RIVISTA MILITARE ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E STORIA MILITARI
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Serie lII. -
Anno XXV
, Tomo II.
ROMA, 1880 VOGHERA CARLO, 1'IPOGRAF0-ED1TORE Via Nazionale.
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p roprieià letteraria.
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L'uso dell e locomotive stradali nei diversi rami della agricoltura, nella industria e nel servizio militare va ora generalizzan·dosi così rapidamente che ci lnsinghiamo di far cosa grata ai · nostri lettori ritornando sull'argomento che abbiamo gia trattato due volte in questa Ri.vista nelle dispense dell'aprile 11876 e del gennaio 4878. Nell'aprile del 1876 scrivevamo tra le altre cose che i l primo Italian,o che si occupò serimnente del problema della locomozione a vapore sulle strade ordinarie fii wn, 1h/ficiale del genio , il commendatore Virgi1iio B01·dino, il quale costrul per i suoi esperimenti due vetture a vapore, ossia un calesse a 3 ruote ed una elegante vettura alla Dumont a 4 ruote. · Morto il generale 13ordino in Firenze il 9 dello scorso maggio, non era più probabile che le dette veLlure venissero ulteriormente adoperate; anzi già sin dal 1865 quando il generale perdè l'unica sua figlia pel cui svago aveva costrutto la vettura alla Dwnont, quelle macchine giacevano inoperose senza che nè al generale nè ad altri cadesse in mente di rimetterl e in uso. Perciò la vedova risolse cli venderne una e regalare l'altra generosamente al Museo Industriale di Torino.
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Assuntoci l'incarico di tradurre in atto questa risoluzione, pensammo sulle prime d'inviare a Torino il calesse a 3 ruote perchè ci era sta.Lo detto che il 'Bordino si fosse appunto servito cli quell o per i suoi primi esperimenti, nel qnal caso avrebbe avuto la data del 1836, e quindi un grande pregio storico. Ma in seguito leggemmo fra le memorie lasciate dal generale e pt'ccisamente dove parla della vettura _a vapore cli ;\facerone, queste parole: lo scrivente tentò pwre di prodwrne wn saggio 'in Tor ino sostitiiendo però altra forma di ge1ieratore 1,er rende1·lo espiv,·_qabile; ma l'azione del fiwco contiwu,ò in modo quasi identico a q1ielto ùidicato . Tnolt1·enon 'm; emno allora in Torino of!ici?ie atte a prodiwre in, modo conneniente gli ordigni escliisimi a tal r1enm·e cli, mac1;hine. Pe1·ciò q1.iella p1·ima prova 1·estò infnitti,osa. Facemmo all ora accurate indagin i, e venimmo a sapere che al cal esse non si era posto m,Lno che nel ,f 832, adoperandovi probabilmente qualche parte che prima appal'teneva alla locomotiva costrutta nel 1836, e cl1e per conseguenza non si poteva assolutamente presentare come fabbricato in quell'epoca. D'altra parte siccome era logoro dall'uso e più da.Ila incurin, e costrutto ino ltre per ripiego e da operai poco adatti, si slabilì di inviare al Museo la vaporiera alla Dumont che era ancora nuova. Ed inl'atti, Lrnnne per alcune corse di prova in Torino prima ancora che fosse Yerniciata, non era stata: mai adoperata e non le si diede l'ulLima mano che nel luglio ,f 863, quando la figlia del generale era già a letto aggravata dell'ultima sua mala.LLia. Di più era questa veuura megli o lavot'nta, ecl essE}ndo l'ttltima costrnlla, av~rn in sè tutti i miglioramenti che quel paziente ufficiale dopo 30 anni circa di studi , di costose prove e riprove era riuscito ad introdurre in questo genere di macchine. E questa macch ina oggi fa bella mostra di sè in quel museo, nel quale, per dirlo colle parole stesse clel suo Vice-Direttpre, si terrà esposta al pubblico insieme alle colle:rioni di niecccmica, e sel'virà cl,i, esem1pla1·e sto,1·ico per attestare l'appliwzione fatta da imi1itelligente ed erndito alto fiv,iziona1·io italiano, della forza del vaporealla locomozione delle ·vett'wl'e sulle sh·ade 01·dinarie. Non trovammo alcuna descrizione o memoria sulla corriera da post1l che il B'orcl.ino fece cosLrurre nel 1836, modellanclol~t all'ingrosso sulle vetture a vapore che in quegli anni avevano maggior crediLo, cioè su quella del Ma.cerone (Londra.1833), su quella simile 1
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dell' Asda. (Parigi-1835) e sulle altre che certi negozianti tedeschi nel 1836 fecero cor.rere da Holstein a Manghein ed Am burgo, e da Strasburgo a Baden . Nell'elenco delle privative pubblicalo nella Ga:rzetta ufficiale del il6 gennaio •I860 si legge che il Bordino prese i I criorno 6 lug!io 1859 la privativa per 6 anni per due speci~ di vettu:e a vapore, cioè per una acl uso ptibbl-1'.co e per un'altra ad iiso pri'vato . , La ~ld~ia descritta _nelle carte presenlate per ollenere la privativa è smule a quella ciel calesse e della veLlura alla Dwnont cli cui abbiamo parlato più sopra. Consiste in un focolare di rame simile a un cli?resso a quel!o delle locomobili ordi na rie, porta però nna appendice parallelep1peda contenente i Lubi boll itori, i quali dalla parte superi ore del focolare scendono .in bo·iù obliquamente , e mettono capo a~ una camera a fumo che trovasi fra i due assi, sollo Ja cassa dove siedono i viaggiatori. I tubi bollitori erano nel calesse, ma non ne contammo che 32 nella vettura che fu spedita al Museo. Il c~lesse fu disfatto .per essere venduto come rottame, non essendosi trovato a cederlo com.e macchirnL utilizzabile. In esso il condotto d.el fumo era formato da un ampio serbatoio per l'acqua d'a llimentazione, a pareti sottili di rame, che s'appocro-iava co i fianchi sul~a_p,u:te parallelepipeda della caldaia . Cosi l'ac~;a era riscaldata a~t1c1~atamente con economia considerevo le, e la sch iena dei viaggmt~r1 non era molestata dal calore dei prodotti del la combustione. Altr,1. serbatoi per l'acqua d'alimentazione riempivano i sed ili posti nell interno della c.assa per i viaggiatori, e nello spaz io ad angolo acuto che trov~vas1 fra In faccia inferiore del parallelepipedo ora accennat~, ed 1l foco lare. Nella. vettura alla Diwiont anche il sedile del cocchiere conteneva un serbatoio per l'acqua di alimentazione. Naturalmente tutLi questi recipi enti erano in comunicazione l'nno coll'altro mediante tubi. _Il Bordi.no diede una forma così originale alla caldaia acciò 1·iusc1.sse legg1~ra, elesse molto vapore ed un aspello alla intiera macchina ~he s1_sc?stasse il meno possib ile dalla forma delle vettu·i·e co1:11un1. E v, rmsvì benissimo. Diffatti la ,,ettura alla Dwnont che urntamente a.I calesse trovavasi in Firenze, dove abitnvail 0o·enerale mentre con cava Il'I veniva - · · conciotta l . alla stazwne per essere spedita' 1
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al I\1useo Industriale, fu dai più scambiata per una vettura comune, e corse voce che fosse quella dell'arcivescovo .. Nelle caldaie del Bordino il foco lare ha superiormente due appendici laterali di forma semi-parallelepipeda, e fra esse si alloga la scorta del combustibile, la quale perciò sovrasta al focolare . Per l'alimentazione del fooco il cielo del focolare ha un usciuolo munito all'ingiro da una balaustrata per imped ire che il combustibile cada intempestivamente nel fuoco ad ogni aprirsi del detto usciolo . Per visitare ed assestare il fuoco, per nettare la graticola vi è sulla faccia posteriore del focolare un'altra porticina simile a quella che trovasi cl' ordinario nelle caldaie, però costrutta in modo da aprirsi internamente. Due domi cilindrici posti sopra il focolare contengono la presa del vapore e le 2 valvole di sicurezza, una delle quali chiusa con chiave speciale. La graticola del focolare è mobile in modo da potere, ove occorra, togliere ad un tratto tutto il fuoco. Il Bordino adoperava sempre 2 cilindri e 2 trombe di alimenta:zione con una corsa eguale a quella dei cilinclri .. Nel calesse disfatto i cilindri erano esterni, la vettura alla Dwmont li ha interni e per conseguenza la sala motrice è piegata a gomito con due manovell e ad angolo retto l'una coll'altra. . ' Le vetture a vapoi·e del Bordino riposano sempre su. molle di forma ordinaria. Lo sterzo è analogo a quello adottato da.I Thomson alla sua locomotiva stradale, giusta il disegno datone in questa Rivista nella dispensa dell'ottobre 11869, ed a quello che si scorge in quasi tutte le vetture a vapore di quei tempi ; consiste cioè d'un albero verticale munito superiormente di manubrii orizzontali a portata della persona che dirige la vettura, ed inferiormènte di un · rocchetto che incastra con una dentiera ad arco fissata alla. sala che porta la rnota o le ruote dell'avantreno . La persona che dirige sla assisa sur un sedile collocato a bella posta sull'avantreno, e può volgere lo sterzo a piacimento a destrn od a sinistra servendosi a questo scopo dei manubrii sopra accennati. Mediante una leva può aprire o chiudere l'introduzione del vapore nei cilindri , e mediante un'altra il freno; così ha i mezzi per arrestare, ove leva serrare od allentare , occorra, iniprovvisamente la ·vettura. Le casse dove siedono i viaggiatori sono simili a quelle delle vet-
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ture comuni; nelle vaporiere ad uso pubblico il Bordino propose di farle simili a quelle degli omnibus, però senza panchette sull'impe-riale dove non si sarebbero allogate che merci e bagaglio, i vi~g.giatori essendo lassù troppo molestati dal forno . In caso di gran concorso si sarebbe rimediato coll'attaccare alla vaporiera due a tre vetture speciali a due ruote che verrebbero munite al fondo in caso di bisogno, ~l'una scorta d'acqua per l'alimentazione dell a caldaia. Il Bordino applicò a ciascun lato delle sue vetture un sistema di leve, mediante il quale, serrando una vile, si preme con una sbarra contro un sostegno disposto sul terreno, od anche direttamente contro il suolo, nel caso che sia abbastDnza resistente; si solleva con questo mezzo la ruola motrice per ritrarla dalla melma in casi di accidenti , ovvero per toglierla da posto ed esamina.ria. Il macchinista occupa un sedile agganciato alla parte posteriore della Vettura. · Non occorre aggiungere che la macchina è provvista di tutti gli accessori occorrenti, cioè d'un, manometro, di un tubo indi calore del livello d'acqua.nel la caldaia, dei rubinetti di prova, del fischietto ecc. Nella forma generale ,~sterna della vettura alla Diimont il Bor<lino si avvicinò molto a quella di Scotl-Ilussel ·che n~l 1834 viag.giava in Iscozia sulla strada che da Glascovia mena a Paisley. Fra le carte del generai e trnvammo un ,progetto completo per un servizio pubblico di locomotiv·e stradali tanto per i viaggi.atori quanto per le merci. La descrizione della. locomo tiva co rrisponde in massima parLe alla vaporiera a calesse che venne disfatta. Il JJroaetLo . o · termina colle seguenti parole: Possa ad111nq1.ie questa breve ed impe1·fetta esposizione invo,qlian q1.ialcuno p1·ope1iso al benè dell'i1,rnanità, a porre in prat-ica tale siste1na là doM non può giwngere il beneficio cl'ima f'errnvia e q1.1,ello d'wn; ben ordinato e possente se1·vizio a cavalli . .Ma i voti del generale non dovevano compiersi, come dicemmo già in questa Rivista nell'aprile del 11876, il progetto del Bordino pregevole pe1' tanti 1·iguwrdi non potè attecchire 1Je?' gli ostacoli d'ogni nianiera che ,gli si suscitarono contro, ostacoli. che giunsero'persino a render vana l'azione di società che era.no h1 procinto di costituirsi per applicare quelle locomotive. Ed il generale mori va con poca speranza che le sue macchine un _giorno venissero di nu.ovo poste .in movimento; anz i negli ultimi
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anni scoraggiato affatto, d'ordi~ario non ne discorreva che per fare il conto di quanto se ne sarebbe potuto ricavare vendendole come rottame. Vedeva benissimo che per i grandi miglioramenti introdotti nelle locomotive stradali in questi ultimi an:qi, le sue, pregievolissime ed ottime per i tempi nei quali furono costrutte, mancavano cli solidità e di semplicità per competere con quelle d'oggidì in un servizio pubblico. In alcune note scritte dal generale stesso, e pubblicate nel Giorrwle d'artiglieria e genio del 4875, éL pagina297 cl.ella part: 2" si leao-e relativamente alle due macchine che 'il generale lasciò more;do: queste clue rn,acchine se1·vi'vano ad esper·iment·i cìi maxiinum; e cli 1wvn,i m,u1n; envno le pre1nesse di 'Wn sillogismo che clo-veva 1iella . condusione fissa1·e le basi teorico-p1·atiche per v,na qi1,alimque applicazio1ie in condizioni determ,inate di libogo, cli: peso ed~ tempo . E q1Lesta conclt1,sio1ie se1·1Je di tema ad una part1,colciregg1ata ilfemoria che i l genemle Borcìino si1·ise,1·1Jadipibbb_licare asuo_ t~mp~. Tn essa date le conclizimii a. cibi de1Je soddlisfare iin se1·vizw si,CL militm·e sìa civile, S'i t1·ovci la /'or·mola teori,co-pratica per cleter1nirwre la f'o1·z.a niot1·ice necessaria. Cercammo questa Memoria fra le· carte ·del generale col desiderio cli renderla di pubblica ragione; ma non ne trovam:mo traccia. l i progetto accenmito di sopra data dal ,1850 circa, e non possiamo supporre che sia quello al quale il generale vo leva alludere nel 18'75 quando scriveva le parol_e che abb iamo ora riportate. Esso era steso in triplice cop ia, e noi preaammo la vedova di spedirne una al Museo industriale unitamente ~!la vaporiera alla. Dumont ed un'altrn alla Bibl ioteca militare di Torino, ritenendo la terza per sè, cosa che la Bordino fece di buon graclo. 1
II . Nell'articolo da noi inserto nella dispensa del gennaio 11878 facevamo osservare che mo!Li stab ilimenti i .quali non s'occupava.no affatto di loco~otive stradali, ovvero le t.rall.avano soltanto come cosa. secondaria, ora vi dedicano le loro più solerti cure, e ciò a
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motivo delle maggiori rich ieste che se ne hanno per l'agricol!.ura., per l'industria e per il servizio degli eserciti . I nuovi costruLtori ci dicono che le loro loè.ouiotive sono le migliori, che essi riuscirono ·ad ovvia.re a. tutti i difetti delle antiche; ma sono naturalmente asserzioni da non accettarsi senza: il beneficio dell'inventario . Ad ogni modo questo continuo incalzarsi cli nuovi tipi e l'incessante comparsa cli modificazioni tendenti a migliorare i vecch i sistemi ci at-· testano quanto sia. ferv ida la gara che sprona ingegneri e costruttori a perfezionare questo genere di macchine rendendole capaci di più economica ed estesa applicazione. Nello stesso modo che in arLiglier.ia i cannon i ad avancarica cedono il campo a quelli a retrocarica, nella agricoltura le locomob il i Jo cedono alle locomotive, e·si avvicina il n"iorno in cn i nel commercio, nel servizio delle miniere e delle cave e dietro la, linea. combatlente degli eserciti i cavalli-vapore delle locomoti ve stradali staranno ai cavalli animati' nel la proporzione in cui stanno oggi sul mare i piroscafi ni bastimenti a vela ed in commercio i car'ri o càrrozzoni Lirati dal vapore_a quell i tieati dai cavaW . Nella sola Ingh il Lena. si contano già circa 35000 canili sostituiti da locomo tive stradali; ecl il prog1'esso che vi si fa in queste maccbin~ è così rapiclo che si citano Je medesime come un segno noLevole della diligenza con cui in queila. terra, classica per costru-· zioni meccaniche, si attende allo studio delle macchine a vapore. Ogni locomotiva stradale, al pari di qualunque altra macchina,. deve essere atta al larnro per cui è destinata, ed all e circostanze in, cui lo deve eseguire. La. commissione nominata nel 1868 dal ministero della guerra inglese fu d'opinione che le locomotive stradali · che in Inghilterra convengono perTetta.menle , non sonò adatte al servizio dell'esercito in India, perchè non corrispondono al le condizioni locali cli quelle regioni . In un rapporto russo sul servizio delle Jocomoti ve stradali nella guerra contro i Turchi si legge che per quelle str<)-de molli e sabbiose si deve diminuire il peso alla locomotiva che altrove bisognerebbe rendere più pesante, e che bisogna modifical'e le ruote che dagli altri esercìti furono giud!cate adatte pienamente al loro scopo. Dunque un tip9 nuovo od una modificazione introdotta jn un tipo preesistente può essere cosa pregevolissima sotto certi punti cl i vista, ed essere non ostante poco conveniente pel nostro esercito, il quale,. 1
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a nostro modo di vedere, richiede una locomotiva che sia il più possibile semplice, solida e leggera. Perciò facendo seguito al nostro articolo del gennaio 11878 ci permettiamo di passare in rassegna le principali novità comparse d'allc1ra in poi in fatto di locomotive stradali, e d'indicare quali meritino di essere prese in considerazione e quali no per una locomotiva destinata a sostenere i disagi di una guerra anche lunga e faticosa. . La casa Aveling-Porter nella scorsa primavera fornì alla brigata ferrovieri in Torino una locomotiva conlenente quella stessa sostanziale modi(kazione che forma oggetto della privativa Aveling e Greig e che la casa aveva già pres'entataalle esposizioni di Bristol e.di Parigi. La medesima consiste nell'avere collocate quasi tutte le ruote dentate framezzo ai sostegni degli alberi, sostegni che sono formati -dal protendimento delle lamiere laterali esterne del focolare. Sull'alben a manovella sono ca lei.Lati due rocchetti a una data distanza .l'uno dall'Rltro. Fra l'albero principal\:) ed il secondario ve n'è un terzo fissato salda.mente alle lam iere che servono di sostegno, tenendole a sito e facendo per esse l'ufficio delle chiavi nelle costruzioni in mural.ora.. Quest'albero porta ·solidari i l'uno dell'altra, un lungo manicotto -ed una ruota ed accanto a questa il rocchetto della grande e quello della piccola velocità, a ciascuno dei quali corrisponde una rnota fissata sull'albero secondario . Mediante una leva a portata del macchinista si può far scorrere il manicotto sul l'albero, e far sì che il rocchetto della grande o quello della piccola veloci là incastri coll a ruota corrispondente dell 'albet'o secondario, oppure si può fi ssarlo in modo che la sua ruota di mezzo corrisponda allo spazio fra i due rocchetti dell'albero a manovella; in questo caso l'albero motore non partecipa al resto del movimento. L'albero secondario porta alla sua estremità destra ed esternamente alla lamiera che serve di so.stegno la mota che trasmette il movimento alla, sala motrice. Trovandosi così. le ruote quasi tutte fra i sostegni degli alberi, si ha mat:Yaiore solidità, si ·può fissare il volante più vicino al punto nn . d'appoggio e far sì che le vibraz ioni comunicate dal medesimo all'albero .cessino in gran parte; i rocchetti calettali saldamente all 'albero motore tolgono quella dannosa oscillazione che si osserva.va, ,-tal volta quando si facevano scorrere sop ra scanalature; il lavoro
·degli alberi sui cuscinetti resta pìù equamente ripartito fra quelli di destra e quei di sinistra, ·e si potrà perciò lavorare più a lungo senza scosse o sbattimenti; le 'ruote motrici sono state avvicinate di più alla caldaia diminuendo cosi di qualche poco la larghezza della locomotiva, ed aumentandone per conseguenza la solidità; per ultimo si evitò l'incastro di un piccolo rocchetto con una grande mota. Anche la casa Fowler costrusse delle locomotive con questtt nuova disposizione clel mov imento . Ma ai vantaggi raggiunti dai signori Avel ing e Greig si oppone che la tromba d'al imentazione resta troppo coperta, che talvolta, riesce diffi<~ile di far incontrare contemporaneamente la ruo(,a ed il rocchetto, che si ha l'aumento cli un albero é di lre ruote, e quindi maggior peso nellfL locomotiva, e maggior numero di parti soggette a guastarsi . Perciò questo miglioramento ottimo per una. locomoLiva stradale in generale, non ci pare adatto per una locomotiva militare senza prima· farvi qualche modificazione; si dovrebbe rinuncia.re alla doppia velocità e si potrebbe allora sopprimere l'albero e le tre ruoLe aggiuntevi; bisognerebbe però ritornare in questo caso al rocchetto scorrevole sull'albero motore. Nella locpmoti va in discorso fornita alla. brigala feri:ovieri osservammo inolli'e gli ingramggi d'acciaio fuso , le ruote motrici molto grandi, avendo 2m,,13 di diametro invece _di ,Jm;52 come per lo innanzi, un tamburo d'argano fisso alla sala accanto alla ruota sinistra,· fornito cli 9,1m di fune faLta di fi lo d'acciaio, .ecc., cose tutte delle qual i abbiamo già. discorso nella dispensa· del gennaio 11878, alla quale rimru1diamo il lettore. · UltimamenLe Aveling e Porter introdussero un importante.migli oramento nel tambnro d'argano, cioè lo costruirono in modo da potersi rendere a volonLà indipendente dal mo,,imento deìla sala sulla quale era prima calettato. Così si può svolgei·e tutta la fune metallica senza far muovere la locomotiva, ed è per conseguenza resa molto più spediLa la manovra occorrente per far superare ad un convoglio nn tratto di strada che fosse molto erto ovvero in pessimo stato. Si svincola il tamburo d'argano, si distacca la locomotiva da]· convoglio, si attacca saldamente a. questo il capo libero della fune, e si fa camminare la ìnacchina sinchè la fune si asi distesa per tutta la sua lunghezza; allora si calzano le ruote e si svincolano dalla sala,,
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si fissa a questa il tamburo d'argano e si mette la macchina in movimento; la fune s'anrolgerà. sul tamburo rimorchiando i I convoglio .sin contro la locomùLiva che starà ferma al suo posto. Ciò fatto si svinco la nuonmente il tamburo, si vincolano le ruote mo trici, si porta un'altra volta la rnacr~hina avanti per tutta la distesa della fune, e così di se·gL1.ito sino a che sia.si superato il passaggio difficile. Relativamente alle ruote a grande diametro dobbiamo aggiungere che nel bienn io 1878-79 l'fsen1p io del l?owler trovò imitatori; che ne compal'vero alle esposizioni cli Bedford e di Bl'istol. Però il loro uso continua ad essere assai limitato , e Fowler stesso non le introdusse ancora definitivamente nelle sue locomotive stradali; difatLi fra le tl'e locomotive che espose nel coL'renLe dicembre a, Smithfìeld una soh era munit~. di grandi ruote (2m,28 cli diametro). Qu indi per i mo tivi esposti nello sC01'$0 anno non cessiamo dal crederle poco convenienti per una locomotiva militm·e. I?owler trovò che le ruote a v"l'ande diametro hanno. sul terreno una aderenza superiore a quella: delle ruote di dimens ioni comuni, il che fu confermato da lle esperienze della nostra Brigata ferrovie ri. l)fa cpl sistema di trasmissione prescelto dal Fowler, i raggi per gli sforzi a i:ui sono sottoposti corrono pericolo cli rompersi all'estremità che si un isce al quarto della ruota. La loco moti va Fowler posseduta dalla nostra .Brigata ferro vieri , se avesse dovnto sostenere una I unga serie cli faticose esperienze sarebbe forse tornata dal campo colle ruote sconnesse; e ben se ne accorse il Fowler il quale l'anno scorso vi adattò una nuova disposizione pr ivil egia ta tendente appunto :-td impedire Ja rollura dei raggi . Questo privil egio del FowleL' consiste nel tornire internamente i quarti della rnola ed esternamente la grande ruota dentata che ora trovasi fissala ai raggi; quèst' nltima è tornita con dimensioni tali da ada ti:arsi a capello al quarto corr.isponclente al quale è fissala ·mediante ch iavarde . Ma r imane sempre l'inconvenienta d' un piccolo rocchetto che incastra con una grande ruota: Fowler segui ta ad aumenta.re il diametro di queste grandi n10te, à.ttualment.e ha in co~ struziori.e una locòrno LiYa le cu·i ruote motrici avranno il diametro di 3"',66. Un'al tra cas-a inglese assai esperta in questo genere cli locomotive, la casa C!ayton e Shuttlewo rth di Lincoln introdusse nel 11878 una altra import<111te modificazione nelle ruote motrici ; ne aumentò la 1
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:solidità e le rese libere su lla sala, trasportando il movimento di compensazione sull'albero secondario, il quale fa girare le ruote per mezzo di due rocchetti fissi alle sue estremità. Qui troviamo l' aggiunta d'un rocchetto e di una ruota, e non vediamo un vantagg(o equivalente nell'avere la sala fissa- piuttostochè mobile; epperciò neppure la novità introdotta da Clayton e Shuttle,,'orth ci pare opportuna per una locomotiva mili tare. Il sistema· per lo sterzo esposto da questa casa la prima volta nel ,1876 a Birmingham, incontrò a Parigi l'approvazione di persone intelligenti in fatto di locomot ive stradali, ed ora fa parte .regoh1mentare delle sue locomotive. Noi però ci r ifer-iamo su questo particolare intieramente a quanto ne dicemmo nel nostro articolo già più volte citato: La casa Walis e Steeveps cli Basingstoke introdusse nelle sue locomotive stradali un registro che collocò nel camino al di sotlo del puntò in cui sbocca il tubo di scappamento; questo registro si può chiudere a volontà dalla piattaforma del macchinista, e chiudenqolo all'uopo serve ad impedire che esca fumo dal camino quando si attravei·sano I uoghi abitati. Non è cosa necessaria per una locomotiva militare. Di' pii). questa stessa casa migliorò lo sterzo disponendo le ·catene del medesimo in modo tale da poter superare risvolti ad angolo molto acuto senza che perciò le ruote dell'avantreno urtino .contr;o le catene stesse; è questo un miglioramento da prendersi in considerazione. · In questo biennio abbiamo notato una generale tendenza. a coprire il movimento per ripararlo dalla polvere, a far le locomotive con focolare ampio e con minore scartamento, a costrurre locomotive · piccole, della, forza cioè cli 3 a 6 cavalli-vapore, ad evitare infine che la valvola cli distribuzione si righi in modo da dare po i luogo a nocevolissime fughe di vapore. La copertura del movimento è u_na bella co~a, perchè impedisce alla polvere d'infiltrarsi frammezzo ai pezzi confricantisi l'uno sull'altro, e cli consumarli facendo lo stesso effetto dello smeriglio; ma tutto ben considerato per una macchina destinata al servizio di un esercito più importa ghe tutte le pani soggette a sbatLer·e, a scaldarsi, a svitarsi ecc.; sieno sotco sott.o !.'occhio del macchinista, e di faci le accesso. Su strade polverose potrebbero tutto al più coprirsi di tela
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le parti ·che hanno maggior bisogno d'essei;e protette dalla polvere, come fece in Fi:ancia l' Albaret verso il •I 867, e come si fa ai giorni nostri in India nella stagione della siccità, quando le strade sono coperte d'uno strato di polvere di 5 e più centimetri. Il focolare ampio aumenta il p rezzo ed il peso della locomotiva, ma questo aumento e largamente compensato dal minor consumo tanto del combustibile quanto del la huniera del focolare stesso in conseguenza della. minore rapiclità della combustione. Anzi siccome l'aumento cli peso è cli poco rilievo, e non arreca, maggiore complicazione, e d'altra parte la macchina, in caso di necessità. può per J'ampie{za del focolare consumare in nn dato tempo maggiore quantità di combustibile, e quindi non .è difficile riscaldarla anche con combustibile di rifiuto, e con rami tagliati a norm~i del bisogno dagli alberi che fìancheggiano la strada, noi abbiamo sempre consigliato di fare i focolari grandi persino ·quando erano poco usati, e siamo tuttora dello stesso parere. Le nostre locomotive hanno appunto il focolare ampio cosicchè vi si possono bruciare anche le legna verdi. Uno scartamento minore dà alla macchina più solidità, ravvicinando mao·r,iorme1ite le ruo te ed il ,,olante ai rispettivi sostegni. È e~ • • vero che la locomotiv?, perde alquanto di stabilità sulla sua base; ma . di ciò non dobbiamo preoccuparci, perchè non si LralLa di una vettura destinata a manovrare su terreni molto disuguali, a superare dei fossi, come accade ai ·pezzi delle batterie, ma·solo a camminare su buone strade, od inoltrarsi tutto al più in qualche prato o campo dove trovisi collocato il parco delle artiglierie, nei quali casi avrà sempre stabilità ad esuberanzn,. Le piccole macchine costrutte da Fowler, Aveling-PorLer, Master ecc., sono uLili nelle piccole faLtorie in luoghi montuosi o per lavori special i. Per il senriz;o militare le macchine più convenienti sono quelli da 4 a. 6 cavalli.-vapore perchè possono. normalmente rimorchiare 8 a ,1O carri orclimiri del ·nosLro treno anche col loro carico completo; ed un convoglio di 8 a 11Ocarri è ancora abbastanza maneggievole sulle nostre strade provinciali e comunali, ed alle vetture che incontrasse per Via non reca maggiore incomodo di quello che recherebbero quegli stessi 8 o 11O carri se fossero tirati da cavalli . La legge francese sulle locomotive ~tradali che amme~te come velocità mass_ima 20 chilometri all'ora, limita a 25mla lunghezza del V
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.convoglio; ora un covvoglio di 8 a 1O carri che potrà rao-ofono-ere e<'.> e la lunghezza di 35"1, spinto alla velocità massima di 7 chilometri all'ora sarà. certamente meno incomodo d'un convoglio di 25m lanciato sop~a una pubblica via colla velocità. oraria di 20 chilomentri, come permette la legge francese. . Usando _loc~motive più piccole, per esempio di 3 cavalli-vapore bisognerà. 1mp1egarne 4 dove basterebbero tre della forza di 4 cavalli . Ora siccome per il servizio di ciascuna lQcomotiva, sia essa g'.'ande o piccola, occorre sempre lo stesso numero di persone, ne viene che con quelle piccole macchine bisognerebbe sottrarre al campo di battaglia un maggior numero di soldati per ottenere lo stesso risul taLo. D'altra parte le locomotive di 8 o '10 cavalli sono così pesanti eh~ non possono sempre passare sopra i ponti delle strade comunali e vicina!i, ~ dovrebbero arrestarsi davanLi a quelli che furono riparati provv1sor1amente, o furono costrutti con materiali d'incontro cosa che avviene in campagna, anzi ,anche dal'anti ai nostri pont/ militari costrutti col materiale di modello. Perciò crediamo che il vero tipo di l~comotiva militare sia quello di 4 o 5 cavalli-vapore, poichè quelle d1. 6 sarebbero già. troppo pesanti per i ponti di barche esistenti sul Po, come si. è veri~cato talvolta nelle grandi manovre; e quanto ai ponti militari potrebbero forse passare su quelli a barche successive Ja cui resistenza all'immersione non arriva che a 7550 chilogrammi, peso di poco inferiore a quello della locomotiva di 6 . cavalli-vapore pronta al lavoro, col tender fornito del suo carico di acqua e combustibile, che è di 7420 chilogrammi. Parlando di macchine di 4 cavalli-vapore vogliamo allu'dere a quelle che la casa Aveling-Porter fornì al nostro esercito, le quali al punto d'attacco del treno sviluppano una for:za di trazione di circa ,1000 chilogrammi, e perciò possono rimorchiare ordinariamente 8 carri clel treno ben carichi, convoglio d'una moderata Iunahezza o ' ehe forse non converrà estendere maggiormente trattandosi di percorrere strade nelle quali vi sarà molto traffico, come sono appunto quelle che trovansi dietro l'esercito combattente. Nessuno certo crederà possibile di far c1rcolare sulle nostre strade un convoglio lungo 126_m. quale era quello che si vide manovrare sul campo di Marte in Parigi nel gennaio del 1876, e nessuno negherà la poca comodità di 1
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un convocrlio di ;I 8 carri come se ne videro nell'esercito Russo, a meno che"' non si trattasse di strade ampie ed affatto sg~~l.br~. . La valvola di distribgzione del vapore tende semprepm a ngarSI'. perchè è ognora più premuta contro la tavola del c1 hndro su ~Ul scorre in causa della tensione del vapore che va am~ent~ndo pei la introd~zione delle caldaie d'acciaio. Vari tentarono d1 ev1ta~'e ques~~ inconveniente, e s'occuparono pure di questo. proble~a 1 due_prn grandi costruttori di locomotive stradali ~cl agricole, Cl~~ A~eln~~Porter e Fowler. Fowler cominciò sul finll'e del ,t 8'18 coli mt1 o~m I e in una sua macchina la valvola circolare di Churc, e ne _fu cosi soddisfatto che ora la applica a quasi tutte le sue locomotive. Ques~a stessa valvola fu pure adottata ultimamente dalla casa Marshf~l e figli: . Avelin cr-Porter costrussero or ora una locomotiva c~1e 1~un_1ro?o. di qùella ;alvola circolare che Web ideò per le loco1~ot1~e ferr~oviane. Il vapore agisce sulla faccia superi_ore e sulla :nfer10re d1. qu_este valvole in modo che esse non esercitano che u_na debole p1,ess1one sulla faccia su cui s'aggirano . Non occorre aggmngere che e q1iesta una novità da prendersi in considerazione. . Crediamo bene accennare fra le novità che hanno rappor_to al1e locomotive stradali comparse nel biennio, uno sgabello elastico pel macchinista costrutto dalla casa Brown e May. . .. . E per ultimo noteremo non :ma novità, ma un; ant1c~1ta ~se cosi possiamo esprimerci) messa m mos~ra nel ~ 8 19 a K1lb_urn nella · ·one de.Ila r·eale società cli acrncoltura inglese. La ..casa Aveespos1z1 · ~ lincr-Portar vi recò una locomoliva stradale che aveva g1a esposto a s"'roiLhfield nel ,1 860. Questa macchina che ,lavorò l~~evol~1en_te sino al natale del 1876 conferma quell_o eh~ abbiamo g1a scntto 1~ altre circostanze, ossia che le locomotrve d1 qu~sta cas_a possono fai servizio ,15 a 20 anni senza interruzione, e resistere nnpune~ente cruerra ' Nella: l:>cruerra russo-turca non diedero al• (·1·1saa1• d'u' l1a \unaa 0' n • • luogo cl1e a 1-ipara~ioni senza i~iporta1iza; l'esercito i_nglese ne · Ila 0cruei·i·a contro i· Zulu ' 1l che certamente non .avi ebbe fatto man done • · non le fosserisLlltalo dalla sua lunga esperienza che le locomotive ~~questa ca.sa sono capaci cli unbuon servi~io anche in quelle sel;agg_e regioni, lontane cla ogni officina meccamca: ne mandò 60 all ese1cito dell'India, dove sono impiegate spec1alment~ per trasportare bagagli, approvigionamenti ecc. aJJe truppe stanziate lqntano dalle 1
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stazioni delle ferrovie. Nel nostro Giornale d'artiglieria e genio del 1875 apagina456 della parte.2• si legge che la locomotiva d'Aveliug-Porter non fu mai causa di sosta durante il faticoso trasporto del ,f O cannone da centimetri 32 dalla fonderla di Torino al campo di San Maurizio; erano·50 Lonnellate sostenute da sole 4 ·ruote, ed il viaggio durò un mese. ·
III.
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Una cosa importante a conoscersi per potere ben apprezzare il vantaggio cha in campagna possono recare all'esercito le locomotive stradali, è la loro velocità normale, oraria e giornaliera, cioè il numero medio dei chilometri che possono percorrere all'ora ed al giorno . 1 La velocità oraria e la giornaliera sono due cose · distinte, e mal s'apponebbe chi co'noscendo la velocità oraria d'una locomotiva stradale credésse di poter ottenere la giornaliera moltiplicando la prima per 24· ; difatti il personale addetto al servizio della: macchina e del resto del convoglio ha bisogno di riposo, e quand'anche si volésse cambiarlo dopo un dato tempo resterebbe sempre la macchina la' quale ha bisogno di essere nettata dopo un certo numero . di chilometri, maggiore o minore secondoc~è Ja strada è più o meno fangosa o polverosa, secondochè il combustibile lascia un cumulo più o meno rilevante di scorie sulla graticola .o, di fuligin~ nei tubi ecc. Inoltre se si desidera che la locomotiva faccia un buon servizio per tulta la durata della campagna, non bisogna trascurare le piccole riparazioni appena se ne vegga il bisogno; è necessario aggiustare i cuscinetti e le chiavette che incominciano ad allenlai·si; calcare le ghiere, smerigliare i rubinetti, turare le commessure delle lamiere, cambiare le guernizioni dove si manifestino fughe di vapore o spandimenti d'acqua, ecc. In un recente rapn.orto sul servizio pubblico delle locomotive stradali nell'India si legge che mentre su ottime strade si percorsero qualche volta 90 chilonietri senza doverfermare il convoglio a causa
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della locomotiva, su strade fungose o polverose non si potè arrivare che ai 45 . Riguardo alla velocit~t oraria e giornaliera abbiamo sempre detto, e ripetiamo anche oggi, che le locomoLive stradali d' Aveling-Portet· nel nostro eserciLo so no capaci di un continuo e regolare servizio percorrendo 5 a 6 chi lometri all'om, ed al giorno 40 a 50 , ovvero 80 a •I00 quando si possa dar il cambio al macchinista, al fuochista, ed alla persona. che deve sorvegliare il convoglio camminando in coda al medesimo . Ma sventuratamente ci troviamo poco d'accordo su CJltesto punto coll'autorevole Giornale d'artiglieria e genio, e con altri scrittori di questa Jli'Vista medesima. Meni.re gli uni ci avvertono che non è PRUDE~ZA olt1·epassare di molto i 4. chilometri, gli altri ci beffano perchè ci SPAVENTIAMO di wn con'IJoglio che ca1nrnilni colla 'Velocità lli 8 a 10 chilometri all'ora; i primi vorrebbero che le locomotive stradali non si movesscro che ad una velocità inferiore a quella dei più pigri buoi, e p~rciò tale da renderle inelle alle esigenze di un servizio di guerra; i secondi al contrario vorrebbero la velocità d' un cavallo al trotto. Il Giornale. d'artigli&ria e 9en1'.o comi nciò col dirci che la velocità di.marcia non deve mai eccedere i 6 chilometri all'ora e che la più opporMma per 1.m buon servizio non siipel'a rnai i 4 chilometri all'ora (rnw, parte 2\ pag. 288) poi si fec.e a.cl asserire che la velocità delle nostre locomotive è di &. chilometri all'ora, nelle circost,1n7,e più favorevoli cioè sii stradein biwno stato e con, pendenze sino al 5 per °lo, e dai 4 ai .2 chilometri all'01·a negli altri casi, .il che vuol dire che la velocità. normale non può eccedere i tre chilometri all'ora . Il capitano Giletta che in Italia fu tra i primi a studiare Tapplicnzionedelle locomotive stradali al servizio militare, voleva da principio una velocità di 11O a 1~ chilometri al.I'ora, e ci venne persino a dire che la velocità di marcia può arrivare a 35 e 40 ch ilometri; ora è sceso agi i 8 a 11O(.lli·vista rnilita1·e, ottobre 11879 pag. SM). A nostro modu di vec!ereè imprudente l'avventurarsi ad una velocitià superiore agli 8 chilometri all'ora, e col vincolo d'una velocità media di iS non esiteremo d'assumerci la responsabilità d'un servizio qualunque, purchè fatto colla locomotiva d' Aveling-Porter, 1
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eh' è quella nella quale abbiamo piena fiduc ia avendo sulla medequalche misima percorso in varie circostanze di tempo e di luorro 0 gliaio di chilometri . ~n questa velocità. convengono quasi tutti quelli che si occuparono senamente dell'uso delle locomoLivestradali nella milizia. :.Vell'esercito a~stria~o dopo l'e.sposir,ione uni versale del 1867 si intrapresero esperienze lll proposito, e si scelse una macchina della velocità n~rmalc di n40 ~nel. ("/8 di miglia austriaco). Nella istruzione pubblicata nel maggio 1873 per il servizio delle locomotive stradali nel!'esercito inglese si fissa la velocità massima a 6436 metri (4 miglia mglese) all'ora. Nell'esercito francese si co minciaron o gli esperimenti nel ...,ennaio del 11876 colla velocità di 6 ad 8 chilometri, ma gli esperi:enti si facevano sul campo di Marlc, cioè sopra un suolo a livello e corris~o.ndente a quello di un'ottima. sLrada. Nel rapporto russo sul serv.1z10 delle locomotive stradali durante la guerra contro la Turchia s1 legge cli~ la velocità. di cui le macchine sono capaci è di 6400 a 7467 metn a 7 verste)se viaggiano con carico leggero , e di 5334 a 6400 111etr1 (5 a 6 verste) se percorrono bu one strade trai nando un peso e~ual~ a 5 v~lte il proprio. Al campo cli Oust-.Thora si perc?rse~o 3o ch1lornetn colla. velocità di 7500 metri, ma quando si viaggiava per servizio non si oltrepassavano i 5 a 6 chilometri all'ora. Le piccole ·velocità, ossia' quelle inferiori agli 8 chilometri all'ora servono in commercio pel teasporto delle mercanzie, e neali eserciti pel servizio del materiale, dei vi veri, degli ospedali e:c. Le velocità che superano gli 8 chilometri all'ora, e che tl'attandosi di locomotive stradali si devono dire grandi velocità, s'usano pel traino . cldagli omni bus, ossia pel ser vizio dei viaaaiatori eo , e non è bene mtro uri e in un servizio militare. Si faccia il calcolo dello spazio che occorre per arrestare sopra una buona strada un convoglio pesante, per esempio di ,f5 tonnellaLe, lanciato alla velocità di 1O ch ilometri all'ora, nel quale non si può far agi re altro freno che quello della locomotiva, e si vedrà se ho raaione dì dire che te grandi velocità non convengono ad una locomoti~a destinata a muoversi sopra ~t~·ade cosi frequentate come quelle sull e quali dovrà prestar serv1z10 una locomotiva militare in tempo di guerra. Sag1
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giamente l'ingegnere capo del genio civile della provin~i~ di ~ovara prima di dare il suo ·voto d'approvazione per un servlZlo d1 loco-· motive stradali, che nel 1875 si doveva. introdurre su alcune strade di quella provincia, volle accertarsi se il convoglio ~anciRto aHa s1~a massima velocità poteva improvvisamente arrestarsi entro lo spazLO· di 2 a 3 metri . . Le macchine fatte per correre con grande velocità. non riescono bene in certi terreni difficili nei quali può facilmente avere .a mµo versi una locomotiv~ militare; perciò dobbiamo scegliere un tipo piuttostochè un'altro di macchine secondoc_hè tr~tt~si di camminar~ a arancle od a piccola velocità.. Non altrunent, s1 regolano quelli eh~ sceJaono i cavalli cli nna conformazione piuttostochè di un'altra secondo~hè devono servire alle corse ad al tiro cli pesanti carri; e· gl' ingegneri delle ferrovie i quali scelg~no_loco~1oti ve .d'un .tip.o piuttostochè d'un'altro secondochè traLtast d1 destmarle a1 trem diretti od ai treni merci. Se nelle locomotive stradali destinate alle piccole velocità. non si toccò ancora ·,a pei'fezione, si giunse però da 'IO anni a questa. parte a tipi che sono di pratica utilità., ed invero noi vediamo che questo aenere di macchine va ogni giomo più moltiplicandosi. Altrettanto ~on si può dire delle macchine destinate alle grandi velocità. Gl'Ino-lesi si dedicarono cruasi esclusivamente alle prime, mentre i Franc:si si occuparono di preferenza di queste ultime, cosicchè quando il moltiplicarsi delle locomotive stradali rese necessario l'in-· tervento dellegislatore, in Inghilterra si fissò a 6436 metri (4 miglia all'ora) la velocità massima permessa sulle pubbliche strade, mentre in FJ:ancia si ammisero anche i 20 chilometri. (Nella legge del 20 aprile ,1866 si legge all'articolo 112°: la vitesse en rnm·cl~e ~~ dé~passera pas 20 kilornetres à l'heure). E la notevole sup.e n?nta:cle'. costruttori inalesi sui francesi si deve appunto all'essersi gh Inglesi dedicati ·quasi tutti alle macchine destinate a trainare grandi pesi a piccole velocilà. Diciamo quasi tutti poichè, per quanto ci è noto, dopo gli omnibus a vapore d'Hancock che nel 1835 percorreva~? colla velocità di ,J 6 a 22 chilometri all'ora alcune fra le strade pm freguentate di Londra, come quella che dalla banca conduce a ~addinaton· dopo la vettura cli Ma.cerone patentata nel 1833 che viagaia;a c~lla velocità media di 22 chilometri, e la vaporiera di Russeb 1
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che nel 183,i- faceva un pubblico servizio nei dintorni di Glasgovia, non si è fabbricata altra locomotiva per velocità. grandi abbashrnza da potersi adattare al servizio dei passeggi eri prima del 11870, anno in cui l'ingegnere Tho~son d'Edimburgo fece costruire quella locomotiva a 3 ruote ed a grandi cerchioni di gomma della quale si parlò in que$ta Rwista nelle dispense dell'ottobre '1869, febbraio e marzo ed aprile 1873. Fra le locomotive dei giorni nostri la Thomson è l'unica d'origine inglese destinata a grandi velocità, poiché fra tutti gl'ingegneri e costruttori, i quali, come dissi, hanno in Europa il privilegio d'una lunga .ed estesa esperienza., non uno sorse a fargli concorrenza. Thomson spedì le sue locomotive in varie parti del globo, ma l'unico sito nel quale vennero introdotte pel servizio del pubblico è l'India, e nel Pengiab ed altrove viaggiano dal ,J 8711 facendo il servizio delle merci e dei .passeggieri regolarmente, però sempre su strade con leggere pendenze ed in buono stato. Perciò il signor Crompton il quale fu ufficialmente incaricato d_ella direzione di alcune di quelle macchine, fa osservare che mal s'apporrebbe chi credesse di ottenere sulle strade che comunemente si incontrano negli altri paesi gli stessi otLimi risultati . Ebben~ in India meùtre la velocità normale per i convogli dei viaggiatori è di ,io a 1.2 chilometri all'ora, quando trattasi del servizio a.elle merci non si oltrepassano i 5 a 6. . Jacqmin professore di macchine a vapore a Parigi alla scuola degli ingegnieri di ponti .e strade disse nelle sue lezioni : en France on s'est t1·op attaché a la quest·i on de la vitesse, et les 'experiences tentées ... n'ont pas abonti à une verÙable o?'ganisation, de tran,sport ... l'avenfr cles locomotives roibtières est dans not1·e pensèe limitè au transport cles mcwchandises lotvrdes et cette taehe est cléjà considerable . Il nostro Bordino aveva fatto costrurre nel ,t 852 il suo calesse con tre ruote per velocità di ,1O a 112 chilometri; ma quando disegnò il la~clau per uso della sua fami glia, nel qual caso sarebbe senza dubbio convenuta maggiormente una velocità di 112 a 115 chilometri, si limitò ad una Yelocità normale di 6; seguiva i risultati di 2.0 anni d'esperienza. La velocità di 5 a 6 chilometri all'ora per i treni militari è la 1
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velocità normale della locomotiva che più di 100 anni fa, cioè a1 · tempi tli Gribea.uval, fece coslrurre l'artiglieria francese; è la velocità che si è stabilita ai giorni nostri in Inghilterra, I tal ia, Francia e Rus$ia, cioè dovunque sonosi iotrodoue le locomotive stradali pel servizio militare. Il (}i ornale d'a1·tiglie1·ia e genio a pagina 1106 della parte 2" del l'anno 11876, ci descrive una macchina fatta costrurre da Amedeo Bollèe,ìa quale può viaggiare colla velocità di 20 chilomelri all'ora; questa macch ina fu adoperata in quell'anno per r imorchi are gli omnibus sulle strade di Parigi. Ma è sempre il caso di una. macchina non atta al servizio delle merci, e perciò neppure al servizio militare. A grande veloci tà è poco il peso che si trasportn e su strade fangose o polverose ed assai frequentate. la gran quantità di fango e di polvere sollevata dalle ruote rende la macchina sommamente in.comoda. Inol Lre deve la medesima.avere grandi cerchioni di gomma, molle od a.llro che ntlu tisca le scosse alle quali e soggetta su strade aspre o sparse di ciottoli. Di queste molle, di questi cerchioni elastici non si sente il bisogno nelle macchine a piccola velocit1t, dove non farebbero che aumentare il prezzo ed il numero delle parti che più facilmente si guastano. Ed è perciò che le locomotive de.stinate a tutt'altro servizio che a. quello dei passcggieri, e quindi non munite di molle, se sono dotta.te d'ingranaggio tale che ad uno stesso numero di gi ri dell'albero motore possa corrispondere un numero ora più grande ora più piccolo di giri nelle ruote motrici, cioè se sono alle a ricevere una grande ed una piccola velocità, hanno sempre la grande velocità al disotto degli 8 chilometri all'ora.; e la piccola velocità è sempre all'incirca la metà della grande. Per e&empio le locomotiva che la casa Ransom Sims e Head espose a Parigi nel ,J 878, colla velocità di 1160 giri al minuto nell'albero motore, percorreva 4,827 metri, ovvero 24 13 metri di strada ogni ora.. Un'altra fatto grave milita. contro l'introduzione delle grandi velocità nel servizio militare, ed è che le stesse molle o cerchiature elastiche che sono necessarie alln locomotiva dovrebbero adattarsi anche ai carri. Il signor :;a.p ilano Giletta nel suo articolo inserito io questa Rivista nella. dispensa dello scorso ottobre, parlando in 1
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favore delle velocilt.t di 8 a ,JO chilometri propone : ca1·1·iadintelaiatiwa di /'erro nwntati su 'mote a grandi moz;:i e contenenti nell'int?rno ·una fasciaturn di caotchou,c, come qiielli di certi ca·r1·ozzoni cli hisso in uso sulle fei·rovie 1·usse. Le velocità inferiori ai 4 cilometri non convengono che nel caso speciali di grandi pesi, poichè allora la velocità è cosa di importanza secondaria. Convenà dotare la locomotiva. militare della doppia. velocità? Alla velocità di 180 giri per minuto nell'albero motore, che è la velocità più conveniente, oltre la quale troppo grande è il consum o degli organ .i è troppo precipitalo il gioco del vapore nel cilindro, a nostro awiso deve corrispondere nella locomotiva una velocità di traslazione di 5 a 6 ch ilometri a l'ora. La seconda velocità che si si vorrebbe introdurre. quell a da adoperarsi soltanto in casi speciali, sarà o maggiore o minore di 6 ch ilometri, sccondochè si desidera. di correre più rapidamente avendo la locomotiva sciolta ed atl.a.ccata. ad un treno leggero, ovvero cli tirarsi dietro con poca forza dei pesi molto grandi, o continuare il viaggio senza scomporre il treno per sal ite molto erte, strade ip cattivo stato o campi lavorali. Noi fedeli sempre al principio che la locomotiva milit~re deve essere semplice, solida e leggera il più possibile, non possiamo ammettere in essa una secondri velocità superiore a quella normale di 5 a 6 chilometri, porchè allora si dovrebbe complicare la macchina con molle o cerchiature elastiche, se non si vuole cadere nel.J'inconveniente di aver la. macchina sconquassata in breve tempo, ed anche perchè si o/Trirobbe al macchinista il mezzo di poter correre a precipizio, cosa sommamente incomoda e pericolosa. in una strada frequentata od anche semplicemente fiancheggiata da fossi o da paracarri; e chi ha fatto servizio sulle locomotive mili tari sa quanto sia grande la tendenza dei macchinisti militari a lanciarsi a. forte velocità. Riguardo poi ad una seconda velocità infer iore alla. normale <>ssia ad una velocità di circa 3 chilometri. come usasi generalmen~ nelle locomotive agricole, facc iamo osservare quanto segue. La forza del vapore fa girare le ruote postel'iori, le quali per mezzo del cerchione che d'ordinario è striato ovvero munito di piastre
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trasversali, si aggrappano, per così dire, al terreno e puntando contro il medesimo si sforzano di portare avanti la locomotiva col convoglio che è attaccato dietro . Se la forza d'aderenza delle ruote sul terreno è inferiore a quella che oppone il treno alla trazione, allora le ruote girano a vuoto, come vediamo succedere qualche volta nelle ferrovie quando si mette 1m convoglio pesante in cammino sopra rotaie umide. L'aderenza delle ruote col terreno cresce col crescere del peso della locomotiva. La locomotiva mili tare dovendo essere la più leggera possibile, avrà il peso minimo occorente per dare alle ruote l'aderenza necessaria a trainare co lla velocità di 6 chilometri sopra una strada compatta, un treno di 115 o 20 tonnellate. Ora se noi rendiamo la locomotiva capace d'una velocità di 2 1/ ,. o 3 chilometri all'ora, la macchina avrà bensì la forza di trainare 30 o 40 tonnellate, ma l'aderenza delle ruote sul terreno che è stata calcolata per la resistenza d'un treno di 15 a 20 tonnellate diventa insufficiente per un convoglio che oppone quasi doppia resistenza, e le ruote gireranno a vuoto. · Ed ecco perchè µoi abbiamo sempre eletto che alla locomotiva militare non s'addice la doppia velocità. La velocità quotidiana, ossia la lunghezza della tappa, ammettendo che si abbia sempre la comodità di provvedersi d'acqua e cli combustibile, dipende in massima parte dal personale, poichè le fermate dovute alla locomotiva, se questa è affidata ad un macchinista intellige~te ed attento ai suoi cloYeri, sono di poca importanza e si può viaggiare per 20 ore sulle 2k, facendo ogni giorno 80 a 100 chilometri. Ma per fare tappe da 80 a 1100 chilometri bisogna essere in grado di dare il cambio al personale, poichè un macchinista ed un fuochista non possono durare più di 1 O a 112 ore ~ulle 24 ; e questo servizio di 1 Oa 112 ore si può pretendern da serventi ben nutriti e ben pagati. Non saranno ,1Oa'12 ore consecutive, ma nulla impedisce quando si ha un doppio personale, di far sì che s'avvicendino nel servizio più volte durante la giornata. Di più sulla macchina il macchinista, il quale deve sempre stare in piedi , ed il fuochista, il quale sta seduto, possono barattare ogni tanto le rispettive attribuzioni rendendo così meno faticoso il loro servizio. Nelle fermate mentre gli uni attendono a provvedere acqua o combustibile, gli a.Itri netteranno i tubi, la camera a fumo, la graticola, 'stringeranno i dadi o controdadi che si fossero allentati ecc . 1
Con un solo macchinista ed un solo fuochista la tappa sarà di 40 o 50 chilometri ; le 8 a 1O ore di viaggio saranno naturalmente divise in due o tre qorse da fermate d'un ora o due per lasciare al personale di servizio il mezzo di riprender lena. La macchina di Schmidt che da Zurigo si recò al campo di Marte in Parigi passando per Belfort, fece 580 chilometri in 9 giorni, ossia in media 64 chilometri al giorno. Nel 1873 lo scrivente doveva condurre una locomotiva. stradale da Verona a Torino toccando :Milano, dove aveva ordine di fermarsi qualche giorno; non aveva con sè che un solo mac~hinista ed un solo fuochista; nonostante le t.appe furono al 1° novembre Verona-Brescia (65 chilomet11i) al 2 ' Brescia-Treviglio (60 chilometri) ed al 3 Treviglio-Milano (30 chilometri). Potremmo anche citare viaggi di 80 e più chilometri compiuti in un sol giorno e collo stesso personale, ma si giungeva alla tappa così stanchi che sì aveva poi biso a-no di un giorno cli riposo, e perciò l'esempio non calzerebb; all a nostra tesi , cioè alla possibilitit d'un servizio regolare e continuo. Naturalmente abbiamo dovuto esercitare a lungo il nostro piccolo personale, e ci occorsero circa 6 mesi per poter raggiun(J'ere quei buoni risultati. Da principio a mala pena si facevano cors~ cli .2 o 3 ore consecutive; così nella equitazione, nel nuoto, ecc., da principio non si riesce che a restare in azione per brevi tratti di tempo; ma col continuo esercizio si riesce a perdurarvi più di quanto da. principio si sarebbe credu.to . Allo stesso risultato giunsero quanti si misero alla prova ; un nostro allievo ci scrisse d'aver più volte· fatto in un giorno il viaggio da Verona a Peschiera e viceversa (53 chilometri), d'avere anche fatto il viagf•io e, va da Verona a Leanacro e, 0 viceversa (90 chilometri). 1
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IV. Un'altra cosa importante è la scelta del tipo. Abbi;1mo sempre detto che la miglio~e locomotiva stradale per uso militare sia l'Aveling-Porter, e siamo cominLi che lo sia tuttora., non risultandoci che sinora sia comparso altro sistema migliore.
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Ma pur troppo non tutti sono del nostro parere. li giornale d'articrlieria e crenio da qualche anno mostra di avere sfiducia nella Aveling-Porter e predilige la locomotiva stadale della casa Fowler. Nell'annata 11878 a pagina 988 della parle 2a, per esempio, dice pare indiibitalo che le loconiotive di qibesta di tta (la ditta Fowler) sieno fvn,ora le meglio adatte agli tlsi militari.. Per l'amore che portiamo a questa piccola parte del servizio militare ci preme che risulti non essel'e ùidtbbitato che la Fowler sia la migliore locomotiva militare, perchè con noi vi sono anche altri che si permettono non solo di dubitarne, ma di supporre a ~iritture l'opposto. Nell'esercito russo si incominciarono gli esperimenti nella primavera del 11876, e quando l'Imperatore volle esservi presente si -fece manovrare la sola Aveling-Porter, essendo quella che aveva inspirato maggiore fiducia. Eppure era in esperimento anche la Fowler. E nel dicembre di quello ste~so anno si ricorse alla casa Avelìng-Porter per acqui stare "2 locomotive da adoperarsi nella guerra contro la Turchia; il tempo stringeva, e la casa non ne aveva che sei in pronto, dovendosi perciò ricorrere ad altri costruttori, si rivolse1:o agli inglesi Claoton e ShuttleworLh di Lincoln ed al russo MalLezezz cli Briansk e non si vollero delle Fowlet'. Si adoperò bensì in campagna la seconda locomotiva che Fowler aveva presentato per le esperienze, ma nel rapporto si legge che le locomotive stradali d' Aveling-Porter in paragone delle Fowler e di rrltre usa lo in quella guerra risultarono di gran lunga superiori per un servizio mil iLnre. Le 8 locomot ive f?owler che la Prussia adoperò nella guerra contro la Francia, e specialmente nell'assedio di Parigi, diedero risultali tali elle l'eserci to germanico, ultimata la guerra, non volle più sentir parlare di locomotive stradali. Non intencliamQ con ciò cli dire che in massima la casa Fowler sia da meno della casa Aveling-Porter; noi parl iamo soltanto di locomo tive stradali, anzi di locomotive stradali militari. Il Fowler tiene il primato negli aratri·, nelle locomobili, e fo rse anche nelle locomotive agricole ; a lui è dovuto in massima parte il maraviglioso sviluppo che prese al giorno d'oggi l'aratura a vapore, per la quale egli si adopera intellig.en temente dal 1850, epoca .delle sue prime patenti in questo genere di macchine. Nei pos"
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sedimenti di lord Kinnaircl in Iscozia, che sono riguardati come la più perfetta· scuola cli agri coltura, l'aratura a vapore è usata su più vasta scala che altrove e vi troviamo appunto usata la Fowler a preferenza delle altre. La casa Aveling-Porter ha il primato invece nelle locomotive stradali, ed incontrastabilmente in quelle destinate a seguire un esercito in campagna. L'Inghilterra nel 1868, l'Italia nel "873, la Francia nel 1875, la Russia nel 1876 introdussero le locomotive stradali nel servizio militare, e tulle si rivolsero alla casa AvelingPorter. Anche la Turchia adoperò delle locomotive strada li nella ultima guerra, ed anche ques.Le erano della si.essa casa, come risulla dalle due che lo furono tolte sul campo dai russi . Nè sinora abbiamo alcun esercito in cui sia stata prefe rita la locomotiva di Fowler o d'altro sistema qualsiasi. Siamo ben alieni dopo ciò dal voler concluder che l'attuale locomotiva cl' Aveling-Porter sia il non plits iiltra, la locomotiva militare dell'avvenire; può darsi benissimo che protraendosi gli esperimenti, i quali durano nel nostro cse1:cito da 7 anni, per altrettanto tempo, venga fuori un giorno o l'altro qualche tipo migliore. Quel che vogliamo cliro, si è che tanto la locomotiva agl'icola e gli aratri del Fowler quanto la locomotiva militare clell'AvelingPorter non sono fatte a caso; il loro generale disegno, le loro proporzioni attuali sono anzi il risultato di un lungo ed-accurato studio, di una serie d'esperimenti ora bene ora mal riusciti, e quindi è cosa per lo meno arrischiata per noi militari l'accettare le no\'ità che vediamo comparire ogni tanto prima che siano convalidale da una lunga esperienza la quale ci autorizzi a concludere che trattasi di cosa adatta al servizio cli guerra. 1
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Firenze, dicembre 11879. STEl,LA SABfNO
Capitano d'artiglieria.
L'ISTITUZIONE DEL TIRO A SE GNO. IN ITALIA
L'ISTITUZIONE DEL TIRO A SEGNO IN ITALIA
Indipendenza, libere istituzioni, coltura, prosperità. materiale. sono beni supremi che tratteggiano largamente la fisonom ia dì un popolo; ma la linea più caratteristica che i soci ologi assumono sopratutlo ad esame si è il predominio più o meno generale, più o meno naturale del coraggio mili tare. Senza tale qualità, norma precipua all'estimazione ed al rispetto delle estere nazioni, una gente non sorge a grandezza, o tosto decade. Per la gente italica, alla quale qui esclusivamente intendiamo, stanno a conferma di questa sentenza sedici secoli di gucne interne ferocemente combattute, altri tre secoli di guerre esterne, senza smetter le prime, onde recarsi in soggezione Cartagine e Africa settentriona le, I beria, Gall ia, mezza Britann ia e mezza Germania, la Grecia, la Tessalia, la Tracia, l'Asia Minore, la Siria sino all'Eufrate. Seguirono le lotte. dei Comuni e della popolare libertà difesa ostinatamente contro Germania. insino a Carlo VIII. Da siffatto avvenimento data la decadenza del coraggio e del nome italiano seppellito souo la vergogna di più che tre secoli e mezzo d'incontrastata dominazione straniera. Prima di uscire da quella lunga ed abbominevole olà, crudele ci colpì il giudizio di coloro c~e meditavano sulle nosLrA miserie : popolo imbelle, privo di coraggio ci proclamarono, popolo maledetto nel sangue e nel molle clima.
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La maledizione nostra non fu questo, nè quello: figli dei Ro1uani antich i, dei Franchi e dei Normanni, schiatte le più coraaaiose e battagliere dell'antichità, non avevamo dentro le nosLre ver;: cause d'inferiorità rispetto n niuna, tranne Allemagna Yeraine di mescolanze delJe nazioni modArne colle qual i ne accom1:nava identica ori gin~: il clima, cotanto ferace in alLri tempi di coraggio; erarimasto rnalterato. Non il sangue, nè il clima sono i soli fattori del corartaio di un • n5 popolo: le forme del governo, le istituzioni, i costumi , le dottrine l'esercizio nelle armi, e questo in gran parte, sono altrettanti ele~ menti che concorrono potentemente a crearlo, a conservnrlo, a farlo vivere. Nell'aver trascurato questi dati essenziali consiste tutto l'assw·do del!' ingiusta e grossolana sentenza onde fummo colpiti . QLrnndo gli Italiani a. poco a poco abba.ndonarono l'esercizio delle armi , venne loro meno- non esitiamo a ripetet'lo - la fibra virile; subenLrarono fiacche abitudini, l'apaLia politica, l'inconsapevolezza del la coscienza. nazionale, d'onde la corruzione del dispotismo nostrano e straniero di quei tre secoli e mezzi) . . Poicliè fn col_ma la _misura delle nost.l'e sciagure, rinacque la passione delle arm1; la g,ovenLù trasse in gran numero ad impugnarle, segnò anche nella storia pagine gloriose di sacrifizi e di eroismo, ma qnando non si ebbero più sul collo né d~spoti, nè stranieri, alle vigorose discipline guerresche subentrarono gli studi della pace col predominio degli aITari, del lusso e dei diverLimenLi . Fu errore aravissim.o lasciare illa,ugu idire e spegnere il fuoco delle armi, il q~ale _avrebbe tosto ritemprato il nostro carattere, sarebbe stato il vero crogiuolo d'onde poteva uscire una nuova e robusta aente itali ca ~on inl'eriore all'antica. Di quell'errore siamo tutti resp~nsabili, ma ti Gov~r~? ?~n _può s~ttrarsi ad una non lieve parte di colpa. Ove manchi l rn1ziat1va privata è quella del Governo che deve supplir8, com'è legge di ci viltà che l'assistenza di questo debba venire g1~aclatamente cessando secondo che si sviluppa e funziona l'attività individuale. E noi_ di assistenza ne avevamo bisogno perocchè la nostra attività, cessato il rumore delle battagliei venuto meno lo stimolo dell'indipendenza e dell 'uniLà nazionale che l'a,vevano destata, non tardò .a subire la forza della vecchia educazione ed a cadere nuovamente nel sonno.
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Si è ricantato in tutti i toni che le razze latine sono tralignate, ma che.cosa si operò sin qui per ingagliardirle1 Le libere istituzioni hanno molto progredito, ma ad una severa e generale educazione militare, ch'era l'unico rimedio, non si è pensato sul serio. Abbarbagliati 'dallo splendore della civiltà si è dimenticato che il suo cammino è lotta continua e che negli Stati, come negli individui, è immutabile ed eterno il principio della lotta per l'esistenza; si è dimenticato che la civiltà illumina soltanto l'orizzonte dei popoli maggiormente virili e capaci di conse~'vare e di sviluppare virilmente i di lei beneficii. A cull~1rci nei dolci riposi venne persino in campo la splendida utopia della fratellanza universale, che si sarebbe sostituita agli eserciti stanziali, a questa specie di vampiri della società moderna, a questo esoso, vecchio, logoro e ignorante congegno della macchina sociale, senza pensare che nell'organismo contemporaneo degli Stati, le istituzioni militari sono scuola di carattere, di obbedienza alle leggi e alle autorità, d1 ordine, di lavoro, di sentimento nazionale e di doveri; senza pensare che nelle presenti condiiioni ~lella sqcietà, le sole istituzioni militari possono conservare ed acrescere la maestà della toga, la quale si va divinando abbia a discacciare compl13tamente le armi . A questo vaniloquio di cervelli ammalati la civiltà intanto risponde colla legge dell'obbligo generale al servizio militare. Anche noi adottammo cosiffatta legge, la quale avrà la virtù di ricostituire il carattere nazionale, all'unica. condizione però, che non resti un fatto isolato, ma che si connetta armonicamente con tutto l'ordinamento della vita pubblica e privata. Lo spirito guerriero negli uomini e nei popoli è dono cli natura, ma è d'uopo promuovérlo eziandio con l'arte che mette in funzione un complesso cl'istituzioni, le quali penetrando nella famiglia si distendono nella scuola, nell' offitiria, nella società e mettono capo al!'esercito col!' obbligatorietà del servizio. Secondo questo concetto noi a,,remmo cominciato dal tetto a costrnire il nostro edificio : il substrato, il fondamento degli ordini militari si è pur troppo trascurato . · L'istituzione del tiro a segno che·fu una specie di emanazione della coscienza popolare, contemporanea al risorgimento politico del paese, avrebbe potuto farci crescere la gioventù nata dal 11859
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in poi con carattere .robusto ed agguerrito, ove lo Stato ne avesse conosciLtta l'importanza, l'avesse, diiciamo così, codificata e fatta penetrare nelle ab.ituclini del popolo. Jrivece, ,abbandonata all'iniziativa individuale, o dei singoli ent.i mora,li minori, gittò qualche sprazzo luminoso finché si agitarono quistioni interne auerresche . ;:, ' ma poi decadde e quasi completamente si spense. Dicasi altrettanto della ginnastica, la quale avrebbe corretta la fibra rachitica e scrof?l?sa trasme~saci dai nostri padri ,infrolliti sotto i Governi dispot1c1. I muscoli flosci avrebbero aquistato vigoria e col sentimento della forza sarebbe largamente penetrata nelle popolazioni quella fierezza che è tan(a parte del coraggio militare, della stima e della prosperità materiale e morale di una nazione·. Si _pensò che bastasse l'esevcito ·quale focolare dello spirito militare del paese senza por mente che gli eserciti moderni sono figli de'I popolo e ad esso assomigl iano. Che ne avvenne? che lo spirito militare spento nel popolo si fu costretto a crearlo fittizio con immensi stenti nell'esercito, il còmpito dell'istituzione militare diventò estremamente difficile e faticoso, e per soprassello la brevità del senrizio lascia sempre il dubbio se si potrà riuscire a creare buoni soldati, ed a restituire ,alla società buoni cittadini come si pretendono. È invero strano il patto della società coll'esercito. L'una dice all'altro: io vi darò la materia prima, l'uomo, ma ri~-oudatevi che è perfettamente grezzo, a voi si aspetta sviluppare m esso le forze muscolari, le attitudini militai·i, l'intelligenza e il . morale, ed in capo a 20 o 30 mesi voi mi dovete restituire un individuo che abbia sodi principi i di educazione e di coltura e che sia un"soldato sulla cui istruzione militaré io possa fare. ampio assegnamento. · Ri-i:scirà l'esercito a soddisfare ad obblighi così gravi? La risposta si chiude nel seno misterioso dell'avvenire, ma intanto è manifesto che il contratto fra la società e l'esercito non è bilaterale e la I;)ara• vezza delle condizioni è manifesta del pari. Speriamo pure che Io spirito di sacrificio dell'esercito sia a queste ultime supériore, ma è egli razionale, è egli prudente il contare costantemente sopra virtù. eccezionali per conseguire uno scQpo, qual è quello della milizia, che, almeno sinora, costituisce una delle funzioni vitali dell' orcranismo ~ociale? Se la società invece insegnasse all'individuo a l~gANNo XXV, VOI., li.
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gere e scrivere, ad amar la patria., ad. essere ossequente alle istituzioni che ci reggono, devolo al senlimento del proprio dovere; se svilupasse in esso colla ginnastica la forza muscolare, se infine gli offrisse il modo di sapersi servire dell'arma che troverà. nell 'esercito, chi è che non vede quanto semplificalo sarebbe il còmpito di questo, e come l'obbligo generale del servizio creerebbe in realtà la nazione armala'? Per tal modo l'esercito si connetterebbe coll'organismo sociale, del quale sarebbe un'emanazione, un complemento della scuola cittadina · r,li sarebbero affidate funz ioni naturali e di facile adempim.ento . Nello stato presente delle cose invece l'esercito deesi quasi consiclerare ancora una casta ibrida senza soli di punti cli contatto momle colla. società. Tale non è per fermo lo spirito dellé istitu- · zioni militari dei tempi moderni: la milizia oggidì non è che una nota dell'armonia sociale, costituisr,e un ramo importante dell'albero della. scienza ed ha preso posto tra. i fattori piu validi di civiltà e di progresso . Gli eserciti che non si reggono su coteste basi, sono destinati a sfasciarsi al primo urto: pensiamoci seriamente noi a cui mancano queste basi. L'obbligo generale dell'istruzione·, il tiro a segno e la ginnastica elevati ad isLiluzioni nazionali , è quanto per ora. è reclamal.o d'urgenza per la formaz ione del carattere, della coltura della nostra gente, e per la conservazione della nosLra nazionali Là. Del primo si sono occupati i cultori clell e scienze sociali , dei secondi occupiamoci noi miliLari , ed anzitutto, raccogliendo le spar,;e fi la delle tradizioni, ci persuaderemo che il nostro terreno non è vergine e che polrebbe rendersi fecondo senza grav i stenti e senza spese soverchie. Chi si fa a leggere la storia documentata del tfro a seg1io in To1·111w narrata dall' Angelucci, e cbe a spese di quel municipio vide la luce nel 11865, con .m.era,•igli a deve scendere sino al 1306 per trovare l'oriaine di questa istituzi one negli Stati clei rcnli di Sa,,oia. Da qttell'anno appunto, ·1206, percorrendo i vari secoli sino all'epoca nostra, si scorge come io quella città. fossero istituite socielà di arceri e balestrieri prima e degli archibugieri poi; di qual i privilegi godessero queste società ; con quali ordini e statuti si reggessero ; come il comune provvedesse armi e danari per il giuoco dell'archi'
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bugio ; come gli stessi principi di casa Savoia non isdeo-nassero il titolo di Rè' ~egli archibugieri (capi dell a socielà) e rim~nerassero con prerogative, esenzioni da tasse ed altri titol i di onoranza co- · loro che erano insign iti di tale incarico ; come nella città si celebrass.ero fes.r.c p_uhbliche di ti ro a segno, specialmente pel San Giova.nn1 ,. a cur avidamente partecipava la gioventu ed ove accorrevano eziand10 c_ompagnie fol'esLiere di archibugieri, le quali ricevevano o?esLe _e l'.ete a~cogl ienze; come in fine il Duca dovendo fare cerne dt fanti, .11 sceglt_eva fra i più abi li ed i meglio esperti nelle armi. pe~'rodo ~1u1br~v~mente dcscri Ll.o comprende l'esistenza delI 1st1Luz1on~ d~ qua~1 ~111que secoli e mezzo, cioè dal ,J206 al "743. ~el 18~' ~ 1 cost'.LUJ 11t~ovamente la regici società di tfro a segno ed 1 1'.uch, ~ 1 _S_av:o,a e di Genova s'inserissero nell'albo dei soci. Stanz1a1:ons1 lire 25,000 per la costruzione dell'edificio del tiro. il quale per l'esercizio doveva rimanere aperto quattro mesi dell'an~o : nel maggio cl~l '~838 dalla società venne eseguito il primo ti ro a segno ~el padiglione del Valentino e cos i continuarono ali esercizii a_nnual1 , tranne un'intenuzione di tre anni per ragioni e~onomiche srno al ,J84,7 . ' In una adunanza generale dei soci, tenutasi nel ,, 853, viene riforma t~ lo statuto, che oLLiene l'approvazione del H.e ; Sua Altena Rea le 11 Duca di Genova è eletto presidente della società si fa !'apertura del tiro e gl i esercizi e le gare annuali non furo~o più interrotte. Qu~nto ahb iano influito ques!.i esercizi nell e anni sullo spi rito g~ernero, sul carattere e sul coraggio militare delle popola1.ioni del P_iemo.nte fanno ~ede, e l'assedio di Torino (11756) in cui le 1nili.;;ie c~ttadirie gareggia~'ono di abil ità. e di prodezza colla truppa che r impinzzar~~10 ,~ella difesa delle località più mirn1ccin.Le, e le prime cam?agne ~ rncl1pendenza, e quella di Crimea, e infine, lo aver formato il n?cc10lo della discipl ina e della serietà di carattere dell'esercito nnzwnale. Dell 'istituiione del tiro a segno non si ebbe alcuna idea in nessun~ degli Statini, ond'era slninuzzala l'Italia: quei governanLi anzich~ destare nel popolo lo spiri to militare avevano tutto l'intere:;se ~li spegnerne ogni germe, ed ecco il perchè delle di!Terenze che s, ebbero a notare tra le attitudini guerresche del Piemonte e
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qheùè 'd'ihdivi'clui 'd'i. al ti·e provincie. Coteste differenze 'ora, dopo .ciit'àsi 20 àtM dall'unificazion-e clell'esefoito, natu~almente . sòn.6 méilo sBnsibHi, ma hon può clirsi àntora che sieno completamente i ' scomparse. ba ·quanto si~rno ·v1erihti n'oÌanclo è 1nanifesto che all'epoca clel r~forgitn~iùo politié'o clel paese èran'ò già da. antichissùn'a data con.s'o\iditéìé'tradiiioùi dei)''isti'tiiiì'one 'del t1ro a segn'ò in Piemonte, è foiclrè tutte le altre pfovinciè s'itiipirarono agli ordinamenti cli queilri. benen\'eri'tà regione antesignana 'della ri~'eil~1·azio~e .na~i~ria'Je così nel fonclo della coscienza popolare 1taha.na s1 senti 11 bisobno e l'utilità del tfro a segno. Finchè fervea la lotta per l'indipe;'denza ognuno 'capì che l'apparecchiarsi alle armi era .questione di vita o di morte, capì che uno dei più utili apparecchi era. quello del tiro a segno. · · Il popolo inoltre, con la istituziohe della g~ardia naz~onale, el~be in mano le armi e di queste doveva pure apprendere l uso ond essere all'altezza clei suoi nuovi destini, di custodire cioè il comune pà'triìno'nio cle\la clinas'tia, dell'uni'tà, dell'i'nclipendenza e _clel!a libertà della pa.tria. Il rapporto intimo che intercedeva fra 11 tiro a seono e la auardia nazionàle fu pertanto evidente. b'ene~1erita socieUt del tiro 'di Torino coininc'iò a moltiplìcare dli sforzi pei· distenclerè i suoi ràmi nelle altre citt1t 'del regno ; ·erchè l'i'stituzione si generalizzasse; i p_atriotti ~iù insig~i'. ed il generale Garibaldi prima e più efficacemente d'ogni altro, s1 diedero a 'promuoverne l'increme11tò in tut.ta la penisola, nè da questà corrente. che veniva dilatiandosi sopra un terre110 già assai bene clispost~, rimase estra'nea l'azione del Governo. Di privata ini7,iativa sorsero parecchie s6cietà provinciali ed anche mandamentali di tiro a segno ai quali largamente prendevano parte la cittadinanza e la guardia. nazionale. Per legge n° :138 del 4 agosto 48'6'1 venne iscritta nel l1ilancio del Min istero dell'interno una nuova categoria cli spese sotto la denominazi6h'e - sussidi ai tfri a segno - e per . quefl'arl1io .f86·1 fu st~nziàta la sòma di lire ,fOO ,o'OO, colla metà della quale il Governo si pfoponeva di sussidiare lét sdci:età del tiro ·nazio'nhle di Torino e coll'altra metà di venire 'in soccorso di. quelle altre società, le qua'.li avessero ottenuto l'approvazione dei loro statuti llal Gò-
verno, avessero gìµs-tificato il pos~e.$S0 dì rpe~zi ?.j.ltl}tie1u1 le spe,&e del loro prjmo stabilirµento, infine c~e ave,$$ero· con,ceMo l'uso del I9ro locale p,er le gare di t,iro a $egno naziona~e. Con·ri::gio Decret? n° 1162, ~el ~H ·I,1 MO sto cli quello stesso a1~n,(),, s'instituì una società collo scopo cli-prom110vere uno o più tiri a ·~egno nazìonali, in una o più città 4e1 .flegn,o, st~bilendo chy il pri mo tiro nazionale dovesse aver luogo a Torino durante l'anno J ' ,· , ·'\ 862 e c\ie negLi anni successivi la scella del luogp fosse fat~!l q~lla .direzio~ie, che avrebbe compilato il programma al quale si s~r~q.bero attenute l.e j:ilti,1 conçprren Li per essere s~de del tiro na1.ional~. -Varie altre norme particp\ari dava allresì cotesto regio Dec1:e.to r.i r la cpstitu~.ione e:~l il modo di ful).zionare della società. Nuovo e po.tente impulso dava all'isti lu~ione il regio Decret.o n° •I51 O delli ·111 ottobre ,J863, col quale si autorizzava la cos~~tt,.Z\One d,i sopie,tit p~r promuoyere l'attivç1.zione di tiri a segno. Stafuiv~si con tal regio Decreto, che \e società potenno ~ssere prpyinciali, manè[qm~ntali, ?Omunfli ed anche private: incombeva rd .esse l'obbligo cli dare, entro IR rispettiva sfo,ra di ~zione, tiri di garq. periodici col COf\CQrsç clel,la e,tiardia uazionale ~el luozo. Le Private propon,eva,nsi l'istcuzioqe s9ltanto dei ?,ocj con facoJ,tà. ariç,l,ìe in esse d'ist~tuir~ liri di gara. Unico ~itolo per tutte sarebbe sta.Lo quel l,o 1i spcfotà del ti?-o a .segno, !e qua;Ii po~tvano .costituirsi .d'i,oiziat:iva d,ell;e raiwr~~evtanze provinciali, o comunali, o de.gli st.ressi priv,ati. AI 21 ann.i f• . og:ni cittadino era nel diritto dì piilia~· 'R~r;e a cotes,~a spcie~à, quelli elfi ,J 8 a 2•1 potevano esservi' çi;mrp.essi J)J:eYio consen<:o del I • ' \j -,1 Y I l .padre, delljl. madre, del tutore o curato.re. La pre?idenfa qe111 p,çdetà era a(~data al cowanclante 1o,cé\!~ ~e:lla gu~rdia n~ziopfl.l~ ge ufficiale superiore, altrimen.li a persone designate clall'at~tqrità ~ptit.ica della provincia. ~o statuto e regolamento ,çl~Jla societ.4, votato ,dai soci, l}ovevr, essere approvato p.er mezz? qi ,Q~creto reale. ! firi periodici di gare provinciali e man~la,~ne11tali potevansi att)l~r,e tn qualsiasi comune della rispetti ,va circoscrizion~, o~sei:vate p,erò 1\)cune determinate concl.izi(!~i. La con,ces~ione dell'flpertµra ~ei ;tiri di gara ti l'approvazione del relativo progp.J.llllllfl dipe!}qj:\va dal peefetto. Nei tiri di gara I~ meL~ dei bersagli e ~ei pre111i ,era :assegnato alle armi di ordinanza. itaha~a. ;f>otevapp r~sery ~ussi-
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diate dal Governo le società che avessero concesso l'uso del loro locale alla guardia naz ionale e specialmente se avessero destinato be1·sagli liberi a tutti i cittadini in alcune ore dei giorni-festivi per esercitarsi con armi di ordinanza mediante il solo pagamento delle munizioni. Oltre i sussidi in danaro il Governo avi·ebbe concesso alle società le munizioni da guerra al prezzo di fabbrica e qualche persomt capac·e di conservare le anni, dirigerne ed insegnarne l' uso pratico~ scegliendola fra i soLL'ufficia li dell'esercito benemeriti e divenuti inabi li al servizio militare. Le società sarebbero state indipendenti le une dalle altre, non avreb.bero dovuto occuparsi di oggetti estranei alla loro istituzione e tutte dovevano riprodurre in quell'anno, 11863, i loro statuti e regolamenti per ottenerne la conferma. Volemmo riportare i criteri principali di questo importante Decreto, poiché i medesimi a parer nostro, potrebbero servire cti base, colle necessarie modificazioni, per r,icostruil;e il diroccato edi (ìzio dell'isti tuzione. Anche le au tori tli locali , rendendosi interpreti degl'intenclimenti del Governo, proclamarono la necessità di estendere nel paese quegli uti li ordinamenti clil'etti a radicare in tulle le classi dei cittadini l'amore alla patria e la tenacità di propositi verso l'acqui-. stata indipendenza ; ed appena insediate nelle prov incie di recente venu te all'unità nazi onale riconobbero essere ormai tempo cli promuovere la costituzione dei tiri a segno provinciali . Tale istituzione, dimostrarono, essere assai util e, poicbè rendendo i cittadini abil i nel maneggio delle armi , conferisce grandemente allo sviluppo di quei nob ili sentimenti che scaturiscano dalla propria valentia. Un popolo, ·esse dicevano, non sarà mai certo di conservare ia propria indipendenza, finchè non abbia acquistato e non sappia valersi dei mezzi di farla rispettare dai suoi nemici es terni, nè gli sarà dato di raggiungere tale scopo ove non venga coordi nata la sua educazione allo svolgimento degli elementi di forza eh~ esso possiede. Ond'è che le menzionate autorità., per attuare prontamente il nobile disegno, costituirono comitati promotori composti di quei cittadini, i quali per antica fede nel risorgimento patrio e
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per irreprensibile condotta politica da essi tenuta durante la tristizia dei tempi passati, meritavano di esser messi a capo di una istituzione per la qua.le appunto il paese nostro doveva rafforzare quello stato di cose. I Consigli provinciali ed i mu nicipi stanziarono somme, l'erario cedette fondi demaninli ed in molte provincie per tal modo l' istizione ebbe vita ed incominciò a funzionare. Una vera corrente di entusiasmo erasi detel'minata a favo re della novella istituzione tanto da. pa rte governativa, quanto da quella delle popolazioni. In diverse città principali della penisola ed in vari anni furono bandite solenni gare di tiro nazionale ove trassero in gran numero le rappresentanze dell'esercito, della guardia nazionale, dei Liri provinciali, di altr i istituti , di privati dilettanti e speculatori nos trani e stranieri . l n quelle occasionj nei mandamenti s'istituirono per sino tiri provvisori onde farsi rappresentare dai più abili tiratori nella gara naziona . . le: . insomma il generale interesse che l'istituzione in queali o anni 1sp1rò nel paese, con tullo fondamento faceva credere che in breve tempo, non solo avrebbe attecchito, ma eziandio gmndemente prosperato. L'ultima gara nazionale ebbe luogo a Venezia nel 11868 : da quell'epoca comincia il decadimento dell'istituzione e per quali cause lo verremo ora dicendo. Lo rettoriche declamazioni di coloro che col promuovere, oltre certi limiti; questa specie di armamento nazionale, colJ'altribuirrrli fini che in ultima analisi potevano riuscire sovversivi dell 'ordin°e, non facevano che dare incentivo ad incomposte passioni p·opolari, tanto più temibili in quei momenti, quanto meno era consolidato l'edifizio nazionale : queslo falso e pericoloso indirizzo, in una parola se non alienò completamente dall'istituzione l'animo del Governo, inspirò di certo in esso, verso di quella, un senso di diffidenza che non poteva mancare d'influire nelle di lei condizioni di benessere. Da .quell'epoca, a vel'o di!'e, il Govern o non osteae1iò ~o mai l'istitutuz1one, ma l'abbandonò all'in iziativa dei privati e l'ardore di questi venne decrescendo in ragion e diretta della regolarità che assumevan_o l~ f~nz ioni del nuovo Stato, dell'a:llontanamento delle preoccupaz,on , d1guerra, dell'attività pubblica che trovava nuovi sbocchi
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negli affari, delle ristrettezze sempre Cl!escenti nello spendere dei municipi e delle provincie. Mancati i sussidi delleamministrazfoni locali., le quali d'altrònde, non più incoraggiate dal Governo in questo genere di sussidi, avevano d·a pensare alle aumentate esigenze della vita pubiblica ; illanguiditosi lo spirito marziale, ammalatasi di consunzione la gua1,dia nazionale a cui i tiri a segno erano in gran parte appoggiati, il sistema militare del paese che non aveva con essi alcuna attinenza, la prostrazione e le recriminazioni che succedettero alla campagna del ;J866; queste ·ed_ a!Lre cause che si potrebbero rinvenire nel.I 'indole e nel carattere nazionale, non anco.ra formato, e nell e peculiari cond~zioni della nostra società, condussero l'istituzione ad una vita povera e stentata. In parecchie provincie quella istituzione si spense addirittura-: in altre poche sopravvisse, ma lo ripetiamo, nello stato di, tisi . Sono queste le condizioni presenti del tiro a segno in Italia ed esse non. rivelano per fermo la vigoria che si rich iede nei popoli moderni. Se non che da noi, nel breve gir@ di pochi anni, è avvenuto un grande rivolgimento: le istituzioni militari dello Stato si sono profondamente trasformate. In ogni cittadino è stato riconosciuto l'obbligo di difendere coll e armi il suolo nazionale; tutti la civiltà ha eguagliati dinanzi alla legge di len, ed ha imposto il servizio perr sonale militare sino al quarantesimo anno di età. L'ingiusto privilegio della ricchezza, l'affrancazione, venne cancellata dalla nostra fogislazione: volere o no, quindi innanzi tutti dovrannff passare per l'esercito, a tutti è affidata la tutela delle patrie istituzioni. Se tutti siamo soldati, se la qualità principale del soldato è quella di sapersi servire delle proprie armi, ed oggidì la massima efficacia di queste consiste nell'abilità del tiratore, chi è che può dubitare della somma importanza che ha acquistato l'istituzione di cui ci occupiamo1 Chi è che non vede di quanto, mercè sua, potrà essere facilitata ed abbreviata l'istruzione militare1 Ora .che il tirocinio delle anni è stabilito di 32 o 33 mesi , è cet>to che le preoccupazioni d'istruire un soldato in sì breve periodo di tempo, cioè abilitarlo a ·fronteggiare le esigenze della guerra moderna, sono gravissime. Ma sapete in che consiste una delle maggiori gravità di quelle preoccupazioni? Precisamente nel tiro, perocchè quando l'individuo ha
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ii:m.p1wato a ser,,irsi utiLnem.te d_eHa p,,opri.a arma, i1 soldato p,w'> dirsi fatto; tutto il resto dell'istruzione militare, bene inteso di queUo che deve impartirsi ai gregari, col ragionamento e coll'es.empio non si dm1a faticaad inoulcal'e. · Nostro profondo. convincimento è che le baHaglie s~ co,r.nba~tono e si vincono a schioppettate prin.cipalmente; chi meglio colpisce., quegli vince, quando però i capi sappiano comandare ed i soldati obbedire. Siamo tanto convinti d! ciò che non esitiamo ad aCfermare .che diecimila borghesi cacciatori di mestiere, estranei ad Qgni i.dea di caserma e di piazza d'armi, ma che sappiano obbedire e 'ohe skatio ben guidati, messi di. c.ontro ad a1tretta,nti soldati che si Lrov\no so.tto le armi da tre o quattro anni, avranno senza dubbio il sop.ranento. A Worlh la Francia impegnò 45 mila uomini di fanteri<t, che spararono 11, 330,000 cartucce: la fanteria prussiana consta va di 79 ,500 uomi ni ed eM)e l'H ,4 per cento tra morti e feriti, ossi,1 i Fnmcesi dovettero spai-are 147 cartucce per avere un Tedesco colpito. Se invece cli ,t 4i cartucce avess.ero ,potuto consumarne soltanto 74 p.er ogni colpito, le perdite dell' avversario si sarebbero radclopp,i.ate ed i 45,000 avrebbero for,;e avuto ragi'one dei 79,500.; era qu,estione di abililànel Liro . . OV1e la società -ci mandasse l'elemento della leva abbozzato nell'istruzione del tiro, l'att.uale ferrna non solo sarebbe st1ffìciente a,.d ottenere un uomo di guerra secondo che l'ocli errio modo di coll,1battere ri chiede, ma potrebbe altresì ridursi gradata,mepte cli up terzo ed anche della metà senza compromettere il concetto di quell'educazione oltrechè militare, anco civile, che ora, si pretende infondere nelle truppe. Quanto non· se ne vantaggerebbe altresì il concetto e la pratioa di quella istruzione primaria obbligatoria i1rtroclotta da qualche anno nell'esercito i cli cui risultati, spogliandoli pure cl' ogni esagerazio.ne, per quanto si riducano al semplice compitare e allo scrivere, o meglio .copiare per imita;::ione, tuttavia sono qualche cosa, mentre l'istru·zione pritilaria obbligatoria. nello Stato resterà forse per molti anni ancora nulla più che una buona aspirazione sterile di risultati! Il · vantaggio che ne ritrarrebbe quell'istruzione starebbe in ragione diretta dell'economia del tempo fatta in quella principalissima q.el tiro , e quest'ultima recherebbe altresi un risparmio in quell'adde1
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stramento diretto a togliere la rigidezza del corpo e della mente colla quale le reclute giungono sotto le armi. E prov,ito che il tiratori anche mediocri sono i più destri ed i più intellioenLi n ' il· che prova del pari che coteste qualità vengono sviluppate da quell'istruiione-. Che dire poi del!' eminente vantaggio che ne deriverebbe per la creazione del coraggio militare? Questa · specie di coraggio è la risultante della coscienza di sa.pers i valere abilmente dei mezzi che si possiedono per combattere, che sono specialmente le armi da fuoco . Finora la massima parte dell'elemento di leva arriva sotto le armi incoscio non solo della pl'opria forza, ma si potrebbe dire perfino della propria esistenza, ed il coraggio militare cleesi creare a poco a poco, a furia d'insistenza e con isforzi inauditi; volesse il cielo che dopo tutto ciò la creazione diventasse natura e non fosse .un artifizio destinato a sparire alla prima. prova I Il servizio obbligatorio oifre un contingente annuo di ÌeYa che le finanze dello Stato non consentono d'incorporare per· iutiero nell'esercito permanente; si è per;ciò 1:icorso allo espediente delle diverse categorie, la prima delle quali, ognun sa, viene sotlo le armi; la seconda (non occupiamoci qui della Lerza.) rimane alle proprie case coll'obbligo cli una breve penuanen,m aile armi, onde ricevervi i primi rudimenti del serl'izio e dell'istruzione. Questa seconda cate•)'oria numericamente costituisce urrn forza che merita seria. attena ' zione, poichè si tratta nientemeno che di oltre 40 mila uomini all'anno. Aqueste truppe nel meccanismo clell' esercì to sono a.5segnati importantissimi offici i, di concorrere , cioè , colla 1• categoria a foqnare gli organici di guerra al momento della mobilitazione, cli riempi ere i vuoti che si vengono operando nelle file combattenti, di concorrere del pa,ri colla 4• categoria a costituire i q1rn,dri della mi lizia mobile. Il valore di questa seconda categoria si misura alla stregua del grado d'istrnzione ch'essa avrà acqltistato in quel per~oclo cli 40 o 50 giorni cli tirocinio guerresco a cui venne sottoposta. Non illudiamoci, quel grado d'istruzione è assai poca cosa e 40 o '50 giorni in Italia, non di1~iamo per formare un soldato, chè sa. rebbe utopia , ma soltanto per abbozz;:trlo, per infondergli all' ingrosso un po' di sentimento di disciplina, di ordine, cli dovere, un'idea sommaria cli maneggio dell'arma e sopratutto un po' di abilità nel tiro, è inutile pensa1:ci. V
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Si dice che il Governo, per ragione di bilancio, non può trattenere di più qu.ella gente sotto le armi ; ma anche la spesa che ora sostiene quando non apbia ad essere utile, e c.he non lo sia vi è da temere seriamente, potrebbe risparmiarsi. L' utilità invece di quella spesa sarebbe ad ognuno manifestR ove I' istrnzione si fondasse essenzialmente, anzi esclusivamente, sul Liro a segno : estendendone il prog1;amma, come ora si pratica, alle manovre, ai molteplici regolamenti, si ri sica di termin~ire col far nulla di nulla e di: vedere quegli uomini saperne quanto prima non appena siano licenziati dal servizio. Che se per contro nella vita civile avessero già acquistata conoscenza dell'arma e sapessero tanto quanto colpire il bersaalio 0 ) chi non vede com'eglino sarebbero per metà soldati e che nei 40 o 50 giorni potrebbero ritevere un efficacissimo avviamento all; altra metà 1 Allora sì che la seconda categoria rappresenterebbe un valore reale, una solida forza nell'ordinamento mili tare del paese I V'ha di più: tutti sanno di quale estensione sia la nostra frontiera terrestre : noi abbiamo collocate 36 compagnie alpine a guardarne i passi . Ma basteranno ali' occasione? Niuno lo penserà per poco che getti lo sguardo su quella catena di monti che ci fasciano da nord-ovest, da nord e da nord-est. Le 36 compagnie alpine opporranno certamente una prima resistenza- all 'invasione, ma di quale durata? Ma pofrà trattenerla finchè il grosso dell'esercito nazionale si raccolga allo sbocco delle vali i? É leci t6 dubitarne ove si pensi che parecchi valichi si prestano alle operazioni logistiche per lo meno di un col'po di eserci to, e che !et costruzione o il riattamento dei forti di sbadamento, ove potrebbe saldamente appoggiarsi l'aìione delle compagnie alpine, sono tutt'altro che compiuti. Ma in quelle regioni montuose noi posseclimuo nn elemento di forza latente, che sapendolo sprigionare e svilupparlo sarebbe il più valido ansili.ario del~a difesa cli' quelle localiUt; possediamo, cioè, una popolazwne emtnentemente gagliarda, affezionata al luogo natio, espertissima sin dei più picyoli recessi de' suoi monti, insofferente di dominazioni straniere, tenace nei propositi, sobria e resistente alle fatiche . Le compagnie alpine sono costituite, è vero , di elementi del paese: quindi sono esperte ed interessate in quella difesa, ma come notammo, non bastano; alla difesa devono concorrere, e lo faranno V
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:assai volentieri, tutti gli abitanti validi alle ar,mi che non so.rao pochi. ì\1.st con quale istr~ziof:\e? Nella guerra mo"ntana, guerra ess.enzia,lmente da partigiani, la qualità principale è la valentia nel tiro ed è ·ç,iò appunto che manca, in quelle popolazioni percbè la: istituzione del tiro lassù o non esiste, o conduce vita rachitica. Pensiamoci bene, se vogliam0 riptuzz3:re 4n'i.qvasio11e sin dalla som1;nità cl,el]~ nostre valli, se vogliamo attendere senza preoccupa~ioni e s~n~a precipitazion i alla mobilitazione ed al coucentramevto del nostro e:Sercito , onde b,attere colle forze riun.ite le coJonne separate ~el 16~mico, che necessariam~nte per la ragione del numero scender.umo per diversi valichi a raccogliersi nella pianura onde schiaccif1rci -colla superiorità della massa, facciamo r;he in ogni parrocch ia aQbiano il loro tiro a segno, prendiamo esempio dagli Svizzeri che sono i più a.ppassionati e forse i n;iigliori tiratori di, Europa. · In quel paese là non vi è esercito pe,rmaqente, ma tutti sono spl,dati, ma tutti si recano ad onore di saper trattare la carabina, e4 il .(;overno si studia con ogni potere per promuoverne _gli esercizi. È vero che la neutra,li tà di quella regione è garantita dai trat~ati, ffia .ad un'ìnvasio1w gli abitm;iti saprebbero opp9ne energica resisten~a ·e far costare as~ai cara al neU)ico l'i~presa. Giunti a questo punto giova riassumere qu~nto vep.irµmo ~~n -ora esponendo. A noi pare d'aver dimostrato : ·1°L' q.tilità generale dell'istituzione del tiro a ~egno; l'influenza ,che esercita sul caratt~re delle popolazioni e sp,ecialmente su l c9.i:aggio mi litare; .2° Come il germe dell'istituzione esistesse qel Pi~µi.onte jn e·poca anteriore al risorgimento nazion~le; 3° Come l'idea dt)I tiro a segno fosse conte)llporanea ~I rìsorgi·mento politico del paese, fosse un bisogno generalmente senfi,to, .una specie di cosci.enza popolare ; 4,° Che cosa si asi fatto perchè l'ist~tuzione attecchisse e si svi lffi)·passe, qLiale fu l'azione del governo , delle provincie, dei comuni, '·i lei privati ; qm1Ji i rapporti onde fù legata alla guardia nazionale; quali furono l'organizzazione ed i risultati dei tiri provinciali e na.zionali; · 5° A qLtali ca:use di deperi mento soggiacque l'istituzione; 6° Quale attinenza da ultimo essa al:ìbia coli 'ordinamento mili.tare del paese e specialmente c~lla difesa delle regioni montuose.
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rtà c'osiffalla d1foosfrazidrfe, à: parer hosfro, enierge la l'rece'Ssiti:I,. che l'istituziorre hsorga:, ma su àltre basi, che ris·orga èi'oè, co'ine pàrte inlegrante dèlta 'costituzione statàle, come pa1le déll'oi·diha'-· mènto politico mllrtar'e. A. tal uopo occorrono legg'i e provved·im'èn'ti che si sosti'tuiscaho, o quanto meno senan'o cli appoggio e di sviluppo alle iniziative private fin qùi spel'imentale impotenti. Noi non apparteniamo al numero cli coloro che caldeggiano l'ingerenza invadente del 'Governo, anzi esprimemmo il principio che l'ingerenza governativa si debba art:estare e trasformarsi in incoraggiamenti, in sussidii là dove coniincia l'iniziativa privata. Ma per l'istitu:i:ione del tiro a segno in. Italia, nelle condizioni presenti, si richiede l'opera efficace dei poteri legislativo ed esecutivo delloStato. Si tratta di combattere molte abitudini , indole fiacca anzic'henò, ride:;tare un po'di spirito militare, combattere influenze con·- · tfarie e superare la questione finanziaria ch e, naturalu1ente secondo il solito, si presenterà come uno scoglio insuperabile. Ma ove il Parlamento ed il Governo vogliano dav'vero pe!'suàdersi della necessi tà di restaurare l'istituzione e che la medesima si colleghi strettamente co1 sistema militare, la soluzione del problema sarà più facile e più. semplice di' quanto a prima vista possa pai-ere. Anzitutto è mestieri servirsi della molla dell'interesse, la quale, toccata abilmente, fa scattare i più generosi propositi e le azioni più gagliarde. È inutile, l'uomo cleesi pigliare com' è, e come èsempre stato : il movente po tentissimo e talvolta principalissimo dell'interesse è antico quanto il :mo cuore . L'onorevole Fambri, in orhaggio a questa verità, vorrebbe nel discorso letto all'Ateneo Veneto intorno àll'istruzione primaria obbligatoria, escluclere all'epoca della leva dal beneficio del sorteggio gli anaJfabeti e mandarli senz'. altro alla primti categoria : in tale minaccia ognuno troverebbe forte spinta per imparare a leggere e· scrivere, ed in pochi anni l'analfabetismo sarebbevalidamentecombattuto. Sebbene noi sian10 avversi a questa idea, Ja cui paternità dallo st:esso Fambri è attribuita. all'onorevole Correnti, perocchè c'impensieriscono i sopraccapo che recherebbe per qualche anno all'esercito questa straordinaria affluenza di analfabeti, affluenza che abbasserebbe di parecchi gradi il livello morale dell'esercito·· stesso ; sebbene noi inclineremmo piuttosto a concedere dei brevi
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l'invii da.Ile armi a coloro che dimostrano saper leggere e scrivere, tuttavia riconosciamo in massima la necessità di eccitare in un modo o nell'altro l'interesse delle masse. E questo interes.se si potrà -eccitare in una misura assai pi~ larga nell'istituzione del tiro a. se-· ,gno servendosi della legge di. leva e dell'ordinamento militare con cui quella. istituzione ha legame di gran lunga più stretto che non l' istruzione primaria. obbligatoria. A questi concetti daremo forma più concreta. nello esaminare qui :appresso : la natura. delle leggi e dei provvedimenti che occorrono per il tiro a segno; .quale concon,o si richiede dalle provincie, da.i comuni, dai privati; come possa risolversi la questione finanziaria ,e c9me finalmente debba aLluarsi e funzionare questa importantissima istituzione. Il carattere di una nuova legge sull' istituzione del tiro a segno dovrà essere· essenzialmente nazionale, immedésimarsi cioè coll'or,clinamento militare e colla difesa generale del paese. Per procecl~re col criterio di uno sviluppo progressivo, l'unico che si c9ncilii colle presenti condizioni dello spirito pubblico e con i riguardi dovuti .alle pubbliche finanz e, per ora non potremmo forse oltrepassare -le ciltà capo-luoghi di provincie ; in seguito si potrà pensare ad estendersi a.i mandamenti ed ai comuni meno popolosi. . A conseguire questo modesto scopo i sacrifizi che si richiedono non sono gravi, poichè in ogni capo-luogo di provincia, più o meno imperl'ettamen te, qualcosa. in passato venne pur fatto, o lenlato per tradurre in atto l' islituzione di cui ci occupiamo: alcune traccie si conserveranno ancora e sulle medesime, senza molte .diffico ltà e .senza spese soverchie, sarà facile una solida ricoslruzione. V'hanno poi parecchie ciUà in cui l'esercizio del tiro a segno non venne mai abbandonato : qhivi il r,òmpito è ridotto alle minime proporzioni. L'essenziale si è fare intendere la necessità ed i vantaggi dell' istituzione onde assicuràre ad essa un largo concorso sia delle provincie e dei comuni, sia dei privati. Della. necessità sarà ognuno persuaso accentuando i crileri che imposero l' obbligatorietà del servizio personale militare esteso al 39° anno cli età; i vantaggi si po_ssono far manifesti rendendo me110'gra.voso e più breve il tirocinio delle . arm i a coloro che avranno consegui to un certo grado d'idoneità prima di presentarsi alle bandiere.
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In massima. noi non siamo fautori delle ferme cli corta. durata. e, per concretar meglio la questione, siamo ancora molto perplessi ad accorcla,re la nostra adesione a.Ila ferma di tre anni, o di 30 a 33 mesi, e mo lto meno poi a quella di,18 o 20, poicbè non istirniamo che in così breve tempo possa in Italia, al meno per ora, formarsi un soldato di qualche consistenza morale e materiale. Ma l'adesione nostra non solo sarà piena per la ferma adotta,ta. cli tre anni, ma altresì per quella di due quando il reclt1taipento ci fo rnirà elementi di già addestrati nel tiro al bersaglio essendo convinti, come ci venne detto di sopra, che il sold~tto di fanteria, e questa costi tù.isce la parte pi'incipale dell'eserci to , è per metà fatto quando sappia vafersi della propria arma. ed abbia in essa acqnistato,conficlenza.. Riguarderemo pertanto senza pericolo per la solidità degli ordini militari il licenziamento anticipato cli un anno di tutti col'oro che si trovassero iù cosiffatte conclizioni, e la promessa di tale licenziamento sarebbe molla così po tente da assiéurare subito alla istituzione un largo concorso delle popolazioni, le quali per quanto siano ancora. poco innanzi nella co ltura, pur tuttavia. conoscono istintivamente il proprio inLer.esse e lo seguono senza aver bisogno di spinte. Ecco come noi sotto la formola concisa cli a.rticoli regolamentari concepiremmo l'ordinamento della istituzione del tiro a segno: ,1° In ogni città capo-luogo di provinç,ia è isLituito ,un tiro a segno provi1;i.cia.le ; 2° Il Governo concorre al primo impianto colla cessione gratuita del terreno, di ;I O fu cili modello 11870 per ogni tiro , di 200 bo,;soli met.tallici per ogni fuci le; col la. vendita al prezzo ridotto di lire 2 a.I chilogrammo delle polveri da fucileria; col permettere che le. truppe eventualmente abbiano a prestarsi nei lavori di ristauri, o in altri servizi del tiro stesso ; 3° Le provincie stanziano le somme occorrenti per le spese dal primo impianto, e tali somme vengono ripartile a quote proporzionali su tutli i comuni della provincia in ragione della loro produttività. economica; !11° Quei comuni che possiedono mezzi ed esprimono il desiderio di attuare un tiro per sè soli riceveranno dal Governo gli identici sussidi delle provincie, ma soltostaranno da soli a -tutte le spese di impianto e di manutenzione ;
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;so !Jti ri provinciaVi traggono le somme per le spes·e di manu~enzione dai cespiti segnenti: a) s~vvenzioµe annua della provincia ripartita a quote proporziona.li fra. i comnn i •con i criteri i accennati al N. 3; b} indennità. annna pagata dalle masse genera.li dei distretti e corpi ifilobil·i per i guasLi ·causati ·dal tiro delle truppe rispettive; re) :ricavo del piombo lasciato dalla. th1ppa ; d) contribuzione dei so'Ci ; e) reddito della gara di tiro annuale provinciale; 5° Al tiro a. segno hanno d.iritt0 di J)artecipa.re tutti i nativi della prov~nd'.i'a e le truppe di presidio nel capo luogo ; 7° I nativi possono parteciparvi dai n ai 40 anni di età. 8° Vi pa,r teçipa.uo gratuitamente ove constatino la loro poverlà, ed in tal caso avranno diritto a. sparnre ,J00 colpi all'anno ~enza spese di sorta ; 9° Tutti gli altri che non hanno attest:ato di povertà sono soci contribuenti del tiro e pagano le munizioni a prezzi r idotti; 110° Per tal modo l' istitu~ione assume forma di società. dal cui seno si trae la direzione nella quale entrano di diritto il Prefetto della provincia, 11 Sindaco, il comandante del pPesidio ecl altre notabilità dell'intéra pt-ovincia; ,1,1° La direzioue classifica annualmente e rilascia brevetti d' idoneità; Hl° Chiunque si presenti sotto le armi con uÌ1 brevettò d'idoneità, constatato vero a.l consiglio di leva e al reggimento, godrà. il vantaggio di essere licenziato un anno prima dill servi7lio sedi ,1a cateo-oria, o di avere il tempo dell'istruzione ridotto cli metà se di 2"; 0 13° Il locale del bersaglio sarà. aperto tutlo l'anno ai bit'atori; ' ,14,.0 Del medesimo 'profitteranno anche le truppe del presidio avvertendo però di lasciarlo completa.mente in libertà nei giorni fe-stivi in cui si suppone maggiore atlluenza per parte dei tiratori borghesi; . . . 115° 1e·masse generali,delle truppe del pres1d10, compresa quella del distretto militac:e locale, concorreranno nella spesa che annualmente si renderà necessaria pel risarcimento dei danni causati dalle esercitazioni delle truppe; 16° Ogni anno, e_possibilmente in occasione della festa nazionale, avrà. luogo una gara solenne a cui hanno diritto di partecipare
49 tutti i tiratori della provincia, le rappresentanze dei corpi del presidio, e tutti i dilettanti della . provincia che non formano pàrte della società; •I7° Per la gara annuale saranno stanziati alcuni premi a cui provvederanno per metà il comune del capo-luogo di provincia, e !Jer l'altra metà tutti gli altri comuni della provincia stessa. In questa occasio~esi farà. la distribuzione, oltre dei premi, dei brevetti d'idoneilà. - Per la classificazione dei tiratori sono istituiti appositi registri in cui si annotano lungo l'anno i risultati ottenuti da ciascun tiratore; il 8° Ogni tir.o avrà un personale stipendiato che ne curi il regolare andamento; 1 19° Tale personale si comporrà di un direttore tecnico, un custode ed un inserviente: 20° Il direttore ha l'ufficio della manutenzione del bersaglio, della disciplina durante il tiro, della fabbricazione dei proietti, caricamento dei bossoli, distribuzione delle munizioni, conservazione di. queste e delle armi, della tenuta dei registri ·di tiro e d'insegnare sommariamente lai tiratori il meccanismo e l'uso del fucile d'ordinanza Mod, 11870; .2•1° Il custode abita nel locale del tiro, dipende dal direttore e lo coadiuva in tutto; 22° L'inserviente ha la !stessa dipendenza e attende ai bassi · servizi; 23° Tutti e tre rispondono del loro servizio alla direzione del · tiro ed all'ufficio di amministrazione che la direzione stessa avrà cura di costituire, traendolo dal suo seno, o pure in generale .dài soci contribuenti; · -~ 24° La direzione presso -a poco funziona come una Giunta municipale ed i soci·contribuenti come un Consiglio; 25° Della gestione amministrativa del tiro si renderà conto in seduta generale, della direzione e dei soci, semestralmente, ovvero : annualmente; . .26° All'ufficio di direttore tecnico verrà preferibilmente eletto un sott'ufficiale congedato dall'esercito, i.I quale per abilità nelle armi, per carattere e per il lungo servizio, siasi reso meritevole di questa distinzione; IN I'r.AL!A
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279 A.nche l'impiego é!i crnstode cQn sommo :anta_ggio ~o~r_a. es?ere conferit,Q~d un ex-mi)Atq.re, il.quale ml posl\1eda • requ_lSltt; cosi pure la scelta dell 'inserviente as~~i util~enLe p,ot11~ fa~·s1 o~n ,,lj stessi criteri, poichè l'eleJ,n(\D.tO m1l1tare, iua per I atl1tud1~e, s~~ ~tir lo spirito di wdir>--e ~ d;i ç},~$CÌJ'.!lina, sia p~l car~tt~ve, _è_Il ?1~ idon~o a cotesti uffici. OlWElq\lè il s~rbare ta,h posL1 ai m,l_,tan d1 tt\l.PP~ che se ne re~dooo '1le1:itevoli'. è u~~ potente attrattiva che può s13rv., re a r;enq.~re :Aiù amp11.a la v1~a mtl\Lar~; . . ' 2so (¾li <\,!lievi degl'istituti d'istruzione prim~ria e seconc~an~ · residenti nel luogo dove funziona il tiro al bersaglio, sono ob~hga~1 di ~·errl\entar:lo ~lmei:io uflfl. ~oHp, la !~ui1:1ani1, appena com~1a1~0 1( 4 60 anno di età. La spesa delle mumz1 on1per co~e~te eserc1taz1oni s1'rani;10 fi. carico degl'i~~it_11ti ste$1>i; . . . .. 29° Essendo riconosciuta la necessità p,er \o sviluppo delleforze &sic\le e dello spirito JDilita1,e che le istituzioni del tiro a segno d.i~lla gi,i;i,Q;astici\ pi diano sca,ml~i~Vi~IJn.~nte la i;n~no e, per quanto e possibile, che f9rfi\ino 1,mii. sQla _Lst1tµq~o~e, cqs1 nello ~Le~so lo~al~ del tiro, 111a in p~rte s~parat;l, s) :1ta~1hra un~ pales~ra dt gmnast1ca, ~ooJ~e sp~se ~'iµ;tpial\to e di r:p.aJJ,ut~~z,_ione ~1 ~rarranno · dalle contribuzioni stesse cui verranno sottoposti 1 cowun~; . 31° La. nuova istituzione che sorgerà da c~s1~atlo ~onnub10 prenderà nome cli Istitibto di tiro a segno e c!,ri, ginnastir;a della
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pi·o'Dincia;
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32° La direzione e l'amm1n1strazione del tll'O presiedono alti es1 a.Ila g\1·,mas·tj.ca; . . . ' 33° \I custode e l'inserviente del pnmo, lo sono egualmente ~ella. seconda; . . 34° Per la gJunastica. vi sar~ un maestro fisso, st1pend1ato dal comune capoluogo di pro"Vincia, poichè è questo comune che ne gode principalmente i va?5i\~g\;_ ,. .. . . . 35" Gli alunni degli 1st1tut1 d,1struz1one prnnan a e secondana sqi;i.o, del poxi che al tiro al be1'$~glio, obbliga.ti a frequentare anche la ginnastica; . . 36° Tu~ti gli altri potr<).nno frequentarla gratuitamente srno. all'e\~ ~ella leva; . . . . . 37° Anche per la ginnas~ica gh alhev1 verranno class1ficat1, ed il maestro terrà quindi il registro delle lezioni ~ dei risultati consegu,iti;
38° La direzione nel brevetto d'idoneita. di tiratore annoterà -eziandio la classifioazione nella· ginnasLica, la quale costituirà un titolo maggiore per ottent}re il beneficio cli essere licenziati dalle armi un anno prima.essendo di 1 a categoria, o di passare in servizio la metà del tempo prescritto per l'istFuzione, se di 2a; 39° La gara annuale di gi nnastica co inciderà. con quella del tiro a segno, ed una parte dei premi stanziati per questa sono riserbati per quella; 4-0° Le norme colle quali dovrà. essere compilato il regolamento ,dell'istituzione saranno eguali per tutto il Regno e perciò emaneranno dal Governo : per le applicazioni speciali , le singole società proporranno alla sanzione del Governo stesso gli articoli modificati, o addizionali. Sorvolando su molli al Lri particolari che si potrebbero aggiungere, sono queste le linee generali che, secondo il nostro avviso , darebbero all.'istituzione del tiro a segno e della ginnastica una forma pratica e sopraLLuLto nazionale. Esamineremo ora. la praticabilita. dal lato finanz iario, che è lo scoglio a ·cui infrangono i migliori progetti. Noi supponemmo che il Governo avesse a cedere gratuitamente ad ogni provincia - ed i beni demaniali ne offrono il modo - . il terreno su cui stab ilire il tiro : questo aggravio certo il Governo non lo sopported~ per tutte le 69 provincie, poièhè, come accennammo, in molte di esse il tiro è istituito ed ancora, bene o male, funziona. .Ma ammettiamo per un momento che ciò non sia e che debba provvedere il terreno clappe1tutto; i beni demaniali di proprietà clell'erario esistenti in ogni provincia, specie nel capoluogo, soddisfano facil mente all'uopo, e la somma. di cui per questo si esproprierebbe il Governo in ciascuna localit.à, noi, tenendoci assai larghi nel conto, la facc iamo ascendere n lire '10,000, che, moltiplicate per le 69 provincie darebbe la som ma di. L. 690,000 Il Governo dovrebbe fornire ancora 1Ofucili per ogni Liro, ossia, 690 per tutto lo Stato, e calcolando a 50 lire la spesa di nn fucile, modello 1870, si a» 39,500 . "Vranno in complesso . V'ha finalmente per ogni fucile la dotazione di 200 hossoli al prezzo di centesimi 3 11{2 l'uno . » 4-,830 E così la spesa complessiva del Governo, risulL. 734, 330 terebbe di . 1
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L'l$TITUZ!ONE OEL TIRO A SEGNO
La dotazione dei 200 bossoli per fucile, si giustifica colla necessità di fornire gratuitamente le munizioni ai nulla tenenti, e si chiedono i bossoli -scarichi, poichè chi scrive, ritiene che l'operazione di caricarli e di fabbri çare i relativi proielli possa compiersL facilmente e con assai economia dal direttore tecnico del tiro, utilizzando il piombo sparato che si raccoglie, e facendo uso cli pallottoliere. Colla polvere che il Governo somministra a ptezzi ridotti (lire 2 al chilogramma), seguendo il sistema indicato, una cartuccia metallica non costerebbe più che 7 od 8 c~ntesimi, mentre il Governo le fa pagare q~iasi ,12, ed ogni sparo, conservando il bossolo, e raccogliendo il_piombo, non importerebbe spesa maggiore cli 3 centesimi. Le spese delle munizioni che occorrono in un tiro al bersaglio sono gravissime e meritano la più seria attenzione; gli espedienti economici non saranno per consegLienza mai soverchi. Sul raccolto del piolllbO si deve calcolare grandemente, ed a tal fine clebbonsi indirizzRre oali studi per l'adozione del miglior sistema cli fermR-. palle. Noi indichiamo uno cli questi, costituito essenzialmente dr stracci : un ferma palle cli quattro bersagli in linea costa, è vero, circa lire ;J ,500, e poi ne occorreranno annualmente per la manutenzione altre 300, ma quel ch'è certo si è che non si perde una . palla.. Continuando a discorrere delle spese d'impianto, noi portiamo ferma, opinione, suliragata altresì da molti dati di fatto che abbiamo sotL'occhio, che ogni provincia, col concorso proporzionale dei comuni, non può spendere più cli 70,000 lire per avere il suo tiro al bersaglio e la sua palestra ginnastica. Questa somma poi diminuirebbe sensibilmente ove nel capoll10go di provincia preesistesse qualcosa dell'antico tiro a segno. 70,000 lire, moltiplicate per 69 pi·ovincie, costituiscono la somma di 4-,830,000 lire, che divisa per 110,4il 2. comuni del Regno, lascierebbe a carico cli ogni singolo comune (se la ripartizione fosse eguale per tutti e non proporzionale come si è detto) la meschina quota di lire 464. Quale differenza con gli ottanta milioni che si disse costare la guardia na.zionale l Ora diamo uno sguardo alle spese che occorrono annualmente
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IN ITALIA
· per tenere in piedi l'istituzione e per infonderle quella vitalità ,che si richiede. stipendio del Stipendio del direttore tecnico lire 1,000, .custode lire 500, stipendio del maestro di ginnastica lire 1,000, snlario dell'inserviente lire 365, spese di manuper acquisto polveri lire 500, per tenzione lire ,1,200, .acquisto bossoli lire mo, = lire 4,665, X 69 provincie = lire 320,875. A coteste passività si potrebbe far fronte con i proventi che seguono : Sovvenzione della provincia, e, a quote proporzionali, dei comuni ,lire 1,000, stipendio al maestro di ginnastica, fornito clal comune capoluogo di ·provincia, lire 11,000, contribuzione della massa generale dei corpi del presidio e del distretto milita.re locale, lire 300, vendita del piombo ricavato dal tiro della truppa, lire .500, contribu:;:ione cli .200 soci a lire 6 annue caduno lire 11,200, + sovvenzione per gara annuale, per premi, ecc., somministrata per metà dal comune capoluogo di provincia. per i vantaggi che -reca alla città l'aftluenza dei forestieri in questa occasione, e per l'altra metàiproporzionahnente fra gli altri comuni, lire 11,000; totale dei proventi lire 5,000, X 69 provincie = lire 345,000. Riassumendo pertanto, il Governo per_tutto il Regno spenderebbe L. 734,330. Ciascuna provincia 70,000 lire e fra tutte le 69 n 4,830,000 -provincie
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Ossia per l'impianto del tiro a segno e ginnastica L. 5,564,330 in tutto lo Stato Le spese annuali poi di manutenzioni a carico ·delle provincie, dei comuni e dei priva.ti ascenderebbert>, come qui sopra è accennato, a 4,665 lire L. 320,875 per provincia, in tutto lo Stato a. , Ni uno potrà sostenere che l'Italia, Governo e comuni, per quanto $i vogliano rappresentare a foschi colori le cli lei condizioni finanziarie, non siano in grado di. spendere queste somme, relativamente meschine, le quali proclurebbero gli insigni risultati - e pel ,conseguimento dei medesimi non v' ha oro che basti - cli rimettere
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L'ISTITUZIONE DEL TIRO A SEGNO
uri. po' di fibra nelle molli nostre generazioni, di ravvivare Io spirito ed il coraggio militare nel paese, ed assicurare ima difesa nazionale colla partecipazione del popolo intero. Poich'è abbiamo assunto a base dell'ordinamento guei'resco l'armamento nazionale, dobbiamo essere logici, e qui la logica è una suprema necessità, completiamo il concetto col rendete tutti i cittadini abili e confidenti nelle atmi, ciò che renderà la patria nostra forte, rispettata, e prospera. Prima cli metter fine al nostro studio ci assale il dubbio che il di restauro dell'isti tuzione del tiro a segno e ginnastica. Proaetto a da noi abbozzato sia insufficiente per quei comuni che stanno a guardia delle nostre frontiere alpine. Circa i medesimi, sia per la difficile viabilità, sia per le condizioni atmosferiche che per parecchi mesi dell'anno loro non permettono di partecipare che scarsissi'mamente alla vita del capoluogo di provincia, è manifesta la neces-· sità, avuto riguardo alla gagliardia di quelle popola,zioni ed al vigoroso concorso che si spera da esse, specialmente nella difesa dei loro monti, che si faccia qualcosa esclnsivamente per essi. In ogni comune di montagna il tiro potrebbe essere organiznto alla megliocolle risorse del municipio stesso, senza però alterare menoma'. mente la sostanza dell'istituzione; il Governo fornirebbe ad essi crratuitamente i 10 fucili con la relativa dotazione di bossoli, non. l:l che ogni anno una data quantità di polvere, pure senza paganl'ento; la provincia pens·erebbe per i premi annuali . E dei ~remi noi vorremmo facesse par.te un distintivo per i migliori tiratori , c·omé· ad esempio, una penna al cappello, od altro che valga a solleticare l'amor proprio dei giovani. Così pure i premi dovrebbero consistere in armi, onde rendere· sempre più ad esse affezionate quelle popolazioni e metterle al possesso di armi .proprie. In una parola, poco a ,poco si potrebbe e si dovrebbe studìare il modo di elevaire il livello morale e fisi co, dei nostri alpigiani, per il ·coraggio militare e per l'abilità nelle armi , all'altezza degli Svizzeri e dei Tirolesi. L'attitudine non manca,. si richiede soltanto il senno, la buona volonta e qualche sacrifizio,, per isvilupparla e renderla fruttifera. Le conipagnie a:lpine, qualche forte di sbarramento, e l'ist itu'-·
IN ITALIA
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zione del tiro a segno generalizzata, formerebbe un sistema abbastanza completo di difesa delle nostre regioni montuose . L' istituzione di cui ci siamo occupati è una vera e reale necessità nazionale, e ad essa speriamo non tarderanno a provvedere i poteri dello Stato, ai quali per vero dire sta sommamente a cuore l'incremento degli ordini mili tari e dei 'mezzi difensivi del ·nostro paese.
TEMISTOCLE MARIOTTI
Capitano 48° 'reggimento fa,nteria.
ALCUNI PENSIERI SULLA QUESTIONE DELLA FERMA
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AL~UNI PENSIERI SULLA ~UESTIONE DELLA FERMA
I. Non vi è forse in Italia persona colta, che non senta quanti affetti e quanti pensieri si racchiudono nella questione della ferma militare. La famiglia che dà il propr10 figlio, questi che deve interrompere le occupazioni della sua età e su su fino allo Stato il quale pur geloso dello incremento agricolo , industriale e commerciale della popolazione, vuol provvedere alla difesa nazionale, tutti hanno una parola da dire, tutti un voto da·esprimere in tale questione. Pure fino a che essa rimane nel circolo di queste persone o enti, non può nascere serio dissidio ; ma subito si manifesta appena la questione tocca il campo delle discussioni militari. Non è che l'esercito, come parte viva anch'esso della Nazione, non senta il palpito suo e il suo pen.siero: ma è naturale che quella questione la quale per se stessa è d' indole nazionale, 'diventi tecnica varcand@ dal campo civile a quello militare. Veramente in questi anni non sono mancati tratti e momenti di conciliazione. Quando il militare si avvide essere nel proprio interesse l'accorciare la ferma e guadagnarvi assai la parte sua essenziale, la morale, guadagnarvi dico la disciplina in pace e lo stesso coraggio in guerra, non tardò a volgersi a quel pensiero. Parve un
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ritirare, direbbe il segretario fiorentino, l'istituzione ai suoi principi i : parve come un ritemprarsi, un ringiovanire del militare ,0ramai invecchiato come Stato, nelle onde dei grandi sentimenti nazionali, dei puri affetti di famiglia. Ma la conciliazione fu più apparente che reale. Rimaneva. sempre dinanzi agli occhi dell' esercito il tipo del vecchio soldato; quel tipo imparato sui libri della storia, raccolto e tramandato dalle arti, colla tradizione militare, dinanzi al quale troppo scapitava il nuovo soldato del servizio breve: mentre nel civi le risorgeva a quando a quando la questione radicale che vorrebbe aboliti addirittura gli eserciti permanenti. Certo, il cannone del 11870 conciliando ancora una volta la forza militare colla civiltà, ,mostrava a costoro il servizio del soldato esser diritto e dovere e gli eserciti pel'lnamenti esser in fin dei conti la Nazione stessa in armi; e dall'altra parte, il servizio breve pareva aver avuto il suo trionfo sui campi di battaglia francesi. La questione complessa parve così r~soluta e il momento era propizio : lo . colse infatti chi con mente ardita, con animo tenace concepì e attuò rapidamente il disegno di collocare l'esercito sopra basi perpetue e dirò così necessarie; nonostante che anch'egli, sia per cedere allo spirito dei tempi, sia per accaparrarsi qualche mil ione di più sul bilancio, volse con animo à.èliberato e di proposito l'esercito a fattore cl' incivilimento; e lui che pel primo l' aveva chiamato, scuola p.i guerra dei cittadini, mise invece l' esame del leggere e scrivere come condizione per uscire dalla scuola sud.detta . . Ma a poco a poco, i militari, che prima delle guerre germaniche ammiravano l'organismo di quell' esercito, ma dicevano non avrebbe resistito ad una guerra estera, nemmeno ora davanti alle vittorie si rassegnavano al torto, appunto perchè vittorie: le quali dicono. non provano la resistenza del $Oldato e la consistenza dell'organismo ; e nel civile si tornava insensibilmente al solito pensiern e ci si stuccava di veder tanti armati, ora che l'ultima rocca del ne1?1-ico cl' Italiri è caduta a Roma, e il suo gran puntello a Sedan.
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ALCUNI PENSIERI
ÌI T1fftè questé oscillazioni ri.'el sentiùiento e nel pensieto riappari.a.. v·ano nel fatto per la presenza degli elementi pomici délla qu~stione .. La pressione del bilancio: la purezia del diritto leso colla seconda catègoria: l'uso dell'esercito per la sicurezza publ:Hicà, e altri tliibora meno apparenti ,lasciavano sì che la questione fosse in qualche nlO'docomposta nella pratica, ma impedivano la vista chiara del suo contenuto tecnico, impedivano eh' essa si ponesse nei suoi termini ae-· ìiuini, che s~ trovassero di fronte l'unTalt1:o i due enti interessati a risol_vérla, il ?itt~din_o e il militare; fra i quali poi lo Stato, la legge, sentite le rag10m d.e1 due, pronunciasse l'ultima parola. Infatti quegli elementi politici sono transitorii . Quelli costanti sono il cittadino co' suoi affetti e interessi, e il militare colle su~ esiienze tecniche ; il cittadino il quale dice : io voglio che m'iI1se-· gnate a far bene la guei'i:-a, s.ia ch'io poi brami farla per difendel'e la p~tria, o per i~tetessi nazio~ali, o ihagari per un principio, p~funa idea ; e vogho che me lo msegnate nel più breve tempo possibile ; e il militai'é, il quale compreso dalla questione tecnic·a, va-· gheggia il tipo di soldato colle sue virtù, le sue doti, .le sue qua-'lità e vorrebbe aver tempo .di conformare il cittadino a questo tipb. Talchè la questione bisogna porla così : tolta da una parte qua-· lunque f·estrizione del bilancio e dall'altra qualunque uso dell' eserci_to che n?n sia quello della gùeri:a o dell 'istruzione per essa, g. èons1derato l attuale punto del mestiere delle armi, quanto tempo il cittadino devè i'in:ianere sotto le armi per rendersi atto a far benè la guerra? E riducendo arn,orn i termini della questione, rimetten..: dola nella sua interezza tecnica, possiamo dire : che cosa dobbiamo noi intendere oggigiorno per soldato ? È solamente così che noi giungeremo a risolvere la grossa questione in modo definitivo ; è così che nel militare, dopo aver te-· nuto conto di tutte le esigenze e le· ragioni di natura permanente, che espone il civile, e considerato che esse ·danno appunto il carat-
SULLA QUEST IONE D.ÈLLA FERMA
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tete propi'io agli eserciti di oggi, potremò co·stl'utre dfna:nzi a nòi· un nuovo ti.po di sol datò e in questo 13 pei· quésto ::i:ppagarci : :E èfìi'i sta il punto culminante della quistione tecnica, chiarito e risolu'tò, il quale, noi militç1.ri riacquisteremo la piena fede nell'operanòsrtà:,. la formazione del soldato, e nei risultartlenti di essa. Nè lo spazio di un breve articolo, nè la mia compèté'flza possoWo· preténtlel'e nemmeno alla lontana di risol'véì'e la tfùistionè, ilè Jif tempo cli farlo è forse venuto ; si tratta ora di ammannire ragioni é· r'iflessioni le quali ci sgombrino a poèo a poco la vista per l'avvenfre, -e ci preparino la mente a quella risolùzione defihitiva.
III. Diciamo subito che i grandi scrittori militari dei secoli passati; non ci hanno lasciato nessun metodo descritto per formare s.ingo-· lai'mente il soldato . Si trovano pensieri staccati, rillessiohi subi· t,anee nel Ma:cch.iavelli, nel ma1resciallo · di Sassonia per es·et11pto ; ma il pensiero dei mlliiari mui éòme nel secol'o nosfro e speéi'aimente nei nostri giorni, si fermò i cons_iderare e analizzare le qua:lità, le doti del sol datò sempli'ce, e a cercarne l'incremento e l'aJ'-'-·· monia. Causa di questo potrebbe essere che il pensiero milita.re ha se-guito l'indirizzo e il progresso della civi!Là in genere; e come la pe. . . dagogia è tutta arte moderha, e prima di Rousseaux non s-i hanno che trattatelli per formare il nobil uomo , il cavaliere , così anche, nel militare è sopravvent1La una specie di arte di eduéazioné. Io non vo' dire qui, essere opinione di iravi pe1·sone in mateÌ'ia;. clre colesta pedagogia considerata come azione assidua e direttà:. dell' ed'ucatol"e sul!' educando, riesce opera vana e spesso nei rno1 ultimi effetti, malefica; nè voglio rico)'clare còme il pensiero éli. RousseauK fosse inteso male, e come l"atltoì·e quasi calu'nii l'opera· propria, condannando l' Emilio, allevato con tanta cura minuta, ad una fine infelice ; e nemweno voglìo rammen tare come i due più grandi popoli antichi, rìponessero ll:l fede educativa nell'efficacia.
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ALCUNI P EN S IF.RI
,delle istituzioni nazionali, e in una serie di affetti e di impressioni; ma è certo, tornando al nostro soggeLto , che come ogni azione umana è compita per il voler e saper fare, così bisogna educare e la volonLà e I' intelletto. E_ qu! _inc_appiamo giusto nell'argomento maggiore dei disputanti m1htan pel tempo della ferma; perchè essi dicono: per l'istruzione tecnica del soldato basterebhè magari un anno : ma ... e .l'educazione morale? E questa non è la parte principale nel sin.goto soldato, come alla guerra? Non provano questo tutte le guerre, almeno quelle dei popoli civili ? E non lo hanno detto i o"raneli ca. . p1tan 1, che alla. guerra tullo è morale? A[rontiamo questo lato della questione.
IV.
G!i scrittori mili tari del nostro secolo si sono fe nnati quasi Lutti 1lssa1 lungamente sulla parte morale. II Generale Ricci nel suo .libro: !nti·odiizione allo .~tiidio dell'arte militai·e, dopo aver speso un capitolo sul reclutamento ed un altro sull' ordinament·) tattico, nel terzo tralla del!' Istruzione morale . È come un breve trattato di ps icologia. L' autore distingue nell'uomo « tre faco ltà primarie l'intelletto, la volontà, il cuore » a cui aggiunge « l'istinto eh~ l'uomo ha comune co i bruti » . Si ferma poi a considerare una ad una queste facol tà, mostrando come si svil uppino e come si debbano .disciplinare. Tratto tratto si eleva a contemplarle nelle istituzioni, nelle regole, nelle abitudin i dell'esercito nostro e deoli esteri· e chiude questo capitolo colla distinzione delle virtù milit:ri cardin~li. come ei_ le ch_iama, · lo « sp ir!to d'ordine, l'abi tudine all'obbedienza: 1a fiducia reciproca» (·I); Vll'tù che l'autore fa derivare dallo sviluppo cli quelle prima'rie facoltà dell'uomo. II generalo Clauzewitz nel suo libro La guerra, considera la que, (1) li l\:!a~mont, nel suo famoso libro e pnrlando, de, mreu,·s de, sol,d ats, dice.. , .. ,I amour à I ordre, l'habitude à l'obéissance, la coofiance on soi méme et dans les autres.
SULLA QUEST IONE OELL A F ERMA
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stione morale da un altro punto di vista. Egli dopo averci detto che « les forces morales principales sont !es talents du chef, la vertu « mii itaire de l'armée, et son esprit natioual. » a pag. 270 ci spiega che co.;a intenda per virtù militare . « L' armée qui maintienL son << ordre hab ituel au milie11 du feu le plus destructeur, qui n'.est: ja-· « mais étranleé par des craintes imagi naires, des terreurs pauiques, « et defend pied à piecl le ten'ain devan t le clanger réel ; l'armée « qui est fiere du sentiment de ses vicl.oires, qui méme au milieu « cles désasLrcs de la defaite n'oublie pas I' obessance, ne cesse pas << d'estimer ses chefs, et ne perd pas confiance en eux ; l'armée « dont les forces phisiques sont endourcies par l'habitude cles pri« vation et des fatiques, comme !es muscle d'un atlél.e; l'armée en<< fin qui sait que ses fat igues son des moyens de vieto ire, qui n' y « vo iLpas un e malediction atta.chée à ses drapeaux, et qui est man« tenue dans tous ses devoirs et ses vertu par celte idée unique, « l' honneur de ses armes , ceue armée là est pénétrée de l'esprit « mi lita.ire. » E poi soggiunge : cc Nul ne peut determiner !eque! « de ces agenLs (intendi le tre forze morali dette di sopra) a plus e< de valeur; car il est déja difficile de di re quelque chose de leur « puissance en génèral, et il sarait encore plus difficile de compa« rer entre elle Jeurs valeues diverses ». Scende poi l'autore a considerare la loro importanza relativa in guerra e conclude dicendo : « On ne doit clone pas dir~ qu' une cc guene heureuse ne peut pas se concevoir sans la ver tu militaire. « Nous appeloos l'attcntion par ce point, précisement afin de mieux <e défìnir nos idées, et pour empécher que celles du lecteur ne s'é<< garent dans le vague, et qu'il ne finisse par croire que la verLu << mililaire est tout. Loin de là : Lei vertii ·1nilitai?'e cl'1.ine année, « doit étre considérée com,me mie 71uissa11,ce m,orale cléterminée .. .. cc là ou elle mnnque, nous la. voyons remplacee par une des autre,. « telle que la supériorité clu général, l' enthusiasme de la nation .. . Ed ora come nasce questa virtù militare? « Elle ne peut naitre« que cle deux forces, ot elles ne peurent l'engendrer qu'en commun. « La primiére est une série de guerres et de succés, f'autre est I'a« cti vité de l' armée, poussée fréguemmentj us' qu' à des fat igues « extrémes. » Veramenle il nostro scrittore a pag. 272 ci dice« que la vertùmi-
SULL A QUESTIONE DELLA FERMA
« Htaire n'est prop~·e qu'aux_ apìjée perm,~nenLes ;
» ma a pag. 347
~arlando 4el ver_o ~arattere delle giierrre moderne, anzi J}e) çapitolo ·in qqe.sto modo intitolato, soggiupge .... « Il est iacile de coucevoir ·
« que les guerres conduites avec tout le. poid des forces nationales, ·« se reglent- d'api:es des _pt:inc,ipes tout autres qui c~lles des armée «< p(;lrrp.anen~es .... . >>.
V. Nel leggere le pagine di questi due scrittori, mi sono (lomandato •qqale. dei .du,e modi di consillerave la questione morale, convenga maggiormente al carattere degli eserciti odierni. Quel fermarsi a ,con~iderar~ nel sold~to faco ltà dell' uomo, quel volgersi di propo;51to a svilupparle m lui, a farne base e cagione alla virtµ. militare, meglio mi sembra consuo11asse al militar~ quando formava ·stato.a sè. Allora lo scor11ere della ferma era uri peri odo assai I un o-0 nella vita del çitta.dino, nel quale si svolgevano idee e ·sentime~ti tutti diversi da quelli nei quali viveva il popolo. Allora era bene -farlo non solo, ina era possibile. E ora siamo entrati nella stessa via per altra part,e e per cagione diversa. Ora più che educare il soldato nel cittadino, si ten<le ad educare nel soldato il cittadino. E forse mai come da noi s.on piovuti da tutte le parti libri O librettinj, i quali mostrano il modo di woralizzé!,re il soldato educando il cittadino. Io vorrei non parlare dell'efficacia di questa educazione diretta ,e prescriUa, e del costume di assegnare per orario il giorno e l'ora della morale; effica~ifi che si potrebbe paragonare a quella che otterrebbe un padre di famiglia, che in un dato momento, adunati bitornp a sè i proprii figli, dicesse loro : state attenti, che ora io ~i ecluco. Vo1~rei dire Ghe non solo l'educazione hà tanto più volel'e quanto p.i~ indiretta e direi occasionale, ma esser tanto più difficile qµ.apto pm assume carattere astratto, pedagogico o didattico. Sicchè tale capitano che fu eccellente educatore dei suoi soldati col con:tegno, coli' esempio e anche 'col parlare loro, sia parcan.ieqte, ~ia
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abl;i,onc}3rnten1ente come l' occqsione di i.in fi:1,tto , le circostaQ.ze di tenapo e luogo e ancJ,w (perché no?) ra~nore proprio lo guidava e sprolltlva, diveniva uµ misero pedagogo costretto a parlare in moqo astratto e teorico, perdendo~i o in va,ghe genenilità o in minuiie. ll c~isputare sull'efficacia di que~to modo di educazione, \l met:t(?rlo in confronto col Lel,llpo che s1 spendi;) per .es~o, potrebbe parere ozios6 se i criteri per fiss~re la ferma {ossero esclt~sivi e il i;ni' litare fosse, com'era, fine ci se stesso ; ma non è ozioso da noi. dove, p~·evale il .criterio economico, di ottenere il massimo effetto ,possi~ bile nel mmor te~po,. Perché è di questa E)ducazione, chi;) si preocC\\Pano non pochi pensa.odo alla ferma : e corµe per cQ1upensare l~.ne,rduta l;lfficacia eçlucativa della lunga pratica sotto le anni colla p,Qt,wza della; teo,ria co,:µqepsata, preçl,iligono quel modo çli eduCMiol).e.
I:
VI. Come ahbiaiuo visto, per il Clause,wiLz, tte soqo le principali for~e morali dell', ese,rcito. È notabi.le come egli si .fermi a considerf\r.e la .s(econda, la virtù :i;nilì tare, e la dica. una, qua~li L&- di potenza dete1··m,inabi.te non 1,i,ecessaria alla .gibe1·ra, e co:rne ~ffermi il suo · compenso con le altre due, specialmente con l'ultima, il sentimento nazionale. Certo egli soggiunge, la virtù militare rion esser propria che degli eserciti permanenti di una vol ta, e non di quelle che combattono il nemico con Lutto il peso delle forze nazionali. Si può mqovere dubbio su queste affermazioni, e il lettore potrepbe credere la vùtù 1qili~are non co:m,pensabile con altra potenza morale, e necess(\ria alla guen·a. Ma dove w,i pare egli non possa d~&sentire d&ll' au,t9re,, si è ne,11,e s9rgen,ti d,i quelle virtù : e allora dovrà convenir;e che le v,jr~it P,er \a, guerra si trovano nella.guerra sti;ss~ . . Ql,\este che p,e.t: me spnçi verità d;el Claus~)vitz, potr~pbero condurre noi Italiani, noi miliçaTi, a raccogliere i,I nostro pensiero. Ti;tnte civil~à in Italia sprte, sl1occiate e cadute, tanti pericoli intranwzzati da patime11ti, da sofferenze, 1a servitù, mentre ci tolsero
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ALCUNI PENSIERI
dalle vene tanto sangue e tanta forza al cuore, lasciaronv nell a mente nostra una chiara vista delle cose pubbliche, si che ci meritammo in questo l'ammirazione dello straniero. Un effetto di quella storia secolare è quell'affinamento della ragione sottile, quella maturità proveua e quel sorriso che ci spunta sulle labra per le cose di cui popol i più giovani in civiltà si or.cupano seriamente. ì\fale si troverebbe nell' anima, nel cuore nostro un cantuccio sul quale costrurre la virtù militare, nè la storia nostra militare recente si può nemmeno ricordare. Ma se tuW.i quet°la storia ci porta alla mancanza di questa virtù, et mostra altresì il pensiero nazionale-sempre vivo e acceso nelle menti italiane, scendere poco a poco, fino a dare al popolo nostro un alto, forte e pertinace senti mento nazionale, un apprendimento chiaro e profondo del cliritto moderno, una nutrizione continua clel1' amor di patria. È questo tesoro inesauribile, è questa potenza, che, per la sincera pratica di governo costituzionale, per l'inalterato rispetto al diritto moderno, trova da noi abbondante esplicazione, crediamo possa compensare largamente la mancanza di virtù militare. Se questo fosse vero, e questa è una conclusione di questo scritto , potremmo eliminare dal nostro pensiero, nel fissare il termine della ferma, qualLrnque preoccupazione di formare nel soldato le virtù militari e non tendere che ad istruire il cittadino per la guerra.
VII. Non è per lusso povero di rettorica che noi abbiamo alluso dianzi a quella massima ~i Macchiavell i ; essa è oramai trita e venne acceltata per l'autorità clel grand'uomo, quasi senza esame. Se non che ognuno sa come il pensiero di quel sommo avesse talora qualche cosa di troppo esclusivo e direi perentorio : e ciò dipenclere dall'aver egli fermata la mente sua alla quasi esclusiva contemplazione dei tempi di Roma, clal consjderare, dal conoscere più gli uomini che l'uomo, dalla tempra dell'ingegno suo. BencM padre da noi della storia filosofica, mancarono a lui quel largo corredo di
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cogn izioni che ne affaccia alla filosofia della storia, nè come ai tempi nostri egli poteva collocarsi in un alto punto di vista e di là contemplare più storie, nnzi più cicli di storie; senza dire che ai tempi suoi, non che conoscere le leggi che governano l'umanità, non ci si pensava nemmeno e il progresso indefinito non era affermato da nessuno; talchè le massime del gran Fiorenti no tendono , più a conteneré la società che a farla progredire, Una cli cotali massime è quella da noi cit.ata, che bisogna ritirare le istituzioni ai propri i principii. Il Cappon i lo critica nella sua Storia di Firenze, dicendo « che è un cercare rim edio alle cose, fuori di « loro medesime, cioè in quel loro essere che è svanito. » Quellasentenza e questa critica mi vennero alla men.te, pensando a coloro che ancor vagheggiano di format'e le virtù militari nel soldato, lo che parmi appunto un voler 'riportare gli eserciti a quello che erano una volta. Chi, seconclando la critica del Capponi, alle parole del Macchiavelli sostituisse, che bisogna raddrizzare sempre le istituzioni al fine per cui furono create, direbbe forse cosa consentanea al tempo nostro il quale non solo vuol trovare la vita nella giunzione della libertà con l'ordine, ma che appunto per questo vuole eliminare tulle I~ esistenze e tutti i. mocli di esse chA non sono necessarii . Consentaneo a\tresì, perchè tale massima, sottoponendo quasi a continua critica quelle istituzioni, là nelle verificazioni del fine pronuncerebbe il giudizio della vita o della morte loro, o il suggeri.mento a nuovi modi di esistenza. E cli questo si potrebbe rammentare chi vorrebbe volgere di proposito e con disegno la vita militare a svolgimento delle virtù cittadine, famigliari e sociali in genere, chi vorrebbe come dicono, l' esercito fattore cl' incivilimento. Cotesto pensiero è pure una preoccupazione che mantengono non pochi tra noi nel fissare il termine della ferma. ì\la l'esercito é fatto per la guerra: ed è là che non solo trova la ragione di essere, ma il perché dei suoi modi. E qui vogliamo aggiungere quello che dicemmo altra volla in questo stesso periodico ( 1), per confutare l'argomento di costoro che notano, la vita {I) Alcuno r iOessioni sull'esercito, considerate io ordino all'incivilimento della Nazione. Rit>iala 11iiiitare, luglio 1875. ANNO XXV, 'VOL. II.
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mi litare esser sempre stata educatrice all'uomo : e se lo fu , dicono, dunque cerchiamo che tale effi cacia si accresca sempre più e facciamo addirittura del!' esercilo un istituto di educazione e istruzione. Ma non badano che se la vita militare fu educatrice, fu lernpratrice di carattere, Io· fu appunto come tale con tutta la purezza del suo costume aspro e severo; e che facendo dell'esercito un istituto di educazione, si ammorbidisce quel costume, si guasta quella purezza, si toglie alla nostra vita la sua potenza educativa. ·
·che giunge a viziare i qu,adri, e ad allentare la molla della buona volontà. E per prendere un paragone in famiglia, fa direi. cosa tanto esiziale al morale dell'-esercito, quanto e pi ù all'istruzione era l'abitudine, nelle esercitazioni tattiche, di far supposizioni di nemico ,e di terreno.
VIII.
In queste brevi pagine il nostro pensiero è stato ben lontano, lo diciamo ancora, dal tentare una soluzione alla questione della ferma. Ma nello stato delle menti dei nostri mili tari, perplessi fra le memorie di un passato recente e l'avvenire tanto incerto, con due grandi potenze militari dinanzi che ci atLirauo l'una come esempio di nostra razza, l'altra come modello di strepitose vittorie, non ci pare opera sprecala quella che tenta di sgombrare un poco l'orizzonte alla vista chiara di un criterio unico e sicuro per riso!.:.. vere la questione della ferma. Il quale criterio potrebbe limitare l'azione nostra a istrui?-e i l cittadino per la g1i-erra. Noi dovretnmo domandarci se si tende francamente e solame·nte a questo; e allora risoluta la questione tecnica, preferito in modo radicale le quantità alle qualità, rimarrebbero le raaioni di governo , di finanza a rallentare lo svolgimento di tutte le conseguenze di quel criterio, come la ferma ridotta al puro necessario per l'istruzione sola, l'abolizione delle seconde categorie ecc. · Alla mente clel lettore subito si affacciano tutti i vantaggi e gli svantaggi in guerra, di quella radicale preferenza delle quantità sulle qualità: ma un punto sul quale mi pare s'insista poco, è lo svantaggio capitale che in tempo di pace e per alcuni mesi deil'anno, dà la poca quantità di soldati; la vita si arresta nelle compagnie, nei reggimenti: è un languore, è un vivere stentato, misero I')
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Tenente BIANCIAHDI alla Scuola Afili"tare.
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NUOVO STUDIO SULL A TATTI CA DELLA FANTERIA
( NUOVO STUD I O
Il fondamento di og:ni impiego di truppe in guevra G@nsiste nel1'addestramento dei singoli combattent.i nel ser;vi.rsi deltle armi e nel trarre parti!o dal terreno. Nel vero senso pe11ò d'impiego cli truppe in guerra, bisogna pure tener conto dell'attività intellettuale esercitata dal comando, il quale r~flette, decide ed ordina. La scienza che si occupa di cruesta triplice a-ttività non può dist inguerne l'apph~azione che nella lotta , nel combattimento e nella bauag,l~a. La tradizione scientifica considera la battaglia sicGome atto strate"ico e) ) in contrapposto alla lotta (semplice azione frontale), e al combattimento (c9mbinazionc di più lotte), che apparÌengono alla tattica·..Tutti tre insieme però costituiscono il combattere f das Schlaqen) che è la priuci pale funzione di guerra diretta aIIa distruzione delle' forne a vversarie. Siccome però necessal'ia condizione del combattere è l' incontrarsi delle forze dei due partiti, il che non pnò av,•enire senza preventivo movimento di entrambi o cli un solo, cogì di fianco alla funzione del combattere procede qll(31la del ma1·ciare, che comprende tanto le disposizioni riguardanti il movimento, quanto quelle por il riposo Ghe naturalmente si interpone al medesimo. Sulla buona riuscita dell'azione tattica esercitano capitale influenza "il' luogo , il 1 tempo e la distribuzione delle forze; ciascun partito pro.curerà con ogni mezzo di tener celati questi tre fattori, e di conoscere quelli del partito avversario. Per tal ragione la funzione del!' assicurarsi rimane inseparabile eia quelle ciel combattere e del marciare, e si manifesta nella triplice condizione del 1Jelare, dell' os.: servare e ciel copr·,ire. Il dove, come e r1uanc\o deve succedere lo scontro col nemico nonhanno in ogni caso la medesima importanza; un esame alquanto profondo della cpiestione mostra tosto che nelia battaglia, cioè per la vittoria strategica, è di maggiore interesse il dove; nel combattimento, ,cioè per il suGcesso tattico propriamente detto, ciò che vale di più ·.è il quando; e finalmente nella lolla che mira al successo locale la maggiore influenza è esercitata dal ·come. I tre gradi del lavoro mentale già indicali inten eogouo in tutte tre le questioni ; poichè la direzione superiore responsabile riflette, decide ed ordina per rispetto al dove, quando e come la truppa dipendente -debba combat1ere. 1E quando la riflessione mostra l'assenza della probabilità di vittoria, allora logicamente al combattere subentra il non jmpegna rsi. I t1·e stad:ii del combattimento. Ogni combattimento percorre tre V
SULLA
TATT!OA DELL1\. FANTERIA (Blnig e tal, tì•che Grund •iit• e al• Anhalt f iir die Atub il,lung tle r lt1fa11le t•ie :ztun Ge f c cl, I ,.,.,, M.t11np/ 'e , - Principii tattici pe,· l'ist,-.u,:i one della fanteria nel combattimento, di .W. v. ScnF.RFB, Colonnello comandante il a• reggimento di fanteria renano N . 29. - Berlino 1879 presso A Dath).
Le teorie dello Scherff sulla tattica costùuiscono nel loro insieme tutto uu sistema, che fu abbozzato prima nei suoi Studi per la nuo'Va tattica, e svolto poscia ampiamente nella Teo1'ia dell'·imip-iego delle truppe. Il presente opuscolo riepiloga con molta brevità e chiarezza la parte che si riferisce all'impiego della fanteria. Per l' importanza dell'argomento e per l'incontestabile autori tà dilllo scrittore, non tornerà sgradito il breve sunto che ne diamo . Introduz·i.one. La distruzione delle forze nemiche è lo scopo finale al quale tendono le' parti contrapposte in guerra, quando scendono in campo a misurarsi con le loro forze. Codesta distruzione si svolge gradatamente nel seguente modo. Si comincia col mettere fuori di combattimento nn cc~rto numero di singoli combattenti; col crescere di questo numero i vincoli tattici si rallentano e fluiscono per dissolversi ; tale fatto rende sempre più difficile l'esercizio dell'autorità suprema sulle truppe combattenti , dimodochè i riparti ancora intatti, abbandonati a se stessi , non operano con efficacia, sono trascinati nella ritirata insieme agli altri , e la dissoluzione si estende a tutte le truppe . Il vincitore con la conquista della base del vinto ·rende impossibile a questo il riacquistare l'equilibrio delle forze morale e fisiche, che esisteva nei primi periodi dell'azione.
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NUOVO STUDIO 70 stadii sncces$ivi, che la direzione suprema deve conoscere per otte-uerc gli scopi parziali ai q_nali in essi si mira, e quanto megl io essa li potrà distinguere, tanto più efficace sarà la sua influenza intellettuale sullo svolgersi dell'azione Il primo stadio è 1\introduz'ione ; serve al comando supremo per orientarsi, e gli somministra le necessarie noziòni e il tempo pel' de-cidere e dare lo prime disposizioni per continuare il combattimen t,0, se è il caso, passando allo stadio successivo, o per rinunciarvi ritirandosi liberamente int.anto che è ancora in tempo . Il secondo sLadio è lo b'Volgvmento; iu qne~to la truppa s'impegna in una lott.a potente .attorno ad una data posizione. La qua le lotta è· o(fensfoa se ha per iscopo l'occupazione della posizione stessa, di fensfoa se mira alla consflrvazione della posizione occupata, come mozzo transi torio per passare all'offensiva, senza la quale non è possibile conseguire la vittoria tattica. Ordinariamente nel secondo stadio l'offensiva determinata non si svolge in modo uniforme su tutta Ja fronte, specialmente se la posi- ziono nemica sia di considerevole estensjoue. L'esperienza mostra come· sia vantaggioso il non att.accare su tutta la fronte con forze egualmente distribuite; e còme il risultato sia più fa cile od anche maggiore, quando una parte della fronte nemica, che possibilmente dève· essere la più grossa, sia tenuta impegna la, mentre un'altra parte, re-· lativamente piccola, è assoggettata allo srorzo il più potente. La fronte d'attacco viene perciò di visa in ala dimostratùva ed ala decisiva. Un priino risultato ottenuto in questo senso permette di continuare ii combattimento in condizioni sempre più favorevoli. Il partito che combatte in di fensiva-offensiva prestabilita dovrà separare la sua fronte in ala difensiva ed ala offensiva ; ma di fro nt-e ad avversario che opera in offensiva, esso sarà ridotto per qualche tempo alla pura difensiva. Lo svolgimento porta alla decisione prodotta sempre dall'offensiva, sia che venga a$su11ta subito sul principio, sia che succeda alla di- fensiva. Alla decisione fa seguito l'ultimo stadio con cui termina l'azione, cl1e è J'insegwvmento per par.te del vincitore, al quale il vinto cercherà di sollrarsi con ogu i mezzo. Distribnzione della forza per il combattvm,ento. In relazione coi tre stadii accennati la truppa destinata al comhattimonto è divisa in tre parti : 1° L'wvanguardia per l'introduzione; 2° IL g1·osso per lo svolgimento; 1
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3° La 1"ise1·va, ch e rimane a disposizione del comandante supremo, ccl è destinata specialmente, non però esclusivamente, all'inseguimento o al copriment-0 della ritirata. La forza della truppa d'introduzione vuol essere tenuta in limiti possibilmente ristretti, e nella di fensiva si può anche sopprimere affatto. La ri$erva in offensiva avrà da 1/ 3 a 1/ , del totale, in difensi va-offensiva cla 1/ , a 1/ 1 • Il grosso comp1;enderà da 1/ 1 a 2/ , della fori.a disponibile. Per l'eOicace impiego delle tru ppe è necessario che sollo la protezione dell 'avanguardia_cli combattimento, o cli marcia, tale distribuzione delle forze sia compiuta prima che si entri nel secondo stadio del combatlimento. Falla la separazione, il comandò supremo assegna a ciascuno dei vari ri parti lo speciale incarico ( Kamp{au{qabe) che devono esercitare uel combattimento, e secondo questo i comandanti dei medesimi regolano poscia lo schieramento delle tru ppe per la loLta . La loro azione efficace dipende in gran parte dal loro intervenire nel moment.o giusto, specialmonle per quelli che devono operare sul fianco del nemico; però spetta alla direzione suprema il tener conto di tale condizione ; ogni riparte;> che ha ricevuto il suo incarico particolare non ha più nel segùito a provvedere ad altro che allo sviluppo delle suo forze direLtamento sulla fronte. Il più importante ufficio di lotta particolare, che può essere assegnato a un riparto di truppa, /J evidentemeot.e io svolgimento cli un puro allo offensivo; poichè in guerra solo questo può generare la vittoria . Viene dopo lo svolgimento di un semplice atto difensivo, per il quale ogni truppa devo pure essere in precedenza addestrata. Nei due casi il grosso perviene sem pre in lulto ocl in pane acl nna lotta decisiva. La semplice dimostrativa sotto form a di di fensiva temporeggiante, la quale rifugge dal venire agli estremi, è l'ufficio di lotta dell'avanguardia di combattimento; può tuttavia a ta le ufficio essere a volte chiamata anclrn la riservo . Am1np,e.st1·amento al combattimento e all<i lotta. Secondo quel che si è detto, quando si Lralli clell'ammaestramen to del le truppe, si dovrà ogni volta esaminare se l'esercitazione da forsi deve rappresentare un inticro combattimento, op pure uno stadio solo, come sarebbe quello dello svolgimento; oppure anche se riguarda il modo di contenersi delle truppe: sopra un'ala o sopra un'altra. La forza è sempre conveniente qualunque essa sia; poichè non è per nu Ila escluso, che un reggim ento, un ba ltaglione, uno compagnia possano sostenere in date circostanze un combattimento in tutte le sue parti, e inversamente
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può avvenire clre un corpo d'armata intiero sia talora chiamato a esercital'3 un incarico solo nel combattimento. L'esperienza però mostra che un combattimento degno di questo nome, dal quale risulti una v ittoria tatnca sensibile1 dovrebM comprendere truppe delle tre armi. Ciascun partito pertanto do\i'rebbe essere almeno della forza di una divisione. Qualunque corpo di truppa a cominciare dalla compagnia deve essere esercitato tanto nel sostenere particolari uffici di lotta, quanto nello svolgimento .di Ull combattimento in tutti i suoi stadii . Nel primo caso pel1ò, specialmente se si tratti di forza considerevole, . come sarehbe una divisione, è desiderabile, e so·vente pure necessario che sieno segnate le altre truppe che mancano a costituire riusi.eme del partito combattente, nel modo stesso che si suol fare delle for1.e del partito contrario. Lo sclvieramento per la lotta. '-- La lot.ta, come il combattimento, .si separa in tre stadii che si svolgono successi \'amen'te ; bensì essa può mancare dèll'ultimo e anche dei due ultim i, e sussistere soltanto col ~· primo. Il concetto offensivo che mira alla po tente espulsione dell'avversario dalla posizione da lui occupata, è il solo che generi lotta perfetta svolgentesi con tutti e tre gli stadii. Il concetto difensivo della tenace conservazione della posizione occupata rimane soddisfatto col secondo stadio, e rappresenta una semilotta, che può bensì far desistere l'avversario dal suo proposito, ma solo in casi eccezionali potrà distruggern(') le forze. Finalmente la loua di mostrativa , che è solo lotta apparente , perchè ha solo in mira di acquistar tempo, rimane soddisfatta col primo solo stadio, e cessa di esser tale quando passa ai successivi ; perchè gli scopi cui que::!ti mirano .sono in opp·osizione• col concetto di lotta dimostrativa. Ai tre stadii della lotta pe,rfetta corrisponde la separazione della truppa in tre schiere . L'avansch'iem per la preparazione ; La schi era principale per lo svolgimento; La terza schie;ra, che rimane a disposizione, ma non con carattere e~clusivo di riserva. La forza delle schiere e il loro modo d'intervenire variano secondo che si tratta di un atto decisivo, che può e<;sem offensivo o difensivo·, o di mi contegno dimostrativo, il quale varierà pure secondo che si tratti di semplice offensiva, o difensiva-offensi va , e sarà in questo caso più riservato e temporeggiante, nell'altro più atth;o. Lo schieramento deve essere compiuto al momento in cui la truppa
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,comincia a subire delle perdite. Sotto il fuoco dell'artiglieria si effetttterà a vre chilometri e più di dista'llZa; contro a fanteria a un 4hilornetro e mezzo quando, s'intende, il terreno non offra coprimento di sorta. Col mezzo dello schieramento la truppa acquista lo spazio suffi.ciente per combattere tanto nel senso della fronte quanto nel sen'so ,della profondità . E qui giova avvertire che la' truppa sch'ierata non può pil\ eseguire nessun cambiamento cli forma o cli fronte , ed in generale nessuna evoluzione, come at contrario può sempre fare- cavallerià contro cavalleria, quando comhntte senza l'intervento delle , .altre armi che fanno usò del fuoco. La fanteria per conseguenza al principiare dell'azione deve già av'er assunte le necessarie forme, e raggiunti quei punti , dai quali essa deve sviluppare la sua forza nella direzione della fronte assunta . Per altre ragioni non sarebbe neppure per es'Sa conveniente uno schieramento anticipato, e quèsto avrit cura di evitare. Della lotta offensiva. - Per la lotta offensiva semplice )'a truppa .si separa in tre schiere di forza eguale. Trattandosi di forze consi.deÌ'evoli pilò convenire l'introdurre fra la seconda e la terz~ schiera una nuova schiera di sostegno ( Unte1·stulzimgst1·effèn) con forze portate innanzi dalla terza. Le diverse schiere devono essere totalmente i_mpegnate fino al consumo di tutta la loro fotza per l'adempimento ,degli speciali incarichi loro assegnati. L' esperienza mostra non essere più possibile oggidì, che truppa intatta senzn fare ùso ef6cace delle proprie armi si porti innanzi fino .· alla distanza di massima efficacia cli tiro contro avversario preparato e risoluto a conservare la propria posizione. l'avanzare di questatruppa adunque vuol essere preparato e coperto fino dal suo primo . cominciare. La distanza di massiina efficacia è altresì la di~tauza decisiva, dalla quale nella maggior parte dei casi ciascuno dei due partiti cercherà di far valere la propria superiorità di fuoco sull'avversario ; e basteranno pochi minuti per costringere il partito soggia·Cente ad abbandonare la posizione che prima occupava , o che era giunto ad occupare avanzandosi. Il eòmpito della preparazione è essegnato all'avanscbiera; esso consiste nel tenere .impegnato il nemico -in ' modo da rendere possibile alla schiera principale l'avvicinarsi a lui sino alla distanza decisiva. A -questo punto le due schiere si fondono imieme in un lavoro comune tendente ad ottenere superiorità cli fuoco sull'avversario, e poscia a scacciaI'lo dalla sua posizione col mezzo dell'assalto. Nel caso in cui
74 NUOVO ST UDIO le forze delle due schiere si mostrino insufficienti ad ottenere tali risultati , la terza schiera non esita ad impegnarsi essa pure, assumendosi la continuazione del èòmpito che era assegnato alla prima e alla seconda. Il poter cacciare l'avversario ben postato e deciso dalla posizione che occupa , senza ricorrere al lavoro preventivo del fnoco, vuolsi oggi ritenere come caso eccezionale. « La lotta della fanteria presentemente si decide col fuoco , non pili colla baionetta, il cui ufficio comincia solamente nel terzo · stadio con l'atto di distruzione » . L'ufficio dell'offensiva rimane compiuto c1uando la schiera principale è riuscita a port.arsi alla distanza decisiva (dà 400m a 2.00m) e a mantenervisi per '10 minuti insieme all'avanschiera . Se allora l'assalto è reso possibile, ciò· indica che la vittoria è decisa e comincia il terzo stadio: quello della distruzione delle forze ne,;niche . L'avanschiera svolge un piccolo combattimento , che invece della posizione nemica ha per meta immediata la distanza decisiva . Solo quando essa ha raggiunto tale distanza si può giudic.are se con la sola sua forza sia conveniente t(c:ntare L'assalto della posizione . Dove questo non sia possibile, l'acquistare ancora terreno innanzi espone a perclìte inuti.li, compromette l'azione della sc~iera principale, e può èsser causa di sconlìtta . Egli è questo adunque errore da evitare, e salvo rare eccezioni il prorompere verso la posizione nemica non deve precedere l'arrivo della schiera principale sulla linea dei tiratori . << Non si è mai abbastanza forti per l'assalto, ed è meglio distruggere il nem ico dicci minuti dopo con la preponderanza del numero, che costringerlo a ritirarsi liberamente dieci minuti prima con lievi µerdi te ». Per ginngere alla distanza decisiva l'avanschiera ha tutt.avia bisogno essa stessa cli una preparazione preventiva, e per questo motivo si dovrà suddividere in due o tre linee. Sarebbe desiderabile che potesse giungervi ad un tratto senza impiegare il fuoco ; ma questo caso avverrà difficilmente. Per solito dai 1000"' ai 600"' dal nemico, distanza conveniente per fuoco c.ontro masse , essa sarà c.ostretta ad aprire il fuoco, .se pµre non l' ha già fat.to prima sin da quando cominciò a subire delle perdite. Coperta da larga linea cli tiratori l'avanschiera attraversa la prima zona (da 11500 a 900 111 ) lentamente, e non .fa fuoco, o se pure lo fa. ciò è piuttosto per l'effetto morale, che per il danno materiale che può c.agionare. Nella seconda zona la linea dei tiratori viene rinforzata, e comincia un lento fuoco di preparazione che può essere indi vicluale o a salve secondo i casi . L'avanzare cessa di essere simul1
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taneo per tutta la linea , ma si c.orn pie a sbalzi da piccole frazioni' alternandolo c.ol fuoc.o sino a raggiungere la distanza decisiva . I soste(1ni nel c.aso reale servono a ricmpierè i vuoti nella linea; nelle eser~itazioni però si suddividono lungo la medesima anche quando già $ia abbastanza fitta, e ne aument.ano l'intensità del fuoco. Trattandosi dell'impiego di forze considerevoli, il lavoro della prepa-· zione viene assunto dal l'artiglieria; in tal caso l'avanschiera trova assai più facile il superare la seconda zona ; ma dovrà poi procurare di non avvic.inarsi cli troppo alla posizione nemica, per non mascherare il fuoco clell' artiglieria prima che la schiera principale sia giunta e pronta ad operare. Nell' unione del le due armi l'a vanschiera serve di coprimento all'artiglieria , ~ol portarsi innanzi e impedire che sia molesta ta dal fuoco, della fanteria nemica . La schiera principale giunge alla distanza decisiva rflia lche momento dopo che l'avanschi cra ha cominciato il suo fuoc.o cli preparazione intensissimo, e vi apporta quell'impulso e quella forza chesono necessarie per conere all'.assalto appena il nemico sia sufficientemente scosso . Se per.ò la preparazione è 1'imasta insufficiente, le due schiere riunite continuano il fuoco celcrè attendendo il sopraggiungere della schiera di so5tegno. . La distanza della sch iera principale dalla prima linea dell'avan-· schiera · deve essere regolata in modo c.he non risulti tanto vicina da rimanere danneggiata: dai tiri cl1e sono , diretti su qi1esta., e nellostesso tempo non troppo lontana perchè raggiunta la distanza deci:siva il suo appoggio non si facc.ia attel)dere troppo lungo tempo . Al' momento in cui questa distanza è raggiunta dalle truppe pi LL avan= zate, essa non dovrebbe distare più 'cli ,'.i,00111 • Prima cli giungere a questo punto la· schiera principale si avanza. a moviment_i obliqui ,. ser.vendO$i di quelle forme che offrono bersaglio meno utile al fuoco nemico. Vicina all'avanschiera non si può determinare quale forma debba assumere; questa di pende dall'incaric.o eventuale, e varia secondo si tratti cli seguire l'assal to dcll'avanschi.era, o cli assaltarecolla medesima appena la raggiu nga , o finalmente di rinforzarne il fuoco. Ad ogni modo il regolamento offre forme acconce per c.iascun caso . È di grande utilità il poter continuare il fuoco durante l'assalto perchè con esso s'impedisce al nemic.o scosso di riaversi e prov- . vedere. Còmpito della terza schiera è anzitutto quello di continuare l'incarico assegnato alla seconda, r1uando rruesta non sia rius.cita a com-
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SULLA TATTICA DELLA FAN1'ERIA
'Pierlo. Il tenerla indietrot quando vi è il più piccolo dubbio sull'e,sito degli sforzi' delle schiere precedenti, è errore. Bisognerà adunque ,che ancb' essa sia porlata innanzi, e quando occorra non si esiti ad impegnarla,. tanto più che l'intervento di truppa fresca, rimasta fino a quel momento intatta, non solo assicura il compimento dell'opera, ma consente di ottenere i maggiori risnl lati. Non sempre si può sin dal principio prevedere esattamente lo svolgersi deìl'azione, e soddisfare a tutte le esigenze con lo schieramento ; circostanze tali che rithiedano una modificazione nella forza dell e schiere possono pure .avvenire dùrante il combattimen to, specie se l'avversario è avveduto e attivo. Il modo d' impegnarsi della terza schiera sarà pertanto variabile·; secondo le circost.anze essa potrà servire a prolungare la fronte , a rinforzare un'ala, a coprire un fian co, ad opporsi ai contrassalti, e così via . Chi la comanda deve di propria iniziativa intervenire, con tutte le sue truppe, o con parte di esse soltanto, _là dove l'azione offensiva delle precedenti schiere corre pericolo di non riuscire. È -questo l'ufficio della terza schiera, il quale, come si vede, è ben diverso da cruello di una riserva. Per soddisfare a codeste esigenie la sua distanza dalla scbiera principale non deve essere superiore a quella ·Che separa questa dall'avanschiera . Le distanze fra le diver:;e schiere corrispondono agli speciali in·tarichi che ~iascuna di esse deve eserci tare, e non si possono ·gran fatto modificare; l'estensione della fronte invece è proporzionata alla forza. Ne risu lta che se si prende per base la compagnia , questa ,occupa una fronte ecce~sivamente piccola rispetto alla profonclitit ; il battaglione si trova in condizioni migliori, ma la sproporzione tra fronte e profondità rimane ancora grande; il reggimento invece, che puù impegnarsi con due battaglioni sulla fronte in pri ma e seconda :schiera, ed uno in terza, si trova in condizioni favorevo li. Da ciò si trae la conseguenza che solamente il reggimento ha forza sufficiente a compiere. un atto offensivo nei suoi tre stadii; un battaglione ha solo forza bastante a· compiere il primo e secondo stadio, e dovrebbe formare due schiere solt.anto ; una compagnia poi non può condurre a termine che il primo solo, o intervenire nel secondo . Queste considerazioni servono a fr,ch iarare le idèe generali sul!' addestramento ,di codesti riparti nello svolgimento di azione decisiva offensiva . Della lotta difensiva. - La difensiva- decisiva non forma che un ·episodio della difensiva-offensiva regolare. Il suo incarico non va più 1n là della conservazione della posizione sino agli estremi ; altra truppa
è chiamata a cogliere i frutti della vi ttoria ottenuta col respingere l'attacco. Tuttavia è utile osservare che difficilmente può essere com--
piuto il semplice incarico difensivo senza un certo grado di offensiva, e uelio schieramento si deve tener conto di questa condizione. La su.periorità di fuoco sulla fronte assicurata in ogni circostanza. è di grandissimo interesse. Poichè il nemico è atteso stando in posizione, cessa la necessità clell'avansohiera, e si ha subito quello che • l'offensore cerca di ottenere gradatamente: la fusione del le due schiere· in una ·l'inea unica di fuoco . Le schiere necessarie adunque sono clti'e: · 1a principale e quella a disposizione. Si potrà bensì, come nel caso dell'offensiva disporre dietro alla principale una schiera di sostegnodestinata a riempierne i vuoti . La terza schiera ha ancora l'incaricodi continuare l'azione dell e precedenti quando queste non sono riuscite; ad essa spetta pure'l'eseguire i contrassalti, i quali non si de-vono mai tralasciare. . Le due prime schiere fuse insieme assorbiranno i due terzi o ·i tre quarti della forza totale. Siccome poi l'effetto collettivo frontale· • è qui cli ,somma importanza, è desiderabile i! frazionamento del comando nel senso della fronte piu'tt.osto che nel senso della profondità, e nello stesso tempo vnolsi concedere · alle diverse unità di comandofronte più a1ppia dell'ordinario. Un battaglione ad esempio, può avere· sino a ~00 111 cli fronte, spiegando subito tre compagnie ; la quarta servirà a formare la schiera di sostegno intermedia, o si.fonderà con la schiera a disposizione. Un reggimento forma quest' ultima 5Chiera separatamente con un battaglione occupando !a fronte con gli altri due. Per la difensiva-decisiva considerata come parte della difensiva. offensiva è di particolare interesse il conù:;cere dove e qt1ando verrà a rom persi l' urto dell'aggressore. Se l'avversario è costretto a desistere e a ritirarsi a distanza troppo grande dalla posizione occupat.a, non ,-:i sarà con ciò ouenuto che il puro scopo difensivo ; ma l'azione· dell'ala offensiva o della riserva rimane assai più difficile a compiersi. Il passaggio dalla difensiva all'offensiva dovrebbe essere calcolato in modo che l'attaccante sia in precedenza scosso al più alto grado, e non possa più sottrarsi all'urto che contro di lui si porta. La truppa destinata alla difensiva decisiva ha perciò bii,ogno di conoscere ii momento in cui deve impegnare tutte le sue forze, e ·spiegare tutta la sua energia per trattenere l'aggressore ed offrire la migliore opportunità alla parte offensiva di adempi-ere all'.incarico suo . Sarà, pertanto cura della difonsiva non di respingere le deboli forze, che il nemico ha portate innanzi :rnl principio, ma di arrestarlo,
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,quando ne ha impegnata la massima parte. Si dovrà perciò comin·dare con una debole linea di gruppi a larghi intervalli, i quali si riempiranno gradatamente fino ad accogliere tutte le forze della schiera principale. Così il nemico contro la difficoltà crescente sarà costretto man mano a spiegarsi e ad impegnare forze sempre più considerevoli . Della lotta dimostrativa. - Mentre la semplice difensiva rimane .soddisfatt"8 col compiere il secondo stadio della . lotta che mira ali' espulsione, e non passa al terzo della distruzione conservando il carnttere di semi-lotta o lotta imperfetta, della dimostrativa invece si · può dire che è solo lotta apparente, perchè non mira alla decisione, e rimane socldisfaùa con lo scoti mento delle forze nemiche che si ottiene nel primo stadio. Guadagnar tempo è lo scopo della dimostraliva; tener impegnato il nemico eccitandolo, resistendo o cedendo secondo i oasi, è la sua tendenza ; la quale però non si può manifestare senza che rivesta i caratteri cieli' offensiva o della difensiva ; ;vale a dire che mentre lo scopo reale è quello accennato, lo scopo àpparente deve essere quello dell 'espulsione del nemico, o della conservazione della posizione occu pata. La lotta cli mostrativa deve adunque. foiziare la sua attività nel modo ste,.;so cbe le altre form e decisive; se così non fosse il nem ico non potrebbe restare illuso sullo scopo reale. Sicçome tuttavia non si ha in mira cli venire alla decisione, ,così invece delle tre schiere potrà bastare una sola ; tanto più che l'azione dimostrativa non è mai isolata, e le altre truppe che sono destiuate ad approfittare ciel tempo che essa procaccia, possono in ,caso di bisogno sostenere quelle impiegate nell'azione dimostrativa. Nello sch ieramento l'estensione della fronte occupata può essere .ancora maggiore chfl nel caso della difensiva, appunto perchè la profondità è minima; ma su ciò rron è possibile dare regole precise come .si è fatto per gli altri casi . La fluidità della forma , come del cont egno, . offre ai comandanti .inferiori la più grande latitudine entro i limiti dello scopo prefisso ; la libertà individuale si sos~ituisce qnasi pienamente al vincolo formale. Solamente nel caso cli lotta in ritirata il contegno dimostrativo è legato a salde forme ; poichè qui l'avversario vede tosto le intenzioni ed ha tutto l'interesse di costringere la truppa a venire a quelJa de,cisione che essa cerca di evitare. Jt noto quanto sieno difficili e per la truppa e per la superiore ,direzione le condizioni di una lotta in ritirata, alle quali . solo è pos-
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SULLA T ATTICA DELLA FANTERIA
NUOVO S T UDIO
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sibile soddisfare quando nell' impiego necessario di forme decisive, specialmente ·nel senso della profondità , non si perda di vista nep- · . pure. per un momento lo scopo della dimostrativa, che vuole ni interrompa la lotta al momento giusto appena si sieno ottenuti parziali successi. · G. V. M.
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UN SOLDATO FILOLOGO E IL VOCABOLARIO DELLA CRUSCA
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UN SOLDATO FILOLOGO
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E IL
VOCABOLARIO DELLA CRUSCA
I
Credo una gran verità che non si possa dire esservi in un paese vera coltura se non vi fioriscono gl( studi filologici. E. D• AMICIS. Non o!fenditur Deus sole cismis, ed idem non delecta tur.
EnAs1110 ,
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Il generale Bardin, l'illustre autore del grande dizionario militare francese (1 ), diceva un giorno ad un suo amico filologo e lo scriveva poi, che per la creazione di nuove voci militari si dovrebbe lasciarne la cura ad un'accademia di dotti militari, di uomini conoscitori profondi della nomenclatura e della letteratura di guerra, affine di evitare il pericolo di avere vocaboli impropri, che non danno chiaramente il concetto delle cose o definizioni errate, composte di lunghe ed inutili perifrasi. . Quest'osservaz,ione giustissima vale non solo pel caso di voci nuove, rna pur anco per la definizione dei vocaboli già usati ed in generale per la compilazione di llll buono ed utile vocabolario militare. In fatto di vocabolari militari noi, in Italia, siamo in grande penuria. Il più accreditato è ancor quello di · Giuseppe Grassi pubblieato nell'anno 18 17 (2). Il Grassi era segretario dell'accademia di
Torino e non es·sendo egli soldato, nè avendo vissuto mai fra soldati cadde troppo spesso in errori, errori che se vennero notati ~ fatti conoscere da scrittori dell'arte, vennero però accettati ed usati da altri che le cose militari non intendevano . La seconda edizione di quel dizionario fritta nell'anno 1833, non riuscì gran che migliore della prima, benchè ampliata dall'autore. Ìl dotto filologo essendo sventuratamente diventato cieco, non potè aggiungere al suo libro tutte quelle varianti e· correzioni che gli erano state suggerite e che aveva raccolte con som'.ma cura e diligenza in varii manoscritti (,f), di modo che se la s'econda edizione è notevoJ.'.. mente accresciuta e migliorata , va tuttavia constiltata con precauzione, per non cadere in errori grossolani e n:eil'nso d'i vocaliòli vieti. Al Grassi _va reso onore grandissimo d'avere per il primo fatto conoscere all'esercito piemontese, che esso aveva una lingua sua propria, all'infnori di quella francese in cruel tempo comunemente usata; che i mi litari potevano compilar libri, dare comandi, scrivere rapporti co_n parole tecniche, con frasi e voci italianissime (2). Per far questo egli consultò i nostri scrittori antichi e tolse qua e là parole e definizioni di arte militare: ma non tutte essendo buone le fonti alle quali attinse, non grande come al giorno d'oggi essendo il numero dei! testi di lingna, dei documenti preziosi da consultare, gli va perdonato se molte voci omise, se altre non potè o n.on seppe rettamente definire. Ciò che va addebitato a colpa del Grassi è l'amore esagerato al purism,o della lingua, in omaggio del quale commise errori non pochi. Per citare un esempio, egli ricusò ostinatamente di surrogare il suo (!) Non sempre pe1•ò il Grassi accoglieva i suggerimenti ed i consigli dei dotti militari del suo tempo. Si racconta anzi che quando il generale oa poli ta no Desauget lo fece avvertire elle i moderni, a differenza dei loro nonni, d istinguevano tre diverse maniere di dar riposo alle' truppe nel corso di una campagna, cioè i quartieri d'inverno, gli accantonamenti e gli accampamenti, le quali rislretto nell'a ngusto corchio della significazione del vocabolo alloggiamenti generavano confusion e in coloro che erano usati a vole r c hiaramente espressa ciascuna idea, il Grassi rispose, che le sue auto·1·ità. non gli permette·vano d i ammettere nella lingua scrma la d istinzione . ammessa dai moderni nelle cose dell'arte e ne lla lingua pa rlata !! (SP0NS1u1. Della lingua ·mil-itare d'Italia, voi. I, pag. 14). (2) • A ritirare pertanto da questa indecorosa necessità (quolla cioè di dover · usaro vocaboli e frasi s tran iere) gli ufficiali italian i, che bra mano di conoscere tutta quanL'è la teorica dell'arte loro, ed a tornargli all'onorata carriera battuta dai loro maggiori, ho creduto di do,·er rivocare alla luce tutte le parole militari già usate nei passa ti secoli dai nostri a ntich i scrittori, ed offerirle loro in ca mbio di quelle, c he invalsero pur troppo a questi dì fra noi, raccogliendole in u n dizionario universa le di scienze e di discipline milit.al'i • (Pre{a.zione· al di.:rio'llario, pag. xv, 1811).
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(I) BA11011<. D·1ctionnaire de l'arméc de tene ou recherches histor·ique pu·r l'art el
les usages militaires des anciens et des modernes. Paris, 1851. (2) Dizionario mtlitare ttaliano ·di G1usEPP& GRASSI dell'accademia reale delle scienze di Torino, volumi quattro. - Torino, 1817.
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ANNO XXV , VOL . li.
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E IL VOCABOLARIO DE LLA CRUSCA
UN SOLDATO FILOLOGO 82 curioso sedia o sede della giie1·ra con teatro della gnerra o delle operazioni. L'avesse almeno a~giuoto q~1~le ~ermine u:ato. dai moderni; ma nò . Il Grassi, nella sua qualita di accademico \ Oleva s~guire le orme dei vocabola_ri~ti della. Crusca,_ i . quali ~e'. s_overcluo pnrisrno, registrarono voci 1mprop~ie, , arcaismi, ~e~ mz1om st?rt_~· oscure, di fettose, ma pur sempre ntenute per belhssir_n:, ~erche ntrovate nei vecchi scartafacci scritti da uomini non md1tan, ma che appartenevano al secolo aur~o del trecen~o. . . , . A combattere questo sistema dei comp1\aton della Crusca _m c>e~ nerale e del Grassi in particolare, sorse il capitano del g~n10 nel~ l'esercito napolitano Francesco Sponzilli, il quale col suo libro .De~l~ lingiia militare d,' italia ( 1), dimo~tr? , . ~he l'amore per la d1gmta del patrio -linguaggio deve stare nei l11nit1 della ragione e non ~eve mai ·toccare il ridicolo; che il vero cultore della lingua la ravviva , mentre il purista è un falso cultore e l'aduggia; che il comples~o della lingua mili tare d"Italia ri:avata _dal!a Cr_usca_ e r:accolta ~ol sistema eia lei seguito, è insufficiente a1 bbogm odierm; che 11_ fin~ ~he si propone il buon scrittore è di adattarsi all'!nt~Jli?enza d1 tut.t1 gli Italiani, mentre il vocabolario della Crusca s1 1Im1te~ebbe. alla intelligenza dei soli Fiorentini ; che infine que,;to v?cabolano è nboccante di errori e non ha diritto a signoria della hngua. Con rara dottrina davvero lo Sponzilli si pronnnciò cont.ro il 7Jurisnio della Crusca pescato nelle auree carte del secolo xiv e contro quello aITeu.ato dal Grassi (2) , ma egli cadde in un altro e~cesso e per negare l'origine italiana delle parole_,:olnte pi~re, affermo_che le voci della nostra lingua ebbero tutte origine da lmgue stramere, importate da cb i in Italia ebbe ~ominio _e ~omme1:c!o· ~ conv~lidare il suo asserto ci ta una infinità d1 esempi et1molog1c1, sui quali non è qui il caso di discutere. (T
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II. Sono scorsi più di 60 anni, e gli accademici della Crusca a vrebbero dovuto pur tener conto di qualcuno dei consigli dello Sponzilli e dei suggerimenti cli altri filologi italiani, ma sembra che ciò non (I) Napoli, H. Tipogr. milita re, 1846.
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3ia avvenuto, ·perchè oggi ritorna viva più ·che mai la guerra al vocabolario della Crusca, promossa da un valentissimo filologo qual è l'Alfonso Cercruetti, [Jrofessore nel Liceo di Forlì ' sostenuta e)"'ili validamente dal defunto Pietro Fanfani, e per la parte militare, con molta dottrina, dal nostro maggiore d'artiglieria Angelo Angelttcci. Come è noto, l'accademia della Cru~ca si pose all'impresa cli rifare .a nuovo il vocabolario omoni mo, rendendolo nazionale, tipico, inappellabile nelle quistioui di fi lologia, e incominciò la pubblicazione della prima dispensa nell'a nno ·1863. In 17 anni le dispense non sono ancor giunte al'la lettera E. Insofferenti di attendere la fine cli una pubblicazione che promette .di andar troppo in lungo, molti letterati si diedero a studiare subito i primi fascicoli . Ne vennero appunti sul metodo di compilazione perchè non vi si danno regole certe di ortogra-fia , e vi si vedono ·sempre citati per testi di lingua il Pataffio, il Burchiello, la Cnmaca .apocrifa del Compagni ed altri scrittori di niun valore; ~ulla 0on. . v1ss1ma spesa, che sale a circa /~fi: mila lire all'anno; sullo scarso numero delle copie (750); sulla cjiscutibile utilità di tanto lavoro, perchè le 750 copie nel corso degli anni si disperderanno tutte, e all'ul timo non se ne troverà più una delle intere; su lla poca probabilità che esso po~sa ,riuscire (come cle$idererebbe, ed ha diritto cli pretendere -chi paga) il più grande e bel monumento della lingùa e letteratura italiana . Il professore Cerq uetti non si fe rmò a èrueste osservazioni gene,rali. Egli volle analizzare a fondo il lavoro degli accademici (1) , e sot.toporlo ad acerba critica in un libro col titolo : Errori del 1,oca.bolario della Crusca(qninta ùnpressione. - l etterci B) notati dal prof'essore A.lfon110 Ce1·quetti (2) . . Non l'avesse mai fatto! Il cav. Giovanni Tortolì, accademico e primo compilatore del vo.cabolario, sorse a difesa dell'opera dell'accademia e contro il suo detrattore, con un volmM di 365 pagine, Il 'oocabolario della Cnwca ,ed 'tin siw c1·itico (3), al qu:ile rispose Pietro Fanfani. L'Angelucci, che da pamcchi anni sta raccogliendo i material i per ,un Lessico ·1111ilitare, accorse in aiuto dell'amico suo Cerqnetti, e colla pubblicazione dell'opuscolo Agli erro1'i del 'IJOcabola·r-io della Cr1isca (1) Sono in numero d i 18 i compilatori. (~) Vonn e questo segui to da un a' tro volume co! t itolo: Nuove co1·1·ezfoni e giunte at ·,vocabola·rio degli aécademici della c,··11sca, Torino, 1877. (3) Fire nze, Sansoni, 1876.
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(2) Lo Spo nzi ll i sostiene che il Gra~si diventò punsta soltanto dopo la sua a mmissione all'accad emia della Crusca, e è he pri ma d 'allora era ben lungi dall' accordare il vanto della pudtà agli scrittori del trecento .
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UN SOLDATO FILOLOGO
E IL VOCABOLARIO DELL A CRUSCA 80 gnali con manico fusiforme, che s'introduceva nell'animà delle armi da fuoco; quelle di Baiona (? !) che avevano il manico a gorbia, o, come lo chiamavano i nostri vecchi, _a C(JJrtocC!i,o, ma senza il suo .anello, o la nostra ghiera con lama a mo' di pugnale, o di coltello ad un filo e 1nezzo; finalmente le più moderne a lama. <};i stocco triangolare e quadnngolare sgusciata e manico a gorbia con ghiera o con molla di ritegno ecc. Di piu non avrebbe lasciato le carabine, ,che passa sotto silenzio, senza baionette, e ciò contro il fatto .
(Qirinta · imp'l'essione. - Lettera B) notati dal profess01·e Alfonso Cerquetti·. - A.p,pendice d·i Angelo. 1tngeluco~, mostrò _al pu~b_lico coi~ critica aspra e severa, ma cou smgolaire ncchezza dr erud1z1one, gh enrori del, vocab0lario rispetto a lingua e terminologia mili tari. Eccone alcuni esempi: (< B-AJONE'l'TA . Sost. /'errvm. Fer·l'O tri.a;n_qolare e acuto ohe fermandosi con un anello i n cvm,a· alla. canna del 1noschetto o /ilcile, serve al soldcito come d'arme i~, asta. Da Bajonna, città, O'lie dapprima /1.1..-· rnno fabbricate; onde pure ·i l francese bajonnette. « Questa definizione è inesatta, incompleta e oscura . << Fei-iro triangolare e acuto. - Lungo o corto? Largo o su·etto? Anche il ferro di un verrettone /~ triangolare, ma è lungo poco più dellai larghezza della base che è equi~ater-a. Il tri_angolo ~ella sezion~ della sua baionetta è rettilineo o curvdmeo? La ba ionetta In sempre trrnngo]ai1e? Quando Ella, signor apologista , dettava questa definizione, cioè nel ,t 866, o in quel torno, non si usavano che baionette tl'iangolari ?· « Fe·i,mandosi con un anello in ci ma n.lla canna del moschetto o f,J,-ci,le) ecc. - Questo è per me un indovinello, e scomm_etto ch_e è anche per lei che lo ha scritto . Per c~uanto penso non :'o 1_mmagmare un anelLo che (erm,i quel (erro trtangolare e acuto'tn C'lllna alla canna; perciocchè il suo f'er·ro ac'iito non l~a iin :man_ico; chè, s~ lo a~tlsse, Ella me lo avrebbe dovuto dire. S1 fignrr po, se posso 1mrnag10are questa sua maniera di fermare la baionetta cruando _Ella del ~anico non dice verbo! Io conosco, ed ho avuto tra le mam molte baionette . anteriori a quella sua fabbricata a Baiona, ecl altre anche posteriorr che non hanno anello di sorta alcuna per fermarle in cima aUa nna del moschetto ò del fw.Jile. E lla dunque mi definù,ce non la ca l baionetta primitiva che non era un ferro acuto triango a;re; non quelle di Baiona nè quelle posteriori che non a~evano anello; _non qudle moderne che sono anche quadrangol~ri, sebben? abbian~ l'anello (al suo modo ed al modo nostro la g!iiera) percl~e n~n m, aria, cli -manico; e una baionetta senza manico non potra ma1 esser ~1Cssa in cima alla canna delle arm i da fuoco da nessun soldato. . EÙa ~ol~va. es~er~ i~tes~. ~en:a ~ntt:ar~ in. pa~·tic~la;·i, ~lo;ev~ definire la (< BAJONE'l"l'A. Sost. femm . Lama di accia io a mo' di pugnale o di stocco di varia lunghezza con manico, che si, pone alla sommità della canna delle arm i da fuoco portatili , servendo così come arma d'asta. Con questa definizione Ella accennava le -vecchie bai onette, veri pu-
« B ASTIA. Sost. femm . .Fortificazione o riparo, fatto con legname ,o altra materi a intorno a <Yittà, fortezze, acca:mpa-menti; ed anche P'iccola fortezza isolata, cinta cli fossa e terrnpieno, e talvoltci con to1Ti agbi ango!.i. For ma varia di bastita. Passi la prima parte -di definizione; esaminiamo la seconda . Piccola fortezza isolata, ointa di fossa e terrapieno!!! Smetta , cavaliere, perchè l'arte del definire non è il suo forte. Dopochè Ella ha costnrna la sua piccola /01·tezza isolata, la cinge di fossa e 1~oi la cinge di terl'apieno?! Di grazia, mi sa dire la forma di questo suo terrapieno, col quale circonda la fossa che cinge la piccola fortezza? Le due fortezze della -sua Fiorenza ·non le ha :vedute mai nell'interno? e nemmanco esternamente? Vada , :vegga e arrossisca di questo scerpcllone! Il te1·1·apieno non può stare ,che dentro le fortezze piccole o grandi che sieno. Quelle poi delle -quali Ella parla, le /Jast·ie, · o erano itutte, costruite di terra; e di terra · e legname, come la nostra Casa forte cli legno (blockhaus); od interamente di muro, come le torri clii g'Ua'l'dia lungo i nostri littorali. Nel primo caso il terrapieno era la bastia stessa ; nel secondo il terrapieno era a difesa delle pareti di legname, del palancato, alla base, .a scarpa, e precedeva il fosso ; nel terzo non v'era terrapieno cli sorta ,alcuna . Ad ogni modo, qualuncpte fosse , sia e sàrà la speèie dell'opera di fortificazione, mai la fossa fu, è e sarà seguita dal terrapieno . « BoMOARDARE. Att. T•iran 1:olle bombarde in una città, in u,n .campo , iln un'opera forf;ifìca.ta. Ma quando non c'erano pili le bombarde non si bombardarono più le città, i camp i: le opere fortificate? E il gettare bombe co' mortai non fu , non è e non sarà uri bom.barclare? E lo scagliare co' cannoni proiettili pieni o vuoti internamente! !I, non si potrà dire per estensione bombwrdare7 - E sempre ,si bombarda di Pissa al campo dc' Fiorentini. Insino dal campanile -di San Martino si bombarda el campo de' Firentini, e di sulla roca San Marco e d'Arno di Stampacie con fa rconcini (ser1tte, ca·valierlf? 1
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di settembre ,1874- pronunziava le seguenti parole; « In quanto agli spròpositi (com'ei (i l Cerquetti) gli chiama), mi giova notare che l.}on si tr_atta di definizioni sbagliate, cli paragrafi mal collocati, di esempi non presi pc! loro verso , e simili altre cose sostanzialissime (1) ». Ora, l'Angelucci in una ventina di vocaboli, della sola lettera B, nota appunto gli sp1·oposit·i che il segretario nega esistere nelle defì-nizioni, nei paragnifi e negli esempi, e per ognuno di essi finisce cosi: « Questa è nna d.efìwi,z,ione. ( e così dicasi cli un paragrafo, cli un escm pio) sbagl'iata? Sì, dunque è uno sproposito? Onorevole segreta1•io, a Lei la sentenza! » , In questo scritto che venne pubblicato nel giornale La Critica e che l'autore dà in dono agli associati, come Giunta alla lettera B, il buon umore del critico-erudito-soldato raggiunge il sommo nel tema Ii, DARDACANNONE, al quale egli ha consacrato un articolo apposta . La seconda pubblicazione è un vero vocabolario mi litare, tante sono le voci registrate, definite, commentate, criticate. Si divide in · due parti: la prima per la lettera .4 dedicata ad Alfonso Cerquetti , la seconda per la lettera C dedicata alla cara memoria del filologo insigne Pietro Fanfani. Non mancano anche in questo volume le sfuriate dello sdegnato critico. 1 Una delle più aspre giunge in proposito della voce Anti'lian9uardia. Siccome il primo compilatore scrisse c!te antivanguat'dia significa - Bande di svmcorridor'Ì, che. prece.dono la van9-ua1"dia di un esercito, qucindo mC//rcia in paese nemico - dopo aver canzonato sulle voci bande e stracor·riclor-i, l'Angelucci vien fnori con questa domanda : (< Quando l'esercito marcia in paese nemico deve farsi precedere , dalla '1ian9ilardia e dall' anti·vangiia-rdia; e quando marcia in paese amico, deve usarP- le stesse precauzioni'? A sentire l'oracolò dell'accademia, nò, continua il critico. In fatto, chi è che non sa che dagli amici non v' ha nulla da temere'? Nella guerra del 1859 per es., quando gli Austriaci avevano invaso buona parte del Piemonte doveva forse ii nostro esercjto, che marciava non solo in paese amico ma in casa propria, garantire le sue mosse con wvangiwrdia ed anti'lianguardia? Mai nò. Toccava agli Austriaci ad operare così, perchè erano in paese nemico. Noi potevamo andare di qua e di là, innanzi e indietro a bandiere spiegate e con la musica in testa come quando si sfila in parata! ».
III.
Nel libro or ora analizzato, dopo una conclusione stringente, era, fatta promessa al lettor . benevolo d'una continuazione con altre ap-·· pendici . L'autore mantenne la promessa con due altre pubblicazioni, e cioè:: Sono spropositi? Domanda rispettosa al segretarfo dell'Accademia della· C1·usca; Giiinta all'appendice le.tt. B (Torino, i 87 8). Agli errori del t>OcabolC//rio della C1·usca (quinta 'jllnp1·ess·ione, lette.re, A. e C), volume nientemeno che di 206 pagine. Il titolo Sono sproposivi? ha la sua ragione in ciò. L'onorevole segretario dell'accademia della Crusca, nell'adunanza pubblica del dì 6;
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E JL VOCABOLARIO DELLA CRUSCA
UN SOLDATO FILOLOGO 86 ·con Farconcini, Falconetti, non con Bombarde si bombarda'liano iiFiorentin:i) alla franzese sulle carrette. - PoRTOVENERJ, J11emorial (H95). Arch . St. lt. VI, II, ,1• 325. E perchè non ha portato esempi più vecchi di quello del Serdonati'l Non ne aveva'? Eccogliene un paio· per la terza quinta edizione del .suo vocabolario. Ieri s'attese._ per insino a sera a bo·mbC//rdare la terra, e anche a fàgli tastare d'accordo. ALBrzzr, Commi.ss,ioni (H-30), III, 272 . - Et anche ne lì riferido che· hanno inimici bornbci·rdato Ponte et che l'hanno havuto. - Potestà e Capit. B·rfiscia, lett. (H,4-0), Os·io, Docwm. Milan III , ,1 , 208. ( ANGELucc1, Less-ico milit. iined.). La vede che gli esempi che propongo non sono tutti Crusca! « Dnnque, mio chiariss.imo signor cavaliere, se vuol essere esatto, prima definisca il vecchio ROMBARDAHE, tirare proiettili colle bom-· bar·de; poi BoMDAl.\DARE, gettar bombe coi mortai: in ultimo BOMBAR-· DARE, scagliare proiettili cli ferro isolato, pieni o cavi, palle inceù-· diarie, ecc. con tutta sorta d'artiglieria >>. i. BOMBA. Sost. femm . Palla d·i ferro internamente vuota, che si empie· di po l'liere, ecc. Non andiamo più innanzi, e sentiamo cosa scrive il soldato filologo: «Palladi (er·rointernamente 'li1l0ta. - Quell'internamente è proprio, ciò che vi voleva per dare bene ad intendere dove la palla è vuota. Senza quell'avvertire tutti, ed io pel primo, avrebbero creduto che le sue palle fossero vuote esternamente; ed Ella ( cioè il sigt1or com pi la-· tore) sarebbe stato obbligato a mostrarle per provare che la definizione, è esatta ".
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(1) A!ti della It. accademia della. C-rusca, Firenze, Ccllini, 1874, pag.
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UN SOLDATO FILOLOGO
E IL VOCABOLARIO DELLA CRUSCA
E fl~po una sfuriata contro il vocabolario, troppo dura per essere iqui riportata, dà la seguente definizione;. . . . . « ANnvANGUAHDIA. Numero indeterminato di soldati di una o più ar~i, proporzion~to all'AvANGUARPIA dell'esercito o di qualunque s~ia parte ed acconcio al paese da percorrersi, che la· precede nelle marcie. Le aggiungo poi che noi militari ora la chiamiamo punta d: ava~guardia.
'Terenzio l\;lamiani , di accordare un miglior alloggio ali' accademia <lella Crusca e rileva le scortesi ed offensive parole pronunciate in .questa circostanza, dall' onorevole senatore, il quale per dar .forza alla .sua domanda disse (( sarebbe poi un premio alla vem e continua ope·1'0Sità di essa accademia contro l'opiniione di GENTE VOLGARE o, SE NON VOLGARE, CERTO MALE INFOl\MATA. OD TMPElll'l'A )) ' Ora, osserva l'Angelucci, sa Ù lewfre chi è questa gente volgare o male informata ed imperita'? Pietro Fanfani, il ·cadavere de/, quale è ancor caldo, ,l'avvocato Carlo Lozzi, il professo1·e Cerquetti ed ... To, che mi nomino ~1on perchè creda di esser pari a questi tre valentuomini, ma perchè ho anch'io la stessa opinione " . Numerosi artico]j pubblicati nel giornale La Critica, quali ad esempio. « Il Parlamento Italiano e il vocabolario della Crusc.a. Apologia e proposta di Pietro Fanfani (N° 3, 1877). . « Pietro Fanfani. Saggio di un commento alla Cron~ca ,del Cornpagrvi (N° 7, ,t 877) . << Saggio di epigrafi italiane , (N° 9, ,1877), ,, Saggio della malafede del cavaliere Giovanni Tortolì apo1ogista .della Crusca, dato da Alfonso Cerquetti (N° ,1'7, ,t 87,7). ,, Querela Crnsca-Cerquetti (N° 49) . « Il Vocabolario della Crusca innanzi al Parlamento Italiano (N° 22, '1877). « Epig1;afi del E pel monumento al Duca di Genova (N° 23, ,1877) . « Ancora delle Doriane Epigrafi (N° 25, ·1 877). " La querela Crusca-Cerquetti e il trionfo della Crusca(N° 30e 35). • Sulla opportunità di un vocabolario militare italiano (N° 4.6), e parecchi altri cenni bibliografici d'argomento filologico, ma tutti pieni .di brio e di erudìzione e dei quali non p1:endo nota, perchè non intendo .di fare qui un elenco, pel . quale occorrerebbe non poco tempo affine di ottenerlo esatto e completo ('I) .
IV. A questo solo ,non si restringe .il materiale fìl ~logico pubblic~to .dall' An.aelucci, ~empre allo scopo d1 con~battere direttamente o mdir~ttam:ute il vocabolario della Crusca. Vi sono una i,nfinità di opuscoletti e di articoli, dei quali mi limito a darne il titolo, · con ~1ualche breve parola di spiegazione: . ~ « Sul rapporto letto nell'adunanza pubbtica della R. accadern1.i della Crusca i,l 10 novembre1877 dal segretar'io Cesare Guasti - Osser: vazioni di Angelo Angelucci - Torino, Vincen:r.? Bona, 4878. -: E un opuscolo di pagine 5·1 nel quale l' Angelucc1 cor~1menta, per1od~ per periodo, il rapporto succitato, segnalando ad og1~1 1passo, · vocaboli ,errati o impropri del vocabolario, per la sollecitu~1ne dell~ st~m.pa 4el quale, venne chiesto l'aumento all'assegno dell ~ccademia di li~e milletrecento. L'autore conchiude çon queste parole: « Intanto pero, e fin cl,1e sarò ~·ivo, e c\le continuerà - que..~t'alternarsi di aut11,nni e ·di primavere fìlologiche - continuerò la ~1ia cr!ti~a, che se n?n sarà sama e seria come la desidera e l'ac,cetta 11 chanss1mo segretano, non sarii nemmeno ignorante e leggera. Chè, se ric.orrerò sempre al Vocabolario de<>li accademici della Crusca per sapere se wna pa1·ola mi1htare si di~e, non ho bisogno di imparare da esso cosa vuol dire; anzi, guardate presu01;!one, credo di poterglielo non rade volte insegnare». « Il 111ami,ani e la Cr·usca, ri.sposta di Angelo Angeluc,;i e di Alfonso Ce~qiietti, Torino, tip . Candeletti, ,1879 . - È un altro opuscoletto che contiene le due ri$poste separate. Quella dell'Angelucci, secondo il mio giudizio, è più cortese nella forma quantunque più vivace e briosa nel concetto, di quella del Cerquetti. Ambedue dedicano le lor,.o risposte, al miuistto della pubblica istruzione Michele Coppi110, e l'Angelucci nella sua, berteggia la provost(l ~iJ.tta dal yenerando senatore.
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(I) Fra questi trovo necessario , icordare ancora i due scritti pubblicati nella c,·it!ca ,col titolo: • La scien,a mineralogic,1 insegnata dal vocabolario <legh accade mici nella Crusca, 5a impressione "e - Le Oictionnaire de !'accademie et la langue militaire. Observations .sur le pre mier volume ,. il qual ultimo incomincia così: So Ita lia piange, Francia non ride .
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E IL VOCA VOL A RIO DELLA CRUSCA
UN SOLDATO FIL OLOGO
opera murata e non su' (sopra i) bastioni. Legga il vocabolario del · Fanfani. !MBRACCI,\RE trans. ... I T. milit. Imbraccia1·e l'arrne, dicesi perportare il fucile sul braccio sinistro, ecc. - D'icesi!? dicevasi, perchè. ·sin da prima del 1875, il suo Tmbracc,iare non è più di moda . RECLUTARE trans. Arruolare nuovi soldati ecc. Ar-nwlare? E la. regofa dell'accento mobile non la rammenta? scriva A1-rolare. Leg"a 0 il Fanfani e così via . « La Crusca, U professore F. Jlfartini deputato e 'il professo1·e F. Martini d!irettore del Fanfnlla della Domenica, Torino, Fodra.tti, 8, agost.o ,1879, seguito da un altro opuscolo col titolo: « La Cn~ca eil il Fanfulla della Domenica, Torino, Fodratti ,1879 i>. Finalm ente v'è da notare a conto_dell'egregio Angelucci un lavorodegno di speciale menzione, tanto è l'ardimento del concetto e la bravura che in essd si rivelano. Si tratta ·nientemeno che d'una critica,. parol.1 per parola, periodo per periodo, del famoso aureo libro del. Dino Compagni , tenùio in tanto pregio e con tanta compiacenza consultato e citalo dagli accademici1del la Crusca, dal Grassi, dal D'Ayala e da altri entusiasti dei trecentisti, mentre invece è un Dino del quattrocento, se non aoche più moderno. L' Angelucci . intitola questo suo studio: Dino Compagni 11t'ilita1·eoss,ia le Balestra atto1·no ed altre -voc-i e loc-uzioni militwri dellci r;ronaca ad esso attribuita, e 16 manda in forma di lettera ' Juo<Ya 8èl. ' ç) pagine, al chicwiss. filologo Piet1'0 Fanfani (Firenze, tip. del Vocabolario di A. Favi, ,J 879), già autore cli nn « Sagg·io .di un com,mento alla C·ronaca del Compagn'i i>• Bisogna sapere che nessuno dei commentatori del Compagni, « ciel « gran patriotto, del Sall'Ustio Italiano, come lo chiamò il Giordani in· « un momento di distrazione c,1) », capi mai quel passo della cronaca, ove dice e con balestre attorno vennero saettcmdo a Santa Repwrata, e nessuno sospettò che quell'cittorno significar volesse il genere della, balestra. Ora, l'Angelncci spiega con la sua solita dottrina, che con quelle balestre attorno si indicano le balesf1re a torn'io, a torno o attornio, come si trova scritto nei documenti fiorentin i e sanesi, cioè balestre da posta, balestre grosse, non portatili; che la fazione rac-· contata dal Compagni essendo avvenuta a' se,r-rag/.i nel Borgo, poi nelle. strade di Firenze sin pre:;so a Santa Reparata, non eran questi ultimi.
V. È noto· che quando si prende amore ad un argo~ento, non la .sr smetterebbe più. Così ali' Angelucci accadde, che d1gcorrencl?, scrivendo e pubblicando di cose filolbgiche contro il _vo~abolano. della. Crusca "li venisse di prendersela anche contro chi s1 mostro, non solo di' tliversa opinione sull'argomento, ma m'.ltò bandiera, disdicenclo ciuanto aveva sostenuto prima . . L'opuscolo « St~l vocabolar'tOitabiano della lingua parlata del p~·o·· fessore Giuseppe Rigutini, Torino, Fodratti , 18-19, è una vera_filippica contro il professore surriferito, il qnale, dopo aver as~e1:1to eh.e· l'amicizia da cui era unito al Fanfani durava da oltre vent1tre anni . sebbene non andasse · più in là dii un LEI 1·ispettosissimo, lo maltrattò : çispramente in una lunga biografia da lui scritta e pubblicata nell_a Nuova Rvvista interna,1:ionale (aprile e maggio 1879) . L'Angelucc1, dopo avere rilevato i pezzi più saglienti cli quello scr~tto, si propon_e· di esaminare il vocabolario del professo re, vocabolano nel quale 11 Fanfani non ebbe allra parte che eh aiutatore. -- « Tati.to meglio, egli dice, sono più libero nella critica. La quale se sarà ta lv~lta ~n po' acre-, il professore Rigutini avrà la pazienza, pensando c~1e egh l~a rnsu ltato un morto, pel quale risponde un soldato; e che 1 soldati come usano· francamente le armi, così adoperano francamente la penna senza reticenz_e e senza anfibologia, chiamando ogni co~a col suo vero e proprio. nome >). • . . . .• • E incomincia un lungo elenco di voci sbagliate, delle quali ne cito, alcune a mo' d'esempio : ALAÌIARDA s. f. Arme in asta , non più usata, eccetto dagli ala,.. bardieri del Papa, ecc; - Il Papa non ha alaba1·d!ier,i, ma stizzer-ii che portano ora l' alaba1·da, ora lo spaclone _a du~ mani, ora il fucile. Un po' di storia contemporanea, anche per 1 lessicografi non sarebbe inutile. Mi pare! . ARMARE, _trans... I Annare 'una p'iazza, iinli nave vale fortificarle ecc.. - No, signor professore, vale proprio armarle, eioè fornirle· delle· articrlierie e delle munizioni da guerra necessarie. CASAM.tr'l'A s. f. Opera murata sn' bastioni delle fortezze, con f~-· ritoie ecc. - Ah, signor professore, non imbrocca quasi mai. La casa,mcllta non è un opera per se stessa, ma è un vuoto lasciato in una
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(1 ) Giorn~le La Critica,- n. 7, 14 febbraio lS72.
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UN SOLOA TO FILOLOOO
E IL VOCABOLARIO DELLA CRU SCA
,s1t1 adatti per l'uso di bale.stre a tornio (4); che narrando il Compagni i fatti accaduti sotto gli occhi suoi, avrebbe detto una cosa fal sa nominando le balestre a tornio piuttosto che quelle manesche a staffa e ad un piede; e che per conseguenza non può !a cronaca che parla ·cli Balestre attorno usate nelle strade di Firenze essere sin·Crona, vera. Preso così l'ai-re, l'Angelucci prosegue ad esaminare la Cronica e vi trova un grandissimo numero cli parole non proprie del 300, molto ma molte inesatto e parecchi sproposit.i, e li espone con stile scherzcvole ma temperato, conchiudenclo coll'impugnare l'antichità della ,Crorvica in discorso . « Certi scritti non si possono riassumere, dirò anch'io come disse l'Angelucci d'un libriccino del Fanfani in risposta al professore Isidoro Del Lungo apologista del Compagni: bisogna leggerli per goderne tutte le bellezze ed ammirarne la dottrina che contengono » .
m,ilitare (f). dell'Angelucci, il quale sarà l'unica buona fonte a clii· . .sI_ possa attmgere .notizie in fatto di lingua militare e gli auauro che g)I vengano pron~1 e generosi quegli aiuti necessa ri perchè ~n la voro, d1 tanto polso, di tanta dottrina, di tanta mole possa riuscire di conforto a lui che lavorò tanto . Ma CJ ~rnsto Less_ico, . cho ogni giorno cresce cli qualche voce dovrà ~ecessanamente riuscire opera da biblioteca e non potrà essere un . h~I:o da .1.as?a per gl i ufficia li dell'esercito . E in tanto un vocabolario m1htare .11~liano ~ .necessario, e questa necessità venne dimostrata dalla nostra ~unsta militare, parlandosi con lode del Vocabulafre niilitaire frança1s-alleman.d pubblicato a Lipsia dal signor Ribbcntrop . N01~ sa~e~be l~rse opportuno pubblicare il concorso per un Vocab~la,r io 1w1,litare italiano per l' esenito e per l'ar>n{tta wn le voci wr11s~o:1'denti .nelle l~ngue francese .e tedesca? O perchè non incaricare add1r1~tura il maggwrc Angelucci di far lo? Io sou sicuro che I'AngelnccI , per la sua _vasta dottrina filologica, pel grande materiale raccolto, f!er la prat1_ca che h~, potrebbe farlo presto e bene, e più p~e~to .sara fatto, sara tanto eh· guadagnato per gli studiosi delle cose· militar,.
VI.
Roma, marzo 1880. 1
Come si è voduto dagli osempi sopra riportati, è giuoco forza con·veniro che il Vocabolario della Crusca presenta errori gravissimi e -cho l' ArJgelucci più specia lmente per la parte mii i tare, il CerqueHi e il Fanfani per la parte fi lologica della lingua, hanno indicato il modo di fare un Vocabolario che sia degno d'essere chiamato tale e che possa servire veramente da . codice della lingua italiaria. i signori clell'acc.ademia claranuo ascolto alle giuste crìtiche di ,questi eruditi, ai consigli cli questi tecnici? Si persuaderanno che non bastano i soli lettorati a fare, un vocabolario, ma cito occorrono anche ,coloro che professano le scienze od esercitano le arti cui le parole da definirsi hanno attinenza? Giova sperarlo. Intanto io faccio voti perchè al più presto venga in luce il Lessico
CEsAnE QuARENGHI. (~'. L' Angoluc_ci ha . già pi·epar~to quindicimila schede portanti voci e locuiioni, con le 111 latin~ basso, in. francese. in inglese . in ispagnuolo e in tedesco, se non pe1 tutte, per ~a mr,ss1ma pat'Le ò, esse. , Io ho a vuLo, egli scril'O ne lla c,·itica n• 45 od h_o t.utto1·a u,'. idea flssa, c ioè che come l'CS(\J'Cito è il simbolo parlante de lla unità <l~Ua lia:rnmt, c~s, egli debba esser~ il pili_ potente operatore della unità della lingua in Italia; c~me bo a,uto ed ho tutt~ra. I a ltra Jdea fissa c he por questa lingua non raccia meslieri ricorrere ad una so la provrnc,a, mo. a tutto le provincie it1Jlian e, pe1·chè trovo in tutte le medesime "OC1 e le medesime loc uzioni, salvo qualcho piccola varietà nella forma. La P~Ima idea poi.ebbe facilmente diventare un fatto, se tutti i libri d·islruzione di teorie di regolamenti'. di leggi, ecc. fossero scritti italianameuto. La secondJ idea ò già <1n ratt~ od IO_ ne mosti o In ven ta cogli esempi c he a llogo ne l mio Lessico. i qu a li tolgo, nell a magg,~,· parte, da scr1Ltori non citati da lla Crusca o da scritti rinvenuti do me negli archi"' che con molta pazienza e non minore accuratezza ho rovistati dal JS62 in qua •··
cor: 1spondont1
Ma
(I) Queste balestre , erano trasportate a some como erano i pavesi e si conducevano unite con questi: i Balestitri incarica ti :!i odoperurle tlovevano andar sempre vicino allo ·some di esso Batest·r e grosse per poterle prendere so no fosse ven uto il bisogno; lìnal1llCnte una soma di sucttime delle Balest,·e 9rosse dovc,vo. andar sempre vicino alle some ,di esse balestre "· (ANGB LUCCI, pag. 4) ,
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POLVERI DEFLAGRANTI
RASSEGNA TECNOLOGICA lllLITAUE
POLVERI DEFLAGRANTI ;So101A.tuo : Fu lmicotone com presso; sua fahbricaiione e pt'Opl'iOtà fisico-chimiche. - Fui micotone pel' micce. - Opinioni el'rntc so l fulmicotone. - Incendio di un magazzino di fulmicotone a Cl'onsttidt. - Impiego del fulmicoton e nell'eserc ito prnssiano. - Fogate petl'iere ca1·ièhe di ful micoto ne. - l"ol'ma e qualità del fulm icoto ne ado ttato n: 1r esCl'Cito prussiano: conservazion e ed essiccamento de l fu lmico tone umido. - Nuo va prepa,·azione <lei fulmico tone. - Piante indigene ricche di celluloso. - Pol vet'e Schulze; p,·oposte Brydges. - La ful mipaglia. - La palctna; espet'ienzo francesi. - La sebas tina. - TI l itrofuttol'e. - La dinamite cellul osa. - La g!iossillin a. - Polvel'e Mackie. - Polver o Ray nolds. - L'eraclina.
D~l complesso delle cose dette neìla precedente Rassegrni si può ,concludere che, nello stato attuale, la dinamite gelatinosa non può ,sostituirsi vantaggiosa.mente presso gli eserciti alla dinamite Nobel. Fu però accolto con favore, e giit lo notammo, in Inghilterra ed in Russia. dall'esercito e dalla marina, ed in Italia dalla R. marina per gli usi di guerra, cioè per le torpedini , per le mine ed in generale ·per la rapida' clistruzione degli arnesi belli ci e degli ostacoli e difese che s'oppongono alle operazioni delle truppe attive, il fulmi cotone compresso, il qLtale rappresenta gli ulti mi perfezionamenti introdotti nella preparazione dei cellulosi nitrici. Devesi all'infaticabile chimico dell'arsenale di Woolwich signor A.bel l'idea di preparare il ful mico tone con proèedimento affatto differente da quelli seguiti pri ma in Francia e di poi in Austria, dall'inallora capi tano d'artiglieria (ora tenente maresciallo) barone Lenk, ed al signor Prentice di Stowomarcket il merito d'averla resa ,di pratica att.uazione.
« La prima sostanziale innovazione consiste in ciò che, invece del cotone greggio di qualità superiore ed a lunga fibra, quale si -deve adoprarlo nel metodo austriaco, si può invece usare qualunque specie di cotone, e gli avanzi, gli scarti delle filande; quelli che servono alla ripulitura delle macchine, servono egualmente bene alla produzione della polvere-cotone compressa come qualunque altra forma che possa avere assunta il cotone. « L'operazione di togliere dai -filamenti del cotone i grani, e qualunque altra sostanza vegetale estranea alla cellulosa che si possa per avventura trovare framezzo alle fib re, costituisce nel procedimento austriaco un'operazione preliminare della massima importanza; ed anche dopo avere trattato a fondo il ful micotone con un bagno alcalino, e poi averlo accuratamente dilavato, è quasi impossibile che s'arrivi ad eliminarne affatto tutte le materie organiche eterogenee. « Così queste danno ori gine a quei prodotti di natura pressochè indefinibile, relativamente instab ili, formati nell'azione degli acidi a cui vanno soggette unitamente al cotone, che si sono palesati nelle ricerche fatte dall' Abel siccome cauge dirette di quelle trasformazioni chimiche a cui può andare soggetto il fulm icotone quando venga esposto per lungo tempo all'azione cli una temperatura piuttosto elevata. « All'incontro, lo scarto di cotone che attualmente si adopera ùella preparazione del fumi cotone subisce una epurazione così completa. . nella serie cli manipolazioni successive per le quali ''.ien fa:tto passare, che non occorre alcumi preventi va ripuliturn per rjcavarne del fulmicotone éffettivamente spoglio dalle sostanze estranee cli cui ab- · biamo parlato poc'anzi . « Si pone ad essiccare lo scarto di cotone in apposite camere, giacchè se contenesse un po' cli umidità, sia pur minima, nell'atto di saturarlo cl'acidi, si produrrebbe nella massa un aumento di temperatura che importerebbe la decomposizione della cellulosa e quindi del fulmicotone. Una volta asciutto si pesa a. libbre (grammi 453,60) e per ogni libbra disposta in un compartimento di un truogolo si adoperano 150 libbre di miscela acida composta di 3 parti di acido solforic,) e di 11 parte di acido nitrico fumante . Ogni pesata di cotone assorbe circa ~.2 volte il suo peso di acidi, ma, come si vede, ogni 1
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PO LVER I DEFLAGRANTI
compartimento ne contiene una quantità molto maggiore, acciocchèsi possa rimestare liberamente il cotone in tutli i sensi, e procurare con diligenza che s'inzuppi e compenetri tutto di acido nitroso lfo rico · ' « Quest'operazione clura circa 1O minuti, quindi si estrae con un cucchiaio, e si mette a sgocciare sopra una reticella sovrastante a ciascun compartimento, onde una parte degli acidi ricada nel truogolo prima di asportare il cotone in recipienti cilindrici, per comprimerlo ulteriormente con uno strettoio. Una parte di acido nitrosolforico eguale a quella assorbita dal cotone dianzi prapara.to si aggiunge nel truogolo, prima d'inzupparvi la pesata successiva. · « II fulmicotone che contiene circa 12 volle il suo peso di acidi si lascia in riposo per ,14 ore, e per guarentirsi dell'uniforme qualità. cli tutta la partita, come per ottenere cbe questa venga a trovarsi in condizion i di temperatura perfettamente identiche, si mettono i recipienti dentro l'acqua di. un tino poco profondo. In questo intervallo di tempo tutli i piccoli nodi ed aggruppamenti del cotone hanno campo di saturarsi appieno, per oui non rimane che acl espellere gli acidi superflui. A tale intento si estrae il cotone dai recipienti, e lo si porta dentro un tamburo girevole, che ha i l fondo ed i lati traforati fittamente da picco li fori, ed è rinchiuso in un involucro esteriore, dove si raccolgono circa 7/ 12 degli acidi coll'azione centrifuga che si produce nel rilindro interno, il quale arriva a compiere circa mille giri ogni minuto. « La presenza di una quantità benchè minima d'acqua nel cotone quando si satura di acidi distruggerebbe la. fibra, per cui riesce importantissima l'operazione successiva che ha per oggetto di espellere il rimanente acido non combinato. « :\ tal fine si hanno tini cli legno, nei quali precipita dall'alto un getto d'acqua che cli continuo agita e smuove il fulmicotouaper modo, che l'acido viene asportato dalla forza dell'acqua prima che scorra il tempo necessario al riscaldamento ecl alla. decomposizione. Dopo 7 ad 8 minuti non resta più alcun sapore acido; il cotone si estrae e si asciuga parzialmente in apposito sistema di macchine centrifughe, e si trasporta in un altro locale. « Quivi il cotone ~iene gettato dentro un tino ripieno d'acqua, in cui si muove una ruota gu~rnita di taglienti coltelli, i qua.li nel gi-
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rare passano rasente ad una piastra di acciaio. La ruota è messa in moto da una macchina a vapore, ed il co tone viene di continuo aaitato da una corrente che lo spinge sotto la ruota, per cui il fulmiiotone resta molto Cìnamente triturato e diviso, mentre intanto si compie l'operazione della lavatura. Viene quindi portato alle macchine che debbono ~idurlo in impasto, e che essenzialn_iente consistono in tinozze nelle quali girano ruote a palette, che agitano e dilavano il fulmicotone per 48 01;e mutando l'acqua agn i qualvolta s'intorbida. ' « A tale effetto vi sono piccoli forellin i sul fondo delle tinozze al disotLo delle r uote, e mentre a primo aspeuo parrebbe che il ful~ic~ton~ cosi sminuzzato potesse escirne coll'acqua, in pratica ciò non st venfica punto, per la leggerezza specifica della sostanza vettetale coad'.uv~ta ~all'azi?n_e di spirlta ingenerata dall'efflusso dell':cqua per I p1ccol1 forel.lin1. Trascorse .1,8 ore, si prende un saggio della polvere-cotone osi prova se la epurazione che ha subito, e le altre suequali l.à fisico-chimiche sono tal i da poterlo levare dai tini altrimenti si continua.l'operazione. ' « .N~lla_ ma~chi~a ~ sbaL~erc (poaching-engvne) si lavano ad ogni volta cl1ec1 qumtali eh folm1coton e, e si ottiene cosi una miscela intima dei prodotti di molte preparazioni, per cui le piccole differenze che si possono verificare nella composizione del cotone fulminan~ preparato in diverse riprese, si vengono a l.Jilanciare a vicenda tanto da importare di necessità una maottiore uniformità nella co. . 00 st1tuz1one e nella forza. esplosiva delfulmicotone, quanta prima non era possibil e di ottenere» ( 1). La P?lpa di fuh:'1icotone levata dalle tinozze viene sottoposta a p~ove d1 collaudaz1one, e, riconosciuta soddisfacente, la si fa p1·oscrnga1:e dentro nna macchina centrifuga, quindi la si riparte per la fo~·maz1one delle cariche, le quali si modellano prima, e poi si comprnnono sotto uno stretto io idraulico della forza di circa una tonnellata per centimetro quadrato. L'acqua non si espelle mai compleLamenLe nella macchina centri1
(1) BOTTO· --: Studi sulle polveri fulminanti e sulle loro applicazioni nei lavori di mina presso I esercito . - Firenze, Giulioni 1871. ANNO XXV, VOL. I(,
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fuga, acciocchè le successive operazioni riescano siCllre; al momento . . ' ra anc(i)ra I ,j 2. 1/ a o/, o ( 1).. d1. comprnnerlo 11. fulmicotone ne con~en . Per la modellatura si colloca il fulmicotone m forme cli ferro .e poi lo si comprime con leva a mano; i prismi o ci lindri così ~ttenut1 n0n , hanno grande consistenza epperciò si sott0pongono di ~uovo a!l'azioBe di uno strettoio idraulico, ove assumono la dens1ta che loro si vuol dare. Lo strettoio consta di, una robusta .intelaiatura dì ferro con fori per riporvi,i prismi, e di una piastra ~rizz?nLalesov1:appost~ all'intelaiatura la quale in corrispondenza del fon por~a cle1 robusti spuntoni di ferro che, per pressione idraulica, comprnnono l_e cariche con la po Lenza sopra indicata. Il fuhuicoLone. pre?ar~to m tal modo può essere fac ilmente tagliato con un colt(;}llo rn d1rez1~ne delle fibre (normalmente all'asse dei prismi o cilindri) non però rn senso opposto ove per dividerk.l occorre l_a se~a. Inu1~1idito p~1ò e~sere m~neggiato senza pericolo che esploda. Esso ~uo ~ssorb1re l accfua m proporzione del 30 ¼; in questo stato lo s1 puo trasportare impunemente sulle ferrovie al pari cli qualunc1ue alLra merce e conservare nei magazzini con maggior sicurezza cli quella che si abbia colla Polvere da auerra ordinaria. Secondo \atuni la presenza. dell'acqua ne aumenterebbe l'efficacia coine sostanza esplosiva, servendo essa a trasmettere prontamente ed intatto l'urto iniziale alle parti lontane ed a farle detonare; ciò che non sempre avviene nel foln~icotone asciutto, il Cfltale, · presentando in grandi masse minor res1~Lenza, consuma parte della forza· iniziale a comprimere le particelle -~tLorno al punto d'urto,che s'accendono senza detonare mentre le piu lontane si proiettano a distanza incombuste. . . II fulmicotone umiclo richiede tutta.via per detona.re un impulso più forte, quirdi innesco più potente del .fulmicotone a.scilltto. . . All'aria liber~t parte dell'acqua evaponzza. Qmmdo il fulmicotone 11011 contiene più clel 2 al 3 °/ o d'acqua 1
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(l) Le notizie che si trovano nei giornali, monografie scie_nUficbe -~ trattati sull~ pro~ prietà fisico-chimiche e sull'impiego del fuhmco tona per usi d1 guell a .non semp1e con cordano; ci atteniamo por questo di preferenza al rego lamento prus,1ar'. o " Jiandb-u_ch fur d-m · aitgemei1ien Pionnierdienst,,. pubblicato a Derhno _nel 1878. 0 / 0 d acqua m que,to e nei casi che seguono è in aggiunfa a 100 parte d1 fulmrcotone asciutto.
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lo si dice asciu~to; esso presentasi infatti tale al tatto . In questo stato il suo peso speciGco è circa 1, 14. Essendo il fulmicotone asciutto dotato di potere igroscopico, assorbe l'umidità dall'aria, naturalmente senza i perni ciosi effetti che ne derivano alla polvere. Se la qua,ntità. d'acqua supera il 3 ¼ il composto si qualifica come umido . Il 115 ¼ d'acqua conferisce al fulmicotone il grado di sicurezza necessario. per gli usi militari , mentre non richiede inn~sco oltre misura energico per farlo esplodere; messo al fuoco abhrucia lentamente, man mano che s'evaporizza l'acqua negli strati esterni; gli urti casuali e IRcoufricazione non bastano a. determinarne l'espl.osione; una palla da fucile lanciatagli contro da piccolissima distanza non produce altro efietto che di lacerarlo, tutt'al più, se i dischi sono molto grossi, l'infiamma. Di,,ersamente si comporta il fulmicotone asciL1tto. Infiammato all'aria libera sia gettandolo sul fuoco, sia metLendolo a contatto con la fiamma, sia con una scintilla, brucia rapidamente con vivida fiamma e sviluppa cli molto calore. Un' idea della rapidità di combustione del fulmicotone asciutto la si può avere considerando che collocandolo in minuzzoli su d'uno strato di polvere nitrica e quindi infiammat01o, brucia e si consuma senza comunicare il fuoco alla polvere sottostante; in picc.ola Cfltantità la combustione si compie sulla mano senza che J' opElratore ne senta gli effeui. Riscaldalo gradata men te ed in piccole quantità, esplode alla tem:. peratura di ,170° C. Esso s'accende pure per urto violento o percossa; in piccole quantità ed all'aria libera, come già avvertimmo, brncia senza esplodere; ma se confinato in spazio chiuso ed in grandi masse esplode. L'esplosione è tanto più veemente quanto maggiòre è la resistenza dell'involucro. Secondo le esperienze del generale barone Uchatius i nlori delle tensioni massime sviluppate nelle bocche da fuoco da una carica di fulmicotone, il cui peso è 1/ 1 di quello della carica di polvere pirica che dà uguali e[etti balistici ; stanno nel rapporto di 5: 11. Ciò spiega come malgrado la suamagg.:ior potenza balistica esso non possa sostituirsi a quest'ultima nelle armi da sparo, almeno fino a elle non si abbia trovato modo di moderarne la veemenza. La quale è di tale natura da squarciare con 7 grammi canne da fucile che resistono a 30 grammi di polvere pirica. Con cariche di grammi 2,86 i focili si deteriorano dopo soli 500 spari, mentre 1
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non sono sempre inservibili dopo '.25000 a 30000 spari fatti con 8 grammi di polvere pirica. L'Abel propose di rimediare a questi inconvenienti mescolando al fu lmicotone altre sostanze organiche non esplosive, p. es. cotone ordinario. Il sig. Prenlice fabbrica in questo modo le cariche per fucili da ca.ccin, e pare con buon successo. Tuttavia non ci consta che sicno state fatte esperienze col fu lmicotone così modificato su armi dn. fuoco guerresche. L'artiglieria si dimostra in genere poco propensa oggidì ad abbandonare la polvere pirica, nonostante il fulmi cotone a. maggior potenza balistica accoppi i pure il vantaggio di trasformarsi completamente in gas e vapori, per la qual CO$a nè le armi si imbrattano nè si ha la mole~tia del fumo, che rende talvolta il soggiorno nelle casamaLte impossibile. Tornando al folmicot.one compresso in dischi od in prismi notimno ancora che all'aperto l'urto di una palla da fuci le rompequesti corpi in pez1.i, accendendoli parzi.almente o tutti, ma non produce la detonazione.Ciò fu provato anco una volta in esperienza fatte a Harburg Io sco r-,o ann o. )fa lgraclo la faco llé\ cli accendersi solo a temperatura elevata, il fulmicotone non deve essere esposto a grandi calori imperocchè a soli 60° si sviluppano vapori acidosolforosi ecl ha luogo la decomposizione spontanea del preparato. È per ciò prudente distruggere il fu lmicotone così avariato quando non si presenta occasione cli un pronto impiego. Il gelo non ha innuenza sul fulm icotone contenente il HS ¼ di acqua; oltre questa miw ra tuttavia ha per effetto cli renderne la detonazine ancor più difficile. Il rulrnicotone asciutto si fa esplodere con una ca.ssnla da miua carica cli I grammo di fu lminato di mercurio. Quando dette cassule non sono incorporate ad un innesco elettrico, si collocn no, per il trasporlo, in piccole scatolo di lam iera con segatura cli legno. La qnantit.à di fui mi nato cli mercurio sopm indicata essendo insufficiente n. promuovere la cletom11.ione del fulmicotone umido, nè convenendo per la sicurezza di fabbricazione ed altre ragioni aumentarne la èlose fo adottato in Prussi~i un innesco com.posto di fulmicotone asciutto, la cui e$plosione determina quella del!' inliora carica. L'esperi enza ha dimostralo che 80 grammi cli fu lmicotone
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asciutto bastano per assicurare l'esplosione compl eta di una quantità indeterminata di fulmicotone contenente il 15 ¼ d'acqua. Ne occorrono invece 300 grammi per far esplodere il fulmicotone che ne abbi a d.a l lo ¼ al 23 ¼ e 700 grammi quanclo è immerso nell'acqua oppure gelalo. In tutti i casi ora menzionati èinclispensaoi lel' intima unione dell 'innesco e della carica. I pirossili preparati nel modo ordinario, cioè immergendo il cotone neJla miscela cli acido solfor ico (3 parti) e di acido nitrico fumante ( 1 parte) non contengono mai tanto ossi geno quanto occorre per assicurare la combustione completa di tutti i suoi clementi, vale a dire per promuovere lo sviluppo di tutta la forza teorica di cui è capace. La casa di H.ouen Davey Bikford, Watson e C. 0 ha fallo sLudi per ossidare il fulmicotone essenzialmente allo scopo cli impiegarlo sotto forma di fili o cli cordellina come miccia nelle mine, in sostituzione di quelle fallo con la polvere da sparo già descritte dal Lenente colonnelloDe BeneclicLis (,I), ed anche per metterlo in commercio come sostanza esplosiva da guerra e da mina compresso in dischi,prismi, cubi ecc. L'ossigeno mancante gli viene fo rnito passando il fulmicotone prima di comprimerlo in uno o più bagni di una soluzione di sesquiossido di cromo (ocra. di cromo), éromato neutro o bicromaLo di potassa, cui possonsi anche aggiungere; nitrat.o cli potassa. od altri sali ossidanti ecl anche idrocarburi p. es. gomma, paraffina ecc. Per gli usi di mi na. si aggiunge ancora alla soluzione, come saii ossidanti, sia solfati, sia ossidi di manganese misti con bicarbonato cli potassa; invece si da la prefercnz<t al nitrato di potassa che si mette in ragione di metà del volume del liquido, quando trauasi cli servirsene per fare micce. La dinamite ha trovato più ampia applicazione nell 'arte mi litare del fulmicotone, perchè costa meno, e forse anche perchè rammentando le spaventevoli esplosioni avvenute a Stowmarket nella fabbrica del sig. Prentice negli anni 1867 e I 87·1, e che quasi la distrussero cli pianta, nonchè i numerosi al tri disastri avvenuti prima che si adottassero i metodi perfezionati di fabbricazione del fulmi1
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(I) Riv-ista Jli litare,anno !8'77.
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co tone oggidì in uso, ancor lo Ri ritiene di facile decomposizione, quindi pericoloso nella fabbricazione, nel trasporto e nel maneggio, di più nocivo agli uomini nelle mine per i gas deleteri che credesi si sviluppi~o nell'atLo dell a esplosione. Nel dizionario chimico del Wurtz p. es. leggesi al proposito : « Concludendo, allo stato attuafe della questione, il fulmicotone « presenta grandi inconvenienti e grnndi pericoli ..... ... nell'appli« cazione sembra doversi preferire la dinamite ». · Il Lankmayr nel suo recente trattato sulle armi, del resto opei:a molto pregevole, osserva al proposito clel fulmicotone che il medesimo non soddisfa per deficiente stabilità chimica. dovuta a cause ignote, e che per ciò esso è improprio per le applicazioni militari(2) . Che il fulmicotone non debitamente preparato sia soggetto a reazi9ni chimiche che qriginano disastri, lo pro,·ano i fatti più sopra citati ; ma le cause cli queste decomposizioni sono oggidì note e la tecnica ha trovato modo di impedire che abbiano luogo. « Dopo che s'è compiuta la sostituzione ni Lrica, una certa porzione azotali, .di acido solforico,azoti co od ipoazotico rimane tra i composti . in qnanti tà più o meno grande secondo la loro forma e la loro struttura. Quest'acido si toglie facilmente da un liquido esplosivo, sbattendolo anzitutto in contatto coll'acquàedaultimo conuna soluzione alcal ina; ma una sostanza granulare,a biocco li oppure fibrosa ritiene più tenacemente l'aC"ido, specialmente se trattisi di acido azo tico od ipoazotico, per i quali tutti i composti organicì azotati hanno una grande tendenza. « Non vi ha dubbio intorno alla necessità cli sbarazzare questi composti dall'acido ipoazotico il quale intacca e co rrode prontamente presso che tLltt.i i prodotti organici, anche alla temperatura ordinaria; che altrimenti egli ecciterebbe poco a poco ma inevitabilmente un principio di·decomposizione, il quale operando su di una sostanz}t azotata continuerebbe a produrre altro biossido di azoto oppure nuovo acido ipoazotico. « La nitroglicerina si può facilmente sbarazzare dall'-acido ipoazotico col lavarla; e dall'epoca in cui venne riconosciuta la ìmpor-
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(1) Opera cita ta , Tomo Il, pog Il75. (2) Watrenlellre f1k die K. K. Mititàr -.Htademim. -
Vienna 1878, 1° fascicolo. p,ig. GO.
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tam.za di questa operazione, la si è sempre fatta colla clebita cura. Di qui la grande stabilità chimica. cli cui gode la dina mi ~e'. la.~u.ale adoperata sotto tutti i climi non ha mai dato alcun in~l1ZL0 ~l una benchè menoma tendenza a decomporsi. Qualche volta si nota messa . una. reazione acida; ma questa è clovuta alla materia assorbente silicea, ne mai vi si rinvennero tracce di acido ipoazotico. cc ;,\fa(miori difficolLà s'incontrarono per togliere ogni traccia di acido dcl°rulmicoLone; e rinchè !'Abel non cominciò a ridurlo in pastà liquida analoga a quella che serve per la fabbricaz!one della carta, i metodi adottati per la SLla depurazione non raggrnngevano interamente lo scopo prefisso )) C,l). Circa la produzione di gas deleteri nelle mine lo stesso Gior·ncde cl'.frtigbier·ia e Ge,nio osserva : · . : << La nitroglicerina nell'esp lodere si deve risolver@ m acido carbonico , ossigeno, acqua ed azoLo,ed il Berthelot ha confermata coll'autorità del suo nome questa op inione che in fatto è la sola attendibile. Stando così le cose, se mhrerebbe difficile spiegare la causa delle rei terate lagnanze dei minatori sull 'indole velenosa del . fu n~o che esce clalle mine; pur tuttavia non vi può esser alcun dubbio sulla loro formazione, ed il gas venefico è l'acido ipoazotico, contro il quale.si può adoperare -per rimedio l',ammoni ~ca. Per _a ltro di questi gas non se ne hanno punto ogniqualvolta s1 adoper! c~nvenientemente la polvere fulminante; ed è indubitato che l'acido 1po~tzotico non potrebbe sostenere la temperatura di 3000 e più gradt , in contatto con elementi combustibi li senza. dec:omporsi. Ciò non accade mai, salvo il caso in cui una cartuccia di dinamite ~'accenda · in luogo di esplodere; e la combustione avvenga a.cl una tempel'atura di molto inferiore. << Allora l'acido azotico contenuto nella nitroglicerina non cede che una. parte del suo ossigeno, formando biossido di azoto, il q~ale _si di{Toncle, trasformandosi in acido ipoazo~ico a misura che viene m contaLto clell'a!'ia : ed è cosa !"acile accertarsi cli questa cosa, per la differenza che ; i notRnell'arnbienLe dopo ht combnstione,oppure dopo · la esplosione della carica. Dentro una gal!eri a, per qLrnnto sia mal 1
{J) Gioniale à' .4rtiglie,·ia
e Genio , anno 1Si7, pag. 180.
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ventilata si possono far esplodere anche venti cartucce, senza che si provi un disagio maggiore di quello che può dare l'accensione di una sola cartuccia. « La produzione di vapori nocivi nelle mine cariche di polveri fulminanti non prova altro che il modo poco opportuno col quale vengono adoperate. Generalmente si cade nell'errore di non assicurare con ogni cura l'innesco dentro il capellozzo fulminante, e questo nella cartuccia ; per cui nell'atto di caricare accade sovente che il minatore sposta la miccia ed il cappellozzo d'innesco; e la esplosione non ha più intero il suo effetto. Una porzione di dinamite si ab bruci.a producendo emanazioni ipoazotiche, e l'altra parte esplode in seguito allo accrescimento che subisce la temperatura e' la pressione all'interno della carica: L'effetto della esplosione in questi casi riesce molto minore di quel.lo che avrebbe dato una detonazione completa ; e si hanno per giunta i vapori deleteri di acido ipoazotico. « In cio sta il nodo delle strane contraddizioni che si notano tra le assersioni dei minatori, per qu1tnto riguarda la influenza dei gas prodotti nell'atto della esplosione. Quand'anche lavorino tutti nelle medesime condizioni di una imperfetta ventilazione , ve ne ha di quelli che dicono di non risentirne il menomo incomodo; invece ve ne sono degli altri convinti assolutamente della natura deleteria dei gas in cui si risolve la carica. La sincerità è dalle due parti ad un tempo; solo che quelli i quali non hanno punto sofferto per la produzione di gas nocivi ottennero dalle mine un effeuo più grande, dovuto interamente a ciò ch'essi hanno introdotto e fermato bene l'in-, nesco in contatto colla carica. Il Nobel stesso ha fatto un grande nu- · mero di esperienze dentro gallerie bene o male ventilate, senza mai poter notare il minimo pericolo riguardo alle emanazioni prodotte dallo scoppio delle mine; per cui ritiene che i gas venefici si formino soltanto quando le 1:ariche s'accendono per. una diffettosa applicazione dell'innesco. . · « Quanto s'è detto qui dianzi , rispetto a.I fumo che danno le mine colla dinamite, s'applica eziandio a tutti gli altri preparati esplosivi nei quali entra la nitroglicerina; ed al fulmicotone quando è umido. Se invece il fulmicotone è pe,rfettamente secco, non produce tanti vapori nitrosi quanti ne dà la nitroglicerina oppure la dinamite; e
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per conseguenza i gas prodotti dalla incompleta detonazione del fulmicotone asciutto presentano minori inconvenienti >>. Omettiamo per ragioni di brevità di parlare delle esperienze fatte in Inghilterra, in Russia ed in Germania per dimostrare che il fulmicotone compresso, se imbevuto d'acq.ua, possiede perfetta stabilità chimica, e che in caso di un incendio offre suflìciente garanzia contro eventuali esplosioni, ma non crediamo dover passar sopra al fatto avvenuto in Russia, come quello che meglio d'altri prova la verità delle deduzioni sia teoriche e sia tratte dai risultati di precedenti esperienze. Dietro i forti che fanno corona alla cittadella di Cronstadt sorgeva in posizioùe isolata in vicinanza del porto una piccola casa, occupata per una metà da un guardiano con sua moglie e due figliuoletti, mentre nell'altra metà erasi stabilito nella primavera del 1877 tin laboratorio delle cariche eh~ inneschi per le torpedini della marina. Il fulmicotone accatastato nella cassetta si manteneva umido, e si essiccava man n'.1ano che se ne aveva bisogno per la preparazione degli inneschi, i quali si conservava.no poi in piccole quantità sptto d'una tettoia posta a 200 passi circa dalla casa., presso la quale si caricavano pure le torpedini destinate ai bastimenti. Da.I mese di maggio lavoravano in que'sta casa tutti i giorni due allievi torpedinieri, essicando e forando fulmicotone. Il 9 giugno un distaccamento cli 15 allievi delle scuole torpedinieri, sotto la sorveglianza di un ufliciale, attendeva al caricamento delle torpedini della cannoniera ~orazzata 1'charodieika; _l'operazione si esegui va dietro la casa ove erano sparse le torpedini scariche e casse di legno contenenti circa 3"5 cbilogranuni di fulmicotone umido tolto dalla casa. Si trovavano cola anche le .torpedini già cariche della cannoniera Opiiite, sotto la sorveglianza d'una sentinella. Verso le '14 del mattino gli uomin i che caricavano le torpedini videro una fiamma uscire dalle commessure dei muri della casa ; il fuoco in vesLì rapidamente tlttta la costruzione con rumore violento . Gli uomini intenti al caricamento delle torpedini presi da timore panico si rifug iarono in mare, sopra un banco di sabbia dove l'acqua arriva.va loro sino ai ginocchi, lasciando le torpedini mezze cariche ed il fulmicotone come stavano. Poco dopo l'appa1
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riiione delle fiamme si udì un rumore simile a quello d'una espio' sione. Nello stesso momento si vide fugg ire dalla pari.e della casa che dà sulla diga uno degli allievi torpedinieri adetti al laboratorio gridando cc Noi tutti siamo perduti per colpa cli Malkine (il secondo allievo Lorpedinierc ad dello al laboratorio) ,> . Dopo si videro scappare la sentinella ed il g11ardiano. Non lungi della, casa tuLl.i e tre caddero in isvenimento ; portati più ta,rdi all'ospedale vi soccombettero nella giornata stessa. Malkine, l'im·olontario promotore di si infausLo aHenimento, fu trovato cadavere nell'acq ua a 20 passi della casa dal lato opposto della diga. Più tardi fu udita uua seconda detonaiione, più forte della. prima, e la casetta che ancor reggernsi in piedi crollò; il fulm icotone e lo torpedini all'esterno furono eoperte di fav ille e 1.izzoni . Tuttavia né queste nè quello esplosero; ma il fulmicotone racchiuso nelle torpedini fu in grau parte alterato o guasto por il grande calore dell'in,•olncro. · L'incendio fu pro ntamente spento dai soldati o marinai accorsi; il comandante Verkhovsky pel primo e poscia altri ufficial i ritirarono loro stessi da sotto le ceneri alcune dolle torpedini fatte rosse dal fulm.i co tono bruciato. Domato il fuo co , della casa non ~-estavano che le travi e le tavole mozzo bruciale dello pareli esterne; sotto i ruderi fu rinvenuto il cadavere mezzo consumato della moglie del guardiano, vjcino le giaceva uno dei fanciull i carboniizato, il secondo.si trovò in un angolo meno devastato dal fuoco, ma esso pure morto. ~essun oggetto era stato rovesciato; le torpedini e le pile, benchè completamente bruciate, erano re,;tnte al loro posto. Le costruzioni vicine non ebbero a soffrire dall' incendio. La vera causa di esso non si è potuta seoprire; non potendosi ammettere il fatto deli'accensione spontanea del fotmicoLone, il giornale .Jlo1·skoi Sborni,k (11) ritiene doversi al.tribui re all' i111prndenza nel maneggio della sostanza esplosiva per parte dei soldati addetti al labo ratorio; tale supposiiione è ginstificnta. da i gridi emessi dal fuggente allievo torpediniere in sul principio dell'incendio . La circostanza. cbe il terreno nella localit1t'ove esisteva la casa (1) No,·embre 1879.
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non mostrava alcuna compl'essione e quell'altra ch e non vi fo proiezione alcuna sia dello travi, sia delle tavolo onde la casa era composta, sia infine dei numerosi oggetli raccolti nel magazzino, di-. mostrano ch iaramente che non Yi fu esplosione ma solamente incendio·. Ogni possibili L/1 di esplosione resta. del resto esclusa qnn.ndo si riflette che la ragguarde,·ole quantità (circa 25 chilogrnmmi) di fulmi cotone asciul.lo e compresso in di schi rnccolto nella casa non avrebbe mancalo di detonare, quando fosse stato violentemente urt ato cln una espl osione inizi ale, il quale fatto avrebbe indubbiamente determinato anche lo scoppio delle torpedini sparse intomo alla casa.; invece il fulm icoton e che ne costitui va la carica si de1,;ompose per effe~to dell'alta temperatura raggiunta, dimostrando così Ja perfetta innoquità di questo esploden te. Il primo debole rumore avvertito dagli allievi torpedinieri ri fugiati · i sul banco di sabbia, seco ndo il giornale suddetLo, non può essere stato prodotto da e$plosione bensì dalla roLLura della cassa in cui si sviluppò l'incendi o oppure dal secca toio, il secondo più potente rumore poi coincide col crol lare dell.'ediacio e si ascrive a que::;t'ultimo fall o. Le vittime dell' incendio sono e»se perite in seguito all e ferite riportate, oppure per avvelenamento prodotto dai gas deleteri spr igio~atisi dalla cornbnstion e del fulmicotone? Dopo quanto sopra abbiamo detto circa.l'azionedi questi ga· sugli nomini noi incliniamo t~n~o più all'ultima versione ch e il solda.to di sentineltrL nlle torped1111 della cannoniera Opiiite, il quale stava a qualche distanza dalla casa, quando anche fosse stato fe!'ito non lo poteva essere tan'to grarnmente; eppure soccombette ancor prima di crinn crerc all 'ospedale. "' "' Riassumendo si può adnnque dire che l' incencl°io di cui trauasi prova in 111odo evidente: . !0 ) che il fulmi cotone umido anche in grandi masse non esplode se ll1fiammato pt1re in luogo ch iuso (o megli o angusto perocchè la casa era lunga rnetri 6,150 al più e larga un po' meno); 0 ~ ) che il fulmi cotone umido nello Lorpedini non esplode, ma solo s1 decompone alla temperatura certamente elevata che si verifica in simili in rendi · ' 3°) che i gaz deleteri della combustione del fu lmicotone nmido
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possono in determinate circostanze esser causa di morte degli uomini . . Questa catastrofe metLe in evidenza la somma prudenza che si <leve avere nel maneggiare sostanze esplodenti, sieno esse pure re.lativamente poco pericolose, come il fulmicotone. Subordinando le considerazioni economiche alle militari, una volta riconosciuta la superiorità del fulmicotone sulla dinamite non -si tardò in Prussia ad introdurlo come mezzo principale di rapida distruzione presso l'esercito. I buoni risultati ottenuti col medesimo nelle esercitazioni d'assedio · dello scorso autunno sotto Coblenza, alle quali presero parte 114 compagnie pionieri e due battaglioni d'artiglieria. da fortezza nonché numerosi .ufficiali di truppa e di ·stato maggiore d'artiglieria e del genio, comprovarono sempre più -essere il fulmi cotone preparato coi moderni sistemi perfezionati la sostanza deflagrante che più conviene al minatore militare, ("). Il fulmico tone, come tutti i composti deflagranti, se è di grandissimo utile nella rapida demolizione di strutture murarie, di legno e di ferro , e specialmente di queste ultime, non può tullavin. paragonarsi negli effetti alla polvere pirica quando la mina. deve agire entro terra. Nella guerra sotterranea il sistema di mine nemico si attaccherà anche in seguito con la polvere, e così si farà uso di questa nelle mine .destinate a produrre imbuti. Tanto nelle operazioni di campagna quanto negli assedi si far~ invece uso della dinamite o del folmicotone, quando trattasi di abbattere piante (2) o palizzate, di demolire blockhaus, cancelli, porte, ponti in legno, in ferro od i11 muraturn, guide da fenovia, muri isolati, muri di rivesti mento, luoghi -casamattati, case ecc. Non è qui il c~so di indicare ne' loro particolari i procedimenLi da usarsi nelle singole circostanze, solo noteremo che nelle esercitazioni d'assedio sopra accennàte la controscarpa in muratura di fronte alla breccia·che supponevasi aperta nella faccia sinistra di un'opera esterna del forte Alessandro, fu demolita pienamente se-
wochenblatt di Berlino. - A,:no 1879, N . 77 all'89. (2) t'esperienia ha di01ostrnto ch e quando i fusti degli alberi non hanno diametro maggiore di 40 centimetri co n\'iene abbaU~rli coi metodi comuni anzichè con dinami te o ful~n icotone. (1) Mllita1·
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condo gli intendimenti dell'attaccante mediante fori praticati nel muro, grosso cii'ca 2 metri, che si caricarono con fulmicotone. Non è solo per render possibile l'accesso alla breccia che può òccorrere cli doYer demolire muri di controscarpa, ma ben anche quando il defila.mento dei muri cli scarpa non permette con successo il tiro in breccia; in simili casi si modificano le condizioni di profilo abbassando il ciglio della massa coprente (il muro di controscarpa.) con le mine. In Austria furono fatti esperimenti per verificare se non fosse possibile eliminare, o per lo menò ridurre, l'azione schiantatrice del fulm icotone sul pancone e sovraccarico di pietre nelle fogate petriere, e che, come risultava da precedenti prove, rendeva nullo l'effetto di siffatte mine, lasciando uno ~trato d'aria fra la carica ed il pancone. Ecco cruali furono i risultati. In un primo caso sul fondo di un cavo tronco-piramidale (vertice· in basso) fu ricavata una camera cilindrica di 60 centimetri di dia· metro e profondità; la carica. di 500 grammi di fulmicotone, racchiusa in un bossolo, vi era lenuta sospesa da tre pa.lettti e distava dal panc,one di 30 centimetri mistrrnti fra le due faccie opposte. L'esplosione fu seguita da un cupo rumore; le pietre si sollevarono compatte all'altezza di 7 metri e poi ricaddero nell'imbuto riempiendolo quasi per intero. Le pietre ,copri vano il terreno su d'una superficie circolare avente ,15 metri di diametro . Sgombe- rato I' irri'buto si trovò la camera perfetta.mente conservala, ed il pancone in buonissime condizioni, tali da poter essere nuovamente impiegato. In un seconclo sperimento h1 fogata era pure tronco-piramidale, ma con l'asse inclinato verso l'orizzonte. La eamera aveva. dimensioni uguali alla lestè descrilta. La carica di chilogrammi 11,00 di fulmicotone poggiava sul fondo dE>lla camera, ed aveva la forma di un parall elepipedo alto pochi centimetri. Le pietre collocate sopra il pancone misuravano 1/r, di metro Cllbo; esse vennero lanciate alla distanza di 80 metri con ragguardevole velocità iniziale, l'impressione prodotta sugli speltalori fu simile a quella che si prova nello sparo di un mortaio. La massima dispersione delle pietre, in senso 2 normale all'asse di proiezione, si verificò a / 3 di distanza dalla fog-ata, e misurava 25 metri. Il pancone non soffri avarie che ne
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compromettessero ta solidità; le pareti della camera erano intatte, sul fondo però aHenne un costipamento delle terre a forma di una calotta sferica. Nel terzo esperimento la carica venne collocata in una camera .simile alla prima, scavata sul fondo di un pozzo cilindrico. La carica di ch il og. 2,711 di fulmicotone, collocata in un cilindro e completamente isolata come nella prima, esperienza, per mezzo dj tre paletti che sorreggevano il bossolo, era coperta con tavole disposte sul fondo del pozzo. Il cavo era poi stato riempito fino a livello del suolo con terra pigiata a strati di 30 centimetri. L' esplosione lanciò le terre a 4 metri d'altezza e produsse un imbuto con orlo molto pronunciato, il cui diametro varia.va fra metri 2,90 e 3,110. Queste esperienze dimostrano la possibilità di servirsi del fulmicotone (e probabilmente della dinamite) per crueste specie cli mine, che possono occorrere nella fortificazione campale. L'ilialterabilità alrumido del fulmicotone aumenta grandemente il valÒre di simili mezzi di difesa; ciò si rende evidente riflettendo che non potendo calcolare il tempo entro cui le fo gate cle,•ono farsi brillare, le cariche di polvere potrebbero anche alterarsi per lungo giacere souo terra. La teoria non è ancor giunta a ta.l sègno da permettere un calcolo sufficientemente approssimato della forza delle varie sostanze deflagranti; conseguentemente mancano fo rmole generali per il calcolo degli effetti di mina che con le medesime si ponno ottenere. Le istr~zioni pratiche contengono tutta.via formole empiriche per determmare le cariche nei singoli casi. Siccome queste variano e per peso e per dimensioni, cosi si dà ai grani di po lvere-cotone forma che si presti a foggiare le cariche in diverso modo. Generalmente si preferisce la forma di disco di diametro variabile fra millimetri 22 a millimetri '148 e grossezza di '12 a 50 mi llimetri · i dischi destinati alle mine nell'industria privata, (in Inghilter;·a) hanno cliametro di 22 a 24 millimetri. In Prussia ('I) si fanno simili ai grani di pohrere prismatica, ma alquanto più rrrossi essendo il diametro del circolo inscritto nell'esagono di millin~etri. 00 e l'al(I) In Ger mania esistono fabbriche di fulmicotone compresso a Kruppamiih le ed a Hir·tenberg.
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tezza ugua!e a millimetri 37. Gli spig<,li verticali dei prismi sono smuzzati. Sempre essi presentano masse perfettamente omogenee, di densi tà determinata, al punto da emulare per i caratteri fi.sici esteriori)a stessa polvere da guerra. Con il 15 °/od'umidità. il peso dei prismi adottati in Prussia per gli usi dell'esercito è di circa -1-00 grammi; le cariche delle ·mine subacque (torpedine fisse e semoventi) constano di grani più grossi, pesanti cioè circa 300 grammi con 20 °lo d'umidità.. La maggior quaintità d'acqua in questi ultimi non pregiudica. gli effetti di scoppio imperocchè l'innesco delle torpedini contiene 700 grammi di fulmicotone asciutto. mentre quello delle mine entro terra non ne contiene che da 85 a 90 grammi . Già abbiamo visto che l'n,cqua nella proporzione anche del 15 ¼ garantisce contro le esplosioni casuali; h1 sicurezza vien meno tuttavia quando il fulmicotone ne evaporizza. Conviene quindi nei trasporti e maneggio assicurarsi del suo grado d'umidità, pesando i prismi, e bagnarli d'acqua quando si riscontrassero più leggi eri di quanto è stabilito. Nel caricamento prussiano una parte dei prismi è fornta al centro per render più spedita l'applicazione delle cariche sospese, occorrendo di dover b1:ecciare muri isolati ecc. L'esplosione di una carica di fu lmicotone umido si ottiene facendo detonare, mercè lo scoppio di una cassula di fulminato di mercurio, un prisrna di fulm icotone compresso ed asciutto, di forma e dimensioni uguali a.i precedenti (però più leggero , cioè del peso di grammi 85 a 90) ed incorporato nella carica di fulmicotone che si vuol far brillare. La cassula. è coll ocata al centro di esso in una cavità cilindrica, if cui asse co incide con quello del prisma; -questo è rivestito con una fascia impermeabile per preservarlo contro I'umidità. In corrispondenza della cassula l'involucro è forato e l'a.pertura chiusa con sottil fogl io di guttaperca. Oltre al muniz.ionàmento suddetto le trnppe del genio prussiane sono provviste di cartucce di fulmicotone asciutto, cilindriche, del diametro cli 3 centim. e del· l'altezza di 7 centim. per le demolizioni con petardi; la cassula sta in un foro profondo 3 centim., ricavato in u.na. delle basi. Le cartucce sono avvolte in pergamena artificiale. La dotazione in fulmicotone è imballata in 118 casse che si trasportano sLLl carro da polvere di ciascuna compagnia; 110 cli queste cass.e contengono fulmicotone 1
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umido, .2 fuln<icotone asciutto ed 11 folmicotone a prismi forati; le casse col fulmicotone asciutto sono distinte con verniciatura rossa ed occupano posto centrale sul carro, quelle con prismi forati sono tinte in bl3u. . Lo scoppio della ca.c;sula e di conseguenza la detonazione del fulmicotone asciutto si determina in modo analogo a quanto è stato detto per la dinamite. . Per esser conservato nei magazzini il fulmicotone compresso si imbeve con quantità d'acqua maggiore del 115 °jo. Occorrendo cli doverlo incassare pel trasporto sni carri da polvere delle compagnie del genio, si riduce l'umidità alla misura prescritta. Ciò si fa in Prnssia dalla truppa stessa servendosi cli un essiccatoio a vapore, le cui parti principali sono: una caldaia a vapore, una cassa di lamiera e tubi dello stesso materiale. La cassa ha forma parallelepipeda e serve cli stufa: l'aria all'interno si riscalda immettendo nel vano fra le pareti, che sono doppie, vapore acqueo in proporzione tale cla mantenervi la temperatura a 60° C., ma non oltre; le testate sono munite di sportelli larghi e lungh i quanto le basi del parallelep'ipiclo esterno e girevoli attorno allo spigolo inferiore. In principio gli sportelli si chiudono per accelerare il riscaldamento dell'ambiente, durante l'operazione' all'incontro stanno aperti per dar sfogo al vapore che si svolge dal fulmicotone bagnato. I prismi cli fulmicotone non si dispongono già senz'altro sul fondo della stufa, ma si collocauo su d'un graticcio cli fil di ferro che poi si introduce nella cassetta; dopo 7 a 8 ore si toglie un pezzo e pesandolo, si verifica il percento d'umidità.; se eccede lo si rimette nella cassetta per ripesarlo di nuovo dopo qualche tempo, e così di seguito sino a che non si sia riclotta l'acqua al ,15 °/o, il che ottenuto si toglie il gra~iccio dalla cassetta. fa caldaia. è un recipiente cilindrico chiuso da tutte le parti; l'acqua vi si versa per un foro praticato nel coperchio ~1 mezzo cli un imbuto e la si riscalda su d'un fornello simile a quélli da cucina. Un tubo conduttore del vapore mette la caldaia in comunicazione con il vuoto della cassetta, il vapore entra per di sopra ed ha esito sul fondo per mezzo cli altro tubo assicurato alla cassetta dal lato opposto a quello d'immissione; il tubo d'uscita pesca poi in un recipiente posto a certa distanza il quale contiene dell'acqua e serve di
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conclensaLore. La presel).za di tale tubo impedisce le soverchie tensioni nello spazio destinato alla circolazione del vapore. Un rubinetto posto a conveniente altezza indica in tempo opp.ortuno quando occorre alimentare la caldaia; ad evitare inforturii basta non attendere che l'acqua scenda sotto il livello del rubi.qetlo, nè riversarvene con p~·ecipitazione. L'appareccio è sollevato cl;:-t terra; l'operazione si fa all'aperto avendo cur~ di disporre la cassetta in modo che le aperture si trovino sulla direzione del ventq. Attualmente è in Prussia allo studio un metodo di preparazione del fulmicotone con I.a paraffina, metodo che a eletta dell'inventore, capitano von Miicke del reggimento ferrovieri, assicura al preparato maggior durata e gra,nde sicurezza nel maneggio, specialmente alle alte temperature. Esso consiste nell'immergere il fulmicotone od altro pirnssile asciutto nella paraffina liquefatta al fuoco; l'eccedenza di paraffina si allonlana,poi spremendo il fulmicotone con la mano oppure lasciandolo scolare. Fulmicotone umido si tratta in uguai modo, soJo si porta la temperatura della paraffina a più alto grado (oltre i mo C.). Q.uesti:t operazione può essere eseguita tanto con fulmicotone in fiocch i o trecce che compresso ; anzi l'autore preferisce quest'ultimo. Quale particolarità del nuovo preparato vuol esser accennata la possibilità di determinarne l'esplosione facendo detonare fuhnico~ tone asciutto in sua vìcinanza. Il fulmicotone compresso ed umido se non costituisce ancora unagente capace di sostituire utilmenLe la polvere da fooco nelle armi, p,uò prendere con vantaggio il posto di questa e delle altrè combinazioni nitriche fin qui conosciute nelle mine, nelle torpedini ed in genere nei lavori di demolizione rapida che occorrono in guerra. Nello stato attuale - clice il capitano Hess - fra i cliversi agenti esplosivi cli rottura effettivamente adottati, il fulmicotone è quello che più si addimostra acconcio per gli usi militaÌ'i ; solo gli sr può far carico il limitato impi.ego nelle industrie civili, impiego che si può dire nullo sul continente ('I). La ragione cli quest'ultimo fatto l'abbiamo esposta. più sopra. L'adozione generale del folm~colone O) E•si Die .Natm·wissenclia(ten -im Dienste de Krieges. Vienna, 1378. ANNO XXV, VOl, . li.
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come agente dello mine si puo ritenere certa, tostochè si troverà modo di avere la cellulosa a buon mercato. Una pianta molto ricca cli cellulosa che alligna anche nei nostri cli.mi e vegeta sponLaneamente nei terreni più aridi ed incolli, e la ferula ombrellifera (della famiglia dei finocchi); persone competenti la designarono già da qualche tempo come alta a sostituiro il cotone nella fabbricazione della pfrossilina, ma, per quanto è a nostra r,onoscenza, fino acl ora risulta.ti di conseguonza.non si sono otten uti, forse perchè non le si dedicò abbastanza attenzione. Un allra sorgente di cellulosa indigena fu scoperta nel ,J 874 dal chimico signor Vittorio Cortin, nell'Anthemis nobitis (camomilla romana), il cui gambo, mercè una coltura appropriata raggiunge altezza di 90 a 95 centim., ed anche più. Questa pianta vive sopra tutto di elementi atmosferici, non richiede per questo nè grandi cure, nè spese d'ingrasso; vogeta molto bene specialmente in vicina1Ìza delle torbiere, ed in terreni non adatti ad alti:i generi cli coltura. Il suo prodotto è superiore a quello delle paglie di qualsiasi biada, epperciò potrebbe meglio di esse sostituirsi al cotone, come cercassi di fare in Francia negli ultimi tempi , il che vedremo in appresso. NòLiamo cli volo che la scoperta del signor Cortin già ha giovalo all'induslria, la quale, avendo in via d'esporimento impie<rala la pianta di cui traLLasi con ottimo successo nella fabbricazione della carta da pacch i, carta bianca e colorata, s'accinge ora a generalizzarne l'uso. Il già capitano nell'artiglieria prussiana Schultr.e, sostituendo al cotone segatura o piccoli cubetti di legno dolce preventivamente tratLaLi c:on ngenli acconci ad espostare le sostanze estranee al celluloso, quali soluzioni alcaline e cloruro di calce, l'iuscì a fabbri care un pirossile che dall'inventore prende iJ nome di polvere Schultze, e che trovò impiego nelle industrie private, non però nella tecnica militare. Un signor Brydges di Londra, crede tuttavia d'aver trovalo il modo di utilizzare la polvere Schullze, come forza impellente nelle armi da fooco, nssocianclola alla polvere piric::t. Allo scopo egli la comprime a mezzo di macchine od a mano in cilindri ·di carta pecora doppia, preventivamente forati sul fondo, e forma cosi dei dischi che si introducono nel bossolo della cartuccia o del cartoccio, <'.)
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e poi vi versa sopra la quantità di polvere pirica necessaria; quando il bossolo per la minor quantità cli questa non fosse pieno, si aggiungono dischi di carta od altro. Nei fucili grammi 0,5 di polvere Schultze e grammi 3,5 cli polvere pirica imprimono al proietto una velocità iniziale di metri 445. Nei cannoni la polvere Schultze si proporziona alla cari ca; l'esperienza manca ancora al loro proposito. Secondo il Brydges è tuttaYia in potere nostro di regolare le velocità iniziali mediante disposizioni tendenti a rendere più o meno rapida la combustione della po lvere pirica ; a mo' d'esempio, egli ritiene che collocando sulla polvere Schultze un elisco di pergamena foralo, si ha modo di regolare la combustione della polvere pirica, la quale sarà a suo avviso tanto più celere quanto maggiore sarà. il numero dei fori. Una elci le principali cause per cui la poi vero Schullze si addìmostrò inulta per gli usi balistici, è l'irregolarità d'azione, la produzione cli molte feccio e fumo ed il suo potere corrosivo ; tali inconvenienti a detta del Brydges, clevonsi esenzialmente attribuire all'igroscopicità del preparato sollo, ma non si verificano, o quasi, nella poivere compressa. Del resto qltando anche sussistessero, non potrebbero riescire di sonsibile svantaggio per la minima quantità che se ne impiega. Invece combinando le cariche nel modo sopra-· indicato, la combustione della polvere pirica, per effetto del maggior calore che si sviluppa all'atto clelJa trasformazione chimica della polvere Schultze, riesce più completa, opperciò l'arma non s'imbratta ne si deteriora, pur svilluppando maggior potenza balistica. Il signor Bryclges pretende insomma di aver raggiunti col nuovo trovato i seguenti vantaggi : 4) si economizza un terzo della polvere nelle cariche, aggiungendo pochi grammi di pirossile; 2) l'arma si conserva più a lungo perchè meno soggetta alle corrosioni, e percbè non occorrono soventi lavature mantenendosi pulita; per quest'ultima ragione anche il rinculo è minoro; 3) le cartuècie pesando I 5 meno delle ordinarie, il loro numero può essere aumontato cl'altreLLanto senza assoggettare il soldato a maggior fatica. Spetta all'esperienza il dimostrare se il sistema per eliminare gli incon,-enienti che si lamentano nella polvere pirica ideato dal
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signor 'Brydges sia o no di un reale valore pratico ; tenuto con Lo, della natura delle fecce cbe risultano dallo sparo della polvere pirica nelle armi da fuoco, e .dell e maggiori Lensioni inizi ali che non ponno a meno di svilupparsi con le cariche combinale nel modo sop1•a indicato, confessiamo che le raggioni aclclolte e le prove fane sui fuci li , forse in numero insufficiente, non bastano a dissipare i nostri dubbi. ln Francia fu di recente inventata una nuova sostanza esplosiva sosLituemlo al cotone la paglia di frumento, di segala, d'orzo, d'avena, di sagina, in genere delle pianle frumentacee. li nuovo pirossile, eletto fulmi-paglia, vaannoverato fra lecombinazioni nitriche più energicùe e· possiede stabili tà superiore a quella del fulmicotone, almeno così ne assicura il fabbricante, signor Colte Elissée cli Parigi. ·ì\Iessa in una soluzione di nitro più o meno satura e conlenente destrina e qualche volta carbone di legno for te in polvere, la fu Imi-paglia, seconclo l'inventore, dà. agenti esplosivi clolati cli forza dirimente o balislic,i sr.conclo gli usi cui è destinata non solo, ma ezianclio variabili per le di verse qualità di roccie, ed acconcie alle _propriefa 'delle singole armi da fuo co . Il metodo di prepal'azione della fulmi-paglia è il seguente : si fa. bollire la paglia per 1o o 18 ore in lesciva alcaline (sale di. soda o di pota:;sa) di '2 a 3· gradi Beaumé per disgregarla e liberarla delle materie solulibili , e poi la. si sottopone all'azione di pilo o di macine ove viene triturata mi nutamente o contemporaneamente lavata con molta CUl'a, al qua.le scopo le fib1·e sono costanlemente attra, ersato da una corrente d'acqua pura. Essendo di somma importanza che la pasta cl1e si ottiene da questa operazione non sia suscettibile di reazio_ni alcaline, si aggiunge la quanti là cli acido solforico o cloridico necessaria perchè l'acqua eserciti una reazione leggermente acida. · · La pasta essiccata può senz'altro essere lrattala con le sostanze destinate a rendel'la esplosiva. Tuttavia è più conveniente ridurla prima in fog li servendosi cli macchina simil e a quella che si i1npiega. nella fabbri cazione della carta. Un metro quadrato ha da pesare circa 300 grammi . I fogli si tagli one quindi in strisci e di 3 a~. mi'llimentri di larghezza, si:unnanosia. meccan icmnente. Queste 1
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strisce vengono in seguito trattate in modo analogo al cotone, c.ioè poste dentro un miscuglio di tre parti di ar.ido nitrico fumante (46° a .1,8°) e 5 parti cli acido solfori co concentrato (66?), ove si lasciano macerare per 3 a 4 ore. In segu ito si tolgono dal bagno, si lasciano sgocciolare per bene e poi si passano sollo lo strettoia da acidi; infine si la vano in abbondante acqua per spogliarl i clegli acidi non combinati con la cellul osa. ·Per rendere irnpossihile qualunque reazione acida, si versa nell'acqua un po' di carbonato cli potassa o cli soda e vi si lascia il preparato per qnalche ora immerso. Si ottengono gli stessi risultati, ma con minor spesa, mettendo le strisce di carta direttamente a bagno in un miscuglio d'azotato cli soda o di potassa e d'acido solforico concentrato. Abbiamo detto più sopra che la fulm i-paglia, è dotala di grande stabilità, ciò per la seguenlc ragione. Le fibre della paglià quando s' imm ergono nel miscuglio sono ricch e di sil iceo e questo si comporta rispetto all'acido· nitrico in modo analogo al siliceo contenuto nella farina fossi le della dinamite rispetto alla nitroglicerina, che assume una stabili tà che non l'è propria allo stat o di liquido . E siccome la paglia d'avena fra le biade è quella che contiene maggior quantità cli silicati, così la si preferisce nella fabbricazione della· fulmi-pagli a a tutte le altre. Dopo queste operazioni le striscie si fanno cli nuovo asciugare e poi ~i trattano nel modo più soprn indicato per ricavarne po lreri dirimen ti o da fuoco. Pare tuttav ia che la fulmi-paglia trattata col carbone, col nitro e con la destrina non soddisfacesse alle es igenze della pratica od almeno che vi rispondesse meno bene cli quando la si imbeve di nitroglicerina. Il signor Cotte prepara la paleina o dinam:ite-paglia. come venne chiamato il miscugl io delle due sostanr.e sopradette, t.ritnrando la fulmi-paglia a mer.zo cli macine o di pile con l'agginnla del 2 ¼ ·di sostanze alcalini, ammoniaca o carbonato cli soda o cli potassa, e clel -15 °/o al 25 ¼ d'acqua. Ultimala questa operazione, cioè ridotta la massa in una fi nissi_ma. pasta, la si Lratta sia previo essiccamento sia anche in istato umido con la nitroglicerina, nell'ultimo ·Caso la si fa disseccare dopo.
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La quantità di nitroglicerina da aggiungersi varia a seconda dei casi fra 1'4 ¼ ed il 75 °/o. Con il 50 °/0 di nitroglicerina la paleina: non trasuda anche se sottoposta a forti pressioni. La sua forza esplosiva è considerevole, superiore a quella della dinamite Nobel n. ,1, corno ne fanno fede i risultati ottenuti fa-·. cendo esplodere due grammi di cìascuna delle due soslanze in fori del diametro cli ,1 centimetro, praticati in blocchi di piombo alla profondità di 8 centimetri, ed intasati con acqua. Le cavità. prodotte nei massi con le dinamite misuravano ,t2 centimetri cubi e con la paleina 67. La maggior forza della paleina si spiega considerando che nella sua l.rasformazioue d1imica all'atto dell'esplosione l'ossigeno che risulta dalla decomposizione della nitrogli cerina si combina col carbone della nitro-cellulosa, mentre rimane libero nella dinamite. Esperienze fatte in Francia confermano che la, peleina contenente il 50 °lo di nitroglicerina non si separa mai dal liqui do. L'acqua non la altera ~n verun modo ; si lascia maneggiare, triturare ed urtare violentemente senza peri colo e conserva la sua plasticità anche col freddo il più intenso. Infine costa la metà. della dinamite ordinaria. Le esperienze fatte sulla potenza. della dinamite-paglia a 30 °/ 0 sia colJocando le cariche nell'interno cli blocchi cilindri ci di piombo, per calcolare il volume delle camere prodotte , sia provocando la rottura di blocchi troncoconici, a parità di carica, dimostraronocostantemente la superiorità della dinami te~paglia ·sul!'ordinaria. Tale superioriorità si manifestò eziandio negli effetti contro guide cli :ferrovia: per esempio, 200 grammi di dinamite ordinaria scoppia ti a contatto di uua di tali guide divelsero da metri 0,4-0 a metri· 0, 50. di metallo; 1180 grammi di dinamite paglia a 30 ¼ n·e divelsero invece per una·lunghezza da metri 0, 50 a metri 0, 60 . In massima si può stabilire che il·rapporto di potenza tra. la clinamite:paglia a 30 ¼ e l' ordinaria sia 11,HS: 11. Ma la proprietà più rimarchevole di questo potente esplosivo, è· la sua stra.ordinaria insensibililit sotto l'urto dei proietti di fucileria .. Un tal fatto la renderebbe utillissim.a ~1egli usi milit~iri. EITetti d'urto dei proietti sparati col fucile Gras:
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1° Carica di polvere ridotta grammi 3,50
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Bossolo di cartone Dinamite a 30 ¼ non s'infiamma »
)) 50
°/o )) 0
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»
Bossolo di htlta Dinamite a 30 °/ non s'infiamma )) » 50 °/o s'infiamma senza detonazione . 2° Carica di polvere intera grammi 3,25 Bossolo di cartone D.inamite a 30 ¼ non s'infiamma né scoppia Bossolo di latta. Dinamite a 30 °lo scoppia Bossolo di latta Polvere da guerra scoppia. Cosicchè adottando il bossolo di cartone si eviterebbe l'inconveniente prodotto colla stessa polvere ordinaria contenuta in bossoli di latta. Nelle stesse esperienze la dinamite ordinaria venne fatLa scoppiare tirai\dO dalla clisLanzadi metri 530; anzi da esperienze eseguite in Austria, risulta che quando h1. dinamite è avvolta da bossoli di latta, l'esplosione, dovuta all'urto dei proi etti di fucileria, non cessa che alle distanze comprese fra 2000' e 2500 passi. Il bisogno di sostituire alla dinam ite comune una sostanza esplosiva più stabile e meno costosa del fulmicotone, come si vede si manifesta ovunque. In Svezia come in tuLti i paesi nordici, ove per la rigidezza del clima e più che altrove soggetta a congelarsi, questo bisogno è ancor più sentito, per la proprietà della dinamite Nobel di trasudare con maggior facilità nei cambiamenti di temperatura, e specialmente quando dallo stalo di congelazio11e passa a quello plastico. Quindi adunque i CL1ltori delle scienze fisico-ch imiche rivolsero i loro studi di preferenza alla ricerca di un eccipiente che meglio della farina foss ile soddisfacesse al compito cli impedire la separazione del liquido dal solido. Il signor Gustavo FahnehjeJm di Stocolma fabbricò una polvere fu lminante composta di nitroglicerina e di un carbone speciale, atto ad assorbire ed a trattenere la maggior quantità possibile di nitroglicerina. A fine di rendere completa la combustione del preparato e di accelerare la velocità di e-
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splosione poi vi si aggiunge ancora in piccola dose nitralo dì potassa. Già si hanno sostanze esplosive di composizione qualitativa simile alla anzi delta; ma in queste i sal i, specialmenLe il clorato di potassa, costituiscono l'ingrediente principale e la nitroglicerina· vi entra solo in piccola quantità, cioè di quel tanto che occorre per infiammare e determinare l'esplosione del miscuglio. . La nuova polvere Fah1iehjelrn, deLtaSebastina, si distingue dagli agenli di rottura fin qui conosciuti : ,1) per la qualità del carbone il quale assorbe da 5 a G volte il suo peso di nitroglicerina ; 2) per la proporzione con cui gli ingredienti sono mescolati. Il carbone si ottiene della qualità voluta, cioè spoglio di qualsiasi sostanza organica e molto poroso, ricavandolo dai fusti cli alberi giovani o dagli arbusti o dai rami di pioppo, di nocciolo e di ontano, che si bruciano all'aria libera fino a consumazione. La bragia non si spegne con acqua, ma rimovendola diligentemente con gli altri re"' sidui Il carbone così ottenuto, olt11e all'essere dotato del potere assorbente più sopra indicato, non perde l'olio. Prima di incorpo,;arlo con la nitroglicerina lo si polverizz~ in un mortaio di legno ma non troppo fino. I carboni diversamente preparali sono tutti meno assorbenti ; tuttavia il carbone d'abete del commercio può essere utiliz~ato dopo averlo di nuovo bruciato in un forno speciale. Mescola,ndo diverse specie di carbone si può variare la forza del preparato ed appropriarla agli effetti che si vogliono ottenere. È noto che la nitroglicerina esplodendo si decompone in acido carbonico , acqua., azoto ed ossigeno. Nella. trasformazione della dinamite a. base inerte quest'ultimo gas rimane libero e perciò inutilizzato . Non così nèlla sehastina ove si svolge abbondantemente carbonio, che si combina con l'ossigeno ; dalla reazione di questi due elementi ne viene già un aumento di calore e quindi una mag-. giore tensione dei gas. ·· Se non che l'ossigeno risultante dalla decomposizione della nitroglicerina essendo insufficiente a bruciare completamente il carbone che entra nel miscuglio, vi si aggiunge u~ sale che possa fornirgliene all'alto dell'esplosione in tale quantità da ridurre folto il car-
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bonio, in acido carbonico cioè in forza attiva. Questa terza sostanza è il nitro. Come là fuhni-paglià anche la sebastina può essere dotata di mag... giore o minor potenza, variandone il dosaihento. La sebastina più forte si ottiene dal seguente miscuglio in per centi di peso: nitroglicerina. . 78' °/o 1 I carbone speciale. 14 » nitro . . . . 8 » La nitrogli cerina ed il carbone nelle proporzioni suddette danno =ancora uri composto molto stabile. Un secondò tipo di sebastina meno forte ha le seguenti compo:sizioni : ( nitroglicerina. . 68 % II ~·c~r~one speciale . 2~ n,
l
l 111t10 . . . • 4,.., » . In genere i li1~1iti entro cui possono variare le proporzioni dei tre
-componenti souo : nitroglicerina dal 50 ¼ all'80 ¼ carbone speciale » H> °/o ll 35 °lo nitro » 5 °/o ll 20 ¼ Questa nuova polvere dovendo essen~iahnente servire come a.gente di rottura, sono da preferirsi i primi dosa.menti . Per dare un idea della pretesa superiorità della sebastina sulla .dinamite Nobel n. ,J, il signor Fahnehjelm asserisce che assegnando alla nitroglicei·ina una potenza dinamica uguale a 2884044 quella della sebastina n. 4, risulta di 2416575 e di ,193307.0 quella n. 2, mentre non è che di 11674694 nella dinamite Nobel n. 1. Quando la pratica sancisse in ogni parte le previsioni degli inventori francesi e svedesi non si potrebbe a meno di convenire nel giudi1.,io che tanto la folmipaglia quanto la sebastina rappre.sentano sostanze deflagranti non inferiori al fulmìcotone compresso, ma di questo più conveniente per il minor costo, potendosi gli ingredienti onde sono composti avere a minor prezzo ed in tutti i paesi. Tuttavia \'esperienza. insegna ad andare cauti con le innovazioni negli eserciti. Il litofrattore al suo primo comparire aveva destato grandi spe,ranze e gli sperimenti fatti col medesimo in Germania ed in Inghil1
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terra sembravano più che sufficienti a dimostrare come esso appartenesse ai più potenti composti esplosivi e fosse nel tempo stesso il meno pericoloso di tutti, potendo esser trasportato, conservato ed impiegato senza che necessitassero pre.cauzioni specìali. I Prussiani l'adoperarono nella guerra franco-germanica, e lo preferivano alla dualina ed alla dinamite perchè ai pregì sopra attribuitigli univa quell i d'essere inalterab ile nell'acqua ed assai più resistente all'azione del freèlclo e degli urti che non la dinamite .. Malgrado ciò, e la fabbricazione si faccia a Deut.z presso Colonia, gli stessi Prussiani non l'introdussero in seguito come agente di rottura regolamentare nel caricamento dei loro parchi , bensì adottarono il fulmicotone compresso e ia dinamite. Ne ignoriamo la causa, tuttavia, dato che il litofrattore posseda in ampio grado tutLe le buone qualità sopra enunciate, basterebbe a renderlo poco adatto per gli usi di guerra il fatto accertato nelle cave di Nantmawr, ove essendosi congelato per i venti freddi che spiravano dalle montagne del paese di Galles, esplose solo in minima parte (i) . La composizione del litofrattore è tenuta segreta e le analisi fatte sul medesimo diedero risultati discordanti . Secondo l' autorevole dizionario di chimica del Wurtz (Zi il litofrattore altro non sarebbe che un miscuglio cli dinamite Nobel con polvere da mina più. o meno cattiva.. Fra le tante combinazioni nitriche inventate negli ultimi due lustri meritano ancora d'esser menzionate la dinamite cellulosa, la gliossilina , la polvere cotone del iVIackie, la polvere Reynolds e l'eraclina. ~e daremo un breve cenno. La di·narnite celliilosa fu inventata dal Tranzl ed è un composto di 75 °/o di nitroglicerina e 25 °/o di colone del commercio ; essa si present.a come una massa plastica di color giallognolo del peso specifico di ,J ,00 ·ed alquanto più tenera della dinamite NoLel; gela a O gradi e riprende lo stato plastico più faci lmente di quesL'ultima. Imbevuta d'acqua non si altera, regge all'urto ed alle percosse quasi altrettanto bene che il fulmicotone compresso ; infiammata nei modi consueti abbrucia senza esplodere. Per farla detonare (! ) Bono, Opera citata.
(2) Opera citata.
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asciutta bastano 0,25 grammi di fulminalo di mercurio ; se gelata ne occorrono grammi O, 75 e se umida e gelata tanto quanto sono necessari per l'esplosione di dinamite gelata. Queste sue qualità. le assegnerebbero nella tecnica mili tare un posto dist.ìnto e la renderebbero più preziosa della dinamite Nobel, quando non fosse provato da esperienze fatte prima in Austria e più recentemente a Ponlille (Francia), che trasuda facilmente sotto leggeri pressioni ed anche durante la preparazione, per cui riesce di diflìcile conservazione e pericolosa nel Lrasporto ~ Il Trauzl ha pure proposto e sperimentato un composto per inneschi da mina, talmente potente da determinare la detonazione di dinamile gelata; si ottiene imbevendo fulmicotone nella. nitroglicerina (,). L' Abel incorporò la nitroglicerina con una mescolanza di fulmicotone in polvere e salnitro ed ottenne la sostanza conosciuta sotto il nome di gliossilina. Essa era essenzialmente destinata·a sostituire la polvere pirica nella carica dei proietti ca.vi, ma non ha, pare, soddisfatto alle speranze concepi te. La polvere cotone del Mackie è già stata descritta nella Ri vista mili tcire (2~. L'aulorHole periodico Io·u mal of' the Royal United senice. Institmi on t3l contiene un articolo intorno alla medesima meritevole d'essere conosciuto, ·eccone il _sunto. La polvere Mackie si distingue tlalla ordinaria pirossilina e dal fulmi cotone preparato col metodo del prof. Abel; esi;a si fabbr ica a Faversham con metodo speciale che permette di escludere qualunque molecola. estranea. a.I cotone, le quali, come è noto, diventando col tempo un centro d'alLerazione possono esser causa,cli combustione spontanea.; l' int.roduzione di un nitrato per provvedere la quantità d'ossigeno necessaria. alla conversione completa in a.nitlrite carbonica. del carbonio contenuto nel co tone è un altra particolarità. Il nitrato che s'imp iega a Faversham è quello di barite perchè insolubile, qualità richiesta. dalla necessità di lasciare un poco d'acqua. 11) L'i nn esco e le es perienze che condussero alla sua adozione in Austria sono i·iassunte nella Ri-vista milita,·e anno 1877, torno 1V, pagina 858 e seg. della R ivista estera. Vi si scorge la grande inlluen1.a che ha l'innesco sulla più o meno energica detonozione della dinam ite. • (2) Anno 1877. Tomo I pagina 851. (8) A.n no 1878 N. xr.1.
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POLVERI DEFLAGRANTI
nella composizione. Coll'aggiunta di questo nitrato la quantità di ealore sviluppato si avvicina a quello della nitroglicerina, menfre il fulmicotone di Abel ne sviluppa appena la metà. Così il sig·. Mackie ottiene maggior sicurezza e maggior potenza esplosiva, a cui si aggiunge un prezzo più conveniente. Come pro.ia della potenza dP-lla polvere di cotone il sig. Mackie cita la seguente esperienza. Quattro sbarre di acciaio quadre di quasi 3 centimetri ,di lato e lunghe più di 11m ,20 furono legate in un fascio, e fra esse fu interposta una caricadichil. , 17'134 di esplosivo, il tutto avviluppato con ueta. Le quattro sbarre del miglior acciaio furono tagliate nette come con un tagl iuolo , ed i mezzi pezzi pesanti più di 45 chi!. furono lanciati fino ·a 82 metri. Un'altra esperienza prova la inesplosività della composizione sotto l'azione di un urto anche molto violento. Si fece cadere sopra dieci libbre di polvere di cotone un maglio di mezza tonellata dall'altezza di 4m ,57. Non vi fu ·nè accensione nè esplosione. La polvere di cotoùe bruciando senza esplodere produce una viva fiamma bianca, e può servire per segnali . Da e,sperienze fatte risulta, che con 450 grammi di polvere si ebbero · segnali visibili chiaramente cli notte ed alla distanza di oltre S miglia. Il prof. Reynolds del Trinity College a Dublino ha preparato un agente esplosivo composto di una mescolanza di 75 parti di clorato di potassa e cli 25 parti cli un corpo da lui ch iamato s1.dphMrea. Questa polvere è bianca, e può faci lmente essere preparata mescolando i due componenti nella proporzione accennata. A quanto si afferma può essere infìammata ad una temperatura più bassa di quella della polvere ordinaria, e dà effetti superiori. Inoltre il dottor Reynolds sostiene che questa sua polvere dà minori residui solidi ,di quella ordinaria da. cannone. Aggiungesi che la detta polvere è stata.adoperata con successo in un piccolo cannone, ma che prin~ cip~ilmente sarà utile come mezzo di distruzione per la carica delle granate , torpedini ecc. Uno dei nmtaggi che le si ascrivono, è quello di poterlacomporre al momento stesso d'impiego mescolando i due. componenti, i quali possono trasportarsi separati, senza alcun rischio. La sulfurea fu scoverta dal dottor Reynolds or sono circa dieci anni, e può ottenersi in grande quantità da un prodotto del _gaz d'illuminazione che ora va perduto. 1
POL VERI DEFLAGRANTI
12à,
iln a:louni nostri .giornali ,fu annunciata la scoperta fatta in Austrfa di una nuova sostanza esplosiva, denominata e11aélùna per Ja quaile il sig. Biecberhoff di 1V,ienna ·p11ese ,attestato cli pri,vativa industria.le. (})nesta sostama è, a detta deH'inventore , molto superiore per Uso delle mine alla polv.ere ;ordinaria ed alla dinami,te, e, preparata in un ,modo ,c;peciale, può anche .essere imp iegata per cari,care pro ietti cavi. 01 tre ali' essere meno,densa della polvere, presenta la inotevole ·economia del 4.5 !Per cento in confronto di quesb'ultima. È imeno pericolosa delle·alL!le sostanze ,esplosive, perchè n@n può espolodere per urto o per frizione, ma solamente mettendola a contatto colla fiamma in un vaso eh iuso . Può per conseguenza essere accesa o per mezzo ,dell'elettr-icità o per mezzo della miccia Bickford, senza bisogno d~lla cassula detonante necessaria per fa1:e· esplodere con effetto la dinamite. Confrontata con questa sostanza, l'eraclina può essere preparata con un terzo della. spesa e gli •effetti procloui in due quamtità eguali sono i medesimi per le due sostan~e. L'attuale spesa di preparazione dell'eraclina in Austria, è di lire 113,59 per ogni 1100 libbre (45 chilog.). L'eraclina,consta cli un miscuglio d'acido picrico, nitrato, di po· tas<;a, ni.tl'ato di soda, fiori di zolfo e segatura di legno forte. Eccone il ·processo di fabbricazione. Si sciolgono in 36 chi log. d'acqua bollente 500 grammi d'acido picrico e 500 grammi di nitrato di potassa; di poi si versano nella . soluzione 113 chilog. di segatura e vi si lascia fino a che abbia assorbilo tut'to il liquido. Essicata in seguito in modo perfetto si mescola in dose di ilO chilog. con chilog. 11'7 11/2 di nitrato ,di potassét, 117 11/ 2 di 1Ìitrato cli soda e 7 11/2 di fiori cli zolfo. Questi ingredienti si mescolano ben bene per averne nna sostanza omogenea che ad operazione compiuta ha l'apparenza di farina fina. . Si può anche granularla oppure riélul'la. in cann·a; a questo scopo la segatura viene mescolaLa appena tolta dal recipiente CÌ1e conteneva la soluzione quindi allo stato cli perfetta saturazione, con gli altri tre ingredienti nella proporzione anzi ,eletta e poi la si pesta. in un vaso cli legno per circa un'ora oppure la si macina, avvertendo di mantenere la pasta sempre umida. Si ottiene così una stiacciala che si riclnce sia in grani facendola passare per i fori di un setaccio, sia in canna comprimendola in forme con leva a mano, in fine tanto gli uni quanto le altre si fanno essiccare.
126
POLVERI DEFLAGRA NTI
La circostanza che nell'organo del comitato militare tecnico amministrativo di Vienna non è fatta menzione alcuna di questa polvere, mentre vi è cenno di molte altre di poca importanza per gli usi di guerra, ci induce a credere che la eraclina non abbiiJ. incontrato il favore di quell'autorevole consesso. Alcuni di qltesti nuovi trovati, ed in ispecial modo quelli in cui al celluloso del cotone è sostituito il celluloso di piante che a.bbondano in tutta EL1ropa e dalle quali si ricava con poca spesa con metodi di triturazione. delle fihré vegetali simili a quelli che si adoperano nella fabbricaz ione della pasta di le.gno per la carta, sem-brano possedere tutte le condizioni necessarie in una polvere fulminante da guerra; accertata la cosa mediante ulteriori e più estese esperienze, è foori dubbio ch'essi produrranno una rivoluzione .economica in quest' importantissimo ramo delle moderne industrie. Fino al giorno d'oggi però i due composti esplosivi effettivamente ado ttati per il senTizio militare sono il fulmicotone e la dinamite.
DONESANA
Jfaggio1·e del gen,io.
LA
RELAZlONE DEL GENERALE F. TORRE SULLA LEVA DEI GlOVANI NATI NEL 18B8 •
E SULLE VICENDE DEL R. ESERCITO
I. Ben pochi lavori statistici possono riuscire tanto util i e destare tanto ìnteresse, quanto r1uesta pnbblicpzione, che periodicamente offre al no.stro paese una storia dei fatti più importanti per esso, perchè riforibili alle viceude delle sue più vitali forze, cioè a quella paTte delle presenti generazioni, la quale per la sua giovine età iu rapporto all'attitudine fisica ed agli obblighi sanciti dalle leggi militari, costitui.sce il primo elemento per giudicare della solidità cli un popolò":-E tale importanza dell'opera di cui si tratta è non solo affermata dal suo merito intrinseco, ma ·apparisce bensì dalla premura con cui ·;erigoiiò riprodotti da molti periodici, tutte le volte che una simile relazione è resa di pubblica conoscenza, i principali dati che contiene, sui quali non mancano spesso speciali osservazioni e !comparativi giudizi . non che questi accorgimenti sono per solito troppo foga.ci e-non seiiipre approfonditi, avuto riguardo sopratutto alla necessità del paziente e freddo lavoro che si richiede nell'aggruppare una serie di elementi omogenei, pe1· studiarli e coordinarli a cause intelligibili, e che siano le più dirette. Perciò noi crediamo che, ove già non si faccia, lo studio paral\Plo dei risultati sul le leve annuali, seguito con un dato criterio direttivo da ogni singolo comune, possa tornare di grande vantaggio per tutti coloro ai r1uali Qom pete di provvedere a migliorare )e -condizioni materiali e morali dei loro amministrati . lVIa indipendentemente da queste considerazioni e eia altre di ordine più generale che si potrebbero fare sull'argomento, certo è che il maggiore int.eres;;e del libro che qui annunziamo, è per l'esercito, il quale
-Se
128
1858,
S ULLA LEVA DEI GIOVANI NATI NEL
LA RELAZIONE DEL GENERALE F. TORRE
anno per anno vede descritte tutte le grandi fasi per le qual i passa , ed acquista sempre più salda · coscienza della propria forza, appren- . dendo come in virtù di provvide leggi nell'ultimo decennio sia andato rinvigorendosi e sviluppandosi. Chi volesse convincersi di quest'ultima verità non deve che paragonare. ·alle corrispondenti cifre · degli anni scorsi le seguenti che andremo man mano togliendo dalla citata Relazione. Il 30 settembre 1879 gli uomini descritti nei ruoli militari erano ·1,54,i-,665. Eccone iI riparto :
129
ECC .
Gli uomini di truppe· dell'esercito permanente e della milizia mobile a1 30 settembre 1879 erano 960991 , distinti per gradi come segue: Sottufficiali Caporali Soldati
Ese.rcito perma nente
Milizia mobile
14500 3,155,1 627:233
3877 ~6230 217500
723384
2.37607
1
Ese;rcito pe,rmanente. Reggimenti di fanteria Distretti militari . Battagl ioni alpini. Bersaglieri . Cavalleria Artiglieria . Genio Carabinieri reali ed aggiunti Scuole milit.ari e riparti d'istruzione Compagnie di sanità Corpo invalidi e veterani . Depositi dei cavalli stalloni Compagnie di disciplina . . uomini di governo ta 1. 1ment1 . ·S b .1. . carcerati . . m111tan . l' ree1usi . . e1 pena nei reclusori Ufficiali in servizio attivo,in disponibilità o in aspetta ti va . Ufficia li di complemento
!
27 1373 \ 25·1255 13853 i 45753 ' 32066 63989 ,135,18 ·188 13 3955 ,j.203 \ 917 Ì 377565 1
1
2 17 1300 400 H1 U.5 826 1
1
A quella data non si trovavano sotto le armi che soli ·16,i-62,i uomini dell'esercito permanente, tutti gli altri in congedò illimitato. Un adeguato concetto del reale valore della forza non può aversi se non si tien calcolo della specie cli arruolamento degli uomini, della loro età e del tempo da essi passato sotto le armi. Ecco intanto la situazione dei militari secondo la specie di arruolamento : Eseecito perm8nente
Milizia m obi le
690744 Inscritti di leva 1,1,.261 Volontari ordì nari ,1409 Volontari di un anno. Volontari che già fecero l'anno di ser3394 vizio , Volontari che ottennero di ritardarè ·1706 l'anno di servizio Studenti universitari che ottennero di 47!~ ritardare il servizio. 1'17 Surrogat.i ordinari . 1!iOO Surrogati di fratello 49 Scambi di numero. H 26 Riassolda ti con premio 1070 Raffermati senza premio per un anno 6561 Raffermati con premio per tre. anni 1073 Servir.io seclen tari o. 723384
234·100 882
1
1
11897 2284
Mili.zia mobi,le.
.
Fanteria di linea e bersaglieri Artiglieria . Genio . Ufficiali· Ufficiali di complemento per la milizia mobile Ufficiali di riserva Milizia territoriale
2119659
15924 2024 2·129 328 2736 564300
1
))
·14-t\8 ))
))
650 358 159 1
))
)) )) ))
237607
2,W064
Questa massa d'uomini considerata rispetto all'età è divisa come segue : ANNO XXV . VOI... l !.
\l
LA RELAZfONE DEL GENERALE F . TORRE
130
SULLA LEVA DEI GfOVANI NAT! NEL
Milizia mobile
Esercito permanente 31~/~
Minori di anni 18. Maggiori di 18 e minori di '.2~. Dai 2·1 ai 25 anni. Dai 21:> ai 30 anni. bai 30 ai r~o anni. Oltre ai 4-0 anni
))
6032 ,163204, 68371
205754. 1 0958
2052
Sottufficiali. Caporali. Soldati .
237607
723384-
8521 24206
534513
96099~
564300
Infine uno dei principali elementi per giudicare della forza reale dell'esercito è l'istruzione, la quale normalmente è in ragione diretta del tempo che Ie varie classi hnnuò passato sotto le armi , ciò che apparisce in cruesta tabella. Esercito permanente
5069 Punto Da un giorno a 6 mesi . ,H850 63735 6 mesi a 1 anno . '7i\60 1 a 2 anni. 2.7 1853 » 2 a 3 12268 3 a 4 H,962 ,i. a 5 ,i.575 5 a 6 4.386 6 a 7 3003 7 a 8 "7,}'.2 » 8 a 9 1167 9 a 1O 8i2 -IO a H M~O ,J,I a 112 /•88 » ·12 a 13 728 13 a U 38 1 ,, H. a '15 1299 15 a 20 976 » 2.0 a 25 823 di Più 25 -499- 198 -
Complemento dell'esercito permane nte
1fi,7979 76201 ))
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88 1 1398 M.S5 3.~903 4,2801 10 1O 73 1
,j l:>3671
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221~1 86
96099•1
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81558
72338,i
Entriamo ormai in quelia ricca esposizione di fatti accertati con numeri, la quale forma la Parte prima e la più essenziale della Relazione. L~ legg_e per la leva_ sui giovani nati nel 1858 stabilì, come già eras1 pratica to nelle sei leve precedenti, il contingente di ,1a categoria a 60000 uom ini. Sulle liste di leva erano inscritti 311502 uomini, ma compiute le solite concellazioni vennero ridotti a 2932<i9, ai quali aggiunti altri 966 di altre leve si ebbero 291~2 1o inscritti, cioè 8fi.53 in più in confronto cli quelli della leva precedente. I l numero degl'inscritti su cui cadde il riparto del contingente dei 65000 uomini di 2a categoria fu di 26 1H8, sicchè la proporzione riusci del 2fl.,86 per conto. Ora per altro si tocca una statistica dolorosa che il progresso e la scienza dei tempi non ha potuto finora diminuire, e che pur troppo è comune retaggio di tutto le popolazioni, quella cioè dei riformati per inabi litit al servizio mi litare. · Essi furono 6%24-, in ragione del 23,59 per cento sul numero totale dei 2%2 15 inscritti sulle liste d'estraziorre, per le cause qui .appresso accennate : 278 18 mancanza di st.atura . · . 5551 difeuo di ampiezza del torace . infermità o deformità 36055 1
))
,,
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II.
Complemento della milizia mobile
MIiizia mobile
131
ECC.
. Or~ l'ingente c_ifra di 386•185 uomi~i con nessuna o ben poca 1struz1one sta a ricordare, che almeno m un avvenire non molto lontano bisognerà trovare una razionale <;oluzione al problema relativo al perfezionamento dei nostri ordini mil itari. Intanto giova aggiungere o queste spigolature tolto dal proemio dell'opera i risultati relativi alla milizia mobile, la quale e così composta:
))
·11 253 493028
1858,
-
1560/i 9
237602
1
69424
'132
LA RELAZIONE DEL GENERALE F . TORRE
SULLA LEVA DEI GIOVANI NATI NEL
La proporzione invece sul numero dei 27850 visitati è del 24,93 per cento. . Ma sorvolando a tutte le considerazioni patologiche che a questoriguardo si possono fare da _uomini competenti, i quali ne_i dati rac~ colti nel libro di cui si tratta trovano .larga messe pe1 loro studi analitici, non possiamo fare a meno di notare che la principale causa di tali riforme è come sempre la gracilità, questa tabe della razza umana non ancora mitigata dopo tanti secoli di studi . Passando alle egenzioni dalla 1a e 2.a categoria si vede che esse furono del 20,06 per cento sul nnmero totale dei 29112.15 inscritti sulle liste di estrazione, ossia 590211. I rimandati alla prossima leva per difetto di statura, in fermità sanabili, inabilità riconosciuta nelle visite all'estero e per legali motivi . comprovati ascesero a 38914; gli affrancati secondo la legge del 19 luglio 1871 fu rono 7 volontari di un anno, le surrogazioni di fratelli 13 1, delle . qual i 128 in ,Ja categoria e 3 in seconda . Dei giovani nati nell'anno 1858 si_ arruola1:on~ volontariamen t~ prima del concorso alla leva _2.1~2~, _e ~ v?lontan ~1 u~ anno che v, presaro parte furono Jil·z7. Gl'inscr1tt1 chch1arat1remtent1 ammon~aron~ a 9880 , ma la provincia di Ferrara, che pnre contava 224-0 g10va111 caduti in leva non ebbe alcnn renitente, come non uc ebbero i circondani di Cesena , Lngo, Verolanuova, Rocca S. Casciano e Civitavecchia. Il contingente cli 1a categoria, tolte le deficienze, gli ufficiali, gli allievi necrtistituti militari, i volontari ordinari, i volontari di un 0 ccc.: ammessi a ritardare il servizio, . anno , b,1li studcnti uniYersitari . 60958 81 ridusse a . Gli uomini che costituirono la 2.a categoria furono /~8239 Alla 3a categoria vennero assegnati inscrit.ti . 594 06 Calçolando però le sole deficienze, le quali furono 28 1 e la dimimnione cli 7 volon.tari di un anno affrancati si hann o nelle tre cateo-oric complessivamente assegnati -1 no57 inscritti, cosi ri partiti se~ondo le loro professioni, arti ecc. ed il grado d' istruzione. 90!~76 agricoltori e· gimili, dc.i quali analfabeti 63,50 °/ o 8796 n~nratori, minatori e simili . 39,o3 ,, 8360 artigiani diversi. . 34',92 » 7M9 uomin i di fatica non addetti a larnri fissi 70,63 >1 >> 6304- calzolai ed operai in pelli 35,96 5632 pastori ed allevatori di bestiame 74 ,77 >> » o5·16 operai in legno . 30,64 58,il8 1326B8
Rip. 432638
5t}5Ji 5208 i 757 38,i-5 3798 3665 25H 1903 1078 784673 530 Mi:6 406 3541162 58 3754
1
1
1
1
1
1
1
1
~
'1858,
'133
ECC .
58,18 addetti alla preparazione e spaccio di commestibili 29,•10 o/ O esercenti professioni libere e studen_ti 15,28 proprietari . operai in metalli . 26,2.9 57,69 cavallanti genere. • 14- ,69 commercianti in 45,1~0 servitori in genere impiegati in genere . 55, il 7 marinari e pescatori . 47,58 • professioni girovaghe. » » esercenti b1~ll e àrti 6,79 artefici in metalli preziosi . maniscalchi . 34,84 sellai e mors11i. 38,18 armaioli e pirotecnici . 23,4-5 esercenti medicina e farmacia . veterinari ufficiali, allievi negl'istituti mili tari , volontari di un anno in servizio, volontari che ritardarono 1 l'anno di servizio, volontari ordinari e studenti universitari . ))
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17:Z057
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49,85
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Di questi '172057: .sapevano l~ggere e scrivere 8·1015 cioè, 47,09 °lo · sapevano soltanto leggere . 5258 » 3,06 » non sapevano nè leggere nè sr.rivere 85784 » 49,85 » Cifre le quali dimostrano un lento ma reale progresso ùellà diminuzione,degli analfabeti, e che sempre più provano in favore dell'istruzione obbligatoria, tanto vantaggiosamente applicata nell'esei·cito, come apparisce dai risultati che si ottennero all'atto del congedamento della classe ·11856. Infatti essa contava quando venne sotto le armi 56263 uomini così distinti : ' sapevano leggere e scrivere . 2622·1 cioè, il 46,60 °lo illetterati alfotto o sapevano appena leggere 3001i-2 )) )) 53,4-0 )) Al momento d'inviarli in congedo : .sapevano leggere e seriYere 5254 i cioè, il 93, 34- °lo illetterati affatto o sapevano appena leggere 37t9 » » 6,66 ))
134
SULLA LEVA DEI GIOVA~ ! NAT I NEL
LA RELAZIONE DEL GENEHALE F . TORRE
Riguardo alla statura evvi da notare, che sopra 2.74387 inscritti misurati, 34 nou raggiunsero neppure la minima di m. 1,25. Napoli ha dato il maggior n11mero cl'inscriui cli statura minore. Il. più alto · della classe 1858 raggiungeva la statura cli m. 1, 95 mentre in quella 1857 misurava m. ·1,97 e nell'altra 1856 2,02. Le reclute della classe ,1858 ebbero la seguente destinazione: 1
900 Granatieri 346il 1 Altri reggimenti di fanteria 29/l Distretti militari (sezione panattieri) 2,i-,99 Battaglioni alpini 5407 Bersaglieri 4·104 Cavalleria 4(} · Depositi cavalli stalloni 4 3, 1 Squadrone dei palafrenieri 11485 \ da campagna . . . 2476 Artiglieria , da fortez~a . .. . 20:z { compagrne operane a da costa ,1661 Genio . 693 Carabinieri Reali 98 Riparti d'istruzione 4,4..1 ·compagnie di sanità 2.0 Compagnie di disciplina e stabilimenti militari di pena - - 5792.3
Le spese per tutte le operazioni della leva sui giovani nati nel 1858 ascesero alla somma di lire 178538,i-,M delle quali 803570,2.2. a carico dei comuni , mandamenti e delle provincie; ·106 180,00 toccarono al Ministero dell'interno, e 87563,i-,2.9 a quello della guerra . 1
1
III.
La seconda parte esordisce con una rassegna sugli arruolamenti volontari, i quali raggiunsero il numero di 20,i.5. Oltre a questi vi furono 2.73 militari di 2." categoria che spontaneamente chiesero ed ottennero di passare alla ·1°, e 152 altri del pari trasferiti per loro elezione alla ,p categoria dalla 3', cui erano stati assegnali per ragioni cli famiglia. Nell'anno ,1879, ossia nella H' ammissione compiutasi il 34 luglio vennero arruolati quali volontar,i di un anno .1,120 giovani. Oltre a 1
1858,
135
ECC .
questi ve ne furono 478 che non riconosciuti idonei alle armi, dichiararono di volersi . valere del beneficio di fare un anno di servizio, qualora fossero riconosciuti abili in occasione dellà leva. Nei reparti d'istruzione furono ammessi 970 giovani, e si ebbero n92 rafferme senza premio, cioè 848 sottufficiali, 26 caporali, e 3"8 soldati . I raffermati con premio dal ,1° ottobre 1878 al 30 settembre ·1879 furono 23'.27 . In questo stesso. periodo di tempo avvennero nella bassa forza dell'esercito 28875 promozioni, 449 sospensioni e 12.85 retrocessioni dal grado; come furono ascritti alle classi di punizione 296 militari, e 975 passarono al le compagnie cli discipl ina. Il numero dei disertori nell'anno cui si riferisce la relazione fu di 798, cioè 18 sot.tufficiali, 18 caporali e 762 soldati . Ne furono però arrestati 257 ed altri H7 si presentarono. Gli nomini mandati in congedo illimitato ascesero a 0 1739, e si ebbero 3478 militari inviati in congedo illimitato per inabilità al servizio ac_certato in seguito a rassegna di rimando, nelle quali si con- , cessero pure ,io3,1 licenze straorcJinarie di convalescenza . Nel corso dell'anno vennero collocati a riposo 278 mili tari, 97 cancellati dai ruoli. I morti furono 4955 dei quali 1798 per malattie, 87 suicidi, ,12. pccisi in servizio di pubblica sicurezza, 58 in riss~ e per al tre disgrazie. A' corredo deJJe dimostrazioni dei fatti trattati nella pregevole Re-, lazione del genera le Torre trovasi in fine di essa una copiosa raccolta di tabelle statistich e, le quali possono giovare ad utilissimj studi com~ ))arativi. 1
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LIBR I E PERIO DICI
LIBR I E PERIODIC I -
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Note del generale di brigata A. Rrccr. - Roma, Loescher, 1880.
La f>1•igat,e tli fante,•ia nel eo,nbatt·bnento. -
Uno dei rami dello scibile militare più sfruttato dati'aiisiduo studio è senza dubbio la tattica , quest'arbitra della vittoria i cui secreti perciò
tanto interessa di scopri re nel tempo dello possibili l'icerche scientifiche, quanto più difficile ne è l'intuizione nel momen to di agire: Ma sono così numerose e varie lo idee svolte dai cultori di ;questa materia sopra le più serie questioni che la riguardano, da doversi ritenere come realmente utili quelle pubblicazioni che hanno il determinato scopo di risolvere le controversie sui principali concetti dell'arte di combattere, anzichè prolungarle. Di tal genere è l'opuscolo nel quale l'egregio autore tratta, con quella competenza ben nota al pubblico militare, un soggetto della massima importanza, partendo dal principio che la brigata rappresenta il punto cul minante dell'ordinamento tallico della fanteria, e quindi i'unità più spiccata per l'educazione e l'istruzione complessiva del le truppe. Ma egli si occupa in questo suo scritto soltanto della parte che essa può avere nel combattimento, ed entra senza preamboli ad analizzare le due situazioni nelle quali può in tale circostanza trovarsi, cioè operando insieme ad altre unità di forze , o separatamente . Nel primo caso non è ·a suo avviso che una frazione di una linea combattente, e !ascia poco campo all'iniziativa di· ch i la comanda; nel secondo è autonoma e deve considerar:;i come un complesso d'istrumento, che il suo
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comandante adopera per raggiunge1'e uno scopo prefisso. Però tanto per l'uno, quanto per l'altro modo di combattimento occorre prepararla con esercitazioni frequenti in tempo di pace, affinchè possa rendersi atta a piegarsi a tuttP. le necessiti1, e si diano al capo che la dirige i mezzi per acquistani l'abitudine alla prontezza di disporre e la sicura esecuzione degli atti della guerra. Per vedere come ad ottenere ciò sia preparata la brigata italiana esamina le nostre istituzioni e pratiche militari, e no rileYa i punti dai qual i dissente. Quindi passa a sviluppare le varie parti dell"argomento del suo lavoro, stabi lendo i criteri por l'applicazione dei precetti tattici relativi all'impiego di più battaglioni riuniti, poichè giudica esserd a tal riguardo una lacuna dannosa per l'ammaestramento della ranteria nel nostro regolamento di esercizi. Ma in ciò l'autore procede per grad i dimoslranclo il nesso delle sud.divisioni a cominciare dalla grande armata e terminando alla pri ma unità elementare, cioè alla fila, unione di due uomini por ottenere il minimo dogli sforzi collettivi, donde risale alla definizione della brigata inqLrndrata, ossia inclusa in una linea di battaglia. Studia le fasi degli atti di combattimento di questa forza organica nella modalità accennata, al quale scopo ricorda il limite entro cui deve mantenersi il suo fronte, e la proporr.ione che questo deve avere con la forza .stessa, ossia la così detta densi tà, che esprime il rapporto fra il numero degli uomini e lo spazio che essi possono utilmente occupare; poscia con-:sidera le mosse e le formazioni tattiche che la brigata di fanteria può prendere tanto nella lotta offensiva quanto di fcn~va . Vuole gli atti successivi e rapidi di due ed anche più battaglioni sullo stesso punto, ma t.ali da utilizzare gli effetti degli sforzi dei battaglioni precedenti , senza subi re le con5cguenze dissolventi degli sforzi stessi, o proporzionati alla importanza della riuscita . A buon diritto sostiene quindi che la briga to debba co11oticere il valore dello sco po cbe le si assegna nel combattimeut.o, e che in omaggio .del pri11cipio della semplicità i battaglioni debbano avere una sola formazione fondamentale. Circa poi la questione del combattimoulo della brigata autonoma non intet1Cle cli fermarsi a svolgere completamente tutte le considerazioni, che si potrebbero foro sui diversi casi, nei quali havvi probabili tà cli adoperarla; ma bensì di stabilire alcun i principi direttivi comuni per servire cl i guida all'occorrenza. Chiarisce quindi la necessità di un razionale concetto degli atti strategici- logistici, i quali è indispensabile che procedano il combattimento; dimostra l' influenza di un buon metodo· di ese1·citazioni, consistente nell'analisi paziente dei dati del
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problema ohe si deve risolvere; la convenienza d'impegnare i.n principio solo una parte delle forze per la ricognizione di quelle che s1 hanno cli fronte, ed infine rammenta che non bisogna lasciarsi attrarre dalla soddisfazione di un [liccolo successo a costo ~i perdere il principale · scopo . . Le ragioni di questi fa tti sono ampiamente trattate con quel cluaro giudizio che suole derivare da una sicura e lung;1 es.perienza congi unte alla continua ricerca delle· intime -relazioni Jra le teoriche dell'arte della guerra e gli effetti delle modal ità secondo le c1uali possono col rnao-crior vantao-O'io essere a[)plicate. Il nome dell'autore, l'impor-. oc> tanza dell'argomento del libro, di cui diamo questo bt'eve cenno, c1 dispensano da l proclamarne l'utili tà, e di raccomandarlo agli studiosi delle materie militari. J
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di ,no11dtignt1 . Gli ,fu,striaci nella Botu1'it1 e,l Er~egovint• ~•el .18'3'8. Colonofdlo Carlo
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CòRSI. Verona, Civell i 1880.
Come in ogni sua opera l'egregio scrittore anche in questa recente pubblicazione trat1;1 con la sna parola facile, ricca e propria un importante argomento che si riferisce alla guerra montana , di sommo interesse per noi Italiani, cominciando il suo studio con una chiara descrizione d~l teatro dell'u ltima guerra combattuta da popol i fi eri della loro indi pendenza in qnel iembo della regione dinaro-balcanica, dove due anui or :;ouo si compirono fatti che agli studio~i dell'arte militare porgono materia a p.rofonde considerazioni. Il lettore in questa breve ~corsa della sua attenzione percorrendq i dirupati fianchi del corso dcli~ Carnia, le strette e profonde vaili dinariche, ·i tortuosi aflurnti del la Sava, comprende le grandi difficoltà che ebbe a supenirc · 1a spedizione austriaca nella Bosnia ed Erzegovina, anche prima di formarsi un concetto delle condizioni politiche e morali in cui erano allora quelle provincie e delle forze vive della difesa , le qua li cose con mae~trevole sinttsi sono ricordate nell'intere?sante opuscolo di cui ci occup iamo. Seguendo l'autort{ nella sua analisi del disegno dell' invasione si comprende chiaramente, come il piano degli Austriaci fosse fondato assai più sulla COl10$Cenza geografica e topogralìca del paese, che bisognava occupare, anzichè sul giusto
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calcolo del le presumibili resistenze da vincere, mancando essi di dati sufficienti per formarsene un'adeguata idea . Nondimeno se i mezzi adoperati, malgrado la buona scelta delle truppe e la pronta e precisa mobilitazione, parvero in principio inferiori all'impresa, stante la debolezza cli qualche colonna che doveva attraversare regioni popolose e turbolenti; pure la completa rimcita dell'olJensiva ., non mai tentennante, nè interrotta dai gran'di ostacoli dei terreno, nè dalle pertjnaci difese, dimostra che essa era ben diretta . Ed infatti passando dalla parte espositiva del lavoro che abbiamo annunziato_ a quel.la _be~ più utile per i mi li tari, cioè all'esame della tattica degh A.ustr1ac1.' ~1 vede com'essi applicassero con criterio un buon sistema nel servizio di sicnrezza , procedendo risoluti e cauti io paese tanto insidioso , procurando di arrivare cli giorno nei luoghi dove intendevano p~rnottare , cingendosi di un cerchio di guardie_, mandando pattuglie , mentre la cavalleria, dov'era possib ile, percorrrwa le strade. Nel combattimento poi non fu minore la loro abilità, e l'egregio autore nota che quasi sempre b~dalnccarono di fronte , cercando di gira~e _le _ali del nemico per togliergli ogni scampo, impiegando ben~ l'arttgli en~, sopratutto com'era naturale quella da montagna, mentre . la ~anteria evitando di sparpagliarsi , valendosi opportunamente degh atti offensivi e dife)lsivi, conformò una volta dippiù che è oggi l'arma più adatta alle guerre odierne. Ciò che manca a compiere la storia di questa guerra è la conoscenza delle forze e dei modi cli combattere delle milizie'insorte, delle quali si sa soltant.o che non fecero altro se non imitare la difesa passi va dei maomettani; ma questa lacuna non è possibile che si possa giustamente colmare per ora, mancando i materiali necessari ignorati perfino dallo stato maggiore austriaco . · L'egregio autore che con rara costanza attende a sviluppare ogni im• portante soggetto di coltura militare, offre nelle pagine del suo opuscolo non solo un quadro storico delle operazioni guerresche della Bosnia ed Erzegovina, ma un vero esempio di tattica ap plicata , va lendosi della sua sicura esperienza per coordinare i fatti parzial i alle loro cause ed ai precetti dell'arte della guerra, e giudicando degli avveniment.i, tenendo conto di tutte I(} circostanze che li accompagnarono, con quelle larghe vedute che sono il privilegio dell'estesa dottrina.
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Ctcsto~ti 1S4S•66 ,tl&u,n sto,•ico, a,·t ·i tllico, n ·t ilitare, composto ed eseguito da QUINTO CENNI. - Mil ano,
presso l'autore (via Solferino n° 7). Con la pubblicazione di otto tavole e la fine del testo storico è or~na1 ,completo quest'album, al qua le la nostra Ri'IJista sin dal suo . pr~mo apparire fece lieta accoglienza, lodandone non solo I~ scopo pa t.riott1co, ma ben anco il lavoro artistico, che pur dovendosi contenere entro ,certi limiti ristretti, è, come altra volta accennammo, riuscito ad appagare l'occhio, malgrado le. non poche diffi?o ltà che ~resen~ava la ri~ produzione dei fatti guerreschi nella loro più complicata lase e dei luoohi in cui avvennero. Crediamo di riepilogare i nostri giudizi sul pregio di. quest.'op~r~, ripetendo ciò che ci occorse di dire altra volta a suo, n guard_o, c10e, che 0 ,.,ni Italiano dovrebbe avere sul suo tavolo quest album, 1\ quale ·,se coi' solo sno titolo risveglia un'immensità di entusiastici ricordi, v.i si vedono poscia rappresentati spesso con felice pensiero e disegno varìato e corretto. Noi tanto pi ù lo raccomandiamo ai mi litari, in quanto che l'au~or~ avendolo quasi compilato per essi ha pensato di far loro le magg1on faci litazioni possibili circa il relativo prezz9, riducendolo del '.25 °/o per ogni 20 copie o più. . .. Noi ci auJrnriamo che non solo le nostre parole, ma 11 g1a noto merito di qt;est.a interessante pubblicazione valga ad invogliare il pub~ blico a corri:::pondere al nobile scopo cui essa tende, che è quello. di mantener viv'e e diffondere memorie di generose azioni e cl i compiante persone, gloriosamente cadute per l'onore e l'indipendenza del paese.
1r.1onog1•afia sttit·i sti co - a'ln1ninist1·td'ivo •niilit,c,•e tielle SH8Sit1te1a~e pe1• l'ttnlltttti 1S'1'1, _pubblica-
zione del ministero della guerra, direzione generale dei servizi amministrativi. Con Decreto ministeriale dei 31 gennaio ,1879 il ministro della auerra istituiva un ufGcio statistico-amministrativo- militare presso la ~lirezione generale dei servizi amministrativi dell'esercito . La istituzione cli questo ufficio centrale corrispondeva, a dir vero,
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ad un bisogno realmente sentito . Mancavit infatti fin ora nel servizio delle sussistenze militari la conoscenza di dati molteplici, med iante i quali stabili re utili punti di confronto riguardo al consumo e alle spese <'he si verificavano presso ciascun corpo di truj)pa, o in ciascuna divisione o corpo cl' armata, in ordine alla sussistenza delle truppe ; com'erano pressochè ignote le risorse dei vari territori della , penisola considerate dal punto di vista amministrativo-mi litare. Diversi lavori statistici venivano eseguiti, non c'è dubbio , presso l'ufficio di Revisione e riflettevano specialmente i movimenti delle masse nelle contabilità interne dei corpi, . ma non erano e non potevano essere completi. Le direzioni cli commissariato militare inviavano dal canto loro al ministero delle relazioni statistiche annuali snlle risorse agricole nei tcrritorii delle rispettive divisioni, ma erano relazioni basate , più che al tro , sn notizie ottenute dalle pubbliche autorità mediante carteggio ufficiale, raramente appurate e quasi sempre limitate alla indicazione generica delle varie produzioni del suolo. Trascorso appena un anno dal la sua istituzione, l'ufficio cli statistica ha testè pubblicato il suo , pri mo lavoro, un volume di ~i ù che 500 pagi ne che non esitiamo nel qualificare come veramente importante. Questo v9lnme, cui si è dato il nome di Monogra.fìa statistica delle· snss-i..stenze nii,lita,ri dumnte l'annata 1877, si divide in tre parti . Nella prima viene dimostrato come procedette il servizio in ·ciascun· corpo, istituto e stabi limento militare. Si ha quiudi quali furono le somministrazioni di pane fatte all'esercito, sia dai panifici militari sia· dalle imprese ; il costo medio delle razioni forn ite, l'andamento dei· panHìci stessi e dei molini cui si ricorse per la macinazione; il vittoconsumato ' in cias·cun corpo cli truppa , il costo medio dei vari generi alimentari e quello delle razioni distribuite a_i caporali e soldat.i., È poi dimostrato la composizione delle razioni foraggio, quale il loro costo medio per arma, e in ultimo si accenna alle quanti tà di viveri di riserva iu consegna ai corpi , ai di$trctti e ai magazzini delle::;ussistenze. Nella seconda parte si tratta del servizio delle sussistenze in relazione alla circoscrizione mi litare del regno . Vi si considerano i panifi ci d~l punto di vista della loro produzione ; vi si dimostrano le-:;onm1inistrazioni del pane e del vitto alle tr nppe e del foraggio ai quadrupedi nei territori di ciascuna divisione e di ciascun corpo di armata; il costo medio delle razioni nei vari territori; in quali quantità vennern consumati i viveri cli riserva e in qua l modo procedett~· il servizio per parte delle imprese del pane e del foraggio.
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La terza parte offre una raccolta cli dati statistici i quali , secondo la prefazione del volume, dimostrano quali fossem nel 1817 le condizioni agricole nei territori delle divisioni mi litari , avuto riguardo sopratutto ai comuni IH'incipali , alJo sco po cli conoscere su qu:1li risorse l'armata avrebbe potuto . fare assegnamento per i bisogni del servizio sussistenze, specie in caso di mobilitazione. Chiude il volume una di mostrazione sommaria dei contratti stipula ti innanzi al 4877, e tutt.avia in corso in detto anno, cli · quelli di posteriore stipulazione ; del numero e della importanza delle liti sostenute dall'amm inistrazione militare e l'ende conto in ultimo delle spese occorse per l'intiero servizio delle sussistenze mili tari. Da questa rapida enumerazione delle materie principali contenute nel volume, .il quale è arricchito nella prima e seconda parte da notizie il lustrative dei vari prospetti statistici, è faci le riconoscere la importanza dei dati in esso racchiusi. Nella pri ma parta vediamo, per esempio, che il numero delle razioni pane distribuite in un anno ascese 'a circa 10 milioni cli cui · 58 fabbricate dai panifici e 42 forni te dalle imprese. Il costo medio di ogni razione (grammi 735) fu di cent. 25,665 per quelle dei panifici e di cent. 2(1.,783 per quelle rlelle imprese. La dilTerenza sarebbe dunque a vantaggio cli quest'ultimo sistema , ma tutti ~anno come il pane ottenuto arl economia sia di gran lunga superiore a quello fornito dagli speculatori . La produzione annua di ciascun panificio vien data dalla monografia in cifre esa ttissime. Si fabbricarono 427358 quintali di pane per un valore di ,J 5 milioni di lire. La spesa media giornaliera per gli operai militari fu di li re ,1,oM ; quella degli operai borghesi di 2,508. Se ,it personale fosse stato tùtto 1nilita1·e S'i sarebbei·o rispar11viate im un a;nno L. 150000. ' Le notizie relat.ive al la mensa sottu(fìciali ed al rancio caporali e soldati sono pure interessanti. Per la mensa sott'ufficiali, si hanno i dati seguenti: numero delle giornate di presenza, numero delle giornate di convivenzà alla tavola , importo totale dello scotto ritirato ai sott'ufficia li; scotto medio giornaliero ritenuto ; spesa totale per l'acquisto dei viveri ; spesa media giornaliera. Per il rancio caporali e soldati si ha il numero totale dellr1 razioni consum~te nell'anno ; le quantità consumate per ciascun genere ; la spesa per la compra dei vari generi alimentari e il costo della razione viveri. Nel ~ 871 la spesa superò gl'introiti (ritenuta degli scotti) di quasi un milione di lire, alla qual deficienza si supplì per mezzo di sovvenzioni o coi fondi delle masse. 1
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È curioso un paragone istituito fra il consumo del soldato e quello di un cittadino, preso -come tipo l'abitante di Roma. Da questo confronto risulterebbe che un soldato consumò nel ·1877 per chilogrammi 47,1, '13 di generi alimentari e l'abitante soli eh. ~73,34:, vale a dire che il primo avrebbe fatto un maggior consumo di chil. 49(1. ,79. · Devesi osservare però che questa differenza proviene spr,cialmente dalla maggior quantità cli pane cli cui si nutrisce il solclaw e dal fatto che nel la popolazione romana furono naturalmente cal~olati anche i bambini : la differenza , nonostante rimane ancora a vantaggio del soldato. Quanto ai foraggi si consumano circa ·1 O mi lioni di razioni per un valore di quasi ,ti\. milioni di lire. Il costo della razfone per cavalli da ufficiale fu di lire 1,362., e di li re ,1 ,334., per qu~lla d_ei quadrupedi. Importantissime sono le osservazioni fatte a proposito dei viveri e foraggi di riserva . Secondo la Monografia, al 3,1 dicembre 1877 e5istevano 519756,072. chilogrammi di galletta di cui ch i!. 13 139,66i nei rbagazzini del!e sussistenze e çhil. 50503,1 ,757 in quelli dei corpi. Alla stessa data esistevano 92598:2 scatolette cli carne in conserva di cui ,139526 nei magazzini dei distretti ; 50461 O in quelli delle sussistenze mili tari e 28,184.6 in quell i dei corpi. L'avena , conservata tutta nei magazzini dei distretti, ammontava a chil. 3H,2.5·1 . Se si considera ora la quantità dei suddetti generi esistenti alla data suddetta del 3 1 dicembre 1877 con quella che 's<1rebbe occoi"sa all'eser. cito cli prima linea in caso di mobili tazione , a seconda · delle dotazioni stabi lite dalle Istruzioni rùlative, risulta che mancavano 49M96 · cbil. di galletta ; 92H01 scatolette di carne in conserva e 1,65 1,815 cbiJ. di avena. A 'quest'ulti ma deficienza · si sarebbe potuto supplire facilmente ritirando dalle imprese i loro depositi di 70 giorni d'avena cui sono te1mte; ma quanto alla galletta e alla carne in conserva, siccome tutto fa credere che la defi cienza si mantenga anche al giorno d'oggi nelle stesse proporzioni , ci sembra che la cosa meriti la più seria attenzione affìnchè in caso di guerra, non ci accada di esser colti alla sprovvista. Le cifre della prima parte del volume si trovano aggruppate nella seconda,, in relazione alle consumazioni e alle spese fatte dalle truppe nelle varie divisioni militari e riepilogate quindi per ogni singolo corpo d'armata . Ma quanto ai panifici, si hanno più ampie notizie circa il materiale di dotazione, circa la capacità dei forn i ( compresi i forni stabili da campagna), esistenti in ciascuno dei ,1Ocorpi d'armata; non1
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chè circa il materiale delle sezioni sussistenze: _Le qu~~tità di _viveri di riserva esistenti sono considerate riguardo ai ~epos1t1 che s1 trovano in ciascun corpo d'armata . Utilissin:ie poi sono Je notizie date dalla Monog:afia sul _numero ~elle razioni pane, su cui, in caso di guerra, l'esercito pot:e??e fare gw_r~ nalment.e sicuro assegnamento; prevedute tutte le possib1I~ eventuahta di una campagna . S'intende che qui si parla _della ~roduz10ne che potrebbe ottenersi dai panifici coi mezzi normali , ed e bene sapere che, data la necessità di dover abbandonare la riva sinistra del Po _pe: coll?carsi in difesa sulla destra di esso, la produzione del pane, hnn tata m tal caso ai panifici del IV e V corpo d'armata, non baste:e~be ~eppure ai bisogni dell'esercito di p~ima l!nea, per cui l'ammmistrazione militare dovrebbe provvedere altrimentt. . . È ugualmente utile il sapere che per co,1np!etare la dotaz1on~,__cJe1 nifici in attreizi ed utensili, sarebbero occorsi alla fin e del quasi 200 mila franchi, somma che oggi è ben lungi dall' essere di~ rnu ~t~ . . La produzione del suolo nei vari lerritori delle di_visiom . mihtan'. qua le la si ebbe nel ·1877', e quale presso a poco s1 mantiene ogm anno, apparisce, c.ome dicemmo, _·dalla . t~rza parte, c~el _lavoro . Per ciascnua divisione si accenna la . cJrcoscrIZJone del t~1 ritorio, la s~1perficie e la popolazione, clima, riparto della super~cie, s1:tema eh .:ol.t1vazion · , · e, e·"eus arboraztone. ,.. 1·011e dei poderi , coltnre e prodotti agrari, . dei seminativi, boschi, bestiami e foragg i. I prosp~tt1 che ~eguo~o c~ offrono la produzione generale agricola e d~l ~es_tia~e n_e1 . ter:1tori dei 1 o corpi d'armata; quindi le risorse terr1tor1ah nei pr'.nc1 pah comuni, indicando a quali cli essi specialmente converrebbe ncorrere per le varie derrate alimentari e il prezzo medio delle stess~ ~lerrate. ~egi~c, un prospetto generale dei ruolini, forni e acqne potabi li nel tern torio cli ciascun corpo d'armata. . . . . , . . le cifre sarebbe qui cosa unposs1bile.. Bastera .. ~·umere Ria _s l .il, ehm . che le notizie raccolte in questa terza parte sono forse e prn 1mortanti imperocchè sarebbero anche oggi di aiut.o non lieve al Comp ' militare riell' eseguire il serv1Z10 · · e1·1 vettovag1·iamen to 1~ missariato tem po di guerra . Le direzioni di ~ommissaria_to poteron~ .Procurars'. 1 .i daLi diversi inviando i loro nfficiah netle chve~'s~ locahta ~ffin~ di accertare in persona Je notizie domandate dal mmistero: cos1cche se tutte le cifre non sono da ritenersi di scrupolosa esattezza, è innegabile ehe il modo col quale si ottennero, garantisce la verità molto approssimativa di ciascun dato. . . La statistica-amminist.rativo- militare qual è quella rrnmta nella
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terza parte del volume fu sempre un desiderio vivissimo del corpo di Commissariato, e_la sua necessità ·è da gran tempo riconosaiuta dagli scrittori mi litari. li generale Agostino Rieci, per citarne uno dei pilt riputati, afferma che « non è solo sulle difficoltà apparenti « del terreno che bisogna contare nello stabilire un piano di opera« zioni, ma conviene altresi rendersi conto delle risorse d'ogni natura « ch'esso presenta; risorse nelle quali le operazioni militari trovano « dei punti cl' appoggio in proporzione della loro qua lità e quan" tità >) (4). Dobbiamo essere ben lieti dunque di avere un lavoro di tanta utilità. In Francia, una simile statistica fu il sogno di Vauchelle che la chiese con insistenza senza essere esaudito mai. I n Germania tali notizie si raccolgono con cura ; solamente non si crede utile colà darle alla pubblicazione. · Ed invero, se dobbiamo esternare tutto il nostro pensiero, ci ha un po' sorpresi veder pubblicate ufficialmente notizie che, se era utilissimo raccogliere, sarebbe sta to forse opportuno tener celate. Quanto alla produzione dei territori, è vero che le statistiche del ministero di agricoltura e commercio le quali sono in dominio del . pubblico, offrono ampie notizie; ma la ìYionografia ministeriale ce le fornisce dal punto di vista militare, il che le rende di un'importanza infinitamente pià Iìilevante per gli stranieri. Circa poi ai dati che .si riferiscono ai molini, forni e acque potabili esistenti in ciascun corpo d'armata, diciamo francamente che sarebbe stato forse miglior consiglio non pubblicarli . Dobbiarn// auzi esprimere un voto: quello che l'utn.cio centrale di statistica militare completi le notizie dateci nella terza parte del suo volume, procurandosi dei dati che invano vi abbiamo cercato. Tali indicazioni dovrebbero riguardare speciaimente le strade ordinarie e le loro condizioni, i laghi , fiumi e torren ti, le stazioni ferroviarie, i locali per magazzini nonchè il numero degli operai che sarebbe possibile trovare in ciascun comune, e in . ultimo le risorse offerte dai vari territori per il treno borghese. Ma s' intende che tali notizie non dovrebbero esser messe affatto alla conoscenza del pubblico. Il merito ·dell'ufficio di statistica non sarebbe per qnesto meno grande, e mentrcl così si gioverebbe all'esercito nostro, non si procurerebbero agli stranieri dei dati pe,r essi addirittura preziosi. Ciò non toglie che il primo lavoro dell'ufficio ministeriale di sta-
(lì A. R1ccr. Int·r oàu.iione alto st·udio del!' A'1'te ,llilitare ANNO XXV, VO{,. 11.
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tistica anche Italia vero,
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sia in sè pregevolissimo. Lo pubblicazioni successive saranno più ampie e più esatte: cosicchè dobbiamo ondar lieti che in siansi anche in quesl.a via mossi i primi passi, i quali, o dir ci sembrano abbastanza spediti e sicuri .
.Le ~ ·• n·a di Btnna~ di CESARE QuARE NGHI, Roma, Loe-
scher, 1880. Riassumere in un elegante volu me di 200 pagine una relazione storica di quanto si conosce fi n oggi su ll'importante argomento dolio mura che cingevano Roma dall'epoca dei re, narrando le successi vr trasformazioni che e5so subirono fino ai nostri giorni, è opera assai lodevole. Il giudizio che ba pronunziato la stam pa su questo lavoro del Quarenghi, o la fayore,ole accoglienza che il medesimo ha trovato nel pubblico, rendono superfluo un accurato esame. sul disegno dell'opera, per dimostrare comr. l'autore abbia raggiun to il dillicile scopo di presentare in cosi piccolo spazio la narrazione di quanto di più interessante si conosce sull'oggotLo. La descrizione delle mura di Roma offre così allo storico come all'archeologo la più vasta tela di avvenimenti . Ad ogni pietra degli avanzi tradizionali è legato il ricordo di numeroso memorie, che l'autore, con efficacia di colori to e spigliatezza e facili tà di forma, ,passa cliiettovolmente in rassegna . Il Quarenghi non si ò proposto un lavoro archeologico, al quale avrebbe dovuto dedicare maggior copia cli documenti e più grande numero di pagine. Egli non segue nessun preconcetto sistema d' investigazione, ma condoLLo da un intuizione tutta sua propria, esamina i fo tti storici, ricorda le tradizioni , interroga i monumenti e gli avanzi delle gloriose opero del passato ; tahrolta motte in relazione questo lavoro con le opinioni dei più illustri cultori dello scienze archeologiche e storiche, e no trae nuovo ed interessanti conseguo11ze. I $uOi studi di topografia militare e sull'arte delle fortificazioni, di cui è ardente cultore, hanno contribui to non poco ad ai utarlo nel lavoro: ed a nostro credere, le notizie storico- militari di cui ha corredato in più parti la sua opera, sono degne cli particolare considerazione. Tra queste ci piace ricordare gli interessanti docnmunti che riguardano Antonio Sangallo il giovano, al quale quel valentuomo di Carlo
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Promis, volle togliere l'onoro della invenzione dei fianchi duplicati o dcli~ erezione del celebre bastione tra porta S. Paolo e porta S. Sebastwno, c~munemente noto sotto il nome di bastione del Sangallo, per darne il vanto al fratello Gio. Battista dotto il Gobbo. Antonio fu architetto del Papa Paolo III con nomina del 2t. "'ennaio ,J 538, incominciò la costruzione dol bastiono nel dicembre 11837, secondo un pubblico atto che stabi lisce le condizioni coi diversi appaltatori , sospese il lavoro perchè troppo costoso nell'anno 1M2 , per lavorare poi a porta S. Spirito della città Leonina, litigando col Buonaroti e discutendo col :Vlontemelino sul progetto da adottarsi per la nuova fortificazione cli Borgo Pio. Altro punto importante e già molto oscuro, e che ci sembra sia riuscito al Quarenghi cli spiegare con molta chiarezza, Loglienclosi dalle numerose impastoiature degli itinerarii medioevali, è quello dello mura tra il ponto S. Angelo e il ponte Vaticano sulla sinistra sponda del Tevere, e tra il Castel S. Angolo o la porta Trionfale sulla destra . Però per quanta di ligenza dimo:;tri l'autore nelle ricerche je nello i~cluzioni, vi _è qualche dimenticanza, qua lche inesattezza, qualche legg1oro anacronismo, difetti li evi in confronto al complesso del lavoro, ma che segna liamo onde possano essere tolti in una prossima :;econda edizione, cho ben di cuore gli auguriamo possa osso fo.re. Porchò a porta Salara non ha porlato dei monumenti sepolcral i scoperti nell'anno •I 87.f , gli avanzi dei quali si vedono tuttora fuori della porta? Il sepolcro a sinistra, uscendo, non si sa a chi appartenesse; ma di quello a destra v'è tanta roba cJ3 poter fare un bel capitolo. Si scoprì l'iscrizione la tina, si scoprì una tavola portan te incisa una poesia greca , si trovò il nome del giovane poeta, in onore del quale quel monumento venne eretto. Perchè nomina sempre Vobisco, mentre è Vopisco, come potrà vedere chiaramente nell 'edizione del Peter e in altre pubblicazioni? Perchè dire semplicemente che il pozzo traditore è uome d'a; artigìicria? Era sì nome generico d'antica artiglieria, porchè il pezzo t~aditore poteva essere un fal cone, un sagro, un petriere, un quarto d1 caunone, ma era traditore, perchè stava nascosto nella piazza bassa o nella casamatta. Ad orrori di stam pa possiamo attribuire il nome cli Tomarelli invece di Tomacelli alla pag. 88; la data elci i marzo 1557 invece del 15-i7 alla ~ag. 168. La l ettera del commissario alle for ti ficazioni Prospero Moch1 , e non Pietro o Paolo come lo 0rcdoue il chiariss. Gotti, e [ _ _ _~_d_i_r-e~ tta ad Ottavio F~ruese, non poteva essere in data del ,J 557, porchè
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in qnell'on110,, durant e la famosa guerra 'dei Carafa, le cose della for'tifrcaiione di Bo1igo Pio erano ben cambiate, v'era 'Cflrnle architetto e comTuiss'ario generale Sallutio if>eruzii , cbe lav@ra~'a sotto l'intel'ligente e6l energica direzione di Camillo ,orsini. :se le ·nostre lodi , che lietaimei;i1te uniamo agli elogi che vennero già wibittati aI signor Qnarenghi dalla slampa e ·dal 1mbb1ico, potranno iper avvenbm'a 1tt10ornggiai·e !'·egregio autore delle mura di Roma a dedicare il sno ingegno ad opere, come questa, utili alla storia della nostra . Ita:lia ed ~Ila illustrazione de' suoi monumenti, saremo sicur,i d'un conseguito nobilissimo scopo.
Il fucile non è dato che'nella quarta settimana, ossia dopo un mese di permanenza nella compagnia. Questo mese non è nen~meno aggravato du soverchio lavoro: ma tutte le istruzioni procedono armonicamen~e verso un solo fine: dimodochè q]!andQ la recluta, riceve il .fucile sa marciare con cadenza e precisione, ha le melnhra sciolt.e in modo da esserle facile il maneggio dell'arme, ha. già studiato l;.1 po- · sizione delle sue membra durante il puntamento e lo sparo. A questo punto i soldati anziani prendono parte agli esercizi dei nuovi., ma non fram mischia ti ad essi, e ripetendo essi quello che. i nuovi fanno per lil prima volta. Questo sistema annoierebbe gli uni e precipiterebbe l'istruzione degli altri. Scopo dell'i::;trut.tore è di ren·dere gradevole quanto insegna, e di $tuzzicare la curiosità e l'amor proprio degli allievi per cattivarsene l'attenzione. ll'la8sima troppo spesso dimenticata nell'istruire le reclute. Perciò gli esercizii degli anziani sono combinati in modo con quelli dei nuovi venuti , da colpirne l'intelligenza, e da servire di applicazione immediata ai precetti impara~i. Per esempio in una esercitazioue .tau.ica si figura l'attacco di una posi·zione, Je recinte rappresentano i difensori, e mentre i capora li ed ·i so~t.ufficiali sparsi fra le loro · file eseguiscono quniche sparo t.antQ per segnare le ,fa si dell'azion e, esse seguono con interesse lo svolgersi .dell'azione 9ffeusiva, eseguita con tutta precisione dai soldati anziani. L'istrnzione sul tiro arriva fino al punto di cominciare il tiro al bersaglio. llfa in grazia ciel fucile da camerata sono già eseguite le ·varie lezioni del tiro, che ogni recluta ebbe agio di studiare con tutti! calma, e cli esperimentare da sè i risultati di un buon puntamento, e la natura degli errori che avvengono nello sparo. Nelle tre ultime settimane sono pure fatti alcuni esercizi di stima delle distanze fino ai 300 metri, cioè entro quei limiti nei quali si eseguiscono pressochè tutti i tiri regolamentari al bersaglio nell'esercito tedesco. Sarebbe inu1,ile lo spingere più addentro l'esame çli codesto metodo ,d'istruzione a meno cl.i riportarlo per iIJJtero. È debito· però il notare qHanta cura deve aver costato il graduare così gli esercizi, in guisa c;ihe ognuno d'essi passi successivamente dal semplice al complic,Ho, il mantenere limpida l'intelligenza della recluta, ma lgrado tutt.e le cose nuove che le vengono insegnate, e $Op11atutto il non pimlere mai di vista l'intimo nesso indispensabile tra le varie · istruzioni perchè pro,cedano parallele tra loro.
1
Die :Bek••u,ten-A us1,ildung. ( [)
reclute) per il· ca.pitano C. 187@.
ammestramento delle
SÒHoLLER. -
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Berlino, Luckard.t .
Colla scort,a cli questo l'i>bretto si ,possono formulare i criteri secondo i quali procede l'istruzione delle reclute nell'e$ercito ·prussiano. Essa ,&tll'a dodici settimarre, e siccome sono incorporate nell'ott0bre, il periodo della loro istruzione eom1~rende i mesi ~J;ù rigidi dell'inverno. Ciò malgrado •essa 'ha uno sviluppo snperiore a qn(,\llo che riceve ~resso di noi, poiohè abb11accia perfino la sctiola a'orientarnento e l'istnvzioue sul servizio delle truppe di campagna. Il metodo •pedagogico consiste nello sviluppare la gagliàrdia e molto pi ù la scioltezza delle membra prima di dare il fucile alla recluta; nell'esércitarne lungamente l'occhio ed il braccio ·pri ma di farle e:;eguire il tiro; nello svegliarne l'intell igenza, e darle una idea del com'ba'rttimento prima di procedcre al servizio cli oampagna,, e finalmente, e più di ogni altra cosa nel form arM il cuo11e e la mente in modo che 'rispondano ai sacri doveri cui sono .tenuti i soldati verso il Re e verso la 1Patria. Per tradurre in atto questi concetti , l'isLruzione comincia colla giu..: nastica senza arme, e cogli esercizi senz'arme; colla scuola . di pun tamento, e con una serie p.rogressi va di passeggiate le •quali gradatamente •re1Hlono famigliare il concetto dall'orientamento, la nomenclatura ael terreno, le relazioni che concorrono tra le varie linee cli una compagnia· o d'un batwglione combattente, ed insegnano a dare ,precise o chiare informazioni sn quanto può vedersi d'interessante da una pattuglia.
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I
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Bellegarde . Besançon
1Veue n1ilita1•isclie Blatter. -
Fascicolo del marzo.
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'y
Il modo di combattere delle truppe russe ha cor1·isposto alle istruzioni date siil p'1.mto di entra1·~ in ccvmpagna? - È riportata per
sommi capi l'istrnzione emanata pel corpo della Guardia russa sul principio della campagna balcanica, e vi è dimostrato che se essa ha rilevati con molta precisione i tratti caratteristici dell'esercito turco , non èriuscita a dare un nuovo indirizzo al modo cli combattere delle truppe russe, le quali in fatto banno sempre contradetto ai stabiliti precetti. Stil servizio deg 1,;, aimtanti. Estratti clai giornali esteri. 111alattie esterne e deformità che più spesso colgono i soldati dtlrante ilsM·vizio di pace. Colonnello medico Dr . KNOVENAGEL . (Continuazione). - G·uer,ra contro gli Zulii. (Continuazione). Notizie mlle arnvi, da /iwco. BEuTscu. - Cann.one Liichen e Kii-
chen. - Carabine del Chrisle inglesè. - Mirino del capit.ano In de Betoli olandese: - Mitragliatrice del Deftis. - Magazzino indipendente per mutare i fucili a tiro semplice in fucili a ripetizione der Brnckmann. - Elenco di privilegi per imrenzioni e perfezionamenti. I trasporti, militari sulle ferra vi.e f1·ancesi. - Dalle convenzioni stipulate il 32 dicembre u. s. dall'am1ninistrazione militare francese con quelle delle ferrovie pel trasporto di merci dalle stazioni agli stabilimenti militari , e specialmente dalle tabeile , che accompagnano· quelle convenzioni si può dedurre la potenzialità di alcune stazioni, ed il nome dei forti st~ccati che fanno ·parte del sistema di difesa della Francia. Crediamo utile il riportare c1uesti ultimi.tanto più che· su molti di essi si aveano fin ora vaghe notizie . Fo1·tezzo o stazioni fcrl'oviarle
Opere staccate
Aigtlebelle. Albertville .. .. -
Auray .. Amélie . Barraux. Belfort .
Forti M.ont-Perché e M.ont Gilbert. Forti de · l'Estal, du l\font, de Jauniè, de Villar(\, · e d'Aiton. - BaLterie di Conflaus, di Granges. e cli Lancon . - Forti Neuf e Kernarvest. - Forte les Bains. - Forte Barraux. Cittadella; Forti de la Justice, de la Motte, de. Nantes. - Perches , cles barses-Pcrches , cli Roppe, di Salbert, del Mont-Vauclois, de Giromagny, e ridotto di Bosmont.
Briançon
Cette . .. . Champagney. Cherbourg ..
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Chateau-Larnbert Collioure . Commercy.
Dijon ..
Dunkerque . • . Forte de l'Ecluse Epinal .. La Fère . Givet .. Grenoble
Le Havre. Hirson .. Langres ..
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Forte Perthus. Cittadella; :Forti de Chailluz, di l\fontfaucon, di Fontaine , di Rollancl , Bregille , Chaudane, Beauregard, Petit- Chaudane cli Chàtillon , di L'est de Buis, cli ·L'owest des Buis, del piano cli Planoise , . di Benoit e di Monts- Boucon; ridotte di Chalczeules e di Rosemont ; batteria del Calvaire. Castello, Mont- Dauphin, Forti di Cueyras, clell'Infernet, della Croix- de- Bretagne, Danphin, Rimclouillet, delle Salettes, delle Tètes; fortificazioni cli Gonclràn. Forte Hichclieu. Forti cli Rossly ed il Ballon de Servane.e. Forti cli Querquille, <li Mnsoir- owest, di Musoir-est, di Bassc- Chavagnac e centrai~. Forte cli Chatean-Lambert. . · Castello; forti Miradoux, S. Elene e Dugommier. ' Porti Bourlemont , de Troyon , de Pagny-lablanche-cot~, di Gironville, cli Lìonville e del campo dei romani . Forti dc la Motte- Giron, · di Sarois, d'Asnières, di Senecy, cli Beauregard , cl' Hauteville, ridotti del Mont-Afrique, di s. A pollinaire; batteria cl' Asnièrns. For-te: delle Dame. .Forte superiore ed inferiore , trinceramenti di I\cl lcgarde. Forti cli Giraucourt, cli Dogueville, à.i Longchamps , de la Monche, di Razimont e di Roulon. Forti di M.ayot, di Vendeuil, e di Liez. Forte Charlemont. Forti della .Bastiglia , Rabot, Bourcet, Murier, S. ]foard' , di M.ontavie , e dei Quatre Seigneurs. Forti di M. Joly ; batteria .de la Hèv,:i. Forte d'l{irso11 . · Forti Dampierre, di Plesuois, de Peigney, de la Bonelle, de la Point- au-cliamant, di S. Menge e <li Coguelot; ba tteria del Mont.
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Laon Lesseillon tille . . .
Lomont . Lyon . .
Manouvil!er . Maubeuge. ,M.édoc . . . . Mézières .. . Montbéliard . Montbard Nancy . . . S. Nazaire Nizza . Parigi .
Pontarlier . Port-Vendres Reims .. . .
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- Forti di Montberault, e di taniscourt. -:-- Forti Vittorio Emanuele, Maria Cristina, Carlo Alberto, e Maria Teresa . . - Forti di Vert-galant, di l3ondues, cli Mons-enbaroeul, di Sainghin, di Séclin e di Enelos; batteria di Premesques. Forte Lomont, batteria di Rocbes. Forti dell'Orine, di Clos-roux, di Bruissin, di Mont-Verdun, di Corbas, di Pancia, di Bron, di Feisyn, di Còte-lorette, dè la Duchère, rh Vaise, di Loyasse, S. J:<'oy, S. Irénée, Moutessuy, e Caluire, batterie Bruissin, l\farcel, l\font- Thon, de la Freta, di·Sathonay, di Sermeuoz, di Lessignas, di Parilly, di Charnpillars, di Mont-Cerin, e di Carrières. - Forte di Manouviller. - Forti di Sarts, di Cerfontaine, e di Hautmont. . - Forte di Médoc. . - Forte di Ayrelles. : - Castello, Foi,ie Lachaux, e batteria dèl Pare. - Fono di M.ontbard. . - Forti di Port Sait Vinceut, trinceramenti di Frouard. - Forte di Vi lle-ès Martin. Forti l\fontalbauo, e di Ferte-de- Chien ; batteria de la Orette. Forti di Sta in, lVlontmorency, l\fontlignon, Domont, Ecouen, Cormei lles, S. Cyr, Bois d' Arcy, Palaiseau, Nant-buc, Vi lleras, Marly, Chatillon, Nantes-Bruyères, Villiers , Champigny, Mont-Valf'crien, Villeneuve S. Georges, Vaujours, Chelies ; fortificazioni di Butte- Pinsov, Sucy , Limeil e del bosco di Verrières; · bat..: terie dela Pointe, I vette, Sa tory, e Noisy-le-Roi. Forti di Joux, S. Autoine, Lormont e Larmont superiore. - · Forti de la Moresque, di Mailly e Fanal. Forti di Vitry-les-Reims, di Nogent-1'-Abhesse, di Montbré, Loivre, e Brimont; fortifi cazioni di S. Thierry; batterie di Berru, de la Vigie du Berru, e di Crau-de-Brimont.
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Remiremont. . Rupt . . . . -Saliùi, .. . . .....Sables d'Oloune . :Soissons . Toul. -
Forti di Rémiremont e di Arches. Forte di Ru pt. Forti Belin, di Ras Belin, e di, S. Andrè. Forte S. · Nicolas. Forti di Malmaison, e Condé. Forti di Villey-le- Sec, S. Miche! , Ecrouves, Dorngern1ain, e Blenaud; Ridotte di Tillot, Chandeney Doumartin, Lucey e de la Justice. Forti di Couclon, de la Carrague, Lamalgne, Tolone. Lartignes, Capo Brun, Colle-noire, di SixFours, S. Antoine, Napoléon, ·s. Elene e Faron. Forte di Curgie;;. Valenciennes. -Yerclun Forti Tavanne, Dugriy, de la Chaume, Regret, Belleville, S. Miche!,' Belrupt, Ionville, Name, Rozellier, e Genicourt, Ridotta di Haudainville. Rassegna bi bliografica. Corr-i-spondenze e piccole noti¾ie. I
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-Jtelu•bi.iclie,• (!Ut• tlie tletdsclte At•tnee und 1,1,et•i,.- ie. -- Fas<\icolo del marzo.
La spediz•ione francese in Egi tto dal 1798-.JBOJ. - Got>cv1c. parte. 1l . 1necCG!nismo del. combattimiento della /ante,ria . - Colotmello J. v. BELLI DE Prno. - Le modificazioni introclotte successivamente nel regolamento d'esercizi prussiano, la cui compilazione originale risale al 184-7, ne renderebbero necessaria una revisione generale che tutto lo riordinasse, togliendone le parti non più in armonia con lo spirito ,·delle nuove prescrizioni tattiche. Lo scrittore dell'articolo accingendosi per conto proprio a qneHa revisione relega dunque la formazione su tre righe ( che per noi non ha valore, ma ne ha molta presso i tattjci germanici) alle marcie d'andata e di ritorno ai quartieri ; e limita le colonne di battaglione col centro in testa a quelle posizioni che sono totalmente fuori del fuoco efficace dell'avversario. Dopo ciò compila le norme da tenersi in un battaglione nell'attacco. Esse hanno una certa importanza perchè riepilogano le idee tedesche •I a
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sull' emcucia del fuoco, e sul modo di procedere nella regione battuta, da proiettili nemici. La resistenza deve essere scossa col fuoco; perciò le lince dei cacciatori, spiegate all'entrare nella zona battuta, apriranno il loro fuoco ad una distanza tnle ch'esso riesca effi cace, e con nna intensità proporzio11ata allo scopo. l 'autore è dunque per le catene numerose e dense: non insiste però molto sulla maggiore o minore distanza elci sostegni e delle i'iserve dietro esse. In terreno piano la distanza alla quale si deve aprire il fuoco per ottenere risnltati capaci d'indeboli re la tenaci tà nella resistenza, è a 700 metri al massimo. Trovata una buona posizione a questa distanza , gioverà il fermarvisi finchè non si veda segno d'aver ottenuto un vant"3ggio. Tentare nuove posizioni più avanti non viene· ad altro che ad aumentare le perdite con i continui mutamenti, senza poi raggiungere maggior precisione nel tiro. Non è che a .1-QO metri dal bersagl io che i risultati del tiro aumentano in modo straordinario. Perciò cruando i cacciatori s'avanzano dovranno portarsi a ·prendere una seconda posizione a questa distanza dal nemico, e lo, faranno lostocbè il fuoco avversario darà segni d'indebolirsi. Il passaggio da una po:;izione all'altra deve essere fatto da grossi reparti, sotto la protezione dei fermi ed a lunghi balzi. Riuscendo a stabilirsi con una corta sureriorità cli forze in vicinanza del nemico, questi probabilmente abbandonerà la posizione. Non facendolo sarà scacciato coll'assalto . L'assaltc è eseguito da cacciatori seguiti da vicino eia colonne di compagnia della riserva, le quali s'infrn mmettono fra gl' intervalli della linea dei cacciatori, ogni qual volta sia necessario l'impulso di grossi riparti por dare forza all'azione. Guadagnata la posizione, l'avver~a1·io viene inseguito con fuochi a massa . Nella difensiva, 11011 potendo far di fetto le mun izioni, il fuoco sarà la baso del combattimento , mentre qualche assalto di fi anco ue accelererà la soluzione. Rendendosi necessario d'abbandonare la posizione, biso"ncrà farlo con tutte le forze in una volta, e sotto la prot.ezionet:> del fuoco r\'artiglieria: Jmp'iego della /'ort'ificazione ccwivate snl cc~rnpo d:i bcittag lùi e s1.ta· infhwnza suUa taUicci. Tmdu;;ione di una .lfenwrici inglese del maggiore F RASER, premti.ata nel 1 79 dallci R. United Ser oice (nstitu/Jion. Sgiiardo retrnspett'ivo snUo siyilitJJpo dell'eseraito francese nel 1879. 1 corn.zzieri del Dampierre a Viennci ,i,l 5 giugno 161 9. Ritrooati cl:interesse ntilitare. - H r;uTSCH . (;li ult111ni atn1ersa:ri!della lfossia nell' 1isici cenr,rale, ecl il lot'O paese.
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o,•gan cle,• 11.lilitii,·-,,,isflettscl1,a(Uicl1,en- ,re ,·eine..
Tomo XX, fascicoli 2° e 3°. Il c<Lmpo di battagli.a del 26 agosto 4278. - Il luogo dove avvenne questa battaglia « natal-izia della monarchia aust1'iaca » è ancora oggetto di controversia. La de1Mminazione di Marchfelcl ~embra, all'autore troppo generica , perchè il popolo chiama così solo la piccola contrada situata fra Drosing o la foce della March. Si cono:;cono ad un cli presso le forzo comandate da Rodolfo di Habsburg e da re Otakar. Esse erano troppo numerose (7Q,000 uomini fra i due rivali) per ammettere che si nzzulfassero sulla ristretta zona anzi indicata . Lo scrittore svo)Q'e molte clotLe considen1zioni attorno f' opinione manifestata dai due~ storici Scbel:; e loreni e finisce col chiedere sequesta battaglia fu combaLLuta fra Iedensp_eugen, il corso superiore del Weidenbach e la March come vuole il primo, oppure se essa si allargasse assai lungo il corso occiclentalil della ~fa rch, corno egli crede,. e vorrebbe il secondo. L'imfieao dell'artigliel"ia tedesca nella battaglia di edan. Capitano cli stato maggiore Uco MoLN.~ R. . - Sarebbe inutile cercare una batta11lia nella c11uale la vittoria sia così intimamente legata all'arLi;:, ' glieria c-0me Sédan. Lo stato maggiore germanico. chiama a ragione· « meravigliosa » l'azione di quesli 500 pezzi, i quali daìle dominanli alture. seminarono la morte e la distruzione su llo spazio ristretto, nel qua le un errore militare avea chiuso l'u ltima arrnnta campa le dell'im-· · poro france:;e. Ma il qualificativo « decisiva » che quell'opera storica volle dare all'azione dcli' artiglieria, se può dirsi giusto in un certo senso non lo è in un altro. L'artiglieria per la sua qua li tà cl i arma da lontano, può in certe eccezionali condizioni elevare la sua potenza nel preparare ed avviare il combattimento fin o al punto cli costringere l'avversario nel evi tare la lotta da vicino, sgombrando la posizione tenuta. ì\fo per decisione del combattimento si inlencle la occupnione dei terreno contrastato, e poichè I' aniglier.ia se vuol avanzare deve sospendere l'offesa, così essa non può decidere da sola la lotta. rl com.battimento -a, f1wco della fanteria. :\Iaggiore G-1ovANNI B ECK . Senza una rigidissima di5ciplina del fuoco, la quale deriva dalla disciplina in genere, v' è a temere che ~pes~e volte manr.hino le cartuccie al momento decisivo. Sguardo ntrospettiro sulle cose pitì importanti wvvenu.te negli
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eserciti europei nell'anri,o 1879. - Da un breve confronto risulta, che la Germania conserva la maggiore stabilità e che mcn t.re fa annualmente pochissime innovazioni nel suo ordinamento militare, si occupa a renderlo semp1:e più solido. La Russia, ammaestrata_ dalle ultime guerre, ha intrapreso la riorganizzazione del suo esercito su una scala vastissima. È d'uopo attendere l'esito per giudicarne l'opportunità. Tuttavia molte innovazioni sono ancora il~ quella fase clel!a discussione viva, che appunto ne prepara la creaz10ne. La Francia al contrario è pronta. Ii tempo dei tentativi è passato. Colla pace politica, col fortilìcarsi delle istituzioni r~pubbli~a~1e, anche •l'esercito ha preso maggiorn stabilità. Con precauzione s1 la la strada verso Ja ferma di 3 anni, iunovaz.ione che se non ben preparata scuoterebbe le basi dell'esercito. L'Italia, malgrado le sue strettezze finanziarie, fa . sforzi grandissimi non solo per completare l'organamcnto delle sue forze militari, ma altrcsì per aumentarle. In un certo senso essa deve creare tutto cli nuovo . .ta Romania medita un largo piano che la ponga in condizione da farsi valere. Dei popoli della penis_ola ·balcanica la Serbia ingrossa, la nuova Bulgaria organizza il suo esercito . Swi /iwih a ripetizione. Tenente FnANCEsco TscnERIN . - Il f~1 cile_ .a ri,petizione Kropatschek adottato come .armamento della fanteria eh marina francese, ha già provato le sue buone qualità come arma d1 oucrra. Trovata da Daw americano la cartuccia metallica e con essa mezzo cli chiudere ermeticamente la culatta, la costruzione di armi a ripetizione divenne l'elativarnente agevole. Spencer e Henry ne co. struirono forante la guerra di secessione e tanto l'arma del primo che sparava 8 colpi in 25 secondi, come l'altra che nello stesso tempo ne faceva H, furollo detti ottimi fucili da guerra. Ma non lo erano, perchè la carica non poteva farsi che dal s_erbatoio e cle~ono l_a loro fama al confronto con gli avancarica esclusivamente usati dagli americani del sud . Winchester ridusse l'Henry a serbatoio smcettibil e pure cli carica sùccessiva: secondo i criterii euro.pei, ~olo allora lo si potè accettare qua le vera arma da gue1_-ra. Wctt,erh_ne costr~sse uno ()Ssai superiore poichè ottenne suffic1e~te forz_a d1 penet~·azione a ,1300 passi, mentre gli altri .con tr_aettoria assai curva, ~ aveano minore a 800 . Malgrado questo perfez10namento .non era pero un. fucile che potesse com petere col M~user,. col Gra<;, ?ol _Wer~dl , col Bel'daH ecc. Il guajo era nella glormazwne che ~ub1va 11 p~·o1etto nel s·erhatoio, a cagione della pressione e dello sbatt1_meuto cui le cartuccie andaYano naturalmente soggette, appena s1 tenevano qualch~ tempo nel magazzino. Finalmente riuscì al maggiore Kropatschek d1
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tocrl iere al suo fucil e anche qt1èsto inconveniente, mediante un sempli ce m:ccalllismo applicato sollo il portatore. In q~1esto fuçile. si trovano r-iu:nìei i più reeonti ritro,,ati dal 1866 in poi . L'armarsi automaticac. 1nente del Beaumont, l'otturatore ,mobile coll'estrattore a molla clel.Mauser ed il movimento ad arco del ,portatore Fruhwirth. La chiusura del 11ipetito1•e di faci lissimo maneggio ed il ben ideato regolatore sono pezzi originali del l'inventore. Il serbatoio contiene rn cartucce. L'alzo è graduato per 24 00 passi; la palla tuttavia fino a 3000 metri conserva suf~ ficiente ,penetrazione per uccidere o ferire. Per qualità balistiche, gli ,esperimenti fatti, lo hanno posto primo fra tutte le armi di precisione. B progetto Schano mira ad app licare il serbatoio a tutti i fucili, che come i l nostro Wetterlì , il i\fauser , il Gras ccl a.Itri appartengonoal sistema di chiusura scorrevofq_ Il serbatoio consiste in un cilindro del diametro di 6 centim . e lungo 9, internamente muni to d'una ruota .a turbine, che ne'snoi in terstizi accogl ie 8 cartucce. Le palette della ruota. mediante l'avanzare e il retrocedere di un motore, si muovono circol~rmente a destra. Applicando il congegno parallello alla canna all'altezza della chiusura dell'otturatore e ritirando il cilindro, si ritira anche il motore che vi s'addenta così che la ruota a turbine è posta iii moto e dall'apertnra della parete del magazzino sorge · trna car~nccia. Essa si presenta esattamente avanti il cilindro . dell'otturatore, il quale nel 1chiuderlo lo spi_uge entro la camera. Contemporaueam~nte il motore del serbatoio ritorna nella sua pr,imiera posizione e la ruota a turbine è mossa per una data misura. La. carica e lo spairo sncc'edono quindi per otto volle consecutive con tre soli movimenti : aprire, chiudere l'otturatore e sparare. Dopo otto colpi si rifornisce il ma"azzino ed all'uopo occorrono da crnattro o cincrne secondi . Con questo ; isterna si possono sparare 35 (l'inventore sostiene 4-0) colpi per minuto. 'Raccoltli di clocwnen&i tiwchi sulla g'tuwra ·1877-J878. , Un mezzo pM' au-menlwre l' ele,nento -morale dell' es1woito . - Esso consiste in mia carta la quale iu colore rossiccio rappresenta quei paesi nei qua li l'esercito austriaco ha' sparso il suo sang11 e _da ll 'an~o ,149? in qua . Giadazioni di coloi·e più scure, indicano quei luoghi dove _li soldato coii1battè ripetute volte. Un libricino aggiunto dà un sommario degli avvenimenti. . . Un Ziilii d~ Cafr·iria wlla guerm di Zi~ln. - Mchloka, un figlto cli Sirayo ministro della gnerra di CNivaio, dice : io no'.1. c?nosco motivo della guerra fra Ceti vaio e gli lnglesi ; solo sentu chre che 11 non adempimento di alcuni ord ini dell'Inghi lterra (pagamento d'imposte e consegna di cannoni) nè fn la causa . Cetivaio il mattino della 1
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.sua partenza da Ulundj (capitale) parlò cosi ai reggimenti: « Figli ·miei, gli Ingle~i, non s_o perchè, hanno a me dichiarato la guerra, oltrepassato il Buffalo (fiume di confine), sparato sui soldati di Sirayo e ne. hanno ucciso molti senza pietà . Ano.rete dunque ad inc0ntrarli per vedere ché voglion fare . Se sono decisi a penetrare pili avanti nel nostro paese, allora attaccateli e mostrate a questi cani d'Inglesi, come combattono i guerrieri Zulu » Sull' ecatomba di Isandnla asserisce che cr[i foc,lesi devono in gran parte la loro disfatta all'essersi troppo separati . Pia uniti avrebbero vinto. A Isa:1dula combat~erono i reggimenti: N()"ombarnakosi con 4:800 uomini; Bonambi con 1800, Nod"' Umsitju (l.200, Mpunga 900 , Nokenko ·1200. Stavano wl}ngu 1800, in riserva i reggimenti : Iulwana con 3600 e Nigikazi con 1800 uomini.
guerresche dei Persiani e dei Bisantini , e cercavano imitarle. Divideva.no i loro eserciti in ali, centro, avangqarclia· e retroguardia. Da -3000 che fecero la ·spedizione di Osama, salgono a ~6,000 in quella contro la Siria, e poco dopo questa provincia e l'lrak sono militarmente occupa:ti da eserciti di 70,000 uomini, neì quali non si sa se sia maggiore il fanatismo religioso oppure la cupidigia. È certo, che nel la giu;,ta distribuzione delle prede sta in parte il segreto delle loro prime vittorie. Andando alla guerra. seguiti dalle famiglie e trasportando gli averi, le loro conquiste segnano il sorgere di villaggi e borgate su tutti i punti strategici dellr, contrade occupate. Ma presto il benessere fu loro desiderare maggiore stabilità . L'obbligo universale al servizio militare, proclamato come sacrosanto da Maometto, è violato dalle esenzioni: Si aggregano a loro e sposano la loro fede, prima i Turcomanni e i Tar, tari, poscia i Turchi. Il loro dominio si estende immensamente; ma i .Califfi di Bagclad fini scono col serbare solo un'ombra di autorità sulle vaste provincie lasciate in balìa dei loro luogotenenti. Si ripetono le gesta dei Satrapi della Macedon ia o ognuno ha il suo e5ercito a sè, composto cli fanti, cavalieri e operai per il maneggio delle macchine. D'ogni arma v'è una parte regolare cd un'altra irregolare. Sorge un fe udalismo militare per compensare coloro che megli o combattono; però a differenza dell'europeo il possseso non è e.reditario ma solo a vi ta. Continuano' ad attaccare in linea e assaitano in due forme: la prima mediante I.a corsa snl nemico e il lesto retrocedere; la seconda con un attacco in linea portat.ù a fondo. La pugna s'inizia con combattimenti isolati fra i più gagliardi campioni. Fanno come usarono i crociati cantati dal Tasso . I Califfi pensano rialzare il loro prestigio, col 'circondarsi di una truppa fidata che li sou.ragga allo esorbitanze dei vassalli. Cara Chalil Tscbenderly propone l'arruolamento forzato di fanciulli cristiani, i quali strappati · alle loro famig lie crescono sotto una dura disciplina. Così nasce il corpo dei giannizzeri. Ai più coraggiosi è aperta una vasta carriera; il pascia lato, il visirato , insomma i giù grandi onori. Da ·l oo·o che erano in origine, salgono sotto Maometto IV a 60,000. Divenuti aduli.i, lontani cla' parenti che più non ricordano , senza mogli e nè figli, essi non conoscono altra patria che il serraglio; altro padre o signore che il sultano; altra volontà che la sua ; altra speranza che il suo favore ; altra esistenza èhe un regime severissimo e un'obbedienza passiva; altra occu pazione che la guerr:i; altro scopo che il bottino in questa e il paradiso ucll'altrn vita, paradiso che otteugono spirando sul campo di battaglia . Fin che questa milizia
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Beilaeft des lr.l-ilitii1•-J,Voclie••bltitt. -
l Fascicolo 1880.
Pur Vorgeschichte de.s osmanischem, Kriegswesens. - (I J?rodronii dell'ord:imamento rnihtar·e ottomano. Maggiore KNonn) . - E difficile giudicare l'organizzazione militare turca, senza conoscere alquanto la legislazione creata da Maometto , la qua le ncil'Oriente operò una piena ,rivoluzione politico-religiosa e pose la guerra agli infedeli a suo scopo principale. Il profeta non voleva solo fondare una nuova religione, ma czianclio creare nn nuovo Stato a paragone del quale sembrassero piccoli l'impero di Ales::;andro il grande e la Roma dei primi Cesari. La comunanza cli beni vincola va indissolubilmente a lui i neocredenti ; il disprezzo ai piaceri della vita , il fata lismo e il seducente e voluttuo~o paradiso promesso a chi cadeva per la fede, preparava dei fanatici soldati; infine i precetti del Corano, ostili ad ogni progresso, allontanavano dà qne' popoli la civiltà, che avrebbe potuto porre argine al vasto progetto clcll'.ardito pensatore. Così si spiega , come quelle orde selvaggie cli Arabi eia :>pre~iati briganti divennero in breve signori di buoì1a parte dei tre grandi continenti . « Allah è Allah non v' è cho un Dio solo » era un principio cui cloveano ch inarsi i popoli idolatri d'oriente; ed anche il cristianesimo, in quelle contrade ed in quella ·epoca, era poco più che un intollerante paganesimo in cui vecchie e nuove deità si davano la mano per mungere ed abbrutire l'uomo. Già prima di Maometto gli Arabi avevano una certa conoscenza delle arti
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LIBRI E PERIODICI 160 permanente, si mantenne quale fu ideata, essa fu ovunqne il terroredel nemico e a ragione vantavasi di non avergli ~ai mostrate le spalle. Da quando Solimano 1° stabilisce per i giannizzeri un premio in denaro da parte di oo-ni successore al trono di Maometto, essi comin.l.. e . ciano a divenire turbolenti . Acquistano, come i pretoriani , soverclua preponderanza, si guasta il loro spirito militare, en~r~n_o nelle lo~o file uomini ambiziosi, si ammogliano .. . finalmente v1l1 m guerra 1mnacciano il trono nella pace. Selim III tenta 8opprimerli e vi lascia la vita. Mahmud II nel ,1826 li fa tutti trucidare, e pone così la base dell'attuale esercito . turco foggiato all' europea.
L'ISTRUZION~ SUL Tl°RODELLA. FANTERIA
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Le idee che correvano qualche anno fa sul fuoco della fucileria, non erano precisamente quelle che corrono oggi, nello stesso modo che allora anche il fucile era ben lungi dall'avere le qualità dell'odierno. Allora per mettere un uomo fuo ri di combattimento era necessario di consumare tan to piombo, quanto I pesava l'uomo stesso. Oggi ne occorrono almeno due terzi meno. Però bisogna anche convenire, che il focile era meno complicato; non · c'era l'alzo, e la gettata era minore assai. Era 1neno necessaria la sorveglianza dei graduati, e la distanza tra i combattenti. tale da rendere sempre visibile il bersaglio. In tali circostanze il soldato potea fara da sè, ed il tiro isolato avea maggiore import:anza del tiro delle sezioni . Anzi cr-edo che si calcolasse esclusivamente sui colpi dei pochi tirawri abili i quali erano tra le file, tanto è vero che se offrivasi l'occasione d'un buon Liro, essi erano scelti e chiamati ad eseguirlo; ultima eco di tempi , eroici in cui i più va_lorosi riserbavansi la gloria delle imprese ,più difficili. Ora invece si fondano maggiori speranze sui risultati complessivi dei tiri anche mediocri di una intera sezione, che su quelli ottenuti da uno o ·due tiratori abilissimi . La potenza del numero invade anche il campo del tiro . Alla traiettoria media, simbolo di un tiro perfetto, che in realtà spesso manca, od esistendo AN ~O :XXV , '\'01,. . tr.
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è dovuta al caso, è sostituito come base degli studii di latticc1,
,di una · sezione di 'truppe. a quelli anche migliori dell'individuo, ~i può stabilire preventivamente l'efTetLo di cui sarà. ca.pace un reparto cli truppe coi suoi fuochi. La conoscenza cli questo effeuo .sel'viri:t di no1·1na, pel comandan te del reparto per diri gere, per gui-da.re, per moderare il fuoco, in modo di raggiungere quello scopo tattico che gl i era stato fissato nell'andamento generale del combattimento. Il plotone, la squadra, la squadriglia costituiscono in lai modo una specie di congegno animato, di mitragliatrice vivente in mano ·al rispettivo comandante, il quale ne dirige i colpi sovra un conveniente ber:::aglio, ch'egli stesso ha scello, e rafTrena od incalza l'imperversare del fuoco così come le ci rcoslanze glielo suggeriscono . Que:;to sarebbe l'ideale pensato dai tattici ; ma per raggiungerne l'al.Luazione è necessaria molta doci li tà e molta disciplina nella truppa, molta intelligenza e perfetta conoscenza -degli effetti del fuoco negli uffi ciali e nei graduati . L'ardore del combattimento. il frastuono e l'eb brezza dello schioppettare, l'imminenza del pericolo tendono a trascina ré il soldato ad un fuoco precipi talo e senza effetto. L'istruzione e l'abitudine 'devono tn'tl.lenerlo ubbidiente a.i voleri del graduato da cui dipende. E questi calmo e tranquillo, misura l'enLilà e la distanza del bersaglio, bilancia la convenienza del far fuoco, ord.ina che si comi.nei se così gli sembra opportuno, l'arresta cessandone il bisogno, sorveglia che l'alzo sia adatto alla distanza del tiro, lo fa mutare via via, che l'avversario s'avvicina, mant iene una certa misum nella l'apiclità del tiro, economizza le munizioni per gli ultimi momenti, i più decisivi, fa accelerare il f1t0co, e rìnalmente scompagina l'avversario prima d'annichilirlo con l'atlo estremo del comùatlimento. Non si tratta più cli sparare solainenle il fucile, bisogna ezianclio saperlo sparare quanto e come dalla situazione l.aLLica è richiesto. Questo còmpito è assai più difficile cli quello che pel passato spettava tanto ai soldati quanto ai graduati. Senza perdere di quell'ardire indomito che trascina alla vittoria, è necessario l'unirvi la calma e la riflessione . Difficile -connubio di doti che si contraddicono a. vicenda. L'istruzione sul Liro col progressivo sviluppo dei suoi eser-
il fascio _delle Lraiettorie dei migliori colpi. La precisione delle armi ha raggiunto un tal Iimite, che nella peggiore delle ipotesi, è sempre concesso di presumere, che una notevole quantità di colpi, tra quelli sparati da uo reparLo di truppe, ,•ada tutta a raggrupparsi sopra un bersagl io di superrìcie bastantemente limitata. D'altra parLe nelle nuove condizioni fatte al tiratore anche i meno esperti hanno guadagnato di pl'obabilitit di colpil'e, e così innalz.,nclosi alquanto la media generale del tiro, è diminuita alquanto l'importanza dei tiri dei più abili. Col allungare fino a 300 metri circa In zona entro la quale ùasta spianare !'arme ad altezza. d'uomo per colpire, fo aumentata lR probah ilila dei tiri utili, ed è così che un maggior numel'o di tiratori può ottenere egregi ri sultati senza che in essi concorra l'abilità dei migliori, mentre al di là clei 600 metri le difficoltà che provengono dalla distanza del bersaglio mettono i buoni tiratori in condizioni analoghe a quelle dei mediocri . Ed infatti a prova di ciò, essa.minando i risultati di tiro delle compagnie calcolate tra le migliori e ponendoli a. raffronto con quell i delle compagnie classificate tra le peggiori, e facendo questa ope1·azione per un certo numero o d'anni o di reggimenti per rendere più precise le medie, si vede che nei tiri al di qua dei 300 metri, e di quelli oltre i 600, le differenze tra i risultati sono minime, e che anzi vanno diminuendo sempre pièt coll'aumentare delle distanze. Ciò non si potrebbe spiegare senza concludere che i miglioramenti nell e armi hanno in un certo modo livellate le capacità dei tiratori: questo fatto del resto non è straordimirio, quando si rifleua, che succede ogni qual volla. si sosti Luisce lo strumento all'uomo. Da ciò per altro non devesi argui.re che sia cessata ogni innu enza dell'abilillL, e per conseguenza che in un certo modo sia tc,lt.a la necessi~ dell'istruzio11e, la quale sarà sempre indispensabile per elevare il comune livello clell'abililà nel tiro, od in altre parole, per aumentare il numero dei. proiettili in quel circolo che raccoglie i più utili ed i più efJìcaci tra i colpi. Sostituiti cosi nell'apprezzamento dei risultati gli effelti medii del fuoco
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c1z11 dovrebbe aver lo scopo di co.nciliarle rendendo istintivo nel soldato il puntar bene e lo sparare con sicurezza comunque· l'appassionino le ·circostanze ; e raccogliendo pel' graduato un tal patrimonio d'esperienze e di precetti che gli riesca fac_ile e spontaneo il proporzionare l'effe!to dei fuochi dei suoi dipendenti alle esigenze del momento ~ttico . . Donde risulta che l'istruzione del soldato non deve farst nello ·stesso modo che quell a del graduato, poichè dall'uno non si v.uole che la materiale, per quanto esatta, riproduzione di movimenti, nell'altro invece vnolsi l'intima cognizione degli effetti dell'arma per regolare l'applicazione. Sull' istruzione del tiro per i soldati fu a lungo parlato cinque anni or sono in questo stesso periodico ( 1). L'argomento vi fu così maestrevolmente sviscerato, che sarebbe inutile il tornarvi sopra, se nuove idee non fossero venute a modificare, sopratutto ad aggiungersi a quelle, che all ora aveansi riguardo al tiro defle fanterie. · · Ma dopo quell'epoca la maggior parte degli eserc1t1 europei ebbe nuove istruzioni sul tiro, nelle quali per lo più mantenendosi fermo quanto era contenuto nelle precedenti furono agofonti nuovi capitoli in oma~aio alle nuove idee formate sui tiri di combattimento . Nell' esercito austro-ungarico fu , pubblicata unfl. appendice alle Istruzioni esistenti (2). In Germania nel 1187t>' furono san. cite nuove prescrizioni che nel ,1877 furono rinnovate in parte, ed in parte aumentar.e (3). La Francia ebbe un nuovo regolamento nel 11877 (4,); la Svizzera nel "8715 (5), ed ultimamente perfino nei Paesi Bassi furono emanate nuove disposizioni, che modificano il concetto del tiro di · guerra (6) . Siccome poco fu mutato riguardo agli esercizii elementari, alle
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(1) Rivista .l!ililai·e del febbrn io, marz() cd a p,·ile 1$75,
(2) dppendice all'istruzione s,,t ti?'o del 1876. (3) Bestimm.ugen iibe,· das Scheibenschiessen de,· Infanterie, 28 settembre 1a;5; e successivamente il 15 novembre !877 Schiess-Instruz'ion fii.r die btfante,·ie. Per queste e per le precedenti, vedi la Ri-vista Militare del settembre 1878, pag. 328. (4) Manuel de l'Isti·uctettr du tfr. l'2 febbraio 1877. (5) A?Heit·img zun~ Zielschiessen tmd Distanz: Scll{Uien. (6) Isiruzione sull'uso dei fuocM alle g,·andi distanze 7 agos~o JS79.
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posizioni nello sparo e ad altr~ questioni di simil g~nere, eh~ nei nuovi reoolamenti furono rtpetute, prendendole d1 peso dai precedenti ; ; siccÒme d'altra parte tutte le ~uestioni che a questo proposito poteano sorger~ !urono amp1~~ente ~rattat~ necrli articoli suaccennati comparsi rn questa .R,,,visw nei quali po~eansi a parallello i vari regolé1!~1enti .europe! sul tiro, così poco mi resta a dire sovra esse. G10va mv~ce 11 vedere, _sommarìamente quale andamento debba essere impresso all istruzione per raggiungere nel soldato qirnl grado di abilità nell'esecuzione del fuoco, eh' è voluto dagli odierni bisogni della tattica. Aumentare la capaoità individuale per avere un numero maggiore di colpi tra quelli utili ; rendere famigliari al soldato le circostanze nelle quali s'eseguisce il tiro in guerra per a,ve11e maggiori garanzie di disciplina nel fooco. Questi sono gli ~copi,, che si propone l'istruzione sul ' tiro. In passato bastava dr raggiungere solamente uno degli scopi, e curavasi esclusivam_ente la capacità dell'individuo; ogg, vuolsi aggiungere l'altro ed o~~ tenerlo mediante i tiri di combattimento sbozzati appena nella nostra istru~ione, eseguiti con tnlta la possibile somiglianza il quelli cli guerra presfio altri eserciti. . Di qui si rende manifesta una nuova grande divisione neLl'istruzione sul tiro per i soldati. Nel primo stadio v.a compreso il succedersi di quelli ese1:cizii mecliànte i quali, il soldato impara a conoscere ' il focile, ne studia il valore, ed apprende ad · usarne contro un bersaalio. Nel secondo sladio inv.ece il. soldato . e capace di usare del proprio fucile tanto vantaggiosamente .c1uanto la sua attitudine glielò permette, è condotto per mezzo di esercizi i progressivamente svarial~ a trarre tutto il profitto possibile dai suoi tiri tro:vandosi in condizioni analoghe a· quelle che troverà in gue1;ra, fatta sempre eçcezione d'nna, e per avventura <.il·ella più grave a cagione della sua influenza sul morale. '\loglio alludere alla presenza di un nemico v:ero in carne ed ossa e che risponda al',fuoco, ciò che non è assolutamente possibi le a verificarsi in tempo di pace. Polso d'acciaio e vista acuta e sicura sono cloti essen½iali pel cacciatore come pel tiraitore; alle qu.ali però si deve assolutamente aggiungere una certa dose d'intelligenza, per saperne usare.
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DEL LA FANTERIA
L 'ISTRU ZIONE SUL TIRO
La natura non è avara di cotesti doni, almeno nei Iim ili richiesti per l'esel'Cizio ·dei Liro, ed in questo modo si possono s~iegare i :isultati avuti da certe reclute fino dalla prima lezione del tiro al bersaglio, e sopratutto quelli otten,uti generalmente dopo poch i giorni d'istruzione dagl'iscritti di seconda categoria, uomm1 fort i ed intelligenti tra i quali non fu fatta alcuna scelta per armi diverse dalla fanteria. Quando manca o fa difetto alcuna di queste doti è inutile il picchiare; qualunque istruziQne riuscirà a nulla. In generalo però · esse non mancano ; sono piuttosto in uno stato che si può dire latente ; sonnecchia quel bricciolo d'intelligenza che basta per coordinare i mo,,imonti del braccio con quelli della sua vista in modo ~a ri~scire a co_lpir giusto . Tocca all'istruttore lo s,•egli are questa mtelhge_nza, avviarla adagio adagio a comprendere il meccan ismo del tiro, e ad indovinare quel momento in cui raaoiunto ìJ necessario accorcfo tra l'occhio, l'alzo, il mirino, il bersaglio, la mano può agire sul grilletto colla sicurezza che il colpo sarà sicuro. Anche se le cervici si mostreranno renitenti alle più assidue e P(ù cl~iarc esposizioni dell' isLruUore, qualche risultato sarà possibile d1 ottenere dal lungo e costante esercizio; aimeno la gross·oJana ripetizione dei movimenti imparati. Purcbè il braccio sir1 robusto, ed il fucile non penda nè a destra nè a sinistra, anche il tiro di costoro darà qualch.e spéranza . Alle brevi distanze la radenza della traiettoria e l'ampiezza degli spazi i battu Li compensano i difetti di puntamen_to, alle grandi distanze gioverà la profondità delle fo1·mazioni nemiche, ed i colpi mal mirati contro alla linea dei cacciatori avversarii riu;;ciranno nocivi alle loro riserve. Solamen te quando manca oltre alla intelligenza anche lfL robustezza allora c'è poco conto da fare sul tiro di quei disoraziati così maltrattati dalla natura, i quali non faranno che spr:care munizioni negli esercizii di pace, ed arrecare confusionè nel ti ro di guerra, finchè, posti fuor di combattimento, non concorrono colle cartuccie, che loro ancor rimangono, ad accrescere la dotazione dei compagni più abili e più intelligenti. . Il fucile di guerra è uno strumento pesante e complicato. L'adoperare l'alzo non è cosa di piccolo momento, e più grave sarà quando s'adotteranno anche presso di noi alzi che arrivino ai ,, 800 '
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metri corno quello del fucile francese. Basta il comprendere mezzo millimetro più. di mirino a traverso il traguardo per sbagliare un uomo; ed un mezzo millimetro e quantità appena percettibile. Più diffici le ancora è l'impostare il fucile alla spalla in modochè non penda'nè da. una pa rte, nè dall'altra. Lo spostamento d'un millimetro è sufficiente a mandare illeso l'ayversario a 200 metri di distanza. Questi inconveni enti non nuocono al t.i ro del cacciaLore. Poca distanza lo separa dalla selvaggina mirala ; il suo proiettile è multiplo, e sparpagliandosi per l'aria, colpisce fac ilmente con una delle sue parli l'animale mirato. Pel soldato invece il più piccolo errore assume importanza notevole, e rende nullo l'effetto del Liro. I bersagli sono sempre a distanza notevoli; le minime sono ancora superiore alle massime del tiro venatorio; le massime arrivano oggi ai due chilometri, domani forse andranno pii! in là. Ed intanto le deviazion i acquistano importanza col crescere delle distanze. Di qui la cliffìcotà ad usare il fucil e di guerra ; e Ja necessiLà che il soldato impari a far passare la · linea di mii:a per quei punti che i regolamenti gl"indicano, e che impari a forza. di pratica. e d' istruzione a conoscere il proprio fucile, ed a forza di sagacia e d' iuLelligenza a neutralizzare tutLe quelle cause che, indipendentemente dalla. sua volontà, cosp irano a. far riuscire a male il suo tiro. Insomma ìl soldato deve imparare ad adoperare perfettamente non solo un fucile in generale, ma in particolare il proprio, coneg_gendone perrino i difetti. · I migliori mezzi d'insegnamento per corrispondere all'intelligenza del soldato, sono i più. ma.teriali, perchè fanno sopra essa una · impressione energica e duratura. Non è certo facile con qu~ti mezzi il rendere evidenti linee di mira, cli Liro, traiettorie, piani, assi ccl altri simili asrrazion i matematiche troppo lontane dal novero dei fatti palpabili. Vi si può r iuscire, ma bisogna prendere una strada assai lunga e Lor tu osa per arrivarvi. Il puntamento al cavaletto è ottimo esercizio; non basta però a convincere il soldato del la bontà del proprio processo di puntamento, Presso di no i l'istruttore od altro soldato controllano e giudicano dell'operazione, ed in questo modo la correzione degli sbagli di,,iene più difficile, perchè dipende meno da lhl loro conoscenza, che da una specie d'omaggio reso alla parola clell'insegnanLe. Forse
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non sarebbe male il fare quanto e prescritto in Francia. L'istruttore con un lapis o con una punta, seguendo le indicazioni del soldato, che sta mirando il fucile dal cavalletto, segna sopra un bersaglio posto a 1O metri di distanza il punto in cui al soldato sembra diretto ·il fucile. L'operazione è ripetuta per tre volte, ed accadendo che i punti non coincidano tra loro (caso assai frequente) formeranno Llll triangolo la cui ampiezza starà in ragione inversa della esattezza di puntamento. L'esistenza di questo trianaolo e ~ali ave vertimenti forniti in proposito dall'istruttore saranno più gfovevoli del controllo dei compagni. Certamente gioverebbe più d'ogni altra cosa il continuo ese11cizio col tiro ridotto . Quante volte bo senti to rimpiangere l'antico·esercizio alla cassula dei vecchi tempi I Oggi .invero non sarebbe più in armonia colla precisione delle nuove armi, e la grossa !colonna d1aria spinta fuor dalla canna dalla deflagrazione del fulminante non darebbe una idea molto esatta della bontà del puntamento. Pure si sente il bisogno di qualche altro esercizio che venisse a sostituire quello oramai troppo vieto e disadatto. Il problema del. tiro · ridotto è molto più complicato di quanti appaia a prima vista. Per riuscire veramente utile, bisogna. che il soldato possa servirsi della propria arme, che la traiettoria sia così radente da evitare ogni complicazione di falso scopo, la quale turberebbe l'intelligenza del tiratore; ~ finalmente che gli esercizii cui dà luogo sieno possibili nelle camerate o nei corridoi.del quartiere per potersi repli care fre,. quentemente. Queste condizioni, e quelle non meno complicate d'indole.tecnica fanno sì che le soluzioni finora date al problema non abbiano ancora soddisfatto (11). Contentiamoci dunque del puntamento al cavalletto con quelle modifica7.ioni che sembrano più opportune, finché i tecnici non dieno· il mezzo ai soldati di sparare il loro focile nelle camerate innocuamente ed istruttivamente. Nel corso dell'istruzione si riconoscerà l'utilità d;avere iniziato il soldato alle più elementari nozioni sulle leggi del tiro . .Il limi-
tarsi ad insegnargli materialmente a caricare, a puntare ed a spa-rare il fucile e nulla più è veramente troppo poco, e non dobbiamo credere nè i nostri soldati cosi ottusi, nè cosi astrusi i principii' di tiro che con una chiara esposizione non abbia a formarsi nei loro -cervelli un giusto concetto di quanto basta ai loro bisogni. La nostra istruzione si limita a ricercare dalla truppa l'esatta e materiale esecuzione dei movimenti necessari i per bene puntare l' arme, senza ,entrare in ulteriori spiegazioni sulle leggi del tiro. Solamente alla fine dell'istruzione ed a mo' d'appendice sono annotati come per memoria alcuni dati di tiro . Elementi di studio anzichè guida per l'istruzione. I re"olamenti stranieri contengono invece alcune semplici e chiare nozioni sul tiro, redatte in modo da essere alla portata di tutLL Si tratta di poco. Il concetto essenziale della traiettoria nelle sue re.Iazioni colla linea cli mira e con quella cli tiro, bastano a :;piegare quanto succede nel tiro per ciò che occorre ai soldati . Senza queste conoscenze preliminari, 0J1edo molto difficile l'ottenere quella: correzioni di cui parla la nostra Istruzione, a proposito del tiro preparatorio. Ma è opportuno che il regolamento tra~ci la strada all'istrnttore, e gli' venga in aiuto con alcune figure sempl ici e nettamente ,disegnate, L'istruttore a sua volta togliendo l'otturatore e facendo traguardare a traverso la canna potrà foi:nire le prove dei suoi ra$ionamenti, senza far fondamenti sovra strnmenti o congegni più complicati. , At>ali esercizi di puntamento, alle nozioni teoriche di .tiro• spiegate• per rendere più facile al soldato il comprendere le ra.g10rn per cm i suoi colpi sbagliano il bersaglio sul poligono, succedono, gli eser.cizii cli scatto, poi quelli del caricare con cartucce a pallottola, e finalmente il soldato può essere condotto al bersaglio, non senza aver tolto prima in esso (se esistesse) l'appren~ione che de-sta per le prime volte lo sparare con arme da fooco. Anzi voglio rammentare a questo proposi to che i Teclesch i, per togliere nei coscritti il mal vezzo cli chiudere istintivamente gli occhi sul punto di sparare, danno loro successivamente fucili carichi e scarich i senza che essi .ciò sappiano, negli esercizi i preparatori di Liro . ll mezzo è originale, varrebbe peÌ·ò la spesa cli essere esperimentato anche presso di noi. Condotto sul poligono il soldato eseguisce alcune lezioni che
(IJ La nuova cartuccia per gli esercizi preparatori adottata in Germania nel novembre scorso non risponde all'ultima delle condizioni suaccennate: a 20 metri d i distanza passa una I.avola d'abete di 5 ceni. di grossezza, e la sua portata oltrepassa i 450 metri. Addio ti_ro nelle camerate! In tre caserme a Parigi furono costruiti tiri coperb della lunghezza d1 50 metri. I soldati sparano con una cartuccia speciale del peso di 7 grammi di cui , di polvere: il proiettile di piombo e alquanto d iverso dall'ord i nario. ·
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L'ISTRUZIONE SUL TIRO
DEL L A F'ANTEPdA
chiamerò tiro di scuola. Si traua per lui di verificare le regole fino allora imparale, applicandole al proprio fucile. È un nuovo studio, che il soldato dovrebbe fare lentamente e pazienlemente colla guida dell'istrutLore. Il fucil e posato sopra un cavalletto , il luogo del bersaglio ripa.rato da qual unque infl uenza incomoda, almeno per le prime volte, e sopralutto molto tempo disponibile, queste sarebbero condizioni indispensabili per questo studio. Insomma il saldalo ha da trovarsi così tranquillo da non dover pensare che al dirigere la linea di mira., e da rendersi ragione dei risulta.ti del suo colpo. A . questo uopo è necessario, che i punti colpiti sui bersagli sieno indicati con maggior precisio1ie cli quanto possa farsi colle banderuole agiLate dai segnatori. Qui sarebbe veramente il caso d'adoperare il telefono. Il bersaglio dovrebbe essere ripartilo in tante casel le tutte numerale (•1). Vicino al sol dato che tira sta un quadretto diviso pur esso in allreltanle caselle corrispondenti a quelle del bersaglio, che riproduce esattamente sebbene in proporzioni minori. Dopo ogni colpo il segnalòre dalla buca indicà per mezzo del telefono all'istruttore il numerodella casell a colpita, e questi conficcan do un :-tpposito piuolo nella casella corrispondente del quadrello indica malerialmente e con molta precisione al soldato il risultato del suo Liro, e gli fa quellecorrezioni che si rendono necessarie. L' Istr1bzioni sMl ti1'o parla di un abilissimo tiratore il quale sparando in condizioni favorevoli, ed a distanza conosciuta nella ese- · cuzione della prima parte del Liro ordinario coglierebbe 90 volle su cento il bersaglio . ,, Questo tiralore abilissimo perde già una decina di colpi per causeindipendenti da lui, e le-quali egli non può padroneggiare. Che· farà adunque la molLiLudin~ dei soldati, tra i quali molli non hanno nè la vista acuta, nè il braccio fermo del cacciatore, nè l'intelligenza, nè l'istruzione che vuolsi nel tiratore? Ho dedouo.la capacità di tiro dei nostri soldati dall'esame comparativo di moltissimi specchi dei risultati ottenuti nel Liro annuale· da alcuni reggimenti di fanteria. Le cifre avute.non sono certamente·
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(l) Ciò non esclude che nel meno vi sia dipinta una banda nera ver ticale larga da. 12· a 15 cent. simile a quella del bersagli o prussia no, per racilitare la mira. (V. Rfoista Mi-
!it1,re, del settembre 1878).
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le più confortanti. La inassa dei soldat: nell'esecuz~one ~ella p~·ima parte del tiro individuale ottiene un terzo me~o di_ colpi . buom de(_ succitato Liratore ·abilissimo. Questa quarantma. d1 colpi p~r _ogn~ cento che non arriva nel segno rappresenta tutto il cumulo eh. d1_fett1 corporali ed intellettuali, d'accidenti climat~rici, ~· imp~rtez10ne· nelle armi e nelle munizioni che nuocono agh effetti del t.1r?. . Quanta parte ha. in essa l'incapacità a ben cl_irigere la lmea ~t mira ? Quanti colpi andati male. avrebbero c?lp1to ~101 segno,~~ 11 ·soldato avesse conoscinto ed adoperati i mezzi per nparare agh rncovenient.i dovuli a circostanze passeggere? Se invece d'udire nel bersaalio ali istrultori sfiatarsi co l ritornello t1.btte a, destm, tutte a 8 i1~sfJrc;, tntte basse, ecc. , ogni volta che il sole, od il vento vencrono indiscretamente a mescolarsi nel tiro, il soldato fosse stat~ conveiiienlemante preparato mediante l'esperienz,t e l'istruzione, sarebbe capace di modificare a seconda delle circoslanze il suo punLamento. . . .. .. Il tit·o all'appoggio a 300 metri dovrebbe esset~e uno dei p1~ precisi. Eppure deducendolo dalla media generale oltenut~ nel L_ll'o da moltissimi soldati cli corpi diversi risulterebbe che essi colp1scon(} un terzo di volte meno del tiratore abilissimo della. teoria . Bisogna.. ascrivere questa differenza esclusivamenle ;ti difetli di puntamento, poichè gli altri hanno meschina im?or,tanza nel tir~ all'a~poggio, e Ja causa di questi diMti sta essenz1almenle nella d1fficolta che ha l'istruttore per assicurarsi se i soldati hanno chiaramente compres()< ciò che sia il puntar bene. . È indispensabile che gli ufficiali i quali pongono tanta cura e tanta solerzia nell'inseanamento del tiro, sappiano se ·una parte· della opera loro non ;ada perduta perchè manca~10 i mezzi di controllare se le regole insegnate sono comprese e fedelmente ese-· guite. Nuovi mezzi per la scuola di puntamento, e la ripetuta esecuzione del tù·o di sc1bola il qLtale dovrebbe comprendere un numero· maggiore di lezioni, che non il nostro tiro preparatorio, ed esse1_·e eseauito con ·molta calma possono solo creare quello scambio d'idee tra istruttore ed ali ievo senza di che non v' ha islruzioneprofittevole. . . . Conosciute le doti ecl i difetti del propno fucile, lffiparato a profittare degli uni ed a schivare i danni clegli altri, bisognerà che il
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L'ISTRUZIONE SUL TIRO
:sold~to si renda facile e .sicu.ro il tiro da qualunque posizione e conti o, q1~alunque bersaglto. E una complicazione del problema .' ,e costi tu1sce la seconda parte del coi'S" del , · . h · . h' , , ·, . . . . . . - "' · .iro c e s1 potra c_ 1am~1e ti, o di ese, cizio da farsi pa:ralleUamente a quella del .tiro di sctwla per quanto riguarda la preparazione, ed assoluta~ mente dopo que!Ja per· quanto riguarda agli esercizi di tiro. F~rma parte d~lla preparazione il complesso di quelli esercizi i che ~ e_ndono atto 1! soldato a puntare e scattare con scioltezza e prec1s1one _nel!e varie posizioni nelle quali può trovarsi ~d adoperare le vane linee di mira a caricare !'arme con cel"efl·t·a per avanzare tempo a puntare nel fuoco accelerato, a misurare la i·apidità .<lei fuoco per saperlo accelerare e rallentare secondo il comando e la probabilità di colpire. · • ' O.~esti esercizi i sono per la_maggior parte _indicati nella Istruzione .su . l 1 tu o, u.· na · c1·cosa sola sarebbe importante di raccomandai·e , < , ed è eI1e _a necess~ta t pro~ressione nel maneggio d'armi non ven()'a a turbare 0 · il, tranquillo svolgunento dell'istruzione sul tiro . ]\Jon e' suIIa piazza ·.. u . ·.d. armi, ma nelle camerate che devono essere da'" Je ·· · . ·lJ . . . . no, pnme. no.ZIOnl su e po~':'.oru di sp_ar?. _Q_uesta deve a,,ere per scopo la riuscita del colpo_, p~1_c10, entrn 1 hm1t1 fissa~i dei regolamenti deve essere .adattata_ mdmdual:nente alla conformazione d'ogni soldato,' correua "con p~z1~n~e cura m ogni ~ua singola parte in modo da togliere fino ,d~l pi mc1p10 qualunque difetto o mal vezzq . Ciò non si può fa.re · d' . . . e m P_iazza _armi ove prmc,pale interesse dell'istruttore è l'ordine e la ,si~n~etria. Quando lunghi esercizi accuratamente diretti e so. _ ai't b'b' . . . ive , 0 ia .' ~ ,,i~1~? resa 1~L 1?t1va_ la p1:ecisa esecuzio1rn dei ,movimenti, i ,qJtali s1 1 Ilei 1scono a1 fuochi , essi potranno allora. solamente e . · f · · · e sser e · ramnusc 111at1 alle manovre di piazza d'arme. , For~~. parte d~ll' esecuzione del ti ro di ese1·cizio una serie · · d eserc1z11, mercè 1 qual i variandosi successivamente la d I ·. • · " . . e pos1z10ne eI ·tuatore, ti be1::.agl10 e la sua d1sLanza e passando ct·al p· · ·f ·1 · · · · . ' · •· e rn ac1 e ;a p,u d1f~cile, il soldato è messo in grado d'av.er conosci1.ite e vinte tutte le difficoltà, che può incontrare nella esecuzione del tiro in guen~a. à bella posta dico conosci1.ite e ,vinte perchè non mi sembra suffic1e1_1te l'a_ver compiuto bene o male un esercizio per passare al successivo. Ciò basta per conosce1·e, ma non per vincere le difficoltà. ..Invece sarà molto più uti le che ogni soldato si arresti in ogni esen>
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ci2io fino a tanto che non gli riesca di toccare il bersaglio una O'· più volte: Mi si obbietterà che i soldati della ste~sa compagnia dov:ranno così compierè contemporaneamente varie lezioni. E che perciò? L' unica difficoltà materiale s'incontrerà nel dover mutare· distanza al bersaglio. Piccol'O male, che si riduce anche ad essere minore, diminuendo, per le ragioni esposte più sotto, il numero, delle distanze diverse alle quali si dovrebbero eseguire le lezioni di tiÌ·o. Ma in cangio di fare passare il soldato, come a traverso di una. vorticosa ridda, a traverso le 43 lezioni tutte diverse di Liro, avremo, il vantaggio di vederlo arrestato ad ognuna d'esse, finchè non ha dato prova di essersene reso padrone e d'avervi portata la sua. attenzione; e così mentre il suo am.or proprio lo stimola ad ottenere· un progt'esso, egli r imane naturalmente classificato senza l'aiuto di rapporti proporzionali tra la sua capacità 'e quella degli altri . Anzi taluno arrestato a ripetere per mo! tissime volle la prima lezione otterrà forse un risultato , cbe non avrebbe ottenuto sfilando a trnversole diverse lezioni del tiro. E perfino io non crederei poi un gran rùale se il corso di Liro individuale piuttosto di chiudersi anno per· anno, comprendesse per ogni individuo tutto l'intero periodo di tempo, eh' egli sta sotto le armi , e si svolgesse progressivamente, durante quello. . Nei tvl'i d'esercizio il bersaglio deve rappresentare quello di guerra, cioè l'uomo. L'uomo come bersaglio costituisce un rettangolo largo da 40 a 50· ~entimetri ei:lalto 11m.70 ad ,1m,95 all'incirca. I l colpirlo entro questa, superficie equivale a metterlo fuori di stato di agire per un tempo· più o meno lungo, ciò cui tende appunto il tiro in guerra. Quel rettangolo adunque è il bersaglio utile di guerra, la cui parte cen-· trale può essere segnata con un ovale a::;sai allungato, anzichè con un circolo tanto per segnare i colpi più pi·ecisi quanto per dare più esatta di rezione alla linea di mira. A seconda del le posizioni in cni si suppone essere l'uomo preso di mira il bersaglio sarà raccorciato nel senso dell 'altezza (11). A rigor di te1:mine un rettangolo dellt di-· (I) Diminu irà, d'u n terzo, d i due. terzi; di •tre quar ti o della metà, secondo che rappresf nta un uomo in ginocchio, ,ivvero il busto, od il t.ronco o la testa dell'uomo.
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L'!S'~RUZJONE SUL Tij'lO
DELLA FANTER IA
·mensioni di metri 1,80 per 0,45 con una larga banda verticale, che segnandone l'asse ai uti l'occhio a prendere la mira, con un ovale al centro i cui assi sieno l'uno di metri 0,60 e l'altro di metri 0,20 ·per segnare i colpi più- precisi .e con alcune linee orizzontali, che segnino i limiti dell'altezza a seconda della posizione in cui si vuol raffigurare l'uomo prE!so di mira, basterebbe come bersaglio. Meglio · se nel rettangolo vi si possono designare i tratti principali della figura umana (11). Siccome però è necessario nelle prime lezioni specialme~te it raccogli ere anche una parte dei colpi deviati lateralmente, per dare una norma al tiratore mercè la quale correo-aere i suoi tiri ulteriori, al rettangolo descri~to più sopra possono ~;costarsene lateralmente altri due, eguuli ad esso , ma di co lor diverso, a patto che nel computare i colpi buoni i proiettili che vanno -a fo rare questi due rettangoli laterali non contino per altro clie ,come norma al tiratore. Un bersaglio costituito da quei tre rettangoli somiglia molto a ~uello adottato in Austria, ed in Germanìa. Il bersaglio francese nl'vece è formato da alcuni circoli proporzionati alla probabilità di colpire secondo la distanza., cioè tanto più ampi i quanto più cresce la difficoltà di colpire. Esso tende piuttosto a mantenere il tiratore in condizioni costanti qualunque sia la distanza del suo tiro, che · non'a presentare una immagine del bersaglio cli guerra -e perciò non corrisponde al concetto secondo iI qua le deve svolo-ersi l' istruzione pel tiro di combal:timento . <=> Naturalmente alle distanze di iSOO meLri e più questo bersao-lio va accoppiato con altri, com.e del resto .è indicato nell a nostra. Is~-u.zione . sul tiro, per fissare bene nella mente dei so ldati, il punto . oltre 1J quale non conviene più di far fuoco contro uomini isolati. Dovrebbe_però es~ere libero l'accoppiare un numero più o meno grande dr bersagli , il disporli su più linee, e mutare le altezze a s~conda ~he si v~gliono rappresentare sezioni più o·meno grosse disporle 111 colonna, scoperte od in parte riparate . La distanza alla quale si tira servirebbe di regola per_fissare le dimensioni di quésti 1
bersagli , che rappresenterebbero ~ue~li sui quali anche in campagna si reputerebbe opportuno d1 tir_are. , . . Il numero delle cartucce sparate ogm anno dal sold,1to ,pi_ esso d'. noi non è per nulla inferiore a quello sparato ~alle fant~ne negh .altri eserciti (•I). Variano però le distanze a c~1 _s·_esegu1scono _l~ varie lez ioni. In ,,ermania la massima parte dei. tm so_n~ ~segu1L1 ~ . · ,1oo ed i 300 metri cioè entro i limiti in cui lo spazio e totalira 1 · ' \" mente battuto ad altezza d'uomo. Sopra 38 lezioni tre sole v,og 1ono -essere eseguite a distanze superiori. In questo moc~o 1~in:1_ane esc~us_a la questione dell'alzo . In Austria prevalgono prmc1~rn an~loilu. Presso di noi imece sopra 26 lezioni "7 sono esegu1~e a d1stan~e .comprese fino a quella di 300 metri, le altre a quasi tutte le distanze fino ,ai 11000 metri. . . . . Effettivamente pan-ebbeoppoi·tuno che nel tirocl' eserc~zio '.l ~olclato potesse disporre di un numero di lezioni tale da eserc1Lars1 m tutte le posizioni e contro tutti i generi cli ber~ag(io senza mutar~ l'alzo dalla sua posizione natural e, e che qumd1 allontanando:s1 _sue~ .cessivamente dal bersaglio potrébbe esercitarsi nell'uso de~l1 alzi diversi, dopo d':were trovato l'equilibrio e la solicli.tà in tutte le posizioni nelle qua.li deve tirare. . .. , . . La questione dell'alzo non è molto importante per la _cli fh coHa d~l puntare piuttosto con quello di 400 eh~ ,?on quello ~1 600 1~et.r'., (almeno per quelle distanze per le qualt I alte:'z~ del! alzo e l 1~cltnazione del fucile non sono tali d,i recare seno 11nbarazzo se I arte non interviene con qualche ripiego). L~ vera difficol~à s~a nell'acq11istare l'abitudine a mutar l'alzo a _m1sur_a che ve '.' è bisogno'. e nel farlo così istintivamente da non d1ment1carsene 111 -tempo d1 guerra. . . . . J?u constatato nella gueera del 11866 in Boemia che I soldati austriaci caduti sulle posizioni nemiche, concruistate con un assalto,
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.Voglio notare che gli Ing lesi pel tiro di combattimen to hanno adoua;o come be • s~gli, veri fantocci di s tracci, i quali hanno il vantaggio d"accostumare l'occhio d rl ·t1_ratore . Vedi il riassunto di alcuni capitoli del loro. regolamento di tir" (emanato n: l ,giugno deli"anno srorso), nella Revue niititaire de l'ét·r anger, N. 493.
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(1) p,·esso di noi il solda to di fanteria spara annualmen~e 128 cartuc_c_e di_ cui 24 n~~ til'O d i c omba ttimento· nell'escrcit.o aust1·0-ungar1co 110, d1 c ui 80 pe l tuo_ di comb:ht mento ; tOO d i c ui ,10 'nei Cuochi di comhattimen_to in ~,,,ijncia ; 90. in lnglulterra'. 14~ in_ Sviuora di cui 100 negli ese,·cizii individ11al i, 1~ nei fuochi d1 combattimento e le alti e 30 n:t fuochi accelerati. ed in quolli a c oman do, Jn Germania vie ne fìssa to a nnualmente 11 nµme1o delle cartucce da consumarsi al bersagìio; ma s o ogn i individuo avesse a percor1·ere la scala delle tro -classi d i tiro dovrebbe :,vere a sua disposizione l90 ca rtucce senia con tare le 30 destinate al liro di combattimento.
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aveano gli alzi dei fucili stretti nelle loro mani irrigidite dispostr pel tiro a 5 e 600 metri . Segno evidente che nella foga del com-· battiment? non era stato più mutato, e forse nemmeno adoperato. A risultati opposti devesi giun,gere, ma l'occasione per riuscirvi sj dovrà ricercare nelle esercitazioni tattiche, ove non ·saranno, mai soverchie le cure e la sorveglianza perchè le truppe adattino l'alzo alle distanze in cui è, o figura d'essere l'avversario. Invecer semprechè non. si .disponga di un gran numero di cartucce pel tiro annuale, il replicare il tiro a tutte le distanze segnate dall'alzo ha una importanza molto limitata sul poligono, perchè chi sa puntare bene a 300 metri, saprà farlo anche a 600. Secondo i prinr.ipii tattici oltre i 600 metri il tiro 1tnzichè individuale deve essere collettivo; perchè dia risultati è necessario che· un certo numero di colpi sia sparato contemporaneamente sopra il bersiiglio. Perciò sarà più utile che anche al bersaglio al tiro individuale sia sostituito a quella distanza il tiro collettivo di un riparto, di truppe, ed anzi che i tiri a quelle distanze facciano senza altro, parte dei tiri di cornbattim,ento . I tù·i d1: combattimento sono in una certa maniera il corona-· mento della istruzione sul tiro, l'anello di congiunzione tra questa e la manovra taUica, il mezzo per rimettere gli uomini istruiti indi·-vidualmente nelle mani dei loro comandanti, e per sviluppare e cementare le rela.::ioni, che nel loro complesso costituiscono la disciplina del fuoco Durante il tirocinio del soldato due istruzioni principali si sono· svolte parallelamente. Da un lato la tattica, dall'altro quella del tiro; l'una e l'altra hanno raggiunto i limiti estremi cui secondo il programma e secondo il tempo concesso dovevano arrivare; giuno-e ora il 1nomento di riunirle per rendere evidenti i legami che co~·rono tra le formazioni ed i movimenti tattici da una pane, e l' usò e l'efficacia dei fuochi dall'altra . I tiri di combattimento eseauiti alla fine del periodo d'istruzione devono essere una specie di si~tesi di tulio ciò che fu imparato durante l'anno . Perciò non hanno da eseguirsi sopra una specie di falsariga,. dimodochè in sei lezioni sono stereotipate sei delle fasi per cui passa ogni combattimento, ma devono lasciare libero campo ao-li · ~
ufficiali di scegliere prontamente una fo rmazione ed una specie di fuochi adatta alla situazione tattica rappresentata dalla natura e dalla posizione di alcuni bersagli, preparati in armonia ad un tema tattico, e convincere i soldati che i risultati dei fuochi dipendono essenzialmente dalla calma e dalla disciplina. Il direttore dà un tema tattico semplièissimo, come punto di partenza, scegliendolo tra quelli che realmente si presenteranno alla , compagnia secondo la posizione ch'essa occuperebbe in guerra relativamente al suo battaglione; stabilisce la direttrice di marcia, a meno che non sia convenuto ch'essa sia la linea retta perpendicolare alla fronte nemica, l'unica secondo la quale in vera guerra operano .le piccole unità tattiche dopo d'essere entrate nel raggio d'azione dei proietlili nemici; fissa finalmente con umt certa latitudine le distanze alle quali hanno da svilupparsi i fuochi a fermo, ed il numero complessivo delle cartucce da sparare. La compagnia portata al completo effettivo sul piede di guel'l'a, in uni forme di marcia, arriva sul terreno dopo una passeggiata mi litare, cioè nelle condizioni stesse in cui l'azione si svolgerebbe in caso di guerra. La vista dei bersagli, un ordine del direttore o qualunqLte altro mezzo basta per avvisare .il comandante delle truppe, che egli entra nella zona del combattimento. Egli non ha idee precise nè sull e distanze nè sul terreno, che vede forse per la prima volta, ma cerca di orientarsi nel miglior modo possibile coll'esame de' bersagli, della posizione ch'essi accupano, del tema e degli ordini ricevuti; formula rapidamente nn concetto sulle 0perazioni da eseguire, rendendolo noto ai suoi inferiori ed al direttore, in termini così larghi da lasciar campo a quelle modificazion i che gli avvenimenti improvvisi potranno apportare, ed a quella inizi ativa di CLti i suoi dipendenti hanno diritto. Quindi l'azione comincia e procede sino a totale ,svolgimento. Lt scelta del tema darà luogo ed azioni alternativamente offensive e difensive. Nelle azioni offensive sarà facile il collocamento dei .bersagli, i quali rimarranno fermi durante tutta l'azione, salvo l'amnentarli da una fasé all'altea per figurare il successivo sviluppo dei sostenni e dei r,rossi delle tmppe SLt!la Iinea di difesa. Ma nelle azioni difensive sarà forse più difficile il collocare successivamente le linee di bersagli a varie distanze dalla linea dei tiratori, e (')
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rav,,icinandosi ad essa, come se raffigurassero varie tra le fasi per le qua.li passa il nemico che le marcia conlro . Sarebbe più facil e il · far muovere invece gli uomini contro il bersaglio ferm0, ma bisognerebbe evilarl o perchè dà luogo ad una supposizione diffìcile a spiegare ed a far entrare nelle menti dei soldati. Con un pò d'ingegno sarà facile il superare gli .ostacoli tecnici che presenla il collocamento e la c~ostruzione di bersagli convenienti al tiro di comba_ttimento. Si comprende che questi bersagli devono rappresentare il nemico in tL1tte le posizioni nelle quali può trovar,;i a seconda della situàzione tattica immaginata dal direttore. Questi può anche per mezzo cli bersagli che compaiono e spariscono, col mutare improvvisamente il numero e la disposizione dei bersagli modificare le condizioni del tiro , per giudicare della celerità e della bontà delle disposizioni prese dai comandanti di truppa. Sarà però necessario l'imporre alcuni limiti pà non lasciare troppo cctmpo alla fantasia cli sbizzarirsi in concetti che dieno luogo a costruzioni complicate, e troppo costose in proporzione dèll'ulile che se ne ricava ( 11) . L'i ntervento del diretLore deve sempre aver di mira la verità dell' azione e l'istru1.ione. Perciò potrà interrompere l'azion e ogni qual volta questa. smarrisce il suo vero indirizzo. Cercherà con frequenti interruzioni d'abituare i sold'ati a sospendere il fuoco, opera1.ione delle più difficili nel combattimento, anzi collo stabil ire alcune condizioni riguardo al campo di tiro del nemico supposto anà libero adito ad influire più direttamente sui movimenli dell e truppe. Supponiamo che egli divida il terreno da percorrersi durante la manovra in varie zone per ognuna delle qua.li egli stab il isca quali perdite farebbe la troppa che le percorre in un clalo 1,empo ; nel contare i colpi buoni per ogni fase di Liro potrà dedurne un certo numero come provenienti da individui, che a caso vero cesserebbero di faduoco , ·per essere stati messi fuori di combattimento .
Natura.lmenle questi colpi sarebbero dedotti nelle proporzioni slesse nelle quali i colpi buoni stanno ai colpi spa.i:ati dallct compagnia. La deduzione di questi colpi avrebbe il vantaggio d'obbligare i comanclan ti delle truppe ad ctpprofitLare clel terreno o delle manovre in modo da forn ire il minor contingente possibile a queste perdite ipotetiche. . I ·ti1·i d1'. combattimen,to eseguiti secondo queslo concetto lasciano poco campo ad una gara tra le compagnie, la quale verrebbe a complicare la soluzione dei terni ta'ttici, con un concetto troppo eterogeneo . Non ne verrebbe un gran danno, e la natura dell 'esercitazione clesl.erehbe ancora tanto interesse, quanto ne è destctto oggi -dal conco rrere ad un prem io. Questo interesse potreb be essere ancora accresciuto dall'inserire nel l'ordine del giorno una relazione ra.gionata sulla so luzione data. dalle quattro compagnie di un battaglione allo stesso terna L,~lti co, ed i premi potrebbero andare ad impi nguare quell i da distribuirsi a.Ile compagn ie giudicate migliori nel 1.iro dai risul tati individuctli, o meglio in un tiro d'esame. Questioni secondarie che possono risolver;;i sempre subordinatamente a quelle che interessano !'.istruzione . Una ver~ difficoltà potrebbe trnvarsi nella scelta di terreni adatli al l'esecuzione di quesli ii1·i cl~ co1nbatti.nie1ito . Il terreno è quello slesso della cctmpagna, tale e quale esso si· trovR nel monienlo in cui hanno luogo i tiri, perciò meno del collocamenlo dei bersagli non c'è bisogno d'altri preparativi. Non vedo il percilè tronndo tantct condiscendenza da parte dei proprietarii del suolo in occasione di esercitazioni tattiche, la sl.essaconcliscendenza non s'abbia a. trovare anche per at.traversrtré una striscia di terreno della lunghezza massima d'un ch ilometro in occasi9ne dei ti.ri cli conibatti1ne.nto. Questi tiri non sono altro che esercitazioni tctttiche falle con cartucce a pallottola e contro bersagli, ed hanno luogo in una stagione nella ,qnale so nei stati fai.li i raccoI ti, e non sono poss ibi I i grnndi danni nelle campagne. Evitati gli ab ita.Li, evitati i pericoli collocando sentinelle, mandando avvisi ecc., scelto il terreno in modo chele palle perélnte non abbiano da compromettere la vita d'alcuno non credo <liffièi le l'ottenere il permesso di percorrern q,ieslo terreno, specialmente pagando i danni con una cert,1 larghezza e sopratutlo senza. molle noie burocratiche.
(I) Pl'eSSO altri eserciti [u proposto per figurare uno <lei tanti bersagli. di gucr.ra , d.i na• scon,lere opport.un amente dielrO una siepe alcuni bersagl i , e davanl1 ad essi eccitare globi di fumo di tempo in tempo accendendo pP.r mezzo di miccie alcuii pò di polvere. In questo modo si rnppresen tavano caccia tori nemici che fanno iuoco dielro la si,epe. Il caso è frequente in tempo di guerl'a, m.i nel tiro di combat ti mento tl'attasi di prendere di mira veri e visibi li bersagli, e sopra tu tto cl'insegnai:e al solda to a ra re econ omia di colpi, e non di farlo tirare contl'O un nemico presunto . E vernmente facile il cadere nelle csJge1·azioni.
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Ed m·a per ripassare brevemente quanto fin qui dissi a proposito di quella parte dell'istruzione sul tiro che riguarda il tirocinio dei soldati, riassumo brevemente le conclusioni alle quali ho accennato: ·I. _L'istruzione sul tiro per i soldati ha per scopo di renderli capaci ad eseguire il tiro di guerra . 2. Essa passa per tre esercizi i, i quali sono: a) tvro di sciwla : b) tiro d'esercizio_; c) tùri di com,battiniento . 3. II tiro di -~cnola è p1·eceduto dalla scuola di puntamento, ed ha per scopo principale d'insegnare al soldato la conoscenza e l'uso dell'arma. 4. Il tiro d'esercizio preceduto da alcune istruzioni speciali ha per scopo di rendere il soldato atto a sparare efficacemente il fuci le cla qualunque posi'l. ione e contro qualunque bersaglio. 5. I tiri di combattimento hanno pe1; scopo di porgere al soldato un11 immagin e la più esatta poss ibile di cruanto avviene in guerra, e di capacitarlo sui risultati che pnò otlenere sccondando le intenzioni dei suoi comandanti. 6. Questi esercizi i sono fall i successivamente l'uno dopo l'altro. 'Però le istl'uzioni pr·eparatorie al tiro d'eseroiào possono farsi contemporaneamente all'esecu:.:ione del tfro di scnola; i tiri di combattimento devono essere as,;olntamente eseguiti dopo che fu percorso l' intero co1·so annuale cl'ist.ruzi one del soldato . 7. ~on è necessario che ogni soldato eseguisca tutte le lezioni del tiro d'eserci-zio, ma non de,·e passare dal tiro di scuola al tfro cl'ese1·cizio , nè dti una. lezion.e IJ.ll'altra cli quest'ultimo prima. d'aver raggiunto corti risulta.ti di Liro, od almeno di aver ripetuto un cleterminato numero di ,;olte ogni lezione; per passare da una lezione all 'altra basta l'avere adempiuto a certe condizioni di tiro . Rimarrebbe final mente a vedere se coll o stessÒ nomero di cartucce oggi consumale al tiro al ber;;aglio è possibile di soddisfare al programma che ru esposto Cin qui. Ora il soldato consuma 1123 cartucce a pallottola. cioè 1111 tra la 7a lezione di puntamento ed H tiro preparatorio; 60 alle clist.anze comprese fino ai 300 metri nelle ·I5 le:.: ioni della ·I• e 2" parte e nelle due prime lez ioni dei tiri special i; 52 tra le 7 ultime lezioni della 1" parte del tiro , e le 6 lezioni del tiro di combattimento. Riserbando 50 cartucce ai tiri di combattimento, limitando a 1
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· 3 lezioni il tiro di scuola (4-- pe1· le recl ute), rimanebhero 6'1 cartuccia per ,J5 lezioni clel tiro d'esercizio nelle quali il tiratore potrc~b.e·provar~ successivamente a due distanze tutte le posizioni e tutti i bersngl1. Realmente avanzerebbe 11 cartuccia e potrebbe servire alla lezione del tiro cli scuola che le reclute devono fare in più dei soldati anziani. In questo modo il soldato, che adempisse a t.utte le condizioni imposte per passare da nna lezion e di tiro all'altra potrebbe percorrere tuLto il programma sopra esposto collo stesso numero di cartucce, che oggi sono poste a sua disP,osizione. Poche cose aggiungerò sul programma di Liro dei graduali, il quale anzichè essere una ripetizione di quanto fanno i soldati dovrebbe essere un mezzo di studio. Il corso dovrebbe essere di viso in due parti ; sctwla delle distan.::e, e tfro teorico 11mtico. Oggi tulti sono tenuti ad intervenire alla scuola delle distanze e lo scopo sembni quello di venir a conoscere e ad esercitare anche quelli fra. i soldati, i quali hanno sortito dalla natnm una vista atta ~ cogl_iere le proporzioni tra le distanze. Ed intanto, come se questa 1struwme non fosse b,istantemente difn cile per se stessa, e per ~erte compli cazioni che vi sono state aggiunte (come quella di fare 11 passo della lunghezza del metro) le squadre d'istruzione sono portate fino alla forza di 24- uomini. Evidentemente troppo numerose per un insegnamento il quale in gran parte d(we sgorgare dalla scambievole comunicazione cl'osservazioni e d'impressioni fra l'insegnante e l'allievo. Chi ha veramente bisogno cl'appre1.zn.1·e le distanze in o-uerra è il graduato, che ha l'incarico di un comando subalter;o nel battaglione fino a quello di compagn ia. Ai graduati si riserbi adnnque il dovere cli rendersi abili mediante l'istruzione e l'eserc,zro netriipprezzarnento dell e distanze. L'istruzione fatta. ai soli gradusiti raccoglierà migliori frutti, ·tanto per la natura delle in,tell igenze cui si rivolge, come per la rìstrettezza nel numero cleali allievi. Se qua lche soldaLo mostra d'avere particolare attitudi~e a r_iuscire nell'apprezzamento delle distanze, nulla di meglio che assista anche esso all e istruzioni, ma credo difficile il pretendere ,duran te il combattimento che il comandante di compagnia possa
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L'ISTRUZIONE SUL TIRO
DELLA FANTERIA
fare appello a quella specie di consiglio di guerra, che ha luogo, nei tiri di combattimento annuale. Sotto la denominazione cli tir() teorico-pratico YOrrei comprendere l'esposizione di un seguito di nozioni chiare e precise sui principii del tiro, rese più evidenti da una serie d'esperimen ti falli con norme speciali, ed adatte allo scopo. Questo corso farebbe necessariamente capo alla descrizione· delle varie specie di fuoc hi usati in guerra, della loro natura, e del modo d'usarne coordinando gli effetti del tiro alle esigenze della tattica. In questo modo si costituirebbe in ogni reggimento una specie di contro a Clti convergerebbero tutte Je questioni rilletteuti il tiro, e sopratutto si preparerebbe una oniformili1 di veduto riguardo alle questioni tattiche, la quale partendo dalla base positiva dei risultati cli tiro non potrebbe a meno cli inn uire sul razionale svol gimento dei tiri cl.i combattimento, così almeno come è oggi invalso il sistema di consi derarli e cli esegu irli. Troppo mi estenderei se volessi clescri vere il programma di qLtesto corso cli tiro teorico pratico; programma più facile immaginare che breve a descrivere. Accenno solamente che in esso non si tratterebbe di salire nelle nuvole colla soluzione dei più ardui pro·· blemi cli balistica, ma di tenersi ben basso e terra terra. Il pericolo principale di un corso simile sarebbe quello cli trascinarci acl invadere il sacro campo degli uomini tecnici. Per evitare quel pericolo il programma dovrebbe Lracciai·e nettamente i li miti dell'insegnamento, il suo carattere e la natura degli esperimenti, lasciando poi lo svo lgimento al personale insegnante. A mantenere esercitati nel tiro i graduati non mancherebbero nè occasioni nè tempo durante il tiro dei soldati e sotto la sorveglianza dci comandanti cli compagnia o di battaglione. · Molte altre cose riGettenti l'argomento forono da me taciute o toccate solamente di volo. Non parlai nè dei mezzi per aLtmentarc l'emulazione, dei premii dei Lit~ cli gara; non parlai nemmeno dei registri, e delle scrillurazioni che fanno parte della scuola cli t.iro e che dovrebbero essere ridotte nl minimo possibile. Non era nemmeno mio scopo il parlarne; io volea solamente accennare a quei punti della presente Istruzione siil tiro, i quali a
mio credere poteano sentire il bisogno di alclme aggiunte piuttostochè di modificazion i, ed il feci talora sulle traccie di quanto è prescritto altl'O\'e, talora secondo che Ja mia esperienza mi a:dditarono . Una revisione della presente Istruzione sitl tiro sembra imminente, se la mia fatica non sarà giovala a nulla, mi valga almeno la soddisfazione cli essermi preparato col presenle studio a meglio comprendere le modificazioni e le aggiunte, çhe saranno conseguenza cli questa revisione.
CECILIO FADRIS
Ccipitano di fanteria.
ALCUNI CENNI SUL.LA SCUOLA D l GUERRA
ALCUN I C EN NI SUI.LA
SCUOLA DI GUERRA
Lo sviluppo intellettuale del nostro paese che, attingendo forze nel respirare la pura aurea di indipendenza nazionale, sorse rigoglioso in ogni ramo di sociale progresso, acccentuava anni sono l'umile cerchia nella quale si svolgevano gli studi militari, e·la scarsa dote cli sapere che provvedeva la mente della nostra ufficialità, nella grande generalità di essa. Si intuì che la sola ro1itine del mestiere, confortata e sostenuta da pochi dettati nudi ed elementari sull'arte della guerra, non poteva di per sè-tener posto perenne a molti altri fattori che, malgrado i più fermi metodisti ed i più entusiasti ammiratori delle epoche militari passate, si erano imposti nella formala combatte1·e e vincere. Il confronto della coltura militare cogli altri termini di paragone che costituiscono la società moderna, e più di tutto il confronto co[la coltura della mente di cui fecero mostra i Tedeschi nell'epoca del loro risorgimento militare e nazionale, furono le sole cause, o per dir meglio le cause precipue che in Italia, con saggio provvedimento, si ponesse base ad una università militare, · a maggior lustro dell'esercito e del paese nostro, ed a proficuo vantaggio nelle vicissitudini del nostro nazionale avveni1:e. Nel 1867, e precisamente colla data dell',J,1 marzo si pubblicava un Regio Decreto sull'ordinamento del corpo di sta.lo maggiore, e nella 1
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,relazione a Sua Maestà che Io precede si legge: « Il progetto di riordi,« nàmenlo del corpo di stato maggiore, combinato con l'instituzione « di una scuola superiore di guerra, che il referente ha l'onore di « presentare alla Sovrana approvazione, risponde appunto al tri·« plice concetto svolLo sin qui: 11° Di ritornare temporaneamente « gli ufficiali di stato maggiore alle pratiche del servizio nell'interno « dei corpi; 2° Di diffondere nei corpi stessi l'istruzione scientifica, « per mezzo della temporanea permanenza in essi _d'ufficiali dota.ti « di speciale col tura; 3° Di schiudere a tutti gli ufficiali intelligenti ·<< e volonterosi un adì Lo al miglioramento della loro carriera, col « solo mezzo che in tempi ordinari può dare di,_'itto a. tale vantaggio, « lo studio >>. Queste poche pagine impiego a discorrere su questo terzo ed · ultimo punto del concetto ministeriale, sembrandomi oggetto meritevole di studio per la sua. alta importanza militare, e per le utili deduzioni che se ne possono trarre dalla sempl ice esposizione degli ,elementi che vi si riferiscono. Jn segnito al succitato Decreto, havvi il regolamento pel riordi. namento del corpo di stato maggiore e sulla insti Lozione di una scuola ,superiore di guerra, al titolo rv, ed all'articolo 27 è scritto: « Sarò. ·« instit.uita una scuola superiore di guerra, alla. qua.le potranno << prendere parte gli ufficiali inferiori delle armi di linea, ed inter·« vera.nno i sottotenenti del corpo di stato maggiore ». Le nostre considerazioni adunque verteranno su detta scuola di guerra, esaminandone il suo spirito, il su.o success ivo incremento, le sue peripezie, i suoi frutti insino ad òggi. Sarà buona norma Io accennare agli scogli incontrati nel suo percorso, ai I).10cli che venvero messi in azione per supera.rii, alla fonte di alcuni inco"nvenienti, e ad alcuni mezzi fr,t i tanti, per trarre da sì nobile istituzione il più utile ed abbondante frutto . Non era facile cosa l'istituire cli sana pianta. una scuola che aprisse un concorso su larga base all 'ufficiali~à nostra senza. distinzione cli armi e di corpi e che nel contempo ne moderassé la sua arnuenza con criteri di distinzione e di scelta che fossero si cura. prova, essere l'elemento ammesso coll a voluta capacità intellettuale per impren,dere un corso di studi superiori . E non solo ciò bastava, chè tale -elemento doveva .ancora mostrarsi in misura da poter far fruttare
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quello studio superiore, onde percorrere una carriera che adducesse in breve ai maggiori gradi della gerarchia militare. Questa richiesta complessa non poteva invero se non rima.nere in parte di soluzione ipotetica. Con un determina to programma di esami era fattibile nn accertamento sulle cognizioni, direi ufficiali, dei candidati; -accertarsi cioè che le materie insegnate negli istituti militari inferiori e superiori non fossero state dimenticate, e ciò valeva sol tanto per i candidati proven ienti dagli isti tuti stessi. Ma di fronte ad uno stuolo grossissimo di ufficial i inferiori, e colla distanza cli appena 8 anni dal 59, epoca che ci ricordava i vari metodi di recluta.mento di ufficiali·, la varia provenienza loro, i vari sistemi di insegnamento, i vari criteri di carriera nei singoli soppress i Stati, conveniva dare ai programmi stessi di ammissione un carattere se non poliforme, almeno non esclusivo, non impastoiai.o da richieste pecul iari e regionali, tale insomma che mirasse al vero scopo: avere buon numero di èoncorrenti che dessero seria garanzia di una positiva istruzione elementare, e di ·una seria volon tà di onornre se stessi coll'onorare . l'istituto che stava per nascere . Ciò posto, tali programmi dovevano informarsi quasi completamente al corredo delle cognizioni degli uf- · ficiali delle cosidette armi comuni. Dico quasi completamente, comechè un progrnmma che largamente provvedesse all e scienze matematiche, avrebbe portato all'esclusione dall'ammissione di coloro ai quali le matematiche non avevano rubato quasi Lutto il tempo della loro intellettuale educazione - nè, appunto per ciò, si poteva provvedere in modo a[atto opposto, se non volevasi recar nocumento a questi ultimi . Da tali richieste emerse il bisogno di programmi di ammissione che comprendessero molte, forse troppe materié, che però, appunto col loro numero, potevano in qualche· modo interessare la massa dell'ufficialità a tentare la prova, potevano mietere un raccolto su di un campo vastissimo e taÌ1to ,;aria.Lo: Ma, come dissi, non poteva risolversi che una sola parte del problema, non si poteva· ottenere che un parziale accertamento sull'intrinseca bontà degli ufficiali ammessi . La scelta dell'elemento migliore per condurlo a più al ti destini la si sarebbe potuta. fare co l Lempo. All'articolo 32 del citato regolamento è detto: « Il corso di studi /alla « scuola superiore di guerra durerà tre anni ». In tre anni di corso superiore, mi si passino i paragoni - che mi cip.ranno un adden-
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tellato nel seguito dell'esposizione - la scoria avrebbe pur dovuto spumeggiare a galla, nè merce cli contrabbando sarebbe potuta.passare al vigile sguardo di tanti rigorosi scrntini. Tale essendo la situazione generale, e tali gli scopi che si propo-· nevano da.ll'alto, i programmi d'esame per tale concorso furono, nell'ufficialità accolti, nel 1867, con plauso; si,trauava di en trare nella nobi lissima palestra degli studi a novella tenzone; si trattava di prendere nel comune svi luppo intellettivo il posto che all'ufficialità si aspeuava. Tale concorso fo salutato come benerico sole lungamente atteso su ll'orizzonte mili ta.re, il cli cui calore scosse d'un subito le vene a mezzo languenti di tanta gioventù, un tempo balda e sicura di sè, e che allora, per vicine peripezie sofferte nel ,1866, si trovava poco meno che sfiduciata, poco meno che indecisa sulla via da imprendere. FLL um ressa, una gara d'altro non desiosa che dimostrare quanto tesoro intellettuale e morale si noverava nelle (i le dell'esercìto, quantoseria e fermR la voion Là di misurarsi coi novelli cimenti, quanto determinato il proponimento cli giung ere a degna meta . · 1
Gli esa.nii d'ammissione alla scuola di guerra ebbero programmi non sempre eguali, sia per quantità di materie, sia per estensione di queste, sia pei modi co i qual i vennero dati gl i esami stessi e per la. sino-ol;i loro · importanza determinata da. un coefficiente posto a. ciascu~1a materia. Non è qui il caso di scrntare i probabili criterii che determ inarono simili muta.menti, ma solo di constatare fatti col semplice indicarli onde trarne, per caso, da essi alcuna derivante. È certo però che i programmi per gli esami di concorso intluirono, · colle loro svariate modalità ad aumentare o diminuire le clifffcoltà di quelle prime prove, e quindi entrarono come parte sostanziale nelle successive· ammissioni alla scuola stessa, in quanto si riferisce ai vari rispettivi risultamenti di queste . . In principio le materie su ciascùna delle qual i bisognò dare esarn L' furono: storia, fortificazioni., operazioni secondari e della guerra, fisica e statica, disegno topografico, composizione francese, aritmeti ca, geometria., algebra, trigonometria, chimica, geogrnfìa. Cosi è pure per l'anno 11868. Nella Nota N. 99, 5 agosto, sonofissati i coefficienti dei vari gruppi delle màt.erie. Da essa Nota ap-
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paiono i coefficienti seguenti: per le matematiche 20; per la composizione italiana 30; per la geografia e storia 112; per la fortifi cazione e per le operazioni secondarie della guerra 1O;-fi nalmente per per fisica e statica, per la chimica, per il disegno topografico, e pel francese il coefficiente eguale di 6. .Nell'anno 1869 stanno fermi i criteri dell'anno antecedente. Nel 1870 vediamo tolto Ì'esame di fisica , quello di chimica e e quello del disegno topografico . Venne contemporaneamente stabilito che la lingua italiana, la storia, la geografia e l'al"Le militare forma$sero oggetto di ivnico esame coinplessivo. In tale anno non si fece cenno su alcun coeffic:ente d'importanza. Si è soltanto nel ,f 8711 che colla Nota 11Omarzo è stabililo essere . gli esami alcuni orali ed altri per iscritto, che le materie sono distinte in cinque gruppi, e che riappariscono icoefficienti . 1°Gruppo: fisica e chimica, coefficente 11O. -2° Grnp1~0 : aritmetica, geometria piana e solid11, algebra ·I a parte e loga ri tmi, trigonometria, coeffi·cente 20. Pe1· questi due grupp i esami orali. - 3° Gruppo: storia., geo.grafia, coefficiente 11O. - 4° Gruppo: fo rtificazione campale, operazioni secondarie della guerra, coefficente 20. - 5° Gruppo: lingua italiana, composizione francese, coefficente 40. Per questi tre gruppi esami scritti. Tali disposizion i valsero solamente per fommissione del 187·1. Infatti per l'anno successivo vi dispone la Nota 8 dicembre 187;f , nella cruale si abolisce il 1° gruppo comprendente la Gsica e chimica; il coefficente del 2° gruppo aumenta da 20 a 30; il 3° grnppo della storiét e geografia aumenta nel suo coefficente da 1Oa 20; il 4° gruppo da esame per iscritto, diviene esame orale e diminuisce il coeffi·cente drt 20 11 1O; ferme restando le su citate disposizioni pel 5° gruppo. Con queste ultime disposizioni giungiamo inalteratamente tìno al 1875, nel quale anr.io è tolto per gli esami di ammissione jl gmppo · della fortificazione campale e delle operazionisecondariedel1aguerra., · ed è étggiunto un nuovo gruppo intitolato Composizione, col. coefficente d'i111portanz11 segnato 2:S. Il coefficeiHe della storia e geografia da 20 scende a ,15; qttello delle lettere. iLa.li ane e composizione fran·Cese scende pure da 40 a 30. Tutti gli esami sono per iscritto, meno le matematiclie cl1e con.tinuano a costituire un esame orale. Questi ,disposti restano inalteraLi pel '1876 ed anni seguenti .. 1
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Esposte succintamenle ed in ordine cronologico le varie fasi ch~subirono i programmi per gli esami cli ammissione alla. scuola dt guerra, non è nel mio assunto di indagare , come già dissi, l_e caus~ di questi mutamenti.- Tali mutamenti trovano la lo_ro r~gJO~e ~1 essere, sia dal riferj rsi ad umi scuola di vita nuova, sia dai van cnteri che man mano determinarono l'estensione e la varietà dei programmi delle materie che s'inse~narono e s'insegnano_alla scuola nel corso triennale. Però per compl etare queste brevi note, conviene ricor<lare come dal primo esame di concorso sino a tutto il ,1870, era richiesto che_i concorrendi avessero buona visi.a ed attitudine fisica a cavalcare. Si fu solo nel !187 11 e co lla già citata Nota del ,1O marzo d10 si lesse « non sono necessari requisi Li speciali re- lativamente alla vista ed all'nLLitudine di cavalcare n. Con Reoio Decreto 24 dicembre 11870, riferentesi al nuovo rioro . . dinamento del corpo di stalo maggiore, vennero soppressi I sottotenenti. Tale soppressione fu motivata dalla relazione a Sua Maestà, ohe precede quel Decreto , ilei termini seguenti: « ~o!l'~mmett~re alla scuola superiore cli guerra ufficiali inferiori d'arLtgh_er1a e gem~, dei quali taluni si potranno transi tare nello stato magg10re, cessa 1! bisogno di 'reclutare ufficiali di stato maggiore direttam~~1te d~gh alli evi della. regia mi li tare accademia, cosicchè può sopprnners1 la cateuori11 dei s~ttotenenti di stato maggiore >i . n iene parimenti rammentare che dal primo esame d"I concorso Conv e per gli altri cinque anni successivi , gli esami erano aperti a tutti gli ufficial i inferiori; e che nella Nota 8 dicembre 1~7 1! a~ § _1-1 è deuo: « dopo l'anno 11872 non saranno più ammessi cap1Lam alla scuola superiore cli guerra n. Per quanto esporrò in ~eguito, debbo i~ollre accernuLre ~oi:ne_,. c?n saggia disposizione vemsse fin dalla pnmavera del 1186 1 1st1tLu l~ una scuola preparatoria per gli esami di ammissione alla scuol_a·,<lt guerra, con iscopo non tanto didaLlico qu11nto di rammemoraz,one delle materie studiate negli istituti miliLari nostri. Della. scuola preparatori a si mantenne quas i sempre colle stesse nonne e~ ebl~e una vari11bile durat~t compresa fra il limite mi11imo di tre mesi ed 11massimq éli cinque. Mi preme a questo proposito di notare come nel "872 si levasse la faco ltà agli ufficiali che g_ià. avevano frequentato quella scuola in precedenza e non erano passati alla scuola di guerra,. 1
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di ritornare a frequen tarla. Questa Nola valga per ora a ricordare come per i primi cinque anni gli ufficiali poternno, quando non superarono gli esam i di concorso frequentarla, e come taluni la frequantassero infatti per due o più vo lte, e come ad ogni modo era nell'arb itrio lorn di poterlo fare. Stabilite queste prernesse, diciamo qualche cosa sui concorrendi e sugli esami di concorso alla scuola superiore di guerra, che d'ora innanzi chiamerò semplicemente scnola di guernt, un iformandomi al suo odierno titolo. Nel ·1867 si presenlarano agl i esami centinaia di ufficiali, di tutti costoro uno solo fn promosso in tutte le materi e. Questo fatto con·siderato con altri di natura simile poteva ritenersi mortificante notevolmente, senoncM tal fatto esaminalo Dslrallamente non accenrnwa a nulla che polesse umiliare i concorrendi o dar campo a deduzioni di cattivo augurio . Sino ad un certo pmlto, l'ottenere la idoneità in un esame od il non ottenerla, dipende dalle esigenze delle commissioni esaminatrici. Se una nrncchina richiede la forza di cento cavalli motori, non è a dirsi che i 99 non sufficienti all o scopo n0n cosLituisèano elemento pregevol issimo di lavoro meccanico. Erano i programmi troppo superiori alla coltura generale dei concorrendi? Erano questi inferiori alle richieste di programmi puramente contenuti entro i limiti di quan to potevasi attendere? Furono ,gli esaminatori troppo severamente attacca1,i a tutta l'estensione dei programmi stessi? Accenno semplicemente il fatto : indagarne le cause non sarebbe agevo le, e fone nemmeno utili risolterebbero una volta trovate. Essenclosi intanto prefisso che non si· vo levano più di 60 alliev i al ·IO corso inaugurale della sc.uola di guerra - numero co stantemente mantenuto come limite mass imo - fo rse si volle coll'essere 1.nolto rigorosi, se tali forono, che io nol so , evitare l'inconven iente di avere per· esempio 70 ufficiali promossi e dovere scartare dall'ammissione i dieci ultimi, creando così sin da 1principio dei precedenti e forse dei lagni, ad utilità di nessuno, quando non di danno . Egli è certo ad ogni modo che a cominciare dal 1J O ri mandato fino all 'ultimo, costituivano una serie di classificazi0ni opportunissima per fare la scelta degLi ammissibili tanto bene, quanlo la si sàreb be potuta fare se fossero stati promossi tutti. OILre di che
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{{nesto falto dimostra va la serietà dei propositi che informava que;;ta nuova istituzione mili tare->e metteva sull'all'erla i futuri concorcorrendi a diffìdare di sè ed a dedicarsi di buona lena ad uno studio .serio e ben nutrito . . . Nel 11868 i canélidati, sempre numerosissimi, dett.ero un numero di promossi su tutte le materie che a dir vero, per quanto pirt promettenti di qu ell 'imo del 67, non indimva una variante accentuata da nessuno dei punti di visla dai quali si volesse considerare la su citata questione. Negli anni successivi andò man mano auinentando il numèro dei veramente promossi al 11° corso, e di tale cambiamento non ne conosco la ragione . Io penso però c,he, come la gran quantità dei 11011 promossi del 4867 non significasse nulla di allarmante, così l'aumento posteriore degli ammessi non accennasse a nulla di migliore in fatto di capaci Là nei concorrencli; a parte qnalch e eccezione, trattando questa tesi sulle generali, credo che molli dei rimanda.ti, o per dir esattamente dei non promossi, clei priori anni , avrebbero posteriormente e colle iden tich e cognizioni di prima, figurato fra i promossi , mentre molli promossi degli anni 70, 7·1 e seguenti, nelle condizioni di allora avrebbero figurato nei lungh i cataloghi dei non idonei, e . neppure forse sarebbero stati nella prima :fila e ciò per quanto avrò ,motivo di ch iarire in seguito. Che poi l'esiguità. del numero dei promo,,si risolvesse bene il problema. di mettere maggiore volontà di studiare negli aspiranti alla scuola di guerra, senza creare un faci le inconveniente è cosa per lo meno discutibile. Non conviene dimenticare che unitamente al fatto, per esempio, cli ,io promossi, andava aggiunto l'altro fatto cli 50 ammessi non promossi in tutte le materie, e qni parlo degli anni nei quali il numero dei candidali era grande. / La natura umana non si spogl ia per dato e fatto cli superiori intendimenti delle sue picco le debolezze, fra le quali quella, per un candidato poco forte in arcione, di poter passare un esame pel roll.o della cuffia, come suol dirsi·, e di quell'altra ancorndi poter passare ancbe se non trova qL1el b,uco provvidenziale. Tale era il caso cli chi si presentava agli esDmi non più temendo di essere deficiente in qLialche materia, ma di non essere compreso nei primi sessanta ammessi, il che eni ben differente fa.cenda, comechè in mancanza di
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.bastante fiducia nel proprio sapere, ci si basa sull a speranza del poco sapere altrui . Ond'è che forse per ciò andava frustrato l'ali.o intendimento che· quel rigore cli esami si era prefisso. Perché la scuola. di guerra avesse vita bisogna.va a.vere alunni e da questa necessità scaturiva l'altra di dovere aprire la porta a molli non felicemente classificati. Così nel ,1° anno per giungere al numero di 55 dovettero ammet-· tersi i rimandati in una. materia e credo, come avvenne nel.successivo 68, ammetterne cli rimandati in due e forse più materie . Per quanto ciò potesse incoraggiare i più a tentar la prova., vi furono pareccb i dominati da una non ragionevole e non pratica suscettibilità al punto dal non ardire quel tentativo, in vista. solo delle difficoltà reali di una vera promozione, e di quelle altre immaginarie· che non mancano ma;i di sorgere in simili circostanze. Fos.3e per invoglia.re i capaci a presentarsi a.gli esami, e i non capa.ci a prepararvisi, fosse per dare un giusto compenso al merito ed al lavoro, nel regolamento pel riordinamento del corpo cli stato maggiore già. citato, l'articolo 33 si esprimeva in questi 'termini: « A.gli ufficiali che negli esami finali sa.ranno dichiara.ti idonei, verrà rilasciato un diploma d'idoneità, e per ordine d'anzianità verranno inscritti pei primi, sulle liste d'avanza.mento per essere promossi al grado superiore quando si trovino oèl entrino nel primo terzo degli ufficiali clel gntdo e dell'arma ou1; appartengono» . Nel testo non vi è carat:tere rorsivo; fo metto io qui perchè rid1iami meglio l'attenzione del leLLore per le conseguenze generate· da t-nle disposizione che prenderò fra poco ad esame. Per successive fasi avvenute nell'organica riferentisi ai quadri dell'esercito, il su citato articolo 33 clovea portare e portò infatti a.cl in con venienti non certamente prevedibili nel 67 e di non fac ile riparazione jn seguilo. Dico faci le, comecchè a seconda del poco che dirò, tale riparazione portò ad altri inconvenienti pel futuro ---, quantunque transitòrii - ed a. squilibrio di proporzione nei vantaggi degli ufficiali e della scuola e degli estranei a questa. Ma procedianw per ordine in tale quistione intricatissima. Nei primissimi anni l'entusiasmo cli entrare nella università ,mi litare del Regno, di dar vita rigo.gl iosa. a sì nobi le istituzione, diconoscere l'ignoto che avvolgeva il prossimo movimento e la prossima
-azione di questo elemento principalissimo per l'esercito di forza inteli.etti va, tenne luogo a qualunque secondario sentimento: giova.netti imberbi e capitani adulti, se non vecchi, fatto appello al loro fermo volere ed a quanto si r:ammentavano cli studi passati, ubbidirono ~a. quel naturale impulso e popolarono le scuolaresche. Ma poco dopo il calcolo, non venne no a scacciare l'entusiasmo, ma venne come suo alleato e moderatore . Fra i primi' allievi diplomati vi furqno dei capitani i quali passarono maggiori, saltando appena, causa la. loro forte anzianità, alcune clo~zine cli Cflpttani di loro più innanii sugli annuari. Pei capitani adunque era•tolta la possibilità di poter alterare nel tempo la loro entrata. alla scuola di guerra, inquantochè non poteva.no certamente sperar~, quand'anche molto anziani, di passare maggiori du(ante il tirocinio nella. scuola stessa e, finita. questa, passarn poi tene11ti colonnelli sai tanclo un terzo ·dei maggiori, poiché non si poteva essere allievi col grado cli maggiore. Non così succedevapei tenenli e pei sottotenenti. Vi furono suballerni e specialmente nèi primi anni, che invece di saltare un terzo rispetti vari1ente di ufficiali del loro grado, passarono appena. innanzi ad un centinaio di colleghi e forse menu; per costoro quindi il van:taggio materiale del loro diploma d'idoneità si riduceva ad avere accelentta la ·loro carriera appena di qualche mese. La natura umana eminentemente speculativ,i, trasse insegnamento dalle prime esperienze, e la.quistione di saltare il terzo, di entra.re nel terzo, cli godere di un terzo completo, occupò in genera.le la mente dei concorrendi, ed assunse proporzioni pra.ticamenlé più importanti che se si fosse trattato della soluzione de.I problema riferentesi all,i triseziotie dell'angolo. Apparve chiaro come il sole che il saltare mi lle posti c~a sottotenente, o seicento da. ea.p itano, oppure solo duecento · clei primi é cento dei· secondi, era. una questione · numerica che, esposta in parole, significava giungere ad un comando di reggimento o cli andare giubilati al massimo con due anni di grado ·di ma.ggiqre. Ne meno · lucente apparve l'opportuna. applicazione cli un elementarissima principio aritmetico, quello cioè che quanto è più grossa una quantiUi tanto più risulta grossa una terza parte cli essa. Epperciò colla scorta degli annmiri. di due lustri passati e colla laboriosa attenzione
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all'a : b :: e: d si o.ttennero dei risultati tutt'altro che trascurabili prima cli gettarsi a capo fato nel palazzo cli via Bogino: . Era. meglio saltare un ·Lerzo cli capitani, o cli tenenti, o cli sottoLenenti1 Quesito ben arcluo in vero, comecchè poggiasse sulle rispettive quantità numeriche che qu.ei tre gracli ràppres~nLavano sull'annuario, quantità che potevano, come avvenne, variare notevolmente. Ammesso intanto indubbio che potendo saltare tutto il terzo di un 0o-rado era la migliore cosa a farsi, era naturale che, in aenere, si prendessero le dovute misure. Pei: taluni era urgente :nLrar subito all a scuola, poichè a calco I i fatti, prima· che spirasse il triennio si era certi di essere promossi per anzianità. al gràclo superiore, nel quale poi, a corso finito, non si poteva sbagliare di non sal Lare tutto il terzo; e questi si affollarono alle scuole preparatorie. Per altri invece che, a calcoli fatti, sarebbero stati promossi per anzianità dopo tre anni e non più Lardi per esempio ·di_ cinque 0 sei, non era punto conveniente l'andar subito alla scuola di guerra per non essere nel numern di quelli che invece di spicc,~re un bel salLo avevano solo mosso un passo cli lumaca. Per costoro adunque era con veniente attendere. · Non creclo si possa minimam~nte trovare a ·ridire a questo fatto del calcolo entrato come regolatore nell' imprendere un corso di studi e ciò per var-i motivi. Tale riLa.rdo può essere passato al proprio corpo, studiando quasi altrettanto as~iduamenLe quanto all~ scuola, riuscendo così più facile un esame felice; d'altra parte è logicamente nalurale che ciascuno procuri cli migl.iorare la propria carriera speciahnente se questa è la militare, tanto arenata dopo i.I 11866, e . tanto piena cli fatiche per tutti e per gl_i ufficiali _inferior~ specialmente. Ad ogni modo poi tale vantaggio era ecl e tassat1:7amente ·stabili to pei· legge, e qnincli rimane nel diritto di ognuno cli cercare di trarre cla questo il frutto ma·ggiore. . Ho accennato a tale fatto per venire ad un'altra conseguenza, per accennare cioè acl mi inconveniente nato dai differenti casi di avanzamento a scefta, al come vi si pose rimedio, alle previsioni future su tale questione. Vediamo anzitutto in questi tredici anni c1i vita che conta là scuola
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di guerra 'l'estensione sulla quale potevano reclutarsi cli anno in ,anno i sessanta aJlievi per il 1° corso. Per il primo sessen io ,J 867-68-69-70-7 1-72 nel quale erano pure :ammessi i capitani, sommando il numero cli tutti gli ufficiali inferiori di fanteria e cavalleria in attività di servizio, come risultano dai rispetti,~i a.nnuarì abbiamo i numeri seguenti: 1039,i,- 1036410095-98119-9324-805 11. Nei sette anni successivi cioè dal 11873 al ,J879 incluso, i capitani non vennero più àmmessi alla scuola e l'elemento di reclutamento è espresso rispettivamente così: ufficiali isubalterni cli fanteria e cavalleria 55H-4668-4iH 2.-4H,5-4,"794,J9 1-4223 . I clue totali rispettivi sono : dal 1867 al ,J 872 incluso 58047; dal 1872 al 11879 incluso 26906 .. · Ora nei ,13 anni forono ammessi al 1° corso della scuola ufficiali nei numeri seguenti, disposti cronologicamente: 55-60-56-50-58-60; 1
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,60-62-62-4 1-'28-3 1-37. Così nei primi 6 anni entrarono 339 ufficiali, nei 7 anni successivi 284 : in totale 660. Di fronte a questi dati, e tenuto conto che negli ultimi tre anni il ·numero dei subaltel'ni fu minore. di quanto non fosse in qualsivoalia deali anni del 1° sessenio, quando cioè vi erano i ca:pit,mi 1
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nelle scol:resche, ne risulta che il numero clei candidali ammessi al ·I corso ~on ebbe a subire diminuzione di -,orta negli anni succes- . :Sivi all'esclusione clei capitani . La differenza numerica trova la sua ragione di essere d;:tl fat to che _ nel 11° sessenio i suba! Lerni sommavano ogni anno a più di sei mila, mentre negli anni successivi variavano attorno al numero d_i 3500. I capitani aclunque furono ben lontani dall'essere nel 11° coi:so di am~ missione clei vari anni rappresentati in numero proporzionale ai quadri rispetto ai subalterni. Le ragioni cli età. avanz~L::t per ~·i~ornare a scuola, di lungo intervallo passato senza studi scolastJCl e, per taluni, la possibilità di passar.maggiore durante il corso e di doverlo troncare, furono le pl'incipali certamente che causarono ,quella sproporzione. Vediamo .come stessero e come stanno le proporzioni pei subalterni . . Nel 11867 si avevano 3260 tenenti e 4538 sottotenenti, dei quali '2868 clei p;·imi e 4080 dei secondi in fanteria, e 392 tenenti e 408 O
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ALCUNI CENNI
sottotenenti in cavalleria. Ora in fanteria il terzo dei tenenti risultava di 956, e pei so ttotenenti di 1360. Sempre per ordine cronologico il valore dei terzi cli tenenti in fanteria furono nei ,13 anni: 956,928,894,862,829,803,843,907,906, 944,944,909,870. E pei sottotenenti: 11360, HiH, tl403, 11384, 11305, 1035, 8.29,. 445, 333, 294, 294, 298, 296. In complesso possiamo dunque dire che mentre il terzo dei tenenti si mantenne a un dipresso sui 900, vediamo che perle nuove disposizioni organiche nei quadri dell'esercito avvenute nel 73, il · terzo dei sottotenenti variò da 11400 circa a poco più clj 300 nell'anno ,,corso ecl a meno di 300 negl i anni 76, 77, 78 . Cosicchè.;;ino al 4873, nel quale anno i terzi da tenenti e da sottotenenti eràno uguali., si poteva coò.siderare uguale l'interesse pei sottotenenti di saltare il terzo o nell'un grado o nell'all.ro, rimanendo ad essi il vantaggio, irndanclo sollecitamente alla scuola, cli essere ancora • fresch i negli studi. Le cifre su citate sono elocruenti per dimostrare che prima del 73 conveniva meglio saltare un terzo di so ttotenenti, mentre dopo il 73 non conveniva che attendere per saltare un terzo di tenenti . . Una. disposizione cli norma data fin dal primo anno e mantenuta sempre in avveniee prescriveva che nessun sotLotenente potesse concorrere agli esami di ammissione alla scuola"cli guerra se non conLava almeno dne anni di servizio auivo nella propria arma . Ciò ricordato, se aggiungiamo ai .2 anni che precedono il corso, 3 anni di corso stesso, abbiamo i:> anni di carriera, i quali un tempo bastavano·appena ad avanzare in anzianità la metà della grossissima falange di soLLotenenti, ma dal 11874 in poi, cinque anni furono sufficienti per giungere al grado di tenente per turno d'anzianità, ed o.ra sono cli troppo anche quattro anni soli . Pel che nel ;I 877 venne saggiamente disposto che il diploma di idoneità della scuola cli guerra servisse per saltare un terzo nel solo grado di tenente e ciò per scongiurare in allora il caso che qualche sottotenente avesse il diploma prima di giungere al gPaclo di tenente per turno di anzianità, e che quindi andéisse completamente svanito par lui il vantaggio materiale del diploma ottenuto . Ormai , quand'anche tale disposizione non esistesse, comé sopra · climo~trai, il pericolo sarebbe egualmente sventato. · 1
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Cessato l'interesse cli progredire per stmli nei posti di sottotenente, e di fronte a.d u.n ben grosso numero di tenenti, dei quali ad ogni modo, con o senza di ploma, bisognava superarne per turno di , anzianità.gli ultimi due terzi, cioè circa i 800, i sottotenenti ed i tenenti poco anziani non trovava.no ragione di correre alla scuola di guerra, ecl appunto negli anni 7'7, 78, 79 assistiamo a concorsi a metà deserti, per cui nel triennio avvece di 1180 ufficiali , entrarono nel 1° corso solamente 96, cioè poco più della metit. Non mi opponeva clùnque al vero dicendo che il calcolo moderò l'affluenza di studenti alla, scuola. Il terzo dei tenenti dicemmo potersi ritenere costante sui 900. Quello dei ca.pitani di circa 600 i.n cruesti ultimi anni . Ora pei tenenti conveniva più l'un salto<• l'altro? Da un lato esisteva il fatto che il grado di capitano era il più lungo a superarsi, quantunque il terzo dei tenenti fosse molto più grosso . Oltre di che, saltando un terzo dei capitani si schiva,,ano gli esami che vengono dati ai tenenti che clebbono passar al grado superiore per turno di anziani.Là. Da ciò ne avvenne che i tenenti poco anziani scelsero , per non attendere troppo, il salto del terzo dei tenenti; e che i tenenti anziani attesero e molti attendono sempre cli .essere giunti sull'Annuario a segno tale da aver sicuramente la promozione pel' anzianità a capitani durante il .corso triennale, il qual fatto li autorizza a continuare il corso, e,clà loro diritto, a diploma ottenuto, cli saltare .600 capitani, e di passare maggiori senza altri esami. Tutto ciò valga press'a poco anche per gli ufficiali di cavalleria. Con queste cifre e coll'esposizione cli questi calcoli. sui' terzi: si spiegan<> quasi completamente le altalene dei concorrendi agli esami di ammissione, sia nel loro nmnero come nei loro 'differenti gradi. · Om dunque se togliamo dai ranghi della truppa i sottotenenti, dei quali si vide nessuno polrà avere in tal caso il dij) loma di idoneità, e sé togliamo ancora. i tenenti anziani, quelli per esempio dell'ultimo terzo, che passano capitani durante il corso, quali saranno e quanti i subalterni con dip loma della scuola di guerra? Non vi ha dubbio, saranno tulti tenenti compresi fra 1'899 a mo'. di, ~sempio ed il 2700., quelli cioè degli ultimi due terzi di quel grado . Pongasi che nel grado cli tenente ci si fermi, nelle attuali condizi.oni, 9 ànni, per turno di anzianità. Per .giungere al 899 dei tenenti ci vorranno press'a poco 6 anni di grado.
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Ora ammettiamo per un istante, quello che in realtà è ben lontano dall'essere, che ogni anno entrino 60 ufficiali alla scuola. In 0 anni ne entreranno 360 . Pongasi pure, il ehe è poi lontani ssimodall' essere. che tutti 360 compiano felìcemen te il corso. Se declucianio i tenenti anziani che per lo meno occuperanno la metà dei p0sti, rimangono 1180 uffieiaU subalterni diplomati. Però, sia per eoncorsi poco numerosi, sia pE)rchè molti non compiono felicemente il tri ennio,. sarà fortuna se il numero di tali subalterni arriverà a ilOO. E questi 1100 portano nei corpi il benefico influsso dell'istruzione militare avuta? Si diffalcbi da così esiguo numero gli ulfìciali comandati alle divisioni , alle brigate, all'istituto topografico , quanti ne rimangono ? Io non voglio trattare la quistione per vedere se ciò, ·sia o meno un inconveniente ; accenno semplicemente il fatto che nelle file della truppa non si contano subalterni diplomati che in piccolo numero ora, e prevedibilmente si conteranno in numerominor·e per l'avvenire. La nostra università militare, in causa dei cenni su esposti, si al-· lontana dal criterio che guida le università borghesi, circa.aU'età degli studenti . In quest~ vi si passa senz'altro fin iti i corsi inferiori, freschi d'insegnamenti, cl'eLà, intalLi di forze; nel vigore della mente, e per tal moclo si ottengono i diplomi di idoneità quando si hannoancora innanzi molti auni di vita vegeta e robusta, nei quali si approfondiscono gli studi, si _applicano i risultati cli questi, si ottengono continui trionfi per le arti, ·per l'industria, pel commercio, per l~ scienze. Nella scuola cli guerra, come ben diceva molti anni or sono un chiarissimo docente militare .di quell'istituto, si ùnpara il metocìo pe·r sapere stiuli'.are, .non altrimenti che in qualsiasi altro is'titulosuperiore ; senonchè, pei mqti vi già noti, i giovani ufficial i non hanno interesse a concorrervi appena finito il biennio del loro servizio e passano cinque anni come sottotenti e forse 6 come tenenti,. ecl entrano alla scuola di guerra con una lacuna di una dozzina dianni ai lòro studi, lacuna che ben pu.ò dars~ venga colmata teoricamente da una assidua occupazione sui libri fra, le domestiche pareti, ma che in via pratica avrà sempre delle grand i vacui tà causate da mille motivi, fra i quali principalissimi quelli del disimpegno delle funz·ioni del, proprio grado. Questo ritardo non può riuscire
che nocevole al migliore risultato degli studi, e quando si oLtiene un' dìplomà a poco meno di 35 anni di età è ben dubbiosa per molti l'ipotesi che non faccia difetto, ·se non la volontà, almeno la. vigoria ed il tempo per mettere in pratica il metodo di studiare imparato alla scuola, per quel tanto che sarà certamente rich iesto onde giungere a splendidi risultati . Sembrerebbe pertnn.to, se non erro, buona misura da adoperarsi in futuro quella che , in qualche modo impedisse i fatti di cui sopra. Se i vantaggi dopo ottenuto il dip loma scemassero notevolmente in ragione diretta col crescere degli anni' di grado, ben si vedrebbero alla scuola concorrenti più numerosi, più atti a.Ho studio, più in misura d'aver d'innanzi un lungo avvenire nel quale fare onore ben grande a se stessi ed a quella scl\ola. a. ìoro maestra clel 1netodo di stucliare. Pel passato ciò non poteva stabilirsi. Una nuova istituzione tanto Yétntaggiosa intellettualmente e materia.!1111::nte a.ll'uflicia\ità clovea essere aperta a tutti gli ufficiali inferiori, senza distinzione cli gradì, di pronenienza, dì studi e di età. Jì era e vi è attirnlmente nell'ufficialità delle così dette armi comuni del buono, anzi dell'ottimo a raccoglìeré in fatto cli menti elette, di ingegni preclari, di educazioni col Lissime. Sarebbe stalo ingiusto chiudere la porta del primo istituto rniljtare del Regno ad .ulTiciali di matura età; a subalLerùi e capitani che avevano bensì, una lacuna di venti e di trent'anni n,eì loro studi, nrn che l'avevano colmata con tutte le campagne dell'indipendenza nostra. Ma qui si parla di misu re a prendersi pei giovanetti imberbi che appena usciti colle spa.lline dalle scuole di fanteria e cava.lleria volessero troppo lungamente riposarsi' sulle fatiche durate per ottenerle, e mirassero addiritura a saltare un terzo di capitani negli anni cli là da venire. Per costoro nulla di più facile che, giunti a ben matura età per ottenere il loro diploma, lo considerassero non giit quale segno di idoneità a saper studìure, ma come clii)loma. di ,vero sapere, se11za il bisogno di posteriori appli:. cazioni, con quanto danno si compr~nde, e per essi e per l'esercito. Ormai, com.putando le·attuali scuole preparatorie, sono quattordici anni che vive la scuola di guerra ed in tale te,~rpo coloro che vollero concorrervi ne ebbero il tempo, salvo forse pochi capitan i. Se in ogni c,,ncor.so vi fossero stati 60 ammessi, ben si potrebbe
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dire che il tempo nqn fL1 sollìciente a 1;accogli ere Lutli i volonLorosi e capaci, ma di fronLe a co ncorsi di ij6 ufficiaii come nel 11877 e ad un'ammissione di 28 esami nandi, è l'ecilo il ri1enere che la mietitura di candidati, sulla massa dell'ufficialitit fra i ~5 ed i ,S.0 anni. di eLà, sia pressoché e$aurita, e che ormai convenga far solo ca lcolo su i nuovi promossi, il che darà libertà ad applicazioni di mi sure e norme precauzionali, che non danneggeranno più gl i ufficiali an. zi.ani e manterranno i giovan i in un sistema meno speculativo e più uti le.
programmi, o per assenza alle lezioni di qualche allievo; o con tal modo gl_i ufficiali rafiermavano viemmeglio gli insegname1Ùi avuti, e gli insegnanti potevano farsi un criterio di giudizio sulla applicazione, sul saper~·e sulla capacità cli ciascnn studente. Ma non era certamente con un corso dell a. durata di tre anni che si poteva attendere ad un insegnamento LanLo complesso; quantunque per alcune materio bastasse averne un chiaro concetto senza necessitare una investigazione profo nda, ne rimanevano pur sempre molle altre· per le quali conveniva. un applicazionéconl.inua, lunga, faticosa, mezzo solo per averne un possesso comple1:o . Cosi sin dal principio, in quanto all'insegnamento delle lingue slranieresi tenue obbligatoria per tutti la lingua francese, ed obbl igatoria la lingua inglese o lR tedesca, quindi facoltal. iva per cia scu no l'escluzione di una di tali lingue. ~olia.mo intanto il fatto che nei due anni di insegnamento 67-68 e 68-69, erano per gi i allievi obbligatorie tutte le materie di insegnamento, meno una delle foe citate lingue. Si fu nel 11869 che parve ancor tfoppo gravo::,o il fa rdell o addossai.o agli studenti. In allora venne disposto che le materie faco ltative comprendessero quattro grnppi: Gruppo A: comprendeva l'annlisi finita e la geometria descrittiva nel 11°anno; il complemento di geometria descriUiva e la, trigonometria sferica nel 2° anno;. la geodesia nel 3° anno. Gruppo B: ,1° anno fisica, 2° anno chim ica, 3° anno geologia e mineralogia. Gruppo C: lingua l.edesca dui·ante i tre ann i. Gruppo D: lingua inglese idem. Era fotta faco.ILà agli studenti, nno cli questi gruppi essendo obbligatori.o, di op tare per quello ch e meglio gli talentasse. Tutte le altre materie già cii.al.e rimanevano obbligalorie per tutti. Con questa determinazjone venne agevolato il buo11 esito degli sLucli, il regolare procedere dell'in segnamen to, e fatta agli studenti una posizione più faci le per ottenere il diploma. Negli esami dati nell'interno della scuola le varie ma.lerie non ebbero mai coefficenti di importanza, e quindi tutte concorrevano egualmente, le obbligatorie e le fnco ltative a por.tare il loro peso nella class ificazione finale. Egua le trattamenLo ebbe anche nei primissimi tempi l'equit.1.zione.·
Delto degli esami d'ammissione e delle quistioni ad essi inerenti, diamo uno sguardo rapido nel l'interno dellfl. scuola di guerra in quanto si riferi sce al metodo di insegnamento, al criterio che lo guida, ed agli esami, confrontando il passato al presente. All'articolo 32 del già citato regolamento pel riordinamento del corpo di stato maggiore, 11 1 marzo 11867, è dello : « Il corso di studi alla scuola superi ore di guerrà. durerà tre :umi » Tale disposizione rimase inalterala fino ad oggi. Le materie d'insegnamento furono e sono talune- di ca rattere speciale militare, altre appartenenti al conedo costituente la coltura generale ; l'ra le prim e l'arte militare, lasLoria militare, la geografia applicata all'arte della guerra, la fo rtificazione, la topografia, l'artiglieria, l'amministrazione mili tare, la legislazione miIilare, il servizio cli stato maggiore, l'equ itazione; fra le seconde, la storia generalo della civiltà, le matematiche, la letteratura it,1liana, la lingua francese, inglese e tedesca, la fisica, la chimica; la geologia. Circn al metodo cl i insegnamento alcune materie. erano solo insegnate in via teorica, altre come la topo·grafia, la l.at.tica, la logistica e quindi il se1·v izio di stato maggiore, avevano un complemento cli insegnamento pratico·che sviluppaYasi nei periodi autunnali compresi fra l'uno e l'altro degli anni scolastici, come pure fra il finire del 3° corso ed il ritorno degli ufficiali al proprio corpo. Il corpo insegnanl.e costituiva una eletta schiera di uomini notissimi all'esercito se militari, ese borghesi pure notissimi fra i migliori ingegni docenti allo nostre università. Durante i co,·si si Lenevnno su ciascuna materi:1 delle conferenze allo scopo di riep ilogare la materia insegnata, di colmare quell e lacune che si scoprissero nell"insegMmonfo stesso, o per variare di 1
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Le varianti successive ai prngra.mmi di ammissione alla scuola trovarono le loro origini dalle varianti ài programmi avvenuti nella scuola stessa. La classificazione negli esa1~1i è data per palle bianche e nere e la màggioranza fra i tre votanti . ·indica , l'idoneità o meno del candidato . I pun ti di mèrito sono compresi da1lo zero al 20, il 1O rimanendo il minimo per l'idoneità. Una disposizione sempre mrntenuta e .riconfermata nel regolamento·emanato nel 118711 all'articolo 30·, dice: « A nessun allievo è permes$O di ripetere _nè esami, nè l'anno scolastico. > > Per contro, quando non si otteneva. l'idoneità in qualche esame, pure di non ottenere meno di 7 plrnti, nel qual caso si cessa·va dall'appartenere alla scuola , si poteva. ottenere egualmente la promozione se la media. totale dei punti ottenuti in tutti gli esami non risultava inferiore ai -14. Vediamo ora se sémbra meglio mantenere l'articolo 30 od il modificarlo, come pure se la media di 14 punti formata nei modi citati, non -abbia insiti degli inconvenienti di qualche rilievo. I motivi che dettarono quell'articolo 30 possono essere causati da varie considerazioni : 'il ripetere gli esami genera là ricos~ituzione . di altre cqmmissioni esaminatrici : il ripetere l'anno au. menta la scohìl'esca oltre il . numero stabilito, e gli officiali ripetenti reslano in carico all'erario e di carico a.i compagni dei rispet: tivi corpi per una assenza dal servizio Lanto protratta, assenza che· torna di danno ali 'ufficia.le che dimentica il servizio speciale della propria. a.rma.. L'ammettere la ripetizione cli un anno di corso diminuisce certamente il carattere rigorosissimo degli studi che· in quell'istituto si compiono, e gli studenti imprendonò lo studio con alacrità maggiore sapendosi sprovveduti di un tale soccorso in caso di disgraiia. Però se osserriamo tutti gli istituti, tutte le scuole, tutle le un,iversità e nel lì.egnonoslro e all'estet'O, civili o militari, non credo si Lrovi esempio cli non ammettere la ripetizione di esami. Se non solamente frn i mediocri, ma fra i migliori ingegni che onorano le arti, le industrie, le scienze si dicesse « chi di voi nella sua carriera non ebbe a notare una clelicienza d'esame alzi la mano >) se ne vedrebbero ben poche levate e forse non sarebbero queJJe dei più distinti ... 1
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Senza uscire di connne,in tuLLi i nostri ginnasi,nei licei, nei cor:si tecnici, nelle un iversità, nelle scuole professionali, magistrali, nei collegi militari, nella scuola cli fanteria e cavalleria., nell'accademia. militare e via via, si ripetono esami e si ripete, al caso , almeno un anno cli corso . Nè questo fatto ha mai creato un avvenire ai ripetenti meno bri llante e meno distinlo di quello degli altri tutti. Le cause che possono condurre uno studente ad uri esame infeli ce sono tante e svariate, nè conviene emunerarle, che tutti le sanno per teoria e :nioltissimi fra questi per pralièa. Nè devesi dimenticare che la scuo-' lare.sca cli quel superi6re isti tuto è composta unicamente di uomini fatt i ed ufficiali distinti pe1' giunta,d i elevati sentimenti, e fra questi elevatissimi quello dell'amor proprio e della serietà dei propositi . Ora l'articolo 30 non può ritenersi che abb ia per inira una punizione, che sarebbe a reputarsi sempre immeritata per tali studenti, nè a ritenersi come necessario incentivo allo studio, come che la negligenza non abbia mai abbarbicate radici in quella · scuola. Un ufficiale rimandato in un esame e già troppo fortemente colpito nel suo più caro sentimento, perché ciò possa sempre rencleraccorti gli · studenti a. non trascurare alcuno dei fattori che assicurano una buona l'iLlSCita. I Gli inconvenienti all'~rario di avere in più presso alla seno.la alcuni ufficiali ripetenti un anno cli corso· , non sembrano essere tanto. forti dal dovervi preferire l'esclusione dei deficenti, la rovirni di tante carriere, la caduta di tante speranze . Ad ogni modo si accetti se vuolsi per inalterato il princip io di non ripetere anni cli corso . nell'interno della scuola: se si ammettesse la ripetizione degli esami, vi sarebbe mezzo a riparare egnaJmenLe bene ad ogni .sinistì·R evenienza. Un ul'tìciale per esempio rimandai.o in una. materia potrebbe ripetere l'esame clopo alcuni mesi, cioè nell'aprirsi dell'anno scolastico successivo : se promosso imprenclè tosto il corso superiore : se uon promosso ritorna al suo corpo e là mettendo a. frutlo il tempo libe1;0 ripete l'anno scolastico per suo conto,cosa che può fare agevomente solo che abbia cura di procurarsi notizie sull e varianl.i, per caso inLrodotte, nei programmi e giunta l'epoca degli esami, gli si concedono alcuni giorni di congedo,e messo a c~ttalogo cogli all ievi del corso corrispondeute al suv ripete tult.i gli esami . Per tal modo non rimane assente dal suo corpo più dei tre anni tassativamente sta.-
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biliti,riacquista meglio degli altri l'abitudineal contatto colla trnppa, o non rimane di peso nè ai camerali dei reggimenti per una assenza protraua, nè di peso all'orario per mantenerlo agli studi un anno dipiù . . A tutto questo si potrebbe opporre il fatto che se non si permettono ripetizioni di esami, vi si é però provveduto col poter rimediare a qualche deficenza per mezzo di una media complessiva di 14/w Vediamo se tale provvedimento ,non abb ia per avventura il · suq lato debole. La scuola di guerra dovendo essere il principalissimo nostro istituto militare doveva abbracciare un cor:30 di studi informato a tali criteri ·mercò i quali un ulliciale si trovasse aJla fine di es;;i con una dote superiore, non solamente di cognizioni militari, ma. ancora fosse inizialo ad imprendcre più vasti e più profondi studi tanto nelle mil itari quanto llelle civili disciplino. Se si volevano aver ufficiali capaci un tempo cli grandi idee e di conclegne effettuazio_ni al le mecl0sime, conveniva ingrandire l'orizzonte delle loro cognizioni extra. militari, inquanLochè queste concorrono in altro modo allo sYiluppo intellettuale e conducono lo studioso al concepimento clel vero, del bello e dell'utile, e per estensione di applicazioni arri cchiscono la scienza militare dei portati del generale progresso. I programmi quindi che comprendono l'iilsegnamento interno della scuola di guerra sono stabiliti da ben altri con.cetti cli quelli che stabiliscono gli esami di ammissione alla scuola stessa. Guardando nf\l futuro era facile il prevedere che il maooior nuno mero degli ufficiali generali sa rebbe uscito da detta scuola e come per essi ,quei programmi d'insegnamento erano i sol i voluti per poter un giorno coprire i più alfrgradi della militare gerarchia; ma nel con tempo era pure prevedibile che non più di un allievo di detta scuola s11 dieci sarebbe gi unto tanto innanzi nella carriera, e che nei gradi inferiori scema il bi:;ogno di istrnzioni enciclopediche che, pur sempre essendo di nob ile omamento ad un ufficiale, non serv-iranno che · mollo ipoteticamente a far sentire la loro benefica appli cazione prati ca, non trovandosi ch i li possiede in misura di esercitare grandi comand i e cariche speciali p1·i ncipa lissimc nel disbrigo degli affa ri di governo. La maggior ~)arLe degli ufficiali con diploma di idoneità chiuderà la carriera con un comando di batta-
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glione, od al massimo cli reggimento. Per tali comandi adunque, rimanendo problematico l'impiego di studi extra militari, gli studi cli puro carattere militare rimangono i soli esenzialissimi, i soli pei quali non deve essere possibile alcuna transazione. Vorrei con ciò accentuare che, liberi colorb destinati a più luminoso avvenire cli farsi strada con più ricca dole di cognizioni generali, altri non dovrebbe risentir danno nella sua modesta carriera solo per non poi.ere colle fo rzo sue intellettuali soslenere il peso di appli car.ioni tanto numerose e svariate; e vorrei ancora notare come taluni astretti nel affrontare tante materie che alla scuoja hanno .egmile iinporLanza nelle promozioni, ri~parmiano parLe del le loro fo rze aèl apprendere le puramente militari ,pcr aver vigore a. reggere le rimanenti, sem:a poi eccellere nè in queste nè in quelle con grave discapito loro e col dimfo uire j risultati i più seri. i più pratici, i più comuni che la scuola di guerra si ripromette. [n base a .tali conside,-azioni , sembrerebbe più opportuno che, pnr restando ferm i gli aLLuali programmi per tutti gli allievi, le materie di insegnamento venissero separate p. e. in tre gruppi, ciascuno di clilTerente importanza, da segnar:;i con differenti coefficenti; i primi due puramente mi litari, ed il terzo cli carattere gequesta cbe darebbe, sembrami, mezzo mioliore nerale; separazione o . per ottenere delle classificazioni che meglio rispondessero al concetto anzi enunciato. Primo gti1,7Jpo. - Arte, stori,i e geografia militare (gruppo essenzialissimo per eccepenza). Secondo gntppo.- Amministrazione,legislazione, topografia, letteratura italiana, lin 0rrua francese, fort ificazione e artio-l o ieria (gruppo essenzialmente compleme1itare al primo). Ter:ro grnppo. - Lingua inglese e tedesca, matema tiche·, fi ·ica, chimica, geologia e storia generale della civiltà (gruppo facoltativo, con un ramo obbligatorio). L'idoneità nei due pri mi gruppi, assicurerebbe già nel diplomato un ufficiale con buone basi i11tellettive per poter aspirare nd un comando superiore. Uno splendido risultato in tale idoneità, unito a quello riportalo in .alcuni dei rami appartenenti al gruppo facoltativo potrebbe servire di criterio per condurre il diplomato a mete più eccelse.
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In oggi tuLte le materi.e pesano con egual gravità sulla bilancia
della classificazione. Ne consegue che didueuilìe'iali cheotlengono, :1 primo 1O punti in arte militare, 1O punti in storia militai·e, 18 punti in inglese e ,J 9 in geologia; ed il secondo 18 punti nei due primi esami e '10 nei due ultimi, questo secondo avendo in totale un punto cli meno, riirnll1e classiGcato il 2°. Se tale inferiorità od altre cli . simile natura faranno scarta re il 2° dallo stato maggiore, anemo il primo destinato a ben più brillante carriera, qua11tunqlte, militarmente parlando, del secondo notevolmente inferiore. Ma anc:he ammesso che ciò non fo~se possib ile per altri criteri di scelta, avremo sempre uno squilibrio · di classificazione ,dannoso nell'interesse militare. · Ma il guaio non istà, sembrami,specialmenle in ciò. Si disse che un ufficiale non promosso in una o più materie può ottenere la promozione se può compensare tale deficenza con punti ottenuti in altre waterie, se può cioè giungere ad una media di ,J4 . Ne risulta dà tale disposto che una materia priD.cipalissima superata cori buoni punti, può compensa.re gli insufficienti pmùi avuti in una materia ,affatto complementare, od anche solo facoltativa, ma per contro un bucln esame in m1a di quesLe, fa colmare lél delìcenza in una clefle materie cardinali per l'eduèazione superiore di un milita.re. Così ottenenclò 119 punti in un tema di geologia nel quale si sia splendidamente dimostrato che i coralli sono ignoti al cambriano e che, apparsi al principio dell'epoca siluriana, reggono imponenti dùrante tuUa l'epoca paleozoica, si potrà compensare ai deficenti 9 pirnti avuti in un quesito di tattica nel quale non si seppe razio. nalmente disporre sul terreno quattro pezzi d'artiglieria e due battaglioni cli fanter ia. Nè vi ha chi disconosca l'utilità delle applicazioni della legge di. Mariotte sulla pressione dei gaz, ma ha ben alti·o peso per un uffi-cia.le chiamato a notevoli comandi il non a,•er compreso a proposito il segreto delle vittorie napoleoniche a Lonato ·ed a: Castiglione. Che a parità di conoscenze militari, ed anche a disparità di queste, quando non vi sieno deficenze, faccia maggior sù-ac\a nella carriera. il più erudito sta bene, anzi henissimq, ma pare meritevole di studio la misura di chiamare idoneo un nlliciale non idoneo sulle. materie che costituiscono il vero e solido fohclamento mili tare, 1
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in omaggio al tede5co, alla fisica, alla trigonometria sferica, e ciò per 'inantenere inalterato il disposto del più volte citato artièolo 30. Così per analogia noi non vediamo che uno studente cli medicimt dovendo trattare per tesi la diagnosi di un tuberco loso, possa, non sapendo, cavarsi d'imbarazzo col discorrere della curn del ferro per l'anemia, e si che è_ tutta medicina. Che si direbbe poi se potesse ottenere una laurea per saper fare una. splendida dissertazione sulle teorie archi tettoniche del B,rnnellesco e del F°allaclio? E non è forse tutto questo· patrimonio scientifico? Gli si terrebbe buono il ·suo sapere, ma gli si farebbe ripetere l'esame sulla tesi deficente, mandandolo a ristudiare nelle biblioteche votate ad Esculapio. . Ora a.dunque riepilogando , i risultati degli esami del ,1° gruppo potrebbero inlluire Sll quelli del secondo e del terzo; il risultato degli esami dei due primi gruppi su quelli del terzo, nel qua.I caso la media dei fissati 14/ 20 risparmierebbe l'incaglio della ripetizione degli esami; non giungendo a tal media, si dovrebbero ripetere 0ali esami per le sole materie del secondo gruppo risultate deficenti. Il terzo gruppo influii·ebbe non già sulla promozione, ma solo sulla classificazione. Ma per quanto splendidi esami si facessero anche IU tutte le materie dei due ultimi gruppi, non potrebbesi in alcun modo schivare la ripetizione clell'esam~ se vi fosse deficenza anche solo in una materia delle tre costituenti il primo gruppo . · Dei vantaggi di tal temperamento dirò fra poco. Allora l'articolo 30 potrebbe esprimersi così: « Nella scuola di oèruerra non si . ripetono anni cli ·corso; è fatta facoltà ai non promossi cli ripetere l'esarne delle materie delìcienti al cominciare del cm·so scolastico successivo qualora la loro media complessiva nou sia infe,:iore a.i 12 /20· Non superando il secondo esame, o non rag,1iuno-endo la. detta media, è in loro facoltà di riprendere gli esami ;; tut~e le materie del corso al q~iale appartengono, .i ll 'epoca degli esami nell'anno successivo ». Sarebbe un articolo, paragonato all'attuale, assai. più prolisso, ma assai meno spaventoso e meno gravido cli in convenienti. Accenno ora ~revemente a.Ila media cli "4 punti. Fissiamo le idee su cli un esempio pratico·, e sia.no sette le materie d'esame a sostenersi alla fine cli uno qualunque dei tre corsi. La media totale di ,J2
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è sufficente per essere promossi: dunque si passerà. col minimo di punti ,12 ,>( 7 =84. Il massimo di punti es.sendo 20 ~.7 = iffO: Questi sono i limiti estremi nei quali saranno compresi 1 punti d1 tutti coloro che non ebbero deficenza di esami. Un allieYo deficente in una materia, in tale materia potrà. aver avuto punti 7, 8 o 9. Per essere promosso gli occorre un8: media totale cli 11 :i, ossia punti 114 x 7 = 98. A seconda dei casi sulle sei niaterie rimanenti dovrà. almeno riportare 6 X 1.1. = 84 più la differenza fra il punto avuto nell'esame deficei1te ed il H, cioè punti 7, o 6, o 5; il che vuol dire che per non cadere deve superare gli altri 6 esami _con 115 ptrnti press'a poco su ciascuno in :media. Ottenuto questo ns\Lltat~ in una scùolaresca di 60 allievi si può ritenere che per merito eh esami non sarà classificato più indietro del 20°. Vi saranno cioè altri h,O allievi fra i rimandati ecl i promossi con medie comprese fra il 112 ed il H. Se ùon potrà: ottenere tale risultato, perchè invece di un totale di 98 p:unti, ne abb ia guadagnati solo 97 e due terzi, tale allie~o perde il diploma, perde il corso di studi, e se .~e ritorna al reggimento, con qu.ale mora!~ abbassato tutti comprendono. · Ecco dunque che un terzo di pu.nto avL1to in meno, Ioss'anche in tedesco, in chim ica, in legislazione basta, per sè solo a ~rorrcare a mezzo una carriera. A qu~sto luogo mi si p,ltrebbe dire di essere venuto ad una conclusione vecchia come è vecchia l'istituzione degli esami , e sta. bene; ma io non miro a ciò. Voglio dire clrn mentre questo fatto è razionatissimo e non commuove alwno là ove è permesso ripetere gli esanli e gli anni cli corso, è per lo meno eccezionale e può com..: muovere le commissioni esaminatrici, prl:)sso la scuola di guerra. ·L'articolo 30 ha creato un sistema di riparazione durante gli esami ed ecco in qual modo . Quando. un allievo cade in un esame, spe. cialniente se ci.ò succede dopo il secondo, o dopo il terzo corso, tale fatto è tailto grave che diviene comunemente notorio . Se la caduta è avvenuta nei primi esami, le commissioni esaminatrici suc.cessive possono col loro voto agevolare o meno l'allievo cleficente a raggiungere la media cli 114. Que~t,o aiuto, se le com1~1issio~i sue~ cessive sono parecchie, si suddivide fra tutte e con cle1 punti buoni l'allievo si salva; ma se la cadtita succede p. e. al penultimo esame, 1
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qualora l'aiuto debba giungere tutto dall'esame ultimo, occorre un punto buonissimo, un !I 8, un 20 . E qualche volta il 20 neppure basta ed allora la disgrazia è irreparabile. Risulta pertanto doloroso il lasciar soccombere un allievo che lo si sarebbe potuto salvare qualòra avesse s11bìto l'esame in cui fu deficente fra i primi esami sostenuti e non fra gli ultimi . Ecco dunque che anche la sorte fa pesare la sua mano a.v'versa là ove non ci avrebbe a che vedere. Due allievi dunque, ben conosciuti alla scuola e ritenuti meritevoli di ogni riguardo in un doloroso incidente, possono essere l'uno sai vato e l'altro no, a seconda. che il doloroso incidente occorse, all'uno prima, all'altro dopo. Vi è forse qualche cosa di anormale, qualyJre cosa di ingiusto che una commissione esaminatrice dia ad un allievo, nelle succitate circostanze qualche punto di più di quanti per avventura ne darebbe, se l'allievo di cui si discorre non avesse bisogno cli essere aiutato'? Credo poter dimostrare che un tal fatto presso la scuola di guerra non esce non solo dai limiti della più stretta giustizia, non potendo ricadere a danno di chicchessia, ma costituisce un mezw razionale, I9gico ed umanitario, mercè il quale si riparano, a vantaggio clell'ufficialità, gli incidenti fortuiti che possono avvenire senza riguardo ai precedenti ed all'eleva.to grado di coltura di qualche allievo . ' · Se la classificazione d'esame servisse ad alterare l' ordine di anzianità fra tutti i promossi, allora questo fa tto potrebbe recar nocumento a qualcuno, ma i diplomi non influiscono sull'anzianità. dei diplomati che rimane inalterata come trovasi sugli anrn!ari. Nè ' YatTebbe il dire che la classificazione serve cli base al passaggio nello stato maggiore, perché a tale passaggio molti criteri diversi servono cli norma, nè qualche punto dato in più ptiò menomamente in.fluirvi . Ad ogni modo nessuna investigazion.e a questo proposito è raaionevole comechè le commissioni esaminatrici sono le sole che hanno competenza di veste e cli diritto a giudica.re sulla salvezza o meno di un candidato, avendo n~lle mani tutte le proye per illuminare il loro verdetto. . · In complesso, se l'articolo 30 non fosse concepi to nei termini attuali, la caduta negli esami non potrebbe interessare alcuno, le commissioni non se ne preoccuperebbero in alcuna maniera, e tutta la e)
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coh1mozione e la preoccupazione ricadrebbe di giusta ragione sull'allievo che fu la causa del male, e lui solo dovrebbe pensare a porvi rin.1edio. · Devesi ora far cenno' di un altro elemento che potentemente concorre a formare l'idoneità annuale, facendo sentire fortemente la sua influenza sul punto d'esame. Non ne parlai dapprima perchè tale elemento nacque' sullo scorcio del 11871 quando cioè la scuola contava gi~i quattro anni dì vifa, quando cioè molti ufficiali avevano finiti gli studi, e molti altri non potevano sentirne i vantaggi che in parte. · L'articolo 29 del già citato regolamento dice « Per ogni materia d'esame si.addizio1}a il pun to d'esame raddoppiato col punto annuale -- che è quellò ottenuto nelle conferenze durante l'anno e la somma si divide per 3. La media dei punti conseguili . in tal modo nelle varie materie servirà a determinare l'iclonei.tà anmbale, che si intenderà raggiunta se detta media sarà uguale o maggiore del Hl per tutti coloro che riporLeraùno l'idoneità nelle singole materie - cioè il 11O - ; o uguale o maggiore del 114 per coloro che risultarono deficenLi in qualche mater ia non riportando però un punto inferiore all'8 )> . Questo articolo non altera menomamente quanto si disse per la media del·'' 4 in caso di deficenza, ma altera enormemente il modo per determinare l'idoneità annuale. I risultati delle conferenze entrano a decidere sulla sorte finale. Se in un esame fall ito si ottengono 9 punti, basta aver ,12. di 18 I 19. conferenze e si ottiene2 X 9 = 118. = 10;· L'idoneità è 1
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raggiunl:a. Se si ottengono soli 8 punti, una conferenza con 114 ripara la deficenza. · Il beneficio di quest'articolo 29 fa quasi climenticare la severità del 30. Quale precedente ottimo per l'allievo stltdioso , quale prova palmare del sapere di un esamimrndo per gli esaminatori, quale serenità. d'animo e di mente per un ufficiale che avendo buoni punti alle conferenze, si presenta all 'esame sapendo che anche cadendo cadrebbe in piedi I Fortunati coloro cl1e poterono o possono fruire di tale beneficio. Nè si dica che vi è anche jl rovescio della medaglia e che conferenze cattive richiedono· esami
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;feli ci; lo studente che in un pi.io di conferenze non seppe dar pro~a di conoscere la. materia, e che all'esame finale fece una figura meschina, noli si merita l'idoneità, e che lo rimandino è preLta giu:SLizia. A.I suo dolore serva di farmaco il pensiero che prima del 71 i risultati delle conferenze potevano tutto al più, e neppur sempre, avere un importanza. puramente.morale, mentre l'idoneità si 'basava :sui punti d esame puri e semplici. Per conoscere l' immenso vantaggio portato da tale determinazi one bisognerebbe fare il parallelo fra .il numero di coloro elle non ottennero il diploma d'idoneità nel ,1° quadriennio, e quelli che non l'ouennero nel quadriennio successivo al 1187 1. Ma le conseguenze del non esservi o dell'es,servi tale ausilia rio all'esame finale sono troppo eloquenti e palmari perchè sia d'uopo appoggiarle con c~ifre. Esaminale sommariamente le principali quistioni relative agli esami di ammissione alla scuola di guerra, e fatte alcune considerazioni in merito al come si manifesti il metodo di insegnamen to e di . ·Classificazione nell'interno di essa scuola, vediamo come venne applicato l\tv:anzamento a scelta in base al diploma d'idoneità, enumeriamone gli inconvenienti che si mostrarcino, come vi si sia r imediato e come possa stabilirsi su tale quistione un assetto regolamentare ,definìtivo . A.vendo esposto in principio l'articolo 33 del regolamento pel r iordinamento del corpo di stato maggiore, 114 marzo 11867, ed -avendo esaminata la quistione sul fatto dei terzi nei vari gradi, r imarrà ora facile e spiccio il comprendere gli inconvenienti che l'applicazione di tale articolo stav,1per portare, se non vi :,i metteva riparo con successi ve determinazioni. · Il salto del terzo era tassativamente stabi lito per ogni grado. La .sproporzione fra l'eITettivo di ufficialità nei vari gradi, le notevolissime varian ti già citate all'organica. dei quadri ed il potere scegliere, ad libitwn dei sottotenenti specialmente. il gn,do nel quale eseguire il sollo del terzo, doveva portare a combinazioni che urtavano col principio di anzianità che, a pari tà di merito constatato, ·deve essere rigorosamente sal rngLrnrda.lo . · Piglia.mo ad esempio due sottotenenti 1.1.110 con anzianità del 1863 e l'altro con anzianità, del 65 . Il primo entrato alla s·cuol a di guerra 1
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p. es . nel ·I868 finiva il corso nel 187·1 e riceveva il diploma di idoneità quando sull'Annuario occupava il poslo N. 700 dei sottotenenti . Essendo compreso nel •l O tenm, alla prima promozione era nominato tenente saltando i 700 posli . Il secondo enlrato alla scuola nel 487·1, finiva il corso nel 7/4.. e trovandosi già tenente per promozione avuta durante il corso triennale, usciva con un diploma che gli da.va diritto a suo tempo di saltare 900 posti all'epoca della sua promozione per merito a capitano. Ora se fra i due citati soltotenenti , il secondo era meno anziano del primo p. es. di 750 posti, era evidente che facendo da tenente a capita no un sa lto di 900 posti, passava cap itano molto prima del sottotenente già più anziano di lui nella nomina ad uaìciale, e che era entrato alla scuola di guerra prima di lui , e che oltre a ciò aveva forse subiti esami in modo molto più splendi do di questo suo collega. ~ei primi anni non si pensò a tale eventuali là, ma avvicinandosi l'epoca delle promozioni a capitano cli coloro che avevano diritto a saltare un terzo nel grado da Lenente e che come sottotenenti erano meno anziani di a.ll.ri ufficiali che avevano fatLo il corso di studi alla scu()la nei primi anni dell'istituz ione di questa- si accentuarono i lagni per parte degli intere~sati . - Ad ovviare a. tali inconvenienti nel •I876 veniva emanai.o un Regio Decreto - pag. 31111, Gior1iale ,militare, parte prima - il c1uale all'articolo ·12 dice: « I diritti acquisì ti da.o-li ' o ufficiali che hanno già compiuto il corso della scuol a di guerra ed ottennero il conseguente diploma di idoneità, non restano per nulla alterali per ell'et.to del presente Decreto . Ed agli ufficiali che fanno :utualmente parle di delta scuola, :;aranno applicate le disposizioni vigenti all'atto della loro ammissione, eccezione fatta pei sotttenenli ai quali sarà dato il vantaggio del terzo nella promozione da tenente a capitano e non più in quella da sottotenente a tenente. Fu quesla una soluzione felice che toglieva per l'avvenfre la possibilità dei casi su citati, ma tale soluzione non riparava il danno sognalat.o per quei sottotenenti che avevano frequentata la scuola di guerra nei primi anni e che già avevano avuto il vantaggio nell~t promozione a tenente - vantaggio ch e risultavtt <li gran lunga inferiore a queJlo di saltare un terzo degli ufficiali nel g1:ado di tenente. Questi ufficiali che attendevano una dispos izione in loro 1
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favore erano in numero di 8.&,. E la disposizione in loro favore l'ebbero in questo modo: man mano che vengono promossi capitani dei tenenti di loro meno anziani da sottotenenti, saltando il terzo di loro spettanza, si promuovono pure capitani quei tenenti dell~ loro data d'anzianità, e che ebbero solo il vatagggio da sotto tenenti a tenenti. Per tal modo fu rimediato all'inconveniente e per questi ultimi anzichè dire che godettero di due vantaggi, debbesi dire che godettero di un vantaggio solo ma suddiviso in due volte. Pigliamo ora l'esempio cli un sottote1~ente c~ll~ data del set.ternb1:e 1868 che, avuLo il diploma sia. passato mnanz1 d1 cento po.st1 ad u~ altro so ttotenenle con data novembre ,1866 nell'elenco det tenenl1. Alcuni anni dopo quest'ultimo tene_nle avendo pure ottenuto i.l cliploma d' idoneità. sta attendendo di entrare nel 11° terzo degli uf: ficiali del suo grado per passar capitano. Se ora come tenente si trova di cenlo posti dietro a quell'altro tenente, un tempo meno a~ziano cli lui di due anni nel grado di sottotenente, saltando 000 posti, tornerà a passare innanzi a quel suo collega come r~gion vuole se si considera la parità cli merito e l'anzianità di nomma da .sott.ot~nente. Ma si prevede che a sua volta quest'altro ~enen~e tirera 1.n campo che egli,. come tenente, è più anziano del pr'.mo d1400 posti, e che a vendo lo stess~ diploma, non comprende il perché non lo facciano capitano prima dell'altro. In complesso devesi guardare l'anzianità cli sottot~n~nte o quell~ di tenente per stabilire la precedenza nelle promoz1om per quelli che hanno lo stesso diploma? Ecco una domanda, alla quale è da desiderarsi venga clata una risposta che decida sulla questione in modo da non dar pascolo a vane lusinghe e ad amare disillusioni. Nè le rnne lusinghe e le amare disillusioni possono e_sse1:e. co~tenute in questo limite. Più tardi, quanclo vi s~ranno dei capitani , passali in tale grado pel meri lo della scuola eh guerra, che ~nt'.·eranno nel 1° terzo, dovranno essi pur volendo passare maggiori a scelta, sottostare all'esame attualmente stabilito per coloro che non fecero il corso della scuola, o passarono per dato e fatto del loro diploma già da anni ottenuto? · È pure un fatto che il diploma di idoneità ha uguale peso e valore, 1
ALC UN I CENNI 214 in fatto di merito, per folti coloro che lo posseggono. Ora il diploma ché serviva aél un sottotenente per passar tenente, quello che serve ad un tenente per passar capitano, e qnelli che sino al 11875 hanno servito ai capitani per passar maggiori, sono tutti diplomi perfettamente eguali, dali dietro eguali studi, eguali esperimenti, eguali risultati. Ne nasce quindi spontanea la domanda se un lenente pron1osso capitano per merito debba o non debba sottostare ad esami, che un capitano od un tenente anziano già suoi condiscepoli non hanno fatti mercè il loro diploma, quando sarà nel 11° terzo dei capitani ed. in misura cli essere promosso maggiore . Un capitano se passa maggiore mercè un diploma, dimostra il fa:tto che la sua capaciti.l comprovata alla swola di guerra, è sufficiente per coprire degnamente un tale grado . Ma tale capacità fa pure comprovata per i lenenti e pei sottotenenti che furono diplo- . mati; da ciò la domanda del pet·chè costoro debbano essere richiesti di altri esperimenti e di altri esami non fat~i subire al primo. Espongo semplicemente le deduzioni elementarissime che si faranno o suo tempo, e che tutte trovano la loro origine da una lacuna nel regolamen to dell'avanzamento a scelta, regolamento che abbiR presenti tutl i gli svariati casi che nascono da Il 'avanzamento a scelta dopo ottenuto un diploma d'idoneità dalla scuola di guerra.. Si potrebbe dire che una nuova prova per passare maggiori per merito è necessari a per assicurarsi che gli ufficiali della scuola di guerra non abbiano non solo non progredito negli studi dopo ottenuto il diploma, ma non abbiano dimenticato nel percorso èli sette od otto anni anche quello che una volta dimostrarono di sapere. Si potrebbe dire che il vantaggio del diploma è già tassativamente fissato, e che se uno lo ebbe a. godere da capitano a maggiore è un caso della sorte che dispose altrimenti per altri ali ievi della stessa scuola; ed altro forse cli più attendib ile si potrebbe dire per far subire gli e:;ami a coldro che avrebbero in mira la promozione a .maggiore senz'altri scrutini. Io mi limito solo accennare al bisogno che anche a tale proposito venga sancita una soluzione che chiarisca perfettamente· jl metodo d'avanzamento in questi casi,complicaLi.
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Nello scorso anno venne aHa Camera dei deputati ventilat~ la quistione di riaprire le porte della scuola di guerra ai capitani che volessero concoi'rervi. Mi sono chiesto se tale concorso non andrebbe deserto, e mi pare che tutto farebbe prevedere di sì. Nèl ,J867 su 2596 capitani entrarono alla scuola di guerra in 11 1 e pochissimi in ta.le·grado furono i concorrencli. Già dissi come. in in qtiel primo sessenio dell'apertura di quell'istituto i capitani non si mantenessero in quelle sCllolaresche in numero proporzionato ai subalterni. Eppure allora si era in principio dell,t vita della nostra università mi litare, allora si aveva lRrgo campo e ben provveduto su cui mietere i candidati, allora fu il vero momento dell'entusiasmo, d·ella gara e della riscossa agli studi. In oggi abbiamo ,J 680 capitani soli. Che età hanno essi? I più anziani si avvicinano ai 50 anni, i più giovani ai 40, inquantochè i tenenti che ora hanno superati gli esami per passare ca:pitani per turno d'anzianità contano 118 anni di spalline. Se tutti costoro passarono 113 anni nei gradi subalterni da.cchè esiste la scuola di guerra., senza concorrervi, è presumibile ~' Ogliano imprenclere un corso sì lungo e faticoso <\. 40 anni di età? In • • I • , • , • • • , • oggi se vt sono capttam giovani , essi sono tutti capitam per a.vere già fatta la scuola, nè vi potrebbero ritornare, Che a.umen to adunque vi darebbero i capitani alla sc.uolaresca? Non voglio con ciò dire che non tenterebbe il concorso neppure uno, specialmenteperchèalcuni ve ne erano pure di vogliosi dopo il 72,echenonpoterono entrarvi perchè si tolse loro la facoltà. di farlo; ma da allora in poi passarono ben 8 anni ed i capitani in questo caso contemplati ora si trovano nel 11° terzo e certamente riterranno più convenevole còncorrere agli attuali esami a scelta, anzichè sobbarcRrsi ad un corso completo di studi. Oltre queste considerazioni, altre ve ne sono, come p. es. che ammettendo i capitani al corso, si dovrebbe riformare almeno in pmte il corpo degli insegnanti, dei quali. parecchi rivestono il grado cli c::tpitano e sono pochissimo anziani; bisognerebbe stabilire altre norme nel regolamento che regola l'avanzamento a scelta per non incontrare gli inconvenienti, summentovati pei sottotenenti e pei tenenti, .e finalmente dovrebbesi togliere gli attuali esami a scelta da capitano a maggiore tanto differenti nei programmi con quelli della scuola di guerra. 1
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In 13 anni entrarono alla scuola di guerra 660 ufficiali di fanteria e cavalleria.In tale spazio di tempo si compierono già 1Ocorsi trienmtli . Nei vari anni furono rimandaLi, a un dipresso 178 ufficial'i,dei quali H, alla fine del 3° anno scolastico; 411 alla fine del 2° anno e 123 alla fine del 11° anno. Questi '178 ufficiali adunque rappresentano materialmente lo scarto·effettuato durante gli esami . Tenuto calcofo delle perdite per varie cause avvenuLe negli ufficiali che ottennero il diploma chel risullerebbero 4,82, si può· ritenere questo numero ridotto a 4.50. Ma tale risultato non si può certamente ripromettere nel decennio successivo, del quale fanno già parte le ammissioni del 77, 78, 79 ridotte si può dire alla metà di ammessi rispetto agli anni precedenti. Ormai il reclutamento cli allievi per la scuola cli guerra dipenderà unicamente dalle promozioni di sottotenenti che si faranno dalla scuola di Modena, ma neppure la scuola di Modena potrà dare un nm~ero ingente di concorrenti aHa scuola di guerra, e ciò sarà in futuro perchè lo si vide in passato. Se da un lato è verissimo che negli ultimi anni decor;;i le scuolaresche di Modena e1:aM poco popolate, è pur verissimo che nel 11866 e nel ,1867 le promozioni a sottotenente furono numerosissime, ma non per ciò si ebbe a notare nel 70, 7,1 e seguenti dei concorsi molto numerosi, e sì che allora vi erano più di ;JO mila ufficiali inferiori. Si troviamo ora di fronte ad una situazione nuova per le ammissioni ·alla scuola di guerra : del passato ricordiamo un immenso stuolo di ufficiali che avea bisogno di trovar nella scuola stessa un veicolo per far valere la propria capacilà e migliorare la propria carriera; nel futuro prevediamo le sole promozioni a sottotenente, del passato concorrendi in tutti i gradi inferiori, nel futuro pochissimi sottotenenti e gli altri tenent.i anziani che avranno atteso dodici anni per fare a tempo debito il salto da capitano a maggiore , prendendo due piccioni ad ur~a.fava. Finalmente del passato ci rimane una numerosa falange di ufficiali bocciati,pel futuro una vaga speranza di riabilitazione per ess i. Se l'articolo 30 tante volte citato ammettesse la ripetizione degli esami, dei ,J 78 uilìciali che non compierono il corso, ne vedremmo forse ,f 50 a rendere più popolate le scuolaresche future, che le' riallilitazioni debbono poggiare, trattandosi di interesse generale, non 1
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già sulla clemenza, ma su basi più solide e più positive. Da quali considerazioni adunqne si potrebbe causare una riabilitazione di tal natura? Già dissi in principio circa agli e~ami, paragonando la scuola di guerra a tutti gli alLri istituti scolastici. A quella stregua ci potremmo ripromettere dai deficenti in qualcheinateria i risultati che tali istituti si ripromettono. Non devesi dimeBtic.are che i ,178 ufficiali ritornati in seno al proptio corpo,col solo fatto dr,lla disgrazia subila influirono a sconsigliare molli colleghi dal tentare una prova che alcuni si figurarono più ardmt di quanto realmente lo fosse . In tali dolorose evenienze un ufficiale si rinchiude umilmente nel suo io, accetta i fatti compiuti senza giustificazioni, senza lagni, senza recriminazioni e tutto finisce. Nessuno di essi, a rischio cli solo riscuotere una voce di benigno compatimento, cercò una parola di compianto col narrare lungaggini e malinconie che non possono che inter~ssare lui solo. Avviati tutti in una stessa carriera,ed obbligati taluni ad incanutire prima di passar capiLani, pur,assistendo a salti di mille e mille cinquecento posti, fatti da loro compagni cli scuola non si può non ro,,istare nel passato in cerca di una legittima causa purchessia, sull a quale scaricare il noiosissimo peso della prcipria disdetta. I 11?8 rimandati rappresenLano nei vari loro casi,le conseguenze di tutte le modificazioni, cli tutLe le variazioni, di tutte le disposi- . zioni che novera la storia della scuola di guerra, dall'epoca del suo primo concorso ad oggi. Mi sembra valga la pena di vedere se fu uno solo e sempre ben costrutto e sempre unifòrmemenle operanLe il cruogiolo che determinò quella depurazione di studen ti dal nostro primo istituLo militare. Pur volendo rendere om~1ggio ali' attuale disposto dell'art. 30, ,conviene ammettere che si annette la massima importanza acchè un allievo non possa proseguire nel corso, se cade in un esame, :a meno che non snperi splendidamente gli al trì esami Lutti. Ebbene, accettiamo il disposto come Lale. I ;J78 ufficiali r:mandati in un esame, e con u1ia media non di 14 punLi, non furono ritenuti ca:paci a segnire gli studi . Eppure abbiamo dozzine e dozzine di ufficiali con diploma che fur9no e per un anno, e per du~ e per tre, non ammessi · alla :Scuola di guerra, e perchè? Perchè furono bocciali in una, in due, 1
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in tre materie, e con medie bassissime per giunta . Sa.rà adunque· l'a.mbien le di una scuola, o l'epoca di un esame quella che stabilirà che un ufficiale caduto in un esame non possa più essere capace ad ottenere un diploma., ed un altro ufficiale lo possa per contro , dopo esser caduto in uno od in più esami e per una o più volte? Se l'articolo 30 si fosse anche applicato agli esami di concorso, quanti sarebbero gli ufficia.li diplomati? Forse un 'sesto degli- attuali. Eppure gli attuali a.Itri cinq11e sesti degli ufficia.li con diploma sono, pur distintissimi, e nessuno al mondo pensa a.Ile loro passate peripezie negli studi, come d'a!Lronde in tale materia tutto il mondo, usa di fare, facendo ottimamente. · Resta pertanto il pensiero che mentre per gli uni fu impossibile proseguire il cammino dopo varie cadute anche gravissime, per ·g1( altri anche nna caduta leggera fu irreparabile. Fra i 1178 ve ne sono di quelli che passarono alla scuola semi;\, neppure frequentare il corso preparatorio, mentre molti felice-mente riusciti , la frequentarono anche un paio di volte o trei nei primi anni, risultando assai più di aggravio al servizio ed all'erario di quanto non lo risulterebbero coloro che ripetessero un anno alla scuola di guerra. Per vedere quale buono elemento vi sia ancora fra quei ·178 ufficiali, bisogna rip9rlarsi colla mente ai primi tempi dell'istituzione della scuola. quando gli ufficial i, che non sapevano ancora calcolare il salto del terzo, si presentavano come materia greggia, al primo funzionamento di una. macchina nuova, nei cli cui in.Vo-ranaar,i · t>rl , a titolo di esperimento, molli rimasero irremissibil mente sch iacciaLi a maggior utile e del regolare moviniento della macchi na stessa, e cli coloro che vi enLrarono posteriormente, i quali ebbero la buona ventura di incontrare nel loro corso cli studi un insegnamento più. uniforme, più assettato, più definito ; materie in numero minore e· meno estese, maggiori guarantigie pel risultato fi nale;) che pote:-· rono far salti più acrobatici perchè fatti accorti dall'esperienza sui danni altra i. Fra i '178 vi sono coloro entrali alla scuola. negli anni 1867, 68, 69, quando cioè le materie erano meno una, tutte obbligatorie. L'uno non risultò idoneo nell'esame di chimica mentre sosLeneva gli esami di inglese e cli analisi fini la; ·un'altro cadde in tedesco, 1
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mentre studiava geometria descritta o fisica - e così via via - i\'la se costoro fossero entrati invece negli anni 70, 7,1, 72 e seguenti,. quando era in vigore l'esclusione di tre dei quattro gruppi del'le materie facoltative, ora a.vt'ebbero quel diploma che perdettefo appunto perché furono dei primissimi a correre a quell~i scuola, i primissimi a sostenere le maggiori difficoltà . Fra 08, altri ve ne sono che sostennero gli esami quando il punto delle conferenze non entrava a. modificare il punto d'esame. Se tale beneficio fosse pur stato per essi ora avrebbero sancita la loro idoneità, assicurala la loro carriera. Fra i ,t 78 moftissimi ve ne sono che caddero con medie che quasi ' raggiungevano i H punti, mentre molti hanno ottenuto il diploma pur mantenendosi con medie che ra.sen lat·ono conslantemente il 12. Questi falli, che fatti sono, bEtstano a provare che la cieca fortuna e le pet'ipezie per le quali passò nei primi ·tempi la scuola di guerra, come sempre avviene nelle istituzioni nuove, entrarono per molto a scartare quei -178 uflìciali clét quella meta alla quale nobilmen te aspiravano . Anche a non volerlo, ci si domanda se una riabi litazione della naLura su f}spressa, non risponda non solo ad un sentimento1 di umanità, ma ancora ad un interesse generale. È in dubbio che molti degli sfortunati non possono neppure reciLare il m,ea colpa per non aver studiato, ma solo hmenLarsi della inopport.unilà del loro zelo, del non aver atleso qualche anno per lasciar ch iarire l'orizzonte schivando una. tempesta, che forse uomini più pratici avrebbero saputo prevedere e scongiurare. · Nulla, di immu tabile sotto al sole, ed anco i regolamenti della scuola di guerra entrano nella legge naturale che tltlto contempla. Non è in ogg-i che gli statuLi di urm universifa possono non seconclare il progredire dei bisogni, lo svolgersi degli eventi, lo svilupparsi della scienza, in una società nella quale e per la quale vive e fiorisce. Non è in oggi che le condizioni della scuola di guerra sieno tanto floride, ed il suo futuro tanto promettente d'abbondante frutto, perchè si sdegni riabilitare ufficiali in tanto numero, e che tante buone ragioni sostengono nelle loro speranze. Si pensi che un ufficiale in condizioni morali tanto depresse non sempre, anzi rai·amente, tro'\;a forza 'in se stesso per sostenersi , e 1
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ALCUNI CENNI SULLA SCUOLA DI GUERRA
per camminare nella via degli studi p,igo dell(J. propria coscienza, pago di aver trovata una causa al suo male, ad esso non imputabile. In altre condizioni, la sfiducia di sè genera sconforto, forse l'indifferen·za, la peggiore nemica che possa intromettersi nelle vigorose e nobili file dei nostri ufGciali . Ammetlere la ripetizione degli esami, non lasciare che la media dei 14/ 20 inOuisca a compensare la deficenza su materie militari, dividere gli studi per modo che taluni non siano d'impaccio per giungere ad un comando modesto, stabilire tassativamente i vantaggi, in tutti i casi delle promozioni a scelta·, dare effetto retroattivo alla ripetizione degli esami onde riabilitare i caduti, ecco aJtrettanti quesiti che bene risol ti scioglieranilO il problema di assicurare maggiori concorsi alla scuola di guerra, maggiori frutti dall'ufficialità studiosa, scopo precipuo, anzi unico al quale si mirò tanto saggiamente colla fondazione della nostra ·università militare. Firenze, 119 gennaio il880.
G.
BERTELLI.
DELLE PENSIONI MILITARI
È un principio di equiÙt naturale, affermato dalle costumanze prima e sanzionato poi dalle legislazioni, che a chi h_a speso i lunghi anni del la giovinezza e della virilità al servizio del re e della patria,. debba esser? a pubblichè spese guarentito il sostentamento nella vecchiaia. La storia non è riuscita. i determinare l'epoca in cui ebbe principio siffatt,1 garanzia : egli è certo però che o sotto forma di pubblica. ricompensa, o nel più modesto significato· di pensione risale ad una remotissima anlichità. Tucidide, Cornei io N:pote e Plutarco ci nanano che un mezzo mi llenio innanzi Cristo Arlaserse re di Persia assegnò a Temistocle la città di Magnesia, dalla quale ritraevasi il reddito :tnnuo di cinquanta talenti, perchè questa. avesse a proveè!erlo di pane, è Lambraco perdi è ne ricavasse il vino, e Mi onte per averne il companatico. Col progredire della civiltà organizzatosi lo Stato, il concorso de' cittadini si fe'sempre più necessario, sempre più numeroso; il diritto ad un trattamento di riposo venne sempre meglio accentuandosi, finchè da lungo tempo fu generalmente riconosciuto da tutti ipaesi civili in c·ui esiste uno Stato, un governo , una legislazione. Gl'avissime dispute sorsero per precisare la natura e l'estensione di quel diritto: oggi mai però sembra adottata la massima che la pensione è una 1·icom,pe11,sa conce$sa dallo Stato proporzionatamente ai servizi prestategli dai singoli individui.
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MILTTARI
D ELL E PEN SIONI
La definizione non è esatta : in materia di pensioni , nel presente loro meccan ismo, specialrnente in Italia, il volyr conservar loro il significato di ricompensa, di concessione è una forma per vero dire antiquàta, una forma di altri governi, cli alll'e relazioni fra la. suditanza e la sovranità, cli que' tempi in cui non esistevano i di ri tti di quella e tutto era grazia e concessione di questa. Cosiffaue relazioni oggidì sono notevolmente modificate: nessuno più nega i suo i diritti al cittadino, come niuno esenta più dai relativi doveri il capo dello Stato. Secondo poi il sistema costituzionale, ora. v'ha il governo che amministrala cosa pubblica ed è responsabile dell'esecuzione delle leggi, del riconoscimento dei diritti e dell'esazione degl i obb lighi dei cittadini. Ora qn::rndo si è giunti ad un certo lim ite di età dopo aver prestati lunghi ed onorn.ti servizi pubblici, il conseguire i mezzi per mettere al sicuro.gli ultimi anni della vita dall e privazioni e dalla miseria è un diritto nel senso più rigoroso della parola. È per di più un di ritto acquistalo mercè la quota mensil mente rilasciata sullo stipendio cli attività : tutte queste quote sono i capital i che, acmmiulatisi e rnoltipliccitisi oolla mgione degli inte1·essi composti nelle casse dello Stato , costitiiiscono il fonj o della pen,sione,·la quale piuttosto che un beneficio, una ricompensa, potrebbesi riguardare come un:1 specie di reslituzione. Vanno poi ad ingrossare quel fondo tutte le quote lasciate da coloro che si allonl.[mano dal senizio, o che muoiono prima di avere acquistato il di riuo alla pensione. ' Ma qual i sono le condizioni che si richiedon,, per acqu istare tale diritto '? due n'esige la giurisprudenza nostra presentemente in vigore : un determinalo numero di anni di servizio, ed un'età determinata: 25 anni di servizio e 48 di età pel subalterno, 30 anni di servizio e 50 d'età per il capitano; parimenti 30 di servizio e 32 di età per l'ufficiale superiorè. . · L'età è stabilita sino a_quel limite in cui si può fare assegnamento _sulla idoneità di un in dividuo ; ed infatti oltre i 48 èd i 50 anni di età .sarebbe più lecil:o pretendere efficace servizio da un subal terno e da un capitano, soprattutto nelle armi a piedi? Il periodo degli anni di servizio fa in certo modo riscontro all'et1t, ma il criterio principale .che l'ha suggerito, a quanto pare, è stato ·quello cli gravare l'erario
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-più tardi che fosse possibile di una pensione di più, sebbene lo :aggravio non consi sta nella pensione, poiché questa, come dicemmo testé, se la paga l'individuo slìesso, ma più presto nel dover rimp iazzare il posto che questi lascia vacante. È man ifesto pertanto che la legge .nello stabilir~ le due condizioni non siasi preoccupata con eguale misura de' prop_ri interessi e di quelli dell 'individuo . A parer mio il diritto alla pensione dovrebbe esser già costituito quando l'ufficiale ha rilasciato tante quote da mettere in grado il governo di pagargli con esse la sna pensione, la quale naturalmente sarebbe graduata in ragione della dLLratii del servizio prestato. Il limite minimo per costituire il fondo menzionato potrebbe stabilirsi ad 8 anni compiuti come si pratica in altri eserciti, nè calza l'obbiezione dell'obbligatorietà generale al sei·vizio militare sino al quarantesimo anno. Cosiffatto obbligo, in cui si condensa il grande principio della civiltà moderna: La lei;,qe è uguale pe1: tiii#; che impone la difesa della patria a tutti i cittadin i; che infine soddisfa ai progressi delle istituzioni mili tari ed all'arte di guerreggiare, non richiede che un servizio attivo di 3 anni, ed anche meno, il resto nei rifomimenti-e nelle riserve dell'esercito . Laonde s~ non vorranno computarsi quei tre anni nel limite mi-: nimo per fruire del la pensione, potrebbe non tenersene conto e trasportarsi dagli 8 alli 11 1 anni il limite mini~no, prescindendo dalla ~ondizione deU:età sì nell'uno che nell'altro caso. Adempiuto all'obbligo della leva (3 anni) l'uffi ciale serve liberamente in fona di un contratto bilaterale, nè importa se sia tacito o espresso, fra esso e il governo, ed il contratto in parola giù per su può esprimersi cosi : Io governo peetenclo dall'ufficiale queste e queste altre quàlità, gli -0ffro il tale stipendio, la tale caniera e sullo stipendio gl i tratterrò un tanto per provvedere alla sua pensione. Quest'ultima condizione in che cosa differisce dai contratti che si sogliono stipulare colle società. cli assicurazione'? Colle medesime non si suol forse pattuire di pagare un tanto al mese e di ritirare dopo dieci anni un dato premio, dopo quindici uno maggiore e così cli seguito? Esse non partono forse dal calcolo degli interessi composti e delle morti, o delle perdile in genere di alcu ni assi curati come deve fare, anzi come fa il Governo nelle pensioni mili tari? Qua.nel~ adunque l'ufficiale ha accumulato quel fondo sufficiente ad una pensione qual1
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,\ ·I JLl'tARI
DELL E PENSIONI
si asi, ciò che abbia.mo visto verificarsi agli 11,1anni di sen1izio, perchè non potrebbe richiederlo al Governo? Ed il Governo negandoglielo ed imponendogli limiti dr tempo molto più lunghi si attiene egli ai criteri di un con tratto bilaterale, o meglio tende a riservare per sè tutti gli utili, lasciando la parte più onerosa all'individuo? L'ufficiale dà alla patria la sua mente, il suo 'cuore, il suo braccio, tutto se stesso, la vi ta; ma quando si tratta di regolare i propri conti, di pensare, uscito dal servizio, ai mezzi di sussistenza, l'erario non deve essere per esso che un istituto di credito come un altro, ed il governo e la legge da questo punto di vista serve generalmente di esempio e di guida agli istituti privati di assicurazione e di beneficenza. Se non che si obbietterà: ma da 8 anni sino a 20 di servizio e da 20 sino a 25 o 29 vi ha il trattamento cli riforma. È veris.simo. Prima di tutto però questo da .20 a25 e oltre, sino a 29, in cui è vitalizio, subisce una sensibile diminuzione sulla pensione di ritiro; in secondo luogo da 8 sino a 20 non dura che per la metil degli anni serviti , sempre coll'accennata diminuzione sulla pensione di ritiro. Con mia tassa sempre identica - tenendo bene inteso.conto della sua proporziona] ità nei gradi - non è sempre spiegab ìle questa moltiplicità di pesi e di misure! Se a •I 9 anni di servizio mi rendo inabile a continnarlo mi si concede il trattamento di riforma per nove anni e mezzo, e dopo, diventato più vecchio, con maggiori bisogni e con minori probabilità di procurarmi da vivere, sono lasciato in ibbandono :. se invece !'inabili Là mia si veri(ica a 24· o a 29 anni ho il trattamento vitalizio, sempre però di riforma, mentre a25 o a 30, cioè dopo un anno soltanto, mi si concede la pensione. Le disposizioni pertanto che concernono la riforma, assai più di quelle che si riferiscono alle pensioni, dànno luogo ad alcune gravi osservazioni di equità le quali ne fanno desiderare l'abolizione e la sostituzione addirittura colla pensione dopo i dieci anni di servizio e con una proporzionata gratificazione prima di quel tempo . A chiarire meglio il nostro concetto intorno alla pensione di riforma gioveranno le seguenti tabelle.
Tabella dimostrativa degli assegni di riforma dovuti agli ufficiali dell'esercito e dell'armata che hanno servito più di 8 anni è meno di 20. (Art. 87 della legge sullo stato degli ufficiali).
Gradi nell'esercito e nell'armata
Assegno annuo tempo-
Osservazioni
raneo
Colonnello - Capitano di va$cello . Tenente ~olof\nello - Capitano di fre·gata di ,t • classe . . . . . . Maggiore - Capitano di fregata di 2.• classe. . . . . . . . . Capitano - Luogtoi:teute di. vascello . Tenente - Sottotenente di vascel lo . Sottotenente - Guardia marina .
2533 '.2.0 2000 ,f 666 ,f 'J.66 -
Corrisponde a due terzi della pensione assegnata ai gradi controscrir.ti. » Vi si ha: diritto per un numer~ di anni eguale alla met.a delJ,, d urata del servi67 zio prestato, cioè per 4 anni ne tu, servito 8 e 7 e 9 67 chi chi .ba servito per' 14 o 18
750 >> 666 67
anni.
Oltre le considerazioni superiormente esposte, è egli giusLo l'assegnare un identico trattamento annuo tanto a chi ha servito soli 8 anni, quanto' a chi è rimasto nel servizio per il lungo periodo di 19 ? I.I sottotenente riceve lire 666,67 annualmente sia che conti 8 anni di servizio, sia che ne c<mti -19, e così dicasi per gl i altri gradi. 1
ANNO XXV , TOL Il.
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Tabella dell'ammontare della pensione cli riforma da 20 o più anni di servizio. (Art. 37 della legge sullo stato degli ufficiali).
In ragiono dogli anni di servizio presta ti, cioò oltre gli anni Gradi nell'esercito e nell'armata
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Capitano - Luogotenente di t266 67 1330 vascello . Tenente - SoLLolenenLe di va900 . scello . SoLtotenenLe - Guardia marina di 1a classe . . . . 800 '
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N.B. Corrisponde a tante <Juote elci minimum della pensione del ritirC) quanti sono gli anni di pl'estato servizio. '
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MILITARI
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Ricevono il trattamento di riforma tutti gli ufficiali che non sono ,più in grado di continuare il servizio o per infermità o per inattitu-0.ine a disimpegnare le funzi'Oni del grado rispettivo . Anche per punizione, cioè in seguito a rimozione oà. a rivocazione -dal grado vengono assegnate all'ufficiale le comp~tenze della riforma ,o della pensione se per gli anni di prestato servizio vi ha diritto, ma però tali competenze vengono ridotte di, un qiia1·to . Discutendo intorno all'opportunità di abolire il presente trattamento cli riforma, tutt'al più si potrebbe solleva.re la questione se si debba conservare l'accennato assegno per gli ufficiali rimossi e revoca.ti, i quali, per mancamenti rendendosi immeritevoli di appar,tenere piò. oltre all'esercito, non hanno certo il diritto di pnltendere soverchia indulgenza dalla legge . .E quella sullo stato degli ufficiali (25 maggio 1852) , bisogna pur convenirne, è stata molto più mite verso di essi che verso i riformati con meno cli 20 anni di servizio. Qui ponendo fine a que~ta lunga, ma forse non inutile digres.:. ·sione intorno alla riforma, ritorniamo al nostro tema e completiamo l'esame della prima condizione richiesta dalla legge per conseguire fa pensione, vale a dire gli anni cli servizio. , · . I Come si computano questi anni1 Ecco un essenziale quesito a cui h vigente giurisprudenza risponde categoricamente: non è calcolato ,il servizio militare anteriore all'età di '17 anni, poichè si suppone ,che prima di tale età l'organismo umano nel nostro clima non abbi~ raggiunto lo sviluppo necessario per servire con efficacia nella carriera delle armi : il p~ese retribuisce soltanto i servizi utili che gli si prestano. La massima è vera, ma in pratica potrebbe non essere Tigorosamente esatta verso coloro che si preparano con Ìungo tiro,cinio e gravi spese sin dagli anni più teneri a render più utile che -sia possibile il loro servizio all'esercito, ed in questo caso trovansi gli allievi dei collegi militari. Sta benissimo che il limite 'ininimo di età per contrarre l'arruolamento nell'esercito attivo sia stabilito a 117 anni, come è giustissimo che il servizio decorra dalla data dell'arruolamento ; ma con qualche disposizione benevola la legge dovrebbe pur tener conto degli anni che si passano in collegio militare, riducendoli anche alla metà o ad un terzo del computo del servizio. Ciò è stato praticato , anzi se n'è straordinariamente abusalo, da tutti gli eserciti che hanno immediatamente preceduti quelli del1
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OEUE PENSIONI
l'epoca nostra, i quali hanno cancellata anche la mostruosità dell'arl'llolamento cli gionmetti tenerissimi, per adibirli ad uffici faticosi, superiori cert.o alle -loro forze, quali erano i Lamburini. Essi ammettevansi nell'esercito, si trattavano perfettamente come gli altri soldati, ma non si contava loro iI servizio prima dei '17 annt intanto però si conducevano in guerra e facevansi loro buone ·le campagne. Si direbbe un'anomalia! La campagna sì ed il servizio no I ma ogni campagna non equivale ad un anno di servizio? Ancora oggi abb iamo sotto le armi taluni ufficiali che pigliarono parte alle campagne del 48 e ,rn, 0 che ricevettero il conto delle campa,gne e non del servizio: eppure se una palla li avesse uccisi o mutilati. che cosa avrebbe risposto la legge, la quale non riconosce che quella gente, nella misura delJe proprie forze, ha servito iI paese come tutti gli altri? Ritornando a quanto dicemmo superiormente, la legge ammette il diritto nell'individuo di chiedere ed ottenere la sua pensione cli ritiro quando abbia conseguito le due condizioni deil'età e degli anni di servizio. Eccezionalmente però si è in facoltà di chiederla clopo,25 anni cli servizio da talune posizioni speciali, come ad esempio dall'aspettativa per r iduzione cli corpo, nel qual ca.so si prescinde dall'età. Analogo diritto si è riservato il Govemo di potere collocare in pensione un individuo che non ravvisi più idoneo a continuare nella carriera ed anche allora si può prescindere dall'età. Vediamo ora ·quali sono i criI.eri che presieclono al meccanismo. essenziale della legge, con quali criteri cioè vengono stabilite le tariffe clelle pensioni. Queste non possono avere per fondamentO' che Io stipendio di auività, il quale è quella retribuzione che si ravvisa adeguata ai servizi che si prestano allo Stato è la retribuzione che cosi.i t.uisce quel determinato benessere corrispondente alla posizione sociale che crea l'eserciz io dei singoli servizi (grado) è in fine quel benessere il quale per conservarsi tale ha mestieri cli rimanere in equazione costante colle condizioni del 111ercato pubblico, col costo della vita di ogni epoca. Ove gli stipendi non soddisfino a cosiffatti concetti, la carriera delle armi decade, perde ogni prestigio ed isterilisce per difetto clt aspiranti; né a tali conseguenze conduce soltanto lo squilibrio tra le.
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MILlTAFU
condizioni economico-sociali e lo stipendio, ma vi si perviene altresì non offrendo sufficienti garanzie alla posizione dell'uffìcfale, non togliendogli le gravi preoccupazioni della vecchiaia. Bisogna ch'.egli sia, certo che dopo i 30 anni di servizio, quando egli ha consacrato all'esercito tutte le sue risorse di mente e di corpo, bisogna ch'egli sia certo che potrà continuare ad occupar~ in società quella posizione acquistata co!l' tanto stuqio e con sì lunghe fatiche, bisogn:a che sia posto al sicuro, quando in ragione degli acciacchi e dei bisogni aumentati gli saranno venule meno le forze per fronteggiarli , dalle privazioni e dalla miseria. Se si è creata una famiglia è d'uopo infine che.si assicuri di non lasciare, morendo, la vedova .ed i figli nell'indigenza. Tutte.queste garanzie eserciteranno una principale influenza sul morale dell'esercito, sullo spirito di sacl'ificio, sull'andamento del servizio, insomma su tutti quei sentimenti çhe rendono gagliar~o un paese. Assumendo ·per capi saldi del nostro studio gli enumerati criteri, l'evoluzione storica della gìurisprudenza italiana si può dividere nei seauenti stadi : _ " ,J O del Regola.mento emanato in Pien1onte dopo la ristorazione nel clidmhre 118H>; , 2° del R. Brevetto del 9 giugno 1831; 3° della legge organica, nella maisima parte ancora in vigore, del 27 giugno 1850; 4° della legge del 7 febbraio 1865, portante ll}Oditìcazioni a quella del 27 giugno ,t 850. Nel 11815 vigevano ancorale paghe cli attivit~stabilite dall'impero; di queste, ch 'erano differenti e molteplici a seconda delle.varie armi, per non moltiplicare tabelle, ci terremo paghi di accennare che nella fanteria di linea e leggera - l'arme la più numerosa - il colonnello in 11° riceveva lo stipendio di L. 5000, oltre i viv~ri di campagna, 'il supplemento di soldo in Parigi di L. 2,77 al giorno, oltre infine l'indennità annua di spesa di rappresentanza di L. 1808. In Piemonte, tutto compreso, il colonnello riceveva. più di 6 mila lire all'anno . La. pensione di ritiro a 30 anni di servizio era a quell'epoca; 1
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L. 2000
Pel luogotenente generale di Pel maggiore generale di Pel colonnello
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P rezzi del meT'cato pubblico in una città (TT'eviso) del!/ Italia settentrionale capo luogo di provincia n_el 1815 e 1831 .
1500
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cioè per quest'ultimo meno di un quarto dello stipendio di attività; oltre di ciò la legge non provvedeva che meschinissimamente alle· sole vedove ed orfani di militari morti per causa di servizio . Per tutti gli aitri gradi si può calcolare la stessa proporzione dr meno del quarto dello stipendio. Nel ,183 1 si conservò la molteplicità delle paghe anche nella slessa fan teria., .per modo che un colonnelto della Brigata Guardie riceveva lire 7500 , due razioni foraggi, lire 1200 d'indennità cancellei'ia-rappresentanza e due razioni giornaliere di pane, m?ntre il colonnello de.i Cacciatori Franchi aveva lire 6500 e ,J 500 d'inden_nità, il resto come l'altro; il colonnello invece delle brigale di fanteria non aveva che 6000 lire e 600 d'indennità, con eguale trattamento di pane e foraggi . In queste proporzioni decrescevano glr stipendi ed i soprassoldi a seconda dei gradi . Col Regio Brevetto 9 giugno 183,1 le pensioni del 118 15 furono, a cifre rotonde, raddoppiate e sebbene le nuove tari[e migiiorassero sensibilmente le condizioni dei pensionati, si ritenevano però, . anche nelle sfere ufficiali, lontane da una giiista pr·oporzione coi c1·esci1bti bisog,n i sociali; sopratutto non si faceva alcun passo innanzi .dalla legge precedente nell'assicura.re la. sorte delle famiglie dei mi-. li Lari. Non sono in grado di offrire qui una statistica competente del costo della vita in Italia nelle due epoche menzionate, il 8,J5- 183 1, ma ognuno può formarsene un criterio approssimativo dalle seguenti tabelle, che ho desunte da.gli atti .municipali cli due città capoluogo cli provìncia. (Treviso, Ascoli Piceno), una delle quali appartiene alla. regio11e settentrionale e l'altra a.Ila regione media del noslro paese: esse si trovano fra cli loro alla distanza di circa 500 eh ilometri , ma però sono quasi egualmente ricche di risorse economiche. 1
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M ILITARI
DELLE PENSIONI
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Frumento all'ettolitro » Granoturco Pane ~ianco al chilogrammo )) Pane misto Carne di manzo » Fagiuoli all'ettolitro Legna forte dieci miria.grammi )) da stufa dieci miriag. Vi no nero all'ettolitro Vino bianco >> )) Olio cl' oliva Una camei·a mobigliata con servizio in un albergo .
Anno 1$15
Anno 1831
1,i-,20 9,24 0,39 0,29 0,90 H, 24 1,90 2, 00 110,07 7,54152,00
,16,02 10,40
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0,35 4,00 ,, 7,9t) 2,0 11 2,H .23,48' 20,62 152,00
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0,60
Le misure antiche sono state ridotle al.nuovo sistema ~etrico decimale. Annoiazi one. -
Prezzi del mercato pubblico in una citi'à della media Italia ( A.scoli Piceno) capoluogo di pro1iincia nel1815 e 1831. A nno 1,815
Anno i881
,f2,70 Frumento all'ettolit.ro )) 6,40 Granoturco Pane bianco a.I chilogrammo 0,28 )) 0,23 Pane misto 0,75 Carne di manzo )) H.,oo Fagiuoli all'ettolitro 1,60 Legna forte dieci miriagrammi )) . ,1 ,80 da stufa dieci miriag. ,10,00 Vino nero all'ettolitro Vino bianco )) 8,00 1130,00 Olio d'oliva )) Una camera mobigliata con servizio in un albergo 0,65
13,50 8,20 ·0,32 0,27 0,87 116,20 11,80 2,20 48, 50 16,4-0 ,150,00
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DELLE PENSlONI
La legge organica del 27 giugno 1850 introdusse larghi è consi-derevolissimi miglioramenti nelle disposizioni recate dal Regio Viglietto del 118~ 1: i più importanti vantaggi erano: 1° Il diritto ali~ giubilazione concesso agli ufficiali subalterni ed agli uomini di truppa dopo soli 25 anni di servizio; 2° Il notevole aumento delle tariffe; 3° La qhota delle pensioni delle vedove e degli orfani di mili. tari morti per ragioni di servizio che si recò dal quarto del niinimu1n • al metà del m.axim1"1m della. pensione spettante al morto; · 4° La disposizione in favore degli orfani dei militari oradetti ·e quelle, essenzialmente nuove nella legislazione militare, a pro dei loro genitori e persino dei loro fratelli. Che questa legge fosse considerata come uno dei più salutari avvenimenti, basta leggere i due periodi che qui trascriviamo della bella Circolare onde il generale La M.armora, ministro della guerra. l'annunziava all'esercito. « Con questa legge, egli scrive, è largamente adempiuto uno dei voti più antichi e più universali dell'esercito, nè io mi farò ad annov.erare partitamente i molti e segnalati miglioramenti con che essa ·vi ha soddisfatto, l'aumento considerevole della tariffa e specialmente pei gradi inferiori della milizia, la riduzione pure p13i gradi medesimi del tempo cli- servizio richiesto per la giubilazione; la pensione assicurata alle vedove ed a.i figli di militari di ogni grado (omettendo parecchi minori, ma pur segnalati vantaggi) sono tali benefici che accordati specialmente in tempi in cui l'erario versa • in arigustie straordinariamente gravi, rivelano per sè quanto sia la sollecitudine del Re e clel·Parlamento pel benessere dell'esercito. « Ben io devo segnalare all'armata. e i diritti che le vengono per la pri1m1 volta assicurati e guarentiti da questa legge, che si· può dire la prima solenne applicazione alla milizia delle nostre nuove istituzioni politiche, e la liberalità singolare con cui la legge provvede non solo al sostentamento delle vedove dei militari morti per la patria, ma ancora all'onesta educazione dei loro figliuoli ed ai bisogni altresì dei loro più stretti congiunti, le quali disposizioni sebbene dettate da giustizia, non è men ver0 però che sono in gran parte nuove nella legislazione militare di Europa ed onorano altamente il Governo che le ha iniziate e la nazione che le ba adott.aten. 1
1
1
Mll:.l'l'ARI
233
Ecco le principali disposizioni della legge: 1JO Si ha diritto alla pensione per anzianità. di servizio dai generali, ufficiali superiori e capitani dopo 30 anni di servizio e dagli .ufficiali subalterni dopo 25 ; 2° Le ferite od infermità incontrate per ragioni di servizio hanno diritto alla pensione, prescindendo dagli anni di servizio che · dal minimum può estendersi oltre il maximum; , 3° La giubi lazione per anzianità dà diritto al minimum, che va gradatamente aumentando sino al maximum coll'aggùmta degli anni di servizio prestato in più di quello prescritto, degli anni di .campagne cli guerra e dell'aumento del quinto del minimo della pensione di ritiro concessa a. chi ottiene la pensione contando i 12 anni cli permanenza nel grado che occupa Jn quel momento. 4° Le vedove dei militari morti in guerra, o per ragioni di servizio, ricevono la metà. cl:el piaximum della pensione stabilita pel grado del marito, qualunciue sia la durata dei servizi di lui; 5° Gli orfani, e le orfani nubili minorenni privi cli madre, ri.cev0r10 lo stesso trattamento e la porzione dei figli, giunti a maggiore età o del le figi ie mari tate, va a beneficio degli altri minorenni e dell e altre nubili; 6° Gli orfani , di cui sopra, hanno diritto alla preferenza a posti gratuiti negli istituti di educazione civili a militari, maschili e fen1minili; 7° La stessa pensione concessa alla Y.eclova riceve il padre, o il frate llo, o la sorella del militare morto quanclo questi era foro sostegno e non lascia vedova ocl orfani ; 8° La vedova del militare morto per cause indipendenti dal -servizio ha diritto al quarto della pensione spettante al marito. La tariffa delle pensioni di ritiro_pei militari d'ogni grado è de·scritta. in questo modo:
234 Denominazione
Minimum
235
MILITARI
DELLE PENSJONI
AumP.nto per
Maximum
o.gni anno
di servizio o ca mpagna
6,000 mo 8,000 Generale d'armata . 4,200 90 6,000 Luogotenente generale 3,300 4,500 60 Maggiore generale. 3,600 .2,700 45 Colonnello . 4,13 3,000 Luogotenente colonnello . .2, 160 11,800 35 2,500 Maggiore 11,900 1,400 35 Capitano 1,400 9.20 24 Luogotenente 11,no 7.20 22,1>0 Sottotenente Cosifatta tariffa è basata sugli stipendi di auiviLà sanciti col regio, Viglietto del 20 dicembre. ,., 83 11, e poichè di tali stipendi con il fuggevole cenno fatto superiormente il lettore forse non avrà concepita esatta idea, così diamo qui la tabella delle paghe per le brigate di fanteri:>. che, come osservamm·o già, erano le meno retribuite.
Se non che all'epoca della promulguzione della legge snlle pen-· sioni cli cui ci occupiamo, gli stipendi sanciti nel 1183·1 erano ormai divenuti straordinariamente sproporzionati al costo della vita come, ' appare dalle segnent.i dimostrazioni: · Prezzi del mercato pubblico in una città, dell'Italia settentrionale capoluogo di provincia. (Trepiso) nel 1850. Anno 1850
1
1
1
16;40 Frumento ali' ettolitro. ,f ;I,40 Granoturco all'etlolitru 0,42 Pane bianco al chilogrammo 0,33 Pane misto al » 1,04 Carne di manzo al >> 18,90 Fagiltoli all'ettolitro 1,95 , Legna forte dieci miriagrammi . 2,05 Legna forte da stufa dieci miriagrammi .. 36,70 Vino nero ali' ettolitro 2 1,67 Vfno 'bianco all'.ettolitro . 1153,24 Olio d'oliva all 'ettolitro . 11,30 Upa camera mobiliala.con servizio in un albergo 1
1
1
GRAÒI
Paga annua
_______________,___ ___ -6000 Colonnello ,i,ooo Tenente colonello . 3000 Maggiore. . 2250 (1) eo Direttore dei conti 'fu Aiutante maggiore in ,Ja ·1800 ·1250 ~ , Aiut.ante maggiore in 2,a 8 Ufficiale di massa . paga del grado 4050 (~) ~ Sottotenente porta-bandiera. ·1500 (/, Quartier mastro ,1600 Cappe\lano . ·1450 Chirurgo maggiore 720 . Chirurgo in 2,• . . 2550 ò... { Capitano dei grlrnatieri . ·1200 8 Tenente dei granatieri . · 1·100 . 8 Sottotenente dei granatieri ~ , Capitano dei fucilieri o caccia2250. ~ tori 1,130 , Tenente dei fucilieri @ cacciatori ~ Sottotenente dei fucili eri o cac1050 o , ciatori . (I) Paga da capitano dei fucilieri o c,Jcciatori. (2) l'aga di sottotenente dei fucilieri o cacciatori. (8) L. 600 indennità cancelleria rappresentanza.
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2 600 (3)
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2 2 2,
I
Annota.z:·ione. - Le misure·antiche sono state ridotte al nuovo, sistema metrico decimale. Prezzi del me1·cato pubblico in una città della media Italia ( A ~coli Piceno) capoluogo di provincia nel 1850. Anno 1850
'11>,80 · Frumento all'ettolitro . ,10,80, Granoturco ali'etto li f.ro Pane bianco al ch ilogrammo 0,40 0,30 'Pane misto al >> 0,90 Carne di manzo al » ,t7,20 Fagiuoli all'ettolitro . ,1,90 Legna forte dieci miriogrammi. 2,00 Legna forte da stufa dieci miriagrammi 29 ,00 Vino nero all'ettolitro 21>,00 Vino bianco all'ettolitro . 102,00 Olio d'oliva all'ettolitro . 1,20· Una camera mobiliata con servizio in un albergo 1
·236
Per la qual cosa se alla legge sulle _pensioni non poteva ancora dirsi che fosse assolutamente venuto meno il suo più essenziale fon·damento, cominciavano tuttavia a fars i d'intorno delle angnstie che minacciavano di diventare ogni dì più penose. L'inJhlema di tali angustie si fece dapprima sentire più vivamente sugli stipendi, poiche i militari in attività di serviz io dovendo conservare il decol'o di una posizione ufficiale, decoro che ha intima attinenza col prestigio dell'istituzione militare e coll'andamento ,del servizio stesso, reclamRvano ·per primi l'attenzione ed i provvedimenti dello Stato. Dopo qualche anno di aspettazione, i meravigliosi avvenimenti politici compiutisi nel nostro paese resero possibi le il R. decreto del 40 marzo 1860, col quale alle paghe del '183 1 si sostituivano -quelle che seguono: 1
Genera le d'armata
1
Prezzi del mercato pubblico in una città dell'Italia settentrionalecapoluogo di provincia (Treviso) 7:et 1860. Anno 1$60
Frumento a.Il' ettolitro. "6,72 112,79 Grano turco all'ettolitro . Pane bianco al chi logrammo 0,4:i Pane misto al » 0,34 Carne di manzo al » . ,J,08 . Fagiuoli alt'eLtolitro . "9,68Legna forte dieci miriagrammi . 2,20. Legna fort~ da stufa. dieci miriagrammi .2,20. Vino nero all'ettolitro 42,82 Vino bianco all'ettoli tro . 22,87 Olio d'oliva all'ettolitro . "5.f-,36. Una camera mobiliala con servizio in un albergo 1,50 1
Tenente generale
- -- - 1 - -- -1 - - - - - - - - - -
15000
23T
MILI T ARI
DELLE PENSIONI
- - -
- - -
-
-
12000 9000 6600 5000 4000 2800 2500,1800 4600
Prezzi del mercato piibblico in una città della media Italia· ( Ascoli Piceno) capoluogo di prQvincia nel 1860. ,Anuo 1860•
Annotazione. -
Per i gradi superiori ed inferi ori qui si sono riprodotte le tariffe della fanteria, arma più numerosa e meno retribui ta.
Frumento all'eLLolitro . 16,00 Grano turco all'ettolitro . H,20 . Pane bianco al chilogrammo 0,42 Pane misto al }> o,as Carne di manzo al ,, ,J , 10 Fagiuoli all'eLtolitro . ,J9,00 2, ,10. Legna forte dieci miriagrammi . Legna forte da stufa dieci miriagrammi . 2,00 Vino nero all'~ttolitro 4-4,00 Vino bianco all'ettolitro . 35,00 . Olio d'oliva all'eLLolitro . 154;00 ,, ,4-0 Una camera mob iliata con servizio in un albergo 1
1
Intanto sia per la.trasformazione politica, economica, socia!~ verso cui cominciava già ad avviarsi a gran passi la società europea, e più particolarrnente per le guerre d'indipendenza e per la costituzione della nazionalità nostra', in ILalia la spesa del vivere aumentava ..sempre più, e già nel ,J860 era. sali La al livello che appare qui so_uo.
Se ad una simile situazione si poteva ancora far fronte con glF · stipendi del 11860, non era più possibile però sopperire con le pen-:·
238
239
MILITARI
DELLE PENSIONI
:sioni del 1850, sopratutto nei gradi inferiori si elevarono per qualche anno compassionevoli lamenti, finchè i poteri dello Stato . riconobbero la giustizia e la necessità di proporzionare le tariffe -delle pensioni ai nuovi stipendi del 60. Fu allorà stabilito con legge del 7 febbraio 1865 portante modificazione a quella del 27 giugno 1850: Che, rimanendo ferme le linee generali di quest'ultima legge, per conseguire la pensione per anzianita di servizio a seconda degli :anni prescritti dovesse concorrere anche l'età, per modo che: !!'generale d'armata ed il tenente generale dovessero àve;·e 60 .anni. Il maggior generale 55. Gli ufficiali superiori 52. I capitani 50. Gli ufficiali subalter;ni 48 . Le tarifl'e poi venivano così modificate:
Prezzi del mercato pubblico in una città dell'Italia settentrionale
'
capoluogo di p~·ovincia (Treviso) nel 1865. Anno 1st,5
1
1
Denominazione dei gradi
Minimum a 30 anni Aumento di servizio pei capi tani ed ufficiali di per ogni anno di servizio grado superiore e 25 pei militari di /!rado · o campagna inferiore. ~
Maximum
a 40 anni di .
servizio le campagne comprese
- - - -- - ---'---1--- - -- -1----- - ~ - -
,Generale d'armata ·Tenente generale . Maggior generale. ·Colonne] lo . . . Tenente colonnello Maggioré Capitano Tenente ·Sottotenente
8000 6500 5000 . 3800 3000 2500 1900 ,1-12.5 1000
H,O •150
mo
100 70 35 25 20
8000 8000 6500 5000 4000 3200 2250 1500 "300
. Frumento all'ettolitro. Grano turco all'ettolitro . Pane bianco al chilogrammo Pl;tne misto al » Carne di manzo al » Fagiuoli all'ettolitro Legna forte dieci rniriagrammi. Legna forte da stufa dieci miriagrammi Vino nero ali' ettolitro Vino bianco all'ettolitro . Olio d'oliva all'ettolitro . Una camera mobiliata con servizio in un albergo
27,9 11 20,24 0,60 0,47 ·1 ,"7
2 1,44 2,53 2,50 49,29 42,65 156.,20 1 1,50 1
I
1
te misure antiche sono state ridotle al nuovo ~istema metri!o decimale. A1vnotazione . -
Prezzi del mercato pubblico in una città della media Italia .(Ascoli Piceno) capoluogo cli provincia nel l865. • Anuo 1865
Frumento.all'ettolitro . 25,00 -Grano turco all'ettolitro. 20,00" 0,54 ·Pane bianco al chilogrammo. Pane misto » O, 45 Carne di manzo » ·1, 1O Fagiuoli all'eUolitro. · 20,50 Legna forte dieci miragr. 2,30 Legna forte da stufa dieci miriagr. 2,4 O Vino nero all'ettolitro 45,00 Vino bianco >l .1:Q,00 Olio d'oliva 11 ·157,00 Una camera mobiliata con servizio in un albergo. 1 50 1
Intanto però le condizioni del mercato sempre più ingrossavano e diventavano minacciose, cosicchè in quest'epoca ci si offrono i se_guenti dati:
1
)l'I ILITAR !
DELLE PENSIONI 240 Ma il costo della vita che veniva sempre più rincarando non poteva far sentire la sua influenza sulle nuove pensioni, proporzionatesi pur finalmente cogli stipendi di · attività in vigore, finchè a questi ultimi non avesse dato prima un nuovo impulso. . . SolTermiamoci adnnque sulle modificazioni del 65, le quah costituiscono ancora la giurisprudenza che ci governa. La prima domanda che sorge spontanea si è:. a qua.le regola obbedisce il concetto del m,inirniwi e del 1naxim1.im, che si è voluto stabi lire nella pensione? Nei gradi di generale cl' armata, tenente genera_le, n~ag-· gior generale e colonnello, il massimo assegnalo al gr~do 1~feriore erruaalia il minimo di quello superiore; questa proporzwne s1 altera o h . a vantaggio del tenente colonnello, del maggiore, del sotto tenente, ed a svantaaaio on del capitano e del tenente. Al so ttotenente, grado, naturalmente meno retribuito, è fatto il favore cli -lire 1175 in più del minimo della pensione del tenente: - J.l tenente colonnello ed il maggiore però con una pensione rispetti vamente di lire 3800 e· 3000, per le quali non militano le ristrettezze del trattamento, godono di un massimo che oltrepassa cli 200 lire H minimo del grado superiore. Per il capitano poi e per il tenente la proporzione del minimo o del massimo, adottata per i differenti gradi di generale e di colonnello, non viene più seguit-a, cosicchè il massimo assegnato al te· nente f} vicinissimo al minimo stabilito per il capitano. In ordine all'opportun ità di oltrepassare il maxi;1n1Mn di 2250 lire sancito per quest'ultimo potrebbero valere le considerazioni che trattasi di un ufficiale il quale conta 2iS o 30 anni di servizio, e d'ordinario da HS a 118 di grado, che lratlasi di .una c,1.rica, la quale ha assunto notevolissima importanza nella gerarchia militare,. di un rrrado infine ove si dimo1:a assai più lungamente che in qualsiasi altro, e che per una gran quantità d'ufficiali, nelle presenti condizioni dell'avanzamen to, segna il bastone di maresciallo e la fine della carriera. ' Ma. v'ha di più: la legge sancisce l'aumento del del min imo della pensione per i 42 anni passati nello stesso grado, sancisce inoltre· determinate somme per ogni anno di servizio· i!1 più .del minimostabilito e per ogni campagna. Vediamo se cosiffatte sanzioni sono sempre realizzabili, e ci ,Talga il capitano qual termine di confronto. e)
t
Facciamo la più naturale ipotesi, c1uella che· generalmente si verificherà. quindi innanzi: il capitano si ri tira a 30 anni di servizio con 1f 2 di grado, quindi alle ,I 900 li re avrebbe il diritto di aggiunge.nere 380 per !'.aumento del 11/5; addiziona,ndo risultano lire 2280. ossia un avanzo cli 30 sul. 1nax i1nirni insi1,pel'abile. E questo capitano conterà almeno due campagne, che darebbero altre 70 lire, può eziandio contare un paio di anni cli serv izio sopm i 30, che darebbero ancora 70 lire; ma. tutto è ·inutile, le 2250 non si oltrepassano; l'aumento pertanto del 'I /5 della legge, ,e quello per ogni anno di servizio e càmpagna d~lla tabella, lrn.nno un valore condizionale cui però la·legge stessa non accenna. In ordine al limite di età introdo tto dalle modific'azioni del 6!:S, esso obbliga a rimanere sotto le armi moltissimi ul'Gciali che hanno già. cornpinti gli anni di serviz1 0 prescritti per il loro grado . È facile immaginarsi le disposizioni dell'animo çli questi individui, i quali avendo la coscienza di aver pagato il loro tributo di fatiche e di privaz ioni; si vedono ancora lontani dal porto lungamente desiderato del riposo per il solo impedimento dell'età. E cosiffatte disposizioni di animo diventeranno più moleste se il tempo che si deve percorrere per raggiungere !'età prescritta niun vantaggio aga quelli aià conseo-uiti con i 30 anni di servizio.. Per giuno-erà D . " D esempio, è frequenLe il caso di cap itani che a 47annidi etàabbiano ultimali i 30 di servizio e raggiunto il mà.ssimo della pensione, e qui ndi che siamo costrettti a servire senza uti le di ~orta ancora tre anni . Per questo tempo, non certo breve, egli no si considereranno astretti ad un lavoro improduttivo . Vi si rassegneranno volentieri? il sentimento e l'abi t.udine del dovere, l'affezione alla carriera delle armi, l'amore del paese nòn saranno spenti certamente nel loro cuore, ma giunti sul limitare della-vecchiaia, messi di fronte alle preoccupazioni dell'avvenire, la questione dell'esistenza, gli interessi indi viduali sollevano alta la voce. A questa situazione contrapponia~o quest'altra : oggidì un sol;tufficiale può essere licenziato a 118 anni di serviz io con due riassoldamenti con premio ed una rafferrna, cioè con 750 lire' di pensione vitalizia; un sottotenente collo stesso tempo di servizio non acq1.1ista il diritto che a, lire _666 ,67 pe1· soli 9 an%i . Il I)arallelo degli ufficiali coi sutt~Hìciali è tanto più eloquente, quanto più elevata rispetto a ANNO XXV , VOL. Il , .
DELLE PENSIONI
243
MILJTAfU
quest'ult.imi è divenLata la posizione tecnica dei primi nelle funzioni del meccanismo militare. Ritornando 1;1,i criteri della legge, nel 1874 il costo della vita, che si era elevato come segue :
Stipendi sanciti nel 1874.
·Generale cli corpo d'armata, tene!lle generale L. 12000 - 7200 ··renenLe generale . » 112000 - 3600 i\'Jn.ggiore generale. )) 9000 - 1200 Colonnello . » 6600 - 600 Tenente colonnello . >l 5000 1\faggiore >1 /1.0QO Capitano . >J 2800 Tenente . )) 2000 Sottotenente n •I 800
1
1
. Prezzi del mercato pubblico in una cittèi dell'Ita lia settentrionale capoluogo cli provincia (Treviso) nel 1874. Anno 1874
L. 29,72 Frumento all'etloliLro )) ili! ,92 Granoturco >> )) 0,6JI J)ane bianco al chi logrammo )) 0,47 Pane mislo » )) 1,60 Carne di manzo » )) 30,43 Fagiuoli all'ettolitro )) 2,90 Leo-na forte 'IO miriagr. o 3, 10 Leo-rm forte da slufa ·I Omiriagr. Vino nero all'eLloliLro » 55,00 'Vino bianco » )) 45,77 Olio d'oliva » )) rn,1,95 l.Jna camera. mobiliata con servizio in un albergo >l 2,50'
Annotazfoni. - Per i gradi su.periori ed in fori ori si sono ripor~ati gli stipendi della fanleria: il colonnello, il Lenente co lonnello, il ·n~aggiore, il capitano, il tenente hanno per ogni 6 anni di grado e _pei due sessenni lire 400, 300, 1180, ·1.20. Il soLtolenente ha pure Jire 120 per un solo sessenn io.
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))
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Le insistenze clell' opinione pubblica imposero la soluzione del problema di migliorare le condizioni economiche degli ufficiali, ma la buona volontà del Parlamento e del Go verno infransero nello scoglio ,delle strettezze finanziarie d'allora. La soluzione vera forse fu riimandata a tempi migliori . La Francia dopo gli immani disa5tri del 11870-7·1 ha pur trovato ;il modo di venire in socçorso dei propri ufficiali con questa invidia·:bile liberalità.
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.
P rezzi del mercato pubblico in una città della media Italia (A scoli Piceno) capoluogo di provincia nel 1874. Anno 1S74
L. 26,00 Frumenlo all'etLolitro . . )) •19,72 Granot.urco >> l) 0, (?6 Pane bianco al chilogrammo )) 0,4 1 Pttne misto » )) ,J ,4,5 Carne cli manzo >> )) 32,00 Faaiuoli al l' ettoliLro 11,9() )) Leana forLe '10 rniria. g r. n )) 2,00 Leana fo1'Le da slufa ilO miriagr. Vino nero all'ettolitro » 52,00 Vino bianco » >> H,00 Olio d'oliva » >l 16i:i,OO Una camera. mol:ìiliala con servizio in un albergo >l 2,00 i mpose di elèvare le tariJie degli stipendi del 1860 come appresso :
Stipendi, sanciti in Francia nel 1877 .
Maresciallo di Francìa Generale di Divisione C,enerale cli Brigata Colonnello Tenente colonnello . Maggiore Capitano cli P classe Capitano di 2a )) Tenente di ,Ja » Tenente cli 2a )) Soltolenente
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19i-40 12960 7740 60 12 5•148 3528 32.1,0 24-48 2376 2268
1
1
Annotazioni. -Quesla legge venne approvata e sanzionata verso . b metà-de Il' anno , ma si ordinò che gli stipendi decorressero s!no dal ·1° gennaio dell'anno stesso.
DELLE PENSIONI
In ogni modo i nostri stipendi del 187J. un aumento, per quanto mesch ino, pur lo recavano; vi ora poi il vantaggio del sessennio che accresceva in qualche maniera lo stipendio, per modo che un capitano presentemente alla fine del suo 30° anno di servizio, nel momenl.o cl i esser 1:oll ocato in pensione, può godere dell'assegnamento delle sue .2800 lire, più di 360 per l'aumento di due sessenni, va lo a dire, di lire 3·160. ) la le pensioni essendo ancora fondate sugli stipendi del ·1860, egli non conseguirà. il trattamento di riposo se non proporzionato a lire 2500 che riceveva a quell'epoca. Alla vigente giurisprudenza pertanto tntorno alle pensioni va oggimai mancaudo; a parer mio, ogni fondamenLo : I O Perchè l'importanza dei serrizi che si prestano all o Stato, come appunto avviene élol lavoro, è au,uent.ata in ragione cliretl,t delle esigenie della vit.a, aumen to cui fa riscontro una prnporzionale retribuzione ; 2° Perche la tariffa. non corrisponde pi ù agli stipendi di auività ed agli aumenti ses,,ennali,che vanno considemLi anch'essi come stipendio; 3° Perchè i vantaggi sanciti dalla legge - campagne, anni di ervizio in più del tempo stabilito, ai.uuento del 1/s per i 1.2 anni di grado - vengono esclu si cla.l ma:rimwn in vigore; 4, 0 PercM le due _condizioni cli anni di sel'vizio e cli eLà, che dànno dirillo alla pensionc,e l'espediente del meccan ismo che regola il tra.W1.111ento di riforma. non sembra. che guarentiscano snfficientemente, secondo gli intendimenti della civi llà odierna, il lavoro ed una cmwenienle esistenza clegli ufficiali. 5° Perchò la posizione fatt,t ai so l.I.uffi ciali con piLt l'iassol.d,1menti e rafferme è superiore a. quella. fatta agli uflìcia.li non ostante i sel'vizi più importanti e piLt lunghi di questi ultimi; 6" Perchè il minimo ed al massimo della. uu·iffa non st.ab ilisce l'eguaglianza di trattamento in tutti i gradi; ì 0 Percbè le fo.mi glie clegli ufficiali inYocano un provvoclimento clie le salvino dalla 1niseria ; 8° Percbè la legislazione sulle pensioni vuol essereconsiclerata qua.le fattore mor·n.le e materiale di un esel'ciLo naz ionale contemporaneo , e percl1è nel nosLro potrebbe di venia re elemento cli malcontento e d'i ndisciplirnt da comprometterne la :;olidita ; 1
r
Ml.L IT ARI
245
9° Perchè la condizione degli ~.ILri eserciti europei in materia di pensioni sono più vantaggiose delle nostre ; 1 10° Perchè le carriere civili facendo ormai tanto vantaggiosa concorren;r,a alla mili tare, quest'ullima poLrebbe rafforzarsi coll'attrattiva della pensione, la quale conse1'verebhe a chi ha servito degna.m ente lo Stato quel decoro che conseiuì spendendo la maggior parte dell'esistenza. . Quanto n.l punto 7°, è vero che la. legge intorno al matrimonio degli ufficiali fn previdente nell'i rnporre la cond izione di una rendita annua, del la quale nelle risorse di una famiglia si de.e tenere assai conto, ma quell a legge ha per fin e . unico e prin cipalissimo le con,·enienze dello stato di attiviti1 di servizio; sulla pensione cli riposo non si fa sentire che cli ri verbero e per necessal'ia conseguenza. Non saremo noi certamente elle le muoveremo rimprovero per avere rincaralo non ha mollo tempo su quella condizi one, prescrivendo la graduazione della l'endita a seconda del grado e dell 'età. dell'uiùcinlc che intende contrarre matrimonio (2000 a ·I 600 pel tenente che ha meno o più di 40 anni di età, 1600 a ,1200 pel cap itano e "200 per tuLti gli att.i,•i senza nver riguardo all'olà), pcrocchè così, Loglienclo cli mezzo una buona pa rte delle preoccupazioni domestiche, ha provveduto alle esigenze clel serviz.io ed al decoro dello. posizione di ufTìciale. ~fa qua l è il criterio che avrà inspiralo la legge nel determ inare così fatta grnclaz ione cli rendita. A pnl'er mio sarà quello che nello sta i.o presente della società la fa.mig lia di un ufficiale non possa vivere decorosamente senza il pl'ovento annuo di almeno 4000 lire: di fat.ti il ten ent.e se ha meno cli 40 anni di età. gode cli uno stipendio di .2000 lire che si cu mlllano co n le altre 2000 della rendita rnat.rimoniale, se ha più cli qnell'etil, godrà. di uno e clne sessenni e sar~1 prossimo al grado di cnpilano . TI prnvvedimcnto è ~aggio qu11 nto altro mai nel senso che gli ulliciali in servizio abbiano a conservare il prestigio dello stato militare, che abbiano n disimpegnare i propri i doveri. senza esser frastornati da lle angustie dell a fami glia. La legge perta.nto tende visibilmente, ed a ragione. a guarenti re gli interess i rlel serv izio, ma nello sl.abilire la tariffa per gli orfani e per lo vedove il criterio delle 4000 lire, dianzi accennalo, non viene più seguito. È vero che la morte Logliendo le
246
DELL E PENS IONI
la
risorse del capo di casa, di necessità abbassa condizione della, fa.miglia, diminuisce le esigenze, fa aumentare le er.,onomie; questa fam iglia non eessa però di essere la famiglia di un ufficiale,di m10, che è morto in servi zio o dopo aver servito il paese; questa famiglia. non sarà di certo più obbligata a mantenere in società il decoro di una volta, ma fra il decoro e la miseria vi è pure· una modesta condizione a cui essa può aspirare. Ltt legge concede alle famiglie il '/ 3 della pensione speUanleall'ufficiale morto jn i.·itiro, o in serv izio ; alla vedova quindi di un tenente che aveva sotto le armi (supponiamo con due sessenni) 22.U) e quindi colla rend ita 4240 lire, ne dà meno di 400,. · V'ha. di p1u: all a vedova spella il Le1:zo della pensione cui ha: diritto il marito rnorLo sotto le armi, ma il marito quando açqui-· sta tale diritto? A. 2{i c1,nni cli servizio I morendci prima di questo tempo, e lasci pure dieci fig liuoli, questi non hanno diri tto ad un; centesimo di pensione. Il.·Parlamento francese nella seduta del 22 gennaio 11878 dich ia,rò <,l'urgenza un progetto di legge tendente a sancire per lavedova e per gli orfan i i seguenti diritti : a) La metà ·del minimo dell o stipendio del ma.rito se questi è morto in attivitit senza avere acquistato il diritto al riposo; b) La metà della pensione che sarebbe toccata al marito sequesti muore in atti vità di serv izio aveodo diritto al 11iposo, od. essendo pensionalo ; ' e) La metà del maximum se il marito muore sul campo di bal-taglia od in segui to a ferite. Noi Italiani invece straluniamo gli occhi e spalanchiamo la bocca in segno di est.rema meraviglia, nè ci asteniamo dallo strillare con-· tro l' enorme cap itolo delle pens'ioni che gra:vìta. su l hil.aocio dello. Stato dopo sei guerre d'indipendenza ed nnadi due anni iu Oriente. Si direbbe che siamo ancor molto lontani da quel sentimento· generale di rispettabilità e di forza che rende potenti le nazioni. Se non che non è sola la !?rancia che si interessa della prosperità dell'e;;ercito: senza parlare della Germania possiamo citare l'Austria- Ungheria, che, oltre l'avere aumentati testè gli' stipendi, ha arricchito ~a p ropria legislazione mil itare di una stupenda legge sulle pension i. che ha prodotto il più sa.lui.are e!Tetto morale' in tutto l'esercito . - Noi mettiamo qui sot.t' occhio del lettore la, 1
Tabella delte pensioni in ragione di armi di serr,izio attivo nell'esercito austriaco.
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Stipendi cli attività in fiorini aust1·iaci
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540 756 94,5
:34-2 4.·~7,50 570 798 997,50 3<50 450 600 81:0 ·1OfiO :378 4,72,51) 633 882 '1102,50 :396 495 660 9~4 ·11 55 /i.i !k 51, ,50 690 966 1207,50 fi,:32 540 720 1008 1260 li·òO 562,50 750 'l 050 'l :, 12.50 li·G8 585 780 109:2 '1365. 't-86 60ì )0 810 11:34. 14-17,50 504 630 Sto 1176 14,0 5~~ ù52.,50 870 'l 218 ·1522 f)O ~tu 675 900 12Go 1575 5:)8 69U 1:)0 9:30 1802 16n,50 :n0 ,20 9t:iO 1aH 1G80 504· 7/4.~,50 ~)90 1:3Sf·i t?t2,50 612 765 10~0 1428 178G o:JO 787,50 1Of>O H 70 1s:n ,50 G'i·? 8'10 l01 0 i512 ·J 890 666 · s:n,;)o 'Il 1o ·155!t rn 12,50 08'~ ':)5 1140 '159G '1095 702 8ìì,50 H70 '1638 204-7,50 720 900 '1200 1680 2100 1
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Osservazioni
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Dopo 10 anni di servizio 300 300 300 ))
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Pensioni
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0280
G3f0
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- - - - - - - - - - -- - -
1000 1400 1'l25 ·I ~75 1iOU1680 1275 'l 78f:>
1760 2100 ·1980 ~:16~j0 21 li 2~20 22H 2677,50 ·1:mo ·v9o 2376 2<'35 t4i5 1!:)9:) 250S 209l 50 t 500 21oo 2640 3t :>o ·)·.)o-I ,:J-o ·i ·1· :) ;) 9.:)0....:... 0 9--) ... 11 :... <.k> 1650 21'10 2904 H465 t 725 24-15 00;~(i 362~.50 ·I 800 ;2.\ JU :3168 ;3780 1875 2625, 3300 3927,50 'l H50 27:30 34-:32 40~5 :202~) 28:3:) :J5(H /4-252,50 2100 i940 ~696 4i10 2175 ~Oi5 382~ 4567,50 i250 3150 a900 4725 i ::!2?) 3255 4.092 481)2,50 24,00 3860 /i,221- (')01~0 2475 :?4,65 4,:356 5H)7,50 )~50 .;1 O ~-oI ~!.'88 -~ -::...0, M· v0,):) 2G25 :3(Hò 4·620 :i:/12,50 2700 3780 4752 5670 2775 :3885 488't, ~827,50 2850 3990 5016 5983 2925 4095 5148 6142,50 3000 4200 5280 6300 1
2800 :~1!)0
:3360
...fo-o / :J780
Nel descr ivere gli stipendi cli att1vi~à sauc:ti in Aust1·ia Ungheria omettemmo le rilev.inLi indennità di cui godono i;li uf-
3990 ficiali e che accrescono
~ ->OO sensibilmente gli stipendi l·-
stessi rendencloli mag dei nostri.
4·H O giori
!1-6~0 , 4·830 li fiorino austriaco cor:)0/4-0 risponde n L. 2,50 italiane·. 52;>0 5'1,60 L'ufficiale che non ha ~670 comf)iuto i clieci anni di 5880 servizio ha diritto pe~· uua uo·;)o sola voltn alla ~rat1~caz1011e non mai mfcrtoro G:JOO ai 300 flol'ini. 6510 6720 G980
7140
i3:'.>0 7~60 7770
7980 8190
8400
248
DELLE PENS IONI
249
)IILITARI
Risu lta da questa tabella come l'ufficiale, dal sottotenente in su, a 1O anni compiuti di servizio cominci ad avere dirillo alla pensione vitalizia, e come questa, aumentandosi gradatamente, venga al quaran lesimo anno di servizio a raggiungere lo stipendio cl i attività; come la pensione sia altresi proporz ionata agli stipe11 di e formi con essi, per così di re, un sistema solo; come da ulli1110 colla gratiGcazione, p nr essa graduala. sia sufficientemente provveduto a coloro che sono coslrcui ad abbandonare la vita militare prima dei dieci anni di servizi o. Avanti di porre termine al presente studio ci sentiamo il bisogno di tornare SL1lla nostra asserzi one che, cioè, co!Je ritenute sugli stipendi e colle quote lasciate allo Stato dagli ufficiali dimissionati e mort i sollo le arm i si possono pagare le pensioni. Vero è ben e che in Italia colle anziclcue ritenute non si è mai potnto organ izzare un montè, o un banco, o una cassa, cb iamisi come si vuole, di pensioni che fun zionasse ])l'esso a poco come una cassa d'assicuraz ione; non è pel'ò men vero che le ritenute ful'ono sempre fatle e che per l'el'ario hanno costituito sempl'e un cespite cli entrala. In ogni modo a sostegno della nostra asserzi one non sa rà in utile che si conosca a mo' cl' esempio quanto viene ritenuto ad un ufficiale che percorre 6 nnni nel grado di sottolenente Gin quello di tenente con. un scsserrni o, 4, di 'tenen1e con due sessenni, 6 di capitano senza sessennio, 6 con uno e 2 con due sessenni. Questa è la carriera la più prohab ile cui è desLinata la massima parlo degli uffìciali inferiol'i p1'0Sent1:• men1e sollo le armi. Notiamo poi che la ritenuta \'a gl'adalamenlc aumentan do a secondc'l. degli sti pendi stabiliti per i differenti gradi militari. Somme ritenulc per tassa sugli stipendi cli 30 ann i di servizio
al m ese
aJJ'anno
2,33 2,67
28,00 32,00
2,97 4,67 5, '12 5 ,ìO
35,uO
1
SottoLenente senza sessennio Tenente senza sessennio » con un sessennio . Capitano senza » - » . con un » )) con due sessenni . Totale clègli anni cli rilenul.a
J1n,notaz-ioni .
N. deg li anni di rnenuta
6 6 4,
66,00 6··1,4.,0 68,4.,0
(ì (ì
2 30
Queste piccole so mme si aumentano annualmente co lla ragione degli interessi composti.
Tabella degli uJfìciali di .fanteria 1norti sotto le armi e dimissionati nel decennio 1876-186ì . C,,1011nelh
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A1inotazione. - A. studio di yeriLà dobbiamo notare che dalla cifre dei morti dernsi togli ere gli aventi diritto a pe11sione, che lo Stato ha dovuto pagare alle famigl i~.
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250
DELL E PENSI ONI ~l l l,JTAR !
No i ~o~ facciamo proposte alle quali da pa.rte nostra man cherebbe 11 fondam ento dell'autori là, ma se qua ndo cl1e sia i Poteri d~Jla ~Lato_ravviseranno opportuno di rivedere e modificare la leg1slaz_1ona. rntorno al le pensioni, noi non po tremmo astenerci da ll'espr1mere modestamente i vo ti: . ,1° Che la 1a1·ilfa del trattamento di riposo corrisponda proporzionatamente a quella degli stipendi; · . ~° Che il minimo della pensione si incominci a 0aodere comprnto il ,J0° anno di servi,.io; . 3°_Che tale minimo no~ sia troppo al disotto della metà dello sl1pend10 per i o11racli inferi ori·' :,\° Che il tn;'\ss imo _c?rTis~onda allo stipendio di attività ; _ti Che per nn sen'1z10 u1111ore di 'IO anni vi aubia una aratifi cazione, gradua ta a seconda degli anni di servizio e del arado · 6° Cl1e per conseguenza venga abbl'ogato il sistema t>delle ' riform e; . 7~ Che su lla pensione, o sulla gratificazione dei revocati e dei mnoss,, si esercì Li una piccola falcidia; . 8°. Che nel servizio militaresianocomputati (interi e dimezzati) gli ann , passati negli istituti militari. go Che o~ni .c,_u1:pagna di guerra valga per un anno di servizio; 0 IO Che I dll'ILL1 della vedova e degl i orfani siano regolati presso a. poco come ha fatto la Francia. Venezia, marzo 1880.
T.
iVIARIO'I'T!
Capitano 48 regg. fanteria
IL SERVIZIO SAN ITARIO NIIOLI
ESER~IT1 DI FRA N~IA, GERMANIA E AUSTRIA
I. Il servizio sanitario in tempo di guerra si eseguisce nell'esercito, fntncese coi mezzi seguenti: a) infermerie reggimentali; b} ambu lanze atti ve e ambulanze mobili da fo rtezza; e) ospedali temporanei; , d} ambulanze di sgombro e ambulanze provvisorie di stazione. e) magazzini di riserva per il materiale sanitario e per le medicine . Le -infei-11ie1·ie reggfrnentaz.ino n servono in campagna che ad apprestare i primi soccorsi ai soldati leggermente feriti . l e arnbulcm.ze attive sono invece veri ospeda li ambu lanti che seguono le truppe in tutti i loro mo viment i e servono a prestare le prime cure ai malati e feriti , nonclrè a render possibili le operazioni più urgenti della cbirnrgia . I malati non deb bono, in massima, restarvi per molto tempo, affine di lasciare all'ambulanza tutta la sua mobil ilà. Ogni qua1tie1' generale d'armata o di corpo d'armata, ogni divisione. di fanteria o di cavalleria e anche ciascuna. brigata di cavai-
252
I
253 '
IL SERVIZIO SANITARIO
NEGLI ESER CITI DI F'HANC I." , GERMANIA E AUSTHIA
l eria cli corpo d'armala, ha la sua ambulanza convenienlemente provveduta in medicine, fascie, utensili, e ben fornita di mezzi. Sono ospedali ternpornnei (lUelli stabiliti sulle linee di comuni.cazione dell' eserci lo. Questi ospecla.li hanno sede slab ile, almeno provvisoriame1He; ricevono i malati e feriti tolti dall e amhul:rnze attive, i quali vi restano fìnchè non sono in grado di essere :1vvinti verso un ospecln le fisso dell'interno. Per inviare questi malati e ferit i agli ospedali nell'interno si stabil iscono Cl!mbtilanze di sgomb1·0, nell e stazion i di lappa di testa e nelle slazioni di transito. In tali ambulanze viene provveduto nl1'im barco e alla cura medica degl'inr,li vidui sgombra ti , i quali possono provenire sia dagli ospedali temporanei, sia direuamente da lle amb ulanze allive. · A tergr) delle ambulanze medesime, esistono arnbulan,ze provvisò1·ie di stazion~ destinate a prestar soccorso nei tren i di sgombro: esse formano, per così dire, l'anel lo cli Cùngiunzione fra gli slabilirnt;nti sanitari dell'esercito e quelli dell 'interno. I , na,qazzini di riserva, finalmente, sono i depositi del materia.le ·sanitario riuniti alle spalle dell'esercito (qnasi sempre al1!3 slazionimagazzino) e destinati ai rifornimenti per le ambulanze e ospedali ·addetti all 'esercito stesso. Attualmente, la dire1.i one superiore del servi,,io sanitario in un'armata, in un corpo d'armata, o in una divisione, appartiene · in Francia all'intenden te o al sotto intendP.nte mi litare rispettivo; ·ma allorquando la nuova legge amministrativa votata dal Senato sarà. divenut:t legge definitiva per l'approvazione accordatale dal corpo legislativo, la direzione apparterrà esclusivamente al personale medico, e l'intendenza interverrà, solamen le per assicurare ltt forn itura del materiale, per ordinare le spese e per controllare il servizio. ammin istra.livo . La direzione medica propriamente detta appartiene in ciascuna armata a nn medico-capo col grado d'ispettore, ass istito da. un medico aiutante maggiore, da un fa!}rnacista-capo e da un farmacista,aiutante. In ogni ço rpo d'armata, la direzione medica del serv izio , spetta :a un medico-capo assistito da un medico de:la riserva e da un far.ma.cista maggiore.
I medici e farm~~i~ti capi delle ambulanze ademp iono la loro. missione come se si trovassero negli ospedali dell'interno. I l quadro segLten Le dimostra quale sia il personale addetto alle · varie ambulanze presso l'esercilo combat!.ente.
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II -~ ~21-e~; i -i'
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A nnotazion i
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Ambulanza del gran quar- ' 2 tiere geoern lc d'arn~ata Ambu lanza dd quartiere gtrneralc di corpo d'n r-
mata . . . . . . . . . Ambulanza di divisipne di
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fanteria . . .. . . . . ,1O Ambnl.:ima di divisione cli
cav,1lleria (') .. ... :
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Ambulanza cli bngata cli cavalleria di corpo d'armata . . . . . . .
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'fotLi i distaccamenti d'infermieri adclel.li alle ambulanze di un corpo d'armala appartengono alla.sezione infermieri del corpo stesso, della q1rnle costi tLtiscono la p~u'le atti va.
Sul ·p iede cli gL1en·a ciascuna sezione in fe1;m ieri comprende anche una parte d' uomini disponibili .destinai.i · a formare il personale di un'ambulanza di soi? ornbro e a costituil'e una riserva d'infermieri per il servizio degli ospedali temporanei. La forza eccedente delle sezion i infenn,ieri rimane destinata al servizio degli ospedali all'interno e al r ifornimento del personale per le arnhulaoze presso le Ll'Llppe mobili zzale noncbè alla. formazione dei clisLaccarnenLi d' infenni eri necessari per le ambulanze·· provvisorje di s_tazione, d,1 c:rearsi eventualmente al cli là della fron- · ti era. Nessumi regola fissa può essen i nel l'assegnare il personale agli ospedal i ternpornnei il cui numero e la cui importanz,t variano cli comi nuo. In genere, questo per,;onale è costitui to a se~oncla clel nt1
:254
NEGLI ESERCITI DI FHANC!A, GEHMANIA E AUSTRIA
IL S ERVIZIO SANITAR IO
Come a spiegazione di questo quadro è da notarsi: che le a;mb ul anze da di visione di fanteria comprendono il materiale per un'ambulanza 1eggera trasportala a dorso di mulo; che le ambulanze da. divisione cli cavalleria comprendono il materia.le per tre ambulanze leggere, affine di poter distaccare un'ambulanza. \i'o lant~ presso ciascuna delle tre briga.le. Le vetture di queste nmbulam:e sono attaccate a 4,. cavalli e condolte alla Daumont affine di ottenere la maggiore mob ili til: èhe le ambulanze do. brigo.La di cavaÌ leria. di corpo d'armata hanno anch' esse nn'ambulanzR leggera come quella di una divisione fanteria; solamente è trasportala da vetture a due cavalli e non d'a 111uli i qùali non avrebbero la mob ili tà necegsaria. Le ambulanze mobi li da fortezrn, si costituiscono nel ie piazze fort i designate dal ministro della guerra.. Il materiale è quello di un'ambulanza. leggera trasportato da veuure requisite sul posto . Ad ogni ,tmbnlanza da campagna è addetta una cappella da campagna . 'fullo il materiale san itario pee·il tempo di guer ra è preparato in ]Jrecedenzn, diviso per vetture al completo. Le vetture destinate nl tra~porto dei feriti cacolets; lettiere, barell e ecc. sono, per cruanto è possibile, riunite nei luoghi ove deve mobili1iznrsi il lit eno degli equipaggi militari .
mero dei letti di ciascuno osJDeclale precisamente come vien fatto in tempo di pace negli sLabil imenti sanitari. dell'interno . l i JDersonale di un'ambulanza di sgombro si compone di 2 medici, 2 ufficiali d'ammini$traz ione e 86 infernrieri,; quello di un'nmbu1anza provvisoria di slazione, di 2 medici, ,1 ufficiale d'ammin istrazione e 20 infermieri . Negli ultimi anni la Francia ha rinnuovato il suo materiale sanitario, speeialmente per quanto ri guarda i cassoni d'ambulanza. P~·i m~ d~I 11870, le medicine e gli oggetti diversi necessari pe1· le med1caz1on1 erano contenuLi in cassoni pesantissimi . Si calcolava ,che ciascuna ambulanza da qnar'lier generale contenesse almeno ·10,000 oggetti di medicazione, 6000 quella dadi visione di fanteria; 4000 quella da cavalleria. . Il_ mat:'ri~le attualmente in uso è di molto più leggero. Invece ·degh ant1cl11 cassoni furono adottate vetture a due cavalli. meno gravi e più ntaneggevol i. - l)el'ò si doveue diminui re il 1;umero -degli oggetti· di medicazione assegnali a, ciascuna arnbu lnm:a. Il qua~ro seguente dimostra in qual modo è riparti to il materiale -.delle vnne ambulanze presso le truppe mobilizzate .
Gl i ospedali temporanei sono stabiliti a seconda dei bisogni, ulilizzando anziLutto le risorse 'loca li: stab ilimenti sanitari abbandonati dal nemico, o~pizi civili, collegi, seminari , caserme, castell i, fabbri che industriali, conventi ecc. In mancanza di locali, i 1nalati vengono rnccolli sollo baracche o sollo tende. Il materiale di questi ospedali deve essere presso a poco,uuuale per quantità a quello degli stabilimen Li fissi del territorio naziona'le: esso viene trauo dal paese medesimo per mezzo di requ isizioni , compleLandolo con altro spedito dall'interno, L'amministrazione militare tiene pronte fino dal tempo di pace diverse serie di medicinali per ospedali temporanei da il 00 , 250 e 500 lei.Li . Nel materiale stesso s rno· comprese le medicine, oggetti di ch irurgia ecc. Le ambnlanze di sgombro, presso le quali può anche essere ad-
AMBULANZE ATT I VE
.Ambulanza di quartier c•euerale d'armata . . ~ . Ambulanza di quartier generale di corpo cl'arrn~ta Ambu lanza di divisione cli fanteria . . . . . . Ambula.nza di divisione di ca vall1>-ria .Ambu lanza di brioata di cava lleria da corp"'o d'armata . . . . . . .Ambulanza mobi le da fortezze
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IL SERVIZIO SANITARIO •
Dgl'impiegati delle finanze, delle poste, dei telegrafi e delle strade ferrate; g) i prigionieri di guerra e i disertori stranieri; h) ogni altro individuo autorizzato a seguire l'annata, purchè ciò sia ordinato dal comandante in capo. I malati vengono ammessi negli ospedali e nelle ambulanze colle stesse formalità usate in tempo di pace, ma il giorno di combattimento e nei casi urgenti possono essere accolti anche senza biglietto . di entrai.a. Quando è possibile, si cerca constatare la identità degli uomini introdotti senza èlocumenti, colle loro proprie dichiarazioni o con quelle dei loro camerati; si tien conto del numero di matricola impresso sui loro effetti di corredo: nulla è trascurato nemmeno per raccogliere sui prigionieri di guerra ricevuti nelle ambulanze tutte le informazioni aLte a stabilire la loro identità. Mentre in tempo di pace i malati vengono accolti negli ospedali senza le armi, in gu.erra essi vi entrano con tuLLi i loro effetti , fucile e sciabola. Un impiegato d'artiglieria. è incaricato della conservazione di queste armi presso ciascun ospedale ed ambulanza. Gli uomini sgombrati da Lin'ambulanza e diretti ad ~n ospedale temporaneo portano sempre seco le armi. Se invece vengono avviati a uno stabilimento sanitario dell'interno, versano l'armamento al parco d'artiglieria più vicino come vien fauo,per le armi dei morti.
I magazzini di riserva sono considerati come stab ilimenti di 2"" linea; sono impiantati, per solito, nelle stazioni-magazzino e sono provvech1Li di diverse serie cli mat~ria!e per ospedali temporanei e per ambulanze . Essi ricevono anche m deposito allo si.esso scopo medicine di riserva e oggetLi di· riserva per medicazioni.
Il principio .Più notevole che in Francia Ìliforma il servizio sani. tario in campagna, è l'assoluta mobilità delle ambulanze. Nelle rnarcie, l'ambulanza di una brigata di cavalleria, rimane immediatamente dietro agli ultimi squadroni della brigata stessa. Se la truppa marcia per divisioni, l'ambulanzadivi_sionai'iasi fraziona in due parti : una di esse cammina dietro il grosso dell'avanguardia; il rimanente segue il treno di comb~uimento (trairi de cornbat) della divisione_(;! ). · Se il corpo d'armata marcia compatto, il riparto di ambulanza tratto dalla divisione di testa, procede vicino al grosso dell'avanguardia; il rimanente marcia in testa al treno di combattimento della
Gli espedali temporanei e le ambulanze auive presso 1e armate possono accogli ere: ci) gli uflìc iali e soldati delle armate; b) i funzionari ed iinpiegati ·addetti all'esercito; e) i segretri.ri e domestici civili degli ufficiali ; d) gli ausiliari civili dei servizi amministrativi (-1) ; e) gl' impresari presso le armale e i loro agenti: · (I) Per ausiUa,ri civil-i dei. se ,·vizi amminist,·ativi s'in tendono coloro che, in caso di: guer,·,,, "engono sotto speciali co.ndii io ni reclutati dalJ'elemento bo,·g hese in sussidio rleglr ufllciali d'amm inistrazione.
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NEGLI ES ERCITI DI FRANCIA, GERMANIA E AUSTRIA
detto un personale medico civile, vengono slabilite, . co~1e _già fu detto , nelle stazioni tapp<i di testa oppure nelle stlizioni cli trcmsiio s11 tuLle le strade ferrate che convergono verso il teatro delle operazioni. Quando una. Lappa di testa viene assegnata ad un corpo d'armata, vi s'imp ian ta subito un'ambulanza di sgombro, pnrchè ~erò l'a~to:. rità militare lo reputi conveniente. Da quel momento s1 sopprime· l'ambulanza della. stazione di transi Lo corrispondente, surrogandola, ove la élista.nza. lo esiga, con un'~imbulanza provvisoria di stazione. Queste ambulanze provvisorie di stazione vengono stabilite nell e stazioni principali della rete ferroviaria; specie in quell e di biforcazione. 'n loro materiale ·è quello cli uno spedale temporaneo di i.SO letti completato con requisizioni. Le ambula.nze medesime, essendo desl.inate a ri cevere solo momentaneamente i malati e i feriti, debbono essere impiantate nelle vicinanze degli sLabilimenti sanitari nei quali sia possibile ricevere c,]'infermi ch'e smontano dai treni cli sgombro . Le grandi com;agn ie ferroviar ie francesi hanno dovuto determinare !ino dal tempo di pace quali sono sulle loro linee le località che, in tempo di guerra, saranno destinate a tale uso.
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(1) Il treno di combattimento (ti·ain de combat) è quello formato dalle vetture delle munizioni, batterie <l'ar tiglièria complete, ecc. ANNO XXV, VOI.. Il.
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IL SERVIZIO S ANITARIO
N.0GL! 'ESERCITI DI FRANCIA, GERMANIA E AUSTRIA
divisione. L'ainbula~za della 2a divisione marcia intieràn:ente alla testa del treno di combattimento della divisione stessa. F~n~lmente l' arnbU1,cl nZte-,de·l quartiei'e e>creneralé del corpo d'armata marcia in testa al treno recrcrimentale della colonna. . In caso "" di marcia in ritirata, l'ord.me e. mverso. . Nulla è stabilito circa l'ordine di marcia dei muli per_1 ca~olets ~ per le lettiere; ma pee consuetudine, quelli fra. questi anm~ah eh~ s1 trova.no carichi cli malati o feriti già in cura, seguono la fraz1oneynn~ ci ale dell'ambulanza: il rimanente viene ripartito alla coda d~ ogm r!r,imento di fanteria a disposizione del medico del corpo per 11 trasp~;to momentaneo degli individu~ stanch_i o sped~ti. . J'J Giunte le truppe ai cantonamentl o al bi va.eco, 1 ma~a~1· ven.,ono collocati negli edifici, coricandoli nel miglior modo poss1b1le.secondo le risorse locali. Le vettuee delle ambulanze si dispongono m prossimità dellé truppe: le sentinelle vegliano ai parchi.
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Il servizio sanitario del campo di batta.glia presenta real i cliffico.ltà e richiede tutta l'abnegazione del personale medico . Le norme pr1~cipali che regolano in Francia il servizio :tesso sarebbero le se~ltent1, notando che esse non sono da riguardarsi come regolamentan nello stretto senso della parola, ma piuttosto come consigliate dall'esperienza e consa.cr-a.te ormai dalla consuetudine. . . Si deve .collocare l'ambulanza in un luogo riparato, garantito dat pr;iettili, almeno per quanto .è pos?i.bile; in di.fetlo di locali , si stabilisce una specie di bivacco. In ogm caso, pero, non deve essa tro·varsi troppo lontana. dal luogo del comba.tti~~nto. Appena scelto il posto per l'an~bul~nza v1 .st. trasport:a.n.o 1~ v.etture tecniche ed ausiliarie. 11 cont.abtle dispone I npan ed I g1ac1gh colla pagl ia e col fierio che ha potuto proc~rarsi; im~ia,~ta 1~ c.uci~a, fa preparare le bevande, gli alimenti ed ti bro~o, rrnmsce I v1~en e le robe ulili che gli fu. dato di rintracciar,.e; poi, man ma1~0 a:1T1v.an~ i feriti, li fa deporre sui giacigli peeparati e pensa alle d1sl1:1bu~t01~1 necessarie. I medici fanno preparare senza ritardo le med1caz1011t, gli apparecchi e le tavole di o~~razione ~ffine cliyoter. ~ubito prestare le loro cure. Al bisogno s1 lanno assistere dai med1c1 del paese e, dop.o il combattimento, dai medici ~ei co~'pi di t1:uppa. Il farmacistà, infine, si occupa nel preparare 1 mechcament1.
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Questo primo luogo di cura prende il nome di posto di soccorso . Più' addietro, e non molto distante, l'ambulanza leggera forma ,come un secondo posto di soccorso più centrale dei posti reggimen,tali, cercando di frazionarsi per brigata dì fanteria. Un personale di medioi ed infermieri è assegnato in precedenza a ciascuna di queste frazioni . L'ambulanza leggera, m~glio riparata dei posti reggimentali, deve completare le medfoa.zioni provvisorie che i medici della. truppa nolil sempre avranno potuto compiere, e dirigere i feriti sull'ambulanza. I diversi posti sanilari così creati dai corpi cli truppa e dall'ambi1la:nza leggera si chiaman.o « stazioni di soccorso». A convenevole distanza dal campo di ba.ttag-lia e in un punto centrale, situato possibilmente ·sulla linea di marcia dell.a colonna, è impiantata l'ambulanza. E qui che vengono fatte le medicazioni definitive e che si organizzano i trasporti per lo sgombro verso l'interno. ·Ogni ambulanza di di~risionesi deve stabilire a tergo della. divisione alla quale appartiene. Qu~rnto all'ambulanza del quartiere generale · .essa viene aggruppata in posizione centrale per ricevere il n~1.rnero .di feriti esuberante nelle ambulanze di divisione. Queste ambulanze cosi disposte prendono il nome di stazion,i di medicazione. · D'altra part.e, appena impegnato il combattimento, viene insti.tuito un ospedale temporaneo, in un centro ~bi Lato , e vi si accolgono i .feriti non trasportabili del corpo d'armata . Questo ospedale, che spesso sparisce in pochi giorni, viene chiamato ospedale del carnpo . .di battaglia. Nori esishe in Francia un personale di porta-feriti incarica.ti di trasportare i caduti dal luogo in cui furono colpiti fino al pogto cli soccorso e cli là aU'ambulanza leggera. Per il passato si credeva che tale servizio potesse clisimpègnarsi da una parte degli infermieri dell'ambulanza giacchè il loro forte effettivo permetteva distaccare moe anche 120 uomini, ai qui.lii per solito si aggiungevano i musicanti dei quattro reggimenti fanteria d'ogni divisione. Ma l'esperienza a.vendo dimostrato che tali uomini non hanno l'educazione professionale voluta. per un servizio così delicato, si ,studia.no ora i mezzi per formare fino dal tempo di pace delle se.zioni di porta- feriti (brwiicardies) cui verrebbe data negli ospedali una istruzione teorica..
l 260 Nelle stazioni di soccorso dove vengono prestate le prime cure · i feriti sono caricati sulle vetture o sui muli da cacolets e da lettiere per esser diretti alle ambulanze. Questi mezzi. d~ trasport~, esclusi~ vamente mi litari, eseguiscono dunque un conlmuo m~v1m~nt.o eh andata e ritorno. La stazione di soccot·so ha perciò una m1ss10ne importantissima, poichè non solo p.resta le ~rime cure ai cad~tt}, m.a or11anizza altresì il loro trasporlo; m avanti, col mezzo degh mfe1-· mi~ri-porta-feriti; in addietro, colle vetture e coi muli da cacolets· e da lettiere. IL SERVIZIO SANITARIO
Terminato il combattimento si procede all'appello e si notano glf assenti. Un ufficiale per ogni compagnia, squadrone ecc. accompagnato da due uomini, và su! terreno. a riconoscere i .morti. L',~ffi-· ciale-pagatore, che in l?ranc1a funge 1~ gue1:r~ da uf~ciale ~ell_o s.ato civile, redige l'atto di decesso. Per gh uomm1 non ritrovati vien redatto un verbale di sparizione. · Dopo ·queste formalità si procede ~Ile i~umazi~ni. . . . Se dopo la battaglia occorre marciare m avanti per seg.m~e la divisione, l'ambulanza, la quale ha in cura solamente .u?mun gravemente ferì ti, cerca di dirigerli verso l'interno ovvero h raccomanda . all'autorità civile locale lasciando indietro un piccolo distaccamento d'infermieri. ·se bisogna battere in ritirata si procede allo stesso modo cercando però cli mai abbandonare gli uomini non tra.sportabili 'senza una qualche tutela, sia lasciandoli in_ c~s~odia all'.anto-· rità locale. sia affidandoli a un personale della societa 1:uternazwnale di soccors~. o anche al nemico sotto l'egida della Convenzione_cli Ginevra. Il servizio di sgombro si ha mediante vagoni àppositi e richiede molte cure. Conviene moltiplicare i convogli destinati a trasportare i feriti fino aali ospedali lemporanei e anch.e fino a quelli dell'interno 11iacchè ciascuno cli essi non contiene più cli mo uomini. I con'i~11\i medesimi sono sempre accompagnati da infermieri e da un medie~. Se ci sono più giornate di cammino è inclispensabil.e secruire una linea di tappè facendo férmare il convoglio nei luoghi destinati concertaudosi per questo coll'autorità locale ·e col comanclant~ della linea: Le località stabilite per le fermate di tali
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convogli prendono il nome di depositi di sgomb1·0. La fermata dei treni o dei convogli di vetture d'ambulanza è disposta in modo che i feriti non rimangono mai più di dodici ore nello stesso paese. Il comandante delle tappe, d'ac.corclo colle autorità locale, provvede a che sieno prese le cure più minuziose per impedire che dai depositi di sgombro si sviluppino i contagi. Nei luoghi ove esistono a un tempo un ospedale temporaneo e uno dei suddetti depositi, i locali di questo ultimo dovranno ·sempre essere separati da quelli dell'ospedale. Presso le ambulanze di sgombro si fa la scelta dei feriti che .debbono partire con uno stesso treno e verso una stessa direzione; scelta che si basa sia sulla natura delle ferite e delle malattie, sia sulla dislocazione degli ospedali che possono ricevere i malati. I feriti tolti dalle ambulanze di sgombro sono trasportati ·da treni ,sanitari speciali. Quando i feriti possono viaggiare seduti si usano le vetture da viaggiatori; altrimenti si fanno coricare nei vagoni appositamçnte preparati per cura delle compagnie ferroviarie (articoli '16 1 e 165 del regolamento 1° luglio "874). · I medici e gli infermieri destinati ad accompagnare un convoglio .di sgombro, rientrano all'ambulanza rispettiva non appena terminata la loro missione. questo personale viaggiante deve essere, in massima, addetto costantemente a questo servizio. Uno di tali convogli porta seco viveri e medicamenti forniti dalle .ambulanze; il materiale non consumato è riportato indietro dal personale viaggiante. Finalmente, all'arrirn, i yagoni sono scaricati con celerità; i malati e feriti vengono- trasportati sopra barelle già pronte. · Accolti negli ospedali, vengono avviati più tardi, appena il loro stato lo permette, al deposito dei corpi rispettivi oppure in congedo di convalescenza. 1
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Esistono in Francia società di soccorso ai feriti, legalmente costituite. Nell'ultima guerra, taluna di queste società. ebbe . la pretesa di agire ,isolata. Spesso questi infermieri volontari, trascinati da J!nO
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NEGL I ES.E RCITI DI FRANCIA, GERMANIA E AUSTRIA
IL SERV IZ}O SANITARIO
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zelo irriflessivo, vollero durante il combattfmento réca.rsi sul campo,
dì baLl.aglia a raccogliée i caduti, disturbando le manovre e mettendo spesso la confusione nelle fìle. Folla innumerevole di questi infermieri ingombrava le vie della Francia e motti di loro non erano che ubriachi o parassiti, per non dir peggio,. Consigliati dall'esperienza, il ministro della guerra e la sezione francese della società internazionale di soccorso, hanno preso di comune accordo le misure necessarie per evitare gli abusi e i pericoli del 11870 . Queste misùre risulla:no da un regolamento che p-0rta la data 2 marzo ,i 878. Seconclo (IuesLo regolamento la società francese di S-Oc·corso è autorizzata: · a) a creare a te1·go delle armate,. nelle regioni designate dal ministro della guerra o dai generali in capo, stabilimenti ospedaliei·i destinati a ricevere i feriti; b) a prestare il suo concorso nel servizio sanitario per ciò che riguarda gli sgombri e il serv izio di sta:zione. Questo concono non piiò estendersi aile ambnlan,zé attive che in caso d'insiifficienza dei mezzi ·militm·i e dietro autorizzazione del ministrn o dei ge,,ie1·cm i1i capo . Presso le armate e presso i corpi d'armata la società è rappresentata da un delegato d'armata. Quahdo l'esercito ha oltrepassata la frontiera la rappresentanza è devoluta a delegatii speciali\ messii a disposizione delle commissioni militari per le strade ferra.te in campagna. Tutto il personale della società de·o'esse1·e fl'ancese e t1:bero affaito dal servizio militare, per esclusioni ammesse dalla legge sul reclutamento. All'in,terno come alle armate, la società non può crea.re ospedali senza mettersi prima d'accordo colle autorità militari. La società si procura da sè il materiale necess_ario; tuttavia il governo può 3:nche prestargliene. Gli stabilimenti sanitari civili sono posti sotto la sorveglianza dei comandanti le truppe. Lo Stato paga alla società un franco per ogn:r giorno di cura prestata a militari malati o feriti. ' Il personale della società è autorizzato·a portare il bracciale internazionale stabilito dalla Convenzio.ne dì Ginevra.
II.
Ogni corpo d'armata tedesco ha un servizio sanitario in tempo di guerra il quale dispone: ·1° delle risorse speciali a ciascun corpo dì truppa; 2° di tre distaccamenti sanitari; 3° di due lazzeretti da campagna. Nell'armata tedesca ogni battaglione ha due meclici: ogni reggimento di cavalleria ne ha tre; il reggimento d'artiglieria ne ha sette od otto, secondo i ca.sì. Ogni compagnia, squadrone o batteria. fornisce un « aiutante di lazzeretto » ogni compagnia di truppa a piedi, quattro porta-feriti armati: essi portano un .bracc.iale rosso invece di quello di Ginevra portato dai medici e dagli infermièri . In battaglia sono sotto gli ordini dell'aiutante di lazzeretto dell'a. compagnia; tutti quelli del battaglione o'bbediscono a un caporale; quelli del reggimento a un sergente . .Ciascun battaglioQe è provveduto cli ,due sacchi da·arnbulanza, di una rettura carica di oggetti di medicazione e di quattro barelle. I distaccamenti sanitari :sono lre per ogni corpo d'armata: uno per ciascuna divisione di fanteria; il terzo per l'ar.tiglieria, oppure tenuto in riserva. Ciascun distaccamento comprende: . . f Medici e farmacisti . . . . 8 . d' 1° PersonaIe sarntano Jl.1Utant1 · e · · 16 1. 1 1azzeretLo e m1~rmien Ufficiali. 3 , 1 Pagatore 2° Personaledel treno Soldati del treno 56 1 • 154 Porta-feriti. Vetture da chirurgia 2 Vetture per il trasporto dei ferì ti 8 3° Materiale Vetture da bagagli. / . . . . 2 Barelle cli cui t.re su ruote 38 1
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IL SERVIZIO SANITARIO
Non sono in uso nè·cacolets, nè leLtiere. Ogni distcLcca.mento sanitario può frazionarsi in due sezioni. I lazzeretti di campagna sono Hl per ogni armata , tutti identici e indipendenti l'uno, dall'altro, capaci ciascuno di contenere 200 ammalati e che comprende: Medici e fàrmacisti . . : . 6 Personale Impiegati · · · · · · . 2 Aiutanti di lazzeretto o infermieri 26 Soldati del treno . . . . . 2.2 Vetture di chirurgia . . .2 Materiale Carrette. d'amministrazione 3 Vetture da bagagli . . 1 Il lazzeretto può frazionarsi in due sezioni. ~gni corpo d'armata dispone poi di una riserva di personale equ1valenLe a 3 lazzeretti e di una colonna di riserva del materiale. . Tutti i_lazzaret.ti da campagna appartengono al servizio di prima lmea e si muovono al seguito· di ogni armata a disposizione del generale-~edico del corpo d'armata. Ma una volta stabiliti a tergo del raggio delle truppe, passano sotto la dipendenza della iipezione delle tappe. Allora i .lazzeretti da campagna. cambia.no di n6me e si chiamano lazzerett·i di g·ne1·ra. Quelli d'uno stesso corpo d'armata. sono posti · sollo gli ordini d'un medico-direttol'e che dipende dal generale-medico addetto al servizio delle tappe. ,..__
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Impegnata la battaglia i medici dei corpi si raYgruppano per rea. o ~ g1mento m un luogo riparato formando così delle stazio1ii di primo soccorso dove i porta-feriti .n~ggimentali recano il loro carico. Questi uomini vengono pres i allora dai porLa-feriti dei distaccamenti sanitari e Lrasportal:i. in un punto assegnato a. ciascuna .divisione ~01~1_e l~wgo di radwnata. Là vien fatta una scelta fra quelli suscet~1bt!I dt essere Lrnsportati immediatamen_tè e quelli pei quali appansce urgenLe un'operazione o una. medicazione. · Gli uni e gli altri sono allora. cari cati sulle vetture del distaccamento sanitario e condotti alla stazione di cura dove funziona il distaccamento medesimo . I primi, non appena riconosciuto il loro stato'. ~ono direLti senz'altro verso i lazzeretti da campagna, i secondi rnnangono fermi finchè i medici non siano riusciti a renderli .
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NEGLI ESERCITI DI FRANCIA, GERMANIA E AUSTRIA
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trasp~rta.bili. Le operaziqni di chirurgia. non si fanno alle stazion~ di cura che in caso di assoluta necessiLà.. I feriti messi in grado clt sostenere un viaggio vengono trasportati sopra vetture che il comandante del treno requisisce sul luogo. La missione dei lazzeretti da campagna consiste: a) in ricevere e curare gli uomini provenienti dalle stazioni di cura; · b)_in raccogliere sul campo di battaglia, ma s~lamente_dopo l'azione, i .distaccamenti sanitari che non devono mai essere 1mmobilizzaLi; e) in sgombrare regolarmente e successivamente sulle s~azioni di tappa di guerra. i feriti che è possibile rimandare in patna. In conseguenza, appena. fmpegnato un combattimento, il generalemedico del corpo d'armata scagliona in addietro e fa impiantare a seconda dei bisogni, un certo numero di lazzeretti: ne manda altri a ritirare i distaccamenti sanitari sul campo di battaglia: infine, se la. testa di tappa o I~ stazione più vicina non è provvista di un'ambulanza lli sgombro, distacca un numero cli lazzeretti che ne fac.ciano le veci. Ventiquatr'ore dopo il combattimento il personale e il material_e sanitario dei corpi di trupp_a .debbono aver raggiunto il loro regg,oimento·' i distaccamenti sanitari debbono essersi riuniti . alla loro o . divisione, cosicchè non restano in funzione che i lazzeretti da cam~~-
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II servizio delle tappe, infine, ha per mandato clt sbarazzare la zona cli operazione di tutti i feriti che vi si trovano e di dirigerli, per quanto è possibile, in patria per me.zzo delle ferrovie. Le società. nazionali di soccorso ai feriti dipendono in Germania dalle autorità militari. il servizio ·degli infermieri volonLàri è diretto da un ispettore militare o commissario reale secondato prPsso ciascun corpo d'armata da. un delegato scelto generalmente nell'ordine dei Cavalieri cli San Giovanni di Gerusalemme (ramo tedesco) o fra i Cavalieri dell'Ordine di Malta. Un altro delegato si trova. a.Ila testa cli tappa di ciascun corpo d'armata.. . · Tutto il personale delle società. è subordinato all'elemento militare. L'azione delle società. stesse si limita alla 2• linea eél è solo
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IL SERVIZIO SANlTARJO
per un ordine specialissimo del comandante in capo che si può de-· rogare a questa regola. · La missione delle società di soccorso ai feriti in Germania con-· siste: a) in riunire, spedire e ritirare le offerte nazionali fra i lazze-retti cli guerra; b) in istruire delle· riserve cl'infermieri e instituire delle in-· fermerie per lo sgombro; e) in costitnire il personale di scorta per i trasporti dei feri ti; d) in concorrere al servizio dell'interno sia creando degli ospe-· dali cl'-associazione, sia incaricandosi delle cure negli ospedali del-l'interno. e) in organizzare degli uffici d'informazioni sulla sorte dei militari feriti o malati .
III. Il servizio sanitario in Austria si divide in due parti ben distinte: servizio cli •I a linea; servizio di seconda Iinea. Gli stabilimenti militari di •I a linea consistono: a) nei mezzi propri dei corpi di truppa; lJ) in tre stabilimenti sanita1·i di cli-visione; uno per cias6una. delle tre divisioni di fanteria che· compongono un corpo d'armata. Le truppe del quartiere generale ne sono prive. Al quartier generale di corpo d'armata un medico-capo dirige e centra lizza tutto il serv izio sanitario sollo gli ordini del generale comandante'. In ciascuna divisione un altro medico ha, nella sua sfera, le medesime <tt!ribuz ioni. , Sul piede di guerra, ciascun battaglion e ha 2 medici e·.2 uomini incaricati di portare il sacco da ambulanza_ Ogni compag1lia di truppe a piedi fornisce 3 porta-feriti con lm sottufficiale·per· battaglione e un sergente maggiore per reggimento _
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NEGLl ESERC I'fl DI FflANC~A, GE RMANIA E AUSTHIA
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Qani stabitirne.nto sani,ta1·io di chvi.sione comprende: Medici . . . . . . . · 2 Ufficiali delle truppe di sanità . Personale Militari delle truppe di sanità \ Vetture da materiali di approvvigioMateriale < namen lo . . . . . . . . ,JO '.iH _ ( Vetture da trasporto feriti H più iÌ personale e i cavalli del treno degli equipaggi incaricati di• condurre le vetture. Durante la battaglia, lo stabilimento sanitario si scompone in, quattro gruppi, cioè: due posti di soccorso; una stazione di cura; un'ambulanza. I posti di soccorso sono stabiliti a circa ;J 0.00 pa~si ~li di.stanza dal Juorro di combattimento , Lo stabi limento san1tano distacca presso ciascuno di essi •I uffici.aie e ,J 8 soldi~ti sa1~i~ari _con 4 .vettur~, da trasporto . Il servizio è disimpegnato da1 me~l1c1 d~1 _corpi che v~ si riuniscono e che prestano I.e prime cure agli uom1m trasportati, dai porla-feriti reggimentali . . . • . . . . Le stazioni di ciira vengono lillpiantate a circa 3000 pass.1 cli d1-· stanza dal campo di battaglia e i feriti d~bbono ·ricevervi le m~_di~ cazioni più complete. Lo stabilimento sanitario vi distacca 3 ufficiali e 4'1 soldati delle truppe di sanità con 3 vetture da trasporto e,f. da maleriale. Qni pure il servizio è diiìimpegnato dai medici dei corpi' di 'truppa, però sotto !'autori Là di un medie.o di vision.a~·io.' . , . Presso le stazioni di cura si preparn lo sgombro dei fer1tJ. L uflìciale delle truppe sanitarie, oltre il comandare le trnpppe ,;tesse, -seconda il medico incaricato di formare i treni di sanità e procede alla requisizione delle vetlure. Sotto i suoi ordi~i, l'nfiiciale del treno assicura l'ordine e la disciplina nei convogl1. Il terzo scaglione. infine, è formato dall'ambulanza press? la quale · restano 3 medici, 20 soldati sanitari e 6 vetture da materiale. Stabilita a circa 3000 passi dalla si.azione di cura essa puo ricevere 50 fer iti . Vi presta servizio la colonna sanitaria del_l:assiste~za volontaria dei Cavalier,i tedeschi,, di cui parleremo p1u avanti. La detta· ambulanza costituisce uno scaglione intermedio fra la stazione cli; . +
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l NEGLI ESERCIT I DI FRANCIA, GERMANIA E AUST RIA .
IL SERVIZIO SANITARIO
,cura e la stazione di sgombro; spesso anche coll'ospedale da cam:pagna di 2° .linea.
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· Gli stabilimenti sanitari di 2a linea comprendono: · a) ospedali da campagna, - e più indietro: b) stazioni da malati; · e) stabilimenti sanitari di riserva. E~s~fun_zionano sotto la direzione speciale del medico capo del ·serv1z10 d1 sanità dell'armata e non dipendono mai dai corpi di· ·armata. : ~li osfed_a~i ~a can1;pagna ricevono i feriti provenienti dagli stabihment1 d1V1s1onari di ,J• linea e secondo le circostanze li trattengono in cura ovvero li dirigono verso l'interno. Sono essenzial. mente mobili e durante le marcie il lpro materiale è caricato sopra ·vetture del treno militare. I cavalli invece non vi sorio addetti iri mod'.> _per~anente, giacché tali st:i.bilimenti rimangono spesso immob1hzzat1. Quando viene ordinato un movimento, le vetture del t reno vengono attaccate a cavalli di requisizione. Gli ospedali suddetti sono di due specie: . Ospedal_i da 500 letti,_ indivisibili (ve ne sono ,J 3 costituiti); Ospedali da 600 letti, suscettibili di essere frazionati in 3 · ,ospedali da 200 letti (ve ne sono costituitì 27). Yeng~no gener~lmente assegnati un ospedale da 500 e due da 600 letti per ogm corpo d'armata. La loro composizione è Ja se( . _guente:
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Ospedale
Medici Ufficiali ed impiegati militari Truppe sanitarie e àttendenti Vetture da materiale
,o
600 letti
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7
8
,, 3·1 20
200 26
riceve l'ordine di portarsi in avanti, lascia una sezione, oppure affida alle autorità locali i malati non trasportabili, ovvero li abbandona .in cura a uno dei distaccamenLi della SocieUi di soccorso, ai feriti. Si agisce in modo identico in càso di ritirata. Vi sono in Austria tre Associazioni per soccorso ai ferit~, cioè: l'ordine dei Cavalieri tedeschi o Ordine Teutonico; l'ordine dei Cavalieri di l\falta; la Società patriottica austriaca per soccorso ai feriti. Ciascuna di queste s;)cietà ha il suo regolamento speciale e con-· venzioni particolari che la legano al Governo . L'ordine dei Cavalie1·i tedeschi seconda. direttamente il servizio militare di sanità formando due gruppi di stabilimenti analoghi a. quelli dell'armata, c;oè: colonne sanitarie da campagna (,Ja linea); ospedali da campagna (2" linea) . La loro organizzazione è simile a quella degli stabilimenti militari ch'essi, in certo modo, sono destinati a raddoppiare. Le colonne sani Lari e di ,J a linea, in numero di 40, comprendono ciascuna: forniti dall'Ordine che provComandante di · colonna ) vede il materiale e fornisce, Vetture ~I i fondi. Uomini del servizio saniforni ti dai servizi cli guerra al tario o del treno momento della mobilitaCavalli di requisizione zione. Il servizio sanitario dei Ca:Mlie1·i tedeschi si mobilizza colle, stesse norme in uso per quello delle truppe attive. Le colonne sanitarie non hanno medici dell'Ordine, ma medici militari. I medici . civili dell'ordine venaono tutti addetti agli stabilimenti di 2a linea, V vale a dire agli ospedali claçampagnaappartenenti all'Ordine stesso .. L'Ordine dei Cavalie1··i cli !Jfalta ha fra le sue funzioni di campagna, una specialità perticolare, quella del tmsporto dei feriti siille stmde fer1·ate. In caso di guerra l'Ordine mette a disposizione del Governo un treno-scuola composto di 20 vagoni (,f 6 d'ambulanza e 4 di esercizio) capaci di contenere 1600 feriti. Esso trasforma quindi per questo uso altri 5 treni forniti delle compagn'ie: ferroviarie ed organizza il personale ed il materiale di sgombro.
.;.------.-....------. 500 letti
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~Quand_o l'es_er~ito marc~a in _avanti, gli ospedali da campagna :se0 uono I corpi d armata a1 qualt sono addetti alla distanza di una .tappa; ~u-~lli susce_ttibili ~·e~ser ti:çtzionati marciano in testa e i più .avanzati ucevono r malati e I fer11.1 e allora s'immobilizzano. Durante il combattimento tJuesti ospedali tendono a riàvvicinarsi. Quando un o:-pedale da campagna in attività ossia immobilizzato,
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IL S ERVIZIO SANITARIO
La parte del rego lamento sanitario austriaco che riguarda il servizio dei porta-ferit i é importantissima· e crediamo utile riferirne le -disposizioni principali ('I). I port'l-feriLi di un corpo di truppa sono in massima formati in distaccamento . Durante la battagl ia il comandante di questo distac··Cnmento sorveglia il :;ervizio di andata e ritorno delle corvées fra la li nea di combattimento e il posto di soccorso; stimola l'a uività dei suoi uomin i e veglia acchè ritornino su l campo non appena deposto, il loro carico . Si assicura ugualmente che le co1·vées non ca richino sulle barelle se non coloro che ~ono incapaéi di recarsi a piedi fin o al posto di soccorso. I porta-feriti, sprezzando il pericolo, dovranno valersi d'ogni vantaggio del terreno per arrivare presto presso i caduti. Questi, senza distinzione d'arma, amici come nemici, riceveranno da loro qualche sorso di bevanda ed una prima medicnzione eseguita coi farmachi e cogli apparecchi che ogni uomo di sanità porta in un apposito sacco. I porta fer iti, per esser più liberi nei movimenti, depongono il sacco al posto di soccorso. · • Essi hnnno inca rico, inoltre, di sbarazzare il campo di battacrlia ·~ eltendo in sicuro in luoghi riparati gli uomini colpiti da grnvt'rer1lc e sottraendo i corpi degli uccisi dalla vicinanza immediato., dei com battenti. I caporali conducono e sorvegliano le corvées. Essi vegliano specialmente acchè i feri ti che sono in grado di camminare si t·echino ·al loro poslo senza fa rsi accompagnare da un loro camerata val ido. Quando i porta-feriti non sono in numero sufficiente, il capo di c~rpo, qun_ndo la p_1 ega presa da l corobc1Uimento lo permetto, può distaccare In loro a, nLo il numero d' nom ini strettamente nece::;sario. Allorché le truppe del genio eseguiscono dei lavori sotto il fu oco _del n~mi~o.' i portaferiti addeLli alle truppe che proteggono questi favo1:1, d1r'.~ono le lor~ con)ées sulla lin ea dei lavoratori per portare I colp1t1 al posto d, soccorso della divisione, a meno che i medi ci delle truppe tecniche a l>biano fo rmato un posto di soccorso [Particolare. ( I I Vedi Rtglement f iir den Sanitàts-Dienst dts k. k. IJeeres 18?9.
NEGLI ES ERC [TJ DI FRANC IA, G ERMANIA E AUSTRIA
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Il servizio per le truppe che non hanno porta-feriti, come l'arti,glieria, la carnlleria ecc. , è fatto per cura delle ambulanze di visio11arie le qual i inviano sul campo di battaglia un distaccamento delle .truppe di san ità. Se il nemico si riti ra combattendo, il posto di soccorso si avanza per mantenere una distanza non maggiore cli 1000 passi dal luogo ,d'azione dei porta-feriti. Se il nemico, invece, procede in avanti, il _posto di soccorso si ritira trasportando gli uomini in cura colla massima celerità . Una recente disposizione del ministro della guerra prescrive che ,allo scopo di avere, in caso di mobilitazione, un sufficiente numero -di porta-fer iti verranno d'ora innanzi istrui ti nel sen'izio sanitario un LLOmo per compagnia di Lui.li i cinque battaglioni da campo , di ,fanteria, ed uno per ciascuna compagnia da campo e di riserva dei baLtaglioni cacciatori , nonché un capora le per battaglione il quale sia del secondo anno di sel'viz io. Nell'H1verno successivo, vale a dire ,dal principi o di ottobre alla. fin e di marzo, questo personale verrà ammaestra Lo praticamente nel modo di · curare oli ammalali ed a tale uopo sarà addetto agli ospedali di guarnigione. La disposi~ione mini•teriale instituisce in pari tempo una scuola per i sottufficiali di snn ità. 1
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La Società pat1·iottica austriaca d'i socco'l'So ai fer iti non è come ,l'ordine dei Cavaherì tedeschi .riservata soltanto all'aristocrazia. Il suo scopo e i suoi mezzi cl'azione sono perf~llamente nguali a quelli della Societit fran cese. .
Confrontando i sistem i sanitari per il lernpo cli guerraneuli eserciti di Franciu , Germania ed Austria, quali furono finora ~sposti, non è diffici le riscontrare sensibili differenze. In GermaniR, per esempio, i mozzi di sanità messi a disposizione ,dei corpi cli truppa sono molto più considerevoli di quelli accordati in Francia . .Por contro,i distaccamenti sanitari tedeschi sono molto meno provvisti di mater·iale e di mezzi cli trasporto cli quanto lo sieno le ambulanze francesi. È da notarsi però che l'esercito tedesco ha .un gran numero di porla-feriti d'amb1ùanza, indipendentemente da
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IL SERVIZ IO SANITA RIO
. loro posto in marcia. Ciascuno di essi av rebbe un personale e mat~riale sufficiente pe,· curare 200 feriti. In unn, paro la quesLa istiluz1one sarebbe analoga a quella dei lazzeretti da campagna tedesch i. Be11chè organizzati per corpo d'armata, gli o5pedali mobili da c~n:pa~na potrebber<•, secoudo il bisogno, essere impi egati al sorv1zto d1 un corpo d'annata diver5o da quello al quale sono addetti : essi ra?gi_unget:ebbero po i i_l proprio corpo non appena ce~sati gli urgenti b1sognt che determ11rn.rono il cambio. . Il servizio di sgom_hro si farebbe da comm issioni permanenti incaricale di riparli re i l'eri li, fissando la loro destinazione defì nit.i va. La s?ciet~ fran ce~e di socc~rsp in gllerra, in fine, i;arebbe specialmente rncal'lcata de, trasporti per ferrovia e del servizio presso le ambulanze di stazione e degli ospedali ol le spnlle dell'esercito, sia temporanei, sia permanenti.
Di fronte ai sistemi in vigore presso gli eserciti di Francia, Germania ed Austria. abbia mo il nostro servizio sani Lario in campagna che si regge, più che altro, per forz,t di consuetndine. Le Istruzioni per la mobilita,:iooc e la formaz ione di guerra dell'eserci to (Tomo I) ci o1Irono un'idea sommaria circa il funz ionamento del nostro servi,:io sanitario in tempo di guerra, ma ciò non basta a diminuire la necessità. di tlll regolamento ora mancame, il CJnnle sta.hilisca !e norme relative al servizio stesso, sia cl i direzione, sia di esecuz ione. Per la parte direttiva si hanno p1·esso di noi: ufficiali medic·i p1·esso 'i co1·pi cli trnppa; direzioni di sanità di dillisione; direzioni di sanità di corpo d'cmnaìci; direzioni cli sanità d'cmnata. Per la. parte esecut.iva, funzionano le sezioni di sanitcì egli ospedali da campo . . Ogni corpo d'armata ha tre sezioni di sanità, una per ogni clivi·StOne e una terza per le trnppe suppleti ve. La sezione di san ilà addetta ad una divisione ricevè oli ammala Li e feriti della clivisione stessa, presla ad essi le prime ~ure e li dirigo quindi alla direzione di sanità del corpo d'armata o anche direttamente agli ospedal i d'armala oHero agli ospedali permanen ti .dell 'interno .
NEGLI ESERCITI DI FRANCIA, GER MANIA E AUSTRIA
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Ogni armata ha una dotazione di 24- ospeda li da campo ma non ne conduceseco che 9, lasciando gli altri al rispettivo deposito centrale per trarli a sè a seconda dei bisogni. Le sezioni cli sani tà si compongono di aiuLanti di ospcclale (in sus·sidio ai medici) di infermieri e di porla-feriti. La truppa delle sezioni e quella. occorrr::nte per gli ospedali da campo è forni ta dall e compagnie di sanità degli ospedali militari terriLori ali . Le 3 sezioni di saniLà. assegnato presso di noi a ciasc un corpo d'armata, equivalgono precisamente ai 3 distaccamenti sanitari tedeschi ,e costituiscono tuLlo il servizio di , , . linea . Non esistono presso il nostro esercito stabilimenti paragonabili coi lazzeretti da campagna tedeschi. Quanlo ai nostri ospedali da campagna, sono essi organizzati come .quelli dell'armata austriaca. 11 materiale però è più pesante e più voluminoso, e mentre gli ospedali austriaci sono trasportati da l treno militare, i nostri lu sono dal treno cli rerruisizione. Non c'è in Ttalia una Società di soccorso in guerra legalmente ri~onosciuta e vincolala al Governo da stabili convenzioni. Però l'Ordine dei cavnli eri di Malta ha anche presso di noi il suo materiale sanitario per recarsi in aiuto dei feriti in caso di guerra. Non è molto ~be l'Ordine st.esso espose in n oma un suo modello d'ambulanza che riscosse le generali approvazioni. L'esperienza peròa,•endoprovato che occorre regolare militarmente anche queslo sussidio delle persone umanita rie che cercano, mediante la caritit, di diminuire gli orrori della guerra, riteniamo che sarebbe utile stipulare in questo senso una convenzione fra il nostro Governo e l'Ordine cli Malta. D'altra parte, dobbiamo augu rarci eh; sorga anche in Italia una società patriottica per il soccorso ai feriti, come ne es isl:0 110 in Francia, in Austria., in German ia, sol idamente costituite fino dal tempo di pace e vincolate col Go,•erno in modo legale. L'Italia è la sola nazione che non possiede una istituzione di questo genere e sic·Come è una mancanza che non ci fa onore, speriamo che sparisca ben presto.
C.
o. P AGANl.
I PROGETTI DI .DIFESA DEL TEf.lRITORIO SVIZZERO ECC.
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Ipotesi d'invasione.
Le · durissime condizioni di pace imposte dalla Germania alla Francia nel 187 1, fecero allora ritenere universalmente, che in epoca più o meno lontana, la Francia avrebbe tentato con ogni mezzo di prendersi la rivincita. Sono oramai passati quasi 9 anni, dacchè fu firmata la pace di Erancoforte e le probabilità di una guerra siffatta non possono dirsi scemate. Lo squilibrio di potenza fra Germania e Francia, quale presentavasi nel 187 1, non solo si è andato cel<~rmente colmando, ma oggi, è duopo pur riconoscerlo, esso si è, per rispetto ad alcuni punti, pressochè ìnvertito a vantaggio della seconda cli crueste nazioni, che ha consoJ idato la propria forma politica, raggiunto un grado cli prosperità economica veramente meraviglioso e riorganizzato in pari tempo, con somma cura .e sp8'se ingentissim~. le proprie forze militari. . Questo risorgere della Francia rende ad essa ogni giorno più doloroso il ricordo delle patite sconfitte e fa sempre maggiormente risaltare, quanto v'ha d'umiliante e di minaccioso per la nazione, neUo attuale tracciato della frontiera franco-tedesca . Il governo della repubblica ha dato finora prove di una rara prudenza ed ha con delicatezza q,uasi eccessi,,a rispettato le suscettibilità · del suo potente vicino, ma è indubitabile che presentandosi l'occasione propizia per una rivincita, il governo. francese inter;pretè dei senti1henti della nazione, saprebbe audacemente uscire dall'attuale raccoglimento, per agire con estrema energia. « La .Francia non viwle e non desidera che la pace, disse il Ministro Lei)ère in una escursion~ al forte Lomont nel settembre dello scorso anno, ma se altri volesse altra cosci, noi siamo prqnti ,, . Dal canto suo la Germania, quantunque. in condizioni economiche poco prospere, non è rima:;ta indietro negli annamenti e conserva ancora una superiorità militare notevole sulla Francia; tuttavia questa ' superiorità è oggi assai meno sensibile che pel passato e la alleanza austro-tedesca, nonchè il recente progetto di legge militare, sono prove chiarissime, cbe il governo Germanico non fa più calcolo sulle sole sue fo rze, ma sente il bisogno di prendere delle precauzioni, nella eventualità cli una duplice guerra sulle sue opposte frontiere dell'est e dell'ovest. Questo · stato di' cose può ad un dato momento divenire insopportabile per la Germania, la quale ad antivenire una doppia invasione, · 1
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PROGETTI DI DH1ESA DEL TERRITORIO SVIllERO , APROPOSITO DI ALCUNE RECENTI PUBBLICAZIONI
Da qualche tempo si è ridestata in Svizzera la questione delle fortifi cazioni. La tutela della propria neutralità sta molto a cuore a questa piccola e valorosa nazione, la quale circondata da 4 grandi potenze, teme nel caso di una guerra europea , tutti i disastri di una nuova invasione. Alla protezione dei trattati , veri baluardi di carta , si vuole · in Svizzera sostituire dei ripari più saldi, che rinforzino i punti deboli delle frontiere e permettano ai contingenti federali di raggrup parsi e organizzarsi e quindi dare, nel momento piu opportuno, battaglia all'invasore. In queste discussioni importanti cli giornali e di cir,coli, il linguaggio, degli organi militari, come quello degli organi politici, deve essere at. tentamente ponderato, da chi vuol rendersi conto dei principali puntii di \rista, dai quali viene ora esaminato in Svizzera il grave problema. della difesa del territorio federale. · Non crediamo pertanto inutile il riportare qui brevemente e con le opportune osservazioni, i pareri e le proposte piu autorevoli attualmente in discussione e riflettenti, sia le. più probabili ipotesi cli guerra, sia il migliore sistema difensivo, che in base a queste ipotesi converrebba adottare.
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A PROPOSITO DI ALCUNE RECENTI PUBBLIC;\ZJONI
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I PROGETTI DI DIFESA DEL TERRITORIO SVIZZERO
potrebbe determinarsi a prendere arditamente l'offensiva, rite_nendo,, come elementi bastevoli di successo, la snperiorità del suo sistema militare, la buona posiiione strategica per rispetto ai probabili aemici, e il carattere eminentemente offensivo della propria frontiera occidentale. Così le politiche dei due grandi Stati si compendiano attnalmente in due principi affatto opposti, che rencl9no molto precaria la lo~(} situazione reciproca, malgrado le parvenze dei più cordiali rapporti. Ma chi prenderà l'iniziativa ? · . In Svizzera dopo il 187 1 si è creduto per molto tempo che la Germania avrebbe per la pì·ima rou.a la pace; ad e,;sa anzi si attribnivano delle forti velleità annessioniste. « Vi è in Germania, scriveva « il Sig. Rambert nella Bibliothèque UniverseHe del ·187 1, nna. /'olla; « rJ,,i, mezzi scenziati, di JYrofessori sbagha.ti, di parola.i, t1ltlO wn « de,mi-monde unive·rs·itario, che ci odiano a morte. Pe1· essi ~ « patriottismo s'IJizze,ro altro non è che un pc1Jrticola1'is1no, e 1,01·« 1·ebbero ricondnrci nel seno della gmnde 11lemagna ! » In un opuscolo pubblicato dal generale Castella a Friburgo nel ·I 877, col t.itolo : Qu.elqiws mots snr la questi.on des f'ortifìccitions en Swisse è detto: " Mi sembra . a'Ver dirnost-rato che in caso di conflitto europeo, frc « nostra firont'iera del norrl sa1·ebbe la prima ·rninaccicita e che s•i« ·rebbe qnind;i (tssai opportuno, prendere fin cla oggi le nost1'e pre« cq:nz·ioni da qiLella pa1·te » . Bene inteso non si rinunciava col tempo a fortificarsi verso la Francia ll'iacchè l' idea , in caso di invasione, di aprire le porte del · territorio Élvetico a quello dei belligeranti, che non aves;e violata la neutralità, era ed è energicamente respinta da tutti gli Svizzeri. l\'la i timori maggiori volgevansi allora verso nord, perchè l'alleanza, dei tre imperatori non era ancora stata infranta e l'opinione pubblica attribuiva alla Ge1·mania il disegno di una nuova guerra contro la Francia. . Più tardi, le complicazioni orientali, il loro contraccolpo nelle relazioni fra Germania e Russia e il persistcme armarsi della Francia, le cui nuove fortificazioni cominciavano a sorgere minacciose, anchedal lato della Svizzera, fecero rivolgere lo sguardo alle fronti ere elci Giura. Questa preoccupazione, dal 1877 in poi è anelata quasi gio1:na (ment~ crescendo e manifestatasi dapprima nei circoli militari e SUI g1ornah tecnici, ba preso mano mano maggiore diffusione e sviluppo .Nell'ultima sessione delle Camere federali il maggiore Rynicker formolò netta1
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mente la questione delle fortificazioni ed il Capo del Dipartimento mi litare gli rispose che ·stavasi appunto preparando in proposito un completo progetto . Intanto la discussione si è mantenuta e si mantiene viva per mezzo della stampa ed oltre ai numerosi articot'i di giornali poli tici e mil itari tanto. svizzeri che stranieri, due opuscoli $ODO recentemente venuti alla luCP, cor.1 numerose osservazioni e proposte (-1 ). La not.a culminante si del l'uno, come dell'altro, circa la ipotesi cli gnena, è che i prepa rati vi militari francesi mostrano con ogni probabi liti1, che in caso cli un confl itto colla Germania, la Francia tenterebbe una grossa operazione attraverso la Svizzera, per aggirare le difese della Mosellu e del Reno. Gli argomenti 1.1 giustificazione di questa tesi sono numerosi ; eccone i pri11ci pali: 1°) Le condizioni formidabilmente difensive del territorio fra ì\iosa e Reno che p0S$Ono consigliare ai Francesi anzichè a tentare di sfondare il fronte nem ico a cercare cli girarlo per la Svizzera; ~ 0 ) La faci lità per la Francia di traversare il Giura e la Savoia per invadere da due parti il territorio Elvetico: e i numerosi punti di appoggio, che in caso d'insuccesso proteggere la ritirata delle truppe francesi ; 3°) Lo svi luppo dato dalla Francia alle fortificazioni del Giura e aJJe ferrovie che mettono capò alla frontiera Svihera ; !~0 ) Gli sforzi fottj dalla Francia dopo il 11859 per la cleneutralizzazione del nord della Savoia; 5°) Le opinioni del generale Sebastiani, di altri militari francesi, opuscoli ecc. · Su questi punti ritorneremo in appresso; seguitiamo ora l'esame di altre pubblicazioni. I giornal i poli tici svolgono più o meno la stessa tesi, che cioè la Francia minaccia la ne11t.ralità Svizzera, per attaccare il fianco sinistro della Germania: accanto ai p1~rioclici svizzeri stanno quelli tedeschi e la loro intonazione non è delle più moderate. Veggasi ad esem pio quanto scrive il corrispondente svizzero dello Echo dtl Pa.rlement; « Quanto alla netftral ità, si dimentica troppo facilmente in Svizzera
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(I) La 11eutralitè Si<isse et les nouveaux (01·ts F·1·a11cais, par un offic ier d'È tat Major, Ne uchatel !880. Dle deutsch-(ra,uosischen G1·e11z(cst11ngen 1111d die la11desbe(estig1mgsf1·age. - Ziiricb 1880.
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I PROGET TI DI DIFESA DEL TERRITORIO SVIZZERO
che per vederla rispettata, bisogna che essa sia effettivi) ..... Rispon~ « dendo ultimamente ad uno strat~iista tedesco, che reclamava si desse << grande sviluppo alle piazzll di Huninga e Neuf-Rrisa~h, Io scrittore « militare del Globe di Parigi parlava, come di cosa tutt.a nuova, della « violl)zione del nostr~ territorio, diretta sull' Aar e con passaggio « del Reno in amonte di Waldshut, per girare la foresta Nera. La « questione di sapere se la Svizzera verrà attraversata, non ha per « esso alcuna importanza; trattasi solo di vedere come e pur quale « via, . questa violazione della neutralità, potrà il ,più utilmente effet« tuarsi, a dispetto dei trattati di Vienna e della garanzia delle potenze. « Ora non bisogna perdere di visi.a, che sotto la protezione delle « opere che la Francia ha costruito, a partire da Belfort è fino ai forti « di Joux, linea non interrotta di lavori fortifìcatori, i cui pezzi di 1, grosso c·atibro dominano in parecchi punti ed a ~uona portata il << . nostro territorio, e,sa può concentrare in 24- ore sopra la nostra « frontiera immediata, un armata di 200 ,000 uomini e in 24- ore pa« rimente ques.t'armàta potrebbe invadere la valle della Birse. Una « giornata ancora e noi la vedremmo sull' Aar ! ». - I giornali tedeschi rincarano la dose e sono assai più espliciti: ecco quanto dice la Badfi.sche. Ze;itung; « Se noi consideriamo gl i Svizzeri come formanti l'ala sinistra del« l'esercito tedesco, fronte ad ovest; se noi raccomandiamo loro la (< pr.tidenza, se noi uniamo la nostra voce a quel la -degli Svizzeri che « insistono per fortificare la frontiera dell'ovest, tuttociò procede, dal (< nostro interessamento per quanto si riferisce alle felicità o alle sveu:... « ture dei nostri vicini., d'origine germanica la maggior parte, e dal nostro vivo desiderio di mantenere intatta la loro indipendenza. «. Imperocchè noi consideriamo la neutralità svizzera come una ne« cessità ed anche come un beneficio politico. <1
« Bisogna in verità possedere una notevole dose di tranquillità, per aggiornare l' impiego . d'aumentare la propria potenza, così semplice « e natul'ale quale quello delle fortificazioni di fron tiera, dato essendo (< da un lato, una deholeiza militare riconoscibile anche da un bor« ghese gnalsiasi , e dall'altro, le disposizioni della Francia e i pre« parativi che. essa apertamente fa per attaccare la Germania, pas(< sando attraverso la Svizzera. « Nella eventualità cli una ·nuova guerrQ. fra la Germania e la Francia, « quest'ultima potrebbe essere tentata a traversare uu territorio neu« tra le, per attaccarsi di fianco od alle spalle. E questo territorio, non «
281 sarebbe già il Belgio, come ritengono taluni, ma sibbene la Svizzera. « Imperocchè la ·Francia rifletterà due volte prima dì entrare nel « Belgio e ciò sopratutto in considerazione della potenza, che fa della « integrità . di questo paese, una . delle basi della sua politica inter« nazionale. Vi sono meno pericoli ad attraversare la Svizzera. Forti « ragioni politiche dunque consiglieranno la Francia a scegliere questa (( seconda via. , « Inoltre, motivi strategici, che sarebbe troppo lungo l'enumerare « ci confermano nel nostro modo di vedere. Noi faremo soltanto os« servare di volo, che in lin dato caso, noi potremmo senza difficoltà « trasformare la difensiva in offensiva e che allora ci sarebbe assai « più facile di gettare delle grandi masse dal lato del Belgio, che di « impedire di penetrare in Svizzera, ad una armata francese protetta « .cl.a Belfort, Besançon e della linea di forti che ali' est minacciano « la Svizzera. - La nota media, la vera, trovasi secondo noi nei quattro lunghi ed elaborati articoli ultimamente pubblicati sulla Re.vue illilitaire Suisse a proposito delle fortificazioni svizzere (1). L'incognito autore, ribatte molto fel icemente le ipotesi emesse in S\Cizzera ed in Germania, circa una probabile offensiva alla Franc.ia e prende le mosse dalla celebre memoria del maresciallo Molke, ove appunto è dettò, che la violazione della neutralità Svizzera procurerebbe alla Francia serie difficoltà, giacchè essa troverebbe su questo territorio delle rniliziP. numerose e bene oi:ganizzate. •• •• : ••. « Dopo l'epoca in cui Molke apprezzal'a in questi termini « favorevoli le mi lizie svizzere, la nostra armata si è ancora rinfor,i< zata d'org.:inizzazione, 'di materiale, di strade ferrate, di risorse guer« resèhe d'ogni genere, tanto che un'armata st.raniera, che credesse « di poter traversare il nostro territorio piuttosto eh~ quello dell' ini,« mico, per abbreviare il proprio percorso e girare degli o:;tacoli, si .~< esporrebbe a dei gravi disinganni e rischierebb(~ molto di prendere « la strada più lunga, anche se questa strada fosse geograficamente {< la più corta di tutte. · <1 Del resto, nel caso particolare considerato la strada geografica{< mente più corta non sarebbe ·attraverso la Svizzera. • Supponendo pure che la Francia intendesse invadere l'impero te« desco, ciò che nelle attuali circostanze ?~ tutt'altro che dimostrato, « supponendo pure che debbano tenersi come offensivi lavori di A· PROPOSITO DI ALCUN E RECENTI PUBBLICAZIONI
«
· {I) Revue Militaire Suisse, N. 2-8-4-5·6, 1880.
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I PROGETTI 01 DIFESA DEL TEflRITORIO S V IZZERO
(( fortifi cazione eminentemente diffensivi secondo noi , che coprono le « frontiere dell'est e del nord-est della Francia , tale invasione sarebbe (( certo più fa cile e prolìcua per la zona clella frontiera del! ' Alsazia ~ Lorena, condnceute dirett.1mente e tappa per tappa sopra obbiettivi <( importanti dal punto cli vista mi litare e politico e sul terreno leg<( gendario del la rivincita . anzichè per la Svizzera , erta di strette fa« ciii a sbarrarsi e con due forti linee di difesa, il Giura ed il Reno. « QL rnsti ostacol i dovrebbero essere superati preveu tivame11 te e com« baueudo, per non arrivare in segnib>, che nella Fornsta Nera e sulla « estremi tà della Germania meridionale , regione altrettanto difficile (< che insign ifi cante. « Queste località hanno avuto un ben diverso valore dal ,f 796 al <( 1805: trattavasi allora per la Francia di separare l'Austria, potenza (( tedesca del sud dai suoi alleati tedeschi del sud, ·tenendosi in pari « tempo a portata di son·egliare la Lombardia e osservare il Tirolo. (< Dopo quell 'epoca la si tuazione ha totalmente cambiato. La Ger« mania si è modificata e il suo centro si è spostato da Vieuna a « Berlino . La sua forza vitale non è più sull'alto Reno e sul Danubio, <( ma essa è nel nord. « Un'attacco francese contro gli Stati tedeschi meridionali,non aiun« gerebbe in caso cli esito favorevole, cho ,-Ì far ripiegnre le for:e Le« desche sui loro appoggi natural i del Meno ed al di là, in luogo di « separaruele; aggiornerebbe e complicherebbe qualsiasi decisione an« zichè precipitarla. « ~rrivan~o', come . pos_sono augur~rsi,· fino dinan1.i ad Ulma, per· (< SciaITusa, 1 I•rances, non dannegg,erebbero che assai le<raermente « l'attuale potenza mi litare dell' impero t.edesco e occorrer~bbe loro « per questo al meno 3 o 4- settimane di marcia a tamburo battente, « cioè a dire la metà più del tempo che · metterebbe la Germania, « per opporre loro, su questo punto, un armala sufficieme e suali cc altri punti particolarmente fra Parigi e Metz, delle rappresa<rlie b~n (< altri menti gravi. ;:, « Se inoltre, in questa ipotesi si vuol ben ponderare la resistenza cc che farebbero le milizie svizzere all'invasione francese, si vede che . « questa non avrebbe probabilità ccrt,o di riuscire a titolo di sorpresa (( e, non sarebbe più che una le.nta e costosa diversione , · durante la . « quale due o tre urti decisivi di grandi masse, si produrrebbero in« fallantemente nei dintorni di Metz o cli Parigi . (< Denc inteso, secondo noi, le nuove fortificazioni francesi dell'est « non arresterebbero le armate tedesche shoccati da Metz e Strasburg
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pili. di quanto lo abbiano fatto queste stesse piazze ccl i loro complernenti nel ·1870. . « Il nu mero, il valore e la w.ttica trionfano sempre dell e muraglie <( della China per mezzo del blocco, dell'aggiramento o ddl'attacco . Ne « segue che una operazione francese contro la Germania e attra\'erso « la Svizzera, avrebbe nelle circoslam:e presenti un tal carauere di (< stravaganza eia non meritare di essere presa sul serio ,, . Noi siamo completamente d'accordo colla Re1me Mili twi1·e Siii.sse nel giudicare impre~a arrischiati:;sima, una diversione della Francia attraverso alla Svizzera . OILrc le savie ragioni strategiche esposte dall'autore altri argomenti possono addursi in prova di questa asserzione. È omai ben -noto .che il sisterna cl i mobilit3zione della Germania è · pi ù celere di <1uello della F,:ancia e che la rete ferroviaria tedesca si presta assai meglio della fra ncese ed. un rapido concentramento di grosse masse di trnp pe sul fronte Thionvil le-Strashurg;- e allo scaglionameÒto più indietro e presso la frontiera del Lussemburgo di una forte riserva,· destinata o ad abbordare la .M:osa fra Seclan e Stenay e attacc:ire cli fianco le difese della Mosa e delle Argonne; ovvero violando eventualmente la neutralità Belga, a prendere a rovescio qt1estestèsse posizioni e puntare direttamente su Parigi, marciando fra Marna ed Oise. Questo ò bene compreso nelle sfere m,ili wri tanto fn1ncesi, quanto· tedesche e basti il cit.:u;e i recenti sLudi strategici del .Maggiore X (Journal cles Sciences 1lfilitciires) e l'opuscolo cli un anonimo ufficiale tedesco : Siilte condizioni della frontiera franco-germanieti ('I ) . L'iniziativa delle operazioni, essendo quinrli dalla pan e della Germania, commetterebbe la Francia uu gl'ave errore, spostando un grosso nucleo cli truppe verso un lontano obbiet.Livo, senza la certezza nè cli raggiungere questo obbitittivo nè cli potere richiarrnH'C in tèmpo le proprie truppe. . D'altronde, la linea difensiva Mosa-Mosella, e per la sua esLens10ne e cara tteri e per le numerose rortificazioni di cui ò munita, non può essere tenuta dimostrativamente : i grandi campi trincerati di Toul e Verdn n esigono per la loro importanza ed enorme svi luppo, delle forti masse di truppe mobili per poteri;} arrestare le annate tedesche e permcuere ai Francesi cli schierarsi sull'altopiano Lorenese e darvi (<
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(lJ Die /Je{estigtm(I una vertheitlioitny dei· deutsch- fra11:osische11 Gren:e. Der deutschen Armee dargestellt ,·on einem deutschen Oflìzier.
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·grandi combatti menti, prima di ripiegare sulla sinistra della Mosa e sull'alta Mosella. Una diversione duncrue, non potrebbe venir tentata che dopo qualche grande successo fra Mosa e Mosella; ma allora la speranza di sorprendere gli Svizzeri impreparati sarebbe assolutament"8 illusoria. In tali condizioni, noi ci domandiamo quale probabil ità di riuscita potrebbe avere una operazione così eccentrica, anche se fa tta da una ·grossa armata di 200,000 uomini la quale dovrebbe, prima di passare il Reno, annientare un esercito svizzero di 8 divisioni ( circa 100,000 uomini, ri nforzate da 90,000 uomini della landwer) in ottime condizioni, per opporre successin resistenze sulle lince della Saane e dell'Aar e sulle susseguenti posizioni di Lucerna-Aarburg e Zurigo- Brug. Ammessa pure la possibilità di così problematica operazione, non si può disco1nrenire che, anche dalla parte della Germania,una violazione della neutralità svizzera non debba temersi in analoghecircostanze ; giacchè, oltrepassata vittoriosamente la Mosa potrebbero i Tedeschi con maggiori vantaggi e minori pericoli dei Francesi invadere il territorio federale e girando a sud di Delfort minacciare il bacino della Saona ed il centro della Francia. Il significa to delle forLilìcazion i fra ncesi del Giura nonchè della rete ferroviaria della regione ad ovest della frontiera Svizzera è stato grandemente snaturato e forse, per parte della stampa tedesca, non senza un segrcLo motivo . La Francia fort\ficandosi nel Giura, non ha fatto che completare il suo nuovo sistema difensivo, che se non erriamo, è basato su l concetto di co prire l'estesa linea di frontiera da tutti gli attacchi provenienti dal nord e dall'est. Col sicuro possesso dei passi del Giura, colla regione fortificata Laugres-Ilelfort. e colla grande piazza di Lione, la Francia si è procurato tutti i vantaggi di una vasta posizione centrale considerevolmente forte, da cui potere con utilità manovrare, contro Je armate d'invasione provenienti dalle valli del Reno e del Po e che tentassero ripetere le operazioni del '18H e del 18,15. Posta cosi la questione strategica e quella di opportunità, indicato il vero valore delle forti fi cazioni del Giura, non ri mangono, quali argomenti, ai sostenitori della ipotesi di una offensiva francese per la Svizzera, che le parole del generale Scbastiaoi, riferentisi ad una Europa politicamente ben diversa da lla attua le e le citazioni incomplete od incompetenti di brani di autori francesi.
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Quanto ai Tedeschi , essi potrebbero benissimo avere giuocato , come si dice in scherma, di seconda intenzione esagerando la debolezza del proprio fianco sinistro, per invitare i Francesi ad attaccarli da quel la· parte. . . . In conclusione le probabilità di invasione del territorio svizzero, nella ipotesi ora assai discussa nei circoli militari della f~deraz!one, di una guerra fra Francia e Germania sono ben poche ccl rn ogni casoil grado di minaccia è uguale tanto su llu frontiera del nord che su quella dell'ovest e sud-ovest. Comunque sia, le precnuzioni non essendo mai troppe,_ l'esecnzion~ di alcuni ]avori difensivi nei pnnti più deboli delle frontiere non puodare ombra ad alcuno, a patto bene inteso, di non cominciare i lavori da una parte sola, giustificando tal preferenza con ragioni politichee strategiche che non tutti possono trovare sufficienti. Anche nella ipotesi di un generale conllitto tra le potenze confinanti colla Svizzera, l'urgenza di lavori di fortificazioni si manifesta più particolarmente, ma con eguale in~ensi~à sulle !ro~tiere cl_el norcl. e dell'ovest le quali hanno un valor chfens1vo assai rnmore c\1 quelle dell'est e del sud. Esposte le minaccie cho possono derivare alla neu t~alità _el ve_tica, nelle ipotesi più probabili cli guerra, vediamo come s1 cons1den im Svizzera il problema della. di fesa. Sistemi di difesa proposti.
Prima di indicare i diversi progetti di fortificazione proposti, ere. diamo opportuno descrivere sommariamente _IP. fr?ntier_e ~el ~orci,, dell'ovest sud-ovest, rimandando per maggiori part1colan a1 noti la-· · vori geografìco-mili~ari d~l generale H~ymerle_dell' es~rcito. AustroUngarico, del maggiore P1chat e del capitano N1ox dell eserc~to FrancesCl e degli italiani generale Sironi e maggiore Parrucchett1 . . F1·ontiera Franco-Svizzera. - Essa si sviluppa per oltre 500 chilometri da PfoLLerhausen fino al Monte Dolent o Grappillon, e forma presso Ginevra e verso Francia un grande saliente i cui due lati, Giura e Savoia, sono quasi ad angolo di 90° e misurano in linea rotta da Pfetterhausen a Ginevra .J70 ch il. da Ginevra al Grappillon 90 chilometri. Questo fronte ha per la Svizzera i due capitali inconvenienti di essere estesissimo ecl avvi luppato. Costretta alla difensiva, essa non ritrarrebbe grandi vantaggi nè dai salienti di Ginevra e di Porrcn-
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truy, nò dal possesso del Giura settentrionale, no infine dalla neutralizzazione della Savoia del nord, la quale certo, non arresterebbe le truppe fr11ncesi, qualora la Francia si fosse decisa ad invadere il terri torio federale. I caratteri poi degli ostacoli stessi della zona di fronti era mal si prestano a contrastare con le poche forze di cui la Svizzera può disporre una olfcnsi va francese, la qna Ie sarebbe favorita , sia nella marcia innanzi, sia negl i spostamenti, da una ricchissima rete di strade ordinarie e fen ate proteite da un vasto sistema di fortiG cazio'ni. Per le strade ferrate difatti la Francia ha 2 grandi arterie di spostamento; la prima è •la linea Chambéry Bourg-Besançon-Belfort i cui punti diatano tutti meno di 3 ta ppe per via ordinaria d:illa frontiera; la seconda è la linea : Grenoble-Lioue-Macon- Dòle-Vesonl-Belfort. Sulla prima linea cli spostamento mettono capo 8 radia li di cui 3 pro-seguono ol tre frontiera : Cu loz-Gi nevr:i, i\'.Iou- l Neuchùtcl, .Belfort J chard-Pontarlier ( Losanna, Mon tbelliard Porrentruy una qn:irta è iu costruzione eia Besanc;on a .Locle cd una quinta è pure in costruzione da Dourg a Bellegarde(giil ultimata t:ìnoa N,mtua), questa però si riunisce alla linea Culoz-Ginevra a .J;:i chilometri del la fronti era. Sulla seconda linea di spo::;tamento Gro11oblC'-Lione-Belfort mettono capo altre ,t O radial i. Questo giit di per sè ricco sistema fer rovi1n·io, andrà sompro pi ù completa ndosi col compimP.oto dei numerosi tronchi ancora in costruzione e colla esecuzione delle lince della nuova rete coniplernent.are .approvata lo ~corso anno Quanto alla rete stradale ordinaria ci basti notare che più di 20 .strade rotabili attraversano il Giura: fra queste le principali sono: Porren truy-Delemont-Ilienne (cou ferrovia) od Oensingen. l\faichc-Seignelegier-Biennc. · '.\1orteau- Chaux-de- Fonds- Neuclià tel o Bienne (da Locle a Bienne .anc.: he forrovia ). . l\Ior~eau- Les Ponts- ~ euchàtel. Pontarl icr-.Les- Vcrrières-l'feuchf1tel (anche ferrovia) , o Yverdun. Pon tarlier-J ougue-La usanne.
e,,).
(l) Della l'e te comple me ntare sono già sta to dichiarate di pubblica utilità mediante decre to presidenzia le le linee Gill ey-Pontal'licr o Vougeancourt·St-Hippolvto che insie me cos tituisco no la linea Pontarlier-i\lontbelliard . ·
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Roussc~-J'on x.-La usa nne. Rousses-S' Cergues-Nyon. S• Claudc-Fancille-Genève . Nantua- Bellega rclc-F' l'Ecluse-Genève. Lione- valle del RodarJO-Genève con ferrovia). Inol trn fa. buone strade ordinarie convergono dalla Savoia su Ginevra, .2 mettono capo a Thonor1 e inGne una buona mulattiera, in parto carreggiabile, seguendo la valle del Trient conduce in va l cli Rodano fra s• ~fauricc e Martiguy. Tutto ([llCsto ben condiziona to sistema .stradale è poi rafforzato da numeroso opere di fort.ificazionc, che presrutano verso SYizzera una cortin,~ di forti di shnrramouto da Bclfo rt a 11on l'Ecluse, appoggiata alle ah delle due vaste r(jgioni for1ifìcat.e Belfort-Langres-Dijon- Besanr;on · e Lione- A.Ibertervi I lc-Grcnoblo. Le opere costituenti la cortina e che più delle allre destarono allarme in Svizzera, pcrchè, costrui te 111l'estrema fronti era, assicurano ai Francesi gli sbocchi del Giura, sono le scguen li ( 1) ; Forte Lomont (2) . · Ch(uclono gli sbocchi principali del sa liente d1 Porrentruy su i\fontbclliard e Pont de Forte f Grammont (3) . {.presso Montbont.on H.oide. Si formerà qui un picco lo campo trincerato Morteau (4) . destinato . a sbn rrarc le strade orcl iuarie e ferrata (in costruzione) Besançon-Neuchùtel.' Pontarlicr: J1'orti Joux, (3) Lar- l Sbarrano le strade ordinaria e ferrata di mont (3) e Larmon 1 Ponta rlicr- i\"enchà tcl-per Les r errièrcs. sup,.. (:l) . . . . Fo1't S• Autoinc (3) Sbarra le strade orclinnria e ferrnta di .Pontarliùr- Losanna pel colle di Jougne. Lcs Rousses (3) . Sbarrano !e st.racle ordinarie cli s• CerFort du Risoux (3) gues-Nyon e la Fauci llc-Genève. Fort l' Ecluse . (;hiudo le vie ordinaria e l'errata LioneGinevra .
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(1) Questi do ti sono desun ti dai ci tati oruscoli svizzeri e da un recente elenco di opere -òi fortHk az,iono inse rto ne l .rourna,L MHitoi1·e 0(/ìciol N. 73 anno IR79. Lo indicazion i sullo stato delle opero debbono ritenersi come approssimative. M Ullimato. (3) In cos truziono od am plia men to. (4) In progelto .
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Tali essendo i caratteri della frontiera franco-svizzera, appare evid~n~e la facil.ità con cui la Francia potrebb'e rapidamente impadrornrs1 del bacmo del Lemano, isolare il Vall'ese, e prendere posizione nel fianco deJla linea del Giura centrale e settentrionale. Opporsi sulla linea stessa di frontiera , nelle attuali condizioni di essa, per contrastare lo sviluppo di c1ueste operazioni , sarebbe pertanto per. l'es~rcito sviz~ero ~ma impresa arrischiatissima poichè i pericoli denvant1 da una situazione strategica così precaria sarebl5ero resi ancor più grandi dai ~ifetti di organizzazione e di manovrabi lità, inerenti al sistema militare svizzero, difetti che non possono venir compensati nè dall'abilità dei capi, nè dal valore delle truppe. La convenienza quindi · di accrescere, mediante op11re cli fortificazione, il v~lor difensivo della· frontiera franco-svizzera non può essere disconosciuta. Frontiera st1izzero-germanica. - Questa si éStende dal punto di . mezzo della linea fittizia Laugenargen-H.heineck sul lago di Costanza fina a Pfetterhausen con andamen~o gro~solanamente rettilineo, tranne a! salienti di. Sciaff~sa, Eglisau, Stein e Basilea : ha uno sviluppo di circa 400 ch1Jometr1, sopra una corda di 160 chilometri. La frontiera è costituita dai laghi di Costanza, dal Reno e da alcune creste e valli del Giura settentrionale, al di là della Birse; trova buoni appo~gi d'ala ad est nel territorio austriaco (Voralberg) ad ovest nel Giura e nelle linee della Birse e dell'Aar. Basilea divide la fronti era in due parti, di va lor milit.aré assai dif-. ferente. Sul tratto Lago di Costanza-Basilea,le operazioni provenienti d~ nor~ sono. più o meno forzatamente vincolate alle località provviste ~1 P?nt'., dove convergono dal territorio germanico le principali. comun1caz1om. Ora dei 4 9 ponti esistenti fra Costanza e Basilea, che sono: Costanza 2, uno in pietra l'altro in Jeòno· <> ' Stein 2, ponte in legno e ponte in ferro per la ferrovia· Diessenhofen -1, ponte in legno; · ' Sciaffusa 3, ponti di cui uno in ferro per la ferrovia; Rheinau ·1, ponte in legno; Flaach 1, ponte in ferro; Eglisau 1, pont.e di legno; Kayserstuhl 1, ponte di legno; Rheinheim 1, ponte di legno; Waldshut ,J, ponte in ferro per la ferrovia; Lauffenburg 1, ponte in legno; Sackingen 4, ponte in legno;
Rheinfelclen 1, ponte in legno; Basilea 2, ponte · in pietra e ponte in ferro per la ferrovia. 8 appartengono totalmente alla Svizzera, la quale possiede anche nei salienti di Eglisau Sciaffusa, Stein, e Basilea, delle zone di terreno sulla destra del fiume atte a funzionare, se convenientemente munite, da teste di ponte; Di pitì, l'µn ica località tedesca al cli qua del Reno , Costanza, si trova coi suoi ponti sotto l'assoluto dominio delle antistanti alture, che appilrtengono al!a Svizzera. Le condizioni cli resistenza di questo tratto, senza essere ottime, sono purtuttavia c;ulìfoientemente buone e tenuto conto della pr-os.simità e del tracciato della seconda linea difensiva Aar-Limmat, è possibile, se vi si faranno in tempo opportuni lavori, difenderne più a lungo il pàssaggio. . Non così può dirsi del tratto Basi lea-Pfetterhausen che può essere attaccato contem poraneamente sul fronte, dall'Alsazia, e all'ala destra, Basilea, dalle 2 rive del Reno. Qui nella ipotesi cli unà guerra fra Francia e Germania, dato il caso di una diversione tedesca attraverso la Svizzera, per aggirare Belfort e attaccare il bacino della Saòna , la di fesa del territorio federale sarebbe oltre'rnodo cliffìcile. Irnperocchè è supponibile, che l'attacco cli Basilea sarebbe preceduto ed accompagnato da dimostrazioni sn tutta la linea Basilea-Costanza ed aJlora gli Svizzeri non pqtrebbero,sotto la minaccia di vedersi prevenuti da Waldshut, Sciaffusa o Costanza , nell'interno del loro naturale ridotto, concentrare gro%e masse di truppe a Basilea e sulla linea della fiirso; sicchè, se vigorosamente attaccati da questa parte, essi non avrebbero altro partito da prendere, che quello cli ripiegare sul!' Aar. Con ·questo però la diversione tedesca avI'i~bbe già ottenuto il risultate, cli occupare l'importantissimo shocco cli Basilea e cli potere irrom pere senza serii pericoli pel proprio fianco sinistro, nel bar.ino del Doubs. E diciamo senza serii pericoli, perchè una YQlta resisi padroni della valle della Birse e rafforzatone con lavori occasionali i più importanti sbocchi, i Tedeschi sarebbero in grado, con poche forze , di arrestare su questa linea qualunque operazione offensiva tentata dagli Svizzeri attraverso il Giura <;ettentrionale. Una ricca rete di strade ordinarie e fo~rate dà poi ai Tedeschi tutta la facoltà di esegui re con estrema sollecitudine siffatte manovre . ANNO X:X:V , VOl. JJ .
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Di fa tti, sulla frontiera svizzera-gcrmanicaarri vario le linee ferrate; Monaco-Li ndau; Ratisbona- Ulma- Friodcrichshafen; Nuremberg-Ulrna-Costanza; Stuttgart-Sciaffusa; Carlsrue-Basilea ; Strasbourg-Basilea ; La numerosa Oouiglia del lago di Costanza collega le prime 3 linee. La ferrovia lungo la destra del Reno, Basilea- Costanza, collegn le ultime 4 Jinco attravcrsondo però a Basil ea cd a Sciaffnsa il territorio svizzero. Infine la linea Strasbourgo-Offenbonrg- Vjll ingcn collega obliquamente le ultime tre linee. Nè meno ricca è la rete stradale ord inaria. Due grandi arterie portano da Monaco su Lindau e Loch::.chlacters; altre 3 da Ulma conducono a Fricderichshafen, Ubcrlingen, Costanza; una µa Stutgart porta a Scia[fosa; una da Rastadt a Sciaffusa o Waldshut, e inGne 3 grandi strade discendono per val di Reno su Basilea, 2 per la riva sinistra una per la rin destra . La zona montana cl~lla Selva Nera priva di comunicazion i in direzione nord-sud,ha invece buone comun icazioni trasversali in direzione della corda del saliente di Basilea, e nel grande triangolo StrasbnraoBasilea-Sciaffusa se ne contano 5 interamente in territorio tede;o, le quali faci litano gli spostamenti lungo la riva destra do1 Reno. Fra i diversi raggruppamenti di queste strade ordinarie e ferrate ci limiteremo qui a notare, come sul solo punto di Basilea distan te "38 chi lometri da Strasburgo convergono per lo ~ rive ciel Reno 6 binari e (i. grandi strade carreggiabili. Dal la minaccia cli occupazione, ai primi atti ostili , potrebbe quindi all'occorcnza correr meno di una mezzo giornata. Senza procedere n più deuagliate de~crizioni, ci pare si possa conchiuclere, che la frontiera svizzera del nord nel tratto PfetterhanscuBasilca, ove appunto nella ipotesi cli un conOitto franco-tedesco, sarebbero eventualmente diretti i primi colpi della Germania, non trovasi in cond izioni di resistenza molto di verse da quella della front.iera dell'ovest e sud- ovest (•I). (1) Nel 1857 all'epoca del conaitto colla Prussia, Dasilea ru sol lecitam ente fortificata dal colonnello Delarageuz che vi costruì una t esi.a di ponte composta di 14 opere sulla destra del nono. Nel 1870·71 s i riconobbero presso Dasilea lo posizioni del Brudcrbolz e doll'altopiono d i Gempcn ove pare si progettò costrurre alcune opere di rortificaziono
.campale.
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Si noti poi, che mentre una diversione francese prima di giungere al Reno allraversando la Svizzera deve necessariamente urtare .contro la linea dell' Aar per assicurare il fianco e le spalle, una diversione tedesca colla occupazione cli Basilea o della linea della Birse, avrebbe già ot.tcnuto il proprio scopo e potrebbe con tutta sicurezza procedere contro il Doubs e la Saòne, senza essere obbligata ad inoltrarsi nell'altopiano svi7,zcro per cercarvi a battervi l'esercito fed era le. Cosicchè i rischi derivanti dalla violazione della neu tralità elvetica sono, nel caso di una semplice operazione diversiva, sensibilmente minori per la Germania, che non per la Francia : ciò che potrebbe, fatta astrazione dalle altre circostanze, determinare pinttosto la prima di queste potcnzc che la seconda ad una simile operazione. Anche dal lato della Germania dunque non è meno sentita la .necessità di alcuni lavori di fortificazione . Si aggiunga infine che anche la organizzazione militare federale per potere funzionare con sicurezza, ha bisogno assoluto cd indispensabile d i un buon sistema di fo rtificazioni . Senza entrare in particolari, basti in proposito notare, come di fronte ai formidabili eserciti permanenti dei suoi vicini, la Svizzera non abbia che un esercito di milizie raggruppate in 8 divisioni cli !11a linea cd in reparti cli .lanclwehr. Gli effettivi di qu esto esercito erano al 1° gennaio 1880, secondo :;i desume dai giornali svizzeri, di ·105388, truppe di .p linea e 970m cli landwehr. Tulta l'artiglieria poi, di cui la Confederazione può disporre, si riduce, ,da quanto rileviamo dal resoconto cli una conferenza tenuta a Fribnrso nel 2·1 febbraio ultimo scorso, a 3/i.8 pezzi da campagna, 2·16 da posizione (di questi 88 di piw>lo calibro e ~ 18 da cent. ~2 trasformati) e ~28 cannoni, obici, mortai cli antico modello, poco o nulla servi bili. A rimediare a queste precarie condizioni cli sicnrczza, abbiamo già dello come gli Svizzeri, poco fidando nelle garanzie dei trattati, pensino da lungo tempo a costrurre delle opere di fort ificazione. Molte difficoltà banno però fino acl oggi irn pedito, cbe dal cam po puramente speculativo si venisse a qualche pratica soluzione e malgrado i numerosissimi progetti di difesa com pilati in questi ultimi tren t'anni, deve ancora darsi il primo colpo di zappa al terreno . La Remu llt'ili taii·e Suisse negli articoli citati auribuisce questa inerzia alla relativa enormità della spesa, al diverso modo di intendere la difesa del territorio, al· timore che le piazze forti vincolino le operazioni dell'esercito federale e ne dimjnuiscano l'effettivo in causa dei necessari presidii, alla speranza infine che in caso di guerra le 1
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cose vadano come anenne nel ,1357 e nel 70-7 1 e sia così possibile· salvare con meno spesa il t~rritorio dalla invasione. Per non rimontare ad epoca troppo lontana ricorderemo gli studi: fatti fare nel l 860 dal Governo Federa le, per fortificare la frontiera, verso Francia, studi' che si chiusero con un progetto così vasto di opere di fortific<.1zione, che fu detto non bastare per c·ostruirte tutta. la terra del cantone di Vaud. S et ,1860 pure fu pubblicato un opuscolo _col titolo Nécess,ité c/!1.1,ne· piace /'orte /edérnle pour la défense cle la Suisse- in cui l' anonimo, autore proponeva ehe a somiglianza del Belgio, anche la Svizzera eregesse una grande piazza forte centrale. Più ta rdi il generale Herzog nel sno rapporto ai Consiglio Federale sulla mobilitazione del l'esercito svizzero nel 1870-7 1reclamò energica mente la costruzione di opere fortificatori e alle frontiere: « biso<c gnerà decidersi una buona volta , scriveva il detto generale, ad esecc _guire lavori siffatti, prima che vi siamo costretti, perchè giammai, " forse in occasione di guerra ce ne verrà concesso il tempo ne<c cessar io >> • •• ~ el 1877, ncll opuscolo già ricordato del generale Castella si proponeva di costrui re alle front iere dei forti con ridotto; se il tempo fosse mancato dovevasi adottare il sistema delle forti.ficazioni del campo· di ba ttaglia, erigendo in parte ed in parte tracciando, ridotte, batterie e trincee sulle linee di resistenza più convenienti . Una proposta ·di' carattere assai diverse , e se si vuole infinitamente· meno pratica, fu pure fatta nel 1874 dal colormello federale De Charriòre, il quale, in uno stndio sulla neutralità svizzera esprimeva il desideriò, che a sommiglianza di quanto era stato praticato per la Sa-· voia del norcl si neutralizzasse tutto il territorio compreso fra i Vosgi· ed il Giura formante in antico la contea di Montbelliard . Attualmente la questione delle fortificazioni si è fatta, come accennammo, viva di bel nuovo e l'agitarsi della stampa e cle111opioione· pubblica fan ritenere con molta probabilità che il momento delle risolnzioni concrete è assai prossimo. I sistemi oggidì presenta ti per la difesa ciel t.erritorio federale, sono moltissimi, noi ci limitiamo qui ad esporre soltanto quelli della Revuw Mi li tain Su·isse e dei due opuscoli di Neuchatel e di Zurigo, progetti che esprimono lo opinioni ora più accreditate in Svizzera. La Revue Militai re Suisse espone il segue'ute progetto; ,1° Una grande piazza centrale, che serva di base . d'operazione all'~sercito federa le; con buoni parapetti e sodi rivestimenti e con doppia 1
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A PROPOSIT O DI ALCUNE RECENTI PUHBL!CAZ IO.NI 293 ,cintura di forti staccati. L'armamento dovrebbe essere in totale di 2000 a 2500 grossi cannoni . Nella piazza sarebbero poi raccolti tutti i grandi stabilimenti mi litari della Confederazione, il grosso materiale ecc. Questa grande fortezza potrebbe venir costruita, come lo consigliava l'autore dell'opuscolo Nécessité d'une place forte feclérale ecc. nei dintorni di Sursée presso il lago cli Sernpach. Qnivi essa troverebbesi a pressochè egual distanza dalle estremità dello altopiano svizzero ed addossata .1cl uno dei principali shocchi delle Alpi, assicurerebbe le commurticazioni delle differenti parti della Svizzera fra loro, per I& vie che apre il lago dei Quattro Cantoni, ed ìnoltre ver:=;o ovest, per la valle dell'Entlibuch, verso est per i laghi cli Zurigo e Zug. . InGn~, all'innanzi, questa piazza dominet·à tutte le strade che ir•radiano verso l'A.ar e la Limmat nel ,emicerchio formato da quesLi due fiumi da Berna a Zurigo. Essa offrirà all'esercito che vi si troverà ,concentrato, da qu1.1 tunque lato venga l'aggressione, il mezzo di eseguire operazioni atte ad arrestare o paralizzare i tentativi del nemiéo , attacc:andolo ai fi anchi od a tergo senza mai rischiare di perdere le proprie comunicazioni. Del resto la Remie non insiste molto sulh ubicazione di questa grande piazza, che alcuni vorrebbero situata nell'interno della mas:;a alpina, onde trar profitto delle cl i fese naturali cli qùella regione, ed .altri ancor più innanzi, fortifica ndo il triangolo Olten-Zurigo- Brugg. '.2. 0 Un ·certo numero cli forti di sbarra111ent.o o blokaus blindati sulle frontiere delle Alpi o del Giura cd unii" o due teste di pon te ·Casarnat.tate sul Reno, r;-a Basilea e Sciaffusa, ma soprattut.to a Basilea. Le opere a forte profilo e piccolo sviluppo e con guarnigione da ,100 à 200 uomini. · . Queste fortificazioni dovrebbero essere sostenute più indietro da altre piccole piazze cli seconda linea . · I forti di frontiera dovrebbero essere in caso di fa re una difesa locale ad -oltranza mediante una piccola guarnigione di s'icurezza beno approvvigionata, il rimanente delle truppe colil staniiate dovrebbero ripiegare nei punti di ap poggio di 2.a linea . . . . Quanto al numero di tutte queste opere, cons1clerando la frontiera ,che può essere minacciata, da Sciaffu;;a cioè a Ginevra, occo_rrerebbero, applicando le norme dettate dal Dufour non meno d1 25 op_ere. Volendo pure, come cosa più urgente, metter mano alla costruzione ,d i c1nella di prima linea ecl escludendo l,e posizioni di ~ inevra- N~ron, Valle cli Jonx e del Giura l\f.eridionale, le qualt come più eccentnchc
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I f>RO GET'I'l 01 DIF'ESA DEL TERRITORIO SVIZZERO
sono meno minacciate, fa pii ma linea potrebbe limitarsi a 7 od 8 forti o gruppi cli opere: 3 si farebbero sul Reno da Basilea a Sciaffusa le rimanenti verrebbero scaglionate lungo il Giura e fino a Vallorbes. Ciascuna opera o gruppo cl'opere avrebbe almeno un fortino blindato completamente armato cd appron,gionato, più alcune ridotte, trìncco, batterie ecc., le quali potrebbero essere sempi'icemente tracciato. . L'armam_onto di ~r?esta prima linea, non dovrebbe comprende più eh 60 pezzi da pos1z10ne nè la guarnigione eccedere i 6000 uomini di cui la metà almeno di landwer. Lo opere di seconda linea dovrebbero esser costruite più tardi. La spesa com plessiva secondo la Remte, ammonterebbe a 53 mil!oni di _cui ~3 a 4-_5_ p~r la piazz~ centrale: ,i- a 5 per le opere di prima !men, d1 cui 2 m1l1on1 al massimo pel tratto SciafTusa-G iuevra e 3 a o milioni per le opere cli secouda linea . L'opu~colo di Zurigo propone un altro sistema di fortific-az ioni: •1° In prima linea o sulla fronti era 25 fort i di sbarramento con guarnigione di Jandwher da ,~ 00 a 600 uomini. 2° Xell'interno del terri torio 2 o 3 grandi piaize forti destinate ad essere i punti d'appoggio della difesa . Esse dovrebbero avere nua liuea di forti esterni e potrebbe farsi a meno cl{ munirle di cinta continua . 3°_Un . piccolo numero cli fo rti e tcc;te di ponte in posizione intermedia per proteggere le comunicazioni, tanto fra lo piazze centrali che fra queste e i forti di sbarramento di prima linea. Non potendo eseguire questo completo progetto per la somma considerevole. che bisognerebbe im piegarvi , l'anonimo autore propone un progetto ndotto, comprendente soltanto 8 a 1O forti cli sbarramento da c?strnirsi a.Ile frontiere francesi e geripaniche, come Je più minacciate. La spesa necessaria al progetto ridotto sarebbe di •IO a -1:2 milioni di franchi . Eseguendo tale progetto, l'autore ritiene che per la tutela dell e frontiere in caso di un conflitto franco-tedesco sarebbero sufficienti 2 a 3 divisioni di truppe attive, più le truppe di guarni 0"ione cioè I~ a 5000 nomini di landwher. Come nel sistema proposto dalla Ritista Jlilitare S1Yi:s:sera non sono indi cati in questo opuscolo i punti che si proporrebbe di fortificare. Veniamo infine all 'opuscolo di Neuchàtel. L'anonimo autore, che si dice ufficialo dello stato maggiore federale, unica mente preoccupato dal 1
A PRO POSITO DI ALCUNE RECE1' TI PUBBLICA2,l0NI
295
lato della Francia, propone di coprire le strade ferrato della fronLiera ovest, mediante forti di sbarramento collegati da altre opt:re lateralmente o più indietro. Ecco il progetto : Sulla ferrovia Porrentruy-Delemont, forte a St. Ursunne; Id. i\iorteau-Locle- 1euchàtcl, forte a Mont-Saf{ne; Lei. Pontalicr-Neuchàtcl, forle a ):locheforl; Id. Pontalior-Lausanne, forte a Yallorbes; Sulla s!rada ordinaria Porrentrny- Delcmont opcrà a Los Rangiers; lei. Mortcau-Les Pont-Neuchàtel, opera a La Toume; Icl . Pontarlier-Les Vcrriéres-Yverdon, opera a St. Croix.; Id. Pontarlier-Jougno-Lausanne, opera a Eiguerolle; Inoltre le fortificazioni di St. M.aurice dovrebbero essere rafforzate. Nnlla è proposto per i passi del Giura scuentriona ,e e per la linea del Reno. L'aumentare delle spese sarebbe secondo l'autore di ,j.'.z milioni. Come si vede dne sistemi sono ora essenzialmente in discussione e cioè quello periferico o dei grossi forti di sbarramento alla fron teria, sostenuti più indietro da piazze fo rti di seconda linea, per trattenere il nemico nella zona frontiera o dargli poi, appoggia11<losi a queste ultimo piazze, dei grandi combattimenti; cd il sistema radiale, cioè quello di uua grande piazza interna in posizione strategica tnle, da poter servi r di base alle manovre conlroliensive, coperto all' innanzi da piccoli sbarramenti dei pas~i montani, nodi stradali, ponti ecc., onde proteggHre la mobi litaziouc ed il concentramento delle truppe Svizzere. La scella dell'un sistema piutlostochò dell'altro, di pende es$enzialmentc dalla questione finauzial'ia e dai concetti. ora · predominanti in Svizzera, sia sul modo di condurre le opernzioni mil itari in caso di invasione, sia sulle ipotesi più probabili di guerra. · Ora circa queste ultime, già accennammo come nulla si torna da parte dell'Italia o dell'Austria, cosicchè può già ritenersi c.he pochi ::iderenti raccoglierà il sistema della forlificuzionc radiale il r1uale, se vorrà risolvere in modo completo il problema della di fesa, doveà esigere una forte somma e vincolarla irrcvocabilmcll te per l'avvenire, mentre se si terrà nei limiti più ristretti designati dalla Rer,tte Militavre Swisse, non munirà le fronti ere di sufficienti difese. Inoltre, questo sistema accentratore, troverù forli ostacoli nei sen-
296
I PROGE TT I DI DIFESA DEL TERRITORIO SVIZZERO
'
timeuti eminentemente partiéolaristi degli Svizzeri e più ancora nell'indole stessa delle truppe federal i e della loro organizzazione, la quale essendo quasi esclusivamente cantonale, tende a facilitare la difesa locale, a mantenerla viva e ad oltranza, mentre poi è poco atta a render celere ed ordinato un movimento convergente verso l'interno del territorio. Se, come è supponibile, il concetto delle operazioni militari eventuali dell'esercito Svizzero, quello sarà di trar partito di tutta l'energia locale di resistenza senza peraltro rischiare le sorti del paese in una battaglia, se non dopo essersi organizzati e concentrati in una buona posizione strategica ; il sistema di fortificazione radia le applicato in limiti ristretti renderà pressochè impossibile la completa attuazione di questo piano . Ed infatti quella parte delle truppe foderali che dovrebbe appunto entrare in azione nel primo periodo della difesa per poco che l'avversario operi con vigore e sollecitudine, si vedrà comprome,,sa nella propria mobilitazione e nel rip,iegamento e non opporrà all'invasione che una resistenza debole e disunita. Nè certo saranno i piccoli blockbaus e fot;ti ni proposti dalla Revue ll1'ilitaire. 8'liisse, quelli che potranno far guadagnare i 1Oa 20 giorni necessarii alle truppe federa ii per mohilizzar;;i , E se, come è probabile l'invasione si terrà nei limiti più volte ricordati di una diversione, il vantaggio cli trattenere il nemico pel maggior tempo possibile nella zona di fronti era non potrà ottenersi, se non opponendogli un nucleo di trnppe bene organizzate cd in completo assetto di guerra, appoggiate da una solida linea di opere di sbarramento, Qnesta, in ogni caso, anche venendo sfondata darà sempre agio sufficiente, se l'invasione viene dall'ovest e tende al Reno, di afforzare con lavori occasionali i punti più importanti della linea dcll' Aar; se invece l'invasione viene dal .nord o dal nord ovest, cli minacciare col grosso delle forze dell'esercito federale, le più importanti li nee cli ripiegamento dell'inimico. Cosicchè, il sistema di fortificazione radiale nei limiti cli . spesa tollerabili oggidì dalla Svizzera, non concorda a nostro parere nè colla situazione politico-strategica, nè colla organizzazione militare di questa nazione, · Il sistema di fortilìcazione periferico invece, con spesa assai minore permette di provv~dere ai bisogni più nrgenti, senza impegnare l'cwvenirc ed inoltre è assai più in armonia con quella precipua caratteristica degli Svizzeri che essi chiamano tendenza al.lo sparpaglia1
A PROPOSITO DI ALC UN E RECENTI P UBBLICAZ IONI
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mento e dalla quale ritrae il miglior partito possibile, correggendone i più essenziali difetti . . Questa tendenza, questo particolarismo saranno se non ernarno, "li scoali contro cni si infrangeranno le proposte dei fa utori del si:tema ;adiale come vi sono ripefutamente infranti, tutti i tentati;vi di coloro, che volevano o vogliono per la Svizzern, una organizzazione militare fortemente accentrata, La nota sentenza << chassez le nature! il revient au_galop » non potrebbe forse venir citata più a proposito, per dimostrare quanto sia imbarazzante e pericoloso in così eleva te quistioni, il fissare prima un sistema teorico tecnicamente perfet.to e venir poscia alla sua pratica applicazione. Con questo procedere infatti le riforme più irnpo~tanti subiscono troppo fortemente le impressioni del momento e LI più delle volte riescono o troppo fiacche e non rimediano a nulla, o troppo rigide e creano allora uno stato di cose peggiore di quello, cui intendevasi con esse di porre riparo. Comunque sia, noi auguriamo alla Svizzera una sollecita soluzione dello importante problema delle fortificazioni e gliela auguriamo tanto ma"giorment.e, inquantocbè è vera ancora oggidì, e lo sarà per un pez~~' la sentenza che; le buone armi e le forti istituzioni militari, sono per i 1)opoli le più sicure garanzie della pace . . ., , Solo ci permettiamo di esprimere il voto, che le misure d1tens1ve che essa starà per prendere, non assumano un carat.tere troppo particolare di diffidenza, verso l'uno pirtttostochè verso l'altro dei suoi grandi vicini del norcl e dell'ovest, giacchè ripetiamo, il \fortificar.si da una parte soltanto, sarebbe un errore politico ad un tempo e militare, il qua le potrebbe avere per la Svizzera delle conseguenze funeste, Roma ,1° aprile ·1880.
.P. M rnANDOLr 1'enente de/,'gen:io aggregat_O di stato maggi ore.
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LIBRI E PERIODICI
suoi dipendenti e rendersi utile all'esercito, primo, anzi unico suo pensiero. D'animo forte, et1ergico, costante, in corpo pronto sempre a seguire questa infaticabile nat,ura; ,1oro cuore I di soldato, generoso e regola.to, benevolo ma inesorabile noi pretendere l'adempimento dei doveri, tale ce lo dipingo l'autore, che corrobora la sua nanazione con brani di lettere del generale stesso e di memorie inedite serbate dagli amici cli lui. Come vedesi clnl titolo stesso dell'operetta non trattasi di una vera biografia , ma di una raccolta di episodi e ricordi dati allo stampe col nobile intendimento di accre:;cere colla vendita di quostn seconda edizione la somma des.tinata nel erigere un monumento al generale La :\larmora nella sua città natale. A tale scopo, ne siamo certi, non mancherà il concorso dell'esercito.
LIBRI E PERIODICI
-- Rieortli .delle, giovine~~<• cli ,t 1rouso Lr,1 ,~._c, .... 1·t' r11un•a, eut ' per cura di L UIGI CmALA. - Roma, Botta, 1880.
Tc,belle ,•elative c,lla eastit·N ::;io.ae clelle r,u•::;e 11dlit111•t ,1ell'i'ln11e 1•0 b1·itcnuiico. Roma, Voghera 1880. (Il
. I~ periodo della giovinezza degli uomini che con opere eo- a· . . drsllosero è di g d · :-,rc0 1e si a . . ran_ e nnportanza, tanto per potere spiegare molti dei oranch fatti che ossi pervennero a comp iere e . t .. . tendere la storia della loro vita 'pcrchè . ' . 1u_ann o per ~ eglio md ' , v1 s1 n ettono l'mdole le ~cn enze natura li ed il modo con cui esse furono dirette a svilu ' . .~arat~ere e le più eleue ~oti della l,wo personalità. Però non J,icile eh accrescere, come s1 crede tal volta il o-insto tr'b t a· 1 aIla rinomanza r . ' o u o .1 onore 1 1 . I " e, un uonio , ustrc, pnbblicando tutto quello che lo riguarc a, correndosi rischio d'iropicciolirne la fi 1111 • · I J ' " ra , :,opratuuo se questa oo-randeo' c,gia per a ucc degli avvenimenti sui <1uali obi . Onenza . )e m-
b~:~r
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Ma ciò non può dirsi del volumetto del sio-nor Ch iala, il quale con perseverante amore attende a far conoscere a't/1 p11 llbl'co " h 1 1·1a1·,ano tntto cro c e possa valere a rendere sempre più stimata la . d'1 una di quelle individuali ti,, che tanta pane ebbe n~lle ' 11 ~ em~r,a d del I t . . E . u lfll O V ICO U e Il , os_ ro_ pa~so . . ' S(;l lo. suo pagme nulln rivr1lano cli straordwario do a g1ovmezza del comr)wnto ', . . oo-onera lo La , ,m.,rar1no1''"' .1ascorsa pr~sso a poco come <{uella cli tant1 altri suoi collecrhi nella ,., . ·1· in temp· f . o , ..,arriera m1 ,tare . i poco ;ivorevolt alla milizia, pure ne poro-ono un fede! .· tratto, narrando pt\rticolari at1eddoti che di mostrar100 con e . e dr1l 'd · ' ,. . · ruanto stu 10 ec assi mta eg J procurasse ogni mozzo per rn iglior11 re l'istruzione dei
L'attività della sezione stat1st1ca clel nostro corpo di stato maggiore, noi dare alla luce una serie cli lavori sugli stati militari europei, può a buon diritto avere acquistato un importante titolo alla lodE< del pubblico competente di ogui paese. Essa ha rotto lo misteriose barriere che impedivano alla maggior parte dei cultori dell'arte della guerra lo studio dei fatti, sulla cui conoscenza soltanto~ dato fondare il calcolo delle causalità o delle possi bi li combinazioni dei mezzi di combattere, nel quale risiedo il vero principio del progresso negli attuali armamenti . Ora chiunque ne abbia vaghezza può con poca fatica formarsi una giusta idea degli ordinamenti dei vari eserciti stranieri e istituire confronti ecl analisi al lume di una statistica copiosa ed accertata. È perciò dogoa cli essere accolta con piacere da tutti la pubblicazione delle tabelle più sopra descritte, poichè essa non solo offre un quadro completo delle forze militari di una delle principali potenze, ma ha altresì l'impronta dell'originalità ed è un:i prova di quanto si può riuscire od ottenere con la èliligente attenzione e la solerte indagine. Infatti per formarsi un adeguato concetto delle grandi difficoltà che bisognava superare nella compilazione del lavoro di cui trattiamo, basta dare uno sguardo alla varia e complicata costituzione clell'eser-· (I)
'
;
Si tro\'ano in vendita al comando del Corpo di stato maggiore. -
noma.
300
cito britannico, pensando alla quantità di documenti clw fu mestieri c~usul1~re per pot~r trarre i dati necessari e certi. Noi per brevità d_1 spazio n_on possiamo fare una minuta esposizione analitica della n cc~ ma~er1a ra_ccolta nel volumetto di cui ci occupiamo, ma . per invoglwre 1_ lettori della nostra Rivi.sta. a studiarla, ne daremo uu piccolo sagg10. La distribuzione delle par_ti di queste tabelle anzichè seguire il metodo tenuto. fino:.i nel compilare le altre già note al pubblico, corris~onde_ al npart.1mento delle l'orze militari dell' impero britanuico distinte 1111 :to Qo J'e·SOI,CI·tO . a· ID quattro grnppi, . cioè: ,1° l'esercito elci reo-no. e m iano,_ 3o l'.1 manna da guerra , 4- 0 lo forze militari delle colonie. I_I .pr_1mo s, compone dell'esercito regolare perma nente, delle fo rze :iusil,arie del Regno Unito; delle forzo di riserva . La baso del reclutamento è l'arruolamen~o volontario. Tutto l'esercito britannico, escluse le truppe delle Incl1e, è costituito come segue: Forza permanente 1
Forza
lll
Ufficiaii Truppa congedo: liflìcìali Truppa
'
Cavalli di truppa
,
"'
7693 130135 11090 3602.22
La forza dell'esercito indiano ò distinta come segue :
5094 .\.O 260 111
pezzi
uom ini
Fanteria . i596'2 Corpi liritannici Artiglieria ·I:2239 -i- 3(1,7 Cava lleria Fanteria . 107727 20760 . . . . Ca ,·a Ileria Corpi rncl,gcm A . • • rt,g11er1a ·li29 Genio . . 3•196 Corpi britannici stabi li ti in India 208 Ufficiali fnori truppa, impiegati ccc. 1502 ,, 91370
i
I
ca'"alli
7H•I 392,1-
1
31611-9
La forza degli eserciti dei prmc1p1 indigeni vassalli dell'illlpero è valutata a 62267 nomini cli CaYalleria, 2il720 I cli fanteria o 50H cannoni . Anche la marina hn per base l'n rrnolamento volontario e si compone di personale ·permanente o di riserva. Il primo conta 59H2 nomini compresi gli ufficiali in disponibilità; il secondo 20086 . Il naviglio corazzato è composto come qui appresso : in mare
. Il bilancio militare del H.ogno Unito por l'esercizio ,Jo aprilo 18793·1 1narzo 1880 è presunto i11 lire sterl ine 1674-5700 . L'esercito regolare comprende H battaolioni di fanteria 3• ,·c'11 ·_ . r IJ ' • O t 'I i,g l menti e I cava or,a, 33 batterie a cavallo , 94 da ca mpagna , 99 da fortezza, '10 da costa, ~-3 comnao-nìe del o"en 1·0 , ·•1 co,·i,o d'amm1n1· · . l' 0 straz1one, 1 corpo clegl'infermicri, 2.7 compa"nie di corpi col · 1· L' . r . " 011,a ,. art,g iena a_ ~av,_1110 e da c.11npagua contano 7H pozzi in tutto. Le forze m1htar1 dell'India si compon"ono: dì corpi cl i truppe e di ufficiali de~ 'csercito britannico, impiega~i tcmporaneamcnt.e in quella regiùne; dì ufficiali e gregari britanici stabiliti in India· cli corpi di truppa indigeni; ' di corpi volontari dell'lnclìa . Ciascui1 c?rpo di truppe indigeno provvede al proprio reclutamento col mezzo d1 arrnolamen 1,i cd iscrizioni volontarie. 1
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E PERIODICI
LIBRI
Navi da battagl ia a t<Jt·ri NaYi da bauaglia a bauerie . Incrociatori . Ariote torpecl iniere. ~fonitors per la difesa del lo coste Corazzatcdi vecchio tipo di legno Corazzato cli vecchio tipo di ferro Totale
in cos truzione
cannoni
,I,
7
37
12
2
l /~3
33
3 ·13
38 ~·11
1:J
1
,1,
4-9
10
507
Il naviglio non corazzato comprende 382 navi a rnporc di vario classi e 71 nnYi a vela. La parto quarta delle tabelle contiene alcuno notizie genera li sulle forze mili taci eoloni:-tl ì, e l'appendice riunisco i dati più notevoli sulle uniformi, le armi portatili, le artiglierie o loro muniziouamento da campagna, la dotazione di utensili da zappatore, sui vi veri e forao-,,i di campao-na: infine un elenco delle principali leggi, decreti, 0>'l o regolamenti cd istruzioni, relativi all' eserci to inglese, non che una i.avola sinottica dell'impero britannico.
302
L IBRI
La mol teplicità dei documenti, il ;;istema semplice e razionale co11 cui furono distribuiti gli innumerevoli dati statistici, e le moltissime note spiegative che li accompagnano rendono il libro, di cui non abbiamo potuto fare che nn breve cenno, nssai interessante ed utile, tanto più quanto meno generale è l'esatta i<lea in torno alla complicata -costituzione delle forze mili tari dell'i mpero britannico .
e •neno q 11ad1•i, - Studi o sull'arm a di cavalleria per F. BosELLI, colonnello di cava lleria.
P i•ì
Cff. fltdl'l
32
ToLale ufficiali
,i,8
(i,
12
Sottufficiali 50 Caporali maggiori . 16 Capora li vari 75 Soldati, appuntati, operai, trombettieri 889 Totale truppa Cavalli
1030 750
Uffi ciali superiori . Capitani Uffi ciali subalterni . Totale ufficiali Capo-medico. vet.erinurio, contabile
2 5 18
25 ,I.
29
Sottufficiali e caporali 77 Soldiit.i, appuntati, operai, trombettieri 63,1. Totale truppa Cava lli tru ppa .
7 11 750 1
E qui, sebbene il distinto colonnello dichiari questi pro;petti ufficiali ci permetta di rettificarli, non per dimostrare ch'egli è incorso in qualche errore, ma soltanto per stabi lire esattamente le basi della questiono, basi che effettivamente debbono servire a trarre per noi utili deduzioni. Secondo le Tabelle relati'Ve alla costituzione dell'esercito germanico (Tav . . 10 7) ecco quale è la composizione.
,i- 5 4
Ufficiali Veterinario ('1) Sottufficiali Aiutanti di ospedale Appu ntati e soldati Trombettieri Operai Totale truppa oltre a i - 5 ul'fì ciali , ed veterinario. Cnalli
Hi 1 1'15
3 I}
138 ,1
H3
Reggimento di ca,•alleria (5 squadroni).
Ufu ciali Medici ·z
~
1Vorori"aci
Pagatori Armaiolo ~ Sellaio . Sottufficiali . Aiutnnti di ospedale Aspiran te pagatore Appuntati e soldati Trombettieri Operai
·5..
2.5
2-0 5 ,1
4 1
77 5
4 573 16
20
69.z Tota le truppa Cavalli ( compresi quelli de72.9 gli ul'ficiaii)
Reggimento tedesco a 6 squadroni.
Ufficial i superiori Capitani . Ufficiali subalterni
del reggi mento
dello !>quadrone:
Per porgere un esatoi concetto della questione che vuole trattare, l'autore fa precedere il suo studio dal seguente prospetto: Pamllelo organico fra 1m i-eggim,ento di cavaller·ia ·italiana ed wn 1·eggimento d:i ca,valler·ia germani.<:a. ne~gimeoto i1aliano n G squadroni.
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E P ERIODI CI
A qnesta rorza· ·tuttavia devonsi aggiungere gli attondenti degli uffi ciali , che sono soldati, del treno . E notisi ancora che questa è la forza bilanciata . Per stabilire poi un parallelo esatto ci pare non si poss_a mettere a raffronto i 5 capitani (comandanti di squadrone) dol reggimento tedesco coi 42. ca pitan i che può avere un reggimcnt? nostro, perchè nel fatto ai 5 capitani tedeschi ne corrispondo110 8 italiani, gli altri i essendo 1 ca pitano mcJico, 1 veterinario, e2 ufficial_i con~abil i. Del resto co~ munque i dati riportati nel prospetto non siano r1go~osame~Jto esatti come abbiamo dimostrato, l'autore ha pur sempre ragione d1 mC'Uere in rilievo la grande differenza di personale che esiste fra il re~ginronto di cavalleria tedesca e l'italiano , mentre poi hanno quns1 lo stesso numero di cavalli . Ciò premesso, l'autore entra nel vivo della questione, ed ~ITe~·~a ch e l'ordinnmento della cavalleria tedesca è informato al pr·inOlpto eininenternente pratico e posi tivo, qiiello cioè di pochi uom~ni e 1nolti cavalli ment1·e l'ordinamento attuale della nostra cavalle1"1,a ra1>presenta , ~uale .~i tro-oa in questo ·momento, la completa negazione l~i quel pr·i ncipio. Egli de,plora che s'ic1si 'Voluto as~·imi.la,,-e ·1in reggimento {I) Nol~to fra gli impiegati.
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E PERIODICI
LIBRI
di cwva,ller,ia, nel suo 01·ganico ed ordinamento, ad itn 1·eggimento d!i fwnter,ia sti 3 battaglfoni e due compagn'ie cias(:tmo, mentre il 1·egg'imento di cavalleria tedesco è assiniilato invece al battaglione di fanteria con cinque cornpagnie. L'egregio colonnello dimostra qnindi cbe il nostro sistema dei depositi manca di ogni base pratica, spiega gli inconvenienti che risulteranno al momento della mobilitazione, nel quale a suo avviso, i nostri squadroni si troveranno ridotti a 85 o 90 cavalli, fa il confronto di ciò che invece si potrebbe ottenere adottando per la ca va lleria un ordinamento simile a quello tedesco, e conchinde col proporre: che si formino 2,,\. reggimenti a 5 squadroni di ,150 cavalli; e · che si form ino sezioni autonome di guide, aggregate ai vari reggimenti; E qui ci si permettano poche osservazioni . Premettiamo fratt::Jnto che conveniamo quasi interamente colle idee espresse dal Boselli, e cioè che noi pure crecli~mo sia uroente cli abolire gli stati maggiori delle divisioni, di diminuire alqua:to il personale degii i.10mini, e di aumentare il numero dei cavalli, e di formare sezioni, -autonome o no, ciò poco monta, di guide. Tuttavia non regge il confronto fra un reggimento di cavalleria ed un battaglione di fanteria. Sempre trattandosi cli forze in unità tattiche si è detto: tanti battaglioni , tanti squadroni; confronti e distinzioni so~o oziose, imperciocchè ogni arma ba la propria unità t.altica che consiste nel nucleo di forza capace a compiere un azione tattica. . Riguardo poi a formare 2,,\. reggimenti su 5 squadroni facciamo per 11_ momento le nostre riserve. Sappiamo, e da molto tempo, che l'orcJ'.~amcnto tec!esco del reggi~e_nto su 5_ squadroni (,i. in guerra) è il pm adatto allarma sotto tutti I rappçrtI; e se non fossimo strett.i clall'esigenze finanziarie, sarebbe vera follia non adottarlo irnrnediatatamence. Ma siccome non è ammissibile di climinnire la forza della n.ostra cava lleria in guerra, e cl:te perciò non 2i ma 30 reggimenti $t dovrebbero formare, per entrare in c:arnpagna, come al presente, con ·120 squadroni, ciù che, ad onta di tutte le riduzioni cli stato maogiore, di personale ecc., porterebbe pur sempre un sen<1ibi le aumen~o cli spese, così ' riteniamo _che al presente non convenga parlarne, e sia miglior consiglio di studiare l'ordinamento della cavalleria austriaca che si accosta di molto al nostro . . Quello che, a nostro avviso, importa attualmente di fare, e di portare in breve tem po la forza degli squadroni da 120, a ,1_50 cavalli, perchè in tal guisa si potrà avere la certezza cli entrare in campagna
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con squadroni di 120 cavalli, di semplificare la costituzione del reggimento, e di introdurre nel servizio interno le modificazioni ritenute più atte ad agevolare il funzionamento dei reggimenti, Il Boselli ha pure accennato alla questione dei quadri degli uffi. ciali dell'arma che invecchiano, e non ha mancato di indicare radicali rimedi i; noi però, in vista dell'argomento troppo delicato, ci limitiamo a questo semplice cenno . .Frattanto facciamo plauso all'esimio colonnello per la pregevole sua pubblicazione, assai interessante sia per l'importanza dell'argomento, ;;ia pel modo col quale fu trat.tato, e non bavvi dubbio ch'essa tròverà negli ufficiali di cavalleria quella accoglienza che merita. 1
F••oesclnville1•, CT1.iilo1as, Sét.11u1, par ALFRED DuQUET,
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Paris, Charpentier, 1880, (avec cartes).
Sono tre semplici nomi, tre luoghi che contengono la più grande e la più terribile delle storie contemporanee, che rimarrà indelebile nei secolari ricordi di due popoli , forse senza speranza che l'austera maestra della vita civile possa riuscire a dissipare le cause, che ad epoche più o meno lontane rinnovano sotto altre forme e con diversi effetti gli avvenimenti che ha fino ra registrati. L'autore non poteva perciò scegliere un titolo più adatto a colpire l'immaginazione e la mem·oria dei suoi lettori, come non sarebbe stato così facile ad altri il m.ost.rarsi fin dalle prime pagine del libro critico tanto severo ed inesorabile, quanto egli apparisce nel analizzare in hreve tratto la situazione interna della Francia allo scoppiare della guerra contro la Germania, e nel pronunciare giudizi sopra uomini e cose. Ma la sua posizione indipendente gli offriva il mezzo di studiare i fatti ·con serenità, sopratutto ad un decennio di distanza da essi, e di esprimere le proprie convinzioni senza riguardi cli sorta; ·onde non è cert9 l'imparzial ità che può fargl i difetto. Parlando del combattimento di Wissemburg, preludio della triste campagna pei Francesi, biasima la rioccupazione cli quella località, la negligenza di lasciare troppo esposta la divisione del generale Douay,. non collegandola colle truppe del maresciallo Mac-Mahon, la mancanza d'informazioni sulle forze e sùlla marcia dei Prussiani. Descrive ANNO xxv,_' voL. Il.
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con vivaci colol'i la hauaglin cl i Froc~chwillcr, fnce ndo ri:;nlta re la propouderanza cl el le forze tedesche, la poca sollecituiliJw uclla dirczi,1 11 c dt•I campo opposto, il Yalorc, lo sla ncio e i sanguino,;i sagrifìzi dei soldaLi. Sogno la ritirala dei .Francesi su Chùlons, eseguita COflle è noto cou gr:rn disord in e, precipitosnmcnte, St) ll7.il uu detcrlll inato to1H·cuo dil'cu:-ivo', ciò che fa dire al uostro scriLtore che il capo del 1° mrpo cr:mnata aw,·a perduto In liberti, rlrllo spirito . l i signor Ouquct sostiene cito il più semplice partito c1·;1 quell o (li difendere i passi dei Vo~gi , rii di~truggerc i ponti, le strade, le fe rrovie, cl i fa i· snlta1·e il tunnel di Savcrne, che permise pi ù tart.li al 11 e1n ico di tra,;purtarc a \'aucy, e quindi a Parigi, truppe, proniiio11i e materiale di .1s~1,d io. L' ultimo a tto del ·terribile dl'amma, la giornata di Sétfon, con tutti i suoi prclimiunl'i , i movimenti del le forze 111ili tn 1·i coru b.it.t.cnti, g-li errori fa tali e le possibili combinazioni per e,·itarl i sono dipinti , cou ; 11a fo cili tù, nua ehiarcr.za un legame, prerogilli\'f' di chi ha molto studiato r argo rllcoto da ~wnlgere, e poi r(lia le prende l':rnto re il più caldo interesse destato eia I pa Lriottisrno .
B l e H.,,.v,-Ue 1•ie- V bt1,11.gs-l l ,•ise ; ,., Hliilu •e n v,n11 .r,.1u·e 1 8 18 (1l1anovre cli c11valleria co, quadr i in Jvl o-
r av ia nell'anno 1.878) per E~IN AUEL E ME1t'l'A col o1111 .. llo di s tato magg iol'e. - Vienna, ::ÌP idel 1880.
Nell'anno 1877 avea giù avuto luogo , per ord ino elci Ministero della gnerrn , una ma novra di cavalleria coi 1ruaclri, di reua da ll ' ispetto re goucrale della cavalleria te11ente m1.n·e;ciallo conto Pejncsevich. Srnpo era addestrare gli ufficiali uel servizio di esplorazione di un grosso corpo di c,wallcria. I fa vorevoli risult:iti spinsero ad ado1tare qu esto genere di esercitazioni, che iul'a tti venne iutroclotto uoll 'istruzionc sidla seno/a delle lr uppe2" pa1·le. Nel!a manovra eseguita nel ·1878 uon trattavasi soltanto di mcuere in ri licYo l'azione della cavalleria nell'.l\auscoperta, ma volevasi an. cora dimostrare gttali compiti specic1bi possano essere affidati alla cavalleria durante il suo servizio ,tra Legico innanzi alla . fronte dcll'esorcito. Il lavoro del colonnello llferta, compilato e pubblicato dietro
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ordine del )1inistcro della gncrra, ne ronde appunto conto nel modo il più particolaregginto e si divide in sci parti. Nella 1 accenna alla conferenza tenuta agli uffi cial i in Gaya prima dell'esercitazione, nella q11'lle conferenza si volle dare loro una chiara idea snl ::;crvizio <li esplornzioue e snllo svolgimento della manovra . Mol'ita di essere uotato che fu rono cilati mol ti esempi storici per dimostrare le differenti missioni cùe i grossi corpi cl i cavalleria possono rssore chiam:iti a disimpegnare, come: coprire (disturbare) la mobililazio11e; - copri re(disturbnrc) lo .,;chieramento strategico; - sonregliare la l'eontiera ('18G6 snl Miucio e sul Po); - cercare il contatto col nemico ; - procurare notizie so pra il nem ico che avauza ( I• divisione di cavalleria leggera 1866); coprire il fian co di un grosso corpo in marcia (z" diYisione cl i cavalleria lcggorn 1866); - im paclronirsi celeremcnted i punti importanti ( Prcrau ·186(5, ponte suI Scret presso flarùoscbi e passo di Sipka) ; ecc. ccc. Segue quin di l'orrline di battag via, il tema genera le, quello spccinlo per la divi sione cli caYallcria, ecl uno schizzo nel quale ò data la po~izionc delle trnppe della ,1• divisione nella notte precedente il primo giorno di manovra. · ~ elle alLrn t[nattro parti è minutamente narrato l'andamento dell e quattro giornate di operazione. In esse, ed in ispecie nella seconda parte che con tiene il racconto dello operazioni della prima giornata, .si trnvano tutti g.li ordin i dati , i rnpporti, le disposizion i prese, nouchè la condoLta dei vari reparti della divisione, cioè, delle pun te di ulliciali sprnte avanti, delle colonne esploranti (squadroni), del grosso della divisione, ecc. Merita d'essere notato che in queste manovre non si foce attenzione soltanto al servizio stra tegico, ma che fu accordata una speciale cura alla parte che ehiameremo tecnica del maneggio delle tru ppe di cavalleria. Co,ì vi si trovano tutte le necessarie indicazioni pel riposo da darsi ai cavall i, intorno all e requisizioni. dei viveri e del l'oraggio, e cosi via; 011d'è e.be non esitiamo a porro la pubblicazione del colonnello Uerta fra le pi ù inten essanti e più vantaggiose per lo studio degli ufficia li di stato maggiore e di cavalleria. · Nell' ulti ma pnrte infine sono riepilogate alcune norme da servire di guida in simili esercitazioni, ed infin e parecchie considerazioni intorno all'impiego della cavalleria nell'avanscoperta e alla necessità delle manon e coi quadri . Vogliono essere ricordate alcune fra le principal i norme dettate dal.l 'autore, e c·ioè : 1° Che l'azione di una divisione di cavalleria è la più conveniente 4
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309 forti del Reno, della Mosella e della Sarr~, e la inferiorità dei naturali mezzi di. cui si può disporre sulla fro!l!.iera opposta. Infatti nell'accennare ai suoi punti più debol1 si fa vedere, che · mentre verso i l sud l'esercito francese può appoggiarsi a tre grandi piazze forti , .oltre a quella di Lione ed alla linea dl:ll Morvan, verso il nord non trova che un paese generalmente scoperto e fo piazza cli Reims con le poche opere costrutte sul corso dell' Aisne. L'altro difetto che vi si •.biasima è di avere adottato nel sistema delle fortificazioni il prmcipio della difensiva assoluta, mentre in Germania prevale quello della difensiva- offensiva. Quindi si dimost.ra la necessità cli rim ediare ad .una tale debolezza, e per raggiungere questo scopo si designa la po..: .sizione al confluente della Mosella e la Meurthe, sia estendendola con ,opere avanti a Frouarcl sulle alture dellll riva de$tra della Meurthe collegandola così a Toul per la · foresta cli Raie, sia spingendo le dette ,opere fino ad unirsi a Nancy. Questa- seconda s0luzione è ritenuta , dallo scri ttore dell'articolo , la più conveniente, tanto più se non si trascuri di mettere al riparo le immense risorse di quella piazza . Nell'esaminare · poscia le misure per il concentramento dell'esercito giudica elle la situazione in éerti punt( sia più favorevole per la Francia, la quale è ben cliffisile che si debba premunire contro l'It.a!ia, mentre la Germania deve avere gli occhi all'est ed all'ovest. Dopo di ciò passa a fare alcun~ considerazioni sul modo d'impiegare le fer..: .rovie, e su ll'importanza della residenza delle truppe in tempo di pace rispetto alla rapidità di poterle trasportare àt luogo ciel concentra. mento . Propugna la creazione cli corpi simili alle nostre compagnie alpine, i quali però non dovrebbero essere addetti ad un servizio stazionario e speciale, ma formare una specie cli fant.eria leggiera, atta al principio clelln guerra a coprire la mobilitazione insieme alle piazze forti ed alla ca vali eri a indi pendente. Infine fa alcune proposte relative al riordinamento elci cacciatori a piedi, affinchè possano con.correre nel sistema difensivo della fronti era da lui studiato. Osser·w,z-ioni sul regolamento eh manovre ve·r la {wnteria del 12 9i1tgno 187.'5. - Vi si comincia a far lo. storia delle mod ificazioni . che successivamente ha subito e degli inconvenient.i prodotti dal suo carattere provvisorio , poi in attesa che se ne pubblichi presto uno definitivo, si anaiizzà quello esistente, facendo in pari tempo alcune proposte. Fra queste menzioneremo, la climinu~ione da 13 a 6 pacchi cli canucce poi sott?u{]ìcial i , ciò eh.e li verrebbe ad all egerire di ·1 k. 904-; peso non disprezzabile : l'abolizione dei rinforzi per Je compagnie che agiscono col battaglione, e la riduzione di profondità nelE PERIODICI
per l'istruzione pratica degli ufficiali, poichè coloro che prendono partealla manovra si formano un concetto della condotta della divisìone, del meccanismo della spedizione dP.gli ordini, dell' impiego delle altrn armi e delle disposizioni a prendersi per il vettovagliamento della: truppa e dei cavalli . 2° ·Che le manovre coi quadri non possono essere eseguite co!l' partiti contrapposti. 3° Che i singoli reparti devono, a tempo opportuno, ricevere comunicazioni, le crual i senza costringerli a particolari sforzi di fantasia, li rendano edotti della sitnazione cli guerra supposta . ,i- 0 Sebbene il servizio cli avanscoperta debba eseguirsi sopra qualsiasi terreno, purtuttavia per istruzione è conveniente scegliere un. · terreno che permetta al direttore dell'esercitazione cli stabilire con sicurezza le singo le azioni e di padroneggiarne l'insieme. 5° Che: giusta l'esperienza foua, per la formazi~ne dei quadri bastano: per una pattuglia di scoperta 1 tJfficiale e 1O cavalieri; per uno squadrone operante indipendenterùente ,1 ufficiale e 5cavali eri; per il grosso, .senza riguardo alla forza supposta e alla sua com-· posizione ,1 ufficia le e 5 cavalieri. Degli ufficiali poi con alcuni cavalieri possono essere incaricati degli speciali còmpiti che spetterebbero alla fant.eria, all'artiglieria od al treno addetti alla divisione. 6° Che val meglio lasciare qualsivoglia provvvedimento preventivo per vitto od alloggio affiochè gli ufficiali si addestrino a dare da sè le disposizioni opportune per gli uomini ed i cavalli dipendenti nella località ove si trovano al termine della manovra o dove debbano, recarsi secondo gli ordini avuti. 1
Jou1•nttl des s c-iences 'ln'il'ltttires . - Fascicoli di marzo·
e aprile. Parigi, Dumaine, 1880.
Carlo Xl!. Per S. M. Oscar-Fed(wico Re d;i Svezia e Nor-vegia. Aloune misiire co-n1;ptementar-i clel sistema difensi'oo clella 1·egione norcZesl della .Fr(l;ncia. Con un rapido sguardo alle zone limitrofe della Francia e Germania si riconosce la felice disposizione delle piazzeo
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l'ordine di combattimento del battaglione. .Si entra poscia iu un rni-· nuzioso esame dei vari art.icoli del regolamento a cominciare dall'istruzione elementare e terminando alla scuola cli brigata , che si vorehbe sopprimere, ed all' i,,truzione delle riviste e parate. Infine :;i raccoinancla di far rivedere il detto regolamento per renderlo più semplice e cli minor volume. La prat·ica del t·i.ro nella fèinte1·ia pntss·ianci. - Se ne loda il regolamento del Hi novembre ·1877, sempl ice e cli poche pagine, poichè non traccia che i principii genera li, lo scopo cui bisogna mirnre, lasciando la scelta dei mezzi per raggiungerlo alla in iziativa degli u[ficia !i. Infatti si nota che il capitano -5010 ha il diritto in Pru5sia di designare gli uomini da nmrnettere al tiro a segno, il qllahi è colà considerato come un perfezionamento dell'istruzione individuale elci solda t.i; mentre in Francia il comandante la compagnia non hu la scelta dei giorni per un tale esercizio e deve farlo eseguire q'uanclo incomincia per tutti. Si ricordano le norme inculc.at:e per mirare alle piccole distanze, si $egnala il modo con cui è diretta J'i:;fruziouc per gli officiali, quella preparatoria per gl'istrnttori del tiro e per le reclute, esaminando particolarmente le posizioni per esegui rlo. Nella conclusione si consiglia cli modificare il regolamento francese, proponendo di aumentare le difficoltà per l'ammissione alle due pri me classi di dare meno importanza al per cento, cli creare il tiro sopra fantocci d'uomini diritt.i, in ginocchio e coricati , cli regolare il tiro cli combattimento , ed infine cli portare a 150 il numero delle cartucce da consumarsi per ciascun nomo ogni anno, Educa:àone mornle del soldato . Colonnello C. CORSI. Pi a.zM forti. e strade ferrate stmtegi.che della regi one di. Parigi. l\faggiore X . - Vi si esaminano le CODscgu~nze di un in vasion e tedesca dirett.a sia cont.ro il c1~ntro della linea francese tra Verrlun e Saint Mihiel, sia al sud di Nancy, tra Pont-Seint-Vinccnt cd tpinal, arnmettenclo che t.alc movimento sia ac.cornpagnato _da attacchi dircui vigorosa mente contro la linea della Mosa da Dun a Sedan. Ncll' ipotesi cli .una rotta al centro della linea francese, si prevede la necessaria ritirata dell'esercito della Lorena e della Mosa sulla seconda linea difensiva che c.opre Parigi da Nogent- snr- Seine a la Fère. Il teatro delle operazioni sarebbe in t.al caso il territorio intorno al la c.npi t.alc, perci_ò ,,e ne intraprende UD accurato studio dal punto cli vista topografico e militare. Si dimostrano i vantaggi di una occupar,iou e per la difesa lungo la Senna e il Loing, cost.rnendo due teste cli ponte a l\'.lelun ed a Moret, e due ferrovie parallelle a questi corsi d'acqua 1
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e si fa rodere la grande imponanza del quaclrilat.cro clell'Ai,mc e del Oi se, indicando i mezzi pit't ncco11c.i pe r accrescere il valore difensivo clelln pi:n za cli La Fèrc, ùi Laou Reims e Soisson s T f'noch·i d'crY//iy lieria. - Esord isce l'autore con nD breve cenno snl c:i rauere della guerra odierna per f'ar risaltare la potenza delle ·anuali (l rmi da getto a scapito dell'uso della haiouctt..1 , alla qna lc lo scrittore concede il ~olo effetto lllora le in t(ll une circostnme . Egli passa in r·a,;segoa i progcessi dell'artiglieria e la pai-te che ebbe nelle cnmpagne rlcll'ult.i ro o ,rr.utcunio, e~:rwina i risull,Hi dell e esperienze fa tte · per gi udicare degli effetti 1·l1e ,-i :weebbe1·0 nel co11J hatti111 en to fra essa e In l'n nteria, e fa vedcce la poca omogeneità dei raffron ti fra qu0ste due diver,..;e armi, att1~nnnndt> cli molto J:.i prevalenza che alcuni ne dedncono ckl l'ucile sul cannone. · L'esercito in Prcmc'ia, da Carlo Yll sino alla riv0l11.zfone . QuAlrni DE V !i: Hi'( IWIJ,.
L' art'i,qlieri-a nell'ant'ichitàt e nel meclio-evo. GusTAVO Hul!: . - Comi11cia dai e.arri donde i g1rnrrieri lanciavano i giavellotti , con:;;iderand<l li come nna vera artiglieria da campagna, poi man mano procecl H, ric.ordando lè Laliste , e le mncchine adoperate nelle legioni l'omano, per affermare ln gra nclll irn portauza che :;;in dai tempi più remo ti ha :.ivnto nella guerra l'artiglieeia. Tl catech·is,no del woa/.i ere fhincei.e. -- Vi si l'.-t l'apologia del trattato del genecale de Brack, opc1'a nella 1pialc si espone rpianto può cssct·c necessari,> a fo rmare lo spir·ito e l' istruzione elci mi litari di cavn ll eria. Librt e periollici .
Le si>e c t,de~i,• u i Utittei J•e , - P arigi, L880.
F ascicoli di marzo e apri le .
Stiicli sull' escrc'ito francese. O. H. - !fa tta allusione alle cause che imposero la ricostitnzioue dell 'edifi zio militare su nnovc basi, lo scrittore dcll'lìrticolo rnani fos ta i suoi dubbi che siasi ragg\unto lo scopo a cui si do veva mirare, pur riconoscendo il grande ,:;viluppo numeri co dato alle forze. )!on gl'ispi rnno confidenza la qu.:i li t,\ rlei gradua ti inferiori, l'i,;truzione elci soldati e la mol>ilitazione stessa, quantunque
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teoricamen_te sembri bene apparecchiata. Dimostra la necessità di possedere anzi tntto uu buono esercito di prima li nea numeroso, pronto ad essere trasportato ai punti minacciati, senza doversi occupari> di 1:isciare i11dietro guarnigioni, servizi di tappa e · magazzini. Ilileva tutla l'import.anza dell'ordinamento della fan teria, e vuole che si aumenti l'olTettivo di pace, sopprime~do i ba.uaglioni di c:1cciatori, le compagnie di deposito, i l[Utlfti battaglioni , e le truppe .di fanteria di fortezza . Con lo propo;;te riforme la forza di ogni compagnia sarebbe portata da 83 uomini a ·128 con una economia di 13 milioni, e si potrebbero aumc11 Lare fi n a "2 i reggimenti di cacciatori a piedi destinati alle guarnigioni d'Africa . Egli entra in una serie di particolari intorno all'o rdinamento della fanteria, stttdia11clo in tutte le sue parti la composizione che dovrebbe avere ogui singolo corpo, e formu lando un completo progetto, secondo il quale quest'arma verrebbe ad essere composta di H .\. reggimenti di linea a 3 battaglioni di 4- compagnie, distribuìti nei 118 corpi d'armata esistt>nti: "' delle truppe speciali dell'Algeria le quali entrano nella formazione del 1 ft. 0 e 20° corpo d'armata cioè: 4 reggimenti zuavi, 4 di cacciatori a piedi, 4 di tiro tori algeri ni, 4 legione straniera; tutti qlrnsti questi corpi a 3 battaglioni di ,I, compagnie ; più 3 battaglion i di fanteria leggicra d'Africa, 5 compagnie di disciplina, 1 di pionieri e 4 di fucilieri. Propone inoltre la re,·isione della leggo sull'avanzamento, e i mezzi per migliorare notevol mente la posizione dell' ul'fì ciale. Circa alla cavalleria fa uo raffronto con la tedesca per segna lare la superiorità di questa, sia sotto il punto di vista del numero, sia per altre ragioni. Vuole portarne a 88 i reggimenti francesi, cioè a meno di 5 di quelli di cui di spone la Germania. Ammette in principio l'utilità di una so la specie di cavalleria, abolencll)ne le varie denominazioni, e di mostra il mezzo di rimedi:i re ai difetti della qua lità dei cavalli, esaminando infine le conseguenze delle proposte riforme. Tl progetto d:i legge sull'am1wvn:istrazfone dell'esenilo. - V. D. Se ne fa una critica severa, segna lando alla Commissiono della Camera dei deputati i punti cardinali donde essa deve partire per ri fore questo progetto, i quali sono : direzione unica, indipend enza degli agenti amministrativi di fronte al comando, separazione della direziono e del co11Ll'O llo, direzione confìcfa ta ai capi di corpo d'a rmata, agenti della direzione sottoposti all'autorità del comandante, responsabi lità intiera di questi, delegazione dei crediti ad esso, separazione dell'esercizio della medicina e della direzione amministra tiva dei servizi sanitari. 1
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,Esempi di combatf;imento ossia esereci.zi per l'applicazione prat·ica del 1·egolamenlo del 32 gù igno 1875 stille manovre della f'ante1•ia. Comandante G. de C. La comrwissione del tÌll'O di Vincennes. - Cont.im1e la storia dei suoi studi o delle sue vicende, nella quale si segnalano i servizi che ha · reso nelle grandi questioni del tiro e dell'armamento. Del zwogetto dti wna spedizione francese nell' Ind'ia nel 4808 . Co. , lonnello 'de la BAHHE DuPAHCQ. - Nessuno storico ne parla, ma l'autore ne esamina la veridicità, e lo trova non realizzabile e forse chimerico. E tale sua opinione è fonda ta sull'() nalisi della cliffico ltil che Napoleone I avrebbe incontrato sia per allestire lo forze necessarie alla spedizione, sia per le interminabili marce di circa :200 giorni che . sarebhero occorsé per giungere a Bengala, senza dire degli ostacoli che· gli avrebbero creati la rivoluzione all'intemo ciel suo impero, e le guerre con la Spagna o l' A.i.istt·ia. Not'i:siesnll'atlantecliStieler . - Capitano MAzEc.. Lei rallata valdese. - Studio cli topogrn(ta e di storia 7lvi/itare. A. oE RocuAs. Memorie militari del generà.le H.\nor. - ( Continuazione) . Stud'io snlta !ri,ustizia militare . (continuazione) . H . G. ufficiale in riti ro. - Nella cooclnsiouc del SLto lavoro l'au.tore ricorda i p1'incipii in base ai quali tutti i gornrni hanno riconosciuto la necessità di una giurisd izione eccezionale per l'esercito. VuolÒ che si affidi 1>erò la giustizia militare ad una magistra1.ura competenle tanto da l punto cli vista del diritto, rpiauto dell'esperienza. Perciò a suo avviso nessuno potrebbe conco1Tet·e per esservi ammesso che dopo di aver giustificato: ·1° quattro anni nel grado di capitano e due campagne in Europa almeno: 2° una ostùsa istruzione ed un passato inapptrntab ile: 3° snffì ciente conoscenze giuridiche. Anal izza jl motlo in cui deve funzionare questa gius1i1.ia e.osi in pace come in guerra, sostenendo che la fo r·zo. non cl~ve prirueggial'e sul cli l'itto, ma es::;orvi unita. Gli areostati nel I O, studiat·i dal vunto di 'Dista niilitare. W1 LFHIDF. nr. Fo~vtELUl . Comi ncia con un breve cenno storico del progresso dolltl scienza nreonan tic:.a, e consta ta gli uti li resultati ottenuti col pallone arcostatico legato durante l'esposizione univcr;;ale nel 1878 e poi, per raccomandare lo studio e l'a pplicazione di q\10sto meragl ioso mezzo :igli usi della guerra. La ·l"i/iJrmci amministratioa. H. B. - Vi si :esprime l'opinione cbe la nuova legge non sia adatta a rimediare agi. i attu.a li inconvenienti dell'amministrazione, e vi si studiano i due problemi della gestione e del reclutamento del personale amministra tivo . ·
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E P EHJOO!Cl
Poche parole sugli ese-t'O'iti e la nuova tattica. - LAlillENT Nlnn<N . - Partendo dall' idea che il resnltato del comba ttimento non dipenda da lla superiorità delle arm i e dnlla specia le maniera di combattere, ma delle doti ind ividuali del so ldato, dimostra la necessità di sollevare il morale negli eserciti . Per raggiungere rruesto sco po l'autore propone di migliorare l'istrnzioue del tiro, cli fa r uso razionale del fuoco e del terreno, di diminuire il più presto possibile la distanza alla quale s'i mpegna l'azione per fa r valere la baionetta . C1·onaca ·mensile. Hiv'ista della stcimpa ,m,if,,i,ta,1·e st;ranie1·a.
d'altre armi, le quali devono es~ere l'obbiettivo delle operazi~ni d'a:anscoporta, e rappresentare I~ test~ delle di~isioni ~he rnar~iano ~1ct.ro la cavalleria nemica; bisogna sprngere a Jondo l esploraz10ne fi no a for marsi un criterio sulle truppe che stanno dietro ad essa . Le prescrizioni, che riguardano il servizi o cl'avans~opérta devono essere molto elast.iche per ndattarsi a qua lunque specw di config~razione del terreno. Per arrestare l'avversario inseguente è necessano c~rcarc posizioni sul fianco del la linea da lui . perc_ors.n, ca _in esse au.enderlo con la truppa in parte nascosta pronti a p1omhargh addosso o ad evitare lo scontro. . Il regolamento JJ'r·ovvisorio nel combatti.lnenlo in o'rdine sparso clelL' ese?·cito n ,isso . - V. NEUWTRTH . - Non si e ancora pot.uto spastoiare dnl le idee del passato . L'urto è ancora ::igli occhi dei Russi la conseouc11w fìnalc del combattimento; ciò influisce su tutte le norme, non ~s;endo Jata suf'ficicnte impot'l(lnza al fuoco; ai suoi eO'etti sterminatori , ed ai mezzi di ottcuere una superiorità s~1l fuoco avversario. Sono citati vari esc~mpi della guerra del ,1870 per dimostrare il ~oco conto l imai si ha eia fare col le formazioni in qnadrato ed 111 gruppo CJ1e oo·C' 00 . contro la caval leria; ed in ciò il regolamento ru::;so r1conoscc la massima , che la fanteria, coll'armamcmo cli cui ò provvista pnò respingere l'assalto della cavalleria rimanendo in linea . Not izie snll'impiego della cavalleria russa. - PERVIDLRSCO. Piccole notizie r·igncmlanti l'·istn1.zione ed 'Ìl seniùio delle l!ntppe. Sono descritte trincee con tra'Derse costnl'ite dagli aii.si,/i.a1·i nel combatt·ilrnento di Doboi d11rante la guerra della Hosr1Jia. Rassegna clei period'ici esteri. B'ibbiografia .
/Yt-,•eRle11,n•' s
sclu•if't. -
Oeste1•1rei~ltiselo,e t1tilitat•iscl1,e ZeU• Aprile 1880.
L'assalto odierno della fanteria, ed ',a r-egolamiento et' esercizi aust1·iaco. - I fuochi della fucileria sono efficaci a 4:000 · passi, e divengono efficacissimi a 660 passi dal nemico; l'avauzare oltre i 300 passi non e possibile, se nou per ·correre all'assalto; in questo senso è necessario che il regolamento si modifichi . La catena deve procedere a balzi, esegui ti contemporaneamente da tutta la catena, o dalla maggior parte d'essa; i sostegni deVl)no rimanere in ord ine chiuso, e sccondare il rnovimcuto della catena; i'assalto tlr1ve essere condotto a term ine con reparti in ordine chiuso . Quest.e paiono le esigenze della tattica odierna ed il reg6lamcnto non si oppone al la loro attuazione . Gli eserciz,ii, d-i avanscoperta nella Ifomvùt nel 4879. - Tenente colonT)ello O. conte KmL,,1ANNSECG. - Profittaridosi del cambio cli ouarnigionc di dne reggimenti cli caval leria furono eseguiti esercizii d';vanscopcrt.a . Alle operazioni tengono dietro alcune note. Secondo l'autore la cavalleria chiamata ad agire indipendente non può aueuersi esclusivamente all'offensi va , ma bisogoa che si difenda; perciò la cavalleria fu armata cli carabi ne, e ad ogni reggimento fu a;;critto un plotone cli zappa t.ori. Tuttavia questo plotone dovrebbe essere indipendente, e non far parte del 6° squadrone. La pistola a rotazione è uti lissima nei combattimenti corpo a corpo . Gli esercizii d'avanscoperta non avranno una utilità pratica, _se alla cavalleria non sono aggiunte alcune frazioni cli truppa di fanteria e
3'15
Jttlurbiicl1.e11• !"iii• ,He tleedsclte A.t·tnee unti Sin,:. riHe. -
Aprile· 1880.
La spedizione francese in Egitto 179~- ~80.f . .- GoPCEVI~ . •- Valendosi del manoscritto inedito d'un ulficiale eh stato magg101e francese, il qua le avea preso parte alla campagna, e cotl'a!uto d_e~le memori~ di }farmont, della cÒrrisponclenza n::i poleonica, e cli t_utt11 documenti che gli possono riuscire utili, l'autore torna a descrivere la famosa
3l6
317
E PERIODICI
LIB R I
·campagna dell'Egitto, rimettendo a posto molti fatti esagerati a bella posta da chi vi aveva interesiie. Come omaggio alla verità non si può_ a meno cli lodare il paziente lavoro. Però finora non dà luogo a notevo li rettificazioni sul l'andamento generale della campagna. Si legge fra le Jinee la tendenza di mostrare come il generale Bonaparte esagerasse nelle sue relazioni col Direttorio le forze nemiche ed i risuhati delle sue vittorie.' Sg1tardo cillo s1J'il1tppo delle leggi rnilitcl1'i in Francia nel 1879 . S1dl' atti.tudine al servizio delle trupp~, e sulla vrobab,ilit à di 'IYi,ttoria. - A. v. CeHTZEN. Una serie di, lettere p·rù,ate cfoi ternj1i della guerra dei sette anni. S1tl p-ra/Jico ind!~rizzo da da-rs•i allo. ginna.st'i,ca ,nei corpi dli fan teria. :_ La ginnastica non deve avere per iscopo cli fare eseguire belli e compl icati esercizii , ma deve essere un mezzo per disciplinare e per sviluppare la forza del soldato. . Impiego delle fortificazioni passeggere sul campo di battaglia e sita in(litenza sitlta tattica - }; nASER; traduz,ione dall'inglese. Rivista, dei g·iorna/.i esteri. B·ibliografia.
sia pure corrispondente al danno che _nell'indi viduo_p_rocluce l'imper-:fezione che lo ha posto fra gli esentat1. Per esem pio la_rnancanza d1 una gamba sarà molto pi1ì pregiudicevole per un coutadmo, che.non per un garzone sarto. . . . . . . , . Ma al cli s,)pra cli queste cons1cl<:,~·az1om ve ne sono altre d o:d' ne morale, quali hanno ben altra importanza . Si posson~ be~s~ de-: stinare i proventi a scopo di benolìcen~a, per ~ostenere le fam1ghe cl~1 riservisti durante il loro richiamo_ sotto le ann_,, p~r d?t.ar? lo_vedo,,e · e crli. orfani dei soldati morti in guerra, ma s, ev,tera. cl1ffìcilrnente, eh: s'infiltri l' idea che questa tassa possa di venire e~l an_zi rappreiìentare un mezzo per sottrarsi al primo dovere del c,ua~rno. La tattica dti battelli porta-torpedine. La telegrnfì.a di gu.erra. · La flotta corazzatci frcvncese . .:_ Risulta composta come nel segmmte quadro.
le
I
Arma1T1ento in cannoni ..;
Specie delle navi
i
..;
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cavallivapo1·e
115,219
190,867
136
43,465
63,443
12
24,000
29,SH
Il
9158
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9534
560
3l4,375
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lt'e,~e u,,i .litiiw·isclte Bliitt~111•. -
Apri le 11880.
Fregafo corazzate
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Corvette cornzzatc
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Navi a torre
S1il se1·vizio degli aùltanti dii campo. Malattie ed 'infer·1rvità. che coniwnem.ente si presentano nella t1·uppa durante il serviz·io di pace. - Colonnello medico KNOEVENAG!èr,. Siilla nostro, ·istruz·ione per ca:valca1·e. 8o'Ora l'irnposta, d·i g·nerra. - L'idea di far pagare in danaro mediante una imposta il servizio, che non prestano gli iscritti di leva inabili, dopo aver fatto capolino qualche an no nel la ,Germania meri dionale, fu discussa c9n maggior profondità irr Austria. È una conseguenza dell'obbligo generale al servizio mil itare. Ma se l'entrare nell'esercito è un vantaggio per l'individuo·, pcrchè aumenta le sue qua lità fisiche e moral i non parrebbe ginsto l'aggravare cli un p.eso pecnniario coloro i qua li a causa della loro imperfezione fisica ne restano privi . Si potrebbe aggiungere la difficoltà di ripartiziorrn poichè non basta che l'imposta sia proporzionale alle singole condizioni, ma bisogna che
6
Batt.elli corozza ti Batterie corazzate Tota le
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I
Notiz·ie sttlle <trmi da fuoco portcitili. ~ ~E~TSCH . - !"ucile ~l~i~ petizion~ della società austriaca . - Calcio d1 Incile mobile del ckner. - Ine:;co dei Rubin e Fornerocl ecc. . Bibhografìa. - Corrispondenza la i lta .t'"'-1"ancia, dall'Inghilterra, e dall' Jtat-i,a,. - P•iccole notizie.
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E. PERIODICI
L IBRI
3'19
fe lice della sua difesa, nel 1775, assicurò agli Inglesi il possesso del Canaclà. Il confine terrestre del Dominio lungo cìrca 4000 miglia, non può essere oggetto cli studio militare, se non clie nel tratto segnato dai lagl1i Huron, Erie e Ontario e dal nnme S. Lorenzo. Alln difesa importa principa lmente il possesso clyll'Ontario e del S . Lorenzo, i quali coprono le piLL ricche e popolose provincie èlel Dominio e la sua ca• pital,e Ouawa . 'Perciò ~arcbbe opportuno, munire di fortificazioni i punti d'approdo setteu t.rional i dell'Ontario e migliorare le fortificazioni cli Kingston, che dom ina il S. Lorenzo alla sua uscita da ll'Ontario. - Altro punto strategico primario è Montreal, posto a distanza quasi e~uale da Quebec e da Kingston e, con-ie queste, sul la sinistra del S. Lorenzo. All 'esame geografico- strategico fa seguito un'analisi · delle forze militari del Dominio (,1) e clPI contingente canadese, che eventna lmente concorrerebbe alla di fesa dell'impero bàtnn nico . QrLesto co ntingente dovrebbe noverare circa 110000 uomini, ordinati in due brigate cli fauteria, tre batterie clacarnpagna, un reggimento cli caval leria e un corpo cl i artiglieria da fortezza e genio {A:rtillery pioneer co1,ps), e a tale uopo, doffebbesi mantenere permanentemente in armi un piccolo nucleo cli ciascuno cli questi suoi elenv~nti (2) . I tmsporti, 1ni,litar·i. Tenente colonnello PAnsoNs . - Accade spesso che un esercito in campagna non sia adegnatamente rifornito di vettovagl ie e cli materiali, quantunque la sua l)ase d'operazioni. ne abbia sonabbonclauza . Ciò procede da lla maggiore diffico ltà che si ritrova nel trasporto degli ap provvigionamenti dalla base cl'operazioni ai puuti in cui essi devono essere distribuiti alle truppe, anzichè nel rifornì , mento della base d'operazion i. Nell'Abissinia, nell'Ascianti , nel paese degli Zulu, le operazioni militari furono più volte arrestate per l'insufficienza dei mezzi destinati a trasportare al seguito delle truppe Je provvigioni accumulate alle basi d'operazioni . I trasporti militari, facendo astrazione di qnel li marittimi , possono compiersi per acqua, per ferrovia, e per le vie ordinarie; in qnesto 1
Jou,1•111,d of tlie Roy,,l Vnite,l Se,•vice I1·i stU,11,tio11.
- Voi. XXIll, fasci co,li n . 102, 103 . L'aspetto 1n-il'itare del Ccina,dà. Tenente colonnello S·mANGE, clell'ar, tiglieria regolare britanni.ca . - È data som maria notizia : della aeografia strategica e delle forze mili'tari del Domin io del Canadà del contingente che questa colonia britannica potrebbe forni re alla madrepat.ria, qualora questa fosse impegnata in grossa gnena eurnpea o asiatica; di un disegno cli coionizzazioue mi li t.are delle dipendenze britanniche nell'America del nord. L'esame del le condizioni geografico-st.categiche del Canadii è circoscritto alle zone marittime (Seabo1ircls) del Pacifi co e cl ell'Atlant.ico, ed alla zona interna di confine con gli Stai.i Uniti . E però non è preso in considerazione il ·vasto territorio, impervio e disabi tato, che si estende a nord-ovest, dal lago superiore al Pacifico, e che non offre verun obbiettivo militare. Lo stud io del la zona marittima dél Pacifico, comprend ente la Colombia britann ica e l'isola di Vancouver, climostrn l'imprescindibile necessità di costrnrre la ferrovia interoceanica can~rlese (Ccinadian Pacific Railrocu1}, la qua le ponendo in diretta comunicazione le provincie orientali del Canadà con la lontana Colombia brita nnica, a$sicure.rebbe I 'integrità del Dominio. Oggi, gli approvvigionamen ti mi lit.ari, che i magazzini di Ottawa e di Montreal avessero eia forn ire alla Coloq1bja, dovrebbero seguire la lunga via marittima che, girando il capo Horn, gira in torno all'America . La difesa della zona mari ttirna orientale del Dominio, fu compromessa ' dalla cessione del Maine agli Stati Uniti ( 118,\,2), in quanto che l'assalitore può facilmente intercettare la ferrovia intercolonica e le altre comunicazioni interne stabi lite fra le provincie maritti me, di Nuova Brunswicl1 e di Nuova Scozia , e la piazza di Quebec. È questa il punto strategico principaLe del teatro d'operazioni canadese. Posta sulla sinistra del fi ume S. Lorenzo essa domina dalla sua cittadella l'accesso da mare a questo importante corso d'acqua, e, mediante una testn cli ponte, assicm;a alla difesa uno sbocco sulla destra del fiume. La resa di Quebec ( 1) cagionò alla Francia la perdita di un continente, e l'esito
t
1
(1) S'intende quella dell'a nno 1759.
(1) S i ome tte il s unto di questa parte del la"oro del tenente colonne llo Stra11ge , avvertendo che, una co mpiu ta mo1iog1·a Oa s u lle forze mil ita,·i del Canadà, trO\'asi nelle Tabelle ·relative alta cost'it1izione delle for:: e milita,·i dell'impc,·o b,·itann(co, testè pubblicate dallo Sta to maggioro. (2) Nel JS78 , a llorché prevedevasi la possibili tà di una g_uerra con la Russia, venne concertata, fra il governo de l Regno Unito e quello del Ca nadà, la formazione di un contingente canadese,
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LIBRI .
uhimo caso possono impiegarsi: veicoli, animali da basto e facch ini. I trasporti per acqua sono da preferirsi per i 111ateriali pesanti. Duran_te la guerra fra1~co~germauicil i magazzini di Cohlcnz , Bingen , Mamz ecc., furono pnnc1palmeute riforniti dalle imbarcazioni del Reno. I trasporti in fe1:rovia sono per vari riguardi prefer ibili a quelli per accrua. - In Cnmca vennero costruite li- miglia di ferrovia, fra Balaclava· e l'esercito dinanzi a Sebastopoli; in Abissinia, H miglia ; nel •I 870 i Prussiani allacciarono Remilly con Pont-à- Mousson, e poterono così, evitando Mptz, valersi deHe ferrovie francesi, nella loro avanzata in .11 ra1~cia. - La potenzialità di trasporto cli un treno ferro,viario, c?mposto cli 30_vetture, è presso a poco uguale a quella di 1600 carn a ,i ruote ; ciò prova il grandissimo vaota{roio di una ferrovia per il rifornimento di nn esercito; giova per •alt;~ ricordare che le ferrov ie non pos~ouo essere utilizzate se non che nella zona cli rifor~i~ento cli un esercito.' al di là cli questa, cioè nella zona cl'operaz1~m, posso~o ~doperars1 s?ltan~o i _mezzi ordinari di trasporto. Questi consistono prrnc1paluiente d1 ve1coh a ruote e di animali da basto. In Ing~1il~e1Ta p1:evalse . lungamente il concetto che il someggio fosse da prefenrs1 al tramo nei trasporti militari. Questo concetto erroneo proc~deva d~ I ricordo de)la guerra di Spagna ove. vennero impiegati , quasi .es~lus1van~4émt~, ammali da basi.o. Il carico d'un mulo può valutarsi d1 160 libbre (1 ) , c1uello d'un carro a 4 ruote, e 4 cavalli , 2.800 libbre. Cosicchè un trasporto che esiga il lavoro dr 2.886 1Ùuli può essere compiuto permettendolo le condizioni topografiche da 14,i carri con 576 cavalli, e avrebbesi eziandio un risparmio no(evole di personale. Iu alcune suerre, specie in quelle degli Inglesi fuori d'Europa, è necessario l'impiego di bestie da soma. Gioverebbe quindi che il quantitativo dei mezzi di trasporto dei corpi cli truppa e dei servi~i, ~ell'esercito .britannico , fosse indicato, nei regolameuti, sia .in ve1col! a ruote, sia in quadrupedi da basto. Il carico ordinario, inclusa la bardatura, del ca vallo, mulo e bue è cli 2.00 libbre; il cammello può portare da 400 a 450 libbre; l'asino HO libbre, l'elefante d_a :1700_ a 2200 libbre. L'elefante non sta al fuoco, e però, in pross1m'.ta eh truppe combattenti, deve essere sostituito da altri quaclrup~dL Il cammello è piuttosto delicato, e il quasi esclusivo suo impiego nella guerra d'Afganistan fu cagione di gravi inconvenienti (2). Il facch ino, quale mezzo di trasporto militare, fu adoperato ·esclu1
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E PERIODICI
sivamentc .nella spedizione nel!' Ascianti, e sussidiaria mente in quelle . ·cli Cina ('1860), del Duma e del Lusha i (,1874). Il carico d'un facchino , nell'Ascianti e in Cina fu di 50 libbre, nel J)uffi::i e nel Lnshai, cli li-O li bbrc. Sono qnindi esaminale : le condizioni a,lle· rprnli deve soclisfare un basto ·ed un veicolo militar~; i vantaggi relativi elci veicoli a 2. ed • a r~ ruote; · r odierno impiego militare delle locomotive stradali, e Hna ln1eute, il pròblema complesso clell' ordinamento del servizio . dei trasporti di nn esercito in· campagna, specie dell'esercito hriCannico. Della stabilità delle naiJ'b nelle bil?Tasche, come cos·ci distinta daUa rigùl:blà delle nav·i nelle èahne. J . Scor r Russ1,LL. Dell' orclinamwnto dei servizi acces,sori in ima fM'tezza assedilita, ecc. C~)iLano J. Gour.: Boonr, del gonio regolar.e britannico. - È nn sunto dell'opera del maggior generale prussiano von Kàmptz, e dell'analisi, che di essa fece il capitauo del genio francese J. Bornecque. · lnto1·no a·i P'ri.ncvpì che dovrebbero •regolare la coswuzione delle arlii{lbiM'Ìe c/;i gmnde poten,za, e clei m.ate1·iali adop/J!rati p&r la loro fa/Jb,ricazione. Ingegnere meccanico J AMEs. A. LoNGiuDGE. intorno ciUa zyi.ù potente na1,e corazzatci. Contr'ammiraglio J. SELWJN . - En umerate le condizioni allo quali deve sodisfare la nave corazzata più potente, ed esaminato se, e fino a qual grado, vi socl·isfano le corazzate italia no Duilio, Dcindolo e Itabia, è formulato un progetto cli nave che riunirebbe tutte le c01;idizioni enunciate. Questa nave che, per contrapposto al l'ltaha, e dall'antore denominata·· JJri,· tan·rÌia; dovrebbe mantenere la velocità di •I 6 miglia all'ora, per · 1O giorni consecutivi, e sarebbe armata cli 8 cannon1 da 80 ed 8 ila ,100 tonnellate, incavalcati sopra affusti ad eclisso idraulici, sistema )fon. grie(f, e ripartiti in due basse torri (g'wn pits), girevoli·, senza cupola , por il tiro in barbetta. La svedizione ru.ssa del 1879, con/iro i Telckeh . E . Dn:LlfAR MonGAN . - È ~lata sommaria notizia generale delle vicende politico- milita1? dei russi nell'Asia centra le, specie dell'ul tima loro spedizione contro i turcomanni Tckkch, durata ciha ire mesi, dal luglio al seitembrc 1879; terminata con la sconfitta de'russi a Denghil Tepch (28 agosto) e la travagl iata loro ritirata a Chikishliar (mare Caspio), .donde erano partiti . OeU'istrtizio1w e del/.'foqitadmniento delle r iser·ue negbi e.siroiti stmnilJ!ri. Capit.1;no H. H1LoY~HD, del 7 1° Highlandcrs. - È un sunto delle varie cìisposi1.ioni legislative e regolamentari ; vigenti iri Germania , Francia, Austria e Italia, che provvedono : all'istruzione dei riservisti;
tl.
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1
(!) Una libbra inglese è uguale a chilog. 0,45879. (2) Vùolsi che nella guerra anglo- afgana del 1878-79 sieno periti 40 mila cammelli.
J\NNO xxv,yoL. 11.
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LIBRI
E PERIODICI
delle truppe di ' complemento, e di quelle di 2• linea ; al reclutamento degl i uffi cial i di compleme11t0 e di quelli delle truppe di 2• linea. Conie utili.zzwre le forze ·1nilitari, delle colonie, nella difesci dcll'•Ì/rnpero . TeneJlte colonnello ScoJJLE, del geo io éauadesc. - È proposto che; previo accordi fra il Regno Unito e i governi delle colonie, sieno fo rmate, con gli elcmeuti che costituiscono le odierne forze militari colonia li, delle special i .mi lizi~ destinate principalmente a ooncorrere con le fono regolari alla djfesa generale del,l'im pero britannico, e cbe perciò sieuo· obbligato, ove lo ric.hieclario le circostanze della guerra, a prestare servir.io anche fuori della rispetti va colonia.
Ct,lb,n·n's
V nit'et:1· Se,•v ice 111,igti~ine. -
Fascicoli
di ge nnaio, febbraio, marzo e aprile 1880. t'·isfrnz ione dei, rnppatori di cavaller·ici nell'esercito aitsvriaoo. Ln 911.errn 1·1isso-tuna nell'anno 1877-78. Capitano Hnm. - È mi compe11dio critico, dei faui più notevo)i di quella campagna, compilalo sugli scritti del capitano tede$COvon Wicldcl'll, clell'ingfose Bako1; pasci.i, , e del tenente B. O·.:Greene dell'esercito degli Stati Uniti d'America . Lei' i;itci del Jheld- Ma:1·shal JI. Sey1nowl' Conwa:y . Capii.ano SA r,u:rnull.Y.
Co•i llu·meni nella ca1npagna del 18i7 . Capitano SALusnunv. (Continuazione). Cogh 'Ìlrrèr,olw1•i nella guel"ra conwo gli, Znln. " V·iaggi •in, PersùJ..Comandante Po~rn11oy MASOK . . - ... (Continuazione e fine) . Da Yczd a Teheran. Da Tehei-an ad Ispa han. Ri,conli stol'ic·i-del 32° regginiento di (cinte,r•i,a. - Guerra .di Spagua ('18·1~--A.3) - Assedio di Bayonue (•181i). - Waterloo .(·1815) . . Uno sgncwdo agi-i. .o<li,erni au·veni?rumti d:A[.qanistan . - Sono Cl'Ì·· tica ti alcuni atti mi litari e pol itici degl i Inglesi noli' Af-ganistan. - Gli Afgani al po ri .dei Francesi sono faci lmente inviliti dalla sconfiua ed csalt.ati dalla vittoria . 15ssi per altro non subi rono finora alcnna grande scon11ua comparabile a quel la degli Indust.ani a Plassey. Bastò un piccolo successo dì. Mahommed Jan per promuo verè l'i nsurrezione in massa contro gli Inglesi. - Furono gravi errori le rappresaglie coro-
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me$se a sangue freddo , per ·vendicare il massacro dell'inviato i ngl·esc a Cabul. Alcuni innocenti furono sacriGvati, e sono j loro congitt/lti che vanno oggi pred icando la guerra santa contro gli invasori . - :'I/on bisognava tentare la conquista dell'Afganista11; ma oramai conviene acl ogni costo prosegui rla, e mantenere alto il prcstirrio delle arm i . 1 . ' o . mg CS1. . , • Ui 'Oita cvi case1·1iui nella cwva.lleria francese. Maggior generale T. E. K NO X..
Candaha1·. - Breve descrizione dell'Afgauistan meridionale e della citti1 di. Cancla har. . · .. Le leggi inte-rna.z·ion<ili e ma.?•i,tti1111e. B. Rowr,i,;s FnA)<KLYN. Loro applica?,io11e nell'odierna questione russo-persit111a. Lo stcito sanitario de,i nostri mar'inar'i. - ·it un estrutto commentato della Relazione ufficiale sullo stato sani tario della l\fa riua, nell'anno 4818 . Carnot. Capitano elci genio E. M. LLorn. -:- La vita e le opere cli Lezare Nicolas M:argncrite Carnot (,1753- 11823) . · Note snll'istri.tz'iono della cavaller·i,a . - Sono proposte :1.lcune modificazioni alle formazioni tattiche regolamentari, non che all 'eqn iparr0 giamcnto e vestiario della cavalleria britannica. . L'eserC'i.to Mitwn,nico nel .J878. - E· un sunto commentato dell'Annuario statistico ullìcia le dell'eserci to britannico, per l'anno 48'78 ( 1) . La posizione dei quartiermast·ri 1·eggimenlalìi. - B dimostrata l'opportun ità di migliorare la posjzione di questi ufficiali contabil i (2). So telati gfovani ùi ca;1npagna ( B011 soldliers in the (ield). Un veterano di Crimea. - L'i ndisciplina lainautata nelle truppe britanniche nel paese degli Zulu, è una conseguenza immecli:iia d,el soverchio numero di giovani soldati e di inesperti sott'ufficial i. I gravi faui d'iudisci plina avvertiti dal Russali nelie sue corri~pondenzc trl Daily 1.'elegraph suscitarono una viva polemica cd enfatiche smcuii te da parle delle autorità militari inglesi; ma nessuno potrebbe negare la rila:;sa ta disciplina. Fu detto che rivelazioni siffatte intaccavano l'onore dell'esercito britannico e la ri pntazione del comaudantc in capo, e cosi. si tentò di gittare della polvere negli occhi del pubblico; mani: S. A. R. 1
. (l} Oenel'(tl Annua! Ret-tw11 o,r t lle JJ·r iti sh A,·,r.y for the yea·I' 1878. - London, 1879. (2) I quar tiermastri t·eggimentali (Regimental Qu,wtennastei-s) souo incarica ti, principa lmente: delle somministranze in natura, e della custodia, distt·ibÙzione e contabilità dei materiali vari (armi o munizio~i, arnesi d'equipaggiamento e cli vestiario, or;goui d'accampamento o di casermaggio, ecc.), nei corpi di truppa . Pi·ovengono in, massioia ·9ai , so tt'ulTiciali; il loro grado 1qua1·tiern1astro) ò pal'i ftcato a 9uello di tenente .'
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il comancl~nte iu capo, nè l'csercìto possono cred,ere che sia stato leso iI lorò onore, po.ichè..alcuni ribaldi , agirono, com,c 111li , durante una ·c:u,µ pagna. Gli Iuglesi sono fi eri <):cl('esercito che agli ordini di Wellington corn baLLè vi ttoriosamnntc: in Spagna. Eppure Napier, lo storico illu,sfrc cli quella gnerra scrisse della(< mancanza cli 1lisciplina », della . svergognata rapacità ,>, della « b1:utale intemperania » della_ <, selvaggia libidine » cli qu ell'csorci~o, nel quale erano cousucto pt~nizion:i lo forche, le fuc il:1zioni e le hastonnrc, ma chè, invincibile sul ca mpo · di hattag!ia, coprì cli gloria la hanclièra d'Inghiltènn . - I l Nap ier aHribnisce tantt,L rihts~a tczza nella discipl ina al fatt0 : cl1e i reggim enti : 'erano eomposti di reclùte appena clieozzate ; che i sott'ufficiali crnuo troppo giovani ,cd inesperti p'er essere irutorevo li ; che gli uffieia li ed i :gregari non si cor_1oscevaiio abbas;am:a perchè potesse csistoré fra di essi nua recipro'ca· confic1enza . - I fa ui si ri potono nella storia,. e la mancanza di f:,;pcrimentati sott'nfficia li ,. lamen tata da Well in V<•ton ' uei ,moi dispacci dalla Spagna, .è oggi nuovamen te ed 'uni'versa!menLc cle.plorata. ìVIali assa i più gra vi_che non sieno l'ubriachezza e .la rapina soqo stati oggi avver:tili : « è 1::i mancanza di. fermezza; il timor panico; la sfiducia in si; ::;_tesso ». _So no queste àccuse cìrn non vale sm~1'1tire nei rlispacci uffi ciali. Rimane pui: sempre il fatto che , un ~scrcito briLannico, in possesso di potenti a't'i.iglieriè e di armi di precisione, cl ovette essere formato in qubdra to .per cornhauere orde di ma le armati selvaggi·. << Diccsi che un generale frances<\ durante ·la guerra « cli Crimea, ahbia definito l'esercito bri ta nnico :. un esercito di .leoni · (( condotto da asir1i. Il pnhblico pr.it::rnuico è st.ato assicurato chel'i(< struzione· ?1i liU1re hD fa tto sparire ~li asini; ma d?ve sono i leoni ? «Le onlé d1 male adclestt'ilte reclute. e· di inespcwti sott' n:fficial i, (< che oggi dovrebbero rappresentare le forze dell'Inghilterra 'in una « guc~rra enropea , appertil conservano il tipo degli uomini che vi11« scrn all' :\!ma ccl afforrarono Sebastopoli. Forse non mapcherà lorn (< il coraggio, poichè questo è il -r<:iLaggio degli Inglesi ; rna' mancherà « loro ogni altra virtù, c<l il risultamento potrebbe essere non soitant.o (< l'indiscipl ina in campagna , ma rni disastro al raffronto delli:I cui << tenebi·a quellà d'Isancllwana parre;bbe l'ombra cli passeggie1;a nube. • (<
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. E PERIODICI •
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Jltijelinji Sbornik. -
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Pietroburgo 1880. _:. Dispensa di
marzo. 1° Stinto st01·,ico dell'ope,ra deU'ani1ninist1·a.;;cione 1ni/:i,ta1:e dal 1855 al 4880 . - È un a_ccurata cd int1{rcssante ,descrizione dei progressi • fat~i dall'esercito russo durante i prirni % anni di .Regno dell'attua le I mperatore. 2° Mate,rùtli vm· co111,pilare un. wnwnètestrame,nto per l'azione comb'i,nata de/.la fanteria colla a1'tiglieria. - Barone ZE.DDELER . - L'aut.ore, evita al po,;sibile, di entrare in com,iderazioni, tranne nr{i casi più importanti e meritevoli di discussione. _Prima di indicare~ qual i siano le regole per l'azione combinata, è l\ècessario stabilire quali siano i m ezzi clell'nna e dell'altra arma separatamente~; ora in Russia, per la fanteria -la questione pnò dirsi risolta, mentre all'arLiglieria man.ca ancora un regohimento per l'azione di più batterie riunile; •in yon..: scguenza di ciò, : -l'autore nel suo, studio si oecupa più specialmente del· l'artiglieria, sieuro che, quando ne saranno ben st~hilitc . le norme cli condotta, non sarà difficile comporre un regolamento che riguardi la combi1rnzione délle due anni. Prende · po.i a considerare l'andamento più comnne di un eombattirnento sia offensivo, sia difensivo·, e dunmte le varie sue fasi, indica quali sarebbero, ì còmpiti spettin1ti al l'artiglieria . . Egli scelse ali' uopo la hrjgata di artiglieria ehe entra nella composizione cli una di_visioue di fanteria, e che egli considera quale ia V'ern nnit'.t tattica, avendo la espcrii:,nza delle nlti1ùe guerre dimost~ato che, col l'irilportanza attuale del fuoco, l'adoperare l'artiglieria~per batterie più non risponde ai · principi i della t(lttica e deve soltanto ammettersi in casi eci;ezionali , nel prnseguimento di qualche scopo speciale o quando lo richiedano le condizioni locali . D'altro_lato la stessa esperienza avrebbe mostrato come, in vista di una convenevole direzione delle manovre e del fuoco, non sia utile sottoporre al comando di un solo più cli 2/i, a 36 pezzi, tanto più che qnesta forza corrisponde alle condizioni normali cli una divisione di fanteria; epperò la brigata d'artiglieria, presa in considerazione dall'autore, non.è cli H batterie come le brigate russe ma soltantò cli 4; egl i giustifi ca' ta le diminuzione cli forza coll'esempio dell'ultima g11erra colla Turchia, durante la quale fu dato l'ordine di togliere '.z batterie da ogni ' brigata ·per forma re l'artiglieria · cli corpo d'armata. Dietro tali considerazioni
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LIBRI
si en.Lra nell'argomento. P~rtendo da l principio che l'àrtiglie1··ia deve sce?lier~ per scop~ della sua efficacia l'an111ientarnento d·i, tutto ciò che nei 1Jar'i mornenti può essere d'ostacolo al buon ef>"ito dell'attacco delle /cinteria. egli dichiara che nell'offensiva l'artiglieria cfeve sin dal prim~ moin~~t.o entrare tutta quanti~ in ~zionc onde schiacciare Yartiglieria ~lei difensore ed attirare su cli sè il di lei fuoco, e deve continuare ti fuoco sino all 'ul timo, col loca ndosi per questo possibilmente ad u11 ala .cll)lla fanteria, ti fine di non restarrie · coperta, ed avanzando di p~r:1 pas~o con e:;sa. Al momento poi deèisivo, tutti pezzi dovrebbero dm_ge~·e il lo.ro fuoco sul pu~tto d'attacco, senza più curarsi dell'art1gli.er1a ne.mica - << Restando indietro, l'artiglieria, non è in grado « cli e~e?n,rc questo, il fum o le impedisce cli distingucr·e am ici da << nemici, I.a larg~ z.ona delle scheggio lanci·a te dai proiettil i, il terreno, « la fanteria. P'.'opria che 1.e sta davanti, possono obbligare l'artiglieria « a cessar~ il fuoco pro~no nel momeuto in cui esso sarebbe più « necessario pel buon esito dell'attacco; inoltre, in caso di una su« bit~nea .fermat~, essa non sar·ebbe in caso, separandosi dal la fan-' « ,tena, d1 conl.ribuire alla ripresa dell'offensiva o a ri"eltare i con« trattacchi nem ici. L'artiglieria' in una parola do~rehbe, servir sern pre cli sosLegno alla fanteria attaccante, seguen.d<tla nei suoi movi. ~nenti, cooperando con lei fraternamente, sol levanqo colla sua . presenza 11 morale e la forza d'animo di quel la; nè la possibi lità di co~tinnare p~r qnalche t,e1~po il fuoco dalla posizione primitiva, nè Ja probabilità d1 grosse perdi te col!' avvicinnrsi al fuoco d, fu cileria, dovrebbero (lrrestare l'artiglieria dall'accompagnare la fanteria, a meno che il tcrr~n? non io permetta, sino all'ultimo momento d.ell'it'rom.pere nella pos 1z1011e nenuca. · · Pa.ss.auclo a trattare della difensiva, l'autore crede che il primo posto spetti m essa all'artiglieria; le altre armi dovrebbero conformare alla sua, la loro disposizione: il fu oco dovrebbe incominciare alla marro-ior distanza ~ossihi l~ e co:itinuare sino agli estremi senza Tiguardo"'~ lla conser~raz1one d~1 yez7.1; « è nn fatto, dimostrato da una rp1antità di esempi, che mai il capo o le altre truppe abbandonano l'artirrlinria che continua a far fooco ». Nel caso di ritirata, ordinata dal cimaudante _le. tru1~1~e, còmpiLo dell'artiglieria deve essere cp1ello di coprire la fan tena rrnrantesi. Parlando dell'azione del comandante l'artiglieria, vorrebbe l'autore fosse. a. questi lascia ta completa libert;\ nel raggiungere gli scopi asseg11at1gh dal comandante le truppe. Il generale di divisione dovrebbe aver presso di sè il comandanLe l'artiglieria durante la ri?oguizione e
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E PERIODICI
nello stabi lire il suo µiano, · clovrebbe riservare a sè, la ciecisione in olcuni più imp<!!l~i momenti del combattimento; ma uel resto lasciare al coma ndante l'Wtiglieria la indipendema che gli compete. 3° Il regolamento d'esercizi'Ì, per lli ca.va/.leria- l\1. i\'l AZUKIEWITC H. li• [ ;rcippatori di fanteria e di cci·valleria. - N. .. 5° La qnes·tfone dei sottufficiah p1·esso i grandi eserciti europe•i,:-' 6° Riep'ilogo delle opùiior11i CS'p'l'esse dalla ·nostm l-etteratv,ra m.ili,ta.'l'e sti.v~1'ie qiiest·ioni ·militwri dal ·1877 al 1879. - N.' 1" ll t'Ì/1·0 presso i Cosacchi . - Maggiore genera le SAFONOW . L'autore vorrebbe fosse meglio curai.a la, parte riguardante il tiro presso i Cosacchi, poichè, stante i lunghi pèriodi di pace, quelle popolazioni vanno man mano perde.udo l'ahi tudine del tiro al ben.aglio il quale nei tempi trascorsi era per loro un eserci1.io popolarissimo. Egli vorrebbe 'perciò che i Cosacchi giovan i ed adulti fossero sottoposti alla sorveglianza dell'Ispettore generale del tiro, che essi si istruissero al b'.lrsaglio, tanto stando a pi~di .come a cavallo, con carnbine . di ord·inanza e seguendo norme regolamentari, vorrebbe si stabi lissero delle gare, si concedes;:;ero· prern,i ai buoni tiratori, in modo da rendere sotto questo punto di ,,ista i Co$aCchi per nuUa infe riori alle truppe regolari . . 3° La guerra in B1tlgcwici. - Esposizfone delle impression•i, persona/:i, del ltiogotenente uenerale dell' Impe1·0 Ottomano Valentino BalcerPasoià. - (Articolo terzo). - B. S01,ooun. 9° Un anno a cwvallo. '-- JN,corcbi, d,i, iin itmoiale dello stat.o magg•iore sulla giwrra ,i,n A1'nienia nel 1875 e 1878. Scrnrnun. 40° Biblio[11·afia. (
GLI AUSTRIACI NELLA BOSNIA{!) DOPO LA PRESA DI SARAJEVO (1878)
Ai 20 d'agosto del 1878 la situazione degli Austriaci nella.Bosnia era questa: · Il F. Z. M. Philippovic, comandante in capo delle truppe d'occupazione, aveva fatto punta nel cuore di quel paese,. muovendo ·dalla linea Una-Sava. per le due strade Banjaluka-1.'ravnik-Busovaca a destra (ovest) e Doboj-Zenica-Visoka a sinistra (est)·, s'era impadronito di Sarajevo, suo principale obbièttivo m,ilitare e politico, e vi aveva raccolto quatlro brigate da montagna (tutta la VI divi?ione, F. i\'I . L. Tegetthof-3 brigate-ed una brigata della VII divisione, F. M. L. duca di Wurttemberg) alcune truppe della 39a brigata di fanteria, appartenente alla XX divisione, F. M.·1. conte Szà.pàry, e la riser:va del ·13° corpo d'armata, in tutto 211 battaglioni, 7 squadroni, 5 batterie cla montagna (20 pezzi}, 4 batterie da· campo (32 pezzi), 5 compa11nie tecniche (genio e pionieri), ,ii3.;,17,000 uomini. Dinanzi a sollevazione bosniaca s'era arretrata, sciolta, ridotta nella Bosnia sud-orientate, nei monti della • regione cleua Romanja-Planina, ad est e sudc-est di Sarajevo, ove 1
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{l) 1:Jri breve studio sulle operazioni degli Austriaci nella Bosr.ia ed Er.zegovina sino alla presa di Sarajevo fu compilato dall'autore di questo scritto nel gennaio scorso, colla scorta della relazione pubblìcata dall o stato maggiore austro-ungarico nelle Jiittlleilungen des k. 1•. Kriegs-Archivs, letto in una conferenza degli ufficiali del presidio cli Vet'ona, e pubblicato col titolo : « Guerra di 1llontagna. - Gli ,tustriaci nella Bosnia ed Erzegwtna net 1878 » in Verona, tipografia Civelli. ANNO XXV. VOL. li,
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GLI AUSTRIACI NELLA BOSNIA
potea peraltro essere alimentatéL per Visegrad dai. maomettani del sangiaccato cli Novibazar e della confinante Albania. Ma sul fian~o sinistro (est) della occupazione austriaca i sollevali della Bosrna nord-orientale (Posavina), rafforzati da milizie turche, dopo cli aver costretto gli invasori a sgombrare il paese fino alla Bosna da un lato e fino alla Sava dall'al tro, adunatisi nella vall!3 della Spreca, minacciavano la principale retrovia degli Austriaci, quella cioè del~a Val cli Bosna (Doboj-Zenica) mirando a ~ i QuiYi stava sulle difese il generale Szàpilry colla 40" brigata di fanteria e le artiglierie della VII divisione (7 ¼battaglioni e 24 cannoni) aspettando soccorsi da Brod, che·doveano giungere .alla spezzala méL pre3to. La strada ora det.ta era guernita cli presidii scalati in luoghi a ciò adatti, a distanze piuttosto brevi. Anche sull'altro fianco della occupaiione (ovest) la sollevazione s'era diffusa nell,1 ~osnia nord-occidentale (Krajna, Croazia turca} facendo capo a~c, donde teneva in sospetto le truppe poste a custodia della strada Baaj.uJ.iika-Tr~ ik, ch'erano due brigate da montagna della VII divisione, F. M. L. duca di Wurttemberg (10 battaglioni, 3 sqLrndroni , 3 batterie da montaana - ,12 pezzi - 2 compagnie tecn iche) ed aspettavano pure { so~corsi da Alt-Gradiska e Kosta_inica; ed. a BjJj_Q;c, ~onde...,min~,cci.,t.va .i paesi a:i1stria_ci.Aella prossima Jront1~1:a dalmatt._i:Jt:etL_entr10nale, ove sta,va a difesa la 72" hrigata cli fanteria cui doveva unir.si tra bre,·e la 28". In sostanza, delle. forze austriache entrate nella 1 Bosnia da nord poco meno della metà {cimi ~/ 9) era.no adopera!e, e j .a mala pena basta vano, a~ assieu1.·are le s.palle al re~to__c.h~._a~~a fatt.o \ punta innanzi sino a Sarn:ievo; contro una sollevaztOf!.e Il_~!:_l~~ r · stretta'. e pdvenCdi'vjgore esp1n~_i-~o ~cl 9[~1.s~'.P, ma .che p9J.tl.Yll.lfi hr:eve t~n{pò diffondersi ecl unirsi. Frattanto le divisi.oni xxxv, I ) e'fv ;i mobilitavano sull 'Una e sulla Sava per entrare subito, .la prima nella Bosnia nord- occidentale e le altre due nella Bosnia nordorientale. Altre quattro divisioni (XIII, XIV, XXXI, XXXIII) si . apparecchiavano a far seguito a quelle tre. Nella Erzegovina la XY1II divisione (F. M. L. .Jovanovic, 3 bngate da montagna - 113 battaglioni - 3 batterie da montagna - 112 pezzi - ,1 batteria da campo - 8 pezzi - 3 compagnie tecniche e 2 plotoni di c~valleria) aveva occupato nfostar e Stolac, e stava per . . forzata d' una. b. _... ,...esser nn ngata. ·
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Ora lo stato medesimo delle cose proponeva alla occupazione austriaca tre obbiettivi, concordanti sì, ma nettamente distinti, cioè: ·primo, per cagione d'111;genza, spegnere la sollevazione nella Bosnia nord-orientale, occupando Dolnja-Tuzla e Zvornik; _ , - .. secondo, sottomettere le fiere genti della Bosnia nord-occidentale, conquistando Kljuc e Bihac; terzo, assicurareÌl possesso di Sarajevo contro i sollevati della Bosnia sud-orientale, protendendo la occupazione sino a Visegrad- · Gorazda-Foca sull'alta Drina. ··-Un quarto obbielti;o ~eparato era il compimento della occupazione del la Erzegovina, commessa al generale .Tova.novic, e il conseguente collegamento di cruesta colla occupazione dell a R_QJ-nia., verso lf!juc, vers~ Sarajevo, ,,_erso Fqca. Gli alti degli Austriaci per quei tre primi intenti, che costituirono il secondo periodo della occupazione della Bosnia, narrati per disteso nel fascicolo del gennaio di quest'anno delle ilfittheibu1igen, meritano di essere studiati specialmente per riguardo tattico. A q uesto mi accingo.
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1) Bosnia-nord-orientale - D oboj.
Andando, or più or meno sinuosa, da sud a nord per una stretta · valle, tra monti aspri e boscosi, la Bosna, nel punto in cui accoglie .da ritta (est) la Spreca, scorge a manca la piccola città di Doboj , per .cui passa la strada Sarajevo-Rrod, la quale corre per la sponda. sinistra e quivi riceve l'altra strada che vien da. Zvornik per Dolnja Tuzia per la destra della Spreca. Non v'è alcun ponte là presso su ,quelle due riviere. Nell'ampio angolo cli deflusso Spreca-Bosna (tra la sponda destra, :Settentrionale, della Spreca e la destra, orientale, della Bosna). mette capo un ramo della vasta montagna Majevica, il quale l'occupa tL1tto coll e sue propaggini, strette, erte, boscose, divise e rotte da borri, 1 con pochi miseri casali sparsi e nessuna via carreggiabile. Due di 1 .quelle propaggini, le estreme verso ovest, spiccandosi dal ceppo l'una inverso nord-ovest, l'altra inverso sud-ovest, formano come I
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GLI Al 'STRIACl NELLA BOSNIA
una gran lunetta, di oltre 6,000_metri di sviluppo, colla punta verso est, che cuopre la Val di Bosna presso Doboj contro chi viene per la Val di Spreca o pei monti Majevica., a guisa cl' una testa di po'nte. Quivi soltanto offrivasi al generale Szàpàry una posizione difensiv~L corrispondente al mandato commessogli di tener Doboj per assicurare la principale retrovia dell'armata., sino a tanto che l'arrivo di sufficienti rinforzi non permettesse di ripiglia!'e le oITese. Ma quella. posizione non avea spalle, non area uti.le, non comunicazioni trasversali, nè vie di ritirata, se non sentieri. Dal perimetro dorsale ;precipitava indietro giù sino alla Bosna. Sulla sponda sinistra, occidentale, di questo fiume sovrastano a Doboj altre alture ché la cuoprono verso ovest e compiono la cerchia di una possibile difesa. I mpossibile la scelta, null'altro offrendo il paese : bisognava adattarsi a guernire e tenere il la.bbro cli quella conca, al che in quel primo momento mal potevano bastare i 7 ¼ battaglioni che il generale Szàpàry riconduceva da Dolnja-Tuzla, senza cannoni da. montagna, poichè le trnppe da lui comandate non ne avevano (XX divisione di fanteria, mobilitata in assetto da campagna, e non da montagna.). A capo dei sollevati della Bosnia nord-orientale (Posavina) s'era.· messo un albanese, Mehemed Effendi, Mnftì di Taslidza, con 3000 Amanti . La ritirata degli Austriaci da Dolnja-Tuzla a Doboj dovef.t far l'effetto di una gran vittoria dei Maomettani, e come tale esser bandita e sfruttata. Incalzare il piccolo corpo del generale Szàpàry, cacciarlo da Doboj, schfacciarlo, se possibile, sollecitare la sollevazione nella Posavina, diffonderla, nella Valle della Bosna,, a monte e a valle di Doboj, nei monti tra Bosna e Yrbas, ed anche verso sud, tra le genti di Vlasenica, Klaclanj e Vares, dar la mano ai sol_: levati dell a Krajna da una: parte, e dall'altra a.quelli dell'alta Drina, e volgendosi verso Sarajevo tagliare le strade al nemico penetrato nel cuore d_el paese e stringerlo da ogni banda; tale doveva essere il disegno di l\'Iehemed Effendi . E pure, dodici giorni dopo il combattimento di Dolnja-Tuzla (9 e 1Oagosto) otto giorni dopo {'arrivo delle truppe di Szàpàry alla po~izione cli Doboj (H agosto) , addì 22 agosto gli armati cli cui poteva disporre quel corpo non giungevano a 7000 con 2 cannoni da montagna, e non superarono, a quanto pare, i 9000 nei quindici giorn i seguenti, fino al 6 di set1
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ternb re, vale a dire nello spazio di più di un mese dal oiorno in cui gli Austriaci erano enlrati nella Bosnia. Se poi si c~nsidera che gran parte di quei 6-9000 uomini consisteva di soldati tLtrchi. segnatamente albanesi, quantunque debba.si .tener conto del ·modo in cui la popolazione è sparsa a piccoli gruppi e a i:\Tllndi distanze in qt1el le montuose regioni·, e della difficolt1t somma delle comunicazioni, e della assoluta mancanza di precedenti accordi, ed eziandio ·' del buon contegno degli Austriaci a.ttorno a Doboj e ìn tutta la Val di Bosna. viene in mente che qttegli eccitatori albanesi non inspir,asse~·o gran ~ducia e simpatia nei Bosniaci, impensieriti già per l ardita e rapida offensiva del Philipporic, perocchè le armi e le munizioni rion mancavano . , Nel ritirarsi per la Val di Spreca, il generale Szà.pàry s'era fatto fiancheggia.re a destra, sulle falde dei monti l\fojevica, da sole tre ,compagnie, che bastarono a quell'uopo, perchè il Muftì, fermatosi co'suoi a Gracan,ica, si contentò di mandare una cinqLtantina d'uomini da quella parte. QL1elle tre compagnie segnarono la fronte . della posizione di Doboj sulle estreme propaggini sud-occidentali del Majevica, che pocanzi accennai, e .la mattina dipoi (15 agosto) altre truype furono mandate dal generale Szà:pàry a guernire quelle alture, 1~tanto che sollecitavasi il passaggio dei traini attraverso alla Bosna e davasi opera a costruire un ponte. Mentre però · 1e truppe ora elette si inerpicavano verso i posti loro assegnati , quelie · ,che recavansi al vertice onde le due linee dorsali si dipartono s'im. batterono in drappelli nemici che tentavano di fare ciò che avrebbe dovuto fare egli medesimo, il Muftì, col nerbo delle sue fo rze, cioè preocwpare quelle alture. Ne nacque un combattimento; i sollevati furono respin ti ~ gli Austriaci rimasero padroni di cruei dorsi, ove cominciarono a fortifkarsi. Intanto giungevfl su carri da Brod a Doboj un primo soccorso di dne battaglioni della I divisi~ne di fanleria. Le condizioni topografiche di quella posizione non permettevano altro modo di occupazione che questo : un cordone di posti fo rtifi,cati alla spedila e tenuti da singole compagnie, spalleggiato da riserve parziali, appostate sul rovescio a distanza relativamente breve dalla fronte, e diviso in tre parti (ala destra, centro, ala sinistrà); .una riserva centrale, al b~sso, vici'no al ponte sulla Bosna, snl con1
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GLI A USTRIACl NELLA BOSNIA
corso della quale non si poteva fare assegnamento per la difesa frontale se non che in capo a qualche ora dal momento in cui ne fosse preveduto Ìl bisogno. Per aver lassù qualche cannone (da 9 . cèntim.; poichè altri più.Ieggieri non ve n'erano) fu di !fiestieri lavorare e faticar molto, e solo nel pomeriggio del 20 fu possibile tirar le prime cannonate, con quatlro pezzi messi in batteria poco prima con grande sfot'zo sulle alture predominanti. Visto che gli Austriaci non continuavano la ritirata oltre la Bosna, i come avea da principio creduto, ma si fermavano a difesa. sulla destra, Mehemed Effendi volle cacciarneli . La chiave della loro posizione era quell'alto vertice, centrale, ove la loro linea di fronte si legava coi dorsi della iVIajev1~ "d·oncle clivallavano a ritta ed a manca i due ,,alloni che facean fossa dinanzi alle loro ali. Là dovea dunque far punta col massimo vigore l'attacco, mentre avrebbe minacciato le due ali, col concor:;o, se possibile, d'altre minaccie di rovescio sull'altra sponda della Bosna. Il tempo stringeva, perchè i socéorsi non potevano tardare allo Szàpàry. Ma l'istante più propizio per quella impresa ern sfuggito col giorno 115. agosto, le forze dei sollevali erano troppo scarse e la sollevazione non dava ,, segno di vita ad ovest del fiume. Ciò non di me'n({l~ssalto fu tentate> il 116 e condoLlo, se non con grande abilità, certo con. molta proJ deiza ed insistenza, ed ?t.tenne pu:e qualche vantaggio in un certo j, momento, del quale pero 1 sollevati non seppero o non poterono approfittare, cosicchè, giunti opportunamente i rinca,Izi austriaci sin . dalla piccola riserva centrale, le cose rimasero a sera nel medesimo · stato della mattina. E così fu posto argine sin d~ quel giorno alle conseguenze dei fatti di Dolnja Tuzia. L'attacco fu ritentato dai sollevati il ,J 9 agosto , i.123, il .26, il 30, quando più quando meno stringente e pertinace, benchè forse con forze maggiori, e sempre soltanto da fronte, poichè nulla aHenne sulla sinistra della Bosna; e sempre invano. E frattanto gli Austriaci, fortificatisi nella loro posizione, vi aveano messo altre artiglierie, aveano corretto la disposizione delle loro truppe che da primo s'erano frazionate e frammischiate nell'accorrer qua e là a formare e raO'orzar la fronte, e ricevevano di continuo rinforzi. Ai A20, il generale Szàpàry avea già disponibili 113 '/. battaglioni (81~ Oò fanti, 2.25 cavalieri e 24 cannoni da 9 centim.), mentre il nemico,
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a quanto pare, non avea dinanzi a lui se non che poc? pi'ù di 6000 , uomin~ ne ~tacca~a qualc_he centinaio per tentare d1 so?rende.re il posto austriaco d1 MaglaJ (sulla Bosna, a, monte, sud, eh DoboJ)'. donde avrebbe potuto estendere la sollevazione nella Val d'Usora dt là dalla Bosnyt'a Val di Bosna era ben custod_ita, e sarebbe possibile sin cl'allora riprendere l'offens1va, se ti genera!e rn capo non avesse voluto aspettare che altre truppe ancora. gmngess r dalla Sava p·er assicurarsi tale soverchianza di forze da rendere impossibile ogni resistenza, e così risparmiar tempo esangue. Secondo le disposizioni date cla lui, ai primi di settembre doveano esser raccolte nei pressi di DoboJ, sotto gli ordini del generale Szàpàry, nominato comandante del TU corpo d'armai.a, le seguenti truppe delle divisioni TV e XX: 22 3/ 4 battaglioni, 2 compagnie del genio, 2 li! squadroni, 6 batterie da campo ed 11 da montagna (20,000 fanti, 300 cavalieri, 52 cannoni). Il buon successo della difesa, le lievi perdite degli ultimi combattimenti, per merito dei ripari improvvisati, la perfetta tranquillità del paese a tergo e !'arrivo continuo clei soccorsi, faceva sì che gli spiriti delle truppe si mantenevano alti, nonostante le molte maléittie cagionate dagli strapazzi. . Ma il Muftì, dopo q\1ei vani tentativi, rinunciava all'attacco frontale e risolveva di lasciare soltanto una parte dei suo i dinanzi a Doboj e col resto, la massa, maggiore, gittarsi .in Val di Bosna a l monte (s1lcl) e a val le (nord) di quel luogo, sempre sperando nel concorso delle genti d'o1tre Bosna. Fallitogli il 30 agosto il disegno di passare il fiume a valle di Doboj, dalla parte di Kotorsko, s'_in~a~rninò col principal nerbo delle sue forze, che i rapporti austnac1 dicono non superasse i 3000 uomini con 3 cannoni da montagna, dalla sua sin istra, passò la Spreca il 2 settembre: ascese le falde settentrionali della Paklanica, che fa punta nell'allgolo;di afflusso SprecaB()sna (tra la sponda sinistra, meridionale, della Spreca e la destra, orientale, della Bosna) e costeggia da est la valle di Bosna, e quivi si pose quella·sera, protendendo la sna vanguardia sino al.fiume ora dello, sicchè minacciava da presso la strada tra Doboj e Maglaj, sulla quale alcuni scorridori comparvero e rupperò. il filo telegrafico. N'ebbe sentore il generale Szàpà.ry, ma tra notizie confuse e contradittorie tanto che non capivasi se la sollevazione cresce::.se o ca-
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lasse. Nei paesi attorno a Doboj , specialmente ad ovest della Bosna, nota vasi una certa agitazione. E s'avverla che gli Austriaci, al vedere quel moto sorto ad un tratto da diverse parti, in paese e tra gente come cruelli, propendevano, com'è facile comprendere, ad attribuirgli eslen~ione e fondo maggiori del vero . Chi si trova in mezzo a fatti di quel genere, tra monti quasi impervii e popoli quasi barbari, non può vederci chiaro come chi ne giudica a tavolino, a cose compiute, su dati certi. Il che contribuisce anche a spiegare la inerzia degli Austriaci nella posizione di Doboj nei 12 giorni dal 2.3 agosto ai 3 settembre. · Per chiarir le cose e dar principio ai nuovi alti offensivi il generale Szàpàry ordinò pel 4, settembre tre ricognizioni , cioè: 1a .ad est di Doboj, dinanzi alla fronte della posifione, sulle alture TribovaBetajn, tenute sino allora dal nemico, per sapere quante forze egli vi avesse tuttora. Fu eseguita mediante un combattimento frontale in ordinesparso di drappelli della forza di una compagnia al più, i q~ali cacciarono il nemico dalle sue prime posizioni e vi si sostennero sino a che non furono richiamati ai loro posti di prima. Fu una breve avanzata, ma bastò ad accertare che i sollevati non avevano più se non poche forze là dinanzi; 2• a sud di Doboj, sulla destra dellaBosna, di là dalla Spreca, nella parte settentrionale del Paklanica planina (V. sopra), per conoscere le forze e le intenzioni del nemico da quella parte. Quivi sono falde boscose, a fianchi ripidi, che ascendono a grado a grado e a. risalti, tramezzate da strétti borri. Un reggimento (3 bactaglioni), passata a guado la Bosna, dopo breve cammino incontrò sulle alture il corpo principale del Muflì (circa 3000 uomini) che non tardò ad assalirlo, minacciandone ambo le ali, e lo costrin~e a mettere in linea tutte le sue compagnie. Avvisatone, il generale Szàpàry mandò subito a rinc,Llzo un altro reggimento con una batteria. da montagna, il quale venne al combattimento sulle due ali del primo, cioè con un battaglione a destra di quello e gli altri due a sinistra, e senza indugio con un brillante attacco respinse l'inimico, Io inseguì per un certo tratto, mandò a vuoto un contrattacco di lui , e si raccolse a sera in·conveniente posizione sul lembo settentrionale del Paklanica, mentre l'altro reggimento tornava al -vicino campo di Doboj insieme colla batteria, che non avea preso parte al
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combattimento se non da ultimo. Intanto sin dal mattino cinque compagnie stavano a guardia del ponte sull' Usora, sulla stradaDobojMaglaj (sponda sinistra. della Bosna) cuoprendo verso sud la posizione di Doboj, e interrompendo la comunicazione più dritta e più agevole tra il campo di Mehemed Effendi sul Paklaniea planina e la valle dell'Usora; 3a a sud-ovest di Dohoj, nella valle dell'Usora, per disarmarne gli abitanti . Una brigata di 4 battaglioni con un plotone di cavalleria e 2 cannoni si spinse sino a Tesa.nj, ch'è il principale abitato di quella valle e tranquillamente compiè il suo mandato, dopo di che tornossene a Doboj. Qui è da notare come, udendo il rumor lontanò del combattimento che avveniva nei monti Pa.klanica, il generale v.. Pistory, comandante di quella brigata., lasciò un bat.Laglione a Tesanj, ove oma.i non eravi più alcun motivo a sospetti, e col rimanente delle sue truppe si incamminò al fuoc,o per.la più dritta, sino a che, giunto al ponte 5ull'Ùsora, seppe come stavano le cose. Non potendo abbandonare il Paklanica planina per non perdere le sue comunicazioni con la. Posavina, e pur non volendo rinunciare al 'suo disegno di tagliare agli Austriaci la strada maestra cli Sarajevo tra Doboj e Magla;j, donde ~pera.va dar la mano ai sollevati d'oltre Bosna, che comincia.vano a raccoglier.si nei monti a sud della valle . d'Usora, il Muftì scelse una eccellente posizione sui dorsi delle falde occidentali del Paklanica, dinanzi alla strada che conduce da Ma.glaj (sulla Bosna) a Gracanica (sulla Spreca), colla destra al monte e la sinistra alla. Bosna., soprn una front.e di ts-6 chilometri, vi dispose le sue genti in tre gruppi, vi si fortificò alla spiccia, e ordinò che la sua ala sinistra occupasse la stretta di ~ ~ la stra~t_,1nae~Jra . ~ Doboj-Maglaj. Così riducevasi ad un modo d'azione·strategicamente oifén~ivo, -ma tatticamente clifensi vo . S'egli avesse avuto alcune miglia.i a d'uomini di più, gli Austriaci avrebbero dovuto stentar molto a cac~iarlo da quella posizione, donde i suoi guerrieri poteano contare e fucilare a loro bell'agio gli assalitori, che altrimenti non poteano appressarvisi se non che sbucando a sparpaglio per sentieri attraverso a fitti boschi e burroni. _Ma il generale Szà.pitry, in~ovinato,all' ingrosso il disegno del_ne~ m1co, mosse all'attacco la mattma del b settembre con 112 battagl10m · ed 8 cannoni, di cui 4 da montagna, d'ambo i lati della Bosna, col
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\proposito di assicurar la strada di Maglaj e ricaeciare i sollevati nella Bosnia nord-orientale, mediante una gran voita a sinistra. Di/ vise quelle lruppe in quattro colonne. Quella dell'estrema destra (:3 . battaglioni con 4 cannoni da 9 cenl.) dovea avanzarsi su lla sinistra della Bosna per )a strada di Maglaj e liberar la stretta di Kosna, d'accordo con un distaccamento del presidio cli Maglaj, che le sarebbe venuto incontro. Le altre tre colonne dovevano operare sulla destra della Bosna, cioè sul versante occidentale del Paklanica. La prima (destra - 4 battaglio1ii e una batteria da montagna) e la seconda (centro - 2 battaglioni) sotto la direzione dello stesso generale 8zàpà.ry, avrebbero attaccato da fronte ed anolto da ritta l'ala sinistra della suppost:ct principale posizione del nemico, la ferza (sinistra - 3 battaglioni) avea per còmpito di avanzarsi rettamente contro la destra dell'av·versario e tenerla a bada , facendo perno alla clivisata conversione. Fu ordinato che i soldati di quelle tre colonne lasciassero indietro i loro zaini e portassero $M?loro una doppia razione di carne cotta e un pacco di cartucce di riserva. A queste disposizioni, semplici ed opportune, non corrisposero i fatti , per vari motivi, e principalmente per la incertezza circa la posizione e le intenzioni del nemico, e per la natura del terreno impeclito e coperto in modo da rendeee difficile lo accordo degli at.ti delle diverse colonne, condizione aggravata ancora dalla poca esattezza delle carte topografiche, le quali oltre a ciò erano di troppo piccola misura per gli usi tattici, e dallo aver guide o non bene pratiche di quei luoghi o non abbastanza intelligenti'. Tratlo in inganno da un rapporto degli avamposti dell'ala sinistra che segnava moto di gente annala e carri sulla strada da Gracanica a Maglaj, il generale barone WaldsUitten, comandante di quelle truppe austriache sul Paklanica planina, credette che il MufLì lasciasse la montagna per iscendere su Magla;j, ed ordinò alla colonna di sinistra di avanzarsi subito, assalire, traltenei·e l'ala destra del nemico. Ne seguì un aspro combattimento parziaJe (d'ala) che il generale Szàpàry, giunto poi in quella parte, non potè m'oderare, come avrebbe volulo, perché l' ufficiale che recaval' ordine di 1;1i alle truppe di prima linea. fu ucciso nel tragitto. Soltan to in capo a più di cinque ore di fuoco vivissimo per entro a scuro bosco, dopo che i tre battaglioni di quella colonna furono tutti adoperati . con gran consumo di muni-
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zioni e con gravi perdite, e fu giunto a rincalzo in seconda linea un altro reggimento dal campo di Doboj, chiamato dal generale Szàpàry, gli Austriaci riuscirono a cacciare i sollevati dalle loro prime posizioni sulla strada Gracanica-Maglaj. Ma non essendo slato possibile aver notizia della colonna centrale, non che collegarsi con essa, il comandante della colonna di sinistra non credette pruclente rimaner là nel buio della notte e del bosco, e ritrasse le sue truppe là dondes'erano mosse la mattina. Frattanto la colonna centrale avea fatto una fermata di 1 ora e 1/"', per dare agio a quella di destra (delle tre operanti a destra della Bosna) di sopravanzarla, per una erronea interpretazione dell'ordine avulo dal generale Waldstlitten, mentee la sua, compagnia d'avanguardia conti trnava ad avanzarsi sopra un dorso boscoso che conduceva al centro della posizione nemica. Su quel dorso venivano pure a far capo drappelli cli fianco spiccati dalla colonna di deslra per sicurezza e collegamento, ed anche la batteria da montagna col battaglione di coda cli quella colonna, cosicchè il generale Wald-· stiitlen potè raccogliere là sopra sette compagnie 16 della colonna cli destra ed 1 della colonna cen traleJ e insieme colla batteria costituire una nuova colonna centrale, che condusse egli stesso al combatti~ mento . 'Pare che non intendesse di venire alle strette .sintantochè non fosse assicurato il concorso delle altre truppe, specialmente di quelle ch'erano sulla sua destra e alle sue spalle; ma poichè la sua vanguarclia si vide a un ,trntto. dinanzi un poggetto fortificato e tenuto dal nemico, f11 !ratto a predisporne ecl ordinarne l'assal to. Quel posto cuopriva apptmto il centro della line,·t nemica, cli cui le due· ali non si scorgevano dal luogo onde mosse quell'attacco . Qui è da notare come un tenentedigtato mag·giore speditodal generale Wald-· stat.ten a portar l'ordine dell'assalto, non trovando le compagnie cui quell'ordine era diret.to, lo delte invece ad altre ch'erano in gradodi e~eguirlo subilo. E quell'altura fu presa, col concorso di altte· ·compagnie (5 1/ 2 in tutto). Ma il capitano di stato maggioreaddeUo al generale WaldstiHten . oltrépassando di propi'io moto le intenzioni di lui, si mise a capo di quelle truppe e fece punta innanzi. contro il campo centra,le dei sollevati. Ciò avvenne su terreno sco-· perto, sotto un,micidiale fuoco convergente. Fu preso il campo, ma bisognò abbandonarlo quasi subito e ridursi all'altura prima con1
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quistata. Finalmente compariva giù in una valle la colonna di destra, ridotta a cinque compagnie sole. Il generale la diresse contro la posizione dell'ala sinistra nemica. Giungeva pure il grosso della colonna centrale. Ma già annottava, e presto fu buio. Le truppe s'accamparono di fronte al nemico. Se non che, levatasi nella notle una fitta nebbia, che avrebbe potuto favorire un ·attacco cli sorpre:-a da parte dell'avversario, il generale Waldsrntten stimò bene di raccooaliere più indietro rmcbe c1uelle due colonne. E così quella giornata sul Paklanica planina non fo per gli Austriaci che una faticosa_e sanO'u inosa ricoo-nizione. Dall'altro canto i Maomettani, ristrettisi a dié o fesa ferma, dettero novella prova della loro singolare attitudine a quel modo cli combattere. Che quest.a fazione riuscisse agli Austriaci così scucita e sconclusionata dipese pure in gran parte dalla brevità del tempo uti le di quella giornata, perocchè i I nebbione della mattina li costrinse a indugiare a muoversi fin quasi a mezzodì. Mancò loro dunque agio a raccordare i loro atti prima che annottasse, mentre l'accordo era stalo turbato sin dal primo momento per la fretta d'assalire, temendo che il nemico sfuggisse. Ma confrontando quel combatlimento offensivo, clato sul versante d'una montagna, con un'ala (sinistra) all'alto e l'altra (destra) al basso, senza linea di direzione ben determinata e senza preci5a idea della posizione del nemico, con quelli del primo periodo della occupazione (prima cioè della presa di Sarajevo) che furono la più parte aLtacchi cli passi montani, col centro nella valle, sopra una strada carreggiabile che serviva di o-uida ' e le ali nei monti, si potrebbe trarne un esempio delle mag.a g;ori difficoltà che s·incontrano negli atti cli quella prima fo rma. E si può domandare se per ragione tattica non sarebbe stalo meglio in quel caso aÌiìdare l'attacco principale alla colonna di sinistra c.he aveva cammino meno rotto e più. sicuro per l'alto della montagna, nonostante l'impaccio del bosco, e rinforzarla. sin dal princjpio con altri clue o tre battaglioni, anzichè commettere l'alto decisivo alla colonna di destra, la quale andando pel basso, clovea·far lungo giro, attraversar borri, salire e scendere alture, fiancheggiarsi di continuo sui dorsi a mano manca, e finalmente andare all'attacco ascéndendo. Sulla sinistra della Bosna, in quel medesimo giorno, la colonna dell'estrema ala destra austriaca (3 bauaglioni e 1/ 2 bàtteria da 9
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cent.) d'accordo con altre truppe vet1utele ,incontro da. l\faglaj per le due sponde del fiume (3 compagnie con 2 cannoni) sostenne u_n lungo combattimento a fuoco contro 800- 1000 sollenti dell'ala srnistr,t del Muflì, appostati sui ciglioni clella sponda destra della Bosna. donde dominavano la stra.da maestra Doboj-Maglaj e ne impediv~no il passo nella lunga stretta cli Kosna, e contro ~!~uni drappelli apparsi nel tempo stesso sulle alture della s~o_nda s)~11s~ra. Non sarebbe fo rse bastflto il fuoco dei cannoni e fuc1lt austnac, a scacciare il nemico da quella sua vantaggiosa posizione; :m~ veclenclosi minacciato alle spalle clallo avanzare delle truppe del generale Wa.lclstatten c9ntro la posizione principale del Muf[.ì, egli l'abband?nò. Pel 6 settembre il generale Szàpàry dispose che fosse npetuta l'operazione .Jel giorno prima sul Paklanica planina, facendovi concorrere un'altra colonna cli quattro battaglioni freschi all'ala destra ecl uno dei batta"lioni che aveano combattuto il dì innanzi sulla strada di Maglat per avvolgere da. fianco e da tergo l'ala .sinistra del nemico. Ma questi era sparito; s'era ritirato sulla destra (norcl) della Spreca. Un reggimento austriaco rimase sulla vetta clel Pa.Jdanica, a guardia della strada Maglaj-Gracanica; le altre truppe tornarono al campo di Doboj. In 22 o-iorni undici combattimenti , in cui gli Austriaci ebbero 1106 rnorÌi (tra cui 9 urficiali}, 785 feriti ' (tra cui 26 ufficiali) e 5'I spersi: in tu_tto una perdita di circa ,1000 uomini . 1
2} Bosnia occidentale. - Kljuc, Bihac .
Dopo ì'I vano tentativo clel H, agosto a Banjalnka, la solle~azione nella Krajna s'accentrava in Kljuc, ad ovest clella ~trada Ban~aluka~ Travnik,· ad una ventina di chilometri dalla stazqme austriaca d1 Han-Caclja vica, donde muove dalla strada or:t detta verso ovest quella che per K.ljuc e Petrovac conduce a ~ilrnc . Chi va da. Han-Cadjavica a Kljuc, dopo dt avere al.traversato una \ montagna, che per gran tratto è quasi il~pervia fuor di quell~ strada, sce11dendo nella valle della Sana st trova sulla destra dt questa riviera nel piccolo piano cli Velecevo. 'Dinanzi so~·gono altri
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monli boscosi, tra i quali la riviera trascorre enlro una lungastretta, -e la strada l'accompagna, costeggiandone la destra sponda. DaTitla quei monti (Velécko-Kamen , Ljubinska-Planina) s'ergono dapprima molto alti e ripidi, poi vanno di gradando; da manca invece, di là dalla Sana, ascendono a grado a grado, ma son tutti coperti, ondulati, roui, per modo che non danno campo a faz ioni cli guerra ordinata . Dielro questi, a cinque ch ilomelri circa dall'imbocco della stretta ove ·si cacciano il fiume e la strada a poca distanza da Velecevo, s'apre sulla sinistra della Sana una conca, di circa 2 ch ilomelri di clianietro all'orlo. Qui vi giace Kljuc, al piè d'un erto monte (Babakai) coronato d'una torre e di due vecchi castelli, di fronte a eh i viene da Velecevo. La strada passa la Sana sopra un ponte a poco più d'un chilometro prima di Klj oc, e auraversando la parte più bassa di qL1esto pel fondo della conca ascende e prosegue alla volla di Petrovnc. Del resto Kljnc è piccolo paese di .226 case, la maggior parte sparse. Il generale duca di Wiirttemberg, che con due brigate della sua divisione (VII) teneva la strada Banjaluka-Travnik, aspetta:va con impazienza rinforzi ed ordini per procedere alla occupazione di Li wno e Klj uc, ch'erano i focolari ~ella sollevazione nella.Krajna . Ma più ancora insofferenle d"indugio era il generale Sametz, capo della ·3a brigata di quella divisione e comandante della stazione mili tare di Banjaluka, nomo, a giudicarne da quanto sapp iamo di quei faui, coraggiosissimo , ma anche audace molto e subi taneo , di quelli che stimano miglior modo d'ogni altro a risolvere le imprese cui s'accingono , almeno in casi come quello di cui parlo, il battere, come suol dirsi, a colpi raddoppiati il ferro mentre è caldo. La presa di Kljuc gli stava a cuore per assicurar Banjal uka e soffocar la sollevazione prima che più crescesse. Perciò appena poté raccapezzare akune centina.ia d'uomini da adoperare a quell'uopo , s'affrettò :i, spedirli. Erano sei compagnie con unR batteria da montagna (4 pez;,:i) e mos·sero da Han-Cadjavica il 2.,i. agosto . Ma l'ufficiale ·superiore che le comandava, persuaso della impossibilità di impadronirsi di Kljuc con si poche forze, mentre correa voce che vi fossero colà da ,1500 a .2000 Maometlani in armi, si contentò di dare a quella mossa il carattere di una ricognizione offensiva, e dopo essersi avanzato combattendo sino all'ingresso della stretta di là da Velecevo tornossene ad Han-Cadja_vica.
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Se non che il generale Sametz persisteva nel suo proponimento e mand~wa altre compagnie con un paio di cannoni acl Han-Cadjavica, e il comando della VII divjsione dal canto suo ve ne mandava pure qualcnn' aHra. Ciò non di meno il colonnello che dovea comandare quelle truppe rappresentava eh ·erano ancora troppo sèarse al bisogno . Intanto sopravvenne un ordine del generale in capo (Philip· , povic) che sospendevr~ ogni atto offensivo, sino a che la 3a brigata della VU,divisione(generale Sametz) non fosse resa disponibile dallo arrivo delle truppe della XXXVI divisione che doveano assumere la custodia della strada da A.lt-Gradislca ad Han-Cadjavica. Allora quella brigata avrebbe dovuto procedere alla occupazione di Klj uc, mentre altre truppe da nord si sarebbero avanzate anch'esse nella valle di Sana ed altre dal confine della Dalmàzia sette1Hrionale avrebbero operato contro Bihac. Tutto ciò nello intendimento cui gii.t accennai di evitare atti spiccioli e d'incerto esi to. Ai 3 di settembre fi na!men te il generale Sametz polè lnsciar Banjaluka. Fermossi ad Han-Kadinavoda, una quindicina di chilometri prima di Han-Cadjavica. Di là disegnava condur le sue truppe in più colonne attraverso ai_ monti' (T>revjir), a nord della strada di HanCadjavica-Kljuc, scansando così la stretta di Velecevo, ed apparire improvviso sul :fianco ed alle spalle dei sollevati in Val cli Sana, mentre nn debo le distaccamento li avrebbe tenuti a bada da fronte per la sopradetta strada, d'accordo ancora con una banda di circa 300 Cristiani ~el paese ch'era nei monti più a manca (sud). Lo tentò infatti il 4, ma le eccessive difficoltà che s'opposero alla sua marcia per quei monti senza via lo costrinsero a rinunziarvi . Le trnppe erano spossate. li generale duca di WiirttBmberg, avutane notizia, mosse da Trnvnik per venire a sopravvedere egli stesso a quella impresa. 'Prima però ch'egli giungesse ad Han-Cadjavica, il generale Sametz, raccolte qui vi le sue fo rze, ne mLwveva il 6 settembre alla volta di Kljuc con 5 battaglioni, di tre reggimenti diversi (3 del 2.2°, 4 del 26°, ,1 del 53°) e 2 batterie da montagna, (8 pezzi}. Il fatto mostrò che neppure queste trnppe erano soverchie pel còmpito loro assegnato . Il generale avea cli visato di far passare la Sana a 2 battaglioni, tostochè fosse giunto nel piano di Velecevo, ed avviarli drittamente a Kljnc pei monti della spondasinislra, sul rovesdo dei quali, come
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già dissi, trovasi quel luogo, intantochè egli col rimanente delle sue forze anebbe proseguito per la strada lungo il fiume, fiancheggiandosi sui monti a destra. Ma nello appressarsi a Velecevo, non trovando contrasto. parvegli opportuno , per potere avanzar più presto (così dice la Relazione austriaca) di risparmiare per allora quello spiegamento a sinistra oltre la riviera, che avrebbe diviso, ed anche vrobabilmente scompigliato le sue forze. Poco dopo il combattimento cominciava all'imbocco della stretta di Ht da Vefecevo. Non era gran cosa da fronte, sulla destra della Sana, ma da manca, sul l'altra sponda del fiume, i sollevati apparivano numerosi, cosicchè il generale Sametz dovette tornare al suo primo disegno. Attraversarono dunque la Sana, a guado, dapprima quattro compagnie, seguite da altre due (del · 22° reggimento}, e poco dopo altre tre (del 26° reggimento) ed un altra mezza per giunta (del · 22°). Il generale JJermise che posassero gli zaini in riva al fiume. E si avanzarono, ascendendo , addentrandosi nella macchia , cacciando i nemici. Ma la massima parte dei sollevati era appunto da quella bandct e colà convenivano puranco molti altri che sopraggiungevano; e cosi stormeggiando a gruppi diversi per entro la fitta boscaglia, per quelle alture, per quelle forre, e minacciando di continuo il fianco sinistro, degli assalitori, costringevano questi a proceder lenti e cauti, a passo a pas~o, ad estendersi, a sparpagliarsi, a mettere in linea a pezzo a pezzo le loro scarse riserve sino all'ultimo plotone, frammischiando fraz ioni di compagnie, cli battaglioni, di reggimenti cli versi. Purnon era inutile agli Austriaci la presenza nei monli sulla loro sinistra.cli quella banda di Cristiani armati . che già dissi . Int,mto il generale Sametz rimasto sulla destra della Sana con 6 mezze compagnie e le due batterie da montagna, mentre un battaglione procedeva per l'alto dei monti Velecko-Kamen e Ljubinski sulla sua diritta, vedendosi dinan-zi soltanto un piccolo drappello nemico d'un centinaio d'uomini, s'impazientiva della lentezza della sua ala sinistra di là dalla Sana, di cui non conosceva bene i motivi, perocchè gli premeva qi impadronirsi presto clel ponte sulla Sana e non la.sciar tempo al nemico di aITorzarvisi. Perciò lanciassi di corsa entro la stretta con quelle poche trnppe che avea alla mano, e fece ripetere più volte dalle trombe il cenno <( A-vanti)> affinchè anche le ali s'affrettassero. E infatti tramezzo alle fucilate da fronte
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e da co in breve ora giunse al ponte e l'occupò. Quivi si raccolsero 9 1/'J. compagnie e le due batterie, menlre 7 1/ ,, compagn ie continuavano a combaLtere sulle alture boschive di sinistra, dove i sollevali s'appiglianno ad alcuni fortini (Karnnlas} che corouaYano l'orlo meridionale della conca cli Klj o.e, e 3 compagnie formavano l'eslrema ala destra sull 'alto ciglione della sponda destra della Sana. I Maomettani s'erano messi a difesa nelle case sparpagliate di ' Kljuc, più qua, più là, per largo tratto di paese, senza ordine, senza accordo, ma presentando in sostanza molti e diversi obbiettivi d'altacco agli Austriaci, attraverso alla valle (centro), alle karaule e ne.i bosch i sui monti verso sud (destra loro), nei castelli e nella torre sul monte Ba.bakai verso nord (loro sinistra) essendo la direttrice dell 'auacco austriaco rivolta ad ovest. Questo sparpagl io della difesa dovea produr quello dell'attacco. Sei compagn ie mossero dai pressi del ponte, per ordine del generale Sametz, contro le case di Kljuc, d'ambo i lati della strada. A.ltre dlte furono poi mandate cli rincalzo, eél altri drappelli scesero pure dalle alture a sud. Queste truppe, dei tre reggimenti 22°, 26° e 53°, aiutandosi tra loro, ma frammischiandosi-come il caso chiedeva, col concorso del fuoco delle due balterie, poste sopra un'altura. vicino al ponte, conquistarono acl una ad. una le case, la moschea e il castello inferiore. Sul [ar della sera aveano olti·epassato Klj uc e ricacciato i sol Ievati nella parte settentrionll le della conca. Ma la villoria non era peranco·compiuta. I nemici erano tntLora padroni delle alture a nord, ad est e acl ovest, e nuovi soccorsi giungevano loro di verso Petrovac. Convenne passar fa notte là dove il b11io avea troncalo il combatlimento, meJtendo un po' d'ordine in quel disordine, cuoprendosi con guardie vicine, co llegando con pattugli e ~li spaesi nuclei. Fu data racoltà di nutrirsi coi viveri cl.i riserva, ma le truppe deH'ala sinistra.che avevano lasciato gli zaini al passo della Sana dovettero restar digiune; fatto da, notarsi . La matlina del 7 passò tranqui Ila. Gli Austriaci s'assettarono a difesa, come meglio poterono, dinanzi a Kljuc, col centro nella valle, la destra al castello inferiore, sotto al Babakai tenuto tuttavia clal uemi.co, la sinistra ai fortini (Kam1ilas) sulle alture a sud cli Kljuc, conquistate la sera prima. Il generale Sametz raccolse in riserva presso al ponte SLtila Sana quanto potè della sua ala sinistra, A1'1NO XXV, VOL . IJ .
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ch'era sparpagliata sulle alture, ed ordinò lo sgombro dei feriti e dei traini verso Han-Cadjavica. Giungeva il generale duca di Wurttemberg, recando dal luogo ora detto un rinforzo d'una compagnia e mezza. Disponeva che nulla fosse fatto in quel giorno che potesse provocare un nuovo oombattimento, p'erchè le fruppe aveano gran bisogno di riposo. Ma l'organismo regolare non era peranco ristabilito: compagnie, mezze compagnie, plotoni, squadre di · diversi battaglioni e reggimenti erano frammiste diversamente nella linea di fronte; ·la ri?ervastessa consisteva di tante frazioni diverse . · Sul mezzodì i Maomettani, rinforzati da nuovi drappelli sopraggiunti, ricominciarono il fuoco . Poi,' vedendo gli Austriaci fermi , mossero dessi all'attacco, specialmente contro l'aladestra di quelli. Fu necessario allora rincalzare or questa or quella parte della difesa, e nuovi frammisch iarnenti avvennero, e la pi ccola riserva a poco a poco si sciolse. Pure l'assalto fu respinto , e parimente un secondo ed un terzo pri ma di sera.. In uno di questi fu ef:Iìcacissimo un contrattacco di 3 plotoni che si avanzarono fa.cendo 'fuoco e di 2 altri che si scagliarono sul nemico colla baionetta. È degno di nota come in quei combattimenti del 6 e 7 settembre, con tanto spicciolamento e sparpaglio di forze e tanti diversi obbi~ttivi d'attacco e di difesa, l'accordo fosse purtuttavia abbastanza mantenuto e l'azione del comando si facesse sentire dove il caso lo chiedeva, il che attesta la buona discipliM e l'ottimo spirito delle truppe austri,ich e e dei loro quadri . · II generale Sametz manda al fuo co qua e là alla spezzata le truppe che si trova tra le mani , ma in sostanza comanda e governa il combattimento. Le compagnie, i battaglioni, i reggimenti si rompono e si confondono, ma gli ufficiali s'intendono lra loro, e la condotta smarrila nello scompiglio si rinviene o s'improvvisa. Un colonnello , un tenente colonnello, un maggiore, un capitano prendono il co1nando d'una linea, d'un'ala, d'un nucleo avventizio, così com'è composto, e lo adopera.no per quello che può valere. Tali esempi, nelle presenti condizioni della tattica della fanteria, sopratutto nella guerra di montagna, meritano davvero di non passare inosservati. Dopo la faziope del 7 il duca di Wùrttemberg ordinò che innanzi tutto si provvedesse a riposare e nutrire le truppe spossate da quattro _giorni di 'marcia e combattimento, e comm ise al generale Sametz
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che radunasse i comandanti dei battaglioni per.ricostituire l'organismo regolare e l'ordine gerar~hico . Ciò fu eseguito la mattima dell'8. Poi la brigata mosse in tre\ colonne nella direzione di Petrovac: .Colonna di sinistra, sulle alture a sud della conca di Kljuc; 2 battaalioni (uno del 53° reggimento ed uno del 22°). Colonna centrale, per la strada di Petrovac; .'I battaglione del 22°) con una batteria da montagna. Colonna. di destra, per le pendici a nord della conca di Kljuc; , 1 1ft battaglione ( 1 del 22° e ¼ del .26°). .2 compagnie del 26° rimasero di presidio nel castello inferiore, ,1 del 53° al ponte sulla Sana, ·I altra dello stesso reggimento sulle alture della sponda destra ,di questo fiume, per cuoprire la strada. di Han-Cadjavica. Ma non avvenne che qualche breve scaramuccia. I Maomettani s'erano ritirati verso Petrovac. II castello superiore di Kljuc, la torre, la vetta del Babakai furono trovati sgombri ed occupati. Il ,1O di risettembre oaiunsero a K11·uc 6 compagnie del 53° reggimento . serva (della XXXVI divisione) da P1j edor per Sansk.I-Most (ba~sa valle di Sana). La brigata Sanietz ne ripartì l'H per Han-Ca.dJa-vica ed .Taice, affine di concorrere ad una nuova spedizione contro Livno. La sua. perdita nei giorni 6 e 7 settembre era stata di 44 morti (di cui 1 ufficiale), .227 feriti (H ufficiali) e l2 spersi (probabilmente morti nei boschi) . Le forze dei nemici furono dagli Au. striaci calcolate a 11200 uomini il 6 setLembre e .2500 il 7,•dei quali però circa ,1600 soltanto avrebbero preso parte al combattimento. La brigata Sametz dovrebbe aver avuto in· fronte il 6 settembre almeno 2000 nomini, e più ancora il 7 quando i soll evati vennero ad .assaiirla. In quel mentre erano pur cominciat~ la operazioni contI:o_~ ~ nella Croazia turca dal confine settentrwnale della Dalmazia. V'erano da.quella parte, a quanto dicevasi, 8 a 9000 armati pronti a difesa ed offesa, perocchè i sollevati affermavano che al primo .sconfinar degli Austriaci avrebbero anch'essi rotto il" confine e messo a ferro e fuoco i vicini paesi dalmati e f I:?a.ti.: 2-3000 uomini con 7 cannoni erano raccolti nelle vicinanze di Bibac, a breve distanza dal confine, e si addestravano alle anni con fucili a retroca1
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rica sotto la direzione di ufficiali di vario grado delle milizie re"olari turche. Siccome quef feroci Mussulma1!i_deUQ. Kraina, ignor:nti e fr~natici, eran_o capacissimi di fare ciò che minacciavàrìo,edìpopolt della frontiera ne erano impauriti, il governo austriaco rnnndò la 28a brigata, di fanteria (generale Reinlander) a Sluirl e distese a cordone sul confine tre battaglioni della landwehr ungherese, affinchè la 7.2a brigala di fanter ia (generale Zach) potesse procedere alla occupazione _di Bih,~c, secondo gli ordini del generale Philippovic. · Questa brigata si componeva del 23° reggimento di fanteria di linea (3 baltaglioni), del 79° reggimento di fanteria di riserva (2 battaglioni), del 11° b:tttaglione cacciatori, 1/ 2 batteria da 9 cenl. e 1 batteria cht mon tagna; cioè 6 battaglioni con 8 cannoni. Il c,enerale Philippovic avea ordinato che i con~andal).ti di quelle duP~ brigate si mettessero d'accordo pel da rarsi; e infatti vennero a colloquio, ma, al dire della Relazione austri aca, nulla fu combinato. Ai 6 cli settembre le truppe .della 72a brigata ebbero ordine di raccogliersi. presso Zavalje per passare il confine la mattina del 7 e comincia.r l'attacco alle 5. ' Zavalje, principale sbocco della frontiera dalmata settentrionale verso la Bosnia, è ~t meno di quattro chilometri in linea retta, a sud sud-ovest, da Bihac, sovra d'un r ipian0 eh' è l'ultimo gradino del vel'sante onentale dell e Alpi (i iulie in quel punto , dal cialio del qnale la pendice dirnpa, e la vista scuopre gran tratt~ della valle dell'Una, colla vecchia fortezza di Bihac giacente sulla sinistra sponda (o_cci~entale). ~a ~trada che mena a Bihac scende daZavalje e va quasi dritta, tra ti piano a manca (ovest) e le ripide falde del monte Somislje a destra (est). A circa mezzo chilometro da Bihac tocca il vi.llaggio di Zegar, ov'è il posto cli con fìne tt1rco, e la$cia a sinistra (ovest), a breve distanza, un poggetto, coronai.o d'un fortino, d'una chi esa e d'alcune case, detto Krizova, che domina il piano ed offre pure. una buona posizione cli fron te a Bihac, insieme al monte Somislje. Questo fa puntà innanzi sino all'Una a sud di Bihac, alle cui mura ti appressa coll'estremo suo lembo sino a meno di un chilometro : ha fianchi scosces i, rn.a dorso largo, 1 1 poggioso, coperto.~ll piano è tentLto a camp i e pascoli. . · Il generale Zach sa.peva che circa 11500 Maomettani erano in posizione dinanzi a Bihac, di contro a Z~valje, sopra up fronte di circa 1
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3 chilometri, in linea retta, colla destra sull'altura di Krizova, il centro in Zegar e la sinistra. sul monte Somislje, à.ppoggiata ad alcune opere campa.li di terra e sassi , di poco momento . Sapeva pure che maggior.i forze nemiche stavano a nord cli llibac. Egli si proponeva per la giornata del 7 di cacciare i nemici dalla posizione ora accennatR e quivi meUersi per procedere poscia all'attacco della vicina città, che non si lusingava di poter conquistare di primo lancio. • Dispose quindi che, muovendo nella notte dal 6 al 7, alla sordina e con ogni cau tela, a modo di sorpresa, il 79'> reggimento di riserva (ala sinistra) scendesse nel piano a nord di Zavalje e assalisse a Krizov~1 l'estrema. destra del nemico, specialmente da fianco , poscia, occupato quel luogo, s'impadronisse anche cli Zegar; che il 23" reggimento colla batteria da montagna (ala.destra) da ·sucl di Zavalje eseguisse l'attacco principale sul monte Somislje ; ohe presso Zavalje, al centro, rimanessero in riserbo il 11° battaglione cacciatori, la compagni'I di hnclwebr ungherese colà di presidio e la mezza batteria da 9 cent., la quale avrebbe concorso col suo fuoco dal ciglione dello spianato .agli attacch i del 79° reggimento contro Krizova e Zegar. La mattina del 7 nebbia fi ttissima. Sperando che presto si dissipasse, il generale Zach non volle disdire l'attacco, come prudenza consigliava. Avvenne dunque ciò ch'era eia aspeLtarsi in quèlle condizioni. Mancò affatto non solo il legame ma anche l'accordo tra le due ali, e mancò pure la cooperazione efficace dell'arti glieria della riserva. Il 79° reggimento, avanzandosi a tastoni, invece di andar clritLo all'attacco del poggio di Krizova, venne a dare nel villaggio di Zegar; ne cacciò sì i Maomettani, rna in breve ora vi si trovò quasi avvo lto, sotto un nembo di fucilate da tre parti, e dopo una feroce mischia fu costretto a ri tirarsi sul ciglione di Zavalje. Quivi però comparvero altri nemici (6-800), venuti di verso nord sul fianco sinistro della brigata; ma il 79°, riordinRtosi poco prima, mosse lor contro e con vivis~imo fooco ne fece strage e li sbaragliò. Similmente una parte del ,1° battaglione cacciatori ricacciò su Zegar i nemici che di là s'erano avanzati verso Zavalje. Frattanto il 23° reacrimento s'era impadronito con feli'ce combattimento dei dorsi l"lle) e delle opere difensive del monte Somislje; se. non che, rimasto solo
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nel pomeriggio in quella posizione avanzata, col nemico dinanzi e sui fianchi, che d'ora in ora cresceva, dopo avere valorosamente sostenuto la pugna per alcune ore, non vedendo giungere soccorsi, e mancandogli le munizioni, dovette r·itirarsi anch'esso, e lo fece nel miglior modo possibile, ritraendo prima l'artiglieria e il 2° battaglione, ch'era in punta, poi il 3° (ala destra) e finalmente il 1° (ala sinistra), con certi opportuni risalti di fuochi a salva e contrattacchi parziali, aiutandosi a vicenda le varie frazioni. Ritirata non lunga e non difficile troppo, è vero, però molto bene esecruita, a giudicàrne dalla Relazione austriaca. <'> La brigata s'accampò la sera dinanzi a Zavalje. Avea sofferto gravi perdite, specialmente il 79° reggimento: i morti ascendevano a '100 (2 ufficiali), i feriti a..4"9 (iJ9 ufficiali) e gli spersi a 35. Si contarono !I73 ferite d'arme bianca, e si videro soldati austriaci afferrati e trucidati sotto gli occhi e a breve distanza dalle bocche dei fucili dei loro compagni. I Crainoti combatterono in quel ,riorno in modo degno di loro, con valore furibondo. Dalla parte<'> deali Austriaci, il periglioso abbandono in cui fu lasciato tutto il po;eriggio il 23° reggimento, mentre sare.bbe stato così facile lo aiutarlo e approiittare dei vant1Lggi importanti ottenuti da lui, lanciando su Zegar e Krizova i tre battaglioni riuniti presso Zavalje, dopo respinto l'attacco di costa tentato verso le ;I O ant. dal nemico, non può spiegarsi altrimenti che per la spossatezza del '79° reggimento e pel timore d'una nuova apparizione di qualche grosso stuolo di sollevati sul fianco si~istro, ove appunto passava la retrovia della brigata. Ma anche i Maomettani aveano avuto molte perdite; e quel medesimo retrocedere degli,Austriaci, tramezzato da contrattacchi sanguinosi, loro era parso insidioso, come inteso a trarli in agguati: e ciò valse a trattener] i dalla minacciata invasione in Dalmazia e a suscitare la discordia tra loro, volendo alcuni rinunziare alla resistenza mentre gli altri più vi s'inferocivano. Alcune b~nde tentarono il confine ma trovatolo ben custodito, non osarono insistere. Circa 2006 . . armati erano in Bihac, altrettanti presso Vrkasic, ·pure in riva all'Una, a tre chilometri forse a valle (nord) di :Bihac, altre bande più a nord e più a sud di contro ai passi del confine. Sin dal 9 settembr~ il generale Zach s'apprestava a riprendere
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l'offensiva, ma il generale in capo, saputo l'esito del combattimento del 7, per la solita ottima ragione cli voler successo certo e pronto e quanto meno possibile sanguinoso, ordinò che anche la 28a brigata concorresse a quella impresa e che il comandante di essa, generale Reinlander, prendesse il comando di ambedue le brigate. Compoi1evasi la 2su del 48° reggimento di fanteria di linea (3 bat• taglioni), del 76° reggimento cli fanteria cli riserva (2 battaglioni) e del 12° battaglione cacciatori con una mezza batteria da 8 cent. ad avancarica: 6 battaglioni con 4 cannoni. Il clisegno,d_~ generale Reinlander fu questo : menfre la 724 brigata (Zach) dà Zà.valje farebbe mostra d'attacco contro Bihac, la 28·, scemata d'un battaglione del 48° reggimento ma rinforzata d'una metà della batteria da montagna della 72n, passerebbe il confine a Petrovoselo, una quindicina di chilometri nord-ovest di Zavalje, s' impadronirebbe cli Izacic, una diecina di chilometri ai nord-ovest di Bihac, e si volgerebbe anch'essa verso questa ultima città. Un battaglione del 48° reggimento rimart·ebbe a guardia del confine presso Zeljava, tra le due brigate: a nord e a sud di quel, punto i tre battaglioni di landwher ungheresi. L'esecuzione fu fissala, pel 1115 seLtembre. Izacic è un assieme cli borgate e case sparse, vicinissimo al confine, sul terreno montuoso, boscoso e dirotto che separa la valle dell'Una, là dove questa riviera fa la sua grande svolta verso est a valle (nord) cli Bihac dalle sorgenti delta Korana, che va verso norcl alla Sava. Avanzando dal confine di Petrovoselo, per suolo tutto buche ma pianeggiant~ ~ nudo, s'incontra, subito dopo le J mhfè éuse" di lzacic, un vallone che va da manca a ritta, cli là dal quale sorge una falda montana predominante e alquanto lunga, la quale dipartendosi dalle altre alture più a nord scende in direzione sud-est verso l'Una, nel piano di Bihac, ed ha alle spalle altri valloni ed altre falde. Su quella una torre, e giù sul dinanzi gli ultimi casali di Itacic. Posizi me da aggirarsi da manca (nord). Il 15 settembre fu nebbia cli prima mattina, poi pioggia tutto il giorno, sì che il terreno n~ fu stemprato e n'ebbero molto disagio le truppe. Sotto la direzione personale del generale Reinlander, la 28a brigata si schierò di contro a Izacic, come in piazza d'armi, per ala, in due linee, col 76° reggimento (2 bàttaglioni) a destra e
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il 48° (2 battaglioni) a sinistra; i battaglioni di seconda linea in fuori per sicurezza dei fianchi; il "2° battaglione cacciatori in riserva, l'artiglieria in posizione centrale. Mosse all'attacco contro le due es~remità della fro~te nemica. I difensori, poco numerosi, sor~res1, non f~cero gran resistenza. Cacciati dai loro posti di prima e di seconda linea, scamparono nei boschi verso nord ed est. Lo avanzare non era molto difficile, nonostante gli impacci locali e il terreno molle, perché i maggiori ostacoli erano paralleli alla fronte dell'attacco, quindi favorivano i rattestamenti successivi e non imp~d'.vano gli spos.ta~enti laterali e il collegamento. Apparvero nem1c1 sul (ìanco sm1stro (nord), ma bastarono a scacciarli alcune compagnie del 48° reggimento e del 12° battaglione cacciatori. Qu~sf.ultimo venne a formare l'estrema ala sinistra. Già il generale Remland~r, credendo terl}linato per quel giorno il combattimento, avea ordmato .la raccolta (ore ·12 3/ 4), quando il 76°reggimento (ala destra) s'incontrò sul poggio di là dal vallone d' Izacic alle case di Tm:ja, in un altro stuolo di 5 a 600 uomini accors~ da Vrkas~c. Quivi si riaccese vivissima la pugna. Allora il generale co.mmise al 12° cacciatori di avvolgere lé1 destra cli quel nuovo nemico con un lungo giro pel monte, poi, tardando quello, fece convergere colà anche il 48° reggimento. Così fu eseguito un cambiamento di fronte da est a sud, fa ordine separato, cui serviron di guid~ i dorsi dei poggi. ~Ile 5 pdm. il ·nemico, stretto d,t presso, fuggiva verso est. La brigata si ràccolse verw l'esfrernità sud-est della falda che da principio accennai, frontEt, a·Bib'ac. I'.1 ques.t~ men.tre il generale Z~ch.' riunita la sua brigata'(72•) sul! alta d1 ZavalJe, come ebbe udito il cannone dalla parte di Izacic fece cominciare il. fuoco della sua artiglieria (4 cannoni da 9 cent. e 2 da montagna) contro Krizova, Zegar e Bihac. Vedendo che l'altura di Krizova, suo principale obbiettivo per quel giorno, era debolmente occupata, mandò ad assaltarla da npnca (ovest), cioè dalla parte opposta al monte Somislje, due battaglioni del 23° re(/gimento. E poiché questi con un vigoroso slancio e coll'aiuto d~l fuoco dei cannoni se ne impadronirono, fece pure avanzare il ,1° battaglione cacciatori ad occupare anche Zegar. Sul monte Somislje (a destr~i dell'~.ttacco) unii~ fu tentato in quel di. I sollèvati parvero sulle prime sconcertati dall'attacco simultaneo ed inas~ettato delle 1
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due brigate; ma nel pomeriggio, mentre una banda si recò, come già.dissi, a soccorso di quei d'Izacic, il loro principal nerbo mosse · da Bihac a riconquistare la posizione di Krizova. Invano, perocchè questa fu gagliardamente difesa. dai due battaglioni del 23° reggimento con vivissimo fuoco e col coricorso di quéllo dell'artiglieria dal ciglione di Zavalje. In quella occasione, nel più fìuo del comq,attimento, furono scavale sull'altura cli Kt'izova trincee da battaglia pei combattenti e pei sostegni, il che permise ai difensori di sostenere la tempesta dei tiri nem ici. TI generale Zach si ·contentò di mandare a quei valorosi vino e munir.i oni cd una sola compagnia di rinforzo, a.vendo anzi già. ritirato a. ZRvalje il ,1° cacciatori che in Zegar si trovava soggetto al monte Somislje tenuto tuttavia dal nemico. Egli non voleva impegnarsi troppo. Finalmente it sera i Muss ulmani si ritirarono a Bihac. Le perdite di quel giorno furono dalla parte degli Austriaci: a lzacic 6 morti, 47 feriti (2 uJJiciali) e 3 spersi; a Krizova H morti, ,110 feriti (3 ufficiali) e 2 spersi . Molto più gravi quelle dei loro -avversari i. Nel tempo stesso le truppe di lanclwehr della frontiera avean fatto cenni offensivi a nord e n sud del teatro d'operazione delle ·due brigate, e così aumentato le incertezze del nemico e lo sparpaglio delle sue forze. Tutto ciò procltJsse discordia e sco raggiamentò tra i sollevati, mentre le genti del confine austriaco, imbal,clanzite, armatesi, cominciavano a mettere a ruba i vicini paesi maomettani, il che cost.rinse il generale Reinlancler a provvedimenti repressivi . Se non che, quella moltiplicità di atti oITensivi che per un verso giovava, dividendo l'allenzione e le forze del difénsore e cosi agevolando alle due brigate l'opera loro, per un altro verso nuoce\'a, ii1 quanto che, impedendo la raccolta dei sollevati in un ·sol ltwgo, non consentiva cli debellarli con un colpo solo. Forse tale considerazione avrebbe potuto indurre il generale Reinlander a ritardare di qualche giorno l'atlacco della minacciata l3ihac, se già non lo avesse consigliato in tal senso un'altra considerazione, d'ordine puramente materiale, cioè d'aspettare una batteria da 9 cent. che dovea giungere a Zavalje il ,17. L'attacco fu dunque fissa to pel 18. Dovea cominciare colla indispensaùile conquista del monte Somislje, dopo di che si procederebbe al cannoneggiamento
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della città con 20 pezzi di va:rio calibro (che si ridussero a 18, perchè 2 della batteria da 9 non arrivarono a tempo) e all'attacco del sobborgo. La 28· brigata si unì colla 72° a Zavalje il ,i 6, tranne il 76° reggimento di riserva che rimase in posizione su certe piccole alture nel piano ad ovest di Krizova (sud-ovest di Bihac) per sicurezza del fianco sinistro. La mattina del 118 settembre il generale Zach mosse all'ala destra alla conquista del monte Somislje con 17 compagnie (senza zaino) e la batteria da montagna, in due colonne, cioè: a destrn 9 compagnie (:I O battaglione cacciatori, 11 ballaglione del 48° reggimento e 11 compagnia del 23°) e la batteria, a sinistra. 8 compagnie (4 'li battaglione del 79"reggimento e 'lt battaglione del 23°). 'CJn'altra compagnia (del 23°) rimase a guardia sul fianco destrn. Al centro 2 battaglioni (del 23°) tenevano l'altura di Krizova; l'ala sinistra era formata dai 2 battaglioni del 76°. In riserva presso Za-· valje 2 altri battaglioni ('12° cacciatori e 1° battaglione del 48° reggimento); le artiglierie ( 1O pezzi da 9 cent. a rétrncarica. e 4 da 8 cent. ad avancarica) sul ciglione di Zavalje. La colonna di sinistra dell'ala destra, avanzandosi risolutamente, cacciò senza gran contrasto i nemici dal monte Somislje; quella di destra fu im,ece trattenuta e persino costretta a tornare alquanto indietro da audacissimii attacchi di fianco di bande sopraggiunte da sud'....est di Bihac attraverso all'Una. Il generale Reinlander fece avanzare dalla riserva, per ~ega.r, un battaglione (del 4,8°) a collegare il centro (Krizova), coll'ala destra (Somislje). Recatosi egli stesso suU'altura di Krizova. e fattavi venir pure la mezza batteria da 8, intantochè tutta l'artiglieria tirava contro Bihac, egli dava le disposizioni per l'attacco, cni clovea concorrere anche il '76° reggimento c~me ala sinistra. Ma. già era stato scòrto un migliaio di nemici in atto minaccioso verso· Vrkasic (a nord-ovest di Bihac), e non andò guarì che uno stuolo d'un 300 uomin1 si lanciò di là sul ciglione di B!lljevac, sul fianco. sinistro degli Austriaci, sul suolo dalmata, e cacciatosi nel villaggio di quel nome vi appiccò il fuoco; e un altro stuolo d'un 500 uomini venne di seguito. Corsero a fronteggiarli sei compagnie del 76° reggimento; due sole furono trattenute dal generale Reinli.inder presso, Krizova. E mentre il combattim'élnto infuriava sui· due fianchi e quasi alle spalle degli Austriaci, altre. bande uscivano da Bihac ad assaltarlii 1
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da fronte, specialmente alla testa del monte Somislje, e giungevano pure paurose notizie, che poi seppesi non vere, di scorrerie dei l\faometLani oltre confine dalla parte di Sluin . Così stando le cose, e rimanendo appena 4 ¼ battaglioni disponibili per l'attacco di Bihac, fu di mestieri rinunciarvi per quel giorno. Bensì prima di sera i sollevati furono respinti da ogni banda. Il monte Somislje ripiase in potere degli Austriaci, ma p'er ogni buon fine il genera.le· Reinliincler raccolse in ri:;erva presso ZavaJje 6 1/ 2 compagnie dal centro e dall'ala sinistra e mandò 6 al Lre compagnie (del 76°) a battere la strada lungo il confine verso nord-ovest e prender notizie sino a Petrovoselo. Gli Austriaci ebbero in quella giornak1. H morti, 1165 feriti (5 ufficiali) ed 1 sperso; assai maggiori danni i loro avversari i. Sono ammirabili iiwero quelle difese di fianco degli imperiali. Compagnie, battaglioni interi, talvolta già impegna,ti in combatti mento da fronte, si voltano ad un tratto verso un lato, e persino all'indietro, accorrnno a momento opportuno colà dove maggiore è il pericolo, attraverso a terreni impediti da buche e sterpflglie, si rattestano, opprimono il nemico con fuochi convergenti, gli si lanciano addosso colle baionette. Soltanto alcune fr~zioni, plotoni d'ala o di sostegno, disviano, ma si uniscono ad altre truppe e fanno ufficio di rinforzi, in buon punto talvolta. Ma non è meno· ammirabile l'audace tattica dei sollevati, che finalmente in · quel giorno apparisce, la prima volta, fieramente e largamente controf-·fensiva, mercé dello anivo dei loro soccorsi da più' parti ad un tempo in direzioni convergenti, venendo da piano a. monte, sino a. minacciare i fianchi delle riserve austriache; tanto più che quel, modo d'azione fu piuttosto istintivo che preordinato, e che le forze, combattenti dalla parte loro non furono più di 3 a 4,000 uomini con 7 cannoni, a detta degli Austriaci. Se fossero stati invece 6 o 7000 uomini! Se a Zepce, a Jaice, ad Han Bjelalovac, nel primo, periodo della sollevazione, i Mussulmani si fossero comportati in quel modo! Ma le gravi perdite di quei giorni , rimaste vane poichè gli Austriaci erano là vincitori dinanzi a Bihac, la caduta di Kljuc, la notizia ormai certa della occupazione cli Sarajevo, depressero gli animi dei Crainoti. Molti di quegli armati si sciolsero e tornarono, 1
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alle loro case; i più feroci si giuarono nei monti verso nord; Bihac, rimasta quasi deserta, si arrese la, mattina del ,J9, Il disarmo di quella regione fn eseguito senza contrasLo,
3) Bosnia sud-orientale - Mokro, Badin,
La Bosnia sud-orientale alla sua volta, dopo la presa di Sarajevo, ci offre nuovi esempi di fotti cl'arme del genere medesimo di quelli del primo periodo della occupazione, cioè di difensiva fronta le e ferma dal lato dei Mussulmflni e di offensiv~t avvolgente dal lato degli Austriaci, Mentre il generale Pbilippovic, aspeLtanclo i rinfo rzi che dovevano venirgli n,nnerosi dall'impero, clava opern a disarmare e quetare i paesi occupati, instaurarvi governo regolare e assicurarsi il possesso di Sarajevo e lo approvvigionamento delle trnppe, bande · armate si formavano e si raccogl ievano ad est e sud-est della capitflle della Bosnin, nei distretti di Kladany, Vlasenica, Rogati ca, dove convenivano Maomettani da Zvornik, da Visegrad, dal san, giaccato di Novibazar ecl anche dall'Albania, La strada che conduce da Sarnjevo a Yisegrad, dopo un tratto di una ventina di chilometri, poco più, .pel' poggi e boschi e per la valle superiore della Miljacka, s'inerpica su pel mezzo d'un alta ed erta parete roccìosa, lunga ben quattro chilometri, a piè della quale è il villaggio detto Mokro, e superata una cresta alpestre sbocca sul largo dorso pianeggiante del Romanja-planina, spoglio, cinto di alture boscose, lo attt'aversa, prosegue per una piana ondulata, sparsa di casali e capanne che tutte insieme si· dicono Glasinac, e si caccia. di nuovo tra poggi e boscl1 i, Lassù, sul Ilomaoja-planina ed a Glasinac pareva si facesse In principale rndu. natrt dei Maomettani, collo scopo di tentare la rièònquista di Sarajevo, A chiarir lo stato delle cose in quella regione e insieme far tolta di bestie da macello, di cui pativasi difetto in San\jevo , il generale Philippovic spedì il 24 agosto il genernle Kop '. inger con 6 batta,gl ioni (senza zaino), 2 balterie da montagna ed-1 plotone di ussari.
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Que3ti si avanzò sino a Glasinac, Gli fuggirono dinanzi circa 300 sollevati, chè null'altro v'era allora. Tornò a Sarajevo il 27, Ma a di ,J0 settembre venivano Cristiani fuggiaschi da 1\'Jokro e Glasinac recando notizie d'una gran raccol ta di Maomettani; e chi diceva 25,000, e chi persino 40,000 , Allora il generale Philippovic ordinò al generale v, Tegetthoff, comandante della YI ·divisione, di muovere la mattina del 2 settemb re 'col le brigatf ,J• e 2• di quella, ;,afforzate d'un reggimento di riserva e di lllfo squadrone di ussari (9 1/ 2 battaglioni , 2 batterie da montagna ed 11 squadrone) alla volta di Mokro, ed occupare i passi del Romanja-planina, A.nche quella volta le trnppe di fanteria lasciarono indietro i loro zaini. A metà strada all 'incirca da Sarajevo a Mokro il generale v, Tegettho[ divise le sue forze nel modo seguente: colonna di destra, 2 batLa,glioni (7 compagnie); colonna centrale, 11 'lt b,Ut.aglioni (6 compagnie) e 2 cannoni da montagna; colonn~ di sinistm, 3 h battaglioni ('14 compagnie) e,f. cannoni da montagna; riserva, 2 ¼ battaglion i (,1O compagnie), 2 cannoni da montagna. e 3/! di squadrone; una compagnia cli l'etroguardia; un plotone di cantlleria dist.1ccato a sini stra e sulla strada che mena a Kladanj e Vlasenica, i\1en tr:e la colonna centrale, procedendo per la strada di iVfokro, avrebbe tenuto a bada il nemico da fronte, le due colonne d'ala . ·dovevano aaairarlo dalla larua. per sentieri altra1•e1.·so monti e boschi. e riuscirgli all e spalle, o almeno sui fianch i, sul Romanjaplanina. Voleasi per tal modo evitare l'altacco frontale di quella form idabil e parete di roccie che sovrasta a Mokro , La riserva, che da prima seguiva la. colonna ceni.raie, fu poi chi amata dal generale v. TegeLthoff a rafforzare 1a colonna di sinistra, ch'egli stesso conduceva, ad eccezione di ¼ squadrone che rimase sulla strada. La mattina del 3 settembre, nebbia fi tt.a è forte pioggia., la colonna centrale venne a dar del capo alle 6 1ft in uno strwlo cli un mialia io di armati appo,-tati sui dirup i dietro Mokro, e sostenne un vivissimo fuoco sin presso alle n 1/ 2 , alla quale ora i sollevati cominciarono a 1·itirarsi perocchè la colonna di sinistra, dopo un lunghissimo e faticosiss imo giro, appariva dietro a loro sul Ro~Ù
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DOPO LA PRESA DI SARAJEVO
GLI AUSTRIACI NEL LA BOSNIA
manja-planina. Questa colonna (24 compagnie con 6 cannoni ed ,J plotone di cavalleria) era sfi lata, nomo per uomo, per orridi Juoohi dirupati e boscosi, quasi senza via, tra nebbia e pioggia, a;ea falLo una lunga fermata per raLlestarsi e sp iegarsi nel aiuno-ere sul dorso del Romanja, e poscia erasi avanzata, senz'altro ;onti~tsLo che .di qu~l~he piccolo drappello di l\faomelLani. Alle 3 pom. ella era m pos1z1one sulla strada di Glasinac e la colonna centrale le stava dietro sulla cresta .cle_l Romanja-planina. Tre ore dopo giungeva anche la colonnadt destra, la quale avea dovuto superare difficoltà. non minori dell'a!Lra e s'era più volte smarrita J.1ei boschi, ma senza veder nem ico. Gli Austriaci ebbero in quel o-iorno ,i4 morti ('I ufficiale) e 50 feriti (2 ufftcial i). ::, . Il 4 settem.bre, ~opo essersi accertato che il paese era tranquillo sm oltre Glasrnac, d generale v. Tegetthofi' mosse per" far ritorno a Sarajevo . Per ordino del comando supremo lasciò sulla cresta del J.}.9JJ.1anja-plaoina ed a, ~~!:9 la sua. 2a brign.ta (3 battaglioni, 1 baL\ teria da montagna e '/i squadrone) affinchè custodisse e fortificasse quel passo Ja strada . importante, facesse ridurre tutla carre<raiabile c>O per GIasinac e raccogliesse veLLovaglie per Sarajevo. 1'\'Ia la sollevazione non poteva essere spenta affatto nella Bosnia sud-orientale se non qmrndo la. occupazione da parte derrli Austriaci foss:_:5Lesa sino alla Orina, a Zvornik verso est, a Vise;r,1d e Foca v~~~..sud. Lo che, per Io arrivo de i rinforzi dall'impero, ·rn consenllto nella seconda metà di settem bre. 1".IenLre i corpi d'armala 40· (da Sarnac sulla Sava) e 3° (da Doboj sulla Bosna) procedevano alla occupazione di Zvoroik e Dolnja-Tuzla, altre truppe da Sarajevo muovev~no ad ?ccnparc Kladanj, Vlasenica, Rogatica e Visegrad per taglmr la via da un lato ai fuggiaschi della Bosnia nord-orientalo e dall'altro agli accorrenti da Novibazar e dall'Albania. Il ·19 settembre il generale (F . .\f. L.) v. Vecsey, comandante dell~ I di vision~ di fanteria, muniLo di istruzioni molto pa;·ticola:. regg'.ate e .precise d~I generale v. Phi lippovic, nelle~quali era previsto lo mcontro d1 uno stuolo di ,J 000 a 2000 Maomettani con 3 cannoni in posizione presso Seukovic-Bandin, di là da Glasinac, sulla str~da di .Rogati~a, raccoglieva sull'alto del Romanja-planina la 11~ bl"lgata d1 fantena (della sua divisione) una parte della 7114 (panmento della. sua divisione) una parte della 2a brigata da mon-
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tagna della VI divisione, con 3 batterie da montagna e •/, squadrone, vale a, dire H battaglioni (7638 combatLenti), 12 cannoni e 2 plotoni di cavalleria (75 cavalieri). Il 20 si avanzò alquanLo, chiamò a sè alla fermala i comandanLi delle brigale, dei reggimenti e clei batLagl ioni e gli ufficiali di stato maggiore e loro espose ciò che sapeva del nemico e i suoi divisamenti. Tra i poggi, in gran parte coperti di boschi e boscaglie, che cingono l'aperta, spianat~i di Glasinac, quelli di sud-est offrono nei pressi del vii[aggio di Bandin, una buona posizione alt.r-avet·so alla strada che-mena a Rogatica e Visegrad, dicontro a chi viene da Sarajevo : fronte di 4 chilometri circa in linea retta, tre alture predominanti, un a al centro, una a ciascun'aia, queste più. alLe cli quella, campo di yista e cli tiro ampio o sgombro sul dinanzi, aggirab ili sì le ali per camm ino non troppo lungo e por terreni ondulati e coperti, ma per contro facilità di atti controffensiYi dai fianch i e dalla fronte per riserve appostate al coperto, discreta posizione di seconda linea. sovra alture boscose, ritirata coperta cla poggi e boschi. Qualche migliaio di Mussulmani con alcuni cannoni s'erc1, adunalo colà; o dovevasi supporre che intendessero farvi maggior raccolta e muoverne ad assaltare la posizione austriaca su l Romanja e poscia Sarajevo, d'accordo con altl"i che s'avanzassero da Vlasenica. e Kladanj. Conforme agli ordini del generale Pbilippovic, il generale v. Vecsey si proponeva cli assalirl i in que\ luogo e circondarli. Una colonna centràle (3 battaglioni, 11 batteria da montagna, 1 plotone di c:wa lleri a) dovea minacciarli da f'ronte, mentre una colonna cli sinistra (i> battaglioni, il batteria da montagna, 11 plotone di cavall eria) ed una colonna di destra (3 battaglion i, ,J' I.latteria da mon tagna ecl alcuni cn.vali ori) ne n,vrebhero aHolte ambo le ali e si sarebbero congiunte, se possibile, alle loro spalle. Queste due ultime colonne doveano incominciare i loro aggiramenti assai dà lungi per non os:;er vedute, e gran pnrte della marcia clovea esser fatta di notte per giungere :1 portata della po? izione nemica.cli prima mattina, al levar della nebbia., con effetto di sorpresa. Sapevasi elle quella gente non teneva guardie lontane, nè mandava pattuglie di notlelempo. E così fu fatto . Poco prima. delle 7 nntim. clel iH settembre la colonna austriaca di sinislra comparve clicontro all'estrema ala. 1
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GLl AUSTRIACI NELLA BOSNIA DOPO LI\ P RES A 01 SARAJEVO
de$tra dei :Mussulmani ed ebbe il primo saluto di una cannonata dall'altura cui s'appoggiava quell'ala. Si spiegò tosto e mosse all'attacco. Lo stesso fece poco dopo la colonna centrale, impegnandosi in combattimento temporeggiante. Nè guarì andò che pur la colonna di destm venne al fuoco sul fianco e alle spalle dell'ala sinistra nemica, e si cacciò tra questa e la piccola riserva che le stava dietro. Resisterono valorosamente i Mussulmani. ch'erano, <:ome poi seppero gli Austriaci, da 6500 a 9000, tra Bosniaci e Albanesi (arnauti) con 2 cannoni Lahitte, usando il fuoco con giusta misura, cioè assai meglio che nelle fazioni del primo periodo della occupazione, e quando si Yiclero stretti da presso tentarono anche qmdche contrassalto parziale, ma la mancanza di forti riserve non permise loro neppure quella volta vigorosi alti controffensivi a momento opportuno, secondo un concetto di buona difesa. Da parte degli Austriaci il combattimento fu condotto con abilità e risolutemt e molto bene collegato, bensì il divisato accerchiamento da tergo, mediante la congilrnzione delle due colonne cl'ala, non ·potè esser compiuto a tempo da precludere la ritirata al nemico; perchè quelle due colonne, attratte dalle ·ali di lui , non ebbero avanzo baslante di ·forze per distendersi più oltre in terreno scuro e impedito, ed il nemico medesiiJ10 .non si ostinò· a rimaner fermo quando si vide mina.cci,i.to lo scampo. Alle ,1O antim. l'altura cli destra della posizione di Itri era in potere degli Austriaci. Allora anche il centro di questi mosse àll'attacco e insieme coll'ala destra superò le rimanenti difese. 1 difensori fnggirono pei boschi, inseguiti con fuoco vivissimo e micidiale che li mise a sbaraglio. La riserva, ingrossata da una parte di quei che si ritiravano e da nuovi arrivati, tentò di far ritegno ai vincitori, ma presto, sotto una tempesta cli tiri convergenti, si sciùlse anch'essa. Poco dopo il mezzodì il combatt.imento era fini to. (;Ji Austriaci si ntcc:olsero e s'accamparono sul terreno conquista.Lo. Le perdite loro in quel glorioso fa.Lto cl'arme furono cli 87 morti (3 ufficiali), 375 feriti ( 1O u(lì ciali) e 46 spersi: quelle dei Maomettani dovettero essere gravissime, specialmente allorchè egl ino abbandonarono le loro posi1.ioni per ritirarsi a frotte, sotto il fuoco degli imperiali, perocchè circa 300 di loro rimasero morti sul campo. E fn decisivo l'effetto di quella pugna sangi1inosa. Rogatica, 1
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Vlasenica, Visegrad, (~orazda, furon o occupate senza trar colpo tra il 22 settembre e il 4 oLLobre, e parimente . Klaclanj , Zvornik e Dolnja-Tuzla da truppe convergenti dalla Sava e dalla Bosna verso sud-est. Così, mercè della pott;Jnza della regolare mili.:..:ia, che è frutto d'ordine, d'educazione, di buoni instituti, di lunghe consuetudini, ,di armi bene elette e bene usate, d'arte e scienza concordi, e sopra tutto di fo rte disciplina, la causa della umanità e della civiltà, o, se più vi piace, l'interesse dell'Austria-Ungheria trionfava della resistenza di genti barbare sì, ma (ìere, valorose, d'animo altamente guerriero, accese d'amor di patria e di fanatismo religioso , avversissime agli stranieri, levatesi a combattere pro aris et /'ocis, fornite cli b110ne armi, avvezze al ferro ed al fuoco , favorite singol armente dal selvaggio carattere del loro paese, a cui altro non mancava insomma. che l'organamento, l'arte e la disciplina militare. Drappelli di giovani soldati , bene istmtti, condotti cfa capi educati con tutta cura per la. guerra come oggì va fatta, dispersero grosse bande di fero ci guerrieri, che presi ad uno ad llllo forse li superavano di robustezza e valore. Nuovo esempio da gridar negli orecchi, dopo tanti e tanti altri , a coloro che non Yogli ono cap ire come non bastino più ai tempi nostri ad assic~rare la indipendenza di un paese qltelle poetiche virtù di semimenlo popolare che tanto valsero negli antichi tempi , e che del resto sono oramai affievolite molto 't.ra i popoli cni va carezzando qltesta. molle e scettica civiltà moderna. Vedeteli quei fieri Mussulmani che, secondo taluni, cloveano cacciar dalla. Bosnia gli Austriaci a. fu ror di popolo! Sommali Lutti insieme, quanti combatterono soarsi per la Bosnia e l'ErzeO'ovina . t ~ ' possiamo calcolarli all' ingrosso a 50 o 60 ,000, contro elci quali l'Austria mette in arme nn esercì to che in tutto ascende a circa 270,000 uomini , di cui però 80,000 soli al più ebbero a combattere o poco o molto. Si levano a stormi al grido della guerra santa contro gli abboniti giaurri che osano iiwadere il loro paese; si gittano come belve sui Cristiani che hanno comune con essi l'origine e la patria, li trucidano, mettono a sacco e a fuoco le loro case, le loro chiese: accorrono al convegno armati di ottimi fucili, provvisti di mun izi oni in gran copia. Eccoli a. fronte del nemico. ANNO :X:X V, VOL, t[.
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GLI AUSTRIACI NELLA BOSNIA DO PO LA PRESA
i;:cc.
Son bande disugùali; il diritto del comando, il dovet'e della obbedienza non sono determinati, qscillano tra larghissimi limiti, incontrano mille contrasti. I loro caporioni li mettono a posto come loro par meglio; e chi vi si adatta, chi no . Visto l'avv~rsario _alcun '., molti comincian'O a tirare, gli altri seguono. l'esempio. Poniamo 11 rnecrlio. Il nemico è vicino e pa'l' che vaciUi. I capi od altri gridano AU~hf Allah! forse in tal momento che il balzar fuor i dai ripari è l'atto meno 01~portuno . Ma quei feroci sò,rgono e si lanciano ìnnanzi. Una fitta scarica ne strnmazza parecchi , ed altre succedono a quella, per ent\'o ad un crepitar di fucilate. S'atterrano, si gillano al riparo, corrono indietro. Eccitati dalle ~rida e dall'esempio dei più prodi, inebriali clalla·pugna e clal!'1ra. r r~enteranno forse ancora l'assalto; invano . 'D'accordo, d'insieme nessuna cura, pessun segno; lo vo rrebbero i condottieri' ma loro mancano e l'aLtforità e . i mezz.i per procurarlo. FinaJmente si ode che il nem ico è alle spalle: alcuni, poi altri, poi tutti vo lgono il ter·go e se ne vanno . U~ nembo di foo co li in~egue, li al.terra a diecine. o-rrono alla rinfusa ' · si vrriLtano nei borri r, nei boschi , sordi ai Fll vv richiami clei capi; si sciolgono, tornano, se possono, al le loro case. Alcuni di tali fatti, e le foeze della difese si squagliano come neve al sole. t un saggio cli ciò che p9trebbe fare la nazione arma,ta di un paese più civi le di quello, come la intendono gli avveniristi, quti.ndo fosse messa alle prese con [lll buon esercito regola.re, e. fosse pure per la indipenclenz,t e la nnilà della patria. . Comunque però sia, non si ,può negare ·che t.rn le ragioni del ' felice esito di quella impresa austriaca prevalga sopra. ogni altra la ingente mr,le dei mezzi da guerra cl' ogni sorla d1e vi fo adoperata, argomento anche questo attissimo a dimostrare la potenz.a d'uno Slalo mili tare ben ordinato.
C. èòns1.
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ALCUNI CRITERI INTORNO Al.
1VIETODO D'INSEGNAMENTO MORALE DA IMPARTIRSI AL SOLDATO ODIERNO
Un libretto di educaz.ione militare da me pubblicalo nel •1878(1I) :mi porge l'addentellato per esporre nel presente seri tto aLcn1ii c1·iteri intorno al rnetodo cl'ùisegnamento morale r.la irnpartirsi at soldato odierno . Cosi fatto tema differisce sostanzialmen te dall'oggetto e dagli intendimenti del libretto, poiché colà mi 'O olqe1Jà al so ldato e mirava clirettamente alla di lni educazione, qua invece mi propongo di ricercare la via più agevole per gli uffiziali onde soddisfare al còmp ito loro imposto di tale educazione. L'argomento del morale del soldato è antico ·quanto il soldato istesso, è una di quelle parti, attinenti al governo degli eserciti, rimasta immnlabile attraverso l'evoluzione storica. dell'arte militare, , perciocchè esso concerne l'uomo, l'umana natura susceUib ile di perfezionamento, non già di mutazione . I càp itani di ogni tempo, le istituzioni guerresch~ di ogni paese vi posero mai sempre gran cura: fu il patrimonio di tutti i secoli la mass ima che senza il polente vincolo del senLimento morale sarebbe mancata ogni coesione ad un ..organismo com'è la milizia, il quale rappresentando insomm0 grado (l) Il Solclato italiano ed11cato al sentimento del douere, tipogra fia \'oghera, 1878. ·v . 1livista ,l(ilitare Italiana, dispensa l" ùc\ 1879, pag. 204.
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METODO 0'INSEGNAMEN TO MORALE
il principio della colletLività, è pur non di meno grandemente artifiziale per le dure abnegazioni che impone all'individuo, sopra tutte quella di far tacere il naturale istinto della propria conservazione. Da quel vi ncolo si misura la solidità degli eserciLi e ad esso la storia attribuisce l~L massima parte nell.e vittorie: esemp i classici Greci~ e Roma neli'antichità, Federico II e Napoleone nell'evo moderno, Alemagna a' dì nostri. Il genio napoleonico condensò in una breve formola ·aritmetica tutta l'importanza del nostro tema lasciando scritto che nella guerJ°'a per tre qMarti sono cose morali. In quell'immenso intelletto il pensiero sorgeva naturalmente in proporzioni grandiose, talvolta soUo forma paradossale, di frase ad effetto ed anche dt bisticcio, come quello famoso dei quaranta secoli che contemplav~no dall'alto delle piramidi le truppe francesi in Egitto; ma l'intuito del morale degli eserciti non falbi.va mai, era sempre vei·o e profondo. Così la sentenza accennata, se non si prende quale maniera di esprimersi, .difetterà nello avere materializzato, nello avere ridotto a cifre un elemento che filosoficamente sfugge alla materia ed al calcolo, ma niuno al certo può revocarne in dubbio la verità. Dissi che il morale del soldato è rimasto immutabile, vale a dire che conservò costantemente l'alto seggio assegnatogli dalla natnra; ora poi soggiungo che il concetto della moralità militare segni il corso della ci vii Là inge1Hilenclosi e perfezionandosi secondo che quel la procedeva. Ogni popolo ha certamente conformata la educazione delle proprie milizie all'ambiente storico. ai costumi, ai pregindizi, all e istituzioni , le quali in fondo degli accennati elementi sono la risultante del proprio tempo. Negli eserciti automatici del passato, per l'ignoranza, delle popolazioni, per l'assolutismo dei governi e per la lunga perrnanenza alle armi, la solidità, la moralità s' imponeva collQ, rigidezza e colla brutalità della disciplina. Oggidì neglÌ eserciti nazionali, di Stati a base democraticamente parlamentare. con popolazioni di soverchio conscie de' propri diritti, ammalate, se vuolsi, di pletora rivoluzionaria, con un servizio alle armi ridotto alla minima duràta, con mezzi d.i repressione resi mitissimi, la moralità non può infondersi che per via morale, c~lla sup()riorità della
DA IMPARTIRSI AL SOLDATO ODIERNO
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coltura che legittima l'autorità del grado, coll'esempio, colla persuasione. Per siffatte condizioni, segnatamente per la brevitit della ferma che non provrnde ad una vigorosa istruzione, senza di che gli ordinamenti odierni a g1·andi masse minacciano immani disastri, ognuno di leggeri coniprende la maggiore importanza che ha oggi acquistato • e le gravi diffìcolLà ond'è eircondata l'ednctizione del soldato. li§ 411 del regolamento d'istruzione, affìdandola personalmente al comandante di compagnia, al capo dell'unità elementare tattica ed amministrativa, si è evidentemente ispirato alle menzionate considerazioni. Se non che al comandante di compagnia non s' indicarono con precisione i concetti fondamentali, ir procedimento da seguirsi in così fatto insegnamento : da ciò deriva quell'imbarazzo, quell'andare a tentoni, quella ninna uniformità di vedute, di mezz i e di fini, che si verifica nei vari corpi dell'esercito e fra i capitani cli un~ stesso corpo . , Questo inconveniente trae origine ed acquista gravi tà dal di/ferente grado di coltura, che costituisce una delle caratteristiche più spiccate dell'ufficialità nostra, proveniente da cesp iti molteplici di reclutamento coll'impronta altresì del primo affannoso periodo donde è uscita l'unità nazionale. In Germania è unica la provenienza di tutti gli uffi ciali, la coltura è generalmente alla stessa altezza, il modo d'intendere la disciplina, l'istruzione, il comando è comune a tutti e da qui quell'omogeneità di ambiente, quello affiatamento a cui si attribuisce tanta parte nelle ultime viLtorie tedesche. Colà basterebbe il brevissimo cenno del § 4·1 del regolamento d'istruzione perché ovunque e da ognuno fosse uniformemente applicato: in Italia, almeno sinora. è desso singolarmente insufficiente. E lo è anehe per un'altra essenzialissima ragione, per le profonde modificazioni negli ordinamenti e nei metodi che ha subito l'esercito nell'ultimo decennio, modificazioni che hanno praticato, come suol dirsi, un taglio a picco fra il passato non troppo remoto ed i.I presente. O_ra, chi possedeva studi, vigoria di mente e di carattere, il tagl io a picco l'ha sa\tato, quegli cui mancavano tali doti è restato di là, e la differenza fra gli uni e gli altri è notevole. Conc;iossiachè per i primi rimasti nell'antico sistema dell'assoluta separazione tra la cittadinanza e la milizia, del nihil de patria,
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DA IMPARTIRSI AL SOL DATO ODIERNO
METODO D'INSEGNAMENTO MORALE
11,ihil de principe, p·arwn de Deo, del dovere rigido imposto colla: comminatoria di gasLighi e di pene, per questi ta li l'educazione al soldato si dà leggendo unicamente nregolamento di disciplina ed il codice penale. Per i secondi, che considerano l'esercito come una emanazione nazionale e dei tempi in cui viviamo, che lo considerano come una i:alest.ra, una. scuola. anche di carattere e di virtù cittadine, che restituisce migliorati i figli al la patria comune ed in tal e lavorìo si tengono conto dell'ignoranza. delle nostre popolazioni,. per questi l'educazione è un ·còmpilo assai arduo, ad adempiere .il quale non basta più il riciso precet' o regolamentare, di cui la maggior parte degli alunni non intende il sign ificato o non comprende l'estensione. Pe1· questi le idee fonda.mentali di ogni cittadino, cli ogni militare, il concetto del dovere, è d'uopo siano bene detenninati, bene spiegati e fatti penetrare colla persuasione. Ma quali sono cosiffatte idee fondamenta] i e questo concetto del dovere? In tale ricerca consiste appunfo la prima parte del quesito che mi proposi di' esaminare nel presente scritto. Conosciuta la materia da insegnarsi, ::.arà mestieri sapere quale sia il metodo più acconcio per l'insegnamento, e ciò costituisce il secondo ed ultimo, termine del mio problema. A. tutti è noto l'elemento che ci fornisce la leva: una gi'andissima maggioranza di gente rurale destituita, in più o meno misura secondo la regione d'onde proviene, delle nozioni le più ovvie di etica sociale e militare, ma vergine della corruLtela cittadinesca: una classe operaia, in minor numero, a cui può aggiungersi il contingente degli oziosi, de' discoli, degli spost~iti di ogni condizione sociale, i quali recano tutte le magagne della società odierna , dii cui le principali possono rinssumersi nella riluttanr.a al freno ed al principio di autorità e di ordine, nella sete d'iUegittimi e d'incomposti desideri, nella febbre dei piaceri della vita da procacacciarsi ad ogni costo; di una classe finalmente agiata e colta., rappresentata.sino adesso in piccole proporzioni, che considera il tributo di leva non senza l' idea di un duro sacrifizio. Egli è questo l'ele-mento che noi siamo chiamati ad educare ed al quale dobbiamo proporzionare il metodo del nostro insegnamento . Quanto agli argomenti da svolgere, la lettera e lo spirito del llegolamento di di sciplina ne forniscono copiosissima me~e: le prime
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pagine di esso, intendendole bene, sono il più sapiente ed il meg,lio scritto trattatello cli moralità mili tare. La forma precettiva, che naturalmente esso fu costretto di adoLtare, si pre,senta di nece.,sità stringata, arida e non intelligibile all a c:omune dei nostri soldati. È duopo interpretarla, estrarne il su.eco, i concetti fondamentali, vestirl i con molta semplicità, colorirli alcun poco ed offrirli ali' intellio-enza, alla fantasia, ai cuore degli alunni. Il Regolamento di disciplina ci prufa della patria, del re, dell'esercito, del _sentimento del dover(), dell'obbedienza, della subordinazione, dell' istruzione, dell'ordine, della soli da.rieLà, dell'onore militare, del coraggio, dell'abnegazione, dello spiri to di sacrifizio, della bandiera, del giuramento, del sentimento religioso e d'innumerevoli altri argomenti che con q'uesti hanno attinenza.. Ognuno cli quelli testé citali si presta ad nno svo lgimento alto a tener desta l'attenzione della compagnia almeno per un paio d'ore, vale a dire almeno per due istruzioni interne, e tutti insieme potrebbero esser sumcienti per un intiero corso annuale d'insegnamento morale, colla certezza che. oye sianvi saldamente istilla te le 'massime che abbondanti S(',aturiscono dai singoli argomen ti, noi avremo soddisfatto al còmpito nostro, di dare all'esercito buoni soldati e di restituire al paese citt,idini migliorali. La di(lì<~oilà somma consiste nel farsi strada nella mente cli allievi cosiffatti, parlo bene inteso della maggioranza, in cui il numero . delle idee è cotanto limi Lato e queste così imperfette, ne' quali- il linguaggio dell'uomo colto o non è inteso , o suscita pensieri monchi ed anche sbagliati. In ciò appunto consiste la grande clifJicoltà del metodo . Per una mente, anche mezzanamente addottrinata, è suprema. tortura, che non sempre conduce allo scopo, il rifarsi bambina nelle idee e nel linguaggio , spogliarsi della propria natura dimenticandosi di quanto ba. imparato c0Ilo studio e coll'esperienza. Eppure solo a questa condizione noi potremo essere pienamente intesi e segttiti nel corso dell'insegnamento morale de' nostri soldati. Non tutti riusciremo per fermo ét soddisfare a tale condizione, po ichè, tra le altre cose, per fare il precettore richiedesi una fa,•orevole disposizione di natura che non Lutti possiedono, e ciò mi ha convinto della necessità di un libro di testo per ~
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METODO D'INSEGNAMENTO MORALE
DA IMPARTIRSI AL SOLDATO ODIERNO
l'educazione militare "clrn, prescritto dal Ministero, doYrebbe esser comune a tutto l'esercito. Un libro di lettura, intendiamoci, non un regolamento, poichè non vorrei rinunciare · al vantaggio di recare la mia personalità, il mio carattere nell'educazione della . compagnia, e questo si ottiene soltanto , o per lo meno si ottiene in ampia misura con un libro, come appunto è quello di lettura, il quale si presti a commenti ed aggiunte e non vi tenga rinchiuso fra le strettoie del sfo sic e n.on non del rego lamento. In ma.ncanza cli un libro di lettura officiale, ora siamo noi co-, mandanti di compagnia ·che dobhiamo crearci il nostro metodo. Quanto a me, ne ho adotLato un.o, che, s'intende già, non ho la pretensione di ritenere sia il migliore, ma osservo che i soldati vi prestano molta attenzione e pare che l'intendano . Lo perfezionerò naturalmente coll 'esperienza ed intanto l'espongo com'è. Ad innalzare un solido edifizio di educazione militare è duopo cominciare dalla base d'idee e di sentimenti generali che la natura ha deposto n~I cuore umano e che in quello del soldato, come in tutta la gente grossa . esiste in istalo d'incubazione. È duopo pertanto destare in esso la coscienza intorno al fine della vita, il quale in sostanza si riassume nell'adempimento del proprio dovere: dall'ultimo paria al primo dei monarchi non si concepisce esistenza umana senza obblighi da soddisfare. Dall'idea esatta del dovere, estesa a tutte Je condizioni sociali deriva direttamente quella dell'onestà, ·dell'onoratezza, c1·e1 punt~ , d'onore, espressioni tutte che significano null'altro che il conformarsi di ciascuno al debito impostogli dal proprio stato. Mezzo e fi ne del dovere e dell'onestà è il lavoro, il quale · per quanto sia sottoposto a gradazione infinita, non cessa per questo di essere una legge universale di naturn. La condizione poi del lavoro celere e proficuo è l'ordine. · Scolpito il concetto generale, si ha in mano il (i lo logico che conduce da premesse in conseguenze per tutte le vie e viuzze del labirinto della. moralità umana e militare. Nella generalità dell'elemento che ci fornisce la leva, l'idea della patria è assai imperfetta e ristret.la: raro è il caso che si estenda oltre i limiti del villaggio nativo. ·È questa precis~mente l'idea della patria medioevale; nei tempi moderni essa ha ceduto il posto a
quella della nazionalità, la quale ora pericola di esser soppiantata dal cosmopolitismo e pur troppo ce ne danno l'allarme il comunismo, il socialismo, la comune di Parigi, l'internazionalismo, il nihilismo . fotinti di questa pece ci potranno giungere dalla.levataluni elementi ci~tadinesch i, specie operai e spostati d'ogni sorta· . che sarà mestieri f'icondurre indietro al concetto della na:r.ioualil.à, , ma la parte più numerosa avremo bisogno di spingerla innanzi verso quel concetto. E lo faremo agevolmente dimostrando che la patria si es(ende sin dove r:imangono comuni i costumi, la lingua, le trad izioni, la storia, la religione, il clima e certt1 condizioni del suolo . L'amor della pa.tria, la quale racchiude quanto l'uomo ha di più caro, è suggerito dalla natura: basta svo lgerne i germi per far sentire in ognuno l'obbl igo di difenderla; valendosi poi della storia , se ne può far nascere l'entusiasmo . Perchè s'intenda la necessità del re e sorga spontanea. ver:;o di esso la devozione nulla. giova meglio dell'esempio della famiglia, il concetto della qu.ale, è vero, che nella sqcietà odierna si va. a. gran passi scassinando per la menomata autorità paterna, per la manomessa fede dei connubi, per la ribellione della prole, per i pravi esempi domestici; tutL~via fra la gente rurale si conserva ancora ~ell'antica purezza e nell'antica religione. - Discorrendo poi degli .immens i benefici r icevuti dal popolo ita.lia.no dai principi di Casa Savoia , della magnanimità e dell'eroismo loro, renderemo i nostri soldati tenacemente affezionati a questa provvidenziale Dinastia. Dagli accennati ragionamenti è faci le discendere a dimostrare la necessità dell'esercito, dell'obbligo del · senizio militare, il quale per lutti i cittadini deve ormai considerarsi conie un turno di guardia in c~i i più gionni danno il cambio ai più anziani di età per tutelare coUe armi i beni supremi - sicurezza perso~ale, proprietà, fam.iglia, patria, libere istituzioni, indipendenza, onore nazionale - che tutti i cittadini possiedono . Dalla necessità dell'esercito scaturiscono tutti gli altri sentimenti che ho enumerato poco addietro, sopratutto quello dell'obbedienza, del rispetto ai ca.pi, dello spirito di sacrifizio, dell'onoratezza militare. Quanto al sentimento religioso, non saremo certamente noi che assumeremo l'officio, che per nulla ci si attaglierebbe, di catechizzatori . In materia di fede, sull'Halia incombe ormai il sopore del-
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METODO D'INSEGN AMENT O MORALE
l'indifferenza, le menti colte tutt,o al più si dibattono nelle tragiche lotte dello scetticismo: le popolazioni agricole per altro , e quelle delle regioni montane costi tuiscono ancora larghe eccezion i. Ebbene, noi a queste non turberemo gli innocenti riposi dell'anima : fortu nate loro chèsonoyicche di sì possente conforto I Anzi per affezionarle sempre meglio ;1 l[ 'eserci to gioverà ripetere e commentare l'obb.ligo fat to dal regolamento ai comandanti di corpo di favorire ,cioè, nei soldati le pratiche religiose a qualunque culto es~i appartengano. Anche alht santità del giuramento i ,tempi nostri hanno per lo meno modifìcaLa l'antica signi(ìcazione. Gli uomini del passato prestavano poca feéle all a loro parola e sentivano il bisogno di avvalornre le promesse colla so lennità della religione invocando la testimonianza di enti soprannaturali. Oggi colle credenze religiose così vacillanti, il rituale della ch iesa risicherebbe di rimanere una formai iLà senza senso nella maggior parte dei giuramenti. .La società moderna fa ogni sforzo per introdurre e render prevalente nella vita umana l,t religione del!' onestà, ha quindi attribuito straordin.ixia importanza all'onoratezza, alla parola d'onore, soprn là quale ora richiede il giuramento stigmatizzando d'infamia chi ad esso contravviene. La minaccia di esser posti al bando dal consorzio degli uomini onesti quinci inn,mzi sarà il freno contro lo spergiuro e ciò deve insegnar;;i al soldato. · Accennai alla necessità di vestire i nostri discorsi di fo rma sem-: plice e piana, di far uso possibilmente della stessa maniera di esprimersi <le' nostr-i uditori, e qualche parolit in dialetto che chiarisse la frase ital iana, non sarebbe, è vero, consentita dalla lettera del regolamento, ma nello spirito di esso si troverebbe a parer mio il mezzo per giustificare l'altissimo fine di e<;sere intesi. Soggiunsi che il discorso perchè r iesca efficace è non termini collo annoi are, come d'ordinario accade di tutti quel li di argome!)to morale, è d'uopo colorirlo, renderlo interessante tenendo desta l'atl.enzione, eccitando la fantasia. A tale intento nulla meglio conferisce del recare a conl'erma delle massime e dei precetli morali qualche fa tterello, qualche episod io militare, del chiamare, cioè, in sussidio la storia e la biografia. È proprio della natura umana l'inleressarsi ai raccoòti nuovi e inaspettati : basta osservare i fanciulli pe1: persuadersene. E l'interesse del soldato tanto sarà maggiore, quanto meglio sa:premo
OA IMPARTIRSI AL SOLDATO ODLERNO
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scegliere i fatt i tra quelli compiti da uom ini della stessa condi- . zione, vale a dire da soldati stessi, ed in tempi non troppo remoti. L'esempio, non v'ha: dubbio, riesce pi(t C'llzante: il soldato non si reputiL dell a stessa natura dell' ufficia le, ritiene queslo una specie di essere superiore, ed è gran ventura che sia così per l'efffcaeia del comando; o!Lredichè risalendo ad epoche lontane ei può dubitare che si tfat.t.i di uomini differenti da lui. Ripeto pertanto che gli esemp i clebbonsi r icercare fra. gli individui di truppa e vicini a noi quanto più è possibile. Per ognuno degli argomenli moral i cbe ho, menz ionati la storia de lle nostre guerre d'indipendenza è ricch issima di episodi , de' quali speli.a la gloria alla classe inferiore della milizia: è appunto là che deesi spigolare per render dil eltevole un trattatello anedo1.t.ico di morale militare. Svil lippal.e con chiarezza ed abbondanza le nostre tesi, procedendo bene inteso a grado a grado , dal facile al diffìcile, dal nolo all'ignoto, io penso che sarebbe utilissima cosa sintetizzare il lavoro condensando in altrettante sentenze brevi ed eviden ti le massimP, ed i precetti di che si é ragionato: le idee ne resterebbero sLreltamante determinate. Vorrei inoi Lre che c1uelle sentenze, seri li.e ,t lettere di :'lca Lola ;:;u cartelloni o nelle pareli delle canieraLe, fos:,;ero costnntemente sotto gli occhi del sol dato, il quale, .come ::;crivevo nel mio li bretto, nei. momenti cli ozio, sdraiato su l suo letto, anche involontaria.mente va. leggicchiando e qualcosa alla fine termina cdl rimanergli nella tesla. Tra i mezzi mora li per infondere la moral ità mili tare annoverai · in primo luogo IR superiorità della coltura degli ufficiali, perciocchè senza lo studio complesso del cuore umano e senza un po' di scienza dell a vita non si può. esser precettori di morale: non sono che le menti addottrinate le quali riescono a persuadere completamente, ed in materi,t morale la persuasione è tutto. Vi ha un altro potentissimo mezzo ed è la teoria dell'esempi_o; per il soldato il vero, l'unico sp,ecch io delle virtù militari è l'ufficiale, il quale gli sta sempre dinanzi agli occhi primo ed esallo asservatore de' propri doveri . Ed è un fatto ·che il soldato su di esso si modella ed è, più che non si creda, il miglior giudice de' propri superiori: il nostro carattere, le nostre a1.ioni contribuiscono a renderlo perfeuo o a guastarlo. Cito, tra gli altri, un difetto da cui non è im-
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METODO D'INSEGNAMENTO MOf\ALE DA IMPARTIRSI ECC.
mu~e forse alcuno esercito: la maldicenza. È questo un argomento scottante e lo tocco di volo. La maldi,cenza è riprovevole sempre, ma esercitata alla presenza d' inferio ri, e molte volte questi anch_e senza éhe noi, ce ne accorgiamo sono semplici soldati , riesce addirittura un elemento deleterio d'indiscipl ina. e di corruzione. Che dire poi della lealtà di coloro che per avvenwra trinciassero rabbiosamente i panni addosso al superiore assente, forse anche loro benefott.ore, e che poi cercassero tutte le occ.asion i per ìngraziarselo? Che creassero ovunque un ambiente di pellegolezzi da erbivendole, sino al punto da fare ricordare gli antichi arnesi di polizia? Per fo rtuna di così fatti elementi nell'esercito n~stro, ~e pur ve · n'hanno , non sono che rarissime eccezioni e non li classificheremo di certo fra i migliori moralizzatori del soldal.o. La massima parte de' nostri ufficia li , diciamolo pure senza iattanza, possiede .la serietà, . la lealtà, la prudenza, la. dignità del carattere, il sentimento del ·dovere e lo spirito di sacrifizio, le quali doti seryono mirab ilmente a dare ad una truppa l'abito dell'obbedienza , del rispeuo, dell'ordine, del lavoro e dell'abnegazione. Noi sapremo fa re ogni sforzo pee render sempre più saldo quell'abito.- ed 1-i1i buon metodo d'insegn,aniento m01·ale n,'è i l 1nezzo principale - onde il nostro soldato poss,i superare agevolmente le peripezie del combattimento moderno, onde in pace sia esemp io e gunrentigia di ordine, di lavoro, di generosa abnegaz ione, onde .licenziato dalle armi rechi nel luogo natio l'esempio del!' ot!imo padre di famigl ia, dell'ottimo cittadino . È questa la missione che la patria ed il re ci affidano e noi sapremo compierla da uomini onesti. 1
Venezia, aprile 1880. 1
T.
M.u\IOTTI
Capitano 48° fa1iteria.
.ALTRE NOTE SUI.
REGOLAMENTO D'E SERCIZI DELLA FANTERIA
Già prima dell'adozione delle armi rigate e a retrocarica fu a[ermata la prepondera.nza del fuoco , come mezzo di azione nel com-batLimento, e fu riconosciuto che l'iirto altro non era che l'atto, col quale, per così dire, si prendeva possesso dei risultati di pre. ·ponderanza morale prodotti col fooco . Non AdifatLi cosa esclusiva dei tempi odierni la facol tà della fanteria di resistere col solo fuoco a ciò che vi può essere di più impetuoso nell.'urto: alle cari che di cavalleria. Quindi è elle_. se la fanteria (della quale lo slancio e l'impeto nell' urto non potranno · mai nemmeno accostarsi a quello della cavall eria.) può coll 'attacco soverchi are altra fanteria ben collocata. e in condizioni cli riceverla con fooco efficace, ciò non è dovuto che in minima parte all' impeto dell'assalto alla baionetta, ed è invece dovuto in massima parte alla. durata, intensità ed e1lìcacia del fuoco cli preparazione, col quale si scuote dapprima la saldezza morale del difensore e si rende quindi possibile il bnon successo della irrnzione. Fin da quando il foci le a baionetta diventò l'arma di tutta la fanteria, il problema per l'a.Llaccante cominciò gradatamente ad apparire sotto un nuovo aspetto . Fino allora si era Lrattato di sfondare col cozzo le linee di fanteria nemica, d'allora in po.i apparve sempre più evidente la necessità di demolirle prima col fuoco e sparpagliarle poscia coÙ'irruzione .
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OE: LLA FANTER-IA
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ALTR.E NOTE SUL HEGOLAMENTO !)'ESERCIZI
Colla perfezione ra.ggiunta in oggi dal fuci le, ciò che può rompere una fanteria ben collocata, bene armata e mun ita, non è più il vorticoso irrompere d'un torrente impeluoso di bai onette o di lancie, bensì l'avanzarsi, lento ma inesorab ile, di una linea crepitante di fuoco sempre più soverch iante, si1nil e al progred ir e d'una corrente cli lava vulcanica. Il fuoco a buona portata e ben .nudrito prepara h1 decisione; il fuoco a brnciapelo la. produce, l'irruzione altro no~ è che .l'a(formarsi della decisione già avvenuta. Di fronte a questa preponderanza del fuoco nel proélune la decisione tattic,i, sorge spontanea la idea della cresciuta superiorità della difesa sull'attacco. Quella infatti colla scelta e preparazi.one del terreno può più facilmente pot'si in condizi.on i tali da trarre il massimo parti to dal proprio fuoco, tenendosi riparala da quello dell'attaccante. Ma a questa idea è ulile ·contrapporne un'allra già accennala da Senofon te O) e fattas i poi uno dei principali argomenti a favore degli odierni eserciti: l'idea cioè che col prevalere del combatti·men to a proiettili su quello ad arma bianca, la ragione clel miniera . si fa sempre p'iù prevalente. JI che, a. mio modo di vedere, si può tradune nella proposizio ne seguente: coll'armamento e col modo di combattere moélerno la preponderanza numerica si può con maggiore facili là. converti re in preponderanza laLLica, sempl'eqnando si suppong~rno par.i tutLe le altre cr,ndizionì tecniche e morali. E ciò sembrami sia uLile aver ben presente, ailìnchè siano. giustfunente apprezzati i nntaggi fatL i alh1 difensiva dalle condizioni delle armi moderne . Ma, anche ammessa dal la parte dell'atLaccant.e tutta la superiori là numerica nece~saria peqwevalere contro la di resa, questa sarà.ancora vincitrice, se chi attacca non saprà., o non poLrà valer:;;i dell a sua maggior forza numerica per modo da produrre, con maggior quantità di fuoco, quel maggior logoramento nel le forze della difesa necessario a far pendere dalla propricl. parte la bilancia delle condizioni morali. Se l'altacca.nte si vale della sua massa di fol'ze solo (lj Cii-opedia, Libro Il, C~po L.
per prndurre falangi di Ziili't, che si gittino sull'anersario .~e'.' venirne a.ll'incrociare dei ferri, f',g li andrà con Lu lta pro bab11Lla. inconLl'o alla propria. sconfìtta. . . . . D'altra parte tutte le risorse dell'attacco provenie_nL1 cl.a lla rn1ziativa. dalla. facoltà. cioè di manovrare per avvolgere e sorprendere la élife~a non sono la specialità. dell,i lattica. odierna; esse si imparano tan~o in Senofonte e rolibio quanto nel narratore dei più recenti fa t.li cli guerra. E chi può affermare che l' effi~acia di lf\li risorse ·sia in oggi cresciuta in proporzione della cresciuta efficacia delle armi adoperale nel combattimento? Ed è per tale ragione, che io qui ne taccio. Quantlo le_ forze del la difesa siano gi o.stament.e proporzionate a.Ila posizione occupa La, e questa sia razionalmente scelta e acc:oncia1~en1.e prepara.~a, qua~ lunque sia la direzione da.La dall 'attaccanLe a1 propri .sfòr1,1, quesL1 verranno sempre a. trovarsi di faccia al problema di soverchiare col fuo co 'e <',oll'assaHo una. linea di difens?ri, che si presen terà. lòro di fronLe. Così adunque il prob lema dell'atta.eco fronta le non lo si può eludere nè girare, ma lo si deve aITrontare e cercare di risolverlo col raziona.l e impiego cli quella superiorità numerica., diill a quale è giusLificato il tentativo d'al.la.cco. . RidoLLa. pertanto la quesLione a.ll'esame dell e condizioni dell'attacco e della cliCesa nel combattimento fronta le, Ja espressione della suneriorit.à della difesa su ll 'attacco si poil'à. concretare in questo: eh~ a validamenle difendere un dato Lral.to di fr0nte occorrerà. minor densità di occupazione, di quella che sarebbe. necessariri per valiclamenle attaccarlo . Data all'attaccante questa maggiore densità, come dovrà essa venire uti lizzata? La ricerca cli una. risposLa. a tale questione è appunto lo scopo che io mi sono proposto in questo scritto , nel quale esaminerò le condizioni del battaglione autonomo impegnato in un attacco frontale con quelhi densità che si può ritenere come la norma.le per il ba.t.tagl.ione; poscia tenterò di determinare quale . debba essere, nelle si.le linee generali , lo sv.i luppo dell'attacco frontale tentato da più bal.laglioni, formanti un solo eorpo d'alta.eco denso e profondo rispetto al fronte attaccalo. '
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I.
La lettura dei trattati di tattica e dei più reèenti regola.menti d'esercizio rende man ifesto il più completo accordo di tutti nell'ammettere come principio generale la necessità di preparare l'aLtacco col ruoco prima di risolver·lo coll'assalto. Ma nella pratica applica1.ione di tale principio è mo lto difficile il determinare in modo ben proporzionato la misnra dell'impiego di questi due mezzi dell'attacco. La tradizionale preoccupazione che il fuoco prolungato 'degeneri in tiraillerie inconcludente.sp inge a concedere uno sviluppo forse minore del necessario al fuoco di preparazione, il pensiero del pedcolo che la truppa sfugga di mano tende a far ingrossare oltre la dovuta misura quelle schiere, che si tengono in serbo per il momento dell'irruzione. · Ora è hen importante il precisare i.I significato annesso alla parola tirnille1·ie, considerata come condizione morbosa tendente alla disLruiione di cr~cllo spirito offensivo, che fu sempre e sempre sarà la vera caratteristica di una buona fanteria. Tù·aillerie inconcludente è il (noco fatto a quelle distanze, da cu i esso è poco. efficace, e queste distanze sono in oggi ben diverse àa quelle dell'epoca, in cui ebbe origine la caratteristica parola. Ai tempi del maresciallo di Sa,ssonia e ai tempi· del Bugeand poLeva ritenersi come tvraitterie inconcludente il fuoco da 300 metri di distanza; al giorno d'oggi la cosa è radicalmente diversa. La linea dei tilraWe1irs inconcludenti_di allora è in oggi diventata il limitare della zona <la cui comincia la crisi. Allora solo da 300 metri in poi cominciava a prodursi quello stato cli orgasmo, che faceva sali re i kepy stille pwnte delle baionette e i cervelli al di sopra clei kepy ; al giorno d'oggi occorre tanto slancio, tanLa voglia di vedere il nemico nel bianco degli occhi, tanto spirito offensivo, insomma, per portarsi fino a 300 metri dal nemico, quanto ce ne voleva alloea per slanciarsi all'attacco alla baionetta da 200 metri di distanza.
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DELLA F A NTERIA
ALTRE NOTE S(}L REGOLAMENTO D'ESERCIZI
Tanto in allora quanto in oggi, ciò che rendeva sì rare le mischie all'arma b,ianca, ciò che riduceva ad un faLto piuttosto morale che materiale l'urto alla baionetta, .non era già la paura dell'arma bianca (chè prima dell'invenzione della polvere a quest'urto ne venivano anche le imbelli schiere bizantine) bensì la tema del fuoco da vicino, quell'istintivo sentire, cioè, che la propria distruzione da eventLrnle e poco probabile, si. va avvicinando alla cer" tezza, man mano che la distanza sparisce. L'intensità della strage, quale si produce in oggi dal fuoco di fucileria prim,t che la distanza si riduca a 300 meLri, tende a risvegliare con corrispondente maggiore intensità l'istinto della propria consenazione, e, per sugerare l'intoppo, la tendenza ad arrestarsi prodotta da questo più precoce risveglio, occorre lo svilttppo di tutti quei reagenti, che in tempi non lontani si manifestavano solo al momento dell'assalto imminente. ln conclusione, io penso che il n01µe di ti-taillerie inconcludente e, come tale, da sfuggirsi nell'attacco risolutivo, in oggi vachi solo atLribuito al fuoco fatto da distanze maggiori di quella, a cui i regolamenti su} tiro consentono l'impiego del fuoco accelerato. E con ciò son ben lontano dal credere cli dire una cosa nuova. Giunti i combattenti nella·zona del fuoco accelerato la. mscruA si può dire incominciata, e con essa qnello stato di tensione morale, per c1ii la 1nilnirna preponcleranza 'in vantaggi o vn coraggio cliven,ta decisiva, poichè colui:, che si t,rova 'inf'e1·io1·e.in forza o 'i,1i .coraggio, ce1·cherà sottrarsi colla fugci al pe,r·i,colo ('i,). A tale çli..: . stanza difatti il più modesto dei, fantacc ini:può, sto pe.r dire, senza . accorgersi cli volerlo, produrre ·stragi molto superiori di quelle: che solo l'immaginazione dei poeti osò concepire prodotta dai più terribili campioni. E, per vero, cli qual Rodomonte si è mai dello che potesse in un solo minuto inferire da otto a dieci colpi mortali? L'attacco aclunque, se vuole soverchiare la difesa, deve saggiamente spendere la propria superiorità numerica nell'assicurarsi preponderanza. di diwata e cli 'violenza di fuoco nel periodo critico , (!) Sono espressioni usate dal Clausewitz a proposito del combattimento a corpo a corpo . ANNO XXV, VOL . Jl,
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DELLA FANTERIA
ALTRE: NOT E SUL REGOLAM EN TO D'ESERClZI
l
del fuoco accelerato, avvertendo che la fol'za da tenersi in serbo per determinare la irruzione sarà :;ov~1·chi~i, ogni qua~:o!La ecceda la quantità indispensabile per esercitare sl1lla ~assa g1a impegnata quell'inlluenza di e·ntrai1n che la porterà a.vanti al momento dell'assalto. L'esito dell'irrnzione, più che dal numero degli assalitori, di·pende dall'opportunità del momento scell;o yer tentarla, . opportunità questa che nasce appunto clalla efficacia del fuoco fmo · allora eseguito. . , .. E qui per procedere co'!l maggiore accuratezza nel! a.~a1Js1 del!a questione non saprei fare altro cli m:glio che_ v_alenr~1 eh due specie cli elementi famigliari a tutti i ·lettori cleJla Ri ,nsia, 11 Hegola.meuto d'esercizi, cioè, e l'Istruzione per la. ma.novra. sulla carta. Per Cfltanto concerne quest'ultima, for-setaluno poLrà tronre.poco attendibile, e fors'anco un po' artiGzioso l'uso che ne ho fatto; è un dubbio che si affacciò anche a. me, ma sul quale non pertanto credetti di passar sopra, }).ensando che, fìno a qmmdo non s'_inve1~L( un conla.Lore pei comlrn.ttimenti veri, il quale tenga conto d1 L11tt1 1 cfati cli fatto che entrano in questione, bisognerà p_er forza supp li rvi con qualche cosa che avrà sempre dell 'induLt'.vo e de(l'artifi:r.ioso . Come già lo cl.issi, io non miro a conclusioru clogmaL1cl~e _e precise, cerco solta.nto una guida, dei limiti ra.zionali, entro cu1 srn.. presumibile trovarsi il vero. Del resto il lettore, pur_ seguendo la traccia del mio ragionamento, potrà sempre renders i conto delle diverse concl11sioni a cui si potrebbe per11enire, moélificando col suo appre1.zamento i coefficienti numerici presi da me come base.
II.
Il nosLro Regola.men Lo d'eserciii al N. 529 dil le noi·me per lo a.ssal Lo colle parole seguenti: « La trnppa spar.sa. si avanza, rego<r landosi, secondo le norme date per la . compagnia in ordine << spimo, e gli ordin i del maggiol'e, il quale avrà indicato ai co<< mandanti di esse compagn ie l'obbiettivo dell'assalto .
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A 200 ,metri dalla posizione nem,ica ed ANC HE A MINORE i sosLegni entrano anche « essi nella catena, e comincia il fuoc;o accelerato, per quanto << possibile, convergenLe verso un punto predeterminato, onde prece parare l'assalto. « Il grosso formalo ordinariamente in colonne di compagnia, od , « in nna sola colonna; o parte in colonna e parte spiegato, accelera « l'andatura per raggiungere la catena. << Questa con un ultimo sbalzo cerca di avvicinarsi sino a 1100 « metri dalla posizione nemica, da do,ve continua colla maggiore << intensi Là il fuoco accelerato, e, tosto 'è raggiunta dal grosso, si « dà tutti insieme l'assalto; la catena continuando a far fuoco e « cercando di avvolgere il nemico , il grosso inompendo contro il « punto decisivo >) . · Da queste disposizioni risulta: ,1° Che la pfrma schiera deve mantenersi divisa in ca.tena e sostegni per lo meno fino alla distanza di 200 metri dal nemico; che. deve perciò coll11 sola catena guadagnare l'appostamento a di-' stania non maggiore di 200 metri dal nemi co. . 2° Che la stessa prima schiera, riunèndo i sostegni ai resti della catena, deve cla 200 metri, o meno, di distanza scuotere il nemi co cOl fuoco accelerato. 3° Che la stessa prima schiera deve ancora, dopo ciò, fare uno sba.lzo av.tnti prima di e;;:,ere raggi un La. dal grosso . 4° Cl1e finalmente, sempre la prima sch iera, una volta raggiunta dal grosso , deve procedere all'assalLo, facendo fuoco, e procurando di mano·.Tare per avviluppare il nemico. Per meglio valu Lare le condizioni, in cui verrebbe a trovarsi la prima schiera. del battaglione di fronte al còmp ito assegnatole dalle citate disposizioni del RegolamenLo, analizziamone lo stato in ciascuno dei momenti sopra. indicati.e prendiamo un caso concreto cli un battaglione che attacchi dne compagnie. La 11" schiera del battaglione attaccante consta normalmente di d1ie compagnie (alinea 4 del N. 458) . Ciascuna di queste due compagnie aVl'à la foria di un·o o due plotoni in catena., il resto in sostegno (N . 42,1). Suppon.iamo che le due compagnie della aifesa occupino un <<
(( DISTANZA, SE IL TERRENO LO CONSENTE,
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ALTRE NOTE SUL REGOLAMENTO o'ÈSERCIZI
DELL A FANTERIA
fronte di 300 metri, tenendo metà della forza in catena e l'altra metà in riserva. . Per apprez4at'e· il successi ,,o logorarsi delle forze delle due parti nello sviluppo del combattimento io supporrò, per amor di brevità., , che la catena dell'attaccante (1 plotoni, 200 fucili) abbia· potuto giungere intatta fino a 600 metri dal fronte nemicto e che solo da questa distanza in poi essa intraprenda la marcia a sbalzi, e, per amore di semplicità, supporrò che gli sh~lzi siano di 50 in 50 metri fatti di corsa veloce e alternati con ferma.te tali da consentire dne o tre colpi per fucile in ciascnna. Mi atterrò poi ai dati ·della Istruzione per la manovra sulla . carta nel determinare le perdite supposte; e porrò per ipotesi che i fucili della difesa tirino con efficacia massima fino alla distanza di 300 metri; a tale distanza iniziano i.I fuoco accelerato, al quale attribuirò la minima efficacia.. Supporrò ·invece che i fucili dell'attacco tirino con efficacia media finll allo stesso limite di 300 metri, dove anche per essi l'efficacia del fuoco divent.a minima e il fuoco si fa accelerato. Seguendo i criteri della Istruzione per la manovra sulla carta, (pag. 62 e 63), supporrò inoltre che le perdite inflitte dall'attaccante indicate dalla tabella C siano ridotte a h perchè il fuoco di questo è diretto contro truppe ben appostate, ~ che le perdite inflitte dal difensore siano ridotte a 2/ 3 perchè il fuoco di questo è diretto contro bersaglio in movimento. Delle perdite indicate nella tabella C io ho preso la media, dividendo per 6 la somma delle perdite assegnate per ogni di stanza a ciascuna delle sei facci~ del dado, cosicché la tabella C risulta tradotta nel la seguente: · Distanza in me'tri
600
1500
1.00
300 200
,oo
Nume ro dei colpiti per 100 til'i fatti
Massima efficacia . Media efficacia ~linima efficacia
3,5 4 2,5 3 , ,6 2 ,t,08 0,76 0,33 0,58 0,83 11,25
\
~, ,5 5,5 2,5 3 ,oV,' 4 ,58 2,5
381
III.
Premessi tutti questi schiarimenti presento 1{e1Ja ser,uente tabella ,Ja, il consumo delle forze nello svilnppo del co;battimento da 600 me~ri .di distanza fino a circ~ quattro minuti dopo che le due parli s1 trovano a 200 metri di distanza.
TABELLA 1a
Difesa.
Attacco.
o
o. 8
(I)
Fucili in azione
Perdit~
Colpi
~
N
spara ti
f-<
... :o
-~ o
~
cagionate
20
188
564 550 2J4 1/~,52.
30
~72
546 500 2,78 45, 52
40
156
ii10 450 3, 14 46,64
50
1
140
420 400 3,36 17' !:'>2
60
·122
366 .350 3,28 18,52
70
104 (b) 9,18 300 5,72 18 ' ,12
90 (e) 266 4Oo
(I)
Colpi
<':S
:-: e Q ,_,
sparati
(/J
;:::i
E-<
290 (a) 800 600 3,01i ,f 3,32
86
o o.
s
subite
40
so
Annotaiioni
Perdita
Fucili in azione
1
1
1
774 2~0 5,1~6 19,92 1
239/~ 200 18,90 46,76
2~8 (d)2620 200 2.0,68 41i,B6
(a) Due colpi.al minuto
per fucile. e quindi tre colpi per tcmpo'quando la Cil tena passa d11 uno appostamento ad un altro. (b) Fuoco accelet·atod1 minuti 1.3011 in ragione di sei colpi al minuto per fucile. (e) Sostegoi e catena riuniti hirnno in questo tempo l',SO" di fUO('O accelerato come sopra. (d) Dodrci colpi per fucile nel tempo dur:inte il quale forse sopraggiunge il grossodelbat· taglione.
Annotazioni
~
cagionnte
subite
-
1o
200 (a) 800 600 13,32 3,04
~.o
il 98
792 550 114;52 2,44
30,
,f 94-
776 500 il 5,52 2,78
192
768 450
(a) Due colpi al minuto. (b) Sei colpi al minuto. (e) l sostegni hanno t·aggiunta la cattna e contioua il fuoco come sopra.
40 50
188
3,14 ' 752 400 47,52 3.,36
60
•184
736 350 18,52 3,28 ·
70 so
1
,t 6 64
1
I
182 (b) 218!r 300 18, 12 5,72 1
1
I
476
2,1,14 250 19,92 5 46
90 (e) 370 ,1Qo 350
4t40 200 46,76 18,90
1
'
1
4332. 200 44,56 20,68
'
-'rotali .
.
9842
68,80 225,40
Totali ..
17694
1
2~5,40 68,80
.
-
383
DELLA FANTERIA
1
Osservaz fone 1°. _:_ Sono esse esagerate ed inverosimili le perdite or ora determinate coll'uso della tabella C dell'Istruzione per la manovra sulla carta1 È ben diffici le rispondere in modo categorir;o e preciso a tale domanda. Si potrebbe intanto osser-. vare che la tabella or ora citata, non fu compilata cervelloticamente, bensì Lenendo conto dell'efficaci,t del fucile e dei risultati pratici nelle campagne più recenti . Ad ogni modo non credo inutile il sottoporre all'esame del lettore il pa,·agone tra le perdite teoricamente probabili e quelle supposte ilel caso nostro : Uomini ~:!. Rapporto I che avrebbe colpito ~ E: tra le - ~ perdite $Upposte secondo la 0 p1·obab1lità teorica ~ ~-:;; e. quello di colpirn E·::;~ teoricamente un ind ividuo isola to ? ·a=;; probab,IL
Distanza in
. . .I .· . - Zg·;·-
111etri
~
in p1ed1
co11cato
600
800
280
,102.
500 ,\.00
776
37•1
H ,6
----,
o in se se ~'é piedi \ coricati
12il
·13
1
Notisi ch<1 qui si t1·atta di tiratori b en appostati e che fino al/a diswnza 1/io di 300 metri fanno un fuoco lento e ben mira'to; 1/ e che al/e distanze mi 13 nori di BOO metri fanno fuoco accelerato sì, ma 1/ 62 in ragione di soli 6 rolp' al minuto. 1/
8
,~50
2.33
·18
½5 ½a
300
2.,134
,1660
H29
,18
1/ 91
200
/i.HO
(i,,129
3756
47
1/ as
1/ so
8952
6890
5366
rn
I '/"I
'I.a
Tota le .
1
Annotazioni
Prendendo in bloèco i risultati dalla tabella che precede si avrebbe che la difesa con. 8952 colpi ha toccato ,11111 individui, vale a dire 11 per ogni 80 colpi circa, e inveca, secondo la probabilità teorica risultante dalle -tavole d' efficacii de fucile Mod. 11870, ne avrebbe dovuto colpire un massimo di 6890 volte, o un minimo di 5366 volte; vale a dire tra un massimo di ·,, colpo utile per 1,30 colpi sparati e un minimo di un colpo utile per 11,66 colpi sparati. · Con ciò il lettore avrà una base un po' meno vaga per apprezzare il grado di verosimiglianza delle perdite risultanti dalla applicazione della. tabella C tante volte menzionala. Osservazione 2•. - I colpi sparati dalla difesa sono '17,694.. 1
385
ALTRE NOTE SUL REGOLAMENTO D'ESERCIZI
DELLA FANTERIA
Quelli sparati dall'attacco non sono che 9842: poco più della metà. Vale a dire che l'attaccante, disponendo, come abbiamo supposto,· di forza numerica doppia, non ha sparato che un numero di . colpi poco più che metà di quelli sparati dalla dife3a per preparare col fiwco l'atto risolutivo dell'assalto. E così le perdite assolute subite dall'attaccante sono più che triple di quelle che egli ha cagionato alla difesa; queste stesse perdite riferite alla forza numeri ca delle due parti che le hanno subite riescono 1/ 4 circa della forza totale per l'attaccante, '/0 circa della forza totale per il difensore. Ad aggravare questo fatto concorre ancora la considerazione che j 17,470 colpi della difesa calcolati come nulli, possono ancora aver danneggiato le truppe di rincalzo dell'attaccante in molto maggior misura di quello che possano averlo fatto i colpi nulli di quest'ultimo, minori ·di numero e diretti contro truppe, alle quali si devono supporre migliori condizioni di appostamento. Cosicchè in complesso apparivebbe scarso ed inefficace il lavoro, e poco.utile l'impiego della superiorità numerica nella fase cli preparazione all'assalto. Osse1·vazione3°. -Giunto il combattimento itlla distanza di 300 metri, e al momento in cui la catena dell'attaccante inizia lo sbalzo per recar.si a 250 metri dal nemico, le sue perdite sono giit di 1,Ji uomini, e la forÙ della catena, ridotta a 86 fucil i, non è nenimeno più la metà di quella che abbiamo supposta in azione a 600 metri di distanza. Ciò sarebbe accaduto in 114. minuti . E qui sorge spontanea l'interrogazione: Questa catena, che in 114 minuti ha perduto più che metà della sua forza, avrebbe ancora tanta vitalità da potere balzare avanti fino a 200 m.etri dal nemico? Dopo posta una tale interrogazione non si può far a meno di pensare alla necessità che i sostegni vadano a rinvigorire la catena, forse prima, ma certamente non dopo che questa è giunta a 300 metri dal nemico. Osservazione 4~ . ...:... Supponendo ancora che la catena dell'attaccante abbia potuto arrivare fino all'appostamento di 200 metri dal nemico, la tabella che stiamo analizzando ci dice che al rnoinento in cui la linea di fooco dell'attaccante, per il sopt·aggiungere del grosso del battaglione, sarebbe in procinto di ripigliare la marcia avanti
per l'assalto , le condizioni numeriche cli forza dell'attacco e della difesa sarébbero ; Attacco fucili 573, Difesa fucili 3.29. Ammesso adunqut~ il caso che le truppe di .prima schiera dell'attaccante ridotte a 1173 da 400, vale a dire a~ /~,i della forza primitiva, noll si sbandino e si lascino strascinare avanti dal grosso del battaglione, noi .avremo .573 baionette in procinto cli assaltarne 329. Caeteris paribiis , le forze stanno fra loro press'a poco come 10:6 . Il quale rapporto nella tabella dei campi di eventualità dell' Istru-: zione per la manovra sulla carta porterebbe alla probabilità. 2 a favore dell'attaccante contro 1 a favore della difesa. ' Ma, per poco si vogli a diminuire il valore dei 1173 supersti ti della ,1a schiera (il) e accrescere quell o dei 329 difensori ben appostati, n.on si tarda a venirne ad ammettere che le probabilità in favore dell'attaccante siano per lo meno uguali a quelle in favore della difesa; risultato questo ben inferiore a quello che uno crederebbe cli potersi Tipromellere dall'avere per l'attacco il doppio di forza numerica.
384
1
1
1
1
IV. Ed ora, sempre collo stesso procedimento, esaminiamo il caso, in cui l'attaccante abbia fatto entrare in azione i propri i sostegni, appena guadagna.to l'appostamento a 300 metri dal nemico. I risultati nelle perdite delle due parti appai; no dalla tabella 2", .che segue: (!) Se (come risulta dalle statistiche sulle perdite dello guerre più recenti) si amme tte .c he il numero degli ufficiali caduti sia circa 1/20 .delle perdite totali, la 1a schiera dell'attaccante, avendo perduto 225 uomini, dovrebbe avere tutti i propri ufficiali fuori di combattimento.
TABELLA 2~ Difesa.
Attacco .
o
a.
8
Q)
Perdite
Fucili in
Colpi
111.i no
sparati
<Il N
... cagior/l
na te
Q
I
E--
~
e: (1)
Annota1.ioni
subite
C:olpi
s azionn
$par~ti
o
a.
f.-<
,j /1-,76
2770
(a\ Entrano in azione
77,52 i sostegni, fuoco
122
366 B50 3,28 18,52
70(a) 306
~7~.>4 300 47,20 18,00
~
,w
cag,o-
Q
nate
.~
subite
1
acceler<1to; nove colpi per fucile ild ogni fermotii. tb) 6 co lpi al minuto per fucile per l'intiel'O tempo cli sosta.
1
6()
1
I
70
1
2394 200 18,80 i3,72
266
1
I
180 (a) 21160 300 . 18,00 17',20 1
1
90 (b) 3k6
kID2 ~00 43,7~ 18,801
l 968 250 118,48 18,28 1
•
39 12 200 1_i. ,1,20 211,04
326
1
,
Totali . .
13,5ti0
1
93,36 2,11,u.
Totnli . .
16016 1,
I• -
(a) Fuoro accelernto 6 colpi al minuto pe1· fucile. (b) En trnno in azione i sostegni
so 164
"oo
222 (b) 266/~ 200 21 ,Oli. 44 ,2.0
1
1
1
-
77,52 14,76
736 350 18,52 3•28
184
.
2592 250 48,28 il 8,48
288
3088
pracedeoli .•
--
.
Annota1.ìoni
Riporlo doi lonipi
'
"oo
(1)
I
prncedeulr .
90
N
e:
~
Riporlodei (Pmpi
80
cQ
(I)
I 60
Perdite
Fucili in
'
2 17,44 93,36 1
387
DELL A FANT ERI A
Osservazione 1•. - L'inferiorità elci numero dei colpi sparati dall"attaccanLe rispelto al numero di quelli sparati dal difensore, si è già notevolmente modificala, e i ri,;ultati appaiono subito nel fatto, che alla fi ne del ·I 0° Lernpo, vale a dire al momento del presumibile sopraggiungere del grosso, le condizioni di forza delle due parti si trovano così ridotte: L'attacco dispone di fucili 582, La difesa dispone di fucili 306. E quindi le. forze numeriche clelle due parti stanno fra loro press'a. poco come 111,4:6. Prescindendo da altre considerazioni , il dado per la decisione si getterebbe nel campo IY , in cui le probabilità in favore dell'atlaccante sRrebbero tre, contro una in favore della difesa. Tenendo poi conto delle condi zioni dell e truppe di prima schiera dell 'allaccante, si potrà anche discendere al campo di eventua li tà III, o anche al II, ma, ciò malgrado, l'in?,:-rne sempre evidente ch e le ·condizioni del-· l'attaccante si son fatte migliori rispetto a quelle del pri mo caso. Ossel'vazione .2•. - E qui parmi sia tempo cli accentuare la considerazione che il ·11ero limitare del fiwco accelerato e decisivo (di quel fuoco , per l'effi cacia del quale è più sicuro contare sul numero dei fucili in azione che non sulla precisione del puntamento) clebba piuLLosto riLenersi a 300, che non a 200 metri dal nemico . A300 melri la probabilità teorica di colpire l'uomo isolalo in piedi è già superiore al i5 ¼ , ed è già superiore al 50 °/ la probabili tà di colp ire l' uomo isolato a terra. Sembra aclunque che l'appostamento a 300 metri clalla linea cli fu oco della difesa cominci già ad essere quello, su cui l'auaccante deve procurare di perven ire con numero di fucili soverchiante quelli della difesa. Conviene inollre considerare che gli .animi dei combattenti, soLto l'azione del fuoco accelerato da 200 metri di distanza, giu ngono ben presto a tale grado di tensione, da rendere quasi moralmente impossibile il prol ungare al di là di due o tre minuti la sosta a taledistanza. Per conciliare questa difficoltà colla necessità di preparare con durata sufficiente cli fuoco la riuscita dell'assalto sembrerebbe opportuno che l'attaccante si arrestasse qualche minuto cli più sull'appostamento a 300 meJ,ri, dopo avere chiamati in linea i propri i sostegni ; con ciò forse riescirebbe meglio a soverchiare il fuoco della difesa e renderebbe così più facile l'avanzare negli sbalzi successivi .. 1
0
.388
ALTFlE. NOTE SUL REGOLAMENTO D'ESERCIZI
V. La tabella 3a che segue presenta quali sarebbero i risultati di ,questa nuova modifĂŹcazione introdotta nello sviluppo del combattimento co1biclerato nella tabella precedente.
TABELLA 3~ Difesa.
Attacco. Perdite
Fucili in azione
o
a.
E q)
Colpi
«s N
e
sparati
,:i
.~""'
---------cagionate
Cl
f:-4
Annotazioni
o c.
E C)
subite
Perdite
Fucili in azione
Colp i
«s
spa1·au
~
N
e
<f)
~
Cl
...----.... cagionate
subite
I
I Riporlo doi tompi precedenti ..
7c, (a) 304
31136
(a) · Entrano in 18,04 96, 04 zione i sostc~ni
1
2736 800 ·17,38 18,20
so
2.86 (b) 3~32i300
90
210 (b) 3240 300 20,20 111,00
~
1,45 16,40
1
1
acd hanno 1113011 d1fuoco accelera to (6 colpi al minulo. (b) Sosta. 1'2 colpi per oani tempo. (e) Sbalzo e quindi solo nove colpi per fucile nel tempo.
'
Riporto doi tempi • .. precodeoli
4823
·70
. ·182
2 184 300 ,ts,20 17,38
so
164
1968 300 16,40 211J5
90
142
1
1/ 2 dei soste96,0~ 18,04 gni(a)entrano in a-
1
1
1704 300 14,00 ~0,20 1
1oo
256 (e) 230~ 250 16, 16 2.5,04
it oo(a) 222
2664 250 25,04 16,it 6
,tit o
23 1
2079 200 46,3.8 3B,38
il 1°(b) 305
3360 200 35,38 46,38
12°
195
2340 200 18,48 36,60
1
290
3480 200 36,60 '18,ii,8
1
1
1
1
1
1
12°
'
Totali . - . ., - ...
Annotazioni
.
49267
-
128,09 241,66
Totali.
1
1
.
20184
2 U,66 428,09 1
\
~
·-··...,,-
_.,
- ·-
-
-
.
-- .-
-=
- -
·-
--
--·
zion9. tbl Entrano in nzione gl i ultimi 100 fucili: 205 fucili . I~ colpi 100 id. . 9 colµi
:390
ALTRE NOTE SUL · REGOLAMENTO D' ESERCIZI
Ossel'»azione 1a. - Colpi sparati : Dall'attaccante 119267, Dalla difesa 20,184. Il numern dei col pi spar~ti da una parte e dall'altra è press'a poco ,uguale; ma la sovercbianza numerica dell'attacco si fece specialmente sentire nella sosta fatta. a 300 metri; il che, aumentando le perdite della dife,m, la obbligò a fa.re entrare in linea unlt parte dei suo i so.stegni prima.che il comb,llti menl.o fosse giunto alla distanza di 200 metri. Osservazione 2" . - Alla lìne del 112° tempo, vale a dire al momento della inunin~nte irruzione, i rapporti numerici delle forze :contrapposte sono : Attacco fncili 1:)58, Difesa. fucili 27'1. Vale a dire ,1O dell'attaccante contro qual cosa meno di 5 da parte della difesa. Questo rapporto ci porterebbe a prima vista :t cercare la deci·sione nel campo di evenlualitit IV, nel quale le probabilità a. favore dell'a.l.tacco sono :.re contro una a favore della dife::;a. Ma dei 27-1 superstiti nel campo del la difesa, i 2/ 3 circa sono da 6 minuti al meno sottoposti a fuoco accelerato da distanza. di 250 a 200 metri e l'alLro 1/ 3 è da due 111innti soggetto a fuoco accelerato da 200 mNri; e per tutti è oramai svanita. ogni sperania cl i rinforzo. Nel campo dell'attacca:nle invece si aLtende ancora l'impulso clalo coll'intervento del grosso del b'.tttaglione . ·QLte3ta considerazione potrebbe forse farci prnpendere a r icercare la decisione iu un ca,mpo di evenlual ità ancora. più favorevole al!'attaccante. Osservazione 3a. - Se noi inoltre con frontimno fra I.oro le perdite subìte dal difen,;ore nel caso del la la bella ,1" con quelle indicate nella. tabell a 3a in di.:;corso, no i troviamo che: nel IO caso erano 7\.) i col. piti nelle file del difensore, vale a. dire il 1/ , della. forza totale; in questo 3° caso imece i colpiti nelle filedt1l difensore sono 1129 , vale a dire poco meno '/ 3 della fona. totale. Ora è cosa che, se non si pnò matemalicamente dimosLrare, si sente però lfa l11lli, come lit saldezza. di una. truppa al fuoco sict scossa in ragione del suo logoramenti), ma in una, ragione che cresce rapidamente col crescere del logora.mento stesso, cosicchè la saldezza
DELLA FANTERIA
391
tende a diventare= Oben prima che le perdi te raggiungano la cifra. corrispondente an~he all a sol.:t metit della forza combatLente. Se p. es , si pone la. questione nei' lermini clellR nostra; quale saldezza possederà ancora una truppa, la quale nello spazio di 24 mi · nuti circa ha perduto poco meno del 1/ 3 del proprio effetti·vo . Quale . probabilità vi è che questa truppa., la quale mollo probabilmente avrà perduto la. metà a.Imeno dei suoi gradua.ti, sia per resistere all'irrompere cli un'altra truppa. che accenni ad assalil'la? La. risposta,· che si presenta istinti vameute, è tale da farci scendere per la decisione in campi cli eventualità ben p iù sfavorevoli allét difesa che non quelli più sopra sllggeriti dal semplice confronto delle proporzioni numeriche delle due parti conlrapposte.
VI. I casi. sinora. e·saminaLi, facendo vedere migliorate le condizioni dell'attaccan te a misura che cresce il numero dei· colpi da esso sparati nel periodo tlella preparazione, mi sp inge naturalmente a sottopo rre alle osservazioni del lettore l'anal isi di un altro caso, quello cioè in cui l'attaccante, alterando le soli te proporzioni tra prima e seconda sch iera, destini i 3/ ,. del battaglione a preparare con fuoco più intenso una favorevole soluzione della crisi e ne tenga solo 1/ ,. in serbo per determina.re l'a.Lto della irruzione. La tabella 4,°, che segue, presenta col solitoprocedimento le perdite delle due p~trli nel caso, in cui l'attaccante faccia en trare in linea i suoi soslegni alla distanza di 800 metri dal nemico, faccia. a tale distanza una sosta di circa cinque mi1rnti e quindi porti sulla catena una terza compagnia nello scopo di guada.gnare l'appostamento a 200 metri dal nemico e mantenervisi,
TABELLA 4a Attacco. l?ucili in azione
o
o.
s
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Colpi sparati
E--
Difesa.
Pet·dite
"'eN
...
~
(1)
cagionate
-~ A
o
o.
E Q)
subite
70 (a).30/~
18,04 96,0/i
3·136
1
2736 3001 17,38 18,20 1
1
,.., ,45 16,40 286 (b) 3432 ;100 0.4 1
90(e) 32.0
I
3690 300 I 23,06
,1fi.
'
00
11oo (d) 306
275/~2.50 49,4 1 2~,70
ij10 (e)
434
3879 ~00 30 6~ 3i,02
42°
397 (f) 476(1: 200 37,63 33,50
1
'
(a) Entrano in linea
N
sparati
I
(';j
i::
<:i ..., (I)
A
Riporlo dei tempi precedenti •.
i sostegni, e tutta la catena ha 11,?0'' di fuoco a. Gcolpi al mi- 70 nuto per fucilo. (b) Sost11. 1~ colpi per fuc ile nel tempo. so (e) Entra110 i11 i!· zione 50 fucili della 3a. compagn ia, per cui: 90 270 fucili 12 colpi 50 id. 9 irt (di Sbalzo o quindi
Pei·dite cagionate
subite
4824
24394
167,61 236,86
.
in a·· 94,0i 118,04 zio(a)ne Entrano 100 fucili del sostegno.
482
(b) Entra no 21184: 300 118,20 17,38 zione gli altri
164:
19."> fucili a 12 col pi 1n68 300 116,40 21,45 100 id. 9 id
1/J:2
1
470/J: 300
,f 4,00
23,06
10° (a) 219 1
26~8 250 24:,70 49,4,t
2.95
3230 2001 34,02 30,64
1
soli 9 Cùlpi pel' fucile noi tempo. (e) Entrano in a- 4'10 (b) zione i rimaneuti 3 plotoni della sa comragnia. 1120 (f) 12 colpi per fll.
in afucili
in soste~110:
1
I
265 (e) 3180 200 33,50 37,63 1
cile nel tempo.
Totali ..
Annotazioni
~
I
'
Riporlo dei tempi precedeoli •
Colpi
E--
I
go
Annotazioni
ltucili in azione
Totali .
197·18
236,86 16,7,6;1
(e) 12 colpi al fucilo nel tempo.
-
DELLA F ANTERIA
393
Osservazione 1a. - Spicca subito dalla tabella 4\ come l'atlacco si sia così procacciato una notevole soverchianza nel fuoco , avendo egli sparato colpi 2!39 1 contro 19718 colpi sparali dal dirensore. Osservazim~e 2a. - Le forze che si fron teggiano al momento della crisi imminente sono: ALLacco rucili 563, Difesa fucili 232. Cosicchè il rapporto risulterebbe 12:5. Il campo di eventualità, sul quale, tenendo unicamente conto dei rapporti numerici, si cer. cherebbe la decisione, sarebbe i.I V. E in quest.o campo di eventualità le probahilitit favorevo li all'aW:tcco sarebbero 4.:-l . Mtt forse il lettore sarebbe disposto a decidere la questione in favore dell'attacco senza ricorrere al dado, considerando: a) Che le truppe della difesa sono già tutte sottoposte al fuoco accelerato da non meno di tre minuti e mezzo. b) Che la di fesa non aspetta più socco rso, mentre l'attacco è ravvivato dall'intervento della 4- 0 compagnia. e) Che _in genere non sembra verosimil e che una truppa, la quale in meno di mezz'ora di com battimen to ha perduto quasi metà della propria forza, possa ancora reggere ad una dimostrazione di assalto. 1
VII.
Da quanto siamo venuti osservando sin qui, mi sembra risulti in modo abbastanza evidente che l'unico mezzo per osservare in pralica il principio, da tutti riconosciuto, della necessità di preparare l'assalto col fuoco; sia quello di regolare la marcia avanti e il successivo impegnarsi delle Lruppc d'attacco in modo, che, dalla distanza di 300 metri e a tutto le più brevi, il fuoco dell'attaccante soverchi quello della difesa. E siccome questa soverch ianza non si può ottenere con maggiore probabilità di colpire, trattandosi cli truppe scoperte che tirano contro truppe vantaggiosamente appostate, così si deve ANNO XXV, VOI•. Il.
39i
AL T RE NOTE SUL REGOLAMENTO D'ESERC!Zl
DELLA FAN T ER IA
cercare di o\.lenerla col meltere in azione un maggior numero di fucili e pel' un tempo pili lungo . Nei casi sinora esaminati si è sempre supposto un battagli one di 800 fucili ch e atlacca.un mezzo batlaglione ben appostato e difendenle un fron Le di 300 metri incastralo io una, linea di battaglia più estesa. Supposto, come è ben naturale, che l'attacco non abb ia mai meno di 300 metri di spazio fron tale, su cu i a sua volta svil uppare la propria linea cl.i fuoco , esso potrà da 300 mell'i in poi mettere in azione 300 dei suo i fuci li , concedendo ancora un metro di spaz.io lineare a ciascun timtore, senza qnincl.i il bisogno di intercalare nella catena dèi ripal'ti fo!'mat.i in ord ine chiuso. Questo numero di 300 f"11 cili mi sembra il"minimo che l'attaccante deb ba mantere in az.ione da 300 metri fioo a che sia raggiunto l'appostamento a 200 metri . Raggiunto questo appostamento, quando le forze dispon ibi li lo consentissero, non troverei nemmeno eccessivù il numero di fu cili r isultante dal la formazione in linea . Poichè, a sì breve dislanz.a, le condizioni di vulnerabilil~t di 111ir1. fitta catena so1'lo ben p9co diverse da quelle di una Lruppn in linea, e, in momento così criti co dell'azion e, sol lanto l' eleUl' iciià che si svi Iuppa clrtl senli rsi in molti, pnò fal'e equi li brio allo sgomento che nasce clalla strage crescente. Sem brami quindi che si possa accettare com e norm a di massima: che l'attacco debba dalla distanza di 300 metri fino alla cri~i mantenere alla pl'opria linea di fu oco una densità mai inf"eriore a quella cli un fucile per metro corren te.
della propria forza. Arriverebbero essi in queste condizioni al suddetto appostnmento1 Senza Ìnelterlo come principio assoluLo, ma so lo per tenor conto cl.i condizioni morali non inverosimili per truppe non ancora agguerrite, supponiamo che la ca tena abbia d'uopo dell'impulso di nuovo rinforzo, ogni qualvolta abbia perduto il 1/ , circa della propria forza . · Ammessa questa ipotesi, la catena dell 'attaccante potrebbe o-ià 0 aver b"1sogno d"I parte dei sostegni fin dalla distanza di 450 metri circa dal nemico. A questo punto difatti (Y. tabell a 1a) la forza della catena oscilla fra fu cili 156 (pl'incipio del tempo 4.0 ) e fucili 14-0 (pl'incipio del tempo 0°). Po trebbe quindi già occorrere l'intervento di parte dei sostegni alla distanza tra i 450 e i 400 metri. Ciò posto, e tenendo conto dei criteri già accennati nelle osserYazioni precedenti, sottopongo ancora aìla pazienza del lettore in una tabella 5a l'effetto che ciò· produnebbe nel ripar to delle perdi te .
YllJ.
Tullo ciò indurrebbe ad anlicipare di ·100 mcLri almeno l'i nLervento dei sostegn i sull a catena rispetto a quanto prescri ve il N. i>.39 del regolamento. Ma vi sono considerazion i, cl1e possono rendere anche più precoce un tal e intervento. La tabella 4a ci dice che i quatlro plotoni della catena atlaccanle giungono a 300 meLri dal nemico, avendo giit perduto 1/ 2 circa
I
395
· TABELLA 5a
Attacco.
Difesa. ,,
I
Fucili o
Colpi
in aziono
a.
8 ~
Perdite
-
sparat i
'Il
N i:
... <":I
<I)
o
E--
~
-
cagionate
Aunotazioni
Riporlodei tempi p:ocedeoli . .
2.350
50 (a) 240
720 400
60
666 350
2.22
c.
a
subito
~
Colpi sparati
E-<
<.s N
e:
<-:I
..;, <I)
....,... """
-----------cagio-
nate
5,76 17, 64 5,94 118,30 1
70(b) 30{~ 2736 300 17,·10 17,70 go 28G (e) 3432 300 21,45 23;50 90(d) 313 3606 300 22,53 23,80 305,! 250 211,50 32,70 10° (e) 339 1
1
406
36B4 200 28,86 37,'16
·12° (g) 369
4428 200 34,981 33,48
.
24643
Annotazioni
su bit.e
(a) Entrano in a:T.ione 100 rur.ili del sostegno. (o) Puoco accelerato e i:Jn·1vo in linea di altri IOli fu e.i li di sostegno. (e) Sosta o fuoco in rngione di 12 co lpi per fucile no! tompo. (cl) Continu a la SO · sta e entrano in azione 50 fucili della 3a compagnia . (e) Eutrar,o in azione altl'i 50 fuci li dell,1 :,a com pilgn:a. (f,1 Entrano in a1ion~ i rimanenti 100 fucili della 3a com· pagnia. (g) l '2 colpi pc1: fu·
lliporto doi tempi precedenti . .
3136
50
1
189
60,00 1!11 40 (a) Fuoco acccle6 c&lpi al mi' 1·at1> nuto. 756 ·400 17,Gii. o,76 (b) Entrano in a-
60
183
732 350 ,JS,30
70
•177 (a) ~124 300 17,70
1
· 7.ione 100 fucili del sostegno : 100 fucili 9 colpi }{i() id. 12 id. 17,1 O (e) Entrano in azionc gli ultimi 100 24,45 fucili.
5,94
go(/J) 260
.282.0 3001 23,50
90
2.38
2856 300 ~3,80 22,53
il oo(e) 3115
3480 2501 32,70 i I,50
•I il o
~94
3528 200 31,·l 6 28,86
12°
265
3180 200 33,48 34,98
1
1
1
cilc nel tempo.
'rotali .
.
I
11,40 60,00
1
in azione
o
:
I
ijij o (f)
I Fucili
Perdite
1169,ç2 2.64,28
Totali ..
22642
264.,28 1169,52
397
DELLA F ANTERIA
Come.appare da questa tabella, al 5°· tempo l'aLlaccante avreb.be g ià impegnali al fuoco trecento dei suoi otlocento fucili. Alla fine del 6° tempo i trecento fucili già. impegnati sarebbero ridotti a .204 , vale a dire ai soli 2/ 3 della forza primit_iva. Ciò renderebbe necessario un nuovo rinforzo di 100 fucili, il quale rinforzo giungendo sulla catenn al i 0 lempo ne porterebbe la forza • a 304 fucili, vale a dire appunto a quel minimo desiderabile nel momento, in cui si giunge a 300 metri dal nemico e si inizia il fuoco accelerato: Con ciò tutta intiera la forza delle due compagnie di prima schiera sarebbe già. impegna.La, e di fronte a.11,t crescente intensità delle perdite appare evidente la necessità di dade nuova vila con altri rinforzi , e ciò non solo per farle acquistare l'energia necessaria per lo sbalzo in avanti, ·ma anche per alimentare il fuoco durante la sosta fatta nell'appostamento di 300 metri. Tali rinforzi sarebbero tratti da una delle ,2 compagnie del grosso, la quale avrebbe dovuto staccarsene e prendere il posto dei sostegni, al momento in cui ques ti entrarono in linea (11). Al 9° tempo, adunque, sarebbero entrati in azione colla catena 50 fucili della 3a compagn ia e ne avrebbero pori.alo la forza a 313 fucili durante l'ultima fase dell'appostamento a 300 metri. Al 110° tempo altri 50 fucili della stessa 3· compagnia sarebbero entrati nella catena per determinare lo sbalw a '250 metri. E finalmente per dare alla linea.di fuoco dell'attacco l'impulso per lo sbalzo, che la porterà R 200 metri dal nemico, si sarebbero, nell'H 0 tempo, lancia~i nell'azione gli ultimi 1100 fucili della 3a compagnia. Con questo nuovo rinfor1.0 la catena ha per un momento la forza di 406 fucili, unn forza tale cioè da esigere che una parte di e.ssa sia costituita da riparti in ordine chiuso; ma oramai il fuoco si fa da una distanza sì breve che la sua efficacia è in modo essenziale prodotta dal numeeo clei facili in azio~e e, d'altra parte, al punto in cui è giunta l'azione, solo con nuclei compatti si può sperare di riuscire a trascinare avanti la catena. Si noti inoltre che i detti nuclei di rinforzo in tale momento non potranno essere direttamente presi di 1
(1) Questo modo di impiego <!ella 3a compagnia nell'attacco è adottato nel regolamento francese del 1875-70.
DELLA FA NTER IA
398
ALTRE NOTE S UL REGOLAi\IENTO D'ESERCIZI
mira dalla difesa, la cui attenzione e il cui fuoco saranno intier~mente assorbiti dalla catena, cosicçhè, avanzando essi con fronte ristretto attraverso al terreno retrostante alla propri3: linea di fuoco, raccoglieranno minore quantità dei tiri nemici che la oltrepasseranno. . . L'attaccante aclunque, dall'H O tempo in po i, col fuo co accelerato di &,06 fuci li (su 600 che ne ha già impegnati nell'azione)_, pr~para la irruzione, che sarà poi tentata appena la 4.-a compagnia giunga sulla catena ad imprimere lo slancio . . · Alla fine del!',[,( 0 tempo le condizioni numeriche delle due parti vengono ad essere le seguenti: 33(:i 200
( catena {ucili . . forze dell attacco l, grosso . . Totale
536
Le fo rze della difesa sono già tutte sulla linea di fuo.co da non . meno di qL1attro minuti e sono in tulio fucil i 230., , . Il rapporto numerico delle forze contrapposte e quello d1 ,JO attaccanti contro 4,3 difensori. Tale rapporto mantiene la ricerca della decisione nel campo Vclelle eventualità con quattro di probabilità a favore dell'attacco contro uno a favore della difesa. . · E tale condizione si verifica malgrado che nel caso della tabella o" si siano fatti entrare in linea 1/ 2 i sostegni ~ella difesa fin dall'8° tempo, dandole così un RUmento di 289ft colpi spara.ti, rispetto al mnnero cli quelli sparati nel caso della tabella 4- 0 : . • Senza ripetere le considerazioni già. esposte_~n ma, per ~ualt le conclizioni dell'attaccante parrebbero anche p1u favorevolt cli q1ielle risultanti dal semplice confronto delle forze nume(iche delle du~ parti, sembrami si possa ammettere éome l)iù verosimile ,. che: se l 200 uomini clel g1'0$SO attaccante avranno la potenza cli dare alla propria catena !;impulso per un altro sbal:-o avanti, ciò basterà. per determinare la ritirala delle truppe clella.d1fesa. . Ma, è poi probabile che questi 200 uomini della 4a co~npagrna possano col ·proprio intervento determinare lo ~balzo avant~?. ". Qui noi entriamo in un campo, dove le ncerche anal1t1che ::,l
!e
399
fanno sempre più spinose ed intricate; ciò non basta a dissuadermi dal tentarle. , · Ciò che rende dubbia la cosa è l'osservare come i 344 uomin i, che già si trovano sulla linea di fuoco nel momento cli cui si discorre, non rappresentino più che i 5' / 100 delle tre compagnie fino a · quel momento impegnate dall'attaccante, e l'osservare come i 200 uomini della 4" compagnia debbano, per portarsi sul fronte di comhàllimento, vincere due potentissime cause di demoralizzazione, cioè : lo spettacolo dei caduti, dei quali è seminato il terreno che eglino devono attraversare, e l'impressione dell e perdite che questa stessa 4° compagnia dovrà subire prima cli giungere sulla linea di fuoco . Per quanto concerne le conclizioni mo1ili della catena io presento al lettore le seguenti consicleraziorii. Ciò che produce lo sgomento nei superstiti c1i una truppa soggetta a strage·intensa non è il_solo spettacolo dei molti compagni che cadono (è da notarsi che ciascun combatlente di una catena non s'ac. corge tutto al più che della caduta dei vici1ii), ma è, a mio modo di sentire, specialmente il fatto di trovarsi, man mano che le perdite crescono, più in pochi e più isolllt',;; il crescente isolamento tende a far preponderare nell'animo clel comba.tterùe l'istinto cli conservazione, ponendogli sott'occhio, 'in un . colla crescen te evidenza del pericolo, la di lui debolezza ed impotenza. Quincli è che, se noi supponessimo una catena di 600 uomini ridotta a soli 341, nello spazio cli 22 minuti, per me non esisterebbe nessun dubbio sulla impossibilità di portarla ancora avanti, e riterrei e.osa già molto difficile il tenerla ancora salda nell'appostamento, a cui fosse pervenuta. Ma nel caso nostro le cose non anelarono così. La truppa inizialmente impegnata non fu che di 200 uomini, e gli altri 400 furono impiegali ·nell'alimentare contin uamente la catena con successive rifusioni di nuova forzri.; per cui il morale dei nostri combattenti passò per una serie non interrotta di pulsazion'i tra lo sgomento della crescente so litudine e il conforto del ritrovarsi fra più numerosi vicini, man mano che la intensità della strage è del per icolo venivano crescendo . · In più brevi termini: non si può negare il fatto che anche al fischio
400
ALTRE NOTE SUL REGOLAMENTO D'ESERCIZJ
DELLA FANTERIA
delle palle si fa il callo, quando queste non ci toccano, e che il t1·ova1·si in molti lascia meno campo di pensare al pericolo ('I ). « Una pioggia di piombo cadeva sopra gli assalitori senza arre« starne la marcia, dietro di essi avanz_avano i camerati dello stesso « reggimento;·a destra uomini del battaglione cacciatori con piccolo « drappello di soldati del reggimento vicino, condotti da due uffi« ciali . Asinistra una linea formata da una compagnia di tiragliatori; << più lungi nella stessa direzione si scorgevano fitte masse di truppa « intente a prendere le disposizioni di combaLtiinento. Volgendo << attorno lo sguardo C 'Ìascwno degli assalitori vedeva i proprii com« pagni in forte 1iu,mero da tutte le parti , era ce1·to di essere pron« tamente sostenuto e la speranza del successo si faceva più viva « di mi1iuto in minuto. · · « (iià agg1ie1-rit·i contro la fiwileria dell'avve,,·sa'tio, uomini iso« lati proseguivano la marcia avanti senza troppo badare ai ripari << che incontravano . ... . Si ,veclo1io caclere attorno a sè Ùffìciali e « soldati, ma nulla cli ciò vale ad arrestare lo slancio una volta ri<< preso .. ... Con stupore di lutLi il fuoco dei Turchi non aumentava « di efficacia a 1~1isura che ci avvicinavamo .. .. si faceva evidente « che il nemico cominci,wa ad essere scosso. D'm1 tratto i Turchi « abbandonano i trinceramenti esi mettono a fuggire senza aspettare « il cozzo dei Russi. << Una volta arrivati alle prime trincee turche i nostri si ane« starono e presero posizione. Dirimpetto si distingueva, su di una << posizione dominante, una ridotta a profili considerevoli, .ultimo « rifugio dei Turchi e davanti a questa ridotta si sviluppava anche << una linea di trincee di battaglia. << Il nemico non aveva interrotto il suo fuoco violento sì ma poco, « efficacé. Vedendosi riwn,it·i in qiwlche centinaio nelle prime trincee « i nostri uomini fecero di nuovo echeggiare il grido di hourrahl « e si slanciavano avanti. Qualche diecinà cade, ma gli altri con-
·« tinuano ad avanzare .. .. Si accosta la seconda linea di trincee . . ..
(l) « Non dimenticherò mai la terribile impressione che ricevetti la prima volta alla vista di un uomo ucciso in rombattim ento. Era. un secondo nocchiere, il colpo lo aVE.w a orribilmente sfigurato; al primo momento io mi sentii colto dalla vertigine e s traordina riamente indebolito; ma, dopo il primo, ne cominciarono a cadere ai miei fianchi tanti, che mi parve di essere sotto l' impress ione d'un sogno e da quel momento la scena non fece p iù a lcuna impressione sui miei nervi ». (Diario d ell'ammi~aglio Fcrragut. 11ivista Marittima, febbra io 18Sù, pag. 284) ,
401
« ma i Turchi abbandonano i trinceramenti e fuggono v.erso la ri-
·« dotta .. , . .. e i nosLri soldati , omaì sicuri de!ltt vittoria fanno un « ultimo sforzo . .Da tutte le parti i soldati e gli ufficiali salgono iso« latatrienLe i parapetti dalla ridotta, e al tempo stesso un drappello « abbastanza numeroso fa il giro deil'opera e va a chiudere la riti« rata ai Turchi». (Osservazioni del capitano di stato maggiore Kouropatkine sull'attacco di Lowtcha. Revue Jlfilitaire de l'Étranger, ,1878, N° 385). Nel caso da noi supposto l'attaccante, col chiamare in linea la 4a compagnia, presenterebbe ancora la forza di 536 fucili su trecento metri di fronte (prìncipio del Hl 0 tempo); vale a dire, presenterebbe ancora una densità di quasi due fucili per ciascun metro correnLe; questa densità sarà essa sufficiente per produrre quell' eleLtrizzante sentirsi in molti, che det~rmina lo sbalzo avanti? A me pare di sì, ma, come il lettore ben comprende, in questione siffatta, non potrei addurre nè affermazioni categohche, nè precise dimostrazioni. Una delle cause che potrebbe ancora rialzare il morale dell'attaccante nel momento di cui si parla, sarebbe l'affievolirsi del fuoco della difesa, sarebbe quel « con st1ipore di tutti il fiwco dei T1M·chi non awnent awt di ef'fi,;acia a mi.nim che noi ci avvicinavamo ». Ora questo fatto può deriva.re da due cause, l'una-delle qu::tli è la. diminuzione nel numero dei facili in azione del difensore prodotta dalle perdite cagiona.tegli dall 'attaccante; questa diminuzione, quale ci è . · segnalata dalla. tabella 5\ è ben poca cosa e si traduce nell'aversi in campo dell'attaccànte 33 colpiti nel '1.2° tempo. mentre 37 erano i colpiti nel tempo precedente. La seèoncla causa potrebbe essere la iniziantè demoralizzazione- dei difensori . Questi, · ridotti da 400 a soli .230 alla fine del ,12° Lempo, e disposLi su di un fronte di 300 metri, non sarebbero, evidentemente, sorretti dal senso della compattezza; ciò che fino a pochi momenti prima costituiva una sorgente di calma e quindi di efficacia nel fuoco-la ma.ssa coprente è ora diventato una gi·ancle tent(l.zione al fuoco non mirato, ai tiri t1·oppo alti e quindi innocui. Senza affermare, pertanto, che a questo punto la difesa debba necessariamente essere perduta, si può tuttavia osservare che la 1·a{Jione del nwnero trovasi dalla parte dell'attaccante in condizioni di
402
ALTHE NOTE SU L REGOLAMENTO D'ESERCIZJ
prevalenza migliori di quello, in cui si sarebbe trovata quando J'attaccanLe stesso avesse solo a '200 metri posti in linea i propri i sosteo-ni ·1 f .., ~ a~erto I uoco accelerato, e dell e sue quattro co1:1pagnie ne avesse 1mp1egate solo due per ottenere col fu oco la preparazione dell'assalto. .'da, e se la 4• compagnia non riescisse col suo intervento ad imprimere alla linea di fuoco l'impulso per qnell'Ltlti rno sbalzo avanti c?e dovrebbe dare il tracollo alla resistenza della di fes~? · ' In tal caso questa 4a compagnia., giungendo sulla linea di fuoco, p~trel~ be almeno conseguire il risultato di tener salda per altri poch i mm ut1 la catena nel suo nlti mo appostamento. Se ciò fosse, continuerebbe il combattimento a fucilate e così nel 13° tempo si avrebbero da parte dell'atta ccante : fucili in azione 536, colpi sparati 6432, perdite cagionate 51 circa. Da parte della difesa si avrebbero : f? cili in azi one 230, co lpi sparati 2760, perdile cagionate 29. Cosicché dopo questo tempo il numero <leali attaccanti sa rebbesi 0 ridotto a 507, quello dei difensori a ,110. Riferiti questi residu i alla forza i~iziale dell'attacco i superst1ti 10 sare~bero ancol'a i / , 6 , della difesa non ne ri iuarrebhero più che '/w _Rif~r~ti gli stessi residui alla forza del tempo procedente, in due nunuLI l allaccanLe avrebbe perdo Lo circa 1/ 18 della forza ancora presente, nello stesso lempo i caduti nel campo della difesa sarebbero_ nella proporz ione di pitt che uno per ogni cinque combattenti. Risulterebbe quindi eridente, che, protraendosi un tal modo di co~1battere, le _successi\'e alterazion i nelle pl'oporzioni numeri che dei co mbattenti renderebbel'o sempre mi nori le evenlualiLà favorevoli alla difesa. · Ed ora rimane da considerarsi la maggiore o minore probabilità che la 4" compagnia g.iunga sulla Iinea. di fuoco nelle volute condizioni di ordinatezza, di altezza morale e di forza numerica. a Come si ~ già acce~mato, due sono i principal i ostacoli che questa . 4_ compagnia deve vincere per raggiungere il suo scopo: lo scoraggiamento prodolto dallo spettacolo dei caduti, e lo scoraggiamento P1'?douo dalle pel'dite che la stessa compagnia dovrà incontrare pnma d'avel'e raggiunto il 1·esLo del battaglione.
403
DELL A FA NTERIA
I 264 caduti del battaglione att.acca.nte sono disseminai.i su di una superficie di 300 metri di fronte per 400 di profondità e la 4° compagnia ncll'attraversal'e formcita in l inw (che è il caso, in cui il suo fronte sarebbe massimo) il lerreno sn cui giaccionoquesti caduti, non ne percorrerebbe che ui1a pa rte minima (meno di 1/ 1 tlella sua superficie) . Senza maggiormente internarmi nel l'anali si più minuta dell'inflnenza che la. vista dei morti e dei ferit i potrà avere sul morale deg! i nom ini della 4a compagnia, mi par di poter alTermal'e, che essa non deve produrl'e nè esitazione, nè t.,tn1- · poco voglia di arres tarsi o dar addietro io una truppa che marcia compnLta sollo la inOuenza dell'esempi o e dell'autorità. clei suoi: ufficiali e soLL' ufficiali ( 1) . Ben più viva sarà l' impressione prodotta dalle perdite subìteprima di raggiungere la linea di fuo co nel suo appostamento a200 metri dal nemico in sul fin ire del ·I2° lempo . E sarebbe certamente imporla.ntis:; imo iI .poter in certo modo precisare !'enti là di tali perdile, afiine di misurare l'enti là con cui esse agiranno sul morale della nostra 4.n compagnia. Credo di non di scostarmi soverchiamenle dal verosim ile facendo il ~eguente ragionamento: Suppo· nendo che la .1-" compagnia rntirci formala. in linea e a.I passo, essa può in due tem,pi aver percorso 360 metri; si ammella che li abbia percorsi tulli su di un Lerreno solcato da. sempre più fitti pro iettili oltrepassanti la catena contro cui è diretto il fuo co del difensore. Il fronte di una compagnia ìn linea essendo di 70 metri, esso rappresenta il','~ ri rca dell'estensione della linèa di fu~co della difesa , e siccome non è suppon ibile che que!-t.a, ·in un momento cosi cri tico del combattimento , abbia potuto tra::curare di far fuoco contro la catena che le sta di fronte col fuo co accoleraLo, per convergere i suoi tiri contro la 48 compagnia, così questa non avrìt don1to subire altre perd ite all'infnori di quelle prodotte dai Li ri troppo lungh i dei fucili che le stanno dirimpetto. Cosi cché dei 6708 colpi sparati dalla difesa ncll 'H e 12 te111po solo 1 scarso (vale a dire '1600 ci rca) saran no stati quelli che avrnnno potulo danneggiarla . 1
0
1
1 /
(I) I caduti nel campo detta difesa presentano uno speu acolo ben altri menti scoragginnlC e per i11 tensi tà e per durata. S: urngo co., to <lei fotto che i colpiti cuciono l utti sull3 linea di combattiment o. la qua le 11011 cAmbi11 cli sito. e che il toro numer o aurn entA
appunto eolJ"aHiciaarsi del momento critico, creando con ciò anche un ostacolo mate- ·
rialo ai nuovi combatt.inti che soprag3iu11gono a raffittn'e la linea Ji ruoco.
DELLA FA N TERI A
401
405
ALT R E NOTE SU L REGOLAMENTO D' E SEf\CIZI
Ora la tabella 5a darebbe 64 colpiti sulla totalità dei 6708 colpi spara Li dal difensore contro la catena attaccante; attenendoci anche a questa proporzione, i colpiti della 4a compagnia potrebberoessere un ,15 o ,16. Perdita questa moHo ragguardevole se si vuole, ma non tale da alterare in modo sensi bile le condizioni numeriche delle due parti combattenti precedentemente considerate, e molto meno poi tale da interrompere la marcia avanti della J,• compagnia; a questa, anzi, le perdite subite, quando non sieno adclirittur~ schiaccianti, sar::inno più vivo stimolo a giunger presto là d'onde si potrà col proprio fuoco rispondere al fuoco nemico. E, stando alle relazioni di quelli scrittori militari che presero parte alle più recenti campagne, questo è appunto l'elTetto pili generalmente prodotto dalle perdite sulle truppe di rincalzo.
IX. Colle considerazioni esposte nell'esame dei. casi concretati nelle mie tabelle i• e 5°, io mi sono mostrato partigiano cli un riparlo della fo rza del battaglione attaccante, alquanto dfverso ·da quello, che si è soliti a considerare come normale. Ed è forse opportuno che io mi spiegh i meglio. Secondo il mio modo cli vedere, quel riparto simmetrico delle quattro compagnie, il quale costituisce il così detto ordine normale cli combaLtimenLo del batiaglione, dev'essere inteso nel più ristretLo significato di uno sch ieramento puramente iniziale; il criterio per regolare l'impiego della forza del battaglione nel successivo .svilupparsi del combattimento dovrebbe emergere dal considerare: ,1° Che la decisione dell'assalto dipende bensì da condizioni morali , ma che queste sono alta loro volta e in grandissima parte il prodotto degli effetti materiali del-fuoco. 2° Che la tendenza a mettere in azione il massimo numero di fucili , anche a costo di impiegarne un minimo cli baionette, è la . looica conseouenza dell'assoluto predomi nio preso dal fuoco sul• l) .l'-urto nel combattimento della moderna fanteria.. l)
X.
Dopo tutto quanto precede io penso che, al modo con cui si svolgerebbe l'nLtacco frontale del battaglione, osservando strettamente il prescritLo del N. 529 del nostro regolamento, possano farsi i seguenti appunti pl'incipali: ·I Anche nel cnso, in cui la densità d'occupazione della difesa sia di soli uomini 1,33 per ciascun metro li neare, le truppe di questa col propl'io fuoco ·possono già proclurre un tale logoramento nelle truppe più avanzate dell'attacco, da rendere mollo problematica la possibilità cli ritardare l'intervento dei sostegni fino a che la catena abbia. da sola raggiunto l'appostamento a 200 metri dal nemico. 2° Così fncenclos i, quando lo si possa., rimane evidentemente insoddisfatta la esigenza cli preparare con fuoco soverchiante la riuscita. dell'assalto, a.ttesochè l'attaccante, posto in condizioni meno favorevoli per esegu ire un fuoco efficace, sparerebbe un numero di colpi molto inl'crior·e a quello dei colpi spara.ti dalla difesa. 3° Il prescrivere che il fuoco accelerato cominci solo a 200 metri di distanza dal nemico non va d'accordo colla regola 4..a di puntamento, nella quale si concede la stessa celerità cli fuoco a tulle le distan1.e comprese fra i 300 e i '150 metri. Io penso aclunque che le prescrizioni del N. 529 del Regolam ento cl'esercizi non debbano essere intese come tassative ecl assolute, ma bensì come una traccia indi cala piuttosto per l'escrciLazione delle truppe in pia1.za d'armi , che non per il combattimento. E a' questa interpretazione conduce la lettura di altri brani dello stesso regola.meni.o, come ad esempio i seguenti: « .Perchè l'im<< piego clel sostegno possa riu~cire sempre effic:'lce fa me~tie~·i non « abusarne, cioè non adoprn.rlo tutto, snho nei momenl1 cli vero • << bisogno (,i,39). « ... ll maggiore regola l'azione del battaglione in confo rmi tà « dello scopo a raggiungersi ...... . .... lasciando però sempre O
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406 . ALTRE
NOTE SUL REGOLAMENTO D'ESERCIZI DELLA FAN'T ERIA
« ai coma.néhnli di compagnia una conveniente latitudine per . re« gol<1re le disposizioni e i mov imenti in ·quei paùicolari che si « riferiscono all'addattamenlo al terreno >> ( 462). Qual.ragione ha adunque di essere il N. 5:.'9 redatto nei termini da noi discussi? Eccola, secondo il mio 1nodo di veclere: nel combattimento vero si pronuncia selll:pre vivissima la tendenza a du~ ,eccessi pericolosi, che sono: il precoce impegnarsi delle truppe d'. rincalzo e il prematuro iniziarsi del fuoco accelerato . Uno cle1 mezzi più efficaci per reagire contro questa tendenza è appunto quello di far sì che nelle esercitazion i di piazza d'arme e ~el tempo .di pace in genere si pecchi pinttosto nell'eccesso contrano. .· Cosicchè in conclus ione tutto quanto si potrebbe fissare in modo veramente assolu to sulla distribuzione e sull' impiego dell a forza ·-del battaglione nell'atta,}co frontale, semhra a me si r iduca ai ·punli se<)uenti: · 0 a) Il battaglione incaricato di un att.acco deve costituire davanti a sè una linea di fuoco , la quale si avanza verso il nemico. b) Spingere avanti c1uesta linea di fuoco, rinsanguandola di nuovi rinforzi, man mano che essa, per le perdite sub ite, tentenna o si anesta. e} Finchè non si è ancora raggiunto il limitare della portata del fuoco accelerato efficace, la linea cli fuoco deve avere quella :sola consistenza, che basti per avanzare; raggiunto il limita1'é anzidetto , bisogna che sulla linea di fuoco entrino gradaLamen te in azione tutti i fuc ili utilmenle impiegabili nBllo scopo di produrre fuoc~ soverchiante per intensità e per durata, .e nello scopo di in- · fon dere nel.la linea di combattimento l'energia per continuare . ad avanzarsi e lo slancio per irrompere coll'assalto. · Con qlresta interpretazione il Regolamento d'esercizio ,,iene a trovarsi perfettamente d'accordo coll' Istrnzione per la m,\novra sulla carta, nella quale è detto: « la truppa più avanzata pr.ocede « coi suoi sostegn i finchè pnò, cacciandos i innanzi i tiratori nemici ·« col fuoco o con assalti parziali. Costretta a fermcwsi, a.pprofiWt . « clei ripari che il terreno le offre e prosegue il fuoco, aspettando « che entrino in azione le truppe che seguono n (pag . '126). (Conti?i1w} F.
S1sMONDO .
SULLA ORIGINE J>EL ,
FERl{O DA CA V ALI-10
I. Dalle creazioni poetiche, dalle istorie e dalle opere figurative a noi tramandate dalla civiltà greca e romana, risulta. dimostrato evidentemen te, che a quei tempi, la ferratura dei cavalli, come noi attualmente intendiamo e pratichiamo, non era cosa conosciuta. I poeti greci danno 'ben sovente ai cavalli un epiteto, che i traduttori Iatin i-voi tarono in wripedes. Tali appunto sono i corri dori che Omero dice aggiogati al carro di Nettuno . lVla certo, con questa qual ificaz ione, acl altro non si volle alludere, che alla durezza ed alla resi$ténza degli zoccoli. Che la interpretazione da da.rsi all'aggiuntivo wri,pedes debba rigorosamente essere quella or ora esposta, ce .lo conrerma Virgi lio, il quale chiama ceeripeclem la cerva arresi.al.a da Alcide. Chi mai da un tale epi teto vorrebbe arguire, che fovvi tempo in cui si ferravano i cervi? Si disse cer·ipes, piede di bronzo, come, tutt9dì, parlando di un ottimo cavallo usiamo dire - esso ha gaò·etti di acciaio, ha unghie di ferro . Nel libro De ,.e eq1iest1·i Senofonte dice, che c0me una casa male fondata non è abitabile sicuramenLe, quantunque dissopra, ella sia Lene fabb ricata, così non si potrà sicuramente montare quel cavallo, che eccellente in ogni sua parte, abbia i piedi cattivi. Egli insegna a giudicRre su lla qua li fa degli zoccoli argomentanclo dalla
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loro sonorità._ ~ltrove prescrive di fare rimanere i cav~lli per·qualche ~ra del ?'or~o sopra un pavimento .di ciottoli arrotondati, palrnar1, rnagn,itiidme, pondere librm, e ciò nello scopo di rendere pedes equo1·iirn robustissimos, ed ottenere lo indurimento delle forchette testiidines pedis. - Queste prescrizioni, checchè possano valere per l'odierno igienista, di certo non sarebbero state fatte per cavalli a piedi ferrati, poichè per questi sarebbero riuscite cotnp}etamente inutili. - Lo stesso antico scrittore fa inoltre menzione di unguenti astringenti atl:i a rassodare gli zoccoli del cavnllo; ma da ogni sua parola neppure trasparisce la più lontana allusione alla ferrntura, la quale è per l'appunto il più efficace mezzo protetLore· della integrità degli zoccoli equini. . Di Virgilio oltre il galoppante quatit ungibla cam,pwn, abbiamo. ~l seguente verso in cni descrive un ca.vallo, che impaziente raspa 11 terreno. Ca1Jatqtie - Tellnrein, et solido graviter sonat iingula cornu. La n~cessità di appiccicare ~ll'nngh ia l'epiteto di ferrea di clavata, era. quivi grandissima, trattandosi appunto di cavallo, che non solo r.aspa, ma cavatqiie tellit1·e1n; eppure il poeLa parla soltau to di solido cormb. Deridendo un uomo sciocco e poltrone, Catullo dice cli volerlo gettare in un pantano, affinchè dentro vi lasci la stoltezza e la infing~rdaggine, come avviene ad una mula impantanata, ch,e lascia la fer·ream, soleain in ten,aci ·voragine . Taluni da questo passo deducono, che la ferratura, come ,tttualmente viene praticata, dove·va non essere sconosciuta ai Romani. DiITerisco ad altro momento ocrni considerazione sul vero significato dell.a parola solea; per orac)mi basti il dire, che se una mula sprofonda.ta in un pantano 'facilmente poteva.lasciarvi la sol eam, f&rream, ciò avveniva appunto perchè questa non era iuch iod,tta, ma soltanto applicata allo zoccolo col mezzo cli mal fiele allacciature. . ' Gli eserciti romani ebbero un p·tce{ectits fabrwni, al quale· era devoluta la direzion.e degl i operai in legno, in bronzo écl in ferro. Mentrecchè negli storici di quell'epoca si ha la certa notizia e la esatta descrizione di' cose, istrumenti, arnesi, arti e professioni cli o?ni. im~ortanza e di ogni fatta, non si ha mai una parola che ind1ch1, sia la ferratura dei cavall i, sia l'operaio incaricato di esercitarla..
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OEL FERRO DA CAVALLO
SULLA ORIGINE
Da Svetonio ci venne ricordato nn mulattiere di.Vespasiano, fermatosi ad calceandain lntllam,. Il verbo calceare esclude assolutamente l'idea ,del ferra.re moderno ed indica invece, assai chiarament~, il modo, con cui la solea ,,eniva ùifilata, calzata. Ci trnmandò lo storico ora menzionato, che Nerone non viaggiava mai senza che avesse, per suo seguito·, mille cani almeno, trascinati da mule, aventi gli zoccoli guerniti di pianelle cli argento • solece mibla1·imi argentece. Plinio scrisse, che la moglie cli Nerone- Poppea, del1:catiorilnls jiimem,tis stlis solea.s ex atlro q1.loq11,e induere. ~ Se si fosse trattato di solea!, inchiodate agli zocco li, certamente lo storiografo ora citato non avrebbe impiegato il verbo indue1·e, la di cui letterale significaiioi1e è vestire, ùidossare. Una importante testimonianza negativa della ferratura si rileva da Diodoro Siculo, il quale si esprime così: - equonpn ungidce , propter itineNi nw1nq1iam reinissa, det·r itm. - Ecco accennate ben chiaramente le specl~lure dei · cavalli in vasLa proporzione. Ed in maniera anche più esplicita, Cinnamo ci tramandò la memoria di. antiche cavallerie obbligate a sostare lungamente, per àttenclere alla r ipara7.ione degli zoccoli dei cavalli logor·ati dal le lunghemarcie. Il riposo e gli unguenLi resi nosi erano gli espedienti ai qual : solevasi riconere per ripristina.re equorom pedes .mbt,ri.tos e questo si rileva dalle formo le di unguenti lasciateci dagli antichi ipp iatri . . · Absirto che.militò nell'eserciLo di Costantino, scrisse cli calzari tessuti con lìJ)re di ginestrn, avvolgenti i piedi dei cavalli e fissati col mezzo di allaccia.Lu.re attorno ai pasturali . Egli inoltre descrive ed insegna a curare le fer ite cagionate ai pastorali, dalla correggia con cui il calzare veniva fissato. TeomnesLo, ippiatro delle armate nell' impero d'Oriente, pér utilizzare alla meglio e per favo rire la guarigione dei cavalli spedati, raccoinanda l'uso di calzari intessuti con filo di sparto. Vegezio descrive esattamente le varie malattie delle unghie equine. Parla finanche della cacl11la dello zoccolo ed affeema in proposito, che: - si e.'ttlfligulaverit J'tlrnentnrn, cnra difficilis'. - nfa da.I complesso dei suoi insegna.menti cli patologia e di igiene del piede equino, non si raccolgono che prove contro la conoscenza della ferratura. li costante silenzio degli ippiatri greco-latini sopra le inchioda~NNO XXV , V OL. II.
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SULLA OHIGINt
ture ci autorizza a congetlurare, che ai loro tempi, non si cono. . scesse la ferratura dei cavalli, cioè che non s1 attaccassero, con chiodi, ai loro zoccoli dei ferri come attualmente prati~hiamo. E, mentre gli antichi veterinar i tacciono di una grave nvem~nza morbosa, ora abbastanza frequente per il fatto della moderna Jerratura, abbiamo da ess i buone descrizioni ed ottimi insegnamenti' sopra quas i tutte le entità patologiche del piede. Acl suflìisiones; acl tumores pedum; ad nngtblas detritas; cul e.'.Cwngnlcitwnes ; _cul clwtnim: lapidem aciitwn, aut spinam ùi pecle; ~on? al trettant'. ar_gom~nt'. intorno acn i si adoperarono con grande rns1stenza Lutl1 gli ant1ch1 ippiatl'i . Particolare cli I igenza essi posero :nella preparazione di r imedì - nt crescant nngiilm; ad dwrandas 'nngnlas. - Da tnLto ciò non emer(re evidente In testimonianza negativa della ferratura'? La irnporta~;m che diedero gli antichi all_a l~onlà cle?li zoccoli dei )oro cavalli: - soliclo co1·mb - fu notel'ol1ss1ma. Eglino ben compresero quel.la verità, ell e gli lnglesi di 'oggi_~iorno esprimono_col motto proverb iale : -- no /'ooi, no horse ._ - _E _tutlorn degno cli essere accettato nell a, moderna igiene veterrnar1a. 11 seguente precetto di Culumeìla : - Cwrceqibe /1be'l"i1it 'lit stabi.ilent-ur sii:1:0 loco: ne hitnio'i·e macleswnt 1mcpnlce. - Il medesimo conceU.o è racchiuso . nelle seguenti parole di Senofon te, tradotLo dal Camern,rio : - Stabnla qniclem, /uiniida et lcevia, et1:am, prceclcwas, ·t~n_gulas CO'l'-rtbmpwit. - La tanta importanza conceduta ali~ sol1d1ta ed ~Ila ~onser \'azione degli zoccoli dei canilli, non puo, a_ n gore di lc~g1ca, avere altra. sign ificazione, che quell a di acce1·Larc1, c)1e.clella l~1Tatura dei cavall i, i Greco-laLini non ebbero pure una l~nt~.na 1cl~a: A.d ino-enerare dubbio e co nfusione in chi, al pa.n d1 me, s1 e oc~ 11pat~, nella ricerca clelle origini della _fern~tura, .contr(b'.1ir~no potentemente i traduttori degli antichi scrittori greci e latm.1. Muratori , ad esempio, traduce ·1milas cafoea1'e con le parole - /e1·1·cire te im&le - mentre l'a sempli cemente deuo: - calzare le miile. Firem: uola, nella sua brill,;nte. parafrasi dell 'Asino d'oro di Apulejo, dove qnest,i dice : z,winbis eleuatis in altn1~, ~eclti;n ~oste1·iorib1~s calcilms iactatis - traduce : rnostrnre i fer1"i all a1·w I Altrove !l derelilto asinello amaramente si lagna, perchè costretto a ca.mmi~ nare : - ntbclis pedib11:s -- è F.iren·wola traduce: - smza a~er nwi cencio di fll'1To ai piè I - Siffatle traduzioni, che letteranamente )
DEL FERRO DA CAVALLO
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sono lavori inarrivabili, costituiscono invece, per chi ad esse attinge co me a fide testimonianze stori che, una causa di difficoltà e di errori gravissimi. Questo pericoloso inconven iente è però del tuuo eli minato qualora si r icorra agli scrittori originali e se ne interpre· tino rigorosamente le parole. Fu questa la ragione e non già sfoggio di faci le ~rudizione, che mi ha indotto a ri fer ire moltissime citazioni ~ di scri ttori latini nella loro forma originale. La traduzione avrebbe poloto soll evDre dei sospetti circa la esattezza della rn ia interpretazione ed ho perta.n_to preferito lasciare il lettore nella possibi li tà di giudicare da sè stesso. Ed ora, dopo di · avere colla val ida testimonianze degli antichi scrittori greco-latini dimostrato, che la ferratura con chiodi non venne certamente arplicata, nella lunga epoca in cui essi l'i spet.tivamente vissero e scrissero, continuerc) le mie indagin i circa le origini del ferro da eavallo domanclrmdo responsi e schiarimenti agli stndi archeo logici . Heckel ha creduto di ravl'isare in una medaglia tarentina la figura cli un uomo intento a ferrare un cavaflo. Una più accurata. ispezione dell a impron ta, fece conoscere, chesi 1rattavasolamentedi un uomo in atto di sollevare il piede ad un cavallo. I numisma tici hanno in singolare pregio una moneta di Licia, _alla quale danno il nome di 1'riqnetrci e che , per impronta, ha una pretesa immagine di fe rro a branche riunite, traforale ed avente, in complesso , mo lta rassomiglianrn col fer ro turco . - Nelle collezioni di numismatica inoltre si osserrano talune antich e monele scand inave; sulle quali si trova impresso un simulacro di ferro da cavallo. Fa <l'uopo andare mollo a r il NHo nel fo rmu,lare deduzion i into,·no all'antich ità della ferratura dagli esili tra!Li in ri lievo tramandatici dagli antichis::;imi conii. La imperfezione del lavoro, la corrosione dei seco li e la esiguità del campo cli osservazione posso no indurre lo studioso indagatore in errori ed equivoci infin iti. Ed a proposito delle ora citate medaglie, sono anzitutto molto ·ra.gionevoli i duhbì ·ii1lorno all·esauezza dell'epoca, alla. quale gli archeo logi ne fanno risalire la co1Ìiazione. Dippiù è anche autori zzato il sospeUo, che in qu ell e impron te, simulanli il ferro da cavallo, si abbià a ravvisare ben tull'allra enti tà materiale. I progredienti stuclI archeologici'. vanno tuLtndì correggendo interpretazioni accettate di segni e sim-
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SULLA ORIGI NE
boli esistenti sopra medaglie antiche e credq, che se fuori di ogni· dubbio , le ulti mamente cit,tte monete sono dell'epoca loro assegnata dai numismatici. verrà tra non molto dimostrato, che le loro impronte indicano tutt'allra cosa che ferro da cavallo, munito di fori appositi per dare passaggio ai _gamb i dei chiodi. L'esame dei piedi degli innumerevoli ca1,alli montimentali a ·noi tramandati dall'arte antica, non consente alcun dubbio circa la jgnoranza della. ferratura nell'epoca greco-romana. Anzichè alle prove evidenti e dirette per avvalorare la mia dimostrazione, preferisco invece ricorrere agli argomenti controversi ed indiretti; epperciò dirò tosto , che esistono abbastanza numerosi esempi di cavalli antich i, o !ali almeno universalmente considerati, aveiHi gli zoccoli fenati in maniera assai prossima e talvolta perfellamente identica a quella. modernamente impi~gata per la protezione dei piedi equini . In. uno dei cortil i del Campidoglio, ammirasi un cavallo ferrato assalito dal leone. li conte Ercolani, competente quanto altri mai,. no.n esita ad a.ffennare che si traUi di un riporto . . Nella vi ll a Mau.ei si conserva un basso rili evo, in cui i piedi dei cavalli ivi raffigurati sono protetti da ferratura, come presentemente si costuma. Il Cantù constatò che, fuori di ogni dubio, trattasi cli un restauro. Nel museo archeologico cl i Torino esiste una piccola statua equestre romana, cogli zoccoli ferrati . I l professore Vachetta, che la esaminò con dil igenza, in unione a v. Her ing di Stoccarda, scrive, che sicuramente si tratta di nna correzione recente . La galleria R.ospigliosi conserva un piccolo cavallo di bronzo, ferra to alla moderna, con chiodi e ramponi. Si asserisce che è lnvoro dovuto alla migliore arte antica e che fu rinvenuto nei b8gni di Costantino. Ed a peoposi to .di questo cavall o il. citai.o Yochetta scrive : per qncinto 1ni11ititainente io esamùnassi gli a·r ti cli qiiella statiu1,, non potei 1·iconoscere che essi fossero 1·iportati . Vari cavalli antichi esistenti nel Museo Vaticano, mostrano i loro zoccoli guemiti di fer·ro, ed i piedi, come osservò il professore Ercol ani, non sono ripo1:tati. Ma che pensare di questi ultimi cavalli monumentali, alla cli cui antichità si può prestare piena credenza ecl in cui , intelligenti osservatori, escludono che siansi r iportati o rest.aurati i piedi? Il mio
DEL F ERRO DA CAVA LLO
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mod~ di vede.re sulla presente intricata questione è il seguente : In un piede equmo sferrai.o, di marmo o di bronzo, collo scalpello, co l b_ul,no, col lt~ hma, è impossibile intagliarvi e porvi in evidenza un simulacro di ferro alla moderna? Non lo credo nè impossibile nè esù-emamente difficile. A mio giudizio . trattasi di recenti fen·;ture autoplastic.he,_c~ovute forse all'umore bii.',zarro di qualche artista: Si • credet~e grncl ,z,osa e degna opera il guernire gli zoccoli di cavalli .ant,_cht co? f~1To all a moderna e fu invece una sconsigliata profanazione. L artista elle adattò ad uno zoccolo di cavallo r,reco-rornano un f·erro oc1·1erno, commise il medesimo errore di chiD tradusse cal- ~ ceare _mnlas con le paro le· f'e·rra1·e le tniile, e vollò niidù pedib·ns nel la .l ra~e-senza cwere mai cencio di /erro a·i. piedi. -Ambedue contrJln11.r°.no f~ ren~ere più difficil e il còmp ito a coloro, che si proposero cli fare mdag1111 sull'origine del ferro da cavallo.
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Ma poichè alle cava ll erie an1i che, malgrado che loro fosse certam_e~He .igI~ola la ferrat ura dei cavalli, Jurono possibili rnemorabd t a:t1ont guerresche, ecco un dubbio che inevitabilmente si presenta al pensiero. Forsechè le gènera.li condizioni cli loaorame~L~ degli zoccoli equini , furono allora assai dissimili da. quelle di ogg1g,orno? fo ho l'intima convinzione che realmente così siano .sta.Le le cose . E come, attualmente, le massime cause di deterioramento per i piedi dei cavalli sferrati, indubbiamente, consistono nel!a cel~rità delle andature e nella durezza delle strade percorse, ,cosi, anticamente, la grande lentezza delle marcie a cavallo e la quasi assoluta mancanza di strade, furono le opposte condizioni, che per l'ap~unto, resero non impossibile l'impiego dei cavalli, in vasta proporzione ed a scopo cli guerra. Risp_an~iare gl! zoccoli dei cavalli uelle mosse di preparazione, onde averli pronti per il n.10mento dell'azione, fu senza fallo il pre·Celto che regolò le marci e delle cavallerie antiche. La necessità delle ,celeri andature nei cavalli da guerra fu essenzialmente creata dalla
SULLA ORIGINE
DEL f'ERHO DA CAVALLO
invenzione delle armi da fuoco . Avendo queste oggidì raggiunto un elevati:;simo grado di efficacia, dai cavalli militari ora si rich iede straordinaria rapidità e resistenza cli andatura. ;vra, senza dubb io, l'opposto dovette avvenire nei tempi in cu i i combattenti si azzuf1\tvano corpo a corpo. t adunque perfettamente amm issi bi le, che le andature delle antiche c,tv.allerie all 'infuori cli rare ed imperiose occasioni, non siano state mai nò accelerate, n~ pro lungate, e credo cli non essere gran fallo lontano dalla veritil isto rica , a:,;serendo che, ii\ massima, le marcie a cavallo nell'epoca greco-romana venivano eseguite al passo, a tcippe notevolmente piLL brevi cli quanto non si usi presentemente ed inter:;ecate da frequenti sog,giorni. La velocità della cor;,;a dei cavalli fn anche da()'li t> . antichi •rt"uld"t) mente apprezzata, come apparisce da ll'a lto credi to , che ebber.o le gare de-gli ippodromi. Presso i H.omnni, le corse de' cocch i costi tuinmo uno dei più animati divertimenti . Sotto Antonino P io, corsero fino a dodici, a quattordici (;avalli pee ogni cocchi o. Ma questo succedeva in rare e spec iali evenienienze, nè si esigeva cln. cavall i in massa considerevole, nrn. soltanto da pochi e scelti individui, che ·per lo più venivano a Roma dalla Spagna. ta rapidità dei cavalli, oltrechè nei giuochi oramenzionati, veniva anche richiesLa nel servizio di corriere, eseguilo clal lè staz ioni di ca~'all i - mansiones qna e là, disseminate nell'impero . Quelle sta1,ioni, il di cui concett() è da Svetonio attribui Lo ad Augusto, furono il germeda cui modet·namente doveYa sorgere la istituzione della Po,;tn. Che una marcia a cavallo, notevolmente celere, sia stata cosa Lutt'altro che solita e normale, è dim~stralo dal fotto, che di taluna di esse ci l'u tramandata la ri cordanza col mezzo delta sLoria. E ta le fu quella eseguita da Sernpron io Gracr,o, il quale, duranLe la guerra contro Antioco, si recò in tre giorn i da Amfissa a Pelta . Ripeterò pertanto, che si pnò fondatamente ammettere che, nelle ordinari<~ circostanze , l'andatura impi egata dai Roma.n i nell e loro marcie a cavallo fn iJ passo. E qui mi viene in acconcio la citazione di un brnno di P.luti,Ìrco , nella vita di Catone Uticense, il quale<< andaM in viaggio a piecli in ogri,i stagione, mentre gli mnici che con bni vùi?gicivan_o, iiso /'acean de' cavalli: e spesse volte s'accostava egli, cosi ccim,m11.1iando, orci ciel wno ecl O'/'a ad tb'l'l, ciltro di essi che ca1Jalcava.no e tenea cotloqnio con tm·o >> . Uomini a piedi a.dunque, e <-
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uomini a. cavallo, percorrevano, solitamente, le strade camminando di pari passo . Oltre ·,a nunrnenLata. lentezza delle nuu·cie a caYallo, a rendere meno energiche le ca ltse di iogorarn cnto degli zocco li equini , concorreva lo sLaLo del Lerrnno percorso. Tranne le poche vie militari, aperte dai Romani attrnverso le regioni conquistate, ben si può affermare. che a quell 'epoc,t, strade propiamenLe dette non esistevano. Pertanto, la massima parte delle marcie della cavall.eria e dei carri, veni va effettuala sopra vie appena segnale da poche onne di viandanti e lontanissime dalla condizione delle strade attuali, a bello studio mantenute dure e consistenti. In tale stato cli cose' eO'li o è ev idenLe che il cavallo militare an tico, benchè sprovreduLo di ferro proleltMe degli zoccoli, potè prestare utilissimi servizi . 1Vla. per quanto le rnarcie a cavallo siano state e1Teltuate in maniera lenta e con molla circospezi one, e per quanto le conclizi oo i tl el terreno perco rso siano state quasi identiche·a quelle naturali, cioè al_ le abitual i del pRscolo, do vette manifestarsi imperioso il bisogno eh trovare un mezzo, allo ad impedire la lrnppo sollecita consumazion e dell'unghia dei cavalli. L'utilità. del serv izio dei ca.vall i da guerra e la durata dei medesimi, erano essenzialmente subordinate alta buona cèmd izi one degli zoccoli. Le indagini intorno ai m.ezzi di artificiale protezione dei pi edi equini· conosciuti dagli an~ichi , diedero materi a di studio a,~ti storici mili ta.ri ecl agli igienisti veterinari. La insufficien1,a di da~i bene accertal(, obb ligò gli uni e gli altri a trallare quasi di sfuggita la la questione, e come era da prevedersi, le conclusioni alle quali essi sono pervenuti, riuscirono ernsive, dissimi li, contraddittorie. Il Vossio vuole, che l'acldietLivo mripes, abbia. a tradursi per Jè1·'l'Cito e crede all'antichità della ferratura dei cavalli. Ma con assai più ragione i lessici greco-latini traducono:· firmos pedes habentes. Bou.rgelat crede egli pnre, che I.a ferratura sia si.a la una prati ca degli antichi non al tnlto sconosciuta; egli intende la paro la soLeci, p_er /e1·1·0 dei cavallo. i\Ja, quasi dub itando della propria affermazione, si affretta a di chiarare, che una siffatta questione non è importante e la lascia cadere. Brugnone, !'eruditissimo fondatore delle scuole veterinarie in Italia, trattando della fer,·aLura dice : << Qiiestci operazione tale qiiale
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no·i pratichiamo attacccindo per mezzo di chiodi piantati nell'unghia 11,na verga di ferro alla faccia ·inferiore del piede dell'animale non e1·a ce1·ta1nente conosci1ita dagli antichi, Greci e Latini, nè 'ÌO lw potnto trovare vestigi e testimonia11ze certe negli scrittori pri.ma del 1200 Jl. Nei documenli sui primordi dell'arle della guerra presso i Greci, il Cantù si esprime nella seguente maniera : « f\'on appare di sproni nè di furatura e sebbene Aristofane nom,frii.i caDalli dall'imghia di 1·ame, pwre Senofonte insegna come indi1,rire e arrotondare lo zoccolo dei puledri, senza parlare del fer1·arli, nè ferrata era la caval.,ler ia Rornana ». Humbert dice esplicitamente, che i cavalli della èavalleria romana usavano calzari proleltori dogli zoccoli. Liskenne crede, che senza. una valida prolezioue artificiale dei piedi dei cavall i, alla cavalleria romana sarebbero state impossibili le lungh e e difficili marcie, attraverso un impero, che si estendevrt sino alle sponde del Tigri. Egli ammette, che fossero in uso calzari strettamente attaccali agli zocco li dei cavalli . Aggiunge, che se dai documenti e dalle medaglie nulla è possibile apprendere sn quesla irnporLanLe questione, ciò è a null'altro dovuto , se non che allo esauo combaciamenl o del calzare al piede equino, di cu i assumeva la perfel.La apparenza. L'inglese Denison , recente autore di' una storia della cavulleria, scrive, essere certo che i Romani non conobbero ferri da cavallo fissali con ch iodi alla maniera moderna. Egli pure ammette, che essi conobbero ed applicarono apparecchi proletLori degli zoccoli dei loro ca vali i da guel'l'a. Bardin afferma, nel modo più esplicito, che presso la cavalleria romana le staffe e la ferralura non erano conosciute.
tirono la necessillt di provvedere, con mezzi artificiali, alla protezione dei piedi dei loro cavalli cla guerra. AnzituLlo essi diedero la più importante ~ignificazione alla· ·soliditit ecl alla durezza degli zoccoli dei cavalli. Usarono quindi lozioni ctl unzioni allo scopo di conso lidare il tessuto corneo dei piedi equi ni, e cosi renderli meno sottoposti alle cause di deterioramento . Ma po ichè questo modo di protezione non riusciva abbaslanza efficace, rennero esperimentali altri mezzi preserntori e tali furono, precipuamente, il calzare intessuto di gi nestra ed il sandalo di metallo . Presso i Greci, i calzari da cavallo non furono i11 uso all'epoca di Senofonte. Più tardi, essi impiegarono le solem sp<U'lem, cioè calzari fatti con tela cl i sparlo, specie di ginestra ch e cre:;ce abbondante in Ispagna. Pliuio dice esplicitamente, che questa pianta non era i11 uso presso i l~reci, prima che Annibal e avesse vinto gli Spagmioli. Per tale LesLimonianza, noi ci Li·oviamo in gl'ado di potere, con grande e:sattezza, fis:;are l'epoca in cui i Greci co nobbero i calzari cla cavallo, e di sapere, che il popo lo a cui essi devon o la loro primitiva origine è, mollo probabilmente, lo Spagnuolo . · Dapprincipio, la rob :1sta tela ora menzionata, servì soltanto a scopo curali ro.; il suo impiego, cioè, fu lim itato alla protezione di unghie sch eggiate ed ammaccate. In seguito, il drnppo di sparlo venne anche impiegalo quale mr.zzo pre,entiro, ma, sollo tale indicazi one, lo fu in maniera li rnilata assai e qnas i direi , che lo fu soltanto in via esperimentale. Ma per quanto ristretto sia stato l'uso del calzare vegetal e a scopo preventivo, sappiamo, che in Grecia la tenace tela cli sparlo, non ,·enne più applicala al piede a mo' cli semplice bendaggio, all acciato attorno ol pastora le; essa venne invece foggiala a stivalello, imitò la forma del piede equ ino, su cui venne fissala con apposita correggiu ola. Il fondo del calzare cli sparto, fu, in origine, fatto con semplici duplicatnre della tela isLessa; ben tosto però si riconobbe l'urgenza di impiegare una materia più resistente e si succedellero, man mano, il cuoio, il legno, il ferro. Roma, che tante cose aveva appreso dalla vini.a Grecia, fu sollecita ad adotlare per i suoi cavalli il calr.are cli ginestra, senza pal'agone superiol'e in emcacia al sanclalo meta llico , di origine latina. Consisteva questo in una placca el iLLic:t cli rel'ro, dal cui margine si staccanrno codette ornamental i ed appendici a foggia di Cl'este, un-
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III.
In mezzo a tanto disparere, chiedo di potere liberamente esporre la mia maniera di vedere sulla presente questione . È fuori di ogni possibil e contestazione, che i Greco~llomani sen-
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cinate o fines trate, per dare passaggio ad una correggia di nllacciamento a.uomo al pastora.le. Di siffaui sanda li meta ll ici dn cavallo esistono, nel Museo di antichità di Stoccnrcla, alcuni esernp lnri, i quali vennero ritrovali, pochi anni sono, negl i scnvi e;:;egu iti presso Ca.nsta tt. La solea fe1Teci latina venne in origine ideata a·solo scopo di medica4ione di piedi ammalati . La. nece:;sità cli trovare mezzi pro tettori dei piedi equini, suggerì una più estesa applicazione del caizarernetallico . }Iaquesto ten tativo riusci comp letamente infruttuoso ; lasoleci di ferro , come mezzo di prevenzione non potè far;:;i accettare , pen~hè pesante, mn le ferma, epperciò causa di irnpàcci ed inciampi infinit.i ai ca.valli in azione. E, quasi a co mpensare l'insuccesso, sorse nna strana idea negli opulenti gcialacqual:ori di noma dominatri ce. Il sztnclalo metallico da cavallo venne fabbr icato · con metalli preziosi e la moda ne fece lln amese di ornamento ippico . Questa mia opinione, circa.. la capricciosa elevaz ione della solea romana. al grado di oggetto di lusso , è in massirna contraria a quella professata dal Brugnon e. Egli crede che la solea cli metallo i~ uso presso i Romani fosse costituita da un calzllre cli sparto, guernito di una supposla placca metallica; amrnell:e inoltre, che essa venisse !'al.la calzare allorchè le mule dovevano percorrere strade catti ve. Ma il J3rngnone non. conobbe le vere solere f'e?Tece, solo recentemente scoperte in bagni ed accampamenti romani e queste, non sono cert:unente tali, da agevolare il cammino dell e mule·sopra terreni e strade dillìci li. Ad ogn i. modo però, l'autorità del dotto professore è tale, che il non essere con lui di accordo in ((Ut~st.a. contingenza mi l'iesce cosa penosa, e darei di frego alla mia supposizione, se non la credessi più che fondata su lle seguenti considerazioni. .. . Ogni qualvolta gli scrillori latin i parlano di solea; fe'1Tecee, arqen,tece, cw1l'ece, ciò avvienr, sempre a proposito di rf1ule, ·impie(}'ate in occasioni di sfarzo, in manifestazion i di lusso, come accadevt~ allorché si. pone.vano in viaggio persone di elevatissimo grado. Eppure, 1101 sappiamo, che se una fra le nostre grand i bestie addomestica.te è in grado di lungamente durare nel lavoro, senza biso(}'no di protezione ai piedi, quella è per l'appunto IR mula, munita co~'è di robustissimi zoccol i. Gli opulenti romani precisa.mente accordavano la preferenza all e mule, perchè ne conoscevano .lét sicurezza
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del passo e la bonli delle ungh ie. Ed io suppongo, che le solere di me tali i preziosi, venivano soltanto applicate ai piedi delle mule nelle trionfali auraversa.te di, ville e di cill.à. Era ostentazione di ricchezza e non già protezione ai piedi delle mul e. E wtl.o tale aspett.o io considero le arfJ.entece solece delle migliaia di mule tra scinanti i carr: di Nerone, che recavasi a.Napoli , per darvi prova del suo ingegno cli istrione. In quanto po i alle auree pianelle calzate dal le .iiim.entis delicatfori,bns cli Poppea. Augusta, esse n,on servirono certamen te a proteggere gli zoccoli delle bestie favorite, poichè queste non erano fis:;ogge tl.at.e a lavoro o fatica qualsiasi. Erano. cinquecento asine, che la volL1Ltuosa i.mperatri.ce faceva lllutamente mantenere, .onde averne il latte per ba.g-n i. . Dopo espresso il mio concet.Lo sulla materia, sulla forma e sull'impiego delle solece a-w·ece et argentece, non tacerò co1~1e vi sia~o autori, i qual i a loro volla ritengono che esse non consistessero in placche meta ll iche, im bensì, che si trattasse cli veri e proprii calzari a stivaletto, fatti cli tessùto , in cui alle trer~ciuole di ginestra, erano l~ornrnisti dei rii i di oro· e di argento. Poc'anzi ho fotto menzione cli antichi sandali per cavallo (i.ppo pocE, ipposanclali) ri nvenuti nelle stazioni balnea ri e ed in accampamenti romani . A questi mass icci ecl informi arnesi, di cni si posrono vedere i disegni nelle opere di Bracy-Clarck, cli Rey e di Bassi, fa d'uopo a.ggiungere un'altra foggia di a.nticlli ferri da cavallo, sem.a chiodi, rinvenuti recentemente in Francia, ad Aut.recourt (Mosa) ed eccone una succin ta descrizione. Essi s.ono coslit ui ti da una placca cli ferro, la quale imi ta abbastanza es.attinnente col suo contorno 1' orlo plantare dello zoccolo equ ino. Nel mezzo dell a placca, osservasi in taluni esemplari , una finestra ovale, ed allora quell a assum e l'apparenza cli un attuale ferro a pianca, in cui il maniscalco non ab bia anc.ora p1·a1.icato i. fori necessari al passaggio dei chi odi . - Talvolta invece, la placca ferrea. presenta due finestre, separale da una lamina medi.ana, diretta. in modo, die essa cuopri reiJbe h forche tta, qualora J'1pposandalo venisse debitamente collocato al suo posto, cioè sotto lo zoccolo·. I mezzi di contenimento cli questi antich i ferri da cavallo senza chiodi, erano i seguenti : due larghe e fort i barbette trian golari si. elevavano davanti, ecl un po' lateralmente, sull'orlo esterno del ferro
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e venivano addossate alla ri'l/ttraglia. AlLre minori eminenze, uncinale o Lraforale, sorgevano qua e là, sui rimanenti punti dell 'o do della placca ferrea e davano passaggio ad apposito correggiuolo, che, dopo circondato lo zoccolo, r isali va intorno alla pastoia, dove veniva affibb ialo. Di questo secondo ord ine di mezzi di adesione, esili esotlili, come le inoderne bcwbette, ora si rinvengono appena le Lraccie, essendo stati corrosi dalla ruggine. Un terzo mezzo di mantenimento in si to di questa sorta di ferro consisteva in due eminenze foggiate a botloni ogivali o piram idali e situa Le in modo , che -essendo l'ipposandalo applicalo allo zoccolo, esse insinuavansi nei vani laterali in corrispondenza dei 1.nmtelli,, comprendevano fra loro il grosso della fo·1·chetta e così senrivano a menomare gli spostamenti laLerDl i del ferro . Questa foggia di anti co ipposandalo rappresenta. cli già un notevole progresso nella art ificiale protezione degli zoccol i equini . In esso , difatti, le inuti li e pericolose codette -di abbellimento sono scomparse ed invece sono aumentati e perfezionati i mezzi cli ades ione del 'ferro al lo zoccolo; era stata r iconosciuta la necessità. di dare all'ipposandalo il minore peso possibile, -epperciò di praticarvi del le finestre.
L'epoca, a cui bisogna fare risalire l'invenzione della ferratura, è quella in cui , i vetusti popoli viven ti lungo il Reno .ed il Danubio,. erano, per dirlo co1le parole di Machiavelli - necessitati abbandonare i te1·re111i patl'i i e ce,1·care n·novi paesi per abitare - e tu LLo induce ad ammettere, che i cavalli germani , i qua li , giusta il ricordo cli Strabone, erano piccoli, brutti, ma straordinariamente forti e resistenti, furono quelli che primi subirono i tentativi di ferratura. Come sia.si pervenuto al diretto inchiodamento di una lastra semilunare cli ferro sull'orlo plantare inferiore del piede equino , è mestieri arguirlo dalle complesse condizioni, che, nell'epoca. sopra rammenta.ta., così numerose ed energiche circondavano e uomini e cavalli. A.nzitL1tto io domanderò, che mi si ammetta., come, presso le bellicrere tribù settentrionali, non mancassero ab ili ed ingegnosi arteo . . . . . . . . fìci in lavori di l'erro. Erano P,assrit1 1 t.emp1, m cm I guen,en germani, per elmetto, ponevano sul capo una cornuta cuffia craniana di bue; ne più, per scudo, usa.vano il debole e prim itivo rirne,-e intessuto di vimini. Il commercio esercitato lungo il Reno ed il Danubio , Je guerre sostenute con tro i Romani e quelle con essi combattute in qualitit di ansiliarì, avevano largamente insegnato agli Alemanni e la fabbricaz ione delle armi e il loro impiego . 1 calzari da cavallo composti di trecci uole di ginestra e di fi lamenti di piante consim ili , furono conosciuti dagli antichi Tedeschi . Se quell i sia.no stati cli originnle invenzipne, oppure di esler~ ad?~ zione, è impossibile arguire. Cel'LO si è, che le lunghe e d1ffic1lt mai:cie eseguite da qu~lle agitate tribù guerriere, vennero ben presto · a dimostn,re la insuflìcienza del calzare equino in tessuto di fibre vegetal i. . Il fondo di cuo io ne migliorò grandemente le conniz ioni di durata ; ma fu l'applicazione al medesimo di una suo la di ferro, che fece co ncepire la speranza cli avere quasi raggiunto lo scopo . L'esperienza però, venne ben presto ad insegnnre, che la sottoposta placca metall ica., era di troppo pesante, incomoda e frequente cagione di ammaccature alla fon~hetLa ed alla suola del piede del cavallo . l 0erravi ed evidenti inconvenienti dell rc placca di ferro sottoposta . . al calzare, snggerirono l'idea di rimpiazzarla con una lamma semi-
IV.
Le ricerche dirette nell'intento di venire a conoscere l'origine della. fenalura dei cavalli , mi hanno convinto, che essa non fu inven tala presso un so lo popolo , da un'unica gente. · La radicale dissomigliémza, che esiste nel tipo di ferro da cavallo europeo e quello orientale, obbliga ad ammettere, che vi furono diversi centri di aLLività.. E se indubbiamente uno fu al nord di Europa, l'altro fu nell'Asi,t, la quale.fu ed è tuLLora terra singolarmente ippica. Non mancano scrittori, i quali attribuiscono ai Ro1Uan i il merito di una. ferratura originale, propria, con ferri scanalati, simili quasi a quelli oggidì in uso presso gli Inglesi. Ma ciò non fn altro, seppurè fu, che una tarda imitazione; si trattò forse di co1Tezioni, di abbellimenti operati dagli ar tefici romani, non ancora totalmente deca.duti dall'antico buon gusto.
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lunare. attaccata col mezzo di chiodi all'orlo plantare inferiore dello stivaletto . L'arte di proteggere gli zoccoli equin i dalle molteplici canse di logoramento, pervenuta a questo cu lminante ·per iodo, la completa risoluzione del problema, non era più così diffici le, come lo era stato per tanti a.nni addietro . Oramai, la lunga ·esperienza delle trascorse generaz ioni e la persistente necessità di risolvere la import.ante questione, costitu ivano tale una condizione da ~ui, imminentement.e, doveva sorgere la invenzione della ferratura ._ Un arLefice in lavor i di fen o, maestro senza pflri nell'arte di indurire spade e nell' intrecciare anelli di magl ia, stavrisene, un giorno, ad osservare un suo collega, inten Lo a ferrare wn calzare, vale a di re, ad inchiodate un ferro semi lunare nel un calzare di ginestra. All'ingegnoso artefice bri llò improvvisamente t1no strano concetto. Ricordò di avere, anni addietro, l~onosciut-0 un t.aTe operaio, il quale, con chiodi infissi direttamen te nell1) zoccolo equino, potè, qualche vo lta, imped ire il completarsi di avvennte fend iture e scheggiature. Era dunque possibile, senza nrrecare danno o dolore di sorta al piede, attraversare con eh iodi UJm certa zona dell'ungilill equina. A vece cli fe·r rcire il calza1'e eta cauallo, sarebbe egl i mai possibile ferrare lo zoccolo clel ccii,allo? · Il valente fabbro fe rraio prese un ferro semilunare, acconciamente bucherato e pl'on to ad essere ineh iodato al calzare cli ginestra; lo voltò e rivoltò ln ngmnenle nell e cn ll ose mani; indi lo posò sulla pianta del piede di un cavallo e stette lit, curvo, cenfuso, maravigl iato . I_mp ngnò il marJell o e con rari ed indecisi colpi imp iantò nell'u nghia un p rimo ch iodo. La ,;oluta oh liq11iLà da imprimersi al gambo del chiodo ei·n stata indovirrn ta ed altri ne infi sse con riuscita ugualmente fortunata. Quell'abile maestro pur dubbioso del risultalo·, fece ~:uindi camminare il citvallo sotLoposto al s110 strano tentativo e constatò con nrnraviglia e contentezza infinitD , che l'ancfa'tur.t ne era giusta, sicura; no rniale. Il valente artefice aJzò all ora il corno r iboccante di birra, e trincò nll a gloria del sommo Thor, che ,così feli cemente avevalo insp irato . A chi mi dicesse, che quanto ho scritto in questo capitolo non è .storia, risponderei: eppure, così d<we essere avvenuto .
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V. Era suonata l'ora fata le. L'impero Romano crollava e la G·errn.ania spingeva in ogni direzione le :;ue tri bù guerriere, alla divisione della preda immane . .Jl Reno, il Dan ubio, le Alpi si videro attraversati da in term inab ili success ioni di popoli in armi. Questo grande avvenimento storico iniiiaLo verso la metà del secolo 1v, sullo scorcio del v, aveva ottenu to il suo compimento; di modo che, quasi tuLLa l'Europa occidentale, era venula in potestà delle belligere popolazioni germaniche. · Nelle antiche ed insumcienti patrie alemanne, di già la conoscenza della ferratura dei ca ~aJli erasi diffusa e la sua importanza era stata riconosciuta . Lr1. nuovu scoperta, quantunque di difficile ed imperfetta applicazione, e limitata ai soli cavaili dei carri', seguì· le interm inabili colonne di invasione. Troppo fitto è il buio storico onde è avvolta la fèrrat,wrn nel wo primo stadio; malgrado ciò, credo di polere affermare, che, per quanto r iOet.te la introduzione dell'arLe di ferrare i ca.valli in .Fran cia ed in Italia, non mancano prove e congetture storiche sol idameni.e fonda le. I Franchi, popol i usciti dall a regione compresa fra il Reno ed il Weser, assalgono la Gallia irna prima volta nell'anno 2H, clell'e. v. Ripetutamente vinti dagli eserci ti roman i, ad ogn·i poco, ~ertinacemente, rit.orn,1.vèu10 alle offese. Finalmente, nell'anno ft.28 i Franch i Sali ci esegui rono una nuorn invasione con enorme contiùgente e la vittoria a1·ri~e agli invasori e la terra soggiogata, da.I nome dei conquistatori, prese il nome di Fl'ancia. È questa l' epoca dalla quale bisogna clal.n re l' importaz ione in Francia dell a fe rratura dei cavalli. Nell1t tomba cli un re franco, si trovò la più antica testimonianza dell:t ferratura. Nell'anno :1653, venne acc iden talmente scoperto in Tournay il sepolcro di Ch il derico I, il qual~ regnò clal '1-58 al 4-8·1. Cogli avanzi scheletrici dell'an tico destriero, sepo lto, giusla il coslume frn.nco, unit.ament.e al proprio signore, si rin,,enne un vero ferro da cavallo. Credo che a questo proposi t.o il già ci Lato Denison,
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non riferisca esattamente; egl i difatti parlando della ora rammentala. scoperta: dice - Horse-shoeg nailed to the hoof. - Ma evidente.mente lo scrittore inglese, des iderando forse di troppo provare, incorse in un grave errore cli fatto. Se realniente il ferro fosse stato rinvenuto incbiodato ad uno zoccolo equino, non sarebbero stati possibili i dubbi sollevati da alcuni scrittori sulla sua vera en tità. Non mancano, dif',ttti, autori i quali op inano, che il.pezzo metallico , armato e traforato, scoperto nella tomba di re Chi lclerico, anziché ferro da cavallo, fosse un arcione da sella. Fra le·due conlradd itt.orie version i, r itengo mi gliore partito il ri ferirmi · alla testimonianza, dello Chiflet. Nessuno r,otè megl io di questo archeologo va lutarne la nntura e l' uso . Egli lo dichiarò ferro da ca.vall o, lo disegnò escrisse, che esso era. siffauamente corroso dalla ruggine - u t lwn 'VM'UCtblo cllworum, forarnina, q1u.e ntriitsque quate1Yia e-rant, piwgare levi.ter tentcVl'em., fel'rw1n put1·e in f'l'aqme.nta dissilibe1·it. Il pc,polo cni si può con maggiore probabi li tà storica attribuire l'im portazione in ltalia. dell'arte di ferrare i cavalli, è il Longobardo il quale, col valore e col saldo ordinamen to mil ita1:e·, pervenne ad estendere il suo dominio dalle Alpi al Volturno. Nelle loro antiche regioni originarie e nel primordio della loro evoluzione politi ca, i Lorigoba rdi , furono com'ogn i al tra gente settentrionale, essenii almenl.e fantaccini. M'a la conquista ed il temporaneo possesso della. Pannonia, terra fino da allora erninentemenle ippica, modificarono il c::i rattere e le abitudini di guena dei Longobardi , che prontamen te venner0 trasformandosi in popolo equestre. È di grande valore, a questo proposi to, la lestimonianza di Paolo Diacono, circa le greggie di cavall i importate da,i Longobardi in Italia e si sa con certezza,, che nel Friuli , Alboino lasciò scelte Far·e a difesa del confine ed ivi impiantò numerose mandrie equine - generosal'wn equar1un qreges. Per meglio avvalorare l'asserzione, che realmente i Longobardi siano sU1ti in Italia un popolo equestre e che, per essi, il cavallo sià stato il più poderoso strumento di guerra,, aggiungerò i dati se.guen ti. · Fu vietalo per legge e punito con multe il tagliare i crini al cavallo altrui. Il togl iere la, cavezza e l'inforcare il cavallo di altri fnrono motivi di gravissime punizioni. Fu dichiarata la pena. capitale
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a chi ricevesse in pegno, senza il consenso del re, una greggia di cavalle. Quale fu mai la ragione determinante delle sopra rammenta.te gravi, ed apparentemente strane, disposizioni legislative? Io credo che ciò sia. stato dovuto alla nuova. ed insolita utilità ' all ora raa• • 1:) gmnta dal ca,v.allo di guerra., per il fatto della ferratura. L'applicazione dei ferri agli ;'. Occoli dei cavalli da traino, aveva antecedentemente reso possi bile il trasloco, attraverso infinite difiicollà di genli àrmate, che viaggiavano - cum, uxor·ibiis, natis, omni~ue suppellectili. - Ora, colla ferratura applicata al cavallo inforcato per il combattimento, il generoso quodrupecle era improvvisamente diventato la più efficace delle armi ed il più attivo strumento di conquista. Alla chiamala del re, i Longobardi liberi erano tenuti nd accorrere arrn&ti di tutto punto . L'equipaggiamento era prescritto nel modo seguente dalla leg_ge di fs tolfo - Habeant lorica.s. scutos et caballos et lanceas. - E vera.mente notevol e questa classificazione di armi, ne è da ritener::;i come sempl icemente dovuta al caso. Loriche e scudi per la difesa; cavalli e lancie per la offesa. Indubbiamente, 'il cavallo era per i Longobardi diventato arma principalis.sima, per la ragione or ora rammentat.a. . L'aborto proc,urato ad una. cavalla, era punito, presso i Longobardi, con pena uguale a que:la in(liLLa a chi avesse fallo abortire una donna serva•. Questo editto desta orrore per lo sfregio da esso indirettamente arreca.Lo alla dignità um:ma, ma d'ultra parte esso ci riconferma la elevata estimazione del cavallo da guena presso il popolo longobardo. Nel già deturpato idioma latino, si fecero posto le parole caballicare e caballicago. La prima fu sinonimo di andare frt gu,el'ra e la seconda significò - spedizione, scorreria. - Quale mai potè essere la intima causa, che allè due suddette barbare parole, fece assumere una così insolita ed elevata significazione~ F.u certamente la Yantaggiosa condizione fatta ai eavalieri longobardi dalla appli.cazione dei ferri agli zoccoli dei loro destrieri. Gli editti longobardi ora ricordati e la comparsa della parola caballicare per esprimere qiiel'reggiare, in mancanza di altri dati più positivi, assumono un valora stori co, che invano si cercherebbe ANNO XXV, VOL. li.
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SULLA OHIGINE 426 di menomare. Se la deduzione, che se ne può ricavare non è luminosa e convincente, al pari di quella emersa dal ferro da cavallo rinvenuto nella tomba del franco re Childerico, è per altro concesso di fondatamente affermare, che la ferraiura dei cavalli fu importata in I talia dai Longobardi . Ladduve mancano dati inoppugnabili , lo storiéo interroga le antiche circostanze. Le risposte, che più si approssimano alla verità, sono quelle, che come nel .caso nostro, vengono somministl'ate dalla legislazione e dalla filologia.
VII .
Non mancano autori, che, contrariamente a quanto ho testè scritto sulla importazione in Italia della ferratura per opera. dei Longobardi, pensano, che essa sia.vi stata invece introdotta dai Romani; i quali avendola appresa dai Germani, la generalizzarono iri patria. In non esito a credere, che i Romani, permanentemente· accampati sul Reno e sul Danubio, abbiano imparata dai cavalieri settentrionali, ed in qualche i·aro caso, anche pratica.la la ferratura ,degli.zoccoli dei loro cavalli da guerra; ma essi non' l'apprezzarono debitamerite e non ne intravidero l'alta efficacia militare. Anche sul declinare della loro pol.e1Jza, i Romani cominuarono ad essere prevalentemente fantaccini. Quei guerrieri avvezzi ai combattimenti colla breve daga, corpo a corpo, non potevano supporre nel cavallo dai piedi ferrati, quel poderoso strumento di guerra, che fu da po i. Essi adllnque poterono, verosimilmente, esperimentare la ferratura, ma solo pe_r ,•aghezza di novità . Quando io dico, che la ferratura dei cavalli fu introdotta in Francia, d~1i Franchi Salici di Ch ilderico; in Italia, dai Longobardi di Alboino; ecl, aggiungerò qui, in Inghilterra, da.i Normanni ·di Guglielmo il Conquistatore, non intendo asserire, che essa sia stata una subita, clamorosa e forzosa importazione di un'arte nuova. Ma è innegabile, che la diffusione della ferratura nelle tre regioni europee ora menzionate, coincide appunto colla loro caduta so tto
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fa potestà degl i invasori Franchi, Longobardi, Normanni. La fer .ratura agevolò le rispettive conquiste, ponendo i cavalieri invasori jn un insolita e vantaggiosa condizione di superiorità, di fronte ai .nemici da soggiogare. Colla ferratura il cavallo militare cessò di essere esclusivamente una macchina da trasporto e diventò invece una vera e propria. macchina da guerra. Nè varrebòe opporre , .alle mie argomentazioni il fatto, che di férratura non ci tramandarono memoria gli storici di quella torbida epoca. Di ben altre cose, al pari ed anche assai più importanti dell'arte di ferrare ·i caval~i, non ci trasmisero nozioni e descrizioni quei rari ed antichi ,compilatori di cronache. Mollo mi sono adoperato per giungere a determinare la progres·.siva evoluzione della ferratura, a datare dall'epoca della sua diffu·sione per tutta l'Europa occidentale; ma pur troppo, la contribuzione storica cli dati, fatti e memorie che, per' ora sono in grado cli pre:sentare ai lettori, non è ricca, qua.le io la vo1:rei . Le più antiche test.iinoni::mze scritte sulla ferra.tura dei cava!1i, ,consistente nella infissione negli :wccoli equini cli lamine semilunari di ferro, col mezzo di chiodi, si trovano nelle opere lasciateci ,da due imperatori d'Oriente. Leone VI soprannominato il sapiente (m . .~H ;I dell'e. v.) nella sua Tatticci, al Ca.po V fa la enumerazione degli oggetti di indi vi·dnale corredo, clie i soldati di cavalleria dovevano portare S!'\CO ·e fra questi rammenta li ferrn l-iinatica 01.1,m clavis. Costantino Porfirogenito (m. 959 e. v.) tenne un cospicuo posto nella greca letterntura . In una delle sue molte opere incontrasi un passo, in cui, discorrendo delle cose necessarie alle scuderie imperiali, fa menzione di ferri semilunari e ~i chiodi per ferrare i ,cavalli. Segui tando a notare nell'età di mezzo tntlo quanto abbia avuto .attinenza coll'argomento, Ori,qine clel ferro da ca'V allo, credo , che ·anche i seguenti dati storici abbiano a considerarsi come importanti. Nelle milizie 1:nedioenli esisteva un intendente dei maniscalchi, chiamato con propria dizione JJfa,q,isie1· ferr·1·omm. Con tale titolo, Guglielmo di Normandia, nell'anno 1066 portò con sè alla conquista dell 'Inghiltena Jf.è11,1·y der Ferres, il quale adottò m seguito il nome cli Fer1·e1·s e prese per stemma., sei neri ferri da ,cavallo, in campo di argento. 1
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SULLA ORIGINE
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Simon S. Liz, barone di Normandia, ebbe dal sopraddetto· Guglielmo, in _pagamento della ferratura dei cavalli impiegati nella invasione dell'Inghilterra, la città di Northamplon e la provincia di Falkley. Di qui si può arguire, che già nell'anno millesimo delh1ra vol"are. l'impiecro della ferratura erasi diffuso e reso indispensabile· o ' alle milizie a cavallo; che essa era certamente tuttora applica1.ione difficile e costosa; che essa veniva esercitata souo la direzione di un ufficiale, chiamato ilfagister· /'error·um. . Oltre il titolo ora menzionato, nei documenti storici del medio-evo, si incontrano altri nomi di funzioni ed uriicf, che nel caso nostro, meritano una speciale attenzione. Tale, ad esempio, è il Li tolo di. marescalc1.is o di 1naresca,lli~s, venuto su di nuovo conio, all orchè,. colla caduta della fortuna romana, il nobile idioma del Lazio dovette subire l'innesto di voci straniere, destinate ad esprimere nuove· cose, nuove idea, nuove usanze. Secondo alcuni autori gli elementi che diedero origine alla parol~i ma1·escalcus, provennero dal vecchio linguaggio teutonico e· furono ·niwr, cfv1allo, e schalk, servo . Giust~ il parere di altri, la nuova parola derivò invece, da mark, cavallo, e da sckale, servo. Hani inoltre chi pensa, che il vocabolo ma1·escalcns sia formato do mares e da calcn.~: proveniente dal verbo latino calceare. È anche questa nna interpretazi one che ne vitle un'altra. L'i llustre . Ercolani scrive che « la parolà 1nareska lks fu adoperata dagli antichi Germani, e, che al tempo dei Merovingi, era in uso il titolo di conies marestalli et stab-iblorum,. Ebbe comunanza originaria col titolo cli marescallus la parola marescalha. la di cui sign ificazione fu in t.utto corrispondente alla moderna di manclt-ia o inanclra di cavalli. L'ufficiale, che aveva. incarico di provvedere alle marescal lie fo chiamalo niag1'.ster ma1·escallim e marescalci.us maior. Il più antico insignito di siffatta carica, del quale si abbia sicura contezza istorica, fu Pietro Ruffo, conte cli Catanzaro, che Federico, padre cli Manfredi, nomina nel suo testamento. Che, originariamente, la carica di ma1·escalcus sia stata di notevole importanza. lo si deduce e dalle persone di elevctto lignaggio che ne venivano rivestite e dalla sua posteriore transizione'à. significare la più eminente posizione della gerarchia militare.
Il magister ~arescallim ebbe sotto la sua immediata dipendenza il comes stabuli , ossia conte della stalla, il di cui mandato fu la .direzione dello addestramento dei cavalli. E poichè, a quell'epoca, tutto ciò che avesse attinenza alle cose ippiche acquistava pregio e -distin~ione, così avvenne, che il comes st(/,bnli trasformandosi in contestabile ed in connestabile, passasse più tardi, ad indicare un ,elevatissimo grado mil itare. Fortuna delle parole I
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VIII .
Mi ~arebbe certamente riusci to di grande utilità e soddisfazione 'l'avere potuto, tratto trallo, segnare date ed indi care testimonianze storiche ben aécertate. · 48 1 e. v . Chi lderico re dei Franchi muore. I resti scheletrici di cavallo rinvenuti nel sarcofago del re, dimostrarono che la ferratura degli zoccoli equini era già a quell'epoca sicuramente praticata. 9 11. Leone VH scrive in maniera chiarissima di ferri da cavallo ,e di chiodi ' da ferrare. ,1,59. Costantino Porfirogenito parla di ferri semilunari e di chiodi per fei'rare i cavalli. 1066. Guglielmo Normanno, il Conquistatore porta seco in Inghilterra un intendente della ferratura dei cavalli. È questo il metodo che volontieri avrei voluto seguire nella .trattazione del tema s·torico, che forma il soggelto della presente monografia; ma esso non mi fu possibile, che in maniera ristret'lissima. Su questo punto, oso richiamare l'attenzione specialmente ,degli ufficiali di cavalleria; ad essi, nello studio delle storie con·cernenti la loro arma, non potrà mancare occasione di aggiungere qualche cosa al mio tentativo. Per parte mia, quantunque con rincrescimento, sono cost(·etto a portarmi sino al HWO, allorchè le tenebre dei tempi di mezzo veni vano squarciate dalla fulgida luce delle rinascenti letterè. A ,quest'epoca, incomincia una vel'a serie cli scrittori di mascalcia, 1
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che tratlano cli ferratura, coli piena conoscenza e con un inatteso, corredo di pratico sapere. Questo impron- iso apparire di scri',tori specialisti, coincidente appunto col sorgere cli una novella era nell'evoluzione dello spirito umano, ci fa comprendere, che, il silenz.io degli anni antecedenti, e1:a unicamente dovuto alla smisurata ignoranza dell'epoca, e che intanto la ferratura dei ciwalli erasi diffusa e perfezionata. Io prego il lettore di volere, secondo il loro merito, valutare le date, i nomi e le opere, che Loslo gli ~'errò presentando. Giordano Ruffo di Calabria· tenne alla corte cli Federico II cli Sicilia il gt'ado cli 11nperialis rna1·esccilcus 1naio1·. A quell' epoca (l 21SO) il titolo ora rammentalo non era ancora pervenuto nel esprimere la suprema dign ità milil11re, come ayvenne poi in tempi meno da noi remoti. 11fa1·escall1is seguitava tutto ra a significare preposto alle cose i,ppiGhe. C,iordano Ruffonei snoi scriui di mascalciasi mostrò allento osservatore e, cosa rara al suo tempo, seppe escludere·dalla sua opera gl'incanlesimi e le supersti zioni, che allora erftno tanto in voga. Il cap itolo sulla ferratura dei cavalli , fn per molti anni , ritenuto come il più autorevole insegnamento di mascalcia. Fu imitato e tradotto , in Italia e fu ori , cla qunsi tutti i posteriori scrittori sull'arte di fe rrare i cavalli. Teodorico, dell'ordine dei predicatori e vesco,·o di Cervia, scrissedi mascalcia in modo maraviglioso . I suoi precet'ti sulla. ferratura,. c,mcordano tuttora con quanto è oggidì insegnato nei rn igli Qri e più recenti li bri di mascalcia. Ed ottima è realmente la sna maniera di app licare un fe rro correttivo nel caso, che il carnllo habue-ri.t pedem, tortwn. Egli prescrive quanto segue: ab itla parte in qua 1nagis calcat, pone quatnor clavos in ferro; ab cilia _pm·te, pone t res tantum, mimis fortes . Per il cavallo che si intaglia, l'ottimo vescovo, _scrive nella seguente man iera.: Eqiius prnpte1· nimicttn m.aciem, se interferit, c11,i impinguando equwn siibvenitur. Ed è vero. Per cavalli giovani, alTaticati, convalescenti, che si intagl ino, il migliore espediente corretti vo è realmente la ricca alimentazione. Di tan~1. giustez.za erano i principii insegnati da uno scrittore di mascalcia, che visse dal '1205 al -12981 li bolognese Pie'tro Crescenzio, filosofo, giureconsulto e m·edico ,. visse dal 11233 al ·13'!0. Egli scrisse di mascalcia e fermò specialmente la sua attenzione sull'argomento De inclavatwris et cura 1
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ean.b?n. Apparisce evidente, che il 'cresc~nzio molte cose tolse dal Rulfo, senza. però farne mai cenno . Questo ingeneroso silenzio, ebbe motivo dalla. diversa parte pol itica seguita dai due valenti scrittori di mascalcia. Il calabrese Giordano Ruffo, era prot.etLo da Federico Ghibellino. Crescenzio, invece, ded icava i suoi scriLLi al Guelfo Carlo II. Lorenzo Rusio cli Roma, sc1·isse nel 11288, u.na pregevole opera cl i mascalcia. Egli nana, che, sp into dalla passione per il cavallo, si pose in ·relnz.ione con cli.arsi maniscalch i di Roma che quasi da t1itto il monclo, sono ùi cliversi te,nJJi, ve1i1iti in q1iest'alma città. Nei libri dei coetanei che trattarono di ferratura. e nella esperienza oLLenuLa frequenlando i maniscalc.hi di Roma, il Rusio trovò materi.a e occasione per iscrivere un import.ani.e Iibro di mascalcia.. Colla scorta della eruditiss'i ma opera. lhèerche storico-analitiche sugli scrittori di veterfr~aria rlell'Ercolani, mi riuscirebbe assai · facile prolungare qui la lista degli antichi autori di mascalcia. Ma poichè la co~a sarebhe iwtt.ilc al mio scopo e t.ed iosft al leuorc, mi terrò contento alle ora fatte poche citazion i. Soltanto aggiungerò i motivi che mi consigli a.rnno la preferenza ai quattro sopracitati scrittori. Anzitutto egl ino sono circondati da una. ben rispettabile au reola di antichi Lit. Ruffo, maniscalco, origina le, espositore di quanto sa per provata esperienza clf pro fessione, fa chiara 1:cstirnon ianza dell'a lto conto in cui la rnascalcia era. tenuta., del grande progresso cla essa compiuto e della sua vasta diITusione. Teodorico e Crescenzio, filosofi , encicloped ici, raccogli! ori di grande pat'Le dello scibi le del loro fompo, non isdcgnano inoltrarsi nelle cose della ma.scalcia, le trattano con intelligenza· e passione e con ciò palesano l'importanza. dell'arte di ferrare i cavalli . Di B.usio, ho voluto 1·iportare le proprie parole, poichè dalle medesime si comprende, che al suo tempo, la mascalcia era. oramai arte antica e notevolmente progredita, per impulso specialmente dei maniscalch i. da ogni do1re accorsi ad esercitare la loro professione in Roma.
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SULLA ORIGINE
IX.
La conformazione del ferro da cavallo adottata daa[i antichi maniscalchi, fo certo lontana assai dalla .attuale, in q~anto concerne correzione di orli e di superficie. I rigonfiamenti sul margine esterno del ferro, determinati dal punzone escavatore de<l'li stampi destinati a ricevere le capocchie dei ch iodi, non ven iva~o appianati, come ora si costuma·, martellàndo il ferro a cavalcioni del corno dell'incudine. Presso Chavannes, in !svizzera: si trova· rono alcuni ferri antichi, i quali per 'l'appunto presentavano una tale imperfezione di forma , erano cioè, come dicesi con espressione tecnica dei moderni maniscalchi , non bic01··1uiti. Il numero dei chiodi con cui il ferro ven iva anticamente appl icato,alJo zoccolo del cavallo, fu, con molta probabilità, notevolmente inferiore a quello oggidì usato dalla grande maggioranza dei maniscalchi. Dalle parole di Crescenzio si vede che, solo in via eccezionale e per iscopo ortopedico ' ecrli consialiava di inf1' 00 a~ere è> ò sette chiodi. Circa la forma che ebbero i chiodi , anticamente usati a ferrare i caval li, scrive il Bassi, che « avevano fusto grosso ed a sezione quadrata, come ·i chiodi comimi da falegnarne, e la testa schiacciata a mo' delle chiavi da violino ii. Intorno al prezzo pagato per la ferratura agli antichi maniscalchi, sappiamo, che un editto germanico ne fissava la tariffa. Una disposizione autoritaria sul prezzo da pagarsi, per una operazione assolutamente manmile, com'è la ferTa lura dei cavalli, ci lascia intendere, che nei suoi primi tempi, essa fu di difficile esecuzione e che r ichiedeva l'opera di rari e speciali lavoratori in ferro. E, se la difficoltà dell'operazione, quasi autorizzava le esagerate pretese dei maniscalchi, d'altra parte, la grande utilità della ferratura doveva singolarmente interessare quei legislatori, che nel destriero dagli zoccoli femili, .riconoscevano uno strumento della loro potenza.
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In Iscozia, un'antica legge puniva. con castighi corporali il maniscalco, il quale per incapacità rendesse un cavallo, anche per breve tempo, inabile al servizio. I danni arrecati dalla mala ferratura, allorquando la mascalcia era arte nuova, dovettero certamente .es::;ere gra'.vi e frequenti. Di qui, senza dubbio, trasse la sua origine la draconi,ma legge scozzese ora citala. Il progresso dell'arte di ferrare i cavall i imposto a colpi di fru:,ta, è tale una cosa, che mentre testifica la feroce ignoranza di un'epoca, ci fa d'altra parte coqi.prendere, che la ferratura fo nei sui primordì, non solo rettamente apprezzata, ma sibbene esageratamente estimata. E il vecch io proverbio italiano, che suona: chi ne fer rà, ne inchioda fu di. certo elabo rato nelle affumicate o!ficine dei primi man iscalch i, bisognosi di attenuanti per qualche chiodo impian· ,tato riel ·vivo del piede. ln tempi cla noi relativameo.le assai remoti', non mancarono ,totalmente ~tbili maniscalchi; ma tutto per altro induce ad ammettere, che siasi trai.lato di qualche rara eccezione; era l'artelìce, .che si elevava al grado cli artista. E tale, senza dubbio, fu il valent'uomo di cui ci trasmise memori,i il Dini, eh~ scrisse di mascalcia nel 11352. Egli nomina un Guglielmo Lucci di Scarperin, il quale: cm·i sottile ingeg-no ferrò 1m reo piecle perfettamente bene. Poneva le cliie pwrti del dì a f'errnre wn solo piede .che fosse reo e 1nolte volte stava diie o tre dì ci ferrare il cavallo a qiiattro piè e che per u,n solo piè /'errato tolse assai ,volte 1.vn fiorino d'oro . Ma più comuni·, al certo, furono i maniscalch i rozzi, ignoranti, e cosa assai peggiore, dovettero abbondare quelli super.stiziosi e ciurmadori. A questa mala. classe va ascritto un tale Vin iziano, maniscalco ,di Aquila, ricordato dall'ora menzionato Dini. Se tu venissi mai clave avess'io arbitrio, io ti farei tciglicire la ma1io con la qiwle hai voluto guastare il cavallo che si cloleva solo da u1i lato, et volevilo fa re doler dall'ciltro . Queste fiere parole pronunciava, nel 11350, in Aquila, un Buondelmonte, all' indirizzo del mani·sculco sopra nom inato, il quale, per guarire ltna zoppicatura ad un piede del destriero del nobile signore, voleva, come si esprime iii Dini, inclolenzi-rgli tanto l' alt1·0 piede che egli camminasse pari
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X.
La mascalcia decadde nel secolo xvr e nel xvu in mi serevole stalo. I l nobile màl'escrtlcu,s aveva ce.,sato di essere; il rozr.o maniscalco, nel senso più basso della sua moderna signifìcazi one, lo aveva l'irn- · piazzato. Era sco mparso il comes stabiili, sopp ianta.Lo dall'ignorante garzone di stalla. Soltanto i cavall erizzi, nelle loro opere di equitazione, usarono trattare di fe rratura, niain man iera oltremodo insufficiente. In tanto decadimento di tnlto ciò che avesse correlazione colla buona arte di ferrare i cavalli , due Italiani tennero alta. la nob ile tradizione dei marescalchi foggiali sull o stampo del patrizio Catanzarese, Giordano Ruffo. Il conte Ce:sare Fiaschi da Ferrara (1545), scrisse un vero e propri o trattato di mascalcia. Egli espose precetti tanto commendevoli, che il suo libro può dirsi tuttora di gran lunga superiore a molli dei moderni trattati di mascalcia. li professore Bass i, nel 1865, in una sua importante monografia, dimosLrava all'ev idenza, che il sistema di ferratul'a chiamato {mncese. moderno, è null'altro che l'italia,no antico , stupendamente descritto cl.al nobile Ferrarese. TI sonato re bo lognese Carlo Ruin_i (·H,90), va egli pure rammentato quale onorevole eccezione. Come scrittore ·di cose ippiche egli fu non so lo superiore a tutti i maniscalchi it.1liani suoi contemporan ei, ma lasciò a grandissima distama Lutti gli autori che in ogni parte cli Europa, alla sua epoca, vennero trattando di mascalcia. Gli scritti di questo illustre pa trizio bolognese vennero tradolli e ridoui dai maniscalchi e dagli scudieri di tutta Europa ed a lui, a buon diritto, competerebbe il titolo cli primo e vero instauratore della moderna arte veterinaria. La insli tu.zione delle scuole veterinario, in Francia, verso la meli~ del secolo xvm, doveva naturalmente esel'ci tare sulla masca lcia una profonda innuenza. Il tempo decorso da .Cfuell 'opocà insino a noi è assai breve; eppure, per potere esattamente "alutare l'ar.ione 1
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determinata da.Ila nuova scienza veterinaria sull'arte di ferrare i cavalli , fa cl'uopo scinderlo in due distinti momenti. Nel primo, ~he abbraccia tre quar ti di secolo, regnò sovraoa la tendenza ateorizza re, si crearono assurdi sistemi cli fen atura geometri ca, per opera specialmente di Bou1·gelat e di. (;ohier. I li bri e gli ammaestramenti sulla mascalcia erano allora essenz ial mente desti nati per• i veterinari e se l'arte di /erral'e, per simi li aberrazioni, non patì nocumento, ciò avvenne, [)erchè gli erronei in.segna.menti , non furono for tunatamente acceltati nella com une pratica. - Il secondo tempo incomi nciò all orchè i Yeterinari, abbandonati i sistemi geometrici di ferratura, si applicarono alla mascalcia con pratico e razionale indi rizzo. Ed oggi, con ragione, i lib ri e gli insegnamenti di mascalcia sono unica.mento ri volti nll 'istruzione dei maniscalchi; , alla teoria geometrica, fn sosLituit.a la pratica fi:;iologica; epperciò rarte cli ferra re i cavalli l,a in questi ultimi anni conseguito notevoI.issimi pl'ogressi. C,i unto a questo punto , il mio lavoro dovrebbe essere terminato, po ichè la trattazione tecni ca clella materia, non fa pa rte del piano, che. mi sono prefi:;so di seguire, per ora . )fa mi rimangono a fare alcune brovi considerazioni intorno all a fe rra1.L1ra, quale agente modi ficatore igienico ed economico su lle stirpi equine europee in generale e circa la questione: - se e .quanto, sia oramai stato rag,giunto lo scopo, che da tanti anni, la mascalcia ~i propone di conseguire. [I Grognier discorrendo sulla invenzione dell a ferratura conchiude con questa sentenza: - 'l'u ttoportaacreclel'e, che l'epocadella in'Ven:rione della {en·atnra, sili q1.iella fa cni., in Enropri si spensel'o te scienze, le le/.lere, le arti. L'in·venzione èben cler;n a dell'epoca. Evidentemente il professo re fran cese tenne la ferratura in conto cli una maledizione piomba ta sulle genemzioni cavalline in Europa. Ma sì l la fe rratura fu invenzione cli barbari, è pratica antigieni ca, è un male, ma è, pur troppo, un male necessn rio. Le imprecazioni all'i nvenzione del ferro da caYa llo moderno. null'al tro sono che ozioso sentimen talismo ippico, condannato dalla sana pratica e da.I vero tornaconto. Alla invettiva di Grognier, risponde eloqu entemente il proverbio francese c·110suona: - pas de fer, pas de cheval. Bracy-Clarck, a sua volta, dopo essersi occupa lo in indagini sopra
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SULLA ORIGINE
l'origine della fenatura, si lascia trascinare nelle seguenti malinconiche osservazioni: - Quegli che primo introdusse la fe1Tatura a chiodi, certo non ebbe sospetto allora di quant·i e qiwli mali·essa sarebbe stata causa per i cavalli. - Il dotto veterinario inglese si sarebbe reso assai più benemerito dell'igiene ippica, se ci avesse insegnalo a fare a meno della maledetta ferra tu rn. Con assai maggiore giustezza di ,tpprezzarnento, il professore Bassi fa., sul la efficacia igienica ed economica dell'arte di ferrare i cavall i, le seguenti r.onsiderazioni: - la invenzione della ferratura moderna /ìt di grande momento, perchè portò netta giterra e nel com,mercio wna rivolii.=ione di poco meno importante di qnella che cinqitanta ann-i fa arrecò seco quello della ltJcomotiva· a 'Dapo·1·e; impe1·occhè un ca1,allo /'errato, ne va.le dieci s/'e·rrati pe1· i l lavo1·0 (li cni è capace. Lu scopo che la rerratura si propone di couseguire è assai più complesso di quanto a prima vista esso non sembri. Oltre all'imipedire il troppo soll ecito consumo degl i zoccoli, In ferratura, appl icata con perfella conoscenza tecnica, ha per suo còmpilo il riparare ad alcune imperfezioni confonnative del piede; il correggere appiomb: difettosi; il curare alcun i fatti morbosi loca lizzati ai piedi. Tralasciando ogni questione atLinente alla ferratura quale sussidio ortopedico e ehirurgico, e restringendom i a considerarla unicamente nella sua efficac ia preservatrice, contro il troppo sollecito logoramento degli zoccoli, il problema che· si cerca di risolvere è il seguente: - Da.Lo un piede normale, ferrarlo in mani era, che esso conservi la sua forma e che sia , nel minore modo possibile ostacolato nelle sue manifestazioni meccani che e fisiologiche. Se lo scopo sia slaLo oramai consegui to e se la soluzione del problema sia stata trovala, lo possiamo congetturare dal fatto seguente. - Ci si present.a ad ogni momento qualche progetto di modificazione o di innovazione all'alluale sistema di ferrare i cavalli. Quesli ripetuti esperimenti provano all'evidenza, che, quantunque la moderna fen atura, rappresenti, forse, il massimo della possibile protezione arli fi ciale degli ioccol i equini, essa non ha tuttavia raggi un lo lo scopo, che in maniera assai incompleta. Nell' int ento di eli minare ed anche solo· sempl icemenLe diminuire gli inconvenienti imputabili alla ferratura e determinanti una dan-
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nosa influenza sulle condizion i fisio-meccaniche dei piedi dei cavalli, vennero proposti diversi espedienti e ne accennerò, di volo, i più notevoli. Si esperimentarono dei pretesi ferr1: senza chiodi . Fu quasi un ritorno. all'antico ipposandalo romano ed al calzare vegetale con fondo metallico ; ma il risultato fu costantemente l'insuccesso . Recentemen te venne proposto un ferro guern ito di creste e ba1·bette, le quali,_oltre a dare passaggio ad una benda circolare di acciaio, sono in parte munite di dentatu re, destinale ad e~sere in(ìLLe sul margine inferiore, estemo, della mitraglia. Se lo scopo, che si propose l'invenlore di un cosiliatto ferro, fu quell o di permettere al piede la sua libera espansione, eg-li fu assai male inspirato , poiché riuscì invece alia fabbricaz ione .cli un vero apparecchio costrill,>re dello zoccolo equino. La ferratura periplantare, non è mollo tempo, che giunse a mettere a rumore il Cflmpo della masca.lcia. Innegab il mente, qu esto sistema di ferrare i cavalli, protegge lo zoccolo con hnslante efficacia; la suola e la fo rchetta eseguiscono il loro lavoro funzionale, come nei piedi sferrati; la li bertà. di di latazione e di restringimento trasversale del piede è poco o null a compromessa. Ma. tuttavia., questa ingegnosa inno.azione non polè, nè mai potrà sostituire l'antica ferratura. Essa manca del ca rattere essenziale della generalità, convenendo soltanto per i cavalli da sella, o dn. tiro leggiero, che siano dotali di o~timi piedi. Nel troppo grande numero dei chiodi e nel sito della loro infissione, venne, con grande ragion e, ravvisala la massima condizione · lim itatrice delle manifestazioni ela.sliche del piede equino. Fu pertan to proposta la- ferratura con pochi ch iodi, tutti impiantali nel mmo laternle esterno del ferro, ad eccezione di uno ::;olo, inrìsso alla niammella interna. Qnest.a mani era. di ferratura non oslaco la quasi punto la espansione ed il restringimento del piede. ma la sicurezza di aLl.acco del l'erro è scemata in modo troppo signirìcante. Poc'anzi_, discorrendo dei j'erl'i senza chiodi, ho detto che quell i piullosto che una nuova. e recente invenzione, rappresentavano sempli cemente un fotto di retrogradaz ione agli antichissimi sistemi di artificiale protezione dei piedi equini. Aggiungerò, che un mi o · amico, ha vagheggialo il remotissimo concetto di Senofonte, cioè
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SUL LA ORIGINE
DEL FERFO DA CA VALLO
l'indurimento di parte dello zoccolo. Gli esperimenti all'uopo eseguiti non gli diedero finora soddisfacenti risultati; lo consiglio luttavi,i a perse,•erare nelle sue ricerche . In tempi in cui la chimica sa ridurre a consistenza lapidea i più molli lessuti animali, forse non è impossibile accrescere a tale punlo la resistenza dell'orlo plantare dei piedi equini, da renderli atti al lavoro, senza urgente bisogno di ferratura. Ma la quasi perfetta soluzione del problema, io la attendo clà1la moderna.' industria, nella quale, mercè il concorso dell'arte e della ·scienza, acl ogni momento, vediamo conseguirsi clei risultati che hanno del prodigioso. lo spero che abbia a venire il temp(,, in cui sia possibile sostituire all'attuale verga di ferro, una lamina di materia art.ificialmenle prodotta, leggiera, elaslica, resistente, durevole, non costosa.
G. B. ÙYIG-LIA.
LIBRI E PERIODICI
,h·te 1mii-it,u·e. - Ltizion; dettate agli allievi del 3° corso dell'accademia mil itare da l capitano del g<~n io ACHILLE .MAZZlTELLI, Prima Parte, a nno sco lastico 1879-80 - To.rino Tip. Vincenzo Bona. 0
Non è gran tempo che gli allievi di 1.ntte le nostre scuole militari e i giovani ufficiali, se volevano studiare, erano costretti a ricorrere a. libri stranieri, la più gran parte francesi, non sempre ottimi, quasi mai adatti alle nostre condizioni d'insegnamento militare. Oggi questo tribnLo non è più necessario pagarlo: se non possediamo ancora una copiosissi ma lettera tura didattica mi litare, ne abbiamo una snffi_èiente, la quale, in ciò che può difettare nella quantità, trova largo com penso nella bontà e nell'essere d'indole affatto italiana. Però è ~empre con piacere ed orgoglio che annunciamo ogni nuovo libro il quale viene ad arricchire questo nascente genere di letteratura. E fra gli ottimi libri didattici mil itari deve annoverarsi. la recente pubblicazione del capitano Mazzitclli. Giovane di larga coltura e dì robusti studi militari, il Mazzitel li ha saputo consegnire il più desiderabi le scopo che attribuir ~i possa ai libri che trattano degl i clementi d'una scienza: quello di adattarsi alla capacità di giovani ignari del contenuto della scienza stessa, e trattarne i vari argomenti con tanta ampiezza e con tale esattezza di principii, che anche i provetti nelle stes,e discipline possono; se non sempre, attingervi cognizioni tutto affat.to nuove, trovarvi occasione di ordinare meglio le proprie idee e corredarle di quei dati mutabili , che sono il portato della sperienza e del progresso, per farne oggetto di nuove e più profonde medit.azioni .
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E PERIODICI
LJ-BRI
Le qualità del libro del capitano l\iazzitelli sono infatti l'ord ine Mila trattazione; la chiarezza, la· semplicità e la fo rbitezza nella esposi~ione; la molliplicità delle osservazioni, notizie, dati ed esempi di cui arricchisce lo svolgimento, tanto da costituire, con c.iò solo, un utilissimo· manuale miliLare. Il contenuto dell'opera è la prima parte di quan to nelle scuole diciamo arte miiitarc, cioè, le generalità e nozioni di strategia, la logistica, e l'organica ; la tattica formerà la seconda. parte dell'opera, ch 'è a sperare vorrà l'autore presto far seguire alla prima. Esammeremo brevemen te tali argomenti da cni s'iutitolano altrnttanti libri ne' quali è diviso il volume. Il primo libro Generalità e nozion·i di strategia com prende una introduzione e tre capitoli. Nella int.roclnzionc, l'autore, dopo avere accenna to alle ragioui fondamentali della guerra, alla moltiplicità degli elementi di forza per farla, ai rapporti fra la politica e l'arte della guerra, dà le definizioni dell'arte militare e dei pri ncipal i suoi ram i. Le definizioni e la partizione di una dol.trina banno una capitale importanza nei trattati didattici, poichè sono il fondamento dell'economia generale del libro e ne determinano il metodo dj trattazione: è per ciò che c'interessa fare un 'osservazione. L'autore fa una prima divisione, che chiama naturale, dell'arte miliLarc in 01-ç1anfra e condotta. Se nou c'ingann iamo, il primo a dividere i'arte militare in preparazione ed azione fu il Ricci, autorità che può essere invocata con fiducia; ma il Ricci scrisse in un'epoca nella qua le la parte riguardante l'organizzazione delle fo rze era o affatto trascu rata nei trnttati d'arte militare, o appena accenna ta insieme alla politica della guerra come cosa riguardante piuuosto lo statista che il militare: fu naturale quindi che il Ricci, volendo dare al l'organizzazione tutta la importanza che merita come elemento tecnico militare, rosse spinto a darle uuo svolgimento assai largo e come d'argomen to distinto dalla strategia , logistica e tattica. Oggi non ci t.roviamo più nelle stesse condizioni; oggi, elle gli studi d'organica militare sono coltivati come e forse più cli quelli di tattica, certamen te più di quelli cli logistica, non sembra più necessaria la stes:;a partizione, la· quale, tutt'altro che naturale, è affatto arbi1raria. ~ on sapremmo infatti concepire una preparazione organica dell'esercito, senza prima avere una completa conoscenza delle esigenze tattiche e logistiche della guerra; e tutto ciò non può aver vita se non è animato dalle .cqgnizioni strategiche. In una parola , l'organica allinge dalla strategia i suoi fondamentali
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criteri e no dipende ano stesso modo della logistica e della tattica. Un~ partizione pi1ì naturale cruindi ci sarebbe paruta cruella di strate~1a, pa~te pu~a~ento speculativa e indipendente nei suoi principii dai mezzi messi m opera per far la guerra, e cli tattica, logistica e o~·ganica, costi tuenti insieme la parte operante dell'arte militare, e dipendente a$S01utamcnte daHe condizioni storiche, sociali, economiche e materiali della nazione eia cui emana l'esercito. Dobbiamo però aggiungere ad onor del vero che l'autore, fatta l'accennata partizioue, la mantiene poi solamente nella parola , non le fa, cioè, avere altra iufluenza sul metodo di tratlazione; anzi nel precisare i rapporti fra i vari rami dell'arte militare e,,.l i dice cho « l'_ orga~i~a ~u~h'essa. è vi~co:ata alla strategia, alla logistica , alJa tattica: 1nlaLL1, e dagh speciali concetti strategici di offesa o di difesa che l'organica trae norma per l'opportuna preparazionè de,,.li clementi di forza; è alle possibili esigenze logistiche della guer~a che essa proporziona il corredo cli ogni specie di materiali abbisogncvoli per la guerra, cd opportunamente li ordina; è fina lrnonte atle arti tattiche in uso che l'organica assoggetta lo speciale ordinamento, l'istruzione e il governo delle truppe » . Ed in conseguenza nello svolgimento, preme~sc le noz_iooi di strategia, fa seguire prima la logistica e poi l'orgamca, ccl evidentemente, immediatamente dopo la strategia avrebbe trovato posto la tattica, prima della logistica e de ll'orO'anico, se ragioni speciali :;ull'ord inarnento complessivo dell'insec;,_namcnto non l'avessero costretto a trattarne· in un corso. a parte, / perciò anche in un volume separato . Sul fine dell' iutroduziouo, l'autore osserva che, quantunque sia naturale che per gìi studi mi litari, ogoora più larghi, le parole e le e_sp~·essioni in us~ nel linguaggio tecnico si vadano sempre più moft1 plicando, tuttavia questo stesso moltiplicarsi cli nomi nasce talvolta da null'a ltro che da smania cli novità . .E quindi soggiunge: cc Ma in~en~lend~si cou ~ue~Lo lezi?ili al modesto scopo di avviare e preparare 1 giovani a studi d1 maggior lena, anzic!Jè sfuggire quelle tante più o meno utili espressioni, si cercherà al contrario cli usarle per avere così occasione di spiegarle per quarJto è possib ile. Dico per quanto è possibile, perchè non sempre il Còlllpito è fa cile; sì perchè ta lune di tali espressioni non hanno un significato esatto da tutti costantemente acceltato, e sì perchè ci s'incontra talvolta in espressioni, che coll'anelare degli anni, o col cangiar cli luogo, vanno cangiando di sigoifi calo » . Ginsti$sima l'osservazione, assai utile il proposito dell'autore. SeANNO XXV, VOL. If.
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LIBRI
E PER IO DICI
no lchè come eoli stesso asserisce, il còmpito non è fa cile; e, sebbene I ' i:, • • li . ] . il capi tano Mazzitelli sia in generale assai prec1s_o ne a tcrrnmo og1a militare, col voler usare e spiegare tutte le voci che bene ~ male . sono state adoperate, non giunge a sfuggire qualche 1mperson0 , 0 . l · · fezione. Citiamo ad esP.mpio l'aver voluto ndnrre ad ana oga ~1gmficazione le espressioni di grande ,~ piccolci ~uerra, di gr~nde e piccola 'l . tegia di grande e p·iccola logistica,, d1 grande e p•iccola tattun, s 1 n, ' . . l Il' . secondo che si applicano ai grandi O ai piccoli .reparti. CC (~SCl'Ci'.O; . . · " I. ~o-oiunoe le semt)lici espressioni di strateg•ia, log1.sl!tea e tattica auz1 , "oo e .. · . I I per quando si parla di reparti _me~lu. Crediamo b~ne c 1~ qu~,cuno bb·a I talvolta usato tali espress1om nel senso segmto dall autor~, ma anon ci sembra doversi indicare come imita b'I1 e;· e· forse o_ 1·mc1·1e P?~ térsi distinouere una g1:ande ed una piccola logistica,. fo~·se 1mposs1b1le una grirnd: ed una piccola strategia: in ogni caso. p<~ro la d1 fferenza di significato devesi riferire :i l!'indole clellù op(;\raz10~1 ~on a 11a J ra.~~dezza O piccolezza del corpo d1 truppa_ che le c?mp1e, come lo ~tes~o autore· nota almeno pe1• la grande e piccola taUJc::i . a·ff Potremmo citare anche esempi di diverso genere, come 1a .1 erenza tra fronte strategico e fronte d'operaz·ione inutil~e,nte ~mme~sa da l Jorni ni, ma riconosciamo volentieri , non solo la ,~1rt1colta che I auto~e ha dovuto superare, ma in conseguenza anc!1e l nwertezza d,el _!iostro ()'indizio. Abbiamo voluto segnalare la questione, solo perche m un libro elemen tare ci pare assai importante la precisione nell'uso delle espressioni tecniche. . . . Il ,1o capitolo Cqnclotta ed organ'ica comprende le nozJO_i11 ?en~rali . t tta •a <Yuerra cioè le defin izioni principalissime e l'rncl1caz1one (l1 U l v ' . 1 , c1· te dei rapporti fra la strategia , la logistic,a e la tattica, r'.onc 1 ques parti con l'organica. Col 20 capit?lc; Nozi~1~i genera~i va1'te 1l_lettO~'e è man mano portato alla più intima cogn1Z1on~ _degli _el?~1et1t1 stra_teoici della guerra in relazione ai mezzi orgarnc1, log1st!C'I e~ tnt~1c1. ll~fìne nel 3~ capitolo P1'inci.p•iti fondamentali, è clis~ussa la poss1b 1]ità e l' utilità di fissare dei principii nelle cose cli guerra, . e so~o messi in esame e dibattuti ii principio unico ammesso dal De Cnstofons . . , e quelli formulati dal Marselli . Questi tre capitoli del ·1° libro formano, a nostro ~odo di vede_1 ~1 la parte principale~ dell'opera,· in quanto che ne ,;tab1 h~co~o _la tessitura oenerale e sono il cemento quasi delle altre part1. E CJ affret· tiamol') a dichiarare che l'autore è riuscito assai bene a superare le molte difficoità d1c in tal sorta di trattazione sono più ardue e nn_I osservatore·' e O ·111· cl·ffei·ente 1 merose di quanto puo, parere a l vogare
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riuscito forse meglio che altri predecessori nel delicato_ còmpito; è riuscito a dare a questa parte .:lei li bro un'impronta cbe rivela una scuola puramente italiana . Ma l'importanza stessa dell'argomento c'impone, l'obbligo di qualche osservazione. L'autore, per dimostrare col De Cristoforis che la guerra è decisa · dall'urto della massa, paragona siffatto modo d'azione con quello usato .all'epoca di Luigi XIV della guerra di posizione e di cordone, e nel • 'farne · poi la storia ce lo presenta come un recente trovato della strategia, dimenticando così" la guerra antica, fonte assai abbondante d'esperienza militare. Questo principio ammesso, l'autore ne trae la logica conseguenza che basta rompere la massa nemica per conseguire la vittoria, ma sente quasi istintivamente, almeno senza esporne la ragione, che, il principio stesso, sebbene vero sempre,. non è abbastanza geni:,rale, e quindi dichiara subito dopo, che quest'urto della massa, anche quando è efficace, non produce sempre lo stesso effetto secondo che ·avviene in un punto piutto~to che in un altro : in altri termini <>.gli conviene che non sempre l'urio della massa, almeno per se stesso, decide della guerra . Da questa evidente contraddizione col principio ammesso è condotto a fissare tre condiz ioni per la vittoria : « ,1° Disorganizzare l'esercito combattente. • 2. 0 Separarlo dalla sorgente delle forze alimentatrici. « 3° Mettere tale sorgente nell'impossibilità di creare nuovi mezzi di offesa, ossia nuovi eserciti ,, . Ecco infatti perfettamente espresse le condizioni che necessariamente devono verificarsi per ottener~ la vittoria, per decidere la guerra, e il principio di De Cristoforis non accenna che n so,ldisfare solamente la prima . Ma nel dibattersi con l' insufficienza' del principio, l'autore è condotto ad un'altra transizione; soggiunge che non sern pre è necessario che l'azione sia sp inta fino a far veri!ìcare tutte e tre le condizioni , e stabi lisce così tre gradi di vittoria . Non sappiamo ammettere siffatta teoria . La vittoria è una, e per ottenerla bisogna che 1·ealmente o v·irtaalmente le poste condizioni siano soddisfatte. - Sarebbe stato pregio dell'opera completare il princi pio di De Cristoforis in modo che al concetto della massa fosse connesso quello della direzione dell'urto ; e questo sembra che si tenti col citare i due primi dei priucipii cli strategia fo rmulati dal Marselli . E il capitano Mazzitelli nell'ammetterli e discuterli è costretto ricorrere alla teoria dei punti dicisivi, cioè conven ire che vi è uu modo decisivo, la massa. ed un punto decisivo, la direzione dell'urto.
LlBfU 444 Senonchè la teoria dei punti decisivi svi luppat.a dal capitano Mazzitelli è troppo incompleta. Vi si dice: « È inuti le vincere altrove, quando si è sconfi tti nel punto decisivo: se non fosse così non sarebbe un punto decisivo ". Però sarebbe stato necessario, ed assai utile, dimostrare Che effettivamente esiste, o può esistere, un punLo tale che facendo leva su di esso con la massa del le forze si abbia la decisione della guerra; sarebbe stato necessario ed assai utile. deter- . minare con quali criteri devono essere riconosciuti i caratteri di un punto decisivo, e dirilostrarc che c1uesti, cosi in strategia come in tattica, sono relativi alle condizioni generali della guerra e alle operazioni del nemico. Col 2.~ libro, che tratta in particolare della logistica, l'autore abbandona il campo puramente speClllativo, cd entrn in quello delle operazioni; gli argomenti diventano più concreta mente coordinati , più praticamente esposLi, più diffusamente trattati. Esso è diviso in cinque capitoli: 1° nozioni generali di logistica; 2.0 trasporti; 3° riposo delle truppe; ,\. 0 servizio d'informar.ioni e di sicurezza; 5° avanscoperta . . Ed una prima osservazione ci occorre subito su questa partizione della m·ateria. RipcLiamo, trattandosi di libri didattici elementari, il metodo e l'ordine valgono qnanto il contenuto . Il 1o capitolo, faua piccola parte alla generalità di logistica, tratta effettivamente delle marcie, sviluppaudo i particolari riguardanti la formazione e movimento delle colonne, gli ordini cli sìcnrezza nelle marcie (avanguardie, retroguardie, fiancheggiatori), le misure per 1fssicurare il sostentamento della truppa e il pronLo impiego di questa nell'azione. Il contenuto quindi non risponde al titolo, e sarebbe stato meglio dividere in due il capitolo, trauando nell' uno delle generalità, nell'altro delle marcie; ma ciò è poco male. Il 30 capitolo tratta delle stazioni (accam pamenti cri .ac~an tona'.11~nt9, svi luppa i particolari di stabilimento, ma non quelh nflettent1 la sicurezza della truppa, il modo di regolare il servizio , pel suo so~tentamento, il pronto suo impiego . Non c'è r1uindi armonia col ·1° cap1t?lo : ci pare che in due capitoli riflettenti gli importantissimi argo~ncnt1 logisLici delle marcie e tlelle stazioni , avrebbero dovuto armorncamente e completamente essere svilo ppati. . . . . Il 40 capitolo, nel quale si tratta del servizio d'informaz!om e d1 sicurezza , date poche notizie sulle ricognizioni, tratta effettivamente de()'li avamposti. Ora noi domandiamo : se c1uesto capitolo dovca conteiere tutte le rnisnre d'informazione e cli sicurezza, perchè delle avan-:guardie si parla nel ·1 ° capitolo e dell'avanscoperta nel 5°? Perchè degh 1
far
445 :av~mposti si parla separatamente dalle stazioni e delle avanguardie unitamente alle marcie? Non sono forse due servizi di sicurezza di .analoga natura ed egualmente colìegati rispettivamente alle marcie e alle stazioni? Ci pare chè delle misure di sicurezza particolari alie marcir. e alle stazioni, avrebbe potuto meglio esser trattato unitamente agli argorn1~nti con cui sono intimamente nnite, come certamente sarà trattato nella t.attica della esplorazione e sicurezza su l campo di battaglia; ri't entre ciel servizio d'informazione, ricognizione ed avanscoperta, d'indole più generale comechè si riferisce così alle rnarcie, come alle stazioni ed ai combattimenti, sarehbesi trattato in quest'unico e spe·Ciale capitolo. Infine il 2. 0 capitolo tratta dei trasporti, e non sa ppia mo perchè trova posto immeclintamentc dopo le marcie, come se i trasporti si · collegassero meglio con le marcie che con le stazioni. Ma a prescindere ,da ciò, . osserviamo che in esso ::;ono accennati i trasporli delle truppe per posta e sviluppati i servizi cli trasporti per acqua e per ferrovia, manca quindi la parte, anch'es$a importantissima, dell'organ izzazione del servizio dei trasporli sulle 1vie ordinarie, e solo vi s'indicano al·CUni claLi, importanti ed uti lissimi del resto, sui mezzi per eseguirli. Fatta questa osservazione snl metodo, dobbiamo ancora lamentare la mancanza di nno speciale capi tolo riflettente il funzionamento dei servizi logisti<Ji, e segnatamente di quello delle tappe su cui sarebbe assai utile fissare idee concrete. Tutto ciò non toglie però nulla al merito intrinseco delle parti trattate dal capitano l\'lazzitelli. Tro-viamo in ciascuna parte idee chiare, .pratiche e ordinate; abbondanza cli notir.ie e di consideraz.ioni uti lis.sime; cognizione completa dei più recenti insegnamenti !dell'esperienza. Assai utile in particolorc stimiamo le nozioni date, allo scopo di lar gamente diffonderle nei giovani ufficia li , sugli 01·dini gra'{i,ci di marcia, -e sngl i or·a1·,i grafici per trasporti fe rroviari. Un'osserva1.ione però dell'autore sulla logistica c'interessa qui di,scutere, sempre percbè attinente al concetto dì metodo, di definizìone, di ordinamento della materia d'insegnamento mi litare. Si asserisce che « la logistica non può avere principii propri perchè essa è intimamente legala alla ~trategia di cui non è che un mezzo ,, . Se ciò fosse vero, nè l'organica, 1iè la tattica dovrebbero avere prin:cipii propri, perocchè, t.anlo quanto la logistica, sono legate alla strategia', come il mezzo allo scopo, come il modo al concetto. Il vero è che la tattica, la logistica e l'organica sono rette dai prirr,cipii strategici in quanto esse devono attuarne i concepimenti, traE PEFIIODIC[
446 LIBRI durne in atto il pensiero, e sollo questo aspetto trovavamo assai opportuna ed esatta la definizione data dal Mnrselli nelle su(•. lezioni alla Scuola di guerra: « La strategia ò la scienza dei principii che goveruano tutte lo operazion i militari, conS'iderandone i fini predominanti » . M.a ciò non toglio elle ciascuna cli esse, noi suo rarticolarc modo cli essere o di comportarsi, possa avere principii propri che la caratterizzano e l'indi vidual izzano; saranno questi certamente meno generali, se vuolsi anche meno cost:w ti , perchè più intimamente collegati ai mezzi posti i11 opera, ma non ci sembra potersi recisamente negare la possibili.til di principi i diretti vi in ogni ramo ~cientifìco della scienza militare. In ogni caso, se vuolsi pur negare per la logistica la possibili tà di arnmotlere dei principii nello stretto son:;o di accettazione com une cli questa pàrola, 1ua non lo si facc ia almeno dipendere dall' intimo legame della logistica con la strategia, la qual cosa l'arebbe considerare la logistica da un punto di vista troppo generale sino a confonderla con la strategia stessa . Il :.1° od ultimo libro che tratta dell'organica è assai megliodel p1·cceden1e ordinato e completato. Comprende sette capitoli: 1° nozion i general i; 2. 0 il rccluta mw tc,.; 3° l'orclin:nnento; 4, 0 il governo della truppa; 5° il materiale; 6° il terreno; 7° la mobi litazione~ e l'aduuata. Si capisce del resto come questa parte 'dell'opera sia riuscita dello migliori. ;\'cl ramo dell'organica, sia nell'insieme che negli speciali suoi argomenti, l'autore è stato preceduto da autorevoli scrittori ; egli ha potuto consultare. discutere, ordinare i molti materiali messi a sua clisposi1.ione, cosa che non ha potuto certamente fa re egualmente per la logistica, mino d'insegnamento sin oggi troppo trnscurato nollasu:i genera li ti1. Questa considerazione nulla toglie al morilo del capii.ano :\lazzitclli che ha sa puto, () in ciò consisti~ il pregio principale dei libri didntteci , appropriarsi gii esistenti materiali e svolgerne il contenuto sotto aspetto armonico al complesso dell'opera, ordinato, in ogni parte pra tico ed intercssantis~imo. La couclnsioue che poss-iarno fare al nostro giudizio sul libro del capitano Mazzitolli, è questa che, per lo meglio dell'istruzione mi litare nell'esercito, ci augu riamo vederlo presto alla mano di tutti i giovani ufficiali: e, come dicevamo, siamo convinti che a11che i provetti vi trovera11 110 cose meritevoli di loro considerazione. Le mende che abbinmo qua e lù rilevate, non ne tolgo 110 i pregi: e vi siamo stati iudotti , sia dal dovere della critica .onesta, sia perchè, notando i difetti appunto nelle opere buone, è che queste trovano la. v ia di sempre più perfezionarsi.
P. PERIOOIC!
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Bisco,·tu, sull,, sto•·i11 ,l.ei le:1n11·i ,ti. ,11e ~~,~ e ,notle,~ti, per FRANCE SCO P ORPORA, ufficiale ùell'esercito. -'Roma, tipografia Ro mana , 1880.
Ecco una esposizio11e dei grandi rivolgimenti avvenuti nel passato· ri. volgimenti che si compiono con 11110 di quei fatti ~o:renerali i cruali'' . ricpilogaudo a quando a quando il lavoro continuo del progresso , formano epoca nella storia del In civiltù. L'autore dimostra distesamente come, al buio periodo del predominio germanico e$pre:,so dai fe udi (fin o al mi lle), periodo nel qua le il cristianesimo e la tradizione latina fecero della pntria nostra nn centro di civiltà, successe coi Comtmi una vera reazione contro l'invasion() germaoica, un rinascimento generale e mornle uella coscienza, nella civili,\, nella politica e nella intellitrenza dei popol i. E dipingendo la vita italiana del tempo dei comuntnclle sue diverse manifestazioni, cioç n dire nelle arti, nello lettere, nelle scienze e nello discipline mi lil.ari , ri leva dei comuni medesimi la parto splendida e l'oscura: la prima, che si com pendia in un 'atti'Jiità me1·avigliosa in tutto; l'altra ra pprese11tata dalle ci·vili discordie. Di queste ·discord:c che tanti guai c:igiouarono alla patria nostra, l'autore cosi discorrn nel ch iudere la prima parte del suo la roro : « Una dello c<1uso di quel sentimento tutto locale cd inspirato ;id egoismo che produsse quel le intcrmi nate discordie che soffocarono ogni :imore fra i cittad ini ed imped irono quello fra le citti1, era la « stcs~a forma fisic,'l del nostro paese, con i suoi contrasti di regioni " e cli cli mi, cbe si riOcttevano poi su lle condizioni civi li, detcrmi« 11amlo differenze di vicende nelle variH parti della penisola . E ab« bia mo visto crueste atteggiarsi ciascuna ad una forma propria , ed " avere sua propria storia con un particolare periodo cli "ranclczza. « E mentre il settentrioru~ ci presenta molti stati in sembianze di« verse di comune, di signoria, di principalO ; nel mezzogiorno le « apparenze monarch iche non si cancellano mai, per continuo va« riure di casi e cli dinastie. Una stessa forma politica , po i, presenta « tipi cli\rersi; ogn i storia parziale è svariatissima di fo tti: insomma. « alle varieli1 topografìche corrispondono varietù storiche. · " 9uest'aziono d el mondo esterno sui fatti sociuli che si dispiega « cos, bene nella nostra vita del medio evo, ò nella storia cli tutti i « tempi. Durante l'infanzia di una societil, quando la coltura e le
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isti tuzioni politiche non sono pcranco sviluppate, l'opportunità geo« grafica 1111 la massima importanu1 e costituisce il pu nto di portanza « dello svolgimen to storico di nn popolo. Col crescere della vit<:1 mo" raie, intellettuale ed economica, quell'effi cacia diminuisce, ma non (< scompare mai iHtieramente; giacchè l'istruzione , la letteraturn, le « leggi, i benefici contratti con altre genti possono modifi care, come <e negli individui , le qualità , le inclinazioni e i clifotti del proprio « organismo, ma non estinguerli affatto . L'elemento geografico è imo « di quei dati costanti, che determinano l'individualità dei popoli, e <( creano nel loro presente e nel loro avvenire un legame col loro cc passato, che il legislatore ed il politico nel guidare gli av venimenti, <e e il filosofo nello studiarl i, non possono giammai trascurare. « Ora, il vizio fisico, ond'è un riflesso il vizio storico della nostra cc patria nei tempi di meizo, esiste pnre oggidì; in condizioni peraltro « diversissime, giacchè, mentre allora tutto cospirava ad un sentimen to <e di vi ta particolare e diffusa , ed era anzi quello il periodo dcll'isocc lamento e dell'egoismo; oggi la patria nostra possiede tutti i mozzi e< che ha una nazione per rendere armon iche forze diverse, indiri1.« zandolo tutte acl un un ico scopo . Ma, sebbene incomparabilmente <e scemato e contenuto, questo vizio esisL e ed è contrario al sentimento <e unitario, e quindi al nazionale, auesochò noi nostro caso il concetto <( di nazione e quel di unità sono legati in modo indissolubile. " Duo cousegnenze di ben grave momento per l'educazione degli « animi Italian i se ne possono trarre. L' uno è . che l'esempio delle cc civili discordie, le qua li furono la causa principale del nostro do<( cadimento nei tempi di mezzo, o la costanza dell'elemento geogra<c fi co (e, Ei può anco aggiungere, dell'in,lole nostra) che diede animo <e a quelle discordie, ci mostrano il bisogne di educarci ad un saldo , cc vivo sentimento dell'unità, combattendo gli inl1 ussi geogrnfici e le « tradizioni di una vita per lungo tempo diYisa . Senza del quale si <e potrebbe riprodurre qnell' iliade cli guai che vedemmo nel medio evo, cc non compensata da quella feco nditl1 lussureggiante che abliiamo pure « am mirat-0 in quel!' età, e dallo. gloria di un grande primato su l cc mondo. Le nostre vicende nei tempi di mezzo, alle qual i seguì una e< servitù lunghissima, debbono essere per noi di grave lezione, con" tu ttochè i tempi siano d'assai mutati ; essendosi oggi colmato il vuoto <( rimasto per lungo tempo nella coscienza italiana » .
,del moto religioso siano apparsi in Italia nel campo della cu ltura e in quello dei fatti o come In ril'oluzione cho prorlussc la libertà intellettiva avesse ugualnrnnte a centro l'Italia, dove sursoro, ca mpioui della nuova filosofia, Telesio, Bruno, Campanella e Gali lei. Così l'autore arriva al terzo momento ?olcnne della vita italiana, cioè a dire al nostro terzo risorgimento ch'egli paragona col secondo, allo scopo di far servire il passato d' insegnamento per il presente e por l'avvenire. Ecco come il giovane !\Crittore couchiude l'o pera sua.
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Nella se.conda parte, tratteggiando i due rivolgimenti ·religioso-intellettivo e politico-sociale, l'autore dimostra come i pri mi germogli
<e Ecco la luce del nostro terzo risorgimento : l'Italia , che sotto i Romani, incastrala nell'impero , nou aveva personalitil cli nazione ed cc ubbidiva a Roma, che nel medio evo, spezzata in mollissimi stati, cc era , ;;i può rl irc, caduta nell'eccesso opposto, sorge con una dinastia « antichissima per virtù; sorge come nna chiara espres~ionc delle idee ,, moderno, come trionfo del principio di nazioualitù, come riassunto « elci progresso dei secoli; sorge con nna coltura rnnschia, o suscita<c trice di liberi-il , additando sul puuto opposto dell 'orizzonte il tra<c monto di quella potenza ci,•ile della chiesa che era stata l'eterno ,, suo nern ico, cd il terribile avversario del progros:;o dei popoli nel(( l'età moderna. ,, Nei tcmpi antichi la potenza o la ci,-iltà romana, ond'cra centro <1 l'Italia, soggiogarono gli altri popoli. 1n quell i cli mezzo non- ri:;pleu<1 dono lo glorie dell 'aqu ila latina, non gli scopi eleva ti ed i f'o1'Li pro(( positi di Roma; ma l'Italia ha sugli altri popol i una preminenza · <e ancora più spiccn r,n, porchè mancia una luco viva e piena sul mondo cc allora in tieramcn te imm erso nella IJarharie. Il di~q uilibrio mora le ,, fra essa e le altre nazioni , i è più ri levante che nei tempi romani, <e in cui esistevn una civiltit adulta, la greca, la qual e sotto il ris petto <1 dell'arte aveva vinto .e traua a sè quella del Lazio. In oltre, conce quistatricc e ~cll)guosa cli larorù nei tempi anLicbi , l' I talia è nei « tempi di mezzo il centro dcll'inclmllria e del com mercio, e conseguo ,e in qnesti campi e nell'arto quell'importanza che aveva prima acqui<( stata con !e sue virtù mil ita ri,, con la sua tenacità di volere, con « la sua po litica, con i suoi lumi su l diritto . cc In tu tti e due questi momenti solenni della sua vita , essa si cc espande largamente all'esterno, cd esaurisco la sua Yitalità incivi(( lenclo gli al tri ; ma in nessuno dei due si mostra nel suo vero « compiuto essere di nazione e nella coscienza di un diritto italiano.
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Il giure latino, diventato ital ico con la rjcomposizione della penisola avvenuta dopo cinque secoli di lotte fierissime sotto il primo im« peratore romano, fu poi esteso a tutto l'im pero; onde nel\'immen« sità di questo scomparve la personalità italinna . E nel tempo di « massimo rigogl io della vita dei tempi di mezzo batteva coucii.ato il « cuore del cittadino, Mn quello dell'Italiano; e talvolta la città stessa « era troppo vasta per l'affetto di quei nostri padri, che si conceu« travano nel culto della propria · fa_ miglja e UP,llo zelo di parte; e ciò· « che era un loro diritto attribuivano a forza di consuetudine e di (< concessione. « ~ci tcrn pi nostri l'Italia non vanta la gloria e la splendidezza di' « una superiorità sugli altri popoli , nè potrebbe mai vantarla COSÌ' « spiccata f cosi raggiante come per lo passato; perchè oggidì l'oriz« zonte è incomparabilmente diverso. Non vi è più un centro unico « che ill umina tutti gli altri popoli: quelle sproporzioni in civiltà che « si disegnano nei secoli antichi , e che spesso si accompagnano a cc grandi sproporzioni politiche, furono messe ·in di legno dal progresso « dei tempi. Oggidì le nazioni, mentre vivono in una cerchia propria « svolgendo le loro attitudini ed energie, sono poi armonicarn()ute « col legate ucl progres:;o della r.iviltà, la qua le spande il suo alito su « tuue e riceve alimenti da tutte. Ed i trattati e più ancora il commercio e la colt.ura, e gli interessi del progresso generale annodano· « i popoli fra loro in guisa, cbe gli avveniinenti principali dc~ll'uno «' si ripercuotono: più o meno intensi, sugli altri. In compenso l'Italia « nuova ha sull'Italia antica e sulla medioevale il vantaggio grandis« simo di avere acqu istato il suo vero atteggiamento di nazione, di « poter vantare un'epopea veramente, intierarnentc nazionale, di avere « vita più ampia e innanzi a sè un avvenire: il sentimenti) naziona le « e la coscienza del diritto costituiscono la gloria prine.ip,~le de_ l nostro « terzo risorgimento. ,, Sotto nu ceno rispetto il secondo risorgirneuto italiano è un ri« flesso del primo, giacchè l'Italia nel medio evo guarda al passato e << rifulge degli antichi splendori . La tradizione latina vi operò con« tinua e potente, nella coltura col rinascimento, nelle forme poli« tiche coll'impero di Carlomagno e più ancora con i comu ni ed « eziandio inspirando l'idea ghibellina, e fecondò da priuci pio e poi « isterilì il pensiero italiano che ad essa si mantenne legato. Il terzo, « risorgimento invece si è staccato dal la traclizion~, dal le larve ro« mane, e si presenta animato da una spirito novello " . Com'è facile scorgere, da quanto abbiamo detto, _il lavoro del tenente « «
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Porpora presenta una vasta tela disegnata a grandi tocc!1i nella qua_lele fi"ure sono raccolte in molteplici gruppi legati tuttL fra loro m guis: da chiarirsi a vicenda, ma nello stesso ter'.1!>? distinti l'_uno da~- · l'altro per colori propri. Le grandi epoche soctalt sono ~ous'.derate 1_n tutti i loro aspetti , in tutte le l,)ro _canse, rilevando quei chiaroscuri , quei beni e quei mali che ogni avvenimento umano solitamente p_re~· senta . Così, trattando del periodo feudale, addita i vantaggi e le tr1:;tt· conseguenze prodotte dall'invasione germanica , dal feuda~isrno e anche, in qualche parte, dal cristianesiino . Per tal modo tl disegno. de_l lavoro appare ampio nel t.utto e nel le si ngole parti ordinato; cl1retto poi ad uno :;.copo morale che ben sarebbe non andasse perduto . . Imperocchè la moralB del libro è appunto questa: cducam a q~1el desiderio di · attività che rese grandi i nostri padri nel medio evo, mspirarci il sentimento della concordia e farci stirnare ·bene inca lcolabi le l'unità della patria. Non diremo che il lavoro del tenente Plirpora sia senza mende.· Qua e là fa capolino qualche incertezza ; talora un giudizio è di soverchio avventato; ta\'a ltra non ci sentiremmo incl inati ad accettarne le deduzioni. La critica non procede sicura : e talvolta credendo esst}r giusto, l'autore attribuisce nobili moventi e benefici effetti ad azioni che non ebbero nè l'una cosa nè l'altra: tale, per esempio, a parer nostro, il contegno della curia romana verso Federigo II di Svevia ..
Ciulit• Studi politico-militari di PAOLO· già capitano del genio mi li tare italiano, con prefaz ione di RuGGIERO BoNGHl, aggiuntevi note e carta geo-· grafica . - Venezia, tipografia Naratov ich, 1880.
.Lti T'e,..ie~fr• FAMBRI,
In questo volnme di circa 250 pagine il Fambri tratta un argo-· mento di somma importanza, al la quale è pari l'int.cresse che desta nel lettore per l'accortezza critica del le dimostrazion i fondate sull'etnografia, sulla storia, sulle scienze militari, per la forza, vivacità e colorito del dettato. Il libro non è soltanto rigorosamente e completamente scientifico,
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ma è altresi artistico : noi non . lo discutiamo , ma per la grandissima attinenza che ha con gli studi milit.ari un periodico com'è il nostro non può lasciarlo passare in silenÌio. Le due rive, orientale e occidentale dcli' Adriatico presentano opposti caratteri: nell'occidentale la terra ha sopraffatto il mare, il quale si ritira bensì, ma non lascia vittoria punto allegra all'elemento rivale. Di pi nto il tristissimo quadro dei paesi occidenta li, l'autore assegna le origini degli abitanti delle due rive,. stabi lisce gli etnografici precedent.i alla conquista romana e le modificazioni succedute nell'aspetto etnografico dopo la caduta di Roma. Discende quindi all'odiel'na st_atistica etnografica, agli Italiani riverasch i dell'Adri::itico, alla dimostrazione della loro italiani tà, della inferiorità nu merica e morale degli Slavi coabitanti e delle costoro 4 1 specie: trova il volgare latino nel dialetto istriano, descrive un episodio della conquista romana con vis drammatica veramente singolare . Non si crederebbe che in un libro di natura essenzialmente critica fosse possibile tanta vita dra rnrnatica nonchè letteraria : è di;ammatìca scaturita dalle viscere della storia ! Altro episodio eminentemente storico e drammatico è quello di un _placèto tenuto l'anno 80/i. dai messi di Carlo Magno. Niente cli più curioso, di più :;erio, di più concludente, di più ricco di diversità e nello stes:jo tempo di punti di contatto col presente scritto . Seguono le storie dei patriarchì acp1ilcicsi e della non già conquista di Venezia, ma rrau~rnizzazione di questa città colla penisola istriana. Tutte le cose dette da pagina H a pagina 52 erano ignorate da quattro quinti della gente colta . La parte ;2a non è più storica, ma v:ernmente scientifica - che cosa è una regione? quand'è e com'è che può costitui r:;i un tutto morale e politico? sono le due domande con le quali l'antor,3 principia questa parte più di tutte importante del suo studio. Le risposte sono del!~ massima densità, d'indole politico e militare insieme : la teoria dei confini è cavata da un concetto profondameme militare della difesa degli Stati. Nella descrizione di quei ·1300 chilometri di masse alpine che cost.ituiscono il colossale semicerchio divisorio fra il bacino del Danubio, del Reno, del Rodano e questo nostro del Po, lo :;crittore, il soldato diventa paesista; la nomenclatnra geografica e geologica conserva tutto il rigore in mezzo ad un'infinita ·varietà di li nee e di chiaroscuri. E l'idrografia? Lo sti le dell'autore qui si .fa ca pric:cioso come la natura· li corso del Piave e del Timavo vi sn 10 descritti con precisione 1
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· scientifica e nel tempo i>tesso con evidenza piena di pòesia e per:;ino di umorism,o. Tutti gli ibis e redibi-s del suolo e delle acque lo scrittore li riport.a col suo gran moviloo . Egli vuol dimostrare che il problema del tracciamento razionale dei confini non può e non dev' essere esclusivamente una questionr, di versanti, e che i capricci geologici e gli accidenti idraulici non possono essere le regole invariabili di quei traccia ti politici e militari che sono destinati alle garanzie di contatfr e delle coesistenze nazionali. « Un confine, secondo l'autore, ha da essere una cosa la quale : « ,1° Non separi, ch'è quanto dire non spezzi dei sentimenti e « degli interessi naturali e rispettabili; sia una disarticolazione, non << un l.Olpo di scure; . « :2, Per converso non avvinca fra loro elementi_di necessità ri« pugnante, nel qual caso non sarebbe una tutela, ma una ritorta , « un capestro; « 3° Non lasci da nessuna del le due parti, libertà di pronte e « non rintuzzabili iniziative di grandi operazioni di guerra, impe« rocchè l'nfficio di confine debba in ogni caso esser quello di una « robusta porta, la quale, anche sfondabi le, assicuri in ogni modo il « tempo, a chi abita la casa, di mettersi sulle difese quando sappia e « possa farne , o per lo meno cli trnttare senza esser già visto e col « nemico den tro " · Per tracciare dei confini, egli dice, bisogna basar~i sopra criteri più pratici ed apprezzabili c;,he quello unico dei versanti; fa il paragone dei confini della proprietà privata e porta il giudizio sulla discontinuità delle Alpi Giulie. Quindi così riassume le norme che servir debbono al tracciamento di un confine mil itare: « Negare all'uno o cornpensare all'altro le posizioni essenzial mente · « offensive, assegnare a ciascuno le difensive, rendere, ove ci sia « modo, impossibili da amendue Je porti le sorpre,e, assicurare a « ciascuno il tempo cli rnobil itàrsi e simil i ». iFu assai più in là dei confini naturali che i .Romani pensarono a difendere l'Italia; il Danubio fu la fossa del gran vallo romano: uella via di Sabina scorgesi tuttora l'antico claiistrum,: Napo leone chiamava il Noricwm _Più importante pelta Lombardia . Aquileia è un ost.:icolo alla frontiera -rea le, esempi Massimino e Attila, che l'autore gindica il vero fondatore di Yener.ia. Assegnate le regioni per le quali la Venezia Giulia si chiama Patr-ia, rlel Fr ioh, esaminati gli studi sulla difesa orientale che la Serenissima ordinò a Guidobaldi della Ro vere, a Jacopo Val vasane di 11'.laniao-o all'estensione perimetrale del prev ' il Fambri dà uno sa:uarclo e, sente nostro confine e ricorda le proteste del Menabrea. 0
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Dalla descrizione esatta del nostro confine orientale fa sc.aturire una ·sequela cli quesiti che potrebbero così fo rmularsi: quali condizioni crea all'Italia l'attna le confine? Abbiamo noi delle li nee in terne? Il Tagliamento ba un valore? R la Livenza? E il Piave? Eccoci all'Adige, no::;tra linea di schieramento, nostra fronte. Quind i conclude: non meno che da terra , la frontiera rima ne aperta da ma re; lutto ciò non è un confine ,~è ~cienlificamente, nè storicamente, nè etnografì camente, nè · geograficamente. Come Napoleone disse, celiando, noi 1796, ch'egli aveva sapu to girai'<) le Alpi, invece che varcarlcì come Annibale, così l'Austria gi rò le Giulie nel tracciamento delle frontiere.
Logisfic,r. re11•1•ovi,u·iti. -
Fer,•tn.•iti C,uaeo- J'entiCOllti re1•'6't)t;·0 ,t, s·1.1,b1r.l:11inti st,•,degic,, -iulenti/ic11tti nel SHO p1•iuu, t,•,dto coll,, Coc11eo - 1'. lon,l•>vì.. Ricordi 11df}li,i-JVi.::.::,i:
SHO
'l'IICC011•dt1'1H ento
strategici de l de putato G. B. BoRE LLI. Botta, 1880.
Roma., E redi
La soluzione dei grancli problem i della difesa nazionale sarebbe per molti rispetti a~sai faci le, se cessando essi problem i cli essere quasi un monopolio delle persone tecniche diventassero oggetto di :;tndio da parte dei cittadini tutti senza distinzione di classe. Fu dn taluno giustameuLe notato che uno dei fa Ltori principali della potenza maritt.ima dell'Inghilterra si è non solamente l' interesse vivis::i mo che destano le cose di mare nell 'animo cli ogni Inglese, ma anco la conoscenza la rga e positiva che di esse ha ogn i. persona colta. Noi crediamo che un popolo non possa clirenire militarmente forte se non quando lo studio delle cose militari t:Ossando tli essei· privilegio della geute che si dà al la professione delle armi , diventi pane essenzinle del la coltura geuerale. Ft1cciam plauso pertanto a chiunque, estraneo alln milizia, imprende n trattnrc di cose militari: que:::to fatto è ai nostri occhi indizio $iC11 ro della importanzn sempre maggiore che nell'anim o dei cittadini vanno acquistando i problemi della difesa nazionale, e<l è prova evidente di quella comunione cli intenti , di aspirazioni e di ~tudi ch e deve sussistere fra l'esercìto e il paese. L'onorevole G. O. Borelli , rappresentante di Fossano al ParlaI
455 meulo Nazionale nella prece<leme legislatura, appartiene al novero dei pochi che delle questioni mil itari fonno uno studio scrio, spassiona to e prof'onclo: nel trattare la quegLione ferrovinria ne' suoi rapporti col la difeM del paese, egl i rifugge dall'architettare piani strategici aerei, fantastici, privi di qualsivoglia consistenza ; egli non vuole rendere Ja strateg_ia complice degli interessi, delle vanità e dello gare cli ca mpani le. E anzitutto una persona one~t~'l che Yi dice: bada te, io non la prcteudo a maestro nelle cose di guerra, ma comprendo tutta l'importanza e l' indole dei problemi strategici; pri111a di parlare e prima <li scrivere bo percorso co' miei piedi, bo visitato co' miei occhi le località; mi sono reso un con to esntto delle condizion i in coi si troviino le li nee d'invasione che attraverso alle Alpi .Maritti me o all'est r<'mo Appen nino occidentale adducono alla valle del Po : è questa •conoscenza delle loca lità che mi autorizza a esporre il mio giudizio intorno ai tracciati delle nu ove J'e rrovie. . l'ouor~vole Borelli vu_ol _di111ostrarc anzitu tto l'importanza st.rategica cl, una lmea che colleghi direttamente Cuneo colla ferrovia ligure occid c11 tale a Ventimiglia. Non si dissi mula le diffi co ltà d'ordine i11ternazioua le deri vanti <lai difettoso · tracciamen to della frontiera it~lofran cese, per cui il possesso della va lle di Roia è partito fra l'Italia e la .Frnncia, e consiglia di i11ttrvolar pratiche col gabinetto di Pnrigi per ottenere che sia rettifi cata la fron tiera in guisa da reud<WI} all'Ital ia l'intero possesso delfo vnlle di Roia, onero che sia concesso il passaggio della linea Cnneo-Vcntirniglia sn qu ella zona della detta va lle che appartiene alla Francia . Noi crediamo cbe l'autore stesso non sia molto persuaso della probabi li ti1 che lo tra tt::itivc per la ret·tiGcazione della fronti era possnno :.werc esito socldisfaceote: in tn l caso 11011 rest~rebbe che il passaggio dt:lla Cuueo-VenLimiglia entro il territorio Frnncesc , oYvero la scelta di nitro tracciato. Ora una linea ferroviaria clie è tagliata nel mezzo da quella parte di t.0rrilorio rrn~cesc che a guisa di cuneo si addentra nell'italiano paro a noi clestituila di qna lsiasi valore strategico: noi non poLrcmmo mai valerci di cosi fatt.a Jiuca nè duranlé) il periodo della mobi litazione, nè du rante le prime operazioni di guel'J'a combatt uta . Repu tiamo pcrtauto, che q~iando si voglia tener il debito conto degli interessi mili tari convenga, grnsta la pr0posta ciel Borelli , sviluppurc l'intera linea Cuoco-Ventimiglia in territorio itali:ino . Assa i più importante per lri difesa nazionale è a nostro o-ind izio l'altrn linea che l'autore con felice esprHs?ione denornioa fcrroi;virt subalpina strategica . Essa si distacca da lla linea Torino-Ceva-Savoua al-
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l'altezza di Bastia, e per Mondovì, Villanova, Chiusa-Pesio, Boves, Borgo San Dalrnazzo s'allaccia alla Cuneo-Ventimiglia;_pos_cia per Caraglio, Dronero, Busca, Verzuolo, Saluzzo, . Revcllo ~1 spinge fino a Pinerolo e più oltre sino all'incontro della valle eh Susa per raggiungere la ferrovia del Frejus verso la Francia e posci? la Su~alpina del basso Piemonte sino al Lago Maggiore e le valli che v1 fanno capo. Non fa d'uopo di molte parole per chiarire il va_Jore stra- .. te..,ico di tale linea : basti accennare come es::;a mettendo Jra loro rn co:nnnicazione i .punti di sbocco delle valli alpine nella pianura padana, agcwo!i il ;.apido spostamento delle tn~ppe da l.l'n~o all'altro di detti punti, e tomi uti lissima nel primo per~odo ~ella cbfesa, quando al l' invasore si contende il possesso del mass1cc10 alprno. Fra le molte pubblicazioni uscite in questi ultim_i t~mpi intorno ?Ila: quest.ione ferroviaria, questa dell'onorevole B0~'ell1 ci ~ar:ve meri te- · vole di speciale attenzione ·per giusti ed elevati concetti mtorno alla difesa nazionale: a noi non resta che far voti alfinchè le proposte patrocinate con tanta copia di ragioni economiche e mi litari diventino, presto fatti compiuti . per LERARfO· Volume unico. - Padova, ti p. .Salmin, 1880. Prezzo L. 2.
1,.1ea,1,1•ie ilei 39° 1•t!flfJiHientt1 fante,•itt, VIRGILIO. -
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In quost.i ultimi anni, e specialmente in Germania cd in Austri~, assai numerose sono le pubbli cazioni, nell e quali è narrata la storia de' singoli reggimenti . È fuori dubbio che siffatti .lavori c~stituisco_no il librn più adatto da mettere nel le mani del ~olclato, 11. quale 111 tal .gu1s~ apprend e a conoscere ed a stimare ·il reggimento, c10~ .la fa m1gl 1a cm appartiene, e vi trova esempi atti a rafforzarne lo spmto r.d a consolidarne il carattere militare. . Il racconto della parte brillante presa dal reggimento o da nn suo reparto in una battaglia, delle azioni di valore ? di sacrific!o,. della vita di individui che hanno appartenuto al reggimento, e surnli aroomenti onde for.tuna tam ente ha vvi dovizia nella storia éli ogni corpo, certamente il mezzo più efficace per stimolare e invogliare il so~dato all'adempimento delle più belle virtù milit?ri;. e perciò fa~ciamo plauso al tenente Lerario, il quale . velie . nun1t·e. le m_emori.~. del 390 re,roimento ,, acciocchè, come dice egh stesso, 1 buom sen JZJ . che 0c) , . esso h,1 reso e gli atti di va lore compiuti :;otto la sua bamhera sieno
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noti a quelli cui incombe il dovern di onorarne e continuarne le tradizioni ,, . Effettivamente se havvi un reggimento, il quale in pochi anni ebbe la ventura di operar rnolLo, è proprio il 39°. Formato nel giugno ·1859 a Bologna sotto il comando del l'in allorn in ritiro maggiore .Ferdinando .Pinelli, assunse dapprima il nome di 22° reggimento , e quello defì. r1i ti vo di 39° reggimento a·! 1° gennaio 1860 , passando poi incorporato • nell'esercito piemontese per decreto del 25 marzo stesso anno. Dall'epoca di sua creazione sino al ·1879 il 39° reggimento prese parte: alla camplgna nelle Marche e nell'Umbria, nella quale si distinse all'assalto cd al la presa dei monti Pelago e Pul ito, di gui~a che S. M. il Re ne decorava lo bandied colla medaglia d'argento al valore militare, <~ concedeva la menzione onorevole alla 7a compagnia ; àll'assedio della Rocca di Civitella del Trqoto, e alle campagne del 1866 e 1870, concorrendo in quest'ultima in modo assai bri llante ad impossessarsi, insieme al ti.o• di fanter ia, della breccia di Porta Pia. E molti fatt i veramente degni di menzione ebbe occasione di compiere nei lung4ii anni passati nel le p11ovincie meridionali. per la repressione del brigantaggio. Il tenente Lera1;io racconta tutti questi avvenimenti, entra nei più minuti particolari, e nei vari allegati annessi al libro, e cbe ne costituiscono una parte non meno in teressante, ha riunito la nota delle ricompense toccate al reggimento, degli indivitlui morti e feriti combattendo, dei nomi dei vari comandanti del corpo, e molte altre notizie riguardanti ·il reggimento stesso e gli ufficiali che hanno avuto l'onore di apparteneryi . È ins.omma nna .buona pubblicazione che certamen te sarà riuscita as:;ai gradita al 39° reggimento; e facciamo voti pcrchè anche nel nostro esercito, come gì:"t · in q1rnlli estr~ri, si succednno numerosi consimili lavori, i quali, oltre al tener desto lo S[)irito di corpo, servono aucMa a far conoscere nel modo il più particolareggiato la storia militare del paese:
.JUJ[e,;,nor&t:de ;IJM!r l 'Hf'/ieiale
tU f't11.nte11•6-a e ,H c,n.·td-
le,•a,a; per ROTA SALVAT01{E.
Pesaro, 1880. Annes'sio
Nobili. ·- Prezzo L. 4. Mentre in tµtti gli e~erciti havvi soverchia abbondanza di Manuali ad uso degli ufficiali di tutte le armi , in quello italiano se ne difetta ANNO XXV, VOL. li.
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quasi comp-it~tamente. Il lavoro del tenente colonnl:lllo . Rota intende pertaHto a colmare questa lacuna rispetto .id un Memoriale per gli ufficiali di fanteria e di cavalleria . Il libro è diviso in quattro pa11ti : le prime tre comprendono le leggi ccl i regolamenti che più interessano. gli umciali, e precisamente un cenno sullo Statuto fondamenta le del regno, un sunto delle leggi sul reclutamento e sull'ordinamento, e le principali disposizioni riguardanti la c~ircoscrizione · mili tare territoriale, la mobilitazione e forU/-azione di guerra e ·1a requisizione dei quadru pedi. Seguono poi i sunti delle leggi ·sullo sta to degli ufficiali, sull'avanzamento, sul ma. trimonio, clelle d.isposizioni per le ricompense e del Codice pena le mi li tare; indi le uotir.ie più necessarie intorno al servizio territoria le, ·alle biblioteche militari, un sunto dei regola.n;ienti di amministrazione e i prospetti degli stipe1idi ed indennità eventuali coi dovn~i schiarimenti. La quarta parte comprende le nozioni d'arte militare, le nozfo,1i tattiche, di topog,rafia, di fortificaz ione e finalmente cli artiglieri.a, Se mal -non ci apponiamo, il lavoro del Rota risponde assai convenientemente allo sco·po .il qua)e è destinato, e l'autore merit.a di essere encomiato per la cura con cui rende conto delle vari e leggi e regolamenti militari senza aver dimenticato nessunn . delle più recent.i disposizioni, e per .il modo con cui procedet,te alla scelta degli oggetti, cli guisa che il suo lavoro riesce veramente pratico ed utile a coloro cui è destinato. La parte che riguarda le nozionì d'arte mi litare è certamente un pregevole sunto, nel qual e gli ufficiali troveranno accennate e svolte tutte le qt1e!'.tioni pl'incipali e quanto più interessa le dne armi di linea. I · · Accresce valore alla pubbli cazione l'essere dessa scrÙta in stile piano, scorrevole e corretto, onde la lettura ne tiesce facile ed interessante. Ci lusinghiamo pertanto che l'opera del Rota trovm·il nei nostri ufficiali quell'accoglienza che merita .
.A1.1e,•çu tle la (léograpl1,ie ,nilU,dre de .l '.Ein•ope (:mwins la .E'1•,n•~e) par GuS1'AVE HuE capita.i_ne d'é-tat
major, pr0fesseur à l'école spéciale militaire de St. -Cyr. Parìs, Jouvet, _1880. Con molto interesse noi m1z1amrno la lettura di questo nuovo libro di geografia militare' pubblicato qualche mese fa a Parigi.
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E questo interes8e era dovuto, non solo alla specialità della .materia tratt.ata, che è senz:i dubbio una delle più importanti dell'arte militare, ma ancbe, e forse pi ù, al carattere officioso dell'o pera, la quale altro non è se non il riassunto delle lezioni dettate dall'autore stesso alla scuola militare di St.-Cyr. · Il libro giustifica ampiamente il proprio titolo e la vasta materia vi è divisa in ,17 grandi capitoli, una introduzione ed una appendice. L'introduzione è una esposizione alquanto ristretta di tuue quelle nozioni di geografia generale, che debbono necessariamente precedere lo studio della geografia militare. L'autore divide queste nozioni in du'e grandi categorie che si riferiscono la prima all'ambiente (milieu) la seconda all '1wmo. Nell'ambiente considera successivamente : J/, terreno; L'atmosfera; Le acque; Nell'uomo considera la razza ed i grandi. elementi materiali e morali della civiltà hngua, ,çtrfi,de, canal·i, [e·rrovie, poste, telegrafi., mezzi di scarnhio . Abbondonate queste generalità, l'autore_entra poscia in argomento descrivendo nei primi tre capitoli l'Europa fisica, economiça e politica ed esaminando nei seguenti i diversi teatri cli guerra europei . Così sono successi va mente descritti ; Nei capitoli IV, V, VI, VII il teatro di guerra delle Alpi; » VIII, IX i tea tri di guerra Balcanico e Carpatico; » X, XI, XII i teatri di guerra della Polonia, Germania Centrale, il Franco-Svevo e quello della riva sinistra del Reno; » XIII, XIV il teatro di guerra dei Paesi Bassi e la linea del Reno ; » XV, XVI, VII i teatri cli guerra della Germania del Nord, Scandinavo, Britannico e Iberico. Infine viene l'Appendice, in cui l'autore espone la :'-tatist.ica militare delle varie potenze europee, che egli divide· in potenze di ,1°, 2° e 3° ordine o piccole potenze. Ii libt:o è arricchito da numerose incisioni rappresentanti le -piazze forti principali di ciascuno &cacchiere e da tre carte fuori testo, Eu,·ropa fìs'ica, Ewropa geologica, Sezioni e profili dell'Europa. Questo libro è essenzialmente scolastico e senza pretese; ~ un ma- · nuale, sopratutto utile ai giovani, i quali intraprendono lo studio della geografia militare.
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Non si potrebbe quindi rimproverare all'autore, nè la mancanza d'originalità, nè la soverchia concisione e forse anche aridezza con le quali vengono esam inati i differen ti teatri di guerra (ad eccezione per altro di quelli che contornano le fron tiere settentrionali ed ori<mtali della Francia); nè infine alcune mende di dettagl io o di metodo. inevitabili in così complesso lavoro. L'introduzione per esempio, che è certamen te necessaria nel le lezioni orali, per ricordare alla memoria degl i allievi quanto hauno appreso nei corsi anteriori di geografia e per iniziarli al nuovo studio, non è che nn riepilogo di geogra~ia generale, che n_el libro poteva omettersi, e manca poi di quanto appunto sarebbe stato opportuno di dire, e cioè di tntte quelle defi nizioni e spiegazioni di stra tegia, iudispensabili per ben com prendere i I valore milita re dei vari elemr~n ti geografici . Meglio forse avrebbe fatto l'autore ad ispir,m,i in questo, come ha fa tto in altre parti del suo libro, ,alla classica opera del generale Sironi. Anche i primi due capitoli i qual i .trattano del l'Europa fisica erf economica , sono un di più assol utamente non necessario, facendo essi naturalmente parte del corso di geogra Ga ganeralc. La descrizione dei vari teatri di guerra è, come dicem mo, assai concisa: si vede che all'autore premeva di condemarc molto la materia e a noi pare vi sia riuscii.o, senza discapi to della ch iorezza e fornendo generalmente da ti assai esatti. Dove l'au tore poi più si è esteso è ' stato appunto nell'esame di quegli scacch ieri, che posti a nord e ad est della Francia sono i teatri più probabi li delle guerre, che in un avvenire più o meno remoto, dovrà sostfmere questa nazione. Le considerazioni che a questo proposito svolge l'autore, direue come sono a <lei futuri ufficia li, hanno nna importanza che non può sfuggire ad alcuno e ci preme di riferirne qua lche brano per disteso. Ecco, per esern pio, quanto ù detto su Ila linea del Reno : • Riassumendo, la larga fossa ta del Reno coi ~uoi quattro grandi « campi trincerati di Strasburgo, Magonza, Coblenza e Colonia e le « sue quattro piazze Torti cli Neu-nrisach, Rastatt, Germersheirn e 1< Wesel, copre ammirabi lmente tutta la Germania occidenta le e « quantunque in seguito ·all'anne..,sione dell'Alsazia-Lorena all'·im« pero tedesco, le ost'ihtà 1:n una g11errn futura contro di. noi deb« bano 1,erosimilmente aoere per teatro gli altopian·i lorenes'i , l'Alle« magna si è fatta del Reno, quale esso è ora, un elemento sussi-
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diario di grande v/Jlore ed una base potente per operazioni controffcnsive. « Da questo punto di vista, Strasburgo appartiene meno alla linea « del Reno che a quella della Sarrn e dei Vosgi; il sistema difensivo « renano. propriamen te detto, è costituito da Magonza, Coblenza, Co" Ionia; la prima e la 1.e rza tengono le due grandi porte del la Ger« man ia, la ::;econda è come la poterna di comunicazione fra il ba« stionc d'attacco Mctz e la linea dell'Elba, questo trinceramento « interno dell'i mpero ; sistema form idabile nel quale Coblenza, tratto « d'un ione necessario fra Magonza e Colonia e punto d'app"ggio even« tua le di ciascuna di' qncste due piazze, rappresenta il vero ridotto « del Palatinato bava rese e della Prns,,ia ci::;renana ». Ed ecco altri brani sul Belgio : « All'infuori di Anversa, che situa ta all'estremità della Sch(~lda, è « insieme e il natu rale ridotto del Belgio e la base necessaria per « operare contro l'Olanda, quando le operazioni provengono dal wd, « i nostri tre grandi obbiettivi nel Belgio sono Gand, Bruxelles. e ·« Li ége. . , « Ma le aondizioni strategiche di questo paese si sono modificate pel « fatto della c.ostrnzionri delle ferrov ie e della fondazione del reO'no del o « Belgio; da una parte infau.i, la direzione Liége-Na rn u.r-Charleroi , « che segue la ferrov ia Colonia-Parigi, favorisce l'invasione tedesca « sul nostro territorio e può quindi , 'iteners'i come 'lma delle g1·lind·i, " linee d'operazione dell'ai;venire; e <l'a ltra parte la neutral ità del « Belgio essendo_:;tata riconosciuta da ll'Europa, l'obbietti vo cfrflrux elles « ha perduta oggidì molta della suo importanza. " SUJ)p on;iarno nutlameno che 'Ìl nosti·o a1Jversari,o siasi statril·ito nel « territorio che una 'Volta cosM tuùJa 'i Paes·i Bass,i, A1.1striac-i;. l' Hainaut « ed i l JJrnbante riacqiiist11;no allo·m 'il loro 'va/on strategico tradi« :z·ionale e la di,1·ez'ione Par'Ì[J'i-Bnixelle.~, bisseUrice dell'Angolo Gand« .Par·ig·i-Liége, riprende iin ca.pitale valore. « Se ora noi abbracciamo con un colpo d'occhio generale gli scac" chieri delle Arden ne e dell'Eifcl, che a vero dire ne formano <e uno solo, noi ved iamo, che questa regione costituisce un teatro « poco praticabiie alle armate, e che le linee d'operazione condotte, « sia per il nord, sia per il sud, sono le sole che possano tentare l'rn« vasore: ora queste lince In natura le ha determinate essa stessa, « tracciando a nord le valli della Vesder, della Mosa media e della ·« Sambra e a sud quella della Chiers: ·«
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All'infuori dei nodi principali di c.omtmicazione Aix-a-Chapellee Treves le piazze di Liége e Maeestricht al nord, quelle di Lussemb1irgo e Th:ionville al snd, sono delle posiz,ioni nettamente «
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offensi·ve t'erso di noi e così finchè queste qv.cittro {9rtezze, queste quattro teste d'attacco saranno nella mano della Ge·r manfo, la " Frant'ia potrà considem·rs·i aperta ad una invas-i.one p1:1· l' A:r - · cc denne ». Come si vede lo studio delle condizioni strategiche delle frontiere settentrionali e nord-orientali nonphè dei territori adiacenti, lo si fa « 1<
fare ai giovani , allievi ufficiali con moltà serietà e con tutta la larghezza richiesta dalla situazione politico-militare della Francia rispetto, alla Germania. Dall'insegnamento militare sono scomparse tutte quelle· patriottiche estlgerazioni una volta diffuse a profusione nei trattati uf-. fi ciali e che furono una delle tante cause degl i inauditi rovesci subiti dall'esercito francese nel 1870-7,L Non crediamo opportuno fa ee citazioni del testo del Capitolo VII riguardante l'Italia. Fondandosi probabilmente sui calmi rapporti politici che ora riuniscono le due nazioni latine, nonchè sul grande valore difensivo delle· frontiere sud-orientali della Francia, l'autore si limita alla parte puramente descrittiva delle varie linee di U1arcia e di difesa, nè fa considerazioni neppur sommarie pel caso cli un confl itto Franco-Italiano. Come ultimò appunto noi aggiungeremo quello rela~ivo alla pane troppo preponderante data cla\J'autore alla geologia quale base della geografia militare; un simile. appunto del resto ebbe a far,;i in qùesta stessa R'vvi,sta rrrndenclo conto cli altre pregevoli pubblicazioni di geografia militare cli au tori francesi. · A nostro parere, 1~ lo diciamo per esperienza, la geologia oltre ad esercitarsi su vastissimo campo, ha troppi legami colle scienze fi siche e con quelle esatte, perchè la si possa assumere come cardine dello insegnamento della geogrnfia mi iitare, ad ufficial i delle armi di linen , ai quali non possono farsi che corsi mol to ristretti e generici di rpiellc :;;cienze. L'insegnamento della geologia, della chimica, fisica ecc., che nei programmi delle scuole per le armi speciali entra come isuruzione, nei programmi invece d(~lle scuole per le armi di linea non entra che come coltum: cosicchè queste cogn izioni scienti fi che vengono ad estendersi in profonclitfì od 'in snperfi cie a seconda del bisogno che l'µfficialc~ dovrù sentiriw per disimpegnare la proprin missione. Ne segue qui ndi, che gli allievi ullìciali delle anni speciali non 1
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trovano ostacolo, ma aiuto nel porre la geologia a base della geografia mi li tate, mentre per gli uffici:di delle altre armi avviene perfettamente il con trario. D'altronde occorre proprio conoscere la struttura geo.logica del suolo per ap prezzarne i caratteri? Noi non lo crediamo e la geografia fisica ci par,) anzi, più che sufficiente allo scopo . ·. Altro potremmo dir(~ su questa importante questione; ma oltrepasseremmo i limiti di una breve rassegna. Il libro del capi tano Hue in couclusione ù un buon manuale di geografia mili.tare e diventerà migliore, se l'autore togliendone tutto il superfluo, modificherà l'introduzione e aggiungerit la descrizione dègli scacchieri della Francia, unica grande lacuna del sno pregevole lavoro.
Cou••s de legislation et tl'tit:l11·1,,;,n,i sb•atio•1, 11.lilitaia•e par E UGÈNE DELAPERRIERE, so us-intendan t milita ire, professeu r à l'école ri'état-mojor. - Parigi . Durnai ne, 1880. I
Nessun paese offn\ quanto la Francia, larga copia di se.ritti rela tivi all':,unrniuistrazionemilitare; il che proviene principalmen te dal fa tto che il corpo d'intendenza mi litar.e francese conta uomi11i di seria dottrina, stimati dall'esercito e tenuti in pregio dalle 'più alte autori tà militari. L'opera pubbl icata teste · da Engenio Dclapeniere è una delle migliori fra quante videro la luce fin qui, ·specia lmente perche non si limita ad espo rre la legislazione mi litare frirncese nei molteplici rami dei servi;:i tntti dell'esercito, ma si est.ende pure in vantaggiosi confronti cogl i ordina menti strauieri. I vari regol:,menti ed istruzioni vengono dottamente commentati dalFàutore in modo da offì·i re alio studioso l' idea non solo più completa ma anche più razionale dell'amministrazione dell'esercito. Sono quattro grossì ·volum i che formano due tomi ; cia-,cno tomo diviso in due parti. La 2;• parte del tomo II è tutta consacrata ai servizi de] temp,1 di guerra, in specie a quello del veùovagliamento · che l'autore, secondo il suo metodo, confronta coi sistemi in vigore presso gli altri ese1·ci t,i europei, aggiµngendo valore al paragone con osservazioni pregevolis:;ime le quali dimostrano quanto sia l'acume di cri tica del do tto J'unziona rio francesé. La vastaorganir.zazionestudiata dal Delaperrierecompreude, oltre i serYizi di guena, queste altre specialità non meno imµortanti: reclutamento
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dell'esercito; s~ati maggiori; composizione dei corpi di truppa (compresa la gendarmeria, le truppe d'i)mministrazione e quelle degli equipaggi militari) i servizi particolari (corpo di sanità e personali amministrativi) scuole militari: legge sull'avanzamento , r icompense , pen!Sion'i, djscipl ina, stabilimenti penitenziari, servizio .normale delle sussistenze, contabilità, controllo, ospedali, accasermamento, ecc. Circa il nostro sist,.,.ma italiano di amministrazione militare l'autore si pronuncia con un giudizio un po' severo, specia lmente per quanto riguarda l'abolizione del controllo. Ma non si può a meno di riconoscere che tale severità è più che giustificata . ;, L'01·ig'ina/,ità del sistema amministrativo italiano consiste nella • ~oppressione assoli1ta del controllo locale. I1 ministro della guerra « si conttnta di un controllo centra le permanente eserci tato da un « ufficio di revisione e di un controllo intermittente per mezzo d'i« spezioni annuali. Questo sistema che ha avulo· senza dubbio per « caus;ì prima le dirtìcoltà finanziarie del paese, le qual i · rendevano « neces~arie ' le più strette economie; pot.rà diffi cilmente essere man« tenµto in vigoi'e: h'esr.~rienza di nn contro.Ilo r,entra le senza l'aiuto « di ,un con trolJo locale è /Jene ard·ita per un esercito che oltrepassa « i :ilOO ·mila uomini. D'altra parte potrà forse l'i1fficio di revisione << assicurare, al momei1to di una guerra, il pagamento delle cornpe« tenze al persorll'IH delle armate atLive? Non sarebbe esso obbl igato « a confidare questo incarico al commissariato? Ed allora non var« rebbe meglio iniziare quest'ultimo fino dal tempo cli pace nel Sic)!'« vizio che dovrà disimpegnare presso l'esercito in campagna? » Parole d'oro, queste, e degne della maggiore considernione. È da osservarsi che nell'accennare alle mod ificazioni cui il potere delrint.endenza, attualmente estesissimo in Francia, andrà soggetto quanto prima , non appena votata dal corpo legislati vo la recente.legge sull 'amministrazione militare; l'autore· si mostra sempre calmo, senza mai permettersi il più lieve sarcasmo contro i fontori dei nuovi sistemi i .qua li tanto tìJ lgono all'intendenza di pre~tigio e di privilegi. Nell'opera di cui parliamo potrebbe forse desiderarsi u.na rn igliore ripartizione dellt' materie. Molte cose riferiui li ai servizi .cli guerra, si trovano, per es., disseminate lii dove trattasi dei servizi di pace, ma sono c1uesti appunti ben lievi i quali nulli\ tolgono al va !ore del lavoro che ha avuto in Francia, nelle fil e dell'esercito, la più lieta accogl ienza. · La tradizione dei Vauchelle, dei Volland, degli Odier, non è morta.
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tenente colonnello cii sta to maggiore MAX THYR professore alla sc uola di guer ra di Vienna. 1° v,o lume. Analisi: clel combattimento. - vVien, Sei del und Sohn, 1880, pag. 290.
'.l.'aktU, (1'atti'ca), del
È questo il pri mo dei tre volumi onde si compone la presente opera , secondo ne annuncia l'autore. In esso si esamina lo svolgimento dell'azione tattica in generale colla scorta di quei principii tattici che s1 possono ritenere costanti. I l secondo volume tratterà della manicrn cli .combattere delle diverse armi, la quale dipendendo dali'armamento, s'informa . a norme mutabili, e co~titui$CC la parte della tatti e.a ognora r inno\'Cillantesi . Il terzo volume tratterà dell'attivit~ tattica fuori del campo di battaglia; cioè del movimento, del riposo e della :;;ieurezza. La distribuzione è! logica e merita encomio perchè l'aut.01:e f1:1 tra i pri~,i acl·.abbandonare l::i solita <li visione in tattica forìnale ! cd in tattica . , .. • . · .applicata. Egli non si perde in molte definizioni; ed è bene, perchè n,ç· àhbi::imo fì n troppe, tuttavia non tralascia quelle c!rn' gli sono inclisp en.sabil i per prender.:ie mossa al suo dire e passare a discutere le que,stioni derivanti. Così dimostrato l'intimo legame fra la guerra e la poli tica, e aecennata la natura. delle forze impiegabili in guerra, viene ,la definizione della strategia ode!la tatt.ica . La prima sarebbe.» la scienza dell'impiego di tutte le forze militari cooperanti tml teatro della guena al conseguimento dello scopo supremo della guerra :,tessa ,i . La Sé)Conda invece comprenderebbe « la teoria e l'arte dell'impiego dei corpi di truppa in tntto lo. spazio entro cui :-i mani fe:;;ta l'attivith della guerra .e in rapporto con la medesima» . . È giù stato osservato da ·alLri come sia assoluwmenui impossibile rinch iudere in una semp lice proposizione il coneetto sommamente complesso della strategia; pel qua le motivo le definizioni in generale sono imperfott.e: o rappresentano ttn solo aspetto della scienza, o voJendoli tutti aubrae;ciare, riescono oscurù e vaghe. La clefinizioné) data, quantunque larga, considera l'atti vità strategia soltau to in guerra, mentre è noto che l'organica deve necessariamente ispirarsi ai prin..cipii della strategia nei la preparazione di tutti gli elementi di forza destìuati ad essere poi adoperati in guerra. La storia militare che, .come .si nota giustamente, è la base della stra tegia, tien conto di questo lavoro J)reccdcnte le campagne di gul:\rra, per mostrarcene poi in queste gli
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effetti. Ad ogni modo l'autore s'accorda con coloro che cons-iderano la strategia siccome scienza puramente specul,Ùiva, ispiratrice dei principii direttivi delle altre pani dell'arte, nelle quali si classifi cano le operazioni militari tutte secondo il l •ll'O carattere. Con la deGnizione della tattica, l'autore mostra evidentemente l'ìnterizione cli voler comprendere in questa parte del l'arte tutte le osservazi.oni che si compiono fuor i del campo di battaglia; il che è forse troppo. Se si elimina la logistica, alla quale tali operazioni veramente dovrebbero essere a,segnate, alcnne di queste potranno essere comprese nella tattica, altre invece diventeranuo operazioni strategic.he, nel qual caso la, strar.egi~ cesserebbe di ·rssere pure scienza e tornerebbe ad essere scienza ed arte ad un tempo, co'ul'ondendosi in pace· co11 l'organica e in guerra con la :attica. In relazione con la definizione data, l'autore distingue nella tattica la teoria dalla esecuzione pratica e fa con~istere la prima neila conoscenza degli scopi del comba ttimento, o dell'impiego delle truppe per il conseguimento dei medesim i. Alla teoria s'appartiene ancora lo :;tudio · della sitnazione che vuol e:;sere fatto sempre souo l'aspetto taUico e strategico e c.he porta alla determinazione del dove, come fl quando si debba impiegare la forza disponibile. Le cprn:;tioni genera li e particolarì riguardanti il combattimento sono tutte ampiamente osam itiate e discusse, · e tale analisi, che costituisce la parte più im porta1ite del libro, sì potrebbe dire veramente perfe tta, se si fos,ero abbandonate alcune idee che non si possono accettare ad occh i chiusi, crnantnnque trovino acéoglienza in più di un trattato. Notiamo ad esempio, che \'attitndinù ad offesa e a difesa mal serve ad indicare il cara nere di un'arma, mentre invece !',impegnarsi più o meno rii rruesta per comba ttere è distinzione evidente. L'attacco e la difesa sono piuttosto :;copi di combattimento che veri modi di combattere; ma anche considera ti sotto questo aspetto, non è ammissibile che dipendano da lla forza elci partiti, la qnale non può essere pienamente nota che col mezzo del la decisione. Se dunque è giusto il ,lire che l'offesa presuppone preponderanza e l(l di fesa infcriorit;\ di forze, .non si può tuttavia logicamente cledurre che la forza impiegata nel la lotta :;tia con l'offes(l e la di fes·a nei rapporti cli causa ed effetto. Il fuoco e l'assalto che sono semplici atti di combattimento non si debbono neppure confondere con l'offesa e la difesa; mancando tale distinzione, è naturale che le deduzioni non possono essere pienamente accettabili. Così mentre nel comba ttimento offensivo si ammette l'impiego delle tre anni, non lo si ammette più in quello difensivo, il
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quale secondo l'a't1tore . dovrebbe essere svolto con_ sola fant~ria e a~tiglieria. Si potrebbe però domandare se la cavallena non abbia propno n;ssun còmpito in un combatti mento difensivo , e poi_ se ~asti 1~n as~ salto di, cavalleria a far sì che un combattimento d1fens1vo dJ'vent1 offensivo, e finalmente a che co~a : : erve la costituzione permanente · delle grandi unità di guerra, se queste non sono egualmente atte ali' offesa e a Ila di fesa . · Una parte del volume è consacrata od un su nto storico della tattica che comincia dai tempi più i\imoti e t.erminll alle ulti me guerre. Quanto più si avvicina all'etì presente tanto maggiorm~nte si difl'ond_e l'autore nell'esame dei progressi delle armi combattenti presso le cli verse na- zion i, ponendo cura speciale· a somm inistra re queHe informazioni :he possono essere cli particolare interesse per J'eserC!L_o ar'.stro- u~gan~o : Oltre al detto sunto è sparsa nel libro gran copia d1 esempi :;tori ci tol ti dalle _recenti guerre a corredo delle proposizioni àiscu;;se, e non mancano schizzi dimostrativi delle più. importantj battagl ie. Dnve manca l'esempio storico l'autore ricorre a qua lche esemp}o \)ratico c~rrcdato, pure questo del lo schizzo rel,ativo. Se non fosse 11 libro dest1~ato a~ ufficia li ra ppresentauti la parte eletta dell'esercito. austro- 1'.ngar1co, v1 sarebbe pericolo che tale sistema invece di allarga re le 1~lee non_ I~ restrin"esse al fatto o all'esempio panicolare discus~o, e tosse po1 d1 ostacol~ alla generale appli cazione dei principii nelle si tuazioni infinitamente variabili delia guerra . Ma :inche ammesso che questo pericolo sia più illusorio che reale, rimane sempre dubbio se il sistema della tattica insegnata con gli esem pi sia il più conveniente per il corso di stndi elevato, -o se piuttosto non sia migliore quèllo di stabili_re logicamente i principii, declurne le norme , e lasciare alla storia il còmp1.to della confel'ma elci medesimi. · Si sa che iu tesi generah: questa opinione non è da tntti ammessa, e ciò è tanto vero che quanto difetta la scienza mil itare di buoni trattati, al trettanto abbondano i manuali nei qna li si prevedono tutti i casi, o si crede di prevederli,~ per_ tutti si offre la specìalé soluzione. La qual co:.a è forse conseguenza dtr~tta della vita militare, ch e porta di sua ·natura a sorvolare sui pnncipi i per scendere nel campo della pratica . Noi ci affr~ttiamo _però ~~ osservare che in questo libro le ci tazioni storiche_e glt esempi prat1c1 vocrliono essere piuttosto considerati come un'aggiunta non del tutto seiza vantaggio, che comi~ parte integrante della materia trattata; perchè le norme sono logicamente dedotte dai principii stabili ti, e potrebbero su~si;;tere ailche senza la conferma degli esempi .
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An1veadung tles I-.irttnte1•ie Sp,,tens (Sull'im,piegodellavanghetta dz fanteria), capitano BRuN-
Vber tlie NER. -
Vienn a, 1880, Seidel e figlio .
L'autore non volle che la campagna della Bosnia e dell'Erzegovina, sorgente ricCà di quistion i organiche, tattiche ed amm inistrative; restasse infruttuosa per la sola fortificazione speditiva, la qnale, dopo l'ul ti ma guerra d'Oriente, assunse un'importanza maggiore di quanta fa tatti ca aggressiva dei nostri giorni semlrn:rva disposta a concederle. Egl i presenta agli studiosi una nuo va edizione del suo opuscolo « Dell'ùnriego dellci vanghetta eh fanteria nelili (orii(ica.zione spedi.tivci · » ,di cui la R·it-ista parlò nel settem bre del •1878. È vero che l'occupazione delle provincie infondate all 'Austria dal congresso di Berli 110 (salYo le operazioni della di vi;ione Szapary attorno Doboj) suscitò una guerra cli carattere offensivo, nella quale la fortifi cazione rapida trovò rare appl icazioni ; tuuavia l'occhio esperto dell'autore seppe trarne util i ammaestramenti che aggiungono certamente nuovo pregio all'opera già degna di attenzione. Desiderammo allora che qllakuno la traducesse. Ora rinnoviamo il voto, tanto più che la nota coo trover,ia snll 'opportunità di armare tutta la fan teria, di un leggero strumento da zappatore, se non vuol:,i dirla risolta, s' incammina a grandi passi verso la sua soluzione defi nitiva; e crediamo non trascorrerà gran temp0 senza che anche il uostro fan taccino abbia quella buona vanghetta cui il capitano Spa leng in un momento di entusiasmo diede il caratteristico nome di « provvi{lenza del soldato ». L'opuscolo del Bruoner (lo dice lo stesso suo titolo) non è un manua le di for tifi_cazione completo come quello di cui ci arri cchì in questi ultimi tempi il generale Urialmont, ma è un libro istru ttivo ed eminentemente pratico.
469 i ià di esercizi di piazza d'armi , nè di mo,•imenti, ma di sistema di ammaestramen to. l~ ozioso il discu tere suila maggiore o minore frequenza d' impiego <li un dato movi mento sul campo di bnttaglia; si deve in vece pro. curare che niente di quanto quivi può OC('Orrere trovi la truppa impreparata. Per ta l ragione, se la piazza d'armi i~ necessaria come primo periodo d'introduzione, il vero ammaestramento delle truppe come pure il perfezionamento loro consiste specialmente negli esercizi di applicazione su terreno vario dei movimenti e delle forme cli cui sulla piazza d'armi banno imparato in modo astratto, non l'impiego, ma la possibilità del medesimo. · . Il libro, come si vede, non tratta nessun argomento nuovo; anzi si può dire che la tesi sostenuta non trova, ri .,petto al principio, nessun oppositore; ciò che può rimanere discutibile è adunque appunto il sistema, e su questo giova convenire che, se non si possonO' am mettere tutte le idee e$postfi, moìte di esse però ci sembrano buone E PERIODICI
ed nccettobili.
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L'avere l'autore trattato del l'ammaestramento tattico solo iJ1 quanto.• si riferisce al battaglione e al ln brigata porterebbe a credere che egli: dia poca importanza all'a mmaestramento dei riparti minori . Pur concedendo che il primo sia cli maggiore momento, non si può tuttavia così separarlo da l ·secondo , · senza far credere che trattandosi della compagnia, del plotone, della squadrigli'a, il sistema da adoperarsi debba esser,~ differente. Non crediamo però che neppnrn l'autore sia di questa ,,pinione e che s1ilo avendo avut.o in mira di dare un snggio del suo sistema, abbia scelto il battaglione e la brigata, che sono i riparti di maggiore im portanza nel combattimento, per mostrarne l'ap- · plicnionc. De l pari si s piega In ragio11e dell'essersi l'autore occupato non di tutte le fo rm e impiegabi li dill battaglione, ma solo delle più :;piccate nel combattimento ed in particolare modo della linea di colorrne cli com pagnia. Non si può pensa re altrimenti di ch i dice che tutte le forme contenute nel rr~gola rn ento d'esercizi devono c:;scre contin uamente adoperate con granrlc dil igenza cd attenzione per avere risultati soddisfacen ti, e,,serulo rp1esta severa scuola il fondamen to di quella preparazione cui si attende sotto le arriii, ma che vuol essere conservata costantemente tanto in pace quan to in guerra. Il continuàto esercJZio ò mezzo potente cli educazione e di disciplina, la conservazione della qua le viene poi assicurata dalle personali qualità dei gra- · (<
Bie Auf'gtibe unsere1· ][11(,uitea•ie in Btdr11iUon und B,rigade (Il còmp i to d ella nostra, fanteria nel bat-
taglione e nella briga.fa). - Be r lin . MtttlfJr e figl io, 1880. Sebbene 'I' argomento si aggiri sul I' imp iego ,lelle . forme t.:itticbe, pure l'autore dichiara subito su l pri nci ;iio che la questione non è
LIBRI 470 -duali ». Verità vecchie, se vogliamo, ma che non sono µ1ai abbastanza ripetute. Quando il battaglione ha ottenuto soddisfacente risultato negli esercizi di piazza d'armi, esso deve cominciare tosto la sua istruzione ne!Fimpiego delle colonne di compagnia con lo svolgimento di piccoli ·temi . Ecco un saggio dei temi proposti: « Il battaglione forma l'a la sinistra della prima linea di una brigata che marcia avanti. Il comand;,rnte riceve !"ordine di occupare una piccola altura che si trova sulla sua sinistra ». La solu,zioue è affatto pratica e i movimenti tutti regolamentari. Lo schi;r,zo annesso mostra la forma primitiva del hat, baglione, e quel la che viene ad assumere clopochè, eseguito il cambia mento di fronte, ·marcia nella nuova direzione. Questi tern i prO'cedenti con graduato passaggio dal sem plice al c;omplesso sono preceduti da alcune noime genernli iutoruo all'impiego delle colonnH di compagnia, degne di ossHrvaziooc per il senso pratico che le ispira . .· Le altre forme che si esaminano nel seguito sono la linea serra ta e la linea dei tiratori. S'impiega la prima per due ragioni: per l'esecuzione dei fuoc hi a salve,· e come mezzo per evita re gravi perdite. i ca rattHri però che presenta que::;ta l'orma non consentono al battagl ione di servirsene utilmente; per la compagnia invece, che ha minore forza, l'utilità del suo impiego non sarebbe dubbia; bisognerebbe tui'tavia che es$a fosse ordinata su quattro plotoni per poter com binare l'impiego della linea .eon quello di nna colonna serraca sui plotoni del centro. In una parola, l'impiego di qnesta forma non è se non nit mezzo per l'autore di rompere una lancia in favore di akune modiuca~ioni nell'ordinamento tattico che nell'esercito tedesco da lungo tempo si attendono . La linea dei tiratori è considerata in relazione con le altrn forme tattiche, concorrenti a costituire l'ordine da combattimento, e spe- · cialrnente con la linea di colonne. Quanto all'i mpiego dei tiratori in particolare, esso non può essere rnHgl io indica to. Si dovrà cercare di premunirli contro ogni dis'Ordine col mezzo di una buona dirnzione e ,di una severa disciplina; .essi devono portare con sè l'elemento energico dell'offensiva che g1rnera nell'individuo la lìduci;1 in se~ medesimo e assicura l'efficacia riel fuoco. Ufficio dei tiratori pel passato era di se·Condare il battaglione; per l'avvenire deve essere ben diverso; essi devono procede"e con ri, olutezza non solame1ite come precursori delle forti colonne, o tentacoli deUe schiere, ma come corpi autonomi dalla cui · iniziativa sùstenuta con ·abilità ed energia si attendono notevoli
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successi . Rispetto alle colon ne essi non sosterranno più per l'avvenire una parte secondaria; perciò devono essere resi consci della loro imr portanza nr~lla nuova maniera di combattere, e tutta la loro istruzione, come tutte le regole tattiehe, çlevono in formarsi a Cflteste nuove vi,;te. L'istruzione della brigata consiste specialmeote nell e ,~sercitazioni di combattimento . La ~olnzione di un· tema tattico è assolutamente necessaria cruanclo si tratta dell'ammaestramen!o cli un reparto di truppa tanto considerevole. ·cimi l'impiego del fuoco, ·che per ultimo viene esaminato, l'autore si mostra alquanto ottirni:;t.a nelle questioni riguardanti la dhciplina del fllùco; non npprova il fnoco a grandi distanze, e, contra,riamenie all'opinione oggi. prevalen te, ritiene che ma lgrado la sua grandissima efficacia, e:,;so si , debba ancora considerare siccome accessorio rispetto alla bai onetta .
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(Rassegna annu,ale intorno ai carnbiamenti ecl L6BEL. I3erl i no. 1879, Mittler e figlio. - Prezzo L. 11.
1f.S·' Z9. -
à,· progressi nelle cose militari). H. v.
È il sesto an no che il Loball , coadiuvato da ufficiali tedeschi cd est-eri, offre al pubbl ico mi li tare questo interessante lavoro, nel quale si rende conto in modo assai particolareggiato di tutto quanto avvenne nei pri ncipali eserci ti del mondo. Come. negli altri anni anche il presente lav.oro è diviso in 3 parti. · · La ,1a contiene le relazioni sopra i cambiamenti ed i fatti più notevol i che si verifìcarono nell'ordinamento militare degli eserciti della Germania, del Belgio, della Bulgaria, del Chi lì, della China, dclk1 Dan imarca, della F rancia, della Grecia, dell'Inghilterra, dell'Italia, del Marocco, del Montenegro, dell'Olanda, dell'Austria-Ungheria, della Rumania Orientale, della Persia , del Perù, della Russia, Svizzera, Serbia, Spagna, Tnrchia e StatiUnit.i della Venezuela. Le notizie pri,n.cipali raccclte in questa parte riOettono il reclutamento, l'istruzione, i quadri di truppa e degli ufficjali, i cambiamenti introdotti nelle varie armi, l'armam ento, le grandi ij1anovre ed i bilauci mi litari.
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Nella 2" parte sono presi in considerazione alcuni rami ·delle scienze militari, e cioè· havvi un rapporto sulla tattica della . fanteria, della cavalleria e dell'artiglieria campale; altri sulla tattica della guerra da fortezza, sopra. il materiale cli artiglieria , sull'artiglieria da co::,ta, su·na telegrafia mil itare, sulla giustizia militare, sopra il servizio sanitario e finalmente intorno al.la statistica militare. L'artiglieria ha il posto principale in questa parte; ma non- meno interessanti sono la relazione sul servizio sanitario che abbraccia non solo l'anno ,j 879, ma il quadriennio 1875-·1879 e quella sulla statistica . La :1° parte infine comprende gli avvenimenti storici militari dell'anno 1879, e precisamente la narrazione delle guerre fra i Paesi Bassi e Atjeh, fra l'Inghilterra e l'Afghanistan •l 878- 79, degl'lnglesi nell'Africa meridionale e da ultimo del Chilì contro la Bol ivia e il Perù . .Havvi ancora uno studiò assai pregevole sull'impiego della fortificazione, e fina lmente un cenno necrologico degli ufficiali più distinti morti nell'anno, e un sunto cronologico dei principali avvenimenti . La semplice enunciazione degli argomenti svolti· in questa nuova pubblicazione, e il favore con cui anche negli anni scorsi ·venne accolto il lavoro del Lobell, ci dispensano da l te5serne q.ualsiasi elogio, chè sarebbe affatto superfluo . Ci limiteremo pertanto a dire essere questo un libro che non dovrebbe mancare sul tavolo di studio degli ufficiali che conoscono l'idioma tedesco . Tuttavia prima cli terminare cruesto breve· rendiconto ci si. permettano pJche osservazioni. Nel rapporto contenuto nelln ·1° parte, sull'esercito italiano, si nota, e giustamente, che. durante il 1879 non avvennero fatti di ri lievo, e che l'opera del legislatore si limitò ad alcuni miglioramenti introdotti nell'ordinamento. Il. rapporto infatti, basato sopra questa premessa, è assai succinto, ed in esso non si accenna che ai progetti cli legge per spese straordinarie militari, alla questione dei quadri degli ufficiali, alla discussione del bi lancio della guerra; e contiene altre poche notizie sopra l'artiglieria, i lavori dell'istituto topografico militare, sopra i campi e le grandi manovre. Insomma è un rapporto a,sai bene compilato, ma , a nostro avviso, troppo ristretto. Ne è di ciò che intendiamo muovere appunto, tanto più d1c essendo questa una pubblicazione tedesca, e fatta quindi dal punto di vista tedesco, è naturale si accordi maggiore importanza agli eserciti di Austria, di Francia e cli Russia , piuttostochè a quello dell'Italia . Dove però fummo alquanto sorpresi fu nel leggere la 2a parte, specie gli
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importanti capitoli relativi alla tattica della fanter ia, della cavalleria, e dell'artiglieria , per non trovarvi menzionato in alcun modo l'esercito italiano. Ci pare abbastanza strano che mentre :,i rende conto, e , talvolta assai minutamente, delle grandi manovre, e delle manovre cli cavalleria che ebbero luogo in Francia, in Austria, in Russia ed in altri paesi, non vi sia una parola sola per le no:;tre, che certamente non sono. punto inferiori alle manovre che si e,;0guiscono negli altri grandi eserciti . • Non havvi dubbio che il lavoro del Lobell, incontrerebbe un gran favore in Italia, ove si occupasse alquanto più diffusamente delle nostre cose mi l'i tari , specie di quanto ha tratto all'istruzione clell'ésercito.
Apis,nl'ie T'e1agl1,e1·sko·i w,iJn'i 1S~9 go,i,, ( Descri-
zione della gu,erra d'Ungheria del .1-849). Con 14 carte e piani. I. Oreuss. - P ietroburgo, 1880 . Numerose sono le opere che studiano le operazioni delle armate russe durante la guerra d'Ungheria, ma è d'uopo convenire che questa relativa ricchezza è più apparente che renle. Alcune sono brevi e monche, altr,~. lwnno un carattere tutto speciale, nessuna presenta un quadro completo della campagna. li nuovo libro clell'Orenss viene a colmare la lacuna c:;istcnt.c nella storia militare, con m1 racconto ricco e ~ompleto cli più cli 650 pagine. Esso si divide in 2 parti di diversa inole. Nella prima (3 capitoli) ci dà un quadro genera le dello stato politico dell'Austria nelle guerre del 181-8 e 1-9 e delle relazioni del potere centra le colle varie provincie e nazionalità, quindi ci espone lo stato interno della Transilvania ed Ungheria cd i motivi determinanti la rottura dei magiari col governo cenlrale ; infine brevemente ci dP-scrive l'andamento della guerra degli Anstriaci cogli Ungh.eresi sino all' epoca in cui la Corte di Vi1~nna si rivolse per aiuto all'Imperatore russo . Nella 2.a parte (40 capitoli) si raccontano rninuternente i fatti ' cli guerra delle armate russe specialmente in Uugheria e Transilvania. Al le fi ne del libro sonvi parecchie appendici, tanto interessanti, che alcune di esse meritano di far parte del testo . Nell'impossibiliti1 cli arrestarci sulle particolari descrizioni dei fatti, ci limiteremo a riepilogare alcune delle più spiccanti considerazioni ge1
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nerali . Le operazion i degli Ungheresi in questa campagna, dice l'au tore, presentano alcuni particolari fortunati; ma in generale si ,,ede in esse ma11caoza di legame e di ordine, per manccrnza cli uuità nel comando e nel piano generale d'azione. A ciò bisogna aggiungere ehe le discordie politiche e gli intrighi dei condottieri ebbero riflesso fatale sul corso delle operaz ion i. Così Kossunt.ss è in urto co n Gèirgey, Bembinsck non sa se • del'e ascolt.are que$tO o quello, e soltanto il Bern opr.ra indipendenteme11Le grazie in parte alla sua lontanama da l tcatro 1wi11cipale cli gnerr,1. Gorgey svela qualche volt,, le più brilla11ti quali r, guerresche ma insieme assoluto difetto di pratica, ed anche una u•ndcnza ngli intrighi poliLici, tendenza che lo condusse ai più grandi l'rrori militnri. I Russi sce$ero in campo con forze maggiori del nccc~sario per noti1.ie esagerate e non control late sebbene proveniente da ronte austriaca sospetta . Siccbè i Russi immediatamente prima clell 'iuvasione in Ungheria non si curarono cli raccogliere dati sicuri sul nemico, sulle sue forze, ccc. e per conseguenza, le dispo:;izioni nel esempio del principe Paskewi tch per il passaggio dei Carpar.i souo com pilato in modo come se si trattasse di aver eia fare con una considerevole armata e non con piccoli disttlccamenti. Quanto al principe Paskewi tch egl i mostrò la :rna antica abilitii in ciò che riguarda l'assicurare l'occorrcut.e all'esercito; ma il servizio sanitario non corrispose ai bisogni, perd1è calcolato secondo le norme tiOlite di una carnp:-i~na, mentre dominava dappcnutto il colera, l'apparire del rrnale si poteva prevedere. Le operazion i milita ri propriamente delle del principe Pas~ewitch, in tulio il tempo della ca mpagna ondeggiarono fra l'esagerata prudenza e l'indecisione. I corpi anclavauo inuti lmente avanti e indietro ; si lasciarono sfuggirn le occasioui cli portare colpi decisivi all'a vversaric•. e tutto ciò, come si affaticava n spiegare più tardi il Feldmaresciallo nella sua Relazione, allo scopo di conservare lo truppe « poi caso possibile cl i un'a ltra guerra europea " mentre che, come osserva giustamente l'autore, per provvede.re ad un tal caso, bisognarn appunto fare cli tullo per deterrninarn al più presto con operazioni energiche e rapide la guerra in Ungheria. In sostanza il Fcldrna1·esciallo nelle sue operazioni cm gnidato da una idea esagerata della gagliardia ungh erese ; donde operazioni completamente inadatte, anche dal punto di vista tattico. Malgrado tutto ciò la guerl'a finì brillantemente e il migliore esercito ungherese si arrese ai Russi. Il motivo principale fu che il Gorgey riconobbe l'impossibilità di
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una ulteriore resistenza dopo lo sbaraglio dell'esercito del sud sotto Temeswar; e quando si traUò della resa , gli Ungheresi preferirono di cadere nelle mani dei Russi anzichè oolle mani del barone Ilaynau. Riepi logate le operazioni dei Russi lo storico arriva al la conclusione, che cruantuoque il principe Paskewitch perdesse l'occasione di vincere ànche una sola grande battaglia, ciò nulla meno, il suo esercito pendè qua le spada di Damocle sul capo degli Ungheresi e distolse la migliore parte di essi da lle braccia degli Austriaci, il che del.te possibilità a questi ultimi di raggi ungere il loro intento. Oltre a ciò, le operazioni in Transilvania forono condotte quasi e$clusivamente dai Russi e furono rirnarclrnvoli poi loro t'isnltati bri llanti, grazio alla previdenza, energia ed audacia del Liders e dei generali da lui sottoposti . Quanto fosso stato utile agli Austriaci il soccorso loro prestato dai Russi appal'iscc dalle parole di m1 autore austriaco riportate clall'Oreuss « per una condona della guerra in Ungheria e Transi!« van ia rapida, sicura, indipendente da ogni politica considerazione, ·« l'intervento armato del la Russia era , in ogni cnso, indispensabile. « Il soccorso generoso prcstat~ coll'invio di nna grande e brava armata « ebbe una influenza decisiva sul rist.abiliment-0 della pace in Austria « ed in tutta Europa » . La scienza storico-militare dei giorni uostri ha molte esigenze ed un'opera scienti fica deve offrire un quadro cpmpleto dello stato degli eserciti belligeranti sollo Lutti i rapporti, deve dare una chiara descrizione ciel teatro della guerra e alle innuenze politiche che accompagnarono la'operazioni milit.ari e di quelle che le precedettero. A quasi tutte queste esigenze risponde il grave lavoro dcli' Oreuss; sarebbe tuttavia desiderabile che si fosse allargato nel campo critico delle operazioni mi litari, mentre in massima egli si .limita a considerazioni generali. In ogni caso questa può dirsi, lo ripetiamo, la migliore di tutte le descrizioni finora comparse della campagna rnssa in Ungheria.
1~eue 111,ilitii,•irwhe Blatte , •. -
Maggio 1880.
Della- mzza tedesca dei cavalli,. - Si esaminano alcune opinioni espresse in un opuscolo pnbhlicato da O. Digeon v. Monteton col titolo: Le razze dei cavalli tedeschi co1·ri-spond-0no veramente agli intere,ssi tedeschi? 31'
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Le corse di gara dei cavalli devono consenrare il loro carattere esclusivao:iente militare, essere fatte con cavalli adatti al servizio milita re, colla bardatura militare e da ufficiali in uniforme. La gue-r1·a contro gli Ziilù (II). la posizione 1nilitare della R.1.iss'ia e dell' lng hilte1·ra nell' Asia centrale. Malattie est1wne e deform'i,tà, che più spesso colgono i soldati clurante i l servizio cbi pcice. - Colonnello medico D1: . KNOVENAGEr,. (Continuazione) . B'ilan<Yio della marina Wancese nel 1880. Stud:io sulle punizioni di.sc1pl:inari nell'esercito . - Propòngonsi a!cnne modificaz ioni al registro delle punizioni , . perchè sia tenuto in modo più uniforme, e percbè dia una chiara idea delìo st.a to disciplinare della compagnia . Jnforma,z·ion·i sulle anni. - H&NTSGH . - Granata esplodente dello Zeroni - Mitragliatrice del Gardwer. Bibliografia, - Cor1'ispondenze - Piccole not;izie.
J ti lu•b ·i i.clie1· f ii.i • tlie tl e utsclie A 1·n1ee unti 11.la-
•·ine. -
Maggio 1880.
La spedizione francese in Egitto dal 1798 al 1801 . -
S. Gor-
cEvrcH.
Il fuoco della fanteria. - S. BELLI v. Prno. - È '1a traccia per una conferenza . nella quale sono commentate le prescrizioni regolamentari prussiane, e specialmente quelle contenute nella Istruzione sul tiro . Il fuoco in ordine chiuso è divenuto eccezionale; tuttavia potrà trovare occasione tutte le volte che il nemico deve essere in breve tempo sopraffatto dal numero der proiettili, ed all,)ra è eseguito a salva, ovvero senza comando come fuoco accelerato . Quello tiene la truppa in mano del comandante più di questo, ma vuole nei soldati disciplina e calma. Ma la calma diminuisce man mano che si appressa il nemico e cresce la perdit.a . In ordine rado il fuoco più usato è l'individuale, più efficàce del fuoco cli squadriglia . Il primo concentra maggiormente i suoi colpi verso il centl'O della superficie battuta ; mentre il secondo eseguito a comando e meno ac-
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curatamente rnil'ato tende a disperdere in modo eguale i proiettili su tutta la ~uperficie. Perciò se la di~tanza del bersagl io è esattamente conosciuta; ed il bersaglio è fermo, sarù più opportuno l'adoperare il fuoco individuale; in ca$O contrario si preferisce il fuoco di squadriglia . A mantenere la calma ed a risparmiare munizioni si può ricorrere .idio spediente di far sparare un determi nato numero di cartucce e framme tteré agli spari successive pause. Ma precipitando l'azione queste come ogni altra $peci e di fuoco precipita naturalmente in tiro accelerato. A distanza maggiore cli 700 metri non è utile l'aprire il fuoco, a rne110 che non si abbia un bersaglio favorevole. Spetta però à chi dirige ,l'azione lo stabi lirlo, l'additarne i l bersaglio e il numero dei reparti che devono eseguirlo. Neffavanzare a ba lzi, quei che stanno fermi proteggono col fuoco coloro che marciano. e così continuano fino ad occupare una posizione distante meno di 400 metri dal nemico, donde partirà il fu,.,co, che deve preparare l'assalto. Le linee dei cacciatori devono essere numerose; ma il rinforzarle con sezioni in ordine chiuso è diffici' lissirno senza gravi perdite. Durante l'i,ssalto le truppe fa nno fuoco di riga marciando, ovvero sono sostenute dai fuochi di quelle che sono ferme. Riuscito l'assa lto è ancora col fuoco che si fa l'inse-. gu.imento. Il difensore ha il vantaggio di tenere sezioni in ordine chiuso sulla linea della difesa . Egl i dirige di preferenza il fuoco sui reparti che sono in movimento per avanzare. Questo fuoco raggiunge il grado estremo d'intensità nel momento in cui l'avversario si decide all'assalto, e le riserve vj partecipano. genera le il comandante de)la compagnia regola il fnoco secondo le idee del comandante del battaglione, ed a questo scopo sceglie la po$izione conveniente per lo spiegamento delle truppe, misura la forza e la distanza dell'a'(versario, determina la natnrn rlei fuochi , il bersaglio, le linee di mira, comanda quando deve cominciare e quando deve cessnre il fuoco, e pensa a sostituire le munizioni consumate. Questi uffi,ci gli rimangono però per breve tempo, poichè per le vi-. cende rlel combattimento, pel' l'animarsi della lotta trapassano prima nel comandante di plotone, poi in quello cli squadra, quindi al capo squad ri-gl ia e finalmente all'uomo stesso clw fa fuoco. Il che dovrebbe imitarsi nelle esercitazioni cli pace, come per adciestramento si dovrebbero imitare le perdi te in soldati e graduati.
In
LIJ3Rl 478 Sgiim·do allo svolgirnento dell'esercito francese nel 1879. (Fin è). Swi, ntwD·i, a·v·versa·ri dei Riis~~i, nel/: flsia centrale e siil lor·o paese. L'artiglieria prus~ana nel i757. - ConvrsART-ì\foNTMARIN. S1.ill'·ind;vrizzo prati,co della g·innasl!ica nei cor1yi, cli, fa;nterùt,. Ritro·vati e scoperte d'•i,ntei·esse •nvi/:ita1·e. - HENTSCH.. - Cucina portatile del Naumann - · Innovazioni nella boraccia del Gottheil; , stadia-i psometro dell'Anclrcae, ecc. · Ann1tni'Ì bibmri:i, rassegna dei period·ici, ecc.
Oi•fl""" ,le,• 111ilitii1• ,.v issenscluifll·icl1,en , Jre,•eine.
-
Tomo XX, 4 e 5 fascicolo.
Sto·ria della popolazione d'EUJropa. - SoNKUR generale in ri poso . Le grcind:i, ,manot1·e delle triippe ·italiane fm l' 1ldige e 'il_il1ella (1878) . - t riprodotta quasi intiera la relàzione delle nostre grandi
manovre pubblica te nella .R'v1Yi.sta ( mese cli gennaio 1879). SiiUa nnl!rizione dell'iwrno , a'linto pcirticolar-e 1·iguar·clo ai soldato - P mTuo Z1rnBEs. - La razione del soldato, misurata alla stregua della ch imica, può $Ombrare a prima giunta suflìciente, percbè socldi5fa e al principio di rimpiazzare le perdite inerenti al continuo mutare clclla mnteria e di portare all'organismo la forza di tensione necessaria per lo sviluppo di calore, elettricità e la voro meccanico indispensabili al corpo umano . Perù non è cosi, _e le parti gras;;e, l'albume, l'acqua, il carbonio ecc., richiesti per ima bnona alimentazione, non si ritrovano in sullìci'entc qnantit'.1 nella razione del soldato, se si considerano le materie prime che la compongono quando cotte dalla cucina mil itare passano nella gamella. S11,i metod:i, cli a;mm,àe.svrare te triippe alcombatPilmento. _:_ RoooLFO · Mus1L - Le esperienze delle guerre dal ,1866 ad oggi hanno fatto piglian~ dei dirizzoni nell'ammaestramento tattico. Alle masse si sono sostitui te le lunghe linee sottili, inette dovunciue a combattere con energia ed esposte ad essere facilmente rotte da un a vvcrsprio intelligente ed audace. Per rimediare a quest'inconveniente si ideò di limitare la zona d'operazione, supponendo le truppe manovranti affiancate da altre; cosi che si obbligarono a lasciare l' indole, dimostrativa per assumere qtJelia risolutiva. Perù è a vedersi, se questo genere di esercitazioni, escludente ogni soluzioM definitiva cli un còmpito iso-
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lato, non debbasi considerare come un altro estremo. Una truppa che agis.ce da sè, si guarderà dallo sparpagliare le prnprie forze, quando nè avrà conosciuto i! pericolo. Una sola volta che l'esito di una manovra abbia dimostrato all'inc.auto aggressore la fallacia dei mezzi da lui impiegati, basterà per ricondurlo a più giusti criterii. Si persuaderà che il sopravvanzare le ali avversa.rie non è condizione fondamenta le per un buon risultato. Solo perchè non si sa trovare la maniera di sottopon e l'avversario ad un fuoco più intenso e quindi più dissol .. vente di quello che il nemico. stesso im piega contro di noi, ~i spiano i suoi fianchi. Là il combattimento va condotto a fondo. E d'uopo aspettarsi che eg!i vi faccia ogni sforzo e che ricorra al contrattacco . Non si deve quindi disseminare le proprie forze in guisa da non averle tutte sotto mano per l'azione calorosa che andrà ad accendersi. Ma anche quando siasi riusciti a trasportare I.a lotta su terreno propizio, per sfrntt.arne i vantaggi occorre: aver in linea tutti i fucili concessi dallo spazio, cd avere riparti che sostituiscano le perdite e trascinino la linea di fuoco sì vicina che possa lanciarsi alla baionetrn. Se chi dirige una manovra ha sempr~ presente que:;ti priiicipii e coll'azione tattica stessa infligge tosto il meritato castigo a chi li trascura, il dife tto di fronti troppo estese, sparisce bentosto . La ragione per la quale fino ad oggi mancarono questi ammaestrn menti pratici sta nell'opinione generalmente accettata, che il difensore non debba ahbandonare la propria posizione ma bensì cercare la superiorità nell'impiegare il suo fuoco de fermo, contro un nemico che muove. Questo procedere sarebbe giusto se l'attaccante fosse obbligato ad assa ltare direttamente di fronte. L'esperienza invece dimostra, che egli si getterà da un lato ap pena in faccia trovi nna discreta resistenza. Il difensore modifica la direzione della sua linea; ma l'attacc;ante muove di nuovo fino a che abbia trovato un terreno sul quale possa sperare un fel ice risultato anche dall'attacco diretto. Nè questa condizione può mnncargli poichè le posizioni che come Plevna non offrono tutt'attorno alcuna fa cilità d'irrompervi, sono affatto eccezionali. Per imped ire sì fatta combinazione svDnt.aggiosa alla difesa, occorré togliersi con forza imponente dalla posizione, restringere all'attaccante il campo · di manc,vra ed obbligarlo a h;1ttersi colà dove ci conviene. Tratta·m,ento chirnrgi,co delle ferite in guerra. - Medico NEUDORFER, Siillci fortifì.caz,ione. spedil!i'lia, avuto rig·uardo alle ultùne esperienze d:i g'lier·rn ed alle esercitaz·i,oni' colla 1,anghetta cli fanteria. - Tenente colonnello Gf:rssNER. - Il ministero della guerra avea posto i seguenti riuesiti. ,1° Quali forme della fortificazione speditiva pos8ono
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eseguirsi con suf6ciente risultato rispetto a tempo e uomini colla vanghBLta Li nneman . 2° Disposizione norma le dei lavoranti, quando s'impieghino sole vanghette di fanteria. 3° Tempo per completare le opere, alle condizioni espresse nel secondo quesito. Alla prima domanda si risponde che colla vanghetta si possono eseguire solo le fosse da tiratore di piccolo e graude profilo e i fossi di sezione di piccolo profi lo. Alla seconda che la disposizione più fitta dei lavoranti è quella di un uomo per ogni passo cli linea di fuoco; pei fossi da tiratori, opde poter completare l'opera con una sola disposizione di uomini, conviene porne unp ogni due passi. Circa la terza , gli esperimenti fa tti insegnano che per una trincea da cacciatori di piccolo profi lo ci vogliono ·18 minuti di tempo, per quelle cli graude ,50 r infine, per le trincee di riparti 2 ore, se si pone un uomo per ogni passo di magistrale. Assegna)1do due passi per lavorante $'im piegano 35 minuti per le fosse di cacciatori di piccolo e 1 ora :20 minu ti per quelle di grande profilo. Con quest' ulti ma disposizione non si focero esperimenti per le trincee di riparti, poichè in esse' conviene sempre impiegare un uomo per ogni passo. Gli esperimenLi di tiro eseguiti contro l)ersagli coperti da trincee, dimostrano, che in manovra per poter dichiarare riuscito ·un attacco frontal e contro di esse, l'attaccante • deve sviluppare un fuoco almeno tre volte maggiore del difensore . .Tl cw111none di montagna da centimetri 7 con speciale rigua1·do alla organizzaz•ione ed ùnp•iego tattico delle batte1·'.ie cli ·montagna nella campagna della Bo1,,nia. - Tenente di artiglieria FnANCEsco ALr. Sebbene le batterie di montagna eseguissero nella Bosnia lunghe e difficili rnarcie in terreno svantaggioso, pure trovarono ottimo $ÌSterna I' esclusivo someggio. Si propone di rilegare al parco di munizioni l'affusto di riserva, di rafforzare le ruote, perchè se ne spezzarono fa cilmente i r:).ggi e di dare a una parte dei serventi la vanghetta Linnemann . La bocca a fuoco mostrò eccelJenti qualità balistiche e le batterie spiegarono grande mobilità avuto riguardo alle singolari difficoltà di suolo che spesso dovettero vincere. Karaula .fabutlca. , -- T~nente o& Gm,oEnN. - Una compagnia austro-ungherese fu comandata a passare l'inverno in una desolante località dove di soggiorno u,rnano non eravi al tro che i ruderi d'una antica caraula turca. E;;sa col la vanghetta Linnemann e pochi altri arnesi da zappatori del genio, cceò in pochi giorni e col solo materiale del luogo (legname, terra e zolle) una specie di colonia milit.are con case in terra per la truppa, padiglione per gli uffi ciali , cucina, magazzinc.,, scuderia, corpo -di guardia, · ecc. ecc. Circondù
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poi il tutto di palizzate con porte e feritoie a schermo di ogni sorpresa. Un piccolo ·vallum romano snrse come per incanto a 1300 metri sul livello del mare e la contrada, già morta e inospitale, fu ravvivata dai bosniaci che da lontano portavano le loro derrate a questo mercato improvvisato. · Raccolta di documenti turchi sull'ultima guer1·a 77-78 d·i Acn~rnoMrnHA1' EFFENDI. Prùioipii delle forze m,ilitari della Bulgaria.. - Tenente SN&FANO DnAGAS. - Ogni Bulgaro ha l'obbligo del servizio militare dal 20° al 40° anno. Stranieri non sono :;.ccettati nell'esercito nazionale senza apposita concessione del Senato. Dal servizio si può essere dispensati : per inferm ità corporali, per ragioni di famiglia, per studii incominciati , per impieghi in altri servigi dello Stato, come appartenenti al clero, dimostrando di aver servito attivamente nella guerra del 77-78. Ogni anno v'è l'assento, al quale sottostanno tutti i giovani a venti anni . La estrazione a sorte decide quanti (secondo il bilancio) devono essere trattenuti sotto le armi. È concesso l'ingaggio volontario. La durat"3 del servizio è ·1O anni ; 4 nell'esercito permanente e 6 nella riserva, I alla quale sono purè ascritti tutti coloro che estrassero un numero superiore a quello fissato anno per anno. Trascorsi i 4 anni , nessuno può essere tenuto sotto le armi, se non per condanna giudiziaria. I riservisti possono essere chiamati annualmente alle esercitazioni per un tempo non maggiore di sei settimane. Un'appindice alla storia della g1ie,rra dli successione spagnola.
SO~HIARIO DELLE jJATERIE contenute nelle dispense di avrile, maggio, giugno '1880.
LOCOMOTIVE SJ'RADAl.,I. Stella Sabino, capilano cl' ar tig li e ria . . . . . . . . . . . . . . Pag. - L'!STITU Z!O NP. DEI., TJf{O A SEGNO IN lTAL!A. - 'l'emislocle .Wiiariolti, cap i ta no nel 48° r eggimen to fa n teria . . . » ALCUNI Pl;NS1El~l SULLA QUEST IONE DE LLA FERMA - Binneiardi, t e nente a ll a s cu<.'l a m i lita r e . . . . . . . . . . . ,, Nuo v o ST UDIO SULLA TAT:flCA DELLAFANTEntA. G . ''· ,911. " UN SOLDA TO F ILQ LOGO E IL VOCABOLAR IO DE LL A CRUSCA, t ·e !'tll'C
Quarcn~bi
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RASSEGNA TECNOL OGICA MILITARE : POLVERI DEFLAGRANTJ. G. ll)ouesaua, maggior·e del g c~n i o . . . . . . . » LA REL A ZIONE DEL GENI!:RALI!; F . Tom:u;: SUL L A LEVA DEI GIOVANI NATI NEL 1858 E SULLE VICENDE OEC R . ESERCITO . . . » ·-L'!ST HUZIONJ; DF:L TI HO Dt:LLA frAN TERIA. - - ( :ec:ilio 11 abri!ò, c a p itano d i fanteria . . . . . . · . . . . » ALCUN I Cl':NNI SULLA SCUOLA DI GUERRA . - G . IJ:cr1elli . . ,, DEI, LE PENSIONI MILITAI'\) . - 'B't•mis locle lllar ioHI, c a pitano nel 48° reggi mt}n to fanteri a . . . . . . . . . . . . » IL St:R,VIZIO SAN lTAl~IO ))EGLI ESE ltC lTI I N FRANCI A, GERMANIA E AUSTHIA . - C. O . Pa~aui . . . . . . . . . . . ,, l PROGETTI DJ Dll-'ESA DEL TERRITO RIO SVIZ7.ERO A PROPOSI TO Dl ALCUNE RE CE:s!TI PUBBLICAZION I -· P. ' ,' Hil·arHlo li, tenen te ciel genio .=iggr egato cli s t aLo maggiore . . . . . . " , GLJ AU STI\I ACI NEL LA BoSNlA DOPO LA PRESA Dl SARAJEVO
('1878) . -
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30 _
5608 80 _
94 _ 127-
161 ~ 184-
221 _ 25'1
276 _
,, 329 _
A LCUN I CRITERI INTORNO AL METODO o 'J NSEGNAME:s! TO MORAL E DA I MPAHTIRSI AL SOLDATO ODI ERNO. 'I'. ,HnrioHi, capi tano ft8° fante ria . . . . . . . . . . . . . . . ,, ALT RE NOTE SUL REGO L A\'iENTO D'ESERCI ZI DELLA FANTERIA . SULLA ORIUI'<E DE L FERRO OA CA VALLO. -
5-
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l,ibr·i e periodi<ii,
Italiani.
/
I
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La b rigata di fanLe ria nel combalLi mento. A . RICC I . . P ag. Guerra cli mònlagna. Gli AusLr i aci n ella Bosnia e d Erzegovina n e l 1878. - CAHLO C on s r . . . • . . . . . . . . " Custoza 18t8-66 A l b um sLorico, arlislico militar·e . Qu1wro CENNI. . • . • . . . . . . . . . . . . . . • M onografia s tatist i co-amminislrativo -militare d elle s ussistenze per l'annata ·J877 . »
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