RIVISTA
MILITARE ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA,
ARTE E
STORIA MILITARI
DE LL' ESERCITO ITALI AN O
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(Con un piano della batta_g'lia del!'Assietta).
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ROMA, 1877 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE Piazza del Gesù, N° 47.
STUDIO sur
CANNONI DI GRANDE POTENZA E SUI
LIMITI DI POTENZA OTTEmBll,J DAI DIVERSI CALIBRI
~-Proprietà letteraria.
PREFAZIONE. Sebbene la lotta fra il cannone e la corazza sia stata iniziota da circa venti anni, e dall'epoca specialmenté della guerra di secessione in America. abbia preso uno sviluppo rilevante, pure siamo ben lungi ancora dal vedere chiarite e completamente assodate le norme ge nerali che guidar debbono gli inventori e costrullori tanto nella preparazione dei tipi corazzati che res ister debbono ad una data potenza di artiglieria, · quanto nella determinaz io ne delle artigl ierie che debbono perforare e distruggere un dato tipo di corazza. · Riguardo alle corazze ::;i sono bensì.fino ad ora determinate, col mezzo di costosissime e numerosissime esperienze, delle tabelle ind icanti il lavoro periferico o superficiale occorrente a perforare appena una data grossezza di corazza, e per converso la grossezza minima cli quella che può resistere ad un dato lavoro periferico o superficiale, e si è bensì stabilito e ricorioscìu to in massima che le resistenze delle corazze
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S,TUOIO
della stessa qualità di metallo sono proporzionali al quodralo della grossezza. Ma non è ancora dimostrato con un metodo sintetico ed esatto quale dei due lavori periferico o supe rficiale sia veram ente g uello che deve essere tenuto a calcolo, e quale eonferma aggiunga la teoria alla pratica empirica sulla proporzionalità dei quadrt-1ti de lle grossezze. Così pure riguard o alle artiglie rie si va bensì cercando per co5Ì dire a tentoni volta per volta quale sia il calibro ed il peso di proietto il quale con una data ve locità ottenibile dal pezzo sia capace di perforare e distruggere un dato tipo corazzato; si sono studiate le forme migli ori della prna per ottenere la perforaz ione, e In qual ità e tempera del metallo più conveniente pei proietti, come si è immensamente perfezionata la fabbricazione delle bocche a fÙoco mediante la sovrapposizione di diversi ordini di cet'chiature d'acciaio onde renderle capaci di sostenere enormi pressioni interne dei gas prodotti dalla pol\'ere, e sì è infine assai perfezionata la fabb ricazione di qu esta per regolarne la rapidità della combustione e consumo in relazione allo spazio in cui brncia. Ma si è ben lungi ancora doll'avere una regola fissa e chiara che ci dia la relazione che passar deve fra le dimensioni essenziali della bocca a fuoco e quelle del tipo corazwto che es~a deve nppena perforare, il quale deve perciò, mi si pe rm etta l'espressione, equ ilibrarn e la potenza. Deriva da ciò che noi vediamo in pratica calibri di bocche a fuoco assai differenli con differentissimi pesi di_proietti manifestare nell'urto contro le corazze potenze perforntrici equipollenLi o quasi; e mentre ciò si ottiene in una delle due con una do ta spesa dicostruzione e di mun ir.io nam cnto, si oLLiene invece nell'altra con una spesa assai più rilevante e con maggiore incomodo e difficoltà nel maneggio del pezzo.
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SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
Parve a me che meritasse la pena di indag{lre le cause di tanto gravi discrepanze nelle norme seguite dai vari costruttori delle moderne artiglieri e, e dì ritornare sui pri mi studi in proposito che pnbblicai nella Rivista milita1·e del 1867 sollo il titolo delle Traiettor'ie identiche e dei proietti equipollenti; e tanto più che i risultati ottenuti da lle prime prove del canno ne da 100 tonnellate esperimentato alla Spezia mi apparivano una conferma evidente delle conclusioni in cui io era in quel mio primo studio arcivato. . . . Il risultato di questi nuovi studi si fo quello dt riconoscere che le cause principali di tante discrepanze -erano ulcuni errori teori ci di bal istica generale uni ve rsalmente accellati e seguili, ed una servi le e non ragionata acquiescenza ad alcuni aforismi che nessur~? finora ha mai avulo l'abilità di dimostrare (e forse perc10 sono più rispella.ti qua li ass iomi indiscutibili),si cch~ v~ngono universalm en te seguili salvo poche e rare e t1 mtde infrazioni ai medesimi. L'aforisma più fu nesto al progresso delle artiglierie è qudlo che limito la lunghezza del proietto a due volle e mezza il suo calib ro; e solo da poco tempo, ed anche nel cannone della Spez ia, tale lunghezza è sLa ta ti midamente allun.O'uta. fino a 1·aggiungere quasi i Lre calibri. Uno deali o er~ori teorici di bal istica generale più noclVI . al dello progresso è il principio ommesso tuttora um versalmenLe che la resistenza dell'aria tenda ad elevure in alto la punta del proietto allargando l'angolo fra l'asse di questo e la direzione del moLO. . . . . Il pr im o afori sma limita necessanamenle 1\ peso massimo che può ven ir Junciato da un dato calibro s_enz~ tener con to della resistenza assai più rilevante dt cm queslo è. suscettibile col rinforzo delle pareli della canna. Esso iimita pertanto anche la forza viva periferica ~ superficiale del proietlo, giacchè la velocità con cu~ 1
1
8 STUDIO questo può venire lanciato ha essa pure un limite che non conviene o non è possibile di oltrepassare. Occorrendo perciò una potenza maggiore, bisogna ricorrere di necessi là all'aumento del calibro, col quale aumento la massa del proietto (crescente in ragione del c:ubo. del calibro) si aumenta in ragione assai maggiore dello sviluppo periferico o della sezione trasversale . E di qui la tendenza a ricorrere addirittura ai calibri enormi, ed agli enormissimi pesi deUe bocche a fuoco. L'errore teorico sopranotato fa pure respingere ogni allungamento del proietto al di là dei due calibri e mezzo, perchè l'aria ne guadagnerebbe un maggiore braccio di leva rispetto al centro di gravità, ed il moto-del proietto nell'aria ne verrebbe più perturbato. In questo studio io mi sono applicato dapprima a discutere in genere le conseguenze balistiche che derivano dal variare i calibri senza variare la potenza perforante, ed a determinare i rapporti che regnar debbono fra i detti calibri, i pesi dei loro proi etti e le .lunghezze di questi. In seguito ho inclagDto e, credo, determinato rigorosamente la legge del la resistenza delle bocche da fnoco alla pressione interna dei gaz della polvere, e dimostrato come ad eguale rapporto fra la grnssezza delle pareti ed il calibro, tutti i calibri possano sostenere l'identica pressione interna. Progeedendo nello studio ho indagato la legge con cui agisce un proietto perforante contro la corazza; e dimostrata vera e sussistente l'ipotesi del capitano Noble fondata su l lavoro periferico, e giusta pure la proporzionalità dei quadrati delle grossezrn delle corazze; éd in pari tempo ho ri cavato Ja legge fondamentale fra la grossezza della corazza da perforarsi ed il cal ibro del cannone che la equi libra con un proiello la cui lun-:. ghezza abbia un rapporto de termina to col calibro. Colla scorta della formola che rappresenta questa
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
I'
9'-
]egge ho potuto dimostrare in modo (spero) inconfutabile come le dimensioni ed il peso del cannone della Spezia e del relativo munizionamento siario realmente . esorbitanti, nou solo pel bisogno di per>forare 11 tipo corazzato contro cui fu esperimentato, ma anche per un tipo assai più resistente ed equivalente ad una piastra isolata di 70 centimetri di grossezza, e come sarebbeassai iu1provvida misura quella proposta di allargarne ancora il calibro fino a 4,6 centimetri. Per togliere ogni dubbio sulla applicabilità delle teorie svolte in qaesta prima parte de l mio lavoro, io mi sono applicato nella seconda parte a dimostrare l'erroneità del principio balistico di cui ho parlato superiormente, dando anche una spiegazione assai logica ed ev idente del moto conico dell 'asse del proietto attorno il suo. centro di gravità, moto eletto assai impropriamente di precessione perchè non ha alcuna analogia con quello, dell'asse della terra che produce la precessione degli equinozi. In seguito 'mi sono applicalo ad indagare l'influenza che può avere sulla regolarità de l tiro l'allungamento del proietto al di là del li mite di due calibri e mezzo stabi lito da un falso aforisma, e credo di avere reso evidente che la lunghezza del proietto non può avere altri limiti che quelli dipendenti dalla resistenza della bocca a fuoco e dalla I uoghezza dell'anima, mentre per se sola una maggiore lunghezza di proie(Lo è sempre favorevole alla precisione del Liro, purchè la parte posteriore ne sia tenuta vuota e guernita esternamente di scanalature trasversali, anelli sporgenti od alelle. 1nfine io mi sono applicato a determinare i limiti di massima potenza ottenibili dai di versi calibri con una lunghezza d'anima uguale a quella del cannone della Spezia. Io mi lus ingo che questo lavoro da me fatto possa,
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STUDIO
riuscire di una vera utilità ai coslruttori delle artiglierie di g rande porno za e specialmente ai governi che le fanno costruire ed agli ufficial i che ne debbono anticipatamente compilare i progetti, affine cli ev itare esagerazioni costòsissime e dannose sotto ogni rapporto. Credo pure che possa riuscire uti le anche agli uffic iali de l genio onde abb iano norme sicure ne l calcolare la resistenza delle opere che possono essere chiamati a costruire, e la potén za dei mezzi co i q1;1ali possono venire atlaccate. Da lungo tempo io ho nutrito l'opinione clie la b,qlistica genérale non solo non sia un appanaggio esclusivo degli ufficiali d'artiglieria, ma sia un com plemento indispens'abile e principale anche per quell i del genio; e la grande entità delle questioni che ora vi si connettono mi conferma ampiamente nella mia convinzione. A questi ufficiali dell'arma, cui ho la fortuna di appartenere ancora, ed a quelli del la marina destinati ad usare più specialmente le potenti artiglierie, io dedico questo mio qualsiasi l,1voro, nella spe!'anza che vorrnnno esamina rio e di scuterlo, e che il tempo rn ciò impiegato non sa rà infruttuoso per loro. J~ chiuderò con una sola. raccomandazione: In una scienza, che come la Balistica è e deve essere unicarnen te fondata so Ila Ueccan ica e sull a Fisica, non accettino mai senza un esame rigoro so e spregiudicato alcun principio, assioma od aforisma che loro venga annun ciato senza rigo rosa dimostrazione, e ciò qualunque ·sia ,'autorevolezza scientifica della fonte dalla qua le proviene. l i jurnre in verba magistri, l'acconciarsi co n fac ilità a spiegaz ion i incomplete, ad esperienze indirette e poco concludenti u poco applicah_ili al caso non può essere ammesso in una scienza esatta e positiva come la Bali-
SUl CANNONI or GRANDE POTENZA ·14 stica, nella quale possono esistere tuttora dei fatti non interamente spiegati o ne possono sorgere illtri; ma non esis tono affatto fenomeni nel vero senso ·della parola, e molto meno principi i contrari alle leggi della l\'.Ieccanica e della Fisica .
PARTE I. Cannoni di grande potenza - Equipollenze Form.ole fondamentali - Applicazioni.
§ 1. Le importanti esperienze esegu ite nello scorso auwnno alla Spez ia ·sul nuovo cannune da mo tonnellate hanno meritamente chiamato a sè l'attenzione degli studiosi di cose rni lirnri e specia lmente dei tecn ici ché si preoccupano sopratutto della grandiss ima quistione indi eata in genere col nome cli Lotta fra it cannone e la corazza . Per quanto sia r isnltata enorme la potenza distruggitrice del cannone g igatlte da 100 tonnellate, pare a me che nessuno possa fin.01·a illudersi al se/)'no da . b immaginare che non sia più possib ile di armare una na,'.e od una batteria di terra con una corazza capace di resi stergli ancora : e se ciò avv ien.e, il cannon e da tJ 00 non sarà più l'ultima pa rola detta in pro posito dai fa bb r·icanLi ed inventori di simili con"'egni o ' e ben presto dovremo vedere altre più colossali artiglierie di 150 a 200 ton·nellate, e forse più ancora, malgrado gli enorm i inconvenienl.i, le spese più colnssali ·e le difficoltà graviss ime che presentano pel loro servizio. Io mi propongo di anal izzare freddamente iu questo
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STUDIO
scritto se la potenza straordinaria ottenuta nel cannone da '100 sia realmeme l'effetto massimo che potevasi ottenere da tutta la copia di mezzi usufruiti per fabbricarlo é. porlo in opera; e se lo stesso effetto od anche uno superiore ad esso non si fosse potuto ottenere con mezzi e spese assai più limitate, lasciando cosi un margine maggiore alla industria metallurgica delle grandi officine di costruzione per accrescere la . potenza delle armi offensive in ragione di quella che possono indubitatamente raggiu ngere le protezioni difensive . A tal uopo è ind ispensabile di bene e chiaramente · stabi lire in che veramente consista la potenza offensiva delle artigli erie attuali di grande potenza a proieni oblunghi, quali ne siano i fattori unici ed obbl igati, e quale potenza prnduttiva possa avere l'industria tanto sovra ciascuno di questi considerato separatamente, quanto sul risultato del loro co_mpless_o che c:ostituisce in ultima anal isi la potenza d1struggttrice dèl pezzo. Nessuno ormai potrà più mettere in dubbio che questa potenza distruggitrice sia la forza viva o_ lavoro meccan ico disponibile sviluppato dal proietto, nell'urto contro la corazza, e tutti ormai si accordano nel rappresentarlo colla metà del prodotto della sua massa pel quadrato della velocità restante al momento dell'urto. La quali tà del metallo di cui è formato il proietto, la fot'ma più o meno acuminata della sua prua ed il a-enere di f'ncinatura cui fu sottoposta la piastra po~sono avere ed hanno realm ente grandissima influenza sui risultati della distruzione: ma date tanto, al proietto quanto alla pia~tra le migliori possibili condizioni di materia e forma, di resistenza, e di solidiU1, egli è indubitato che l'effetto dell'urto dipen-
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SU! CANNONI DI (,.RAN DE POTENZA
derà unicam ente dal lavoro meccanico disponibile che svilupperà il proiettò nell'urto stesso. · § '.i.>.. Indicando pertanto con P il peso del proietto io tonnellate, con V la sua velocità restante in metri, e con g la forza di gravità pure in metri, l'effetto dell'urto dipenderà in allora unicamente dal valore P v2 numerico della espressione 9.,., g . Questa espressione rappresenta i din amodi ossia le tonnellate-metri che il pro-ietto tiene immagazzinate in sè per 11gire contro l'ostacolo che é chiamato ad abbattere ed a distrnggere. Sul modo di valutarne l'effetto contro le lastre di corazzaturn, appoggiate o no a Ro li dissimi cuscioi, . od armature di legnarne, o miste di legname e ferro, i tecnici si dividono in due campi o gruppi distinti. Alcuni come il ~ob le, l'Helie, il King ed il nostro generale' H.~sset, dividono questo lnvnro per il numero dei centimetri della perifer:ia della sezione trasversale retta del pt'oietto: :i Itri come il Oe-Brette5 e l'Adts, lo dividono invece per quello dei centimetri quadrati del la detta sezione: e ciascuno di essi stabilisce così una equazione il cui secondo membrt) é funzione della grossezza di piastra che è più prossima ad equilibrare il lavoro del proietto; la qual equazione serve poi a determinare tale grossezza come la massima che· possa essere perforata dal proietto (Vedi la bella memoria del luogotenente Kunka de l 1° reggimento del gen io aùstriaèo « le tori'i corrazzate » riportata nel Giornale d'artiglieria e gem:o, 1876, pag. 708, 1091, rn52). · Rappresentando con E la grossezza della · piastra e con R il racrgio de ll a sezi·one Lrasversale del proietto. o in metri, le formole del 1° gruppo possono indicarsi colla equazione generica : 1
1
1,i.
P
v2
2 g 200
1T:
H.
=
.
.
P v2·..
,
F (E) ossia ,1,00 g 1T: R = F (E)
e quel le del !l 0 gruppo col la equazione : p v2
2 g •I 0000 1r r 2
=
15 derla per centimetro di circonferenza o per centimetro quadrato dì sezione potrà bensì portare a qua lche differenza nelle ricerche ed induz ioni teoriche, ma diviene quasi' indifferente quando trattisi di spiegare .effetti· già constato.ti e riconosciuti, perchè a questi si può sempre avvicinare con una idonea determinazione ~ei coefficienti costanti . Io mì atterrò pertanto per maggior semp li cità alla formola gene,·ica del Noble in queste ricerche, e sarà poi facile il vedere come i risultati riusciranno ana_loghi anche applicando le altre. È però importante di qui notare che le formo le di cui trattasi sono state ricavate (più o meno empiricamente è vero) dai risultati di numerosissime esperienze eseguite con cal ibri, pesi di proietti . Yelocità e forze vive diver::,issime; e la r.oncordanza pii! meno esatta, ma pu r sempre accettabile, delle formo le, coi risultati sperimentali è una conferma assoluta che l'effetto dell'urto ciel pro· iello contro la corazza di.pende essenzialmente ed unicamente, secondo gli uni da l rapporto tra la forza viva e lri circonferenza della sezione, e secondo gli altri da quelle della stessa forza viva coll'area della sezione. In tulli i sistemi suddetti ad eguali rapporti fra le ·dette quan tità corrispondono grossezze pressoché uguali di co razza perfornta , e ciò in modo assolutamente indipendente dal ca libro. Di guisa che è oramai indubitato, u mio avviso , e risulta evidente dallo studio del confronto di tutte le esperienze conosciute: che se due proietti di ca;libro diverso posseggono l'identico mpSUI CANNONI . DI GRANDE POTENZA
STUDIO
P v2
20000 1r r 2 = F, (E)·
le funzioni F ed F,, non sono identiche secondo i diversi au tori ma poco dissimi li , e differiscono so-
pratutto pel valore di coefficienti costant i. la formola del Noble e de i suoi adP,renti è a mio credere la meglio f'ondala in quanto che il proietto nel penetrare entro la lastra deve realmen te stncc"are e 1·espi11gere ;ndìetro una porzione di questa che ha la forma di un disco, come accade nel perforamento mediante punzoni: e questo disco resiste allo staccamento lungo tutta la sua superficie <cilindrica, la' quale è espressa dalla perife ria moltiplicata per la. grossezza della piastra . Ed anche q~ando vagliasi paragonare l'azione del proietto a quella di un cuneo che si interna forzatamen te entro una massa di o()'rossezza limitata, disgregandone ed allon tanandone le parti nel suo contorno, la resisten;za massima ha pur luogo lungo questo con torno oss ia lungo la periferia. Le altre 101:mole sono invece assai più applfcabili e giuste quan~lo tralt,isi di masse di grossezza indefinita che il proietto debba comp;·imere e respingere davanti a sè: poiché in tal caso queste resistono principalmente co ll a inerzia della propria massa, la quale si determina moltiplicando la superficie della sezione per la profond ità della penetrazione e compressione. Ma comunque vagliasi in tendere e spiegare il modo d'azione del proietto contro .ta piastra di corazzatura, egli è indubitato che il fattore principale di questa azione si è la forza viva del proietto; ed il suddivi-
o
porto di forza vivei col!a pe1·iferia o coll'area della loro sezione , essi pott·anno per/Mare la stessa massima grossezza cli aorazza. Se pertanto una piastra cl i grossezza E è stata realmente perforata o distrutta da un .proietto di peso P, di velocità V, .di raggio R, potremo certamente stabi-
17 cui masse stiano fra loro in proporzione dei calibri, il proietto minore verrà certamente rallentato nel suo cammino assai meno del proietto di maggior peso. . Ed infatti la resistenza dell'aria proporzionale alla area della sezione, ossia al quadrato del calibro sarà assai minore in proporzione pel proietto di minor peso: e quindi la velocità restante risulterà sempre superiore in questo a qualunque distanza della bocca; ed il lavoro meccanico disponibile diviso per ogni centimetro di circonferenza della se;1:ione, ossia il valore di SUl CANNONI Dl GRANDE POTENZA
STUDIO
p y! . g '1t' R = F (E) determinando . com400 pletamente la forma ed il valore di F (E), secondo le formo le dei varj autori . Ciò posto perchè un altro proietto di minor peso P' colla stessa velocità V e con rninor raggio R' possa perforare o distruggere in egual modo la stessa piastra ·dovrà risultare certamente
lire l'equazione:
P' V!
400g 1r ll'
=
v:
F (E)
·ossia P' V! ,iOO .9''1t' R'
P V!
=
4-00 g 1r R
donde
P: P';: R: R'
(A)
Dovranno pertanto i pesi dei due proietti equipollenti nella perforazione·,· essere proporzionali ai loro ca-libri. § 3. lo ho supposto che due proietti di peso e ca1ibro diverso possano essere lanciati colla stessa velocitù dalla rispettiva bocca a fuoco, e credo che niuno .in buona fede . potrà mai negarmi la possibilita di ciò ·o ttenere, giacchè trauasi soltanto di adoperare una carica a ciò adattata e di costruire le bocche a fuoco 1n modo che abbiano la necessaria resistenza. Del resto 1~ velocità rilevantiss ime di oltre a 170 metri ottenute negli ultimi e co lossali modelli di cannoni di grande potenza, bastano a tranquilla-re pienamente su questo particola re. Dattl. una eguale velocità iniziale per due proietti le
; R risulterà maggiore. Vale a dire che l'ef40 9 fetto di penetrazione nelle piastre di corazzatura si manterrii a qualunque distanza dalla bocca superiore a quello del proietto più pesante e di maggior calibro, e che anzi questa differenza anderà crescendo col crescere della dis 1.anza. Vi sarà dunque per questo Jato un vantaggio balistico per l'adozione di una bocca a fuoco di minor calibro con proietto meno pesante. Resta soltanto a vedere se la diminuzione del calibro possa arrecare per caso gravi inconvenienti i quali controbilancino questo vantaggio o lo rendano illusorio e dannoso. § ,i.. I pesi dei solidi simili e formati di eguale ·materia essendo proporzionali ai cubi dei lati omologhi, egli è indubitato che il proietto di calibro minore, il cui peso sta al maggiore in proporzione di R' : R non potrà essere simile a questo, e dovrà avere certamente un maggior rapporto fra la sua lunghezza ed il suo diametro. Indicando con a l'altezza· del cilindeo che equivale in peso al proietto di peso P, altezza che chiamerò d'ora in avanti ragguagliatci, e con a' l'altezza ragguagl iata del proietto di peso P', ed indicando con p ANNO XXII, VOL. IV.
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
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STUDIO
il peso specifico della materia di cui sono entrambi composti avremo: P = n R' a p e P'
=
'I!
R.' 1 a' p
e sostituendo nella proporzione (A) avremo
a: a':: R': R
1 . .' m la proporzione pm comu-
veri prismatiche, e con
nemente usata col peso effettivo del proie~to per la ve7 .locità che si desidera, la carica del proietto P avra un'altezza h espressa da h nR1 X q =
{B)
cioè le altezze ragguagliate o le lunghezze dei proietti equ ipollenti di calibro diverso sono inversamente proporzionali ai calibri. E se faremo
donde hp - mq n R'
e quella h' del proietlo P' espressa da
a = n R; a' = n' R' h'=
e sostituiremo ne risulterà
h ••
donde /
=
P' ni q 'lt"
R' 1
-donde
(C)
n
1 - P m
li• .
,i • •
p
•.
p,
R2 •• .R''
R_!
n R't·
"
I due rapporti pertanto delle lunghezze ragguagli.ate dei due proietti ai rispettivi raggi o calibri stanno fra loro nella proporz ione inversa dei .quadrati dei calibri. Se pertanto il calibro del prnieuo minore sia la metà di ·quello dell'altro, il rapporto della sua lunghezza ragguagliata al suo calibro diveàà il quadruplo del rappoeto dell'altro . E così se il proieLto map;giore avrà la lunghezza ragguagliata a due cali bri od a due calibri e mezzo, il proietto minore avrà la lunghezza ragguagliata di otto o dieci calibri. Nè ciò basta ancora, in quanto che si allunga d'assai anche il posto occupato nell'anima della bocca a fuoco dalla carica di polvere, e bisogna pure preoccuparsi di questo. Indicando con q la densità media delle attuali pol-
e
confrontando colla (A) h:
h'::
R' : R
(D)
cioè Je lunO'hezze delle cariche di polvere stanno fra -loro in ragione inversa dei calibri. . Di guisa che nel caso contemplato di sopra di
- !2 R e di n = 2 ovvero n = 2, 5
R' -
si avrà h' =.; 2 h .
E ricavando i valori di a, a' dalle -eq~azio~i an_teriorì e sommandoli con quelli di h, h', s1 ottiene m~ fine: 2 J'· a i . .• PR.' •" P' R'·• •• R'·• R h .. ù
+
I+
20 STUDIO ossia che le lunghezze totali occupale nell'anima dai proietti e dalle cariche di polvere stanno in ragione inversa dei raggi o dei calibri. Di guisa che nel caso di due calibri di cui il minore sia la metà del maggiore, il posto Lolal e occupato dal proiello e carica nel primo, sarà doppio in lunghezza del posto occupato dal proietto e carica nel secondo, e perciò occuperà il p>·im o ;.m a lunghezza quadrupla in numero di calibri. § 5. Qu est'ultimo risultato fa temere a prima. vista che l'anim a del pezzo minore venga presso che tutta ingombrata dal proietto e dalla ca rica, di guisa che poco o nulla rimanga per la corsa entro di essa del proietto e per la buona direzione e risultnto del tiro. Ma se si consideri che nulla im pedisce di dare all'anima del calibro minore la stessa lunghezza di quella del maggiòre, in tal caso è evidente che il rapporto di tale lunghezza al calibro (ossia il numero totale dei calibri cui corrisponde lu lunghezza dell'anima) viene accresciuto nella ragione di R : R.'; e ehe davan ti al proietto rimane tuLLavia un numero maggiore di nuovi cal ibri da percorrere di quanto resta nel calibro maggiore. Ciò dovrebbe tranquillizzare interamente pel buon risultato del tiro: ma per togliere ogni dubbio che potesse nascere in pl'Oposito ragguagl iando le lun- · g~ezze ù'anima disponibili per la co rsa in arnbed 11e i pezzi a que lla totale del proi etto. dimostreremo più avanti come ciò non possa avere alcuna nociva influenza sul buon risultato del liro. Attesochè per vincere il pregiudizio o la forza d'abitudine i quali universalmente vengono opposti ad un allungamento del proietto oJL('e i due diametri e mezzo della sua sezione trasversale, importa dapprima di ben constatare e stabilire quale fondamento abbia tale pregiudizio o tale abitudine.
·~
SUI CANNONI DI · G.llANDE POTENZA 21 Si è detto e si è praticato da lungo tempo (ed anzi da troppo lungo tempo!) che la lunghezza del proietto non deve oltrepassare i due calibri e mezzo 11 Quali dimostrazioni teoriche, quali esperienze pratiche acconciamente e regolarmente eseguite in proposito si sono addotte a sostegno di questa tesi? Da ch e sono dunque mai state determinate queste colonne d'Ercole che li mitano in ogn i calibro la lunghezza massima del prnietto, e che obbligano a ricorrere ai calibri maggiori, e di mano in man o ai più colossali, per ottenere la forza viva necessaria a pro durre effetti più considerevoli di quanto possa ottenersi colla lunghezza e massa così limitata e colla massima velocità che si può imprimere al proietto? ..... Per qunnto io mi sia sinceramente preoccupato di trovare una dimostrazione di questo singolare aforisma cosi spiccato ed ineso rabile, e cosi servilm ente seguìlo ed obbedito quasi universalmente, _io non ho potuto trovarla, nè mi risulta che sia ma1 stata trovata 0d esposta da nessun trattatista! .... Anche nei primi tempi in cui sorse la lolla fra il cann one e la corazza fu seriamente e magistralmente annunziala un'altra sentenza « che il calibro del proietto doveva essere superi ore almeno di un decimo alla grossezza della piastra da perforare, perchè il pun zone delle officine comuni non poteva . perforare una lastra se non trovavasi almeno nelle stesse con.,, dizioni predette ». . Nella mia Memoria sulle traiettorie identiche e su1 proietti equipollenti stampata nella Rivùta Alilitare d~l 1867 e riprodotta nel Giornale del Genio del 4868, 10 dimostrai l'insussistenza assoluta di questo aforisma che uo-uao-\iava inavvertitamente gli effetti dell'urto a o o d" quelli della semplice pressione, e riportai nella e 1zione del Giornale del Genio, esperienze concludentissime che lo atterravano completamente.
SUI CANNONI Dl GRANDE POTENZA
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STUDIO
Il buon senso e la scienza dei costruttori d'arliglierie ha fatto ormai giustizia di questo assurdo aforisma; ed ora tutti i cannoni di grande potenza perforano grossezze di piastre assai superiori al loro calibro, come ne ha perforata una di 55 centimetri il cannone del calibro di 43 centimetri (e ,100 . tonnellate) della Spezia. . Riguardo all'altro aforisma di cui ora trattasi, cominciano già anche nei calibri più grossi gli esempi di autori e costruttori, i quali si azzardano di oltrepassare d'alquanto le colonne di Ercole dei due calibri e mezzo; ed ·il generale Rosset propose già per la granata torpedine del suo cannone da 90 tonnellate una lunghezza approssimativa di tre calibri; ed il proiello di 908 chilogrammi esperimentato alla Spezia pel cannone da 100, col calibro di 0,43 e la lunghezza di metri 1,20, oltrepassa già di oltre un quarto di calibro quel limite misteI'ioso ed intangibile; senza contare che fino dal 186'7 il Withworth ebbe l'audacia di portare quella lunghezza a sette calibri e la sfrontatezza di ottenerne ottimi e soddisfacentissimi risultati nella esattezza del tiro e forza di penetrazione. Il proietto poi di 1130 chilogrammi pure destinato al cannone di O,i-3 (e di cui furono sparati alla Spezia soli 5 colpi di prova con carica relativamente piccola e contro il fermapalle), sorpasserà certamente in lunghezza i tre calibri e giungerà presso ai tre e mezzo, e sarà una infrazione anche più evidente di quell a famosa regola seguìta finora con tanto cieca ossequenza e venerazione da indurre a spese enormi, e ad enormi sforzi d'ingegno per superarne le dolorose conseguenze. È egli lecito ancora, è egli ammissibile dopo queste considerazioni, e dopo fatti tnnto persuasivi, come le 1 esperienze del Withworlh e gli esempi riportati, di 1
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1
23
insistere tuttora nella cieca osservanza di un aforisma che non è stato mai dimostrato, e che non lo sarà mai certamente? .... E dopo rotta questa barriera creduta finora, e troppo a lungo, sacra ed inviolabile, non sorgerà egli per l'artigliere e pel costruttore d'artiglierie la piena !ibertà di determinare in ogni cal ibro la lunghezza ed ti peso del proietto, entro quei limiti assai più lati e facilmente determinabili co lla applicazione regolare delle leO'gi della meccanica, olt.re i quali l'effetto che vuolsi ot~enere dal tiro potrebbe subirne detrimento? Ciò pare a me di tanta evidenza che stimo inutile lo spendere ora altre parole per cercare di abbattere quelle sciagurate colonne d'Ercole, causa finora di tante spese, ricerche e fatiche male a proposito sopportate; e spero che)! benig no lettore vorrà con tinuarmi la sua attenzione e seguirmi nelle varie ricerche dirette a determinare le influenze che potranno derivare agli effetti del tiro da un allungamento del proietto oltre i due calibri e mezzo, ed a riconoscere se esisJa veramente un altro limite oltre al quale non sia più possibile di allungarlo sen za danno. . . § 6. La prima e più essenziale cons1deraz1one da aversi nell'allungare il proietto di un dato calibro, ed obbli o·are questo a lancinre con eguale velocità una mass~ maggiore, si è la maggiore tensione interna che può derivarne all'anima del pezw od il rnaggi~r tormento che questa possa risentirne. Ora come s1 comportino i (l'az prodotti da ll a combustione della polvere nell'intern~ della camera e durante il tragitto del proa ietto luno-o o l'anima è cosa assai astrusa e difficile .. determinare: e solo da poco tempo sono stati mventati apµosili piccoli istrumenli detti crushers i qu.ali danno la misura della massima tensione atmosferica risentila. dall'anima nella tavola della cu]alla, tensione
2i
25
STUDIO
SUl CANNONI DI GllANDE POTKNZA
che deve essere esattamente la stessa lungo la superficie interna dell'anima al momento del massimo. Non si sa, nè si potrà forse mai determinare in quale istante della corsa del proietto avvenga questo massimo. Tuttavia sappiamo con certezza che la combustione della polvere non è istantanea, ed anzi con acconcia fabbricazione a grossi grani prismatici e forati internamente si cerca di renderla più lenta a misura che . deve servire per calibri maggiori. Di videndo mentalmente questa combustione in diversi e successivi periodi uguali fra loro, è certo che il primo globo di gaz prodotto dalla accensione smuoverà il proietto e gli farà intraprendere la sua corsa con una CP.rla velocità; e la forza viva acquistata da questo, come la forza viva del rinculo prodotto nd pezzo ed affusto, andranno a diminuzione della tensione esercitata anteriornrnnte dal primo globo contro le pareti e la tavola dell'anima. L'aggiunta di un secondo globo accadrà quando lo spazio, dietro al proietto é già aumentato: e se questo spazio fosse doppio del primo, la tensione del complesso dei due globi tornerebbe la stessa che fu allo svilupparsi del solo primo globo . 1n allora il doppio globo agirebbe co ntro il fondello o base del proietto (già in moto) <!olla differenza fra la sua tensione e la velocità già acqu istata da questo; ed ogni aumento di velocità e di forza viva 11el proietto e nel rinculo andrebbe a diminuzione àella tensione prodotta da l doppio globo. All o svilupparsi di un terzo globo succederà certamente una cosa analoga, e così via via finchè tutta la massa di poi vere sia interamente consumata ed il proietto uscen do dalla bocca lasci libero il campo di espansione ai gaz condensati nell'anima. La conseguenza di questa successiva accensione ed azione di globi sul fondello del proietto si è che la
tensione dei gaz nell'interno dell'anima all'istante in cui il primo ne esce non può essere che corrispondente all'ultimo grado di velocità e di forza viva co municata al proietto: e la massima tensione sopportata dalla canna corrisponde al massimo grado di forza viva comunicata allo stesso in uno dei tempuscoli in cui abbiamo mentalmente diviso il suo tragitto per la canna. È assai probabile, sebbene riuscirù forse impossibile di mai determinarlo, ·che l'istante o tempuscolo in cui accade il massimo della tensione interna sia reAlmente il primo tempuscolo del moto: giacchè in tale istante havvi a vincere il rilevante momento d'inerzia del pro ietto, la res istenza deg\'i anelli od alette a comprimersi e conformarsi secondo la l-ezione dt:!lle rigature dell'anima, e fina lmente la prima resistenza d'attrito lungo te pareti elicoidali delle rigature, resistenza che cresce colla pressione esercitata contro il fondello del proielto. Ma comunque ciò sia, egl i è chiaro che tutta la forza viva acquistata dal proietto alla sua uscita da lla bocca o volata è stala necessariamente impressa allo stesso a poco a poco e gradatamente in dim inuzione della corrispondente tensione interna dei gaz, e deve essere certamente superiore a qualunque porzione di forza viva co municatagli ed a qualunque pressione intern a avvenuta durante il tragillo per l'anima; ciò anche tenendo conto della parte di forza viva e di tensione impiegata a vincere· la resistenza d'inerzia e quella d'attrito opposta allo scorrimento evol uzi onale lungo le righe della canna. § 7. Una conferma evidente di questa conclusione l'abbiamo nelle esperienze eseguite alla Spezia pel cannone di 100 tonnellate. ~ella relazione di queste esperienze riportata nella
26
STUDI O
.Rivista militare dispensa di genn aio ,1877 ricaviamo a pag. 128 dallo specchio 1° il lavoro in dinarnodi (t?nnellate~metri) acquistato alla bocca dal proietto d.1 908 chilogram mi in diversi tiri esegui ti, e le corn sp ondenli tensioni interne determinate dai crush ers. - Pel colpo N. XXXlJ I si ottennero 9831 din amodi nel proietto, e 3300 atmosfere di pressione nell'interno, la quale equivale prossimamente a 3300 chilogrammi sovra ogni centim etro quadrato della supe rficie interna dell'anima . Pel modo quasi istantaneo col quale questa pressione viene prndotla ed aO'isce 0 sulla canna e sul proie uo, essa è una vera forza viva della stessa natura di q uella da lei impressa al proietto ed .al pezzo. Ora dividendo i 983 ·1 dinamodi per la sezione trasversale del proietto che è di ,1452 centimetr.i quadrati si ottengo no dinamodi 6, 77 per ogni ce nti metro quadrato di questa sezione, ossia 6770 chilogrammetri, corrispondenti a 13540 chilo1rrammi di I' • o 1orza viva; e questa cifra è di ben poco superiore al qu adruplo della press ione constatata dai crushers sulla supedlcia interna dell'anima . . Il colpo XXXLV dà risulta ti prossimamente eguali, cioè 9848 dina modi pel proietto e 3140 atmosfere di prcs.sione interna. I di na rno di co rri sponden ti ad ogn i cen timetro quadralo della sezione risu ltano 6 782 . ' ' cioè in chi logrammetri 6782 ed in !'orza vi va ~ 3564, la quale cifra non è mollo superiore al quadruplo delle atm osfere di pressione. 11 colpo N. XXXVII dà dioamodi 86-14 pel proietto ~ 2050 atmosfere di pressione interna. Ad ogni centimetro quadrato della sezione del proietto corrispondono tonnellate-metri 5,933, ossia ch ilogrammetri 5933 ed H 866 _di forza viva, cifra quasi egua le al sestuplo della tensione atmosferica sovra ogni centimetro quadrato della superficie in terna.
I
27 SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA Il co lpo XXXVUI dà <lin o.modi 854,2 e 2000 atmosfere.
Il nu mero dei dinamodi pe r centi metro quadrato di sezione risulta 5883 e la forza viva 11766 che è quasi il sestuplo dell a pressione atmosfe rica. Da questi risultati, scelti quasi a caso, ri sulta eviden te che la pressione interna risen tita dalle pareti della canna è assai inferiore a quella che occorrerebbe per imprimere is tantan eame nte alla base del proietto la forza vi va da cui trovasi effetti vamen te ani mato alla sua uscila dalla canna. Però questa pressione irllerna è semp re un'aliquota più o meno grande dell a fo rza viva del proiello considerala come riparti ta per ogni centimetro quadrato della sua base, e deve crescere necessariamente con questa. Un altento esam e dei risultati delle esperienze indu ce a riten ere che tale aliquota sia maggiore per le velocità maggiori , e diminuisca per contro colle polveri di più lenta combustione. Difatti nei due primi ca si la polvere adope rata fu la Waltham-Abbey, e la velocità di 46·1 metri, e nei due seco ndi la polvere fu quella progressiva di Fossano, e le due velocità fu rono rispettivamente 43 1, 429. § 8. Indicando co n F, F' le fo rze vive di due proielli equipollenti nell' urto, di raggio Il, R' e con (, f le loro porzioni ripartite per ogn i centimetro quad rato, della base sarà: 1
pi
F
r = 10000,,. H. r' = 2 :
1oooo ,,.R.1 t
e poichè F' = F ~ Il '
sarà F
I (
10000 1t RR' '
1
,
SUI CANNONI OJ GRANDE POTENZA
28 donde
STUDIO
. R' ·. R2 .· •. R1 .• R . !. .·/ . ·R 1
•
Ed indicando pure con Q, Q' le tensioni interne dei due pezzi di raggio R, R' e costante il rapporto fra queste tensioni e le{, f risulterà pure necessariamente Q .· Q' . ·. .· R' ·. R. Di guisa che a pari velocità iniziale ollenµta e con eguale qualità di polvere, o rapidltà dì combustione della stessa la tensione interna Q' del calib ro minore R' dovrà necessariamente crescere nella ragione _!_
R'.
È dunque indispensabile di costruire il pezzo minore con una maggiore robustezza di pareti e di cerchiature perchè possa resistere ad un maggiore sforzo ed una maggiore tensione int&rna che debba sopportare. Ma anche ciò non potrebbe mai inconlrare alcun serio ostacolo nella fabbricazione dei pezzi, in quanto che anche uno o due ordini di cerchiature in più non so no cose diffici li ad eseguire, ed un cilindro cavo di diametro minore potrebbe sempre veni r posto in grado di resistere ad una tension e interna anche di 10 a 12000 atmosfern, salvo ad oltrepassare nel !UO complessivo il centuplo del peso del proietto che è la proporzione ordinari a sufficiente in lutti i cas i finora esperimentati e conosciuti. La densità del caricamento, ossia il rapporto fra il peso della carica di polvere e lo spazio in cu i si accende e brucia rimarrà lo stesso in ambedue i pezzi, se la polvere è della stessa qualità, ed anche souo qu esto rapporto non esisteranno clifficollà; il che però non toglie che possa desiderarsi nel calibro minore una maggiore lentezza di infiam mazi one, affine di di1:1inu ire alquanto l'au-
2ff
mento di pressione interna, nel caso che si volesse lanciare un proieLLo di maggior peso. Comunque sia, la. mnssima pressione interna che può essere sopportata dal cannone stabilisce necessariamente il massimo peso di proietto che può venire lanciato con una data ve locità iniziale, e dà per consegnenza la misura della massima potenza che può ottenersi col calibro del pezzo. § 9. Esaminiamo aclunque in qual modo agisca nel cannone la resistenza alla Jensione interna. l:tappresenti la flg. ,Jn la sezion e trasversale del pezzo al punto della massima tensione interna. Chiamando Q, la pressione interna esercitata dai gaz c:ontro l'unità di superficie, ed uniformemente su tutta quella del cilindro interno, egli è chiaro che tulla la pressione esercitata p. es. contro la superficie del semicili ndro superiore serve di appoggio e ritegno a quella che viene esercitata sul semicilindro inferiore, finchè non è vinta la tenacitil delle due sezioni rappresentale in B C e DA; e che lo sforzo esercitalo su queste due sezioni è certamente il risultato di tutte le pressioni esercitate nel senso del raggio sulla superficie del semi cilindro superiore. Ouesto risultalo di tutte le dette (orze sarà certamente nella direzione O G e potrà decomporsi in due metù parallele applicate rispettivamente ai punti di mezzo E ed F delle grossezze uguali B C ed AD della c~nna. Cerchiamo ìl va lore di queste due componenti. Preso sulla circonferenza un punto )I qualunque, condotta la O M, e presa sul suo prolungamento la Mq= Qds per rappresentare la pressione interna sul corrispondente archetto elementare e per l'unità di lunghezza nel senso dell'asse del pezzo, decompongasi la Mq in due, l'una delle quali parallela alla O G l'altra alla O C.
'30
STUDIO
Stabilita in O l'origine delle coordinate, fatti OP =x, PM=y e fatto OB=r si avrà : Q ·y ds Qds: ~lm:: r: y donde Mm= - · - . r
La somma di tutte le componenti verticali l'rlm sarà ,data dalla espressione .
r
Qy d s_ r
L'equazione del circolo riferita al centro è
da cui
d y y
=-
d d xdx x x, e y = - y
= - Vrtxdx - x2:
e quindi
Abbiamo inoltre ds2
= dx~ ·+- dy2 = dx'
_J_
1
•
x2 dxi =
r 2 -a/
1',.
da?
r 2-x/
..e quindi
ds= rdx.
=
i
espressione.iodi-
·penclente dal raggio r. Nel caso pratico occorrerà. però dì moltiplicare per i od anche per 5 il valore di n affine di avere la massima sicurezza della resi-
donde
yds=rdx. . Avremo perciò
stenza d el pezzo e cosi' s1. d ovra' porre n Q dx= Qx
31
la costante è zero perchè posto x = o l'integrale ·deve pure essere nullo per mancanza di superficie su cui possa agire. Estendendo l'io tegraie fino ad x= r esso diviene Q re ·rappresenta la somma di tutte le componenti parallele ad O G dE>lle pressioni interne esercitate su l quadrante B L. La somma delle consimi li componenti che agiscono -sul quadrante AL risulta evidentemente pure espressa da Qr, ed il complesso d~ queste due somme costituisce la 2 Qr applicata secondo la O G. Le sue due compo nenti uguali possono pertanto intendersi applicate ai punti E ed F. Alle stesse conclusioni si giungerebbe cercando la -somma delle componenti Mn rispetto alle due sezioni sulla retta GH. Indichiamo con T la forza di tenacità del metallo nella unità d i superficie, ossia la forza minima che può vincerne la coesione. La resistenza che opporranno le sezioni n C e DA :allo spaccamento o scopp io del pezzo nella unità di lunghezza della canna sarà espressll da T. B C=T.AD e se facciasi B C =AD = nr sarà espressa da T X nr. Se perc·.iò la pressione interna Q venga supposta essere quella che equilibra perfettamente la resistenza del pezzo allo scopp io, dovrà necessariamente aversi l'equazione Qr = Tnr da cui n
y '
.JQy/s = JQ r/s = f
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA.
:+ cost
tQ .n = T almeno.
5Q = T
ovvero
~
uuruo
È questo un risultalo importanle che ne dimostra essere la grossezza nr delle pareti dei pezzi di qual unque calib ro determinala unicam ente dal rapporto fra la massima pressione intern a che si vuole sopportabile da essi con piena sicurezza, e la tenacità del metallo. Se quindi vogliasi che un pezzo di min or calibro sopporLi una pressione interna doppia o tripla di quella <mi resiste un pezzo di calib ro maggiore basterà raddoppiare o tripl icare il rapporto fra la grossezza delle sue pareti ed il suo cali bro. Ciò ne conduce anche alla conclusione che due pezzi di egua le grossezza di pareti e di calibro diverso, sopportano pression i massime interne in ragione inversa dei calibri stessi: e che quindi tenendo costante la grossezza delle pareti il pezzo minore può resisLere a pressioni interne doppie o triple ecc., di quelle cu i può resistere il maggior pezzo di calibro doppio, Lriplo, ecc. È dunque possib ile e fac ile di dare ad un calibro minore una potenza di resitenza assai maggiore di quella che è necessaria per un maggior calibro. Io fin e ricaviamo da quanto sopra la eonseguenza importante elle: ad eguale rapporlo fra la grossezza delle pareli ed il calibro, tutli i calibri costituiti dallo stesso meLallo possono soppo rLare l'identica pressione massima inlerna . Le formole esposle dal capitano d'artiglieria Clavarino nella bella Memoria da lui inserta nel Giornale d',i1·t(qlieria e genio 11876, pagine 165, 284, 5'17, deducendole da vari autori, sono ben diverse ed assai più compl icate di quella sempl icissima da noi ora trovala . La ·Causa della di screpanza è dovuta alla ipotesi che la pressione interna sia sempre inferiore o tutto al più eguale al limite di elasticità del metallo; mentre noi
33 non ab bia mo r.erca Lo , e 110n dovevomo infaLLi cercare che quella pressione la quale equilibra la resistenza assoluta del meta llo allo rottura. Da ciò deriva che i risultati delle altre forrn ole sono se mpre assai inferiori DI vern, come si confessa in detta memoria a pagina iJ20, e rimarrnnno pur sempre erronei, malgrado l'ingegn o che adopera l'aulore nel ri cercare cause estranee dì differenze nella pratica. Così credo erronee le deduzioni fatte a pagina 287 sulla grossezza delle paret i in cnlibri; e basta ri cordo.re i provini da polvere per ricon osce re l'e rroneità del principio che, qualunque aumento di grossezza oltre un calibro e mezzo non giova punto alla resistenza del cilindro. SUI CANNONT DI GRANDE POTENZA
§ '10. Riprendiamo la n
=~
da. cui Q =nT ed esa-
miniamo quali sin.no le minime pression i interne che possono equilibrare interamenle le resistenze di tenaciLà dei cannoni di vario metallo secondo che le loro pareti hanno pe l' g rossezza un ca libro, un calibro e un quarto , un cal ibro e mezzo, ccc . In questi vari casi faremo n=2; n=2,5; n=3; ecc .... . Abbiamo dal Claudel (Po1·1niilcs, tables et renseignements prat1·ques, Paris, 1870, p11g. 277) le resistenze della ghisa grigia tusa verti calmente, del bronzo da ·cannon i e dell 'acciaio mezzano espresse da chilogrammi 13, 50; 23 : e 75 per ogni mì lJim r trq quadrato di sezione, e perciò da chilogrammi 4350, 2300, e 7500 per ogni centim et ro quad rato . Posto n= 2 avremo pertan to pei cannoni dighisa, bronzo e<l acciaio, le cui pa reti hanno la grossezza uguale al calib ro, Q=2700 .... 4-600 .... 15000 chilogrammetri Per n = 2,5 ossia per la grossezza di un calibro ed un quarLo avremo Q = 3775 .. .... 5950...... 18750. 1
1
ANNO
XXII,
VoL. IV.
3
34
31:S
SUI CANNONI DI GRAND E P0UNZA STUDIO
Per n = 3 oss ia pet' la grossezza di ca libri uno e mezzo avremo Q = 4050 .. .... 6900 .. .. .. 22500. Quest'ultimo rapporto per l'acciaio è prossimamente quello del cannone da 100 ton nellaLe della Spezia. La pressione massima stabilita per questo cannone in 4500 atmosfere é precisamente il quinto della resistenza assoluta del pezzo, e lascia certamente u n margine sufficiente a prevenire qualunque pericolo di scoppio o di degradazioni nell'interno dell'anima. § ·1 I . Di etro quanto abbiamo detto di sopra, un cannone di metà cal ibro e con uguale grossezza (che diviene allora di sei raggi o di tre calibri) avrà per misura de lla sua resistenza 11·ssoluta 45000 atmosfere, e ne potrò. certamente tollerare il quinto io 9000 atmosfere senza rischio di scoppio e di degradazioni . Che anzi portando alla misura del quarto della resistenza assoluta allo scoppio la mass ima pressione interna, il cannone di minor cal ibro potrebbe sopportare una pressione interna di H250 atmosfere, mentre quello maggiore ne potrebbe sopportare soltanto una di 56215 (11) . Esaminiamo ora con un procedimenlo sommario ed approssimativo quale vantaggio possa arrecare l'adozione di un calibro minore pel risparmio di peso che può produrre nel pezzo, mantenendo però costante la grossezza delle pareti.
ì
Considereremo il pezzo come un cil indro vuoto fa~endo astrazione da lla chiusura e dal rinforzo di cu latta ed adottando in complesso un diametro med io esterno che lo riduca eqnivalente in vo lume e peso al pezzo. Siano R, r i due raggi esterno ed interno del pezzo ed R', r' quell i di un altro, avendosi la relazione R-r = R' - r' ed ribbiano i due pezzi od i cilindri vuoti loro equivalenti la stessa lungher.za. ln tal ~aso i due pesi complessivi I>, P' dei due pezzi staranno fra loro nell a proporzi one R2 - 1,2 : B.' 2 -r'2 e divide_nclo cinscuno di qu·esti termini per le quantità uguali R - 1' = R' -1·' stn rù
+,. : R' +r'
P : P' : : R <lande
+
R' r' = p n1·'+2r' P'=P - - 1:l + r r ( n - [- -2) e posto
r
2
r' = e
-m·1 1··' p, =
n ...Lp ~ = p ·1n n 2 n+ 2 m (n+2 )
+
posto 1
r' = -z·r ·, risulta
(~) Stando ai dati prescritti pel cannone della Spezia, ùi cu i si presume possa allargarsi il calibro da 43 a 46 centimetri aumentando il peso del proietto da 900 a '120(1 chilogrammi, egli è certo che in tal caso la resistenza del pezzo diminuirà nella ragione di 46: 43, ed in allora la pressione interna normale di 4500 atmosfere supererà colla detta resistenza il rapp1rto di ,t :5 . Esso dil'iene infatti~: 4 H4 ~erò ~uesto rapporto, che è superiore al quarto' della massima ~ress10ne 10terna, sarebbe sempre a mio avviso accettabile.
P'
=
p n + ,1
n+ 2
Nei casi di n P\
= 2 .... .; 2, iS .•.• •;
= iP ; é)
P' . 2
3 risulterà pertanto
=?4 .. 55 p ·' P' = !5 p . 3
36
STUDIO
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
. n -(-'1
A misura che n cresce il valore d1 · - - si 1l vv1n+2 cina di più allu unità. Prr n = 3 ossia pel cannone della Spezia ri sulLereDbe P\ = 80 tonn Pllate. Sembrn veramente assa i scarso a pri rna vista questo va~taggio nel poso del pezzo: ma se si riflella che il procedimento seguito per risparmio di lunghi calcol i cond uce necess1uiarnente ad una eccedenza di peso pel ca libro minore, sia per il rinforzo di culuLta che deve dare nece5sa riame11lo una maggiore diffcrem:a, sia por la sua chiusura, è facile il persuadersi che nel cnso di r' = '.!. r si dovrà ottenere certamente un 2
ri sparmio maggiore di 20 tonnellate, n che potrà bastare un peso totale di 70 ni più. D'altra parlo il risparmio nel!' alfns to, nello mun izioni e nei congegni pel loro caeicarn ento diventa assai considerevole; e quello solo relativo al munizionamento, che si riduce a me Là spesa, dovrebbe consigliare all adottare il cal ibro minore. Face ndo r' »
=i1· abbiamo P' = : ~ ·I
r'--1· -4,
))
P'=
:Jq.
20
P =0,733 P
P =0,70 P
Di più abbiamo gii'.t visto come dava nti al proietto del ca li bro minore rimanga_ certumente un maggior num ero di calibri per la sua corsa nelt' interno dell'an ima, e ciò può anche coosenLire un accorciamento della cann a che ridonda in ri levan te diminuzione di peso. Nel caso infa Lti del cannone di ,100 tonnellate la cui lunghezza totale è di metri ~ O, ogni accorciamen to di un metro corrisponde ad una diminuzione di 1 O tonnellate.
)
37
§ 12. Veniamo ora a ri ce rcare con 1111 ragionamento e co~1 ca lcoli appropriati qua l sia il modo d'azione de~ proietto con tro una piastra di corazzntura, e qnale 11 genere di resisten za che questa può opporre a.Ila sua azion e. Appena il proiello urta la piastr~ coll_a sua punta, questa nel primo istante si comprime m forza dell_a resistenza che incontra ed in grazia della sua elasticità. 11 prim o contatto fra proietto e. pi_as1.ru acca_de pertanto in una superfici~ circolare ~1 p1_ccolo r~gg10, e l'azione del proiello tende od a scl11acc1are e disgregare le molecole componenti la massa appostagli: ~d a respingere questa indietro incurvandola se11s1b!lmente. Mentre questo lavoro si compie, ed a misura che progredisce, una superficie maggiore de l~a pr.ou del proi (~tto vi ene n coma llo della piastra, ed _il disco premuto e respinto i.ill'indietro aumen ta di diametro. opponendo per consP.guenza una maggiore resistenza ta~Ho allo schiaceinmcnlo è di sgregazion e, quanto al suo mcurvam enLo e distacco dal rimanenle della piostra. Jn tal modo se la forza Yiva del proi et.10 è su1Ii cie11LO a perforare la piastra, la prua del primo viene successivamente a C(intall.o Lutta intera co lla superfici e d'un disco il cui diametro è ben cli poco superiore a quello del proietto, e qu esto disco alfìne viene viol entemente distaccato dalla piastra dopo avere assun to una forma assai concava verso la prua del proiello. La superfi cie di rottura della piastra e del. di~co corri spondente è d'ordinario un c:i lindro !l cu i d,1 ametro èl di poco superiore a g uell o del pro,eu.o, e I altezza ne è la grossezza dell a piastr~. . Da questo semplice pl'Ocesso egli appare ev1d ent_e ch e la piastra resiste all'urto del pro ietto in due mod i:
R9 01 GRANDE POTENZA li primo modo di resistenza è certornente pel disco in terno assai superiore al secondo, generalmenL.e parlando e finehè la grossezza della piastra non d1Venga enorme rispetto al roggio del proietto . . Difatti il primo è espresso da 31- 1'2 /iT _e ~on puo diven ire uo·uale al secondo fin eh è non abb 1ast h = 31·. Ma per 1/porzione cen tra i~ di questo àisco urt~t~ dap prima da lla punta del protetto Hl un circolo di rag~i~ assai minore ·," potrà essere certo mente h =.ovvero:::, 3r ed il proietto potrà schiac_ciore quella pr.ima porz.10.ne. di rlisco finchè la sua forza viva tutta intera d1V1sa per millim etro quadrato della sezione r:1.1 2 sarà magSUI CANNONI
38
STUDIO
1° Collo forza cli resistenza olio schiacciamento ed incu,·vamento dovuto al metallo di cui .1~ssa è composta; 2° Colla forza complessiva di tenacità dovuta a tutta: la superficie del cilindro di rottura. La resistenza allo schiacciamento o disgregazione delle molecole doll'una all'a ltra può va lutarsi al minimo il sestuplo del la forzo di tenacità che tiene unita ogni faccia piana di un elernenf.o di forma cubico , attesoché il cubo ha sei facce. Se indichiamo pertanto con T la forza di teuacitò. di un mi lli rnetro quadrato del metallo della piastra, ossia T il peso necessario a strappare una verga della sez ione di un milli metroquadrato; la res istenza alla disgregazione dagli adiacenti di un rnillimet!'O cubo sarà espressa al minimo da 6T, e la totale dal volùme moltiplicato per 31', perchèogni faccia è comune a due elementi vicini. La forza complessiva cl i tenacità dovuta a tutta la: superficie del cilindro di rottura i:;arà espressa dalla superficie stessa moltiplicata per la tenoc~tà del millimetro quadrato, e pel braccio di leva della rotazione che il proietto tende a farle concepire attorno il lembo a lui opposto della piastra. Che anzi dovendo necessa riam ente il disco di distacco scorrere in parte rasente la superficie cli distacco, piuttosto clrn rotare inleramenle auorno il lembo suddetto, la resistenzà ne verrà certam en te accresciuta con un coefficiente da deterrninarsi colla esperienza. E questo coefficiente dovrò pure comprendere la per>di la di lavoro impiegalo nella deformazione del pro ietto e della piastra, e nel loro riscaldamento. Deuo r il raggio del proietto ed· /i la grossezza della piastra, la resistenza al distacco del disco sarà pertant0< 1
espressa da 2 K. 21! 1' h. h T, espn.men do T 1a tena-
2
cità riferita all'unità di superficie.
giore di 3Th ossia se
,
-1t';
12
> 3T h .
~fa appena intrapreso questo lavoro di disi?egazionc la sezione di contatto fra la prua del pro1~lto e la lastra cresce in supedìcie, il lavoro necessario a compiere la disgregazione cresce in _pro~>orzione, mentre il lavoro necessario ad operare il d1stac~o del disco intero di raggio r ri sulta minore del primo. . H proietto clovrb. perciò vineere invece la resistenza del elisco intern al distacco dalla massa .r1m~nente. Nè la prima porzione di forz~ viva ,1mp1egata a schiacciare la parte centrale. del disco sara andata per~ duta per la successiva operazione corlll'o la,sup~\rfic1e d1 distacco del disco: attesochè la tenac1ta d1 questa stessa superficie trattenendo il disco .sotto l'azi one del proietto e servendogli in tD l modo. d1 appogg io, ne avrà risentito il contrncolpo e la reazione . Per conseguenza afCinché il proietto pos~a ~erforar~ appena la piastra ossia pel caso di equ1h br10 dovra verifica :-si l'equazione L -- 2 K..'f . '.3 'it' r h ·2 ~
= '2 K "' ·1· h
1 •
T·
40
da
SUI CANNON I DI GRA~DE POTENZA
STUDIO
da cui
CUl
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2 'lt?'
= Kfi!T.
La semplice ispezione di questa formo la rende evidente la proprietù, Gnorù sol tan to suppos ta e non ancora dimostrala teoricamente, che le resistenze delle piastre di corazzatura sono proporzionali ai quadra li delle loro grossezze. Le fo rmole pertan to fonda te sul lavoro pPr in1etrnle dei proietti corrispondono interamente ,11 rnodo co n cui questi debbono ne<·essa ri amenLc 11gire sulle piastre di corazzatura, e sono da preferirsi a que!!e ehe prendono per norrna il lavoro superficiale, perchè q ueste corrisponderebbero invece al lavorn di schiacciamento il quale non lrn luogo che in picco li ssim a pi!l'le. :~ ~ 3. Assumiarno per lu 1·esislenzn med iil del ferro fucinilto, chilogrammi 4-0 per mili. l[Uadrato (CAU DEL, edizion e 1860, pag. '276) si avranno 4000 chilogrammi per cen timetro quadrato e 4-0,000,000 pe ì' metro quad rato, ossia 4-0,000 tonn ellate, dond1~ T = 40,000; e confrouliamo con alcun i degli esempi riportali e riassunti dal Kunka pcl' la resi stenza dP.lle piastre (Giornale d'cwàgheria e genio, 1876, pag. ,1261:>) . Prendasi il 'W0 de l quudro clie di\ 9803 chi logrammetri per centirnetrn µerime tralc in un calibro di 7.91 pollici inglesi pP.r forare unn piustra della gros·sezzo di centim etri 20.o e ved.iarno quale sia il risultato dell a formula da noi trovata. A\'l'Cmo · h = 0,205; r = O, ·I 00i5; 2 1t r = 0, 62832 L = 9,803 X 27.r = 6•1i5,9i.2; h 2 = O,OV:W:25; T=40000. Avrer:io pel'lanto dal la {E) 1
(H 5 91.'>0
o, 6283 = K X
41
0,042025 X 40000 = 4681. K
K=
9,80.33 ·1681
= 0,583 .
Cerchia mo ora il lavoro perirn cntale necessario per la pias tra di 38 cen tim etri, q ual'è l'u ltimo esemp io di quel quadro . Av ren ,o h' = O,UU; ed h?T= ifl76; ed h'T K= 3:-l67 ,i\.08 :. il qua le lavoro ('oni sponde al metro un ità di lunghezza. Di gu isn che dividendo lo per cenLo si avrà 33,674, tonnellate-metri pel laYoro corri:;pondenle ad ogni centimetro del la circo nferenza. L,J media del le Lre c:;pet·ienze riµorlote nel quodro darebbe invece tonnellate .\1, 118 ossia pr.1ssimamente la rnelà di qualllO òù questa formula. E ciò è un indizio che ncli'accresc;irnento grande delln grossez:w della pia stra, la qua lità del ferro peggiora ce rtamen te pe r la grande diflicoltù dclìa fucillalura, e la forza di l1- nacità T, si riduce sempre minore, e nel ca:;o atwalc aìla metà ci rca . Difatti po nendo T = 20000 si avrebbe il la1
voro perim etra le
~ = :. 'I': r
·1683,'iO e quello per centi-
metro lineare 16,~37 tonnellate . Cerchiamo un altéo conf.ronto per verificare il valo re dato a IL Prendiamo l'esempio settimo ove h = 12.7; r = 0,079 ed ove potremo tenere T = i-0000 allesa la poca grossezza dell a pia stra. e maggiore fac il ità di fucinatura . Ivi avremo L = 34. 1, ,1o riferito al rn ctro di lunghezza; sar.\ h' = O,Olf.1'.29; 40000 ht = (H.5,'16 e quindi .
K
1o O ,, . = ~341, = ,o 3 circa. 6t0, 16 1
Prendendo l' esem pio dei due colpi tirati contro la piastra di 0,254 di grossezza abbiamo fi! = 0,064i516,
4-2 STUDIO e ponendo per questa grossezza T
=
35000 sarà
(
SUI CANNQNI
Per la grossezza di 1O centimetri abbiamo: 1
ht T = 2259, 06.
La media dei due lavori perimeLrali per centimetro riscontrati è di 1268,1 chilogrammetri , i qua li corrispondono a tonnellate-metri 4.268, '10 per metro di lungh ezza; sa rà quindi 1
.
1268,,10
}\._ = 2'258
'
06
h-
O ,IO· h! '
'
= O' 0,1·' h K = O' 0055·'2nr _ L_ = 23b 4 ' 2
e quindi risulta 235,4055
T = 0,
~
= 0 · 06 ·
Vedesi da ciò che il va lore del coefficiente K può stabilirsi con sufficiente · approssimazione in K = 0,55 avendo però l'avvertenza di diminuire il valore di T a misura che si accresr,e la grossezza della corazza facendolo variarn da 40000 a 20000, valore minimo di tenacità del ferro. §H, Fissato in modo invariabi le il valore di K = 0,155 vediamo di riconoscere ora la gradazion e cui va nno soggetti i va lori della tenacità T a misura che r,resce la grossezza della piastra da perforare. A tal uopo prendiamo sott'occhi o il quadro o ta bella A contenuta a pagina ·1263 del Giornale d'artiglieria e genio ,18711, la quale dà le forze vive perimetrali e su·perfìciali necessarie a perforare piastre di corazzatura per la grossezza da uno fino a 38 centimetri . Dall'equazione
43
or GllANDE POTENZA
=
42t<OO.
Per la grossezza di 20 ~enli metri abbiamo h = 0,20·, h2 = 0,0.i-:, /i 2 K =• 0,0220;
c. L ..:;1': r
=
941,6
e quindi 'f -
94.,1,6 - LQSOO OO:>.~· . ' ..,_ - ""'"'
Per Ja grossezza di 30 centimetri abbiamo
e quindi T
8 ,:, = = '21'1 O, O,t9t>
4,2802 .
Per la grossezza di ltO centimetri il lavoro perimetrale in chilogramnietri si ricaverà da quello corrispon1 . . mo 1llp . 1·1caLo per 0,40 . e nsu l tera~ · · cent.1rnetr1 dente a1. 38 O 382
(E)
'
così di 37660,35. Per questo caso pertanto avremo
ricavianio
T-
L
21tr.K1t 2 •
Terremo conto soltanto del lavoro perimetrale ridotto a tonnellate-metri per metro di lunghezza, e dei risultati dati dal Noble.
h=040 · h2 =0 ·1 6·h2 K=0088· ...!:._=3766 535 '
e quindi
,
'
'
'
' 2-n1
1
,
.. .i,4
sur
STUDIO
Appare pe rciò che la misura dell a tenaci tà del fe rrn è stata tenuta dal ~oble cost11n te per ogn i grossezza di piastra a tonn ellate 42800 per metro quadralo, e ciò non sarebbe consono ai nostri preceden ti ragionamen ti . Confrontando invece coi risu!Lati delle forrno ie Armstrong date dal lo stesso specch io, abb iamo: per Ja grossezza di cen t. 1O 1
))
»
di ce.ri l. 2.0 di cen t. 30
1,60 = 26 - - .,- .,-= O,Ooo
•
T
= 0,0:22 S:1-1:i,,i. = ~
503
38427
T
= 0,04-9.5 =
T
= .' ::;:08 8' :.-. =
2" .. 3 , 11°
27870
9000 tonnellate da ll a grossezza 0,1 Oa quella di O,'?O; 7000 tonnellate dalla grossezza 1), 20 a qu el la di 0,30; 3500 tonnellate dalla grnssezza 0, 30 a que lla cli 0,4.0, e non andremo molto lontani dol vero a su pporre tale ,diminuz ione di 1500 tonn ellate da lla grossezza 0,40 a quella 0,50
0,50 a 0,60a
0,60 0,70
3616,25
21-r
=
1 251500 per h= 0,70 per cui 9. = 6872,25 . ...,'Tt"/' .
E per le piastre sperimentate alla Spezia di 5i5 cen-
timetri suppos to T -., 313 13
L 21-r
CUI- =
T = 25700 per h = 0,60 per Clll - L = 5088,60
47574.
.Questi valo ri decrescenti di T son o pertanto un indizio di maggiore esattezza della formo la Armstrong attesochè è indubitabile che una maggiore grossezza della piastra deve condu rre neee.ssariamente a mino re fuc inazione del meta ll o e ad una resistenza di (enacità minore nel fe rro di cu i è composto. Da queste dimi nuzi oni no i ved iamo che la tenacità del ferro diminuisce seeondo I' Armstrong di
600 tonnellate da 200 to nnellate da
T= 26300 per h= 0,50 per
T
1
))
ed a supporre cioè
1
T
45
CANNONI DI GRANDE POTENZA
1
= 26000 risulterà
2· 11:r
=
4330,620
ossia uguale a tonnell ate metri 43,3o6 per ogni centimetro di circonferenza . Il lavoro to tale massimo sviluppato dal proietto di 908 ch ilogram mi colla carica di '170 chilogrammi di po lvere e col la velocità irnpressagli cl i metri 470,3 ri sulta di dinamodi o t0nnellate metri 10231 (Rivista niilila1·e 1877, dispensa r, pag. 428) e questo lavoro diviso per la circonferenza del pro ietto in centimetri 135 .risulta cli ton nellate metri 75,18 per centimetro di ci rconfe renza e perciò assai superiore a quello necessario a · pe rfora re la piastra di 5iS centimetri non solo, ma anche a perforare qu ella di 70 centimetri di grossezza. Il lavorn totale med io di circa 9000 dioamodi sviluppa to colla carica di po lvere cli 150 chilogrammi co rrisponde ad un lavoro perimetrale per centimetrn di ton nellate metri 66,66, e qui ndi assai superiore ancll'esso al bisogno di pe rfora re la piastrn cli 55 centimetri, e quasi cnpace per quella di 70 . E se si va luti ampia mente la resistenza de l materasso e rinfo rzi addossati ad altri 10 cen timetri di grns1
1
1
,i.6
S'rU DJO
SUI CAN NONI
sezza della corazza (1), può dirsi con piena sicurezza che il proietlo di 908 chilogrammi de l cannone della Spezia perforerà costantemente la corazza di 55 centimetri col suo materasso colla sola carica di 150 chilogrammi, ossia di 1/ 6 del suo peso, potendosi riservare la carica maggiore per le future corazze di 60 a 65 centimetri con materasso .
nr
GRANDE POTENZA
Avremo 11:·r 1 nr. p - - - - ' - V2 2g
1
=
2'l't'r h2 TK
1
§ 15. Riprend iamo ora l'equazione (R)
!'.,;r =
(4 ) La resistenza alla trazione del legno di quercia di · buona qualità viene data da l Claudcl in chi logrammi 8 per millimetro qu:1drato nel senso delle fibre, ed in cbiìogrammi 4,60 nel senso perpendicolare a queste. Il cubo elernentaro) opporrà pertanto alla. sun disgregazione una resistenza di chilogrammi ~ 6 per le due faccio corrispondenti alla dire1.ione de lle fibre, e di ch!logrammi 6,40 per le quatt ro faccio rimanenti; e così in totale la resistenza sarà di chilo40 grammi 2 \ per ogni millimetM cubo e di tonnellate 1-1200 per ogni metro cubo. li lavoro necessario allo schiacciamento e disaggregazione di una sezione di raggio r e di profondità o grossezza h' sarà perciò espressa da
= L'.
Posto r
=
0,2~/5; h'
= 0,'73; t =
r
k h! T
2 ed introdu ciamo il valore di L in funz ione del peso e della veloc ità V, supponendo l'altezza o lunghezza ragguagl iata del proietto espressa eia nr ed ind icando con p il peso specifico della gh isa indurita di eui è formato.
7.r2 h' t
da cur
,H200
risulta
L' = 466 .302.9 espresso in dinamodi o tonnellate metri . Questo la1·oro diviso per 200 11:r = '135,02 corrisponde a dinamodi
=
h
V
4:gTK -··np Y2
=
h
v·
4,g T - npK - . ~,· ,-
la quale espressione detern_1ina il calibro 21· necessario a perforare una piastra di grossezza h e di tenacità T mantenendo al proietto un rapporto determinato n fra )a sun lunghezza ragguagliata ed il suo calibro.
4 ,':!i2 ossia chilogrammetri ,rn3i per centimetro di circonferenza del proietto ed è di poco inferiore a q•iello (·1334) dato dall~ formola del-
l'Hcl ie per le piastre inglesi iso iatCl di cinque centimetri di grossc1.za. come pul'e è ussai prossimo a quello Hi>4 dato dal No ble per le col'azze appoggia te d' 7 centimetri. Ripetendo gli stessi calcoli rispl\tto al materasso di legno teak la cui re· sistenza alla trazione è di chilogrammi ·14 per millimetro q11adrato nel senso delle fibre e quella perpondicolare alle fibre può supporsi analogamente~ rii que~ta, ossia chi logrammi 2,2; la resist.inza totale alla o
.
. . lta di. ch 1logramm1 . . . -30,800 · t ro cu l>O , e disgregazione risu per m1·1 11md 2 di tonnellate 4/54-00 per met1·0 cubo . In questo caso· il lavoro totale necessario alle disaggregazione della sezione di raggio 0,2 15 risu lta di dinamodi 228,13 e diviso per 1135,02 tià un lavoro perimetrale di dinamodi ~,656 ossia di chi logrammetri ~656 i quali corrispondono prossimamente al lavoro -1703 dato dalla formola dcll'Helie per le piastre isolate inglesi di 6 centimetri di grossezza, come all'altro ,1507 dato dal Noble per le piastm appoggiate di 8 centimetri. È dunque ampiamente giustificata l'equivalenza assunta fra il materasso usato al la Spnia con una grossezza di piastra isolata d i 40 centimetri. (Giornale d'artiglieria e genio, ~ 876, pag. ~263.)
<i-8
Ora nel la quantità sotto ul rad ica le l'espressione . . perel1è 1·1 numeratore è -4g:K ·- e, certamente fraz1onar1a
np 2 ·1,t)7936 e nel denominatore il peso specifico p non può essere minore di 7200 che è quel lo del la ghisa
ed n non può essere minore di 3. .La detta frazione sarà perciò evidentemente minore di 1. L'altra es-
;!
pressione
è pure frazio naria per tutte
le velocità
pross ime o superanti i 400 metri, essendochè il valore massimo di T per le p iccole grossezze è di 60000; ma quello per le grnssezze superiori a 20 centimetri è minore sempre di 40000 (e que llo corrispondente a ll a gran.de grnssezza di 0,55 l'u bb iomo tro vato prossimame nte di '~6000) mentre al contrario il quadrato di ,}00 è 160000. Questa frazione sarò pertanto mi1
nore dì
1
4. La quantità sotto al radicale sarà pertanto
una frazione propria e la sua radice quadrata sarà . d'1 cerLamente mmore
.49 una diminuzione dir e favorisca in tal modo l'efficacia di perforazione de i cal ibri minori. Risolvendo l'equazione (G) rispetto a V abbiamo: SUI CANNONl Dl GRANDE POTENZA
STUDIO
11
. 2
Risulterà perciò necessariamente 2r < h. Ciò dimostra ad evidenza quanto fosse mal fondato il vecch io aforisma dedotto dal confronto del punzone agente per press ione, e seco ndo il quale questo punzone doveva avere un diametro superiore cli tm decimo al. meno alla grossezza de lla piastra . Che poi non debba mai esse re n 3 si comprende fac ilmente cons iderando che un proietto ogivule il cui
<
peso non r·aggiungesse i~,1. di quello della _palla sferica e la cu i altezza ragguagliatn ug uagliasse appena un calibro e mezzo non avrebbe alcuna probabilità di esattezza ne l tiro. È poi facile vedere come l'aumento di n conduca ad
V= h r
V4gKT np
la qua le può servire a determinare la velocità d'urto di un proietto di dato calibro perchè possa perforare una corazza di data grossezza. E risolvendola rispetto ad h e ponendo contemporaneamente P = n TC r 3 p abbiamo h
=
V . p .-1 =-----· ~ I v+g'liTk J1 r
. la quale espress ione ci dà la grossezza di corazza che può essere perforata da un proietto ogivale di peso P e di calibro ~ r co lla velocità d'urto V, e può dare in tal modo la misura della ~otenza di perforazione di quel proietto. Per un altro cal ibro '2 r' il cui proietto di peso P' di eguale materia vada ad urtare un'altra piastra di &.. grossezza h' con la stessa velocità V si avrà egual..., mente
donde
. .. rI
h. h' • . ....
~ ..... I P' r.
y
r'
come trovammo già nella Memori a sulle traiettort~ identiche e proietti equipollenti pubblica ta nella Rivista AWitare del 1867 e riprodotta nel Giornale del gent'o del 1868. ANNO XXII, VOL, IV.
'
., 50
STUDIO
§ •16. Questo modo di confronto della efficacia perforatrice dei vari calibl'i (nei quali é sempre possibile di costruire in modo da poter comunirare ai proietti velocità inizial i identi che, o taìi che a determinate distanze conservino eguali velocità restanti ) ci sembra assai semplice e comodo, e l'abbiamo veduto qualche volta riportato nel le pubblicazioni di cose ba listiche avvenute dopo il 1867 senza che però ne sia stata ricol'data la fonte. Allorquando si progetta la costruzione di una bo~ca da fuoco è troppo ovvio il pensiero di cos truirln in modo da poter imprimere al proiello una velocità tale da renderlo efficace alle maggior·ì di stanze; e quindi non vi dovrebbe essere a nostro avviso alcuna nuova bocca a fuoco la quale non fosse progettata sovra una velocità iniziale media non minore di 4.50 metri, ed almeno una rnnssirna di 500 circa . rl limitarla di più sarebb e sprecare in buona parte la grave spesa di costruzione. Nulla di più natura le pertanto che nel confronto della potenza delle va1·ie bocche a fuoco adoltate d'aile potenze militari si p resc inda dal l'elemRnLo velocità che può e deve essere ugua le per tutte, e si tenga conto soltanto degli altri due, cioè del peso del proietto e del calibr0 dell a canna. Diversamente operando bisognerebbe introdurre nel calcolo anche le differenze di forma dei proietti p iù o meno favorevoli alla precisione del tiro e conservazione della velocità, mentre è ev idente che sarà scmpr~ possibi le a quella potenza che ne avesse adotwlo delle meno felici , il correggere in seguito il proprio er rore e pors i· a livello delle altre senza variare nè il calibro nè il peso. · I veri ~lementi cos titutivi dalla potenza delle artiglierie so no il calibro ed il peso del pro ietto, g iac-
t
51
SUl CANNONI DI GRANDE POTENZA
chè deve rogionevolmente supporsi che ogni potenza adopererà tanto nel pezzo quanto nei pro ieui i migliori e p(ù ada ttati metalli e renderà i pezzi capaci di sos tenere le ma ss im e poss ibili tensioni interne, come approfitterà degli in segnamenti dell'es perienza nella scelta de lle forme e dei tipi dei proietti e nella fabbricazione delle polveri. I sol i elementi pertanto su cui basare un confronto generale per le urtiglierie delle grandi potenze non posson0 essere che i due suddetti, il calibro ed il peso. « Ed arrzi nell a elass ifìcazione delle artiglierie parrebbe, a mio avviso. assai più logico e chiaro :-e, invece di indi carne soltan to il calibro od il peso de l pez.zo come usasi attualmente, se ne indicasse il calib ro ed il peso del massimo proietto che sono destinate a lanciare, fornendo così i due veri elementi balistici · costitutivi della bocca a fuoco . » § n . Applichiamo la formo la trovata al § 15: 1
-111/·} gl{ .!_
r -
i
r
np .
v2
Al caso del cannone della Spezia nel qua le considerere mo la resistenza del materasso equiva lente ad altri 10 centimetri di corazza, e faremo quindi h= 0,65. Abbiamo visto che T = 26000; la velocità media desiderabile è V= 4.50, e supporremo n = 6, ossia l'alte2.za ragguagl iata del proietto di ghisa indurita uguale a 3 <:alibri. Sostituendo i detti valori avremo, r
=h
V
. 2 ·1,5'ì93 20000 43,2 · 20250l
1
ti
...,,.9 14
-
2!J57 -
o'AD ,;,:,,3 h ,
e poichè
h = 0,65; risultar=0,16H; 2r::== 0,3z88. Il calibro del proietto di 0,3288 ed in cifra tonda di
\.
52 STUDIO om,33 è perciò sufficientissimo a perforare la corazza
di om,:;5 appoggiata a materasso, e colla sola altezza ragO'uagliata di 3 ca libri . C~n questa altezza ragguagliata, la tensione interna risulterà prossimamente uguale e quell a verificata nel cannone della Spezia di 4500 atmosfere al rnassimo (ve<li paragrafi precedenti); e la gross,•zza del le pareti dell'anima potrà essere tenuta perciò nella identica proporzione di un calibro e mezzo ossin di 3 r = om,t9. ll peso del proietto -i. r 2 .6 r.p = 6 1-,·3 p = 0,60880 ossia 608 ,80 chilogrammi. II peso del pezzo ragguagliato, al centuplo del proieLLo a torniellate 60,800. Il calibro esatto di questo pezzo risulterebbe di 0,332. Si avrebbe con questo pezzo un risparmio di oltre 40 tonnellate nel peso delhi bocca a fuoc;o e di 300 chilogrammi per ogni proietto; economia questa assai ragguardevole e che può valutarsi a L. 60,000 pel pezzo,_ a L. 75,000 sovra un muniz ionamento di 500 proietti ed a L. 00,000 per le rispettive cariche di polvere in . proporzione del sesto del proietto. Totale dell'economia L. 18ti,OOO . Volendo economizzare maggiormente si può fare n.
=
7 e si ottiene allora r
=
h
Jt: = 0,23t 4
h
=
0,152·1
donde 2 r = 0.,3Q,i.2 che è il calibro approssima-Livo del cannone da 12 polli ci inglese. Con questo calibro il peso del proietto diverrebbe di chi logrammi 556 circa, ed il pezzo ragguagliato al centuplo sarebbe di tonnellate 56 circa. Portando a quattro calibri l'altezza ragguagliata. del proietto,· ossia ponendo nella formola n = 8 si ricava r = O' -143·' 2 r = O, 286 ' il peso del proietto chilog-rammi ...... 529 circa, quello del pezzo tonnellate 53 ragguagliato al ceo tuplo del peso del proietto.
l
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
53
Questo calibro è ben di poco snperiore a quello Krupp prussiano di 1·1 pollici; ma il proietto ed il pesu
pel pezzo ne sarebbero più che doppi e nella proporzione di 5.30 : 2.25 circa. Ma se si voglia, come pare desiderato nel cannone della Spezia, una potenza anche superiore a qu~ll~ occorrente per la corazza di 55 centimetri, facciasi h = O, 70; T = 26000, e successivamente n = 6; 7; 8; e V= 450, c~d otterremo i calibri dei proietti corri spondenti 2r1 = 0,354-7; ~r 2 = 0,3268; 2r3 =0 ,3052; i pesi dei loro proietti P1 = 7156; P2= 686;. P3 = 64·1; e q·uelli dei pezzi ragguagliati al centup lo _m tonnellate '"'1 !a; 60· 68 60· 64 1O con evidente considerevole riv, ' ' ' ' sparmio sotto tutti i rapporti. . . . . Il lavoro periferico di tutti questi proietti nsulta di dinamodi 70, potenza veramente enorme e superiore al massimo che si è-\ proposto pel cannone della Spezia allargandone ancora il calibro fino a 46 centimetri 111 § 18. Per verificare però con maggiore sicurezza il peso di ognuno dei tre primi pezzi dipendente dalla grossezza necessaria per le loro ~ar:ti _osserveremo che le forze vive totali dei loro pro1ett1 ri sultano di: Dinamodi o tonnellate metri 1
6284 per quello di cen t. 33 col lavoro perimelrale 60,64-4 5734 » 30,4 » 60, 7,1O 5470 » 28,6 » 60,924
Dividendo questi lavori per la rispettiva superfici~ delle sezioni in centime tri quadrati '/84, 7'.25, 64-2 si ottiene prossimamente per tutti e tre la tensione interna di 8 tonnellate metri, ossia di 8000 chilogrammetri, come si è riscontrato per molti proietti lanciati dal cannone della Spezia. E poichè abbiamo visto che la tensione effettiva
54
sopporlnta dal pezzo non raggiunge mai la me tà di questo lavoro così de termin ato: così per la resisti:mza. di questi pezzi baslerà ampiamente che possano resistere alla pressione di 4500 atm osfere come fu stabilito pel cannone del la Spezia. In tal caso basta (come abbiamo vislo al§ 10°) chele loro pareti abbiano la stessa proporzione di grossezza col calibro, e cioè ·abbiano la grossezza massima di un calibro e mezzo, divenendo ri:spettivamente la grossezza massima 0,50; 0,46; 0,43. Consideriamo il cannone del la Spezia come un tubo vuoto del calibro 0,43 uniformemente grosso, e cerchiamone la grossezza media delle pareti . Il suo peso è in 'realtà di ,t 03 tonne!lute e può dirsi che l'acciaio entra per due terzi nel suo vo lume , di guisa che la densità media p del metnllo potrù va lutarsi ad
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
STUDIO
,1
3 (2 X 7,8 + 7,2) =
7,6 .
Ciò posto la grossezza media a della sue pareti sarà, data dal la equazione ~
(0,43 a + a!) pL :::; ·103
ove 1=10.
Da questa equazione abbiamo 108 a = - O,t.2·t5 + vo2,15!+ ' · '.il38,64-
ossia a= - 0,215+ v'0,5197 = 0,51 prendendo il segno superiore del rad ica le. Le grossezze medie, degli altri tre calibri si ouerranno ora facilmente moltiplicando per ciascuno le O~H loro grnssezze mass ime pel rapp·orto : = 0,8: e 0 64 così si otterranno .le rispettive grossezze medie O,,i.O; 0,368, 0 ,324.
r'
55
E poiché con questi minori cal ibri si può certamente accorciare d' un metro la lunghezza totale del pezzo potremo pure fare L = 9 ed i pesi approssimati vi de i tre cannoni verranno dati dalle seguenti equaz1om: X1
X2
.
= 7!p
L (0,800 r +o, .i,02)'= 6'2,7H-
= ,p;p L (0,'736.r
X 3 = n p L (0,6¼.8 r
+o,368?.)
= 33,0!,•1
+ .0,3 2fl.
=
2 )
4.2,6 ·18.
Queste cifre sono troppo eloq uenti pe r dimostra're con tutta l'amp iezza poss ibile che: per poter rinveni re una bocca da fuoco cnpace di perforare una corazza di 55 centi metri eddossaw a rnatcrns5o, o per raggiungere un lavoro periferi co di oltre 6·1 tonnellate per centimetro di circonferenza non vi era alcuna necessità di ricorrere al calibro enorme di 43 centimetri, ed al peso corrispondeme di oltre a cento tonnellate pel pezzo o di una tonnellata circa pel proietto. Le lunghezze effettive dei nuovi proietti si otterranno facilmente aggiungendo a qnella ragguagl iata un mezzo calibro per la differenza di volume della punta ogivale, e risulterauno così di '7. O,:f6t = l,148;8 . 0,'15'2=-= •l ,~·!6; 9.0,H3= ·i,287
jnf'e riori tutte e tre. sebbene di poco, a quella del proiello deltu Spezia di 908 (;hi logramrni : e so ltanto i loro rapporti col ca libro saranno : : ;3,5:1~:4). Che se vogl iasi pe r· prudenza raggiungere una potenza alquanto maggiore, ciò si otterrà facilmente allungando ancora i proietti ed aumentando contemporaneamente i ptisi de i pezzi fino al centuplo di quelli dei primi, ed ottenendo per tal modo ca libri e pesi tutti considerevo lmente minori dei corrispondenti nel cannone della Speziu,' e più convenienti sotto ogni rapporto come abbiamo anche fatto vedere in fine del
56
STUDIO SUI CANNON[
or
GRANDE POTENZA
precedente paragrafo con altra combinazione di 70 dinamodi di potenza. Ben lungi pertanto dall'accrescere anr,ora il calibro di quel cannone gigante fìno a 46 centimetri, come venne proposto, con danno della sua resistenza ed accl'escimento di peso e spesa nelle sue munizioni, converrebbe assai meglio ridurlo ad uno àei tre calibri minori sovraesposti, mel!liante l'introduzio ne di un tubo forzato d'accia io sistema Parson; e si guadagnerebbe ass11issimo, non tanto nella spesa delle munizioni e facil ità di caricamento, quanto, ed assai più, nella resistenza della borcn a fuoco, 1:-i quale diverrebbe allora capace di Innci are, anche colla velo cità di 450 metri, pcoietti n~sai più pot.enLi di quelli da noi sopra indi cati. Per dimostrare pertunt.o comp letamente la convenienza di adottare uno qua lunque di questi calibri e corrispondenti proietti in luogo di quelli sperimentati) lla Spezia, occorrerà dimostrare rigorosamente la insussistenza e falsità del l'aforisma che limita a due calibri e mezzo od a tre calibri al più la lungh ezza totale del proietto, ed è quanlo faremo ora nella seconda parte di questo lavoro. (Continua)
ANTONIO ARAL DI
nfaggio1·e generale.
(
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI :.CN
I T A L I A (1)
m. Gli istituti militari professionali.
Ed ora entro a parlare del secondo stadio dei corsi di istruzione militare, di quello cioè degli istituli veramente professionali e corrispondenli, pell'a!Jievo dei collegi militari , a cii) chel'universitàe l'istituto tecn ico superiore sono pell'allievo del liceo e pell'allievo dell'istituto tecnico . .Questi istituti, come sappiamo, so no la scuola militare con due anni di corso pelle armi di fanteria e cavalleria; l'accademi·a milita1·e e la scuola d'applicazione pelle armi d'aC'tiglieria e genio con ei,nque anni di corso com plessivamente. La tabella che segue, presenta il prospetto delle materie insegnate negli ora menzionati is tituti, e il numero di lezioni assegnate a ciascuna materia e a ciascun corso.
(~) V. Rivista militare, gennaio •1873. giugno e luglio ·1877.
58
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LA QUESTIONE DEGLI UFFlCIAl,l E SO l'T UFFI CI ALl
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Materia.
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Numero
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Geometria . . . . . M~ccanica .. . : . Disegno, meccanica e cinematica . . · 1 Met~llurgia e chimica organica . . Materi.110 d'artiglie- 1
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J\r~~ai struzione. . . . . P onti militari .. . I Balistica . . . . . .
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Jtaliano ( ') . . . Fra11cese . . . . . Fisica e chimica. Disegno . .. . . . Topografia . . . . . Nozioni d'artiglieria 1 Fortificazione . . . Arte militare . . . I Storia. militare . . Geografia militare . Legislazione . Ana lisi. .
Totali . .
Numero dello lezicrni
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Sc uola d'a pplicazione
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Numero del le lezion i
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ACC,ldemia.
Sc uola mil~are
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Nnmero comples5ivo di lezioni nei due anni della scuola militare: 1216. Med ia per ogni corso: 608. . . . _ . . , , · ecinl ·. Num e1·o comp lessivo de lle lez1oni nei o anm cli cor,o nelle ax mi sp • 1• 2S69 - ufficiali del genjo,. 2571 , d'art1gller1a. Media pe r corso: 57•1 - utnciali del genio , 5l2 ~ d'ar~igil e ria. (!) Sono seg nate in co1·s ivo le materie comuni alle dno categorie di isLituti.
IN ll'ALlA
59
Il primo fallo apparente da questa tabell.:i, sul quale credo di ri chiama re l'attenzione del lei.loro, è quello della presenza in essa degli studi di leLterc italiane e di lettere fr.:incesi. Questi studi, a mio mod o di vedere, dovrebbero essere relegati nel pe ri odo di istruzione secondaria dei collegi militari . Il trovarli an co ra negli istit.llti pro fess ion oli e s up eriori è per· rn e una con form a dell'insufficiente sviluppo che ess i li anno avuto nello stadio precedente tl i istruzione preparatoria. Nè all 'università nè all'isUtuto tecnico superiore s1 vede continuare I' in segnam ento letlcrario per coloro che non si destinano alla carri era di profosso ri di lellere. g ciò parmi giusto per due ragioni. La prima è che l'a iu nno dell'istitu to professiorrnle - militare, accademico, o tecn ico che sia - non può allender~ con profitto agli studi scientilìci, che quivi si coltivano, se l'atlitudine a pensare e ad esprim el'e il proprio pensiero non è già in esso su ffici en temente sviluppata e Lempr·ata degli sLUdi lcllcrari folti preced enteme nte; oportet studui·sse! e quando gli insegna nti di malcrte scientilìcbc in tali istituti siano colti davvero, e non Jo fn e;c ian o a bel la posta a servirsi cli barb,nc espressioni e di 111ocli di lingunggio con toni e di ca tlivo gust.o, sono essi SL•'ssi, ques ti insegnanti, ehe ind irc ttamenle Cc)ntinuano e completano l'istruzione lettera ria tlei loro alunni, iHvezzandoli a pen sare rettamente e ad esp ri me1·e co ri. ch iarezza e precisi one i p1·opri pensieri. E - per non parlare che degli istituti mifilari - io non sa pre i imma ginare temi pii\ acconci per eserci1.io nel maneggio «iella propria lingua di quelli forniti dall a ~to ri a e dall'arte mil itare, da lla legisla-· zione, ccc. , epperlanto, Jo ripeto, a parer mio, gli studi di lettere pure non posso no, non devono più a ques to, punto degli studi mantenersi eome oggetto di appo-· sito in segnamento. ·
60
LA QUESTlONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
L'altra ragione sta nel considerare la vita meschina e stentata alla quale gli studi di lettere pure sono condannati di fronte alla concorrenza, mi si passi la espressione mercantile, che loro fanno continuamente, e colla certezza di prepondernre, glì altri studi scien.tifici e professionali, dei quali la maggiore importanza ed utilità immediata si fa tanto evidente agli occhi de ll'allievo·. Per questo egli non dedicherà alle lettere altro che i suoi ritagl i di tempo, se pure è ammessi· bile che vi possano essere di tali ri tagli. Prevedo l'obbiez ione che mi si può opporre nel considerare che i programmi attuali di lettere nei nostri istituti superiori versano su lla storia delln letteratura anzi che sullo stud io del! e regole e delle bel lezze della lingua. Nè io troverei nulla a ridire su tale obbiezion e, quando questo studio di storia letteraria non assorbisse un tempo preziosissimo pell'insegnamento di altre discipline, le quali permetterebbero di coltivare nncora l'educazione letteraria, e nello stesso tempo aprirebbero alla mente del l'al unno - in quel punto a cui è già pervenuto de'suoi studi speciali - altri orizzonti di idee e cognizioni ben più utili pella sua professi one. Cito ad esempio la storia dell'arte della guerra, alla quale negli istituti di cui discorro è assegnalo un numero di lezioni uguale alla metà del numero di lezioni aecordate alle lettere italiane e al quarto del numero di lezioni accordate complessivamente alle lettere italiane e alle francesi . Capisco anch'io, che, ad averne il tempo, sarebbe bello ed utile che l'ufficiale imparasse nelle scuole mi litari a conoscer bene la lingua francese e la storia di tutte le letterature moderne; ma siccome il tempo a tutto· non c'è, così io credo più bello e più utile il consacrare quello di cui si dispone a studi più strettamente affini alla professione militare ed indispensa-
I
6,f'
JN ITALIA
bili anzi pel suo esercizio. Natura Imeni.e io parto sempre dalla base che si debba pretendere pell'ammissione a questi istituti professionali un grado di coltura generale non inferiore a quello .che sì esige peli' ammissione all'un iversità . Ed ora passo ad un'altra osservazione. Ricerca ndo quali siano le materie d'insegnamento corriuni tanto agli all ievi della scuola militare quanto a quelli . de lla accademia e della scuola d'applicazione, si giunge al prospetto segD ente:
Materia di
insegnamen to
Scuola mil itare
Accad emia militare
Scuola d'applicaz1m
Numero dellelezioni
Numero de lle lezioni
Numero del lelezibni
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Geografia militare . . . . . . . . .
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Disegno (3). . . . . . . . . . . . . . .
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Totali. . .
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352 320
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65 ·
(1) sotto il nome di nozioni d'al'tiglioria ho compreso il corso d'a,·mi e tiro della scuola militare e quello materiale d'artigHe,·ia prescritto pergli ufficiali del genio al 1• anno della scuola d'a.p plicazione. (~) La fortificazione campa le . .(BJ Disegco topografico e di fortificazione campale.
,62
LA QUESTIONE DEGLI l!Ff' IC!ALI E SOTTUFF ICIALI
Da questo prospetto si ri leva: 1° Che il numero di lezioni r,onsacratu alle mate rie in esso comprese all a sr.uola militare è di ,1216 con u na media pe r ciascun corso cli 608. l i .numero invece di elette lez ioni nei corsi de ll'aecadernia e della scuola di app licazione è di 1180. Alla sc uola mi li tare hanno ,, 28 ìezi (\n i di più le leltei'e italia ne e il fran cc:se; alla ,icciidem ia e sc uola d'applienzi one lia11 110 tH iezinni di più la chim ica, 33 lez ioni di più la geng r,llia milira rn. Ser:za fermarmi a discutere ta!i c!ifl'eren ze , noto cf1e in btocco il nu me ro di lezi oni assegnato alle 111atel'ie comuni ni due generi di cors i rni litari è press'a poco ug uale . · 2° Dalla tiibelia precedente r'isulta che il n umero tota le di lezioni impartito nei r·inque corsi delle armi di artiglieria e gen io è di 2869 pegii uffìciali del genio, di 2o7 ! per quelli d'artigliel'ia. Prendendo a considerare il numero di lezioni consacrate oll e materie comuni ai due corsi di studi (del la scu ol a mi li tare cioè, e dell'accadem ia e della sc uola d'appl icaz ione) in rapporto al numero complessivo di tutte le lezioni. date agli nl lied del gell io - che è il nrnggio re, - si trova che nel corso qu inquennale di studi fatto dall'uf(ìeiale de l ge nio all'a ccade mia miliwre e alla scuola d'applicazione, due quinti abbondanti delle lezioni sono des tinati a quegli studi che si richiedono nell'uffici ale cli qualsiasi arma, e tre quinti sono destinati a qu egli stndi che costitu iscono la colturn speciale clf,ll'ingegnere militare. Un tnle rapporto num erico si altera in modo sensi bile rispetto agli u!Iiciali d'artigli eria , negli stud i èlei quali le materie di esclus iva spec ialiLù dell'artigl ieri a asso rbo no so ltanto un po' più della meLà del nu mero to~ -ta le di lezioni . Quesle o::;servazioni mi gui dano a due deduzion i , ed eccole:
I
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63
1° Vi è un fondo di coltura mi litare comune a tulli gli ufficiali, nel quale non si può ammettere che l'ufficiale di un'arma debba essere inferiore a quello di un'altra. All 'acquisto di la le coltura si consacra il numero di lezi on i corrispondente a quello <fi due anni di _corso, tanto alla scuola militare quanto all'accademia-scuola d'applicazione. 2° Gli studi pertanto di coltum militare generale potrebbtno essere falli in comune da tutti coloro che asp irano al grado d'uffìc ialé se nza disti.nzio ne di arma, e lo si potrebbe senza al te ra re in rnodo sensjbile il numero giornn liero di oee <l' insegnamento e di stud io individuale au.ualmente stabi lito nei noslri istituti superiori mi litari. Fermiam oci alquanto su questa idea . Si tratterebbe di avere riuniti in un solo istituto ed upplicati agli stessi stud i tutti gli aspiranti al grndo di ufficiale senza distinzione di arma. Terminato questo corso di studi in comu ne , che durerebbe due anni, tutti sarebbero promoss i uffi ciali, e poscia: quell i di fanteria an drebbero ai co rpi, quell i di cavnl leria alla scuola norma le, quelli delle anni sp eciali ad una accademia o scuo la d'upp licaz ione - non facc io questione di nom i - dalla quale usc irebbero do po un corso speciale di tre anni col grado di tenente o nell'artigl ieria o nel gen io (1 ). Un primo vantaggio che~ emergerebb e da una tale disposizione sarebbe quello di maggiore uniform ità nell'indirizzo dell'educazione rn iliLare, e di maggiore affia Lamen to, anzi affratellamen Lo nella granàe famig lia degli ufficiali. Fino a che pun Lo sia un male quello
·-------·-- - - - - - -- -- - (~) Come scuola di applicar.i nne pegli ufficiali di fanforia si possono intendere i corsi su lle armi, sul tiro e sul servizio zappatori, a cui annualmente è chiamato uo certo numero di ufficiali .
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IN ITALIA
LA QUE'STiONE DEGLI UFFIC IALI E SOTTUFFICIALI
che si vede attualmente ne l fatto del quasi assoluto isolamento in cui crescono presso di noi gli ufficia li delle armi speciali rispetto ai rimanenti àell'esercito; fino a che punto sia un bene il ritorno verso quell'epoca, nell;a quale un ufficiale era quasi certo di trovare dei compagni di scuo la fra gli ufficial i di qualsias i arma, è. cosa che non si può determinare con esattezza. Certo è che tutti noi sentiamo che l'uniformità di sentire e _d i pensare prodotta da una educazione avuta in com une conferisce largamente a quell'armonia nell'operare tanto importante in guerra; tutti sentiamo come certi pregiudizi professionali, pregiudizi ridicoli e dannosi, provengono appunto dal difetto di quella stima ed affetto · reciproci, che solo la vita in comune può far nascere e sviluppare. Un a!Lro vantaggio a mio parere sarebbe quello di tina maggiore maturità di ingegno nei destinati alle armi speciali al momento di intraprend ere lo studio delle severe discipline della matematica superiore; anche sulla portata di questo vantaggio io non mi senlo io grado di formulare un apprezzamento, ma che vantaggio vi sia parmi cosa da non potersene dubitare. Sparirà dai nostri istituti quella veramente perniciosa concorrenza, che gli studi matematici fanno agli studi di indole meno positiva, per cui molte volte lo specialista si sviluppa a detrimento dell'ufficiale, e per ottenere un numero ristrettissimo ùi vere specialità tecniche si reca danno allo sviluppo delle attitudini militari del maggior numero. Ma vi è una obbiezione, che io mi muovo, ed è questa: il con~ensa re in soli tre anni quel corso di scienze esatte e sperimentali, che ora si fa ripartito in cinque anni, sarà possibile di fronte al tempo occorrente ad ogni allievo per dige1·i're tutlo quello che
· 65
gli verrà insegnato? È questa una questione a cui non ~i sento in grado <li rispondere, essendo troppo scarsa la mia islruzione iu tali di'scipline; ·pecsone cornpetentissime mi affermarono di si, altre · non meno. competenti mossero dubbii , nessuno però affermò ricisafnente il contrario. \Ua _vi è un modo di porre la questione, · che (orse mettereqbe tutti d'accordo: « io vi « do un giovanetto di '19 a 20 anni, il quale, oltre al " corso liceale, ha fatto due anni di studi alla scuola « militare; la sua istruzione in matematica consiste « in una solida base nelle matematiche elementari e « n~lla conoscenza dell'algebra e della geometri;l com« plementari; vi sentite voi in tre anni di formarne « un tenente d'artiglieria o del genio'? Notate bene che « non vi. si richiede un ingegnere universale, ma solo « un ufficiale d'artiglieria o del genio ». Crede il lettore che questa sarebbe impresa i mpossil)ile? Ebbene, con sua buona venìa io ricorr0 brutalm ente alla citazione dei Prussiani; in Prussia difatti l'ufficiale d'artjglieria e del genio si forma con soli due.anni di corso dopo quello passato alle scuole di guerra comune a tutti gli aspiranti al gra.do di ufficiale senza distinzione di arma; e non mi pare di chieder troppo, chiedendo che si faccia da noi in. tre anni quello che in Prussia si fa in due . Per non impigliarmi in una matassa di quesLioni, che escono dalla cerchia della rnia compelenza, tralascio di discorrere del rimaneggiam ento che potrebbe aver luogo nell'ordinamento degli studi per le armi speciali, qualora venisse a prevalere un concetto che già ha fatto qua e là capoiino nei crocchi di militari. Concetto ·il quale consisterebbe nella c,reazione di un corpo spt~ciale di ùigegneri milita1·i ridotto ai servizi del genio, artiglieria da fortezza e stabilimenti, accentuando così netta men te la più stretta parentela. che AN NO XXII, VOL . IV.
5
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67
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
IN ITALIA
riunisce le tre armi combattenti, e la loro distinzione dai corpi tecnici. L'esempio della scuola di S.t Cyr e quello stesso della nostra scuola militare di Modena coi tre corsi esistenti fino a ieri, mi basterebbero per dimostrare come anche le èlifficoltà emergenti dal gran numero di allievi raccolti in un solo istituto non siano difficollà insuperabili.
traccia per ìstudiare da sè in avvenire , e quello di svegliare al tempo stesso in lui la voglia di maggiormente ap profondirsi in questi studi, che conducono a ben comprendere l'essenza e lo spir1to dell'arte nostra, e senza dei quali l'esperienza non è altro che routine ed empirismo. Appartengono a questa categoria la storia militare e la geografia militare. Ora, se noi diamo uno sguardo al riparto del numero complessivo di lezioni fra queste tre categorie di materie d'insegnamentG, ne avremo il risultato seguente:
Ora io ritorno ali' esame delle materie d'insegnamento professate attualmente alla scuola militare e all'accademia, che devono completare il fondo di coltura generale e costituire il fondo di coltura militare comune a tutli gli ufficiali senza distinzione di arma. Queste materie si possono dividere Delle seguenti categorie: A) Quelle di indole generale, che costituiscono un complemento della coltura generale dell'ufficiale e sono: Le lettere italiane e franeesi; La fis ica, la chimica e la mineralogia. B) La seconda categoria comprende tutto quanto si insegna all'aspirante ufficiale, affìnchè, imm ediatamente dopo ottenuta la promozione, sia in grado di prestare utile serv izio, e queste sono: Topografia e disegno; Armi e tiro; Fortificazione campale; Tattica, legislazione ed amministrazione militare. C) La terza categoria comp rende tutto quanto si insegna allo scopo di gettare nel giovinetto que i germi di un sapere più elevato, che esso stesso dovrà poi da sè coltivare per rendersi capace di coprire gradi superiori. Lo scopo di questi insl"gnamenti sarà principalmente quello di dare all'allievo un metodo, una
Armi di linea
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396 539 161
È impossibile guardare a tali cifre sen~a rimanere coJpiti dalla grossezza della parte fatta alla dottrina di indole generica (A) nell'insegnamento di questi istituti, nei quali le materie veramente speciali alla professioDe mililare occupano soltanto il 60 °/. circa del numero complessivo delle lezioni. Questo fatto rivela una specie di anacronismo (a cui ho già accennato), che consiste nell'avere ancora nel1' i:stituto superiore e professionale soverchia parte di
, 68
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LA QUESTIONE DEGLI ' UFl'ICIALf E S0TTUFFJCIAL1
quelle. materie d'i nsegnamento, che trovano posto più acconcio negli istituti di ·istruzione secondaria. Ho già accennato alle .lettere italiane, ed ora, considerando la maggiore impo rtanza che hanno le nozioni di scienze natural i di fro nte a quello delle lette.re francesi, io non esito a votare pel -sacrifizio di queste ultime, qualora l'isulti che il numero di lezioni lasciato alle maLerie militari non è sufficiente. E questa in sufficienza è per me evidente in quanto. concerne la storia e la geografia mi litari. Il programm a di storia militare attualmente in vigore ( 1) in quanto ad estensione risponderebbe abbondantemente al concetto che io mi sono formato dell'ufficio che lo studio della storia dell'arte ha nel coordinare_ed elevare al li vello fi loscifìco gli studi che si fanno dei vari · rami di quest' urte stessa. Questo programma infatti abbracc ia tulio lo svolgimento storico dell'arte della guerra a cominciare dalle guerre greco-persiane fino a quella franco -tedesca del i8'70-7 t. Ma io credo assolutamente impossibile lo sviluppare in novantasei lezioni un ta le programma con tutta quella. ampiezza di analì :;i che si ric'hiede affìnchè lo studio dell a storia eserciti ed illumini !a mente, e no(J la ri empia invece com e uno sca!fo le con faui e dat;, oppure - il che è ancor peggio - non la ubbriachi con indigestioni di leggi storiche. E le ch iamo indigestioni inebbrianti, poiché lo scopo dello studio filosofico della storia rnilitare - come io me lo immagino - non è.., già quello di farci conoscere i priucipii . dell'al'te, i quali si l'itraggono colla logica dall'esame : della natnra delle cose, ma bensì quello di farci acquistare fede in tali principii e di farci al tempo stesso
I
1
(~) V. pag. 82 della raccolta dèi programmi.
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69 vedere come nel campo della pr'atìca l'ideale assoluto si modifichi· senza cessare di essere vero. E a tale .coscienza dei principii dell'arte e delle leggi del suo svolgim en to nella storia non si arriva per altra via se non per quella. della analisi accurata dei fatti. Se un professore vorrà compljgni i suo i all ievi nel paziente ed accurato lavoro analitico necessario per rintracciare nella varietà dei fatti la identità delle)eggi che ·li· determinarono, egli sarà obbJ.igato a sacrificare per lo meno i ·1/ 3 del progrnmma di cui discorro, per aver campo a svolgere meno imperfettamente l'altro. E cred0 che genera lmente ciò accada, e la parte sacrificata è sempre la più antica. I nostri corsi di storia militare haooo, se mi è permessa la metafora, la forma di 1,10.r piramide rovesciata con vertice esilissimo nella storia militare antica e colla base che si allarga nella storia delle guerre più recenti. Alla mia mente un tale edifizio di sapere storico pecca in solidità come pec·cherebbe que llo di una piramide col vertice in terra e la base in aria. Io credo che lo stud io accurato della storia militare dei Greci e dei Romani, presentandoci due svolgimenti c·ornpleti di origine, grandezza e decadenza, sia quello che meglio giova a formare la nostea mente al ragionamento ed al la deduzione storica, ad instradare il giovanetto nell'arte di studza1·e da ~è, che deve essere .j) risultato principale a cui si deve tendere nell'insegnamento della storia militare. Con tutto .ciò io non dirò mai che si debba sacrificare lo studio della storia mi litare moderna per avere il tempo di· studiare quflla antica; ma dico invece che bisogna trovare il tempo e per l' una e per l'allra, e ciò anche a costo di bandire lo studio delle lettere italiane, che deve essere fatto prima, e qudlo delle francesi, che si può far dopo, quando p. es. l'ufficiale IN ITALlA
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lN ITALIA
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
sappia che non sarà promosso capitano se non saprà tradur.re in italiano uno squarcio di prosa francese, e che non potrà essere ammesso alla scuola di guerra se non saprà tradurre in francese uno squarcio di prosa italiana. Conchiudo adunque col dire che la istruzione e la coltura intellettuale, anche sotto l'aspetto letterario, dei nzstri ufficiali guadagnerebbe non poco quando allo studio della · storia militare esteso a due anni di corso fosse assegnato almeno il doppio delle lezioni attuali; e ciò senza aggiungere una virgola al colossale programma attualmente in vigore. La geografia militare - almeno alla scuola militare - è anch'essa una diseredata, non già nel programma, m~ _n el tem~o assegnato al suo svolgimento; ma qui gh mconven1enti della scarsità del tempo non hanno portata cosi decisiva come l'hanno pella storia militare. Nella geografia militare, quando l'allievo abbia imparato a ben conoscere i confini, i caratteri e l'influenza sulle operazioni della guerra di un teatro d'operazioni fra i tanti, egli avrà già acquistata 'I' attitudine a studiare da sè, qualunque sia stato il teatro d'operazioni scelto dal professore a tema delle sue lezioni; nello studio della storia invece, senza la base de_lla storia antica l'insegnamento riescirà - a parer mio .- se~pre monco e poco fecondo. Per qtiesta cons1deraz1one - data la base di sufficienti studi di · geografia fisica e politica nei collegi militari o altri co:si di istruzione secondaria - io penso essere suffimente una settaptina di lezioni per un proficuo in~egnaT?ento di geografia militare, sempre, ben inteso, m ordine allo sviluppo nell'allievo della voo-lia e dell'attitudine a studiare da sè, valendosi sopra~ulto della
:.,.
tamente, nè cosi evidentemente attinenti alla professione militare, e che pure paiono a me molto più utili, anzi necessarii complementi della coltura dell'ufficiale, e fra queste mi contento di accennare all'economia politica e alla statistica (ridotte naturalmente alle nozioni elementari); e a queste discipline io vorrei consacrate le altre ore che rimanessero disponibili dopo averne dato a sufficienza alle materie militari. Di queste materie militari neppure tutte quelle che ho messo nella categori~ .B. la cui conoscenza è di immediata necessità per l'esercizio della professione, neppur tutte, dico, hanno un numero sufficiente di lezioni. Prendo, ad esempio, l'Arte militare, e vedendone il programma {'I) io non esito ad affermare che le sole 96 lezioni accordate non sono sufficienti pel suo sviluppo; e ciò massime se si ha riguardo alla natura di questo insegnamento, nel quale deve avere una larghissima parte l'interrogazione, e stavo quasi per dire la discussione cogli allievi. Mi si potrà forse osservare che un tale programma abbraccia un campo soverchiamente esteso, e che si potrebbe forse, con vantaggio dell'istruzione, ridurre a più modeste proporzioni. Ed io mi accosto a tale • avviso e ne direi anche le ragioni se non temessi di essermi già lasciato trascinare fin troppo in questioni di particolari, dalle quali mi era prefisso tenermi lontano in questo lavoro inteso unicamente a manifestare le mie convinzioni nel campo dei principii generali. Col sin qui detto credo di avere sufficientemente spiegato al mio benevolo lettore quali siano i criterii di massima ai quali mi atterrei nell'ordinamento dei
storia. Ma vi sono altre materie di studio non così stret-
7,1
( 4) Pag. 70 della raccolta.
7'.2 LA QUESTIONE DEGLl UFFCIAILl E SOTTUFF ICL\ LI nosLri istituti di istruzion e ed educa1.ione prettamen te militare, e quindi parm1 più opportuno il co·ncretare e riassumere le mie opinioni nel seguente prospetto di riparto delle materie d'insegnamento e delle ore di lezion e; tale riparto sarebbe quello che io vorrei stabilito in quel certo unico ùtituto, uel quale si conseguirebbe il grado di ufficiale m qualsiasi arma.
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IN ITALI.\
=====::::;=====:=====- - - - Materia
1• ANNO
2° ANNO
Ore d'insegnamento
Ore d'in segnamento ANNOTAZION T
<li insegnamento
- -- -- - - 1-- - - - - - storia mil itare (1)
4'/,
162
J ' /,
4 1/
162
4'/,
Geografia mi I i tare (2) •. .• • . Tattica
(3) •.• .•
1
3.24
-108
108
162
324
Or gani ca militare (4) . . . • . .
8
108
108
Nozioni d ' a rtiglierìa . . . . . .
a
108
108
Fortificazione .. .
3
108
108
3
108
JOS
Disegnp di fortificazio ne . .. . .
..
»
Topografia. .. . .
2
72
Disegno topografico . . . . . . . .
3
108
72
180
Matematiche (5) .
o
108
108
210
Nozion i di chi mica, mineralogia e geologia... .
8
108
108
216
l'ioziooì di dir itto comune e militare . . . . . .
3
108
Nozioni di economi a_pol itica e statistica . . . .
•
72
3
108
3
Is truz·i o ne morale e di igie86
ne (O) . • . . . . .
)
162
108
108
8G
72
Istruzioni te o r i e o pratiche dei varii servizi . . . . . . . .
6
216
6
:!161 432
Scherma, ginnas~ica ed eq uitaz10ne.. . . . . .
G
216
6
216
432
Totali . .
42
1512
42
1512
3021
n
L'anno scolntico di se settimane. (I) l\el 1° anno: dalle origini dell'arte della. guer1·a. sino all'e poca di l~<?deri co (esclusa); nel 2° anno: dall'o1,oca di Federico fino a llo s tato attuale de ll'arLc. (~) Comp1·ende rebbe l'esposi zione della nomenclatura e flei prin cipi i fondamentali della strategia attualmente innestati nel corso d'arte militare. (8) I O anno: ta ttica formale e Jlura; 2• a nno: tattica applicata e servizio di campa!{na.Principale libro d1 testo i regolamenti e le istruzio ni in vigore. (,tJ Esposniorio ragionarn delle leggi e regolamen ti in vigore sul reclutamento , ordioamenio e mobilitazione dell'esercito. (5; Per g li asp iranti a l le armi specia li: algebra e geom etria comp lementari; per quelli dell e armi d1 linea: esercizi d'applicazione a cose mililari, Jt>lle matematiche elementari, e nozioni di geometri a. desc ritti ,·a. ((;) Questa is Lruzione si farebbe nelle domeniche.
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75.
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
IN ITALIA
Col riparto che precede, le ore di scuola, istruzioni militari, ed esercizi ginnastici, risulterebbero in ogni settimana nel numero di 42. Togliendo da queste l'ora settimanale d'istruzione di morale o d'igienè assegnata alle domeniche, rimangono d:i ripartirsi fra gli altri 6 giorni di ogni settimana ore 41. Di queste ore 12 sono assegnate ad esercitazioni ginnastiehe e militari che sono un utilissimo diversivo alle oceupazioni sedentarie della scuola e dello studio indi viduale. Le rimanenti ore 29 restano così ripartite: insegnamento cattedratico ore 26 pel 1° anno e 24 pei 2°. scuola di 'disegno 3 pel ,1° anno, 5 pel 2°. Partendo d·alla base che al numero di ore assorbite dall'insegnamenLo cattedratieo debba corrispondere un numero pressochè pari di ore lasciate allo studio individuale, queste verrebbero ad essere 26 pel 1° anno e 24 pel 2°, cioè rispettivamente ore 4,20' o ore 4 al giorno; sicchè le 24 ore del giorno feriale potrebbero venire così ripartite in massima:
lastico. Ma per giungere alla fine delle 52 settimane. che costituiscono l'anno solare, ne rimangono altre 16, delle quali ecco l'impiego che si potrebbe fare:
Scuole (comprese quelle di disegno) ore Studio . » Ginnastica o scherma o equitazione » J;sercizi militari ~ » Pasti Riposo . }> Disponibili per ricreazione, libera uscita o smdio volontario »
4,,0or 4,20r 1
11,30' 74,20'
Totale ore 2.i, Con ciò rimarrebbe determinato l'impiego di quelle 36 settimane, che costituiscono l'anno, cosl detto sco-
Esami Vacanze Esercitazioni pratiche
settimane 5 » « 7
Totale settimane 16 Pur troppo io sento che molto e molto vi sarebbe· da aggiungere per dimostrare la maggiore utilità dell'ordinamento di studi da me proposto per questa unica scuola, da me vagheggiata, pel conferimento del grado di ufficiale. Ma, lo ripeto, lo scopo prefissomi in questo mio lavoro fu quello dì affermare il mio modo di pensare sulle questioni di massima e d'im· pianto, senza lasciarmi trascinare a quella di governo· e di metodo. Su queste questioni mi tratterrò, spero, in altra oc-· casione e sopratlutto se avrò la fortuna di trovare qualche critico cortese, il quale concorra a tener viva. la discussione su di questo argomento cosi imJ?ortanLe· per l'avvenire dell'esercito e del paese. Ed eccomi ora pervenuto a un punto, in cui sembrami opportuno riassumere, e formulando .alcune proposte concrete riguardo ai mezzi da adoperarsi per ottenere ufficiali della qualità richiesta per soddisfare alle esigenze degli eserciti odierni . 1° L'istruzione preparatoria o secondaria in massima generale sia la classica, cioè quella del ginnasioliceo. A dare questa istruzione concorrano i collegi militari ordinali in modo da attrarvi non solo i gio-· vaneui destinati alla carriera militare, ma anche quelli<
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LA QUES'l'IONE DEG-Ll UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
-che si destinano alle canie1'e che richiedono gradì accademici. 2° Vi sia un unico istituto d'istruzione professionale militarP-, nel quale i g iovani siano abilitali a conseguire ìl grado di nffìciale in genere senza dìsiinzione di arma. · In questo isti tuto gli studi abbiano la dtirata di due anni e sian_o ordinati .nel modo ind icato nel pro.spetto che precede. · Questo istituto unico lo ch iamerei la Scuola milita1·e. 3° Vi sia una scuola -s petiale pee co mpletare l'istruzione degli ufficiali .delle armi del genio e dell'artiglieria; questn scnola in un corso triennale comprenda gli stud ii speciali attualmente ripartili "tra l'accademia e la scuola di appl icazione. 4° Vi sia inoltre la scuola normale con un anno dì corso pell'istrnzione speciu le degli ufficiali di cavalleria, e vi siano corsi · periodici. di armi e tiro, e di servizio zappatori per comp letare l'istr uiione degli ufficiali di fanteria. Non parlo per ora del la scuola dì guerra, pèr la ' .quale non può passare che una rnir~ima frazione degli µfficiali (un nono ci rca del reclutamento annuale}. ~la con ciò non si sarebbe ancora fatto tutto quanto, a parer mio, è necessario perché nel nostro giovane esercito si si ano gettnti (ulli i germ i per lo svi luppo completo della sua allitu.dine a gov ernare la truppa nel tempo della preparazione alla guerra e nella guerra stessa. Vi è ancora una lacuna; manca ancora al no·Stro aspiran Le ufficiale quel corredo di esperienza propria_. di proprie person;1li ossHvazioni su lla fisiologia, per così espritnermi, del soldato, della compagnia, dello squadrone, ecc., c·o rredo indispensabile per rendere fecondi gli insegnarn enti·datigli alla scuola militare e pei· sviluppare compl~tamen te in lui i germi di
I '),
71 quella attitudine al coniando e.governo di uomini, che si perfezionerà poi a misura del suo progredire nella carriera. Tale corredo di esperienza non può' acqui- . starsi se non col vivere da soldato. in mezzo a' soldati., ed ecco ciò che spiega· quello che si prati;a n~,ll'ese~cito prussiano - il quale, volere o· non, è là pw perfetta ·espressione dell'arte moderna. - In quel l'~serciw l'aspirante ufficiale non è ammesso al grado d1 alfie.l'e, se non conta . almen.o sei mesi di servizio jn un reggimento come se·mplice soldato. . R qui mi. ascrivo ad onore il potere riportare brano di un lavoro inedito del generale A. Ricci , alla cui gentilezza sono debitore di tale comunicazione. IN ITALTA
.
un
. .. . <t Passo ad un secondo difello, grave quanto il primo, « che vizia g li .stud i dei nostri primarii in ~Lituti mi« !ilari. Esso può essere così formulalo: mancanza cli « im tù·oc-inio p1·atico che, come_ha luogo in Germania., « /amigharizzi· gli allievi, p1·i1n·a del _loro in[Jresso nei
« detti instùuti, colte. co~e militari stille qiiali si aggi-
« remo gli studii professionali degli instituti· stessi. « Questa proposizione ha bisogno di qualche spie« gazìone e mi accingo a darla. « Per poco che si sia al conente di studi mi litnri « non si può leggere, senza sorpresa, il programma <t di arte milita1·e (può dirsi altrettanto di ~utti quelli « delle rrn1terie affini) che è prescritto sia per la scuola « sia pet' l'accademia militare. «Quandosi rifletta invet·o a quali. allievi debba. es. « sere insegnata llllta quella materia, non si può non « provare un senso di .... ammirazione e per coloro « che devono insegnarla e per coloro che devono stu« diarla, ben diverso, in questo caso, .dallo impararla. « Per rendersi conto di. questa distinzione è oppor-
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IN ITALJA
LA QUESTlONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
« tuno mettersi coll'immaginazione nei panni degli al<< lievi che assistono alle lezioni di arte militare sia alla « scuola sia aU' accademia militare. Essi non hanno, <1. sino a qui;l punto, cognizioni militari all'infuori di « quelle apprese negli esercizi dell'instituto di cui fanno « parte, cioè il maneggio d'armi, la scuola del soldato « e forse quella di plotone o di compagnia. Tuttociò, «.ben inteso, imparato alla meglio e come può farsi « in un cortile ed anche in una piazza d'armi, ove si « apprende, cioè, abbastanza della forma ma poco o <I'. nulla dello spirito di quelli alti tattici elementari. « Ma tuttociò che r iguarda la formazione . delle unità « n1aggiori e la loro articolazione, i loro alli fonda« mentali di movimento e di combattimento, le rela« zioni necessarie fra le diverse armi e le esigenze « principali di ciascuna di esse, tuttociò insomma, in « che consiste la conoscenza vera ed utile degli ele« menti componenti gli eserciti e dei loro principali « repai-ti, è tuttora un libro chiuso per loro. Nè si « vorrà, io penso, ammettere che una conoscenza sif« fatta possa essere acquistata col fatto, se pure è <1. qualche volta capitato agli allievi di aver veduto in « occasioni di parate o di manovra qualche battaglione, «.batteria, squad rone od altre unità maggiori sfilare « o manovrare. Tutti sanno infalti come le menti gio« vanili non vedano in tali occorrenze che il luccicare -« delle armi, lo svolazzare dei pennacchi, il correre « dei cavalli ed il so lito defUè col solito brillante stato « maggiore, che forma l'idolatria delle bambinaie, e . « di quelle altre, come direbbe il Fambri . « 'Ed ecco che con que:,to ricco bagaglio di cogni« zioni di fatto delle cose militari, gli allievi si tro« vano cli fronte allo svolgimento di un programma « ché fra le allre tesi presenta questa: logistica - ac. « cam,pamenti - accantonamenti -
approvvigionamenti
« delle truppe in stazione -
I I
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marcie trasporti - ap« provvigi·onamenti delle truppe in marcia - servizio ·« di inforniazione degli eserciti - servizio di· sicu« 1·ezza - impiego delle tre armi e specialmente della « cavalle1·ia. « Oppure quest'altra: formazioni della cavalleria « l'ordine sottile è il fondamentale - 'Vizio dei fronti « troppo estesi - ùitervalli fra gli squadroni e loro « importanza - dell'o1·dine p1·of'ondo ed a che serve « - cariche in colonna - scaglioni - manovre - or « dine sparso - combinazioni di vari ordini t1·a lo1·0 « cavalle1·ia appiedata - uso del fuoco - andature ·« delta cavalle·ria, \( Ovvero quest'altra per finirla: combinazione delle « ,tre armi - eventuali e permanenti - ranteria e ca« valleria - fanteria ed artiglieria - cavalleria ed « artiglieria - principi generali per l'impiego delle tre « armi combinate - pe,riodo di azi·one che spetta a « ciascuna - ufficio delle armi diverse in certi movi« menti speciali - piegamenti e spiegamenti - cam« biamenti di fronte - marcie tattiche avanti ed in ri« tirata ! - inseguimenti. « Ora che può succedere, data la natura degli al·« li evi che assistono allo svolgimento di tali tesi? Una ·« delle due, e non vi ha proprio via di mezzo. O l'io« segnante è un uomo di buon senso, il quale capisce « cbe, con un uditorio quale è il suo, l'entrare nel « merito della lesi non sarebbe altro che sprecar tem po « e seminare confusione. In Lai caso egli si alterrà a « delle generalità che gli allievi ripeteranno più o meno « bene agli esami, mettendo a provu tutta la potenza « della loro men1oria giovanile, e dimentichernnno al « più presto, che è quanto di meglio possono fare. O « l'insegnante crede di dovere entrare nel merito della << lesi, ed a:lora si può agevolmente immaginare a
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J,A QUESTlONE DEGU UFFICIALI E SOTTUFI~ICJALI
« quale esercizio acrobatico ·sieno sottoposte le menti
« di quei poveri g·iovàni, i quali si vedono sfilare din..:. « nanzi una ridda fontastica cli cose che conos~ono' a « mala pena di nome. Battaglioni, squadroni; batterie, « reggimenti, brigate; divisioni, corpi di armata che « vanno o che vengono in linea, in colonna, a 5.ca<s gliooi, di fronte e di fianco; fuochi, attacchi, ca« riche che si avvicendano; traini, sussistenze, ambu« lanze, ponti, parchi, insomma una confusione di cose «che deve dare le verti gini a- chi, non conoscendole « affatto o conoseendol_ e appena di nome, si trova nella « materiale responsabilità di ten ere dietro ai loeo mo« v!menL( , di eapirne l'impiego, di apprezzarne gli atti << anche superficialmente. ~ Quale sarà il risultato di tuttociò? Un tempo pre.:. « z10so ·sprecato, qualche generali tà rimasta appiccicata « alla m~rnoria ed una confusione nelle menti da non « dirsi. ~leglio, cento volte meglio, se nulla vi sarà « rimasto! · « Qualcuno fra i miei dieci lettori potrebbe pensare « che io abbia esagerato le tinte del quadro che gli « ho posto sol.Lo gli occhi, e sono ben dispost@ ad am« mettere che, ond e impedirgli. di addormentarsi, tanta «è. la gaiezza del soggetto, io abbia cercato di dare un « po' di movimento al mio scritto. ~la, fatta tale con« cessione, credo dì potere affermare che se le tinte « sono un po' caricate, il fondo del quadro è preso « proprio dal vern . Del resto non gli potrebbero man« care i mezzi onde persuadersene. Non ha egli un « figlio, o un fratello, o un parente od un conoscente « che sia passato o stia passando p~r il tirocini9 di « cui ho p<1rlato? ,Ebbene lo _intefroghi, non si ·fidi a « qualcuno di quegli sforzi mnemonici dei qua li le rr1eoti e, giovanili sono tanto capaci, ·ma ·vada bene a ·fondo, < poi giudichi. Io che scrivo questa prova la 110 fatta
1
IN ITALIA
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« e rjpetuta più volte e sempre collo stesso risultato. « Ecco perchè ne parlo con tanta sicurezza. « E come potrebbe essere diversamente? Esiste un « principio logico al quale noi, che abbiamo bandito .: lo studio della logica dai nostri istituti milit~ri, è « Iiaturale che non pensiamo o che non vogliamo am« mettere. E quel principio si è che il metodo, base "- di ogni insegnamento, non è qualche cosa di con« venzionale che possa prendere la legge da esigenze « estrinseche o dal capric~io di manipolatore di pro« grammi. 11 metodo è un processo razionale che de« riva dalle condizioni psicologiche della mente umana, « della quale non è dato ad alcuno di mutare l'es« senza. « Le cognizioni varie hanno un modo di penetrare « nelle intelligenze., che é quello e non un altro, e lo « scostarsi più o meno da esso vuol dire inse« gnare più o meno bene, e quindi con profitto « o no. E ii modo è questo: dal noto bisogna passare « all'ignoto, sia pur questo noto, come nelle scienze « speculative, un principio assiomatico che si impone « per la prop ria evidenza, o come nelle esperimen« tali, un dato di fatto, cbe si percepisce coi sensi. « Per conseguenza logica ed indecl inabile bisogna nel« l'insegnamento seguire tale prncesso, ed ognorachè si « tratti di co6e materiali è necessario prendere le mosse « dalla percezione col mezzo dei sensi di ciò che forma « il soggetto dell'insegnamento. « E qui si possono presentare due casi: O le cose, di « cui si tratta, sono tali che cadono quotidianamente « sotto i sensi e sono quindi note per la pratica abituale « della vita, ed allora non vi ha alcuna necessità di sot« toporle appositamente ai sensi degli allievi. Si può « quindi in tal caso entrare addirittura nel campo « scientifico dell'insegnamento certi che gli allievi non 6 ANNO xx11, VoL. 1v.
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LA QUESTIONE DEGLI UFFJClAU E SOTTUFFICIALI
« avranno difficoltà nel tener dietro a chi inseO'na o , « daccbè ad ogni termine da lui adoperato la mente loro « annetterà immediatamente l'immagine della cosa che « il t1-:1rmine esprìrne 'senz!l lacune e senza strappi nella · « catena delle idee, « Ma se le cose, di cui si tratta, sono tali che, o non, « o solo a larghi intervalli t;adano sotto i sensi, sicchè « non se ne possa acquistare una sufficiente con oscenza, « allora è indispensabile com inciare dal porre sotto « ?li ocehi degli allievi tali cose, tarle loro vedere per « bene e toccare con mano. Se si en trasse nello studio « scientifico senza tale antecedente, o non 8i approde« rebbe ad alcun risultato, o questo sarebbe insuffi« ciente non ostante tutta la possibile valentia de ll'in« segnante e la massima applicazione degli alliev i. Si « capisce che per insegnare, ad es., l'architeuura non « occorra prima far vedere materiai men te agli allievi le « cose principali che formano l'oggello dei loro studi. « Egli è perchè nell e menti loro al termine di muro « di fondazione , di scala, di tetto e simili corrispondon; « nozioni ben precise che servono come altrettanti punti « di partenza per lo studio scientifico, che si tratta di « fore. ~fo provatevi invece ad insegnare la teoria ar« monica senza prima far conoscere agli allievi le forme « convenzionali dell e note e di tutti gli altri seO'ni del <i. lingu aggio musi cale e senza avvezzarli a disti~o-11ere . o « 1 suon i e le gr·adazioni corrispondenti a tali segni I Sa4: rebbe lo stesso corne voler insegnare la pittura ad un « cieco nato. « E perchè questa differenza di processo nei due in« segnamenti1 Perchè nel caso del l'architettura ciò che « forma la base materiale .delle cognizioni da acqui« stare si ha quotid ianamente sotto gii occhi e se ne « ~ssimil~, per modo di dire, la conoscenza colla pra11. tica abituale del la vita. Nel caso della musica invece
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IN ITALIA
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-« nulla vi ha nella vita ordinaria che possa. rendere « fam igl iari i segn i convenzionali adottati per esprimere « le modulazioni dell'ugolti umana, o le vibrazioni dei « corpi sonori, che servono alla costruzione degli slru« menti musicali. « E così è dell'arte militare. Tutto ciò, infatti. che -<< serve di base all'insegnamento prof~ssiona!e mi lita.re {< appartiene a quella natura di c:(•Se, delle quali la « pratica ordinaria della vita non offre, in generale, « il mezzo di acquistare la _conoscenza. Si deve quindi « fare in modo che la mente di chi deve studiare tali <{ cose abbia anlit.utto e sempre presente la rapprc« sentazione dell'organismo delle diverse unità e del « loro modo formale di funzionare, abbia coscienza « dE.lle loro esigenze principali e dei loro rapporti. « Ora ad acquistare tali cognizioni non vi è che un « mezzo, e si è l'uso materiale, la pratica quoti« diana, lo starvi ed il vivervi in mezzo per un tempo « sufficiente. Ed è ciò appunto che si pratica in « Germania, ove non si · è ammessi nelle scuole di « guerra, che conispondono alla nostra scuola ed « accademia militari sommate assieme, se non sì è « passati prima per un tirocinio sufficiente di ser« vizio nei corpi di truppa sotto la direzione di « esperti ufficiali, che hanno appunto il còmpito di « far vedere, osservare, analizzare ciò che sarà poi « oggetto di studi negli istituti. E si è in questo, « ossia nei metodi scolastici, ove avremmo molto << da i:-.nparare dalla G·ermania, anzichè in tante « altre astruserie che non si attagliano nè all' indole « nè ai costumi nostri. E se la Prussia erigerà un « giorno dei monumenti ai grandi uomini di g11erra « che la posero alla testa delle potenze militari con« temporanee , non dimenticherà certamente qu el ve-« nerando generale Peuk.er, il quale fu per tanti anni
84 LA QUESTIONE DEGl,I UFFICIALI E SOTTUFF'ICIALI « l'ordinatore e il direttore de' suoi istituti militari. « Le istruzioni, i programmi emanati da questo ge« nera le filosofo-militaee sono ,,eri modelli del genere « e rivelano un acume psicologico , che può stare a « fronte di quello dei più grand i pensatori germanici. « E se il maresciallo Moltke ebbe a dire che la bat« tagl ia di Sadowa era stata vinta dai luogotenenti .s: prussiani, il Peuker avrebbe potuto soggiungere che « era lui che l'aveva vinta, lui che aveva contribuito « più d'ogni al tro a forma.re quei luogotenenti (1)..... » 1
Eccomi quindi indotto a proporre una. aggiunta a quanto ho già proposto più sopra , per modo che il mio concetto sulle condizioni da stabilirsi pel conseguimento del grado di ufficiale, potrebbe form ul arsi nei termini seguenti: « Il grado di ufficiale si acqu ista compiuto con ime<< cesso il corso biennale alla scuola militare. Si entra « alla scuola mili tare dopo compiuti i corsi li ceali ed « avere prestato servizio in un corpo di truppa per un « tem po non inferiore a sei mesi ». La stmdamaestm, di cui ho fatto cenno al principio di questo mio lungo discorso, presenterebbe così tre tappe: quella dei collegi militari, quell a del servizio semestrale -in un corpo di truppa , quella dell a scuola militare. Ho cleuo la strada maestra, e ciò ho detto perchè non intendo escludere le strade secondarie ed anche le scorciatoie, e le accenno senza discuterle. 1 ° Esame pel passaggio diretto alla scuola militare per cbi abbia almeno un anno di servizio, e non abbia oltrepassata l'età di 26 anni (2}. Questo esame dovrebbe (4) Estratto di un lavoro inedito del generale A. R1cc1 che porta pèr ti toto: Quadri! (2) N. B. li limite d'età qui accennato va sottinteso anche pei numeri seguenti.
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richi edere: composizione italiana, traduzione in un'altra linO'ua classica o moderna, matematiche elementari, sto~ia e geografia, elementi di fi~ica . . E questa sarebbe la via che terrei aperta a tutti ?o lo r~ i quali non avendo compiuto un .corso regolare ~J ~tudL classici o tecnici, abbiano tuttavLa una base sufficiente di istruzione per potere aspirare ad aprirsi la carriera militare, in cui potrebbero t~ovarsi impegnati ,o ~er fatto di leva o come volontan. Sa rebbe questa I unica via che terre'i aperta all' avanzamento dei sottufficiali, all'infuori di quella dei contabili. 2° P:issaggio diretto alla scuola militare, a chi pre~ senti il dip loma di licenza liceale e conti non meno rl1 sei mesi di servizio militare. 3° Amm issione alla scuo la mili tare previo esame di composizione italiana e francese, di storia e geografia , a chi presenti diploma di. l!cen~a. dall'istituto tecnico e conti se i mesi di serv1zLo militare. 4° Passaggio diretto, previo esame relativo, al 2~ anno della scuola militare, a chi, contando un anno d1 servizio milita re presenta documenti da ?ui ris?lti, av~r egli compiuto con successo un anno d1 studi all umversità. 0° Passaggio diretto , previo esame d_i amn~issi?ne, al :2° ed anche al 3° anno della scuola d1 apphcaz10ne del genio e artiglieria, a chi provi d'a~er comp.iuto l'uni versità o all'istituto tecnico superiore cqrs1 press ~ poco corrispondenti, e con li . n?n . meno di un ~nno d1 servizio in un corpo dell'art1gheria o del gemo. Le due vie accenn ate per ultimo rimarrebbero nperte specialmente a quei giovan i i ~1uali ,non avendo potuto del volontariato d un anno, sono engod ere i vantarl'O'i oo ' . -o:ati nell'esercito per obbligo di leva , e cosI p~re a qu~1 volontari d' un anno nei quali durnnte l'anno d1 servJZ10 si sia risvegliata l'inclinazione alla carriera militare.
a!-
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LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
.Nell'esposizione fatta sin qui dei principii e dellenorme che, a parer mio, si dovrebbero seguire nella preparazione al grado di ufficiale, ho lascialo libero corso all'espress ione dei miei voli sotto l'impulso del sentimento vivissimo che ho dell'elevatezza della missi~ne dell'uffi:iale negli eserc iti moderni. Sempre però m1 sono sentito come aleggiare d'intorno un certo qual dub~io dei miei Jeuori suggerilo dalle cond izioni presenti del reclutamento degl i ufficiali, dal fatto cioè che ad onta della larghissima facilità fatta al conseguimento del grado, gli ufficiali scatseggiano. Ai miei occhi però qu esto dubbio non ha mai rivestito il carattere di questione pregiudiziale, al segno da costringermi a continuamente sacrificare la cond izione della qiialità a quella della quantità. Sui mezzi da impiegarsi pedacili tare il reclutamento de o-li ufficiali sotto ·1 o 1 rapporto del numero ho già trattenuto i lettori della Rivista co l!' altro mio scritto già citato. Non trovo quindi opportuno il ripetermi e il dilungarmi su tale questione e mi limito ad accennare i pun ti salienti delle proposte svilu ppate in esso scritto , che sono : 1° fare più largo assegnamento sugli ufficiali di complemento scelti con Lune quelle maggiori cautele e rigore che ora sono possibili dopo l'abolizione dell'affruncazione; 2° fare grat~ita !'.ammissione all a scuola mil itare; 3° fare del grado d1 capttano una posizione, a cui si possa arrivare in un massimo di 14 ann i e tale per autorità 1:;d ao·iatezza da . o c?rr,spondere alle legittime aspirazioni di qualsiasi g1ovaneuo colto e laborioso. Ma sopratullo io mettevo allora, e mantengo più che mai, come cond izione indeclinabi le che per ottenere la quantità non si debba tra nsigere sulla qualità, poiché n~ssun aumento della prima può compensare la deficienza ne lla seconda. Io credo anzi che l'elevare il livello delle esigenze
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IN ITALIA 87 snlla qualità conferisca - a lunga scadenza, se si vuole, ma con cerlezza - a soddisfare anche le esigenze della · quanti tà. Al giorno d'oggi quel prestigio, che veniva alla car. riera militare da l monopolio, per così dire, del sacrifizio della vita a pro' del paese, è grandemente sfatato da che a tale sacrifizio in caso di guerra sono chiamati tutti i val idi della popolazione. Bisogna adunque che al prestigio derivante da tale monopolio ne venga sostituito un altro, e sia quello del rispetto di cui i cittadini devono circondare le persone di co loro, che per elevatezza di coltura e di carattere sono degni del nobi lissimo ufficio di educarli e guidarli alle supreme prove della guerra.
(Contimia).
F.
S1SHONDO.
LA BATTAGLJA DELL'ASSIETTA
LA BATTAGLIA DELL'ASSJETTAc
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STUDIO STORICO
V. Concerti fra Carlo Emanuele III e il conte di Brawn. - Operazion i dei Francesi e dei P i emontesi nei giorni 16-17-18 luglio. (Con pia.no)
Le precauzioni prese dal cav. di Bellisle acciò non venisse a smascherarsi la direzione della sua offensiva durante i giorni in cui il movimento delle truppe francesi si trovò ar enato a Guilles tre, non bastarono ad ottenere siffatto intento. Insino allora l'incer·tezza sui veri disegni del nemico era stal;a completa in Torino. In una lettera del sol ito ufficiale piemontese, scritta da Torino il 12 luglio, questa cornplela incertezza viene così esposta: «
Le disposizioni di questa Corte in torno alla presente cam-
(1) V. Rivista m ilitare, dispense di agosto e settembre.
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pagna vanno variando secondo i diver si movimenti de' ne« miei, e questi pare che ora vogliano penetrare nel Pie" monte dalla parte di Demonte, ora che minaccino Susa ed < Exilles, ed ora che pensino a tenerci a bada per ino!Lrarsi « francamente nella Rivier a di Genova eripassarepoi inLom" bardia. Sua Maestà non manca di vig ilanza in ogni luogo, « onde se fossimo assaliti in qualche luogo speriamo d'esser e " in grado di fare una forte resistenza • . '!n conseguenza cli tale incertezza, i battaglioni del conte Della Rocca, non appena furono g iunti a Finale, venner o av. viati verso l'alta valle della Tag gia alla Colla del Pizzo, sulla destra delle posizioni occupate dal barone di Le utrum. P er tal modo es$i erano in grado di concorrer e efficacemente alla difesa di queste posizioni, qualora venisse ad avverarsi l'ultima delle ipotesi accennate nella le ttera di sopra citata, e nello stesso mentl'e erano portata di passal'e prontamente in Piemonte quando s i rosse verificata una delle altre due. Ma l'incertezza cessò il 14 di lug lio. In quel gioeno arrivò a Torino la notizia della marcia delle truppe nemiche del campo di Tour noux su Guillestre, e s i seppe eziandio che l'artiglieria francese non aveva proseguito il s uo movimento verso il colle .di Vars , mentre in quell a vece s i trasportavano con tutta fretta delle munizioni da guerra e da bocca a Briançon. Con temporaneamente giunse avviso che le truppe spagnuole, che occupavano la Savoia, si erano messe in movimento verso l'alta Mariana. Queste notizie non potevano lasciare alcun dubbio sulle ver e intenzioni del nemico, le quali dtvennero anche più manifeste allorché per molte diverse vie si riseppe che le truppe francesi avevano lasciato Guillestre e s'erano. porta te in parte verso Briançon ed in parte nella direzione di Servière. Da questo momento il còmpito della difesa era ben definito. Ad una offensiva immediata contro le truppe franco-spagnuole che occupavano la contea di Nizza non si poteva più pensare, dopoc.hè la poca pr-emura degli Aus tria ci a secondare «
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DELL' ASSIETTA
i disegni del Re aveva fa tto perdere tutta· la prima metà del
mese di luglio . Oramai operando in questa maniera si sarebbe appunto anclaLi incontro ai desideri del duca di Bellisle, e si sarebbe agevolato a suo fratello il primo suo còmpito di traversare la zona alpina e di impadr,mirsi ~elle posizioni di sbocco nella pianura piemontese. Al punto in cui erano le cose non rimaneva a Carlo Emanuele che una sola linea di condotta; difendere cioè direttamente·e colla massima energia le valli minacciate, ed. impedire al nemico di impadronirsi degli sbocchi di esse fìno a tanto che, scossi alfine gli Austriaci dalla loro inerzia, fosse possibile di procedere unitamente ad essi all'ol'lensiva o contro la Riviera, o nella direzione del l\1onginevra a seconda della situazione del momento. Prendendo per base questo nuovo concetto, il Re spedì immediatamente al generale Leutrum l'ordine di avviare verso Piner olo, pel colle di Tenda, Cuneo e Saluzzo, i 10 battaglioni del conte Della Rocca . Conlempol'aneamente fu fallo partire da Torino per Susa il reggimento provinciale di Chiablese, che vi era di presidio, o fu mandato a Cuneo l'ordine di avviare vers o Fenestrelle il reggimento provinciale di Nizza e il 2' battaglione del reggimento Schulenburg (! ). Erano in tutto 13 battaglioni chedovevanosuccessivamenterinforzare le truppe del conte di Brichc~rasio. Della cavalleria del conte Della Manta, i venti squadr oni di dragoni furono portal.inei dintorni di Saluzzo e d i P iner olo, e gl i aHri 10 squadroni furono lasciati nella valle della Stura, minacciala tuttavia dalle poche truppe francesi rimaste al campo di Tournoux. Men tre in Piemonte si operavano questi movimenti, nella Liguria il generale Leutrum, per essere maggiormente a portala di accorrere nella valle del Po pel coll<~ di Tenda, operava uno spostamento delle sue forze verso la propr ia sinis tra.
('l) Era questo uno dei r eggimemi s tranieri al servizio del Re di Sardegna.
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Allo scopo di s tabilire n uovi accordi cogli Austriaci fu fatto partire per la seconda volta da Torino il conte Bogino, il quale si recò presso il conte di Brawn, e, secondo il solito, lo trovò oltremodo accondiscendente a parole . In base alle istruzioni date dal°Re al conte Bogino, venne convenuto che il generale Leutrum colle sue truppe sarebbe rimasto a fronteggiare i Franco-Spagnuoli nella Riviera, mentre le truppe del conte di Schulenburg, che non s 'erano mosse ancora dalla valle della Polcevera, avrebbero valicalo l'Appennino. Un corpo di 15 battaglioni e 17 squadroni, staccato dall'armata del conte di Sclmlenburg, doveva rimanere presso Ovada s otto gU ordini del generale Nadasti, col mandalo di osservare la guarnigione di Genova e coprire contro di essa i magàzzini e il parco d'assedio dell'eserciLo imperiale. li rimanente delle forze a,usLriache doveva proseguire verso l'alto Piemonte sotto gli ordini diretti del conte éli Brawn. Erano 34 battaglioni, i quali, divisi in quattro colonne, dovevano dirigersi s u Carmagnola e Casalgrasso, d'onde sarebbero stati a portata di oppor si allo sbocco dei Francesi in pianura, sia che vi volessero penetrare per Borgo S. Dalmazzo, sia che volessero penetrarvi per P inerolo o per Avigliana.. Con questo rinforzo, le truppe che gli Austro-Sardi avrebbero potuto opporre al cav. di Bellisle, anche senza r ichiamare il generale Leutrum dalla Liguria, dovevano ascendere a 61 ballaglioni e 86 squadroni, non compresi i presidii delle piazze e la milizia. Siffatte forze sarebbero state certamente più chesu:fficienti contro quelle del cav. Bellisle; ma se gli Austriaci indugiavano, com'era da prevedere, a mettersi in marcia, e se i Francesi, superata la resistenza dei forti alpini, duscivano ad impadronirsi delle ·posizioni di sbocco, essi sarebbero stati in grado di aspettare i rinforzi che il duca di Bellisle s tava per avviare verso il lVIonginevra mantenendosi in queste posizioni, dalle quali gli AusLco-Sardi assai difficilmente avrebbero potuto sloggiar li attaccandoli dalla pianura. La superiorità numerica poteva così volgersi in breve a favore dei F rancesi.
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Che un simile limore non fosse infondato non si tal'dò molto a scorgerlo. Sia che gli Austriaci incontrassero in e/folto gravi difficollà amministrative, sia che, come lo sperava il duca di Bellisle, messi in puntiglio dall'essere slati costrelti a levare l'assedio di Genova, non fossero alieni do.I lasciare il Re in lolt,a <la solo colle difficoHà del momenl.o, il conte di Brawn, dopo avere accondisceso alle proposte del conte Bogino, non diede segno d i volersi muovere con molla sollecitudine . In realtà Carlo Emanuele non doveva tener conto pel momento che delle proprie forze e della potenza difensiva delle Alpi. Nonostante la gravità della s ituazione la fiducia continuava a regnare in Toeino, come ne fu fede jJ seguente passo di una lettera scriLta il 20 di luglio dall'ufficiale del quale già si sono riportali allri brani di lettere: • Si è saputo u ltimamenle che un grosso corpo di Francesi, « che pareva volesse voltarsi verso Barcelonetta, abbia preso • la strada di Bl'ianzone, e s ia poi calalo dal Monte Ginevra « con alcuni pezzi di cannone. Noi non v'abbi&mo là gran « genle, essendo molti i luoghi che debbono essere provveduti; « con Lulto ques to non temiumo in conto alcuno » . Alla immobili là degli Austriaci in quei giorni fa contrasto i'aLLivilà spiegala dal cav. di Bellisledul momento in cui le sue truppe vurcarono la frontiera. Dopo esset·si portata il 15 luglio a Cesana, come già s i espose precedentemente, l'avanguardia comandala dal ma resciallo di campo d' Arnault continuò la ~sua marcia su Oulx nella giorno.tu del 16, ed ivi si a ccampò spingendo un avamposto s ino al ponte sulla Dora. conosciuto sollo il nome di Pont Ventoux. Da parecchi giorni il cav. di Bellisle s i preoccupava della poss ibilità che i Piemontesi, col distruggere i ponli sui quali la slf'a<.la traversava la Dora l'ra Cesana e Exilles, riLardassero l'arrivo della s ua artigliet•ia sotto le mura del forle di Exilles. Perciò nelle islruzioni impartite al maresciallo di -campo d'Arnault gli aveva particolarmente raccomandato di
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occupare pronlarnonte Pont Ventoux per impedirne se possibile la distruzione, e quando questo non fosse riuscito, per farne intraprendere senza perdita di tempo i lavori di riallaroento. Le truppe di cl' Arnault avendo trovalo il ponte in tallo non ebbero che a stabilirvisi, menll'e altri pos ti ve1Jivano s pinti a Sauze d'Oulx e a Jonvenceau per coprire il fianco destro dell'avanguardia nella direzione del colle di Còte-plane, che i Francesi credevano occupato dai Piemontesi. Sulla sinistra d' Arnault non aveva bisogno ùi coprirsi essendo s ufficientemenLe prolelt.o dalla occupazione della Mariana per parte delle truppe spugnuole nonchè dalla colonna del brigadiere d'Escars, il quale, come giù s'è accennato, dopo aver raccolti i due battaglioni spagnuoli u Barclonnéche, doveva innalzarsi per Rochemolle fino ai ghiacciai dell'Ambio, e scendere poi da questi sulle alture che dominano Exilles da nord. Questo movimenLo della colonna di d'Escars era sta to calcolalo dal cav. di Bellislc a lt'e giornate Ji rnnrciu, a partire da Bardonnèchc. Era però stalo prescritto che essa facesse sosta dopo la seconda giornata cli ma1·cia, cd aspellasse nuovi ordini; e ciò perchè nel cuso in cu i la distl'uzione di Pont Venloux avesse prodotto un t·ilardo nel movimento o(l'eneralc dell'al'mala non si voleva che, spingendosi troppo innanzi, d'Escars si troYasse poi isolalo di fronte nl nemico. >ella s tessa giornata del 16 luglio le lrnppe del ca v. di Bellisle si porlarono dalla VachcUe a Cesanu e quelle del marchese di Villemur da Serviércs a Bousson e Rollières. 11 marchese di Villemur spinse la s ua avanguardia, rinforzata dai volonLari di Ganles, a Champla ns du Col, che fu abbandonaLo senza contrasLo dai Valdesi, e s tabilì duo posti, della forza complessiva di 600 uomini a Sauze deCésannee a Thures, 1>er ,..,"'UUI'· darsi verso l'alla valle della Dora e il vallone di Thures dallo for;:c piemontesi che per avvcntur·a vi s i s pingessero valicando i colli che mettono queste valli in comunicazione con q uella della Germagnasca, che i Francesi sapevano essere occupata. Fu inoltre lasciato indietro durante la marcia un dislacca-
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« i\'1eshommes
sont revenus. » Scri vevagli alle 9 del mattino. « Ils souliennentqu'i l n'cst point question de nouvelles troupes " arriv{\es, qu' il n'y a que 7 bataillons qui y sonL depuis « longtemps, dispersés à Balboutet et l' AssieLle et le col cl' Ar« gueil, avec un poste sur le col de C6teplane, mais ils ne « me nomment pas les mémes que vous m'avez marqué hier • y étre. Leur eapport est: « Les Gardes 1 e Savoye . . 2 « Sicile . · . 2 « Kalbermatlen . 2 ». Queste informazioni, cbe concordavano con quc~lle che egli aveva raccolte s ino allora, dovevano confermare il cavaliere di Bellis le nella fiducia che colla rapidità dei s uoi movimenti gli fosse riuscito di sorprendere i Piemontesi, e che, non .perdendo tempo, gli sar ebbe r iuscito egualmente di stabilirsi senza difficoltà sulle altu1·e che separano Exillf}S da Fenestrelle. Per ciò egli avrebbe voluto non frappor re alcun indugio e portarsi sull'altipiano dell'Assietta colla maggior parte delle sue forze nella giornata stes sa del domani. A quest'uopo vennero date le seguenti dis posizioni: llrnaresciallo di carnpo d' Arnaull doveva portarsi per le 2 del mattino del 18 al colle del Bou ,·get (t), e darvi la mano all'avang uardia del marchese di Villernur,che vi si doveva portare da Traverses. Operata la loro l'iunion@, le due avanguardie dovevano pol'Larsi, sotto gli ordini del maresciallo cli campo d' Arnault, al colle di Còle-plane, seguendo la cresta delle montagne, e sloggiarne i P iemontesi. Qualora questi avessero opposto una energica r esistenza, le trnppe di d' Arna ult sarebbero s ta te successivamente r inforzale. Vinla la resi tenza a l colle di Còteplane il d.;Arnault doveva proseguire la sua marcia, e sempre seguendo
mento ad occupare il colle di Bourget, pel c1uale passava la linea d'operazione di Villemur, e che poteva essere minacciato dal vallone di Thures. Più tardi, nella giornata, questo distaccamento fu rilevato da due compagnie di milizia brianzonese. Mentre le ltuppe del r:narclrnsa di Villemur varcavano così la frontiera, la brigata di riserva muoveva da Arviellx e andava a stabilirsi nei campi abbandonati da esse pr rsso il villaggio di Bourget. Nellù giornata del 17 luglio si proseguì il movimento dei Francesi. Nella valle di Exilles le truppe del cav. di Bellisle si portarono ad occupare gli accampamenti tenuti nella notte da quelle di d'ArnauH presso Oulx, men tre queste ultime, continuando ad occupare Pont Ventoux, si stabirono a Sauze d'Oulx e a Jonvenceau. Il ma1•chese d i Villemur, valicato il colle di Sestrières, scendeva intanto nella valle di Feneslrelle lasciando indietro i posLi stabiliti il giorno prima a Sauze de Césanne e a Thures. I Valdesi, ritirandosi dal colle di Sestrières, avevano preso posizione al villaggio di Joussand cd avevano lasciato un piccolo posto a Due, nell'intento di copr ire i colli dell' Albergian, e del Piz, che meLtono nella vallo di Germagnasca, da essi abitata. ln tutto, sommavano a 4 o 500 al più, dimodochè l'avang uardia di Villemur non durò molla fa tica a ricacciarli. La maggior parte di essi si r ipiegò sul colle dell' Albergian, il r imanente si ripiegò pella direzione di Fenestrelle. Dopo questa breve avvisoglia il corpo di Villemur accampò tt Due e Chezal, e venne parlato un distaccamento sulla falda delle alture di Pierre de l' Aigle per coprire il campo dalla parte di Còte-plane. Il fron Le e la destra del campo venne coperto da volontari di Gantes, che occuparono i villaggi di Traverses e di Paltemouche. Mentre le truppe del marchese di Villemur prendevano queste posizioni, gli giungevano, per mezzo di emissari, informazioni sui Piemontesi, ed egli si affrettava a trasmetterle .al cavaliere di Bellisle.
(1 ) Questo colle mette in comunicazione Sauze d'Oulx con Traverses, e non si deve con fonde re col colle dello stesso nome pel qu ale ltl truppe di Villemur varcarono la frontiera.
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la cresta dei monti, portarsi all' Assietta, di cui doveva assalire di fronte i trinceramenti, mentre le truppe personalmente comandate dal cavaliere di Bellisle, salendo il fianco dei monti dal fondo della valle della Dora, dovevano cercare di aggirarli per la sinistra, e quelle del marchese di Villemur dovevano procurare di aggirarli per la destra salendo l'altro versante dei monti per Puy de Pragelas. I bagagli dovevano essere lasciali indietro sotto la guardia di apposite scorte; e per evitare, che, mentre le forze francesi si portavano quas i pe1• intero ali' Assietta, dei distaccamenti di milizia piemontese potessero spingersi su Sestrières e Cesana, intercettandone le comunicazioni con Briançon, il cavaliere di Bellisle prescrisse al marchese di Villemur di far trasmettere al conte di Revel l'ordine di por tarsi nella giornata stessa del 18 dal Bourget, ove s i trovava colla br igata di riserva, a Sestrières. Non era possibile che questi ordini ricevessero una completa esecuzione. Le cattive condizioni in çui s i trovavano le strade, la pioggia che cadde durante tutta la giornata del 17 e le difficoltà che presentano le lunghe marce di notte in montagna avrebbero reso affaLLo impossibile ai Francesi di raggiungere nella giornata del 18 il colle clell' Assietta. Lo sen Lì immediatamente il marchese di Villemur, il quale appena ricevuti gli ordini del generale in capo così gli scrisse da Due alle ore 5 del pomeriggio. « Les trois hrigades seront prètes à se rnettre en marche « dernain rnatin sur le Puy de Pragelas pour tourner le plan " de l' Assie tLe. Nous lrou verons des chemins pour y arriver, « mais il est impossible que cette marche se fasse dans un ,, jour; ainsi si ces messieurs (allude ai Piemontesi) vculant « la cérémonie toute entière, il faut se résoudre a n'opérer « tout de bon que le 19_ au matin ». , Da questa stessa le ttera si rileva quanto grandi fossero le preoccupazioni dei Francesi per la conservazione delle ]oro comunicazione con Briançon, preoccupazione troppo giustificala dal ricordo delle imprese delle milizie piemontesi nelle
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càlJ}pagne pre<sedentì. Il marchese di Villemur .scriveva· im fatti al cavaliere di Bellisle: ~ J'ai envoyé ordre .à la brigade de Poitou de venir demain ~ eamper a $estrières ainsi qu'aux deux bataillons espn" « gnols (1). Cette brigade relevera les postes que j'ai iaissé « clans la communication, moyennanl quoi les 600 hommes ~ qui y sont employés rejoindront demain dans la journée. ~ Le col de Bourget (2) ne doit point inquiéte1·, parceque; ~ quand meme les deux compagnies de milice brian<;onnaise ;i qui -y sont seraient obligées_de s e retirer, M. de Revel à l& ~ première nouvelle envo-yant 100 h. à Bousson, votre com,i muoicàtion de Briançon par le mont de Genèvre et Césanne " se trouverait toujours couverte ". Ma anche la marcia prescritta per la brigata di riserva dal campo cli Bourg6t a Sestrières eccedeva i limiti della di~ s.tanza pe1·corribile in una giornata da corpi considerevoli di truppa in terreno di' montagna. Il marchese di Villemur lo faceva pure notare al cavaliere di Bellisle in un poscritto. " J'oubliais de vous renclre compte que la journée de Bourget • à Sestrières est trop forte; j'ai mandé à .M. de Revel que •i s'il ne pouvait la faire, de camper ù Champlas du Col, èt « cle pousser une avantgat·de à Sestrières, ee qui t'emplirait ,, le meme objet ". La fiducia nella buona riuscila · dell'operazione contro i,l colle dell' Assielta era del resto generale f'ra i Francesi. Il marchese di Villernur, che aveva ·fama di essere mollo sper imentato nella guerra di ·montagn;, fama che la sua corrispondem:a col cavaliere di Bellisle dimostra non esser e immeritata, partecipava a questa fiducia, come s i-scorge dal se-
(1) Come già s'è detto, la brigata di Poitou e 2 battaglioni spagnuoli cos atituivano il secondo scaglione dell'armata so tto il nome di brigata di riserva. (2) Qui si tratta del colle cbe mette in comunicazione ·Sestrières con Bousson. ANNO XXII, VOL. IV.
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LA BATTAGLIA
guente passo della· letter a da cui si esLrassero i brani che pre~edono: . « Comme vous m'ordonnez de vous mander mes riflexions, " je n'en puis faire d'autres que c<~lle d'étre coµvaincu que « les ennemis se voyant tournés de droite el de gauche, ne • Jaisseront que des postes dans leurs retrancheITJens, qui « ne seraient pas difficiles à forcer, y marchant aussi vivement « que vous le failes •. La fervida immaginazione del cavaliere di Bellisle, eccitata dalla fiducia che gli allri esprimevano sulla bontà delle sue disposizioni, apriva libero campo alle sue ambi,;iose spe1·anze « Demain je mériterai comme vous le baLon de marechal de France » scriveva egli a suo fratello in uno di quei momenti di febbrjle eccitamento nei quali l'uomo già crede di aver raggiunto la mèta da lungo tempo vagheggiata. Le disposizioni date pr~r la giornata del 18 furono modi· ficate nella sera del 17. È probabile che 1~ osservazioni del marchese di Villemur siano state la causa di questa determinazione, inducendo il generale in capo francese a r itardare di un giorno l'attacco dei trinceramenti dell' Assietla, e a non servirsi della str ada di Puy di Pragelas. Le nuove disposizioni tende\rano ad avvicinare soltanto nella giornata del 18 le truppe al piano dell' Assietla in modo che fossero a portata di a ttaccare le posizioni dei Piemontesi nel mattino del 19. In conseguenza di queste nuove disposizioni il maresciallo di campo d'Arnault, r in.forzato con alcuni picchetti, salì da Sauze d'Oulx e Jouvenceau al colle di CòLeplane che trovò completamente sgombro; le brigale Bourbonnais e La Reine, che erano state fin allora sotto gli ordini diretti del cavaliere di Bellisle, si portarono con 6 pezzi d'artiglieria da campagna da Oulx a Sauze d'Oulx, sotto il comando del maresciallo di campo de Mailly; le truppe di Villemur salirono per intero a Còtep)ane, ove si disposero sulla destra delle tr uppe di d'Arnault. Il reggimento di dragoni fu lasciato ad Oulx come
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scorta ai bagagli delle truppe di d' Arnault e di Mailly; i volontari di Gantes con un distaccamento di 400 uomini di fanteria furono lasciati in Condo alla valle del Chisone a scorta dei bagagli delle truppe di Villemur. Dai rapporti degli esploratori . piemontesi risulta che questo distaccamento si spi~se innanzi fino al villaggio di Sochières Basses, e non è 1mprobabile che il marchese di Villemur lo abbia portato cosi .avanti per distrarre l'a ttenzione dei P iemontesi dalle alture . Pare eziandio che nuovi ordini siano stati mandati alla bri O'ata di riserva. Infatti questa, che secondo le prime disp:sizioni date dal cavaliere di. Bellisle doveva portarsi nella giornata del t8 a Sestrières, giungeva a Salbertrand la sera del 19· il che induce a credere che essa andasse ad accampare ' . nella sera del :t8 a Cesana, invece che a SesLr1ères o a Champlas du Col. Checchè ne sia, il mattino clel 19 i corpi di Mailly, di d' Arnault e di Villemur si misero contemporaneamente in movimento; il primo. seguendo la strada, praticabile ai carri, che da ,Sauze d'Oulx. per Monfol conduce al villaggio di Seu e trasformandosi in mulattiera sale quindi al piano dell' Ass iella; il secondo dirigendosi per la cresta delle mo~t~gne sulla testa clell' Assietta, altura che sorge alla estrem,ta occidentale dell'altipiano (1); il terzo scendendo cli poco dalla cresta .dei monti sul versante meridionale di questi e percorrendolo di poi a metà costa, parallelamente alla cresta _stessa. La colonna di d' ArnauH doveva attaccare di fronte 1 trmceramenti piemontesi, e quelle di Mailly e di Villemur dovevano aO'crirarli per la s inistra e per la destra. 00 • , Oalle disposizioni date dal cav. cli Bellisle per l'effettuazione dell'ao·O'iramento delle posizioni occupate dal conte di Bricheoo rasio, risulta manifosto, che se i Francesi avevano una conoscenza abbastanza esatta del terreno sul quale andavano a combattere essi non si erano procurate nozioni prHcise sul ' . · traccialo delle opet'e che i P jemontesi vi avevano costruite. (1) Vedi piano della battagli a.
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LA BATl'AGLIA
L'altip!ano del!' Assietta è dominato ad est dall~ Testa del Grand Serin e-ad ovesLdalla Testa dell'Assietta, due cime che distano tra loro in linea retta di 1500"' e dalle quali si digrada verso l'alt.ipiano con dolce pendìo (1). La linea generale di displuvio del contr affor·te, lungo la quale l'altipiano si stende,. si svolg<1 fra la Testa dell' Assietta e la Testa del Grand Sel'in secondo un arco di circolo la cui convessità è rivolta a nord ed è formata fra la Testa dell'Assietta e l'altipiano da un; breve cresta assai ristretta, mentr1~ tra la Tes ta del Grand Serin,e l'altipiano stesso la dorsale è assai più larga, ed è sol~ cata longitudinalmente da una leggera scanalatura, il cui fondo è dello Piano di Grammi. La Testa del Grand Serin è notevolmente più elevata di quella dell' Assietta, ed è separata pel' mezzo di un colle, detto del Vallone dei Morti, da una cima anche più elevata escoscesa, che sorge più ad est ed è conosciuta sotto il norne di Grand Pelà . A sud-ovest della Testa dell'Assie tta, e a una distanza di 450 metri da essa, si eleva una· leggera altura (A) che sorgé a un dipresso aila s tessa a ltezza della Tes ta del1'Assietta. Questa altura si collega al contrafforte detto montagna di Cérogne, che va a morire in fondo alla valle del Chisone presso il villaggio di Pourièr es. Dall'altura A alla Testa dell 'AssieUa la cresta del contrafforte è notevolmente larga e pianeggiante e si avvalla dolcemente. A metà distanza circa fra queste due alture si accentua un piccolo rialzo (C). A sud dell' altipiano il fianco della montagna si l'ialza !e<T. o gerrnente 1'1cadendo poi con carattere roccioso e formando un breve vallone, che corre in dir ezione da nord-est a sudovest. Questo vallone è pressoché sbarrato al suo sbocco sud-ovest da uno sperone assai depresso, il quale scende dalla Testa dell' Assietta. Due valloni che hanno la loro testata uno a sud dell'aHura A e l'altro a es t dell'altipiano (I) Ved'i l'annesso pianò, e i fogli di Fenestrelle e di susa della carta degli Stati Sardi alla scala d i 1 : 50000.
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dell' Assietta colà appunto dove asso prende il carattere di colle, e per ove passa la mulattiera che conduce da Fenestrelle a Exilles, si dirigono il primo verso est e il secondo verso sud, e si riuniscono a sud dell'altura E, formando il vallone dell' AssieUa, che corre in direzione da nord-ovest a sud-est, e i cui fianchi sono costituiti dalle pendici meridionali del Grand Serin e del Grand Pelà e da queJle seUentrionali della montagna di Cérogne. Nel vallone del!' Assietta s'immette il vallone dei Morti, che s'apre fra le pendici meridionali del Grand Serin e del Grand Pelà . Chi dal fondo del vallone dell' Assietta sale sulla cima del Grand Serin percorrendone le pendici,incontrada prima grandi difficoltà, cadendo tali pendici nel so ttostante vallone con ra- . pido scoscendimento; ma superate queste pr ime difficoltà la salita gli si presenta agevole e con pendenza relalivarnente dolce; mentre chi voles's e accedervi pel vallone dei Morti incontrerebbe difficoltà notevoli non solo da principio, ma anche più in alto presso la testata del vallone stess o, le quali difficoltà non si potrebbero superare quando il colle che sovrasta il vallone fosse occupalo anche da pochissime forze nemiche. Il versante settentrionale della linea generale di displuvio è nel tratto corrispondente all'altipiano assai scosceso e coper to di boscaglie ad una distanza di 3 o 400 metri dalla cresta. L'altipiano forma verso nord un saliente molto pronunciato (H), dal quale si diparte uno sperone che scende con ripida pendenza, e volgendo a nord-ovest, col nome di Rovine di Riobacon, forma colla Testa del!' Assietta un ampi.o vallone. Assai più difficile ed in alcuni tratti affatto inaccessibile è il, fianqo meridionale dell'altipiano, al quale si giunge però con molta facilità pel fianco orientale, che corrisponde appunto al colle per cui passa la mulattiera che mette in comun icazione le valli del Chisone e della Dora. 11 concetto che informò il tracciato dei trinceramenti progettati dal capitano Vedani si fu di afforzarc:1 solidamente la Testa dell' Assietta e quella del Grand Serin, nonchè il peri-
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metro dell'altipiano, congiungendo poi queste tre opere con una doppia linea di trinceramenti di minore rilievo, formanti due strade coperte, delle quali quella destinata a riunire la Testa dell'Assietta coll'altipiano misurava pochi metri di larghezza, mentre quella destinata a riunire l'allipiano col Grand Serin era di gran lunga più ampia, e ciò in grazia della diversa struttura del terreno. Il Piano di Grammi venne così a trovarsi compreso nello spazio interno del trinceramento, il quale rinchiuse un tratto di 2 chilometri circa di sviluppo della: linea di displuvio. La continuità del trinceramento fu interrotta soltanto per 150 me tri circa lungo il fianco meridionale dell'altipiano, i-n quel t1'alto in cui le difficoltà d'accesso sono t.ali da non richiedere l'opera 'dell'uomo a rafforzarlo. A completare il sistema difensivo dell'all.ipiano il capitano Vedani fece costruire tre piccole opere successive ed aperte alla gola s ullo sperone delle Rovine cli Riobacon, ed alcuni trinceramenti, pure aperti alla gola, sttlto sperone che dalla Testa dell' Assietta scende verso sud-est. Fu eziandio iniziata la costruzione di altri trinceramenti a difesa del colle dei°val:lone dei Morti, i quali dovevano prolungarsi verso est fino alla Punta la Vallette, allo scopo di coprire la linea eventuale di ritirata delle truppe lungo la cresta del contrafforte (1). Per la costruzione dei trinceramenti furono impiegati dei sassi, coi quali si eressero dei muri a secco della larghezza di om,85 ed alti da 'l",tO .a 1m,30. All'opera a tanaglia, che venne innalzata sulla Testa del!' Assietta, fu dato un maggior rilievo· / ed una maggiore solidità, e nella costruzione di essa vennero impiegati anche dei salciccioni. Essa doveva constare di due
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(l) Coloro che visitano oggidì i rude ri dei trinceramenti dell'Assietta trovano delle vestigi a di muri a secco presso a lcune pieghe di terreno che staono davanti all a Testa. dell·Assiett.a e sulla cima su cui i Francesi misero io batteria la loro artiglieria (A). Questi punti non erano però ancora trincerati il giorno della battaglia, nè pare che vi fosse il< progetto di rafforzarli. Essi vennero muniti di trinceramenti soltanto dopo. la battaglia, cioè dopo che il fatto ebbe dimostrato quali vantaggi essi offrivano all'assalitore.
DELL' ASS1ETTA 103 piani sovrapposti; presentando il muro della tanaglia interna. unà'altezza di 3 o 4 metri. Ma la rapidità della marcia dei Francesi non permise di condurre a·còmpimento questi h1vori, che avrebbero richiesto, per il grande loro sviluppo, uno spazio di tempo assai maggiore; tanto piLt che non poche braccja vennero impiegate nella costruzione di una strada accessibile ai carri, per la quale si voleva far salire all' Assietta da Fenestrelle un certo numero di pezzi d'artiglieria . La notizia che i Francesi avevano varcata la front.iera giunse al campo piemontese rnentre ferveva il lavoro. Immediatamente il conte di Bricherasio staccò dei picchetti dei reggimenti G.uardie, Kalberrnatten e Casale, sottt, gli ordini del cav. cli Gattinara, Ml tenente Tomaset, del ca v. Zenoni e dell'alfiere Paltono, a sostegno delle milizie che stavano a contatto col nemico e diede loro l'incarico non già di trattenerlo, ' ' i movimenti. Per mezzo di questi uf'ma bensì cli osservarne ficiali che soddisfecero con molta abilità al mandato loro affidato 'il conte di Bricberasio fu tenuto puntualmente al corrente' dell'avanzare delle truppe del cav. di Bellisle. Oltre a questi piccoli distaccamenti il conte di Bricherasio ne formò u~o di 200 uomini, tratti in parte dalla guarnigione di Fenestrelle ed in parte dai battaglioni che erano concentrati presso questo forte, e lo fece muovere alla vo!La del colle dell' Albergian (vedi C_a rta clegli Stati Sardi all't: 50000, foglio di Fenestrelle). Questo distaccamento doveva, unitamente ai Valdesi che giù vi s i trovavano, difender e i trinceramenti ivi esistenti, di cui si vedono tuttora le vestigia, e da essi impedire direttamente. le operazioni che i Francesi avessero tentato per arrivare sulle alture che sorgono a sud del forte Mutin, e indirettamente le operazioni di essi, che pel colle del Piz e per la valle della Germagnasca tendessero ad un largo aggiramento di Fenestrelle (1).
{I) Il forte Mutin, costruito secondo i disegni di vauban allorqu~ndo la valle del Chisone unitamente a Pinerolo appartenevano alla Frane,ia, !ece
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La posizione dei Piemontesi di fronte alla energica offensiva del loro avversario era molto critica. I trinceramenti dell' AssieUa erano ancora siffattamenteimperfelti da non presentare un serio ostacolo al nemico; in parecchi tratti essi erano appena tracciati, e non si poteva disporre pel momento di un solo pezzo d'artiglieria. l due battaglioni che dovevano giungere da Cuneo non erano per anco arrivali, e non potevano essere aWAssieUa prima del 22; il reggimento provinciale di Chiablese non vi poteva arrivare da Torino che nella giornata del 19; e i 10 battaglioni provenienti dalla Riviera erano ancora assai lontani, e non potevano per conseguenza giungere se non fra alcuni giorni. Il con Le di Bricherasio non disponeva pertanto che di 9 battaglioni piemontesi e di 4 battaglioni austriaci, che furono fatti avanzare da Pinerolo (I). La forza di q11esti 13 battaglioni poteva raggiungere a mala pena i 71t00 uomini 12). Questa forza, che sarebbe stata scarsa µe e guardare l' intero sviluppo dei trinceramenti anche quando ques ti ross f'I·o
già stati condotti a termine, pareva affatto insufficenle per difenderli nello stato in cui si Lrovavano, tanto più cfte.appariva manifesta la necessità di occupare Laluni punti, non compresi nel campo ti-inceraLo, ma pure importanti per impedirne l'accrerchiamento. I pet'icoli di un tale accerchiamento erano resi maggiori tlal fallo che non crasi pensato a formare nell'interno del campo trincerato a lcun magazzino nè di viveri nè di mu~izioni; per cui qua ndo questo rosse stato accerchialo, il conte di Bricherasio si sarebbe visto in b f'eve costretto a capitolare. E per quanlo g rand i f:Ossero le difftcollà, e.be per la natura del terreno i Francesi avrebber o incontrale nel compiere l'accerchiamento, esse non sarebbero state certamente tali da renderlo impossibile; giacchè si sarepbe poluto considerare corno quasi completo r1u~lora rossero stati occupali fortemente il contrafforte della montagna di Cérogne, e alcuni punli del ver,:;anle seUentl'ionale dei monti, fra i <1uali principalissi mo l'Alpe d'Argue), di:t cui i Francesi avr ebbero potuto salire alla Punta la Valelle cd ai colli della Fenestra e di Faciera a ter go dell'altipiano dell Ass ielta. Ad impeclir·e l'accerchiamenlo o romperlo, quando fosse compiuto, per mezzo di operazioni con lroffensi ve che avessero l'allipiano per punto di partenza, non avrebbero bastato le scarse forze disponibili, giacchè per condul'l" con qualche probabilità di esito felice sarebbe stato necessario sguarni1·e di tru ppe il campo trincerato in modo da esporlo a cadere quasi inevitabilmente in mano del nemico, quando in quel frattempo lo avesse assalito. L'aspellarc il nemico sull'altipiano dell' Assietla era pertanto in quelle condi:i:ioni cosa piena di pericoli; ma non meno dannosa poteva riuscire la determinazione di abbandonarlo, giacchè i Francesi s tabilendovisi fortemente, col trarre vantaggio dai lavori che i Piemontesi già vi avevano eseguito, avr ebbero potuto, attesa la loro grande superioritù numerica, condurre a compimento l'espugnazione dei forti di Exilles é .di Fenestre)le, e fors'anche quella delle fortificazioni della
pari.e · delle fortificazioni di Fenestrelle llno al regno di Carlo Alberto, duranto il quale i l corpo del genio pièmoutdse, l'ir.@11endo l'esistenzti del forte Mutin pii1 dannosa che utile alla difesa contro la Francia, lo distrusse e vi sostituì una ridotta posta a cavalie r e della strada, alla q uale venne dato il uome di Ridotta Cal'IO Albe rto. (I) I battaglioni piemontesi, di cui disponeva il conte d 1 Bricher:isio, erano i seguent i: 1° battag lione del reggimento Guardie.
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Savoia. Monforte. Kalbe rmatten. Sicilia. R.oy.
Battaglione di Meyer. Battaglione del r eggimento provinciale di Casale. (2) I battaglioni piemontesi a vevano bensì un effettivo che variava dai 700 agli 800 uomini, ma in med ia. dedot ti i comandanti , gli ammalati e gli assenti per altre cause, non contavano più di 600 uomini. I battaglioni austriaci contavano in media 500 11omini al ~incfrca.
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Brunetta, prìma che gli Austriaci del conte di Bra wn, così poco sollecìti a mettersi in movimento, giungessero a perlata di concorrere a contraslare ad essi il possesso delle posìzioni di shocco nella pianura. Ciò era tanto più probabile, in quanto che l'approvvigionamento di queste piazze era affatto ìnsufficente, ed in particolar modo i magazzini di Fenestrelle, coi quali s'era provveduto alle distribuzioni di viveri alle truppe che da parecchi giorni accampavano in quelle vicinanze, erano quasì completamente esauriti. In queste crìliche contingenze il conte di Brìcherasio si appìgliò al partito più degno di un soldato, prendendo la delerminazione di comballer e lino all'ulLimo sul campo di battaglia che gli era stato assegnalo dal Re. Nella giornata del 18, mentre i Francesi andavano a bivaccare a Sauze d'Oulx e a Còteplane, i baLLaglioni del conte di Bricherasio, che erano fin'allora rimasti in fondo alla valle del Chisone presso Fenestrelle, vennero fatti salire all' Assietta, e vennero indicate a ciascuno di essi le posizioni da occupare in caso d'attacco . Alla difesa del campo trinceralo furono cleslinali O battaglioni. Le truppe del reggimento Guar·die avendo fra gli altri loro diritti quello di occupare sul campo di battaglia il posto d'onore, cioè il più esposto, a l battaglione di questo reggimento che si trovava presente venne assegnata la tanaglia della Testa dell' Assietta. Ai due battaglioni di Kalbermatten ru assegnata l'opera della Testa del Grand Serin. La difesa dei trinceramenti dell'allipianò venne affidala al battaglione di Meyer e al battaglione aus triaco di Traun. La comunicazione tra la Testa del!' AssieUa e l'altipiano venne ass egnala al ba ttaJ:.tlione a ustriaco di Forcralscb b ' e quella fra la Testa del Grand Serio o l'allipiano al battaglione austriaco di Hagenbacb. 11 baltaglio11e provinciale di Casale e il ba ttaglione austriaco di Coloredo dovevano formare la riserva, e rimanere a disposizione del comandante in capo nell'in terno dell'altipiano. I rimanenti quaUro battaglioni vennero destinati a contra-
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si.are al nemico l'accerchiamenlo del campo trincerato. Perciò il battaglione del reggimento lloy venne portato ali' Alpe d' Argue!, il ballagliene di Monforte al colle del Vallone dei Morti il battaglione dì Sicilia a la Vallette, e il battaglione di Savoi; ai colli di Faciera e della F enestra. li battaglione delle Guardie e il battaglione di Meyer provvider o agli avamposti, i quali furono stabilili sull'altura se-gnata colla lettera A B nel piano della battaglia. Essi dovevano ripiegarsi, qualora vi fossero stati costretli dal nemico in parte sui trinceramenti delle 1·ovine di Riobacon e in parte' su quelli eretti a s ud della Testa del!' Assi ella. Alcune centinaia di Valdesi e di uomini della milizia di Pragelas, che sr erano riuniLi alle truppe del conte di Bricherasìo· dopo essere rima:oli fino allora a contatto col nemico, furono dati in rinforzo al battaglione di Monforte per la difesa del colle del' Vallone dei Morti.
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Dopo aver riconosciute le posizioni rispettivamente assegnate, i 9 battaglioni destinali alla difesa del campo jtrincerato bivaccarono la sera del 18 s ul piano dell' Assielta e su quello di Grammi. Nella notte giunse al conte di Bricherasio l'avviso che il nemico occupa va con molte forze il Colle di Còteplane; per il che, dovendosi prevedere imminente un attacco, egli fece mettere le truppe sotLo le armi alle 2 dopo· mezzanotte. Ma o.Ile 7 del maltino non vedendosi peranco apparire il nemico, il conte di Bricherasio credette che esso a vesse rinuncialo ad attaccarlo per quel giorno. Le truppe erano der resto intirizzite dal freddo, che in quelle alte regioni di montagna è intenso nelle prime ore del giorno anche nei mesi· più caldi dell'unno; e perciò venne ordinato che ritornassero· ai bivacchi della notte lasciando però in posizione gli avamposti e continuando ad!occupare i trincer amenti .con dei piccoli distaccamenti. Le truppe avevano da poco tempo deposto le· armi, quando alle 10 venne segnalalo il nemico, e fu loro, ordinato di ritornare ai trinceramenti.
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1 09 del centro (d' Arnault) continuò ad avanzare lungo la cresta dirigendosi sullo. Testa dell' Assietta. Prima di giungere a porta ta efficace di fucileria dai trinceramenti (1) lo colonne di sinistra e del centro si arrestarono, per aspettare che la colonna di destra, superati gli ostacoli del terreno, fosse in grado ùi occupare il Grand Serio o almeno d'iniziarne l'atLacco; il che, lrattandosi di una grossa colonna, doveva richiedere parecchie ore, nonostante la brevità del tratto da percorrere. Intanto 7 bocche da fuoco furono successivamente posto in baUeria sull'altura segnata colla lolt'era A, eJ aprirono il fuoco contro la Tesla dell' Assietta. Esposti a questo fuoco, i Piemontesi erano condannali a subirlo sen:ta risponderv i, ed avrebbero commesso un grave errore col cercare di liberarsene uscendo dai trinceramenti per pt;endet·e essi stessi una offensiva, che non avrebbe avuto alcuna pl'Obabilità di sortire esito felice. Così le truppe rimaser o in pcesenia fino alle !~ '/ 1 del pornet'Ìggio (2). Allora il cav. di Bellis le, congeLLur·ando che la colonna di ViUemur avesse ormai raggiunto il Grand Serin , dieùe il segnale dell'attacco. Le truppe di Mailly, formate s u clu,i colonne d'attacco, si portarono aYanLi. dirigendosi rapidamente contro i trinceramenti del Piano dell'Assietla. I difensori le lasciarono avvicinare u breve ùis tam:a, e poi aprirono s u di esse un fuoco be11 nuclrito. L'attacco essendo stato dil'ctto contro quella parle dèl trinceramento che era occupala dal ba tlaglione di Meyer, il ballaglione austriaco di Forgatsch fu s postato per rinforzarlo; e quello di Traun, che occupava il rientrante form ato dal fianco occidentale dell' altipiano e dalla comuDEt.L' A$S1ETIA
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VI. Fatto d'armi del 19 luglio.
Gli avarnP.osLi piemontesi non tardarono ad essere cosLretti dal!' a van zare dei Francesi ad abbandonare l'altura sulla quale erano stati s tabiliti; e poco dopo dalla Tesla del!' Assielta s i vide salire su quell'altura un gruppo di ufficiali a cavallo, che vi rimasero qualche tempo o parevano intenti a riconoscere . le posi?.ioni occupate dalle truppe del conte di Bricherasio. Verso lo 1'l un corpo abbastanza ragguardevole di truppe apparve sull'alt.ura, e spingendos i avanti, obbligò gli avamposti piemontesi, che se n'erano staccati di poco, a ripiegare ancora maggior-mento, ed a ridursi nei trinceramenti delle rovine di Riobacon ed in quelle costruite a sud della Tesla dell' Assielta; il che venne da essi eseguito in buon ordine. Allora si scorsero daHa TcsLa dell' Assielta delle truppe francesi che avanza ,·ano a metà costa sul versante meridionale dei monti; altre apparvero sul versante opposto provenienti dalla strada delle Ca panne del Seu, ed altre in.fine si videro procedere seguendo la cresta. Poco dopo queste truppe si formaròno pel comballimento sotto gli occhi dei Piemontesi i quali non tardarono a scorgere che esse si disponevano in tre colonne. Quella di destra (Villemur) scese nel vallone dell' Assietta e si diresse verso il Grand Serio, che i Francesi, da quanto pare, non credevano fosse stato trinceralo. Essi speravano impadronirsene senza clifn coltà e prendere poi a rovescio i difensori della Testa dell' Assiella e dell'altipiano. La colonna di sinistra (Mailly) si porLò verso i boschi che .sorgevano di fronte al lato occidentale dell'altipiano, e quella ,
(1) La portata della fucileria non raggiungeYa in altora i 200 metri. (21 Nel N• del Bulletin àe ia, ,·dunìon des o/flcle,·s dell'll agosto di questo l\nno ·~enne riprodotto un antico piat10 della bntt.aglia dell 'Assietla di origine piemontese colla relativa leggenda. In questa leggenda l'ora iu cui ebbe principio il combattimento noD concorda con quella indicata qui, la quale venne r icavata. dai rapporti ufficiali.
•110 L,\ BATTAGLIA ,nicazione di questo colla Tes'ta dell' Assietta, concorse alla difesa, dirigendo un fuoco micidiale sul fianco ed alle spalle dell'assalitore , Le truppe di Mailly, scosse dal fuo co del difensore e spossate dalla ripidezza della salita, quando furono a poca distanza dai trinceramenli si arrestarono, e i loro ufficiali riuscirono a s tento ad impedire che si disperdessero e volgesser o in fuga. Più volte essi tentarono di spingere avanti i propri soldati; ma questi furono sempre ributtati dal fuoco dei difensori, Dopo ripetuti e coraggiosi s forzi, che costarono molto sangue, facendosi mani festa l'impossibilità di superare la resistenza dell'avversario, venne ordinata la .r itirata, Le truppe di Mailly, crudelmente decimate, si ritrassero allora fuor i della portala della fucileria e attesero a riordinarsi, Durante questa lolta le truppe della s inistr a francese s i .erano spinte tanto j nnanzi da oHrepassare tutte le successive ..ridotte delle Rovine di Riobacon; le quali, perchè aperte alla gola, dovettero essere sgombr~te dai Piemontesi sotto la minaccia di un distaccamento che il mar esciallo di campo de Mailly spinse in quella direzione, I difensori delle r idotte operarono la loro r itirala percorrendo a metà costa il ,,er.sante settentrionale dell'altipiano, e furono r accolti dalle .truppe che ·occupavano l'Alpe di ArgueL Mentre ciò accadeva sulla destra del conte di Bricherasio, le truppe del maresciallo di campo d' Arnault assalivano con vigore s tl'aordinario la tanaglia della Testa clell' Assietta, Esse pure avanzarono fo rmale in due colonne d'attacco, le quali marciarono ambedue in vicinanza della cresta , e valendosi con molta abilità delle inflessioni della cresta stessa e delle pieghe del terreno, riuscirono a giungere quasi com· ._pletamente al coperto a portata di pistola dalla tanaglia, Arr ivate a q uesta distanza, le sezioni di tesla delle colonne s i spinsero di corsa contro i due saglienli dell'opera , I rapporti dei testimoni oculari s i accordano nell'asserire,
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che il vigore s piegato dai Francesi in quesln attacco non avrebbe potuto essere maggiore. I marescialli di campo d'Arnault e d'Andelot marciavano in tesLa alle due colonne e le prime righe erano composte per intero cli ufficiali, Il vivissimo fuoco che partiva dalla tanaglia, e quello cbe era diretto obliquamente sull'assalitore dai ll'inceramenti che avevano sulla loro destra non poterono arrestarne nè ralJentarne l'impeto. I Francesi giunsero di lancio fino ai piedi della tanaglia, Allora ~,bbe principio uria lotta singolarmente accanita, La tanaglia era difesa dalla compagnia granatieri del 1. battaglione delle Guardie, a rinforzo della quale venne in seguito fatta avanza1'e la compagnia granatieri del reggimento provinciale di Casale, Oltre il tenente colonnello conte cli S, Sebastiano, comandante del 1" battaglione delle guardie, erano pr esenti nella tanaglia il maggior generale cav, Alcia li e il il ])ricradiere conte Martinengo, Animati dalla presenza di .questi"' ufficiali di grado elevalo, i gr anatieri delle Guardie e di Casale opposero una resis tenza tan lo pertinace quanto -ardimentoso era l'attacco dei Francc~si. Questi cercavano di rovinar e il debole e incompleto Lrinceramento s trappandone colle mani i salciccioni e so!otendone con piccozze le fon·damenla, Ma i granaLieri piemontesi, saliti in piedi sul mu.ricciuolo, col fuoco, colla baionne tta, con pieLre lanciate contro i soldati nemici che s'appiattavano al piede di esso, ne facevano una strage veramente str aordinaria, mentr e alla loro volta erano decimali dalla fucileria e dall'artiglieria del nemico, la quale non cessò di far fuoco non ostante il pericolo di colpire alle spalle i pr opri soldati, La g rancle superiorità numerica dei Francesi, la fer ocia -colla quald combattevano e la caduta dei vicini trinceram enti, che i difensori dovettero abbandonare, come er ano state abbandonate le ridotte delle Rovine di Riobacon, perchè presi a rovescio, non smossero la fermezza dei bravi granatieri piemontesi , esaltati fino all' eroismo dal contegno 0
(1) Il nome dei due g ranatier.i che colpirono successivamente il cav. di Bellisle ci venne conservato. Essi si chiamavano Elena e Adami, ed ap: partenevano ambedue alle Guardie.
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del conte di S. Sebastiano, il quale riempì di ammirazione in quel giorno cosi i suoi compagni d'arme come lo ste$So nemico. Il cav. di Bellisle era r imasto da principio presso la batteria, di dove si poteva seguire l'andamento del combattimento. Egli s'era immaginato che le sue truppe avrebbero incontrato minore resistenza. La sua bollente natura gli faceva parere _non abbastanza vigorosi gli sforzi che i suoi soldati stavano facendo, e gli riusciva penosa la propria inazione. Perciò' più non potendos i frenare, accorse a piedi sul luogo della lotta, impugnò una bu]ldiera, si gettò innanzi disperata1.oente e riuscì a piantarla su una piccola breccia, che i s uoi soldati avevano incominciato ad aprire presso il rientrante della tanaglia. Ma in quel momento appunto gli vien me:.. nato da un granatiere piemontese nn colpo di baionetta al braccio, e subito dopo è percosso da una palla di fucil e. Eg\i cionondimeno non vuol ritirarsi, e continua ad animare i suoi, fìnchè un secondo colpo di fucile lo s tende morto a terra ('l). Accanto al cav. di Bellisle cadde pòco dopo anche il maresciaJJo di. campo d'Al'nault, e la stessa sorte toccò ad un gran numero ùi uffici.ali. Ma i F rancesi continuarono a com:battere collo s tesso accanimento. Il loro valore e la loro co·stanza furono degnamente apprezzati dai l?iemontesi; i quali in tutti i loro rapporti tributarono ud essi, con magnanima generosità, elogi di gran lunga maggiori di quelli che ac~ cordarono ai proprf granatieri, benchè all'eroismo di questi abbiano roso giustizia in allora tutLi i militari d'Europa, e siano anche stati paragonati ai trecento delle Termopili. 11 conte di Priocca, tenente colonnello del reggimento provinciale di Casale, in un rapporto scritto per essere messo sotto
gli occhi di Carlo Emanuele, così si esprimeva dopo aver narrato la morte del cav. di Bellisle: « Les ennemis cependant ne se rebutaient point, et don" naient continuellement de nouvelles preuves de valeur; un • de leurs officiers monta jusqu'au dessus du parapet de la " redoute et y finit glorieusement ses jours >>, La lotta giunse ad un grado di parossismo quale si produsse di rado nelle guerre moderne. I granatieri piemontesi, consumate tutte le munizioni, erano ridotti a combattere oramai colle sole baionette e . colle pietre che strappavano dal proprio trinceramento. Sarebbe stato necessario sostituire ad essi truppe fresche per opporle alle truppe fresche francesi che successivamente venivano impegnate; ma in quel momento appunto l'attenzione dei generali piemontesi era attirata da un'altra parte. La colonna del marchese di Villemur, dopo aver impiegato molte ore per salire alla s picciolata dal vallone dell' Assietta alle pendici più elevate del Grand Serio, era riuscita infatti a disporsi pel combattimento a poca distanza dei trinceramenti . Nell'opera del Grand Serin, ai due battaglioni gel reggimento Kalbermatten era venuto ad aggiungersi il 3• battaglione del reggimento Roy, incaricalo da prima della Òccupazione dell' Alp~ d'Argue!. Esso vi era stato rilevato nel corso della giornata dal reggimento provinciale di Chiablese, giuntovi da Susa. Il marchese di Villemur, appena le sue truppe furono in grado di muovere all'attacco, le spinse innanzi . . Anche qui, come sugli altri punti del campo di battaglia, le tcuppe francesi spiegarono una grande energia; ma anche qui non poterono vincere la resistenza del difensore. Il rumore della lotta impegnata al Grand Serin preoccupò, ed a r'agione, il con Le di Bricherasio; il quale considerava la conservazione di questa altura come di importanza capitale per la salvezza delle sue truppe. Egli vi accorse pertantò dì persona, lasciando ordine al maggior generale Alciati di ANNO XXII, VoL. IV.
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ripiegare in quella direzione colle truppe che occupavano la Testa dell' Assietta e l'alt~piano, qualora i Fral1'cesi continuas-. sero a spingere con energia i loro a·ttacchi. Pare che il conte. di Bricherasio dirigesse contempo~·aneàmente verso il Grand Serin parte delle forze che erano state tenute fino allora in riserva sull'altipiano (1). A('rivato al Gran Serin, parve al generale in càpo pie~. montese, che anche rinforzando c6lle . truppe della riserva quelle che difendevano questo punto, non si avrebbe avut~ . una sufficiente guarentigia di conservarne il possesso di fronte ai numerosi batt{l.glioni del marchese di Villemur. Perciò egli mandò ordine al maggior generale Alciali di sgombrare l' Assie-tta e di venirlo a raggiungere al Grand Serin. Ricevuto quest'ordine il generale ·Alciati si dispose ad eseguirlo. Senonchr\ ritenendo poco prudente uno sgombro simultaneo dei trinceramenti di fronte al nemico, si avviò bensì -verso il G't·and ·seriI,1 con tutte le truppe che non eranc; impegnate in q11el momento, ma lasciò indietro il conte di S. Sebastian9 c'òlle frazioni dei vari battaglioni che avevano preso parte alla loLta alla Testa dell' Assietta e sul fianco occidentale dell'altipiano. Quali istruzioni il.generale Alcia ti impartisse al conte di S. Sebastiano è cosa che i contem(I) Per quau to r igiiarda questa disposi-zione, come pure pèr quanto riguarda gli ultimi momenti della battaglia dell'Assieua, si è ridotti a sr.egliere tra varie versioni tutte pii1 o meno sospette·di parz ialità. In fattr il conte d i Briche rasio, ~he dopo aver dato prova fioo a llora di molta ferm ezza, disperò dell'e'sito della giot·oata e non parve pJ"eoccu parsi d"altro o'he ·ctel'Ja ritirata, ebbe interesse, dopochè le sue previsioni non s i furono avverate , di dissimulare nei rapporti compilati sottò la sua direzi-0ne . questo suo erroneo apprezzamento e le disposizioni che ··ne Curo no la ~onseg~enza natura le; mentre i suoi Irnmici pet·sonali, che erano molti e s'ac· crebbero per l'i nvidia che destò la gloria da lui acq uistata, si ingegnarono a dipingerne la condotta con color i poco favol'evoli. Procurai, nelresporre q1test'ultima fase di q ue~ la memorabile giornata, di avvicinar mi il più che fosse possibile a lla verità, paragonando accuratamente fra loro · il rapporto ufficiale del conte di Priocca colle :Memorie mao~scritle ·del tempo e colle 11a rrazioni , i n ver ità assai sommarie, che d i essa si tro vano negli scritti del s.aluzzo, del Cos ta di Beauregard e del Carutti.
DELL' ASSIRTTA 44 5 .poranei non ci hanno tramandato, e sarebbe ora molto arrischialo di volerlo stabilir'e 11er jnduzione. Merita però di essere accennato il fatto, che il marchese di Beaurègard, il quale, appartenendo alla generazione che tenne dietro a quella che cornbattè all' Assietta, doveva essere bene informalo delle vo~i che correvano su questo fatLo d'armi, dice esplicitamenLe, in uI_J.a nota che si lrova nei suoi « Mémoires H.istoriques sur la Maison Ro,qale deSaooie », che il generale Alciati e il conte S . Sebastiano erano concordi nel parere che i trinceranwn ti dell' Assietta non si dovessero sgombrare se non in seguito ad ordine scrmo. Intanto un secondo attacco di Villemur contro il Grand Serin era stato esso pure respinto, ed egli si apparecciiiava a tentarne un terzo con tutte le sue forze. Questa osti)lazione dei Francesi accresceva 'i timori del conte di .Bricherasio. Non ,vedendo arrivare lulte le truppe dell'Assietta, che gli parevano appena bastanti per assicurar.e la conservazrone del Grand Ser'in, egli rinndvò al conte di San Sebastiano l'ordine di venirlo a rag~iuogere. Prima dj ottemperare a questo secondo ordine il conte di s. Sebastiano, che persisteva ~ ritenere pericoloso l'abbandono dell' Assielta, si credette in obbligo di rappresen tare al generale in capo gli inconvenienti cl1e dalla sua esecuzione sarebbero risultati. Quali considerazioni abbiano ispirato questa condotta al conte di S. Sebastiano si rileva dalla pre· ziosa lestim·onianza di un conlémpora.neo, il quale, e::;sendo stato posteriormente tenente colonnello del reggimento provinciale di Aosta mentre il conte di S. Sebastiano ·ne ebbe jl comando, potè udirle e~porre personalmente da lui. Questo è 'il conte di Malines, delle cui Memorie manoscritte si conseeva un esemplare nella biblio:teca del Re in Torino. Egli cos1 si esprime: « Le comt~ de S. Sébastien se voyait dans un poste où « des bons s·oldats fa isant bien lem· devoir seraient dHfici« lement forc.és, et il pouvait compter sur .son régiment; 1il « ,co.nsidérait aussi quela fol'Lun~deson pays tenait à semain-
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DELL' ASSlETTA
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• tenir dans ce poste, qui garanlissait deux places impor8 lanles, et il voyait oulre cela que les cnnem is élant déjà • fort près de lui il n'y avail de salut pour· sa troupe qu'en • se bien ba Uant dans cet endroit, parceque la longue re• lraite à f'a ire devant un ennemi de beaucoup supérieur ètait • impossible; il répondit clone à son général que s'il eut été • à sa piace il eut sùrement j ugé q u'il é ta il possible de s'y • défendre, el impossible de s'en relirer >. Non convinto da queste osservazioni, il conte di Bricherasio mandò al conte di S. Sebastiano per la terza volta l'ordine perentorio, e da q uanto pare per iscritto, di sgombrare immediatamente I'AssieU.a; ma quando quest'ordine g iunse a destinazione non sarebbe assolutamente più stato possibile eseguirlo. I Francesi, r ipresa lena, avevano dato principio ad un ultimo e decisivo attacco della tanaglia. I granatieri piemontesi, fieri di averla così valorosamente clifesa inslno a llora, ritenevano impegnalo il proprio onoro a non lasciarla cadere nelle mani del nemico, e il conte di S. Sebastiano divideva i sentimenti dei s uoi ufficiali e dei suoi soldati. Del resto anche indipendentemente rial rnodo di sen lite, lo sgombro dell' Assietla non avrebbe potulo ln alcun modo operarsi in quel momento per mezzo di una ritirata ordinata, ma soltanto dandosi alla fuga. Non essendovi d ubbio che il n~mico avrebbe immediatamente occupalo la Testa dell'Assietta e si sarebbe rapidament.c avanzato verso l'altipian,), questa fu ga avrebbe dovuto eseguirs i so tto un fuoco micidiale eseg uito dall'allo in basso; i PiP,mont.Hsi avrebbero quindi toccato molte perdile e sarebbero probabilmenle giunli al Grand Serin talmente malconci da non poter· essere in a lcun modo di a iuto nella ùifesadi rruel punlo ; e f'ors'anche vi avrebbero portalo il panico. Tullo ciò, ba lenando in quel momento alla mente del conte di S. Sebastiano, lo indusse ad aspellare, per mettere ad esecuzione l'ordine formale che aveva ricevuto, di aver respinto ancora questo attacco, che in cuor suo egli sperava a vesse ad essere l'ultimo. « In faccia a l nemico •, egli disse al suoi
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soldati « non possiamo volgere le spalle >; e queste sue parole furono accolte con entusiasmo dai dilènsori della tana"'lia i quali r inforzati dalle compagnie di g ranatieri del o • . battaglione di Moyer e del battaglione austriaco di Forgalsch, _ respinsero un'ultima volta i Francesi mentre già cominciava ad annollare. In 4 ucl frattempo il marchese di Villem ur aveva esso pure dato un tùlimo allacco al Gr·and Serin, ed era slalo ribullalo per la Lerza volta con gravi perdile. La suu posizione divenne da quel momento mollo critica. Il sopravvenire della notte g li toglieva la possibilità di uuovi tentativi contro i trinceramenti, ed il pernottare sul luogo del comballimcnto s arebbe s tato impossibile. Egli si vide quindi costretto ad operare la ritirala 1'icalcando la strada percorsa il mattino, o presentando così il fianco per lungo tratlo alle posizioni dei Piemontesi per noll correre il r ischio di rimo.nere affatto separato dal rimanente dell'armala nel mattino seguenle. Una simile ritirata, operata di notte e con truppe scosse per Je fatiche sopportate nella giornata nonchè per le perdite toccate, e demora lizzale .pel s uhìlo rovescio, poteva agevolmente essere 111ulata in completa rolla, quando anche poche forze fosser o uscile dai Ltfoceramenti per cadere loro sul fianco pr ocedendo dall'al to al basso. E ra a nzi assai probabile clic se il conte di Bricherasio s i appigliava a questo par~ilo, ad una parte alm'3no delle truppe <li Villemur sat'ebbe stata tagliata la r itirata, 0 sarebbe s tata cos t1·etta a cadere sollo il cannone di Fenestrelle. Gli ut'ficiali piemontesi sentivano che operando in questo modo s .i sat·ebhe comple ta ta la villoria, e ins is Lcvano presso il aenerale in capo acciò ne desse l'ordine. Ma il con le di B~cheras io obbiettò che le truppe avevauo consumalo tutte le ~unizioni e sai.·ehbe s ta ta per conseguenza cosa arris chiala il ra:ie uscire doi trinceramenti men tre il nemico s_i ripiegava ordinatamente . Soltanto pochi granatieri seguirono da principio il nem ico e gli ca.dde1·0 alle spalle colle armi bianche nella discesa; ma essi erano troppo poco nu-
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DKLt/ ASS1ETTA 119 resciallo di campo marchese de Mailly, datata dalle capanne
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merosi per fare un serio inseguimento, e perciò rientrarono ben tos to portando seco alcune bandiere, che il nemico aveva abbandonate sul campo di battaglia. Furono eziandio raccolti alcuni fra gli ufficiali fer iti che erano s tati abhanc{onati dai Francesi Pt?r l'impossibilitù di trasportarli senza far lol'o soppo1·~are P~~imcnti troppo crudeli a Ltruv~rso le bulze per le qualr l~ r1t1rata s i doveva operare, e furono loro prodigate le prime cure. Il cadavere de! cav. di Bellisle e quello del maresciallo di campo cl' Arnault filron u riconoscinli dìii soldati del conte di S. Sebastiano, e le carte trovate loro addoss0 venner o consegnate al conte di B1·iche:rasio come il più bel trofeo della giornata . Ormai si era certi della vittoria; ma non era affaLLo improbabile che gli a ttacchi del nemico s i r innovassero l'ind?mani. Perciò il conte di Bricherasio ordinò che le truppe sr tenessero pronte a combaLtere al primo allarmo, e diede le disposizioni occorrenti per essere in grado di continuare la resislonza. 11 generale in cupo piemontese non lardò molto però ad essere rassicurato. Infatti prinia che il giomo spuntasse nuogli fu consegna ta una lettera a lui spedita secondo rvamente , usanza, per mezzo di un tambm·ino, dal marchese di Villemur, che aveva pt'eso i l comando dell'armala nemica. Questa lelle1•a, daLata dalla me:!:zanoUe, era cosi concepita: · < M. le chevalier de Bellislo, monsieur, ayant été tué dans < l'affaire que nous avons eue aujourd'hui contré les tr-oupes " de S. M. le .Roi de Sardai gne,je vous prio de trou ver bon • que la p ersonne qui accompugne le tambour .p orteur de • ceUe lettr~ reconnaisse son corps, et rie permeltre q u'il « le r empof'te. Tt·ouvez bon aussi que je vous 'recommande • « les blessés qui ~ont rcstés sous !es reLranchemens. • .l'ai l'honneur d'ètre avec la plus parfaite considération ~ etc. ». ·
Poco dopo veniva cònsegnata al conte di Bricherasio da un direttore d'ospedale francese la seguente lettera del ma-
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di Seu: • Le t.ransporl de nos blessés ne pouvant, monsieur, èlre « fait sans lo ri~quc de Ics faire périr de leurs bless ures, je " ne puis doutq1· de trou ver vis-à-vis de vous les sentiments qui f'on l le motif du respect et de l'esLime, en vous de• mandant, monsìeui·, la conservation des hommes 4.ue le « caraclère seul vous recomrnande. « J'ai laissé ici un commissaire qui vous en fera remettre • l'élal, et je ne puis, m on!;!ieur, q11' ul,Lendre de vous un. • LraiLemenL qu'en parei! cas je me forais autant d'honneur « que d'empressemeut à remplir. ,, J'o.i fhonnc ur d'èll'e avec pari'uiLe considération etc. ». Ques ta letLera e!'~ accompagnata du un'altra le ttera del commis~ario do Launay, lasciato a Seu dal marchese de Mailly. Essa è elo,1uerite nella sua brevità: ,, Monsieur le rnarquis de Mailly, mar'échal de camp, me « laisse ici avcc !es blessés; j'attends de Votre Excellence • Loutc la douceur que peut mériler une parfaile résignation " à ses ordres, et j'ose avoit· l'honneu1· de vous assur er que « nous sommcs dignes de compassion. « J'ai celui d'étre avec bcaucoup <le respect etc. • Quesl~ lelle1·0 dipingevano abbastanza vivamente qual fosse lo stato in cu i si Lrovavauo le truppe frances i, e toglievano ogni dubbio sulla possibilità di un loro nuovo tentativo ·contro i trinceramenti del!' AssieLLa. Il contegno del latore delle lettere del marchese de Mailly e del commissario de Launay avre bbe bastalo cl(I s() solo a dissipare questo dubbio; da esso si seppe che il numero dei f'eriLi che si trovarono presso le capanne di Seu saliva a non meno di 600. :Vla soltanto quando il giorno fu- tornato si potè avere un esatto concetto delle perdite toccate dal nemico. I Piemontesi rimasero compresi di meraviglia quundo poterono considerare Lranquillamenle il numero straordinario dei morti e dei ferili francesi che g iacevano davanti ai loro trinceramenti. Nella notte er a parLito per Torino il ca-,aliere Panissera,
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maggiore del reggimento di Casale, per por tare al Re la notizia della vittoria e 6 bandiere prese al nemico. Nel suo rapporto verbale al Re egli accennò alla grande sproporzione fra le perdite toccate dalle due parti. Questo contf'ibuì a destare in Torino una vivissima gioia; essa fu accresciuta ancora l'indomani, quando un ufficiale austriaco, che aveva assistito alla battaglia, passando da Torino per tecarsi a IVIilano, vi portò la notizia che i Francesi erano in piena ritirata ed avevano accampato la sera del 20 parte ad Oulx e parte verso i.I colle di Sestrières. Si fu anche da questo ufficiale che fu portata a Torino la notizia délla morte del cavaliere di Bellisle, e che si seppe ehe le perdite del nemico erano ancor maggiori. di quello che era stato annunciato dal cavaliere Panissera. La fausta notizia della vittoria riportata all'AssieUa venne tosto comunicata ai ministri del Re presso le corti straniere. Il' conte di Bl'icherasio, dopo aver spinto un distaccamento di truppe d'ordinanza e di Valdesi· ad inseguil'e il nemico,. rivolse le sue cure ai feci ti. Su quei monti, così lontano dagli occorrenti ricoveri, e mancando quasi affatto di mezzi, quest'opera di umanità non fu meno malagevole a compiere che non fosse stata quella di respingere gli attacchi dei Francesi. In una lettera, diretta l'indomani della battaglia dal generale in capo al segretario di guerra, si legge: « .Mando pur anche oggi a detto Sceau (Seu) un piccolo di« staccamento con un ufficiale per custodire i detti prigio. • nieri ammalati, é perchè si tengano da quella volta le <• vetture pronte pel trasporto dei medesimi ove e quando « verrà da Sua Maestà s tabilito. pregandola di pronto ri• scontro per staffetta, per non lasciar perire quei miser abili, " intanto che travaglio per far passare molti feriti e diversi • ufficiali, che ho al campo, a Fenestrelle, per non lasciarli • miseramente perire ». Nella s tessa lettera il conte di Bricherasio così ·si esprimeva intorno ai risultati della vittoria: «
Dall'uf'fìciale che ho mandato la noUe scorsa costi sarà
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OELL' ASSIF.TTA
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« stata intesa la giornata di ieri, mentre fra due giorni le
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trasmetterò uno stato distinto della nostra perdita e di quella dei nemici nel miglior modo che potrò indagarla, di poco momento a nostro rigual'do e considerabile per i nemici, di cui si fa ascendere la perdita tr a morti, feriti e « prigionieri a 5 mila, fra quali 300 circa ufficiali, molti di « rango, il generale comandante marchese di Bellisle e i ma• rescialli di campo ArnauH e Larnage Y>. Più tMdi, quanrlo fu possibile appurare esattaroenle le perdite, si vjde che esse ascendevano dalla parte dei Francesi a 5800 soldati e lt30 ufficiali, fra i q uali 2 generali, 5 brigadieri e 9 colonnelli. .Destò me1·aviglia il fatto, veramenle nuovo e che dimostra quale ru l'accanimento della lotta, che il numero dei morti s i riconobbe essere tre volte -maggiore di quello dei feriti. Le perdite dei Piemontesi. si Jimilarono a 7 ufficiali, fra cui il marchese Fassati, capitano nelle Guardie, che morì pochi giorni dopo la ba ttaglia in seguito alle ferite riportate eombattendo alla testa dei suoi valorosi granàtieri, e '185 soldati, di cui la maggior parte caddero difendendo la tanaglia della Testa clell'Assietta; le perdite degli Austriaci, dei quali poe:he frazioni soltanto presero parte alla lotta, fu di 2 ufficiali e 2f> -soldati. La ritirata rlei francesi dopo la battaglia si òperò nel più comp1eLo disord ine. La brigata di riserva, giunta, come già si accennò , a Salbertrand nella sera del '19, vi l'accolse le truppe del marchese di Mailly alle quali s'erano riunite quelle di d' Arnault, e nella ·sera del 20 andò ad accampare con esse ad Oulx. Le truppe del marchese de Villemur si r itirarono nella giornata stessa sino al villaggio di Traverses. Il 21 le due colonne francesi continuarono a r ipiegarsi davanti ai distaccamenti mandali ad inseguirli dal conte di Br icherasio. Un certò nurnero di prigionieri e una colonna di muli del traino d'artiglier.ia cadder·o in potere di questi distaccamenti. Il 2Z i Francesi, ridotti in uno stato compassionevole, varcarono la frontiera, che pochi g'iorni prima avevano passata con l'animo apét•to alle più belle speranze; ed intanto la notizia della ina-
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DEJ,1,' ASSJE't'TA
,i:;peUata villoria riportala dai Piemontesi si diffondeva in Eu-ropa e vi susci~ava per ognidove OPP.OSli sentimenti. In Francia la notizia deHa catastrofe dell'armata del cavaliere di Bellisle pr·ocl,usse un pubblico lutto; e poche furono le famiglie dell'aristocrazia francese che non vestirono a bruno per la morte cli qualche caro eaduto sotto i colpi dei nostl'i soldati. Dellé operazioni della colonna del brigadiere ct·Escars non. è rimasla alcuria memoria scritta; dura pero fra gli abitanti delle vallate di · Exilles e di Fenestrelle la tradizione vaga di uqa colonna nemica che doveva avanza1,e sulla s inistra dell'armata cli Hellisle e che si sniarrì nei monti. L'ipotesi più verosimile par quella che essa si sia ripiegata in Savoia. Il corpo spagnuolo, che s'era avanzato nella l\foriana fino a Bramans, uclita la notizia della sconfitta toccata ai Francesi si ·ripiegò su St. André.
rono un giom0 intrisi di tanto sangue, ripete con ritm? monoton0 le sLrofe, piene di mordace ironia, nelle quali un -ignorato bardo delle Alpi cantò in lingua francese la vi.Uoria italiana dell' AssieHa (1). Anche in Francia la memoria della battaglia dell'Assietta durò a lungo, e non fu neppure cancellata interamente .dalla lotta combaLtuta nelle Alpi durante le guerre della rivoluzione francese. A _pròvarlo giova rammentare qui un aneddoto abbastanza caratteris tico. Allorchè nel 1796 fu conchiusa a Parigi la pace fra la nepubblica francese
Nei monti che furono il tealro della baUaglia dell' Assietta ne è vivace la ·memoria, dopo trascorsi '130 annj, quasi come se si LraUasse di un fatto recente. I più r ozzi monLanal'i ne parlano come cli una glorfo loro propria, e con particolari di una ·esaLLezza cli gran lunga s upe1·iore a quella che si suol ritrovare in generale nelle tradizioni popolar( Allorché si percorrono quei monti, non andando in rraccia soltanto delle bellezze della natura, o non studiandone i caratteri militHri col solo cr·iterio della fredda ragione, ma si è curiosi eziandio · di indagare il sentimento intimo delle vergini popolazioni che li abitano, si riinane meravigliati nello _scoprire quale tesoro ·.di patr·iottismo vi fu tramandato dalle passate genei·azioni. Non è già quel patriottismo parolaio che sa invenlare frasi sonore, e neppure un p~triotlismo lacgo che vada unilo ad un elevato sentimen to nazionale. Gli è un patriottismo tutto locale, che considera come nemici riaturali quelli che abitano al di là della frontiera, e clte nasce in quei bravi montanari dalla coscienza eh.e all'appello del Sovrano saprebbero non essere da .meno dei loro padr i. Oggi ancora il pastore·, mentre sta a ~uardia del gregge sparso sui pascoli che fu-
(1) Ebbi ·ia ventura di poter raccogliere per intero queste strofe dalla bocca di un robusto montana1·0, dall'aspetto marziale, in una bergerie ' non molto discosta dal campo di battaglia, e credo di far cosa gradita al lettor·e t.rascrivendole qui colle loro imperfezioni di . forma. Es.se 110n esprimono alcun sentimento eroico, ma sono tutto sarcasmo, e tutte intese a pungere i vicini d'oltralpe. · E pare che questo scopo sia stato raggiunto se è vero quello che mi ful·dett.o da l montana.ro che me le recitò e r ipetuto da parecchi altri abitanti di quei monti, che esse sono tuttora causa di frequenti risse cogli abitanti dei vicini monti del Delflnato quando essi s-i recano a cercar lavoro al di là de lla frontiera.
CHANSON DE L'ASSIETTE. i
Oh! n·a-~ on jamais vu
Un tour plus admirable! . Les Français résolus A vec leur nez pointu S'en partant de Jeur pays En grande fou lP. et presse Pou:r- s'emparer de l'AssieLte Que nous avions devaot ! Oh! Jes iroper tiuents !
~-
Bellisle, leur commandant, Veut avoi r l'avan tage D'avancer le premier Comm·e ·un vaiJJaut guerrier. sur \es retranche_ments Il va d'un graod courage Pou; go-ftter la salade ..L'Assiette et la chaleur Lui oot brulé le coeur !
LA BATTAGLIA
ed il Re di Sardegna, vennero designali nominativamente nel truUaLo le forLi ficazio ni alpine, che, secondo i patti del l'armistizio 3.
DELL'ASSlETTA
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Quatre ccnts officiers , Gourmands de notre Assiette, Pour en avoir pris trop SonL morts sur le carreau. Souvenez-vous, Français, S0uvene1.-vous sans cesso Du gout de notre Assiette• Nous l'avions préparée Pour vous en régaler.
En partant de la France A vec vos lHLtai I lons Pour aller en Pièmont Et le fouler aux pieds Vous aviez résolu, Chevalier <le Doll isle, De venir prendre Exilles. Exilles n'est point pris; La mort vous a surpris !
Six mille fantassins Y ont laissé la vie Voulant treroper leur doigt naus l'Assieltc <les Vaodois. Sitot en approchant La poudre et la moutarde Leur a brulé la barbP,, Disant: n'avancez pas Votre nez dans le plat!
Retirez vous, (?l'a1.ça is, D'autour de notre Assiette; Vous eo avez à Paris De plus jolies qu'ici ! Nous n'avions qua ce lle lh; Vous vouliez nous la prendre, Et nous pour la d<lfendre On vous a repoussés Jusqu'au Briançoonais.
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Tous Jes autres soldats, Qui aimaient la salade, Couraient d'un air gaillard Pour eu avoir Jeur part. En santant la chaleur Da cette AssieUe ardente Le couragc leur mauqua, m ils ont laissé là L' Assiette ot to us leurs plats. ti.
C'est pourtanl grand chagrio Qi.;e d'aimor une sauce Et d',;n otre rassasié Sans en avoi1• go(ité ! Il vous en a coiì.té La vie el l e bagage, L'argent et l'équipage Pou r pn.yer le diner A ces bons cuisinien.
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di Ch,erasco, dovevano essere demolite. In questa enumerazione i commissari francesi, mentre pretesero che fossero
~-
D.
Si vous voulez savoir Comment prendre l'Assiette F,lUt étre matiniers. Dans le mois de janvier Vous la l'elrou vere z Sous une !lappe bla!iche Celte Assietle charmante. Elle ne vous br ulera pas Oans cette saison là. tO.
Ceux qui ont composé Ces vers autour du feo Ont bien considéré Qu'il n•y a ri en de mieux Que rire des Fr.. nçais Qui voulaient par adresse Emporter notre Assiette ! Bu vons à la saoté De ceux qui l'ont gardéo !
OELL''ASSlETTA
LA BATTAGLIA 126 inelicati per le valli d i Aosta, di Susa, ,d~lla w't1aita, ,della Stura, ece., i rispettivi forti di sbarramento, per •l a valle del Chisone, invece di. indicare il forte .di Fenestrelle, di cui a quanto pare ignoravano l'esistenza, vollero che fossero· indicate le fortificazioni clell' Assietta. In q uesto modo il forte di Fenestrelle sfuggì dalla sorte che toccò agli altri forti alpini.
dimeno appare evidente come non poche analogie presentino le condizioni in cui_ si trovarono gli Austro-Sardi ·dall'aprirsi della campagna del 1747 fino alla battaglia dell'Assietla, con quelle in cui verserebb~ ai nostri giorni l'esercito italiano in una g'uerr~ difensiva che fo·s se chiamai.o a sostenere contro . la Francia . Allora, come ai nostr·i gio~ni, la Savoia cea in potere del nemico, il quale occupò fin dal pI'incipio della campagna la contea d~ Nizza; l'attacco franco -spagnuolo s i operò su tutta 1a distesa della frontiera, dal ;na1'e al massiccio delle Alpi G~a·ie, per effetto del mutamento avvenuto nei disegni del1' aggressore, come avverebbe necessariamente ai nostei giorni per la mole delle forze che esso sarebbe costretto a mettere in· campo per ass·alirci; in ùlLimo nel 1747 l'aggressore operò anche dal mare, s barcando truppe a Genova e creando così una preoccupazione a tergo del difensore delle Alpi, come tenterebbero di fare, secondo ogni probabilità , i Francesi ~nche oggidì in una guerra contro l'Italia, per vantaggiarsi della propria superiorit11 ma rittima, e della vulnerabilità cl"te risulta a l nostro paese dalla grande clislesa delle sue coste,prive f:ìno ad ora per la massima parte di sufficien ti mezzi di difesa. Pe1·ciò l'anal is i cr-itica di quèsto periodo dellèl campagna del 1747, olLre all'interesse tecnico che offre sempre l'esame delle operazioni m ilitari, qualunque sia l'epoca in cui si svolsero, quando delle condizioni pecu!ia!'i di questa si tenga il debito conto, presenta eziandio un certo interesse di altualità e può contribuire a dare un'idea es~tta delle condizioni della nostra · frontiera 1io!'d-occidentale.
La battaglia dell' AssieUa fu l'ullimo fallò d'armi di riUevo della guerra della Prammatica Sanzione in Italia. S i continuò a combattere ancora con varia fo1'Luna nella Riviera di Genova e sulle Alpi marittime durante l'autunno del 1747 e nell'anno seguente, fìnchè i l trattato di Aquisgrana mise termine a questa lunga lotta. Il Piemonte ne uscì ampliato ed ottenne lo scopo principale cui mirava in Italia; e la sua influenui in Europa salì a tal segn.o, che mentre un uomo di stato francese diceva essere cosa vergognos a per le gl'andi monarchie che gli ar~itri della politica e uropea fossero due S tati di secondo ordine, quali· erano la Prussia ed il Piemonte, Federico II, precor-.. renelo l'avvenire col suo genio, sole\/a f'ipetere, _che se fosse · ?t~to Re di Sardegna non avrebbe tardato molto a diventare re d'Italia .
Vii. Esame crit~co delle operazioni che precedettero la'battag'lia dell' Assietta e della condotta delle forze avversarie durante il combattimento.
· ,Per quanto profo_nde modificazioni siansi introdotte da un secolo nena c~mposizione, nella forza e nei mezzi di g.uerra degli eserciti, per quanto le condizioni politiche d'Italia Sif!.nsi trasfqrmale in questi ultim i decenrù in modo da non lasciare più alcuna traccia di quello Che furono ne} XVl!l Secolo, P,00-
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Nella primavera del 17471a situazione era senza alcun dubbio favorevole ai Franco-Spagnuoli, i quali oltre all'esseee notevolmen te super iori in forze, avevano per sè il vantaggio dell'iniziativa e quello di possedere in Genova u·n p~nto di appoggio e un per·n.o per le opc~razioni loro in Italia. Questo ullimo vantaggio sarebbe v_enuto meno colla caduta della · città, ed ~ra quindi esalto il concetto, comune del resto tanto.
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al duca di BeJJis le quanlo al marchese di Las Minas, di tendere prima di ogni altra cosa di obbligare gli Austro-Sar di a levarne l'assedio . Alla divergenza però delle vedute cli questi due generali sul modo più conveniente per raggiungere un tale scopo si deve principalmente 8$Crivere l'esito poco felice che ebbe pei Franco-Spagnuoli una campagna intrapresa sotto così favol'evoli auspici. Pare che molte ragioni militassero a favore del disegno caldeggialo dal marchese di Las Minas. La strada della Riviera è la più breve che i Franco-Spagnuoli potessero seguire per avvicinarsi a Genova e costringere il conte di Schulenburg ad abbandonare l'assedio. Essa presento va,alloea s pecialmente, delle difficol là che non saeebbe stato certamente agevole s upe1·are di fronte ad un avversario qual er·a il barone di Leutrum; ma queste difficoltà non sono pnragonnbili 1:J. quelle ehe pre?entano le alte Alpi. 11 pericolo cli una operazione del Re di Sardegna sul rìanco sinistro dell'cserciLo duranLe la sua marcia sn Genova nçm era immincnte,giacchè la disposizione d elle forze aus tro-sarde s ul teatro della guerra era tale da richiedere un ce1•lo tempo per la preparazione cli un'operazione s iffa Uu; la: quale inoltre non avrebbe potuto essere intrapresa s enza che gli Austro-Sardi levassero da prima 1·assedio di Genova. Del resto la s uperiol'ità numerica dei F ranco-Spagnuoli avrebbe in ogni caso permesso loro di coprire il proprio fianco sinistr·o proseguendo la loro marcia in uvanti, mentre l'azione della flotta inglese s ul loro fianco destro sarebbe stata in realtà cosa assai precaria nella condizione della navigazione a vela . La tendenza che avevano tanto i Piemontesi quanto gli Auslrial!i a separarsi per cop1:irc rispetlivamenlc le proprie provincie quando esse veniva no a trovarsi contemporaneamente minac~iale da un'operazione nemica procedente dalla Liguria verso la pianura compresa fra Alessandria e Tortona, contribuiva poi a render·e la linea d'operazione della Riviera ol-
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tremo<lo opportuna pel' un esercito proveniente dalla Francia, e ne fanno fede i risulLati ottenuti in altre compagne così dal maresciallo Maillebois come dal generale Buonaparte . Però anche penetrando nella valle del Po per le Alpi Cozie, come lo pr oponeva il duca di Bellisle, si polevano ottenere favorevoli risultati. Ma per questo era necessario che la maggior parte delle forze dei Franco-Spagnuoli fosse rivolta da quella parte fì n dal principio delle operazioni. Passando contemporanea menle dalla Savoja e dal Delfinato nelle valli della Dora Riparia e del Chisone essi 9vrebbero potulo procedere in buone condizioni di collegamento, e la loro fo rza non era tale da richiedere un fascio di comunicazioni maggiore di quelle che offrivano queste due valli. Certamente se rosse s lato possibile di attirare da prima l'attenzione dei Piemontesi verso la Riviera si sarebbe assicuralo meglio la huonu riuscita dell'operaziono; ma ad eseguire una simi le dimos trazione doveva essere impiegata s oltanto una piccola parlR dell'esercito. Non vi ha dubbio che a questo modo avrebbero operato i i generali franco-spagnuoli se fossero sto.ti s in da p1'incipio concordi nell'invadere tlieeltamente il Piemonte. La mancanza asso Iu La di 1·azionùlità in una op,Jrazionc, la quale venne iniziata di fatto da una dimostrazione etlcttuata con lutte le forze su una estremità della fronliera, seguila da una lunga marcit\ cli spostamento di una par te s oltanto di queste forze per portarsi a compiere l'operazione principale quasi all'estremità opposlu di essa, o che s i proseguì poi colle forze divise, continuando la par te ,m~gg'ior·c dell'esercito ad operare una semplice dimostrazione, non s i deve ullribuire ad altro clte alla duplicilù del comando e per conseguenza alla mancanza d'uuitù d'azione. L'Jnfanie Don Filippo non uYeva nè l'ingegno, nè l'esperienza, nè l'autc,1·evolezza, nè lu seeielò che sa rebbero s tate necessarie non solo per esercitare di fallo il comando di cui era l'iveslilo, 1na pur anche per metle1'e qualche accordo fra ANNO xxtr, VoL. 1v.
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430 LA BATTAGLIA i generali che da lui dipendevano. Essi se ne burlavano· ed il duca di Bellisle, nello scrivere a suo fratello, lo chia-' mava l'Enfant ooyageu1·, alludendo con questo al s uo contegno più da principe che viaggia per diporto che da generale in capo. Rimanevano cosl di fronte il duca di Bellisle ed il marchese di Las Minas, eguali d'autorità, diversi di concetti. Con un comando costituito a questo modo è cosa affatto impossibile che le oper~zioni di un esercito si svolgano razionalmen le; esse sono lasciale in balìa della prevalenza che a volta a volta acquistano i generali che se ne contendono la direzione, ed ai compromessi1 che sono una necessuria e quasi sempre funesta conseguenza delle loro controversie. Le disposizioni adottate dai Francesi dopochè fu presa la determinazione di portare una parte dell'esercito a · varcare le Alpi pel Monginevra, non presi.ano in sè il fianco alla critica, tanto per quello che riguarda gli artifici usati per mantenere i Piemontesi nell'incertezza ·del vero punto di passaggio quanto per quello che riflette la parte amministrativa. Sarebbe forse stato impossibile, coi mezzi di cui si disponeva allora, di operare con maggior celerità lo spostamento delle truppe del cavaliere di Bellisle dalla Contea di Nizza al Monginevrn. Vennero esposte minutamente le considerazioni che informarono la condotta cli Carlo Emanuele III negli uHimi giorni di giugno e nella prima metà di luglio, e da questa minuta esposizione riesce evidente che il Re non avrebbe potuto dare disposizioni più opportune di quelle cui s'appigliò. Tutte le arti usate dal nemico per indurlo in errore sul vero punto di passaggio non valsero a fargli s pos tare intempesLi,va mente le sue truppe. 11 concetto di prendere la controffensiva nella Riviera colle truppe r iuniLe cli Schulenbur g e di Leutrum, minacciando pel colle di Tenda il fianco des tro dei Fr~nco-Spagnuoli, era forse il più opportuno che s i potesse immaginare nei primi
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giorni di luglio. Se il R<1 avesse avuto autorità maggiore sugli Austriaci, ed avesse potuto far seguire da vicino alle truppe del conte della Rocca quelle del conte di Schulenburg, lacontrofTensiva in Liguria avrebbe potuto iniziarsi nei primi giorni della seconda quindicina di luglio, contemporaneamente cioè al movimento offensivo del cavaliere di Bellisle. Si sarebbPl'O avuLi allora 74 battaglioni austro- sardi di fronte ai 60 battaglioni franco-spagnuoli che erano rimasti in Liguria; cioè, tenendo con to della sola fanteria e facendo entrare in calcolo la differenza di forza dei baUaglioni delle diverse nazioni, 40,000 Austro-Sarcli, oltre le milizie, di fronLé a 30,000 Franco-Spagnuoli; e dalla pnrLe del Monginevra 14 battaglioni austro-sardi contro -iO battaglioni francesi, cioè 8,000 AugtroSartli, rinforzati dalle milizie , contro 20,000 Francesi (1). In Lali condizioni le probabilità sarebbero state in favore degli Austro-Sardi; giacchè anche senza introdurre nel calcolo la possibilità di ~na sconfitta come quella che gli toccò ali' Assietla, il cavaliere di Bellisle, avendo da superare la resistenza dei forti di Exilles e della Brunetta, che erano considerati ambedue come modelli di for tificaz ione in quel tempo, oppure quella del f'orle di Fenestrelle, che era ritenuto esso pure come assai difficile a s uperare, e ciò di fronte alle forze mobili del conte di Bricherasio, avrebbe senza dubbio dovuto impiegare un certo lasso di tempo prima di sboccare in pia nura, lasso ùi Lcropo che sarebbe stato bastante a Carlo Emanuele Il i per ricacciare i Franco-Spagnuoli al di là del Varo, e ritornare poi nella valle del Po con forze sufficienti a trattenere ogni ulLeriore movimento in avanti del cavaliere di Bellisle. Il) Da questo pa ra llelo risulterebbe uua quasi completa parità cli forze fra le truppe di campagua dei due eserciti, contrariamente a quanto si è detlo precedentemente. Converrà però por mente, che aggiungendo alle forze franco-spagnuolo di cui si fa qui parola, il corpo cbe occupava la Savoia e quello lasciato nella valle di Barcelonetta per mantenere il collegame_nto fra le due masse operanti, si viene ad avtre dalla loro parte uno. notevole superiorità numerica.
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Ma, dopo che fu trascorsa tutta la prima metà di luglio senza che gli Austriaci si fossero mossi, mentre le truppe del cavaliere di Bellisle si erano poste in grtido di var care la frontiera, una tale manovra più non si sarebbe potuta ef. fe ttuare. 11 Re vi dovette quindi r in unciare, ed appigliarsi invece al partito cli oppor re le maggiori forze cl1e gli rosse possibile alla invasione proveniente dal ìvfongi.nevr a. Il punto di concentramento che venne assegn1;1 to in a llora alle truppe del conte cli Brawn fra Carmagnola e Casalgrasso prova però cbe non era stato interamente abbandonato il pensiero di eseguir·e una manovra per linee i a terne, quando se ne fosse presen ta ta l'opportunità. Sarebbe difficile s tabilire se l'inazione degli Austriaci durante il mese di luglio, nel momento decisivo della campagna, si debba piuttosto attribuir·e alle difficoltà amministrative che essi incontravano od a deciso mal volere verso i Piemontesi. Forse ci fu dell'uno e dell'altro; ma benché soventi il risentimento ed il puntiglio abbiano informato la condotta di eserciti alleati non solo nei secoli scorsi) ma pur anco nd nostro) che si dà vanto cli tanta serietà, pare nondimeno più verosi• mile l'ipotesi, che l'inazione del conte di Brawn abbia avuto per causa prin~ipa le le stret.tezze in cui s i trovava realmente il commissariato del suo esercito. Ai nostri giorni si stenta a credere, che nella valle del Po, un corpo di 15 o 16 mila uomini possa essere impacciato a procacciar si da vivere; ma con vien tener conto che la zona che il conte di Bra wn doveva percorrere, è tuttora, ed era assai più allora, molto povera cli quei prodoLti che occorrono pei bisogni del soldato; che la scarsità e la cattiva qualità delle comunicazioni nonchè .la penuria di mezzi di ti-asporto rendevano allora assai più malagevole che non ai nos t.ri giorni l'arrivo delle vettovaglie) mentre l'imperfezione del meccanismo amministrativo e la quantità stragrande cli salmerie, che tenevano dietro alle truppe, riducevano gli _eser ci ti, ed in particolar
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rri.odo l'esercito austriaco, ad una straordinaria lentezza di movimenti . L'interesse, che) dal momento in cui r iuscì evidente che l'attacco principale dei Franco-Spagnuoli era quello del Monginevra, ebbero gli Austrfaci di coprir e la Lombardia contrastando al nemico l'ingresso in Piemonte, pare debba far- mettere da parte l'ipotesi che essi abbiano volontariamente lasciato nella seconda metà di luglio i P iemontesi nelle peste; e ne ò una prova il fa tto, che (Juantunque dopo la vjttot'ia del!' Assietta le disposizioni loro f~ssero divcn ta te mollo benevoli verso il Re di Sar degna e g rande fosse il loro desiderio di coglier e i maggiori fruW da quella vittoria, essi non poterono raggiungere Carmagnola e Casalgrasso se non nei giorni 7 ed 8 di agosto, e nelle operazioni che seguirono continuarono sempre, per le lentezze derivanti dai dife lti della loro amminisl,razione, ed essere d'incaglio a tutti i disegni di Car lo Emanuele. Non sacebbe d'altra parte infondato il credere, che il ritardo frapposto dagli Austriaci nel portarsi al soccorso del Re, sia qipeso eziandio dall'avere essi voluto aspettare a questo r iguardo gìi ordini del Consiglio Aulico, come appunto supponeva nelle sue lettere il duca dì Bellisle. La stretta, ed alle volte persino assurda dipendenza dei generali austriaci dal Consiglio Aulico. negl i scorsi secoli è troppo nota, pcrchè questa ipotesi non meriti di essere presa in considerazione. Le istruzioni date dal duca cli Bellisle a suo fratello fanno fede che i generali feancesi avevano un concetto chiaro delle condizioni della guerra di montagna. I van taggi che in 11uesta guerra vanno uniti all'offensiva erano presenti alla mente del duca di Bellisle quando sceiveva: .« Je ne suis point en peine de tout ce que vous ferez « en a ttaquant, mais je le serai beaucoup lorsqu'il faudra « étre sur la défensive pendant votre siége ,, . In queste poche parole viene messo in chiara luce il valore, che, in una guerra difensiva in montagna, acquista la resistenza passiva dei forti
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di sbarramento quando è sussidiala dall'azione contro ofl'ens~va di trup~o mobili operanti noi raggio di essi. I vantaggi d1 questo vicendevole accordo della resistenza ad oltr anza in certi determinati punti e dell'ardita controllensiva presa in direzione ed in tempo opportuno, era pure sontita da Carlo Eman uele lll quando, nel dare al generale Leutrum le is truzi~ni per la resistenza che egli d9veva opporre all'avanzare dei Franco-Spagnuoli in Liguria, gli scriveva:" nous sommes • soit persuadés que vous n'omeLLt'ez rien poul' la vigou• reuse défense des postes que oous .'/ ferez occupe", soit pour • tàcher defaire quelque coup ».
Alla mancanza di informazioni precise si deve pure attribuire in gran par te il sanguinoso rovescio toccato dai Francesi all' Assietta. Essi credevano i Piemontesi ancor meno numerosi che non fossero in e/Tetto; e, ignorando l'estensione che essi avevano data ai trinceramenti, si lusingavano che il marchese di Villemur avesse da ri uscire al lor·o tergo. 11 movimento della colonna condotta da questo genero.le non si sarebbe del resto operato presentando il fianco così da vicino alle posizioni dei Piemontesi se i Francesi non li avessero r itenuti tanto poco n umerosi da non ·essere in alcun modo in grado di fare qualsiasi tentativo di controffensiva. È anche supponibile che i Frances i credessero più accessibile di ciò che non lo fosse <li l'alto la via assegnata a questa colonna girante, la quale non polè essere a portata di assalire il Grand Serin se non molto più Larùi dell'ora prefissa. In realtà i r,·rancesi, mentre credevano di riuscire con un aggiramento a far cadere le posizioni del nemico, furono ridotti ad eseguire su lutti i punti degli attacchi fron tali, attacchi che in terreno di montagna riescono di rado, e occasionano sempre perdile enormi. Quelle che i Francesi toccarono sono senza dubbio fra le più rilevanti che ricordi la storia, giacché superarono i '/, delle forze r-ealmente impegnale dalla loro parte, e furono ventisei volte maggiori delle perdile inconlrate dal difensore; ma nella storia moderna non mancano altri esempi di perdi te proporzionalmente eguali, ed anche maggiori, toccate da truppe impegnate in attacchi frontali contro posizioni di montagna. Basti citare i due attacchi dati dai Bava-resi nel 1805 e nel 1809 al passo di Strupp sulle fronlìere del T irolo col Salisburghese. li primo di questi attacchi che si rinnovò per due giorni consecutivi, e nel quale fur-ono impegnati iOOO Bavaresi con 21: pezzi d'artiglieria, verme rospinlo do 3600Austriaci con 2 pezzi.Nella sola seconda giornata di combattimento i Bavaresi perdettero 1500 uomini, mentre gli Austriaci ne perdeltero non più di 170. Nel 1809 il passo non fu <lifeso che da
L~ disposizioni date per la marcia delle truppe del cav. di Bellisle dal momento del loro ingresso nel territorio piemont~~e han~o ~'impronta della energia unita alla pr udenza, qua l!La ~uest u!Lrma che fin d'allor~ non era abituale nei Francesi. Essi _avevano però dovuto di veni.are guardinghi dacchè, guerreggiando nelle Alpi, erano stati esposti alle continue sorprese delle milizie piemontesi. Ciò spiega le preoccupazioni del cavaliere di Bellisle per la conservazione delle proprie comunicazioni, non appena si fu allontanato di pochi chilo' metri dalla fronti era. 0
Il movimento della colonna di d' Escars otrre però aro-omento alla critica. Aggiramenti così estesi ed ·esegui Li in re;ioni cotanto ~levate e difficili, quali sono i ghiacciai d.ell' Ambin, hanno ingenerale poca probabilità di riuscire; ed anche quando portano qualche frutto, questo non s'ottiene che a costo di sacrifici sproporzionati. È probabile che il cav. di Bellisle non avesse un concetto esallo delle difficoltà cui doveva andare incontro la colonna di d'Esèar, e il fatto che essa s i smal'rì se è vero quanto ci tramandò la tradizione, varrebbe ad a v~a~orare sifl'atta supposizione, giacchè indurrebbe a credere che il suo mov_imento venne iniziato senza prendere tuUe c1uelle precauz1on1 che pur sono necessario in operazioni di questa natura.
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soli 400 AusLeiaci con 2 pezzi. NonostanLe l'esiguità di queste forze, 3000 Bavaresi con 12 pezzi dovel,lero rinnovore per cinque volle l'altacco e non conquis lar-ono la tanlo conlraslala posiziono se non dopo eroici sforzi, ed u costo di 2000 vitLime, per1lendo cioè ' /s della toro l'o rzu. Cerlalllente l'accessibile spianalo dell'A::;sietla non si può paragonare per la po tenza difensiva allo stretto 0 non uggirab ile passo di SLl'Upp; ed è certo eziandio che se i Francesi fosseru riuscili, come poco mancò, a penclrl!r·e nd trinceramenti dei Piemontesi, le perdite di questi saMbbero state esse pure rileYalissime. È a ssui pr obabile che i Francesi sarebhero rimasti vittoriosi se avessero di1·ello i loro auacchi contro un maggior numero di punti . Essi forinf! rono delle colonne di parecchie migliaia d'uoin ini, e le diressero ad assalire fronti ristrettis simi, r·onw riudlo della Lanaglia llella Testa dell'A ~sietla. Opcr·antlo a r1uesto modo, essi si esposero a toccar~ per<lile J'ileYanLissime con poca probabilità di r aggiuJJgere lo scopo. lnfatti il difensore, dovendo con 5000 uomini, chè tanLi ne contavano i nove baLLaglioni che rimusero d is ponibili per l'occupnzione del campo Ll'incerato, difenden• un trinceramento appena abbozia to e rhc misurava i) mila meL1·i circa di sviluppo, non riusc\ a l'cspiugere gli attacchi dell'assalitore se non conr,entrandosi sui punLi altncrati; i r1uali, essendo pochi, polerono essere gucrniti con forze suflìcienti. Per accrescere i punLi d'attacco il marchese di Villemur avt'ebbe poLuto dirig~rc con molto fru tto una parte Llclle sue forzo contro il Piano cli Grammi, i cui approcci dalla parte del Vallone dell' Assietta sono assa.i più 11gevoli che non lo sia il terreno che fu percorso dAllc sue truppe. Si noti, che il difensore mancando di artiglir.wie, c: lt1 fucil ièra avendo in quel tempo una gittata assai breve, il Piano di Grammi non poteva essere efficacemente fianch eggiato dai trinceramr nti del piano dell' Assiella . Cosi pure, nonostante la forte pendenza, ili qualche e/Tetto sarebbe anche statA, p er dividere l'aLLenzionc elci difensore, una colonna che staccandosi dalle truppe di
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Maill y, per le roYine di Riohacon ed al coperto dei boschi del versante setten trionale dell'altipiano fo sse andata a minacciare quel fronte del campo trincerato. Non v'ha dubbio, che se i F rancesi trascurarono di assicurare in questo modo il buon esito della giornata, lo si deve aUrihuire sia alla cieca fiducia che traspare dalle lettere dei loro gen erali, sia alla mancanza di una direzione unica dopo la morte del cav. di Bellis le . .Ma era egli assolutamente indispensabile pei Francesi di cacciare colla l'orza il conte di Bricherasio dal campo trinceralo dell' Assielt1l? Kon sarebbe stato più prudenLe e non avrebbe anche fallo conseguire risuJluti maggiori un accerchiamento di questo campo ll'incerato, che n vrebbe probabilmente ridotto il con le di Bdcher a!';iO a depo1'1·e le armi 1 Perciò conveniva isolarlo ùa Fenestrelle e da Exilles e cercare d'impatlro ni t·si Jelle sue com uuicazioni con Susa; il c lte richiedeva bensì molla prudenzt1, ma, come giù si accennò, non ora cosa alla r1 uale s'opponessero le condizioni del terreno. Opc1·;1 ndo in tal modo si polevano forse richiedere due o tre giorni di più per impadronirsi <lell' AssieLla, ma si era s icuri <li gin ngere u ,1uesLo risn lta to; e quando si pensa che i Francesi credevano ancora 111eno numerose che non lo fosse1·0 di faUo le rorz n del con te di Bricherasio e r1uindi non poteYano temere delle sue ope1·aziooi controffensive, e sap eva no che i ri11forzi eh(} dovevano raggi ungerlo e1·a110 ancora mollo discos ii, e pet' conseguenza non avevano m olla urgenza <li fo rla finita con lui, non s i può spiegare perché non si Riano appigliati ud un purliio così vantaggioso. La spiegazione convien forse cercarla nell'ambizione personale del ruv. di Bellislc, al quale un hrillanie faLLo d'armi avrebbe meglio giova lo che una saggia e m etodica operazione ad assicul'argli il bas Lone di maresciallo. Questa almeno fu la spiegazione che ne diedero i contemporanei, e le pa1·ole
138 LA BATTAGLIA scriUe dal cav. di Bellisle a suo fra te11o poco prima della battaglia paiono corroborare siffatto giudizio.
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gnanza che s'aveva allora, e che si ha tuttora, ad esporre i proprii pezzi a cadere nelle mani del nemico ha forse prodotto in questa circostanza, come produsse di frequente, il triste effetto di privare la difesa di questo potente mezzo di resistenza.
Se i Francesi commisero degli errori, che furono la causa principale della loro sconflL ta,anche i Piemontesi non ne andar ono immuni. Il sistema da essi tenuto per fortificare il piano d !ll'Assietta appartiene alla ca tegoria dei trinceramenti continui. Non occorre far nolare come alcune ridotte stacca te e chiuse alla gola avrebber o assicurato egualmente il possesso dell'altipiano,avrebbero richiesto molto minot· lavoro e sarebbero quindi state probabilmente condotte a compimento prima della battaglia; mentre d'altra parte avrebbero potuto essere efflcacemonte difese con minori forze, lasciandone diEponibili un corlo numero pe1' le operazioni con troflens ive. Ma il sistema dei trinceramenti continui prevaleva allora nella fortificazione campale, il che giustifica sufficientemente 'im piego che ne venne fatto in questa circoslonza. Non pare per contro clte alcuna ragione seria possa essere addotta pel' spiegare la mancanza completa d'artiglieria in cui si trovarono i Piemontesi. Non può valere, infatti, la considerazione che la strada per cui essa doveva essere condotta da Fenestrelle ali' Assielta non era pet'anco ultima ta; giacchè sarebbe s tato possibile farla arrivare dalla Valle della Dora, corne vi ar·rivò l'at·Liglieriu ft·ancose. La vicinanza dell' Arsenale di Tor ino esclude la supposizione cl1e la mancanza delle occorrenti bocche da fuoco nel forte di Exilles sia stata la cagione per cui i Piemontesi non si appigliarono a questo par tito. Certamente una steada carreggia bile, che riunisse il cam po trincerato a Fenestrelle, sarebbe stata di molta utilità per la difesa, e in caso di ritirata av1·ebbe permesso di mettere in salvo le arliglic1·ie; ma nelrincerlczza in cui erano i Piemontes i del quando si ,;arebbe pronuncialo l'attacco del nemico, fu un cerore il volere aspettare elio lluella s trada rosse ultimata per farsa lire l'artiglieria, mentt·e f;arebbe s tato possibile condurla io posizione pel' un'altra via. La ripu-
Ma più ancora che dalla mancanza cli bocche d>1 fuoco, potevano risultare conseguenze funeste pei Piemontesi dalla mancanza di magazzini nell'interno del campo trincerato. Se a formare questi magazzini s i fosse provvisto, lo. rapida offensiva dei Francesi non a"vrebbe mess o il conte di Bricherasio nell'angosciosa alternativa in cui si trovò prima della battaglia; giacché, r inchiudendosi con tutte le sue forze enlro il campo trincerato egli avrebbe avuto maggiore p1·0-· babiliLà di respingere il nemico se questo lo attaccava, e se invece lo accerchia va, avrebbe poluto aspettai·e tranquillamente l'al'rivo dei rinforzi che gli erano s tali promessi; e, mettendosi in comunicazione con essi per mezzo degli abitanti del paese, avrebbe potulo combinare qualche operazione Lendente a rompere l'accerchiamento. La mancanza di magazzini c reò pei Piemontesi condizioni assa i diverse. Dovendo trarre giornalmente i viveri dal difuori e rifornirsi pw'e dal difuori di munizioni, essi si videro cosl1·elti a distrar·ro dal campo di battaglia uua parte considerevole delle loro t1'uppe pet· copt'ire le proprie comunicazioni; e se l'esito che ebbe la battaglia del!' Assietta fu cionondinieno favorevole ad essi, però poco mancò non fosse compromesso negli ultimi momenti del combaltimcnlo dalla mancanza di munizioni. As sai angoscioso poi dovette essere nella notte che tenne dietro alla lolla il pens iero, che se il nemico rinnovava l'attacco nel mattino seguente, non si sareb]?e più potuto resistere che colle baionette e colle pielt'e del trinceramento. La condotta dei Piemontesi nei giorni che tt·uscorsero dall'in gresso delle truppe di d'Arna ull nel loro territorio al giorno della balla glia può essere taccia la di poca attività. Essi abbi-
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sognavano di guadagnar tempo, sia per far progredire l'opera dei trinceramenti, s ia per dar tempo di giungere ai rinforzi che erano in marcia; e cionondimeno nulla fecero per ritardare i progressi del nemico. Le milizie, in i'alli, che fù1;ono spinte inn,rnzi e non vennero sostenute che da piccolissimi distaccamenti di tr uppe d'ordinanza, poterono bens·1 adern_piere al mandato loro assegnato di dare informazioni sulla marcia del nemico, rna sarebbe!'o state insufficienti a trattenerlo. Alcuni battagl ioni porta~i avanti a sostegno di essi e s os Lenuti a loro volta dal rimanente delle fm·ze dispos te più indietro, avrebbero costretto i Francesi a prendere delìe disposizioni tattiche, le quali avrebbero avuto per effetto di rallentarne .l'a vanzai·e. L'esattezza delle informazioni, che il comando piemontese era .in grado di procacciarsi, guarenLiva che le truppe avanzate avrebbero sempr e trovato modo di r itirars i in tempo da non rimaner e ser ia mente compromesse; e che, presentandosene il des tro, avr ebbero potuto, senza impegnarsi trop po a fondo, eseguire q ualcJ1 e ulile ope-· razione con troffensiva, dare qualche colpo) secondo l'esp1•essione cli Carlo Emanuele III. ]',fa per 0perare in questo modo sarebbe stato necessar io che dei magazzin i fosser o s lali preventivamente preparati in vicinanza dei punti sui rpiali le lruppe avanza te avrebbero dovuto portarsi, o almeno fosse staLo riunito un numero s ul'ficiente cli bestie da soma da bas tare a disimpegnare il serv izio dei viveri fra q uesLe Ll'Uppe e i magazzini di Fenestrelle e di Susa; nò a ll'una nè all'altra cosa s'era pensato. Un a!Lro mezzo anche più sicur o avevano i Piemontesi per ritardare la marcia del nemico, e lo preoccupazion del cav. di Bellisle dimosLr-ano fìno a qual segno tale mezzo sarehbe r iuscito efficace. Ed era la distruzione dei ponti e di quei tratti di sLrada cl1e s.i prestavano più facilmente ad esset·e resi irnpraticabil.i . Valendosi contemporaneamente cli questo mezzo e di ben dir ette operazioni cont roffensive compiute da truppe d'ordinanza, e dì minaccie a
DELL' ASSI ETTA 141 ter go del nemico operate dalle milizie, sarebbe stato possibile· di guadagnare il tempo occorrente acciò i battaglioni provenienti da Cuneo e q uelli provenienti dalla Riviera giungessero a p~rta ta dell' Assietta; ed allor a le probabilità di resistere vittoriosamente ai Francesi si sarebbero di mollo accresciute. Lo stesso carattere di inazione, che si scorge nella condotta del comando piemontese nei giorni che l)recedetter o la battaglia deìi'A.ssietLa, si riscontra ancora nella sua condotta durante il combaLLimento; ma qui convien riconoscere che le clifficoll.à cu(si vide di fronte furono tali che avrebbero paralizzato l'azione dei più sperime;1tati ed energici uomini di guerra. Al ceeto il movimento della colonna del marchese di Villemur non isfuggì al conte di Bricherasio. Se egli avesse disposto di maggiori forze non a vrebbe probabilmente esitato a mandare a vuoto la manovra çlel nemico lanciando qualche battaglione sul fianco del.la colonna girante. Una tale offensiva,. procedendo dall'alto in basso, avr ebbe assai peobabilmente sor tito l'effotto. Ma si capisce però che il generale piemontese, non avendo in riserva che due soli battaglioni e vedendos i di fronte le truppe di cl'Arnault e di Maìll y pr onte ad assalire la Tc~sta ed il piano dell'Assictta, non si sia arrischia lo ad ord inare un tale movimento conkofl'ensivo; tanLo più che egli aveva r agione cli sperare clie le difficoltà del teneno a.'vrebbero rallentalo di tanto la mal'cia di Villemur da me LLerlo nell'imposs ibilità di attaccare prima cli notte il Grane! Serin. Se il fatto chiari esagerate le preocc:.ipazioni del conte di Bricherasio per la conservazione del Gra·ncl Ser.in, quando_ contro di esso si pronuncio l'aUacco di Villemur) esse erano però ben. l ungi dall'essere al lLLLlo infondate. Difatti, qualor a fossero ri;.isciti a impadronil'si del Grancl Serin, i Francesi avrebbero S<~parato le truppe che occupavano il campo trincerato da quelle che guardavano .il colle del Vallone dei Morti, il posto di La VallelLe ed i colli di Facicra e de.Ila Fenestra . A ciò s'aggi un ga, che in conseguenza dcr dominio che il Grancl Serin esercita sul piano del!' AssieLta, cadendo esso in mano
H,2 LA BATTAGLIA del nemico, le truppe del campo trincerato sarebbero state ridotte in una posizione molto difficile, e la possibilità di ritirarsi sia per la valle della Dora sia per quella del Chisooe sarebbe stata pur essa assai problematica. Il conte di Bricherasio, pensando alla insufficienza numerica delle sue truppe, sentiva il peso della grave responsabilità che s'era addossala accettando il combattim en to. Egli ben sapeva che coll'abbandono della Testa e del piano dell' AssieUa la vittoria sarebbe rimasta ai Francesi; rna sperava di poter conservare per tal modo il Grand Serio e di sfuggire così ad una . catastrofe che gli pareva inevitabile. Del r esto, finché i Piemontesi rimanevano padroni del Grancl Serin, ben pochi sarebbero stati i frutti che i Fran.cesi avrebbero ricavalo dalla loro villoria. Il conte di Bricherasio avrebbe, infatti, conservato la possibilità cli molestare le operazioni diall'assedio cli Exilles ; per cui era da prevedere che i Francesi, prima d'intraprendere questo assedio avrebbero cercato di sloggiare i Piemontesi dal Grand Serin, il che, pitt non essendo le truppe della difesa disperse su una distesa sproporzionata al loro numero sarebbe riuscito assai difficilmente. In altre parole il cont: cli Bricherasio, considerando il Grand Serin come il ridotto della s ua posizion~, giudicava fosse giunto il momento di raccogliervi tutte le sue forze, non già per sottrarle ai rolpi del nemico, ma per m etterle in grado di opporre ad esso una più efficace resistenza. L'inazione del conte di Bricherasio durante la ritil'aLa del marchese di Villemur non si può egualmente giustificare. La ragione da lui addotla per iscusarsi di questa inazione non ha gran valore; giac.chè anche senza far fuoco, degli attacchi all'arma bianct\ scendenti dall'alto al basso e fors'anco dei semplici accenni d'attacco avrebbero sortito l'effeUo di m ettere lo scompiglio nelle file del nemico e di r endere ancora più disastrosa la sua ritirata. Nè basterebbe a giustificarlo la supposizione che egli volesse risparmiare le forze dei suoi soldati acciò fossero in grado di resis lere ad un
DELL' ASSIETTA
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secondo assalto che i Francesi avessero tentato nel giorno seguente. Infatti le condizioni dei Piemontesi, mancanti di munizioni, sarebbero state in questo caso assai critiche, e ciò doveva s pingere il conte di Bricherasio a fare il possibile per allontanare una simile eventualità; il che richiedeva appunto che nulla venisse trascuralo per rendere, per quanto possibile, completa la vittoria. Vi ha ragione di credere che più tardi, a mente calma, il conte di Bricherasio abbia riconosciuto l'erTore da lui commesso; tale almeno è l'impressione che produce la lettura del seguente passo del rapporto ufficiale compilato sotto la sua direzione dal conte di Priocca: . ~ C'était pour eux (i Francesi della colonna di Villemur) " un mouvement bien dangereux, et leur défaite total e en • eùt été la suite inévitable, si le défaut de munitions de < guerre n'eùt engagé l\if. le comte de Bricherasio a résister « constamment aux instances que lui faisaient )es officiers • commandants des corps, de les laisser sortir des retran• chements, vu l'assurance où l'on était de culbuter les en" nemis par la s upériorité du lerrain que l'on avait sur eux •. Non è certamente cosa agevole emetter.e un giudizio spassionato sulla condotta del conte di S. Sebastiano. Del resto .troppoincerLi sono i particolarichesi conoscono per potervi fon- . dar sopra un apprezzamento assoluto. Dal punto cli vista strettamente disciplinare egli eccedelle forse i limiti d'iniziativa che sono concessi ad un comandante in sott'ordine, se questa iniziativa deve esser tale, che l'inferiore, manct1,ndo di ordini, si regoli a seconda di quelli che razionalmente può supporre gli verrebbe1'0 dati èal superiore. Al conte di S. Sebastiano fu in quella vece mandato r ipetutamente l'ordine di abbandonare la Testa dell 'Assietta, ed egli non vi si volle piegare; ma d'altra parte> trattandosi di cosa che doveva decidere dell'esito della giornata, non pare fosse una pretesa infondata la sua che glie ne fosse mandato l'ordine per iscritto, acciò ne rimanesse affatto s vincolata la s ua responsabilità.
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lnolLre, so un superiore assente è in diriLLo di mandare l'ordine ~i ripiega_rsi al comandan te di una frazione di Lruppa eh~ s1 trova d1 fronte al nemico r1uando egli creda questa r1L1rat11 necessaria pel buon andamento generale dell'azione, non è men rnro però, che a colui al quale incombe l'esecuzione <li un ordine siffatto deve essere lasciata una certa lalHudine nella esecuzione; e non v'ha uomo di auerra il 0 il quale non sappia cito un movime11to di ritirala si opera con molto maggior sicurezza nel momento che tien dietro ad un attacco r espinto, che non nel momento appun to in cui ques to attacco si pronunzia. Ad ogni modo, dopo le insistenze <lel conte cli Briche!'asio la condotta del conte di S. Sebastiano lo avrebbe esposi.o ~ ~opportare il peso di una gravissima responsabilità qua lora 1 1 Grand Serin fosse caduto nelle mani del nemico. La deterrninazio11e del conte di S. Sebastiano ru perlanto uno di qu_eg_li atti ~i sublime iniziativa, i '1U1:Jli, mentre espongono chi li compw al rigore delle leggi mii ilari se il ris ultato 110 è sfa vorevole, l'anno per contro all!'iÌ)uiro aù esso Lullo il merito della vittoria se sono coronali da felice successo. Ed inl'alti il me1·ito della vittoria dell'AssieUù. venne o.tLribuilo per intero al conlc di S. Sebastiano dalla pubblica voce così in Francia co,ue in Piemonte . Cionondimeno il s uo no me non venne neppure pronunciato noi primi rapporti ufficiali della battaglia, e ciò fu cons idera lo dagli uui come un oJto d i gene1·osità del conte di Bricherasio, il quale non avrebbe avuto altro movcnlc che quello di celare la mancanza del proprio subordina_Lo, _e .dagli alll'i come effetto della sua ripugnanza .ad attr1bu11:gh 11 merito clella vittoria .
Gli ufficiali della tempra del conte di S. Sebastiano dovevano P_iacer e a Carfo Ema naele lII, uomo esso put·e cli tempra f'ortissima. i\Ia S. SebtìSLiano uveva molli nemici frt1 le persone del'.a co!'te, perchò figlio di quello marchesa di Spigno che VitLori_o Am edeo II ave\'a menalo in moglie dopo di avere abdicato, e che era accusata gcnerilhnent0 di averlo spinto
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DELL'ASSIETTA
LA BATTAGLIA
a quei tentativi per risalire sul trono che agitarono i primi anni del regno dj Carlo Emanuele I I I. Ad ogni modo, il conte di S. Sebastiano, quantunque sulle prime abbia avuto par·te ù.lle ricompense accordate per la battaglia dell' Assietta, essendo stato insignito <lella croce di S. Maurizio e provvisto di una pensione, venne ben tosto messo da parte. Vittima di una cabala Ol'dita contro di lui, egli dovette abban donare il reggimento delle Gua1·die, e venne trasferito al comando di nn reggim,mto provinciale, il che in tempo di pace corrispondeva ad essere messo da parte. Uomo di delicato sentire, egli non poLè resister e· al dolore di vedersi troncala una carriera che aveva percorso con amore; amal'eggiato pel ri manen te della s ua vita, noa Lar dò a cadere in una malattia di languore, e mori dopo pochi anni nell'oscurità. Secondo si r ileva dalle rnemol'ie del conte di Malines, dopo la sua morte non gli ve11nero neanche resi gli onori militari. Vel'Umente compassionevole fu la sorte di quest'uomo cui la natura aveva prodigato le più belle doti che si possano desiderare in un soldato. Ecco il ritratto che lasciò scritto di lui il conle di Malines: « .... .. Ce com te présentait dans sa per::;onnc le complet dos ~ bonucs et g1·andes qualitos; il avait le sens le plus juste et le « plus illum iné; on eùt di Lqu'il a va il le droiLà l'infa illibilité; il " avait l'esprit le plus solide, le plus pén6Lrant., eL en mème " temps le plus gentil; la probit6 la plus vraie ella plus cons« tante; la valeur J u lion clans les combats, et la mansu1~tude « d'un agneau tout le reste du temps. Une figure intoressante "recouvrait lout cela"· Lo stesso conte cli Malines così espone nelle sue Memorie l'imbarazzo ia cui egli medesimo si trovò m entre viaggiava in Francia, per dissimulare l'ingratitudine dei suoi concittadini. verso il conto di S. Seba~Liano: « Je ne puis me refusct· de dire, que m'clant trouvé quo.tre " ans après ,.;elle affaire dans une ville de F r ance en nom" breuse compagnie, où il y a\·ait des génel'aux eL de ceux ANNO XXII , VOL . IV.
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LA DATTAGLIA DELL' ASS[E'rTA
mème <JUÌ avaient été à l'affaire) après avoir entendu fa ire « les plus grands é-loges du vainqueur del' Assiette nommé" ment, car son nom était connu de tous, je subis la mor" tiflcation de me voir inler-rogé par des clames qui deman" daient quelle avaiL èté la récompense d'un si grand. ser" vice; j'en f'us honteux, et pour ne pas mentir, je dis qu'il " avait fait ses pas; mais cela mème n'était pas exactement « vrai "· «
L'ingratitudine degli uomini non de.ve però scemare la nostra· ammirazione pel luminoso esempio che ci venne lasciàlo dal conte di S. Sebastiano, come pei rnolli altri non meno splendidi che ci tramandarono i nostri pad ri; i quali, se non sempre, nelle lunghe lotte da essi sostenute nelle ~.\lpi, seppero valersi in una giusta misura dell'elemento offensivo, e ne furono le più volte impediti dalla pochezza delle loro forze, fecero però costantemente prova nella difensiva di quella pertinacia, che nella maggior pat'te dei casi è la più proficua di tutte le iniziative.
DABOllMIDA VITTORIO
Capitano di stato 1naggi·ore.
L'ISTITUTO TOPOGRAFICO tllLlTARE ITALIANO NEL QUADRIENNIO 1873-1876
La topografia non solo ha fatto nel secolo che corre grandi progressi, ma è slata reputata, d~l punto di vis ta militare e tecnico, ramo talmente importante dell'umano sapere da affidarne la cultura e l'insegnamento, presso quasi tutte le nazioni civili, al corpo di stato maggiore, ovverosiu alla parte più eletta ed istruita degli eserciti. L'istituto topografico militare italiano è una fondazione novella come corpo o stabilimento autonomo . dell'eserc ito; non è pet~ò istituzione nascente per la scienza e per l'arte che ha la missione speciale di col. tivare. Esso è il depositario e il continuatore della topoc,rafia mili ta.re, la quale ampiamente si sviluppò, negli an~i che succedettero alla fo.rmazione del regno d'Italia nell'ufficio tecnico del corpo dello stato maggiore ita·liano, raccoglitore ed unificatore delle diverse scuole sparse negli uffici topografici militari dei singoli Stati, in cui prima del ,J 859 era scissa la patria nostra. Chi amasse a vere un'idea del la cartografia ila liana fino ·all'epoca in cui ebbe vita l'istituto topografico militare, che fu il , ,, gennaio '1873, legga lo scritto intitolato Sguardo stori·co intorno alla cartografia italiana stampato nel fascicolo IX della Rivista milita1'e italiana, annata 1875.
NEL QUADRlENNIO
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·18"13-1876
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La nuova istituzione con pianta organica modificata ed allargata, andò in vigore il 1° gennaio 1873. A sede dell'istituto fn destinata la città di Firenze. La pianta organica del!' istituto venne determinata come appresso:
ÙSTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITALIANO
Scopo della presente Memoria in vece è q nello di porgere ai cuìtori della topografia un succinto resoconto dei quaLLrn anni di vita dell'istituto toµogra'fico militare, descrivendo le cure prodigate da tutti i suoi componenti alla scienza geodetica, alla topografia propriamente detta ed alla riproduzione delle c:,1rte; e notando i risultati della sua costante operosità. La pubblicità degli atti di un corpo mi litare sarebbe superflua e non indicata dalle consuetudini; ma quando questo corpo militare ha la speciale missione di coltivare una scienza ed un'arte per ricavarne pratici ed utili risultati che sono destinati a passare in dominio del pubblico, la pubblicità degli atti, per ciò appunto· che riflette l'arte e la scienza, diventa una necessità; avvegnachè le scienze e le arti non debbano avere segreti, e possano impunemente diventare monopolio dell'universalità. Raccontando la vita e le opere dell'istituto topografico militare, non facciamo che imitare altri istituti della stessa specie in Europa, i quali periodicamente non isdegnano di rendere di pubblica: ragione i frutti della loro operosità, che provano il costante desiderio onde sono animati di camminare sempre sulla via del progresso e degli economici miglioramenti di ulililà generale.
II .
l.
Quadro organico Quadro organico modificato stabilito con R. D. 27 ottobre 1872. secondo la legge 30 settembre 1873. GllADI
G Il AD I
IJffielall.
l Direttore (ufficiale generale).
llffielali.
Dfrettore (maggior ge nerale co mpreso nello stato maggiore generale). Direttore in 2° (colonnello di stato maggiore). . . . . 2 Teoen ti colonnelli o magg1on di s tato maggiore. Capitano (segretario).
l
3 Ufficia li superiori del corpo di stato maggiore. I Segretario (ufficia le inferioreì . 5 Totale.
Pen,onale teenlco . I Geografo capo. . . . , S Geogra f1 pt'lnc1pa11 .
l didi 2l"',. classe. id.
( di l" 3 Geografi . . . . l di 2,. ' ' tan t·1 geogra lì . (l di 3 "n1 di 2l" ., 3 diP 1 9 Aiutanti calcolatori j 3 d i 2" , 3 d i 9" l Topografo ca po. 8 Topo"t"3fi principali ( 4 di 13' " I ,i d12" "O 1'opog1·afì d\ la "' ' · · · 10 d, 2" t t· t t· a. , 24. A,u ao 1 oposra 1 • ,IZ di di 2I ., 32 AllioYi topografi.
flO
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-
id. id. id id.. id. id. td . id. 1d. id. ,d. id. id.
Pe1·11onale co11tabi10.
l Con tabile - mai,giore.
Il m1mstrn della guerra, generale Ricotti, essendosi convinto come le attribuzioni inerenti all' ufficio tecnico intralciassero ognora più l'amministrazione del corpo di stato maggiore ed assorbissero troppo l'azione direttiva del comando di questo, divisò di staccarlo e· farne una creazione autonoma, denominandola Istituto topografico militare. Il relativò decreto comparve, in data del 27 ottobre 1872.
l Contabile - capitano. . 2 Con tabili - te nenti o sottotenenti. 4 SCl'ivani locali. - 8 Totale ufficiali contabili e scrivani.
A1ln.ota., ;ioni.
Nel personalell dei topografi I saranno 3 compresi 'Z
)
Per11011ale tecoleo. 1 Ingegnere geografo capo. 3 !ngegne1·i geografi principali (di l "' class(>.). s Ingegneri geografi (d i l"e2ac1asse) 3 Aiu tanti ingegne,·i geografi (di 1~ e 2a classe). r Topografo capo. 8 Topografi p rmcipa.li (4 di l °' e 4 di 2a cl asse). 20 Topografi (10 d i l°· e 10 di '.la classe) 65 Aiutanti 33 aiu tanti. topografi 32 aspiranti-aiutanti.
f
10·1 Tota lo.
104 Totale.
I.
5 Totale.
fotografo. aiut.ante fo tografo. cap1-officma. sotto capi-officina .
IJfflelall eontablll. 1 Maggiore con tab il e (relatorn). 2 Capitani contabili. . .. 2 Tenen ti o so tto te nent i con tab1h. 5 Totale. 7 Scrivani locali. 12 Totale ufficiali contabili e scrivani.
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L'ISTITUTO 'l'OP OG RAFlCO MILITARE ITALIANO
Da 38, forza organi ca stabilita nell' uffi cio Lecn ico, essa venne adunque portala a -i:21, tra cui 10.t impiegati tecnici . Questo numero però non si potè otten ere subito~ esso fu raggiunto so ltan to negli anni successivi, mediante periodici reclutamen ti dal ceto borghese, e colla nomin a in pi anta di parecchi soldati allievi-topografi, che si trovavano già da tempo coman dati e addestrali presso l'uffic io tecnico . Lu direzione dell'istituto venne affidata ad una disti nta specialità, conosci uta e stimala tanto all'interno quanto all'estero. Nè s1 poteva fa re diversamente; avvegnachè nel dare un capo ~d un a istitu zi one che non è esclusivamente militare, ma aitresl scientifica cd artistica, bisognava por mente so pratutto a scegli erl o fra coloro che maggiormen te per scienze posi tive rifulgessero, le quali unite a carattere e capacità mili tare, cumul assero un tal co rredo di garanzi e da assicu ra re l'avvenire del nascente istituto. All'impianto di esso ed al successivo ordinameuto del servizio interno si procedelle, a com inGiare dal 1° gennaio ·I 873, e fino alla emanazione di un regolamento definitivo , med iante periodici ordin i del giorno . li regolamento definitivo, de llato confo rme le basi statuite nel R. Decreto del 27 ottobre 187:2, ebbe vi1a stabile il '10 luglio ·1874, mediante Decreto ministeriale. Il 3·1gennaio 1873 venne stabili to il seguente reparto interno: A. - Direzione . Cffici costituenti la direzione : 11° Segreteria e bib lioteca; 2° Contabilità e smercio delle carte. B. - -J• divisione (geodetica). C. - ,2a di1Jisionc (topografica). D. - 3i• cliv'isione (artistica). E. - 4° dìmsione (meccanica). 1
NEL QuADIU ENNIO
1873-il 876
,j 1)1
La sezione dell'nfficio tecnico in Napoli doveva continu are ad avere residenza in quella città, con dipendenza però dall'istituto topografi co. 1:°~liw.r~ e com e. sezione distaccata di esso. Le sudd1V1s1om mlerne d, questa sezion e dovevano essere stabi li te in analogia a quelle dell'istituto. Le rag io ni militanti in fa vore dell'esistenza della sezione dell'istituto topografico in Napoli erano le seguenti: . . . 1! 0 La necessi tà di custodire il grande arch1V1 0 d1 mappe originah ed altri documenti prezio;;i dell'ex· officio topografie.o di Napoli, che trasporta lo altrove nor~ sarebbe stato di uti lità alcuna, almeno fin tanto che 1 risultati dei lavori topografici iniziati neHe provincie ru eri diouali no n fossero res i dì pubblica ragione. :2· L'esistenza di un piccolo osservatorio astronomico , che perni ettcva , sotto un cielo più m(te, di formare la ::;cuoia degli operaLori ed osservaton astron omiti, mentre in Firenze l'istituto non ne possed eva. 3° 11 va ntagctio di forn ir rn oclò agli opera tori che avevano il carie; di triangolare e levar di pi anta nelle provincie meridional i (opera questa la più u~gente stanle la completa ma ncanza ùi carte regolari d1 quelle provincie che si era lamentata fino dai primordi del nuovo recroo' d'Italia), di poter far capo per occorrenze di se;vizio ad un ufficio stab ile dipendente dall'istituto. G·li ufficiali ed impiegali iu pianta vennero distri?~iti Ira le quaLLro divi~ion i, la segreteria e la con talHlllà: A Napoli continuò a resta rvi quel lim itato nu mero clt ufficiali ed impiegati che vi esisle"a antecedentemente. Oltre il personale stab ilito dn )l 'organ ico, che in allora era ben lontano dall'essere coruplc to, l'i stiLuLo venne coadiuvato nell'csecu;done de' suoi lavori de. un certo numero di ufficiali, coma ndati sia dal corpo di stato ma•)'(riore, sia dalla fanLeria, e da parecchi scrivani, aloo . . . ' . ' liev i topografi cd operai straord1nar1, c1oe non in pianta.
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NEL QUADRIENNIO
L'ISTITUTO TOPOG-RAFICO MILITARE ITALIANO
La divisione meccan ica era inoltre stata sottoposta alla sorveglianza ed alla direzione del generale in riposocon te Avet, resosi altamente benemerito per la fotoincisione da lui perfezionata co.l suo speciale procedimento. Tralasciamo i particolari numerici relativi al personale ed al materiale come superflui allo scopo di questo seri Uo. Basti qui il ripetere che tan to il personale quanto il materiale, all'epoca dello impianto, erano di molto inferiori al còmpito scientifico ed artistico assegnato all'istituto, e che vi si dovette supplire a poco a poco e con qualche difficoltà.
IL La missione dell'istituto si riassume nelle seguenti attribuzioni, aventi tutte unità di scopo: 1° Far eseguire le triangolazioni geodetiche ed i rilievi del terreno, onde, cogli elementi raccolti, costruire le carte topografiche e corografiche del regno, occorrenti al!' esercito ed agli altri pubblici servizi. 2" Conservare le mappe originali e tutti i documenti geodetici e topografici necessari alla costruzione delle carte, o per esse re anche riprodotti con mezzi meccanici dietro ordine del governo 3° Coltivare le scuole di geodesia e di topografia a fin e di crea rsi il personale di cui si difettav:1, ottenere ·uniformità di metodi, progredire e migliorare. 4- Perfezionare i mezzi meccanici atti a riprodurre le carte colla massima sollecitudine, chiarezza e bellezza, e studiarne di nuovi . 5° Pubblicare e vendere prodotti cartografici e scientifici dell'istituto . 0
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1873-1876
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La divisione geodetica ha il còmpito delle triangolazion i del regno e del riattacco delle medesime alle reti astronomiche e geodetiche eseguite o che si stanno nuovamepte eseguendo in paesi limitrofi . Allo scopo di ottene.re uniformità di misurazioni ed un insieme il più possibilmente approssimativo al vero era necessario che i diversi stati coordinassero con reciprocità di vedute le loro osservazioni ed i loro lavori. Venne a tal uopo istituita in Europa, fino dal 1864,, mediante accordo cornune, una Associazione internazionale per la misura dei gradi, la quale nelle sue riunioni periodiche doveva assegnare agli Stati compartecipanti un còmpilo annuale. Ogni stato creò la sua speciale commissior,e. L'ufficio tecnico prima, e quindi l'istituto topografico, fu chiamato a parteci'parvi . Pres idente della commissione italiana é il direttore dell'istituto, e segretario di essa è il capo della divisione geodetir:a . Sono membri i più distin ti scienziati ed astronomi <l'Italia. La divisione geodetica coordina i suoi lavori alle osservazioni astro.nomiche eseguite e che si vanno eseguendo da' suoi componenti e da astronomi della com. missione suddetta. Raggiungendo per tal modo la massima precisione, avranno le carte italian e il pregio di essere scrupolosamente esatte, conformandosi con la massima possibile approssimazione alle vere dimensioni della superficie sfernidica del nostro globo . !stru menti delle m;glio ri fabbriche italiane ed estere stanno a disposizione della divisione geodetica; essa ne ha un ricco corredo, ed ha anche il modo dì correggerne i guasti possedendo l'istituto un laboratorio meccanico. Una scel ta biblioteca, contene nte le migliori opere riflettenti le scienze esa tte, po rge il destro al personale della divisione di studiare i metodi moderni e mantenersi ali' altezza del progresso.
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L'ISTITUTO TOPOG-RAFJCO MILITARE ll'ALIANO
La divisione , per l'organo del Direttore dell'Istituto, corrispondenza coi più celebri astronomi d'Europa. Ogni anno nella stagione propizia gli osservatori ed operatori della divisione eseguiscono una campagna geodetica ed astronom ica, progredendo così a ,nuove triangolazioni e perfeziona ndo quelle eseguite anteriormente . Secondo gli impegni assunti , ogni anno alla riun ione dei delegnti all'associa zione internazionale per la misura dei gradi, la commissione italiana delega alcuni suoi membri, e presenta un rapporto con cui informa l'associ azione circa i lavori eseguiLi,le osservazioni fatLe, i metodi impiegati, le proposte da discute re . Così l'istituto offrendo periodicamente al controllo de' più competenti sc ienziati i suoi lavori di astronomia e di alta geodesia, acqu ista la convinzione di camminare nel vero, e somministra al governo le migliori garanzie.
è in
La clivz'sione topografica col suo personale di ufficiali e mappatori compie i r il ievi del terre.no entro i limiti segnati dalle reti geodetiche. Divide a tale uopo il suo personale in sezioni, con a capo di ciascuna un ufficiale cli stato maggiore, e lo manda in campagna, ordinal'iamente da apri le a novembre di ogni anno, assegnando ad ogni sezione un còmpito determinato. Una scuola di uffici ali per formare idonei capi-sez.ior1e, P.d una scuola cli allievi pt;r formc1re mappatori e disegnatori, fanno parte della divisione. La sc uola degli ufficiali si cos tituisce solo all'atto di andare in campagna per esercitarsi nei ri li evi a scale diverse. Quella degli allievi, nuovi reclutati, cor.sta di due corsi annuali. In essa oltre il disegno, che è ramo principale, s'insegnano aoche le matematiche elementari, la geografia e la teoria delle forme del terreno. Il primo
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•I 873-18'i6 corso fa ancbe una campagna topografica d'istruzione che dura ordinariamente da luglio a novembre. Dopo i due anni di corso gli alli evi pnssano, parte · alla · divi sione artistica e parte vengono impiegati dalla divisione topografica come mappatori. Tan to il cupo della divi sion e geodetica, quanto il capo della divisione topografica, ha nno l'obbligo, durante la campagna, di ispezi onare di frequente le loro sezioni . Ciascuna divi~ione ha le sue norn1e e le su e istruzioni a stampa, delle qua li viene· munito, all'atto di partireper i lavori di campagua, ogni capo sezione ed ogni operatore. La divisione topografica mun isce i suo i mappatori di buoni sLrurnenti topog rafici, e si tiene al corrente della scienza per apportare ai medesimi tutti i perfezionamenti poss ibili. Gl'istrurnenti si trovano però presso la divisione geodetica, come q uellu da cut dipende il lp.born torio meccanico. Dalla divisi one topogralìca di pende inoltrn una speciale 'sezione, incaricata della tenuta al corrente delle carte esisLemi. Questa sezione ha l'obbligo di verificare tutte le aggiunte , rettificazioni e variazioni, racco lte da uificia!i spediti per la ri cogn izi one de' fogli antichi, e, riconosciutele e:;aLLe , i1J troclu rle nei documenLi ori- ginali. NEL QUAO!llENNlO
La divisione arti'stica si divide in tre sez10n1: ,1° Disegno; 2° Litografia.i 3° Incisione. 11 personale di questa divisione consta adunque di artisti- disegnatori, di litografi, ossia artisti diseo-oatori ed incisori su pietra, e di artisti incisori su ram:. . La_ div isione ha. l'incarico di comp letare, qualora ne · s,a nchiesta, le tavolette di campagna affinchè siano atte
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1,'tSTITUTO TOPOGRAFI CO MILITARE ITALIANO
ad essere ri prodotte coi mezzi meccanici speditivi, di .preparnre i modelli, sia mediante copia alla stessa scala, sia mediante riduzione, per tutte quelle carte che devono essere riprodotLe, specialmen te coll a fotoincisione, o essere (ciò che avviene ora più di rado) litografate od incise su rame . Il personale degli inci sori poi ha più ~pecialmente _la missione di ritoccare i rami proveni en ti dalla fotoincision e prima di passarli alla calcografia. La divisione arListica deve colti vare e mantenere in fio re i metodi di disegno ad oLLati dall'istituto ed insegnati nella scuo la di topografia. Deve sopratutto ottenere l'u nifo rmità e l'insieme fra i vari disegnatori, affinchè una volta eseguita una carta definitiva, composta di ID(llti fog li, questa presenLi all'o cchio uno stesso sistema, una identica scuola .
La div-isione meccanica. - Spelta a questa divisione la riproduzione e la stampa delle carte. Il moderno progresso ha dato alla divi sione meccanica uno speciale interesse ed una notevole estensione. .,Dai perfezionamenti introdolli, e dalle innovazioni meccaniche che quesLa divisione è in g rado di introdurre, . dipende la perfezione delle riproduzioni e la conseguente rapidità e nitidezza della stampa. La divisione consta delle seguenti officine o laboratori: 1° Fotogra fia; 2° Fotolitografia; 3° Fotoincisione e galvanoplasti ca; 4° Stamperia litografica; 5° Stamperia calcografica; 6° Legatoria delle carte. La sola en umerazione dei laboratori, di cui consta la -divisione meccan ica , porge già un'idea dell'importanza
1873-·l 876 157 in co ntestabile della medesima, perchè ad essa è appoggiata interamente la pubblicità dei lavori dell'isti tuto. Questa divisione è intenta al perfezi onamento meccanico dei mezzi di rip roduzione che oggi ci offre la moderna scienza; ed è pure inteuta ad appropriarsene de' nuovi, cbe colla rapid ità di esecuzione uniscano l'inestim abile vantaggio di poter vendere i prodotti cartografici dell'istituto al massimo .buon prezzo. NEI, QUADRIENNIO
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La seg1·eteria dell'istituto è un ufficio inerente alla direzione. Tien e la corrispond enza ordinaria e riser'vata speuant~ al diretlore dell'istitulo, sia per l'interno del regno sia per l'estero, ed è consegnataria della biblioteca, io cui trovansi deposle parecchi e opere scienti fi che ed una ri cca collezione di ca rte estere, accumul ate in quesLi qua ttro anni mediante concertati ed autori zzali scam bi con le primarie potenze dei principali prodolli cartografici ufficiali . La contabilità costituisce pure un ufficio inerente alla dil'ezione. Essa ~ montala come nei corp i autonomi dell'esercito, ed ha in co nsegu enza un analogo personale conta bile . L'istituto ha bilancio proprio, amministrato da un consiglio e le partile di entra ta e uscita ne vengono contabil izzate secondo i vigenti regolamenti di contabili tà.
T,o smercio delle carte all'eseri;ito ed al pubbli co form a una sezione dipendente dall'ufficio di con tabilità . Lo smercio ~ regolato secondo le tariffe determin ate da'i cataloghi generale e speciale dell'i sti tuto, ne' quali sono descl'itti Lutti i prodotti cnrtografici e scientifici del medesimo. (Continua).
P. V.
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UIBT, lOGHAFfA
Egli riescì ad avere il suo bel M addaloni, il cui costo ascese a quas i due m ilioni di lire ita liane, ed a partire il 19 giugno t873 malgrado i contrasti e gli imbrogli che facevano sanguinare il s uo cuoce gener oso ed impazien te, nel quale l'affetto alla patria non aveva rivale che l' affetto alla famiglia. . . . « P rega per mc che sono il tuo padre affeLLuoso « e buono .. Sì prega per me, tu sei un angiolo: Dio accoglie « le pr egluere dei Ogli e le benedizioni dei padri ,, . . . . Così scl'iveva da Messina il 5 luglio alla sua cara Riccarda . A bordo ciel 1vfadclaloni tenne feerea disciplina col contegno rigorosissimo. Con poca disciplina non si comanda non si . ' mspi1 :a fiducia, non si acqu is ta affezione. Il lviaclclaloni era cosLato assai più del previs to , sia pei l'l1igliorarnen ti intr-odoLti durante la costruzione, sia per le esigenze ina ttese del signor Leslie, sia pei ritardi frappos ti e vinti solo dalla tenace operosità del genera le'. Era quindi d'uopo affrettarsi per s aldare jJ cosLruttor·e inglese e liberare la nave dalla sua ipoLeca. Perciò Bix io accolse volonte1·osamente l'offerta del Governo olariclese al'fittando la nave come trasporto Lernporaneo pella guerra coll'Atschin . Si trattava di 7000 d i lire sterl ine al mese, prezzo elevatissimo e forse accordato nella speranza che Bixio avrebbe bo'iovato assai' ' coi s uoi consigli militar i nel domare gli Accinesi. Ma malgrado i continui stimoli, Bixio s i impose sempre la più scrupolosa r iserva . . Piange l'anima a ricordare il resto. Lo si legga nelle pa gine d1 BuseLto. La nrnttina del 16 di<.:embre t 873 sul ponLe del comando del suo i\/[aclclaLoni che gli ricorda va una s ua bella vi~toria, mor iva di cole1·a a ;'> 2 anni, lonti:1no dalla sua patr ia e da1 suoi cat·i, ma in mezzo al suo elemento, il mare. 11 maggiore Busetto pubblica tuUi i ·documenti che r iguardano qnest' ultima impresa coll'a i'fetto profondo che disttngue l'autore di Patria e famiglia, biogral'ia completa e documentata del generale Nino Bixio. Una voHa preso in mano il libro bisogna andare a tondo, e deponendolo compresi di commozi?ne ,e di ammir azione, è forza rivolgere il pensiero a lla famissha dilettissima che il geande es tjnto morendo raccomandava alla pa~ria ed associarsi con tuLta l'anima al voto « che sj pre" pan _11 saldo del s uo r-eale aver e, finora negatogli, il piccolo « pa trimonio dei figli resi orfani dal suo slancio commer ciale " non meno patr·iottico davvero del militare "· '
BIBLIOGRAFIA
.Il 1'It1dtltd@1rt·i , ultima i mp r esa di Nrno B1xro, di GIROLAMO BOSE'rI'O. A profitto del fondo per un Mo-
numento nazionale a Nino Bixio . chelli 1877. - Prezzo, L. 1.
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Bologna, Zani-
Nino Bixio! Che energia, che a ttività, che calore, che fede! -Quante memorie glorjose, quali audacissime imprese, quanta tenacita di volere , quale chial'ezza di intelligenza, quanto a more di patria non ci r icorda il suo nome! Solclatì e cittadini lo abbiamo amato ed ammirato nel vario avvicendarsi degli avvenimenti onde è sorta l'unilà nazionale. Ed or a il l'itorno delle ceneri del nostr o o-enerale · dalla ' o lontana Sumatra e le meste e solenni cer imonie con cui le accoglie l'ltalia, ci richiamano più spicca ta alla mente quella nobile figura che compiLa la sua missione di soldato, Loltagli la probabilita di nuove battaglie, salpava per le Indie additando agli ì:taliani le fonti della 1·icchezza, il mezzo più opportuno di espandere la pr opria vitalità. Bixio era l' uomo delle grandi idee; mo! Li non lo hanno compreso e lle fino ad un c<~r to puntò; ed è perciò che ebbe a lottare con infiniti g uai per lanciaes i nell'ar dita impresa di aprire all'Italia il commercio orientale . .Ma il suo eea caraUere che si tempra nella lotta, e vince o si spezza. A questa lotta minuta, noiosa, irta cli cifre, cli contratti, di transizioni ci fa assistere il maggiore .Gerola mo Busetto, carjssimo a Bixio come suo capitano , ed ora, nella sua qualità di marito alla figlia Riccarda, padre dell'orfana fam igl ia. Quanto senso pratico, quanta intuizione commerciale e o·eogra fi ca, quanta costanza non dimostra il generale Bix i~.,, nel concepire, nel preparare, nel condurre l'impresa sua! Schioppettava tratto tratto il suo carattere vivacissimo, ma lo stesso ardore che poneva in tuLte le cose gli dava la perseveranza tenace che fa giungere alla meta.
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BIBLIOGRAFIA
.Die Lelu•e vo,n , ,le,• ~1'-1•u,~1penve-,•1tJentl1u1,g als Fonwlnile ('ur die B.unst de,· 'l.'r1ep11en-
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L'insegnamento dell'impiego delle trwppe siccome scuola preparator·ia all'arte della condotta delle truppe, di \V. v. ScI-IERFF, tenente cof'ulu-1n1g.
lonnello di stato maggiore, 3° fascicolo (1). Queslo fascicolo tratta dell'impiego della cavaller ia, dell'artiglieria e delle armi combinate; noi lo esaminereml, brevemente come abbiamo fatto dei due fascicoli precedenti. La cavalleria prepara e decide della lotta mediante l'assalto, unico modo di comba~tere che possiede. Essa è suscettibile di lotta perfetta; ma per questo abbisogna almeno di tre schiere, le quali, per l'azione loro collettiva, devono rapidamente succedersi, e produrre una serie di urti immediati. Il primo carattere della lotta cli quest'arma è ad.unque la spontaneità. Allo svolgimento regola to secondo il tempo corrisponde la clistr·ibuzione secondo lo spazio; la quale costituisce il secondo carattere. La forma da impiegarsi nell'assalto è r1uella serrata, e tanto densa nel senso della profondità, quanto è necessario per riparare a lle perdile che si producono nella lotta. Da ciò !'.impossibilità di ulteriore condensamento cli t'orza sulla fronte; quesla non si può rinforzare che col mezzo del prolungamento. L'estendibilità è adunque altro carattere della lotta della cavalleria . 11 terreno viene impiegato non come arme difensiva, ma come mezzo per ottener-e la mobilità, la quale non i) possibile se quello non è praticabile. Accennale le proprietù caratteristiche della lotta della cavaller-ia in gewwale, l'autore le paragona con quelle della fanteria. Nella lotta deJla fanteria il collegamento dei lre s tadii si compie passando insensibilmente dall'uno all'altro, e con intensità gradatamente crescente; i movimenti si effettuano sempre in senso normale alla fronte, siccome quelli che mirano ad accrescere la densità. Ciò che occorre alla: f~rnteria per il suo lavoro di preparazione è il tempo, e l'o-· biettivo cui mira è situato dinanzi alla fronte stessa . I fianchi (1) V. Rivista militare del mese dì luglio.
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sono punti deboli in quanto non è possibile f~r f;onte rapi~ damente verso i medesimi; ma per la fanteria l attacco di fianco è un combattimento, cioè un insieme di più lotte in direzione diversa; esso è il prodotto cli una manovra, che ha principio fuori del luogo della lotta, ed è prececlu~a dalle necessarie disposizioni. Dal momento che la fan teria ha raggiunto il luogo della lotta, esposta come trov~si al fuoco nemico deve rinunciare ad ogni movimento obliquo che le sarebb~ di danno; è grave errore per essa il rinunciare alla intensità per ottenere l'estensione. . Nella lotta della cavalleria i tre si.adii si succedono rapidamente con eguale intensitù, ma nettamente separati l'uno dall'altro. I movimenti che la "truppa compie sul luogo della Jotta non tendono già acl addensare la fronte, s ibbene acl aumentarne l'estensione; perciò s i svolgono, non in senso normale ma obliquamente verso le ali (movimenti diagonal i), e a tal u~po s i trae pariito dalla celecità e dallo spazio. Ma il prolungamento della fronte porta necessariamen te a ll'accerchiamento, col quale si mira a colpice i l nemico sul fi.anco. L'a_ltacco di fio.neo rimane adunrrue per la cavalleria nel domnuo della lotta e m entre per la fanteria esso si presenta come il risullat~ di una manov1·a, per la cavalleria invece non è che l'effetto delle evoluzioni compiute sul luogo s tesso della lotta. Tutte queste questioni ricevono molta chiarezza dalla distinzione precedentemente faUa dall'autore fra lotta e combattimento. Noi dobbiamo cercare nel difetto di questa semplicissima idea la ragione di cer te incongruenze che non di rado si scorgono n21le esercitazioni tattiche di piccoli riparti di truppa . Quando si tratta dell'impiego cli poca forza bisogna necessariamente rinunciare agli accerchiamenti e aj doppi attacchi combinali; imperocchè l'azione si svolge entro limiti assai ristretli nei quali la forza materiale che vien data dal numero o dal terreno esercita assoluto predominio sull'intelligenza. Il gran vantaggio che si può e si deve. trarre cla tali esercitazioni rn,n istà certamente nello svolgimento della lotta, ma nell'analisi compa1:ativa delle posizioni assunte dai cçmLraposti partiti. Nella lotta fra cavalleria e cavalleria la scelta è fra l'assalto e la ritirata. Le tre schiere nelle quali la truppa viene separata lanto più si protendono infuori vers o una od entrambi le ali, quanto più sono ritirate. La prima schiera asANNO XXII, VoL. IV,
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BIBLIOGRAFIA
salta di fronte, la seconda mira al fianco, la terza serve a riempiere i vuoti accidentali nelle due prime e ad opporsi ai movimenti aggiranti dell'avversario. Queste schiere si succedono o si avvicendano nella loLta dando a questa il carattere di grande fluidità; la quale « deridendo oo·ni salda forma » richiede grande abìlità in chi dirige la lotta, e perfetta attitudine alle evoluzioni nella truppa. Contro le armi da fuoco la cavalleria è in assoluto svantaggio, e non vuol -essere impiegata che nei pochi casi nei quali ~i ma.nifest~ la possibilità del successo. Se le truppe provviste d1 armt da fuoco sono intatte e pronte a r iceverla l'ass al~o non è ammissibile, è assur do; la più grande celerità poss1b!le non basterebbe attualmente a ristabilire l'equilibrio r?tto in favor~ dell'arme da fuoco, sintanto che questa poss~ed.e 1~ sua piena efficacia. Quest'efficacia però può essere d1mrnwta o dalla cavalleria stessa mediante la sua rapidità (sorpresa}, o dall'artiglieria mediante il fuoco continualo (preparazione) . Data la possibililà dell'assalto la cavalleria che contro altra c;valleria deve preoccuparsi della sicu1·ezz; dei fìanchi, contro fanteria invece tende decisamente all'accerchiamento ('l). . L'al'tiglieria è efficace solamente da lontano, e per tal ragione serve solamente nel primo e nel terzo stadio della lotta.
(I) A questo capitolo fanno seguito alcune osservazioni relative ai regolamenti di evoluzioni per la cavalleria prussiano-tedesca, russa, austriaca francese, i taliana, inglese. Per quanto ha tratto al .regòlamento italian~ l'autore è incorso in qualche inesattezza che importa rettificare. La cadenza prescritta per le varie andature non è quella da lui accennata, e la distanza dalla quale devesi nell'attacco principia1·e la carriera è di 100 passi, precisamente come nel regolamen to prussiano (l'unica dif.f~renza ri~ulta dalla .minor lunghezza del passo che per la cavalleria prussiana è d1 so cent. rn luogo di 75 cent.). Anche l'opinione emessa il r.Ilo Schertl' circa le prescrizioni pel cambiame~to di f!'onte de.I r eggi men to ci sembra assai discutibile. L'egregio scrittore dice che 11 regolamento prussiano con u-na fel'ice unione delle conversioni per plotoni e per squadroni si presta cou ma.,.o-ior facilità a? eseg~ire il movi~ento in parecchi modi. Nel fatto per es:iuire, a mo' d esempio, un cambiamento di fronte ad ango lo ,retto, i P1·ussia11i comp!ooo d~pprima una conversione per sq uadrone e poi gli squadroci sl. portano al loro posto per mezzo di conversioni di plotone spiegandosi o ~a una s?la parte o contemporaneamente a destra e sinistra. Noi Italiani mvece passiamo dalla linea alla colonna di plotoni e quindi ci spieghiamo sulla nuova fronte o da un sol lato o da ambedue. Ci pare che il nostro re• golame~to·prescriva un movimento più semplice e di più raèile esecuzione,
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81BLIOGHAFIA ·l 63" Alla espulsione che avviene nel secondo s tadio (decisione), riman.e esclusa. Non tuttavia in modo assoluto, perché se la fanteria col suo f'uoco può ottenere effetti decisivi alla distanza di massima efficacia di tiro, ciò riesce tanto più facile all'artiglieria che è l'arma da fuoco per eccellenza. IndireLLamente· adunque essa può cagionare l'espulsione dell'avversario dalla posizione che occupa; ma ciò che costituisce la vittoria si è· l'occupazione di questa posizione medesima; e tale occupazione per· parte dell'artig'. ieria non è possibile perchè essa i-r attiva soltanto s lando ferma; non sì tosto si mette in movimento, essa perde ogni attitudine al combatlel'e, rimane senza. difesa, e res tano compromes~i i vantaggi ottenuti col suo fuoco. • ln generale l'artiglieria conbro l'artiglieria dell'avversario.rende possibile il venire alla decisione, cioè convertire la lotta dimostrativa in decisiva, la qual cosa senza di essa non sempl'e sarebbe l'acile ad ottenersi. Sotto queplo aspetto l'ag· giunta dell'artiglieria alle masse di fanteria e di cavalleria è una inevitabile neces,sil.à . Lo studio della lotta adunque comprende integralmenle l'impiego dell'artiglieria come q uello delle altr-e armi quando sono dalla medesima appoggiate. Ma col maneggio di queste forze riuni te Cl'esce il lavoro in tellettuale della condotta, essendo inevitabile la q_u estione della scelta di luogo e cli iemp,) . Ciò vale quanto dire, che la lotta tende a conv.ertirsi in combattimento. L'at•tiglieria interviene nella lolta come mezzo regolatol'e della forza impiegata ad ottenerelo scopo voluto; col suo intervento segna i limiti fra il luogo della lotta (Karnpjplatz) e il campo <li combaltiment,o (GefechtsJ etcl); perciò infiuisce ancora sulla estensione che la lotta assume nello spazio. Finalmente essa, con la potenza e la varietà del suo fuoco, c0stringe l'avversario a servirsi del terreno; per tal guisa cresce il tempo necessario a s uperare il l uogo di lolla. La direzione, l'estensione e la durata della lotta subiscono pertanto l'in.fluenza dell'artiglieria ~ si modificano per il suo intervento. Mancando quest'arma, la lotta degenera in confusione sregolala (règellose Chaos), nella quale gli accidenti fortuiti, sui quali la forza intellettuale ha minor impero che quella fisica e morale, hanno sovente il predominio, e producono effetti decisivi. L' artiglieria non ha, come le altre armi, il vantaggio di possedere tale varietà di forme, da collocare nella mutabilità la base per lo svolgimento della loro lotta, ma essa non
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BIBLIOGRAFIA
ne ha che una sola, e alla varietà delle forme supplisce con la varieLà del fuoco. Nel proMdimento della lotta servono ull'al'tiglicria le stesse leg gi che furono esposte per la fanleria :' iferentisi ali' azione lonlana. Vi hu però questa differenza che mentre la decisione col mezzo <lei fuoco ù attuai men Le pee la fant.eria la manifestazione ordinaria, per l'artiglieria invece essa è regola senza eccezio ne. Così pure fu riconos ciuto che per ottenere tale r isulta to è neccssar·io por tare tutta la forza alla distanza decisiva; 01·a questa r egola vale ancl)e per l'artig lieria, ma in modo ancora più senlilo; poichè essa non è legata dai eiguardi che sono impos ti a llo. fan ted a dalla possibilità della lolla vicina, per la cruale <leve conso1·vare della forza ognora preparala. ::-.rei processo della tolta offensiva o difensiva vale per l'tlt'tiglier i~\ il principio c he al pi(1 tardi a l momento in cui g iunge alla dis ta nza decisiva tuttu la forza disponibile deve esser e entrala in azione. La qualn condizione in difensiva non incontra gr-avi difficoltà; mentre in offensiva è necessat·io alternat·o ilmovimentocol fuoco,ed accrescer e l'intens ità di quesLo,chc deve giungere al suo massimo alla dis tanza dccisin1. Nel mo versi tuttavia l'artig lieria deve allaccareeslAccnre gli avantreni, cd in questa circostanza olfre bersaglio evidenteme nte maggiore che stando rer:ma a far fuoco· deve perciò . resl.l'ingere a l minimo i suoi movimenti. S ta' però sempre il l'alt.o che, quantu11que essa cerchi di ·eseeciLare la massima efficacia stando ferma, la sua attitudine alle evoluzioni è condizione rondamentale per il suo conveniente impiego nella loLLa. Nelle osservazioni che fanno seguilo a questa parte, !'aut.ore svolge un progetto di regolamento !attico comune per le Lre armi. Non è necessario spender parole a dimosteare l'u lilità di tale semplilkazione. Noi dobbiamo sapergl i grado del l~devole sforzo, e ci auguriamo che tale questione venga studiata ancora pr esso di noi, che sotto c1uesto aspetto abbiamo pul' molto da correggere e rn ig lio rare. • Dalle cons iderazioni esposte sepu1·a tumcn te sull'impieo·o dello diverse armi, si deducono le leggi per l'impiego collettivo. L'autore ins_istc sul gran principio dell'impiego a massa per tutte le 1:1 r m1, e osserva che queste sul CLìm po d i battaglia si u_v".1cendano, si appoggiano, tna non si mescolano. Il principio dell'impiego a massa non è applicabile sollanto alla fantel'ia . « Per le altre armi ", dice l'autore,« esso è sta.lo troppo
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frequentemente cl imen licato, nella falsa cred~nza che i ·vantaggi loro propri, per i quali esse prevalgono sulla fante1•ia, sieno da questa tanlo meglio usufruiti, quanto più piccole sono le dosi io cui tali armi ausiliarie vengono somminis trate. L' esperienza di Lutti i tempi si è sornpl'e oppos ta a queste astrazioni; ciò malgrado la lattica delle armi miste ha conservo.Lo il suò posto nell'inscgnamcnlo dell'impiego "~ Anche presso d i noi, se diamo uno sguar do a quel che avviéne, troviamo che quesLi concetti, conlt'O i quali l'autore combatte, sono sempl'e in vigore, non già perchè non sia pienamente riconosciuta la giuslezzu dell'impiego a massa, ma piuttosto per CJuella forzo. c!'iner zia c l1e viene creata dall'abitudine, ed a nche r erclrè nell'impiego razionale cli piccole frazioni di Lruppa s'incontrano certe difficoHà che non sempre si possono facilmente superare. Noi non diciamo già qhe non si possano svolget'e temi cli tallica nei quali le forze di un partito s iano r app1·esentale ul più ùa u11 battaglione, una sezione di artiglieria e un plotone di cavalleria; ma simile impiego in guerra è l'eccezione, e quando i:oi in pace ci occu piamo Lroppo dell'eccezione, niente della r egola, falsiamo il concetto dell'impiego, e i risultati, nonchè inuLili, r iescono dannosi. Nell'impiego combinato, 11uanlunque le armi sieno tu tte s uscettibili di decisione dir ctlu o incl irella, corno è s ta to dirnostrat.o, lullavia ciascuna <ii esse ha un principale ufficio da compiere nello svolgimento della loUa, e ordinariamenle· viene im piegata l'artiglieria per lo scotimento, lo. fanteria per l'espulsione, la cu valleriu per l'insegu irnenLo. Le combinazioni binar ie vengono dall'uuLore esami nate piuttosto sotto l'aspetlo dell'azione colletth·a momcnlanea di due <lelle tre a rmi presenti su l campo di battaglia, elio sotto quelJa. delJ'azione sepa1·uLa di un col'po binar·io eventuale. Ne avviene che in tale esame i caratleri particolari di quest,e rombinazioni sfuggono, e sollanlo appare il mutuo appoggio che le due armi si pr<lslanc 11ell'azionc. Nella combi nazione di fanteria con arLiglieriaJe conseguenzo della ma ncanza dell'arma della celerità, e le modificazioni 1'ese necessarie per lale mancanza nell'impiego delle altre due armi, non risultano pienamente· evidenti; cJ'altr a parte il rapporto cli fo rza ris pondente al conveniente appoggio fra le due armi è ampiamente discusso .. Nella combinazione di cavalleria con artiglieria l'autore avver te la difficoltà del collegamento, e sotto questo aspetto si-
Hi6 BIBLIOGI\Alo'lA pl'eoccupa assai del collocamento dell'artiglieria prima di de.t erminare le funz ioni nella lotta, la quale è tuttavia essen·zialmente lotta di cavalleria . Nella terza combinazione di cavalleria e fanteria l'autore certo non si propone di destare sorpresa quando asserisce che è inferiore a lla preceden te. Solo è rla osservare che l'aspeLLo sotto il quale la considel'a è affatto eccezionale; la regola sta nel considerare la fa nteria siccome arma principale e la cava!lf:lria quale ausiliaria. In lai caso un paragone fra queste due combinazioni non è possibile, perché non si può fa re astrazione dal ter reno, che esercita tanta influenza sulla loro efficacia: ad ogni modo sarebbe assai meglio esaminare questa combinazione soUo l'ultimo aspetto e rendere evidente la maggiore libertà d'azione, e perciò il più efficace impiego, di cui è suscettibile la f'an ter-ia rruando si" .appoggiala dalla cavaller ia. ' ·i « Dopo l'esame delle combinazioni binarie poco rimane all'autore di aggiungere intorno alla combinazione tel'naria senza u!:'cire dallo studio della lotta e invadere quello del combattimento, che esso si pr opone di sviluppare nel seguito. Esso non fa che accennare alcune massime che gli serviranno come punto di par tenza per lo svolgimento ulteriore della materia. Si chiude questo fascicolo con un breve cenno s ul ter reno considerato come arme ùifonsiva, e sullo svolgimento della lotta con armi da fortezza . Rispetto al terreno si tocca dell'inf-luenza che esercita il coprimenlo nell'azione lontana e la praticabilità dell'azione vicina e della loro importanza r elativa alla potenza decisiva di questi due modi cli combattere. Le relazioni che corrono per lo studio dell'impiego delle truppe .e quelle della fortificazione vengono poscia dall'autore chiaramente indicate. La lot.ta colle armi da fortezza hu per carattere l'assoluta stabilit-it; mezzi materiali sono le costruzioni e le bocche da fuoco pesanti. Si ha con questi mezzi e con l'apposito per-· ~onale una quarta arma a usiliaria, che non è punto indipendente, ma che è tuttavia indispensabile per il cbnseg uimento della perfetta vittoria lattico-strategica ogni qualvolta per il possesso di un dato teatro d'operazione sia necssaria l'occupazione o la conservazione di un punto fortificato esistente sul medesimo.
BIBLIOGRAFIA
Z>tun ,•acssisclien Aurn,.a-,•scli toul ilbe1•gt1H,g.
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Dt>HtlH•
(Lo sehz'eram,ento russo ed il passaggio
del Danubio), per CARLO REGENSPUllSKY, capitano di stato maggiore. - Vienna, 1877. - P ubblicazione separata del lo Streffleur 's Oesterreichische MiWdrische Zeitschrzft. Avanti, avanti ! Non bastano più articoli di giornali e di riviste. Mentre ancora tuona il Gannone, quando non si è neppure veduto l'esito di una battaglia o di una manovra, bisogna · narrare i fatti studiando cli avere un po' di luce fra le nebbie sparse dalle rnolleplici, contraddittorie, esagerate, appassionatenotiziedei telegrammi e delle narrazioni di corrispondenti. La verità in r{l.Jesto caso è assai più difficile a troval'si che quando nei polverosi documenti di biblioteche o nei frantumi di monumenti o di iscrizioni, col coltello anatom ico della critica, si cerca la storia dei tempi tr ascorsi o si tenta di rifare un periodo dèlla vita di un popolo. Nell'esame dei fatti che turbinosamente si succedono e che più o meno influiscono s ulla polilica attuale di tutti gli S tati, la critica non è, nè può essere, serena, e la narrazione bene spesso può avere tutte le apparenze della verità senza averne il fondo. E però se le narrazioni estemporanee possono giovare a:=,sai a pr esentare al lettore un quadro degli avvenimenti e servirgli di guida a giudicarli, possono eziandio dar origine ad errori storici che difficilmente la critica riesce poi a sradicare . Questo diciamo delle narrazioni di Riislow, di Lecomle e dello scritto che ci sta sottocchio, non già. per disconoscere l'importanza, l'utilità, il merito intrinseco di quesli libri, ma per porre in guardia il leLlore sull'esattezza dei fatti e dei giudizi, e:=,atlezza che non si deve, che non s i può attendere se non quando nella· calma risplenda serenamente la storica verità. Il capitano Regenspuesky in questo suo scritto, basandosi su documenti ufficiali H specialmente s ulla relazione del comandante in capo delle forze russe all'imperator e, ci offre una descrizione rninuta dello schieramento lungo il Danubio e della delicata operazione che, non contrastata dai Turchi, portò l'esercito 1·uss o nella Dobroja e nella Bulgaria .
168 BIBLIOGRAFIA Il raccogliere e coordinare tanti particolari e tante cifre· deve essere costato un tesqro di tempo e di pazienza. La cura posta nelJa ricerca della verità trasparisce in ogni linea dell'esposizione sobria, severa, strettamente matemaLico-militare, interessante ora più che mai che assistiamo all'inaltesa Lenacissima r esistenza dei Turchi. Malgrado tante descrizioni già fatte, piace ancora di legger e le due pagine consacrate all'esame militare della linea del Danubio, e piaciono i giudizi qua e là sparsi sulle operazioni. « Il « primo periodo dello schieramento str·ategico dell'esercite} • russo fu continuato e, perquanto era possibile, rapido» ... « Di « guisnchè l'occupazione completa del Danubio, sia per con« temporaneità, sia per accordo delle truppe impiegatevi, me" rita attenzione ». Ma le operazioni successive al passaggio punto non corrisposero ai veri principii di guerra e (meno una) ai consigli che dà l'autore, cioè: 1• Di fabbricare una grantle testa di ponte pres so Sistowa. e di gettare parecchi ponti. . 2• Di allargare tosto la base sul Danubio verso occidente col prendere Nicopoli, di afforzaevisi e di prepararvi un altro passaggio. 3° Di assicurarsi un libero campo di operazione incominciando dalla base, coll'occupare Plewna, Tirnova e Biela. Il lavoro merita cli esf:lere letto e studiato da chi vuol farsi un'idea delle operazioni al di fuori del caos delle notizie che si hanno s ulla guerra d'Oriente. Ma sebbene compilato con grandissima cura, non può andare scevro da difetti. Così per esempio notiamo nelle prime righe come s i parli della mobilitazione di otto corpi di trup pe già in novembre 1876, mentre effettivamente l'ordine di mobilitazione del 1:3 novembre non si estese che dal 7~ al '12° corpo, mentre appena in ~dic.embre ~il 4°, il 13• ed il 14° furono posti sul piede di guerra, e soltanto in maggio furono assegnati all'esercito attivo. L'errore di incominciare la guerra con mezzi inferi'ori alla potenza militare ed insufficienti al difficilissimo scacchiere strategico, fu in questa, come nelle guerre precedenti, la principale cagione dell'insuccesso dei Russi.
BlBI.IOGRAF!A.
.n,e Oa•gffnisat.ou tler Heeresn1acht Oester1reich- llnga1•Hs ntit Be~1,1 gn,aT1:uae n ,u f tlie Bevisiansr'l·t,ige { L'ordinamento dell'esercito au-
stroun,qa,·ico rispetto al 'fJ?·oblerna della riforma) . V ienna , P est, Lipsia 1877. - Hartleben Prezzo 3 lire. B un pensiero che raUrista: una volta introdotte :·ifo1:~è radicali in un esercito è assai per-icoloso il rnntare. S1 puo hmare peefezionare, ritoccare, raddeizzare, spingere, atfret~ tare ~ non si può, senza mali s eriissimi, r ifare eia capo. Guai se s i è sbagliato strada! Talvolta è meglio proseguire cora_g~ giosarnente per essa che tomare indietro e P:odurre una crisl ad uscire dalla quale occorre mezza generazione. L'anonimo autore tratta le questioni r elative all'ese1•cit~ a~striaco rispetto alle riforme, da molti considera_te come md1spensabili dopo le esperi~nze dell'ultimo dec~'.rn10, ~ m~l gr_a~lo i frequenti lamenti cbe s1 s ollevano ognor p~u contro 1ord!namenlo o-enerale della difesa della monarchia, fa astrazione dai dife~l.i del sistemn, perchè non crede nè saggio nè opportuno di mutarlo. Il seme delle esperienze del 1866, penos amente sparso ne~ 1867 e nel '1868, ha g ià messo radici, ha giò portato 1 suoi frutti. Chi vorr à dissodare di bel nuovo il terreno, scuotere la fiducia, porre in campo d iscussioni appa~s io~~te, ~c~nvolgere abitudin i che abbracciano tutte le classi dei c1ttad1m e che tanLa par le hanno nel costituire la for·za di uno Stato ~ . . Non v'ù (lunque altro che lasciar correrf? e preparars!, coL mezzi che s i hanno, agli avvenimenti modificando e m1ghorando, per quant.o ;i può, le singole disposizioni. L'autore in proposito dà parecchi consigli, in ispecie rispetto _a l reclutamen to. Le sue proposte pratiche sono svolte con r1cc~ corredo di coo-nizioni e di raffronti. Forse egli è troppo ottimista parlando dei YOlontari di un anno, la cui istituzio~e, come aHrove soffre c'lel male del paese; cioè è troppo copiata dall_a Prussi~ le cui condiz ioni economiche e sociali sono tanto ehverse a~quelle dell'Austria e dell'Italia . . . Austria ed 1talia hanno bisogno di almeno tre anm dl se~vizio effettivo s otto le armi, altrimenti non si formano quadri,
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B1BL10GRAFI A
BIBLIOGRAFIA
non si educano soldati, non si prepara il nucleo intorno al quale si schiera l'esercito cli prima linea e dietro il qualè si raccoglie la difesa nazionale. Si può economjzzare sul tempo e sul servizio cli pubblica sicurezza, si possono semplificare le istruzioni, tagliar corto a vecchie pedanterie, rendere più logici e spediti i sistemi di istruzione .... ma in meno di tre anni non si può abituare un giovane alla saldezza delle mili·· tari discipline. · 11 libro è scritto con vila e calore. Le quùstioni sono svolte colla moderazione necessaria per attirare l'attenzione senza scuotere la fiducia, e senza creare illusioni. 11 cittadino, il quale si occupa con amore delle cose del paese suo, vi trova un'immagine che si studia di essere fedele dell'eser cito su cui pur sernprepoggia l'esistenza deUa monarchia. Anche a noi esso presenta pagine che ci fanno meditare, e considerazioni che aprono uno spiraglio sulla potenza dei nostri vicini, le cui riforme militari rassomigliano tanto alle nostre.
in battaglioni e reggimenti. Non era vi nè artiglier!a nè genio; mancavano le armi, e le poche truppe che chiamale dal1' Africa e rafforzate da nuove formazioni costituivano la 1• armata della Loira sotto il generale de laMotterouge, erano state battute il 10 e l'11 ottobre dal generale bavarese v. d. Tann, ed in gra]J parte eransi sbandate. . . Gambetta s i mise tosto all'opera, e presa la direz10ne del ministero della guerr a, chiamò all'armi l'intiero paese, sottoponendo tutti gli interessi ad un solo, quello di ripristinare
c,uubetta und ·sei11,e Ar,neeH. ' (Leone Gambetta e le sue armate), del barone di GoLTz.
Léo:tt.
Berlin, Schneider 1877. Pag. 286-prezzo L. 8,80. In mezzo a tante vicende e a tante disgrazie pochi uomini sorsero in Francia nel 1870 cosi spiccali e distinti come Leone Gambetta. Uscito da P arigi per mezzo di un pallone aereostatico, egli giunse a Tours il 9 ottobre, nel momento in cui le sorti della Francia sembravano ormai disperate. Infatti un'al'mata imperiale era prigioniera, un'altra era accerchiala in Metz, tutto quanto possedeva la Francia di mezzi di guerra e di ordinamento stava in Parigi, chiuso parimenti dalle truppe tedesche. Tutti poi volgevano lo sguardo a Parigi, tutti aspettavano la salvezza dalla capitale; solo Gambe tta aveva pensato ad un concetto nuovo, orjginale, quello di non far dipendere le sorti dell'intiero paese dalle sorti di Parigi. Nel frattempo la delegazione del governo, composta di Cremiéux, Glais-Bezoin e dell'ammiraglio Fourichon, aveva radunate molle reclute, ma nulla era slalo fatto per ordinarle
l'onore delle armi francesi e la grandezza politica. Dotato di un carattere ferreo, di una vasta mente, in questa impi•esa di ordinamento militar:e egli so~passò qualu~que •previsione: « Ogni giorno, dice il Goltz, dei quatt.·o mesi_eh~ diresse il ministero della guerra raccolse 5000 uomm1, h armò, li organizzò, li inviò contro il nemico. In sole sei settimane e sullo stesso teatro della guerra egli formò sulla media Loira un'armata di 180,000 uomini, provvis ta di tutto il ·necessario, con una numerosa e buona artiglieria, ed una cavalleria più forte quasi del conveniente"· Si andrebbe troppo per le lunghe, nell'accennare, anche brevemente, ai principali decreti coi quali il Gambetta s~PP? creare e ordinare un'imponente forza, e certamente non si puo incolpare la sua immensa attività, se non gli fu dato di cam. biare le sorti della campagna. Basti accennare al decreto col quale fu ordinato che ogni dipartimento somministrasse per 100,000 abitanti una batteria completa in personale e materiale, . sicchè al momento dell'armistizio eransi formate 98 batterie. Questi prodigi, questi sagrifici colossali non potevano per certo essere fatti che da un paese privilegialo e immensamente r icco, quale appunto era la Francia; ma ad onta di ciò è forza ammirare l'opera vigorosa condotta. a si buon fine dal Gambetta, mediante la quale furono formati in pieno assetto di guerra 12 corpi di armata portanti i numeri dal 15 al 26, cioè un'armata veramente formidabile di circa m ezzo milione di combattenti con 1400 cannoni. Dopo aver riassunto ciò che ha tratto all'ordinamento della difesa, l'autore passa al racconto delle operazioni militari, occupandosi successivamente dell'armata della Loira comandata dal generale d'Aurelles de Paladine, quindi, del!~ divisione di questa in due parti, della II" armala della Loira al comando del generale Bourbaki, e infine dell'armata del-
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BIBLIOGRAFIA
l'Est capitanata da questo stesso generale, che fece una fine così triste presso Pontarlier. Il Goltz poi prende in esame i movimenti militari che furono in special modo diretti dal Gambetta, allorquando si mise in capo di rarla da stratega, e di voler comandare le armate dal suo gabinetto di ministro. L'autore entra in infiniti parLicolari, e ci fa toccar con mano la tris te posizione in cui trovavansi i generali fra ncesi i quali invesliU del comando supremo non avevano alcuna autorità, dovevano eseguire ordini d'impossibile attuazione, non erano affatto ascoltati nelle loro giuste recriminazioni, e per soprammercato eranotrattati senza il minimo riguac'<lo all'alta carica cbe coprivano. Sebbene il libro sia urfapologia del dittatore, che nel momento supremo ha saputo toccare così al vivo le molle nazionali da far scattare l'eroismo della difesa del sacro territorio, pure esso non è un'apologia delle milizie di eui nota Lutti i difetti in un capitolo intitolato: 11.:serctto permanente e milizia. La Francia in armi dopo l'investimento di Parigi ha messo ins ieme milizie migliori dei volontari francesi clal t ì91 al 1794, migliori dei volontari americani della guerra d'indipendenza. La disciplina v'era mantenuta dalle leggi draconiane dì Gambetta, ma erano pur sempre milizie, le quali se in qualche maniera salvarono· l'onore della F1•ancia, ne trascinarono per quattro mesi l'agouia fino all'ulbima catastrofe di Bourbaki nella Svjzzera. Il libro del capitano Goltz, compilato con ricco materiale specialmente francese, che è già di pubblica ragione, non contiene certamente alcuna cosa nuova, ma riassume quanto è sparso in tuLte queste pubblicazioni; e perciò, sebbene ., non abbia una grande importanza militare, pure sarà letto e cons ultato con vantaggio da Lutti coloro che vogliono studiare a fondo la campagna sulla Loira e nell'Est della Francia.
IMPIEGO DEIJLA DINUJITE NELLA PICCOL! GUERRAl~)
m.
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Delle cariche di dinamite. Precauzioni necessarie nel maneggiare la dinamite. - Saggio di una dinamito a base inerte : esperienze dell'autore. - Lunghezza e forma delle cariche tli dinamite: esperienze dell'autore. - Modo d'introdurre le cariche di dinamite nei mezzi resistenti, come rocce, murature, ecc. - Cariche subacquee. - Colpi falliti. - L'aria delle gallerie da mina avveiet1ata dai colpi fall iti. - Effetti dello scoppio delle cariche di dinamite nelle terre. - Scoppio simultaneo di più cariche separate: esperienze dell'autore e regola pei tul)i di latta . - Scoppio delle cariche ·di dinamite a distanza: esperienze dell'autore col fucile Vettcrli.
P1·ecauzioni 11ecessarie net maneggiare la d·inamile. - Abbiamo già eletto che è bene adoperare la dinamite senza mai toglierla dalle cartucce di carta pergamena, il maneggio delle qua:li non dà la minima molestia. Ma se mai occorresse di dover togliere la dinamite dagli in v-olucri cartacei, sia per preparare apposite cariche, sia per fare esperienze, o per altra ragione, giova ricordare che la nitroglicerina è velenosa, -e può introdursi nell'organismo per le vie re-
(") V. dispense di agosto e settembre, 4877. ANNO XXII, YoL. IV.
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1) 7,i.
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IMPIEGO DELLA DINAMITE
spiro.torie, o perchè assorbita in ~iccol~ssim_a quantità dalla pelle quando si maneggt la dinamite con le mani nude, e sì tenga a contatto ri petuto con l'epidermide . È vero che la nitroglicerina non può generare disordini nell'organismo se non quando sia passata nella massa del snngue, ma l'assorbimento cutaneo basta per produrre forte e persistente mal di capo dopo alcune ore: solo applicando sui. capo dell'acqua sedativa o anche dell'acqua fredda, s1 può avere un notevole sollievo. E però è bene calzare dei guanti <li pelle qnando si dovesse maneggiare un po' a lungo della dinamiLe libera cioè tolta dalle cartucce; ed é bene evitare il suo contatto col naso , col palato, cogli occhi. Per lo meno sarà sempre prudente dar l'acqna alle mani, dopo compita l'operazione, ed evitare che rirnan(Fan o residui di din am ite fra le dita e le unghie. Se mai" la pell e dello man i presentasse quolche lesione, si doHebbero aumentarn le cautele, perchè allora sarebbe piì1 faci le l'assorbimen to del liquido velenoso . Parimen ti è bene astenel'si dal rimanere lungo tempo e senza necessità nei rnaga1.zini di dinamite, polendo gli eflluvi della nitroglicerina produrre delle nausee. Gli effetti fisiologici della nitroglice rina diminuiscono d'intens ità a misura che l'organismo vi si abituo; cosicchè gli operai dei dioamitifici finiscono per assuefarsi ni molesti effetti della nitroglicerina, e per non soffrire più null a; ma essi debbono pur avere parecchie cautele, massime quella di manipolare la dinamite in luoghi freschi e ben ventilati. È singolare l'azione nociva. della nitroglicerina sulla economia an imale, perchè basta porne una goccia sulla lingua e rigetlarla per provare un persistènte mal di capo con istnnchezza degli arti inferiori. Delle dosi _ più forti provocano la vertigine, un malessere gene-
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raie, violenti na11see ecc. Tre o quattro centigrammi di nitroglicerina uccidono un cagnolino da latte. 11 dollorn Schuchard t dice che: alcune esperienze sugli animali hanno provalo essere necessarie delle quan tità relativamente consid erevoli di nitrogli cerina per produrre Ja morte . Min ori dosi nell'uomo danno luogo a sintomi molto netti di avvelenamento; ma solo fortissime dosi potrebbero produrre la morte. « Per im« prudenza il dottore aspirò nella sua bocca più di « cento gocce di nitrogli ce~·ina, e ne ingoiò circa dieci « gocce. Dei violenti sin tom i si manifestarono, ma « egl i 110n concepì 'alcuna inqui etudine per la sua « viu, C') ». Sembra ch e il caffè paralizzi in una certa misura l'azione nociva della nitroglicerina. Saggio cli ww dinamite a base ine1·te: espen·enze dell'autore. _;_ Quando si debbano eseguire demolizioni di qualunque sorta, mercè la dinamite, sio primo pensiero di chi ne è incaricato il far capo a una fabbrica rinomata come quella del :-{obel, a\'vegnaché la bontà del prodotto esplosivo sia cond izìon e imprescin dibile per avere buon i risu ltali e<l evit11rc disgrazie. Le fabbri che dirette da uomini che sanno unire al guadagno l'onestà e il rispetto a sè medesimi ed alla scien za, forniscono buona dinamite e tale che vi si può contar sopra; imperocchè la dinamite ]JUra si pu ò considerare c:himicamenfe come una sostanza stabile quanto basta per mantenersi inalterata per anni ed anni, quando sia deb itamente conservata. Parecchi milioni di chilogrammi di dinamite si spediscono ai nostri giorni con tulli i mezzi di trasporto alle più grandi di stanze e nei climi più disparati , senza che gravi
(') Tl'auzl. La Dynamite. Trad. di PAUL BARBE, pagina 48 Paris, 4870.
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IMPIEGO DELLA DINAMJTE
accidenti sieno mai sopravvenuti, qua odo nei_ trasporti e nei depositi si sono avute le debite c:autele. Si pensi che la dinamite N. ,J del Nobel è stata sottoposta pel' 68 giorni alla temperatura di 60., senza che abbia dato segno di decomposizione ("'). Solo la dinamite mal preparata, e contenente tracce di acidi, si può decomporre col tempo, come abbiamo detto a suo luogo, ed è soggetta a detonazione spontanea per alcun e cause esterne (come un urto, tm -innalzamento di temperatura, ecc.): le quali sarebbero state inefficaci se Ja dinamite foss e stata perfella. Per conseguenza, se mai si dovesse ·adoperarf: una dinamite d' ignota provenienza, o tale che non desse suffic iente ga ranzi a della sua qua lità, si dovn~bbe esploeare accuratamente il co mposto per evitare qua lunque sinistro e per poter regolare convenientemente le cariche ("""'). Il saggio di una dinamite a base inerte abbra ccia: a.) La sua stabilità chimica; b) La sua stabilità meccanica; e) Il suo titolo ; d) La sua forza. a) Dopo quell o che abbiamo detto a suo luogo sui peri col i a cui si può andare incontro se si conserva della dinamite che abbia un principio di acidità, cioè della dinamite la cui nitrogliceri na contenga dei residui acidi, è faci le intendere quantv sia importante in taluni casi esplorare la stabilità chimica della dinamite, per. assicurarsi, come dicesi, che essa sia
(") Revue marìtime et coloniale, T. 44-0 , pag. ~90. (n) Badi il lettore che la dolorosa catastrofe, accaduta nel! a scorsa estate sulla ferrovia presso Nola, non è da ascrivere alla dinamite1 poichè il convoglio non trasportava affatto di questa sostanza, ma bensì a delle capsule fulminanti per dinamite.
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neutra ("'), ricorrend o alla reazione caratte ristica degli acidi. A tal fine si versi in un palloneino di vetro, che contenga dell'acqua distillata, un a piccola quantità della .data dinam ite, e si agiti leggermente e con precauzione ,il miscugli o con una bacchetta di vetro. L'acqua scaccia la nitroglicerintl, che era intimamente mescolata con la -silice, di sorta che q1.1este due sostanze vengono a separarsi fra loro. Si filtra il miscuglio, e si raccoglie un po' del liquido filtrato in un tubicino d' assaggio. Immersa in ' ·questo liquido una strisciolin.a della carta azzurra di t.ornasole, che si adopera nei laboratorii di chimica, si vedrà. Ja carta colorarsi subito in rosso per le più piccole tracce di acidi in li bertà. Si può an che adoperare della tintura di tornasole, perchè qualche goccia di questa, versata nel tubi cino, impartirebbe subito al liquido una colorazione rosea, per poco che vi sie no tracce di acidi. Si .può saggiare, se si vuole, un'altra porzione dell_a dett~ acqua con una strisci olin a di ca rta ozonoscop1ca dei laboratorii cioè di carta imbevuta di amido associato a un po co ' di ioduro di potassio. Se questa carta si colora in anurro, è anche segno r,he vi sono nel liquid o delle tracce di acidi, peréhè queste mettono in libertà il iodo, il qu ale è no to che colora in azzurro l'amido {H). (•) « Quel que soit le procédé de fabrication employé, la nitro,glycérine renferme toujours une quantité notable d'acides libres, « .qu'on enlève difficilement par dos lavages. On peut l'en débarrasser " par un cr,ntact plus ou moius prolongé avéc une solution de bi" carbonate de soude, avec de la craie en poudre, ou du -car-bonate e de baryte )). KNAPP.. Chim. ter.hn.: pag. 224. E questa dev'essere la cura principale delle buone fabbriche di dinamite. (·~J In questo caso le equazioni seguenti danno ragione delle rea.zioni in virtù delle quali il iodo è posto in libertà. Se vi sono delle tracce di acido solforico, esse, a contatto col io-duro di potassio, . danno luogo alla reazione seguente: W SO'· + 2KI K' SO' + 2HI . «
- - ~ ioduro -~ . . . . -------=-.....--.- ~ ·.~ di po ~assio solfato ct, potassio acido 1odulnco
acido solforico
Una volta formatosi l'acido iodidrico, esso, a còntatto di altro acido
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IMPIEGO DELLA DINA~P TE
NELLA PICCOLA GUERRA
Quando .la decom posizione della dinamite fosse per avventu ra inol trata, basta che la ca rta reattiva sia nmettaln con acqua distillata e sospesa sul recipiente che contiene la dinamite, perché divenga rossa. Infine quando la decomposizione sia più avanzala ancora, si v~ggo~10 o per lo meno si avvertono all'odorato i vapori Illtl'OSJ. . b) In quanto ad assicurnrsi della stabilità meccanica della dinamite: della sua purezza, si può togliere la carta ad una delle cartucce, cd esaminarla accuratam~nte. la ca rta non dovrà presentare un'apparenza più grassa daJla patte de ll'infima generatrice del cili ndretto ~io~ di quella su cui riposava la cartuccia, perchè quest~ md1cherebbc nn trasudamento sens ibile della nitroglicerina. Rollo in due il cilindrello dinamitìco, la frattura deve presentare una tinta uniforme. Del resto non ~ da allarm~rsi pet· il più piccolo segno di n itroglicerina ll~era .che s1 vedesse su di una cartuccia, perchè nella dmurn ite N. 1 del Nobel, per esem pi o, in c11i l'assol'b imento della nitroglicerina è spinto al massimo oTado o ' non è ra ro vedere sulle cartucce ordinarie di carta pergamena qualche macchiella di apparenza gras:;;a, la quale non dà ombra di pericolo, come l'esperienza avrà
dimostrato a chiunque abbia adoperato per qualche tempo la detta dinamite. Anche il Knapp (pag. 23t) nota il fatto che quando si conservano delle cartucce di dinamite, l'inviluppo cartaceo diviene a poco a poco oleoso e s'imbeve cl i nitroglicerinn, ·ed nggiunge che questo può accadere quando la ma Leria assorbente sia troppo carica di nitrogl icerina. Il Nobel dice:« Sembra strano che « coloro i quali hanno la più intera confidenza nell a « innocuità di una cartuccia di dinamite, si spaventino « scorgendo la minima tl'acc ia di nitrogl ice rina sull'io« volucro di carta di questa carLuc1:ia ». Questa osservazione non potrà non parere giustissima a chi sì ricorri i che i grnvi pericoli, cui può dar luogo la nitroglicerina, dipendono unicamente clalla sna gl'ande sensibilità per l'nrto trasmessole dei im metallo clw·o, o cla una sostanza suscettiva di vibrare fortemente, come potrebb'esse re della nitroglicerinu contenuta in recipienti me tallici. Di fallo l'esperienza ha dimostrato che una scatola di latta, ripi ena cli nitroglicerina, lasciata cadel'C da un'altezza di più centinaia di piedi su di un ter1·eno soffice, non ha esploso, ma lasciata cadère da soli tre piedi sopra una incudine, in guisa da bauervi col fondo, ha sempre esploso « quand'anP-he neppui-e una goccia di « nitroglicerina sia trapelata fuori dell'involucro me« tallico ». Il che dimostra che un recipiente di nitroglicerina, cadendo a terra, può in alcuni casi produrre una fo rtissima esplosione. Ma quando sì tratti di particelle di nitroglicerina, clic per caso trasudino dalle cartucce, non vi ha ragione cli allarmarsi, avvegnachè le dette particelle non cessino dì rimanen: a contano di una materia molle. Quando si veggono delle macchie di uitroglicet'ina sulle cartucce, non è da credere che per questo sia compromessa la stabili tà meccanica della dinamite, non essendovi ragione per cui una materia porosa debba per-
1
solfori~o }ndecomposto, dà luogo alla reazione seguente, in virtù della qualo 11 1odo è posto in libertà: H' S 0
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+
=~ +
2 HI
acqua
_
S o•
+
21.
a~
iodo
S'.milmente, se vi sono delle tracce di acido azotico nella dinamite abbiamo le ùuc reazioni seguenti: ' H Az0 3 ~
+
KI
H Az 0° + H I
=
-K Az os
+
II r,
azotato di potassio
= H20 +
A z 02 ____,_ perossido di azoto
+
I.
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IMPIEGO DELLA DlNAMITE
NEUA PICCOLA GUERRA
dere il liquido che ha assorbito, senza l'intervento di un'azione estranea, come per esempio l'immersione delle casse di dinamite nell'acqua, o il prolungato soggio rno del composto esplosivo in locali assai umidi. Aggiungasi che le cartucce del commercio, sono consolidate dalla pressione, la quale espe lle ogni eccesso di nitroglicerina che la .silice non avesse potuto ritenere. Solo lentamente sembra che una piccolissima parte di nitroglicerina si possa separare per volatilizzazione dal corpo assorbente, come avrebbero dimostrato le esperienze esP-guite dal capitano del genio Hess presso il laboratorio del Com itato militare tecnico di Vienna. t<~gli trovò che: « Un campione di dinamite fabbricata « nel '187 1, cr;J 72,98 p. ¼ di nitroglieerina , aveva in « cinqt1,2 anni (u tutto seuembre 11876) perduto il '2,20 « p. ·¼ di ol io esplosivo, in un ambiente in cui la tem« perat.u ra aveva oseillato fra 40° e 24-° C. « Un altro campione di dinamite (fabbricata nel 1872 « col 72,63 p. 0 / ,, di nitroglicerina) aveva in quattro anni· « perdlltO 1,52 p. 0J0 di olio esplosivo ("') ». Il che dimostra che, in parith di condizioni, sa rà sempre da preferire quella dinamite di più roeente fabbt'icazione e) Per conoseere Jl titolo di una dinamite a base inerte si deve, in una parola, farne l'analisi chimica, cioè separare da un noto peso di dinamite la nitro gl icerina dalla silice, pesare quest'ultima, e quindi ei,ilcolHre per differenza il peso della nitroglicerina. Se si tratta. di un'analisi intesa a far conoscere, con grossolana approssimazione, il ti tolo di una dinamite, si può trascurare di vedere se questa contenga dell'acqua igroscopica: solo si noti che così si avrà un
titolo che potrà superare il vero tanto maggiormente quanto più umida era la dinamite. Ma se si tratta. di un'analisi rigorosa, si dovrebbe anzitutto liberare la dinamite dalla piccola quantità di acqua igroscopica che per avventura potesse contenere, sia perchè fu trascinata meccanicamente nella nitroglicerina, all'atto della sua stessa fabbricazione, e dietro le ripetute lavature (*), sia perché la far~na silicea, esseòdo assai porosa , può essa stessa aver asso rbito del vapore acqueo, quando non si si<! adoperata sub iLo dopo calcinata. Se si volesse prestamente spogliare la dinamite della sua acqua igroscopica, si dovrebbe ricorrere al calore moderato di qualche piccola stufa d11 laboratorio ad acqua calda. Se non r;he si perderebbe per evaporazione, anche della nitroglicerina, essendo che « verso ,100 gradi la nilroglicerina è leggermente vo« latile senza decomposiz ione» corne dice il Knapp ("""'). E però giova meglio liberare la dinamite dall'acqua igroscopica, mercè il solito espediente dell'acido solforico, cioè faeendo stare un po' di dinam ite, posta su di uno dei soliti vetri da oriuo lo dei laboratorii, lunga pezza sotto una campana insieme ad un pi ccolo recip iente
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.
(') Giornale di Artiglieri.a e Genio, Parte 2"', ,i 877 .
(*) « La nitroglycérinc, debarassèe par des lavages des · acides qui • ont servi à 1<1 prcparcr, est laiteuse et contieut 3 p 100 d'eau en• virou ». - KNAPP . Ch·im . techn. T. 2, pag 2215. (..) « Si può accertarsene mantenendola a questa temperatura durante .: sei a otto giorni, mercè un bagno-ma ria, e ricoprendo con un imbuto « di vetro il vaso che la contiene. Raccolta con precauzione la parte < che si è condensata sulle pareti dell'imbuto, si può verificare che la <i sua composizione e le sue proprietà non sono cangiate». C11AMPI0N. La dynamite et la nitroglycérine, pag. 25. Paris, 1872 . Il Briill però dice bensì che la nitroglicerina non svapora che 3ssai poco al di sotto cli 50°, e che verso ·I00° essa è leggermente volatile, ma aggiunge che a questa temperatura sovente comincia a decomporsi. Bni.iLL. Ét·udes sur la nitroglycdr-ine, ecc., pag. '.25.
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IMPIEGO DELLA DINAMITE
contenente dell'acido solforico aniclro, che assorba continuamente il vapore acquoso esalato dalla dinamite. Opernndo a.I la temperatura ordi naria si può esser certi che non si perderà se non una trascurabilissima quantità di nitroglicerina, perchè, una volta che lo spazio in cui è confinata la dinamite si sia saturato di vapori di nitroglicerin a, non se ne svolgeranno più. Aggiungasi chr->. ln nitroglicerina è , come dicevamo, poco ·volatile alle tempera ture ord inarie, poichè essa non boll e che a 185 centigradi : la tensione del suo vapore nel vuoto è stata tro vata di 5 milli metri a i ~0 , di 27 millirnetÌ'i a 87°, e di non pi ù di 30 millimetri a 100°, mm1tre la tens ione del vapore acqueo alle dette tempera ture è ri spettivamente di millim etri 12,83, ~.67 ,38 e 760 . Omettendo cli fare il vuo to sotto la campana, l'operazione ce rtamente diverrà più lu nga, ma in com pP11s0 sarà più sicu ra, perchè mi nor quantità di ni trogl icerina si volatilizzerà. fn qu anto al separare la nitrogli cerina dalla silice, si potrebbero prendere pochi gram rn i della data dinamite a base inerte, collocarli su di una tersa lastra di vetro ed acce nder!i: in tal caso, se si potesse ra ccogliere accuratamente la silice che rimane, basterebbe pesarla per ottenere 1:iubito per differenza il titolo della dinamite . Ma l'esperi enza mi ha dimostrato che questo pro cesso, cotanto semplice in se stesso, è difficile a seguirsi, stantechè, bruciando un po' di dinamite all'a ria liberà, un a parte della silice rimane, è vero , sulla lastra, ma un'altra parte è proiettata in tutti i sensi sotto forma di una polvern impalpabil e, la quale ricade qua e lù come pioggia minuti ssima. Si dovrebbe perciò id eare un apparecchio tale che i gas provenienti dalla combustione della nitroglicerina potessero andar via, e che la sili ce rimanessè confinata in guisa da poteesi facilmente pesare. Oltre di che a questo 1
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processo si può rimproverarP, che, se mai con la nitroglicerina sieno state mescolate altre sostanze combustibi li ma meno esplosive, queste rimarrebbero bruciate, al pari della nitroglicerina, e non si. avrebbero risulta ti esatti. Tutto al più è bene far bruciare un po' di dinamite solo pu vedere se la c0mbustione procede tranquillamente (come deve fare) e per accertarsi che il residuo abbia l'aspetto di vna po lvere farinacea e impa lpabile, che è quello di. un buon assorbente, come il kieselguhr dei Tedeschi. Adunque, posto da banda l'espediente della combustione, rimane l'analisi per via umida o per via secca, potendosi o fare sciogl iere la nitroglicerina, che è mescolata alla silice, o farla evaporare. In quanto al primo metodo, profittando del fatto che la nitroglicerina è solubile in ogni proporzione nell'etere e nell'alcool metilico {spirito di legn o) si possono prendere 5 o 6· gt'nmmi della dinamite da saggiare, porli in un piccolo re<;ipi ente di vetro e spappolarli con un po' di etere o del detto alcool. Si potrebbe anche adoperare dell'a lcool ord inado rettificatissim o, notando però che in esso la solubilitil della nitroglicerina, debo le da principio, aumenta con la temp':ratura. Indi si versa tutto il miscuglio su di un doppio filtrino, che abb ia il su o piccolo imbuto di vetro, e man mano si continua a versare sempre etere o alcool sulla pasta a misura che procede la filtrazion e. È eh iaro che la n itroglicerinn, sciolta nel solvente, passerà a traverso il filtrn , e la silice cioè le materie insolubili nell'etere o nell'alcool, ' rimarranno sul filtrino. E però l'operazione sarà fiEita quando, raccolta una goccia del liquido che cola dal filtrino, postala su di un foglio di cnrta, e lasci atala evaporare, si vegga che essa non lasci più sulla carta quella macchietta oleosa carutleristica della nitroglicerina. Allora si farà essiccare il doppio filtro in una
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IMPIEGO DELLA DINAMITE
piccola stufa a ~ 00°; indi si peserà ciascuno dei dtie fillrini, che costituivano il doppio fi ltro, per sapere la quantità dì si lice rimasta, donde sarà facile dedurre per differenza il peso della nitroglicerina. Una sempliee regola del tre darà .finalmente il dosamento centesimale della dinamite. ·È superfluo aggiungere che questo processo, che più volte ho esperimentato, è scevro di pericoli, essendo noto che la potenza esplosiva della nitrogliceri na rimane neutraliZ7,ata quando questa è allo stato di soluzione nell'alcool, nell'etere, nella benzina, ecc. Sciogliendo hr nitroglicerina nel H> al 20 p. ¼ di alcoo l meti lico, si ottiene infatti un miscuglio inesplosivo, cioè del tutto insensibile agli urti e anche alle ~ornmozioni provocate dalla esplosione di preparai.i fulminanti . Ed ancorchè la nitroglicerina presentasse una reazione acida, si manterrebbe in questo stato di soluzione parecchi anni senza alterarsi, come dice il Knapp. In quanto all'analisi per via secca, ecco com'essa è stata eseguita dal dottor Ricciardi, add etto alla stazione agraria di Torino , il q uale cortesemente mi ha fa tto assistere alle sue esperienze . .Pochi grammi di dinamite fu rono posti su di un vetro da oriuolo, e introdotti in un essiccatoio ad acido solforico per determinare l'::icqua igroscopica. Simultaneamente altri pochi. grammi cli dinamite, tolti dalla stessa cartuccia che i primi, furono co llocati su di un altro vetro da ori uolo e introdotti in una piccola stufa da laboratorio ad acqua calda a 400°, in cui si tennero molte ore, affinch è la nitroglicerina avesse cominciato man mano ad evaporare. Dopo un certo lusso di tempo, e quando le diverse pesate successive fecero avvertito l'operatore che una parte della nitrnglicerina si era volatilizzata, si collocò, per accelerare l'operazione, la dinamite in una piccola stufa ad aria calda a temperatura superiore ai 100°, e vi
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si tenne finchè, dopo ripetute pesate, si vide la sili ce o, per dir meglio, le materie fisse rimaste sul vetro d~ oriuolo, totalmente spoglie di ni trogli cerina. Allora s1 pesò il tutto con una sensibil issima bilancia, e_si ri~av_ò subito il peso della nitrogl icerina volatilizzatasi; qurnd1,. tenuto con to della proporzione di acqua igroscop ica determinata, come abbiam detto, per la stessa dinamite· coll'essiccatoio ad acido solforico, si calcolò il titolo centesima le della da ta din amite . Intorno a ques t'analisi per via secca, che forse è più lunga di quella per via u(nida or ora descritta, si potrebbe osservare che i com posti organici nitrati. come la nitroglicerina, il fulmicotone, ecc. non sempre possono resistere indefinitamente al calore dell'acqua bollente senza sottosta.re a decornposizione; ma giova riflette re che an corchè la nitroglicerina si decomponesse nelle stufe acce o ~ate, questo non le impedirebbe di andar via; oltre di che, operandosi su quantità minime, non vi ha pericoli di sor1a. Parecchie anali si sono state fa tte in questa guisa alla stazione agraria di Torin o, nel mese di settembre ultimo, dal sio·nor Ricciardi, il quale pervenne sempre ad isolare ed ,~ ripristinare perfettamente la farina silicea di alcuni saggi della dinami te N. 1 del Nobel della fabbrica di Avigliana ('1'}.
(•) Ecco una di queste analisi. · Peso complessivo del_vetro da oriuolo e della dinamite grammi H,627 Peso.complessivo del vetro da oriuolo solo . . . . . . . . » 6,U3 Dinamite grammi 5,4H Prima pesata, dopo aver tenuto il tutto per 24 ore in un essiccatoio ad acido solforico, senza farvi il vuoto. . . grammi H ,605 Seconda pesata, dopo 24 ore dalla precedente, essendo rimasta sempre la dinamite nell'essiccatoio . . . . . . . . • . » H,600
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NELLA. PICCO LA GUERRA
d) Indipenden iemente dalla conoscenza del titplo
di una dinami Le a base inerLe, è bene esplorarn e allresì direttamente la fo rza per acquista re un'idea più eoncrela delle qualità del composto esplosivo. Il processo più co mu nemente adopera lo a questo fi ne consisLe n.el far detonare una cartuccia nel mezzo di u na piastra di ferro do lce, posta orizzonta lmente
Terza pesata, dopo 24 ore dalla precedente, essendo rimasta sempre la di namite nell'essiccatoio . . . . . . . grammi 44 ,600 Acqua igroscopica, perduta da grammi 5,484 di dinamite, 44,627 - H ,600 0,027 grammi. Donde si trae, con una regola del tre, che l'acqua contenuta in 400 parti della dinamite era. . . . . . . . . . . grammi 0,49
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Determinazione delle materie fi:;sc. Peso della dinamite allo stato natu rale (tolh dalla stessa cartuccia donde fu presa la precedente) e del vetro da oriuolo, grammi 7,o30 Peso del vetro da oriuolo solo . . . . . . . . . . . . . ,, 4,627 Dinamite grammi 2,903
=
Pri ma pes3ta dopo 24 ore che si tonne il tutto io una stufa i·is~aldata col vapor d'acqua . . . . . . . . . . . grammi 6,20 Seconda pesata, dopo :U ore dalla precedente, essendosi tenuta la dina mito in una stufa ad aria c:i!da a circa ~ so• . . . ,, 5,375 Terza pesata, dopo 24 ore dalla precedente, esseodosi ten uta la dinamite in una stufa ad aria calda a circa 480° . . . . » 5,373 Materie volatilizzate 7,530 - 5,375 2,155 grammi . Ad unque grammi 2,903 di dinamite contenevano 2,155 grammi di materie volatili. E però in .fOO parti di questa dinamite si conterranno ·74,23 parti di materie Yolatili. Sicchè, tenenrlo presente che coll'essiccatoio ad acido solforico si è trovato che questa dinamite conteneva 0,49 °/o di acqut1, potremo dire che la sua composizione ceutesimale è questa: Acqua igroscopica . . . . . . . . . . . . . 0,49 111ate rie volatni (nitroglicerina) 74,j13 - 0,49 = . 73;,4 ì\Iaterie f:sse (silice) (per differenza) . . . . . . 25,77
=
100,00
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su due sostegni ,·erticali, e osserrnre l'angolo sollo il quale la piastra si piega dietro l'urto prod ollo da ll a detonazione, perch è il valore di questo angolo dnl'à un'idea app rossimata della forza rela tiva delle dinamiti che si provano. Ques to processo, ben inteso, vale per dinam iti della sLessa natu ra, come ad esempio quelle a base inerte ; mq sarebbe inesatto se veni sse adottato iodifferenLemente anche per le dinam iti a base attiva, le quc1li, essendo di una infiamm azione meno rapid;i delle precedenti, riehitggono che si opponga loro una <:erta resistenza percbè po·ssano sviluppare tutta la loro azione. Se p . e., in vece di far detonare la canuccia a cielo scoverto al di sopra della piastra, si ponga SLL quella un po' di terra argillosa o della sabbia urn ìdn, si ved rà l'effetto sulla piastra farsi in tulli i casi più grande, e crescere relativamente per i miscugli a base atti va. Il saggio delle dinamiti a base inerte, mercè piastre meLallic he, riehiede alcune avve rLenze perchè J'operaLOre si possa rende r conto della forza relativa delle espl osioni . È mestieri adoperare lam ine di ferro dolce, le quali si possnno incurvare sotto l'urto anzichè spezza rsi, e giova lim itare la cari ca in modo da non rompere la pin stra . Si de,·e dare a tutte le cartucce la sLessa lunghezza, pari alla larghezza dell a piastra , cioè ordinariamente 0"',1 O, arfinchè l'urto si eserciti unifo rm emente su tu tta questa larghezza . Si coll ochi esattamente la cartuccia nel mezzo della piastra, e , ; si fe rmi così che non possa muovers i durante la combustione della miccia . Questo metodo è adoperato in Austria quand o si vuol vedere se una dinamite abbia forza sufficiente per gli usi mili tari, cioè abbia una potenza dirompen te paragonabile a qu ella della dinamite silicea a circa il 7o 0 / 0 di nitrngli cerina . Una cartuccia di di-
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189 possibile alle cariche la forma cubica, non ha alcuna importanza per la dinamite. Non si può dire che l'esplosione di tutta una carica allungata, cioè di una carica cilindrica di dinamite, accada matematicamente in uno stesso istante, ma è un fatto che la detonazione, cioè la decomposizione della materia, si propaga con tale rapidità da un estremo all'altro della carica, che fisicamente si ha un sol colpo, come hanno dimostrato le belle espeì·ienze eseguite da ll'illus1're Abel col cronoscopio elettrico del Noble. Egli formò alcune cariche continue lunghe da 8m,533 a rnm,800, con cilindretti di dinamite compressa coricnti l'un o di segu ito all'altro e .bene a contatto con le loro basi io modo da formare come un ci lindro continuo di dinamite senza involucro di sorta. I ci lindretti di dinamite erano analoghi per consistenza ad un'argilla poco plastica. Provocata io un estremo la detonazione, mercè un cappel lozzo fu lminante, questa si trasmise lungo tutto il cilindro dinamitico continuo con la veloc ità di 5928m a 6566mper minuto NELLA PICCOLA GUER.RA
lMPIEGO Dl!:LL:\ DlNAMITE
narnite del peso di 105 grammi, dell'altezza cli 0"1, ,J58, e del diametro di om,024 si pone a 0,474 da.I suolo su di una piastra orizzontale di ferro fucinato (alcuni dicono acciaio}, la quale ha le seguenti dimensioni: larghezza om, 458; grossezza om, 0,13; distanza fra i sostegni om,584. Falla esplodere la cartuccia, coricata sul mezzo della lastra e di tra verso, rnereè una capsula ordinaria, si giudica della forza della dinamite dal grado di curvatura della piastra, la quale dovrà r imanere incurvata dopo l' esplosione ad angolo acuto, o, al minimo, ad angolo retto ("'). Si suole anche impiegare in Austria una lamina di ferro fucinato della grossezza cli 0"',0066 posata su due solidi sostegni di legname distanti fra loro om,46. Nel suo mezzo si pone una cartuccia del la dinamite da esplorare, la quale abbia il diametro di om,079 e om,02 di altezza, e si fa esplodere mercè una capsula fulminante ordinaria. « Perchè la prova possa riguardarsi « come soddisfacente, bisogna che il foro prodotto « dalla esplosione sulla piastra abbia da om, 10 a O'n,13 .: di diametro e che le labbra ossia gli orli sieno net« tamente tagliati e fortemente incurvati». Lunghezza e forma delle ca·riche di dinamite: esperienze dell'autore. - Una proprietà della dinamite,. importantissima per le ragioni che vedremo in seguito, è che, fra certi lùn#i, se ne possono fare delle cariche cilindriche molto lunghe, senza che l'esplosione cessi di essere istantanea in tutta la carica, quando ad un punto qualunque di questa sì comunica il fuoco mercè un cappellozzo fulminante. Cosicchè nelle mine la precauzione, sì necessaria con la polvere da sparo, di rendere cen trale l'accensione, e di dare per quanto è 1
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.
5928
+ 6566
.
= 621.a,7, 2 cosi potremo dire che la lunghezza di un metro della carica cilindrica, di cui si trallèl, fu percorsa nella 1 · d.1detonazione in - · - di secondo. A1tre esperienze 6247. · mostrarono che questa velocità di propagaz ione si mantenne presso a poco cos tante anche nei tratti della carica allungata più lontani. dal ·punto della deton azione iniziale. L'Abel vide altresì che quando i cilindretti di dinamite, che formavano la lunga carica, erano separati l'uno dall'altro per un intervallo di so li ,13 millimetri, la velocità media, con cui si propagava la detonazione iniziale, era bensì di una grande uniformi tà nei vari tratti della ca rica allungata ma rag-
secondo. E siccome abbiamo
(~') Mémor·iat de l' offider du génie, N• 2:ì, pag. 440.
ANNO xxn, VoL. 1v.
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~3
._, 490
IMPI EG O DELIA D!NAlI1'fE
giunse solo il valore di ·1896 rnetri 11) secondo (-). L'essere così istantanea l'esplosione delle cariche allungate dt dinami te fa sì che, seco11ùo la rottura più o meno grande che occorre di dover fa re, in campagna, si possono formare delle cariche cilindriche mollo lunghe, e ud ùilme tro ch e occorrerà, senza disfare le cartucce ordina rie ma ponendo queste in tubi metalli ci o in gua inA di tela. Si possono ahresì collocare le cartucce immediata mente contro l' ost:lcolo da abbattere, purchè sieno il meglio c;,he si può a contatk) fra loro e legate in sieme sì da formare un'unica carica allunga ta . 1Ieglio ancorn se si ricopre questa carica con zoll e, con argilla, con terra, o sacchi da terra ecc. Nelle cariche molto allungate l' essenzi ale 6 che la detonazione iniziale, provocata da un cappellozzo fulminante, o in gP-nc.rule da un potente urto, possa propagarsi con sufficiente energia per tutta la lunghezza della carica, la quale tanto più facilmente detonerà quanto meglio sarà stata posta in grad o cli ricevere l'azione ~eccanica iniziale, senza che quest'nzione si· possa disperdere facilmen te. E però gioverà che la dinamite sia r.ollocatn in guisa che le vnrie parli dell a carica non possano essere subito spostale al n,enomo urto, ma che la detonazione iniziale, possa, in virtù dellu presenza di qualche ostacolo, che spesso può essere an che leggero, dirigersi a traverso tutta la massa
("') Annales de Chimie et· da l'hisiquc. 5'" serie, t. 2, pag. 470 rn2 Paris rn7.i . - In questi Annali e così pure nei Comptes rendus dell'Accademia delle scienze di Francia (•t• semestre ,1874) vi sono due estratti lettera lmente identici delle quattro Memorie doll' Abel sulla detunr,ziouc dei composti esplosivi, ma non /J indicato il titolo delln dinamite impiegata dall' Abel, nè è detto con precisione il diametro che ave vano i cilindretti di dinamite esperimentati. Paro che questo \l)iametro doveva essere di circa 24 millimetri
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dinami tica. Ecco perchè è cotanto utile rinchiudere le cartucce di dinamite in tubi metallici quando si dovessero fare delle cariche molto lunghe. E quanto più lunga e sottile si volesse far la carica, tanto più resistente dovrebbero essere le pareli del tubo. È anche importante riflettere, per le cariche allungale, che l'azi one meccani ca, necessaria perché accada Ja vera deLonazione, si va spesso affievolendo, come dicono alcuni autori, a misura che si allontana dall'origine, a segno da divenire qualohe vo lta nulla a una certa distanza. Cosicchè, se si facessero delle cariche eccessivamente lu nghe di dinamite, e se queste fossero molto so ttil i, in proporzi one dell a loro lunghezza, e poste in involucri cedevoli , la detonazione potrebbe accadere per un solo tratlo della ca rica, lasciando la rimanente parte intatta o dispersa qu a e là sul terreno. Se la carica di dinamite dovess'essere concentrata, preso il numero di cartucce corrispon dente al peso che essa dovrà avere, si possono collocare qu e~te in un sacchetto qualsiasi, o legare insieme for temente in modo ehe formi no nna massa sola. S' insinuerà. la cartuccia armala in un pun to qualunque della massa dinamilica, già preparata e collocata contro l'ostacolo, indi le si darà fuoco nel modo già descritto. Quando si vuol far e esplodere una · carica concentrata di dinamite, racchiusa in una cassa, non è necessario disfar questa ma basta praticare in una delle sue pareti, con -un succhiello, un foro di diametro sufficiente perchè vi si possa insinuare la cartuccia armala , senza che sia necessario cacciare questa del tutto· nella cassetta. L'introdurre nella cassa la cartuccia armata rende al certo più sicura la detonazione, rna più brevemente si può fare in una parete della cassetta un pi ccolo foro tale che vi si possa introdurre
IMPJJ.o:GO DELLA DINAMITE
solo una capsula rinforzata, di quelle che si ch iamano doppie o triple, alla quale si si3 gin raccomandata la corda miccia. La capsula si spingerà en tro la cassetta finchè arrivi a toccare le cartucce, e allora da tole fuoco, si otterrà lo scoppio di tulta la carica; poichè l'esperienza dimostra che quando si legano insieme due ca rtucce di dina mite, che combaciano in tu lta la loro lunghezza, e s'insinua fra di esse una capsula fol'temeote carica, l'esplosione di questa produce, a traverso la cart a, q uella della dinam ite. Giova anche r·icordare, a proposito della faciliLà con cui si possono fare scoppiare delle casset te di legno piene di ca rtucce. di. dinam ite, le due seguenti esperienze eseguite dal Barbe. « Due cartucce furono separate fra loro da l IOa « tavoletla di om,009 di grossezza. li tutto fu legato e « avviluppato nella tela. Lu cartucc ia superiore er·a « armata con una capsula doppia; la sua esplosione « doveva comunicarsi alla cartuccia interiore a tra« verso la tavoletta. Attesa l'intensità deila detonazione « si potè presumere che le due cartucce esplosero si« mullaneamente. « Fra due gruppi di due cartucce soHapposte, si si « tuarono due lavo lelle di abete che avevano insieme « om,018 di grossezza. separate fra 'di esse da uno « strato d'aria di om,04 di grossezza . La carLuccia su« per iore era la sola armata con una capsula doppia: « la sua esplosione doveva comunicarsi alle cartucce lJ inferiori a traverso le due tavolelle elo strato d'al'ia: « il tulto era ~avv iluppato nella tela. Dalla intensità « della esplosione si argomentò che le quattro cartucce « fece ro simu ltaneamente esplosione» . Se si dovesse fai· esplodere una carica formata di più ca ssetto di dinami te di 20 a 25 ch ilogrammi l' una, basterà sovrapporre queste le une alle allre e innescare una sola cassetta, perchè tutte esploderanno simulu
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taoeameote, e l'effetto sarà ;tanto maggiore quan to meglio sarà stato ricoperto il tutto di terra, di sabbia, di pietre ecc., senza che quest'avvertenza sia perl, indispensabile. Le poche esperienze seguenti, eseguile dall'autore di questo scritLo con la dinamite N° 1 del Nobel della fabbri ca di Avigliana , varranno a dare un'id ea della grande lunghezza che p11ò darsi nlle carich e cilindriche di dinami te, in rispt!ttO al loro diametro, senza che per questo la detonazione_ cessi di essere istantan ea . Trovo scritto in qualche autore r he si è ottenuto lo scoppio istantaneo di lunghe salsie;ce dinamitiche, fatte con guaine di tela o con tubi di g uttaperca nei. quali ernnu inlì lzaLe delle cartucce di dinam ite di un solo centimetro di dùimetro . Confesso che non mi è mai riuscito di ottener questo in parecchie sperienze fo tte io diversi modi cou cartucce di carta pergamena del diametro preciso di 11 centimetro, di dinamite N° 4 del Nobel. Ho sperimentato fra l'altro dei tubi di latta, uei qual i s'i nsinuavano le dette cartucce con un calcato io di legno, dopo avere con le fo rbici Lngl inta quel po' di carta ripiegata su se stessa che è all'estremo di ciasc.; una cartuccia, e posto così a nudo ivi il composto esplosivo, lasciando la sola carta che avvolgeva la superficie convessa di ciascun cilindretto dinamitico. In Lai guisa si aveva nell 'interno del tubo di fat ta come un cil ind ro continuo di dinamite, perché il calcaLoio di legno rendeva assai intimo il coo tatlo delle basi dei vari cilindretli. Dato fuoco, mercè un ca ppellozzo fulminante, a una ca rtuccia di ,i.O grarnmi di dinamite , fermata i:i un estremo del lubo ripieno, ho sempre veduto che la detonazione non si propaga va se non fino a un 50 centimetri in med ia dal delto estremo. :,oJo ricorrendo a un tubo di ferro dolce del commercio, ho potuto ottenere la detonazione di una carica cilin1
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drica fatta con le dette cartucce di ·1 ceotimelro di diametro insinuate l'una dopo l'altra nel tubo, mercè il solito calcatoio di legno, e senza togliere la carta agli estremi delle cartucce. Le dim ensioni del tubo eran queste :
lunghe ciascuna 7 metri; e la fila trasversale m, n (le cui cartucce estreme erano anche n sempl ice contatto con quelle delle tìle ab, e dJ era lunga 6 metl'i; cosicchè in totale si aveva lo svilup po di 20 metri di carica uniforme di 0"',024 di diametro. Collocata nel punto di mezzo s una cartuccia armala, vi demmo fuo co, e ne seguì una fortissima detonazione istantan ea di tutta la uarica, la quale lasc iò sulla strad a impressa In sua form a per circa .J5 centimetri d~ profondità. Reco un'a ltra esperi enza consimile faun su lle rive della Stura presso Tori110 · il dì 21 seltembrr. del co rrente anno. Sulla· nuda terra, dopo aver tesa unn cordicella di 20 metri , colloca i delle cartucce dioamitiche l'una dopo l'altra con le loro basi a contallo in modo da formare una carica sola retti lin ea lunga 20 metri (Fig. 1'1' Le due c~rtucce P-streme e quel la di mezzo poggiavano ciascuna :rn di un cubo di piombo pieno, di o•n, 10 di lato, in ternato nel snolo, e le cartucce erano disposle ide nticamente su i tre cubi . Si diede fuoco alla cartuccia dell' e.:itrerno A, mercè il solito cappellozzo fulminante, e si udì un gran colpo secco, il quale dimostrò clie tutta la carica aveva detonato in un istante. Sul duro suolo rimase per tulla la lunghezza della carica un solco rli sezione presso a poco triangolare, il quale aveva supel'iorm ente la largh ezza di circa o•n,Ml, ed aveva la profondità di circa om, It . Esaminati accuratarn ent,~ i so lcl1i, che la detornnione produsse sui tre dadi di piombo A, 13 e C, vidi, non senza sorpresa, che essi avevano una larghezza e una prnfondità crescenti dall'estrem o A della caric;a, a cui si diede fuoco, all'estremo opposto; cosi,:chè il dado più lontano C dnl punto di accensione flt il più tormen tato. l.:Cco infatti le dimensioni med ie ùci tre solchi, misurate sopra luogo con quella cu!'a clie si potè maggiore :
Lnnghezza. Diametro esterno circa Grossezza delle pareti circa. Diametro interno circa Peso del Lu bo Chilog.
3m,54om,01l8
0"',0015 om,0,15
3,00
.Dato fooco ad una delle cartucce estreme, mcrcè il ·solito cappellozzo fulminante, otlenni la detonazione islaotauea di tulla la dinamite conteautn nel tubo. IL che è in armonia con quello che abbiamo detto, cioè che più soli.ile è la carica cilind rica di dinamite, e più resisten te dovrà .esse re l'involucro, percl1è accada per una certa lunghezza la detonazione istantanea. Le cartucce ordinarie del commercio di circa om ,024, di diametro mi hanno dato invece i più sodd isfacenti risultati. Il giorno Hl gennaio del corrente anno, recatomi alla fabbrica di dinamite di Avigliana, potei fare la seguente esperienza col gentile concorso del signor A. Duchène amministratore delegato della fabbrica. Su di una strada seconda ri a, che è nelle vicinanze delle officine, ponemmo delle cartucce ordinarie di dinamite N. 1 del Nobel l'una dopo l'altra, cioè a contatto con le loro basi, in modo da fot'mare co me una h maiuscola abmncd (Fig. 8") . Il contatto fra le cartucce non era perfetto, sia per la elasticità di quel po' cli carta pergamena esu bcrante ilgli estremi di ciascuna, e ripiegala su sè medesima, sia perchè si operava in frotta, per non interromper,} il transito sulla via, sia perchè spi rava un vento fortissimo che quasi spostava le cartucce. Le due fi le a·b, ed erano
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IMPIEGO DELLA DINA!lllTE
01 Profondità 0 ,009 larghezza om,043 profondità 001 ,0U Solco del dado di mezzo B larghezza om,050 profondità 0' ,0'17 Solco del dado estremo C a11, f 1arghezza Om, 01Uv L'essersi udito un colpo secco, e trovato il solco sull'ultimo dado cl i piombo C non eguale ma molto più pronunziato che sul pri mo dado A, dimostra chiaramente che per tutta la carica non potè non accadere una vera detonazione istantanea, quantunque le' condizioni non erano identiche a quelle delle esperienze dell'Abel, perchè nell'esperienza dell a fig. ,1,1a le cartucce erano bensì a con tatto con le loro basi, ma la massa dinamitica presentava del le picco le soluzioni di con tinuità da una cartuccia all'altra , a causa della carta pergamena ripiegata sopra se stessa agli estremi di ciascuna cartuccia, e che fu rim11sta intatta. . Non ho potuto sperimentare cariche cilindriche più lunghe, ma l'enorme velocitìi trovata dall' Abel autorizza a credere che anche del le cariche cilindriche più lunghe di 20 metri , e fo rmate con cartucce a conta tto, come nella fig. ,11•, del diametro di om,02~,, debbono detorwre istantaneamente. ~leglio po i se le ca rtucce, anzi che esse t' poste all'aria libera, fossero racchiuse in una guaina di tela, che rende più intimo il con tatto. Che se poi fossero insinuate in tubi metallici, si dovrebberu 11vere risultali ancor più soddis!acenti per maggiori lunghezze. .Modo d'introdurre le cariche di dinamite· nei mezzi resistenti, come rocce, mu1·ature, ecc. - Fatto, nel modo ordinario ùhe costumano i minatori, i I foro della mina nel masso resisten te che si vuol rompere, vi si introducano l'una dopo l'altra le Cl)rtucce
Solco del dado A
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11
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NELLA PICCOLA GUERllA
di dinamite, pigiandole una alla volta con un calcatoio di legno , la quale operazione non presenta alcun pericolo: ed ·è superfluo il dire che i l foro dovrà avere un diametro tale che le cartucce vi possano scorrere fa cilmente. La profond ità del foro ed il numero delle cartucce da introdurvisi dipenderanno dall a forza che dovrà avere la cari ca , È necessario calcare le cartucce, perchè, a fine di ritrarre da una carica di dinamite tutto il partito possibile, eioè per fare che l'azione dello scoppio abbia la maggiore efficacia, non deve rirnanere alcuno spaiio vuoto fra la carica e le pareti ciel foro. Questo spazio fa!scemare la tensione in iziale dei gas nell'atto del l'esplosione; mentre è importantissimo ehe questa tensione iniziale (e per conseguenrn la densità de i gas nell'istante in cui essi eserci tano la loro azio ne sul mezzo resistente) sia la più grande possibile. E qui si vede chiaro il vantaggio della plastici tà della dinam ite .N , ~ del Nobel, perché la minima pressione col calca toio di legno la comprime contro le pareti del foro, e toglie qualu nque spazio vuoto: cosiechè l'uso che hanno alcun i minatori di tO· gliere la dinam ite dall e cartucce e di farla cadere nuda nel foro , pigiandola sempre man mano col calcatoio di legno, non è certo da condannare. Si sovrapponga con precauzione, al l'u ltima cartuccia; così calcata, la cartuccia arm~ta cc' (Fig. /1,n), che dev'essere colla sua parte inferiore a co ntatto con la carica interna. Si evi Li assolutamet11e di calcare la cartuccia armata per non spostare la capsula e per t>vitare il pericolo di qualche scopp io; e si ri fle lla che l'essere yuesta cartµccia una parte piccolissima della carica, diminuisce l' importanza del perfetto contatto di essa con le pareti. Per fare un po' d'i ntasamento, che è sempre vantaggioso, senza correre il rischio di una esplosione precoce (che potrebbe nascere dall'urto del calcato io con
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NELLA I1 1CCOLA G-UEI\RA
IMPIEGO DELLA DINAMITE
la capsula della cartuccia armata) sì comincia per covrire questa cartuccia, facendo cadere nel foro della sabbia um ida, che è buonissima, o della terra, con la mano sino a 1O o 20 cent. al di sopra della cartuccia armata, in modo ch e questa rimanga sepolta e ben fe rma. Indi si completerà l'intasamento coi materiali più resistenti che si avranno sotto mano, ma senza forzarli, a colpi di mal'tello, non dovendo l'intasamento essere così perfetto come con la polvere ordinaria: tutto al più si potranno costipare ques ti rnat8riali, per sem· plice pt'eiision1~, con lo stesso calcatoio di legno. Si facc ia in modo che la corda miccia m (Fìg. 4,a) esca fuori del foro per una lunghezza abbastanza grande oncle gli operai abbiano il temJ>O cli allontanarsi. Si può anche adoperare l' acqua per colmare il foro,. quando s' impiega la din amite N, 4 del Nobel, o altra dinam ite meno resistente di questa all'azione dell'acqua, ma ch iusa in cartucce stagne. Adoperando l'acqua , è necessario porre al riparo il fulminato della capsula. coprendo accuratamente il giunto di questa con la miccia, con pece, con argilla, o meglio con nn po' di cera molle. È bene anche rivestire con cera o pece il giunto della miccia con la cartuccia fulminante, e, se deve pa ssare qualche tempo :~ prima di dar fuoco alla mina, è necessario adoperare la corda micc ia incatramata o l'innesco senza fine di piombo; ma se, subilo dopo versata l'ncqua sì dà fuoco, può servire, come abbiamo già detto a suo luogo, la corda mi<..;cia bianca. Cariche sitbacquee. - La dinamite non può rimanere lungo tempo nell'acqua senza che la nitroglicer ina si separi man mano dalla siliee e sia sostituita dall'acqua stessa. Ecco perchè nelle mine subacquee·, che dovessero rimanere lunga pezza cariche prima di esplodere (come può accadere per le torpE'dini) la dina1
)
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mite dovrebbe essere racchiusa in un eecìpien le o inviluppo stagno, come una scatola di meta llo ermeticamente chiusa, o un sacchetto di guttap erca . Quando -la dinamite dovesse riman ere solo pochissimo tempo nel foro da mina subacqueo, allora, se si adoperano le solile ca rtucce di dinamite N. 1 del Nobel o se si a-· dopera altra dinamite in cartucce stagne, si possono fare scorrere l'una dopo l' altra le cartucce nel foro pieno d'acqua. Certo non è necessario pigiarle, come si fa nei fori all'asciuuo, perchè quand'anche rimanes. sero piccoli ~pazi fra le pareti del foro e la carica, ·non riempiti di dinamite, questi sarebbero semp re occupa.ti dall'acqua che (a da ottimo intasamento. Giova però spingere bene le cartucce l'una contro l'altra , a fine di as · sicurare il loro contatto, perchè uno stralo d'acqua. interposto potrebbe impedire il propagarsi dell a detonazione. Si colloca da ulLirno la cartuccia armata, avendo sempre l' avvertenza nelle mine subacque di covrire accurata men Le con pece, con cera, o con Lerra grassa l'unione della capsula con la corda miccia e anche l'un ione di questa co n la cartuccia Se si volesse operare con maggior precauzione, e se la ca rica dovesse rimaner-e nell'acqua più di una mezz'ora, << si « formerà un ci lindro di pergamena, il diametro dP-1 « quale ri~;ponda al foro da mina esegu ito, e vi si « introdurranno le cartucce occorrenti per la carica, « ponendovi sempre sopra la cartuccia CC' portante « l'innesco (Fig. 6a): indi si. legh erà alla miccia in S « quel la parte ·di pergamena che sopravanza, e così << preparata tutta la carica, s'introdurrà nel foro ese« guito »: Siccome la carta pergamena delle cartucce ord inarie res iste bastantemente all'azione dell'acqua, così queste cartucce si possono impiegare nei terreni umi di , quando le cariche rHJn vi debbano rimanere se non poco tempo,.
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IMPIEGO DELLA DINAMITE
ma nel caso contrario è bene preservare le cartucce contro l'azione prolungata dell'umidità, operando come se la carica dovesse stare sott'acqua. Le fabbriche dPl Nobel preparano una dinamite specialmente destinata pei lavori subacqnei, la quale è formrta di sostanza legnosa e di nitroglicerina nella proporzione di ·1: 3. Dicono gli autori che questa dinamite può stare sott'acqua, per ollo o dieci giorni, senza soggiacere ad alcun cambiamento e senza perdere della sua facoltà esplosiva e del la sua forza . Quando il perforamento dei f!rnielli subacquei riuscisse troppo difficile, si potrebbero ancora ottenere buon i risultati, con la dinamite N. 1 del Nobel , collocando liberamente la carica sul[' ostacolo o sul masso da rompere . Colpi falliti. - Lo scoppio della dinamite può mancare per diverse cause, come a dire : 1° La c:attiva qualità delle micc:e; 2° La forza insufficiente delle capsu le; 3° Il non a vere stretti'! a sufficienza la capsula contro la miccia, o l'aver rotta quesL'u ltima per soverchia pressione; 4- 0 L'aver sepolta l' intera c:apsula nella dinamite, il che fa sì che spesso lUtla la dinamite della cartuccia armata brucia prima che detoni la capsu la. . 5° L'aver solo adagiata la capsu la sulla pasta dinamitica, o, peggio ancora, l'aver lasciato 11n intervallo fra la cApsula e la dinamite. 6° Jlnon aver assicurato abbastanza, mercè la legatura, la corda mìccia e. la capsula al la cartuccia, nel qual caso la capsula può spostarsi da sè, oppure essere rimossa dallo stesso mioato1·e quando volesse fare un · po' d'intasamento, se si tratta di rriiue praticate in mezzi resistenti. ln entrambi questi casi o l'esplosione sarà nullll, o non farà il suo effetto, perchè una partedellc1.
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1
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dinamite brucerà, svolgen do del perossido di azoto, e l'altra parte potrà esplodere, in forza del calorico e della pressione accumulali, ma producendo un e.ffetlo ben più piccolo che :;e la detonazione fosse stata completa; 7° L'essere gela i.a la dinamite, e l'essersi adoperata una capsula sufficiente so lo per la dinam ite molle . Ecco percbè è bene adoperare in guerra ottimi preparati; saggiare le capsu ìe, la dinamite, e le corde micce, come si è dello, e segu ire scrupolosamente, nel prepar..,,re le cariche, tutte le pi.ccole avvertenze indicate innanzi. Quando non bri lla una carica di dinamite, quantunque tutta la corda miccia raccomandata a.Ila cartuccia armata sembri che abbia dovuto bwciare, _i soldati non debbono subito avvicinarsi alla carica ma lasciar passare ancora un certo tempo. Nel caso dì cariche di dinamite in trodotte nei mezzi resistenti come roecia, muratura ecc. , dato fuoco alla miccia, se per una ragione q ualunque la mina non scoppia, non si deve cercare di estrarre la carica dal foro, poichè l'operazione sarebbe pericolosa. Invece si può pr·ati care un altl'Oforo da mina nelle vicinanze del primo e caricarlo, anche debolmente, perchè, in generale, l'esplosione della nuova carica farà scoppiare la precedente. Si potrebbe anche togliere con pr·ecauzione metà circa dell a borra dal foro, o arrestarsi a circa dieci· centimetri dalla cartuccia armata, e introdurre ne l foro una nuova cartuccia ormata piuttosto forte, la cui esplosione è raro che non faccia brillare la carica prim iti,,a. In generale, quando si volesse assolutameo tesca ri care una mina mancata, non si dovrà farlo se non lungo tempo dopo che si è dato fuoco , e si dovrà avere la più grande precauzione quando si sta per giungere alla cartuccia .armata, cioè alla capsula fu lminante, perch è un
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NELLA PICCOLA GUEHRA
co lpo violenlo, anche con un pezzo di legno, può far detonare quest'ullima. I minatori usano talvolla di collocare un tappo di carta fra la cartuccia armata e la borra per avere un segno di essere giunti alla carica se mai occorresse loro di dover ritogliere la borra. Ma, come osservano i buoni autori, è più prudente il vietare a:,solntamente agli operai di togliere la borra da una mina che abbia mancato di brillare.
metà del suo volume di ossigeno, alla temperatura ordinaria, per p-assare allo stato di perossido, com~ indica l'equazione seguente:
'.i>.02
L'aria delle galler·ie cla mina avvelenata dai colpi falliti. - Pote ndo occorrere talvolta di dover impiegare la
dinamite in lavori sotterranei, cioè nelle gallerie. da mina, è bene aver presente che, quando vien meno la detonazione della dinamite e non accade se non la sua combustione Lolale o parziale (per una delle ragioni dette nel paragrafo precedente), si svolgono dèi composti nitrosi, i quali possono arrecare grave danno ai minatori, a segno che la pubb lica opinione si è spesso preoccupala di questo fallo. Abbiamo giù detto che l' atmosfe ra prodotta dalla detonazione della dinamite è ben diversa da quellagenerata dalla sua combustione. La detonazione si compie a una temperatura ,di molto superiore a quella della c,nnbustione, e tale che non possono esistere combinazioni chimiche complesse, senza di che non potrebbe spiegarsi la grande potenza dirompenLe della nitrogli cerina. Invece la combustione della dinamite, in grazia della sua lentezza relativa, dà modo all'ambi en te di ( esercitare la sua azione l'efrigerante, e fa variare lanatura dei composti aeriformi d1e si svolgono, la quale dipende dall a rapidità della combustione. In quanto alla genesi dei prodotti della semplice combustione della nitroglic.erina, tutto fa eredere che da prima si formi ciel biossido. di azoto - Az O-; indi del perossido di azoto - Az 0 2 - (vapori nitrosi o rutilanti) a spese dell'ossigeno dell'aria, essendo noto .che il biossido di azoto ha la proprtetà di assorbire
AzO
-t- O=
Az0 2
La segnen te e~peri enza , che tulLi possono ripelere, mi ha persuaso di questo fatto. Accesa un po' di dinamite in uo piattello, e postovi subi to sopra una tersa campana di vetro, ho veduto che vi ha un piccolissimo ma sensibile intervallo di tempo fra il bruciare del composto e l'appal'ire ·dei vapol'i ruti lanti, i qual i da prima sono pochi, e più tardi, quando la combustione è già comp iuta, divengono più numerosi . Fatta bruciare un po' di diha mite 1(rnercè un fi lo di. rame rovente) in un?palloncino di vetro ripieno di anidride carbonica, vidi i vapori nitrosi formarsi più tardi, e solo quando la bocca del palloncino fu posta in libera comunicazione con l'aria esterna. Una volta fol'matosi così il perossido di azoto possono nascere altri composti nitrosi più còmpless i (secondo la temperatura e lo stato igrometrico dell'aria), i qualisono tutti più o meno velenosi. Così p. es. è noto che una piccola quantità di acqua gh iacciata (*) a contatto del perossido di azoto dà luogo alla formazione di anidride azotosa e di acido azotico, cornefodica l'equazione seguente:
+ ~
an idride aiotosa
C'J
WURTZ .
Dict. de Chim. Azoto.
2 HAz 0 3 •
--------- . acido aio tic o
204
Sotto .l'azione di una maggiore quantità relativa di acqua si ha acido azotoso e acido azotico:
2 AzO"+H2 O=
H Az O! .____.,,___,
+
H Az 0 3
acido azotoso
Il Sobrero (*), parlando della esplosione del fulmicotone, dice che il perossido di azoto, a contatto del vapore acqueo, si trasforma in un misto di acido azotico ,e di biossido di azoto; 3Az0 2 +H2 0=2 Az0 3 H ~
+
AzO. ~o.
Ed er.co come si spiega la genes i dei composti nitrosi quando la dinamite brucia in vece di detona re. ~la è da riflettere che, quando le mine sono ben preparate sì che accada la vera detonazione della dinamite, non v'ha pericolo che l'aria resti avvelenata. Se accadesse questo, i minai.ori dovrebbero attendere che si diss ipassero i vapori nitrosi, oppure sarebbe necessario provvedere opportunamente ad una energica ventil azione deJle gallerie, se mai si trattasse di grandi Javori di trafori . Alcuni autori consigl ian o iniettare dell'ammoniaca nelle gallerie da mina o negli ambie nti in cui si fossero formati .dei composti nitrosi, perchè l'ammoniaca ha la virtù di neutral izzare questi composti, tal quale come neutralizza il cloro e l'anidride carbonica. Il che si spiega di leggi eri, ricordando le note proprietà basiche dell'ammoniaca, cioè la facilità con cui e:,sa
(") SonnERO. Appu·11t·i riguardanti la nittoglicerina ecc. Torino
4870, pag. ,19
205 si unisce, almeno i.n presenza dell'acqua, direttamente e per semplice addizione agli idracidi e agli acidi normali per formare dei composti che si di portano come veri sali, nei quali racido è generalm1>nte ben neutralizzato. Così, una volta formatisi i vapori di acido azoti<::o, come or ora si è detto, se questi vengano a contatto dell'ammoniaca si ha: NE LLA PICCOLA GUERRA
IMPIEGO DELLA DINA.MITE
Az 0 3 H
..___.,_..__.. acido azotico
+
--Az H3
(Az H·)' (Az 0 3).
-
~~
ammoniaca
azotato di ammonio
Oltre di ciò l'ammoniaca può neutralizzare direttamente gli stessi vapori nitrosi. Per intender questo basta ricordare cli e i moderni chimici ammettono, nell'ammoniaca acquosa, l'esistenza dell'idrato di ammonio Az H• ~ O. H ~ , iifi'atodÌa~-
il quale non ancora è stato isola to per la facilità con cui si sdoppia in acqua ed in ammoniaca, come indica l'equa zione seguente: AzH4 Ì O -
H )
-
~
Il2 O acqua
+ -----AzH
3
--
ammoniaca
di ammonio
ma non per questo l'idrato di animonio è di una esistenza meno certa (*). Ora, per poco che questo idrato t•} Wontz . Dict pag. :Z20. Circa l'esistenza dell'idrato di ammonio si può anche osservare che lo cartoline di curcuma ben secche messe nell'ammoniaca, anche ben secca, non si alterano di colorn, mentre per poco che intervenga l'umidità, accade la stessa colorazicue che cogli alcali idrati, il che dimostra · appunto che colla presenza dell'acqua si forma dell'idrato di ammonio. ANNO
xxu,
VOL
IV.
..
H
li\lPJEGO DELLA DINAMITE 206 di ammonio, esistente nell 'ammoniaca acquosa, venga a contatto co l perossido di azoto, quest' ultimo scomparisce rnpidamente, perchè <ii formano dei sali ammonia<:ali, come indica l'equazione seguente:
~ Az ff' Ì O H
)
..._....._ _ _ . idrato di am monio
+ ___________. 2 A z0 -
Az
2
oi I
Azff• I O
....L 1
.. _~
...___.....,.__
perossido di a1.oto
Az o I --lAzH· I O · .,,,
azotito di ammonio
azotato di am monio
+acqua ~ Alcuni chimici poi hanno trovato che il perossido di azoto ossida energicamente l'ammoniaca, dando luogo alla formazione di azoto , di acqua , e di nzotito di. ammonio, come indica l'equazione seguente_(*): 4AzH3 ~
+ .....,____...,..____,.. 3 Azu = 1
perossido <li awto
ammoniaca
-
-
9.
(Az O
Ì O)
"' \Az H· j
1
T
3 '·\ z
+2 B
2
O·
~~
azotato
di a mmouio
Effetti dello scoppio clelle cariche di dinamite nelle ten·e. - La dinamite può essere vantaggiosamente impiegata per far delle mine nelle rocce e nei mezzi resistenti, r.omel'argilla dura, l'argilla mista a sabbia, a schisti ecc.; ma non nelle terre. nelle quali. in generale essa non dà effetti di proiezione. Così, in una delle molte esperienze fatte a Cnsa le (**ì si vide che l'esplo-
cit. pag. 246. ("") Esp . sulla din. al corpo zapp. pag, 33.
(") W unTz. 0p.
\
NELLA PJGCOLA GUERRA 2_07 sione di una carica di 300 g rammi di dinamite, posta alla profondità fc = ,11n in un terreno ordinario (Fig. 9), formò un vano sotterraneo a e b d della forma di un ellissoide, essendo ab= om,70 e de= (}•n,80, senza che vi fosse stata pfoiezione sensibile di terre nel l'aria cosicché il vano prodottosi non potè derivare se non dal semplice costipornento istantaneo delle terre d1e circondavano la carica. Nessuna screpolatura sign ifican te si vide sulle pare ti del van0 a e b cl, e tutto fa credere che il solo foro fd, che sr.J·vì per porre la carica sotterra (e lungo il quale si fece l'intasamento con terra, sabbia, o acqua) bastò per dare uscita ai prodotti dello scoppio de lla dinamite. Altre sperienze consimili dimostrarono che le dimensioni, e anche la forma del vano, variano secondo la carica e Ja profondità a cui questa si pone sotLerra, ma che in ogni caso la proiezione di mater ie nell'aria, se non sempre è nul!a, · è però poca cosa; di sorta che la massima parte dell'effetto dell'e~plosione si riduce sempre al costipamento delle terre che circondano !a carica. Questo modo di diportars i della dinamite nelle terre si può sp iegare se si riflette alla potenza stessa della sua detonazione, la qua le fa sì che la carica m (Fig . 9) si trasfo rmi istantaneamente in una massa gassosa di una tensione straord inaria. Quesla massa non p:uò non far pressione in t1Jlli i sensi, e questa pressione è tanto forte che le terre possono essere obbligate a cedere ed a costipa,rsi fortemen te prima che i gas abbiano avuto libero sfogo lungo la linea di minor eesistenza·d/. Fenomeno analogo si otti ene quando si carica un fucile co11 fulminato di mercurio o di argento . Parrebbe che la detonazione dì questi sali esplosivi dovesse imprimere ehi sa quale velocità straordinaria al pro ietti le, ma non è così, perchè l'esperienza dimostra che la cam1a si 1:ompe, senza che il proiettile sia lanciato a
IMPlEGO DELLA DINAMITE 208 grande distanza. Qui le p11reli della_ canoa cedono subi tarnente, jn grazia della istantaneità dell'esplosione, come fece la terra nella esperienza della Fig. 9• quindi il proiettile non può concepire che una velocità relativamente pi ccola. Da queste cose si vede che neJJe terre la dinamite non sarebbe ada tta per fare le mine m·i.litari, le quali richieggono grandi effeui di proiezione, ma sarebbe opportuna perfare dei fumacchi', cioè quelle rnine non intese a produrre imbuti ma solo a produrre · effetti sotterranei, c;he è quanto dire la distruzione delle gallerie da mina nem iche. Questi fumacchi riuscirebbero più efficaci contro gallerie sottostanti alla carica, ave r: do l'esperienza dimostrato, che nello scoppio della dinam ;te, l'azione predominante si esercita nel senso in cu i i gas incon trano la maggior resistenza. Cosiccbè, se la· superficie libera del mezzo è orizzontale, predomin erà nello scoppio della dinamite l'azione da sop ra in so tto. La forma allungata dell'incavo {Fig. 9°) e l'essere il _suo fondo e molto al di sotto del centro della cari"ca m, sono cerlamente una prova di quest'azione sfondante della dinami te. La quale azione spiega come si possa fran tumare in minutissime parti. ·uua grossa pietra (Fig. ,1O•) so lo c.:oil'adagiarvi sopra una cartuccia di namitiea e darle fuoco con un cappellozzo fulminante . L'effetto c1·esce sensibilrn.ente se la cartuccia si ricopre con terra, con sabbia, con pietre, con sacchi da terra ecc . . Scoppfo simultaneo di più cariche sepa1·ate: espe1·ienze clell'autore e regola pei tubi di latta. - In campagna può occorrern talvol ta di dover fore scoppiare simultaneamente più cariche separate dì dinamite per produrre una determ inata rottura o un da to efletto nel più breve tempo possibile e col minimo lavoro. Il miglior mezzo per riuscirvi ai nostri giorni è quello d1 1mpi egare la corrente elettrica, massime quando si
NELLA PICCOLA GUE RRA
209
tratta di fornelli molto distanti fra loro; ma questo richiede appositi apparecchi, che non tutti sanno adoperare, e che non sempre una truppa isolata può aver sero in campagna. Non parlo del compassarnento dei fuochi, mercè il t·ruogolo e la salsiccia, descritto da tutti gli autori di fortificazione, parchè questo processo è lungo, difficile, ed oramni antiquato , nè dà sufficiente garanzia di riuscita. Oltre di che la salsiccia diviene spesso umida e ina datta a brnciare per poco che debba rimanere sotterra q ualche tem po, o che sopravvenga la pioggia. Ad ogni modo, se mai si dovesse ancora ricorrere al ·compassamento dei fuochi, si potrebbe farlo con un buon innesco senza fi·ae di piombo, fabbricato .con ogni cura. Le unioni tra i vari tronchi dell'innesco ,e le diramazioni po trebbero farsi con tubicini di rame . foggiati a T o a pi ù rami a guisa di stelle (Fig. ma), dei quali abbiamo già parlato inn anzi . lVIol to, ma molto migli ore sarebbe l'impiego de lle corcle micce istantanee, le quali, per piccole distanze, si prestano allo scoppio simultaneo di più fornelli, sen za che si sia costretti a compassare i fuochi"; ma presso di noi non pare di"e queste micce sieno molto conosciute. Premesse queste cose non sarà privo d'in teresse il notare <;.he la dinamite offre essa stessa un modo assai spiccio in campagna per provocare lo scoppio simultaneo di più cariche dinamitiche, purchè queste sieno fra certi lim iti di distanza scambievole. Parecchi autori hanno già pi·oposlo e sperime ntato o delle salsicce continue di dinamite, che po ngano in comunicazione le cariche che si vogli ono fare brillare simultaneamente o dei tubi metallici vuoti che corrano da ' . una -carica all'altra, nei quali tubi sieno insinuate di tratto in tratto, a r,erfe lto comhaciamento, delle cariucce di dinamite.
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210 IMPIRGO DELl,A DlN.\1\rtT.E l i princ1p10 su cui poggia l'accensione simultanea
mercè le salsicce òi dinamite consiste nella rapidità con cui accade la detonazione in una ca rica mollo allungala di tale sostanza; il che abbiamo veduto nel paragrafo precedente. li diélmelro òi :24- mi ll imetri della salciccia credo che sia un limite ol disotto del quale non è prudente di andare. Il diametro di I centimetrn, consigl iato da qualche autore, non dà la necessaria garanzia, salvo che non si volessero racchiudel'e le cartucce in un tubo di ferro; ma allora !"incomodo di dover por tare appresso dei tubi , che pesano chil og.1,:20 ci rea per metro lin eare, non compensa menomameule la m:iggior sotligliezzn della carica innesco e ·J'economia di dinam ite che ne segue. L'espediente delle salsicce di dinamite è più sicuro di quello dei tubi vuoti e si presta per maggiori distanze, ma richi ede niolta dinamite, massime se i fornelli sono relativamente ùistanti ira loro; quindi si può adoperare quando non faccin difetto la sostanza esplosiva, e quando si tl'atti di grandi cariche, perehè sarebbe curioso che, par dar fuoco si nrn ltaneamente a più carir.he di dinamiLe, si dovesse impiegare una quan tilà di' tpiesta sostanza magg iore di quella che è stata necessaria per le cariche stesse. Si noti in fatti che, ritenendo ~,65 come densità della dinamite N. 1 del Nobel, il peso di una carica cil in<lri•a cli tale sostanu di ,1m di lunghezza e di om,02.i di diametro sarebbe di 746 grammi; cosicchè se si vogl iono innescare simultnnearnente più cMiche C,C' ecc. òi <linam ite (Fig. 112a) mercè salsicce continue come S,S',S",S'"ecc., che colleghino le d iverse cariche fra loro, si deve calcolare che occorrono circa 74.6 grammi di dinamite per metro lineare della comunicazione c0ntioua SS',Sq,S'"ecc. La quale può stabilii'si po nendo le ca rtu cce in guaine di tela o di gullaperca, o meglio in Lubi di piombo, di latta, di ferro, ecc. Quando i vari tratti come S, S', S'', ecc., 1
NELLA l'ICCOLA GUERRA
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llnn superasse ro i 20 metri, per esempio, si potrà Pssere più che <·erti della simultanei1t1 dellti esplosione delle i:ariche C, C', C", ecc.., quando si rl ia fuoco a un punto qualunque del sistema mercè una cnpsula fnlminante. Per essere poi ben sicuri del risultato, anche a distanze maggior i, e adop11rando semp lic·i cartucce a contatto, credo sarebbe prudente il fare apposite esperienze. Abbiamo veduto che anche una carica lungn 20m e formnta con cartucce di om,024, di diametro, pos te in fila a contatto con le loro basi all'a~ia libera. detona istant:meamente tulla intr..ra; ma siccome in guerra la certezza della esplosione spesso può esse re qu istio11c vitale, così è bene aver presenti le seguenti avvertenze: 1° Che i cannell i o le salsicce S, S', S", ecw., sie no saldamente col legati <·on le eariche e fra di loro nei punti d'incrociamento. 2° Che adoperando involucri non rigidi come p. es . le guaine di tela o di guttapercn, è prudeute 11ssi~urar queste da om,30 a om,30 Mi un sostPgno rigido c:ome sarebbe un listello di legn o, che vnda da nna carica all'altra, senza però che questo sia necessario. L'espediente dei tub i vuoti poggia po i sn questo fotto 1;he. se agli estrem i di 11n tubn 111e1alliC'o i rnmaginiamo insinuate, a p~rfouo combacia mento, <lue cartucce dinamiti che e diamo foo<;o ad nna di e:-se., eon un r:nppcllozzo fulminante, l'enorn1e pressio,1e dell'nrin c·<1ntìnnta nel tubo, e dei gas prodotti d:tlla detonaz ione inizial P, pt·opagandosi ista ntaneamente <l:i u11 estremo all'nlt ro, deve produrre nn urlo tale s11 11' alu·n cartn<·cia che questa può esplodel'e simultaneamente alln prima, tal quale come nei cosiddetti cllmpanelli r11euma1.,ci rlelle nostre case vediamo In pressione> d~,J dito co,nunicarsi qunsi istu11 taneamm1Le a traverso l'arin confinata in un lungo 1ubo ed eserc;ta1·si sulln suoneria. Affincltè la detonazione accada sempre, è necessario però che la car-
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B1PIEGO DELLA DINAMITE
NELLA PICCOLA GUERRA
tuccia, che è al l'estremo del tubo, opposto a quello a cui si dà fuoco, sia alquanto forzata entro dì esso, o trattenuta.vi da qualche leggiero ostacolo, come un po' di terra posta contro l'estremo del tnbo, altrimenti l'urto dei gas potrebbe talvolta spinger fuori la cartuccia senza farla esplodere. La maggiore o minor res istenza dei tubi, dip~ndenie da lla natura del metallo e dalla, loro grossezza, non può non avere uua grande influenza sulla distanza a cui si può ~rasmeuere la detonazione, perchè, quando i tubi sieno deboli, possono presentare, nel luogo in cui accade l'esplosione iniziale, una resistenza cosi piccola che non basti a impedire una grande dispersione della forza sviluppata da tale esplosione, e allora questa forza può non generare lateralmente un urto cli tale iIJtensità sull'altra cartuccia di dinamite da farla esplodere. In altri ter- · mini, quando le pareti dei tubi cedono subito, la percossa inizia le è meno com piutamenle trasmessa da un estremo all'altro di essi . E(;co perché i tubi di ferro :forgiato valgono meglio di quelli di gh isa, e questi ultimi più di quelli di latta, la quale differen za si appalesa soprattutto nelle maggiori ]unghezze. Se il tubo presenta una fenditura o un allargamento nel luogo della detonazione iniziale, o in qualunque altro punto, o qualche leggera soluzione di continmtà, la distanza di trasmissione sarà diminuita. Del pari s'intende che, se la cartuccia innesco penetra a qualche distanza nel tubo, in vece di esservi solo insinuata fino ad agguagliarne l'estremità, si perde minor forza per dispersione laterale, quindi la corrente dei gas conserverà la potenza necessaria per trasmeltere a ·maggior distanza la detonazione. Finalmente notisi che, dall a ru. gosità interna del tubo, dipende la resistenza opposta alla corrente ossia all'onda· rl ei gas e quindi la perdita di forza dovuta all' attrito di questi contro le pareti o
contro altri piccoli ostacoli provenienti da materie estranee 'introdottesi per avventura nei tubi. Ecco perchè la superficie interna di questi dev'essere libera e liscia il più che si può. Le esperienze dell'Abel hanno dimostrato che« ogni « qualvolta sussista fra le singole cariche, il diametro « dei tubi, e l'intervallo a cui quell e si trovano, un rap« porto sufficiente a mantenere continuo il trasmettersi « dell'impulso prodotto dalla detonazione, la velocità « con la quale ques1a si propaga dall'una carica all'a ltra « è presso a poco 1/ 3 di quella che si ottiene in una << massa contintw, oppure in una riga di cartucce for« mate .con lo stesso composto esplosivo» . Cosicchè ritenendo 6247m (che è la media dei due numeri dati dall'Abel) come velocità della òetonazi one io una carica continua di dinamite, e prendendone la terza parte, avremmo che, quando accade la detonazione lungo i tubi vuoti, questa si prnpaga da un estremo all'altro con la velocità di 2082m per minuto secondo; e però 1u1 sarà percorso in 1/ 2082 di secon do. Questa velocità è ancora cosi grande che in realtà non può non udirsi che un colpo solo, anche per lunghezze relativamente grandi. - Di fatto in una esperienza, eseguita il 18 settembre decorso presso In Stura,collocai a terra l'uno dopo l'altro H) tubi di latta, lunghi ciascuno 2m, e del diametro interno di 27 millimetri con le loro basi a contatto, come indica . la fig.13a.Jn ciascun giunto di un tubo coll'altro posi una cartuccia dinamiti ca del peso di 87 grammi, in modo che per una metà essa era in un tubo e per l'altra metà nel tubo contiguo. l giunti fun,no ricoperti da un piccolo tubo corsoio di latta di om,os di lunghezza; precauzione che del resto non è necessaria. Vi erano 9 unioni, cosicchè la carica innesco (compresa la cartuccia. armata, cioè quella che era all'estremo A del lungo tubo) fu di ~O X 87 = 870 grammi. Nell'estremo B del lungo tubo, 1
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IMPIEGO DELLA DIN.HUTE
NELLA PICCOLA GTJ.EllRA
così formato, fu insinuat.a nna cartuc<:ia di 87 grammi di dinamite, la qua le rappresentava la carica che si voleva fa re scoppiare simultaneamente a quella posta in A. Le · due cartucce A e B, come dimostra la figura, posavano sui so liti due cubi di piombo infossati nel suolo. Dato fuoco alla cartuccia estrema. A, mercè il solito cappellozzo fulminante, udii un colp o secco, il quale dimo strò che non vi fu se non una sola det.onazione , propagatasi istantaneamente da A fino a B, com'era comprovato chiaram ente dai so lcl1i che si vedeva no sn entrambi i tubi di piornbo A e B. Ripetei la stessa esp erienza il 23 settembre al bersaglio di Torino r:on cariche mollo minori, e adoperando 40 piccoli tubi cli laua del diametro interno rl i 27 millimetri, lunghi r. iaswno 0 ,50, posti a terra l'uno dop0 l'altro in modo da form are tm sol tubo lungo venti metri. I 40 tubi erano Lutti P.guali fra loro e fotLi con uno degli P-Sll'ern i l<'ggermente più stretto dell' altl'ù, in modo che ciascun di essi s'insinuava per circa 1 centim etro a perfetto cornbaciam ento nel contigno (F,g. 1184 ) , rimanendov i bene st retto: cosi si venivc1 ad averP- corne un so l tubo continuo di 20 m Nri, Di quattro in quauro tubi, cioè di 2 in 2 metri, s'insinuò nelle loro unioni nn a c,u·tuccia dell il rlinamite N. 1 clRI Nobel del peso <li circa 33 grammi; ma la cartuccia armala posta a un estremo del liingo tubo fu di 100 grammi; cosicchè ta earica innesco impiegnta fu in totale di 9 X 33 100 = 397 grammi . Dnto fuoco alla carl.11cciaar1rrnta, me rcè il so lito cappel lozzo fu lminante, si udì un colpo secco, e. si vide che tutte le cartuccP- di dinamite erano scoppiate istantaneamente, I tubi furono spinti dalla detonazione qua e Jà sul terreno, alcuni intalli, altri rotti verso le estremità, come accHdcle anche nell'esperienza della fig. 18•. Nel caso dei tubi vuoti, l'essenziale è che si veri01
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fichino le seguenti condizioni perchè si nbbiu l'esplosione simu ltanea delle cariche che sono agli estremi. 1° Che i! diametro dei tubi superi di un 3 millimetri il dinmetl'O drllc cartucce dinamitiche, nffìnchè qneste vi si possano faci Jmente insinuare dent ro, cercnndo poi di fermarle in moclo che non J)OSSMW scorrere facilmente . 2° Che la resistenza del le pareti cl i c;iuscun tubo sia anch'essa in giusto rappollo con la distanza fra le cartucce conser. utive, cioè .tan to maggiore quanto più grande è l'intervallo seambievole a cui si vogliono collocare le varie cartuCCt' . Così, pei tub i cli latta forse nou è prudente interporre le <·.ortuc:ce a distanza maggiorn d i due met,·i l'una dnll'àltra, mentre pei tubi di l'e rro si pclssono ten tare distanze più grand i, come ce ne dà un esemp io la tìg. u•, che si riferisce ad un a es perienza da me esegu ita . Furono presi due tubi di ferro forgiato del commerc io del le seguenti dimensioni : Lungl1ezza di un tubo 3'\96 : peso chilog. 40,50 » dell'altro tubo 4.m,37: » 11,00 Cbilog. 21,50 1 1
Grossezza delle pare.ti d i ciascun tubo . rn illirn. 2,2 , diam etro in terno 0"',02 79. I due tubi furono adagiati a terra l'uno dopo l'altro, oome. indica la fig. ·14''. Nei loro e.stremi A e B furono insinuate, a perfetto r.om ba eia men Lo, cl u e cartucce di dinami te N. 1 del Nobel del peso di 30 grammi l'una. In C ossia nel conlnLLo dei due tub i, fu insinuata ugualmente una carluccin dell a stessa din amite e del peso di 90 gramm i, io modo che per circa metà. era in un tubo e per l'allra metà nell'altro 1ubo. Dato fuoco alla cartuccia in A, mercè la soli ta capsula fu lminante , si
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NELLA Plt,COLA. GUERRA
l011'IEGO DELLA DlNAMl'rE
Lafig. 16a si r iferisce ad un'altra esperienza eseguita con quattro tubi posti insieme in modo da formarne come un solo. Preso un piccolo tubo di latLa B CD a forma di T, delle dimensioni scrille sulla figura, e del diametro di 27 mi ll imetri, vi si introdussero trecartucce di dinamite N. 1 del Nobel di 30 grammi l'una, indicate sul disegno. Adagiato il tubo a terra, si collocarono contro i suoi estremi gli altri tre tubi di latta AB, D l~, FC, e si insinuarono del le cartucce di 30 grammi l' un a di dinamite, in F, in C, in D, in E ed in A, com'è ind icato sulla figura. Dato fuoco alla cartuccia in A, si ebbe lo scoppio simultaneo di tutte le cartucce. Ed anche qu i notiamo che i tubi AB, F C, DE erano ciascuno dì 3 pezzi innestati insieme sopra luogo. Qneste due esperienze danno un'idea del partilo chesi può trarre dai tubi ad angolo per provocare la de. tonazion~ simultanea di più cariche, che non fossero, in linea rella;.ma in pratica, per le ragioni che or ora diremo, è necessario clic le ca rtucce interposte nei tubi abbiano ciascuna un peso non in feriore a mo grammi; anzi per maggior sicurezza sarebbe bene ·insinuare in esse qualche capsu la fulminante. Avendo fotto parecchie esi)erienze su ll'i mpiego dei tubi vuoti per lo scoppio della dinam ite, ho potuto persuadermi che la diffieo!U1 di questo mezzo di accensione a distanza non consiste nell 'ott.enere l'istantaneità della detonazione, ma eon~iste nel poter avere la certezza cb e sì provochi una esplosione di prim 'ordi ne anzichè di second'ordi ne nella carica più lontana dalla cartuccia a cui si appicca direaarnente il fuoco. E siccome il peso più o meno grande della cal'tuccia armata e di ciascuna del le canucce intermedie, flno a giungere, aìla carica che si vuo l fare scoppiare, deve avere una grande influenza su lla natura dell 'esp losione,
udì una detonazione sola, e si vide che istantaneamente avevano scoppiato le due cartucce in C ed in B. I tubi furono rotti e defo r:ma ti per piccoli tratti verso i punti A, De C, ma in gran pal'le rimasero intatti. fntorno a questo metodo di accensione mercè tubi vuoti è da notare che: « le sinuosità continuate di« minuiscono di poco l'effetto: sono però da evitare <1. le piegature molto pronunziate. I tubi di un sol pezzo « sono i più sicuri per comunicare lo scoppio: i col-« legamenti, specialmente se non bene assodati sono . ' « dannosi; per cui è mestieri collocare delle cartucce « di accensione intermedie nei punti di c~llegamento. « L'accensione è più sicu ra che mai quando s'introd u« cono nei tubi dell e cartucce intermedie con capsule». Ecco i risultali di alcune esperienze da me eseguite con tubi ad angolo. Fatto costrnire un tubo di latta AB C (Fig. 15a) ad angolo rello, ciel diametro di 2'7 millimetri, e coi lati lungh i ciascuno 0 ,20, vi si insinuarono due picco le cartucce di dinamite di 30 grammi ciascuna, una da eiascnna apertura, in modo che vennero a stare nel vertice dell'angolo, com e dimostra la figura. Adagiato questo tubo a terra, si collocarono gl i altri due tubi di latta AD, CE ciascuno luogo 2 metri, e nei giunti si posero altre due cartucce (indicate nella figura) di 30 o-ramm i l'una di dinam ite. I tubi AD, CE erano un p~co più stretti negli estremi Ae C, cosicchè si poterono insinuare facilmente pei· circa un centimetro nei rami de l tubo ABC nell'att_o di co llo~a'.'e l_e cartucce A e C. Finalmente agli estrem i D ed E SL insinuarono due simili cartucce cli dinamite, e, dato fuoco alla cartuccia E, si ebbe lo scoppio istantaneo di tulle le altre cartucce. I due tubi AD e C E non erano di un sol pezzo ciascuno ma di tre pezzi, che furono sopra li10go posti insiem'e inne-stando per 1 e.enti metro circ;:i un pezzo nell'altro. 1
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lMPCEGO DEl,LA DINAMITE
perchè rende più o meno po tenti gli urti 1staoll~nei che accadono su lle cartucce nell'interno del tubo, cosi ho creduto opportuno di fare alcune esperienze per trovare quale sia il minimo peso da dare a ciascuna delle cartucce da porsi nell'interno dei tubi di latta , a fine di aver la ce rtezza che si provochi una esplos ione di primo ordine. A tal fi ne, preso un l.llbo di latta AB (Fig. "7") di zm di lunghezza e del Jiarnetro di om.27 e adaao iatolo a terl'a, dopo aver co llocato i due dad i di piombo nel modo indicato dalla figu ra, vi ho iii sinuato agli estremi due cartucce di dinamite de l peso ciasc una di33gramrni, in modo da 1·endere le concl'izìoni precùarne~te le stesse nei due estremi A e B del tubo . Dato fuoco alla cartuccia A, ho sempre ottenuto lo scoppio istantaneo di entrambe le cartucce, ma ho veduto sempre il solco su l dado B molto meno pronunz iato di quello sul dado A; il che mi fareb be sospettare che l'esplosione della cartuccia B sia stata dì seco nd' ord ine, cioè d'intensità minore di quella del la cartuccia A. R però ho provato ad aumentare gradatam ente il peso della cartuccia A per rendere più energico l'urto in iziale e ottenere cosi due solchi egua li sui due dad i. È superfluo il dire ehe ho dovuto di necessi.tà aumentare nnche il peso della cartucci a B, per tenerlo sempre eguale a quello della cartuccia A, senza cli eh~ non si potevano paragonare fra loro i solch i. Dopo parecchie prove ho veduto che per un tubo ordinario cli latta (sia d i un pezzo, sia di tre o quallro pezzi bene innestati l'uno nell'altro per un centimetro ci rca) quando le cartucce A e B di di?arnite N. ·1 del Nobclhannoilpeso di 90a 100 gr. , 1 solchi sui due dadi di piom bo risul1.ano eguali fra loro. Onde mi pare potersi conch iud ere che: quando \ _J
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si vogliono adoperare dei tubi' di latta, per lo scoppio si.m Hlltlneo di pÌ'Ìt cariche, è prudente dare alla ca1'tuccia .armata e a tutte le ccirtuccf} intet rnedie di dùia.rnite 1
Nli;LL A PICCOLA GUEilRA '.:H 9 N. ,/ del Nobel (F ig. 4 3") un peso non minore cli 100 gram,rni, Si potrebbe anche , per maggior sicurezza, insinuare in ciascnnn delle cartucce intermedie, o almeno nell'ultima cartucci a, che è proprio a contatto della carica, che si vuole fare scoppiare, una o più capsule fulminanti di quelle della maggior forza che si abb iano . I tubi cli latta hanno certamente il vantaggio della leggere zza ; e l' espedi ente che io propongo d i adoperare piccolì tubi dì 0'\50, folti in gi1isa che si possano inneslare, per un centimetro circa, l'uno nell'altro sopra lnogo, rende più pl'atico questo mezzo, stante la faci lità di trasportare tubi così corti, i qrnili non pesano che circa •156 grammi l'uno. Il giorno 14 ouobre di qnest'anno ripetei al bersaglio di Torino l'esperienzu in dica ta dalla fig. ·138, con 4'0 tubi di latta di om,5() l'uno, dando però alla car..:.. tuccìa armata A, ed a ciascuna delle nove cartucce intermedie e alla cartuccia B, che rappresenta la carica che si vuol fa re scoppiare a distanza, il peso di 112 grammi (comp reso però l' involucro cartaceo); cos icchè il peso de lla cari ca innesco era di 1 O X H 2 = chilogramma 1,,120. Nell a sola ca rtuccia B insinuai una capsula fulminante, simile a quella ehe servì per armare la cartuccia in A, e qu es lo per renqi>.re identiche le condizioni di queste cartucce estreme. Dato fuoco alla cartuccia in A, non solo ottenn i la detonazione istantanea di tuue le cartucce da A a B, come in tulle le esperi en ze precedenti, ma vidi che il solco sul dado posto in B risultò eguale · a quello sul dado A, e forse anche un po' più pronunziato. Il che conferma la regola, ch'io avrei trovata, cioè che , in un ]ungo tub.o di latta le cartucce dinamitiche di un peso non inferiore a 100 grammi l'una, e poste di due in .due metri danno la certezza che anche l'E:splosione
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lMPlEGO DELU DINHIITE
della cartuccia estrema B è di primo ordine; che è quello che sempre si deve cercare di ottenere nelle appli cazioni militari . Scoppio delle cariche di dinamite a distanza: esperienze clell' aittore col fucile Vette1·li'. - Abbiamo già detto a suo luogo ehe un colpo di fucile, sparato contro Ja dinamite, può farla esplodere, ed ora aggiungiamo che questo fonomeno accade, sia la dinamite rncchiusa in recipienti a pareti resisten ti, come la laua, il cuoio, il legno, ecc., sia anche racchiusa in un semplice saccheLto di tela o in un involucro di carta. Ai risultati delle esperienze eseguite su tale argomento in altre contrade, gioverà forse aggiungere quelli ottenuti dall'autore di questo scritto col nostro fucile Vetterli (modello 4870) . Dietro parecchi tiri fatti al bersagli o di Torino, nei mesi di luglio ed agosto del corrnnte anno, ho potuto accertare i seguenti fatti: Sospeso liberamente, mercè una cordicella, un sacchetto di tela ordinaria di forma quadra, di om,os di lato, e ripieno di 30 grammi di dinamite N. 1 del Nobel (al 75 °/. di nitroglicerina} vi si tirava contro con un fucile YeLLerli, Ja cui bocca era ad 1 nietro di distanza dal sacchetto pensile. Una specie di portiera di grossa tela, raccomandata a due bastoni verticali e interposta fra il sacchetto e il tiratore, faceva sì che quesL'ultimo non potesse ricevere alcuna molestia dallo scoppio della dinamite, senza che per questo fosse impedito di mirare. Ecco i risultati definì tivi delle esperienze eseguite: · ,J° Con la carica ridotta di 50 centigrammi cli polvere della nostra cartuccia a pallottola ("'), il proietto (~) Poh•ere da fucileria regolamentare, dosamento 75-4O~·I O, proveniente da Fossano, con stacciata coiupressa in cassette, e fabbricata con materie prime nuove.
NELLA PICCOLA GUERIIA
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passa da parte a parte nettamente il sacchetto, ma non produce mai l'esplosione della dinamite contenutavi. 2° Con la carica di 60 centigrammi di polvere, l'esplosione è incerta, cioè qualche volta accade e qualche vol ta no, dietro l'urto del proietto. 3° Con la carica di 70 cen~igramm i di polvere, ì'urto <lei proietto trae seco immancabilmente l'istantanea esplo::;ione della dinamite contenuta nel sacchetto. Ora, da alcune prove fat-te col cronografo al campo di Ciriè, per cura dell'egregio maggiore Nievo d' artiglieria, risulterebbe che si può ritenere ('") in media di circa 139 metri la velocità del pro ietto, con la carica di 70 centigrammi di polvere, a •I O metri dalla bocca del nostro fucile Vetterli. Onde è lecito conchiudere che, nelle mie descritte esperienze, il proietto ur-: lava il sacchetto cli dinamite con velocità puco superiore · a ·139 metri per secondo . ~ta alla distanza dì 1600 metri la velocità restante del proietto del fucile Vetterli, con la carica normale d1 4 grammi dì polvere, si può ritenere di l .i-5 metri ("-), dunque poLrerno dire che: il pi·oietto scagliato dal nostro (uàte Vette?'li, con la car~ t1tccia ordinaria a pallottola, ha. ancora., a 1600 met·z (•) Dico € si può ritenere » perchè colle cariche assai ridotte, non si può presumere in parecchi colpi la stessa uniforn,ità nelle velocità iniziali come quando la polvere riempie quasi tutto il bossolo. Oi fatto gli abili sperimentatori del c:tmpo di Ciriè osservarono che le nlocità, otten.ute con la carica di 70 centigrammi di polvere, non erano troppo regolari, e l'attribuirono « probabilmente al diverso modo di • disporsi della polvere en1ro il bossolo, sebbene si sia avuta l'avverc tenza di caricare l'arma sempre nello sksso modo, cioè lasciando e cadere pian piano la cartuccia nel canale, e spingendola nella canna ~ leggermente col pollice >. (M) Giornale d'artiglieria e genio, parte 2', pag. 34'·1, anno •1877; artico! o del capitano d'artiglieria FAsc.&. ANNO
xxn,
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. 223 nere per lo meno eguale a quello che si avrebbe con una quantità di dinamite semplice eguale n quella contenuta nella miscela. Similmente alcun e esperienze fatte in Francia nel 1872 ('') dimoslrarono che una dinamite, ridotta al 25 per 100 di nitroglicerina, non esplose dietro l'urto del proietto di un fucile Chassepot sparato a più di 40 0 metri di distanza. A.dunque, sia adoperando una dinam ite a basso titolo, sia mescolando , nelfe debite proporzioni, alla. dinam ite N. 11 del Nobel , della segatura di legno, si potrà avere la maggior sicurezza qunndo si dovesse trasportare quella sostanza esplosiva entro la zona battuta dai fuochi nemici. Preparando a belln posta delle cartucce con molta segatura di legno, le quali avrebbero il solo difetto di presentare un volume maggiore so tto uno stesso peso di nitroglicerina, è bene, per fa rle esplodere con certezza, armare una cartuccia di dinamite intatta e ad alto tito lo, perchè, come dicevamo, più la dinamite a base inerte è povera in nitroglicerina, più è diffìcile che esploda, e più la cartuccia armata dovrà essere potente. NELLA PICCOLA GUERRA
IMPIEGO llELLA OJNAmTE
di distanza, la P..Otenza di fare scoppiare con l'urto la dinamite N. 1 de!- Nobel, ancorchè questa sia racchiusa in un semphce sacchetto di_ tela liberamente sospeso nell'aria. l precedenti fatti dimoslr,ino che in guerra, degli abili tiratori avrebbero nelle loro mani un altro mezzo per fore scoppiare in un dato istante una carica di dinamite, ed è di tira\·vi contro delle fucilate, purchè la distanza e le cond izioni del sito sieno tali che da qualche imboscata, o da un trinceramento, o da un riparo qualsiasi si possa togliere di mira il punto preciso in cui è posta la caricn. Le cose precedenti dimostrano al tresì che in campagna si dvvrebhero prendel'e delle precauzioni speciali quando si dovesse trasportare la dinamite nella zona di azione dei proietti nemici. A questo fine giova riflette re che, se le dinam iti pìù ricche in nitroglicerina sono le più faci li ad esplodere, d'altra parte si possono faré delle dinamiti a debole dosamento più diffic ili a detonare sotto l'azione dell'urto. Così, da alcune esperienze fatte a Casale tirando con un moschetto · di nrtiglieria a pochi metri di distanza dnlla dinam ite, risultò 1° Che la misèela di segamra di legno e di dinamite, Fiella proporzione in peso di circa 50 di segatura su ,100 di dinamite, non esp lode sotto l'urto dei proietti di fucile lanciati da piccole distanze, ed è tuttavia capace di ·esplodere sotto l'azione degli inneschi fulminan ti. 2° Che l'effetto de ll o scoppio. di una carica, formata di dinamite e di segatura di legno, si pt,1ò rite-
n:
Fine della parte prima. B.
,.
<·)
(•) Esperienze sulla dinamite al corpo zappatori, pag. !H. Rei a-' zione del capitano APROSIO. ~
I
DE BENEOICTIS
Tenente colonnello del genio.
CJJ!MPION, op. cit., pag. 85-86.
'
STUDIO SUI
CANNONI DI GRANDE POTENZA E SUI
LIMITI DI POTKNZA OTTENIBILI DAI DIVERSI CALIBRI t•)
-
PARTE II. Sulla resistenza direttrice dell'aria e quisti?ni balistiche dipendenti.
Ricerca del centro di pressione nei pt·oiettì oblunghi lanciati dalle armi a fuoco 1·igate. § 19. Inlendesi per centro cli press ione quel punto nel quale la risultante dì tutte le resistenze opposte dall'aria al moto progressivo o di traslazione di un proietto oblungo in<.:ontru l'a sse massimo del proìetto stesso. Fondandosi sovra una esperienza esegu ita dal professore Magnus di Berlino, di rigendo una forte corrente d'aria contro una bottiglia di latta e di forma cilindroco.n ica animata in prevenzione da un rapi do moto di rotazione attorno al proprìo asse, gli odierni scrittori e trattatisti di balistica stabìliscono per massima generale e come principio indiscutibile che il centro di pressione nei proietti delle armi rigate cade costnntemente fra il centro di gra.vità del solido e la est1·emità della prua con ica.
n Y. Rivista militare, dispensa di ottobre 4877.
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STUDIO SUI CANNONI DI &RANDE POTENZA
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Alcuni aggiungono pel corpo cilindro-conico una specie di dimostrazione geometrica, nella quale trascurano come minima la resìstenza dell'aria contro il moto della parte cilindrica per tener conto soltanto di quella contro la prua conica sulla quale l'aria ha maggiore ,ingoio di incidenza. Tutti però applicano senza modificazione alcuna ai proietti di qualunque forma lanciati attraverso l'aria dalle armi a fuoco rigate i risultati osservati dal Ma:gnus sovra un corpo ruotante cilindro-conico investito da una corrente d'aria alquanto ob liqua all'asse di questo. Scopo di questo scritto è di riconoscere dapprima con proeedim ento rigoroso ìl modo d'azione dell'aria contro un proietto c) 01la forma sperimentata dal ~lagnus, e la posizione in questo del centro di pressio.ne: e di determinare in seguito le essenz iali variazioni che accadere debbono necessariamente nei proietli aventi le forme usale e consigliale dall'esperienza per le armi a fuoeo rigate, e la posizione in questi del centrn di pressione ben di versa da quella che riscontrasi nel primo. Un proietto oblungo che esca forzato da una canna rigata ha certamente nei primi istanti del suo moto per l'aria il ::;uo asse nel la direzione iniziale del moto, e la curvatura delle righe gli ha impresso un moto di rotazione, attorno al detto asse, tanto più rapido, quanlo ~ maggiore la sua velocità iniziale e quan to è minore il passo dell'elica delle r ighe. L'azione continua però della grav ità del proietto devia :er~o il basso, con gradi quasi insensibili dapprima, ed mdi assai sensibi li e sempre crescenti, la direzione del moto, e dà origine a quella curva, descrilla dal centro 1 gravità del proietto che vien della traìettorìa, ed è il prodotto complesso dell e tre forze, forza di proie-
?
'.z26 STUDIO zione, forza di gravità, e resistenza dell'aria al moto del proietto; delle quali la prima e l'u ltima vanno costantemente diminuendo secondo determinata legge da l principio del moto al suo termine, e la secouda mantiensi sempre costanle. Se la traietloria potesse portarsi all'infinito senza prima incontrare la terra, essa dovrebbe avere un assintoto verticale. l\ientre però il centro di gravità del proietto oblungo percorre la traiettoria, la direzione iniziale del suo asse massimo non può venire cambiata o modificata che dalla sola resistenza dell' aria la quale investe il proielto in direzione sempre più obliqua all a direzione primitiva dell'asse meaesimo, e con una risultante sempre più eccentrica rispetto al suo centro di gravitò.. Se questa eccentricità della resistenza dell'aria potesse raggiungere l'effetto di ravvicinare in ogni istante del moto l'asse del proietto oblungo alla direzione del moto stesso, o della velocità restante, e di far coincidere costantemente l'uno sull'altra, il moto del proietto obl •.rngo sarebbe interamente paragonabile a quello di · un proielto sferico di egual calibro ed egual peso, salva la differenza dovuta alla maggior~ acutezza della punta o prua, differen za che per molte ragioni può considerarsi in pratica trascurabile . Le leggi del moto e la. traiettoria de i proietti oblunghi potrebbero allora ricavarsi con molta appross imazione da quelle dei pro ietti sferici or·mai conosciute e determinabili con sufticiente esattezza, e ciò senza preocparsi gran fatto delle deviazioni anormali prodotte da moti irregolari di rotazione nel proietto, atteso che la grande stabi lità dell'asse della rotazione normale impressa dalle righe ne renderebbe l'effetto presso c·he nullo. La principale preoccupazione dei primi inventori
SUI CANNONI Dl GRANDE POTENZA
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e mod ificatori delle arm i porta tili rigate si fu perciò e ben· giustamente quella: di foggiare il proietto oblungo m modo che ad ogni successivo variare di direzione della velocità restante, la resistenza de ll' aria ne inclinasse l'asse massimo verso quesw, abbassando la prua del proietto quanto più fo sse possibile per collocare detto asse nella direzione di quelli! velocità. Ed intesero di ottenere dalla resistenza dell'aria nna a.zi"one direttrice sull'asse deì proidto, ehe lo obligasse a present-are costantemente, quanto più era possibile una sezion e costante alla co lonna d'a ria resisten te, ed eguale o poco superiore alla sezione trasv ersale del proietto. A tale scopo era dunque nrcessario che il centro dì resistenza venisse costantemente a cadere dietro al ce ntro di gravitù del proietto, affinchè la prua di questo po lesse gradatamente abbassarsi ed avvicinarsi costantemeoie alla direzione della velocità restante : cd era utile che il de tto centro dì pression e cadesse anche aila maggi0r · possibile distanza dal centro di gravità , affinchèil braccio di leva dell a resistenza dirett1·ice fosse maggiore, e In sua azione più pronta ecl efficaee. Ad otten er8 tali effetti il Oelvigne (ai cui stn di ed esperien ze, cd all:i eu i pertinace r coraggiosa benchè male retribuita insi ,.lc· nzn è dovuta in massima parte l'adoz ione negl i eserciti delle armi riga te) abbandonò ben presto la forma ci li ndrn-conica id eat.n dapprirna pei suoi proit tli, ne allungò ben presto la poppa (i p11r1 e cilindric;i posteriore, la fece in gran parte vuow, onde portare più verso la punta il centro di gravità del proietto ·e foggiò questa ad emisfero, a semie llissoide di rotazione, e ad ogi vn affine dì avvicinarn e sempre più il centro di gravità all'estremità <iella prua . Ed inventò' infine pel primo, ad evitare le deformazioni prodotte dai èolpi di bacchetta, il sistema di forzamenlo spontaneo col mezzo dei gaz della car ica di polvere, sistema
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STUDIO
SUI CANNùNI Dl GHANDI!. POTENZA
che fo poi in diversi modi applicato e perfezionato coll'adozione di culotti mobili interni e colle diverse forme date al vano lascialo entro l'interno del proietto. § 20 .11 generale Tamisier (allora capitano d'artiglieria) posto accidentalmente su1l'a vviso da una sensibile maggiore precisione di tiro ottenuta per alcuni ·proietti nei qua!i, per maggiore comodità di confezione della cartuccia, avea fatto lasciare un so lco anulare presso l'estrem ità della poppa, inventò le scanalature trasversali sulla parte ci lindrica di qu esto, scanalature che applicò tosto in grande scala per accrescere la resistenza dell'aria cono·o il corpo cilindrico della poppa; e furono pure tosto adottate dai successivi inventori, quali il Thouvenin, il Miniè ed altri tanti, e sono ora universalmente ~dottate in tutti ·gli eserciti, non solo per le armi portati li, ma anche per quelle artiglierie i cui proietti sono ricoperti da una camicia. di piombo. Gli anell i sporgenti che sono ora pure adottati per alcun e armi po rtatili e per alcune specie di proietti d'artiglieria possono considerarsi come una mod ificazione delle scanalature, rese sa lienti invece che rientranti, ed una logica conseguenza di queste. Le alette di zinco di cui sono armati molti proi etti d'artigli eria possono pure considerarsi quali porzioni di anelli, e quindi la loro azione può paragonarsi pure a quella degli anell i e scanalature. Mediante le nuove invenzioni_ del De!vigne e del Tamisier, modifica te e perfezionate dai successivi inventori, i: tiro delle armi rigate ponatili acquistò ben presto una precisione ed un'efficac ia considerevoli; e questa · specialmente in grazia del maggior peso dato ai pro ietti; e queste armi cominciarono ad estendeesi e generalizzarsi nei varii eserciti europei ed a sostituire l'armamento liscio in molti corpi delle fanterie, finché la rilP,vante diminuzione del calibro, di cui diede per la
prima l'esempio la Svizzera, la guerra di secessione d'Ameri.ca e la guerra fortunata per la Prussia del 1866, indussero tmte le potenze ad adottare l'uso generale .delle armi rigate di piccolo calibro e caricantisi dalla culatta. L'invenzione franeese delle artiglierie rigate da campo che tanta parte ebbe nelle vittorie del 1859, fu un'aìtra conseguenza degli stessi priQcipii segnati dal Delvigne e dal Tamisier ed abi lmente applicati alle nuove bocche a fuoco di piccolo calibro. Ed intanto la spiegazione che veniva data in pr-esso che tutte le scuole di tiro e di appli cazione ai risultati del tiro delle anni rigate partiva dai principii che avevano informate e prodotte le scoperte dei predetti due benemeriti inven tori, e stabi liva che il proietto oblungo veniva obbligato dalla res istenza diretlrice dell'aria ad inclinare costantemente il proprio asse verso ·1a direzion e della velocità res tante, e ciò tanto più facilmente quanto più avanti verso la prua erane stato portato il centro di g-ravità con un'acconcia distribuzione della sua massa nell'interno del volume, e quanto più numeros<i erano le scala.na.turP. r;cavate nella sua parte cilindri ca. Ch e anzi il Tamisier aveva già fino dal 1852 circa dato anche un a spiegazione assai logict1 e naturale del fenom eno ùella derivazione, spiegazione che racchiudeva tl germe delh vera teoria di cui diedi u n primo saggil; nella Riv;'sta militare del 1868 ed una · evidente npplica1,ione e conforma in quella del 1873. Quando sorse i1 eì ,J 851 u11a teoria tutta diversa elaborata dal suddetto celebre professore nlagnus di Berlino, ed appoggiata ad una serie di esperienze per la massima parte indirette, la quale teoria enunciava principii diametralmente opposti a quelli fino allora generalmente accettati ed ammessi. La speciosità degli argomenti adotti e delle esperienze 1
1
~30 STUDIO eseguite da un lum inare delle scienze fisiche moderne e l'auto rità di un nome eosì universalmente rispettato ed onorato, e più di tutti forse l'apparente profondità di vedute e la novità ed eleganza delle conseguenze puramente teoriche sedussero troppo presto, a parer mio, gli studiosi di cose balistichf>, sicchè tolsero loro il dubbio (pure legittimo) sulìa attendibili1à delle nuove teo rif', le quali spazia vano.nel campo indetHmina10 ed astruso di moti l'Otatori cornposli e di una quasi affascinante immaginazione; ed abbandonnndo ben presto le troppo sempli ci e chia re teorie vigenti, accettarono ad occhi ch iusi i nuovi prin cipii, e le seducenti esco gitazi oni dell'illustre scienziato, mal grado che questi avesse con tutta buona fede e francbezza dich iarato nel principio della sua pubLli cazione di essere stato sempre affatto estraneo ad ogni genere di sbudi consimili e d'essere stato indo tto soltnnto a pubblieare la sua teoria da persone competenti nella materia. § ':H ..Non è mio intendimento di qui ripetere la confutnz1one da me data nel 1868 di que~te teorie del Magnns, e specialm ente l'esperienza diretta da me e:;e- · guita per dimostra re insussistente affat to la teoria relativa alle deviaz ioni dei proi etti sferi ci , pei quali nessuno ha finora pensato al rnodo di ri~onoscere in q ual sen so accoda la rotazion e e quindi di eonferrnare oconfutare col fatto la teoria del Magnus . Sn questo particolare pubblicai nella Rivista 1lh litare del 1876, fasc ico lo di febbraio, una breve me~o.rfa in cui riportai i risultati di un a esperienza dec1s1va eseg uita nel tiro al bersagl io di Mantova con palli~ sferiche la nciate col fucil e trasformato di fanteria a retrocarica, e dai qua li appari\'a evidente la derivazione .del proi etlo sferico dalla identica parte in cui a~~ade quella del proietto oblungo , ed in perfetta oppoS!Zlone colla teoria del ùlagnus.
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
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\
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Preteri sco in vece di prendere, come suol dirsi, il toro per le corna e dimostrn1·e falso, per tutti i_ proiet~i oblunghi usati nelle attuali armi da fuo co rigale, 1l prioeipio fondamentale che il Magnus assu nse pe: bas~ della sua teoria del!a derivazione ri cavandolo dai moti riscontrali nella bottiglia vuota di latta cli forma cilindro-conicn di cui ho parlato sul com in ciare di questa seconda parte . .E questa dimostrazione mi servirà in seg,1i~o a. p1:ovare come l'alluno-amento _ciel proietto oltl'e 11 l1m1te fatidico dei due c~libri e mezzo o dì tre c8libri non può risultare che favorevo le alla precisione ed efficacia del tiro. § 2'2. Il princ ipio di cui trattasi viene formu lato dal .M.agnus e dai suoi sostenitori in sostanza nel modo seguente: , « Se l'asse di un proiei\o faccia un piccolo angolo « colla direzione della tangente alla traietloria, o ciò · « che è lo stesso, del la velor. ità res tante; e la punta ~ del proietto trovisi ele\'ala sulla de.tla direzione : « la resistt~nza del]' aria solle"er~t ancor più la delta « punta ed ulln.rgherà l' ango lo esistente fra le delle « due linee ». A questo pr incipio io con trappongo il seguente. . « Se il proietto sia omogeneo e la sua _forma c1« Jindro-coniea e lu sua superficie perfettamente lisc ia « in ogni sua pnrle, e l'a ngolo fra l' asse e la dire« zi one della veloc:ità :;ia piccolo, il prin cipi o enun« ciato è vero qualunque sia la rnlaziooe fra l'altezza ~ dell a· punta conica e la lunghezza dell a parte cili n_\! drica ; ma se il proietto ha. nell a sua parte c1 ~ lindrica una qualunque delle forme ed accessori « adottati nelle armi a fuoco rigate moderne, deve ~ invece accadere l'effetto opposto: e cioè la resisten za « dell'aria tende a diminu ire l' ango!o fra l'asse del
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SUI CANNON l 01 GIIANDE POTENZA
STU DIO
• « proietto e la direzione della velocità ; e ciò con « tanta maggior emcacia quanto più sarà spostato -« verso la punta il centro di gravità del proi.e tto, e « quanto maggiore sarà il numero e la profondità « delle scan_alatur~ trasversali, od il numero e spor« ?eoze degli anelli od alette di cui sia guernito, o quanto « mfine sarà maggiore l'appiattimento o mozzatura « della punta ». Comincier? dal dimos_tr11re rigorosamente la prima parte del rrn o assunto, il che rni sP- rvirà poi a dimo·stra~e più spedi tamen le anche la seconda parte. Srn daLo un proiello ei lindl'o-conico pi eno AE BCD (~lig. _2•) nel cui asse HE sia la lunghezza della parte cil111 d.nca U~ = L e la altezza della punta conica FR=a ed d ragg10 FB =HC=r. Sia in G metà di IlF il centro gravità della parte.ilind ri ca: in S alla quarta parte d, L• E quell o della prua conica ed in y quello del ·solido intie ro. La distanza r E del centro di gravità dalla pnnta E si avrà facilmente espressa da
r
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r
e yF
6L2 -
a!
4(a+3L) .
0
("
, Sia rY la airezion e dPI moto di questo proieLto, e !_angolo YrE =<p sia pic col issimo , t11iale è neç,essa'.' iame,nte n~i prim i istanti del moto dopo che il proietto, e uscito _da lla bocca de ll'arma. L'angolo YrEesi ~tera nec:ssar, arne?t~ nel piano veni cale condotto per lasse H E. Immagmiamo ora un piano perpendicol~re alla retta y Y, il qua le incontri il detto piano verticale nella retta X Z pe rpen dicolare ad y y, e proiel-
233
tiamo sovra questo nuovo piano il solido cilindro co nico .. Essendo piccolissimo l'angolo rp e minore di AE li' la proiezione della prua conica sa rà la elisse af' bf" che è proiezione del circolo base del cono. Congiunta In proiezione e del vertice E del cono coi punti/ ', proiezione degli estremi del diametro orizzontale di de tta base, la figur·a mistilinea ("af'e sarà la proiezione della metù superiore del cono : e l'altra pure mistilin ea e/' bf" sa rà la proiezione della metà inferiore · del cnno. Le due generatrici dr l cilindro proiettate nella F ll sn l piano ve,tic:alc avranno per proiezioni due rette eguali / 'h', f'h" e parallele alla X Z; e la metà inferiore del la base circola1·e del cilincl1·0 avrò per proiezione la semiellisse h'chq uguale alla ('b('. Ne risulta pert.unto che la metà inferiore dello superficie <!ilio drica del proietto avrà per proiezione la figura mistilinea lunata {' h' eh" compresa fra le due rette parallele f'h', f"b'' e le due semieli ssi /'bf" , h'ch" . Noti amo intanto che l'area di qnesta figura lunala uguaglia il rettangolo l" h' = 2 r L sen rp: e difaLti essa uguaglia il detto rettangolo più la semiellisse h'ch' meno l'altra semi ellis·se uguale (' b(" . La colonna fluid a ch e si oppone nl moto del proietto nell' aria insi,,te pemrnto sulla intera proiezi9ne a('h'ch e viene divisa in due parti principali di cui l'una i11sist.en te sulla ellisse a(' bt si oppone al moto della prua con ica, l'altra insistente sulla figura lunala f'h'ch''f'b si oppone n quell o del co rpo cilindrico. La pressione o costipamento dell'aria. dovendo ne cessariamente essere uni forme in tutta la colonna f1L1ida, le due forze che si oppongouo al moto della prua e del corpo cili ndrico saranno necessariam ente pl'opo1·zionali alle rispellive basi o proiezioni di quelli : e
I
l
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234,
or GRANO.I!: POTENZA 2:36 · E cioè, me utre le due rimanenti uguali porzioni rlella ·ellissi af bf' rappresentano due forze opposte che si fonno equilibrio, il rombo e(' e'(" rappresen ta la forza che tende senza alcun con trasto a sollevare in alto la punta del ,·ono. L'area del rombo è evidentemente esp ressa da 2 r a sen rp, e la foru1 che tende ad elevare la pnnla sarà espressa da Kv3 • 2 r a sen q,, essendo v la velocità l'estante. Quanto al su o pun to d'app~icazionc, osservo che tutte le pressioni contro la superficie conica possono considerarsi concen trate sulla periferia del circolo con SUl CAN NON{
STUDIO
l' effetto ne varierà soltanto pel diverso angolo di incidenza che la di rezione dei filetti fluidi avrà sulle ri~petlive sup erfic ie esterne del so lido. Intanto osserverò che la resistenza con tro il molo della prua si divide pure in due parti, delle quali l'una contrasta il moto della parte superiore del cono spingen done in basso la punta, !"a ltra contrasta il moto della parte inferiore del cono spinge ndone la punta in al to: e ciasc·una di esse è proporzionale alla rispelliva proiezi one. ludicando con cx l'angolo AE F del cono, l'angolo di incidenza dei filetti flui<li contl'o la superficie conica varia fra un minim o a - q, sulla generatri ce superi ore del cono, ed un massimo a-!- q, sulla generat.rice BE inferiore. Ed indicando con ( la fo rza con cui premerebbe ognuno di questi fìlelli contro una superfi cie perpendicolare, o ciò che 6 lo sLGsso, la sua tensione, le componenti perpendicolari alla superficie conica di ciascuno di qu esti fil etti variano fra un mini mo / sen(a -q,) ed un massimo f sen (a+q,). · Ora poiché q, è piccolissimo, e tale è pure la dif-' fe renza 2 q, fra a - q, ed a +cp, sa r·à più piccola anco ra la differenz a fra sen (o: - q,) e sen (a +q,): e si potrà considerare che tulli i fileLLi fluidi agiscano colla slessa intensità in senso perpendicolare al la su perfi cie del •cono: e che le pressioni totali esercitate contro le due parli superiore ed infe riore del cono sia no pro po rzional i alle ri spettive basi e cioè alle rispettive proiezioni. Se pertanto sulla XZ prend eremo una lunghezza /e'= (e e se congi ungeremo e'(', e'r; il rombo risultnntee('e'f" rappresenterà esu ltamente nell'intensità l'eccesso di pressione che la colonna flui da insistente sulla proiezione della parte inferiore del cono ha sovra quella insistente sulla proiezione della parte superiore.
dotto parallelamente alla base ed ai
( t
•
del 'al tezza a;
e su pponendo tutta la forza kv 3 • 2 ar sen <p applicata al punto P ai due terzi di BE apotema inferiore del cono, si viene ad a mmettere il caso più favornvo le pei · sostenitori della teo ria del Magnus dando a questa forza la sua massima azione. In tal caso la componen te di questa forza nel senso perpendicolare alla superficie c011ica espressa da 2ra sen q, sen (tz q,) = F sa rà dirella secondo la P w perpendicolare alla B.E, ed il suo brnccio di leva rispetto a r sarà la r w condotta parallela a BE. Indi cando pertanto con 31 il mome nto di rotazione eleva tore della prua, questo sarà espresso al maxiinum da (I) U =2 kv 3 r a sen q, sen (o: +q,) yw . La forza che tende ad abbassa re la prua agendo contro la suµerfìcie cilindrica inferio re abbiamo vi sto essere rappresentala dalla espressione kv3 21· L sen rp ed ogni elemento di quesla ossia ogni filello fluido agisce ad angolo costante q, contro una generatri ce del ci'Jindro; ed essendo paralleli fra loro tanto i fileui che le generatrici, cosi i piani determinati da ogni filetto colla corrispondente gen eratrice saranno paralleli fra
+
r
2
3
•
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SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
STUDIO
loro e verticali come il piano determin ato dall a generatri ce inferiore CB col corrispondente infimo filetto fluido. • Se pertanto Ja iìgura 3• rappresenti la sezione retta del cilindro alla metà del proprio asse, il piano ·c omprendente tanto il fi letto fluido che agisce contro un punto qualunque M della sua circonferenza, quanto la · direttrice corrispondente a questo punto M intersecherà il piano del circolo in una retta ~IP verticale e parallela al diametro verticale AB. Indicando con ds l'arco elementare di questo circolo, la fo rza che agisce. su quelrelemento che corrisponde nel suo mezzo al punto J.\'I sarà espressa da
•
Nel circolo abbiamo 1·dx y
( l S=-
e quindi
y'ds
Os
= 2 Kv
!\IN
8
2 Kv L sen! rp ds. 'TI:
Congiungasi OM e si decomponga la MN secondo Mo ed
:un tangen te al circolo: quindi preso sul prolungamento di MO la Oq = Mm si decomponga nuovamente la Oq in Ot ne l senso orizzontale OD ed in OS nel senso vertica le OA . Riferendo i I circolo al suo centro ed agli assi CD ed AB facc iasi OP = x, PJ.\'I = y , OD = r. Dai triangoli simili ~rnm, MPO, 0Sq abbiamo 2
0 ~1: MP : : ~IN : Mm= 2 KiiyL sen <f ds. 'TI:/'
. ( , ) 2KvaLsen'rp d O~l: MP :: Oq = ,ilm: OS= - - 2 s. .
1r1'
8
L sent rp
- - - ·ry
d
TT:r(l
X.
11:ri
Jydx = 2 avremo :SOs
=
rydx.
Ed integrando questa espressione limitata al solo semicircolo inferiore nella quale
3
sarà espressa da
=
Soslituendo pertanto avremo
- 7 8 ~ rL sen ~ l _ 2 Kv L sen rp d. - -- · C·S S. dr - 1\.V 'T':r '1': E la componente di questa forza diretta lungo la !U P
237
=
Kv8 rL sent <p.
Pertanto la risultante di tutte le pressiom esercitate dall'aria contro la superficie cilindrica in senso perpendicolare all'asse HE è espressa da Kv 8 rL sen2 rp ed è applicata al punto di mezzo G dell'asse HF. Le altre componenti Ot si distruggono evidentemente a vicenda a due a due. . Il momento cli rotazione abbassatore della prua sarà per conseguenza rappresentato da N = Kv3 1·L sen' rp yG.
(2)
Paragonando fra loro led ue espressioni trovate (1) e (2) per l\'.I ed N, le quali possono per maggiore comodità venir poste sotto la forma M = m sen <p; N = n sen! <f>, egli è chiaro che se l'angolo rp sarà piccolissimo quale l'abbiamo supposto in principio il momento l\'.I sarà sempre maggiore del momento N perchè questo è molA1urn xxu, VoL. 1v. rn
238 STUDIO 2 tiplicato per scn cp, e la quanLiU1 M - N risulterò positiva : e perciò la resistenza dell'aria solleverà in alto la prua del proietto ed allargherà l'ango lo rp . E ei b qualunque possano essere i rapporLi fra le quanlilii finite 1·, a, L. § 23 . Dimoslrata in tal modo la prima parte del nostro assunto e ri conosciulo come ed in qual n1 oclo si verifichi la teoria del Magnus nei proieuili ipotetici omo genei di for ma cilindrica -co nicu, passiamo alla seconda parle ed a dimostrare cioè: che questa teoria non è in alcun mor.lo app licabile ai proi etti lanciati dalle armi a fuoco rigate perchè le particolarità di forma e costrn zione di questi modificano essenzialment e le condizioni del problema . E<l infatti questi proielli non sono in primo luogo omogene i nella distribuzione della massa per l'interno del loro volume: hanno po i la parte cil ind rica guernita o di scanalnture o solchi trasversali di varia forma e sezione, o di anelli con ti nui e spo rgenti sovra di essa, o di alette pure sporgenti <li varia forma: od hanno influe l'estrem ità o p1rnta della prua soppressa, e perciò una punta piatta. Esam iniamo dapprima l'effello delle scanalature o solch i trasve rsali prati cali sulla superficie cilindrica . La forma più comunemente usata per le scanalature é quella di un solco a sezione triangolare rettango la. Il cateto (fig. 2n) perpendicolare nlla generatrice del cilindro suole tenersi nei proietti delle armi portatili un decimo circa dP,l raggio, l'altro cateto nel senso della generatrice suole ten ersi quadruplo de l primo. Indicando in genere con b il primo e con e il secondo si ha per!an Lo
SU L CANNONI DI GRANDE POTENZA
239
nelle armi portatili. Nei proietti d'artiglieria rivesl1t1 con ca micia di piombo suole tenèrsi prossimamente ,,
6
b = tiO r; e= 50
?' .
Indi cando col ll'iangoi o a~t la sezione di un a scanalat11ra situota ullo distan7.a e= ccx dalla base del cilindro, l'aria compressa for tissimamente cI{e preme con~ro la supe rficie inf'erio1\1 della parte cilind rica del proietto non può a meno di pen etrare entro Ja cavità anulare vuota delln scn nala tura, e deve necessariamente esercitare coutro la superficie interna della mezza scanalntura in feriore una pressione un ifo rme ed eguale a quella che eserciterebbe l'intera colonna d'aria contro una eguale superfic ie rivolta in se nso pel'pe ndi co lare a questa . La mezza scanalatura superiore va evidentemente esente ~la qu es ta pressione pe rchè coperta dal corpo del proietto, e serve alla dispersione del fluido compresso, il qunle conlinu arnente si rinn ova. La superficie generata dal ca telo a p pet' la mezza scanalatura inferiore viene espressa da
E la forza cliè agisce con tro di essa sarà perciò rappresentata da 1'C
-(2br 9. ...
b') Ku 3 .
E poic~iè qu esLa for za dovrà necessariamente ripartirsi equabtlmente sulla semiperifcria del circolo medio il
240
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
STUDIO
Così pure conLro la superficie tronco-conica della scanalatura, generata dall'ipotenusa ~o' del triangolo a~o' l'aria compressa eserciterà una pressione ripartita equabilmente su tutta la semiperiferia inferiore del circolo che comprende i centri cli gravità cli tutti i trapezi elementari in cui può scomporsi la metà inferiore di detta superficie tron co-coni ca, e la direzione di ogni pressione elementare sarù in ogni punto perpendicolare alla rispettiva generatrice ~ò'. Tutte queste pressioni ,elemen tar·i saranno perciò dirette contro un unico punto q dell'asse IIE ove potranno essere decomposte in due, di cui l'una nel senso qy, l'altra in senso normale a questo asse, Queste ultime componenti, tutte uguali fra loro, risulteranno <lisposte a ventaglio secondo una sem icirconferenza di circolo ed è faci le il determinarne la risultante la quale sarà normale ad HE in q nel piano verticale del tiro e della figura. Detta S la superfieie tronco-conica egli è evidente che tanto questa quantità cbe misura la forz a ad essa àpplicata, quanto la risultante delle forze a ventaglio di cui ho parlato saranno quantità indipendenti dall'angolo cp, come lo è pure la lunghezza qy. Infatti la forza totale che preme normalmente alla supe rficie tronco-conica sarà espressa da Kv3 S, la somma totale delle forze disposte a ventaglio in senso perpend icolare ad IIE in q sarà
cui raggio è
r- rb così la risultante sarà applicata al centro di gravità di questa semiperiferia. Il centro di gravilàu di questa semiperiferia trovasi sulla retta <XP, ad una distanza
2(r-~)2
-"---"'-
2r - b
1'C
dal punto di mezzo della l'asse HE alla distanza
up=
r(rr -
2) r.
+b
IX~
e si troverà perciò dal-
1.1,p
= (2r-b)(11: '.zTC
1)'
.
Avremo perLanto una nuova forza
la qualt~ tende a far ruotare il proietto attorno il punto y nel senso di abbassare la pL·~a con un brac~io di 16l-va
up =
(2r - b) (TC - 1} . 2r.
Il momento di rotazione cli questa nuova forza sarà Kv3b (TC -
·I) (~r -
W
2 quanLità indipendente dall'angolo
2,i,,f
,e la r.isultante di queste sarà espressa da
(3)
<p.
I
24-2
SUI CANNONI DI GIIAND E POTENZA
STUDIO
2!,3
su ll a prua co nica. Se po i le scanala ture sara~no r:iol~ teplici come avviene nella massima parte dei pro1ett1 òell e armi portatili, ed in qneJl i incam iciati di piombo delle artiglierie, la prevale nza suddeua sarà tanto maggiore, ed il proiett0 verrà ene rgica men te forzato dalla resistenza dell'arin ad abbassa re costflntemente il pro- · prio a.sse verso la direzione del rnoto . § 24. Da ciò risulta la convenienza di allungare la parte ci li ndri:-a del proietto onde potervi prati care più numerose scanalature (avv-ertende però di tene rla vuota affìnchè il centro di gravità ,~enga spostato all'indietro quanto meno è possibi le) ed aumentare così sempre più la prevalenza dell'azione dell'a ri a contro il corpo cilindri co del proi etto . E qu i occorre notnre come la sostituzione della forma ogivale alla conica per la prua concorra anche essa allo st:opo, in quanto che trasporta il centro di crrav itò. della prua più verso l'estremità di questo, e ~i app rossima per co nseguenza nn che quello dell'intiero proietto. I ragionamenti fatti in principio per la prua conica sono dunque npplicabi li in genere anche alla prua. ogivale; e per un angolo cp piècolissimo la forza che tende ad elevare la punta vi ene pure rappresentata da un rombo a lati curvilin ei corrispondenti . alle proiezioni delle due gene ratrici della ogiva determinate da un piano perpendicolare al piano del tiro passante per l'asse HE. Questo ro mbo è certamente maggiore del corrispondente retti li neo e('e'f" (fig. 2") ma contiene necessariamente come fattore la qua ntità a sen <p = e/; e la forza che ne risulta rimane pure sempre trascurab ile rispetto ad N'. § 25. La regola seguita finora quasi universalmente di tenere la lunghezza totale del proietto inferiore ai
Il momento di questa nuova forza rispetto al ce ntro di gravità r diretto evidentemente nel se nso di elevare la poppa abb assando la prua del proietto sarà (4)
tutto indipende nte dall'angolo <p . La somma pertanto delle azioni rota torie prodotte nel proietto dalla esistenza dell a scanalatura sarà
E la direzione del moto rotatorio si avrà dal segno della qtwntità M- N- N'. Ora quando l'angolo <p sia piccolissimo, le due quantità M ed N contenenti come fattor i rispettivamente sen <p e sen 2 <p sara nno trascurabil i rispe tto ad N' che è indipend ente da rp, ed il segno de lla rotazione sarà evidentemente negativo e diretto perciò ad abbassare 1:-.i. prua verso la direziont~ del moto restringendo l'angolo cp. Ma allorquando comincia a manifestn rsi un angolo ç, fra la direzione del moto e l'asse del proietto, tale angolo è sempre piccolissimo. L'azione dell'aria contro la scanalatura del proietto comincierà · pertanto fino dai primordi del moto ad abbassarne la punta, e col progresso de l moto acquisterà una preponderanza semp re maggiore tendendo ad impedire che l'angolo cp venga aumen tato. Basta pertanto una sola scana latura o :,;olr:o trasversa le prati ca to verso la. estremità del corpo cilindrico del pro ietto per invertire interamente le condizioni del problema e rendere prevalen te l'azione dell'aria contro la superfici e cilindrica. sovra quella. esercitata
I
2H
SU I CANNONI DI GRANDE POTENZA
STUDIO
due calibri e mezzo, e cioè a or non ha perciò alcun fondamento teori co, e deve attribuirsi a quella tendenza che si è finora dimostrata troppo spesso nelle ques ti oni balistiche di accettare senza minuto esame limitazioni o principii, od aforismi enunciati · con gran serietà come ris ulta to o di profonde consideraz ioui o di con statate esperienze che nessuno poi si curn di ripetere o verificare . E sì che le esperienze clirelle in tal caso, ed evidenti nel senso opposto ull'aforisma si avevano; e tanto il Tamisier fino da oltre ,lt) anni, ed il Withworth da minor tempo avevano sparato con ottimo effetto proiellili forn iti di numero.se scanalature, i quali avevano la lunghezza totale di sette cal ibri, ossia di Hr!! E notisi che tali proietti erano per soprappiù pieni oss ia massicci I .. .. .. L'effotto favorevole alla precisione ed eflìcncia del tiro prodotto dalle scanalature o solch i trasversali praticati appositamente nel corpo cilindrico ciel proietto (e spec ialm ente poi se limitali all a metà posteriore del ci lindro stesso) ci pone sulla via di spiegare come avvenga che anche da proiettili cli piombo cili ndroconici o ci lindro-ogivali senza scnnalature per armi po rLatili rigate . e specialrn~nte quando la parte ci li ndrica è vuota verso la sua estremi tà posteriore, ottengansi tiri abbastanza precisi, i quali ne fanno indurre che anche questi pieghino costantemente il loro asse verso la direzione del moto restringendo l'angolo cp . Chiunque abbia:rnccolto , dopo il tiro, qualcuno di questi proiellili non può a meno di aver osservato come le righe della canna imprimendosi pel forzamento visibilmente sulla superficie cilindf'ica vi abb iano prodotto solchi elicoidali contenuti fra sponde pu re elicoidali corrispondenti prossimamente nella sporgenza alta profond ità delle righe della canna. ·
0
I 11 l
245
Indichiamo con aaa (fig. -5/) uno di questi solchi elicoidali prodotti dall a sporgenza delle righe, e con JJ b b ... . b' b' b' . . .. le due sponde o r isalti laterali corrispondenti all a parte incavata delle righe. La enorme pressione dell'a ri a contro la parte infer iore del proietto riempirà certamen te d'aria compressa t utti i so lchi come crna . .. , ; e mentre quella che preme sulle sponde b b b . ... , b' b' b' .. . . può sfuggi re in mass ima po rte lambendo la so~mi.t~ d~lle sponde stesse, come accade nella. superficie c1ltndnca perfettamen,l.e li scia, l'altra ari a compressa nei solchi è imped ita a sfuggire dal la incli nazione del risalto rispetto alla dirr.zione del moto e dalla rapidissima rotazione del mobile attorno l'asse H E, In quale rota .. zione la tra sporta rapidam ente con sè finchè il solco trovasi portato sulla parte superiore del mobile ove l'aria rarefatta od il vuoto ne faci litano e permettono l'esaurimento. Finchè pertanto ogn i solco aaci . .. . pereorre nel suo moto ro(a1orio il semi circolo in feriore clellt1. rotazione, il fondo di ogn i so lco viene compresso in senso perpend icolare al la generatrice del solco stesso, e pe:pendicolare perciò all'asse 11 E di sotto in su con vana inclinazione al piano che passa per HE cd è perpendicolare a quello del tiro . La risul tante di tulle queste pression i variamen te inclinate sarà certArnente diretta in senso perpendicolare ad HE nel detto piano de! tiro, e deve necessariamente produrre un momento N" di rotazione auorno y nel senso di abbassare la prua: momento che sarà indubitatamente espresso da quantità indipendenti dall'angolo ep. Quando questo angolo sia piccolissimo sarà pertanto certamente N" > l\i ed il proiettile dovrà inclinare il suo asse sulla direzione del moto e restringere l'angolo <p .
246
S(;l CANNO.Nl DC GRANDE POTENZA
STUDIO
Basterà perlonlo che il proietti le cilindro-con ico esaminato dal llfogn us sia forma to di materia compressibile come il piombo e venga lan cialo da una canna rigata medianle forzamen to, percb è le condizioni del problema vcngnno interamente inve l'tite dalla esistenza. dei so lchi o strie elicoidiche prodotte sulla superfi cie cilindriea, e1l il centro di pressione venga trasportato di etro quello di gravi tà fra y ed H. Se in vece di sco nalature la sup erficie cilindrica del proi etto sia munita di anelli sporgenti e continui, accade un effeuo consimile a quello delle scanalature. Eri infatti se indichiamo con R il raggio massimo dell'ane llo (Gg. '2n) la rnetà inferiore piana dell'anello avrà una pro iezi one espressa da
e la resistenza dell'aria agirà in senso normale alla su perficie 'l't'
•
-2 (H: -r!) ,
ed unifo rme in ogn i pnnto di questa. La ri sultante di tutle queste pressioni passerà penanto pel cen tro di gravitù del semicircolo che ha per raggio
R + 1·
-2-
e sarù parallela ari IIE. Il su o braccio di leva sa rà pertanto
2¼-'i
ed il suo mom ento :
1\ 111
I \
= Kv
3
•
cos ç,. ( R
+
1·)
(Il 2 - 1·~\ ,
q11antità evi dentemente non trascurabile quando ç, è sommamente piccolo come nel caso nostro. La res istenza dell'aria contro la superfici e piana inferiore dell'anello avrà perciò una continua e rilevante prevalenza con tro quello.. cl1e agisce sulla prna del proietto, ed il centro di press ione verrà trasportato necessari amente dietro il centro di gravità fra r ed li. Tale prevalenza crescerà evidentemente col crescere di R rìspello ad r e co l numero degli anelli sporgenti su lla superfieie cil indri ea . In questa dimostrazione non ho tenuto con to delle due appendici triangolari mistilin ee o segmenti che avrebbe avuto in realtà la proiezione della parte piana ant erio re dell'anello su l piano perp end icolare all a dire7.i o11e del moto, perchè queste non possono arrecare in prutica sensibile differnnza . Quando i proietti sono invece forniti di nl ette sporgenti sulla loro supedk ie cilindrica, egli è evidente che ognuna di queste alette corrisponde ad una porzione di anello; ed allorquando nella rota zione del proietto trovasi situata al di so tto dell'asse dere risen tire dall a resistenza dell'aria una pressione proporzionale alla sua proiezione ed aliquo ta di quella che risentireb be un anello continuo di eguale sporgenza. Allorquando l'alP.lla trovasi al di sopra essa è coperta dal corpo del proietto e non è più investita dalla resistenza dell'aria.
':248 STUDIO L'effetto delle alette sporgenti sartt perlan to consimile a quello degli anelli continui e proporzionnle al numero di quelle. Si avrà perciò anche in questo caso un momento non trascurabile che tende B. far abbassare la prua del proietto, e che avrà necessariamente la prevalenza sul momen to che agisce con tro la prua per solleva rla: ed il centro di pressione dovrà necessariamente venire trasportato dietro al centro di gravità tra y ed H. § :26. Vi è infine un'altra particolarità di coslru~io~e la quale favorisce nell a massima parte dei pro· 1ell1, per armi rigate l'abba ssamen to della prua, in quanto che diminuisce sensibilmente il momento eleva tore di questa. Tale particolarità è l'appiallimento o soppressione dell_a pun ta ncuta che si riscontra ora in Lutti i pro1ett1 , meno quelli destin ati alla perforazione delle coTnzze. In q~elti ?el! e. armi portati li l'a ppiattimento proven ne. 111 prrnc1p10 dalla maO'o·iore faci li tà cli fonde re . 00 1 proietti,_ e fu po i conservato anche in quelli ric·avati p_er press10ne clacchè si riconobbe risultare nella pratica f~vorevo le alla esattezza del tiro. Di questo fatto non risulta che alcuno siasi dato la pena di ricercare la spiegazione teorica. Nei proiett i a g ranate esp lodenti obl urJO'he delle artigli~1·i,e la spo lelta situata al la estrern itt della prua ·obbligo ~atu_ral mente a sopprimere la punta aguzza . Se s1 indica colla retta l\lN (fìg. 2"} la proiezione della pr~a piatta, la proiez ione di questa nel piano ~erp_end1colare alla direzione del moto sarà una ellisse ·I cu1 due assi saranno MN ed MN cos cp. E quando rp sia pic~o lissimo si avrà certamente M N cos rp
> 2 a sen rp ,
SUl CANNONI DI GRANDE POTE:NZA
5l49
e così questa ellisse coprirà in gran parte il rombo e f' e'.f" che rappresen ta la eccedenza di pressione elevatrice della prua. La pression e poi dell'aria contro il eletto piatto avrà una risultante applicata al suo centro e diretta nel sens0 O y che andrà impiegata ad abbassare il centro cli grav ità e rallentarne i.l motoprogressivo. Il momento elevatore della prua diminuirà per conseguenza. di tutta quella parte del rombo ef' e' f" co- perta dalla proiezione clel_pin tto, e nel caso di cp piccolissimo si ridurrà quasi a zero. Per conseguenza la prevalenza delle pressioni dell'aria contro le scanala-ture, le strie, o gli anel li, o le alette diverrh anche · maggiore di quella finora consid erata; ed il centro di pressione verrà lrasporl ato più in addietro fra r ed H. È questa la spiegazione semplicissima ed evidente dell'effetto favore vole all a precisione del tiro che si ottiene dall'appiattimento della punta. I proietti cilindrici a testa pialla sarebbero pertanto . quelli che dovrebbero dare la massima precisione del -tiro: e sarebbero fors e stati fin d'ora adollati dovunque se- la resistenza (più che doppia ordinariamente) contro la loro testa non ne ra Jlentasse di troppo il moto progressivo diminuendone la gittata utile. S'intende già che anche per questi la .massa interna dovrebbe venire distribuita in rnpdo da portarne il.. centro dì gravi tà davanti al mezzo G del loro asse, affinchè il momento abbassatore della prua acquistasse maggiore efficacia. § 27. Da quanto siamo venuti finora esponendo ri-sulta ad evidenza che in tutti i proi eui oblunghi lan.ciatì dalle alluali armi a fuo co rigate il centro cli pressione della 1·esisten.za dell'aria t1·ovasi costantemente· situato dietro al cent·ro di gravità, e che detta resi- -
250
S'l'UOIO
slenza deve necessariamente imprimere all'asse del proiello un moto di rotazione che diminuisca l'ango lo q, di di vergenza fra l'asse suddetto e la direzione della velocità restante. Prima cli venire all'esame degl i effetti dovuti alla costarne situazione del centro di pressione fra y ed Il cominciamo dal constatare: 1° Che la teoria del Magnus fondata sulla supposizione che la resistenza dell 'aria ten da continuamente ad elevare la prua dei proielli oblunghi, P.d il centro di pressio ne trov isi se mpre fr,1 y ed E non è in alcun modo appl icabi le ai proietti lan ciali dalle anni rigate, giacchè in questi trovasi il detto cenlro sempre situalo fra y ed H. 2° Che In spiegazione da lui data sulla causa dt;lla derivazione dei proi etti oblunghi è interamen te erro nea e falsa, in quanto che l'abbnssa rnento g racluu le della prua condu rrebbe ad effetl i opposti n quelli che realmente accadono, come rgl i stesso notn , ne l secondo periodo in cui il proiett o dovrebbe, secondo lui, derivare nel senso opposto, se non inco nt,:,isse prima d'ordino. rio i l suolo. 3° Che la spiegaz iooe della derivazione devesi perci ò cercare in altre cause e seguendo un ordine d'i dee loLalrn entc diverso dal suo che condurrebbe a risultati falsi. Ed infotti quel moto conico dell'a sse del proietto, che viene ora comun emen te designato co l nome cl i moto cli precessione e che il Magnus ossen•ò nella sua in fe li ce bottigl ia vuota di !alla di for ma cilindro-conica e sospesa a t re assi ortngonal i, dovrebbe accadere, pel proi etto , nel verso opposto a quello con cui accadde in della bottigl ia, e prod nrre perciò una derivazione in senso opposto a quel la che accade in
sur CANNONI DI . GRANDE POTENZA 251 realLà nei pro ieLLi oblunghi lanciati da lle armi r igate. E ciò basta a dimostrare l'assoluta insussis~enza cd ina pplicnbili tà di una Leo ria , la quale colla ingegnosità con cui fu elaborata ha troppo facilm ente sedotto e traviato finora tanti eletti ingegni, aniandoli in un campo infecci,.ndo di ri cerche teoriche astruse e complicate, nelle quali manca ogni mezzo di riconoscere le quanlità concrete detcrminatrici de l moto, e cli controllare con queste le risultanze dei ca lcol i sH pientemente condotLi ed elaborati.
Resistenz(I, direttrice dell'a,'ia e qwtstioni balistiche rl1JJendenti. § 28. Proseguendo nel nostro assunLo; a misura che si mani fes ta per effetto della grav ità un angolo cp fra H E e y Y la resistenza dell'aria piega l'asse H E nel senso del la y Y: ma nell'intervallo di tempo in cui ciò accade, la direzione del rrioLo si indina nuovamente di più verso il basso, e l'asse H E viene ouoyamente soll ecitnto ad inelinarsi per ragg iungef'c la nuova tangente alla traietloria.: e così di segu ito finchè il pro ieuo incontri il suolo. Il moto di rotazione dell a prita diretto verso il basso dovrebbe di conseguenza risultare ?ccelerato se in ogni istanle l'impulso alla rotazione potesse venire applicato rispetto ad un identico asse cl i rotazione o d' inerzia orizzontale. Ciò non può accadere perchè il moto normale di rotaz ione preconcepito dnl proielto all'uscire dall a can na pone successivamen te o rapidissimam ente in posizione orizzonta le tutti i diametri de l circolo t1·asversale che passa poi centro di gravitì1 1 : e non è possibile nè supponibile che ogni nuovo inipulso rotatorio in basso
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STUDIO
trovi sempre in posizione orizzontale un solo ed identico diametro. L'asse UE del proietto dovrà pertanto concepire una successione di piccoli moti rotatori in basso attorno, a tulti i diametri della sezione trasversale in 1 , i quali vengono successivamente a trovarsi jn ogni istante in posizione orizzontale. L'intensità dei (\etti moti rotatori è certamente una funzione cieli' angolo ry, che deve cr~scere col diminuire del raggio di curvatura della traiettoria , ossia al c;rescere cli q, stesso: e perciò questi impulsi saranno di necessità gradatamente crescenti, ottenendo ognuno cli essi per primo e costante effetto una diminuzione dello aumento avvenuto nello stesso angolo cp. Però essi dovranno pure combinarsi necessariamente, sia col moto normale di rotazione preconcepiLo dal proietto, sia con quelli impressi dagli impulsi anteriori; ed il risultato ne sarà un moto rotatorio multiplo e complicatissimo attorno al centro di gravità; moto che potrebbe produrre effetti assai nocivi alla. precisione del tiro, se la somma piccolezza degli impulsi suddetti non li rendesse di minimo effetto e quasi trascurabili rispetto al moto di rotazione normale, e se la enorme prevalenza di questo non ne assorbisse; per così dire, l'effetto nocivo alla stabilità grandissimo. del primo asse di rotazione HE, ed anche se l'effetto dei piccoli motì successìvi non dìstruggesse in buona parte quello cleì precedenti. § 28. Già il capitano d'artiglieria: signor Sia cci nella prima parte del suo corso di balistica edi.ta nel 1·870 osservò come non poteva accadere alcuna sensibile composizione di questi piccolissimi moli rotatori con quello di rotazione normale (V. corso suddetto pag. 271 ): e ciò perché una delle componenti è minima rispetto
253
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
all'altra, e la risultante deve necessariamente confondersi in pratica colla componente maggior~, e così l'asse risultante di r.otazione coincidere con quello di figura. Per convincersi di questa verità basta tener conto degli angoli di. elevazìone e di quelli di caduta dati dalle tavole di tiro per le diverse bocche a fuoco, e si vedrà che ad ogni minuto secondo di tragitto la somma di questi due angoli non corrisponde mai di ordinario a due gradi e vi _rimane anzi molto al di sotto. Ora se l' impulso di rotazione dato dalla resistenza direttrice dell'aria fo sse pur tale da corrispondere interamente alla detta somma (mantenendo così costantemente l'asse del proietto nella. direzione della tangente alla traiettoria); questa somma non raggiunge~O dì gìro intero . 1 Poichè finora ciò non si è po.tuto ottenere, non andremo molto lungi dal vero col snpporre al massimo il ·detto impulso rotatorio de}la resistenza direttrìce di
rebbe i due gradi ossìa
gradi uno e mezzo per secondo, ossia di
!
dì giro 2 0 intero. La veloc;ità di rotazione normale impressa al proietto dalle righe della canna non è quasi. mai in·feriore à.i 100 giri per minuto secondo nelle artiglierie, e giunge talvolta ai 200 o 300 nelle armi portatili. Le due forze di rotazìone che dovrebbero comporsi fra loro starebbero pe~tanlo in media come 2!0: 100:: 1 : 2,i,000 per le artiglierie ed all'incirca corr{e
!
: 250: : 2 0
1 : 60000 per le armi portatili. Egli è perciò evidente che le risultanti di questi due moti cosl disparati di rotazione dovrebbero fisicamente ANNO XXII, VoL, IV.
47
254,
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· il r,UJ asse è coincidere colla rotazione maggiore, . . quello del proietto. § 29. ~la v' ha un'altra ragione d1 cm q_uel dotto e distinto ufficiale non ha tenuto conto: eci e che le due rotazioni non sono state sim1dtaneamente impresse al corpo prima o durante il moto: e che ii ~oto te.ore~a della composiz ione dei moti rotatori non e applicabile a questo caso, perchè al momento della sec?nda s~llecitazione rotatoria non esiste -alcun asse 1mmob1le (diverso dal prim<•) attorno a ?ui . i mome~ti de_lle ~lue rotazioni componenti possano farsi equil1br10. Ne esiste alcuna causa o forza che possa arrestare quell' ass_e nel suo moto , affinchè possa funz ionare come asseri, . sultante delle due rotazioni da compo1·re. . Quindi la composizione dei moti 1·otatori ?on e _a~phcabile al caso nostro, perchè p_er questa e cond1z10ne indeclinabile che i moti siano simultanei e vengano simiiltaneamente impressi al corpo in quiete, od in moto unicamente progressivo. Siccome poi un moto qua lunque impresso ad un corpo, e non annullato oc! eqnilibrato da altre ca~se estrinseche , viene da questo conservat? per_ l_a l>Ua inerzia: cosi dovrà necessariamente ver1ficars1 mv~ce della composizione una combi'.nazione di moti rotaton rn questo senso: che mentre il corp~ prosegue a ruotare attornu l'asse primitivo della rotazwne normale, ·questL) asse ruoterà a sua volta attorno a quello della nuova rotazione impressagli dalla resistenza direttrice del1' ari :i.. . § 30. Esaminiamo pertanto upa c?m'.)inazione qu~: lunque di questi moti rotatori e commciamo dalla prn semplice risolvendo il seguente
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
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PROBLEMA.
Se un proietto ruoti libero nello spazio attorno al suo ,asse di figu1·a con una velocità angolare w e ven,qa questo asse sollecitato a ruota1·e con velocità u attorno -ad un alt1·0 asse principale perpenclicolare al p1·imo, cercansi le leggi del moto combina;to dalle due rotazioni. Indichiar;10 con HE (fìg. t5a) l'asse di figura del proietto e con DE un altro asse principale perpendicolare al primo nel piano del tiro, e passante pel centro di gravità y. Fatta la proiezione del proietto sovra un piano perpendicolare ad II E passante per y e DE, questa proiezione risulterà ud circolo il cui centro y è proiezione dell'asse HE e del punto -r, la retta de proiezione di :OE e l'altra gg' proiez ione di un terzo asse principale perpendicolare al pia no del tiro in y . I due assi DE (nel 11° piano) e gg' nel 2° siano quelli che trovansi nella posizione indicata per ciascuno al momento in cui la resistenza del l'aria imprime all'asse di figura 'BE un moto di rotazione attorno l'asse gg' proiettato in y, e nel senso di abbassare il punto E. Mentre in ca usa della velocità angolare · preconcepita w l'asse gg' avrà percorso un piccolo arco rp tra·sportandosi in g"g 0 ' , e l'allro asse con iugato ed si sarà pure trasportato in e'cl' perpendicolare a g"g'", la veloci tà angolare u impressa all'asse H E attorno r avrà fatto percorrere all'estremità E un altro arco I); trasportando il detto asse nella posizione E' ·r H' . La proiezione del punto E' sulla relativa posizione e' d' del!' asse DE si avrà abbassando da E' una perpendicolare E' Q sovra DE, e prendendo poscia su lla 1 ì e' la lunghezza 1 1 b =yQ.
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SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
Se cercheremo pertanto l'equazione polare della curva descrìtta nel secondo piano (supposto che questo si muova parallelamente a se stesso col pun Lo y centro di gravità del proietto) dalle successive proiezioni del punto E, riferendo i raggi vettori al punto y' e gli angoli alla retta cle avremo che per un dato angolo by'e=lj.i risulta il raggio vettore p=yEsenlf,. E poichè i due angoli rp e tJ; stanno .evidentemente fra loro come le ve lociU1 angolari w ed u: così fatto ,E = D risulterà
soltanto pel segno da quelli compresi fra O e ,180°: così ·Ì rami della curva saranno necessariamente simmetrici rispetto all'origine. Al~uni casi particolari renderanno più chiara ed evidente la cosa. Suppongasi u = w e quindi tJ;=rp (6g. 131•). Per i.li= 90°; '180°, 270°, 360° abbiamo rispettivamente p = D; o; - D; o; e la curva prenderà necessariamente la forma indicata dall a figurn la quale è cornposta di quattro rami simmetrici fra loro e due dei quali positivi e due negativi, il tutto in forma di un otto rovesciato costituito da due circoli di diametro D: e la eurva si ripete in seguito indefinitarÌ1ente. Supponga s i
256
u
p=D sen - rp. w
Esaminiamo le proprietà di questa curva. Quando
U=
u
·'·=-©= 0 Y w·
e
risulta p=o e la curva ha evidentemente la s ua origine in y. Quando y= U Zt;rp =
,I ,
1
2 w,
90"
risu lta p= D suo valore massimo. Quando invece
Il primo valor massimo di psi avrà quando qi = '180 ed ii secondo negativo quando q,=360 . Si avrà poi P = o quando rp = '720 e rp = o: e la curva prenderà la forma indicata nella fig. 7"' coll'asse massimo in posizione vertieale, riproducendosi toLnlmente quando cp oltrepassa 720°, 1440° .... ecc. Le curve corrispon. . . a·1 u = -1 w· u = -1 w· u = 1- w · den l I. aIl e su ppos1.z10DJ .
risulla p = -D, il che dimostra che la curva ha rami negativi i quali cominciano da ·./1 = 180° sino a 1/1 = 360°. In questi due ultimi valori risulta p = o il che indica che i ram i sono lutti rientranti nell'origine y'. E poichè i valori di sen ljJ da 180° a 860° differiscono 1
u
4
= 6 w ecc.,
3 '
4
'
5
'
prendono rispettivamente le forme in-
dicate nelle figure sn. 9a, rn•, na .... , nell e quali l'a:'se massimo prende alternativamente la posiz ione orizzonta le e quella verticale. Dalla ispezione però di queste figure si capisce ab-
2n8
259
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SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
bastanza lu natura e forma approssimativa di questa spirale rienteante in se stessa; e che si coinpone di quattro rami perfettamente simmetrici fra loro due a due . § 31. La dimensione massima in queste ~urve è sempre p = ± D, ossia il raggio vettore uguale alla distanza fra il centro di gravità e l'estremi tà della prua del proietto . Applicando ai proielti laneiati dalle armi a fuoco.
sulla fine del moto in questi proietti, allorq uando cioè la precisione di tiro non ha più valore importante, se non venissero contrastate dagl i impulsi successivi. Nella precedente parte del tragiLto e nella metà circa della dµraLa le divt rgenze sarebbero assai minori e pressochè innocue all a precisione, in quanto che la puntu gira con velocità vertiginosa tu t.to all'i ntorno della pri mitiva direzione dell'asse, e l"effo tto unico che ne possa risultare si è una maggiore resistenza al moto progressi 110 prodotta· dall'ingolfo r·si <lell' aria nel vano conico attorno al quale il proietto si avvolge . Il successivo e continuo in clinarsi della traiettoria fornirà nuovi impulsi di rotazione in basso all'asse di figura del pl'oietto.; e po ichè quesLe nuove rotazion i non potranno avere lo stesso asse trasversale della pri mitiva, così non potranno sommarsi nè sottrarsi dal la st~ssa ma si combineranno esse pure con questa e col moto iniziale normale, e serviranno a moderare la misura della d ivergenza pel contrasto che dal .loro complr.sso e dalla loro rispettiva direzione d'impulso ue deriva all'asse di figurn. Anche adunl1ue colla semplice combinazione dei moti rotatori impressi al proi ello dalla resistenza direttrice dell'aria s.i dà un'ampia e soddisfacentissima spiegazione del molo apparentemente conico del suo asse attorno un altro asse mobi le che si approssima alla tangente della traiettoria e che la segue inclinandos i esso pure gradatamente: e non vi è alcun bisogno di ricorrere a tal uopo alla composizione dei moti rotatori, la quale non è applicabile affatto perchè questi non sono simultaneamente impressi. Sarebbe però sommamente inesatta ed impropria la denominaz ione di questo moto del proietto colla frase adottata di precessione, attesochè non vi è sufficiente analogia fra il moto veramente conico del-
abbiamo prossimamente u =
w -24000 -
in quelli delle
artiglierie: it=
; in quelli delle armi portati li; e 60 00 pe rché divenga p= D bisogna che sia<p 211:000 . 90°
=
pei primi e cp = 60000. 90° pei secondi. · Bisogna cioè che pei primi il pro ietto eseguisca .6000 rivoluzioni intere e -15000 pei secondi, anche non ten endo conto del rallentamento che nec.:essariamente risente la velocitò. angolare nel moto in mezzo all'aria compressa. Ora dovranno perciò passare almeno 60 minuti secondi nel primo ca so e nell'a ltro perchè possa divenire p = D. Le maggiori durate di tragitto nei proietti delle artiglierie non oltrepassano i ·15 minuti secondi; e quindi non possiamo avere ~ 9 maggiore di un quarto di 90° donde il valore massimo di p = D sen ::H0 30'. Pei pro ietti delle armi portatili le maggiori durate non arrivano certamente a 'IO minuti secondi, e quindi il massimo valore di p non potrà mai arrivare a p = D sen 7°, 30~. Ora sen 22° 30• = 0,3872; e sen 7°, 30 1 = 0,145 e quindi p = 0,38 D; p =-= O, 15 D sarnnno le massime divergenze della punta rispetto alla primitiva direzione dell'asse che potrebbero accadere
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STUDIO
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
l'asse della terra, e questo che abbiamo esaminato di asse la cui estremità percorre una spirale ristrettissima dapprincipio e ravvolgentes i in se stessa, il cui massimo allargamento non può aver luogo nella durata ordinaria del tiro, e viene d'altra parte contrastato energicamente dagli impulsi che va successivamente ricevendo . § 32. Riassumendo ora quanto siamo venuti dimostrando in questa seconda parte noi abbio.mo visto: I. Che le scanalature, gli anel li, le alette, o le strie elicoidali praticale sulla poppa o parte cilindrica del proietto, ed esistenti in genere in tutti quelli oblunghi delle armi da fuoco rigate, portano necessariamente il centro di pressione dell a resistenza dell'aria dietro al centro di gravità e non davanti ad esso, come fino ad ora si è voluto sostenere . II. Che una acconcia distribuzione della massa nell'interno del volume favorisce à'assai la resistenza direttrice deWaria aumentandone il momento, e la favorisce pure assai sensibilmente l'appiattimento della punta nei proietti non c:lesti nali a perforare corazze. III. Che il fenomeno del moto conico dell'asse del proietto può completamente spiegarsi colla combinazione dei moti rotato ri impressi dalla resistenza direltrice con quello normale impresso al proietto da.Ile righe della canna. IV. Che la spiegazione data finora nelle scuole di balistica e n'ei relativi trattati al fatto costante della derivazione dei proietti oblunghi è falsa ed erronea percbè condurrebbe invece a risultati opposti alla verità. Rimane perP,iò assodato che un maggior numero di scanalature, d: anell i, od alette praticato nella parte posteriore cilindrica del proietto non può che
favorire maggiormente l'uzione della resistenza direttrice dell'uria e condurre assai più davvicino al desideraturn che l'asse del proietto possa mantenersi costantemente sulla taugente della traiettoria, o ruotare spiralmente attorno a questa con strettissimi giri. E la conseguenza naturale di queste considerazioni si è la convenienza di allungare quanto è possibile col peso più conveniente all'uopo, il corpo cilindrico del proietto, affinchè possa capirvi un maggior numero di scanalature, d'anelli o di alette, cercando però di tenerne vuota la parte interna posteriore affine di conservare il centro di gravità più vicino che si poss a Blla estremità della prua. E l'infelice aforisma che fissa il massimo della lunghezza di un proietto oblungo a due calibri e mezzo (ed ora anche a tre) e che non fn mai dimostruto nè lo sarà mai, dev'essere completamente respinto !asciando aperto ai costruttori delle artiglierie un più largo campo di ottenere potenze gran~issime con calibri moderaci., e spese tollerabili.
260
un
CONCLUSIONE. § 33. La lotta fra il cannone e la corazza è ben lungi dall'essere esaurita e potrà continuare, non solo finchè sarà possibile al l'industria metallurgicu di fucinare maggiori· grossez.ze di piastre, ma anche finché sarà possibile di foderare navi da guerra con diversi ordini di piastre sovrapposte l'una all'altra; col quale sistema se non si ottiene una resistenza flquivalente alla piastra di grossezza com plepsi va, si ottiene però certamente una resistenza di poco inferiore a tale mism:a. La fabbricazione dei cannoni non presenta dif'..
962
26ll'
STUDIO
SUI CANNONI Dl GRANDE POTENZA
fico ltà egualm en te grandi per l'acc rescim ento del peso del pezzo e del ca libro , attesocbè la sovrapposizione di nuovi ordini di cerchiature d'acciaio non è difficile. Ad ogni nuova e maggiore gross0zza di corazza, o ad ogni maggiore resistenza del bersagli o sarà dunque sempre possibile di contrapporre un cannone di potenza adeguata a perforarlo. Ma lo studio 'dei costrnttori d'artiglieria dev'essere naturalmente quello di trarre da ogni nuovo accrescimenlo di calibro, e da ogn i nuovo peso comp lessivo del pezzo e delle munizioni tutto quel partito che è possib ile di trarne, ossia la massima poten za perfo!'atr ice che con que l peso del pezzo si possa raggiungere. Ciò equivale ad uti lizzare tutta la potenza perforatrice del calibro corrisponden te . Abbiamo visto che il peso del pezzo viene sempre assai ragionevo lmente ten uto eguale al centuplo circa di quell o del proietto , e l'esperienza ha sempre sanzionato questa regola. mo tivata da una conveniente riduzi one del rin culo. Da to un cannone di ,100 tonnellate, il suo proietto dovrà pertanto pesare una tonnell ata, e fissatane la lunghezza ragguagl iata a quattro calibri, il diametro trasversale 2r del proietto verrà dato dalla espressione n r\ 8 r. p = 1, da cui
Il lavoeo disponibile di questo proietto di una tonnellata di peso colla velocità di i-50 metri sarà
ponendo p = 7 .2, 1.=3,U.10 ris1Jlta
da cui 1·=0,1768 e 2r= 0,3536.
,i-502 • • • _.._ = 10311,85 drnamod1 ':!.g
ed il suo lavoro perimetrale risulterà 4034
\~
11 ,1,
15
=
92 ,874 dinamodi.
La grossezza massima Eli piastrn che può essere perforata da questo proietto con tale lavoro perime trale la ricaviamo dalla formola g ià trovata al § '15
.
, r-Ii.
T
r= h-11. / _g_ _V!
r
np
dalla quale
... I n P v2 y 4gK°T T = 26000; K = 0/15 d ea vando h=r·
~d ove porremo h
=
r
·y _il
/
cosl
1 "664000 r = V00 7679=?'. 4,557 = 0,8057. B6 I 635,36 '"' ' 1
Risulta perciò di 80 cen timetri la grnssezzo. massima di corazza che può essere perforata con un cannone di '100 tonnellaté di peso dando al peoietto la lunghezza di 4 calibr.i e mezzo (perchè un mezzo calibro in pi ù occorre per l'ogiva della prua) ed il calibro di 0,3536. Ved iamo ora la tensione in terna del pezzo notando, che la grossezza delle sue pareti risulterà maggio re in .propoezio ne di quello della Spezia perchè il calibro ne è ridotto di circa otto centi metri . Diviso il lavoro totale di dinarno di 103'11 ,85 per l'area della sezione in centimetri q uadrati uguale a 98,1,187 risulta pe r
264STUDIO ogni centimetro quadrnto un lavoro di dinamod i 10,509 la cui metà circa (ed anche meno} corrisponde alla massima tensione interna in 5251 chilogrammetri corrispondenti a lor volta prossimamente a 0300 atmosfere. La tensione interna si manterrà pertanto in limiti sicurissimi, e tanto più che questo cannone avrà un aumento di grossezza delle pareti di un ottavo di calibro sovra quello di 4-3 centimetri della Spezia capace di sopportare oltre ad 8000 atmosfere. Inver,e pertanto di pensare ad albrgare il calibro del cannone della Spezia fino ai 4-6 centimetri indebolendone la resistenza delle pnret.i, occoJ'l'e per aumentarne la potenza (già veramente enorme) diminuire il calibro stesso fino a centimetri 36 circa inLroducendovi un tubo d'acciaio col sistema Parson e portarne il peso del proietto ad una tonnellata precisa. E con ciò si risparmierà nel peso delle munizioni e si avantaggerà molto nella resistenza e durata del pezzo. Se poi si addottasse il rapporto n = 4 O si otterrebbero evidentemente risultati assai più vantaggiosi . § 34-. Nella. equ azione fondaqientale (G} § 15
n__ rr 1,·~.,___ p ,·2 , = ,:,J·\. T /i·• 11:r <tg ~
la quale serve a det.errninat·e r ed h secon do determinati valori dì n e T, e cioè o il calibro necessario a perforare una data corazza, o la grossezza di quella che può resistere alla potenza di un da to calibro, abbiamo le tre quantità n, p, T la prima delle quali può essere fino àcl un eerto punto a!'bitcaria, e ]H altre due dipendono dalla qualità e dalla fucinatura del metallo di cui sono format i il proietto e la corn zw. Rispetto a 'r abbiamo già notato sopra come sia ra-
SUI CANNONI DI GJ\ANDE P01'ENZA
265
o-ionevole il diminu ire il valore della tenacità elementare o del ferro a misura che diviene più grande la grossezza della corazza, e con questa la difficoltà di una buona fucinazione ed impasto. Abbiam o pur fa tto ve. dere corne i risultati della formola dell' Arm strong concor<iino nel diminuire tale tenacità elementare nelia proporzione suddetta. Quando abbiasi una data piastra cli corazza, e vogliasi conoscere quale sia per questa la misura di T è faeile de l resto il determinada·praticamente. Difatti basta sta ccare un pezzetto della piastra ricavandolo prossimamente dal mezzo della sua grossezza nella trapanazione dei fori per lecnv igli e di ritegno: ricavare da questo pezzetto un parallelepipedo di 4 a 9 millimetri quadrati di sezione; sospenderlo solidà mente, ed attaccarvi al disotto un peso gradatamente crescente finchè accada la rottura. Il peso che ha prodotto la rottura, diviso per 4 o per 9 darà la misura cli T che corrisponde a quella data corazza. ll peso specifico p da noi applicato finora è sempre stato quello della ghi8a perchè colla fusione alla Parrot .:liviene durissima quanto l'acciaio e costa pochissimo. Volendo sostituire proietli di act;iaio foso, i quali però costerebbero assai più, si potrebbe avere un rispa rmio tanto nel cal ibro che nel peso del .proietto e del pezzo, e piuttosto considerevole in questi due ultimi. Indicando con p il peso specifico dell'acciaio e con 1·' il raggio o semicalibro di proietto capace di perforare nna co;razza di grossezza h co ll a stessa velocità Y, la equazione fondarnentale conduce alla proporzione
..
r .. ·r' •• v-p' .. vp-:' ed essendo p
= 7,~00; p' = 7,800
266
STUDIO
sarà r : r' : : 2, 75 : 2, 6,i.
da cui
r'= 0,96-r. I pesi di due proietti della lunghezza ragguagliata n 1· ed n r' staranno
: :p : 0,9 63 p':: 7,2: 0,884-7 X 7,8 :: 7,2 : 4,9 . Si risparmieranno perciò oltre i due seuimi tanto nel peso del proieuo, quvn to in quello del pezzo, menLre nel calibro si risparm ieranno sollanto quattro . .
.
centes1.m1 ossia
1
. 25 Siccome però il costo dell'a cciaio è assai superiore a quello della ghisa, così non vi sarebbe risparmio di spesa, ma invece notevole accrescimento. Finalmente le tensioni interne nell'anima starebbero nella proporzione dei pesi rispellivi divisi pei quadrati dei ca libri e cioè nella proporzio ne di 4,9009 .. CIO. 7 , '>O. .... 0,9'.21(6 .. 7,;(, . 5,3 1
con un risparmio di poco minore di due settimi. § 35. La misura di n è. in realtà sempre arbitrari a Tispello ai dati balistici fondamenta li da noi finora considerati, e per ri cerc-arne una lim itazione bisogna considerare la quistione dal lato dell e pe rturbazioni che può arrecare alla esattezza e precisione del tiro il tragitto del proietto lungo la canna, e sopratuuo l'ul tima scossa che può venire im pressa al suo asse di figura nell'istan te in cui il fond ello abbandona la canna stessa. Qualunque sia la lunghezza della canna egli è indubitato che un proietto molto lungo avente numerosi punti
SUI CAl'ìNOl'il DI GRA_-oE POTENZA
267
di con tatto r.olla sua superficie interna , manterrà nel tragitto interno il suo asse in un più perfetto parallelismo o coincidenza con quello della canna; e che gli sbattimenti ineYitabili in ogni specie di proietto .anche co mpletamente forzato , riusciranno tanto minori di intensità quanto più lungo sarà il pro ietto. Così pure qualunque sia la lu nghezza del proietto l'effetto perturbatore che potrit arrecare alla direzione <lei suo asse l' ultima scossa che risen te il fo11de llo nell'abbandonare la canna (dato che una scossa rea lmente succeda per l'imperfetta eguaglianza dei solchi tracciati · dalle rigature sulla superficie esterna del proi etto e special mente sul la sua estre mità posteriore) sarà minore in un proietto più lungo perchè la sua forza motrice applicata al centro di gravità, molto distante dal punto di appli caz ione della forza perturbatrice, ha maggiore braecio di leva per oppoesi alla azione di questa. V'è una specie però di senso meccanico il quale ci avverte che occorre al proietto una certa lunghezza di · tragitto interno il quale stabilisca coi contalli numerosi e replicati da tulle le parti la più perfetta coincidenza possibile del suo asse con quello della cann a. E se per esempio il proietto occupasse tutta la canna, il vantaggio della sua lunghezza e dei contatti numerosi e repl ic.,.ti comincierebbe a perdersi non appena fosse posto in moto . Deve perciò la canna essere certarnenLe più lunga di quanto occupa in essa il proietto colla sua carica di polvere, e deve po tere fornire al proietto sLesso un tragi llo m ulli pio cerlamente della sua lnnghezza. Allorquan<lo i proietti era no sfe ri ci, e non fo rzati , si riteneva sufficiente un tragiuo di 24.- calibri perchè la palla potesse uscire prossimamente dopo replicati sbauimenti nella direzione dell'asse . Questa palla non
STUDIO 268 veni va a contatto della canna che in un solo punto o piuttosto tratto assai piccolo volta per volta, mentre invece la parte cilindrica del proietto oblungo viene a contatto con una sua genetatrice, la quale contiene certa men te, per ogni calibro di lunghezza, otto o dieci vol te tanti tratti di contatto di quanto poteva a vere la palla. E quanto è maggiore il numero dei cali bri cui corrisponde la lunghezza della poppa cilindrica, tanto è maggiore ·1a proporzione coi tratti di contatto della palla sferica. Se perLanto bastavano a questa ventiquallro calibri e venti.quattro tratti di con tatto, è chiaro che pel proietto oblungo ne basterebbero circa tre, ossia la ottava parte per ogni suo calibro di lunghezza: ed a molto maggiore ragione basteranno rispetto all'intera lunghezza della parte ci lindrica. Aggiungi che la palla sferi ca non era forzata ed aveva un vento sensibile, mentre il proietto oblungo fornito di alette od anelli, od anche di turavento come quello della Spezia, può considerarsi quasi perfettamente forzato. Si comprenderà perciò che tenend.o il tragitto libero della cv.una eguale a tre volte al massimo la lunghezza della parte ci lindrica del proietto si ha Lutta la probabilità desiderabile che l'asse di questo venga man tenuto duranLe il tragitto nella massima possibile coincidenza con quello della canna. § 36. Jn ogni cannone pertanto la lunghezza massima della parte cilindrica del proietto oblungo può valutarsi con tutta sicurezzv. in rapporto alla precisione del tiro alla q uarta parte della lunghezza dell'anima, dopo .averne dedotto il posto occupato dalla carica di polvere. E poichè la lunghezza d'anima occupata dalla carica di polvere nella proporzione del sesto del peso del proietto è prossimamente eguale alla sua altezza r<1g-
SUI CANNON l DI GRANDE POTENZA
269
guagliata e poco al di so llo di qui;lla occupv.ta dal proietto stesso; così una regola si cura per la precisione del tiro sarà quella di tenere la lunghezza della parte cilindrica o poppa del (5'roieuo non superiore al qu into della lunghezza della canna. Al di sotto di questo li mite dipenderà dalla resisteriza del pezzo, ossia dalla grossezza delle sue pareti e dalle qua lità del metallo il poter lanciare utilmente proietti più o meno lungh i e potenti, secòndo il bisogno. Pel cannone della Spe~ia la. cui anima è lunga metri 9,22, pari a calibri 21,34, il limite per la poppa cilindrica del proietto sarebbe di calibri ,i.,27 ed il proi etto sorpasserebbe in lunghezza i cinque calibri, ossia metri 2,'15 e peserebbe circv. '1700 chilogrammi; ma la resisten za delle pareti del pezzo non sarebbe sufficientemente proporzionata allo sforzo e non si pùLrebbe quindi uti lizzare tutta quella lunghezza di proietto salvo a ridurre la velocità troppo al diso tto di 450 metri, o ad aumentare il peso con nuove cerchiature. Restringendone invece il calibro alle va rie dimensioni da noi esa minate al § ,17 e cioè fino a 0,35/ì; 0,334; 0,307; 0,289; la lunghezza interna di metri 9,92 viene a col'risponderc a cv.libri 215,9 ; 27,60; 30,00; 3,t,90 ..... e lascia un arùp io margine per la lunghezza dei varii proiet1i propo3ti in ca libri 4,0; 3,5; 1} ,0; 4)i; § 37. Un' ultima e ben poco fo nd ata diCficoluì potrebbe finalmente venire opposta all'allungarnenlo del proietto, e sarebbe il dubbio che questi allora potesse più facilmente rompersi nell'urto contro la corazza. A questo dubbio è facile il rispondere che la superficie min ima di rottura .del pro ietto è eguale tanto in quello corto che in quello lungo, giacchè è l'area della sez ione trasversale. Qualunque altra sezione di rottura sarebbe maggiore e richiederebbe uno sforzo maggiore. ANNO XXII, VOL . IV.
~8
271
STUDIO
SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA.
Finchè pertan to la forza necessa ria a f_ran turn_are questa sezione minima espressa come abbiamo visto da (3 Tm'~} sarà maggiore cli quella occorrente a _stacca re un disco dalla piastra, e cioè a perforarla, 1 dne prointti rimarranno egualmenti interi e la perforazio ne avrà luogo. Il pericolo di rottura accadrà soltanto quando
ci porge il mezzo di determinare, dietro le cose esposte finora , il. limite di potenza che si può ouenere con un dato calibro 2r ed u na data lunghezza d'anima che stabiliremo per intan to a metr i 9. In tal caso la lunghezza ragguagliala del proietto limitata alla quinta pa,rte cl i quella de ll'anima risulta
270
3 T'm·1 = , o, <2 K1trhT
1H'
·1,80 n = -r- ·,
3 T 1·= , o, <2 KhT. 1
Prendendo per T' il valore cli chil. 13,50 dato dal Claudel per un millim etro quadrato di ghisa si avrebbe 1
e sostituendo nella (F) abbi amo 1,8~rpY2
405001·=, o <1, 10/i. 26000
::g
1
1·
il valore minimo
ma la ghisa indurita, ossia fusa in conchiglia, acquista prossimamente la durezza e tenacità dell'acciaio ed in tal caso la disug uaglianza diverrebbe
< 1,-10 h. 26000
tt
(G)
ridoLta alla forma (F)
"tr<>
2Kh2T
h = y ~ / 1,80 ?JJ
f
T
Appli cando 1Jl case, di ~M(§ 14) abbiamo
= 25400
h
=
4,gKT
=
0,32 pel quale faremo
0,874-4.
1
d'onde il valore minimo dir risulta evidentemente assai minore. § 38. La formo la del § 1 l> T1:r-.nr.p r· 2g
=
da cu i
·286 r = 401/i;
300000r =, o,
1,80;
donde
ossia quando
donde risulterebbe per
=
= 'z'f':?'/i1 TI{
Il calibro di ·32 centimetri, così presto abbandonato dopo le prove soddisfacentissime fattene al campo di S. Maurizio, è dunque tuttora suscettibile di perforare una piastra cli 87 centimetri, portandone la lunghezza ragguagliata del proìetto a metri ,1,80 (calibri 5,6z circa} e la totale a metri 1,96 circa (calibri 6,12), purchè se ne allunghi l'anima a 9 metri di lunghezza, e se ne rinforzi la cerchiatura aumentando il peso del pezzo fino al cent.aplo di quello d.el proietto. Il peso di questo proietto risulterebbe di chilogrammi 1042; quello del pezzo di tonnellate 1 Oi-, come quello
' SUI CANNONI DI GRANDE POTENZA
272
STUDIO
Per le articrlierie da muro e da assedio sono piuto . . . tosto numerosi i calibri regolamentar,, con mmon inconvenienti però pel munizionamento. Nelle ricerche poi di nuove bocche a fuoco di grande potenza è freq11ente il caso che vengano proposti cannoni a due calibri, da sperimentare successivamente mediante un allargamento nell'anima che rend e poi necessaria una rid uzione di velocità iniziale o della massa competente del proieuo . A me sembra invece ,,.ssai · più naturale, più logico e più econom ico lo adottare (o sperimentare almeno) ca.nnoni a dtie o pdt proietti di potenza diversa, come proposi già nella mia memoria sulle Traiettorie identiche fino dal 1867 pel cannone da campo da 8 cent. La potenza ottenibile dal nostro att11 ale calibro minore di 75 mili. è certamen te assai s upe riore a quella del nuovo cal ibro adottato ìn aggiunta di 8/S mili.; e lo aumento di peso necessario pel primo pezzo risulte~ .rebbe invero di ben poca importanza, ed inn ocuo alla sua mobilità assai maggiore dell'altro . Due specie di proietti potranno bensì arrecare una leggera complicazion e nei cofani e negli ,.1Vanlr~ni: ma eviteranno sempre il pericolo di dover cessare 11 fuoco di comballimento per esaurimento cl i munizioni d'un dato calibro, mentre se ne avrebbero disponibili nei parchi di quelli dell'altro . Anche per le artiglierie da muro, e specia lmente per quelle dei parchi d'assedio, ritengo che sarebbe utilis.sima una semplificazione dei calibri, riducendoli per questi u ltim i a due soli, cioè a quelli da ~ 2 e d-a 16 centimetri, essendo enormi in proporzione le potenze ottenibili da questi due ca li bri. § 39. Riassumendo quanto abbiamo detto in varie occasioni su questo argomento della lunghezza da darsi al proietto di una bocca a fuoco, non esiste altro limite veramente tassati vo cli questa lunghezza se non queHo
della Spezia ad un dipresso: ed il lavoro periferico colla velocità di 450 metri risulterebbe d i dinamodi 106,79!!1
Il lavoro totale è di dinamocli 10'73.2,50, il quale, ripartito sopra 804 centimetri quadrati della sezion~, corrisponde ad u n lavoro ragguagliato cli 133i_8 chtJoo-ramrni e ad una forza viva di 26696, la cu1 sesta o . . . parte corri~ponde ad atmosfere H49 d1 pressione 10 ~ terna, pressione limitatissima rispetto alla grossezza d~ oltre un cali bro e mezzo che risulterebbe nelle pareti del pezzo. Entro il limite di oltre 87 centime tri di grossezza di eorrazza vi è pertanto una ri levantissima potenza da usufruire nel calibro di 0,3'2. prima di passare ad un calibro maggiore . Manten endo la stessa proponione del quinto colla lunghezza (9,2i) dell'anima del cannone dello. S~ezia, quell a rn<>·o·uagliata del proietto diverrebbe metri ·I,8.f. (calib ri P. la tota le metri 2,055 (calib ri .-i.,78): ed in qnesto caso la grossezza massima, o limite, della corazza che potrebbe venire perfor_u La risul Lerr.b be 1
1
4,28)
h
=
213
1,0211: .
1
Ma il peso del pro ietto salirebbe a chilogrammi '1906 e quello della bocca a fuoco a toonelln te 196 ci1:ca!!l. 1~ ciò dim ostl'/l anche una volta di più quanto nsul11 mecrlio conveniente in ogni caso di e:;au rire tutta la pol~nza ricavabile da i calibri minori prima di ri correre ai calibri più ooTandi con gravissima iattura della . pubblica finanza e con difiìcoltà enormi nel maneggLo delle bocche a fuoco . Per otlenere dalle artiglierie da campo effetti più polenti a seconda del maggior bisogno che possa ~re: senlars i, si è ricorso anche di recente a due cal1bn diversi, e Dio vogl ia che non ~e ne aggiunga onche un terzo che complichi maggiormente jJ servizio e le colonne di munizioni. 1
1
I
I
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275
STUDIO
SUl CANNON I DJ Gf\ANO E POTENZA
ehe viene fiss()LO dalla robusLezza della canna, e questo è, generalmen te parlando, assai superiore al li mite dei <lue ca libri e mezzo cd anche de i tre ca li bri che si è voluto osservare ciecamente fino ad ora. Entro quel limi te massimo fissato dalla robustezza della Cll.nna sarà sempre una buona rego la per la precisione del ti ro il limitare la lunghezza cilindrica del pro ietto al q11into della lunghezza dell 'anima, affinché gli rimanga libera una cor:;a nell'interno di tre lunghezze alnieno. È staio asserito che i proi elli sperimentali di lu nghezza maggiore di calibri due e mezzo davano tiri troppo inesa tti: ma non è stuto con temporaneamen te provato che la forma esterna di quei proietti ed il riparto della massa nell'interno del loro volume fossero stati acc uratornente studiati e spcrimentuti co me quelli dei minori in lunghezza. L'usserto pertanto non prova nulla o prora leggerezza di giudizio. Egli è indubitnto che in una maggior lunghezza cilindrica si può ricavare maggior numero di scanalature o npp licare nrnggior num ero cli nnelli od alette, ed ottenere in lai modo una maggiore cf'ficacia ddla resistenza direttrice per aHicinare coswntemenle la direzione dell'asse de l pl'o ietlo alla ta ngente della trai elloria. L'applicazioue degli unelli è, a mio avviso, il modo più l'elice pel' la fol'ma esterna, in quanto che negli intervalli degli anelli si posso no ricavare scanulaLUre le quali non vanno soggette a cleforrnarsi od otturarsi ne ll a con fri eazione contro le pareli dell'anima, e nel trug-illo per l'aria ouengono poi tuLLo il loro effetLo. ~Bisogna però che il prim o anello verso la prna corrisponda prossimamente al mezzo della par lfl cili ndrica . o sia almeno situato sempre dietro al centl'O di gruvit1\, affin che si possa avere la certezza che sarì1 sempre inresti to dall'aria soltan to nella sua metà in-
feriore, ed il corpo stesso del proietto ne coprirà la par·te superiore. In cuso contrario quel primo onello servirebbe soltanto a rallentarn maggiormente la velocità d'impulso. Il turnven to od ultimo anello presso ul fondello, dentellato in corrispondenza dell e rio-ature usato nel . o proietto del cannone della Spezia mi sembl'a una asso i acconc:in inve nzio ne che può venir pure appli-· cala con alLri auelli più avanli mediante una lel)'ffe. . oo ri ss1ma strombotura nella ca111era del proietto. Devesi a questo turavento la r il evante vclociLh di .f.50 metri che si può imprimere al proietto e-olla corica di} del suo peso. Il cnrpo de l pro ietto ùi ghisa o di acciuio deve pure essere cliligenLemenle tornito, come quello della Spezin, ad un ca li bro minore di due milli metri soltanto di quello dell'an ima, e la sporgenza degli anelli deve essere di due millirnelri a due e mezzo in corri spondenza della profo ndilà del le righe. IJo nella figura (·12) uno schizzo di un proietto di quottro calibri e n,ezzo di lunghezza totale costituito secondo le so vra dette avvertenze, omettendo il turavento, e per un calibro del pezzo di mlii. 307. Nel calcolure In fo rza di penetrazione è ovvio che deve prende t·si per base il calibro della parte tornita del proiello, ossia mill. 305. Ln. forma e dim ensioni de l Luravento ùiµendono da que lle delle rigature. 11 proieLLo di cui sovra, è fatto per un cannone a reLro carica; ma si può facilmente adallare an che ad uno ad avancarica come è quello della Spez ia faeendo negli anelli i leggerissimi denti od incavi corrispondenti alle righe della cannii. Allora non occorre più la leggera sLrombatura di cui ho sopra parlato per la camera ciel proietto.
276
STUDIO SUl CANNùN I DI GRANDE POTENZA
Con cludend o io sono profon da mente convi nto, e credo d'a verl o anche suffic ientemente dim ostra to: che il mezzo pi ù effi cace e conveniente di accresce re la potenza delle moderne artigl ierie, stia nell'all unga rne i proietti fin o al limite in cui è possib ile di darn alle loro canne la resistenza e solidità necessarie a lanciarli colla veloci(à di 4.50 metri circa : e trovo sommamente illogico e dannoso il ri co rrere ai calibri più grossi, prima d'avere esau ri to tutta la potenza ottenibile dai minori . Com e l'antico giavell otlo lanc ialo da vi cino con robuste braccia, o da lontano con potenti catapulte, riu~civa a trap assare le più rob uste armature rli fer ro ed acciaio, contro cui erano impoteo li le freccie e le lc1ncie; così il proietto-giavello tto da me caldegg iato perfo rerebbe e distruggerebbe IH più so lide corazze; e l11 sua li mitata spesa permcuerebbe allo Sta to di fornirne in m.iggior copia, sia le navi da guerra, sia le balterie da cosw , mentre il man eggio dell e bocche a fuoco ne verrebbe grandemente semplificato eà ngel"olato. Le alluali nostre bocehe a foor.o da muro da 12 e 16 centimetri, e quelle dn 22 e 2¼- rinforza te con acconcie cerchiature d'acciaio, e ben poca spesa, diverrebbero suscettib ili di considerevoli au menLi cli po tenza, i quali metterebbern meglio di ogni altro provvedimento al sicuro lP. nostre pia7.7.e fori.i , e renderebbero più efficaci e temuti i nostri parchi d'assedio . Se sarò riu scito ad in fo ncl ere qu este mie co nvinzion i nei miei letlori , io mi terrò ampiamente compensato delle mie fatiche, e spererò che possano queste ri$par miare un giorno allo Sta lo una buona parte delle spese a cui dovrebbe altrimenti sotlostare per la difesa nazionale.
L'ISTITUTO TOPOGRlFlCO MILITARE ITALIANO NEL QUADRIE~~IO 1873-1876 C1J
III.
Prima ancora de ll'i mpia nto del l'Istituto era stata ventilata l'idea di ùotare l'Ita lia di una carta unica che dovc~se sost ituirsi u luttA le antiche e parz iali carte topografiche. Le operazioni geodetiche per le levate topografiche delle province meridionali rnlgevano al loro fine; nel 1873 sarebbero stati ultimati i lavori in ca rnp.igna. Quantunque più anti che triangolazioni delle altre provin ce itali ane esistessero, pure l'o pera .della geod esia nell'esecuzione del grande progetto non poteva certamente arrestarsi. Occo rreva. anzi tutto coord inare le nuove colle antiche triangolazioni, quindi clar loro una omogenea base Ji partenza , e fi nalm ente statu ire sulla proiezione da adotta rsi. 1 lavori per la misura del gra do , gii1 eseguili negli ann i decorsi, e que.lli che dietro gl'i mpegn i inlernazionali assunti, l'Istituto doveva in seguito portare a compimento, avrebbero forni ti i più esa tti elementi per la coo rdi nazi one dell e reti fa tte e da farsi , pe r la determinazione delle posizion i geografiebe e pel coordinamento ed ampli amento della triangolazione.
A~TONIO AnA LDl
ilfaggiore generale .
(4j V. Rivista Militare, dispensa di ottobre.
~7S L'ISTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITAUANO P~r cominciare adunque a tradurre l'idea in fatto, fu studialu e redatta una memoria scientifica destinata ad il lustrare e popolarizzare la nuova proiezione adottala per la carta da costruirsi alla scala di 4: ·100,000, nonchè per tutte. le altl'e carte· dell'Istituto. Questa nuova proiezione stud iata dal tenente colonnello Fer- · rero ebbe nome di centrale o natumle. La memoria vicle la luce nel 4° fasc icolo (aprile) della Rivi'sta mi·litare italiana dell'ann o 11873. Più tardi, nel 1875, una pubb licazione dell'Istituto , redatta dal medesimo ufficia le, venne a pone in chiaro il modo di collocare i punti trigonometl'ici nei nuovi fogli della carta, secondo la nuova proiez ione. Fu inoltre stamito che l'origine prin ei pale di partenza delle coordinate fosse l'osservatorio cli ~fon te l.\'la,rio in Roma, per cui passerebbero il merid ian o e il parallelo medio. Jnùi ne llo stesso anno 4873 si procedette allc1 costruzione dello schele'tro, ossia alla division e defìniliva in fogli. La nuova carta doveva in conseguenza comporsi di 2i7 fogli delln · dimeusione di 30' in longitudine e ~O' in latitudine. Fn amn1esso come massima che, sa lvo le province meridionali, giù rilevate in gran parte e con altra divisione di fogli, tutte le mappe parziali da rilevarsi sarebbero considerate come subrnu ltipli ul iquoti di quella divisione. Le mappe delle province.meridionn li sarebbero, dopo il collocamento dei punti nei ri speuivi nuovi fogli , inLrodotte senza difficoltà nella nuova carta mediante acconcia trasfonnazione. Il disegno dei modelli . per Ja fotoinc isione comincerebbe intanto cln quelle provincie del mezzogiorno , nell e quali la triangolazione era completamente finita e già coordinata alle operazioni fotte per la misura del grado . Di pari pnsso progredivn l'idea di eseguire unu carta corografica d'Italia, alla scala di 4: 500,000.
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Dopo alcuni tentativi di farla all'estero, l'Istituto si appigli ò al parLi to di costrnirla coi mezzi suoi servendosi delle levate al 50,000 per ciò che 1:iguarda le province meridionali ed il Piemonte; della carta austriaca inci sa ali' 86,4-00 per l'alta e mecJ.ia Ital ia (men? il Ptemonte), e della carta del generale La l\Iarmora al '.250 ,000 per l'iso la ài Sardegna. La proiezione doveva essei' quella centrale, e l'origine principnle di partenza delle coordinale l'osservatorio di Monte Mario in Roma. Solo la divisione in 21- fogli fn fatta par tendosi da un altro punto di visLa . L'attuazione cl i questo prngetto però non potè aver princi pio che verso la fine de l 1875 per cui primi fogli non ved ra nno la luce che nel 1
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La divi sione geodetica doveva nel ,f873 progredire nei· lavori di osservazione e di triangolazione in campagna e nel l'esecnzione dei calcoli in ufficio onde preparare gli elementi per la commission(~ internazionaleJelgraclo, e per le diverse mappa ture. . A tutto il 18'72 da ufficiali di stato magg10re coadiuva li. da impiega ti dell'u!ficio tecn ico , erano state trianrrolate tutte le prov in ce dell'ex-reame de ll e Due u Sicilie, meno quelle di Chieti, Carnpobass~, Teramo, Aqu ila e Caserta. Però, siccome dall'ex-uf6c10 topografìco di Napoli ern stata triangolata ed anche rilevata alla scala cli ·I: 20,000 una striscia del la frontiera napoletana verso l'ex-Stato pontificio, cos~ ri_rna~ev~n~ veramente da triangolarsi a nuovo le provrnc1e di Ch 1et1 e Campobasso, metà cli quella cli Aquila ~ ri_ma~eva a stabilirsi l'altimetria mancun te alla prnvmcia d1 Caserta. QuesLi lav~ri vennero rea!mente ultimati nella campagna geodetica del ·1873.
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·280 ÒSTITUTO TOPOGRAFICO MILlTAHE ITALIANO A tal i lavori però non si limitava la suddella cam pagna. Altri ne vennero esegu iti, frn cui importantis-
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simo, per la misura del grado, il seguente: Per il rattacco clf~lle reti italiane colle reti nustrolurche lungo le CO (> te dell'Albania, era stnta nel ·1872 misurata una bnse a Lecce e sviluppata una rete preliminare, ma le definitive osservuzioni ebbero luogo nel maggio '1873. Due comm issioni, una uustriuca, l'altra italiana, si riun irono a Lecce e si accordarono per l'esecuzione di 5 stazioni. 18 relative osservazioni ango lari furono falle con istrurnenti un iversali del meccanico Starke di Vienna del diametro di 40 po llici . -Ouesto lavoro riuscì bene e i 7 trinngoli formati si chiudevano in media a 011 8, con un massimo errore di 1"15. PP-r le esercitazioni nell e levate dc,gli ufficiali cl i stato -maggiore. tanto per loro istruzione che per formarsi dei capi-sezion e atti a dirigere le sezioni dei t~po_grafì, vennero triangolati ne i dintorni di Firenze circa '1000 chi I. 4. da servire per rilevamenti al 25,000 e al 50,000 .
E per l'istruzione degli uffieiali della scuo la di guerra venne conlinuata una triangolnion e iniziata nel 187~ all'oggetto di formare una ca r·La che racchiudesse il triangolo strategico St?-aclella-Spezia-Genova. La triangolazione si estese soprn una zona cli 2900 ch il. quadr. circa. Queste due ultime triangolazioni parziali si rattaccavano naturalmente alle antiC' he reti, ed nvrebbero servito anche in seguito, quando si fossero estesi i -rihwamenti al 50,000 a tutto il resto d'Itnlia. Non meno importo.nti e numerosi furono nel 1873 i lavori di calcolo esegui ti dalla di visione geodetica in Firenze e dal pet'sonale del la sezione distaccata in Napoli. Vennero ca lcolati e preparati i punti trigonometrici 1
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per le levate da compi ersi in Calabria e Bas iliqtt.i/i re-. sultati riuscirono anche migliori degl i anni àctdietro, perchè la compensazi one della rete di 1° ordine attorno al la base del Cmti riuscì il più preciso dei lavori dell'Isti1uto. La zonu h i1 abbracciato una superficie di 6750 chi!. q. I punti calcolati furono ·193, cioè 11 / per ogn i 3i> chil. q . La determinazione defin itiva delle· altitudini fu fondata :,;ulle osservazi oni mareografiche fa ll e nel '187 1 a Diamante. · La triangolazion e per_ l' esecuzione di una carta dei / .dintorni di Roma alla scala di 1: 2n ,000 venne iniziata / per ·1 •1 tavolette nel ,187·1. Nel ,f 872 fu accresciuto verso nord·ovesl e est per altre 1·2 tavolelle, ciascuna di 425 chil. q. Nel 1872 venne aumentato il numero dei punti della luvol elta cen trale, conten ente Rom u e su oi dintorni, allo scopo di eseguire una levata alla scala di 1
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1: ·10,000.
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I calco li per la definitiva determinazione dei punti vennero ultimati in febbraio. Nel "8i3 furono anche ricalcolate le reti di 1° e 2° ordine, quella di 3° ord ine essendo comune colla rete del Mari eni. I confronti falli provarono la bo oli\ delle nostre ope razioni . Le altitudini dei punti calco lati nel 187 1 furono fa lle partire dalla quota dell a cloa ca massima dietro glielementi del P. Se cchi e dell'ingegnere Canevari. ~e venne dedotta una costante di 0,92 da aggiun gere a Lutte le altitudini che ne traevano origine. Le osservnzioui mareografi che !'alte posteriorm ente a Fiumi cino cd a Palo . provarono l'esattezza delle precedenti osservazio ni. La zona triango lata essendo di 2500 chil. q. ed i punti determin ati 330, risu ltò in media 1 punto ogni 7 chi!. q. per la scala :il 25 ,000, e ,1 punto ogni 3 1/ 2 chi l. q. per le leva te alla scala di 1: 40,000. li cal colo per le levale dei dintorni di Firenze fu ( lavoro di minor conto; purtuttavia se ne tiene pa.-· 1
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ro la, dovendo pur esso servire alla collocazione dei punti nella carta d'Italia al i!00,000. Fu adunque calcolata la piccola triangolazione eseguita nel !Uu_gello (100 chil. q. circa) pet' la levata al 25,000, con U punti, ,1 ogni 7 chilometri q., e qu indi si cal·Co!arono le osservazioni faue sopea una zona Ji circa 650 chil, q., corrispondente alla metà occidentale del foglio N. ,101 della nuova carta d'Italia. Da questi ultimi ca lcoli risultarono 40 punti, cioè ,1 per ogni 16 chil. Le al titudi ni vennero ca lcolate colla costante co r• · rispondente al log. s,,1 14 . . . . . La sezione di Napoli cooperò nel 1873 -lodevolmente alle operazioni di calcolo in ufficio, eseguendo la compensazione della rete di 1° ordine delle Calabrie ed ordinando gli elementi per ottenere la lunghezza della . base del Grati, in relazione a lle ulti me comparazioni delle spranghe di Besse! fra di loro e con la tesa. Questi due furono lavori di precisione per la misura del grado europeo. Fece quindi dei calcoli relati vi alle reti di 1° ordine de lla Terra d'Otranto, appoggiandosi alla base di Lecce, ed altri relativi alle reti della Terra. di Bari e di parte ~:lella Basili cata con la provenienza dalla base del Crati. La sezione di Napoli cominciò ino ltre il calcolo delle posizioni geografiche e delle coordinale di Donne dei singoli punti per servire ai bisogni della futura carta al 100,000. E completò pure i calcoli, compresa l'altimetria, della triangolazione dei dintorni di Napoli. 1
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L'amore alla scienza progrediva nel 1874 di pari passo col crescere del personale, coll'esperienza che esso aèquistava e coi mezzi che venivano messi a disposizione dell'Istituto. ·
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In quest'anno l'attività si manifestò in ispecie nei lavori di alta geodesia, inerenti alla misura del grado europeo. Jl direttore dell'Istituto nel 1873, d'accordo col diretlore dell'ufficio di triaugolazione dell'istituto geografico di Vienna, progettò la misura di una base presso Udine, col tr·iplice scopo di appoggiarvi la rete parallela che passa pe l 45° pani lello, di fondarvi un terzo rattacco delle nostre reti con quelle austriache, cl i servire di paragone fra i due apparati di misura, il nostro cioè e l'austriaco. · Questa operazione fu eseguita da due commissioni: una italiana l'altra austriaca; la prima era diretta dal capitano Maggia dello stato maggiore. Si pose mano al delicato lavoro in aprile 1874. La . commissione dell'Istituto impiegò l'apparato Besse!. Si scelse una località prati va lungo la ferrovia CodroipoUdine, e si stabilì una traccia di circa 3 chilometri di lunghezza. Si divise la progettata base in 5 parli e si mìsurò ogni quinto indipendentemente uno dall'altro e spranga per spranga. La misura fu ulti mata alla metà di giugno; quindi una sezione di operatori rimase per eseguire le osservazioni angolari occorrenti allo sviluppo della base sul lalo Udine-San Vi'.to dell'antica triangolazione lo mbardo-veneta. I caleoli poi bann o dato un accordo perfetto non solo per le nostre due misure, ma anche tra i nostri risullati e quelli ottenuti dagii Austriaci. Non avendo _l'Istituto osservatorio astronomico, doveva aver luogo in Napuli a quello di Pizzofal cone la scuola delle osservazìoni per tenere in esercizio l'antico personale ed addestrare i giovani ingegneri geografi. - Fu in quest'anno che si precisò con nuove ed accurate osservazioni la posizione astronomica di Pizzofalcone, come uno degli elementi di precisione per la misura del grado. 1
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284 L'IS'fl'fUTO TOPOGRAFICO :MILITARE !TALUNO Ed allo stesso oggetLo due operatori dell'fsliluto vennern destinati a coadiuvaI'e il prof. Lorenzoni nella determinazione astronomica dell'estremo nord- ovest della base di Lecce. Giova qui osservare che fu anche eseguita, per conto della comm iss ione del grado, non però dal personale dell'Istituto, bensì da quello detl'osservatorio di Capodimonte, la stazione astronomica cli Termoli, della nostra rete primaria.
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La triangolazione delle prnvince meridionali , per qnanto si riferisce ai bisogni della mappatura, potevasi considerare come finita fino dall'anno ,1873. Era però rimasta una zona, nella quale dovevansi fare ancora le stazioni primarie per dare alla nostra rete un carattere omogeneo di esattezza. Queste stazioni di ·1° ordine furono cinque, e venn ero eseguite nel corso de1'1874 adoperando l'istrumento universa le di Repsold. fn una zona della ex-fron tiera nnpoletana rimanevano pure a farsi le reti di :f e 2° ~rdio e, nelle valli del S~l_to e del l'u1·ano, e ciò per collegare i punti !ermrn11lo e. Sirentc con Gennaro e Sernprevisa. Però rn quell'anno non ne fu falla che la ricognizione. . Le reti di 1° e 2° ordine già stabilile l'anno avanti, m parte nella zona comprendente il triangolo strategico Straclella-Oenova-Spezi·a, vennero continuate fino al mare, allo scopo anche di riattaccarle coll a triano·ola0 zione che si eseguiva al norcl-ovesL di Firenze. Fu fatta la riconoscenza e si stabil irono punti sopra· una superficie di circa 900 chi l. q. pe.r le levate alla scala di 1:25,000, estendendosi da Voltri oltre Sest ri, e colla ric_on os~enza de i punti di 1° e 2° ord ine si collegarono tali reti con quelle costrulte al nol'd -ove);t di Firenze nei punti Succi'so, Pani'a e Se1·ra dell'antica e nuova rete primaria. In questa occasione furono anche fatte osservazioni flussometriche. 0
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l lavori di triangolazione nei drntorni. di Firenze si continuarono per preparare il terreno alle levate di istruzione alla scala di 1:50,000 e di ·1::25,000, e si 1 estesero a nord ed a sud. A nord di Firenze si riattaccarono ai punti di 1° ordin e del Marieni, Monte/estino, Alpe di Succiso, e<l a quelli .che si andavano stabilendo luogo la riviera di levante . Il terreno triangolato fu di circa 3000 chilometri q. tra nord e sud. La trinngolazione continuò pure nei dintorni di Rorna . La si completò nella tavolet.ta nord-ovestenelleduenordest della catta al 25,000. ·si ultimò la triangolazione nel foglio ,159 (della nuova carta d'Italia) e si congiunse J la triangolazione di Roma con quelle delle province ; meridionn li . In tutto furono preparati rnoo chi!. q. per I\\ le levate al 2n,OOO, e 3500 chi!. q. per quelle al 50,000. 1
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In ufficio fu rono quindi dedotti i punti da somministrarsi ai topografi pi>! rilievo delle terre di Bari e d'Otranto; 3:Zf> punti sopra una s uperficie di circa 8000 chi!. q., 1 punto per ogn i 25 chi l. q. - Ca lcolate le posizioni geografiche e le coordinate sferiche e piane; - dedotte le nl titudini partendo dalle quote Garlipoli e Brindisi . Non essendos i eseguite le stazioni oi puntidi ,1°ordine, per lo scop0 della eosLl'Uzioue della rete di Stradella, tutti i triangoli stabiliti ne l ,1873 furono calco lati col1'esuttezza del 2° ordine, partendo dal lato Pavi·aS. Colombano del i\larieni, e ricadendo su quello Cremona-Ca1·amello. dello stesso autore, e su H'altro Pavia1'ortonci dell'nntica triangolazione piemontese. Si calco larono le posizioni geografiche di questi punii, partendo da quelle cl i Pavia e S. Colombauo date ùal i\farieni, rifere ndol e però alla nuova origine della earta d'Italia al 100/ 01 a Monte Mario (Roma), e se ne dedus:sero le coordinale. / 1
ANNO XXII, VoL. IV.
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I punti dedotti furono _2'10. sopra_ una superficie di circa 2600 chil. q. - Le alt1Ll1d11ll ebbero pe r parLen,.a le qu ote di Sestri e Genova. Venne ealcolala una zona (250 ch il. q. ) nella parte bassa di Va.I di Sieve (u·iango la La sul fin ire del 1873), ed un'altra zona (800 chi!. q.) nella Val di Nievol e, tria oo-o lata ne l 1874. Qui si ebbe molta premura e non si calcolò che co il'esaltezza del 3° e 4.• ordine. Un punLo per ogni H cbil. q. . Le al titudini furono desunte dalle quote dei ptHill principali de lle precedenti triangolazioni. . . Le levate intorno a Roma che dovevano eseguirsi nel corso del ,1874, si comprendévano nei fogli 157 e ,t 58 del quadro d'un ione per la nuova carta d'I.tali~. _Furono perciò caleolate le zone di questi due_ fo~lt (c r!'ca 800 chi l. q.) e desunto 1 punto P.e r ogni 13 ch1lometri q.
Oltre le suddelle operazioni di ealcolo, aventi lo scopo di preparare i punti per le levate, furono in oltre con tinuati a seconda del bisogno i cakoli per la preparazione degli elementi nect:lssari alla cosLruzione della ca rla d'Italia al ,100,000. Fu dato più energico impulso al riord inam ento dell'antica triangolazione napol etana che doveva servire per le levate. alla seala di I :20,000, onde metterla in l'e lazione colla nostra; - e fìirnlmenle venne ultimato il l 0 /ascicolo delle altitudini dei punli trigonometrici, che comprende que lli_ della Sicili a. Questo primo fasc icolo venne alla luce m lu~ glio 4874 al lo scopo di rnelLere a dispos izio?e del pubblico gli elementi geodetici di uLilìtà più 1m_med1ata._ La sezione di Napoli si occopò so pratutto m calcoh di alta geodesia. . Sono spec ialmen te da annoverarsi 1 segu enti : 1° 11 calcolo della base di Udine. La lunghezza
1873-1 876 287 Jell'intera base risultò di 32fiOm ossia tese 1666, 7445 39 / NE L QUADRIENNIO
con l'errore medi o dÌ
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dell'inliera lunghezza.
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2° La co mpe nsazione della rete di 1° ordine che ·cop re la provincia ùi Basilicata. 3° Calcoli ed esperienze co l grande istrumento [ Pistor, e coll'istrumento de' passaggi di Repsold . 4:° Nuovi calcoli di una parte della rete di 1° ordine delle Puglie. 5° Calcoli per la c.l etei·rninnz ione diretta della posizione geografica della. speco la di Pizzofolcone. 1
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1815.
La direzione dell'istituto, preoccupata delle di!Iicoltà incontrate per co llegare le tC'i angolazioni locali eseguite con scopi particolari ai lavori di triangolaz ione generale, cercò nel corso dell'anno ·1875 di unirle in gruppi om ogenei e<l estesi onde avvicinarle sempre più -al desiderato insieme. La tri angol azione eseguita nei passati anni a scopo -di istruzione nelle · levate topografiche degli ufficiali della scuola di guerra si era estesa da Stradella verso Piacenza e Parma, e si era iniiiata quella della Riviera di. levante. All o scopo di collegare queste triangolazi oni fra loro e con quella dei dintorn i di Firenze, fu ,eseguila nel 1875 la triangolazione della zona intermedia, cioè deg.l i Appennini liguri- parmen si. Vennero all'uopo formate ~re sezioni di triangola tori. La prima eb be incarico di fare la triangolazione degli Appennini da Genova a Sarzana pel rilievo al 50 ,000, -completando in pari tempo la preparazione pel rilievo al 25,000 di una zona speciale auorno a Genova. La seconda ebbe il còmpito della ricognizione ed eseguimen to delle stazioni nella zona di terreno compresa
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'1873- 1876 ~89 Il lavorn scientific~ procede così di conserva. La marina domanda di. freqnente carte ed elementi o·eodetici e prende sopra di sè alcuni> stazioni astr~10miche; il min istero òei lavori pubblici secr ue con viva soddisfazione lo sviluppo dei no::,tri lavortsnl terr·P,no e si prende l'incarico della ista llazione di vari marea~ metri per la partenza delle quote di livello. TI Betocchi lavora dietro. le livellazioni di precisione . Infine gli astronorn1 dipendenti dal ministero del la istruzione pubbl ica contribuiscono alla determ inazione aslronomiea delle posizioni geograficlH: che sono fonclarnenti tanto cli una. cnrta, come delle ri cerche sulla forma e le dimen sion i della terra. Nel settembre 18'75 il direllore del l'i stituto, nella sua qualità di presiden te del la comm issio ne itali ana e di membl'o dull'associazione internaz ionale, dovè recarsi col segrettu·io a Parigi ove f)1·a l'annua seduta dell'associazione. In quella occasione· l'Ilnlia ebbe la soddisfazione di essern fott.a segno di alla st.irna per l'ecce llenza e l'abbondanza de' suoi lavori. NEL QUADRlENNIO
fra i due meridiani '1°,t5' e 2°,45' (ovest di monte .Mario), parie pel rilevamento al 50,000, e parte (cioè 0 1 a nord dr.I parallelo 44' ,Hi') al ~5,000. La terza doveva operare nel tratto intermedio tra la 11a e 2" sezione, dovendo pure preparare il terreno parte al 50,000 e parte al 25,000. Venne a yuesto modo riconosciuta e triangolata una superficie di circa ìOOO chi!. q , parte al 50,000 e parte al 215,000, ed un'altra iona di circa '1000 ehi!. q. venne soltanto riconosciula per la scala del 25 ,000. Furono in tullo determ inati 400 punti, e riconosciuti 60. . In totale 8000 chil. q. , ·I punto ogni n ch il. q. in media. / Da queste tre sezioni furono fatte eomplessivarnente oltre le stazioni di ordine inferiore, 7 stazioni di 1° ordine; r.Jgion per cui questi lavori dovevano considerarsi orrnni come eseguiti secondo il concetto che presiedeva alla c.ostruz ione della carta d'Italia al la sca la di ,,: 100,000. Anche nlla triungolazione dei dintorni di Roma, eseguita negli anni anteriori, si procurò di dare un insieme, riempiendo qualche lacuna esistente, e collegandola completamente con quella degli Abrnzzi. Fra le altre vennero eseguite tre stazioni di 1° ordine e si dete,:rninurono io totale 90 punti trigonometrici. Si colmò inoltre in questa campagna anche qualche piccola lacuna riscontrala nella triangolazione della provincia cl i Napoli. 1
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La commissione per la misura dei gradi nel 18ì5 1
era presieduta dal generale De Vecchi e composta del generale Ricci, degli astronomi Schiapparelli, Santini, Lorenzoni, Respighi e De Gasperis, del capitano di fregata Magnaghi, cieli' ispettore del genio civile Betocchi, del profess ore Oberholtzer e del maggiore Ferrero, segretario.
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Mollo interessan ti furono in quest'anno i lavori 0o-eodeto-astronomici. Vennero eseguì te ,15 stazioni di 1° ordino co l rigore e col numero di osserva1/,ion i richieste da teli la voro inlernazionale. Sei di queste ebbero a scopo di collegare la piccola base geodetica di Napol i alla rete di 0 ~ ordine; Je altre 9 si.azioni furono fotte per comple~are le osse,·vazio ni della rete che si sviluppa lungo 11 para'llelo Ponza-Rrindisi: L'istrum ento impie()'ato fu il o ' teo d ol1te ài ltepsold N. 4. Vennero fatte le seguenti stazioni astronomiche: Ii Poi (in Basilicata) determinandone la latitudine e l'azimllt, per opera dell'ingegnere geografo D'Atri. La latitudine venne determinata con l'istrumento 1
L'ISTITUTO 1'0POGRAFJC0 MJLLTARE ITALIANO
NEL QUADRIENNIO ~ 873-1876
un iversa le <li Pistor, medi an te ossc rvnziont zen itali extrameridiane a nord, e circurnmcridiane a sud, e coll'istrumento dei passaggi di Repso ld mediante osservazion i su l pt·imo vertical e. .\nnloga stazione a Cnstania (presso ~Iessina) con. metodi identici e cogli stessi strumenti venne eseguita dal capitano di stato maggiore De Vita.
Si calco In rono anche le posizioni geografì che e le coordinate. 4° Fu sottoposto a calcolo un tralto della triango : lazione della provincia di Roma (Paludi Pontine); 190 punti sopra una Sl]perficie dì 3·150 chil. q.; 1 punto ogni 16 chil. q. Le q uote si sono cal.colate <:ollegandole per differenza di livello eon quelle dei dintorni di Roma gib ril evati. Oltre vari altri calcoli e lavori iniziali e non ultima.li nel ,1875, ebbe ro però compimento i seg-ucnti : a) li 2° fasr.ico lo delle ·a ltitu din i geodetiche d'[talìa, comprendente le Calabrie e la Basilicata, pubblicato ucl corso i:lel\';rnno. b) L'istruz ione sul la proiezione naturale opplicata alla formazione delle nostre nuove cu rte . e) Una memoria che riguarda il procedimento speciale eseguito nel 1S'H per ln misu ra del la base geodetica di Ud ine, coll'aggiunta di un parall elo fra l'apparato di misura di Bessel e l'au striaco. d) Nuove nonne prati che per l'eseguimento delle slazioni geode1iche. Nè inoperosa fu in uffìcio la sezione geodetica di Napoli. l~ssa si occupò principalmente: 1° Della compilc1ziou e e stampa del ,1° fascicolo (parte T, geodetica) delle pubblicazioni che l'Istituto fa per conto delli! co mmissione italiana per la misura. dei gradi iu Europa. Detto fascicolo contiene descrizioni e studi sull'appa roto di Besse! e sulla misura delle basi geodetiche di Foggia. e di .Napoli. E della compilazione e sta mpa del 1° fascico lo (parte JI, ostronomica) delle Slt!Sse pubbli cazioni. Questo contiene a sua volta i risultati della determinazione di latitudine ed azimut dell'osservatorio di Pizzofolcoo e. 2° Del calcolo delle osservazioni astronomiche eseguite a Li Foi e a Casu1nia.
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In uffi cio furono eseguiti i seguenti lavori: 1° Fu calcolata. la tt'i angolnzione eseguii.asi nel 4873 negli Abruzzi e nel Molise, onde sornrninistrare i punti alla mappatura per la campagna topografica tlel •!871$, in continuazione della carta delle province meridionali, le di cui levate sarebbero state ultimate nel 1876. Yenocro in totale òe,erminati oltre 300 punti sopra unn superfi cie di circo 9000 chi!. q.; 1 punto per ogni 30 chil. q. Furon o calcolate le posizion i geografiche e le coordinate cii Boone e quelle piane di Cassini. Le quote si dedussero dai flussom etri stabilili a Termo li cd Ortona. '2° Fu sottoposta a calcolo la triangolazione falla nell'anno anteced en te nella prorincia di Firenze e in parte di q11clla di Lncca. Si determ inarono '1/:>1 pnnli sopra una superfi cie di circa 2700 chi!. tf ·, cioè in media I pnolo ogni H-< ch i!. q. l'\on sono state calcolate le altP.zze assolute onde farle provenire ·co n regolare successio ne da osservnzioni mareografi che che si sarebbero eseguitP, nel 1876 a Livorno od io altro punto del litoral e. Furono ;inche riord inati i cnlcol i elci precedcnli anni, ·in cu i la triangolazione era stala fatta per i bisogni del momentc, e senza unità di concetto. 3° Fu ca lcolata la triangolnz ion e fat tn nei dintorni di Genova; 58 punti sopra una superficie di 900 ch iI. q.,. 1 punto ogni 15 chìl. q. Le quote si determinarono partendo dillle osservazioni mareografìche fatte a Sestri. 1
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L 1STJ'l'UTO TOl'OGRAFIC:O MlLl'rAIIE ITALIANO
3° Dell'este~sione delle tavole di Albrecht cfa 40° a 35° di latitudine. 4° Della sotloposizion e a calcolo, per In 2a volta, degli elemen ti di misura della base geodetica di Udine, con cui venn et'o co nferm ati g li ottim i ri si.iltali giù ot tenuti nel 4874. 1876.
~·ann o 1876 si distingue sopra gli altri pPr un'oreraz10n c geodetir,il di alla imporlan zn, esegu ita rlal solo personale del l'fsti111to . Vogliamo dire il ratlacco delln Sici_li.a all'Africn. Un ude lavorn senza avere grnnde utli1t:1 per la costrnzion e della nostra ca rta al 100 000 ' ' ne un_a ~;ipitnl_e per la_rnisuraclei gradi in Europa, e l ass0c wz1011 e interna1.1 on,de 1.eneva mollo al s uo compimento. L'[sLiLulo era lim itato nll e sole sue forze, perché sulla c;osta afri can a non esic;tPvano nè basi , nè punti eia ratrn cc11re la nostn.1 rete di Siciiin nn vi era in Tunisi un persona le geodel ico r.h e Yi ~otesse dar mano. Gli st11di preliminari già iniziati nel -187:5 ebbero a sco~o di rnodifìcn rc la rete di ,1° 0rdine nelln regi one occ1d cntn !fi del la Sicili a per [1 dnttarln 111egli o a rattaccarsi alla Tuni si a. ~ittrnver:-o il mri re af'ricano . Nell:.1rr~le 4876 venne iutrapres:i la ri cognizione. E_ssa tu d1relta personalmente dal generale De Vecchi dir·ettore rlell'[stiiuto, e ri nscl perfettam ente nel l' inten to. I lavori di ricognizione si estesero 11i secru enti punti 0 di rattacco: 1" Pizzo/alcone nell'fso la Marittimo. 2° !ttontagna grande nell'isola. di Pantelleria. 3° Capo Bon 0 4- M. 1e Sidi-Selin- Buru kba in Tunisia. 5• Faro di Sidi-bu-Raid
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Nf!. QUAORIEl'il'ilO
1873- 'I 876
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La sped izion e non omm ise di riconoscere in Tunisia anche altri punti second;ui, e som mariamen te la traccia e lo sviluppo di unn base. eia cui occorrendo si potesse passa re 11i lati rl el ra ttacco. Quando si foce nel '186z la triango lazione de ll a Sici lia non si poteva sapere q11ale estensione simi li lavori avrebbero avuto in seguito, nè prevedere che una C'Om missione internazionale per la misurn. dei gradi si sareb be costituita. Trattn nd osi ora di un rattacco col-l'Africa, il cui svi luppo ern imposto dalla disposizione di poche isole e promontori delle coste sicula ed afri-:cana, si reputò necessario modificare in parte la rete occi <lt>nln le de lla Sicili a i\. tale scopo la spedizione doveuc ricon oscr>rc e stnbilire alcuni nuovi punti io qu el di Girgen ti e cli Trnpan i. Questi nuovi punti furono i segncn ti: Unccaficw:.za, Salemi, Orcinitola, Marsala., :Jr.ie 8. (httlfono e JJvni/ato. - E vennero pure studiati e progettnti la traccia e lo sviluppo di nna base gr.odNica lungo la strada provin ciale tra l\larsala e ~fazrnra, dalla r1uale coll'i ntermezzo di pochi triangoli si cade::;se sui lati del rattacco. EsPguito ciò con eccellenti risultati la spedizi one fece ritorn o in Firenze, riserfrn n<lo per la buona stagione autunn ale il fat icoso e pazie,1te lavoro dell e osservazioni ongolari. Si doveu.e naturti lni ente spezzare l' operazione del ratta cro in due periodi, perchè nll'u opo le migliori epoch e dell'ann o sono nppunto la prim a,·era e l'antunn o ino ll.rn 10, non pote ndosi operare nell'estate a 111otivo dei freq uenti scirocchi e del cielo ca liginoso. Nell'nutunoo furono clnnque organizzate e sped ile sop rn luo()'o clue distinte snion i di operatori . Una si occupò delle osservazion i ~ngo la ri del le isole di Marittimo e Pantelleria; - l'altra le eseguì in Tunisia ai_ tre punti dian1.i accennali. Furono r.ollncati gli elioscopi e condotte ai singoli punti de l rattacco 60 di -
:2941 '1sTrrUTO TOPOGRAFICO MILITARE JTALIANO rezioni. Gli istrnmenti adoperati furono un'universaledi Repsold di '10 pollici ed un teodolite dì Sta rke pure 1 1 di 10 pollic i. I In Tunisia venne anche fa tta una stazione al castell o cl i Tfohbia a Hl0 111 sul livello del mare ed a 36°,50' di ln titu di ne nord, e 1°, 19' di longi tudine ovest dall'osservatorio d i ~I. te Mario (Horn~). Questa stazione è un punto centrale del triango lo Se lim-Burnkba-Capo Bon- . Pantelleria. Vennero anche de termin ati per in tersez_io ne alcun i pn nt ì della Tunisia e progettato u n poligono attorno al faro Sidi-hu-Said allo seopo di in iziare una rete par;:illela da estend ersi a ponen te e legars i a suo tempo con que ll a che la Franc: ia sta sviluppando in AlgP.ria, rete ehe si potrà spinp;ere fino a Tangeri per attuccarla n ta le estremo con quella spagnuo l1:1. Non va qni dimenticato un altro lavoro esecruito nella state in Basi licata, dal pc~1·sonale dell'Istitu t;, ed attinente pure alla misura dei g rad i. La stazione astro : numica Li Poi presso Potenza compita nel co mp lesso nel 1875 ebbe un complemen~o cl i nnove osservazioni per In detenn inazione della latitudine e di un azimut. Né dobb iamo passare sollo sil enzio ciò che per conto della comm iss ioni~ italiann per la misura de i gracl i fu fatto da allri mem bri delh medes ima. ll direltore dell'ut'fic io idr0gratìeo della re!tia ma ri na eseo-ul la sta0 zwne astronomica di Pachino (estremo s ud della Sicil ia), per determinarvi la latitud ine e l'azimut. - E quindi venne determinata la differenza di longitu dine tra Pnchino e Napo li per cura del predetto direllore e del prof. Nobile, astrono mo dell'osservatorio di Na poli. • 1l prof. Respighi ha continuato nel 1876 nell'osservatorio del Campidoglio (Roma) le o:;servazioni meridiane destinate alla verifica delle declinazioni medie del le stelle rl alla 4° alla 6• g randezza inclusive, com:20 e 63. prese fra i paralleli 1
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NEI, QUADRIENNIO
18";3-1876
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Il prof. Obeholzer ha organizzato un regolare servizio per la livellazior1e di precisione, e ìl prof. Belocehi quello dei mareografi, per cu i gl i in gegneri dipendenti dal minis tero dei lavori pubblici : sotto la cu i alta sorvegli anza si trovano i mareografi, sono in grudo di mandare regola l'm ente i diagrammi ottcouli mese pe1· mese. E per mezzo del pìanimeLro polare Amsler vie ne eseguità l'integrazione delle cnrve, onde avere le med ie altezz0 . Nel 1876 la divisione geodeLicn venne riordinula medinnte un !'egoln mento destinnlo a ripartire il lavoro tra le diverse sezioni ed a proporre a queste capi responsabili, con sufGc ienle lib ertà d'azione ed iniziat iva entro limiti conciliabili con un tuLLo armonico e com patto, d iretto ad un unico intento. - In base a questi principii la di·;.isione veone ripartita in 5 sez ion i: ~· Segreteria; <3a Hiconoscenza e costruzione di segnali per la rete di ·1° e 2°' ordine; 31) Esecuzione delle rnisu.re cmgolari alle stnzioni di ·1° e 2° ordine; 4.• Riconoscenza ecl osservazioni di 3° e /4. 0 or,line, nelle regioni già preparai.e pel 1° e iz0 ordin e, e finnlm eote tP Esecuzionr. Lli lavori cli campagna, confet·enze, cal coli e pubbli cazioni intorno ad argomenti cli alta geodesia. ~oi abbiamo a suo luogo fallo conoscere che le levate regolari alla scala di '1:150,000, le quali andavano compiendosi nelle provi nce meridionali, si su rebbero es tese in seguito a Lutto il resto d'Italia. La triangoluzione Rd unque da esegu irsi doveva diramarsi da un punto comune di partenza, l'o:5se rvatorìodi ~L 10 ~1ario in Roma, allo scopo di ottenere clementi omogenei che potessero in seguito servire per la costruzione del la carta de'finil.iva di tutto il regno élll'-l : I 00,000 . Le an ti che triangolazioni dovevano quindi esse re sottoposte a rettifica e l'ese an che più dense in quelle regioni ove se ne
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L ISTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITALIA NO
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fosse ric~ nosciuto il hisogno. - Terminata perciò Ja g'.·anrle tnaogolazione delle province meridio,rnl, e ri umta questa all a parr.inle eseg uita pel rilevamento dei d'. olo~·o i di Roma, fu der.iso inizia re quella del resto d.Il.al.1a partendosi dal Piemonte. La 2" si:>zionc della d1v1s1one .e~be in couseguenzn l'incari co nel 1876 di dar prrn c1r~10 all a ri c:o noscenza di 1° e 2° ord in e ne ll e province d,. Cu neo, G<'oova, Portomnuri7.io ed in parte 1 .n ~uelle d, Alessandria e Torino, corrisponden ti ai fog li della nuova Carta d' Italia N. 7n 80 8~ 8:2 9 l 92, 93, ·102 e 103. ' ' ' ' ' . ~ue~ta . sezione diretta da . un capitano di stato rnaggwr e tu 10 ('0rnpagna da l ,J u maggio al fj dicemb re e riconobbe cirr.a 12,00() chil. quad. di terreno. In. ~uesto lavoro si ebbe cura di ,·n,·iare il meno pos71bile gli nn ti chi cen tri trigonometrici; determ inati da lJ ex,-sta~O . m~g~io.re piemontese, Hl.1.(:nencJosi pe rò alle p1~sc11z1on1 L1p1che d1 unn rete di ~0 e 2° ordine. I punt ,. 1:1 conosci uti ful'ono 20 di 1° ,ordine, 30 di 20 e 90 ~, 3° o 4° ord inn; vennero costr11iti e rifatti n segnril1 dr ,1 ° Ol'dine; 25 di 2° e 37 di 3• e 4° ordine. Questa sezione, ~o~e si vede, riunì in sè, per questo a? no, al.tl'lb 11 zwn , assegnate all a 3• sezione che non
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SI COS tllUÌ.
Oc~orre va riempire le lc1cu11e e:;isten1i nelle tria.ngo ln 1orn precedeoti e perciò si doveva: 1° Riunire 1~1 triango laz ione degli Appennini liguriparm ensi esegui ta nel 1875 con quelle dei din torn i di St radella. e dell a va lle del Po . 2° Co!lega l'e que lle della riviera di levante e de l v~rsante _m~ridionale dPgìi Appenni ni con la triangolazion e de , drn torni di Firenze. a0 !~s tendere la triangolar.ione dei di ntorni di Roma a nord-ovest fin o al marf\ ed al parallelo 42°,20' comprendPndovi le isole elci r,iglio .e C.iannuu·i . 1
NEL QlADIIIENN IO
1 ~fiJ- '1876
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4- 0 E fin almen te eseguire ll !Hl picco la triango la-
zione nell'isola di Pa11telleria e ri ordi nare alcun e osservazioni nella regione s ud est dei dintorni di Roma (Paludi Po ntin e). l?uronq a lil l uopo costituite quauro sotto-sezioni le quali distribuitesi nelle regioni su indi~a te a ciascuu nume ro ,·.o mp iro no i lavori loro imposti . Lct r sotto-sei.ione estese la triango la zio ne sopra uua zona cl i 3000 chi!. q. pci rilie"i nit' 1/ z5,000, e sopra 11na r.ona Ji 700 cl ii i. li · pei ri li~vi ull' ·I :50,000 . Furono detel'minati 4 punti di ,1° ordine, 9 di 2°, H di 3° ordi ne, e in massin1c1 parte per intersezione si stabilirono aw punti di cl euagl io. Per ogni 100 chil. q. 5 punti pel rilievo iil l'H-i0 ,0 00 e 13 punti pel ril ievo a11·,1:25,000. La 2" solfo sezione ebbe un'estensione di 3350 chi I. lJ· da triangolart) pei rilievi nll' U.i0,000. Furono determi nali 3 punt i di ·1° ord ine, 6 di 2° e 13 di 3° ordi ne e ·177 punti di dettaglio parte per intersezione, e parte a vertice di piramide; 6 punti per ogni '100 chi!. q. - ln questa .occasione si ri attaccarono con speciali osservazioni l'i so la di Gorgona ed il mareografo di Livorno alla rete di 1° e 2° ordine . Pel rialtacco del mareografo (dal quale partono le quote) do ve u.e essei· rni-surala una basf\ di 35Qm con apposi te spranghe. l.a 3° sotto-sezione t,·iangolò una zona di '2500 chi!. q. ci rca pei ri liev i al l' I :50,000. Veun cro a tal B scòpo <letenn inati 6 punti di ·1° o rdine, 5 e.li 2° e 14:1 di ;)0 e 't. 0 ordine; 6 punti prr ogn i ·I00 chi I. q. La 4° sotto-sezione finalmente eseguì Ja primu la triangolaziane in Pantelleria determinando '.2 l punti , rn dei quali mediante stazion i dirette.; e si portò quindi a sud- es t di Rom a ove completò le osservazioni in qu ella regione de Lerm ina ndo 60 punti di 4, 0 ordine, alc;nni nuovi,. altri ricupe rati. 1
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L't S'I'l'fUTO TOPOGHAF!CO MI LITAlll! ITA LI ANO
Sottoposla . quindi in ufficio al calcolo la lrianaola. o z1one eseg uila nel precedente anno nella Riviera di levan te e negli ex-ducati di Parma e Modena allo scopo d( c01legare le precedenti tri angolazion i di Stradella, Piacenza, Toscana e dinLomi di Genova essa ha dato i seguenti risultati: ~30 pun li ripaniti su quattro fogli de.I quadro di umo11e della nuova Carta c.l'[talia da rilevarsi all'·I :50,000 in ragione di 1 punto per ogni 18 ch i!. q.; cd inoltre sopra una pi ccola zona di circa 1000 chi!. q. da rilevarsi all' 1:'25, 000 in ragione di un punto ogni 8 ehil. q. Le differenze di li vello dei punii èii ,Ja, 2° e 3° ordine, furo no faue partire dall'antica q110La della Lantern a di Genova, da qu ella pur an tico. della Cas tellana sopra la Spezia e da poche osservazioni flussometriche fo tte in due sole giornate a Sestri Levante. I risultati non hanno ecceduto il metro. Le quote dei punti di 4° ord ine proveno-on o ciascuna da tre dei punti degli 01·dini superiori, non eccedendo che rarissimiimenle ,1m,50 fra i tre valori. Le pos izi on i geografiche di l°, 2° e 3° ord in e partono d_all'anL_ica triangol azione dei dintorni di Strade.Ila (posi z10ne d1 M.te Penice) ed il lato di partenza nel calcolo dei .triangoli fu quello An tola-Penice dcdolla dal lalO PaviaS. Colombano del nlarieni. ~'en ncro fin almente calcol ate le posizio ni geografiehe dei punti di 4° ordine, e riferite le coordinate dei punti i della Cai-ta di tutti gli ordini ai centri dei rispet.tivi fo,,.J 0 d'Italia a11'·1:100,000. La triangolazione esegui ta nel 1875 a nord-est di ll?ma (Sabina e Bassa Umbria) ebbe per iscopo di togliere certe discontinui tà dalla trian(l'olazionc dei din . l o torn~ < ella ~iuà, e riunirla definitivamente a quella degli Abruzzi . Sollo posta a calcolo ha dato un totale d1 84 punti distribu iti su d' un a superfici e di circa.
] 99 1350 chi!. q., cioè ·1 punto ogni 16 1,;hil. q. circa pei rili evi all'1 :50,000. Le altezze provengono da quelle di M. te Gennaro e M. to ·.uaria della triangolazione del rn1,1 che parti vano dal mareografo di Fiu mic ino. L'app rossimazi one è di un metro. Le posizioni gcografìche vennero calcolale partendo da ~l,Le Mario. Si tlelerminarono in oltre col calco lo 17 nuovi punti nella regione sud cl i .R oma(Paluui Pontine) desumendoli da 33 vertici di pi rarn idi. · Altri ·1avori l'urono i segue1Hi: 1 1° Fùrono calcolale varie intersezioni di meridiani con paralleli e le posizioni geografìche dei vertici dei fogli pe1~Ja uuova ca rta co rografica cl'llaliaall'I :500,000. 2° Si ricercarono e.lati e si fec ero calco li per la determi nazione <li antichi punti geodetici della trian golazione napolitana nella regio ne di confin e fra Terra di Lavoro e l'Abruzzo. 3° Furono preparati gli elenienti trigonometri ci per rilievi all'1 :'20,000 nei dintorni di Roma. 4° Furono fa tti i calcoli relativi ai :i:l-1 punti della picco la triango lazione <iseg uita in Pantell eria dalla 4• sotto-sezione dianzi accennala. Le quol6 di questi punti parto.no da un'altezza presa direllamente sul rnnre . L'orien tamento è dato da un azimut preso con sufficiente appross imaz ione, e si calco lul'ono le coordinate piane tenendo pel' centro la 111ontagna grande. No tisi che, per mancanza di dati geodetici, lo sviluppo del calcolo della triango laz ione oradetta do vette partire da una. piccola base topografica di 61;om di lunghezza misurala appositamente. 5° Fu continuata la formazione di un grafico generale alla sca la di 1: 1,000,000 della rete di ·1° ord ine. 6° Si raccolsero tuLLi i dati e gli elementi r1ecessari per la. riconoscenza. da in tra prendersi nel 1877 nella NEI. QUADlllENNlO
·1 873-1876
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300 L'ISTtTUTO TOPOG-IIAl!'!CO MJL ITAHE l'l'ALIANO regione meridionale del Piemonle; e vari i altri elementi pel lavoro di rattacco della Sicilia con l'Africa . Nel corso del 1876 è stalo compi lato e pubblicato il 3° fasci<.:olo delle altiludini dei punti geodetici. Questo foscicolo comprende le tre Puglie e dà le quote di :22i punti nella provincia d-i Foggia, 160 in quella di Ilari e 258 in quella di Leece. ~ Non vanno obliate le conferenze settimanali tenute dal capo della div isione, sopra argomenti di alla creodesia e vari esercizi pratici eseguiti alla specola b ' . di S. Giovannino in Firenze, in segu ito dei quali si calcolò la latitudine ed un i:izimut di detto osservatorio. li personale geodetico distaccato presso la sezione dell'Istituto in Napoli fu costituito in 5a sezione. I suoi più importanti lavori sono: ,1° La pubblieazion e del fascicolo II (Parte !,,geodetica) del periodico scientifico clell.a commissione per la misura dei grad i. 2° Il ca lcolo delle coordinate di Bonne conispon denLi al le intersezioni di 5' in il' dei meridiani e para ll eli da 35° a 4'i di latitudine nord, e da 6° a 6° 55' di longimdine da M.te l\Iario . Di tali calcoli fu falla una pubbl icazione ad uso di « Tavole ausihari·e ». ;1° Il caleolo della stazione astronotniea di Castania e delle nuove osservazioni fott.e nel ·1876 a Li Foi. 4° Il calcolo del po ligono di ,1° ordine interno a fitte Circeo. 5° La compensazione delle stazioni di 1 ° ordine lungo il para llelo Ponza-Brindisi. Prima di chiudere la lunga enumerazione dei lavori gèodetìci compiuti ~alla divis!orie. dal 48'73 .:il t 876'. non possiamo passare sotto s1!enz10 due interessanti pubblicazioni, le quaìi quanLunque stampate nel corrente anno 11877, pure debbono essere annoverate fra
1873-1876 301 i lavori eseguiti nel 1876 e meritano una speciale considerazione, perchè dettate secondo le più recenti espe· rienze, cioè: 1° Le istruzioni sulle riconoscenze trigonome·triche, e 2° Le istruzioni sull'eseguimento delle stazioni tri~ g.onometriche. Un'altra pubblicazione, quantunque rivesta il carattere privato, merita di essere accennala. È <lessa la Esposizione del metodo de:t" 1ninimi quadmti, compilata dall'attuate capo della divisione geodetica, tenente colonnello di stato maggiore Annibale Ferrero, autore delle due precedenti istruzioni. Essa vide la luce sullo scorcio del ,1876 ed accolta con plauso dallo Istituto, ebbe l'approvazione dei più illustri scienziati d'Italia e del!' estero. NEL QUADRIENNIO
(Continua).
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ANNO XXII, VoL, IT.
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DATI DIVERSI SULLA DIGA DELLA SPEZIA
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DAT°I DIVERSI
Quantità di massi (presuntiva) occorren ti per la formaz ione della diga .(e dei moli) metri cubi 730,000, p ari a tonnellate 1,927,200; ossia approssimaiivamente tonnellate 2 milioni .
SULLA DIG! DELLA SPEZIA
Qualità e quantità del le pietre occorrenti per la diga ,(e moli): Pietre scapoli {cioè_ del peso da 5 a 100 chi log.) . M.1 e.bi 264,000.00 2a) Pietre di 1a categoria (ossia del peso da '10 11 a 11000 chilog.) » 176,000.00 3") Pietre di 2" categoria. {ossia .del peso da '1001 a 4000 chilog.) » 190,000. 00 4a) Pietre di 3a categoria (ossia ,del peso da 4001 chilog. al disopra) » rno,ooo. oo ,J (')
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L'Italia tutta ha preso vivissimo interesse alla costruzione di questa diga, che per la sua jmportanza rispetto al nosko grande stabilimento marittimo della Spezia ha dato luogo nella camera e fuori a tantediscussioni. Ora essa sorge for midabile per opera specialmente del colonnello Guarasci, il quale vi ha inciso il suo nome colle assidue cure e coll'intelligente operosità nel preparare e dirigere i lunghi e difficili lavori. Egli è perciò che crediamo di far cosa utile e grata nel dare quelle notizie che possono essere pubblicate.
Lunghezza della diga propriamente detta M.i L. i 2225 » del molo orien tale (o di Santa 80 » Teresa) . . Lunghezza del molo occidentale (o di Santa 25 » l\1aria) ~I.'L.' 2330 Totale Costo preventivo della diga (compresi i moli) lire 5,300,000. 00. Costo di ogni metro lineare di diga (compresi i moli) lire 2274,67, ossia in cifra tonda lire 2,280.
Tota le La sezione trasversale della diga è a forma di trapezio avente una base superiore larga 6 metri ; la faccia verso l'esterno del golfo, inclinata a scarpa, coll'inclirniz ione di 2 di base pec 1 d'altezza: e la faccia verso 1.'interno inclinala a 45° . La base superiore della· diga -trovasi ad 1 metro sotto il livello · medio del mare; e l'altezza media dell a di.ga propriamen te detta sopra il fondo del mare è di metri H ,70, con un massimo di metri 1:2,60 alla estremità verso la punJa di S. Maria, ·ed un minùno di metri 10,45 alla estremità verso :S. Teresa. La superficie trasversale media della diga è di metri quadra ti 405,'10, comprendendovi la parte che ·resta i mmersa entro il fondo del mare.
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DATI DJVERS I
Quest'ultima parte si valuta all'incirca totale, e si hanno propriamente:
1 /3
dell'aera,
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SULLA DIGA DELLA SPEZlA
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p ietre; vale a dire cirea ~/ 3 del quantitativo occorrente. La durata del lavoro è cl i anni 6 1/ 2 ; sicchè comin·ciando col 25 maggio 1873, essa durerà. sino al ~5 novembre ,1879. 1
~i.iQ ,; 276,60 per la parte fuori del fondo de~
mare e
»
·128,50 per la parte immersa nel fango;
Totale ~CQ.; 4015,10 L'impresa costrnllrice della diga è la Banca italiana di costruzione di Genova, la quale ha fatto un ribasso· del 2 1,65 °/ circa sui prezzi del cont ratto. · Quind i l'importo dei lavori, che era valu talo a lire 5,300,000 . 00, restò ridotto a lire 4,152,6:23,54; onde si ebbe un risparmio contrattuale di lire '1 ,H-7,376,46. 1
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I ga lleggianti adoperati da ll'impresa dei lavori sono seguenti: N. 5 pontoni (con mact:h ina a bordo) per le p~etre di ,\", 2" e 3a categoria, della portata nominale di 300 tonnellate. N. 4 bette a tram oggi (per le pietre scapo li) della portata di 1150 tonnellate. N. 2 belle a bordi ruotanti (per le pietre di 1• ca-teo-oria) della portata di 60 tonnellate. 0 N. 3 pontone tti ordinari (pe~ le pietre scapoli, e· di ,I" categoria) portata 75 tonnellate. Sono in totale N. 14 galleggianti. N. 5 rimtirchiatori ad eli ce ed a ruote; di cui N. 3 della forza da '12 a H cavalli, 1 della forza di 30 caval li ed 1 della forza di ,i,O cavalli.
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I lavori s'incominciarono effettivamente il 29 settembre ·1 873, e da quell'epoca sino al 15 agosto 1877 si sono messi in opera quasi !90 mila metri cubi di 1
L'estrazione delle pietre s'effettuò dapprima coi metodi ordinarii, vale a dil'e eseguendo dei fori di mine, -di 6 ad 8 centim etri di diametro, e delle profondità dai 2 agli 8 mett'i (e talvolta da 10 a 12 metri, od anche di più), e caricando· le dette mine cou pochi 'chilogrammi cli µolvere, alla qua.le si clava fuoco collo ·stoppino ord inario cli sicurezza. Tale metodo però essendo assai lento, riesciva assai costoso, oltrechè 110n fornendo pietl'e di grnsse dimen-siooi, era causa che l'impresa non potesse soddisfare -agli obblighi del suo contratto e quindi era fonte di :inconvenienti d'ogni so rta. L'impresa cercò di adottare allora mrne di magg iore potenza contenenti delle cariche di 200,300 ,e persino nOO chilog. di polvere; e ciò coll'allargare l'estremità inferiore dei fori delle mine (ottenuti col metodo più sopra indicato) versandovi una certa quantità di acido muriatico (idroclorico}, il quale, attaccando la ro ccia e corrodendola, produceva una carnera ,della voluta capacità. Da diverse esperienze esecruite . o s1 riconobbe che una damigiana di acido 0loridi co, della capacità dai 50 ai 60 litri, potéva produrre nella roccia una carnera capace da contenere dai 10 ai 4:Z chilog. di polvere, in media 11 chi log.: onde, de terminata la carica che si voleva dare ad una mina in base alla sua lin ea di minor resi~tenza, restava stabi lito approssimativamente il num ero delle damigiane di acido cloridico che si dovevano versare nel foro di mina, affine di ouenere la voluta capacità.
., DATI DlYERSI 306 Questo metodo, benché superiore al precedente, non era tuttavia applicabile a tulle le rocce indistintamente; ma solo a qu elle di natura compatta, ossia pri v:e di screpolature, o di interstizi fra i diversi piani di strati ficaz ion/3, perchè, diversamente, sarebbero avvenute dispersion i del liquido co rrosivo. Inoltre, i fori di mina non erano praticab ili al di là ·di una certa lunghezza;. on de restava limitala la ca rica del la mina. La mi na più grossa praticata in simile modo fu quella della cava il!a1·iella, falla brillare il 25 gennaio i\ 877, la quule aveva un foro della profond ità di '18 metri, più una camera all a ,J01 ,50, r.on tenente una carica di 600 chilog. di polvere. L'effetto visibile di questa mina non fu molto gra nd e, perché, stan te la sua posizione assai interna nella roccia, essa non potè gettare sul piazzale della cava molte pietrn; ma scosse e 1·1.1ppe un a grande quantità di roccia all' interno, producendo parecchi e gran di fessure, le quali facilitarono poi la successiva rottura dei grossi massi ollenuti, colle piccole mine ordinarie. Altra mina consimile fu fatta brillare alla cava Vissej, lo stesso gi0rno 25 genna io 1877 . Essa era profonda 9 metri (compresa la camera) e fu cn ricata con chilogra mmi 53 di dinam ite, corrispondenti a ci rca 370 o 400 chilog. di polvere ordinaria. Questa mi na produsse molle fessure nella roccia e rovesci ò una non grande quanLiLà di massi nel piazzale de lla cava: occo rse una seconda carica cl i 350 chilog. di polvere, posta nelle fessure prodotte dall o scoppio precedente, per rovesciare in cava tutte le pietre smosse. Si ebbe allora un effetto soddisfacen te .
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Ma il sis tema che produsse il migliore risultalo si fu quello delle grosse mine; ossia di mine cariche con 3000, 4000 e 5000 chilog. di polvere, e persino 8000.
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SULLA DIGA DELLA Sl'EZIA
Per oltenere cumere capaci di contenere le car.iche anzidette, si facevano dell e galle1·ie di mi'na orizzontali, o più o meno inclinate, ovvero dei pozzi verti cali; lo scopo dei quali era di penetrare nell'interno del tratto di roccia che si voleva fare sal tare· gi unge rn a q uell o strato ch e si riteneva il più acconc i~ a resistere allo scoppiò di così grande quantità di pol ~1ere, ed ivi praLica re la camera della capacità che era stata stabilit:i in seguito ai culcoli fatti circa la va lutuzione dell a curi.c11. Tanto le gallerie orizzontali od inclinate, quanto i pozzi verti ca li, non cammin ava no in linea retta; ma si piegavano ad angoli per forma re diversi risvolti allo scopo di impedire che la muratura, pet· l'rntasamento delle mine, venisse sbalzata fuol'i al momento dell' esplos ione della carica ed offrisse cosl uno sfogo ai gaz prodoll i dall' nccensiooe della pol ve re. L'intasamento veniva fatto co n muratu ra in cemento in vici nanza del la came ra; poi con muratura Ol'd inaria; e quindi con terru o sabbia contenu ta da un muro a secco . Le cariche erano valutate colla formala C = 0,34- h'q, ove h è la linea di in inor resisten za , q un co eilicien~e relati vo alla diver5a natura delle roccie da far saltare, e che, d ieLro varie esperi enze, si riconobb e essere egu ale ad 1,5i:S od 1,60 per le roccie tenere, ed 1,80 per le più dure e compatte. Le delle mine si faceva no brillare col mezzo dell'apparecchio Marcus, ad induzione magn etica, per l'accensione degl i inneschi. J1app rima tali inneschi si mettevano nel centro della carica, in numero di 1 o di 2 per maggior sicurezza; ma, in seguito, essendosi riconosciuto che la polvere accesa nel centro della carica sbalzava all'intorno quella ci rcostante prima della sua accensione, si pensò di
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DATl DIVERSI
mettere in ogni camera 5 o 6 inneschi verso la su perficie e.sterna della camera stessa, per evitare così il peri colo della proiezione della polvere non ancora infiammata. Una delle prime mine di tal genere, anzi quella che ebbe la prima impoetanza pee gli studi annessi vi, venne fatta bri llare il 16 dicembre 1876 alla cava Pozzale. Essa aveva una linea di minor res istenza di 19 metri, e fu caricata con 4'200 chilog di polvere. La galleria di mina aveva una lunghezza di metri 46,.i,O, quindi eravi un 1° risvolto di metri 5,60, poscia un 2° risvolto di metri 1,00 ed infine la camera o fornello, per la carica. L'effetto fu sorprendente e corrispose pienamente ai calcoli fatti. Il volume delle pietre smosse non poteva essere inferiore ai 15 mila metri cubi. Cerlo clev'es~ere stato assai superiore se si considerano tutte le pietre che si ricavarono in seguilo, facendo uso di piccole mine per staccare moltissimi grossi massi cli roccia, che, sebbene fossero rimasti aderenti alle pareti della cava, erano però stati sconnessi e spaccati dalla grossa carica precedente. Altra grossa mina fu fotla brillare 1'1 1 aprile1877 alla cava Boccio . Essa aveva un po2;zo verticale di ·metri 33,70 di profondità; un risvolto orizzontale dì 2 metri; quindi , al disotto, la camen1 della polvere, alta metri 2, 115, della capacità di circa 1O metri cubi. l1'u caricata con chilog. 7~00 di polvere, essendosi calcolata una linea di minore resistenza di metri 23. L'effetto artistico della esplosione fu sorprendente; ma il risultato pratico non corrispose troppo alle previsioni, slantechè, in causa della ristrettezza del piazzale della cava, una grande parte del materiale smosso andò a perdersi in· mare, e poi perchè si riconobbe, dopo l'esplosione, che la linea di minor resistenza ef1
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SULLA DIGA DELLA SPEZIA 309 fettiva era minore di quella calcolata, non essendosi potuto fare il rilievo esatto della sezione verticale della cava prima dell'esplosione della mina, in causa dei pericoli nel misurare la scarpata quasi a picco, alta circa 67 metri sul piazzale di _cava. Altra mina grossa fu fatta brillare allii ca va Vissej, il 3 maggio •1877. Essa aveva una linea di minor resistenza di 19 metri, e caricata con 4680 chilog. di polvere. Vi era un pozzo verticale di -16 metcì di altezza , una galleria orizzontale di 9 metri, e quindi una camera sottostante alta metri 1,4.-0. L'esito fu fe licissimo, e si calcolò che avesse potuto gettare in cava circa 20 mila metri cubi di pietre. Non essendosi però finora asportate tutte le pietre cadute non si può stabilire ancora l'esattezza di tale calcolo. Finalmente alla cava Cado Alberto vennero fatte brillare contemporaneamente 2 grosse mine, il 6 giugno 1877. L'una di esse (que ll a ·ad ovest) era caricata con 7800 chilog. di po lvere. L'altra (quella ad est) con _4200 chilog ; totale ·12000 chilog. di poi vere . La prima era fatta con un pozzo verticale, al to 22 rr.etri, quindi con una galleria orizzontale lunga 8 metri e poscia con una camera alta circa metri 1,50; la seconda aveva una gal leria di circa 20 metri di lunghezza, quindi un risvol Lo di metri ,l-,50 ed infine un pozzo, ad uso di camera _ per la pol vere, alto metri 6,00. Il risu!Lato fu eccellente. Dai rilievi fatti si dedusse ch~ il volume delle pietre ge Ltate in cava fosse di circa 45'.1rn etri cubi, dalle quali, deducendo 1/ 5 per detriti, si potevano ricavare circa 36 mila metri cubi di pieLra utilizzabii e. Finorn non si è potuto riscon trare la esattezza di q11 este cifre, ma si ritengono non lontane dal ve ro.
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LA QlìESTIONE DEI SOTTUFFICIALI lN FRANCl A
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LA QUESTIONE DEl S0T1 UFFICIALI IN FRANCIA ~-
PAR ALLELO CON L'ITALIA
Il reclutamento dei sottufficiali nell'esercito francese, è, come suol dirsi, una quistione palpitante d'attualità. Non è guari, pochi giorni prima deJJo scioglimento della camera dei deputati, il min istro della guer ra presentò un progeLlo cli legge sul riassoldamento dei sottufficiali. Questo progetto si collega ad altri d'iniziativa parlamentare che s ullo scorcio del '1876 vennero pure presentati alla camera allo scopo di migliorat'e la posizione dei sottufficiali. Una delle conseguenze prodotte dalla diminuzione della durata del servizio attivo negli eserciti moderni, è certamente la difficoltà che ora s'incontra nella costituzione de! quadro dei sottufficiali. Superar e questa difficoltà costituisce un problema che si pu6 dire non ancora risolto in nessun paese e che rimane perciò di un interesse comune per tutti. Onde noi crediamo far opera utile ai nostri lettori, mettendoli a giorno di quan_l;o su questo proposito s i passa fra i nostri vicini di là cl' Alpi ponendo specialmente in r ilievo i principii ai quali sono .informati i provvedimenti che saranno colà adottati e le differenze ch'essi presentano con quelli che senit'ono di base alla nostra vigente legis lazione.
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Voler tessere per filo e per ordine la storia delle vicende e dei successivi provvedimenti pei quali colesta quis tione è pas-. sata, sarebbe opera troppo lu1;ga e che troverebbe un giusto posto in un lavoro di maggior mole cli quello che ci proponiamo di fare . Non pertanto prima cli proseguire nell'esame della legislazione presente intorno ai sottufficiali, è indispensabile ricordare per sommi capi ed a titolo di premessa quale fu essa in altri Lempi. I prodotti dell'umana attiviLà sono sempre conseguenze cli preesistenti circostanze le quali sotto diversa forma spesso si rinnovano; converrà quindi volgere un tantino lo sguardo indietro. Nel passato troveremo la guida pel cammino che v.ogliamo fare verso l'avvenire. La.prirna volta che in Francia s i dovette pensare a conservare nell'esercito dei sottufficiali, fu dopo la guerra di Crimea,. allorquando per ragioni d'economia furono inviate in congedo alcune classi per anticipazione. A. ciò provvide la legge del 1855 col doppio sis tema dell'esonerazione e del riassolcltunento con premio, però quest'ultimo pel modo come venne nttuato diede sulle prime sfavorevoli ris ultati. Il premio veniva corrisposto prima di contrarre il riassolclamento, e se questo espediente fece meglio raggiun~ gere lo scopo, cioè se riescì a trattenere un maggio.r numero di sottufficiali sotto le armi, fu pure causa cli vizi è di corruzio~e; onde avvenne che in luogo di conservare nei corpi buoni elem0nti, vi si crearono cause coslanli di disordine e cli cattivo esempio . A quesle conseguenze, dovute senza dubbio ad una mancata applicazione pratica, si rimeçliò . in parte nel 1863, ed il s istema del riassolclamc-mto con premio riprese il vigore dei
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LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI
primi tempi, anzi produsse tali 1·isultati da cadere nell'eccesso opposto. Sulla cifra di 32,000 sottufficiali giunse perfino a dare 23,000 riassoldati. Un numero così grande ùi sottufficiali che restava sotto le armi fino al conseguimento della pensione, cioè per 25 anni, non poteva mancare di produrre allri inconvenienti e sp~cialmente quello di precludere la carriera all'elemento giovane. Ad ovviare a codesto stato di cose,la legge del 1868 richiamò in vigore l'antico riassoldamento con la semplice alta paga, abolì il premio e rimise la surr ogazione. Così, rispettando il principio del r iassoldamento se ne temperavano gli effetti, sostituendo alle maggiori a LLrattive del premio quelle più mo·derate cli un'alta paga. Di più alla s tessa epoca la durata del ·servizio da sette anni veni va ridotta a cinque, ed anche ques ta riforma diventava una causa di diminuzione nei riassoldati. È facile scorgere, come allo stesso modo che il primilivo sistema aveva eccessivamente risposto allo s copo, questo secondo avrebbe converLiLo l'antica esuberanza di vecchi sotLufficiali in una sensibile deficienza, se p1·onto non era il rimedio. Giungiamo così alla nuova legge del 27 luglio 1872 s ul reclutamento dell'ese rcito, la quale ispirata ai nuovi principii dell'obbligo generale e personale al servizio militare, doveva c erlamente dichiarar$i contraria alla surrogazione, cioè alla facoltà che la precedente legp;e lasciava ad ogni cittadino fl'ancese di pagare un uomo cltd andasse soUo le armi al suo pos to e nel caso a dal' la vita per lui in difesa · della patri a. Da ciò nacque nel sentimento pubblico una cer ta riprova.zione per quanto giusLamente chiamarono « le p1'ix clu sang ,, d'onde l'origine del principio scritto in fronte alla nuova leo·o·e 0 0 che nelle truppe j'l'.xncesi non vi dovrà essere premio in denaro, nè alcun prezzo cl'assoldamento. SubordinaLo a questo principio il riass oldamento è tutlora ·Concesso per un periodo minimo di due anni ed uno massimo
JN FRANCIA
3.13
di cinque, da contrarsi durante l'ultimo anno di servizio sotto· le armi, ed è rinnovellabile per i caporali e soldati fino all'eLà cli 29 anni compiuti, per i sottufficiali fino a.i 35. La stessa legge pre-annunziava in questi termini l'intervento' di un'altra ldgge per riservare all'esercito alcuni impieghi civili e militari (l). « Chiunque avrà passato dodici anni sotto le armi, cli cui « quattr-o almeno col grado di soltufficia le, otHene dal capo di « corpo un cl'l rtificato in virtù del quale riceve, a seconda delle « vacanze, un impiego civ_ile o militare corrispondente alle « sue attitudini ed alla sua istruzione. « Una legge speciale designerà in ogni servizio pubblico la « categoria degli impieghi che saranno riservali, nella totalità " od in una determinala proporzione, ai candidali muniti del « cer tifica to predetto » . A compiere colesta promessa vennero le due leggi del 24 luglicd873 e del 3'1 dicembre '1875 sugli impieghi riservati ai solLufficiali anziani delle truppe di terra e di mare. Sulla quantità numerica di colesti impieghi, un autore francese desume dagli estesi elenchi che fanno seguito alla legge il seguente riepilogo.
(1) L'idea cli cotesta concessione non è nuova, ma rimonta :fino all'S marzo 1811, epoca in cui apparve un primo decreto in proposito, che per · i sopravvenuti eventi politici del 1s12 e 1813 e poscia pet· la caduta del primo impero, non ebbe un'applicazione completa. Altri tentativi furono fatti nel !StS e nel 18•19 i quali prodt1ssero l'incompleta legge del 5 ed 11 luglio 1850, ed infine nel 1868 il generale Niel determinò u n certonumero d'impieghi: ci vili da conferirsi agli antichi mi mari.
Numer o deg li i mp ieghi a i quali i sottuffi ci ali COllCOl'rOnO
57 58 5,400 26,87'1 i ,947 397
854
8 7H7 2,978 7,248
Ammin istr azion i ne lle qua li i sottuftìciali avranno accesso
tersi cumulare col trattamento dell'impiego, conferito in virtù della legge 24 luglio 1873. Inoltre, ogni sottufficiale compreso n ella lista di classificazione per concorrere ad un impiego riceve un as segno giornaliero di lire '1,50 dal giorno della liberazione dal servizio militare fino a quello in cui ottiene uno degli impieghi civiJi- pei quali fu designa to, e tale assegno si può altresì cumulare con la pensione cli riposo . Per ultimo, il decreto del 25 dicembre '1875 appor tò nuove modificazioni alla tariffa delle paghe, le quali oggidì sono le seguenti:
Numero
degli impieghi r iservat.i
ogni a.nno
ai _sottufficiali
Giustizia Legion d'onore lnLerno F inanze G·uerra Is truzione pubblica Agricoltura e commercio Lavori pubblici P r afeLtura della Senna Prefettura di polizia
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IN FRANCIA
LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI
'1 '1 2'19 1,088 122 18
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286 258 450 FANTERIA
2,463
( di linea, tegg iera, stl'aniera, zuavi
e battaglioni d'Africa) . Gli assegni corrispondenti a cotesti impieghi variano fra un m inimo d i 500 ed un massinw di 1,200 lire all'anno. F u concessa inoltre pel primo riassoldamenlo un'alta paga giornaliera di '10 o 15 cen tesimi, secondo le armi, c_o n l'~umento ,di 5 centesimi per ogni riassoldamento successivo. Ben preslo però ques ti pr ovvedimenti si palesar ono insufficienti, sia pel ritardo frap posto nel rendere esecutoria la legge sugli impieghi, sia per l'esiguità dell'alta paga, sia infine perchè il limite cli 35 anni d'età aboliva di fatto ogni driLto alla .giubilazione, p er la quale secondo l'antica legge occorrevano 25 anni di servizio. La legge del 10 luglio 1874,, modificato. dall'allra del19marzo 1875, venne a migliorare in modo sensibile la pos izione. Furono aumentate le paghe; ai r iassoldati venne accordata un'alta paga giornaliera di 30 centesimi, e dopo dieci anni di servizio una seconda di 20 centesimi da potersi cumulare -colla prima; all'età di 35 anni venne conce~so il dritto acl u na pensione cli riposo valutata per ogni anno di servizio e per ogni campagna in ragione di •/ , del minimo dell'antica pens ione (legge del 1831 modificata da quella del '1855) e cla po-
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Aiutante sottufficiale, sotto capo m usica, capo al'maiuolo di 1• classe L. Capo armaiuolo di 2' classe, sergente maggiore trombettiere » Tamburo maggiore, capo m us ica, allievo d'am;, ministr azione . Sergente maggiore Sergente e sergente furiere
2,57
'1 ,52 1,47
))
1,'17
))
0,87
CAVALLERIA
(per tutti i 1'eggimenti meno gli Spahi s).
Aiutante, capo armaiuolo di 'la classe L. Capo armaiuolo di 2"' classe Maresciallo d'alloggio Lrombettiere . Ma1'esciallo d'alloggio capo . » Maresciallo d'alloggio e maresciallo d'alloggio furiere ))
))
2,72 '1 ,62 '1,47 1,32 1,02
(lJ Quendo i l sottufficiale non riceve la r azione giornaliera di 800 grammi di çarne, la sua pag!l- si a~rne.nta di lire 0,2~.
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ARTIGL IERIA
(compt'eSO il freno).
Aiutante, sotto capo musica, capo armaiuolo di L. 1" cla_sse . Capo armaiuolo di 2• classe » Capo artificiere . Maresciallo d'alloggio capo, sergente maggiore, » meccanico guardia del parco Maestro carpentiere, ferraio, cordaio, ms.resciallo d'alloggio trombettiere » Sotto capo artificier e . » Maresciallo d'alloggio, mar esciallo d'alloggio furiere, sergente o sergente furiere. » >)
3,77 2,12 1,92 1,82
1,4,7 1,27 1,17
GENIO.
Aiutante sottufficiale, sotto capo musica e capo armaiuolo di 1' classe . L. Capo armaiuolo di 2a. classe. . " Tamburo maggiore, sergente maggiore e maresciallo d' alloggio capo. » Sergente, sergente furiere, m ar esciallo d'alloggio, » maresciallo d'alloggio furiere .
3,77 2,12 1,82
1,17
TRENO DEGLI E QUIPAGGI.
Aiutante sottufficiale, capo armaiuolo di 1• L. classe. Capo armaiuolo di 2' classe » Maresciallo d'alloggio capo » Maresciallo d'alloggio e maresciallo d'alloggio ... . furiere ~
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IN FRANCIA
LA QUESTIONE DEI S0TTUFFIC1AL1
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3,62
1,97 1,72 1,07
Il minimo della pensione dopo 25 anni di servizio e:ffetti,vo ascende a L. 565 agli aiutanti sottufficiali ed assimilati; L. 465 ai sergenti maggiori, marescialli d'alloggio capi ed assimilati; L . 4:15 ai ser genti, marescialli d'alloggio ed assimilati: con un aumento per ogni anno cli servizio ed ogni campagna di L. 22,60; 18y60 e 16,60. Questa è adunque la posizione che le vigenti leggi offrono al sottufficiale in Fran~Ja; dimoclochè lasciando egli il servizio a 35 anni rjceve dal governo una pensione m inima variab~le fra 339, 279 e 249 lir e all'anno, secondo il grado che aveva, ed un impiego civile ordinariamente nel basso personale. Prima d'andare oltre, ci s ia concesso arre 9tarci. un momento per vedere cp~alé fatto saliente possa scaturire dai.risultati pratici di cotesto avvicendarsi cli leggi. A nostro modo di -yedere non ne emerge che uno solo, reale, indiscutibile, quello cioè che il riassoldamento con premio fu il so!o mezzo che rispose allo scopo; tutti gli altri s ia da soli, sia combinati si dimos trarono inefficaci. Il ; ongeclamentodell' ultima classe, quella del 1871, venne a dimostrare apertamente come l'avvenire riservato ai sottufficiali dopo un servizio a ttivo cli 15 anni fosse insufficiente per trat tenerli sotto le armi: I vuoti (1) che in questa circostanza si verificarono nei corpi, furono tanto sensibili da preoccupare • non solo i capi dell'esercito, m a eziandio il paese e la camera. Così in breve volgere di tempo, ben cinque progetti di legge, tutti d'iniziativa parlamentare, furono presentati sullo . stato dei sottufficiali. Alla s tessa epoca, lo Spectateut' militaire, l'Avenir niilitaire, jl B ulletin de la Réunion des ·ojJiciers ed altri giornali e periodici politici, si occuparono pure diffusamente e con larghe vedute. della stessa questione, la
(1) Dal resoconto ufficiale sui risultati della leva durante r anno 1876, risultano 978 sottutficiali riassoldati in meno dell'anno precedente. Il 33o reggimento d'artiglieria alla par~enza della classe del 1871 perdè d'un colpo due terzi dei sottufficiali.
A NNO XXII, VOL. IV.
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LA QUESTIONE OE1 SOTTUFFICIALI
IN FRA "CIA
31 9 menti dell' ultimo progetto riducono il ·problema ai m Lmm1 termini e tendono a fa r crollare tutto l'edificio delle rifor me che si erano immaginale. Ed in vero, toccare alle radici una istituzione di così alta importanza, è coso. troppo gelosa ed al Lempo s tesso grave, perc l1è un ministro non debba a sua volla direttamente occuparsene e pret,rndere che si proceda coi piedi di piombo. Il generale Berthaut, pur riconoscendo l'imperiosa necessità di provvedere o.cl uno sta.Lo di cose per se stesso dannoso all'esercito, si era fin da~lo scorso anno rivolto ai comandanti dei corpi d'armata ed agli ispeLLori generali delle varie armi, per avere il loro parere sui mezzi più atti a trattenere sotto lo armi un numero di so ttufficiali sufficiente ad assic11rar e una buona composizione dei quadri. In seguito una commissione presieduta da un ufficiale generale venne incaricata dell'esame di tulle queste proposte e della compilazione del progetto di legge testè presentato. Questo progetto, dice la r elazione che lo precede, si riferisce unicamente al riassoldamento dei sottufficiali; quant.o alle garanzie particolari che alcuni bons esp1·ils avrebbero voluto veder consacrate in loro fa vore con una legg·e sullo stato dei sottufficiali, mi è sembrato che da una parte potessero essere di una contestabile efficacia e dall'altra presentaPo sotto quella for ma molti inconvenienti dal punto di vista del ser vizio e della disciplina. Sarebbero inefficaci, soggiunge, inquanlochè esse creando dei vantaggi morali senza i corrispetli vi mezzi materiali, non contr ibuirebbero che in una ben debole misura a trattenerli soLto le armi; e presenterebber o dei seri inconvenienti dal puuLo di vista militare, perchè gli darebbero di fronte ai capi un tal grado d'indipendenza, da alterare lo spirito della subordinazione, della quale debbono dare per i primi al soldato il migliol'e esempio. D'allra parte il progett.o osserva, che in luogo d'assicu-
quale studiata così sotto diversi pun ti di vista, dovrà rendere ben più agevole il còmpilo dell'assemblea. In massima i legislat.ori sono concordi fra loro sulla necessità di concedere al soUufficiale un maggiore benessere morale e materiale durante il tempo che resta al servizio e di assicurar gli un avvenire, ridonalo che sia alla vita civile (i ). 1 pr·ovvedìmenU a quest.o scopo proposti furono di doppia natura, cioè provvedimenti che importano nuove e radicali riforme, come: Creare una legge sullo s tato dei sottufficiali simile a quella sullo stato degli ufficiali; Stabilire per legge il principio fondamentale che l'esercito abbia da essere il mezzo per accedere agli impieghi nelle amministrazioni dello Stato; Abolire il volontariato di un anno e concedere per esame ed a pagamento il passaggio nella disponibilità; Aggiungere nella gerarchia dei g radi l'impiego di primo sergente e di primo maresciallo d'alloggio; E provvedimenti che sollo diversa forma ritornerebbero in vigore, come : Ripristinare il riassoldamento con premio; Corrispondere al sottuffìciale riassolclato un dato capitale in luogo della pensione; Conceder gli la facoltà di contrarre matrimonio in base a determinate condizioni; Migliorare la sua tenuta e la vita materiale. Ques te riforme invocate dai membri della camera erano da circa otto mesi all'esame della commissione parlamentar e, quando sopraggiunse il progetto m inisLeriale sul riassoldamento dei sottufficiali. ~oi non sappiamo a qual punt.o fossero giunti i lavori della commissione e quali le sue vedute intomo aJla quistione, certo è che le proposte ed i ragiona(1) La dispensa del gennaio dell·anno in corso contiene un esteso resoconto di questi cinque progetti.
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LA QUESTlONE DEI SOTTUFFICIALI
IN FRANCIA"
rare al sottufficiale le garanzie di cui si tratta per legge, nulla si oppone di farle in via regolamentare ed a misura che se ne presenti l'occasione. Così, egli dice, trovandosi attualmente in corso di revisione il regolamento sul servizio iliterno dei corpi di truppa, sarà in esso introdotta una _disposizione in virtù della quale la retrocessione dei sottufficiali riassoldati non potrà essere pronunciata che in seguito · al parere di un consiglio di disciplina reggimentale e per aecisione sia del comandanLe del corpo d'armata che del ministro della guerra (1). In egual modo la r elazione assicura che i miglioramenti domandati nella tenuta e nel trattamento materiale dei sottufficiali, in parte sono già stati concessi ed il resto verrà attuato appena sarà possibile. A questo S·"'. Opo le nuove caserme sono costruite in modo da poterli t.iloggiare due per due, e da offrire appositi locali per mensa e per sala di convegno, e le antiche verranno ridotte e,sse pure in guisa da pr·esentare gli stessi vantaggi. Per siffatti motivi, il progetto di legge governativo si limita a rimuovere le difficoltà nate nel reclutamento dei sottufficiali pe1' effetto della riduzione della durata del servizio attivo con assicurar loro un avvenire.
È sembrato che il solo mezzo sicuro per arrivare a questo risultato fosse quello di offrire al sotLufliciale, ultimato che abbia il servizio legale, dei vantaggi corrispondenti al sacrifizio che rende allo Stato, restando sotto le armi. In appoggio a questo concetto, il legislatore ribatte le due accuse mosse alla legge del 24 luglio 1873 sulla concessione degli impieghi civili adducendo risultare da documenti ufficiali che sulla cifra di 1,618 impieghi messi ogo.i anno a disposizione dell'esercito, si presentarono, nel 1875, 204 can·didati, e nel t876, '182 e che p~r 80 posti in media di percettori disponibili ogni anrio, e che sembrava dovessero essere i più ambiti, giunsero solo 19 domande. Onde conclude che l'inefficacia della legge precitata non è da attribuirsi, per qu;anto riflette il riassoldamento, al numero ed alla natura degli impieghi offerti, ma bensì all'insufficienza dei mezzi fin qui adottati per trattenere i sottufficiali so.tto le armi fino a dodici anni di servizio. Il nuovo progetto quindi non si preoccupa delle riforme di cui la legge del 24 lugHo 1873 potrebbe essere suscettibile, ma -cerca invece di migliorare le disposizioni della legge del 10 luglio 1874, modificata dall'altra del 19 marzo 1875 relativa ai miglioramenti da apportare alla situazione dei sottufficiali nell'esercito attivo. Ciò premesso vediamo quali sono i beneficii conces.si dal progetto ministeriale: i• Il sottufficiale riassoldato riceve una gratificazione di .600 lire, divisa in due parti, per ciascuno dei primi quattro anni di ser vizio che compie come riassoldato. La seconda pa!'te, cioè il sesto della gratificazione, gli è ,corrisposta in seguito a sua domanda, intera od in parte, all'atto del riassoldamento, od è convertita in tiLoli cli rendita dei quali può sempre dispol're. Il resto della gratificazione, quando è definitivamente acquisita e quando egli continui ancora sotto le armi, è pure con~ertita in titoli di rendita, quali gli vengono rimessi al momento di abbandonare il
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(I) Qui occorre notare che le norme relative alla retrocessione dei •sottufficiali sebbene regolate per legge in passato, pure andarono soggette a continue modificazioni. Così nel 18!1.8 flt abrogata l'ordinanza del 2 novembre 1833 che conferiva ai generali di divisione la facoltà di retrocedere i sottufficiali, e venne stabilito che questa peoa disciplinare sarebbe stata inflitta in seguito a decisione di un consiglio d'inchiesta. Cinque anni dopo questa disposizione veniva ' abolita e rimessa in vigore l'ordinanza del 1883 con la differenza che era il ministro della guerra che pronunziava .le ret.rocessioni. · In seguito la. decisione imperiale del 29 gennaio 1856 abrogava anche quest:ultima disposizione e ne ridona va il diritto agli ufficiali generali, salvo pei decorati della legione d'onore e della medaglia militare, per i quali decideva il ministero della guerra.
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LA QUESTION E DEI SO'rTUFFlCJALl
lN FRANCIA
servizio. Quando sia promosso ufficìale, faccia passaggio nella gendarmeria, ottenga un impiego militare, oppure venga riformalo per malattia non incontrata in servizio, riceve della gratifìcazione una parte proporzionale al tempo di servizio compiulo come riassoldato ali' alto dclJa nomina, passaggio o collocamento in riforma. Riceve invece l'intera graLificazione quando la riforma proviene da infermitù incontrata in servizio. Il soLtufficiale che rinunzia volontariamente al suo grado, o lo perde per retrocessione o giudizio, non ha dirilLo che alla parte della gralificazione corrispondente al servizio che ha compiulo come riassoldato. La liquidazione non ha luogo che al ter mine del riassoldamento. In caso di decesso la vedova riceve la totalità o la parte della gratificazione corrispondente al servizio compiuLo, sia o no convertila in rendita, secondochè si tralLi di morte avvenuta in servizio o di morte naturale. In mancanza della vedova (non divisa di corpo) subentrano nel diritto gli eredi. 2° L'alta paga di 20 centesimi al giorno, che secondo la legge del 10 luglio 1874 decorre dopo il decimo anno di servizio attivo, decorrerà invece dopo il nono. 3° Il diritto alla pensione di riposo, che secondo la precitata legge decorre all'età di 35 anni compiuti, verrebbe modificato nel senso che il sottufficiale vi avrebbe clirillo dopo dodici anni di servizio altivo; restando invariato il disposto: che la pensione è proporzionale, che il suo ammontare è valutato per ogni anno di servizio e per ogni campagna in ragione di 'I .. del minimo della pensione alla quale avrebbe diritto a 25 anni di servizio compiuti o che infine può cumularsi col trattamento annesso all'impiego civile. Per ultimo, come disposizione kansilol"ia, gli antichi sottufficiali facenLi parte della r iserva dell'esercito attivo potrebbero ritornare in servizio ed esser·e ammessi a contrarre un riassoldamenlo nel modo stabilito, a condizione che un impiego del loro grado gli venga assicurato da un capo di corpo. Tali sarebbero le disposizioni peculiari di un progetto per
l'applicazione del quale è previsLo un aumento sul bilancio della guerra di 5 milioni e 300 mila lire in base a 2,000 riassoldati all'anno. Guardando cotesto progetto dal punto di vista degli interessi dell'esercito, evidentemente il legislatore si è proposto: 1• Di adescare con un compenso di 2,400 lire il sottufficiale a contrarre un riassoldamento, ed in questo modo assicurarsi che egli resti sollo le armi per un tempo non minore di 8 anni circa . 2° D'indurlo, fini to che a~bio. il riassoldamento, a res tare ancora in servizio, ed a questo scopo ha ristretto i limili di tempo assegnati pel diritto alla seconda alta paga ed alla pensione di riposo. Una volta che la nuova legge s ul reclutamento- dovesse ricevere una completa applicazione, cioè che la durala del servizio nell'esercito attivo diventi realmente di cinque anni (cosa che a nostro credere non sarà attuobile (1)) il limite di nove anni pel diritto all'alta paga corrisponderebbe esattamente con l'epoca della fine del riassoldamento. Ecco cosi posto il sotlufficiale di fronte alla convenienza di continuare sot!o le armi per altri :3 nnni, sia pel beneficio immediato che gliene verrebbe di un aumento di paga, s ia per conseguire la pensione di ritiro ed un impiego civile. Se invece s i fosse conservato il limite cli 3.5 anni di elà, nè sarebbe avvenuto che i sottufficiali ultimalo il riassoldamento in elà dai 28 ai ~9 onni, avrebbero dovuto per~orrere nn periodo di tempo troppo lungo per raggiungel"e il vanlaggio
(1) La Francia non potendc, mantenet·e soUo le armi tutta la forza data dalle cinque classi astrette al se rvizio oeJJ·ese1·cito attivo, ricorre allo espediente di mandaro in congedo una classe per anticipazione e di ritardare di un anno la leva. A questo riguardo il deputato Laisant· presentò per la seconda volta alla camera nel dicembre ultimo un progetto di legge per la riduzione a tre anni ~el ser vizio militare nell'esercito attivo. Aderirono a cotesta proposta 250 deputati.
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LA. QUESTIONE DEI SOTT UFFICIALI 32.i d'èlla pensione e la maggior parte di essi avrebbe finilo forse per rinunciarvi. Inoltre la riduzione proposta tende a far coincidere l'epoca del diritto alla pensione con quella del diritto ad un impiego civile, potendo il trattamento dell'uno cumularsi con quello dell'altro. Riassumendo, la posizione che si vorrebbe fare al sottufficiale in Francia risulterebbe la seguente: Durante il tempo che egli resta in servizio attivo riceverebbe una iratificazione di L. 400 all'atto del riassoldamento, più un'alta paga di L. 0,30 al giorno, cioè L. 106,aO all'anno. Dopo nove anni di servizio attivo, l'alta paga diverrebbe di L. 0,5ò al giorno, cioè di L. 182,50 all'anno. In complesso le competenze dei sottufficiali di compagnia riassoldati, risulterebbero per le armi principali le seguenti:
Fanteria
I
I
cavalleria A1·tiglie_ria !Treno deg_li ' e Gemo equipaggi
Paga alla mano del sott,;tllcialc dopo il riassolf\amen to
IN F RANCIA 325 Abbandonando il ser vizio attivo dopo '12 anhi di permanenza sotto le armi, cioè a circa 32 anni di età, il sottufficiale riceve: Una pensione annuale equivalente a: L. 271,20 (t) se aiutante sottufficiale od assimilato ; L. 223,20 (1~ se sergente maggiore, maresc~allo d'alloggio capo od assimilato; L. '199,20 (1) se sergente, maresciallo d'alloggio od assimilato; riceve i titoli di rendita corrispondenti alla gratificazione ed agli interessi accumulati, tiLoli che nella migliore ipotesi potranno rappresentare un capitale di 3,.020 lire (2); Riceve un impiego civile; Riceve per uUimo una retribuzione giornaliera di L. t,50 ' finchè il governo non l'avrà p1•ovveduto di cotesto impiego. Oltre ai 12 anni la posizione del sottufficiale non vuntaggia che nelll'aurnento della pensione, la quale, come si è visto, a 25 anni di servizio raggiunge il minimo di L. 565, 465, o .415, secondo il grado e nell'aumento del capitale per effetto degli inte1·essi accumulati.
(Continua) G. MAURI- MORI Capitano di stato maggiore.
Aiutante sottufficiale. . 2,87 3,07 3,02 3,22 4,07 4,27 3,9214,12 Sergente ma<>-giore o mar esciallo d'alloggio capo . . . . . . . . 1,47 1,67 1,62 2,82 2,12 2,32 2,02 2,22 Sergente e sergente furiere o maresciallo di allo~gio e maresciallo d'alloggio furiere . . 1,17 1,37 1,32 ·1 ,52 1,47 1,67 t ,37 t,57 Oltre alla paga, egli riceve in natura giornalmente un ch_ilogrammo di pane e trecento grammi di carne, valutata que'3ta ultima in ragione cli 26 centesimi per razione, quando gli sia -corrisposta in contanti.
(1) Cotes te cifre si aumentano rispeiiivamente di L. 22,60; lS,60; 16,60 per ogni' anno in più di servizio o campag~a di gue.rra. (2) Supponendo che il sottufficiale .rinunzi a ritira.re ogni anno il sesto del;a gratifìcaziooe e' valu tando gli i nteres$i al 3 o;. (corso del giorn o 70,55).
DlllLlOGRAFIA
BIBLIOGRAFIA
P,•ogetti e
delMemoria del maggior generale FELICE MARTIN!, redatta per incarico del Ministero dèlla marin a. P arte prima, Venezia. Stabilimento tipografico di G. Antonelli, 1877. lt1·v o1·i 11el 1•i,01•tlina•nento
l'tirsenale .,,u11•itt·b 110 ,li TTeneeia. -
Il ministero della marina affidava, nel marzo 1872, al colonnello del genio militare :Marlini l'onorevole missione di dirigere i lavori di r iordinamento dell'arsenale marittimo di Venezia iniziati nel gennaio 1869. Tenne il MarLini il posLo di direttore presso quell'ufficio del genio fino all'epoca in cui venne promosso a maggior generale e destin<1 to a carica s uperiore, vale a dire per più che cinque anni. ., _ . Jn seguito egli redigeva nell'anno 1876 la memoria d1 cw sopra abbiamo daLo il Litolo, e della cruole venne tostè resa di pubblica ragione la p1·ima parle . Essa comprende un volume di JH pagine di testo in quarto, cui va°:no anne~se otto tavole di disegno in cromo-litografia, eseguite con singolare nitidezza o precisione. . .. I grandiosi lavori compiti dal nostro gemo m1lilare alla Spezia1 ed a Venezia per creare nella prima un arsenale marittimo, e nella seconda per r iordinare ed ingrandire qu~llo esistente, interessano nel più ano grado non solo la marma e l'esercito, mo. la nazione tutta. Perciò l'apparire di un'opera che dà esatta contezza di quanto è s tato fatto nel r~lativamente breve spazio di tempo che cl divide dall'anno in cui l'antica reo-ina dei mari fu annessa alla patria nostra, verrà salulat;~ con piacere da tutti coloro che nutrono la
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convinzione, essere a Venezia riserbalo una parte importantissima nelle guerre avvenire. Se quindi la memoria del generale Martini è di un interesse s ingolare per il coltivatore dell'arte dell'ingegnere, essa è altresi ricca di attrattiva per chi ama avere esatta conos cenza dei mezzi cli cui l'Ilalia dispone per difendere la sua indipendenza e per sollevarsi verso l'anLica grandezza commerciale. Nella supposizione che l'opera di cui trattasi non possa trovarsi nelle mani di Lutti i nostri lettori, crediamo utile ~i qui riassumerne le parti di più comune interesse, ommettendo i particolari tecnici e- valendoci possibilmente delle parole dell'autore. La mancanza nell'Adriatico di una conveniente stazione per la nos tra marina militare, nella quale fosse dato non solo di riparare e ma ntenere in buono stato il naviglio esistente, ma eziandio di costruirvi nuovi e poderosi legni da guerra , imponeva al governo nazionale l'obbligo di provvedere allacostruzione di un nuovo arsenale, oppure al riordinamento di quello esistente a Ve nezia. Ora non poteva esservi dubbio a quale cleì duo partili si doveva appigliarsi. Il generale Chiodo venne perciò dal ministero della marina incai•icato di fare gli studi opportuni per il riordinamenta dell'arsenale di Venezia, di questo glorioso monumento della potenza della repubblica, di cui il professore Pietro Martino s criveva nel grande albo, contenen te i disegni delle cose più interessanti del!' arsenale per l' esposizione univel'sale di Vienna l'anno 1873, che nei suoi periodi par che segna e adclimostri la /'oriana clello Stato a cui apparteneva, e di questi 7'appresenti la dignità eziandio nell'esterno decoro. Il Chiodo presentava, con relazione del 29 marzo 1869, un primo sludio dì massima veramente degno del soggetto, equale poteva ottenersi dalla dotta mente di lui e dalle vaste sue cognizioni speciali. Tale progetto è rappresentato nella terza delle otto tavole di ùisegno annesse alla memoria del generale Martini e comprende, fra le altre notevoliss imeopere, la costruzione cli due grandi bacini di raddobbo .nel-l'esistente recinto dell'arsenale e di cinque scali grandiosi da costru7.ioni navali fuori cli esso; inoltre la riunione in una delle due darsene Nuovissima e d'A,·senal l'luovo, le cui dimensioni erano affatto insufficienti per-le navi da guerra aLtuali, dis posizione questa che venne mantenuta nel pia no definitivo,. approvato il 20 maggio '1873.
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BIBLIOGRAFIA
IHDLI0Glli\F! A
La spesa di tutti i lavori contemplati nel primo progetl9 Chiodo ascendeva a 18 milioni . Ma le ristrettezze finanziarie .dello Stato non permettendo al ministero della marina di riprendere in considérazione che quei .lavot·i i quali rifle ttevano i bisogni più stringenti della nuova stazione marittima, il progetto del 25 marzo '1867 veniva dall'autore stesso ridotto alla spesa di 1t milioni, essenzialmente mediante la soppressione di un bacino di carenaggio e di tre dei cinque -scali proposti, per il che lo scavo subacqueo es terno all'arsenale veniva limitato a soli due scali. Questo secondo progetto del generale Chiodo, che è riportato nella tav. 4', corrispondendo oltre ai bisogni reali della marina anche alle vedute economiche del ministero, venne unitamente al primo presentato all'esame di una commissione, la quale emetteva voto favorevole per tutti e due i progetti. Il ministero della marina presentava quindi alla ·camera dei deputa ti una proposta di legge per poter tradurre in att9 il secondo progetto, cioè quello ridotto. La commissione dP-lla camera nominata per l'esame della proposta di legge suddetta, pronuncia.vasi ad unanimità ed in ogni sua parle favorevole allo schema cli legge, cl1e venne poi discusso in pubblica seduta verso la fine del seguente anno (1868). Chi ha tenuto dietro alle tornale della camera di quei tempi r icorderà l'animata discussione suscitata da alcuni deputati che oppugnavano il clivisato ampliamento dell'arsenale. L'autore dà un succoso sunto e della elaborata relazione del comandante Sandri e dei principali discorsi tenuti in favore e contro, dai quali rimase luminosamente ,dimostrata l'alta impor tanza strategica di Venezia e come piazza cli terra e come stazione navale. La votazione fu favorevole al progetto di legge e la spesa cli 1'1 milioni di lire venne jn forza della legge 11 agosto 1870 .accordata e ripartita in tredici esercizi, dall'anno 1869 al 1881. Per gli ulteriori s tudi particolareggiati rifl ettenti l'esecuzione delle oper e tutte, venne istituita una Direzione s traordinaria del genio militare, di cui, con decreto 7 gennaio 1869, fu messo a capo l'inallora colonnello Giani. Questi, per ra.gioni tecniche chiaramenle riassunte nel lavoro d~ generale Martini, proponeva una variante al progetto ridotto Chiodo nel senso di situare il bacino di raddobbo in allra località fuori dell'esistente recinto ed in prossimità della Po1'ta Nuo1;a, che ,è sul lato d'oriente dell'arsenale; di costruit'e g li scali ad un
dipresso nella posizione dal Chiodo prescelt(l. per il bacino di raddobbo; di mantenere le due darsene interne (Nuovissima Grande e d'Arsenale Nuovo) come erano, cioè divise, e di s cavarne una nuova nel posto ove il Chiodo voleva si eseguissero gli scali, vale a <lire a nord dell'arsenale. Il ministero della marina istituì con decreto 80 mar:rofo 1869 . , . ot> una comrn1ss1one per esaminare e rivedere il pro o-etto d'arte definitivo delle opere e dei lavori presentato dal :uddetto direttore de l genio. Questa d,,ferì ad una soUu-commissione lo studio della quistione sotto il punto di vista tecnico ed economico e concluse poscia, in base a l parere emesso dalla sottocommissione, che venisse costrntto il bacino di carenacro·io • 00 secondo la proposta Giani nell'isola delle Vergini, posta ad oriente del recinto del vecchio arsenale in pr ossimità della Porta Nuova; che si erigessero due scali per le costruzioni navali pure nella località indicala da l Giani; ma mantenne la demolizione dell'isolotto per riunire in una le due darsene interne, come era stato progettato dal generale Chiodo e stabilì che s i facesse una darsena esterna cli froiite all'is~la delle Vergini e dell'attigua detta cli S. Pietr·o. La direzione s traordinaria del genio di Venezia veniva poscia incaricata di dare seguito alle deliberazioni della commissione, ed il 2.f. gennaio 1870 il colonnello Giani rasseo·nava al ministero della marina un progetto particolareggiata°comprendente le opere pcoposte dalla s oUo-commissione meno due, fra l'e quali la distruzione dell'Isolotto che la sotto-com, . ' rrnssrone opinava doversi eseguire s olo dopo compiuti gli aUri lavori. Il progetto è rappresentato dalla tav. 6· ed importava una spesa in meno su quella prevista nel secondo, progetto Chiodo, cli lire 2,500,000. L'autore porge quindi un sunto dei lavori compresi nel progetto. ,Noi non possiamo fermarci su questi particolari tecnici; per debito di giustizia però crediamo bene di riportare in tegralmen te, il giudizio del generale ]\fortini sul progetto Giani. « Abbiamo creduto dilungarci a lquanto nella de« scrizione del progett~ particolareggiato presentato dal co« lonnello Giani, per dare uri'idea della somma diligenza, della " larghezza e profondità cli vedute alle quali era informato " siffatto lavoro, realmente degno di essere esaminato in • ogni sua particolarità da tutti quelli ai q uali interessa lo " addentrarsi nelle ardue quistioni delle costruzioni ma« rittime ».
BIDl,IO&RAFlA 330 Ma le circostanze non consentirono che tale progelto venisse integralmente attualo. Promosso il Giani alla carica ,di comandante terriloriale del genio in Verona, al posto da lui fino allora occupato venne chiamato il colonnello Morando. Il ministero della marina commise al nuovo direttore cli occuparsi, pel momento, soltanto del bacino cli carenaggio. Il colonnello Morando presentò nel maggio 1870 il progetto particolareggialo secondo il quale il bacino era. da eseguirsi in asciutto. SebbenJ l'opera fosse 1t1antenuta nell'isola delle Ve,.gini, il progetto Morando presentava differenza di qualche conto sul progetto Giaoi. Noi non sl-aremo ad esaminare queste difTerenze, e nemmeno descriveremo le importanti esperienze eseguite per cura di quella direzione, affine di stabilire se la formazione del sottosuolo dell'i!:-ola delle Vergini non fosse tale da costituire gravissimo ostacolo alla costruzione, sia in asciutto sia mediante il sistema subacqueo di detto bacino nella indicala localilù. Solo diremo che codeste esperienze indussero gli uomini competenti nella convinzione che il bacino di carenaggio, attesa la quali là del fondo entro · il quule doveva esser stabilito, non poteva veni1· cost1·uito che per immersione, ossia col sistema subacqueo, e che, adottandosi il mezzo cli escavazione a scat·pate libere, come quello che presentava· assoluta sicunJ:tia cli regolare e meno disper.dioso processo dei lavori, non fosse più conveniente situarlo sull'isola delle Vergini, ma in località meno an• gus ta nelle vicinanze dell'al'senale, indicandosi specialmente come acconcio il vicino tro.Lto del canale di Marani. ,\'dottando le conclusioni sopra riassunte, del comitato del genio, il ministero della maC'ina, con dispaccio dell' l1 giugno 1870, ordinava venisset'O fatti sul luogo nuovi studi per determinare il posto del bacino. La direzione presentava in seguilo tre pt·ogetti di massima. Uno collocava il manufatto nel canale di navioazione, o dei Marani a ridosso del fianco a levante dell'isola di S. Pietro; un secondo nella palude a nord-est della Porta Nuova, ed il terzo nella località delle Vergini. La direzione si esprimeva però favorevole alla seconda delle indicate località, mentre l'ingegnere dei porti e delle lagune di Venezia, At1tonio Conlin, il cui parere era da sentirsi giusta gli ordini ministeriali, opinava che, per non nuocere al buon regime della laguna, il bacino si dovesse collocare nel ca-
.nate delle navi.
331 Il comitato del genio indicava alcune variant.i da apportarsi al progetto, ritenuto come meglio conveniente ai bisogni della laguna dal Contin, cui dava il suo assenso. Le varianti così prescritte vennero I.osto introdotte e rassegnate il 19 settembre corredandole con estesa relazione, che l'autore riporta per sommi capi. Dalla medesima risull,ando evidente il poco o nessun pregiudizio che al regime della laguna sarebbe derivato dal costruire il bacino nella posizione indicala dalla direzione come migliore . ' cioè a nord-est dell'arsenule nel tratto della palude degli Ebrei più prossimo all'arsenale, il ministero della marina adottava definitivamente la lo~alità ultima indicata per edi ficarvi il bacino di carenaggio, ed òrdinava venisse s viluppato il relativo progetto in ogni sua par ticolarità. Esso venne rimesso in corso il 9 novembre 1870; sottoposto quindi all'esame del comitato del genio, questo lo giudicava mel'ilevole d'approvazione con aLLo deliberativo del 7 dicembre 1870. Approvato di fatto per parte del dicastero della marina, si passò all'appaho dei lavori in esso contemplati e no rimase deliberataria la Banca di cost1·uzioni di Milano. Riservando alla seconda parte dell'interessantissimo suo lavoro la minuta descrizione di cotesto progetto, il ,,.enerale Martini, a compimento di quanto sin qui espose int61•no alle diver~e fasi per cui passò ogni studio preparatorio ai lavori di riordinamento ed ingrandimento dell'arsenale di Venezia, porge alcuni cenni s ulle generalità del progeLLo di cui è parola. Espone in seguilo gli studi tendenti a rendere attuabili le nltl'e varie opero con template nella legge 17 gennaio 1869. L'opera di maggior considerazione, che potè in via cli massima essere studiata nell'anno 1871, fu quella di un secondo ba~ino da raddobbo, di dimensioni d'assai più piccole del primo da edificarsi nell'alveo del tratto deviato del canale Fondamente nuove, in tutta prossimità dell'altro bacino che stavasi per iniziare. Il generale MarLini dà :la · descrizione della nuova opera e del modo con cui intendevasi di procedere per il suo eseguirnento. 11 relativo progetto, dopo alc~ne modificazioni s uggerilo dal consiglio superiore di marma, ed altre dal comitato del genio, venne definitivamente approvato e per opera della Barica di costruzioni di Milano, potè essere felicemente compiuto e posto in esercizio BIBLIOGRAFIA
332 BtBLIOGRAfo'IA ai primi di giugno del 1875) cioè appena 30 mesi dopo che si era potuto incominciare a porre a secco l'alveo deviato del canale delle Fondamente nuove. Esposte quindi alcune altre cose cli minor conto, il O'ener.ale_Martini pone fine a questa prima parte della pr eievollss1ma sua memoria col dare in appendice il sunto storico e descrittivo dell'arsenale di Venezia fino al 1866. L'ordine, indispensabile in ogni cosa ma specialmenle in la~ori di 1 uesto genere, la chiarezza nello esporre, e quello stile conciso, al quale nulla può essere aO'rriunto nè tolto sono pregi non comuni dell'opera .che abbiamo sott'occhio, e fanno fede della esatta cognizione che l'autore possiede dei lavori occorsi nell'arsenale di Ve11ezia; lavor i che egli descrive con maestria corrispondente all'importanza dell'argomento ed ali& sua dottrina nella scienza dell'idraulica. In questa prima parte in cui sono riassunti i vari studi e lavori eseguiti sotto la direzione <lei suoi predecessori e che contribuirono grandemente alla felice soluzione ·dell'arduo problema di dare all'arsenale cli Venezia assetto conveniente alle moltiplicate esigenze della marina da guerra moderna, l'autore si propose e riuscì nell'intento di narrare. i fatti avvenuti in modo assolutamente soO'o-ettivo. Ciò . bb coslJtmsce, a nostro avviso, un'altra prerogativa dell'opera, essen.do~hè la scrupolosA e s torica narrazione, spoglia di quals1as1 commento ed apprezzamento personale non intorbida la mente del lettore e permet~e al provetto 'nell'arte di far si da s·è un criterio sull'opportunità delle varie soluzioni man mano proposte, discusse, reiette od adottate· intorno ai difficili pl'oblemi che si presentarono nella riduzione dell'importante stabilimento. ' .Mantenendosi sempre imparziale, il generale Martini aumentò il valore dell'opera la quale, sia per lo s tudio dei metodi di costruzione che precedettero l'esecuzione dei lavori, sia per l'importanza dei medesimi, sia infine per il modo con cui essi vennero tradotti in pratica, sarà sempre utilmente consultata dallo studioso e da chi può essere chiamato a simili lavori. Ot')
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_.,,.lantov,6- e le cue1•,•e naenio~tibili nellti ,vcdle ,lei Po . - Considerazioni storiche e militari per GIOVANNI
grafiche -
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Lonr maggiore del genio. Con tavole l itoBologna presso Nicola Zanichelli. -1877.
Pag. 520 ..Prezzo L. 6.
È un libro che va giuslamenLe lodato per la forbitezzu dello stile e la nitidezza delle idee con cui è scritto, per le frequenti considerazioni, spesso nuov~, sempre opportunissime ed istruttive, di cui è corredato. L'uulore vi si dimostra dotto ingegnere militare, elegante scrittore e, ciò che più monta, egregio citLad ino clteali'inlenso amor di pat1·ia ha for temente temprnto il cuore ed educata la mente. Scopo 'è:} di r ilevare l'importanza slrategica e tattica che ba sempre avuto la piazza di Mantova, come quella che, a cavallo del Mincio e in molta prossimi là del Po, meUe in relazione intirna lo scacchiere veneto col lombardo ed ambedue con l'emiliano, mentre per s,~ s tessa è una delle più forti piazze gr-azie allargo ostacolo delle acque da cui è circondata . A conseguire questo scopo, egli ha creduto dover riassumere la ' storia delle p'il\ imporlan ti guene che dall'epoca 1·0mana sin oggi si son combattute nella valle padana; nè ciò solo, ma per· meglio far comprendere l'indole di queste stesse guerre, spesso è costretto a delineare le conclizipni storic!:e, sociali e militari dei popoli che le produssero . Per vero <.hre lo i'a con molta arte e l'esposizione. dei fatti non manca di essere interessante ed is truttiva ; ma gli l'a difetto lo spazio, però che in un volume di 517 pagine un concetto tanto vasto · vi sta a disagio. Sembra che per mantenersi in ristretti limiti s_ia~i tr?~ vato a foonle di due scogli . Rivolgendosi a lettori 1strm~1 sulle generalità di· nostra storia, avrebbe forse trovato sufficiente una monografia della fortezza di Mantova, nella quale nondimeno polevansi richiamare alla memoria quel~e particolarità che più direttamente interessano_ la ~tori~ della fortezza; ma pei lettori ignari di tutto l'ambiente m cm queste particolarità si svolsero era necessario estendersi sino alle intime loro r ao'ioni e descrivere per intero l'indole e le conseguenze dei va;i pe;·iodi della storia generale d'Italia. Ha ·ANNO xx11, VoL. 1v.
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voluto soddisfare a1la doppia esigenza e mantenere una certa formale armonia fl'a due concetti cotanto disparati; ma è caduto per avven tura n ell'incoveniente di scendere a troppi particolari sulla s toria. generale delle g uerre, e di presentarne trop po pochi della storia particolare di Mantova. Sino al nono capitolo del suo libro, l'autore ci fa ass istere al nascimento della romana potenza, all'urto coi Celti, P uni e Cimbri; ci dimostra le ragioni dell'estendersi alla periferia e del conseguente indebolirsi al centro · per le guerre civili e l'infiacchirsi dei costum i; ci descrive le lotte fra Ottoniani e Vite lliani, fra questi e Vespasian i; ci rappresenta l'impero caden te sotto i colpi dei bat·bari e l'Halia corsa dai Visigoti · e dagli Unni, dominata dai Goti, Greci, Longobardi; ci fa conoscere infine l'indole del dominio dei re carolingi e del f'e uda lesi mo e ci addita dove caddero i frantumi del vasto impero fondato da Carlomagno. E tultò ciò con raccon to brioso, spiglia to, qualche volta for se troppo ador no, sempre ricco di islruLLi ve osservazioni. Ma le guerre com battute nella vallo del Po vi sono appena accennate, e di Mantova come fortezza , s'impara solamente ch'er a già piozza murata e protetta dalle acq ue quando l'occupar ono i Cenomani e che i Romani dopo la seconda. guerra punica ne fecero una colonia; poscia se ne sa più nulla sino alla discesa di Alarico, nella quale epoca è consider ata se mpre come. sito for te, che resis te in seguito ad A ttila e ad Alboino, rna che s i r ende per fame ad Agilulfo . F; detto p ure che Agilulfo ne fece aLLenare le mura per cui si tr ova città aperta a ll'epoca dell'invasioue franca; nondimeno s'aggiunge che nella guena fra Berenga1'io e R odolfo di Boi'gogna., Mantova dopo fo rte asseclio fu prosa e saccheggiata, senza sapersi nè quando, n è come, nè da chi rosse s tata n uovamente for tificata. Non un tentativo per dar notizia delle fortificazioni d'allora e ùel modo come si traesse par tito dallo acque del Mincio, notizia che, a nostro pa rere, sarebbe s tata molto opporLuna ed avrebbe avuto so pratutto il pregio della novità. L'autore non ci dice se veramente · ma·ncano le fon ti s loriche dove a ttingere tale notizia, ma in tal caso i primi nove capitoli del libro, i quali poco o nulla contengono che non sia generalmente r isaputo,.potevano ridursi a poche pagine <li introduzione . · Del resto egli stesso s'accorge di tale verità e comincia
il nono capitolo con queste parole : ( Man tova retla dal suo « comune . . ... acquista un caraUer e individuale, una per,;oq; nalità c he permette d'avvicinarci al nostro soggetto, ab« bandonando alla scienza della s toria le riflessioni d'ordine ·« s uperiore sugli avvenimenti che agitarono il mondo ». La storia di Mantova comincia veramente al decimo capitolo, anzi aggiungiamo che questo è fra i più importanti dell'opera del maggiore Lodi. In esso, esposto con molta chiarezza lo s tato idr ografico della regione mantovana, desc1·ive con ordine ammir·evole e con molta dotlrjna le ragioni storiche e tecniche peL' le quali nel 1198 il comune di Mantova commise all'at·chitelto Pitentino la formazio ne di quei laghi che rappresentano il più potente ostacolo agli approcci della fortezza . Il primo sbarr amento del Mincio si ebbe colla diga fra porla del Zoppetto e borgo Porto (in seg uito cittadella) sul ramo principale a sinistra, e colla diga fra porta Predella e la r iva opposta del piccolo ramo a destra: così venne formato il lago s uperiore, mentre g-li scarica tori delle due dighe ne lasciavano correre g li scoli negli antichi J.etti melmosi ad un livello più basso. Dopo l'assedio di Ezelino (-1256), il quale si accosLò alle mura d i Man tova dal la Lo desteo dove il piccolo ramo non presentava che lieve ostacolo, i Mantovani fecero costrui re una terza diga a porla Cerese, de terminando in tal modo il lago Paiolo. E perché q uesto, sebbene ad acque più basse del lago s uper iore, non inondasse il terreno ver-so la cittìi, fu costrutto l'argine che in seguilo prendendo forma bast.ionat.a fu detto trinceramen to del T. P iù ta rd i ancora, med iante una quarta diga costrutta a Pietole, tutto il piccolo ramo del Mincio si dis tese a guisa d i lago. Infine per elevare l'acqua nel r amo di sinistra al d i soLLo della diga di porta del ZeppeLto, fu costruita la chiusa di Governolo, la quale, mun ita d'usciar e, permetteva la navigazione nel tronco inferiore del Mincio . Molle considerazioni fa l'autore sul modo con cui venne reg olata l'inondazione a ttomo Mantova, ma poco d ice delle tor litìcazioni proprie della città. Ag giunge però che i Mantovani riconoscendo pue sempr e il lato meridionale come il più debple della ror-tezza e che, se pure le fosse e le mm·à salvavano la città, gran parte della popola:zione rurale rimaneva in mano a feroci predat.ori, determinarono di fortificare la regione intera compresa dal lago, <lalÌ'Osone, dal Mincio e dal Po, denominandola Serraglio. Chiusa fra linee naturali di fiumi>
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DjDLlOGR AFlA
meno fra Curtatone e il Po e la linea dell'Osone, questa, secondo asserisce l'autore, ru artificialmente innondata e munita di mura t urri te e merla te e cli ca s tella . Nei seguenLi capitoli sino al decimoquarto si rientra nel pelago della storia civile d'llalia, di cui non s i t ratteggiano grandi linee, ma più soventi s i scende alla cronaca clei dominatori di Mantova. .. Mantova come for tezza, come elemento della s Loria militare non vi occupa molto posto, e solo qua e là se ne dà qualche not.izia . Ludovico Gonzaga fece costruire le mura tur-rite e merla te cli borgo S. Giorgio e dì Porto; Francesco Gonzaga r ifece la chiusa di Governolo, eresse il castello di Mantova e ge ttò un ponte cbe, riunendo la città al borgo S. Giorgio, divise il lago inferiore nelle due parti eletto lago di me.izo e di sotto; il marchese Federico Gonzaga fece cos trnire il bastione S. Ales.sio, e bastionare il borgo di Portò secondo il proge.tto del Nuvoloni, dando così origine alla cittadella; in fine Guglielmo Gonzaga, terzo dnca cli Mantova, ristoratore delle m ilizie ciUailine, rece eriger e i bastioni di sinis tra della cittadella e le false braghe alla gola per batlere il lago. Dal capilolo decimoquinto al decimottavo l'autore tratta della guerra del J(.;29-30 nella quale il duca Carlo di Nevers-Gonzaga sostenne .i suoi diriLLi su ì\Iantova e Cnsale; delle guerre di Luigi XIV nelle quali brilfaronoi nomi di Vittorio Amedeo Il, Catinat., Vand6me, Eugenio Ji Savoia; della g uerra cli successione di Polonia s egnalata dalle battaglie di Parma e di Guastalla e dal nome di Carlo Emanuele III; infine della g uerra • di s uccessione cl' Austr ia, colanto intrigata e sminuzzata nella parte ch'!3hbe come tealro la valle del Po e la penisola italiana. Queste guerre, segnatamente quelle dell'epoca di Luigi XIV e quella per la successione di Polonia, sono dei bei sun ti di storia militare che si dis tinguono fra le altre descrizioni di fatti militari contenute nell'opera del maggiore Lodi, per una certa diffusione di .notìzie e per appreuamenti militari che molto onorano l'autore. È falla purH speciale menzione nella gnerra del 'I 629-30 della ostinata ma infelice difesa di Mantova assediata dagl i Au 0 striaci. Qui l'autore ra r imarcare come al Tensini, uno fra i · capitani al servizio della repubblica veneta che si recar ono al soccorso del duca Carlo, n~scesse l'idea che la nafarale cli-
UlllLIOGRAFIA
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Jesa del territorio mantooano bisognava 1'intracciarla sulla linea dell' Og lio . I capitoli dal decimono al ventesimoterzo riguardano 1e guerro delfepoca napoleonica . Queste guerre souo appena accennate, forse perchè l'autore suppone ch'esse del,bono essere maggiormente note che non qnelle di Vi ttorio Amedeo l I e di Carlo Emanuele III; m a gli assedi del '1796 e 1799 vi sono descritti in rnoclo che forse non lasciano a desiderare maggiQri particolar i, tenuta presente ben inteso l'indole dell'opera. ·una chiara desc1·izione vi s i trova J ei progetti dello Chasseloup per m iglior-are le fortificazionj cli Mantova. In sosLanza Chasseloup si proponeva t.:ar-re un più grande partito delle acque di cui abbonda il territorio, combinare le opero ester ne in modo da protegger e le manopece delle ac4ue e le sortite dalla piazza, bonificare l'aria di Iv!antova, stabilire una comunicazione ffovia le fra il lago tli Garda e il Po . Di tuli progetti però solamenle alcuni poLerono essere attuati; della più gran parte le vicende politiche non consentirono l'eseguimcnto . Una impor tantissima ossef\;azione che l'autore ra a p1·oposito delle operazioni cli \Vurmser ne1la campagna del 1796, è la seguente: « QuesLi falli, e gli allri che in appresso vedremo, m.os lrano ·e: chiaramente come la piazza cli Mantova esercitasse una « funestt, influe nza s ulle austriache decisioni . Gli Austriaci « lanto nellaofffwsiva quanto nella difensiva avevano di so(( verchio presente la conservazione ad ogni costo di .i\iJan lova. « Quando Napoleone arri vò al :Mincio rnedilancJone il passo « a Valeggio e Borgl1ctto, appoggiò la sua sinistra a Pe~ scl1iera nè ebbe il menomo pensiero cli bloccare Man L o va, o lasciala in disparle. J\fa gli A ustriar.i non pot<c'vano credere « che a Napoleone così por.o in lerassasse mettersi tosto a « far blocchi. Quindi vedermno \Vurmser <3orrere a Mantova, « anzichè riunirsi sul le alture celeberrime che coronano il « Garda e mostrarsi compatto al giovane Bonaparte che ~, gitta la faci le esca delta piazza libera cli Mantova all'au<< skiaco voglioso di entrani . « Se gli Austriaci non avessero avuto il possesso della « pia~za cli Mantova le loro linee d'operazione sarelJbero " s tate più riunite, partenti da,). Tirolo, avrebbero nelle loro « oper·azioni avulo obbieUivi più cleteeminati, e cioè senza " altro quello di presentarsi compatti a haLtaglie campali "·
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ll lliLIOGlUFJ.\
Ullll.fOGRAl-'JA
'Noi non :::appiamo come l'au tore concili <1uesta giusta osservaziono con l'idea da lui Yag heggiata della vasta pianaposiziono di .Mantova. Tutta la s Loria ci prova che fino a tanto che Jc opere permanenti, or[Janiche come Iè chiama il Cosentino, rispondono solnmento ,dio scopo ùi ra,·oriee i movimen ti dell'eserciLo sullo scncchiere s LL'a Legico od ostncolRre quelli del nemico, hanno r<.>so ulili servizi; ma le grandi piazze, i così detli peeni cli manovro, hanno sempre, poche eccezioni fatt~, dannos ameuLc infini to s ulla libertù d'azione doll'c1-;erciLò ùi campagna, aUl'aend olo od obbligandolo a<l una prestabilita ipotesi i cui dati determinanti in nessun modo $i verificano. Seguono n ei capitoli da l ventesi rnoc1uarLo ttl ven tcsirnosel,limo, il pc1·iodo dal 1815 al 18i8 e 10 guerre del 181'8, 18'tD 1859 e UlGG. ' Sono t/UfldreLLi molto ben tlipinLi, ab bondanti rorse nella lOl'O _piccol_eua di troppi pat·Licol.:\l'i pcrchè l'occliio iw scorgo n prima gnmta le grandi linee, mn ,ruesto difetto non toglie molto a l lol'o intrinseco pt·ogio . Del resto i fatli di ques te g_ue~·re soJJo gencrulmente no li p ercliè ,rni valgit la spesa dt riassumerli; pe1·ò ci si permetta di osscrq1re come l'autore abbia !'i!:l puto a rricchi,·li di osse1·vazioni proprio che ne Pendono l11 lettura piacevole et! is Ll'uttiva. L'ultimo capitolo, il Yenlcsimotlavo, porla il tilolo • Cons iderazioni sulla piazza-posizione Mantov,\- Bor0 ol'orte dnl Mincio al l'Oglio: in r1uestc cons ide razion i si ri:1ssume 10 scopo del libro. 1:auto1•0 abbozza un peogeLlo <li unu Yuslu zona rortificalu r aecl~iusa f1:u il Po, il :\'! incio, l'Oglio o una linea che congiungt'renbe l\Io.1·caria e le Grazie . Sbarrando il basso Oglio si clonebbe inonda1·e largo zona sulla ri, a destra, n1ontre colossali lo.Yori d'argi natura n e dov rebbero contencl'e le acq ue dl11la r iva interna della po$izione. Per ta l modo la Yasla zonn fortificata non rimarrebbe accessibile che dn un solo lato, quello da .Mm•caria alle Grazie. è nell'indole di 11uesto beeve cenno b ibliog1·afìco di e~an11nare con minuta critica questo pl'ogetto; ma jè pur d uopo che esponiamo ne lla generalità del concetto il nostro porlicolm•e avviso. Il maggiore L odi nel proporre la p iazza-posizione l\1an lovaBoi·goforte non disconosce la necessità· di aYerc t1nche la piazza-rico\'ero tli Bologna. In tùl caso 1\fonlovo-Borgoforte
dovendo rappr esf'ritare semplicemen LE: una doppia testarli poule fra il :,lincio e Po, ci sembra che con pochi hwori i quali po1·tassero lvlantov1, e Borgofot•te allo s taLo di resistO!'e ai 1uoderni mezzi d'oliesa, sar..!bJJe complelarncnLe 1·ai:rg:iun Lo lo scopo tli mettere in r elazione gli scacchio1·i lombardo, veneto ed emilinno: imperocchò (., nncllc tla farRi il calcolo della enorme spesa che impol'lcrehbc il lavOl'O propo,:,.lo, e fin chr1 11011 Yi saranno esuberanti mezzi finanziari noi crediamo che andranno semp1·c meglio spese le r isol'sO nuzionl1li a munlencre un potente cseeciLo, clic u creare 11011 indispcns abHi fortificazioni . Ci se:nbt·a ancm·a che uncl,e uttualo il progetto del magg io1•e Lodi, la pinzza Mn11tova-B<wgofortc, •tuasi doppel'1.nLLo circomlt1La 1lal vn;::Lo ostacolo delle inonduzioni, 11 011 tlarebbo all'èser·cilo che può racchiuderè una geantle facilita <l'agire. Nello stcs;;o modo che lu p iazzu non sat·nbbe attuccabile so non ùal i't·o11Le l\lu1·car ia le Grazi(·, così anC'.m·u l'esercito c lte ,·i è rinchiuso non poL1•.3bbc agir.! r·on 'fUalr-f10 fa~i!il.à che da '[Ueslo stcs<;O l'ronte . Del 1·cs Lo il pl'og·eUo del map;p;ioee Lolti ù <l i qu elli che. meritano entr are li •Ila pubblica ùiscussio11e per la clollrinu e la convinzione con cui ,-. trattnlo. Per u11'opera scr·ilta <:on mo!Lo studio e gran.le amOl'O, che apr,1 u11 rnsto campo alle sto1·ichc l'icerche d i guerra, che ri~ela una menl<J elevalu e c0lla e,l una panna elegante e sicura, che anali;:za 1:on diligenr.a singolar e l'i mportanzu s lt-a Leg icH di unii nostn, grantlc f'o r tczza e che Ile r iLrt\C conclusioni degno c!Jlla più se1·ia discussione .. .. ;::imno slali rorse scvel'i. i\lu ci conf,Jl'to il pcn siero che le poche mcn,le s i possono loglit.11·0 ed in un altt·n lavo1·0 cli rp1esl0 genero, che a u~rnriamo rc.;ali all'o:::ercilo il maggiore Lodi, saranno evitate.
No,:
L 'As11•1•nnte c,ip<u•,ile, per ERNESTO FERRARI, uf-
ficiale nell'esercito, 6• edizione. - Piacenza 1877. Tipografia Favare. - Pag. 271, prezzo cent. 75 . L'af:J)irante caporale, 11uante ideo sotto questo Litolo modesto che pure ubbraccia il primo ed il più vasto gradino dell'inte ro esercito! Il solo pensino cli raccogliere con cu1·n
3,i.O BlBLIOGRAFJA ed intelligenzu quanto è necessario ad insegnargli i s uoi doveri, ad educare la mente r.d il cuore, a svolgere i sentimen ti di patria che nel soldato s i traducono in abnegazione e valore, merita lode singolare. Non si pensa mai abbastanza al soldato che pure è così impressionabile, che porta seco vil·tù e difetti dal paese suo, che un esempio, una parola, un cenno può trascinare al male od al bene. lllibro del fo'e1·rari ha già porta to i suoi fru tLi ed ha inconfrato il favore dell'esercito, essendo già nella sesta edizione nel breve periodo cli quattro anni. Segno che risponde ai bisogni dell'esercito . In esso è svoli.o ampiamente il pf'ogramma stabilito per le s cuole degli aspirauti caporali. Special 1ncnzione merita la prima parte, nella quale i vari temi sono svolti con mollo discernimento, allo scopo di educare il cuore del soldato, insistendo, come dice lo stesso autore, particolarmente su quanto serve a spronare l'operosita a rinforzare il carattere. Il libro del f'cnari non solo sarà utile agl i aspiranti ca.porali . ma ancora ·ai caporali, ed a molti sott'ufficiali, i quali troveranno in esso un buon manuale per lo s tudio della lin gua italiana, dell'aritmetica, del servizio terl'itoriale e del cod ice penale militare. E appùnto perché fece ua utilissimo libro ci permeLLa il Ferrar-i cli notare alcune p.iccole mencle, che vorremmo facesse scomparire in una nuova edizione. QuesLe si riscont.rano specialmente nel capitolo sulla nomenclatura cli cose 1nilital'i, il rruale andrebbe, a nosLro, pal'ere, r ifatto. Alcune definizioni, come a mo' d'esempio, quelle della milizia mobile, della sit'ategia, della tattica, della mobilifa.~ione, vi sono inesatte, altre incomplete, come rruelle delle ferma, de' frincel'amenti, ecc. Anche qualche vocabolo JJOn è conforme all'uso; così non si dice corpo d'esercito ma corpo d'armata, non 2°, 6° reggimento di cavalleria, ma reggimento di cavalleria Piemonte Reale (2°), Aosta (6°). Come abbiamo giù de tto, sono piccole 1nende, che con un po' d'atLenzione s i possono togliere facilmente, e che del resto non intaccano menomament ~ il valore del libro, il quale costituisce un buon manuale pl'atico, tanto pjù buono e più pratico, percl1è l'edizione è nitida e bella e costa 75 cent.
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Leitrade'I& ~•un v,ite,•,•icltte i'IH PesttiZ~iuskt•iege. Zum Gebrauche fùr die k . k. Mili tair-Bildungs-Anstalten, Kadeten-Schulen, dann fùr Einjahrig - Freiwil li ge. ( Guida alt' insegnamento della
guerra d'assedio, ad uso degli I. R. istituti"-militari, delle scuole dei" cadetti e volontan· di' un anno), del capitano del genio austriaco BRUNNER ~'1AuRrzro. -:Terza edi7,ione riveduta .. - Vienna, stamperia del 1' Osterreichische 1vfilitarische Zqitschnft, 1877. Chi per poco ha tenuto cliet1·0 alle pubblicazioni di questi ultimi anni sull'importante questione dell'attacco e difesa delle piazze for Li, s i sarù accorto <li una r-aclicale r iforma. U metodo, maLematicame1Jte preciso di Vauhan, ha subìto, per opera essenzialmente dei Prussiani nella guerra di Francia, tali modilicazioni, che se non intaccimo il principio che lo ispira, tendono però ad unifo1·marne l'at.tuazione pratica ai potenti mezzi onde gli esel'cit1 odiemi dispongono, e soddisfano meglio ai precetti della taLLica moderni), la tjuale pure dovette modificare le sue forme ada Ltanclole alla potenza delle attual i ar mi da Juoco. :via se tutti g li scrittori vanno d'accordo nel voler situata !a linea cl'Ìnvestimenlo e con essa i pal'chi, i magazzini , gli ospedali ecc. a maggior distanza dalla piazza cli tJuanto usa vasi per · lo addiet1·0; nel r itenere superflua la costruzione cli apposita linea cli circonvallazione, la rruale r jsu!tera senz'altro ·dalla fortificazione con opere campali delle posizioni occupate dai pa!'chi, dai magazzini e dai cl eposi1i che dietro la linea di investimento si erigono ; nel riconoscere che le sjngole ba tterie d'attacco non vanno più collocate nelle para lellc ma die tro di esse; nell'ammettere che la br-eccia debhasi pn,licare da lontano coll'uso del tiro indiretto, piuLLosto che dal coronamento dello spa lto a mezzo delle batterie dirette, se, ripeliamo, su questi ed alLl'i punti, esiste l'accordo fra i diversi autori, esso cessa quando tra ttasi di clC'terminare e la distànza dalla piazza, e la conformaziom, delle singole opere ossidionali, o con altre parole di stabilire i particolari 1·iflettenri le operazioni d'assedio, e specialmento quelle che si ri feriscono alla prima epoca di esso. ,
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BIBLIOGRAFIA
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BIBLIOGRAF IA
Gli autori prussiani p . e. con sigliano di avvicinare la linea d'investi mento per quanto possibile alla piazza, ed in terreno piano e sgombro essi r itengono che la sua. distanza da!la medesima cle])ba varlare fra i 3000 e 4000 r_netr1. Il Brunner mvece dice che la linen d'investimento ha da dis tare dalla piazza non meno cli f:>000 e non più di 8000 metr·i. Nei libri cli testo prussiani vieiie s t~h\lito elle nell'altacco r egolare le prin1c batterie (dette l!:inleitangsùcitterien) debbano essere costruite ,., scAo·lioni s u due linee cli cui la più lontana a 2500 metri " ' eu la seconùa a J 700 metri dai for-ti; il B rnnner assegna 1oro la 1,ona di terreno compresa frù i 5000 ed i %00 metri dalla linea dei forti staccati . Quanto preeecle dimoslra come nei circoli _militari .dell~ Germania pt'evalga l'idea cli stringer-e la piazza eta assed1~r~1, fin dai primordi del combalLimento, per quanlo possibile dappresso. Siffatto gi udizio riceve poi rna.ggior . conf:~ma quando si consiclet•i cli e nel libro di cui parliamo si st~b1l!sc~ che la prima par allela dehbasi aprire a distanza .di ?1el_1? 800 a ·l200 dalla linea dei fort i staccoti (dai saghenti pm avanzali della s trada coperta nelle piazze cli vecchia costruzione) mentre il principe Hohenlohe, nella pregiata s ua opera « Icleen il/.Jer Belangerun[Jen », opina che la 1" pul'allela non debba costruirsi a distanza maggior e cl.i ì50 m etri ,la lla p iazza, cd il capitano Slad1orowski, f,u toro dell' « Is t ruzione sulle armi, per nso clelte scuole cli uue,·ra (1) clell'ese,·cito prus.~iano n consiglia di iniziare i lavori di scavo di questa paralella a circa 600 metri dai sagllenti dei forti . E siccome la seconda posizione dell'artiglieria, rispetto alla dis tanza dalla linea elci for ti, dipende da quella della prima paralella, dovendo le rispeUive baltcrie trovarsi clieL1·0 cli ([lies ta solamente di quel tanto cl,e occorre per eseguire i fuochi con t utta libertà, ne consegue che anche su questo punto non havvi uniformità di vedute. l Prussiani sono d'avviso che le balterie costituenti la seconda posizione dell'artiglieria, cui incombe il combattimento decisivo contro le artiglierie della piazza, hanno da essere collocate a distanza di 800 ai '1200 metri circa dai saglienLi dei forti; il Brunner invece le vuole situate a distanza maggiore, cioè fra i 1000 ed i 1500 metri.
Non essendovi ragione di supporre che le differ enze traggano origine dal materiale onde i parchi d'assedio dei due Stati si compongono (1), così esse non sono altrimenLi spiegabili che dal diverso modo ùi apprezzare i risultati delle operazioni d'assedio eseguite nella campagna franco-germanica . Siccome però le prescrizioni contenute nell'opera di cui Lrattasi f'ispetto a lla collocnzione) alle dis tanze ed alla generale disposizione delle l)atterie d'attacco, non esprimono solamente le persow1li convinzioni dell'aulore, ma sono il feutlo cli serie discussioni tenute presso il comitato militare tecnico amministrativo, così essa acquista un maggior valore. Per forma e contenuto la peesente edizione poco o nulla ha di comune con le d ue precedenti. L'opera compl'encle una prefazione e !]uattro parti. La prima parte t.ratta dei dhersi metodi di attacco in uso, quali: l'investimento o blocco; l'attacco per sorpresa; il bombardamen·to; l'aLltlCCO di viva forza, infine l't'tsscdio reg olare. Quest'ulLimo si può considerare diviso in due cavi. Nel pf'imo oltre alle generali LA sono conlenute le necessarie nozioni circa le batterie d'attacco e loro armamento; le trincee; il ser vizio di sicurezza, e l'impiego del fuoco di fucileria. Nel secondo capitolo si ieatta del modo cli condurre l' aUacco stesso, che l'autore cli vide in lre periodi: il L• o periodo prepart'ltorio, compl'ende tulli i lavori che precedono l'apertura della prima paralclla; il 2" ossia l'attacco lon tano, termina col coconamen to dello spalto . Esso rappresenta la lotta delle artiglierie nemiche fino al pnnlo in cui quelle dell'attaccante
(1) I pal'chi d'assedio nOl'm a!i au.striaço e prnssiano sono comp9sti di 400 bocche da fuoco, nelle seguenti proporzioni: Cannoni da 15 centim. cerchiati
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Prussia.no
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120 120
40 90 20
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'l'otale
{l) Da non confo11dersi colla nostra scuola di g uerra, a cu i. corrisponde in Prussia la Ki·tegs-Akactemie .
Austriaco
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(Lòbels Jan,resber !chteJ-
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3U
BlULlOGRAFIA
Il 1BL10GHAFJA
acquistano il sopravvento sulle artiglierie della difesa ed è rotta l'azione offensiva della piazza. Il 3' periodo infine, attacco vicino, abbraccia tutte le operazioni direlte a dis truggere quélle opere della piazza che la mettono al sicu ro contro l'assalto, fino alla resa della medesima. La seconda parle è dedicata alla difesa, e come la prima è .divisa in due cç1pi. Nel primo sono riassunti i lavori e leprescrizioni vigenti in Austria per mettere una piazza in istato di difesa, sia per la parte che r iflette l'artiglieria, sia il genio, sia l'approvvi gionamen lo, ecc.; e nel secondo :;;ono indica t,e le disposizioni che la difesa ha da prendere per opporsi validamente ai diversi modi d'attacco. E qui ci sia lecito di citare una sentenza dell'autore, la cui giustezza viene luminosamen te confermata nella guerra che si s ta combaLLeiido 1wescntemente in Oriente, e clte 'ì10i vorremmo ben impressa nella mente di ogni soldato. N on il parapetto, tlice il Brunner, costituisce la/orza di ww piazza, ma il difensore che clietl'o di esso combatte. Formano oggelto dellt1 terza parle le n. ine, ossia il modo di impiegarle nell'aUacco e nella difesa di una piazza . Sotto il titolo osservazioni e spier1azioni, sono riuniti in una quarta parte interessantissimi dati sull'impiego la Llico tle.lle truppe nelle operazioni ossidionali; sulle bocche cl.a foo~o d'attacco e cli difesa moderne; sull'armamento Llelle pjàzze e s imili . Seguono per ultimo alcuni esempi di sistemazione di rampari nei forti s taccati e corpi di piazza costruiti secondo i principì dei tempi passati, ed un esempio cli attacco di 11n campo teinceea to mod<~rno secondo i pt·incipì svolti nel libr o. Il nome dell'autore garantisce della serietà deL lavoro e ci dispensa ùagli inutili elogi. L'opera consta di 80 pagine con Lre tavole di disegno .
111ilitiù,·-H,nMUea1icon, unter Mitwirkung von Offi-
zieren der k. De utschen und der k. k. OesterreichischUngarischen Armee insbesondere der k. Preussischen General St abes , und des k. k. Genie Stabes, sowie auch der k. Deutschen Marine hernusgegeben von AumJsT NrEM.A NN. (Enàclopedia-manuale rni'litare, puhblicata- col concorso di uffici ali tedeschi ·ed austroungheres i, ìn ispecie dello stato maggiore e del genio prussi ano, come pure della n1arina tedesca.....). Stuttgart, Bonz, 1877. l • e dispensa. - Prezzo lire 7.
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Un' enciclopedia mi litar e, che in piccola mole contenga molte cose è un oade mecum, uno svegliarino necessario per ogni uffìciale. La coltura s i geneealizza; ar ti e scienze portano il loro tributo sempre nuovo, sempre svariato allo scibile militare; non s i può sapere tuLto, ma bisogna, sia per peoseguire negli stud i, s ia per formarsi delle idee neLte, s ia per non inciampare in qualche incognita, aver e nozione di tutto. · Le enciclopedie voluminose costano moHo, si trasportano m ale, si consultano di r ado. Al militare occorre un vocabolarieUo speciale elle senza troppo spaziare pei campi del pa~saLo, senza i'al' pompa di erudizione, senza pet'dersi soverchiamente nelle scienze e nelle arti affini alle scienze ed alle arti della guerra, presenti bene ordinata la situazione attuale. Vi deve essere un po' del vocabolario ed un po' dell'enciclopedia, giacchè ò impossibile separar e l'una cosa dall'altt>a, che sar ebbe quanto separare la manifestazione del pensiero dal pensiero sLesso. I Tedeschi, cosi diligenti raccoglitori e classificatori, così avidi cli sapere, avevano già due Lexicon, enciclopedie o dizionari militari cli molta impor tanza. Sono queste l'Enciclopedia militare di \Vebel, cu i recentemente si è aggiunta una appendice, e il Vocabolario clelle scienze ,nilitctri del Poten, in corso di pubblicazione. l.vfa ad1betlue sono troppo estesi per ser vire agli usi quotidiani. Ora viene questo del capitano '
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BIB!.IO(HlAF[A
Niemann, già favorevolmente noto corne scrittore militare e come redattore dell'Almanacco cli Goiha. Nieman ha lascialo da parte tutto ciò che non gli sembrava importante ed ha cercato la brevità, l'efficacia ~d il palpi~ tante interesse. Fa meraviglia <li vecler·e come clu vuole puo cond~nsai,e moltissi mo in piccol issimo spaziò. Chi non conosce l'Handlexicon del MEYEH, che in due volumi di 800 pagine ciascuno comprende Lutto lo _scibile~ Si può molto col restringer e i caratteri, col valersi cli ahbrevrnture ; ma molto più s i può collo sfuggire accuratissimamente quanto . v'è di s uperfluo. Il libro di Niemann più che per noi vale per gh ufficiali austriaci e tedeschi : naturalmente è· scritto da loro e per loro . Tuttavia v'è· fo1·se soverchia preponderanza nella par·te che li riguarda con danno per avventura dell'armonia generale che in opere di tal fat ta deve essere sempre scrupolos amente ossecvata. La materia non è ripartila duramente eon pedantesco r igore alfab etico, ma ciascuna scienza militare è trattata al posto suo e divisa secondo i suoi rami . V'è Ja pa1·te dedicata all'ordinamento militare con tutte le sue dipendenze nei s·ingoli eset·citi, v'è la parte delle arm~, quella della tattica, della strategia , della s toria militar-~ , _il -disegno topografico, la for ~iOcazione, le scienze uus1liar1e della milizia. Niemann sfugge forse tro ppo J'anLico. Per esempio, consacra t7 pagine alla storia dell'arte milHare antica e medioevale e narra in modo relativamente disteso le campagne del 18G4, del 1866 e del 1870-. 71. A ragione egli s fugge i par. ticolari geografici, che molte volte riempiono le altre enciclopedie militari. . . È un libro r iescito, che sarà tenuto con piacere sul tavolo <la molli ufficiali tedeschi. Ma per noi, oltre la questione della lingua, v'è la questione del paese. Rispetto a noi v'è di troppo e di tl'Oppo poco. Ad ogni modo possiamo consultarlo ut1: Jissimamente, in ispecie per quanto si riferisce ai due potenti eser cii.i dell'Europa centrale. . Ognuna di cos iffatte pubblicazioni segna un p1·ogresso ~1a nell'ordinamento della mate1•ia, sia nello sviluppo delle smgole parti, sia nell'esattezza dei particolari. _Questo progresso è specialmente segnato dall'oper a del cap1Lano N1emann e dei suoi egeegi collaborator.i .
3!~ 7 Sarebbe desiderabile che ne profittassimo noi pure e che si costituisse anche in Jlalia un'associazione di ufficiali, ben -ordinata e ben diretla, allo scopo di dotare il nostro giovane -e sercito di un manuale militare enciclopedico, che per quanto ristretto, anzi appunto perchè ristretto, deve esser.e la quintessenza del sapere, non di uno o di due individui, ma di parecchi ufficiali seriamente colti ed intelligenti. lllOLIOGRAFIA
De,• R••ieg 11r,nat:e11eg1•o's gegen diePf'o11•te i:tn
(La guerr·a del Monteneg?·o contro la Turchz"a nell'anno 1.816), von SPIRIDION GoPcEvrc. - Wien, 1877, Seidel {l).
J,iTwe 1S'Z6.
È la narrazione più particolareggiata della guerra combattuta n<~ll'anno scorso fra il Montenegro e la Turchia, che sia stata pubblicata sino ad ora. :fi: scritta in uno stile facile
(I ) Il GorcEv cc ha u n altro lavoro sul Montenegro intito la to Monte1iegro una àle Monteneg,·'ine,·, e pubblicato l'anno scorso a Lipsia.
Degli ultimi scritti s ul Mont,megro si può cons ultare: La France au Monténegro. - Récits de voyages. 1876, pag. 144 , prezzo L 2. S .U NT& MARI&. - Les popi~lations /rontidt-es àu ilfont,f,;uf.q ro. Cm1LLr< . -
Paris Pa1•is,
JS75.
Brtefe aus Montene!Jro, nell'Allgemeine zeuun!J di Augusta dello scorso
anno. Le Mont,fné_q,·o et son o,·ganiGati on m ilitai,·e, nella. Revue mtlitaire àe l'Ètranger del 18"/6, N. 265. KAP.PER . - Montenegro, nella Deutsche Rundschau, annata 2", dall'8°
al !O• fascicolo.
.
Statistische 1Yoti : iibe1· Montenegro. - Hofka\ender, 1877. Delle condi.::ioni geog1·artco-statistico-militari della Tuirchfa Europea e degli Stati minori aà ~ssa adiacenti. - Il llfontenegro. - Rivista mtlitare, luglio l8i6.. La 'J.'urqute à'Europe, la Rourna,nie, la Seròie, le i)!onténégro. - :rournal àes sciences milttaires, mars 1877. Le 1l!ontdnég·r o et son P,·lnce. - S2Jectateur mtlìtaire, aoilt 1S77. STERNERCK. - Geographtsche Ye,·hiiltnisse, Comùntcationen una das Reisen ·i n Bosnien, IIerzegovina i ma JVor·a-,1tontenegro. - Vienna, Brau-
m ii ller, 1S77.
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e vivace, e da persona che conosce davvicino i due eserciti avver sari ed è molto pr atica delle località sulle quali si svolsero le operazioni militari. Ma la passione, lo spirito di parte, le antipatie nazionali e personali, forse l'amor propr io offeso o la vanità disillusa .. . tolgono ai giudizi la serenità necessaria perchè sembrino veri o ulmeno verosimili. Sorprende non poco la critica viva e pungente che s i f-a quasi ad ogni pagina della condotta del principe Nicola. Ammesso pure che esso non possieda le doti di un grun generale, e che un piano combinato in m iglior modo avrebbe potuto riuscire più vantaggioso e al Montenegro stesso e alla Serbia, ci sembrano ingiuste le accuse che l'autore lancia contro di lui. Se effettivamente egli fosse un egoista, un uomo senza coraggio, arnanle soltante il riposo, come ce lo dipinge il Gopcevi::, non si capisce come siasi messo alla testa delle sue truppe, e abbia pr·eso una parte così attiva agli avvenimenti militari, come ha fallo nelì'anno s corso ed anche in questo anno. Sicchè il libro, utile perché ci guida a traverso un complicatissimo labirinto di a vvenimenti poco conosciuti e poco apprezzati, perde gran parte dei suoi pr egi e tratto tratto casca nel libello . D'alkonde, senza metter e in dubbio molti dei particolari relaLivi alle singole operazioni milita ri, pare che l'autore abbia èsagerato g li avvenimenti di questa campagna, ed abbia preso per ba ttaglie dei combattimenti cli qualche importanza, e per combattimenti delle semplici scaramuccie. Ecco il calcolo delle perdite nelle diverse fazion i, scara rnuccie, avvisaglie e combattimenti, perdile tremende se si tiene conto del numero dei combaUenti.
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ANNO XXII, VoL. rv .
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BIBLIOGRAFIA
Crediamo che il lettore non solo leggel'à q ueste cifre con curiosità, ma eziandio con stupore; infatti si tl'atterebbe , avuto riguar do alle forze impegnate, della più sanguinosa guerra che mai sia stata combattuta, e le perdite relative della quale sorpasserebbero di gran lunga e senza confronto quelle delle campagne ciel 1866 e del 1870. Ma ciò non basta, poichè in una nota a piedi dell'ultima pagina è detto che i Turchi debbono inollre aver avuto 29,000 uomini fra morti di malattia e disertati , sicchè la guerra contro il Montenegro avrebbe costalo alle truppe ottowane non meno di 65,000 uomini.
PERIODICI
OrgaH der lf.lilitii.r- wissensclt,aF/1,ielien JTe-
1•ei-ne. ia, 2•, 3" pLrntata del XV0 volume 1877. Vienna, \Valclheim.
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Circa il passaggio dei fiwni, pel capitano KERKNAWE . Per la scella dei punti di passaggio non è sufficiente tener calcolo solLanto delle condizioni tattiche o soltanto di quelle tecniche, ma essa ha da soddisfare ad ambedue le condizioni le quali devono reciprocamente accorciarsi e sorreggersi. Del tiro a grandi distanze col fuci le della fan teria e dei cacciatori coll' otturatoee vVerndl. Il sot,to tenente Grossman dice che le sue cons ide1·azioni valgono come un ampliamento del lavoi·o pubblicato r ecen temente nelle . Comdé-1vfittheitungen, s otto .il titolo Valore rlelj'uoco difanteria a grandi distanze, e dell'Istruz-ione pl'oovisoria nel tiro a grandi distanze, testé distribuita alle truppe. Non si può certamente mettere in d ubbio che in guerr a s i pr-esentano alcune circostanze, nelle lfttali possa essere di vantaggio il ~irare anche a grandi distanze. Il cornandanLe t uttavia cui spetta decidere se con venga aprire il fuoco ad una grande distanza, deve a vet· e presente: 1, Lo scopo tattico, se cioè avuto !'iguardo all'andamento del combattimento, alla cooperazione dell'artiglieria, al pericolo delle misure dell'avversario, ecc . , si possano conseguire vantaggi tattici con un fuoco lontano. Così, a mo' d'esempio, alla batta.glia di S.t Privat è pienamente giustificato il tiro lontano (1600"') della fanteria
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PE.llIODJCI
francese sulla guardia prus siana che avanzava in massa contro la forte posizione. E si potrà pure ricorrer e a l tiro lontano quando l'artiglieria, s ia per le condizioni del terreno sia perchè il combattimento si avvicina alla decis ione, prenda posizione ad una distanza minore di 1400 passi. 2° La Jorma del bersaglio, cioè se le tl'uppe che si vogliono colpire siano formate in una sufficiente profondità . :3° La padronanza del tiro, cioè la possibilità di indicare la distanza, il bersaglio, e il numero dei colpi che ogni soldato deve sparare e il momento di finire. La battaglia cli Lobositz e la fondazione di Theresienstadi pel capitano di fanteria E.vIEFUCH STREITENFELS. - La prima pa1•te del lavoro è un par ticolareggiato studio delle condizioni polilico -rnilitari dei due Stati avversari all'iniziarsi della guerea dei sette anni, delle op·erazioni che precedettero la battaglia e della ba ttaglia s tessa. Nella seconda parte si vuol provare che la fondazione della for tezza di Theresienstadt fu sugger ita dalla battaglia di Lobositz, e in generale dalle vicende di quella campagna (1756) poichò essa fece notal'e la mancanza di un saldo punto <l'appoggio s ull'Elba. I ponti sulla Jantra presso BJela, del capitano TuMA. h a nuovrt èra, del capitano RESKA . SuU' influenza delta notte nelle irnp,.ese in gue1·1·u, del maggior·e AR1·uRo vo~ BoLFRAS. - In poche pagine si dimostra la necessità di ad1esLrare le tl'uppe in tempo di pace ·alle opera:doni di g uerra notturne poiché in campagna le ostilità non cessano al sopraggiungere di notte, ed anzi nella notte si compiono talvolta operazioni della massima importan za. Così, mentre la teoria pre:-;crive che non debbonsi inLraprendere le marcie che a giorno ino!Lrt\to a fin e di pro . curaee il necessario riposo ·agli uomin i ed ai cavalli, è noto che molto t'requentemente si cominciano le marcie durante la notte, e specialmente nelle circostanze più impor tanti , quando si è in vicinanza del nemico, e si fann o i preparativi per la battaglia. Si po1Je inoltee in rilievo l' influenza della notte sul servizio di sicurezza e di esplorazione, e si termina col prender e in esame i com battimenti noltur·ni. Pochi esempi s tor ici, ma scelti molto opportunamente nelle ultime campagne, s ervono a dar maggior valore alle fatte -considerazioni. I progressi nel ~·iordinamento delt'e.sercito f rancese , pel capitano WrnrRAr,. È la traduzione letterale della legge del 31
PERIODICI
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luglio 1877 sulle requisizioni, e della legge speciale, sul servizio sanitario in pace. Dell'arredamento in R ussia. - La vestizione dell'esercito russo ha luogo col così detto sistema delle categor ie, cioè per alcuni oggeLti di ar-redamento e di equipaggiamenLo è sta,bilito il tempo della loro dura ta; gli altri invece sono cambiati man mano se ne presenla la necessità, e sono divis i in quattro differenti classi. Alla 1• classe appar·tengono gli og.getti di montura del cor po (L!Jibes-Montw·), pei quali la durata del tempo è fì ssal.a ad un anno, e pel cui r innovamento e mantenimento è accordata una certa somma (Pauschal-Geld), che è cli rubli 1,40 per ogni soldato di fanteria, e 1,84 pei soldati della fanteria della guar dia e <li tult.e le alLl'e armi. La 2' classe comprende g li oggetti della g r ande montur a , i quali -sono r in now\Li dopo la dura ta del tempo prefisso. Alla 3· classe appartengono tutti gli oggetti cli a!'mamento, i quah, · .dopo aver servito pel Lempo stabilito, sono ca mbiati soltanto quando sono ùichiara,ti t'uori d' uso dal comandante della divisione. La !f" classe infin,; cornprende tutti gli oggetti, pei quali, come le sell~, i carri da traino, Hcc., non è pres criUa alcuna durata cli tempo. Lo studio della storia per il militare, del capitano CARLO v. STrn1rn; L'inclustria comefonte di m ez.siper la guel'ra, del capitano barone PoTmR nes Ecm:u:i:,:s. - L'autore cons idera gli eserciti come fattori dello sviluppo dell'industria , poichè la guerra ed il commercio non hanno soltanto allar gato ogni ar-Le ed ogni s cienza ma promossa ampiamente la cono!'.'cenza <lelle armi e della loro preparazione. T.'inclLlstria metallurgica, ed in ispecie quanto ha tratto alla fonderia, deve il pr oprio sviluppo all'adozione dei cannoni, l'industria dei tessuti alla cl'eazione dei lanzichenecchi, i rruali non potevano più essere vestiti coll'industria della casa, e così via via . Indi passa in rassegna i prodotti inclust.r-iali dei principali Sta ti di Europf1 in r·apport.o ai bisogni degli eserciti, ed osser va. che giustamente le ultime guerre hanno da to un g rand e impulso allo sviluppo dei mezzi destinati a f:'ollie.vo dell'umanità, e che ne hanno avvantaggiato JJerHnu le arti belle. Dim0strata pertanto l'influ0nza che può aver-e lo sviluppo dell'indus tria del paese sulla condotta della guerra , il capi tano P otier chiude il suo articolo colle seguenti par ole: « L'aratro che procura l'alimento, le macchine che fanno il panno, il com-
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PERIODICI
pa~s.o c~e rappresenLa il sapere, la spada che protegge l'att1v1ta e 1 prodotti di tutti pr0vengono dalla stessR fonte, dalla s. tessa miniera. Differenti nella forma e nell'azione ma e()'uali • r., m materia, servono però tutti ad uno scopo: allo sviluppo della coltura., all'aumento della prosperità! " ! ponii cli guerra cle[!li Stati Uniti r,l'A.merica, pel ca pilano LADlSLAO MùLLEn . - L'articolo 0 diviso in quattro cupitoli. Il 1° comprende la. pal.'le s torica, il 2° l'ordinamepto, od il materiale deg li equipaggi da ponte (equipaggi della ,riserva ed equipaggi d'avanguardia), il :3' il gettamento dei ponti col materiale dei ponti militari, il 4' la cos truzione dei ponti senza far uso del materiale cla ponte militare . Esercizi istruttivi colla manovra sulla caria. Circa lei formazione avoenire degli eserciti moderni, pel sottotenente A . STP.OHR . - QO'o-idì le Vo-uene si avvi. t:io emano sempre più al carattere delle vere guerre popolari nelle quali le nazioni mettono tutto in giuoco per la conser: vazione dei loro più vitali interessi. Di qui Ja necessità e g li_ sforzi per . utilizzare tutta la po lenza militare di un popolo e nnpiegare 111 guerra ogni ciltadino a tto al servizin. Non potendo pertanto impiegare il sistema delle milizie, l'autore crede che per estendere etfottivamente l'obb!io·o o-enerale del servizio militare sia necessario lliminuir(} ltì d~~a~ del tempo da passare sotto Je a!'mi. Egli vorc·ebbe cl1e i soldati di fantel'ia p iì1 intelligenti s tassero snt.to le bandiere un minimo da 4 ù 6 mes i, e gli altri soldati, compres i quelli de lle armi spr~ciali, cieca un anno, ed in base a questo principio formula l'intero p!'ogctto di organalllento dell'esercito . Dor•dinamento clelle truppe del genio in R nssia. Miscellanea . Bibliogl'afia .
Strerftle11r's Oeste,•reichische nail-itiirisclte Zeitsclirirt. P untata X (ottobre). Vienna 1877.
XXVI Stadio regolamenta,·e. il paragrafo 68 del regolamento di servizio (DiensL-fleglement, 1. Th eil), pel tenente colonnello HoTz.E. - L'autore tratta una delle più difficili ed
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importanti questioni , c!ie s'aff1;1cciano giornaìrncnte nel servizio militare, e specialmente in campagna. Il paragrafo 68 del regolamento di.ce alla lettera : « Allorchè nell'esegui mento di un ordine si presentano all'int'eriore tali circostanze che non potevano essere prevedute dal superiore quando impartiva il còmpito a disimpegnarsi, e non havvi n è il tempo, n è l'opportunità cli cl ,iedere nuovi ordini, egli deve, quando l'esecuzione letterale dell'ordine ricevuto produrrebbe evidentemente degli sva ntaggi, agire, secondo il dovere, la sua prespicacia, in modo conforme alle circostanze, ma possibilmente secondo lo spirito del mandato ricevuto ". L'autore dice benissimo eh~ teoricamen te era quanto di meglio potevas i pr escrivere, ma nota con molta ragione la difficoltà di r iconosce1·e, se effettivamente s i sia in presenza di 'Un caso non previslo, e quale sia l'importanza dello stesso. Poi con quella chiarezza di idee che gl i è pr opria e con quella facoltà di colpire il vero lato della questione entra nell'arduo quesito dell'obbedienz,J, dell'indipendenza e dell'iniziativa nell'esecuzione delle operazioni cli guerra. La distinzione, egli dice, fra ipdipendenza (Selbstiindigkeit) e iniziativa (Selbstatigkeitì non è punto facile come può apparire a prima vista: la tendenza all'indipendenza minaccia l'ubbidienza, quella dell'iniziativa la rendej'rutt(fera; l'agire indipendente deve essere un'eccezione, quello per ini,i iativa la reç1ola. È quindi necessario di accordare n el tempo di pace l'attenzione che merita a q uesto argomento; di farne studiare l'importanza in differ-enli casi, a fine d'influire metodicamente, sinchè venga promossa la vera disciflinac non sia per contro offesa. Alcuni esempi st.orici, tratti specialmente daJla campagna del 1866 in Boemia, l'esempio che egli stesso svolge come conclusione, servono a mettere in chiara luce le idee, ed a dare un incontestabile valore al suo nuovo s tudio.
Del profitto delle ferrooie ricavato dai Russi nell'anno 1877. - Dopo as'.,er esaminate le gr andi difficoltà che incontrò la Russia nel corso della guerra attuale nel servizio delle s ue ferrovie, edin special modo di quelle rumane, l'anonimo autore conchiude essere necessario: 1° Una direzione unica e la fo~mazione delle truppe ferroviere in 11n corpo autoJ1omo;
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PERIODICI
2° Ripa1·tizione tale, che ogni sezione sia capace tanto di costruire quanto di porre in esercizio; . 3° Arreda.mento ta.le, che in caso di momentaneo bisogno possa comwciare s ubito le costruzioni e prontalmente ultimarle; 4° Incorporamento degli inservienti f'errov,iari obbliO'ati al servizio nella truppa ferr.oviaria; , "' 1 . 5°. E~ercizio continuato cli una linea da par te çtella tr·uppa ferroviaria . Il bi_lm~cio della guerra francese pel 1876, riveduto dalla comm1.sswne parlamentare. Del valo"e della carne di cavali.o in guerra. S uU:istruzione di tiro. Bibliografia.
AVVERTENZA
La Rivista si propone di estendere la coltura militare collo studiare i progressi nostri ed altrui, coll'offrire libero campo alle utili e serene discussioni, col pubblicare lavori e studi seri ed originali di fondo, chiari e semplici di forma, col dare infine un più largo sbocco alla ampliata istruzione. Il còmpito è vasto, elevato, difficile. Ma i molti ed interessanti lavori che ci giungono da ogni parte ed alla cui pubblicazione mancò finora lo spazio, la sicurezza del concorso , dotto ed operoso di parecchi ufficiali di ogni grado e cli ogni arma\ l'amore sempre crescente a discutere le altrui idee ed a manifestare le proprie, questa tendenza instancabile al progresso, questo rigoglio di vita, questa sete di sapere che conduce all'operare, questa corrente morale stabilitasi fra l'esercito e la stampa mili tare, incuora e sprona. ANNO XXIJ, VOL. IV.
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AVVERTENZA
Perciò la Rioista Militare si accresce e materialmente si migliora d'assai, nella speranza che sorretta dall'Esercit?, essa possa degnamente rappresentarne l? svolger·si vigoroso della vita intellet~uaile.
LA QUESTlONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI IN ITA.LIA (l)
La Rivista Militare sarà pubblicata in dispense mensili di oHre 12 fogli di stampa in 8°, con carte, incisioni, ecc.
PARTE II.
Prezzi d'associazione. militari
Per un anno . Lire 12 Per s ei mesi. • 8 Per tre mesi . • 5 Una dispensa separata Lire 3.
non militari
I SOTTUFFIC:II..I.LI.
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LE: facilitazioni ai signori ufficiali sono indicate nel Giornale Militare Ufficiale, pag. 356, con a vviso del 16 novembre 1.877.
Nel principio di questo scritto ho già affermalo essere il graduato di truppa un funzio nar io esse nzialmente d'ordine, le cui cara1LerisLiche, anziché l'iniziati va e il senso d'opportunità, devono essere la pre· , cision e e la puntualità. Come istru ttore il graduato di ~rnppa Lrova la sua via traceiata da regolamenti, nei quali e metodo da segu irsi e perfino le parole da a<foperursi sono, per cosi dire, stereo tipale: oltre a ciò nei rami d'istruzione, che cadono nella competenza del souufficia le, il mezzo prin eipale di insegnamento è il fa1· vedere come si (a più che lo spz·egare come si debba fare. Come educatore il sottufficia le, posto qual è a contatto intimo e continuo col soldato, ha la missione di veg! iare costan~.e mente alla esalta e scrupolosa osser(4) Y. Ritista militare, gennaio ~873, giugno, luglio e settembre 48'i7. ·
IN ITALlA
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QUESTIONE DEGU UFFICIALI E SOTTUFFICIA!,I
vanza delle reg0le prescritte e degli ord ini emanati; regole ed ordini, si noti bene, che richiedono in lui non tanto l'interprete, quanto il guardiano e l'esecutore . li mezzo principale con cui il sottuffic iale deve influire sullo sviluppo dell'educazione del soldato è l'esempio: appunto pe.rchè il co ntatto è intimo e con tinuo, il sotluffìcirde è più che nessun altro i'n gr:i do di fa r sì, che il soldato per i~ti[l tiva imitazione contragga quelle abitudini d'oedine e di disciplina e quel lo spirito di onestà militare, i cui germ i vengono gctw ti in lui da lle istruz ioni dell 'ufficiale, e la cu i personificazione egli deve rr1vvisare nel sottufficia le Anche qui dunq ue si può affermare che il compito riel sottufficia le consiste più nel far vecle1·e carne si /'a anziehè nel lo sp1·egare come · ,i pe1·chè si debba fa re. Nel campo delle ope rnzion i tattiehe la .cerchia della iniziativa del gradualo di truppa non si estende nl di là delle operazioni Ji un distaccarnento di 20 uomini al più. che manovrano a portata di voce o pe r lo meno di tromba dell'uffkiale, oppure de ll e operazioni d'un posto o cl' una pattuglia distacc.;ati cou istruzi on i precise e categorieli e, e per · 1e quali ii eampo dell'i mprevisto è ridotto in limiti nssai ri strelli. I~ pe!' poco che si consideri attentamente di q1rnl i termini si corn ponga il problema del sottuffi ciale in questi momenti, io credo che non sarb di ffici!e lo scorgere com e !a parte più importante e difficile della sna missione sia piullosto quel la di ottenere ('he ciascun ì'-o ldato in divid ua lmen te facci a quello che deve fare, anzi chè quella di apprezzare i dati ehc det.errn ioano la situazione del riparto comanda to e il còmpilo che in essa situazione gli spetta. ll grado di colpo d'occhi o e di prontezza di decisione che si ri ch iedono in tale caso è in proporzi oni infinitamente minori di quell e d'energia e di buona volontà necessarie a tenere ben
36·1
inquadrati i soldati della squadrigl ia e della squadra. Come ho già detto in prir;icipio di questo lavoro, io non nego la pos$ibilità che anche al capo di squadra s i presentino occasioni di far prova d, intelligenza e • di iniziativa superiori al suo g rado; ma tali contingenze sono affollo eccezionali , e non è sulla loro probnbilità che posso fondarsi il normale organamento di questa parte della gerarchi ,1. Si ripete soventi che sul cam po cli battaglia il sottuffici,ìle tro vasi frequenternenle nell'occasione di dover rimpiazzare l'ufficiale; questa afft>rmnzione merita di esse re ridotta alla snll precisa portata; non nego che il sotL11._ftìe iale possa con molta probabilità trovarsi uel caso di rim piazzHe nel com Latti mento un comandante di plotone; 1na da ci ò a credere di dover pretendere nel souut'ficiate quasi qua si }P, qualità dell'ufficiale, corre una grande distanza; in quei momenti, per lo • più, il ploton e non è più che. un grosso stormo già lanci ato per impulso dell'ufficiale in u na data direzione, e il sottufficial e, che s ubentra nel comando all'ufticiale caduto , non vede allargarsi di molto il campo di eventuali tà che egli deve abbracci are colla sua intelli o·enza onde c:oncepire le sue ri soluzioni.' o A sun volta éiuell'ufficiale caduto, che il sollufficiale deve mnm enuineamen te rimpiazzare, è uno che deve .avere in germe i requisiti per divenire almeno co. mandante di battaglione, e già sviluppati io quel momenlo i 1~equisiti per supplire al vuoto lasciato dal comandante di compagnia; così misurata; la distanza che, deve correre tra le attitudini dell'ufficiale e quelle de1 gradualo di truppa è sempre quella che corre tra il campo dell' iniziativa nel concepire e quella della puntualità nell'eseguire. Tuttociò io non dico per menomare la considerazione in crn deve tenersi il sottufficiale; il gradualo di
362
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
tru~pa è s~mpre i_mportantissima anzi essenziale parte de!! o,rgamsmo militar~, poichè è desso il perno su cui s a_ppog?1a la precisa esecuzione di lutto quanto cost,_trnsce il servizio ~el la truppa, e senza buoni graduati d1 truppa non vi può essere buon esercito. . Nel_J'esp~rre Je precedenti considerazioni io ho avuto In m~ra. di determinare i confin i della mi ssione del sott!]ffì c1ale_nell'e_sercito moderno; e mi sono specinln~~nle. studiato d1 far comprendere com e, nello stabil ire 11 complesso delle qualità da esio-ersi nel sott'ufficiaJ_e n~i ci dobbiamo guardare d~ ll'accam~are s_ove~ch1e esigenze, non dobbiamo cioè mirare ad un tipo _1 dea (e troppo elevato. Bad iamo non ci accada, c~e 11 ~1rare con troppa intensità al meglio ci impedisca d1 scorgere quanto di buono si potrebbe praticamente ottenf:'re. l i s_ou_u fficiale di vecchi o stampo , q ueJ sollufficiaJe, s_u cui. rn ~erto _modo, poteva farsi pe sare quasi int1erarn ente 11. carie~ della educazione e del governo del solcla_to, e un tipo che ha fatto il suo tempo. Volerlo for rrnascere_è un tentativo altrettanto vano, quamo sarebbe. 9u~ll o. d1 vo ler fa r r inascere tutto quel complesso dt 1st1tuz10nì ed abitudini socia li ed economi che dalle quali ven iva costituito quell'ambiente in cui ìÌ so_uufficiale ~'allora . poteva al lignare e crescere rigogl1oso. A quei temp i la posizione del sottufficiale, per quant(\. poca tenerezza i1 1 allora si mostrasse nei volerla ,?1rcondata di prestigio e di benessere, era pur tutta\Ja tale da essere amb ita come una professione ed. uno stato permanente da mo lti ottimi elemenLi, a cui e~a preclusa la carriera di ufficiale a cagione della loro ltm1tata coltura. Ora, malgrado ·iJ poco tempo t~ascorso, le condizioni sono grandemente mutute e si_ direbbe che le difficoltò di reclutare i sottufficiali di q,uell_o stampo crescano para llelamente col crescere dell assidua. sollecitudine che si spiega per vincerle .
363 Bisogna adunque mirare, ripeto, ad un tipo meno elevato, ma possibile ad ottenersi nelle condizioni presenti; e questo tipo per me è quello cbe presenta in sè riunite ad un grado maggiore di intensità le doti che costitu iscono il buon soldato. Quel fantaccino che si distingue nella compagnia, perchè prestante della persona , attivo, infaticabile, abile tiratore, perfetto nel servizio di sentinella, di pattuglia e di squadriglia, abile nell'apprezzare le distanze e pronto nell'orientarsi, osserva tore costante e scrupoloso delle regole dell a disciplina e profondamente convinto della loro bontà e necessità intri nseca, un soldato cosi fatto riun isce già in sè i requisiti per costìtnire un otlimo suttufficiale; egli, pd solo fotto della perfezione raggiunta nei va ri esercizi dell'arma a cui appartiene, offre una guarentigia sicura di possedere quell'intelligenza, r he si richiede per dirigere bene nelle varie contingenze il riparto di truppa, che gli si dovrà aHìdàre; e dell a sua moralità militare egl'i dà prova colla sua condotta inappuntabile come sol dato; e finalmente il complesso del le accennate qualità costitu isce il fondamento essenzia le di quell'autorevolezza, che si.richiede per l'efficace e.sercizio del suo grado; facciamolo anco ra un po' più provetto, ed il n·ostro sottufficia le è ottenuto; è ottenuto quale lo possiam o desiderare nell'esercito od ierno, vnle a dire in quell e co ndi zioni per le qua li l'0pera dell'ufficiale deve essere mo llo più assidua ·, che non in altri tempi, nel governare il so ld,uq . IN ITALIA
Ma , anche col tipo così ridotto, l'attuale ferma di tre anni concede tuuo al più di formare ques to sottufficiale. Se una volta così formato noi vogliamo uti lizzarlo, forza è che la sua permanenza sotto le armi sia prolungata al di là del termine della ferrna
( ''
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LA QUESTIONE DEGLI UFFH:IALI E SOTTUFFICIALT
ordinaria. Posta la necessità di u ua più lunO'a oero ' manenza dei· quadri sotto le armi per averli meO'Jio . . . . o cost1tu1t1, non nmane che procNlere alla ricerca dei mezzi più opportuni per raggiunge re un tale risultato. Quali mezzi furono posti in opera finora? Dopo tutto quello che se ne è detto e scritto, io ne risparmio al lettore la tediosa enumerazione: dirò solo I cbe essi si riassumono ne l seguente concett~: aumen/ tare le attrattive della posizione di' sott,u(ficiale a tal f segno, da controbilanciar·e con vantaggio quelle che sono i offerte da altre posizioni sodali co1-rispondentt:. { Con ciò le condizion i del recllltamentci dei sottufficiali vengono ad essf're rego late dalle leggi della i offe1·ta e della domanda, ed è quindi lecito domandarsi se, crescendo di entità ù di estensione le attrattive delle altre carriere, noi potremo, e, potendo, 9ov:e~.o far crescere di conserva quei vantaggi pecurnar11, quelle promesse di avvenire e quella larghezza di regime disciplinnre, che sono appunto mezzi ai quali abbiamo ri corso per rimanere noi v,ncitori in qu esta lotta di concorrenza? Or~, che sia moleo prnbabile l'avverarsi di un progressivo aumento nelle 11ttratlive dell e nitre carrie,·e non si vorrà mettere in dubbio da chi cons icleri come,' pel continuo sviluppo dell a vita economica e con essa dello spirito moderno di individualismo, si vada se mpre più allargando il campo del!P. aspirazioni di · quelle classi, da cu i si traggono i sottufficia li. Vorremo noi dunque aurYH~nl are io proporzion e i van\ tag~i pecu niari i? Noi finiremo per accampare in piena nazione armata l'antico elemento mercenario . E fino a qual punto potremo noi portare le guarentigie di avvenire, dato qnel grado di coltura che r:iO'ionevolmente . ' t, s1 puo pretendere nel sottufficialef E fino a qual punto l'armonia della disciplina ci potrà consentire magg_iori j
l
IN lTA'.1,lA
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agevolezze nel regime disciplinare di coloro, i quali, per inti-ma essenza della loro missione, sono obbligati alla ~on vivenza coi soldati? Così n.oi corriamo affannosamente dietro ad una soluzione, la quale per la forza inelultabile delle cose ci sfugge sempre più dinnanzi. È dunque tempo di cercarla questa so luzione per altra via; è tempo che accanto a quelln del tornaconto si taccia nnc.he sventola re la b11ndiera del dovere. ·Vo lendo rendere obbligatoria una ferma specia!e, destinata ad agevolnre il_ recluLamento dei graduali di truppa , rssa dovrù venire limitala per modo, che sia abbastanza lunga per dare il tempo di formare i graduati 1~ valersene, ma non tanto da comprorneltere la carriera e l' assello ne lla viw civ ile di coloro che vi sarebbero per forza di legge assoggettati. L'auuale l'e rm /ì stabi li ta per gli assegnati al l'arnia di cavall eria pare a rne riunisca le due condizioni 01ta esposte, ed ha inoltre il notevo li ssimo van1aggio di essere gi à abbast,rn za penetrata neil e abitudini delle popolar.ioni , non solo per il fatto di esse re già in uso pe1: una parLB de l contingente, ma anche pP-rchè so lo da pochi anni la ferm a so llo le armi di ,p categoria venne ridotta al di sotto di cinque anni . 8i tratterebbe adunque di estendere ,fd una parte (che determi nerò in seguito ) dell'a nn 110 curningente a.ssegnato alle altre ormi gli obblighi di lrva attualmente imposti n que lli assegnati alla cavalleria; colla sola differenza che, in massima, i nuovi co lpiti .da questi obblighi passerebbero nelln mil izia mobi le al 9° anno del loro vincolo mil itare. Contemporaneamente si manterrebbe ancora l'attuale ferma permanente aperta al eoncorso volo ntario per provvedere al reclutam ento dei carabinieri e ad una parte di quello dei sottuflìciali. Ora mi si permetta una breve escu rsione nel camp0 storico.
366
Nell'antico esercito sardo e prima della legge di reclutamento dd 1854, l'effett ivo di lruppa si componeva di uornini detti di ordinanza e di provinciali. La ferma di ordinanza era di otto anni di servizi o continuo sotto le armi, dopo i quali si ottr.ncva il congedo assoluto. La ferma provincia le era diversamente regolata, secondo l'arma, a cui il provin cia le sLesso veniv,1 ascri Lto; come fosse regolata appa re da lla tiibella che segue: 1
Sotto Arm i
le
armi
In congedo ili i mi Lato
Totale
Annotazioni
nell'
nella ,1nni anni esercito di riserva !"linea - - - -- --
- -- - - - -
-
-
- ·!- --
Fanteria di linea .
1
7
8
16
Bc.rsaglieri .
H
2
6
6
Artiglieria e genio
3
10
»
Cavalleria
3
10
•
I 13 '13 I
-
-
-
V.G.M. 1839 Id.
1836
Id.
1833-36
Id.
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IN ITALIA
LA QUESTIONE DEGLI UFF1CJALJ E SOTTUFFICIALI
permanenza sotto le armi non co~senti.va _d ì tram~ graduali. Se ntito qu es to bisogno, eh, cost1tu1va quel! esercito non ne volle abbandonare il soddisfacimento alle in cerle fluuuaz ioni del concorso volontario, e si riservò la faco ltà di ricorrere all'obbligo di leva, ogni qualvolta il numero dei volontari arruolamenti nella categoria di ordi nanza non fosse stato pari alle esigenze del completamento dell'efTelli vo della categoria stessn . Le proporzioni, in eu i si trovavano l'elernento d'ord inanza e l'elemento provinciale nell'eOetlivo di quell'~sel'cito su l piede di guerra, l'isu ltano dallo specchio seguente. nel qua le non furono comp resi nè g.li ufficiali , nè le truppe di deposìto e di riserva, ne il reggim ento de i cacciat0ri di Sardegna, quest'u ltimo com posto interamente di uomini d'ordinanza. Effettivo
Arma e rorpi
1836
La cntegoria d'ord inanza sommin istrava tutti i graduati di truppa, i tromb ettieri, i tambut'ioi ed un certo numero di sol dati. .Ess<1 ven iva mantenuta a numero: a) col mezzo di recltJte volontarie, o di soldati provincia li che nè facessero domanda; 6) col mezzo dei surrognti; e) non bastando i du e primi, col mezzo di .assegnazi·oni d'iwmini tratti dalle leve annuali . . Conie appare da ciò, neH'antìco eserc ito sardo si era voluto otlenere un grosso effettivo con piccolo bilancio, e si era per~iò ricorso in larga misura alla riduzione della ferma sotto le arm i pella maggior parte del contingente . Ma al tempo stesso si era sentito il bisogno di avere nell'esercito un certo numero d'uomini soggetti ad una permanenza sollo le armi più lunga, onde inquadrare quell a massa di soldati provin ciali, la cui breve
di
guerra
¼ Parte dell a parte d'or d1 nan1.a di nel!' ordinanza. effettivo di gtterra
Reggimento granatieri gaardie 4 battaglioni attivi. . . . 3621, 54 battag lioni attivi dei 18 l'egg imenti di linea. . . . . 48960 3 compagnie bersaglieri . 669
704
19,425
8784 282
'17,941 42,152
53~53
9770
18,346
5160
3720
72,093
TOTALE F.HìTERJA
c;nl't1lleria
30 squadroni attivi
132 528 1723 720 '119
32,387
2316
~·;
707
291
41,159
64440
15504
~ rli~lic1•i:1
4.70 ·
2 batterie a cavallo 2
id. di posizione 8 id. di battaglia 12 compagn ie di piazza . 1 id. pontieri .
' °(
1848 5320 24,6 ,
Genio 4 co_mpagn'ie.
,
media TOTALE Gl!NHRAL!l
24,06
368 LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI Nella tabel la che segue io presento al lettore la forza dell'esercito di 1a linéa itnliano, mobilizzato e formato secondo g li specchi annessi al!a Istruzione min isteriale del 1873. Accanto olle cifre delle aliquote di tale forza assegnate alle varie armi e servizi ho indicato le aliquote di u~mini soggetti a ferma sollo le armi superiore a_ t~·e anrn, che io vorrei far eoncorrere nella compos1z10ne della forza stessa. Nel fare tal e ri pa rto, mentre da una parte mi sono vinco lato alln condizione di non allon_ta~ar~i di _molto nella cifra complessiva dalle proporz,_on'., in cui la parte d'o rdin anza stava al la parte p~·ovmciale nella formazione di guerra dell'a ntico esercito sardo come fu ordinato dal 1831 .al 48,W, mi sono da ll'altra parte pr'oposto di fare. in modo, che in ciascun_'ar~na gli_ elementi più provetti si trovassero in proporzioni co1T1spondenti in una certa misura all'indole e ai bisogni speciali dell'arma stessa. Per distribuire fra le varie armi e servizi il contingente speciale proposto nelle proporzioni indicate in questa. tabella (fermi rimanendo i procedimenti attuali per quanto concerne la caval le!'ia), si potrebbe, dopo e_segu1la l'assegnazione -alle singole armi del la. rispet1.Iva aliquota d1 P categoria, procedere ari un se<:oodo sorteggio fra le reclute assegnarn ad una stessa arma ? sen~izio di_ciascun d istrello prima della partenza. per 1 corp,.; oppure_fra le reclute di ciascun corpo di trnppa, dopo l arrwo dr essa al co rpo l'ispe!.l ivo. - Jn son,ma vi sarebbero due sorteggi: il 1°, fatto col le norme di leva attuali, determinerebbe quali inscritti apparterrebbero all a 1• e quali al la 2a categoria; éol 2°, fatto dopo l'assegnamento o fra i coscritti di 1• cateo-oria di una stessa arma in ciascun distretto, o fra coscritti di una stessa classe in ciascun corpo, si determinerebbe quali fra i coscriui caduti nella 1a prima categoria an-
i
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IN l'fALIA
drebbero soggetti agl i stessi obb lighi genPr,tli, e quati andrebbero soggelli alla fe rma speci ale proposto .
Arma
Fanteria Cavalleria Artiglieria Genio Treno dell'artiglieria e del genio Truppe dì sanità e sussistcnze.
-
Forza pi·esente aell'esercito mobi li zrnto
Pa rte soggetta a ferma sotto le armi maO'O'ioJ·e di t;:: anni
Rapporto in¼
20
2/4.1630 2eo20 2991 9 82'14
48325 200:20 9873
'LOO
264,8
33 33
17748
2129
12
11922
1430
12
329453
84425
media
ToTnll
25,64
Le ci fre di questa tabella si riferiscono a forza vera.mente presente all' ese rcito mobilizza lo, la qual e, sla.nclo ai dati più generalmente accet.LDti, corrispon de ai -~; 6 dell a. forza a ruolo (effettiva) da eu i si tl'ne . _ Ciò posto, per ottenere gli 8H20 uomini soggelli a ferma sotto le armi mflgg'iore di tre anni che ùovrebbero concorrere all a composizione dell'eserci to mobi le di 1" lin ea , sarò necessario avern e sui r uoli •I 05531. A produ1Te questo effetli vo dovrebbero c:oncorrere otto classi di 1• categorin, ci ascu na de ll e quali comprnnd erebbe uom ini sogge tti alla fermo. permanente attu ale, e t1 orni ni obbligati dalla legge a 5 anni di ferm a sotto le armi e 4 in conged o illimitato colla condizione di essere ascritti per i primi etto anni all'esercito di 1a linea e potere nel 9° e!'sere transitati nlla mili zia mobile. L'annuo contingente da incorporarsi per ottenere colle otto classi sudd ette l' effett ivo di 10553·1, sarebbe,
3ì0
come si vedrà in seguito, di circa ·15600 uomini; con un tale coni.ingente annuo la forza sotto le armi prodotta dalle cinque classi meno anziane, che si lt'ovnno sotto le armi, risulterebbe di circa 68900. Quella delle rirnaneni i in congedo ili im itato di ci rea 357,.10. Ora la prima questione che si a!foccin alla mente è qn ella di conoscere l'o.um ento che dalla innovazione propo~ta del'iverebbe alla forza tenutn sotto le armi rispetto a quella portata clall'organico e dal bilancio' attuali, onde valutare quale aggravio ne ridonderebbe alla finanza e perciò io qu anto più larga misura si sarebb.e cost.retli a.ricorrere a ~uei ripi eghi, con cui le sue 1mpenose esigenze sono soddi sfatte. li contingente totale di 1a cotegoria, quello cioè che comprenderebbe uomi ni di ferma permanente, uomini della fol'ma di cinque anni e uomini della ferma di tre anni sollo le armi, sarebbe an cora sempre quello normale di 65000. Deducendo da esso i ·15600 uomin i, che so.rebb ero assoggellati alle condizioni di ferma già auua lmenle im poste all.:i cavalleria , il contin,ye11te toto.le di ,1a cat.egorìa sovrn indicato si ridurrebb~ a 49400. Di qu esti non lutti vengono incorporati nell'esercito colla ferma normale temporanea, poichè, alcuni mancano, altri sono Jestinuti alla fanteria marina, e altri conco_rr?n? ~ mantene.re a ~urne ro il corpo dei reo.I i carab1n1 eri, il quale s1 recluta da uomini so,ycretti alla f oo urna p~rrnanente. La somma complessiva di tutti questi el~rnenu può valutarsi a circa 5,000 uomini con suifi c1e'.1te appro.ssimnione ; per modocbè, prelev.:i to il con11ngenle dt ·!QGOO· uomini, il numero di coloro ehe ~nLrer~bbero ancor.a annualmente in tuui i co rpi delI ese.rc1lo (ad eccezione dei carabinieri e della fan teria . manna) sarebbe ridotto a 44400. Questi H,4..00 uomini soggelli alla ferma di 3 anni
37•1
IN lTALIA
I.A QUESTIONE DEGLl UFFICfAT,J E SOTTUFf'ICJALl
sotto le armi darebbero colle tre classi men o anziane (1} un efTetLivo di ci rca 121H 88 Aggiungendo quelli prodotti da i 45600 (5 classi) 68529 Si avrebbe effettivo totale so tto le arm i 190i·l7 Questa forza riferi ta a quella portata dall'organico di pace che è di 4835'2·1 (2}, dà una differenza in più di 7196. Aumento di poca importanza, e a cui si porrebbe rimedio coll'antieipazione di qualche settimana nel coogedarnento annuale della classe, se il lii lancio fosse già tale da perm~ttere un piede di pace conforme all'organico sovra citato. Ma noi siumo già abbastanza lontani da una tale condizione, e la forza consentita dal bi lancio altuale sul piede di pace è appena appena. di l6G,OOO 1,1omini, circa (non compre:3i i carabinieri}. Per modo che, trh l'effol.livo sollo le armi prodotto dalla innovazione proposta ch8 è 1007'17 e la forza consentita da l bilancio: 1 G6000 la differenza rìsul terebbe di . 24 717; 1
1
(~) Le perdite annuali, a cui va soggetto il contingente incorporato, sono ca lcolate con coefficienti diYc rsi nei vari eserciti: p. es. in Austria-Ungheria il coellìciente è di 4 'I, ali' anno per tutta la durata del serl'izi::>. li nostro stato maggioro nelle tabelle statistidio pubblicate sui tre eserciti, franc.cs<l, austro-u ngarico e germanico, usa per calcolare l'cffottivo di quest'ultimo il coeflicicnte del 3,50 °/. al l'anno In Francia, sotto l'impero, le perdite si calcolavano del 4 °/, all'anno sulle classi sotto le armi e del 2 °/, per qnclle in congedo. Sotto la re pub blica (V. re lazione sulla h'IHl"C de l 48i2) si calcolano del 4 '/, nel 4° anno, de l 3 % nel 2°, e 2 °/. nei successivi. Io mi sono attenuto a cofficient: usa ti presso no i, che sono 6,40 '/, nel ~· anno, o °le nel 2' , 4 '/, nel 3\ 3 •/ , nel 4', e 2 °/0 in tutti i successivi. (~) Si sono presi i · quadri de lla lrgge del 4873 sull·ordinamento dell'esercito, a cui si sono agg iunte 42 compagnie alpine nella formazione di pace attuale. In questa cifra non sono compresi i carabinièri.
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IN lTALIA
LA QUESTIONE DEGLI UFFIClA:LI E SOTTUFFIC(AJ,1
e a compensare qnesLa diffel'enu1 sarebbe necessario ricorrere ui c·ongedi anticipnti in ragion e di 6 mesi per 49434, vale a dire di una intiera classe a cifre tonde. Per conseguenza la questione si presenterebbe in questi termini: è da preforir:;i un sistema, che mi assicura migliori co11dizi ou i di inqua dramento, e mi dà soldati con istruzione di 4 anni e 6 mesi, e soldati con istruzi one ·c1i 2 anni e 6 mesi; oppure è da prefe ri rsi un siste ma , il quale, dandomi tutti (1) i soldati istru iti per 2 anni e 9 mesi, ,non mi dà nessun altro rn e7.ZQ all'infuori della volontaria ferma permanente per provvedere .in parte all'inquadramento dell'esercito? Perchè si possa pronunciare un fondato giud izio sulla qu isti one così proposta, è necessario valutare èon un po' più di npprossimazione il risultato che la innovazion e, di cui si discorre, può produrre nel migliora,mento delle condizioni dell'inquadramento dell'esercito. li che mi obbliga a prolungare :.incora al mio lettore In tediosa rivista di cifre numeriche. Quanti graduati di truppa si potrebbero probabilmente ri cavare da questo con ti ngente speciale di 15,600 uomini? Per avere una base concretn su cui fondare le mie presunzioni , io presento prima di tutto al lettore un quadro, dnl quale risulta il riparto del personale di truppa nel nostro organico di pace.
(1) La cavalleria è in eguali condizioni nei due sistemi.
Sott' Caporali Soldati Soldati Totale ffi . l' mag- Caporali scelti semplici truppa u eia, giori
Arma
-- -- -- --
- -
Fanteria (4) Artiglieria (2) Cavalleria . . Genio (2) Truppe di sanità Distretti Istituti e riparti d'istruzione. Compagnie cli disciplina e stabilimenti militari di pena .
7660 1431 1000 292 72 10'14
2682 9938 13342 91678 125300 482 1871 2264 '14906 20954 300 1520 3'160 '14620 20600 :114 ' 514 534 3452 4906 96 16 56 895 '1135 238 1099 300 4224 G875
267
369
820
116 1713
137
2
209
178
- - --- 11873
TOTALE
- -
3225 526
- -
4143 '16067 19950 1314-88 183521
Il numero totale di graduati di. truppa nel nostro organico di pace ,, com e appare dnllo specchio precedente, è di B2083, nei quali si distinguono due categorie, cioè : quella dei sottufficiali e caporali m'aggiori 160·16, quelìa deì caporali. rn067 Tota le 32083 Ho posto in una stessa categoria i sottufficiali ed i caporali maggiori, perchè annetto molta importnnza a che il lettoee abbia presente che per me queste due specie di graduati sono o devono essere equivalenti in gran parte di ciò che si rife_risce ad ab.ili ti\ e ad autorità richièsta per conseguire il gr·ado e che la principale cagione di ' differenza fra l'una e l'altra sta uni camente nel diverso obblign di permanenza nel servizio sotto le armi . Posto in sodo il significato della distinzi one, che mi possa occorrere di fare fra sottuffic.iali e eaporali maggiori, peoseguo il mio rugionamento. 1
(4) Computati fanteria di linea, borsaglie!i, 36 c9mp. alpine. (2) Compreso il rispettivo treno. ANNO
xxu,
VoL.
1v.
25
374 LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI & SOTTUFFlCIALl A, produrre ì soLLufficialì suppongo concorrano le sei più anziane delle otto classi di ferma permanent~, calcolanòo a due anni il tempo minimo n~ce::;sar10 per conseguire il grado di sergente. . . . A produrre i caporali maggio_ri c_oncorre {m _massima) la più anziana delle tre classi d1 1• categoria sotto 1~ arr~1i ritenendo necessa:rio il tirocinio di due annt anch~ pel grado di caporale maggiore. A produrre i caporali suppo_ngo concorr_ano le due classi più anziane delle tre di 1 a categ?n~ ~ott? ~e armi, ammettendo per massima necessario 11 t1roc1010 di un anno per formare un caporale. . . Se si accettano queste premesse, valendosi de1 ?oef~ ficienti già ci tati per valutare le perdite annuali, s1 verrebbe a constatare che l'aliquota d.i contingente da incorporarsi ad ogni anno nella categori a dei soggetti alla ferma permanente per mantenere a numero c?ll~ sei classi più anziane l'effettivo di 11873 sottuHìc1ah è di . ~4~7 j Le aliquo te di contingente con f ferma temporanea per tenere a 17183 numero l'effettivo di 4 143 caporali maggiori . 4756 ld. id. per l'effettivo di 16,067 caporali è di. 9002 Totale . 16185 L'i ntiero contingente di P ca tegoria, incorporat~ annualmente nell'esercit,) , deve adunque con tenere ID sè 1618!5 ind ividu i suscettibili di diventare caporali dopo un anno di tirocinio; da questi poi successivamente si dovranno trarre i caporali maggiori ed i sottufficiali . Ma l'aliquota dell'annuo .contingente d( 65000 uomi~i realmente incorporata, dedotte le defic,enzeequanto e ?ecessario per tenere a num ero i carabinieri~ la_fanten_a marina, è di (iOOOO uomini. E pertanto puo r1leners1 pro1
1
IN ITALIA 375 babi le che in un contingente di 1a categori-a ridotto, a . . . 60000, uomm1, e composto come I·1 nostro, 16•185 c10é
60
il 26,97 p. °lo siano individui suscettibili di diventare capora li dopo un anno di tirocinio; di questi poi i 7 183 • · , ·1 4 3s p. 16 , ~85 , eroe 1 4,
0
1o siano · suscett1·b·1·' 1, dopo un
anno di tirocinio di diventare caporali maggiori o ser· genti. Applicarido ai 15600 annualmente incorporati nelle condizioni speciali tante volte ripetute , i coefficienti or ora indicati si avrà che 2fi,97 p. °lo di essi, cioè 4~07 saranno susceltibili di diventare capora li dopo un anno; di questi poi i 4-1,,38 p. °fo, cioè 1867 avranno anche l'attitudine a diventare caporali maggiori o sergenti dopo due anni. Applicando ora a ciascun contingente di questi 4207 futu'ri graduali i coéfficienti di perdite annuali probabili già menzionati, avremo a metà d'anno: nel 2° anno
38i-O caporali, dei quali •1704- aspi··
ranti alla promozione al grado di caporal maggiore o di sergente. nel 3° anno 2039 caporali e ·1627 caporali magg. » 4° nono .f957 id . e 1570 id. » 5° anno 1888 id. e 1531 id. id . e 4728 caporali mag.E cosi sotto le armi 9724 giori o sergenti. La somma eomplessiva dei caporali maggiori e sotto16016 ufficiali dell' organ ico di. pace è di. Il contingente proposto di uomini soggetti t728 alla ferma di 5 anni ne dareb be già . Per modo che il vuoto, che sarebbe ancora ·1 rnss da co lmarsi, risulterebbe di .
377 caporali che si trovano nel 4° o nel 5° anno di servizio è di . 4 957 nel 4° anno di . 1888 nel 5° » in tutto . 384-5. Quando si volesse ammettere, che di questi un migliaio almeno (vale a dire ,1 su 3,8) potessero colla maggior pratica acquistata diventare idonei al grado di caporal maggiore, il vuoto da colmarsi cogli arruolati di ferma permane nte verrebbe ridotto a 82~2. Per quanto concerne il 1:eclutamento dei caporali, il notevolissimo vantaggio che si otterrebbe colla innova i.ion e, cl i cui vado discorrendo, sarebbe quell"o dì avere un certo numero di tali graduati con una perman enza sotto le armi maggiore di tre anni, e quindi abbastanza provetti per rendere un servizio vel'llrnente utile, poichè, non è superfi'uo il ripeterlo, 11 vern lato debole della ferma di tre anni sta appunto nel non concedere margine di tempo sufficiente per valersi dell'opera dei caporali dopo averli formati, e nel produrre il gravissimo inconveniente del rinnovarsi quasi per intiero dei caporali nelle compagnie ad ogni congedamento di classe, 31 quale in comzenieute fo poi seguito l'altro dell'ingombro di caporali in suprannurn ero nelle occasioni di mobilitazione. Il numero di questi caporali, chP. si trovano nel 4° o nel 5° anno di servizio, risulterebbe diminuito di quel migliaio che in tali anni ho presurito sarebbero promossi caporali maggiori; ma io mi lusingo ancora che una tale diminuzione potrebbe facilmente essere compensata con altrettante promozioni · a caporale fotte fra que i soldati, i quali appunto in tali anni potrebbero conseguire l'idoneità per tale geado. Non è lontana l'epoca in cui potremo calcolare al 50 °i 0 del contingente annuo il num ero di colorn che verranno sotto le armi sapendo - gi à leggere e scrivere; IN lTALlA
376
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFF.IClAL!
A colmare questo vuoto concorrono prima di tutto i ·seguenti elementi : 1° quelli che sono promo:-;si cu porali maggiori nella classe più ~nziana .di qu'ell_e sotto le armi del contingente a ferma d1 3 ann1. ~ 0 Gli arruolati con ferma permanente. L'intiero continrrente' annuo di' 1n categoria produce come già si è d'e~o 4H-3caporali maggiori nel H0 anno di ser vizio; sottraendo da questi i ·1627 dati dal con tingente a fe rm a di 5 anni: 2516 caporali maggioridaaggiunrimangono altri . 25'1 ~ gersi ai 4728 già ollen uti e così in tutto . 4'!~8 = 6'19i- i quali dedotti dai 16016 so ttufficiali e caporali maggiori de Il' organico - 6794 di pace,
+
lasciano . . 9222 di tali grad uali da ottenèrsi col mezzo di quelli che vo lonta riame nte si assoggettano alla fe rma permanente. Ora il lettore si ricord erà che più sopra si è detto che \' aliquota di contingente da incorporarsi ad ogn i anno nell a catego ria dei soggelli a fe rm a permanente per mantenere a numero colle sei classi più anziane l'effe Ltivo di H873 sottufficiali portnto dal nostro organi co di pace sarebbe di 2427; questa aliq uota, ammessi i risultati or ora esposti, verrebbe ridotta a '1885, vale a dil'e che quella tangente dell' Hnnuo rec lutomento , r.he è più incerta, e che dà maggior pens iero, 1 sarebb e già così dimi nuita di circa t . ~1a mi lusi ngo che vi sarebbe ancora un altro 1~lemento che potrebbr, concorrer·e a diminuire codesto fabisogno di arruolati con ferma permanente, : sare~J:e di quei caporali che nel 4° e nel 5·> anno d1 serv1z10 potrebbero, grazie al più lungo tirocinio, diventar~ idonei al grado di caporal maggiore. Il numero d1
378
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTT UFFICIALI
ammesso ciò, fra i 15,600 del conLingen te di 5 anni di ferma sotto le armi se ne Lroverebbero 'i800; da questi si sarebbero già estratti ,i-20'7 nel 1° anno come allievi caporal i, ne rimarrebbero ancora quasi 3600, ed io spero di non essere ritenuto soverchiamente ottimista, se mi lusingo che un migliaio almeno dì costoro (computandovi anche al cuni tra quell i che, gi unti sollo le armi inalfabeti, sono dotati di lntel ligeoza e costanza sufficienti per trarre tutto il profi tto possibile dalle scuole reggimentali) riescano nel 4° o 0° anno di servizio a conseguire la promozione a cAporale. Giunto a questo punto, prego il lettore di geLtare lo sguardo sullo specchio che gli presento; in tale specchio sono raggruppati tutti i risultati numerici che furono argomen to sin qui del mio discorso, e ve no sono altri che valgono purè la pena di essere osservati.
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SOLDATI
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CAPORALI
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nel 1° e 3° an,,ò con più Totale nel 2° e 3° anno con più 'C1 I'.! o di di di servizio .... NN di servizio 3 anni delle 3 anni rn colonne t,;l dj di s semplici allievi Q se!'vizio a.be semplici allievi servi;i;io .....
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tf.)
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1a 1'1028 2a 10398 3a 9927 44
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84 In congedo illimitato 6\
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2'136
2039 ))
(1) 17429 8351 4072 17429 52854 ..31353 ........_..__ 35425 8185 8185 8023 8023 7850 7850 7a. e sa. cla~se 24058
Effettivo tc,tale di 8 classi di
90
9078
15100 10398 9927
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~
6'
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Totale forza ~ otto le armi
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con più Totale nel Totale di 0 delle S anno 3 anni delle colonne di colonne di def servizio servizio gh
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'1733
15134
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1733
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2324
Queste due classi sono diminuite di 500 uomini caduna, i quali uomini si suppongono promossi caporali. Aumento di 500 p·romossi caporali maggiori dai caporali del 4° e 5° anno di servizio. ..,
))
3840 2039 1627 1627 1957 1957 2070 (2) 2070 ))
1888 1888 . 2518 (2) 4175 1704 3845 9724 1627 4588 5879 1840 1840 2468 1803 1803 2419 1767 1767 2371 7258 5410 ))
-
CAPORALI IA.GGIORI o SERGENTI
..
2518 6215 2468 2419 2371 13473 2324
I
• 380
Osservazione I "'. - Il numero di caporali con più1 di 3 almi di servizio, che probabilmente s i ottèrreb'bero coll'attuazione della mia proposta, sarebbe nel piede pi pace 38M$; questo numero, riferito a quello di 1601?7, che rappresenta il totale de·i -capt)l'ali-p·ortalo dall'organico di pace, ne r isulta quasi il ·¼ , e per es-' sere più vicini alla precisione il 23 9;~ 0 / Un altro importantissimo fattore di buon inquadramento 1sono quei soldati scelti per le· funzion i di ap-1 punratb, trombettiere, za-ppaTore, conducente, ecc. Cred·o superfluo lo spendere parole per drmostra·re il cons iderevo le ' miglioramento che ne verrebbe nella composizione deH'effettivo di truppa dall'essere la maggior parte di tali funzioni affidate a soldati più provellì " degli ·att1fafr JJanJ sµecchio che il lettore ha so tt'ocdilo e alla colonna e ·risulta che ·il ·numero dei so ld ati anziaùi (del 4° e 5° anno di servizio) che si a vreblfo dal contingente proposto di 15600 uorr;in i soggetti a'lla ferma di 5 anni sdllo le arm i è di 1'H29. Qu estd numero riferito a quello dei ::;oldali scelti por· 'd'I pace, presenta il rapJ)Orto . 17429 tato da11 ,or rramco -· }
I
O•
,19t>:so·
0
Osscrvuzt'one .2•. - Il con tingen te annuo di 15600 uomini incorporato nelle condizioni di ferma tante volle ripetute produtrebbe colle otto classi ascritte all'effettivo dell'eserc1ito di 1• linea uda forza cosi ripartita: Caporali maggiori o sergenti Caporali . Soldati adz"iani . , Soldati nel 1°, '.2° o 3° anno .di servizio Totale
384
1N ITALIA
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI
134.73 '15434 41487
354251 1055•191
Prenden8o i •; 5 di queste" cifre dell'elfetti'vo, si avrà che nella composizione de!Fesercilo mobile di prima! linea il personale prodotto da:! nostro conti·ngente di1
15600 uomini sarà nelle condizioni di numero e di ripartizione che appaiono dallo specchietto che segue : Forza presente di cui con più nell' di 8 anni esercito mobile di s~rv1zio
Caporali maggiori o sergenti 10778 12107 Capora li 611S30 Soldati Totale 8U15
9477 (, 6881 740:1.: ,
33'190 50071
Dalle tabelle di forrnaz iorie dell'esercito mobi le di 1• linea risulta che il numero tota le dei graduati di truppa è in esso di 49,558, vale a dire inferiore di 500
-circa a quella dei mili.tari di truppa aventi più di tre anni di servizio, che sarebbero prodoLLi dal nostro piccolo contingente.di 15600 uomini. Dei ,i-9558 graduati rir ora nominati, 44-499 sono sottufficiali e B5059 sono caporali maggiori e caporal i; paragonando la cifra ottenuta dei graduati di truppa aventi più dì tre anni di servizio (46881) cou questa dei sottuffic iali déll'esercito mob ile di ·I• linea (Hii-99) si vede che questa è superata da quella; la stessa cifra di 1688,t graduali di ti·uppa con più di tre anni di servizio prodoLti dal soli to conLingente è più del 1/ 3 di quella totale dei g raduati dell'esercito mobile sopraindicata; dunque i prodotti numeriei del contingente proposto, i cui vantaggi pel buon inquadramento dell'eserc:ito sul piede d i pace si sono rilevati nella osservazione precedente, sarebbero ancor più importanti per l'inquadramento dell'esercito rnob tlizzato, poichè vi da"rebbero un numero di graduati provetti superiore a que llo di sottuflìyia.li portato dalla tabella dell'organico , e superiore al 1/ 3 dell a totalità dei graduati di truppa; vi darebbero un numero complessivo di graduati e soldati provetti superiore a quello complessivo dei graduati di truppa compresi nella formazione del1' esèrcito mobi le.
383
LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIAI.l
IN ITALIA
Giunto qui, io ripropongo al lettore la questione: abbiamo di fronte due sistem i, ch'e ci dànno lo stesso effettivo, obbligati entrambi a stare fra le morse del bilancio. Entrambi hanno una forma sotto le armi di 5 anni e una di 3. Nell'uno la ferma di 15 aoni è esclusiva alla sola cavalleria, nell'altro questa ferma è estesa anche aile altre armi in varie proporzioni . Astrazione fatta dalla cavalleria, che si trova nE·i due sistemi in condizioni irlentiche, è egli preferibile quello in cui all'istruzione è consacr·ato per tutti un massimo tiro?inio .sotto le armi di 2 anni e 9 mesi, oppure quello m cm per la maggioranza è assegnato un massimo di 2 anni e 6 ·mesi, e··per una minoranza abbastanza rilevante è assegnato un massimo di 4 anni e 6 mesi? Insomma, il miglioramento nei quadri ottenuto col condensare su l contingente destinato a produrli, e nella proporzione di due anni di più della ferma ordinaria . ' 1 tre mesi sottratti alla maggiornnza non è egli tale da superare ad usura il danno della diminuzione di istruzione, che per questa sottrazione verrebbe a verificarsi nella massa principale dell'esercito?
di una aliquota di contingente uguale a 15600 uomini meno i 4300 assegnati alla cavalleria, e così di ,11.300. Coll'applicazione dei sol iti coefficienti questi ,J 1300 i.ncorporati ad ogni leva darE:bbero l'effettivo: nella I oa classe di 84-4 7 » Ha » 8270 » .12.. » 8115
382
Non debbo però tacere che l'innovazione da me proposta, mentre lascerebbe intatte le condizioni numeriche dell'esercito di ·1 a linea, porterebbe per contro una notevole diminuzione nell' effeuivo della milizia mobile; tale dimin uzione però è utile averla sott'occhio pee valutarne esattamente la portata. Si,;come l'ali~nota cli contingente assegnata all'arma di cavalleria nel sistema attualmente in vigore non fa passaggio alla mi lizia mobile, e siccome io propongo che la g• classe del contingente spéciale da me propugnato sia transi tata in detta milizia, cosi la diminnzione di effettivo, che risulterebbe in essa colla mia innovazione, sarebbe rappresentata dalla 10\ H • e ,J 2a classe
Totale
24-8,i.~
e questa sarebbe la dirninuzione che si verrebbe a verificare nell'effettivo della milizia mobil e. Colle diffico ltà che tuttora si incontrano nel completare i quadri di ufficiali occorrenti per uti lizzare tutto l'effettivo attualmente prodotto dalla leva in questa milizia, io, dico il vero, non sono molto impress ionato da una tale diminuzione; ad ogni modo però faccio notare che ad essa fare bbe un certo compenso quello che si guadagnerebbe in qualità col versare nella milizia mobile la 9" classe dei soggetti a ferma di 5 anni, vale a dire il numero di circa 8600 individui, in parte graduati e in parte so ldati semplici, ma tutti con più di quattro anni di servizio sotto le armi. Non discuto la qu istione dal pun to di vista del dritto e dell'opportunità. Dal punto di vista de l dritto la quistione è in fatto risolta dal momento che, posto il bisogno di soldati più provetti per la cavalleria, la legge impose al numero occorrente di reclu te di quest'arma quella m11ggio1· ferma sotto le armi che ora si tratterebbe di estendere anche ad un certo numero di reclute delle altre armi. Nel campo dell'opportunità la · quistione si fa troppo complessa ed indeterminata perchè si possa in un lavoro come questo discutElre con profitto. Mi rimane però l'obbligo di spiegare al lettore quale sia stato il motivo per cui sono partito dalla esposi-
384-
·
1,A QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICJALI
zione sommaria del come erano regqlale la ferma di ortli rranza e quella provincia le nell'antico esercilo sardo prima della legge di recluLamento del 1854. Una tale rapida escmsione nel campo del passato fu faua essenzialmenLe per poter soLLopo.rre al lettore le seguenti riflessioni: Quando la ferm a sotto le,armi obbligatoria per tutto il conlingente colp ito dal la leva era di una durala in fer iore al tempo necessario per ottenere dei buoni graduati e valersene, si provvide a questo bisogno coll'istituire un'altra ferma di più IU:nga durata, a cui , mancando il concorso dei volonta ri , poteva venir sotloposto per forza di legge un certo numero di reclute. :t 0 Quando (legge ~ 85-i) col portare a 5 anni la durata della ferma sotto le armi obbligatoria per Lutti, H reclutamento dei caporal i, e, in certa misura, anche quello dei sottufficiali rimase assicurato, allora l'ar:... ruolamento nella categoria d'ordinanza cessò di essere obbli gatorio, e questa catego1:ia dovette mantenersi a numero col solo mezzo del concorso spontaneo di eh i vi si sentiva incli nato. 3° La legge uuuale ribassò a tre ann i 111 ferma sotto le areni obbl igatoria per tutti , fece qu indi nn passo verso quelle condizion i· di diffiei le inquadramento anteriori al 1854; la necessità quindi di fare ritorno verso l'obbligatorietà di una ferma di maggior durata per un certo numero dì reclule tenderà tanto più ad imporsi, quanto più si farà sentire l'impossibili tà di avere graduati abbastanza num erosi e abbastanza provetti dal numero di coloro che volo ntariamente si assoggettano alla ferma p.e rman ente. Notisi che il frequente ricorso ad anticipazioni nel congedamento della classe anziana per ragion i cli fìnanza tende a ravvici.narci sempre più a quelle condizioni, per le quali fu dal~
IN ITALIA
385
l'antico ordinato.re d~ll'esercito sardo trovato necP-ssario ricorrere all'obbligo di leva per mantenere a oomero la parte cosi detta permanente dell'esercito.
0
'
Oltre ai mezzi posti in opera per prolungare il Lempo di permanenza dei graduati di truppa souo le armi, si pensò a oche di trnrre il massimo partito da questo tempo coll'accelerare la maturazione, per così esprimermi, dei germi di attitudine contenuti in quelle reclute che si presumono .suscettibili di di".entar graduali. Per ottenere questo risultato furono istitui Li i JJlOtoni alliev-i nell'interno dei corpi, e i rivarti di i'struzione per ciascun'arma. Entrambe queste istilllzioni sono ispirute al coneetto di accelerare con una istruzione fa tta a pat·te e più assidua il consegu imento dell'attitudine al grado di caporale o cli so ttufficiale a quei giovflni, che fin dal loro primo giungere sollo le armi sono destinati o per in scelta dei superiori o per proprio impulso a diventar graduati . Fra l'una e l'altra però <li queste istituzioni corrono differenze abbastanza sostanziali. Lf> sezioni di all ievi caporali sono ·in massima reclutate fra individui venuti sollo le armi unicamenle n di leva , e non animati, presumibil me nte., Per obbl iuo da verun'altrn aspiruzioòe che quella di soddisfare nel rnirrliot· modo possib ile al dovere loro im posto dalla lerr~e . La loro vocazio ne risulla quindi dal fatto delle Ob . I . . loro qualità naturali e dal la scelta dei oro snpenor1. I ripa~i d' istruzione invece sono reclut.at_i in_µarte d~ arrno lati volontari e in parle da uomirn cli leva, , quali pe rò di propriu volontà si dichiarano aspiranti al grado di sottulficia le, assoggettandosi alla ferma permanente. ln tutti questi adunque vi è la deliberata volontà di percorrere una carriera che non è quella d~l sem-
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I.A QUESTIONE DEGLI UFFICIAI.I E SOTTUFFlCIAl,I
plice solda lo, e la scelta del superiore non si esercita piiì in questo caso che nel senso di eliminare gli indegni e gli inelti. A questa differenza prodolta dal modo di reclutamento si aggiunge quella dell'ambiente in cui queste due istituzioni si sviluppano; l';illievo caporale fa parte bensì di un riparto speciale, mn però la sua vita si svolge in seno al reggi men lo, nel qual e è des tinato a percorrere intera la sua fer111 a, al con tauo con tinuo citi soldati, e quindi in condizione di assorbire, quasi sen za accorgersene, tuuo quel co mplesso di tradizioni , di abitudini e di sentimenti, che . 0oslituiscono la caralleristica dello stato militélre in genere e la fisionomia particolare di quel dato reggim ento. l riparti d~ istruzione invece sono un mond o a sè. Per quanto si voglia lol'O imprim ere un car1iltere schietmilitare, non si farà rnai tan to da spon-l iarli tamente . . n rnt1eramenle del carallere di collegio, o di scuola, che è in fin dei conti la loro essenza. Ivi le pratiche della disciplin a militare sono apprese 'ed esercitate, diciamolo pure, anche con mnggiore rigore e preci_sione di quanlo si faccia nei roggimenLi; ma, m11ncando l'elemento esse nziale, su cui la discip lina si eserciLa, il soldato coll'impronta delle alliludini e dell'in dole del soldato di leva, qu~lla disciplina rimane per l'allievo :sergente un non so che di astratto e di convenzionale, che è quasi sostanzial mente diverso dalla realtà. Co sicchè, quando questo all ievo, conseguita la promozione, arriva al reggim ento per eserci tarvi fin dal primo momenlo dC'll e funzioni importanti, trova tanta diffì coltà a metlersi all'unissono coll' intonazione che regna nel nuovo ambi ente in cui egli è lan·ciato, da rendere necessa rio un nuovo e non breve tirocinio. Non mi inoltro di più in questo ramo di considerazioni. Nella prima pinte di questo lavoro ho calda-
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menle propugnata la conveni enza di stabilire un tirocinio di almeno sei mesi di vita da soldato e col soldato per coloro che aspirano al grado di ufficiale; a più forte ragione io nutro la profonda convinzione della assoluta necessilà, che lutto il tirocinio di due anni prescriLLo pel conseguim ento del grado di sott' uffìciale sia dagli aspiranti a 4 uesto grado trascorso al contatto del soldato. Solo da questo coutallo continuo col soldato, solo dall'avere fin da principio respirato l'atmosfera della c11>errna, della· camerata, del corpo di guardia e del cam po veri e reali può nascere e svilupparsi qu el la specie di istintiva facoltà di sentire e di esprim ersi come sente e comr. si esprime il soldato, per la quale il g raduato di · tru ppa diventa l'elem t: 11 to il più prezioso per reggere in tutti i suoi passi la condotta del soldalo stesso. A dirl a in breve, a me sembra ch e i germ i del vero e perfetto gradualo di truppa, come io lo comprendo, sol o allorn potranno dare buoni frutti, quando verranno innestali sulla pianta del vero e pe rfetto soldato. Allonta11andosi da questa via, si potranno ancora ottenere dei foutti di serrn calda, i q1inli-, per quanto siano più appariscenti, S1)no per rego la general e meno succosi e saporiti di quelli che rcngono coltivati nll'aria ape rta, sul suolo e sotto il clima a loro più confoci enti. Per conseguenza io Sllrei propenso alla soppression e dei riparli d'istruzione co rne sono attualmente costi tuiti, e alla istituzione in loro vece, e colle sle5se norm e e con dizioni cl i reclutamento e di avanzarnenLo, di una sezione di allievi so LtuHicinli pressociascuncorpo; questa sezione sarnbbe come un corso superio re a quello delle sezioni di alliev i cnporali già esistenti e accoglierebbe anche coloro del continge nte di 5 e di 3 anni, che il giudizio dei superiuri riterrebbe suscettibili di diventare caporali maggiori.
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I
LA QUESTIONE DEG LI UFF! CfAU E SOTl'U Ff'rGTA Lr
A lra ltare eon tutto lo ~vil uppo ch e si merita la questione della utili tà ed op pomtni tà di una misura così radical e,.mi manea buona pa rte di quel co~redo di dati di fatto e di person ali osservazioni che sarebbe necessario. Per ciò mi contenterò di enunciare per som mi ca pi le prin cipal i considerazio ni che fecero nascere in me un a tale idea , riservandom i , se ne avrò tempo e mez?i, di sviluppa re meglio una que stione, che, a mio modo di vedere, è delle più importanti per· l'avven ire del nostro esercito. Oltre a quel maggiore a ffia tamen to tra sottu(ficiale e soldato , a cui ho già accenn ato più sopra, il fa re sì che l'alli evo so ttufficiale si istru isca e si fo rmi nell' ambiente del_reggimento e sotlo la direzi one e la responsabi li tà del coman dante di corpo , che deve po i valersene, presenterebbe an cora i seguenti principa li van taggi . 1° Stemperando in tutta · la massa dell'esercito quegli speciali ele menti. fra cu i si reclutano i ri parti d'istru zione attua li. , si ovvierebbe al da nno che potrebbe deriva re qualorn, pel condensarsi in una sola massa di elementi di una so la specie, fra le tante che CODCO l'!'OOO a com porre la massa totale del!' esercito, po tessero /e1·menta1·e e svilupparsi abitudin i, tendenze ed aspirazion i non perfe llamen te all'u nissono con quelle che devono des iderarsi preva lenti nell 'esercito stesso. Per modo di PSernpio, data la attuale es istenza dei ( t re battaglio ni d'istruzione a ~1addalon i, a Sinigaglia, a Asti, non è impossibile ehe, predominand o in eia/ scuno di questi isti tuti gl i eleme nti della regione in cui sono stabi li ti, venga ad introdursi nell'esercito un qualche soffio di regionalism o. Son o ben lon tano dal pensare che ci ò possa assumere prop orzion i tali da creare per se stesso un pericolo, ciò. non dimen o io penso che tu tti gl i Italian i
389 a qualunque regione apparten.gano, guada_gnino semp_re più col vivere (e s?pra~utto m. q~el p~r10do della ~1t~ che si trascorre nel riparto d1 1struz1one) frammisti ad Italiani di altre regioni, che non col c~·es~~re ~ (er~ mentare in tanti nuclei separati e composll d1 md1v1dm di una stessa regione. 2° Appunto per esserè codesti riparti ~'ist~uzion~ pochi e quindi a notevole distanza _da t~nt1 ~e1 c_en~r1 di popolazione che lì potrebbero r!formre di all1~v1 ~ essi finiranno probabilment.e per ncavarne_ tro?,pl dai centri più vicini e trop~o pochi ~~\ c~ntr1 prn lontani; il che si traduce rn probab1hta d1 scelta meno .. . . . rigorosa. All'opposto, quando in tutti I regg1m~nt1 un g1ov~ne spinto dalla volontà di tenta-re la c~r~ie~a del sott ufficiale potesse trovare quelle cond~z10m. che attua~mente si trovano nei soli riparti d'1struz10ne, forse Il reclutamento degli allievi sott'ufficiali guadagnerebbe in quantità ed in qualit~. . 3° Molte delle rag1om che fecero trovare ~ppor~ tuna la ripartizione tra un gran nume~o. di reggu~ent1 del mandato di istruire ed educare m1lttarme?te Ivo~ lontari d'un anno, che prima si condensavano rn po~h1 di!.tretti, non potrebbero per avventura a~campars1 a favore della misura da me proposta? . . Non sarebbe per avventura meglio che qu~st1 due cespiti di due specie di graduati, che pu~e s1 trove~ ranno accanto sul campo di battagl!a, :e?1sser~ po~tl a contatto fra loro nel periodo del t1rocm10 anz1chè m quello dell'esercizio del grado conseguito? . . . ti o Solo una esatta statistica potrebbe d1rc1 m quale misu;a sarebbe importante il fare si che pell'allievo sott'ufficiale cessassero i pericoli inere~ti a~ saH~ repentino del regime dal riparto ?'istruzione m cm era allievo a ,quello del reggimento m cui entra colla poIN ITALIA
ANNO XXII, VoL. IV.
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LA QUESTlONE DEGLI UFF'ICIALI E S0TTUFF1CIALI
sizione di sott' ufficiale. Naturalmente in quest i pericoli del!' individuo è anche compromesso l' ìnteresse dell'esercito. E qui faccio punto. Ai lettori, che banno avuto la pazienza di seguirmi fin qui, io mi sento in dovere di ,~hieder venia ·di quel subisso di cifre, di cui è irto questo lavoro. Delle cifre mi sono servito unicamente per dar forma più concreta al mio ragionamento . Esse, mi sia concessa Ja metafora, non furono che l'armatura che mi servì ad innalzare il mio ed ifiz io, ma le sue fondamenta consistono in quei principii, che furono da . me svolti e nella premessa e ripetutamente rir:hiamati alla mente del lettore nel corso di questo lavoro. Ancora una volta però mi sia concesso affermare che, quanto più gli eserciti moderni assumono il carattere di nazione a1·mata, e i so ldati quelli di àttadini, tanto più diventa importante il richiedere negli ufficia li tutti quei requisiti che costituiscono l'attitudine ad edµcare e governar cittadini, e ciò nel più largo significato del l't:lspressione. E quanto ai sottufficiali, una volta messo in sodo che non si può far loro una carriera nel vero senso della parola, si ponderi bene se per ottenerli nelle voli':fte condizioni di numero e formati su quel tipo di cui è giuocoforza accontentarci, la via migliore non sia q,uella della stessa legge del reclutamento, anzichè quel la del torna.conto che tende a produrre nell'esercito una categoria di spostati.
ft,[aggiore F.
'S1MOSNDO.
TECNO LOGIA
TELEGRAFI OTTICI MILITARI
I.
Nella Rivista militare di ollobre ·1 871 pubblicammo una descrizione sommaria degl i studi fotti dal cap itano Ji'aini, ora maggiore, presso la direzione del genio ~ili tare di \\lanto'ia, sui telegrafi ottici, sia per la loro importanza, sia per dimostrare che nel nostro esercit~ non si trascurano gli argomenti scientifici e militarr che po ssono proc urare un qualche vantnggio dura~l~ la guerra; gli studi furono poi minutamente descritL1 dal menzionato uffic iale, ·in una relazione pubblicata nel Giornale del genio militare del 18'i3. Nello stesso anno il giornale la Revue militaire de l'étrange1', che si stampa a Parigi, riportava un sunto di tale relazione, e poco appresso pubbl icava una lettera del luoo-otenente colonnello Laussedat, dell'esercito frances;, ii quale nell' annunciare che in F!'a?eia si erano fatte ricerche analoghe, sollevava la qmst1one di priori tà sugli ottenuti risu ltati. Siccome gli studi, in ltalia, erano stati intrapresi a 1
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TELEGRAFI OTTICI
compiuti molto prima di quelli a cui alludeva.il Laussedat, così fummo spinti a chiarire i fatti, me.diante una lettera, che geutilmente fu riportata dalla Revue militaire di settembre 1873. Perché ora si possa conoscere il progresso che fecero gli studi di telegrafia ottica presso di noi, crediamo bene di pubblicare il seguito dei principa li esperimenti che ebbero luogo presso la disciolta direzione del genio militare .di Mantova.
393 distanza, illuminata da una lampada Carlevaris ad un solo becco. 5° Per le distanze superiori a 20 chilometri, senza cono~cere fino a qual limite, fu giudicato poter:;i rag~ giungere lo scopo di telegrafare. mercè di una lente. a gradinate annulare, di uo diametro alquanto maggiore di .i.O centimetri, illuminata da una lampada Carlevaris ad un solo becco. MILITARI
lii. Il.
Per maggimr chiarezza cominceremo dal ricordare i risultati più importanti degli sperimenti descrillt neJJa Rivista militare del 1874 . 1• Per le segnalazioni, fino a 5 chilometri di distanza, riuscì efficace un apparato composto di una lente convergente di ·1G a 20 centimetri di diametro, della distanza focale di 40 ad 80 centimetri, illuminata da una fiamma lamellare a petrolio , messa di costa . L'apparato era munito di un piccolo diaframma, il quale poteva oscillare per mezzo di un manipolato,se a molla, simile a quelli dei telegrafi eleurici, per c~ potevano aver luogo gli ecclùsa.rnenti e le apparizioni, e potevasi telegrafare con l'alfabeto Morse. 2° Uno stesso apparato poteva servire per le segnalazioni di gi'orno e di notte. 3° Di giorno la fiamma a petrolio doveva campeggiare in un fondo il più oscuro possibile, e con un cannocchiale di regolare ingrandimento i segnali riuscivano percettibili. · t Per le distanze superiori a 5 ed inferiori a 20 chilometri, riuscì efficace l'impiego di una lente annulare di 25 a 4-0 centimetri di diametro, seqondo la 1
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In seguito a tali risultati si giunse a telegrafare beni ssimo, a ciel sereno, fra Mantova e Veruna, cioé a 35. chilometri di distanza, per cui si cercò di spingere più oltre gli studi . Il maggiore Faini considerando che il servizio più eflìcace che possono prestare i telegrafi ottici , consiste nel porre in comunicazione le fortezze, che si trovano nella zona del teatro di guerra, sia fra loro, sia con i principali comandi dell'esercito; riflettendo che la crescente potenza delle armi da fuoco e la nuova tattica obbligheranno gli eserciti ad occupare in guerra una zona estesissima di terreno, e basandosi sull e osservazioni fatte in Germania, durante la campagna franco -prussiana, dedusse: che i telegrafi ottici permanenti, perchè riescano veramente utili, bisogna che le segnalazioni possano farsi per lo meno fino a 60 chilometri di distanza. In conseguenza s'intraprese una serie di sperimenti nell'intento di stabilire una corrispondenza ottica a grandi distanze; e perchè gli studi riescissero anche pratici si volle riconoscere se Mantova avrebbe potuto essere il centro di comunicazioni ottiche dirette fra Verona, Bologna e Piucenza. Al principio si posero in relazione fra loro le piazze
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di Mantova e di Bologna, ed in seguito quello di Verona, Mantova e Bologna; ma non si giunse a stab ilire la corrispondenza con la piazza cli Piacenza . L'osservatorio di Mantova restò sulla torre della Gabb ia, dov'era stato wllocato fin dai primi tempi; quello di Bologna fu situato nel forte di monte Capra o nella caserma di S. Luca, second o i casi; la stazione di Verona fu stabili!~ ora nella torre cl i Castelvecchio ed ora in q11ella Massimiliana N. 3. Le es~erienze durarono 5 mes i e compresero parte del la pnm avera, tutta l'es tate e parte dell'autunno del 1_873; avevano luogo tutti giorni, tranne i festivi, per J., per 5 e? and~e per 7 ort} cli seguito; presso ciascuna stazione s1 annotava giorna lmente lo stato del cielo e dell'atmosfera, nonchè il risultato delle osservazioni. Le quote delle diverse stazioni, sul JiveJlo del mare, erano le seguenti: torre de lla Gabbia 68 metri forte di monte Capra 425 metri, caserma s. Luca 277 metri, torre di Castelvecchio 90 metri e torre Ma ssimiliana 300 metri. La distanza fra o·li osservatorii era di 85 chi lometri fra la torre della° Gabbia e Je due staz ioni di monte Capra e di S. Luca, 34 chilometri e mezzo, fra la torre della Gabbia e la torre di Castelvecchio, 38 ch ilomr.tri e mezzo fra la torre della Gabbia e la torre Massimiliana N. 3, 1111O chilometri fra la torre di Castelvecchio ed il forte di monte Capra H4 chilometri fra la torre Massimil iana e le due stazioni di monte Capra e di S. Luca.
IV. Per istabi lire la corrispondenza bisognava anzitutto procedere alla scoperta delle stazioni; operazione tanto più difficile ed incerta in quanto che i fasci luminosi, I
l\llLlTARl 395 di cui si avvalevano gli osservato.rii erano p"ochissimo divergenti. Per giungere all'intento si fecero diversi tentativi. Uno consisteva nel calcolare l'ango lo che la direzione di due osservatorii faceva co.l meridiano della stazione, nella. quale avevano luogo le osserva.zioni per mezzo della. longitudine e della latimdioe dei due osservatorii. Un altro c.onsisteva nel cal~olare l'angolo compreso tra l'osservatorio, col quale si voleva corrispondere, ed un qualche punto, noto e visibile, della .campagna, avvalendosi delle carte ad 1: 86,400 dello stato maggiore austriaco . Il terzo tentativo fu fatto traendo profitto dei fuochi detti di benga la. I due prim i presentarono maggiore esattezza di quanto si credeva; infatti il massimo errqre cui si andò inco ntro , nel tracciare la direzione di due osservatorii (errore dovuto in parte alla imperfezione degli · strumenti), fu di •I O minuti primi . ' L'operazione con i fuochi di benga la riuscì più sempli ce e speditìva, ma richi ese alcune speciali c11utele. Si stud iò la specie di fuochi, che meglio conveniva \i,, adoperare, e si dedusse che qu ell i rossi, preparati con l'azotato di stronziana, erano preferibili. Essi si ottengono ordinariarnentA bruciando .un mìscuo-lio · di 40 parti di azotato di stronziana, ·13 di fiori di ;olfo, 10 di clorato di pot11ssa e ·4 di oss isolfuro di antimonio . L'azotato di stronziana si prepara per mezzo di carbonato o del solfato namra le; come tutti i composti dello stronzio ha la proprietà. di colorire la fiamma di un :vosso porporino. Il dorato di potassa ,forma dei miscugli esplosivi, con la maggior parte dei combustibili, specialmente 1
396 TELEGRAFI OTTlCI con lo zolfo. Sono noti infatti i tentativi per preparare, col clorato di potassa una polvere da cannone molto potente, tentativi che non riuscirono, per i danni che ne derivavano alle armi. L'ossisolfuro di antimonio si ottiene facendo abbrustolire il solfuro naturale del metallo, in contatto dell'aria, finchè una parte dello zolfo abbruci, trasformandosi in acido solforoso, e l'antimonio corrispondente, ossidandosi, rimanga col solfuro non iscomposto. Perch è di notte i segnali riescissero ben visibili, nella maggior parte dei casi, con un cannocchiale del!' apertura di 10 centimetri, occorreva un chilograrnma di composizione bengalica, trattandosi di stabilire la direzione fra Mantova e Bologna, e ne occorrevano 2, per la direzione fra Verona e Bolognn; però la combustione doveva essere talmente viva da compiersi in un tempo non maggiore di 30 secondi. In seguito si ottennero risult,Hi migliori abbruciando la composizione bengalica entro una scatola cilindrica di cartone verniciato o in un tubo di lamiera metallica, situato col suo asse orizzontalmente, del diametro interno non minore di '15 centimetri, per i segnali di notte ad una distanza di 85 chilometri, e di 20 centimetri, per una distanza di ,11 O chilometri, facendo astrazione dei casi in cui l'atmosfera era limpidissima o caligbosa, e adoperando, per le osservazioni un cannocchiale dell'apertura di ·1 O centimetri. Il con.sumo lineare della composizione bengalica variava da 3 a 3 · centimetri e mezzo, secondo il suo grado di compattezza e la proporzione dei componenti. In seguito delle precauzioni adottate, la scoperta delle stazioni riuscì sicurissima. !Ualgrado ciò si volle sperimentare un miscuglio di magnesio e di polvere ben-
397 galica e si ottenne che le cartucce, del diametro di 2 centimetri, producevano gli stessi effetti delle scatole di bengala, del diametro di 15 centimetri. MILITAR]
V. Assicurata la prima parte, cioè il modo di discernere i segnali direttivi, si cominciarono i tentativi per la corrispondenza, a grandi distanze, e per vincere le cause che rendevano discontinue le segnalazioni. Dopo varie esperienze, fatte fra Mantova e la stazione di monte Capra (Bologna), si tentò di porre in comunicazione diretta l'osservatorio di Castelvecchio (Verona) con l'anzidetta stazion e di Bologna, cercando così di superare una volta la distanza di 1,1Ochilometri. Di notte l'operazione riuscì btenissimo; di giorno non fu possibile di rendere visibile alcun segnale, quantunque. l'atmosfera foss e limpidissima e si facesse uso di uno specch10, della s11perficie di 108 decimetri quadrati , per riflettere la luce solare. Ripetuti gli esperimenti, si ebbero gli stessi risultnti e si verificava il fatto curiosissimo che mentre in alcune notti potevasi corrispondere tra Verona e Bologna, con la luce ossidro-magnesiaca, ed anche con quella a petrolio, di giorno invece non si giungeva a render.e visibili i segnali, con un eliotropio di grandissime dimensioni; ed un risultato identico si ottenne fra la stazione di Mantova e quella di S. Luca (Bologna). Tal fenom eno del resto avveniva certamente perchè la densi Là degli strati atmosferic i , attraversati dalla traiettoria lumin osa, diminuiva durante il giorno, nelle regioni inferiori, ed aumentava invece durante la notte.
in
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Cli esperimenti furono prosegu iti dal mezzodì alle 3 pomeridiane, ponendo in comunicazione diretta la torre Castelvecch io {Verona) con l'osservatorio di Monte. Capra (Bologna), e la stazione di Uantova con quella di . S. Luca (Bologna), median te i telegrafi solari; e per meglio accertare i fatti si fecero allre esperienze, verso il tramonto del sole. Risultò che dalle o alle 5 e mezzo, il disco luminoso non era visibile, e che dalle 5 e tre quarti fino alle 7, appariva gradatamente sempre più alto, ed il fenomeno contin.uava anche durante la notte, in ragione della maggiore o minore serenità del ci elo. Essendosi replicati più volte gli esperimen ti si constatò sempre che i segnali, verso sera e durante la notte, apparivano più alti che durante il giorno, e si dedusse trattarsi di una rarefazione degli strati atmosferici. Era un fenomeno semplicissimo dipendente dal principio scoperto da Biot e da Arago, cioè ·che la potenza refralliva dei gaz è proporzionale al la loro densità; un fenomeno che ha molta analogia col miraggio, che si osserva nei paesi caldi, e specialmente sulle sabb iose pianure dell'Egitto; l'istesso fenomeno per il quale gli astri appariscono più alti, che non siano, sull'orizzonte, e nei nostri climi, non più alti di mezzo g rad o. VI. Per le segnalazioni di giorno si erano fatti costruire due grandi eliotropi, ognuno della superficie rellangolare di metri 1,20 per 0,90, traendo profitto, in certi casi, degli altri di minor grandezza, che già si possedeva. Con i due primi istrum enti, della superficie di ,J 08 decimetri quadrati, e con cannocchiali dell'apertura
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di I O c~ntimetri, la corrispondenza potette sempre aver luogo fra ~lantova e Bolognn e fra Verona e Bo. logna, cioè tlno a "'14 chilometl'i di distanza, tutte le volte che la traiettoria luminosa non ven iva intercettat,1 da qua lche ostacolo del terreno ,. ed il sole non era mascherato dalle nubi ... .... Gran risullato invero che in telegrafia ott ica non si era mai ottenuto I Perchè la tra iHto ri a lum inosa possa descriversi senza incontrare ostacoli, è d'uopo stabilire gli osservarorii a tale altezza dal suolo che riesca possib ile di vincere la sfericità della tena e le nccidenta litù del terreno. E siccome gli osservatori i, che servivano per gli esperimenti, erano in posizio ne abbastanza elevata, cosl la corrispondenza, in generale, non incontrògravidifficoltàda'questo canto; fortuna dunque quando si potranno trovare delle posizioni corne la 1 torre degli Asinelli e la famosa Gh irlanclina, per collocarvi gli osservato rii. Relativamente allo stato de l cielo, si· ver ificò che la corrispondenza pe t' nn terzo della .pri mnv.e ra, dell'estate e dell'autu nno , corrispondente ai giorni seren i, avven iva benissimo; per 1rn terzo, corrispondente aigiorni misti, avveniva. mediocremente, per l' altro terzo, riguardante i giorni nuvolosi, non poteva aver luogo. Io complesso la corrisplrnde nza solare ri uscì più bene tra Man tova e Bologna, anzichè tra Verona e Bologna, però la distanza fra te prime due stazi oni era minore d i que lla esistente fra le altre due . Per la corrispondenza di notte si ottennero risultati di gran lunga migliori . Basterà dire che una if.nte del diametrò di 60 cen·timetri, illuminata dalla luce ossidro-m agoesiaca, appa riva, il più delle no tti , alla dista nza di 1,u'. ch ilometri (tra Verona e Bologna), sensibilmente più viva de lla luce solare, emessa da uno specchio di '108 decim etri quad rati, alla clist.nmrn di 80 chilome tri (tra Mantova e Bologna).
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Fra Verona e Bologna la luce ossidrica appari va in certe notti talmente viva, ad occhio nudo, da potersi ritenere che sarebbe stata visibile con un cannocchiale dell'apertura di 14 centimetri, fino alla distanza di 300 e più chilometri. ~fa pur troppo tali risultati non erano costanti, e mentre alcune volte una lente del diametro di 30 centimetri, illuminata da una lampad a a petrolio, era visibile, aà occhio nudo, alla distanza di 85 chilometri, altre volte invece, alla ·medesima distanza, era appena visibile l'istessa lente illuminata dalla luce ossidrica, mediante un cannocchial e di grande apertura . Qual meraviglia d'altronde ove si consideri che le segnalazioni avvenivano attraverso la valle del Po, nella quale gli innumerevoli corsi d'acqua e le paludi modificano continuamente le condizioni atmosferiche; qual meraviglia se si riflette che essa trovasi in relazione quasi diretta con l'Adriatico, per cui tra l'una e l'altro si stabilisce una corrente di venti, che ora agglomera ed or dissipa le nubi, ora addensa ed or dilegua la nebbia .... ? ·
VII.
Nell'inverno 1871 -72 si erano eseguiti diversi esperimenti affin di riconoscere più specialmente l'influenza della nebbia, sulla corrispondenza tra l'ilantova e Ve• rona, durante la stagione iemale. Quell'inverno fu uno dei più caliginosi ed il periodo delle nebbie, che avevano la forza di disturbare ed anche di parali zzare per lungo tempo le segnalazioni ottiche, durò non meno di un mese e mezzo . Erasi trattato di conoscere se le in terruzioni tele-
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grafiche dipendevano da impotenza degli apparati o da altre cause. Durante gli esperimenti nasi verificato più volte un fenomeno molto curioso. Per, avere un'idea esatta dello stato di trasparenza dell'atmosfera, si faceva uso, di tempo in tempo, della luce a petrol io e non rare volte avveniva che mentre una stazione faceva uso dell a luce petrolio e l'altra corrispondente, della luce ossidrica (la quale a parità. di superficie è circa 20 v6lte ·più intensa della luce apetrolio), quest'ultima era visibile distintam ente, mentre · · non lo era per nulla la luce ossidrica. Nell'ottobre 1873 gi fecero altre esperienze tra Mantova e Verona, con l'istesso scopo. Risultò che la corrispondenza poteva sempre aver luogo, mediante le fiamme Iamellad a petrolio, e che alcune volte invece doveva essere sospesa con la luce ossidrica; cioè si ripeteva il fenomeno avvertito nella corrispondenza tra Mantova Pr Bologna . Studiando attentamente la quistione e facendo diversi tentativi si riconobbe che dando al fascio luminoso ossidrico una forte divergenza, nel senso verticale, quella stessa luce che nou era visibile con un cannocchiale, diventava visibile ad occhio nudo. Come accennammo nell'altro articolo, sui telegrafi ottici, pubb li cato nel 187 11, la direzione di Mantova aveva osservato che, pel' ottenere. la massima intensità dalla luce ossidrica, bisognava dare al lucignolo la forma di un cilindretto di 2 a 3 mill imetri di diametro, e collocarlo col suo asse in direzione di quello della lente. Questa pure sarebbe la disposizione più adatta per una buona corrispondenza, qualora però durante la descrizione della traiettoria luminosa non avvenissero improvvisamente variazioni di densità nell'atmosfera. Siccome tali variazioni cambiano la posizione della
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TELEGRAFI OTTICI
traiettoria, cioè a dire danno luogo ad altre traiettorie luminose, che si succedono l'una all'altra, così ne consegue che se i cangiamenti di densità sono molto piccoli, allora le osci ll azioni della traièlloria sono quasi insignificanti ed i segnali non si perdono di vista; ma se per contra le variaz ioni atmosferiche sono piuttosto sensibili, allora le oscillazioni sono più forti e si corre il rischio cli non vedere i segnali. Tale incqnveniente risulta natur'almente maggiore quando si tratta di un centro luminoso molto pjccolo, come quello della luce ossidrica. e divènta minore con le fiamme lamellari a petroli~, le qua li sono assai sottili e relati~arnente molto alte; quin di bisogna fa.re in modo che la divergP,nza del fasc io luminoso , nel senso verticale, sia maggiore della mass ima osci llazione dovuta all e variazioni della ·rifrazione atmosferica. Ogni qual volta infatti ritenevasi che si sarebbe verificato il fenomeno delle oscillazion i, dispo nevasi il lucignolo magnesiaco in modo che il fascio luminoso ·avesse una forte divergen za nel senso verticale, e ciò bastava a rendere visibili, ad occhio nudo, i segnali, mentre prima non lo era no con un cannocch iale di grande apertura. Dal complesso delle osservazioni infine si ticavh che nella corrispondenza, a grand i di stanze, la traiettoria luminosa subisce, specialmente di notte, de lle oscillazioni affatto insignificant i, nel senso orizzontale, e sensibilissime ·nel senso verticale; per cui si può restringere orizzontalmente il fascio !ominoso, entro limiti assai pi ccol i, ma ver'Li calmente é necessario che la di latazione venga a superare l'ampiezza massima delle oscillazioni della traiettoria luminosa. Si confermò inoltre il fatto naturalissimo che quando jl tempo è nebbioso si migli orano immensamente le · condizioni di visibiliti'.1, aumentando l'altezza delle stazioni telegrafiche.
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VIII.
Il maggiore Faini nor1 si limilò ad escogitare i mezzi per telegf'afare, a grand i distanze, ma cercò anche di superare le diffi coltà che si possono incontrare nell' impianto degli osservatorii, specialm ente nei siti montuosi, in cima alle torri molto alte, e si occupò altresì della quistione economica.· Conoscendo che gl i apparati per la luce oss idrica, malgrado le più grandi precauzioni, possono dar luogo a gravissime conseguenze, dedusse che, per gli osservatorii da improvvisarsi tumu ltuariamente, quegli apparati i1on potevano essere --in dkati e sarebbero riusciti di non lieve imbarazzo; quindi pensò che con ven iva sostituire qualche altra luce a quella ossidrica o dìminuire gli inaonvenienti dipendenti dai gazometri. Nel corso degli sperimenti essendo avvenuio lo scoppio di un gazometro nell' osservato rio della 1.orrtl Massimil iana a Verona, ma senza spiacevoli conseguenze, per non interrompere la corrispondenza, fu ideato di sopprimere il gazometro dell'idrogeno, interponendo un regolatore, tra l'apparat.o di produzione del gaz e la lampada ossidrica, in guisa che lo svo lgimento dell'idrogeno avesse luogo secondo che si consumava l'idrogeno àella lampada e cessasse con la luce ossid rica. Il risultato fu oltremodo soddisfac_ente, giacchè si ottenne una luce splebdidissima e costante, ed è superfluo il dire che, come si praticò per l'idrogeno, ·potrebbe, anche fars i per l'ossigeno, evitando così i due gazometri. Giova però avverl ire che cotesto espediente può riuscire utile so l quando si tratta di stazion i in cui si può trarre partito del gaz ili uminante, per mezzo di un tubo di comunicazione, sicchP- non occorre che
404 TELEGRAFI OTTICI l'apparato per lo svolgimento del gaz ossigeno; mentre invece quando si devono avere gli apparati per lo svolgimento dei due gaz, non è abbastanza semplice e non risolve. completamente il problema. Altri tentativi furono fatti per ottenere la luce ossidrica col gaz compresso, a diverse atmosfere, ma neanche questo mezzo riuscì soddisfacente per le stazioni da improvvisarsi. IX.
Venne allora in mente di sperimentare, per la corrispondenza, la luce bengalica, che per l'addietro erasi adoperata soltanto lorchè trattavasi di scoprire le stazioni. Si disposP un tubo cilindrico di lamiera di ferro, del diametro interno di 25 mil limetri, munito anteriormente di un anello di platino, in modo che il suo asse si trovasse sul prolungamento dell'asse principale di una lente, e che, al centro della base anteriore del tubo, coincidesse col foco principale della lente. Introducendo nel tubo metallico un cilindro di composizione bengalica compressa, del diametro di 25 millimetri, accendendolo e facendo in modo che la parte incandescente si trovasse continuamente nel piano della base an teriore del tubo, si ottenne, con molta semplicità, un fascio di luce potentissimo. L'operazione non doveva riesci re difficile se si considera che per determinare sperimentalmente il focopri·ncipale di una lente bi con vessa, e quindi di un a lente pianoconvessa, basta esporre la lente ai raggi solari in modo che 11 suo _asse principale sia parallelo ad essi; ricevendo allora il fascio luminoso emergente su di uno schermo di vetro smerigliato, si determipa facilmente il punto in cui vengono a concorrere i raggi, cioè il foco principale della lente.
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Nell'estate, ql'lando ·il sole appariva nel s-no massimo splendore, una lente d'el diametro di 30 centimetri, :rlluminata da Hn cilinrdro di Tuengala, disposto corrl'e si è dett0 poc'anzi, era qtias·i sempre visi•bile ad ·occhio nudo, fino alla distanza di ·1O chilometri; e di notte, nelle stagioni di primavera, estate ed autunno, una lente dell 'istessa forza appariva, ad occhio nudo, fino alla distanza di 85 chilometri, allo stato di trasparenza ordinaria dell'atmosfera. N·eJJo esperimentare la luce a be11gala e'rasi notatò che le candele preparate in comune commercio, hon presentavano un'intensità luminosa ed un 'ìrradiazione molto costante ; quelle però del diametro di 25 millirnetri, preparate appositamente, davano migliori risullati, per la maggiore celerità di combustione, la quale giungeva fino a 3 centimetri e mezzo per ogni mirmto. Ma per fare uso di candele molto sottili ed a combustione lenta, cioè di candele più economiche, si ricorse a diversi espedien~i. Uno di essi consisLette nell'interporre trn disco di platino, munito d'un forellino nel centro, tra ]a lente e la fiamma, con la quale doveva essere in contatto, sicchè potevasi aum entare e ·diminuire, a volontà, la divergenza del fascio luminoso, emergente dalla lente, e nello stesso tempo si rendeva pressochè fissa la fiamma bengalica. Una disposizione che riuscì ben vantaggiosa fu quella di collocare la cartuccia, col suo asse in di..: rezione normale al prolungamento dell'asse principale della lente; e poichè la fiamma era troppo mobile si pensò di porre, alquanto al disopra di essa, un disco di magnesia compressa o di altra sostanza refrattaria, col quale si rendeva la fiamma quasi irnmob'ile e adat.:. ta:tissima. per le -segùalazioni. ANNO XXII, VOL. IV.
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,i.06 TELEGRAFl OTTICI Le nuove cartuccie avevano il diametro di ~ 5 millim etri e la lu nghezza di '25 cen ti metri, la lo ro combustione durava rn minuti; tanto ci oè da permettere la trasmissione di un dispaccio di 70 parole.
X. Si fecero poi diversi ~perimenti comparativi, fra la_luce con fuocht di bencrala e quella ossidro-magnes1aca, tanto di giorno, q;anto di notte, e ne risnltò princ!palmente che alle lenti di proiezion~ della lu ce oss_1drica, bisognava dare una superficie almeno doppia di quella necessaria , per la luce di benga la, per avere, a grandi distanze, lo ste·sso grado di visibilità, per entrambe le luci. La composizione bengalica qualche volta fu compressa, formandone dei cilindri durissimi; ahre volte fu preparata sollo ·la forma di polve:·e da spa~·o: per farne delle carti.1 cc i~ ad involucro di p10mbo o d1 z10co, 0 di cartoncino inverniciato; in tutti i casi si ottennero buonissimi risultati e la celerità di combustione riuscì quasi sempre di 3 centimetri e mezzo per ogni minlllo. Fra le oltre cose si sperimentò che i fuochi preparati con l' azotato di stronziana, bonno su quelli preparati col solfuro ~i arsenico, conosciuto ?ai r_nine1:alorristi col nome dt realgar, oppure con I antunomo, 0 il vnnwggio di produrre pochissimo fum~ nella _combustione. Siccome però ·anche con gli altri fuochi una certa quantità di forno si svi lu ppava sempre, cos~ ad evitare gli inconvenienti e la molestia che ne derivavono, quando le segnalazioni dovevano farsi entr? locali chiusi, si cercò di dargli esito per mezzo d1 un tubo.
MILITARI
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Le prime esperienze con la luce bengalica riusciro no molto costose, ma in seguito 'si gi unse a ridurre il prezzo della composizione a lire 3,60, per ogni chilogramma; pe r cui se la cartu ccìa ha il diametro di due centimetri, il consumo della polvere, durante la combustione di un'ora, sa rà di 1/ 3 circa di un chilo~ramma, con In spesa totale òi lire 4,80. M11 naturalmente la corrispondenza è assai difficile che si prolunghi fi no ad un' ora di Sf'~uito, tanto più che i telegrafi sti molto pratici giungono a lrasmellere ed a ric:evere fino a 40 lettere in un minuto; sicché, in med ia, la trasmissione di un dispaccio può durare un 5 o 6 minuti e può impo rtare non più di 50 cen tesim i. La straordinaria intensità luminosa delle carluccie di bengala, preporate con l'azotato di stronziana, pyrmette di stabilire di notte una corri spondenza alla distanza di 30 a 40 chilometri , senza il soccorso di apparati oLLici di proiezione e di canno cchi ali per l'osservazione dei segnali. Da Mantova a Ve rona furono resi percettibili, ad occhio nudo, i segnali esegu iti con cartuccie del diametro di 3 centimetri, senza di alcun apparato ollico. Siffatto modo di co rrispondere non è -a dire q uonto posso tornare utile in campagna ed in tulli quei casi in cui non si co.nosce la posiz ione rispettiva delle stazioni te legrafiche, ed è mestieri far uso di apparati della massima semplirità. Adoperan do la luce bengalica, per le segnalazion i, si è anche ottenuto il vantaggio di sop primere il diaframma ch e serviva per gli ccclissamenti e per lo apparizioni. Jnfaui suppongnsi ch e il tubo della cartuccia sia munito di un manipolatore a molla, simi le a quelli dei . telegrafi elettrici, che possa oscillare in senso verticale, è cliiaro che disponendo le cose in modo che,
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ad oo-ni abbassamenLo del taslo la partè anLeriore del o . ' . tubo venisse ad abbassarsi di una quan11ta non minore di un ceriLimetro, ossia della rneL_à del diamelro d-ella cartlilccia, il fascio luminoso, emergente dulia lenLe, scomparirà affatto dalla visla del corrispondente;· cioè si produrrà l'ecclissamento senza diaframma.
XL Fra le tante utilissime osservazioni, falle durante gli sperimenti, fuvvi anche che la lu ce Drummond non si può l'itenere come la. più potente, dopo la luce solare e la luce elettri ca, giacchè la composiz ion~ benga lica, preparata accuratamente, produce trn' irra_diazione lu~ mi,nosa superiore a quella del gas oss1drogeno d1 Drummond e, potendo essere colori ta in rosso, riesce più alla a vincere la .resistenza degli strati atmosferici. La luce più potente, dopo la solare, pare invec:e che sia quella de l magnesio, ment re abbrucia nell' ossigeno, la cui intensità è anche superiore a queila del la fiamma bengalica. Come si è veduto precedentemente, con la polvere di magnesio mescolata con nltre sostanze, atte a svolgere una gran quantità di ossigeno, nell'accensione, ed a colorire in rosso la fiamma , si ottengono sorgenti luminose che sono visibili di notte fino ad 8~ chilometri di dista·nza, senza il soccorso di apparall ottici . Nè si trascurò di esc:ogita re se tal i mescolanze potevano riuscir vantaggiose per le segnalazion i, e s'immaginò mia miccia fotta in maniera che il suo <.;On sumo avvenisse esattamente in tempi eguali; ma non g;.ovò che per la trasmissione di dispacci brevissimi. Siamo spinti a pnrlare minutamente delle esperienze
e dei risultarnenti ottenuti dalla direzioue del genio di Mantova , non tanto pe r la loro novitò, im portanza od uti li tà, ma perchè fanno vedere la successione dei criteri, <.; he dal primo all'ultimo momenLo guidarono quegli studi eseguiti cun singolare . accuratezza, pa½ienza ed intelligenza . Ma lgrado la più buona vol·ontà non semp1·e si ha la fortuna di riso lvere ce rte questioni, rnassime quando sono Tese più compl icate dal concorso di molte fisiche circostanze. -Però ciò. non esc lude il merito delle investigazioni; e se il maggio re Faini non può dire di aver risoluto interamente il grave problema di stabilire una corri spondenza ottica, di giorno e di not.te, o piccole ed a gran di distanze, col cielo nuvoloso e col ciel sereno, egli è certo però che i risultati da lui otte nuti son o molto uotevoli, lanto maggiormente che i suoi studi non possono considerarsi come ulti mati. Ci rincresce che la direzion e del genio di Mantova non abbia avuto occasione di sperimentare il recente apparato onico; conosciuto col nome di coll ettore fototermico-annillare del Balestrieri . Fondato su di un principio conosciutissimo, esso ha lo scopo di raecogliere Ja wao-criore · quantità possibil e di luce ernanata da una oo d. sorgen1e lum inosa qualunque, camb iando i raggi 1vergenti in un fascio di raggi paralleli, che colpisce esclusivurnente l'oggetto che vuolsi illuminare . Noi abb iamo assistito a d iversi sperimenti, fatti con tule apparato, e siamo convinti che per la sua sempl icità, economia ed efficac ia, potrebbe giovare moltissimo alla telegrafia ottica, ed è noto che il generale ~lenabreà fu il primo a pronunziarsi in questo senso . .
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xrr. Quantunque i r.nezzi di cui si poteva disporre fossero piuttosto limitati, purnondim eoo si vol le indagare se nell e stagioni di primavern, estate ed autnnno, fosse possibile di produrre con le luci artificiali, dei segnali luminosi affatto percettibili, di pieno gio1·no, così che fra Mantova e Bologna si potesse telegrafare in tutte le ore del giorno, come tra Mantova e Verona; e più ancora in quali condizioni avrebbe luogo la cotrispondenza ottica, nella stagion e inverna le, fra due osservatorii, posti alla distanza di 85 chilometri, fra loro. l i maggiore Faini, veramente, partendo dal prin cipio che lo scopo principale della telegrafia ottica, in tempo di guerra, consiste nel procurare alle piazzo fo rti il mezzo di ricevere informazioni circa i pian i e le operazioni dell' inimico e di prendere i con<.:erti con le truppe di socco r·so, opina che potrebbe bastare la corrispondenza cli notte; e ciò sta benissimo, fin quando il nemico -si trova a va rie La ppe distan te dalla piazza, fin quando si tratta di operazioni che non possono decidere da un momento oll'aJtro de lla sorte dei difensorì. Ma q:.iando la fortezza è ;1ssecliaw, quondo la guarnigione è g ià esausta di forze e di mezzi per se guitare a resistere, quando ba bisogno di conoscere, da un momento all'altro, se può contare su qualche soccorso, allora non v'è dubb io che gioverebbe mollo più' di potei; corrispoudere tanto di notte, quanto di giorno . Tali ragioni non isfuggivano peraltro al maggiore Faini, il quale non trascnrò di stuèliare ogni mezzo affine di assicurare una certa continui là alla corrispondenza ottica. Egl i, fra le altre cose, notò che la segna~ Jazione di giorno, a grandi distanze, rendevasi diffi-
cile per la forte dilatazione che subivano le immagini decrli di piccole dimensioni, quando erano .oso or•aetti bv , servati secondo visuali poco elevate dal suolo. Per avere un'idea abbastanza esatta di siffatta dilatazione, tra ~iantova e B-ologna, si fece collocare nel forte di Pieto le, distante 3500 metri dalla torre della gabbia di Mantova, un segna le ne lla direzione di torre ciella Gabbia e del forte di àfonte Capra di Bo logna, consistente in unn tavoletta di legno imbiancata, illuminata direttamente dal ·sole; e nella stazione di Monte Caprii un altro segnale, consistente in un eliotropio circolare, del diametro di 32 cent;metri. I due segnali venivano osservati dalla .torre della Gabbia con un cannocchiale del l'apertura di 10 centimetri. Avevas i così l'opportunità di ved ere l'un o soll'altro, nello stesso piano verticale in eui trova vasi il cannocchiale di osservazione, dt,e segnali del medesimo diametro: però quello di Bologna appariva molto più grande di quello. di Pietole, qu,)ntunque il primo si trovasse distante· da lla torre del la Gabbia, 2,1. volte più dell'altro. Per maggiore esallezza si collocò _nel pinno focnle dell'obbieuivo, annesso ·al cannoccluale di osservazione, una lastrin a di cristallo, sulla quale eravi in cisa .unu scala in decimi di millimetro, sicchè si poteva osse rvare il numero di divisioni della scala, sotteso da l segnale di Bologna, e risultò che nell'estate l'ampiezza del moto oscillatorio era maggiore che nella primavera e ne ll'autunno, e eh~ in queste due . ult.ime stagioni era maggiore che nell'rnverno. Tra Mantova e Bologna, l'ampiezza del moto_ osCJl: latorio secondo la visuale di torre della Gabbia e d1 Monte 'capra, era in media di circa 48 secondi, n~lle tre stagioni di primavera, estate ed aumnno . . . Naturalmente le oscillazioni di un segnale lumrnoso
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assai lontano, non essendo tuLLe della medesima am piezza, riesce impossibile di apprezzarle con precisione; esse soao ora più estese, in senso orizzontale, ed ora in senso verticale, ora più estese a destra , ed ora a sinistra, dell'osservatorio. 11 mo to osci ll atorio essendo in ogni caso rapidissimo, viene a prodursi una forte dilalnzione apparente, delle immagini degli oggetti che si osservano, a cagion e del fenomeno della persistenza, delle imm agini luminose su lla retina dell'occhio. Tale fenom eno è quello conosciuto col nornn d'frradiazione, per il qua le gli oggetti bianchi o di un colore assai vivo, quando sono veduti su di 11n fondo oscuro, sembrano più gr11nd i di quel che sono realmente, il che dipende dalla maggiore o minore estènsione, al di là del contorno ·ct ell'i mrnagioe che assume l'impressione sulla retina. È per Lai mo1ivo che gli astri appariscono alcune volte più grandi di quel che sono. Fra le svariate ed 11ti li osservazio11.i fotte da Plateau sull'argomento in discorso, evv i quella che l'irradia: • . I • z10ne s1 accresce con le lenLi divergenti e diminuisce con le conve,.gcnti. Dagli esperimenLi fatti, dalla direzione del gen io di l\lanlova., si constat.ò che fra la torre della Gabbia ed il forte di Mon te Capra, nelle stagioni di primaYera, estate ed autunno, un disco luminoso dei seguenti diametri, cioè metri: 0,0 1, 0,1 O, ·I ,00, '10,00, 100,00, -1000,00, acquistavn rispellivamenle il dinmetro apparente di metri: 20,01, 20, 10, 21,00, 30,00, 1:W, 00 o
'1linosa dei segna li fra ~l'è,\ntova e Bologna, la loro superficie apparente no:~ sarnbbe mutata di molto, n:1a si sarebbe invece aumentala, quasi nella misura stessa dello accrescimento della superficie reale, l'intensità lµrn inosa. intrinseca o. specWca, quella appunto per cui si distingue un oggetto in mezzo ad un fondo sul qual e è proieuato. Io forza di ciò, importava conoscere se aumentando opportunamen te la superficie delle lenti sarebbe stato possibi le, nei casi ordi nari, di r1mdere visibili di pieno giomo i -seg nali delle luci artificiali fra Mantova e Bologna ; e gli eliotropi diede1:o il mezzo di risolvere la. quistione. Ponendo diuanzi ad uu eli0tropi o, in senso nol'male · alla direzione del fascio luminoso, un diaframma con un'apertura rettangolare nel mezzo, da potersi allargare e stringere , secondo le indi ca zioni che si riceveranno dalla stazione opposta, risultò che al lo stato ordinario di trasparenza dell'atmosfera, e quando il sole trovavas.i all'al tezza. di 30 a 40 gradi sull'orizzonte, un eliotropio della superficie visibil~ di due decimetri quadrati, costituiva un segnale neuameote perceu ibile da ~lantova a Dologna, con un cannocchiale, dell'apertura di 10 centimetri. Di guisa ch e se si nvesse una so rgen te luminosa artificiale di una intensità eguale a quella dovuta ad 1,1n eliotropio di due decimetri quadrati di superficie, in· senso normale alla direr,ione di due osservatorii, si verrebbe ad ussicunare in corri sp.onden,za tra ~Inntova ~ Bologna, nello stato ordinari o ùi trasparenza dell'atm osfera, indipendentemente dalla maggiore o minore serenità del cielo . JJa come r.onoscere la sorgente luminoso. artificiale che avrebbe fatto raggiungere lo scopo? - ll maggiore Faini fece il seguente ragi onamento: Ritengasi che la luce solare riflessa da uno specchio, a parità di superficie visibile, sia, su
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Dal che si scorge che la dilatazione apparente, ri spetto alla grandezza effettiva dell'oggello che si considera, ~è in ragione inversa della superficie dell'oggetto. Per cui se si fosse aumentata la superficie lu-
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per giù, 70,000 volte quella dovuta alla fiamma di una candela _stearica, e che la superfic ie vis ibile di tal _fia~ma si a di 180 mi ll imetri quadrati, quale viene ordm~l'larn~n.le valutala dai fisici ; paragonando la SUperfi~:1e _v1~1b1le de_ll'eliotropio dinanzi citalo, a quella or or_a m~1ca1a, d, uoa candda stearica, rilevasi che Ja ~rima e_ 1 :' 1 vol~e maggiore dell'altra, per la qual co,.,sa, moll1pl1cando 11 ! per 70 mila , si avrà il prodotto 7, 11<~,000, che rappresenterà l'inte.µs ità in candele sle~riche: del fas~io ~mergen te da un eliotropio di due decrmetn quadrali d1 supe rficie visib ile. . . E poich è siffatta .intensi tà sa rebbe non meno di ·190 volt~ 1:1ag?ior: dì quella di un fo.ro dì pl'im'ordine,' ad ecclrssr d1 minuto in minuto, cosi si farà presto a comprer!de!·e quanto sia diflìci le di ottenere, con la luce artrflciale, un segnale percetlibile di pieno giorno da Mantova a Bologna . . . . . . Sol:J.rne~te la combustione del magnesio con l'ossigeno forn is ce un'intensirà luminosa molto torte circa ,oo v?lte maggiore di quella della fiamma di una c'andela 1 s,'. eanca, oss1~ / 100 cli que ll u dovuta all'eliotropio; però 1 I ~ppara to ottico d.ovrebbe avere una superficie visibile. non m10ore di due metri quadrati! S1 potrebb~ è ve ro diminuire In superficie dell'apparato,. ma b1so_gnerebbe riconere ad una .macchina magnet,co-el~ttnca, m?ssa da una macchina a vapqre della forza di 4 cavalli, giacchè l'intensi tà intrinseca della lu~e elettrica è superiore a quella prodotla dalla combustione del magnesio con l'ossio-eno· ma è s _ 0 ' u perf1 uo 1·1 d"rre 1:he in questo caso si andrebbe incontro ad una spesa mo lto rilevante.
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xm. Siccome la costruzione di · un apparato ottico di grandi dimensio11i, a presr:indere dalla spesa, è di grave difficoltà in pratica, così fu suggerito da alcuni fisici, mollo reputati, di compensare, con una maggiore ape~tura dei cannocchiali, il difetto di superficie visibile dell'apparecchio di segnaJazione. Anzi il professore Porro, a cui, la direzione d.el genio di Màntova, aveva affidata la çostruzio ne di alcuni strumen ti telegrafici, propose di adoperare lo stesso cannocchiale per il ricevimento e per la trasmissione dei segnali, e che per le grandi dis tanze si facesse uso di un obbiettivo acroma tico dell'apertura di 25 centimetri, illuminato dalla luce ossi~ro- mngnesiacn del professore Carlevaris; sembrandogli un mezzo abbastanza efficace per co rrispondere a tutte le distanze, alle quali pnò occorrere per sol ito di segnalare in iempo di guerra . Ma la direzion e dei genio dì Mantova, fin dal primo momento, non credette opportuno di uccellare la proposta, P-ssend o convinta che oumentando l'ap ertura del cannocchia le di rice\'imeolo, sì è ben lungi dal compensare, nell a stessa misura, una diminuzione di a per. tu ra nell'apparecchio di trasm issione, e d'altronde facendo acqu isto di un obbiettivo acromatico, dell'apertura di 25 centimetri, si sarebbe incontrata una spesa molto forte, senza ritrarne un adeguato vantaggio. Oltre a ciò il'medesimo obbiettivo dovendo servire tanto per la trasmissione, corne per il ricevimento dei dispacci, ne conseguiva che il telegrafista doveva tralasciare di osservare, per telegrafare, e viceversa. Si aggiunga che la direzione del genio di Man tova avendo fatto diversi esperimenli, fondati sulla proposta
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del professore Porro, si confermò pienamente nell'id ea che dessa non era accellabile. L'esperienza aveva già dimostrato che nella m"'-'O't· or · det· c11s1,· oltrepassandosi l'ingrand ' imento di 00 part,e 20 ~ 2? vtd~e,. il vantaggio · che si ottiene dai cunnocchiali e p1ccoJ.1ss1.mo.' ~er ~ui non giova gran che ricorrere Hpp~raLJ d1 r1cev1mento di grandissi ma apertura. C',ò che .importa veramente si è che le immagini riescano ben chiare, a qual fine In direzione del gen io di Mantova, durnnL~ le sue .esperienze, foce quasi esclusivamente uso di oculan astronomici , anzi che di oculari terrestri. In. alcuni casi si adottò il sis tema di osservare ad o?chi.o nudo l'immagine che si formava al foco de1l'obb1et.L1vo, l'oculare·, s1·sten1 a certamente . . sopprimendo . . ~refenbile,. s~ s1 potesse far uso di un obbiettivo a foco lungh1ss1rno, di 5 a 6 metl'i almeno. In qu_ant~ yo i. agli appara_ti .di emissi?ne è d'uopo che essi pr.e~entt~o lu massrnw supe rfi cie visibile . Due J~nt1 illuminate nell'istessa guisa, una del diametro. d1. 30 centimetri e l'a ltra di 60, osservate a g~·and1 distanze, appariscono presso a poco dello stesso diametro, ~ientre la loro luce e più viva io raù'ione ?ell a maggior superficie di ~sse, cioè a dire che ~erba i1. rapporto di 4 ad ,1; ed è precisamente cotesta maù'g10re intens~tà i~trinseca che fa distinguere un segnai~, molto megl111 .di Il~ altro, in mezzo al fondo sul quale sono entrambi proiettati. 0
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XIV.
~i.o ~ui .si è.parlato quasi sempre d'esperimenti nelle s~ag10.111 ?1 fnmavera, estate e<l autunno, come quelli <l~ cui prmc1palmentegiunse ad .occuparsi !a direzione d1 àfantova.
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li maggiore Faini ritiene che nell'inverno è quasi impossibi le di stabilire una buona corrispondenza, à grandi distunze, nella valle del Po., e che qualunque sia la poten za degli apparati bisognerebbe rassegnarsi ad avere frequenti interruzioni nella corrispondenza. Benchè d'inverno non siano state eseguite spec iali espe,.. rienze fra Mantova e Bologna, purnondimeno si poo ritenere, in seguito di osservazioni, falle in varìe ore del giorno, che nella valle del Po, durante la stagione invernale, mentre sono freq.uenti i casi di fitt issima nebbia, alcune volte invece la visibilità è così perfetta che, la corrispondenza ottica, può riuscire quasi migliore che nell'altre stagioni dell'anno; e che perfino nel periodo delle forti nebbie, dall a metà di decembre a tutto gennaio, si potrebbe avere una buona corrispondenza, quante vo lte gli osservatorii fossero convenientemente elevati. Così per una corrispondenza, tra Bologna e Mantova, basterebbe forse che la stazione, in quest'ultima piazza, avesse l'alteZ7;a di 80 metri.
xv. Riussumendo tutto ciò che concerne gli studi falli nel 1873, sui telegrafi otti ci permanenti, si ha : Jl periodo degli sperimenti durò cinque mesi, parte della primavera, tutto l'estate e parte dell'autunno. La primavera fu più favorevole delle altre due stagioni, alle segnalazioni ottir.he, e l' estate più favorevole dell'autunno . Di gio·m o gli apparati eliotropiéi fecero ottima prova. Quando il sole non era mascheralo dalle nubi e la traiettor·ia lu minosa non era intercettata dagli ostacoli del terreno,. si percepivano nettaménte ad occhio nudo, oppure con un cannocchiale dell'apertura di 1 Ocenti-'
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metri, i_ seg_nali dovuti ad uno spr.cchio pìano, della s1:1perficie ~1 un m~tro quadrato, alla distanza di 85, dt ,11 ~ e d1 _1 H chilometri, e ia corrispondenza non falli . g1amma1 per difetto di traspa renza dell'atmosfe ra. . Riguardo alla seren ità del cielo, gli sperimenti di g~orno, mostrarono che tra Mantova e Bologna la cor 2 rispondenza può aver luorro per · · a·I pri· o · ; a de·1 g10rni ma vera, estate ed autunno' e tra Verona e Boloo-n per una m~t~ sol~men.te. di tali giorni; tenuto co:Jt~: rn ,entra1~b1 1 c~s,, de, giorni in cu i la corrispondenza puo av~1 luogo Hl lutto le ore, e di quelli in cui deve essere rnterrotta a causa del le nubi Di 1~o~!e. _i s~gnali apparivano pi~ alti che di giorno e le va, '.azwm d1 trasparenza dell'atmosfera, da una no,lle ali_a~t~·a, ed anche da un'ora all'altra, erano molto pm sens1bd1 che di giorno . l segnali di notte, fatti all 'osservatorio della caserma S. Lt~ca (Bologna), apparivano sempre, alla torre della Gabb ,.a_(M~nt~va), non meno elevati di quelli che erario esegui!,,! d1 giorno, nel forte di monte Capra (Bolocroa) 0 r~entre che· fra , q1 ~es1'ultima staz ione e l'altra di s . 1.. uca' v1 e ., rano circa ., oO metri di differenza di livel lo. r. Fra la torre Castel vecchio (Vero na}, ed il forte di monte :apra (Bologna), la corrispondenza poteva aver luoo-o rn tulle l~ ore della notte, mentre di giorno non pote~a effettuarsi che per un'ora solamente, pri ma del tramonto del so le. La. t_rasparenza dell'atmos/'era alcune volte rendeva possibile d1 stabilire di notte una corrispondenza ouica tr_a Verona e Bo logna (1'I O chi lometri di distanza) mediante l_a luc_e _emessa da una lente del diamet;·o di 30 ce?t1metn, illuminata da una lampada lamellare a petrolio; altre volte invece era appena visibile tra Mantova e Bologna (85 chilometri di distanza)' la luce eme_ssa. da una lente del diametro di 60 cemimetri illuminata dalla luce ossidro-magnesiacal , .
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Le variazioni di trasparenza dell'atmosfera si resero di notte un ostacolo di minor ril ievo delle nubi , nella corrispondenza di giorno. Difatti facendo uso della luce ossidro -magnesiaca e di una lente di 60 cenlimetri di d iametro, per la formaz ione dei segnali, e di un c<innocchiale dell'apertura di H centimetri, per le' osservazioni, sa rebbero ben poche le notti in cui non potrebbe aver luogo una corrispondenza fra tutte le stazioni dinanzi citale, nelle stagioni di prirnavern, estate ed autunno; q uante volte s'avesse l'avvertenza di dilatare conven ientemente il fascio luminoso, nel senso verticale, e di abbandonare l'osservatorio di Castelvecch io nelle segnalazioni tra Verona e Bologua. I risu ltali ottenuti con le cartuccie .appositarnente preparate, di polvere benga lica e di polvere di magnesio, fecero ritenere ché. il migli or mezzo per istab ilire la corrispondenza, fra le stazioni da improvvisa rsi, e special nientP per quelle di montagna, sia la luce bengali ca . Dagli studi folti si ricavò eziandio che fino alla distanza di 400 e più chilometri, è sempre possibile di eseguirn segnali lum inosi tanto vivi da perrnellere una buona currispondenza in tutte le stagioni, di primavera , estate ed autunno; essa non potrebbe aver . luogo io tutte le ore del giorno, con i mezzi di cu i possedeva la direzione del genio di Mantova, ma si potrebbe corrispondete per 6, per 1 O ed a oche per 20 e _più ore al giorno, secondo le circostanze. XVI. È chiaro che i più potenti apparati otl.ici riescono aflatto inutil i se gli osservatorii non hanno la necessaria elevazione, per superare gl'inconvenien ti dipendenti dalla sfericità terrestre.
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HILlTAlll
Se due piazze forti sono d istan Li fra loro 85 chilometri, in linea retta, ed il terreno interposto fra èsse è orizzontale, tenendo conto del!' incurvamento della t1;aiettof'ia lnmìnosa, dovuta alla rifrazione. atmosferica, quaLè calcolato ordinariamente dai fisici e dalle amministrazioni dei fari, si ha che ogni osservatorio dovrebbe avere non meno di 120 metri di altezza, perché i raggi luminosi non fossero intercettati dal terreno. E se si considera di ·I 5 metri l'altezza degli alberi e de lle case, si ricaverà elle gli osservatorii, sempre nel la supposizion e del tel'l'cno perfettamente orizzontale, dovrebbero avere l'elevazione di •I 35 metri. Ma gli esperimenti fatt i, dalla direzi one del genio di Mantova, hann o dimostralo abbastanza ehe la leggeriguardante la decrescenza di densità degli strati atmosferici, ha luogo soltanto nell e regioni superiori della atmosfera, giacchè in quell e più basse, in cui si fann o le segnalazioni otliche, si verificano delle variazioni, le quali si ripetono ogni giorno e sono la r.ausa per cui gli osser,,atorii di due piazze forti, situale alla distanza di 85 chilometri fra loro, occorre ehc abbiano, per la corrispondenza di giomo, un'altezza maggiore di 135 meLri; tl'annP. che la minore elevazione di uno di essi non sia compensata della maggiore allezza dell'allro. Da ciò si rileva come debba riuscir difficile di stabilire una conispondenza di giorno fra due osservatorii, situali ad una distanza di 85 chilometri fra loro, non tanto per formare dei segnal i nettamente percettibil i; a quella distanza , ma bensi per trovare delle posizioni della necessaria elevazione per uso degli osservatorii. Di notte invece, l'incurvamento della traiettoria luminosa, è talmenLe forte che l'altèzza delle stazioni può essere molto minore di 135 metri. ftioverà notare che nelle notti serene, la traiettoria
luminosa, rimaneva del tutto libera dagli ostacoli del terreno , fra Mantova e Bologna , mentre la stazione topografica di Mantova aveva l'altezza di 54 metri sul suolo e l'altra di Bologna l'altezza di 67 metri. Nelle notti nuvolose, la curvatura della traiettoria era meno pronunziata, ma i segnali apparivano più alti che di giorno, tanto che il maggiore Faini crede che basterebbe l'elevazione di 10 a 80 metri, per ciascun osservatorio, a vincere la sfericità terresLre. Egli <l' altrond e volle anche studiare il modo di aumentare, senza grave difficoltà, l'altezza degli osservatorii, ed immaginò un cilindro di ferro il quale possa ascendere mediante un meccanismo ad aria compressa, fino ali' altezza di 40 a 50 metri; sicchè la q11istione si riduce solamente a trovare delle posizioni che abbiano altrettanto di elevazione sul terreno. XVIT .
Il maggiore Faini ha proposto di stabilir~ un servizio di telegrafia ottica attraverso la valle del Po, in modo che ciascun osservatorio fosse munito dei seguenti apparati: Un eliotropio a due 5pecchi, della superficie ognuno di un metro quadrato, un cannocchiale dell'apertura di H centimetri, una lente anulare def diametro di 90 centimetri e gli apparecchi occorrenti per la luce ossidro-magnetica e per quella di bengala. La spesa sarebbe di L. 111200, per ogni osservatorio a luce ossidrica, L. 9300 per ogni altro a luce bengalica e L. 11500 per qu elli forniti dell'una e l'altra luce. Con gli a)'parati che possedeva la direzione del genio di niantova, e con qualche piccola spesa, si potrebbero ANNO :xxu, VoL. 1v.
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TELEGRAFI OTTICI MILITARI
instituire tre stazioni telegrafiche, provvedute di quant' occorre per la formazione dei segnali r.on la luce solare, con quella ossidrica e con la luce a petrolio. Essi quantunque acquistati per gli sperimenti tra ~fantova e Borgoforte e tra ~fantova e Verona, pur nullameno potrebbero serv ire per la corrispondenza fra le altre piazze, nelle condizioni dinanzi indicate. A noi pare che trattandosi di una spesa abbastanza limitata converrebbe di fo'rnire le principali fortezze dello Stato dei necessari apparati di telegrafia ottica, proposLi dal maggiore Faini, perchè ~nche quando ?on fosse possibile di stabilire una corrispondenza affatto continua, in tutte le ore del giorno, qualunque sia lo stato dell'atmosfera, essi potranno sempre rendere dei n~tevoli servigi, nei casi di guerra in cui venisse a mancare il servizio dei telegrafi elettrici.
SPONZILLI
Maggiore del genio.
L'ISTITUTO TOPOGRAFICO ilILITARE ITALIANO NEL QUADRIENNIO 1873-1876 cii
IV. All'aprirsi dell'Istituto, il capo della divisione topografica disponeva di '19 mappatori e di 1O soldati allievi topografi non ancora perfett1tmenle addestrati.. Con questo personale bi.sognava iniziare la campagna topografica del 1873. Il lavoro di maggior mole era la carta de lle province meridionali alla sca la di 1:50,000, già molto inoltrata. Erano in co rso di esecuzione le levate dei dintorni di Roma all'1 :25,000 e au¡,1:'10,000; e quelle dei dintorni di Firenze all',J:2ts,OOO e all' 1:50,000. - La scuola di guerra, sussidiata dai dati geode ti ci dell'Istituto doveva eseguire delle levate ali' 1:25,000 ad ovest di Parma, per cont inuarle poi nel triangolo strategico Stradella-Spezia-Genova. Quando le levate topografiche fossero ultimate entro i limi.ti dell' ex- reame, si sarebbero poi continuate 1
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(4) ~- Rivista Militar~, dispensa di ottobre e novembre.
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NÈL QUÀDRIENNIO 1873- 18':76•
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L'ISTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITAqANO
sopra la divisione di fogli stabilita per la nuova carta d'Italia al 100,000 , in tutto il res to della penisola, onde ottenere gli elementi per la costruzione della nuova carta. Il lavoro del mappatore che ci offre a levata finita il ritr1;1.tto in profezione orizzon,ta.le ò,ella super:;ficie del suolo, con t utti gli oggetti e le coltivazioni di cui essa è coperta, dev' essere completamente fin ito a matita, e possibilmen te anche in penna durante una campagna topografica della durata di circa mesi otto. Quando le stupende applicazioni clelìa fotog.rnfia, vennero, nella riproduzione delle carte, a rimpiazzare l'incisione a mano su rame e su pietra, l' autoo-rafia e il disegno litografico, occorreva in qualche m;niera tener piede alla rapidità meccanica delle riproduzioni. l\1a i mappatori riportavano le tavolette in tale stato che si doveva copiarle in ne tto, donde una perdita di tempo . ?i . cir~a un anno. non solo da noi ma presso tutt1glust1tut1 tppografici d'Europa. Bisognava trovar rimedio a tale inconveniente. E jl rimedio l'Istituto lo trovò, e superò si può dire per il primo in Europa la difficoltà, addestrando preliminarmente i mappatori e imponendo poi ai medesimi , diretti e sorvegliati da ufficiali di stato maggiore, di levar di pianta e disegnare in modo le tavolette da potere essere completate e riprodotte, senza venir.e ricopiate. Questo risu ltato si cominciò ad ollenerlo parzia lrnen te nel 1869 e totalmente nel '1873. Una vol ta radicata la tradizione, l'Istituto era sicuro che mediante costante energia e coll'intervento di provetti e coscenziosi capi-sezio ne, si sarebbe fatto strada l'emulazione e si sarebbe camminato sempre meglio .~u lle .stesse orme. · Il terreno rilevato nella campagna topografica del per .Ja .formazione della ca nta ,,delle , province
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m'eridionali era compreso nei fogli N. 77, 86, 87, 91, 99, mo, 101, 104, ·105, 107 ed in altrettante metà di ciascuno de i fog li N. 67, 76, 78, 85 e 95. Si form·a rono tre sezioni di mappatori, dirette ciascuna da un capitano di stato maggiore. . La, ,1a sezione lavorò dal 20 aprile al ·18 dicembre, rilevo chil. q. 2727,50 senza però compiere il disegno a penna. La 2a sezione, dal 30 aprile al 27 dice~bre, rilev~ 2738,50 chil. q. - La maggior pà'rte . dei mappatori d1 questa sezione compiè sulle tavolette anche il disegno a penna. La 3a lavorò dal 1° aprile al 18 dieembre, ri levando chi!. q. 2783, non compiendo però il disegno a pennà . In totale vennern rilevati chi!. q. 8249 . - Il disegno a_ pe~na e la serittura vennero poi compiuti nel successivo rn verno del 187.i. Al_la_ fine_del 1873 le levate eseguite nelle province me~1d10nal\ _comprendevano . . chil. q. 70,050,00 · L ex-uffic10 topografico napoletano aveva rilevat:) alla scala di 1:20,000. . chil. q. 13,986,06 Totale dei rilevamenti chi!. q. 84,036,00 La superficie delle province meridionali essendo di chil. q. 105,000, restavano a rileva rsi aocora 20,964, chil. q., che si sarebbero ultimati neo-li anni 1-874- e 75 riserbando al 1876 il riconoscimen~o e la riduzion; ali' 1:50, 000 delle antiche levate napoletane all' 1:'20 ,000. Alla fine del 1876 questa esattissima carta sarebbe stata perciò finita ed a disposizione del pubblicò. Premeva la carta dei dintorni di Roma . I rilevamenti di essa erano stati in iziali nel 1872, in cui si compìrono 1204: chil. q. di lavoro. In questa campagna si fecero le levate sopra una superficie di 607 chil. q. , meno dell'anno precedente a motivo della malaria e dt>l cholèra. - Purnonostante a fine del 1873 i rilevamenti eseguiti comprendevano quasi p·er 1
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intero un rettangolo di 50 chil. di lato nel senso del parallelo, e 40 chil. nel sen so del meridiano . La superficie in esso inclusa è di stinta in du e parli, una, quasi centrale, rettangolare, i cui lati nel senso del parallelo misurano chi!. 18,75, e nel senso del merid iano chi!. 45, divisa in 9 foo-li contenenti la città o e sue adi acenze alla scula di 4:10,000. L' altra parte è esteriore, divisa in ,15 fogli alla scala di ~ :25,000. Allargati n,~gli anni successivi i ri levamenti, la carta ora raggiunge il numet'o di 27 fogli. Era si stema ùell' ufficio tecnico, e lo è ora dell'ls~i_tu to, _di fare ogni anno un a campagna topografica d 1struz1one per formare de' capi sezion e. Nel rnn l'Istituto si risolvette di continuare i rilievi nei diolorni di Fi renze, già iniziati con duplice scopo: 1° per avere l'istruzione sotto la mano e poterla con più ;i gio sorvegliare, e 2° per raccogliere così gli elementi di una carta dei dintorni di Firen ze che si reputava necessaria. Vi presero parte nel 1873 ' cinque ufficiali di stato maggiore sotto la direzione di un capitano . I lavori si estesero a nord di Firen ze fino a com prendere 13ai·be rin o di ~l ugello, per la scala all'~ :25, 000 ed ai dintorni di Prato per la scala al1'1 :50,000. - La superficie rilevata ammontò a chilometri q. 214 alla prima scala, e a chi!. q. 570alla seconda. Le LavoleLle delle provi nce meridionali riuscirono in appun tabili per la precis ione e pc! disegno compiuto in ufficio nei mesi di inverno . Quelle dei dintorni di Rom a esegui le da mappa tori meno provetti riuscirono incensurabili pe r Ja precisione, non troppo però pel disegno. Pure tutte poterono venir riprod otte meccanicar11ente senza esser ricopiate in nello. 1
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Nel corso del rn74 fu chiamato a coprire il posto di capo della divisione topografica il tenente colonnell o di stato maggiore Secrélaot. In quanto a scuola di rilevamento i mappatori l'avevan o molto buona; se v'era difetto consisteva questo nella rappresentazione artisti ca delle forme del terreno e nella non perfetta omogeneità di metodo nel disegno. Si dovette ricredersi dall'idea che i mappatori avessero da portare dopo la cam pagna le lol'O tavolette completamente disegnate fo penna. Quando la superficie da rilevarsi è molta, il terreno difficile, cd il tempo proporzionatam en te breve, ciò è impossibile, e l'Istituto doveva esser ben soddisfatto di ricevere tavoleue che per la loro nitidezza non avevano assolutamente più bisogno di essere ricopiate . I lavori di rilevamento in questa campagna sono stati i seguenti: 1° La co nti nuazione delle levate al 50,000 per la carta delle provincie meridionali fu fatta nelle provi nce di Ilari e Lecce e comprese i fogli N. t-9, 1>0, 58, 59, 60, G8, 70, 70bts, 79, 80, 8,1·, 88, 89, 90, 94, 97, 98, 10:Z, '103, e .il mezzo foglio orientale ~- 78. Furono impiegati. 24 dei più prnvetti mappatori , divisi in 3 sezioni. Essi hanuo dovuto superare serie diffi coltà provenienti dalla configurazio ne del terreno, collinoso ed a<~cidentato nell a provincia di Bari, vago ed indeciso in quella di Lecce. E qui l'Istituto dovette suggerire speci ali nor me . La principale fu di intercalare tra le curve geometriche (di 10 in 10 m.) curve ausiliurie punteggiutc di 5 in 5m, quando la natura del suolo poco pronuuziata lo esigesse. Così non sarebbero sfuggile certe particolarità essenzialmente importanti nelle carLe militari. La sezione di Bari rilevò 32~3 chil. q. Il disegno
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a pen?a fu fatto metà in campa~na e métà all'Istituto. sezione: di Taranto compì 307'6 cliil. q. di rilevai:nento. Il disegno a penna metà ih campagna, metà nell'Istituto. L~ sezione di Lecce fece 3356 chi I. q. Il dis~gno a penna fu eseguito in campagna. Furono adunque in totale 96!55 chil. q. di terreti o rilevato e disegnato con uniformità; precisione e nitidezza sempre crescenti. Si aggiunga il rilievo del territorio ex-pontificio di Pontecorvo incastrato nell'ex-reame di Napoli per H 2 chil. ' . , 2° Le levate dei dintorni di Rorria furono estese per al,tri 750 chi I. q. 3° Anche in quest'anno si fece la consueta carripagna d'istruzione nei dintorni di Firenze. Cinque ufficiali vi presero parte, e per ultimare i rilevamenti come era stato progettato, s'impiegarono in sussidio an,che 3 mappatori. Furono rilevati B27 chil. q. al1'1 :25,000 e 273 all' 1I :50,000. 4- 0 Gli ufficiali della scuoh di guerrv. avevano O'ià portato molto innanzi per loro istruzione, negli a~ni anteriori al ·t 873, i rilevamenti dei dintorni di Verona alla scala di ·1 :25 ,000. Questi si continuarono nel 187!,, a nord e ad ovest di Verona. Furono rilevati 520 chilometri q. Vennero cosi forni ti all'Istitulo elementi sufficienti per pone insieme una carta dei dintorni di Verooa.
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Nella campagna del ·1875 vennero finiti i rilievi a nuovo per la carta delle province meridionali all' 1I: o0,000 e si riconobbe anche una parte di quell i alla scala di 4 : 20,000 eseguiti molti anni addietro. A tale uopo quesLi antichi rilievi erano stati ridotti in ufficio alla voluta scala di ,1: 50,000 . In tale occasione si ebbe i riscontrare che se la planimetria dei vecchi rilievi al
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o nulla lasciava a cfe'sideràre, l'altimetria invece e la rappreséotazion'e del teneno a curve orizzontali dovevano per necessità rifarsi. E furono rifatte pér la parte riconosciu tu nel 1870, la quale cosa servì di guida per la ricognizione delle rimanenti levate da eseguirsi nel -1876, con cui veniva ad esseTe completam1ente finita la carla in discorso. Le levate furono eseguite nelle province del Molise, di .(quila, Teramo e Chieti, e comprendevano i seguenti fogli interi : N. 6, tO, n~, H, 15, 16, 17, 20, 2·1, 27, 28, 35, 36, U e la metà dei fogli N. -H (orient.), 19 (orient.), 22 (occ .), 29 (occ .) e 37 (occ.) . Le quattro sezioni composte di 29 mappatori ebbero anche in quest'anno a superare difficoltà non indifferenti, tutte relative alla natura del suolo aspro e montuoso. Cootenev:i questo il Gran Sasso d'Itàlia, la l\laiella, il Matese e la Meta; alte montagne, rari abitati, sr,arse comunicazioni. Alcuni. mappatori dovettero restare attendatt ·fino a tre mesi, e nelle strette del tempo contentarsi di poco lavoro in penna. Le tavolette perciò che furono in totale 30 vennero finite a penna in ufficio e vennero anche sr,ritte dagli. stessi operatori; c·iò che negli anni anteriori non si era fat(o. La rappresentazione del terreno riuscì non solo es~tt~, ma artisticamente bella, ed in qu esto appunto si riscontrò un notevole progresso. ia 1" !'-ezione (centro Campobasso) rilevò chi!. quadrati 2884: di superficie. La 20. (centro Castel di Sangro) chi! q. 2224'. La 30. (centro Vasto) chil. q. 21H6. Li ~a (centro Solmona) chi!. q. 2766. In totale chi!. q. ·1 Ot20 di terreno difficilissimo. Di Napoli e de'suoi dintorni esistono bensl carte , ma di data un po'antica, e non munite di precisà àltimetria . La geodesia vi aveva compito la parte sua, ma non la topografia. 1
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L'ISTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITALJANO
Nel. 1875 adunque furono sce!Li quei dintorni per eseguirvi levate d'istruzione, sia per gli ufficiali di stato maggiore, che dovevano in seguito diventare capi sezione, sia per i nuovi allievi topografi reclutati dal ceto borghese. Tre soli ufficiali di stato maggiore diretti da un capitano, poterono in questa campagna prender parte· a tali levate topografiche. Si occuparono essi del rilievo alla scala di 1:'25,000 di una parte della zona ad ovest di Napol i denominata Campi Fl egrei : Gli allievi al contrario, in numern di n , pure diretti da un ufficiale di stato maggiore, eseguirono delle levate alla scala di 1:10,000, rappresentando in quattro tav,)lette i decli vi orientali del Vesuvio. . Gli "t1flìciali della scuola di gu erra si occuparono per loro istruzion e della esec uzione delle levate in una parte de l foglio N. 75 (della nuova carta d'Italia nl1'1 :100,000) tra Mod ena e il Po. La campagna del 1876, resa più faci le e più breve dall' esistenza degli aotichi rilievi napoletani della ex-frontiera, si compì felic emente, tra settembre e ottobre, con tre sezioni e 2 1 mappatori. - Essa è purtuttavia rimarchevole perchè si Lerminarono i lavori sul terreno ,l compimento della carta delle province meridionali. All'epoca delle annessioni nel costituirsi del Regno d'Italia, erano le Due Sicilie prive di una buona carta topograOca, troppo antiquata e non molto precisa essend~ q:1ella di Rizzi-Zannoni, quantunque ragguardevolissrma per gusto artistico rispetto ai mezzi d'allora. Erano bensì stati incominciati dall'ex- oO'overno napolìtano i rilievi topografici alla scala di 1 :20,000, allo scopo di costruire e pubb li care col mezzo dell'incisione a bulino una carta moderna definìtiva alla scala
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di 1 :80,000, ma il lavoro · si sarebbe protratto troppo in lungo e al nuovo governo italiano interessava assai lo avere una buona carta geometrica basata su elementi inappuntabili ed averla sopratutto in uno spazio di tempo relativamente br~ve. Fu decrelata perciò con Jecrge t agosto 1862 la carta delle province meridion:li, cominciando i lavori di triangolazione e di rilevamento dalla Sicilia. Sono scorsi •15 anni da che ebbero princip io le levate, ed al momento in cui scriviamo non so lo esse sono ultimate, ma anche 'rese di pubblica ragione coi ~etocli speditivi della f otolitogmfìa e fotozincografi,a. Sono 3·16 ta volette di eampagna che cos tituiscono la carta delle provin cie meridionali in 17l~ fogli. A totale compimento della medesima non mancano che poche isolette sparse nel mare africano (Pantelleria, Linosa, Lampedusa e Lampione) e queste verranno rilevate nella campagna topografica del corrente anno rn11 (·I ). Due sezioni di mappatori si recarono nel 4876 sul terreno a ticonoscere i rilievi dell'ex-offici o d1 Napoli, ridotti all' I :50,000 alla sede dell'Istituto, ed ultim are così le risultanti 28 tavolette. I lavol'i si svolsero lungo la ex-frontiera napoletana ìn un terreno aspro e mo ntuoso . Una sezione ebbe a centro Aqui la, e l'altra Sora; la prima compì 34. 9,i, chil. q. di lavoro, la seconda 3253. Le riduzioni planim etriche dal 20,000 al 50,000 servirono bene, furono rivedute e correue senza gran difficoltà; ma le curve orizzontali dell'ex- officio di Napoli, quantunque ridotte dal\' equidistanza di '15 passi a q uella di rn metri, non servirono a nu lla e la rapp resentazione del terreno dovelle farsi tutta a nuovo. 1
(·1) Questa memoria storica fu scritta nei primi mesi del ~ 877.
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L'ISTITUTO TOPOGRAFICO MILI'Ù:RE lTALlA:NO
Una terza sezione di 7 mappatori eb be in'c1arico di riunire e trasforrri àre varie pat'li della esistente car(a dei dintorni di Napoli all a scala di 1:25,00iJ, incisa parecchi ann i addietro, di rivedere e correggere 5 tavolette al 25,000 eseguile a titolo di scuola nel 1872, raccordare queste con quelle, e finalm en te levare di pi·anta una strisci·a di terreno di circa 40 chi!. q. che formava come una zona di rattacco fra le due carte. Un tale lavoro complicato e delicato, estendentesi su 966 chi!. q. e tutto alla scala di ,1:2i5,000, venne compito da questa terza sezione che tenne il suo centro <li residenza in Caserta. Nel 4876 alla campagna di istruzio ne per la · prima volta p,resero parte ufficia li di varie armi. Essi con-tinuarono i ri lievi per la carta dei dintorni ài Roma, ed eseguirono ciascuno mezza tavoletta (in totale 437 chi!. q. ,di superficie). Recatisi quindi a Ceprano rilevarono '178 ch i!. q . alla. s·cnla di 11:50,000. Il disegno a penna riuscì bene, e i lavori di questi ufficiali poterono esser riprodo tti senza bisogno di esse re ticopiati in netto . Il risullato di questa campagna d'istruzione fu ben superiore a quello del decorso anno 1875. Nei dintorni di Napoli dovevusi completa re il foglio N. 62 della carta delle province meridionali. La plaga occidentale vesuviana fu levata aJl',H 0,000 dalla sezione-scuol a alla quale presero parte 9 all ievi ammessi all'Istituto il 1° febbi'aio ·1 876 e prnvenienti dal ceto borghese; le zone mancan ti a completamento dei dintorni di Napoli furono rilevate alJ',J :25,000 da due mappatori adde tti alla sezione, e le isole Ponzi e dal sottocapo-sezione. I risultati furono buoni - le tavole tte dei dintorni vesuviani, fin ite a penna in ufficio, poterono nel 1877 esser riprodotte colia fotolitografia e pubblicate. Gli allievi del ·1° corso della scuola di guerra e·s e-
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guirono per loro istruzione levate in parte d~l fogl_~o N. 71 della nuova carta d'Italia all'1: 100,000 (circa 450 chil. q.). . E qui è duopo accennare all'.appli cazione tentata m questa campagna della fotografia alle levate, ci_oè alla ~9totopografìa. Il tenente ~1anzi che ne ebbe l'idea s~ non riusci a farla effeltiyamente adotlare, ebbe però 11 merito, portando la dalle speculazioni teoriche sul camp_o della pratica, di aprire una larga strada ad .esper~.n;ienti di più gran lena. La fototopografia ha p~r 1sc.opo di faci litare il rilievo del.le masse montuose maccessibili o di praticabilità assai diflìcile e pericolosa. La tenuta al corrente delle carte è certamente uno dei r;mi sussidiari più importanti per lo sviluppo della cartografia; poichè le carte invecchi a?o e~ ~I t~rreno varia. All'uopo opportunissime sono le ncogniz10nt sopra luogo. . . Troppo vasto però ed impo:tante era 11 la~'or~ d1 rilevamento , e troppo scarso 11 personale dell Istituto perchè questo potesse ne' suoi primordi oc<.:u parsene largamente. . Nel 1873 furono invi ati ufficiali di stato maggiore per rivedere i fogli di Alessandria, N~vi e , Genova della carla del .Piemonte alla scala di ~ : 50, 000 , allo scopo di mettere insieme una carta ~he do~eva servire per le grandi manovre. Yu anche r1 conosc1uta · da un ufficiale di stato maggiore la carta all'1 : 20,000 della Laguna Veneta, ed .a spese ~el~' Istituto v~n_ner~ cominciate le rico(J'nizioni da uffic1ah del presidio d1 Parma, di una ca~ta austl'iaca di quella provincia al}',1: '.28 800 ridotta alla scala di •I: 25 ,000. Nel' 1874 fu presa la risoluzione di servi rsi bensì di dati e indicazioni che provenissero da fonti diverse, specialmente dagli uffici del genio civi le, dagli stati
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L'ISTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITALIANO
maggio1:i division_ali, _dai reali carab inieri; ma semplicemente come d1 gmda alle persone incaricate dallo Istituto di recarsi sopra luogo. L'Is~ì l~to non potendo disporre di personale, vennero dal mm1stero_ comandati 8 ufficia li dì fanteria che avevano_ f~tto il_ corso délla scuola di guerra. A questi ufficrnJ1 posti sotto la direzione di due ufficiali di stato maggiore,. ve~ne. ~ffidato l'incarico delle ricognizioni, munendoli dei dati raccolti. Decisa intanto la riconoscenza sul terreno della carta del Piemonte.. al l'US0,000, vennero nei 1874 riveduti P. corretti 27 fogli. Fu anche iniziata la revisione ·delle levate della Sicilia. Si fece uso in queste ricognizioni ?ella tavoletta portatile Trinquier tda l nome del suo rnventore) che ha dato ri~ultati soddisfacentissimi. Oltre i suddetti 27 fogli, venne anche corrella la carta dei dint?rni . di Tor_ino, incisa su rame in 4 fogli. Fu eziand10 contrnuata dagli ufficiali del presidio di ~~r~a la ricognizione dei dintorn i di questa città, ed rn1z1ata la revisi one dei dintorni di Spezia all',1 :10,000 per cura del capo stesso dell a divisione topografica. Nel 1875 vennero pure aggregati all'Istituto otto ufficiali .di fanter ia provenienti dalla scuoia di guerra, ~ parL1col~rmente _d_istinli in topografia. Essi compirono rn 4 mesi 1a rev1s1one dei rimanenti 41 focr]i della 0 carta degli ex- Stati Sardi in terra ferma. Furono riveduti oltre i rilievi della Sicilia eseguiti dal 1863 al ·1868, alcuni rilievi della provincia di Focrrria del 1869, al tri dei dintorni de lla Spez ia per una c~~ta alla scala di H0,000 e qu el li dei dintorni di Firenze per una carta all a sca la di 1:25,000. : E d_a~l i ufficiali del presidio di Milano fu intrapresa. la rev1s1one e correzione delle mappe catastali dei dintorni di quella città, ridotte alla scala di 1 : 10,000, allo scopo di costruire una carta per l'istruzione tattica e pel giuoco di guerra. 1
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Vennero finalmente riconosciuti vari nuovi tronchi ferrovi ari, e si stabilì in massima che questi !-arebbero rir,onosci uti e messi a posto su tutte le nostre carte, appena aperti al pubblico esercizio. Nel '1876 fu progettata ed incominciata su vnsta scala, con 10 ufficiali di fanteria, una nuova revisione e correzione dei fogli della carta austriaca dell'Altn e Media Italia alla sca la di 1:86,400. Furono corretti sul terreno 27 ¼ fogli comprendenti tutta la Lombardia, parte dell'Em ilia e della Toscana. Durante la campagna la direzione dell'Istituto si preoccupò della riproduzione delle correzioni, che non erano poche, e ven ne, dopo qua lche esperimento, nella decisione di riprodurre la nuova edizione dell a carta austri,wa non più alla scala di ~:86,400 ma a quella di 1:75,000; ingrandimento che, desunto dall'originale inciso, veniva a riuscire comocln e bello. Il 1877 segnerà perciò la radiazione della carta autografata al1'1 :86,400 che si trova registrata nel catalogo speciale. Col risultato della ricognizione eseg uita in quelle regioni vennero corretti 2 fogli della carta corografica alla scala di 4:600,000, la carta del campo di Somma e quella del Ghiardo. · Altre ricognizioni vennero eondolle a termine: 1° Quella di nove tavolette ridotte alla scala di 4:15,000 dei dintorni di Verona , per for marne una carta con Verona al centro, da riprodursi meccanicamente all'1:'.25,000. 2° La ricognizione della tavo leua orienta le del foglio di Chieti, e quella del foglio contenente la penisola so rrentina. 3° La quotazione dei 4 fogli della. carta incisa dei dintorni di Torino all'1 :25,00D. 4° La ricognizione della pianta di Roma all'1: I 0,000. 1
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5° La ricqgnìzione della pianta di To~ino al1'1 :10,000, e finalmente ,6° Vari tronchi ferrov iari a per li all'esercizio nel 1876. Le ,spese dei ri levam,enti ~el 1876 asc.esero:
Pei lavori aJl'·f :50,000 eseguiti dai mappatori per la carta delle province meridionali L, Peilavc,ri all'1:25,000 eseguiti dai mappatori» Pei lavori all'1 :25,000 e 50,0VO per istruzione . 11· ... degI1. u ffi1c1a ,, Pei lavori all' 1: 10,000 e 25,000 per istruzione degli allievi » Esperimenti di fototopografia . , , . » Ricognizione della carta all' 1:86, 400 ed altre» 1
51,~,12.61 15, 128.88 1
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Totale L. 138:119.72 Dalla fondazione dell'Istituto ( 1 gennaio 1873) a tutto il 1876, 4,1288,50 chilom. q. di lavoro di rnappat.ura a varie scale, sono costali L. 480,852.72. 1
Tutte queste correzioni ed aggiunte raccolte sul terreno mediante le ricognizioni più sopra enunciale, dovevano s.uccessivamente affiuire alla sezione di impiegati topografi per la tenuta al corrente ~e_l,l~ carte, la qua.te çol 1° gennaio ·1875 passò dalla dms1one a_rtistica alla divisione topografica, perchè aveva ~tllnenza diretta coi lavori di ricognizione che la divisione faceva eseg,uire, sotto la sua immediata sorveglianza. ' Questa sezione doveva verificare lutti gli elementi di ricognizione per quindi farli intre.durre nelle mappe originali, sui rami e sulle pietre, e collaudare tulle , le prime prove delle carte. Nel rn75 furono fatti i seg1,ienLi lavon: 1° Completata la correzione sulle pietre di tutti i
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fogli della carta all' 1: 50,000 degli ex-Slati Sardi, e collaudate le prove. 2° Completata la correzione sulle pietre di tutti i fogli per Ja carta degli ex-Stati Sardi all'1: 250,000. 3° Eseguita in parte la correzione della carta dell'Italia superiore e media ali' 1: 600,000. 4° illessa al corrente delle ferrovie la carta della Sardegna al l',1: 250,000. 5° Verificati i rilievi e le correzioni delle carte dei dintoroi di Firenze e Ro]lla all'1: 25,000. 6° niessa al corrente la carta delle province meridionali all'1 :640,000 . 7° Corrette e collazionate le tavolette ridotte dal1'1 :b0,000 all' I :25,000 per la Ci!mpagna topografica del 1876. 8° Riportate le correzioni ed aggi unte ai fogli della Sicilia ecc. riconosciuti nel 4875. La sezione continuò con la stessa alacrità i suoi lavori nel 1876. Eccone i principali: 1° Preparate le col'rezioni pel 2°, 3° e 4° foglio della carta degli ex-Stati Sardi a ll'1:200,000. 2° Riveduta e collaudata la prova dei fogli all'1I :50,000 per la nuo va edizione della carta topografica degli ex-Stati. Sardi riconosciuti suJ terreno nel 1874-75 e corretta su lle pietre nel 1875. 3° Preparate le eorrezioni per la carta inciso. al1' ,J :25,000 dei dintorni di Torino secondo gli el,ementi forniti dalla scuo la di guerra, 4° Fatte le eorrezioni alle prove delle due carte all'i :25,000 dei dintorni di Firenze e di Roma eseguite in !svizzera sopra elem enti dell'Istituto. 5° Preparate le correzioni da introdursi sui rami della carta fotoineisa delle provincie napolitane alJ',J:250,000. 1
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0° Cominciata la correzione della carta delle province meridiona ti all't :64:0, 000 . 7° Riveciutì e corretti i fogl i all' U0.0,000 della nuova carta d' Italia da pubblicarsi colla fotoincis ione, e così pure que llo all''1 ::500,000. 8° Rivedute le 30 tavolelte delle province meridionali, pubbli.cate 1 nella prima vera del 1876. La sezione eseguì parecchi altri lavori che troppo lun()'o sarebbe lo enumerare. Basti solo osservare che non può esser pubblicato dall 'lstituto lavoro alcuno, che prima. non sia passato sotto il controllo di queslo importan te ufficio. . Essa tiene inoltre al corrente il dizio nario dei comu ni colla scorta delle leggi ufriciali e l' itinP,rario generale del regno. L'incarico della com pilazione e pubbli cazione dell'itinerario ufficiale generale del regno fu sempre di spettanza del corpo di stato maggiore. Però si credette all'epoca dell'irnpinnto dell Istituto di lasciare a questo la sezione itinerario, quantun que essa do,•esse sembrare un po' estranea alla sua missione. F. difatti il ·1° luglio 1875 la sezione ritornò al corpo di stato maggiore e fu uni ta alla cl-ivisione-trasporti. È pur tuttavia debito nostro accennare ai lavori. suoi nei due anni e mezzo ch'essa fece parle dell'Istituto. ~el 1873 la sezione si occupò della correzione dell'anti co itinerario e dei preparativi e st~di per una nuova edizione del medesimo. li 1874 e i primi mesi del '1875 fu ron o tutli impiegati nella ri stampa (3a edizione) dell' iti nerario corretto ed ampl iato, e nello studio e compilazione definitiva di un progetto per un itinerario affatto nuov? · La ristampa (3a edizione) fu posta a di sposizione_ del pubblico nel mese di maggio 187~, e consta d1 due volumi, uno dei qnali contiene gli itinerarii, l'altro le ta1
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vole po liometriche, e di una carta in 6 fogli, cromolitogr:afata all a scala di ,1: 4,000,000. Con un nuovo itin~rario si_ v_oleva diminuire il te,sto da stam parsi, sost1tuendov1 _mvece una serìe di carte per provincia all a scala cli ,t : 250,000, contenenti le comunicazioni colle loro_ di_stanze ~hilo~elriche, tra i centri di pre~ fett ura, d1 c1rconcl ar10 e d1 presidio mi litare· ma mentre codesta idea stava per ma turarsi, avvenn~ il trasloco d_ella sezione itinerario a Roma, ove pro babilmente riceverà più ampio sviluppo. All~estero: . ist!tnti analogh i al nostro, tengono per massima ~1 inviare su l terreno ad eseguire i rilievi topografici de' giovani ufficiali provenienti dalle varie armi . Se. da un tale sistema ne trae eccellente profitto l~ topografia, pel grado di fiducia che meritano i lavori d_i un uffic iale, n~ scapitano pe rò gli ufficiali, i quali rimanendo alcu01 anni a di!::posizione del rispettivo istituto _Lopografico , perdono a poco a po co le qualità, la pratica e le cognizioni mil itari . . ·~r~occupato da ciò i_l corpo di slato maggiore ayeva 1st1tu 1to una scuola di mappatori, astrazione fatta dalla scuola pratica per fo rmare i cap1:-sezione. Gli allievi per In mappatrrra regolare si reclutarono fra so ttufficiali_ e _soldati d_ell'esercito che avevano fatto qualche st ud10 10 materia prima di entrare in servizio. Rius?iv~no ge_neratmente mappato ri abil i e disciplinati. L Is tituto cl i buon grado avrebbe continuato nel la stessa strada se il minis tero nel ~ 874 non avesse cred uto di ordinare il reclutamento esclusivamente dal ceto cittadino per 'non detrarre nessun soldato dal servizio mili tare . Così cessò la scuola; ma ben presto se ne ebbe a senti re il bisogno per conservare le buone tradizioni perfezionare i metodi e mantenere la uniformità neÌ d isegno.
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L'ISTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITALIANO
I nostri topografi in generale, prnvenienti da diverse scuole, quanti erano gli Stati in i talia prima del 1859, avevano mestieri di acquistare codesta uniformità e di rinfrancarsi nella· rappresentazione artistica del le montagne e delle colline sec;ondo i metodi moderni. L'accettazione di 19 allievi del ceto borghese con titolo ed impiego di aspiranti aiutanti topografi diede la spinta. Il ,1 ° dicembre· 187:i- tu aperta la scuola che doveva constare di due corsi annuali. Le istruzioni impartìLe nel 1° anno di corso (il874-15) fueono le seguenti: 1° Disegno topografico e studio teorico del terreno. 2° Geografia e cosmografia. 3° Disegno di paese. ,i,0 Scuo la di ri levamento e campagna topografica d'istruzione alla scala di 1: 1O, 000. Gli allievi eseguirono da luglio a novembre i rilievi al 40 ,000 nei dintorni del Vesuvio. I risultati furono buoni ed assai prom ettenti . Nel 2° anno di corso gli all ievi dedicarono la mag· gior parte del tempo al disegn0 topografico, sopratutto allo scopo di iniziarsi e perfezi0narsi nella rappresentazio!'le delle montagn e e delle colline col metodo del tratteggio a luce zenitale, stato definiti va mente adottato. Vennero intanto accolti verso la fine di gennaio ,1876 nell'Istituto altri ·I 5 giovani aspiranti, àlla con dizione però di semplice esperimento, essend o i posti di aspiran ti aiutanti topografi, ammessi dal l'organico, ormai occupati. Questo secondo reclutamento incominciò il suo 1° anno di corso il ~ febbraio '1876, osservando le stesse norme, e si recò quindi in campagna d'istruzione alle falde àel Vesuvio come abbi amo già detto. In dicembre 1876 i giovani topografi. del 2° anno di 1
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La divisione art1s11ca è il vero laboratorio dei mo. dell i che debbono quindi esser riprodotti o sulla pietra .o .sul . . rame, per mezzo dell a fotolitooTafia o , della fotomcts10ne, e, più di rado, per mezzo dell'incisione a bulino e su pietra. Tutti i lavori in cui abbisogna l'opera del disetrnal~re e dell'incisore, sono di spettanza di questa divisione. Anche la divisione topografica è intimamente collegata all'artistica. I mappatori che ritl'aggono sulla carta le forme del terreno e gli oggetti che lo coprono, debbono pure essere artisti, perché non si può dare vel'a espressione alla superficie rilevata senza correttezza e leggiadria di disegno. La divisione topografica è separata da ll'artistica so lo perchè, essendo essa assorbita. dai lavori di ca mpagn a, non potrebbe, per ciò che ri~ette _In parte direttiva, accudire alle molteplici e svanate rncornbenze che si addossano alla divisione artistica. Nella divisione topografica v'è il geometra e l'artista insieme che crea; nella divisione artistica in-
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vece si perfezionano le creazioni dei mappatori senza alterarne la veriLà. Mente e mano strettamente Unite. All'epoca della fonda zione del regno d'ILalia nel 186·1, il disegno topografico era coltiva to soltanto come lo è adesso, da noi militari. Gli uffici topografici militari dei diversi Stati in cui era divisa prima delle annessioni la paLria nosLra si fus ero nel corpo di stai.o maggiore italiano, e vi unirono artisti . e disegnatori educati a meLodi diversi . I Piemontesi e i Napoletnn i disegnavano secondo i principii del lum eggiameoLo obliquo, i Napoletani con maggio re raffinatezza di LraLLo; con più durezza, ma fors e con più espressione i Piemontesi. I NapolèLani si disti nguevano per la cor-:rettezza e precisione ne l disegno; i Pi ernonlesi invece davano meno valore a questi pregi. Negli allri StaLi d'llalia erari'o preferi ti i metodi ausLriaci, basati sul lumeggiamento zeniLale: forza ed espressione nel Lrallo, correttezza nelle copie, bellezza di scritture; ma la parte creatrice, cioè il rilevam ento topografico era alquanto trascurato, effetto del sistema che non annetteva grande importanza al disegno eseguito in campagna. l\1aggior cura si dedic ava alle levate io campagna tanto dai Piemontesi che dai Napoletani . Lo stato maggiore italiano ebbe gran pena a trar partito di questi diversi elementi, per fonderli insieme e ridurli uniformi; nHt sebbene riescisse a perfezionare i. mappatori non riescì interamente a togliere di mezzo i capricci delle singo le scuole. ' L'Istituto topografico militare seguendone IP. traccie venne a capo di perfezionarle e di in iziare un metodo uniforme ed unico di disegno . Migliorato il disegno planimetrico secondo segni convenzionali un ici, adottato il lumeggiamento zenitale nella rappresentazione delle ineguaglianze del suo lo, fu dato a questo la p.recisione e la trasparenza della scuola napoletana, ac-
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conciamente collegate alla robustezza del tratto piemontese ed austriaco. E senza essere troppo ligi al lumeggiamento zenitale puro, che rende talvolta sbiadite e prive di espressione le forme ineguali del suolo, seppe trascegl iere una via di mezzo che senza ledere i principii geometrici del metodo ora detto , lo rese più espressivo e veramente artistico.'Questo risultato fu l' opera di lungo studio e di incessanti prove. Nè si poteva principiare la carta definitiva d' [talia al1' H 00,000, se pr·ima uniformità di metodo e di scuola / non fossero divenute una seconda natura nei nostri artisti Lopografi. Solo nel 1875 sì raggiunse il desiqerato intento . Qui ci corre l'obbl igo di notare come i risultati ottenuti si debbano prinèìpalmen te al cav. Colao, topografo-capo, messo alla testa· della divisione artistica fino dall'origine dell'IstiLuto. Quando l'Istituto cominciò a funzionare, un solo lavoro di in teresse capitale era in corso di esecuzione presso la divisione artistica, ed era la carta corografica delle province napolitan·e alla scala di 1:250,000. La sua origine r isale al 4868, e fu motivata dal bisoJ.)'no di una buona carta generale delle province meridionali in attesa della carta alla scala di 1 :150, 000. L'officio topografioo dell'ex-reame di Napoli lasciò ili retaggio al corpo di stato maggiore una vecchia ma abba stanza buona carta delle province napolitane, disegnata all a scala di 1:103,000 dagli Austriaci nel 18'.iH - 24., al tempo. dell'occupazione del reame.· Si pensò trarne partito portandola al corrente , per copiarla quindi alla scala di 4:,125,000 onde formarne i modelli da riprodursi alla scala di 1:250,000 col procedimento di fotoincisione del generale Avet. Qnesta carta in 25 fogli , che ora è ultimata e completamente pubbli cata da olLre un anno, era all'epoca dell'im1
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pianto dell'Istituto molto arretrata. Soli cinque fogli erano stati ridotti e pienamente disegnati per la riproduzione. Nel 11873 il lavoro fu ripreso e spinto con energia. A termine d'..anno 12 fogli-mode llo vennero ulti mati, dimodochè 17 potevano esser riprodotti, altri 4 erano stati principiati. Si adottò nella rappresentazione del monte il metodo di tratteggio a luce zen itale. Il disegno vi fu assai curato, e si cominciava già a scorgere in esso una certa uniformità di mano e di metodo che tanto pregio aggiunge alle pubblicazioni cartografi che. • Questo fu il lavoro principa le. Essendo stato pl'Ogettato di pubblicare la carta d'italia al 100,000 colla foto incisione a due colori con curve e tratteggio a luce zenita le, fu impresa la co nfezione del fogli o di Palermo come saggio. Esso venne principiato e finito nel 1873, ma la riproduzione meccanica non piacque. Nel 1873, la divisione si occupò inoltre della scritturazione di tutte le tavolette di campagna. I mappatori tornando dai lavori di rilevamento finivano in u!Iicio il disegno a penna delle loro tavolette, ma non le scrivevano, perchè nessuno aveva quell'uniformità che si richiede nella, scrittura delle carte. Quest'incarico spettava alla divis ione artistica. Si cercò tuttavia in appresso di togliere tale inconveniente, e vi si. riuscì nel 1876 mediante un corso di scritL11ra topografica assai raziona le e faci le, fatto nella scuola di topografia non solo agli allievi, ma a tutti i mappatori. Anteriormente alla fondaz ione de ll' hlituto vennèro levati i dintorni di Verona alla scala di H0,000. Dovevano però essere copiati in netto. Questo lavoro di disegno era già in corso. Nel 1873 la divisione portò a compimento 43 fogli principiati nel 1872, e ne cominciò e compì altri 6. Il lavoro procedeva spiccio 1
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1873-18i6 perchè il monte \>i era rappresentato a cmve orizzontali soltanto. Pa recchi di questi fogli vennero poi ripròdotti negli anni successivi coila fotol itografia. Merita fina lmente menzione il disegno di svariate correr.ioni apportate a 25 fogl i original i dell a carta degli ex-,Stati Sardi all'1 :50,000, ai 6 .fogli della stessa carta ali' 1:250, 000, a 5'1 fog li della carta autografata del Lombardo Veneto, Du cali e Italia Centrale al1'1 :86,400, a ,i- 7 fogli della stessa carta incisa, e ad altre carte di minor conto. Si riscontrò pe rò più tardi che la massima parte degl i elementi che servirono a tale scopo ( ricevuLi da autorità civili e mi litari diverse) erano tutt'altro che rigorosamente attendibi li, ragione per cui negli anni successivi il lavoro della correzione fu organizzato nel modo detto più sopra. NEL QUADRIENNIO
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Nel •1874 venne continuato il disegno dei fogli - model lo per la carta delle province napoliLane al 250,000 giù citata. Si ultimarono i residui otto fog li, i quali, passati quindi al gab inetto di fotoincisione , furono riprodotti e pubblicati nellJ primavera dei 4875 . Questa ca rta delle province napolitane disegnata all'U25,000 e riprodolla al 250,000 è il primo lavoro di disegno dì lu nga lena eseguito in bello degli artisti topografi dell'Istituto . I fogli modello sono i degn i precursori di quelli che si sono eseguiti ne l 1876 alla scala cli 1 :W, 000 per la fotoincisione della grnn carlil d'It,)lia all'·1:100,000. Si continuò poi ad eseguire diversi altri saggi del foglio di Palermo per un tipo di sistema di rappresentazione del monte da impiegarsi nella carta al]'4:100,000. Nessuno però soddisfece pienam ente la commissione di stato maggiore , riunitasi in dicembre 1874 e genna io 75. Jo seno della medesima fu solo deciso di proseguire alacremente la planimetria , ed 1
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intanto si ingiunse ali' Istituto di preparare un allro saggio di rappresentazione del monte, fatto con tratteggio. Il disegno planimetrico fu allora intrapreso subito per ·12 fogli, dopo av.ere stabili to qualche legL gera variante ai segni convenzionali in uso. La divisione ·artistica si assunse anche nel 1874 il carico della scritturazione delle tavolette di campagna rilevate nell'anno antecedente. Si proseguì p.ure nella copia in netto dei ril ievi di ca.mpagna dei dintorni di R0ma, Firenze e Verona, stati esegu iti da map· patori poco esperti ·a titolo di scuola. Si rifece il mo dello pe l foglio di Alessandria della carta del Piemonte all' l :50,000, per quindi disegnarlo sulla pietra, a nuovo, l'antica essendo:;i spezzata. Meritano inoltre menzione il disegno di 1 fogli in amrliazione alla carta dei dintorni ~i _Vale'nzaall~1: 5,000 pel giuoco di guerra, e le moltepltc1 conez1om ed aggiunte per servire a portare al corrente le varie nostre carte ufficiali. Nel 1875 venne u ltimata la delineazione all'1: 75,000 per i ,12 fogli della carta all' 11: ,100, 000 già ci tatì, e co. min ciata per altri 8. Si principiò anche alla scala di I· 1: 400,000 un foglio (Sicilia} per la nuova carta corografica d'lla li a da fotoincidersi all'1:500,000. Eseguito poi dal cav. Colao, il saggio di tratteggio da servir di tipo per il sistema da adottarsi nella rappreseo tazione del monte alla scala di. 1: 75,000 per 1 per la carta d'Italia all' I: 100,000, questo venne finalmente approvato , e così il lavoro poté nel 1876, senza ulteriore incaglio, continuare e ultimarsi pei fogli ifl discorso. In tale occasione venne anche approvato il modello tipo per la carta all' ·I: 500,000. Continuò pure la copiatura dei rilievi dei dintorni di Roma, Firenze e Verona, e venne ultimato il foglio di Alessandria.
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Si continuò il disegno delle correzioni ed aggiunte a varie nostre carte, e vennero inoltre preparate le tavolette per la campagna topografica del 1876.
Nel 1876 dodici furono i fogli modello per la carta all'1: 100,000, comp letamente fio iti e passati al labo.ratorio di fotoincisione. Altri sono in corso di esecuzione. La pubblicazione dei medesimi colla fotoincisiooe avrà luogo quanto prima e proseguirl! regolarmente e periodicamente senza interruzioni. Cade qui in acconcio parlare di due altri lavori che videro la luce verso la fin e del 1876 e che furono, si può dire, una conseguenza degli studi fatti per sapere definitivamente a che attenersi nella scelta del tipo per la riproduzione della gran carta d'Italia; vogliamo dire della carta dei dintorni di Firenze in 9 fogl i all a scala di 1 :25 ,000 per cromoincisione su rame e di quella dei dintorni di Roma pure in no1e fogli all'istessa scala per crorno incisione su pi etra. La divisione artistica preparò gli elementi fino dal 18715; ma l'esecuzione della riproduzione venne affidata a due celebri stabilimenti cartografici esteri, cioè alla casa Mùllhanpt e figlio di Berna per la carta di Firenze ed a quella di Wurster e Randegger di Winterthur per quella di Roma . Si commissionarono queste due carte all'estero, primieraniente perchè in Italia non esiste, ad eccezione dell'Istituto topografico militare, alcuno stabi limento che con successo si occupi di produzioni cartografiche, ed in secondo luogo perchè necessi tando scegliere un tipo d.efinilivo per la rappresentazione de l monte, bisognava avere sott'occhio qualche cosa dì finito al l'infuori di ciò che avrebbe fatto l'Istituto. Fu la commissione stessa del corpo di stato maggiore, riunita in gennaio 1875 in Roma, che propose così, no~ avendo l'Istituto in quella occasione presentalo saggi accettabili. 1
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Il capo della divisione artistica preparò al l'acquerello coo molta maestria i modelli che dovevano servire alle due case di guida nell'espressione da darsi alle ineguagl ianze del suolo; ma le fonnaliLà per la stipulazione dei contratti protrassero fino ad ottobre 1875 il principio del lavoro. Altri incidenti sopravvenuti fecero sì che le due carte non poterono comparire sì presto in pubblico , e intanto la divisione artistica ebbe il tempo di presentare alla commissione, in febbraio 1876, altro saggio, che appagò pienamente e . fu adottato senza attendere più oltre le due carte in parola. Ora che abbiamo sotL'occhio queste due carte e i fogl i fotoincisi all'1: 100,000, possiamo, senza tema di essere tacciati di orgoglio, asserire che nulla hanno questi da invidiare a quelle carte, quantunque esse sieno state esegu ite con diligenza ed accuratezza. Il monte della carta di Eirenze rappresentato a mezza . tinta mediante l'ine isione non vale per espressione il tratteggio degli artisLi della divisione e qu indi fotoinciso. E la carta dei dintorni di Roma, quantunque abbia ·il monte rappresentato a tratteggio, non può es sere pa~agonato per impasto e purezza ai risu ltati della fotoincisione . Altri lavori, ma di minore importanza; si eseguirono dalla divisionP- artistica nel corso del ·1876, fra i quali meritano menzione il disegno in netto di doe fogli della carta · dei di ntorni di Verona alla scala di 1 a 10,000. 1
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Nel 1873 la sezione dei litografi si occupò dell'esecuzione di due ca!·te in colori pel giuoco di guerra: quella dei dintorn i di Varano (Ancona) in 4- fogli alla scala di 1 :5,000 e quella dei dintorni di Valenza alla stessa scala ·in 9 fogli. Fece poi una carta all a scala 1
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di 4 :600,000 in un sol foglio per essere annessa alla relazione ufficiale del la campagna del ·1866. · Anche i lavori di correzione e ritocchi furono molti, e forse i più penosi ed ingrati. La pietra che conteneva il ·foglio di Alessandria (N° 55) della carta del Piemonte all'i!:50,000 essendosi spezzata, ne venne impresa nel ·I 874 la rinnovazione . Si fecero inoltre (nel 1874) in cromolitografia la seconda edizione del la carta itineraria in 6 fogli alla scala di 1: 1,000,000, la car-ta dei dintorni di Firenze alla scala di ·1 :25,000 in un fogl io, un·a seconda edizione della carta dei dintorni di Varano all'4:5,000 pel giuoco di guerra, e 7 nuovi fogli in aggiunta ai 9 già pubblicati della carta dei dintornì di Valenza all',t :5,000 per lo stesso scopo. Fu anche fatta una carta delle circoscrizioni mi litari del llegno in 4, fogli in cromolitografia alla scala dì 1:1,000,000 e vennero fina lmente eseguite 9 tavole da essere annesse alla relazione della campagna del 1866. I lavorì propri della sezione litografica si limìtarono nel 4870 all'esecuzione in cromolitografia cli nna 3a edizione della carta. itineraria ad 11: 11,000,000, ad una nuova ed izione pure in cromolitografia della carta dei. dintorni di Fìrenze in un foglio all',1:25,000, ed alla ultimazione del disegno su pietra del foglio di Alessandria, ben issimo riusr.ito . Numerosissimi invece furono i lavori di correzione, e di ritocco, nonché i lavori autografici. Nel 1876 merita menzione la carta .di Valenza al}',! :5,000 in 16 fog li in cromolitografia, eseguita come tipo delle carte pel giuoco di guerra. I fogli vennero !fotozincoonfati e quindi ripuliti e ritoccati per ciò che r., . . riguarda il nero, e le acque e il monte furono esegmtt . a colori su pietre separate. Numerosi furono i lavori dì correzione e di aggiunte
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eseguiti sulle pietre, fra cu i debbono essere citati quelli per la carta degl i ex-Stati Sardi all',t :50, 000 e que lli per la nuova riproduzione della carta aastriaca all',J :86,400 ingrand ita all',1 :75,000. La sezione ìitogì·afica si occupò pure degli ordinari lavori autografici per uso dell'Istituto e in ci se inoltre 10 piccole tavole per esercizi di tratteggio. L'incisione a mano su rame delle carte topografiche è stata sostituita in gran parte cfalla fotoincisione, 'r i-
sultato stupendo della meccanica e della. chimica combinale insieme. Gli artisti incisori che l'Italia ebbe un giorno ( ed alcuni sommi nel!' arte), vanno ora perdendo sempre più della loro importanza, e passano invece ad esercitare l'arte loro nei semplici ritocchi e nelle correzioni che abbisognano i rami usciti dall'officina galvanoplastica, prima di esser dati al calcografo per la stampa . f: un'operazione ben modesta, ma sempre meritoria quanto all'uti li tà incontestabile che se ne ritrae, dappoichè sono appunto gli in cisori a bulino che danno l'ultimo tocco ai rami fotoinc isi . E l'operazione faticosa della tenuta al corrente dr>lle carte, abbisogna pure dell'incisore per riportare le aggiunte e le r.orrezioni sui. rami, sieno essi incisi a mano o fotoincisi. L'incisore adunque sarà sempre necessario, quantunque l'arte sua entri ornai, nelle riproduzioni cartografiche, come arte puramente secondaria e sussidiaria. L'Istituto non ebbe bisogno di iniziare opera alcuna d'incisione a bulino, ed impiegò invece il limitato numero di artisti disponibili alla sede di Firenze, nei continui ritocchi dei rami fotoincisi e nella correzio ne dei rami. Alla sezione di Nap,oli però era in corso di esecuzione una carta di quelle regioni alla scala di 1: 80,000, 0
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Ja quale prima dell'ann~ssione doveva essere estesa a tutto l'ex-reame di Napol i. Cambiati in seguito i sistemi di riproduzion e delle carte, e cam biata pure la scala alla quale dovevano esser fatti i nuovi ril ievi, l'incision e a bulino non aveva più ragione di essere continuala, tanto più che pochissimi essendo g li artisti che di essa avrebbero potuto occuparsi, la pubblicazione dei fogli si sarebbe protratta per una lunga serie di anni. Appena cinque erano i fogli in parte stati incisi ed in parte in corso d'incisione anteriormente all'impianto dell'Istituto. La direzione dell'Istituto in omaggio all'arte volle si ulti massero i fogl i in corso di esecuzione; e che quindi il lavoro si sospendesse. L'ultimo di essi ebbe termine néJ corso dell'anno 4876, e fu quello d CaserLc1 . Con la pubblicazione di questo fogl io avvenuta nel mese di settembre del suddetto anno ha avuto definitivamente termine nell'Istituto topografico militare la riproduzione delle carte medianle l'incisione a mano. X.
I fogli-modello di una carta qualunque uscita dalla mano del disegnatore, le tavoleue o minute di campagna eseguite dal mappatore e da lui stesso perfezionate e completate in ufficio, e qualunque altro lavoro a penna, debbono essere in un modo· o nell'altro riprodotti e moltiplicali colla stampa. Negli ann i decorsi prima dell'impianto dell'Istituto, l'Qfficio tecnico riproduceva le sue carte per mezzo de ll'incisione a bulino su rame, e per mezzo della litografia. Venoe in seguito la fotografia. Il suo perfezionam'ento trasse se~o l'applicazione alla cartografia della (otoinàsione , della eliotipia, della fotolitografia e di
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al lri metodi di riproduzione, in cu i la fo tografia entra necessari amente come arte suss idiari a indispensabile. • Quando l'lsLilulo ebbe vita l'incisione a bulino su rame P l'incisione su pietra erano state quasi interamente sostituite dnlla fo toincisione e da lla eli otipia, Era però sempre in .fiore il disegno a penna su pietra e l'autografia; al contrario il trasporlo dal rame su pietra e la li tomografia erano cadute in disuso. Le v!lrie applicazioni della fotografia tendevano a riprodurre e preparare per la stampa le carte quasi istantaneamente. Meritava ben la pena di dedicare studi, esperimenti e denaro all'uopo. -- La fotoinc isione non aveva all'es tero raggiunto , nè lo ha raggiu nto ancora . qnel grado di perfez ione che seppe da noi procurargl i con un suo procedimenlÒ speciale il generale r.onte Avet, già colonnello nel nostro stato maggiore, ed ora in riposo per de di ca rsi con più agio al continuo miglioramento del suo metodo. Questo metodo elegante ed artistico che produce stampe, le quali possono gareggi are colle più belle incision i a bul ino, è ri servato alle carte defi niti ve , disegnate appositamente con particolar cura ed esaLLezza e con eleganza di tratto e di scrittura. Il tempo però raggnaglia tamente lungo che richiede la ri duzione e cupiatura in bello di una carta, prima che essa passi nel laboratorio fotografico e quindi in quello della fotoincisione, e le spese maggicri che esige questo siste ma di riproduzione, hanno preoccupato a suo tempo l'ufficio tecn ico del corpo di stato maggiore, e poscia l'Istituto topografico. Le minute di campagna giacevano negli archivi inutilizza te. Fu allora rivolto il pensiero a trovare un metodo meccan.iao di riproduzione spedi tivo assa i più della fo toincisione e molto meno cosloso, quantunque meno bello e raffinato. L'eliotipia perfezionata dal capitano Albert, e
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perciò detta anche albertipia, aveva reso durante la gu erra franco-prussiana nel 1870- 71, stando alle relazi oni, dei grand i servigi. Le carte necessari e per la guerra erano state riprodo tte a mi gliaia e migliaia col mezzo eliotipico con pochissima spesa e con bastante chiarezz:.i. Si ebbe il metodo , lo si applicò dall'Isti tuto nel 4 873, ma con poco successo. Le lastre gelati nat.e sono il fond amento di tal metodo, e queste per l'appnnlo non reggevano ad una lunga con servazion e. Si dovette. in conseguenza studiare un 'altra via per raggiungere il desidera to scopo. Il maggiore, ora tenen te colonnell o del genio, cav. Castelli , aveva introdotto nell'officina litografica del comi lato del gen io in Roma tal i migl ioramenti e innovazioni da produrre un vero rivolgimen to in un metodo di riproduzione detto fot olitografia. Questo consistP. nel trar pnrtilo di positivi fotografici lrasportandoli sopra la pietra chim ica mente preparata. Il Castelli seppe perfezionare il metodo, e l'Istituto se lo appropri ò tanto ben e da destare l'attenzione all'estero. Lo si inaugurò pure nel rnn, riproducendo tutte le minute di campagna costi tuen ti le tre Calabrie e la provincia di Sa lerno. Il fe li ce risu lLat.o della fotolitografia fec e ri solvere la direzione dell'Istituto a rifare in seguito con tale metodo tutta la Sicilia, sla ta già riprodotta colla mal riuscila eliotipia . Ed una novella modificazione ebbe nell'Istituto la fot olitografio, adoperando lastre di zinco ben levigale invece di pi etre, con gran risparmio di spesa e guadagno nella diminuzione di peso del materiale. Coll'i mpiego delle lastre di zinco, si modificò anche il' nome dell'arte meccanica, chiamandola fotozincografia. Si conservò però e si con serva sempre la fo toliLografia e la st impiega con tinuamente perchè produce stampe migliori della fotozincografia, la quale ANNO XXII, VOL. IV,
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tirairgio, non potendosi· ricaIÌon red'rre ~o ad un l'uno-o D v . • va re dallò zinco più di 300 stampe, mentre la_ p1etr~ ollre il sopportare numerosi tiraggi, ci dà r1s'n llat1 àssai più nitidi e meno impasta ti. . La divisione meccan ica clie man cava d1 un capo, lo ebbe fi nalmente nel 18i6 riel dollo ed operoso capitano Pistoia:, il quale di~de efficace i~pu ls_o agli ~<lottati metodi di rip roduzione, ne studi o d1 nuovi ed ~mese a perfezionare le oflìcine di tira gg io tanto caléogtafico quanto litografico, in modo da poter gareggiare colle migliori all'estern. . La difficoltà di applicare la fotografia alla riproduzione delle ca rte topografiche consisteva nell'ottenere un neo-ativo perfettamente ugu ale all'o riginale. I corìiun i ~ pparati fotog.rnuci sformavano l'immagine ver~o Je estrem ità. Se questo inconveniente éra tollerab il e tìei t'itralti di pe1•sònc, <li paesaggi, ecc. non lo potev_a dssol utamente essere trattandosi di ri produrre un d1.s~gho topografico, ove l'esattezza geomet 1'.i ~a ùellè diriiensioiii è pr"irrìa ed indispensab il e~ neccsslla .. I perfezionamenti apport~ti in seguito agli apparecchi lenti co lari eliminarb no tota lm ente un tale svantaggio . ., . 11 laboratorio fotogrufìco era g,a tnstallat? .presso l'ufficio tecnico, e diretto e condotto da art1y~1 fo to.! grafi ..{[ nascere dell'Istituto, ess~ a'l"eva già applicata Ih fotogrrrfìa nella riproduzione d t_molte ca rte, ma le :r'i'produzioni da darsi al commercio non potevano ess·erc continuate a morivo della .forte spesa. Fu allora che si fecero molteplici espe rimenti per supplirvi cori metodi di riproduzio ne aventi bensì ~ ~~se l_a. fo togr'l:ifia, ma molto. m,en? _costosi e ~ss~1 ptu t np1d1. .~u,rono questi la' foto iiic1s10ne, la cl1~tip1a, la fotol1tog'rafta, la paniconografia e la (otoz rncografia: L'officina fotogralìca dell'Istttuto nostro e abbon-
1873-i 8'76 ,~ 5' dantemente forn ita di . mezzi per far fronte a tutti 1 bisogni dei vari metodi di riproduzione. Essa ol!ré lo aver fornito alla fo to inci sione, alla fotolitografìa, ecc., • gli elementi pe r le loro riprod uzioni, ha pure· eseg ui ti numero si lavo ri fotografici riproducendo carte ecc. pel ministero, pe l corpo di stato maggiore e per quelle: aD torilà e persone autorizzate che ne richiesero solWnto poclie cop ie. Ed iriféltti, se può tornar conto lo avere la fotogrufia· di un lavoro , per ehi ne de'sidera solo poche copie, nun sarebbe certamente rconomica la riproduzione iri sola fotografia per co lui che ne desiderasse centina ia o migli aia di copie. Subentrano alJora gli altri mezzi' di riproduzione, com e più economici e più spicci. Il metodo di foto incisione del generale Avet è fondalo, come quasi tutti i sistemi anal ogh i, sulla proprietà che ha la ge latina bicromatata di diventare insolubi le sollo l'azi one della luce anche all' acqua bollente. Se si fa perciò agire la luce attraverso un negativo fotografico so pra. una lastra di vet ro coperta da uno strato di ge lutina sensibi lizzata , ques to stra to diventerà insolub il e nelle parti co rrisponde nti ai tratti del disegno, e si potrà in consegnenza dedurre dal negativo, per mezzo di un bagno caldo, una matrice, a rilievo. GalvDnizzando ora sop ra questa stessa matri ce un a ' lastra dì rame si Otterrà una lJU(JV[t matrice ìn cavo (cio~ incisa) con tutta la fede ltà che la luce mette a yrp;od ur re il disegno originale. C,ò in generale; e ~eve bastare per dare un' idea com e si ollenga una lastra di rame incisa. r In qu an to al lo spec iale procedim ento chimico impiegato dal gellera le Avet, esso è per noi ancora un segreto. Sta però il fatto che le stampe eh~ si ricavano dalle ' lastre inci se con tale procedimento, dopo essere state NE L ÒUADRIENNIO
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ritoccate in qualche linea dagli incisori su rame, sono · superiori a quanto di simile sì ottiene all'estero, tanto da aver fatto meritare all'illustre generale ripetute distinzioni in tutte le mostre internazionali. I primi lavori di fotoincisione vennero alla luce prima ancora che nascesse l'Istituto . Meritano fra gli altri particolare menzione i fogli al 100,000 della Sicilia ricavali mediante riduzione dalle mappe al 50,000 copiate in netto. Sono 4.8 i fogli che da parecchi anni si sono pubblicati. Hanno però un difetto affatto inqipendente dalla fotoincisìooe . Esso sta nelle dimensioni delle scritture, delle strade, nell'equidistanza delle curve, ecc. degli originali, preparati veramente non per essere ri dotti alla scala del ·1 00,000 e fotoincisi. E così ne derivò che tutti i suddetti particolari risultarono tanto minuti e talvolta microscopici da avere bisogno delle lenti per ben cliscernerli. Fu un esperimento in granùe che assicnrò completamente la riuscita e l'avvenire della fotoincisione da noi. Un secondo lavoro di lunga lena, più importante per l'arte ' che non la carta in 48 fogli della Sicili a or ora citata, era stato cominciato nel 1872, cioè la carta delle pro, vince riapolitane in 25 fogli. alla scala di 1 :'.:!50,000, di cui si fece parola nei lavori di disegno. Cinque fogli modello erano fin dal 187.2 passati alla fotoincisione, ma nessuno ne era ancora stato pubblicato.· Ciò era riserbato al novello Istit.uto. Dei cinque fogli fotoincisi nel 1872, uno fu rifatto perchè non bene riuscito e se ne fotoincisero altri 9: in totale H fogli che vennero resi di pubblica ragione a tutto il 1873 . Questa volta non si verificò l'errore nei fogli-modello che si era verificato nella carta della Sicilia. Alle scritture ed ag'ii oggetti tutti fu data nei fogli disegnatiall'1: 125,000 una dimensione tale che ridotta al 250,000 doveve essere . la giusta. La belle"zza dei fogli modèllo corrispose al-
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l'entità del la voro di fotoincisione; ed infatti le stampe ricevute gareggiano colle più belle incisioni a bulino. Però si scorge ancora in questa carta, quantunque in proporzioni molto minori, il difetto che abbiamo ,osservato nella prima. Il tratteggio dell a montagna è poco trasparente, qualche scrittura ancor troppo pie• \ cola, le strade un pi)' anguste. Se nei fogli-modello si fosse tenuto il tratteggio più largo e in ·gen erale .meno grosso, con qualche tocco di espressione nelle parti più ripide della montagna i se alcune scritture, alcune strade si fossero falle un po' più spaziose e marcate, le stampe ridotte nlla scala di 250,000 sarebbero riuscite perfette, anche dal lato della rappresentazione. Nel l 878 il laboratorio di fotoincisione si occupò ancora nell11 ri produ zione di vari saggi a titolo di studio e di esperimento. Noteremo qui soltanto la riproduzione del fogl io-modello (Paformo), che avrebbe dovuto servire di tipo per· la nuova carta d'It<1-li a al 100,000. E la notiamo solo perchè fu tentata la cromoincisione. Ma il risultato, a colori, non corrispose come la fo-. toincisione in nero, e a questa si attenne in seguito la commissione riuni tasi presso il comitato di stato , maggiore. Nel 18'74 continuò la riproduzione dei fogli-modello della carta delle province napolitane collo stesso succ~sso. Venne ro pubbl ica ti nitri .i- fogli, dimodochè 7 mancavano ancora al complemento di questo bel lavoro. E G--dti nuc'!-rono pure i saggi di fotoincisione. Fra gli f ltri un nuovo fog li o di Paler·mo in nero, tratteggiato , a luce zenita le, venne foto inciso alla scala di 1: ·100,000 e 1: 150,000. li foglio-modello era stato appositamente diseg.nato alla sca la di 1 :75,000, scalari,conosciuta come la più conveniente per la riduzione 1
al 100,000.
Vennero poi fatti esperimenti con un metodo di rap-
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presenlazione de) monte assai spiccio; voglio dire colla mezza tinta, che equiv:ile alfacquerello del disegno. Ma la quistione non progredì gran fatto: la rappresentaz ione del monte all'acquerello può riuscire molto bene nel \iisegno a mano, ma dif{ìc ilmente l'arle meccanica giungerà a hen ripro.durla . .Comunque sia essa merita di essere assiduamente stud iala ed es_perimentata, perchè l'immenso risparmio di tempo che ne rid onderebbe nella confezione dei fogli-mode llo, ove il tratteggio faticos issimo sareb be sostituilo dall'acquerello é tale vantaggio, che non può in alcun modo esser . posto in non cale. Nel 1875 ebbe termine la ·fotoincisione della carta delle provin ce napolitane: gli ultimi fogli vennero alla luce in maggio. Questo bel prodotto de ll'arte cartografica risco s·se ovunque gli applausi e procurò al gen erale Avet il ben me,-itato prem io· della medaglia di 4a classe, confertogli dal giurì dell'esposizione inte_rnazionale di Parigi; alla quale ì'Tstituto aveva preso parte con i suoi migliori prodotti cartografici. Il non essersi decisa la scelta de l tipo di traueggio che alla fine dell'anno, impedì al ga bin eLto di foto incisione di presentare al pubblico nel 1875 altri lavori. Esso continuò i suoi esperimenli, specialmente nelle meiz:e tinte, le quali cominciarono a riuscir~ migliori, non tali peralLro da deyidere la commissione dello st~mag. giore ad accettarle. Essa em ise anzi la risoluzione di attenersi de!initivarnente alla rappresentazione del monte col tralleggio, non senza però serbarsi il diritto di far rifare i modelli all'acquarello, ove la qu istione delle rnt::zu, tinte dovesse essere, col processo del tempo, favorcvolmenle ed appieno risolta. li ritardo nella scelta del tip o impedì che la confezione dei fogli-modello delle nuove carte d'Italia al ~ Q0,000 a. al 500,000 progredis.sero nel 1875 tanto da 1
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poterne comrnr.iare la fotoincisione e la pubbliçazione nel corso del 1876. Merita la spesa di darne <1ualche particolare. La fotoincisione ha ridato al ·100,001) i fogli-mpdello al 7r>,000, con proporiioni esatte. La deli neazione è chinra; spiccano le strade, i caseggiati, le coltivazioni e le scritture. La montagna trauata col sistema ienir tale, misto con tocchi espressivi ed arti stici da non alterare rninimp.mente il geomelrismo del siste-ma zenitale, è perfettamente intuonata a seconda delle gradazioni Jei declivi ed in ragione dell e altezze 3:ssolute dei diversi gruppi. Il tratteggio è trasparente e ben condono; il terreno ondulp.to e collinoso è rappresentato con maestria e con intelligenza. Le curve di 50 in ~O metri risaltano senza togliere l'espressione del tratteggio. I boschi, le coltivaz ioni_e tutti gli og~etti che coprono la superficie del suolo si scorgono senza, f&~, tica: l'armonia insomma regna pienamente. Si d,istinguono per diversità di scrittu ra le quote altimetrichi desunte dalla geodesia, da quelle grafiche, e sono numerose come si conviene. I fogli sono di dimenS\Oni giuste e perciò maneggevo li. E sopratutt~ si o~, serva un'identicn scuo la di disegno in tutti 1 fogli, per cui nell'allacco di più di essi ncn vi ha differenza alcuna nè di sistema, nè di mano, nè di intonazione., Del valore scientifico di questa carta abbiamo già detto abbastanza a suo luogo . Ora è a des iderarsi che essa proceda rapidamente nella pubblicazione, e che siA do'cumento imperitn(o del grado di scienza ed atte a cui è giunta la topografia in Italia. . ____ Anche il fog li o foto in ciso ma non pupbl1cato, della cartQ corografica alla sc!).la di 1:500,000 rappre~~ntante quasi tutta la Sici lia è un bel saggio di fotoincision~. Qu~sta carta che co.Bsterà di 2,i, fog li, procederà nella. s-ua pqbblicazioneassai più rapidamer:it~che non quelli3.
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al 100,000 che ne avrà '377. Nel 1879 essa volgerà mollo probabìlmente al suo termine; farà onore, senza dubbio, agli autori, e sarà di molla utiliLà a tutte le amministrazioni ed al pubblico, che con mao-.o-ior a{)'io 00 O potranno attendere la grande carta al -100,000, che naturalmente avrà bisogno di parecchi anni per essere ultimala, dovendo essa basarsi su ri levamenti nuovi, i qua.li, quantunque finiti per tutte le province del mezzogiorno, debbono ora estendersi a tutto il resto d'[talia, e non cominceranno che in quest'anno (·1877}.
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La fotolitografia consiste nel far passare sulla pietra un negativo fotografico, mediante chimiche combinazioni. li fenomeno chimico su cui riposa è il secruente : i cromati alcalini, sopratullo i bicromati, m~scolati ad una sostanza ' organi ea, come sarebbe la gelatin a, l'albumina e loro congeneri, costituiscon o una composizione solub ile nell'acqu a , ma che diventa insolubile allorquando la si espone all' azione della luce sol~re, diretta~ diffusa. In cons·eguenza una superficie umta (carta, pietra, zinco) coperta nella oscurità di uno strato uniforme di tale soluzione, formerà, dopo essersi riasciugata, una supedìcie sensibile, ~tta perciò ~ a ricevere l'immagine attraverso un ne{)'ativo fotÒ. o grafico. Da questo brevissim o cenno scor{)'erà di leO'O'e o ~o rì il lettore come esso debba riuscire di somma utilità per riprodurre colla massima speditezza qualunque diseo-no sulla pietra (o sullo zinco), e render questa atta aI°iiraggio litografico. I primi 8aggi di fotolitografia avendo pienamente corrisposto, fu intrapresa nel 1873 la riproduzione delle minute di campagna al 50,000, che si trovavano pronte per la pubblicazione, cioè: 25 fogli (divisi in
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/! fogli) rappresentanti le tre Céllabrie, ed 11 fogli (divisi pure in 1/, fogli} che rélppresen ta vano la provincia di Salerno. · Vennero fotolitografati pure altri tre lavori di minor conto. La direzione dell'Istituto non risparmiò nè studi nè spese per allivare su larga scala questo utilissimo e molto economico mezzo di riproduzione; perchè, come abbiamo detto più sopra, essa ~ra preoccupata dal pensiero di vedere tanti documenti topografici, raccolti dal186'.2 in po i, negli archivi, senza che in verun modo il pubblico ne potesse trnr profìtto. Questa lodevole preoccupazione condusse a risultati di tale e tanta pratica utilità da meritare all'Istituto, in unione alle tavolette originali, la sincera gratitudine del pubblico !illuminato, ed a lla mostra internazionale geografica di Parigi del ~ 875, la lettera di distinzione, l'onorificenza più elevll.ta che in quella solenne occnsione si distribuiva. Dal 1873 in poi la riproduzione speditiva tenne dietro di pari passo• ai lavori topografici di campagna. 1
Nel rn74 si volle · sostituire i 48 fogli alla scala di 4:50,000 rappresentanti la Sicilia, riprodotti l'anno antecedente col metodo dell'eliotipia, mal riuscito, perchè forse male applicato. E si riprodusse inoltre tutte le minute di campagna pronte "e disponibili, per cui il pubblico si ebbe cosi i fogli delle seguenti provinci e: Calabria Ulteriore l", Calabria Ulteriore II•, Calabria Cileriore , Basilicata, Principato Citeriore, Prin cipato Ulteriore, Capitanata, e un foglio della. provin cia di Molise. Furono quindi riprodotti otto fogli dei dintorni di
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Roma nlla scala di 1 : 10,000 per uso del giuoco di guerra, ed eseguili vari ingrandimenti alla scala di 1 :50,000 di molti fogli della carta austriaca all'86,400, costituenti le carte dei presidii di Padova, Verona, Firenze, Milano, Bolou-na , Brescia ' Perua-ia e ViareO'cri,;, ~ O 00 "'' e la ca rta del cam po delle Quadrelle. Questi ing randimenti erano ricnvati per mezzo de lla fotog rafi a dalla bella ca rta incisa nell'istituto geografico di Milano (al tempo qella dominn zione nus:riaca) , e quindi in quello di Vienna . l'iel 18715 vennero pubblicate colla fotozincografia: 1° Le minute di campagna alla sca la di I; 50,000, eseguite nel 1873, cioè quasi l'in lera prov incia di Bari e tutta la provinci a di Terra d'O tranto : in tutto 20 fogl i, composti parte di due e pa rte di un mezzo foglio solo. 2° Le carte de i press i di Ancona, Bergamo, Como, Cremona, Ferrara, Fol igno, Livorno, Lodi, Lu cca, Mantova, Modena, Parma, Pav ia, Peschiera , Pisa, Reggi o, d'Emi lia, Spoleto, Trev iso, Vicenza, Venezin ed Udine, alla scala di 1: 50,000 rici1vate da ll" 86,400. CoJla foto litografia venn ero invece pubblicati, per uso del giuoco di guerrn: • 1° Altri nove fogl i dei dintorni di Roma al 10,000. 2° Sei fogli dei dintorni di Bologna, alla stessa scala. 3• Dodici fogli dei dintorni di Vero na, pure al 1
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Meritano finalmente menzione la ri produzione fotoUtografìca dei di ntorni di Modena in 4 fogli al 10,000 per uso della scuola di fanteria e cavalleria ed un foglio dei dintorni di Mi lano pure al 10,000. ' Nel 1876 si pubblicarono coi metodi suddescritti: ·1° 3·1 tavolette di campagna della cqrto. delle pro'YÌ_nci e meridionali (continuazione) rilev,~te nel 1875. 1
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NEI, QUADnJEl';!Nl.O 187~- J87Q 463 ~· qna carta dei dint.orpi di Palerrpo in 37 fqgli alla scala di 1:10,000, disegnata da ufficia.li del pres~dio di quella città. 3° Una carta dei dintprni di Milano alla scala di 1: :10,000 jn 22 fogli, di cui 9 p4bblicati e dis~gnati ~a ufficiali di qllel presidio. 4° Finalmente la nuova carta delle ferrovie e linee di navigazione alla scala di 1: 1500,000, in un foglio grande. E varie carte per le gr.andi manovre di fanteria e cnvalleria. Prima cli finire è d'uopo ricordare come l'Istituto non abbia risparmiato spese e cura per studiare, dietro pro posta del cap itano Pistoia, il metodo di eliotipia Gemoser e quello ri nomato di Gillot per la produzione· colla massima· celerità di un gran numero di esemplari sen za che il tipo si alteri o si guasti. Questo metodo detto del la peniconografi,a venne introdotto nell'Jstituto e impian tato all'uopo un laboratorio speciale nel mese di dicembre 1876 che funziona già in tutta regola. Con esso non si ha adesso avuto occasione di pubblicare nulla, ma i tipi ricavati per esperimento e le stampe ti ra le a titolo di saggio, 's ono ri rnarchevolissime, sempre dal punto di vista dello scopo cui devono servire. Ricorderem o infine due utili applicazioni della scienza e dell'arte mo derna dovute al solerte capitano Pistoia, vale a dire: 1° la formazione dei plastici e la riprod uzione 'dei medesimi colla galvan izzazione, all o scopo di ottenere delle copie plastiche da un modello in gesso eseguito con scrupolosa esattezza geometrica, mediante un metodo che è un segreto dell'autore. Fece bellissima mostra di sè l'Etna e suoi dintorni co sì riprodotto.
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L'ISTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITAUANO, ECC.
2° Il trasporto e la riduzione mediante il caoutschou., che permette di potar fare senza l'intervento della fotografia, con nessuna spesa ed in pochi istanti. la riduzione o. l'ingrandimento di una carta incisa, fotoincisa, litografata, autografata o fotolitografata.
LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI IN FRANCU
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PARALLELO CON L'ITALIA
P. V. II.
.. ~
La buona costituzione del quadro dei sottufficiali, ha in ogni tempo preoccupato l'ordinatore militare; la sua importanza è così evidente per se stessa da rendere superfluo lo spendere altre parole per dimostr arla. Si rifletta soltanto he. una comf>agnia con la forza di 85 nomini div~nta in breve volgere di giorni di 250 per presentarsi al nemico . Cotesto è adunque un vecchio argomento di studio, ma si pU:ò dire che esso ha acquistato una vera importanza da soli 22 anni, cioè dal tempo in cui le istituzioni militari si sono perfezionate e gli eserciti ingranditi. Questo periodo, sebbene non molto lungo, basta a mostrare che fra tutti i mezzi usati in addietro per trattenere i soLtuffi~iali sollo le armi oltre la ferma legale, il riassoldamento con premio fu il solo che fece buona prova. . Il pensiero adunque che trasse il legislatore a farlo rivivere è pensiero ispirato ai saggi consigli dell'esperienza. Questa maestra necessaria in tutti gli a lti della vìta, lo è più ancora in quelli che debbono regolare il cammino del grande e complesso meccanismo degli eserciti: Guai per essi se la mano che deve dirigerli li fa procedere a sbalzi; gli eserciti debbono tra(1) V. dispensa di 11ovembre.
466 LA QUESTfONE DEI SOTTUFFICIALI sformarsi e seguire i pr ogressi della società dalla quale attingono i loro elementi costitutivi, ma questa trasformazione \ l'' tt I 'I I, I d ev>essere 1a a senza mterrompere gli stretti iegam'i dì continuità che regnano nBlle loro parti, ed in guisa da mantenerli costituiti ed atti alla guerra anche quando si trasformano. Prima condizione da osservare in un tale ordine d'idee; è di andare ben cauti nell'adottare nuove e radicali riforme. Se mal non ci appdnidnio sernbra buon m'etodo quello di sfruttare anzitutto le risorse del passato, di cotesto ricco patrimonio della civi!Là che secondo il Vico dimostra con la teoria dei ricorsi, ed i filosofi moderni completano con quella del progresso, non manca di offrire modi più sicuri pel g·overno della società. I mezzi cbe il passato offre, quando possono pi~garsi aire esigenze crei tempi, po~seggon'o'rtiaggiod garanzie d,i qualunque idea' nbvelld c!ie Jiori ric'J vettci il battesi md del-'' l'espèriènza; ea in· cehe trasformazioni non è lecito il tentati'efo la prova; si de-V'essere s1cufl dell'esito, specialmente qliandJ possono arrecare p~rtù'rbazioné'all'ordine rhbrale di una islituzione. In c(ué's ti casi gli insuccessi riescbno fataH, diffidU e' lunghi a i ipadrsi. O
•
La classe dei' soltuffi.diali in Fraticia si compo'~e essenzialmente di individui di due pro,/énienze; cioè dagli arruolati' volonta'ri di 5 anni e dagli assentati di leva. Dé'terminiamo in' quale prop·o rzione questi due elementi concorrono a forllitirJ'à. .•~s~mina~Jo f rappor tt ufficiali del ministro della gugfra su1 r-isultat1 della lèva degli ullìmi quattro anni, troviamò~ Anno '1873 sottuff. riassol. 2,866 di cui 1,016 d'origine volo.n tari Id. Ù~74 Id. 1875 Id. 1876 I
id. id. id. Totali
3,994 id. 1,634 1 ., 3,364 id . .1,4~~ 2,386 id. 875 12,610 4,978
--
- -
o surrogati (1). id. id. id.
• (I) Arr ~ola ti volontar i per 5 a nni , e surrogati degli auni precedenti alI apphcaz10ne della nuova legge sul recfutaòi-éntò.
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IN FnANCI~
In toèale .sì ha clie sopra '12,610 sottufÌìcia1i riassoldati ve rie furono 4,978 appartenenti ai volontari (1), val quanto dire chè U maggrorànza pròviene dagli ass'entati di leva. I documenti ufficiali n'on ci offrono modo di desumere ltr cifra dei surrogali compresi nei 4,978 per cl'ifalcarla etl avere quella netta· dei volontari, ma al caso nostro essentlo sùffi.1ciente una discreta appròssimazione, possiamo ritenere, senza tema d'esagerare, che dei sottufficiali riassoldali il terzo proviene dai volontari. Stabilita questa pr oporzione- ci deve essere lecito di crecl.1ére che individui i quali lasciano spontaneamente la v'ila' civile per abbracciare quella militare, a·b biaho in mira dico~ stìtuirsi in q'uesta uno stato, una p6sizione, e sia che aspirino,ò no a divènire ufficiali, una voUa ultimata la fer ma cdntrìitta, convenga loro di continuare nel sèrvizio. In forza di questo ragionamento, si potrà anche ritenere ché la mas:;ima · parte dei sottufficiali provenienti dai volontari contraggs1 il riàssokl~mento e che perciò il :~1mero di essi riassoldati rapp~esenLi allre~ì, con molta ap rossimazione, il numero déi s-oltutficiali di quella stéssa pr venienza che trovavasi sotto le armi in ciascuno degli anni ·in'dicàti. Onde la cla?3se dei solLnfficiali nell'esercito, che id tempo dì pace ascende a circa 33,708, si comporrebbe approssimativamente di 2/3 di peovenien Li dagli assentati di' lev'a eèl 1/3 dai vdlontari, ritenendo la medesirna proponione trovata, applkabile pure alla parte di soltufficiali non riassoldati. Concesso ·anche che quésta proporzione sia suscettibile dÌ alterazioni per cause acciùent.ali che s fuggono in un calcolo astratto, rimane però assicurato che i prirriì sono sempre in gran rl:iaggioranza rispetto ai secondi; e perciò le ricer che dei ri1ezzi atti a trattenere il sottufficiale sotto le armi de~ vohb basat·si sui p rimi. (!) La
media degli arruolati volon tari negli ult imi quat.tro anni ascende
a B,759, ciò che dà un totale di 57,133 volontari sotto le armi. l
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l'N F'I\ANCIA
LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI
E qui ci si presenta una prima questione: Quale delle due provenienze è la più adatta a formare il soltuffìciale ~ Per r isponder a questa domanda fa duopo slabilire anzilulto il significato della parola sottufficiale o per meglio dire determinare la natura e l'estensione delle sue attribuzioni per vedere quale >1lrato della società potrà offrircelo. Dopo il quadro completo e ben delineato che ha fallo del sottufficiale il maggiore Sismondo nel suo pregevole lavoro « . La questione degli ufficiali e dei sottufficiali in Italia » (1), sarebbe superfluo per i lettori della Rivista formulare una seconda definizione, tanto più che s iamo nello s tesso ordine d'idee. Onde ci limitiamo a ricordare quella dataci dall'egregio scrittore militare personificandola con un p11ragone, cioè: che il sottufficiale deYe essere fra l'ufficiale edil soldato quello che è un capomaestro in una costruzione od un capo officina in un opificio metallurgico fra l'architetto o l'ingegnere meccanico, ed il muratore o l'operaio: Egli deve ess ere mollo lontano dall'uno e molto vicino all'altro, e deve essere della medesima condizione e provenienza del soldato. Non v'ha dubbio che a neS$uno degli individui pr <~si per termine di paragone salterà in Lesta di voler divenire un giorno architello od ingegnere, la loro origine come ne determina il campo dell'attività, ne limita anche quello delle aspirazioni. Or siccome la maggior parte dei soldati proviene dai contadini od operai, è in questo stato della società che bisogna reclutare il sottufficiale, ed è altresì alle esigenze della loro condizione che bisogna subordinare i mezzi da meLLere in opera per trattenerli al servizio. La relazione che precede il progetto francese attribuisce a diverse cause i risultati negativi ai quali finora giunsero gli sforzi del governo rivolti a trattener e il sottufficiale sotto le armi. La principale consiste nella riduzione della durata del servizio militare introdotta nella nuova legislazione. (1) Vedi Rivista m:lltare ttalla.na, dispensa del giuguo corrente anno,
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A questo proposito· essa così si esprime: • Sotto l'impero della legge del 1832, l'uomo a stratto al servizio per sette anni, aveva il tempo di prendere il gusto della vlla militare dopo averne s uperato il primo tirocinio e si adoprava per ricever e al più presto i vantaggi annessi al grado di sottufficiale dal quale doveva esser e beneficato per parecchi anni. Al termine del servizio legale egli aveva completamente acquistalo lo spirito della s ua nuova posizione e liber ato di una parte delle s ue antiche abitudini, cercava volentieri nel reggimento una. nuova famiglia, un nuovo avvenire. S'egli restava sotto le armi, aveva assicurato infatti d'ottenere, almeno dopo venticinque anni d.i servizio, una pensione sufficiente per sopperire ai suoi bisogni. « A q uesta pensione s'aggiunse, dopo la legge del 26 aprile 1855, un piccolo peculio che gli riservava lo Stato pel momento in cui rientrava nella vila civile, sovenle la rnedaglia militare, qualche volta anche la croce della legion d'onore, aumentavano il suo benessere, gli assicuravano una parte invidiala cli considerazione. ( « Oggi al contrario, con un periodo nominale di cinque anni, r idotti per i r.ilardi inevitabili delle chiamate e per i congedamenti anticipati delle classi, ad un massimo effettivo di quaUro a nni, il giovane soldato non vede più nel servizio militare che un breve tirocinio che procura di allraversare il meno male possibile, e, senza avere il tempo per acquistare le abiludini o il gusto del soldaLo, non sogna che il s uo ritorno in fam iglia. Lontano dall'ambire ad un grado, il più delle volte lo temo nel sospetto che possa meno facilmente otlBnergli il congedo, ed anche quando l'accelli, la speran7.a di giungere alle spalline non basta sempre per Lrattcnerlo solto le armi. « D'altr·a parte l'obbligo che r·isulta attualmente dalla legge del 27 luglio 1872 di non conservare i sottufficiali sotto le armi oltre il trentacinquesimo anno di età, non gli permette più di considerare il servizio militare come una carriera alla ANNO XXII, VOL . IV.
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LA QUEST IONE DEI SOTTUl' FICJALl
quale potersi dedicare con sicurezza del proprio avvenire, onde è la legge militare stessa che lo pone nella necessità di cercar e al di fuori dell'esercito un collocamento definitivo. Così i più esitano, anche con la promessa di un. ritiro proporzionale, di consacrare allo S tato dodici anni di giovent'ù: cho ess-i, considerano come sterili o presso a poco tali stanle la lor0 ma.tùra età "· 01Heste poche ma ben ponderate considerazioni definiscono esattamente la s ituazione, cioè il sottufficiale abbandona rn servizio ,perch~ non ha .avuto il tempo di farsi moralmente soldato; il soLLuffioiale abbandona il servizio per.chè non vi trova la sua convenienza a rimanervi. Riparare alla prima causa non è possibile; nei termini nei quali è posato oggidì il problema della costituzione degli eserciti, la durata del servizio non può aumentar si; bisogna quindi rimediare alla seconda. Iin primo luogo ci domandiamo: nell'individuo prevale l'interesse personale o quello generale della società f SenzaJ dubbio il personale. Riconosciuto questo predominio, un primo · mezzo che ·si presenta è quello di servirsi della gran leva che è l'interesse individuale per provvedere a quello generale; ovvero si deve assegnare ad un dato servizio un compenso corrispon.dente agli interessi di colui che ve lo rende. :Questi interessi sono evidentemente di doppia natura, cioè 1norali e maleriali. E qui ci facciamo una seconda domanda: quali di essi predorninanof Ed anche qui l'esper ienza del passato e l'andazzo della viLa moderna climostrano il predominio degli interessi materia li. Giungiamo così di fronte ad una questione essenzialmente pecuniaria. Sarà doloroso il constatarla, ma s ia che essa dipenda, come disse il generale Chareton (1), da indeboli(i) Relatore dalla legge del IOluglio 187,t sui miglioramenti da apportare alla posizione dei 1ottufilciali, della quale egli stesso presentò il p~ogetto.
1-N FRANCIA
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mento dello s pirito militare e del gusto delle armi in una gran par te della nazione, sia che dipenda da cause diverse e di un ordine superiore, la situazione è questa, e finchè non si potrà r icondurre l'educazione delle masse su quella via morale che si vuole, bisognerà chinare il capo o rinunziare a risolver e una, così impor tante ques tione. Dovremo anche noi r ipetere le parole del gener ale Chareton~ No, e la prova la troviamo nelle cifre che in parte abbiamo pocanzi citate. Prima della legge s ull'esorrerazione dal servizio, il numero dei sottufficiali riassoldaLi era dai tre ai quattro mila; dopo la legge del 1855 questa cifra aumentò sensibilmente fino ad averne 23,000 s u 32,000; oggi siamo ritornati alla cifra di una volta. Ciò prova che la legge del 1855 che assicurava dei vantaggi certi essendo s tata abrogala, il numero dei riassoldati è ·diminuito, e s iccome questo numero tanto nel periodo che ha preceduto come in quello che ha seguilo cotesta legge è s tato presso a poco lo stesso, non s i può conchiudere che vi sia indebolimento dello spirito mililare, ma bensì devesi riconoscer e l'efficacia della legge del 1855 e del premio che essa accordava. Se in passato la giovenlù accorreva ptù numer osa al· le armi, era perchè essa vi trova va una migliore posizione che altrove. Jl limitato campo dell'attivi tà umana, le leggi restrittive che governavano gli Stati, rendevano più ambita la carriera militare. In allor a gli eser citi, ciechi istrumenti della volontà assoluta e spesso despota di un sovrano, erano per cos\ dire gli a r bitri della società; forza, onori e ricchezze er-ano riservate ai suoi capi. L'appartenervi significava tacitamente mettersi fuori della legge e così vi accorreva il plebeo per innalzarsi ed il patrizio per meglio esercitare predominio ed influenza . Oggidì tutto questo è scomparso; nuovi principii di liber tà e di uguaglianza hanno livellato la società di fronte alle leggi; nuove e più larghe vie si sono schiuse alle professioni li-
4-72 LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI bere, all'industria ed al commercio; la cosidetta borghesia, ovvero il terzo stato, si è affermato guadagnando predominio sugli altri. Per contro gli eserciti divenuti nazionali hanno perduto i privilegi conservando gli obblighi, e questi s tessi obbliahi accresciuti e senza i corrispettivi mezzi .materiali per co~pensarli e soddisfarli. Così vediamo che la posizione del militare rimane depressa e quasi stazionaria, mentre tutte le altr·e che la circondano si sollevano rapidamente ed o.tìrono maggiori attratlive. Checchè se ne dica, bisogna tener conto della na tura umana e dei suoi bisogni. La previdenza e gli sforzi per assicurarsi onestamente e col lavoro un pezzo d i pane per la vecchiaia, sono virlù nella vila civile, perché debbono essere difetti e colpe nella vita militare'? (1). Così dicendo, non intendiamo certo di rimpianger e l'epoca dei privilegi negli eserciti , ma vogliamo solo notare come di fronte agli effetti severi del regolamento di disciplina e del codice penale militare, i quali in gean parte collocano il soldato fuori del beneficio delle libere istituzioni . dello Stato . ' sia equa la concessione di qualche compenso. Trattasi adunque di ricercare quali possono essere gl'in'
(l) A questo proposito ci piace di citat·e un apprezzamento che troviamo nel Bullettn àe la reu-nion des ott1ciers, no 35, dell'anno ir, corso. Nella sua cronaca estera, parla ndo del sensibile aumento di arruolati ve rificatosi nel 187G nell'esercito i nglese, dice: " Questo ris ultato è troppo straordinat·io per non poter restare senza "spiegazione. L'esercito sì trova infatti ad ave\' così il suo effettivo quasi " completo. Si deve , secondo noi, attribuire questa re crudes c~nza a } "gusto mil itare, a ll a mancanza di Javorn nella vita ci vile, al cattivo "- sta to degli affari e de l commercio; questo non sarebbe per altro tutto, • bisogna andare più in là. La nuova legis lazione de-.e a nche aver avuto « qualche intluenza; essa ha inaugurato l'aumeuto della paga dei sottutJi.. ciali, il dir.itto alla pensione a i soldati di paesi spe ci ali, la riduzione « della statura, ecc. >.
IN FRANCIA
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teressi morali e materiali del sottufficiale perche il legislatore· trovi modo per soddisfarli a vantaggio di una maggiorPperman~nza sotto le armi. Or l'uomo di leva, strappato per forza di una legge dal seno della famiglia, dal luogo ov'ebbe i natali, ove fu allevato, ove lascia le più care reminiscenze, gli affetti i più profondi, arriva certamente al corpo col fermo proposito di abbandonarlo appena gli sarà possiJ)ile. .È questa senza dubbio la forza morale più potente da dover vincere. Cosa si può validamçnte contrapporre a questa naturale tendenza che Io allontana dall'esercito? Il sentimento militare, cioè bisogna che l'uomo di leva sortendo da una famiglia, entri in un'altra che pure gli parli al· cuore; onde la necessità di mantenere saldo lo spirit0 di corpo e tutte quelle altre doti morali che tendono a sviluppare ed accrescere i rapporti di perfetta armonia e benevolenza fra superir,i,infer~ori e col.leghi,. non eh~ i~ prestigio .dell'unifor.m e e/ ~e1 gradi, la cons1deraz10ne ed 11 rispetto che 11 paese sente pel militare. In questo modo nascono nell'animo del giovane soldato nuovi sentimenti, i quali a poco a poco potl'anno in gr an parte prendere il posto od almeno attutire quelli che lo accompagnarono sotto le armj; così più tardi potrà suscitarsi nell'animo s uo u_n contrasto di passioni, quanùo dovrà decidersi a r estare où a partire; ed anche quando siffatto contrasto non abbia da riescire a trattenerlo in servizio, l'esercito vi avrà egualmente guadagnato, egli andrà superbo di avervi appartenuto e ne serberà quella grata memoria, che tanto influisce a spandere nel pubblico il miglior concetto delle istituzioni militari. Con gli affetti, il coscritto il più delle volte abbandona anche gli interessi materiali. Si allontana dal tetto paterno · · ov'era elemento di guadagno per la famiglia , si stacca dai lavori rurali, dal piccolo commercio, dalla piccola industria, che non mancano anch'essi delle loro attrattive; parte col
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LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI
vivo desiderio di r itornare quan to prima, ed in ciò lo rincora la breve durata del servizio ed il congeclamento per anticipazione. Al reggimento accresce la sua istr uzione, s i dimostra buon soLdaio com'era onesto e laborioso operaio o contadino; diviene sottufficiale. Nelle guarnigioni delle grandi città, il contatto coi cittadini della sua condizione, gli apre la mente a nuove idee, a più larghe vedute cli quelle che nndl'iva quando giunse al servizio. Le nuove teorie economiche basa t<~ sul risparmio ed il lavoro, gli effetti vantaggiosi delle società cooperative di produzione e tante altre istituzioni cli simil genere, agiscono fortemente ;,ulla sua mente, lo .i mpressionano, lo fanno pensare, lo fanno sperar·r in un migliore avvenire, lo riducono infine l'uomo del calcolo. In breve sogna il possesso di un capitale che lo riscatti dalla dipendenza di un padrone, di un principale, sogna la formazione di una famiglia, si convincè insomma della necessità di rimpatriare al più presto pe1· me tter si all'opera. A. questo proposito il s ignor le Faure nel s.uo pregevole lavoro: Les lois militaires de la France, dice: « .. •. •• Liberato, adun r1 ue è obbligato di pensare al lavoro. Di che ha egli bisogno allora'? Di una pensione~ ~o, perché è troppo modesta e non può sopper ire ai bisogni della vi ta. Egli ha bisogno di un is trumento del lavoro, di quello sopra tutto cJ1e essendo il nerbo della guerra non lo è meno della vita civile : il danar o. « Noi dicevamo innanzi che la maggioranza dei nostri s0ttufficiali viene dalla campagna. Col denaro - che si chiami premio di riassoldamen to od altro - essi potranno comprare un campo, ingrandir e l'eredità paterna. • Non è ques ta l'ambizione di tutti g li operai che vediamo ogni anno disertare dalle provincie per correre a Parigi'? « Essi lavorano vent'anni e qualche volta cli più, affine cli raggranellare qualche soldo per comprare un pezzo di terra .
IN k'RANCIA
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Il suolo d'inlieri dipartimenti, la Creuse , per esempio , fu acquistato in questo modo ». A grandi tratti queste sono le idee e le aspirazioni che si agitano nella mente della maggior parte dei sottufficiali, in un paese come la Francia così fervido nell'immaiginare e cotanto, proclive e lanciato nelle speculazioni. Orbene, a quale titolo s i può domandare a cotesti giovani il sacrificio a favore dell'esercito dei migliori anni di lavoro che potrebbero consacrare a profitto del loro avvenire, ·del loro benessere ~ . Non ve n·' è che uno solo, cioè che il governo offra loro in compenso un capitale super iore' a quello che essi avrebbero potuto accumulare durante il maggior tenipo che li obbliga a l ser vizio, se ne fossero stati fuori, e li ridoni alla vita civile in età conveniente per ritornare al lavoro e per contrarre matrimonio. Questi a111nque sono i due cardini sui quali si aggira la quistione/ cioè: . Offrire lal sottufficiale una posizione alla fine della r afferma mig!iore di' quella che avrebbe potuto dargli nelle più vantaggiose condizioni la viLa libera . Vincolarlo al servizio per quello stretto limite di tempo che concilia gl' interessi dell' esercito con quelli dell' individuo. Alla stregua di questi principii, esaminiamo le disposizioni del progetto min.isteriaie. In primo luogo giova notare che è precisamente secondo questo spirito che il ministro della guerra intende introdm·re nella legislazione dell'esercito un compenso in danaro per nulla contrario a l principiù inaugurato dalla legge del 1872. « Ihi'u a, dans Ca1·mee française, n i prime en argent ni prix quelconque d'enfJagement ». A questo riguardo la l'elazione dice: « . • . . Tutti i cittadini sono uguali avanti il dovere patriottico scritto nella legge, e camminano sia in pace, sia in guer ra
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LA QUESTIONE DEI S0TTUF1i'IC1AL1
al posto che è loro assegnato. Non esiste dunque nulla di compromesso che essa abbia condannato e la parte di com-. penso in danaro che vi s i propone d'accordare al servizio volontario dei sottufficiali riassoldati, non deve essere considerata che come un primo r is parmio che vien loro dalle cure dello Stato e che deve servir loro pel ritorno in famiglia. "È in questo senso che il pagamento della parte più importante della somma concessa, il progetto di legge lo corrisponde al momenlo della liberazione definitiva del riassoldato. « Per quanto rincrescimento possa d'altronde lasciare ancora in certi spiriti la concessione di un vantaggio di questa natura, tuHavia si è obbligati a riconoscere che esso corrisponde ad una preoccupazione sovente legittima sull'avvenire nel giovane soldato il quale dopo aver pagato il suo debito al paese, è in procinto di legarsi liberamente al 1,;ervizio per un nuovo periodo. « Lontano da noi il pensiero di disconoscere la parte che in una simile risoluzione lianno di frequente sentimenti di un altro ordine; conveniamo volontieri che la preoccupazione della quale parliamo non sarà pel riassoldato la cui vocazione m ilitare ed istruzione lo chiamano alle spalline e che troverà nei favori dell'avanzamento il compenso dei suoi sforzi; ma essa s'imporrà senza fallo al riassoldato che non ha speranza di oltrepassare i quadri inferiori ove r ende degli importanti servizi; a quello che s i può chiamare il vero sottufficiale e che minaccia di fare ben presto difetto in tutte le armi· . , a colui infine che ci verrà fatalmente tolto dalla concorrenza del commercio e dell'industria, se gli anni che gli si domandano abbiano da esser e materialmente sterili pel suo collocamento ulteriore » .
Stabilito questo principio, la relazione con eguale chiarezza di vedute aggiunge che non è senza interesse per l'esercito stesso che la nuova legge tende ad incoraggiare in particolar modo il riassoldamenlo pel prjmo periodo di quattro anni che segue il compimento del servizio legale. Il tipo perfetto del
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sottufficiale è infatti quello che ad una istruzione militare completa congiunga il vigore fisico e l'attività della gioventù ed è appunto nell'uomo dai venticinque ai trent'anni che più sicuramente si possono lrovare riunite queste condizioni. E dunque a questo periodo che si è creduto concedere il vano-crio di cui si tratta , al di là del cruale i nuovi riassoldamenti ta on che può contrarre il sottufficiale non gli daranno diritto che alla sola alta paga. In termini più concreti e senza tenere conto dei vantaggi giornalieri di paga, il sottufficiale dopo altri quattro anni di servizio, cioè dai ventotto ai ventinove anni d'età, si trova possessore al minimo di una somma di 2,092 lire (1) ed in facoltà di ritornarsene in famiglia con un peculio che molto oportunamente si presterà al conseguimento dei ~uoi dise~ni._ Ecco così una prima stretta osservanza dei due cr1ter1 /. enunciati; lo si fa in breve un piccolo capitalista e lo si svincola dai suoi primi obbligli in età giovanissima. Volendo poi consacrare altri quattro anni al serv1z10, ne ottiene una pensione vitalizia ed un impiego, val quanto dire cÌ)e in un·età oscillante fra i 30 ed i '.32 anni (secondochè provie;e dai. volontari o dagli inscritti di leva) il sottufficiale avrà una posizione ed il capitale depositato sarà divenuto almeno cli 2,649 li1'e. · La pensione e la concessione di un impiego, a nostro modo (l) n duca d'Isly scriveva nel 1847: e: Il peculio che avete fatto ai soldati a lla loro liberazione, non mi pare sufficien te per ottenere nell'eserci to quel gran numero d'individui che bisogna vi siano perchè esso risulti una vera garanzia dell'indipendenza nazionale. Non è un buon operaio chi non può in otto anni, se è economico, ammassare da 1,000 a 1,200 lire. Bisogna dunque presentare loro nell'esercito una migliore prospettiva di quella che avrebbe potuto avere nella. vita civile e non è molto, secondo me, di assicurar loro almeno u n peculio di 2,000 lire. A questi stessi principii è infoi·mata la legge austriaca, la quale dopo dodici anni di aervizio, di cui otto come sottufficiale, accorda un premio di rafferma di 3,150 lire.
478 LA QUESTIONE DEI SOTTUI<'FICL\Ll di vedere, sono due mezzi ausiliari destinati a dare dei risultati parziali. Il prirno certamente tornerà di una mao-o-iore <:>n efficacia, assicurando in età ancora giovane un assegno vitalizio col quale fare fronte a qualunque evento disgraziato della vita che lo renda inabile al lavoro. Il secondo sarà profittevole a pochi, essendo ben ristretto il numero cli coloro che agogneranno ad un impiego, sia perchè la maggioranza dei sottufficiali essendo proveniente dalle provincie avrà interesse a rimpatriare, sia perchè è da ritenersi che intelligenti ed attivi graduati, quali sono quell i ai quali si concede la rafferma, ricusino dì poltrire in posti cli portieri od altri consimili trovandosi ancora sul (ìore degli anni e nel pieno possesso delle loro forze. Ve ne sarà solo un piccolo numero il quale potendo aspirare ad impieghi più elevaLi e desiderando vivere a Parigi vi troverà il proprio tornaconto. I risultati finora ottenuti nell'applicazione della legge sugli impieghi civili ci darebbero ragione ed i lamenti sollevati per migliorarne le categol'ie in modo da risponder.e al decoro ed all'amo!' proprio del soLtufficiale, non approderanno a migliori risultati. Secondo noi il difetto di concorren ti a quei posti è esclusivamente dovuto al fatto che la posizione d'impiegato è in generale poco ambita; hen altre risorse offre la Francia all'attività solerte ed intraprendente della gioventù. Queste sono le attrattive che le nuove proposte offrono per conservare più lungamente il soHufficiale in servizio; le vigenti leggi, quali vantaggi conferiscono a questo scopo f Una semplice ed ins ufficiente pensione a 35 anni d'età! L'antica legge del 18=>5 aveva presentiti gli effetti utili del riassoldamento con premio, ma essa difettò nell'applicazione e venne meno allo scopo. Il diritto alla pensione disposto com'era a 25 anni di servizio, creava nell'esercito una classe di vecchi sottufficiali, di mestieranti, di gente in mano ai quali il premio anzichè essere base di risparmio e di lavoro era . ' causa di dissipazione. Abbandonavano essi il servizio in età troppo avanzata per essere suscettibili poi di abbracciare una
479 esistenza laboriosa ed utile a se stessi ed alla società . La vita di costoro presentava il doloroso spettacolo cli una graduale decadenza morale. Cominciavano per essere ottimi sçildati, dopo il l'iassoldamento diventavano dei mediocri sottufficiali e lasciato il servizio finivano per essere pessimi cittadini infeudati in quelle numerose sinecure che il govemo creava appositamente per essi. Adunque nel ripristinare il riassoldamento con premio, era indispensabile diminuire il lempo di servizio che accorda il diritto alla pensione, sia percb.è oggidì il mandato del sottufficiale è incompatibile oltre una certa età, sia per estingliere quella classe d'individui spostati che annualmente l'esercito riversa nella società ed i quali, ripetiamo, non sono abbastanza giovani per intraprendere un nuovo genere di lavoro, nè abbastanza vecchi per aver diriLlo ad un ozioso vivere. A questi principiì esattamente rispondono le proposte riforme , riducendo quel limite di tempo a soli 12 anni_di servizio e rendendo il conseguimento della pensione indipendente dagli anni di età. Il progetto ministeriale francese merita la più seria attenzione. Esso offre il farmaco indicato pel male (1); resta solo a vedere se la dose sarà sufficiente; questo ce lo dirà la pratica, ma anche quando non avessero da venirne i risultati che se ne ripromettono, non si proscriva la medic,ina. Non basta l'avere ritrovato il rimedio, ma bisogna anche saperlo somministrare; è in questa parle appunto che si distinguono i medici di grande rinomanza, è nel ben tradurre in concreto un concetto astratto di governo, che si rivela l'uomo di s tato. IN FRANClA
/
ti) Lo stesso gen erale ChaNton che si d ichiarò contrario a l riassoldame nlo con premio, scriveva nella relazione sulla legge del !O luglio 187-i : , Jnterro<>ati alcuni sottufficiali nei loro primi an ni di ser vizio sulle mi0 sure che sarebbero state_suscettibili a t~attenerli sotto le armi, non hanno esitato di mettere in prima linea, fra queste misure, il ritorno alla legge del 26 aprile 1855 e l'allogazione di un premio !di riassoldamento in da-
naro
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LA QUESTIONE DEI SOTTUFFlCIALI
III. Da ~anto si è detto, il lettore avrà cer tamente notato come la pos1z1one che in Francia il governo si propone di dare · sottufficiali' si avvicini sensibilmente a quella che attua~~ mente hanno i nostri in Italia o per meglio dire avrà notato c~me lo spirito e la natura dei provvedimenti che colà si vogliono adottare, corrispondano ai mezzi da no1· e,., ·· . 0 1,~ messi m pratica per lo stesso scopo. Stabilire q~indi un parallelo fra le nostre leggi vigenti ed il progetto teste esposto, ci pare possa tornare molto a pr _ . . opo ·t p . SI o. rima pero d1 metLerci all'opera ci si permetta ricordare per maggiore c.hiar~zza dell'esposizione, le principali part; della nostra leg1slaz10ne che si riferiscono all'argomento. . ~a legge del 23 giugno 1874 sulla rafferma co~ pr emio stah1hsce quanto segue: " La rt~tl~rm~. cor~ p~·emio è di anni 3 e non vi poss ono aspiche l m1lttar1 d1 truppa con ferma di 8 anni i quali non abbiano oltrepassata l'età di armi trentasei. I sottuflicia!i delle armi combattenti (1) possono essere ammessi a tre successive rafferme con premio. , La ~ecorren~a della rafferma e del premio comincia dopo I effettivo compnnento degli 8 anni di servizio sotto le armi però riguardo al premio è fatta facoltà al ministro della O'uerr~· di anticiparne il godimento facendolo incominciare do;o soli 6 anni passati sotto le armi, quando i rnez:.::i della cassa militare lo consentano e sempre che fin da quel momento il militare si obblighi ad una rafferma di 3 anni da percorrersi r,otLo le armi una volta ultimata la ferma d'obbljgo. 11 premio di ogni rafferma è di L. 150 annue. 1 are
(t)
Cioè delle armi di fantel'ia, cavalleria, genio ed artiglieria.
IN FRANCIA 481 Il militare raffermato con premio che cessa dal ser vizio dopo aver compiuto una o più rafferme con prernio riceve un capitale in cartelle del debito pubblico, 5 per cento, la cui rendita è eguale a quaLtro quinti dei premi di raff~rma che percepiva . Un capo soldo o premio speciale di annue L . 150 è corrisposto ai sottufficiali delle armi combattenti con ferma di anni 8 con decorrenza dal giorno della promozione al grado di sergente dura fino a che il sottufficiale presta, come tale, serv·z10 sotto le ar mi e non faccia passaggio in posizioni o corpi eterminati dalla legge. Inoltre un decreto reale del 30 giugno 1865, accorda gli impieghi di scrivani locali presso l'amministrazione della guerra, ai militari di truppa congedati con un minimo di undici anni e sei mesi di servi:.::io, ed altro r egio decreto del 26 ottobre 1875 da accesso dalla categoria di scrivan i locali a quella d'impiegati d'ordine nell'amministrazione stessa. Infine la legge del 7 febbraio '1865, portante modificazione a quella del 27 giugno 1850 sulle pensioni mititari, concede un minimo di pensione ai militari di truppa con 25 a nni di servizio e 4.5 anni di età ed un massimo di pensione a 40 anni di servizio. Oltre a ques~i provvedimenti legislativi, l'ltalia possiede un'istituzione speciale intesa a produrre l'elemento sottufficiale; vogliamo par·lare dei reparti d'ist1'uzione destinati a rifornire i corpi della maggior parte dei sergenti di cui abbisognano. Questa istituzione che s i può dire di complemento agli effetti delle leggi precitate, porta un diverso modo di reclutare il sottufficiale nei due eserciti. In Francia, la maggioranza di essi proviene dagli uomini di leva, da noi invece lo sarà fra breve dai volontari. · Eccoci così cli fronte ad una prima differenza, di fronte a due sistemi essenzialmente diversi l'uno dall'altro e che fa
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LA QUESTION;E DEI SOTTUf.'PICIA LI
mestieri esaminare da vicino per vedere quale di essi meriti la preferenza. A,nzitutto chi è l'uomo di leva, chi è il volontario? L'uomo di leva è l'intera nazione personificata nell'uomo di campagna e nell'operaio, è l'uomo laborioso, morale e morigerato; le sue virtu e i suoi difetti, considerati in senso generale, sono le virtù e i difetti dell'intero paese di cui rappresenta i tratti più marcati. Il volontario appartiene ad una certa casta di persone ed in essa è l'individuo che si trova in speciali condizioni, è colui che non esercitando una professione, un'indnstria, un mestiere, ricorre alla vita militare per procacciarsi un sos tentamento, ben pochi essendo quelli che l'abbI1aècian0 per vocazione. JI primo lo dà all'esercito la necessità di una leaae o b , il secondo la pressione del bisogno. A grandi tratti questa è l'impronta caratteristica delle due categorie di persone e per vedeve quale di esse offre maggiore garanzia di ri'uscita, cons ultiamo il verdetto imparziale della s tatistica. Dai rapporti del generale Torre sui risultati annuali della leva si des ume che nel quincruennio 1872-1876 furono in media inviati alle compagnie di disciplina 0,72 ¼ di volontat·i e 0,08 •;, d'inscritti, cli leva ed alla reclusione mil itare 1,42 o;. dei primi e 0;19 dei secondi. In complesso si ha che i volontari danno in media all'tmno il 2,14 •/. di ,pessimi soggetti, mentre gli inscritti di leva solo 0,27. · All'incontestabile significato di coteste cifre, si .potrebbe opporre peraltro che esse non rappresentano il valore reale delle cose, avvegnacchè la massima par te dei volontari diventand0 sottuffìciali, s i trova per effetto delile sue attribuzioni in ca$O di mancare più faci lmente ai propri doveri. Ciò è senza dubbio vero; ma se da una parte essi versano in codeste cwndizioni, dall'altra ui:ia maggiore is truzione ed un più sviluppato spirito militare debbono porli in grado di superare i maggiori pericoli
IN FRANCIA
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ai quali sono esposti e si può quindi ritenere che l'una circo-
stanza abbia da controbilanciare gli effetti dell'altra. Tuttavia la differenza che passa fra le due cifre mentovate è c6sì rilevante, che anche quando s i volesse assegnare in favore dei primi un coefficiente negativo, non cesserebbe di sussistere la superiorità dell'elemento di leva sull'altro. Orbene il sottufficiale proveniente dagli uomini di leva rappfesenta nella sua generalità il meglio delle classi agricole ( ed operaie, dalle. quali trae origine. Il ·servizio militar·e lo , perfeziona e lo fa ascendere s~nza alterare i caratteri distinfiivi della classe a cui appar teneva, anzi, factmdo as t1·azione dalle attrattive .per la vita libera e per la famiglia, lo si può ritenere contento dtilla sua posizione appunto perchò rimane nel medesimo str>ato sociale nel quale è nato. I doveri del suo grado lo soddis fa no percltè consentanei alla s ua indole, perchè propovzionati alle sue forze; insomma è quanto chiamasi comunemen te un uomo a posto che non guarda nè pensa al di là dei suoi galloni. Invece il sottufficiale provenienle dai volontari rappresenta, rispei'to alla classe alla quale appar teneva prima di entrare al servizio, la par te meno operosa che non S(~ppe o non potè trovarsi un'occupazione nella vita libera od un pos to negli istituti militari. 1Del soldato non ha quella conoscenza intima dei sentimenti e dei bisogni, come può averla chi ne condivide l'originè, e questa circostanza, per un graduato destinato a vivergli quasi a contatto, assume una grande impor tanza. In co·mplesso la posizione in cui si trova spesso. non corrisponde alle . sue primitive abitudin i, nè alle s ue crescenti aspirazioni ed egli la subisce come inevitabile necessità o come mezzo per raggiungere altra meta. In poche parole è un uomo spostato, un uomo non soddis fatto. Con ci6 non intendiamo d 1e si abbia da proscrivere dagli ese1·citi l'elemento volontario, nè tampoco disconoscerne i pregi; ne facciamo solo una questione di ut.ile impiego e come la s i farebbe per qualunque altra produzione che richiedesse
48,i. LA QUE STIONE DEI SOTTUFFICIA LI mezzi e materia adeguati allo scopo. Egli è in codesto ordine d'idee che riconosciamo l'inscritto di leva più adatto a diventare un buon sottuffìciale, come all'opposto lo riteniamo meno adatto a formare un ufficiale, ed oggi che in tutti gli eserciti la cifra dei volontari è sensibilmente cresciuta (1) per effetto dell'obbligo generale e personale al servizio, si dovrebbe provvedere acchè cotesta categoria di persone avesse nella verde età più facile adito agli is tituti militari e così si trovasse al momento della leva in una posizione più confacente a lla sua condizione sociale. In questo modo si eviterebbe anche di trovar si di fronte ad una sensibile deficienza d'ufficiali e di dover r icorrere ad espedienti per r imediarvi. Il creder e poi che ìl più possa sempre s upplire il meno, non ci parebnonmetodo ed appunto nel caso nostro vi vogliono quelle determinate condizioni, niente di più, niente di meno. L' accettare d iversi limiti corrisponderebbe a ll' ammettere che si possa costruire un ottimo orologio col m eccanismo in oro, sol perchè questo metallo è più pregiato di quelli coi quali si cosku iscono di consue to, od e.I voler sostituir e nelle irnperniature scheggie di vetro ai rubini. Bisogna adunque che le qualità e le prerogaLive corrispondano all'uso a cui devono servire tanto le cose come le persone, senza di che si va incontro col tempo a seri inconvenienti. Ora che abbiamo esaminata la quistione in astratto, vediamola anche in concreto, cioè vediamo quali sono i risultati pratici che ci dà il nostr o sistema di reclutamento dei sottufficiali. Cominciamo dai battaglioni d'istruzione . - I seguenti brani della relazione che precede il R. D. dell'11 novembre 1871 ne incarnano esattamente lo scopo :
(1) Nel nostro eserci to la cifra dei volontari, che prima del nuovo ordinamento, cioè nel 1872, ascese a 1,019, è aumentata tutti gli anni fino a diveni re nel 1876 di 2,504, la maggior parle da dover ancora soddisfare agli obblighi di leva.
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IN FRANCIA
« Ho l'onore di sottopc,irre aU'approvi;i.zione di V. M . una
dispos izione intesa ad assicurare il reclutamento gei sottufficiali ai vari corpi dell'esercito » . "Bencp.è non sia ancora lecito di pronm;iziare un definitivo giudizio sull'efficacia dell'istituzione del r~assoldam~nto con premio, nondimeno già si è appalesato che esso npn $ inte~ ente sufficiente a raggiungere lo scopo e si mostra quinµi / I.a necessità di cercare fi.n d'ora come sopperirvi trattandoyi di cosa meritevole della rr:iaggjore provvidenza nercM impoç~an,tissima per la buona costituzione dell'esercito. " 1n ques,to intend.imento ed i~ attesa che sia ben comprovata la convenienza di altri mutamenti alla legge 7 'iuglio 1866, ebbi già l'assenso di V . .YL per presentare al Parlamento uno schema di legge che introdurrebbe nella legge predetta una modificazione a vantaggio dei sottufficiali, inquantochè verrebbe protratto fino al 36° l'età utile pel riassoldamento con prèrnio e così qualunque sottt~fficiale potrà conseguire ora due riassoldamenti, cioè con 10 anni di servizio in più dell'obbl~~o comune, una pensione vitalizia di .L. 600, al quale vantaggio non si arriva in co~ì breve tempo nelle altre carriere ('!). <.
" Ma siccome credo c.h'e non basti invogliare i sottufficiali a rimanere sotto le armi, ma che sia non meno essE;nziale il provvedere a reclutarne i corpi o qu,an,to meno a soccorrerli in que~to bisogno, che come ebbi già l'onore di notare a V. M. torna loro assai malag\:)vole per il r apido succedersi delle classi di leva sotto le armi e per le molte occupazioni di s ervizio e t ~lvolta andie per insufficienza di scelta nel contingepte, perciò prqpongo apa M . V . la i,s tituzione i~
(!) Cotesta modi.ll.cazio ne introdotta con legge del 6 (ebbraio 1812, rese la posizione del sottuf.ficiale molto superiore a quella che gli venne fJ\ta poco dopo con la legge del 1874 tutt'ora vigente .
ANNO xx11, VoL. 1v .
31
4-86
LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI
ciascun'arma di un riparto che abbia da essere come ùn vivaio di sottufficiali per i corpi dell'arma. stessa ". Tale linguaggio rivela apertamente come questa istituzione fos se sorta in un momento di crisi, quando il :1umero dei sottuffic iali faceva maggior difeUo noi cor t i e ben pochi erano quelli che prendevano il r iassoldamento. Il legisla tore preoccupavasi perciò non solo delle condizioni del m omento ma anche di q uelle avvenire; e con ragione dappoichè in quell'anno il numero totale dei sottufficiali dell'esercito (meno i servizi sedentari ed i carabinieri) da 14,139 (quale era stato l'anno prima) discendeva a 10,974·, ed i riassolda ti che n el 1869 e 1870 non oltrepassarono i novecento, s ubivano è vero un aumento ma non abbastanza pee rassicurare. I diversi repar ti diedero all'esercito: Nell'anno 1873-74 circa 800 ser genti • '18711-75 » 1,200 }} > 1875-76 • 1,'150 » • 1876-77 » 1,250 » 1877-78 > 761 » finora, e con tutta probabilità si raggiungerà all'incirca la cifra dell'anno preced<:m te. · Inoltre nell'inverno 1876-77 l'ammissione fu aumentata di un centinaio, quest'unno di un'altra cinquantina, e pare che la si voglia anche aumentare per l'avvenire fino a raggiungere la produttività di 1500 sergenti all'anno. Quando si venis se a toccare cotesta cifra, H quadro di pace dei sottufficiali verrebbe ad essere per tre quarti occupato da individui proveni.enti ~ai reparti d'istruzione, cioè dai volontari. Questo riguardo al numero; ed i r isultati in vero non potrebbero essere più soddisfacen ti; quanto alla qualità la cosa m uta aspetto e la ricerca dei dati di fatto riesce più difficile. Tuttavia pos siamo asserire con fondamento che dei sergenti versati nei r eggimenti la riescita è ad un dipresso la seguente:
IN FRANCIA
il 5-1,10 per °lo Fanno buona pr ova . » 35,10 • • Risultano scadenti Id. cattivi . > 12,30 " > Vanno perduLi per decesso e per con» 1,50 > ~ gedaroento .
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Tr~attandosi di una istituzione sulla quale dovrà in gran parte fondarsi il reclutamento dei s ottufficiali, quesLi risultati ci paiono molto scadenti. C'incresce 4i non poter dare -nessun daLo statistico s ulla condizione sociale alla quale appartengono i giovani che vanno ad arruo]al'si nei reparti d'is truzione; vol~ndo stare però a quanto n e dicono gli ufficiali che fann o servizio nei corpi , la maggior parte di essi apparterrebbe precisa men te alle p ersone pocanzi tratteggiate, cioè di condizione civile ma che non sanno in qual modo procacciarsi la vita (1). L'agricoltore, l'operaio, l'artigiano, insomma chi per amor delle armi abbia lasciai.o un mestie1·e, un'occupazione, difficilmente vi s 'incontra; la parola che di cons uc~to s i legge nei loro m0delli N . 9bis dopo quella di arte o professione, è studente. Lasciando da parte il sig nificato di questo tiLolo in cosLoro e la sua legale ap propriaz-tone, rimane il fatto che per la classe sociale dalla quale essi provengono, il grado di sottufficiale non può offrir attra tLive s ul'ftcienti da farlo r iguar dare come una posizione soddisfacente du rante l'intero s ervizio. Onde ci paee logica conseguenza il credere che le 10 1·0 mire, le loro aspirazioni abbiano da esser e r ivolte verso un obbiettivo ben più lusi nghiero. Dopo la campagna del 1866 la consider evole esuberanza di ufficia li che si aveva nell'esercito rispetto ai quadri di pace, fu causa per qualche tempo di un ristagno completo nell'avan (I) A conferma di qttesta asserzione aggiungi amo che dei volo uta1·i che si arruolano annualmente nell'esercito solo 1/ 11 in media ha già sodd isfatto agli obblighi di leva.
488 LA QUESTIONE DEL S0TTUFF1ClALl zamento dei soU'ufficiali al grado di sottotenente. Infatti limitandoci a considerare le armi di linea, non troviamo registrata nell'anno '1868 nessuna promozione e nei tre anni successivi quelle fatte f'urono anche poco numerose. Ben presto questo stato di cose venne a mutarsi: l'eccedenza si convertì in sensibile deficenza ed il numero dei sottufficiali promossi, che nel l8ì1 era stato dj soÙ 7, tutti di ca,valleria, si v ide man mano aumentare fino a rao-o-iun"'"' gere nel 1876 la s ignificante cifra di 169. D'altra parte a rendere più agevole cotesto avanzamento concorse la creazione nel 1869 di un corso sp.eciale presso la scuola militare di Modena e due anni dopo un altro presr;o· quella cenkale di tiro in Parma, ed in essi il -rmmero degli ammessi da 61 (1) si elevò a 250 (2). Il diminuito avanzamento dapprima, l'accresciulo,poi ol~1,e misura, l'isLituzione a breve intervallo di due corsi speciali ed infine l'aumentato numero degli ammessi dimostrano, invero, non solo allargati i limiti entro i quali il sottufficiale può aspirare all'avanzamento, ma bensì l'impegno che il governo pone ad agevolargliene il conseguimento. P erò sia pel contrasto prodotto da due stadi ben opposti di abbondanza e di scarsità di ufficiali, pei quali l'esercito è passato in breve tempo, s ia pe.rchè nelle masse le credenze si fondano sulle uUime impressioni e s ugli effetti esterni delle cose, cer to \è che oggidì s i r itiene generalmente cosa agevole pel s oldato l'arrivar·6l ad· ufficiale. Nè tenendo conto delle difficoltà che incontrano le nuove istituzioni a poter essere intese nel loro vero senso, sembrerà s trana l'altra credenza, pure divulgafasi, d1e i reparti d'is~ruzione facciano sistema con tutto l'insieme dei provvedimenti adottati per facilitare l'avanzamento dei sott'ufficiali, la loro creazione appunto, essendo avve(1) Cifra degli ammessi nell'anno 1869 al solo corso speciale di Modena. '(2) Cifra degli ammessi nell'anno J8ì6 presso i due corsi ·speciali di Modena e di Parma.
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489 nula nella s tessa epoca e maggiormente affermatasi e completata negli anni successivi . A chi scrive è capitato più volte d'imbattersi con persone che vivono in codesto online d'idèe e di essere interpellato da aiovani borghesi se fosse vero che entrando nei reparti .• o d'istruzione ~; diventi in 6 anni ufficiale. Alla s'tregua delle fatte investigazioni, non si potrà chiamare infondato il convincimento che ci siamo formato sulle aspirazioni della maggior parte dei volontari che vanno ad arr-uolarsi nei repar ti d'istr_uzione, cioè che essi vi accorrono con una speranza che confina quasi con la certezza di giungere alle spalline. Guidati da quest'aspirazione essi non possono a meno di considerare quella via come un mezzo indispensabile per giungere al loro obbiettivo finale, ed il grado di sottufficiale come una semplice posizione transitoria . Coteste illusioni, e dannose j]lusioni) non li acc;ompagnano per altro che per breve tempo, finchè varcala la soglia della caserma ed entrati nel realismo della vita militare, si trovano in grado di poter valutare le cose nel vero aspetto. L e condizioni del reclutamento degli ufficiali in cui versa da alcuni anni a questa_parte il nos tro esercito, non ci permettono di poter ricavare un coefficiente di probabilità abbastanza esatto s ull'avanzamento dei sottufficiali; ad ogni modo volendoci riferire ai ris ultaLi dell'anno scorso, possiamo affermare che non ostante la deficienza di 566 ufficiali subalterni ai quadri di pace delle qnattro armi combattenti e del corpo contabile, i promossi non furono che 1.69, cifra per altro al dis opra della media normale quando l'attuale deficienza sia cessata. Tuttavia volendola pr endere quale ter mine di paragone, ris ulta sempre la ben piccola proporzione del 1,5 per ¼ cli sottufficiali che al più possono giungere a sottotenente, ed nna cifra considerevole di delusi, per quanto si voglia ridurre il numero di coloro che presumibilmente aspirano a quel grado. IN FRANCIA
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LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI
.Malauguratamente l'evidenza di quesLi fatti non si appalesa che ben tardi, quando non vi è più modo per r imediarvi e la perdita assoluta in costoro di ogni speranza rende la vita militare insoppor tabile. Cosi avviene che una istitazione destinata a produrre numerosi ed eccellenti sot~ tufficiali, non fornisce in realtà che individui spostat.i, malcontenti e condannati a servire dominati sempre dall'idea del precario, dapprima per mirare alle spalline, poscia al conseguimento del congedo. A conferma di queste asserzioni, troviamo che il numero dei sottufficiali suicidatisi negli ultimi quattro anni supera di un terzo quello dei suicidati nei r1uaUro anni precedenti, e con tutta probabilità quest'aumento r isulter ebbe anche maggiore se ci riferissimo nel paragone ad un'epoca più remota. Gli sposLarnenti di persone e di classi nella società moderna sono maggiori che in passato ed ora più che mai bisogna rivolgere la cura ad impedire che quesl,o verme roditore si faccia pt.u'e strada nella società m ilitare. Alla riconosciuta influenza che l'origine e le aspirazioni degli individui possono avere su i risultati di una istituzione diretta ad uno scopo cosi importante, bisogna aggiungervi eziandio quelli derivanti dall'età nella quale i volontari vanno ad arruolarsi. Sulla cifra di 4332 individui entrati ne.i riparti d'istruzione fino all'anno scorso, se ne contano 3735 di un età inferio1'e ai vent'anni, per i quali il conseguimento del grado di ser-gente varia fra i ·J8 e mez:w ed i 2'1 e mezzo, se promossi dopo diciotto mesi di servizio o i 19 ed i 22 anni d'età se dopo due anni, prima perciò che l'uomo possa avere acquistata quella serietà di procedere e quella fer mezza di carattere cotanto necessari nel s uperiore destinato a vivere quasi a con tatto dell'inferiore e ad essergli con la persona di costante esempio. In quei limiti d' età spe;;so il peso della res ponsabilità non si sente, l'importanza del proprio manda to non si riconosce e per quanto spirito militare edalto sentimento del dovere siasi procurato d'infondere loro, pure l'inconside-
1N FRANC IA
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atezza della giov_entù, le primitive abitudini della ~it~ privala e-spesso anche disoccupata, non tardano a prendere 11predominio assecondate da una maggior libertà che il grado stesso .e la vita del reggimento loro accordano (1). Quindi possiamo conchiuder e che per a vere l'equilibrio stabile nell'istituzione è indispensabile che tanto l'intelligenza éome l'età sieno in perfetta relazione con l'importanza del mandalo; ogni differenza che si possa verificare così in eccesso come in difetto, è causa costante di disquilibrio, nel primo caso perchè l'uomo si trova naturalmente portato a trascucar e i suoi doveri per rivolgere la mente a cose di maggior e rilievo e che più lo soddisfano, nel secondo per essere impotente a disimpegnarli. Ci si potrebbe dire: le vostre considerazioni sono giuste, le vostre cifre convincenti, ma il fatto è che i sottufficiali provenienti dagli inscritti di leva non vogliono rimaner e al servizio oltre la ferma d'obbligo, ed i corpi non possono sottostare alla perdila considerevole di sottufficiali che soffrono ogni anno col congedamento della classe. Per r ispondere a questa osservazione (che abbiamo spesso udita ripetere) r icorriamo ancora una volta all'autor evole fonte statistica, alle relazioni del generale Torre sulla leva, e troviamo che alla clala del 1 ° luglio 1874 - epoca in cui cessa va di esser e in ' vigore la legge del 7 luglio 1866 sulle rafferme con 'premio - l'esercito contava 10,498 sottufficiali riassoldali, cioè più di 5/7 del quadro e cotesta cifra rappresentava eziandio quella dei sottufficiali riassoldati sotto il dominio della legge precitata. Da quell'epoca in poi i sottufficiali riassoldati andarono sempre scemando e nel biennic, da che la nuova legge è in vigore se ne sono avuti soli 1369, mentre la legge precedente nello stesso limite di tempo ne aveva dati 2986.
(1) Sappiamo che la vita nei riparti d'istr uzione è molto austera sia per la disciplina che per le maggiori ist ruzioni alle qua.li attendono.
49'2 LA QUESTfON"É DEl SOTTUFFICJALI bu~sti l~isùltatì élirhostràno chiaramerite coiiie la primà legge sàrebb'e riescita a l;isolvere il problema per virfù propria mentre ]~ seconda potrà reggersi ~olo corne coihpleniènt~ all'istitliziolte dei riparti d'istruzione. Egli è certo che ragioni ben importanti, che noi non ~appìamo ritrdvare, dovettero consigliare il nostro ordinatore aéJ. abrogare una legge che egli stesso riconobbe efficace è migliorò (1) . Frù queste ragioni per ésempio avrebbe potuto esservene una d'interesse finanziario; ed in proposito giova notare che in Italia la quistione dei sottufficiali si pre~enta più 'complessa; trattasi non solo di cO'nciliare fra loro gli interessi degli individui con quelli dcll'esercilo, ma di tutelare anche quelli dell'erario, e la legge dei 1866 dando un maggior numero di riassolclati e la cassa militare per contro avendo diminuiti i suoi provehti, per l'abolita s urrogazione, si avrebbe dovuto da una parte aumentare il bilancio e dall'altra diminuire la pfodutlività dei riparti d'istruzione se non distruggerli del tutto, mentre con l'adottato sistema si potranno avère circa tre quarti l2) di sottufficiali con ferma volontaria di otto anni e non rimarrà che da prolvveder'é a.I resto. È fuori dal nostro còmpito l'entrare su di ciò in partìcolari: pure ci si permetta di lanciare nel pelago della cliscu's:.. sione uò.'idea. Non si potrebbero contrarre gli arruolamenti volontaì'i solo nei réggiménti e da questi jnviare ai reparti d'istruzione i riconosciuti suscettibili e meritevoli a divenire sottufficiali, il tutto subordinato all'obbligo di contrarre una in'aggiore ferma e sorretto da una legge sul riassoldamento efficace come fu quella à.el 1866~
(l) Come si legge nel brano della. relazione che precede il deci·eto d'isUt.uzione dei riparti d'istruzione. (2) Non tenuto C'OnlO delle perdite.
IN
493 "-si riconosca ò rto quésta idea di pratica attuazione, noi desideriamo solo che si rivolga un particolare sguardo ad ~n'istituzione i di cui risultati, per essere della metà circa scadenti, potrebbero col tempo arrecare grave nocumento all'esercito. Quando si pensa alla brevissima ferma d'oggidì, ai distesi ordini cli combattimento, ai maggiori effetti del fuoco, all'accresciuta t'orza della compagnia e ad una meno attuabile sorveglianza degli ufficial i durante l'azione, non si può a meno di preoccuparsi vivarnenl.e non solo del numero ma anche delle qualità dei graduati. . I mezzi per risolvere una quistione così complessa hella quale oltre il dover conciliare gli interessi i più disparati fa d'uopo vincere gli affeLti ed i sentimenti i più spontanei e più insiti alla natura umana, debbono essere consoni alla condizione sociale delle person,~ alle quali si devono riferire. È questa la parte che abbiamo voluto porre in luce per dare alla qu istione quel fond amento che determina l'indirizzo da segu ire per risolverla ed a noi la guida per rettamente giudicarné. Dopo quanto abbiamo dello possiamo conchiudere, che rispetto al modo di re~lutarc\ il sottufficiale nei due eserciti presi a considerare, havvi una sostanziale differenza; si può dire che si trovano in un campo di idee diametralmente opposte, mentre per i provvedimenti intesi a trattenerlo al servizio, la F rancia si metterebbe sull'istessa via che l'Italia batte da parecchi anni. Questi provvedimenti, come abbiamo .già visto, sono: durante il tempo che i sottufficiali restano sotto le arr:ni c1uali riassolda.li, la concessione dell'alta paga e della prima parte della gratificazione - che da noi corrisponde alla riscossione alla mano del premio e del capo soldoed al momento ·di abbandonare il servizio, la concessione di uh capitale, dì una pensione di riposo e di un impiego civile. Gli effetti però derivanti dal modo come cotesti mezzi s0no attuati, sono differenti. FRANCIA
r 494 LA QUESTJONE DEI SOTTUFFICIALI Cominciamo dal capitale; la seguente tabella riassume tutti i calcoli che abbiamo fatti intorno ad esso (1 ). ITALIA
Allni di servizio
-~ Capitale
____,______-L.
8
i1
12
11 17
25 40
FRANCIA
Premio in rendita dello Stato 5 •10 Premio in rendita dallo Stato 8 °/ 0 prezzo del giorno L. 75,40 prezzo del giorno L. 70,55 Rendita
»
»
1,810 1,810 3,619
120 120 2lf0 360 360 360
5,428
5,428 5,428
I
~
Capitale
Rendita
L. - - - - - --- -- -L.--L.
~M 1,415 2,518 2,736 3,100 4,327 ~
M
103 107 116
132 184 »
Queste cifre dimostrano: 1° Che dopo un primo periodo di servizio volontario, cioè dopo 8 anni di permanenza sotto le armi . il sottufficiale franceBe riceve già un compenso, mentre quello italiano non ha ancora acq1tisito dl'itto ad alcun premio in capitale. E C{UÌ ci è d'uopo riconoscere che la nostra legge del 23 giugno 1874 contiene nel suo fondamento una gravosa condizione, quella cioè che la rafferma non è concessa se non ai militari i quali abbiano con tratta lu ferma di 8 anni . Ciò tacitamente corrisponde ad obbligare coloro che vi aspirano a sottomettersi, senza averne il nome nè i vantaggi, ad un8: prima rafferma dì cinque anni compiuti i primi tre della ferma legale col solo compenso del capo soldo. Tn altri termini si può dire che rispetto agli obblighi di l<wa, la prima rafferma c.o nsta di otto anni di servizio, dei quali solo gli ultimi tre adeguatamente compensati. La severità di tale condizione non mancherebbe di produrre efletli del tutto negativi, e noi daremmo un'ingiusta taccia
(!) Evidentem!,)nte le cifre contenute nella tabella varieranno a seconda
del valore dei titoli di rendita dello Stato nei due paesi.
JN FRANCIA
d'imprevidi:mza alla nuova leg~e, se non aggiungessimo tosto • che essa s i collega intimamente all'istituzione dei reparti di istruzione, i quali, come si è vis to, forniranno il nerbo dei sottufficiali già ·astretli al servizio per otto anni (1) . Di piL1 Ja stessa legge, per altenuare gli effetti di un troppo lungo periodo d'aspetto al conseguimento dei vani.aggi inerenti ad una prima rafferma, concede al ministro della guerra la fa· coltà cli far decorrere il godimento del premio dopo sei anni passati sotto le armi, sebbene questa concessione non _abbia un carattere assoluto per ess.ere s ubordinata alle risorse della cassa militare. 2• Cile rispetto al capitale la posizione del sottufficiale francese è migl iore fino al dodicesimo anno di servizio, mentre rispetto alla rendila quella del nostro ~ottufficiale risulterebbe sempre preferibile. l'<: superfluo spiegare che il fatto di avere una minor rendita da un maggior capitale è dovuto alla differenza economica che passa fra i due paesi. 3° Che la legge francese sarebbe informata a migliori principii di economia, capitalizzando anno per anno non solo la seconda parte della gratificazione ma anche la prima , quando il sottufficiale r inunzi di ritirarla; ciò importa che il capiLale disponibile a dodici anni di servizio può salire a 3022 lire, ed a ventimnque anni a 5191. 1..a nostra legge per contro capitalizza il premio solo al mom~nto in cui il sottuffìciale lascia il servizio, nè esercita qnell'azione diremmo paterna di agevolarlo a mettere da parte il pr·ernio di rafferma. . . . 4° Che infine pel modo come è proporzionato 11 capitale rispetto agli anni di servizio, la Francia mirerebbe a traitenerli sotto le armi per un tempo molto inferiore al nos tro .
(l) Fra g li a ltri principali stati militari d'Europa, l'Austria è la sola che coocede al sottufficiale con dodici anni di servizio, di cui otto come tale, un premio in danaro di 8,150 lire al momento della sua liberazione.
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Passiamo alla concessione degli impieghi. Avuto riguardo alla diversità di reclutamento dei sottufficiali , all'indole ed allo sviluppo sociale delle due nazioni, questo beneficio riveste per l'Italia una maggiore importanza. Nella gioventù italiana in genere prevale la tenden~a ad un impiego goNernativo a pl'eferenza di qualunque a],tro, e per i sottufficiali riassoldati la cosa dive,nta più ambita sia pe1' la cond izione sociale alla quale ia maggior parte di essi appartiene, sia per l'età abbastanza irmoltrata nella quale lasciano il servizio. Come abbiamo giù accennato, in Francia è una legge che provvede a questa concessione, obbligando tutte le amministrazioni dello S tato a riservare un determinato numero di posti e di categorie d'impieght per i sottufficial i anziani. Questi impieghi sono divisi in quattro categorie secondo la natura ed il grado d'istruzione richiesti per conseguieli. La prima comprende gli impieghi che si possono otten<,we s'upE:frando un esame profess ionale; La seconda si r iferisce a q uelli che esigono conoscenze superiori all'istruzione primaria; La terza quelli pei <1uali l'istruzione primaria è sufficiente; La quarta infine comprende gli impieghi access.ibili senza esami a tutLi i sottufficiali i quali riuniscano le condizioni fisiche e morali fissate dalla legge. P er riconoscere il grado d'istruzione voluto per le prime due categorie, il candidato sub'isce un pr imo esame nel corpo a cui appartiene, e poscia un sec0ndo avanti una commissione mista composta di ufficiali e di funzionari civili. Per aspirare ai posti della terza categoria, basta il risultato favorevole del primo esperimento subito innanzi alla commissione militare. Da noi, provvedono a questa bisogna semplici disposizioni m inisteriali, le quali per conseguenza si ristringono alle ·s0le risorse che può offrire l'amministrazione centrale della
497
IN FRANCIA
LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI
gµ \?rra {t) e cl,1e l'iguardan0 la cosiddetta categoria d'ordine. Que,sta categoria comprende: quattro classi di ~cri vani locali, Lr.e clas si d'ufficiali d'ordine, tre classi di archivista e tre cl~ssi di archivista capo. Le poche cifre della seguente tabella sono sufficienti per dare un'idea approssimativa della proporzione nella quale gli impiegb i civili sono concessi nei due paesi.
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Numero Nu mero Numero Primo stipendio degli d~i degli 50ttufflci ali in;,piegh.i ~ · impie..,hi a1 quah sul piede concorro1lo disponibrli massimo minimo di pace
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Francia
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1,200
--800 500
A completare questi dati occorrerebbe l' indicazione del numero dei sottufficiali con 12 anni di servizio che annual(l) Questo lavoro era già compilato quando nella legge sullo stato degli impiegati civili, testè discussa alla camera, venn e introdotto ed approvato un emendamento in forza del quale sulla metà. dei posti eh~ si rendono annualmente vacanti nella categoria d'ordine degli impiegati delle amm ioistr<1ziooi centrali e provinciali, avranno, a parità di condizione, la preferenza i sottufficiali del'l"esercito e della marina militare che abbiano lodevolmente compiuta la ferma permanente sotto le a rmi. - Gio va crede re che nella redazione di questo emeudameuto sia incorsa un'inesattezza di vocabolo che il s enato non mancherà di correggere sostituendo oel testo della legge alla parola pe?'manente, • di 12 anni ", altrimenti l'esercito perderebbe molti sottufficiali. (a) Calcolate in base alle leggi e R.. decreti 30 settembre 18i3 e 18 maggio 1877. Nel quadro dei sottufficiali non sono compresi quelli dell'arma dei reali carabinieri. (b) Calcolata in base ;,Ila legge del 13 marzo 1875 su i quadri ed effettivi dell'esercito, ed alle cifre portate dal bilancio presuntivo del 1878 per quei corpi pei quali la legge uon determina il numero dei posti di sottufficiale, la gendarmeria esclusa. (e) 'l'olta dal· lavoro , Les lois militaires de la Franice"' già menzionato. (dl Cotesta cifra è quella indicata dal Ministro della guerra che prece.de il pi;ogetto di legge in esame. (e) Mancanti al quadro nel 1876.
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LA QUESTIONE DEI SOTTUFF'ICIALl
mente lascia l'esercito ed aspira ad un impiego. I documenti ufficiali che possediamo non ci permeLlono di desumerla, nè per buona ventura essa ci è indispensabile, essendovi per ora in ambo i paesi un sufficiente numero di posti disponibili ed. a vendo i-agio ne d i credere che esso da noi verrà ancora aumentato facendovi concorrere le alLre amministrazioni dello Stalo e che in Francia la richiesta resterà sempre al disoLlo delle vacanze. Ad ogni modo però la legge francese ha preveduto pu1:e il caso cli c il sott,ufnciale potesse rimaner e per qualche tempo senza impiego, e vi ha provveduto con un assegno giornaliero, cosa che da noi manca e che per conseguenza non rassicura del tutto il sottufficiale sul s uo avvenire. Consider ando a.dunque la concessione degli impieghi civili ai militari nei due paesi in proporzione alla forza dell'esercito, la F r ancia vi avrebbe provveduto in un senso molto largo ed a parei' nostro anche s uperiore ai bisogni, considerala invece rispeUo all'esigcnze presenti e particolari dei rispettivi Stati, noi saremmo nei limiti del sufficiente sia pel numero sia per la qualità, potendosi g iungere nno ad uno stipendio di L. 4·,000 all'anno. Una volLa por altro che una legge venisse a regolare le cose nel modo dianzi espre~so, non resteremmo certo al disotto di quanto si pratica dai nostri vicini (1). 11 terzo vanLaggio concesso ai sotlufliciali anziani è la pen(!) 'l'anto in Austria come in Germania sono pure concessi degli impieghi ci vili ai sottufficiali che lascian" l'esercito con 1.2 anni di servizio. In Austria gli stipendi assegnati a cotesti impieghi variano fra un minimo di ?50 lire ed un massimo di 3.090 lire all'anno. In Ge rmania qu esti limiti sono molto inforiori: si tratterebbe di portarli a lire 1,125 e 1,875 al! ' anno, seconclo un fll'ogetto del gove1·uo, ma finora non venne prosa a lcuna determinazione in 'proposi.Lo. Però la stampa militare di quel paese, che si occupò con molto interesse dell"argomento, attribuisce poca efficacia a questa misura e vorrebbe che si adottasse a preferenza il riassoldam ento con premio.
4\:19 sione vitalizia di ,r iposo. La seguente tabella sarà sufficiente per mettere ad un tratto sott'occhio quanto in proposito è stabililo d'ambo le parti. lN FRANCIA
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Aiul.unte sottufficiale ed assimilalo. Sergente magg., marescia1 !o .d'allog;gio capo ed assimilato . . . . Sergente, maresciallo d'alloggio ed assimilato.
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•
Ed anche qui si risconti•ano nelle disposizioni legislative dei due eserciti le medesime di/Terenzo. Le une tendono a mantenere per lungo tempo il sottufficiale sotto le armi, mentee le alLre coreano disfarsene molto prima; quelle accordano una pens ione a periodi determinati e compiuti di servizio, queste ne conferiscono una progressiva cioè proporzionale agli anni di servizio prestati. Tutto ciò imprime alla
J 500 LA QUEST10NE nir SOTTUFT<'lCIALl l~gg~ fra)lcese sull,e pensioni µn carattere p;;ù liberale d,ella nostra. Per completare questi parziali paralleli, noi;1 c) rimane che a parlare delle paghe corrisposte ai sottufficiali durante la loro permanenza al serv.izio (1). Seguitando nel metodo fin qui tenuto, abbiamo raccolte nella tabella che segue tutte le competenze cosideUe devolute alla mano, e siccome in ambo gli eserciti queste competenze variano secondo le armi, presso a poco in una stessa proporzione, così per maggior semplicità limitiamo il confronto alla fan teria come l'arma la più estesa.
(I) In Aus tria il sottufficiale riassoldato riceve pure un·aJta paga; le sue competenze sono così regolate : 1.s,2 50 di pao-a Sergente L. 60.2,50 di cui ' · 0 420,00 d'alta paga; . ( 819,40 di pao-a 0 Furiere L. 823,40 di cui l l 501,00 d'alta paga. In egual modo in Russia quando contiuua sot\o le armi dopo 8 anni di servizio, riceve un'alt~. paga, e te sue competenze sono così regolate : ( 72 di paga Sergente L 312 di cui l ~ 240 ·di alt,i. pa,g à; 96 di paga Furiere L. 432 di cui { 33G di alta paga. Oltre a queste competenze ed a frequenti gratificazioni di 1rna importanza variabile, il sottufficiale riassoldato non riceve altri vantaggi. Però anche nell'esercito russo si reclamano serii provvedimenti , quali: la concessione dell'alta paga dopo 6 ~noi di servizio, il dritto ad impieghi civili, la concessione di ima pensi one di riposo dopo 20 anni di servizio o di un capitale.
IN FRANCIA
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1,410,25 1,220,50 1,111,00
Paga P~a completa comy eta Prima flno da 9• parte della al o• anno al 12° anno gra_tificadi di z1one servizio servizio per anno per anno
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1032,95 521,95 412,45
400,00 400,00 400,00
1,14:2,-! 5 631,45 521,95
1,21.5,45 704,45 594,95
Come l'abbiamo notato parlando del capit·ale e della pensione di riposo, riÌeviamo anche per le paghe che i maggiori vantaggi sono nell'una limitali ad un periodo di anni di ser· vizio sensibilmente inferiore a quello dell'altra. Ci rimane ancora un calcolo ed un confronto da fare, desumere cioè il costo del sottufficiale nei due eserciti. A base prendiamo tanto da una parte quanto dall'altra il ser gente di fanteria, supponendolò divenuto sottufficiale dopo due anni , di permanenza sotto le armi e congedato
(1) La razione di carne è valutata in contanti in ragione di 0,26 cent.
ANNO XXII, VOL. IV.
33
( 502
LA QUESTIONE DEL SOTTUFFICIALI
dopo il 17' anno di servizio da noi ed il 12• ìn Francia, cioè dopo '15 e 1'0 anni di grado, limiti, che come abbiamo visto, sono quelli che offrono maggiori vantaggi . Per ridurre ogni cosa alla medesima unità di tempo, osserviamo che trent'anni di servizio di sergente, secondo l'ipotesi falta, in ILalia corri~ponderebbero al servizio prestalo da due individui, ed in Francia a quello di tre. Ciò premesso abbiamo che questi trent'anni di servizio di sergente, valutata la paga, il capo-soldo, i premi di tre rafferme ed il capitale corrisposto alla fine. delle rafferme stesse, costano da noi 36,686 lire ed in Francia, valutata la Pa o"'a' l'altapa ::,aa ' la prima e la seconda parte della grati ficazione, costerebbero 24·,986 lire. Avr emmo così una difforenza di 11,750 lire; ma siccome il sergente francese dopo dodici anni di servizio ricever ebbe anche una pensione vitalizia di lire 199,20 all'anno, così bisogna vedere a quanto potrà ammontare il pagamento di, questa pensione corrisposta a tre sergenti. Stando sempre all'ipotesi che abbiamo fa l.ta, quesl.i lascerebbero il servizio a 32 anni d'età; ora la durata probabire della vita degli uomini a cotesta età in Feancia, secondo il sig. Duvillard sarebbe di circa 28 anni e secondo il sig . Deparcieux di 35 circa (1); dovremmo prendere la media fra i due; ma considerando che i calcoli di questi statisti si riferiscono alla vita c ivile e che dodici anni passati sotto le armi e il più delle volte con qualche campagna di guerra, pesano s ensibilmente nella bilancia, ci pare che possiamo adoltar e la cifra del Duvillard (2).
(l) rables de mortallté d! A. Quetelet pag. 701,705 del voi. Il. del Dlctton• naire de l'Ecor,omie politique. (2) Ed in fa tti a no i pare elle GO
anui di vi ta media per coloro i qua li sieno stati 12 a uni al se n•izio m il itare possano essere a ncora molti, ciò non pertanto c i atte niamo a cotesto limi te mancando dei dati più positivi al riguardo.
IN FRANCIA
503
Stabilito questo termine, se la differenza di 11,750 lire che abbiamo avulo in più per l'Italia nel costo di trent'anni di servizio, fosse stata destinata in Francia a pagare le lire 597,60 di pensione ftll'anno per tre -sergenti congedati, a capo di ventotto anni, tenuto conto degli interessi composti, quella somma si sarebbe r idotta a 9,809 lire, ciò che significa che alla Francia i ventotto anni di pensione costerebbero in r eaUà : J.,941 lire. Questi calcoli ci portano all~ conclusione che trent'anni di ser vizio di sergente in Francia costerebbero in media lire 26,877, e quindi un anno di questo slesso servizio costereblJe r ispettivamen te nei due paesi lire 1,223 e lire 896, cioè nel rapport.o circa di 3 a 2. È superfluo il ricordare che le cifr-e ora trovate, rappresentano una parte del costo minimo del sottufficiale in ambo gli eserciti. Se la F rancia adunque adotterà le misure che il go·ver no le pr opone intorno ai sottufficiali e con esse r iesca a trattenerli al servizio, tJisognerà. dire che avrà saputo r isolvere il problema spendendo circa un terzo meno di quanto spende L'Italia. Con gli elementi di cui ora disponiamo, si può stabilire un parallelo completo della posizione del sottufficiale nei due eserciti, cioè siamo ìn caso di vedere quale potrà essere la posizione r eciproca lasciando il servizio dopo uno stesso numero di a,nni passato sotto le armi. A tale còmpito risponde questa quarta ed ultima tabella.
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LA QUESTIONE DET SOTTUFFICIALI
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Dopo tuLto quello che abbiamo detto, rimane ben poco da osservare intorno a questo f(Uadro riassuntivo; princip,\lmente' esso dimostra che le due leggi mentre impiegano gli stessi mezzi, diversificano nei risullati . L'una tende essenzialmente a ma,atenere il sottufficiale fino al 12• anno di servizio e l'aHrà fino al 17', oltre ai quali limiti in ambi i paes-i la p0sizione del sottufficiale non migliora sensibilmente. Volendo a,1fine considerare le due leggi alla stregu.a di un criterio unico fondamentale, cioè rispeLt0 al modo come il soltufficiale è rispettivamente recltttato, ci pare ohe nessuna delle due vi risponda in giusta misura. Per un eserci to nel quale predomina il sottufficiale proveniente dagli uomini di leva, l'importanza dei provvedimenti effìcaci a Lrattenerlo al servizio è dapprima nel cap itale, poscia nella pensione vitalizia e per ultimo nell'impiego, mentre all'opposLo per quell'esercito nel quale predomina il sottufficiale proveniente dai volontari, l'importanza graduale di colesti provvedimenti è precisamente l'inversa. E così mentre la legge italiana risponde meglio allo scopo di costituire un maggior capitale al sottufficiale, quella
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francese si rivela superior·e nella concessione degl'impieghi. Le due parti quindi resterebbero in certo qual modo. invertite; però quest'ultima si presenta nel suo insieme più com• pleta ed al caso pratico potrà essere aAche più vantaggiosa. La concessione di un capitale al militare che lascia il servizio, per recare tutti i s uoi frutti, clev' essere intimamente collegata al fatto dell'età, senza di che esso non produrrà nella pluralità dei casi il duplice vantaggio di procacciare lavoro all'individuo e concorrere nel tempo stesso ad accrescere lo sviluppo economico del pa_e se, cosa di cui conviene anche tener conto. A questo risultato si giunge certamente, quando per un lungo peeiodo di anni s i saranno restituiti alla società molti elemen~i educati a migliori principii, d'ordine, di lavoro e di onestà, provveduti di un capitale ed ancora giovani per darsi con profitto al piecolo commercio ed alla piccola industria - base necessaria per· ogni ulteriore sviluppo. Per ultimo, considerate le due leggi nei 101·0 effetti finanziari, la nostra risulterebbe più onerosa allo Stato, ma se si tien conto della differenza che passa nella prosperità economica dei due paesi, si può con giusta ragione dubitare che la Fr,mcia abbia ancora da fare un sacrifizio maggiore per la classe dei sottufficiali, senza di che le maggiori attraltive della vita libera che essa offre, potranno rendere ancora questa volta insufficienti le misure che sarà per adottare. Del resto ridotta la soluzione del p1•oblema ad un fatto finanziario, non potrà certamente temere di affrontarla. Un paese che spende pit1 di mezzo miliardo all'anno pel mantenimento dell'esercito di pace, che in cinque anni appena ha impiegato 1 miliardo e 77,4·06 milioni di lire per la ricostituzione del materiale di g uer ra, per la costruzione di nuove casenne (1) e magaziini mili~ari, non s i rifiuterà certo di ac-
(1) I soli comuni, in d ue anni, concorsero nella spesa per la costruzione delle nuove caserme, per una somma di 25 milioni di lire circa.
506 LA QUESTIONE OET SOTTUFFI CIALI IN FRANCIA crescere di qualche milione ancora il bilancio ordinario della guerra per risolvere una quistione che al presente molto l'accora. Ad ogni modo qualunque possa essere l'esito pratico' dei nuovi provvedimenti, crediamo di non azzardare un giudizio nel r itenere. miglior partito pel bene dell'esercito, r e;tare al disotto delle concessioni che gli s i potrebbero accordare, anziché avventurarsi per una via incerta e seguire le idee esa gerate che negli ultimi tempi si fecero s trada, idee che si compendiano nella frase pronunciata dall'onorevole Gambetta nel suo progetto; di dover cioè nel nuovo ordinamento dell'esercito fare dei sottufficiali des petits o/ficie1's. Dalla r elazione che precede il progetto di legge, traspare che il m inistro della guerra siasi preoccupato di questi pericoli, ed a ragione, avuto riguardo all'indole della nazione ed al modo come la disciplina è intesa nel suo esercito.
G. MAURI MOT·\l
Capitano di stato maggiore ..
BIBLIOGRAFIA
Sopra la naisura delle distan~e in gue,•ra per G. B. AMrcr, capitano d'artiglieria . Con tavole. - Roma. - Voghe ra Carlo t ipografo di S. M. ,
1877. Il nome Amici non s uona nuovo. Giovanni Battista Amici nato a Modena l'anno 1786, morto a Firenze l'anno 1863, fu professore di matematica all'università di Modena dal 1815 al '183'1, e poscia direttore dell'osservatorio astr onomico di F irenze fino all'anno '1859. Premiato a soli 25 anni con medaglia d'oro per i suoi telescopi giudicati pari agli Herscheliani, le sue opere erano apprezzatissime in 1talia e all'estero, il suo parere s i teneva in gran conto in tutte le questioni astronomiche, e le sue invenzioni contribuirono grandemente a semplificare complicatissimi s trumenti ottici, rendendoli più maneggevoli e più esatti. Non dee dunrrue far meraviglia se il nipote ba trovato nelle belle tradizioni di famiglia, stimolo ed incoraggiamento ad intraprendere lavoro lungo, ar duo e che richiede estesi studi ma ternatici ed ottici. In questa monog1·afla modesta l'autore assunse di passare in rassegna e di discutere i vari sistemi di telemetri attualmente in uso presso gli eserciti, e d i metter il lettore in grado di apprezzare quelli meritevoli di considerazione che per una ragione qualunque ·non tr ovarono poi a ttuazione pr atica. Nell'esame che fa dei singoli telemetri egli dis tingue sempre i loro pregi tecnici dal 101·0 valore pratico, e considerando
508 BIBLIOGRAFIA sotto questi due aspetti le quistioni inerenti ai vari sistemi ~ir:nostra come debbansi cercare solo quelle soluzioni in cui 1 due criteri teorico e tattico non si contraddicono, e come c~nvenga a~b~ndonare alcuni vantaggi per evitare inconven!en_ti magg10ri. Egli cerca pl'irna le condizioni teoriche che si r 1cl11edono perchè un dato sir~mento possa misurare un angolo per dedurre una lunghezza di rriodo che l'errore risultante s ia co~preso ent_ro certi limiti, poi, passando alla pratica appli~az10ne, stu~ia quanto le condizioni normali s i possano verificare nelle circostanze speciali in cui lo strumento deve venir adoperato, cioè in guerra. E qui egli tien calcolo delle conct!zioni in~ispensabilf ~er_ misurare le distanze sui campi d1 baUagha, le q uall s1 l'lassumono .nella facilità di adope~are Jl telemetC'O, nella sua semplicilà, nella speditezza dell operaz1one e sopratutto nei limiti di esattezza entro cui lo strumento può ancora essere utile . Il prog-ram'.na, come si vede, non potrebbe essere pi4 con~orme alle esigenze tecnico-militari. L'autore lo svolae con molta doHrina; egli affronta le questioni d'ottica e specifllmente quelle r iflettenti i teleme tri con la sicllrezza che deriva dal lungo s tudio e dalla matura riflessione delle cose lette . Alle cogni_zioni _a ~tinte su trattati egli aggiunge quelle ricavate da scritti med1t1 dell'avo suo . E così avviene che lo studioso il quale s~gue l'autore nelle questioni da lui trall.ate, non corre 11 r1sch10 di perdere il s uo tempo . La monografia del capitano Amici comprende sei capitoli ed un'introduzione. Nel prim? capitolo si dà un breve esame dei più antichi telem~lr1 e_ s1 propone di ristudiare il micrometro a doppia immagine d1 Rochon, per applicar lo alla misura di brevi distanze con una _s_ola osservazione; nel secondo si espongono i criteri teco1c1 per la misul'a delle d is tanze, si descrive e si ind~ca il modo di servirsi dell'alidada e degli squadri; nel terze s1 parla dei micrometri; nel quarto si passa ai Cl'iteri tattici che guida!' devono nell'impiego dei telemetri e s i discutono: ~'autostadiometro Plebani; il telemetro Nolan; quello Goulier11 telemetro Gautier; il telemetro da campo Amici (1) e si f~ cenno delle proposte del capitano Falta; nel quinto s i espongono alcune avvertenze pratiche rigua rdanti la costruzione e (I) Autore dell'opera di cui si parla.
BIBLIOGRAFIA
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la verifica dei telemet1'i; nel sesto infine è fa tta parola del modo di mis urare le distanze nelle piazze, negli assedii, dalle coste ed in mare . In questo capitolo è fatta menzione di un nuovo telemetro da costa a base verticale id<~ato dall'autore, che venne dal ministero della guerra preso in considerazione. Con ques to suo strumentc, l'autore s i propone di m isurare con una sola· osservazione la dislanza con una rapidità che nessun altro telemetro potrà raggiungert. In appendice, r;;otto il titolo Note, sono r iportati: una lettera del prvf. G. B . Amici al barone de Zach, in cui clescri-ve un suo micrometro; un csem1~io del calcolo del campo in uno squadro a riflessione; notizie sopra uno squadro ed un micrometro proposto dal dott. Gastaldo; cenni sopra l'acromatismo dei prismi; j \ progetto cli un telemetro binoculare . Jl lavoro del capitano A.miei, pubblicato nel Gior ncile d'artiglieria e ger.io di quest'anno, parte II, fascicolo 8°, non ha maneato di richiamare su di sù l'altenzione delle persone tecniche; speriamo che egli venga letto ed appreziatQ da quelli che per la posizione loro sono ogni mornenlo chiamali ad. occupar si della grave questione della m isura delle dis tanze. La precis ione di tieo onde sono dotate le moderne armi <la fuoco, la loro gr·an<le portata e la loro forza d'urto, ìe quali doti costituiscono insieme quella super iorità che di tanto gli elevano sugli antichi strumenti bellici, non possono ess.ere utilizzaLe appieno, non possono dare tutti quei risultati che pure per le eminenti qualità balistiche di cui sono dotate si ha t·agione d'attendersi, quando non si soddisfi al primo dei retruisiti per ben esegu.ire il tiro, quando non si conoscano i mezzi che offre la scienza odierna per misurare le dis tanze con la mass ima esattezza, compalibile con le esigenze della pratica. Ci sembra però che l'autore abbia dato ·soverchia importanza ai s istemi a riflessione, i q uali non mancano in pratica di presentare inconvenienti, e<l in q uest' opinione ci conferma il vedere in Austria preso fo ser ia consider azione il telemetro Roskiewit.z, ed in Germania il telemetro Rerdan, ambedue a pllntamenLo dir<-'tto. Si petrà fors'anche dissentir e dalPautore in talune allre questioni; così a roo'd'esempio sul giudizio intorno al telemeteo Le Boulengé che egli tiene in pregio per la sua semplicità, Jegger ezba e per il suo modico prezzo, ma secondo l'Amici,
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BIBLIOGRAFIA
non può considerarsi ancora come quello che abbia risolto il problema deila misura delle clistanze con una sola osservazione diretta; mentre esso venne, dopo numerose esperienze fatte presso quasi tutti g li eserciti europei ed in America, gener·almente ritenuto atto allo scopo cui il Le .Boulenaé lo destinava, cio·'.; <li misurare le d istanze in tutti quei ca~i in cui è. p.oss i.bile cli distinguere i s ingoli spari, quindi anche al princ1p10 d1 una battaglia. Peccato che il capitano Amici non abbia potuto esaminare un telemetro recentissimamente inventato dal colonnello Morici, la cui coskuzione è ancora un segreto ma che nelle prove falle nei dintumi di Roma ha dato sorprendenti risultali.
• Consideraciones so6re la ad-.Hin·i straciou lflilatar e11 ccnnpana. (Consz'de1·azioni sull'amministrazi·one.mili'tare in campagna), per D. ANTONIO PORTA DE SoLANS, sotto mtendente militare, commissario di 1a cl asse. - Madrid, Stabilimento tipografico di E duardo Cuessa, 1877, pag. 367.
Fatta eccezione di qualche pregevole opera francese e tedesca, pochissimi sono i buoni libri che trattano d'animi~istra.zione militare; e _dobbiamo perciò salutare con piacere ogni nuova pubbhcaz10ne su argomento di tanta importanza. Tanto più gradito ci ò poi l'annuncio della recente ooera del s ig . Porta de Solans in quanto che questo distinto· funzionar io dell'intendenza milita re spagnuola è personalmente conosr.iuto e rammentai.o con affetto eia molti nostri uffìciali sin da quando, alcuni anni or sono, venne in Italia a studiare il sistema amministrativo del nostro esercito. L'au tore qualiffoa modestamente il suo libro col titolo di semplici « considerazioni» ed avverte esser nato da un lavoro destinato a rispondere ad un tema imposto nel passato anno dal centro direttivo del corpo a tutti i funziona ri dell'intendenza· 'cio?ondimeno, sia per le molte questioni che in esso svilupp; e risolve, srn per_ l'ordine tenuto nell'esposizione, lo s i può con ragione considerare come un completo trattalo di amministrazione militare in campagna.
L'opera è divisa in undici capitoli, i quali comprendono: 1• Considerazioni generali; 2° Basi dell'organizzazione amminis trativa; 3' Organizzazione dell'amministrazione militare e suo personale; . ,~, Helazioni dell'amministrazione militare con gli altri centri e r.orpi dell'eser cito; 5° Doveri e funzioni generali del personale dell'amministrazione mili tar e in campagna; 6° Servizio di cassa; -;o Servizio delle sussistenze; 8° Materiale di accampame,.nto e di attendamento; 9• Servizio dei traspor ti; 10° Contabilità dei malerjali (artiglieria,genio ed ospedali); 1:l ° Contabilità generale . Quantunque le considerazioni svolte in ciascuno di questi capitoli possano meritar e un attentissimo esame, noi ci asteniamo di riassumerne il conlenuLo per due ragioni. La prima è che il merito principale dell'opera non s ta t!3.nto nella novità delle l'!onsiderazioni stesse, quanto nel metodo e nell'ordine tenuto nella esposiz ione e nella logica successione delle due parti, sicché un sempl ice sunto non potr ebbe che far sparire questo pregio tanto ricercato nelle opere d'indole didattica . La seconda ragione 0 che il libro è scritto per lo esercito spagnuolo e considera solarnent.e j[ s istema d'amministrazione in esso usato; quindi molte delle osser vazioni e p!'opost.e n<,n avrebbero per noi nè l'impor tanza nè il s ignificato che l'autore si propone di dar Joeo. Infatti a<l onta dei mille pregi, l'opera del sig. Porta de , . .. Solans ha il capitale difelto di non basarsi sui teor1C1 pr inc,pn d'amminist.!'azione militare che l'esperi<-.mza ha oggi generalmente fatto prevalere, per poi esa.r ninare l'appl icazione allo eser cito spa"nuolo e confrontarlo all'occorrenza. con quanto si pratica in "altri eserciti. No; essa si ris tring~ in q~ei. tradizionali sistemi amminisLra livi già abbandonali m tutti gli eserciti europei, e che lo stesso eseecito francese, che n'è s tato il fondatore, è alla vigilia di sostituire con principii razionali e più facili a tradurre in pratica; ad alLri esempi non r icorre che a quelli somminis trati dalla guerra dell'interno, dalla quale sfortunatamente la Spagna è stata travagliala per molti anni. Pel sig. Porta de Solans l'amministr-azione militàre in campagna è sempre r appresentata da quell'antica intendenza che '
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~eve a Lutto provveclere, tutto contr0llare preventivamente mtervenire in ogni menomo atto dell'amministrazione intei;n; dei corpi, sancì.re ogni genere di contabilità; è sempre quella gera1·eh1a arnmmistJ?ativa messa a fianco della 0rrevarchia del comando e organizzata in modo perfettamente analoao ma alfoU~ indipe~dente da questa, come la sola rappres;ntante d~~l1 1nteress1 dello Stato; quella alla quale pel bene del seI'v1z10 si crede necessario « non consigliare una eccessiva su<e. scettibilità nella questione delle attribuzioni ", ma per cui si «. domanda allo stato mirggiore che la r ispetti per non ob" bllgarla alla difesa > . Questo difetto originale, e l'assoluta mancanza di ocrni conr1:~nto con le isti~uzioni amministrative introdotte in altri eserciti, fa perdere al libro di cui trattiamo alquanto della sua 1mpol'.'tanza per gli ufficiali non spagnuol.i. Nondimeno ci affrettiamo a r ipetere che per ciò che riguarda il metodo tenuto in un'opera ilidattica tanto difficile a trattare, sarà dovunque utilmente. consultato, e crediamo che lo studio ne possa riuscire ~t1liss1mo a chi.volesse, imitando l'esempio del sig . Porta de Solans, dotare la nostra letteratura militare di un trattato di amministrazione di cui tanto sente la mancanza.
.l,las rran~òsiche Heersvesen. Eine ausfi.ihrliche Schilderung nach amtlichen franzosich en Quellen. ~ (L' eserci'to francese, particolareggiata descrizione sulle traccie di fonti ufficiali francesi), von Hermann von PFISTER, Major. - Berlin, 1877, W. Donny e :figlio, pagine 412. Non havvi Sta lo euro peo, ali' infuori del prussiano che in questi ultimi dieci anni non abbia cambiato il suo'ordinamento militare. Da qui la g r'ande importanza che hanno le recen~i p ubblicazioni relative agli eserciti, nelle quali. lo studioso trova riunite tutte le notizie militari che possono occorrere, senza essere costretto a consultare innumeuevoli opere, e senza correre il pericolo d i pr endere un abba crJio. E particolare interesse non può a meno di destare° un'o-
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pera che tra ~ta dell' esercito francese , il cui .ordirramento subì in questi ulLimi armi la più c;ompleta e radicale trasformazione. B pertanto ben venuto il lavoro del maggiore JPfìs ter, il quale ci pare il più completo che su tale argomento sia stato compilato . L'opera è ripar tita in due parli: la prima tratta delle truppe, la seconda dell'ordinamento militare. La prima parte comprende cinque capitoli, nei quali ·si svolge quanto ha tratto alla fanteria, al genio, alla cavalleria e alle truppe ammm1: strative e rispettivamente all'armamento, alla montura, a1 ' . regolamenti, ecc. delle ~ruppe stesse. . . . Nella seconda parte, che è divisa in tre cap1toli, s: J?ren: dono in esame: la legge sul reclutamento , gli uffìc1ah e 1 sottufficiali le differenti scuole militari, il ministero della guerr>a, i ge~1erali, lo stato maggiore, gli stabilimenti del ~enio e dell'artiglieria, le fortezze, i depositi per le rimonte, gh s~abilimenti dis ciplinari, l·e truppe di polizia, e fina lmente gli rnvalidi e i veterani. Sonvi inoltre uniti otto allegati, nei quali sotto forma di specchi sono date le paghe e le indennità della bassa rorza di fanteria i secrnali di tromba per la fanteria è per la càvalleria, l; corn;osizione della razione dei cavalli in Francia ~d in Algeria, le stanze dei corpi, ecc. . Da questa indicazione sommaria della vasta mater ia contenuta nel volume, ò facile arguire l'utilità dell'opera; la quale tuttavia non è s cevra di qualche inesattezza. Cost, aprendo a caso il libro, nel capitolo Cavalleria troviamo detto che il reo-olamento di evoluzioni in v igore è q~ello del 5 marzo 1872 mentre l'ultimo è del '17 luglio 1876 . Così la riurlione di d~e squadroni non la si dice più dioision de r~giment ma démi-régimeni, e non esiste più la colonna doppi~, ecc. L'autore poi, il quale confessa d'essere un appass1~nato filologo, ha procurato <li eliminare tutte le parole stramer~, eh~, come è notò Lrovansi in gran numero nel linguaggio militare t,~desc~. Dal punto di vista naz.ionale il proposito è commendevole, ma ci sembr a ch'egli sia andato troppo oltre; così a mo' d'esempio, egli scrive Obrist (colonnello) p·e r Qbe:st, Wehrhe·r r (ufficiale) in luogo di OjJìzie1', Unterwehrherr (sO'~tufficiale) per Unterojflzie1·, Fahnteirv. (compagma ) invece di Kompagnie, Bannerschaft (battaglione) per BataiUon, Fussvolks-Geschwadv-r (divisione di fanteria) per In-
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fanterie-Division, e cosi via via, senza contare che moltissime parole sono scri LLe con un'ortografia differente da quella cornunemeole in uso. Dubitiumo perciò molto che il suo esempio sia seguito da gran numero di scrittori militari.
&tudie ube.r Tahtàh de.r .Feltl11.rtallerie, von A.
von Sc1:1ELL Major und Abiheiiungs Commandeur im Hannov erschen Feldartillerie-Regiment N. 10. Berlino, 1877. - A. Bath editore . - l ° Fascicolo
- L'artiglieria di1Jisionale nei combattimenti colla propria di1Ji's2'one. Definite le armi colle quali gli eserciti mode1·ni scenderanno in campo nelle venture battaglie e definite pure essendo la Lattica mode1·no. della fanteria e della cavalleria, allo studio della quale, nel per iodo chd corse dal 1871 fino ai nos tri giorni, molti e valeJJti scri Ltori militari applicarono il loro ingegno e la lor o esperienza di guer1·a, era naturale che si imprendesse a trattare della tattica dell'artiglieria da campo, argomento importantissimo, che, fino a poco tempo fa, pare va fosse stato troppo negletto. Ed invero opere di un cer·to valol'e espress amente scritte sull'irnpie~o di questa potente arma, non apparvero se non dopo il '1875, cinque anni cio::: dopo quella campagna da cui l'artiglieria, per la grande parte che vi prese, pareva dovesse ben presto <lesumero i principii definitivi del suo novello modo di combattere. Gli scrittori poi che come il Boguslawski, lo Scherff, il Verdy du Vernois, il \Vechmar, ecc. trattarono con mano maestra della condotta in genere delle truppe in guer ra, si restrinsero per ciò che concerne l'artiglieria ad accennare regole genert\li; come altresì generali e non ben precisate possonsi riguardare le norme tattiche che la stessa artiglieria prussiana (V . Hanclbach fu,· Artillerie OjfiziereGe/Jrauch der Feldartillerie im Feldkriege) aveva provvisoriamente emanale dopo la campagna franco-germanica. Ma n()n deve recar sorpresa che tunto gli scrittori militari in genere come gli s crittori d'artiglieria in specie si siano ac-
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contentati di regole tattiche d'a r tiglieria generali. Come potevano essi infatti discutere e suggerire a lai riguardo regole · determinale e s labili d'impiego delle balterie e definire le forme di combattimento più convenienti prima che venissero risolte le quistioni d'armamento e quelle della tattica delle altre due armi, colle quali l'artiglieria deve combattere ins ieme? Da ciò proviene pure il poco inte1·esse che destarono per l'addietro le quistioni d'impiego delle artiglierie da campo, e quindi la poveetà d'ingeg11ose polemiche colle quali potei' chiarire le idee in proposito. Ma il tem po opportuno per la tra ttazione di questo argomento è pur giunto, e la 'letteratura militare va arricchendosi da qualche Lempo in qua di scl'itli e di opere degni di speciale attenzione. L' esercito germanico come al solito è quello che precedette gli altri anche in questo ar r ingo. Basti il r icordac·e l'eccellente Trattato d i tattica dell'a,-tiglieria da campo del maggiore Hoffhauer, le belle Consid,' ·azioni tatti.che del maggiore M (iller, inserte nelle Jahresberichte del colonnello Z, v. Lobel, l'Exercier-Reglements-E ntwur;f dell'artiglieria prussiana del '1876, lo Studio sopra la tattica dell'artiglieria da campo di A. von Schell cl1e qui sopra abbiamo annunziato, e del quale ora intendiamo occuparci brevemente, per dimostrare quanto siasi destata l'operosità degli artiglier i tedeschi per stabilire il modo di impiegar la loro arrna, basato suU'esperienza delle ultime campagne, e sugli ultimi progressi tecnici delle armi da fuoco ed in armonia colla tattica della fanter ia e della cavalleria. Ed agli scri tti -s umrnentovali vogliamo pure aggiungere gli Studie uber Feldartillerie del maggiore d'ar tiglieria bavarese conte TMirheim, libro che ci ha sorpresi quando appena avevamo fini to di leggere quello del maggiore Schell, e del quale ci occuperem~ i~ al.tra occa;>io~e,. ma che fin d'o~a lo additiamo agli st11d1os1 d1 cose d art1gl1eria come un hbro proficuo. , . . . L'abbondanza di questi scritti sulla tattica dell'art1gherm apparsi tardi sì ma in sì breve volgere di tempo nell'es<?.rcito tedesco, ne prova anzitutlo che la talLica d'artiglieria csi:3te, che essa non poteva venire particolarmente tra ttala pr ima d'ora e che ad essa, in Ger mania, le si attr ibuisce quella notevole importanza che altrnve le sembra negata. E ciò diciamo a proposilo di quei taliJ che lratti in inganno dal non aver l'impiego d'artiglieria campale sollevale quelle nume-
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rose e vive polemiche che ha sollevalo l'impiego della fanteria e della cavalleria, giunsero ad asserire che l'artiglieria da campo, essendo un'arma puramente ausiliare, non meritava che il s uo impiego in guerra fosse studiato così a fondo come quello delle altre armi; ed a proposito di quei tali allri che negarono addirittura l'esistenza della tallica d'artiglieria. Occnpiamoci pertanto dello s tuilio del maggior-e A. von Schell (presentemente tenente colonnello comandante del ·J• r<'ggimento cl'arliglieria da campo della Vestfalia, N. 7) o per meglio dire del 1' fasci colo lìnora pubblicalo e che tratta dell'artiglieria divisionale nei combattimenti colla propria divisione. Questo primo rascicolo povero di pagine (ne ha sollanto 54-~ ma :ricco di sostanza, è diviso in due parti: nella prima sono esposte con molta chiarena, concisione, con parsimonia di particolari e secondo l'ordine con cui si succedono gli atli del rnodemo combattimento, i principii che debhonsi seguir·e nell'impiego normale delle batterio diùsionali sia nei combattimenti offensivi sii\ m quelli difensivi della divisione; nella secondo parte vengono traltati con maggior sviluppo ma pur sempre brevemente in confronto di allri libri, di doveri del comandante della brigall::l di batterie sia verso il comandanle della divisione sia verso le proprie batterie. Lo Schell per esporre con chiarezza ed or-dinalamentc lo impiego delle batterie divisionali, di vide, analogamente a quanto ha fatto il maggiore generale von \Vcchmar ( Das moderne Gefecht unrl die A usbildu,ng deT' Trappen juT' dàsselbe) il campo che separa i due avversari, in tre zone, a seconda del grado di efficacia dei fuochi della difesa; vale a dire: la 'la zona compresa fra i 2-tOO e 1800 metri dai difensori (fuoco efficace d'artiglieria); la 2• zona fra 1500 a 610 metri (fuoco molto efficace d'artigliel'ia e efficace cli fanteria); la 3' zona da 6i-U tino alle lince della difesa (fuoco di efiicacia massima). Ciò posto l'autore si occupa separatamente dell'attacco e della d ifesa. Sia in questa che in quello mentre egli espone con brevità il processo del combattimento, attenendosi agli ultimi dettami dei p iù rinomati scrittol'i cli tattica, tratta dell'azione dell'artiglieria, ossia stabilisce con molta precisione, senza il corredo di esempii, e ·senza la pompa di lunghe discussioni che spesse voHe ingombrano e renèlòno oscura l'esposizione, i principii a cui deve attenersi l'artiglieria: nel)' avviamento del combattimento, nella terribile lotla delle
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due artio-lierie (l'artiglieria attaccante trovasi nella 1• zona), nella pr:par azione detrassalto mediante il c?~ce~tramento dei fuochi sulle truppe che guarniscono le posrt.'.oni da as~altare e finalmente nell'istante dell'attacco dec1s1vo della fantcri~ (2" zona). - E qui fermiamoci por far rlleva~e eh~ Lo Schell nel trattare di queste varie fasi mette bene 111 clùa~o quale deve essere il contegno del comandante delle batter1e d'avanguardia di fronte al comandante del~' av~n~u~rcli~, _e quale quello del comandante della brigata d1 arl1gl'. er1a dlVl: sionale tli frònLe al comando.nle di divisione; quali sono gli ordini che deve impartire quest'ultimo e quali quelli che non deve aspettar e il primo; particolaei questi che, r.r_uantunqu~ importantissimi, sono il più delle· volle trascur_at1 o toccati tanto superlìcialmente da lasrial'c non ben clefìn1La (1uella ~·elazionc fra gli accenna ti comandanti, che pul'e ha tanta influenza sul buon esito de:lla battaglia. Ma è) s opratutto nn pdnripio, s ul quale insis te lo Schell e sempre più J'a spiccare il curatler e offensivo proprio d~gli ar: tiglieri tedeschi, che vogliamo notar qui a confutaz1~n~ d1 coloro che vorrebbe ro piantare le baLLerJe su una pos1210ne abbasla11za lontaoù dalle oflese e non mai più smuoverle perchò, essi dicono, anche da lontano i model'ni cannoni possono far molla strage. Eccolo. . Finita la lotta d'artiglieria, tempestale di pt'oietti le posi7.ioni dn HSSHllare, il comandante <li divisione ùù l'ordine a liti sue schiere che insieme coll'arliglieria si trovano nella t • zona, tli muover; all'assalto, cioi• di penetrare nella 2' e rruinùi nella 3• zona . Mentre la fan teria, decimata dal micidiale fuoco miralo della difesa , viene man mano ad accostarsi alle linee nemiche, l'artiglieria, dice lo Sci1eJJ, senza domandarsi se possa u no oLLenere buoni risultati dal suo f'uoco col mantenersi nelle attuali posizioni (1" :tona - 1800 metri dal nemico), senza _batlare se le posizioni più avanzato s ieno o no f'a vorevoh alt1ro, senza badare se essa a11drà o no ad esporsi a gravi perdite; insomma senza esilaziono alcuna quando la 2' sclliera della fanteria arriva allu sua altezza senza a rrestarsi, è indispensabile che essa rimetta gli avantreni avanti , e accompagni,. (lno sul limitare della 3' zona, la fanleriet clie va all'assalto. · Quest-0 principio, che esige dall' artiglieria quell' ardimento che pev lo addietro era ritenuto appannaggio esclusiv0, delle altre armi, è pure ammesso dal vero precursore della tattica moderna d'aetiglieria, cioè dal Principe Hohenlohe ANNO XXII, VOL. IV.
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518 BIBLIOGRAFIA (Vedi Ideen iiber• Verwendung der· Feldal'tillerie) le cui massime ebbero si splendida conferma nella campagna del 70-71, non che dall'Hoffbauee nel s uo lrattato sulla Tattica d'artiglieria da campo. Uno s crittor e d'artiglieria, il maggiore dell'artiglieria bavarese, conte Thì.\rheim, è il primo fino ad ora che abbia combattuto nel suo r ecente libro Studien iiber FeldTaklik, non già l'invio delle batterie fino alla distanza del fuoco m irato di fuciler·ia, ma il fare di tale invio un principio s tabile, nor-mal<~ di tattica delle batLerie. Egli vorreb be, appoggiato da buone ragioni, che questo lanciare le batterie sotto il dominio del fuoco a m ira cerla della fanteria della difesa, fosse lasciato nell'arbitrio del comandante la brigata di baUerie, il cruale dovrà in ogni caso pesare ben bene il pm ed il contro per decider e se convenga o no far avanzare le sue bocche da fuoco . Non è certo ques to il luogo opportuno (e del r esto noi non potremmo erigerci a giudici fra due si sperimen ta ti artiglieri) di discutere quale delle due opinioni sia da preferirsi, c1uella cosi ardita dello Scliell o quella piu prudente del Thi.'trheim; ma noi, pur tenendo in g r·an conto le considerazioni del maggiore Thi.irheim, crediamo che, eccello il caso in cui il terreno vieta l'avanzaré e quello rarissimo in cui esso concede cli poter far fuoco al disopra delle nostr e fanteri e fino al momento in cui esse mettono piede nella 3• zona, si debba acceltare il principio gener ale propugnato dallo Schell, perchè con esso resta nettamente fissata la condotta del comandante dell'artiglieria nel momento più critico della battaglia. Non s tabilendo l'avanzare delle batterie come r egola nor male, per le naturali incerte.zze che nasceranno nel comandante dell'arLiglieria che deve decidere se s i debbano o no avanzare le battel'ie, queste non potranno dar prova di quello spirito di offensiva che deve animal'e l'artiglieria campale moderna, e molte volte la fan teria che va all'assalto si troverebbe priva di q uell'indis pensabile a-iuto che solo l'artiglieria ad essa vicina è al caso di offrirle, e cli offrirlo a lei presto ed efficace. Se le ba tterie r estano nelle posizioni lontane, il che succederà il più delle volte se espressamente non vien stabilito che esse debbano accompagnai·e le fanterie attaccanti, in cas o cli vittoriale batterie non saranno abbastanza alla mano per trarle sulla posizione appena conquistata, la qual cosa è urgente per assicurarne il più presto possibile il possesso; e in caso di insuccesso le batterie non potranno che tardi e con colpi incerti arresta r e l'incalzante nemico.
Nella seconda parte dello s tudio dello Schell si tratta dei doveri in generale dei cÒmandanti d'artiglieria, della scelta delle posizioni, dell'occupazione delle medesime, dell'efficacia del tiro e del regolamento del fuoco, e tutto ciò tanto nel caso dell'attacco rruanto in quello della difesa. A proposito della dipendenza del comandante dell;artiglieria da <tuello della divisione, ci piace di riferire, come lo Schell ri_assume le sue idee: Sarà sempre cli grande vantaggio, egli dice, pe r l'esito delle b11Uaglie, se il generale di divisione tratterà la brigata d'artiglieria come una brigata di fanteria, e se gli ordini al suo comandante saranno dati nè più nè meno come vengono daLi ai generali di brigata. Chi ude remo coll'annunziare cl1e di questo eccellente libretto, che il colonnello d'artiglier ia svizzera Bluntschli annovera fra i migliori libri di tattica d'artiglieria usciti in questo decennio, si è già intrapreso la traduzione col consenso dell'autore. Siamo sicuri che fra breve il nome cli Schell nel nostro esercito sarà conosciuto come Jo è quello di Boguslawski, di Scherff, di Vei;dy du Vernois e di Hoffbauer.
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e ffetti alla nitr oglicerii;ta pura. L'u,s o di qnest,a sostanza è esLremamepte facile e sce vro di pericoli; ed a ciò contribuisce la forma delle cartucce e la disposizione dell'innesco. È poi no.teyol,e che mentre il rulmicotone ordinario e quello di Abel sprigionano una cons iderevole q uantità di ossido di carbonio, e la dinarnite vapori nitrosi , che son tutti gaz cleleterii (1) la polveN~ cli cotone non sprigiona che acido carbonico, un poco di carbonato di barite polverulento, vapor d'acqua e azoto libero, tuLLi gas e sostanze innocue . In fine la polvere cotone di Faversham si raccomanda per il suo buon mercato, potendosi avere pee lire 4,08 i! ch ilog1·amrna. Studio mitiial'e e storico di alcani dei pl'incipali teatri della guerrlt in Earopa. - Non v'è angolo d'Eur opa che non 1•icordi qualche battaglia ; ma vi sono alcuni pun ti nei quali dacchè venne intr-oclotlo il moderno modo di guerreggiare si sono combattute le più g randi guen e . Questo fatto d ipende da condizioni politiche , geografìche e s tatistiche. I quattro principali teatri · delle guerre moderne sono: 1' la Fiundca ; 2• la Sassonia; a• la Lombardia; 4' il Bt\sso Danubio. Ristre tto nei lim iti di una conferenza il generale \;\,iilbraliam tralascia di paelare dei due ulLirni e brevemente descrive solo i due primi . La Fiandra, o indipendente o poss eduta dalla Spagna e dall'Austr ia. Lentò s empr·e la cupidigia dei mona1·chi e del popolo fl'aucese . l i paese è basso ed int.ersecato da aknni numi, i quali corN~ndo normalmente e non parallelamen Le alla frontiera non costituiscono u na linea t!i difesa . A eiò fu supplito mediante le numerose piazze forti, le quali rt~ceeo bene l'ufficio loro, finch~ improvvidamente l'imper a tore Ji'r ancesco Giuseppe le fece demolir e, lasciando cosl aperto l' adito alle armate della r ivoluzione . Assai più impodante è il teatro della g uerra cli Sassonia , che, posto fra l'Austria, la Russia, la Prussia e la F r ancia, sembra pr·edestinato a diventare il campo di battaglia in tutte le. guerre in cui le grandi potenze europee son o interessate. 11 piccolo r egno di Sassonia ha avuto un du1•0 còmpito negli nltimi tre secoli. Anche recentemente nel 'l8G6 , fu solo l'imprevidenza del generale austriaco che per·mise ai
R. I O O ICI
ò/! ~he Bo,Jal lJn'itéj-i• Service lnstltiitit>n. _:_ N. X:CII.
Jòu:r111al
La poloeT'e di cotone net servizio militare e navale. - Questa polvere di cotone non è la semplice piroilina o fulmicotone, ma una pasta ottenuta riducendo la piroilina in poi vere, mescolandola con un n ilrato {nitrato di barite) e compri mendola in pani o cariche di varie dimensioni. Di questa sostanza esplosiva che si fabbrica a Faversham (1) (e di cui · sembra che il signor Mackie, autore della conferenza, sia uno dei proprietari) vengono in questa dimostrati i pregi r ispetto ad altre composizioni analoghe, cioè la polvere, la dinam ite, ed il fulmico tone di Abel. Le q'traliLà che si richiedono in tali -preparati sono: '1° s icurezza; 2° potenza esplosiva; 3° facili tà di maneggio; {0 buon mercato. Se non avesse altre qualità la polvere di cotone di Faversham si raccomanderebbe già abbastanza per la sua sicurezza, essendosi l'isolto il problema cli liberarla cli tutte le impurità che decomponendosi producono i casi lamentali finora . Quan to a lla potenza esplosiva, s i osser va che essa è in generale ìn rappor to colla quan tità d i calore sviluppala nel!' esplosione. La nitroglicerina che è l'esplosivo più potente sviluppa 1320 calorie. La polver e e il fulmicotone ne sviluppano solo 600. L'aggiunta del n itra to barite aumenta considerevolmente lo sviluppo del calore e avvicina la polvere di cotone per gli (I) Paversham cotton Powae,· works.
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(1) La dinam ile s viluppa vapori nH1·osi soltan to quando malo accesa brucia invece d i esplodere, essendosi d imostrato che. alla temperatura a cui avviene l'esplosione (più di 300 gr~di ) nessun composto di azoto ed ossigeno può ancora sussist8re. (Nota della ,·eda.rtono).
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PERIODICI
Prussiani di portare la guerra nella Boemia. Se.nza di ciò, anche quella campagna sarebbe stata combattuta nella Sassonia . Ma guardando la carta d'Europa si ha fondamento a ritenere che questa regione debba a vere maggior fort una nelle · g uerre dell'avvenire. Esposizione di un metodo per impedire la co1•ro.sio1w del ferro e dell'acciaio, applicato ad usi navali e militari. -· Il ferco e l'acciaio in presenza dell'umidità assorbono ossigeno delraria e formano un primo ossido deUo protossido di ferro, il quale a contaUo coll'aria assorbe una nuova quantità d'ossigeno convertendosi in sesquiossido di l'erro, che è la ruggine. La ruggine nei punti in cui è a contatto col ferro non ancora intaccato, gli cede parte del s uo ossigeno r itornando allo stato di protossido, e producendone nuova quantità a . spese del ferro sottosLante. Quindi nuovo assorbimento di ~ssigeno e formaz ione di sesquiossido, e così di seguito fino a totale consumazione del fer1'0 . Havvi parò un terzo ossido di ferro detto ossido magnetico, o delle battiture . il quale non solo non lta alcuna influenza sul ferro sot~· tostante, ma lo preserva eziandio dall'azione dell' a eia, talchè si può <lire, che un pezzo d i quel metallo 1·icoperlo di ossido ùelle battiture si conserva indefinitamente senza arrugginirsi. - Esso si ottiene esponendo il fono al calo1•e rosso ; ed è percio , che lo vediamo distaccarsi sotto l'azione del mar-Lello nei lavol'i f'abbrili ; e di qua viene il suo uome di ossido delle battiture. Però con questo sistema esso non è dappertutto aderente al metallo, e dove questa aderenza manca, si produce subito la ruggine. II sig. Barff espone un metodo da lui inventato per ricoprire il ferro e l'acciaio di uno strato aderente e sottile di ossido magnetico esponendolo alt' azione del vap()t' d'acqua portato a ca lor sufficiente. Il vapor d'acqua si decompone ad alla temperatura in presenza del ferro a cui cede il suo ossigeno. Sopra la stabilità delle naoi in mare. - L'introd uzione delle corazza le, che portano pesi enocmi nella parie superiore, ha modificato il modo di tenei· il mare delle navi, nè i dubbi e le inquietudini sollevatesi in proposito sono ancora dissipate. Il sig vVhite, premessa una teoria s uìla formazione delle onde, espone i sistemi più atti a<l aumentare la stabili là delle navi; e fra gli altri mezzi considera come il migliore l'introduz:ione di false chiglie moHo profonde.
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Combustibili e caldaie. - Di antracite vi è copia straordinaria, ma non si utilizza ancora per le macchine a vapore, a motivo della grande materia che richiede a bruciare, e delle difficoltà di avere una lunga fiamma. L'autore, capitano Clary, crede di averle vinte col modificare i focolari secondo un suo disegno . I vantaggi che ne derivano sono: l'economia, il minor spa;r,io occupato nelle navi, la sicurezza, non essendo l'antracite soggetta a combustione spontanea, e l'assenza di polvere e fumo. Il capitano Colornb aggiunge che l'uso dell'antracite sarebbe particolarmente utile rispetto ~i possedimenti inglesi, perché faciliterebbe in sommo grado il r ifornimento della flotta . Sopra un nuovo razzo da guerra perfezionato da u.sarsi tanto nell' e1:;ercito quanto netta marina, del comandante COLE. - I razzi alla Congrève sono andati a poco a poco in disuso . In Ingli ilierra tuttavia si cercò di dar loro maneggio sicuro ed effetto piu micidiale. Il sig. Hale imprimendo al razzo un moto rotatorio cercò di renderlo simile ad un proietto oblungo lanciato da un cannone r igato. Ma la lunghezza del tubo, e l'esser e la forza applicata alla parte posteriore fa s ì che la punta pcende un movimento di oscillazione, o rotazione che rende poco regolari gli effetti del tiro. La morie impedì al s ig . Hale di perfezionare le sue nuove racchette, le quali ciò nondimeno sono ancora adoperate così dall'esercito come dalla marina inglese. FraltanLo la ditta Macdonald introdusse parecchi per-i'ezionamenti nel razzo del sig. Hale, i quali consistono specialmente: 1° nell'aumentata regoiarità della combustione della composizione pirica, ottenuta medianle una r:naggior compressione della medesima; 2• nell'aver fatto il tubo di acciaio molto resistente e senza alcuna saldatura; 3° nell'aver aumentata la velocità del ra~zo diminuendo l'ampiezza dei foci, e aumentando cosi la velocità d'uscila dei gaz; 4' applicando alcuni fori dalla parte della lesLa del razzo, da cui uscendo i gaz imprimono al medesimo un moto rotatorio che s'accorda con quello impresso alla base. Finora non si riuscì a costruir~racchetle oltre un dato calibro ostandovi la difficoìtà di compr imer e la composizione pirica in modo regolaee. A questo rimedia il sig. Macdonald costruendo racchette in c u.i ad un sol tubo se ne sostituiscono selle di minor diametro. Questo fascio è capace di lanciare proiettili di 12 pollici, i quali sono
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PERIO OlC[ 524 molto efficaci nei lavori d'assedio, potendo contenere una quantità considerevole di fulmicotone, o dinamite, agendo cioè come una torpedine aerea. In questo modo si possono risparmiare le batterie cli breccia, con grande vantaggio per l'assediante. Del pari servono come torpedini marine, le quali avrebbero sulle torpedini \.VhHhead il van taggio di una maggiore velocità, di un costo immensamente minore, e dì una maggiot' sicurezza nel maneggiarle. Sopr·a i progressi fatti in questi ultimi anni dalla cavalleria, del capitano TnEUCH. - La gu(:rra del 1870-71 ha fra le altre cose dato soddisfazione al legiLtimo amor proprio della cavalleria . Essa vi venne abbondantemen te impiegata, e non solo rese grandissimi servigi, ma mostrò che, migliorate le condizioni, poteva darne dei maggiori. Si è quindi visto dopo il '1870 che tutte le grandi potenze enropee hanno arrecati radicali cambiamenti nella organizzazione della loro cavalleria. Le si vuole af'fìclato l'incarico di proteggere la mobilitazione dell'intero esercì to in ispecie dove il confine è aperto . Per questo la cavaJleria è mantenuta in pace su tal piede da esser pronta ad agire dopo pochi giorni, e di più le sono assegnate guarnigioni tali da po ter essere subito concentrata sulla frontiera. Per esempio, la Francia ha dietro la frontiera tedesca, ed in una profondità non maggiore di 70 miglia, 'lo reggimenti di cavalleria, e la Germania 12. Il secondo punto degno di nota è che tutti hanno in maggiore o minor grado addestrato la loro cavallel'ia a combattere a piedi. Dei servigi della cavalleria considerata come fan teria montata si era avuto esempio nella guerra di secessione d' America; ma in Europa nessuno se ne era dato per inteso prima della campagna del 1870-71. Le grandi manovre di cavalleria peccano tutte per la troppa vicinanza dei partiti che rende illusoria la operazione più importante, cioè l'avanscoperta . Solo la Russia ha potuto lo scorso anno simulare con molta verosimiglianza un vero caso di guerra nelle s ue conosciute manovre in Polonia . Ma un tal sistema facile ad oltenersi in Russia dove tutta l'autorità è nelle mani dell'imper·atore, incontrerebbe ostacoli insuperabili in altri paesi, e special men le in Inghilterra pel grande r ispetto alla proprietà . La cavalleria inglese, sollo l'aspetto dell'ordinamento si trova ancora indietro di un quarto di secolo, mentre per cavalli , equipaggiamento, armamenlo ed is truzione, dopo l'adozione della sella Crichton, della carabina Henry-Martini per una
525 PERlOD lCf parte degli uomini, e del revolvers per gli altri, può reggere qualsiasi confronto. 11 revolver è destinato a sostituire con molto vantaggio la sciabola e la lancia nelle lotte corpo a corpo, come prova l'esempio della campagna del 70 in cui con tanti combattimenti di cavalleria, non si ebbero che 218 feriti di sciabola, di cui solo sei morirono, mentre nella guerra americana, la cavalleria di Mosby in una sola fazione col revolver uccise 24 nemici e ne ferì t2.
. r Libri e periodici.
somunro
DELLE JJATERIE Italiani.
contenute nelledispense di otlobre-novembre-dicernbre f877
Il Maddaloni. - GIROLAMO Busr:T·ro . . . . . . . Pag . '1 58 Prog etti e lavori sul rior dinamento dell'arsen al e marilr ti mo di Venezia. - FELICE MARTIN! . . . . . . . » 326 Mantova e le guerre memorabili nella valle del Po. -G10VANNr LODI. . . . . . « . . . . • . • . • • • . . » 333 L'aspirante caporale. -
STUDIO su, CANNONI
GRANDE POTENZA E SUI LlMITl nr
01
POTENZA OTTENIBILI DAI DIVERSI CALIORJ. -
I
F. Sismondo.
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.
LA BATTAGLIA OELL'ASSIETTA -
. .
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. ,. 57, 359
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,,
88 _
L ' ISTITUTO TOPOGRAFICO MILITARE ITALIANO NEL QUA· ORIENNIO 1873-1876. - P. '1 . . . . • 147, 277, 423 IMPIEGO DELLA DINAMITE NELLA PICCOLA GUERRA. - H.
ate l!:c11edhltls, tenen te colonnello del g enio .
» '173 _
DA'I'l DIVERSI SULLA DIGA DELLA SPEZIA . . . . . » 302 _ LA QUESTIONE DEI SOTTUFFICIALI IN FRANCIA - PARALLEI.O CON L'ITALIA. -
G . lHnuri lliori. capitano di
st ato maggiore . . . . A VVERTENZA . . . . . . TELEGRAFI OT'flCI MILITARI. -
• 310, 465 » 357 -
I?. Spoozilll
Sopra la misura delle distanze in guerra. - G. B. AM1c1
»
507
»
Die L ehre von der Tmppenvel'wendung als Vorscll ule fi.lr die Kunstder Tt·uppenfuhrung. - vV. v . ScHERFF Pag. 160 Zum russischen Aufmar sch und Donau-Ubergang. CARLO RPGCNSPURSKY . . . . . . . . . . . . . . » 167
STUDIO STORICO. -
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339
Tedeschi.
'1iUorio Daborwidn, capitano di s tato maggiore (con una carta) .
»
.lnfonio
~rnldi, m aggiore generale . . . . . . Pag. 5, 224 LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI IN lTAL!A.
-
ER1'ESTO FERRARI . . . . . .
391 ---
Die 01•ganisation der Heeresmacht Oesterreich-Ungams mit Bezugnahme auf die Revisions frago . . . . . L éon Gambetta und seine Armeen . - GoLTz . . . L eilfaden zum Unl.err-ichte jm Festungskriege. -
»
169
»
170
M.
BRUNNER . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 341 Milittir-Handlexi con. - A uc;usT N1i::)IAN . . . . . . . • 345 Der Krieg Montonegros gegen die Pforle im Jahre 187G. - SPIRlDION GOPCEVIC . . . . . . . . . . . . . >l 347 Or gan der Mili tar wissensclrnfllichen V er ein. . . .
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Streffiew''s Oster rcichi sche militarischo Zeitschrift .
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Das Franzosiche Heer wesen. - PFISTER . . . Studie li ber Taktik der Feldar tillerie. - ScnELL . . .
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Consideraciones sobre la administracion militare en campana. - A. PoRTA D E SOLANS . . . . . . . . Pag. 510
Rtvisla eslera.
I gendarmi da campo in Austria .. . . . . . . . Pag. 337 :r:.iorme di tattica per la cavalleria prussiana . . . . . . » 340 Considerazioni di un Inglese sull'impiego dei di versi metalli nelle corazze . . . . . . . . . . . . . . . . » 349 Esperienze che condussero all'adozione dell'attuale innesco austriaco . . . . . . . . . . . . . . . . » 358 La potenza della Russia e dell'Inghilterra nel Pacifico . " 367 La situazione militare della Grecia . . . . . . . . . . ,, 377 Legge sull'ordinamento dei servizi sanitari nell'esercito francese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 398 Notizie sulla cavalleria francese . . . . . . . . . . . » 406 _,.,,. Caratterisca delle guerre russe dal secolo xvm in poi. » La nuova legge sulle requisizioni militari in Francia . » 417
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