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RIVISTA MILITARE 1880 TOMO III

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RIVISTA MILITARE ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, AR.TE E STOR.IA MILITAR.I

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Serie III. -

A n no XXV

Tomo III.

ROMA, 1880 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO- EDITORE Via· Nazionale.


ALTRE NOTE SUL

REGOLAMENTO D'E:SERCIZI DELLA FANTERIA . .

Proprietà letteraria.

Xl.

NeH'esarninare 10 svolgimento dell'attacco frontale, eseguito da un battaglione contro due compagnie su 30.0 metri di foonte, io ho con,., siderato un caso, nel fi!uale la densità delle due parti combattenti era rispettiy,amente di uomini 2·,66, e 1,331per 0grn metro del fronte di combattimento. Ma tali densità sono minime, e cplella del difensore specialmente è tale, da corrispondere piuttosto alle esigenze-di ulil combattimento temporeggiante, che non a quelle di un comili>aLtimen.t-0 risolutivo, a sostenere il quale occorrono alla difesa ben,più co.piosi mezzi per rinnovare la propr1a linea di fooco , ·e altri mezzi inoltre per tentare, a suo tempo , l'azi,one controffensiva. Stando ai criteri più generalmente ammessi, la forza richiesta per sostenere validamente un combattimento ris<lliu.tivo in forma difenSÌ'l'ia oscilla tra i tre ed i quattro uomini per ogni metro corrente del fronte di resistenza. Cosicchè, su di un fronte di 300 metri, si dovr-ebbe avere una forza oscillante tra il bat~ag11011e e le sei compagnie. Questa forza, 1


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ALT RE NOTE SU L REGOL AMENTO D'ESERC IZI

in massima, viene riparli la in due porzioni, delle quali la prima d~ stinata ad esaurire il periodo della resistenza a fuoco sul fronte dt combattimento, la seconda destinata a intervenire nel momento del contrattacco sul fronte o sul fianco dell'assalitore. A soddisfare alle esi/)'enze della prima fase dell'azione possono 0 trovare utile impiego q uei tanti fucili , che bast_ino a ~ta_bilire_ u~a prima volta e rinnovare poi intieramente una l,nea d,_ t1rator1 disposti a ,t '11,50 o ad un metro l'uno clall'allr? . Vale a du:e,_ cla 400 a 600 fuci li disposti, all'iniziar~i del combatl1mento, mela tn cate~a e metà in sostegno. Il r imanente della forza suole essere tenuto m riserva e destinato più specialmente al periodo controffensivo dell'azione. . . Supposte simil i condizioni di densità nel campo della difesa, e ovvio il supporne delle proporzionali ad esse nel campo dell'attac~o, il quale, per conseguenza, dovrà molte volte procedere con densità di sei e anche di otto uomini per metro corrente. Cosicchè non potrà considerarsi come inverosimile il caso, in cui, giunta una battaglia al suo periodo culminante e decisivo, si trovino dei reggim~nti di tr.e batta•rlioni col mandato di attaccare a fon do e col procedunento 11 più r~piclo possibile dei fronti di 300 metr! circ~ .. Come dovrà disporsi il reggimento che s1 trovi tn un caso co~siroile, come dovrà procedere affinchè ne venga efficacemente uLt.lizzala la sua forza numerica in ispazio così ristreLLo 1 Con un fronte di 300 metri dell'obbiettivo d'attacco e col proprio fronte incastrato in fronte aenerale più esteso, la più ovvia disposizione che si presenterà aÌ nostro reggimento sarà quella su tre linee con un battaglione in ciascuna. . . . . In se/)'uilo l'economia nell'impiego della forza, 1 rapporti tra I diversi ba~taglioni, che si succedono nella disposizione iniziale or .ora accennata, potranno essere determinati dal prevalere dell 'uno o del~ l'altro dei seguenti criteri : a) Servirsi della propria abbondanza dt fucili per alimentare più a lungo e più)ntenso il fuoco ~i preparazione fatto a buona portata e quindi irrompere sul nemico con tutta o colla maggior parte della forza in un solo allo risolutivo. b} Insistere contro il fron te nemico con urti successivi, di guisa che all'assalto non riuscito di un primo battaglione ne succeda rapidamente un altro tentato da altro battaglione.

DELLA FANTERIA

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Sarebbe conforme al primo criterio il destinare, per esempio, l'intiero primo battaglione a guadagnare l'appostamento il più vicino possibil e per tempestare da quello il nemico con fuoco acce.lerato; destinare il secondo ad irrompere sulla posizione contrastata, trascinando seco i superstiti del primo battaglione; assegnare al terzo ballaglione l' ufficio di terza schiera. Sarebbe invece conforme al secondo cri terio dar ordine a I primo battaglione di tentare per proprio conto l'assalto: fa llito questo, ritentarlo col secondo, e poi col terzo. Di quest'ultimo modo d'attacco trovasi una descrizione ben particolareggiata e ragionata nel N. 90 dell' Ttalia Militare del 11879: << Continuerà la catena del primo battaglione ad avanzare a sbalzi « cli scagl ioni, e sostegno e riserva la seguiranno pure a sbalzi ed in « modo che, giungendo la prima a if 00 metri circa dal nemico, vi « giunga quasi in pari tempo il secondo. Questo. non avrà fatto che « due o tre spari accelerati , che vi giungerà. pure la riserva (il « grosso del battaglione) e lutti insieme muoveranno d'un Lratlo « all'assalto. « La seconda linea li avrà seguìtì , disponendosi anch'essa in or« dine mi::;Lo non appena sarà entrata nella zona del fuoco efficace ; « i plotoni avanzati, però, saranno in ordine chiuso ad intervallo « di stendimento. Essi procureranno cli avvicinarsi quanto più sarà « possibile alla prima linea, e quando questa sarà in procinto di <e cozzare col nemico, si arresteranno in positura a ter·1·a ordinati « ed in pugno dei proprii comandanti. Nè senza ragione : chè, qua« lora l'assalto non riuscisse, l'onda dei fuggenti trascinerebbe seco « i plotoni avanzati , quando fossero in muto e in ordine sparso. « Ma, fermi, chiusi ed in pugno dei proprii capi, aspetteranno che << l'onda dei fuggenti li abbia oltrepassali e allora, facendo uno « sbalzo avanti e stendendosi in pari tempo, arresteranno co l fuoco << l'inseguente nemico, disordinato anch'esso per effetto del :;uo « contrassalto. Fan'.t questa seconda linea, ciò che la prima; e la « terza, quando vi fosse, ciò che la seconda (11) . » Quale dei due criteri anzidetti dovrà predominare nello slabi(1 ) Questo modo d'a ttacco ò stato ou lorevolmente discusso e propugnato dal generale Ricci nell'opuscolo recentemente pubblìcato e intitolato: la brigata di fanteria nel combatiimento


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D"ElLLA FANTERIA

ALTRE NOTE SUL REGOLA'MENTO o'ESERCIZ!

lit'~ mmassima la fotilila, inizìa,lei ff la svHnppo del cO'Ihbattiménto offensivo d1~ una massa di pt11 battaglion1i opàtartti wntrd uiì fronté ristretito. e solidamente difé§o ? A que'Stionr corttè questa nòn géfir hl'aiini passa dttrsi una. l'isposta assoluta ; e g~ io me la sono po'Sttt, ciò fu piuttosto per avere una guida nel procedete all'analisi dei vari etementi ehe ta. toccttrtò, citei non per venirne a delle conchtsioni dogmatiche.

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XII. Ammesso che, sot:Lo l'azione del fuoco, la déllloralizzazione di 1rna catena di tiratori si sviluppi in ragione del suo successivo diradarsi, e ammesso che il mezzo principale per combatte1·e i progressi di una tale demoralizzazione sia quello di raffittire la catena stessa, infondendovi man mano nuovi rinforzi, si comprende come, entro certi limiti, la possibilità o la impossibilità per una truppa attaccàinte di giungere fino alla portata cli assalto alla baionetta dipendano dalla quantità di forza, di cui si può disporre pél' alimentare la catena. Quale debba essere questa quantità. di forza non è possibile il determinarlo in modo generale. L'intensità ed efficacia del fuo co della difesa, col produrre un più o mono rapido logoramento nella catena deLl'a.ttacco che s'avanza, determina un più o meno rapido consumo dei mezzi di al imentarla, cosicchè: dato che si debba àttaccare un fronte di 300 metri, potrà verificarsi il caso, in cui un ballaglione basti a preparare e a condurre a buon fine l'assalto; potrà darsi il caso·, in cui un battaglione giunga fino al tentativo dell'assalto e sia poi respinto, e potr1t pure darsi il caso, in cui la intiera for?la del battaglione trovisi esausta prima di es::;ere giunta a portata di tentare l'assalto. Quindi sembra a me che il mandato del battaglione di prima linea nel nostro caso debba in massima essere limitato a quello di avvicinarsi quanto più sarà possibile al nemico (anche a costo di fondere nella catena tutta la forza del battaglione), nel solo intento di guadagnare appostamenti sempre più vicini per agire col fuoco

accelerato. Ciò namralmente non toglie che, se a qu!!sto primo battaglione verràt fa:tto1 dii ru~oosLausi a portata d'assruho sertza wvioo·e speso tutta la propria forza, cosicchè Fassatto possa, diventare op:... portuno. egli lo debba tentare. Ma questo sarà un colpo di fortuna inaspettaLo, del quale si potrà profittare, ma su cui non devesi contare da principio. Ladisposizione deb battaglione di sec'onda lineai dovrà essere tale da rispondere alle tre eventualità sovraccenna~: se il 1° battaglione riescirà nell'assailto, consolidarne il successo : se il 1° ba~taglìone tenterà l'assalto e sarà respinto, essere in grado di immediatamente ritentarlo con tutta la prontezza, compattezza ed impeto desiderabili. Se il 1 • battaglione si sara tulto logorato nell'accostarsi al nemico, essere in grado di fondersi o totalmente o parzialmente in esso per dare alla linea di fuoco l'energia e l'impulso per proseguire nell'attacco. La formazione 1in linea di colonne di compagnia sembrami quella che me.tte il battagliope di s~concla. linea meglio in grado di soddisfare ad esigenze così svariate. Difatti: a) Se il 11° battaglione ha potuto tentare l'assalto con buon successo, i1·2° battaglione, formato in linea di colonne cli compagnia potrà colla massima facilità e prontezza portare dei nuclei consistenti ed ordinali su quei punti della sconnessa fronte del 11° battaglione, sui quali sia più urgente l'organizzare una ·Valida resistenza contro le possibili reazioni dell'av-versario . b) Se il 11° baLtaglione ha potuto tentare l'assalto , ma ne fu respint.o, il modo più efficace di 'raccordm·e l'azione del 11° battaglione con quello del battaglione di seconda linea che sopraggiunge, parm:i appunto sia quello di far sì che la massa di questo funzioni come ,grosso rispetto alla disordinala catena del primo. L'onda dei fuggiaschi 4el 1° battaglione (la cui forza numerica del resto dovrebbe essere ridolla a ben poca cosa) dovrebbe, a mio parere, Lrovare nelle truppe di ri ncalzo, non tantò dei passaggi che la lascino sfuggire, quanto un argine che l'arresti e un'onda più potente che seco la travolga in un nuovo assalto. A questo ufficio non sarà certamente soverchia la immediata presenza di tutto il 2° battaglione disposto in una sola linea di colonne prontissima a trasformarsi in una linea di fuoco di 8000 colpi al minuto. Poichè, preme il notarlo, io suppongo che il battaglione di seconda linea, al momento, in cui 1

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ALTRE NOTE SUL REGOLAMENTO D'ESERCIZI

arviene l'assalto, si trovi già dal nemico a distanza non maggiore della portata del fuoco accelerato. Cosicché il periodo d'azione accentuato dall'.intervento del battaglione di 2a linea dovrebbe essere esaurito in brevi istanti. e) Se poi l'impul"o ad avanzare del 11° battaglione è venuto meno sull'ultimo appostamento guadagnato, in a.llora la linea di colonne di compagnie nel 2° battaglione sembrami anche la più adatta _a far sì che questo penetri con nuclei compatti e potenti nella lrnect del 1° battaglione e seco la trascini o all'assalto o ad appostamenti più vicini. Si ammette infatti generalmente che, a dare impulso ad una linea di fuoco attaccante, si richiedano nuclei di rinforzo tanto più consisten~i per forza numerica e per compattezza, quanto più vicino è il n~rn1co; ~ non sarà mai ·abbastanza ripetuto che, pe1·dite o 1wn perdite, l'ult1mo tracollo nel combattimento a fondo sarà sempre dato dalle masse e non già da catene di tiratori. . E, poichè sono su questo discorso, nli' sembra anche opportuno ripetere una cosa già. detta da tanti altri : la gran potenza dell'artiglieria odierna contro le formazioni compatte dev'essere solo consi-· derata come un freno contro la tendenza all'impiego di esse nella fase dell'a~ione dell'a1·tiglieria, ma quando il combattimento è pervenuto al Jooco accelerato e vicino del.fucile, se l'attaccante dovesse ancora sagrificare la coesione, la ris,)lutezza e l'impeto risultanti clnlle dense formazioni per timore degli effetti clell'artiolieria avversari~, ciò ~ignifi~herebbe o che l'attacco non fu ben ~reparato, 0 che I mezzi per rntraprenderlo non erano proporzionati allo scopo.

X.DI. . Anche la _len~ci Là della difesa sulla propria linea di fuo co è principalmente funzwne della densità, cioè del numero dei difensori in r~pporto coJlo sviIuppo del fronte da difendersi; in grnzia di questa densi~à la linea di fuoco della difesa può essere a lungo rinfrancata con rmnovarnenti totali o parziali man mano che se ne presenta it

DELLA FANTERIA

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bisogno. Ma la difesa da piè fermo, ha già in se stessa un complesso di germi di debolezza (che il maresciallo di Sassonia integrò così felicemente nell'espressione cuore umano); oltre a ciò lo stesso ingombro dei caduti, anche considerato dal solo aspetto materiale, concorrerà a rendere difficile, e appunto nei momenti più critici dell'azione, il pronto rinnovamento, o, meglio, raddensamento della linea di fuoco. Per quesLe ragioni la difesa trovasi nella necessità di reagire col contrassalto, o nel momento stesso dell'assalto, o subito ·dopo; o di fronte, o lateralmente. Il contrassalto frontale, e nel momento stesso dell'assalto, potrebbe trovare difficoltà cli sbocco ben compatto e ordina:Lo in quelle stesse condizioni topografiche fino allora sfruLtate come elementi di forza difensiva, potrebbe inoltre essere rintuzzato dalla stessa azione frontal,e della linea attaccante che irtompe. Il contrassalto laterale, oppure il contrassalto frontale dopo l'irruzione sono le reazioni, contro le quali ha minor efficacia l'azione frontale della massa irrompente, e sono perciò quelle reazioni che ,danno ragione della importanza per l'attaccante di avere, anche nel momento fulminante dell'azione, il rincalzo di un'altra schiera dietroa quella che eseguisce l'assalto. Cosicchè il.vero carattere di qilesta schiera di rincalzo in quel decisivo momento emerge, non tanto dalla eventualità di dovere 1·itentare l'assalto non riescito alla schiera più avanzala, quanto dalla evenlu:JJità di dover permette,1·e all'assalto iniziato di proseguire nel siw sviluppo, malgrado qualsiasi rea¾ione dell'avversar·io . Questa considerazione, a mio modo di vedere, concorre anch'essa a confermare che la linea di colonne sia la migliore formazione per quella schiera che trovasi ad essere di immediato rincalzo alla linea di combattimento nel momento della irruzione. Poi ché .solo la linea di colonne di compagnia permette di conciliare fra di loro le esigenze·di avere la truppa alla mano e pronta ugualmente a manovrare. o ad agire immediatamente col fuoco di Lutti i suoi fucili.


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ALTRE NOTE SUL REGOLAlMENTO D'ESl':RCIZI

XIV.

It prevalere del criterio della successività degli sforzi di più. hat:·taglioni contl'o wno stess0 ·fronte da ,1,&;alta,rsi tende à. rendere in ,certo modo sistematica la mànovra con0sc~uta so Ho il nome di passaggio di li?iea; manovrn questa che, per la sua estrema dJelica~ te,zza, non è da tutti ritenuta c0nH} praitiçamente possibile e conve·niente nella più gran parte dei casi. Il criterio, invece, che tenàe a urtare il nemico c,m una linea wnica imbastita da principio colla catena del battaglione di prima linea, e rafforzata in seguito coll'intervento successivo del resto dello stesso battaglione e qegli altri -della seconda e terza linea, parmi sia il criterio che meglio corri:sponde àlla natura del combattimento odierno (in cui il fuoco pre, vale all'urto), e meglio si attaglia al grado di aHitudine alla manovfla che ancora si può pretendere nella fanteria colle brevi ferme dti oggi dì. La linea di fuoco del primo battaglione, che inizia l'at~acco, è l'ossatura della fronte urtante, che dovrà scacciare ii nemico dalla ,sua posizione. Questa linea di fuoco,· più rada cltt principio, avanza sotto l'influenza di due forze contrarie. L'una dì queste forze (sentimento del dovere moltiplicato per la fiducia nel successo) la spinge avanti; l'altra (istinto della propria coGservazione eccitato dall-a evidenza del pericolo) la spinge ind,ietro. L'influenza di qu.est'ult i.ma forza tendè a preponderare man mano che crescono le perdite · e con esse l'evidenza del pericolo: però la sua prevalenza si accentua -con wna certa gradazicn1e, di éui si possono distinguer~ q:uesti tre momenti : rallentamento nell'a~anza,re, fermata ... ritirata. IL momento della fermata è quello, im cui nell'animo di ciascun comfaattente si decide il conflitto tra la voce del dovere che spinge ·avanti e la voce dell'istinto che spinge indietro. La parola e l'esempio di capi, l'esempio dei soldati più valorosi -sono un primo mezzo per allontanare quel m9mento, in cui la forza .,retropulsiva dell'istinto finisce per prevaleFe assolutamente, e questo

'DELLA FANTERIA

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m~mo talvolta bastEwà anoora a determi,nare quafohe altro shalzo, avanti, talvolta invece arri,venà solo a prolungane la durata dellQ. s0sta, riLarolrond0 la fuga. Ciò dipenderà daH 'essere la catena più omano fogo1,a, e dal g1,ado di intensità COll Clli si fa1,anno arJCOJ'a'Sentine g.Ji effett.i del fuoco nemico. Ma anriverà un momento, in cui oiò n0n basterà più, e allora un altl'O mezzo sarà necessario : ltarni'\!0 di n,uove forze sulla catena, colle quali vi si risusoita il senti-· mento di fiducia, e la si spinge di muovo avanti . Vrurte consiste ·nel far sì che queste nuo·ve forze giungano sulla caltenasempre prima che tra il ~ì e il no, che tenzonano nell'animo, dei combattenti di essa, il no abbia avuto tempo di prevaleue. E quanil01p1ù la truppa sarà cli solida tempra, tanto più lunga sarà la dui1ata di quei momenti di esita~ione, e tanto,più facile sarà la solu~ione del pnob1ema di giungeri.e in tempo coJ.le truppe di,rincalzo. S,e ,poi si tm~tasse di fanteria, ne!Ja ·quale il passaggio dall'ava<0~ na:re allo ·scappane a.vvenisse ,senza il momento iaterinedio de~la s0sta, il 13r0blema sarebbe dj! qlllasi impossibiie so]u9,ione e la v,1ttoria ·stane·bbe ,sempre nel campo opposto. Coll'attuale modo di addestramento della fanté11ia nel combatti~ mento d,i éacciatori, si gittano i germi cli una i,s,Ljnt~v;a tendenza in ·tu~ti a gitta1'Si a ·terra .e {&r /iwco, ogni qualvoltra manca la lèna per conliinuane la marcia avanti . Cotal i g,e11mi p1:ez-iosi de~ vono esstwe coltivati colla massima cura, poichè ·dalla m.aggiore o,mi'nore,dura~di quei momenti ·neut1·i. di sosta accennati poc'an3i, · dipende a mio modo di vedere la facoltà di &pingersi,a.vanti aontro qurulunque più intenso fuoco di fanteria, sempre q.1:1ando si abbianoa ,disposizione forze sufficienti.

xv. Che una buona fanteria possa tenersi ferma a terra di fronte al fuoco celere e vicino del nemico, anche quando la violenza di tale· fuoco sia stata tale da arrestare lo slancio della marcia avanti, lo si può desumere cla parecchi episodi delle .guerre più recenti. Qui m.i


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AL TRE NOT E SUL REGOLAMENTO D'ESERCIZI

limito a citare alcuni brani del rapporto ufficiale del generale Gourko su ll'attacco cli Gorny-Dubnick (1) . « Tutte le .frazioni, accolte da un fuoco spaventevole, fallirono « nell'impresa e nessuna cli esse potè giungere fino alla ridotla. Ma « ad eccezione del reggimento Finlandia, nessuno fece un passo in« dietro ; esse continuarono qua e là ad avanzare, si accovacciarono « nelle diverse pieghe l1el terreno, e taluno potè perfino st~bi lirsi « A QUARANTA PASSI dalla ridoua. Quanto al rei.taimento Finlandia ! v" « esso non pote trovare avanti a sè alcun riparo e fu perciò co« stretto a retrocedere fin o al piede dell' altura in un angolo «morto» ..... . « Dopo questa serie di attacchi, che ebbero fin e verso le tre ore « pom. (2), le batteri e furono costrelle a. cessare il fuoco perchè le « nostre truppe erano si 'Vicine alla 1·idotta, che avrebbero potuto « essere colpite dai nostri stessi proiettili . Riportare indietro le « truppe per dare campo all'artigl ieria di bersagliare la ridotta era « un'operazione assolutamente impossibile; con ciò si sarebbero « esposte le truppe a perdite enormi e un simile movimento re« trogrado avrebbe prodotlo su di loro un elieLLo disastroso. « Per conseguenza mi decisi a lasciare le truppe sulla posizione « che occupavano, e ad attendern cosi il cadere del giorno per co<c minciare un nuovo auacco .... .... Il silenzio regnò sul campo di « baLtaglia, silenzio terribil e, sepolcrale. Verso la fine del giorno << alcune frazion i riuscirono ad avvicinarsi alla ridotta. Cosi 2 batta« taglioni guadagnarono, sLrisciando su lle ginocchia, circa ,150 « passi avanti e si sLabilirono a 50 passi dalla ridotta. Aun tratto le << truppe si slanciarono avanti e da tutte le parti si precipitarono « nella ridotta (3) » . Ecco ora un brano che si riferisce. a un reaaimento che fnlli nelt)ù l'attacco tentato cli altra ricloua.. « Il desiderio cli sottrarsi il più « presto da un fu oco così 'intenso costrinse le compagnie di pr ima « linea ad avanzare e dar l'assai Lo alla ridotLa principale. I due bat« k'lgtioni di seconda linea, vedendo che la prima linea attaccava e

15 « desiderando cooperare nell'azione, si slanciarono anch'essi, e di « propria iniziativa, contro la ridotta . Ma un fuoco straordinario <• rintuzzò il loro slancio e li costrinse a gettarsi a terra a circa cc centò passi clalla •ridotta stessa. I Turchi tentarono delle sortite « che furono respinte dalle salve della nostra fanteria » . Essendo poi segnalato l'avanzarsi di riserve esterne dei Turchi, il ,·eggirnento si ritirò(~). · Fra l~ ta~1te considerazioni , a cui possono dar luogo gli esempi or ora c1tat1, quella che mi pare qui più opportuna si riferisce al N. 279 del nostro Regolamento d'esercizio. Eccone iI testo: « l' istrut« ~ore, nel suppo~to che l'assalto non possa riuscire, esercita pure « il plotone slanciato verso la posizione nemica a ritirarsi col co« mando: « Front indietro-front, o col segnale di tromba 1·itirata di « corsa. I soldati volgono indietro, silenziosi, e seguono il coman« dante del plotone. « In questo supposto l'ìstru'.ltore avverte, prima di iniziare l'as<< salto, i due soldati, rappresentanti il nemico, di non muoversi ». Se si .pensa eh.e uno. lrnppa non viene slanciata all'assalto so prima non è giunta n distanza minore di 200 metri dal nemico, non si tarda a conv incersi che la ritirata di corsa fatta dal plotone in simili condizioni, ,novantanove volte su cento, lo condurrebbe al suo annien_tam ento; io , non esiLù a dirlo , penso che, quasi quasi, peggio ~on glt_p~tre~be toccare quando continuasse nell'assa lto; e quindi 10 sarei d avviso che al succitato numero 279 del nostro Rell'olamento d'esercizi ne venisse sostituito un allro concepiLo pr~ss'a poco nei termi ni seguenti: « l'i strulLore, nel supposto che l'nssalto « n.o~ possa ri.nscire, esercita pure il plotone slancialo verso la po« s1zwne nemica ad arrestarsi col comando o col segnale di tromba: « alt-/uoco . <, A questo comando o segnale i soldati si ()'etlano a terra e ria<< prono il fuoco ». e Con ullcl Late modificazione al nostro IlegolamenLo, io credo, si coopererebbe non poco a maggiormente sviluppare nella nostra fanDELL I). FANTERIA

(1) neuue ,l tilttaire de t' Ùtrauger, an no IS78, N. ,[27. (2) Le mosse del la fanteria per l'attacco erano cominciate ~·erso le ore 11 ant.

(3) I Russi in quest'attacco perdettero 117 .ufficiali o 3195soldatì. La forza numerica dei dirensori della ridot\a er a di circa 4000 Turchi.

(I) Le p~rd ite d i quel reggimento (cacciatori a pied i della Gua1·dlo) furono 26 ufficiali e 907 uomini di truppa.


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ALTRE NOTE SJ!J.L li\EG.0LAMENTO D'ESERCIZI

teria .una att:titudine, ,ohe io giudioo deoiS:i;va per rende1re v:er.aimente effi.GwGe J',impieg0 :delle maggiori densità di c0mbattenti nell' attacco tlrontale . · fo 13e11so tche nella •educazione tait~i'Ca del nosbro soldato sia importantissimo ,i1l raclicare ·nell'.an·imo di lui la convinzione che, tUna volta che si sia g·i,unti a 1p0rtara. d'assalto dal nemico, il rebrocedere sia non solo quanto vi è cli meno onorevole, ma sia ancora quanto va tè•di piµ pericoloso per la ,sicurezza ,dii c,iascun àndivi.duo (11).

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iEcl ora consenta il lettor-e:dhe io gli .p.onga s0tt'o.oehio anc.ona una tabella, che sarà l'ultima. (J) V. Amma,e stramfnto tattico ,pag. 267, n° 109.

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200 20 187 30 172 g.o 157 50 (a)2.40 60 222 7° (b) 304 8° (e) 377 90 35 1 ,1Qo (d) 122 ,1i1 0(e) 388 12° (f) 54:0 13° 4,17

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la ,ia. comp. e sba lzo e 150 metri (15 colpi per fucile sul tempo).

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800 600 13,32 778 550 14,4 1 776 500 15,52 766 450 16,59 752 400 17,54, 732 350 18,30 3324 800 27,70 3120 300 26,00 3396 300 28,30 3684 21501 34,62 4560 200 48,02 90i0 150 122,94 - -

2.00 197 30 . 194 40 . 191 50 188 6° 183 7° (a)277 8° 260 9° ~b) 283 '10° e) 307 . 111o ( d) 380 12.0 (e) 452 13° 370

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1

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(a.) Ent1·ano in a3,08 zione 100 fucili di so2,63 stegno (b) Entrano in a~ 2,78 zione altl'i 50 fucili. 3,14 (ò) Entrano in aaltri 50 fucili. 5,76 zione (d) Entrano in a5,99 zione altri 100 fucili. (e) Entrano in a17, 10 zione altri 100 fucili 26,40 (20 colpi por rucile 26,33 nel tempo). 26,71 27,58 82,62 1

1

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1383,29 2.30,18

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Annotazioni

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Colpi

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(a} En trano in ca3,08 1!I3t' 30; tena 100 fucili dei so2. ,63 4·l stegni. in a2,78 15' l,.'.>2 zio(b)ne Entrano altri 100 fucili 3,14 16,v9 dei sostegni. 54 (e) Entl'ano in a5,76 17 l1 ' Ozio ne 100 f~cili della o,99 8, 3 3a compa~nia: 70 277 a 12 colpi al tempo 17,1O 07 ,.. I l 100 a 9 26,40 26, 00 (cl) Entrano in azione gli ulti mi 100 fu26,33 28/i ' 30 ciii della 3a. compa26,77 3'.l-, 60~ gnio. Sbalzo. 27,58 fi8 ' 02 trr.te) Sbalzo a 200 me82,62 122, 94 (() 'Entra in azione 1

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Difesa.

Att acco.

-

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,

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ALTRE NOTE SUL REGOLAMENTO D'ESERCIZl

Questa tabella 6• fu compilata in base all'ipotesi che tre battaglioni debbano attaccare un fronte di circa 300 metri difeso da 6 compagnie. La tabella presenterebbe lo stato delle perdite subite del battaglione di prima linea della parte attaccante e da tre delle compagnie della difesa, quelle che furono impegnate per sostenere la resistenza da fermò. Tali perdite sarebbero accadute nel periodo di combattimento svoltosi dalla distanza di 600 metri a quella.di 150. Il modo, con cui le forze ora menzionate si sono gradatamente impegnate al fuoco, risulta dalle · annotazioni poste nella tabella stessa. Da tale tabella risulterebòe che, al principio del 113° tempo il balta.olione di prima linea dell'attaccante si troverebbe da due minuti nell'appostaniento a ,., 50 metri dal nemico e ridotto a poco più di metà della sua forza in iziale. l.n questo stesso momento le tre compagnie della difesa già impegnate presentano ancora 370. fucili in azione, vale a dire 5/ 8 circa della loro fo rza iniziale. In tale condizione di cose potrebbe il primo battaglione tentare da solo l'assalto? E, dato il caso che lo tentasse, la difesa avrebbe ella bisogno della riserva per poterlo respingere? A queste due interrogazioni, pare a me si possa con molto fondamento rispondere in senso negativo . Eccoci adunque all'intervento del secondo battaglione, il quale in questo caso (che io credo il più generalmente probabile) agirà sotto l'impulso e la direzione di quelli stessi ariteri, che da.n norma all 'intervento del grosso del battaglione a:utonomo in quei casi, in cui questo può colle sole sue forze portare l'attacco fino alla. crisi. Le condizioni, a Clli trovasi ridotta la catena clell'a.ttaccante nel caso nostro, sono tali da rendere necessario che l'intervento del 2° battaglione ,1,vvenga entro al 13° tempo , o, tutt'al più, al principio del U:°. Perchè ciò sia possibile bastetà che il 2° battaglione si trovi fin dal ,J 0° tempo a distanza non maggiore di 4,50 metri dalla linea di fuoco del primo bauaglione. È quanto dire che basterà che, al momento in cui nel battaglione di prima linea i sostegni saranno stati

l

DELLA FANTERIA

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rimpiazzati dal grosso, quest'ùltirno a sua volta ·sia stato rimpiazzato dal battaglione di seconda linea. Con tale modo di procedere si otterrà che la catena già pervenuta a ,J50 metri dal fronte nemico possa tr:ovare prontamente nuovi rincalzi e ciò tanto per .tentare sanz'altro la irruzione sul nemico, quanto per acquistare nuova lena per guadagnare appostamenti ancora. più vicini.

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XV\I.

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Ed ora non sembrami necessario il rendere ancora più lungo questo scritto, che lo è già forse soverchiamente, coll'analizza.re le varie eventuali tà che potrebbero scaturire dal modo con cui verreb bero adoperate le riserv e della difesa e dell'attacco . Tale analisi potrà. farla da sè, e con non molta fatica , il lettore. Io adunque pongo fine al mio scritto col ripetere in forma più succinta quei criteri fondamentali, che a me sembrano megli o rispondenti al carattere del~' odierno combattimento oITensivo d'ella · fanteria, quando essa deve utifo,zare tutta la sua soverchianza numerièa per superal'e coll'attacco frontale la resistenza dell' avversario. 11° Il fuoco vicino ed accelerato è quello che decide, non quello che prepara la. crisi. Perciò l'attaccante, nrnt ;vo lta giunto al la distanza di 300 metri dal nemico, deve proc't1rare di mantenere in azione tutto quel maggior numero cli fuc ili che gli sarà concesso dall'estensione del fronte di spiegamento. 2° L'attacco fron La.le rich iede per il suo completo svi luppo, tre elementi , che sono; a) Una catena coi ri nfor;i;i necessa1:i per guadagnare quel più vicino appostamento dal quale si possa muovere per l'assalto. b) Una sch iera cli forzà tale che possa, penetrando nella ca.tena al momento p iù opportuno, trascinarla seco all'assalto. o) Un'altra schiera, la quale, liberando le schiere precedenti da qualsiasi preoccupazione per con trattacchi di fianco,


~©

ALTRE NOTE SUL REGOL'.A MEN(rO D'ESERCIZI DELLA FANTERIA

per,netta loro di slamcfo.,rsi Golia mass,iin.a risoh1tezza 1e col massimo, impeto nell'assalto. Questa schi el'a iMhre servirà, c'Olne è sòtt'inliès0 ·per·o~nirisel'va, a •oonsolidtwe il succ-esso, ècc. e-oo. ]i)ait,o i.In fronte ·di 300 metri da arbtaocarsi, l'attacco potrà ricbiedel'e la ,forz.a •di un baitta:glione, di·due o di ,lire, secondo la forza ohe è •:i'mi)!Jiegata nel difenderlo., ma la modaliità dello sv4luppo delFattacco è sempre la stessa : più li1iee successive aWinizia,rs1: del cornbattimento; qiwste linee fiise in una sola al momento finale e decisivo. A questi criteri, secondo il mio rqodo di vedere, dovrebbe informarsi l'indirizzo di quelle esercitazioni, che hanno per iscopo l'addestramento del reggimento e della brigata di fanteria nel combattere incastrate in una estesa linea di banaglia. 0

OPE.RAZIONI MILI'TARI NELLE

VALLI ·DELL'OGLIO . E DELI/ADDA (i866),(l)

Bològna, maggio 111880,

F.

SISMONbO.

È 11el 1dominio storico che p-rima idea del generale Ga!'ibald:i

quella si era di passar l'Adriatico, girare le Alpi Giulie ad oriente, ,essere fomite di r,ivoluzione di Slavi e di Ungheresi . Per va1,ie cause un simile piano d'operazione non potè accogliersi e si assegnò a1 generale la conquista del Trentino per le valli ad ov.est del Garda con obbiettivi Riva e Trento, p.recludendo così al nen1ico dislocato nel Veronese la strada a ritroso dell'Adige. Già sul finire di giugno il generale Garibaldi raclunava tutte le sue forze - che do,,evano più tardi sommare in combattenti effett.iv,i a 32886 uomini, 290. cavalli e 2,i, cannoni - a tonato. Le operazioni affidategli fecero sospendere la ideata formazione di altri battaglioni volontari, ai quali si voleva dare il nome di bersagM,e1·i delle A.lpi ed impiegare alla dif@sa delle alte vallì lombarde .e segnatamente queHe dell'Oglio e dell'Adda; ma una volta assegnata a Garibaldi la zona alpina a nord e ad ovest del lago di Garda, l'impiego di altri yo[ontari non parve altrimenti bisognevole.

--

(i) Per l'intelligenza delle operazioni vedere carta austl'iaca alla scala di

i: 86.,400.

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OPERAZIONI MIL IT ARI

Senonché i volontari garibaldini concentrati tutti in Val Sabbia e minaccianti l'alto Chiese, lasciavano scoperte la Valcamonica e la Valtellina, passibili in tal maniera non solo di scorrerie nemiche impunemente intraprese, ma aprivano adito ad una minaccia ben seria sul fianco sinistro di Garibaldi ch:e tendev~ di rettamente alle Giudicarie come obbielLivo delle sue prime mosse. 11 Governo non poteva non tener calcolo di tale emergenza, epperò ordinava ·15 giugno - la formazione di una legione cli gmmlia nazionale mobile composta dei due battaglioni 44:0 - Breno - e J.5° - Sondrio - sotto alle dipendenze di Garibaldi stesso, ed avente per comandante diretto il colonnello Gnicciardi - già'ufficiale nei bersaglieri regolari - al quale affidavasi il mandato di_è,[endere l'alta Valtellina, legandosi in Valccunonica cilla sinistra dei volonta1·ì-:--Come e quando tale iegione si costitnisse, si co!i~pìet;;;e, degli elementi che l::t composero e delle operazioni da essa eseguite, dirò fra poco; fermiomoci intanto sul mandato, assegnatole. Le operazioni di Garibaldi e le mire del Paese tendevono ol possesso del Trentino; l'ocèupazione di Trento personificava l'obbiettivo capitale. Il teatro pertanto della campagna pei volontari em ben definito e tutto racchi uso nella zona alpestre compresa fra i monti che separano l'Oglio dall'Adda da un lato, e. quelli che separano il Noce dall'alto Adige dall'altro; ed in complesso la Valle Sabbia e !'alla Valcamonica ad occidente, le Giudicarie e la Val di Sole a mattino . Si trattava del Trentino, non del Tirolo. Ne derivava da ciò che l'alta valle dell'Adige, Clurns, Merano, Bolzano sino alla stretta di Nenroarkt, era politicamente fuori quistione; militarn1ente poi quel tratto di terreno era fuori quistione più che mai, comecchè rima- , nendo Trento l'obbiettivo principale e San Michele un obbiettivo di manovra per tagliare la strada dal Trentino in Tirolo, la valle del Noce, senz'altro, risolve il problema direttamente. Il comprendere l'alto Adda e l'alto Adige in operazioni con obbiettivo Trento, era dare alle operazioni stesse uno sviluppo smisurato non solo ai mezzi d'attacco e di difesa che in allora si avevano sotto mano, ma si ancora dare alla manovra un indirizzo viz;oso, che av.rebbe fatto sprecare Ltomini e tempo in operazion i slegate, lunghissime, senza obbiettivi comuni, tali cioè che permettessero concordanza di mosse ed efficace reciproco sostegno per le mede-

NELLE VALLI DELL'OGLIO E DELL'ADDA (1866)

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sime. Se però, sino ad un certo limite, la difesa dell'alto Adige e dello sbocco dello Stelvio può trovare giustificazione da parte austriaca - come linea di operazione nostra che, quantunque lunga, \ cade su Trento e su Roveredo, cioè sul cuore della difesa del Trentino - la difesa dell'alto Adda per parte nostra, come operazione di coprir Sondrio, non può che avere un valore economico locale, ma militare no certamente. Coprire Bormio, coprire Tirano, sono operazioni che si indiYidualizzano nella difesa del l'alta Valtellina propriamente detta, ma non influiscono rnenomamente a sostegno dell'~lto Oglio. Il possesso nostro di Bormio non difende affatto Edolo nè Cedegolo, e l'essere il nemico a Cedegolo è quanto averlo in val di Fumo. Il possesso del solo tratlo di Valcamonica da F;dolo al Tonale e dal passo dell'Aprica al colle del Gavia, copre tutta l'alta Valtellina, eccezion fatta del territorio di Borm10, dall'un dei lati, e copre dall'altro la sinistra di un corpo d'esercito che movesse, come quello del generale Garibaldi nel 66, alla c,onquista delle Giudicarie. Tale concetto avrà sviluppo maggiore in seguito; sembravami frattanto opportuno toccare come il mandato di d,ifenclere l'alta Valtellin,a fosse peculiare troppo, e troppo eccentrico all'azione dell'attacco clell'alto Chiese. È ben \Tero che come complemento eravi la postilla di collegarsi in Yalcanion,ica alla sinist;·a dei 'Volontari ; ma appunto vedremo e dal come si passarono i fatti e dal c:ome si sarebbero sviluppati se Benedek non fosse stato battuto sull'Elba, quali gravi inconvenienti nacquero e quali ancor più gravi sarebbero presumibilmente nati dall'aver stabilito come scqpo principale la difesa della V:).lt~llina, e come cura secondaria il collegamento in Valcamonica. Il nemico per contro aveva creduto che da parte nostra si tenesse in ben altro conto la Valcamonica e le conseguenti operazion i d'attacco in Val di Sole, e ciò viene chiaramente dimostrato clalla dislocazione primitiva delle sue forze. Fronteggiava il generale Garibaldi il generale Kuhn, conoscitore perfetto del paese sul quale stavano per svolgersi le operazioni,· ed abilissimo a ben condnrre la guerra in terreno di montagna. Il generale austriaco aveva. sotto al suo comando circa 30,000 uomini così riparti ti :


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OPERAZI0Nf ì\ULITARI'

Reggimenti di fà:nteI'ia, 4·I" e 59°; 2 del reggimento cacciatori· d'ell"inrpera:tote; / 3 11 batteria da mantagl'la:; 1 batteria· di racchette ; 1 squadrone, 53 compagnie locali di circa: 100 uo1:nini ciascuna, più numerosi distaccamenti di landstmm, atti alla difesa de~le gole, e· delle' importanti località del paese. In compresso circa: u·n .20,000 uomini di truppe mobili, ed il rimanente di riserve·più omeno sedenta:rie. Tale forza verriV'a ripar"' tita sino dal principiare defle ostilità iri 6 colonne mobili, delle . quali le due più forti in· rise1Ta., e·le altre quattro, ciascuna su unà delle quattro strade·che·poteva:no essere scelte a direttrici di marcia def nostro parti to . Della linea di difesa del generale Kuha rammenteremo soltanto la parte che fro nteggia.va lo sbocco dello Stelvio e qneflo del Tonale. Quel tratto di Jinea era così costituito: a destra nel VintschJan, a Latsch, Glurns, Mais ecc. , eel allo Stel'vio la mezza: bri·gata del màggiore de ì\fetz, di 12 compagnie d'i fanteria, ed uQa mezza batteria di racchette: un forte a Gomagoi munito di 7 pezzi ed un òlockhaus avanti a TrafoL Nella Valle di Sole ed al Tonale, e particolarmente a Malè la mezza brigata del maggiore Alberfin"i - svizzero - composta di 113 compagnie di fanteria, di una sezione di cavalleria cli 30 uomini, e m:ezza batteria di obici di montagna, con appoggio al forte di Strino munito con 113 pezzi. La Relazione dello stato maggiore austriaco fissa l'ammontare di tali due colonne mobili nel modo seguenLe in combattenti effettivi; Mezza brigata Metz, uomini 800, cannoni 4; Mezza brigata Albertini, uomini '1463, cannoni 4, cavalli 31. Tult-O il rimanente delle forze del ·Kuhn erano a Tione e Riva, colle riserve su Trento. Per tal maniera lo Stelvio, il Tonale, le Giudicarie e la Val di Ledro erano parimenti muniti, colle riserve a circa una giornata di marcia, meno che per le truppe del barone de Metz a Mais ed allo Stelvio , colonna di quasi una metà inferiore a quella dell' Albertini,. appunto avuto riguardo all'essere ralta Adda e la Val Venosta linea: troppo .divergente per giungere all'obbieUi vo delle truppe italiaM. Il generale Kuhn ben sapeva del resto come gli ottocento uomini 1

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NELLE VALL! DELL'OGLIO E OELL'ADDA

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minaccianti la Valtel'lina avrebbero non solo localizzate in essa forze pressochè doppie, ma giustamente si riprometteva con quelte di agevolare la discesa in Valcamonica aWA lbertinì, non appena avesse potuto rendersi padrone del distretto di Bormio. L'ingente forza a disposizione del generale Garibaldi , agglomerata fra il Garda ed il Chiese, oltre essere di grande incaglio ai ser-. vizi amministrativi, sembrava al generale austriaco di un impi ego non abbastanza giustificato in così piccola fronte; in terreno tanto :angusto, e quindi insufficiente allo sviluppo d'i una efficace manovra. Non poteva il Kuhn non credere che l'avversario non getla$Se buon nerbo defle sue forze in Valcamonica che, per direzione d\ttacco, per condizioni logistiche, non poteva prestarsi meglio in una manona tendente al possesso delle Giudicarie. Il Chiese e l'Oglio corrono parallelamente e ben vicini là appunto ove il passo del Crocedomini, ed altri vari meno notevoli legano Cedegolo e Breno con Piev-e di Buono sull'alto Chiese e con Bagolino e Caffaro al lago -d'Idro . Occl.1pato il Tonale d~i volontari e superata la Val di Sole, ,operazione agevole certo per truppe di fanteria, malgrado il forte di Strino, restava troppo da presso minacciata la Val di Non, ed il Kuhn comp.rendeva tutta la gravità cli un tale supposto. Che poi la Yalcamonica dovesse essere la .l inea principale d'attacco, pareva ancora agli Austriaci dall'essere Garibaldi, da prin,cipio, col suo quartiere generale a Brescia. In quel momento il Kuhn avea dislocate le sue riserve a Trento ed a Mezzolombardo. Ma quanclo il 2,1 giugno avvenne un piccolo scontro al Tonale e nel 25 stesso mese ne successe un altro più rile·vante presso ponte.Ca[aro ed il Lago d'Idro, ed apparì la possibi·1ità di un doppio attacco, dal Tonale cioè e dalle Giudicarie, il generale Kuhn stabiliva clte la brigata Kaim si collocasse fra Denno e Spor Maggiore, e la brigata i"lfontluisant presso Stenico. Si fu solo nel 27 giugno che sap11tosi dall' Albertin.i sprovveduta l'alta Valcamonica di difensori, e dall'Offern saputasi la presenza di ingenti ·forze in Val del Chiese, il generale Kuhn si rendeva: ragione che il vero, anzi il solo attacco mirava direttamente alle Giudicarie ed a .Riva, e dispon.eva le sue riserve strategiche da Tre Arche verso Fiave-Montluisant; e fra i Bad Comano e Santa Croce-Kaim. Le operazioni militari che si svolsero nelle alte valli dell'Adda e


OPERAZIONI MILIT A Rl

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dell'Òalio non avendo avuta alcuna relazione con quelle che si svi" fra il Chiese ed ii Garda, possono venir considerale da lupparono queste affatto separatamente. Il riandare il periodo mi litare colà svoltosi nell'ulti1na guerra coll'Austria ci darà mezzo di sLabilire segnatamenle 1'ìmpo1:tanza speciale di ciascuna cli esse vali i, le loro reci/. proche relazioni, la loro azione c?mbinata con_operaz'.?ni s~ll'alto Chiese, che tendessero, come nel 66 , alla conqu ista del Irentmo dal ( lato occidentale. · ~ Prima delf e ostili là erano da parte dell'Austria muniti gli sbocchi di confine, e solo il generale Kuhn teneva sottomano le riserve ~trategiché pronto a dislocarle stabilmente non appena il contatto col nemìco lo avesse chiarito sul vero punto d'attacco . Erano, le austriache, truppe ben armnr.e, ben mun)te, per lo più reaolari con quadri pi·ovetti. Vantavano conoscenza del terreno, abilità di tiro , artiglieria sufficenLe, appoggio di opere di sbarramento, e uomini montanari per eccellenza, almeno a quel grado di eccellenza che rende le grandi masse formidabili in guerra . Da parte ii'ostra da quel lato del teatro di guerra non si vollero impiegare truppe regolari, e per molto tempo non si era preso_un partilo sull'impiego da assegnare ai volontari di Garibaldi: si sentiva che la grande partita si doveva giuocare fra Mincio ed Adige a sud del Garda, e le grosse schiere dei volontari, -ritenevansi a ragione sufficenli per riuscire agli obbiettivi cui si tendeva nel Trentino. Sì divisò che i due battaglioni mobilizzati di guardia nazionale affidati al colonnello Guicciardi ~ ricevessero in aiuto frazioni di reali carabinieri, di guardie forestali e doganali,. nonchè quegli alLri volon tari che avessero voluto assumere servizio di guerra. · Fin dal giorno 119 giugno alcune guardie doganali occupavano il giogo dello Stelvio, obbedendo alle più elementari cat1tele della guerra in montagna; senonchè lasciate sole, a 2800 metri di livello sul mare, senza notizie di rinforzi e presentendo un attacco ben altrimenti vigoroso che le loro forze non permetLessero proficuamente di sostenere, nel dì 22 si ritirarono alcun poco discendendo a.llà ~4.a cantoniera. , ~ D~r.anle il giorno .23 tale drappello si accresceva sino a 58 uomini, ma gli Austriaci già occupavano .il passo e le circostanti alture senza t)

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NELLE VALLI DELL' OGLIO E _ DELL'ADDA

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colpo ferire, è per mancanza di difensori all'aprirsi delle ostilità già erano in possesso di quel valico alpino. All'albeggiare del 24, gli Austriaci in 3 colonne scesero in diverse direzioni per circuire le poche forze nostre che era.usi portale indietro sostenendosi nella galleria compresa. fra la prima e la seconda cantoniera. - Nel Giornale delle operazioni di g1ierra, eseguite dalla legione di g1iardia nazionale mobile a difesa dello Stelvio e 1'onale, redalLo da. Aristide· Ca.imi già capitano aiutante maggiore in primo della. legione giornale di cui mi servo in parte per questi cenni - è detto come una µelle colonne austriache nella manovra di accerchiamento percorresse un tratto nella valle della Moranza, territorio svizzero affatto sguernito di guardie. Che ciò sia si.a.Lo, o che per contro abbia ragione il RusLow quando chiama le lamentele mosse nel nostro paese a quel riguardo, e gli articoli di giornali che ne discorrevano to11,t aussi sots et a·iissi faux les 1vns qu,e les aiitres, non importa cercue. L'essere rimasto nel giorno 2-i- il distretto di Bormio in balia all'avversario, è logiea conseguenza dell'essersi ritirate al Ponte del Diavolo, alle Prese·, le poche guardie nazionali che si erano raggranella te, non si 8a come, al principio delle osti li tà. 111 nemico sì ~rovava sul territorio di Bormio non mercè violazioni di territorio neutrale, ma per.mancanza di difensori da parte nostra. In quanto al passo del Jonak, trovo che il Kuhn nella s~a Gue·rra di 'Jlfontagna accenna ad un piccolo scontro còlà. avvenuto; ma' non ne seppi rinvenire altra traccia e poiche il Caimi scrive « mentre ciò avveniva in Valtellina nessuna forza, nemmeno raccogliticcia, guardava il Tonale» e poichè vediamo la colonna dell'Albertini in possesso incontrastato di quel colle, notiamo senz'altro come le due mezze brigate del Kuhn, conformemen te agli ordini avuti, porla.tesi innanzi si erano assicurate l'origine delle vall i ed avevano avuto con noi un contatto affatto insufilcente ad arrestarle, ma troppo atto a far lorç, comprendere che si mancava di truppe a quelle difese. Fatti e notizie queste che servivano ottima.mente al comandante au-· striaco per dislocare le sue 1;iserve e tenersi fortemente munito sul punto del vero attacco. Mentre adunque gli Austriaci occupanti i Bagni Vecchi erano arbitri di entrare in Bormio e solo attendevano al compimento del taglio delle nevi sullo Stelvio per dar passo al carreggio e progredire·


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QPJilRAZ10Nl MILITARl

NELLE VALLI DEL•L~@.GLIO E f>ELL'ADOA

-nella valle iJI,1 e0mpleoo-assetto , e mentre al Tonaite accampava l:a · mezza brigata d:el!l' ,Uher tini, non molestata nei su~i lavoi;i di difesa sul colle e nei su0·i preparativi di calata, in Sondno - a tre tappe . dì distanza dallo Stelvio - ed in Breno - a 56 chilometri dal Tonale si andavano radunando i militi dei due battaglioni 45° e 14°. _ Già nella sera del 23 giug,no i sindaci dell'alta Valtellina avevaino rieevuto telegrafico avviso d,i far pa.rtire gli uomini armanclol,i come meglio potevasi. « Al mattino del 2o giugn~ a!le P,~ese, al _P?n~e del '·< oi·avolo aiunrrevano le auardie ~loganail1 , 1 reali carabinieri del.. ' t> ù « l'alta Valtellina ed alcune cruardie nazionali d1 Ponte e d1 Son.drio. « Da Sondrio erano purè sp:diti 2 obici da montagna da centim. ,12 « ed un vecchio cannone da 8.. Ma per gli obici nom. si avevano « che poche scatole a scaglia fatte a f~ria in p~e.se e poche cariche « a palla per il cannone che era quasi inservibile.» ~·I)_. , Nello st.esso giorno 25 a sera giungevano 1111 art1gl1e'.'' con 4, ~annoni' da montagna da 5 1/ 3 • Per il pericolo imminente ti battag!w~e ,di Sondrio si costituiva.cammin facendo: i comuni armav.ano 1 1:11:liti a qual eh~ maniera, e costoro a duè, a quattro,_~ se! andavano man mano riunendosi ed inarossandosi verso le pos1Z1om oecupate; -era.ne soldati ai quali solta;to mancava vestiario, istn1.zione, disoicl,i quadri, che si rnettevalilo di fronte de plina ed orcranamento " . truppe del bairone cle MeLz. Mentre adunque in Valtellina i difensori si affreuavano a drap~ pelli al )onte del D~volo, come luogo a.cl um. te,mpo di ~rrnolàmento e di battaalia., il fervet op'Uts clella difesa in Valca:momca era tutto ilil Breno; 56 chilom. dalla frontiera, a kO chilom. da Vezza ed a 3,1 da Edolo, il che val quanto dire ad.immensa distanza dalla colonna del!' Albertini ed in tal punto che gli Austriaci da Vezza pel Mortirolo e da Edolo per l'Aprica costituivano una minaccia t11oppo palese, ed un pericolo troppo vicino per una occupazione del co_lonnello G·uicciardi alle Prese, fra .Bormio e Tirano - causa precipua . quesba che i Valtellinesi si ritirassero nella notte del 27 sulla posizione di Sernio - presso Tirano, localilà ancor troppo avanzata per non temere il colle delt'.Aprica aITatLo indifeso , e troppo estesa per .i pochi difensori allora presP.riti , difensori che al Ponte del Diavolo, ç)

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c. . ,....

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sausa·la ristrettezza del' .frante cli occupazione, avevano ben a,J tro · peso e valore. Nh!i qnimbo 'Ora ,rl,issi se ,n:e potewa incolpare •i vol@ntairi di Val- · Gfl!lliHMÌGa: la legi@ne ·era ùn foJ1ma2ione in Valtellina; -là il coman-· da..r,l'te, ·là. i quadri in bompirrnento, là cara,hiinieri, doganieri, fore- sta,l,i, là faceva Célpo il chi es bo ·ai·uto di munizioni e cli artigl1ierie. 1a Valcarnonica sentiva da bel pl'incipio l'effello di essere urna zona di collegamento, un l,uogo di ritrov,o fra la sinistra es~rema · - e che sinistra I - cli Garibaldi, e la destra della legione G·uicciardi, legione ohe era nel cuore nella mente cli tutti, ma che per quei giorni non era certamen~e -altrove. }informato ,il generale Garibald,i del come si passassero le cose nelle due valli, disponeva ohe un battaglione del J. 0 reggimento ,,olontari - maggiore Caldesi - si recasse a marce forzale da Bergamo ad Edolo. Il rimanente del 1ieggimento col tenente colonnello Cadolini doveva :tener clietl'o al baHaglione ed agire di concerto col 1 colonnello Guicciardi. Da un memoriale del slg . Giovanni Bricchetti da Ponte di Legno, rilevo c.hè gli Austriaci al Tonale non perdevano il tempo · 1 loro. « Gli Austriaci la mattiBa del 26 giugno discesero dal Tonale in « ·numero di ci rea due mila fra truppa regolare, comprese vi due . cc grosse compagnie"di cacciatori Tirolesi italiani e 300 corpi ·franchi « con 6 ca.nnoncelli da ni.ontagna carica.ti sopra muli , alcuni grossi « carri di munizioni, accompagnati da 80 ulani con cavalli piccoli e « ·snelli ». Dopo aver enumerato le parti che costituivano la colonna dell' AI:bertìni, e detto delle fortissime requisizioni fatte sul territorio di Don te di Legno, il memoriale continua in questi termini« Ci furono · « rotLi tutti i ponti che attraversano sia il fiume Frigidolfo che il « Narcanello e poco ,mancò distruggessero anche quello a metà del « paese. Indi furono chiamati nri lavoratori sotto pretesto di voler « fare Un fortino fuori del pa.ese, ma appena li ebbero radunati, li «•chiusetio in mezzo ad un corpo di milit_ari e li fecero anelare in cc Tonarle ad e'rigere un forte su quel monLicello denominato il Dos « d~l Faita, eper di più dovette questo comune e i limitrofi d·i 'Villa, cc ,Pontagna, Temù e Vione manLenere a proprie spese altri cento1

e


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OPERAZIONI MI LITA R[

« lavomnt.i tenuti sotto la disciplina militare, lraLk'lti cioè col ba« stone ecc. ». .

Il Caimi accenna erroneamente che gli Austriaci entrassero in Ponte di Legno il 25, come pure che nel successivo 26 si spingessero sino a Vezza d'Oglio. Per allora l'Alberlini si chiamava contento di tener il possesso del solo territorio di Ponte, e di far erigere un blockhaus in croce, con fosso e spalto, sul colle del Tonale. L'Albertin i aveva notificato al generale Kuhn che la Valcamoni ca era indifesa, ed attendeva ordini ulteri ori. « Il cli 30 giugno verso sera la suddetta troppa faceva ritorno al (< Tonale sen.za essergi iwnoltrata nella valle ». Non pertanto « i pubblici funzionari di Edolo, persuasi che prima <( di sera - del 26 - il nemico sarebbe in quel paese, si ritirarono « a 13reno ». CAnu. Si .disse or ora che il battaglione Caldesi del 4° reggimento volontari moveva. per Edolo ; ma l'irrompere del nemico in tanta forza su l'onte cli Legno, fece credere al Cadolini che gli Austriaci movessero su Edolo diretta.mente, e forse su Breno, epperciò telegrafava. rd (, uicciai-di nel 26 stesso (< tre mila Austriaci scendono dal « Tona le, non so se continuano la marcia, in questo ca~o il mio batcc taglione non giungerebbe a tempo a fermarl i ,> . L'assoluta mancanza di contatto col nemico, e l'essere assqlutamentc ìmpreparati su quel terreno, faceva duplicare agli occh i delle auloritit di Edolo il nnmero degli invasori, errore qu esto tan to più spiegabile se si pensi che gli oltocento uomini del De Metz ed i suoi quattro pezzi, avevano raggiunto, nelle notizie Valtell inesi, la cifra di 2000 uomini e di una batteria.. Nel giorno 28 giungeva ad Edolo il rnaggiore Vincenzo Caldesi con un battaglione cli circa 800 volontari, e tosto dornnndava al colonnello Guicciardi alcuni pezzi di artiglieria, che gli vennero subito spediti in numero di 2 - da montagna - in un cogli artiglieri occorrenti. li passo del Mortirolo era sempre sguernito. Gli Au striaci senza muovere in avanti dalle loro prime occupazioni cercavano notizie sulla difesa, spingendo $ino alle Prese in Valtellina e sino a Vezza in Ya.lcamonica pattuglie di ricognizione. La legione Guicciardi continuava a costituirsi . La Yallellina aveva dato il suo forte contin-

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gen_te_ all' e~ercil:o regolare, ai volontari di Garibaldi, ed i più valenti suoi tiratori al 2° battaglione dei bersagl ieri volontari; di più eravi stata la l_eva.ta del battaglione mobile ~.5°. Dopo ciò Bormio, Tirano, ~ Sondrio avevano già. dato un altro contingente, variamente ripartito; pure, ad un altro appello fatto telegrafi camente a.i sindaci nella sera del 27 perchè incuorassero i cittadini a. portarsi alla difesa del paese, il mun icipio di Chiavenna inviò 40 tiratori esperti e Como pure spedi un forLe drappello dei rinonrnti suoi tiratori, o·ente tutta che giungeva. a Tirano nella sera del 28 (:1). La difesa in Yaltellina occupava la buona posizione di Sernio· i real i carabinieri , le guardie dogana! i e forestali, i tiratori cli Chiav~nna e Como disimpegnavano il servizio di avamposti e le pattuglie perlustravano sul fronte sin verso Mazzo e sulla destra verso il Morl.irolo. In Valcamonica la difesa occupava Incud ine di fronte a Vezza., ed il maggiore Caldesi aveva pure colò. condouo il 4,i.0 battaglione cli guardia nazionale, della forza di 450 uomini, organizzati alla meglio. Conviene qui notare che il colonnello Guicciardi mandava istruzioni al maggiore comandante il 44, 0 battaglione che, di.tto caso che la difesa di Valcamonica avesse dovuto ritirarsi e sauernire Edolo i~Ycce di pr~cedere nella marcia su Dreno, si avvi~sc per Ja vali; d1 ?orteno coi due pezi i da montagna, portandosi al colle dell'Aprica, e_d,fendendo in ogni CV'e nto il passo da un alla.eco austriaco provemente da e~t, se si rnleva rendere possibile ai difenso ri della Valtellina di sostenersi su Tirano nella po?izione di Sernio, sema temere di avere tagliala la ritirala a T,·esenda. Come poi osservava il Caimi, l'inn oltrarsi di tale batt,aO'l ione in 0 Vi'. I di _Corteno, ~vr·ebbe avuto Io scopo di rn.antenersi io perenne mmacc1a al nemico che giunto in Edolo intendesse procedere su Bren o senza guardarsi sul suo fianco destro, o ciò facendo . di divid~re le sue forze e quindi faci litare uu movimento di riscossa al rea0 g1mento Cadolini in marcia su per la Valle dell'Oo-lio. . Il . Mor Lirolo rimaneva tutlavia scoperto; la man°canzn. di jnformazionr per mancanza di conLallo col nemico continuava. tuttavia più i')

(l ) Da l Giornate di ARIS'J'IDR Crn11 .


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OPERAZIONI MILITARI 1

che mai, e di ciò ne sia prova il seguente biglietto che trovo nel giornale del Caimi : « Al colonnello Guicciardi -

Tirano.

, Campo vicino a Vezza, 29 gìugoo C6, ore 8 pom.

«

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bersag~ieri volontari. Cosicchè mercè la trasposizione cli una piccola rn~ valida p~rte ~lelle.fo.rze già in Valtellinv, ed il sopraggiungere dei volontari ganbaldmi, troviamo clte in Valcamon.ica si comincia a por riparo al grave inconveniente sino allora durato del suo completo abbandono, senzll però, ben inteso , poter ai danni derivati dal lungo 'indugio in alcuna maniera. rimediare.

Io ho di fronte circa 4000 uomini con cannoni e cavalleria. -

« Proverò Lraltenerli, ma credo difficil e, specialmente se il piano « degli Austriaci è qLtello che ella mi dice -

attaccare anche di « fianco pel Mortirolo. - Mi ritirerò in caso potendo sopra Brenor « e quando sarò ad Edolo le mande,;ò il battaglione mobile ,i-4° ..... . « È necessario che ella ,faccia conoscere questa nostra posizione al « generale Garibaldi , onde ci mandi soccorsi, o ci dia ordini di ri ti<t rala, perchè io questa posizione non salviamo oè la Valtellina << nè la Valcamonica e possiamo perdere bravi soldati che potreb« bero far bene altrove. << Maggiore CALDES I ». Di ciò informato, ii generale Garibaldi mandava la stessa nolle l'ordi ne seguente: « Tenete fermo, si spediscono soccorsi » . Il tenente colonnello Cadolini veniva sollecitalo di muoversi, col rimanente del 4° reggimento , al soccorso, ed a grandi tappe si avanzava il 2° bai.taglione bersaglieri volontari - maggiore Castellini.. Nel 30 giugno il maggior·Caldesi da Incudine seguitava - e faceva benissimo - a domandn re aiuti, presentendo un attacco di qualche entità. Così vediamo che col ,t O di luglio la difesa delle dlte alte valli dell'Adda e dell'Oglio aveva una proporzione compatibile, almeno numericamente, di petto alle colonne austriache. A 1:irano oltre a tutte le truppe già enumerale, giungevano 50 volontari inscritti a Bergamo per far parte del H 0 mobile, addetti alla 5" compagn ia; e di fronte a Vezza oltre le forze dette, una colonna di 150 uomini composta dei tiratori di Como, Chiavenna e Tirano, quasi tutti armati di carabine svizzere e alcuni reali carabinieri, colonna condotta da Mazzo ad Incudine dallo stesso colonnello Guicciardi attraverso al Mortirolo; Gnalmenle ad Edolo il 2° battaglione

Pi·_im,~ di procedere oltre è luogo qui di notare quali fossero le relaz, om di collegamento fra le due valli, quali le mii-e dell'attacco quali i risultati che si riprometteva In difesa. La difesa delle clu; ."'.liii era affidata al colonnello Guicciarcli, uomo che era all'altezza d, quel gra_ve compito, ma dal quale . non potevasi neppur sperare quanto egli seppe mantenere. L'assumere alla vigilia dell e ostilità un tale comando, senza truppe, e di fronte a forti coloDne rerrolari ben munite, be~ comnndnte, ben pratiche del terreno d, mon~agoa come terreno d1 manovra, eni vera abnegazione e vera fede nelle bal~lc e :irtuose popolazioni montanare di quei paesi, ma ~ra altresi caricars i una croce. ben pesante sotto alla quale era assai facile rim~~e,· _s~hiacciat:i. Qualunque giudizio si portass~ su llo operazioni mil1tan m allora compiute dalla legione valtellinese, giudizio che non tenesse ben calcolo della mancanza di tanti di qnei coe1Dcenti che concorr~no ~ formare non solo omogenee le_ truppe, compatle le file, form1dab1li le lotte, concordi le manovre, ma si ancora il comando uno, libero, diretto, e possibile al funzionarneuto , sarebbe giudizio i~giusto, erroneo ed infruttuoso. Epperò non Lutto quello che non si fece fu cosa non pensata e non rettamente pensata, comè non tutto il successo ern conseguenza cli cause da rin tracciars i nel comando, per fare a tfUest.o risalire la responsabililà. Era primo pensiero del Guicciardi di munire il passo del Mortirolo, unico che si aprn ampio e comodo a fanterie cd a pezzi da montagna su tutto il traLto dell'alpestrissimo contra/Torte che dal monte Tonale al co lle clell' Aprica separn l'alto Oglio dall'Adda, ma tale bisogno il colonnello Goicciardi lo senti va compleLamente sin da quando si trovava sprovvisto di soldati e di ogni mezzo di resistenza an~h~ nel_popol~so e ricco impluvio dell'Adda. Eppure per la su:i. posizione 1l )lort,rolo aveva allora in quelle condizioni di difesa, e l'avrà sempre in futuro, guerreggiandosi colà, una impor1.Niso XXV, VOL. III.

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NELLE _VALLI DELL'OGLIO E DELL ADDA

OPEl'V\ZIONI MILITAI~!

t.anza immensa offensivo-difensiva, con azione diretta in Valcamor nica da Vezza al Ponte di S. Brizio, ed in Valtellina dal Ponte di Grosio sull'Adda sin verso Lovero, ciuè sin verso Sernio, imp·ortante posizione che copre Tirano da un attacco proveniente da nord-est. Il passo poi detto di Val Bighera sullo stesso parallelo del Mortirolo, e l'unico sulla sch iena del massiccio che si erge frf,l le valli del Morlirolo e la Val Grande che sbocca a Vezza, è di cc,mplernento ri i primo, potendo<;i per esso con fanteria bene addestrata cadere su Vez,;n., cioè alle sp(l.l le di un nemico che nelle condizioni della co lonna rlell'A lbertini vo lesse tenlare di scendere lungo il fiume e forzare la difesa nelle strette fra Vezza ed Incudine. Nè il passo del Monirolo è tanto alto e disastroso che il .raggiungerlo in quattro ore circa. dagl i ora citali punti nel le valli sia cosa impossibi le a qualunque fanteria anche a(Iatto novizia alle foliche della guerni, poichè in tre ore vi si accede da Edolo in completo assetto dalle truppe alpine. Le informazioni attraverso alla catena montuosa (ra le due valli erano curate e falle da mon tanari nppositamente prezzolati, e per quanto il Caimi lo trovasse un servizio oUidlo ed economo , non condiv ido pienamente il suo asserto, esaminnnclo lo alla stregua di quegli avvenimenti. Ad ogni modo ora che la difesa conta trirppe sufficenti nelle due vall i, ed occupa buone posizioni cli sbnrramento abbastanza vicine fra loro appunto pel passo del Mortirolo, perclura . il fo!l:o che su di questo non vi è a guardia neppure una so la pnttuglia, non vi è per mantenere ii tanto bisognevole legame un solo anello, anche debol issimo , di unione. In questo frati.cm po le nos tre truppe regoln,·i si erano rii ira te sulla destra dell'Og.lio, ·cosa eh iaramente saputa dnll'arciduca A.I berlo , colla r icognizione del 30 di giugno. Prendendo occasione dal nostro ri Li r:trci, l'arciduca stesso, al solo scopo di disturbarci nel compimento del nosfro nuovo piano di manovra o[ensiva, aveva pel 1° luglio ordinato il passaggio del Mincio alle sue truppe per modo che pel giorno 2 l'armata austriaca del sud doveva occnpare la linea di S .. ~lartino-Castellaro-Olfino, con una linea ,i.vanzata a De;enzanoI,,.Qnato-Castiglione-Solferi no-Ca vriana-Vol ta.-Valeggio, e la cavalleria doveva estendersi sino a Medole e Guidizzolo . Il generale Garibaldi si trasportava da Lonato a Salò ed evidentemente tendeva a Rocca d'Anfo . 1

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Il generale Kuhn sentendosi ben munito da quel la parte e dovendo assecondare la mossa in avanti sul l'Oglio dell'Arciduca, non era stato in forse sulla strada ,1. percorrere. La Valtel lina completamente fuori d~ mano, i Valtellinesi tenuti in l'ispetto ed occupati abbastanza dalla mezza brigala De Metz che non avrebbe tardato a far dimostrazioni ostil,i per impedire al Guicciardi qualsiasi dislaccamento di truppe verso l'Ogl io; il terreno fra la Val Sa.bbia ed il Garda densamente occupato dai vo lontari di Garibaldi - qu.i~di unica via ollima la Valcamonica debolmente mun ita, con obb iettirn Brescia e nel tempo stesso girare Garibaldi alle spal le, cadendo sul fianco _d~lle truppe _regolari _in ritirata del Mincio. La mezza briga ta Alberlrn1 a ?onte d, Legno lorrnava l'avangnnrdia, la brigala Kaim, di riserva, il grosso . Era operazione se pure alquanto arrischiata, degna del manovriero montanaro che la imprendeva senzit esiLaoze, senza complicazion i, e .che ben sapeva come gli alti speron i montani interposti fra. Adda e Oglio, e fra Og-lio e Chiese sono pDr sempre coefficenLi negativi nel ri~ult:,ito che si riprom eLtooo giovanotti in gran parte nuovi alla guerra, nuov iss imi nlla mon tagna, di tutl.o sprovvisti tranne che cli en tusiasmo e di valore, guaii erano quelli ìneMicaLi aolà del la difesri del nostro paese. Il barone De Melz in conseguenzci. di quanto sopra, muoveva da Bormio verso il .Oolladore, quivi si accampava, mettendo gl i avamposti a Tiolo e spingendo pattuglie di ricognizione sino a G,·osio. Parve al colonnello Guicciardi clÌe tale colonna tendesse ad un attacco, e ben comprendendo che il vero modo col quale si riesce a difendersi ,si è col manovrare e poss ibi lmente col prendere l'inizia. tiva della rnano~ra, peni.iò di lror partito da ll e forze nostre in Incudine, .del colb del Mo:·tiro lo e delle forze ,w:inzate austriache per comb,n:we un attacco simultaneo sul fronte e sul fianco sinistro dell'avver;,ar io. Epperciò « scrisse a Caldesi che spedisse la notte - del 3 - sul « Mortirolo 2 compagn ie del fr.;\_,0 guardia naz ionale e 2 dei bersa« glieri Castellini, dove avr·ehbero trovate guide per condurle alle « spille d~Jli Austriaci, mentre e3so avrebbe atLaècato di fronte». C.rnrr. · E qui parmi che l'idea del Guicci:1rdi fos,,e tanto teoricamente b.uona; quanto pra.Licaruente errata sia per la sua intempesLi vità ed


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in Valtellina contro al De Metz, ed in Valcamonica nel.le circostanze nelle quali versava il Caldesi . Accennai erroneo in principio l'aver gravitato colle clifese in Valtellina, anzichè nella valle dcll'Oglio, ed ora che in parte questo squilibrio è rimediato, vediamo che la preoccupazione della difesa della Valtellina rinnuova l'errore, errore molto più grave nelle circostanze di tempo di cui si discorre. Dopo pochi giorni dalle ostilità si poteva a un dipresso conoscere la potenzialità o1Iensiva delle truppe del De Metz, e nel 3 luglio sulla forte posizione di Sernio si disponeva di forze suffi.centi per farvi fronte, i'lia se ancora l'esito fosse stato dubbio , se ancora il Guicciardi fosse stato battuto a Sernio, da tal fatLo non rimaneva compromessa la difesa in Valcamonica, sempre quando però le truppe a disposizione del Guicciardi avessero fatto capo al coll e dell'Aprica e non alla Tresenda - che per veri là è punto strategico della Valtellina, come osserva. il Ca.imi a pagina Hl del suo Gio,1·nale ma che non ha alcttn ,,alore per la difesa della. Vf\lcarnonica., trattandosi di un nemico in possesso di Tirano e di tutto il versante sinistro dell 'Adda sino all'Aprica, fuori dalle molesti e del fuùco della Tresenda e con strade più che_ bastanti alle esigenze logisl iche delle sue colonne. La difesa in Valtellina era ormai in misura di comprendere : ,1° come il barone De iWetz non poteva avventurarsi soh oltre Tirano, e che ·il suo mandato era quello i.li agevolare la colonna laterale dell' Albcrtini o, non potendola, aiutare direuamente, di tener a bada le forze valtellinesi per diminuirl e gli osta::oli al suo procedere, gàran Lendola, dai perico li sul rianco destro; 2° come avan. zanclo il barone De Metz, era segno che si iniziava un movimento austriaco offensivo anche in Valcamon ica, movimento che riuscendo sarebbe risu ltato minaccioso per la difesa generale nelle prealpi lombarde eèl avrebbe senz'all.ro determinata la ri tirata dei val teli inesi e come quindi era necessario che le poche for,,c in lùcudine non. avessero a scemare con un distaccamento che toglieva da quella posizione un terzo addirittura dei combattenti. i'lia ammesso ancora che il vero problema non fosse, come doveva essere,·ecl em, la difes_a della Valcamonica, gmtrdando il Mortirolo e l' Apric,t, e facendo per un momento astrazione dalle minacce del-

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J'Albertini su Vezza, se consideriamo la ma,novra ideata contro la mezza brigata De Metz, mediante un doppio attacco da Sernio e Lovero sul fronte, e dal Mortirolo sul fianco, essa era forse lungi cl'}{ risultato che se ne sperava. Quando il Guicciardi ideava la sua manovra, il" grosso della colonna austriaca di De Metz era al Bolladore, cogli avamposti a Tiolo. Ora essendo intenzione del comandante la legione di attaccare sul fronte, cioè di andare incontro all '(tvversario, evidentemente le opera1.ioni di combattimento si sarebbero svolte fra Grassotto ed il Bol.Jadore, salvo poi all'avversario di accettare il combattimento verso. il .Bolladore stesso, facendo retrocedere i suoi avamposti sul grosso, 1 .oppure verso Tiolo ed il Ponte cli Grosio snll'Aclda, quanclo avesse giudicato opporluno di accorrere col grosso in sostegno della sua -linea avanzala. Ciò era quanto il Guicciardi poteva. attendersi da una sua mossa contro gli A,ustriaci, e nellamigliore ipotesi quindi non poteva certamente sperare che l'avversario prendesse posizione ,a valle di Tiolo. Per otten~re dal nemico una occupazione più verso l\'Ia.zzo e verso Lovero era giuocoforza o di attirarvelo con una abile manovra cl i preparazione, o di attendere che muovesse lungo la scesa clèll' Adda cli propria iniziativa. Le cose però emno ben altrimenti . Poniamo pure che nel mattino del 4 si fosse trovato il desiderato haltnglione sul passo del Mortirolo per l'attacco divisato sul fianco ed alle·spalle dell'avversario; e poniamo pure che colassù giunto avesse incontrate le guide le più esperte di quei terreni, mi .domando fin dove poteva sperarsi che Lali guide conducessero il battaglione con movimento possibilmente celato verso l'occupazione nemica. Il massiccio del monte Seroten e del monte Varadega che si erge maesloso, sormontato da altissime rocce, a levanle del corso dell'Adda, appunto fra Bolladore e Mazzo, non ammette, eccettuato che sulla carta, una manovra a qualsivoglia truppa alpina, di aggiramento a mezza costa sul versante valtellinese e che conduca al di là di Tiolo in condizioni di modo e di tempo, quali sono inclispensabili cli fronte ad un nemico quale la colonna del barone de Metz. La struttura oro-idrografica cli quel tratto cli zona poi dimostra troppo chiaramenl:e che verso l'alto corso del!' Adda, il Mortirolo ha per massimo limile di manovra efficace il ponte di (~rosi o sull'Adda,


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e come il dare ad un battaglione - che dal Mottirolo provvenga.a\tro obbiettivo diretto di manovra più·a monte, sia il dare un còm]Yito praticamente ineseguibile, frustrato nei suoi risultati dalla fati ca durata, dal tempo impiegato, dalla posi~ione di combattimento che si occuperebbe anche nella migliore delle ipotesi. Gli Austl'iaci adunque, anche posti a Tiolo, avrebbero sostenuto l'attacco di un nemico procedente sulle due sponde del!' Adda, i Valtellinesi certamente in massa lungo la sponda destra, i Camuni lungo la sinistra, ma il barone de Metz a quella distanza dal Mortirolo non si sarebbe certamente accorto che questi ultimi provenissero dal Mortirolo piuttosto che da Sernio; non si sarebbe affatto accorto di una mossa sul SLlO' fianco, ed ancor meno poi avrebbe sognata una minaccia alle sue spalle. Il Guicciardi avrebbe attaccato il nemico con un baltaglione di più, ecco tutto, e forse avrebbe respinto l'avversario sino alle .Prese, con qn vantaggio veramente minimo di fronte all'errore di sguernire l'alta Valle dell'Oglio nel momento appunto che sulle truppe del maggiore Caldesi stava per scatenarsi quella tempesta che tuttofaceva presentire imminente. Sembra. certo però che il maggiore Caldesi in quel momento si fosse fatta una chiara idea e del la posizione nella quale si trovava e della intempestività di togliere da Incudine un terzo della sua truppa quando era stato precisnmente informato del come trovavasi lu situazione militare iii Valtell ina 11el giomo 2 luglio. Però spediva sul Mortirolo due compagnie del 41- 0 , cercando per tal modo di aiutare il colonnello Guicciardi, di assicurarsi sul suo fianco sinisLro, e di tenersi sulla posizione quanto più fortemente munito potesse. « Agli Austriaci, parimenti che a noi, era venuto in pensiero di << mettersi in comunicazione pel · Mortirolo coi loro compagni di « Vezza e combinare un simultaneo attacco contro il C(lrpo di Cal« desi situato ad Incudine; e la stessa notte in cui i nostri dovevano « traversare ìl Morli rol o , essi spedi vano una paltugl ia di circa « 60 uomini che si scontrò colle due compagnie di guardia nazio« nale arrivate sulla vetta, cagionandosi reciproca sorpresa che ebbe « per conseguenza di far retrocedere gli uni e gli altri donde erano « venuti senza combattersi. Ciò conosciuto il colonnello sospese l'at« tacco di fronte, che non.avrebbe più potulo riusci re».

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« Gli Austriaci al ritorno della loro pa-ttuglia, fatti certi del •peri« cofo corso, r ipiegarono immediatamente oltre il Bolladore ». Cllmr.

La citazione di questo brano ci presta sempre più mezzo per ben accentuare e l'importanza del Mortirolo e la sua diO:erente azione sulle due valli . Non è opportuno nè necessario di commentare l'incontro fortuito ed incruento avvenuto sul Mortirolo. In guerra vi è pur sempre buona parte al caso, specie quando al caso si lascia la cura di molte cose delle quali ci dovremmo occupare noi stessi. · Le due compagnie s1!l 1VIorlirolo, anche rotolando senza colpo sparare, sino al ponte di San Brizio sull'Oglio, avevano arrecato alla difesa di Incudine un servizio incalcolabile· incrrossavano di due compagnie l'occupazione di Da vena e sventavano la mossa della pattuglia di 60 uomini austriaca che veramente a,veva ben altro valore di manovra , di non luUo un battaglione e più che dal Mortirolo scendesse a1 danni del barone/De Met:z. Non dobbiamo sorvolare sul fatto di tale distaccamento austriaco sul Mortirolo perchè esso ci conferma sempre più nell'opinione che la manovri combinata del Guicciardi era intempestiva. La ~1ezza brigata De Metz al Bolladore, quando la difesa occupa Sernio, ci dice come si tenesse dagli Austriaci lo sbocco del Morlirolo sul loro fianco nel debito con to, nella ipotesi che dovessei·o procedere su Tirano. La pattuglia austriaca che da Tiolo si erpiéa man mano sul fianco occidentale del monte Varadèga, ha un mandato di informazione sul come si passano le cose sul fondo della. valle da Grossotto a Lovero , di guarentigia sul Mortirolo contro un attacco .dalla Valcamonica e forse di manona combinata colle tr uppe dell'Al'beÌ·tini per cacciare la difesil da Incudine. Dico forse, perchè due falli me ne tengono in dubbio: l'uno l'esi~ guità del la forza costituente la pattuglia, l'altro che l'attacco dell'Alberlini ~vvennto il giorno /4. su Vezza non era nelle previsioni austriache e quindi non poteva essere combinato. Senon'chè può ben darsi che l'Albertini trattenuto dal Kuhn dal procedere oltré ed in ansiosa aspettativa di un tale ordine di avania.re, avesse in ~re'visi9ne concertato col De Metz per una. azione simultanea, e che fl De Metz stesso non volendo assottigliare troppo la sua colonna, '

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si tenesse ad una mezza misura, non altrimenti di quanto aveva fauo j l Caldes i rispetto al colonnello Guicciardi. Del resto I' Albertini ed il De Metz, l'uno di fronte a Vezza, l'altro a Tiolo, con un nemico stabili to a Davena - a monte di Incudine - hanno campo ad una ottima manovra di attacco, cli fronte su Da vena lungo l'Oglio, ed alle spalle pel :;\forlirolo e la valle che da esso discende sin o al ponte di S. Brizio . Si paragoni no le due manovre possibili al Guicciarcli contro De Metz, ed all'Al berLini contro Caldesi, e ben si vedrà. in qual i migliori cond izioni di dislocazione si LroYava l'Austriaco rispetto ai volontari. Il Caimi trova nelle informazioni della. pa ttuglia del Mortirolo al De ~Jetz, ia cagione della ri tirata di questi oltre al Bolladore; ben vedremo fra poco che il De MeLz se si ritirava. non lo fal:eva percl1è stando a Tiolo cogli avamposti si trova!,;.se a disagio per la minaccia del l\'Jortiro lo. Lo scontro su questo colle pa.re disturbasse solamente il Gnicciardi che nel di successivo scriveva telegraficamente quanto segue al maggiore comandan te il 44° mobile : « Tirano, ore 7 mntl.imi. - Spiacentissimo non giustificata riti(< rata due compagnie dal l\'lortirolo che fece mancare operazi one « qui disposta di conseguenza. « Ora - se urgenza r ichiedesse cooperare difesa tosti, si metta (< disposizione Caldesi , se no con tutto il battaglione guadagni il « Mortirolo, distenda quindi a Tiolo in Valtellina: mi dica l'ora in « cui potrà essere su l monte acciò io dispon ga simultaneo al.tacco (< se del caso » . In que~te linee rimane accentuato più che mai come l'azi ono in Valtellina fosse pel G:ni cciarcli il primo pensiero, anzi direi l'unico, e che una preoccupazione locale e di semplice territorio svisava il caraLLere della manovra, mentrechè Lutto - e considerazioni stra-· tegiche - e posizioni Lattich e e dislocazion·e delle forze nemiche e contatto col grosso delle operazioni garibaldine - poteva chi aramente indicare essere in Valcamonica che l'azi one doveva avere il suo svolgimento. Nel 1° luglio il cpiartiere generale austriaco era portato a Peschiera e nel giorno 2 a Pozzolengo, e l'esèrcito austriaco stava fra 1

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il Mincio ed il Chiese. Il genera le Kuhn riceveva ord ine di avanzare esso pure. L'Albertini si teneva fermo verso Ponte cli Legno allendendo la colonna del Knirn. li De Metz tenern sulle armi il Guicciardi tanto bene dal consigliarlo a ch iedere aiuti dalla Valcamoni ca. Ma nella sera stC$5a del 1° I uglio un dispaccio prescri veva a.1l'Arciduca cli aoire prudentemente e di ' nulla ·arrisc~hiare pel mo0 mento ; le successive informazioni che gli pon·enirono sui fatti che si sYolgevnno in Boemia non erauo consolanti, e nel 3 lu glio in conseguenza di ciò l'armata austriaca ripass,na il illi Dcio. Le stes,;e norme di prudenza che consigli ava no l'Arcidu ca a ritirare le suo Lrnppe cla una posizione che poteva di venire assa i critica, ci spiegano come l'Arciduca stesso rimandasse ad altro tempo anche la mossa in avanti delle trnppe del Tirolo, epperciò il l<uh~ aveva già diramato l'ordine all'Albertini ed al De Metz di mantenere le prime posizi oni senza oltre procedere lungo le valli. Per l'AlberLini tal mossa in ritirata era insignifica.nt.e, essendosi sempre mantenuto fra Vezza e Ponte di Legno, cioè a mezza tappa dal Tonale; non cosi per il De Metz che aveva alle spalle lutto il terTitorio di Bormi o e la val le del Froclolfo la quale pel passo del Gavia comu nica con Ponte cl i.Legno. H.iLirandosi l'Al hertini sul Tonale, la mezza brignta De Met.z' non poteva. mantenersi in Valtellina in posizione più bassa di Bormio. · Ecco intanto chiari to che tale mezza brigata non si ritirava già dal Bolladore per le due compagni e apparse come visione fantosmagorica sul .\'lortirolo, nè per la ripresa offensiva del Guicciardi fatta il giorno ,I. con tutte le sue forze fin oltre Grosio, mn per ordi ni ricevuti e per logica conseguenza qel ritirarsi dell' AlberLini. · Se il relrocedere degli Austriaci fosse sta ta conseguenza della sco.nfitta pfltita dal maresciall o Beneclech sull'Elba; siccome tale funesta notizia giunse all 'arciduca Alherto solamente il giorno A. alle ore 1Oe minuti 35 di mattino, il Kuhn, ed a. maggior ragione l'Albertini ed il De Metz ne sarebbero stati informati alquanto pi ù tardi, e l'uno non si sareb be ritiralo al Tonale essendo vincitore a Vezza in un combattimento che finiva alle 8 del mattino cli quel giorno stesso, mentre l'altro non avrebbe mosso verso lo Stel fio sènza essere prima respinto' dalla sua posizione di Tiolo. Ciò sia detto come 1

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OPERAZIONI MILITARI NELLE VA LLI DELL'OGLIO ECC .

~~te,malica.c~nferma che il combatLimento di Vezzaavveni~a quando g1a. l Albertm1 aveva avuto ordine di ri tirata. I..:AlberLini. nel gi:irno 3 ed alle ore 6 pomeridiane si accampava col grosso a Sladolina nei prali nd ovest di quel gruppo di case; l'occupazione dei volontari era a Da vena; ed in tanta vicinanza era faci I~ una di .quelle _scaramuccie di avanguardie, cli pattuglie, di posti avanzati che traggono j I grosso ad una fazi(lne non ideata, nè forse voluta, ma che si accetta come il minore dei mali. Nel caso P?i .dell' ~lherlini, la fazione campale di Vezza d'Oglio, dopo g!i ordini avull d1 retroc~dere, ci rammenta la frecciata del Parto.

LA

DISOIPLIN~I\_ _DEL FUOCO

(Continua) ..

G·.

B ERTELLI.

I. La disciplina del fuoco, come è intesa oggi, nel senso cioè dì « assoggettare a regole l'impiego del fuoco nel' combattimento e di assuefai·e il soldato a risparmiare le munizioni >) è una esigenza; ehe si può dire nata -colla recente adozione dei fucili a tiro celere. t\:ertamente a1iche col fuci le caricantesi dalla bocca v'erano norme, le quali regolavano l'uso dei fuochi; ma se esse erano trascurate e nella battaglia. mancavano alle truppe le cartucce, nel principio dell'azione si cambiavano i reparti impegnati; nell 'atto risolutivo, la silenzio"a baionetta; come chiamavala Souwaroff, tenev~ luogo d~ tullo. Di l'atto, noi vediamo , la scuola francese fino al 1859, lii russa fino al 1877-78, altre fino ad un tempo più o meno vicinò, spregiare il fuoco della fucileria e solo consideràrlo buono per riempire l'ozio fra l'esord io della lotta e il momento nel quale la fanteria unita correva all'assalto. Differentemente si passano le cose ai nostri giorni. Il fucile non è più il man ico della baionetta, ma sì bene il ferale strumento, che miete il maggior numero di vittime e che in ultima analisi decide· la vittoria. Col fucile ad avancarica il fuoco si cominciava a 300 O· · 1

r"'


LA OISCIPLINA 44 400 passi : col fucile a retrocarica, su terreno sgombro, a questa distanza ben presto una delle due parti sarebbe distrutta; col primo un soldato ·esperto poteva fare in un minuto quattro o cinque colpi: -col secondo una recluta di 40 giorni,ne fa nello stesso lernpo agevolmente oli.o o dieci. Le sole consid erazioni di spazio, efficacia e celerità basterebbero a diinostrare qual~ incalcolabil e importanza abbiano :i,ggiunta alla discipli na del fuoco le armi a tiro celere. Ma altre considerazioni è d'uopo di fare. Le perdite molto inferiori in proporzi one di tempo nei combattimenti passai.i che negli odierni e quindi lo scoraggiamento minore: la maggiore elà e periziéi del soldato nelle armi : i lenti e disagevoli movimenti della antica carica, per non cercarne altri , erano certo tanti freni i quali si opponeyano allo sconsiderato spreco delle munizioni. Oggi invece le guerre ci dimostràno, che lasciando se,guire al nostro giovane soldato i suggerimenti dell'ist.into, egl i, per stordirsi nel peri colo, per inesperienza e più di tutto per la grande facilità. colla quale compie la carica, vuota in pochi minuti .la sua giberna . La vera efficacia delle vecch ie armi cominciava a 400 passi; per -cui esse si innescavano solo quando le fanterie eransi aHicinate a ·questa distanza. Lo spazio che le truppe percorrevano sotto il fuoco dP.lla 'fucileria per lanciarsi all'assalto , variava dunque fra i 250 ed ,j 300 metri; il quale spazio, per sfavorevoli che fossero le condizioni .del suolo, po tevasi t.1:aversare in un tempo non maggiore di quattro o cinque minuti. Adesso invece a 1200 metri ed anche al cli là, !.'effetto della fucileria è già molto sentito. A questa distonia e spèsse volte prima si assume formazione di combattimento, non solo (come nei tempi andati) per evitare che il fuoco ci infligga troppe perdile, ma e,ziandio perchè non puossi mai rinunciare di reca r danno all'av·Versario ed in ultimo perch è è nella natura del l' uomo tentare sempre di rispondere coll'offesa all'offesa. Da ciò risulta che lo ~pazio òggi attraversato dal soldato di fan0teria mentre fa fuoco, è in media di '1000 metri, che a percorrere gli vogliono 15 o ,J 8 minuti, cioè un tempu qiiasi q·uadr-uplo del .passato.

J)EL FUOCO

45,

Per questo paragone abbiamo tenuto per punto di parteriza il nos.tro Regolamento d'esercìzio , poichè se volessimo stare agi i esempi della campagna franco-germanica e russo-turca il primo impiego·· delle armi avvenne.a 1500 ed anche a ir-\00 metri . L'e/Jìcac-ia è una ragione indiretta, più morale che materiale, del-· l'odierna maggiore· importanza della disciplina del fuoco. È certo che l' eccitazione nervosa del soldato è tanto maggiore quanto· più grande è il numero dei compagni che spargono il loro sangue atlorno a lui. Confrontando quindi le perdite che in un da to tempo colpiscono la truppa oggi ed in passato, possiamo dedurne che, l'animo nella lotta sarà ora assai più eccitato . Il 20 luglio 1877 a P1ewna in cinque quarti d'ora i Russi con un effetti vo di 7000 uomini perderono 94 ufficiali e 277 11 soldati ossia Lre quarti di quanto perdemmo a CusLoza noi, dove con un numero di combattenti 11O volle superiore (75000 uomin i) ed in un tempo pure quasi· 10 volte maggiore, deplorammo fra morti e feriti 3425 soldati e 3'18 ufficiali . La calma dunque, qiiesto indispensabi le consigliere di ogni forte ed assennata azi one, è sempre più difficile a mantenere. Si aggiunga Jo scio[liersi cli tutti gli ord inamenti e la mancanza di direzio~e SU molli punti della linea, inevitabi li conseg:Henze degli ordini sottili imposti appunto dalla . terrib ile efficacia del moderno· armamento. Rispetto a celerità. èi limiLiamo a ricordare quanto lrtU,i gli autori di tattica dicono conc:ordi. che cioè il consumo delle mun izion i nel comba ttiJ\1ento è in ragione dirett.a con essa . Dall'esame succinto di questi tre fo.U.ori , ci sembra r isultare : 4° Un ieinpo Lr iplo nel quale il soldato usa a offesa il suo fucile, per cui senza tenere conto dell a celerità cli tiro abb i,amo, in una azione odierna, un triplo consumo individuale di 1mmizi oni. 2° Un ef!i.cacia maggio re delle moderne anni, la qua le sciogliendo i legami tattici e deprimendo mo lto più la forz,i d'animo clel solda.lo, fa spesso mancare i''autoriLà del comando e toglie all'Lwmo che combatte moli.a di quella calma, colla quale nell e passate batta.glie potevasi impedire un inutile,s1)erpero di munizioni. Anche l'efficacia dunque, sebbene non si .possa misurarla alla stregua dei numeri, cospira fo rse più d'ogni altra ad aumentare considerevolmente le cartucce l[.!.nciate inutilmente . 1


LA DIS CIPLINA

3° Una celerità cli tiro doppia ed anche tripla di queila concessa· dal vecchio moschetto e quindi per questra sola ragione un doppio o triplo consumo di munizioni. A questo triplo o quadruplo consumo di munizioni, quali mezzi materiali ci è dato di opporre? .Per il passato la dotazione di nn soldato di fon teria variava fra le 50 e le 60 car tucce; ora per quanto in tutti gli eserciti siasi diminuito il calibro del fucile e ridotto il peso della cartuccia al minimo consen tito dalle esigenze bali stiche, qnesta dotazione varia fra le75 e le 90. li re~to per r istab il ire l'equilibrio fra il presente ed il -passato conviene dunque cercarlo in gran pari.e nell 'educazione del soldato. Ora, se esaminando quel poco che fu finora scritto su Il a campagna d' Oriente, troviamo frequen ti esempi di foribondi assaW ·alla baionetta per parte dei Russi, assalti c:he rare volte escirono a bene; leggendo invece quella, franco-prussiana, ci sembra emergere, che nel maggior numero dei cnsi, l::t decisione del comba.ttimento fu consegnenza della so la intensità del fuocv d'artiglieria e fuciler ia concentrati sulla posizione nem ica. Seguiremo no i la tallica audac~e dei R11Ssi o qnella calma ed energica dei TedeAchi '? Certamente quella de' secondi, po ich è oltre ai frequenti in,.,uccessi dei primi, ce 16 dicono le norme del regolamento d'esercizi e del nostro aminaestramentò tattico. Epperò è necessario più che mai studiare ogni mezzo perchè nell'ultimo momento dell a lotta, quando si tratta di' vi ncere sterminando il nemico coll a grandine dell e nostre palle, esse non ci manchino per la poca 1mportìwza che negl i in~egnamenti della pace avremo me::;so nell'inculcare ai nostri soldati una buona disciplina del fuoco.

Il. Come risulta dalla definizione, la disciplina.del fooco si manifesta in due maniere distinte: 1° Soggettivamente regolare l'.irnpiego del fuoco nel combattimento;

DEL FUOCO

2° Oggettiv.amente. assuefa.re il soldato a risparmiare le muni~ioni . Esaminanando la prima· maniera ci troviamo di fronte a due teorie diam etralmente opposte. (( Inutile e di ness una e!llcacia può essere il fuoco ad una, d,i stanza superiore ai 600 metri >> dicono gli nni (< bisogna usufruire tutta la o-ittata delle moderne armi e Lir:ire oltre-i metri ·I ODO>> rispondono gÌi altri . E siccome tanto per l'una qnrrnto per l'altra Lesi non si possono portare ragioni pn~c~ise, espl icite, positive, nè la gnerr(l ha · detto )' ultima sua parola, così ciascu no resta della propria opinione . I ragionamenti degli nvversari del Liro a grandi distanze, dei qual i è capo scuola il m.:tggiore prussiano Boguslilwsky , sono i sagnenti: 4° Che inse"nando [d soldato il tiro alle .,grandi distanze, gli , si danno idee conlr-nddiLorie su ll'impiego dell ',il w . Da una parte gli si imegna, che deve mirare con precisione e tirare so lo sul nemico che vede , dall'altra gfi ,;i raccomanda l'uso di due ed anche tre linee di mira per <Colp ire il mede.~imo bersaglio. 2° Che l' impiego di più linee di mira cagiona. ritardi nell'ese~ cÙzione d~i fuoc.h i. . 3° Che crue:;Lo tiro, p9ssib ile solo contro co lonne numerose, rare volte paò essere usa lo, po ichè queste tendono a spa.rire dal campo di battaglia, per es,ere sostituite da linee sottili qttasi sempre in moto . 4. Per sperare buoni risultali dai tiri a grande distanza bisoo-na potere calco larr, sulla calma del so ldato ; calma che cessa. appena, il nem ico Lirando come no i, riesce infliggerc.i qualche perdita. 0° La. fanler ia che imp iegR il fuoco alle grandi distanze, perde . l'ardire offensivo. 6° Nell'attacco questo fuoco pnò riuscire peri éoloso, po ichè è difficilissimo vn Iutare anche appro,;si ma.ti va men te le rli,;tame. 7" Dai 700 ai ,1000 rnet.ri degenera faci lmen te in uno schioppetio inuti le e non vi sono mez1.i per sott·)pol'lo :r discipl ina. 8° Malgrado tulle le precauzion i, le truppe che tirano alle grandi distanze ri:;chiano mancare di munizioni al momento de0

F.)

cisivo.


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9° Non si conoscono mai gli effetti di questo tiro di masse che

impiegano tre linee di mira, .per coprire di proietti uno spazio occupato dal nemico. 10° Siccome i sostenitori del fuoco a grandi distanze vogliono che la fanteria impieghi anche il tiro indiretto, Boguslawsky oppone, che il farlo sarebbe sacrificare la questione tattica alla CfLtestione tecnica. 1

49

DEL FUOCO

LA DISCI P LINA

a 1300 metri di distanza stimata, su un bersaglio rappresentante 11-na colonna di battaglione fece il 115 _0 / 0 • Togliamo i seguenti dati da esperimenti ordinati a Piacenza il 18 luglio 1879 dal generale Ricotti allo scopo di ottenere confronti fra l'efficacia del fuoco di una compagnia di 160 uomini (35° reggimento fanteria) e quellai a shrapnel- di una batLeria leggera di 8 pèzzi. Ciascun plotone disteso in catena esegu~ dieci spari pen uomo contro bersagli rappresentanti quattro cannoni coi toro quattro avantreni a .<l,O metri dietro di essi. Le distanze stimate per mezzo del suono· e quasi corrispondenti alle vere furono di 1000 e di 800 metri e: alla prima distanza (1 ooom le . due linee di cartelloni furono colpite "43 volte = 9,4 °0 / 00 ; alla seconda distanza (800m) le due linee cli cartelloni furono colpite 238 volte= H,8 ° Il 119 luglio una compagnia di 100 uomini (36° fanteria) sparava contro un bersaglio lungo 12/metri e alto 0,90 (uomini in ginocchio) e perfettamente coperl.o alla vista dei tiratori, da un gra.n rettan.golo forma.to con Lavole cli legno, alto metri 3 e lungo 10. Le distanze fmibno stimate per mezzo del suono e giudicate ambedue 60 metri di più delle vere. Ogni soldato sparò in ordine sparso coi plotoni succedentisi l'uno Ì'altro 11O colpi, ed a 700 la compagnia colpì il bersaglio 67 volte ossia ebbe il 6, 7 .°fo. A 900 metri colpì 56 volte, ossia fece il 5, 7 °/o. In ambedue i giorni di esperimento il tempo impiegato da ciascun plotone per eseguire i '1 O spari per uomo, ad ogni distnnza, variò dai 5 ai 6 minuti: Esperimenti simili erano stati eseguiti nel mese cli novembre 1878 ed avevano dato quasi i medesimi risultati. Rispetto al tiro indiretto riportiamo i risul tati di alcuni esperimenti fatti in Russia. A Volkoff dieci tiratori scelt.i eseguirono ciascuno 30 spari al cavalletto su bersagli nascosti dietro trincee ed ebbero: 1

1

III. Accennati così gli argomenti degli uni, passiamo agli altri;- ma poichè i contradditori si fanno forti d(egli esperiment_i ai poligoni, converrà, prima di esporre le loro ragioni, ci lare i. risul tati ottenuti in alcuni cli questi. A Grossjedlersdorf presso Vienna una compagnia. cli 211'I uomini tirò a HOO metri sopra bersagli, che rappresentavano tre pezzi d'artiglieria co i loro serventi. A questa distRnza ogni nomo consumò ,io cartucce in tre minuti e mezzo ottenendo 9 °lo di risultato, cioè 189 proietti che colpi rono il bersaglio. La compagnia si avvicinò a 900 metri e con lo stesso numero di cartucce ebbe il 112 o;o. Le distanze erano conosci.nte. Altra volta sullo stesso poligono i bersagli furono formati di 4 cannoni in legno con affusto ed avantreno. l serventi erano rappresentati al naturale in cartone. Tutte le truppe della guarnigione cli Vienna vennero ad esercitarsi al tiro nelle distanze comprese fra i 450 e i HOO metri. Ogni uomo sparò 9 cartucce a distanze stimate sul luogo e risultò, che molte compagnie (di 60 uomini in media) colpirono il bersaglio con HlO ed anche più palle. Al poligono di Leichfeld presso Monaco delle compagnie di fanteria dopo aver fatto in perfetto assetto di guerra una marcia di 21S chilometri, tirarono a "500 passi· = 1066 metri sopra bersagli figuranti catene di cacciatori coricati ed ottennero il '30 ¼ di risùl tato . Distanza stimata a vista. A Berlino un battaglione del 3° reggimento della. guardia tirando 1

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ANNO XXV, VOL. lii.

780 metri il .23 °/o )) , 7 14 68°/o )) 639 57 °/ » 5,69 38¼ 1

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DEL FUOCO

LA DISCIPLINA

Altra volta a Varsavia delle compagnie di fanteria dalle quali eransi fatti esci re gli uomini clell' ultima classe, tiranclo a 1il 00 metri su bersagli nascosti ottennero una media di 16 ·¼. In ultimo siccome alcuni partigiani clel tiro a grancli distanze clicono, che in un non lontano avvenire si adotteranno fucili aripetizione contro i quali sarà impossibile avvicinarsi, così rammen:. tiamo anche l'esito di un esperimento fatto a Vienna con un plotone armato del Werndl ed un altro armato del facile a ripetiz ione Kropatschek.. I plotoni spararono 11400 colpi ciascuno, contro bersagli della lunghezza di 6 metri situati a 200 passi di distanza. Il plotone Werndl impiegò 21 minuti per sparare i suoi r,olpi; q~ello Kropatschek solo ;I 1. Il primo colpì 600, il secondo 900 volte. Ne consegue che se il plotone armato del Kropatschek avesse conti~uato a tirare per 211 minuti come fece quello mimito del Werndl, egli avrebbe colpito il bersaglio circa 11800 volte, ossitt avrebbe ottenuto, rispelto al plotone emulo, un effetto tre volte maggiore. 1

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1

I partigiani del tiro alle grande distanze, appoggiano la loro convinz ione sugli esperimenti del poligono e sui risultati delle ultime campagne. È nolo che i Francesi nella campagna del 11870-7,J, aprirono il fuoco q1.rnlche volta oltre ·1500 metri e che con esso causarono ;;erravi perdite ai Tedeschi . I Turchi poi non conobbero limite nell'impiego dei loro eccellenti fucil i Snider e Peabody e a. 2000 metri e più cominciavano a tempestar di prpietti tu tti i bersagli che appena scorgevano. La Beviie militaire de l'étranger ha un articolo del genentl'e russo Zeddelee, il quale dice che le truppe ebbero a soffrire immensarnentc3 di questo fuoco lontano senz~i parlare di quello vicino, il quale copriva in guisa tale di cadaveri il terreno avanti le posizion i turche, che non sapevasi dove porre il piede. Gli Austriaci poi, come lo dimostra l'opuscolo del capitano Spaleng « Osservazioni di un troupiér snlla campagna d1: occibpazio1ie della Bosnia>) convengono che il fuoco lontano usato dagli insorti, scemava l'arclore dei loro soldati. · Ecco poi come rispondono alle prececlenti obbie.zioni i partigiani del fuoco all e grandi distanze:

Alle idee cont·radi.ttor,ie che si 'Ver·,rebbe a dare- al soldato snlJ'impiego dell'alzo, oppongono, che come le rigide esercitazioni di piazza d'arme non gli impediscono di applicare i sciolti movimenti della tattica, così sarà facile fargli capire la ragione perchè in certi casi userà più alzi. Il"ritarclo ca1isato nell'esecuzione dei fuochi dall'impiego di pùì, linee di mirn lo ammettono, ma lo rlicono di nissnna importanza. Nella difensiva si avrà sempre il tempo per preparare il proprio liro: nell'offensiva aprire il fuoco alle grandi distanze alcuni minuti prima o dopo, non può avere alcuna influenza sugli avvenimenti. Sibi carnpi di battaglia si dovrà sempre manovrare e qibindi vi saranno colo1me: anzi si manovrerà tanto più, quanto per effetto del fuoco r iesr~iranno difficil i le o/Tese dirette. Se il nemico risponderà al nostro fuoco a grandi distanze e ci farà perde1·e la calma, sarà prova evidente che gli avremo inflitto delle perdite, cioè, che abbinrno prodotto effelto. In tutti i casi si potrà cessare il fuoco oppure camb,iare di po;;izione. La storia insegna, che il perfezionarsi delle armi non ha mai scemaio lo spirito off'ensino, ma ha bensì spi.nlo a cerca.re com binazioni e forme più opportune per giungere all'urto finale. Se non fosse possibile tenere la disciplinci del fuoco alle ara.ndi distanze, quanclo la lotta é appena incominciata e le'truppe clevono essere nella mano dei loro comandanti, che avverrebbe più tardi e chi sareb be certo d'avere ancora una cartuccia al momento decisivo? Che le lruppe le quali iJ)J_piegano il fuoco alle grandi distanze c01Tano ,pericolo d1; restcwe senza car·tibCce è possibile; ma poichè questi fuochi cle1:ono sempre essere a salva si regoli il numero dei colpi ·da spararsi. · Che concede1·e importa11,za al ti1·0 ù idiretto equival,qa subordina;re la ·quistione tattica alla tecwica è vero, però solo quando si consideri la cosa superficialmente; ma quando si ponderi le distanze al le quali si vogl iono impiegare questi tiri, si può affermare, che a cagione di es::;e la qu istione tattica è di fatto seconchl alhi tecn ica. Aggiungono, che il tiro a grandi distanze obbligherà a mauo,,rare più al largo con maggiore impiego di tempo: che le riserve clovranno tenersi a 1500 metri dalla prima linea: ohe l'artiglieria dovrà pu1·e slare più lontano: che la difensiva potendo organizzare un op1


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L:A. OISCIPLINA

DEL F,UOCO

portuno 1servizio di munizionamento, ne trarrà ·grandi·ssimo utile: che le truppe incaricate di un movimento di •fianco ·entrando ìn azione più da lont~no, fa ranno ginngere più presto il momento della crisi e infine: che la cavalleria sa)'à molestata assai prima, di giungere a buona. misura di carica.

Infatti ci sia lecito chiedere se possiamo garantire che il nostro soldato, guidato da caporali di poco più di sei mesi di servizio e da sottufficiali talvolta più giovani dei più giovani loro dipendenti, obbedirà alle regole della scuola di puntamento? oppure, se al contrario, spinto dal suo carattere facile a commoversi , egli non tirerà sul nemico purchè lo vegga e forse anche senza vederlo, malgrado il divieto della disciplina e la lunga distanza o/ Noi crediamo che quando il generale Ricotti fece la nostra eccellen,te scuola di puntamento, se ·precedendo gli eserciti stranieri , estese l'impiego dei fuochi al cli là dei 700 metri, insie1ue ad altre considerazioni materiali, potè su di lui la considerazione morale, che tanlo sareb be stato impossibil e impedire di fare fuoco ai nostri soldati, quando avessero bersagli avanti a sè, e che fra due mali (,1) (far un fuo co disordinato e far un fuoco sottoposto a,. cer.te regole) conveniva scegliere il minore. Si noti, che in Francia, nel Belgio e nella Spagp.a slanno stu, diaudo i fuochi a grandi distanz,e, che l'Ingh ilterra gli impiega nella sua. guerra dell 'A fghaoi_slao e che ·infine in Russ,ìa .intelligentissimi ufficiali, a capo il generaleZ1tddeler, forse per uno spirito cli reazione facilmente spiegabile e per le co.nclizioni del lnro suolo, che permette dirigere visuali a distanze grandissime, spingono questa teoria ad un limite che ci sembra stravagante. Niente meno che la fanteria coi suoi tiri ordinari e indirelli deve afforzare l'artiglieria nei periodi d'avvia mento e preparazione della loLta e sostituirla quando essa manchi; anzi, contro bersagli coperti il tiro indiretto della fanteria sara più efficace, dicono essi, di quello dell'artiglieria. E poi, come scrissero già altri, il nostro esercito fu il prècursore di q1uesti fuo chi. Noi avevarn.o il tiro fino a ,1000 metri, quando l'esempio dei Turchi, cioè quello che diè maggior Yalore alla quistione, era ancora al cli là da venire. Epperò , dopo quanlo abbiamo cercato dimostrare, credi amo che a noi Italiani, convenga.graduare !'.alzo del nostro fucile finC: a 12!)0 ID!;ltri (cli più ci sembra, pericolciso) ed aggiungere, due lezjQni, alla_ scuola di tiro, per ave.re il soldato tecnicame,nte p1.;eparato , i\d1 e~.e~uir.e i fuochi a, grandi distanze .

IV. Da canto no;;tro non ci nascondiamo certamente che il maggiore coeffi.cente, perchè i fuochi da lontano rechino un utile risultato, sta nella cognizione perfetta dell'arma di chi ordina e dirige questi fuochi. Lo spazio battuto pratico varia secondo l'inclinazione o la configurazione del terreno . Senza buone ed esatte cogn izioni sul tiro scientifico e qualche volta anche con esse, potrà avvenire cli errare sulla opportunità di impiegare questo tiro . Ma con molte esperienze su terreno vario ci sembra, che non debba essere impossibile, mettere assieme tavole sinottiche, che aiutino il criterio di chi regola i fuochi e non dubitiamo po i, che r iconosciutane la necessita, gli uffi ciali si assimilerebbero qne;-;ta dourina come fecero di tante altre che sorsero negli ultimi anni. Premesso ciò, dopo aver ricordato che per fuochi a grandi di-. stanze, sembra si vogl iano intendere i fuochi oltre i 700 metri e fino a 11.200 o 11500 e secondo il generale Brialmont fino·ai ,f 800, confessiamo, che ci schieriamo senza reticenza, senza alcun se o ma dall a parte di co loro che li piopugna.no. Nè ci spinge a ciò so lamente l'esemp io della Germania. o dell'Austria-Ungheria, chi! già I i hanno introdotti nel loro regolamento d'esercizio; 1iè la corrente ad essi favorevole sviluppa.tasi in Russia, la classica terra degli assalti alla bai'onetta; nè le opinioni d'uomini illustri come i generali Brialmont e Totleben; nè i soddisfacenti risultati ottenuti nei ci tati esperimenti o nei tiri di combattimento; ma bensì il convincimento, che se questa moderna teoria non godesse· già il favore di eserciti degni di essere imitati, a cagione della gittata e facilità cli Lirn déi nuovi fucili, converrebbe che la accettassero gli eserciLi d'indole nervosa come il 1.1ostro.

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(,lì ·_Pei· noi i fu,ochi .a grandi distanzQ naturaJm,ente non sono up ll)ele ,e ,didao19, c11s\ 59)0, per rispetto alropiniono di coloro i quali la pensano in questa guisa.


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DEL F UOCO

LA DISCIPLINA

V.

Preparare tecnicamente il soldato è la parte facile della quistione 1 perchè la parte difficile a risolversi ci sembra quella tattica. Esaminare se, supposto che gli altri eserciti u$ino contro di noi i fuochi a grandi distanze, le nostre formazioni di manovra e di combattimentosiano le più opportune per sfuggire o almeno diminuire i danni, ecco il primo problema. Ma confessituno , che questa parte della tesi, oltre essere di mag~ gior gravità delle altre, è tale da richiedere un lavoro di assai maogior mole di quella che ci è concessa: ci mancano poi i libri necessa~i per attingervi le informazioni, i dati di confronto, le cognizioni insomma indispensab ili _per sciogl iere utilmente il quesito; infine ci fanno difetto le forze per degnaménte risolvere l'arduo problema. Il duca Guglielmo di Wiirtemberg nel suo opuscolo, ;+lodo d'attacco della,f'ante1·ia p'russiana, definisce l'offensiva dei Tedeschi nella seguente maniera·: « Movimenti di fianco, un'offensiva a strappi ed a sbalzi di piccoli distaccamenti, che si riuniscono e si rjnforzano poco a poco sotto la protezione dei fuod1i nutriti da dietro un buon r iparo, per tentare un attacco energico, giunti che si sia a più breve· distanza dal nemico. · · « L'attacco consisteva nel riunire continuamente dietro i più piccoli ripari del terreno, clietro o~mi ondul~1zione , e neoli an ooli 1norti () t> i reparti sparpagliatisi durante la mar(:ia avanti·' nel .::,ouacla"nar· l'> terreno a sbalzi disperdendosi in cacciatori, poi aggrupp,andosi di nuovo; l'attacco poi quando si era vicini al punto più debolmente occupato dal nemico;si risolveva in un assalto generale e diretto >>. Tutti sappiamo, cbe questa maniera di preparare l'attacco e di eseguirlo, non era quella del regolamento prussiano in uso prima della campagna del "870-7 1 e che .ciò che obbligò i Tedeschi a mutare da oggi a domani la loro tattica, oltre l'aùmentata celerità dr tiro, furono eziandio i fuochi da lonLano che i Francesi impiegarono dovunque. Così i Russi nella guerra del ·1877-78 ebbero a pentirsi <:)

1

,

della loro formazione di attacco compatta e poco profonda, simile alla tedesca agli esordi del ,1870. Le distanze di .200 metri fra la compagnia distesa in cacciatori e le altre qùattro compagnie, che seguivano serrate, formando due scaglioni di due compagnie ciascuno, causarono a loro immense perdite poichè i tiri dei Turchi a grandissime distanze (2000 a più metri) colpivano nello stesso tempo cacciatori, prima e seconda linea. Ed essi ancora per quanto fossero entusiasmati della loro tattica dell'urto di masse, dovettero finire coll'aumentare assai queste distanze e collo stendere in cacciatori le compagnie del primo scaglione e qualche volta pure quelle del secondo. · Questi prodotti del fuoco a grandi distanze ci fanno credere, che per esporsi a minori perdite sul ~ampo di battaglia conveng'a : Per ma1iov1·are. ,1° Prescrivere con regolamento, che sempre quando il terreno lo permette, si impieghi la linea di colonne di compagnie con intervalli di spiegamento 10 diminuiti secondo il caso . 2° Che si esperimenti 'se per avventura non sia possibile ridurre la distanza fra sezione e sezione della colonna serrata di battaglione da 1O a 5 passi e quella della colonna serrata di compagnia da sei a tre a fine di offrire bersaglio minore. 3° Estendere a tutti i reparti in ordine chiuso la facoltà concessa dal regolamento ai sostegni cli allargare, gli intervall i tra fila e fila. 4° Portare l'intervallo normale tra uomo e uomo da 5 a ·15 centimetri come lo hanno i J?rancesi; tanto più che l'esperienza dimostra l'impossibi li là di mantenere sul terreno del combattimento un sì piccolo intervallo. 5° Situare i clrappelli dei zappatori e trombettieri, che sul piede di guerra costituiscono riparti d'una certa forza, sui fianchi e non dietro il centro delle colonne. 6° Introdurre nel regolamento, non però come formazione d'attacco, una colonna sul centro che si formi p. e. al comando« Colonna serrata sulle compagnie del centro» onde avere una formazione regolamentare la quale con poca profondità., permetta usufruire gli ostacori del suo.lo troppo corti perchè il battaglione possa coprirsi dietro ad essi stando in linea.


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LA DISCIPLINA

O'EL FUOCO

B0gusfa.wsky dice: Quanto più i-s0stegni sono numerosi, tanto più è difficile che trov:ino da coprirsi a meno che spesse ,,olle stiall'O a tale dista,nza dalla catena da non poter rispondere alla loro mis~ sione. Soggiunge, ohe quando devono essere esposti alle medesime perdite dei cacciatori è meglio che si uniscano alla catena. Epperò crediamo che c0nvenga : Per combattere offensivamente 1° fin dal principio dell'azi0ne sv,iluppare in ordi ne sparso per battaglione due compagnie, oiascuna con tre plfftoni in catena. L'intensità èresoente del fooco, ci pa11e si potrà sempre ottenerla col portare sulla linea i due plotoni di sostegno e la terza compagnia se il battaglione combatte isolato; la terza e quarta se combatte unito ad altre truppe. Naturalmente questa regola avrebbe la sua eccezione per i battaglioni posti su una delle ali, nel qual caso la questione di sopportare meno perdite, andrebbe subordinata al garanti rsi da sorprese e quindi l'h1tensità lineare diminuirebbe per accrescere l'intensità nella direzione della profondità. 2° Prendere forma' di combattimento appena sia si potuto ' riconoscere la direzi 0ne che dovrà avere l'attacco . Ci sembra, che così divisi sarebbe più facile avvantaggiarsi del terreno, per essere quasi invisibili al nemico durante il periO'do di preparazione e che la formazione di combattim.ento non possa rallentare gran che la marcia verso il vero punto di partenza dell'attacco stesso. 3° Poichè tulti i propugnatori di questi fuochi li vogliono eseguiti impiegando tre differenti linee di mira (colle quali supposto un tiro di esattezza ideale (11), si getterebbero ad intervallo dei proietti su una zona di terreno della profondità di 200 metri, più la spazio battuto della maggiore distanza mirata) così ci pare utile porre fra i .sostegni-ed il grosso una distanza non minore di 300 metri. Quando poi il grossò fosse formate di due compagnie lo vorremmo ancona diviso in due scaglioni, seguentisi a ~,OO metri e · più secomdo la configurazione del suolo. I pochi sC1stegni in terreno coper,tio dowebbero stare a 8@ metri dalla catena e a 1150 quando il terren@ sia sgombl'.o. Qaeste dii-

stanze ci furono consigliate dal desiderio di frapporre fra catena e sostegni sufficiente spazio perchè i fuochi esegui li dal nemico contro la catena con una, ed in lerreno·scoperto anche con due linee di mira, non colpiscano i sostegni; fra catena e grosso poi abbiamo subordinato questo spazio alla necessità, che esso sia maggiore di più che 100 metri della zona battuta da tre linee di mira, delle quali la più breve sia diretta contro la ca.tena. Non sembreranno troppo strane codeste modificazioni, quando ricorderemo, che ovunque studiansi le forme più acconcie per diminuire gli effetli dei fuochi da lontano, l'aumento delle distanze e l'assottigliarsi deHe linee sono in discussione, malgrad0 la maggiore difficoltà di avere in mano le truppe ed il pericolo che j, grossi non giungano a, tempo a sostenere la prima lrinea. In Russia, vi sono autorevolissimi ufficiali i quali sostengono la necessi tà cli una formazione di li nee di cacciatori seguenLisi l'un l'altra, rinunciando così ad ogni rincalzo in ordine chiuso . .40 Ordinare che l'alzo, si1l- regolato sulla nuova distanza prima di fare lo sbalzo avanti, perchè ciò eviterebbe !1)Ure qualche perdita, trattenendo l'attaccante in una posi11i0ne più lontana dal nemico dumnLe il tempo, che pur ci vuole per graduare con calma l'alzo; più di tullo poi per abituare chi comanda l' << Avanti » sapere. prima dove vuole amdare. 5° Introdurre appo rioi, o almeno mettere allo studio come in Austria ed in Germania, i fuochi di masse da eseguirsi dietro dei coprenti, come muri, palancate, folti siepi, ecc. Il tenente Mirkovic dell'artiglieria austriaca è riuscito a formulare tre semplicissime regole mediante le quali si possono eseguire col fucile Werndl dei tiri con buon esi to, d,t 500 fino a 2 100 passi, stando dietro coprenti alti uno, due e tre metri più che l'altezza di puntamento orizz0ntale del soldato. Della difensiva non ci sembra necessario parlarne, poichè a sottrarre le truppe alle perdite, che potrebbero causare i fuo chi a grandi distanze, vi saranrro gli ostacoli naturali del terreno e gli artificiali da crearsi.

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( l) Diciamo ideale perchò non ci sembra di potere tener conto delle zone di dispersione dei proietti.

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V.I. In Gennania ed in Austria si sembra d'accordo sui seguenti principi i: ,1° Non eseguire fuochi al di là dei 700 metri senza che siano ordinati da un ufficiale . · 2° Oltre i ;J 000 metri, non tirare che in, condizioni assai favol'evoli con gruppi composti dei migliori tiratori . 3° Tirare sempre a comando, oppure a volontà con un determinato numero di cartucce. 4° Fare i fuochi di massa per plotoni i quali devono stare ad un certo intervallo fra loro . 5° Impiegare sempre che non si conosca con tutta esattezza la distanza, due e megliò ancora tre linee cli mira. Ora qualche osservazione rispetto a noi: Che non siano eseguiti che d'ord·ine di un ufficiale è cosa indispensabile, anzi considerando la poca esperienza militare dei nostri ufficiali cli complemento e l'estrema giovinezza di alcuni dei nostri ufficiali subalterni, saremmo d'avviso, che la facoltà di fa,r eseguire questi fuochi cominciasse dai comandanti di compagnia. Ci se:mbra che i g,r1ippi cornposçi clei m,ighori timtori, i quali devono eseguire i fuochi oltre i ·I000 metri esistano già naturalmente; la prima classe di tiro d'ogni compagnia rinforzata dai sot. tufficiali costituirebbe, sul piede di guerra, un gruppo di circa 60 uomini, numero sufficiente perchè anche impiegato da solo, senza essere affiancato da altri gruppi, possa dare un discreto risultato. Certo questo modo di. comporli presenta l'inconveniente, che la metà di essi sarà costituita di uomini richiamati dal congedo e fuori d'esercizio nel tiro al bersaglio. Il rimedio sarebbe un richiamo biennale per 5 giorni al rispettivo distretto di una parte delle classi di 11a categoria, che devono in caso di guerra essere incorporate nel,1'esercì to diii• linea. Esse dovrebbero eseguirvi tutte le lezioni del tiro ordinario. In mancanza di ciò, i gruppi dei tiratori scelti potrebbero

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essere costituiti dalla 1° classe di tiro presente sotto le· armi e da quelle delle due classi meno anziane fra le richiamate dal congedo illimitato, le quali darebbero un numero approssimativo di io tiratori. Questi tiratori scelti dovrebbero essere distribuiti in ·egual numero nei plotoni e formare una squadrigli·a in ciascuno di essi (per esempio la 3") affìnchè al solo comando cli « tiratori avanti » il gruppo fosse formato . Un ufficiale della compagnia destinato antecedentemente dal capitano, nè assumerebbe il comando e farebbe, eseguire i fuochi secondo le indi~azioni che riceverebbe da esso capitano. Se più gruppi di tiratori scelti di uno stesso battaglione dov.essero bersagliare una medesima zona, allora la direzione del tiro spetterebbe al maggiore o ad un capitano da lui destinàto . Non occorre parlare d,el modo di eseguire i fuochi sotto i 1000· metri poichè dovendo prendervi pa.rte tutta la compagnia esistono le norme del regolamento. ' Circa la facoltà che si 1191Tebbe lasciata a chi ordina questi fuochi d'i1n,pie_qa1·e indifferen,temente i fuochi CL comando, oppure · a salva co'rl,un determinato nume1·0 di cartucce, noi preferiremmo fosse stab'il ito, che i fuochi di tutta la compagnia (sotto i 1·000 metri) fossero sempre fuo_chi di riga a comando successivi per plotone op-· pure fuo ch i a comando successivi cli plotone . Confessiamo non avere troppa fiducia nella p_ossanza, della disciplina, per fare che i I soldato cessi dì far fuoco appena bruciato il' numero di cartucce prescritto . 1noltre.le stesse esperienze del tiro di combatti11').enlo senza calcolaire le ultime dello 8teinfelcl (,1)ci sembrano dimoslrare, che un fuoco a comando, eseguito con calma coine può esserlo ad una distanza maggiore di 700 metri e probabilmente al coperto in parte dei tiri nemici' dà mi ocrliori ris1:1Jtati di quello a volontà, clo;ve il fumo, i frastuono continuo impediscono anche ai più esperti di mirare ili bersaglio. S·olo i gruppi di tiratori scelti, quando lo creda opportuno il loro comanclanLe, dovrebbero in certe condizioni eccezionali poter impiegare il fuoco a volontà, sebbene stia! ancora contro questi fuochi la riflessione, che l'ozione la qull,le deve deprimere il morale· del nemico sarà tanlo più certa, quanto più le palle che lo rag(Il Schtessversuche auf der Stein(elder-Haide. Capita no Gaoss111•N•.


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giiungono, gli arJJiveranno unite. A queste dislanze venti palle, ohe lo G@lpisc0n:o in due minuti non faranno, a nostro avviso, l'effetto di cinque che nel medesimo momento gli gettano a terra cìnqu;e, uomini. Abbiam,o già.detto ohe -uo111,emmo << fiioehti successivi di, plotone » perchè 1a fronte· di una compagnia ed anche di una mez.za cwmpar g1wiia sul piede di gu.erra, è troppo estesa, per ottlm.ene quella si.mu ltaaei tà eh esecaeione!che è ne.aessaria.. Tale, oondizione s.i crede che non la si Olt!!YUPà se · non ]>Onend0 i plotoni ad una data distauu:a l'uno dall'altro . Noi crediamo che se ciò è vero come prino~pio., possa però aindare incontPo a molte eccezioni e cbe rinunciare p. e. ad un riparo, il quale copPe il fronte della compagnia, per pren-0.ere gli intervalli onde eseguire i fuochi a grandi distanr.e, non sia sempre conveniente. Quando poi èiò sia opportuno si potrebbero prendere fra plotoni delle distanze da 1O fino a 20 pa:;si, sempre però subordinandole alle condizioni del terreno, al fFonte concesso da, i:eparli latepili e più di tutto alla necessità di n.on slegar.~i tante da non essere i,n grado di tosto marciare risolutamente avanti . Per i,mp1:e_q11;re, qiiando non si eonosce la dista11:za del bersa9li0, due linee di mira, . il sistema nostro quadernario è eccellente. Due plotoni impiegheranno l'una, i due altri l'altra delle due linee di mira stabi Iite. Siccome poi nel caso suddetto, e sopratutto alle di.stanze maggiori, vuolsi sia meglio impiegarne,.tre, allora pare, non siavi più pronto ripiego, che di fa r tirare due plotoni alla distanza presumibilmente più vera, ed agli altri due assegnare una linea di mira per ciascuno. Come credemmo utile che la squadriglia di tira·tori scelti venga posta al centro, perchè gli ultimi studi sul tiro, del capitano bavarese Mieg e le esperienze di Spandau danno al centro di un bersaglio 2/ 3 dei colpi ed un solo terzo alle ali, così per la medesima ragione crediamo, possa convenire di stabilire, che tirino alla distanza la quale ha più probabil,it.à d'essere la vera, i due plotoni del centro, mentJ'e le al tre due linee di mira vengono indicate a~ due plotoni d'ala di ciascuna comp.~gnia . . 1

VII.

Ci rimane a vedere il modo di insegnare al soldato ad essere avaro delle munizioni. Noi crediamo che questo insegnamento debba avere la sua sorgente nell'educazione morale della truppa. Ci pare che le migliori regole di puntamento, siano pure state imparnte a memoria, come ottimamente prescrive il regolamento, non possano avere alcun effetto, se la disciplina (fattore certamente morale) non ha insegnato al soldato, che queste regole stesse, come altrettanti ordini importantissimi, egli le deve costantemente osservare, ancora ,che si trnvi in situazione da poterle impunemente Lrasgredire. Questa. è forse la parte della discip lina la più difficile, perchè mentre ad ogni mancanza o réaLo si può contrapporre la pena stabilita dal Regolamento di discipl ina o dal Codice, le infrazioni alla di scipli na del fuoco sul campo di battaglia sfuggono all'azione coercitiva/ Eppure queste infrazioni possono essere causa di grandi rovesci. Sulla campagna del 70-74 per parte dei Francesi non si è sparsa ancora intieramente la luce; ma il fatto, che il loro fuoco diminuiva. d'intensità mano mano i Tedeschi si av vicinavano alle loro posizioni, ci fa credere, che lo sconsiderato spreco cli munizioni nel princip io del combatLimento, le facesse mancare al momento opportuno e che forse con maggiore di~ciplina del fuoco ( 1) avrebbero potuto diminuire il numero delle loro sconfitte. Ci sembra quindi indispensabile: 1° Spendere attorno alla sua educazione morale del soldato più tempo che l' ora settimanale generalmenle accordata. SfJlo il sentimento del dovere radicato in Lulti potrà dare una buona cliscìplina del fuoco, o almeno contribuire grandemente a manlenerla; 2° Non stancarsi mai di spiegare al soldalo, come la trascuranza delle regole di puntamento possa portare a conseguenze disa1

(l) Siamo di questa opinione, malgrado c he l'indole difensiva della loro guerra avrebbe· dovuto facilita re il rifornimen to delle munizioni .


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strose. Le nostre regole di puntamento gli insegnano , che chi tira con precipitazione o senza, vedere il nemico, è un uomo senza coraggio, un cattivo soldato; ma ciò non ci sembra basi are, e crediamo possa essere più utile il fa rgli considerare la cosa da un punto di vista meno elevato e battere e ribattere fino a che· gli si sia slilla,to nella mente, che dalla sua spensiernlezza, dalla sua disobbedit:nza può a lui venire la morte e il disonore; 3° Nelle esercitazioni, mai per alcun motivo, nè per darla acl intendere all'avversario circa la forza del proprio parti lo , nè per ottenere un bell'effetto , gli ,ufficiali dovrebbero permettere od ordinare trasgressioni alle regole di puntamento. Questi ci sembrano i mezzi morali . Cirea i mezzi materiai i crediamo die sia necessario: ,1° Nelle esercita«ion i di combaUimento con cartucce a salva, seguire un'altra maniera di distribuzione èlelle medesime, di quella -usata lìnQ ad oggi. Due, qualll'o, otto, venti cartucce per uomo, a nostro parere, sono per l'insegnamento di questa disciplina, più nocive che altro. Quante cartucce si vogl iono far bruciare in una data eserci Lazione? Si supponga 500 per compagnia. Ebbene queste 500 siano distribuite in ragione di 50 ciascuna a 11O uomini, t1ssia ad una squadriglia; questa squadriglia sia specialmente sorvegl iata dall'ufiiciale che comandtt il plotone e ch i scarta dalle regole .di puntamenLo, sia pun ito senza pietà. Seguendo un turno in ciascuna comp,1gn ia e tenendo annotato io apposito registro gli nomini, che applicarono in tal guisa le regole di puntamento, noi crediamo, che facendo a meno del fuoco in quelle esercitazioni, rielle quali si fanno consumare due o quattro cartucce per uomo, coll'attuale dotazione si potreh be far tirare ad ogni soldaLo 50 cartucce due o tre volte all'anno: cioè esercitarlo praticamente due o tre volte a con:sumare le mun izion i come farebbe alla guerra. Diciamo come alla guerra, sebbene per ragioni di economia proponiamo 50 cartucce perc.hè ci sembra che, calcolando i fuochi a grandi distanze, che non esegu iremo o che segneremo con un sol colpo e lo svolgersi sollecito · d'ogni azione nelle esercitazioni di pace, 50 cartucce eguagliano a nostro parere le 88 nel combattimento vero. Se alle accennale due o tre volte all'anno si· aggiu ngono quelle altre, nelle quali alle grandi manovre egli sparerà questo medesimo numero di cartucce (poiché

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vorremmo seguito sempre lo stesso metodo di distribuzione) cre·diamo approssimarci al vero, supponendo, che nei suoi tre anni di servizio avrà occasione di applicare veram_ente la disciplina del fuoco in medi.a dalle ,J 2 alle '16 yolte. · Riconosciamo che la nostra proposta toglierebbe alle esercitazioni di combattimento la bellezza. delle lurighe linee di fuoco : ma poichè ogni tratto della linea illm'uina.Lo dal fuoco indicherebbe un plotone, ci sembra che poca abitudine basterebbe a· farci capire l'intensità. del fuoco stesso e la direzione della linea che ci sta contro. 2° Introdurre nel regolamento la prescrizione, che ogni volla si comandi il fuoco a, volontà si indichi il numero dell e cartucce che devono es5ere consumate, e nelle esercitazioni a fuoco verificare di quando in quando e di sorpresa se i componenti le squadriglie o squaàre, che in quel giorno consumano . cartucce a salva, hanno esattamente osservato l'ordine avuto; 3° Per assuefare il soldato a porgere attenzione alla voce di chi lo comanda, durante l'orgasmp prodotto dal fuoco , imitando gli Austriaci, Tedeschi ed altr i, ci sembrerebbe opportuno introdurre il fischietto da segnali; e non solo nelle esercitazioni con cartucce da salva, ma anche nell'esecuzione dei fuor.hi a volontà nel tiro di combattimento, sospendere il fuoco di quando in quando, cioè applicare le così dette interruzioni del fuoco (Feiier-Paiisen} ; 4° Aggiungere alle 9 lezioni della scuola di puntamento una decima d.enominata « disciplina del fuoco ». Essa dovrebbe sempre farsi in luogo aperto e dove l'occhio pO$Sa spingere lo sguarclo fino ai 700 metri. Ad ogni so ldato chiamato avanti alla classe si darebbero cinquanta éartucce d'esercitazione; quindi lo si interrogherebbe sulla distanza, che egli stima esistere fra lui ed un oggetto qualsiasi del terreno. AvuLane la risposta e rettificata, la distanza stimata, quàlora l'errore fosse troppo grande, gli si chiederebbe quale è la regola di puntamento che applicherebbe nel caso vero, supposto vi fossero ~olà dei fanti isolati, oppure delle linee fitte di cacciatori, o dei drappelli in ordine ch iuso o dei cavali eri isolati oppure uniti, che vanno alla tale o tal altra andatura. Questa regola da ripetere prima a memoria, egli dovrebbe porla in pratica eseguendo il numero di spari da essa indicati. Così, facendolo passare J)er tutte le distanze per le quali v'è una differente regola di pun-


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tamento, incominciando prima dalle distanze maggiori p~r .venire gradatamente alle minorj, poscia dalle minori alle maggior, e ~er ultimo a sbalzi, lo si avvezzerebbe a fare prontamente e con logica il ragionamento nccèssario a }?en applica1:e l.e- regole di ?untamenlo: cioè a stimare prima la distanza, qurnd1 a guardare in qual guisa gli si presenta il· nemico, se isol~lo , a gr_uppi, cavali~ri ecc. ed infine a re«olare l'alzo ed applicai·v1 la relativa regola. Siccome po i ogni istrurtorc dovrebbe avere o l'or_ologio ~ppure il pendolo, così il solclato imparerebbe pure a ben misurare 1l tempo e a frapporre automaticamente l'intervallo v.~lut? fra u~o sparo e l'altro; 5° La viltà è certo la co·sa che piu disonora 11 soldato: lo sparare al vento, senza un bersaglio avanti a sè o contro gli ordini de~ superiore o le regole di puntamento imparate, è ~u,:~ un _atto di codardia dal quale possono venire conseguenze assai p1up~r1 colose, che dall'arbiLrario allontanarsi dalle file di alcuni sciagurati. Epperò ci sembra., che se il Codice considerasse lo spreco delle munizioni in o-uerra come una.delle tante manifestazioni della viltà, malgrndo eh: il trovare gli esLremi cli questo reato sia quasi impossibile, ciò costituirebbe un freno util e per ottenere la disciplina del fuoco oggettiva.

. VI!l.

Ci sembra che anche la dotazione di cartucce, portata da ciascun solclato, quella che è coi parchi cl':mnata, cli corpo cl'armata e di divisione ecl il rifornimento delle munizioni sul campo di battaglia, siano quistioni le quali appartengono alla disciplina clel fuoco oggetti va. In quanto alla dotazione indivicluale, quella. del nostro soldato non è inferiore ad alcun'allra. Ottantotto cartucce sono un numero Lale, cla dare speranza che esse bastino per una azione off~nsiva, tranne qualche raro caso, del quale forse non dovrebbes1 tener conto. Però sta il fatto che i Russi nell'ultima campagna, per quanto esordissero nella lotta con una Lattica di vecchia indole e dalla baio-

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netta si aspett:rss-ero assai più di quanto può dare, pure nel volgere

di essa.fecero un consumo stragrande di munizioni. Gli Austro-Un gauesi nella guerra cl/occupazione della Bosnia ed Erzegovina, sotto Serajevo, a Bihac, Stanic, Grabska ed altre volte; i assoni a la Monce!Je ~Sédan) dovelLero riti rare delle compagnie perchè avevano consumato tulle le munizioni. malgrado oh·e ciascun soldato seco avesse 88 colpi . I primi, a partire dall'azione di Gorny-Dubniak, fino alla quale il soldato non portava che 60 cartucce, ·gliene dettero da 90 a 105, le quali nou· capendo tulle nella giberna e nella cartucciera, poneva nella tasca a pane e nelle Lasche del cappoLLo. l1ei Russi dall'ordine del giorno del generaile Drngomiroff « 30 oM·tucce devono bastare per il combattimento il più ostinalo - Soldati , tirate come avete imparato alla scuola di tiro, caricale vigorosamente alla baionelta, fate fronte avanti - e Dio vi ricompenseri1 colla villoria - » a quella novella ed autorevole scuola capitanala dal generale Trebichew, che domanda almen o 1100 cartucce appo iI s<>ldalo e altre 150 per uomo al seguilo dei reggimenti e delle divisioni, corre buon tratto! Eppure la cartuccia del Duovo fucile rnsso Berdan pesa 39,3 grammi ossia quasi 5 grammi di più della nostra (34-,5). Confrontando il peso della cartuccia dei fuci li in uso presso le gran di potenz(}, cioè 43,8 granMi per il Gras framcese, 42, 08 per il Mauser prussiano, 4-2, 05 per il Werndl austriaco, 51 ,5 per il MartinyHenry inglese, col peso di quella del nostro fucile Wetterli wquindi , il suo spazio battuto a 300' metri (inferiore di 23 metri del francese, di 119 metri del prussiano, di 24 metri dell 'austriaco, di 8 metri dell'inglese e di. u. metri del russo) non, abbiamo potuto , a meno cli riflettere se a questa inferiorità innegabile da una parte, non si potesse rispondere con una superiorità indiscutibile dall'altra. Il vantaggio del poco, peso della nostra cartuccia, al quale dobbiamo la meno tesa traiettoria, ci sembrò che lo si potesse usufruire più largamente di quanto s'è fatto finora portando la dotazione indivicluaJe da 88 n ,100 cartMce. Un aumentò di peso di -i-114. grammi nell'equipaggiamento del soldato, distribuito metà (207) sulle spalle (zaino) e l'altra metà sui fianchi (giberna) non ci pare soverchio; tanto più che siamo dell'opinione di coloro, che almeno per la guerra ,orrebbe1·0 sostituire una sola bu ona cam icia 1

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AftNO XXV I V OL , IJJ.


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di lana indossata, alle due di tela che ora fanno parte del corredo di 'campagna. La camicia di tela, che ogni uomo porta nello zaino pesa 23/S gr., ·per cui sostituendone ana sola di lana, il peso dell'equipaggiamento poco crescerebbe mal grado l'auÌnento delle munizioni. Percbè poi questo aumento di peso sia distribuito in parli uguali fra lo zaino e la giberna, saremmo d'avviso che le cartucce fossero unile come per il passalo in pacchi di •IO, e che qltesti pacchi non fossero rettangolari, ma cilindrici . Sembraci che cartucciere di latla di questa forma oltre all'occupare nello zaino meno posto delle attual i, preserverebbero meglio le munizioni le quali meglio combacierebbero colle pareti di esse cartucciere e offenderebbero meno la spalla del soldato. Si dirà che appoggiamo le nostre proposte su uno studio supei:fi- ' ciale di quanto avviene in Russia. Ciò può sembrare vero; ma ci permettiamo ricordare, che è difficile se non impossibile trarre su questo riguardo qualche uti le insegnamento cla.lla campagna del 70-7•1. I Prussiàni col Dreyse, tanto inferiore al Chassepot dei Francesi , non chè impiega.l'e il fuoco a grandi distanze, come noi proponìamo, il quale aumenterà il consumo delle munizioni, erano obbligali, senza colpo ferire, a stringere più d'appresso il nemico per compensare la minor gittata e radenza dei loro fucili. L'alzQ prussiano era per 638 meLri, quello francese per 'IOOO meti:;i; la velocità iniziale del Dreyse 335 metri, quello del Chassepot VzO (•I). Riconosciamo anche, che la maniera di comba.Ltere dei Tur<:hi (la qua.le più che difesa passiva., può dirsi guerra di trincea, e deve .la. ragione del suo essere alle infelir:i condizioni cl' ordinamento di quell'esercito, all'indole del soldato e più ancora all'incapacitit dei qua,dri) probabilmente non si riprodurrà più. Interpo lando nelle battaglie difensive, i ritorni offensivi, come lo insegna. la tattica., la crisi ossia l'esito· della giornata. sarà ottenuto senza le lunghe ed ostinate fucilate, delle qua.li porge esempio la guèrra d'oriente. Crediamo dunque poter dire, che non ci accieca questa nuova. scuola, la quale , per una reazione facile a. compren(I ) Sotto Metr. distrihuil·ono alcune migliaia di Chassepot per porli in cond ziono di rispondere al fuoco dei Francesi.

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dersi, va assai di là di quanto domandiamo; ma che ci auida bensì il pensiero, che compensare la poca Cl).lma mel'idional: con 1O o 45 cartucce di più per uomo di quanto portano i freddi e compassati Prussiani o Austriaci, non sia, se non un tentativo giustificato di ristabilire l'equilibrio fra noi ed essi. Cento nostre cartucce pes~no 900 gra.~nmi meno cli 1100 francese, 800 g1> meno di 1100 prussiane o austnache e 500 gr. meno cli ,J 00 russe. E si noti che mentre ora il nostro soldato porta 2.f.,4, chilog. il tedesco e l'austriaco ne portano 26, il francese 25,5 e il russo 28.

IX.

Un'ultima quistione? Ma quale è il metodo più semplice e più ,conveniente per rifornire le ti'uppe di munizioni durante 11 combattimento? Co i parchi delle divisioni si conducono 50 cartuccie per oani I Q soldato di fanteria eccettuate le truppe suppletive, ed altrettante non escluse queste c.oi parchi di corpi d'armata e coi parchi d'armata. In totale "50 cartuccie per uomo distribuite su'tre linee, la prossima, ammesse le condizioni cli combattimento le più favorevoli, a quattro o cinque chilometri dalla linea di fuoco, la. più lontana ad una ed anche due marcie da. essa. Non può essere nostro còmpilo esaminare se questo numero sia sufficiente o no preso nel suo insieme, nè se possa convenire una differente· distribuzione del totale fra i tre parchi anzi accennati. Su un punto della. èp1istione sono tutti d'accordo, su quello cioè, che fra la. divisione e la. linea combattente vuole esservi un'altra lin_ea più vicina di quella. che non sia la dotazione portata al ;egulto delle divisioni . Questa. sorgente alimentatrice immediata del fuo~o molti pensano bastare, che segua ovunque il reggimento, altn e non pochi nè meno autorevoli la vogliono dietro i batta- · glioni , ed alcuni più esigenti, addirittura dietro le compagnie . .' << I carri delle munizioni che seguono il reggimento, per quanto . robusti e vigorosamente trainati, non potranno andare ovunque: ·


L A Dl::$GI PLl:sl A

GQPVtirn.i\ lasçiauli ·nrnlt~ w lt.e1q-1.w..e là, e,,;p~r,il rifonnim.e.nto spedfre· uo1f1ini con. sacch i, i qulllij facilmente sj peJ1derx1.ono, o non sa-

pr;annQ t1.·ovare i ca1;1·ii1o c4gLieranno, l'ouc.a/\ioQe per non tornat'e o to]'nare tardi.e, ciò che avverrà spesso, non troveranno più la co mpagnia dov.e l'o.".eMano, litsciata. E poi per clistribujre solo 11O cartuccie per uomo ad una.compagnia ci vogliono 2.00 pacchi cli rn ciascuno ossia un pE)so di circa 70 ehilogrammi, che per portarlo occuperà,~ o 5 uomini se vuolsi-considerare le difficoltà del terreno .. la distan7,a da p~rcorrere, che sarà spesso di pi ù di un chilometro e il peso delle anni e dell 'equipaggiamento che questi uomini dovranno seco portare». Così argomentano a un dipresso coloro, che non vogliono carri munizioni al seguito clel reggimento, ma invece muli da basto in coda ai battaglioni e che dicono « potranno seguirli in qualsiasi terreno e portare i lo.ro ninnoli alle singole compagnie ». ~la a costoro rispondono i primi « che per portare in questo modo solo 1.0· ca.rtucoia per. uomo (280 chilogrammi e più) ci vorranno 3 muli ,per baltaglione e non si avrà nemmeno la. cei'l.czza di averne sempre abbttst.anza. Sei. muli poi se si vorrit avere una. riserva, appena sufficiente di 20 colpi per· uomo. Di, fatto a. quest~ due si, aggiunge una terza opinione che· dice « la quistione del rifornimeJ1to delle munizion i è troppo seria, p.erchè il desiderio di e.cono,mizzare, qtmlche centinaio di bestie da soma impedisca di assegnarne una a ciascuna compagnia, ossia di poi:tare 30 cartuccia per uomo .p.eu le due CO!l\pagnie prima impegnate, poichè si ammetLe generalmente che quelle del grosso non possano averne bisogno ». Ogni discussione sulla necessità di un'altmt linea di riforo imento dello munizioni fra i p,arch,i divisionali, e le tmppe che ·combattono, ci sembra oziosa, se oltre l'opinione genera.le si vuole tenerci buone le ragioni per le quali nel capitolo precedente abb iamo ch ieslo che la dntaziouc indi,viéluale da 88 sia portala a '100 cal'tuccie. Gli in,segnamenti ultimi di mostrano che spes~e volle ogni soldato in tm.;i. azione oJ;l;ensiva sp.aL'a più dì cenLo colpi. Amme.'lso 1rnre che questo bisogno di nuove cartuccia non si manifesti mai su tutta la linea. resta n ur sempre ,veuo, ch-01tctl fatto pa.viia1e ...pqssa recar, ,,e<;o, un:,i. catas\l·ofe,generale, se gli effetti del timor panico sono tuttora qu~gli stessi che ci fanno mera.v igliat·e qnando leggia)Tlo la storia militare degli andati tempi.

D EL FUOCO

La Gel'mania, la Russia, la Francia e l'Austria ha"rfno rria in tro0 -dolto. .o stanno studiando il, mi o11lio1· 111odo di o'i·hà ·..,) 11-.o ,i. uesto ·· . . n m,,,,a1 1 serv1z10, per cui ogni altra parola per dimostrarne Ja necessita, ~arebbe sup.e1.'llu?" Concessa. dunque que·sta: 'n uo% linea 'di tri'fol'niment~ mumz10m cerchiamo studi~rne la sua attuazione 'Pratica. Ci semb1 b.) .ohe te~iendo conto semplicem~nTe della Cdnfigurazio'tle del suolo dei nostn probabili teatri di 0,ruerra (Valle del Po) ·e d. 11· r1m1r.ro · 111 (' ' a.Ile del Rodano inferio11e dell 'Iset·e dell . 1 que 1 ' 1 • d Il o · ·. ' , , 1:1.1 c, e a urarice, del hro, ecc.) da una. parte (dell'alta Drava e dell'alta Sa.va) dal l'rnltra, a no i più cl1e a:d altri cdnvet'rebbe il somerr,1· . li I · • · 1.'>o w, com~ gue o c 1e p1u ap1~resso pot1·ebhe segi.tire i battaglioni nelle l~ro '.ntraprese fra monti e vaf.li , colli e piani tàrrliati tutti in orrni d1rez1one da canali e fossi non facili a superarsi dai cà.rri. Peròn la n~stra ~?vertit equina ci consiglia altrimenti. Vorremmo un sistema. m1s.to. Cioè dne ca.rre~ti~ da munizione per ciascun reggimento vale a dire ~·O,?O? cartucc1e, le quali assicurerebbero a ciascuno dei due ?àttagl1om d1 prima linea cirdt 25 cartuccie per uomo ca lcolando 0 1 ! :tO /o, che tntti gli scritlori militari concordi dicono t~lto all'effr.t·t1vo corn_batt.ent~ prima ancora de! 4° giomo di battaglia. I~ des1d.er'.o d1 non domandare troppo ci fa credere, che al battaglione d1 riserva possa sempre ha.sta l'e la. sua dotazione individual_e. È vero anche che da questa parsimonia ne verrebhe la ne•cess,_tà, che le brigate manovrt1 ssero per ala come alcuni tattici vogliono; poichè se manovrassero per linee le- .,i.O 000 cartuccie dovr~hbero riforni re non più due ma tre battaglioni; ~ìò che clarebbè per crnscun c.omb~tlenle una riserva di sole ,, 6 cartuccie. )[a appunto _per r1 med1are a questo inconveniente (che sarebbe tolto anche ponendo sotto la direlta dipendenza del generale di brioata tu!,t~ le carrette di munizion i reggimentali), ed all'altro , degli ; 0 _ mm, che cercano le munizioni lontane dalle loro compaonie noi credem · · n ' . mo oppo1 .tu.no un sistema misto di. carrerroio e so meooio. No , VOl'J"em l . d e • a· . 01.') 0 1) mo, c ie ai ue co,am 1spost1 verticalmente alle stanrrhe 0 de.Ila carretta, l'uno avanti l'altro dietro l'asse delle due ruote. ne ~~ssero sostituiti dodici piccoli, messi su tre li nee contenen ti ·cia~cuno 11660 cartuccie (60 chilogrammi di peso). I muli bilancini elle due ca.rrette da munizioni, scelti per oagliardia quando le carrette ~ossero 1mped1te · · dal terreno di seguire più oltre il reggil:)

'


70

LA DISCIPLINA

mento, sarebbero caricati ciascuno di due di queste cassette ossia di 33~0 colpi (,J30 chilogrammi di peso) (il). E questo peso pei brevi tratti che dovr.ebbero così percorrere non ci sembra soverchio pensando che i muli dell'artiglieria di montagna devono someggiar? per balze e dirupi ,J00 chilogrammi per ore e ore. Nei casi' rari nei quali i due muli bilancini non bastassero per assicurare il rifornimento munizioni, cioè quando i bat~aglioni fossero molto lontani dal luogo ove si fermarono le caÌTette, si potrebbero impiegare anche gli altri due. Quando poi l'intensità dell'azione lo consigliasse, m~ntre dne muli continuerebbero il traspo rto alle compagnie, gli altri due andrebbero con una carretta a ri fornirsi al parco divisionale appena otto cofanetti, o anche meno secondo le esigenze del comhauimento, fossero sta Li vuotati. l)erciò i cofanetti dovrebbero essere es11ttamente eguali, per entrare in tutte le sagome in ferro fissate al piano delle ca,rrette per mantenerli fermi . Più ogni cofano dovrebbe avere su i suoi lati corti due maniglie per poterlo all'occorrenza. far trasportare da quattro Llomini. I due basti poi che andrebbero uniti a ciascuna carreWt vorrebbero essere prep11rati in guisa che il caricament.o dei cofani si faccia presto e sia. . sicuro. Così ci sembra, che con l'aumento al carreggio reggimentale di sole due carrette e quattro muli (1160 carrette e 320 muli per gli 80 reggimenti), si avrebbe sufficientemente garantito il rifornimento immediato delle munizioni durante il combattimento . Si comprende come simile rifornimento non valga che per la fanteria cli linea .. Per le truppe alpine occorrerebbe altro. metoclo basato sull'aumento, della. dotazione individuale. Portando poi la dotazione di ogni reggimentp a 3 carrette ci sembra che potrebbe essere ancora cli maggiore vantaggio. Ap- · pena tre o quattro muli fossero cli ritorno dal prl<illo viaggio ossia a-vessero vuotato pe' 3/ 4 o completamente una carretta, quest11 partireb be tosto per andarsi a rifornire presso il parco divisionale, ciò che stab ilirebbe in molti casi una brevissima e diretta conìunicazione fra la prima e la seconda linea di rifornimento delle munizioni (I) Calcoliamo 10 chilogram mi

re•· il

peso dello. cassette.

DEL FUOCO

7'1

Per ultim o accenneremo ancora che il comandante il reggimento ed il generale di brigata dovrebbero porre la loro attenzione per distribuire le carrette, se il terreno lo permette, o mandare i muli presso quei battaglioni, ehe prohahilmènte faranno maggior consumo di munizioni. Il maggiore Sismoncli ed altri dicono « che immaginare un reggimento il quale combatta con eguale intensità su tutto il suo frante è ul} controsenso,. poiché deve tentare di volgere i suoi massimi sforzi su di un punto solo; vi sarà una parte cli truppa che sosterrà il combattimento temporeggiando ». Le carrette o i muli .da munizioni staranno dunque più presso i reparti combattenti in modo risolutivo, che presso i combattenti in modo dimostrativo. Converrà inoltre tutto predisporre per rifornire di mnnizioni le truppe prima che entrino nella zona cli media efficacia (secondo il generale Brialmont e presso noi 500m) ossia fra la fase di avviamento e quella di preparazione del combattimento. . La disciplina del fuoco è oggi una questione si proteiforme da poterla dire inesauribile. Non crediamo punto né di averla tentata in tutte le sne manifestazioni, nè ai aver indovinato il giusto . Saremmo pienamente ricompensati della fatica fatta, se questo modesto lavoro servisse anche solo per eccitare i nostri' compagni a megliò sviscerare qualcuna delle· tante incognite, che ancora attendono una soluzione.

FRANCESCO LOCATELLI

Capitano nel 36° fante1·ia.


STUDIO DELLE DEFORMAZIONI NELLE PROl•E ZIONI CARTOGRAFICHE

STUDIO DBLLB

. DEFORMAllONI ,NELLE PR0IEllONI CARTOGRAFICHE

t.alia alla se-ala di 11 : 1100,000, 1e ila }'Jroiezione di Bonne, ed esaminerò quale fra questi due sistemi sia,cr0;ello da ,preferirsi nel caso che, ultimata la detta carta, se ne voglia dedm:re una generale ed a scala minore. Vedremo poi come il pr'oblenia di trasformare una porzione della superficie del nostro elissoide sopra una sfera, conduca ad una formola generale, la quale in s'è comprende implièitamente la Tisoluzione di Cutti i problemi della geodesia pTopriamente detta e 6:ella geo morfia . Questo studio sarà adunque di~iso in due parti: nella prima tratteremo delle deformazioni nelle proiezioni, e nella seconda studieremo il problema di trasformare l'elissoide terrestre sopra u~1a sfera, per modo da rendere possibile, con tutta la necessaria approssimazione, la riduzione della geodesia sferoidica alla semplice geodesia sferica. § 2. Proiezione lli iina super'(icie q·ualwnq·ue sopra un'altra superficie qiial'l.bnq1rn. - Sia M pn punto di u1ut superficie I)' (xy z )= O (Fig. 4") riferita agli assi ortogonali O X, OY, OZ. Per ta.l punto conducasi la normale MN alla superficie daLa, e sieno S S'/, 'M 811' le sezion i normali, e f'ra loro ortogonali, determinale sulla superficie stessa da ,m piano passante per la ·MN e per la M Mo (retta perpendicolare al piano delle XOY), e da un secondo piano contenente pure la MN, n;ta perpendicolare al primo. Sieno C1 e C! i centri di curvatura delle sezioni S S' e ~iS 1v ora definite, e si conducano a queste le tangenti TT' e tt', le quali riuscit·anno fra loro ortogonali. Per il punto C2 conducasi una parallela e~ Z', all'asse O, Z, e per la I . t t un piano perpendicolare a quesLo as.se. Tal piano incontrerà. la C2 '/} in un punto C3 , il quale, pel teoremR di 1\'lennier, sarà il centro cli curntura della sezione 8 8 111 , prodott.a sulla superficie data dal ·piano t t' C3 • Siano finalmente: w l'inclinazione del piano della. sezione SS' col piano .XOZ. <p l'inclinazione della normale M N sul piano delle xy, µ v~ le coordinate del punto C' , xy z quelle del pnnto M, ' . r la distanza C3 M del punto M dalla retta C2 Z1, ossia iii raggio d, curvatura della sezione S11 MS111 in M, 1

CAPITOLO I. · Riso.luzione del pr.oblem.1t generale di-trasfonmar.e una superficie qualunque sop,r,a un altra secondo una data legg,e.

§ ,t. Introduzione. - Oggetto del presente scritto è la dimostrazione delle leggi generali secondo le quali riescono alterate le distanze, le aree e gli ango'li, quando si vuol rappresentare una superficie F (x y z) = O , sopra un'allra F, (x, y, z ,) =O , secondo una legge qualunque. Determinate le dette leggi per il caso generale, ci riescirà agevole di applicarle alla rappresentazione sopra un piano o sopra una superficie sferica, della totalità o di una porzione dell'el issoide terrestre, problemi questi ai quali si ridl1cono tutti quelli che interessano sia la costruzione delle carte, sia il calcolo degli elementi a tale scopo necessari. . Come applicazione di questo studio istituirò un parallelo fra il sistema.di proieiione da noi adottato nella costruzione della cari.a d' I-

73

11


74

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

p = C' M = C' m' il raggio di curvatura in M della sezione S S', Avremo allora daila figura: X

=

y=

z

=

+p

IJ· v

~

COS <p COS w

-1- p cos q, sen w

+ p sen <p

'

(

(I)

)

Relazioni nelle qi;iali per µv~ e p possiamo immaginare vengano sostituite, leloro espressioni in :cy z tratte dall'equazione F(x y z )=O della superficie data, cosicchè dalle (I) potremo supporre dedotte le x, y , z in funz ione delle <p ed Ci) , per modo da avere: ., :c =/(ll(ip,w)l , y :;==: f2J (<p,w) (Il) . Z = /'(3) ( <p , W) Equazioni le quali rappresentano la superficie proposta in · funzione delle due variabi li indipendenti <p ed w . Immaginiamo ora una seconda superficie di equazione F,(x,y, zi)=O,

sulla quale si tratla di rappresentare la prima, e supponiamo fatte pella medesima tutte le considerazioni che precedono. Ne seguirà che anche questa superficie si _potrà definire con tre equazioni della forma:

:,;, = // ll (G?,, w) Y. = fl> (ep,, w,) zI

=

.f/3}

/1

l

(II bis)

(1Tr, , w) J

nelle quali q,,, Ct.>, hanno significato analogo a quello di q, e w nelle equazioni (U). Potl'emo ora proporci di trasformare le linee ed i punti segnati sulla superficie definita dalle equazioni (II), sulla superficie definita dalle (TI bis), con nna legge qualunque espressa analiticamente dalle relazioni:

= 6 (q,, w) ) (III} w,=0,(<p,w) ) È evidente che allora, per ogni sistema di yalori di <p e di w, il quale sulla prima superficie risponda in virtù delle (II) ad un punto

75 .

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

di coordinate x, y , z , si avranno dallf! (III) i ya:lori corrispondenti di<p,ediw,,iquali perle(IJbis) ci daranno il punLo x,,y, ; z, della seconda superficie che risponde secondo le leggi (III) di proiezione al punto x y z suddetto.

§:3. Studio della funzione !Ra =

~

. - Siano adunque (Fi-

gura 2"} M ed M, due punti corrispondenti.sulle superficie che consideriamo. Siano TT', t t' cÌa un lato e T/f/, t, i/ dalraltro, le tangenti alle · sezioni SS', S S"' (l?ig. 1") da noi co.qsiderat.e sulla prima superficie e le omologhe sulla seconda . Sia M' un ·punto infinitamente, poco distante da ~1 , sulla superficie F (x y z) = O, ed·M', il punto· corrispondente sull'altra. Poniamo M' M = ds M,' M, = d s, angolo ;\i' M T = a angolo M,' M, T, = ~, e conducansi da M' e da M,' gli archetti elementari M' ni' , M' m , }1, ' -rn/ , M,' ni, rispeUivamenLe perpendicolare alle tangenti T T' . tt' 1 T,T,' , t, t/ . · Se o'<p 1 80> sono le variazioni di q, e di w, pass·ando dal punto M al punto M' sulla prima superficie, le corrispondenti variazioni di <p,, e di w,, in virtù delle equazioni (III), saranno: 11

1

+

= P b' w q . 8 <p Ì 8CJ.1. = p, . b'w+q . . o'<f)

8 ep,

(IV)

dove: d6 dw

p= -

q

d6 . d <p

d6, p,= dw

q,

d 6, d({)

= I

Sost.ituendo ora alle sezioni S S' , S" S''' ed alle loro corrispondenti i rispet.tivi cirr,oli osculatori , a.vremo: M' m

=

Mm.'

=

M1, m,, = l\·l , rn', =

p b'<p

,

p, o'<p · , · ·

rn M

=

M' rn'

=

·irÌ, M, = M',.m', =

r 8' w b'w,

1·,

.j

(V)

q,,

Ove p, , r, hanno sulla superficie F, (x, y, .z,) = O lo stesso signi-· ficato che p ed r sull'altra. · Avremo dunque in generale:


76

STUD IO DELLE IDE FORMA·ZlONl

ds,

=

2

a r, 8' w, sen ""= ds,

~

GOS

a

=

(VÌ) .

p, 8' ({),

ds, i , . ft w, p, . o' <p,

tangl-'=--

Se poi assumiaqio d s come. unità. di misuri.i, i 1'ìlggi vettori di questa trasformata 1,1,9n si,ranno altro che i suc9~ssiv-i-valori del rapporto l\a . Esprimiamo adunque O( in fnuzioM di @_. I.e (VI) e la (IV) danno immediatamente:

J

mediante queste equazioni e le (IV) risolveremo tuui i problemi che .,c'in~ressano. Sostituendo infatti nelle ultime quattro della (VI) per 8-r.p,, 8'w,, i loro valori in o'<p , fJw dati dalle (IV) ctvremo: d· -s,2

=

p,!

(

p2 . u.s, e,) '

+q . <p + ,., p . q. 2

u.<,

t

Q

77

NEl.,Ll·: PHOIJ.<lZIOM C;\RTOGl~AFIGHE

p.2 • 8'({)/ +i/o''w;~\

u.S- ({). u.S- w )

:;.e11

~ =1·, (i1' sen a+ 1Jp cos a) R1a'

cos

~

= p, ( pr- sen a + q-R cos a ) R-.,

tang {'3 =

_j_ 1

~

(VI'H)

€1 sen a; +!!..'p còs a

•r, r

-

P,

e sena + g_ cos· a. r P

J

da cui:

cos a

PR a- (P~ sen (3 = p- •-'--q p, q 1', .

;,en a

da cui per le (VI): • R-"'

+.

)~ p/p' + r/ p,' sen2 a + = ( ds, dc-s = r·

, 9+r2 2 P, q • 'q, cos" a p·

o· -

+2

-·

Ra

p,q

J-'

p,

(VIII bis)

·(q- sen

-

~

1\

q~' cos ~ ) P,

;

I,

e + r~ · ) 'p g 'p.q,sena cos a

Pt

p . 1'

= .pq, -

- 1·

a) \

p, - cos

I -

(VII).

;

Formola che dà il rapporto Ra fra due elementi lineari corrispon<lenti·sulle due superficie che cnnsideriamo. Se ora (Fig. 2") supponiamo descritte una circonferenza 'di circolo col centro in .M e con r.agg.io eguale a d s = MM', la trasformata di questa ci rconferenza sulla seconda superficie sarà una curva chiusa la cui equazion·e in coordinate polari non è. altro che Ia ttelazione (VII), nellà quale Ra . d s sarà il raggio vettore e ~ l'argòmento.

- .p2r (R·.., · P· P, + r ( q 0

1,

I

1•

(f 1)

sen

a COS Q~ J-' , ,

K

/·

ossia:

R.!cx .. .. - A sen2 ~

1

+ .8aCOS - -+-C-sen----2· ~.· 1

~;

(IX)


·73

79

NEf:.LE PROIEZ IONI CARTOGRAFICHE

STUD!O DELLE DEFORMAZIONI

equazione che è appunto della forma della (IX) e che paragonata colla medesima dà luògo alle seguenti relazioni;

e= -

2

+

p pI 1'2 . q q~ P, r, (p q, - p, q)

p2 .

(X)

sen2

7

§ 1, . .Dete,rniinazione delta lnnghezza e dell'orientamento ·degli assi dell'elisse di defo1;mazione. - Ma l'equazione (IX) rappresenta un elisse avente il suo centro in M,, ed è pregio dell'opera. detepninare il ·valore e l'orientamento dei suoi assi, perchè questi segnano appunto le direzioni secondo le quali il rapporto Ro: raggiunge il suo massimo ed il suo minimo valore, secondolequali cioè le lunghezze soffrono in proiezione le più forti alterazioni in più ed in meno. Siaperciòt'Fig. 3") AA' BB' unaelisseavente il suo centro in M,, ed il suo a.sse AA' = 2 a inclinato dell' angolo 6 rispetto all'asse , delle Y. Ponendo B B' = 2 b, l'equazione :di questa elisse rispetto agli assi M, Y; , M, X, sarà: (a)

o cos 6 + b2· = A, cosa~O+ senT o = B , (1~ 2

2

I

X'

. y cos 6 +.xsen O= R.z (cos /3 cos 6

+ sen /3sen 6) =

. R.,, cos. (6 - /3) Y' = ·y sen O- x coso - Rcx (cos /3 sen O- sen /3 cosO) \

.

.=

Ilo: sen (O - /3) ,

,dove abbiamo 'chiamato R-x il diametro M, M', e /3 la sua inclinazione sull'asse OY. Sostituendo dunque r1ella (a) e sviluppando verrà:

1Il) sen26 ,=2C (~)

1

·1

2 b,,=A+B a +.

(e)

sottraendole invece viene: {- 4 \ a2

+Il,j) cos 2' 6 =

A= B

(d)

Dividendo la terza delle (b) per quest'ultima si otterrà: tang20

= -A-B - 2C -

. - 2C sen 2 O= --;::===== V(A·- Bf -t- e~

=

(XI)

A_:B

V(A - Bf+

c

2

Formole nelle quali il radicale

V(A- B)2

=

-

sommando le due prime si ottiene:

cos 2 6 Ma si ha evi dentemente:

2

+ C'° = R,

potendo avere doppio segno, 2 O avrà ,due valori che difieriscono fra loro di ,J80°, e per conseguenza O avrà due valori Oa e 6b che differiranno di 90°. Cioè se 0,1, risponde all 'orienta.menlo di uno degli assi clell'elisse di deformazi one, 00 risponderà all'altro . Sostituendo ora nella .terza delle (b) per sen 20 il suo valore tratto dalle (XI) avremo : 1

i? = -

Il

(e)


r S'IlUD10 DELLE 00FORMAZIONI

80.

81

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

e ricordando che

la i quale rela~ione associata alla,(e) darà> ,1

o} =

2

.

(A + B -

-b!I =

R)

=

V1)VM+v'M'-N ±

da: cui: I

1

2

{A+ B + R ) a= l2(AB-C2) \

b=

±VM - v' M·-+

(A+ B-R /2 (.2 (A B- C2) \ (XII)

+,

>

Si 'osservi che dando al radicale R il segno a risuiterit b , quindi. il valore cli 6a. , sa~.;a quello cl~e risulta dalle f~r~ole (XI) quando si prenda in esse ti eletto radicale col segno positivo. Oalle(XI) si ricavafac,ilmente che:

verrà finalmente : aìC')= +

bj

\

, 1 Il - (A- B} 12 sen 6 - 2, }ll ,I

+ -

l

coso

_ \! n +(A- 8)}2 -12

\ R- (A- B){<i _ -

R- (A-B) 2e

= (R +(A_ B) \

poichè R2 - {A - B) = 4 C • • • Tenendo poi coni.o delle (X) le (XII) diventeranno · 2

2

nI_ b) -

_L,

:D

VI ~

p 1 ( p'

•2 ( /

V[ •(P1+q2) pr '

-.

o p·

1··

1'!

e ?'

P,

·v (p e

?' ,

I

p

2

I

I

(XIV)

_l- 1·

I

t) + (p1p +r ~) r + 2

1·

I

<JJ.)2 p

+ (\ p/. !lp -

r I

P..!)2l

'f' ,

.J

Tali sono le espressioni generali degli assi dell'elisse di deformazione, in funzione delle caratteristiche p q p, q, della legge di proiezione, e dei raggi di curv!ltura pr , P, r, delle due superficie date, secondo due sezioni normali e fra loro ortogonali nei punti corri spondenti M ed M, - · L'orientamento dell'asse a si avrà sulla proiezione mediante la 3n delle (XIII) prendendovi il radicale R col segno positivò. Introducendo in tale forrnola il valore di a e di b dato dalle (XII) si avrà:

1

tang o

l,- V(

(XI[[) , I

I

R

-

!2

+ {) ·+ .,. (P,: + 1t) + p2 p e

1'"

I

', l

-

·' (P,'+q,')J-,~-4-p'1-·'(P-P:_-q-g,)'~ )2i

?

I

r

2

S

P

'

/

I

?'' •

02

,

l

(AB - C') b2 Ì 2 D - b2 (AD - C2) tang Oa =i{A B -C1)a2-B j = -C '

IB -

f

= V ¼~p/p~~r,2p;" I

+

Vi("'

..., ,

~

p' ;. r,'p,') +

+

p/q'+ r/q/ + p'

-

(P" q' ;, r,' q,')l'- 4 p,'r,'f;~)t

+

(') Si prenderà il sogno od il segno - esterno alla parentisi quadra, in modo cbo tanto a quanlo b risultino positivi come devono esserlo pelta loro natura. Sotto questa forma si scorge inoltre come a e b abbiano sempre valori reali o finiti pu rchè la leggo di trasformazione (lii) non èonlenga essa stessa degli immagioori, e purchè sieno continue le funzioni (Il) (llòji) e la (lii) stessa. 4NNO XXV, VOL. Iii .

6


r

a3

NELLE P.RO!EZTONI CARTOGRAFICHE

siru0ro •l)lEJI/,LE DEFòR'NtA'ZiòN! 2

ossia per le (X) : b' - r 2 I

lang 6a ==

(p,2 + q/h ,p_2 ) ,2

1

(PP,·+ IJ..1!) P ,r2 p· I =Y

I

rI

(pp, + qq,) cp,:r- +· ()-

P •?' I

r2 I

I

p2

r2

a2

p2

(p,2 + 7tJ q/;\ 1 (P,:r- + ip2 a2

l b2 -

,2

1

2

2

I

(XV)

r2 I

r

---i.

)

)

_

Calcoliamo ora il valore di 6'oc che dà l'orientamento dell'elemento lineare della prima superficie, che diventa l'asse maggiore dell'elisse di lfleforìna1,ione, sulla seconda. Si ha per ciò in generale dalle (ViII bis):

tanga= -

r

1!_ tana ~ 1· 1

PCj_

r,

<Y

tang ~ -

Se M, Mt l è un elemento li.nea1:e della prim.a sup.erfi~ie il quale ifa un angolo a colla M,T ' . dico cbe l'elemento corrispondente M, M12i sulla seconda super;fìc1e, si oHerrà abbass-ando ,da M (2J una .perpendicolareso~rnl'ass~ M,A, e eongitmgendo M, col punto M<2J, -dove tale perpendicolare mterseca l'elisse di deformazione. Per vederlo basterà provare che l'ancrolo YM M,2) = ~ è la ·trasfor11:1a.ta. dell'angolo a , qua.le risulta daite (,VIII). ' ' La Figura , pella costruzione fatta, dà la relazione: ·

'E.i

P,

tang M 12l M,A tang Mr2i,M1 A

tang (6'a - a) tang (6a - ~,)

ossia

= b

a

= b'

,d a cui:

b

ta.ng (Oa -

~,)

.

= à tang (O'a -

a) .

(a)

Le (VIII) danno per valore della tangente dell'angolo ·spondente ad a, la seguente e~pressione:

P,

~

corri-

+ <f.!p

'1 '

nélla ctuale ponendo = Oa si avrà il valore cli a cor;·ispondente, cio'è 6'a. Le formO'le (X.IV), (XV) e (XV bis) determinano completamente gli elementi e la posizione dell'elisse di deformazione sulle due su- ·. p·erfìcie che consideriarno. § 5. Es71ressione délla _m,assima deformazione angola1·e. - Occupiamoci ora delle deformazioni angolari. Sia perciò (Fig. 4") AA' B B1 l'elisse di deformazione nel punto M, della seconda superficie; M, X .ed M, Y rappresentino le tangenti t, t,1 , T, T/ a noi. note. . L'angolo X M, A sarà quello ,che abbiamo chill!mato Oa nelle ricerche precedenti, e se conduciamo la M, T per modo che, l'angolo T M,-A = 6'a , questa retta e la M, t,, alla meclesima. perpendicolare, rappresenteranno le tangenti T T' , t t' della Fig. 2", nella loro posiii0sne 1·ispétto ad M1A . 'Ciò posto , descriviamo col centro in 'M, e con raggio eguale ad M,A=a una circonferenza di circolo.

a

'I!.! tancra r r n tana~=-!-- -e) p p ' - tana r o

I

'

a+ <JP

1 ~

-alla quale associando la sua analoga :

·

E!. tana

tanaOa ~

6' +

CL!

?'?' c,a = +-!. _ ___ _ _:P._

PP tancr O' ?' l5 a I -

.L I

g_' ,p

avremo: tang (6a - ~)

!I · ;p,

(! ~ - ~ ~)

=

[tctng(O'a-a)l (·1

+ tang 6'a tanga)

(..!_\q2 n, +t p/ { p/ +p2 q,2r,2 +pq p/-1~• pP, q,r,2 )l(tancr , va ang a 1

i:>

p2,p2 + r2 • + ( -'--~) lana<> 6'a . tancr a r• i:J

)l

(b)


r 84

85

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

ST.UOIO DELLE DEFORMAZIONI

~ssia:

Ora dalla (XIV) si ha agevolmente :

a'

+ b' = p,2 p' ~ 1·,' p,! + ~ : p,2 q•

tang (6a - ~) tang(6'a -a) =

(XVI}

'I'

a. b =

a. b.(1 1

p

r (qp, - pq,).

I

p•

I

1'

(XVII)

q2P,2+ q,•.t 1,

Ed operando sulla (VII) come si operò sulla (IX) per determi-· nare Oa. , avremo per tang 6\1 i seguenti valori:

(I')

tang 6'a. 1

(P,, p q + r,,p, q,,, pr

=

(

P,•• q r, q. - - -P-,- -

p,• q•

tang• 01a.

+

2

r,·• ) tangO'a b a

,,.,

a. b (11

+ tang 6'a. . tang oc) ·

+ (''' P' ;:;:,: P.')

=v

uing

o·•.

tang •,

Per Ja (XVI) la (XV) s.i potrà scrivere anche sotto la forma:

/ a• - (~ + ~) r,•

tango O

!

,ossia:

- - - - -- - - - -- ---- - -- - -- - - q.' r,' + (•' _P? p';:; ,,, p,') tmgO'.(t,ng O'.+lmig•)+)

n

t

P, p p• P,

tang (6a - ~) = tang (Oa - ~.)

+• 1·,• q,•

Tenendo conto di queste tre ultime relazioni {XVI) , (XVII) , (XVIII) la (b) diventerà.: tang (8a. - ~) _ tang (O'a. - oc) -

(

+

p3

Dunque per la relazione (a) sarà:

p,'. p' + 1·,· p,'. ~...!-~--=--'-'-

a• -

f.' "t

S

q2+ q,21·,I+

+

p

=

a'- P,! pI P2 P, r,!

P,t

2 _

1

(XVIII).

•

+a

. tang a)

_ ab ( 1 -t tang 6'a . tang oc) - a2 (1 tang 6'" . tang oc)

• •+1·• .= (p,'p.q + ·r,'p,q,) -1 a' - ~ , ' p, r pr a -

+

+ ..

,

a-

e

p2

+ tang O'a

che è analoga all"ultima dello (XVIII).

r

p

I ' ) a•- pI I (<I!..+~ p> r•

j

Dunque l'elemento Jineare M, Mc21 , ottenuto colla costruzione grafica accennata sulla seconda superficie, corrisponde all'elemento lineare M, A'J (2l che sulla prima superficie fa colla M T l'angolo oc. Li sarà ora agevole di studiare le deformazioni (angolari. Consideriamo infatti (Fig. 4:8) gli angoli fatti da due elementi lineari corrispondenti M, l\i<2>, M, Mc21sulle due superficie, colla direzione dell'asse OA e poniamo Ml2l M, A = cp, Mc2J M, A= cp, • Fra le loro tangenti esiste la relazione: tang cp =

ba lang <p, ,

(a)

onde: tang (<p - q,,) =

tang cp (a - b) b tang 2 <p a

+

:(XIX)

Espressione della quale cercando il valore massimo si ottiene: a - b tang' <p .

O


.. NELLE!, PR©IEZ.IONI CAl\{r.OGRA.FIGHE

STUDIO' I/EL'LE DEFOR MAZIONI

86'

IfeUe. dne: dine~i®ni M~ Mi

da cui:

+

tang' q:,, =

0

,

M~P., .(Rig, iif), determii,nate suHa, 13r®"'

iezione dai due lati dell'angolo .2 rp,' che,subise.eiln,massimaidefoumfk iiene in, più·, si aiv1rà, d'1.l!llqlll,ei

(XX}

cui corrisponderà pelta ta} :

ta1'tg<f,'=

.

+

V

a

e sostituendo nella (XIX) ove porremo tangt=

+

poichè

·'51

<p, -

2 rp' = ,180 - 2'q:,,' .

rp,'

= fJ ,· verrà:

a-b 2 Va6.

Dunque (Fig. 5a) l'angolo i cui lati subis:~no pe'. effetto d~lla, proiezione le massime devi~zioni, e che sub1~a perciò I_a. ~ass1m~ deformazione avrà per ampiezza 2 <p1 sulla prima supeif1c1.e e? <f', Ila seconda e l'orientamento- dei. loro lari ris·petto alla dlrez1one ~:ll'asse mag~iore ÒA dell'elisse di deformazione è definito dalle r1r lazioni (XX) . · Dalle medesime e dalla (XXI) si deduce facilmente che:

2 q:,'

+ 2'cp,' = 1'80

i

<p1 -

2 q:,,'

= 2'b'

da cui: {i

rp' = 450

+2

rn'

-450 - .2~

T J -

come è rappresentato in figura . . . È poi chiaro che l'angolo che subisce la m~ss1ma . d?formaz10n~_in me1w, sarà quello i cui lati fanno con OA glt angoli <f' e 180 - 'P sulla prima superficie, e <fl/ 1180 - q:,,' sulla seconda. Tat'e angolo subisce l'alterazione - 2 8. Si osservi (Fig. 4/) che in generale: a M, M{2) cos <f! = M, M{2J Gos cp, M, M!2l sen rp = bM, M12>sen <f', ossia: a cos <p ---:: Rcc . COS q:,,

b sen q:,

=

Ra . sen' Cf',

- v-a. b. v

Ra -

sen 2 <fl· , 1(XXII); sen 2 T • 0

:to stesso valbre dF R.... si troverebòe per l'elemento lineare M, N, e per M,Q,, cosicché' la deformazione lineare è la stessa secondo i lati degli,angoli che subiscono la massim(l.,alterazione in più e la massima alteFazione in meno. Se la legge di trasformazione è tale che (XVII) P, r, (a ~' ..,... p q,),

= ,1

(XXIV)

sarà:

I Ossia, quando la legge ora detta. è. tale che le aref1 elementari ~anQ c.OI\S~rvate (~d, / · '11: ads .. bds), le qefor:mazioni linea,r.i sono nulle secondo le direzioni che subiscono le maggiori q~vj;:tiiol},i angolari. i G. Dir&.zioni.secondo le q_uali non- si ha, defa1·n:i,a.zione. linear>4. - Relazione fr.a le alterazioni lineari ed angolari secondo due diametri coniugati dell'elisse di deformazione. - SarÌ}., faoil~ tro." vare in generale l'orientamento degli elementi lineari, sulle due superficie. che co11sideri'amo, pei quali.non Q'è a]terazfon~ lineafe. Ponendo di/fatti Ra = ;J nelle .equazione (VII) e (IX bis) si troverà facilmente a quali valori di a e ~ tali elementi corris,p,ondano. Suppon1amo ora che l'angolo N, M, M" (Fig. 5a), formato da due etementi sulla prima superficie~ sìa retto·, dico che gli elementi N, M, , l\f, M11 corrispondenti sull'altra, sono due diametr1' coniugati dell'elisse di deformazione. S·e conduciamo infatti, le tangenti in M" ed in M0 alla circonferenza AA' B'B,' ed all'elisse ora detta, le medesime ipGontt~rannP..


88

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

STUDIO DELLE DEFORMAZIONC

'

l'asse M, A in uno stesso punto K,, e ci basterà pro;,are che N, M, · è parallela alla tangente M" K,. . ì . . Ciò risulta dal fatto che per la similitudine dei du~ tna~~oh re!t . a li N' K M e M11 H K, (simili perchè per esser N M, M = 90 , an~o , 1V " H) · à per ipoLesi, sarà angolo K N' M, = angolo K, 1 s1 avr· : N' K KM, M' H = H K,

() a

Ma per la costruzione colla quale si ~assa dagli elementi della prima superficie a quelle della seconda s1 ha: N'

K=b N,K

M" H.=

ed

E:M,, H

,

dunque per la (a)

N, K M,,H

=

KM, H K,.

Per cui anche i due triangoli rettangoli N, KM, ,M" H K, s~no si.,,1 .sarà parallela alla tangente M11 K, come s1 volea ID!·1·1, e la ' N' i,, provare. . . . Chiamando quindi R"' ed R"' +90 le lunghezze di due d1ametn coniugati dell'elisse di deformazione, e r l'angolo compreso, avremo le relazioni:

. . ·+ b'P, p' +r,•p,2 + R·"' +R·"'+9o=a 2

1 ·/ ·

r2

q,;

+ P/ · qlxxv) p 2

,

(per la XVI)

. .

R"' . R "'+90 sen r =ab=

(·) + (qp,-p q,) _ P, r, P. •

(XXVI)

1

(per la X VII): Relazioni che si possono agevolmente verificare ponendo nella:(VII) ~) per mezzo delle (VIII) ponendovi successivamente ix,= ix ed ix"= ix + .90.

ix

+ 90 , e calcolando sen y = sen (W -

(') 11 segno dovrà scegliersi per modo da render positivo il valore dì ab, come esso lo deve essere per natura.

.

89

.

La relazione (XXV) si trova dimostrata nel trattato sulle proiezioni cartografiche del Germain, pag. .2,17, pel caso particolare della rappresentazione di una porzione di superficie elissoidica di rivoluzione sopra un piano, e basandosi su di essa il -detto autore crede poterne dedurre senz'altro che la trasformata di u_na circonferenza di circolo di raggio infinitamente piccolo sia una elisse. Evidentemente, per definireun'elisse non basta la relazione (XXV), poichè è ancoranecessario provare che il p1;odotto R,, . ll "'+oo. sen y è costante qualunque sia ix , cosa che il Germain non fa. Nelle pagine che seguono quella sopra indicata, il detto autore, cita, senza dimostrarle, alcune altre proposizioni sulle deformazioni nelle proiezioni, pel caso particolare che interessa la cartografia, ma è errato il valore che egli assegna agli assi dell'elisse di deformazione, cosicchè tutte le formole che seguono darebbero risultati affatto erronei. N-on è sfuggita al lettore, l'analogia che corre tra le relazioni (VII) (XXV) e (XXVI), e quelle che legano le curvature delle sezioni normali fatte intorno ad un punto di una superficie curva, alle curvature delle sezioni principali ed all'azimut di quelle ·rispetto a queste. Nella presente teoria, l' elisse di deformazione gode di proprietà analoghe a.quelle dell'elisse indicatrice nella teoria di Eulero . Gli è appunto partendo dall'analogia della relazione (XXV), dimostrata dal Germain, per un caso particolare, collaformola di Eulero, che mi è naia l'idea che si potesse generalizzare la teoria incompleta, ed in parte errata, accennata dal suddetto autore nella già citata sua opera. Dalle cose vedute in questo paragrafo emerge come due elementi (Fig. .2a) MM', MM" , sulla prima. superficie, tali che a' -ix=90°, faranno fra di loro sulla seconda superficie un angolo W- ~ :_ y dato dalla relazione (XXVI), cosicchè un angolo retto subisce pel fatto della trasformazione di cui ci occupiamo, un alterazione r- 90° =~. e si avrà:

"'

COSu,

a. b =R R "' . "'+oo

(XXVII)

Ora il prodotto di due diametri coniugati di un'elisse è massimo


90

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

quando tali diametri sono eguali C'L cosicchè l'angolo retto maggiormente deformato è quello che corrisponde all'angolo dei due diametri coniugati eguali dell'elisse di deformazione. La (XXVII) prova inoltre che l'unico angolo retto non defòrmato· è quello che risponde ai due assi dell'elisse d~ deformazione, poichèpercos o', = '1 si ha, tenendo conto della (XXV):

a,

R a=

R a+oo=b.

L'orientamento e la lunghezza dei due diametri coniugati eguali dell'elisse di deformazione si ha dalle relazioni (XXV) (XXVI) facendosi R a = Ra +oo . Si ottiene così; Re==~·

I

(XXVIII)

2ab sen~ a sen re = a' +b' 2 V a'+ b'

b

'(e

COSr.>= v ~,

a+ b'

,i,

91

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

perchè essendo

§ 7. Alter();zioni delle lwnghezzee delle aree di g1·andef4za finita. - Colle formole che siamo andati deducendo, una volta calcola.ti gli. assi ab deil'elisse di deformazione mediante la (XIV;, ed il loro Ol'te~ta~ento sulle due superficie date mediante la (XV} e la (XVIII), è fac~le_ 11 ca~colo ~elle deformazioni lineari ed angolari degli elementi l_me~n comspondenti, tracciati intorno a punti omologhi di quelle m dipendenza della legge (III) di trasformazione. Il rapporto poi deJ!e aree elementari corrispondenti è dato dal prodotto degli assi di quella elisse, nel punto che si co~sid'era. Or~ si tratta di esprimere le deformazioni lineari e di superficie, per linee ed aree corrispondenti, di grandezza finita. . Una lin.ea appartenente alla prima superficie, a quella cioè che s,. tratta d, trasformare secondo la legge (Hl) sull'altra, si può definire con una relazione x(q,, w) =0

(XXIX) ~edian_te la q~ale e le (II) si p~tranno esprimere le sue coordinatern funz10n~ di una sola delle variabili q, od w , per modo di avere per esempio: I

d8

t! sarà> 45° e

= (dx' + d y• +d/)2 = x (q,) d q,

(XXX)

2

'(e

cosicchè la lunghezza di un arco qualunque di questa linea sarà espressa da:

'(e

sen - > cos2 2

J

q>

(') Diffatti siccome

n•,. + R',. +

s=

•• == cost.

Ra . d Ra + Ra + , 0 • d Ra + u = Ra .Ra+"

sia massimo è d'uopo cho Ot

+Ra+

00

dRa

=0

equaiiono Js quale non può essere soddisfatta conlemporanoamonte alla precedente senon si ha R =·R a

-4

a+••·

Il mmimo di u per la relazione

Ra . Ra + ,. sen r

corrisponde a sen r

(q, ) a q,

(XXXI)

Sul!~ seconda superficie invece, siccome in generale, ali' elemento d 8 , c?m~ponde un elemento ds, del!a trasformata della linea che cons1der1amo, espresso da

ma percbè

Roc. dRa +

i(

</>o

=O

tt

•

= cost.

= I , ossia a: Rcx ::: a , Ra + ., = b .

Ra

ds

così avremo: s,=

f

q>,

Ra

~., t

x (q,) d q,

(XXXII)


92

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

NELLE PROIEZIO NI CARTOGRAFICHE

dove <p,, q,0 , 1 sono i valori di q>, che corrispondono ·ai valori cp e <p 1 di <p, in virtù della legge di trasformazione (III) e della {XXIX). R« mediante la (VII), la (XXIX), la 2• e la 3• dell e{VI), elecaratleristiche p, 1·, p,, r, delle superficie che consideriamo espresse in <p, diventa essa pure una funzione di <p, cosicchè s, si po tra ottenere nella peggiore ipotesi mediante nna integrazione per serie, ma geornetri camenle i l problema propostoci è risolto. In modo affatto analogo si otterrebbe il valore dell'area della trasformata di una figura qualunque tracciata sulla prima superficie, poic.hè d A,= a. b d A dove evidentemente (Fig. 1°) '.

a ciascun punto delle superficie date, e variabile solo da plmto a punto, dovremo porre : d R'a -da- =0,

+

P/. P · q r,2 p, q, = O p,' p' ~ 1·,· p,2 p,2 q' 1·,· q,' 1· p'

cosicchè se q,, . dq,

.f(C?,W)

'ì'o

f,(-?,W)

p.rd w

(XXXIII)

sarà

f

A,=

dcp <p\

j

+

dq, I

j (l ) (q>,ù)

p. r. a. (O?, ù))

=

I \

(XXXV}

percui le quattt:o caratterisLiche.'p, q, p,, q,, della legge (III) si dovranno detennrnare per modo ,da. soddisfare le (XXXV) e le seguenti due equazioni di condizione: ·

J J f?,'

(XXXIV)

poi~hè all?ra iI valore di Ra che è in generale una funzione di rp e d1 w e d1 a , risulterà indipendente da a, ossia dall'orientamento dell'elemento lineare che consideriamo. È facil e vedere che perchè sia soddisfatta la (XXXIV} è necessario e basta che si abbia (VII): .

dA=prdq,dw .

A=

93

bd w

f (l)

dove p, r, a, b sono funzion i di q, e di w , f (cp, cll) , f', (cp, w) sono due linee tracciate sulla prima superficie, e che li <ni tano l'area A ed/(I) (,(Il le trasformate di tali linee sulla seconda. superficie ecc. § 8. Cowiderazioni generali sul problema che abbiam,o trattato. - Esauri ta così la trallazione generale del problema che ci eravamo proposto, facciamo sul medesi mo alcune considerazioni che ci sel'viranno di guida nello studio del problema delle proiezioni cartografiche. Le formole (VII) , (XVII) e (XIX) [nella. quale per <p si porrà (Fig. 4a)01a - a eperO'a, la sua espressione (XVIII) poste in correlazione colla legge (III}di trasformazione] ci danno modo di determinare la forma delle fun zioni che la esprimono, in moclo da soddisfare a prestabilite condizioni. · Così se vorremo che la deformazione lineare sia costante intorno

dw

=

dp, d <p'

(XXXVI}

che nascono dalla confecleraziono che p e q , p, e q sono le derivate parziali di dne funzioni di q, ed w (III). Ricavando dalle (XXXV} p q in funzi one, di p, e q, e sostituendone i valori nella. prima dell: (XX~YI) e !enen_~o conto ~ella seconda, si cadrà sopra una equazione drffercnztale dr. .2° ordrn e ai differenziali parziali, d~lla qu~le si potranno avere le espressioni di p, e q, in funzione, d.1 'P e d1 w o di una fu nzione arbitraria di queste quantità, cosicchè si potrà ancora fissare .a volontà una qualche altra condizione cui debba soddisfare la leMe cli trasformazione. · ' · GI~è appunto tratta.odo questo problema, nel caso particolare che la prima delle superficie date sia un elissoicle di rivoluzione e la seconda una sfera., che approfiuanclo della inde terminazione di una funzione a.rbitraria, ne de.d~rremo la forma per modo eh~ il rap~orto R.a s, mantenga sensibilmente eguale all'unità., sopra una estenSJOne d1 8 a 11O gradi in latitudine ed in longitudine. Ne seguirà un metodo generale per calcola.re gl i elementi di una.


,r-ete di trialilgo.li sfer@idioi sost·ituendovi uua, rete di tr,iaa.goli .sferici,, con tutta l'approssimazione desiderabile. t da osservarsi che quando la legge di trasformazione soddisfa alle e~.uazioni XXXV e XXXVI, gli elementi li neari che congiungono tre punti infinitamente prossimi sulléi prima superficie, e gli elementi omologhi <:. lJlll'altra, fo rmarno due triangoli ele:mJentari sirmrn cosicct.1è :Je l@ro aree saranno.ainoh'esse in rapport0 crostanne.ed egu;le ad R2 , ed i loro angoli ,rispetti•vamente eg,lJlal,i, qualwnqae s~a l'orientamento del triangolo ,elementar.e C'he wnside1~i,amo . Altrettanto potrà dirsi di due figure infinitesime qualunqlile, perchè le medesime potranno decomporsi nello stesso numero cli triangoli elementari omologhi simili, percui potremo dire che in questo caso la trasformata si compone di figure infinitamente pie~ ~ole rispettivamente simili alle corrispondenti figure elementari segnate sulla prima superficie. Ciò che varierà da punto a punto .sarà il valore

R=

p/ p'

+ 1·,· p/

P/ q•

+ r,' q,' p'

(XXXVII)

del rapporto cli similitudine. Praticamente,. e nel caso clell'elissoicle terrestre da trasformarsi sopra una sfera o sopra un piano, basterà che R val'ii mol to lentamente da punto a punlo, perchè fra certi limiti, si possa dire con una prefissa approssimazione, che la trasformata è simile alla figura -originale (''l (') t

e viden te, infatti, che il ,teorcma s ull'elisse d i deforma ziooe che non è rigorosa me ote

vero se non al limite, cioè qoando si para.g onano fra di loro i limit i dei rapporti !

s;. sarà

orat icamentc vero fra certi limiti anche .quando t,.s' e t,. s MM quan ti tà fin ite, e basterà perciò elle nelle relazioni fo nda me ntali (lVJ (V) (Vl1, sie no trascunhili rispetto ai termini in t,. :lW i terinini di ord ine supe riore . Ora, nel caso dell'elissoido terres tre, anche quando

q,,

.

.

tali quan ti !.à raggiungano 1 o 5 gradi in ampiezza,

.

1

. .. - • - · 1n t,. q, e t,. w non ra ppre-

dezza d i

pe

;r;;;• , ossia i 1; 00 di quelli in 6 cp Aw , e sappiamo c he in grazia della gran-. p, a ti.<p e t,. llJ = ± 5° rispondono archi di 550 c hilom. circa.

di r di r, e di

Ritorneremo nella parte seconda di questo studio, su questo problema di cui Gauss fu il primo a dare una soluzione, e che è suscettibile, cli esser trattato in più guise, e ne esporremo una soluzione semplice e di facile applicazione nei più delicati calcoli dell'alta geodesia. Se invece della condizione

porremo quest'altra: (formola (XVII) ] P,

r,

(q~, -pr pq,) =

costante

(XXXVIII)

associandovi le solite altre due equazioni (XXXVI) , troveremo una equazione differenziale ai differenziali parziali, la cui soluzione conterrà delle funzioni arbitrarie, 'cli cui·potremo dispo.rre per fare sì éhe la legge di trasformazione' (III) oltre al conservare un rapporto costante fra le aree elementari corrispondenti, adempia ad altre condizi oni,; quale sarebbe, ad esempio, quella della conservazione degli angoli secondo determ1nate linee, scelte su una delle superficie. . Per bi:evità tralasciamo alLre considerazioni che si potrebbero fare sulle possibili correlazioni fra le formole generali che danno d s,

ds = Ro:

dA d

A. =

a.b

e

tang (<p - <p,)

e la legge di trasformazione (Ili), e passeremo ad esaminare come si sBmplinchino tali forrnole, nel caso della proiezione di una porzione d'eHa superficie di un el issoide sopra nn piano. fContin1ia}

terrom,

se ntano ancor~ c he ~ dei termini in t,. 'P e t,. w , e di più è sempre possibile determi10 nare l[a forma delle (Ili) per modo che sieno nulle le deriva te di p , q, p' , q' rispetto ad ti) e q, per un dato valore di w e di tp, cosicché i termin i trascura tì sarebbero dell'ordine. A'P • ,

95

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

STUDI0 DELLE DEFORMAZIONI

L UIGI G11,ETTA .

Capitano di Stato rnaggio1·e Professore dt peodesia alla scuola dt guet'ra.


97

L~ TATTICA: DELLA Sl(I'UAZIONE

LATATTICA DELLA SITUAZIONE .Zur Ta1~1'1, det• Silualion von VRRPISSRa von -«u• tl e ,u Tagebucr, e e lt1e• Compagt1ie°Chef• ecc. Zweites und drittes fleft Berlin, Luckhardt 1880), ConL. v. niv. milit. luglio 1879.

. Disposiz-ioni che precedono l'urto della massa principale. - Al principiare delle operazioni non possono trovarsi a contatto che piccoli nuclei dei due partiti; le forze principali sono ancora lontane, distese su larga fronte in masse separate, le quali man mano si avanzano vanno pure restringendo gli intervalli . Il nemico è lontano: tale è la nota fondamentale della situazione; non manca pertanto nè il tempo per ponderare e risolvere, nè lo spazio per agire. Siamo ora alla vigilia della battaglia; i due partiti si trovano di fronte, le loro forze sono raccolte, e breve spazio le separa. La situazione è adunque pienamente cambiata: il nemico è là, non lo si vede, ma lo si sente; non si conoscono le sue intenzioni, ma sappiamo che veglia ed è pronto ad approfittare di ogni menomo nostro errore. Tutte le disposizioni devono ora portare l'impronta della d~cisione imminente; il comando supremo a questo punto avrà già deliberato, e i comandi dipendenti devono secondario con intelligenza sia di p·ropria iniziativa , sia con l'esecuzione degli ordini ricevuti. La maggiorè probabilità di successo sta per quell'esercito il cui capo vede chiaro nella situazione, ne apprezza giustamente le circost.anze favorevoli e contrarie, ed emana ordini precisi in proposito . La situazione è diversa secondo che la battaglia imn:;,inente è offensiva o difensiva . Vi sono però alcu~e norme generali applicabili in entrambi i casi, le quali non vogliono in alcun modo essere tra-

soumte,; la loro impo.rtanzai è grande i.n ognà momento, grandissima ailla vi·gilia de.Ha cllicisione1. lùaco, la 11ri!U.Cipa!Li. I O ID di com1 11ne inu~resse iJ conoscere, le disposizioni dell'aViveusar,io e il, celaue le propr.ie; ness\l1lJ maizo vale'l!ole a quest'uopo polrà esse,e tr,alasci11to. senza, gr:ave danno. 0 ~ Tener pronte le proprie, truppe per Jauci11rle improvvisamente su quei pn11Li dai quali. d-ovr,a,nno cooperare alla fleci,sione tattica; esse, sa,Fa,rmo quindi concentrate sulle sti;ade, da percorrere per giunge1,v;i, nel minor tempo . 3° Ingannare il nemico sulle• nostre intenzioni, e impedire il rapido conc~ntramento delle sue fonze; vialgono in pnoposito finti conoentramenti, movimenti ed attacchi. In generale bisogna tuovar modo di impiegare poche l'orze per tenere in iscacco grande quantit.à di forza dell' a-v~ersario. ' 0 .'~. Servirsi di tutti i la,voJli arti.fì.ciali che iL tempo . consente d,i compiere, sia per accrescere 111 re~istenza, sia per ritarda re•la marcia• delJlavversario . 5° Far concorrere tut.te le , l'or ze disponibil i al l'azione decisiva. tener soltlevaro lo spirito del le truppe, procurare non difettino nè le m1unizioni .nè i mezzi sanitari. All'opp'osto impiegare.tutti i mezzi che servono ad abbattere l'animo delle truppe avversarie·, come sorprese, allaJ1Ini, assll&i di convogli, minaccia ~ulle comurnicazioni . La trascuranza di queste massime, o la difettosa loro applicazione per parte dei' Francesi non fu certa,mente, senza influenza sull'esito, sfavorevole tielle giornate del ,t 4., ,f!6 e ,18 agosto. Ecco infaui come· si regolarono. Il comando supremo si contentò delle informazioni sommin,istrategli dalle spìe e dagli abitanti, e non cercò mai . di rompere il velo di cavalleria che copriva le masse tedesche; perciò ne, ignorava la di~ stanza. Non si curò di assicurare il t.rasporto ferroviario del 6° corpo da Chalons a Met.z, che fu interrotto, e al corpo di Mac-Mahon; fu fatto compiere un largo giro per giungere a Chalons. Nulla è stato fauo per ti-arre in inganno il nemico. 1 passi della Mosella avrebbero dovuto essere occupati almeno fino al compimento del .t.rasporto ferroviario; invece non 1 furono contrastati, anzi non :;i ruppero nemmeno i ponti . Si aspettò fino all'ultimo momento a compiere-- il vettovag'1amento, e munizionamento di Metz; si· agglomerò ingente massa di caTr.i· che< ritaTdo i movimenti dcr.isiv•i dAll'armia.ta1. 1

ANNO XXV, VOI. , 1 Il.

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LA TAT TICA

Esempio di contegno affatto diverso ?ffrirono ~ France~i stessi ~~Ile giornate di ottobre innanzi al combattimento ~1 Coul~1ers. Dec1s1 a prendere l'offensin1 contro il corpo bavarese mdebohto per la_ par~ tenza della 22" divisione da Orléans per Cbartres, che n_on s1 pote loro nascondere, essi non trascurarono nessuna delle massn~e accennate. I franc.s- tiretLrs furono rinforzati su tutta la 1:ronte, s1 a~operarono squadroni di esploratori per ~asconder: e assicurare le. disposizioni preventive; così prima che 1 Bavaresi avessero sentoie de!le disposizioni offensive, che contro di lor? si pre~devano, settan_ta ~r11la uomini erano già concentrati a meno d1 due g10rnate da O_rlean~: Per ingannare il nemico e includo a fare distaccamento ~u l~sc1a t~ una di visione del '15° corpo fra la Loire e la Saulclre e.on I ordmc d1 fare dimostrazioni contro Orléans. .. La linea fra la Loi1·e e il Loir fu rinforzata cnn opere campali mtese non tanto e celare le ,disposizioni offensive quanto a resp111gere le ricognizioni nemiche. Infine si fecero i più grandi preparativi per soddisfare ai bisogni •. . ._. _ occorrenti in vettovaglie e mnnizioni. Se tuttavia tali dispo~izioni non arrecarono risultati socld1:;Jacent1'. ciò :;i deve ancorn in parte al comando supremo, clie si mostr~ po, incerto e tentennante, e in parte all'attività spiegata dai .Bavaresi per parare il pericolo. La 2,2,a divisione fu prontamente richiarna_ta'. ~1uand~ per mezzo di una grande ricognizione operata dalla 2.a dm_s1o~e d1 cavalleria, si vennr~ a conoscenza del forte concentramento clt truppe che si operava dietro la foresta di Marchenoir: . . D1icspoS'izi,on;i tatt-iche precedenti ?kna battaglw difensvva . .- Tanto la difensiva sLrategica 11uanto la tattica hanno sempre per 1scopo la conservazione dello spazio occupato, sul quale si vuole imp~dire l'accesso al nemico, Tale essendo il concetto difensivo, tutte le disposizioni dovranno uniformarvisi , e se talora converrà operare ofieusivamente bisognerà guardare che non ne resti pregiudicato Io scopo principa le. _ Per quanto sia cresciuta l'eITicacia elci fuoco,_ ~on_ conviene per questo esagerare il vantaggio che può trarre la ddcns1va da una posizione forte, tanto più. che questo vantaggio non basta a compensar~ Ja difiìc.olti1 grande che s'incon~ra nell'apprezzQ.re . giustamente la si-, tuazione: il che è pur necessario per dare prontamente tutte r1nelle disposizioni che possono contribuire ad accrescere le probabilità di successo. È pure da tener conto che mentre per piccoli distaccamenti il terreno

. DELL A SlTIJAZIONE

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è uno dei piu importanti fattori di vittoria, lo stesso non avviene per le

grosse armate. Queste devono conformare il loro contegno tattico ad altre circostanze, sovente più importanti del terreno stesso, le quali dove fossero trascurate si correrebbe rischio, malgrado la potenza del fuoco ed il terreno favorevole, di dover cedere contro nemico eguale ed anche inferiore di forze. Dopo le sconfitte di Soor Skalitz e Schweinscl111del l'e;;ercito austriaco abbandonando l'offensiva, il 29 e 30 giugno 1866 erasi concentrato sulla destra dell'E lba in una posizione ritenuta pressochè inattaccabile fra Daubrawit.z e Jaromer in preYisione di una battaglia difensiva. La sconfitta di Gitschin e l'avanzare delle divisioni d'avanguardia del principe Federico Carlo bastarono per indurre gli Austriaci ad abbandonare la posizione scelta e a ri tirarsi P. resso Kon i<wratz. i!lù Il manovrare in difensiva con grosse masse 'è uno dei còmpiti più ardui che possa avere un generale, e la difficoltà va crescendo col concenLrarsi delle medesime verso un punto solo, Una sola divisione in buona posizione è benissimo in grado di resistere contro un corpo d'armata , quando essa conti S)'lll'attitudi ne di manovra della propria fanteria ed artiglieria, potendo con queste rinforzare prontamente i punti minacciati . Invece un'armata, anche tenendo in riserva un in. tiero corp~ può essere battuta da fo rze inferiori, se il coma ndo non riesce a conoscere il punto principale d'attacco tan to per tempo, quanto è necessario per farv i pervenire le riserve fre$Che, in buona formazione, per il momento decisivo. Le disposizioni prese dai Francesi a Mctz il 18 agosto corrispondevano pienamente alla situazione difensiva, e il terreno era stato molto abilmente rafforzato; ma essi caddero in errore circa il punto principale d'attacco, trascurarono di riconoscere il nemico, e non impedirono neppure che la loro posizione foss~ da Jni riconosciuta. Questi errori agevolarono assai l'opera dell'avversario, e contribuirono potentemente alla vittoria in sno favore. L'esame delle diverse situazioni precedenti le battaglie difensive nella campagna del 1870-7·1 porta a stabi lire le regole seguenti, che si possono riu,nere come fondamental i: 1° La scelta e l'occupazione conveniente della posmone non sono i piu gravi imbarazzi che s'incontrano in una battaglia difensiva; ben più. difficile è il rendersi conto esatto delle situazioni rapidamente mutabili, l'apprezzare le circostanze favorevoli e contrarie che ne risultano, e il dare prontamente tutte le disposizioni corrispondenti alle medesime.


DEl,LA S l'fUAZ IONF.

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2° T1Hte l!l mi.s~u!e <lhe si nifemscon.o particolarmente alla lotta rl~cisiwa .::1.6,l:UO del l)lassiino i.nteuesse, spe.eie se lu dif.c,;a è fatta sopra po~i~ione estesa . 3° Qijando la p,osizio.ue è so.e.l.ta. e proporzionata alla- t'orza non vuol,si trascttrare il coutin..uo <lo,ntatto coJ nemico, e l'osservazione delle disposizioni che prende. Per questo s'impiegano utilmente forti distaccamenti di cavalleria, sos.tenuti, quando sia il caso, da batterie, i quali staccano squadroni e spingono innanzi plotoni che battono la i'ironle, espl0rano e respja1gono le pattuglie. Il continuo contatto col nemico anche di n,@tte su tiìtL.e le strade è indispensabile. ,~ 0 Nella difesa di una posizione rafforzata non conviene por Pegola richiegere dalle tFuppe avanzate soverchiamonte prolungata resisteuza, eccettochè il guadagno di tempo debba serv:ire ad aumentare la probabilità del successo che si ritarda. n ritirarrsi ordinato delle tnuppe avaiizate è d'int.ere;;se ~tt~<!O e morale insieme; ma per effettuaPlo ciuelle debbono e.,1itare a tempo l'azione energica ed avvilnppante d1pl ne1,Uico, e impedire che si serri ti:oppo addosso per la lotta v.icina con (orz,e p11eponq!)ranti. Perob,è la nitirata si compia con or,.. dine ra d'uopo oominciarl11 iipnen(1 cessi la possibi li tà fli conservava ;;u,pe11iori tà 5ul nemico. · t)ll Fer tal motivo ohi n:on ha foria superflua nella posizione farà ))e1rn. a non spingere f:Ht,tcvia avau,ti. Impieghi soltanto cavalleria, la quale con l'arrne da fuoco è in g•Fado di sostenersi alquanto tempo. La fanteria tanto solo si avanzi, quanto è 00.eessario per sostenere la ritirata dHlla oavalleria. 6° La preparazione a difesa cl,i pit1 posizioni successive è solo giustific3bi le in cp1~llc situazioni nelle quali il vantaggio tattico deriva dalla success.iva resistenia, · 7° È necessario lasciare il nemico quan~o più lungamente si possa incerto snlle nostre i11tenzioni, e nello stesso tempo con dimostrazioni e piccoli attacchi di cavalleria e ar~iglieria stormu1ne l'attenzione, tenerlo preoccupaito ciuca la sicurezza de' suoi fianchi, indurlo a concentrarsi in false d.ireiioJ,ti, o alme1io ad impiegare maggior forza per la sna sicurezza. Qnesti finti attacchi s.ervii:ebbero pure a sviare le colonne 1} le batterie nemioho in marcia, quando queste accorressero al cannone senza l'tm.dmi&i c@nto se· esso conlispondn oppure no alla s.itnazione.. 8Q È necessarfo finalmente eh.e tut.ke le disposizioni speoiali ·dei :singoli co.rp.\ dà triuppa, COIJ\C posizioni da occupalìe, informazioni, lavori cfa eseguire, ordini riguardanti il carreggio, provviste di muni-

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zioni ecc., portino il carattere dì utJit-à e cMrispondàuo alla sittfàzione; quelle poi di interesse generale devono errianare dàl coman:d~ s~1pre1~0, e i corna~di d_ipendenti attendono · aU'esecuzione dei pa·r t,colari con tutta l'rntelhgenza e l'attiYit,à possibile, superando ostacoli, a~ro~tando pericoli é u·asclil'1rndo gli appt'esramèliti giù ctitnpiuti, ove essi più non corrispondano alla rilutata sittiazioàe. Jj)isposiz·ioni t'CbUfoh:e p1·etedent'i 1tna h'attaglvà ofllen.sir,a,. - La marcia_offens!va di un~ grO'ssa tlrmata rispt>nd~ anzitnuo allo scop6 strategico, e 11 va1it.agg10 dell'aggressore c5nsiste a~p'ulllo nel tniraf'e al medesimo senza €issare ol1bligaro· ad assoluto ri'guardo alle fot'zé dell'avversario; cioè: operando di ptopria ini~iatlva . Qui però rinMra avviene che nei giorni precedenti l'urto decisivo, la grande variahi liti1 della situazione richiede dispòsiziotii tattiche egualmente variabili e decisioni giornal iere continue, così per parte del comando supremo, come per parte dei comandi dipendenti. La grandezza dei risultati di ~ende S[~ecialmente dall'abilità dell'aggressore nel seguire da una parte· 1~ suo. chsegno nello linee genera li, e nel modificarlo dall'altra nei partrcolan secondo la situazione 1e le disposizioni dell'avversario. ~e. presc~·izioni_regolamentari riguardanti la costituzione dei corpi. tattici, la formazione dello co!onue, la I 11 oghezza dello marci e, il servizio di esplor~zio1~c e di sicurezza aon :;i potrauuo , empre scrupolosnmeute lapplicare, 111a dovranno esse pure piegarsi alle esigenze del mome11 to, e mod1fìcarsi secondo il procedere dell'avversario ed il pal'tic0late scopo dell'offensore. Le regole compassate e minute spionan:o le vie alla diramazione eleo-li ·ordini e agevolmente si seguono : tuttavia.esse non possono essere utili che per piccoli distaccamènti, e co~tituirebbero un legame dannoso per un grosso esercito che in tutte le situazioni dovesse attenersi strettamente al le medesime. Nelle guenc dal ,J 86(1. al •1871 nell'esercito tedesco fn semere stabilita qualche modificazione alle disposizioni vigenti in tempo di pace, e si lasciò maggiore latitudine .all'iniziativa dei comandi meno elevati . Rai'i perciò furono i c3si in cui le abitudini della pace trasportate nella grande guerra prufossero inconvenienti di qualche rilievo . Il grado diverso cli preparazione di un e;;ercito che rnove all'offensiva porta pure con sè la neèessità di allo!ltanarsi da certe forme o prescrizioni generali; lo stesso deve dirsi del carattere e delle altre circostanze particolari al medesimo. Un eserci to che possegga, comaudanti attivi e intelligenti , e gi trovi in condizioni eccellenti per l'offensiva e per la difensiva, con cavalleria atta a marcie celeri e pro1


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LA TAT'f!CA

DELLA SIT!;AZJONE

lungate, richiederà certamente tali disposizioni, che non converranno a quello che manca di tali condizioni e non sa fare in guerra più di quanto suol fare nelle manovre nel tempo di pace. L'esame delle situazioni precedenti alle battaglie offensive nella campagna del 70-'1·1 mostra la varietà grande di disposizioni e l'influenza loro sulle battaglie stesse. È pure utile in esse l'indagare sotto quale aspetto furono considerate ed applicate le massime stabi lite . in principio, e se a modificare là situazione abbiano concorso maggiormente i rapporti del terreno o le disposizioni dell'avversario, specialmente quando quest.i si trovò in grado di accrescere la difficoltà di esecuzione dell'offensiva contro di lui diretta con manovre opportune. Quantunque tali questioni siano di part.icolare interesse per il quartier generale principa le, esse non cessano per ciò di tornare utili a tutti gli ufficiali, specie poi a quelli che si trovano in prima linea, perchè la conoscenza !)Salta della situazione consente loro di concorrere più efficacemente al successo generale. D'altra parte le loro disposiziwi varieranno secondo esse sappiano che il nemico loro cli fronte non può tendere a decisione (~nergica, oppure c;he il menomo loro scopri rsi sarà pronwmente dal nemico stesso utilizzato a loro dann.o. Il carattere cosi spiccato che portano le marcie delle armate tedesche sulla Mosella dopo 1'8 agosto è dovuto appunto al giusto apprezzamento della situazione per parte di tutti. Si sapeva che resistenza ef-· fic.ace si sarebbe trovata soltanto sc;tto llfotz; perciò si potè trascurare la scrupolosa applicazione delle sol.ite disposizioni regolamentari, che avrebbe cagionato perdita di tempo senza alcun compenso; le divisioni di cavalleria furono scatenate senza pericolo, precedendo gran tratto innanzi ai loro corpi ; dietro cli loro la fanteria potè comodamente marciare senza bisogno di logoranti misure di sicurezza, e il quartier generale principale potè avanzare fin dietro gli· avamposti della fanteria. E dopo il 1~, quando il nemico era già concentrato innanzi a Metz, determinatosi il · passaggio della Mosella a l)reve distanza, si sviluppò tale attività tattica e strategica tanto dall e armate quanto dai singoli corpi, che mai si offerse ai Francesi il più leggero scoprimento che classe loro opportunità di battere qualche corpo isolato sorprendendolo con preponderanza di forza . Simile attiv ità si svolse poi per correlazione presso i Francesi stessi nel secondo periodo della campagna:; dimodochè contro armate come quelle che conducevano i generali della repubbl ica, malgrado l' energia mirabile delle truppe di.. prima linea, non si potè mai ottenere un successo offensivo decisivo ,

Gli ufficiali giovani e le truppe poco sperimenwte con fl essibilità sorprendentP si adattavano al le nuove situazioni; effetto questo della educazione intellettuale militare, che insegna come la forma . non sia scopo, ma mezzo, e come in guerra non sia sempre applicabile .nel modo con cui si è imparata; mentre lo spirito e )a disciplina sono sempre necessarie, e quando queste non rnan~hino, il capo può contare sulla devozione delle sue truppe, e ne trae · conforto a straordinarie imprese. Con,~idemzioni fìnabi. - Non vi è periodo della guerra che dia in pace tanto imbarazzo ad essere rappresentato e ad esercitarvi;:i, quanto il momento delle grandi decisioni; nessuna parte perciò della tattica che offra tanto inten-sse quanto lo studio delle situazioni prececlenti le battaglie decisive e delle disposizioni conseguenti, il qnale dove fosse negletto sarebbe cagione di gravi inconvenienti , sia perchè mancherebbe l'intelligente eoopi~tazione di tutti, sia perchè l'iniziativa dei comandanti inferiori non tornerebbe sempre opportuna. Si sono accennati degli esempi, e molti se ne potrebbero aggiungere, per mostrare l'insufficienza della pratica di pace a soddisfare alle esigenze della guerra, e il pericolo che si corre ad affidarvisi. L'insi,;terc su questo punto rimane adunque giustificato. I risultati che si deducono dall'esnmc compiuto :;i possono riepilogare nei {egucnti punti : 1° Le probabili tà di riuscita aumrmtano col concentramento di forze preponderanti, con l'approiìtt.are di tutte le circostanzr, favorevoli e coll'applicazione delle norme accennate in principio . 2° La cavalleria col presente armamento è in grado .di concorrere afficacemente nel periodo decisivo col mezzo dell'esplorazione, con dimostrazioni offensive, con finti concentramenti ed anche assumendo attitudine difensiva . . 3° Tutta la fanteria deve prendere parte alla lotta decisiva; nelle altre circostanze la situazione e· lo scopo -determineranno la misura del suo in tervento. Quando è staccata e non sostenuta ricorre a lavori ' di difesa per resistere a forze superiori; la ritirata tuttavia deve essere libera e compiersi prima della decisione. Puù ess(\te utile talora protrarre il combattimento sino alla notte. È necessario por freno all'inutile badaluccare agli avamposti; dinanzi alla decisione imminente può brillarne la scintilla che desti l'incendio. !i, 0 L'artiglieria che possiede azione efficace sui punti decisivi trova il suo impiego principale nella battaglia decisiva; prima di questa non conviene abusarne. In unione con la cavalleria ne accresce

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l.,A TATTICA DE LLA SIT U AZIONE

l:J. 1)0ten0a ,offènsi·va e diifensin, ·dà 11mg~ior colore •di 'Verità alle d1imbStrffz,imti, e il 'l'l emico udendo il cannone crede sempre aver di fronte forze ,maggiori . • ~1.> iper le gmndi .arlnate occorre ampi0 ·rischiarnmento; quesno diminuisce la difficoltà Gli ooncen,trarsi nel ·purnto e nel momento vohlto. Altri meYli, che egualmente servono, sono: coprirsi con forti aivangnardie; raHe:nta11e il procedere del nemico; passaggio simultaneo degli ostacoli; marcia convergente; pronto collegamento; largo sistema d'informazioni. 6° Il concentrarsi indietro, che in apparenza è più facile, si compie invece con grande cousumo di forze, ed è sempre indizio di qualche precedente er-rore . 7° Quanto pitì conoontrata è un'armata, tanto pin perfetta armonia deve esistere fra le vism del comando supremo, l'iniziativa · dei comandanti dipendenti e la situazione. Ciò che più tardi per errore, o per iniziativa inopportuna, si deve correggere va a danno delle truppe e del successo. Presso le armate concentrate gli errori si correggono con difficoltà, e il più leggero allontanarsi dal tempo o dalla strada ordinata può essere causa d'incrocia menti o ritardi funesti. Circa l'accorrere al cannone, è innegabile l'effetto dell'improvviso rinfranco che arriva; tuttavia conviene riflettere se il movimento corrisponda a'lla situazione, e nell' incertezza, è utile chiedere informazioni. 8° Gli avamposti prima delle grandi decisioni hanno l'importante incarico di esplorare il nemico col quale trovansi a contatto, e di opporsi alle sue ricognizioni. Se un'armata è sicura · da sorprese per la sua forza propria, può lasciare di tenere gran forza agli 11vamposti anche se il nemico è vicino e concentrato.

G. V. !\'I.

LIBRI E PEH IO D I CI

Raccolta·di fatti ed episodi i di guerra desunti dalle istori e ad aminaestra- . mento degli ufficiali in campagna. Colonnello PIETRO VALLE. - Firenze, Le Monnier 1880.

La tattica stu,liata eo.g li eseHa,1li. -

Il nome dell'autore raccom.:tnda da sò questo libro, la cui speci,a'le importanza apparisce a prima vista dal titolo e da lla fidn.cia che generalmente nasce nel veder trattata una difficile materia con l'autorità -di chi vaita lllughi studi, esperienza (~ lodate ptihblicazioni intese tutte al bene dell'esercito. Ed è buo'lla ventura che siasi riconosciuta da tempo l'utilità di far studinre i precetti dell' arte di combattere nella loro svariata applicazione, poichè lo sperimentare principii e teoriche sul campo del!a sanguinosa lotta riesoirebbe oggi assai più nocivo che in passato, a catisa del cara'L tere più colossale e'.'.pericoloso delle guerre odieroè. Però la difficoltà non consiste solo nello scegliere i fatti da l cni esame si passa a svolgere le nozioni dil'etti ve delle varie fasi del -combattimento, ma ben anche n·el coordinarli in modo che i criteri e le norme fondate $11 di essi. conservino quell'indispensabile legame, quel nesso razionale, sul quale riposa la cono~ccnzit :;cien,tifica. Infatti il vero insegnamento non può essere che analitico, e procedere per gradi dal noto all'ignoto, dal sempl ice e facil e al complesso e difficile, -concatenazione tanto più neces~aria a conservarsi nelle op1~rc di carattere sperimentale, quanto più si vuo.le sostituirle a quelle puramente teoretiche. Su questa cònsiderar.ione si potrebbe muovere qualche critica ai lavoro che esaminiamo , nel quale all'ordine didascalico ora accennato,


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LIBRI

si è preferita la varietà libera da ogni freno, perchè ritenuta pitì adatta ad appagare ed a far nascere confronti e rifl essioni, che una esposizione cronologica di episodi i. Ma conoscendo che il disecrno . delJ.o scrittor'e non è st(lto quello di compilare lin completo trat~to di tattica , si comprende che il suo libro è fatto per coloro i qua li n~n digiuni di elernentari ·cognizioni d'arte mil itare possono apprezzare gh ammaestramenti degli esempi, senza che questi ultimi siano collegati con una disposizione prost.abilita . E giova il dirlo che I' insegnare senza st.ancare l'attenzione, anzi dilettando, è il migliore ·dei metodi, quando lo si sappia usare, non trascurando nulla di ciò che più. interessa lo scopo cui si mira . Il far prima col pensiero una corsa nella storia delle guerre, tanto feconda di avvenimenti che àccenclon~ la fantasia ed il cuore, per poi fermarsi con la ponderata ragione ad analizzare le leggi, le cause, le modalità con cui si avve,rarono per d1::durre una norma, un principio, è forse la mio-liore edùcazione tattica che s1 possa concepire·. Perciò a buon diritto Verdy d~ Vernois, che si fece caldo iniziatore di questa scnola tutta pratica, gumse ben presto ad ottenere un vero suècesso, e tien saldo il campC> contro i sostenitori dell'ant.ico sistema :;peculativo. Ma vi ha pure di certo qualche cosa da sfuggire nello studio dell'arte milit.are applicata, ed è il particolarismo in cui è facile cadere se dai siuaoli casi non si sa elevare la ragione a principii generali, al libero~ illuminato criterio cbe deve avere ogni condottiero di truppe. Nel libro del colonnello Valle i precetti della guerra sono sparsi ne~li ~sempi, ~ quasi sempre a _questi ultimi seguono opportune operaz1on1, e saggi ammaestra rnent1. Forse · si potrebbe chiedere talvolta un~ c:itica più ampia, un'anali'si più minuta e tecnica di alcune operaz1on1 guerresche; ma ottenendo tutto ciò si correrebbe rischio d'in-· grossare_di troppo il volume, il quale agli altri ,uoi pregi aggiungp, quello cl, essere elega nte, portatile e adatto ad ogni ufficiale del nostro eserci~o. _No_n ~iremo P°.i ~he è _so)tanto utile, ma diletta a leggerlo, perche v, s1 ricordano latti glor1os1, non tutti coronati da successo, ma importan_ti sempre, molt.i dei qual i sono una imperitura testimonianza del pntriottis1110 che primeggiò nelle guerre della nostra inclipendenza.

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E PERIODIC I

..f.tla.s ,le l'Etn•ope uiilittiire dressè par E.

pita.ine au 81"'· régiment de ligne. -

DUBAIL, caParis, Dumaine, 1880.

Più. volte in qnesta l{ivista ci è occorso, rendendo conto cli lavori geografico-militari francesi, cli richiamare l'atten~ìone dei . nostri l~ttori sul grande slancio preso da tale genere di studi m Francia, dopo le tristi vicende della guerra del ,1870-7·1. Il nostro giudizio è ampiamente confermato dall'atlante do! capitano Dubail, atlante elle vi ene molto opportunamente a sostituire quello pregevolissimo, ma oramai antiquato, del Dnfonr, heno intesoper la' parte geogra fica dell'Europa. L'atlante del Duhail uomprende le carte seguenti : 13 Carta- rilievo della Francia ( carta ipsometrica), ·~" e 3a Carta della Francia ·fisica , politica e mi litare, t • Algeria, 5" Carta- rilievo dell'Europ.a centrale (carta ipsometrica), . 6a e 7a Europa centrale fi sica, politica e militare, s• Costo del Nord e del Baltìco-raccordamonto rra la Germania, l'Italia peni1isulare, 9a Peniso la Iberica, 10• Italia peninsulare, 1,1• Russia militare e paesi del basso Danubio. Come si vede, il Dubai l ba noi suo atlante inserito qnel numero, di carte stretta men te nece:,$arie allo stndio storico e strategico dei più notevoli teatri di guerra dell' Europa . Le carte, in complesso, possono dividersi in due gru ppi: ,t O carte ipsometriche, 2. 0 carte fhich e, politiche e militari. Prendendo · ad esaminarr~ il primo grnppo, ci occorre immediatamente di osservare, essere q nesto del Dubai I iI primo atlante fra ncese contenente carte di siffatto tipo. Dì ciò noi ne felicitiamo vivamente l'antorB, perchè colle carte ipsometriche, mediante la savià combinazione delle curvo orizzontali e di 1J,na scala cromatica di convenzione, si riesc<~ non ;;olo ad indicare con precisione i c.aratteri orografici del terreno, ma anche come suol dirsi a farLi saltare agli. occh·i,; vantaggio questo inestimabile per la lettura spedita delle carte e ·pel faci le e pronto apprezzamento dello linee d'ostacolo montane. Dal punto di vista doll'ingegnamento mi litare, non esitiamo poi


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E PJ;BJODIC I

Lllrnl

ad affermare, essere il sistema ipsometrico il più fecondo di risultati che esso si applichi sia a cani~ geografiche per lo studio di problemi strategici, sia a carte più speciali (lino alla sca la del1' 1I, ~5000), per l'analisi I.altica delle posizioni· militari. Coloro che hanno frequentato i cor8i della nostra scuola di guerra, ricorderanno certo, quànto felicemente fos~e ado1jer.-ito questo sistema, dal maggiore Perrucchetti, professore di geografia militare. Disgraziatamente, le carte ipsometriche rlO'n sono economiche ; per ..essete chiare esse esigono l'impiego di tari colori a forte gradazione e una :serie di tirature successive, clie ne accrescono rapidamente il prezzo. Contro questo scoglio .del l'eèonomia, ha precisamente, secondo noi, .urtato il Dubail le cui carte-rilievo 11céur'atamenLe eseguite, per quanto ha trauo alle curve orizzontali , difettano alquanto dal lato dei'coloi'i; troppo simili fra lotò e disposti in senso inverso alla comune consuetudine. In questo carte infatti le tinte più ,-cure eorrispondono alle zone più depresse men tre nelle carte ipsometriche tedesche, avviene pre, cisamente 'il contrario. Oltre al confondersi fra loro, i colori poi sono pochL di gui-;a che l'occhio non trova differenza fra le masse Alpine ·8 i monti del!' Alvernia, del Limosino, ecc. Le carte del secondo gruppo, sono impresse a quattro colori: ciò che permette di inserire molti particolari, senza discapito della chiarezza. La oro-idrografia delle diverse regioni è disegnata con molta .accuratezza, in bist.ro sfumato per le tnontagne, altopiani, ecc. <1d in bleu per le acque. Il sistema stradale è tracciato nieno completamente e non sappiamo in verità trovare il motivo, che ha indt>tto l'autore ad omettere le strade ordinarie delle zone piaue, limitandosi ai :valichi montani, segnati poi con linee così sottili, da essere qna,-i impercellibili, in mezzo a qut'llle masse di bistl'o. Miglior consiglio , sarebbe stato, secondo noi, delineare tutte le principali arterie della rete stradale ordina.ria e utilizzare poi per crueste il colore rosso, sostit.uenclo il nero per le linee di confine e per I.e trosse scritture. La rete ferroviaria è essa pure assai. incompleta: e ci sorprende, per · esempio, il non vede.re marcata neppure iu costruzione la ferrovia ,della ri va destra del Rodano, ultimata fino dall'anr10 scorso nel tratto Givors'-La Vou lte; lo stesso dicasi della linea St. Pierre d'AlbignyAlbertville, essa pure inaugurata da quasi un anno e nqn segnatà ·. sulla <·a rta. Tacciamo per brevità di altre linee francesi ed estere màl sel?nate od ommesse.

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1 P\W.li fQ~tifir..a~i, .coropa,tibilr,ne4te colle scale delle varie carte, sol),Q V!l,tmresentiit,i cç,n esa\(#z,za ,suffl~iente: s.olo a'{FQl)1mO desiden110 ve(~~i:e per. es~i imriega~Q i) color nero al)zicb~ il blc1i, r;he · non ri!\/l.lt;l. al,l~a,st-anza e faoi lme:nw si cqnfon<lr- colle acc{ue. Nu~la poi di particolarf:l abbiaimo df,l ossiwvare per le $ingoJe cane. li la voro (lei capitanp Dubail, DOA è scevr.o di men.~e, nè da ca;r,it,QDQ&WP al)biamo i:isparmiate le critiche, le q,uali . in gr,an parte trovan,o la lo\'O prin1,ipi1le gi11~tif1cazione nel carattere esserlzialmente, eçonomico di. quest.o a~lante. Le correzioni d'altronde da noi su.ggerite• sonp poche e potranno esiìere fatte con fl.'cili.tà in Ltna nuova edizione . Quanto alle 2 carte ipsometriche, 'QOi invitiamo vivamente il ca-pitano Dubail1a cambiane la spala cromatica e ad aumeutare il ))11 mero dei colori invertendone la distribuzione ; eqn ciò apcrescer,à forse il prezzo de\l'atlante, ma renderà un grande servigio agli st.1\.,. diosi di geografia i c~nali deplora110 nellf,l cartografia mi.litare francese. l'a~s0Juti1 mancanza di carte ipsometriche. T.etm\neremo q1wsta 1:a~segna t1·ibutando al c:apitao.o Qul)ail lJ.!l tilr tiwl\ lodp p~r aver ejli sap11to <;()n\inuare con affetto ec,l in mei1,o aHe m~Hi.itlici our,} d~lla vita neggimen~ale, gl i st.ucli initl'Oipresi a) la so.,1J,ol1t milita re superiore. I

1'1nnuel de stratégie, avec cartes et plans, par le lieu -

tenant colonel d'Infanterie

J:I.

C. Fix. -

Paris, Dqmaine,,.

1880. ),'\Hili\(1 di un 1nauu<ile port;Hile di s,ti:ategi.a può esseire, a uo,;tro parqr,e, a,s,;(l.j contest,at.i;t. O.i tt\tti i rami dcll'ane _militare, l;'l strategia eviden.tomente ò l'unico, i cui precetti i'ion occorra di applicare li per lì ed a guisil di fotmol e, nei singoli c11si che possono ad un uffiçiale presentarsi, d1~rai1te la "Uerra o. le "ràndi manovre. Un aidc-me,'f)io-ire di tattica, di . . !!> ' " logistiQa, di la.vori del genio ecc;. può es&-ere in mille circostanze utilmente consultato; non ci scmbr.i si possa dire altrr.ttanto, di nn SOl'Jl - miirfo <li stJìategia. J::1\clus.o dunqu<;i il campo delle applic(1zio.ni pratiche, l'autore di un siffatto manuale non può proporsi altro scopo, se non <J11Cl10 di age-


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LIB RI

volare lo ~tudi_o della storia militare e della geografia strategi ca, con,densan~o rn piccolo volume la nomenclatura stra tegica ed i principali p'.·ecètt1_dell'arte della guerra. Ma nella calma della propria camera ·d_1 ~tud10'. ovvero nelle !arghe discussioùi delle scuole militari supe- , nor1, sara davvero possibi le fare a meno dei classici militari limit-andosi a citarli e studiarli col solo aiuto di un formulario? ' Premessi q~testi nostri particolari apprezzamenti, non possiamo disconoscere che 11 colonnello Fix ha dimostrato nel suo lavoro una cono~cenza non comune dell'arte militare e dei grandi scrittori, dei q~iali e?l1 _ha. sa pu~o assai bene raccogliere i precetti accompagnandoli con c1taz1om storiche bene appropriate. I~ manuale è diviso in 8 parti: Nella prima si riepiloaano i pre·Cett1 '.~nd~mentali dell'~rte della gnerra . La seconda parfe 'abbraccia tut.toc10 c_h ? ha r~pp_orL1 con la stra tegia e con la tattica propriamente dette ~ c10e. tea~n d1 operazioni , poli tica della guerra, punti strate?1c1, Ime~ eh d_ifesa ecc. Nella terza parte si. danno le nozioni più 1mportanl.i relativamente alle basi cli operazioni , fronti strateaici e ·-dislocazioni strategiche. La quarta parte è consacrata alle line~ d:operazione; la qu inta ,1lle comunicazioni per via ordinaria ferrata fluviatile e_cc. La sesta tratta dei piani di campagna. ' ' Quest.J sei prim i capitoli comprendono la parte puramente teorica della strategia e costituiscono il manuale propriamente detto. Essi cons~ano sopratutto di brani di Napoleone, Jomini, Brialmont, Via] ecc. brani che l'~uto'.·e ha saputo inquadrare in un mosaico generalmente a~sai ben~ nusc,to. ~,a settima e l'ottava parte formano una appenchce-non rnd1spr,nsabile al manua le e riflettopo il sistema di difesa del Belgio e la campagna del ,f815. ~ o!vol iamo _alla p_ar~.e_ottava la ffuale può avere ancora qualche in·teresse per gli ufficiali Belgi so ltanto, inquantochè dopo· le memorie di Napoleone, e cli Grouchy ed il classico libro del colonnello Charras cre<l!nmo co'.npl_e~o lo _studio originale di quella celebre campagna . Diverso _g111d1z10 no, dobbiamo portare suHa parte setti ma , Ja quale sia per chiarezza d'esposizione sia pr,\ soggetto è oltremodo interess~nte. Non . ~i. può int:atti nr!gare nè l'utilitil, nè l'opportunità di un r1_assu~to chiaro, preciso e scevro di polemiche politiche, del sistema ,difensivo del Belgio, cli questo piccolo e laborioso paese che trovasi « tra l' incudine ed il martello». Cos_treLti n~i l_imiti di una ~reve rassegna, ci dispiace di non potere ,per disteso nfenre la descr1z10ue che l'autore fa di tale sistema e

i;;

PER IO DICI

U1

dell'importanza delle sue piazze e linee fluviatili: bastino le conclusioni : « Supponiamo una marcia offensiva dell'esercito francese attraverso « il Belgio per attaccare il nord della Germania. Noi lasceremo ai Te« deschi la cura cli combatte1:e questo esercì to limitandoci a fare di<< mostrazioni nelle sue · linee cli ritirata. << • • • • • Se :;;iremo obbligati ad abbandonare le nostre pos1Z1oni ,e dell'interno del pz,ese ci ritireremo dietro lo Schelda e la Demez, la rr bassa Dyle e il Hupel, dove terremo testa al nemico». « ••... Se l'esercito dovesse ancora retrocedere, esso rit.ir1webbesi « nel quadl'ilatero formato dalla Schelcla, il Rupe!, la Nèthe ed il • canale d'Hérentals a lìne di difenderne i passaggi. A questo scopo <r si costruirebbero teste di ponte a Boom e a Duffel. Così si darebbe « tempo ad Anversa di terminare i lavori di difesa e completare i « suoi approvvigionamenti. <r L'esercito provando un nuovo rovescio, occuperà le posizi'oni esterne « del campo trincerato . . ... . « .... . Nell'ipotesi di una marcia offensiva dei Tedeschi attra« verso il Belgio le cose all'incirca procedefebbero in mpdo ana<r logo ». L'egregio au tore non manca poi di indicare i lavori cli fortificazione che sarebbelo pur necessari a rendere comp leta la difesa del Belgio: e dopo avere esposto il vasto piano del Hrialmont, che vorrebbe fosse fortificato il grande quadrilaLero Anversa-Licrre- Malines- Termonde, indica un nuovo dispositivo assai più economico per organizzare le difese avanzate cli An,,ersa. Questo dispositivo comprenderebbe per primo scaglione i forti Waelhem e Lierre; quindi i forti di Ruppelmonde, cli Schootem ed alcune teste di ponte su l Rupe!, sulla Nèthe ed altre opere accessorie. Namuf' e Liège sulla ì\'.Iosa dovrebbero pure essere mu11ite di nuove difese. · Passerà tempo prima che questi voti del Fix e di altri distinti ufficiali clell'esel'cito belga possano essere realizzati . Una corrente assol utamente ostile alle spese mili tari si è manifestata da qualche tempo in quel piccolo regno, e i lavori della Nèthe, come quelli dei forti della bassa Schelda e delle fort.ificazion i della 1\-fosa, sebbene energicamente difesi dal ministro della guerra, generale Liagre, sono stati disapprovati dal Par.lamento. <r La generazione attuale è stata guastata da ci.nquant.'anni di pro« sperità e di fort.una veramente straordinarie; (disse e non a torto questo generalé alla Camera dei deputati) « la sorte delle armate si de-


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E PERIODICI

u cideliii sul nostro te1ìri1,or10 e quando si verril ad ~tll conwonirnento, si tratterà senza di voi, si disporri1 di voi, e voi sparirete dal no" vero delle nazion i. E ciò sarà giusto perchè nel nostro secolo di " ferro nn popolo che non sa difendersi non è degno di vivere ». K

l',ler ntrftn•ge.,,iillse Stiefel~ ( Lo

stivale conforme la natura. Considerazioni anatomiche e fisiologiche) del colonnello.-medico dottor STARCICE. figlio , 1,880.

Berlino, Siegfried e

Dire in succinto le molte cose pratiche e giuste, che l'autore espone nel suo opuscolo, è quo,si impo.ssih(lo: Le une sono così strettamente legate alle altr1e, la Jìguro anatomica del piede è cosi immedesimata colla costruzione della scarpa, questa con quella della forma ,i della misura, la misura col movimento del piede e della gamba ecc. ecc.; il tutto poi ò così condi to di erudito lfOtizie su esami di piedi bianchi e negri, di coosiderazioui fra statura e lunghezza rlel piede, fra peso del corpo e larghezza della pianta , di confrouti Fra il piede ideale scultorio e quP,llo reale, di riflessioni sui piedi piatti ed altre imperfezioni, cli consigli contro le deformar.ioni le più frequenti, di frizzi s11poritia ll'in dirizzo rloi figurini. della moda , di proposte dal lato igicmico ed altre co:;e 1noltc, clHi davvero 11011 rioscirebhc spremerne il succo, sem~, riportar1tc intir)re pagine, tanto più che il libro, e Cl' ne dispiace è scritto tutto di un finto, senza alcuna divisione della materia . La questiono della ctlilzatura per il militare è, senza forse, la più . importante fm C[tìante riguar4ano il suo corredo. Lo stato deplorevole dell'osercito di Bourbaky, quando entrò in Svizzera, spinse la Confederazione ad un intiero c~,mbiamento del suo sistema di calzatura; e scbhen.e si trauasse di una eser:cit.azionc di pace, la rivistn dell'imperatore a St!'assburgo, mostrò l'urgenza di pensare a stivali meglio adattati. Tutti sanno a quali calam ità va incontro una truppa male calzata. pratica America e la non meno positiYn Inghilterra fecero tesoro del Qapitolo vbe dedicò a .questo soggetto il dottor Moyer . nel

La

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suo libro; ,, La giusta fì gnra del corpo umano nella sua conservazione e nel suo sviluppo ,, stampato a Zurigo noi 1814. LoStarcke, professore d'igiene militare all'accademia di guerra a Berlino, rincalza l'argomento e deplora poi, che i medici in generale, quegli militari in parti1,olare, apprezzino così poco cli soggetto. Vorrebbe che ossi ovessero esotte cognizfoni "sulla conformazione del piede delle loro truppe, sul modo di ottenere razionali forme per scarpe e sulla costruzione di sti,•ali ben adattati" · Anche su questo particolare, dice egli, il medico deve sa per procedere in guisa profilatica . Non si deve avere prima calli, piedi piatti e piaghe per poscia guarirle con stivali razionali, bensì questi cleYono fare evitare quelli. Abbiamo accompagnato l'autore in tutti i suoi ragionamenti. Ci auguriamo che i fru tti della sua esperienza non v:idano perduti e si seguano i suoi consigli; consigli che l'esimio nostro Mantogazza non cessò di darci.

{La cucina militare a vapore e lo stabilimento di bagni). -

Die 111ntt,,1•-Dtiui1-,fk:t'iclie und B,,,ie-Anst,dt .

Capitano A. Di NERÉE. -

Berlino, Mittler e figlio, 1880.

Anche la preparazione del vitlo per la truppa non sfuggi al miglioramento, verso il quale in questi ultimi tempi si avviarono tutte le discipline militari. Nessun provvedimento però contribuirà tanto allo scopo speciale, quanto l'introduzione delle cucine a vapore. Esse hanno in loro favore l'esperienza di molte guarnigioni; perfino Yecch i ufficiali che osteaaiavano <1ue,;t'innova1.ione, dicendola pericolosa, di difa0 fi cile attuazione e costosa, hanno dovuto inchinarsi all'ottima prova che esse focel'O ovunque furono stabili te. È certo che se esistesse sia pure un lontano pericolo d'esplosione, non potrebbesi pensare a disporre le caldaie in locali occupati dalla truppa. :Ma la caldaia sistema 1< lloot " per unanime decisione cl i tutte le auLoriti1 tecniche, o~re tn_lì guarantigie cli sicurezza che la si può collocare, senza temer-c d1sa~tn, anche in ambienti sopra i quali è alloggiata la truppa, pure che siano coperti da una forte intravatura o da una vòlta . Macchinisti, fochisti cli locomotive o caldaie d'ogni genere, fabbri· ferrai tecnici o no, potranno in breve tempo impararne il servizio.· L'impianto, so si tratta di una caserma di nuova costruzione costa ANNO XXV. VOL. Jtl.

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meno di quello occorrente per le cucine ordinarie; se trattasi di adattare questa noviti1 a cucine in uso, l'economia di combustibile ed i vantaggi d'ogni genere che le vanno uniti, compensano in breve la spesa fatta , La facile pulizia della cucina, la cottura indiscutibilmente più pronta , l'impossibilità di bruciare le vivande, una più saporita preparazione dei comme$tibi li, la grande economia cli carbone e legna, ed in ul timo la comodi tà di far servire il vapore ad alti;o oggetto, come per bagni, lavanderie, riscaldamento di locali ecc. le danno incontrastabilmente il primo posto, fra tutti gìi spedienti fin'ora adottati in sostituzione dei primitiYi metodi . L'opùscolo è diviso in MS capitoli, dei quali 2.6 sono consacrati alla descrizione delle parti che compongono la cucina, incominciando da lla caldaia e dal manometro per giungere al serbatoio di condensazione ed all'apparato d'espansione. Cinque parlano dello stabi limento di bagni e gli altri del personale, del servizio della caldaia, ch\lle spese di costruzione, del servizio di cucina e di quello del locale bagni , ccc. ecc. Insomma chiu.nque voglia formarsi un'esatta idea dell'applicazione del vapore ai bisogni domestici del soldato, trova nel libro ampie notizie, per crna11to l'autore domandi modestame11te perdono d'essere entrato, lui laico, nel tempio della tecnica riserbato ai sacerdoti . Una breve sinossi non può certam ente seguirlo passo passo. Ci limitiamo a raccomandare più specialmente l'opuscolo ai nostri abbonati del genio, certi che t.roveranno in esso preziose notizie, e tutte convalidate da coscienziosi esperimenti ed osservazioni.

Die gesclilossene Sclilticlitr,•ont ,~nd das G1•1e1,11ensyste11i. (L'ordine continuo di combattz'r,iento ed it

sistema dei gruppi. Studio tattico sopm le proposte fatte ·per corregge1·e i di{etti della odierna linea di combattimçnto} del maggiore A. ROSSETTI V. RosSANEGG. Teschen-Prochaska, 1880. I regolamenti tattici~si accordano nel volere la prima schiera dell'ordine di combattimento costituita da una linea continua di cac. ciatori, rinfrancata a quando a quando da sostegni, e seguita da nuclei più numerosi.

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Tale · forma non soddisfa alle pre~enti esigenze del combattimento. Si piega forse dovunrrué al.le for_me del . terren?, ma . è d~bole ~a~ ertntto e mentre manca d1 consistenza in quei punti nei quali . e ~ecessario uno sforzo maggiore, in altri ove vi è ~1oco o punto h1S00'IlO di truppe, le espone ad inutili sacrifìci . tuoco !~gora presto <ft~esta linea uniforme; i sostegni e le :iserve cluamate a ri~sang~iar~~ non trovano altri intervalli per prendervi posto, se non quelli fatti d,11 proiettili. . . , . ,, , Gli uomini di uil reparto s'mconlrano tra quclh d un alt10 11:}~aito e l'azione del ·comando si esercir.a con una difficoltà sempn~_mag~10re; mentre collo sparire delle riserve, sparisce ogni mezzo per imprimere una certa direzione al combattimento . È ovvio il riconoscere i mali, non così l'additare i rimedii. Non basta il rimettersi alla istruzione ed alla educazione delle truppe, e lo sperare che l'ahitndine acquistata negli esercizii valga ~ corrergere i difetti cli una formazione disadatta Dll'esigenze del combattimento. Colla breve ferma, poca fidanza_ è da por'.·e nelle a!Ji~udini e ~ell1 l'orze morali , per evitare duran~e ti combattiment~ g_li mconvernent delle formazioni; val meglio correggere le formaz1om stesse. A questo mira l'autore, il cni concetto è supper~iù il seguent: : .· Ogni posizione è costituita da un complesso d1 punti topo?iafic1 i quali han~o una importanza tattica _Più ? 1~e~o gr?nde. Essi sono i pu'.lti cl'àppcggio del difensore, e gli obb1ett1v1 deUa.ttac~a~te. · Per difendere o per attaccare uno di questi punti !l mm~mo dell~ rorza è la compagnia, e la conservazione o la conqmsta ~1 uno d1 essi esi&e io s~iluppo di tanti fuochi. quanti nel caso d1 co~hattimento "possono farne tre uomini per ogni passo di fronte ; be~ mt~s~ tenendo conto delle perdite successive. Perciò ogni compagnia agira sopra una fronte di settanta passi . . . . . Tra le compagnie correrà l'intervallo d1 2.00 passi, e~ituval_e~te a quello che occuperebbe una compagnia chiamata _sulla line~ d1 lnoco per schierarvi$i in una densa catena. Ogn~ bauaghon~ q~~mdi avrebbe una fronte di 51~0 passi tenendo conto dei 2.00 passi cl mtervallo da I battaglione vicino. , . . . .. In tal maniera alla linea continua d01 cacciatort, sarebbe sostitu_ita nua linea molto più solida cli c~mpagnie . disposte in ~ui_sa da agir~ compatte e da sviluppare uno sforzo corrispondente a_ll elletto, _eh~ d,'. esse attendesi. Tra qum,te due compagnie, come Ira I due bastioni d1 una linea fortificata può, spiegare tutto il suo fuoco una ~ell_e com~ pagnie del grosso, e rimanere ancora una delle compagme m ogm

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battaglione in mano al proprio comandante per parare alle ulteriori esigenze della lolta . Le compag11ie dì prima linea sono poi come altrettanti capìsaldì attorno a cui svolgesi ìl combattimento. Nell'azione offensiva formano la base dell'attacco; ogni compagnia nel muovere all'assalto lascia addietro un plotone, e tutti qne$ti plotoni appoggiati a solidi punti costitu iscono una linea adatta a ricevere le truppe in caso di rovcsc;io e ad arrestare l'insC'JUimento . Nella difensiva sono l'addentellato e la base delle riprese offensive, senza le quali non vi è difensiva che valga . Se ora vulgiamo lo sguardo a quanto è succeduto nelle passate guerre, o se analizziamo l'anda mento delle nostre eserci tazioni, troviamo, che in esse le fanterie raggiungono lo sc;opo per mezzo di una lenta e sanguinosa marcia in c;ui a poco a poco conquistano successivamente vari punti, ognun? d_ei qua~i ~·orm,~ la base per la conquista del punto più avanzato. I fau.1 stessi Javor,scono e danno <[Uasi l'idea della manovì·a a grnppi; si tratta di ridurla a sistema, ed è merito dell'autore di averlo fatto. Non è possibile nei limiti d'una rassegna lo spingere ,Jltre l'analisi del libro in cui sono minutament.e esaminati tntti i problemi relativi al sistema preconizza to, ed è perfino indicato il metodo, secondo il cruale le truppe dovrebbero essere istruite con 24 esercixi successivi . Devesi però affermare, che · il còncetto svolto ·in questo libro sarà come il punto cli partenza di nuove idee per l'impiego delle fanterie, snl campo di battaglia, e pel loro ammaestramento .

BeU1,e ft .euni jrlilita,·- Woclienbltitt 1sso. -

2° e

3° fascicolo.

La fone d·i 1·ecliitamento austrn-wnga1·ese. - Sono noti i fieri contrasti parlamentari prodotti dalla domanda del governo cli prolungare per altri dieci ann i la legge scaduta co-ll'anno ,1878. Sembra , che Ja campagna di Bosnia ed Erzegovina, malgrado la sua poca importanza, abbia offerto tanto campo ad osservazioni ed esperienze, che i preparativi per la revisione clell'inticra legge stll reclutamento, non sieno ancora terminati. Questa legge è sorta indubitatamente fra mezzo ostacoli d'ogni genere. Da una parte l'aspirazione della monarchii, a

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conservare il suo posto di grande potenza, dall'altra le penosissime angustie finanziarie, le interne vicende politiche. La campagna del 1866 im pose all'Austria un arduo còmpito. La preponderanza militare della Prussia spiccava in sì chiara luce, ch,e nega1·e la superiorità del suo ordinamento diveniva impossib ile. Germania, Russia, Francia, vantavano piedi dì guerra , ai quali l'Austria coi suoi 60G ,'247 nomini portati suì campi lombardi e boem i, certamente non era pari . Eppure l'accasciamento morale, che nei popoli tiene _dietro ad ogni sconfitta ed i 2920 milioni cli fiorini di debito dello stato, facevan sì , che da ognì dove, dalla stampa e dalle camere, dal popolano e dal rìcco si gridasse: « tregua una buona volta alle spese di guerra )> e si sognasse un esercito di milizie. La lotta fra i partigiani dell'unità dell'impero cd i federalisti accresceva le difficoltà della situazione militare, tanto più che una nuova organizzazione avrebbe richiesto un considerevole aumento dei 73 milioni di fiorini accordati all'azienda della guerra nel 11867. Finalmente il patriottico Deak, la vinse sni radicaW ungheresi (i quali acconsentivano la sola unione personale coll'impero) e la comunanza politica e mi litare fu stabilita coù10 principio fondamentale delle nuove relazioni fra l'Austria e l'Ungheria . L'esercito ris~ntì naturalmente di questo stato di cose, tanto più, che fra l'opposidone magiara serpeggiava il clesiclerìo di un esercito separato. Ambi i regni doveano somministrare il loro cont.iogeute cli reclute in eguale proporzione dì abitanti. , Tutta-vìa l'Austria per fa r accettare all'Ungheria la sua legge cli reclutamento dovette c;onceclerle che la Janclwehr col nome cli HonvedArrnée, dipendesse esclusivamente dal ministero di Bucla-Pest e che senza ·il suo consenso essa non potesse mai essere chiamata (salvo grave urgenza) a prestare servizio fuori dai confini del nuovo regno . transleitano. Quest'accordo, ebbe per logica conseguenza una tripartizione delle forze militari, imperocchè la concessione fau,1 alla lanclwehr ungherese dovette estendersi anche a quella del rimanente del!'im pero. Più che altrove quindi, fu d'uopo cercare con ogni mezzo 11 fondo della potenzialità militare nella parte ascritta alla ,1a linea o per meglio dire nell'esercito comune. Il principio fondamentale della nuova legge fu l'obbl igo generale del servizio militare. Dodici annì d'iscrizione ai ruoli con tre anni di permanenza alle bandiere, terminato il ciclo e supposto il 4: °lo dì perdite annuali, doveva dare, secondo i calcoli preventìvì, una forza di guerra di 1,16~,000 uomini . Con tre anni di ferma per tutto il 1


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E PERIODICI

contingente, il piede di pace sarebbe necessariamente salito a 345,000 uomini senza tenei· conto dei vincolati a ferma m;1ggiore. Le finanze però erano ben lungi dal concedere una sì larga scuola per la gnerra ; l'n giuocoforza ricorrere agli sped ienti. · Si idearono le così dette « reclute della landwebr » ossia si costitui questa milizia solo per la metà di. vecchi soldati , mentre l'altra metà invece era data da uom ini aventi appena un abbozzo d'istruzione cli otto settimane. In ultimo il 11O0 / 0 del contingeutè annuale, fu dr.stinato a formare la riserva di complemento, la qnale in tempo di pace non riceve istruzione. Il servizio doveva essere obbligatorio per 3 anni sotto le bandiere, per 7 nella riserva e per 2. nella Jandwehr. Totale 12. anni . Gli twmini cli complemento dovevano restare per 1O anni disposizione dell'esercito di prima linea e per 2 della Jandwehr, rechi.te della landwehr farne parte per 12. anni consecu tivi. Il contingente annuo di 'l'.120,000 uomini era da incorporarsi come segue: 95,n~ alla prima linea, 110,000 .nella riserva di complemento, e gli ultimi H,52.G nelle rec!Ltte della lanclwehr. Ne sarebbero risultati 800,000 uomini di prima linea, 80 ,000 di riservisti cli complùmen to, e ·1 (1.5,2.00 reclute della lanclwehr. A questi , per ottenere il totale in 256, 100 uomini, vanno aggiunti 1'.2.,400 dell'H e 1:2° anno cli servizio delle riserve cli complemento e 98,500 de1I',t 1° e 12. anno degli uomini ascritti alla prima linea . Nella Jandwehr quindi gli uomini istruiti stanno pochissimo o punto istruiti come 5: 8. Tali erano in comp lesso le proposte del governo (it), proposte che appena appena ponevano l'impero a parità di condizioni militari colle altre grandi nazioni . Dopo aspri contrasti (nei qual i spicca caratteristico il grido d'ammonizione gett.ato all'assemblea dal polacco Ziemialkowsky: « I nostri padri quando gli Stati vicini reclutarono forti eserciti permanenti, non ne vollero sapere, per paura che riescissero pericolosi al la libèrtà; co,ì JM ' amor di libertà, perdettero questa insieme all'inclipendeTJza ») il progetto governativo fu in massima accettato. Si stabilì. cbe avesse una durata provvisoria cli 10 anui. L'esercito è costituito di 80 reggimenti di fanteria, di 40 bauaglioni cacciatori, 4,,J reggimenti di cavalleria, '12 reggimenti cli artiglieria di c~mpagna e tz battaglioni cli artiglieria di fortezza, :'.l reggiment.i del genio, 1 reggimento pontieri e 36 squadroni del treno.

I reggimenti di fanteria sono composti di 5 battaglioni, dei quali i due ultimi sotto il comando di un tenente colonnello, coi quadri del deposito di complemento, sono permanentemente di stanza nel rispettivo distretto di reclutamento. In pace il comandante compie anche le operazion i di leva. In guerra i due battaglioni costituiscono un altro reggimento di fanteria da impiegarsi fino dal priI1-cipio della ostilità, perfettamente nella medesima guisa come qualsiasi altra truppa di Jinea. · Analogamente, ogni batt.aglione cacciatori ha una compagnia di riserva presso il deposito cli reclutamento e queste formano in guerra altri 1O battaglioni. Presentemente le potenze europee, facendo astrazione dalle landsturm, hanno il seguente piede cli guerra:

1

1

1

a

1

0

1

1

1

0

1

(1 ) Per brevità abhiamo ri portato le cifre concesso o n on le proposte. Il governo chiedeva annualmente ,1520 uomini di più in la linea ed altrettan te in meno alla landwe hr.

1

Esercito permanente

Landwehr

Riserva di complemen to per l'Italia milizia territ,.

600,000 2,HG,800 Russia . 600,000 senza gli irreg. 1,689 ,000 300,000 1,2 15,000 ,, ,208,000 Francia 300,000-I' 6120,900 ,1 ,076,2.00 311;200 Germania . I a,10,000 1,0·16,'.2.00 Italia 698,000 2M,200~ 423, ·1oo.vfi nesettemb. 78 2.99,3,(8 95,000 800 ,000 Austria-Ungheria I

1 1

1

Totale

3, 046,800 2.,889 ,000 '.z,72.3,000 1,8·15,000-1' 2.,004,300 2,2 1,200 1,375,300"' •I ,,tD(k,3 18 1

1

Uno :;guardo a questa tabella dimostrativa, pone in Ioce l' inferiorità relativa dell'impero, inferiorità che andrà crescenc~o mano mano le altre potenze completeranno il loro organamento . E quindi naturale che il governo tenda ad ottenere dal paese condizioni che lo pongano in grado d'aumentare il piede di guerra, di meglio costituire !a Jancl,vehr rispetto all'istruzione, infine di togliere al sistema gli inconvenienti coi quali è nato . 1\fa non credè ora propizio il tempo di chiedere al paese nuovi sacrifici e si limitò a domandare la provvisorietà per altri 10 anni . InLanlo si è riunità nella primavera 1819 una commissione a Vienna sotto la presidenza dell'arciduca Alberto, dagli studi della quale si 1

(') Gli asterischi indican6 la forza attuale. L'organica del Sismondo dà li totale dell'e· sercito italiano (anno 1879) in 966,.720 fra prima linea e milizia mob ile.


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presume che il nuovo anno militare clell 1mpèrò porterà molte innovazioni. Le scuole mili-ta1'i lvi" eqitita.z•ione in Prussia, .,tu.stria e Francia. Cooie di guerra in guerra il cùrnpito della cavalleria diventò sempre più difficile, così aumentò la diligenza e l'accuratezza della sua educazione in pace. Anche l'equitazione fn oggetto di speciale attenzione e per accrescere l'amore a questo esercizio, per avere .capaci istruttori ed ottenere un eguale insegnamento in tutti i corpi, furono istituite le scuole militari di cavalleria. In Prussia la prima scuola d'equitazione fu fondata nel 18 17 con sede a Berl ino . Nel :J82.0 fu mutata in squadrone d'istruzione, il quale venne soppresso nel ·1 84-9 per far posto alla scuola cl' equitazione a Schweclt. Nel 4866 questa venne trasferta ad Annover ed il suo nome cambiato in quello cli Tst'itnto ·111Jilitcire d:i eqll'itciz'ione. Una cùriosa particolarità dell'istituto è l'equitazione di caccia. Nel 1866 il capitano del 4 3° reggimento ulani di Boyenburg le diede origine coll'istituzione di un circolo d'equitazione di caccia . Col tl'ibuto annuo dei suoi membri (2.0 dollari) fu comprata una piccola muta di cani cd acquistati tre cavalli por pinchìeri. Questi ultimi chiusa la stagione si vendevano. Allora la caccia a cavallo consisteva in semplici caccie a trascico (Schleppjagden) , vale a dire che la selvaggina era rappresentata da un pezzo di carne attaccata ad una corda, che un pinchiere montato si trascinava . dietro com~ esca per la muta .· Così· riesciva facile suborciinare la scelta del terreno e deoli o ostacoli da vincersi, all'attitudine dei cavalli e cavalieri. Erasi preso in affitto circa un miglio quadrato di suolo così svariatamente coperto da accoppiar~ il faci le al difficilissimo . Lù slancio degli ufficia li acquistù le s11npatie della corona. Il re assegrtò alla nascente istituzione 2000 tallari annui, ordinò che il fitto del t!~rreno fosse pagato dalle uscite straordinàrie e concesse tre cavalli cleìle regie scuderie [)'Cr il servizio dei pinchieri disimpegnato da tre sottufficiali allievi dell'istituto. Ora che da tutti è riconosciuta l'utilità di queste caccie per rendere svelti e arditi i cavalieri, il numero dei cavalli da pinchieri è portato a H~ e dal 15 agosto in là all'istituto si caccia tre v,Jlte per settimana . Le caccie a trascico si alternano con c1uelle date alla selvaooina che . · 00 , a~bonda nel recinto, ed ogni allievo v'interviene almeno una volta per settimana. Questi esercizi diretti da un capitano, maestro d'equitazione hanno la preferenza su qualsiasi altro servizio. 1

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E PERIODICI

LIBRI

In Austria la prima scuola d'equitazione ebbe origine in WienerNeustadt nel ,1808 per volontà dell'arciduca Giovanni. Egli voleva che si rialzasse nell'esercito l'arte del cavaliere, caduta in basso a caoione delle frequenti guerre cli quei tempi. Nel 1850 con altro indi;izzo però aprivasi la grandiosa scuola d'equitazione in Vienna. In essa tutto quanto ha tratto a quest'arte, non esclusa l'alta. scuola e lo allenamento, viene insegnato durante un corso biennale. In Francia l'equitazione di scnola fioriva già a metà del secolo anelato. I re essendone entusiasti, essa si acquistò fama europea. I cultori di quest'arte anelavano a Versaglia, come gli scultori ed i pittori si recavano a Roma. Ma se l'equitazione di scuola (totalmente scaduta durante la rivo- · luzion~) era colà al SLlO apog(:)o, quella di campagna v~ era al.tr~ttanto trascnrata. Solo sullo scorcio del decorso secolo, 1 cavalli mglesi importati e le corse, fecero ricredere i Francesi dai principii stabiliti da Pluvinel, la Gnerinier, cl' Abzac ecc. La numerosa cavalleria richiesta dalle guerre napoleoniche più d'ogni altra cagione , mise in ·uso le lunghe e naturali andature del cavallo ecl il colonnello Bohan, il di Mell'ort, il •D'Auvergne furono i primi maestri cli equitazione razionale. Una delle prime scuole fu quella di Sanmur. Fondata n~l 1771, sciolta dopo due decenni di languida vita e quindi ristabilit.a / essa acquistò riputazione solo negli ultimi tempi. Risorse pure (1793) la vecchia scu_ola di Versaglia, la quale riforniva. di ficiali l'esercito, unitamente alla scuola dei paggi, alla scuola cl, eqmtazioue cli S. Germano ccl a quella ·mantenuta dal comune di Parigi, tutte quante istituite cla Napoleone. . Dopo il 1830 rimase la sola scuola di Saumur. Nel 1853 ~ nel 1860 ru variato il suo ordinamento interno. Nel 1870 fn sc10lta; quindi ricostituita nel ·187'.2.. Il comando n'è ora affidatp al generale L'Hotte. 1

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01•gt1'H,

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1Jlilitu1·-1vissenscluiftli<,lien 'Jfe1•eit1e.

l'omo XX, fascicolo 6 e

'1.

Saggio di un metodo cl'•insegnamento sul ser1ri.zio dli sicurezza pe,~· ~a (anter•ia. Tenente colonnello barone S.u1s- SAMADEN. - Il serv1z10 di sicurezza e quellq d'informazioni non sono due rami distinti l'uno


dall'altro. Le pattuglie spedite per avere notme, accrescono la sicurezza delle truppe ferm e od iH marcia tanto quanto i drappelli che le circondano . Questi disimpegnano il servizio di sicurezza difensi vo, quelle l'offensivo. Come qualunque altro insegnamento, anche quello cli sicurezza richiede una progressione sistematica, ben ponderata in precedenza ed adauata al grado d'intelligenza· dei discepoli. Quanto devesi insegnare è gi11 conosciu to . Trattasi di sapere come deve essere insegnato, con quale estensione e con quale progressione. Il miglior metodo è di determinare il soldato per mezzo di domande a fare un esame delle condizioni , del momento e spingerlo ad agire conforme la sua persuasione, aspettando pazientemente se sa trovare da sò la giusta via oppnre se gli abbisogna consiglio. L'insegnamento deve tenersi nei lim iti cli quanto in guerra puossi chiedere ad .un sottufficiale e dirsi utile se entro quesLi stesc;i limiti ottiene risultati. Sebbene il servizio cli pattuglie sia la parte, più malagevole del servizio di sicurezza e per eseguil'io ci voglia più criterio o maggiore intelligenza, pure dcv' essc!'e insegnato prima, perchà senza pattuglie, non puossi immaginare nè · il servizio d' avamposti nè cruello di marcia . Leggere e orien tare alla meglio una carta, abbozznre uno schizzo primitivo, sono condizioni indispensabili per imparare il servizio di pattuglie. La coltura letteraria dei sottutnciali è in generale troppo scarsa perchè nei loro rapporti possano fare senza ogni sussidio grafico. Di passo pari con quc!\t' istruzione va r1nelln di riferire a voce e per iscritto. È essa il soggetto costante delle scuole invernali; Riferire esattamente è tal cosa, da impegnare la riflessione e lo studio eziand io dcli' uomo istruito. S' insista perché il sottufficiale prima pensi ciò c.;he deve rapportare, poscia il come deve riferirlo. Quando penserà logicamente, quandoil suo criterio sarit fortificato e le sue facoltà intellettuali svegliato, allora gli esempi pratici applicnti gradatamente nè coinpletcrnnno l'attitudine cd anche in guerra si potrà affidargli molte di quelle missioni, le quali malgrado la loro semplicitit, richiedono non poco acume militare e contribuiscono grandemente alla sicurezza delle truppe in campagna . Saggi sul servizio sawitar·io delle potenze ocC'identabi e della Russia. J)imostrazione della nece..çsità di 1in' organizzazione speciale per la gue,·ra di montagna. Colonnello medico M1cH1F.r.1s. - Nel 1813 l'ordine del giorno per la battaglia cli Li psia diceva laconicamente: cc La si.azione principale di medicatura è situat.a ali' ala sinistra presso Zwcukau ». Da quei tempi il servizio sanitario ha fa tto grandissimi progressi e si è posto all'unisono coi sentimenti umanitari della mo-

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E PERI ODICI

LIBRI

d' montaana esso è ancora là dove, derna società. Solo per la guerra i , a\' "10 'collocava l'ordine del per la poca importanza allora conco-,,sao i , . . o del oaenerale Scltwarzeuberg. , a101n · d• ,,;•.o dell'mvno o . 1· a'torno il § 2.3 del~' Jswuzwne • ••• Consi'derazion, • 1879 Tene1~te colonnello IloEKLIN. C . Ro . . . . . ,.,· S1.•l pro9eltato canale d~L Panamci. - ap1tano Comwnicazion • ooLFO PoTrnn.. . .. . • Ua g?ierra 1877-78. Traduzione Raccolta d'i dociw1ent1, tu? e1i i rn . E . wd i e, kaik di AcR11En ~m1H-r- FEl'\01. dell'opuscolo S1 . ctu ia ~ Nili e dei, t?·eni di sanità neg~~ L'opern delle i . 1·. ambulan..e na I isnltati ottenuti nelle . 1878 79 Dottore PAoto M.rnoAcz. r . ·1 ann1 , - . 10 d l sistematico impiego delle ferrovie . ~er i guerre dal 6~ al ' _a . ·,,. i fecero si che anche il nnmstero trasporto degli am malati ~ dei lm ~t ' . ente a prepararlo 0crià nella "t nll'anco penso senam , della guerra an-,, ro-u o . . · ·e nel più breve tempo . . . t , )erte le os t1li tà potesse agu . . pace cli guisa c1e a~ . . . . lo! crenere trnre la C[u1st1one . · Jos-cro le 1st1 tuz1om e o , . . Per mo1tep 11ci c1ie . "' · . d' , e cl' accordo i preparativi, necessitava altri studi, tra~Lan~os1 111 po~rcn~e elci tesoro pubblico. 'bT 1·sia co e esi•r ,, ' sia coi prcsnm1 _1 ' . ,1:,og~1,,. . , ·i;icamenle le trattative avLe società forro\'ml'le abbi e\ iarono ~all ·: . tempo di pace c1· d a proprie spese, gia rn viate, accettando i a attar\ 530 carri merci per gli ammalati ed e conforme un tipo presta!J1 ilO, l ' ·tario Dichiararono ancora . . . 66 . per il persona e sani '1agoni o.;· del totale del• ma-• 1 feriti e . . t 11,mero rrraclaUtmente a1 5 O eh portare ques o I ~ , . L'aclattarnento dei carn ir·i per I avventre. ' ' teriale in uso e ela cos I~u "' li te Alle pareti frontali' in conte m porte co oca . · 3l cousi.ste prin~'.P nobili (•I) di comunicazione fra carro e iregru per ass1cu1 ai vi 1 ponti 1 . • e\' fincsu·e in tutte e . <> , I ' ne di spall1ern ,o apertuui t . . ) c.arro comprese e ca.e . ' . .1. ( 4 per treno samtano . Il ·a· ione ili scale poitall i . . li pareti, ne a prcp~1 z . . " o dei letti portatili, ne a nell'applicazione cl i carrncole_ pct soste~nf mli dei carri infine nel . d. .·celle per rnarossare 1 o ' . . prcparazwne I assi . , <> drato rosso per la croce dt G1dipingerc nelle po.reti e_s~Ct~e un_ qua . nel numero indicato clal di mobilttnz1one 1 vagoni . nevra . 1n caso .· .t' nelle stazioni ove esistono ministero del!a ?uw:a, _ven.goul o rnt;omt)i.ono in breve tempo l'aofficine ferrovrnne pnnc1 pali' e qua , ·: P1·eparato · . . dattamento gia della ventilazione, credendosi· Si studiò accuratamente la ~111st10nc_ ' ·1 t ri Per quanto tnt. . cl1e fossero necessari apparati venti ao . a prio·l"l,,

_m:~ . .

l

0

. . iscendi per 10 pol' te, somministrat i (l) I ponti di comunicazione, le spal~1ere ed i_ s_ol T tari .

dalla ferrovia, sono conservati presso l magau1111 m1 i

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LIBRI

E PERÌODICI

tavia il risult.ato possa meravigliare, pure sta di fatto << che nei carri merci durante il movimento, a cagione degli interstizii, delle aperture praticate e della porosità del legno, si _stabilisce una sì abbondante ventilazione naturale da potere fare a meno degli apparati artificiali ». La quistione del riscaldamento fu risolta adottando la stufa l\'Ieidina. Ogni trono sanitario consiste di 119 vagoni seguentisi così: Dopo il tender un carro bagaglio ('1), come carro cli sicurezza, 6 carri ammalati, ,1 carro medici, 11 carro provvisioni di cucina, 4 carro cuci11a, f carro per il porsonalo di sanità, 7 carri ammalati ed in ultimo un carro magazzino. Tutti, meno il carro bagaglio, sono in comùnicazione fra. loro. Ogni carro ammalati ne trasporta otto; quattro letti sono deposti sul pavimento, gli altri quattro sono applicati superiormente in direzione longitudinale. · Organizzato il servizio sanitario sulle ferrovie, si pensò a stabilire ambulanze navali per utilizzare le principali vie finviatili. La commissione scelse i llarconi di rimorchio, appositamente costruiti dalla _s,oci~Là per il traffico dei cereali. L'adattan:umto è fatto a spese dal .bilanc10 della guerra. Ognuno dei setto legni destinati all'uopo riceve nei suoi dne piani 8 letti per ufficiali e 1132 letti per bassa forza. Farmacia, cucina, magazzini, locali per il personale san itario ed infermieri ecc. , insomma tutto guanto è richiesto per il benessere degli ammalati è provveduto. Per I' inverno v'è in ogni locale una o due stufe M:eiding a venti lazione. Il servizio sanitario navale appena preparato, ebbe occasione di mostrare la sua utilit~i. Per la campagna d'occupazione della Bosnia <~d Erzcgo:ina furono mobilitate sei ambulanze fluviati li. Le prime · quattro spiegarono la loro attività per molti mesi, le ultime due furono soppresse dopo poco tempo . Per l'adattamento dei barconi ci vollero 7 giorni. Essi trasportarono e mantennero per più o meno tempo 2992 feriti e 10,2.28 ammalati. Totale 12,5:20 feriti e ammalati . La nuo1Ja legge dello stato 1nag_gi01·e genemle francese. Delle mancanze dlÌ, uffici-ali <1i rise1"oa nell'esercito inglese. 1

w aJe11,nJi Sbo,•nik. -

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(I) Questo carro non è specialmente accomodato.

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Puntate di maggio e giugno.

Note sulla, f'orti~cazione campale. MAzuKIEWITCH. - L'a1~tor_e, pro~ fessore di fortificazione all'accademia Ni~olù,_ riepiloga 1~ lez1?~11 da lm fotte l'anno scorso alla scuola stessa. E utile formarsi un IClea del metodo suo. . . r principii fondamentali della fortificazio1:1c campale s?no_ cosi -~och1 e semplici che agevolmente si potrebbero imparare dai_ g1ovam,. ma j libri di fortificazione sono così assiepati di pedanter'.e che _nescc toro ostico ritenerne le regole; i termini astrusi, cstranm . ali~ lmgua, coli cui esse sono espresse, la massa di cifre che le imprnzano e complicano, fanno sì che le dimenticano poco dopo aver subito .l'esame. Inoltre passando nel dominio dell'arte, cioè alla loro apph~azione ai casi particolari, queste, regole devono esser~ ·sottopo?e ad 111numerevoli modificazioni. - E egli possibile che I trattati contemplino· tutte queste modificazioni? No davvero : i.I sap~re ?ius~ament~ applicare le regole fondamentali è affare di pratica.' cli ~lntudme e si acquista mediante uno studio speciale degli avven1men:1.. .. L' insegp.amento perciò della fort_ifica~ione dovreb~~ dIVJd.ers, m clu~ parti cioè: ,10 Regole fondamentali clnare _e semphc1_ qua_h cruelle d1 un reaolamento di esercizii, e 2° Applicaz10ne a dati cas1. l\'la s> Je fortificazioni oltre ad essere costrutte devono pure essere ~ifese; è mestieri dunciuc calcolare la loro guarnigio~e, la proporzione fra Ja fanteria e l'artiglieria, la quantità delle riserve ccc. epperciò bisogna aggiungere un.a terza parte cioè: difesa ed attacco delle opere. . . Codesta distinzione è tanto vecchia qu'anto la stessa fort1ficaz1one; ma la maggior parte dei tratt.ati si occupa minnta~:nte e c~uasi esclu· siva mente della prima parte, la cui conoscenza e rnsuffic1ente senza le altre due; onde le regole da essa date restano lette~·a m~rta .. La questione dell'adattamento della fortifi~azione a1 van casi, ,e molto più quella dell'attacco e dife:;a, sono m gener~le, se 1~on, affatto trascurate, trattate superlìcialmente; e ciò si spiega, pmche se il delineare profili e tracciati a tavolino di pende_ dal~a !'antasi~ del_l'autore e non ammette limiti, il piegare le fort1ficaz1om a dati casi, il conoscere i mezzi di difesa e di attacco, :;econdo le circost.anze, si impara soltanto coll'esame critico di fatti accaduti. Siffatto studio della for-tific.azione richiede però un tal lavorìo e una


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LIBRI

,I

E P ERIODICI

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Occiipazione della Bo.mia. - Dagli, appunti di un testimonio oculare - (articolo primo) - K. P . Sg·umrdo generai.e all' opern del Mi~iìstero della gu~rm . dt11~(J;nte l'anno 1878. - Rileviamo da questa mteressaute relaz10ne I dati se-

t~le cognizione degli altri rami dell'arte mi litare, da non essere pari alle forze di tutti; ed è perciò che l'ingegneria militare costituisce una special ità fin da i tempi remotissimi, e come i Romani 250 anni A. . C. avevano i loro metatore.s, così ·gli eserciti moderni hanno il corpo del genio. Ma ciò òon vuol di re che la for tificazione abbia a restare terrn incognita agli ufficiali che non appartengono al genio; ben al contrario, col· sistema attuale cli comb11ttimento la conoscenza della fortificazione· campale è indispensabile a tutti gli ufficia li, abbiano essi la direzione superiore o stieno nelle fi le. In q11:1l modo dunque conciliare le due opinioni in apparenza contradditorie'? Lasson nel libro: Der Krieg fiir wcihre 1(1·iege1· dice che l' uomo di guerra deve sapere tanto quanto esige da l ui il posto suo; ma i11 pari tempo ha da essere in grado cli esegiii1'e tutto ciò che wrli ç) deve sapere ; quindi l' insegnamento della for tificazione deve essere fatto secondo la specialità delle diverse armi. I trattati cli fortitìcazione ora esistenU per gli ufli ciali di fanteria e cavalleria prc5entano un indigesto cumulo di particolari superflui per le armi non speciali e mancano _di ciò elle per esse è i l vero indispensabile. Vi sono affastellati a josa disegni, regole e cifre; ma invano in cerca d'un ·metodo raz,ionale d·i ag-ire delle t1·uppe di fend/!lnti ed attaccanti . In qualche. trattato si parla bensì dell'attaccq e difesa, ma scm pre per mezzo di regole astratte ed astruse, non rischiarate, non ravviva te da 1prn lche esempio storico . Del còm pi to poi spettante alla cavalleria nell'attacco e nella difesa non se ne parla affatto cd il giovane ufficiale cli cavalleria che abbià im parato anche benissimo le regole del suo trattato, è appena in grado di spiegarsi perchè, c1uando era alla scuola militare abbia perduto non poco tempo per questo . · Bisogna q~1indi purgare i libri destinati ai giovani che non si preparano pei corpi speciali, da tutte quelle regole che non possono mai venire applicate senza grandi cambiamenti ; ma in compenso estendere la parte riguardante l'attacco e la difesa e colla storia continua eleo-l i • • • • è) esempi st0nc1 mostrare ciò che nei vari casi si possa ottenere date le esigenze della tattica moderna . ~a parte della fortificazione che riguarda la costruzione dell e opere e 11 loro adattamento alle località appartenendo al campo dell' istruzione militare superiore, non può estendersi •a tutti gli ufficiali di linea. La quistione dei sottuflicial,i, nei principali eserc'iti europei. - A. REDIGER.

guenti : . . . . . . Al ,10 11ennaio ,1818, all'epoca cioè clell'arm1st1z10 d1 Santo Stclano Ja fo rza c1: 11e truppe regolari russe era di 35,6H, ufficiali e ·1 ,5·12,998 uomini cli truppa con 22 1,872. cavalli. · Sette mesi più. tardi, il 3 1 luglio, giorno in cni cominciò la smobilitazione, si ebbe il massimo della forza raggiunta dall'esercito russo; erano allora in armi : 39 ,2.68 ufficial i, 1,62.6,'l 65 gregari con 2H ,6(i.·I cavalli . · Di questi si trovavano : · Nella penisola balcanica: 1il ,627 ufficiali e 509 ,5iS6 gregari con ,12(i.,il82 cavalli. . Nell'Asia Minore e nel Caucaso : 5,954 ufficiali , 268,fi.,l 6 gregari con 32,(H7 cavalli. Nella circoscrizione di Od~ssa per la difesa delle coste : 11,703 ufficiali, 67,6,18 gregari con H,,292 cavalli. . Nell' interno dcli' im pero : 19, 98\\: ufficiali , 780,580 gregari con 773,550 cavalli. Fra i co~·pi che si trovavano nel!' interno doli' impero, _mol_ti no r~ erano ancora passati al pieck cli guerra . La differenza fra il piede d1 pace e quello cli guerra dei detti corpi era in totale _cli circa ,168,000 uomini. - Perciò in c,1so di bisogno le forze regolar, potevano essere c~nsiderevolmeute accresciute, anche senza ricorre1·e ad altre misure, come per esempio alla formaz ione di cor pi di riserva.. . CiJnque (J;Jini della stori a della gnerra e del domi nio dei Russi nel Caucaso . - N. Duunow1N. ilfobiJi,tazìone. dei Cosacchi nel 1877-78. - N. K1iAsNow. Un anno a ca:vallo . - N. ScNETI. 1

V

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OPERAZIONI MILITARI NELLE

VALLI DELL'OGLIO E DELL'ADDA (1866)(1)

Combattimento di Vezza d'O,glio. - Su lla piazza maggiore di Vezzad'Oglio, grosso villaggio/ capoluogo di florido comune, sulla destra del fiume ed a metà stracla da Edolo a Ponte di Legno, sorge un modesto monumento di granito, formato da una svelta colonna scannellata e sul cui capitello posa un urna con corona d'alloro, colonna sostenuta da una base quadrata a due ordini sovrapposti. Sul lato sud dell'ordine superiore della base è scritto: Al VALOROSI QU[ PER LA PATRIA GADUTf LI IV Ll.JGUO MDCCCLXVI.

Sul lato opposto : COMMIL!'TONl JW AM!CJ

POSERO MDCCCLXXII J.

Tale pio e mesto ricordo sorse per cura della Società di Tiro a Segno dei carabinieri milanesi col concorso del municipio di Vezza. Il combattimento di Vezza d'Oglio costituì l'episodio di maggior levatura di tutte le operazioni mil:Lari eseguite nelle clue vallate. Come esempio di combattimento in terreno di montagna, merita (1) Per l'intelligenza delle operazi oni vedere carta austriaca scala 1, 86400 4NNO XXV, VOL. Il{ .


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N ELLE VALLI DELL'OGLIO E DELL' ADDA

OPERAZIONI MILIT ARI

uno studio particolareggiato per gli ammaestramenti che se ne possono trarre; ammaestramenti che, qmtntonque teoricamente non nuovi e spesse volte suffragati dalla pratica, è. bene. far risaltar~ . ogni qual volta se ne presenta il d~stro, perchè essi no~ solo si raffermino sempre più nel dominio dell'arte del guerreggmre, ma meglio si rassodino nel patrimonio delle cognizioni della guerra di m0ntarrna. . L'e;isodio avvenuto a Vezza si presta ancora a considerazi_oni di ordine generale ritlelt.enti la difesa del terreno fra la Val Sabbia e lo Stelvio, considerazioni che sarebbero fac ilmente sfuggile se quello sfortunato combattimento non avesse richi.amato su quel punto lo sguardo e la mente di coloro che cercano nel nostro passato militare · . una guida pel nostro militare avvenire. Sul combattimento di Vezza d'Oglio non esiste alcuna Relazione atta a farne almeno spiccare i principali profili, coi quali poterne scorgere l'andamento, la natura e le cause precipue del suo risulLato finale. Nell'opera di Ferdinand Lecomte, .G1.1,er1·e de la ~rt1,.sse et .d~ l' ltalie, trov ia.mo solo che verso le 5 eh sera del 3 luglio I Albertm1 r iceveva contemporaneamente l'ordine di r itirarsi e l'avviso che la sua avangna,rdia era alle prese co\' nemi co in Vezza. Ma il ),ecomte pone il tenente colonnello Cadolini in Edolo col grosso, il c~1e nqn era; pone a Vezza 2 battaglioni, mentre ve ne erano 3, e .fr?1sce col dire che nel dopo pranzo i garibaldini ripreser~ la pos1z1one, facendo ripiegare su Vezza gli Austriaci, cosa del pari completamente errata. E come se tali inesattezze non fossero troppo gravi, fa aumentare le nostro pe1:di te a 250 uomini, cifra più che tripla de!la reale. · Il Rustow poi, nel suo libro La guer1·e en AUemagne et e1!, Italie, non si saprebbe di quali documenti si sia ser1 ito per scrivere la ~toria dei fatti militari di Valcamonica, narrati completamente in opposizione alla verità. . « Le 4,.ne regiment le volontaires et le 2?J8 bata11lon de ber<< saglieri de la briga.de Piechi furent placés, par le colonel Cado.,« lini, d'abord près de Vezza. e~ du Tonale, a lìn d'empecher que <( les Autrichiens · ne pi·ofitqssent de ce dernier passage pour péné« trer dar{s le Valcamon ica. Ce, détachement soutint un heiweu:r 1

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cc combat (!) le .1, juillet, et prit une nouvelle position près d'Iilcu« dine, entre Vezza et Edolo ». · Altri. nello Stiidiò militare :_ la g-i.1,e1·ra in· Italia nel 66 ,l'esercito - la flottli ed i 'Vo.lonta1·i·ltalian,i, stabilisce il 5 come data del combattimento, fa trovare all'azione tutto il 4° rego-imento di Cadolini e chiama « non pochi» i 5 prigionieri caduti nelle mani degli Austriaci. · Il Ca.imi stesso, che meglio di ogni altro era in misura di raccogliere esatti do,cumenti sul fatto, si limita per t11tta Helazion e a dire che il combattimento durò 3 ore, che i morti furono ,t 4', i feriti 66 e 5 i prigionieri. Solo scorge che i'nostri omisero di guardarsi sulle alture verso il Mortirolo che dominano Vezza ed Incudine, omissione che certamente non veniva riparata· se le quattro compagnie chieste dal colonnello Guicciar~i passando pel Mortirolo fossero scese al ponte di Grosio. Tali e simili accenni storici ancorchè fossero esatti, il che per molti non è, non potrebbero /nel loro complesso prestare materia per lo studio di un combattiniento in terreno di montagna, nel quale pres~ro parte tante truppe quante nella, generalità dei casi si possono al m'ssimo impiegare in terreni angusti, in posizioni di sbarramento, in strette, gole e simili, ond' è che per narrare con più diffusione gli avveni.menti in discorso, conviene brevemente premettere alcuni cenni intorno allo condizioni topografico-militari della posizione di Vezza a complemento dello schizzo dimostrativo che va unito al presente lavoro . · (( La posizione di Vezza (1} appartiene a quella specie di posizioni che nella guerra di montagna sono designate fra le più forti nella di fensiva. Nella supposizione di dover impedire l'ulteriore discesa per la valle all'invasore che già avesse superati i passi della fronti era e respinto i difensori dal la posizione di Vione, nei dintorni di Vezza si trova una ottima posizione, che se non può dirsi insuperabilff, pnò ritenersi senz'altro per una delle più vantaggiose che si trovino I ungo tutta la valle, purchè si disponga delle truppe necessarie e dei mezzi convenienti per difenderla. Se hti un difetto, quello si è di essere troppo estesa ed aver l'ala d.estra separata dalla (I) Da u·na Monografia del capitano G. D. Adami.


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OPERAZIONI MILITARI

NE l,LE VA LLI DELL'OGL IO E OELl.'AODA {18(;6)

sinistra dal corso dell'Oglio, circostanza che se può nuocere all'unitil di direzione delle difesa, viene tuttavia paralizzata in parLe dalle del terreno. , favore~roli condizioni 1 « All'altezza di Vezza sboccano nell'Oglio perpendicolarmente alla sua direzione le valli laterali ~d opposte di Val Grande e Paghera. I loro corsi d'acqua costituiscono, per così dire, il fossato di un bastione formato dai versanti delle suddeLLe valli che prospeLLano l'alto corso dell'Oglio. Il punto dominante_della posizione è Granò, at' LOrno al qual villaggio il versante forma un terrazzo assai favorevole. Poco sotto a questo havvi un altro breve promontorio detto del castello, che signoreggia assieme .al precedente tutti gli accessi alia. posizione e scende assai ripido come il resto di tutto quel versante di Val Grande sopra Vezza. A sud del villaggio di Vezza il cono di deiezione si stende a ventaglio sopra l'Oglio, ed il suo dorso corre per una linea di poco dominante il fondo della. valle con libero campo al tiro cli fucile. Snll'altra riva clell'Oglio ima sporgenza del ·~ usante sinistro di Val Paghera, che i'!Ji ripp1.mto te'1·1nima, o/!'re u,n a bl'eve· posizione che batte obliqtiamente la. 'VÌa postale per wn. l1ingo tmtto e le falde del pendio siil qi~ale essa pl'pc~de . (( Nel mezzo havvi il villaggio di Vezzu, cbe col Camposanto e le scocrliere dominanti di S. Clemente, ed il pianoro di Tu, potrebbero o considerarsi come unn testa di ponte. Infatti il Camposanto sorge sopra un promontorio elle domina la via postale per lungo tratto e batte a giusto tiro anche il piede del ripidissimo versante sinistro dell'Oglio. Esso è cinto cli murn abba~tanza solide per resistere all e pall e da fucile e può essere in breve tempo messo in islato di difesa. (< La chiesa cli S. Clemente sta sopra. una prominenza scogliosa, da.Ila quale ..si può bersagliare la strada postale, ed i sentieri che vengono per l'alt.o dello stesso versante su cui essa. si trova. « L'altipiano di Tu i; in favorevole posizione per sostenere il CamposauLo e S. cremente. A completare la posizione si h:1- inoltre più indi etro l'altopiano terroso di Davena, che tro,1anclosi all'entrala della sLretLa cli Tncuclin e, domintt tutto il fondo della val le sino al <li là cli Vez;,;a, ed è dominato so lo cla Grano . <• Per esservi a Vez,.a uno dei massimi allargamenti della valle, l'estensione della posiziòne è alquanto considerevo le e si può valutare ad 1111 ch ilometro e mezzo circa lo sviluppo massimo della sua

fronte. La sua. profondità è di circa. tre chilometri, sulla quale l'aggressore incontra numerosi punti forti, quali S. Clemente, il Cam-: posanto, Tu, it ·villaggio di Vezza, Ilio di Va( Grande, il Castello, Grano, l'àpposk'lmento allo sbocco di Val Paghera e finalmenle l'altopiano d} Davena. La posizione ha pure saldi appoggi sui fianchi. La sinistra è fiancheggiaLa dal ripido pendio che porta al passo di Val Bighera e dal qttale in poco tempo possono ~cenclere soccors per Cormignano o per te due strade di Val Grande, mentre il nemico non può penetrare in questa valle altro che presso il suo sbocco essendo qua.si insuperabile la cresta che la separa da Val Funeclo. Lo stesso dicasi per la destra, ove il vallone cli Val Paghera assai profondo è a versanti ripidissimi. Ivi il versante sinistro forma un pianoro alle case Piazza che domi0;a l'opposto. Il nemi co potrebbe per Val Vallaro , attraversando su disastrosi sentieri il fianco del monte, giungere in Val Paghera per lunghissimi giri, tentativo questo facile a rendersi vano dalla difesa. « La posizione domina tutti gli accessi, ed il nemico non trova alcun punto più elevato· per battere Lutti gli appostamenti dr.Ila difesa, se non salendo per le più alte pendici del versante dell 'Oglio , ove· non può trovare che sentieri assai disagevoli. li versante sinistro è ripidissi mo e da Statlolina allo sbocco di Val Paghera hrt una pendenza di oltre 45 gradi e non presenta, anche verso quest'ultima valle, alcuna sporgenza dove si possano stabilire artiglierie. Possono però accedervi dei tiragliatori , protetti dal folto bosco di piq_i che riveste quel pendìo. « Sul destro versante nessun sentiero passa al di sopra di S. Clemente, pel C[lial~ possano gi nngere for ti colonne, e che la difesa ad ogni modo non possa e non deva tener osservato. « Il terreno verso il nemico, sino a portala di cannone, è quasi del tntto scoper to, essendo1ri pocrt alberatura nelle praterie e nei campi che formano il fondo della val le verso Sta.dolina. Vi sono però alcuni anfratti, i muricciu-0li dei campi , l'argine che attraversa la valle e sul qmile scorre il ruscelietto che scende da S. Clemente, e qualche piega del teneno che può servire al nemico per coprirsi dai fuochi dei difensori che stanno sul versante destro, ma però Lulle queste accidentalità sono battute dalla posizione allo sbocco di: Val Paghera alle case di 1lfondanicio. ·

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« Sulla posizione il Lerreno è pure quasi tutto scoperto di vege tazione, meno le sponde di Val Grande da Vezza all'Oglio, ed il tratto fra S. Clemente e Tu, che è a bosco ceduo e di alto fusto . I ri- salti e le piegature del terreno offrono ai difensori buoni oppostamenti, che si possono rendere ancora più forti con trinceramenti. << La valle dietro la posizione va restringendosi per la strelt.a di Incudine, ed il terreno diviene assai difficile dopo quel villagg·io·, da dove è necessario passare sulla riva sinistca dell'Oglio . (Sarebbe perciò assai pericolosa una ritirata nèll a quale fosse penetrato lo scompiglio ·e la confusione). « Il terrazzo presso Davena, che domina il fonclo della valle, ha alle spalle il profondo vallone del torrente Davena, che si può tra~ ver:,are per due strade, e da esso facilmente si discende sulla postale, anche coi' carri, con poco lavoro . Esso terra1,zo è praticabile a tutte le anni , ma è dominato interamente da Grano, Vezza e dalla sinistra dell'Oglio . . « Le condizioni di viaiJ iliLà sulla posizione e dietro cli essa sono certamente favorevol i alla difesa, essendovi strade che pel'metlono facile lo spostamento ed i movimenti della truppa. Si hanno tre strade parallele alla fronte, che ne uniscono le .ali e sono: « 1a Una mediocre carreggiabile che scende da Tu a Vé1,za, attraversa il pae,,e e per le praterie passa l'Oglio sopra ponte in legno, ove biforcandosi segue da una pal'te la riva dell'Oglio e dall'altra.sale per Val P.aghera e mette il} facile comunicazione la posizione di Case Moncfanicio ... .. . « 2a Piccola carreggiabile che scende da Val Grande per la sua destra, attraversa Vezza ed imbocca la strada postaie... .. . « 3° / La strada che da Grano scencle a Da vena e quindi, attraversando la postale, pel ponte di Oavena mene sulla rin-sinistra clell 'Oglio ..... . « Anche le comunicaz ioni longitudinali che altraversa.no la posizione e per le quali deve avanzarsi l'invasore, e servono per la ritirata, sono numerose : « 1• Muhtttiera che salendo da SLàclolina mette a S. Clemente e per Tu scende su Vezza ove passando tanto l'uno che l'allro dei due ponti superiori, risale poscia a Grano , piegando copertamente dielro alla posizione di Caslello ......

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« 2a Antica strada che da Stadolina porta a Vezza, passando sotto al Camposanto attraverso ai prati ed ai campi .... Attraversa Vezza e Val Grande sul ponte principale. e qtlindi parallelamente alla postale porta a Davena e prosegue quale mulattiera sino al torrente Davena, passa le case Davenino, ritorna carreggiabile e scende ad Incudine ..... . « 3a Via nazionale che scendendo da Ponte di Legno entra in Vezza con una breve salita, atlraversa Val Granéle e sorte dal vil laggio correndo verso sud-ovest sino al Ponte del Lupo pel quale passa sulla sinistra del fiume. << Questa strnda è.fiancheggiata a monte dei soliclo m,w1·0, che im,pecZ1:sce il /i·cmcimento delle terr·e. Chi cainrnina rasentando q1iesto 1n:1.iro è al ·cope1·to dai tiri del diferisore postato si~l versarite destro, ma è sempt>e battuto dal 'versante sinistro. ,< t\." Sulla riva sinistra dell'Oglio corre una mulattiera che si stacca dal ponte di Stadolina e prosegue sino a quello di Davena; mutandosi poscia in sentiero ,torna sulla strada postale poco dopo il Ponte del Lupo, sopra il quale è inlerrotto per una.breve frana. « QuanJunque il rronle della posizione di Vezza sia relati vament.e molto· esteso, si crede tassativamente che 8 compagnie con una batteria da montagna e qualche pezzo da campagna possano bastare alla sua difesa, nella supposizione però che essendo occupato -il MorLirolo, sia guardato il passo cli Val Bighera da forze convenienti. Altrimenti sono necessarie due altre compagnie che, occupando Val Grande, siano pronte a minacciare per questa valle la destra dell'aLLaccante. L'aetiglieria da montagna trova dei buoni appostamenti a C. Loc, a Tu, al Castello, a Grano ed al le Case Monc1anicio sulla sinistra dell'Oglio. L'artiglieria da c,u11pagna al Camposanto cli. Vezza, sulla strada che sale a Grano·, e specialmente sul terrazzo di Davena. « Dai caratteri descritti della posizione risulta che in essa si

hanno faciliUt di comunicazioni, conveniente ed utile dominio, libero campo di Liro, fianchi quasi insuperabili, risorse sufficienti, terreno favorevo le per combattere .... Queste vantaggiose circostanze vengono alquanto diminuite dall'aver due corsi d'acqua che


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·ne dividono le ali e·la fronte, i ·quali per quanto facilmente traversabili, sono pur sempre cagione di ritardo .. ... . Ad ogni modo il difensore si troverà·sempre in condizioni oltremodo più vantaggiose che l'attaccante, il quale per impadronirsi della posizione ha bisogno di espugnare una serie di forti appostamenti prima cli giungere sulla posizione stessa »

« La posizione finchè è soltanto attaccata sul fronte non sarà mai perduta, purchè si tengano saldamente G1;a110 ed il castello. Per battere queste posizioni occorre portar dell'artiglieria a Tu, o nei suoi dintorni, ed il nemico non trova alcuna strada, alcuna piega di terreno che a lui permettano di condurvela al coperto » <<. ..... Vezza si ritiene una delle migliori posizioni della valle, poichè è difficilmente attaccabile pei suoi fianch i, ed è impossibile il superarla se connessa colla occupazione del Mortirolo e di Val 'Bighera, sempre però che le forze dell'attaccante non sieno·soverchianti ».

Alla sera del 2 erano giunti da Breno ad Edolo, trasportati ·sopra carri campestri, i bersaglieri lomlnu·di del 2° battaglione. Sotto u'na pioggia dirotta giunsero al campo cli Incudine, e fatta colà bre\'e sosta, verso mezzogiorno si trasferirono al piccolo gruppo di case detto Davena, posto a sinistra della ·strada che mena a Vezza ed un po' in alto sulla falda del monte. Alle ore 6 pom. il capitano Frigerio colla sua compagnia _:__ la 4a - stacca vasi da Davena andando a surrogare la linea degli avamposti. Alla sera del 3 le truppe volontarie in Va.lcamonica erano così disposte: i( 4-4° batt~.glione - maggiore Conter comandante - in riserva dietro al torrente T)avenino, verso il sno sbocco nell'Oglio; il 1° battaglione del 4° regginìento - maggiore Caldesi comandante - sulla. sinistra del· torrente Davenino coi due pezzi colloca.ti in batteria sullo sperone collinoso che a guisa di bastione sì protende sull'Oglio , sbarrando il fondo della. valle, alto parecchi metri sul livello della strada, a schiena prat.ile e dolcemente inclinata. Il ma.ggioi·e Castellini in Davena al comando dell'avamposto con 2 compagnie, la. 11" - capitano Oliva - e la 28 - . capitano Adamoli ~

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costituenti la sua riserva; Ja 4a compagnia :- capitano Frigerio agli avamposti collocati a metà distanza circa da Davena a Vezza; e finalinente la compagnia Micali - la 3• - che spediva pattuglie lungo la mulattiera fra Davena e Vezza (1) . Non è con tale traccia che credo .di non commettere qualche inesattezza nella disposizione delle tmppe, per ciò che riguarda le piccole frazioni; però la. situ;:izione complessiva delle forze era nei termini anzidetti. Chi comandava il partito era il Calde~i, credo a solo titolo dianzianità sul Castellini, il quale però - non convi'ene dimenticarlo era comandante il battaglione bersaglieri El forse mal si piegava al comando di un un siio eguale in grado e chè per soprassello av.eva ·a suoi ordini una. truppa non scelta come la sua. Questo detto in quanto al comando per via gerarchica; in quanto poi al comando effettivo, la cosa non camminava tanto per la piana. Il Caldesi era. g.iunto sulla posizione fin dàl 29 giugno, come si · disse, e quindi a tutto il 3 lugfio aveva avuto ampio spazio di tempo per studiare la posizione di sbarramento, tanto più che gli Austriaci prima della sera del 3 luglio, nella quale si portarono col grosso a Stadolina.-'-:' a mezz'ora cli cammino da Vezza - non avevano lanciata che qualche piccola e rara pattuglia verso la posizione dei volontari. Quali fossero gli accordi fra i due maggiori, in mancanza di a.Itri documenti, e per la morte avvenuta suI campo di uno di essi, lo si potrebbe dedurre dalla disposizione stessa delle truppe. Sembrerebbe intanto logico il pensare che il Castellini allora alfora giunto sul luogo del pericolo ed affatto nuovo a qltel terreno, si dovesse rimettere . alle dispòsizioni .del com,andante., che nel contempo era pur quello, o doveva esserlo, il pil\ informato sulle qualità tat.tiche di . quella località. Ad ·ogni modo il trovar noi il Castellini a Da.vena, indica troppo chiaramente che il concetto di difesa - poicbè trattavasi di difesa contro la minacciante invasione della grossa colonna austriaca che già era per giungere alle Fusine, ed alla quale l'Albertini dovea servire di avangua.rdo - si era quello cli occupare il rialzo collinoso (I) Dalle Memol'ie del sig. Cesa,·e Bresciani già volontario ne l 2 batt . bersaglieri lombardi.


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fra il torrenle Davenino e l'Oglio, ove era portata l'artiglieria, e dove fra l'Oglio e la strada postale eran costrutti vari metri di trincea. Che il Caldesi non volesse spingersi oltre Da.vena è poi chiaramente compreso nel biglietto che già citai, da !Lti indirizzato al colonnello Guicciardi. Pensando di avere di fronte 4000 uomi.ni con cannoni e cavalleria, giudicava forse troppo estesa la posizione cli Vezza; pensando che il nemico avesse il piano di attaccare anche di fianco pel 1flort,i rolo, giudiéava certamente meno comproni.es;,a la posizione di Incudine, dalla quale si ripara al Ponte di S. Brizio, sbocco del Mort,irolo, assài più presto che non da Vezza. Il Caldesi adunque rinuncia.va alla occupazione della posizione di Vezza di determinato proposito, inquantochè nel mattino del giorno 3, avuti i chiesti rinforzi, avrebbe potuto, .volendo, occu-. pare S. Clemtmte, collocare i due pezzi al cimitero di Vezza, od allo sbocco orientale della strada postale dal villaggio occ;upare S. Bastiano, le case Mondanicio sulla sinistra clel fiume e spingersi con pattuglie oltre il ponte di Stado lina. Successiva111.ente la difesa da S. Clemente e da San Bastiano si sosteneva negli altri punti citati nella precedente Monografia, ed io complesso sfruttava tutte le risorse di quella tattica posizione. t accertato ch e il maggiore Ca.Jdesi teneva la posizione del Castello e cli Grano nel debito conto - i.n via quasi unicamente teorica però - non gia perchè dessa fosse parte inLegrante della vera posizione di Vezza, ma perchè segnava un prn;1to dominante e vicino alla posizione retrostante cli Davena, quella. c'ioè scelta da lui e munita col le ·sue genti. Se venne colassù spedito qualche drappello direttamente e prima dell'azione, oon è accertato; qui preme dire solamente che il Castellini agli avamposti si teneva sicuro da quella. parte e non se ne occupava minimamente, il che vorrebbe signifi care che a quel rigu8.rdo si fosse pensato col Caldesi in antecedenza, Il comandante il partito spediva sul finire del giorno 3 stesso la 2a compagni tt - tenente Maiacrida - del suo battaglione all'occupazione di Vezza., con incarico presumibile, di occupar'e eventualmente anche il Castello e Grano . Tale compagn ia comunque disposta, ed ovunque mandata, quale impiego poteva avere nel conèetto d~l Caldesi? Nessun altro da quello infuori di ·far sostegno agli avamposti del Ca.steliini, e nell'ipotesi prestabilita, sostenere sul Davenino

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la ritirata di essi, permettendo al battaglione bersaglieri una marcia ca.Ima., ordinata e lenta, ed una ben intesa occupazione sulla posi-· zione retrostante. . Poteva. una truppa. collocata in sì poco numero verso Vezza e verso Grano indicare un tentali vo di occupare combattendo tutta la vera posizione di Vezza? Certamente no. Se Vezza era pacificamente occupabile dal primo arrivato, è Caldesi aveva avuti tanti giomi di precedenza sull' Alberlini e non lo aveva fatto, rimane escluso che· più tardi volesse occuparla combattendo o manovrand.o. È quindi accertato che gli uomini del .Malacrida dovevano segnare l'estrema sinistra. e l'i;iltimo sostegno della Jiuea degli avamposti, linea che a suo tempo doveva ripiegare sul grosso come da ordini precisi, indiscutibili . E fra. poche righe vedremo pm· troppo che tali erano i voleri del comandante. Dobbiamo ora al~cennare ad un episodio di pattuglie avvenuto in-· dubhiamente in Vezza.nella sera del 3 e neile prime ore del ,i, luglio. Il Lecomt.e assevera che I' Al bertini a. Pontagna riceveva nella. sera. I < del 3 l'avvisò« qiw son. awnt-garde (!tait a.ux prises 1Jet'S Ve.zza », Tale particoiare è pure confermato in altre memorie dell'epoca, ed in paese ne sussiste la narrazione in questi termini: « I garibaldini erano accampati in numero di 200 sulla via che « conduce al cimitero, i rimanenti verso Davena. Una compagnia « austriaca. di circa. i!OO uomini' percorrendo la riva destra del« l'Oglio, sino al ponte che mette in Val Paghera, salì la strada dal « ponte a Vezza, e tacitamente verso le ore ,J O pom. giunse sulla (( piazza del villaggio e perlustrò tutto l'interno dell'abitato. NeHe l( prime ore del 4 luglio, uscì dalle case e si avviò verso il c.imitero (< ove incontratisi coi ca.micia-rossa si impegnò il comba.ttimento >>. Questa notizià. non può esser dubb ia nelle sue generali tà., che spieghereb bero appunto un combattimento impegnato senza ,,oJere -determi na.t.Q dell' Al bertini, e spiegherebbero che quei volontari al cirnitel'o altri non erario che tu.tti o parte di quelli formanti lll 2• compagnia - Malaorida - clel battaglione Caldesi, inquantochè i Qersaglieri del. Castellini non avevano ca.micia rossa. Osserviamo ora come si disponessero gli Austriaci durante la s.era del 3 e la noi.te seguente. Da Pontagna ove l' Albertini determinavasi di agire si staccarono alla sera del 3 alcune compagnie fian-·


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,,cheggianti a mezza costa del versante destro dell'Oglio con obbiettivi .a S. Clemente ed a Tu, e·qualche pattuglia a sinistra inei·picantesi dopo il ponte di Stadolina verso case P'aghera a solo titolo· di pre. cauzione; il grosso tenevasi sulla via principale ed a mezz'ora di marci,t indietro dalla colonna di destra, pro·nto a gettarsi su Vezza, non appena riuscito il movimento sopra S. Clemente e. Tu. La marcia si fece dunque di notte, la sinistra protetta dal ·nume cui fa ·ala un versante ertissimo e per nulla prestantesi alla manovra : la destra assai numerosa E! prdcedente per le due strade che tencfoùo a S. Clemente ed al Campolanto; e per altri viottol i intermedi a quelle; il centro coli 'artiglieria in mis~ra di entrare· in aziòne a tempo opportuno . Le prime or:e della nolte portarono il consiglio al Caldesi di riti.rare dai posti avanzati la sua 2• compagnia, forse per timore che il Castellini avendo sotto mano cinque compagnie non facesse gravitare l'azione su Vezza, forse per trovarsi più forte sulla preferita posizione di Davena, non fidandosi troppo della saldezza al fuoco di molte guardie nazionali e pur volendo in quel luogo segnare il rannodamento dei bersaglieri quando si fossero ritirati, come egli voleva. Verso le ·I 1/ 2 antim. il Caldesi spiccò tale ordine al Malacrida , ordine che non venne fa.Lto conoscere al Castellini, e che fu causa del pessimo iniziamento della m;1.novi·a dei volontari . Il Malacrida ·durante le prinie ore del 4 si ritirava sulla strada campestre che da Vezza mette a Davena in esecuzione al l'ordine avuto, ma certamente si ritira'Va con una.sola parte della sua compagnia, poichè da. Vèzza . giungeva l'eco delle prime schioppettate, che si scambia.vano i camicia-rossa a.I cimitero, cogli Austriaci in Vezza, e colle pattuglie che precedevano il grosso dell'Albertini. Al rumore delle fuc ilate il Castellini usciva da Davena ed inconlrato il Mala(:rida lo apostrofò terribilmente, ingiungendogli di re~ trocedere all'occupazione del posto abbandonato, alla quale ripresa mandava pure la 2a compagnia del suo battaglione - capitano Adamo~i. - · . Ma era ormai troppo tardi. per riprendere l'appostamento in Vezza. I volontari al cimitero, sorpresi alle spalle e scorgendo una . gros$a com1)agnia austriaca che staccatasi da, Stadolina e per.cor-

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rendo la prima strada a. nord ,de)Ja nazionale, era giunta alla valledi S. Clemente e di làsi inqalzav.a per dominare il cimìtero , deter: minarono di recarsi verso '!'u, gruppo di case in posi~ione favorevol~. Senonchè anche hssù f ~rono prevenuti da ancor più forte · colonna avversaria che vi era pervenuta pei monti di Vione .e di S. Clemen te, epperciò dovettero ripiegare a furia sul torrente di, Val Grande, che attraversarono su l ponte detto delt'acq-iia calda, guadagnando l'opposta erta di Grano. Comunque avvenuto lo sgombro dell'ç1.vanguardo garibaldino da Vezza, il villaggio fu celeremente occupato dal grosso de!l' Albertini . Il battaglione arciduca· nanieri si gettò nelle case, appostandosi agli sbocchi occidentali del villaggio; l'ala sinistra si ;;tese lungo il cigli o boschivo del torrente Val Grande sino all'Oglio, ed Lu1a pauuglia dall'altra parte di questo si appostava alle case !Vlondanicio coperta dalla pineta che riveste quel versant.e fittamente. L'artiglieria austriaca fu appostata fuori villaggio ad ovest e sull a de:; lra della via postale con eccellente co.mando ed efficacia di tiro sul decl 1v io occidentale del vasto cono di deiezione sul quale posa il villaggio. · La grossa ala destré), da. Tu discese essa pure celeremente attraversando .Val G'rande alle calcagna. dei volontari, ben vedendo che non dovevasi dar loro tempo di appostarsi al Ca.:;tello alquanto ordinati ed uniti se volevano riuscire in quella occupazi one importantissima. Il Castellini coll e rimanenti sue tre compagnie stendevasi in cacciatori sulla Iinea tenµta dai suoi avamposti ed apriva ·un fuoco ben nutrito e meglio direlto coi suoi bravi tirai.ori. Sino a questo momento, ammessa l'attuazione del disegno di Cal- · desi - se uno ne a.veva. - quello cioè di attendere l'avversario sul Da.venino, l'azione del Castellini è spiegabile : sconfessa l'operato del .Malàcrida t.anto in tempestivo ,· cioè sconfessa l'attuazione di un ordine del comandante spedito a sua insaputa; rinforza quel posto avanzato con una sua compagnia che gel.la su Vezza e fa tesoro del poco lempo cosi guadagnato per spiegarsi col suo battaglione in linea cli combattimento. Alle prime schi oppeÙate Castellini tocca una ferì La al viso. La grossa colonna austriaca di destra risa.lita verso Grano sia per la st rada che vi conduce da Vezza, sia per il declivio orientale del Ca-


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stello, investe con tanta sovrabbondanza di fozre quel gruppo di case che se ne rende padrona; i difensori ripiegano lentamente giù pel monte per C. Rover, verso Davena. Castelli.ni, ottimo soldaLo quanto imprudente capitano, spiccava con tutta la persona in posizione rialzata s·u1 suolo ed espostissima per animare i suoi - brava gente che non aveva bisogno di un incoraggiamenLo tanto arrisch iato e di tanta caparbia durata - e.formava così un preziosissimo bersaglio ai iiraLori austriaci, fatti accorti del suo comando dal SlLOno di una tromba che, a lui dappresso, incessantemente squillava. Non Lardò malauguratamente una.seconda palla a colpirlo rompendogli il braccio destro. Quel forte non cadeva, ma dimentico di comandare ad un battaglione, non parlò in lui che lo slancio del soldato e la vo lontà di vendicare l'ingiuria patita. Per lui, che nulla capiva di manovra, nulla irnporLava la manovra dell'AlberLini, il quale, pur tenendo fortemente il tonente di Val Grande e gli sbocchi occidentali di Vezza, aveva fatto uno spostamento fateraie a destra verso il Castello ove collocava io batteria alcuni suoi pezzi man mano che vi giungevano, e colle sue mili1.ie dava la mano alla occupaz ione di Grano, anteriormente compiuta. Nè lampoco il Castellini pensò alla pattuglia di cacciatori tirolesi imboscati verso Mondanicio sulla. sinistra sponda del fiume, q11ella sponda sinistra che non contava un ga ri baldino, non un solo, ed ordinò al lrombettiere il segnale di attacco alla. baionetta. Le sue quattro compagn ie e parte ·della 2• del Malacrida si trovavano appostate in una liriea irregolarmente norma\e all'Oglio, a metà. circa distanza fra Da.vena e Vezza, colla destra verso il fiume, la sinislra di poco inerpicata sulla falda del monte la quale, al di là .delle due strade che a Vezza cond11cono, si innalza. molto ripida. La truppa era sufficientemerite riparata da. muricciuoli emarogne che separano in ogni direzione gl i appezzamenti delle proprietà in quei luoghi fra1.ionati assai; e l'Albertini capì subito che per scacciare i difensori di là conveniva as$ai meglio far camminare i suoi manovrando alle ali, ·che non di gettarsi foori dall'abitato in un attacco di fronte. Quelle sch iere di volontari udito il '1° segnale di attacco, segnale febbrilmente ripetuto lungamente, sbucarono dai lo.ro ripari come un sol uomo e si gettarono a baionetta calata verso il villaggio, con .quell'animo e quell'ardore ben nolo che sempre costituì il valore

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principale delle truppe volontarie italiane. Ma a partire dai loro appostamenti il terreno sttliva notevolrnente verso l'occupazione nemica; le asperità del suolo, i fossatelli , i muri di cinta, 'te siepi, i mucchi di sassi, la coltivazione intricata, resero l'attacco assai meno · pronto, perdendo tutta l'efficacia che il Castellini si era ripl'ornesso in cuor suo, cuore che appunto in quegli isl.ant.i cessava di battere trafitto da p_alla austriaca. E con lui cadeva esanime al suolo i I tenente Prada ed il capitano Frigerio vittima certamente della pattuglia che, a lui vicinissima, bersagliava la destra della linea, appiattata dall'a!Li·a .parte dell'Oglio. L'avamposto garibaldino stava già per essere spuntato alle ali, essendo fetmo nel ~uo appostamento: quel folle attacco allét baionetta, gettava quelle cinque compagnie in un cerchio di fuoco. La destra austriaca pur fui minando dal Castello coi suoi pez1.i, scen~eva a poco a poco da Grano e da Cormignano verso C. Rover; la pattuglia di sinistra fra l'Oglio ed i,I bosco procedeva d'albero in albero, coperta alle offese, nascosta alla vista, cerfa di sè, curante i suoi ti.ri, e colpiva a bruciapelo quei pover i volontari; l'occupazione.del villaggio di Vezzo coslanl.e, fredda, calcolatrice, aveva a bersaglio dei suoi tir/ quell'accolta di generosi senza riparo, senza aiuti,.senza indirizzo, sema comanclante, sell7.a pur un.a di quelle mi ll e favore:oli circostall7.e anche minime .che spesso in qualche modo riparano m parte alle sventure cagionate da un ordine spropositato; la me1.za . hatteria posta al villaggio manteneva ben nutrito il tiro a mitraglia. Ed il Cn.ldesi? - Non vedendo gi~mgere la sua 2a compagnia che aveva nella notte richiamato dalla posizione avanzata, e sapendo il Castelli ni con tutto il suo battaglio1rn alle prese su Vezza cogli Austriaci , rimase sul Da venino con quasi tre delle sue compagnie, accontentandosi di spedire parte della 3a su per la sponda destra- non sinistra - dell'Oglio, a quale scopo poi non ·si saprebbe veramente. ~'altra parte egli attendeva il ripiegare clel Castellini sul grosso, ed il rumoreggiare delle schioppettate non lo trasse dal suo appostamento. Ed il battaglione di guardia nazional.e - maggiore Conter? CostiLuiva sempre la riserva, il corpo di riscossa per far aroine a11··invadenté aggressore, e per allora non entrava in lotLa; il~ co-

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OPERAZIONI MILITARI

mandante e l'arbitro era il solo Caldesi, nè il Conter poteva agire altrimenti. Caduto il Castellini, a.%umev,i il comando sul campo il capitano Oliva della ·la compagnia, il quale molto saggiamente faceva suonare a .raccolta in ritirata, per togliere da quelle strette i volontari più. che decimati dal fuoco, sui quali minacciava un pericolo maggiore, poichè malgrçtdo il sostenersi abilmente ,,erso. sinistra della 3• compagnia, le squadriglie austriache che scendevano da Grano, l'avevano spuntata e minacciavano di intercettare la ritirata, cadendo snlla strada post~,.le. TI battaglione Castellini adunque colla 2a compagnia di camicie rosse, iniziò la ritirata, rallentando la marcia alla sua sinistra verso l'aHo e proseguendo a scaglioni su Davena, e di là alla posizione del grç>sso e della riserva. Senonché e questo e quella era.usi già ripiegati passando l. 'Oglio sul ponte del Lnpo, per la strada che conduce ad Incudine; :;e il disegno clel Caldesi era qnellò di sostenersi alla sua prescella posizione, il disegno andò a male ·o per ordine del CaJdesi o per mancanzR di soldati . Da Da.vena.si vedeva. troppo bene la manovra dell'avversario per non pesare tutto il valore di essa; aggi ungi Rtal vista il panico generato nej militi per alcuni proiettili scoppiati nel loro campo, e fodire incessante il SLlono cli ritirata. _Con trnppe redulate a quel modo, ben si comprende il facile titubare, il dissolversi degli ordinamenti, il camminare, il correre in ritirata per molt.i, il precipitarvisi per altrettanti . (<Questa.ritirata. incominciò dapprima in buon ordine, ma allorchè (< alcuni proietti vennero a cadere nell e fi le dei volontari, ne avvenne « grave confusione, e siccome il comandante non dava nessuna prov(< .vida disposizione, molti se ·ne sbapdarono, dandosi a fuga preci<< pilosa >> GuAnNrnRI. « Le 44me bataillon de garde national mobile. , .... se debandà e( presque complétement pendant la retrai te; bon nombre de com-' (< ba.ttants entrérent paisiblement dans leurs foyers >> LECOMTE. « .... Scarseggiando le munizioni dei combattenti, ritirandosi « il ha:ttagl.ione del ,i.<> reggimenlo, e le guardie mobili essendosi al,, lontanate con gran fretta, quei prodi volontari - del 2° batta'' glione bersaglieri lombardi-dovettero ritirarsi anch'essi>> Còns1. L'inseguente colonna austriaca, quellR che scendeva da Grano;

NELLE VALLI DE LL'OGLIO E DELL' ADDA

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giunta nella posizione di Davena, abbattè quegli embrioni di trincee erettevi, incendiò le capanne di paglia costrutte nel campo dei volontari, e poscia rientrò in Vezza, unendosi al grosso che era sceso dal Castello, .e dopo mezz'ora di fermata ripartirono. pel Tonale. L'Albertini stette sempre co l grosso della sua colonna, prima in Vezza, posciR al Castello; le irnpedimenta erano sparse nei prati di S. Sebastiano, mentre l'ambulanza giunse coi carri sino alla via che da Vezza melte a Grnno. Da parte nostra le perdi te sommarono a 115 morti ("), 66 feriti e 5 prigionieri, dei c1uali due feriti, che vennero internati a Bolzano. Da porte del nemico si ebbe somma cura di nascondere e morti e feriti, gli uni seppèllendoli profondamente qua e lit per la campagna, · affatto nudi, e gli altri nascondendoli in vetture di ambulanza sin ollre nl confine; ma da document.i attendibili sembra che in complesso le perdite nemiche superassero la cifra di i50, cifra che si spiega, ad onta del triste· risultai.o della fazione, dall'essere le schier'è del Castellini composle in rnaggi<;r parte di ottimi tira.lori, ed ancora ~all'essere stali gli Austriaci costretti ét sbucare dai loro ripari per imporre anche colla loro pre:;enza numerosa, oltre che col fuoco in massa, a q6ell'ardiLo, anzi temernr·io attacco del Castellini che per poco non giun:;e a cadere sulla mezza batteria nemica. . Considerazioni snlla faz ione. - Non occorre accennare a quanto sia ardua impresa la scelta di una posizione difensiva, in ispec ie per una truppa in sufficente numero, pèr svo lgere nn tema tattico di qualche levatura; nè conviene ricordare coll'Edoardo Arbib che « le schiere dei volontart erano capitanate da ufficiali che per la << maggior parte, con la bramosia del cumnndo, non avevano certa<< mente l'abilità di esercit:1rl'o i1 . A senti re l'op inione del Guarnieri (2) in proposito ai quadri del reggimento Cadolini, pare che il mandato inaiunto di coprire Edolo ad uno di quei capi baltagltone fosse troppo greve a sopportare; {'}

(I) ~Jaggioro Nicostrnto C,,stell ini. - Capitano Frigerio Ant<"n io. - Sottotenente Prada Achille . - Se,·ge nte ~foschcroni Erm enegildo. - Caporale Ongaro Fr,i ncesco. ~olonta,·i: l'abisco Emilio - Milgri Emilio - M,otti Anton:o - r•asina Giova nni Zopp!ni Gioachino - C~rulli Carlo - Vianclli Lu igi - Zecchini Giuseppe - Morauc:!ini Ferdinando. - Premoli Giusorpe,. (2) Otto anni di storia ,nilitai·e; pag. 664. ANNO XXV, VO:L. Ili.

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OPERA ZIONI MJLITARI

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pRrlando della posizione occ.upal~ '.l al grosso ga:rib~ld_i~o : cosi si esprime: cc La posizione era malLssuno scelta, ne d1 c10 , uols:ne « fare gran colpa al Caldesi, <~h~ ~Jen~hè arden te e bravo p~tr1~ta « era affatto profano alle cose m1htan . E ~1 eppui:e se ne può 1hcol« pare il colonnello C,adolini comandante il re~?1menlo che aven~o << per ufficiali superiori quaUro a~solute ~u\~1ta, comu nque avesse « scello pel disimpegno dell a del1cnta m1ss10ne aVl'ebbe sempre « scelto male J) . Non è ormai una novilà che la. montagna, la. vera montagna,. è affatto sconosciuta non solo alle milizie raccogliti r,cie volontarie·, ma alle Lruppe stesse regolcrri, che dalle alpine infuori, vi~o.n o: mninovrano comple~amente e semp11e foor i dti ~1uel terreuo . C!H poi siasi occupato anche appena. superficialmente sulle 1~ernone eh~ alla rruerra di montagna si riferisconp, sa, quiwLo comphcato, quanto fat io~so, quan to speciale sia il serviz i? di ~ue1:ra s~ quel terr~no; e se non si vogliono dar giudizi appassrnnaL1, s1 pilo pur conl:ssare ""he la montagna co lla sua struttura tanto svariata, tanto spw.c~La nelle sue linee, trM molto spesso in inganno non solo un pactbco eiLLadino ch iamalo dall'oggi al domani al comando di tanta ~n~ppa, oome successe al Caldesi, ma ancora vecchi e provetti uffic1al1 c~e fecero dell'arte del guerreggiare il loro studio di predilei ione, e vis~ sero colla prnti ca di continue manovre. . . . ,La posizione di DaveMi, in massima p~1te cost1tu1ta cl~\ r,~lzo ~ sinis~ra del torrentello Davena, appoggiata a destra ali Ogl10, ~1 J.~tto ,profondo e di corso veemente in quella stagi??e del l'a? n.o .10 cui av,vennero i fa tti io discorso, fiume sul qu::ile s, rnnalz~ np1dt~simo il versante sinistro della valle fiLtamente coperto d1 boschi , sbarra in senso traversale il fonclo dell a valle stessa e dal\'albra parte, verso sinistra, si appoggia al torrnnte Davenino, scavato in profon~o folto roccioso e non traversab ile. Che 1-a posizione per se stessa sia ollillna, ne presta fede la sceUa. fatta di essa dal generale ~fonabr~a neo-li ultimi stucl,i compilati a clife~a della valle. L'etTore slava m ciò, che menlre la posizione è ottima per un forte di sbarramento, che di per sè costituisce un osta·colo che, ostruend~ la strada carreggiabile, obbfiga una forte colon~a !nv.adente ad ,mpossessa!·sen,e per· •poter pa:ssar oltre colle sue arti gliene e col suo carreggio, la stessn posizione munita di sole truppe non ha che apparentemente

NELLE VALLI DELL'0GLIO E DELL' ADDA

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• ·1e stesse qualità tattiche difensive e per disposizione di fronte e per

comando di fuoco, mentre poi quell'occupazione mobile a differenza di un forte di sbarramento, sente tutta l'azione malefica delle colonne nemiche manovranti sui fianch i e tulto l'incomcniente della sua difesa passiva. Con buona pace dell'opinione del Guarnieri sulla ,;celta di quella posizione, essaposiz ionenon potevflessere migliore, date le condizioni di capacità che egli assegna al CRlélesi. Nella storia della guerra, e di qnella in mon tagna specialmente, il Guarnieri può vedere in LL1tti i tempi ed in tutti i paes i <~he una truppa nuova alla guerra, che un comandante che non conosce manovro si riduee sempre n difendere quelle località alla manovrri non adatte ma che però rivestono tutti i caratteri di nna pos izione di sbarramento materia'lmente intesa, come in massima la intende l'arte della fort ificazione. Caldesi, nuovo 1J,lle armi, od almeno al comando, nnovo alla mori:tagna, inespe1·to· di manovre, , in tendeva la difesa locale come si ,usava nei primi tempi del gu~rreggiare, e la posiziune di Davena appunto , colle sue ottime qmdità difen$ ive di sbarramento, sorgeva là a svisargl:ène il suo impiego traendolo in inganno . Se sul Caldesi cade, come comandante la posizione, la critica dei fatti e la responsabil ità del i"isultato, è d'altra parte doveroso il ricordare in quali condizion i si svolgeva il s110 comando . Come si piegasse il Castellini agii ordini del capo , come segui'tàsse le no rme certamenle pl'estabilite in Davena, come non contento di non ubbidire, imped iva alla compagnia del Malacrida l'esecuzione di un ordine dal Caldesi avuto , già lo si vide. Se il maggiore Ca lélesi scelse per punto d'appoggio il torrente Davenino," tale scelta sem bra giustificata ancora per altre considerazioni. Così p. e. la posi7,ione di Vezza, eomc è descritta dall a éitata Mono,qrafia, è um buona posi7,ione, ma richi ede molta ma.: novra, quadri scelti, truppa agguerrita. La, posiz ione di Dnvena assai più ristretta, più unita, e molto meno complessa nei legami di reciproco sostegno fra appostamento ed appostamento era più adaua ad un comandante non manovriero, e ad una truppa in pal'Le incapace cli manovrare. La posir.ione scelta dal Caldesi av'eva sull'altra tentata dal èastelJini un altro vantaggio: non aveva. bisogno di occuparsi del terreno

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NELLE VALLI OELL'OGLIO E DELL'AOOA ("1866) OPERAZIONI MILITARI

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dall'altra parte dell'Oglio, almeno nel senso di impiegarvi truppe · d'occupazione, perchè il versaute non vi si vresta assolu-tamente, il che non può dirsi dello ste;;so ,-ersante del fìume nel tratto compreso fra il ponte di Dtivena e quello di Stadulina _ol~re Vezza .. Da quella scella nacque un rimarco gravissimo al_Cald~s1 dr aver lasciata completamente sguernila la sinistra clell'Ogl10, ri111a1:c~ che_ spe~la uni camente al Castell ini, come a colui che volendosi 1mpadron1re di Vezza, sceglieva 1111 terreno di combattimento che smasclter'.wa completamente il suo fìaoco destro, come lo climoslrò la. pattuglia a. case Mondanicio. . Così la posizione di Davena per un comandan'.e che non sappia muovere la sua gente è molto migliore di quella dr Vezr.a; comando di fuoco più efficace, fronte otl.i ma e norm ale alla dir:zi~n e d';tlla.cco, ali bene appoggiale, e;;tensione limitatissima e ~umd1 t'.·upp0 alla mano e comando direuo ; pel nemico _poche r1:-;orse d1 rnanov_ra perchè in terreno aipe;;tri ssimo, faticos? o!t'.·e motlo_a percorrersi e per nulla adatto a favorire la sn_a supen?1·i ta. ~iumerrca. _ . . . Un uomo nrnnovri ern come il Caldes1 se s1 tenne nll ,L st1et_La. ~1. Davena per .\. ore, collocnt.o a. \' ezza non l'avrebbe durata , enti minuti, pcrchè Ver.za coi suoi puni i di 8. Sebastian o, S. Cleme_n~e, Cimitero Tn f,rnno, C. .llover, Ponte il i Davena, C. ì\fondan1c10, Ponte Ye;za snll"Oglio, zona divisa in t1uatlro quadranti_ dnll'O?li o e dai suoi due opposti amucnti, nulla diceva al suo 1nLel_le1.~~, nulht potevano sulla sua nu! litcì. clirelli-u.t , come la bat.lczzò il Guaroi eri. . . . Nè il Guarni el'i po i hn. 1nn ggior ragione quando _sc1w e_~< Mi~ ID « ogni modo qunndo Castellin i di proprio impulso si slan~JO al! al~ « t;cco dell a mezza batteria i11 posizione avauli Yezza, ·11 C,~lcles'. « doveva ca.pire essere impossibile il trai.tenere le Lruppe sp11.1tes1 « troppo oltre e che il meglio da fare era di sos_lenerle. _E perciò se « fosse uscito dalle trincere con l'intero batlaglwne egli poteva ar~ « rivare su i pezzi nemici impegnati contro i bc_r,;aglieri, e 1~on cli « troppo sostenuLi, e r.acciandosi in Yezza esor~1:a _con un lmlla_nt~ << successo ehe avreb be f'orse f,Ltto desistere l't01rn1co da ulter1or1 « tenlativi . In questa specie di com balli menti è sovente alle pronte « decisioni che si va debitori dellt1 vittoria». Evid.entem.ente il G·uarnieri fa qtti della poesia. Egli si clirrwnl.ica

di

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,che dal Pon te del Lupo al collocamento della mezza batteria austriaca ossia per uno spazio orizzontale di .2500m vi erano 4-0'" di differenza di lil'ello, e che le trnppe del Calclesi avrebbero dovuto agire r.amm inando s11 pel fondo della va lle, non aYendo Lempo di percorrere alcuna altra strada; si dimentica. che gl i Austriaci appostati in Vezza ammirarono esterrefatti l'ardire dei bersaglieri lombardi, ma che qnell'insano al.tacco al la ba ionella non li aveva per nulla scompaginati, nè falli retrocedere di un palmo dalla vera linea di sostegno loro; cl1e già a quell'ora e specialmente ancor più quando il Caldesi fosse giunto a far sentire la sua azione, I' Albertin i aveva ì compiuto il suo movimento di sposlamen to al Castello e che nessuna fo1·za anche quad rupia di quella sollo mano a I Caldes i avrebbe po Lu lo volgere in meglio le fasi riel comhatl.imenlo, con un grosso vi llaggio occupato da nem ici, che dietro ai muri si è sempre veduto si mantengono.ottimamente fermi ; colla grossa co lonna manovrante che da Grano e da Castello semina. una tempesta di palle e schegge di mitraglia, e con una pattuglia che freddam ente fa sterminio a bl'Uciapelo, complctarnenie celala dall'altra. parte del 11 ume. Se Caldesi si fosse lasciato trascinare da. una mossa tanto imprudente, nvrebbe condivisa col Castellini la responsabili tà di quell 'inutile eccidio, eccidio che avrebbe avnl.c proporzioni ben più deplorevoli di quelle che lamentiamo. l cfue grandi errori del Caldesi, errori che per quanto fosse uomo ignaro di cose di guerra, non si saprebbero scusare in alcun modo, furon o ben altri, a giudica rne dai fatti avvenuti. Stabililo di voler tenersi sul torrente Davenino col grosso, attendendo l'attacco. non doveva spedire agli :n•amposti un suo egual e in grado che di carattere inefl essivo e capo cl i lruppe scelle, ed ottimamente armale, si mostrava desioso cli indi pendenza, di libertà d'azione, di iniziativa di movi men ti , senza con trolli , sem a freni, senza accordo coll'azione generale. rt Caldesi volendo che I' avampo:-;to stesse in posizione quanto bastava per obbligare il nemico a smascherarsi e per dar tempo al grosso di stabi li rsi fortemente onde riceverlo ben preparato, doveva tener conto e della clifìicoltà di oltenere il ripiegarsi di gente cosi I:>oaaliarda e bollente d'entusiasmo: doveva tener conlo l') dell'effetto deleterio che la vi sta della loro r iti rata avr~bbe prodotto su parte della gente che teneva in Da vena alla riscossa . Il Castellini


'OPERAZIONI MILIT ,!,HI

messo a contattq diretto col Caldesi ~j sarebbe piegato alla voce der c;omando, e pel còmpi to da affidarsi all'avamposto, il 44° baltaglione, di guardia mobile avrebbe servito ottimamente ; se il g1·osso dom·à occupa:re la. linea. deU'a'Vaniposto, qui si mandi la t1·uppa migliore: se l' a·vamposto ctovrà ripiegare snlle ·riserve, la t-rnppa 1niglio1·e si t.enga in 1·iser'Va. È questo un princip io conosciuto da tntli. La colonna austriaca dell'Alhcrtini incontrate le pattuglie nerµi che, e scoperta la Iinea nostra. avanzata, avrebbe occupato Vezza, come fece, e manovrato verso Tu, il f.astello e Grano, come pu, fece. Lo scopo primo del Calclesi era raggiunto: obbligare il nemico a, Vezza a passare Mll'orcline cli marcia a quello di combatLi.mentò; ed i mi liti del U battaglione non si sarebbero uuii sognati òi attacQare alla baionetta i pezz i nemici che tuonavano al l'estrem ità del villaggio, ed avrebbero rip iegato a tempo opportuno come si voleva verso il Ponte del Lupo con perdite insigni ficanti . Così i due battaalioni ,raribaldini sarebbero rimasti intatti e fel'mi sul Daven ino, in i, posizione troppo formidabi le pee essel'e attaccati di fronte. L'alt.ro errore quello si fu di non provvedere, con tanto tempo cb(t il Caldesi aveva avuto innanzi a sè, ad una occupazione alle sue ali, ai la destra anche solamente fi ttizia, alla sinistra invece della voluta importanza. Dal momento che al Calclesi non passò inosservata la posizione di Grano e del r:astello. punti unici che battono I).avena e dai quali :;i può girare la sinistra cli quella occupar.ione,. non dornva tenerne il debito conto anche in via pratica? Ouel comandante avev,i avuto dal colonnello Guicciardi una colon~a di ,150 11omini composta di tiratori cli Como, Ch iavenna e Tirano, quasi t.utti armati di carab ine svizzere, più alcuni carabinieri; se a costoro avesse aggi unto le 40 guardie doganal i a sua disposizione e tutto al più una compagnia di camicie rosse, quella p. e. del Malacricla, della quale tanto si disse, assegnando a quell'ala sinistra la difesa del Castello, ben altro ci sarebbe voluto che la grossa colonna alj.striaca proveniente da Tu e q uellct. dell'Albertini risalente da Vez.za persloggiarneli. Ma dato pLu·e che con perdite immensè il nemico se ne fo,sse impossessato , da Grnno e da Cormignano, luoghi pei quali passl.l no le uniche strade che giravano Da vena, i Yolontari nostri avrehb.ern rintuizato fuor d'ogni dutbio l'attacco dell'inimico da quella parte. Solo noi Ghe il (;aldesi e dal Ponte d{ll Lupo e da quello di Da0

NELLE VA LLI DELL'OGLIO E DELL' ADDA

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vena Messe falto inerp icare su pel bosco, sul la sinistra clell'Oglio, tre o quattro pattuglie della forza comp lessiva di un plotone, pattugl ie che guernissero a un dipresso la li nea segnala dalla mulattiera che da Da vena ri monta la Val Paghera, aHeb be tolto ali' Aibertini f!Ualunque velleità d'attacco da quella parLe. Per rnoclo tale, o simile, al Caldesi rimanevano su lla posizione 9 foJ'ti compagnie, 2 peizi in batteria ecl un buon tratto di trincea infilante la slrada postale; e più indietro, a lilolo per lo meno di aiuto morale, il 44.o bai.taglione mob ile in riserva. Lo sbarramento rn Valcamooica era assicurato per qualche tempo, certamente per tanto quanto abbisognava al reggimento Cado lini per anivn.re, e si sarebbero sventate le perdite cli quel fati.o luttuoso . A, corredo cli questi cenni sulla fazione di .Vezza d'Oglio, vanno aggiunti i due seguenti ordini del giomo emanati ai volontari:

~

« Edolo, 8 luglio.

La mattina del giorno 4 il vostro accampamento in Incudine, « occupato dal 1° battag:I ione del 4, reggimento e cfal 2° battaglione « bersagl iéri l0mba11di, venne da fo rze preponderanti assalito , e voi (< sapeste in quesra occasione, dar prove <li eroi.smo che vi mostra<i. vano degni della cli visa che indossate e delle sue gloriose tradì« iioni. Io sono dolente che pericolj, esistenti sopra, a.Itri punti, esi(( ge.o.do la mia presenza altrove mi impedissero di trov:armi in quel << gi,orno coi clue battaglioni posti· a.cl Incudine. Ma io ben crnnosco « C]juanto essi fecero . Se la deficenia deUe fo rze, se le mancate m.u« nizioni , la premaLnra morte del valoroso maggiore Castellini, ec1 « altri incidenti , talvolta fa tali nella guerra, vi imposero di abban<• donare le vostrn posizion i, aveste henlosto il conforto di riaverle, << perch.è mancò forse al nemico la fiducia cli poterle esso stesso ' << conservare. Il 2° battaglione bersaglieri e la 2• compagnia del « 4° reggimento r,he opposero la più ostinata resistenza, e che sof<< fersero le maggiori e più dolorose perdite, si resero questa volta « meritev,oli dell'ammirazione e della r iconoscenza del paese. Io « sonu ceri.o che il generale Garibaldi sarà conl.énto di voi, come io <( sono superbo di comandarvi. <t

0

1

cc

Il tenente colonnello comandan te (( CADO.LINI )) .


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OPERAZIONI MILITAR I NEL LB VALLI DELL'OGLIO, ECC .

« Ai bersaglieri del 2° battaglione volontari, « Nel mattino, 4 luglio, aLLaccati da forze superiori nelle nostre « posizion i di Davena, accettammo la sfida. Finchè le mun izioni « durarono, il nemico quuntunque prode e protetto dalle forti posi« zioni di Vczza e di Grano, non solo fo tenuto in iscacco, ma re« spinto e decimato. Pagiimmo a caro prezzo col più eletto sangue « nostro !R breve ma beillante prevalenza del nostro fooco . Il mag« giore Castelli ni, avanti a tut.ti, mentre ordinava h carica, cadde « eroicamente sul campo, colpito da tre mortali fer ite, co l santo « nome d'Italia sul labbro. L'Ilalia ha .perduto in lui il fo rtissimo « soldato, noi il caro e valoroso dnce. I l capitano Frigerio cadeva « colpito a morte per meizo agl i stessi nemici, ammirati della sua « bravura . Altri molti segnarono c61 loro sangue il campo di batta« glia. Esausti di muniz ion i ci ritraemmo, ma come si ritinrno i « va lorosi, mostrando la fronte ed il petto ai nemici; il nostro riti« rarsi fu nnR marcia lenta e solenne sotto il grandinare delle palle. « Caduto il nostro capo, osai come capilano anziano ubbidire ad un . « terribile ma sacro dovere militare, quello di assumere il comando « sul campo. E fn allora appunto che io dovelti ammirare il vostro « sangue freddo, primissima fr{l le virtù militari, nel raccogliervi « sotto, il fuoco al segnale di r iunione, e potei inspirarmi alla vostra « calma intrepidezza, per governare in modo non in tutto indegno « di voi ltL vostra marcia . Il com battimento di vena non fu duRque « inglorioso per le arm i nostre. Chi disse il nostro battagli0ne sban« dato, ha mentito . La verità è questa : il 4 luglio si combatlè: « all'alba del 6 noi eravamo di nuovo nelle trincee in ,p lìnea.

Da

«

Edolo, 10 luglio 66. « Il comandante OuvA

1;.

(Continua}.

G.

BERTELLI.

IL VAIUOLO NELL'ESERCITO B

PARTICOLARMENTE NELLA GUARNIGIONE DI ROMA

I Circa quaUro mesi addietro fra le truppe qui di guarnigione svilupparonsi parecchi casi di vai uolo, alcun i dei quali sortirono esito infausto. Q'ualche periodico della capi tale più o meno profondamente commosso doll' idea del pericolo ohe conevano e le truppe · ~di cittadini, non sapremmo con qual fine nè con quanta prudenza, sparse ai quattro venti la poco Jietit notizia che, a. seconda del temperamen to e della co ltura dei lettori, fu caus1t di terrore e d'affannosa agitazione, di aspre quanto infondate censure, cl'i nsnlse ed interminabili chiacch iere. Perchè tanto scalpore per que' poch i casi di vaiuolo? È forse cosa insoli ta il vedere nell a stagione primaverile od autunnale manifestarsi nell a milizia e nella ci Ll.adinanza un numero più o meno esteso di casi di quel funesto esan tema "? No; in quel fatto nulla v'ha di straordinario ; è successo quest'anno ciò che accade tutti gli anni nelle summentovate stagioni, e fo rse, se i casi letali fossero avvenuti a. maggio,r dista.ma l'uno dall'altro, sarebbero passati inosservati come quelli degl i anni precedenti e nessuno ne :m·ebbe discorso; ma la circostai\za di 3 morti in pochi giorni impressionò probabilmente qualche coscritto, fors' anche qualche giovine medico che ne parlò cogli amici e conoscenti , i


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E PART1C0LAI1MENTE NELLA GUARNIGIONE DI

IL V AIUOLO NEl,L'ESERCITO

quali ripetendo alla loro. volta il fatto ed _amplificandolo, per confermar una volta di più che la fama, giusta l'osservazione di Ovidio « 1lfobilitate 'Viget, vfresqiie adquirit eimdo: » di[usero st1 più larga zona lo sgomento e fecero credere ad una sempre crescente emicidialissima epidemiit. Così si scrive spesso la storia, e la fauws,l favola di Lafontaine del marito che aveva ponzato un uovo, accruista viemarrniormente l')t) l'evidenza e l'efiìcacia d'una verità dirnoslrn.ta ed incontestabile. Forse qualcheduno chiederà se sia conveniente di rischiarar I' opinione pubblìc;t su questo avvenimento e di rilevare gli erTot·i io cui scientemente od inscientemente caddero i suaccennati spacciatori di notizie e i danni e gli sconci a cui tali errori potevano dare o diedero effettivamente luogo. È pos::;ib ile che noi ~ia, nonpertanto no i, educati alla scuolrt cli Paolo Luigi Courier, il quale proclamava altamente elle si deve dire a lutti tutLa la verità, stimiamo utile che la luce si faccia, nel dnpli ce intento di vhiarire che il male fu fongi dall'aver la grarezza che gli si \Tolle attri bnil'e, e che sareb be da desiderarsi che nella popolazione civile i provvedimeuti igien ici venis:;ero applicati a tempo e severamen te come lo :;ono fra i militari, massime quando si tratta di morbi contagioso-epidemici . · Abbiamo dell.o poc'anzi alludendo ai casi di vaiuo lo che test.è contristarono la guarnigione di, Roma, che era successo quest'anno ciò. che succedeva di sol ito e non l'abbiamo detto infondatamente. b nperciocchè dalle statistiche degli ultimi undici anni, cioè chll 1867 al 1$78 incliisive,ri.sulta che nell'esercito non manc'arono mai casi di vaiuolo e rhe questi cagionarono talora orn1 c_ospicua mortalità. · Ecco cl'altronde, a maggior ediGca:i:ione dei leuori, quali furono nel succi-tato undicenni o le cifre annue dei vaiuolosi: nel 1867 )) 1868 }) 1869 » ·187 l }~ 1872 1 )) 1873 )) 1874, 11875 ~} 1

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Sicchè in tolale nel surrammenlalo periodo di tempo si contarono non meno di 39,18 vai noiosi e 358 morti. Queste cifre le quali parvero esorbitanti all'egregio collega douor Pecco, che gentilm ente ce le c.omunicava, non suscitarono il menomo chiasso e passarono, se non inavvertit e certo poco curate, perchè alla gran pluralità dei medi ci ed alle stesse popolazioni presso cui accadevano i casi di vaiuolo non pareva per nulla straordinario che, nonostante tutte le precauzioni, quesl'esantema ;i quando a quando apparisse in mezzo alle tl'uppe e vi mietesse qualche vittima. Forse avrà ragione ch i Lrova, spaventevole la surriferita statisti ca e fa voli perchè ançhe fra noi i quadri necrogndìci si presentino con uno zero nella colonna dei vaiuolosi, come. sarel)be avvenuto in Prussia ed in Baviera; ma ove,i si riflet.ta che l'esercito piemontese, con una forza media di poco piit di 30,000 uomini, dal 1° gennaio 1852 al 3·1 dicembre 11856 annoverò ben 11298 vaiuolosi, di cui 11,U morirono, la statistica incriminata nulla ha in fondo in fondo di cosi desolante. Checchè ne sia il Consiglio superiore di sanità militare piemontese fece opera immensamente meritoria, nel '.1838 (2), allorchè s,LlI'esempio del Wurtemberg, della J3aviera, delln, Svezia, della Danimarca, del Badese, della Prussia, del Belgio e,dellaFrancia, propugnò la riva ccinazione dei militari, ma non ci pare che potesse legittimamente sperare colla general izzazione cli siffal:ta profilassi di aver per 1

(l.J ):!anca la sL-atistica del lS70 che non s'è trovata nella naccolta. (~) Pe,· debito di cronisti e atl onor del rnro non possiamo a me no di porgere al le~tore alcuni <lati retrospettivi concernenti la vaccinazione e la rivaccinazione nella quondam armata sarda. Il Regol~menlo del ,1 giugno 1833 obbli ga va i meJici militari a 11acc,11are i militar; pr,egenti a,i corpi i quali sembrassero suscettibili di ,quest'opera:ione. Nell·anno !831 il Consiglio supel'iore di sJniLà militarn, previi, consenso del Min is tero della guena 1·ivolgeva ai chirurghi maggiori una c ircolare con cui loro s 'ingiu oge"a di vaccinare tutti i bassi u(lìziali e s,, tdati non ancora stati a.s satiti dal vaiuolo 11atu1·q.te o 11«ccinati con successo tate da essere mo,·atmente 1·iputati imnumi dal ·v aiuolo. l:lell ·agosto del IS<l7 lo stesso superior~ Consig lio impensierito de l progressivo aumento tli vaiuolosi offerto da llo statis tic he d,el 1$46 e del IS-17 ne riferiva al ltlinistero della guerra a cui auùitava lo misure che ,r;eputava più- confocic nti a restringere il nu-


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IL VAIUO!, O NELL'ESERCITO

sempre sbandito il vaiuolo dall'esercito, per una serie di ragioni che andremo successivamente svolgendo. Frattanto ci piace accertare col sullodato collega Pecco che i risultai.i primordialmenle conseguiti mercè l'or accennato mezzo furono davvero soddisfacenti, poiché il nutnero dei vai uolosi, che prima era assai considerevole ogni anno , scemò ad un tral.to notevolmente e quello dei morti fu ridotto ai minirpi term in i. Perchè qnello stato di cose non siasi mantenuto in seguito dopo ;la costituzione del regno d'Italia è un problema di cui importa assaissirno di trovar la soluzione. Ma per raggiungere questo scopo farà mestieri anzitutto di appurare se e fino a qual punto fosse necessaria la tivacci_nazione tanto caldamente p~trocinata dai Tedesch i. Prescindendo da ogni quistione ·sull'utilità d'un primo innesto

mero d('i casi di vaiuolo. Tali misu re specificate in una circolare diramata apposta a tutti i chirurghi maggiori erano le seguenti: , 1° Ollro gli insc,·iui cli leva non ancora vaccinoti nè affetti eia vaiuolo natura le deb• bono sottoporsi alla vaccinazione tutti i bassi uffi.,.iJli e so ldati in cui la mancanza, -« piccolezza ecl irregolarità delle cicatrici dessero un fondato sospetto sulla buona qua" lità uell 'impi egato vaccino e su l buon e,ito della prncedente vaccinazione. e 2° All"oggetlo cli antiren ire l'erolu2ione di siffiitto mc rbo nelle cas~rme militari, si e dovranno pure vaccinare i !,gli e le flg!i!l no nch<~ le rlo nne dei mili tar i, qua lora questi e siano in cil·cos tarize affatto i òe11 tic!ie ai militari cita ti nel precedento nume,·o ». Nel 1851. nel 1852 e nel 1857 altre éonsimili disposizioni fl11·ono emesse che mirarono a rendere sempre pi,, protìttevoli le r,orn,e già prescritte : e flnalm ent.e nel 1858, coll a nota del 5 aprile si ordinò di sottopo,·re tutti indistintamente ali-innesto ·vaccino, tanto ·i mi!i/a,-i p,·ovenienti. dall'uitima Lcvu, che i 1,olonta,·i. e sun-ogati ammessi posteriormente alla vaccinazione p,-ecedente siano o non siano stati vaccinati o vaiuolati anteriormente alla 101·0 ammessione sotto le bandiere; cioè si stabilì la ri,·accinazione, senza la menoma clausola restriui v;1. Nel 1860, fu rinnovata l'ora rietta prescrizione a cu i ,·enne,·o aggiunte alcune aHcrtenze che furono ma ntenu te in vigore dalle circolari del 1S6~ e 1808. Anzi quella del 16 m,irzo 1863 allargò di molto il campo cJell e rivacci nnzioni e statuì che {osse,·o anche vaccina.ti di wuovo t11tti gli altri miUta,ri (olt,·e quelli ·i ndicati antecedentemente), nei qua,li L'innesto de Lvaccino fatto 11ella, precedente a,11nata, non a·veva ltv'l,t,o esito, e quelli per cui il corso deU.e pustole va,,ciniche non avesse sot·tito quella 1·egola1·ità che elimasi necessariape,·chè possa, reali:zarsi fazione prese,·vativa del vaiuolo, e d ingiunse pure che sul lib?"etto di massa d'og11t individuo fosse ma,nmano notato !"esito della fatta vaccinazione.

. Da questa succinta com nu,morazione a cui tealasc ia mo di annettere lo più recenti .disposizion i che autorizzano i medici rnilital'Ì a servirsi cl i vaccino um,,n iiiato o di ncci no an imale , secondo cho meglio loro torna, si pnò dP~u me,·o elle il vaiuolo fu oggetto costante dell'attcnzionl) e degl i studi del Cons iglio ,•.1perio,·e di sanità mi litare, il quale colrcstensione da ta alla vaccinazione nel 1S47 pre1ucliò e pl'eparò più facile la 11ia alla rivaccinazione generale resa obb'.igatol'ia Jalla nota ministeriale del 1858.

E PARTICOLARMEN TE NELLA GUARNIGIONE Ili l'tOMA

vaccinico, su cui sori d'accordo oggidì quasi tutti i medici (I),· c1 s, conceda di spendere alcune parnle sull' oppor"Lunità, anzi sulla necessi tit del!a 1'ivaccinazione. · Non è gran tempo si credeva che il v,iiuolo fosse di quelle malattie che non si possono avère che una sola voli.a, perchè distruggeva nell'orgMismo in cui e1·asi svil uppato la predisposizione o l'attitudine ad una seconda infezione. Ammessa. ques ta credenza ed argomentando per analogia, dopo · che .Jenner eb be provalo elle l'innesto vaccinico preservava clal vaiuolo sost ituendo nn'eruzione benigna e localinata all 'eruzione generale e maligna di quell 'orribile esantema, si venne neHa persuasione che l' in nesto vaccin ico p1'àticato frurtuosamenle un'unica volla bastasse a rende1'e l' uomo per sempre inaccessibile al va iuolo. L'argomentaziope sarebbe slala logica se il fatto su cui si basava fosse stato sancito dall'osservazione e dall'esperienza; ma. tale san-· zione faceva difetto , anzi l'osservazione e l'espérienza avevan messo fuor ~li dubbio il fatto oppos'toi cioè che il vaiuolo poteva riprodur:;i più volte nello stesso organ ismo e che la vaccinazione attecchiva benissimo ip persone che evidentemente avevano sofferto il vaiuolo naturale. 1 Borsieri su lla fede di Diernbroeck ha citato casi di malati che nello spazio di sei mesi furono assaliti tre volte dal vaiuolo. La. stessa cosa viene affermala da Kramer, da Richter e da Speyer che videro riprodursi l'esantemR 16, 13 e persino 1Ogiorni dopo la prima eruzione (2). 1

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(l) A nern3, sn l princip io di quest'anno s'è formata una sorietò d'av re,·sal'f della vaccinazione ohblig(ltoria, la quok diresse il I Grnn Consiglio ciel Canlono un memoria le inteso a biasimarn ed a respi ngern quell"im pareggi~bile rnisul'a pro(ìfaltica. Le ragioni accampate dagli antivaccin isti bcrnesi non sono ne nuol'e né molto concludenti . Essi fai;no specia lm~·nle ,·afere quesw p,11·ti col11rissirr.o argomento : • Non importa qua l sia la gL,sta opi nione in questa mater ia: qui si tr:.,tta, giacc hé v'ha un obbli go in qnistioue, di rispettare 1·opini one di Ci (ISCuno, o ques:,1 o pi nione ind i Yiduale dev·esse.-e inriolv' bile in uno Sta to costituzi onale, c.anto per u~a qu estior,e medica, qu,1 nto nei domi ni poli tici e religiosi». 11 Giornale d·tgienc rJi N,~ni.chàtel ha d<lto sull a voce n ((n eg li scou:,:igliat i che osa no ten ere un si cni lo linguaggio , mentre 11011 possono ignorare che l 12.2 medici s,·izzeri, vale a dire il DO p. "/0 de i memb1·i del corpo sani tario elvetico si sono pronunziati in fa\'ore della misura prcvcnti ,•a ch'essi rnrrebbero abolita. Chi sa se l'opinione di q uei signori resist•l'ebb• ad una sfuriar.a Ppidemica di vaiu olo 1. (2) V. Giornale di Medicina militare, anno 187~, f. 2•.


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Durante l'epid,~mia vaiuolosa che infierì a Firenze nella primavera del 186 1, noi avemmo occasione di veder ammalare di vai uolo e soccombere parecchi che po riavano ch iarissime le stimmate d'una e:uzione anlerionnente suùila. Ci avvenne altresì , in quella slessa Circostanza, pra licando la vaccinazione o rivaccinazione del 1° reagnnento granat1er1, allora di presidio nella summentovata cillà, di vedei:e le più belle pustole vacciniche svolgersi per l'appunto in qu~ll1 che portavano innegab ili e manifestissime tracce di pregresso va.molo. Nella tornata del 18 maggio p. p. dell'Accademia di medicina di Parigi il signor Depaul in aggi unta ed a conforto cli quanto ave,;a detto il signo r Hervieux circa la poca importanza, da accordarsi alle cicatrici vacciniche come indizio di presenrnzione, notificava il risul talo della vacr)inazione da lui praticata un dieci anni fa ad un reggimento di iurcos allora acquarti erati it I1 arigi, nella caserma del quai d'Orsay. Quegli uomini di razza neara o semi-nearn erano· qurtsi lulti Lempeslali di cicatrici di vaiuolo~ Cionullame~o il med!c? del reggi_menlo giudicò prudente cli sottoporli aJl'inne.,to vacc'. n1co , a motivo dell'epidem ia vainolosa che regnava a Parigi. Cosa srngolarel mentre sugli uomini precedentemente innestati le rivaccinazioni non d~1va~o che_ 30 a 33 p. 0 / 0 d'esiti · positivi, su quei t,11,1·.cos la v:~ccmaz1one fece buona prova nella quasi totalità dei cas.1. Q_uel . nsullalo , quanto appagmlle altreLlanlo imprevisto, costnnse ti signor Depaul a riconoscere fin d'allura,ed a renderne informata l'Accademia che la cicatrice non è nn criterio certo dell'altitudine o dell 'inattitudineacontrmTe lavaccinaocl il vaiuolo (11). ~)nesti _e consimili fatti, i quali se da un lato pronrno che il vaiuolo si può ayer più vol le e daJl'altro mostrano che la facilità a riprodursi tanto di esso che del suo equ ivalente vaccinico sono in ragion ~iret~a della riceLL_ività individuale, furono quelli che scossero la fiducia che nel primo quarto del volgente secolo si aveva nel!a profi lassi Jenneriana, e persuasero molti spassionati osserva~ori che la pres?1:vaz ione dal vaiuolo non era definitiva ma Lempoianea so ltanto s1 m coloro ch e avevano sofferta l'eruzione :-ponlanea 1

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(I J Gaiette ,llédicale <le Paris . - · Supplém c rlt ,rn :-i.~!, ISSO, 1ing, 271.

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E PARTICOLARMENTE NELLA GUARNIGIONE DI ROMA

IL VAIU OLO NELL'EStRC!TO

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dell'esantema come in quelli che erano stati assoaaettaLi all'ins·,zione del vaccino. Il concetto dell'insufficienza d'una prima vaccinazione anelò quindi guadagna.udo terreno e venne proclamato ed ammesso quasi genera.lme1~Le che la vaccinazioNe esauriva la sua eflicacia nel periodo cti dieci o dodici anni , e perciò era savio partito il l'innovarla, trnscorso il s11ddett.o spafiO di tempo. La rivaccinazione ob~ligatoria cominciò nel 118311 •Ilell'arma~a del Wurtemberg, venne introdotta nel 11838 nell e prnssiana; fu adottata nel 1180 dall a. bavarese ch e né ritrasse i piu splendidi risultati, e posc:ia cht quelle di Svezia, Danimnrca, Baden-]3aden e del Belgio; si diffuse nel ,J857 all'esercito fran cese ed al sardo nel 1808, in conseguenza del stlespres:;o concetto, il quale non in'contrò che pochi esistematici oppositori . Niemeyer as,,ieme ,:Ld ,tlLri pato logi limita da sei et dieci anni la durata della. preservazione mediante l'innesto vaccin ico. Senza voler contra.dire l'i llustre professore tedesco', il quale non usaasseri,re èose, di cui non è certo, dobb iamo notare che in una serie di studi comparntiYi che ci si offerse i I destro d'istituire, riconoscemmo che la dura.'1,a della preservazione si prolungava comunemente sin oltre il dodicesim'anno e _che l'insufficienza di questa si faceva tanto più palese quanto pi& il tempo trascors0 dalla prima 11 accinaz.ione si allon tanava dal termine suddetto. Qui si potrebbe obiettare, come invero si obietta, dagli avversani della rivaccinazione. (< Come mai accade che non osi.ante la allegata temporaneità della preservnzione impartita dall'innesto vaccinico all'uomo che vi fu soltoposlo con esito favo revole si registrano ~auto nella mi lizia che nella popolazione civi le, fra i rivaccinati, che superano il ventesimo anno di età. e subirono· la prima vaccinazione almeno quindici anni avanti, così pochi e:=,iti positivi '? Incontestabilmente in costoro l'eEGcacia.. del primo innesto si mantiene mollo al di là del limite prestabil ito, senza contare che parecd1i di e~si si conservano fino ad e.tà avanzatissima immuni da ogni infe~1one va;il1olosa, anche avendo contaLli diretti ed indiretti frequenti e ripetuti con persone attaccate dal vaiuolo >> . Questa obiezione non h,a tutto 1i,l peso c!ll!e sembra avere e ehe, le si vonebbe accordare,. ç)è)

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r,; PARTICOLAR~P.NTE N ELLA GUARNIGIONL:: O! l'\OMA

IL VAIUOLO NELL'ESEflCITO

Imperciocchè è bensì vero che v.i sono organism i nei quali un solo inn esto vaccinico basta ad allontanare per sempre il pericolo di contrnrre il vaiuolo, ma non prova gran fallo conLro la temporaneità della virtù preservatrice della vaccina; ciò sign ifica soltanto che in siffatti organism i la ricetti vità per le malattie vaiuolose è assai scarsa e può ven ir annullata da una prima insizionesusseguita da auecch imento. . Giova poi non passare sotto sil enzio che nella stessa guisa che s'incontrano uom ini refraLtarii all'azi one del co11Lagio tifico, pestilenziale, scarlattinoso, rnorbilloso, co lerico, et:c. Se ue possono incontrare e se n'incontrano di fallo alcun i - 1·ciri ncmtes in gu1·gite vasto - refrallari i all'azione del contagio vaiuoloso . .No i potremmo citare due pe1·so11e di nostra strettissima relazione che vaccinate ripetutamente non ebbero m:i i la menoma pustola vaccinica ed obbligate più fiale a sta r in mezzo a vaiuolosi non contrassero il morbo, locchè costituirebbe la più irrefragabile prova dell'assoluta mancanza in essi ili riceLLiviLà per il vaiuolo e le affezion i congeneri. Fu an che opposto dagli avvcl'~ari clella ri vaccinazione che l'imporla come un obbligo sar·ehbe una odiosa vessa,.ione, un atLenlato alla libel'Lit individuate. Noi non vogliamo negare che la. rivaccinazione, al pari d'ogn i altrn ~t:ati~a che ci verrebbe imposici nostro _ malgrado, non debba riuscirè gtavosn. ed inso!Tribile n. molti, più teneri di quello che gl' Inglesi chiamano sel{-liberty che del comun bene, ma. ue sern hl'il che una simile considerazi one non sin. fatta per arrestare il legislatore, le cui di:-posizioni hnnno da aver per oggetl:o la t11Leln. della salute pubblica e non la soddisfazion e dell 'amor proprio ma l inteso e del lihero arhilrio stortam ente invocato di certi schizzi!}os i egoisti, che della vira sociale reclamano i comodi e i vantaggi e respingono i sacrifizi e gl i oneri. Se si reputa nece:;snrio cli ì'a l' violenza alla libertà persona le costringendo ognnno ad una prima vaccinazione, non com prendiamo come si possa esitar a far lo stesso per la rivaccinazione dal momento che i risch i che co1Te e fa correre altrui , il non t·ivacci nato sono suppergiù quegli stessi che minacciano ch i non ~enne mai assoggella.to al l'innesto prnserva.Lore. Si capisce clre si rispetti la libet'là individuale a seano di non ino, tervenire, come si fa in America, quando uno allenta in qualsiasi

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modo violento alla propria esistenza; ma quando si tratta d'una malattia trasmissib ile, che può compromeltere migliaia di vite a noi pare che tutto quel l'ispelLo non abbia ragion d'essere. D'altronde se quel principio è giusto, fisso ed immutab ile . ' perchè non viene rigorosamente applicato n tolti i casi? Percl1è in tempi di pestilenza si astringono n severe e moleste quarantene coloro che provengono da lttogh i infeui ? Percbè ~i vieta ai sani di aver comunicazione cogli infermi e s'impongono alle popolazion i certemism,e igienichccommin:rnclo pene a chi non vi si sottomette? Si crede forse che la peste bubbonica, il tifo, la· febbre gialla, il colera ed altreUa li malatti e siano p iù t.emibili del vaiuolo ? che a preferenza di qua.sto meritino l'alLenzione dell'igienisla e la viai0 lanza di chi regge la cosa pubhl icn? . ~i ricr~dano quelli che la pensano in silTalta guisa. Niemeyer ass1curn l'llevar:;i da dati statistici rnr:colti con tlltta esattezza che nel_ passato secolo moriva di vaiuolo una decima parte della popol~zi ?ne, e che un altro decimo ne 1·i111aneva sfiguralo. Sebbene sia innegab ile quanto soggiunge il suddetto autore cioè che dopo l'intl'oduzion-edel vaccino la mortali tài 11 comples,-odirninuì e quella determinala dal vaiuolo si ridu:;se acl un rnin imo( I), giorn avvertire che la dimuzio11e della morlali tà. comple.ssiva più che allR diffusione dell'innesto vaccinico è dovuta alle condizioni il!'i en iche universalmente migliorale e che la riduzione del la mor;li li.t. da. va iuolo si.a necessariamente in rapporto co ll o scarso numero dei casi che d'allora in po i se n'ebbe a registral'e. . _ È Pa..1 troppo assoluto il prefato ~ierneyer nel sentenz iare « che << la disposizione al vaiuoJo, che sa lvo poch issime eccezioni, Lutli e << per·fino il fe to posseclono ìn grndo più o meno elevalo, e giovani « e vecchi e sani ed ammalati e uomini e donne, va estinta quasi « senza eccezion e e per tuLla la vita in quegli che una volta supe« rarono la mal alti a ». Nè meno assoluto si mogtra là dovo dichiara « che un effetto « identico si olliene per solilo colla produzione arLi11ci3Je del « vaiuolo vaccino pel' mezzo dell'inoculazione. Con questo mezzo si (I) Nrn11EvP.n .

Patologia e terapia speci~le, Voi. li. Cap IV e v.

4 NNO X X.V, VOI,. Ili ,

Il


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IL VAll:!OLO NELL'ESERCITO

E PARTICOLARMENTE NELLA GIJARNHHONE DI ROMA

« 1•iesce- per lo più a1 spegnere la dispo-sizione al vai uo'lo amaM per

-conto dei risultati delle rivaccinazioni pratièate in diversi dipartimenti militari, ci siamo convinti che si ebbero a deplorare epidemie d) vaiuolo e morti in buon numero quando si rrascìirò di ri vaccinare · gli inscritti al primo loro giungere al corpo, com'è prescritto dalla circolare mil\~steria:le del 24 dicembre 1863. Nena nostra Relazione intorno a-Ue vaccinazioni e rivaccinazioni eseglfite nel 1865' sulle wuppe del ICI dipartimento· notai.umo éome dal 1'0 luglio dell'anno 1 precedente al 30 giugno dell'anno ·in corso si fossero 1uanlfestati tS7 casi di vaiuolo, dei quali perirol'\O tre, che non erano stati rivac·Cinati nè prima nè dopò il loro arruolamento. A pone in maggior evidenza i benefici effetti delle vaccitiazioni e rivaccinazioni quali mezzi preventivi del vaiuolo ne garba riferire alcune cifre tolte alla Relazione pubblicatit a Londra dal signor W. F. Jebb segretario del 1lfetropolitan .frylum, disvrict intorno all'epidemia vaiuolosa di quellacapitale nell'autunno 1876, ,J877, '1'878 e parte del ,1879. · Nel suddetto periodo il 9um1ero dèi vaiuolosi curati negli speda.li ammontò a 1l1ts,"11I dei quali 11 ,~-'12 vaccinati e 3,759 non vaccinati . I morti furono 2,667, di cui il ,008 vaccinali e 1,669 non vac1 cinati. La proporzione· dei morti sul totale dei cnra.ti fu del 17 °fo. La proporzione della mortalità· fra coloro che erano 'stati vaccinati è del1'8 °fo. Quella dei morti fra i non vaccinati è del 44 ¼ È dunque ben avverato che se la vaccinazione non preserva. per . sempre dal vai uolo, giova però a temperarne la ferocia ed a ridurne là totali tà dal 4•4 all'8 °/o, che è quanto dire di quattro quiriti ,e mezzo. Arroge che il signor ,Tebb avverte che nessun medi'co, nessuii.à persona impiegata nel servizio e vaccinata. e rivaccinata con esito positivo furono colpiti dal vaiuolo . Gli infermieri ed i servi adoperati di quando in quando nei diversi ospedali d11rante l'epidemia furono assolutamente· rispetta.ti dal contagio, meno 6 su 1000 che ·contr'assero il morbo nel disimpegnar le loro funzioni e che per una o' per un'al tra causa eransi sottratti alla ri-vaccinazione prima cli ripreii!. -dere il loro servizio.

"' Lulta la vi ta ,, . Dell'assolutismo di queste dire aOìePmazi'oni abbiamo fabtio preventivamente giustizia favellando delil" opinione invalsa un tempo fra i medici e nel volgo che il vaiuolo, um11no o vaccino che f!osse, sofferto una volita tog1'iesse raHitudine a coHCrarlo una seconda, non ei fermeremo pertanto più a lungo su questo argomento, ma non sappiamo risolverci a tacere deUa seguente restrizione del professor di Tubinga, cl~e concorda èolle osse1•vazioni da noi fatte e pubblieale fi'n dal 186'1 e riconfermate nelle Relazioni sull'esito delle vaceinazioni e riv-a:ccinazioni che demmo alle stampe negli ainni successivi (·11)': La restrizione a cui al111diamo si riferisce al fatto (< che la vacci<( na1.io'ne non ispegne sf5mpre per Lulta la vita la disposiiione al (( vaiU'oro umano; che questa in certuni si riaccende dl()po una serie (( di anni, ma però in grado poco elevalo, cosicchè esposti al con« ta;gio con:trag·gono solo le forme più miti di vaiuolo >> (2') . L'innesto vaccinico quasi general'izzato (3) dà ragione e del piìt 11istretto numero·di easi di•vaiuolo che si presentano ai1 nìedici e della loro minor gravezza, in confronto di ciù che avveniva prima che il pPezioso trovato di J eue11 ay,esse pl!eso posto niella medicina profìlat~ica; fa però d'UOJ>O non dissimulare « che in alcune epoche ed « in daJi·luogh~ l'intensità del virns v-aiuoloso o la ricettività indi'«-viduaile aumentano sew,m cau,sa co~nila: e si fonmano così epidemie, « imponenti da. cui non si salvano che quelifr i quali in•tempo uVile• <(e r,icorsel'o allai ri vaccinazi@M' » (4.-). Quest-0-è talmente, v,ei•0 che a,~end'o per più di vent'am1i tenuto 1

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1

(l) V. Giornale di medictna n1ilitare dal 1860 in giù e La Sardegna medica, del 1868. (2). N18MftHII', loc (3) È bene cho si

cW. . sappia la v~ccioazione essere obbligatoda il.i Iogl\ilterra, in Gen;nan1a {ove è. obbligatoria anche la l'ivaccinazione), in Austria, in Norvegia, nella Svezia. nella Sviz,ze,a, in Greoia, in Rumenia, nella Turchia, e ohe• la meno civile di queste nazioni ru lai p)il spllecit;i ad adotta,r,e qµr-0~ p,rovvi~,1 mis11ro; (in Turcbia la vaccinazione- è' obbli· g~toria fin da l 1850). In l~raneia , n<1l Belgto: ,in ltaJfo., nella., SP,agoal, nll{ll\ &iati Uniti• d'Amedea noni lo è, ma va l quasi come se lo rosse, poichè per essere ammessi alle scuole, agli istiluti a certi impieghi occorre in tutti quei paesi la fede di vaccinazione; però non pochi conta· dini ed eziandio alcuni cittadini, per indolenza, o,pe.~sciQcehi pregiud\zj t,rascurano quella vantagìosissima pr3tica, a cui si rassegnerebbero se una legge ve li ast.ringesse. . :4) N 1&M&ts11, loc. cit.

•

1

E questo fia suggel che ogni uomo sganni.


f6!t

I L VAIUOLO NELL'ES ERCITO

E PARTICOLARMENTE NELLA GUARNIGIONE 01 ROMA

Ora ritornando jn carreggiata, vale a dire ai casi di vaiuolo che durante il semestre che sta. per chiudersi afflissero [a guarnigione di Roma, possiamo accettarè che essi furono 3.0 in tutto , deì quali. 23 guarirono, 3 soccombeLLe1·;1 e 4 sono tut~ora in c~ra. .. Stimiamo impol'tanLe di avvertire che ct consta rn modo pos1t1 vo. che parecchi di quei miliLa,ri quando entrarono n~ll'os~ec~ale ~vevano o·ià l'esantema in piena efilorescenrn e negl i altri l ernz1one· si pal:sò uno o due giorni dopo il. loro ingresso. ad eccez.ione .d'un soldato del 32° reggimen to fanteria, nel quale comparve il vaiuolo. circa un mese dopo ch'era stato ricovet:ato nell'ospeclale per reumatismo articolare . Rich iamiamo su queste circostanze l'attenzione del lettore, perehè in uno scritto di cui ilsig. dott. Lanzi, il 30 maggio p. p., dava leLl.ura all'Accademia medica di quesLa metropoli, l'origine del l'epidemia va iuolosa(se pur compete tal denominazione ad un sì esigL'.O nu.mero di easi) svoltas i fra le truppe si farebbe risalire al '.t5 febbra10, g10rri.o in cui entrava all'ospedale il solclato Montello Feliee del 4·0 reggimento fanter ia, partito il 9 febbra io da Roma per Santa Lneia in Serino (circondario d'Avellino), suo paese natale, e ritornato il 24dello stcss9 mese . « È da. notare, dice i I st1ddetto dottore, <:he dal 11° gennaio di quest'anno fino a tfd giorno non fu constatalo alcun al Lro easo di vaiuol~ · 5,,iluppMosi in città o negli ospedali sì civil i eh.e milit~ri e c?e negl.1 ospedali specialmente, come megl io fu aecertato anche dopo, m realla non vi fnrono . « A qLtesti primi casi (quello del Montello, secondo il dott. Lanzi, ed u.n altro di vaiuoloide svohosi pure in un giovane so ldato del .i o· fanteria.) ne succederono aHri e non tardò molto che, ad ~nta delle cautele messe in praLica con ogni solerzia onde cireo:;crivere il male, dei mezzi d'isolamento e delle disinfezioni praticate, l'ospedale stesso ne rimanesse infettato , cosi~chè eominciarono a vedersi attaccati da vaiLtolo alcimi fra quegli infermi medesimi ehe già e:·ano in cura di altre ma.lattie » \11) . All'esposizione del dott. Lanzi ci sembra acconcio cli f~tre alcune aocriunte e rettificazioni che, se non c'inganniamo, varranno a mooo (I)

v . Bullettino della R. Accademia medica d! Roma, N. 5, pag.

aa.

165

dificare le conclusioni che egli deduce dalle surriferite premesse. Alcuni giorni prima che entrasse nell'ospedale milita.r e di Roma il soldato Montello, vi venivano ricoverati i soldati Fallò de! 31 ° fanteria e Busni del 20° cavalleria, ambedne ri conosciuti affeLti da varicella, ciò che proverebbe che l'innuen7,a vaiuolosa preesisLeva in questa città alla pretesa ùnportaz·ione del vaiuo lo da Sama. Lucia di Serino. Circa la propagazione del male dal l\fontello ai suoi commilitoni sani od infermi giova rammentare che tulti i corpi della guarnigione pagaronvi il loro tributo, ma. il 4° di fanteria ne ebbe appena un caso (quello suddetto) mentre il 3 1° di fanteria ed il 20° di cavalleria ne noverarono, il primo 8 ed il seeondo 7, e ,i. ne registrò il 3° di fanteria; e nell'ospedale un solo fra gli infermi raeeo!Livi fu colpito dal vainolo (.un inscritto non vacc inato al suo arrivo al reggimento). Comprendiamo benissimo chf\ relaLivamente a.i due succitati mi1itari, i qDali in ordine cronol6gico avrebbero preceduto il surripetuto Montello, il dotL. Lanr.i potrebbe rispondere che per lui la varicella noni punto una varietà del vaiuolo e per conseguenza il suo asserto che il vaiuolo sarebbe stato portato a Roma dai su'nnominato milita.re reduce di licenza nul la perde della sua esattezza e della sna importanza . Se la varicella sia o no una manifestazione d'inquinamento vaiuoloso adln.1,c sub fudice lis est: perciò non faremo un carico al prefato dottore di considerarlo eome un esonterna non avente col vaiuolo alcun vincolo di parentela, purchè in ritambio egli ci permetta di essere di parere contrario , Canto più che nell.a StaListica medica militare, come pure in quella del municipio di Roma, sotto la denominazione di ,vaiuolo si comprende il vaiuoloide e la varicella. ComunqLte sia d'altronde, non insisteremo su questo ·punto; insisteremo aleontrario suquelloche il reggimento di fan teria a cui apparteneva l'uomo che, stando al doti.. LRnzi, trasporLò dall'Avelinese a Roma il temuto eontagio, non contò che quell'1.mico caso. malgrado i contatti mediati ed immediaLi che nelle .24 ore da lui passate in caserma., prima cli riparar all'ospedale, ebbe co' suoi eamerali, e invece corpi coi quali egli non potè avere rapporto cli sorta, e per la mancanza di tempo e per la cl istanza, ne regi~trarono un numero assai maggiore, come ri levasi dalle cifre testè enunciate. 1


166

IL VAIUOLO NEL L'ESERCITO

E PARTICOLARMENTE NELLA GUARNIGIONE DI ROMA

. Così stando le cose, ci pare assai dubbio che al Montelrlo sia da, add,ossar.si l'importazione del vaiuolo in Roma, co1"Q.e vorrebbe il dott. Lanzi, il quale suppone poi che, stabilitc,si un focolaio nell'ospedale militare, da questo il seminio morbigeno per mezzo delle persone o dell'aria siasi diITuso alle adiacenti case ed abbia colpiti alcuni abitanti delle vie Carlo Alberto, Quattro Cantoni, Merulana, S. Vito, Pozzo lo ai Monti, · Neofiti , Capoèci, Buccina e del Viale Principessa Margherita. Non neghiamo la possibilità di siffatta infezione, ma faremmo le I)..Ostre riserve circa la probabilità e tanto più circa la certezza di essa. È egli ben verificato che prima det 20 aprile, epoca in cui vennero denunciati casi di vaiuolo nelle vie sunnominate, non ve ne· sia stato alcuno o nelle stesse vie o nelle vicinanze'! ..... Noi diremmo di no: ma lasciamo da parte questo problema di cui difficilmente si troverebbe la so)uzioije, la quale al postutto nori avrebbe per noi che un valore secondario. Abbiamo parlato di rettificazioni da farsi alla Nota del dottoreLanzi: una delle più rilevan ti si riferisce al numero dei vaittolosi ci';ili e mi'litari dù. lui enunziato nella surramentata seduta dell'accademia. (< Dall'esordire dell'invasione fino ad oggi (30 maggio) si contano. << compresi militari e civili , attaccati in ciltà e negli spedali, 152,. « dei quali il7 sono morti. (( Di questi spettano all'ospedale militare, attacca.ti N. 112; morti 3. « All'ospedale di Santo Spirito: attaccati N . 7; morti 1; dei quali (< 7 attaccati, ;I ammrdò sul luogo. « All'ospedale di San Giovanni in Laterano: atLaccate N. 6; « morte O, fra le quali due ed un farmacista ammalarono sul luogo. « All'ospedale dei Fate-Bene-Fratelli: ,11.ttaccati N. ,1; morti O. « All'ospedale di S. Gallicano: attar,cati N. 1; morti 1. << Restano perciò in città attaccati 25; morti 112 » ( 11). Da questo brano che abbiamo riprodotto testualmente ricaverebbesi che la guarnigione avrebbe avuto a tutto maggio solo 12 v.aiuolosi e 3 morti, ciò che porterebbe la mortalità a 25 ¼, cifra veramente 1

1

1

1

(I) V. Bullettino della li. Jcca.demia medicq. di Roma dell'anno in corso, N. 5, pag. 35·

'167

spaventevote e che per buona sorte non fu raggiunta, aome è faeii1e convincersene gettando uno sguardo sul seguente specchio. Vaiuolosi aiv·Mti 'Ìn cwra nell'ospedcile mlilitare

clal febbraio a tutto ,giugno l880. 'VARlETÀ DELLA ~IAI.ATT!A

Ent,·Hi

Usciti

Morti

Rimasti

- -- - -Vaiuolo Vaiuoloide

7

4

16

7

1

Varicella.

3,

)}

u.

)}

2

5

))

--- - -- - - Totale

30

23

3

2 - - -

4

N.B A tutto maggio il numero degli entraLi era di 20.

' A presentare questo statino ci fu sprone non tanto il desiderio di

mettère in luce la minor mortalità avuta dai militari in confronto di quella onde fu affilitta la popolazione ci.vile, quanto la lusingà di poterne dedurre alcuni corollari in conferma della,. giovevolem;a della rivacci nazione. QuantiJnq11e il dott. Lanzi non abbia specificata nel suo resoconto la varietà morbosa da cui furono assaliti j vaiuolosi estranei alla milizia, dalla grave proporzione della mortalità, che oltrepassò il 3-0 °10 , si può inferire senza tema di andar enati che nella maggior parte dei casi si trattasse di vaiuolo vero e non di una forma attenuata di esso. Quale sarebbe la ragione della suaccenrntta differenza?O in altri termin i, perchè nei militat'i i casi di vaiuolo propriamente detto stettero al disotto del quarto della cifra totale, e nella popolazione civile oltrepassarono certo la metà e forse raggiunsero i tre quarti? La ragione di tal differenza rinviensi tutta nella rivaccinazione, a cui i militari non isfuggono che per eccezione, ed in virtù della quale riacquistano per vari anni l'inaccessibilità. assoluta o rehitiva al contagio vaiuoloso. In tutte le epidemie di vaiuolo che in Italia _dal 11863 in poi fu-


168

E PART.ICOLARMENTP. NELLA GUAI-INIGIONE 01 ROMA

IL VAIUOLO NELL'ESERCITO

nestarono molle fra le principal i città, ognuno potè accorgersi come il numero degli assalili prepondei·asse sproporzionaLamenle dalla parte dei cittadini. A Verona, nel ·18711, !a guarnigione, forte in media di 8000 uomini; ebbe in Lutto l'anno 411 caso di affezioni vaiuolose così riparlite: vaiuolo vero H; vaiuotoide ·1 O; varicell a 17; ciò che formerebbe il 5 per 1000. La popola:i: ione civile che al 11° gennaio dell'anno suddeLlo ascendeva a 65,000 abitanti, contò invece 2"677 casi di vaiuolo, di cui nel febb raio del 1872 rimanevano in cura 3,J,J • I morti salirono a 54-2, ciò che dà nna media (dedotti, come è giusto i 3:1:1 rimasti in cura in principio dell'ànno success ivo) dì 23 3 / 10 °/ 0 • I v,1iuolosi, ri spetto al nmnero degli abitanti, stettero nella proporzione di 3,/iO per cento . Citiamo questo solo esemp io per brevi tà, ma potremmo addurne molli altri spigolando nelle statisti che annesse alle nostre Relazion i annue del le quali garentiamo la precisione ed in quelle compilate · dal comitato di sanità mili tare. · Quale insegnamento sgorga da.I raffronto di quelle due statisl.i~heo/ Che la r ivaccin.azione è innegahilmente proficua e vantaggiosa, e che a tutela della pubbl ica salute bisogna rendere obblio-atoria non solo la vaccinazione,. ma la r ivaccinazione ed estendere alla popùlazione civile, il despotismo militare costringendo ogni cittadino ~fare ripetere l'innesto protettore, come vi si costringe ogni soldato (1) . 1

<')

.

' (I) Ques t' opi nione che esternammo sin da ven ti anni fa e fu discussa da lla Sociclà medicofìsica fioren tina, <la cui ma lgrado gli s forzi di strenuissimi campioni che se n'erano fatti propugna tori venne respin ta , a debole maggiora nza , per considerazioni ex tra scientifiche, ha ìrovato degli aderenti in Italia e fuori cd in Frnncia piÌl che altrove. Anzi in ques t'ultim o paese. ove l'epide mia del 1$70 o lSìl e quella dell'anno i11 corso hanno i11spira to il più legittimo orrore del va iuolo, fu presentnto non ha guari allil Cam era dal :!oUo,· Liou"ille un progetto di legge in teso a ri mediare ad uno s tato di cose la mentato da t utti o nondimeno tollerato per apatia o per non far violenza a chi si credo in diritto di non sottopors i a qualsimglia specie d'innes to. · Quel progetio di l~gge è concepito nei seguen ti termini: Progetto di legge Lio11ville: Yaccina:ione e ,·ivaccina::ionc obbligator ia.

Ar t. I. La vacc inazione è obbligatol'ia: essa dev·esscre praticata nei r,rimi soi mes i dell·esistenza. Art. 2.. La ri vaccinazione è obbligatoria di dieci in clie~i anni , nel per iodo degli anni 10,

Qui cade in acconcio di notare che i casi di vaiuolo vero che da vent'anni in qua si registrarono fra le truppe avvennero quasi tutti in militari che non furono rivaccinati in tempo utile o nei quali lo innesto restò senza effetto . , Questo fatto che ci occorse di segnalare ripetutamente e in modo particolare e più accentuato nella - nostra Relazione circa le vacciranti un bollettino, staccato eia un libro a madre e figlia, l' che dovrà essere presentato · nel termine di sei mesi: questo bollettino di vaccinazione ·accerLera il nu mero dello pustole vacciniche, e sa,·à sottoscdt to da un dot tore in medicina esercente nel comune. La Orma ne sarà legaliua ta. Art. 4. li bollettino di vaccinazione dovrà esser ptesentato ogni decennio all'uffizialo dello s tato civile , uel periorlo degli anni IO, ~o, 30, 40 e 50 : pot· terà !"accertamento della rivaccinazioni prnticate successiv,i mente a quell<, diverse epoche e dei loro risultati. Art . 5. I parenti e tutori, come pure IB persone con vin te cl"infrazio ne agli articoli 3 e 4 della p,·esente legge potrann o essern assoggettati ad una multa da 1 a 25 franchi eri, in caso di recidiva, ,id una multa da 25 a 100 franchi. Art. 6. La presentazione del bollettino di va~cinazione che porta applicazione della presente legge sarà. obbligatoria 1>er l'ammessione negli sta bil imenti d'istruzione primaria, seconqa ria, superioro, all'a1-ri YO nell';1rma ta e nelle amm in;stra1.ioni dello Stato. Ar t. 7. Le con travvenzioni all'ar1.icolo /precedente saranno punite colle pene s tabilite all'art. 5 della presen te legge. Art. 8. Gli ufUzia li dello stato civile fa ranno tutti gli ann i l' elenco dei nom i di coloro che non avrebbero prodo tto il ceni ficato richiesto dura nte l'anno lra,corso. Quest'elonco sarà inviato ai giudici ·pacieri. Si procederà d'uffizio contro i contrav1 ventori. Al' t. O. Un regolamen to d'amminisl.rn;,ione pubblica assi~urcrà l'esecuzione de lla presente legge, conformemente all'ordinanza rea le dal 20 dicembre 1$20, alla disposizione minist~riale de l 16 luglio 1s2a ed alle disposizioni del 10 agos to 1848 e 7 ottolJre 1879. Art. IO. La presente legge entrnrà in vigore nel term ine d'un anno decorribile dalla sua promulgazi one. U testo di questo progetto di legge non .sarebbe, « parere del dottor di Pietra Santa, che la t·iprod uzione di quello presen tato in aprile 1878 al congresso d'igiene di \' ~rigi dal dottor Girn ult (1). Posta da banda la quistione di p,·iorit à e d'identità sollcvat;; da l su nnomina to dot tore, il quale, tra parentes i, si dichi ara ;Jvverso tanto al\;1 formola l;irault ell e a quelle ùel signor Liouville, noi facciamo vo ti pe,·r hè il prngetto di legge dt ques t'ulti mo sia disc.osso od .approvato anche con qua lche modificazione ; perchè siamo persuasi che la rivaccina.zione è indispensabile per ,·ostringere e spegnere i focolai raiuolosi, e che questa rion si generalizzerà nvi i nè pott·à ven ir eseguita colla voluta regolarità senza un po' di coercizione, senza una buona legge che la 1·enda obbligatoria e ne definisca i confi ni o lo nor me. Por conto nostro poi non sare mmo alien'i da ll'este ndere la rivaccinazione anche allo po,·sone che avrebbero varcato il decimo lustro corno sarebbe des iderio del pre fo to dottor di Pietra Santa; perchè, indipendentemente da ,:iuan to osse1·1•arono a ll' Ospizio degli Invalidi i signor i Mary Durand e Toledano, i quali vi de,·o s usseguite da esiti pos i ti vi rivaccinazioni praticale su .persone d i 65, 70, 75 ed 80 anni , avemmo no i stessi in cura c)ue vaiuolosi più che sessa ntenni ecl un terzo che aveva raggi.unto i l quindicesimo lustro, ciò che pro-;a incontrastabilmen te non esse,·vi limite cl1è tà che schermisca dal vaiuolo.

20, 30, 40 e 50.

Art.

a.

Qua11do si dichia!·crà la nascita d'un bambino, verrà consegnato gratis ai dichia -

169

liJ

V. Journol d'll119M1te, 13 nn,1, t880.


170

IL VAIUOLO NELL'ESERCITO

nazioni e rivaccinazioni dei militari che presidiavano la To5 , nel '(864 C,1), è co.nfermato dall'egregio nostro collega colon : ~: medico Pecco, cosi 1:ersato nei lavori statistici, e da quanto si osservò nel tnennio surricordato ed ultimamente qui ae nn oma, d ·1a Londra . 1 ?ve. t so o gregario che co 11trasse iI vai uolo nel lo spedale, corne g,a 1:1corda~nmo, non era stato rivaccinato nei primi giorni che ne seguirono l arruolamento. ~on semp_re l'abisso.chiama l'abisso e talvolta dal disordine scatu.ris_c~ l'ordme. L'apparizione del vaiuolo fra Je truppe di questo p1 es1d10, da qualu~que parte esso provenisse, fece adottare e prontamente metter~ _rn opera le più energiche misure e le meglio adatte a tarpar l alr al morbo e ad impedirne la propa<1azione .· . F · . 0 . ,·a 1_me~z 1 ad~perati vi r,,, bens'intende, l'isolamento il più rigoroso.det ma oltreché. questo mezzo è di difficile a t'.uaz1one, ,, · . va1uolos1; . massime m un ospedale che ncovera malati d'or:rni specie e no · cl ot" · · n ne ,i.o d' un lazzaretto Iatto apposta per rinchiudervi i casi esir:renti una c~mpletaseg1:egazione (che d'altl'onde non corrisponde m;i in modo mappuntabde allo scopo), esso non pu ò considerarsi qual sicnro ed efficace perservat.ivo, avvegnacc;hè il conta"io vaiuol 0 esse1_1clo fisso e volatile non saprebbe essere circoscrifto da alc::a barriera, e malgrado le mura le più alte le porte !e n1errl·1o c11use, I· I , I . .. .· .. . ' 0 _e ~co_te l~ piu v1gdi tl'over/i sempre rl modo di uscire dal recinto m cui lo s, vorrebbe confinare. L'isolamento. pertanto, indicatissimo come mezzo pet· dir111·n 1we, ·. . . .se non per togl1ere ' .li atto, 1contatti fra sani ed infetti, non avrebbe avuto che una _assai problematica e Iimitata utilità, quando non fosse s~at~ coadiuvato da un più potente e indispensabile ausiliare qual è Il rmnovamento dell'innesto vaccinico in tutLi coloro, che per un? o P.er al~ro verso P?ss?no e ~ebbono avere dei rapporti coi· va1u~los1,_ ~cl cL qnesto s1 ri corse m11nediatamente estendendolo a quasi tutti I corp1 della divisione. N?n r~pr~durre~o per intero lo specchio delle vaccinazioni e rivaccmaz,ont eseguite, bastando al nostro assunto lo stabi lire che le ~e e le_ al~re ebbero un brillante risultato, poiché le prime su '1 23 mnestat, d1eclero 63 esiti certi, 17 incerti, 43 nulli e le secondè, 1

{IJ V. Giornale di Medicina militare

anao 1864.

E PARTICOLARMENTE N ELLA GU ARNIGIONE DI ROMA

171

compresi i vaiuolati, porsero, su 4546, esiti certi •I 384-, incerti 78•1, nulli 239·1: cosicché in complesso si ebbero, su 4664 innestati, 1447 esiti certi, 787 incerti, 2430 nulli : Queste cifre sono per loro stesse eloquentissime e comprovano laopportunitìi della misura ponendo f1tor di dnbbio che fra i 466'4 assoggettali per la prima o per la seconda vo lta all'insb:ione vn,ccinica 1447 (pe,. non mettere in linea cli calcolo che gli esiti certi), avevano la disposizione a contrarre il vaiuolo. Quelle cifre c'insegnano poi che di cruei militari, circa :30 per mille non erano mai stati vaccinati. Questo fatto, di cui tenemmo parola in altra occasione pet' dimostrare come la salutare pratica dell' inoculazione vaccinica non sia egualmente diffusa in tulle le pt'ovincie d'Italia, confcl'ma sempre più la. necessil/1 di attenersi scrupolosamente a ciò ch e prescrive la surricordata circolare ministeriale ed innestare il vacci no a. tutti i neG-soldati man ma.no che giungono al co rpo senza preoccuparsi nè della stagiono, nè dell e stanze per alloggiarvi i vaccinati, nè della difficoltà di procurarsi linfa vaccinica di lodevole qualità; giacchè con un po' di huon volere si superano tntti gli ostacoli, e il rimandar da oggi a domani l'operazione prolìlattica espone ai colpi del vaiLtolo non una, ma centinaia, ma miglia ia di persone, come pltr Lrnppo :_;i è verificato più voi Le. In affare di tanto momento, e quando può a.ndarne di mezzo la salute d'un reggimento, di tutto nn presidio e for:;'anche clell'inti era popolazione non è lecito cli tentennare, di accampare pretesti, di temporeggiare; e lo è tanlo meno che le disposizioni vigenti relative alla profilassi dol vainolo prevedono tuLLi i casi e indicano il moclo di provvedervi. Dalle cose sovra esposte chiaro emerge, se mal non ci apponiamo, che nell'epidemia vaiuolosa la quale nella scorsa primavera fece capolino fra i militari o là popolazione di Roma e conturbò poLenternente l'animo di alcu ni filantropi e di molte madri cli famiglia, la truppa. non ebbe la parte principa le nò corne punto cli partenza, nè come veicolo del contagio, e molto meno come vittima di esso. li clolt.. Lanzi pre~e argomento dalla disseminazione cli vari casi di vaiuolo noi diversi ospt\da li di lloma e dalla moltiplicata infezione cbe ne fu la conseguen~ per deplorare la mancanza d'un


17-2

E PART ICOLARMI~NTE NELLA GUAllN IG IONJ:; DI l-\OMA

IL VA fUOLO N I;LL'F.SP.FICJ'l'O

o~ped~le s~ecialmente destinalo alle malattie infettive e per suo"enre ~l~v~rs1 pr?vvedimenti che furono ·reputati ottimi, n;ia non~~ttuabll I lI per h. Egli ha inoltre mol lo cortesemente dichiarato che a niu1io direttamente va rivollo 1·-irr11prove-ro, sopra nesswno personalmente 1·ic~d:rà la reipoi-isabitità del 1nale: Ma quella dichiarar,ione tiene d'. etro_ athm ·1·ici~snnto storico che dit come positiva l'importazione d., v~mol~ c~a .santa Lu~ia di Serino, ed è seguita da alcune riHes~1oni SLill orrg'.ne del varnolo che si fa risalire a quel tale soldato i1~p~,1·tatol'e, 11 quale entrato all'osp.edale, vi formò il focolaio da cui s1sparse alle case vicine. Men tre ci prof~s,:iamo gratiss imi al surriferito dotto re pel modo ternperaLo ~ genl,ile c<~n cui ha trattato una questione piuttosto scah_rosa e del1caLa,_ i~bb ,amo il rincrescimento di non poterci acconctare all a sua opm,one, pei motivi suespressi e che non ripeteremo . Però se non siam d'acc?rdo con lui circa la sorgente primordiale del m~rbo e _hl p_resunta cltffusione di questo da ll 'ospedale militare alle ad1a?e~1t,_ abrtnioni ci.vili, concordiamo perfettamen le nel riconoscere rnJelrce, e se vuol si, anche in feJ icissi_ma l'ubicar, ione del snrrnrnmentato nosocomio. , Per ben ~Ol'l'ispon?ere all o s~?po, pri ma condizione d'un ospedclle, a nost10_1~odo d, vedere, è cl essere fabbr icato in luogo salubre; I~ seconda_è d, sorgere, possibilmente, lungi dall'alii tato ; la terza d1 trova~$1 a porta la dì coloro che vi devono esser r icoverati. . Ora d, quell e tre condizioni il già ospedale di ·Sant'Antonio sodc!1sf~ _tutt'al. più alle~ prima. Diciamo t'litt'al più, perchè sebbene I al~i~,a~o d,_S. Maria Maggiore sia ben situato e disti da (;entri infeu,v, cl ognr spe<~ie, la salu brilà di esso è non poco compromessa dagl , sc~v1 e dalla. con~inua smovitura di_terra che vi si fa intorno ~er apro· ~rnov.e v,e o costrurre nuovi edifizi, fra i quali si troverà m br·e:e r,nc.hmso con gral'e suo danno e altrui pericolo. Aggiungas i a questa circoslanza che gl'i nfe1'mi accasermati a S. Francesco a_H.ipa, alla Lungara, a PortaCavalieggeri nesono talmente lonLa~L che dev~n? soffrir non poco prima d'arrivarvi, e eh~ qualora siano affetti da malattia diffus ihiie alla maniera del varnolo, possono, stradf.l. facendo, infel:tare 111 r,ua la città. E pensare che si potrebbe provvedere assai meglio al ricovero

(

173

dei malati di truppa ed alla pubblica igiene trasportando, l'ospedale ai cappttccini ed irnpiantando una succursa le oltre Tevere, còme ne era stata manifestata l'intenzione I Quc.~to sia detto per incidenza e pc:· dar ragione, dove l'ha, al sig. doli. Lanr,i, il quale terminò lo sua comunicazione all'Accademia esternando il desideri.o che all'art. ·Ii:>4 del Pr·ogetto di codice san itario in cui è sta bili to che« l camb iamenLi cli guarnigione, la chiamata ed il congedo tli classi militar i, la. leva, il trasporto dei detenuti o qualsiasi mov imento di masse civili o milita ri sono sospesi dai paesi infetl.i ai pacs_i sani e viceversa, durante un'epidem ia>> venisse aggiunto un inciso che suonasse cosi : « i I mandare soldati in licenza o farli ritornare da paesi ecc. n. Quel suo des iderio è irrep rensibile e meri I.a certo di essere pre:;o in considerazione da coloro cui ::;pelta discu tere il surrammentato progetto . ~fa è ben e che si sapp ia che da parte dei militari siffatto suo desiderio è stato prevenuto. f mperciocchè, olLre a molte e svariate cautele indicate nell'lste1uzionc s1lll'i giene per il regio esercito, per schiva.re un' 'ep idemia, restringerla e renderla meno esir,iale, havvi l'art. 90, che contiene queste prec ise prescr izioni: « Quanclo in nna troppa acqt1aetierata od accampatasi man ifesti una malRttia epidemica, nello stesso tempo che si fa. ogni sfo1·zo per diminuirne i danni nella tl'llppa,-stessa , è dovere d' impedire, possibilmente, che il morbo si distenda ad. altra truppa rimasta immune o nella popolazione. A quest'uo po, oltre le misure di precauz ione e di isolamento effetlettuabili, gioverà. sospendere qualunque movimen to ancl1e indi vìcluale e per se,·viz io da parte della truppa infetta, come per esempio, camb i di corpo o di distaccamento, inv ii · di comanclati, di testimon i, inquisiti , ecc. » (1). · . ·Il dott. Bastianell i propo:ie in cambio d'vn/'onncire d'?ingenza il pre/etto e il sindaco di Hmna dei /'atti avventiti e della necessità di pronvedere con solLe,;il-iicline specialmente perchè non si ripetano gli inconvenie1iti cleplol'ati clal Lcinzi, rigiicirdo ai rnilitari provenienti da lnogh'i in/etti. Lei p1·oposta del pre/ato dottore /1.1, accettata dalt'Accadem,iache deliberò di scr,ivere d'Mgen.za alle sunn01nina.te antm·ità (2). /1) rstr11:ione mll"igiene pe;- il ·regio esercito,§ 8 pag. 54, (2) V Bullettino succitato, pag. 44.

<

~fa latt ic epidemico-contagiose•


17'i

175

IL V AIU0LO NELL·'ESERCITO

E PARTICOLARMENTE NELLA GUM\NlGIONE DI ROMA

N?n è ~ostro intendimento di ventilare nè la proposta del dottore Bast1ane!l1, nè la deliberazione del dotto Areopago, ma. non sappiamo

nel senso suespresso avesse in pari tempo raccomandata. la rivaccinazione generale avrebbe più sicuramente provveduto alla limitazione dell'epidemia.. E questo lo diciamo quantunque ci sia nota la. guerra ba.nclita alla vctccinazìone ed alla rivaccinazione dal belga sig . .Boens e dal signor Labbée, per non citare che i più clamorosi fra gli anti-jenneristi del giorno, dei quali a miglior agio tenteremo forse di combattere il radicalismo scienti1ìco e lo scetUcismo antiumanitario, paghi per ora di aver dimostrato che lre truppa non fu cagione prima dell'epidemia vaiuolosa. surricorclata, trasportando dal di fuori in Roma il mal seme, che sì suppose non vi preesistesse, e che il nostro esercito, anche nel campo dell'i giene, seppe sempre mantenersi all'altezza dei tempi e delle più colte nazioni.

asten~rc.1 da.I far alcune ossen·azioni in Iorno alle parole «.Perchè non si npelano gli inconveHienti deplorati dal Lanzi riauardo ai mi0 litari provenienti da luoghi infetti n . Queste parole ali udono evidentemente al 1\-fontello. Questi partì sano da Roma per recarsi al suo paese, che 110n constava fosse infetto da ~lcun. morbo contagi.oso. Se vi dominava, come pare vi dom inasse, 11 va1uolo, perchè dalle autorjtà locali non s'jmpediva che i sani avessero comunicazioni coi vaiuolosj, ed ove questo fosse stato impossibile, perchè i sani che avevano dovuto comunicare con ammala.ti non venivano assoggettati alle opportune disinfezioni ed alle altre cautele igieniche richieste dalla circostanza, non esclusa la sequesLrazione? Chi ha informato il colonnello del 4° reO'aimento di fanteria, che in Santa Lucia di Serino, d' onde pro;:niva il Montello, v'era il vaiuolo? che questi aveva avuto commercio con vainolosi, ecc., ecc.? Se nulla di tutto ciò fu fatto, chi •é resp'onsabile della infezione vaìuolosa·patil.a dal suddetto soldato e delle consegnenze che questa ebbe od·avrebhe potuto avere·~ . Non di certo le autorità militari di Roma, a cui l'unico addebito ohe si potrebbe muovere sarebbe di non avere tutte faua esfl,iuire con egual solleci todine la vaccinazione o rivaccinaz ione deo-li inscritti che vuol essere mandata ad effetto il più prontament~ possibile, per evitaire appunto che qualcuno di qu·esti venga sorpreso d.:il vaiuolo innanzi che sia premunito contro di esso mercè l'innesto perservalore. Siffatto addebito però non s'intende motivato dal caso del Mon!el_lo da cui il ~ott. Lanzi vorrebbe far deri vare l'epidemia {poichè 11 Montello non apparten eva all'ultima classe di leva) ma dalla circostanza che parecchi dei colpiti dal vainolo, e segnatamente quegli che ne fo colto essendo da un mese all'ospedale per poliartrite, eNrno della classe di leva 11859 e non avevano peranco subìto l' innesto vaccinico, Ignoriamo quali misure siano state prese allo scopo di impedire che il vaiuolo si dilatasse maggiormente nel civile, ma abbiamo la convinzione che se l'Accademia scrivendo al prefetto ed al sindaco

Roma . 30 giugno 1880. 1

P. E.

I

MANAYRA .


177

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI NELLE PROIEZION I, ECC.

STUDIO

. Il punto M è pienamente determinato sull'elissoide allorché se ne conoscano le coordinate e;, ed r,>, e potremo trasformare questa superficie sopra un pia.no, riforeJ1doci a. due assi coordinati ortogonali o x, o y ponendo:

DEFORMAZIONI NEUE PROIEZIONI ~ARTOGRAFILHE

l

x=6(<r,w) y=6, (cp ,w)

DELLE

j

(I)

equazioni che rappresenteranno la legge di proiezione. Ripetendo ragionamenti analoghi a quelli fatti nella trattazione del problema generale al § 2° del capitolo precedente, e dando alle. notazioni analogo significato n.vremo:

PARTE PRIMA

1·dw

sen.a =-d- .

CAPITOLO Il.<">

,8

I Applicazione delle form ale' generali alla risoluzione del problema delle proiezioni cartografiche. Esame della proiezione Naturale e della 11roiezione di Bonne.

cos a= P e( rp ds 1·dw

tanga = -p d <p

§ 1 . General-ità e t·rasforniazione che s-iibiscono le forniole genera.li. -·- Sia adunque (Fig. 6") M un punto di un elissoide di rivoluzione AB S, riferi to al suo asse o .z, ed a due diametri ortogonali ox, o y del suo piano equatoriale O AB. Pel punto )I e per un secondo punto M', \nfinitamente prossimo al primo, facciamo pas~are i rispettivi mer:idiani e paralleli, e sia M N la normale all'el issoide nel punto M. Sieno: <p la latitudine geodetica di i\'l; w la sua longitLtcl.ine clal rnel'idiano c,he giace sul pia.no deJJe z o x : siano C, e p il centro ed il raggio di _curvatura del meridiano in 1\1, (\ e Ct M saranno il cenLro edil raggio di curvatura del primo verticale in M, e C3 M = r quello del parallelo Sll S111 di quel punto. (' ) Vedì tavola I, dispensa di luglio 1880.

cos {3 .

= ~Jl d s,

(IV) .

tano- Ia" = -clxo

dy '

l

Ma le (II), per le prime I.re.delle (IV), diventano: d .1: =

•

dy =

(

f sen a+ ~' còs a) d s

(1!.1'

sen a

+ :lp cos cx) d s

(II bis)

per cui: ANNO XXV, VOL. Jll.

12


sen

~

= (:-' sena -1- ! cos cx ) 1

179

NELLE PF\OJEZIONI CARTOGRAFICHE

STUDIO DELLE DEFOl'\MAZ!ONI

178

----- -----

'I lh

tang0 1

.cos ~ = (pr sen +. Pq cos a ) Rcz1

I/

= J!

a -

O',

,1

+ q.') P' p·+ p,·') r'1

a' - (q' '

(

(X)

(.I.

/JJ sen a tancr0

~

=

1'

- p'+p,2 + -7 q'+q,• _, .Rz R' a,. a+go -- az+b' ~ -

+ q_,p cosa .

. b. R:X • R. a+oo·=a =

l!. sen a + g cos cx r

.

p

'.J q ' 9. (p q _j_ 1) q) (VI)· R!2.:, = ( p'-~p,') sen'or+ ( ~)cos'a+P 'r ' 'sen()( ccsa . r . P •

Paragonando queste formole colle corris~onde~ti dimo~tràte nel capito lo precedenle, si scorge come le medes ,m~ s1 deduco_no da.esse ponendo nelle medesime r, = p, = '! , <•.>, -:-X , <f!, .. Y, pott em~ adunque scrivere immedintamente I valori .de(l e lunghezze. deglt assi dell'elisse di cleformaziooe, e le espress,0111 che danno il loro orientamento sull'elissoide e sul piano. Si avrà quindi nel caso che lrauiamo : ·

R·~=

(pq,

+ p, q)'

~(p...,.'·p"'"'4 -:c_ ·,,::---en-:;-.,B;:;--+~ (p"2p-:,,;---,-1,,--r:-..,""'q,"'') .:' cos' ~ 1 q,.)s

.

a}·=+ 1'V('f!_ q,)'+(1+~'.r b -2( r P P r +

+ V(r: + t)' + (·<Lp - ~ p -

tang 60',

1

r

1.

.

- -

2 lP'pp, +r' qq,l srn ~ cos~

I

(VUI)

Ì~

(VII)

p, - p q, , q·-- ' p.r

_J

-

(IX)

(XII)

Tutte le altre formo le riguardanti le deform azioni angolari, e le proposizioni concernenti l'el isse di deformaz ione rimangoùo 1mmulate, essendo le prime espresse in l'unzioi1i di ci e b, e queste ultime vere qualunque sia. la natura della superficie da.La., come si è visto. § 2. Applicciz ione delle /ol'rnole precedenti alla proiezione da noi acloi.tcita per la cai·ta al 100000. - · Come è noto, per lri. nostra. carta. lopogrrifica al ,100000, ~i è cohvenuto di adottare una pro iezione policentrica, la. quale permeLLesse di fo rmare senz'altro i fogli della. carta stessa, colle tavolette esegu ite in campagna.. Il foglio ff determ inato da. un quadrilatero sferoidico compreso fra due archi di parallelo ampi 30', e da due archi di meridiano ampi 20' (Fig. ,•), e la pro iezione si eseguisce a<;Sumendo due reue mo m,0 , <ro <p0 a rn.ppl'esenta.re l'arco di meridinno e di parallelo medio del fog lio, retti fica.t i, e r iportando i punti ~el foglio a tali assi, prendendo come coord ina.Le c:irles iane gli archi di parallelo e di meridiano, compresi frn i punti stessi ed il meridiano e parallelo medii, sudcletl.i. Cosi nella figu ra 7', le coordinale del punto J\f di latitudine (fl e di longitudine (JJ rispetto al centro o del fog lio, saranno:

..x= OM'o=q,M'=?' CÌ) = C") NoCOS q,.

=

(XI\

y=M'M'o =

~ 1

(i}

l

('XIII) .

pdq, . Po(q,-(f'o) .. ..

'Po

(') Rìgorosamente dovrebbe descrìversi :,;

'P- ~. = ± IO' , ossi~ lo scrivere

,i =

= N cos ~ . 1>>: ma log ; = ± 0

0,0000043 per

N0 cos cp · w, non dà che un errore di

l nel 100000


STUDIO DELLE DEFORMAZIONI 180 OvH è il raggio di curvatura del parallelo di latitudine rp, p quello del meridiano, e rp., è la latitudine del cenLro del foglio che consideriamo; p0 poi è il raggio di curvatura del meritliano nel punto

+

. d.me (()-'- - 90 eci No l a grand. e norma1e m . O. d1. lat1tu 2

dy =pdrp dx =

1· d

w

+

seguirà: sen "( -

a l'"'

=

cos a

·- R-

, s

, sen

B

1 =,:,

w p sen rp d, rp .

l

~I~

+ 1

sen a · . - .Roc+no ··- , sen tangi,·=

cos a

a, _

cos a

l'"' -

·

+l'l

Risultato che si può verificare colla relazione (XI). Ora colla (XVI) e colla (XYlII), oppurn opplicando dil'ettamente la (VIII), si otterrà per valore dei semiass i deJl'elisse di deformazione in un punto di latitudine 9 e d.i longitudine (ti dal cenLro del foglio :

{X.V)

sen rp sen a a+ oo w

+ w sene;> sen a

{XVII)

+·2

(XVHI)

, . / 1 + (w~sen rp) + sen q> 2 (w sen 9)" w b = y 1 -r ~,.. - 2 sen q>

a

2

= ·y

/

c,i

,

l

(XIX)

L'ori entame11to di questi assi si potrebbe aver di l'ettamen te dalle

(IX) e (X); preferisco ricaval'lo direuameote dalla (XVII) cercando i valori di(/, che rendono massimo e minirn.o Ra . Si avrà cosi: dR'oc - d.a

= w sen e;> I-· 2 w sen rp sen a cos a -

· 2 cos 2 a

j = O,

(XV bis)

--sena

da cui: tang2 a= -

Yalore di :,;, o perciò di± 000 ,20 al più nel v,,lore dell":,; dei vertici di on foglio, pei quali .t non supera i 20 chilom. alle nostro latitudini (3G 0 -,17°}. li porre poif q:,

<i',

p d<p = P• (<i'-<i'•)

= 1°, errore maggiore di om ,001 su 10 chilom., alle latitudini cho ci interessano. Tale eguaglianza è poi rigorosa per 'l' -; q:,. = 45° . non implica, anche per q, - 'l',

+

A

e considerando un elemento sull'elissoide che faccia col meridiano dal punto i\'.I, un angolo a'= ,1. 90 sarà.:

come doveaessere per la (XII) .

Cosicchè sommando verdt :

s

a sen a ·- M sen rp cos a tana,., = - -- <) eos a '

, cos i, =

{XVI)

R•oc = 1! w' seu• cp cos' a - 2 e,> seu <p sena cosa R•oc + 9o= 1 w'sen'9seri.'a wsen e;> sena cosa

sen a - w sen 9 cosa

+

1 = -ila :-R:z -+ oo· '

Per l'equazione (VI) avremo :

1

R

(3)

= ·1

ab= R"' . H.s +go sen "(

Cosicchè: ( Fig. 2•) (formola V) , cos

sen·(W -

e quindi:

Le (XIII) esprimono adunque la legge di proiezione in questo caso particolare, e noi ci proporremo di calcola.re le massime deformazioni cui la, medesima può dar luogo, supponendo il foglio della cartaesteso di altri 5' in longitud.ine ed. in laLitudine, olLre i paràlleli ed i meridiani che ne segnano il contorno . Ciò perchè al topografo che lavora sui limiLi di un fog li o, occorrerà di a.vere sulla Lavoletta punti trigonometrici esterni al fogli o si.esso, per poter rilevare sempre in condizioni identiche di esauezza. Differeniiando le (XIII) si trova che: dr . w a,""7p cl rp = r d w -

181

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

2 w

sen

<p

=-

a-

2

b'. (XIX bis)

potrà perciò aver due valori differenti fra. cli loro di ,180°. Consideriamo quello che ha il coseno positivo, il suo seno sarii negativo e la sec.onda derivata di B.' sarà. negativa.

2

e.e


182

Infatti: d'R\, da

tancrOa . o · 2

I- 2 w sen rp eos 2 a + 2 sen 2 al

sen 9

w

.

2 6'a

=-

2 sen 2 6 a=--,--_- _-_-_-_-_-_- _- , V 4 c,>1 sen' q, 1

Sel\~- - _

V 4 + w' sen cp ù)

+

ossia per le (X (X) : ,:) , a- b 6 a= - 1-_ a-, b

I

- 2

.

> 2,0°·

sen 2 oa== - - -- e 2 6'a, a +b

COS.;:;

e per cons.eguenza : . Sf00'a=

v~

Va+b = Va"'+ ci=-) . -b Va ab= Vr-(--1--,-.f V 2

c~sO'a=-

= a+ b)· b

( 1 - a-

-

2

I

a-J-b

=- a

b

1

.

,J

(XX)

a" + 1

il. /

Mediante le (XV) e facendov i a= O'a, R"'=a, si troveràfacilmente: sen 6a =

+

a

V

1 2

a

. ,

-!- l 1

cos Oa

= -J,-

v-r-.z -LI' a -,'

(') Sostituendo i rnlori di cos 2 6'a sen 2 O'a nell'fspressionc genc,·ale di n;t:1. (XV!l} si tro verò 2 • = I+ <,>' R·oc _ sen _i ___<p + w scn <p

e\'identcmcuto

perchè O'ò

v---.--.J -:- ~~n- 'll

=

-a

\ 90 - 6'a

= (270 -

0'a '

formola che clii la posizione dell'asse maggiore dell'elisse di deformazione sulhi carta. È facile verificare i valori di tang 0'a e cli tang 0a, ponendo nelle (IX) e (X) e per a, p, q, p,, q,, i loro valori quali risultano dalle (XIV) e dall e (XIX). La relazione a. b = 11 ci prova che la proiezione naturale conserva inalterate le aree, cosn, delht quale possiamo renderci ragione, come segue: L'area elementare, 1\:l ~I' m,'m sull'elissoicle (Fig. 6a), hà per espressi Olle dA ==r pd<;>. 1· dw (XXXII) L'area corrispondente sulla proiezione si otterrà invece come segue (Fig. 8"). Sieno xy le coordin ale del punlo M, corrispondente ad ~1 . Se nelle equazion i della proiezione facciamo . variare 'F tenendo costante tt>, otterremo un punto mi, cli coordinate ·

I

dx d'F

X -- -,'--

dq,

corrispondente al punto m' dell'el isso ide, che si oli.iene mantenendo w costante e facendo ,aria re <p ai d rp. Se ora facciamo variare w mantenendo <p costante, y non varierà ed ottenemo due punti sulla carta M', ed m., di

..

coordrnat.e

i·y+ 4J!. dç d'F d

' --xd o x -r d<p ·

d

+. -dwxd w

= a•

-2~= - - ·~ -2~ =--2~

= 6'a + 90.

b

I

= -

tangO'a=-V! =-b,pet'la(XVI)chediìa.b .

= --

per cui 6a

e si trat.t.erit di un massimo, cior~ di a ("'). Dunq1.ie : COS

v~

'183

NELL E PROlEZIONI CARTOGRAFICH8

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

e ~:_Ld~dw

l

I

d<ù

'

corrisponden ti ai punti M' ed m. sulla terra.

.


18t

NELLE PROIEZIONI CAl1TOGRAFICHE

STUDIO DELLE ~EFORMAZI ONI

, D~m~ue la_. trasformata del quadri latero sferoidico elementare MM 11i m è 1! parallelogrammo M, M/ rn,' m, , !acuì area è evidentemente: d •A_ I

=

d'dq, !I_ dmT

•

d X d.W -(lW

p1 • q • d qJ • d' W

(XXUI)

ossia per le (XIV) , (XXXU) ,· dA, = p .1·dq, dw = dA

come dovea essere. Un primo pregio adunque della proiezione da noi adolt~ta si è · quello di non alterare le aree. . Cerchi~mo ora le espressioni delle deformazioni angolari e faec1am1_olo ~,~·et.tamente sema ricorl'ere alle formole generali, colle qua I ver111cheremo i risultati cui perverremo. l~er~iò , mediante le (XV) esprim iamo l'angolo W- p, fatto sulla pro1ezt0ne da due elementi che sull'elissoide fanno, col meridiano del loro punto d'rncontro, gli angoli a ed a' . Si troverà agevolmente così:

s:n ((3'-f,) = sen (q.' -- a) m (/3' _ f,) = cos (a' - a) -'- w sen9 /sen (a +a') R:r. . RC('

ctJ sen

(?

cos a . cosa'!

tang (~'- f,)- - -, ___ sen--:(a_'~_a) _ _ _ _ _ _ 7 7 . cos (a - a) - w scn q, !srn (a +cl)-wsen9cosa. cosa'/ (XXIV)

sen (W - (3). cos (W _ f,) tang(W-p)

=_ =

+

w

sen 9 sen 2 a = O ,

che è quella che risponde ai valori di a che danno la posizione degli assi dell'elisse di deformazione. Cioè l'un ico angolo rello non deformato pel fatto della proiezione è quello che risponde su questa agli assi di tale_elisse. Le formole (XXV) ci permettono di trovare l'altel'::tzione che subisce l'angolo retto fatto dai parallel i coi meridiani sull0 sferoide. Ponendo ·in esse a = Oavremo: tane)' (W- p) ~

= -=-' .!.... , w sen <p

percui se 8,

= W- ~ -

90 (XXVI)

tang 8', = w sen cp ed in minuti secondi : 8',"

=

(·) w" . sen <p

(XXVII)

Cosicchè per un foglio della carta al ,100 mi la di latitudine media 4-5°, i meridiani estl'emi saranno inclinati sul parallelo med.io del foglio stesso per cii·c~i. 1O'. 3ff. Cerchiamo 01·a- quale fra tutti gli angoli retli tracciati col vertice in un dato pLrnto dell'elissoide, sia quello che subisce la maggiore deformazione. Ponendo: 1

iJ=W - p-90. (') Si osservi che

ò,

R:r. . Rcx+90

+

s:n lfl . 2 cos 2 a w sen rp sen 2 a .:., Ra . Ro:+~o - · 2

(w

2 cos 2 et

a = .90° dh'entano:

,1

w

Dalle quali ultime appare che affinchè sia W- .p, = 90 come o.' - a , è necessario che 2 a soddisfi alla condizione.

(Vedi Fig/9°}.

J;l" . Hcx'

Queste formole nel caso di a' -

18;>

sen 9) (2 cos 2 a + ·-c,_-1s_e_n_9_s_e_n_2_a_)

poichè

(XXV)

= 2 (Oa -

O'a)

·

, _ n - b _ a - b _ w sen 9 tang (Oa - Oa) - 1 -.- "b ~ - - 2e trattandosi cli angoli piccoli e per la (XXV I) : tang (0a - (fa) e

,

= -~tang ò, l

Oa-Oa= 2

°,~


186

STU OIO DEL LE 01':FO<lMAZIONl

tanr,8'o -

<

187

N ELLE PROfF.ZIONl CARTOC<tAFICIIE

Avremo: -

cot(a' ,.,

a)

-i,

=wsen<p( ~ 2cos2a+<i1scn9s"cn 2a).

Il massimo ed il minimo di o'si 'avranno d"llt · . " , cOl1 C1· l!ZIOTJ C:

d tarig ò'

w

d'ondo appare come o', (formola XXVI}, ossia la deformazione dell'angolo fallo dai parali cli e dai meridiani sia di poco inferiore a ò~, . Occupiamoci 0 1·a della deformazione subittt da un angolo qualunque O= cx' -

scn e;,

d 7'.- = - 2- (- 4 scn 2 a -f- 2 <ii sen 2 cp cos 2 a) = o

a

(a)

e poniamo:

.!l = W- f3 - o

da cui: si avrà allora:

(XXVll}

i

sen 2a = + ~ ~ - _ _,_ a - b V1i. w~ sen! <p - '- a

+b

+

essendo

+

Vec;

e per la te1·;,;a della (XXI V) e la notazione (a) :

hoo A _

wsen <p = a - b

w s~nrp [ ser. (2 a -- O}-

-·f- 2 cos (2 a - 6) tang (2a-O)

a- b . +-2- (a+ b)

poichè:

+

w

sen rp sen (9 a - O)

=O

O_ssia ~" ha rlne valori numericamente eo·uali ma di .s t:t lrar10 d · ·1 · · . '." · enno con ' t cui t pos1l1vo rappresenta d mas"tmo e l'alt ·1 .. cerca ti. :, < ro t rn111,mo Possiamo anche scrivere:

9. l...'ln" I}= - ""n c.1 sen e;;

è)

i

,

(XXVIII)

(XXIX)

=

2 a- b

cosicché sostituenclo nella (b) vefl'à: lanr,

w? + w" sen' e;,=± ws en e;, ( 1 +--~}! + ....)

2 2 = - w-seu9 - = -a-b

valore che riprod~1ce quello dato dalla (X XVII) quando O= 90°. Con siclerandr> poi· se111plicilit un augolo sul l'elissoide, di cui. un lato :-;ia diretto secondo il parallelo , sarà a= 90

a.b=1.

tange~-'w S'D 9,/11 - '- ~ ,,, 4

seno

da cui:

Cosicchè:

=+·~~ e_!_ (a - b)2) 2 a+· b + a+-b =

6J]

Cerchiamo ora il massi mo di .l considerala come funzione di a, ed avremo per equaz ione di condizione

=a + b

- a+ b ·

o "

c.) sen q, m a cos(cx -

·1 - wstn9c~s 0(sco(2a-6)-wsen9c:sam(a -O )J · (b)

i)

COS2!::c=-j- _ ! _

I.ano-o'

rw

tana.\ - ~ng ~ /3)_- tan~ 0 ·I iang O• tang (f3' - (3) -

I

= ~

A '

~!_0- b) - = ('I - cos 2 O) (a - b) (XXX) 1 - (a - b) sen Ocos O a- b il - - - sen20

1

2

o con:;iderantlo A, come funzioni~ di O, avremo il valore clell 'ungolo O più deformato ed il valore della sua al!erazione come segue:


188

STUD IO DE LL P. 0 Ef0HMAZI0NT

NELLF. PROIEZIO NI CA n.TOGRA FI CH E

d lang A, = 8 (a_ b) [sen 2 6 - sen2 O(a - b) J d6 [2 - (a - b) sen 2 qi l3

da cui:

(XXXI)

e

4 (a - b) ~. _ (a _ b)2

=-

t

'> O

ang,., .

Dunque: 6.//

=·180- 26

e

W- 13=~"+0 = 180 - 0.

Cioè l'angolo 6 sullo sfel'Oide di cui un lato è diretto secondo il parallelo, e che suh is~c la massima d.efonnazion e, è eguale a! doppio di quel.lo che l'asse mm.ore dell'elisse di defol'mazione fa col pamllelo (vedi formo!~ X!X lns) stesso C") (Fig. 9°). L'angolo corrispondente a O s1~lla ~)1·01ez1one è egun le al suo supplernenl.o , ed il medesimo è dopp10 d1quello che vi fa l'asse minore dell'elisse di deformazione coll'asse delle X, giacchè quest'u ltimo angolo è eguale a O'a, for-

1

mola (XXI). Esso avrà per tangente =a , per cui la tangenlc del doppio di tal angol o s.arà

+2a 1 _ az

-2

= o:=-7i =

tang C,180- O) = tang (W -[3) .

Dunqùe tanto sullo sferoide quanlo sulla proiezione, l'asse minore dell'elisse cli deformazione è bisettrice dell'angolo maooiormente deformalo, e la defo rmazione di questo è il supp lemenlc/'del doppio dell'angolo stesso sullo sferoide. ('} Oifalt; 1·assG ora del.Lo fa col meridio uo un angolo la cui t..,ngentc ò -·.- a (' 1 d d ,ormol~ XX),

e a 1auscn10 eI oppio del complemcnlo di tal angolo sarà: -:- 2 a. _ 2a 2 I - _1 a' - I - a - b - taog I)

a•

Tutto ciò conferma per un'altra via. le dedu zioni da noi fatte al § 5° del copo precedente (formole XXI e segueuli). La fol'mohi (XXI) <li quel copiLol o ci dà per valore della tangente . 4(a -b) . d1 2b': _ (a - bt (poic-hè ab= ~ nel caso nostro), cioè preci4

tang0= - 2a-b

tang Au =

189

samente il valore dii. noi trovato per Lang 11• . ù•~ ·inutil e armiun r.,r, o°ere che l'asse maggiore dell'elissc di deform;1zione, tanto sull'elisso ide come sull e proiezion i è bisettrice dell 'angolo più deformato in meno, angolo che non è altro ch'e il supplemento di 6 su ll o sferoide. Occupiamoci finalmente delle deformaz ioni lineari di linee di lunghezza finita . Anzitutto (Fig. 11O") facciamoci un'iclea complessi va e generale di queste deformazioni . Sia perciò mm., , ni' m,', un foglio d~lla carta al 400 mila. È facil e vedere che l'el isse di deformazione si ri duce acl un circolo luno-o il meridiano medio, e come l'elisse di deformazione ai vertici del foglio stesso e agli estremi del suo parallelo medio prenda le posizioni simmetri che inclic:ue in fi gura, poichè cambiando ctJ in -w (formale XIX , XX, XXI) l'assernaggioredella mede:;ima prende la posizione dell'asse minore o vicevc,·sa, rispetto agli assi coordinati . Avremo dunque nei quarti superiori J e II aumento dell e distanze nel senso 11, h , 1ih', e diminuzione delle medesime nel senso delle diagonn li m,' o , mo dirette al cent.ro del fog lio; e nei quarti inferiori nr e .CV dcforma:1.ioni lineari inverse, cosicchè si avrà un certo compenso nella misura cli distanze nel senso del meridiano, mentre clovranno ri uscir dirn iuuile le lunghezze misurale nel :-enso del parallelo fru. punti posti nei primi due quaclranti ed aumentai.e quel le fra punti ~iluati ciascuno in uno dei due ultimi quadranti. Così in fì oaurase . a b e d rappresen la.no le posizion i rei a Li ve di quallro punti del l'elissoide equidistanti dal centro o del fogl io, esea' b' e' d'saranno le posizioni che i med.esimi assumono sulla pt·oiezione si avrà: è)

o a'

< oa

o b'

<o b

o d' > o d o e' > o e a' d' e b' e'

prossimamente eguali a a d , be

e

a' b'

< a b , e' d' > ed .


100

STUDIO DEI.LE 01-:FORMAZION!

Esprimiamo LuHociò annliLicmnen!.c per poLer a suo to.mpo tradurre in cifre quanto interessa questa proiezione. Sia pel"ciò (Fig. 118) P A il meridiano del centro o di un foglio della caria al 100 mila, e sia M un punto del foglio stesso di lalilu<l ine 9 e di longitudine w da o; propon iamoci di Lrovare sulla proiezione l'equazione della Lra:;formn!a di una linea segn:ita sullo sferoide facendo ruotare l'estremo Mdi l\1 O= S , intorno al punto O e mantenendo costante S. Conducendo la nonnule ON ·e la congiungente M N, si avrà dal triangolo sferico J P, M O : sen N -s-o •• sen w

•• •• cos 9

I,.cp, -

L

2

2

)3 J= l- 2No sen 9o + S )! ._ 'S1 . --) -6 N3 '" ( 1

,_1 ("' (0 T _ _ ...:2 6 2

'l'o _

+ C·GS%C0Sa. ( -Nos -

S

2 .

3

1

o

Nsrn Cl. ldng 'Po 2

,t -

COS<f'o

poichè:

+ Nos

<p' .= rp0

COS

a

+ ·······

e

I • .,

son a

•

191

NELLE PROIE:ZION I C AtnOGRAFICIIE

cos (

ossia per la piccolezza degli archi ; ed w:

Mo) = c~s ( 9o -,-I 2_§_N cos "') = c•s<Po - sen % . 2SN cos IX

,,,, T _· _ - ~ 1_ - T

V.,

L

"

0

S

3

1 S

N:- i3

N:

3

: w-

Come prima approssirnnzione avremo clunrrue:

1 -

6

• • cos '

(1)~ • •

n' • T

•

sen (,( qi' -

e come prima approssi rnazione:

s

R:, sen a =

=-

s!

2 N~ Lnng 'l'o

+ ~s . cos a

e poi con una seconda: w

cos 9' I

rp -

e poi

<•>cosq,'=~ sen a

'ro

[1 +; (ù/-!l!) J.

(a)

t<>

s cosa - 2• s~ seni No·

-

N.

TO -

/X

tang tj>o

(b)

O

Ma su ll a proiezione abbiamo (Fig. 7") p~1.· espr~ssi~ne delle coordinate del punto ~1' corrisponden le ad M11• ig. ,11 ) ( )

Lo stesso triangolo dà: sen q,' = sen q,, w cos ·sNo

+ cos <p

0

sen -s cos a No

(') Perchè No =

ossia:

. senq,, - sen 9o

•

½

Po -= a I I _ e') (I - e• sen• '?o) - 'i

cosicchè:

==

da cui:

a (1 - e• scn• 'P. ) -

S' sen <?o-l-cos9.,cosa ( No S2N} ({)'

2 sen · -;

<p 0

cos

!

I+ 9~ 2

1 NS33 )

6

Po

=

.

= N. (l -

e•) (l - e• scn• 'i'.,) -

,

= N. (1 -

e• cos• 9ol -:- • .... .

ed inoltro:

0

'P' - '?' o

= ('l' -

~• 0 )

1 (rormola di Déla mbrc) 1 ..,. e• co.• '!'.

percu!: V

= Po ('f '- 'l'o) = N o (I = No W _

e• cos• e,, o) W . . - çi.J (I+ l e• cos• 'l'o ) 'i'o)

!1 -

e• cos• fo j

·


l 192

\ j 'f

ove p0 è il raggio di curvatura del meridiano in, O, e

Queste formole danno con grande approssimazione il mezzo di costruire la curva (Fig. ,J O·) a' b' e' cl', in cu i si trasforma la a, b·c d tracciata sull'elissoide terrestre. ·Dalla prima di essa si scorge come:

p d <p

1° per a= O . ... 90, ,t80, 270, ecc. S,= S. .2° Da a= Oada = 90 &, s

o/.

mollo prossimamente= p0 (cp - <?o), anche per lf Ora: O.M' = S,

=- VN/ [ w cos q/

tanga,=

w

+ (q,' -

COS <p

o/0)2 (11 -

(q:,' - <po) (11-e'cos'1r0 )

-

+e

q,' -

-

1fo

=

1°.

1

2 e4 cos• <ro)

w COSy ('I

_

193

NELLE P ROJEZIONl CARTOGRAFIC HE

STUDIO DELLB DEFOR:\>IAZIONJ

4

(X=

a= 180 a= 270

lJ . le)

COS~ <p0 )

90

'

'180

a.= 270 a= 260

<

s, > s s, > s

perché cos (X ))

s, < s

))

<o ))

cosa> O.

3° La massima e la minima deformazione lineare corrispondono ai valori di a pei quali:

'Po

Avremo dunque l'espressione di S, in S sostituendo nella (e) i valori di w cos <p, 9' - 'l'o dati dalle (a) e (b). VE}rrà così:

(X=

d (cosa sen2 a) da _ . : . . . __ __

_e

=o

cioè

+ 2 sen a cos a = I

s tang 'Po • cos a sen - N

·s,=S

9

a

+ ... 1

o

=

S (1-

2

8 N tang % cos, a sen1

- sen3 a

= w cos qi (,1 + e' cos

4

a+ ... )

<f'o)

q/-<p.

tang

n Essendo

I

<p o <p' quan tìlà che diffe,·iscono per l'angolo:

i= e• (~ - <p 0 ) cos• <p0 cosiccbc:

a: = N 0 cos <p . <,)

,

= l'l

cos <p 0 .

consiJerando il caso sfavol'evolc in cui

= cos <p'-+ quantità di 2° ordine ,

'P' . w + ((U3nti lit di 3° ordine cp- <p 0 , ~ ed !!, siano dello stesso ordine.

cos

(") Se invece del punto O, centro del foglio, si fosse scelto un al tro punto, sarebbe sta to necessario cli c3lcolare R« onde espl'imcre ~ in fun1.ione di I,', med iante le oppo.rtune formolo, e sostituire nel valore di S, ad a il suo valore in r,. - Nel caso nostro essendo l'elisse di dcrorm3zione un ci,'colo, le differenze f, a a ed a, aucho per lunghezze notev.oli di S, sono ll'ascurab1li pel nostro scopo.

O

/

0

."(XXXII)

tang a'

da cui:

2

t:X= ± V2 . ·

ossia 54° ·. 44' ,180° - 54°. 4,i,' .:_ 125°. ,16' 234° . 44' 305° . ,16'.

Volendo poi constatare la deformazione lineare subita dalla distanza fradue punti M M,, sullosferoide, di latitudine <p e cp, e di longitudine da O w , «>, , le formole (XXXII) ne danno immediatamente il mezzo, poiché.se sulla proiezione (Fig. 7a) M" è il punto che risponde ad M11 e se chiamiamo S,,, S, le distanze (sulla carta) O M,, , O M,, avremo:

:i,,=

cos M

.UINO XXV, VOL. !Il.

sen cp' sen q,,'

+ cos cp' cos cp/ cos (w + w,) . 13


HH

ST UDIO DELLE OEFORMAZ tONI NELLE P ROJEZIONI CARTOGRAFICHE

M" non oItrepass,. m . ampiezza .· -y ,I0 Da cu .i, pure11e·M

:

_Po

l

No

M M11 = N !2[11 - sen 9, sen9,' - cos9'cos 9,' cos (w+w,) ]l2

(XXXIII)

ed M' M"

= Vs

2 /I

+s

I! -

2

ss

J

cos (a I

Il

m

1

p}l ll

= No w \

X-

!

+ 2 Po tang 'Po . y + 2 IN~ w cosx -<?o 0

o

=

2 p/

O. (XXX l V)

Equazione la c1ualc pella piccolezza cli y rispelto a p0 , nei limi ti di un fogl io, Lende a diventare quella della reua: Po X

- Y =--c--No w sen t o

+P COLO O

'

0

.

(XXXIV bis)

ed

IO') -

No cos (<po+ y - Po X 0,0029

1n,

!

10'

ç>o -

1

No cos (fo - ,Jo') y Po X 0,0029

X -

-

+

poichè

,,

arco 10'

= 6 0,0 1745 = 1

0,0029 .

Riducendo e semplificando si troverà: xp o No w sen Cf>o

+ Po cot 9o

equazion e identica alla (XXXIV bis) e nella quale sono trascurati termini dell'ordine 2i (O' 0029)' . Tenendo conto di quesLi termini e trascurando quelli dell'ordine (0,029)3 si avrà: y= -

Ordinando vel'!'à:

1

(ù

trascurando i termini di terw ordine in Y . Po

•

- e- cos % .. .. .

f :o+10'

v. - -

(~+ o/o)= cos 9o (,1- ~ Y:) - sen 9o '11..) ( 2 Po Po I

,J

la cui equazione è:

+ <ro

x=N 0 .w cos

y2

=

P~ati ca1~ente si sostituisce alla curva (XXXIV) una retta passante per 1 punti

+a )

nell:i quale S11 , S, , a,, av dovranno calcolarsi colla (XXXII). .La prima delle (XXXII) prova. inoltre come a misura che S diminuisce, la cuna (Fig. '10°) a' b' d' e' tende a diventare un circolo per il punto o, centro della carta. ·ci rimane solo a dir qualche cosa sopra i due archi di meridiano mm,, , m' m,' (Fig. 1oa) , che limitano un foglio della nostra carta. L'equazione cli tal i meridiani si ricava subito dalla legge (XUI) della proiezione, eliminando cp fra le due espressioni di x ed 'Y è, dando ad w successivi valori, costanti per ciascun meridiano. Si avrà così: <p=

195

Ove:

x p

NO sen:,O • w

r

l

L1+ 6- (0, 0029)2 J + ,J

+ Po COL 'fo (,1 + O,Or~9) (,1_ 0,~03)

_

Cosicchè ~ entre per la curva (XXXIV)l'ascissa corrispondente ad 1 K = No w cos Cf>o , l' omologa ascissa per la r etta che se s1 sost1tu1sce sarà:

Y = o è (F1?. 10'_}

?

Oh= N0

COS

J

% W /_r 11 - 1 (0, 00.29) 2

2

•


196

Cosicché Oh= h K = N0

OK -

COS

'Po

Cù

O,OO<z9 2

2

Per (jl 0

· Prendendo quindi per asse della y il meridiano·v O, e per asse delle X la tangente in O al parallelo medio di latitudine cp0 , e ponendo: VO=Ro

.

=Nocotq,

l

0

,

R =H 0

J'I'

-

(,1 - e sen q,o)2

1

R.6

=

!

a cos <p • w ei sen: rp0

'l'o

=

r .w .

Consicleranclo quindi un punto Mdi latituclineq, e lorwitudine w le • è> J ' -5ue coordmate x ed y avranno le seguenti espressioni:

X = R sen 6 = 2 R sen

6

\

6

2 cos 2

Y = Ro - R cos D = Ilo -

R

+ R (·1 -

~,

. .6 pd q,+xtang 9 . -

Trattandosi di applicare queste formo le ad una zona per la. quale sia (.,,.,,.) 6 < 0°.20' e rp - <'Po< 0°.20', dai due lati del meridiano -e. del parallelo medio , potremo scrivere: (') Sostituendo alla lunghc1.zafq, . p d q, dell'a1:co d'elisse meridiana i cui estremi ab,

a,

biano per latitudini t e <l'o , l'espre;sione

p (1' -

d

l

=-

8a

(I - e') e'

·esso raggiunge appena 0"',0034 per 'i'- q,~

latitudine media t,_+....! 2 (") Siccome R O

(') Anche per un arco di meridiano ampio ti 0 l:J. quantilà h ,;. è trn;cura bile alla scala· del 100,000 , poiché essendo tale freccia sensibilm ente proporziona le al quadrato di 'I' - <;> 0 , ~ssa avrebbe valore om,os X ia' 25m,n - per 12 fogl i ossia 'i' - q,0 = 40, h 1, = i2' X om,os = 11m,52'.

'l'. l n°ella quale

p sia il raggio di curva-

T+ ID _, si commette un errÒre es presso da:·

tu ra deI meri ' 'd ·1ano neI punto d1· lat1tudme · · cp

1

N cos q, .

cos O) = (II)

'l'o

I parall.eli si traccia.no col centro nel verti ce V del cono', e con ra""io ee eguale a V M,, cioè alle distanze del detto ve1ìtice dai punti di divisione, segnati come venne indicàto_sul meridiano principale. I meridiani poi si segnano sulla proiezione, congiungendo i punti di egual longi tudine diJ.1 meridiamo medio , segnali sui paralleli, col portare successivamente sopra ciascuno di essi le lunghezze effettive degli archi stessi, di una data ampiezza in longitudine, quali essi esistono realmente sollo sferoide. Così il punto M di latitudine rp e di longitudine w si troverà. sul pètrallelo cli tal latitudine ad una di-·· stanza hM contata sul parallelo stesso, chi! 1° meridiano

p d<p

2

V1 -

.C')=j

otvr - ·o M, .

n =

\

acot(Jlo 2

. quan Lilà affatto insensibile ("'). Passeremo ora allo studio della proiezione di Bonne. § 3. Sti1,dio delle deformazioni cui dà liwgo la proiezione di Bor1,ne. - È noto come nella proiezione di Bonne si sostituisca alla superficie dell'elissoide, una conica tangente alla medesima seconclo un parallelo , detto parallelo,medio (Fig. 12"). Scelto un meridiano P O come principale, I~ si rappresenta snlla carta mediante la generatrice corrispondente V O cl.ella con ica, e sul rrtedesimo a partire dal punto O in cui esso è tagliato dal parallelo medio, si portano verso nord e verso sud le lunghezze effettive dei successi,:i archi di meridiano di una data ampiezza in latitudine . Così il punto ~1' èlel meridiano PO , sarà rappresentato da M, oLLenuto facendo

w

angoloMVh=6

VM =R

:si avrà: · Ro==

= 415° , W = 15'

= wr=

197

NELLE PROIEZION I CA.HTOGHAFICH E

STUDIO DELI, E DEFORMAZION I

=r

. :. .

-

4,0 V

·

'

. w

(cp + <p0 ) ·(cp - <p0)3

= 1° alla latitudine q, = 48• ed è nullo 0

alla:'

·

e prossimamente R

-eosl : w == _ u_ e per 9 = sen q,

COS

COL

<p

l

r = cos ~ := sen q, 20 alla latitudine q, = 45° sarà w = }~1 = 1

·

30' circa.


l 198

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

X= R ( 6 -

1 63 ')

6

= r w - 16 R 63

•i.=P ,:; (<p-<po)+rw , (02~3il (6) 2 6

1·

(per le (I)) =p(<p -cpo)+

6~

Dove essendo pelle ipotesi fatte 6

Cerchiamo ora con queste formole le espressioni gener~di delle varie deformazioni cui questa proiezione dà luogo, e per· brevità applicheremo direttamente le formo le state trovale e le proposizioni generali dimostrate nel capito lo 1° ed al§ 2 del presente capitolo. Ci basterà adunque di calcolare gli assi a e b dell'elisse di deformazione, e mediante questi calcolare la massima deformazione angolare, e vedere se si abbiano deformazioni di area. Anzitutto calcoliamo le caratteristiche di qL1esta proiezione. Si troverà agevolmente : 1

3 w 8.

+·rw ·2 -

t I

3 )

< 0,006

dx

dw = p,

sarà:

=

dx

=

dq,

r

q, = -

03 -

6

< 0,000000036

per cui potremo scrivere: X = 1·cù Y = P (<p - <po)

+

1'

C.) •

l

!

2 d1J 1' X d X -· -p= dw 2R0 • -.dw

=

r \ 11 Ro W Ì

+

p. (q,-<p) ll0 °

+2 Row" (\ ,1 + P (q, Ro - 'Po)) I 1·~

.

I

ossia contentandosi di aver anche l' y coll'approssimazione di om,50 su 40 chilometri, basterà porre: X=?'CI)

. Jcp

y =,

e

'.

P d q,

x2

+ 2 R.

l

dd y /f>

=

q

= P + iRx l

cdlx =

(IV)

o(f)

(Ili &i,)

P

·Yw

,

o

Avremo quindi : I

a2

=2 +

+ b2 .= f -~ p/ ,r -

(senq, -

Ì

+ '"')

Cosicchè con tutta l'approssimazione necessaria sarà (III) .: Y. = p (<p - %)

w '

Ro

•

(lIIJ

Ma:

_ ,rw _ , r.w Ro - P (q,-cpo)

'1'2

sen <p

2

1

- -lf -

-

p w

_ (i - , - -R-sen <p) .

-

'"' ed applicare queste fonuole ad una superficie quattro volte più grande di quella di un foglio della carta al 100 mila., colla. certezza di non commettere nei' risullati un errore superiore a om ,30 nel calcolo di X ed a 0111,0011 su l calcolo di Y.

6

'199

NE LLE PROIEZ ION I CARTOGRAFICHE

rt b

_J_ I

,.)2 w

R

2

q2

-+:p- q,2

-

1·2 ,

•

+ n\·w-·. sen-q:,

(V}

0

= (q P, -

,1

q, p)

17r =

,1 •

L'ultima di queste equazioni prova che la proiezione di Bonne, conserva le superficie, cosa che si può anche constatare ricordando che: dX clY ) d<p . dw clrp clc,J '

espressioni le quali diventano identiche tenendo conto delle formole complete (II), infatti esse danno:


200

p

-

q P, -

q,

-

dy dw dy dq, dx dw dx d <p

-

R . sen O

~a il valore della

tangente della massima deformazione angolare (formola XXI) del capitolo 1°, (§ ts 0 ) , sarà :

dO

1

dw

-

dR coso d 'P d6 R cos O

-

dR sen 6 d<p

-

201

NE L.LE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

l

d6

.

+ ll sen O d R

(VI)

dw

j

dO + R cos O dr·

v-

a-b ab

tange=+

- 2

1 ( =+ -- 2- -w sen f

-

+

i

b,

a, -

=

w

tang t,

sen <p

=

dO

?'

R ' dO dq,

d ll d<p

o

=p -

r

=P

dR

= -

(ù

R

e· - ~

,

'

(

senq>)

sen<p -

p

(i - sen 6). d w d 1P

'I'

;Ro

)2 >o (sen

2

<

qi) ,

ossia a seconda che : r

Ro

Cosicchè:

d A' = r

<p w

saranno maggiori o minori nella pi:oiezione di Bonne o nella proiezione naturale a seconda che ("') :

dw = . 0

P

wsen f .

i

dO

Ma per le (I) : dw

tlX)

, Dunque le deformazioni lineari _ed angolari in un punto M (

dR dA = - R. d-. w -d <p dw. d,zi. •

-=

Ro

~ssendo a b = 1 Ma per la proiezione naturale abbiamo trovalo:

Per cui: I

r)

-

= d A,

Ora r

come nella proiezione naturale, e non avremo ad occuparci di alterazioni di area. Dalle (V) si ricava facilmente trascuraJ!do il tehnine in e,,• :

>

(X)

o 2 (sen 'PÌ •

<

= N cos f , e con errore minore di

•1

'100000

(""") potremo

scrivere r = N0 cos <p, essendo <p -'Po inferiore o tutt'al più eguale a '10', per un fogli.o. della carta al centomila. Ma Ro = N0 cot 'Po,

(') Pon«o la relazione rra i quadrati perchè qui si tra tt~ dei valori numerici delle deformazioni.

a-b= (senf

~

;J , , ,

l") Difatti posto si avrà

(VIII)

r

= N cos q,

;,., = N N

ed

r'

=N

0

cos qi

(J - let- scn• ('1' 10'))• , e• sen; 'l'o = o,n99.,9. t

0 _

-

0 - :-


202

dunque l'eguaglianza (X) diventa:

a = .21 }/ cos 9 t

CO <p

>o 2 sen rp . <

V+ 4

+R . 1'

E siccome q, e <po non differiscono che cli 1O' così cos <p si scosta cot 'Pc . cos <p • poco dal valore - - , ossia da. sen cp • 1

b = -,1 (i 2 \

'

+ e essendo una quantità piccola, salvo per valori di <p prossimi a zero, dunque nei limiti cli un foglio ed anche più, la proiezione di · Bonne dà luogo a minori deformazioni lineari ed angolari che la. proiezione naturale. ··

Anzi si sente che per essere !.... P. rossimo a sen cp, la CIUantiLà ,Ro (VIII) ci - h si manterrà piccola. anche quando ci scosteremo sensibihnente dal centro di sviluppo . Calcoliamo adùnque i vafori di a e di b quali ce li offrono le formole complete (II) di questa. proiezione. Le (VI) danno agevolmente :

=

r. sen 6

p,

=

·r .. cos

-

=

q

q, =

O

.2

per cui si avrà:

+6

2

p

+oseno (1 -

icos O

P focoso

r

( ,f

( ·I - R sen rp)

-f sen

1-

sen <p) wt

+

4 - rIl sen q,))j

(

(XII), 2

1 R - sen <p ) w

1

·1·

-r w ( 11 - -nr ,en H. .

<p

) ~' /

ed

< 2 sen rp.

a-

p

(ù •

2

rR

( 1

ll 2

r~ ( 1- R·

fi.

-

Ora, evidentemente si ha sempre

2

1·

V -1- -.

COt(fo

sen rp _:__ e

203

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

ST UDIO DELLE DEF011MAZIONI

~sen cp

)j

q, ) - sen oj (XI)

2

ab = ·I ,

b

= R-r e,) (, ,t

ll --sencp r

)=Wc~'I'

sen cp)

per cui (§ 5° del capitolato 11°):

c1·,

11

tane, -A = + -1 w 2 - 2. R

-

<')

/

Ove

A è

tang e =

±

e,)

sen cp

)

(i - sen q,) .

(XIII) (a)

la massima deformazione angolare dovuta alla pro-

iezione,

- -f-<f> ' + N . cos <p

No

COL <;?0

pd(f>

eb'l'angolo cli cui diverge il meridiano dalla normale al parallelo nel punto che si considera C') . Paragoniamo ora le deformazioni cui darebbe luogo la proiezione di Bonne nei -due fogli estremi della carta d'Itali a coll e de(') La formola (a, si può aache ricavare direttamente come fa il Germain (Fig. Xli bis) considerando il meridiano l'iferito ìn coordinate polari, a V come, polo V O come asse polare. Allora l'angolo O fatto dalla tangente t t' in M al meridiano stesso, col raggio vettore V M è dato dalla relt1zior1e:


20t

NELLE PROIEZION I C ARTOGH AFICIIE

STUDIO OELLT:: OEFOf1MAZION I

formazioni corrisponden ti ·dcìrnte in quei fogl i alla proiezione naturale. Prenderemo come parallelo medio e come meridiano principal e, il 4-2° parallelo, il quale passa poco a Nord di Roma, ed il meridiano di questa citLà . I fogli dei quali calcoleremo'.le deformazioni saranno a nord, quello 1J cui centro avrebbe per latitudine .i\:6°:30 e per longitudine occi.den lale da Roma 4°.HY; ed al sud quello il cui centro l1a per latit udi né 39°.50' e per longitudine orientale da Roma 5°.45' · Per il primo di questi fogli si oU.iene: ("")

20;')

C') Colla proiezione di Donne :

Colla proiezione natural e :

a= 11,00 11158 b = 0,9984 a-b = 0,003'17

a.,= 1,0013 b,== 0,9987 a, - b, = 0,00278 1

A= 11O'. t13",84

.i, =

8= ,t0'. 53",40

&,

=

9'.34:'',4-0 9'.34.",20 .

Per il fog lio corrispondente al Capo Passero il cu i centro avrebbe 36°. 50' di latitudine e 2°.45' di longitudine orientale, da Roma si avrebbe :

Colla proiezione di Bonn·e:

Colla proiezione na turale :

a = •1 ,0024- b = O, 9976 a - b = 0,004-7i> Massima deformazione ang.

a,= 1,00'16 b,=0,9985

Colla proiezione di Bonue :

Colla proiezione naturale :

=

a= 11,00'1 8 b = O,998 1 a - b = 0,00362

a,= ·1,00113

a,- b,

A= 46', 19';, 8

A,

1

.Dev iazione del meridiano ò'

=

8,

16', 119" ,6

1

=

0,0032

10' . 5:z'' ,6

1

= 10.'52",4

R~ d o/ d R

n m'

·-

a

=d R

ò == •~'. = Rdo

= w

(n!".. -

sen

q,) .

Si osservi che luogo il parallelo medio

r _ N0 cos <i> • _.

Il - N0 cot 1/>0

=

-

sen q>•

cosicchè tang lì O , cioè : nella 1>1·oieziono di Boone i meridiani tagliano ad angolo retto il parallelo medio - per 'l' > 'l'o si ha tang ;:; di seg•10 contrario ai valori che gli corl'ispondono per '!' < 1/>0 , e l' asse maggiore dell'elisse di deformazione nei fogli della carta pos ti al d isotto del parallelo medio prenderà una posizione inversa a quella che il mcd,1simo ha noi fogli pei quali o/0 > 42'' . S i invertisca cioè il segno delle deformazioni lineari ed angolari passando da cp0 > 42° a cp. < 42° • (·) Si è fatto il calcolo colle formole t:,, .1 I = ± -ùl seni;, tang tan<> b2- -- ± 2-<,J -R - son "' T 2

(r

tang

lì

=±

w

(.. R-

) \

sen I/>)

l

2

tang

. CL, -

= 12'.27",68 iJ = ·I 2'.2'i",34-

A

b, = .:l,

1

ò',

= =

b,= 0,9987 0,002604 8'.57", 4,0 8' .i:\7",20

1

Per il foglio meridionale, il quale corrisponde al capo Santa Maria di Leuca verrebbe :

t~ n.,. "

1

ò, = ±

w sen I/>

.e si è preso il pun to del foglio nord indicato nel testo, di latitudine N. 46°.40 e di lon • gi tudine O·,. da Roma 4°.3ù, cioè il più discosto dal centro di sviluppo delle due proiezioni•

Dall'esan{e di queste cifre, ;;i scorge come nei fog li est1;emi del la carta d'Italia, le ma,:,s ime deformazioni linenri ed ango lari dovute alla proiezione di Bonne, sv iIuppata. suI parall elo .f.2° e sul meridiano di Roma, so no circa di una metil superiori a.Ile corri sponden ti dovute alla proiez ione na.t11rale col centro di svil uppo po:3to al centrq di fìgnrn cl i ciasr.un foglio .. Queste alterazioni però, in enlramhe le proiezioni e5aminate, sono ::i.[ disotto del limite degli errori che i più abili topografi non possono a meno di commettere, sia nella misnra delle distanze, sia nel tracciare .le visuali sulla tavoletta, perchè le Iunghezze per effetto di qneste proiezioni, sono tul.t'a:I più alten1te cli <lue mi llesimi del 101'0 Yfl l0rt3 e gli angol i di 1/ 4 di grado (V·H), quantità Che tan[O la diottra qnanto la stadia sono lungi dal gnarenti re. (') H punto trascelto è il più dista nte da i centri di sv iluppo delle due proieiioni, doè· quell o di lalit.udine SH0 .49 o di longitud in e .orienta lo da Roma 6°. (..) Il punto trascelto è quello c he noi roglio in dicato riù si scosta da Boma ed ha per latitudine 36°..fO e per lon gitndine orientale 3° . ("') S'intende parlare J~gli angoli azimutali, cioè dell'orientame nto delle visua li individuato dalla linea dJ feJe de lla diottra sulla tavoletta pretoriana. · .

.


206

Le due proiezioni in parola danno luogo ad eguali deformazioni lineari ed angolari rnassùne, nelJo spazio compreso fra i rami della curva definita dall'equazione. ~ w

ove 0,00.1,36

=

(i- senrp) =0,004-36senrp,

li perrp = 36°.30'

<p

= 46° =

y

<p = 4,5° <p 44° <p =43°

-

e <p = 46°.30',

prende i valori 0,66'62 0,6670 , ossia per tutta la regione italica vari a di soli otto di°ecimillesimi, così potremo ri tenerlo costante ed eguale alla media dei suoi valori esti·emi. Allora l'equazione (XIV) mpprese1~Lerà due iperboli (Fig. 13a) eguali ed inversamente poste, le quali ri ferite a due assi 01-tagonali OX ed O Y, di cui il primo rappresen ti l'equatore ed il secondo il meridiano ·di Roma e ponendo sen rp = y w = x , hanno gli asintoti paralleli agli assi, passano per l'origine delle coordinai.e e fra i loro quattro rami racchiudono quella parte della nostra penisola pella qnale

= 42° i:p = 4,1°.50

12 < [0,00!~36 sen i:p )2 .

sen rp) . ~

È chiaro difatti che per un dato valore di rp, se <J), appartiene alla curva, per w w, si avrà un punto posto entro la concavità di uno

>

clei quattro rami della rnedesima ed appunto allora

[e,> (} -

sen rp)

J>

(0,00436 sen rp)\

<

e viceversa succederà l'opposto per w t<>, ossia per un punto situato fra i detti quauro rami di curve. Ecco le coordinate di alcuni punti di queste due iperboli: X =

0,00436 .y 0,666 - y

±x= -

0,05803 = - 0,07398 = -0, 1104.4 = - 0, ,1833 = - 0,84.-66

+w= -

-oo

3".20'

= - q.O.'J4'

- -

5°,50' = - 110°.'.27' = - 4,8°.00 180° -

1

1 •

+

0,656·1 0,6428 0,6293 0,6 1156 0,60"8 0,5878

rp=4A 0 <p = 1,0° i:p=39° <p = 38° cp = 37° <p = 36°

-t- 180° 1

00

= + o,2s2,1

= +o,H52 0,073 1 = + 0,015295 = 0,04043 = + 0,03HJ9

=+

1

+

= + 16°. 10' 6°.36' 4°.'12' =+ 3°.02' =+ =+ ,20_19' = + 11°.50' 1

1

=+

Le equazioni degli asintoti sarebbero:

1

~ I± w (;, L.

0,7913 0,707 1 0,6947 0,6820 0,6694 1

<p

(XIV)

116'.

Osservando che il rapporto

207

NELLE PROIEZIONI CARTO GRAFICHE

STUDIO DELLE DEFO.f.\MAZIONI

x, =

+ 0,00436

ossia

y,=+ 0,666

w'

= +0°.'li5

1

l,',=4110. I

Le longitudini occ.identali sono contradislinte col segno - . La figura ;I 3a già ci tat~t rappresenta l'insieme di queste due curve, e la figura 14~ ci fa Yedere come tutta. l'Italia, meno il suo angolo NO, sia compresa. fra i loro quattro rami, cosicchè la proiezione di Bon.ne non dà luogo a deformazioni linear-i ed angolari superiori a quelle offerte dalla. proiezione natural~ che in pochi fogli dellacarfa al i!00,000, ed anche queste deformazioni estreme sono al disotto del limite degli errori inevitabili nell'eseguire un rilievo colla tavoletta pretoriana. Anche all'estremo limite dei dtte fogli più lont1mi a nord-ovest ed a sud-est dal centro di sviluppo {Roma), la. massi.ma deformazione angolare dovuta alla proiezione di Donne raggiunge appena t cli grado, percui (Fig. 11;5a) se A, B , C, D ecc. sono i punti trj gonometrici sul terreno, ed ab e . . . i pm1Li corrispondenti sulla tavoletta, l'angolo AB C differendo tutt'al più per '/ 4 di grado dell'angolo corrisponclenlc ab e, ne seguidt che mettendosi in stazione il topografo troverà un punto S che non corrisponderà al punto s del terreno ove è il 'centro della sua tavoletta, e che questa riuscirà. disorientata rispetto ai punti AB C. Il topografo trova il punto s col metodo kvet, cioè facendo si che 1

..


208

·

STUO LO DELLE OJ;FORMAZLONJ

NELLE PROIEZIONI CARTOGR AF ICHE

gli angoli as b , b s c riescano eguali a quelli sottesi nel punto in cui egli si trova dai punti AB C del terreno, cosicchè geolljetricamente il punto s si trova sulla intersezione di due segmenti di circolo costn1t.Li su a b e b c capaci degli angoli suddetti . Tutl.o si ri duce adunqtie a vedere di quanto si sposti tale inters_ezione quando b e anzicbè fare con a b l'angolo ab e = AB C(Figura H5a)8 ne fa un altro ab c' che ne difTerisce per '/. di grado, È facil e di porre il problema in equazione, e perciò p~niamo a b = cl ' b e= d' ' a s b = a o o = 'Y • b o' e = (3 , a 'b e= <p' Se prendiamo per asse della x la a b e per asse della y la per-pendicolare al suo punto di mezzo avremo: Equazione clell:t circonferenza o: .

x·

2

' +. 11, \-1

tana- r

•

·+.

[-y L

sorientamenti delia tavoletta i quali' per essere •

= sen r 2

e)

Equazione della circonferenza o' : ( ( I ~ - .d-

revoli, e la distanza assunta fra i punti trigonometrici è quella che risponde alla lunghezza dei lati di una triangolazione di quarto ordine destinata a servir di base ad un rilievo al 25000 , cosicché potremo dire che anche agli estremi confini del nostro paese, la proiezione di Bonne col centro di sviluppo posto vicino a Roma, non produce errori lineari grafici superiori al mezzo millimetro, e di:-

d )"

- -·

d' ~sen (ip sene

+ f3))- l! +

d,2 + -send'-(3 cos· (q,+ (3}l" = ·_, sen-(3

.>

2

Considerando queste due equazioni come simultanee e <p come. I) I·1e, es_se c1. daranno • fac1·1 mente 1e espress1 ·om· d"1 ~ A x e d", A Ay vana q>

,

cioè le variazioni delle coordinate del punto d'incontro delle due circonferenze, ossia delle posizioni del punto s per una data variazione A qi di q> e si avrà

ss·=V(~f. + (~r ,

con sufficienLe approssimazione, se questo calcolo e supponendo d ~ d!

=

A q> è

piccolo. Sviluppando

,1

= 4 di

< } di grado, non '.!-

hanno influenza sulla posizione dei punti del terreno determinati colla diottra e colla stadia, punti che non devono mai '.distare più di . 11000 metri (4 cent. grafi.ci) dal punto di stazione. Trattandosi di rilievi a scala maggiore, per esempio al 10000, siccome i punti trigonometrici debbono allora formare una rete più fitta e distare fra di loro in media di due chilometri, così si scorge che il massimo errore ss' cli cui sopra è cenno, si ridurrà a 6mcirca, ossia sempre al mezzo millimetro grafico, che rappresenta il limite dell'esattezza che per molte ragioni non si può oltrepassare rilevando colla tavoletta pretoriana.: Del resto notisi che anche nella proiezione naturale, non si è lungi dal giungere a ·1 5' di deformazione angolare ai limiti di ciascun foglio della carta al 100 mila, poichè al topografo occorrendo in tali situazioni punti esterni a(foglio stessò, così se questi si trovano a 5 o 6 ch ilometri a levante od a ponente dal limile est ocl ovest, cioè a 5' di longitudine (per la latitudine 4,5°) da quel limite, la deformazione angolare massima che ha per espressione tang

w = 2 2 A,

sen

w,

per il cresciuto valore cli w da 15' a. 20', crescerà di circa un terzo, cosicchè da ,t 0'50 che essa è nel foglio estremo NO d'Italia , essa diventerà ,1V circa, ossia presso a poco quella dovuta nella medesime circostanze alla proiezione di Bonne, poi chè in qttesta un aumento di 5' nel valore cli r,; non muta che cli pochi secondi il valore di A, dato dalla formola: 1

4-000'" , A ç> =: 15'

209

grado,

e che le due circonferenze si in tersechino fra di loro soLto un angolo di 45° almeno, si trova che ss' non può oltrepassare 42 metri .. Ora le supposiziorii fatte intorno a ~, r , e (f> sono delle meno favo-

=w

tang ; giacchè per quel foglio ANNO XXV, VOL, lii.

w

(i -

sen

q> ) ,

ha già il valore di 5°. 45'. 14


210

STUDIO DELLE: DEFORMAZIONI

NEL LE PROIEZ IONI CARTOGRAFICHE

Ad ogni modo, com e si scorge dalla figura (Ha), sono pochi i fogl i della carta al 100 mila pei qual.i le massime deformazioni li neari ed angolari oltrepassino colla proiezione di Bonne, quelle che nei fogli stessi ed in ciascuno di essi sono dovute alla proiezione naturale, ed a mio giudizio piuttosto che rinunciàre al vantaggio che presenta per la costruzione delle carte generali a scala minore, l'uso di una proiezione sistematica e che per giunta non obbliga ad alterare per nulla i rilievi' di campagna, troverei preferibile l'aumentare di un terzo il numero dei punti trigonometrici destinati a servire al topografo in quella li mitata ragione. Così facendo l'equi librio fra le massime deformazioni lineari assol·ute si ristabilisce, poiché abbiamo visto essere appunto di 1/ 3 più forti le alterazion i in quei fogli estremi. Vediamo ora, il rovescio della medaglia, vediamo cioè se sia possibi le coi fogli della carta al ,J00 mila e prescindendo da qualunque sistema di proiezione, costrnire una carta d'Italia al 250 od al 500 mila che abbia valore scientifico. Osserviamo anzitutto che (Fig. 17a) colle formole in uso per la proiezione naturale, cioè :

Ossia la retta, a11 a, farà colla normale a1, v al pctrallelo, un angolo 8', che per tutti i fogli dalla nostra carta al centomila supera di .2" l'angolo /J dato dalla fonnola tang o' = w sen <p • I seguenti sono i valori di 8' ossia di o'+ 2", per i fogli estremi ed i mediani della nostra carta : ·

N0 COS <p

X .

•

Diffe r enze

Jatit,dine m,lia IceniIO del loglio) ) ;. 6' .4O' 11'= 10'. 56",70 3",66 ,10'.53",04

W }.

Y = Po (<p - 1Po) } ove N è la normale, rispondente al centro del foglio, anzichè essere la reLta a a' che lo limita lateralmente, retta che dovrebbe essere determinata dai punti a ed a' distanti rispétti va.mente dal meridiano medio per le quantità N' cos <p' w ecl N, cos <r, w , le viene sostituita la retta a, a11 • Ora per 0

<po= <p,

,

a11 a

-

<p0

= 20'

+ a a, =

loa N' o No

=

40chiL OOOOO . 4

,J0' .49'',40

)

43° .40' 42°.20' 42°.00'

,f O'. 111", 95 3",85 40'.08" ,4 O 3",90 40' .04",20

)

37° ..20' 3~0 .00' 36°.40'

9'.07",80 9' .03",60 8'.59",40

)

I

3",64

4",20 4",20

Ossia in media il cambiamento d'inclinazione dei meridiani rispetto ai paralleli, passando da un foglio al successivo, posto sullo Hesso meridiano medio è di 4" circa. Ciò posto (Fig. ,18") se consideriamo due fogli consecutivi posti sullo stesso meridiano, i lati ab , a e dei fogli immediatctmente contigui cfaergeranno di un angolo X = 360 - 2 (90 - o') - 2 (90 ò") = 2 (/J - fi') = 4" , i lati successivijdei fogli seguenti divergeranno di y = .'.)'J 2 (/J - ò"} = 4 ( /J- ò'') = 8'1 • e così via fino all'ultimo foglio pel quale la divergenza, sarà 6 = 2 ( n,- •1) (o' - o'')= (n - •I). 4." Cosicché se (Fig. 119•) si volesse sviluppare la carta d'Italia sul meridiano di Roma, mantenendo il contatto fra. i fogli rispondenti alla stessa latitudine media, ne verrebbe .che questi for merebbero delle striscie o zone eccentriche e divergenti, per cui le distanz_E;J_e aree e cri i a.neroli ne riuscirebbero alterati in ra!lione sempre erescente col crescere della longitudine media clei fog li cui app~!~gono i punti e le linee di cui si vogliono le relative posizioni.

+

=

• ., 0,0000·1- X 2ocbi. .

46°.20' 46°.00'

+

loa No= O 0000043 o N, ' da ç, = 36 a q, = 47° cioè per tuUa la regione ita.lica, cosicchè : a,, a/= aa,= 0 ,00004 . N. cos % Wo. E siccome No <po(,> è in media di 20 chilometri, mentre l'alrezza m, in del foglio è in media di 40k, così:

q,' -

211

,;)

è}

'

(;.I


213

NE;LLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE STUDlO DELLE DEFORMAZIONI

''Succed'erebbe: ad' un dip'i'esso quanto si'vèrifica nella proiezione p'òhconiéa, con ques~a differenza che qui le deformazioni variano in modo continuo e si distribuiscono con una legge esprimibi11e con una sola funzione analitica, mentre nel caso ch e consid'eriamo si ha la · discontinuità, e delle variazioni saltuarie nel passare da una striscia alle successi ve, senza contare che rimarrebbe ad un dipresso arbitrario fra certi limiti il modo cli tracciare il reticolo dei paralleli e clei meridiani nella cart:a complessiva che si v11ol costruire. È facile però di vedere che in grazia della conformazione della nostra penisola e ·della sua limitata estensione nel senso del meridiano e del parallelo (110° circa in ·amenclue i sensi), lo sviluppo precedente verrebbe a confondersi sensibilmente alla scala del 250,000, ella forziori a scala minore, con la proiezione policonica ordinaria, della quale sarebbe fac ile calcolare il reticolo senza timore di dover poi alterare in modo graficamente sensibile la forma e le dimensioni dei fogli originali della carta al 1100 mila. Per provarlo calcoliamo ad esempio di quanto disterebbero i due vertici M ed N di longitudine 6° e di latitudine media 45°, e che rispondono perciò alle estremità occidentali dei due fogli del confine fran1)ese· colla valle del Po. Prendendo (Fig. 119a) per asse della y il meridiano medio e per asse clelle x la N H calata perpendicolarmente, da. N sul detto meridiano si avrà ("'): N H = N v" sen 6' = rn ·v" sen 6' ove 6• 12 X 2 fi , HH' = Nv" (1 - cos 6'), ed

=

11

mv

=

rnn

1

2

senf1

1

+ 2" = 10'.38°,3

(') Si tr3scura in ques to calcolo la clilfercnza fra le proiezioni di 11' 1n , e v" H' , t1 H' , la quale raggiunge appena m n (sen 2

e per essere

~-

sen 2

i) =

a-a'=4"

e

nin sen (ò-ò') sen (ò+

ò+ò'<22',

sarà dettà quant.ità

<

di 20k X

20

:000 X 0,06 <

om,02.

Cosicchè: NH =

19652m,1 sen 4· 0 • 115',"9",2 = 4.7,12,16m,9 ~ sen 10 ,38",3 ed HH' = il7506m,5 ) 1

1

Analogamente si troverebbe : , MK = Mv'. sen 6 ( ~,,, .,,V, - - -19652,, 1 ---1 KH' = Mv1 (1I -cos6) - ' - sen 10'.42",1 1

6 = 112 X 9. ò' 8'

=

15' X sen 45°.20'

ò')

t1 m

sulla y H'

= 4·

0

•

16'.50'',!k

1

+ 2\ = 10'.42", il ,

e facendo i calcoli : MK = 47112. 113"',0

KH = 117610m,7. Cosicché i due punti considerati anzichè coincidere si troverebbero separati da una distanza cli

+

MN = V 3m,9 104, 2 = ,1()4m,3 circa . Ed osservando che il termine che maggiormente influisce sul v,alore di M ~ è quello dipendente dai valori di H H' e di K H', nei quali entra il fattore 2

(1 -

2

'

cos 6) = 2 sen2

o

2,

così potremo dire con sufficiente approssimazione pel nostro inlento, che lo spostamento relativo dei due punti M ed N è direttamente proporzionale al quadrato della loro longitudine . Così si avrà. alla latitudine media di 45°: A 5° di longitudine M N =

Per latitudine media di 4ò-o fi= 15' X 0,707

::,

40 30 2.0 1o 0°.30'

5

2

( 6) . 104m = 12"',20 circa 1

=46m,3 )) =26"',0 >) )) )) = l 1lm,5 )) >) » = 2 '9 )) )) » = om,725 » Calcoliamo ora lei posizione che avrebbe il punlo 1\i collo sviluppo poi iconico. »

MN=

))

))

1

111


214

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

Sarà allora N ·v" = N 40•.101 X cot 45° .1 O' N H = N v" . sen 6'' H' H = N ·v 11 - cos 611) 0

• (

dove però; N t "5° 10'w O"= Neo ·~ ; , =w.sen45°.·10'ew=6°. r cot "'5 .'10

Eseguendo questo calcolo si trova: 6" = 4°. 15'.17" ,52. N H = 47'1207m.o H' H = '17504,m,3. Punto che non disterebbe dalla sua posizione N , calcolata col metodo precedente se non per metri 1

2

J/2,i +9,9 =10"',.2 e dall'altra M per

+

J/(6m,oy 1!,06,.i. = 106'n,5 circa. Ora tanto la distanza MN quanto le ultime due, all a scala del 250,000 sono insensib ili ('/ 3 di millimetro circa), cosicché il parallelo M:> si potrebbe tracciare con un centro jintermedio fra v" e v e con raggio medio fra M ·1/' ed N v , ma tanto vale tracciare il reticolo colle formo le semplicissime della proiezione policonica. Che se si vogliono riguardare come troppo considerevoli le deformazi oni dovute a questa proiezione, a forziori bisogna rigettare lo sviluppo discontinuo ottenuto coi fogli della carta al 1100 mila dianzi descritto, ed attenersi alla proiezione di Bonne. Ma vi ha 'un altro modo di considerare lo sv iluppo di una carta d'llalia al 250 mila servendosi dei fogli di quella al 100 mila, e ne terremo brevemente parola . .Immaginiamo (Fig. 22') sviluppata la serie dei fogli I che hanno il loro centro sul parallelo 42°, e poi che appoggiandosi a questi, si sviluppino i fogli aventi co i medesimi in comune il meridiano medio . Si otterranno così delle striscie 3 2 1 I II III identiche, le quali lascieranno a nord e a sud dei fogl.i medi, dei vuoti lanto più grandi quanlo più ci scosteremo dalla latitudine 42°. Anche in questo sviluppo si hanno delle alterazioni nel senso dei paralleli, ed il tracciato del reticolo costituito dai medesimi e dai 1

0

1

1

I ~

215

meridiani si potrà eseguire in più maniere, a ciascuna delle quali corrisponderà un metodo più o meno complicato di calcolare le coordinate dei verti ci dei fogli. Si potrebbero ad esempio assumere come meridiani della carta al 250,000 i meridiani dei fogli I I I, e le biseltrici V'M,, V' M... degli angoli ch'essi formano in v', il che equivarrebbe a tracciarli come nella' proiezione conica col parallelo 42° come parallelo di contatto. I paralleli poi risulte1·ebbero composti cli archi di circolo dello stesso raggio per ogni latitudine, ma segnati con centri v, ·v, v, detel'lninati per ogni striscia come nella proiezione policonica. Sarebbe facile dimostrare che per tutta la regione italiana il massimo valore degli scostamenti b b' non oltrepasserebbe i ,120"' tanto a nord quanto a sud del parallelo medio, cosicchè colla costruzione precedente, salvo la sua complicazione, .non si ,,errebbero ad introdurre errori graficamente sensibili, ma come ho già detto, parmi miglior partito il calcolare ii reticolo della nuova carta colle formo Ie della proiezione policonica o meglio con quelle di Bonne. La considerazione poi della forma e della posizione della nostra penisola inclinata al meridiano, per modo cla non necessitare la congiunzione di più di 112 a 14 fogli nel senso del meridiano, non semplifica il problema, perchè ne emergerebbe un modo di combaciamènto delle striscie meridiane 3 2 4 I II Hl, che renderebbe anco1·a più complesso il calcolo ed il tracciamento del reticolo della nuova carta. Si verrebbe ciò facendo a rendere laboriosa e complicata una operazione semplicissima, quando è fatta colle formole di uno dei sistemi di proiezione più volte citati, senza vantaggio certamente dell'esattezza del lavoro finale. Concluderò adunque che la poca estensione del nostro paese nel senso del meridiano e clel parallelo, non rende già inutile l'uso di un sistema cli proiezione pella costruzione di una carta d'ins:eme al250,000 od al 500,000, ma ci dàlal ibertit di scegliere fra tutti il più semplice, compatibilmente coll'esaltezza che si vuol raggiungere. Ora la proiezione nalurale, semplice ed ottima per il calcolo delle coorclimtte dei punli trigonometrici nei limiti di un foglio, non è la più semplice e tanto meno la più esatta quando, come si è visto, si tratti di tracciare il reticolo della caria d'insieme che si ha in animo di costruire. 1


216

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

Siccome poi la proiezione natura:le verso i limiti di c·iascun foglio della carta al 100,000, dà luogo a deformaziorri lineari ed angolari eguali alle massime dovute alla proiezione di Bonne con centro di sviluppo presso Roma, ed estesa a tutLa l'Italia (vedi Fig. 14°), così è evidente che la media delle deformazioni pt·odotte da questa proiezione riimlta di molto inferiore all a media di quelle dovute alla prima. Per dare a questa una sensibile supel'iorità rispetto a quella, souo il punto di vista della facilità e rapidità colla quale se ne calcolano le coordinate, proporrei che aUe formole usate ordinariamente cioè: 1

= Y= X

No COS rp . W p (rp - q,o)

si sostituissero quelle da noi dedoue da quelle di Bonne al principio del § 5, le formole (III bis) cioè: X=

N cos q,. w x2

Y

l

= P( q,- <Fo) + 2-·N---'J cot % (

(a)

0

Per queste, le deformazioni .lineari ed angolari sono 1110\Lo minori che non per le prime come si è visto a suo tempo, anche per fogli estesi quanto 4 degli attuali al 100 mila, e lulto l'aumento di lavoro consiste nell'aggiungere al valore di y calcolato colla formola attuale

x:COt </'o .

il termine sempl icissimo 9..., N.,

Con ciò tutte le nostre carte sarebbero calcolate con un sistema unico di proiezione, poichè le (a) allro non sono che quellediBonne ridotte, e di più le coordinate dei punti di un foglio sarebbero abbastanza esatte e le deformazioni abbastanza piccole, percbè le medesime possano servire di base a rilievi parziali al 5 ed al 2000per iscopo catastale o per :;tudi di dettaglio del genio civile o militare. Un tale vantaggio è perduto eolle formo le usate attualmente, perché le medesime verso il limite di ciascun foglio danno delle alterazioni lineari di 0,0045 in media, e deformazioni angolari di 10' in media, mentre le (a) non ne prodL1cono che di 20 volte più piccole dando a,l foglio dimensioni doppie delle attuali come risulta dalle seguenti tabelle.


I. - Tabella comparativa dei valori delle quantità Valori di v) (sen Latitudini

-

w = 15

30

1

11 i

: q>

i

I !

l

1

I

45

1

q> -

ù> (

sen <p

- f)

i) per le longitudi~ da noma 10

20

30

ed

w sen cp

alle varie latitudµii. I

Valori di w sen <p per w 16' e <p - <j>o = 20'

=

40

~o

"

+ + + + + + + 4.6°. 101 0,0002648 o, 0005286 0, 0007829 0,0010!72 0,0020944 0,0031416 0,0041888 0,005236 1rn°.201 19632 29448 892611 2154 4908 7362 fJ816 4908 1 46°.001 27180 18120 2265 6195 9060 86240 4530 1530 45°.001 20376 27168 1S5&1 1698 8396 5094 679.2 8396 J3j84 44°.001 18112 1132 226~ 4528 00056 2264. 3396 1 13°.00 OI527 06791 0905.1 0566 1132 2264 1132 1n98 42°. !0 1 0377 0754 03016 04524 0603~ l Ì31 1508 0754 Ol8S. 42°.20 1 03016 0377 056:i 0754 01508 02262 037? 42°.001 0,0000000 o o o o o o o

I

f

J

I

OSSERVAZIONI

I

+

=

1

1

1

1

41°.40 41°.20 41°.001 40°.001 39°.001 38°.40 38°.20 38°.00 37°.00

- 18851

08771 0566

' 11~~

1

1698 2265

2454

2043 2832

0,77 0754 118.2

-

-

0565 1131

0751 1508

1608

2264

3396 5094 6795 736.2 7829 8496

45·2S 6792 9060

I

2264

3396 '1530 4908 5286

5ti6•1

0816

10472 11328

01508 03016 04527 09056 13584 18120 19682 20944 22056

02262 04524 06791 13584.

20Sì6 27180 29448 31416 38984

-

0,003174 3156 3139 3085 8031 2976 2957 2988 2919

-

03016 06032 09054 18112 27168 86240 89264

0377 0751 1132 2264, 8396 4530

418881 45312

5286

4908

56M

2901 2882 2868 2805 2i46 2W7 2706 2686 2626

La quantità w (sen

~

-i)

che rappresento il doppio della massima d'eformazioue lineare nella proiezione di Bonne e nel tempo stesso il doppio della tangente di ,metà della massima deformazione angolare, è calcolata nella su pposizione che il pal'allelo medio sia il 42°.


I

218

Tabella co~parativa dei valori di

II. -

w ( sen q, -

al 100000. e per w di 5' in 5' da

Fogl io

o•

/i.)

e di

1

ad 1°

5'

101

15 1

20'

Proiezione

Proiezione

Proiezione

Proiezione

dine media

-- -- -

Bonne

--

___,____,___ ,_____,___ nonne

Naturale

+

+

Naturale

Bonne

Naturale

+

+

+

Bonne

--

per i fogli estremi della carta d'Italia

rispetto al meridiano medio d.el foglio.

I

460.30' 46°.20' 46°.20·

06

+

11

o

12

o

11

-

46°.tO'

- -

183

O

21

316

12

- -+

12

11

10

--

21

21

24

1- - -·1- -

+

+

183

-

367 1-- --

314

41

49

-1 - - - - --

+

+

42

24

315

+

- --

+

+

42°.20' 0,0000110,00"100,000023 0,0020 0,0000341 0,00294 0,000045 0,0039 42" 10' 42°.00' 42'.00'

06

o

41°.50'

»

06 1·1

41°.40'

11

»

o

23

))

".

+

293

341

- - - - - --

+++

+

45 -

-

37·.20' 37'.20'

05

O

" »

10 O

159

»

-

»

37°.10'

05

»

37°.00'

11

»

O

265 159 319

264 263

21 O

-

53

-

42

,

»

Pl"oiezione

Naturale

l)onne

Naturnle

nonne

+

+

+

+

Proiezione

Naturale

Bonne

Katural,

+

+

- - - --- - - - - - - -

.

~

o

,+

64

O

85

O

061

106

O

127

I'

30

53

36

6t

4.9

84

6t

52

73

63

98

84

10f>

073

126

105

147

126

~

I

+

+

+

+

+

+

+

+

+

+

0,000057 0,0049 (J,000068 0,0059 0,000091 0,0078 0,00011 0,0098 0,00014 0,0118 28 34 45 05 07 " ))

))

o

•

-

))

o

"

-

))

o

))

o

))

-

-

26

))

34

»

4,5

))

05

))

07

))

53

»

68

>)

91

))

11

•

14

))

- - - - - - - - -++++++

+

»

21

Proiezione

- - - - -- -- --

++

266

'

-

37•.4.o· o,oooou 0,0009 0,000021 0,00118 0,0000319 0,002610,000042 0,00356 37°.30'

o

22

290

Bonne

+

+

o

o

291

Naturale

))

22

292 170

»

- - - - - - - - -- 1·- - -1 --

+

o

))

11

"

·170

>)

Proiezione

+

42

O

315

Proiezione

0,000061 0,0053 0,000073 0,006'~ 0,000098 0,008i'>I0.000122 0,0106 0,000147 0,0127 30 53 36 64 49 85 061 to6 073 127

42

24

30'

Bonne

-- +

-

06

4-6°.00"

2·1

501

25'

______ ___ - -- - --

Naturale

t46°.40' 0,000012 0,0011 0,000024- 0,0021 0,0000367 0,00317 0,000049 0,0042

-

w sen q>

l= = = == = r = = == = = ;= L=o= N=G=I=T=u=n=I=Ns=I= D=A == L = i\"1"E ==R=, =1 "f=r=D=l=A=N=O = M=E=D=11o = n=r = c =1A = s=c=u=N= ' ;=F=o= G=L=J = o = ===;== = = ,= =~ = = = ==

del la car ta Latitudi dini latitu-

-

219

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

+

+

+

0,000053 0,0044f>0,000064 (),0053!~ 0,000085 0,00712 0,00011 0,00890 0,0001:3 0,0107 26 )) 32 » 42 » 05 » 06 »

o

))

o

))

o

)

o

26

32

42

))

05

53

64

85

))

11

)

o

Oq ))

13

))


220 STUDIO DELLE DEFORMAZIONI III _ Tabella degli errori lineari prodotti da~la proiezione · naturale s opra distanze contate a partire dal_cen~ro di un foglio e secondo vari azimut alla latitudine di 45°. (f<'igur e Xli e X). Formola usata: S'

= S (1- ~ :

tang <?o · cos

cx · sen' a)

NELLE PROIEZIONI CA RTOGRA l•'ICIIE

Da questa tabella appare, come fra i 20 ed i 30 chilometri, cioè lungo i margini di un foglio della carta, al centomila, la proiezione naturale dà in media 11m ,5 di errore per 1 ooom, mentre la proiezione di Donne r idotta non darebbe che

(J)

0

s

Valori di ~ per i seguen ti vrilori di s

s

Azimut

5000"' S : N0

- - - -

o• e 300° ;30° 330° 45' 315° 54• 306° 60· 300· 90° 270° ·120· :H0° 126° 234° 135° 225· tW 210· ·1so•

I I I

' ,--- soooom : ·10000"' 20000

:OOOO"'

= 0,00078 = 0.00156

,Jm 5 X - · ' N

·-- -

111

5-0000"'

- -- - - - - - - - - 0,00,168 0,0062 1 0,0078 0,00312 - - - --1

1.00000 1 00000 1,00000 1,00000 1,00000 0,99966 9'999320 O998980 0,9986t1 0,998301 9,990/4f) 9:993391. o:998340 0.997787 o,997234 0,99!.HO 0,998795 0,99819:J 0,997590 0,996988 0,9991-l o,998826 o,9982--rn o,997653 o,997066 1,00000 1 00000 t ,00000 1,00000 1,00000 1,000!'{) t'oo1 114. t oon6o ·1,00231k1 ,1,002934 ·1,00060 Ù01205 t:001807 1,002/4-'10 1,003012 1.00055 1 001106 10016601,002213 1,002766 1,00031 l 'ooouso ùo1019 ·1,oorn,9 1,001699 ·1,00000 -i:00000 t,00000 '(,000000 'l,000000

·1,00000 0,99983 0,99972 0,99970 0,99971 1,00000 t,00020 1,00030 1,00028 1,00017 'I ,00000

l

=

riescono dell'ordino (~)' , cioè lrascurobili di fronte alle alu·e che, come si scorgo, sono lioll'orcline

i,

(" ) Difatti riferendoci o. 9uesto formolo ed operando analogamen te a quanto s1 fece per ottenere le XXXII si avrà : S,

V

=

- ~ - - - ; ; : - : . , - - - ; ; ;X,,n_fu-

V

=

N0 •

[ !tJ'

No ' [ w•cos• q> +

=V s• /

s=

V

+ (~)

e•

W - '90 )

,

[ !tl 2

cos• (!)

+ Ra

[ 1+

N:•

---:;]

(I\' - q>.)

w•cos•o

•

(a)

tang 'Po (q>' - q>0 )

«+

e (b) verrh:

]

+ (<p' - cp0 ) 1

vi-

(I,

-+- 3 '1""-se_n_• -iX-(w• -

0

;o·.) +

i:.

No 2

•

(I,

son• (/. ~:ng•

ove d ò quantit'.à di second"ordine l'ispctto ad w e ad

0

=

0"', 0075

su mille metri . Si osservi inoltre che la deformazione lineare complessiva data dalla formola (I), è prossimamente eg11.ale a quella che risponde al punto medio di S è dato da.Ila tabell a N° II. Per esempio la deformazione complessiva por 30 chilometri secondo l'azimut 45° risulta dalla tabella [II, essere del 16 per 110000, e siccome l'estrnmo di una lale distanzri è ad un di presso uno dei vertici dei fogl i della carla a I 100 mi la, così nella tabella IT tro -~ viamo per deformaz ione a ,1i/ in longitudine e 20' in latitudine dal cen tro del foglio stesso, 0,0030, ed essendo 0,00000 la deforma- · zione al centro ora det.to, si avrebbe per media "5 di ecimillesimi, cioè 11 diecirnillesimo cli differenza colla. deformrizione li neare complessiva. Chiuderò così questa minuln applicnzi(me delle teorie svolte nel capitolo precedente, lieto se sarò riuscito a frirn e gustare ai cultori della geodesia, la semplicità e la fecondità. Nella parte seconda di questo studio tratterò il pro.bJema della trasformata dell'elissoide di ri voiuziuue sopra una sfera, e farò vedere come a questo problema si possono ridurre tutti quelli della geodesia e della geomorfia . Torino, 4 febbraio 11880.

! )

et

N0

]

N if = urng fol o

~ sen' GC (w• - ::,) + ~ cos tang S>o scn• cr. +.. · 2 cp + + cos• a - -s . cos tang q, sen• « + -s• sen • tang

( 5802

=

+ N 0 ~ W - 'l') (1-e• cos q,o)

per le 1·elazioni

iricordando che N0 2

(9 - cp.)•

(<?'- t .ì' (t-e•cos'q>0 ) '

e 1rascurondo i termini in

s, =

cos• '9

'1'",5 X 0,005

1

I

I · Lo deformazioni lineari corrispoodontl Osserva:io11e. ' · "I che si a1•rebbcro adoperando le formolo di Boune ridotte :,; No cos 9 ;, !! Po (e;, -.t,l + IT.

=

221

....

fo=s { 1 + ~ l

'ff. come si voloa provare.

Cosiccho (l'ig. X) le deformazioni aa', bb', del', ee', colle formolo di nonne ridotte sono ùi second'ordine rispetto a quelle dovute olla proie2ione naturale.

LUIGI G1LETTA.

Capita11,o di Stato maggio1·e Pt·oressore dt geodesia alla scuola dt guerra.


LA PITTURA MILITARE

223

Essa è entra ta da un pozzo in casa nostra, la sua alleanza colla milizia è tanto antica che comincia della mi tologia, e si mantenne tanto che se aprite una puntata qualunque di Giornale militare, la vedrete assai probabilmente che vi sorride fra le righe d'una magra nota ministeria le in cui si parli di giubbe, d'elrn i, di mantell i, per passar la porta della P iloua essa ha preso i I ' nome di estetica, di senso estetico e simili . Forse sotLo il suo vero nome non la lasciava passare la sentinella. Per prender proprio da l principio lo sta to cli servizio del la pi ttura in relazione von l'arte militare bisognerebbe rifarsi dalla mitologia. La mitologia non è storio, ma essa ha personifica li, anzi di vinizzati i sentimenti, le tendenze, i piaceri, i vizi dell 'umanità primitiva e sotto la vesLc negli Dei d'Ol impo si vedono dei caratteri umani, delle figure che so ranno sempre uguali. Or bene, per tacer d'altri , io trovo che Marte, oltre alle sue rrualità mi litari ha una passione che formò sempre la carati.eristica dei soldati in ogni tempo, quella, non dirò d'aver un boll'un iforme, ma di posseder elmo e corazza fìn arnente cesellati, arm i lucenti, sa lde ma anche artistiche, e il paga nesimo ha subito inventato un Dio armaiuolo, il cui trono ò una fucin a, Vulcano, infelice marito, brullo di figura, ma pieno di talento, egli nel suo arsenale ~el monte Etna, batte lame, martella scudi, forma olmi, nè si contcuLa di far: li d1.1 dozzin 1, ma vi cesella sopra, figu rine, e maschere, e ornamenti, le divinità dell'O limpo che lo hanuo cocciato. [r.'Le armi richic:;ero sempre all'arte il suo contributo, i guerrieri greci le amnvano artistiche per quel loro innato gusto del bello, i Romani perchè davano mac,-tà ai conquistatori del mondo, i barbari per incutere »pavento con la terribil itil dei volti di fi era sul cimiero, nel mèdio evo per lusso ~igoorilo. Omero impiega tanti vcr.,;i nel descriv-:'re le istorio scolpite sullo scudo cli Achi lle, quanti per dipinger una battaglia e Virgi lio e 'l'asso e Ariosto, diedero larga p,t1·te delle 101·0 epopee alle arm i della quale nessuna è descritta che non :;ia un capolavoro d'arte e ma i disgiunta però dall'eleganza la sa!dezza . Qu:mtunquc .Plinio dica ai tempi flclla guerra di Tre,ia non csi,-tere a11cora la pittura, noi abbiamo nei più remoti ·monumenti la prova che le arli bello, qualunque fosse la loro fo1·ma prim itiva, già erano in opera e già si valevano lo scalpello od il bnliuo della loro potenza sull'animo dei guerl'i cri . Del resto, i soldati d'Omero sono tutti quanti artisti, nel modo di comba ttere clogan Lc, nel parlnre, nei costumi. In ogni loro atto trapela quell'amore alla forma; al bello, al pittoresco che fu una caratteristica di quei guerrieri.

LA PITTURA MILITARE

Che di ranno i lettori della Hivista Militare, quando fr.a le p,1ginc ., e tecniche ciel presente fa scicolo vedranno esserne rnfiltra tc taseve11, . . . d' b 11 . ·? lune meno serie e positive nelle quali s1 discorre I e _e a,_ l1 . ·so crede,·e che colti lettori faranno all'arte 11 viso . . delI o not1 Po:, · lo ·n ooino que8ta civctL11ola che 11nprovv1sa mente l'arm i, ma me ... 1 1 o · . · tti' L ' oaia e sorridente fra madonna »traLeg,a angolosa e va a seaers1 , " o < • • • calcolatrice e madonna taLLica furba e scrntatnce 1~0 la 1mag100 , . ccolta pre,;s" a poco con quella contegnosa etichetta con. la dico, a . d d . loro quale le sionore blnsonal,e traLtano le artiste quau o tocca se .01 ac~nto io "'conversazione, cioè con rprnl sorriso che ò un disprezzo velato una scortesia coi guonti. . gbbene l'arte, buona figliola, si contenta anche di ciò e purchè non la èaccino :;cnza sentirla essa si riserva di far veder~ a poco. a · · ti' to1·1 1· suoi blasoni e dimostrerà a queste signore che poco I su01 , •• . .• • oza • .... .co~t, se. . aoc II essa puo· ·van•"' r"" parcnLole , , antiche , benemeren1.c . parere ricorclcr:1 quante volte l'arte ~ilila:e h~ ricorso a 101 per a1u_t1~ . · ]tonno me, :,y -~o a' contnb111.1one ti loro talento, come . 10_ quanti· cl 01· SUOI " . . fi ne se l'arte mili tare _operò cose gloriose,· le arti bolle le hanno 1111 morlalate nei marmi e nelle tele. . Oh! non dubitate, ell::I è sicura dP.I fallo !:'UO, le ac~ade fra_ 1 soldati ciò che iu moltis::;ime altre compagnie, a . prima g1un_ta c1 fa, ~a P'>Ì ondo ' ii11,·ado si scoprono m essa tanti rappo1 fìl TlJ I.a et· ·111,rtt·o " : :> u, · o ._ l ' tJ, t~,nte analogie e vincoli con il resto della brigat~1 che'. n~~ so o tiene il suo poslO, ma sarebbe una disgrazia per tutti se s1 ntirasse. 0

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LA P I TTURA

M!Ll'J'ARE

La pittura presso i popoli più progrediti dell'antichità, quali gli Egizi, Assiri, Caldei, Etrusch·i, ebbe nessun altro scopo che celebrar la religione e la patria, e siccome questi due sentiment.i erano quelli istessi che determinavano le continue lotte fra que.i popoli, così ogni loro pittura ha a soggetto il combattimento, o le danze pirriche ohe accompagnavano i sacrifizi , ne abbiamo sulle Piramidi, sui più antichi mosaici portati dall'Asia a Pompei ed a Roma, sui vasi etruschi; sulle torn be di questo popolo poi la battaglia è l'unico soggetto che sia trattato, anche se le ceneri racchiuse non siano di un guerriero. Sia per ral'figurar la vita che è lotta, sia, con mesta idea, per celebrar la morte, con la morte istessa. In Grecia la pittura che ebh<Ì poi sì vasto campo da percorrere, passò la sua inranzia fra le armi. n primo pittore sali to in gran fama ad Atene fu Bularco, un Italiano delle rive Jonie vissuto circa !'Sa Olimpiade e seéondo Plinio contemporaneo a Romolo. Di costui · forse non si sa altro se non che vendette a Candaule, re di Lidia , una tavola su cui aveva dipinto la battaglia dei Greci contro i Ma·gnesi i. Il vero trionfo della pittura militare in Grecia avviene nel secblo di Pericle. Milziade, ha sconfitto Dario a Maratona, la guerra generale della Grecia contro l'invasione persiana, guerra di popoli , gloriosa per vittorie, terribile per devastazioni e stragi, dà una scossa al genio greco . L'imminenza del nemico riunisce in nn solo in.tento tutti i popoli. Le ,armi imbrandite anche dai ragazzi non bastano più, la letteratura, la drammatica, la poesia, l'eloquenza, la pittura, la scultura si uniscono e combattono anch'esse in nn solo intento, cacciar lo straniero . Mentre Eschilo porta sulla scena i Persùtwi e li dipinge siffattamente che il. popolo d'Atene esce a furia dal teatro per correre a prendere le armi, Paneo dipingè nel portico la battaglia di Maratona, vi ritrae M.ilziaae e gli altri duci, e mette tanto fnoco nella sua pittura che il giovane Tem istocle ne ha i sonni turbati (;) non si quota la sua nobile ambizione finchè, emulando davvero Milziade, sconfigge Serse a Salamina, mentre Pausania lo vince a Platea e il grande nemico s'affoga nell'Ell1%ponto. Vennero forse a turbar la sua agonia gli inni bellici di Tirteo che i Greci cantavano combattendo o gli Elegi_aci versi con cui Simonide glorificava i caduti per la patria! Da quell'epoca gloriosa il Partenone a Sparta e il Pecile ad Atene son la palestra dei pittori che le glorie militari han fatto sorgere. Oltre a Paneo che vuolsi fratello di Fidia vi lavorano Timante, En-

pompo; Andracidé, poi vengono Parrasio e Zeusi che alla pittura danno infinita varietà di soggetti, da ultimo Apelle il pittore al quale Alessandro Magno aveva concesso il privilegio di ritrarlo, che lo dipinse deificato in mille guise, tenente in mano la folgore, che ne celebrò le vittorie sul carro funebre . E qui fin dal suo primo presentarsi notiamo un l'atto costante, ed è che I' eti1 dei grandi uomini è quella dei grandi artisti, i foni e generosi propositi dnnno vita a grandi opere d'arte; l'epoca di Mi lziade e di Temistocle è quella di Fidia e Pr~ssite!e, di Zeusi e di Parrasio. Quella di Alessandro brilla per A.pelle. Base morale della pittma è e sarà sempre !'nomo e nessuno co.mprende più i grandi uomini che i grandi artisti . Pertanto intorno a quell i che compiono opere mjrabili, in specie se guerrieri' si forma tosto una fa lange di artisti che rimanendone più . degli altri impressionati, li celebrano con l'arte loro. Così la gloria militare è spesso fonte di gloria artistica ossia cli civiltà e di progresso. Dopo Apelle, l'arte greca. si sparse per tutte IH isole dell'arcipelago, sulle coste jonie e sicule; si trasformò in mille modi e non avendo i grandi fatti da immortalare fu più notevole per finitezza cl' esecuzione che per nobil tà di soggetti . Intanto u'n popolo, nato con le armi ir1 pugno al quale 500 anni di guerre hau tenuto luogo di educazione e di civilti1, ed, han quasi cancellato nel cuore il :;enso élel bello artistico conquistava la Grecia, la raffinatezza del gusto, la seduzione delle arti ancora sconosciute ai Romani poterono talmente sugli abitatori dell'agreste Lazio che la vinta Grecia vinse col bello i suoi conquistatòri , gli artisti greci presero il pc;sto in B.oma degli Etruschi che fin allora vi avevano da soli esercitata la pittura e la scultura, e vi si mantennero colle loro tradizioni si che arte romana non esiste e ogni artista fu greco se non di nascita di maniera. Dei secoli anteriori alla conquista della Grecia, poche sono le opere delle quali si conservò memoria e anche queste attinenti alla guerra . Nel foro erav i una statua d'Orazio Coclite ed un altra di Clelia Romana, qualche colonna rostrata e qualche divini.tà. Più che ad altro intenti ad operare, l'arte non era rappresentata che dal lato utile e positivo, quello cioè di eccitare l'emulazione ricordando i fatti ·eroici. Gli artisti portarono a Roma i loro soggetti greci, i loro stessi Dei e li fecero ammirare in nuovi ternpli. Fu una vera invasione e nes-

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ANNO XXV, VOL. Ili.

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suno dei pochi artefici rom(lni ebbe fJima. Neppure nel .secolo d'Augusto, l'arte fece progressi, il.ozi d.egenerò, /3 PJinio deplora che cote$ta arte già destinati} unicamente a celebrar le glorie traligni in vani or, namenti degni al più dei triclinii del le matrone in voga. Infa tti, !u, gusto favoriva la pittura di genere e d'or.na to e mentre Virgilio cantava le sue soavi egloghe, gii artisti ernpivano le case patriii e, il palatino e le ville suburbane di quelle invero leggiadre ghi rlande di fiori e frutta . di quei trofei campestri, cli quelle scene pastorali o cittadine del le quali ancora moltH rimangono a testimonio del gusto di quei tempi . Quanto alla scultura i Romani trovavano assai più comodo che le trirenrn e le galere si recassero in Sicilia, in Egitto, in Grecia, a B.ocli specia lrnHnte ove nella sola città si contarono un tempo 30,000 st;,1tue, e quivi facendo man bassa portassero tutto ad ornar Roma. Erano colonne, obelisclii, statue d'oro, d'a vorio e cli bronz() la preda opima di ques.te spedizioni artistiche che tutti quanti gl i imperatori fecero eseguire e colle qual i si ornavano i molti templi eretti da Augusto radunandovi meraviglie e tesori. L'arte d'importazione soffocava In produzione e il gusto generale, .alieno dalle opere di artefici non an tichi e non stranieri, impediva lo . sviluppo e il progresso d'un' arte nazionale. Le statue dei grandi cittadi ni che si ammiravano nel foro non rappresentavano che Romani grecizza ti. · Più tardi, quando neppure a Roma v'erau più artis'ti greci di buona scuola, si fece peggio. Dopo Vespasiano non v'è più traccia di pittura, e la scu ltura continua la sua agonia· con l'architettura, ne abbiamo una prova nell'arco di Settim'io Seve1·0. Ma su la storia 1wn rammenta grandi pittori e grandi opere, non è a dire che la pittura di $oggetti mi litari fosse poco coltivata presso i Romani, l'ai'cheologia ci dimostra il contrario - a Pompei e a Roma molte sono le scene in cui si vede dipinto il legionario, sempr~ erculeo, abbronzato, forte, molti i mosa ici in cui gon rappresentate battaglie di uomini a caval lo· e a pi~di, e ge possiamo convenir con Plinio che la grandiosità del l'arte gi·eca, solo dedicata a celebrare imprese, era svanita, non possiamo troyar prive d'interè~se quelle pitture che nel loro reali:;ino ci danno un' idea della vita privata del soldato, dei .suoi rapporti con la popolazione, tra la quale doveva tene,r il µrimo posto, anche se grdgario, a .giudicare dalla quantità di dipinti c\\e lo mettono in .scena. .

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Costan..tino n0l trasfcrir!:'i colla sede dell'impero a Bisanzic, a'veva portato colà, come ~e'll'l~rca_ di ~oè, il seme delle arti e delle lett~re che a poco a poco lrutt16co e s1 $parse. Vennero di là quei bizanti ni , le cui orribili pitture e sculture po· tevauo soltanto piacere dopo che Rome sacclrnggiata e quasi di strutta aveva seppel li to i suoi tesori e l'Italia scorazzata da un capo all'altro dai barbari giac<wa nella più profonda abiezione. Epp~tre furono appunto i Biza,ntini e i Greci C~le ernpi_rooo _roc? dopo di stupendi_ ~10saici le chiese di Ravenna, d1 Venezia, di Firenze, furono essi rnfine che · insegnarono a Ci mabue, col qua le l'arte entra in un nuovo e glorioso cammino. I primi secoli della pittura passarono nelle ~hiese. Dedicata es~lu~ sivamente al cul to essa percorse le navate gelide del le ca ue<lrali, 1 portici dei eh iostri, le fredde sacrestie, si_. fermò nei cori ili umi nati dalle variopinte vetrate, e per tutto lascio una traccia me5tamente serena del suo passaggio. Furono fi"ure lunghe, dallti piccola testa, dai vest1t1 a poche e punte piegh:, furono composizioni d'un inge~uità ~oa~e. in cui gli ornati si fan simmetria, le prospettive non esistono, 11 rilievo manca, furono libri corali alfuminati un po' rozzamente con fantastici ghirigori ispirati all'Apocalisse e con lìgnrine d'angeli e di santi piantati I • . sopra nuvoli a se I1eggia. E quc:;to accadeva in Firenze preconizzata 5ede dcli' arte risorta giacchè altrove e a Roma stcs,a l'arte non nccennava ancora a svegliarsi. . Quei monaci e pittori, non avevano del resto altri soggetti all'infuori dei religio$i, l' ispirazione che suol venire ·da nobili gesta man-: cava interamente nel centro d'Ita lia e alle estremità ove J::i lotta cle1 comuni poteva ri,vegliar gli ingegni artistici l'arte e_ra ancor~ trop~o bambina per profittarne. L'Ita lia era in una con[us10ne e discordia che mai la maggiore e il vario azzuffarsi di popoli vicini, l'avvicendarsi e combattllrsi continuo dei partiti nelle città non lasciava tempo a nulla di consolidarsi, nessuna figura durava lungamente gloriosa, talchè si facesse come centro e soggetto all e belle ::irti, non che mancassero affatto i nobili caratteri e i fatti degni di ::il irner1tare la pittura civile. ·ma lo vittoria d'oggi rappt~esentando l'indomani nna sconfitta, il salva~ore di ieri diventando probabilmente il tiranno domani, la pittura civile, paurosa degli imbianchi ni, si restringeva ai ~ogge_tt! sacri i soli che fossero ugnal'mrmte rispetta ti dai nemici e dagli am1c1. Tant'è vero ciò che vediamo sulla fine del secolo XIV raggrup-


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parsi gli art1st1 intorno Di·grandi condottieri a 11uclli cioè che acqui:-tntisi fama e dominio non acccnna,,ano a perder l'una e l'altro cosi r·apidamenLc. Per Niccolò Picciniuo capitano di Perugia e poi suoi soldati e capitani lavorn uu tal Lazzaro Yasari del quale Giorgio, suo nipote, dice essere stato buon issimo nel fa r fi gurine sulle armi. Per lui pure si coniavano da Vi ttore Pisauello veronese, bellis5inrn medaglie in cui sotto -l'effi gie del condottiero si legge Man alter . Di Erasmo da ~arni condottiero dei Veneziani Donatello scolpisce la sta tua sul monumento f'unebre. UJJ ico lavoro attinente alla milizia cbc questo egregio scultore abbia esegui to, se pur non si votlia contnro q uclla vivissima figura di soldat-0 celeste che è il San Giorgio, tipo ancor oggi tli giovanile bellezza, più. angelica che marziale, vero anello di congiuuzione fra la pittura religiosa e quella militare. La lou.i dei comuni contro Barbarossa ru certo la più grandiosa epopea cli quei tempi e i pittori ve11eziani ne profittarono giacchè i fntLi dell 'i:;toria di Barbarossa vennero celebrati da molti pittori lombardi e veneti, il Senato dei Veneziani che fu sem pre tenero delle glorie militari delIn repubblica, cominciò allora a illustrar le sale del pn lazzo Dogale co11 la pittura· cl'imprese guerresche e nella sala del /Zran consiglio Gio\'auni P Gentile Bellino cd Antonio venezia no avevano figurato, uel miglior modo che l'arte cli quei tempi permetteva, quattro istorie che perirono nell'i ncend io anrenuto uel "577 delle qnali il \'asari ci dii cont<'zza. Rarfìgura,,ano esse: qnando Barbarossa ~i prepara nlln guerra; iI papa che benedice iI dòge; Barbarossa chC' riceve gli ambasciatori veneziaui, infine la ba ttaglia navale. t o :-torico della piuura italiana ammirava in esse : « il numero « delle galee intrigate nella battaglia , le belle ordinanze nel co mbat" tore1 il f'nrore, la forza, la di fc$a, il ferire dei soldati, di,·erse ma« nierc di morire, il fender dell'ac<rna che fa nno le ga lee, la coofu« sione delle oudo e tutte le sorti cl'ar111amenti mllrittimi » sì che conchi ude aver ·dimostrato i pittori non intendere meno la guerra na'IJale che fa pittura .

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Grauclitisimo elogio in voritù quest'ultimo giaccltù mentre osserviamo che la pi ttura , anche se religiosa, dallo· studio del vero ritrae tutta la sua forza, nelle opere di quei primi maestri vediamo quella militare affatto fan tastica e quasi barocca, unicamente intenta ·a far aggruppamenti ingegnosi, senza preoccuparsi punto della verità storica di luoghi e di tempi. Lo stesso Leonardo da Vinci cui la fanta sia aiutava potentemente ce ne dà numerosi esempi. ~essuna cosa lo preoccupa tanto · nella

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batt.111lia come il combinar gruppi fan tastici di gambe, di ca\ralli, di uom~1i, di torsi e di toste e ci riesce a meraviglia. È uno sfoggio di disegno e rli linee nnove, ò il completo sviluppo di cITetti pittorici e di espressioni ·varie o ben ideate, ma non è la battaglia storica, la battaglia vera, quella più intenta a por sott'occhio il complesso di un fatto che i particolari dei quali si compone. Ln pittura militare ha una missione, ù un documento storico e però l'esattezza è una delle sue qualita più necessarie. ' Ma era vizio dell'epoca e por dimostrare quanto si era lontani dalla grandiositù di concetti che ebbero i Greci prima e che si vide poi in molte opere d'arte anche fra i moderni, basterh ci tare un .brano del Vas,Hi dal quale chiaramente si scorge come avesse ragione, quel guerriero, se non erro Francesco 1, che disse vedersi chiaramente dalle loro opere che i piuori alla guerra non ci andavano mai. .Narra , dunque il Vasari che il pittore .Piero cl i Cosimo suo allievo fra le altre originali tù meravigliosr. aveva quella di « fermarsi a considerare un muro dove lu ngamente fosse stato sputato da persone malate c~~ic) e ne cavava le battaglie dei cava lli e le pi ù fantastiche cittJt » . La linea nuova era dunque tuu.o quel che ccrnavano. . Nè quindi mi stupisce che Vasari, artista privo di fìloso fìa e ricco d'immaginazione, cattivo coloritore ma celerissimo esecutore, dimostri nel suo carteggio la fo rma persuasione d'essere nn gran de pittore di baUllglie. Sou lavori cli vecchiaia, è vero, mn che io mi sapj·,ia il · nostro Giorgio anche in gioven tù la pittura militare non l'aYeva capita ~ chi guarda ora in palazzo Vecchio quelle pitture dilavato e fal se net colori, con certi toni di giallo e rosso sbiadito che il tempo stesso non hn ancor sapu to metter d'accordo e che infine non sembrano che dipinti abbozzati , deplora vi vo mcntc che la prestezza di mano abbia fatto prefer ir il Va5ari. a Leonardo e a Michelangelo ai quali era intenzione dapprima cli Cosimo I affìclare la pittura delle guc1Te di Siena e Pisa nel salone del suo palazzo. . Mi ricordo, e si ri corderanno i mil itari, che q:uando ern in quel salone il Parlamento, quegli sp1·opositati cavall i servirono ad una brillantissima carica del generale La Marmora il quale li chiamò in certa guisa a testimoni per provare i fun esti effetti della trascuranza nel miglioramento delle rozze equine per l'esercito e, raccomandando al ministro della guerTa una sua proposta al riguardo, lo spaventò coll'idea di potere a vere un giorno simili mostri per la nostra cacvalleria.


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Più nobile soggetto e veramente degno di memoria era quello dato al Vasari da Pio V, che nella sala regia del Vaticano volle dipinta la batt~glia di Lepanto; ma anche questa come esecuzione fu ed è giudicata assai povera cosa. Ma appunto mentre Vasari abboracciava nella sala reo-ia, una pleiade_ di art!sti sommi era occupata in Vaticano . Raffaello dipingeva le loggie e Michelangelo la cappella Sistina . Colà fu che. comparve la più bella pittura di batt.iglia, ossia la vitto:ia di , Costan tino _su Massenzio a '.°onte Molle. La morte non permise ali Urbmate d1 portar a compi mento altro cfrn il disegno ma scrupolosamente veniva terminata da Giulio Romano al lievo ed amico di lui . È <lessa pittura il capolavoro del geoere, dopo essere stata imitata migliaia di volle, dopo essere diventata anzi il tipo della batt~glia antica, rimane ancora insuperabile per leggiadria cli com posiz10ne, per bel lezza e naturalezza di figure. Non è episodio, ma un. grande concetto svolto in ·tutti i particolari; la battaglia intera si vede e si comprende: l'irromper dei Romani, il cacciar i nemici nel fiume la fi gura cli Costantino in un' gruppo cen tra le, tutto movimento e vit; quello cli Massenzio rn~lle acque, poi prci:;isione nei costumi che l'Urbinate aveva copiati da CftH>.lli del la colonna Traiana1 delle località, infine un'unità che riposa l'occhio, nieme di slegato, niente d'accade.., mico. Vasari non ne è entusiasta e si com prende, quantunque la chiami una delle più p1rnsa.te e copiose composizioni di R:iffacllo e lt>dc,love egli trova consistere il merito principale ciÒè nello << aver considerato quanto importi la fuga dei cava lli nel le battaglie, la fi<h rezza dei soldati » noi io vece l'ammi riamo per aver lasciato da parte quegli ingegnosi e pueril i arzigogoli e di averei narrata potentemente e sobriamente una pagina di storia. !\fa Raffael lo non fece scuola nella piu.ura militare che più tardi e lo stesso Michelangelo il qua le ebbe t,!nta potenza nel comporrn dobhiam crecfore si sia lasciato andare a!qu1,in to al gusto dei suoi contemporanei, giacchè un suo celeberrimo cartone su l quale tutti i pittori studiarono e clic1 aveva per soggetto la guerra cli Pisa, ci vien clescriua dal Vasari più come pittura di genere che come piuura mi li tare. . Si vedeva in esso i soldati che si bagnavano nel fiume e improvvisamente venendo dato l'al larme tutto il campo si commoveva e i soldati s':dfrettavano a uscir da,ll'acqua e correre ad indossar Je ves.time_nta e le armi e dar · battaglia. Di q1wsta lo storiografo cfollo belle arti non parla e ne deduco che ml cartone non fosse fi ocrurata

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ma il buon Giorgio _al solito va in solluchero nel descrivere un vecchio che u5cito appena da ll'acqua sta vestendosi tutto affaccendato e tira con grand'im pazienza una calza per rimetter:;ela e mostra la fretta e ci si arrabbia volendo far presto e, non potendo per aver la garnbà bagnata . Dal che si vede che il Buonarroti, intento sopra tutto ·a mostra~· la sua valentia nel disegnar il nudo, aveva trovato un pretesto per sloggiarla anche in una battaglia dei suoi tempi che non ci si sarebbe prestata in certo modo gabellando per battaglia ciò che a quanto pare non era che un hagoo di soldati . Ma l'arte mi liwre non ha da tener il broncio ai pittori di quell'epoca se si mostrarono riel dipingerc così poco solda ti. Essi non rifiutarono mai alla mi lizia l'opera del loro braccio e quella dell'ingegdo. Michelangelo nel -152.9 aveva dimenticato di esser artist~ cd essendo uno dei nove della ,m,ilizfo fortificò Firenze ·per l'assetl10 e fece opera tale sui colli di S. Miniato che quando il Vauban passò per Fire!lze levò le piante e pl'ese tutte le· misure delle fortifì cazion~ di Michelangelo. Egli poi fu consultato od ebbe parte nel lavoro cli tutte le ci ttacldle eseguite in quei tempi a Roma, Livorno, Pisa, Arezzo e altrove. Già nella sna bottega cli Milano Leonardo aveva lavorato armi è scudi e più tardi· nel l'ingegneria militare si approfondiva ta lmente che offrnnd'o in una lfttera, che si conserva, i suoi servigi ad un principe in guerra dice essere capace « di far f~rtilìcaiioni, modi di bombarde, carri coperti, sicuri con cui con le artigl ierie andar contrb l nemici, far borìibarde, mortaré e passavolauti, briccole, trabuchi e mangani ». . . E Benvenuto Collini, cui non son disposto a creder tutto quel ché ei racconta di sè, prestò innegabilmente nnch'egli i suoi servigi . Pèr esser poco curata negli eserciti d'allora l'ingegneria militare, o per l'estendere che faceano gli artisti le loro cognizioni fino all'architettura e alla meccanica o per entrambe queste ragioni, è avvenutd che artisti ital iani, aiutarono eserciti nostrali e forestieri o presero parui a difese ed assedi. E poichè siamo in sul parlar di servigio personale mi si com,enta di dire, ehe qualcuno ci rimesse anche la vita . Vasari infatti ci racconta del pittore Girolamo da Treviso che trovandosi come in(Ye<rnere al .campo di Re Arrigo d'Inghilterra 1n,éntr'è si facevano IH batterie intorno all,• ciW1 di Bologna in Piccarcha << venne 1.in mezzo cannone con violentissima 'furia e da eavallo per mezzo lo dlvise! » ~

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Un altro fu Morto da Feltre il quale "facendo i Veneziani soldati pre~e dana.ri e senza aver molto esercitato quel mestiere fu fatto capitano d1 200 soldati e a Zara di Schiavonia, il Morto . . . . " andando valorosamente innanzi combattendo rimase morto come " nel nome era stato sempre » . ì\ia tornando alla pittura militare è da notarsi cbe in Toscana e a Rom.a ce~tri ~el. movimento artistico mancando i soggetti contempo.:.. rane1, gli artisti de.I secolo xvi si diedero a riprodurre guerre roma~e e ?rech~. li Heccafumi, senese, Pulido1:o da Caravaggio, Maturino F10rentmo, T~ddeo Zuccheri empirono pareti interne e esterne delle case .di Roma. con .affreschi, ammirabi li per composizione, per esattezza d1 costumi e d1 tipi. Il Sauzio aveva fatto scuola! Invece a _'V enezia, !a gloriosa [repubblica dava colla sua pot-euza, con le sue imprese di terra e di mare inesauribili soo-"etti. Fiorivano il Tiziano, Tintoretto, Paolo Veron?se tquelle stesse sale del palazzo ducale, vero partenone della gloria veneta, continuavano a.d e1~pirsi di immensi affreschi, di grandiosi cruadri, in cui le batt-aglie d1 mare, gli assedi, le vittorie, le allegorie di Venezia trionfante parlano ancora oggi potent-emente al cuore degli Italiani . Per la. s_al~ del maggior Consiglio il Bassano, Paolo Veronese, il Tintoretto e Palma il giovane dipingono ancora una ,,olta la storia di Barbarossa e di Papa Alessandro . Paolo Veronese il trionfo di Andrea Contarini dopo la vittoria riportata a Chioggia, iI Vicentino la · presa di Costantinopoli . . · . ~ ~ enezia è piena di quelle figure di guerrieri della repubblica d1pmt1 ora con la facilità elegant.e del Tintoretto, ora colla maniera l~rga e brillante del Veronese, ora con quella 'viva e precisa del Tiziano. « «

~ ~rand'.. condottieri furono a quei· tempi quasi divinizzati dai grandi art1st1 e c10 senza pompa d'ornamenti nè di pose con la sola maestà ~e!la figura ct~i l'arte non aggiunge che un milla apparente, il quale e 11 tutto, ossia la vi La. Si' osservi la maestà di quella semplicissima figura de! Colleoni. Non è che un uomo a cava llo nella posa che centomila altre statue h~m~o; ma essa inchioda il visitatore, lo fa pensare. Le statue di Gmhano e Lorenzo dei M.edici di Michelangelo, due o-uerriori che meditano, hanno in sè tanta filosofia, tanto sentimento del vero, da for pensare. ?he qual?osa_ di clivi~o spiri da quelle figure di semplice compos1z1one e di efietto cosi grandioso. . Quando l'arte non avesse reso altro servizio, quello d'aver fatto

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. monumenti che equivalgono ad una divinizzazione del valore e della sago-ezza militare sarebbe sufficiente. v/rirn,l di passar oltre piacemi notare che la pittura· non ebbe solo la missione di celebrar le glorie, ma qualche volta anche quella cli punir coll'infamia i. delitti . Cancellare o dipinger gli stemmi era vilipendere od onorare una famiglia, quelli del Duca d'Atene vennero tutti imbiancati dopo la sua cacciata; dopo la congiura dei Pazzi a Firenze il pittore Andrea del Castagno wmue dalla signoria inca~icato di dipingere i congiurati sulla facciata del palazzo ap?esi per i pied! e lo fece tanto bene che gli venne il soprannome eh Andrea degh impiccati. Dopo l'assedio poi al primo dei pittori fiorentini d'allora, , Andrea del Sarto, venne dato ordine di dipingere, a infamia, sulla facciata del palazzo del Podestà e in altri luoghi molto . frequentati alcuni capitani fuggitisi durante la guerra con le paghe. E fq questo un altro effetto morale della pittura. Dopo il 1600 l'Italia poltriva nell'ozio e quella magnificenza pub~ blica che aveva 'scuscitato a Roma ed a Firenze tanti capolavori scompariva per cede·r il luogo al lusso domestico cli poche e piccole corti, l'arte rimpiccioliva. Come ai tempi di Augusto fu asgai accetta la pittura cl' orna ti, di paesaggi e di an imali e f'.·a .questi ~[~ladri quas.i solam~nte decorativi nasce la nuova scuola cli p.1ttnra rnihtar~. Non più li grandi composizioni ove le figure sole tr10nfano, ma 11 quadretto da l fondo vasto, dal cielo ampio, come era stile dei fiammintrhi con orn[lpi d'uomini a cavallo, sui ({Uali cade presso a poco " ' nello ostesso sen:-;o la luce, che s'mt.recciano nel combattere sempre in modo quasi uniforme, scuri e confusi cli tinte, meno qualche groppa cli cavallo , qualch e pennacchio che riehiama l'occhio e lo confonde a un tempo. . Soggetti veri non c'erano, ma una vaga . ispirazione alle gner:1·e d1 Fiandra o a quelle di Spagna e d'Austria bastava perchè un pittore producesse qualche dozzina di coteste pitture d'una uniformità veramente sconsolante e d'un colorito pnuto italiano. Eppure gli Olandesi tra cui molti furon valenti ricsc1rono a far scuola in Italia e mol ti dei nostri artisti li imitarono . Intanto i due Poussin paesisti e specialmente Gaspare cli pingevano quei loro ammirabili paesi in cui così bene seppero riprodurre la nat.ura .. Una natura calma e poetica, dal vasto orizzonte, dai $ilenzi immens1. Invece Salvatore Rosa colla sua vivace tavolazza riproduceva la natura in collera, con le burrasche . in . mare, i turbini in cielo, i venti nelle foreste. Claudio Lorenese il principe dei paesisti riproduceva


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t LA PITTURA

ancora la campagna in ognì suo effetto, vaporosa, poetica, piena di sole, lussureggiante di verdura . E~·a il secolo d'oro del paesaggio, ma ciascuno dei pìttori che ho nom111ato sentiva il bisogno di aniQ1arlo con. qualche macchietta, i Ponssin vi misero i pastori, Claudio gli arcadi, Salvator Rosa sol'dati. Claudio le dipingeva sì male che soleva dire che · ei vendeva il pàesqggio e rega lava per contentino le fi gure che v'er~n dentro. Salvator Rosa le adattò mirabilmente all'ambiente e molte volte non ;;i sa precisamen te di re se sia il paesaggio o la figura che predomina. Le su.e battaglie, quantunque fa ntastiche, hanno pregi talora singolarissimi e le figurine dei cavalieri che si vedono più qua, più là nei suoi quadri son piene di carattere. Come ispirazione e poesia militare in quall'epoca ebbe gran merito il CeC'q uozzi detto Michelangelo delle battagl_ie; s!int1mde però sempre nel genere del la battagl ia ridotta a macchiette, con poca o pun ta verità storica e fatta forse senz' aver mai visto manovrar un esercito. L'unico che abbia dipinto a quei tempi con se~timento della "nerra coi particolari esani , con quel fuoco che solo possiede chi am~ l'art; militare e vi dedicò gli anni più belli, fu uno che vestiva la tonaca del gesuita ossia Jacopo Cortese, conosciuto sotto il nome del Borgognone. Egli era stato per molti .anni soldato ed ave va preso parte alla guerra dei 30 anni. Lasciata Vienna perchè accusato di ven ificio venne a Roma e Ja vista della !\attaglia di Raffaello pare lo deèidesse a dedicarsi alla pittura militare per la quale i suoi ricord-i di sommioistravanG inesauribili tema. 13euchè si facesse di poi gesntta no~ cambiò soggetti; nel chiostro avea continuo il pensiero alla guerra e li suo pennello non abbandonò mai la mil izia cui soldato o pittore dedicò la vita. · , E?be _ciò che gl i a_ltri non_poss:devano, ricchezza di particolari, d ep10.od1, esattezza d1 CO$tum1 e <l1 luoghi ; tutto è vero in lui e la' ste::;sa vivacità con cui dipinge e quel colorire a colpi e a macchie in cni fu inim itabile danno vita ai suoi quadri. Nelle ga llerie private di Roma restano molte tele del Bor"O"llOne e il lettore mili tare le potrà riconoscern app unto dalla vcri~à "'che le ispira evidentemente, par davvero di essere nei campi, udir le tromlie sentir i cavalli nitrire e gridare i combattenti. ' Ma neanche questa pittura di macchiette militari durò molto all'altezza a cni il Borgognone e Va uvermans l'avevano portata. La pitturai come la letteratura decadeva rapidamente nel secolo x·vu. Cessate

M ILITARE

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in c1uel lungo periodo di pace le scienze prole guerre d·1 su"cessione v v . d'rono per tutta Europa il secolo era ragionatore, cavi lloso, amante gie 1 • '. , b , ·, ·1 <lolle disputù e delle soUJgliczze ecl anche nell arte _non ~sto p1u 1 )]ice si volle il manierato, il ricr1rcato. Erano 1 tempi del Bersem[ · ·1, ce l Il'•nc l11 ·11 im · · ·m Jet· · del' Bouomini in arte, quelli· del Marrn nrn1, I' d. . teratura, egregi iug~gni pei quali però lo strano e ar 1to teneva Jnogo dell 'arte ycra. . . . . . . . lnt\)nto i pittori per non d1 pengere parrucche . e gumd1~tant1 si dedicavano sempre più ai soggetti greci e romani e sost1 tu1vano al vero nn montcì'di regole convenzionali, di misure fa lse. Come nella Jeueratura si ei~a tentato di far una reazione al gusto l~arocco co~ l'arcadia, · così in arte i tedc::;chi Meng3 e Vinckelman _c?1 loro stud,~ stigli antichi volevano rimetter in onore i modelli cla::is1c1, ma_ nqn si · contentarono della ispirazione larga che ne avevan presa M1chela~1gelo e Ra ffaello, la ridussero ad nna imitazione pedante e: serv~~ più tenden te ad assimilar le ca u1ve che le buone qual 1t.1 de"'li antichi . . .. . Le stupende riproduzioni che il M.orghen, il Volpato cd altr, m~1~ devano dei capolavori agevolardno il copiare .. Allora uou c1 fu pm vero quadro ,e non eroico, non ci fu bat1agha che greca o ro~nn na, non ci fu G"ura che non avesse già ·ratta la sua comparsa, o rn u~ bassori lievo·'~ntico o in una statua, o quanto meno nella battnglta clii• Costan tino. Ciò im pedì il progresso e qnanti dipinsern a quei tc:t~pi nou fecero · opere che resistano e tuttora si_ arn1~1rino sen~a. restr11.1_o n;. . La rivolnzitmc francese uon 1nflm sulle arti 1talia11 e , Napoleone I le trovò tanto in basso ·che per quanto facesse non r inscì ad innalzarle. Egli nvrebbe potuto esser il Pe'.·icl~ e l'Aug~sto del sno tempo qualora avesse isp irata una diversa cl1rez1one ed ·avesse amato una pittura nuova come i gran di fa tti che succedevano, carat.tc~·1st1ca del suo tempo èhc pur offriva tanti _soggett.i all'arte. Ma __egli la _1~JCOraggiò a proseguir per la china che gii:I_scend~va'. ~mo 11 class~('l$1110 nelle lettere e nelle arti, come nelle 1st1tuz1om c1v1lt e nelle lorn:i e. E"li fu onotato in Italia come successore degli imperatori romani e ' a;pun to come gli ultimi imperatori fece metter da Canova la sua testa sopra il teonco d'un apol lo, e' chi vede ancora· la gua stntua nel cortile di Brera·, può pensare che egli per un mo1~e11to aves_se sentito vergogna di esser Bonaparte e avesse tentato di gabellarsi presso · futuri per un Giulio Cesare, L'era Napoleonica in Italia diede nient'altro che Ggurine pettinat.e


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I.

LA PI TTURA

e vestite alla greca e se fra gli scultori emerse. Canova nella pittura -nessuno raggiunse l'eccellenza. Non così in Francia. La Francia aveva se"nìto nelle belle art" flt i' . . . I' . èl ' I a_,a, '. maes~r, ,_ra ian1 recatisi colà , gli artisti francesi che avevano .stud1~to_ m Italia, 11 gran numero di capolavori italiani raccolti fin dai ·Le~1p1 d1 Francesco I nei musei di Parigi e dei dintorn i e portati po i da Na_rolcone in quantità straordinaria, tutto ciò aveva contribuito .a fon~ar 11 gusto e a dar . un' ecluc11zione artistica agli ingegni . Allo .-apparire dunque ciel gemo napoleo11ico l'arte si sco:,se e come la ,pe~.'.1 \ ~ _lo scalp~l_lo anche _il pen_nel_lo e?be a raccoutare le imprese .meiav1 0 1Jose. Un mtera leg10ne di p1ttor1 si radunò attbrno al Rooa·pa'.te e ne celebrò le glorie; ma le vicende po litiche, impedirono lo ~vd11ppo complet? cl) questo ~iclo, anzi dopo il ~ 815 sospesi gl i 1nn1 e le apote~s1, I arte non ritornò ad occuparsi del grande corso _quando s11 hto sul t.ro_no di ]•rancia 1rn nipote e calmatesi le pass10n, apparvero rn tutto ti loro splendore le glorie militari. Allora le guerre napoleoniche ebbero grandi illustratori , où Je vit.torie soltanto che anche le sconfitte ebbero tale grandiosità d'assieme· fu~on segnalate da tanti eroismi eia diventar più celebri che le vit~ torr~ stes~~- Vat~rloo fu ass~i più trattata che Marengo O Jena . L orgoglio nazionale non lu meno solletica to dai quadri di Gros Ge'.·.ard, _Carlo_od Orazio Vernet, pittori di vittorie che da cruelli di Gei 1cau_lt, Ra~et: Charlet che con mano fiera rappresentarono le sconfit te eprcl_w d1 ~apo leone. Orazio Vernet diede il nòme alla scuola e fu certo il più illustre dei pittori rnil itari dell'epoca clotato d. b . · d" · · · , ·< I UOilr stu 1, m~ora?,g,~to fin daj primi _tentativi, questo artista eccellente non abbandono p1u I annata napoleonica alla quale fece, si può dire, un monumento con le sue opere.

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Egli _operò :u~a ~era ri voluzione in fotto di pittura nrilitare. llfontre per _lo rn'.wnz1 1artista si contentava di un episodio e lascia va im1~agrnar ti rest~ fra la poi vere e i I fumo del campo Orazio Vernet ci presenta l'az10ne rnilit11 re nel momen to principaln ed in modo da far~en~ conosc~re, l'a~damento. Ciò non toglie però, che numerosi ep isoch d,?110 varieta e mteresse, chù anzi i primi pian i delle sue tele sono ~)lene dr ?rnppi cli figure che comporrebbero da soli altrettanti ·quadn e _c he ~1 legano maestrevolmente con l'azione principa le. Fi"ure esp~1111en~1 van_e ~ituazioni, vari effetti, ritratti caratteristici, c~mbatt'.ment1 parziali, _bombe che :;;coppiano sotto i piedi dei. cavalli, carr~ cl~e si rovesciano, gl'llppi di bestie d'ogni specie, bivacchi ilAumma t1 dalla luce rossigna del fuoco, fug he di cava lli e mille altri

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MILI TARE

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incidenti dei quali nessun artista fu più fecondo inveutore, rompo11(}· la monotonia delle linee cu i necessariamente danno luogo i soggetti di battaglia. Ed oltre a ciò Ornio Vernet seppe esser fran cese moderno, i suoi tipi son veri e parlanti. , D'un'esattezza storica sufficiente, ha poi un'esattezza scrupolosa nei particolari dell'equipaggiamento del vestiario e delle armi . Qualunque generale ispettore non avrebbe trovato un bottone non di ordinanza o un capo di corrèdo non regolamentare sui soldati di Orazio Vernet . La vasti tà delle sue tele è prova del la grande sua immaginazione, il suo colorito robusto e franco si adatta mirabilmen te alle scene che ci rappresenta piene di vita e di movimento. Ci porterebbe troppo in lungo descrivere qualcuna delle sue tele, ver i poemi mi litari. Accennerò soltanto alla battaglia della Smala che è una delle più vaste tele del mondo . ~on è più un quadro, giacchè riesce impossibile abbracciarne l'insieme con uno sguardo, è un pa- · norama cui si passeggia davanti e ci fa vedere un'infinità cli episodi pittoreschi della guerra d'A fr ica . I l momento scelto f: quello in cu i il!'rancesi irrompono nel cam po d'una tribù araba. !Squadroni di cacciatori d'Africa nel loro brillaiite uniforme arrivano fra lr~ baracche e re U}nde della tribù e mettono lo spave11t.o in tutta la popolazione sorpresa. Donne, bambini, vecchi, guerrieri, mori, si raggruppano dando luogo ad effetti rii colore e a contrasti stupendi. Gli accessor i sono infiniti, soleiati, dl'Omedari, oggetti d'al'te orientale, tap peti e stoffe dai vivi colori, poi generali francesi, pascià, veterani . L I) scena è piena di gente che si muove e che esprimfJ diversi sentimenti e sovra tutto,. domina l'ambiente caldo e il cielo infocato del qei;erto. La campagna d'Afl'ica fu trattata da Orazio Vernet in parecch i aìtri quadri fra cui vanno notati la bcittagbia d:Isly , l'attacco alle porte di Costcrntina e quell'episodio così poetico della rne..ssa al carnpo di Ifobilia. Venuta di modo in Francia la pittura mi li tare molti artisti vi si dedicarono ed ancor oggi i migliori pittori, fra wi il Meis$Onnier che è fo rse il primo di tutti, vi raccolgono allori. Nell 'esposizione mondia le del •I 8Mi furono ammirati i quadri _milit~ri cli Teodoro Chasserian, P ils, Hivon, Bellangè, Milller ed altri. Del Hivon ricordo nn quadro rappresentante il maresciallo Ney che dopo la battaglia di Mosca, indietreggiando senza fuggire alla testa di una trentina d'uomini sosti ene ancora il combattimento proteggendo la riti l'ata degli altri . Del Muller una grande composizione dr oltre 2.00 figure che r icorda il rientrar degli avanzi della grande


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T.A PITTURA

armata in Parigi dopo la ritirata di Rus.sia . La tela rap.present.a assai bene la grandiosità della scena commovente e vi domina la tristezza senza scoraggiamento. Pils ill ustrò la guerra di Crimea ed il suo pregio è più il sentimento chn la grandiosità della scena, cosi pure il Bellangè che si dedicò specialmente agli episodi pittoreschi· della vita del campo. Gustavo Dorè la cui fantasia sfrenata trova piu campo nelle invenzioni letterarie che ncll·a riproduzione cli fatti veri ha pure disegnate battaglie. Pochi anni fa un 'quadro di piccola mole fece parlare di sè tutta la stampa e meravigliò il mondo la somma favolosa per la quale ,fu vend uto. Era il ,fS,l'z del Meissonier, uua semplice rivista di Napoleone I ai suoi soldati. Esposto a Vienna fanatizzò addirittura . È un capolavoro che ha tutta la grandiosità d'un quadro cli Orazio Vernet sulla superficie cli pochi centimetri . Quelle figur ine di so ldati sono il nec plus ultra del fin ito, quei tipi militari sono miracoli di verità dalla t<}sta ai piedi. La pittura storica e per _conseguenza quella mili tare è ancor in fiore presso i nostri vicini. Nel pa lnzzo di Versailles dedicato « a tnue le glorie di Fraucia ,, i fasti militari compongono un'immensa pinacoteca nella quale i Francesi come gli stranieri possono lèrro-ere la storia dei fasti mili tari , narrate a pagine sublimi dai miglio~·i pennell i di Francill. Tutti i marescialli hanno clirit.to ad avere colà il loro ritratto in grandezza wlturale; le battaglie napoleoniche vi son quasi tutte rappres1mtate. Questa raccolta è per molti rispetti preziosa; l'arte, la storia, e pi ù di tutto il sentimente pntriottico se ne giovano . Anche all'ospeda le degl i inva lidi a Parigi si possono ammirare belle pi~ture che narrano la storia mil itare francege dai tem pi di Clodoveo ai nostri. Diw razia tamente l'ultima camragna dei Francesi non fu ta le da dar soggetti a cprndri di vittorie, ma essa ru specialmente nelle sue ultime fasi così nazionale anzi popolare che tutti i cittarlini vi presero parte. Da ciò. deriv.arono due conseguenze : la prima che i pittori partecipando e5:,1 stessi alla guerra ne riportarono profonde e durevoli im pressioni che tradussero in quadri pieni di quel sentimento del vero che solo possiede chi esprime fatti dei quali f'tt attore o spettatore, la .seconda che il popolo anch'esso impressionato da qnella catastrol'e cui aveva preso parte attiva, gustò immensamente 11nei so"o-etti nei quali la sua eroica resistenza e le sue sventure· veni vano c~lebrate e poetizzate da ll'arte.

MILITARE

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Non avendo il quadro di battaglia, abbiamo q~rindi il quadro miIHare e patriottico. La dern·ier cartuche non è una vittoria . ma I~ equivale pel senti mento che des.ta nel F.rancese. La..guerra. coi .Prussiani e l'assedio di Parigi furono trattap con quadn che 1dealizzan9 la sventura, c,he gettano l'aureola del martirio sul vinto, la taccia cli prepotente sul vincitore . È una p!ccuh r_ivincita c~e il sentimen~o nazionale piglia coll'arte su lle arm i: Esprimeva assai bene questa nvincita, 111;1 gruppo che fece grandissima impressione all'ultima espodi Pari<ri il Glori<L victis . Quàl differenza da s.rqionc • ç) , voo-lio dire questi tempi a quelli in eui l'arte non arrivav.a a celebrar tutte le vittorie e neli'apoteosi di Napoleone si leggeva Deus mm forl!ilms! All'u ltima esposizione mondiale è noto aver il governo francese proibito la mostra cli quadri militi1ri allusivi alla guerra del ,1870. Ciò fu senza dubbio prudente ed evitò mol ti attriti; ma forse tal misura era più necessa ria per i pittori francesi ehe per gli altri, giacchè pochi erano i quadri mil itari nelle sezioni estere dell'esposizione. Nelle varie mostre private e pubbliche organizzate in Parigi appunto per attenua.re a proDuo dei pittori la :,everi&'t del divieto fig uravano invece soli artisti francesi. 11 che vuol dire che tale genere di pittura è per ora solo in àuge in Francia. . . La Prussip. che in questi ultimi tern pi deve averne prodottr mo! t1, non espon_eva nella sua sezione che qualche soldato qua e là, come ' macchietta nei quadri di genere. L' Austro-U ogh eria aveva il quadro ormai noto per le molle ri proclu.zioi1i rappresentante la sepoltma d'nn capo di tribù montenegrine morto combattendo sul le sue montagne contro i Turchi. Quadro nel quale il Czermack ha saputo mettere un sentimento cli pietà e fierezza che ha fatto la fortuna del suo lavoro. Un altro del Friecllancler ci rappresentava la casa cli ricovero d·egli invalidi con una collezione di vari amputati, feriti, acciaccati , uno dei qua li è in atto cli raccontar le sue prodezze con fuoco giovanile con qualche esage1·azione ai suoi compagni che lo ascoltano non senza mostrar un po' cli diflìdenza. llfa la migliore adunanza di Veterani, era nella sezio11ti Ingle:,;e e precisamente nel quadro del Chebea intitolato: L'ultinia assemblea., quel quadro l'ho tuttor presente come una scena cui abbia assistito ed è superjorc in potenza a tutto quanto si fece fin qui nel genere di pittura militare di sentimento. Nella cappella d'onore dell'ospedale si celebra il servizio divino ai veterani, questi st;mno raccolti sui. baochi, inginocchiati e seduti, quali in atto di pr.egbiera, quali in atto di cantare. U1,1a collezione di teste espressive ~

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LA P ITTURA

e svanat1ss11ne, sebbene la tunica rossa e l'esser tutti vecchi possa a prima giunta farl i sembrar simili. Uno di essi mentre cantava coi· suoi compagni d'arme il salmo, è caduto sul suo banco ed è morto, la sua testn non ha che impallidito alquanto, l'aria del suo viso è quella d'uomo stanco. È caduto a messa come sarebbe caduto in battaglia senza grida, senza rumore, appena disturbando il vicino immediato. Chia mato dal comandante supremo è uscito per sempre dalle file.... ,~ la messa coutinua e i veterani continuano a salmeggiare. Era pure nella sflzione inglese un quadro del G-rant, rappresentante il duca di Cambridge che guida i suoi granatieri all' a<;sal tod' Alma . Quelle tru ppe gravi eleganti parevano reggimenti di lordi e gentiluomini. · L'Italia non aveva che due quadri militari, uno del Fattori, e un altro del Rossi-Scotti. Parlerò di . qlH>.sti artisti a proposito dell'esposizione di Torino. L'America, clima poco propizio alle arti, malgrado le grandi guerre dell'indipendenza così pittoresche per i luoghi, per i costumi e personaggi, non aveva al.cuna tela che ricordasse episodi delle sue ultime guP,rre. La Svezia aveva un quadco patriottico militare. Rappre-;entava il corteggio funebre che accompagnò Carlo XII quando caduto $Otto le mura di Friedrieksha ll fu dai soldati delia sua guardia portato allafronti era . Il corteggio funebre mil itare, improvvisato, passa fra le rnon. tagne nevose. Un ufficiale precede con la scìab"ola sguainata, il corpo del re è deposto sulla barella, portata sulle spalle dai soldati. Ì,a bandiera re;le vien dietro coperta cli velo· ed una lunga fì la di granatieri, tristi, con la morte in cuore segue il feretro. Il cielo grigio. le rupi brulle, la •cam pagna coperta di neve aggiungono eloquenza alla scena . La Danimarca ricordava con due op~re la $llil guerra pei Ducati. Il rnallino dopo la bcittaglia d' Tsled !)ra un quadro pieno di carattere in cui fra le mes~ì, oppressi dalla stanchezza d'una battaglia e con la prospetti va d'un' altra i soldati dormivano, mentre un ufficiale, con la pipa alla bocca, l'occhio verso il ~ole che sta per spuntare e seuza perder di vista le sentinelle avanzate, veglia e pensa. L'altro quadro , meno pregevole, rappresentava ,un combattimento fra Prussiani e Danesi; dragoni ed ussari . Entrambi erano opera del Sonne, uno dei pochi artisti Danesi. Il Belgio è per l'arte un distaccamento della Francia, tanto i sgogetti che l'e$eCuzione sono imitati dai vicini. Non sPoza nierito,

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era il combattimento dì cavalleria dipinto da Van Severde. M.1 ha fa tto impressione una ritirata di Mosca . Un gruppo d'artiglierì ,1ggrappati ad un cannone coper1 ì di neve, soffrenti l'ultima disperazione con là banùìera in pugno, isolati, perduti nella pianura cli Mosca. In una vettura che passa ,;i vede ~la nota figura di Napoleone I che si salva colla fuga . Accenno a questo qnadro a quest'ora dimenticato, solo per ric:ordare chc·;esiste anche un genere di pittura storico- mili tare che colla pretesa cli riassumer la storia presenta dfli rebus e la fa lsifica con disinvoltura e acconcia quella antica in salsa moderna. La Svizzera non aveva che uua, lotta fra popolani _e nobili assai medìocremei1te dipinta. La .Rus:;ia pure mancava di quadri di battaglie propriamente eletti, ma in compenso il cosacco compariva in moltissime tele sul suo cavallo fra la neve o le steppe, naturale fondo alla sua malinconica figura . Una bella battaglia navale dei tempi cli Pietro il Grande esponeva il più celebre dei pittori russi Bogoluboff. Nella sezione francese, i quadri militari abbondavano e non eran privi di meriti . Il corazziere e l'antica guardia imperiale, ora reptrbblicana, bella truppa in verità , fauno le spese di molti quadri: se c'è una devozio,ne eroica, un atto di valore prodigioso, o un sentimento 'squisito, lo si affibbia ad un corazziere. Le loro pose son IH più artistiche, qualunque cosa facciano devono esser belli, devono es&er .loro, sempre loro . Il ·negamey ce li fa vedere al caffè. Il Dupray ci mostra ì loro predecessori a Vaterloo. In quella giornata essi eseguirono quelle stupende cariche descritte · da Victor Hugo nei 1lfiserabili; apptinto una di esse viene improvvisamente contromarulata, e il maresciallo Ney si getta col suo sta to maggiore avanti agli squadroni che son partiti al galoppo e dil ordine . cli sospendere. Quella massa di cavalleria formata così bruscamente indietreggia dando luogo a belli:;simi aggruppamenti di cavalli . I l quadro aveva una bella impronta del vero, quantunque un po' bigio nell'ilJtonazione. Il Laurens, il Dupraj, il Protais, il Gina io, Bene, Ilell<~cour sono altrettanti pittori militari più che pittori di battaglie: essi ci presentano episodi, riviste, scene di campo e tutt.i si studiano di avvicinarsi al Meissonnier che nella sezione francese esponeva quei veri gioielli che sono, ,i,l g'iluoc.o delle hoccie, il 1·itratto, · 'Ì d:ni arnici. Figurine di soldati alte pochi centimetri eppure vive e vere. Meissonnier è il babbo di tutti i corazzieri ed oltre ad averli messi in quasi tutti i quadri di qualche importanza loro dedicava un quadro : i CoANNO XXV, VOL . lll.

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Mll,ITAH8

LA PITTURA

si nasconda accuratamente qualsiasi cosa che possa riuscir poco gradita all'amor proprio d'un francese come fa ii Detaille; ma egli si spinge più in lù, talvolta arriva al punto che la verità storica ne ·solfr', ma egli si è fo tta nella mente o uel cuòre una gurrra rrancopnJssiana a modo :mo, cd ~ quella che ci riproduce . Egli ha vi:;to gli ulani prussiaui prigionieri dei tiratori, ha· visto gli ostagg•i che certo non furono scene cli tutti i giorni nella guerra ed egli narra ciò che vede col suo patriottismo, quosto spiega per nna parte i succc:;;si che le pitture del Dc Ne11ville ltanno ottenuto, il ((Ila! successo per l'altra parte è dovuto a meriti artistici veramente cl i primo ordine. Pcw eselllpio il /Jourget è une) cle;i i quadri che rimangono più impressi. Gli ultimi difensori, oppressi dal numero son venuti a capitolazione coi .Prussiani. La chiesetta che il stato il contro della lotta vien sgombrnta dai feriti e quei prodi consegnauo le arm i ai comandanti prussiani. L'impossibi li ti\ dei vincito('i, il dolùl•e doi prigionieri , lo stesso rispcuo che i bravi soldati ispirano agli avversari, tutto ciò ,) espresso ugregin1nentc in · 11113 gran quantità rii lìgurine assai ben trnvatn. L'anun il',tzione pnl coraggio sventurato è il seotime!ltO che domina eia solo il riguardante . Non minor efficacia ha un altro rruadro del De Neuville. La sorpres<i, altro epi ·odio di quella campagna che si protrasse fino all'inverno. In u11a maltinata nppnnto d'autunno avanzato, qualche poriionc dell'armat.a dell'est diretta a rifugit,rsi in Svizzera vico sorpresa dall'avanguardia prussiana nel villaggio in cui ha pernottato. Un '{Uadrivio sgombro, illum inat.o appeua dal crepuscolo e da uu fioco lam. pione sta per os;er occupato eia due colonue nemicho convergenti al centro da due strade lat.orali. I primi colpi di fucili son sparali' in lontananza, mentre sul davanti presso uu albergo, soldati o ufficiali sbucano fuori dalle case vestendosi, armandosi o s'accingono a difendersi dietro una di ligenza abbandonata in mezzo di strada, tu1·cos e moblottes, suonano la tromba e s'alfaunano alla difesa, men tre il padrone ddl'alborgo cui quelle rnassc nere fanno preveder nulla di buono, chiude la porta della cantina. Nell'insieme della scena vi è tanta nspcttazionc, tanto intorcsse, tanta veriti1 da formarne 11no dei più bei quadri cui la campagna del 1870 abbia dato luogo. Ed ora torniamo in Italia, ove l'arte per mezzo secolo ha errato dietro incel'Li ideali, senza abbandonare affatto quel clùssicismo che la dominava o senza il coraggio di slanciarsi nel nuovo campo che· i tempi nuovi le aprivano.

..'.a:z·~eri .~·~ma dell'attacco ... ~ssi sono là allin~ati. in pattaglia; P,as- ~at1 m r1y1sta da un generale menLre l'artiglieria piaJia posto, la fàn1 . si. porta ' 1:, teria a11' ala dostra come per appo""iarno l'attacco. E i ,,·be, ~ l') I niamini Idella piuurn francese campe". aiano. ' f · 00 Lo si deve forse anche a tvleissonnier se i quadri militari diminui scono la loro mole di giorno in giorno · cali come Gèrome nd altri j,t hanno la passione del p1ccolo e del finito, ed i loro imi tatori come .s~ol spesso accadere non ~otendoli raggiungere nella seconda qualità 1 Jl imitano nella prima : il éhe sarebbe poco ma le se non si vedesse anche rimpicciolir i soggetti e le pitture diventar meschino per la pretesa di ?sser compendiose. Ormai anche i migliori non si cimentano più in una vera battaglia, m:i et fan vedere le teste di colonne, le code di colonne, gli av:11nppsti, la retrocruardia , il momento prima' o ., ' ' l:l .. • qu ello dopo nr,ll'attacco , non l'attacco : poi l'arrivo d'un reo-aimento -,·uscila dei soldati dalla caserma, la scuola· dei tamburini e ~ill e ~llr~ rnilì\ari ,fhe ,militai\ la pii.tura minaccia dovr,ntar: ,di .~ce1ie ~iù caserma anz1chè da campo. Al tra pnrticolarità della piLLura delle ultime C.f!/11Pas:)e, . è che i generali e comandanti i:ion vi comparisc~no qpasi più. Il soldato occupa esclusivamente la sccna. ' . Ed eccoci ai d~1e specia listi, a! campioni della nÌoclerna pittnra ,rp ihtare francese, Netmlle e Detaille che devono la loro fama al1l'aver trattala l' ultima guerra nel modo più nd ulatore per il senti. · ' 1 mento patriottico dei Francesi . Nella llecognizione; il Detaille ci mostra l'avanguardia dei caccia tori a piedi che si ' avanza per strade deserte in un vilhwoio dc~u' • 0 l:> paio dai Prussiani. Un ulano morto che giace :;ulla strada indica che -'.ori-e ~i son ri,\irati, lo , a;a~zarsi ?OD .arc~ir~ e precau~ipnc delle trqppe e assai bene esprc%o. ·1 La b~lle!~a. d'allp~gjo deil'i~~?f.SO ci11 prcs.?~ta due drai~ni f~1.;mi ,?!li loro cavalli d111nanz1 ad w1a casa a cui han bussato, e I.i cui porta ·~on s'apre. Altri dragoni alloggiati nell~ case vicine son oià a posto e intenti nelle loro faccende.' Q~adro che come' _il' p;e~dcnte °,;; ·' il 1 merito d'essere st.ato osservato dal vero. Un'a ltra sc~na assai Cflmune in t.empo di guerra , è quella dell'a·u1'iso. Un gendarme che po rta un ordine o un <>onerale. II DPt~iJIP t> . ' lif,, c1 fa vedere il messaggero pol veroso, accolto e interrogato dal generale che è venuto sulla ·soglia di casa, mentre l'aiutante di cà~·po d d" • \ !!' già ~{re a, ar or m1, e, un ~~~?dante di ,linea viene a porsi a dispos1z1one. ' Il De1 Nenville non si contenta neppure di riprodurre scene in IPcui 1 , t 1 " . • , .!

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Noi non avcnrno, si può dire, pittura militare nazionalè prima delle guerre <lell'indipendenza; dopo quelle elci ·18,i.8 e 184-9, la vecliam tosto nascere in Piemonte. Per quauU) le poche floride condizioni artistiche del Piemonte lo permisero la pittura militare fn in Torino coltivata eia tutti i principal i artisti. Carlo Alberto aveva incoraggiato l'arte, e Vittorio Emanuele appassionato per la pittura militare diede commissioni munerosissime agli artisti affinchè illustrassero le prime guerre dell'indipendenza e quelle (li Crimon. Dal 1859 in poi i soggetti si moltiplicarono e cosi pure le tele. ~egli anni che tennero dietro alla guerra molti quadri furono escgniti dal Vacca, . ~all' Induno, Celentano, Giuliano e specialmente da Fi lippo Cerruti che per ricchezza di fantasia e per la buona esecuzione elci cavalli è fra i nostri :misti quel lo· che più si avvicinò ad Orazio Vernet. Ma questi quadri di con1111issioue, r·i11rns<1ro poi nelle residenze rea li dove riesce assai difficile vederli, impossibile paragonarli. Una copios.'l raccolta 11e ha il Castello di Moncalieri. E qui mi sia lecii.o espr.imcre il desiderio t:hc.: anche col rnczz(} delle belle arti si mantenesse virn 11cll'esercito lo spirito militare, nella popo. lazione la memoria dei sacrifì1.i cui furono esposti i benemeriLi che reccro una e libera la nostr:i patria; al che <:redo gioverelihe assai clw la pittura militare formasse nna galleria a parte, c;,)me a Ver,;ai lles, dove.: non ~arcbbe mnlc 1;hc spessr venissero a leggere una pagiua tiella nostra epopea tutti coloro che comincia110 a <lirnenticarla o a leggerla male sn certi giornali n certi libri. Quasi tutti i piuori di quakhe riuonianza pagarono il lom tributo alla pittura milit:ire, e se pochi souo quelli che la trattarono esclusivamente, ciò è cla attribuirsi all'essere stata · riguardata conie pi!Lma <l'occasione, lllla difncoltù ciel collocar.ne11to di quadci che costauo Jun o-hi studi e debbono aver dime11sio11i :issai v,1ste. Del resto le 11ostn• oue;re e i nostri soldati offrono qua1110 di pittoresco !-i può desiclera~·c. 11 nostro fantaccino èl meno chiassoso che il rrancc~c·. il qualo col rosso vivo dei calzoni rialza snbiio l'intouazinnc genc.:rale del quadro, ma pure è abbastanza variato e si giova dei molti toui di cui ~on :mscettibili i colori bianco, bigio fl nero che domina1JO nella sua unifor11, e. L'artiglieria, In cavalleria, i bllrsagl iori fornwn o hern~ corte masse nere, non monotone per la varietà delle most.reggiature, pel risplendere delle armi, elmi, e bowmi. Anche le fo rme dei ca1-ri, dollr, artiidicrie , le tonde, gli accessori sono sufficienwmentc piLloreschi. r: I~sel, che è uno dei migliori nostri pittoii di soldnti, quantimc.rue non

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abbia forse dipinto nna battaglia, ha troYato spesso effetLi giusti A bellissimi colla semplice riproduzione cli soldati i11 certe tenute e con certi fondi di campagna o di cielo. Ma nell 'esposizio110 nazionale che ora è aperta a Torino, il soldato italiano fignra m,sai poco. Sopra più di mille quadri e oltre 300 statue notiamo appena una dozzina d'opcre che abbiano un interesse militare. Seguendo l'ordine delle sn l.e, il priinn che ci si presen ta è la carica dei carabinieri a Pa.~l1'engo del Oc Albertis. Sul finir di quella giornata èosì gloriosa per le armi piemontesi, l'improYViso impeto d' una mano d'Austriaci miuacc-ia fa r prigioniero il Re stesso che con i suo; due figli prendeva parte alln battaglia, quauclo la scorta, composta d1 carabinieri, si slancia Yigorosa contro il nemico ass:ii supe1·iore, e con . brillanti cariche lo ricnccia ed allontana. Questo il fatto, il pittore ce lo racconta solo in parte giacchè il nemico non s·i vede. Ciò toglie molto interesse alla azione, sicchè qn el gruppo cli c.avalieri pot.rebbc dirsi in piazza cl ' armi auzichè sul c:impo. In al to, sotto al villagitio di Pastrengo, vecl,::;i tra il fumo la nota ligurn di Carlo Alherto, non sufficiente però ad animar la scena e 110n protagonista; tntWvia l'an ima non manca davvero in quel gruppo di cavalieri slanciat i al galoppo, col loro comandante alla testa, con lo criniere al vento, con una preoccnpazio11c comuné trrnto al cavallo che :il cava liore, quella di piornbare sopra il nemico. La vi ttoria qui non si vede che in potenza , ma vi -è espressa in 'JUOll'animazionc generale, in <Jnella vi ta che corre e palpita nelle fil e dei soldati , hrilla negli occhi dei cavalli, in quelt'irnpeto che se non i• la vittorin , è pere) 11110 dei principali snoi coefficien ti . Il quadro del Dc Albertis j, certo frn i migliori della esposizione ed ha meriti d'esecuzione non piccoli. S. M., buon conoscitore di babtaglie, lo ha acquistato e per tutto ciò 11011 insisterò su l difcuo nota to di esser cioè la metil soltanto cl'uu quadro di bat.taglia, maucando-l'olJbiettivo ai comba ttenti; In storia comp leta il quadro e speeialmento o Torino non v'è bisogno cli ~ran commenti per far lo intendere: ciò che fece la sua fortuna è il sentimento militare, il carattere giusto dello figure, il buon disegno di t'ssr,; fu meno fortunato l'arti:,ta nel disegnare i cava lli. Di lianco a quc::lo episodio della guerra del •18,\.8 ne abbiamo uno di quella del 1866, del Fattori . Mi dicono che il sig. Giovanni Fattori abbia preso parte alle campagne tl ell'indipentlonza ed io lo credo perchè ne dà prova non solo colla predilezione che mostra pei sogget.ti militari , ma pel modo cli trattarli. Ricordo pareechie ~uc tele,

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LA P I TTURA 246 fra .(mi la carica dei lancieri contro gli ulani esposta a Parigi e meritamente lodata; ma, per esser breve, parlerò dell'uhimo quadro soltanto. I militari che guardano il grande quadro rap presentante il quadrato, d·i Yilla{rcincn, rimangono tosto colpiti da!la verità della scena 11 dall'esattezza del fondo . Abbiarno infatti dinnanzi a noi la gran st.rada Verona-Villafranca; a quest'ultimo villaggi0 volta le spa lle In brigata Parma che, col principe Umberto alla testa, lo ha attraver~at.o. L'intona1.ionc del c;ielo rende sufficientemente l'ora ·in cui le trnppe piglian quella posizione, cioè ver,;o le 6 e mezza antim. del '.t.fi, giugno; la verdura è ancor· fresca per l'acqua caduta nella notte; il paesaggio è tal quale cc lo descrive la Relazione ufficiale dello sta to maggiore, o,si,1 « con fitte e frondose pi,rnte e alti grantu rchi che restringono a a 200 metri al più il-ca mpo cli vista dappertutto lnori che sulla strada " infatti è sulla strada cito è collocata l'artigli eria. Non sa prei dire se il coma ndant.e della sezione abbia già scort.a ca val leria nemica e in segu1 to ad ordine del Principe siano già part.iti in ricognizione i cavalleggeri d' Alessanùria, j quali"al loro ritomo annunziarono l'arrivo degliussari Wurtenburg; se l'artiglieria con tiri di granata li abbin costrel.ti a lasciar la strada, e se pei campi lateralmente sian costretti a retro-cedere dal fuoco dei bersaglieri ivi appostati . Tut.to ciò accadeva iu quel>giorno e circa quell'ora, ma il quadro non lascia ca pire altro se · non che' è: adottato il sist~:ma dei quadrati ; il quarto battaglione del 49°. ne ha formato uno ,al cui centro stanno il Princi pe col generale di Revel, il generale Fcrrcro, il maggiore Ul brich cd altri nfficia li . li P rincipe ha la faccia rivolta verso l'artiglieria che occnpa il mer.1.0· del quadro e il cui comandante è il solo che possa vedere il nemico 3 qualche di:;tanza, nn cannone ha fa tto fuoco, un lato del qnàd rato comincia pure il fuoco cli · f'uci leria; a sinistrn, -lonta110 fra gli alberi, si indovina, pi ù che non :;i veda , un gruppo di cavalieri nemici die s'avanzano. . Anche qui dunque non abbi:imo che una parte della bai.taglia, auii la preparazione di essa . Non si vedono gli ulani di Roclakowscki che, secondo la Relazione ufficiale, a carriera furi osa, a frottr informi, t.ramcz;r,o al fo lto dei campi piombavano sulla si11istra della divisione, vi erano ricevuti con fuoco fi tto cli moschetteria. Non si vede quell'onda ta di cavall i correnti in ogni senso che giungevano f-Ulla strada, ne saltavano i fossi , avvolgevauo i quadrati dei. due bat.taglioni, assal tavano l'artigl ieria, andavano e venivano fra i gruppi di fa nteria che li riceveva- a fuoco vivo, poi trovandosi avanti l'argine della fe rrovia retrocedevano ripassando avanti ai battaglioni in quadrato, finch è stanchi

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dar, qu~n; carica senza scopo, decimat! ' si riti'.avano lp. 200 d~, ?O? ,che " è ·>prima . Tuttociò non si vede g1acchè 11 quadro ba ·per soggJtto 0 eran ' · · · ' l'e!Ietto 1 il rnomento in cui questa bufera guerresca s1 avv1cma ; pero . '1·1 batta olia e q · ui assai ma(rgiore che non nel quadro del De Albert1s, de a ~ <) • • 1· · · 1· sono giacche qui ne abbiamo tutti _gli elementi e g I a?c~_ss~ri, 1..q.ua 1 ,. ·· · · li ..F"ttor esatt1ss1m1. " 1· ha st.ncl1ate dal vero e .cornp1eso ass<ll· bene · r le caiatteri,;tiche del soldato, riproduce quelle p1_ccole. osservaz1om, atte robabilmente mentre si trovaYa souo le armi , quel non so che da ~ui si forma l'ambiente e il color locale, ed è perciò ~he le sue tele barino l'impronta della veri,tà più scrupolosa . Il Fatton no~1 ha che un difetto, esser grigiastro nellè tinte; la sprezzatura con _cm son trattati taluni particolari non sarebbe 1!ociva, do:7e quelle trnta, çeneronelle sue com posiziom non togliesse parte clell effetto, a gnO1a d.I ITtl'-~ ,a . . . . . cui non rnancherebhero stndi e talento per d1:7ent.are_1l pr'.mo,p1ttore di ·battao\ie, ma avrebbe bisogno di diventar pittore s1mpat1co al pubblico pel colorito, come lo è certamente ai mi litari, per la conoscenza eh~ ·dimostra delle cose dell'esercito. . . , .. , li medesimo $Oggetto del quadrato di Villafranca ft~ t.rattato da u_n 11 altro· artista, il Pontremoli , uno dei pittori di battaglte della vecchia scttola piemontese . 0 La vasta tela ci preo.enta il momento in cui il battaglione del ba respinto ·gli ulani . Uno di co5toro su cavali? bruno, uel suo bri~lante uniformè, tiene il mezzo del quadro, altri se ne vedono :..lldull, forn1auti un bel gruppo fra cavalli e cavalieri in primo avanti a destrà, altri respinti, incontrano i compagni che caricano anc_ora, la _bandiereua gial la sventola fra i combattenti , _il qt~ad.rato ~e1 oos~r1 è a ., sinistra e due lati di esso sono impegnati nell azione, 1 soldati fanno rudcò, feriti son rimpiazzati e qualcuno se ne vede caduto. _Oc~upano il iner,zo di~I quadrato lf} figure elci Priùcipe e del su_o segmto; presso a poco· come nel quadro antec(~dente; il maggiore è [Il _~tto d, sorv~glià're le sue fi le e comandare il fu oco; ·an~he la b~ndier~ del re~g,mento è nel quadrato, particolare questo di pura rnven1.wne _dell .artista e· contrario alla verità. Sul lato sinistro l'attacco pare sia stat~ meho vivace; un ufficiale degli ulani si volta s~ar~ndo un col?o ~1 rivoltella; un altro è a terra, e il suo cavallo p1gha la fuga; l artiglieria a destra, presso un cascinale, seguita a far fuoco. . Come ho osservato, la scrupolosa esattezza topografica e stonca dell'altro quadro, noto qui il rovesci? di tuu? ciò e la m~ncan~a _completa di caratterè e d'ambiente. Un bel ci.elo azzurro, quasi_ m~r~du1no, nor .,, offusc~tc) nè da pol~er'e ~è d~ fumo';' una ~ampagna che in luogo di 1

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essere a gran turco e a pi~nte basse, come era infatti, è coltivata a grano biondeggiante, il quale serve a dar vivaci tà al colorito criacchè su quel giallo d'oro spiccano assai bene il nero dei cava lli ~ rossi · e tur~hini delle uniformi; assoluta mancanza della strada su lla quale è storico es~er avve_nuto. il_ fatto d'a_rmi; un cascinale messo là per comodo del pittore, giacche 1 quadrati furono formati in perfetta carnpag1~a. appena fuori di Villafranca; insomma una cyuantità di licenze poetiche che tolgono a! quadro la qualit.à più important.e, ossia l'csattez_za storica; ecco quanto si osserva dell'opera del Pontremol i, che del resto ha p_regi di disegn_o, di movimento, e potrà anche piacere a chi no~1 c~rcl11 tanto 1~el sottile e si,1 disposto a concedere quella potestà del quid hbet aiidendi che Orazio concede ai pittori e ai poeti nrn solo nel. cam~o dell'immaginazione e non in quel lo della ri produzione di /at.t,1 ven. Una d_elle sceue cui un militarn nou può prender parte seiiza portarne poi lungo e doloroso ricordo è certamente quella trattata dal sig. Ferrari Giuseppe di Roma nel suo gran quadro inti tolato; « Il ~7 ilttobre_•187? a Colombey » . Come anche dal titolo si capisce l'artista ha_ tratto ti su? soggetto da un episodio della guen a franco_ germamca, ed ecco m breve di che si tratta . Dinnanzi ad ui1 "ran fuoco d'acc~mparnent.o 11no stuolo d'ufficiali francesi è inten to a c~mpiere la più doloros_a delle o_perazioni, hruciar la bandiera p~rchè non cada n~lle marn del nemico . Un colonnello da lla fisonomia nobile, sebbene alterat.a dalle fatic he e dal dolore, con la croce della legion d'onore in petto, ha piegato un ginocchio a terra, e tenendo con .la destra !'~sta .de!la bandièra , scoprendosi colla sinistra il capo, ne la ardere gli ult11111 brandell i nel fuoco, in una posizione a dir vero piu melodrammatica che natnrnle e · tanto meno comoda · rrli altri uffi~iali in pied~ attorno a lui , quali a capo coperto, quali' ;ol berretto lll mano assistono con aria dolente alla funzione.. II fuoco g_et_ta sui loro pantaloni rossi, sugli ori, suj bottoni, sprazzi di luce sm,stra ch_e fa parer scialbi, quasi lividi i volti . Dietro agli ufficiali due soldati deJJa guardia imperiale, dei quali si scor"ono i noti olmi ed i mantelli bianchi, quasi persi nelle tenebre , al~uni tamburini suonano certamente una marcii. funebre al vessil lo del reggimento che sta sul rogo . Il fondo è degno della scena, è cupo, fu nebre, ia luna è mezzo ascosa fra nuvoli cenerognoli; la campagua piena di n~t-te e di silenzio. Co111e soggetto il quadro del F'e!'l'ari ha una corta etficacia, nrn lgrado ~~ ci rcostanze assai poco probabili · in cui accade la scena, mal-

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grado ci si veda l'artificio, ma lgra~o che il gruppo principale ci ricordi gli schizzi di Vernet mentre i due corazzieri vengono da un celebre quadro di Meissonnier, malgrado il convenzionalismo inso11)ma, ma come e:;ecnzione è poco felice: è nero tanto da parer nn quadro antico ·e da doverlo studiar qua lche minuto per comprendere il soggetto e distinguere le figure e quando ciò è fatto ci accorgiamo che il quadro ci lascia insoddisfatti e freddi. È inutile dissimnlarlo, una dello note pricipa li del quadro mili tare è il patriottismo; dove qne5to non vibrn, facilmente si riesce · a lasciar indifferenti i riguardanti. Un fatto simile trattato con personaggi italiani , con so ldati dalle nostro uniformi avrebbe !lvnto altra eloquenza e il pittore stesso si sarebbe sentito più a casa sua. Un pi ttore che dn qualche anno si presenta a quasi tutte le esposizioni con quadri di soggc~uo mil itare è il sig. Rossi Scotti . Questa predilezione farebbe credere che egli avesse appartenuto all'eserci to e quando ciò fosse certo sarebbe stato il suo reggimento quello guide, giacchè è il corpo che figura nei suoi quadri il più spesso. Comunque .sia egli si ri vela giovane e ardito pittore, recondo, forse t.roppo, ma buon discernitom di soggetti e sempre d'ispirazione nazionale e maniera propria . Era infatti un bel soggetto quello che trattò nel quadro N. 716, a cap,i.tano d,'artiglierfo Robe;rto Perrone d:i, S. Martvno a.l/a dti,fe.sa, dri B'elved&re. . . Verso le quattro pom. di quella giornat.a campale del 2.4- giugno ·I 866 piena di tanti episodi gloriosi, mentre il generale Govone difen de accanitamente Custoza e Belvedere facendo qnanto umanamente era possibile con le sue truppe valorose ma stanche da •I O ore di combattimento, iI capitano Perrone comandante di uua delle due batterie a cavallo è mandato a rioccupare T.lelveclere già comrastato per tutta la giorna ta, scosceso e difficile 11nchc per artiglieria leggera. Egli arriva sul la cima' nel momento del maggior bisogno, quando cioè i difensori ormai spossati, decimati , privi di .munizioni stanno per . cedere innanzi alle due· brigate austriache di t.rn ppe fresche che convergono verso il monte. Con qual gioia sia stato accolto questo inspera to e validissimo ainto cl'nn cannone i difensori possono dirlo, ma wpera ta l'erta, mosso il pe1,zo in posizione sotto un fnoco incessante ecco che al primo colpo il cannone, per effetto del rinculo, precipita dalla ripida cresta e con esso avantra ino , cavalli e soldati. La perdita di quel cannone e dell'altro che gli tenea dietro pur esso ribaltato fu fata le a quei prodi. Era quindi soggetto abbastanza degno per vr,r1i1' I'appresentato ,~ il ·

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si{ ''Rosst ·scdèti ·ci fa vede~c quella i·o,•in·a 'in mode/ verart1ent~ me..: raviglioso. Le 'dJe pariglie che tiravano ii pezzo si son i;ovesc.:iate sul" ciglio dell'erta e attratte dal peso dell'avantreno che' prec.:ipita in bas'sò' rovinaho, schiacciando, rompendo, uno dei cavalli impastoiato sdrucciola coi1 la testa a terra, su 1 da l'anti del quadro, con bellissima' esptessione di spavento e caduta, il c.:annoniere che montava uno dei · cavalli è preso in mez1.o e quasi sep'.llto dal corpo dell'animale, due altri caval li tentano rialzarsi, mentre uno di quelli di punta aitratto anche esso dal peso sta per rovesciarsi-all'indietro, in mezzù a stanghe rotte, a zampe e teste di cavalli , un capoi'ale in atto di dolo1te e spavellto, sorge e vorrebbe porre riparo alla roVina e non' può che gridare. Questo gruppo a dir vero bellissimo per 'naturalezza è tutto it quadro; pochi · O$Servano ancora <;he lassù sul ciglio ,,i è uua figurin1 piccola che mena· 11, sciabola o f'a fuoco contro un austriaco e in qnélla figurina è poi impossibile trovare il protagonista del quadro, il che è difetto forse della forma troppo rettangolare. Ad ,,gni rnodo siccome ia caduta di quel cannone ha veramente un'importanza storica , essa può _stare a protagonista sola del quadro, i pregi di quel- i l'aggrnpparnento di cavalli e d'uomini l'espressione e la vita che dominano, ma lgrado il colorito alquanto scialbo, fanno di questo d·ipinto uno dei m ig.l iorì del. Rossi Scotti. . Del quale, sono pure la carica di gwide a Mozcwiba.no e Savoia t episodio di detta carica. Il primo ci mette 'sott'occhio una di quelle brillanti operazioni cli cava lleria che 'il 2,,\, giugno furono esegui te ' specia lmentè da l '19° cavalleria . Jl villaggio di l\fozambano si vede ' sulla ·collhJa alle fa lde della qnale, fra vigneti e siepi, i bersaglieri fanno fnoc.:o . Al piano, sn terreno accidentato però, si slancia uno · squadrone' di <;avalleria nel pittoresco costume delle guide; la carica è compatta, viva, i Lipi tanto degli uomini che dei cava lli ben riprodotti. Nel seéondo quadro vediam riportate alcune fìgnre di questo primo. Al grido di Savo'ia I alcuni cavalieri sono in atto di sorpassare al galoppo un argine. Di questo però è evidente che non conoscevano l'importanza giacchè il primo che lo ebbe superato, un ufficiale, è caduto ed il sno cavallo ficca la testa fra la polvere; lo seguono un maggiore e un altro ufficiale che probabilmente subiranno la stessa sorte, 'visto che giungono alla sommità dell'argine preoccupandosi assai poco dei loro cavalli e col corpo inclinato. l'un verso l'altro: il maggiore ha la sciabola · in pugno alzata ed è in atto di ,Jt gridàre Savoia. Uu altro ufficiàle I. del ' quMe( si vede ' comparire Jà

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testa quasi app-oggiata a quella del c~vallo è- in__ at~o ' di sali~ l'argine: . espress1va ·e· la '•HU 10 armortia con la Questa mezza figura è la più sitlmzione. . · I due quadri hanno eccellenti qualità e m1~or · mole; 1(1 co_mpos1_·one e· r·1u11'1t·1 -viva i tipi bcoissimo scelti , rncontrano le simpatie ZI '· ' ' · I' 'l . · ' • del ., ' dei visitatori più che certi quadri imnrnns1'. c~me_. U ~HM ~rn . · i cui volle rar sforrrrio me desimo au 10 . r·e ·r·i , co . d, v1vac1ta cli colorito e gh fece difetto la compogizione. . v· 11 Siàmo sempre al 24 g'iiiy no 1866; è l'ull~ma' ·ora presso . i af ea l::i clivi1'ione Hixio la di!'endc da assai tem po, ha respinto a~t~;~~;·ia, ussat·i, ulani , e perfino nu imprudente proposta d'arren dersi. Arrendc~rsi Bixio ! . . Dopo pal'ecc.:hi inuti li sforzi il colonncll~ Buj'.LOOVlCS vuol ten_tare'. coir una trentina dHi suoi ussn n _c!1 Baviera,_ i i~e~lio_ m,?11ta~1, d1 irendere la nostra batteria in posizione presso 1! trll'l~ dL\ 11lùh anca; '., Postosi al la loro testa, dice la rel_azioM u_f_lì~iale, si get_ta ~ c!uell,~ « volta. M.a· il rll.OCO improvviso rie, be1'saghen aggrup~at1 nei ca~~p~ a vuoto • e troppo t-111·d1. da . lui· ·'acorti • manda · · . . quell .ittacco. . . ,, . Eoh· « stesso stramazzando a terra gravemen~C iCflW a fO,Chl, pa~:,l d~I « bersagl ieri, rimase prigione. Un ufficiale cd un_ l~,se10 .' enne1.o ,, a cad1 re vicino all'artiglieria e ~ni vi furono presi , 1 pochi supe1 « stiti, si ritirarono " . . . . . . , Questo racconto, nou privo d'rnteressc, e la des~riz1one _del qnadi_o: nè io spenderò altre parole per darne uu'ide~ a1 letton,_s?lo dir~ che· e uell'immeosa tela non colpisce, perc~1è non ha un rns'.eme d~ l · ·ouc che· fermi l'occhio e lo costrmga ad osservare, rn molti compos1z1 ' desolante . . Punti c'è vuoto e vnolo · .. o-rande è riuscito il mE'no pregevo1e Ma se quecto eI1e e• ·I 1 pw "' ' ' . ,· . . d.· de.t Roosi Scoui• non perciò è da scemar merito ali ar· .qua ei Il ~ · · ·1· d · ·per avei, c;o'1 sttoi di[1inti spi O<•olato nella, ' nostra stona Iù1 1tare t1sta I . , uea erJisodi invero derrni di nota . E bene n cerca 0 . contem pora 1· l· r anc · 1e· nelle guerre meuo fortunate, ~nei. sacrilìzi incom presi, que? 1 _ero1sm,1 arziali dimenticati, quegli atti d1 valore che se non clec1se10 . '.lel_la ~ioroata decisero spes:;o delle battaglie e delle campagne 0 c.:ost1tu 1!cono la forza di un esercito. . . . . .. . · A Dopo le battagl ie, le riviste e i campi d'_1struz1,one: 'La Rimsta del 11. na :zo }878 che ispirò il signor Lovau, _Maueo e quello spet~a~olo 1 1 . . h Ilo e pittoresco che i Romani nccorrono con tanto piacere veradme~_te l \ Ka.c·cao in alcuni •rriorni dell'anno. Il piazzale dell'It1d a go er,1 a ltl• , .., .. . . . . , , i1e te1so1 . le stie pala·,z· n·é' eleoao't1 1 llum1nato < a tlll so penclm1za coo·- , , ,,,1 n , .


MILITARE LA PITTURA

e limpidissimo, rallegrato da cp1el cielo di Roma che i1a profondit,ì d'azzurro interminate, coi profili clolcissimi dei coll i tusculani disegnati in lontananza, tnuociò, animato dalle musiche militari dal muoversi delle truppe,· dei cavalli, dallo sventolar delle bandiere dal chiaccherio della vivace popolazione romana, forma davv~ro Llll' delizioso quadro. Il pittore ha tenuto conto di tutto ed ha scelto il momento che segue quello dell'arrivo cli S. M.. snl luogo della sfi lata; una linea nera di ber:;;aglieri fa vieppiù risalt.are i brillanti colori del gruppo principale, composto del Re in atto di sa lutare colla destra, fermando il cavallo; e del suo stato maggiore in capo al quale vedousi il principe Amedeo, e una quantit.à d'ufficiali d'ogni arma e grado fra i qual i spiccano le unifor01i degli ufficiali esteri. Il gruppo è l;en com~o~to quan tnnqu~ semplice: la Ggura del Re parei a taluno sin troppo r,g,da ed anche il caval lo ta prova di soverchia immobi lità. L' in_sieme è pe1·ò simpatico quantunque dal la stessa scrupolosa esattezza con cui il Lovatti riprodusse la scena provenga uu po' di . freddezza che il momento d'immobi li tà generale scelto non pnò che aumentare. Invece della truppa in parnta il signor Bart,oler,a ci presenta la truppa al campo iu due quadri, nel primo la pineta di Livorno form a come una volta di verde cupo che si stacca sul ch iaro cielo estivo e sotto la quale è accampato un riparto di trnppa di l'ant.eria . Se ne vedono infatti le prime tende e al rezzo di quelle piante ufficiali e soldati in tenuta di marcia, qual i intenti a consueti lavori quali "Odenti della liberti1 pel campo . Nell' insieme spira tranquillità e qui;te, par cli sentir nel l'aria lo squillo della tromba , che chiam:,1 al riposo merid iano . C'è invece l'aff,1ccendarsi nel la voro in quell'altro quadro ciel llartolena che ha per soggetto la -mano·vra dei be,rsaglie1'i; lo stradone rossiccio ed in ascesa tiene il mezzo del quadro, i bersaglieri s'acci~go~o for~e a difendere qnel ciglio di collina, giacchè una com pagrua e sdraiata a terra sul margine ed un'altra si avanza lateralmente diretta forse a prender quell1.1 posizione. Alla sommità dello stradone stacca sul cielo la Ggura d'un nffìciale a cavallo. In questo come nell'altro quadro il signor Bartolerw dimostra di aver assai bene studiato le cara tteristiche del soldato . Con ciò abbiam fin ito di parlar dei dip inti aventi soggetti militari, ma c?me nell_a vi ta _di ;tutti i giorni vediamo il soldato partecipare alle feste o a1 dolor, d~l popolo, danzar nei b.dli publici e soccorrer i danneggiati da un incendio, da un' i11,111<lazione, così all'esposizione

vediamo· che il soldato entra pitì qua, più là dappertutto e ci sta beue. Lo abbiam alla f"e.stci dei quattro altari di Tone del Greco, una delle più vivaci pitture di costumi meridiona li; lo abbiamo esecutore della legge nei due bellissimi carabinieri del qnadro di Issei Recidivo, lo abbiam negl i iwmini cti pnnta del medesimo; lo abbiamo a 9iui1·d!ia delle Alpi, 11el quadro di pae:;;aggio del C11naperia; l'abbiamo infine ' riassunto nelle rnille fignrn che rappresentano il Hc Vittorio di venerata memoria e il ne Umberto . 1 fast i militari antichi non hanno ispirato rn%suno iu questi nltimi anui. La pittura storica congiura va' come la lettera tnrn 'fino a poch i anni fa 11 combatteva per l'indipendenza ital iana . Allora sotto la figura di Barbarossa ognnno scorg(wa l'imperatore d'Austria ed ogni vittoria ricord;;.ta pareva prornettr~rne una prossima . Ora non è più così: l'arte uon ha secondi fini e noi la guardiamo freddamen te. disposti a veder in un quadro soHanto quello che c'è, ed è perciò che lfll!}sto genflre · di pittura non tenta più gran fatto gli artisti . Per rar completo questo cenno snll'esposizione di Torino è necessario tener parola anche della scultura. Es:;;o ha hen poche opere degne di nota sotto l'aspetto mi li tare. Cominciando dai soggetti modern i noto i dne bassi rilievi destinati alla basi: di un monumento a ~lentana: nel primo 1rn garibaldiuo in atto di profondo scoraggiamento , ucll'a ltro volontari che corrono all'assalto, ,~ntrambi mancano d'originalitù. Il Cicerna.c:ch'io del Xi rnenes, rico rda l'atto eoraggioso di questo popolano vitti mn della rivoluzione del fi.8; egli e.on suo figlio ai piedi, ~ta per essere [11ci lato e scopertosi colla sinistra il petto, colla destra si leva la benda t~ comanda il fuoco. Il gruppo è d'una sem plicità cht3 ricorda le incisioni tli ·circostanza, tuttavia ha preg·i d'e:;ccuzion e e fu tra i premiati, il sno giovane antore ha certarrwnte innanzi 1111 brillante avvenire. Ll ber,sagbiere ferito del T11gl iou i parini co:;a assa i da poco, ma uon privn di bnonr-1 intcuzioni. · Delle cprn li è anche piena la statua che rappresenta: il ·valore della casa tl'i- Savoia. Qui la scultura [';) quel che può per dimostrare ciò che non arriverit mai a fa r vedere con acquile, band iere, catene infrante, roccifl 11 castelli, cioè il valore che e qual ità ,uorale. Domani un fatto lo prov<~rit lnminosameme, come mi lle gestn glorio::;e l"han provato da seco li, ma la sC'- ultura al legorica riesce spesso un logogrifo per chi non ha in mano un catalogo. Invece anche senza spiegazioni il grnppo del Icracc soggetto ,·o-mrino ti parla con tutta l'eloquenza d'una pagina di Tacito , Qnei


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guerrieri, arrampicati su , una rnpe l'.unv in atto di suonar ·a raccolta ed a vittoria, l'altro in atto cli alzar le insegne romane sulla cima conquistai.a, .mentre il terzo scrive nel sasso il nome della vinta nazione, formano rin gruppo d'una grandiosità epica, d1e s'imponi} senza com·menti, che esalta senza puP conoscern e a fondo il soggetto. Oltr.e. ai pregi cli composizione abbiam qui un'esecuzione veramente artistica, è scultura fra il classico e il moderno ma potente, for tissima. Se, come dicono, t[uosto gruppo è destinato a far parto d'un monumento a Vittorio Emanuele, non v'è cli meglio eia augurarsi se non ·che il resto corrisponda per grandiosità a questo saggio. La pietà lìglia!o di S. M. la regina o del Principe Tommaso , ha suggerito di ornar la tomba di Superga del com pianto Duca Ferdinamlo di Savoia, con irn degno monumento . .[I Cuglierero no espone il bozzetto in gesso . Sul la tomba dell'artigliere cli Peschiera giace la bandiera nazionale con ima oorona di alloro: la storia, rapp resentata in una lìgura muliebre dai nobili li neamenti, da ll 'abitv a pi eghe severo, in atto di grande dolore, ne serive il nome. Il complesso del monu• 1mento è seinpl,icc e grandioso. Tornando ai soggetti antichi, è degno di nota d comba ttimento ,dei . gladiatori del Maccagnaui cli Roma . Un Reziario è stato auerrato dal .suo avversario il Nlirmi llone che gli sta sopra col tridente in ,atto di fer ii'lo ::illa gola; questi si di fendo ancora col ,braccio, ma la te,;ta esprime il terrore per la morte che vede inevitabile e la rabbia della sconfitta. Il gruppo modellato con forse eccessiva ·robustezza, ha il . pregio di ottener l'effetto che la terribilità del soggetto gli prometteva. Un alleo gladiatore, ma questi vinto in ,cam po e non nel circo mette in scrma Ettore Fcrrari, nel suo gruppo Ciim Spa·rtaco piigna1iit. I l grido di libertà del Trace schiavo aveva. sollevato le speranze negli schiavi di Ca pua; la loro rivoluzione divenuta ben presto una guerra , minacciò Roma stessa , ma . poi doma ta e morto Spartaco valorosamente, i rivoltosi furono presi, martoriati e crocefissi . Quello di Ettore , l<errari ha le traccia dei tormenti e della morte su l volto, la sua· testa -rasa cade , in avanti, le nerborute braccia son contorte e legate. al tronco, il petto n esamine. Nel silenzio, presso qu.el l'irnriccato, una donna è venuta a pagar nn dr~bito di riconoscenza verso chi è morto per la causa comune; sposa o figlia, certamente schiava, ella si drizza sul la ptwsona per deporre un bacio sulla fronte del gladiatore perohè pugnò con Spartaco. Da , persona autorevole in , arte fu contestata l'originalità di questo ,·gruppo :,.senza entrar nella questione, io co,nfesso che sarei - dolente

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MILITARE

LA PITTURA

.che alle altre buone qualità della scoltura del Ferrari non fosse unita anche questa essenziale di esser originale. . .. . Ancora risalendo la storia antica il Dini, l'ultimo de1 classici , ci presenta Epimanonda . L'eroe greco muore con pnsa classica. e accademica, appoggiato sullo scudo e coricato sul mantello ; egh appar-: tiene a quella lunga schiera di eroi greci c_he ci sfilar~no da~anlt .con una monotonia stucchevole, :;empre nudi ma con un elmo gigantesco in _capo. . . . Un'ultima parola sulla scultura allegorica del Riccardo . R~p;imo~t1 .che ha per titolo - Clvi per la patria miwre n on miwre rna:i : e un g10~ vinetto che cade colla bandiera in petto mentre una fama dalle enormi ali lo sorregge . li concetto è assai viciHo a quello del Gloria 'Oictis esposto a Parigi nella sezione francese, ma è peggiorato nel senso che ]e due fi"ure componuono in modo essai barocco; il complesso del. l') . ll' h' ,gruppo viene ad avere una sagoma a )' sgradevole a .occ 10. . .Ed ora, . giunti al Hue di qnesta lunga_, e probi1bilmente noiosa escursione che cominciò dal Pecile di., Atene e terminò nel palazzo dell'esposizione di Torino, questa pettegola che si chiama arte ced~ il posto .pile p~ù ~erie co,~np~gnn ,che occupano la {l~vi,sl(f :' mer~t'.e '.ltl11 "razia dell'ospitalità fa . voti di ayer, presto soggetti nu,ov1 e gl?r10s1 ,da 1 , ai~mort~iar· ~ei m;rmi e nelle tele e ricorda ai militari che S?0,1 essi y;eri autori cl11i ~1uadrj di, battaglia. · . . Lar,Pittnrf. e la pcolt}lr~,s~'l!)iWi.tap.o a ~ipr9~u.r li. t)

·,,,Luglio .,

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1880. •')

\;tTTORIO Tu RT.ETTl

Tenen.' te . cornm-iSS{J;rfo. ·t, • ~


LIBRI E PERIODICI

LIBRI E PERIODICI cc..e o:

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Nuovo quadro analitico di LUIGI As:MUNDo, capitano d'artiglie-ria . - Ancon 1:. Stabilimento Civelli, 1880.

Le• gue•·•·a e • suoi •110:nieHti. -

Si tratta di un libro nuovo, perchè nuovo è il punto <li vista in cui si colloca l'autore per giudicare la essenza della strategia e della tattica. Il capitano Asmundo vuole ribellar.si alla scolastica la qua le, impossèssandosi dei fatti di guerra e analizzandoli, pretende trarne assiomi pe1· l'impiego delle trnppe sul terreno e per quelie risoluzioni logiche, ardite che determinano la vittoria sopra un campo di battaglia. Ciò ch'egli vuo le, è la sintesi di un co1nbattimento il quale va giudicato nel suo complesso, perchè la guerra - secondo l'autore;non ha nulla di determinato; tutto consiste nella percezfone del 1no1nento 01)portuno per aver ragione del nemico, e questa fa coltà di percepire il momento vale tutte le regole fisse ~tabili te dai teoretici. L'idea è ardita ed essa roves~ rebbe senz'altro un sistema enunciato per vero e difeso dalle più alte intelligenze militari. Ma a noi, pur tcuendo conto della wria e copiosa erudizione dell' Asmundo, è sembrato che egli siasi lascia to trasportare oltre il segno da una 'fiducia senza limiti nel valore delle proprie opinioni e siasi figurata la guerra come ~(~ un condottiero di genio fosse sempre lì pronto a guidarne le sorti, come se tutte le battaglie del futuro potessero avere un Cùsare, un Alessandro, nn Federico II, un Napoleone . « Non bisogna guardare agli effetti otteuut.i dalle circostanze attuali di una data situazionf' militare - dice l'autore - e trarne la conse-

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guenza che, nel riprodursi della medèsima situazione, sia necessario ,. attenersi allè regole ' cli e determinarono il buoit"èsito dt uilà battaglia: ' J, Queste s6no id~e ·-precòncette che posson·o divéntar falsé' dà un md- · mento aWaltro per nna nuova applica'zione· della ineccanica alla guerfat · · e per le infinite vicende che possono acéompagnaré Un' esercito in campagna. « E va bene; ma altro è dire che qne~te regole apodittiche non costituiscono tulla la scienza delia g·uerra 'e éhe gli atti risolutivi '· · di !Jssa spai'iano spesso nell'indèterminlllo e s·orio il fruuo del genio del condottiero; altro è affermare che queste regole non possono nè debbono esistere e che a ·nulla riescono tranne a « confondere le i'ntelligenze, ·J" ad 'arf·èstarne lo svi lt'1ppo; a impedir loro di aggirarsi nel campo delle 1 ' libére speculazioni ,>. d, Certo lo ·studio completo della guerra quale lo vuole l' Asmundo è di graudissima utiliLà e ci 5embra noil' solo ingegnosa ma vera la· classificazione ch'egli fa dei, moment'i, in cni può trovarsi tin esercito in campagna e in battaglia. In ca mpagna, un esercito può avere mo- :. · menti di preponderanza numerica e cl'ì'posi,zione morale: in battaglia, può attraversare varie fasi ch'egli chiama « momento strateg-ico, tattiCO' e decisi·vo, dimostrando come il genio del condottiero consista nel percepire quei tre momenti e nel trarne fuori il suc_c~sso. L' autore ha ragione; è impossibile stabilire in modo assoluto le condizioni' di sviluppo dei dne momenti strategico e tattico; es:,e dipendono da , un ctimulo di ·circostanze che posson6 variare col variàre der inomenti ;di preponderanza nunierica e di posizione morale. Impossi.i. bile', poi, prevedere il momento dedsil)o, iinperocchè es~o è impreJ. vidibile, e111erge sul ca'rnpo di batt[lg]ia e tocca al genio. del .cat1!tand non solo il percepirlo, l'afferrarlo, il costringerlo a clar la vittoria · 11 ma anche - così dice l'autore - il crearlo. '!. Il momento deci,ivo d'una battaglia può esser. creato , è vero; ed è vero altresì che.esso è unicamente tattico perchè dev'es;,ere det('rminato dal saggio impiego delle truppe sul terreno'. « La creaz.ione del momento dice egregiamente l'Asmundo - dà in guerra effetti più decisivi che non· la semplice conoscenza di esso. Il campo dell'.una è vasto, indeterminato; quello dell'a ltra è circoscritto dal lnomento · st.es:-0. A rari- ' gi1lngere la pr'inw parte fa d'·uop6 delle due /'acollà sublùni d'wi '• bravo generale: lo sp'irito spectilatitia e quello intraprendente,. men- ·, trech'è, per fa seconJa parte, occorrono le facoltà della percezione e ' della risoluzione ,>. Cosicchè, sia per la cre~zione, sia per la conoscenza del momento, occorrono facoltil superlative che sarebbe troppo richiedere a cia$CUU ANN@ X::tV 1 VOL. 111.

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LIBRI

r::

generale. I grandi capitani nascono a d!sta? z~ di secoli, ~d è ·assa~ 1: 58 , morto Napoleone, sorg3va Moltke. Grnd,chrnmo dunque 1 pro~lem1 della· guerra secondo le facoltà norm~li d'ogni ganera_le, le quali, fra i migliori , non possono presentare ddfore~ze note:oh. . , Qual base daremo mai ·a questi generali pe1· abituarli a creare e a conoscere i momenti di guerra'? , Noi, in realt1, potremmo dirci abbastanza for tunati se og_ni comandante sapesse cono;;cere il ~nomento decisivo di_ una batt,agli_a ~ valers~ne per la vittoria , anche senza avere la sub~1me facolt:i d1 c1earl~ .. E-~ questo punto che tendono gli insegnamenti nell e no~tre scuole m1}1tari.' felice l'Itulia, poi, se un ufliciale, ll$Cito oscur_o ~la queste scuole, avra tale un clono d'ingegno superiore, tale nn gen io 1utraprendente e prepotente, che faccia _cli h1i_un_?ra1~ c_ond?ttie_re. . .· . I l còmpi to dagl i 1~titut1 m1htar1 , ti ~omp,to _degl'. ~c11Uo'.1 che _lavorano a scopo educativo non è quello cl , fare dn, gern : 1 geni non li fa che Dio, sieno essi Ces.are o Newton, Nnpoleonc o Raffaello. . . Se dunque ne.Ile scuole s'i nsegna che cb_i f~~t i di guc:·ra, ~nali_zzat1, possono trarsi norme determinate, sia per Jacil1ta~·e la v1 ttorw , sia pe'. im pedire la sconfitta, egli è che la conoscenza d1 queste .norme P:lD essere di aiu to grandissimo a nn generale in campagna e rn b_attagha. L'autore stesso riconosc} che gli scola~tici vogliono non la dimostrazione assoluta ma rauionata delle cause e degli effetti di una data situazione mil itare. Non si dice dunfJne che, data n\rn caus3, ne debbano sempre venire identiche conseguenze; si dimostra , piutto;to che, nmmesso il riprodursi di una situazione di guerra osser~a ta, ~iil nello pagsate campagne, può essere utile valcr3i di quell'es,Hnp 10 C nC.OfJ'Cl'0 arrli atti risol uti vi che allor~ pDrta rono fortun a oppure a quegli espedienti di clifosa che nitra volta riuscirono proficui. Che vi sieno in guerra regolo da cui nn gc1H:r.1le non. può i:~ip3rtir$i : pena la sconfitta,. questo non è d11 mettersi io _dubbw. _esempi nbbond,rno e ad ,un erudi to come l'Asmundo non e necessario d1 rJ.m111;:;ntarl i. Del resto in moltissime pagine del suo libro egli non fa che produrre esempi ~torici che stanno contro la tesi eia lui s~stenuta ,. sicchè. si può di re che un sesto ::i lmeno ckl volume ha per 1scopo d1 confutare i principii fondamentali enunciati nel ri:11ancnte. . · L'autore stes30 lo riconobbe; ultn c:ho lr!sscro il suo manoscritto rrlie lo avvertirono (1). Ma ci si scu;a dicendo che cr quando si viene l) • <l. all'nsame di una combinazione di guerr.1 bisogn'.I neeess:1riamen t:i 1-

?I•

(I) Ve di l'introduz:onc ol volumo.

PFfUODICI

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mostrare la utilitll e gli inconvenienti di essa e se taluna fiata l'utilità appare maggiore dei difetti che presenta , ciò non vuol dire che qualche differenza in favore costituisce una re.gola ,,. Ma nllora, a che studiare le guerre pussate? Se non ci è proprio nessuna ragola determinata di buona guerra, perchè non bruciamo noi i libri cl i Federico II, di Na poloone, cli Jomini , di Clansewitz? D'altronde, gli esempi citati fanno qualche cosa pi ù che stabilire delle differenze a vantaggio di certe regole: essi ne dimostrano, addirittura, l'utilii:t assoluta, nffarmando che da certe norme non è possiùi le scostarsi senza esp:arn crudelmente l'errore. Non vogl iamo cntrarn nella pi>lemica imp:ignata da ll'autore n proposito cli certe defin izioni del colonnello Niccola l\fo rsr>lli. Scrittori come il Marsell i si difendono da sè; ci limiLiamo solamente a notare che alcune frasi di questa polem ica e.i hanno alquanto im pressionato, sem bra_ndoci cli'esse non racchiudano tutta la deferenza che gli scritti di si riputato nome si meritano. Notiamo qualche coutradizione. Dop:i aver cele~rato la condotta di Napoleone ad Ansterli tz per aver prolunga to più di sei ore la battaglia onde aspettnre pazientemente che il nemico gli offri~::;e, con una fa lsa mossa , il momen to decisivo dell'azione, più avauti afferma cho 1 « condurre 1a battaglia in modo da prolungarla per delle ore sfmz:i. decidersi ad alcun grand'a tto risolutivo /\ il massimo errore che si possa commettere, imperocchè il nemico · potrebbe ricrwern rinforzi e la vittoria cangiarsi in sconfitta ». L' Asrn undo pad a pure dell'importanza del quadrilatero dal punto di vista delle op:!rnioni di difo.;a . Eg:i crede che il passaggio del)' Adige costitu isca nn momento strategico e tattico della piu grande frn portnnz:i e che si debbn fare ogni sforzo per · preparnr.:;i favo revolrn ente al nostro sistema di di fesa . Non riticne, ehe iI possesso della - val lata del Po equ ivalga, pel nem ico, al possesso del regno e, dimostrando clic Jr, piazrn di Piacenza e Bologna sono facilmente girabili, vuole una Pistoia-Bologna. Parte pregevole del libro ci sembra quella in cui l'autore discorro dcì m1menti m'Jrali di un e:;ercito. Egli prende in disamiua tutto qunnto si ri ferisca all'educ:izione morale del saldnto, a principiare dall 'influenza che uu comandante deve esercitJ1·e sul!~ sne truppe o ~cendcndo poi alle ricompense, al le pene, allo spi1ito di corpo, alla disciplina, alb raligione , nll'onoro, al p:itriotti$rno, alla gloria : e ci uniamo a lu i cli grnn cuoril nel di!plorara eh ,) n~I nostro esercito non si c~rchi abb:istanzu di cducara il cuor,) <lei soldato.


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LIBRI

Non siamo d'accordo coll'autore, però, quando afferma credere più efficaci 'le punizioni materiali delle punizion i morali. È coll'agiré sul morale che si formano i caratteri : le punizioni corporali degradano ruorno; le morali lo redimono. Un'ul tima osservazione. Il capitano Asmundo pararrasa il motto di Napoleone « Una n nz·ionc deve ccimb'ia1·e ogni 10 ann'i il suo sistema di guerra » e dimostra come il condottiero il quale ha.saputo opporre un sis'terna mi litare nuovo ed energico ad un altro vecchio e debole, , ha avuto scmpro ragione dell'avversario. L'osservazione è giustissima. 'Dalla scoperta delle armi a fuoco in qua abbiamo avuto tre difTereuti sistemi di guerra: ordine sottile o sistema di cordone; urw della massa preponderante su alcun punto speciale della linea nemica; sistema delle masse ·avvolgenti. Jcua 11011 è pi ù Rosbach - dice l'A.sin undo Sédan non è più Je11a : ed è vero, ma non scordiamo che, cli fronte alle grandi innovazioni introdotte in queste tre epoche, stanno tre , grandi nomi: Federico Il, Napoleone, Moltke. Auguriamo all'lt,alia che sol'ga l'ra noi uno di questi geni r, con esso un sistema nuovo di guerra, tutto nazionale che, n,d futuro, as.: sicuri la gloria delle nostre armi e consolidi la nostra indipendenza; Noi ci contenteremmo, frat t<l.n(o, che gli Itoliani sapessero, in una guerra , pensare o combattere come pensarono e combauerono i Prussiani di W i.irth e <li Graveloue.

E PERIO DICI ,1f

. F~1ron_o 1M gli anim_ali presentati da 50 .esposi,tori , d~ll~ . grovmc1e d1 Palermo, Catania, Caltanissetta e J\'lessina, sebbene mann ,ç11ssero affatto espos~tori delle altre ll'c) provincie dell'isola :' Sirac~sa, 1 Gir?enti o. Trapani . . Onde il capita~o Forte J)en a ragione esylai;n,a : ricco di an imali {con soli 50 1 « Che se il present.e concorso è sta~ t spositori di , i proyincie, cp~a sarebbe stato se in esso vi fossero con1 corsi tulli i produttori ed allevatori dell'intera isola? » I 15i animali, appartenenti alla classe 3• equina si st:dct"i; idono così: Cavalli e, cavalle Muli e mule. Mini

Tutto ciò che concerne l'allevamento cavallino non può a meno d'intercss:ire vivamente l'esercito, il quale r11ppresenta il princip:.1 le compratore di equini. È sotto questo pu'nto di· vista cito il lavoro del capitano Forte ci sembra meritevole di considerazione, come quello che' in poche pagine ci offrn una chiara idea dell' industria cavall :na in Sicilia, e contiene utili e pratiche proposte per iJ Ù1iglioramen to delle razze cc1uine sicule.

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e precisamente : Stalloni Cavalle seguite da lattoni Puled ri e puledre d'anni due Puledri e puledre di 3 e i anni 1 Asini stalloni Mule da 3 a 5 anni Gruppi 5 di •12 e più capi

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B e la~io,ae ufficiale sregU n11inudi.e sposli al c t.uac1u•s1J ,e,1rn1•iò 1•egi1ua,de di Caltn11isett,, ,ael ,nesetli sette1:11b1•e de11S~9 pel capitano F ORTE Lurnr, relatore della commissione giudicatrice degl i animali suddetti. - Palermq, G. Lorsnaide r, 1880.

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Il Forte nota chr. « la razza cr1uina sicula ha origi'uc, nella massima parte, da nobil sangue orientale, che si è trasmesso per moltissime generazioni ed ancora si conserva nella popolazione cava llina attuale, " inclì mette in rilievo lo ottime qualità del cavallo siculo che rende continuo cd utile servizio tanto al possidente e al contadin~ quanto al carrettiere e all'appaltatore di posta. ' Egli è vero che il cavallo siculo non è, in generale, bello, imperocchè ha co llo corto, groppa cadente ed altri difetti; ma esso è ,d?t:110 cli laute buone ~ua~ità che la commissione stimò opportuno d1 raccomandare a tutti. gli allevatori di , tenere in gran conto le loro razze cavalline, e di proporre, per ridare ad e!>se quelle bellezze estetiche e qualiti1 che già possedcv:ino, i seguenti mezzi: 1° Preferire quelle madri indigene che riuniscono mnO'crior{ re0 quisiti per la riproduzione e che non siano imbastardite c~n altro sangue non siciliano. 2° Incrociarle di preferenza con stalloni orientali, valendosi del


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LIBRI

puro sangue i.nglese soltanto per quelle razze destin?te a det~rminato· servizio, e con cavalle le quali per statura e per forme abbiano dell'omo1reneilà con l'incrociatore. · 30 Dare un buon nutrimento sia alle madri sia ai puledri; non · tenere questi ulti mi nei primi anni _di vita , cio/~ fino al secondo ~ terzo anno, al pascolo permanente, ma ricoverarli io a.do.tti capannon~ durante i rioori dell'inverno, e nel cocente esto.te, ed rnfine sottoporli a lavoro moderato, in rapporto o.lla loro età e nutrizione, sino a che non abbiano rao,riunto un compiuto sviluppo. Nè questo è ~~tto: il relatore a nome della com~issione si riv?lge al governo, e sottomettendogli che in Sici lia hav~'J u~ia popola~10no caval lina di 57,222. capi, fa voti perchè incoraggi gli allevatori col rendere rimuneratrice la loro industria. « Le corse, le esposizioni agrarie, i prem i ( dice giustamente il Forte), sono incoraggiamenti, ma non influis~ono po~entem~nte e .la1~gamente a da're il tornaconto allo alleva tore m una mdustna cosi chspendiosa . Il vero incòraggiamento ed il vero tornacon_to all'alle~atore (che sarebbe anche tale del governo) sta nello smalt'.m1:n lo dei puledri a prezzo rimuneratore all'eù di due e tre anru, rn una <lata epoca dell'anno ». . • .. « L'allevatore non può tenere inoperoso il suo prodotto al di la dei due anni, e perciò non trovll ndolo a smaltire alla detta .eù, o lo sottomette precocemente al lavoro o lo vende pèr essere con_dannato a tal fine; nell'uno o nell'altro caso il prodotto Ya a perders1. « Invece llCquislando il governo i puledri della etil di due e tre anni e seguitando ad allev:)rli in un suo deposito di allevam.en_to, conserverebbe tale produzione cd invogli,~rebbc ad allevare e perfezionare lo allevamento ». Il Forte pertanto, ricordll che tali compere . servirebber_o con~e~ nientemente per le rimonte dell(I cavalleria legg1era; che pl1 acqmsl! si potrebbero fare nelle fiere di Lentini , Agira, Castrogiovanui, T1:oina , Cesarò, Piazza Armeriun, Canicattì, Ca ltanissetta, ecc., e conch1ude : << La co,nrwissìone agg'iunge a-i, suoi vot'i anche quello : che il go-verno vogha 'impianta.re un deposito di allevamento in questa fertile isola, dal quale potrà trarre moll'i uti/.i cat,alli ogn:i anno pel .

ser·viz,i,o dell'esercito, a prezzi niode3t·i, onde così non essere o/J~ligato importarl-i dall'estero ,,.

E PEIUOO ICI

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studio militare di CuNJBERTI capitano di fanteria • .- Palermo, t ipografia di P. l\fontaina e C, 1880,

1,,,. Spetli~aone dei lflalle,

FELICE,

L'impresa di Garibaldi nell'isola di Sicilia fu avvenimento di form e così straordinarie, così fantastiche che l'immaginazione de'gli Italiani ne rimase vivamente colpita, e colle qualità poetiche dei popoli meridionali, non potè sottrarsi dal circondarlo in parte del m1}raviglioso della leggenda . L'elemento leggendario, cbe tanto rapidamente si di,;tcnde e mette radici nella coscienza popolare, oscura i criteri 1-torici ed arresta i passi della critica e dell'esatta narrazione .·de' fatti. Oltre di che i moti in:rnrrezionari, per il loro rapido e talvolta vertiginoso svolgimento, non hanno tempo di lasciar traccie ' di documenti uflic.illli; sono il soffio impetuoso dell'aquilone che incalza, respinge, fuga le nubi e si tace. Tutto ciò impedì sinora clie il fatto meraviglioso fosse conosciuto nèlle sue prnporzioni naturali , in tutta la verità dei suoi particolari, i quali non iscllpitano punto in grandiosità, ancbe spogliati degli abbellimenti della fan'tasin. Ogni scrillo, che si provò di racconrnndare alla memoria dei posteri, o sempl icemente di ricordare ai contemporanei· il grande episodio del risorgimento nnionale, si è risentito di cosifatti impedimenti; L'eroe dell'epopea, lo stesso generale Garibaldi, non è stnto più in grado dopo parecchi anni di ritesserci con precisione il racconto dell'opera sua; il Durnas padre ne fece un romanzo; dlle storici di polso che ne scrissero appena esso fu compiuto, il Riistow ed il L€'cornte, non sono privi d'inesattezze r di errori, ed il Rustow fu attore importante nel successivo corso della campagna. Il capitano Cuni bcrti dopo lunga dimora nell'isola, riconosciute e studiate attentamente le focali1.it, vagliate le tradizioni popolari ed i racconti storici con una critica giudiziosa e imparziale, offre ora al pubblico una narrnzione assiti più esatta delle precedenti intorno fa spedizione dei Mill1!. Senza. escludere la parte politica, il che non era consen tito cbtl'argomento, questo lavoro è essenzialmente di carattere militare, e per ciò non è lieve l'utilità ch'esso ci reca. Quali insegnamenti avevamo noi tratti da quella impre;;a guerresca? Conoscevamo tutta l'importanza militare delle località di quel teatro di . guerra ovo si marciò e si combattè e di quelle altre in cui si do-


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LIBRI

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'\'eva marciare o combattere? Quali furono gli errori commessi dai belligera,nti, quali gli atti e le mosse ingognose, o ardite, o dj geajo? Quali i fattori morali che rispettivamente contribui rono alla yiuoria ed alla sconfitta? La nuova ed irregolare maniera di combattere del vincitore ru una dello cagioni del buon successo e può avere esercitato una qualche influenza sulla tattica odierna ? All'esigenze ed ai quesi ti testè formulati, ai qunli av1:emn10 potuto 1 ,1 aggiungere .i ltri molli, risponde brevemen te, ma quanto può bastare , per formarsi criteri esa tti intorno al primo periodo della campagna _ del 1860, l'opuscolo ciel capitano Cuniberti. Il !lleccanismo del lav;oro ~ /i: sem plicissimo : nel I' Intro4uzione si danno le notizie storiche çhe concernono Marsala; si descrivono lo stato dell'isola prima dello ,, sbarco di Garibaldi, la partenza della spedizione o lo sbarco in {Luel _, porto, non che le forze dei belligeranti. Considerata la campagna dglla , sola Sicilia in due periodi distinti, nel primo periodo si narrano le , operazioni di guerra dallo sbarco a Marsalu alla convenzione ~li ,Palermo; al ln narrazioue tengono dietro alcune considerazioni militµri sulle operazioni del primo _periodo: nel secondo pe1°iodo .continua il racconto delle operazioni ·di gnorra dnlla conveoiione di Pulermq a tJ quella di Messina ,a cui fanno seguito le considerazioni mibit,q ri snile opernzioni del secondo pol'iodo. Dopo ciò in apposite secl~1~rgngouo svolte parecchie consid-erazioni taUiche di carattere genera\e e ,! deduttivo dalla c.impagna esaminata, ed altre considerazioni 'i-n,tor1io • alla d:i,f'esa generale dell',i-~ola. Il libro si chiude.con quattro note:,rt\.) Verbale della seduta del Decurionato di Salemi che invita Garibajdi ad assum8re la diuatura del paese ; Il) Decreto del generale che diclti~ra v, cli as::;umere la dittatura; C) Convenziono cli Palermo; D) Convenzione di Messina. 1

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.t.n,nuiroo seientifieo ed ~nd••strètde. Anno XVI. 1879. Parte 1•, 2•e 3". - Milano! Treves. 1880.- L. 14.. ,

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Il direuore dell' ..tnnuario, , sollecito dol decoro della sua i!Jlpr§~a, convia,to che il render cont-0 delle scoperto o dei progressi che si r, fanno nei diversi., rami della scienza; ,.è assunto impossibile pqn,çhè ad un .solo ad un numero ristre~to_~di ~cri~tori a!Tìùava a pai;,cc<;hie distinte per;;one, note per !a loro instancabile ed intelligente attività,

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la compilazione delle singole rassegne. E siccomo il wisci~to ;Javorìo scientifico richiede. spazio sempre maggioro, così l'Annuario • . , ,, , di (Jlfest'anno consta di ,tre parti: 1 La prima parte abbracciu: la fi~ica, la chimica, la meteorolog,i a e fisica del globo, la paletnolog_ia, la zoologia e l'anato1nia comparata. La seconda parte comprende: la botanfra, la geologia, la mineralogia la p11,{eonlologia, la med;icina, la çhirurg,ia, l'agraria. r · • I , La terza parte contiene: la -meccanica, l'ingegneria e la'Do1·i pubbl-ici,, , le industr·ie ed applicazioni scientifiche, la tecnologia mil-itare, la marina, la geografia, la sta,t'Ùitica, conco1·1;-i, espos'i-z'ioni, necrologia.. La tecnolbgia militare (Clavarino) tratta: . 4° Dei modi di accrescere la resistenza delle artiglierie. Le qui:Slioni svolte in questo capitolo sono le segLtenti: Non basta accrescre ·1a grossezza delle pareti. - La pressione vn diminuendo rapjdamente dagli strati interni agli esterni. - Rappresentazione grafica della i-esistenza d'una bocca da fuoco in un sol pezzo. - . Modi di aumoutarne \a resipteuza. - Principio delle tensioni iniziali. - Artiglierie cerchiate; sistema seguito in Italia: Parrot, Krupp. - Artiglierie a tubi _ forzali; sist.oma Armstrong, Frasor, Withworth. - Principio delle elasticità variabili.. - Si~tema Pnrson, Paliser, olandese. 2° Delle artiglierie scomponibi li in più pezzi. - Artiglierie cl'as• seclio: cannoni da 8 pollici e mortai da 9 pollici russi.-:-- Artiglierie da montagna: cannone Le i\iesurier, A.rmstrong allo studio in Spagna. - Cannoni l'l\Ssi . 3° Il cannone da corazza Krupp. - Descrizione del cannone e dol meccan ismo. - Esperienze eseguito alla fine del ·1877. - Con_., siderazioni sui risultati di questo esperienze. - Altro esperienze del 1878 . - Recenti esperienze del 11879. 11 i 0 L',1rtiglieria all'esposizioM di Parigi nel ·18~8. -:-- Affusto da i cem. rn del capitano Scherer. Spoletta a percussione olandese. 1 J\.lzo prr il cannone da -12 cent. bronzo rigato dell'artiglieria dei Paesi Bassi. -Alzo dell'artiglieria spagn\lola poi cannone cerchiato da cent.15. 5° Nùtizie diverso. - Lo scoppio del cannone da 38 tonnellate del ., Thunderer. - Il cannone da 1100 tonnellate dell'artiglieria itali~na. , - Maglio a vapore da 80 tonnellate del Creusot. - Areostati per uso di guerra. ; Come si vede l'Annuario scientifico è sollecilo di tenere i pr~pri lettori al corrente delle sc,operte e~ innovazioni mil it<1_ri , lo suali o perchè hanno stretta rel::izionc coll'inclu.;;tria e porchè toccano ì più vitali interos."i della nazione, cessarono di formare oggetto di sludio esclusivo degli uomini di guerra.


LIBRI 266 Cogliamo questa occasione per completare le notizie date nella nostra Ra$segna tecnologica militare wi cannoni scomponibili i quali sembrano specialmente destinati a sostituire l'armamento delle batterie da montagna. Circa i progressi fotti nella fabbricazione di queste nuove armi, si legge nell' Annuar'io scientifì.co: « La evidente neçessità di trasportare le artiglierie da montagna a dorso di mulo o di cavallo ha sempre imposto, per esse, la condizione di un peso poco diverso dai 100 chilogrammi. Per qnanto si possa jn montagna rinunciare ai vantaggi del tiro radente, e quindi a quelli di una grande velocità, per avere un pl'Oietto di {l'eso non tanto piccolo, è fuori dubbio che la potenza e l'efficacia di tali bocche da fuoco sono limitatissime. « Ad aumentare questi dati senza rinunzi3re al someggio, unico metodo di trasporto possibile sui sentieri alpestri, si imaginarono cannoni scomponibili in più pezzi. « I primi Ml l'epoca nostra furono ideati dal colonnello dell'artiglieria inglese Le Mesurier. Ne furono costrutti due dello stesso sistema , l'uno leggero, del peso di H5 chilog., e l'altro pesante 2.95 chilog. Ciascuno di questi si può scomporre in tre parti: volata, culatta ed anello port3-orecchioni; che avvitato al punto d'unione colleg;i solidamente le due parti. Due muli trasportano il cannone leggùro, tre il pe.sante. Essendosi però stabilito che nessuna delle parti componenti potesse pesare più di chilog. 9,1, sembra che il cannone pesante sia stnto messo il! disparte. Le esperienze folte a Woolwich riuscirono soddisfacenti sotto ogni rapporto: l'unione del le varie pnrti fu fatta rapidissimamente, in men di un minuto, e nel tiro il cannone mostrò, buone qualità . Le prove continueranno à Shoehurynees. . « Anche il signor Armstrong costruì un cannone da montagna scomponibi le, il quale venne acquistato ed esperimentato dalla Spagna. Questo cannone ha il calibro di mili. 63 e pesa chilog. '168.500. « È formato da tre parti distinte: due tronchi di acciaio che uniti 1nsieme costituiscono la bocca da fuoco propriamente detta; un cerchio di ferro battuto che porta gli orecch ioni sérve a tenere uniti i due tronchi di ac~iaio, a tenere composto ed a completare il cannone. Il primo tronco comprende la culatta, la camera e la parte d'anima Dno al punto che corrisponde all'asse degli orecchioni, alln qnale estremità è fatto esternamente a vite per un breve tratto. L'altro tronco forma la volata tronco-conica, terminata all'estremitì(corrispondente all'agse degli orecchioni con un ingrossamento cli diametro che forma all'esterno un risallo. I due tronchi si compenetrano per una lunghezza di ~O

267 millimetri. 11 cerchio ad orecchioni che unisce i due tronch i, ha internamente ed all:i parto anteriore un risalto e dall'altra è fatto a chiocciola in corrispondenza alla vite elci tronco di culatta. Que;;to cerchio ad orecchioni si colloca a posto introducendo in esso· il tronco di' volata per la bocca e facendovelo scorrere fìnchè la chiocciola giunoa all'alteiza della parte vitata del tronco di cul3tta che si colloca in s~gu!to; allora, mediante cinqne giri, corrispondenti ai cinque vermi clt vite, la bocca da fuoco è composta e pronta ad essere incavalcata sull'affusto per lo sparo . Per bene assicurare il cerchio ad orecch ioni ed , impedire. che si .svi.Li, debbono darsi con un martello alcuni colpi all ~no deg!1 orccch1on1, che si ricopre , per non guasta rlo, con apposito manicotto. Per comporre e scom porre il cannone, lo si appoggia per la cul3tla su di uno zoccolo cli legno Osso tra le cosce dell'affusto. In questo zoccolo vi è un foro guernito di· ferro in cui entra il bott?ne (!i culatta~ viene così impedito al cannone diginH'e allorquando s1 strmga la vite del ce;rchio ad 01'ecchioni o quando questo deve s,vitarsi . ,, La lunghezza tota le del cannone è di ,im,508: esso lancia una granata ordinaria munita di turvvento del peso di chilog. 3,200, ed uno shrapnel, col l3 carica di fazione di 0,600 . .Per apprezzare le condizioni di tiro di questo cannone, si recero con esso due serie di spari a granata a\le distanze di ,1000 e 2000 metri, ottenendo in t•ntrambe egualmente una no tevole precisione. « La velocità inizia le fn in media di 1.'19 metri. Altre dne serie di spari si fecero alle distanze di 980 e 2.000 metri collo sh rapnel munitodi spoletta a tempo e si ebbero pure risn lLaLi soddisfacenti. Rimaneva a vedere se per riunire le varie parti che compongono il can none non occorresse un tempo maggiore di quel lo che le circostan7.e cli guerra possono permettern nella maggior parte dei casi. Ed a tale scopo si effettui> la prova materiale di scomporre e ricomporrtl la bocca da fucco. Un operaio inglese i$trui in poche ore IJUattro c,1nnonieri cli ordinaria robustezza. Fatta la manovra per tre volte consecutive con questi soli cannonieri , si ottenne che stando a terra i due tronchi (volata e culatt'.,). del cannone o il cerchio di orecchioni, si riunirono le tre parti e s1 mcavalcò la bocca eia fuo co su ll'affusto in 35 silcondi. Trovandosi invece il pP,zzo in batteria si <;Cavalcò il cannone e si separarono lo sue tre parti, lasciandole a terra, in 2.7 secondi. « Secondo l'Engineer; l'Armstrong avrebbe giil costruito un secondo modello di cannone da montagna scomponibile, il quale differirebbe nel peso da quello provato a Madrid ('18~ chilog. invece di 168), e B PER10DICI


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µie,qiante, ~n ,cqngegnp speciale il, tenrnA ri~hi~sto p~r la compo,~)&iqqe e sco,.qipo.sizion~ non sarebbe in ogni circ,ostanza cl)c di 35, a ,i-O s~çom:li . .i:J 1, < Ì Ultirnaqienw)r~.Ru~sia fu, stabili to, ,dql comitatq cl'~r~iglieria cJ,i v_orre r,~, 1al)p s\4di9 \l!J. pa.qnpnc da montagna scon;iponibile çlestipaw,.è.\ so~ti,11 tt~ir.e , que)lo in brq1)zo da tre .l) bbre (Ret.), attljnlmenfe iµ _ s,e,i~Vii.~io. Alla nµova bocca çl~ fl).oco sarebbero impost~, le condi.zi,oni seg~~JJti: 11 ,,,·ca.Jil,iro com greso, fra mili .. 63,JS e mili 73, 1, :t,>eso d~I p,roiettp cl\ju111 logrammi i,095. Velocità iniziale minima i 12 metri. Peso massimo della bocca da fuoco chilog. 180. . 1 1, « Il cannone deve essere d'a~ciaio cerch iato: le due parti nel)e qq,ali :; sj scomporrà non devono pesare più di 90 chilog. ciascuna e non ,; superare in totale la lunghezza di 1,0 16. In quanto .al sistema di cl\iu~ura se ne proveranno due, quello a cuneo e quello a vite : le esQe~ienze che si faranno deciçleranno qual(} dei due ·sarà da preferiJ;si. ., , All'epoca della, compilazione di queste notizie sui cannoni s.componihili non erano ancora éonosciute, le e:;pezienze fatte dal Krupp {~on ; u,na bocca da fuoco di simi le genere di sua fabbri ca . Eccone la descrizione: , , , i, 111 Bocça da fuoco. - Calibro , 65 mili.; lunghezza della bocca da Cw~co mi li. 1800; lunghezza dell'ani ma 1660 mi li.,; pesq ,della bocca da fuq_co 1 , con l'nuuratore 180 chilog.; numero delle righe ;12, loro profondità mil i. 1,00; larghezza delle righe H-,5 mili.; rigatura progressiva.)' La bocca da fuoco completa consta di 3 parti: la posteriore col con, gegno di chiusura, l'anteriore ed il cerchio d'orecchioni. La p~rte r; anteriore si introduce nella posteriore per nua lunghezza eguale._ a u quella del manicotto che guernisce quest'u!Lima nel punto c1:unioµe , ,.. a render salda la quale serve il cerchio d'orecchioni eh~ s'avvita su ,,. entrambi i tubi. ' ., q .t La bocca eia fuoco si trasporta divisa. in due parti su dorso 4i ID\110 , o di pavallo; il loro peso è pressochè uguale, il congegno cli ·chi(!S/-jl'a 1 ,: resta applicato al tubo posteriore, ed il cerchio cl'orecchioui a. quello ..·,,anteriore. Le ,st~perlìci lavorate a vite sono protette da un tappo, ri~pettiiramente1 da una cassula di ottone. Jli;I Ìtt''' .4fftt,Slo. - L'affusto· è .costruito sul· sistema di quelli acl,ottati dal t,i Ki'upp pyr _le artiglier-ie da <;ampngoa e pesa (senza timqne) 18·1 chilog.; esso permette un'ele\'~_zione di 20° ecl un'in_dinazione di 8°. , c. Nel trasporfo si qaricano le parti lì:;se, cl.1c costituiscpno l'il).telaiaf.mWr,a, ,s,u di w;i quadrupede (10:2.,5 ~hilog.); l'as;,e~ le ~uote. ed il til\WPe .(t00,5 1chil9,g.) si 1add~~?qPR su d'un ~nrn~pf1 q1w9rup,ed~un Muni;z ioni. - La carica di fazione è stabil ita in O, 75 chilog. di polvere 1,

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da cannone; le granate e gli shrapnels pesano >i-,.f chilog. e misurano, unNòrlglrézza di'3,38 'calibri. Il nuovo cannone, sottopbsto ad espe~ · rienze di tiro al pol igono di Meppen, nei mesi cli marzo èd aprilè ' ~ 880, 'i.liede una velocith iniziale di metri (~ ,15. Con un'elevazione' di 6°.18 ;la gittata risultò cfi metri 25{H,6; a IOOU metri didistanza' si '' mise il 50 ¾ dei colpi in un ber~aglio alto metri 0,625 e largo ' metri ' 0,7t0; ed a '1500 metri in tin bersagli.o alto mteri 0,906 e largo : metri ·1 ,,i.96. " Alla fine di ciascun giorno il cannone vc,niva scomposto e quindi di ni.10\ro messo assieme; la · prima operazione si compiva in ,15 a 25 secondi, la seconda in 30 secondi. E,sendoci impossibile cli dnre un'idea, sia pure ristrettisima, di ciascuna mate~ia, ci limitiamo a far conoscere gli autori delle di vetse rassegne; 1' il pubblico studioso vi troveril nomi conosciuti e stimati in Italia ed all'èstero. Essi sono i professori: Hiualcfo Fe.rrini, Luigi Gabba'. P. :s. Denza; Pompeo Castelfranco; G. Gavanna; Federico Delpino;' Giusep·pe 'Grattarola; Dante Pantanelli; Francesco Pirovano; Achille •. Antonio TLtrati; A. {}alanti; Gio.vanni Sacheri; Luigi Trevellini; Guido Vimercati; A.: Clavarino; A. Di Rimiesi; A. Brunialti; L. Bodio; G. Caloria. Nel te.;;to sono incise 5,t lìgure; di esse 23 i:appresentano cose inte·' ·11 ressanti l'esercito e la marina. 1

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(Elude stralégiqiie et tact1:que des opérations des armées russe et tu1·que en Europe, en Asie et sur les cotes de la mer Noz're par

La Guerre d' Oa•ient en 1S'1'1-tS'ZS.

un tacticien auteur de plusieures ouvrages militaires). Paris, libr. Dumnine, 1879. Ecco una fra le lodevoli n:lazioni dell'ultima campagna turco-russa. Olire alla buona disposizione, alla ordinata condotta Ml lavoro, agli appunti e chiose di persona competente, vi è un ricco corredo di carte ' illustrative fornite di note e clati uti lis~imi. Il primo volume si divide in tre foscicoli. Il primo incomincia colla enumerazione delle cause della guerra e colla descrizione del teatro in E1.iropa. Entra quindi /l dire della mobilitazione dei due


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eserciti, dei preparat1v1 per l'ingresso dei russi nella Romania e dei primi fatti di guerra. ·u pa:saggio del Danubi.o fu una bella ed ardita impresa. Il punto topograficamente era as,a1 sfavorevole; ma non stava nei Russi lo sceglier meglio, specialmente perchè volevano seguire la strada segnalata. già da Moltke, come la più vantaggiosa per un esercito d'inyasione, quella cioè che valica i Balcani al colle di Schi pka, tra Kasanl~k e Gabrova .. « Ora, per arrivare in quest'ultima citt:1 (osserva I autore) non v1 son.o che due strade, l'una proveniente da H.uts<:huk, l'altra da Nicopoli .. Bisognava adnnque.; per nec.essità ineluttabile, forzare il passaggio presso l'uua di queste due cittù, od almeno nel triltto del Dan ubio che le riuni~ce, lungo non più d'un cen tinaio di chi lo metri ». Fu in foccia a Sistowa che si pensò di tentare il passn"oio, perchè . I' . . oc:, non I ontano d1 • a si rimarcava l'imboccatura del Tekir-Deré, uno dei punti1 aborclabili, :;;e non il solo, della ri'va turca in cruei para,to-i1 t;){?, ma 'altczz~ cle! le ac_qne e la per~istenza delle inondazioni fecero per un momento rinunciare a quel piano, per rivolgersi a Nicopoli. Le lùntczz:' del conc~otr~mento avevano frattanto dato il tempo nlle aeqne cli nbbnssars1 : 1onde il proposito dei Russi di far ritorno a Sistowa . . Ma tutti continuarono a credere, e i Turchi pure, che Nicopoli fosse 11 punto prescelto. E ncces~iti1 snprema im poneva di agire per sorpresa. All'uopo si ricorse nll'impiego dell'artigl ieria ; e quest'arma, cho noi passaggio dei fiumi ebbe sempre un còrnpito dirotto nssai importante, si vide questa volta incarica ta d'unn missione nlquanto dive~·sa dalle sue tradizioni. Si decise cli bombardare simultaneamente Rutschuk e Nicopoli o di fore credere co:;ì ai Turch i un attacco od un ten tati vo d'attacco su questi due punti contcmponrneamentc. Davnnti Ilutschuk furono piantate 7 batterio :;;opra una lunghezza di più di quanro ch ilometri cd armate di ~8 pezzi cli grosso ca libro; cannoni corti e mortai rio-ati per il tiro a bomba contro la citt'.1 ; altri pe1,zi per controbattere dircttarwmte le opero di fortificaz ione. Otto nitre batteri,) d'assedio vennero co~trni te in facci:.i a Nicopoli presso Turnu -Mngnrelli; l'armamento, incominciato nelh.1 notte del 9 10 al - giugno, venne continuato la notte seguente o terminato

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!· al mattino. Constava di

1t mortai rigati, di 8 cannoni rigati

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da 24 o di H cannoni da costa di 6 pollici, vale a dire in tutto ·33 grosse bocche da fuoco, condotte con grandi fatiche da Sladina, punto il più vicino della strada ferrata, col mezzo di buoi. Si nggiunsero , a queste batterie d'assed io, altra tre b:itterie (z,i. pezzi) da .cumpagna da 9 ed una batteria di mitragliatrici. Ilenchè le. mitraglia triti fossero ufficialmente nbolite, pure la Russia ne possedeva ancora non per agire in modo diretto contro una piazza, ma per servirsene nel caso che i Turch i, sostenuti dai loro monitori, avessero tentato qualche movimento offensivo contro le posizi,mi russe. I cannoni dii costa erano anzi tutto destinati a tira fo sopra questi monitori, assai incomodi ai Russi per la vigilariza che esercitavano. La cannoniere porta-torpedini, postate nel!' Aiuta, dovevano anch'e5se dare loro la caccia. L' ~~ , un monitore proveniente da Nicopoli discendeva il Danubio,

allorquanrlo il fopco di quattro. cannoni d'una batteria a cavallo stabilita a Flamunda, lo costrinse a rifare prontamente il cammino. L' indomani, un · secondo monitor, proveniente pure da Nicopoli o coli' intento di rimontare il fium e, non fg più felice; una dellll batterie d'a:,seclio già armate lo obbligò a rientra re ed a rifurriarsi nell'Orma. Le nwi' turc;lw riparate nell'Orma e protùtte eia stoc~~te, erano ben al cop1wto dagli attacl~h i dei lnuel li torpedinieri, ma si trovarono completamente immobili . I Russi furono d'allora padroni del cor:;o del fium e. L'azione dell' nrtiglieria nei combattimenti sostenuti fra Rutschuk e Nicopol i non fu clw dimostrativa; divenne protettrice nella grand' isola ci el Danubio. Le truppe della H,~ divisione avevano incominciato il passaggio a Simnit7.a. Non fu un'opernione di viva forza. L'an:glieria non ebbe qui chil a spauara con fuochi incrociati la riva OP,postn; ma non riusci completam,mte, stnnte la conOgurazione del terreno. Tuttavia 5 batterie dn camp:igna (,1-0 ' p::izzi) ve.nner0 a prendere posizione, tre a destra in faccia a Sistowa e dne all'e:;ti·ema sinistra, dirimpetto all' imboccatura di Tc1kir-D~rJ ed allo alture vicine, dietro le quali $i conosceva l'esistenza ciel campo turco a Vn rdera. Tutte queste batLflrio non erano sulle sponde del fiume, ma in una S?CCie di bassa isola , ricop:Jrta e sepera ta dalla riYa sinistra da un · braccio di un centinaio di mlltri di larghezza, sul cpiale ora stabili to un ponte di battelli proYvisorio. Allorquando le sentinelle turche diedero l'allarme dell'avvicinarsi

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E P E R IODICI

dei battelli colle . truppe russe di .sb~rco e che incominciò il fuoco viv'i'Jsimò''ai r inoséhette'ria" tur&d;" l'ardglièria russa c~fcò' cli aìth1rre •.. a sè' le'offesè(1di"distòt'fe l'atterizione dai' battel'li e da'lle zattere! Riuscì 1 così berié it'èll'intento che' soltànto pochi battelli vennèrò colpìti e ca1 " 1' , . lati"''tr fotrdo. ,. · ;'·"' ·t · .. t ' r· I battelli portavano artiglieria da montagna: ed è questo, osserva il taÙico, ùn àltro fotto degno cli: n1Ò'ta 1p'erchè raro' nei passaggPfléi' fiumi . L'artiglieria mssa riuscì a sbarcare, in poco tempo , sei pezzi d' una batteria''da montagna, i quali, una volta a terra, aprirono il fuoco sui tfragliatori riernici a soli 500 metri cli distanza. I du_e altri pezzi della batteria e il loro capo, erano periti . nelle onde con due . ufficiali. .. · · ·· ' · , ' 1' I Rus~i fecero viaggiare per acqua anche gli affusti dei pezzi e perfino artiglierie da campagna: ciò che parve una temerili1. · '' · È spiegato aclunque come l'artiglieria prese una larga parte nella grande operazione del passaggio -del Danubio e attese in rriodo lodevolissimo a tre differenti incarich i, cioè a quello dimostrativo, a quello protettore ed a quello offensi1,o. Il secondo e terzo fascicolo formano la seconda parte di questo lavoro e trattano delle « operazioni in Europa dopo il passaggio del Danubio e fino alla caduta cli Plewna "· In essi sono chiaramente esposte molte considerazioni mil'itari sull'entrata 1in campagna dell'esercito russo ed · importante sopratutto è il ca pitolo VIII delle- • Conseguenze militari risultanti daH'insuccesso della seconda bauagl ia cli Plewna, » nel quale ' si parla eziancl io della spedizione del generale Gourko ~l cli là d1fr 1 Balcani, dal punto di vista tattico e dei risultati ottenuti . · • Aspettiamo fra breve il secondo volume.' 1

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P111•is et ses f'orti/lcat.01111, par EuGÈNJ~ TÈNOT. -

rigi, Germer Baillière, 1880. Quando nel 1874- le camere. francesi accordavano i fond i per le nuove fortificazioni di Parigi, veniva presenti ta come inevitabile una viva· lotta tra gli scienziati militari francesi e tra questi ed i germanici sulFopportnnità e sulla bontà · del nuovo piano di difesa. Tali previsioni peraltro non si sono avverate; mentre i critici mi11

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lirari germanici già hanno scritto molto sull'argomento, francesi, ben poco hanno detto finora. Eugenio Tènot è il primo che rompe in modo completo questa riserva; e lo fa con calma e serenità. Nulla invero . accenna nel suo libro a desiderio cli polemica; il lettore non vi scorge che il predominio d'un solo pensiero, quello cioè, di illuniinare tutti sulla nuova sit1w.zione rnilit(l/re della Ft·a,ncia ·nell'&ventual-ità d:ivna sconfitta alla frontiera nord-est, ed ,insp'irare a,i, f;',mncesi fìdiic:ia ·in ciò che fu . {atto nell'ultùno dec&nnfo pe1· garantire "Parigi da una nuova capitolazione. « È nostro intenclimeuto, dice egli, di cercare la risposta « ;i siffatce questioni in nno studio attento , approfondito delle nuove « condizioni <li difesa di Parigi, ed in un paragone metodico di queste « condizioni e cli quelle imposte ai difensori della capitale nel ·1870-71. « È nostra am bizione e nostra speranza cli fornire con questo lavoro « ad ogni lettore istrutto gli elementi per formarsi un'op inione ra« ziona le "· Premesse alcune notizie sulle antiche fortificazioni di Parigi, il nostro autore si fa -a dimostrare n ' opportunità delle nuove . Parigi, secondo lui, ò esente da tutti i pericoli che :>i vogliono inerenti ai grandi campi tri 11cera ti, mentre ne riunisce tutti i vantaggi . Inoltre, l'importanza vita le che essa esercita su ll'esistenza nazionale della Francia fa s'ì che « Parigi occupata, è la Francia colpita nel cuore; " fortificando Parigi si gnarantisce l'azione dell'organismo dell'int1era « nazione ". Per stabi.lire poi il criterio s_ u l quale doveas1 basare il nuovo piano di difesa, il Tirnot così ragiona: la campagn3 del ,J870-74 hll insegnato che le forti~cazion i del ·18i0, lasciando in potere dell'assediante le creste del vasto anfiteatro che cifoonda Parigi, gli accordavano un sensibile dominio contro ogni sortita ; bisogna dunque a.llarga1·e la zona d!i difesa in m.odo da allontanare il nen11ico da quest' anfìteat1·0 e darr, così, al difensore •il i;antagg-io di scendere ·i n piano per combattere, anzichè sal'i.1·e cont1·0 un nemico in posizione; bisogna. ìnsmmna trnsf'orma.re il carattere p·wra;mente d!i(&nsit'O di P(l/rigi in dli{ensivo-off'ensi'IJO . . . _ . Ciò premesso, egl i conduce il suo lettore a lare un v1agg10 tntorno al perimetro delle nueve fortifìcazioni . I da Li tecnici mancano quasi completamente, ma in compenso vi si trovano in abbon~anza i dati che ri"uardano la posizione, la forza, l'import.anza relativa e la funzi,me l~ropria delle diverse opere, non che il valor_e ~ 1 ~ias~un fronte cli di fesa nell'ipotesi che, oltre alla guarnigione fissa, sias1 n fugiato temiioraneamente nel campo trincerato un esercito mobile. Completa

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A NNO ::CJCV, VOL. IH,

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infine la descrizione ora accennata con . un parallelo molto . p.artictolareggiato tra l'ordinamento militare della Francia e q1~ello della. Germi.mia, col calcolo ap,prossimativo delle forze ncc,essarie per la d,~fesa p~rm!!.nente di Parigi e di quelle che abbi-sognerebbero per investirla in una vent,ura girnrra.. Conchiude postia, « che nelle c,mdiz.i,oni « risp,ett,i,ve att1J.l).li d.rll'ordin,amento militare della Francia e della << Germa1\ia, l'eserci(o tedesco, benchè vittorioso al princip,io d'una « campagna, sarebbe condannato o ad arrestarsi alla frontiera od a ·« marcia,re su, Parigi senza"'speranza d'attaccare o d'investire la piazza « con la cr,.rtez.za,, al contrario, di trovarsi bentosto alle prese sotto « le. sue mur11 co,ntro forze incomparabilmente superiori ».

Llétat ntil.taire 1les pt•incipales 11uissataces étran · géref! a,.e p1•intetnps ile :ISSO, par S. RAu, capitaìne

d'ét11t major. -

Parìs chez Berger-Lvra_ul, prix fr. 4.50

L'autore, già. favorevolrner~te, conosciuto pel suo Aperçii pt~bblicato nel •1877, passa in diligente rassegna gli eserciti uidesco., ingle,e, a.ustro-ungarico, it.aliano e russo ed aggiunge alcune suecinte, ma sufficienti informazioni circa le forze terrestri di alcune minori potenze europee (Belgio, Olanda, Svizzera e Spagna,). I diversi eserciti sono esaminati separatamente, e per ciascuno· d'.essi le osservazioi1i sono raggruppate in dieci capitoli, cioè: 1.0 • Comando su,periore., cd amministrazione centrale . .I:lilancio, pas-. sivo pel ministero della guerra nell'anno 1879. 2° Reclutamento e riserve. 3° Rimonte dei quadrupedi. i 0 Quadri attivi ed ausiliari. Stati maggiori e se1·vizi ammm.hstrati vi . 5° Formazioni organiche delle truppe combattenti. 6° Circoscrizione militare territoriale. Ordinamento difensivo dello stato. 7° Costituzione e riparto dell'esercito moh,ilitato . 8° Traini ed approvvif{ionamenti da guerra e da bocca per . un corpo d'armata mobilitato. 9° Armi portatili e b.ocche da fu,oco. 10° Uniformi.

E PEl:\IOOICI

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L'rmumerazione dimostra abbastania come nel lavoro del capita:no Ran sieno più o meno distesamente couteuuti tntti i ragguagli necessari allo studioso che· brami conoscere o paragonare fra loro le leggi fondamentali che reggono gli eserciti c~teri. II pregio dl'll'opera vale· a scusare latrrameote crualche lacuna od inesattezza quasi inevitabi le , t) quando si tratta di raccogliere e di riepilogare ton forma ch'iara e. concisa le numerose disposizioni ufficiali, le quali non sempre possono essere consultate ed interpretate nel loro giusto valore da uno scrittore· straniero . È questo ptirò nn libro meritevole della maggior diffusione n~i circoli mi litari , giacchè !'aut.ore essendosi in esso limit:ato alla semplice esposizione d;i fatt i e delle cifre, ha riunito in tenne mole una quantità considerevole di dati, che invano si cercherebbero altrove cosi saggiamente ordinati cd esposti . Ci dispiace tuttavia,_ nell'interesse dei lettori, la rnaucauza di quadri sinottici, vieppiù evidente per cln ebbe a conoscere ed apprezzare le TabeUe relat'Ìtve alla costituzione ~egl'i eserciti esteri (edite per cura del corpo di stato maggiore), c1uadri che il ca pitano Rau escluse affatto dalla sua opera sebbene avrebbe. potuto introdurvel i assai utilmente, condensandovi le cifre relative alla forza delle principali unità tattiche sul piede di pace e su quello di g11erra. Facciamo voto infine perchè in ulteriore edizione l'autore possa e voglia cor~ilctare la sua opera aggiungendovi altrettante informazioni anche . riguardo al poderoso esercito a cui esso appartiene.

Revue des faits relatifs aux armées française et étrangères, publi'ée sous la directz'on de M. AMEDÉE LE FAURE . - Paris, Berger- Levrault, 1880.

L'année ,11.ilitait•e. -

lt quasi un clHcennio dacchè le istituzioni mil itar( sotto 1'i'.1lp?lso di una infrenabile attività vanno raggiungendo uno svi luppo, cui prnna non si sarebbe mai creduto, potessero mirare; ma ciò non ostante nulla accenna che un tale progresso sia per fermarsi presso alla sua meta. Anzi ai governi ed ai parlamenti d'Europa si present.ano di continuo nuovi problemi relativi all'ordinamento delle forze guerresche, · e le riforme, ed i perfezionamenti che ne seguono s'incalzan0,, con una gara incessante.


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E PERIOOlCI

Interessa quindi in $Ommo grado il tener dietro alle vicende degli eserciti divenuti ormai quasi popoli armati, pei qual i immense riso,;e ve~gono impiegate in tutti i paesi eon sagrifizi pari al nobile scopo cn1 tendono. · . Ora I' Année 'mÌl'i.twire, che emra nel suo terzo anno di vita, offre una storia periodica· di questi progressi e succes~ive trasformazioni dei vari elemenLi delle potenze mi litari, utilissimo al presente per gli $Variati studi che si possono fare, e tale da formare io segui to una collezione degna di essere sempre consultata . La prima parte presenta i bi lanci del la guerra delle diverso nazioni. Lasciamo i commenti e limitiamoci alle cifre. In Francia l'esercizio ordinario pel ,f880 è in totale di L. tS67,984,44fi.. In Germania per l'anno ,f879 - 1880 ammonta a » 412,000,000 In Inghi lterra ammonta a » 402,80/~,rno In A.nstria amrnon1a » 2215,187,9% In Italia ammonta a >> 177,897,600 Iu Russia ammont:i a » 730,000,000 G-li effettivi dei corpi di truppa, compresi i personali che nr• son .fuori, ascendono per l'esercito francese a 4-69,31 O uomini in tota le, di cui 2U>f 3 ufficia li ,f "4,068 sottufficiali , ca porali , brigadieri e soldati dei quadri e 3'27,979 solda ti . Il numero dei cavalli è di H0,799. La Germania conta invece fra gli effett.ivi 17,220 ufficiali, 4-8,486 sottufficiali, r..0,1,659 uomini di truppa, 79,893 cavalli . L'esercito inglese permanente è di ,J83,059 uomini, oltre a ,f37,562 uomini della milizia ed a ·11J.,6 1l O della Yeomanrv. Riguardo al!'Anstria-Ungheria l'A.nnée ·1nilitair; ci dice che i'esercito ha ,f. fold-mares?iallo, l'arci~t:ca Al berto, .:z(l, fo ldzeugmeister e generali eh cavalleria, 77 tenenti 1eld-marescialli , ,f29·o-euerali cli bi·i<>at c..-., ù 3,1O colonnelli in attività; e cita· la legge del ,1868, prorogata per un altro decenn io, la quale fissa l'effettivo cli guerra clell'eserci to attivo e de!Ja marina a 800,000 uomini. La Spagna ha un esercito peninsulare di 90,000 uom ini; l'esercito di Cuba, del quale non è data la cifra perchè limitato a quella ritenuta indispensabile ed in graduale diminuzione; l'esercito di Puerto~ico che conta B,331:i uomini o quello delle Filippine di ,10,475 uomini . · , Per l'Italia inclusa la classe del 1858 si calcola un effettivo totale di 1,507,000 uomini; ma a confortare la Francia dell'esigua forza 1

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che si lamenta sotto le armi sono ricordati i nostri deboli ba·ttaglioni. Un vei'o prc,gresso è notato nell'istruzione del tiro a segno in Francia, dove si è adottato l'esercizio sopra bersagli mobi li , come si praticava da lungo · tempo nell'esercito prussiano; si è creata una scuola normalo di tiro e si sono riordimte quelle regionali, mentre va crescendo il numero delle società di tiratori. Una rassegna di , tutto ciò che si fece nell'anno scorso riguardo all'artiglieria, al genio, ai sottufficiali, volontari di un anno, all'intendenza, al servizio sanitario, agli eserciti territoriali, non che un resoconto delle grandi manovre chiudono la prima parte. La secon.da parte tratta della spedizione nell ' Aurès, della guerra dell' Afganistan , dei Zulu, del Chilì contro il Perù, della spedizione dei Russi contro i Turcomarrni-Tékès. La terza parte contiene diverse nomine nella !egione d'onore, necrologia , notizie ed un memoriale politico-militare. Il pregio di queste genere di pubblicazioni è certo la completa certezza doi fatti che vi si raccolgono, e dobbiamo pur riconoscere che l'autore ha con cura consultato ogni sorta di documenti relativi alla sna opera . Ad onta di ciò vi si rileva qualche inesattezza, che non possiamo passare sotto silenzio. , Nel capitolo che trat.La degli effettivi nel far cenno della forza dell'esercito italiano nel 1819 dopo di aver riportato aicune cifre relative alla medesima, v i si dice che esse debbono essere ridotte, non essendo stato smentito dal ministro della guerra al senato, che l'Italia non può mettere in 1" linea che un eseni to di 300 o 330 mila uomini. Ma comochè nessuno ignora che ta le appunto è )a forza del nostro esercito di ·1• linea, non ,;arebbe certo il caso di farne le me-raviglie. E,,già ch e siamo nella via delle critiche notiamo che pi11 oltre il Le Faure riferendo alcune considerazioni fatte dal giornale l'Ese1·cito i.taliano a proposito dell'esequie del generale Carini e sulla necessità di aver fotto venire a Roma in quella occasione un battaglione da .Civit.avc~cch ia. per mancanza di forza conveniente nella cap itale, aggiunge: « Ecco un fatto veramente istruttivo dal qua le si rileva che « i corpi hanu,J effettivi così insnfficienLi da oon poter bastar:c ai ser« vizi più indispensabili; un fatto che consolerà certamente in Francia « della debolezza eccessiva dei nostri quadri ». Osservazione questa che prova come egli siasi lasciato troppo influenzare dalla lettura di · quel périodico, senza aver presente che in Italia se havvi un mo-


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-mento io cui la forza dei corpi di truppe è minima , ciò avviene nel periodo di tempo fra il congedo della classe anziana ed il· richiamo degli inscritti , periodo appunto in cui si avverò il fatto lamentato ,e dipendente da esigenze finanziarie non già da difetto di ordinamento'. ?'altra_parte tutti sanno che la guarnigione cli Roma per insufficienza di caserme, consta cli pochi reggimenti: cosicchè non è strano se per rendere degni onori fun ebri ad un tenente oenerale si ebbe à richiamare alla capitale altra truppa, e tanto m~no . si dovrebbe dall'accennato fatto trane mal fonda te deduzioni . Infine a pag. 68 si asserisce che in Italia gli ufliciali hanno dirittto al collocamento a riposo dopo 25 anni di servizio , mentre tale condh~ione è riferibi·le solo agli ntlìciali subalterni. ·

p ,i e B r ucke,• Cavale1•ie- lflcna6,Jer des Jah,•es 1879 cils ,nilita,•ische Stuclie bearbeitet, von AooLF

von HoRSE'rZKY Major im. K. K. Generalstabs-Corps. Vienna 1879, Seiclel e figlio. li lavoro del maggiore Horsetzky va annoverato fra le buone · pubblicazioni mi li ta ri di questi ultim i mesi. In esso si rende conto in modo pnrticolareggiato delle manovre della cavalleria austriaca, esegrt1ite nella scorsa estate al campo di Bruck, e la, na rrazione è cosi chiara, così ord inata, così incisiva che prova la lucidità di idee del·1·autore. Le manovre per se stesse riuscirono di sommo interesse, il che dimostra sioo ad uu certo punto, come il còmpito addossatosi dall'Horsetzkv non fosse assai difficile; ma egli non solo ha elaborato una preoevol~ relazione ma ha offerto ag-li ufficiali di caval leria e di stato ma;giore un notevole studio mili tarn. Il minuto esame, della prima manovra è in particoJar modo meritevole di attenzione. Supponevasi che la divisione di cavalleria marciasse in avanscoperta da Rruck sopra Vienna; ripartita in quattro colonne. Lo scopo era 1i riunire la divisione sopra la colonna centrale tostochè fosse annunciata la vicinanza del la cava lleria avversaria . La fazione si svolse assai brillantemente ; tuttavia iI divisato concentramento non potè ·effettuarsi che dopo circa due ore e meiza, ad

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E PERIODJC!

onta dello zelo posto dagli ufficiali dello stato maggiore riel recare gli ordini alle colonne laterali. Si capisce che l'importante atgomento del servizio di esp lorazione e lo svolgimento della manovra abbiano invogliato l'autore a prendere in esame parecchie questioni relative a cotesto servizio, fra le quali quella principale della ripartizione delle forze. L'Horsetzky vuole dimostrare che le disposizioni prese non erano difettose, e lo fa con abbondanza di argomenti, parecchi dei quali meritano di essere rilevati . Egli arn1nette chù le punte di una divisione di cavalleria n1 avanscoperta possano trovarsi a ,i.0-50 chilom. avanti alle teste delle varie colonne ; egli suppone che una divisione di '.2 st1uadroni sia in grado di rischiarare e CPprire una fronte di 30- ,W chilom . ; egli trova normale che le varie colonne marcino su strade parallele a distanza di circa ·15 chilorn. l'una dall'altra; egli dice finalmente che ormai dev'essere ·accettata come a·ssioma l'indipendenza degli s'luaèlroni esploranti. Ci sembra, se . non andiamo errati, che l'autore ha in generale sul servizio di esplorazione un concetto differente da quello elci tattici :più reputati che trattarono a fondo quest'argomento. Ed invero sia la clist:inza alla quale possono essere spinte le pattuglie cli scoperta, sia la fronte della divisione, ci paiono eccessive, come troppo grandi ci sembraf10 le distanze di ·I 5 chilom . frà le varie colonne. Il fatto è che si ebbero le più grandi difficoltà per riunire la divisione, e che se questa avesse avuto di fronte un pai'tito rappresentato e non segnato manovrante con ardimento, probabilmente non sarebbesi neppure TiLmita e sarebbesi forse anche trovata in condizioni imba razzanti. Ri::,petto agli squadroni esploranti sebbene sia fuori dubbio ch'•essi hanno bisogno d'una certa autonomia, pure questa non riflette ctie i mezzi cni ·i singoli comandati di squadrone possono ricol'rere p·e'r lo scioglimento del loro mandato; ma non crediamo che essi possano fruire di una intiera indipendenza , ta le, per esempio, da permettei· l'oro di abbandonare la strada .indicata . Relativamen'te poi alta ripartizione delle forze in varie colonne, chi vorrebbe negare i vant-aggi di tale sistema? Egli è evidente che le colonne piccole godono di maggiore mobilità, e trovano assai più facilmente da accantonare e da vivere sul paese, mentre una colonna cl i 20-2.,i- squadroni riesce indubbiamente trop po profonda e pesante ; ma allorchè è constatata la prossimità del nemico e. si manovl'a sopra terreno apei·to, quale eta il caso della manovra sovraccennata, è ovvio che il 'concetto de'lle comodità debba intieramente essete •subordinato alle esigenze della 1~


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situazione, le quali richiedono che il corpo di cavalleria in avanscoperta sia già riunito, e se diviso in varie colonne, abbia la massima facilità di concentrarsi. E ciò diciamo per mettere in rilievo l'importanza del libro, al quale un solo ,1ppuuto si potrebbe fare ed è di aver ristretto le osservazioni alla sola prima manovra; mentre per le altre vi sono poche considerazioni, tutte del resto assai pregievoli. Le . manovre della cavalleria austriaca non si svolgono secondo il nostro si:sterna; ma non si può a meno di riconoscere che riuscirono assai istruttive, e che furon o dirette in modo utile all'istruzione delle truppe e degli ufficiali.

17eber die 'l'ht'itigl.,eit de,• Peldlelegraplien in den Jiingste,- H.1•iegen, ilu•e Bede1ctu11,g r-,,"i.,• die B1•·i egrulu•11,ng, S01vie tlie 11eueste,n Erfi11• tlungen tn1d l'e1•sucliea11,f ~liese,n Gebiete. ( Circa

l'operosità del .telegrafo da campo nelle guerre moderne, sua importanza nelle ope1·azioni" ·militari e cenno sulle piu recenti scoperte ed esperienze 1:n questo ,·amo della scienza); per il capitano nel reggimento ferrovieri BucHHOLTz. -

Berlino, 1880. P rezzo L. 1,50.'

Non è la prima volta che il capitano Bucbholtz si pre.;;enta al pubbl ico quale strenuo campione della telegrafia applicata al le opera~ioni militari. Questo moderno strnmen~o di guerra non è ancora en trato, (dice l'autore), nelle abitudini della truppa, la quale gli si mostra contraria ;non solo nei grad i inferiori, ma anche in quelli elevati. Come prova del poco interesse che si ha nell'esercito tedesco per la telegrafia militare, l'autore ramrnenta che dopo dieci anni ancor non fu pubblicata alcuna relazione ufficiale od ufficiosa intorno all'operosità delle sezioni telegrafiche da campo nella guerra fra nco-germanica, mentre furono scritti volumi sulle· operazioni di quella memorabile campagna, e non si mancò di mett~re in ri lievo perfino i serv.izi resi dalla posta da campo . Quale la ragione? La poca conoscenza di ·questo nuovo ramo dello scibil e militare, il quale, i·ichiedeudo uno studio speciale, non può e.ntrare nell e grazie di coloro che sistematicamente av,,ersano tutto ciò che sa di tecnicismo.

E PERIODICI 281 Il Buchholtz dimostra la verità dell'asserto ricordando alcuni passi della pregevole opera ,; Die Telegraphen Techn/4k der Pi·a.'tis » del _Merling, che fu direttore dei telegrafi. da campo· durante la guerra 1870- 7•1, re,;a di pu bblica ragione nel ,J879. Da essa e da altro recente scritto di un impiegato telegrafista rnsso, il qua le tratta dell'attività del telegrafo da campo nell'ttltirna guerra russo-turca, si rende evidente come la telegrafia da campo durasse aucor fatica non che a sviluppare tutta la sua potenza, a sostcner:;i perchè osteggiata dalle truppe e mal protetta dai comaHdanti. E se più tardi ,· cioè nella seconda metà del la guerra sulla penisola balcanica la telegrafia mi li tare diede gli eccc3lleuti risult.ati che tutti sanno, ciò devesi all'illnminata intelligenza di cl1i dirigeva le operazioni. I l Buchhol tz fa qui ndi plauso alla proposta del Merliug, il quale vorrebbe reso obbl.igatorio l'insegnamen to della telegrafia mili tare non solo presso la scuola superiore di guerra, ma eziandio nei collegi militari. In Francia la si insegna all 'école mihtaiire supe1·•ieure. L'autore divide la telegrafia mi li tare in quattro zone: La pri ma zona c9mprende le comunicazioni fra il gran quartiere generale e la patria; la sua importanza è ormai ammessa da tutti. La seconda zona abbraccia le comunicazioni fra. )I gran quartiere generale ed ,i comandi generali d'armata e di éorpo d'armata; anche . questa 11011 1 trova contrasti . . Alla terza zona si assegnano le linee da campo che stabil iscono la comunicazione fra i comandi di corpo d'armata, e possibilmente di questi coi rispettivi comandi .di divisione. La necessità di de~te linee è contestata da coloro i quali credono problematica la loro conservazione. La quarta zona si estende fino agli avamposti ed al terreno percorso dai grandi distaccamenti e dalle ricognizioni, cioè com prende il campo di battaglia. In essa trovano impiego, oltre alla telegralìa elettrica, la segnalazione ottica e la aereostatica . Questi ultimi mezzi di trasmissione degli ordini, osserva l'autore, incontrano Lenace opposizione nell 'esercito tedesco, sia perchè non si crede aJla possibili tà di loro attuazione, sia perchè si ritengono troppo incerti, sia inHne perchè la centra lizzazione del comando nuocerebbe alla iniziativa. A quest'ulti ma obbiezione il Buchholtz contrappone il giudizio del generale von St:hlichting, il' quale chiama uno dei pi1ì madornali errori dei nostri tempi la disorganizzazione del combattimento per malinteso spirito d'iniziativa nei comandanti in sott'ordine. La libertà


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d'azione dei comandanti in sott'ordine è lodevole solo allorquando si limita a prender~ l'iniziativa in quelle operazioni che cadono nel raggio d'azione loro assegnato dall'ordine di battaglia . « La trascuranza di q11esti limiti non /1 più indipendenza ma arbitrio ccc. ». L'iniziativa non può quindi essere pregiudicata dall'impiego del telegrafo. Il telegrafo nella .1-•1 zona non è solo mezzo di trasmissione degli ordini ma ha da mantenere eziandio il comandanLe supremo costantemente informato dell'andamento delle· operazioni e delle vicende del combattimento; per esso il comandante diventa onniscen te. L'autore non si nasconde le difficoltà da superarsi; dall'esporieuza delle passate guerre trae tutta via argomento a bene sperare. La probabi lità di eventuali interruzioni nella comunicazione per guasti arrecati al la linea non lo scoraggia; in guerra, egli dice, tutto può essere distrutto ; un colpo ben assestato può mettere fuori combattimento quei mostri moderni che sono le navi corazzate cd i baluardi di ferro che con tanto dispendio si erigono su lle coste. In quanto alla trasmissione degli ordini per mezzo di staffot.te 11ota essere le medesimo non meoo soggeue del telegrafo ai pericoli. La moderna tecuica del resto ha escogitato nuovi mezzi, o por meglio dire ha sa puto perfezionare 'quelli che già servivano anticamente, <ruando ancor non si conoscevn la telegra fia elettrica per trasmettere il pensiero pel campo di battaglia; la segnalazione ottica e l'aereostatica hanno nelle guerre recenti· provato la loro vitalità. Mercè i llloderni perfezionamenti la segnalazione ottica ha progredito d'assai , o uessnn dubbio può più sussistere circa la sua importanza nello operazioni d'assedio, uella difesa delle coste, nelle guerre montane ed in quelle che si co mbattono Mlle cfosfWl.e contrade de[1' Africa e deJI' Asia. In America la segnalazione ouica si palesò valido sussidiario della telegrafia elettrica . Il generale ì\'.Ieyr, che nella guerra civile dirigeva il corpo di segnalazione, chiudo il suo rentlicontu con queste parole : « Dal principio fino alla fine della guerra non si ebbe fa " zione d'importanza in cui il corpo suddetto non avesse spiegata la « sua attivitii con 11otovole successo » . Per non riprodurre tutti i casi citati in appoggio, basti il ricordare come il generale Shcrmann nella battaglia di Allatoona (5 0110bre ~864.) dllvesse la sua sa lvezza in gran parto alla :;egnalaziono ottica , che gli permi<;e cli comunicare colle risede attraverso le schiere dei nemici, dopo che questi avevano distru lle le linee elettriche. Molti sono poi gli esempi addqtti

E PERIO DI CI 283 per dimostrare la possibilità d' impiego della telegrafia elettrica nella quarta wna. Alla macchina scrivente gl i Americani avevano sostiLni to un apparato Alcttro-acustico (par/tm,r) ( esso potrebbe o~gidì essere sostituito dal telefono. Di quale utilità sia per la buona condotta delle operazioni la diretta communicazione elci comando supremo coi singoli reparti, lo prova in modo luminoso la guerra del 1865 fra gli Stati della Plata. II presidente della repubblica e comandante in ca po delle truppe del Paraguay, Lopez, noi numerosi fatti d'armi avvenuti dal l'aprile 1866 fino verso la finn del marzo 1869, dal sno gabinetto, sitnnto sempre dietro il ca mpo di battagli a, mantenevasi costantemonte in com unicazione telegrafica colle on torità del proprio paese, dava di:;posizioni allo truppe cd ordini durante il combatti mento che talvolta estc11clevasi su d' una linea di oltre 20 chilorn. obbligando i singoli reporti a piegai·si in ogn i cosa alla sua volontà. Gli avversari , che dapprima nou facevano alcun caso del tolegrafo, ricorsero in segui to e nel marzo 1867 adottarono un materialo telegrafi co per la sua leggerezza. Egso fu subito impiegato nella qua rta zona. E qui il Ruchhol1.z ricorda che i 'Brasi liani furono i primi a scrrirsi dell'apparecchio lelegrafìco porla tilo (in nno zaino) costruito dalla casa 9iemens et Ha lske cli Berlino, il qua le trovò ampio impingo nelle opcrnzioni tattiche ; ad esempio nel luglio 1867 fn mantenuta la comunicazione fra una di visiono di cavallerià staccata a 13 chilom . di distanza col <ruartier generale; in una ricognizione nottnrna si stesero 8 chilom. di filo cloi f[llali /~ vennero im piegati il giorno seguent.e. Gli Americani, dice l'autore, seppero trarre daìla telegrafia maggior utile dei . Tedeschi nella guerra ,1 870-71; sotto questo aspetto le lqro imprese stanno a pari cli quellAcompiu1esi nogli nltimi tempi in Europa, uell'Asia e nell' Afric11. · L'ultima guerra turco-russa offre splendidi esempi di impiego del telegrafo . Lo ddinitiva sconfitta rii Mukhtar pascià viene, dall'autore, attrihuitn in gran par1.H alla cooperazione del telegrafo. L'operazione dol generale L:izarefT, il quale alla test.a di 27 battaglioni di fanteria, 6 reggimenti di cavalleria e 4-0 pezzi girò la posizione del maresciallo turco, sDreblrn difficilmente riuscit:i se L11zaroIT non nvesse disposto di una li nen Lelegralì ca mediante la quale fece conoscere al gran duca Michele la critica sua situazione sul monte Oghur, invitandolo ad un attacco combinato. Quest'importante dispaccio giunse

n;

(l) Vedi Rivista JJilitare. Anno 1877, volume IO, pagina 252.


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·al comandante in capo a 3 ore di mattino del di H ottobre ~ 879: il nemico aggredito di fronte ed allo spalle fn completamente sbaragliato. La linea elettrica stesa attraverso terreno difficilissimo, mentre le truppe avanzavano , era sorvegliata da. drappelli di cosacchi ed agì, meno due ore d'interruzione, mirabilment'3. Da l ,1877 ii1 poi la telegrafia da campo funzionò tanto sul teatro di guerra europeo che asiatico lodevo lmente; nella 1prnrta wna trovarono esteso impiego gli apparecchi cli telegrafia elettrica portatili ed il telefono; ciò è oggidì accertato, malgrado i Russi si guardino dal farne conoscere i particolari. I Turchi, i quali da principio disdegnavano il telegrafo, si convertirono di poi e pare che alla fine della campagna i singoli corpi d'armata loro fossero in comunicazione telegrafica. Si' calcola a mille chilometri circa lo sviluppo di queste linee. Il corpo egiziano si 5erviva altre5Ì cl ella segnalazione ottica con bandiere, ed a giudi care dal fotto che i Tmch i dopo la campagna rivolsero essi pure la loro attenzione a questo genere di telegrafia, si ·dovrebbe credern che abbia acquistato la loro fiducia Quali ~ervizi rendesse agli Inglesi la telegrafia ottica nelle recenti campague contro gli znlù e gli afgani è noto, ed è pure a couoscenza del pubbli co militare che parecchi dei disastri loro tocca ti in su l pril'.).Cipio delle operazioni si sarebbero potuti evitare disponendo di un buon sistema di segnalazione ottica . L'eliogra fo, cui il colonnello Pearson ed il suo valoroso manipolo devono la sal ute, faceva già prima della guerra parte degli strumenti tecnici adouati dall'esercito inglese: tuttavia era tenuto in poco conto non avendo dato dìe mefoicri risultati negli esperimenti fatti in paese, il che non deve stupire quando si hanno presenti le . poco favorevoli condizioni atmosferiche delle isole brittaniche. Sotto il cielo puro della terra degli Zulù e <lell' Afganistan in vece esso si acidimostrò efficacissimo strumento da guerra. Nelle Indie, -ove il corpo cli spedizione inglese era munito di, acconcio materiale telegrafico elettrico, l'eliografo e le bandiere erano sernpre in prima linea , · e servivano a stabilire la comunicazi one fra le truppe più avanzate e IA stazioni telegrafiche, impiantate man mano che si progrediva sul territorio nemico. I giorna li inglesi annunciano che la segnalazione ottica trovò impiego pme durante il combattimento; ~ebbene il fatto non sia da mettersi in dubbio, un giudizio coscìenzio~o . sull'opportunità di suo i rnpiego in simili casi lo si potrà darr solo qua udo saranno noti i particolari.

E PERIODICI

Mentre nelle guerre combattute in altre parti del mondo l'eliografo trovò largo campo d'attività, in Europa fece buona prova l'apparecchio cli segnalazione ottica degli austriaci. Esso consta di un triaugolo mobile attorno ad un perno orizwntale, infisso in un asta verticale. Il triangolo ha forma simi le a quel la di uu settore il cui arco è la dodicesima parte di un circolo; i segnal i si dedncon<r dalla posizione che questo triangolo occupa nello spazio, e più esattamente in un piano verticale, rispetto al quadrante cli un orologio. Le dodici posizioni dei settori ottenuti tirando dal ceutro del quadrante r<1ggi ai dodici punti della periferia che marcauo le ore, rappresentano dodici $egni olernentari e servono ad esprimere altrettante lettere dell'alfabeto. L'aggiunta di un disco sulla prolungazione dell'asta offre opportunità cli raffiguri1rc al tre lettere dell'alfa beto con segni pure elementari. L'apparecchio austriaco adunq ue ha su altri il van taggio cli dispone di 2.4 segni elementari, i quali danno agio di trasmettere in modo semp lice, facile, chiaro e celere. Tuttavia trovò al suo apparire :;carse simpatie nello stesso ese.rcito austriaco. Oltre al difetto comune a tutti i sistemi di segnalazione ottica, fin'ora esperimentati per gli nsi di ca mpagna, cioè la sua dipendenza dalle condizioni atmosferiche, si voleva scorgere nel medesimo poca solidi lità e diJTicoltà di 111aneggiò per le sue dimensioni. NGll::i occ11pazione delb Bo,mia questo sistema di seg1Jalazione fecebuona prova, smentenclò cosj le previsioni de' suoi avversari . Ma lgrado siano abbastanza noti , Gr,)diamo bene riprodurre da ll'opn:;colo del Buchholtz i seguenti fo tti: La brigata Lernaic della 6" divi:;ione di fa nteria , staccata il 2 settembre al di là di )lokro, si mantenne costantemente in comunicazione col quartier generale della div.isione; ad una distanza di 20 chilom . si trasmise una domanda cli 20 parole e la risposta di 35 in 25 . minuti. Presso Zepce il combattimento fu sos~nuto dalle 7 fino alle '11 ore del mattino esciusivamente da . un di~tacca rnento laterale della 6',. divisione'. Il generale Tegeuhoff, giunto in segui to sul campo di battaglia con la brigata Polz, fece sta bilire nna stazione ottica SLl di un'altura dominante i di ntorni per avere notizie sulla posizione, forze e qual ità del nemico. ,Alle ore ,f ,f e ,J 5 minuti egli riceveva un primo dispaccio del seguente tenore: « L'a rtiglieria a cavallo della « strada di Zepce è nem ica » alle ore H e li.O minuti: << Insorti hanno. « e:;tem;ione di ·1600 passi a cavallo dellastrada presso Han Velja, << forza quauro lunghe colonne, uomini vestiti cl i scuro regolarmente ,,


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sulla fronte 900 Turchi con 4-0 cavalleggieri e 2.0 bestie da~soma; a ponente della strada un battaglione di redifs, bosco impedisce « ulterior vista ». Il generale Tegetthoff concepì iu seguito t:ile fiducia nella segnalazione ottica da servirsene per la trasmissione degli ordini anche nel combattimento di Visoka: " Al signor tenente colonnello Kalten« brunner, •I ·1 ore 30 minuti aut. Avanzo sul centro contro Visoka, « maggiore Eimanusberger copra sua ala sinistra minacciata, procuri « di guadagnar terreno nella direzione di Ilosnabriicke. Vra:nitze ap« parentemente sgombra dal nemico . Tegettholf tenente maescia llò ». Il •l 8 agosto durante il comba ttimento cli Serajevo erano in azione due stazioni sul Hurnberg e due altre presso Kobila-Glava . Gli Spagnuoli impiegarono la telegrafia ottica in unione all'elettricità nella guerra contro il Marocco . Nella guerra contro i carlisti la segnalazione ottica sostituì spesso la comrnunicazione coi fil i rotii dagli in!c'orti. Da quanto precede spicca l'importanza che la telegrafia ottica va acquistando negli eserciti. I progressi compiutisi nella telegrafia da campo tendono a render possibile la comunicazione elettrica nella quarta zona, servendosi di apparati leggeri e port~tili; l'attuazione della segnalazione ottica là dove non è facil e l'impianto di linee elettrichP., infine l'impiego di palloni aereostatici liberi e prigionieri sia per la trasm issione di notizie sia per esegui re ricognizioni . Il telegrafo elettrico assunse forme sempre più leggere; nei pae~i montuosi le pesanti colonne dei carri fanno posto al someggio. Dall'opuscolo del capitano nuchholtr. ci pare indovinare il desiderio di veder abol iti nell'esercito tedesco i carri-stazione, le vetture per il trasporto degli impiegati telegrafisti , i quali ulti mi si vorrebbero sostituire con telegrafisti militari . Ed in ispe'cie sembra acquisti colà il favore delle persoue competenti il così detto telegrafo d'avam. posti, al quale in sulle prime non era troppo seconda la corrente. Gli apparati portatili trovarono esteso uso nelle esercitazioni d'assedio sotto Coblenza l'anno scorso. Il telefono, sebbene non sia da rigetta,rsi in modo assoluto, non incontra le simpatie di coloro che lo sperimentarono sui campi di battaglia , specialmente dei russi e degli inglesi . In Francia sembra bene accolto il telegrafo portatile costruito dalla casa Siemens et Halske; il Buchholtz dice essere intenzione di quel ministero della guerra di dotarne la cavalleria. L'interressante lavoro del capitano Buchholtz finisce col dare una sommaria descrizione dei sistemi di segnalazione ottica fin'ora speri« «

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E PERfOD!CI

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mentati e riconosc1ut1 pratici. Egli ritiene l'eliografo di dubbia convenienza nei suoi paesi per ragioni facili a comprendersi. Alle ban,diere preferisce i dischi assicurati all'estremità di una pertica, l'esperienza avendo dimostrato eh~ le prime mal si distinguono quando tira il vento. L.a combinazione dei segna li con colori diversi presenta lo svantaggio di non esgere percettibi le che a determinate distanze sotto de;erminati rapporti di ·luce; ad esempio si osserva che a pari conrlizioni, di notte, una fiamma bianca è visibile a '10 chilom. di distaµza, una rossa non lo sarebbe ohe a 3 ·l / 3, una verde a 2 ed una azzui·ra che ad 1 chilom . u2. 11 Buchholtz ch iama l'attenzione de' suoi compatriotti sul grande imp(lg110 messo dai Fra ncesi nell'istruire tutte le arm i indistintamente neHa, segnala1.ione ottica; la caval leria è provvista di fiaccole speciali che. si infiggono ad aste e che proiettano la loro luc,~ di notte fino alla distanza di 12. chi,lom. L'aereostatica non basa ancora su sa ldi principii; dopo il •l 87 1 essa forma tuttavia oggetto di seri studi da parte di Inglesi, e Francesi; i primi, l' impiegarono nelle ultime guerre ed attualmente l'esercito i:ri.glese possiede un parco aereonautico ed un proprio pers.onale per siffatto. servizio . Il libro del Buchholtz offre anche sotto questo rispetto pregev.oli notizie. 1

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D as s chiobn,nende Flotte,unater·ial der Seeuiiiclite. E.i• liiH·~uertr.sst'e Besclireibung der iviclitigsten eu,·01.1iiisclien ,nne,•ica,aisclien un,I ,.si,:disclien k1•iegs scliilfe (La ftotta delle potenz e ma-

rittime. Breve descrizione delle più imp ortanti navi da guerra eur·op,ee, americanetasz'atiche); per J. F. von K RONENFELS. Vieuna- Pest- L ipsia, Hartleben. Prezzo d'ogni volume L. 4 .

L'autore, già favorevo lment13 conosciuto pel' altro suo pregevole lavo,r:o del lo strtss.o genere, la 1lia:tina, si è proposto in questa mtova pubblicazione di riunire tutte q,uelle notizie necessarie a chi vog!ia forma rsi un concetto intorno alla costruzione e alla forza offensiva e difensiva delle singole.navi delle flotte europee, americane ed austriache.


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E PERIO DI CI

L'opera compreiidorà quattro volumi, dei qua li è testè venuto in luce il primo; gli altri tre saranno pubblicali prima del termine dell'anno corrente. Vi saranno prese in esame le navi da guerra delle seguenti pqtenze : Hepubblic11 Argentina, Chili, Brasi le, China, Danimarca, Germania, Inghilterra, Grecia , Francia, I1alia, Giappone, Olan_da, Norvegia, Austria, Perù, Spagna , Portogallo, Russia, Svezia Turchia, Stati Uni_ti d'America. · Il p_rimo volume t:he comp1'eJtde 1,\./i pagine e i>!~ figure, ha uu'introduz10nc, nella quale si accenna in modo breve ma chiaro alle de~omina1.ione e destinazione delle , ari( specie di nHi da guerra ; po, ~ende con to del naviglio ini litare ·cJolla Repubblica Argentina, del Brasile, del Chili, della China, della Danimarca o della Germania. La parto riguardante la Germania è assai e;;le$3, e abbraccia oltre la metà del libro. Cl Kronenfcls comincin con un cenno storico int~rno allo sviluppo. della flotta tedesca da l ·184-8 (in allora prussiana) smo al 1880, dà la composizione della notta nell'anno 1883, indi passa ad uua minuta descriziouc delle navi corazzate, delle cannoniere, ecc. . È ?pera assai in teressan te, che raccomancliamo inspecial modo ai circoli e alle biblioteche militnri; le figuro intercalate al testo e accuratament11 disegna to ne accrnscono di molto il pregio.

trinceramenti a ì\ioisson fra Mantes e Vernon. Una rete ferroviaria dovrebbe collegare gli o<,erciti francesi dell'alta e della bassa Senna, ed ordinare un piano· di fortificazioni nella vallata della Somma, per padroneggiare la rebo d'juvasione procedente dal nord. In questa regione la Francia conta molto piazze forti. In prima linea Calais, Dunkerque, Lille, Condè, Valenciennes, Le Quesnoy, )Jaubeuge, Givet,, Méziérès; in seconda linea Saint-Omer, Béthune, Arra,,, Douai, Cambrai , Bouchain·, Laudrecies: in terza linea : Peronne, il castello di Ham sulla Somme, La Fére sull'Oise, Laon. Soissons sull'Aisno. Lo scrittore giustifi ca i lavori difensiv i dei Francesi intorno a Lille; ma vuole fa r sparire tulle le piccole piazzo della regione nord le quali non sono state trasformate. Esamina il valore delle fortificazioni cli Parigi e conchiucle dicendo che esse ptte!'.entano due pericolose lacune che avrebbero per conseguenza, se fossero corn,ervate, d'annullare la ferrovia strategica di cintura, la quale ha un'immensa importanza, perchè diminuisce gli inconvenienti del grande sviluppo del poligono fortificato. Parigi com'è ora potrà sempre essere investita. Propone r1uindi di compierne il sistema difensivo, chiudere l'apertura Villeneuvo Saint Georges-Palaiseau, costruire tre grandi opere nel piano sulla sinistra della Morée, nell'intervallo vuoto tra Garges e Vaujours, ed un trinceramento a Dugny. Infine studia la distribuzione ddle forze e il modo d'imeiegarle nelle varie piazze (•I ) . .ll titro in te·r,reno variato. Siwi effetti materiali, sue conseg?.1,enze tatt:iche. Colonnello P. - Varie discussioni si sono solleva te a proposi lo del tiro a grande distanza fissate da alcuni a 1000, da altri a 1~00 od a •1500 metri. Per stabilire qualche cosa di più utile a questa riguardo vi si esamina il problema dal lato pratico . Dai calcoli fatti si rileva che: 1° Le distanze dei tiri efficaci crescono con l'elevazione del terreno; 2° Per produrre <lei fuochi efilc.aci, è indispensabile di avere un'idea giusta dei rilievi e della pendenza; 30 L'effetto utile non si produce solamente al punto corrisponden te alla distanza minima; ma è ancora buono a 200 metri sopra , e 50 al disotto.

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Jou••nal tles scie•ices utilit,d,·es. - Fascicoli di maggio

e giugno. - P arigi, Dum aine , 1880. Piazze forti e {errC1Ttie strategiche dellci 1·egione cli Parigi. (Fine), maggioro X. - Nell'esaminare la posizione difensivn dell'esercito franCO$O eh_<~ dovro~bc .conservare lo comunicazio~i con Parigi coHLro corpi LCdoscl11 provement, dal nord l'autore giudica che la manovra più efficace consisterebbe nel tenero il norlw delle forze sulla destra della Senna pronto all'attacco, mentre una parte cli esso staccato sulla riva sinistra saeebbe incaricai.a della dife3a del fium e. Ciò secondo Juì 11011 può ottenersi senza possedere una larga tesla di ponte sull'Oise. Inoltre bisognerebbe orgau izzarc qnauro grupp i cli ~attorie ?ulle costo rii Frèpill on, di Bcthemont e di Uou!l'emont por compiere il sistema difensivo dei forti che coprono l'altipiano di Domont, e stabilire dei

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(1) Veggasi nella Rivista Estera di questa stessa dispensa l'articolo sul Campo trince• rato ài Parigi. ANNO XXV, VOL . Ili.

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4- Influe, per ottenere gli stessi effetti sopra pendenze differenti

partenti da una stessa altezza, basta avvicinarsene o allontanarsene secondo che Ja pendenza diminuisce o aumenta . Basta dunque, per agire con conoscenza di causa, di ricordarsi alcune cifre, quelle secondo le quali i tiri sono efficaci su l piano, sulla pendenza O,Oo e sulla pendenza 0, 1O, alle diverse alteZZ!~. Ma il mezzo migliore vi si dice che è quello usato dai Prussiani da più anni, cioè gli esercizi di tiro di combattimento fatto su tutti i terreni. Gli ufficiali vi acquisteranno prontamente l'abitudine di rendersi subito conto dei rilievi e delle pendenze, e perciò delle distanze a partire dalle quali bisogna tirare per ottenere risultati utili e non perdere le munizioni . Questo è tanto più necessario in quanto che le tavole delle ordinate e degli abbassamenti stabilite sulle ipotesi di velocità iniziale e di gittata alle crua li non corrispondono i fatti, non posson,i essere che indicazioni approssimative. Nel discutere dell'oITensiva, con l'amto di esempi si muovono varie critiche al regolamento francese, volendosi sostenere che l'assaltò non pnò essere generale ma sopra un dato punLo e per eseguirlo bene bisogna valersi della difensiva-offensiva, e servirsi dei fuoch i il più che sia possibile, poichè essi sono infinitamente micidiali anche quando non si mira bene. Si raccomanda d'impiegare il fucile alle distanze alle quali secondo l'elevazione e la forma del terreno, il tiro può essere efficace. Bisogna pure guardarsi dall'inseguire con impeto smodato il nemico rotto nella sua prima linea, perchè potrebbe, averne una seconda ben forte e mutare le sorti della battaglia. Senza togliere alcuna importanza all'offensiva si propugna l'util ità dei trinceramenti improvvisati, basandosi sull'esempio della resistenza di Plevna nell'ultima guerra orientale, e sulla indiscutibile utilità del fuoco. Il puntamento dei pezz·i di campagna. E. !VI. - Secondo l'ultimo regolamento francese il puntatore deve volta per volt-a, nell'esecuzione dei fuoch i, spingere la ruota per aiutare a rimettere il pezzo in batteria, aprire la culatta, introdurre la carica , chiudere la culatta , dar l'alzo e la deriva, puntare ed al bisogno manovrare la manovella. 'Putte queste co:;e, a parere dell'autore, essendo faticose hanno per effetto di turbare la vista ed impedire che il puntamento si eseguisca bene. Propone quindi che il capo-pezzo, anzichè limit"8.rsi a verificarlo e perdere così un doppio tempo, se ne incarichi egli solo, potendo meglio adoperare l'alzo e regolare la mfra. La Twrcomania e,;, Ti1;rco1nar11ni. Cllpitano WErL. 1

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L'artiglfo1·ia nell'antichità e medio evo. (Continuazione). Capitano HuE. Una seconda mass,i;ma di Napoleone. M. A. G. - Con esempi 3 ntichi e moderni si vuol dimostrare i gravi darmi prodotti dalla violazione del principi() che ogni congiunzione di corpi d'armata deve operarsi indietro e lontano dal nemico. Besistenza dell'aria ai JJroi ettili oblungh!Ì,. Maggiore Touc,rn . Con una serie di ecruazioni algebriche vi si dimostra che per proiettili dello stesso diametro e della stessa forma e per velocità di traslazione eguali, la resistenza dell'aria è tanto minore quanto più il proiettile è animato da n;.aggiore velocità di rotazione intorno al suo grande asse. Tale movimento non solo aumenta la precisione dçl tiro, ma accresce altresì la gittai.a diminuendo la resistenza dell'aria. Infine che per i proieLtili sferici, la resistenza è proporzionale a11a superfìcie del loro gran circolo, perchè essi non hanno un rapido movimento di rotazione intorno ad uno dei loro assi. Questa proporzionalità non si estende ai proiettili oblunghi di forme simili e di diametri differenti, giacchè il movimento rapido di rotazione intorno al grande asse diminuisce la resistenza, e ciò tanto piLL se il diametro del proiettile è più grande, di maniera che questa resistenza è una funzione compl icata .della dimensione assoluta. Le bandiere (rance.si. Le loro giiardie e leggende. L. N. NEY. È una nissegn:i storica pieoa d'interesse per chi sa vedere in questo antico simbolo l'apoteosi delle più splendide virtù militari.

L e1111ect~1te,n• niilit11i1•e. -

Fascicoli di maggio e giugno,

P arìgi 1880.

Sg1iardo cilla ta,ttica generale de-i tedeschi nelle gramd!i manovre d'A.lzcizia. nel 1879. ' DE Fr,ÈTTRES. - Vi sono riassunte le fasi ciel combattimento offensivo e del difensivo. Nel primo la cavalleria cerca di avvicinarsi alle masse nemiche, coprendosi dietro gli ostacoli del terreno, e mandando avanti e sul fianco ai esse piccole pattuglie. Conosciuta la posizione del grosso degli scruadroni avversari si riunisce fuori di un'ala e marcia su tre linee per rompere la rete degli avamposti e avvicinarsi alla fanteria, mirando a prender1a di fianco. Gli


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attacchi della cavalleria sono accompagnati da un vivo fuoco di batterie a cavallo, le quali prendono posizione indietro e di fianco. Riuscendo essa vittoriosa, in5egue il nemico fino a prossimità delle sue graudi forze; poscia si ritira ponendosi al coperto. Allora la fanteria attacca di fronte, mentre una colonna composta delle tre armi tenta di avviluppare l'ala nemica . Quando questo movimento aggirante è per riuscire, il centro della linea di battaglia assalP con tutta energia, il cannone allunga i suoi tiri per colpire le riserve. Gli attacchi della fanteria si fanno con unità fortissime, come brigate o divisioni, e ciascuno di esse ha per obbiettivo un villaggio, un bosco, una chiave di posizione. Le forze principali sono ordinariamente. mascherate fino al momento dell'azione decisiva per lanciarsi con grandi masse sul campo della lotta ravvicinata . Nel combattimento difensivo la posizione in generale è segnata da una linea di alture, da cascine, boschi, villaggi. L'a.rtiglieria della difesa occupa la sommità un poco avanti alla medesima; Ja fanteria con una densa catena di cacciatori si stabilisce ai piedi delle pendenze, se l'inclinazione del terreno è sensibile. Le riserve si celano dietro alle creste e più che sia possibile vicine ad esse. Questa disposizione del la fanteria è basata sulla piena conoscenza degli effetti del tiro, offrendosi così u~o. scopo diretto al nemico, ma basso e difficile, senza temei'e i colpi d1 rimbalzo, nè quelli troppo lu~ghi o corti. Appena la 1• linea commc1a .a cedere i Prussiani con le riserve preparano una ,seconda posizione a 1OO? a •1500 metri dalla prima. Infine tentano sempre 1 c-0ntro-attacch1 preceduti , accompagnati e seguiti da ritorni offensivi. Le 'oallate valdeS'Ì:. - Stitdio di topografia e /J;i, sto1·ia milita1·e. A. DE RocHAS. - Continuazione. La falange. A. DE LonT-SERIGNAN. - Jt un importante studio filologico e tattico che tende a porre in evidenza come sia per la strategia, sia per la tattica, sia per le regole morali , sia per la ripartizione degli eserciti, l'antichità p.ossa considerarsi la vera maestra dell'arte militare attua le, che vi ritrova grandissimi riscontri . St1tdi sull' es&rcito /1·ancese. -A.1·tig bieria- Trasporti . - Conseguenze fìnanziar·ie. H. O. - Vi si riepilogano anzitutto i differenti 'servizi dell'artiglieria: ·1 ° quelli del campo di battaglia che riguardano le batterie montate ed a cavallo; '.2.0 quelli dell'attacco e della difesa delle piazze forti; 3° la costruzione dei ponti in campagna; ,1, 0 il servizio degli arsenali, manifatture, opifici di costruzione, scµola di pirotecnia, scuole speciali dell'arma. Si propugna la separazione dell'artiglieria di campagna da quella

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di fortezza. La prima si comporrebbe di due reggimenti per_ .c~rpo d'armata, uno dei quali dovrebbe fornire {i. batterie ad ogni dms1~ne di fanteria e l'altro 8 batterie per la risen'a di corpo d'armata. Ciascuno di ~nesti reggimenti dovrebbe inoltre avere u~a batteria a ca..vallo, sicchè si avrebbero 38 batterie a cavallo, ossia 4 per la br'.gata di cavalleria del corpo e 19 ripa~tite fra le rn. brig.at~.delle divisioni di cavalleria indipendenti, lasciandone fi. d1spomb1h. Infine ogni reggimento sarebbe al completo m~diante 2 ?~t~erie ~i deposito ciascuna delle quali di 2 sezioni. Il reggimento chv1s10nano darebbe ad oo-ni divisione di fanteria una sezione di munizione d'artiglieria ed una di munizione di fanteria. Il reggimento di corpo.d'arrna_ta. av.reb~e t~n parco, ':l sezioni dì munizioni di fanteria e G di mumz1om d art1.glieria . Le due batterie di deposito ser_virebbe~o ~nche. per la. r_1monta del reggimento, e per addestrare 1 cava\11 g1ovam al servmo da tiro e da sella. Si fa \a proposta che il reggimento sia diviso in 3 grup.pi, ognuno sotto una speciale direzione ed un proprio comandante; s1 s~gnalan~ i difetti risultanti dalla differenza degli effettivi di pace e d1 quelh di guerra. Riguardo ai trasporti si sostiene la necess.ità di unificarne il s~rvizio, formando per ogni corpo d'armata un reggimento del treno di 7 compagnie. . . L'antica Roma, sua grandezza e decade;nz,,, del generale FA VE H. C. - È irn cenno di questo lavoro. . . Studio ~-ulla dwi,sa, la bardatura, l'armamento dell'eserc'bto, d1 H. DAGNAN . ··· Esposiz•ione del 1880. E. L. - È una rassegna artistica dei quadri di soggetti militari. .. .. Bandiere e stendardi. A. D. - Cont.iene una breve notma stonca sulle insegne, pubblicata in occasione del H luglio, giorno della consegna ai corpi di truppe. . . . Grandi manovre rlet 15° corpo tedesco 'lii'!, Alsaz·ia c,1879) DE FLE.THES. Ecco le . principali osservazioni che vi si fanno : . La cavalleria tedesca è ottima, bene equipaggiata, ben vestita : le bardature Joclevolmeute tenute. La sella del cavaliere lo ~forza ad allungare le gambe ed a tenersi dritto . I cavalli sono eccellenti, leg. . . . gieri, addestrati. Il corpo degli ufficiali di fanteria è ben _cos.t!lmto, e gode in Germania della considerazione che spetta a clu più sopporta la guerra. Comandano con energia, senza trasportarsi, e gli ordini ott~ngouo esecuzione viva e rapida. I fantaccini si esercitano molto al tiro a segno


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ed alla ginnastica. Insomma la fa nteria tedesca è vigorosa, resistente al le marce, capace dei più grandi sforzi, ben vesti ta. La disciplina è solida e benevola; ogni grado ha una autorità ben determinata, una iniziativa regolata . I Tedeschi manovrano in silenzio coi soli comandi, si spiegano e si riuniscono con grandissima rapidità, di piè fermo o in marcia . L'o1·dina1ne,n,to defìni t,ifvo del sen1i,zio di vestia1· io. V. D. - È una questione che interessa altamente la Francia, la quale per l'esecuzione di questo servizio spende annualmente 30 milioni di franchi. Lo scrittore di questo articolo crede alla necessità di conservare 'l'industria civile delle manifatture militari, e per conseguenza che non si debbano ristabilire i laboratori militari; essendo d'avviso di doversi tenere nelle fila il meno possibile di impiega ti ed il maggior numero di baionette. Riguardo al modo di acquistare le materie occorren ti pel vestiario non propone alcun cambiamento, esseudovi un controllo regolare; ma vorrebbe. allegg~ri~e i corpi dei loro magazzini cli approvvigionamento. Esamma qu111d1 come questo dovrebbe effettuarsi. T?"asfonnazione dei cacciatori a piedi,. NoEt D ESMAYSONS . Non si c~ntesta l'utilità ~li trnppe di fanteria che abbiano per loro scopo speciale la guerra d1 montagna; ma poichè non esiste alcuna differenza nell'armamento e negli esercizi tra i battaglioni cli cacciatori e le truppe di linea, si dimostra la poca convenienza di conservarli ordinali _c?m~ sono: _Si ritiene che sia necessario sostitui"rli con corpi composti di nomm1 realmen te scfllti, destinati a compiere efficacemente nelle regioni montane i I sistema difensivo della Francia. La rì,monta della genda1·1nM'ia. H. C. - E una questione cli cui si sono preoccu patì molei stante l'elevato prezzo dei cava lii. Si critica l'attuale maniera di distribuirli alla gendarmeria, e si reclamano mezzi opportuni per ovviare agli inconvenienti che si son riconosciuti a tal riguardo . Non poten_dosi adottar~ ]a rimonta gratuita, perchè troppo onerosa. al lo stat?, _si . prop?ne c!t fare una sce ha nei reggimenti di cavalleria ed art1glteria de1 cava lli meno buoni per queste anni, ma che p_ossono per altro rendere ancora utili servizi, e darli ai gendarmi ad uu prezzo non maggiore cli lire iOO. Necrolog,ia del tenente colonnello DE . CoGNAR'I'. 1

,

Sl1•eftle11J1•'s Oeste1•1•eicld,sclie 11Lilita,•iscl,e Zeitsc1·ift, - Aprile.

L'a,llenamiento dei cwìJall!i da corsa. - Maggiore DEMBSHElì. .Esperienze d,i tiro contro le trincee di battaglia in Riissia. BRUNNER.

R:ipieg hi pe,r l' ammaest1·aniento delle gwide negli esercù:i di compagnia e d:i battagbione. - Maggiore HorzE. Idea fondamentale nell'istruzfone della (11;nteria. - Capitano R..\.TZENHOFElì. - L'istruzione e l'educazione della fanteria deve porre a suo scopo supremo d'abituarla a conservare la calma e la disciplina nell'esecuzione del fuoco in guerra . Piccole notizie iitili per l'esercito. - Descrizione di un trinceramento per tre righe di tiratori. Resoconto sull'operato deU:,ist'ituto geog,l'afico militare di Vienna nel 1879. Alcwn'i, dati s1tlla 1norbidità e s-ullamoi· talità di Parigi durante l' assedio del ,J870. - Danna tabella ufficiale ri snlta, che durante l'epoca dell'assedio mori in Parigi il triplo delle persone, ch'erane morte nell'epoca corrispondente dell'anno anteriore. Tuttavia bisogna notare, che la popolazione erasi aument.ata di centom iia individui, senza contare quasi trecentomila soldati, che costituivano la guarnigione della città assediata, e che davano il maggior contingente alle tabelle di mor-\ talità. Sull'impiego delle 1nasse d'artigliei·'ia nelle battaglie. - Capitano MOLN.\R.

Ne1ie 11.lilitii,•ische Blatte,•. -

Giugno 1880.

Istruzione, del battaglione pel combntlirne,nto. - L'istruzione delle truppe deve avere per scopo di rendere facil e lo scegliere ed il prendere, davanti al nemico, quell e formazi oni, che si adattano meglio alla situazione del combattimento. Perciò lo scrittore riepiloga in poche pagine le massime principali che regolano l'azione di un battaglione; poi lo segue rMntre svolge un attacco sovra un terreno piano; lo descrive impegnato successivamente in un attacco di fianco, in una azione


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difensiva, ed in una ritirata. In tal guisa senza esporre nessun nuovo principio dice utilment~ quanto occorre per imprimere una direzione all'ammaestramento tattico del battaglione. Il metodo dell'alta sc1wl.a nell'addestramento dei c11;va lbi da camipagna. Malattie esterne e deformità, che gen&ralmente colgono di preferenza i soldati dwrante il tempo di pace. (Continuazione). - Colon-

nello medico KNOEVENAGEL . malattie d'occhi.

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Questo settimo capitolo tratta dellP-

SULL' ALJMENTAlIONE DEI CAVALLI DI TRUPPA

Studio sulle piinizioni disciplina,1'i nell'ese1·cito. (Conti,nuazione) . Notizie sulle armi da fuoco del capitano HENTSCll.

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Magazzino di cartucce del Werndl. - Doppio cannone del Krupp. Magazzino di cartucce del Krnka .

I.

Ci apprende la :fisiologia, che il cavallo, per sopperire alla produzione di calore trasformato in azione muscolare, ab brucia i materiali organici del fieno e dell'avena., per mezzo dell'ossigeno introdotto colla respirazione. Gli alimenti che somministriamo giornalmente al cavallo, contengono una energia i,nmagazzinata , che nell'atto della organica combustione, si risolve in altrettanto calore, quantfl fu necessario per la loro produzione sul campo e sul prato. In ultima analisi adunque, il calore consumato nelle manifestazioni muscolari del cavallo, altro non è che calore solare. Quali sono i. materiali di nutrizione, che somministrano alla sostanza muscolare il calore- manifestato nell'atto della sua · contrazione? La teoria di Liebig, oramai non si può più accettare. Non sono le materie albuminoidi istesse dei.tessuti animali, che somministrano gli elementi combustibili, dai quali deriva l'energia sviluppata clai muscoli . Oggi si sa, che un muscolo è null'altro che un apparecchio, per mezzo del quale si effettua la trasformazione delle forze. Il focolaio dove si produce la combustione, è l'interno dei vasi ca:pillari, ed il sangue è l'olio della fiamma vitale . L'alimento, pertanto, non va considerato quale introduzione nell'organismo di materiali proteici e di idra.Li di carbonio. L'alimento è moto, l'alimen.to è forza introdotta sotto forma latente, destinata ANNO XXV, VOL . 111.

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SULL'ALIMENTAZIONE

OEl CAVALLI 01 TRUPPA

in gran parte ad essere Wtsformata in lavoro meccanico esterno. Questa forza varia col variare del regime die,tetico somministrato al caval lo; essa è proporzionale al valore alimentare della razione gior- . nalmente fornita. Chiamerassi, adunque, valore alimentare cli una data razione dietetica, il grado della sua potenza riparatrice. E alimento di maggiore valore quello, che contiene maggiore abbondanza di princi pii facilmente trasmutabili in materiali adatti alla organica ossidazione. È alimento esattamente indicato quello che é più prontamente e più completamente attaccato dall'attività dei succhi digestivi e disposto all'assorbimento. . Così sommariamente esposte le principali ragioni fisiologiche de!l'.alimentazione, aprirò questo mio studio sull'igiene ippica militare colla seguente domanda. - La razione di fi.eno-biada, somministrata per giornaliero trattamenlo alimentare ai nostri cavalli di truppa, è essa sufficientemente ed omogeneamente riparatrice? In ordine alla alimentazione dei nostri cavalli mii itari quantunque i dati accumulati dalla scienza e dalla pratica rappresentino un ingente capita.le di utili cognizioni, bisogna francamente ammettere, che molte cose ancora ci rimangono da sapere e che troppe ve ne sono, ·che erroneamente presumiamo di sapere. Per la determinazione della quantità alimentare voluta, l'istinto del cavallo e la pratica giornaliera valgono a darci plausibili ed utili risultati? Sì certamente, ed anzi aggiungerò tosto, che essi sono più veri e più esatti di quelli acquisiti per via di indagini puramente scientifiche. La chimica, la quale numera e pesa gli elementi onde sono plasmati i tessuti organici e costituiti gli umori viventi, allorché è chiamata in aiuto per la valutazione di un regime alimentare opportuno e sufficiente, ci somministra, egli è vero, ·dei , ividi e larghi sprazzi di luce; ma allo stringere dei conti , più che di veri e pratici insegnamenti, essa ci è prodiga di illusioni e di disinganni . La fisiologia, la quale, a sua volta, numera e pesa gli elementi consumati per l'eserc.izio della vita e che ce li dimostra ossidati nei prodotti di escrezione, essa pure la brillante scienza, allorché le si domanda lume · e direzione per stabilire un trattamento alimentare omogeneo e riparatore, finisce a lacune tenebrose, ad incognite indecifrabili. Adunque, sarebbe egli mai impossibile stabilire scientificamente per il cavallo militare una razione alimentare, rispondendo alle esiI

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genze igieniche ed a quelle economiche? Io credo che sia assolutamente impossibile oltrepassare lo stadio di una sempl ice approssimazione. Ci insegna la pratica osservazione, che sulla questione qu«ntità delht razione al imentare - esistono fatti assolutamente estremi. La enorme voracità del cavalio inglese da corsa e la grande sobrietà del caval lo arabo, segnano in realtà due termini dissimili nella maniera più significante. Il clima, l'origine, la consuetudine, riescono fino ad un certo punto a rischiarare la controversia, ma, innegabilmente, un astruso ed inesplicabile quid rimane pur sempre là, ·ad attestarci, che invano ci adopreremo a fr;sare, in termini numerici, la. e$atl:a quantità di fieno-avena occorrente ad una comp leta alimentazione del cavallo di truppa. Nè qu.esto io scrivo in dispregio. della sciem:a, cli cui sono l' ultimo, ma pure passionato cultore; la. lunga pratica però mi ha insegnato a dubitare della chimica nelle sue applicazioni alla alimentaiione. La determinazione delle quantità di materie assimilabili, racchiuse in una data razione, è stata fatta, supponiamo, colla più scrupolo~a esattezza. L'esperimento viene costantemente a porre in sodo, che gli effetti conseguiti sono ben dissimili da quel li preventivamente fissati dalle tabelle analitiche. Il chimico irremovibilmente trincerato in mezzo a cifre, assicura che la Lale razione per cavallo, è deficiente di principii proteici, epperciò incapace a produrre grandi manifestazioni muscolari. Il pratico non può trattenersi dal tentennare il capo con· aria dubitativa e prova sperimentalmente, che, contro la previsione scientifica, i suoi cavalli sono capa.ci di lungo e forte lavoro e per ispiegarsi l'apparente contraddizione, egli pensa, che lo stambecco, il camoscio ed il cervo, pure assumendo alimenti in cui gli albumina.ti sono in proporzione insignificante, sono tuttavia capaci di potentissime manifestazioni muscolari. A quale recondita ca.usa attribuire i risult.ati or ora accerinati? Sappiamo tutti che non esistono forze vitali nel vecchio significato della parola. Nella materia organizzata, che si agita sotto il cuoio di un cavallo non haHi molecola, che non ripeta la propria origine dalla roccia, dall'aria, dall'acqua. Ma è per altro innegabile che i fenomeni chimici, che hanno per fine la trasformazione dei principi i alimentari; in principii elementari di organica ricostituzione, noit possono finora venire esattamente riprodotli nei 'crogiuoli dei laboratorì.


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SULL'ALIMENTAZIONE

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Dopo cosiffatte considerazioni, affinché il tema che mi sono proposto abbia la sua normale evoluzione, mi avanzerò con altro ordine di idee, con altro corredo di fatt i e spero che la mia dimostrazione abbia a l'insci re chiara e convincente, epperciò apportatrice cli uLiii applicazion i igieniche a pro' dei nostri cavalli di truppa. La prima, se non la principale mia indagine sulla presente questione, fu rivolta a conoscere il trattamento alimentare somministrato ai cavalli dei diversi eserciti europei . .Ben mi sarebbe agevole occupare qualche pagina con cifre statistiche; preferisco riferire la conclusione che dalle medesime è unicamente possibile dedune, ed è In seguente. - Senza eccezione, i cavalli delle estere cavallerie sono tratl.ali con un regime dietetico notevolmente superiore a quello con cui vengono alimentali i nostri cavalli di truppa. Proseguirò citanclo le idee espresse da alcuni rinomati igienisti ed agronomi sulla determinazione delle razioni-foraggio. Secondo il sistema tenuto da Wolf il quale stabilisce la razione alimentare clel cavallo sulla conoscenza del suo peso vivo e del lavoro dal medesimo prestato, la quantità alimentare giornalmente somministrata. al nostro cavallo militare l'isulterebbe notevolmente insufficiente. Giusta il Grouven, il cavallo da sella sottoposto a fatica moderata deve assumel'e per suo giornaliel'o alimento - chil. 4,,500 di avena - chi!. 3 di fieno - chi!. 0, 500 cli paglia trinciata. E per il cavallo da sella da cui si esiga una grave fatica., il citato igienista pl'escrive la seguente razione. - Avena chi!. 6 , - fieno ch il. 3 - paglia trinciata chi!. 0,500 - Tritello di semeli no chil. 1. - Pure ammettendo che il lavoro ·fornito dal nostro cavallo di truppa debba ritenersi come fatica moderata, mentrncchè, in realtà, questo grado di meccanica manifestazione utilizzata viene assai frequentemente oltrepassato, eglì è evidente, che il regime dietetico giornaliero calcolato dal Grouven è notevolmente superiore a quello regolamentare per il nostro cavallo di truppa. La razione assegnata da Boussingault ai cavalli so ttoposti a condizioni identiche a cruelle che circondano i nostri cavalli militari, è· 1a seguente: avena chil. 3 -- fieno chi!. 8 - Paglia trinciata chi!. 2 . - Questa composizione di razione alimentare io la cito non come tipo da adottarsi, ma bensì come testimonianza dell'insufficiente regime dietetico somministrato ai nostri cavalli di truppa. 1

Da Settegast rilevo, che il cavallo cla sella, da caccia, da cavalleria.da traino leggiero, deve essere· alimentato con chìl. 3 ~ 4,5~0 di nvena - chi!. 3 n. 4,,500 di fieno - chil. 1 a 1JSOO d1 paglia trinciata. Anche da queste ind icazioni, che pure segnano una razione 11ìornaliera tull'altro che lauta, è lecito arguire, che quella fornit; a.i cavalli clell'esercilo nostro è decisamente insufficiente. Non cito le ricche razioni alimentari indicate da rinomati agronomi industriali, quali sono il Tarey ed il Decrombery, poichè ad ogni costo, ,Toglio evitare il pericolo di udirmi bisbigliare all'orec-chio : qiii nùnis probal, nihil probat. . . . Nell'istessa maniera che bo poc'anzi rinunzi ato ai sm;s1d1 scientifici per la determinazione del tratta.mento ~lime1~tare ~o_v~Lo . a~ nostri c,walli cli truppa, declino ora i suggenment1 degli 1g1emst1 sopraccila.ti e preferisco proceder enell' intrapresa investigazione con mezzi e criteri propri. 1l metodo al quale accordo conficlentemente Ja mia preferenza è quello usalo nella fissazione empirica delle_ ra~ zioni alimentari per i cavalli impiegati in industrie e sp~culaz10n1 private. Il tornaconto, dio del secolo, abbordò I~ qu~st1o?e so~to i I doppio punto di vista dell'i giene e ~ell'eco~omia _e riusci. ~ JUvantibus et lcedenti b1bs, cioè dallo studio degli effetti favorevoli determinali sui cavall i dalla alimentazione ricca e riparatrice e dai risultati ne11ati vi e cl.annosi cagionati cla una alimentazione meschina ccl insuffi ci~nte, dovrò inevitabilmente pervenire a giuste ed utili deduzion i. 1

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Nella fissazione cli un 1;egime dietetico appropriato, rispondente cioè alle csi11enze icrieniche cd economiche, fa d'uopo avere costantemente cli 7nira l;.,specialit~L della funzione adempita dall'animale. Nel deLcrminare le condizioni q1ialitative e quantitative del trattamento alimentare dei cavalli cli trnppa, il concetto diretLivo deve assoluta.mente essere il seguente. - Per cavalli dai quali si esiga celeritit nelle andRLure, resistenza alle fatiche e durevolezza dì servizio, l'alimentazione deve essere non solo pienamente ~-ip~raL~ice, ma benanche modicamente esuberante. - Per le rag1on1 fisiologiche di già addotLe, non temo gravi e ragionate opposizi~ni sulla condizione riflettente la completa riparazione delle perdite avvenute· sia per il solo esercizio della vita, che per il lavoro meccanico


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DEI CAVALLI DI TRUPPA

SULL' ALIMEN'f'AZIONE

utilizzato come servizio militare. Mi limiterò quindi a trall.are della utilità di un regime alimentare somministrato ai cavalli di truppa con discreba eccedenza. . Le s~st~nze alimentari pre$e in moderato eccesso, si sdoppiano 11: svaria~1 compl~ssi at.omici ricchi di forze latent.i , pronti a sopperire alle frequenti perdite impreviste. L'alimentazione lauta induce nel cavallo quella generale condizione favorevole cui si dà il nome di floriclo stato cli niitrizione. In questo essere, il cavallo, oltre ad una grande attitudine alle manifestazioni dinamiche, presenta una considerevol~ forza reattiva alle cause morbose. Ed allorché un pro-: cesso pato(og1co,. per grave ed insuperabile complesso di cagioni deve mamfestars1, la natura, l'andamento e la fine della malattia si presentano differenti e meno difficili da trattare, che non nei casi · in cui , il fatto morboso ebbe a svi! u.pparsi sotto la malefica influenza di una alimentazione insufficiente. Riepilogando per sommi capi le risultanze solite a manifestarsi nei cavalli alimentati lautamente, troviamo che esse sono le seguenl i: Vigore e buona volontà al lavoro. Fondo latente di forza ~usco lare, p~·onto per le improvvise ed urgenti esigenze di ·servizio. · Notevole resistenza agli agenti morbosi . Processi patoloaici di indole più accessibil e a_i metodi curativi. - Or bene, ~egli è pur troppo vero, che una si/fatta coincidenza di benefiche intime con~izioni, '.a assol.utamente difetto nei nostri cavalli di truppa. Dalla inesorabile logica pertanto siamo costretti a conchiudere chè in ~ss~ manca. la causa determinante, ed è questa, per i·;ppunto, I ahment.az1one esattamente riparatrice non solo, ma ben anche moderatamente eccedente. Ed ora, pass iamo in rassegna gli effetti determinati nei cavalli in genere, da un trattamento alimentare non pienamente e no~ o~n~gen~amen~e riparatore . ~nzitutto si presenta una pr(lgressiva d1m.rnuz1?ne .eh peso. Questo fatto è determinato dal processo di orgarnca r1duz10ne, che attacca la sostanza istessa del corpo oani qualvolta siano insufficienti i principi i alimentari introdotti. Nel ~avallo incompletamente nutrito, scemano tutte le enero-ie fisioloaiche· 0 il. misero animale divora sè stesso, vive delle propri~ carni e ciò . dimostralo dalla ispezione della sua orinà, la quale si mostra sovraccarica di urea, identica cioè a quella degli animal i carnivori. In

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questo vero autofagismo del cavallo non alimen t.ato in esatta proporzione col lavoro da esso prodotto, esistono regole e norme fisse, che quasi direi, disciplinano la riduzione. Questa è regolata dalla seguente legge: - (ili organi ed i tessuti più importanti e più attivi nello esercizio della vita, si nutrono a spese di quelli meno interessanti ed inerti. - Pertanto, la pinguecLne è quella che per la prima ed in maniera evidente, viene ad essere intaccata. Molte volte le manifestazioni trofiche regressive, il deterioramento cioè appariscente della generale condizione, per causa di insufficiente alimentazione, non sono nè pronte, nè bene evidenti all'osservatore superficiale. Ma il risultato intimo, finale, 'è inevitabilmente una grnve perturbazione nelle condizioni molecolari dei tessuti, che si riso lve in una minore energia del movimento vita.le ed in una. più considerevole impressionabilità. alle cause mor- . ·bose. . \ ·: Rapidamente riassumendo le risultanze neg,itive di una insuffi- ·;· ciente riparazione alimentare dei cava.Ilo, risulta che esse sono le seguenti : - Diminuzione di peso nel corpo. -Sollecita scomparsa della pinguedine. - A$petto generale dimesso e malinconico. Minore re~istenza alle cause morbose. - In questo complessivo stato di cose è stereotipata c1uella generale condizione, cui pervengono inevitabilmente i nostri cavalli di truppa, allorchè dai medesimi si richiede un considerevole dispendio di energia muscolare e per un. lasso di tempo abbastanza notevole. La loro più grande impressionabilità. agli agenti morbiferi, passa quasi inavvertita daHa macrrrioranza degli osservatori ; ma non è così per il. veterinario , .o c> . . il quale, dopo le grandi manovre e dopo le eserc1taz1orn ca~pali, vede lentamente riempirsi l'infermeria e scorge, come m tutti i fatti patologici incontrati, predomini costantemente la nota caratteristica dei processi morbosi determinati da quella sinistra entità eziologica, che si chia.na la miseria. E poichè le ora accennale gravi condizioni regressive, innegabilmente, gravitano sopra i nostri cavalli di truppa, a quali deduzioni razionali siamo noi irresistibilmente condotti? L'insuffi~ cienza del loro tratta.mento alimentare giornaliero, è, allo sguarclo del' vero e prati·co osservatore, dimostrata sino all'evidenza.

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SUL L' ALIMENTAZlONE

È forse difficile stabilire per i cavalli di truppa una generale for-

mola dietetica bene adattata alle esigenze di servizio ? .Esistono forse questioni di economia ~be impediscano di arrecare un pronto ed efficace rimedio all'inconveniente igienico or ora lmneptato? Nulla di tutto ciò. La pratica ci ha da lunga pezza insegnato, che l'aumento di un ch ilogramma di avena al giorno, risolverebbe in una maniera facile e sicura il problema dell'alimentazione dei nostri cavalli di truppa in moderata e proficua eccedenza. La economia bene intesa e l'igiene rettamente applicata, si accordano a consigliarci un aumento giornaliero nei materiali alimentari somministrati ai nostri cavalli militari. Un siffatto accrescimento, quantunque in atto immediato rappresenti una spesa notevole, in ultimo risultato costituisce invece una reale econom ia. DifalLi, se per l'adozione di questa misura igienica, dovrà necessariamente sv ilupparsi nei cavaJli di truppa una più cospicua attitudine alle manifestazioni muscolari ed una più grande resistenza alle molteplici cause di deperimento, egli è ben evidente, èhe il proposto aumento di avena rappresenta null'altro che un impiego di capitali nel modo più proficuo. E mia intima convinzione, che per constatare i benefici risultati della aumentata profenda giornaliera, secondo la mia proposta non si avranno ad attendere i dati sta tisti ci accumulati da quattro o cinque anni avvenire. Quasi immediatamente dovrà. presentarsi nei nostri cavalli di trnppa quella complessa e favorevole condizione di florida salute, 'di esuberante energia, di maggiore resistenza alle cause deterioranti, che loro presentemente difetta nella maniera più evidente. . Ma l'aumento di un chilogramma di avena al giorno per cavallo, quantunque a prima vista possa apparire concessione poco dispendiosa, esso importerebbe in reallà una spesa annuale di un milione e mozzo, in più di quanto attualmente costi l'alimentazione dei nostri cavalli di truppa. Prevedo pertanto, che la mia proposta, pnre venendo riconosciuta meri tevole di considerazione, sarà erroneamente ritenuta come non urgente, epperciò differibil e a tempi meno difficili per il pubblico erario. E così essendo le cose, in attesa di questa nostra desiderata condizione economicn, credo di compiere uno dei principali miei doveri di veterinario militare, indagando , se per avventura non fosse possibile ottenere la completa ed omo-

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oenea. alimentazione dei nostri cavalli di truppa, senza ricorrere al ~ ezzo spicciativo ma costoso, dell'aumento di un chilogramma. di avena nella giornali era profonda. . . . L'economio. agri cola e la privata speculazione, che, come d1ss1 ~~ oià. ;tudiarÒno i mezzi di sussistenza del bestiame nell e loro ut1lt ;is~ltanze, val e a dire, nella loro trasformazione in latte, carne, lana., lavoro meccanico, anche per rispondere al seg11enLe quesito ci somministreranno lume e direzione. È possibile ottenere un aumento neH~ pote~za rip~ra~rice racchiusa nell'altnale razione a.limenta1·e cle1 nostri c:tvall1 d1 truppa ? - Purchè lo si voglia, è cosa abbastanza. facile lo sviluppare nella attuale razione di fieno-biada le condizioni, che ne rendano accelernta e completa la. digestione. ln questi due a~dieLtivi .sta r.acch.iusa tutla la vera i«iene aliment.aria ippica. La rapida e facile d1ge.~t10ne 0 clell e materio ingeei Le, imporla un notevole risparmio cli forza, tr~sformabile in lavoro meccanico utile. La digestione completa, nsponde essen;1,ialmente acl uno scopo economico, quale si è la Lotale e piena lttilizzazione della ma teria al_im~ntar~ ~ssunLa. Dalla economi a aoraria, l'igiene 1pp1ca m1l1tare, può e de\'e apprendere delle ntili~sime pratiche. Le modificazioni miglioratrici del trallamenlo alimentare del cavallo di truppa, non possono essere assolut.n.menle iclenLicho a quelle applicale con tanto successo nelle private speculazioni, a. ciò opponendosi ineluttabil.i es.igenze ~i sor~ vizio. Ma dalle complicate e difficili confe:;ion1 al1mentan degli aoricoltori industriali, alla so1m11inistrazione del {l!eno e della. biada, c~me cc li producono il prato ed il campo, abbiamo sufficiente latitudine, per scegliere quello che possa meglio canv~nire al cas~ nonostro. Rinunciarvi per timore di innovazione, eqmvale a decimare scienLemenLo un beneficio di notev(,le importanza. E prima di inoltrarmi su questo argomento n.oterò, ~he, per strana fatalità, ance cli imitare dalla igiene ippica degli stabilimenti industriali e dalle aziende agrarie le buono pratiche, apreteso beneficio dei nostri cavalli militari, se ne a.clollò, abbastanza dilTusamente una erronea e perniciosa. Alludo alla macerazione dell'avena, ~perazione decisamente condannab!le. Troppo ~acilmente l'acqua impieoata por ottenere il ra.mmoll1mento della biada, 0 ' • eon buona è superiore alla quantità, che essa. è in grado di assorbll'e.


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ragione si rifiutano il fieno e l'avena, che siano stati dilavati dagli acquazzoni; ora, conie avviene che qualche igienista veterinario raccomandi la macerazione del l'avena? Questa operazione ha per immancabile risultato la sottrazione dal seme ora menzionato, di una buona parte dei materiali azotati e di pressochè tuLti i saI1 onde esso è normalmente fornito. La macerazione dell'avena anzichè utile preparazione, va ritenuta come una vera. lisciviazione, epperciò causa di deterioramento nella sua efficacia riparatrice. Fatta questa digressione contro una pratica irrazionale ed antigienica, passo a trattare dei mezzi occorrenti per ottenere una mi- ' gli ore utilizzazione della regolamentare razione di fieno-biada. Gli espedienti che propongo per conseguire un così benefico risultato sono fa.citi, non costosi, praticabili nella speciale condizione in cui versano i cavali.i di truppa. Ben potrei indicare altre modificazioni e preparazioni nlimentari più efficaci. Tali, ad esempio, sarebbero quelle ottenute mediante modificazioni chimiche, indoue nei componenti della razione. Ma poichè queste male potrebbero conciliars( colle esigenze molteplici del servizio, preferisco limitarmi a consigliare quei miglioramenti, che hanno per caratteristi ca la facilità e l'economia dell 'applicazione e questi sono i seguenti: L'acciaccamento dei tre chilogrammi di avena, che attualmente costituiscono la base del giornaliero trattamento alimentare dei nostri c11,valli di truppa; La conversione di uno dei chilogrammi di fieno, loro giornal~ mente assegnati, in due chiJogl'ammi e mezzo di paglia rnangiativa, . trinciata; L'amministrazione ai cavalli di due terzi della loro razione dopo il governo della sera; · La somministrazione ai cavalli; due volte nella setLimana, di una discreta quantità di sale da cucina. L'acciaccamento dell'avena fu riconosciùto corne pl'atica igienica della massima importanza.. L'avena schiacciata accresce il proprio valore alimentare almeno da !JOO a ,J40. Secondo il llaley, abile e coscenzioso esperimentatore, lo schiacciamento della biada avrebbe pel' risultato l'elevnrne la potenza nutritiva .fino a •I70. La convenienza economica ed igienica di una tale pl'atica è assolutamente

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provata. Fu sperimentalmente dimostrato, ~he tre chilogrammi di avena contusa, equivalgono in potenza alimentare a,, al~eno, quattro chilogrammi di . biada normale. Epper~anto, co!l ~cc1a~ca~ mento della quantità di avena attualmente as,,egnata a, cav~ lli d1 truppa, ci è possibile sottrnrli alla malefica inlluenza della alimentazione insufficiente. . Non ho forse qui diritto di ripetere la già fatta l'ille~s1on.e sull~ fallacia delle deduzioni rh imiche, applica le alla detennm~z1~ne d1 un trattamento alimentare? Una data quantit~ c~i .c\v,ena '.nt_iel'a ? contusa, nelle storte di vetro dei laboratori chumc1, sornmm ,stl'et:a sempre identici risu.ltati analitici. ~fa in quella ~norr~e storta vivente, che è l'npparecchio digestivo del ~~val!o, s1 v~mfi.cano feno~ meni ben differenti . Un:t sempl ice mod1f1caz1one fis ica rnclotta .nei gran i di avena, vale a cambiarn e l'attività riparal~'!c~ nel I.a ~a111e1:a Più vantnuofosa . E così essendo le cose, perchè 11g1ene 1pp1ca m,· · · ·msegn.: mento ?... Tullo lilare non""Lranà. parti lo di un tale util1ss1mo si ridurreb be all'acquisto degli occorrenti apparecchi 1~1ew1rnc1per acciaccare l'avena, Al modo istesso che le caserme d., cav~llemt e di artiglieri a da campagna, sono dotate di ~rom(m 1dra~hche _da pozzo, cli ~bbeveratoi, di attrezzi ~a mane?~10, di. ~mesi P~r_gi,~: 1 na,tica, siano munite di permanenti, sempl,c, e sol1d1 congeè)n, t11 turatori di biada. Ch i Lrnvedesse in quest(l. innovazione u~~ s~rg.ente di difficoltà e dì inciampi nel retto andamento del s~rv1z10'. ~,mo- · strerebbe di appartenere alla non esigua classe d1. uommi ~os~ silizzati, per i quali, sopremaregoladi condotta. è l'odio a quals1~s1 innova7. ione. I veri prati ci, gli iiomin·i di cavc1,Uo alla sola enunciazion e della misura igieni ca da me propugnata, ne hanno certamente compreso la. grande utilili,1.. È solo coll 'acci~ccame~to. ~lell: a.vena.' che l'attuale trattamento alimentare clei nostn cava.lii m1lttan, p~tra essere ritenuto come veramenteriparntore, omogeneo ed econom.rco. Ripeterò la parola econ01nico, la tradurrò anzi in non.costoso: p_oichè l'acquisto degli schiacci.a biada e la loro manutenzione, d1 !ron~e agl i utili conseguibili, non 'po.I.ranno che rappresentare una spesa insignifican te. La sostituzione di due chilogrammi e mezzo di paglia mang~~ reccia, trinciata, ad un chilogramma di fieno, raggiungerebbe ,


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·doppio scopo di contribuire ad elevare la potenza riparatrice del giornaliero assegno dietetico e di rendere l'alimentazione dei cavalli gradevolmente variata. Egli è vero che un unico alimento, purchè risultante dalla complicata riunione di principii elementari, quale si è per l'appunto l'avena, è sufficiente a mantenere la vita del cavallo florida e rigogliosa. Ma è del pari accertato, che la varietà. dei componenti la giornaliera razione, è, in qualsiasi regime dietetico, una assai favo1·evole condizione. E poichè una tale innovazione a pro' dei cavaJli di teuppa, non importerebbe altro dispendio all'infuori cli quello dei trinciapaglia, non veggo possibile alcuna sensata obbiezione contro l'adozione della mia proposta. I contradittori, se mai ve ne hanno, osservino i cavalli in scuderia. Non ristanno un momento dal piluccare la paglia della leLtiera. È questo il modo con cui i cavalli di truppa ci ap1mlesano la insufficienza del loro trattamento alimentare; è questa la nianiera con cui essi ci domandano un po' di paglia mangiativa. L'ora ed il modo dell'amministrazione ai cavalli dei vari pasti nella giornata, hanno una significante influenza sulla più o meno comp leta utilizzazione dei materiali aliment.ari ingeriti. Il massimo della razione quotidiana e particolarmente Jlell'avena, la quale rappreseJ?.La il più energico agente della organica riparazione, deve essere somministra.Lo ai cavalli a lavoro completato, cioè verso la sera. Il peoverbio dei cavallerizzi - biada alla sem, gamba alla mattina - fo per antica. esperienza riconosciuto come perfettamente consono alle esigenze della igiene ippica. Anche il proverbio- trotto dopo la biada, seniina la stralla - ci dit l'ammaesrramento di lasciare in riposo i cavalli dopo il pasto, se si vuole evitare che una parte non indifferente dei grani di avena venga acl essere espulsa indigerita a seminare la strada. Indubbiamente, il lavoro, anche non energico, eseguito tosto dopo il pasto, colle sue scosse determina il troppo sollecito passaggio dei materiali alimentari dallo stomaco all'intestino, e per tale guisa, vengono anzitempo sottratti all'azione della digestione gastrica. Inoltre, la elaborazione e l'assorbimento dei principii di ri costituzione lungo il tubo intestinale, per causa del lavoro attltato a troppo breve distauia dal pasto , sono, senza alcun dubbio, peri colosament,e di:;turbati .

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Della necessità cli somministrare, cli tempo in tempo, ai cavalli militari un po' cli cloruro di sodio, ebbi già a trattare nella Rìvista 1lfil-itare, fino dall'anno ,J 871 . La conclusione delle mie osservazioni in proposito, fu in allor,1, la seguente, cb'.l letteralmente trascrivo: « L'amministrazione del sale è da adottarsi come una utilissima apsuuaeriLa da un fatto fisiologico, raccomandato plicazione i"ienica t> Vt., dalla pratica, ed aggiungerò reclamata dai cavalli, colle loro mute, ma pure eloquenti dimostrazioni istintive n. Alle considerazioni pur troppo infruttuosamente da me fatte a, quell'epoca, aggiungerò oggi le seguenti, augurando loro una sorte migl iore. Il sale somministra al sanglle l'alcali necessario all'intima riduzione organica; fornisce l'acido cloridrico al succo gastrico; favorisce l'azion~ osmotica; contribuisce alla deacquificazione dei tessuti, rendendoli più sodi ~ più resistenti; determjna un favorevole impulso in ogni atto concorrente aUa digestione; rende gustosi ed appetitosi i generi componenti la razione alirnentaré della quale giova anche a correggere alcuni difetti e lemiiere deteriorazioni. Epoure I malgrado così grandi ed ne:, .t evidenti indicazioni igieniche, fisiologiche ed economiche, il sale non ha .finora potuto farsi accettare quale benefico agente nella igiene ippica militire. Le modificazioni miglioratrici del regime alimentare dei nostri cavalli di truppa, quali ebbi a proporre, non .sono certamente di tale natura da inceppare il normale andamento del servizio . La loro applicazione è estrèmamente facile e null'altro aggiungerò sulla loro opportunità igienica ecl economica. Potrebbe in t.aluno sorgere il sospetto, che cotesta nuova maniera di regime alimentare costituisca un pericolo per l'igiene equina, poichè essa è fèwse destinata a scomparire nelle occasioni di marcie, nei periodi di esercitazioni campali ed è certcim,ente costretta a cessare di fungere iri tempo di guerra. Ma è forse necessario, che i cavalli vivano continuamente in condizioni identiche a quelle, che loro vengono imposte da rare e specia li evenienze? Se cosi.fosse, bisognerebbe anzitutto abolire. le scuderie, la lettiera permanente, e mantenerli invece costantemente stib diu. Non sono le priYazioni, gl i stenti ed i disagi di ogni fatta, che prédispongono i. cavalli all'attivissima vita clel campo; bisogna conservarli sani, energici, resistenti in tempo di pace, o_nde


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razione; e la fabbrica. di gallette-foraggio impiantata in Pietroburgo ebbe, durante la guerra turco-russa, una produzione media di ventimila razioni al giorno. Anche in Francia furono fatte esperienze consimili e tutto induce acl ammetlere, che, nell'evenienza di una guerra, la galletta-foraggio fungerà una parte non inclilferente nel trattamento alimentare dei cavalli militari francesi . Presso di noi venne pure esperimentata. una galletta per cavalli fabbricata dal signor Ravelli di Novi. Trentaquattro cavalli del reggimento cavalleria Novara ricevettero per giornaliero regime dietetico sola galletta.. Sedici cavall i ebbero galletta e fieno . Allri sedici mangiarono galletta ed avena. Siffatto trnttamento alin1enlare durò un mese. Le conclusioni dell~i commissione furono le seguenti: La galletta-foraggio viene mangiata assai bene. È facilmente digerita. Non provoca malattie. Nutrisce perfettaménte ed accresce la vigoria dei cavalli. Bàsata. sopra tali risultanze decisamente lusinghiere, l'amministrazione mi litare italiana diede al signor Ravelli la commissione di confez ionare duemiltt e éinq1iecento quintali della sua galletta, nello scopo di potere .esegt1ire un esperimento in grande proporzione, durante le grandi manovre. Venne l'ora della prova e le cose µresero un andamento affatto opposto a quello cl1e erasi preveduto. La cra!letla-forarrn io venne distribuita ·per soli tre giorni, poichè i cavalli 9 . rifi utavano di cibarsene. Non è mio còmpito lo indagare in questa ilfomori.a le cause certe o prob11bili del gra".e insuccesso patito presso cli noi dalla gallettaforaggio . In opposizione ad autorevoli scrittori italiani di igiene ippi ca militare, io nutro lo. ferma convinzione che, per il mantenimento dei cavalli dell'esercito nostro in tempo di guerra, si po::;sa e si debba fa.re a meno delle razioni-foraggio, concentrate sotto forma di galletta. Eriger~ stabilimenti per la fabbricazione di conserve alimentari per i soldati, sul modello di quelli impiantati con tanto dispen.dio a Berlino, a Magonza, a Ratisbona, è anche per no i una ineluttabile necessità. Ma. imitare quello che fu operato dai Tedeschi, per il mantenimento dei cavalli in tempo di guerra, sarebbe da parte nostra un gravissimo errore. Non ci lasciamo sedurre dallo sp iriio di imitazione. La galletta-

averl i pronti·per qualsivoglia grave ed improvvisa evenienza; così insegnano la vel'a igiene e la savia economia. Sottopongo queste mie viste igieniche al competente parere dei nostri giovani e prodi co lonnelli di cavalleria. L'amore del progresso e la passione del cavallo, sono doti onde essi venturosamenle sono a dovizia forniti. Egl ino sanno, che per la cavalleria la più potente delle armi è il buon caval lo; non ignorano, che non vi ha buon oavallo se non è lautamente pasciuto. E poichè, per ora, è fo rse impossibile elevare la razione di avena ad almeno quattro chilogrammi quotidiani, ho la certezza che essi vorranno riconoscere nel mio suggerimento la portala di un utilissimo ripiego igienico, temporaneo.

II.

La provvista di foraggi sul teatro della guerra fu sempre e cont~n~erà ad ess.ere un problema di difficilissima soluzione. I magazzmr vengono rapidamente esauriti; il loro rinnovamento è ostacolato da cause innumerevoli; le avarie nel fieno e nell 'avena sono pressochè in evitabili. Nella guerra fr~nco-prussiana - 1870-7 1 - sopra i cavalli dell'esercito di occupazione vennero esperimentate, in vasta scala, certe focaccie, composte di farina d'avena, di segala, di piselli, di semelino e di pane duro, macinato. Queste gallette, ideate da Warneke, riscossero l'approvazione di una commissione appositamente instituita, poichè la salute e hl energia dei cavalli alimentati colle medesime, non ebbero a patire detrimento di sorta. In base alle favorevoli risultanze otten ute, la Germania ha determinato cli ricorrere, nelle future campagne, ad un siffatto trattamento alimentare dei cavalli in vastissima. proporzione. Non altrimenti potrebbe essere interpretata la erezione di vasti e dispendiosi stabilimenti di confezione, capaci di somministrare ben cent_omila razioni di gallettaforaggio al giorno . Nell'esercito russo ebbero luogo identici esperimenti, coronati come quell i superiormente accennati da soddisfacenti risultati. Al princi~io del 1877 sorsero in Russia appositi stabilimenti di prepa1

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foraggio è in realtà ben altra cosa che una utile invenzione, un apprezzabile Lrovato . Nel periodico--L'A.m,ministraz1:one rnilitare. Anno II, N. '19 - · lessi un articolo sull'argomento della galletta foraggio, che terminava colle seguenti parole : - << Concludendo dirò che semln·am,i << cosa, sa,qgia prima, d'i abbanclona1·e clefvnitivamente la galletta« foraggio, prenderla di 1Mwvo in serio esamie, oncle non s1Jcceda << il caso, che pil·r t1·oppo si rinnovella in Italia di inventori che << portano all'estero i lo1·0 t1·ooati )>. Anche il maggiore veterinario Bert,acchi, tanto benemerito della igiene ippica militare, ideò una formolapergalleLta-foraggio ed instituì a:pposit.i esperimenti. In un suo articolo comparso nella R1:1;ista m,Uitare (novembre 11879) egli pure, l'infaticabile igienistti, accenna al - « tirnore che possa essere · abbandonata l'1:dea di wn sì irnpo1;twnte tr01Jato ». Ma se i11;venzione e vrovato significano lo scoprimento di cose non ancora conosciute, a rigore di espressione, trattandosi di galleua-foraggio, quei due onorati vocaboli non debbono pure venire pronunziati, poichè questa è cosa vecchia e nota. Allo stesso Warneke male competerebbe il titolo di inventore ed a sostegno di quanto asserisco, dirò che nel diiionario di Ippiatria del Cardini - (Paris, lf 84,8) trovasi descritto un - Pai11, pour le chèoal. L'autore francese cita con molto favore una galletta, in cui entrano !eseguenti materie alimentari:Pagl ia di frumento, resa con speciali manipolazioni allo stato polverulento; orz'O residuo della birra, essiccato al sole; farina di patate; di carote; di fagiol i l1ianchi; di fave comuni. Col tutto si fa una pasta - << qii'on fait durcù· presque comme d:ii biscuit: » I cavalli, assicura il predetto ippologo, mangiano con grande avidità quésto biscotto, il quale ha la prerogativa di essere agevolmente digerito . Tradurrò inoltre da un dizionario francese di veterinaria, edito nel 11850, il seguente brano dell'articolo Pain - « Da molto tempo (l) si cerca1w delle fonnole econom1:che i1i mbi entmno i,n diverse proporzioni le farine di segala, di orzo, di avena, di fava, la cr·usca, le patate cotte e spappolate, .la paglia minutamente tr·it1ir·ata, ec.c. Il pane cosi prepara~o costit1ii,Sce un 1i1it1·ùnento poco costoso e può senza inconvenienti di so,rta ent?·m·e nella r·azione alimentar·e degli animali cla lwvoro e da carne. » - Come è sapiente l'antico adagio: - Nulla di nuovo sotto la cappa del cielo I

Sì, certo. Le attuali gallette-foraggio, gli odierni biscotti per cavalli, altro non sono che appli cazioni di antichi sistemi ideati ed esperimentati dagli agricoltqri zootecnici. Questo fatto vale sempre più a confermarmi nella convinzione espressa nella parte prima. di questa 1tlemoria, intorno ali.e necessità che ha l'igiene ipp i.ca militare, cli abbandonare l'antica falsariga e di attingere 11orme e pratiche dalla industria agricola e dalla speculazione ippica privata. La funz ione igienica della galletta-foraggio non è da tutti gli scrittori appreizata in maniera precisa ed identica. Basterebbe da sè solo ·questo dissenso a metterci in guardia sul da farsi, per parte nostra. Alcuni veggono nella vasta preparazione di gallette per cavalli, in apposi ti laboratori militari, la possibilità e l'utilità di inviare, ogn i giorno. sul teatro della guerra., cinquanta, centomila razioniforaggi . )fa anche ammessa la condizione prima, concernente la possibil ità delle quotidiane spediiioni di galletta-foraggio al campo, per quanto attentamente consideri la situazione della cosa, confesso che non arrivo a comprendere la condizione seconda, quella cioè che ritlette l' utilità. Se le conlingenie di tempo e di luogo sono tali da permettere l'invio dagli stabi I imenti prodottori.del giornaliero mantenimen{o dei cavalli sul campo, non l1avvi allora chtbbio possibile sul da 'farsi. Meglio le mille volte, attingere ai magazzini forniti e riforniti di buona: e scelta avena. Per altri igienisti invece, l' utili,tà dell a. galletta-foraggio si risolverebbe in ciò, che ogni cavaliere dovrebbe avere con sè un biscotto per il suo ca.vallo, da fal.'si consumare in qualche imperiosa emergenza.. Anche in questa seconda versione, dato cioè, che la galletta-foraggio debba. per il cavallo soddisfare alla stessa indicazione, che ha per il so ldato la scatola cli carne in conserva, non esito ad escludere qualsiasi razione foraggio' manipolata e dò nel modo più eslicito la preferenia all'avena . Se di altro non si tratta, che di munire ogni cavaliere di una razione di riserva per il proprio cavallo, ben possiamo raggiungere lo scopo senia l'impianto di costose fabbriche di confezione. Si prendano due chilogrammi cli avena del massimo titolo possibile e vi si aggiunga un chilogramma di farina di Men1t stacciata. Il tutto, mescolato, racchiu so 'in una tasca ovoidea di tela impermeabi le, strettamente legata in girò con una funicella, rappresenta la migliore ANNO X,XV, VOL, lii.

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razione fora.ero-io di 1;iserva che si possa ideare. Aleuni esperimenti da me fatti proposito, mi. hanno insegiu1to, che il 'volu!ne della tasca riµiena di l)iada-farina di riserva: preparata nel modo or orn esposto riesce di ben poco superiore a quello rap~rese~tato da. tre o quattro ch ilogrammi di galletta-foraggio . In ordt~e poi ~Il.a '.'1 sp.ett.iva indicazione irrienica delle due differenti ma111ere, m1 hmit.ero a dire, che, se i10ni, è impossibile che un ca.vallo, quantunque a~famato, rifiuti di mangiare la razione di riserva sotto forma di galletta, è certissimo invece, che esso abboccherà avida.mente l'avenuforina della tasca preparata secondo il mio concetto. Evidentemenle adunque, i·ecouomia e l'igiene confortano Ja tesi da ~le so~te~uta. . Col mio sistemf). infatti, non ho d'uQpo di eri°ger.e d1spendws1 stabilimenti di produzione e per contrario, ho la certe7:za c~i potere pront(lmente rimettere i cavalli isolati, sfiniti dalla fat i.ca, m condiz.ione di riprendere il loro proficuo servizio. . . La farina di avena, che propongo di aggiungere alla raz10ne dt biada-riserva, riempie una doppia. indicazione. La prima. è quella di notevolmente accrescere il valore alimentare del -miscuglio. Esagero io forse aHorchè dico, che la tasca da ;me prop_osl:a., eq~i~ale , almeno in potenza riparatrice a quattro chilogrammi cli buomss,?a avena~ Non è forse certo, che con tale sussidio alirnentare, gradito, abituale, un cavallo affaticato dovrà sollecitamente sentir::;i preparato a nuo,,e manifestazioni muscolari? La seconda indicazione dalla quale è raccomandata l'addizione e la mescolanza di _farina all'avena è di estrema importanza ed è la seguente. Per assicurare la. cons,ervazione dell'avena in continui movimenti di traslocazione ~u dalla pratica dato il suggerimento di mescolarla con_ qual~he materia alimentare polverulenta, avida. di umidità «La /ar1,n a di avena1:aggiwige be1li~simo q11iesto scopo». Così ~i esprime !l Body nel suo libro sull'impiego delle ferrovie in tempo di guerra. ~L,ege 187?). La pratica di frammischiare all'avena., quale mezzo d1 conservazione, della farina viene anche raccomandato da Vilhelm Bassan, in un suo lavor; sull'impiego delle ferrovie pel traspùrto dei viveri iu tempo dj guerra. Egli ,prescrive inoltre ·di immergere i sa.echi nell'acqua, prima di riempirli di biada. . . Una terza 1haniera di interpreta.re la funzione igienico-economica della galletta-foraggio è la seguente. Essa facilita alle armi a ca-

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•vallo l'eseguimento delle operazioni militari << Difatti - stampa l' ltal,ia militare del 28 giugno ,t 877 riportando dall' fo.valido Russo - Difatti, potendosi po1·tare seco - (la galletta) - e fa.1·e mangia1·e . . dei cavalli lmi,qo la m,arcia, si a1·1·iva a destino coi cavalli n1it1·iti, non occo1Te {lt·re conoscere la for.zci ·i n tnvppa e ccivalli colle ,reqiii. si.zioni locali, si econom,i.z.za tempo a profitto del riposo ad ogni reggimer;,to dli ca·valle1·ia, coll'aumento di sessanta bestie da soma porta seco il fornggio pe1· otto o d'ieci gior·ni e q-u,ind·i piiò intraprende1·e importanti eseMsion,i,. » - Nelle parole del Dia1·io nn:t!litare russo, ora citato, si travede più l'entusiasmo di un prode ufficiale di cavallP-ria., di quello che non apparisca. il pacato giudizio -di un igienista; esse racchiudono infatti baldanzose speranze, nia non registra.no fatti accertati. Sì certo, una gaJJeLta-foraggio , che --sotto piccolo volume e peso leggi ero, racchiuda una grande potenza alimentare, sarà in grado di rendere utilissimi servizi nello eseguimento di rapide ed ardimentose escursioni a cavallo. Ma se la gal·Ietta-foraggio deve raggiungere i quattro ed i cinque chi logrammi per razione, viene allora a mancarle la principale delle sue condi.zioni di utilità. Il solo vantaggio della riduzione di volume non è I ·sufficient~rnento compensatore, poichè quello che aggrava il dorso dei cavalli , non è il volume, ma sibbene il peso. E così essendo le cose, alle gallette-fo raggio ideale dai signori Ra velli e Bertacchi non esito a dichiarare di gran lunga preferibile il miscuglio di avena-farina da me proposto. E soffermandomi sull'argomento della notevole ridnzione volu::metrica della razione-foraggio, mi si conceda di porre il seguente quesito. Esiste forse questa forma di galletta-foraggio, avente, supponiamo, un volume cinque volte inferiore a quello dell'avena e -contenente la forza nutritiva di cinque equivalenti pesi di avena? La chimica risponde di sì; per essa, questa essenza alimentare per , cavalli, è facile e sicura preparazione. Ma è inutile che io qui ripeta i miei dubbi sulla competenza dei dati forniti dalla chimica, nella determinazione dei . trattenimenti dietetici . Alla mente dell'igienista e del fisiologo occorrono ben allre considerazioni e queste -insegnano che il sostentamento dei cavalli col mezzo di alimenti fortemente concentrali, è, per dire poco; un pericoloso errore. Fra J'apparecchio digesLivo e la materia.alimentare ingerita, esiste una


SUL!.' A Ll MEt'iTAZIONE

eorrelazione, che non si può impunemente distruggere. Senza una certa ripienezza del ventricolo e dell'in testino il cavallo nou si sente satoll o. Concliiione essenzialmente concorrente alla esatta azione dell'apparecchio digestivo è l'essere modicamente teso. ~è lutto ciò riesce arduo a comprendersi da eh i sa, cbe la superficie mucosa del tubo digerente di un cavallo di media corporatura, è non meno di quattordici metri quadrati ; che la lunghezza della sua s.torta intestinale, misura ben undici voite la lunghezza del corpo; che il suo ventricolo, ha la capacilit di trenta litri. Queste nozioni si risolvono nel seguente preceuo: per obbedire ad imperiose esi genze di servizio , è tollerabile una cospicua riduz.ione di volume nella materia alimentare somm inisLrata ai cavalli di truppa; ma una sornrchia concentrazione dei princip·ii alimentari della razione quotidiana, è incompatibi le colla buona igiene ed è sconsigliata dalla fisiologia. Fra i molteplici vanlaggi inerenti alla gallella-foraggio i suoi fauto ri annoverano anche i seguenLi: - La gall etta, essi dicono, in ultimo risultato , costa meno dell'ordinario trallamento a fieno ed avenn. poichè havvi enorme risparmio cli ca rriaggi e si evitano le avarie. A qLiesLa asserzione oppon ò anzituu.o il ratto che per la produ;,.ione delle gallette-foraggio è necessnrio impiantare costosissimi laboratori. - La riduzione dei mezzi di trasporto ha, senza alcun dublJio , in tempo cli guerra, una interessante significazione. lo pure non ho potuto a meno di occuparmi di questa grave esigenza e darò tra breve nlcuni suggerimenti, che appu nto mirano ad agevolare la traslocaiione delle derrate alimentari per i cavalli. - In quanto alle avarie ri spettivamente possibili , egli è certo, che la biada e la galleLLa, si trovano in identiche condizioni, sia allorch é giacciono immagazzinate, sia allorqunndo sono in movimento ~opra i cani. Ma i deterioramenti dell 'avena , per r1uanlo aravi 1 e · , clitficilrnente la renderanno inaccettabile dai cavalli, mentre le avnrie della galletta-foraggio, ttuantunque non gravissime, ne determineranno il più assoluto rifiuto per parte dei cavalli stanch i ccl affamati . La penuria, a mente dei sostenitori della galletla., più non potrà. in avvenire manifestare Ja sua perniciosa a;,.ione su i cavalli in tempo di guerra. Questo risultato si otterrà appunto in virtù della ma-ggiore facilità di lrnslocazione della gnllelta. Ma a nessuno può

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cadere in mente la possibilità di alimentare i cavalli sul campo nelle guise medesim e che nelle pacifi che guarnigioni. Pur troppo, sforlunose Ol'enienze, giungeranno a determinare la ripetizione di quell a 1.riste condizione eh~ è la gran sca.rsil.à di foragg io. Nè a scongiurarla. varril la galletta, se l'oro pronto ad essere speso a larga mano e gli sforzi delle amministrazioni incaricate di pro~•rndere ai mezzi di sussistenza, non basta.no sempre ad evitare una. così dolorosa situazione. Piuttosto che lasciare morire per fame i generosi compagni delle noslre fali cl1e, in all ora ci ricorderemo che e:;si. ridoui all o stremo di ali menti, possono sostentnre la vit;L con cihi di ogn i falla o cercando aLLorno a noi potremo forse rinvenire quell o che valga a rendere meno iutollcrabile la loro condizione. A conferma di quanto scrissi circa la possibili Lit che hanno i cavalli cli cibarsi, sotto l'impulso imperioso della fame, con le sostanze pili strnne e dissimi li , citerò i f'at.ti sogueuti, che pn trei moltipli care. Cesnre, nel libro 1U della Gnen·a Civile, padando della carnlleria nemica stretla sotto Dirracc] 1io, dice: - cc Lascarse.:r~:a, dei /omggi erci sonima.; cos,:cchè di foglie 8piccale a mano dagli alberi e cl-i te1i,ere melici peste di canne ciba11ano i cavalli» . ~el libro I della G-ne1Ta A fr'ica.na, lo stesso Cesare scrive - (< Ed. in tale scarsazz a di foragg i, raccolta dal lido clell'ctlga e nell'acqiia dolce sciatgu.ata, dandola così a.i cavalli a(/'amati. la vita di questiso.~tenevllno )). - fn Islanda i cava lli , in difetto di foraggi, vengono alimentali con pesce essiccato. - Colin, professore francese di veferinaria, polè abituare clei cavalli a cibar!-i di carne. Di cono i fautor i cl.e lla galloLLa-foraggio , essere impossibile ch e le amministmzioni militari estere, la tedesca in ispecie, siansi ingannate sulla importanza e sulla convenienza del bi scoLLo per cavalli , e trovano essere, cln parte nostra, un errore ed un pericolo ia non adozione delle razioni foraggi concentra Le sotto forma cli galleLLe. Non esito ad ammett.ere, che all'estero il problema el ci bis~otto-foraggio, sia co mpiul amente risoluto. 1\fa q11ello che· mi sono proposto di Lrallaro in questa scrillura, è la po'-sihil ilit di alimentare i nostri cavalli in guerra senza. l'espediente della galleLLa-fora.ggio. t poiché, come ebbi Leste a dire, il modo di alimentazione dei cavalli sul campo , deve necessa,·iamcntc~ ven iremoclificat.o, nello scopo di rendere meno arduo il trasporto delle dorrai.e costituenti la razione foraggio cli guerra, esporrò la mia maniera di vedere in propo!-ilo.


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SULL'ALIMENTAZIONE

Il fieno per le enormi difficoltà di trasporlo e le conseguenti ine- · vitabili avarie, rappresenta n~lla alimentazione dei cavalli, in tempo di guerra, ùn coefficiente di assai limitata imporlanzR. È necess'ario perciò che la sua. proporzione sia ridotta, nel giornaliero trattamento, allf.t quantità minima possibile e questa può , senza inconvenienti di sorta, abbRssarsi fino a tre ch ilogrammi per cavallo. Il fieno deve essere pt'eparato in fastell i fortemente compressi e cer- · chiati di feno. La potenza ripara.t.rice delle strnordinarie manifestazioni di forza , eseguite dai cavalli in tempo di guerra, risi ede per inLiero nella buona avena somministrata in . dose generosa. Ma anzichè ali mentare i cavalli al campo con biada normale, è necessario indurre in essa alcune modificazioni. Fa d'uopo aggi ungere e mescolare all'avena uria data quantità di farina ouenuta colla macinazione e colla stacciatura di avena. La proporzione dei componenti il miscuglio potrebbe essere la seguente: ottanta parti di avena; venti di farina di avena. Lo scopo di questa mescolanza, mi giova qui ri~ peterlo, è non solamente quello di ottenere la conservazione dei grani di avena p~r l'azione sovra di essi esercitata dalla farina, . quale sosLanza igrometrica ed involvente, ma è pure quello di no-· tevolmente elevarne l'efficacia nutritiva, e conseguentemente permettere una proporzionale riduzione dei mezzi di trasporto. E poichè è esclusivamente sull'avena che dobbiamo fare assegnamento in guerra, credo indispensabile ' che I~ sua qnotidiana razione venga. elevata ad almeno cinque chi_logrammi. Per tale guisa ogni cavallo· fruirebbe di chilogrammi qltaUro d'avena e di uno di farina di· avena. al giorno. I sacchi per il trasporto della biada, formati con tela fitta e robusta, al momento di venir riempiti, dovranno esseretuffati nell 'acqua. Per munire ogni cavallo di una o due razioni foraggio di riserva, . insisto nel ritenere come preferibile, soLto ogni rapporto, la tasca di biada-farina, sì e come ebbi ad esporre poc'anzi. Sulla forma e, sul peso da darsi a.Ila .tasca di riserva non pretendo di avere pronunziata l'ulLima parola. Per questo appunto , invoco un esperì-· mento. E poichè la spesa occorrente si limiterebbe a qualche centinaio di lire, mi giova spera.re, che il modesto voto possa venire esaudito.

DEI CAVALLI DI 'J'RU·PPA

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Chiuderò questo ·articolo sulla galletta-foraggio col ripetere, che per il mantenimento dei cavalli in guerra non dobbiamo ricorrere alle compi icate e dispendiose manipolazioni di grani e farine sotto forma.di biscotto. La migliore conserva aliriienta1·e per caval li è la ottima avena. 8 noi ne possediamo venturosamente in Italia delle elettissirne qualità, ricche a La.le segno di principii dirramogenici, cla sconsiliarci qualsiasi preventiYa manipolazione di prob lema ti che razioni- foraggio condensate. So che qu este parole mi solleveranno contro la più parte degli igienisti veterinari militari. Mene dorrà, ma non per questo muterò opinione, poich è sono certo di avere dalla mia ..... i cavalli di truppa.

·in. Nel corso dei duea.ntece<lenti articoli, hoinsistentementeparlato della precisa, ed assoluta indicazione dell'avena, qua.le mezzo di organica c~1pensaz_io~e al lavoro_ compiuto dei _ca.valli ~ilitari, sia in tempo di prtce, sia m tempo di guerra. Non 1starò qn1 ad oppugnare, con~ non convenienti all'economia ippica, ogni qualsiasi altra assegnazione dietetica; preferisco invece porre in evidenza. la indispensabilità del trauamento alimentare dei cavalli di truppa quasi esclusivamente ottenuto coll'avena. · • La preferenza da. accordarsi all'a.\'ena per il regime dietetico dei caYalli militari, è essenzialmente consigliato dalla sua digeribilità. Si fecel'o mangiare a ca.valli svariate mescolanze di gran,i e coll'uccisione di questi sgraziati soggetti di esperimento, esegui ta a diversi .tempi dall'ora del past.o, si ebbero esattissime indicazioni sulla rispettiva atti tudine dei diversi semi ingeriti ad essere in laccati dal processo digestivo. Fu dimostrato per tale guisa che l'avena era la prima a snbire le necessarie modificazioni preparatorie al grande atto iisioJogico della organica bparazione. Si trovò che essa era di già perfettamente digerita., mentre la maggior parte degli altri grani era appena in vario modo rammolli ta ed intaccatti. L'avena è per il ca.vallo, da cui si richieggano energiche manifestazion i rnuscotari, il più omògeneo degli alimenti . Fra cavallo ed


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SU LL' AUMEN TAZIO NE

avena, per meglio esprimere il mio concetto, dirò che vi è una segreta affinità organica. Essa djfTaLti ·nel puledrn determina la precocità dello sviluppo; essa è la causa principale della futura sani là e bellezza del cavallo. Bene a ragione la somministrazion é della biada ai puledri, è, in i1}potecnia, considerata qu·lle efficacissimo coe.fficiente,di progresso ippico . · Non ignoro come vi siano altri grani , che a.I pari dell'avena ed anche in maggiori proporzioni, come apparisce dalle più esatle analisi chimiche, sono composti di fecula, glutine, albumina, zucchero, gomma.,' lignoso e sali. ]\fa nessuno possiede l'intima virtù dinamogenica propria dell'avena, la quale è pertanto da considerarsi, per il cavallo europeo, quale alimento omogeneo, completo, indispensabile. Qu!3sla' marcat.issima indicazione, oltre che nella già ricordata favorevole condizione della sua grande digeribilità, a mio giudizio, risiede nella notevole proporzione di ferro e di olio essenziale posseduta dall'avena, in paragone di qualsiasi altro grano cereale. Esamin iamo questi principi i costitutivi dell'avena nella loro maniera di operare. Il ferro rappresenta nel sangue un elemento di somma importanza, perchè esso serve di veicolo all'ossigeno. Sia ,1.l lorquando percorre le arterie sotto forma cli idrato di perossido <J i, ferro, sia. allorchè scorre nelle vene sotto forma di carbonai.o ferroso, esso prende un'attivissima. parte nel processo fisiologico della $anguificazione. Nel primo caso, il ferro dei globali rossi del sangue apporta alla materia organica. l'ossigeno per la produzione del c~lore. Nel secondo caso, esso conduce l'acido carbonico al polmone, dove per cosi dire si scarica. il fumo e la cenere dell'avvenuta combustione organica. L'energia., o meglio, la esagerazione fisiolog ica delle emalosi del cavallo, trova indubb iamente nella notevole quantità di ferro dell'avena una indispensabile condizi one. Esiste nella. corteccia dell'avena, in notevol ~ proporzione, un principio aromatico, analogo alla vaniglia, dotato di az ione toni ca . Questa essenza odorosa adempie alla funzione di opportuno alimento nervino ; determ ina una benefìca eccitazione genera le che qualche · volta, raggiunge un vero grado di esa ltazione nervosa. Tnollre, questo principio aromatico dell'avena, giova ad accrescerne la sapidità. e promovendo un abbondante sali vazione, durante la masticazione, concorre alla sua sollecita e comp leta digP.stio11e.

DEI CAVA LLI 0 1 TROP l'A

;-J2t

Sia allorchè i cavalli cli truppa vivono lavila di guarnigione, sia allorché essi sono ehiamati alle energiche manifestazioni di attività necessarie per le fazion i di ,istruzione e segnatamente per le occasioni cli guerra, invano gli igienisti si arrovelleranno la mente per rintracciare un regime dietetico maggiormente indicato di qu~llo rappresentato .dall'avena. Il corpo del ca.va!Jo·va considerato come una locomotiva, che abbisogllft di carbone in quan tità proporziona.le al lavoro prodouo. Appunlo nell'avena rinvengonsi accumulati gli elementi sommamente adatti alla combusti one per la produzione del lavoro meccan ico utile. Il lavoro logora i tessu~i viventi di un caval lo, nella maniera medesima che l'uso deter iora le parti costitutive di un meccanismo manufatto. Appunto nell'avena sono conclen!,ati gli elementi. più opportlmi a reintegrare· i tessl!ti organici dalle cleteriotazioni in essi avvenute per l'e'.$ercizio funzionale della vita.

IV. L'allua.J~ distinzione regolmnentare delle razioni-foraggio, deve, secondo il 1nio parere, subire una radicale inoclificazione. Presentemente, il trau.amento 'alimentar e dei nostri cava lli di tmppa è distinto in razione-foraggio di ;I O gr,=tdo e~ in razione-foraggio di 2° grado . La differenza è determinata da un chilogramma di fieno ! In verità una cosi leggiera differenza non meri ta una· designazione, che, a prima vista, lascia sosp.ettare l'esistenza di due tipi di regime dieteti co . Il nome non conviene alla cosa.. ·ud;al tra. distinzione delle razioni-foragg io, riflette il diverso trattamento dei cavalli , secondo il lavoro da essi prestato. Logico fu il concetto, che suggerì la prescri1.ione di varie forme di razione-foraggio, ma la pratica esplicazione di un principio giusto. riusci oltremodo insufTicient.e, per non dire completamente.erronea. Sono diffatti prescritte t.re varietà di razione e sono le seguenti : rnzioneforaggio in stazione ; in accanton,Lrnento; in marcia. .Bastei·anno lepod1e osservazioni critiche seguenti per dimostrare al l'evidenza, .che queste tre maniern di razione-foragg io, sono incap·aci a stabilire la correlazione, che inesorahilmente deveesislere


SULL'ALIMENTAZIONE

fra quei due Lermini di somma importanza, che sono: - alimento e lavoro . - In istato .di accantonamento,. i cavalli fruiscono di mezzo chi logra.mma. di avena in più dell,t razione di stazione. Se non erro gravemente, nove vo lte su dieci, i cavalli in accantonamento, faticano meno di qua.udo si tnvano in gm1rnigione. Il maneggio, la piazza d'armi, le marcie-manovre costitn.iscono un tale lavoro, che la parola stcizione hf!., per i cavalli , bene spesso la portata di una vera ironia. Sul trauamento alimenta re dei cavalli in marcia poco o nnlht havvi a dire. Ma questo istesso regime dietetico può diventare quello regolamentare per i cavall i iH tempo di guena. Forse con un tratto di penna, con ordi1ie clel gior·no, si può sviluppare nella razione foraggio di ma·tcia, il valore ali mentare di una 1·azio-ne cli g-iierra? No cer~tamente; e così essendo le cose, sempre'più mi convinco della necessitò di adottare, in ordine alla determina-· zione delle razioni-foraggio, notevoli modificazioni, basale sulle variabili e vere condizioni, in cui. possono versare i nostri caval li di trnppa . La distim:ione, che mi onoro di sottqpone al giudizio del lettore, è la seguente: Distinguo il regime alimentare dei cavaJ!i di truppa in due maniere: in 1·egola1·e ed in eccezionale. Appartengono alla prima, lerar.ioni-foraggio abituali , invariabil i, costituenti insomma la 1·egola clietetica, dalla quale i cavall i non sono allontanati, che in rarissime evenienze. Razioni-foraggio regolari, sono pertanto le seguenli: Razione-foraggio in goarnigione; Id. in marcia; Icl. in gu.erra. Appartengono alla seconda man iera, sono cioè razioni-foraggio eccezionali, le seguenti: Razìone-foraggio per ca valli trasportati in ferrovia. imbarcali per viaggio su l mare. Id. Razione foraggio cli adattamento. Per la determinazione delle diYerse razioni foraggio prenderò di mira un cavallo cla lanciere, come quello che versa quasi m una condizione generale intermedia, fra i I cavallo per artiglieria e quello da cavalleggiere. In ordine alla rnzfone foraggio cli g'na1··1iigione debbo limitarini,

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DE[ CAVALLI DI TRUPPA

per ora, a proporre semplici modificazioni miglioratrici dell'attuale assegno alimentare dei nostri cavalli militari, neU' intento di ottenerne una più eflkace utilizzazione. Escludo in modo formale il fieno agostano·. Ver i cavalli esso è da considerarsi come alimento improprio non solo, ma nocivo. Eppertanto, la razione foraggio di guarnigione dovrebbe risultare composta nella maniera seguente: Avena acciaccata Fieno maggengo Pagl ia mangereccia, trinciata Sale da cucina (due volte per <;ettimana)

Chilog. 3,000 » 5,000 » 2,500 » 0,050 . .

Razione di f'o1'aggio di m(i1·cici. -- Così la denomino in mancanza di tma più conveniente espressione. Dovrei forse chiamarla raz1:one di fatica? Essa è devoluta infatti non solo ai cavalli in marcia, ma anche in occasione di accantonamento , di campi d' isLruzione, di grandi manovre. La composizione della, razione foraggio di marcia, dovrebbe essere la seguente:

Avena, non acciaccata Fienp maggengo

Chilog. 4,/SOO )) 6,000

Per la fissazione della razione foraggio cli g1.terrn,' il lettore conosce cli già il mio modo di vedere. Questa razione, pertanto, dovrebbe avere la seguente composizione : Biada-farina (avena 4,, farina ,J) . Fieno maggengo, fortemente compresso

Chilog. 5,000 )) 3,000

Le tasche di biada-farina (avena 2, farina 11), sel'vono da razioni foraggio di risern1.. Le tre varietà di razioni, che chiamo eccezionali, dovrebbero avere la composizione che segue : Nella razione foraggio in ferrovia 11 chilogramma di a.vena · va converLito in 5 di paglia mangereccia. Inoltre 2 chilogrammi di fieno, vengono pure convertiti in o di paglia di frumento. La con- ' versione dei tre ch ilogrammi di fieno-biacla (avena 1, farina 2) in ,1O chilogrammi di pagli,t mangiativa, è_una misura indispensabile. Più che da alimento, la paglia adempie la funzione di strato protettore contro i sussulti dei carri ferroviarii e, se mi si permette la 1


SU LL' A LIMENTAZION 8

parola, è moltre incaricata di agire quale mezzo di ric1·eazione, di svago ai cavalli e così rendere loro meno tormentosa la strana ed insòlita scuderia. E cosi essendo le cose, questa raz ione eccezionale risnlterebb_e composta nel modo seguente: Avena schiacciata. Chilog. 2,000 Fieno maggengo . n 4,000 .Paglia di frumento >) ,10,000. A.llorchè i cavalli di trnppa si trovano a bordo, la @rmale razione deve subire la mass im,t possibi le riduzione. EppertanLo, ai cavalli imbarcali per viaggi sul mare, dovrebbe venire sommin istrata una razione composta nella maniera che segue : Avena schiacciata Ch i!og. 2 ,500 3,.000 Fieno fortemente compresso » Farina di segala . » 0, 500 Acqua dolce Litri 20,000 La m.::ione foraggio di acir.1,ttam,ento è stabilila, a seconda dei casi. dal comandante del reggimento. Quest; deve avere piena fa .. collà di sostituire uno ad altro genei'e alimentare, coll'osservanza del le no1·me igieniche ed economiche. La cleterminazione preventiva e rego lamentare delle possibili sostituzioni, è cosa impossibile. Il paese abitato, la stagione dell'anno, evenienze imprevedibili, come sarebbe, supponiamo, la neGessilà cli adottare un trattamento profilatico contro la minaccia di qualche morbo enzootico, sono condizioni troppo mutevoli e bisogna pertanto lasciare ai comandanti illi mi Lata libertà di azione. In appoggio di qnesta proposta, riferirò qui a ti tolo di esem,pio 71ratico, quello che solitamente si opera nelle provincie italiane rn.eridiona.li per cavalli di ufficiali. Si alternano le più strane composizioni cli razioni foraggio, senza che per altro, i I prezzo del giornaliero tra.l.tamento eccezionale, ecceda quel lo della razione foraggio regolamentare .• Coslantemente i cavalli, da questo vero adattamento alle condizioni igienico-economi che della regione abi tata, ritraggono i più benefici risultati . Né la cosa potrebbe riuscire altrimenti, poich è la sostituzione viene clirelLa ad eliminare il fìeno, costantem_ente meno che m01liocre, perch è produzione importata e si dà la preferenza ;1 generi /òraggie,,·i SLlccedanei, cli locale pro1iuzione.

DEI C A VALLI Dl TH uPPA

Ho term inato. -- Ripresento al lettore i punti di questo Studio, che, a mio credere, meritano di essere presi in seria considerazione. La. attuale razione-foraggio è insuilì.cientemente riparatrice. O bisogna aumen tare la porzione di avena nel giornaliero alimentamento dei nostri cavalli di truppa, oppure fa d'uopo ricorrere ad espedienti valevoli acl indurre nella razione foraggio regolamentare le condizioni di una più proficua utilizzazione. Possiamo, epperciò dobbiamo fare a meno della galletta-foraggio per il mantenimento dei cavalli in guerra. Per imprimere a.Un razione foraggio di guerra una cosp icua ridntione di peso e cli volume; per munire ogni cavallo di una. o due razioni-foraggio di riserva, basta. Ja mescolanza proposta di far ina-a.vena. . È necessario fissare allre maniere di razioni-fo raggio, in correlazione colle svariate condizioni, in cui possono venire a trovarsi i cavalli di trnppa. I dali numerici esposti sono , senza. dubbio, suscellihili di correzioni e variazioni. Oso però insistere sulla giustezza del concetto igienico-e~onomi co d:1 cui essi fltrono Sllggeriti. Su questa interessante quéstione, mi pregio di richiamare l'aLtenzione dei lettori, che si inleressano di igii~ne ippica mi litare. Oolt. G. B. CAVIGLIA Capitano veter·ina1·io.


OPERA ZI ON I MILIT AR I NELLE VA L LI OELL'O GLIO ECC.

OPERAZIONI MILITARI NELLE

VALLI DELL'OGLIO E DELL'ADDA (1866) (I)

Le forze in Valtellipa dopo lo scacco di Vezza ripi egarono su Tresenda, non rimanendo a Tirano che due compagnie. Se non ve ne fossero alLri, basterebbe questo fatto per comprendere come il colonnello Guicciardi , occup1mdosi alla difesa del territorio valtel1inese con grande patriottismo, con vera abnegazione e con rara energia, non aveva troppo compreso il modo a seguirsi per ottenere lo scopo suo senza esporre le sue giovani e raccogliticce genti ad una fazio11e campale nel fondo della valle con un otlimò corpo regolare nemico e senza disertare il suo secondo mandato, quello di coadiuvare la difesa di Valcamonica. A scu,;are èd a tenere pei· buona una mossa non basta il fa tto che da essa non ne avvenne alcun disastro: la critica militare capisce un disastro, ne può scusare ,e trovare le cause, ma non giungere perciò a ch iamarne responsabile il comandante. Vi sono fortuite combinazioni, mosse sbaoliate "' , orclini mal compresi, defezione di truppe ed altro che possono mandare a male un sano concetto lattico; ma tale concetto rimane invariabilmente buono alla stregua degli insegnamenti dell'arte. Il Guiccj ardi da tempo sapeva che il reggimento di Cadolini era (I) Per l'intelligenza delle operazioni vedere carta austriaca scala 1, 86400

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su Breno: sapeva che i fuggiaschi e che coloro che ripiega.vano in ritirata - due categorie diQ'erentissime di soldati -- non potevano · che trovarsi coll e truppe del Cado lini snlla strada Edolo-Dreno , non essendovi altra linea di ritirata. È ben vero che il Guicciardi nel oforno ,i. poteva credere che gli Austria.ci fossero su Edolo, ma do:eva pur suppo rre che il Ca clolini, mandato appositamente d~ Garibaldi per occupare la linea Edolo-Aprica, avrebbe tentato nel g1orno stlccessivo la sorte delle armi per compiere il suo.mandato . Poniamo per un momento che la brigata Kaim si fosse trovata a Ponl~ di Le()'no men tre l' Abertini vinceva a Vezza; è ben certo che prnna di ~era il Kuhn avrebbe occupalo non solo· Edolo ma Rino e Sonico verso Breno da un lato, e per lo meno la stretta cli Corteno ,,erso l'Apri ca. Al mattino poi del giorno i:i era certissimo che trovata l'Aprica indifesa, il KÙhn l'avrebbe l'atta occupare, come eea certissimo cl~e su quel passo non vi avrebbe lasciato a guardia più di una compagnia. e 2 pezzi, riportando ad Edolo tutto il rimanente delle truppe che avrebbe colassù col) doLLe nel pensiero di dover occupare quella importante località di viva forza. . . Il Kuhn era uomo troppo conoscitore dei monti per non capire che la legione Huiccia.rdi nel fondo di.quella altissima, valle, a Tresenda. con De Metz a Tirano e gli Austriaci al Belvedere di Aprica, non si sarebbe più mosso per essere tatticamente impossibilitato a farlo. In tal mani era il nemico avrebbe paralizzata con pochissima gente la difesa in Valtellina; almeno la metà delle forze del De Metz avrebbe fatta una passeggiata pel Mortirolo a Edolo ed il Kuhn si trovava troppo superiore all'avversario per non impadronirsi senz'altro di Breno, occupando il passo. del Crocedomini, con quanto danno per ·le mosse de! generale Garibaldi ognuno comprende. Ciò considera.lo, il Guicciardi, pur tenendo a Tirano le due compagnie per mantenere il contatto col nemico, cosa essenzialissima sempre per una difesa attiva, doveva rilirarsi sull'Aprica colla sua artiglieria e tosto dopo cemire il contatto con Edolo e possibilmente con Cadolini. Saputasi la ritirata dell' Albertini ·a Ponte di Legno, se ne riscendeva in Valtellina: ma saputo che _il nemico ingrossava ad Edolo,


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OPERAZIONI MIL ITA Rl

, ecco che la so lasua presenza in Aprica metteva l'invasore in ben altre condizioni d'attacco. Risultato intanto çerto quello che gli Austriaci non si sarebbero spin Li oltre Edolo, almeno per tanto tempo quanto ne occorreva al Cadolini per riordinare le sue genti, per chiarirsi sulle gravi informazioni avute dal Crocedomini, e per stabilfre un piano di resistenza. Credeva forse il colonnello Guicciardi di difendere meglio Po~te di Legno in Valtellina e Sondrio mettendosi alla · Tresenda anzichè innalzarsi all'Aprica? Era possibile dimenticarsi , come ponendosi in difesa nel piano di Tresenda, abdicava a tutti i vantaggi che per la sua poca gente il teneno di montagna glÌ offriva? Poteva ritenere sul serio che la mezza brigata del barone De ;wetz si fosse arrischiata a. portarsi a Tresenda, lui presente all'Aprica? Specialmente poi avendo avuto eura di far ritirare lungo la discesa dell'Adda le due compagnie rimaste a Tirano? · La ritirata di Lali due compagnie quantunque divergente dal grosso non poteva creare l'errore della divisione delle forze; dal Belvedere di Aprica alla Tresenda non vi è, nel campo tattico, una distanza difettosa: oltre di che il Colle cl' Aprica era difenclibi Iissi mo dal Guicciardi anche con due compagnie cli meno, compagnie che conveniva sempre, in una guerra combattuta in casa nostra e nella zona di recluta.mento dei volontari della legione, cli tenere nel fondo della valle come centro di attrazione ad altri aiuti in uomi·ni e materiali da guerra, e come tramite pel quale ricevere i benefi~i che i pat1·iottici Valtellinesi non si staneavano di somministrare. Appare però.da.I giornale di Aristide Ca.im i, che lamarci,isu Tresenda fosse iniziata per timore di avere la ritirata intercetta da un nemico proveniente da Valcamoniea per l'Aprica, e che j I Guicciarcli appunto co l portarsi su quel colle sventava quel pericolo in qualunque più sfavo_revole ipotesi. Pongasi pure che l'Albertini procedesse ai suoi danni da Corteno e che il barone De Metz, sconfitte le due compagnie di Tirano, si avviasse per Stazzona all'Aprica onde agevolare l'azione degli Austriaci in Valcamonica: Quale pericolo sovrastava alla legfone valtellinese? Chi abbia minutamente studiata la posizione del colle dell'Aprica sa che essa è sostenibile con fronte ad ovest con pochissime forze,

NELLE VALLI DELL'OGL lO E DELL' ADDA

(1866)

32!)

l'occupazione contro ùn attacco proveniente da Edolo richiedendone assai di più. Per questo doppio attacco il Guicciardi aveva truppe sufficienti per non lasciarsi schiacciare dall'inimico, e verso la Valtellina gli rimanevano forti probabilità di riuscita, sempre quando· avesse saputo trarre giovame!Ho da quel terreno tanto spiccatamente caratteristico per una difensiva manovrata. Dato però che le truppe della difesa fossero state costrette ad abbandonare il colle senza potersi unire al Cadolini in Edolo, od alle due compagnie rimaste alla Tresenda - e non volendo tener conto che il Guicciardi avrebbe facilmente trovalo lungo il versante sinistro dell'Adda per Carona e S. Giacomo, una st.rada per condursi a Ponte, Chiuro e Sondrio - avevano pur sempre alle spalle aperta la valle di Bel viso, racchiusa fra inaccessabili pareti rocciose, che assicurava la loro ritirata da ogni possibile molestia nemica. Nè la strada angusta, nè il terreno scabroso, nè l'erta salita, nè i campi di neve di quella selvaggia valletta costituivano ostacolo nel mese di Iuglio ai provetti montanari che formavano le squadre della legione. Tale mossa in ritirata disertava, per clii· vero, la difesa della Valtellina, per chi consideri tal~ difesa nello stretto senso della parola, ma era ottima misura di nianovra che portava a Schilpario in val di Scalve un migliaio di combattenti, i quali pel passo di Campelli potevano cadere anche a Capo di Ponte, o pel passo della Zendola a I.ozio e Breno sul rianco destro dell'invasore che ev~ntnalmente fosse, o sull'un punto o sull'altro alle mani coi volontari del Caclolini. Gnicciardi alla Tre$enda significava la difesa valtellinese completamente isolatll. dalle forze di Garibaldi senza uLilità notevole per quella vallata, e l'abdicazione ad una parte del mandato assunto al rompei·e delle ostilità; Guicciardi all'..\.prica significava separazione ~elie forze dell'attaccante su Edolo, e quindi si crea.va un validissimo ausiliario alla ripresa dell'alta Valcamonica assunta dal Cadolini, e si costi tu iva un ottimo elemento per combinazioni dijmanovra sul versante destro dell'Oglio da Edolo a Cividate. La Valcamonica perduta era una perenne minaccia. a tutta l'alta Val te!lina; ma Edolo riconquistato rigettava gli Austriaci del De Metz al di là cli Tirano, cioè a Tiolo ed al Bollaclore. Allora la Valcamoni.ca avrebbe costituito la vera e salda sinistra dell'esercito garibaldino , come Garibaldi nelle sue mosse aveva bisogno, come il teatro AN:-;o xxvt vo 1.. 1u .

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OPE\1/\Z lON I MILITARI

della guerra reclamava, come l'oro-idrografia del paese ineluttabilrnen te prescri 1reva. . Valga il fin qui detto ad accentuare i'erroneità della ritirata sulla Tresenda, erroneità che non potrebbe passDre inosservata a chi per poco rammenti quale fosse il complesso delle operazioni militari sulla frontiera nostra fra il Garda e lo Stelvio, rammenti l'attività e l'intelli genza del comandante austriaco dell e truppe nel Trentino, ed osservi come la valle dell'Oglio abbia diretta azione su Brescia, quella Brescia che poco prima era stata posta sotto la salvaguardia di Gn rihaldi stesso. Fin dalle prime pagine di questo scriUo dissi avere il colonnello Guicciardi raccomandato al Caldes i - nel caso che questi fosse stato costretLo di ripiegare su Bi'eno - di spedirgli da Edolo il battaCI!ione 44° ed i due pezzi da montagna « e per la valle d' Apri<~a difendere quel posso e coprire Tresenda » . È,.ben vero che il 44° di (fnardia naz.ionale ali' Aprica divideva, in caso, il nemico giunto ad Eclolo, come è vero che il Guicciardi alla, Tresenclaparalizzava l'azione della mezza briga ta del De Metz, ma. per tal maniera si lasciava il Cadolini col le sue sole risorse in Valcamonica, di fronte ad un nemico più numeroso, più agguenito .e che aveva il vanLaggio di un perenne dominio di fuoco scemtendo lungo la valle. Si lasciava inoltre all'Aprica la truppa in mano ad un comandante meno abile del Guicciardi e quindi in troppo palese pericolo di essere in due giorni ribultat.a in fondo alla valle del!' Adda. È rimarchevole il fallo del Guicciardi di basare le sue operazioni - di quei ocriorni - in Valtellina su di una. dislocazione molto ipotetica del 44° di guardia nazionale, ipotetica almeno nella sna pratica attuazione, come di fat to si vede. Era sperar troppo da guardi e nazionali coinvolte coi volontari di Garibaldi in una riLii'ala dal campo sanguinoso di Vezzache. giunti ad Edolo, non sfuggissero di mano al comandante loro per andar su Breno loro punto naturale di ritirata, sede del loro recllltamento, loro punto d'appoggio per attesi aiuti dalla Bergamasm, B piega.re per contro verso ovest isolandosi dai volontari e trovarsi a percorrere una stratfa in salila di ,16 chilomeLri, per giungere dove'? per giungere in Aprica ove non erano affatto sicuri di non trovarvi gli Austriaci del De Met.r.1

NBLL~: VALLI DELL'OG LIO E DELL' AOOA

(1866)

vinci Lore forse del 1,uicciardi, e cadere così. fra due fuochi senza probab ile scampo. Ripiegando - dopo una fazione perduta - sotto un nemico che :si crede incalzanLa, è ben clifferen Leazione di manonare in precedenza a combattimenti, al lo scopo di prepararli e disporli nel· modo migliore. Fra due strade delle quali l'una è in discesa e che porta su di unari Lirata sicura, e l'fdtra è in sa lita e conduce all'ignoto, forse alt t disfatta completa, parm i chiaro, logico e prevedibile che un corpo nuovo alla guerra, un comandante nuovo al comando non abbiano a rimanere peritosi neila scelta. Tal fatto non dovernsfnu" gire al Guicciaecli, pensando al caso che I' Abertini avesse battuto la difesa a Da vena, caso che pareva più probalile sentendo le incessanti domaude di aiuti per parte del Caldesi. Dopo il combattimento di Vezza il maggiore Albertini se ne ritornava a J>onLe di Legno a seconda degli ordini ~lvnl:i , ed il 4,fi. 0 bauaglione riordinai osi come potè megli o - e sminuilo di 100 uomi ni, che tanLi dopo la ritirata se ne erano andai.i ai domestici fo colari - si di l'esse all'Aprica il giorno 7 e giungeva il 9 alle Prese ad unirsi c~l r imanenLe della legione colà portatasi fino dal giorno 6, occupando fortemente l~ stretLa. Nel dì 9 gi ungeva pure al colonnello Guicciat'di la fF compagnia del 4.5° battaglione, formata da tiratori volontari inscritti a ~filano, sotto il comando del capitano Giovanni Sal is. La difesa adunque nel aiorno 10 lu(flio era costiluiLa come V segue: 1

V

/

Uom ini

5 compagnie del/~5° h,tttaglioneguardi a nazionale mobile 650 Id. del /4.-4-0 id . id. id. 350 Dogani eri . 80 Guardie forestali ,15 Artiglieri . Real i ca,rabinieri . Tiratori di Como e Chiavenna . Conducentr del treno borghese Totale

,1201


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OPERAZIONI M ILITARI

Pezzi da campagna 4, in posizione alle Prese; Pezzi da otto 2, alla Tresenda, pei quali mancavano cavalli ed inservienti; In Valcamonicadellalegione Guicciardi rirmnevano 48 guardie doganali e 2 pezzi da montagna, col colonnello Cadolini. Era quella la prima volta che il Guicciardi si trovava aver sotto la mano la sua legione. Lasciala ai volontari gari balclini la cura della difesa in Valcamonica e divenuta solta-nto cillora l'occupazione in detta valle effettivamente di contatto fra le parti difensive, il colonnello Guicciardi libero eh qualsiasi diretta preoccupazione d~1 quella parte, si impegnava a manovrare per conto della ~'alLellin~, e p~r suo primo obbiettivo si fissava la liberazione del distretto d1 Borm10 . ~l in mano al De Metz. E qui ci si presenta l'occasione cli a'.umirare ~n I bell'esempio cli offensiva tendente al colle dello Stelvio a partire dalle Prese, eseguìta da una legione male armata in complesso, \ peaaio vestita.. e solo disciplinata dal comune volere di scacciare 1 gli Austriaci da quel territorio. . . \ ' Chi abb ia attent.::imente percorsa la strada dalle Prese d1 Mondadizza allo Stelvio, può solo comprendere affatto qLrnnto ardire nei capi, quanta costanza nei militi, quanta abnegazione in tutti fosse necessaria per imprenclere un còmpito tanto difficile, di fronte a posizioni munite da un avv~rsario quale quello agli ordini del De Metz. li Guicciardi ci si mosLra llomo ardito, intraprendente, att1v1ssimo: indinato natnralmenLe, e non solamente, ad una difesa manovrata,~ma ancora a prendere l'iniz iativa delle mosse e, nemico dei mezzi termini, andare a fondo coi fatti nelle sue risoluzioni una voi ta. afierrate. Conoscitore della montagna ne intuisce nettamente il carrattere che In piccola guerra in quel terreno clalht montagna riceve: conoscitore dei montanari sapeva fra essi scegliere coloro che sui monti sanno camminare senza smarrirsi, senza affannarsi, senza farsi portare a dorso di mulo, senza darsi tono, vociando, di alpinisti e cli camosci, a.\pinisti e camosci da strapazzo come tanti ce ne sono nelle popolnzioni alpine ecl ancor più nelle r imanenti. · · Aveva dunque quel comandante tutti i reqL1isiti voluti per far bene , e vedremo brevemente i risultati della sua. manovra in Valtellina.

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NELL E VALLI DELL'OGLIO E DELL'ADOA

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Gli Austriaci accampati a Spondalunga - ove la valle di Braulio volge verso nord superando un ripido ed ampio gradino che domiqa tntlo il basso della valle, sino al confluente di val Fraele - tenevano fortemenLe occupata la Rocca dei Bagni Vecchi, sorvegliando la manovra dei legionari, coi loro avamposti sp inti sopra Bormio a mezza fetida del monte. Fra il corso dell'.Adda e la valle Furva si innalza ertissima, dirupata, rocciosa e sormontata da nevi e gh iacci eterni, l'estrema pendice otcidentale del Monte Cristallo: tale pendice denominasi Costa di G!andadura, alla quale si accede per val cl' Uzza e per la valle di Campello partendo da Bormio o da S. Nicolò in Val Furva. Gli estremi occidentali speroni cli Glandadura rinserrano col Monte delle Scale, il fiume Adda in letto profondo ed angustis~imo, e su per essi si svolge-per buon tratto la stupenda strada Bonnio-Stelvio, ricca cl'opere d'arte d'ogni maniera., coperta a lunghissimi tratti da gallerie, tracciata a mille risvolti per giungere in breve tragitto a 28 14m sul livello del mare. 'fale strada fiancheggiata, in molti tratti, da erte parel.i di roccia da un ia.to e da profondi burroni dall'altro, presenta a.è!. ogni risvolto un fronte d'occupazione formidabile contro chi sale, / pel dominio di fuoco, e per ia spalletta in muro della strada stessa che offre solido e comodo parapetto ai tiratori; ogni passaggio di galleria costi Lnisce un'angusta gola obbligatfl., sulla quale non conta nè il maggior numero.di aLLaccanti, nè le piccole manovre sui Jìanchi, contro una pattuglia di otto uomini debitamente appostata: gallerie lunghissime che si prestano in mille modi ad essere nido cli ogni insidia di guerra, ad una ostinata resistenza palmo a palmo. Non è a ritenersi che la. difesa del Trentino assouigliasse le squadre di occupazione allo Stelvio, ma la mezza brigala De Metz, anche ri dotta ad un quarto del suo effettivo combattente, sarebbe sempre stata sufficiente a tener testa all'attacco di schiere assai più grosse di quelle del Guicciardi, se l'attacco si fosse conclolLo con minor maestria, con minor conoscenza di quel terreno, con una manovra che, basandosi troppo strettamente al noto aforisma tal.ti?o di rndi111ia1·si pel' combattere, non avesse sap uto rendersi esatto conto sulla dannosa prudenza quale quella di abdicare ad una lcwga mcinovrn sii di iin, terreno che non permette di fare entral'e 'Ì'n azione r·iimita che poca gente. 1


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OPERAZIONI MILITARI

Tale considerazione sventa l'appunto che venne fatto e troppo spesso si l'a da chi poco conosce di monti, conlro una bella applicazione di dis1accamenti, che come quelli del Guicc iardi non uscivano dalla zona d'azione che spetta alla I.attica elci combattimento. Riporto per somm i capi clal giornale di Aristide Caimi lo disposizioni di attacco date dal comandante la legione valtellinese, per la manoYra da eseguirsi dalla sera del IO luglio alla matlina dell'l I. « Pattugli a di r icognizione di 60 uom ini con un ufficiale. Uscirà dall'avamposlo a Ile ore 7 di · sera e perlustrando con dil igenza e cautela :;i arreslerà oltre Ceppina all'incontro di volontari bormiesi che si trovernnno in luogo. Si fermerà sino a mezz'ora dopo che la c;olonna di clesl.l'a e cli sinistra si saranno avviate alla loro destinazione. Altra pattuglia composla di una compagnia comandata dal te~ nente Pedoja del 45° segui riL a distanza le chie colonne. Parli Le queste per la loro destinazione, questa compagnia si stanzierà in vicinan'l.a di Ceppina, disponendo in modo da impedire le comu nicazioni col nem ico e fare servizio di avamposli durante la notte. Alla. mattina, sul far del giorno, le due paltuglie saranno raggiunte dalla colonna del centro». Le due colonne che per tal modo, nella rnart:ia fra.le Prese e Ceppina rimanevano comprese fra le chtepaltuglie di avanguardia e retroguardia, oltre Ceppina dovevano, ciascuna per parte sua, andarsi a stabilire in misnradi esegu ire la progeltalamanoHa µe·l mal.lin o del1'111. LcL'l" - quelladi cl eslrn, capitanoZambell i-avrehberaggiunlo presso Ceppina i volontari bormiesi, condoLLi dal Lenente Pedranzini, cbe noi falli che siamo per narrare gu,adagnavasi la medaglia d'oro al valor mii ilare, ed innoltrarsi neila valle d'Uzza per sàlire il monte verso l'al beggiaro. Era suo mandalo di mettersi in posizione dominanlc in modo da interceuare col fuoco e col rotolar ~assi il soli ostante spazio compreso fra la I• e la 'ta galleria, epperciò scoperto; e con una frazion e di essa piegare a sinistra verso la ·1" canl.on iera, cercando intercettare la ritirata agli Austriaci che ~La.vano ai Bagni. La 2a colonna - quella di si nistra, ca.pilano Rizzardi - pervenuta a Ceppina avrebbe trovata apposita. guida che l'avrebbe condoua a Premn.dio per un ~entiero più alto di quello guardato dagli .\u::.triaci, e di là sul sentiero di fianco ai Bagni Vecchi, per Lendere 1

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verso Fl'aele. Doveva essere in appiattamento prima dell'albeggiare ed in misura cli bersagliare gli A11slriaci ai llagui Vecch i, o di impedire la loro ritirala per Val Fraele; di più colla sinistra dell'appostamento avere efficacia di tiro sulla galleria in legno al primo risvolto della strada nella vall e dello Stelvio. Eventualmente poi varcare l' Ad<la per congiungersi alla colonna cli destra (~he fos.se discesa alla cantoniera e tagliare la ritirala al nem ico posto ai Bagni Vecch i. Uni1nmen1.e alla colo.nna del. capitano Zmnbelli - di destra doveva pure parlire nn altro distaccamento di 60 uomini -capitano Salis-e giunto ai ·ue,;sini sopi·a Bormio, attraversare la valle Carn. pello per appostarsi alla sommità di ScaleLLa e proteggere due pezzi d'artiglieria che,-i sarebbero collocati« al luogo detto Campello ». · La colonna centrale, costituente il grosso, sotto agli ordini del colonnello, avrebbe pronunciato l'allacco dei Bagni verso le ore 9 della rnaLLina dell' I1 . ·lrKa· co lonna di desLra era fol'le di 80 uomini, dieci per ciascuna. compagnia, scelti fra i più robusti e più aLLi a percorrere sentieri difficili nelle montagne. Era una scelta resa nece:;saria dalla speciali là del mandato e che per di più lasciava inalterata la co~tituzione di quell e 8 compagnie. Sotto il comando del capilano Zaml.>ell i eranvi pure .W guaròie doganali con nn loro ufficiale. Totale uomini -120. La colonna di sinistra conla\•a pure 4-0 guardie doganali con un u(Jìcialo, In. compagn ia Rizzardi del 45° ed una diecina di bersaglieri m1111iti di armi di precisione e le disponibili guardie fores tali . In tutto 200 uomini circa. Se aggiungiamo a tali colonne 60 bersagliel'i del distaccamento del capii.ano Salis, abb iamo un !.ola.le inferiore a 400 uomini di truppe slaccale.· Sollo il comando diretto del colonnello Guicciardi, rimanevano 2 compagnie del 45°, tutto il 44° battaglione, i tiratori di Cli iavenna. e di Corno, i carabini er i reali e gli artiglieri, per un totale di circa 800 uomini. Le colonne laterali adunque slaccate per così ardita fazione campale toccavano 1/ 3 circa della forza totale della legione, quella giusta propol'z ione per non doverne notare la mancanza dalla colonna centrale, in tanta angustia di spazio , e pel'(;hè i detti distaccamenti non si trovassero troppo deboli nell'adempimento del mandato a ciascuno stab il ilo .


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NELLE VALLI OELL' OGLIO E DELL'ADDA

OPEHAZIONJ MIL ITARI

Ciò in quanto alla forza. In quanto al rteropo notiamo che si facevano parLire le colonne laterali alle ore 7 1/ 2 della sera del 11O, mentre il grosso non doveva muoversi dalle Prese che alle ore 2 ¼ del mattino successivo; lasciandole cioè precedere di circa 7 ore,. tempo sufficienLe per quei riparli di truppa montanara scelta onde raggiungere i loro appostamenti pel momento decisivo . · Come linee poi caratteristiche nella manovra, si ha un attacco di fronte, sostenuto da due attacchi contemporanei sui fi anchi , in posizion i, questi ultimi, efficacissime per dÒminio di fuo co, portata di tiro e sicurezza di appostamenti. Il tlttto combinato con tentativo di cadere sul la linea di r itirata degli Austriaci stabiliti ai . Bagni Vecchi . In caso di riuscita, la legione si concentrava verso la 11n cantoniera al risvolto verso est del!' Adda, occupando i Bagni Nuovi, coprendo tutto il territorio di Bormio e quantunque dominata dalla forte posizione di Sponda.lunga non ne temeva i danni con tanti ripari nelle gallerie e nelle sinuosita dei contrafforti, e di là poteva mirare lo sguardo ad altro obbiettivo che sempre più l'avvicinasse al confine territoriale. In caso di non riuscita, il Guicciardi ribL1ttato su Bormio ed oltre ed incapace, poni am pure, di reggersi al ponte di Santa Lucia .ove aveva due compagnie del H, 0 sotto il comando di quel maggiore - retrocedendo al Ponte del Di avolo era sicuramente capa.ce ad arrestare l'inseguente colonna nemica e là prendere posizione. Sono degni di nota, per questa doppia ipotesi, gli avvertimenti dati dal comandante la legione ai capitani delle colonne laterf!.li: alla colonna di destra « nel caso di mancato atta.eco ritornerà per la via fatta, piegando, ove ·accorra per Santa Caterina, prendendo la valle di Rezasco che mette a Sondalo »; ed alla colonna di sinistra « nel caso di mancato attacco, potrà. ripiegare sulla colonna del centro, e dove ciò non fosse possibi le, si ritirerà. per la via di Val Viola, e quindi per la valle di Grosio quando non riuscisse di recarsi diretta.men te alle Prese ». Basterebbe la traccia di queste due linee di· ritirata per scorgere nel Guicciardi spigliatezza. di manovra, larghezza di vedute ed accoppiata al più brillante ardire di .iniziativa quell'assennata pru-

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<lenza che fece sempre difetto ai comandanti di sott' ordine di truppe volontari e. 11 Guicciardi poi fida,,a moltissimo nei bravi Bormiesi sotto ai comandi del Pedranzini, il quale si era, di propria iniziativa, assunto l'incarico di passare colla stui gente per ia Val d'Uzza, pel monte della lleit « ed attraverso alle sovra.stanti gh iacciaie, in siti da 'iO anni non più toccati.da piede umano e che appositi esploratori avevan9 dichiarati non transitabili i> onde intercettare sopra alla 1 a cantoniera la ritirat~L al nemico. In massima l"attltazione pratica della manovra più senip lice, eseguita da una truppa la più regolare, nel terreno più facile, contro nemico ipotetico, offre sempre appiglio alla critica.anche la meno partigiana e la meno meticolosa. Ciò per dire, che nella esecuzione della inanovra dal Guicciardi concepita, di carattere se non comp li cato , assai delicato, esegui La. da· gente messa assieme a suon di fucilate, in terreno fra quello di montagna intricatissimo, contro un nemico quale l'austriaco, non è a meravigliare se si riscontrano alcune mende, che più che dalla cieca foetnna., furono riparate parte per l'energia dei capi, per devozione dei volonta.ri, e parte per la negligentissima condotta delle truppe del barone De Metz . Volle mm combi nazione, non rara. in gu erra, che gli Austriaci avessero stabilito - forse presentendo di essere molestati - una ripresa offensiva l'erso .Poni.e del Diavolo, allo scopo unico di proteggersi nel piano di Bormio per tale un raggio che desse loro campo di eliettuare altre requisizioni. La colonna austriaca fort.e, clicesi, di 900 uomini, scesa. da Bagni e da Sponcfahrnga, a.ttrMersava per tempissimo Bormio, alla volta dellacoiònn.:'l. nillellinese: e nel mezzo di Bormio poco prima erano passa:te le trnppe di Zambelli e di Salis, le quali per guadagnare il tempo perduto durante la notte per la distribuzione dei v:veri nel campo, a.vevavo di poco alterato l'itinerario loro stab ilito . L'avere le truppe del Gu icciardi attraversato quel borgo prima degli Austriaci , o questi, per parte loro, poco dopo di quelle, è una fortunata combinazione delhi qLrnle non se ne deve certamente render grazie allo Zambelli od al Salis: se i nemici si Cossero scontrati in paese ne sarebbe sorto, colla peggio dei nostri, tale tafferuglio, :da mandare a male il bri ll ante concetto di manovra del loro colonnello.


OPERAZ!ON J MILITARI

Era con forme alle buone regole di guerra l'avvisare il grosso del rila:rdo patito, ed attener;;i alle prescrizioni avute, non già per timore di assumersi la· responsab ilitil di una varian te, ma pel fatto che tale variante, in una manona di quel genere. costi tuiva un errore madornale: non è mai per la strada principale fra sé ed il nemico che debbono passare colonne di $Ola fanteria, incaricate di mosse gi ranti cbe ne<;essita preparere rla lunga mano . Ma se la volontà di fare meglio non può scusare lo Z~mbelli , può almeno sp iegare quel fatto, mentre è assolutamente incomprensibile la condotta del comandante le trnppe spedite a Ceppi na .l a sera del 11O in due pattugl ie di avanguardia e retroguardia, allo scopo principale di eoprire, durante la notte, il grosso alle Prnse. Nel giornale del Caimi si legge (e Se il luogotenen te Pedoja invece « di seguire, pe1· eqwvvocci ·interp 1'ètaz,ione clegl·i 01·drin,i 1·icem1,t'i, la << colonna Rizzardi, fosse rimasto colla sua trnppa a Ceppina .. . ecc.>) ~.fa l'ordine ricevuto da l tenente Pedoja all a sera del ·IO era (( .. .. <e questa compagnia si stanzierà in vicinanza di Ceppina, clispo._ << ·nendo in modo da ùnpeclire le comMniccizioni col nem,i<;o , e fwre « servi.zio d;i, aw1nposti dm·ante la notte>). Se dopo un tale ordine scritto è possibile interpretare la volon tà del comandante nel modo su ri ferito , abbandonando Ceppina e lasr~iando tutto il grosso in balia all e sorprese dell'avversario, si può ben dire essere asso luLamen te irnpossibiJe di fa re la guerra con esito favorevole. Ecco pertanto le conseguenze di quell'er1·onea int1wp1·etazione del co1nandante l'avamposto. [ Val Lellinesi mossero col grosso alle ore 3 ¼ antimeridiane del. giorno "'1 > lardando di un'ora nel tempo prefisso alla partenza, causa la lentezza del 44° battagl ione a muoversi da.I suo accantonamento in Mondadizza. La colonna austriaca discesa da Bo1'ffiio si incontra a. circa mezzo chil ometro dal Ponte clel Diavolo colle truppe del Guicci ardi e le riceve con una scarica cli plotone: un vero fulmine a. ciel sereno. I l drappello di testa si ripiega portando seco un fer ito; i tiratori cli Ch iavenna, guicfati dal bravo Pestalozza, sostengono lentamen te la ritirata su Ponte del Diavolo, ove il GuicciRrdi prendé posizione « Iù 11a compagnia del 45° - capitano G. B. Caimi - coi ti rntori di Chiavenna fu imboscata a destra dell'Adda, perpendicolarm ente al ponte e parallelamente alla strada; i ti ratori di Corno coi· 1

NELLT, VALL I DELL'OGL TO E DELL' ADDA

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res idui delle altre compagnie del 4-5° ed una del 4.4° si stesero in ca tena nei cespugli, circa a 200 metri più indietro. J quauro pezzi fatti retrocedere a carriera, ripiazzati sulla cresta del la posizione delle Presè, sostenuti dal 44- 0 battaglione n. « Il nemico appena aper to il fuoco di fuc ileria, aveva cominciato quello dei razzi, abbastanza hen diretti nei primi ti ri, e si annzava arditamente per passare il ponte lasciato sgombro da ogni ostacolo>) eravi nella none una abbattltta d'alberi<( ma fu trattenuto prima dal fuo co hen nutrito della '1" compagnia ch e venne cosi a tl'ovar:;i a non più éli 30 metri di distanza e da quel! ~ di artiglit i·i a che lo prendeva d'infilata. Si combaW\ vivamente per qu::i.si un'ora, poi il fuoco andò man mano cessando ed il nemico baUè in ritirata >l. Ma i nostri non potevano avanzare, che il nemico si era. fermato al primo risvolto della strada, e megso .al riparo cli uno dei mill e speroni che si protendono dal piede della montagna. Di più gli Austriaci comincia.vano a. manovrare protendendosi sull'all.o del versa.me sinistro framezzo al bosco. I l grosso della legione era pertanto arrestato fra quelle immense ed erti pareti della valle, mentre forse le colonne spedite innanz i nel la sera.;-inconscie dell'accaduto, attendevano con trepidazione di veder sbucare dal Ponte di Santa Lucia nel piano di Bormio la loro legione: cosi lrasconeva quel tempo prezioso nel qua le la manovra si doveva svolgere: le colonne distaccate potevano frattanto venire sch iacciate alla spicciolata. Ed in quei siti non vi sono telegramm i da spedire, staffette da far· partire di carriera, mezz.i di manovrare in pochi minuti , pat.tuglie che informino/in un batter d'occh io. [n quella marcia ed in quel punto non si può parlat'e di co lonne fiancheggian Li: su quel terreno occorrono quattro ore per vedere e conoscere quindi la situazione, e là avviene - come avvenne - di scambiare un branco di pecore per una compagn ia di Tirolesi, il fuoco di una carbona ia con una fuma.la nem ica che segnali il comp imento di un.a mossa girante; e là finalmente ci smarrisce la lucidità dir-ettiva della mente un uomo che non abbia, come aveva il Guicciardi , conoscenza e confidenza colla. montagna, e che come lui non rarn rn en!asse bene chf i distac cam.enti in montn,gna non ~i posso1io1·ichiama·re (lopo un'orn da.cchè, sono sped,;ii, e come lui non fosse aITatl.o convinto che in quel le evenienze o simili è, prudenza in,sistere e Cl!ndare a fondo .


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OPERAZIONI MILITAR I

Così opinò di fare il Guicciardi, contrariamente al consiglio dei ·suoi ufficiali, saggiamente pensando che una sola era la manovra a conoscenza di .Lutti i suoi riparti di Lruppa, e che solamente tentando l'esecuzione di qLtella, si schivava la certezza di cader nel caos, nella eonfusione e nel conseguente sperpero delle sue colonne. Appena deciso il proseguimento dell a marcia, si seppe che gli Austriaci battevano in ritirata conducendo un carro di feriti; lieta novella che rimise in affrettato cammino il grosso dell e truppe del Guicciardi , impaziente di entrare come altore principale in quella scena già troppo ritardala. : In quanto alla colonna austriaca non esistono elementi che possano chiarire in modo preciso il perchè della sua mossa in ritirata. Di fronte al Guicciardi essa si trovava in posizione da. paralizzare per molt.e ore la Slia azione, arrestandone l'avanzare; nè la sua rii.i- · rata era causata da alcuna manovra cli quei legionari, che non avevano avuto nè traccia nè tempo cl i eITettuarne alcuna . Rimane parimenti escluso che le colonne del Rizzardi e dello Zambelli fossero state vedute dagl i Austriaci che eran,J al Ponte del Diavolo, perchè altrimenti questi non si sarebbero mai più impegnati in quelle strette, ove al'J'ebbero dovuto posare le armi se alle loro spalle verso Ceppina fossero comparsi quei distaccamenti valtellinesi. Per quella mossa in ritiral~ austriaca rimane l'ipotesi che, venuti in ricognizione, ed avuto al Ponte del Diavolo un brutto incontro, impossibilitati come si trovarono a manovrare e non nel caso cli poter valutare l'importanza somma che aveva in quei momenti la loro rè-sistenza, se ne tornassero, non avenclo obbiettivi precisi , a Bormio: oppure che ripiegai-sero in seguito ad ordini o ad avvisi loro pervenuti dai Bagni o da Spondalunga da chi era informato dell'avanzarsi dei di.staccamenti su accennati, che per quanto cautelati non potevano non essere notati, sul far del giorno, dalle sentinelle austriache o dalle pattuglie che scorazzavano nei pressi di Bormio. La mossa in avanti éli quella grossa colonna austriaca era stata avverti ta dai comanélanti le colonne staccate legionarie. Il capitano Rizzardi dall'a ltro lato dell'Adcla, mentre tenevasi imboscato di fronte ai Bagni Nuovi, l'aveva veduta sfilare sulh strada, ed in quel luogo rimaneva celata sino alle 3 pomeridiane, ora nella quale il grosso sboccava nel piano di Bormio disponendosi all'attacco cli

NEL LE VALLI OELL'OGLIO E OELL'AODA

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fronte. Di poi il Rizzardi proseguiva la sua marcia su Premadio, Yr raccoQ'lieva alcuni tiratori Comensi e Tiranesi ·' costeO'ovO'iò poi il ver·.._, sante destro dell'Adda innalzandosi sul fianco del mont~, aprendo un fuoco vivissi mo e perenne sulla destra della occupazione austriaca ai Bagni Vecchi. Superiormente ai Bagni Nuovi , in una galleria, vi si metteva una compagnia austriaca, barricando coi pali del telegrafo il ponte che la. unisce alla strada, ed appiccando il fuoco a quella catasta di legna. Ma sloggiare il nemico dalla. galleria, sgombrare il.ponte da quella ahballnta in fiamme e procedere Slli Bagni Vecchi, fu opera. di brevissimo te~1po. Ai Bagni Vecch i, rifugio dell'avversario, vi saliva., colla 11.. e 2a compagnia del 4,i.0 battaglione, coi tiratori cli Chia.venna e coi reali carabinieri il capitano Stefanini; se ne impossessarono in breve, inseguendo con ardore il nemico che ritirandosi a grandi passi,. non clan tempo perchè la manovra del Guicciarcli avesse qllel bri llan te successo che se ne era riprnmesso, sempre quando però non ,;embri abbastanza brillante l'occupare le agognate posizioni. Mentre il distaccamento di sinistra, capi tanalo dal Rizzardi comµi vi1 la sul mossa e fulm inava l'avversario, agevolando dì L;nto il pt'Ocedere della colonna. ce1Hrale, i distaccmnenti di destra incontrav_ano maggior di(lì.co!là, ed entnwano in azione solamente più tardi , e non tutti, che la piccola colonna del Saiis composta di militi poco pratici a correre le montagne, dovendo attraversare l'alpeslre e dirupato contrafforte fra la. Val d'Uzza e la. Val Campello, e·· costrelta a supera.re qnest' ultima pee portarsi superiormente ai Bagni, giunse in luogo a manovrn finita, essendo già gli Austriaci in piena. ritirai.a sulla 1" cantoniera. Il capitano Zambelli internato verso la testara della. Val d'Uzza., non appena, vide la tanto sospirata colonna del centro sboccare dal T1 onte di Santa Lucia, si mosse per giungere snlla cresta del monte alle rocce di ·Glandadura. E lassù sulle -vell:e di quei dirupi imponenti, fin dal mattino si trovavano i bravi tiratori Bormiensi e le \ guardie di dogana col tenente Peclranzini che stava in attesa del ) momento propizio per tentare 1QTta discèsa. alle spalle dell'avversario. Gli Austriaci intanto si rit.ìravano in fretta dai Bagni Vecchi, nofrzia questa segnalata al Pedranzini quando appena lo Zambelli 1


NEl, LE VALLI DELL 'OG!,10 E DELL'AODA

OPERAZlONI MIUTARI

si mcammin,mi co i suoi per Cfllell'ultimo aspro tratto di erta monLana. (< • •• • e siccome il tempo era poco per poter giungere a tagliare la ritirata al nemico, così fu cleciso che parte clella fo rza con Zambelli stesse in Glandadura per opporsi agli Austriaci cbe certamente sarebbero venuti da Spondalunga per tenere la posizione, ed il Pedrnnzini con 50 dej più risoluti si lasciò scil'olare a corpo perduLo dalla ghiacciaia che sovrasta al passo detto del Oiroccamento. Questi movimenti erano stnl.i scorti dal nemico clall'alLa posiz ione di Spon dalunga che con segnali e messi a cavallo so llecitava la marcia di quelli che si ritiravano. <( P.er quanto fosse stata rapida la discesa del :Pedranzini, e di quel li che lo seguivnno, esso n·on potè gi ungere al Diroccamento che quando il grosso del la colonna nemica al'eva già oltrepasgfl ta la i" cantoniera ed era per mettersi al riparo nelle lunghe ga llerie che coprivano la strada pel tratto d.i qualche chilometro. li momento era decisivo ed il Pedran7.ini, pur sempre continuanclo a discendere, ordinò di aprire il fuoco. fa colonmi nemica si divise: parte si acldentrò nelle gallerie, parte, affine di mettersi al coperto clal tiro dei no:,tri, precipitò nella valle e seguendo il letto del fiume si ridusse in salvo. e< Al di qua del Dirocc,tmento non restava più dei nemici che una compagnia di retroguardia: questa dapprima rispondeva vivamente al fuoco dei nostri, poi al pa.sso di corsct riparavasi alla 11a cantonient, accennllndo, proteWt come era da quell'edifizio , di scendere al basso e pigliaee la via clegli altri. <( Pedranzini, con una presenza di spirito ed un coraggio veramente ammit.'abili, non volle lasciar campo al nemico di riflettere; si gettò solo sullii via, e tramezzo alle fucilate degli amici e dei nemici intimò la re:;a, che venne accettata>) . CAun. Il Pedranzini tosto si diresse verso Bormio con 75 prigionieri . Subito dopo il capi tano Stefanini occupava, salenclo celermente Jnngo la strada, · 1a ,ta cantoniera, nel timore che il nemico con unct ripresct o[ensiva non ne prendesse possesso, costituenclone un saldo punto d'appoggio . Appena però sboccato dalla galleria che la precede, fu acco lto a fucilate e colpii.o da una palla ad un ginocchio , ferita che fu causa della sua morte. Gli Austriaci pur facendo capo a Spondalunga, cercarono invano di contrastare ai militi la 1

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,Ja cantoniera, che costoro la tennero validamente, e solo col cader

clel giorno il combattimento ebbe fine. In Bormio si raccolsero frn legionari ed Austriaci ,1~ feriti . Il Guicciardi chiamava di urgenza al prereuo di Sondrio di procurargli mezzo di aver i clue pezzi da 8 rimasti alla Tresenda. (( Il capitano Zambelli, consumate le munizioni ed attaccato in a!Lo e sni Ganchi , fu obb ligato a rid iscendere portar1do seco tr'e feriti . Nel mattino del 12 il maggiore del 44° ocwpavaleprirne quattro gallerie con due compagn ie e due pezzi da monLagna; una compagnia con 40 doganieri si stabil iva in Glancfaclura .... nel fondo della va lle si facevano altri 1O prigionieri fra i quali un rnedi.co d.i batta· glione >> . Con soldati sprovvisti del necessario per sostenere il rigore delle notti a quelle altezze, col nemico a ~1~al_u~ga, formidabile posizione clominante le località perdute~ iliiTiaqwi:re erano poss ibili manovre di a.ggiramento, no i vediamo il Guicciardi disposto più che mai a mantenersi nei luoghi conquistati, e che si prepara. anzi a novelle prove . (( La notte del ,J 2 a.I 13 i due cannoni da otto vennero conclotti innami alli /r." galleria, dl dove si era calcolctto potessero i loro tiri arrivare sino all'accampamento austriaco cli Sponclalunga. Due pezzi da montagna furono piazzati con una forte guardia alla galleria in legno sopra i Bagni Vecchi di fronte alla valle del Fraele, e due trasportati sulle rocce di Ferrarola da dove prendevano di infilata un gran tratto della strada dello Stelvio in modo di arrestare il nemico in c.:iso che si avesse dovuto abbandomre le posizioni avanzate J). C,mn. Ai Ba.gni Nuovi stabili vasi il.comando della legione. 1

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Il Ca.imi assevera che (( iI comando snpremo àell'armata eccitava il colonnello a tentare di sp ingersi in Tir Jlo, affine cli favorire le mosse del generale Garibaldi ». Non saprei che eslensione clare a quesLo affermato eccitamento, e sarei piuttosto inclinato a credere che il (iuicciardi stesso quando chiedevaaltre200 guardie doganali, un altro battaglione di guarclia nazionale di regione montana, ed un maggior numero di artiglieri, iQ.coraggiato dai suoi progressi e spinto dati.a sua natrtra aggressiva, 1


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NELLE VALLI DELL'OGLJO E OELL' ADDA

Of'ERA ZIONI MILIT ARI

proponesse al comando supremo di tentare una mossa in Tirolo come dh~ersìone alle truppe austriache dislocate nelle Giudìcarie. Primieramente il generale Garibaldì non trovandosi allora che cli fronte a Storo, era assolutamente troppo lontano per sentire il beneficio cli una. mossa del Guicciardi alla testata della val Venosta, quindi tél.l mossa era assai prem~tura. In secondo luogo, nè le truppe del Guicciardi, nè i desiderati aumenti di esse costituivano una serìa minaccia su Bolzano che, quale punto ca.pitale per la ritirata delle truppe austriache nel Trenlino, il Kuhn non avrebbe lascìato cadere, sìa. munendo lo direttamente, sia stahilenclo a Bressanone ed a Clausen una colonna minacciante chi tendesse da Merano scendere all a stretta di Egna. Quale più diretta influenza abbia il passo del Tonale per operazioni d'attacco nelle Giudicarie già si disse; epperciò rimarrebbe incomprensibile un invito cli sconfìnare al Guicciardi dallo Stelvio, quando ìl Cadolini se ne sta non solo tranquillamente ad Incudine, ma quando appunto si ritira da quella stretta per scendere al Cedegolo , e ciò per ordine cli Garibaldi stesso. Nel giorno ,15 di luglio gli Austriaci stabiliti a Sponclalunga si predisponevano ad un atlacco pel mattino del 16. Si erano mandati dei cacciatori tirolesi lungo il versante destro della valle, a mezza costa, ~d coperto dalle sinuosità ed anfrattuosità. del terreno, cacciatori che durante la faz ione avrebbero battuta la sinistra del Guicciardi. Nella notte il nemico si calò da Spondalunga ed in buon numero entrò nelle gallerie. Alle ,i. del mattino i posti avanzati della legione diedero l'allarme. li cap itano G. B. Caimi sostenne con fuoco vivace la ri~irata degli avamposti che comandava, dando tempo al rimfu1ente clell a difesa di giungere sul luogo dell'azione. Il colonnello, considerando la, posizione di Glandaclura come la chiave di sostegno del terreno di recente conquistato, spediva in rinforzo a quel posto una compagnia di milizie e quella dei doganieri. Si guardò alle spalle verso Val Fraele alla galleria in legno ove si poneva un pezzo da campagna ed una mezza compagnia del 44°, mentre il capitano Salis colla 5a compagnia del 45° stando in ottima posizione.'sulle rocce di Ferrarola, poteva tanto agire nella valle del Braulio in caso cli rit:ra.ta, quanto nella valle del Fraele 1

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in caso che per cli là scendesse alle spa.lle del Guicciardi un'altra colonna austriaca.. Il capita.no Rizzardi dalle rocce cli Glancladura, avuti i rinforzi ' si distese man mano verso la testata della valle dei Vitelli, disponendosi ad attaccare sul lato sinistro la fortissima posizione di Spondalunga. Ma non era nelle viste del comandante un vigoroso attacco, epperò verso mezzogiorno ra:Ilentossi il fuoco dei cacciatori tirolesi e gli Austriaci se ne ritornarono d'onde erano scesi. « Era appena cessato il combattimento che dalle aulorilà civili di Edolo giungeva avviso essersi il tenénte colonnello Caclolini ritirato con tutte le sue forze dalla Valcamonica, dirigendosi al Cedegolo. Ignorando la causa di questo improvviso movimento, che ci lascia.va esposti ad essere presi in mezzo, il colonnello domandava immediatamente schiarimenti al generale Garibaldi e al quartiere generale dell'annata. Al tenente colonnello Caclolini dirigeva · il seguente telegramma: <<

Bagni di Bormio, 16 luglio, mezzogi0rno

.· cc Mi si fa credere sia.si ella ritirata, da Edolo. Non mi induco a crederlo, gia.cchè non ebbi avviso di tale sua mossa. • Però,' ove fosse, ed ella ripiegasse sovra altri corpi, voglia spedire pet; Aprica i due cannoni ed i doganieri che sono a mia dipendenza ». cc Il Cadolini riscontrava telegrafi.ca.mente che avrebbe spediti i due cannoni, ed il sergente d'artiglieria che comandava quella sezione, recava il giorno 119 la seguente lettera: « I movimenti da me seguiti furonmi ordinati dal generale Garibaldi e non hanno origine da prevalenza delle fo rze situate al Tonale in confronto alle mie >> .

cc Colonnello CADO LIN I ».

cc Esso però trattenne i 48 doganieri appartenenti alla legione . • • • • • >> C,mn. Il Guicciarcli si trovava sotto Spoildalunga, copriva Bormio e comunque stessero le cose in Valcamonica, voleva rimanere al suo posLo. Una sezione cli artiglieria dagli avamposti guardava Spondalunga; una seconda da Ferrarola infilava la valle cli :Braulio; una terza alla galleria in legno guardava lo sbocco cli Val l?raele, efinalANNO XXV, VOl,, Ill.

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OPERAZION I M IL ITARI

mente una quarta sopra ai Bagni Vecchi era rivolta ver~o i~ pia~o di Bormio. Tao-liate anche le comunicazioni colla Valtellma mfenore, per masse n!miche dal i)!Jortirolo o dall'Aprica, gi/t si pensava t~ riunire bestiame nei pascoli fra Spondalunga, la Val Fraele ed 1 Bao-ni Vecchi, onde aver mezzo di sostenersi in quel campo chiuso. il ;ù lungamente P?ssibile. Nè tale situaz~one avanzata bastarn, e o-iustamente, al Guicciardi il quale non st sapeva adattare ad una difensiva inerte, passiva. Sperando negli aiuti domandati, e già _in parte promessi, egli pensava di impossessarsi del Giogo dello Stelvio, e di là spingersi, dato caso, in Tirolo. . . . Pel aiorno 24 dovevasi operare il tentativo . Il nemico s1 calcolava a 2500 uomini. (< Il tenente Pedrànzini si era assunto l'incarico di portare due cannoni da montagna sui dirupi innanzi a Gl~dadura, da dove avrebbe dominato il campo di Spondalunga, e 1n seauito se fosse stato d'uopo anche sulla ghiacciaia ». ÙAIMI. r ~Le esplorazioni fatte fare indicavano probabile sfo~dare l'occupazione nemica in qualche parte, purchè l'attacco s1. protendesse su di una larga parte per uno spazio cli circa ;JO ore d1 montogna; ma lr-t pioggia dirotta di quel gioi·no, e l'avviso della sospe~sione d'armi giunto il 25, lasciarono il tentativo ineffettuato. Ed m tale siLttazione ebbero fine le operazioni militari della legione comandata dal colonnello Guicciardi. Mentre in Valtellina, dal 6 al 16, quell'accolta di militi, di tiratori, di doaanieri, di bersaglieri, di guardie foresta Ii, di carabinieri reali,.di esplo~atori, e di carbonai e pastori eh~ per ulti1~i facevano il,:ervizio di informazione, si porta dalle Prese cl: Mortdad1zza fin sotto :,ponda1unga, facendo rétroceclere gli Austriaci sulle inospite vette del passo di Stelvio, e mentre vi si porta con ardire, con decisione, con manovra ·dèterrninata all'attacco di Sponclalunga stessa, posizione di · sbarramento da far cadere le braccia di sconforto a trupp~ en_~ tiTroenti ariiiateecf ordinate, e là giungéc lopo la brillante fazione deÌRi(c he durerà sempre quale ottimo esempio di manovra tattica in terren<J di montagna il più disastroso - tutto tace in Valcamonica. · In tutti quei ,,jorni il tenente colonnello Cadolini rimane ad Incudine; non cer~aLo, non molestato, non cerca e 1~on molesta. L' Al1

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bertini al Tonale colla sua mezza brigata, forse con quei q1iattro éi Bergamo, forse con sole 4 compagnie e 2 pezzi, significa che l'Austriaco occupa il giogo del Tonale, e stando ad Incudine si copre il lago d'heo, e quello d'Idro; non si sa veramente da che cosa lo si copra, ma tant'è. Se sono trascorsi, ben frascorsi, i giorni nei quali il Kuhn voleva marciare coll'Albertini e colla brigata Kaim lungo il declivio dell'Oglio per cadere sul fianco od alle spalle di Garibaldi procedente su pel Chiese, non importa. Se quella minaccia fosse stata seria il giorno 4, il Cadolini aveva saputo ritardare quanto bastava aBrenoperchè l'Albertini ed il Kaim giungessero al Cedegolo vittoriosi, e perchè si trovasse sulle braccia, a titolo di aiuto, il fuggiasco 44° battaglion; , e perchè rimanesse isolato completamente dal Guicciardi. Dopo invece constatata la minaccia non seria, e provato come il Kaim ed il Kuhn avevano pel capo ben altro che di scendere lungo l'Oglio, si rimane con 5 battaglioni ad Incudine per far argine alla mezza brigata Albertini, resa molto inferiore, checchè se ne dica in contrario, dalle forze delle qnali disponeva innanzi; per far ostacolo a quella colonna austriaca che da sè sola non aveva mai faHo, . perchè non poteva nelle sue proporzioni fare, nulla di allarmante contro il sistema generale di attacco delle truppe garibaldine. La fazione di Vezza è un episodio staccato: vinti o vincitori i pochi soldati del!' Albertini non potevano operare che quanto operarono, neppure spingersi su Edolo, temendo una manovra combinata dei garibaldini del 4° reggimento con parte della legione Guicciardi scendente dall'Aprica. L'episodio di Vezza d'Oglio favo revole all'attacco come lo scontro al Ponte del · Diavolo, che arrise invece alla difesa, erano individualizzati nelle rispettive valli, erano partite giuocate fra chi scorrazzarn una valle per far dimostrazioni- diversive,. troppo conosciute come tali per impensierire più che tanto, e per requisir viveri, contro chi - senza neppur l'ombra di probabilità di poter attirare sul Tonale o sullo Stelvio un solo soldato di più di quelli che il Kuhn vi aveva determinato - tentava di liberare i terrazzani dal panico continno di una visita austriaca, accompagnata da quelle gentilezze di modi per le quali quella nostra vicina è rimasta tanto in fama presso le nostre popolazioni lombardo-venete. mila uo1n1:ni che si erano traveduti stando


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OPERAZIONI MILIT AR I

Ben sappiamo come il Lenente colonnello Mossa tel~grafav~ da Breno, il giorno 2, al Cadolini in Edolo, come pattuglie nemiche si fossero mostrate a Prestine e ad Astrj o, discese dal passo del Crocedomini; ben sappiamo che si disse essere giunti al Cadolini Leleorammi allarmanti che avvisavano la presenza di ,1000 Austriaci al C~·ocedomini e di. 5000 al Bagolino, informazioni tutte che IJOtevano essere causa di perplessità per l'animo di lui, in quanto al lato a scecrliersi per fani sentire la sua presenza. )la tut~ ciò non iscusa menomamente il suo ritardo in Vezza, punto realmente minacciato, e dinanzi al quale da molto _tem~o campeggiava una mezza bl'igata austriaca; questa era unà mmacc,a certa: !'nitra molto, troppo vaga. Vogliamo ancora porre ipoteticarnente che a Bagolino vi fossero stati i 5000 nemici segnalati : e che per ciò~ Nel giorno 2 la brigata Corte e Garibaldi non sono che nei pressi di Rocca d' Anfo e la posizione degli Austl'iacì fra .13agolino ed il ponte del CaIT.aro è Lauto naturale per la loro difesa, quanto era ingiustifìcabile il timore di un attacco nemico su Breno in Valcamonica. Fra Bagol ino e )lonlo Suello nella ipotesi peggiore vi stavano quegli Austrin.ci che il generale Gn.ribaldi ben sapeva di incontrare, e Garibaldi aveva forze di suo, da provvedere al bisogno senza sguarnire la Valcamonica. Era dunque prematura una mossa del Cadolini in Val del Caffaro, mentre la stessa valle mal guardata dai Garibaldini n.vrebbe costi tuito una seria minaccia ai volontari che pacll'oni del ponte del Caffaro rrii:t operassero su Storo e Darzo. In complesso non si arriva 'o a ben comprendere la presa di Breno da truppe provenienti dalla Val del Chiese, con Garibaldi in massa su Rocca d'Anfo, mentre si poteva arguire che Breno era obbiettivo dell e truppe austriache al Tonale, (Jltalora gli eventi della campagna in Boemia avessero permesso al Kuhn una manovra aggressiva. ' Era quindi Edolo che si doveva coprire e possedere, potendo di leoo-eri comprendere che la minaccia sul Cro,:edomini non doveva OD avere un fondamento serio. - D'altra parle la ritirata dell'Albertini dopo il fatto di Vezza si spiegava solamente in una sola maniera: le trnp~e aus~riache nel Trentino si sentirono deboli in causa a spostamenti delle !orze ver:;o est: stava al Cadolini di mantenere il contatto col nemico sul To-

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nale, cli mol~starlo, impedendogli di assottigliare le sue schiere, e procurando facilmente con un attacco vigoroso di sminuire le forze di fronte al grosso garibaldino sul Chiese. Et'ano qnell i i momenti nei. quali manovrare, appunto perchè in quel tempo non si erano raccolti allori sui quali dormire. La presenza poi del Cadolini in Valcamonica aveva segnato nettamente un altro fatto : la sep,traiione completa degl i interessi di:fensivi della Valle dell'Oglio da quelli della Val d'Adda. Non una parola in quei lunghi giorni, non nn telegramma, non uno scl'itto che attraversasse il contraffor te che sepal'a le due valli, e che servisse di norma, di legame, non foss'a ltro di informazione fra quei due comandan ti. ti Guicciardi avanzando copri va dalla Valtellina una so rpresa alle spalle del 4° reggimento tantodall'Apt'ica, come dal Mortirolo:ma fo rsechè il Caclolini stando ad Incudine credeva coprire il Guicciardi da unattaccop rocedcnle dalla testa ta della Valle dell'Oglio ? Volle forLuna che gli Austriaci stessero fermi alla loro consegna: « guernire i due gioghi in previsione di armistizi e di pace Jler mantenere il possesso del Trentino )) che del resto il J(uhn era uomo da far vedere al Cadolini come se Incudine copre Edolo - e '. non troppo bene in verità, la posizione retrostante cli S. Brizio essendo certamente migliore - non è ad lncudine che si paralizzi l'azione da quella valle a quella dell'Adda. Ben sappiamo quanto il Guicciarcli contasse sopra la difesa delle .Prese di Mondadizza, sulle quali si mantenne alquanto tempo, e che tenevn. quale punto d'appoggio alle sue manovre. Ora da Ponte di Legno una colonna austriaca passando per Villa d' Allegno, Val Canè o la testata di Yal Grande poteva di là combinare un attacco colle truppe del De )'.I etz ed in 5 ore per i pa:;s i di Don Bastone e di Zocco, cadere su Mondadizza o sul Bolladore alle spalle del Guicciardi, essendo quei contrafforti scoperti di nevi in quell 'epoca dell 'anno, e quei passi pt'aticabiliss imi e por nulla afiaLto pericolosi, nè le truppe dell'Alhertini erano nuovo ai monti. Che se poi tale giro sembl'asse lungo e faticoso, un altro ve n'è più spiccio che per Ponte di Legno, per Val Mazza, pel passo del Gavia e S." Caterinn. ca.de su Bormio, sorpresa po~o gradevo le al Guicciardi quando si fosse trovato come nel giorno •I I alle mani col De Melz stabililo a,i Bagni Vecchi. Tulli


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sanno e sapevano che pel passo ,del Gavia passano in luglio quanti soldati e quanti muli carichi si voglia far passare, ad onta dei suoi 250om di quota, e delle li tanie delle disgrazie avvenute lassù per bufere e tempeste. Qualora adunque non si cl'edesse di dovere o di potere tentare l'attacco del passo del Tonale, il coprire [ncudine era poco meno di nulla nell' interesse dell' alta Yalcamonica, come in quello delle operazion i militari in Valtellina. Il punto cli occupazione pel Caclolini erano le vicinanze di Ponte di Legno, se almeno voleva che la sua difesa assoliitwnente inerte potesse servire a quaiche cosa. Del resto per trovare che la difesa nelle due valli era affatto slegata, e che l'interes$e del Cadolini per le sor'Li cli Valtellina era nullo, non · è bisogno di fare analisi tanto sottili . Se non fossero state le autorità edolesi che avvertono al Guicciardi la ritirata di Cadolini dalla Valcamonica, il Cadolini stesso non si occupava minimamente se il partirsi da Incudine delle sue truppe scoprisse o meno tutta la linea di ritil'ata dei Valtellinesi da .Bormi<, sino alla. Tresenda. Egli auese per contro il già citato Lelegramma del Guicciardi che Io interpellasse in proposito, a tale interpellanza non rispondeva con un telegramma, il che sarebbe stato troppo corto, ma con una leuere di due 1·ighe e rnezzo portata a mano dal sergente degli artiglieri. Nella prima riga sappiamo che la sua ritirata gli fu ordinata dal generale Garibaldi « Ubi major minor cessat » Forsechè il Cadolini aspettava da. quel generale il consiglio di informare il. Guicciardi della suR ritinlta ~ Qnel generale era mille · miglia lontano dal pensare che il Cadolini fosse capace, rive-;tendo un comando tanto notevole, di una tale d,ùnent-ican.za, in quelle condizioni di tempo e di luogo . Nella seconda riga e mezzo di quella lettera apprendiamo che al Tonale non vi erano « forze austriache prevalenti aJJe sue » confessione questa che è patente condanna ai dieci giorni di inazione da lui trascorsi ad Incudine. Laconis)]lo per laconismo era assai più prudenza pel Cadolini di sopprimere la seronda parte della sua lettera fatta recapitare a mano. Nella ritirata dalla Valcamonica il Cadol'ini spediva i due pezzi da montagna al Guicciardi, per l'Aprica, mari tenevasi i g.8 doganieri

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a quella legione appa.rtenenti. Cr~deva forse che il Gui~ciardi ne avesse di troppo della sua gente, nnpegnato come era lassu a Spondalnn aa, da privarlo di cruel manipolo di bravi soldati, appunto quand~ fra il Guicciardi ed i volontari di Garibaldi si lasciavasguernito tanto tratto di paese? . . , . . « Nella sera antecedente - a.I g10rno ! 6 - d colonnello Cadolnu riceveva per espresso un dispaccio dal quartiere gene.rale dei ~olontari col quale gli si ingiungeva. di scendere sull'Ogho fino a. Cedecrolo e là inerpicandosi pei disastrosi sentieri che separano la Valcamonica dal Tirolo, arrivato all'ingresso di Val dì Fumo di rimontarla fino ai niedi del monte Bagol per calare quindi in Val di Roncon con obbieuivo a quel villaggio; si aggiungeva che delle guide gl i sarebbero state spedite incontro onde indicargli in modo più chiaro la via da seguire. « Quest'ordine che nel suo concetto primitivo tendeva a portare « il 4° regaimento sul fianco destro degli Austria.ci nelle Giudicarie, vC . « obb li o-andoli così a retrocedere dietro Lardaro, venne trascritto « al qu;rtier aenerale con molta inesattezza, giacchè il monte Bagol « non esis\e, <')chiamandosi invece Stabol, e di più Garibaldi aveva « intenzione che il reggimento discendesse la valle del Chiese fino a << Daone, mentre invece il clispaccio portava scritto di risalirla. Non « è dunque da meravigliarsi se giunto in cima al _contrafforte alpi_no, « all'altezzadellenévi perpetue, enontrovandovilepromesse gLHde, « il colonnello Caclolini si acldimostrò esitante sul partito da pren« dere. Non sape'ndo se bene opererebbe scendendo in Tirolo da « una parte piuttosto che dall'altra: ignaro delle posizioni occupate << dal nemiw, soggioi'Dò sette giorni su quelle inospiti vette ove i « Yolontari lontani da ogni h10go abitato, ridotti a tenue razioni « ed espost.i a tutte le intemperie, al freddo violento ed alle bur« rasche che prellominano in quelle alte regioni, soffersero immen« samente e domandaYano invano di essere condotti al nemico. « Questa colpa non grava per nulla sul colonnello Cadolini, ma « si bbene è una conseguenza della poca scienza geografica e della « massima incuria con cui al qtmrtier generale dei volontari si di<< ri o-evano le operazioni >>. 'l;le citazione la tolgo a pag. 649 del grosso volume di Armando Guarnieri che ha per titolo Otto anni d·i storia milita1·e in Italia. 1


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OPERAZIONI MILITARI

Il giudizio dell'auLore non si potrebbe assolutamente accettare senza benefizio di inventario. Trascrivendo un ·ordine si può scambiare 1·isalir·e con ridisce-1~der·e, ma non si può parlare di Val di Roncon e dell'obbiettivo al villaggio omonimo per significare che il generale Garibaldi voleva il 4° reggim,ento a Daone. Errare in un vocabolo è cosa che si comprende, ma scrivere di sana pianta una frase per un'altra diversissima è errore incomprensibile. L'as,serzione del Guarnieri che il monte Bagol non esiste è inesatta. Sullacartaall'86,400 ed appunto là ove lungo il Chiese il nome di Val di Fumo si cambia con quello di Val di Daone, sul versante sinistro del fiume, e sul contrafforte che costituisce la sinistra parete di Val Danerba 'è scritto in carattere chiarissimo M. Bagol. Al quartiere gener~le non si poteva gcrivere Stabol, come forse lo chiameranno i montanari del luogo, ma era• chiaro essere appunto dalle falde del monte Baool che risa• • . i"> lendo 11 versante sm1stro del Chiese lungo il fianco meridionaie di .M. Ba.gol si passa appunto per la località detla Stabol - e che è scritta sulla carta topografica - P- di là si supera, il contrafforte, per un .sentiero - pure segnato - compreso fra la Cima del Frate e M. Stabelles : si discende ad Amo ca dendo in Val Roncon: nèmi pare che meglio si possa segnare un itinerario. Che poi, disceso il 4° reggimento in Val di Fumo, dal passo del Campo si d(lvesse scendere lungo il fiume e non salirlo era chiarissimo, sia perchè M. Gahol e- M. Stabol si trovavano solamente scendendo, sia perchè risalendo la Val di Fumo si va unicamente sulla immensa ghiacciaia. della Vedrelta di Laris, illustrata dal Payer come alpinista, ma che mai vide una pattuglia austriaca: Veda dunque il Gnarnieri che la poca scienza geografica va addebitata in quel caso a chi non seppe leggere scende1·e in luogo (li sali1·e. Se però quell'espresso fosse veramente stato indecifrabile, era facile e spedito il chiarirlo. Al giungere del 4°reggimen Lo al passo di Campo, Garibaldi dava i combattimenti di Monte di Nota e Pieve di Ledro e si appressava a quelli pìù importanti di Bezecca e Condino. Al ,1: reggimento - invece di patire la famé sino al giorno dell'armistizio e cli gelare su quelle cime - era aperta la via su Daone, dalla quale località si potevano avere n.oLizie in meno di una gior0

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nata, spedendovi una forte pattuglia, ~ non trovando quella posizione conveniente, giunto appunto ai piedi di M. Ba.gol poteva passare il fiume su quel ponte, risali re il torrente che mette capo alla testata del Caffaro, ed in quest'ultima valle discendere. Il 4° reocrimento al passo del Bruffione avrebbe sommamente agevola,to ~o , il -còmpito del grosso dei volontari su Condino e Cimego, mentre al passo di Campo risolse il prob lema di meuersi fuori d'azione verso la Valcamonica in balia agli Austria.ci che nel giorno 2,1 corsero fino ad Edolo, e verso il Chiese ove feryeva l'azioni~ di Garibaldi al quale sarebbe stata di ottimo giovamento umi forte colonna, come quella del Cadolini, dislocata ove al Cadolini rimaneva libera la scelta. A Vezza tardo, ad Incudine inerte, sul passo di Campo fuori di azione. Nelle attuali condizioni di confine ed in un::i guerra coli' Austria., le valli Tellina e Camonica, tanto oggi com~ nel 66, hanno un valore militare troppo differente perchè e dell'una e dell'altra se ne tenga un eoual conto e perchè clelle due si dia un ma....,.crgiore valore alla t'> ' prima. La vali~ dell'Adda non ha di confine coli' Austria che la parte orienta.le della sna testata ed in termini' pratici militari di tuuo quel poco tratto , dallo stretto colle dello Stelvio infuori, nulla è praticabile assolutamente da truppe munité per sostenere le odierne lotte. Che in Austria oggimai si tenga in molto conto il passo dello Stelvio è un errore il crederlo. Sono ben mutati i tempi nei quali si costruiva quellét sLupenda stra.da che lo attraversa, da Trefoi a Bormio, a sì poca distanza in prniezione orizzonLale, e punti tanto bassi nelle due valli, e che conveniva portare ai 2800ni cli altezza cli quella insellatura, fra due monti impervi, cli pura roccia ed eternamente sepolti fra ghiacciaie e nevi. Il Lracciato tormentatissimo dai risvo lti, le lunghissime gallerie che la difendono dalle frane e dalle valanghe, il lavorìo continuo e tanto deleterio dell'atmosfera, lo sgreto lamento dei muri di sostegno per gelo e disgelo, lo sfasciarsi delle armature corrose dall'umidi Là, lo scatenarsi turbinoso dei venti che sollevano le coperture delle gallerie a centinaia di metri quadra.ti in u~a sol~ raffica., e più di tutto il ciclopico lavoro di una numerosa scluera d1 operai che annualmente devono fare il taglio delle nevi - che


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OPEflAZIO NI MILITARI

alcune volte in certi punti giungono a sette metri di altezza - per liberare_la strada rimasta lunghi mesi sepolta, tutto ciò non franca la spesa e la fatica per l'utile commerciale che da essa strada si trae. Però se la speculazione del commercio non reggesse, l'Austria terrebbe egualmente con somma cura quellÙ strada se per essa reggesse il militare vantaggio. Ma le sue attuali condizioni di possesso in ('\ . I talia condannano quella linea irremissibilmente, ·nè mi pare arri~/ / sch iato il pronostico che fra vent'anni su quei dirupi e su quel i giogo serpeggerà un modesto sentiero che solo qua e là scoprirà le ' i reliquie della già più alta carreggiabile d'Europa. L'Ortler Spitz segna maestosamente il tratto delle preal.pi che verso sud entrano nel teatro di guerra fronte al Trentino. Lo Stelvio, mette in Tirolo e segna per obbiettivo Bolzano alle di cui spalle trovasi Clausen, Brixen e le due strade per Sterzing verso nord e di Brunecken verso mattino. Come obbiettivo, Bolzano è ben lungi dal valere S. Michele di Trento; come linea di operazione Ponte di Legno-S. Michele è troppo in migliori condizioni per farne confronti con quella BormioBolzano. L'Austria in futuro manderebbe allo Stelvio, come nel 66, poca gente a solo titolo precauzionale: mai si vorrebbe incagliare in ,una valle che mette a Sondrio ed a Lecco, ehe è limitrofa a destra colla Svizzera che ne impedisce la manovra, ed a sinistra colla Valeamonica che permette ottimamente alla difesa. Il Kuhn nel 66 accennò, senza poterne trar partito - - e quel eenno certamente gli spiacque - ii vero punto debole della difesa come fu allora intesa dai volontari; la vera linea di manona nemica era 'l'onale-Breno-Brescia ed eventualmènte Breno-Val del CaITaro, chiudendo nelle Giudicari~ un troppo foeoso attaccante ehe, come nel 66, lasciasse la valle dell'Oglio poco meno che elimenticata. . I millenovecento metri di quota del colle del Tonale, l'ampia insellatura che lo forma, la magnifica strada che tutto il tratto percorre da Ponte di Legno a Malè, in hen altre condizioni di quella dello Stelvio, e per facilità di percorso e per semplieità di tracciato e per economia di manutenzione; la linea Ponte di Leo-no-Rocca cl' Anfo parallela all'attuale confine, l'obbiettivo com un; Trento a tutte le linee di invasione che da tal fronte si staccano le buone·

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(t866)

355

condizioni di ritirata che da questo si svolgono per Sondrio, Bergamo e Br~scia, tutto ci svela essere la valle dell'Oglio la vera linea cli manovra contro un nemico oceupante l'alto ;Chiese e le Giudica.rie, essere il colle del Tonale la chiave principale per rendere possibile una brillante manovra che decid<t di netto il possesso di tutto il Trentino. Certo si è che una linea di .occupazione che si appoggia al Tonale ed al passo di Croce Domini è troppo minacciosa, perchè un abile avversario non cerchi diminuirne l'importanza col manovrare in Valtellina al solo ed unico seopo di difender:;i in Val del Sole : epperciò se l'alto Oglio sarà debitamente munito da noi, dal passo dello Stelvio si mostrerà più grosso l'avversario di quanto lo fosse 4-1· anni or sono, ma però sempre al solo scopo di semplici dimostrazioni diversive: quell a valle non permette fazioni grosse e fruttuose.: il suo tracciato esee dal teatro possibile della. guerra, nè la suR azione militare potrebbe entrare nelle probabili fasi di una eampagna. La Valtellina nel 11866 si difese come doveva difendersi: con una legione di mille volontari; ricea di ottimi elementi che sfoggono alla pertinenza dell'esercito regolare, mobilizzato, ricca di risorse di ògni natura per alimentare quel focolare di resistenza , qualora avesse un capo energico, attivo, intelligente come Io fu il Guicciardi, potrebbe·sostenersi da sè sola e con felice successo contro l'invasore, meglio ancora di quanto si fece nella campagna decorsa. L'allo Oglio ben munito da truppe regolari copre quelhi valle a S.• Caterina, a:sondalo, alle Prese, a Tirano, alla Tresenda, e se sarà più forte il nemico a fronteggiare è a sperarsi che avrà ben altro· appoggio -dalla Valcamonica di quanto non ne avesse negli episodi or ora accennati. La stessa Valcamonica costituirebbe in vero l'ala sinistra di tutto il fronte di confine s.ino al lago di Garda, sinistra sulla quale passerebbe facilmente la maggior eoppia delle forze anzichè rimanere · spopolata e sguernita come quando dovea servirn di zona di contatto fra una difesa regional e ehe gravitava in Valtellina ed un attacco che si pronuneiava affollalo nella valle del Chiese. Con il 0,000 uomini di truppe alpine, la fanteria più scelta d'Italia, e con tale· un terreno di manovra qual possa essere l'occupazione· dell'alto Oglio non occorre aecennare.


356

OPF..RAZCONI MILIT ARI NELLE VALLI DELL'OGLIO ECC.

Il Tonale, il Montozzo, il Gavia, il Mortirolo, eventualmente l'Aprica, un forte di sbarramento ad Edolo o ad Incudine - di somma necessità presente, e pel quale ancora non si diede il primo colpo di zappa, quantunque da sette anni se ne studi la posizione, il tracciato, i profi li - il passo di Campo, il Croce Domini, accennano essere. i vertici di una triangolazione racchiudente l'alta valle dell'Oglio militarmente occupata. Nella campagna del 66 il generale Kuhn metteva in pratica quanto ·scrisse nella sua guerra di montagna al capitolo << Difesa di un paese montuoso )) . ll Kuhn diede in quell'anno un costante esempio di difensiva.offensiva, 111 ispecie poi dopo il 3 luglio, quando cioè l'armata au.striaca del sud diradava le sue tì le ed inizia.Ya. la. l'Ìtirata . In casi come quelli, egli dice, si può pervenire a sciogliere il problema della difesa conseguendo non poca fama, e non meno felici risultati - ma per ciò « il difensore sappia riunire i vantaggi dellè · di.le formfl, esplicare cioè la difesa non passivamente, ma portando colpi offensi ,, i ». Il Kuhn infatti conseguì non poca fama, ma che si può dire del1' Albertini e del barone .De Metz? nel complesso operarono bene come automi mossi" dal comandante che tracciava a grandi linee le operazioni, ma nei particolari è cortesia lacerne. « Della scienm del poi son piene le fosse » potrebbe alcuno sussurrarmi all'orecchio; è vero : ma alla stregua cli tanti fo tti recenti .sembra che quelle fosse siano per taluni ermeticamente chiuse. Fi renze, 5 aprile '1880. G.

BERTELL[.

STUDIO DELLE

DEFORMAllONI NELLE PROIEllONI LARTOGRAFILHE.

PARTE SECONDA('J

CAPITOLO UNICO.

§ 1. 1'1·asformazione ortomorfa dell'elissoi,cle sopra -wna sfera. Nella Par~e i" di questo studio , abbiamo trattato analiticamente il problema' generale di tra.sformare una porzione della snperfìcie dell'elissoicle terrestre sopra un piano, secondo una. data. legge, ed. abbiamo visto come le formole generali cui ;;iamo arrivati , ci hanno permesso di mettere fra di loro rigorosamente a confronto i vari sistemi di proiezione in uso per la costruzione delle carte geografiche e topografiche. . Ora ci occuperemo dello stesso problema assumendo per secondasuperficie., quella di una sfera, ponendo per condizione cui debba soddisfare la leggedi tras formazione, che gli elementi lineari corrisponclenti sull'elissoide e snlla sfera, conservino fra di loro un dato rappù.1.'to, indipendentemente dal loro orientamento intorno ai punti che si considera.no. Al § 8 del capo I parte 11a, abbiamo già accennato allo scopo di questa trasformazione, ed abbia.mo anche addita.la una via per ri-solvere un tale problema; ma si è visto allora come la. soluzione vagheggiata sarebbe dipesa da un'equazione differenziale di secondo· 1

(') Vedi dispense della Rivista, mesi di luglio ed agosto, ann o corrente.


358

ordine ai differenziali parziali, difficile a trattare senza resLringere con delle ipoLesi particolari la generalità della soluzione stessa. Vedremo appunto in questa seconda parte come si possa evitare la detta difficoltà analit.ica, e giungere a risultati fecondi per le loro .applicazioni nei più difficili problemi della geomorfia. Sieno adunque M e m due punti , corrispondenti sull 'elissoide il primo, e sulla sfera il secondo (Fig 22"). n Sieno <r ed w la latitudine geodetica di M e la sua longitudine da un dato meri diano preso per primo, e siano U ed L la latitudine sferica e la longitudine da un daLo circolo massimo, del punto m, st~lla sfera. Consideranclo sull'elissoide un punto M, infinitamente prossimo ad M, ed il punto corrispondente m,, sulla sfera, pongasi : · MM, =dS angolol\'l,MN,=a, mm, = d S, , angolo m, mn, = a/

areaMM,NN,=A area mm, nn, = A,

M,N N, M , N Jn , M, N, essendo archi di parallelo e di meridiano passanti per punti M ed M,; e m, n , n, m , mn , n, m , , i corrispondenti archi sulla sfera. Riferendo ora tanto l'elissoide quanto la sfera ad un sistema di piani coordinati ortogonali centrali, di cui uno coincida col piano del meridiano preso per origine delle longitudini, l'altro sia J'equa,tore ed il terzo normale ai due primi, avremo:

X

=

Coordinate di M Y = z

=

Sull'elissoide a cos <p , cos w il - - -

a cos q, . sen (l) il

a(,1-e') sen<D A

·

-

=

Sulla sfera : X,

Coordinata di m

=

R . cos

u . cos L

ove: l

A

R . cos U .

(· ) Vedi tavola II, puntata d i agosto .

(~ -

e2 sen 2 q,)2 l

cos u

cos q,

= -X- ,

sen u

e2) 2 sen q,

.( 11 -

=

A

R essendo il raggio della sfera.

Sarà ora facile di esprimere, d S , tang (J. d A., in funzione di a , e , u , w da un Iato , ed S, , tang a,' , d A., , in funzione di R, U, L, dall'altro . Sull'elissoicle abbiamo infatti : 1 ,

(2)

per cui differenziando ;r,, y, z, considerate come funzioni di u e di w, e sostituendo nella (2) si avrà:

d S2 =

e2 cos! ii) du/

a! ( 11 -

+

2

2

à COS ii

dZ/ .

(3)

L'area qel quadrilatero sferoidico MM, N N, si avrà facilmente I come segue : dA =

?' .

(4)

d Cl) • p ._d q, '

dove a COS

U • COS W

r (raggio del parallelo di . M)

a cos u . sen w

.I

p

!2

a (1-e') sen u ..

-

(1)

=

a c~s q,

=

a . cos u ,

(raggio del meridiano in M) '

1 a ('I - e2) - --'-- --'-~s = a (·1 - e' cos' u)2, ('I - et sen2 q,)2

perchè:

y, = R. cos U. sen L

1z, =

359

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

STUDI O DELLE DEFORMAZIONI

l

cosq, =

l

1 1 cos u . (,t - e2 )2 ' . e (11-e2sen2 q,) 2 = - - ' -(1- -- - -e'')i- -- 1 V,1- e• cos• ii ( 11 e2 cos' u)2

·


360

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

Cosicché per essere

361

NELLE PROIEZIONI C!AlffOGRAFICHE

· d u (1 - e2 sen2 <p) d <p = 1 (11 -e2)2

. . ,·3·) e \'3b.is). 1·1 rapporto ddS, Iaz1om S

.

=

m ,

e porremo come equa-

zione di condizione.

verrà:

-

O.

(8)

I

dA = a: cos u (if -e' cos• u)2 . d u. dcù .

(5)

Si avrà così :

Il valore finalmente di tang a, si desume dalla Fig. 22a e valendosi delle relazioni or ora dimostrate si avrà:

(-!//2)2

R• cOS'U d L' + =m', ·a· cos• 1.i • d Cù' +· 1- --e'. cos•1i d , -- - 'I.i cos•u

1

d <p (·1 - e'. cos ii)2 du 1·dw = cos u clw · 2

tanga,=

P

(6)

ma per le (7) :

Per la sfera si avri1 immediatamente: df = 1r (dff

+ cos' U dL")

d A, = Il' cos U . d U . d L ,

tanga, .

I

=

dU cos U . d L.

(9)

(3bis}

dL dL = du

(5bis)

ove /

dL

(6bis)

Se ora

du

=

d1t

+ dL dw dc,,

dt

dL

dn ' dw

=

. dU

df

dU . = dU - d·u+ -dw ,~ (9bis) clii clw

aU dii

d~

=

•

d/" dU du ' dw fl

=

df,ll d w'

per cui: L = f, (,u,ù.>) , 1

. (7)

esprimono in generale la legge di trasformazione, il problema analitico che ci proponiamo è il seguente: Deter,niina1·e la fo1·mci delle funzfoni f; , f;, per modo che il rappo1·t.o dS

·

dS' -- m '

sia soltanto f1inzione delle coordinate u ed CJ.> del'pimito M , e pe1·ciò indipendente clall'orientarnento dell'elemento MM, e del suo conisponden,té mm, , in,torno ai pimiti M ed m che si considernno . Per risolverè questo problema esprimeremo per mezzo delle re-

cos' U = H.a, cos ,u 2

1n2

•

A . z' -t- 2 B . z 1

1

+D

2 •

+C

z'

ove: A=

dL ' ,1 dU)' (du) + cos'U . (dù

B= dL . d L dii

.

C=

dc<>

+

+

,1 e' cos' ii • - - - - =D· cos' ii

_ \_ . dU . d U cos·u d u . dw

dL)' ,J (dU • (dù, + cos'U . dw)

{H

e

Ora l'angolo ~i , per un dato punto M sull'elissoide, non dipende ANNO XXV, VOL. III.

24


STUOlO DELLE DEFORMAZIONI

362

d(U

clie dal rapporto dw e solo quando

=

NELLE PROIEZIONI CAI\TOG RAFICHE

· 11e· sara· da dm' cos1cc

z

= O quan do

dm' . . dz sia nullo, qualunqlle sia z.

dL

Esprimiamo ciò analiticamente. La ( 1O) dà immediatamente :

d U'

1

R' .cos'U 2z(A- D•.C)-2D2 B.z• + 2 B (1~ a' . cos' il.b . , D'. z')'

d(m') _ -d ,,"' -

- ddw,U'd ibI+ dL dU' dL =+ dw dw = + D d w d-u + dw +

dL d

=-dw

da cui due le segll'enti equazioni di condizione:

(15) ,+ · dU' d . dL d·U' dw w=+D . d wdu+ dwdw

'tb

d (+D. dU')

d

dCJ.>

._d_ w_~c.... ·::::-

(·12)

B= O'

ossia per le ('11) :

+

~(dL) il (dU) 0 1 D' t dw + cos'U · do, \ = , 2

2

d ,

/

.<J,u • •

_1_ . d U . dU oos 2 U d·u d w

=

(+ D.dU') dw

ed aggi,ungendovi la seconda, multiplicata per si avrà:

dL

,i - )

rl w

2

=-

(dU + D. , d'lh

- cos u d w

, _1_

cos u

+ 2 D. V -

d U __ ± d L .D . du - . . dw

D du

= du'

D du

d

=

('ddwL) du'

1

} ('13)

d(±:~) d(~)

1

vdU) ~u 1 -1 -d w . . cos .

dw

!

..-

du'

Dunque per le (1,5) L ed .U' sono funzione funzioni di u' e di w , ossia dovtà essere : L

=

U'

=

F (ù.> , / D du)

f

' ~

dUU. cos

=

(16)

F, (w , f D du)

-0~e F ed F, potranno essere funzioni qualunque, purchè soddisfino .alle (13), ossia alle relazioni:

e ponendo

~ = dU' cos,U

(ddwL)·

1

equazione che equivale alle due seguenti:

= + _ D_ . d U

d

=

dw

O.

Radunando i termini mdL nella prima di queste due equazioni

du

dtb

1

d\J.. dL . ·d·u · dw

·aL

('(! :. ) dw

Ma D è solo funzione, di u (Vedi 1'1) quindi:

'dL)' '1 (dU)' (du + cos'U du -

(-dL du ± DV -

dr,,,,

Ora L ·ed U, e quindi U', sono per ipotesi funzioni · <li u ed w, dunque dovrà essere : •

1

A - D'. C=O

p.er la (9bis) avremo:

(H)

dF du'

-

=+

dF, dw

dF

dF

-'=+du' - dw

} (13bis)


36f>

NELLE PROIEZIONI CAHTOGRt.F'ICHE

364

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

Ma per un noto teoì·ema sulle funzioni di variabili immaginarie, perché una espressione della forma lfl(x , y)

+

Ci= V -

i x (x,y)

+

Infatti , data la forma {·17), segue che Led U' devono essere tali funzioni di w ed 'l.b1 che siano soddisfatte le ( 13bis) ossia le ·13, ossia ancora le( 12). 1

1

Ora, le (42) le (·1 1) e la (9) danno immediatamente:

·1),

1

+

sia una funzione di x i y o di y ix , è necessario e basta che le funzioni <p e x soddisfino alle condizioni : d<p

d_y

_

ossia :

dx

=+

C').

dx

.,

rn,·

Dunque le 16 equivalgono ad una. sola equazione della forma: 1

t + i

1~u = r(w +i .rv ,1+e2 COS2'1.bd1.i) cos u

cos

.

'

('17]

la funzione f essendo completamenle arbitraria. Tale è ra soluzione generale del problema analitico che ci eravamo proposto, ed è facile verificare che qualunque. sia f, ·il rapporto (9) riesce indipendente da a.

- - -- -

=

Z :::::: F (x

+ i y) = <p (x y) +ix (x y), ed x + i !I = "

d0

d<O

. d,X.

(~.5 +idY.) + (tJ<p +idX. ) dy

-

. dx

<t y

1+i~

dy

dx

(1),

dx

esrress ione. che non potrà essere indipen den te dal rapporto d<!:J!X se non si ha :

ossia: d-1' dY. dx= - dy

Reciprocamente se Z

'

d<p dq> dx .= dy

(li)

= :p (x y) + ix (x y), e se sono soddisfatte le (Il), per la (Il

ddii Z riescu" · · à 1n · ct·1pendente daI ra ppor to ddx y e sarà perciò una funzione cli u. e quindi anche

= F M = F (x + i

y). C. S. V.

o. -

2

u

A z'

+

+C =

U ·(dL)~ ·I (dU r~coi/n . ~( dw + 0 dw)

2 }

2

(18)

COS

. . d'1pencl ente del rapporto . d 'l.b espressione m dw , e quindi dall'orienta-

mento degli ~'lM, ed m,m, che.si considerano. Se dunque prendiamo a considerare un altro elemento lineare MM! (Fig. 22(l; sull'elissoide ed il conispondente m1n2 sull a sfera, .avremo anche : m111n2

-

m

MM, mm,

d x.

d~ · dx+ -'- av+i-dz-'-i - dy dz _x _ _ _ _ tJ ~ Y......,..._,.~d~x _ _'-=d~Y;__ Ma:-:;-;;; = •• ~ ax+idy _ ,dx

COS

e

ni,m 2 l\'1I .M!

=

m

+ diii

,ed al limite :

d.:' dovra. essere .in d'1pendente da -d tJ y ed essere funzione della sola " -d U X .

·

R!.

H.2. cos~

MM,

(') Infatti posto che

Z

2 _

m, - -.-.- --.-. · - -.-:;--:; 11 ·r ·. cos· 1.t D-. z-

MM2 m,m.2

-

M,M,. ·m, ·m2

,

ossia il triangolo elementare MM, Nl 2 sull'elissoide riesce simile alla sua trasformata ·1nrn, m2 ~ulla. sfera. La relazione (•I 7) permette perciò di trasformare nna tìgura segnata sopra l'elissoide, in una figura tracciata sopra una sfera per modo da conservare la simililudine fra gli elementi corrispondenti di lali figure, ecl il per questa cagione che si eh iama.generalmente ort01norfa una trasCormata .di questo gènel'e. Questa similitudine si riferisce ad elemenli infinilamente piccoli corrispondenti, ma, vedremo fra poco come sull'elissoide terrestre, il rapporto di sinii li tudine fra tal i elementi varia così lentamente ,da punto a punlo, che lo si può considerare come coslante anche per figure di grandezza fini ta, senza connneltere errori sensibili. 1


366

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

§ !f Conse1·vazione degli an,qoli nelle t,rasformazioni ortoÈ facile verificare analiticamente la verità della proposizione precedente. Conside_riamo difatti (Fig. 22a) i due triangoli elementari corrirn1n, ·1n2 e proponiamoci di verificare se spondenti MM, M2 essi sieno equiangoli: sieno perciò u fJ ii w 6'w le coorU 8' U L 8' L quelle del punto .dinate del punto M2 m,, e sieno a2 ed a\ gli angoli fatti dai latercoli MM2 , m, m2 coi paralleli dei punti M ed m. Avremo all'ora : morfe. -

+

+

+

+

dii

l

tana ( cx 2 - a)= t>

(,f - e2 COS 2 1.i ) 2

cosu

'

/ ') ,, tang (a.-al = ~u . V • cos 1f

ove ii, w U ,L dà agevolmen te :

·

- - - -- --,t -e2 cos1 1,, 81,i du 1 '

+

+

fJc,> . dw

2

COS ti

6'U

dU

81

dL fJU dU b'L · dL

,, COS

2

U

e sarà facile verificare che , 8u

(•) tan~~ (N' - t "

N

-

-1

')

1 ,

-

-

lv·

du

fJw dw - - -., do- - --c U -

)

cx, ,

+k2~ '1 fJw · dw

cx/ -

cx/ =

cx1

a, ,

-

cosa che si voleva dimostrare. AnaJo1ramente operanclo si può verificare che il ra~porto delle · 1·1 e·, eat1ale ad m~ , quadrato aree elementari d1 questi el ue tnango e , dal rapporto di similitudine. . Passeremo ora ad un applicazione della equaz10ne generale ( 17). § 3. Jpplicazione della formala (•17). - ~~Ila formola (17) appaiono due integrazioni agevoli ad effettua1's1c10è : •

•

•

<')

1

u)

(Ì - uY\n 1- u)2 2 1.

sono legate dalla relazione (117), la quale '

tang (cx, -

os:;ia che:

è)

cl w

8'r,1

367

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

f

dV cos U

=-f2

(

2 sen

d

cos

(·J Eseguendo questo calcolo e ponendo

L=

/}'1±_/ (vJ 2

df+df=s

ove.:

dv

V1

=

k

=

<ù

- i f kd1h l

(20)

2

(,1 - l cos u,)2 cos2 u

. . f'ac1·1 mente Ie espressioni . . c1·1 d dU Da ques te nlt11ne ncaveremo 1 b'U -b'L in funzione rispetLivarnente di

e di

dv , dv' , 6'v , flv'

dv,

si troverebb'e un'espressione della forma:

tang

( a.

1 -

1)

u.,

1,

s' - d'

+i j

L- i

+ •

dv,= d<.ù -ikd1i, . fl v 1 = fJw - ik6'u,

+

)1(s' -

ò

d;)

du

k' -1: · -

Oùl

dW

(s' - d')

dalla forma la qua I e s1· se mplica , per s• - d' e prende la rorma 1'), indipendentemente . della funzione f. · ·. d 11 (17' Si osservi però che acciocché f(V) ed f(V,) sleno_conmgate. come è espresso a a 1 è necessario che nella ca,·3tterjstica f non entnno 1mmagman. Qualora ve ne entrassero la (17) andrebbe scritta come segue: L

=

du dW

Oùl

=

'

ossia di: dv=dw+ i kd1i 6'v 6'w i k6'ii

(fu -

~=f

•cos u

(V) )

(

j cos ~1t = f,(v,) ~)

dovo f, è una funzione che si deduce da f muta ndo in essa.' in - '· cosi se f (V) a. b. 'i. t1, dovrà essere f, (V,) a. - b, i . t1, .

= +

=

•


368

f

-

- -

e~-!:!)

è)

=1

logtang

!!) .2

d tang (.:: 4 --~anc1 4

f (1J) =a . a

2

Ì - ~) + log C . (C costante) .

log tang (

(i+~)+ logC = IogC.tang ( 1+ ~) .(21)

V,1

J

2

2

_e cos cos tb

369

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAF ICHE

STUDIO DELLE DEFORMAZIONI

i. log

1) -

~

e~ essendo due costanti, dovrà allora essere /; (1J,)

=

a . ·v,

\

+ i. log ~ .

Sostituendo in queste ~ttaglianze per ·v e ·i\ i loro valori, ed eguagliando nella .23 le quantità reali e le immaginarie dei suoi due membri, si avrà :

f (

~ du =

1 -e2) d<p cos q> (11 - e2 senr <p) ' 1

poichè l

cos ii

(4 - e')~ d1b= --.--d<p 1 - e- sen! <p '

e

cos q,

per cui :

f-f

d <? • coscp

=

log tang

1! (

4

1

1

f

cos

2 e , ·1

<p

d <p

1 •

+ e sen <p

f

1 - e seh <p + -2<p) + 21- e.Joa ·-+ Joan C' 1 + e sen rp <'>

cos <p d <p e 'ìen <p

2 e • 1-

1

Tale è la legge di trasformazione ortomorfa che risponde alla forma particolare da, noi assunta per la funzione f. Riferendoci ora alla formola (118), avremo per valore del rapporto di similitudine, l'espressione : · m.

=

poichè dalla (24) si ha : (22) . .

dL

d~ =

f ( w+ ·i 1oa0 {\ C'. •

\ i. e sen<p)2· +eesen

c1•1

l

7+ !!) -

<p

2

-

tang

\ (23)

(,4;. + ~<p)

(25)

a . cos <p

acos n

Sostituendo quindi nella (·17) avremo :

L +iog e iang (

R . cos U J/,i-=. e,2 sen~ <p ,

a R. cos U __

Ij ') ·

d.!_! - o

a

dw -

·

Se ora ponian10 per brevità :

~2 -U=U I

e

1c

2

- u=u,,

la 24· e la '.23 prenderanno la forma : L = ·a . w

Poniamo ora v

=

v, =

w

+ i . 10g )e'

w -

ì ..Iog

l·C'

1

U

·

tang "'' = (3, . lang\ Z

a.e

2

" 8(1 -j- ecosfi') ~ , ove (3, = 9 .-' 1 e CO$ I

,.-

{J

) (26)

e.~, ;~ C'


370 m

Il sen u / ----' • a sen fi'

=

OC • -

v·-~e 2

il -

COS2 (J'

·

e se '

(

dU

m)

=

0

"

e

per modo c?e il valore ~i log m, differirà po'co da zero. quando dal punto che risponde ad O·= Do si passi ad un altro punto pel quale U = Do+ A U , A U essendo mantenuto fra certi limiti. Si ha difatti pelle 26 che m si può considerare come funìione della sola~,. e_ quin~i log m, svolto colla serie di Taylor a partirè dal valore mlZlale d1 m, che risponde al valore iniziale U di U . si avrà espresso come segue: I · 0

log m, = logmo

.

t (·d dlogm) A U+ _·I - (i~logm) u o 1 . .2 d U 2

1

,f

+ 1.2 .3

(d Joa m,) _

.

3

dl)

3 -

0

AU

3

A •

(dlogm) = , dU

o

(

d! log dU

,f (d----'"-log m) , = ,f.2.3 --~U dU 3

3

3

0

•

<+

ossia

0,402,

=< + 0,000 16 1

(d~ dlogu3 m)

o'

1

rn)

.

. . . (d3 log purehe 1a quanti La d us

, .. non supen 1 urnta. O

Questa lentissima variazione del rapporto di similitudine fra le figure segnate sull'elissoide e le loro trasformate sferiche, ottenute· colla legge espressa dalle prime due delle (26), ci permetterà di risolvere tutti i problemi della trigonometria sferoidica colla sola trigonometrica sferica, e ne vedremo fra breve il come. Occupiamoci intanto di determinare le coslanli arbitrarie oc, (3, R, ·. in modo che sieno soddisfatte le sopraccennate condizioni. § 4. Determ,inazione delle costanti arbitra1··ie a , (3 , R. - In primo luogo la 3° della (2G), per la condizione, mo =4 per U = Uo 8= ri'o, dà immediatamente :

=

a cos P

a . cos Q V 4 -

e' sen2 P ·

(28)

ed in generalé :

m)

+

< +6.

ossia m, a partire dal suo valore iniziale mo = 1, varierà di solo pochi dieci mjllionesim i per una zona ampia 6° in latitudine a nord e a sud del punto iniziale, e comunque estesa in longitudine,

R

o

=0'

seguirà: log m

U

(27)

+ ... · .

0

log m

u2l

Cosicchè disponendo delle costanti arbitrarie a , [3 , R, in modo da avere: mo=·I,

A

0

sarà:

ove U; , 8 ed u, sono i complementi di U , ep , e d'ora innanzi tralasceremo l'uso degli indici. Come si vede le tre equazioni ultime scritte contenao~o tre costanti arbi_trarie cioè ~., [3 , H. , che potremo cletermin~re ponendo per esemp10 per cond1z10ne che il rapport6 m sia eguale all'unità per· un punto dell'elissoide di latitudine P = 90 - f1'0 , cu·i corrisponda sulla sfera un punto pel quale sia Q = 90 - CJ 0 , il che ci darà. una equazione di condizione, e disporremo delle due rimanenti costant.i arbitrarie per modo che siano soddisfatte le due relazioni seguenti : d log

371

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE

ST.UDIO DELLE DEFORM<A.ZION!

•••

(27bis)

log m

= . log a.R a +

Iog sm .

u-

log sen (J'

+ log V1 -

e2 • COS 2ri'

equazione la quale differenziata rispetto ad U ci darà i coefficienti della serie (27). Si otterrà. così successivamente : d log m _ U_ d8 d U - ~ot col 8 ' clU

+

d fi' 2 cos o'. sen 8 e · 4 - e2 cos2 fi' · d U

(29)·


372 ·

STUOIO DELLE OEf'ORMAZION!

NELLE PROIEZIONI CARTOGRAFICHE!:

e per la 2• delle (26bis) : log tang U Q M

= 1og o.i- + ci log tanrr 0

,

+ -21 a. e . log 1 + ee cos ~

t 2-

'II

V

-

CO$

~· O

percui: (30) ·e sostituendo nella (29) per :

gil suo valore tratto dal la (30), si Lro-

-Quest'ultima relazione ci fornisce il valore della costante a, m funzione della latitudine geodetica P , del punto inizialesull'elissoicle. La (32) ci permette cli desumere il valore di Q, latit11dine sferica . del pi.rnto iniziale sulla sfera, e la(28) ci darà il raggio R di questa. La costante ~ finalmente si ~wrà direttamente dalla 2" delle (29), ponendo nella medesima per P , a , Q i valori or ora determinati. Verrà così:

tanga ( 4.5•

~= tang (45°

verit dopo alcune riduzioni : dlogm cl U

.nella quale ponendo

(

C(. •

u·=

cos u - cos (Y ci • sen U

Uo , 8

d Iogm) dO o

= ò~

(3,t)

si avrà:

':'. cos U .. - cos ò'o ci . sen U0 '

,

ossia per seconda equazione di condizione avremo: sen P

=

a . sen Q .

(32)

Di[ereniianclo ora la (29} rispetto ad U si otterrà in modo analorro 0 al precedente : ·

-= / + cos_~_:_~~s U

2

d log/1, = dli sen U

a . sen-U

..L

('I - e'' cos

I

a.

2

2

b'ì. sen2 b'

(1-e.1.sen 2 CJ),

3i3

+ p) 2 ~ ~)

(

•I -

1

e sen

+ e sen

Ed i valori di a , ~ , R così trovati soddisfemnno alle conclizioni anal\Liche del problema che ci ernva1110 proposto. § 5 Appl:icazione wunierica. - Per fiss3:re le idee, facciamo una applicazione numerica, delle fonno le (28) , l32ì , (34) e (35). Sia :~= 42° (latitudine media d'Italia), e proponiamoci di calcolare il ,va.lare di m, per i paralleli di latitudine 38° e 1,6°, che rispondono agli estremi nord e sud della nostra penisola ed il raggio della sfern sulla quale converrebbe proiettare l'Italia colla legge espressa dalla (27), mantenendo al rapporto di similitudine un valore che si scosti il meno possibile da.ll'unità. I due va.lori di m che ci siamo proposti di calcolare risulteranno. dalla relazione (27bisì, epperciò saranno molto prossimamente re0 ciproci l'uno dall'altro, poiché per il primo parallelo ii O = - ,i. e pel secondo 6 U = 4". Cosicchè verrebbe :

+

la quale applicata al punto iniziale, darà la 3° equazione di condizwne cercata : O=

-

+

et) a (·1 - e2) sen:P . sen Q (,J - e' . sen2 P) cos2 p ,

a 2 ( '1 -

+

ossia appunto

+ ·

(33) . .

semplifìcandola, servendosi della (32), verrà:

.

OCt

.

= ,J T

I

e2 cos1 P

'l -e2.

(34)

Basterà quindi che noi ci accupiamo solo dì uno di qnesti valori estremi di m, . per esempio di quello che risponde al parallelo 4-6 di latitudine nord.


374

· NELLE Pf\O lEZlONI CARTOGRAFICHE

STUDIO OEI, LE DEFO!t,MAZIONI

Ecco l'andamento dei calcoli necessari a questo scopo,

lòg e= {9,122052 log tang

"

+

Formole tang !! -= ~ tang"' (-~) . ('1 e cos o-)2 . 2 2 1 - e cos l1 1

sen U = a. - a.R. -sen -. 8'

m.

e

v-c--~-,·1 - e2 costo'

(f +

45)

=

0,35,14,169

tog cos 8 = T,8569341 log sen 11= 1,84 177"3 1

et

-

log . _ e2 = 3,8273•188 1

1°) Calcolo di a

e2 ·1 -

,Costanti da calcolare sen Q =

l

R

\ =

e2

cos' p

sen P

--

°'

-

log

a. cos P

a . cos Q . V 1 - e2 s.en:1 P

e2

-. = 3,8273188 1 - e· 4 log co.s P= 1,4842940 Jog -

= 3,3 1161 28 1 1

. e/ . · - - cos~ P = 0,00204,9334. 1 -e2

= ,t '002049334 2 log a= 0,00088!.H log a= 0,0004445.5 a= ,1,00 1024•1. a2

~= ·

+ :) .... ( 45 + 2) 2

tang"' ( 45 tan" è)

1

\

2°) Calcolo·di ,Q Dati:

P =42°

~,... + 45° =66° o' = 90° - 46° = 44 o o'

2 =220

Jog sen P = 1,8255'109 - log a = 1,9995554.5 log sen Q = T,8250663 .5 Q

= 4,1°.56' . 508,07

log a=6,8046434.637 logsenP= 1,8255 109

.~ =20°.58'. 25",03

log cos P = f,8710735

45° +i=65°.58'. 25",03 ....

1

log tang

11

2=

1,6064096

"'

log tang ( 45° +~) = 0,3508790 10g cos Q = T,871433i. 7

375


NELLE PROIEZ IONI CARTOGRAFICHE

376

STUDIO DELLE DEFOI~MAZIONI

3°) Calcolo di ~

4°) Calcolo di U

log a = 0,0004.-4-45 .5 log e = 2,9,1.22052

cx

log 2 = (6989700 a. e .. log 9.., =2,6 l l61197.5

-

1

377

10g k.= ~ 9989544 o' log tang =- 11, 6060065

2

1

2

1

a . e log-= 0,0020896.5

u =- -11,6070505.5 log tang 9 ,;.,

log e =2,9122052

= 1,8235·109 log = 2, 7377 16 1

log sen P

1

,1

+

'1 -

1

!og e = 2, 9H?2052 log cos fJ = 4,85693.M

e sen P = 0,05466585 e sen P ,f , 05466585

=

e sen P = 0,94533445

log

log( I - e sen P) = {9755853.if -

+ e sen P) =

log ('I

log

+

e cos fi' = 11,0587671841 4 - ecosfl=0,94 11232.2116

/

+

(n) log log = 2~ 6769638 .9 a .e -1 loae; 2 = 2 ' 6 1·16·197 .5

(n) log

-

log ( 11 e cos fl) = 0,0.248007 .2 log (1 - e cos 8) = 0,026303 11.8 log

(\e log) = 3,2885836.4-

a. e

1

e . cos & = 0,05876778,i:

{97688rH .2

= 'T,9524704.3

= ~,769 1393

= 0,05 111039.0 1

log log = 2 ,7084464 77

-

54·1

9.... log _..:... 1, ()980565 . O 1

logo:= 0,0004445.5 log log tang

=

T°:54158227.0

log a= 0,0004445.5 o' . (n) log log tang 9. = 1,59504,45.4 1

·"'

. log = f,546'2672.5 a log = 0,35'17769 -- log tang 4 ,64-9112'10 a. e 1og = 1, 9980060

2

log k

=

1,998954-4

k ,- 0,9975952

o' (n) log . a log tang 9 ""

=

,J /S954890.9

I]

=

1

(n.)alogtang 9 "" U=44°.03'.:3'1",58 ANNO XXV, VOL. IJ!,

,

-

1,6060065

logsenU=i,8422321 .3 25


378

STUDIO DELLE DEFORMAZION I NE LLE PROIEZ IONI CARTOqRAFICHE

+

1 e cos & - ,., Iog log - ~ - - = .2, 108454 1 ,1 -ecos t . 1 •

log (

11

log a = 0,0004445.5

1

\

log R = 6,804489,1.5

-

2 a. e) = .2,6H6;197.5

log sen U

2

2a . e. log =

= (84,22324 .3

- log a = '7, 11953565.4

log ( ,1 a . e log) = 3,3200738:5

1

379

- ,Jog sen t = 0 1582287.0

+ 9""' logV 1

.

0,00208965 11

1

-

-

= ·1,9992487.4

log m,45 = 1,9999997.9 2 log e. sen P = 3,471S43.22 e'. sen P = 0,002988355 2 2 1 - e sen P = 0,9970;111645 Iog = T,9987002.2 ·1

-

§ log = 1, 9993501 .4 1

!og a= 6,804.64,34.6 log cos P = f,87'10735 .0 -Ioga= ~9995554.5 - log cos Q = 0,11285668.3

m,,G = 0,9999994

Al -,-

""'

> >A /1'1,

'I -

·

{)

f

ds

i) 0000000

d'

>

f

10006000

lÌS -

1

ossia

2 log e cos t = 3,5382786 e'. cos' t = 0,003415365.2 1 - e•. cos' t = O, 9965J,63J:8 log (1 - e2. cos' t) = 1,9984974.9 1 . 9 log t

6

,J0000000

così

log R = 6,804489 11.3 6°) Calcolo di m -

rn,46

Il rapporto di similitudine m varia adunque soltanto di 6 diecimillionesimi, quando si passa da un IJUnLo di latitudine 42° ad un punto di latitudine 38° o 46°, qualunque ne sia la longitudine dal primo punto~ per cui fra quei limiti una distanza d = j' ds sull'elissoide, assumerà sulla sfera il valore d' = f 1n . ds e siccome sempre 'I

- ~ log (1 - e' sen P) = 0,0006498.9

1 m38 = - = 1,0000006 . ... .

ed

-

) = 1 ,9992487.4

> d ( '1 -

6 1000000.0 )

1

e

< d (ii + ,100:0000)

.

12. d Quindi d - d' numericamente < '10000000 , nelle circostanze le più sfavorevoli. Cosicchè una cli stanza di 300, ooom sull' elissoide, sarà rappresentata sulla sfera di raggio R, da una distanza che non ne potrà


38'1

NELLE PROIEZIONI CART OGRAF ICHE

aso

e sostituendo nella (28) :

STU DIO DELLE DEFOHMAZIONI

differire che per ± om,18 rielle condizioni le più sfavorevoli, cioè quando i punti che ne rappresentano gli estremi sieno a + ~.0 di lati tudine dal punto iniziale, punto nel caso nostro ha pe;iatitudine 42°. . Date quindi le posizioni geografiche dei tre vertici di un triangolo sferoidico :-Ùll'elissoide terrestre, potremo, mediante le'formole preceden~i, calcola~·e le coordinate sferiche U ed L corrispondenti della trasformata di quel triangolo su una sfera di raggio R, e risoltoquest9 triangolosferico cogli ordinari metodi della trigonometria sferica, passare dalle ampiezze angolari alle lunghezze dei suoi lati . Queste lunghez7.e sliranno eguali a quell e dei iati conispondenti del triangolo sferoidico, enl1;0 i limiti di pochi centimetri, su 300 e più chilomet.ri. Il metodo da noi esposto si presta aclunque a calcolare con o-rande esaLte7.za. i grandi triangoli geodetici che si possono forma~e riunendo fra di loro stazioni astronomiche opportunamente distribuite sopra una estesa zornt dell'elissoicle terrestre, oppure a calcolare le cosidette coordinate polari dei punti cli una simile rete rispetl~ ad un punto centra.le, preso per polo. . È f~cile poi cli vedere che il valore dato per R dalla formola 28, altro non è che il raggio che misura la curvatura media clell'elissoicle terrestre nel punto iniziale di latitudine p . lnfalli: ·

,, R

--

a (1 -e')

a

a2 ('1 - e2)

I ·

C,1 -

2

2

l. sen P)

3 2

('I - e2 sen~ P)~ (,J -- e2 sen P)~

ove il primo fattore,' non è altro dte il raggio di curvatura Pv del del 1° verticale nel punto cli latitudine P, ed il secondo quello del meridiano Pmnello stesso punto. Dunque realmente : 1

Il =VPm,Pv.

e .V.O.

1n vi rtù poi della proprietit fondamentale delle pro1ez10ni ortomorfe, il triangolo sferico trasformato del triangolo elissoidico proposto sarà equiangolo con questo, ed i lati di questo avranno sensibi lmentegli stessi azimut dei lati di quello, cosicché tutto il problema sferoiclico e risol to dalle formole (27), riducendolo ad un semplice problema sferico . Porremo così termine a qLtesto studio, esprimendo la speranza che le cose esposte nel medesimo, invoglieranno il lettore ad approfondire le/ econde teorie che vi ho appena abbozzate.

Torino, 1° giugno '1880. LUIG-[ GlLE'l'TA.

Capitano di Stato maggiore Professore dt oeodesta a.Ila scuola dt guerra .

ma :

per cui: a

e sostituendo per a2. cos2 Q =- 1

(7.?

. cos-. o~ =

o

a--

sen-• P ,.

il suo valore:

p + -e,J -- e-. 2

COS4

p sen2· p = ,.• - et sen· · 1 - e'• -· . cosi P , O


• I.P. TO RPE: O!N l

LE TORPEDINI

Sebbene l'invenzione delle mine subacquee dati fin dal secolo x1'r, pure questo poderoso istrumento di difesa e di distruzione non è stato applicato largamen te nelle guerre clie dal 1186 11. Prima di quell'epoca queste mine erano considerate corno un mezzo di combattere poco carnlloresco ed anzi barbaro, e perciò venivano escluse dalla guerra navale, sebbene qnesto giudizio fosse manifes tamente in contraddizione col l'atto che invece -renirnno impieoate nella o , oouena terrestre le mine sotterranee, le quali, più delle prime, erano dirette all'olresa delle persone. Da lulli è ammesso, come insegna la storia, che il vero successo della guerra navale consiste nolla clistru~ione del materiale nemico, che non potrù essere ricostrutto se non dopo lungo tempo con grnndi sacrifizi pecuniari. Orbene, l' introduzione di robL1ste corazzature rnndeva più difficile l'offender la parte sopracqua delle nav i, e faceva perdere all'a.rtiglieria della sua antica efficacia. Che una somma importanza a1resse assun to la corazza lo aveva già dimostrato la guerra di Crimea specialmente nei due falli seguen ti, dai quali risul lava il poco effetto dell'artiglieria contro la medesima. A tutti è noto che nel 17 ottobre 11853 la flotta degli allea ti (di navi soltanto in legno), la cui artiglieria era dieci volte superiore a quella dell e fortezze, attaccò le opere di Sebastopoli; alla.sera si ritirò senza aver prodotto alcun danno sensibile alla piazza, mentre in vece i ~anni

383

e perdite subili dalle navi erano tanto considerevoli, che si rinunciò ad un attacco dal mare . Poco tempo dopo la fortezza di Kimburn abbassò la baucliera davanti n.cl alcun e cannoni ere corazzale francesi. Conseguenza di questi memorabili due combaltimenti fu l'introduzione, in quasi tutte le grandi marine, delle navi corazzate, all e quali, mentre si cercava di clarn la massima resistenza alle offese sopracqua, si conservava la stiva in legno. Alla pocit efficacia dell 'artiglieria contro qL1este navi si pensò allora di sostituire lo ,;perone e le mine subacquee o torpedini. Questi nuovi mezzi guerresch i vennero da principio impiegati solo di rndo : ma l'esperi enza avendo climostrnt0 che una cari.ca di polvere relativamente piccola che scoppiasse sotlo la stiva di una nave era capace di distruggerla, le mii:ie subacquee acquistarono una grande importanza . I b1'illanti snccessi otlenuti dalle torpedini nella guerra americana di secessione, vale a dire la distruzione di 40 grosse navi, tra cui 1·I vascelli da gucrnt, confermavrwo il sempre crescente valore che veniva attribuito a questa nuova arma, sia per la distruzione del naviglio nemico, sia per la difesa delle cosle. A questo propusito basterà cital'e quanto dice l'ammiragli o Porter in una Memoria pubblicata nel settembre del 1878. Egl i così si esprime : « La maggior « parte dei porti del sud caddero fac ilmente nelle nostre mani, e le « difficoltà, cl1e abb iamo incontrato a Chadestown, Savannah, Wil« mington e ~Iobile, erano in parte dovute all'avere i con federati « difese le vicinanze di questi porti con linee o grnppi cli torpedini « elettriche di differenti f;pecie. L'introduzione di queste armi pa« ralizzò per un certo tempo la floua ». In un altro passo poi egli aggiunge : « La torpedine ed i_l roslro cambieranno totalmente il carattere « delle guerre navali ». Dimostrata così sommariamente l'importanza che hanno acquistata le torpedini, sia per la difesa delle coste, sia per la potenza di distrnzione cli cui sono fornite, risulta evidente che l'ingegnere militare, incaricato di fo rtificare una posizione marittima, deve Lenerne il debito conto, al qual fine è necessario che dei diversi sistemi conosca se non i particolari, almeno le proprietà generali, l'efficacia, l'allenclibi li là d'esplosione, il modo di servirsene e di difendersi contro le medesime. 1


884 ·

t.E TORPEDINI

Mancando sino ad ora libri nei quali sia trattato in modo completo l'argomento delle t?rpedini, non sarà giudicata inutile una raccolta di tutto quello di importante che trovasi sparso nelle più accreditate memorie e nei periodici, aggiungendovi ancora le informazioni, ottenute non senza diffico ltà, sui risultati dell e più recenti esperienze, sebbene da tutti si cerchi di tenere il ma,gs imo searelo e) . su quest'argomento.

I. La denominazione di torpedini alle mine sottomarine è dovuto a Flllton, il quale fu il primo a dare qllesto nome ad una mina di sua invenzione, che esplodeva per urto e che era destinata alla distruzione dei vascelli nemici. L'analogia dell'effetto tra l'esplosione di una mina sottomarina e tra la forte commozione che produce sull'uomo il toccare certi pesci, cleu.i elet.lrici, fra i qllali la torpedine, sembra sia stata il motiv_o di questa. denominazione. Sebbene il nome di torpedine sia dovuto a Fulton, ciò nulla meno risale ad epoca assai anteriore l' uso di quest'istrumenti di guerra. Nel 11585, quando Anversa era assediata dal Duca di Parma, il mantovano Federico Giannibell i preparò delle macch ine infernali, che si possono chiamare torpedini galleggianti, per distruggere il ponte che l'assediante aveva costrutto sulla. Schelda a valle della fortezza. Egli si servì di quattro barche appositamente costrutte, iri ciascuna delle quali pose chilog. 3500 di polvere, ch iusi dentro una camera fabbricata in muratura e ricoperta con grnsse pietre ed altri pesanti proiettili. In due di esse un congegno cli orologeria dÒveva dopo un tempo prestabilito determinare l'esplos ione della carica mediante un acciarino a sfregamento: nelle altre due invece una miccia di conosciuta durata doveva produrre l'accensione della polvere. Nella .notte dal 4 al 5 aprile abbandonò alla marea della Schelda le quattro barche, di cui una affondò , dlle si arenarono e la quarta ar1·i·vò al ponte, esplose e proditsse effetti ter-rib·ili . Il ponte venne distrtttto per un gran tratto, perirono 800 Spagnuol i, altri :fOOO ri-

LE: T ORPEDINI

rnasero ferì ti; le acque della Schelda straripando inondarono la testa di ponte e mandarono a. male tutta la provvisione di poh,ere che vi si· Lrovr, va. Nel ,1627 gli Inglesi, sollo gli ordini cli Buckingbam, all'attacco della Rochell e si servirono cli razzi gall eggianti, i qnali, trasportati dalla corrente, urtando contro voscelli nemici esplodevano. Un migliore indirizzo a queste macchine infernali venne dato dall'americano Bushnell del Connecticut. il quale costruì nel Oìi'> il primo baltello sommergibile per collocare sotto la ch iglia delle navi nemiche le cariche di polvern destinate a distruggerle. Questo battello aveva la forma di dlte gusci di tartaruga uni Li orlo ad orlo e chiosi ermet.icamente, nel cui interno poteva stare un uomo con tanta aria per alimen tare la vita per circa una mezz'ora. Il battello era per se stesso g~lleggiante, ma mediante llna valvola, che si manovrava col piede, si poteva a vo lontà introdurre in una capacilà separala nel la parte inferiore la quantità di acqna necessaria per farlo immeraere alla profondità voluta. Colla manovra. . di due pompe si v otteneva l'espulsione dell'acq1ia zavorrn, ed allora il bastimento risaliva. Due eliche mosse a mano e post.e l'una sotto l'altra .con un angolo di 45° producevano e rego lavano il movimenlo. In fine dlle braccia mobili di rame permettevano di manovrare esternamente la torpedine che mediante una travicella si fissava alla carnna della nave nemtca. L'impresa tentata nel '1776 nella rada di New-York con un batteilo di questo genere per far saltare un yascello inglese non riuscì. Dopo ciò Buslmell attuò un altro sistema, cioè pose la cassa esplodente al rimorchio della sua ta1·tar1.i9a. Giunto il battello sotto il legno nemico, bastava che l'uomo mollasse un poco la co1~a del rimorchio, perchè la cassa per la sua leggerezza venisse ad applicars i sotto il fasciame della nave. L'accensione era regolata da un movimento di orologeria messo in libertà dall'uomo, il quale così aYeva tempo di portarsi in sa!Yo foor i dell'azione della torpedine. Un tentativo fatto con una di queste torpedini contro una nave inglese da guerra, Cerbenis, andò -anch'esso fallito . Gli esperimenti coll e torpedin i in America rimasero alcun tempo interrotti in segui to dellét pace conchiusa nel 1782 col!' Inghilterra. Pei;ò quando scoppiarono le prime guerre della rivoluzione francese •

J

1


LE TORPEDINI

LE TORPEDINI

un altro Americano, Roberto Fulton, l'inventore del battello a, vapore, si occupò del medesimo oggetto. Eoli costruì nel 1180·1 un baLtello sommergibil.e analogo a quello di .B~ishnell a cui diede il nome di Nmiti/;ns. Gli esperimenti fatti nel la rada di Brest furnno socldisfaceuti: infatti Pulton col suo battello rimase sott'acqua per più cli quattro ore e ricomparve alla distanza cli cinque leghe . Questo battello era armato di una torpedine consistente in una cassetta di rame, capace di 80 a 'IOO libbre di polvere e che poteva esplodere per lo scatto di un acciarino di fucile determinato ad un tempo prestabi lit.o mediante u? movimento d'orologeria,. · Con questa Lorpecline lanciata dalla distanza cli.200 metri distrusse un aros~o bastimento che si tt'ovava ancorato nella rada di Brest. In me;o di un quarto d'ora questo bastimento saltò in a.ria in mezzo di una colonna d'acqua alta piLt cli 30 metri . Questa torpedine era pure destinata da Fulton ad essere ancorata alla prnfondità di 4m a 4m,50 sotto la superficie dell'acqua, nel qual caso lo s.coppio doveva succedere median te un grilletto, che partiva al più piccolo urto. Napo leone l da principio incoraggiò queste invenzioni che gli furono presentale da Fulton, ma. ben presto, impaziente per la lentezza r,olla quale progredivano, dichiarò impraticabile questo sistema. AlIora Fu !ton si rivoJse ali 'lnghi lterra; ma :;ebbene gli esperimenti fatti il 5 ottobre 1807 in presenza del ministro Pitt e dei suoi colleghi riuscissero molto soddisfacenti, iI Govemo britannico li respinse· non volendo incoraggiare invenzioni, la riuscita delle quali aveva lo scopo di cli.struggere i mezzi coi quali esso conservava la sua supre. mazia .man lt1 ma.. }rulton scoraggiato ritornò in America dove si occupò principalmente della navigazione a vapore . Per continuare la storia clelle torpedini colla maggior chiarezza possibi le sarà convenjenle, in vista degli svariati sistemi c~e ve~ne~·o in quest'epoca inventati, dividerle in due grandi categorrn : c10è rn fisse ed in semoventi e dirigibili. · La prima categoria comprende le to?·pedini propriamente dette, galleggicinti ma fisse, ed i ginnot1; o mine appoggiate sul fondo ~e!1' acqua; queste non sono altro che un marittimo ostacolo all'avv1c1-· 1

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narsi con e.frettò distruttivo . Alla seconda specie appartengono i silwl'i, cioè quelle che hanno in se stesse la forza destinata a mantenerle in movimento, non che le altre torpedini che vengono trasportate e dirette contro le navi nemiche per mezzo di imbarcazioni, di lancie porta-torpedini e che costituiscono una diretta arma d'attacco, ~ quindi una difesa delle coste in modo offensivo oltre ad un mezz? dt distruzione nei com battimenti in alto mare. Incominci eremo. a parlare delle fi sse, de.stinate specialmente alla difesa. delle coste e degli sbarramenti mari tlimi e fluviali. · Dopo lru]ton e durante il periodo di pace di quasi mez~o ~ecolo, la questione delle torpedini rimase assopita. Difatti la. stona non reoistra che pochi tentativi, cioè quelli del generale Patxhans, che no: diedero nessun risultato pratico, e quello del!' Americano colonnello Samuele Colt, l'in ventore della rivoltella, il quale, basandosi sulle idee cli I?ullon, nel 184il trovò il mezzo di far brillare cotla. elet.tricità una torpedine sommersa alla distanza di cinque migl ia marine, facendo saltare in aria un bastimento nell'istante in cui passava sopra la car ica. Ma. quando scoppiò la guerra d'Ori~nte. nel 11853'. le vediamo fare una novella ap·parizione in Emopa, 1mp1egate dai Russi nella difesa ch1lle loro spiaggie del Baltico e della rada di Cronstaclt.. Esse consistevano in recipienti conici di lamiera di ferro che contenevano nella parte superiore una carica cli 56 chilog·ammi di poi vere e nelia parte inferiore avevano una carnera c~'aria. . Queste torpedini galleggianti, inve.ntate dal .J acoht, scopp~av,~~o per l' urlo di una nave nemica contro. dt un~ delle ~sle sporgenti all intorno del coperchio. Quest'asta vemvaspmta ali rnclentro e rompeva un tubo di vetro ripieno di acido solforico, il quale cadendo sopra una composizione di clorato di potassa, e zucchero dete1~minava l'esplosi~ne della carica. 11 v~pore inglese, llfor.li~, che proce~eva ad una ricognizione, urlò una di queste torped1rn, ma non soflerse· che un po' di scoraggi amento ed una forte scossa, forse percbè l.a carica era troppo debole. . 1 Nella guerra tra gli Inglesi ed i Chinesi, dal 1856 al 1859, furono adoperate da questi ultimi le torpedini, ma senza alcun noteyole vantaggio. . Anche le torpedini di Jacobi, le quali, perfezionate dal barone· Ebner, nel 1859 era.no state poste a sbarramento dei principali ca1


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nali dell'estuario veneto in occasione della guerra per l'indipendenza italiana, non ebbero occasione di fare alcuna prova, perché la flotta francese non s'avvanzò all'attacco presupposto dagli Austriaci. Il barone Ebner aveva. trovato modo di fa~rscoppiare le torpedini dalla riva mediante la elettricità. Nell'osservatot'io sulla spiaggia era stabilito uno piano della rada, sul qua le erano segna.ti tutti i punti nei qua.li si trovava.no affondate le to rpedin i: mediante una ingegnosa applicazione della camera oscura si otteneva l'irnagine della. nave nemica e quando questa veniva a proiettarsi sopra uno dei sopradetli punti, abbassando il relativo tasto di una tastiera, si chiudeva il circuito elel.tl·ico e si faceva esplodere la torpedine. Ma la guerra di secessione tra gli Stati Uniti cl' America. fu q1,1ella nella quale le torpedini incominciarono ad aYere un'applicaz ione su larga scala ed a fornire spaventevoli risu~tati. Gli Stati élel sud , scarsi di na.vi corazzate e quindi impossibilita.ti a sostenere una di fesa diretta in mare contro gl i Stati del nord, ri corsero a.Ile torpedini organizzando questo servizio con t~LLta diligenza solto il comando del capitano Hunter Daviclson, dipendente però da un ufftcio speciale sta.bi li to a Richmond e diretto dal generale Rains . Al corpo dei Lorpedini eri venneeo assegnali ufficiali delle varie armi cli ben note cognizioni in tal genere cli servizio, e uomini di truppa dai qmtlr si richiedeva molta intell igenza, devozi one e coraggio a tutta prova. Le prime torpedini usate furono granate fisse all'estremi tà di travi piantate sul fondo dei fi umi: ma ben presto si ricorse a sistemi migliori . Si cos truirono casse di lamiera di ferro con tenenti chilog. 112,50 cli polvere che si accendeva per l'urto di una imbarcazione in modo analogo a quello del Jacobi. Quantunque due cannoniere fosse1:o distrnUe per l'rtzione di queste torpedini, si riconobbe eh.e la loro carica era troppo debole e si ricorse a torpedini più g~·osse, cariche di 35 a 50 cb ilognunm i di polvere e costituite clct una cassa ga,lleggiante di lamiera cli G millimetri. di spessore. Queste torpeclini , che ve1inero specialmente adoperate per lo sbarramento del fiume Mud, erano ormeggia,te al fondo con ca lene, rimanevano a certa profondiLii e scoppiavano in se•1uito all' urto della nave che investisse una iHlelaiatura da cui o erano circondate e mediante la, quale scauavano contemporanea-

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mente quattro acc1an01 . Furono pure impiegate, ma senza buon risultato, le torpedini Singer , nelle quali la nave urtando gettava via il pesante coperchio ed in conseguenza faceva scallare una molla che mediante un perct1otitore produceva lo scoppio. Fecero pure caLtin ,pro va le torpedini sommerse forma.Le di una cassa tronco-conica cli lamiera di ferro co!IR base maggiore in alto e sormontata da una. calotta sferica pure cli lamiera. alla quale erano avvitati i cappellozzi di accensione operanti per reazione chimica. U11a corona cli fenacc io, destina.La. ad appoggiare sul fondo per mantenere a sito la. torpedine, si univa alla precleua cassa. Invece le Lorpecl ini , elette a sfregamento, inventale dal generale Rains diedero buoni risultai.i. Difatt i durante l'attacco contro il fo rte Morga.n, accaduto il 5 agosto 1861-, manclarono in aria un monitor, e dal 29 marzo al 19 aprile nella baia di Mobi le distrnssero sei grandi navi ecl una cannoniera. Consistevano in una casse.u.a di lamiera cli feno, contenente da 37 a 50 ch ilogrammi di polvere, resa più leggiera. da una grande camera d'aria lasciata. nel suo interno. La capsula d' innesco contenev:1 una c.omposizione pirica. sensibiliss)ma, e quinqi l' esplosione accadeva per il minimo urto che la toroedine ricevesse da una imbarcazione. Un coperchio di ottone o(1ua~entiva la tor[)ecline dairli urti eventuali e veniva tolto al . o mo mento di metlere a posto l'apparecchio . Queste torpedini venivano ormec wia.t.e al fondo e rilerrnle assieme da catene in modo che · 00 ~, for1rnwano un sistema continuo, attrav erso il canale che si vo leva sbarrare, mantenuto ad una certa. profondità sotto la superficie dell'a.cqmi.. Le torpedini furono an<~he efficacemente combinate con steccati ed intrecciature di corda.mi. Oltre le predette torpedini a percv,ssione o fregamento , in seguito vennero usate quelle ad accensione elettrica., nelle quali il comandante Fontaine !Vlaury inlroclL1sse notevoli perfezionamenti. Consistevano in una cassa cilindri c,idi lamiera di ferro, grossa. 12 millimetri, con tenente la carica, terrninatct alle clue estremità da appendici tronco-coniche per l'asse di una delle quali passavano fili conch1ttori. Da. princip io si clispone,,ano sul fondo e venivano caricate d11 150 a 2500 chilogrammi di polvere. Si dovè giungere a qneste enormi cariche per ottenere il necessario effetto alla superficie dell'acqua ad onta della molta profondità, ma in pari tempo si 1

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ebbe il vanLaggio di una sfer:1 d'azione più esLesa. Si constatò che l'effolto della torpedine, o più propriamente del _ginnoto, era maggiore quanto più resistente ern il fondo del fiume. Invece con una altezza d' acqua da 1111 a Hl metri , se le cari che erano fo rti ed il fo ndo cedevole, si notava che la proiezion~ dell'acqua succedera in due volte. Un esémpio di questo fallo ce lo porge la distruzione della cannon iera federa le C01nrnodm·o Barney, accadula nel la seconda met.'l del 1863 . Questa cannoniern. risalendo il fìumu James giunse in vic;inanza di Richmond, ·entro la sfera d'azione di due gin1ioti, posti alla distanza di 40m l'uno dall'altro, alla profondità di f5m e carichi ciascuno di 871:> chi log. eh polvere. Lo scopp io essendo avvenuto troppo presto, per errore dell'ufficiale incaricato, si in- • nalzò nna enorme colonna di acqua da.vanti alla r,annoniera che camm inava colla velocità di nove nodi all 'ora. J?u impossibile l'arrestarsi subito: perciò la cannoniera arrivò appunto in tempo di ricevere l'i:t7.i.one diretta della seconda cq lonna d'aqua, . sollevata dallo stesso scoppio, e la massa cadente della prima colonna, in forza di che divenne pel i:nomcnlo insel'vibile. . Il fenomeno si spiega nel segnenle modo. All'allo dell'esplosione si fol'ma un vano nel fondo cedevole in continuazione di quello la.sciato dalla co lonna d'acc1ua sollevata: mentre il liqui do circostante si precipila per riempirlo, i ga:1. respinti dal fondo determinano .la proiezione di una seconda colonna d'acqua, la quale naturalmente raggiungerà un·allez7.a minore della prima. Per determinare esattamente l'istante in cui la nave entrava nella sfera d'azione di nùa torpedine e per poterne quindi regolare a tempo debito lo 5coppio medianle l'eleLtricjtà, analogamente alla camera oscura del colonn ell o Ebner, venne adoltato il procedimento del capitano Maul'y (Fig. ,1a), consistente nello stabilire in due sLa1.ioni due osservatori. i quali producono contempomneamen te la chiusura del circuito elettrico quando acl enlrambi risulta che il bastimento trovasi nella sfera d'azione della torpedine. L'apparecchio usato in ogni staz ione consiste in una tavoletla orizzontale circolare fatta di sostanza coibente, nel centro della quale s'innalza verti calmente un albero di metallo girevole attorno al suo asse e portante nella parte superiore un buon cannocchiale, .avente nell'obb ieltivo un filo verticale, e nella parte in fer iore

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un'aliclada di metallo parallela. al cannocchiale che si muove unila~ mente ad esso man~encndosi a picco la distanza dall a tavoletta. In questo circolo sono tracciati i cliamelri delermi_nati dai pi~ni Yerticali passanti per l'asse dell' istrumento e per 1l punto cl unmer~ sione di ciascuna Lorpedine: in ciascuna sta7.ione ad un esLremo di questi diametri sono lermati i fili eleLLrici provenienti dalle diverse torpedini ·ed all 'alu·o estremo quell e corri spondenti che legano assieme le due sla1.ioni . Le estremili~ dell'alidada banno due appendici metalli che mantenule a fregamento del circolo. Quando il cannocch iale trovasi col suo a:-se nel piano verticale di una torpedine l'alidada trovasi sopra il diamet.ro corrispondente alla tor~edine stessa e le due appendici Lolgono l' interruzione del circuito. C evidente che quando conlempornneamente in entrambi le sLazioni si veri(ìch erà questa circostanza il circuito sarh completamente eh iuso e succederà lo scoppio della torpedine. Con questo sistema. il cap itano Davidson nell'aprile del 4864 fece saltare in aria la cannoniera Commodoro Jone1' nel fiume Ja.mes in vicinan7.a di Richmond. Anche nella guerl'a Lra la Germania e la D[lnimarca nel 1864. furono usale delle torpedini degne cli menzione pcrchè l'esplosione era detei:mi nata per mezzo dctl'acqmt che vi entrava quando ,,en ivano urtate. Erano destinate ad impedil'e uno s barco nell 'Alsen Sund, e cousisLevano in un matraccio di vetro contenente una carica cli circa ,1O chilog. di polvere che lo riempiva sino a. circa la metà dell'altezza, e fermalo in modo stabile deçtro una cassa parall ell ep ipech di legno alta om ,6'.2 e della sc7.ione qna.drala di 0 ,tH di !alo. Un tuho di vetro, chiuso superiormente e ricurvo a sifone alla esLremiLà. inferiore, usciva e sporgeva alquanto dal centro del tu racciolo di sughero suggelIalo còn cera lacca e con asfallo. Nella part~ ri curva del tubo si tro1•avano da 4 a. 6 pallottole di potassii. immerse nel pct1·olio ed all'apertura inferiore del t u.bo era · appli cato un tappo di carta. Una borsetta di gomma elasti ca, contenente circa 25 grammi cli poivere fulm inante, era assicurata alla p(l.rte inferiore del tubo, in moclo che il mecles imo vi rimaneva racch iuso, e riposava.sulla carica della torped.ine. La parte sporgente del Luho al menomo urto si rompeva e l'acqua enLranclo spingeva il petrolio con tro la carta chiudente il braccio corto del sifone e rimanendo a contatto· 111


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del po Lassio si decomponeva. L'elevazione di temperatura derivante c1·a questa decomposizione infiammava il petrol i?, e la carta, che ne era imbevuta, accesa cadeva sulla polvere fulmmante e ne determinava l'accensione producendo immediatamente lo scoppio della carica della torpedine. Queste torpedini galleggianti erano amarrate con macigni ripo- . santi sul fondo ecl erano mantenute alla profondità. di, uùo a due metri sott'acqua disposLe lungo le rive ed a una distanz~ fra loro non maO'o-iore di 3m,70 . I Tedeschi conoscendone l'esistenza le schivar~io ed in fine se ne sbarazzarono spazzando il fondo dell'acqua con una robusta catena Lesa nel senso della linea occupata dalle torpedini . Anche nella guerra franco -germanica del 1870-7 1 furono usate le torpedini in vasta scala. I Tedeschi con esse chiusero l'access~ ai lor~ porti. Vari ftlrono i risultati ottenuti secondo il _sisLema d1 barramento usato. Diede ottima prova quelle del golfo K1,el, percbè ivi non si avverti va. l'effetto della marea e per conseguenza le torpedini non venivano, come altrove, sco~pigli~~e e dispers_e. Es~o era cosl.ituito nel seguente modo: Una pnma cltfesa superficiale ero. forma ta da rete da pescatore e da cordami destinati ad impigliars!. · nell'. eli ce dei. bastimenti. Erano assicurati a corde più resistenti ainarraLe in diversi punti e costituivano più linee tra loro rilegat~. La parte offensiva dello sbarramento era _a od 800 _meLri di distanza e consisteva. in due linee di torped11n a.cl accenswne automaLicci per urto con ui1 passa.ggio nel mezzo di~eso da_un gruppo di 1O torpedini ad accensione elettrica Un terzo LLnpednnento opponeva una linea di zattere eollegate fra lo ro e da una grossa cciten~ ~tesa sopnt di esse a sinusoide. In fine ~i e~·a~o due linee . cli ba_Ltell1 del commercio, caricati quant·era possibile, collegati assieme da ,,rosse catene o corde ed ançorati robustamente._ · "' Le due linee offensive comprendevano ,1,J 11 torpedini automatiche, disposte a 1O metri di intervallo ed a quattro metri di profondità sott'acqua; ve ne erano /~3 nella ~rim~ linea_ e 68 nella sec~nda_. . . Queste torpedini erano casse d1 lamiera dt ferro gros~e 6 m1_J11metri, aventi la forma pressoc~hè cli cono terminato al_le duebas1 d~ una. caloLLa sferica. La carica era cli chHog. 37,50 cli polvere e si aveva una camera.d'aria di circa due terzi della c~paci tà interna 1

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della torpedine, la quale quindi avrebbe galleggiato; se non che era trattenuta dall'àncora la cui catena si fermava a sta.lie di ferro applicate alla base minore. Alla calotta sferica più grande, che era anche la superiore, erano app licati cinque cappellozzi d'innesco formati cli un tubo cli piombo sporgente carico di un composto cli zucchero e di clorato cli potassa in mezzo al quale si trovava un tubo di vetro chiuso pieno d'acido solforico. L'azione cli un urto deformava il tubo cli piombo e determinava la rottura del tubetto cli vetro e quindi l'esplosione del preparato d'innesco e del la. carica. Per ev itare disgrazie nel trasporto i cappellozzi erano coperti da una specie di grosso ditale di ottone che si univa a vite alla base del ca:ppellozzo e che veniva tolto al momento di 1net1;ere la torpedine in acqua. Ciò nulla.meno si ebbe a lamentare un'esplosione fortuita che cagionò la morte di un ufficia.le del genio e di 30 a 40 soldati. Da quell 'epoca in Prnssia si abbandonò questo sistema di accensione. Queste torpedini erano dunque simili a talune usate dagli Ame- ricani del Sud, e che anche allora non diedero buona prova. Le dieci torpedini centrali ad accensione elettrica erano cariche di polvere, si trovavano a circa 9 metri soti d 500 chiloarammi v' t'acqua. e distanti tra loro 18 metri, cosicchè il passaggio rimaneva libero alle navi, le quali d'altra parte non potevano pr-odurre tanto movimento nell 'acqua da spostarle. La cassa di queste torpedini cli lamiera cli ferro grossa 7 millimetri, era. forma.tà. da una parte cilindrica lunga 1l m,.w circa. col diametro di om, 43 , terminata da due calotte sferiche: due catene d'àncora. servivano a mantenerla so tt'acqua coll'asse orizzontale. La carica non occupava che circa una. metà della capacità interna. Sulla sponda. del passo vi era una stazione entro un casotto, nel q·uale si aveva.no gli apparecchi per l'ac_censione elettrica. Erano pure stabilili convenienti osservatori col distanziometro magnetoelettrico fabbricato dai signori Siemens ed Halske di .Berlino, per determ inare il momento in cui una nave entrava nella sfera d'azione delle torpedini . Le torpedini _gcdleggiant·i ma fisse usate da noi (Fig. 2") sono formate da ·una cassa cilindrica di lamiera di ferro ermeticamente chiusa disposta coll'asse verticale ed avente l'altezza pressochè ANNO XXV, VOL. Ili .

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eguale al suo diametro. Internamente, oltre ad un sacchetto di tela impermeabile o guttaperca che può contenere 50 chilogrammi di polvere, vi è una camera d'aria di tale capacità da far galleggiare tutto l'apparato compresa la catena d'àncora che viene attaccata ad occhi fissi nella base. L'esplosione viene determinata mediante l'urto, allorchè un bastimento l'incontra nella sua rotta. A tal fine presso l'orlo del ' piano superiore vi sono quauro urtatoi inclinali verso l'esterno ed aventi la testa fogg:ata e mezza sfera. Essi sono riempiti di una speciale composizione fulminante rifluente al di fuori e protetta dal contatto dell'acqua mediante una sottile foglia di orpello, la quale venendo urtata si schiaccia: allora la materia fulminante si accende e comunica il fuoco all~t carica di polvere. Dal sin qui detto risulta che le torpedini fi,sse, se galleggianti, vengonò esplose automaticamente mediante l'urto del bastimento in forza del quale o si accende una materia fulminante o si rompono tubi di vetro riempiti di materie che - venendo a contatto di altre sostanze producono una combinazione chimica, causa dell'accensione della carica. Se poi sono ferme al fondo (ginnoti), se ne produce l'accenzione mediante l'elettricità, . sistema che peraltro sarebbe possibile di applicare anche alle torpedini galleggianti. Le prime hanno il vantaggio di scoppiare da sè al momento voluto, ma presentano i seguenti svantaggi: ,J O La loro immersione è pericolosa, specialmente per quelle le quali hanno tubi dì vetro. 2° Devono essere collocate molto vicine tra loro, sia per rendere poco probabile il passaggio negli intervalli, sia perchè la loro sfera d'azione ha un raggio piuttosto limitato. 3° Ouelle ad innesco fulminante sono difficili da regolare: perchè s; troppo sensibili può avvenire l'esplosione per l'urlo di piccoli galleggianti. 4° Sono un ostacolo alla libera navigazione dei bastimenti amici. . 5° Una volta collocate non è più facile assicura.rsi del loro buon stato di conservazione. 6° , fa.fine il nemico può sbarazzarsene pescandole o facendole esplodere per mezzo di galleggianti mandati innanzi ai propri bastimenti.

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' Questi. inconvenienti diminuiscono quando vengono impiecrate ò nelle rade od in quelle parti dei fiumi che sono al di fuori dei passaggi che devono r~stare aperti alla navigazione. · I ginnoti ad accensione elettrica non presentano alcuno degli inconveniente delle torpedini ad urto, ma richiedono cariche più forti, affinchè iI loro effetto di distruzione possa essere sentito alla superficie dell'acqua: da questa necessità però consegue il vantaggio di ottenere una sfera di azione di raggio ma.ggiore. . Essi pure si 1~ossono_far scoppiare al momento voluto, ma perciò occorre determmare l'istante preciso del passaggio sopra di essi del bastimento, cosa che non si raggiunge se gli osservatori non possono costantemente seguirlo collo sguardo. È evidente quindi che si esicre una continua attenzione negli osservatori, e- che la folta nebbia 0 fumo, che in guerra spesso avvolge un bastimento, produrranno talvolta. un impedimento serio alla riuscita. Anche nella notte sarà difficile determinare l'istante del passaggio di un bastimento se non si fa uso della luce elettrica, nel qual caso però si risveO'lia l'attenzione del nemico . In gen~rale l'accensione elettrica viene fatta per mezzo di inneschi preparati e disposli nello stesso modo di quelli per le mine sotterranee. . .Per ~ccert.arsi poi in qualunque momento se la corrente passa, s1 usa ncorrere ad un galHnometro il quale per mezzo del suo ,ago fa c~no~cer: se la debole corrente che appositamente si fa percorrere Il c1rcmto va. soggetta ad interruzioni . Per altro questo metodo usalo dai confedera.ti del Sud nella guerra àmericana di secessi?ne non ha sem~re_dato buon risultato, come lo prova il fatto d1 mancate esplos10111 ad onta della verifìéazione praticata. Recentemente il capitano Me Evoy ha fatta un'applicazione del telefono elettrico per riconoscere se i ginnoti ed anche le torpedini g~lleggi~nti, _alle qu~li sia stata applicata l'elettricità per l'accenSJOne, siano m buono stato. Egli colloca un telefono di Beli in ciascuna torpedine sommersa disposto in guisa che il disco vibrante stia. !n. ~ia~o o~·iz~ontale. In quel piano egli assetta dei piccoli pesi movibili rmchmsi. Ad ogni movimento della torpedine questi pesi producono una vibrazione nel disco, e nel telefono, che è sulla costa, si ode un certo rumore. Se qualche torpedine galleggiante

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affondasse o la sua carica fosse bngnata, od accadesse qualche interruzione nei conduLLori non si udrebbe piu alcun rumore sulla costa, sia perchè i pesi rimarrebbero così in riposi,, sia perchè cesserebbe" la comunicazione elettrica. J telefoni sono in comunicazione coi conduttori che servono per l'accensione, e quindi non si aumenlano complicazioni. In vista degli svantaggi cbe presentano questi due sistem i di accensione, in alcuni paesi ~ specialmente nel Belgio, si è pensato di fare uso di to)'pedìui gall eggianti , ad iwto e ad accensione elettrica contemporaneamente, vale a dire nel accensione elettrica a doppia interruzion e. L'urto del bastimento serve a togliere una prima interruzione, ma perchè lo scoppio succeda, è necessario ch e contemporaneamente sia chiuso il circuito alla stazione. Queste riuniscono i vantaggi dei due sistemi precedenti. Infatti si mantengono inoffensive sino a che alla stazione non venga chiuso il circuito. Basta immergerle a. 2m o 2"',oO sotto il livel.l o dell'acqua per ottenere che i corpi galleggianti passino senza toccarle, mentre i bnstimenti non po tranno evitarle. Questo sistema di accensione si può anche applicare ai ginnoti, aggiungendo una. piccola torpedi ne galleggiante attaccata ed in comunicazione elettricn col ginnoto, di guisa che urtata scopp i anche il ginnoto quando sia chi uso alla stazione il circuito elettrico. Una torpedine di questo genere 0 statn inven tala dal colonnello belga Carelle (Fig. 3"). Consiste in un recipiente di lamiera di ferro grossa 1a 7 ad 8 millimetri, di !orma conica, avente 1a base circolare col diametro di om,50 e l'altezza dì 1"',50, che immergendola si colloca col vertice in basso . La carica è contenuta in un sacco di cnoutchouc 'introdotto in una cnsselta di lai.la dì forrna conica essa pure che appoggia sul fondo del recipienle vale a dire occupa la somm ità. del cono. La parte superiore, alta circa 0'\70, è destinata a formare la camera d'aria occorrente per rendere galleggiante il sistema. Un coperchio di lamiera cli ferro chiude superiormente il cono, e porla nel suo centro un tubo di lamìem del diametro cli om ,20 e sporgente om ,20 tanto in ternamente quanto esternamente. Dentro questo tubo si trova l'apparecchio che serve a trasmettere l'urlo che riceve la ruota superiore. Questa ruota è formata di sei razze cli fe rro della sezione quadrata di oin ,o,~ fer1

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mate su due cerch i pure in ferf'O, il maggiore dei quali haom ,60 di raggio: le razze sporgono di om,30 da questo cerchio a guisa di raggi. Questa ruota. è fissata normalmente ad un asse pure in ferro, al quale sono assicurate sei saelte desLinate a sorreggere le sei rar.zc. Quest'asse ha un rigonfinmento sferico che gir:a a sfregamento entro apposito cuscineno unito al coperchio del tubo. Una copertura di caoutcbouc impedisce che entri l'acqua tra il rigonfiamento suddetto e la sna camera. L'asse della ruota si prolunga sino all'estremità inferiore del tubo ed è mantenuto in corrispondenr.a dell'asse èlcl tubo mediante due di schi di caoutchouc, da esso attraversati, i quali essendo mantenuti a conlallo per mezzo di viti si possono tendere a voloutà e far funzionare quasi come una molla. L'cstremilà inferiore dell'nsse porla un disco pure di caoul.chouc rivestito al suo lembo da un anello di rame, il quale risulta tutto in giro distante di un centimetro da un altro anello di ritmo fe rmato al fondo del tubo e mantenuto isolato coll'interposizione di un pezzo di caoutchouc. Uno elci fili elettrici, che parte dall'innesco, posto entro la carica, è fermalo all'anello di rame all'estremità dell'asse della. ruo ta e l'altro tratto del medesimo, che sortendo dalla torpedine va alla pila, è assicurato all 'anello di rame fissato al fondo del tu bo . In queste condizioni è manifesto ch e la corrente elettrica è interrotta; però venendo urLak'\. una delle sei aste della ruota i due dischi di rame si porteranno a contatto ed allora sarà tolta l'interruzione. Al vertice del cono vi è un robusto anello, al quale viene fermata una corda che, passando per una carrucola, term ina alla ri va . La sta(fa della carrucola è fissata ad una calena di ferro che biforcandosi ha gli estremi stabilmente fermati a due punti del fondo. In quqsto moclo dalla sponda si può regolare a vo lontà la profondità dell'immersione della torpedine. Questa torpedine, quantunque abbia dei vantaggi sulle altre precedentemente descritte, pure an ch'essa ha degli inconvenienti. È diffici le di stabilirla. in quelle acque che vanno soggette alla marea ' e la corda, che secondo il colonnello CareLte dovrebbe servire per manlenerla alla voluta profondiLà, ben presto non funzionerà. più se il fondo è fangoso o sabbioso; giacchè la carrucola ed i corpi morti vi si affonderanno.


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Ad evitare questi inconvenienti il generale Brialmont dice che sarebbe meglio rinunciare alla manovra delle corde ed invece adot~ Lare la seguente disposizione per lo sbarra.mento dì un passaggio. Gettare a circa due metri sotto il livello della bas8a marea due ordini di torpedini a ;I 5 metri di intervallo l'una dall'altra e disposte in modo che quelle di un ordine corrispondano alla metà dell'intervallo di due torpedini dell'altr'ordine. A poca distanza clai precedenti gettare altri due ordini di torpedini disposte nello· stesso modo e mantenute a due metri circa sotto il livel lo della media marea. Ed infine altri due ordini alla stessa profondi tà sotto il livello dell'alta marea. In questo modo un bastimento non potrebbe forzare il p'assaggio senza far scoppiare una qualche torpedine. Ma a marea bassa i quattro ultimi ranghi di torpedini potrebbero di ventare galleggianti ed allora essere distrutti. dal nemico a colpi di cannone. Nella maggior parte dei casi però questo inconveniente non sarà così grave come sembra a primo aspetto. Infatti se una flotta vorrà forzare un passaggio importante difeso da molta artiglieria, ordinariamente aspetterà la notte od un tempo nebbioso ed allora difficilmente potrà scorger da lontano questi piccoli galleggianti. Tutti i calcoli basati su considerazioni meccaniche e geometriche per deLerminare la carica delle torpedini per dati casi non sono riesci ti a risul tati corrispondenti colla pratica. Il motivo si è la quasi impossibilità di valutare con precisione Lutti gli elementi che entrano in giuoco al momento dell'esplosione di una torpedine e di misurare la loro influenza reciproca. .Si ~eve dunque r!correre all'esperìe1~z.a s?_lamente per l.Q:. detel'- r mmaz1one della canea e della profond1ta cl immersione pèr produrre un determinato effetto. Cionullameno le considerazioni. seguenti possono servire a guidare l'esperimentatore nella ricerca della carica in ciascun caso determinato . Vi è in fatto un legarne intimo tra il peso della carica e la resistenza deIJe pareti del recipiente che la dev.e contenere. Questo peso deve essere regolato i.n modo, per un recipiente di data resistenza., che la combustione della polvere sia completa allorchè il recipiente si rompe. II1fatti l'entrata dell'acqua si opporrà alla combusLione ulteriore dopo la rottunt dell'a:pparecchio. Sotto questo

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punto cli vista sarebbe preferibile alla polvere da mina l'impiego dei liquidi esplosivi e delle polveri a combustione rapidissima, come il cotone fulminante, fa dinamite, ecc. Il peso della torpedine e per conseguenza della carica non devono oltrepassare un certo limite, che l'esperienza sola può determinare, al cli là del quale l'opem:ione dell'immersione clivenLa troppo fa ticosa e funga. Onesto peso d'altronde per le torpedini galleggianti influisce ancora sUlle dimensioni che necessariamen te deve avere la camera dell'aria, ia quale, aumentando molto il peso, acquisterebbe tali dimensioni da essere diffici le la costruzione dell'apparecchio . Le esperienze intraprese sino èÙ nostri giorni presso te differenti nazioni e specialmente in America, iri Austria, in Inghilterra ed in Olanda, non bastano ancora per fo rmulare regole precise sulla valutazione della carica per ottenere un determinato effetto. Ciò nullameno si è giunLi ad una sufficiente approssimazione. Ecco qualcuno dei risultati più importanti e di uso più frequente: 11° Una carica dì 50 chilogrammi di polvere basta per calare a fondo un bastimento, quando la torpedine è posta, contro le sue pareti; 2" Se la. torpedine sçoppia sotto e contro la chiglia produce più effetto che se posta solamente contro i fianchi; 3° Quando uno strato di acqua è interposto tra la torpedine e la chiglia, la carica deve essere relativamen te più forte che quando ha luogo il contatto . Chilogrammi I 65 di polvere posti a m. i!0,50 cli profondità e di distanza laterale non producono che poco o nessun effetto . Chilogrammi 65 di polvere posti a me~ri 7 di profondità e di distanza laterale, non producono che poco o nessun effetto . Si può dunque concludere che !'effetto di una mina soltomarìna non si estende alla supertìcie dell'acqua al di fnori di una circonferenza descritta con raggio eguale all a profondità a cui si trova immersa la carica. 4., Si può stabi lire che torpedini di 50 ch ilogrammi di polvere a 5 metri di distanza ed a 4 o 5 metri di profondìtit bastano per formare un buono sbarramento. Passiamo ora a parlare delle torpedini semoven ti o dirigibili e dei mezzi per il loro trasporto e lanc~amento.


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Dopo i Lenlati,,i di Bushnell e di PulLon, già descriLLi, gli American i nella loro guerra di secessione. ripresero a studiare il sisLema · delle Lorpedini aggressive che venivano fraspol'tate da lancie pol'tatorpedini di diverse forme. te prime lancie porla-torpedini usate dai confederati del sud non erano che robuste barche cli legno a vapore, nelle quali grosse piastre di ferro coprivano la barra del Limone e l'uomo destinato a manovrare la torpedine. Questa era fi ssata all'esLremità di un'asta lunga circa 6 metri, assicurata all'altra estremità alla prua, quasi a livello della linea di galleggiamento, ed in modo da poter rotare inLorno ad un asse ori1.zonLale. All'atto di urtare lf1 nave l'asta veniva abbassata in modo che la torpedine si trovasse a circa metri 2,50 sotto l'acqua. Jn seguito vennero costruiti dei battelli cli lamiera di ferro intieramenle sommersi, eccetto che nel fumaiuolo od in una p.iccola parte nella quale era aperta una bocca d'aria. Questi battelli , destinati a portare torpedini ad asLa, per la loro forma furono chiamati navi-sigaro; tanto questi poi che i primi furono deui David per esprimere che sebbene piccini, erano desti nati ad alTrontare ed abbattere i Golia del mare. Con quesLo genere di battelli e Lorpcdini il luogotenente Clossell il 5 ottobre 11863 riescì di nolle ad avvicinarsi alla corazzata dei federali New l'ronside, ma lo scoppio non le arrecò aval'ie tali da renderla inabile a tenere il mare. Il baUello invece; che a ,,eva dato l'urLo, si r iempì qu.asi d'acqua, od il luogotenente Clossell si gettò in mare coll' equipaggio. La corvetta a vapore lfowsotonic federal e fu distrutta da un David, il quale andò a picco con essa, probabilmente perché non stoppò a tempo . I confederati attaccarono pure la .llinnasota, bastimento ammiraglio, o benché il David sia stato scorto dai federali, pure il capitano Daviclson ri esci a far scoppiare la torpedine e cagionare serie fwàr ie al bastimento, sen1.a però nurndarlo a picco; si mise in salvo, quantunque fallo bersaglio del fuoco di fucileria nemica. Un altro tentativo diretto contro la fregalo. a. vapore Wabasch fa llì, perchè i federali , essendosene accorti, lasciarono l'ancoraggio immediatamente, mandando un -rivo fuoco nella direzione in cui si supponeva fosse il pigmeo. Ma f'oscurità, le piccole dimensioni del bersaglio e la confusione del momento essendosi opposte all'esattezza del mirare, il Dav id potè ritornarsene in salrn.

Questi frequenti attacchi indussero i federali ad usare delle stesse armi, e rioscirono essi pure con una semplice barca a vapore a mandare a picco la corazzata Albermale che era il Lerrore, percM sempre viLtoriosa in tulLi gl i scontri precedenti. Però anche in quest'urlo la barc,t assalitrice rimase sommersa ed il suo coraggiosr, comandante Cush ing si salvò a nuoto unitamente ad un solo uomo dell'equipaggio, menLre gli allri rimasero od annegati o prigionieri. Questi fatti dimostrano che le torpedini acl asta sin che venissero portate da piccoli bastimenti ordinari a vapore, sia dai baLtellisigari, presentavano inconvenienti gravi. Prima di Lutto nei due attacchi veramente riesciLi anche il battello porla-torpedini disparve nella stessa voragine. Quantunque piccoli questi bastimenti si potevano scorgere da lungi, e quelli sigari, che avevano lo speciale scopo di Lenersi nascosti, da vano indizio della loro rolla silt pel fumo del 'cammino, sia per il considere,role rumore della macchina, inconveniente che rendeva malagevoli le sorprese notturne. Le difficollii tecniche indussero gl i inventori a dirigere i lorn sforzi alla ricerca di altri sistemi, tentando di colpire a distanza colle torpedini anz iché portarle sotto la carena elci bastimenti . Di queste nuovo scoperte parleremo in seguito: intanto ci occuperemo dei miglioramenti che ciò non ostante i progressi della scienza permisero cl i apportare alle inyenzion i americane. Da quanto abbiamo detLo due sono le forme di ballelli-l orpedinicri che possono soddisfare all o scopo . Un battello, il qual e destinato a navigare solo alla superficie, possegga tutLe le qualità nRuliche pe1· riuscire nell'intento, oppure un battello sommergibile il quale possa navigare a volontà tanto soLL'acqua quanLo alla superfi cie, e che in questo modo offra un'intiem sicure1.za al suo equipaggio pri ma,clell' urto . 1 battell i porta-torpedini galleggia-nti, per riesci re nell'intento dovranno profittare delle notti oscure o cli folta nebbia, oVYero del fumo di un forte cannoneggiamento, per avvicinarsi inosservati ai legni nemici; allora. piomberanno sopra cli essi a luLta velocità, un momento prima cli urtare l'avversario rovescieranno il movimento della macchina, faranno scoppiare la torpedine appena si troveranno a contatto clella carena clelkt nave condannata e si ritireranno il più sollecitamente possibile. Consegue da ciò che quosle barche do-


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vranno possedere velocit.à maggiore degli altri bastimenti, molta facilità di manovra, piccola mole e coloritul'a scura o grigiastra per essere poco visibili ed infine dovranno offrire una difesa all'equipaggio almeno dalla foci Ieria e dalle mitragliatrici. Quali risultati si siano olLenuti con questi battelli lo dimostrano i seguenti fatti successi nella guerra recente dei Russi contro i Turchi. I Russi, €\Ssendo sltlli informati che durante la notte le navi turche erano poco sorvegliate, fecero scendere lungo la sponda del Danubio due barche torpedini ere scortate da altre due munite di al'tiglieria e . riuscil'ono a far scoppiare successivamente due torpedini sotto la carena di una delle cannoniere che t.rovavansi ancorate. Si deve però notare che la vegetazione lussureggiante che copre le sponde, protraendosi buon tratto nell'acqua , la ristrettezza della zona navigabi le per bastimenti cl'al to bordo rendevano agevole l'avvicinarsi senza. essere veduti, cosa che ,era anche facilitata dalla poca o ni nna sorveglianza per parte dei Turchi. Un secondo fatto successo durante la predetta guerra si è il tentalivo cli alcune barche torpediniere, le quali rimorchiate cla un vapore escono da Odessa, si dirigono sulle navi Lurche ancorale alle foc i del Danubio, ed appronlate le torpedini, muovono a Lutta forza sopra cli esse. Ma al momento dell'urto incontrano un ostacolo imprevisto, cioè barcon i legali con catene che cingono le corazzate, e sono accolte da un vivo fuoco di moschett~ria ed artiglieria. Due barche torpediniere sono affondate, le alLre riescono a fuggire. . D::i. questi due fatli parzial i pare si possa arguire che non sia da fa rsi nn grande assegnamento su queste barche porta-torpedini e che quindi non se ne debbano avere che in numero limilato, come limitai.i saranno i casi in cui si .incontreranno condizioni favorevoli per impiegarle. Ciò per altl'O non ha scornggiato i tecnici, i c1uali continuano gli sforzi per In. costruzione di barche torpediniere che abbiano una grandissima velocità. Primeggiano i signori Thorneycroft e Jarrow cli Poplar, i quali sono riusciti a fornire porta-torpedini colla velocità di miglia 18 a 20 all'ora . Quasi tutte le nazioni posseggono già od hanno orcliuate lancie di dette fabbr iche destinate a portar torpedini acl asta o di altl'i sistemi, dei quali in seguito si darà la descrizione. Queste lancie hanno forme. dimensioni e qualitil alquanto differenti. 1

La Jorvegia ne ordinava una nel 1873 . Poco dopo ne furono costrutte per la Svezia e per la Danimarca. Una seconda specie di queste barche fu cosLrutta per l'Austria e per la Francia. Un terzo tipo fu costrullo per l'Olanda con t.orpedini acl asta e per l'Italia che ne acquistò due, di cu i una forma parte dell 'armamento del D1.iilio, ed è destinala a lanciare siluri Whitehead. Un quarto tipo è il Light11,ùng, che è la torpediniera cli ,ia classe dell 'Inghilterra. Una quinta maniera di queste barche si sta ora còstruendo per la Francia . Anche la· Russia sta provvedendone ·HO, cli cui una è costrutta nel seguente modo: È di sottile lamiera d'acciaio e munita di una macch ina di forza tale da imprimerle una velocità da "9 a 20 miglia all'ora, stando alle relazioni che se ne hanno. Il suo ponte è fatto a schiena di balena e quindi la guarentisce dai colpi di mare e dai proiettili di moscbelle1:ia e dalla mitraglia. Ha un'asta con torped ine a prora e clue fissato con perni a rotazione sopra una torre situa La a poppa. Queste due aste con torpedini possono girare in qualunque senso; per con!'-eouenza la nave può attaccare tanto colla prna e colla. poppa quanto pe~· i fianch i. La miglior maniera di attaccare e sottrarsi dagli e[etti dell o scoppio sarà quella cli dirigersi parallelamente alla nave nemica e servirsi cli una dell e torpedini da fianco . Per rendere meno pericoloso l'effetto dcll'mto nell' attacco cli prua l'asta è sostenuta da due buttafuori cbe si protraggono nlquanto esternamente al bordo, nel mentrn la loro rstremità interna è munita di due robuste molle d'acciaio. Le torpedini sono casse di rame capaci cli 115 a 20 chilogramm i di dinamite, che possono esplodere od automaticamente per· l'urto o med iante l'elottriciLà, i conduttori della quale passano nell'interno dello aste che sono tubi di ferro. Fra le navi torpediniere recenli meritano pure di essere rammentate il Pietro Micca costrull.a m llalia per il lanciamento di siluri, l'Ala1·m degli Stati Uniti d'America e l'ariete porta-torpedini, Poli phemu.s, dell'Inghi llerra. I pregi principali clell' Alannsono la grand.e velocità e facilità di manovra ottenuta meclianle le più ingegnose disposizioni dei meccanismi di azione. L'armamento consiste in un cannone da 38 cent. sulla prua, due mitragliere e tre aste portatol'peclini, una a prua. della lunghezza di 110 01 ed una per fian co di 5m ,50 di lunghezza. Queste aste sono cli ferro vuoto, e portano al1


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l'estrem ità una cassa capace1.li circa chilog. 4'0 di polvere, che si accende mediante l'elettricità. In circostanze norma li le aste stanno dentro al bordo sospese ad apposite tacche. L'operazione di attaccare le torpedini alle aste si· eseguisce sotto il livello dell'acqua: un sistema speciale dt saracinesche e compartimenti permette non solo di far ciò, ma anche di spingerle fuori senza che l'acqua invllcla l'interno del bastimento. }Ianovrando convenientemente apposite funi si otLiene l'in clinazione voluta delle aste. Il Polyphemus della marina inglese ha molle interessanti innovazioni di carattere meccanico, tra le qual.i meritano pctrticolare menzione le seguenti . Ifa una chiglia vuota contenente una zavorra di salmoni di gh isa, da potersi geuar fuori da ciascuna parte in guisa che l'ariete pLtò alzarsi considerevolmente sul mar:e e continuare a combattere nnche quando qualche compartimento si riempia di acqua. Il suo macchinario è stato costrutto in modo <la ottenere nna velocilit di 17 miglia e da servire-per lungh e tntversaLe. La ditta Jarrow ha inLrodotto ulteriori perfezionamenti nell e sue torpediniere l'iescendo a rendere più facile la manovra per mezzo cli un secondo Limone soLLo la chiglia, anche correndo n tutl:1 forza. Anche l'America non si è arreslata, ma recentemente ha presen1.ato il battello torpediniere HeiTesho/t , che è stato esperimentalo in Inghilterra in con fronto del linghtning e di un 1'homeycro/t. Dagli esperimenti è l'isullato che il pI'imo ha velocità minore de,rli . p alLn due, ma che ha maggiore facilità di girare, di arreslan;i roresciando il movimento della maccl1ina e di più offre un più sicuro riparo dal mare. Sebbene possa mettersi io moto ·IOminuti dopo che è acceso il fuoco, mentre per gli nitri occorrono due ore, è stato giudicato inferiore agli inglesi per minore perfezione nella manifattura. Passiamo ora a parlare dei porla-torpedini sommergibili a \'•>lonlit. Nel '1863 il contrammirnglio Bourgo is lanciò un baLLello sommergibile, denominato Plongeiw, il quale era molto superiore a tutli i precedenti, come ne fan fede le esperienie intraprese a Rochefort sotto la direzione dell'ammiraglio ster,so e dell' ingegnere Bmn. La forma era pressochè eguale a qnella d't1n sign.ro colla.lunghezza di circa ,l,3"'.; la macchina ad aria compressa della rorza di 80 cavalli dava una velocità al battell o di 4, miglia ,i Jl 'ora. L'al'ia compressa, -dopo di a,•ere agito sugli stantuffi della macchina, veniva utilizzata 1

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per la respirazione dell'equ ipaggio, ed una valvola superiore serviva all'espu lsione di quella viziala ed in sopravanzo. È da rirnal'carsi che quando il haLtello navigava alla superficie dell'acqua ne sporgeva soltanto una lrent.inn di centimetri e quindi ad una certa distanza sfuggiva alla vista . Nel 1864- un americano M. Winan ha lancialo un haLLoll osul Tamigi, lungo 78 metri avente circa la stessa forma del Plon11eur ed ' o il diametro di circa o metri. Le macchine ad· alta pressione sono calcolate per produrre una l'orza di 2000 cavall i. Questo bastimento partecipn del Plonge11,r e del battello ordinari o. Recentemente è stato costrutto in Inghilterra un battello sottomarino secondo i piani del signor GarreLt. Questo ha la forma di un fus.o colle estremiLàalquanto rialzate: è lungo 4,"',25 con una larghezza massima di 11"',f>O. Jt cli lamiera cli ferro e nella parte· centrale. vi è una torre quadrala alta 0"',GO, munita di spiraCJJj ovali o protetti da vetri grossi per osservare all'intorno. Da una apertura superiore della torre entra uo uomo, che forma l'equipaggio: un coperch io chiude enneticamente la detta apertura. Il battello si mantiene in posizione orizzontale per mezzo di una ch io·Iia di piombo: è munito cl i un propulsore ad elica che viene mosso dall'uomo med iante un ingegnosa combinazione cli ruote a sp irale·e cli volanti. Il governo del palischermo si oLLiene facilmente col mezzo di dt1e timoni manovrati dall'in terno con appositi congegni. L'operatore, entrato nel L>auello, girando il coperchio sulla propria destra fa entl'are dell'acqua in appositi recip ienti interni e tale au-· mento di peso fa discendere il battello alla richiesta profondità. Volendo risalire si manovl'a a man o una pompa che scaccia. l'acqua. La parte più importante di questa invenzione, e che finora è te11uta segreta. è il processo adottato per puri fica re l'aria interna onde renderla respirabile durante più ore di chiusura ermetica. L'operatore entrando nel.battell o si attacca al le spalle uM casse LI.a ad uso di iaino: inspira l'ilria e, colla stessa velocità, la rimanda lunao un tubo che dalla sua bocca va alla cassetla, dove si purifica. e diventa atta ad essere nuovamente inspirata. Di quando in qunndo si deve aggiungere dell'ossigeno all'aria ambiente, e coll'aumentare la pressione esterna aumentare anche quell a interna. All'uopo l'ope- , ratore ha c_on sè un cert~ numero di vasi stagnati comprendenti aria è)

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-compressa, ed una bouiglia d'ossigeno . Ha pure alcune casse di latta contenenti una mistura chimica·per il cambio di quella contenuta nella cassetta-zaino. Per attaccare una nave ancorata l'operatore fa discendere il battello alla profondità conveniente, è giunto in prossimità dell'ormeggio o di altnt catena, svita due coperchi d'ottone situati sulla fronte della torre. L'acqua che entra dai due buchi rimasti così ·aperti riempie due maniche formate di sostanza impermeabile al.l'acqua. L'operatore spinge le braccia entro di esse rovesciandole in fuori, e, servendosene come di una specie di guanto, attacca alla catena della nave nemica un uncino che pende all'esterno del battello . Chiusi nuovamente i coperchi mette in movimento retrogrado il battello con rapidità. In tal modo distende una sagola unita all'uncino, sulla quale fa scorrere uria torpedine sino alla catena dove esplode sia coll'urto, sia coll'elettricità. La luce necessaria per le operazioni interne è data da una, corrente elettrica indo tta chepassaal.traverso due tubi di vetro Gassiot, formante una lanterna. L'inventore poi si propone di applicare la luce elettrica ordinaria per l'illuminazione dell'esterno da esplorarsi. Il telefono ed un campanello elettrico servono per comunicare colla stazione alla riva o con una nave situata molto indietro col mezzo di un conduttore isolato che passa per un foro stagno della torre. Gli esperimenti hanno dato, generalmente parlando, buoni risultati: solo l'inventore, volendo usare delle maniche per attaccare la torpedine, non potè riuscirvi; perchè da una falla in una manica ,entrava l'acqua. La velocità di questa porta-torpedine è di 4, a o miglia all'ora. , L'inventore annette grande importanza alla parte chimica della sua invenzione, persuaso che la parte meccanica potrà essere mi- · gliorata a piacimento, ed anzi egli ha già fatti i piani per un altro simile palischermo atto a. ricevere tre uomini e nel quale per far .agire il motore si ·sostituirà un gas compresso alla forza dell'uomo. (Contiri:ua) . A.

TRIANI

i+faggiore del genio.

LI BAI E PERIODICI • L'Afgtinisttin ,,el conP,,i tto · eve11tutile (,•a l'I11-gltilte1•1•t1 e la Russia a proposito del recente libro

dell'on. BARATIERr. Bozzetti geografici di Oòsmrn CHr. Torrno, Candeletti, 1880. ·

BERTAC-

Ai tempi che corrono, mentre chi sa quali str~ord!nari a:'ve~imenti si vanno maturando, non è più solo Io storico, 11 filosofo, I esploratore che volge la sua viva e potente imaginazione e i _di.ffi_cili passi verso la terra delle grandi meraviglie, la culla de!la cml.ta ~ dei popoli; ·ma l'Europa tutta tien. fisso lo sguardo _sugh smaglianti orizzonti orientali, dove oguor più si va addensando li temuto nembo che può in un momento scuoterla da un capo all'altro . L'Asia non è soltanto oggi la meta delle ardue divinazioni del passato, bensì il paese di sommi interessi , e perciò il fomite d'irrequieta gelosie _che agognano a stabilirvi · il pro~rio dominio. Contr? di esse però sorge qual maest?sa ed i~1mensa J~amer~ fra la , p~rte . or,ent~le e l'occidentale del classico continente, I Afganistan, I A, acosia degli antichi, la cui importanza commerciale, politica e strategica venne da poco largamente dimostrata. Non occorre quindi spendere molte parole per far risultare l'opportunità di essa, che si propone di rappresentar<~ in brevi quadri cruelle estese regioni, dove già arde il conflitto, il quale potrà derreuerar presto in una colossale conflagrazione. L'opera è giustament; ideata e divisa. Nelle due prime parti, come preparazione allo studio principale cui essa mira, sono descriue .l'Asia orientale e l'occidentale, nella terza !'Afganistan, e nelle due ultime i settori al nord ed ·al sud della gran catena del Paropamiso, dai quali tende a svol-


LIBRI 408 gersi e ad irrompere l'azione conquistatrice di due potenze rivali . Come è facile comprendersi non poteva trovarsi argomento geografico più attraente di questo; ed il lettore percorrendo la descrizione dell'ampia scala, che dalle meravigliose altezze del Tibet cinte al sud dall'Himalaya si percle col deserto nell'oceano polare, si trasporta col pensiero sui men vasti altipiani che si appoggiano al mistico Ararat, abbraccia con illllminato concetto le varie cause che rendono si grave e compl icata la vera questione politica clell'oriente, e prevede la probabile sorte dei popoli, sempre più stretta dall'invadente ambizione cli due forti imperi . L'autore si,limita a ricordare gli aggruppamenti delle più alte e maestose montagne del mondo, la Jìsonomia di una terra cui si legano i più profondi ricordi dell'umanità; ma egli innesta al suo rapido stndio scientifico le più interessanti notizie relative alle ardite esplorazioni, con le quali si tentò di aprire nnove vie pel commercio con l"Asia , alle immense naturali risorse di quelle terre, agli sforzi che le nazioni europee vanno facendo per impadronirsene. Non trascura le sommarie nozioni geologiche ed etnografi.che, concordando specialmente, _rer molte di queste ultime, e per ciò che riguarda l'importanza strat{g1ca del grande istmo afgano, con le opinioni dei più moderni scrittori, i quali si occuparono di studi riflettenti il suo soggetto . Ma in tutto ciò non lascia di far vedere i cont,inui progressi che la Russia e l'Inghilterra compiono in quelle lontane regioni. L'una che dalla ricca ca tena degli Altai e dallà Siberia lancia l'avido sguardo sui più vasti tesori asiritici, l'altra che signoreggiante sotto la vasta ombra delle selve di Mysore, fra le lussureorrianti ricchezze dell'India, medita la conc1uista della Cina meee ridionale. Una serie di note illustrative chiude opportunamente questo erudito volumetto, che sarà molto utiie a chiunque voglia seguire con interesse i fotti che si svolgono in Oriente.

Sulle i.•,1-sr,u•11u,~ioni degli bttuali sistenii 1ni1,ifm•j. -

glieri. -

Studio di V1sro1r TuLLlO, capitano nei bersaRavenna, Lavagna, 1880.

Gli argomenti molto ;cri ed importanti è ben difficile che si possono ·degnamente trattare con fare brillante ed umoristico, tranne casi eccezionali, poichè l'amore della facezia, l'apologo scherzoso e

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simili traggono fuori di strada o fanno perdere l'immediata percezione dei suoi veri tratti caratteristici . Però l'autore nel tenere appunto questa via, se non è riuscito, svolgendo il suo bel tema, a fare opera completa, ha tuttavia saputo rendersi efficace nell'esporre le proprie opinioni e può essere utile a parecchi dei suoi lettori. Vero è che quando deduce conseguenze od enuncia princi pii li forrnola per sommi capi, come sentenze, segnandole perfino con numeri e lettere come gli articoli cli un codice; ma se questa forma assai differisce da quella che predomina nel resto dell'opuscolo, serve a determinare in modo chiaro e preciso, se non fosse troppo assoluto, i punti cardinali che vi si trattano . È pure innegabile che vi abbondino le giuste osservazioni intorno ai sistemi militari, e vi si trovino condensate non poche di quelle idee da qualche tempo ripetute a fine di vederli perfezionati . L'autore accenna di volo le ragioni morali e materiali che arrecarono in essi le attuali trasformazioni, e partendo dai principii dell'arganica e della teorica da lui sì spesso invocate, riconosce i progres~i fatti dagli eserciti odierni sia nell'ordine morale che nella istruzione. Istituisce quindi vari confronti fra le milizie di una volta e la presente, dimostra in succinto la necessità anzi la convenienza di semplificare e restringere l'ammaestramento del soldato, miranclo più a fargli, acquistare quello che gli giova sapere meglio, e passa ad una sommaria analisi della natura e dei caratteri dei differenti popoli in relazione con le loro qualità militari. Fra le sue proposte notiamo quella di abolire le scuole reggimentali per affidare l'insegnamento ad nn ufficiale e sottufficiale che sappiano riunire i volonterosi d'istruirsi, escludere pel soldato la scuola d'orientamento, le inutili nomenclature, la responsabilità di un movimento eseguito con maggiore o minore precisione, le superflue istruzioni sul servizio territoriale, sulle competenze, le tariffe e durata dei vari oggetti cli corredo militare. Infine esamina il difficile problema di. reclutare e mantenere un'ufficialità corrispondente alle necessarie condizioni degli attuali eserciti, partendo da queste idee: Che per essere approvato sottotenente un giovine debba: 1° Comprovare in tutte le forme di possedere un'ist.ruzione e una coltura cli stndi superiori; 2° Completare, sopra ben meditati ed estesi programmi militari, un corso d'istruzioni tecniche : 30 Fornire davanti a competenti commissioni prove irrefragabili cli sapere quanto sarà per esigere da lni l'eiettasi carriera. ANNO XXV. VOL. 111,

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Quindi vorrebbe abolite tutte quelle posteriori prove, che non valgono a tenere alto il prestigio e lo spirito di una persona che riveste un grado stimabile : ed insiste sulla necessità di render sicura e riverita la carriera delle armi. Per vero non possiamo fare a meno di segnalare la sobrietà del]' esposizione di questa difficile parte del lavoro di cui trattiamo, la giustezza di molti criteri che vi sono sparsi, e le adeguate considerazioni pratiche con le quali sono avvalorate le proposte.

se,•vict! s,t ,•fitégique ~le

1,, ca,,,tle1•ie,

d'état-major E . LIBBRECHT. -

411 taggioso occupare semplicemente il nemico sulla fronte e spedire corpi di cavalleria di qualche forza sui di lui fianchi e alle sue spalle, lasciando ai medesimi la massima autonomia . Rispetto al servizio strategico durante le operazioni, il Libbrecht, sebbene àbhia ammesso sin dalle prime pagine che l'esplorazione non possa essere regolata con norme fis;;c e tassative, cionondimeno enti'a in molti particolari, gli sviluppa e procura di trarn~ deduzioni per la disposizione delle truppe e per la loro condotta. In generale egli riconosce col Verdy du Vernois, che una divisione di cava lleria deve essere formata. da quattro a sei reggimenti e preferibilmente da sei reggimenti ripartiti in tre brigate; formazione che risponde nel miglior modo alle esigenze dèli'avanscopena ed a quelle del combattimento. Quanto alla fronte di una divisione di cavalleria stima ch'essa dipr.nde dalle dimensioni de\la zona di esplorazione ;ssegnatal0 e dalla maggiore o minore vicinanza ciel nem ico; ma, giusta i pareri espressi ultimamente sia in Francia sia in Germania, è di avviso che non debba essere maggiore di '15 a 2.0 chi lometri. Circa alla profonditi! egli dice testualmente : « La profondità, cioè la distanza dalle divisioni indipendenti alle teste delle colonne di fanteria, noo dovrà superare i 25 o 30 chilo1netri. « È evidente cbe prima della radunata, allorchè la cavalleria sarà stata spiccata avanti sino alla front iera , la si troverà ad una ·enorme distanza dai corpi d'armata; ma questa situazione critica non sarà che momentanea . Le armate si· porteranno subito avanti e allora le divisioni di ca, alleria indipendenti non dovranno più essere a 200, ,100 e neanche ad 80 chilometri dai corpi d'armata , bensì a 25, 30 chilometri, al max,itmium, dalla cavalleria divisionale. e, Ottenuto iJ contatto, riconosciuto il nemico, queste stesse distanze diminuiranno ogni giorno sino a 1 O, 8 chilometri, per sparire infine interamente nel momento in cui si entra nel campo delle operazioni tattiche ». E qui ci sia permessa qualche osservazione. Lo stabilire in maniera così t.assativa la distanza e specialmente poi lo stabilirla cli soli 25 o 30 chilometri, non ci sembra invero conforme alle idee odierne. Nè ci pare assolutamente esatto il dire, che tale distanza diminuirà ogni giorno, poichè se ciò è vero per una guerra affatto difensiva, nou lo è più per una guerra offensiva, nelia quale la cavalleria spinta avanti potrà per molti giorni trovarsi sem pre a notevole distanza dal le proprie truppe, sparendo poi questa intieramente soltanto nel giorno della battaglia. E PERIOD!GI

par le cap1taine Paris, Dumaine, 1880.

Gettato un rapido sguardo storico , specie alle tre ultime guerre, l'irntore passa all'esame del servizio strategico della cavalleria : a) durante la mobilitazione e la radunata dell'esercito; b) durante le operazioni prima dell'urto tattico, nella battaglia e dopo la battaglia . Nel primo caso il servizio strategico ha un doppio còmpito : offensivo e ·difensivo. Il servizio offensivo ha per iscopo cli riconoscere il teatro probabile dei primi scontri ; di completare le notizie statistiche relative ai mezzi di azioae dell'avversario; di respingere i suoi reparti avanzati e i distaccamenti di osservazione; di impadronirsi delle linee ferrate e telegrafiche li mitrofe, ecc. Il servizio difensivo invece ba per oggetto di impedire le scorrerie della cavalleria nemica e di preservare l'esercito da ogni inquietudine. Per siffatte missioni l'autore vuole l'impiego di scorrerie, e ritiene che quanto più i distaccamenti sono di piccola forza, tanto più hanno agio di compiere il loro mandato. Mette in rilievo la necessità per gli squadroni d'esplorazione di marciare al possibile riuniti, distaccando soltanto una pattuglia comandata da nn ufficiale e qualche pattuglia sui fianchi, e nota come sia prefe,ribi le l'accantonamento al bivacco, il quale reca alla cavalleria maggior male delle palle stesse. Nella difensiva invece, spetta alla fanteria il còrnpito puramente difensivo, e se manca quest'arma, esso spetta a reparti di caval leria appiedata. Qualora poi si disponga rli sufficiente cavalleria per poterne lanciare forti unità sul territorio nemico, l'autore è di avviso essere van-:-

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E PEl:\IODIC!

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Ma facendo astrazione anche da ciò, a nostro giudizio l'autore è cadt~to_ )n err~re, riten~nd_o la profondità, per la distanza che separa la dms1one d1 cavalleria rn avanscoperta dalle truppe di fanteria. In tutte le pubbliciìzioni più rimarchevoli, come in quelle del Verdy du Vernois, del Cardinal von Widdern, del Walter, ecc., delle Cfua li ~ppunto l'autore si prefisse di presentare un riepilogo, allorchè è presa 1~ esame .la profondità della divisione, si tratta sempre di calcolare la distanza che passa tra le estreme punte della divisione e la di lei retroguardia. E infatti il calcolo della fronte e della profondità di una divisione di cavalleria in avanscoperta formano uno studio assai interessante, studio che il Libbrecht ha fatto soltanto a metà, poichè si è limitato all'esame della fron te ed ha saltato a piè pari quello della profonditi) . L'autore si estende poi di molto intorno alla formaz ione di marcia . « La divisione, egli dice, può mantenere iI grosso delle sue forze sopra nna sola strada, o marciare sopra due o tre colonne parallele. i\el primo caso una delle brigate leggere con una batteria formerà l'avanguardia; nel secondo caso due brigate scguirnnno la strada principale, la brigata leggiera all'avanguardia , la brigata pesan te al grosso . La strada meno import.ante sarà percorsa da!la brigata leggiera. Nel terzo caso le brigate avanzeranno a fianco le une delle altre ed alla stessa altezza, avendo ciascuna In propria avanguardia » . Tutto questo però si applicherebbe soltanto alle masse del la divisione, le quali marcierebbero riunite, sino a che si sia t.rovato il contatto col nemico o trattisi di opporsi al l' avanzare della cavalleria avversaria. Sino a questo momento, e cioè sino a che non si è trovato il nemico, o si hanno di fronte soltanto piccoli reparti in ritirata, la 1nissione che incombe in prima, linea alla dfo·i.sione clovrebb'essere af/ìdata a pù;col-i, cl!i.stacca,ment'i di esplorazione, la forza dei quali varierebbe fra la pattuglia cli ufficiale e lo squadrone. Parlando quindi della disposizione delle truppe per la esecuzione dell'avanscoperta, l'autore vorrebbe : una ,1• linea composta, secondo le circostanze, da pattuglie o da corpi iutieri di scorreria , i quali agirebbero indipendentemente, procurando di osservare i movimenti del nemico, ma non sarebbero obbligati a mantenere il contatto con esso; ima 2.• linea destinata a sostenere la 1a, per appoggiarla nel caso di un movimento offensivo o per resistere alla cavalleria nemica. Essa concorrerebbe inoltre al servizio strategico' quando ecaso sol ito) la 1• linea non fosse in grado di disimpegnarlo intiera mente. Questa linea 1

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sarebbe normalmente formata da squadroni di esplorazione, ai quali terrebbero dietro riserve speciali ; una 3• linea infine, quale riserva. . Il Libbrccht ha forse voluto condensare troppa roba in poche pagme, di gnisachè talvolta l'esposizione perde alquanto di chiarezza. La distinzione delle varie fasi dcli' avanscoperta lo portò a soverchi particolari concernenti la formazione di marcia e la disposizione d(~lle truppe. Così in un posto si vnole che la divisione marci riunita e si determina la forza dell'avanguardia e del grosso; più avanti non si parla più nè di avanguardia nè di grosso, ma bensì di tre /ti,nee, che diventan poi quattro, tenendo calcolo di quella delle riserve speciali per gli squadroni esploranti della 2a linea. Al postutto e quantunque manchi di concetti nuovi od original i, è sempre un notevole studio nel qua le .trovasi riunito tutto ciò che la stampa militare ha pubblicato di più importante intorno a questo servizio, e che vuolsi raccomandare in particolar modo agli ufficiali clel\'arma.

Les fo,•ces -Jatttio,uiles~ par le lieutenant general baron von der SMISSEN. - Bruxelles, librairie européen ne, C. Mau quardt, 1880.

Il tenente generale belga barone von der Smissen, abbastanza conosciuto nella stampa militare europea, ha di recente pubblicato uu assai pre1cvole lavoro sulla riorganizzazione delle forze mi litari del proprio paese. Animato dal giusto desiderio di vedere trattate le questioni militari sotto il loro vero punto cli vista, questo disÌinto ufficiale basandosi su argoment.i di storia contemporanea e su considerazioni strategiche, espone anzitutto assai nettamente la situazione nella quale in date eventualità il Belgio potrebbe trovarsi, interposto com'è fra[due potenti rivali, che lavorano continuamente, con iscopo non dubbio, al miglioramento del loro stato militare. Pone quindi in evidenza tutto il pericolo che vi sarebbe affidandosi esclusivamente alla protezione dei trattati e la conseguente necHssità di mettersi in grado di far rispettare colla forza i propri diritti, per faci litare cosi l'intervento di quella nazione la quale avess~ interesse al mantenimento dell'indipendenza belga.


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r:; PERIOD ICI

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, Ciò ~ren~esso e. ~ri tl!,a ancora di passare ad indicare quale sarebbe I ?rgam~zaz_10ne . m~htare più conveniente al paese, l'autore esamina e d_1scute I d1 vers1 sistemi di reclutamento che vorrebbersi far t.rionfare c10,è quel!~ volontario, . il si_ste1~a. de_lla nazione armata · e rruello dell; I~, a, ~en:iperato colla faco lta d1 /ar::;1 surrogare, e trova che nessuno di e:s• si confà allo spirito dei tempi ed alle particolari condizioni del Belg10 ;_ laond~. conclude l'unico sistema suscettibile di buoni risultati essere 11 serv1z10 persona le obbligatorio. D(mo~trata l,a superiorità dell'ora detto sistema, quanto al modo di a~plic~z10n~, I aut~'.·e vorrebbe scostarsi da quanto hanno praticato i ?ia~d1 Stati, p~r c10 che ha tratto ai provvedimenti intesi a mitirrare 11 rigore del sistema stesso. Egli ritiene cioè che il volontariato d'un anno_ non sia in armonia coi $entimenti di eguaglianza vigenti nel Belg10. . Proporrebbe invece che il contingente annuo fosse nella sua total ità incorpo~ato in t~tte le armi per un periodo di tempo uniforme, e che al termme del primo anno di servizio i giovani che dimostrass~ro mediante es~me, di possed_ere la voluta istruzione militare, potessero ~ssere congedat1. Anche richiedendo negli aspiranti al congedamento anticipato la sola conoscenza dei principali regolamenti e degli elerneùti della topografia e della fortificazione, si può essere ceni dice l'autore :he quelli i. C(l~~li ,'w~·an_no realm~nte supe_rato la prov,: stabi lita, sa~ r~n_no sold~tt pm ~e'.·1 eh coloro a1 quali s1 promettono fin da princ1p10 eguali vantaggi sulla sola prodm:ione di certificati scolastici. . ~ell'ipotesi che il sistema ideato venga adottato, l'autore passa ad mcl'.care _quale s~rebbe l'ordinamento a suo giudizio migliore delle forze n_az101:ah: E q~11 '.ratta alcune delle questioni sulle quali sono iuttora nvolt1 gli studi d1 quan ti si occupano di organica. Accenneremo solo a_quella clel~a for:'a più conveniente da darsi alla compagnia , al quale n~uardo egli sost1_ene che, nelle condizioni degli eserciti attuali e colle es1g~nze dell~ tattica moderna, massime in vista -dei progressi che si vogliono realizzare nella tattica del fuoco, sia orma i necessario di addì"' venire ad una riduzione negli effettivi delle compa"'nie ove si vo"'lia che tali reparti non sfuggano all'azione del comand~, n~a possano ~ssere bene diretti in qualsiasi circostanza. Quanto alla costituzione delle forze mobili, esse si dividerebbero in esercito di campagna ed esercito di for tezza . L'obbligo di servizio nelle truppe mçibi li sarebbe cli >l'.2 anni, dei quali 8 nel]' esercito cli campagna; ma in tempo di pace il servizio souo le armi, e per quelli che non potessero superare la prova più sopra indicata·, sarebbe di soli 3 anni.

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In tal modo con un contingente annuo di ·I 5,000 uom 1n1 e cogli 8,000 volontari attua li, detratto il '13 p. ¾ nell e due classi più anziane per congedamenti anticipati, l'esercito di pace sarebbe di 1~8 a /~9 mila uomini. L'e'sercito di campagna che vorrebbesi formare su 3 corpi d'armata, presenterebbe 8 classi con un totale di circa 1100,000

uomini. L'esercito delle fortezze , da nltimo, conterebbe t~ classi con una forza di 50,000 uomini . In questa pubblicazione pertanto, la cui lettura ·è per varie ragioni di non poco interesse anc.l1e per noi, sono e~poste ottime idee sulle qnali, è certo , non mancheranno di rivolgere la loro attenzione coloro che sono incaricati di presiedere alle cose militari in quel paese.

111ilitii-,•iscl1,e

Ritissike,• deo . .l'l•-tt-1101,'f ..-Oo:zol«li)fJd~m

( Glassi'ci militari tede~chi e stranieri) pubblicati da G. di M ARÉES maggiore di stato maggiore. - Schneider e Comp. 0 , Berlino, 1880. I

Sia la 'benvenuta q11esta pubblicazione, che tende a far conoscere agli studiosi le opere classiche mi litari scritte da un secolo a cruesta parte. Tutte le letterature, antiche e moderne, viventi e morte, trovarono chi si sottopose alla fatica di classarle, commentarle e porgerle al lettore. Solo lo studioso delle discipline militari era obbligato a vagare di fog lio in foglio, di testo in testo, a fine di porre d'accordo le più disparate varianti o cercare la spiegazione cli astrusi responsi. Dunque il lavoro cui hanno posto mano lo Scher~, il Boguslawsky, il Taysen, il Goltz ed altri egregi .commilitoni, riempie una incomoda lacuna. Questi signori vogliono dare alla luce le opere migliori di Federico il grande, di Clausewitz, di Scharnhorst, di Napoleone, di Jomin·i e d'a ltri, vagliandole col loro autorevole giudizio, commentandole ed illustrandole in guisa da porle in relazione con le condizioni militari d'oggi giorr10. Se da!l'aurorn è lecito arguire il giorno, la pubblicazione unirà all'interesse ed importanza del soggetto anche la sollecitnd ine di stampa, che trascurata scoraggia i vogliosi ad abbonarsi. Quattro volumi di più che HiO pagine l'uno, e di tipi chiarissimi sebbene assai minilti


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sono comparsi m brevissimo tempo. Il primo contiene i principii genernli della guerra (DùJ General-Pritncipia V01n Kriege), di Federico il Grande, la prefazione al riepilogo dei commemari aìla storia di Polibio del cavaliere Folard ed « I pensieri e le' regole generali della guerra » commentati da Taysen, . ufficiale superiore del grande stato maggiore. Parlare dell'impronta originale, che Federico impresse alle sue opere è superfluo. Diremo solo che alle ottime cose in esse contenute, corrispondono perfettamente i commenti, malgrado essi sieno assai minuti e talvolta ripetano le :.;tesse idee. Per esempio all'articolo XII dei « Prinoitp'ia » che tratta dello spionaggio e d~Jl'utile che se ne può trarre in guerra, il re dice: • Con un uomo che per il vostro servizio arrischia la corda si deve essere larghi, meglio ancora splendidamente generosi » ed il commentatore aggiunge, essere questo un consiglio da eseguirsi costantemente. Quando parla degli indizi dai quali si [WSsono arguire le intenzioni del nemico dice: « Se Voli Austriaci formano i loro magazzeni a Olmutz essi attaccheranno la Slesia Superiore; li formano invece a Koniggriitz allora procederanno per Schweidnitz ». Il Taysen nota che ancora oggi si può trarre eia siffatti indizi utili conclusioni. Il secondo, terzo e quarto volume contengono « lo st·udio della gue1·ra » del fi losofo militare Carlo di Clausewitz. Una bellissima introduzione del colonnello Scherff, dice che i tre primi libri della gue1,ra (Yom, Kriege) formano un indistinto complesso di pensieri, una raccolta di documenti, come li chiamò lo stesso autore, il quale ne considerava compiuto solo il primo capitolo del primo libro. Nè il Clausewitz avrebbe mai finita l'opera sua, ancorchè vi avesse impiegato _ dodici ed altri dodici anni, esclama lù Scherff, perchè una natura, dotata di infinito acume e di logica inesorabile, scorgendo sempre uuovi orizzonti, avrebbe aggiunto pur sempre nuovi capitoli e illuminato i vecchi di una luce sempre più chiara. Il libro « la guerra » era destinato abbracciare tutto lo scibile guerresco. Di fatto, il primo capitolo (solo compiuto) è la più larga base per la considerazione della guerra, che giammai autore abbia scelto o sceglierà per lungo tempo come punto di partenza . Muovendo dal principio, non .essere la guerra altro (< che la continuazione rlella politica dello Stato con altri mezzi » il generale escogita quella doppia manifestazione d'essa , la quale forma la caratteristica della sua maniera di trattarla. O la si fa « per distruggere i I nemico, o per arrotondarsi ai suoi confini >> . V

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A cagione delle maestrevoli disquisizioni psicologiche le quali imprimono un tipo tanto caratteristico ai suoi libri, a cagione dell'alto concetto che vi domina perfino nello studio della strategia e della tattica che sono cons.iclerate come contin uazione della politica con mezzi speciali, i libri del Clausewitz n,m sono li bri d'insegnamento. Tutt'a l più si potranno dire testi per futuri generali in capo. D'altra parte chi avrà studiato la guerra su altri autori, ricaverà solamente un vero uti le dalle loro teorie, quando, sciente od insciente, considererà quelle li mitate investigazioni collo spirito del Clau~ewitz. Così il libro del generale divent.a quello del tenente, se questi comprende che quanto una teoria può dare, non ha valore se nou per il possesso ben acquistato mediante la meditazione. Quanto meno nel Clausewitz il giovane ufficiale trova ciò che agogna, tanto più vi abbonda quanto non può essere insegnato . Clansewitz somiglia Ritter e Humboldt, collo spiri to elci quali si dovrebbe studia·re la geografia, mentre da lle loro opere non la si conoscerà giam mai; epperò, del pari che il Cosmos, il libro della Gilerra non è nn libro per principianti, uè va lgono n renderlo tale commenti o notP, comparative. Sopratutto poi lo Scherff tende a spingere il lettore al lavoro della mente, a studiare il Clansewitz nel suo spirito, ed a non lasciar considerare qJesto generale, il più libero pensatore nel campo della guerra, come l'oppositore cli ogni teoria generale. La pubblicazione consisterà di circa 15 libri, al prezzo cadauno di ~ '/,. Marck. Peccato, che una raccolta di classici militari non muova-i l passo da tempi più lontani e non dia almeno la quintessenzà degli scritti cli quella plejade anteriore all'epoca di Federico, cui attinsero pure quei sommi dei 4uali ci si porgono ora le opere. 1

Disci11l·tn1uul Htu:n,,.tt:iti.it. (Disciplina e umanità). Con-

ferenza del capitanoH.ErCHENAU. -Berlino, Luckhardt, 1880. Due correnti opposte si manifestano in questi ultimi tempi nel si&tema punitivo in genere. L' una ha per bandiera, « Diritto e dtigni tà, dell'uomo, " e vede ovunque oppressione e crudeltà versp individui ed anche intiere classi della società e crede doverla combattere . L'altra


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F. PERIODICI

vuo le che la più stretta giust1z1a si congiunga al massimo rigore, contro coloro i quali agiscono così da recar danno al consorzio umano o ad una parte di esso. Conformo s'accetti l'una o l'altra di queste teorie si è portati natural mente a risultati diam.etralmeuto op posti. È utile, anzi importantissimo, dice l'autore, esaminare fino a qual punto convenga all'esercito seguire l'una o l'altra via . Artisti, tecnici, operai, intenti a lavorare qualsiasi materia greggia, la studiano prima e non si accingono al la,,oro se non ne conoscono lo proprietà. Solo per la materia « 1,omo » si trascura sposso volto <ruesto principio rndimcntalo. Dopo simile giustissima esclamazione, ci aspeuav.11110 un esame, anche a larghi tratti, dell'uomo d'oggi giorno co' suoi difcui o lo sue virtù, co' suoi diritti o colle suo aspirazioni nell'ambiento sociale tanto diverso oggi cla quello cli 30 anni addietro. Anche qualche cosa attorno allo cause, che concorsero a promuoverr la pacifica evoluzione della libertà cui assistiamo ccl alla quale appunto ripete la sua personalità moralo tanto spiccala, l'uomo, ci sembra, avrebbe qui trovnto un ottimo posto. Simili considerazioni avrebbero gellato sulla lesi almeno altreunnla luce delle cloue disquisizioni psicologiche sui moventi delle azioni umane. )fo l'autore sbalza cli piè pari ai mozzi per discipli nare il soldato. Essi sono l'istruzione, la pena, la paura, la ricompensa, la speranza, l'abitudine o lo svi luppo dell'amor di patria. Davvero che egli restringo cli soverchio l'i nfl ueuza dell'istruzione dicendo che ossa serve soltanto acl abilitare il soldato a meglio comprendere gl i ordini e gli acldestram~uti. Tuttavia più lardo soggiunge essere ~orgente di più elevato sentire. ì\Ia se è cosi, essa è il primo fatto re della <lisciplina, porchè l'omore al llo ed olla Patria si sento e non si impara. <e Se è opportuno, per il bene di tulli, reprimere una qualche azione devesi contra pporle tal pona che la paura cli essa sìa mo"0 · gioro dell'inclinazione a commettere l'azione stessa. " Ecco l'assioma onde parie il Reichonau ; ma ci sembra che il trov~rn _ad uua tendenza morale l'ccrui valonte materialo sia cosa troppo d1fficile por porla a baso di uu sistemn coercitivo. Ci piace assai meglio la misura ciel danno parziale o generale, che reca o potrebbbe recnre l'aziono. Del resto questo ò il pri ncipio cli tutti i codici sociali com inciando dn quello cli Confucio. Conveniamo tuttavia che la paura possa valero qmdcho vo lta per la minuta disciplina e sopratutto per ogni infrazione alia obbedienza, virtù la più necessaria all'esistenza degli eserciti .

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Ad avvalorare In sua tesi l'autore narra dipoi, come in AustriaUngheria persone e periodici autorevoli reclamino d! nu.ovo in gnerra ed eccezionalmente anche in pace, la grazia del bastone. Potrà darsi, che peculiari cagioni regionali lo consigli no ; ma come crediamo che la monarchia austro-ungarica non ripristiner~ mai questa misura la quale, considerato il differoutissimo livello morale delle sue popolazioni, a stretto rigore non potrebbe essere giusta per tutte, così ci sembra che trattandosi d'uno studio della <lisci pli11a in armonia coll'umanità, quo:;to citazioni andavano o taciute o meglio spiegale. -è possiamo sottoscrivere alla o.s;;erziono, che la digu i1i1 umana non sia offesa, se si vilipendo parto cle' suoi membri. Saranno fisime sentimentali ; ma ci pnre che le pene corporal i offenda no (scnz:.1 parlare cli colui che le subisce) la dignità cli coloro che le in Oiggono, cli coloro che lo ordiMno, di coloro che le hanno ~aucito; esecutore, ordinatore, logislatoro e nazione, su tutti cade una parte della sinistra ombra proiouo.1.a dal bastone. For~e nou lo vuole neppure il Ileichenau; ma il fi lo del suo discorso, che pur _contiene buono coso, ve lo trascina inesorabilmente.

T t11•hest,ius/•.J ·i,. B.1•c1i- ,t11it l!baje,u,.o-stcitisticefJl,evrwo, obo~1·ienia T,1,rkestcutslu11ve tvnje,ttuuvo ol,o•eaga (ll Turcheslan. Saggio di descrizione statistico-

niilitare della cfrcoscriz fone m i litare del Turchestan), pel colon nello di stato maggiore L. T. KosTBNKO; 3 volu mi . - P ietrob urgo, 1880. L'aufore im parò a conoscere il paese non soltanto poi libri o pegli arLicoli cli giornale, ma anche colle escursioni o collo ricognizioni, lo <Juali si estesero dai limiti più occidentali del caoato di Chiva sino allo sorgenti dell'Ila nella provincia di Culgia ; al sud esse abbracciarono una immensa superficie, arrivando sino al 38° parallelo. Egli ci fa conoscere la regione sotto tutti i punti cli vista; una magnifica carta del Tnrchcstau, del Pamir· o del Narin sorvo cli aiuto eflì cace allo stuqioso. :\oo solamente si può auingere uti lissime cognizioni nella geografia ciel pnese, nelle schiatte che l'abi1ano, noi genere cli vi ta cltlla popolazione e noi prodotti della nat11n1, ma il libro può ~or\"iro cli eccellente guicl(I, poichè quasi l' intero 2° ,·olume tratta


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L!ORI

E PERI ODICI

~ìlfu_sam~?te delle li~ee. _di marcia in tulle le direzioni . L'autore seppe ~tu~1re I m'.eresse sc1.ent1fìco alla pratica utilità; il suo libro è perciò ind1spensab1le per chi unque voglia éonoscere a fondo quell'interessante paese. Nel 1° volume si esaminano minutamente le questioni oeoorafi?h:-,. t~?ogra~che ed ctnogr_aGchc; q~i s~no ordinatamente cim:end_,at_1 1 11~ultat1_ d, tutte le ricerche sc1c11t1 fiche fa tte durante gli ult1m1 venti anu1. La popolazione del Turchesta11 è di 3,269,0'13 abitanti dei crua1·1 1,4-62, 693 cbirghizi , 690,305 sartei, ,f 82, •120 uzbeki rn/ 285 tao"k' 78,~ O ? kipciaki, 77,30 1 kuraminzi, 59,~83 russi, 58, 77Ò karut1 pak,, 11 r~sto_è f?rmat? di fa miglie mi uori . I Russi son quasi tutti nella provrocra d1 Sem1 recensk. Alla _fin e del_, olume trovasi la descrizione dei principa li centri di popola~1on~. R1s~tlta che Tasckend, oltre la gu:irnigione ha 81, 9i> f .a b1tant1 dc, qual, ·16,09:2 nei quartieri asiatici e !~859 nel quartiere europeo. Il 2° volume, come fu detto, è dedicato alle comunicazioni stradali. Interes:antc fra osse è la descrizione della strada eia Tasckend a Kabul e Pesciawer percorsa eia Stolietow nel 1878 e lu nga ·15M chilometri . Il 3° volume comp~'ende_duo pa rti: la prima tratta della produzione, la :,econda dcli esercito del Turclrestan . Di tutto il territorio secondo i calcoli elci colonnello Kostenko, i 2 per o/ 0 sono atti all'aori~ colt~lra'. 411 per °/o sono a.tti alla ~astori7.ia; il rimanente, cioè piLi ciella mct~ d, , tut_ta la superfi cie, consiste o in regioni completamente ribell i all agr1~oltura e alla pastorizia o in steppe che procurano pascolo al bestiame per un tempo brevissimo in primavera . Quant unque lo spazio att-0 alla collivaziooe sia insi.,niGcan 10 rrrazie · tuttavia all 'eccellente sistema cli irril,"(n ionc dei ca~ pi le n~ei,ss 1· ·,. cl" • :, J _1strnguono per la bella qualità e l'abbondanza. Questa circostanza fa si che nel_ Tm_'chostan _non può infierire la fame. I raccolti sempre ab_b_ondant, assicurano Ji sostentamento alle truppe cd auche ad un m1l 1one e mezzo di ch irghizi esercenti generalmente la pastorizia e il trasporto del le mercanzie . I bacini del Zcrawscian e dcli' Arnu-Daria possono servire di base ù'appro vvigionamento ad una considerevole armata . La produzione del cotone appartiene al numero delle notevoli produzioni ciel T urchestan, quantunque per qualitil non possa compotere con quello america 110 o indiano. L'ultima ( 6a) parte del lavoro, L'esercito del Turche.~tan, merit3 -una specinle attenzione, ma lo spazio ci costringe .t rimandarne il resoco~t? ad altra dispensa . RiporLeré'!lo, per fi nire, le parole colle qmd, il Kosteuko chiude il suo libro :

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Lo sciogliere la quistione ·dei turcomanni è facile in princ1p10 poichè noi abbiamo avan ti agli occhi l'esperienza fa tta nello scioglicre la questione dei chirghizi analoga a questa. Como nel ,~86~" 4865 si trattava cli far coincidere i confini della Siberia occ,den« tale con quelli della circoscrizione di Oremburgo , così ora, si tratta « di far coincidere i confini del T urchestnn con quelli della ci rco" scrizionc del Caucaso . Soltanto con u11a t-ale incorporazione del « tratto di paese esistente fra queste due circoscri zioni si otterrà la « p·acilìcazione nelle steppe del Turchestan, cesseranno le lotto fra cc le varie schiatte turcomanne, si stabi lirà un regolare movimen to « commerciale dal bacino clell'Anrn-Daria alb sponda orientale del « Capsio e si aprirà una diretta comunicazione fra il cuore della « Russia europea e l'Asia centra lo, si renlizzerà cioè l'idea cli Pietro « il Grande. « La coincidenza dei confini elci Turchestan con quelli ciel Caucaso « avril pure un'altro rea le vantaggio. I nostri possessi $8ranno a con« tallo con quell i della Persia e dell'Inghi lterra; cioè con potenze,, che rispettaoo i trattati internazionali e colle quali è possibile « avere regolari relazioni. Sarà utile a noi specialmen te iì contatto « con uno Stato così forte e potente qual è l'Inghi lterra. Il timore « cle11li i, 1n,,1 o esi per il nostro approssimarsi ai confini dell'India spa . -. « ririt poco a poco, quando essi si cooviucieranno che nqn pensien " ambiziosi od altri occulti ,disegni egoistici guidauo la Russia nel suo « movimento nell'Asia centrale, ma go]o esclusivamente il desiderio « di paciGcare questa regione, dare una scossa alle sue forze pro« dnttrici ccl aprire la via più breve ai trasporti delle produzioni del « Turchest:111 nella R.u$$ia europea » . «

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Fascicoli di giugno, luglio e agosto.

Pensieri sull'odierna guerl'n d'assedio . - Coloonello SAur.:n. Comi ncia dall'enumerare i miglioramenti introdoLLi nelle armi eia fu oco ~ell'u ltimo decennio, e specialmente quell i per i quali la guerra cli assedio deve subire grandi modificazioni. Il tiro della fucileria ha acquistato una effi cacia tale che Ol'mai si deve assegnare alle fan terie un largo concor;;o nella guerra di fo rtezza, specie nella difesa.


LIBRI

Come sarà possibile ormai pensare a prendere d'assal to una breccia? Pochi resti di una compagnia, che si fermino a difenderne 1'acce$SO coi fuochi de_i loro fucili. vietano asBolutamente lo avanzare. In questo caso la breccia forma una buonissima posizione appoggiata ai fianchi p_oco est.esa e con libero campo -di tiro. Il regolamento d'esercizio prus. siano avverte che una fanteria la quale non subisca perdite di un fuoc? lon_ta.no, sia appoggiata sui fianchi, e opponga :ill'avanzarsi del ~e~1c~ ~m a sai va esegui ti con la massima calma , può ri tenérsi mvmc1b1Je. In tali condizioni si trova appunto la fanteria, che difen~e u~1~ brec~i~. - !VIa nel corso dell'assedio la fanteria può arrecare al~r1 uttl, servm . In un simulacro d'assedio fatto intornc, a Coblenza · nel 18i5 ed in una oscura notte, alcuni uomini di fanteria eseo-uirono :ari tiri _a braccio sciolto da ll'antispalto contro bersagli ;osti alla d1s_tanza eh 500 e di 300 metri. Questi bersagli figuravano lavoratori avversari, i qua li aprivano la prima e la seconda parallela. I risultali dei tiri furono al le due distanze del 15 e d<~l 50 per cento. Sarebbero stati maggiori, se durante la giornata, fosse st.11to provveduto, col locando alcuni punti fissi, per dare il mezzo ai soldati di appoggiare durante la notte i loro fuci li, e di dare una clirezio~e, me~o incerta al tiro. )fovendo da queste e da al tre premesse, lo scrittore_ s~gne l~ vicende di un assedio, rilevando specialmente quei momenti, 1 qualr nelle presenti C•Hldizioni hanno assunta una flsonomia _totalmente diversa, da quelle che a_vevano per il passato. Il 1157 e la S1.ta inft1wnza snll'artighercia pnissiana. - T. ·colonnello COHVISAl\T-MON'l'~fARIN . (Continuazione e fine). -- Dalla guerra combattuta in quell'anno cominciò llD impiego raziona le del i'artigli,!ria nelle battaglie, e presero origine le massim1i sulle quali si puù dire basa ta ancora oggi la teoria dell'impiego dell'artiglieria in guerra. Della /'orti,ficaz'ione snl campo di battaglia e della sna infl·uenzn sulla tattica. - .F1us1m (Continuazione). - Tolto dal o-iornale mi. . I e) (!tare mg ese R.. United seniice inst-itiition. 010 L'80 anrviverswrio dalla battaglia di .~farengo. - Questo articolo ha . per ~scopo di dimostrarn che il racconto di quella bauaglia è

molto diverso dalla verit.à. I bollettini napoleonici non hanno mai _goduto gran fede nemmeno ai tempi del primo imperatore; essi tendevano a sviare l'opinione pubblica verso un fine determinato . La prima Relazione comparve in furma di lettera del primo console ai suoi colleghi. Essa conteneva molte esagerazioni; però era stata scritta sotto l'impressione dei fatti; quindi certi episodi vi figurano secondo la loro nnda realtà . Tra gli altri vi si legge che verso J' una Castel

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Ceriolo era perduto, che le strade erano ingombre di fuggiaschi e di ferit i, e vi è lasciata e\ Kellermann la gloria cli aver lanciato per propria iniziativa l'attacco . Non si parla di c-angiamento di fronte indietro per cercare una nuova hase appoggiandosi alla divisione di Def;aiJL Questo concetto comincia a far capqlino in una Relazione del 1803, compilata .su memorie di coloro che aveano preso parte alla battaglia. Castel Ceriolo vi figura ancora perduto, ma l'ala'sinistra dell'esercito nel ritirarsi sembra che obbedisca ad ordini mandati dal primo console. La Relazione descrive maestosamente il cambiamento di fronte ind ietro a sinistra per scaglioni, come descriverebbe una manovra di piazza d'armi. « La divisione Victor marcia va al passo ordinario, quella cli Lanner muoveva appena; quando arrivò Desaix l'esercito segnavci il passo ». La divisione Desaix. è considerata come se fosse stata di riserva nel concetto del Uuonoparte e dovesse servire a proteggere la ritirat.a . Kellermann agisce per ordine del comandante supremo. Questa Relazione non piacque al l'Imperatore che ordinò la distruzione cli tutti gli esemplari . Finalmente in occasione rii una gran manovra fatta nel ,1805 sui piani di Marengo, cornparveu na Eelazione, la stessa che passò nella storia, e diede una impron ta defini tiva a quella celebre battaglia. Le truppe obbediscono ad un concetto, che sembra designato fino da l mattino nella mente del grmerale. Castel Cerio lo non fi gura mai perduto ; Carra S. Cyr ha ordine d'asserragliarlo perchè deve servire di perno alla famosa conversione per assicurare la linea di ritirata da Tortona a Salè; Desaix compare in un momento opportuno, e come . un Deus ex m,achina previsto dal primo console per ronclere più brillante l' inaspettata catastrofe dell'azione; dell'iniziativa di Kellermanu non se ne parla più. Così tutto doveva dipendere da Napoleone, o"gni gloria dovea riuscire a maggior lùstro della sua, da lui dovea partire l'impulso di tutta la battaglia: egli stesso agiva colla previdenza dell'uomo superiore agli eventi, dei quali aveva giil calcolato tutte le conseguenze. La ist1·uzione stil t'i,ro per le fanterie russe. - F. JAGWJ'rZ - L'autore le giudica alquanto prolisse ; ne dà il sunto ed aggiunge alcune osservazioni dalle quali scegliamo la seguente : Gli studi ed i ·affronti sui risultati dei tiri hanno tatto vedere, che_nella disp sione dei proieuili nel senso dell'altezza alle grandi distanze, l', goto vertica le dello sbaglio prodotto da una mira errata non ha na influenza rimarchevole sulla probabilità cli col pire . Perciò


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alle grandi distanze i pegg1or1 tiratori , i cui errori si compensano, non hanno risultati più cattivi di quelli che ottengono i migliori. Ma lgrado questo, l'istruzione russa dice che alle grandi distanze dehboÌ10 tirare di preferenza i migliori tiratori, ciò che è precisamente in opposizione cogli insegnamenti sopraenunciati . Ricerche siiU'ane'l'Oide - Capitano R EICHEU1'. ,Jfemoh-e siilla, rnarina p·r1.lS1>"iana e ted.esca. - Maggiore CnousAz. la spedizione francese in Egitto 1798-180,J. - S. Gor>cEvtcH. Anche in questo lavoro spicca la tendenza di attenuare la gloria storica delle armi francesi e del loro duce. Proseguendo nel racconto si tocca della rivo!uzione del Cairo e delle campagne di Siria e dell'alto Egitto lìno all'assedio di Akka o di S. Giovanni d'Acri . Bonaparte voleva prendere di rove,cio la potenza inglese, andando ad auacc.arne i possedimenti delle Indie? Ovvero si sarebbe c.ontentato di stabilire una forte e florida colonia francese tra il mar Rosso ed il Mediterraneo? Erano allora i tempi dei grandi progetti e delle grandi illusioni . . La rivoluzione c.ominciava ad affermarsi in Europa, ed i recenti trionfi spingevano il popolo francese a credere possibile qualunque impresa . . Se Bonaparte fosse riuscito a superare le difficoltà, in Siria, ad ottenere dalla Sublime Porta il libero passaggio dell'esercito francese, a persuadere la Persia di prestargli mano forte nelle fnture imprese, gli rimaneva sempre da attraversare coi suoi 40,000 uomini i valichi dell'Afganistan e del Belnchistan e mantenersi ancora tanto gagliardo da affrontare l'esercito inglese. I feroci popoli di quel le regioni, più ,elvaggi ancora una ottantina d'anni fa di quello che lo sono oggi, avrebbero derubate le provvigioni dei Francesi·, ne avrebbero assottigliate le file e gli avrebbero ridotti all'impotenza. Ma lasciando da parte le sottili investigazioni dell'autore, si può piuttosto ritenere che Bonaparte in Siria altro non aveva di mira se non consolidare il possesso dell'Egitto , per attirarvi il commercio orientale, e per contrapporre un potente diversivo agli interessi AngloIndiani. La spedizione nel la Siria fu un atto di difensiva offensiva, di quelli così comuni al genio napoleonico, il quale preferiva meglio andare incontro ai nemici che l'attenderli.' La spedir.ione fu disastrosa; ma riuscì ad ogni modo a procurare una tregua che fo messa a profitto per la sicurezza dell'Egitto. Le atrocità di cui si macchiò il nome dell'eserc.ito francese, trovano migliore spiegazione nel bisogno cli garantirsi da nuovi assalti, con qualunque mezzo, fosse pur quello del terrore, piuttostochè nella ragione nn po' stiracchiata del Thiers, il

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quale attribuisce quelle atrocit.à all'avere Napoleone involonta1·i(J;mente adottato i costumi barbari del paese, in cui si trovava. Caiise della catastrofe dell' ese·rcito fi·ancese nel 1812. - Pareva che le · desolate profondità della Russia, l'inaspettato freddo, e l'abilità degli eserciti russi fossero cause sufficienti per spiegare l'immenso disastro snbìto dalla grande armata nel 18>1'.2. Lo scrittore invece ritiene che più di quelle cause influisse l'indisciplina e la corruzione, da gran tempo serpeggiante nell'esercito francese. Cessata colle prime prove la fiducia in loro stessi, e la confidenza in colui che li conduceva, si sciol;;e anche l'unico legame che teneva riuniti i soldati. L'autore ricerca e trova negli atti ufficiali e nelle memorie i documenti dai c1uali risulta, che già prima di passare il Niernen esistevano torme di sbandati; e che ad accrescere il disordine disciplinare concorreva il disordine amministrativo, essendo le reèp1isizioni fatte irregolarmente dai soldati, senza controllo e senza sistema. S-ulle se1·ie dei punti colpiti, e sul modo di ser-v'Ìrrsene nella condotta del fuo.co. - Maggiore }IETZLER. - Scopo dell'autore è di risolvere due problemi elementari su i fuochi a massa a commento delle ta- ' belle poste in appendice all'ultima istruzione cli tiro prussiano. Il primo di questi problemi dimostra la necessità di adoperare più linee di mi,ra a distanze superiori ai 4-00 metri. Veramente tirando a massa con alzi compresi tra i ,iOO ed i ,t 000 ·metri, si può essere sicuri ·che nelle corrispondenti rose orizzontali di tiro vi sarà sempre una parte centrale, della lunghezza cli un centinaio cli metri, entro la quale una compagnia, che vi si trovasse in linea ed in piedi, sarebbe colpita dal decimo dei proiettili sparati contro. Un simile tiro potrebbe soddisfare, se non si dovesse contare su molte cause perturbatrici, specie sopra gli errori che incorrono nel calcolare le distanze. Qnesti errori sono proporzionali alle distarv.e, ed arrivano fino al sesto d'esse; perciò si può sbagliare di 100 metri nel calcolare la distanza cli un bersaglio che ne sia lontano 600 e di. 500 metri con un bersaglio lontano 900 . Ed ecco il bisogno di allungare la parte utile della rosa orizzontale di tiro, per attendere che vi sia compreso quel bersaglio, che si riteneva essere ad una distanza, diversa da quel la in cui era effettivamente. La rosa orizzontale di tiro si allunga con l'u·:;o contemporaneo di due alzi, e di tre a distanze superiori ai 700 metri. È quindi inutile 1

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l'uso di più alzi tutte le volte che le distanze sono conosciute esattamente, <i che non si temono influenze perturbatrici. Il secondo problema tende invece a stabilire il numero delle cartucce da impiegarsi per ottenere un determinato effetto; probléma di importanza capitale per gli ufficiali , i quali nel regolare il fuoco saranno presi alle stretle tra i due pericoli , di vedersi mancare l'approvvigionamento delle munizioni o sfuggire lo scopo del combattimento. Le tabelle indicano l'efficacia di tiro per ogni distanza, ma non sarà molto facile consultarle durante l'azione, e meno ancora tenerle a mente; sarà meglio formarsi alcuni criteri per rammentarseli, fld applicarli secondo il bisogno. Esperienze di l!iro sul poligono del l(,i•upp a ll'feppen. Rassegna della letteratura estera. Art'iéoli più 'interessanti dei per,fodici m,i-tita1'i.

lt'e11e lrlilit,'i.,·iscl,e Bliitte,• -

Fascicolo del lugl io.

7,,i,eten. - Commem,)razione del celebre generale di cavalleria di Federico II. · L'arnmaest1·mnento tatt·ico del battaglione. - Secondo il regolamento tedesco i capitani devono ammaestrare le compagnie in modo ch'esse sieno sempre nelle loro mani atte acl eseguire non solo i movimenti nei qnali furono istruite, ma anche quelli che per avventura loro ri nscissero nuovi. Perciò al comandante del battaglione non rimane altro che ripassare celeremeute gli esercizi d'insieme, e dar corso subito alle esercitazioni di combattimento in coodizioni possibil mente sorniglianti allt1 realtà della guerra . A meglio precisare le sue ider., l'autore fa prec(:)dere un esteso e particolareggiato esame delle vicende per le quali passa il battaglione nr,I corso di un combattimento; ed a rendere più semplice questo esa:me distingue e considera acl una ad una le varie situazioni tattiche nelle quali può trovarsi il battaglione, isolato, in quadralo, iu un attacco fron ta le, in un attacco di fianco in terreno piano, ed in terreno frastt1gliato. Non sfugge però all'autore che questa ultima distinzione basata sul terreno su cui il battaglione combatte, non riesce tanto netta e precisa nella realtà, quanto egli teoricamente la .enuncia. Il combattimento, che comincia a svolgersi nel terreno piano

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scoperto pa,sa man mano su quello 'più mosso e più coperto, e vi compie l'atto finale, quando non succede il contrario . Quindi tali distin~ioni giovano allo scrittore '{uali mezzi didattici, e sopratutto per -cogliere quei caratteri i quali danno una impronta speciale al combattimento. secondo le circostanze tra cui si svolge. Di quelli si occupa di preferenza per indicarl i al comandante cli battaglione, il quale deve a sua volta tenerne di conto, se vuole imprimere una fisonomìa Yera alle esercitazioni, e renderle proficue. Quindi lo scrittore trova, che in Lerreno piano e scoperto l'azione dev~ proc~'.lere rap id~, senza fermate, in moc~o eia raggiungere per la hnea pm brnve, cioè per la retta , il suo obbiettivo. Invece in terreno . coperto .o s?arso di ripari natura li giova il guadagnare certi punti determmati per concentrarvi forti stuoli di tiratori; i qurdi usando· con calma e con sicurezza del loro fuoco inducano il nemico a ritirarsi . , Da una parte si tratta di rimanere il meno possibile sotto le offese <lei proietti li col lo scopo di conservare le forze per il momento 511 prem.o ; dal l'al tra invece si cerca di valersi del terreno per fare il n~a.5s1mo t~ale all'avversario. Quindi l'azione procede là rapida e clec1s1 va, qm lent.a ma più ,icura . Ed intanto anche l'azione del comando si rlsente di tale modo di procedere del combauimento, perchè <love esso corre. rapido manca il tempo per dirigerlo, e le trnppe tendono a sfuggir~ da lle mani dei capi ; mentre là dove camm ina più l~nta'.llente, e lascia cam po ad alcune soste, permette di dargli una dll'ez,one e perfino cli mutarla presentandosene il bìso/)'110. Per ·quanto paia logica questa distinzione, non bisogna dimentic~re che in essa non si tiene conto dell'azione nemica . Ne succede che volendosi adottarla fi no all'estreme conseguenze sì avrebbe a concludere che in terreno piano la tattica conduce all'urto, mentre in terreno' frastagliato cerca cli valersi esclusivamente del fuoco. Se distinzioni così assolute, basate sopra un ristretto modo di vedere l'argomento, riescono genera lmente a conclusioni, •che sono poco in armonia colla rea ltà ,ciò succede pi.ù che ~mi in qttesto caso, ed una ta ttica la quale co11 ~ duca a valersi esclusivamente dell'urto, non è affatto consona colla natura delle odierne armi cla fuoco. Nel combattimento vero in terreno piano la marcia dell'assalitore è rallentata dalla :iolenz.a del fuoco avversario, e dal bisogno di farlo tacere; e . questo lauo d.1strugge qualunque conclusione si possa fare con . un diverso ~do d, vedere su tale argomento . Ad og~ooo tuttavia rimani utile il precetto che nelle esercita-0


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428 LIBRI zioni di combattimento il comancfonte del battaglione, prima di agire, faccia conoscere ai propri dipendenti il suo concetto, acciocchè questi vi si uniformino anche quando le vicende dell'azione impediscano al comandante cli far sentire la propria voce, o la propria influenza personale. Riguardo al framm ischiamento delle unità organichfl, lo scri ttore non ha miglior rimedio da oO'rire di quello dell'abituarvi il battaglione in tempo di pace. Egli però osserva che sotto l'azione del fuoco l'intuito stesso guiderà i :;oldati a ricercarè nell'ufficiale più. vicino un nuovo comandante ed a raggrupparsi intorno a lui. Un'altra osservazione giova raccogliere, ed è questa: che i graduati si debbano sempre e$ercitare con reparti di forza eguale a c1uella cho avrebbero in tempo di guerra . Ma siccome v'è ostacolo gravi:;simo nella scarsità degli uomini, così l'autore si 9 dalta alle esercitazioni con nemico segnato. Malgrado gli inconvenienti cui danno luogo, hanno il vantaggio su quelle con nemico sn pposto, di limitare le ipotesi e di presentare situazioni tattiche ben determinate, im pedendo che ogni coma ndante di reparto divaghi a suo talento nel concepire le disposizioni dell'avversario. Dai periodici mi litP1'i esteri. Studio su,ll-e p1iniz·i,om di.sciplinar·i dell'esercito tedesco ( Continuazione). Bibliogra,fia. Corrispondenze dalla Francia e dall'Italia.

01•g,in tle1· 11.lilitiil·-1r,isse11clit1ftliclien Jfe,·eine. -

'l'omo XXI, 1° fascico lo.

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Federico Guglielmo Rù.stow. Capitano Dr ZERNTN. Era il H agosto •1878 quando il telegrafo di Zurigo annunziava, che Federico Guglielmo RìiStow, il più f(~condo fra gli scrittori militari, non era più.. « I miei fratelli (1), i miei vecchi , i miei veri 11 mici :;ono morti; andiamo pure noi al riposo ,, avea deu.o poco prima: e l'eco straziante taceva appena, che già il detto mutavasi in (I) I duo fratelli ufficiali superiori nell'esercito prussiano furono uccisi durante lo cam pagoa del 1866.

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fatto. Egli nacque da antichissima fam iglia il 21 maggio 18~·~ a Brandebur<ro sulla Havel. Nel 1840, già tenente nel corpo degli m0 . . . gflgneri prussiani, di presidio a Posen, centro delle aspiraz1on.1 p~Jacche, si entusiasma va per quei sentimenti democratici e repu_bbli-: cani. I fremiti di libertà del ,1848 ispirarono al giovane ufficiale 1 due opuscoli Il conte 1-h 'nym- Boylzenbu:rg, sul gfaramento dell'esercito alta Costituzione e Lo stato m•i,htare tedesco pr·ima. e cl11;rante la •r-ivoliiz•ione. Pubbl icati nel 18/19 e 1850 sotto il velo dell'anonimo, presto se ne seppe l'autore, che accusato ·cJi alto tradimento, fu sottoposto a consiglio di guerra . Asso I to, il re non. ra~ifi cò la s~nte_nza e rifat.togli il processo, fu condannato a 34 anni d1 carcere m lortezza. La sua fuga da l castello di Posen è degna cli figurare fra le celebri; come in quella dello sventurato Trenk, la donna v'ha parte grandissima . Raggiunto il libero suolo ~viz_zer?, f~r_ti ~tudi lo . prepararono a quelle numerosissime pnhbhcaz,om 1mhtar1 che fecero dire le sue descrizioni e critiche essere finite prima delle guerre che narrava . Le sue opere gli procurarono, sebbene non nella misura ambita, onorificenze e agiato vivere. Già maggiore nelle milizie J'edera!i, n~l 60 si tolse da l campo teorico per mi litare nel pratico sotto Ganbald1. II •19 settembre a Capu~ e il 1° ottobre sul Volturno Riistow comandava una di vi;;ione. Mentre i suoi swdi critici sulla campagna 1 del ·1805 , sulla nouerra di Crimea, del t'>9 ed altre, lo aveano posto . ben alto fra i teorici, parecchi gli contrastarono l'ingegno pratico . Comunque, il maresciallo Niel lo teneva in gran pregio e le sue opere sarebbero divenute testi d'insegnamento in Francia, se la morte del suo protettore non ne avesse tronca te le trattative .. Nel •1870 _fu nomi nato colonnello nell'esercito svizzero (massimo grado m tempo d1 pace) ed avrebbe ottenuto pure la cattedra di professore d'arte militare al politecnico di Zurigo, se lo sprezzo che affet.tava _re: il mi litarismo svizzero, la sua vena satirica ed un'esagerata fiducia m se stesso, non favessero fatto credere poco adatto all'insegnamento . Sembra che la nomina del colonnello Rothplelz a quel posto desiderato, sia stata la goccia tra bocca11t.e il vaso. 'È cerio, che i tre colpi di_ revolver coi quali si tolse la vita e la serenità della lettera _c~e s~l'ISse nel_le ultime ore alla fì<rl ia, non smentiscono a 57 anm il risoluto giovane della fuù'a cli F'~sen, che ritorna su' suoi passi in cerca degli.stival i 0 . sfuggitigli nella pericolosa.:l.iseesa-dtrlte alte mura della sua prigione. Serve a <>indicarlo qnanto scrisse di sè : « Fni molto odiat.o e molto amato; a~hedue questi sentimenti mi fecero bene e lusingarono il mio orgoglio "· 1

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L'istituzione del ,volontariato di 1in a,nno, in AttsWia, Germania, Francia, Italià e Rii.ssia, - È un confronto fra i princi pii creati vi di quest'istituzione ed i regolamenti che la guidano allo scopo. Mentre in Austria ed in Germania è detto esplicitamente, ch'essa è fatta per contl'ibuire a dare il considerevole num1;ro di ufficia li di riserva necessari alle attuali guerre, questo principio non è così manifesto nè in Francia, nè in Ital ia, dove l'anno di volontai·iato conduce· solo al grado di sottufficiale. Anzi il resoconto francese del 1875 dice scopo dell'istituzione l'aiuto, che essa reca alle carriere libere, come l'agricoltura, l'industria ed il commercio. In Russia, sebbene lo scopo possa essere identico a quello della legge germanica ed austriaca, pure non vi è chiaramente pronunziato, e vi manca il segno caratteristico dell' istituzione, vale a dire l'obbligo di servire un anno sotto le armi . Sulla tattica de,i, punti d:appoggio . - MARCO CzERLIEN, magg. degli ulani. - Nel tomo XIX dell'Organ il maggiore Rossetti di Rossanegg pubblicava un articolo col titolo La tattica dei punti d'appoggio, opptwe il sistema de-i grupp'Ì applicato alla taUica (,I). Colla scorta dei regolamenti austriaci e coll'autorità di scrittori militari qua li il Clausewitz, ìl Rustow ed altri, il contradditore vuol di1,1ostrare, che i principii pe' quali l'egregio collega sembra chiedere il brevetto d' invenzione, sono vecchi quasi come la guerra e che vi fu sempre una tattica di gruppi e conseguentemente di punti d'appoggio. Sta che la falange macedone e le terze di Tilly e Walleusteiu nou erano forme appropriate per la lotta di gruppi in piccolo; nè la numerosa cava lleria degli eserciti prima della rivoluzione, faceva scegliere per campo di battaglia il terreno rotto e coperto. Ma anche nelle battaglie prima dell'introduzione delle armi da fuoco, si distinguono facilmente i gruppi di lotta. I frombolieri, gli arcieri, i cavalli pesanti e leggeri, gli alleati e le schiere ausi liarie formavano in generale gruppi separari. Le schiere retrostanti rare volte sostenevano la prima linea oITensivamcnte, ma .per entrare in lizza aspettavano di piè fermo la ritirata di quella, costituendo così a loro volla gruppi isolati. Tutti i tattici studi8rono largamente l' influenza del terreno sul le vicende del . combattimento ed insegnarono a ·sfruttarlo applicandovi il massimo impiego del fuoco . Però le voci più autorevoli, fra le quali quella del Clansewitz, ·ammonirono pur sempre di non . aspettarsi ogni bene dall'usofrutto del terreno. Nell'escogitare un piano di battaglia do-

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vrassi sempre interrogare la sit.uazione del momento, la quale riepilogasi in due punti culminanti. 1° si' può dettare la legge al nemico ? '.2° riconosciamo noi che la legge ci è dettata da lui? Il CM'po degli iiffwia/;i, delt' esercito, dopo le ultime presc1·,izioni snlle nornùie, pi·omozi-Oni e pens-iowi. - Le nuove leggi $ebbene (;ost1tuiscano un progresso, pure non garantiscono all'esercito ingle~e una classe di ufficiali sufficienti per numero e per abi lità alle esi• genze della guerra moderna . Il fuoco di 1·epa1·ti delta /wnte1·ia allo Ste-ilnfeld. - 1879 , tenente DA.NlELE RoKSANDIC. - Dagli esperimenti si ebbe : ·1° Che colla cartuccia mod. 1877 la larghezza della zona orizzontale sulla quale, con puntamento parallelo, cadono quasi tutti i proietti, alle brevi distanze corrisponde alla larghezza della fronte. Quando si mira un sol punto del bersaglio, alle maggiori distanze è eguale al doppio del numero delle centinaia contenute nella dist-anza, cioè a 800111 116 passi, a H~ooon 2.4 e così di seguito. Solo alle più grandi distanze la larghezza è~ maggiore di una quant.ità praticamente non considerabi le. La profondità alle distanze minime è eguali~ a 450 passi, diventa di 250 quando s'i·: a 1'.200 pas~i e rimane poscia costante. 2.° Che la rosa di 'tir-o (1'reffer Vertheilung) e le così dette superfici di dispersione {Stremmgsflachen) efficaci ('1 ), hanno dimensioni in larghezìa e profond it.à circa metà minori della massima superficie di dispersione corrispondente alle date distanze. Eco alla festa d:i w,i:ener-Neustadt. - Tenente M1KuL1cz. Lo svil11;ppo della tattica (rancese dt1,rnnte le gitecrre napol.eoniche fino al 1807. - Capitano PACOR n, KARS'l'ENFELS . - La presa della .Ba-. stiglia segna la distruzione delle discipline mil itari in Francia. I corpi nuovi non conoscono neppure di nome la tattica come scienza. Genera li, sotto-comandanti e ufficiali elevati ai loro gradi dal suffragio, non sapevano condurre le truppe al combattimento. Nel 92 i primi tentativi risolvonsi in disfa tte e di3ordinate fughe (Mons, Tournay). Conveniva schivare le grandi battaglie. Nasce la massima di mutare la grande guerra in una sequela di piccoli combattimenti isolati. Carnot, interrogato dal comitato di sicurezza sul sistema da seguirsi , risponde c\e. s~lo. i! numer? dei · combattenti può supplire all'istruzione, alla ~sciplma ed ali arte avversaria. Donde la leva in massa. Il gran uume,ro e l' urgenza di gettarlo alle. frontiere provoca la grande mobili~t. Senza tende nè bagaglio, spesso senza viveri , quasi 1

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(I) Vedi Rivista ,lfilitare, cl ispensa di novembl'e 1879.

(I ) C<>ntengono

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dei colpi.

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sempre senza ,,esLi nè calzatura, giorno e noue all'aria aperta, il fan1 e prende presto l'andazzo del partigiano. Giuoco.ndo sem pre tutto per tuuo, lanciasi ogni combattimento a fondo ed ogni manifestazione di forza svolgesi come se dovesse essere l'estrema . Già nel 93 (campagna del Belgio) la tattica francese ò piena di vita. La guerra di fortez1c e di posizione perde la sua importanza. Nel 96 il vertice, al quale convergono le due armate fran cesi del Danubio e d'Italia , ò Vienna e il motto del marescial lo di Sassonia, che la guerra si fa colle gambe, ha una splendida cqnfororn . A questa fo nLeria leggera, la quale scioglie iutieri reggim enti iu tiragliatori e s'avanza con rapid ità f,ulminea, la ,,eccbia artiglieria montai-a speF-so non può tener bordone. Sorge baldanzosa l'artiglieria leggi era che acquistasi i I ti tolo di volante. Tutta la cava lleria di nuova creazione è leggera e i vecchi corazzieri impiegansi come spigliati ulani ed usscri. Quel trovarsi i Francesi di fron te , sui fian chi ed anche :i tergo; rruei loro awicchi non preparati , sconnessi e poco medit.at.i sembraao agli scolastici avversari altrettanti controsensi , altrettante ingiurie ni dogmi dell'nrte militare. ~fa così poteva giudicare chi vedea le cose partitamente e non sapea $Corgervi il largo nesso fra questi fatti parziali e lo scopo generale. Non si aYea coperto il fianco, la li nea di ritirata non era sicura; ma si avea il numero che tutto salvava . ALlaccar ed attaccar sempre. Così i Francesi fondarono la teoria dell'impossibile. Essi tentavano tutto quanto la paurosa tattica scolastica del nemico paventava . Nel 97 Vienna accetta la pace. Melas non ricorda che Annibale avea passate le Alpi con elefanti ed è sconfitto a Marengo. l i numero fa predi ligere l'aggiramento e la pun ta per rompere la linea nemica. Riepilogando, il segreto delle vittorie fra ncesi di quei tempi sta nel numero , nel patriottismo entusiastico del soldato, nella semplifi cazione della sna istruzione, nella leggerezza e mobilità degli eserciti, nella rapidità dei movimenti, nella maggiore estensione delle z~ne cli operazione, oell'nudacia de' proponi menti e della esecuzione, infine nella cieca sottomissione al pensiero dirigente. Sull'editcazione del coraggio . - Tenente UuLE. La massa, la colonna doppia e se1np/:ice come fonnazione d·i manovra. La 1narviem di combatte1·e de.r,h Albanes'i. -

G10RG10 0 1 G-vu11Kov1cs. - Un vecchio canto di guerra dice : « Avanti , penetrate nel Montenegro, o leoni di Scntari. - Avanti Miritid, , miei ngli pred iletti e gnerrieri. - Fate che i miscredenti, gli · infedeli piangano lagri me di sangue e che la morte di Mahmud sia vendicata le mille volte" ·

E PE RIODICI

Così, o somiglianti, suonano certamente da un anno canti presso Kosowo, Plawa, Podgoricza e Scutari, dove sonosi riunite alcune migliaia di Arnauti. Questa ten;ce discendenza dei Ptilasgi non fu mai domata e fino i Roman i ed i Turchi, le razze le più conquistatri ci della storia europea, non riuscirono che a dominarla di nome. Le speéialità etnografiche di IJUesto mitico popolo ne sono in parte la cagione; nrn alla sua indipendenza contribuì pure la maniera di combattere, m1u1iera che da secoli fece degli Albanesi i più tcrnut.i assoldati di tre parti del mondo. Fuori del suo paese I' Arnauto s'adagia alla tattica ed alla disciplina degli altri e lo cli$tingnc solo un coraggio temerari.o , In prepotenza contro il vinto e una singolare destrezza nel saccheggio. Ma se fra i patrii monti com batte per una vendetta ereditaria, o se fronteggia il soldato turco minacciante la sua liberl..1 loca le, oppure, come avviene da 11n anno, se fa la guerra per proprio conto contro un nemico esterno, allora pugna come i suoi a,·i. Ama l'imbosca ta, la sorpres:i uottur11n o la sna arte di guerra ha origine nel suo isti nto selvaggio. ·~1ontanaro, egli sfrutta sapien1.e inen1e il terreno e nella dii'en<;iva è oltremodo tenace . Mal'(:in al la guerra in stuoli (tscheta) cli 100 o più, coma11dati da l portastendardo (Rajrakta1·e) che è fra i più coraggiosi della tribù . Egli, solo ufficia le fra la tscheta, anche sotto la grandine di pal!e la più fitta prncede il Sl!O stuolo di 20 o 50 passi . ,\ dehil..'1 dista nza seguono i bagagl i port:iti a ~oma e gnardati da vecchi, fanc iulli e donne, che in caso di rovescio ricevouo il nemico a s:i:,sate cd il coltello alla mano. Se non medita una sorpresa, l'/\rnaut-0 comincia il fuoco da lont.1no, spreca immense munizioni ( premendogli più di tut-to d' intimidire il nemico) e s'arnnza rapidamente gridando a squarciagola. Se l'avversario sta sa ldo~ allora gl i si geua furiosamen Le addosso e la pistola, il calcio elci fucile o lo yatagan deciclouo. Nella mischia il terribile e vi spiega quella selvnggia bestial ilii, che fc<'e la sua rinomanza. Non fa prigionieri, non grazia i feri ti cd il campo cli battaglia lo riduce un vero cim itero. Colpisce per colpire, ed estingue la sua· sete di sang e usando inaudite barbarie sui feriLi e fin sui morti. Non insegue, \che nelia speranza di più ricco bottino e dopo la lott:i viene il sacche~gio; quindi si spogliano i vinti ed iu ultimo s' incendiano villaggi o casolari. Nella difensiva mira con gran sangue freddo e contrattacca collo steS$0 vigore. l Montenegrini combauevano per il passato nella medesima guisa . Dacchè accettarrmo la tattica europea, la vittoria Mlle lotte contro gli Albanesi fu spesso loro avversa. Ciò, e la preponderanza numerica


LIBRI 434 degli ultimi, spiega forse perchè i Montenegrini, le armi al braccio, attendono Plawa', Gusinje, Tuscbi e Hurn dalle deliberazioni del congresso, senza tentare strapparle di viva forza ai terribili vicini. Questi, vittoriosi più spesso nella difensiva che nell'offensiva, si· sfasciano completamente, se perdono il port.astenclardo prima della mischia, o se respingonsi vigorosamente i loro assa lti. Raccolta di docwmenti turch;~ s1tll'nltima gite;rrn 1877-78. - Di, ActtMED-MIDHAT Efendi. Schlizzi sto·rici s-itl colombo rnessaggiern . - Ebn-Sophian-Tori, storico arabo, narra, come Sodoma e Gomorra usassero già colombi per il servizio di posta; un altro scrittore arabo afferma lo stesso cli Salomone. Gli · antichi Egizii annunziavano il ritorno ai patrii lidi, dando libertà ai colombi imb(l.rcati. Nei giuochi olimpici, i rincitori comunicavano la vittoria ai parenti nella medesima guisa. Poichè Cesare a Roma seppe tosto cose avvenute nella Gallia, si arguisce glie ne portasse notizia il pìccione messaggero. Il primo impiego per scopo militare risale all'assedio di Modena di fesa da Decio-Brnto (H e. C.). La vera storia. dei colombi cli posta ci è nota dall'epoca dei crociati i quali ne fecero largo uso, imparato ~agli Arabi che da lhgdad comunicavano mediante messi alati con tutte le parti clel1mpero, non escluso l'Egitto . D'al lora in poi questo mezzo cli comunicazione figura ovunque e all'ultimo assedio di Parigi fec~ discreta prova. L'ese·1·cito e l'armata norvergiana. - Consiste di trnppe di linea e del treno per la guerra esterna, di milizia mobile che non passa il confine dello ·stato e di guardia nazionale e milizia territoriale al la quale è affidata la guardia e difesa locale. La fanteria è composta di un battaglione cacciatori a 5 compagnie e .di 20 battaglioni di fanteria a 4 compaguie; in tutto 597 ufficiali e ,13,308 gregari. La cavalleria è divisa in 3 corj)i di cacciatori a 5, 4 e 2 squadroni con 3 ufficiali e H2 uomini per uno. Totale ,i.6 ufficiali e •I H5 gregari . L'artigli ria conta H batterie di campagna, una di fortezza ed una di montagna. Le prime sono armate (in guerra) per ora di 6 pezzi ad avancarica ('I) . In tutto 5 ufficiali e ·l 570 soldati . Non vi sono trnppe del genio rna solo uno stato maggiore cli 20 ufficiali. Il totale dell'esercito permanente è di ·18,270 uomini. Il servizio comincia a 22 anni compiuti e dura 7 anni in prima linea e 3 nella milizia mobi le; quindi fino al ,\.5° d'età restano·

(l) È s tato accettato sullo scorcio del 78 un cannone a retl'Oc,irica di 8,4.

E PER IODICI

435

ascritti fra la guardia nazionale e dipoi nella lanclsturm o milizia territoriale fino al 50°. La flotta possiede 30 vapori, una parte corazzati, con Hfi. cannoni e 92 legni, a vela con H9 cannoni.

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Ch1:ite1.l Se,·vice r,astitu-

tio~• · -- Volume XXIV, fasc'icoli num. 104 e 105.

La tatt·iect navale 'im. nuire aperto a·iJuto 11giiardo aU' odierno tipo dellena'Oi e ai loro me:Zz'i d'offesa e di difesa.. - Capitano EnMoNoo, R. FREMANTLE. - È lo svolgimento cli un tema dato per concorso da lla stessa R. U. Service lnstitiition e che fu giudicato meritevole cli premio. Sarà letto con interesse e profitto dagli studiosi di cose marinaresche (•I). Ecco il titolo dei singoli capitoli: i. Attuali armi delle navi (l'autore considera essenzialmente questi tre elemen ti: sprone, artiglierie e torpedini). -II. Tattica dello sprono. Azione cli singole navi isolate. - III. Evoluzioni - Ordinamenti cli squadra. Libro dei segnali. - IV. Strategia. Tattica . Combattiménto navale. Insegnamenti dtt 1·ica"Oarsi dalle esperienze di litro eseguite nel i 879 a Meppen dalla fabbrica K·t11pp . - Capitano C. Ono BnowNi,;. I prmcipali risultati sono posti a confronto coi risultati di esperienze analoghe esegu ite in Inghi !terra . Oggetto principale delle esperienze di Meppen fu la prova del nùovo cannone Krupp da cent. tiO. Dal punto di vista inglese questa prova era sopratutto interes5ante per le seguenti tre ragioni.: ,t O Il cannone da ti.O è la prima bocca a retrocarica la cui po·costi a quella dei cannoni inglesi da 80 e da '100 tontenza si ~a nellate (2); 2° Pere è fatto di acciaio; 3° Le stie ·dimensioni sono il prodotto delle e$perienze cli questi' ultimi anni. (l) La Rivista ma,·ittima (fase. luglio-agos to c. a.) ha pubblicato una traduzionP. pressochè completa di questo lavoro. (2) Lo scrittore non aveva ancora avuto notizia dei risultati ottenuti alla Spezia co~ nostro cannone da 100 (Nota del recensore).


4::.lG

Lll3RI

L'aulore lascia in disparle la quest:ono del metallo, gli esperimenti di Meppcn non avendo fornito sufficienti termini di confronto, e si occupa esclusivamente degli altri due punti. Le sne conclusioni souo cho il nuovo cannone Krnpp ò sotto ogui rapporto superiore al Cannone inglese da 80 tonnellate, sia por le migliori proporzioni della bocca a fuoco prussiana, sia per la maggiore sua lungh ezza in confronto dell'inglese. Il cannone inglese da ·100 tounellate regge bensì meglio assai di quello da 35 al paragone del cannone prussiauo; rna esso pure si risente dello svantaggio d'una minoro lun ghezza, ciò che del ro'ilo è un difetto generale elci cannoni caricantisi -dalla bocca, poichè non ::;i potrebbe in essi accrescere la lunghezza dell'anima senza accrescere in pari tempo le difficoltà de.I caric:imenLo, massime se trattisi di cannoni destinati all'armamen lo delle navi o <lolle toni casamattate. Lo scritto accenna poi a Yarie altre esperienze di tiro con cannoni cli minor calibro, il complesso delle quali avrebbe dimostrato: a) La bontà del sistema a retrocari~; b) La grande potenza e precisione di tiro delle bocche a fuoco -di L.al sistema: e) I vantaggi ofTct'Li dai cannoni giranti attorno alla bocca e 11011 a venti regresso. vitel'l'a nm,ale. - ,ldottamento di pfroscafi, ordinari a 8Copi di .giier-ra 1na,,1·ittiina. - DONALI) Cun111E EsG. - In tempo di guerra i piroscafi della marina mercantile possono essere adoperati pei seguenti servizi; 4° Poi servizio di posta (mail-pa.ckets); 2.° Come incrociatori tanto nell'offensiva che nella difensiva; 3° Come navi- dispacci (rlespatch-vessels) addetti ad nna squadra o stazione navale; ' 4-° Como navi da trasporto ; 5° Come cannoniere o navi-magazzeno. Vuolsi però notare che qui non si contemplano che i piroscafi atti alla grnnclc naYigazione e che abbiano una velocità di ,t2 nodi almeno. Ora di tali navi la marina merca nt.ile inglese non no possiede ucppure un centinaio; per clippiù, appartenendo esse quasi tutto alle compagnie marillime posta li, trovausi oguora sparso nello più lontaoe regioni oceaniche e torn<3relibc quindi diffi cile il poter lo raccoglier~ in caso di guerra . Lo scrittore è d'an iso che non più di 4/ 3 e forse soltanto 1/,1, cli esse potranno egsere ,l::;ponibili ol· momento del bisogno.

E PERIODlCI

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La s·ituazione ·militare dell'Italia. - Maggiore AnoAGH. - Qucslo scritto fu originariamente pubblicato daJIH « Augsburge1· Allgemet,ne Zeitung » del 22 fabbraio c. a., in occasione della polemica insorla fra la stampa italiana e l'austriaca a proposito dello pretese aspirazioni della « Italia irredenta ». L'essere qui stato riprodotto da uno dei più distinti ufficiali dell'ufOcio informazion i (intelligence branch) dello stato maggioro inglese il quale ebbe agio di studiare da vicino le cose nostre, conferisce allo scritto un particolare interesse . Vi si fa una breve dipintura delle attuali nostre condizioni mi litari, rilevandone i pregi od i difetti dal punto di vista, sì offensivo che difensivo. In gc11erale si riconosce che l'Italia molto ho fatto in c1uesti ultimi anni per completare il sno sistema militare; ma r~gt~no tuttavia da con ogger:;i p11recchi gravi clifotti, i quali potrebbero avere una sinistra inlluenza, sopra tutto nel caso di una guerra offensiva . Enumerate lo siugole forzo che com pongono il nostro esercito di ,1• e di 2• lineo, lo scrittore è colpito dalla man ifesta inferiori tà nnmerica della cavalleria rispetto alle altre armi . Cosi/falla spro porzione sarebbe poco sensibi le, qualora la guerra dovesse essere confinata nella pianura del Po e nelle a11igue regioni montane del Tirolo e delle Corniche; ma in una guerra otfonsiva che avesse per iscopo la conquista del Tirolo e dell'Istria, l'Italia doYrebbe puntare ad obbietti vi ben pitì. lontani, vale a dire verso Vienna o Budapest. Di qui la necessi tii cli una forte mossa di cavalleria per assicurare la marcio dell'esercito attraverso le regioni della Drava e della Sava, e per competere vantaggiosamente colla eccellente cava lleria dell'avversario. OILre la deficienza della c:ivalleria e, in genr.rale, la poverl.à dell'Italia in fa tto di cava lli , lo scritto fa risaltare le poco .buone condizioni della nostra rete ferroviaria per rapporto alla mobi litazione ed adun~ta clell'esorcito. L'autore crede che ben scarso aiuto potrà avere . l'Italia dai trasporti per mare delle società di na'i'igazionr., le cui navi a vapore egli fa ascendere a 79 complessivamente con una capaci là di trasporto di 70000 t.1ornini e 8900 ca vo lli . E se questi mezzi sono già poco adalli a sussidiare un movimento vorso la frontiera nord-est, mollo mono basterebbero per una spedizione sulle coste dalmate od albane:;i, come verrebbe suggerito dal partito il'l'cdontista. Lo scritto passa quindi in rassegna le nostre difeso, sì terrestri che man ttnne. Venezia, Verona, Mantova, Peschiera, Piacenza, Bologna, in uno parola le principoli piazze forti su cui è basata la difesa della linea del Po o dell'Appennino, mal rispondono allo scopo loro e. secondo l'aulore, dovrebbero essere completamenle trasformato.


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E PEIUOOIC!

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LIBR I

Roma sola, fortifi ca ta com'è attualmente, sarebbe in grado di arrc·stai:.e la marcia di un esercito vittorioso; qui adunquc comincierebbe una nuova fase di guerra. Quanto alle coste, le conrlizioni di di[esa ~ono anche meno liete. I priuci pali porti cd empori marittimi della costa tirrena, com prose le isole, sono in teramente aperti agli awicchi d' una noua nemica. L'Isola d'Elba offrirebbe a quosL'ultirua una buona base d'operazione con tro Genova e Livorno. Taranto, che a vrcbbe per natura un porto eccellente e facile a fortifi carsi, è in uno stato di quasi abbandono per mnncauza cli danari. Nell'Adriatico le condizioni di sbarco sono, è vero, meno favorevo li alle grosse navi, specie nella parte settentrionale della costa; ma i piccoli porti di Ortona, Pescara, Tlimini, Manfredonia ed altri si prestano ottimamente come punti d'accesso por rapide intrapre~e dirette ad interrompere la fer rovia litoranea, epperò la fl otta austriaca potrebbe ivi aver buon giuòco durante il periodo della nostra mobilitazione. Da ul timo si enumerano le forze di terra e di mare di cni potrebbe disporre l'Austria-Ungheria in una guerra, da sola 11 sola, con tro l'Itnlia. L'Austria (dice l'autore) non ha che uno o dne grandi porti da di fon dere ecl una breve ostensione di coste; ha perciò sull'Italia il vnntaggio di una maggiore libenà d'azione. Inol tre essa può disporre degli ottimi trasporti 'della società elci Lloyd. L'autore non deduce nessuna conclusione, ma il solo confronto delle cifre poste innanzi non è im•ero favore\•ole all'Italia. La frontiem rnsso-germanica nel 1880. - È uno scritto desnn to ,da due recenti pubblicazioni tedesche di cui ebbe giit nel occnpal'si anche questa HÌlvista (1). Istruz·ione ed inquadramento delle 'l"iserve presso g /ti eserciti esteri. - Capitano H. lliLDYARD (Contin nazione. V. Rivi-sta, maggio ,1880). Fer·roniem,ihtar•i, costr'lltte d:urante la guerra, russo·turca del 1877-78. - Cap itélno SALE. - In nessun'a ltra campagna la costruzione di nuove lince ferroviarie fu praticélta sn così grande scala come dai Russi nell'ultima loro guerra contro i Turchi. Ciò devesi senza dubbio nttribu irc alle speciali condizioni di quel teatro cli guerra , alla lontananza della hase d'o perazione russa ri spetto al medesimo, nonchl: alla durata sLe$Sa della campagna.

(1) J)eutschland's Nor dost - Grenze. Capitaoo Kmc1111urn n. - Vienna, 1880. Ber [no, 1880.

Die TJe(esligung und Yerlheiàigung àer de1<18ch-rut1ischen Gren:e. -

Tre furono essenzialmente le lince costrutte, non volendo tener conto dei lnvori ferrovi-0 ri di mi noro importanza: ,t ° Ferrovia Bender- Galatz. Questa linea era stata progettata ancor prima che scoppiasse la guel'fa; però uon ne venne in~ziata la costruzione che verso la fin e di luglio. Si voleva fa re dapprima una linea puramente 11:i li taro a tracciato speditivo, ma. poi in vista pm:e dei vantaggi commerciali che si sarebbero oltenut1 con una comunicazione diretta fra il Mar Nero (Odessa) e Galatz, le fu dato un carattere permanente. La lunghezza totale della linea fu di chilom . 30,\. ; te péndenzo non supomrono in generale il 1O per mii.le; le curve, tranne che nell'interno cli qualche stazione, furono descritte con raggio di oltre 600 metri . Parecchi corsi d'acqua dovettero essere attraversati mediante solirl i pon ti , il maggiore dei qual i sul Pruth r11 geuato in direzione obliqua al corso del finmc per approfittare d'u na strada di accesso giù esistente. La ferrovia venne compiuta in 1100 giorui, dei quali soltanto 58 furono giornate di lavoro; ciò che corrisponde ad oltre 5 chilometri per ogni giornat"3 . 2.0Ferrovia Fratesti-S·imm:itza. - Lunghezza totalechilom . 6{1-,360. Qu esta li nea fu incominciata alla rneth di settembre e, nonostante molte dirlìcoltà dovute alla mancanza di materiale, al tempo piovoso e ad altri accido.mti, potè essere compiuta nella fine di ottobre, però non venne esercitata che nel dicembre. Un grave ostacolo da vincere per poter trar profitto di qnesta li nea fu il passaggio elci Da~ubi~ presso Simnitza. Per tale passaggio fu a_doltato i_l si~tema dei cos~~eLt'. poni-i galleggianti, consistenti in grossi barconi d1 fer~o mun_1t1 d, un binario e di rampe mobili per l'i mbarco e sbarco de, ~ragom forroviari. Ciascuno di questi ponti era capace di caricare e tr·ansitare successivamente 470 vagoni al giorno (H ore. cli lavoro). 3° FetroT>ia Sistova-Ti1·nova. -- La costruzione di quesla linea in continuazione della precedente fu determinata il ,15 settembre ·1877, ma non potò essere principiata cho molto tempo dopo. Ln sua luughczzlt a costrnzione compiuta doveva es5erc di chilom . 1120 con pendenze massime del 18 per mille e curve di 1150m di raggio . I lavori in terra furono prcssochè interamente ultimati, ma i! soverchio ingombro \delle fer1~ovic rumane rese imgossibile. il ·trasporto del ~eces • sario materia le d'armamento; inoltre I mterrnz1one del p:issagg10 del Danubio a motivo del gelo sopravvenuto fece sospendere la costruzione di questa li nea . r m'ill'i vfaggt ·in Mesopot11;mia con 1··igucwdo al progetto d'itna ferr o1iia indo-med!itecrranea. - Commodoro V. LovE1"r CMcEnON. - La , 1


HO

LIBRI

comunicazione ferroviaria di cui s1 occupa questo scritto dovrebbe partire da Tripoli sulla costa della Siria, di fronte a Cipro, toccare Aleppo, Orfa (Odessa), Mardin, Mosol, Bagdad, Ahuas, Hinclian e terminare, per ora almeno, ad Abusir sul golfo Persico. Da qu<~sto uìtimo punto, e mediante altra diramazione partente da l\fosue per Herat e Candahar, la progeuata linea ferroviaria potrebbe allacciarsi colle ferrovie dell'impero indiano, qualora lo sviluppo della questione orientale rendesse ciò opportuno. Indicatore dei r'ÌIDolgimentci, dell'ebica adottato sulle navi della marina brita,nnica. - Signor. BEAUCHAMP Tow.&R (inventore del sistema). Piroscafi a doppfo timone e_ad elica -mobile secondo il sistema .Sadler . - Maggiore J. M. Movov. ll telemetro A.die. - Signor PATRICK Ante (inventore del sistema). - Questo misuratore delle distanze è basato sopra un sistema di cannocchiali e di prismi riflettori contenuti nell' interno di ciascun . cannocchiale. La dist:anza è data dall'angolo d'inclinazione che formano tra lÒro i ca~nocchiali, allorchè trovansi diretti verso lo stesso punto. Il congegno di questo telemetro è alquanlo delicato, richiede molta cura in chi lo maneggia; epperò difficilmente potrebbe adottarsi per usi campali . .Eliografia e telegrafia ottica mihta1·e 'in genel'e. - Maggiore A. S. WYNE . L'impiego dell'eliog!'afo fu introdotto fin da l ,j 875 nell'al'mata dell'India. Il suo primo esperimento pl'atico venne fotto durante la spedizione contro gli Alfridi ('1877-'78) e di,~de buonissimi risultati . In seguito venne adoperato su larga scala , sia nella guerra del!' A.fganistan, sia in quella contro gli Zul ù, ove rese notevoli servizi. Basandosi su tali esperienze, nonc.hè sui risultati ott.enuti ancv h e presso altre potenze (Spagna, Stati Uniti d'America), l'autore crede sia venuto il momento di dare al servizio dell'eliografia un posto stabi le fra gli ordinamenti dell'esercito inglese. Circa la conserlìazione delle calrla:ie a va:po·re. -:- Contrammiragli(} t . MunnAv ANSLEY. Del tiro di fucileria (rifle) nella marina britcinnica. - Luogotenente Joirn FEBnrs. - Questo scritto risponde ai seguenti tre quesiti relativi all'istruzione di tiro sulle navr stazionate (·in cornnvi.ssion) all'estero: ~ 0 Qtial è. il metodo d'istruzione vigente? 2° In qual modo viene praticato il tiro? 3° Come si potrebbe migliol'aré il sistema di istruzione?

441 Siil cannone-re'IJol'Ve1· sistema Hotchkiiss . - Signor B. HoTCHKlSS. lt un'a completa ed accurata descrizione di questo nuovo istrumento di guerra il quale sembra destinato a surrogare con vantaggio le mitragliatrici di qualsiasi sistema. Il cannone- revolver Hotchkiss è specialmente utile nel fiancheggiamento vicino (fossi asciutti) delle opere di fortificazion e, per metterle cioè al riparo dai colpi .di mano. Inoltre può essere impiegato a bordo delle navi da guerra per 1;espingere gli attacchi dei battelli torpedinieri e anche come cannone da sbarco ('I). Le principa li c.aratteristichc de! sistema sono: 1° Rotazione intermittente delle sole canne; culatta e congegno rimangono sempre fissi; '.2. 0 L'opQraziorie del caricamento, lo sparo, nonchè l'estrazione . del proietto hanno luogo nei momenti di riposo di ciascuna canna, evitandosi così i facili inconvenienti che si producono nel si8tema a rotazione continua; 3° Il cannone-revolver ha un'unica camera cli caricamento e un solo estrattore per tut.tc le canne, la qual cosa mentre semplifica assai il meccanismo, permette di dare una maggiore solidità alle singole sne parti; li: 0 Il con tracco I po della scarica è ammorzato da nna piastra massiccia fissa ta alla culatta, che lo ripartisce io modo uniforme su tutto il sistema( · · 5° Il meccanismo del cannone-revolver è fatto per modo da non aver bisogni cli utensili per smontarlo e ricomporlo. Il passato e l'avvenfre dei Tii1·comanrvi. - Professore Amrrnro V.u1llÉI\Y . Il celebre orirmtalista presenta in poche pagine un interessante quadro delle vicende storiche e delle condiziòni etniche di quelle popolazioni che, com' è noto, appartengono alla razza turca. Suo precipuo $COpo si è quello di porre in rilievo le grandi 'difficoltà che saprebbero opporre le genti turcomanne contro chi s'attentasse di attaccare il loro paese. L'autore cita a questo proposito · la . spedizione intrapresa lo scorso anno dai Russi contro la tribù dei Tekkeh . Le cause che maggiormente contribuirono alla cattiva riuscita di tale spedizione sono così indicate dal.l'autore: ,1° L'aver scelto la stagione meno adatta (luglio-settembre) per attraversare dei deserti; E PERIODICI

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· (I) È già stato adotta to in Francia, Russia, Danimarca, Olanda e Grecia, noncbè dagli Stati Uniti d'America, dal Chili e dalla Repubblica Argentina. La Germania sta facendo degli esperimenti in proposito. ANNO XXV, VOL. lii.

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LIBRI E PERI00ICI

2° La poca conoscenza dei Russi intorno alle condizioni topografi che del territorio che dovevano invader~; _. · , 30 Il fa lso apprezzamento del valore de, Turc?man~1 m _ge~eiale e delle qualità militari dei Tekkeh in part_ico_lare, 1 quali ult'.11:1 sono per molti riguardi indubbiamente super,or, alle al tre tnbu turcomanno. L'autore termina cruesto scritto accennando quale sarebbe, a suo ; ·~o 1·1 1uezzo {)iù sicuro r)er evitare un Cl)nflit.to che potrebbe a,' L ' . . , I . . sco ppiare fra l'Inghilterra e la Russia, qualora quest ~ tnna ~oten~a riuscisse a spingersi più adden tro verso il centro del! A~ia . ~aut_or_e pro pone cioè che la Persia abbia da esercitare una specie d1 pol1Z1a sui turbolenti suoi vicini del nord, stabilendo all'uopo un forte .cordone militare i cui punti principali dovrebbero essere ~forv, Mian~, Askabad, Kizil-Arvat e Cli at. Riuscendo essa in ta l guisa a tener m freno i Turcomanni, sarr-bbe tolto alla Russia ogni pretc1sto . per ~1teriori intraprese di conquista e casserebbero pertanto_ezianclr,o le cl1ffi deozo e rivalità da parte dell'Inghilterra . l\ia la Pers'. a ha g,.a troppo da fare io casa propria per potcr:;i assumere un cosdfotto mcanco; pol quale, d'altra parte, presentemente essa non avrebbe nè mezzi, . , . , ,r . . dl Dei traspo1·t'l. « mcinuah » . Maggt01 e_ '\,\ . L. _Gr-:onES, e 530 reQ'Q'irnento. - Qui l'autore tratta specialmente cli qnella catec>o . goria di trasporti che si effettuano cliretta~ente eIa1 so Idato o all'.immediato suo segnito per mezzo del someggio. . Questa specie di trasporti ha per l'esercito inglese una 1mportan_z~ tutt'affa tto [)articolare, costretto com'esso è a ~ornhattere p_er lo p1u in paesi dove le strade sono pl'Ossoc~è sconosciute e ~o,~e r1es~e .~1ua~1 sempre impossibile rare assegnamenti sopr~ ~ross_1 trami. Lo :cuttore si occupa successivamente d~I. trasporto.dei ~1vor1 (~mpr_esa l _acqua); , / delle munizioni, degli utens11L da za ppatori e dell e_q111 pa_gg,amento (vestiario) Ml sold..ito, scendendo ai ~iù minuti_ part~colan_ ~ ~dducendo anche, a conforto delle sµe idee, molti dati stat1st1c1 desunti dallo recenti campagne.

nè forze adeguate.

colbut•H'S

Vnitetl Se,•vice 111,,g,,~ine. - Maggio 1880.

n corrispo1~dente inilitci1·e del « Daily

1'eley1·aP_h ,, e l' es~1·cito_dell' Af1·ica crnstrale. - Il corrispondente _q uestione n~~ e .alt:.' che il Dr. Russell, noto anche per la sua &tona sulla guerra di Cr imea .

in

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L'articolo tende a ri battere le accuse d'indi:;cipl ina mosse dal Hussell all'esercito inglese che combattè nel paese degli Zu lu e nel Transvaal. CreoM,ne - Racconto militare. (Contiuuazione). La carrfora dell' e< lfuasca:r "· - Si rende conto delle vicende marinaresche del celebre monitor peruviano ch() ebbe una parte così splendida nell'attuale guerra fra le duo repubbliche del Chilì e del Perù. Attualmente I' " Huascar " 'trovasi al servizio del governo chileno che lo feée riattare, conservandogli però i I suo glorioso nome. . n segretario generale del Comandante -in capo . - L'articolista prende occasione dall'annunciato cambio del sogrntario genoralù per òiscorrece di alcuni obblighi inerenti a cruesto importante ufficio . Cogl'i ,frregola1·,i nella gucr-m contro gh Zulu. (Continuazione). Ricordi storici del3.2° reggimento fanteha leggera. (Continuazione) . - Comprende i l periodo di tempo dal if8,I 6 al ,1845, durante il quale il suddetto reggimento stette parecchi anni combattendo nel Canadà. R.ap·iclo sguanlo ai cam,p,;, di battaglia, (ranco - ger-manici. - Traduzione del maggior generale T. E. KNox . (Continuazione). Dà, qtiarfliermastr,i reggimenta/:i. - L'articolo si ri ferisce ad alcune proposte fatte in un. precedeuLe numero del Colbwm's U. S. Magazùie e tendenti a migliorare la posizione dei suddetti quartiermastri. (V. Ri'o'i.sta, mpggio ,J 880) . I ternpi dei d:uelt,i, nell'esM·cito . (Continuazione). 8ch1izz·i delhi 'o·ita sullci f1·ontiera nord-ow iclentale dell'India Ji l campo de·i,Rurnctni dwrante la 01:in'l!pagna clel 1877. - Capitano .Pmur H. B. S.uusuunY . (Continuazione) . Racconti eletta giwnli,a al castello. - Un Mr icchino ,:/ti, W e,_çt1winster. - .Btwna notte. Opernto ammo della Soc:ietà, nazionale cl•i, salvataggio . - Dal rapporto annuale di questa fil antropica istituzione, delle quale è presidente il dnca cli Northumberland, risulta che dllrante il ·1879 vennero salvati sulle coste inglesi 637 naufraghi . Grazie al pro:;pero svil uppo della S0cieti1, le isole britannictw trovansi ormai r.irconclate da una fitta rete di battelli di salvataggio, completamente arredati e nei quali prestano l'opera loro circa 25000 persone. Pel bnono e rego lare servizio di salvataggio le coste del Regno Unito sono ripartite in cinque distretti , ognnno dei quali è sottoposto all'assidna vigilanza di uu ispettore. Inoltre havvi un ispettore capo il quale risiede a Londra presso il Comitato centrale della Società. Ecco la ri partizione dei distretti: I. Distretto di Lond1·a. -- Dispone di 34 bat.telli cli salvataggio distribuiti fra Southend (imboccatura del Tamigi) e .Lyme Rcgis (costa meridionale deJl'Inghi lterra); 1


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LIBRI

II. Distretto di Bristol. - 70 battelli ; comprende la costa occidentale inglese e dell'intera provincia di Galles; III. Dù;tretto di Diiblino. - ,i8 battelh; abbraccia la costa nordovest inglese e tutta l'Irlanda; IV. Distretto di Edimburg. - 53 battelli ; ripartiti fra Svezia e Northumherlancl; V. D·istretto dli, Hnll. - 64 battelh; comprende la costa nord-est ed est d'Inghilterra. Totale dei cinque distretti : ~69 battelli di salvataggio .

Wajennji Sborni/,. -

Puntata di luglio e agosto.

La q1iestione dei sottu{(iciaM, nei 1winoipali eserciti e1iropei. - A. Dopo avere accuratamente studiata la questione dei sottufficiali negli eserciti tedesco, francese, austriaco ed italiano, l'autore chiude così la serie de.i suoi articoli : e< Vedemmo come in Ger« mania l'accesso al grado d'ufficiale sia chiuso per i sottufficiali, non e< per principio, ma in conseguenza dei requisiti che si vogliono e< in chi aspira a quel grado, e come, in compenso, siano ai sot« tullìciali fo tte tutte le possibili agevolezze, in modo da fendere la cc loro posizione onorevole ed ambita, e come alla fine della carcc riera il governo as:.<icuri completamente il loro avvenire sia col« l'assegnazione cli pensioni sia colla nomina a buoni impieghi civili. << In Francia i} facilissimo pc! sottufficiale il passaggio al grado di (e ufficiale. Il grado di ufficiale cadde perciò in basso e nel la sua <e caduta trascinò seco quello di sottufficiale. Si.no a questi tempi « tutte le misure prese per trattenere in servizio i sottufficiali si sono (< limitate quasi esclu$ivamente ad accrescere la paga di servizio e la pensione di congeclo; per migliorare la classe dei sottufficiali nel cc lato morale si è fatto sinora quasi nulla; fnrono invece tolte dal« l'esercito le fonti per completare i quadri dei sottuffic.iali con buoni << indi vidui . <e In Austria i sottufficiali si distinguono ben poco dai sem piici « soldati, l'unicà attrattiva per loro è la paga e la pensione; il con« siderevole numero cli individui che servono oltre la ferma obbli» gatoria si spiega colla misera condizione economica delle prÒvincie «· Orientali dell'impero. In Italia i sottufficiali sono cosi ben trattati REDIGER . -

E PERIODICI

« che dovrebbe sembrare scioltt, il problema di averli eccellenti; ma « questo scopo non si raggiunse : malgrado i sacrifici cli ogni sorta fatti « dal Governo, i sottufficiali lasciano ancora assai da desiderare, sia « per il poco amore della nazione al servizio militarn, sia per la fretta cc di completare i vuoti esistenti senza troppo badare alla qualità >> . La guetra, d:i steppe nel Tiirchestan. -E. U. - L'autore vuole dettar norme per condurre guerra siITatta .. cc I.a guerra cli steppe nell'Asia « centrale, obbliga ad agire in vaste regioni quasi disabitate, spesso (< sprovviste d'acqua e sterili » . Donde ie immense sa lmerie, la mancanza ili collegamento alle spalle, il carattere speciale dei punti <l'appoggio ecc.; il nemico poi colla sua numerosa cava lleria costringe ad una tattica speciale e ad un servizio attivissimo di sicurezza. In Europa l'obbiettivo per un esercito deve essere o l'esercito nem ico o un punto importante di.-ll teat.ro di guerra . Nelle steppe l'obbiettiettivo non può essere che un pnnto strategico; epperciò le oasi e le pianure fertili ; l'esercito nem ico formato di cavalleria è difficilmente rag- · giungibile, e se pure si riesce a coglierlo l'effelto dellà ,;confitta è per lui assai minore che per truppe europee, poichè esso sa sempre ritirarsi a tempo quando non lia speranza di vincere e non può disorganizzarsi perchè non ha organizzazione. Scelto l'obbiettivo, la via più breve per raggiungerlo sarà quella che obbliga per minor tempo a portar ~eco acqua e foraggio . È d'uopo assicurare la linea di operazione con forze scagliona.te lungo di essa e nel corpo di spedizione deve avere prevalenza la cavalleria. L'epoca della spedizi0ne dovrebbe essere il principio della primavera o la fine clell'autnnn.o, poichè nell'inverno non si trova che neve, nell'e5tate il caldo arriva a 50° e 1nanca l'acqua e l'erba. i1a mestieri che la formaz ione cli marcia sia tale cla permettere un pronto passaggio all'ordine di combattimen to sern pre a moti vo del genere di nemico che si ha di fronte. Tanto l'ordine cli marcia come quello di·combattimento difensivo clehbono essere informati, allo scopo princip'ale di copri re le salmerie: epperciò grandi quadrilateri formati dalla fanteria, nel mezzo i bagagli, la cAva ileria sparsa sul fronte e pei fianchi nel le marci e, e negli accampamenti, messa in riserva presso i bagagli nel combattimento; l'artiglieria dietro gli interval li della fonteria. Nel combattimento offensivo non bisogna lasciarsi trascinare dal desiderio della pronta decisione con un rapido attacco alla baionetta; i.I nemico asiatico non aspetta l'attacco ma si sbanda senza aver subìto perdite materiali e nulla gli iri1pedisce di riunirsi un'altra volta e spesso in forze maggiori di prima. Per obbligarlo a sopportare grosse parclitH


44(-i

UBRJ E PERIODICI

occorre un grande sviluppo di fuoco di fuci leria ed arLiglieria: l'agire al tri menti sarebbe un non trar profitto dei vantaggi presentati dalle armi odierne; epperciò nell'attacco lunghe e sottili linee di cacciatori con sostegni e riserve, cavalleria ai fianchi e alle spalle, senza dimenticare la scorta alle salmerie e poi lungo fuoco a piè fermo. Battuto il nem ico inseguirlo energicamente; una sconfitta senza inseguimento non ha sopra gli asiatici alcuna importanza, essi non conoscono che i danni materiali. L'autore passa in ultimo a trattare delle fortezze asiatiche . Esse sono per lo più a forma quadrata con torri agli spigoli; una forte1,r.a ha spesso diverse cinte concentriche. Il loro armamento è dei più bizzarri; sono cannoni lisci di tutti ii calibri con proiettili spesso non adatti ad essi; le guarnigioni, quando non hanno via di uscita, si difendono · qualche volta valorosamente, ma in genera le quelle fortezze col debole loro armamento , colla inscienza della guarnigione nel saperne trar profitto o colla trascuranza proptia degli Asiatici, non possono considerarsi come ostacoli innanzi truppe enropee . Un assedio regolare è perciò poco adatto : non fa che rialzare lo spirito della guarnigione, la difesa diventa accanita ed obbliga a perdere un gran ' tempo dando possibilità all'avversario di prendere misure· di soccorso. Una scafata ha anche i suoi svantaggi perchè accorn pagnata sp,~sso da perdite relativamente grandi per l'attaccante. Il meglio è l'assalto per nna breccia aperta nella cinta, precednto da un energico bombardamento dell'interno della fortezza, il quale può esercitare tale influenza sul difensore da indurlo alla resa senza combattimento. Cinqne ann'i d·i sto1·ia della conqwista del Ca·ucaso (48./2-1816) . N. DunuowtNA . Documenti che servono a ·racconta1·e le operazioni clel d!istacca•mento di Ritsciuk. - Operciz'ioni dell' 8• d-v1n..s,ione cli ca:valleria nella Bulgarili o·rientale d:wrante la gue;rm ritsso tw1·ca del 1877-1878. ~ N. A. YoN Foom·. Occnpazione della Bosnia. - K. P. Un cvnno a wvallo. - R'icord:i dli 1.in u/fi1Jia.le dello stato maggi-ore sufla giie1·1·a in .4'rmenia nel ./877-78. ·- N. ScNEUR. Ri1Yista b'ibliog1·afìca. Cronaca estera.

' somlARIO DELLE HATERIE

contenute nelle dis1lense di lug·lio, agosto, settembre 1880.

ALTRE NOTE SUL REGOLAMENTO D'ESERCIZI ·DELLA FANTERI A. JF, S isw oudo, maggiore di stato maggiore . . Pag . 5 0PERAZlONI NELLE VALLI DELL'0GLIO E DELL' ADDA (1866). G. ne1•1elli. . . . . . . . . . . . . " 21-129-326 _ LA DISCIPLINA DEL FUOCO . - F. 11,oeatelli, capi tano di fanteria " 1::3 _ STU DIO DELLE DEFORMAZIONI NELLE PROIEZlONI CARTOGRAFICHE. Luigi Gileua, capiLano d i stato maggiore. . » 72-176-357 LA TATTICA DELLA SITUAZIONE. - G. \V. lii . . . . . . " 96 _ IL VAIUOLO NELL'ESERCITO E PARTJCOLARMENTE NELLA GUARNI- , GfONE DJ HOMA. - p . IE. l'Hauayrn . . . . . . . • 1 3 _ LA PITTURA MlLITARE. - 'i'Htorio 'l'urletli, l enente commis::. sar i o . . . . . . . . . . . .---,, 222 .., SULL' ALIMENTAZIONE DEI CAVALLI DI TRUPPA . - G. G. ,t;avig lia, capiLano ve ter inario . . . . \ . » 297 , LE TORPEDINI. - A, 'l'raiani, m aggiore dèl .g enio » 38t: '-

l,ibri e pe1·iodlei.

···.,,_·, ' '

ltalicmi. La tatlica studiala cogli esempi . -- P IETRO VALLE. . Pag. La guerra e i suoi momenti. - LUIGI AsMuNoo . . . . » R elazion0 ufficiale sugl i ani mal i esposti al concorso agrario · r egionale di CallanisseLta. - FOHTE LUIGI . . . » La spedizione dei mille. - CuNIBEBTI FELICE . ,, Ann uario scientifico ed industrial e . . . . . . . . . » L' Afganistan nel conflitto eventuale fra l 'Inghi l terra e la H.ussia. - Cos1Mo BERTACCHL. . . . . . . . . . . . » Sulla trasformazione degli attuali sistemi militari. - VISIOLI ~ » TULLIO .

105 256

260 263 264 · 407 408

F1·ancesi. Atlas de l'Europe militair e. - E. DuBAIL Petg. 107 Manuel de steatégie. - H. C. F1x . » 109 La guerre d'Orient en '1877- '1878 . . . . » 269 » 272 Pt1.ris et ses fortifica tions. -: EuGÈNE TÈNOT . . . . L'éta't mi lit.aire des principales puissances étrangères au printemps de '1880. - S. R ,\U . . . . . . . . . . » 274 L'année mi.li ta ire. - AMEDÉE LE FAURE . » 275 Joumal des sciences mili Laires . » 288 Le Spectateur m i li taire . . . . . . . . . . » 2fl'I Service stra tégique de la cavalerie. - E. LrBBRECHT . » 410 Les forces nationales. - SMISSEN . . . . . . . » 413


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· Tedeschi.

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Der na turgemasse S tiefel. - STARCKE . . . . . . Pag . 112 Die militi:ie-Dampfkùche und Bade-Anstalt. - ~- Dr NERÉE. » 113 Die geschlossene SchlachLfront und das Gruppensystem. - A. R OSSETTI V. ROSSANEGG . . . . . . . . . . . » 114 Beiheft zum Militar-Wochenblalt 1880 . . . . . . . ,, '116 Organ der Milit~i.r W issenschaftlichen Vereine . . . » 121-428 Die Brucker Cavalerie-Manover des J ah!'es 1879 als militariséhe Studie bearbeitet. - AnoLF voN HonsETZKY. . . . » 278 Ueber clie Thi:itigkeit der Feldtelegraphen in den jùngsten Kriegen . - BUCUHOL'tz . . . . . . . . . . . » 280 Das schwirnmende Flottenmater ial der Scemi:ichte. - I. F . KRoNtNFELS . . . . . . . . . . ~ . » 287 Streffl.eur's Oesterreichische militi:irische Zeitscrift . . . " 295 Neue Militarische Bliitter . . . . . . . . . . » 295-426 Militi:i.rische Klassiker des ln-und Al'.lslancles. - MAREES » •1:'14 Disciplin une! Hunianiliit. -- H.mcHENAU . . . . » !f'.l 7 Jahrbùcher for die deutsche Armee und Marine . » -1-21

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Inglesi . .Tournal of thc Royal Uniteci Set·vice Institution Colbum's Uniteci S ervice Magazine . . . .

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Russi. Wajennji Sbornik . . . . . . . . . . . . Pag . 125-1~41 Turkestun~kji. Krai-Apit Ubajenno-statis tiuska:wo obozeienia Turkestunskawo wajennawo okruga. - L. T. KosTENKO n 419 Hivista este1•a.

Occupazione nella Bosnia e nell'Erzegovina. . . . . Prig. Il ser vizio delle str ade ferrate pr esso l'eserci to francese » li vettovagliamento durante la radunata e lungo le linee di tappa nelJ'esercito tedesco . ' . . . » La scuola di tiro di Spandau . " La tassa militare in Germania . . . . . . . . » La te ~ull~ t~ss_a ~1ili_tar~ i~1 ~ us_tri~-U.ng~1er_ia -~3 ~rn~n~ 8 l l campo trincerato di Parigi . . . . . . . . . . » Il vettovagliamento dell'esereito tedesco duranteleoperazioni » Alcuni appunti sulla marina francese a pt·oposi to del bilancio ordinario del 188'1. . . . . . . . . . . . . » Ordinamento del treno austr o-ungarico . . . . . » Le condizioni sanitarie dell'esercito Austro- Ungarico . . . " I comandi s uperiori ed il servizio di s ta to maggiore in Germania, Austria -Ungheria e Russia . . . . . » L'istruzione sul Lir o per la fanteria r ussa . . . . . » Consumo di munizioni d urante la campagna del 1877-78 . » Nuovi cenni sull'artiglieria campale francese . . . . » Lavori eseguiti nel 1879 dall'is tituto geografico m ilita re Aus troUngarico. »

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