli stesso ha poi la cura cli. far notare; che ha giudicato le cose esclusivamentf! dal punto (li vista prussi:ino, e che forse non tntto ciò che è buono per Ì'esercito prnssiano s'adatt:i egualmente ad nn esercito compo!-tO rl'r-lemen1i di v,iric nazional itiì, o (conùgli lo chinma), poliglotta. ---------
(ll ftioco di /ui;·i luia ·n1<l com,baitinMnto). - Conferenza del tenen te colonnello W01.o zK01, trn.doLl.a dal russo in tedesco dal capiLano HEvE;,;:SKY. - Darmstadt e Lipsia , ,1883, Lipografta Zern irn.
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w.ti:;sima, che il crescere della precisione , pel suçcessivo perfezionamento delle armi, non avesse alcuna influenza sui risultati·del fuoco in combattimento; perchè la rrobabiliti.t di colpire dipende, quasi ,.esc,lusivamente, dalle mutabili concli?.ion i del cuore e dei nervi del tirMore. Egl i riteneva che la proporzione, tra il numero dei colpi sparati e quello dei nemici colpiti, fosse rimasta invariata da un se-·colo e s'arrischiava di predire, che invariata srn·ebbc rimasta nello ,-campagne future, malgrado che ogni gioruo s'inventassr: ttn'arma rli •maggiore prcc1s10ne. 'r're grandi campagne ebbero luogo dopo d'allorn e l'autore, clw ,crede di trovare in esse confcrnrnte le :mc previsioni, ritorna snll'nr·gomento e v'insiste con maggiore energin . Narra falli, espone tabelle, discute opinioni, s'addentra nel campo della psicologia e, se non per· ,made del tutto, scnote l'opinione contraria n fa pr-n,lll'r seriamen te . .nlla questione. V'è ch i attribuisce alla precisione il gra n numero di uffi cial i colpiti ; ma c,iò, dice l'autore, ha per causa l'abnegazione degli ufficiali stessi. -Coll 'esporsi che essi fanno e colle raccomandazioni al la t(uppa cli .tirare sugli ufficiali, se la precisione valessr ([Ualcosa, non uno di -essi porterebbe salva la testa. Vi sono, è vero, nella massa, individui -di sangtrn freddo e di polso sempre fermo, ma sono così. pochi da potersi trascurare. Infatti se il fuoco non venisse regolato dagli uf.ficia li, la truppa consumerebbe tutta l:1 sua provvista di cartnccie prima ili arrivare; a tiro . Noi, a di1' vero, non ci sentiamo incl inati ad 11 mrnett.ere questa , teoria, che porterebbe seco conseguenze gravissime; infatti se le palle -in combattimento vanno tutte a caso, non solo la precisione verrebbe -ad essere l'ulti ma quali ti.t di un fucile da guerra, ma anche i ripetuti esercizi cl i tiro a segno verrebbero ad avere poco più di un'i o,!luenza morale. Però, riconoscendo la gravità della questione e la convinzione e l' ingegno con cui l'autore !a tr<1lta, raccomandiam,o il libro .ai lettori.
I6m, cewela1•feue1· i-In Gefeclit
Fino (!alla prim:wera del 1866, pri mn che cominciassero le c:imp~gnr. di quel l'anuo, l'autore aveva mani festa to (in un opuscolo Pensim' s·nl fìwco cl-i, (uciler-ia. in combattrimento) l'opinione, allora ~r-
_Le Spectateur 'l'1tilttt1i1•e. -
Fascicoli di luglio e agosto.
- I arigi ~883 . 1
Con--ooèazionc della fanteri(i dell'esercito te1T·itwiale nel 1883. ~.Lodansi i risultati di tale chiamata, :ifformando che l'eserciLo terri10-
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LIBRI
E PERIODICI
riale costitui va una ùelle truppe più solide e-suporiore, come fon do e resistenza nll'esercito attivo, di cui fo rma In riser,·a . Tali q1rnl iLi1 gli ,·engono dnl vigore µclic forze fisiche e normali degli uomini, più completo n trent'ann i che :i venti . I l lnto debole dell' istit11 zione è sempre quello dei qui1dri. Per qunuto concerne gli ufn ciali non credesi che il problema possa risolversi con l'aumento progressivo dri collo· cti rncnti a riposo. Ln ùcfi cienza del concorso dì questi è manifostll, e l'età dei ca pitani al momento clolla mobili tnione uou permette loro di llffrontare nuove fatiche. L'iniziati va più larga lasciata ni capi di corpi territoriali ha dato buoni frutli ed accresciuta la loro autorit\ morale, più conforme al mandato che hanno il giorno in cui debbono comandare 3 o 4- mila uomini. La pi ù grave cl ifn collit è stnla la formazione dei quadri inferiori . Alcune compagnie non arnvano sergente maggiore, e contav:1110 appenn uno o due sergenti e tre c:ipo:·al i. Per qncsta ma11c:111za è necessario ricorrere al reggimento ;rttivo; quindi sono invocnte leggi che provvedano stabilmenle :illa bisogna. Circa il programmo d'istruzione osscrrnsi che, fìno a quando tulle le classi dell'esercito tcrritorinle n9n fia ranno regolarmen te rassate sotto le arm i, sarà neces.sario consacrn re almeno due giorni alle fo rmazioni di comballimento della compagnia e del hn11aglione. Gli attuali tredici giorni rii riun ione, che tolti i due per l'arrivo <' la pnrleoza, si riducono ad undici, dovrebbero essere portali a qui ndici, eliminando le soverchie teorie e l'esercizio ciel tiro prepar:itori0, inutile a trent'anni. Riguardo al tirocinio dogli ufficiali lo si ritiene poco cf!i cace com'è attua 1rn cute, sin pcrchè I i rscl nel e ei aIle grandi m:tnovrc, sia pere.hl' essi non hnnno all rihuzioni , nè impieghi dofì11i tiv i. Si propone per rimediare a <JUesti inconvenienti di lasciar loro coprire cffouivamente i poc;ti relativi alle fn nzion i elci rispeLtiYo grado nei rcggimenii nllivi, cni ~ouo cbìarnnLi . Il serrizio di reclutamento e la nuota legge militare. - È sempre J':1nlrnte qurstionc del più rapido sistema rii mobilitnione che serve cl i base al reclt1La mento. L':iutore riassume i principnli vantaggi cli quello trdesco, accenna a qnello auslrinco simi le al primo, ccl esnmina se si:i possibile in Franci:i, risoh·endo in modo aITermati,·o il dubbio propostosi. Adottnndo il reclutnmcnto regiorrnlc nedc che ,i clcbua forc per soltodivisioni di regione per tutti i reggi menti di fanteria ed i battaglioni di cacciatori; per regione cl i corpo d'cserrito per la cavallerin, nrtiglicria, il treno degli equipaggi, le sezioni cl'infcrmieri, le sezioni di commessi o cli oper11i cl'ammi nistrnzionc; su tutto jl terri torio per le trnppc coloni:i li, i reggimenti di canllleri11 i11dipen-
dente, i reggimenti ùi pontieri e gli operai d'artiglieria. Ma non approva l':ittuale circoscrizione territoriale iu Frnncia, perchè non coincide con le di,•isioni amministrati,e, o la differenza tra le cifre del eontingeute formato da ciascun:i di que!-Ie rlivision i è così grnnde, che in caso di mobilitazione J:i rnpi<lità delle operazioni di reclutamento può variare considerevolmente da uffì<'io ad ufficio. Propone perciò di divider!' in tre <'lassi i I i.\2 uffici <li reclutamento esistenti . Quelli di pri ma ch sse agirerebbe nel capol uogo del ;.corpo d'esercito, e sarebbero comandati da tenent.i colonnell i, quelli di seconda cl:isse, comandati da maggiori, opererebbero stlpra un contingente di ·I 000 o ~000 inscritti sulle quattro prime p:ini del le liste di reclota rncnto annuale, quelli di terza classe opererebbero sopra uu contingente iul'eriore a 1000 uomini. Gli uffìciali addetti a tali uffici dovrebbero avere turno a parte per l'avrmzamento, e non comune, come ora, con l'esercito auivo. l cnpitani maggiori territoriali suddivi$iouari e regionali dovrebbero spari re, e così i tenen ti da $0Stituir:;i con arch ivisti e commessi di stato maggiore, facendo,·i aspir:ire i bnoni sultuffkiali, chP troverebbero aperta un'altra vin. Tutti gli uomini lasciati allr loro ca~e per qua lsinsi c:iginnc dovrebbc1·0 essere 11mministraLi diq?Ltamen Le dall'ufficiale superiore del servizio di recluLan1Pnto. Ogni ufficio dorrebbe es~ere diviso in tre sezioni; tiuclla alti va inrariN,ta delle •riserve, quella territoriale, e l'a ltra delle reqnisiiioni dei cava lli e delle vetture. Ricordi militari del generale I. l. HuLOT (Continuazione). Regol<i generale del meccan?°s-mò delle andatun del catrillo (ConLinuazioue). C. RAADE. La Mose/la ed il .lieno. L.~uRE)>T )!F.11101. - Dopo una brrvc sintesi storica ,!elle condizioni della Francia di fronte :tlln Germania, prima del 18-H> e dopo il ,1870, vi si segnala come ([lHl$ta con disposizioni interne si è messn iu istato cl i respingere ogni attacco dall 'ovest, sia mediante una serie di piazze forti sul Reno, chr p,1ssono servire di base al concentramento dP.llc trn ppe in ogni luogo dell:i frontiera, sia per l:i costruzione delle l'errovie, clrn lo rendono l'apidissimo, e controbilanci:iuo 4'l linea del ì\Jono in modo da to~liel'le <JUClla importanza decisi~·a, che aycvn nn tempo. Non giu1lic:1$i sfa,•orcvolmente il gran numero di sbv rrarncoti e di fortezze costrnite dalla Francia , $pecie nell'ipotesi che le guaruigioni siano date dalle truppe tcrri lnriali, siccbè l'esercito attiro e la sua ri erva sar:inno abbastnnza for1i per preutlcre l'off~usivti . Rilevasi la grande utilitù dei campi trincerali in posizione ,entrali dei paesi, come Parigi, Anversa, Amsierd:un 1
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r. r:'Jl:l\lOD1Cl
potendo servire di perno di operazioni, di depositi per \'Ctto\'agliarc
ò.i rinforzo, quando ~eppc che i Russsi avendo abbandonalo Plevna e Chipka marciavano contro l'esercito del Danubio. Rammenta di an?r prcvedut.o la cat(l:;trofe di Pl ewna, dovuta :il ministro della guerra Mn,;tapha-pascià, che Yolle l'ostinata resistenza di Plerna r lo impedl di soccorrerla, cd a n.eouf- pascià, che paralizzò ogni azione. Sostiene il diritto che aYev:i comr comandante in c.ipo di recarsi dovunque era necessaria la f-l1a presenza, e che dopo l'entr.Ha a EIPna non gli era possibile il movimento sopra TirnoYo per l'insuffìcionz::i delle forze, e quindi respinge l'accusa di .ivcr contribuito a far cadere l'eser(',ito di Plevoa nelle mani del nemico. Quel campo trincerato era investito da 150 mi la Rn:-si, P con poco più di quaraula battaglioni (ll'll fol lia spera re di rompere un:i cerchia cosi fo rmidabile. Grat111·1ù, Unilà, Scelta. - Ln prima si vorrebbe limitala nelle scuole militari e. come per l'istruzione universitari:i, concessa ai figli di ufficiali, pernhè il reuclerla generale, anche poi ricchi, significherebbe contraddire quel principio di eguaglianza, che ingiust:imcnte s'i nvoca . L'unilù d'origine degli uffici:ili ed il ~istcma rlcllo promozioni a scelta son(} reclam:it.i, e,,-l\endo lr b::i5i di ogni imparziale avn nzamento. L' a1·tiglù1·ia da /orteaza. - Vi si nnalizzano le rngioui di coloro i •1uali la ,·on·ebbel'o separata da quella da campagna, ricordando che un tale provvedimento avvenne in Germania per la debolezza in cui era l'artiglieria d'assedio prnssiaua nel ·1870. I partigiani dell'attuale ()rdio11mento dell'artiglieria non sono in numero minore di quelli che Yogliono dividerla. Gl i nrgomcnti degli uni valgono gl i opposti. Si lasci quindi :illa espcrienz:i l'arbitrio rli decidcrr. Spedizionr cl~ Corea. ,1866 . Ch. 'MABTIN. - Di111ostn1 l'origine di '{Ue, to tC'ntativo seguito da un in5uc°"sso, le cause che lo dcterrninm·oJJo, le conseguenze funeste che ne deriv:irono per la politica, l'influenza ed il prestigio della Francin nell'estremo Oriente'. Lei torpedine di lerra. - FAosr LtJtHON. - Si può adopcraie nelle fortificazioni per tenerle con poche forzi•, uei passaggi di montagna, per sb:irrare dei vill:iggi, ccc. È di facile costruzione, può es:;ere armata o ilisarmata per reudorl11 ·el'ficace ed innocua ed agire come torpedine di cont,aLto, di pression~, di ossenazionc. In Austria se ne sono fai.le dollr, esperienze co11 grandi risultat.i, iu ::;cguito di che si ì• adouata. La qwisti.one del ·1Jolorilar,;a10 di 'lln anno. - Accennasi alla sua probabilr soppressione per ln nu ova lcggr di reclutamento; poscia l'au-
ed alimentare le forze degli eserciti.: ma :;olo essendo vastissimi e
dominanti tatticamente il leJ'l't'llO, cd aui a ricevere un esercito almeno egua le a quello nemico, possono permellern che questo, una volta chr vi si rinchiuda, sia in gi-ado rli aprirsi il varco. li sistema di difesa formato rin Metz-Strnsburgo o Magonza ò couYenevole :illa tattica offcusi va dei tedeschi, coprendo la linea del ·M'e.oo, dov'è il punto debole rlella Germania, poichè chi la occupa pur dividerla in due parti . L' imporlauza di tale liuea è dimosL1·ata con l'esempio del piano cli Napoleone I , 1·hc con esso giuu~c alla Yittoria di Jcna; rna notansi le minate conùizio11i. La Francia è ,,t1.ualmeme dietro la :\losclla, e non polrebbc> avanzare scuui gr1tnde rischio, :ilio stato rlell1: cose. Fatte 111 ipote~i delle operazioni dei dnr esercit i :n-ver;sari e le relative soluzioni, si conclude che la Francia deve cercare la sna forza in uua rigorosa difensiva, poichè per fare una grande guerra offensiva è neccs~aria una certa armouia iu lutti i mezzi e le operazioni belliche. Lei battagl·ia dcll'A.~.~ielta per YnToR10 DAnon.111nA. - TrarluzionP di Ch: L\ l'OUTE (Continuazione). · Gue1··1·c1, t1i,rco 1·ussa. 1877-18ì8. Stdeyman-Pas,;·ià ed il suo processo. (CouLinuazionc;. - L'accusalo svolge la questione della prc,;a di Cltipka con un movimento girante. Dice che la prima volta, rruando il geucrale Gourko se llC impadronì i Turchi .ivovano o bauaglioui n Ieni-Zagra. dicci a ChipJ..a e a Kazanlik ed un solo a Kafo- Boghaz, senza uu battaglione di riserva indietro per essere appoggiati. Le forzo mandate da Reouf-pasciii da Sli,•no, mcn~re il 11emico occupava la :-tretLa, non le videro nemmeno. I Russi girarono r1uella posizione, facrndo passare per le ali sessanta hattaglioui, senz:i scc1~are le loro l'orze' trincerate. Sostiene cht-1 il movimento girante, accennato dal Procuratore del l'C, no11 potev:i eseguirsi, se non quando Mehmcd A li-pascià avesse occup:ilo il nemico a Tirnovo, cd Osman pascià lo avesse mintu:ciato verso Servi. Dimo~Lra che gli ostina1,i combattimenti a Chipka gli furono imposti dagli attacchi dell'avversario e dalla n('Ge$sità. di scacciarlo dai posti , di cui si era impadronito . Si scagio·na della responsabilità del semplice parere dato, che si faces~c> uu movimento contro Riela, e di non aver potuto operare verso Tirnovo per gli ordini che gli imponevano di 11gire verso Bieta, affermando di aver trovat.1 stabilita eia altri la linea Ruslchouk-Osman-8:izar. Sule~rman crede di aver agito bene, chir.dendo venticinqnr battaglioni
!HO.
E f'ERIODICI
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tore studia questa istituzione in uso nelle varie nazioni, e ne deduce lihe nessuna di esse pensa ad abolirlo, e che con varie riforme può divenire un principio di forza e non già di debolezza. J campi di tiro portatili. - Vi si descrive il materiale proposto dal capitano Dourset, col quale si possono eseguire in qualmH[U<." caserma f'Sercizi di tiro ridotto a ~5 ed a 50 metri.
.Toui•nal des sciences niililai,•es. -
e agosto. -
.Fascicoli di luglio,
Parigi, Baudoin. 1883. 1
Il soldato (Continuazione). - G. L. 1f. - Sull'istrnzione l'autore nota che dall'esagerato formal ismo di un tompo si è caduti nell'abbandono di ogni precisione esteriore. Crede utile che il capo l'accia eseguire alle truppe anche dei movimenti non regolamentari, perchè giovano a sviluppare la sveltezza, ed a far comprendere che in certe situazioni ogni mossa e formazione è possibi le. Ritiene che non sia faci le·, nè breve, nù inferiore ad altra l'istruzione della fanteria, massime per l'importanza attuale del tiro e la necessità cli addestrarsi ponderatamente t,1nto :il le manovre in ordine chiuso, quanto a quelle in ordine sparso. Dimostra che tale istruzione è assai complessa, e sì pretende insegnar troppo e varie cose, clrn richiedono specinlitù accuratamente formate. IJnportn molto, a suo avviso, non aggiungere accessori per tema di verter compromesso il necessario, e scegliere piuttOsto degli individui nello stesso corpo per dal' loro una istruzione speciale. Esamina i tre fattori che concorrono al la qual ità di una truppa: valore del soldato, valore dei quadri, valore dei meccanismi onde essa è :irma ta. I due primi sono· dominanti nelltì fautcria e cav11lleria, gli attri due, e specialmente il terzo, dornirnmo DP.lle nrmi dette speciali. Bisogn11 qu indi ridurre l'istruzione, e massime quelle complicate della cavalleria, al puro necessario, dovendo questa· valersi bene dell'arma da fnoco, forse secondo l'autore, abbandonando la lancin di utilità discntihi le. Sostiene la sep;uazione dell'artiglieria da campagna da quella da fortezza ed a ca.-allo, ed entra in particolari sulla loro costituzione e addestrnmento. Critica l'ottuale regolamento cli manovra a piedi per l'artigl ieria e giudica opportuna 1n so ppressionr, del treno cli detta arma.
51 ·1
.ll concentramento (1·ancese e la traversata di Pa1·igi L. N. Dal migliore svi luppo dato alla rete ferroviaria tedesca, mecl innte iJ. tronco che attraversn Berlino, rileva:;i come sia stata messa in condizioni di far concorrere tutti gli sforzi del la nazione intiera verso un un ico scopo, cioè di nvanzare al momento del primo urto e.renderlo irresisti bi le. Sollevasi quindi la questione, se n'.ln sia d'imperiosa necessità una linea metropol itana di Parigi per il più rapido trasporto dei corpi d'armata verso la Mosa e la i\fosella, dove sono organizzate le due brecce al nord di Verdun ed al sud di Pont-Saint-Vincent. Studi11si quindi lo spiegamento probabile elci corpi tedesch i ,,erso la frontiera francese ed i loro primi tentlltivi dopo il segnalato miglioramento delle comunicazion i. Nel periodo iniziale delle ostilità si calcola che per la difensiva, la quale s' impone per l'alà sinistra francese, lrnstino tre corpi d'esercito nd una divisione di cava lleria contro altrettanti dell'avversario. Lemasse disponibili per il passaggio o[ensivo della Mosella tra PointSaiut-Vinceut ccl Epinal souo valutate ad H corpi d'esercito. Questo è ritenuto il più importante te<1tro d'opernione, e per il liO lCCntramento del :20° corpo, da fornrnrsi , il 7° 1'8°, il •130, il •16° cd il 47° francesi, non si potranno ntilizzare che le feffovie del bacino del Rodano. De, plorasi ,he al nord-e,t di tale rete si estenda una zona di 100 chilometri senw una via ferrnta ca pace ili contribuire al detto concentramento sull,ì · fronticrn. Proponcsi perciò nM linea strategica tra Nuit:;-sous-Raviercs e Vierzoo, o Bourges, per Cosne o per Gien. Si critica l'ordina men to ferroviario della capitale, C<•nsidcrato all'epoca 1lel la costruzione dei nuo vi forti come un semplice complemento della difesa particolare di Parigi, mentre della Grande Cinta era foci le è logico di forc l'istrumento più potente del concentramento, francese. Anzi tutto il tracciato avrebbe dovuto essere iutieramente distinto da quello delle grandi nrtcrie, che irradiano ntt.orno Parigi, ed invece si confonde con esse per più di un terzo del loro svi1nppo. Non si ri medierà a tali difetti ,;e non col molliplicare i colleg11menti diretti intemi ed estern i :-Ila ci ttà. Dall',}same dell e condizioni, in cni si opererà il concentramento dei corpi d'esercito dietro la Mosella, si · riconosce la ncccssitit di un tronco diretto tt'<ì la grande linea d'Orleans- Parigi e di Parigi-Lione. Così il gruppo del sud credesi possa eswre conipos!o di dieci corpi d'esercito e tre divisioni di cavalleria. Per com pletarlo calcolasi che possano occorrere 120 treni, per il gruppo del nord, cioè pel 3° corpo d'esercito, una divisione di fanteria, il rrggimcnto di fauteria di Caen, quello di cavallerin di Evreux e la
LIURI
:~· IJrigata d'artiglieria - 60 l,rC'u i. I l gruppo ccritralc s!ll'obbeformato di quattro corpi d'esercito, altri due dovendo formare il nucleo cli uu corrn di osservazione sulla frontiera delle Alpi, e per quei quattro più una brigata di conizzieri 1Jr,cessitercùbero ,l30 treni. Da una particolareggiata dimostrnzic,ne concludesi, clu• hisog1111 co:;Lrnire la linea traversale metropoliwnn cd i suoi collegnmenti con 1i.J ~Lnioni di 7l1ont-Parnn$SC, clell' Rst e elci Nord: un collegamento tra la ferrovia cli Grande Cinta e la linN1 di i\full,ouse contornando il versante nord del poggio di Clin mpigny. Sono pure nece,sari un nitro ·tronco fra la Grande (:iuta e I.i linea di Stra,;lmrgo, uuo al sud cli \'illrncu rn Saint-Georgcs 1.ra le due grandi arterie d'Orleans o d1 Liour; un secondo col lcgameu tn a Bel-Air fra la P iccoln Cinta r la ìi uea di Vinccnnes; 1111 terzo tronco prr nni1\) la linea di CouOun;; r rii Compiègnc; un prolnugamcn!o clcll.1 diramazionr Pimtin-Saint-Oueu. ncclamasi nllre~i d'urgenza la linea long-iturlinnle della mctropol i1:1na da Yrrsaillcs con cliramazioni alle due lince di \'incennes e di Lione: la cMlrnzione della Jinen circolar<' con gli ste;:.~i collegnmeuti; il mi: gl ioramento del biforcamento ili Acl1erns allo seopo di cr<:nre una comunicazione fra Versaille~ e la liuea di Parigi-Compiègnc; un tronco trn la Grande Cinta e l:1 linea cli Soi.,~on~: eil nn nitro l'~Lnrno frn !;1 Piccola Cinta o la li nea ili Liou1•. Ordinamento difensiw della Soizzero - HEXNtrnERT. - Cou uua rapid:1 descri1.ione l'autore rilov:1 In ma$Sima importanza della posi1.ione geografica e mili1.:1re ùi qnel paese, e ricorda quanlo nbbia inlluito a porlo sotto l'egida di quella neutralità garentita ùal jcorJO'resso di Yienua. Ma loda che quel popolo non s'affidi alla invulner;bilitù di un lratlato, poichè oggi, co111 0 sempre, la gnerra si rende su periore al dirilto, e sconsiglia il disarmo. Segnalate le difr.coltà della odierna prntica dcli' artr militare, accen11a i me1.1.i con cui la Con federazione ha provved nto alla sun difcs11, c·ost.ituenclo una forza cli circa 24 5 miln uomini, rli cui centomila è più per l'esercito attivo, crl altrettanti per la landwehr, medi:1ntc il srrvizio personale da venti :i ventiquattro auui. Da un breve esame <lell'ordinnmento militare sv izzero deduce, che tra l'ordine di mobilita1.ione cd il eonccnlrai'nruto debhouo per forzn scorrere c1uauordici o quindici giorni, mentre nella metà di que, Lo tempo la Francia e la Grl'l1rnn in possono gettare circn 80000 nomini sulla frontiera elvetica. Altri difeui son•J, 11 suo ,wviso' In breve durata del sen·izio ~ollo le armi rer l'istruzione tecnica, la mancanzn di esercito pcrm:.rnentr, il poco valora delle opere difensi,·e. Fa quindi una rassegna dei diversi sistemi proposti per le for1i11r:i-
1.io11i, che la S\·iacra crùJc Ut·t:c:-saric per rip,w;,re alla iuferioritj 11u111crica delle sne trnppc. Partendo da COllsidernzioni economiche fondate su lle li mitnltl cifro del bil:w!'io Jelle cutrate di rpteJla nazione, il ttuale non sorpa»sa i cinr1ua11La milioni, esdntle la moltiplicazione delJe picco le fortezze, che disseminerebbe le forze in$ufGcienti, e propo11e una grande piazzn, a ~im igli:1nza del 13elgio , uella centrnlo posizione cli Su r~ée non lungi dal lago ili Semp:wh, ad rgnale distanza dalla frouLiera del nord e dt•ll'oyest, tliflicile a1l us~erc avviluppata, ed aua a mi11acciarc il fi,1oco tli 1111 c$erci to tedesco 11 l'l'ancese, qnalol'a nou potesse sbarrarsi la naturale liuca tl'i11rn;;ioue Waldshut-Soleure-Neuf'ch;\tel. Iu hasc al le ~pc,o per (t; nuore foni11c:ixioni di Anversa ca lce,ln ,1 :;o n1il io11 i quellH poi' la grn11do pinza elvetica, che po1rcbbero •'$Sl'l'C t!i,i~i in dit.!ci c;;crt.:izi . Riti ene poi che sarebbe no. cessario uu esercito pcrniane11tc ùi 10 o 30 mila uomini, t.:ioè il terzo o la metil di quello del Belgio, un t.:,,rpo <l i zap patori per le opere passeggiere cli campagn:i, e di alpi11i ad imit:izione dell'Ltalia. li regolamento dell',J 1 no,;emfJre 1882 sull' i,;t1·uz-ione del tiro (Coo-· tin nazione). - \I. .\. - Critic%i che nelle nozioni genera li su l tiro, gli abbassamenti "i chiamino all.ezze di t:adula, e che altre mod ificazioni non fe lit.:i si:rnsi faue oel linguaggio giù t.:onost:iuto. ~otasi in q uc:-La parl!~ del regolnmenen lo l'impiego Jellc lince trigonometl'iehc, bandite dall'insegn:imcnto delle scuole regio1rnli di tiro, ciò che rende im possiliile d'insegnare agli urnciali allievi di tali istituti tulle le mat1: ric ·contenute nel rcgo lnm1:11to. Circa le consitlerazi,wi generali relative all'impiego del fnciic modello 187¼ accennasi, che nou può es.:'Pl'U accolttJ favol'erolmentc, oggi che ::;i pensa ad utilizzare la portala estl'cma della tra iclto l'ia, il ~cguente J}l'incip io: che l'annwnto di gi llata clellt• :,rmi moderne condanna più le formazio11i profontlc alle uislauze a cui ::;ùuo vu lnerabil i, che uon antlll'izzi il l'noco a <li:,lnoze troppn grandi. Hih)va:;1 l'c~o f'bitaute lavoro, clic il 11 11ovo regol:rn1ento impone ai sergenti, per l'i:;pezio11e a farsi alle arm i tulle lt1 1 ollt> che In truppa premi e le :inni . fo{ì ne, pu r lod(rndo ,1uc~ta 11 uo 1·.:i pu liblicazion,; utile ed islru tti vn, In si gi11dit:a troppo CO$LOsa e ,·olnmiuo~n, e la ~i vuole ridoua a minori proporzioni, 1•l irninn11do tulle quelle nozioni d1e uou sono ricono~ciutc i11di~pc11,abi li e facili ad intendersi. .\fa11otre di qncul1·i per 111111, ln'i1Jata di: ccual/e,1·ùt (Fi ne). Seguono gli ù$Cmpi per il 1er1.0 e quarto giorno di cscr('il-azio11t', per la manicrn di pnrre e ri~olverc i quesiti rlc-1 t1•111a t· le t't;lati\'c' confe-re11ze.
LIBRI
Ldd·ifesa delle ,flpi per l'Italia. - T. colonnello BARATrE1u. Traduzione. Servizio della co·valleria in campagna (Conlinnazione) . - Generale Vo:-. LoE. A-mmin·istraz·ione e contal,ih!à dei corpi di, tr·upp<i. - Emilio Srn10'.'lo. Riassume la storia dell' amm inistrazione fraucesf} dopo Luigi XIV, fa un rpwdro di quella reggimentale tedesca , e quindi l'autore passa alle proposte. Consta che la di flìcile situazione in cui attualmente si trovano in Francia i consigli d'amministrazione dei reggime11 Li elle hanno la responsabilità senza l'iniziati va e l'indipendenza o!ei loro alti . .\ nzicl,è riordinarli li vonebbero soppressi, cre,mdo nn consiglio per battagl ione, escm pii fìcando la cont,1bi 1i1à e I'am rninistrnziooc stessa, le quali debbono essere regolate in modo da poter servire egnalmeute in tempo di pace ed io guerra, poichè ogni altra divisione sarebbe superflua e complicata. È necessario perciò preparare il frazionamento: il battaglione dovrebbe avere la sua amministrazione regolare, il reggimento essendo il grande provveditore 11uando quella non è sufficiente. Tale è il sisLema tedesco. Cieca il soldo osserva, che se il metodo della giustificaz.ione colleui va e numerica, do. sostituirsi a quella particolareggiata, è buono, migliore poi e più semplice è 11uello tedesco, che accorda maggiore fid ucia e libertà ad ogni ufficiale amministratore. Riguardo al vestiario propone il sistema austriaco. Adot· lando queste riforme a suo avviso verrebbe a sem plificarsi il lavoro di :;critture; il maggiore non sarebbe un ufficiale conta bile, ma avrebbe il tcm po di occuparsi delle manovre, ciò che non può fare oggi. Una compagnia od nn battaglione poLrehbero essere distaccati da un momento all'altro senza incon\'enienti . Tutti i militari scrivani prenderebbero parte agl i esercizi e gl' interessi economici sarebbero meglio salvaguardati . Le m·ilfr1ie e le truppe pror,'inè'iali. - Icone HE:-INET (Continuazione) . - Trattasi di quelle chiamate nel tempo della guerra di successione in Austria, delle mil izie <li Lorena e di Parigi fino al 176<2.
E Pi-.:lHODLCI ,
61•gan dei· itlilita,•- J,J1issensclt11ftlielten J!erei,ae.
Voi. XXVI, fas . 5° e vol. XXVII fas . -1°, 2° e 3°. Susgidi tecnioì moderni nella, cosvruzione dei pont-i militari;. TELTSCHER, maggiore. - Si dimostrano i servizi che, nella costruzione di ponti militari, si potrebbero ricavare da barche a vapore, esistenti sui relativi JiLllll i, e si propone l'adozione di barche a vapore tr11sportabili cogli eqni paggi da ponte. Della geografia militare. - È quel ramo cli scienza che tr11tta delle relazioni tra la geografia e la guerra . È suo soggetto far conoscere: ,1° l'influenza delle condizioni geografi che sulla guerra in geralc; 2° tale inlluenza per uno spazio geografico determinato; 3° tale inlluenzn per uno spazio geografico determinato e per un caso specia le di guerra. (Si sviluppano partitamente questi tre punti) . Comrnent'i a principlii, tattici e disposi3'Ìoni regolarnentar'i. Si prende a minuto esame la battaglia cli l:leaumont (30 agosto ,1870) e si fanno risaltnre i casi partico lari in cui vennero o non ,1ennero appl icati alcuni principi tattici, e a cui avrebbero convenuto, ,o noll convenuto alcuno disposizioni regolamentari. Woldemm· Strwbel. - Capit.ano Zmum1. - Si narra la vita e si fa la rassegua delle numerose pubhlicazioni del nominato scrittore militare. Del gùiooo di g-nerra . - Ri,;rrz, teueute colonnello. - Si parla del suo scopo, delln sua diffosione delln sua utilità e si danno alcune nonne per renderlo più interessanLe e proficuo. l'assedio e la difesa d;i Vienna nel 1688. - .RRHM, tenente colonnello. - Si descrivono gli eserciti belligeranti, si danno notizie sui capi e si narrano i fatti . L'autore attin:;e non so lo a precedenti pubblicazioni, ma a documenti inediti esistenti nel l'i. r. biblioteca . Il cùmpito delln fante?"ia nelln gue1Ta da f01·tezza. - PAP, capitano . - Questo còmpito è di due specie: tecnico e tattico. Nel campo tecnico spettano al la fan teria molti lavori, tutti importantissimi, ma semplici per la loro natuca ed eseguiti sotto la direzione, delle truppe tecniche. Per tali lavori non si richiede se uon buona volontà e forza dì braccia. Un'istruzione speciale, fatta a questo riguardo in tempo di pace, uou è ncressaria. Nel ca mpo tattico il còmpito della fanteria abbraccia il servizio di sicurezza e la difesa e l'attacco nel senso più ·vasto . In queste ::.ue operazioni la fanteria ù guidata dai consueti
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pri~cipì di tattica; la truppa s1 muove nel suo ùlcmeoto; le istrnzionì ~ i regolamenti sul servizio di campagna trovano anche q-ui la loro applic:17:ione. Un'isLruzione speciale fatta , per questo scopo, alb trupp,1 ,. se rmò essere utile, non è indispensabile. Ma per gli ufficiali la cosa è diversa. Quell'agire :;ernpre iu stretto collegamen to c;olle truppe tecniche, quel dovere in ogni azione tener· conto della presenza di fortifi cazioni, ctuel dirigere operazioni e sorvegliare lavoci in tempo di notte, souo çose che capitano di raro nella guerra campale e che uou s'imparano irnllc ordinarie esercitazioni . Ora siccome dalla condotla e riuscita di questi particolari dipende in gran parte l'andamento e l'esito dell'azione complessiva, così è necess11rio che gli ul'liciali abbiano, intorno alla gnena da fortezza, nozioni spe<;iali. Ol tre gli e:;ercizi n le rnanovrel'oi quadri, nella guerra da fortezza , :;arebbe r:osa uti lissima ,~,;t1m(lcre, ,t •rnes!a ~peciali1b, il giuoco di guerra ,: farvi prcndne partr. uffì c;iali cli fa nteria in unione ad ufficiali delle Rrmi tecn iche. Ogni ufficiale studioso ha poi a sua disposizione un mez:w per istruirsi teoricamente nella moderna guerra da fortezza: la storia degli a:;sedi di Pr1rigi, di :M.et1,, di Belfort, di Plevna, ccc. ::,nUa statistica clegh am11nalMi d.ell'-i. r. esenito. - h .1,EMl' F, 111acrcriore ·mCllico. - Si. dimostra che tale ~tatistica, come è fotta ogèlo giclì, nou risponde al suo scopo e si propongono :arie modificazioni. Strateg·ia. - KANGER, tenente colonnello. - E un sunto bibliografico dell'opera di questo titolo, pubblicata dal colonnello prussianù BLiim:. (Berlino, 1882, tipogralìa Mitt.ler e fi gl io). U yrand;i, mano1:re presso Yci1·scr:t1'ia ·nel 1882. Studio sop1·a le cond!izioni a e-iii deve risponde·l'e ·nn (11.ci le a ripetizione. Si enumerano tali condizioni, si esaminano, in rapporto ad esse, i principali fuci li a ripetizione finora inventati e si . r.onchiude, che nessuno vi risponde in modo da giustificare l'enorme spe:;:i che importerebbe la sua adoz(one. · Tenent.e Feldmaresciallo barone Gallina. - HonsETZKl, tenente <·.olon nel lo. - Nec;rologia. Consid1irnzioni ml valore lletla Landtstnrm t-irole.911. - .Fi1w a r1uesti ultimi tempi la contea del Tirolo aveva instituz.ion i rnil itari uniche nel loro genere. Nessuna provinci:i della 111onarchir1, nessun paese strnniero poteva vant:irne di eguali. Esse poggiavauo ,mll'obbliao o(Yenerale al servizio·, erano antichissime e fecero 1Jiù volte buona . prova . . Ma l'obbligo genera le al servizio non è più una specialità del Tirolo; è un principio adottalo da tutti gli Stati europei. La Germania h a 1
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E PER IODICI
una landsturm,, colla quale possono, all'occorrenza, formarsi 300 reggimenti di fanteria e 100 di cavalleria, oltre le batterie. L'Italia ha creato corpi scelti di truppa alpina. È dunque lecito domandare se per caso le vecchie istituzioni del Tirolo non si trovino oggidì arretrate, specialmente in confronto di quelle, che reggono la Landst·ur-m tedesca. Nessun confronto può farsi fra la Landsturm tirolese e le truppe alpine italiane, perchè queste non hanno carallere di La.ndstilr-m ed àppartengono all'esercito permanente. L'ordinamento della difesa nel Tirolo (sempre strettamente collegato colla costituzione del paese) ·rimonta al H,0 secolo. Nel ,151-1 un. bando dell'imperatore Massimi liano stabilì una levata ordinaria di ventimila uomini in reparti di 5 mila uomini ciascuno e, pei casi straordinari, la leva in massa. Tali instituzioni su per giù durano· ancora; la leva ordinaria i} det.ta Lanclwellll', quel la in massa si chiama Landstu1·m,. Essa rese più volte grandi servizi, specialmente nelle campagne del 1703, del 4797, e più di Lutto, in quella del -1809, dove si immortalò Andrea Hol'er. Ma da quel tempo le cose sono molto cangiate. Se ben si osserva i servizi riella Lancisturm tirolese furono uinto maggiori, quanto meno adatte alla guerra di montagna erano le trn ppe regola ri am iclw e nemiche. A misura ché Je montagne vengono studiate e diventano famig liari alla truppa e a chi la conduce, e si fanno ordinamenti specia li per la guerra da montagna, il valore relativo della Landsturm (se resta quella di una volta) naturalmente decade. Una prova cominciò ad a·versene fino dal :J866, quando il perno della. difesa non venne costituito dl'llla Landstiirm, ma da truppe scelte e a cui si aggiunsero compagnie di tiratori. La Landstiirni fu chiamata ma non arrivo a combattere. Dell'esperienza del ,1866 si tenne conto nella legge del ·18'70, che recò all'ordinamento della Lamclstimn tirolese, qualche modificazione. Ma poi vennero le grandi esperienze del 1870-7 1, in seguito alle quali tutti gli Stati europei modificarono i Joro ordinamenti militari, non solo nel senso di mettere i11 campo il maggior numero di armati, ma di averli isLruiti e pronti il più possibile. La Landstiwm tirolese rimasta colla legge del ,1870 non si trova più iu armonia colle esigenze della guerra. Se si vuole che possa, all'occorrenza, prestare i servizi di una volta e mantenere l'antica fama, sono necessari i seguenti provvedimenti: 1° Avere i quadri degli ufficiali al completo anche in tempo cli pace; 1
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LIBRf E PERIODICI
2° Obbligare gli ufficiali, nel primo anno della loro nomi na , e in seguito ogni due anni, ad un corso speciale d'istruzione e di esercizi; :1° Chia.mare, di tempo in tempo, qualche classe di Landst1irm ad esercizi che durino non meno di etto giorni; 4° Decretare che la prima categoria di Landsttmn (gli uomini dai ,t8 ni 39 anni) è obbì igat.a a servil'e pe1· Lutto il tempo dell:1 guerra, anche fuori del proprio distrelto, purchè sempre in T_irolo; 5° Limitare i casi d'osenziooe. 6° Costituire i reparti di truppe tecniche, di guide, di porta for1t1, ccc., ccc. (1 ). Espe1'ienza per 9·accogliere nottetempo ·i feriti e ·i morti s1il campo di battaç,lia al chiarore della luce elettrica. -- Vouamn, maggiore. - Si descrivo un esperimento fatto, a questo proposito, il 22 otto bre corr.ento anno a Vienna. Educazione o addestramento ,meccanico? - F. l\'1. L. AncrnucA GtOYA1'NC. Conferenza in cui si fa risaltare la grande importanza dell' educnzione. Esempla,·e esposbione della storia di, un 9·cggimento, ad uso dei sottufficiali e soldciti. - DuKCKEtt , ca pitano . - I~ la bigl iografia dell'opera intitolata: Memo9·iale per l'i. r. 1·eggimento dragon·i Arciduca Alberto . La direzione del gùwco di gnc1-ra. - BruMEK, colonnello. - È un esteso studio, quasi un tratt-ato, sul giuoco di guerra, con dieci carte e piani.
(1) Vedi nel presente rascicolo, )mg. 475, l'articolo speciale: L'orài11ame11to territo,·ic,ce ed i tiri ci segno in Tirolo.
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
/llilUiir-lJlali111icl, e11 Ja/u•bticl, /tir ,las Jfll,r 1877 1818. (A nnuario militare statistico per l'anno '1877-78). Vienna, 1883. Lipogralìa dolio Slalo. È una pubblicazione dell' i. r. comilalo militare-tecnico amministrativo. De,• Efojiirig-P,-ei,oillige ili li.li. llre,•e. (Il volontari0 di un a nno ncll' i. r . estircit.o) Vie nna, '1883, Lipogl'afia Seidel e figlio. Prezzo L 2. Si tr11LLH delle condizioni d'accettazione dei volontari, della loro istruzione nell'esercito, passaggio nella riserva e richiamo in attività.
/
Glietle1•1rng tler bewagueten lllael,t vau Oeste,•,•eicl,-l}u!I nr11s. (RiparLizione della forza armala dell' A.us Lria-U n o-he-
t
ria) Vienna 1883, tipogrtifìa Seidel e figlio, pr ezzo L. In una Labella, divisa in quattro quadri, e daLa la r ipar tizione clell' esercito permanenLe, della landwer, della landsturm e delle guardie del corpo e di corte. Die 11-nstelltmgeu tle r l'n te,•o//izirre iu Cillilrlie,ul . (Il collocamen Lo dei soLlufliciali negli impieghi civili). Berlino 1883, Lipografìa MiLLler e figlio, prezzo L. 1, 75. Si Lralla la s eguente questioue : a quali impieghi deve aspirare e prepararsi il sottufficiale ?
E. Lo-YER, capilaine La poliee jmliciai••e militai••e en temp11 ,le 1urix et eu tem11s ,le g1u!r1•e. Limoges, '1883, lipograJìa L avanzelle, p rezzo L. 1, 50. 'I'ratLa della composizione dei tribunali militari, della loro com petenza, degli ufficiali di polizia giudiziaria, dei processi verbali ccc. ecc,
ll!BLIOGl\APJCO
520
flOLLE'f'flNO
E. BERTILLON, lieu tenant. Cm•net ,le lit• à l'usage tle l'à••mée. Parigi 1883, libreria Michelet, prezzo L. 2. È un ma· nuale tascabile di i83 pag ine. La prima parte conLiene le tavole, la seconda parte le memorie. DurwP, co lone!. Taclique ,te l'iufanlet•ie ,;usse. Parigi i883, libreria Baudoin prezzo L. O, 60. L'originale è in russo. Questa è la traduzio ne francese di una tearluzione tedesca.
DE CoRNULIER, capitaine de frégate. /Le ve,•.tonuel et le service à bm•cl tle la maritle auglaise. 1 voi. in 8° Parigi t883, libreria Ber-ger.Levraull preizo L. 3. FA VRET lieutenant de vaisseau. ~ludes comparatives de ta' . ctique ,uivate, 1 vol. in 8° con figure, Parigi, 1883, libreria Berger-Levrault prezzo L. 3. Dussrnux 11,es gi•auds .faUs de l'l,istoi,•e ,le la gét>fJt•apleie, 5 voi. in 12°. Par-igi, 1883, libr eria Le e.offre, prezzo L. '10. Il racconlo comincia dagli Argonauti e passa pei Fenici, pei Cartaginesi, per Marco Polo, Colombo, Cortez e Pizarro, fino ai nostri tempi.
ORTH. De lti co,uluile de l'a:,•lille,•ie tlans les nuinoeuvres et ,u, c,>mlmt . Par igi, '1883, 'i voi. in 8° libreria Berger-Levrault, prezzo L. 2, 50. È traduzione dal tedesco. KACHLER, lieulenent colone!. /La cavtlle,•ie 1n•ussie,111e ,le 1.SOG ti 1.S16. Po.rig i, 188'.3, libreria Baudoin, prezzo L . 7. E . una lraduzione dal tedesco . Si tratta del progressivo sviluppo della cava lleria prussiana durante l'epoca accennata. YAN'DARGENT. il1faflagt1sca,•. 'l vol. in 8° con 'incisioni. Parigi, i883, libeeria Viclor Palmé, prezzo L. 6. È la descrizione della fauna, della Dora e degli abitanli del paese. Hosmorm, colonel du genie. !Les i•outes comme1•cfole.,; ,lu J'mHuun, 1 voi. in 8° con una ca1•ta. Parigi, 1883, libreria Plon e Nourrit, prezzo L. 2. La nominata regione è una provincia chinesc a nord del Tonchino.
BEAuvom . •/fa.v a, Sia,n, Ca111t>n . 1 vol. in 8° con carta. Parig i, 1883, libreria Plon et Nourrit, prezzo L. 4. Sono memorie d i viaggio. A. BoNIMAIS, capitaine. Jlt, Cocld11cl,i11e co111e,n1wraine. Parigi, ·1883, lipografìa Challamel prezzo L. 7, 50. Descrizione del paese e degli abitanti. ' HEUMANN, capitaine. L'tirmée ,,;uisse. Parigi, ·J883, libreria Lavauzelle, prezzo_L. O, 30. Breve opuscolo sull'ordinamento di detto esercito. Co,le-illauuel ,les i•équisilions militai,•es, 3 voi. in 32°, Par igi, '1883, libreria Lavauzelle , prezzo L. 1.
DESCJJANEL. /La ,,uestion ,lu To11l,in. 1 vol. in i2", Parigi, '1883, libreria Berger-Lcvrau!L, prezzo L . 5. La questione è trattata dalla sua origine fino all'attuale situazione. DEPPING. Le Japou . 1 vol. in 16 con incisioni e una carta. Parigi, 1883, tipografia Jouvet, prezzo L. 2, 25. Descrizione del paese e degli abitanti. De l 'orr1an is,itio11s tléfensive fle il,, Suisse. '1 voi. in 8°, Parigi, 1883, libreria Baudoin, prezzo L. 1,
HENNEBERT.
/La concenlration f1•a11rai.,;e et la trtiversée fle Ptwis. 'l vol. in 8° Parigi, 1883, libreria Baudoin, prezzo L. 1, 50. 7,, J1,1IARCAS. L,o,•ga11i.,;tilions cmasulaire frnnçaise . P.:1rigi, 1883, libreria Paul Ollendor ft~ prezzo L. 1. Si tratta del modo
di riordinare i consolati, pel maggiore incremento degl' interessi commerciali francesi . TnunEAU. ;V/otre colonie le Ton!J-6'.in!J. 'l voi. in 18° con una car ta. Po.rigi, 1883, libreria Mauricc Dreyl'ons, prezzo L. 2. Esplorazioni, conquiste, risorse commerciali di detta colonia e noli zie sul paese e suoi prodotti.
BOLLETTINO
ll/ULIOGIUFICO
PLEss1x, chef cl'escadron. · 1'1mmel COIHIJlet ,l'à,·lill<!,•ie. 2 voi. in 8° con 163 figure. Parigi, 1883, libreria Baudoin, prezzo L. 15. È un m a nuale redallo conforme al programma del corso d'artiglieria, presso la scuola superiore di gue rra in Francia.
A. HEklrnL, colonnello. Po,ft-ib,rie 1mt,.oui i il• p,·imiene11iie I.' pm•cie i 1•a•1•iiscieniit1 ,1.rtillieriskil, artulU, lafetov, a lnl;ye ,len•t1i,uu,;h i gelietu,il, baio/• . Cartucce esplodenti e loro applicazioni nei guast\ e distruzioni delle bocche da fuoco, affusti e ripari in legno o ferro). Pietroburgo i883. tipografia R Hollike, 252 pag., 800 esemplari.
tles of ffoie,·s tl.'a,lmioisl1•alfou. 1 vo i. in 8°. P arigi, 1883, libreria Baudoin, prezzo L. O, 75. Tratta specialmente del servizio degli ospedali e delle ambulanze in campagna.
523
DESCONST. Il ide-m,lmofre
Les Frn,uJais au Toul.ill. i vol in 18° con 4 carLe. Parig i 1883, libreria Challamel, prezzo L. 3, 50. Si na1Tano i falli di qualche importanza di Lulli i Froncesi in della regione, dai primi che vi npprodo.t·ono, fino a Hivière, Harnaud, Bouet e Courbel.
capitano del 68° battag. fanteria ùi riserva. Sborni/. opi11ta11U vit>afscei i nu,teri,ilov, upo1t·eblioie1ni,.'I• voi.'1 sk,nmi ,u•n1ieisl.i piel•oti, re11er0Hit11i i 1niesl11iu1i. (Descrizione degli oggetti e materiali usali dalle truppe di fante1·ia atlive di riserva e locali). Kursk 1.883, tipogralìo. G.F. Brigosgi, 59 pag . , 1300 esemplari, prezzo li1•e 2,00.
K.RAMAREV,
GAUTIER.
A.
mvltw o voitasl,oi pot,in,wdi «llia sQ/t/111 i un,•otlt1. (Sunlo del regolamenlo s ul r eclutamento
P. PLAnov, capita no del 6° battaglione pontieri. p,.llvila dli<, pe,•ep,•1,vi vpltivj rou pri 1wmo11lsei 71lav11cil• s,ui,•in,lov. (:'.'forme pel passaggio a nuoto della compagnia mediante apparecchi galleggian ti). Kiev 1883, tipografia L. G. Danilovoi, 18 pagine, 200 esempla!'i.
pei soldali ed il popolo). Pie troburgo, 1883, tipografia Trenke e Fiosno, 86 pag., prezzo L. 0,60.
J. A.
TANUSC. ~·ot.1•nslsce11ni
K. SkAkovsk1. Busssl.aia to,•yovlia t1' Tihom okennie. (Il commercio russo nell'Oceano pacilìco). È uno studio economico r ela ti vo al commercio ed alla navi gnzione russa nella provincia litoranea della Siberia orientale, nella Cina, nel Giappone, Corea e nella California. Pietroburgo 1883, lipografia S . Surovin, pag. 515, 620 esemplsri.
CrANZEV . Slwbelef lual. 11ollwvo11iez, 1880-1. §82. ltJIO• ricettki oee,•I,. (Skobclef corno condottiero, 1880-1 881 . S unto storico). Con ritratto, facsimile, lettere e disco r si di Skobelef. Pietroburgo 1883, tipografia V. S. Valascev, 17i pag. prezzo Lire 1,40.
J. MILLER E K. 'f!.lOORAc .Nemiecko-t•usskivolemw-teclwice..,ki Slovn1•i. llipur.l. lii. (Dizionario tecnico-militare tedescorusso. Dispensa VI). Questo dizionario eonUeoe tutte le voci
tecniche, Lanto dell'arte mililare, quanto di Lulli i ra m i scientifici, aventi rapporto alle cose mililari, cioè architellura, ingegner·ia, astronomia, geodesia, ecc. Colla presente dispensa s i dà principio olla letLera K. P ietroburgo 1883, tipografia dell'imperiale accademia delle scienze.
A,•tillie,•isl,oie uceutif> <llia smlof floltl. vno1•u9e1111ih r1a• rit!suo;u a,•tillie,•iieiu. (Gli esercizi d'al'tigl eria poi legni della flotta armali di cannoni rigali). Pietroburgo. i883, tipografia. del ~linistero della marina, 99 pag., 350 esemplari. A. Hekkr::t., colon nello . /Pm•ci" i i•nto•11sce11iie l,o,rno-A111ple1•• u,1111i !l'~liesuotltn•osuil, s,u,bst.-,,•euii(', lrlt•g,•11/0/, 1110• sto/ i 11olevil• m •mlii. (Guaslo o dist ruzione di linee ferro-
v ia rie, telegr·afì, ponti e can noni da campagna per pat·Le degli zappntori a caval lo), 2• edizione. Pietrobur;o, 1883, tipografia R. Hollike 168 pag., 2000 esemplari.
F.
SotwiementH>ie 1uies,lt.i na1•otl11oie 1u•atJO 1·ivilisovmmil• 11m•otlof (Il dirilto intc1·nazionale moderno delle nazioni civili). Pietl'oburgo 1883, 56:3 pag. Questo trattato completo sul diritto internazionale proponesi principalmente di ri1os trare l'obb ligo e l'utile della comunanzo. dei popoli ed il bisogno per essi di soccor rersi a vicenda, e per cosi dire di
MARTF.NS.
BOLLETTINO
completarsi, aiutali in ciò dallo Stato; di guisa che l'amministrazione internazionale sarebbe la totalità degli interessi e dei precetti giuridici per quanto essi varchino i limiti terrjtoriali d'uno Stato. L'opera tratta dell'amministrazione internazionale, degli interessi religiosi, fisici, economici e giuridici dei popoli e 'dei particolari per mezzo della forza . Sotto ques ta ultima r ubrica si trova esposto il diritto della guena e dei neutri. Come organi del dirilto internazionale amministrativo (potere esecutivo nel dominio dei rapporti internazionali) sono nominati la flo tta e l'esercito. Tra le altre quesLionj l'opera parla degli interessi religiosi, intellettuali (vi è discussa la q uestione s ulla proprieta leLLeraria), dell'emigrazione, dei rapporti commerciali, della navigazione sui fiumi, stretti e canali internazionali (Danubio, Suez, Panama); del dirilto internazionale privato, tanto civile, quanto penale. ll diritto della guerrç1 e tutto ciò che ad esso si rifer-isce viene svolto con particolare predilezione. Si è gia messo mano a lla traduzione della presente opera nelle due lingue francese e tedesca, ed essa vedra la luce fra un anno.
1:l!BLIOGRAll'!CO
Carte e piani.
PROCHASKA.
Ct1.rla fe,•1•o·via,ria ,lell' .4ualt•ia - lio19l,eria.
Vienna, 1883, tipografia Prochaska, prezzo L. 2, M. Si pubblica ogni anno colle aggiunte necessarie. L'u!Lima dà la rete f'erroviaria q ual er a in gennaio corrente anno . Carlti feri•ovitu· ia ,tell'Eut•opa centrale. Berlino, 1883, presso Giulio Springer, prezzo L. 2. Comprende la rete
LEHMAJ\'N.
ferrovioria della Germania, dell'Austria e della Svizzera colle aggiunte fino al prin cipio dell'anno corrente. Ca,•tti milila,.e-llnuni11istrativa ,lell' !lus lria-l/11• yl,e,•ia, contenente la ripartizione dell'impero nelle sue cir- ·
SEIDEL .
SAJZEF, capilano nel 4.• battaglione fron Li era del Turkestan . .lstoriia 41°- vo . '8'u1•keolau/, ,.90 liuieiuavo btllaliona 1111, perio ,t ·11111. po 1§§2. (Stcria del 4° baUaglione. frontiera del Tur-
kestan pel periodo 1771-1882), con una carta, pr ezzo lire 10. Pietr obu!'go, tipogr afia dello stato maggiore.
coscrizioni militari e marittime, coll'indicazione dPlle sedi dei battaglioni di landver e lanclsturm. Scala 1: 900,000. Vienna 18fl3, prezzo L. 5. C,wlli topof1t•aflca ddla li',•,mcia., levata dello s talo maggiore.
SAIZEF,
capitano nel 4• battaglione frontiera del Turkestan. /Ru-
1,ovotlstvo ,lliti 11oll,ot1il, i bataliouuil• a,li11lt1ulot1 i uacialni/;.f)v l'-omaml. (G uida per gli aiutanti di reggimento e battaglione e comandanti di distaccamento) L. '14, 20, P ie-
Scala 1: S0,000. Parigi, Depé>t de la guerre, prezzo L. 6 ogni fogl io. Questa car ta, cominciata fino dal 1883, fu teslè ultimata colla pubbli~azione dei seguenti fogli: N. 261 Ba::,Lia, N. 263 Corte, N. 265 Bastelica.
troburgo, tipografia dello stato maggiore. A dante spt!Citde d ei l uogl1i e delle citlà piti Cf>• uosciut,! e visittrte ,tella Ge,•uu,.n ia e tlella t'e!J ioue olpimi. Scala '1: '125,000. Braunschweig, 1883, litografia "vVe-
GAEBLER.
G.
BEl'lES0vs1n'.
lllaskasi o potl·v ifJ«I• ru.sskila nun•iakov.
(Hacconti sulle gesta dei marinari russi). Sono destinaLi al soldato e a l popolo . Al fascicolo e unito ritratto dell'ammiraglio Saboiko, l'eroe di P ietrapavlovsk, il disegno di questa ,for tezza ed il disegno del monumento ivi innalzato nel '1882 a memoria dei difensori . P ietroburgo 1883.
stermann . Si vende a fogli separa ti, prezzo L. 1, 25 al foglio . I fogli ultimi pubblicati sono : N. 8 Danzica, N. '11 Magdeburg , N . 58 Monaco, N. 1 Lubecca, N. 24 Reno, N. 48 Stuttgard, N. 93 Salzburg. Cat•ta /e1•rovia1•ia e ,li uatJigazione ,lell'impero t•usso e della Turcl,ia. Scala 1: 5,000,000. F rancofort sul Meno, 1883, tipografia Jaeger, prezzo L. ./4.
HAVENSTEIN .
BOLLETTINO
l,,'artti ge11e1•,de clell'i,npe,·o nu11h·o·tn,garico e dei 1,aesi
c,m{lu,1,nti,, 1evata dal!' is tituto militare geogra~co. Scala i : 750,000, V ienna, 1883, prezzo L . 2, 50 al ·fogli o. E in cor so di publ.,licazione; vennero ultimamente pubblicati i segue nti fogli: Glogau, Var savia, Cracovia, Szegedin, Pinsk, Tarnopol , K ijew, Balta, Jassi. (,'m•ui speciale del re[JHO del lfl11ih•le1116e1·t1. scala 1: 200,000, 2 fogli su lela. Mclz, 1883, tipografia Lang. prezzo L. 7, 50:
ALGERMISSEN .
Carta d~ll'impe,.o Ge,•uuutfo,•, scala 1: '100,000, sezione Prussia . Berlino, 1883, litografia Schropp, prezzo L . 2 al foglio. È in corso di pubblicazione; nel '1 883 vennero pubblicati i seguenti fogli: H8 vViUenburg, 179 Lauenhurg , 183 Malchow, · 241 Havelberg, 21i.2 Neu-Ruppin, 266 Stenda!, 541 Birkcnfeld.
!l'uova c,wta uuU'ale ,lello Scl.lesmig-llolsteita. Sc11la 1: 200,000; 6 fogli su tela. Schleswig, litografia Berger, prezzo L. '15·
KIEPERT.
c,.,.,a clei dintm•11·i cli illo11aco, levata dagli ufficial i di s tato maggiore. Scala 1: 25000, 6 fogli. Monaco, '1883, litografia dell'is tituto ar tistico, prezzo L. 14.
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8IBUOGRAFrCO
XI, 15. Massen, 16: Evron. XII. 10 e H: Havre N . e S; 14: Argentan; 15: Alençon; 22: Poi Liers O. XIIJ, ·U: Mortagne; 15: Noo·ent-le-Ro trou; 16: Bonnetable; 17: St.-Co.lais; 18: Chàteau du Loir; 21: Chàtellerault; 22: Poitiers E. XIV, 15: Iliers; '16: Chatcaudun; '17: Vend6me; 18: Btois; ·J9: Ambroise; 21: CMtillon sut·-Indre; 26 St. Yrie ix . XV, 15: Cbartres; '!!J: Romorantin; 20: Valençay. XVI, 1 5 : E tampes. XVII , 15: Fontainebleau. XIX, 16: Aix-en- O the. XX, H : Arei s ur-Aube. XXI, 8: Givot; 11: Vouziers. XXII, 9: Hautcs-Riviéres, 11: Stenay; 12; Sain te-Ivlénéhould; 15: vVussy; 16: Chaumont. XXIII, 12: Verdun. XXXIII, 11: Longuyon. li.aria li. ubt1t1sl1oi oblasti, 110slavlie,u1aia novieiscim ·"vie,Uenia,n '.ISS2, gflcla. (Carla del territo rio c[E)l Kuban, compila la secondo Je più recenti informaz ioni del 1882) La carta pubblicata s ulle traccie di qm·lla antica della sezione mili ta re topogran.ca della circoscrizione mili ture del Caucaso, è alla scala 1: 98,000, e ad essa va unito un indicatore contenente dati rela tivi alla popolazione e al riparto amminis trativo del territorio e a lle distanze itinerarie fra paese e paese.
E . D.
F cLJZJANI,
,,o
Il D ire t tore ORES TE BARATIER I
Tene·n te Colonnello nel Bersa17liert . RoKABR .
c,,rt,r, murale dell' ex i•egno ,l' /1,uumer. Scala
1: 100 000, 6 f'ogli s u tela. Hameln, 1883, tipografia Funderling prezzo L . i7, 50.
Cm·t,,. tie lle ,list,m : e e tielle aJtezze ,letle /en•otJ'ie .'§vl::z ere .. Losanna, '1883, litog rafia Benda, pr ezzo L. 2. Carla delle sti•acle fe,•1•,ite . rolabUi e cmwli nauigabili ,lei llelyfo . sca la 1: 320,000, Bruxelles, 1883, istitu to cartogra fico m ilitar e, prezzo L. :3.
Ca,•le clella T<'ra11cia pe1• il servizio v icitwle, levala per cura del ministero dell'inLerno . Scala i: 100,000. Parigi, presso lo s tabili mento Hachette, prezzo L. O, 75 il foglio. È in corso di pubblicazione; nel i883 vennero pubblicati i seguenti fogli:
DEMARCHI CARLO,
gerente.
SOAHIARIO DELLE ~L\ TERIE
contenute nelle dispense di ottobre, novembre, dicemb1·e t885
METODO P8R ·STUDIARE LA FORTIFICAZIONE N-e:l REGGIMENTI DI
C. Pasti, capitano di fanteria . . . . Pag. 5 G. Bertelli . . » 20-193-389 DELLA CAVALLER IA - Studio e proposte - F . Boselli, colonnello brigadiere . . . . . . . . . . . . • » 54 LA RIVOLUZIONE E L'ASSEDIO DI GENOVA ('1746-1747) . - Filippo Zevi, capit&no di fanteria . . . . . . . . . . ii '122-237 ~ RASSEGNA TECNOLOGICA: LA SPOLETTA E LO SHRAPNEL . • » 144 FANTERIA. -
Non~
ED APPUNTI DI TOPOGRAFIA . -
STl:lDI FERROVIARIO MILITARI -
-
I
Via, stazioni e materiale fisso.
L. Conti Vecchi, capitano di stato maggiore . .
RISULTATl DEL TIRO AL BERSAGLIO DURANTE L'ANNO
1882
» >>
265 3'18 -
RASS l::GNA TECNOLOGICA: IL BRONZO CO~·IPRESSO PER LE ARTI· GLTERIE:
.
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ISTRUZ IONE OEl, LA CAVALLERIA. -
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tano d i cavalleria . . . . . .
.
.
,
•
. . . . . .
LA PROFILASSI DELLA TISI NELL'ESI::RCITO . -
fessore d'ig iene . . . .
.
>l
326 -
M . Bianchi d'Adda, capi-
. . .
>>
373 _
G . Sorma.11i, pr o-
. . . . . .
. . » 419 -
. LA NEUTHALITJÌ. DELL' ALTA SA VOIA ESAMINATA STORICAMENTE
E MILl'!'ARMENTE. - Felice De Chaurand de S . E\1stache, capitano d'artiglieria . . . . . . . . . . . . . " 425SERVJz io DEL VESTIARIO NELL'ESERCITO FRANCESE. G. M . >> 453 /?. f L'ORDINAM8NTO TERRITORIALE ED l TI RI A SEGNO IN TIROLO. -·
P. Bosco, tenente n el 35° l'egg. fan let'ia
UN GIUDIZIO
TEDESCO SULL'ESERClTO FRANCESE. -
. . > 475 ;?. ~. . . 0, Reghilli, » 492 f,{. ,f
Ein Blick auf die K. K. Oesterreichische Armee besonders die Infanterte . . . . . . . . · Pag. 504 Das Gewehr feuer im Gefecht • . . . . . >> 504 Organ cter Militar-Wissenschaftlichen Vereine . . » 515
!Libri e periodici.
Italiani.
Russi. Pag. 172 C. Cavour. - LeLlere inedite. - LUIGI CmALA .. Doveri civili del popolo italiano. - ANDREA. REALI • » 177 Memoriale per le tre armi. - CASTAGNERI FEDERICO » 178 La Terra, trattalo popolare di geografia universale . - G. MARINELLl . . . . . . . . . . . . . . . . » 352 Temi militari svolti nelle conferenze degli ufficiali del presidio Udine. - E. AGOSTINI . . . . . . . . . . . )) 498 Breve trattato di fortificazione ad uso degli ufficiali delle armi d i linea. _:_ P. VALLE . . . . . >> 499 La. Maddalena. - JW . R1cc10 . . • . . » 500 Sul P jave è s ul Tagliamento. - E. D' AGOSTINI » 50'1 Pagine staccate. - P. VALLE. . . . . . » 501 Jl servizio ippico del '1883 nella provincia. di Mantova. - E. MENGHlNI . . . . . . . . . . » 502
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