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RIVISTA MILITARE 1877 TOMO III

Page 1

RlVISTA

MILITAR E ITALIANA RACCOLTA MENSILE Dl SCIENZA, ARTE E

STORIA MILITARI

DELL'ESERCITO ITALIANO

ROMA, 1877 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE Piazza del Gesù, N" 47.


LA .QUESTIONE DEGLI UFFIClALl E SOTTUFFICÌALI IN

ITALIA

(1)

Il . I nostri collegi militari.

Proprietà letteraria. 1'

In quanto precede io ho voluto mettere in evidenza le seguenti proposizioni : 1. Che l'educazione del soldaLo riposa intieramente sulla attitudine degli ufficiali ad educare . 2. Che questa attitudine risulta dall'essere gli ufficiali profondamente compresi dei sentimenti che devono inspirare nl soldato; dall'essere gli ufficiali profon di conoscitori dell'uomo nelle sue facoltà e dell'arte di svilupparle P. di indirizzarle nello scopo prefisso all'esercì to. 3. Che pertanto l'ufficiale non solo deve essere moralmente educato a quella eleva tezza di · sentire, che in esso si richiede come a perfetto soldato, ma ancora intellettualmente nudrito di quelli studi letterarii e· filosofici che sviluppano nell'u·omo l'attitudine ad appren<lere ed esercitare l'arte dell'eJucare e del . governare altri uomini. (-1) \'. Rivista milita,·e, gennaio ·187? e giugno ·1877.


6

LA QUESTIO!XE DEGLI UFl'JCIALI E SOTTUFFICIALI

IN ITALIA

4. Che il mandato, di cui è investito l'ufficiale, quando conduce il soldato in guerra, mentre da una parte ne mette alla prova l'altezza e la fermezza del carattere, dall'altra richiede in esso la conoscenza dell'arte e scienza della guerra, la quale ba fondamento ed affinità jn tutti i rami dello scib ile umano. 5. Che quindi le facoltà in tellettu ali di chi aspira al grado d'ufficiale devono essere esercita le, sviluppate, ed arricchite per modo da produrre in esso l'attitudine ad approfondirsi non solo nelle scienze fisiche e matematiche, ma anche, e forse io maggior misura, in quelle morali e sociali.

,I anno di scu ola normale per l'ufficiale di caval-

leria (il). 3° 3 anni di collegio militare; 3 anni d'accademia militare; 2 ann i di scuola d'applicazione pegli ufficiali d'arti· . glieria e genio (2). Dimodochè i giovanetti ehe si avviano alla carriera militare, percorrono tre anni in comune nei collegi militari, qualunque sia l'arma prescelta, e dopo questi tre anni avviene le. separazione di quelli che si dedicano alle armi speciali da quelli che si de-dicano alle armi di fanteria e cavalleria. l tre anni di collegio militare costituiscono adunque il periodo di studi preparatori, coi quali si pon e la base degli stud i ulteriori occorrenti pell'ufficiale in genere. · Vediamo quale e quanta sia questa base . Il ,t 0 anno di collegio militare si apre a quei giovanetti che abbiano raggiunto l'età di •i 3 a 45 anni e che superino un esame di ammissione, che vale la pena di essere aceennato per mostrare quale. sia i~ punto di po.rtenza dal quale, dopo cinque soh anm di studi, si perviene al grado di ufficiale. Questo esame d'ammissione versa (3): ·1° sull'aritmetica pratica: risoluzione di problemi che richiedono l'applicazione delle prime quattro operazioni. sui numeri interi e decimali. 2° lingua ital ian a: i candidati devono far prova d'avere imparato ciò che si insegna nelle classi elementari, eioè: scrivere un breve e facile componimento dietro una traccia data, rispon-

Ed ora procedo all'esame di quello che si fa da noi per produrre l'ufficia le. In questo esame io mi limiterò a considerare la vi·a niuestra, per la qua le si giunge al grado di ufficiale, quella eioè in cui il governo ba posto in opera tutti quei mezzi che ha credu to migliori per ottenere il perfetto ufficiale; quelJa in cni , prendendo il citladino ancora adolescente, lo educa e lo modella su quel tipo che ha dovuto sembrare il più vicino alla perfezione desiderabile. Questa via maestra è quella degli istituti mili lari: collegi militari, accademia e scuola militare. li periodo d'rstruzione im1.1artito nei nostri istituti per formare ufficia li . delle tre armi, e del genio, è così disposto : 1° 3 ann i di collegio mi litare ( 1); 2 anni di scuola mi li tare pe r l'ufficiale di fan teria. 2~ 3 anni di colìegio mili tare; 2 anni di scuola mi litare; 1

7

1

(4} Il corso alla scuola normale si fa gi ii col grado di ufficiale. . (2) I corsi della scuola d'applicazione si fanno già col grado d1 sC1ttoteoente, è in capo ad essi vi è la promozione a tenente. (3) Raccolta dei programmi di ammissione e di insegnamento nelle scuole rbili tari del Regno. ~ij settembre 487!.i, Roma, tip~grafia Voghera.

(~) Una recentissima disposizione ministeriale porta a q4-attro anni i corsi dei collegi militari . Non conoscendo ancora le mutazioni nei programmi, conseguenza di tale disposizione, hon ho creduto di nulla mutare a questo scritto. l.

j


8 LA QUESTIONE DEGLl UFFICIALI E S0TTUI1F1CIALI dere su tutta la grammatica ·analizzando 'un periodo. 3° calligrafia; questo esame consiste nell'osservare seil candidato ha scritto il tema di lingua· italiana con: calligrafia chiara e corrente e con ortografia sufficien· temente corretta. Come vede il .lettore, non è .un g ran · corredo d'istruzione quello che si rich iede per entrare nel 1° anno dei nostri collegi militari, e si può anche affermare ch e quel giovinetto, il quale all'età di 43 o 15 anni non si trovasse in grado di superare un tal~ esame, darebbe pro va o di scarsissim a intelligenza o di trascuratissima educazione. · 1

Le materie insegnate nei tre anni di collegio mili.tare appaiano. nella tabella seguente, nella quale è anche indicato il numero d'ore assegnato settimanalmente all'insegnamento · di ciascuna di es.se. Tabella 1'. Materie Annotazi on .i

d:insegnamento (I)

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l\latematiche . . . 12 (2) 12 (2) 12 (2) ,, · S~oria . . . . . . . .. 4. '(. ,· 4 ½ ·t '/, Geografia . . . . . li,'!. . 4 '/, 4 ,;. .!) !) (3) · Lettere italiane . : 9 · Lettere francesi . 4 ½ ·Ji. '/ , lc· 'h , Storia naturale . . .i , I z . Disegno e calligrafia (4) . ... 2 2 Istruzione· morale e religiosa . . .

esercizi militari. (2) ·11 corso di matematica ·· comprende l'ar.itn1etica ragionata , l'algebra clementare, la géometria piana e solida c la trigonometria rettilinea per tutti; l'algebra e geometria complementariper gli aspiranti all'accademia. Le ore . consacrate a questo insegnamento sonodivise in lezioni · cattedratiche e conferenze. (3) Grammatica e ~ettorica. (-1,) Calligrafia ~olo nel I~. - - - - - - - anno. Totale per sett.' :3!) '/• 37 '/, 42 ))

IN. I1'ALIA

9-

Termina ti questi .corsi del collegio militare, il nostroaspiran te ufficiale ha ·raggiunto l'età di 16 o di 18anni ed è ammesso agli istituti superiori, dove dovrà · acquistare il corredo di speciale istruzione occorrente pella professione d'ufficiale; ·trovasi quindi per età nelle condizioni di quei giovani borghesi che hanno compiuto il corso del liceo o dell'istituto tecnico, e che stanno per entrare negli istituti superion, dove riceveranno l'istruzione occorrente per la professione prescelta di avvocato, medico, professore, ingegnere. Ma qual grado d'istruzi.one hanno già a questo punto acquistato codesti giovanj borghesi coetanei del nost1·0 aspirante ufficiale? Una prima risposta a questa interrogazione la si trova nella considerazione seguente: a partire dal corso compiuto delle scuole elementaii corrono 7 anni per giungere al ·corso compiuto dell'istituto tecnico, ,otto anni di studi per giungere al corso compiuto del liceo. E così, mentre quel periodo d'istruzione prepa f ratoria, che sta fra la scuola elementare e l'istitut01.superiore professionale o scientifico, è per l'aspirante , ufficiale di sol-i tre anni, pel giovane aspirante a tutte r le altre profession i liberali lo stesso periodo è di sette oppure di otto anni; quando non si voglia supporre che solo nei collegi militari si sappia ben impiegare il tempo , bisogna ben conchiudere che, misurata del tempo consacl'atovi, l'istruzione preparato1:ia secondaria dell'aspirante al grado di ufficiale è di gran lunga I i'nferiore a quella degli aspiranti alle professioni civili. ,. / Se poi sì considera ancora, che i collegi militari si 1 aprono soltanto a quei giovanetti che già hanno raggiunto l'età di 13 o quella di 15 anni, e se si considera ancora che i corsi delle scuole elementari i.n generale si compion o all'età di 9 o ,1O anni, sorge natul'ale la dorr:anda: se questi giovanetti di 13 o 1.5

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LA QUESTIONE DEGLi UFF1C!A l,I E SOTTUFFICIALI

H

IN ll'ALIA

ann i, ai quali (per entrare nei collegi militari) non si chiede nessuna prova di studi fatti al di sopra di quel li elementari, ai quali non si chiede nessun conto dell'imp iego fatto dei t re o quattro anni, che stanno fra il term in e delle scuole elementari e l'entrata del collegio mi litare, se questi giovanetti, dico, non siano per avventura la $Ghiera di coloro, che, o per difetto di intelligenza, o pe1' tr·ascuratezza dei parenti, rappresentano la pa rte intelleuualmcnte attardata e più scadente della rispettiva generazione. Se ciò fo~se, il collegio militare si mostrerebbe il rifugio delle educa zioni male avviate, <!elle mediocrità in e1·ba; e ciò imprimerebbe sulla soglia stessa dell a carriera militare una impronta che basterebbe da se sola a sfatarne il prestigio col mostrare in modo così evidente come la materia prima scelta per formare l'ufficiale \ sia inferiore a quella per le altre carriere.

Tabella 2 '.

Annotazioni

Latino. Greco Italiano Geografia . Storia . .. Matematica ( l)

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(i) Parte dell'aritme6 5 t ica ragionata e il libro 4 1° della geometria d 'Euelide.

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li 2° periodo, quello del liceo, è di 3 anni e corrisponde generalmente all'età dai 1J. o 15 anni ai ·1 7 o 18. La tabella seguente indica le materie insegnatevi e il tempo impiegato settimanalmente nell'insegnamento di ciascuna di ess_e. Tabella 3'.

\

Ed ora diamo uno sgu·ardo al come sia impiegato , negli istiluti di istruzione secondaria pelle professioni civili questo tempo, che è già più del doppio di quello \ destinato allo stesso fine nei collegi militari. Come si sa, l'istruzione cosi detta secondaria, vale a dire, quella che sta fra le scuole elemen tari e l'università o istituti tecn ici superiori, sì distingue in istru zione classi'ca ed in istruzione tecm·ca. I corsi dell'istruzione secondaria classica si svilup - \ pano in otto anni divisi in due periodi a partire dai corsi compiu ti delle scuole elementari : il primo periodo è detto del ginnasio, il secondo è eletto del liceo. l i pe,·iodo ginnas iale abbracc ia 5 anni e corri sponde in generale all a età dai 9 o dai -1 Oan ni ai H o 15. In I questi 5 anni il giovanello studia le materie indicate nella seguente tabe lla, in cui sono anche ind icate le ore assegnate in caduna settimana all'ù1segnamento delle singole materie.

Materie

!Ore d'insegnamento per settimana

d'insegnamento

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Annotazioni

~ li corso di matematiche che si

compie al liceo comprende l'aritmetica ragionata , l'algebra eiementarc, la geometria piana e sol ida e la trigonometria rettilinea. Storia ..... I 7w' h li· 'I 2 » (2) Nelle istruzioni e programmi sull'insegnamento nei licei e ginnasi · approvati con R. D.~ Oottobre '867 Matematiche('!) I 6 i confini del corso di filosofia veni gono accennati colle seguenti paFilosofia (2) . . ,, 4. '/, , 4 'h role: Stndia1·e i fatti più cospi1 cui e più accertati deU'1wmo 'interiore: le faooltcì p1·incipali Fisica . . . . . » 9 ohe generano quei /'atti e le v1·incipati leggi che le goverStoria naturale nano. e geografia Corso simile e pure biennale, era fisica . . . . » » 5 altre volte stabilito pel collegio mi- - _ _ _ _ litare di Napoli, V. Giornale mii lita·re ~ 870 , supplemento N. 4, Totale .. 24 'lj 25 '/2 23 '/, pag 26~.

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LA QUESTIONE DEGLl UFFICIALI E SOTTUFFICIALI

L'inse(l'namento nelle scuole tecniche e nell'istituto tecnico ~omprende sette anni a partire dai corsi compiuti delle scuole elementari .. Anche esso è diviso in due periodi, quello delle scuole tecnir.he e quello dell'istituto tecnico. Il primo periodo è di tre anni e corrisponde generalmente all'età dai nove o dieci anni ai dodici o tredici. Le materie d'insegnamento e il tempo impiegato settimanalmente appaiono dalla. tabella 4/ seg1,1ente: Tabella 4 '. Ore d"inse~oameoto d'in:: ~:::ento ,- 1•pe~~~ anno anno Lingua italiana, - storia e geogralia 'I()

Aritmetica Calligrafia . . . .

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Etica civile e dritto

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Economia politica

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Lo scopo delle scuole tecniche è non solo quello di: preparare agli ulteriori studi dell'istituto tecni co, ma anche quello di dare un . corredo di utili cogni1.ioni a coloro che non proseguono negli' studi e si dç1nno subito a quelle professioni che stanno, per così dire. tra le manuali e le liberali.

Fisica .

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Chimica generale .

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( I) Noi. 3'."~' <l (1)1gon_o le_z,~01. s~, _dritti e doI veri dei c1ttadm1. " (2) Si aggiungono nozioni· di algebra.

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Lingua francese

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~s:-1 anno

·43

1N ITALIA

Il '.3° periodo, quello dell'istituto tecnico, è di quattro anni e corrisponde all'età press' a poco dai 42 o Hanoi a quella di 16 o 18. Segue la tabella 5' per dimostrare le materie d'i~segnamento e il riparto del tempo. Questa tabella riguarda quella delle sezioni dell'istituto ter,nico , che serve di preparazione ai corsi tecnici superiori. Questa sezione chiamasi la (isico -mateniatica.

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35 '/, 34 •;.

Ed ora presento in un solo prospetto riassuntivo il riparto dell'insegnàmento nei tre generi di istituti, e questo prospetto mi servirà di punto di partenza per ulteriori osservazioni.


.

LA QUESTIONE DEGLl UFFICIALl E S0TTUFF1C1AL1

Tabell a

PROSPETTO delle mate,-ie d'insegnamento e delle ore assegnate a

ed ist,.tuti tecnici, 10 A '.'<NO

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Latino : : : : : 2 Storia antica e 7 '/, moderna Geografia Elementi di fi. losolìa . » Etica civile e dritto . Economia politica .Morale e reti)) gione

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pure nozioni di storia di fisica. ' (3) Si sono compl'esc nelle ore dedicate alle matematiche anche le 162 ore impiegate nella

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(1) Nel corso di lingua italian a alle scuole tecniche si danno (2) li corso di stori a naturale comprende nozioni di geogra fi a

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lN ITALIA

LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E. SOTTUFFIClALl

Osse1'vazione 1a. - Le ore d'insegnamento sono complessivamente: Nei corsi classici: 6282 in Òuo anni. . Nei corsi tecnici: 7362 in sette anni. Nei collegi· militari:· 4285 in tre anni. Tenendo conto, che, delle 6282 ore d'in.segnameùto nei corsi classici, 3636 appartengono ai cinque anni di ginnasio, si vede che ne C'imangono sole 2646 ai tre anni di liceo, i quali corrispondono all'età in cui si compfono i corsi del collegio militare; queste 26f.6 ore, ripartite sui tre anni scolastici, danno in media 4 ore circa d'insegna'mento cattedratico al giorno. E così pure, eliminando pella stessa ra(J'iolie dalle . o 7362 ore d'insegnamento dei e.o rsi tecnici le 2520 apparten enti ai tre anni di scuole tecniche, ne rim~ngono pell'is~ituto ~e~~ico 4.8l2, le ·quali . ripartite 'is u quauro anm scolastici danno poc~ più di 5 ore ~ 1/ . al giorno d'inségnamento·. · -. ~e ~284 ore di collegi mi~itari grn vita no su tre ·antii soli d1 corso e producono m med.ia ore 6.36' d'inst·. gnamento al giorno. Ora, se si ammettesse che, -a rendere proficuo l'i segnamento impartito dai professori, si richiedano a meno alt~·~Ltante ore di studio individuale quante _furon1? ·quelle di msegpamen_to cattedratico, éiò porterebbe ,totale di ore di' applicazione giornalìera sedentaria: · Nel liceo . . . di ore 8. Nell'istituto tecnico . » 1L Nei collegi militari; » 13.'12'. . Si abbia presente: l'~tà dei giovanetti e le ore di sonno, 1 ·di. ricreazione e di esercìzi èorporali, che a tale età·\ sono necessari pella salute e sviluppo fisico, sopra tuuo P?i in chi si destina alla professio.ne militare, vi si ag- \\ · gmngano le. ore pei pasti, e non s'i potrà a meno di conchiudere, che le ore di studio individuale, indi- ·

spensabili per digerire l'insegnamento ricevuto, non si potrebbero ottenere bei collegi militari senza nuocere allo sviluppo fisico ed intellettuale dei giovanetti. Epp,erciò le ore <l'insegnamento assegnate alle vari e matene nei collegi militari, per essere condensate in troppo breve tempo, non vi possono produrre eo-uale 0 profitto di _quello che si può ottenere al li ceo 0 al' l'istituto ticnico ( J). Quando a ciò si aggiunga la r istretti ssima coltura preparatoria che si richiede per entrare nei colle(J'i ~ ilitari, si avrà una tagione di più per convincersi che 11 problema propostosi dai collegi militari di dare in sì poco tempo un'educazione sufficiente a giovani così poco preparati, è un problema materialmente insolub ile. 1

Osse1'vazione 2.": - Inoltre, le materie d'insegnamento sono nove nel liceo, dodici.ne!J'istituto tecn ico ' otto nel collegio militare. Ql!esto fatto ci fa. vedere come l'estensione degli studi nei collegi militari sia inferiore a quella, che si riscontra nel liceo e nell'istituto tecnico; e ciò non sarebbe un male, quando alla minore èsteosione corrispondesse nei collegi rnilitari una maggiore profondità; ma anche questa vi è necessaria men te inferiore, e

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(l ) Ne avverr/1 che il peso atroce delle scolastiche applicazioni cagiomndo una mortale oppressione allo spirito, questo non avrà altro scampo al suo male, che appigliarsi a quel partito stesso cui si appiglia lo stomaco aggravatt oltre misura dal , cibo, cioè lo rigetterà tutto insieme e il superfluo e il necessario; l'impeto di questo bisogno giornaliero indebolirà le sue forze, perderà ogni uso alla regolare digesti'One, il succo ed il sangue della dottrina non andranno più ad alimentare lo suo potenze. Diventerà uno scheletro spa vent1Jso, e l'ignoranza trionferà finalmente di lui. - P. ANTON!OLI DA CORRRGGIO citato dal CELESIA , Storia della pedagogia, voi. II, pag. 99. Milan~ 48'74, ANNO

·

xxu,

VoL . 111.

2


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ciò noi possiamo vederlo un po' grossolanamente col • segue_nte ragionamenJo: · Supponendo la profon.d ità anzidetta espressa dal rappor.to tra il numero totale de!Je ore di in-segnamento e. _quello delle materie insegnate,_si avrebbe : _per corsi . . . 6,282 . . .. 7,362 . li . ·1 · . cIass1c1 - pe1 tecn1c1 9 12, pe_1 co eg1 m1 ilari · 4 284 . ~ . vale a dire: rispettivamente 698, 6·13, 535. E da questi numeri si scorge che l'istruzione nei collegi militari è anche. la infima in profondità, oltre · ·all'esserlo in estensione. .. Si aggiunga a ciò quello che fu già osservato p_o.co fa, _che cioè alle 698 o 6'13 ore. (assegnate in media all'insegnamento di ciascuna materia nei corsi . classici e ne( corsi tecnici} se ne possono comodamente aggiungere altreltante di studio individuale, · mentre ciò non sarebbe .'possibile pelle 535 ore dei collegi militari, e la giustezza della nostra deduzione si farà ancora più ·evidente.

Osservazz'one 3a, - Le materie di .inse_gnamento e di studio nei tre corsi di istruzione seconda'ria, che stiamo esaminando, possono essere distinte e raggruppate secondo ·certe ragioni di affinità rispetto · al genere di . noziMi che ciascuna di esse comprende, e rispetto a quelle facoltà della mente che da ciascuna sono più specialmente esercitate e ·svil.uppate. Considerandole sòtto il primo aspetto, si potrebbero, per esempio; raggruppai·e nel modo segùente: Gruppo A. - Conoscenza dell'organismo de1 linguaggio, come strumento per pensare e per.esprimere il .Pensiero: Ungue. Gruppo B. ~ - Conoscenza. dell'uomo nelle sue · facoltà, loro sviluppo ed indirizzo: Storia, filosofia; eco- . nomia politi'ca, ett'ca,· d1·itto.

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IN IT,\LTA

LA QUESTIONE DEGLI UFFICIA U E SO'l'TUF111CIALI

·

>

Gruppo C. - Conoscenza delle leggi dei rapporti di quantità nei numeri e nello spaziq:· Matematiche. · · CrrujJpo D. - · Conoscenza del nostro pianeta, del la materia in genere e delle forze che la goYernano: Geografia., storia naturale, fisi·ca, chimica. GrupJH) E. - Disegno geornetrico, di orna.lo, di paesaggio e di figurn. Para·gonando souo· questo punto di vista i. tre corsi d'is.truzione secondaria si trovano i risultati seguenti: Gruppo A. Gorsi c·1assici Corsi tecnici Collegi mili t.

Lingua ital iana ore 1HO Greca . . . . . » · 6i0 Latina. . . . .. ». · n82 Tedesco o inglese » » Francese . » »

-1656

Totale .. ore 385'.2

» .»

9i 2 ».

4.86

» »

738

4,86

2880

Ho8

A giudicarne dal numero di ore assegn().te, la supe riorità dei corsi classici sugli. altri nell'insegnamento dell'arte del parlare e dello scrivere è eYiden!e, ed è · pure eY idente che in qaeslo ramo d'insegnamento i collegi mi liiari tengono l'ultimo ·posto . Ma questa inferiorità dei collegi mifi,tari nel l;insegna mento del linguaggio s·i fa ancora più sensibile,. qualora si consideri che in questi collegi -non si studiano cl1e du.e ling ue, la materna cioè e la francese, mentre che nei co rsi classici e nei corsi tecnici · Te. lingue estere stud iate sono due. Ora i più autorevoli scrittori d i pedagogia sono d'accordo nell'affermare che lo studio di.almeno una lingua molto diversa, dalla materna sia cosa quasi indispensabile per giungere a .ben . comprender·e I: interno meccanismo cli questa';. e qui cedo la pnr.ola ad uno di questi auto revoli sc'rittori •.


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('

I

IN ITALIA

LA QUESTIONE DEGLI U f.F1CIA LJ E SOTTUFFI CIALI

ll p.rof. ~aine~i nel su? trattalo della pedagogica cosi si esprime m proposito: « Sapere molte parole, « s~per domandare il pane jn sei od in otto lingue « diverse non val nulla per l'intelligenza. Quello di « che la mente abbisogna è uno studio che la addestri « a svolge'.e le idee in un ordine regolare, e ad espri« mere chiaramente ed efficacemenJe i suoi pensieri. « La conosc.enzn delle yarole non basta, vuolsi quella « delle leggi che presiedono alla disposizione delle « parole e determinano le relazioni delle une colle « altr~. Ques te leggi. formano ciò che si dice gram« mat1ca. . Ora non v1 ha che Io studio di una lino-ua o « strarnera, che possa insegnare ciò che è la gram« matica . Per la lingua o pel dialetto materno non vi « è grnmmatica; la natura e l'abito impediscono che « per la lingua · materna la grammatica diventi una « scie~za. Noi la sappiamo prima di apprenderla, lo « studw adunque ne è impossi bile. Noi possiamo im« par~rn.e a memoria le regole, ma le applichiamo « msti~ttv~ment~, 1.addove pe1: le altre lingue questa « appl1caz1one nch1ecle attenzione e lavoro ...... . « egìi. è. solamente coll'aiuto delle Iirwue straniere ' che . o « noi gmngrnmo a comprendere come il pensiero e « la sua espressione non siano una cosa sola e che « no! scopriamo l'interno meccanismo della nos;t·a pro«. pria lmgua ». (Della Pedagogica, li bri '.cinque, pagina '.259). Proseguendo poi, il ch iaro a utore afferma che,. anch~ una lingua moderna può esercitare questa f~~zw.ne d1 ~·eagen.te, che ~là vita e rende più sensibili a1 nostn occhi le leggi della grammatica, ma che q~esta lingua modern a non de ve essere nè troppo fac ile n.e t'.~ppo. difficile; preferibi le quella, che per molli capi s1 d1scost1 dalla lingua materna affinché la differenza eccili l' l\ttenzione sulle le;gi de 1la grammatica, senza .allontanarsene per modo che la mente vi si trovi affatto

)

!1

.5traniera. Se troppo facile ed affine alla nostra, s1 ric ade nell'inconveniente: di apprenderne cioè l'uso, ma di non comprendern e l'essenza dell'organismo. Fra le lingue moderne egli indica la tedesca, come la più conveniente per noi Italiani. Però egli pensa che si debba preferire Io studio delle lingue classiche e specialmen te della latina, perchèconvenientemente difficile, Cl spiega la nostra lingua e la nostra letteratura, mantiene viva la tradi zione nazionale, è la base di tutte le letterature moderne, ed.il legarne co mun e fra le persone colte di tutte le moderne nazioni. Il Bonghi (1 } allo stesso proposito, cita prima le ,. s eguenti parole del professor Pillaus inglese: « La « nostra lingua natia è così in trecciata ed identificata « colle nostre prirpe ed ordinarie abitudini di pen« siero e di paro la, forma tanta parte di noi stessi « sin dall'infanzia , che è grandemente diffici le di col« locarla, per così dire, ad un a sufficiente distanza « dal la mente per discernere la sua natura e giudicare « delle sue proporzioni. t inoltre così incapace di org a'-< nismo nella sua struttura, così rozza nella composi« zion e delle parole, così rotta in particelle, così parca -<< in inflessioni, e così semplice nelle sue regole fon« clamentali di cos truzione, che è pressochè impossibile « di averne una vera e grammaticale nozione, o di for« marsi nessuna corretta idea di grammatica e filo logia, « senza essere in grado di compararla e cçmtrapporla « a qualche altra lingua, e sopra tutto a tale, che sia « di carattere essenzialmente diversa». A queste parole del professore inglese il Bonghi soggiunge: « Le quali « osservazioni si potrebbero applicare eziandio alla

1

(~) Discorsi e saggi sulla pubbL-ica istruzione. Firenze, 4876,

-Sansoni editore, Voi. II, pag. 40i e seguenti.


2~

lingua nostra senza clrn le differenze che eorrono fra la lingua·· itali ana ed inglese, ne i~firmassero per nulla il valore. Poichè è la immed iatezza , ci si permetta l'é1 parola, della liQgua nativ.a: éon noi medesimi « LJUel la che ci costringe a surrogarle un allro lin<1: guaggio come ogge tto di studio e cli educazione men« tale. ·E ciò resterebbe ciel pari vero, qualunque fosse · « l'altezza della letteratura, di cui la lingua avrebbe « potuto essere istrumento». Dopo le citazioni che preceùooo, sp icca ancora più distinta Ja inferiori tà, non solo, ma la insufficienza dell'istruzione impartita nei collegi militari, nei quali lo Studio della lingua italiana è piulto~to inceppato, che . non aiutato da que llo contemporaneo della lingua francese. Questa lingua, infa lli, come istr-umento per aiu~ tarci · ad imparare la grammatica e l'organismo dell.;i. nostra, non è adatln. per l'affini tà di origine e cli costruzione grnmmaticale, e la sua influenza, per con1ro, si manifesta piuttosto col corrompere il noslro· linguaggio, che non co ll'aiutaeci a bene impossessarsi del . su0 organismo e della sua essenza .. E questa mia affermazion e la posso anche corrobo1:are coll'autorità del Gioberti, il quale dichiarò la lingua francese la più nociva al gen io della nostra (1). • Ma su questo argomento ùegli studi li nguistici dovrò anco ra r:itorna re; lo lascio per ora, e passo al gruppo seguente: « « « «

(1) Pensieri e giudizi lii Yincen.zo Giobe?'ti sulla letterat,ira it<iliana e stran-iera raccolti e ordina.te da FILIPPO UGOL1~1. Firenze,.

-1856, Barbèra editore, pag. 12S

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IN ITALIA

LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFF! CIAU )

Gruppo B. Corsi classici

ore 720 Sto~ia Filosofia. » 324., Eticacivile e drilto )) » )) . » 1st morale e relig . · » Economia poli ti 9a » TorALE

104-4

1

Corsi tecnici Corsi mi!.

288

648

))

»

'108

»

))

108

108

»

1

· 50i-

756

· Queste cifre mostrano ancora la superiorità dei corsi .classici nell'insegnamento cli quelle discipline, che riguardano la conoscenza dell'uomo; a questo insegna..mento é nei corsi classici assegnato un tempo piLl che doppio, che non nei corsi tecnfoi e superiore di un . terzo a quello assegnato nei collegi militari. . i\la an che ni~lla distribuzione del la materia d'insegnamento, : ~ ciò a cagione della larghezza ciel tempo assegnato,.la superi orità dei corsi classici è manifesta. Di fatti le materie ùel gruppo B possono distinguersi in due categorie : quelle socicili, che studiano l'uon:rn colle ttivo, cioè l'umanità,' o :una frnzione di essa, nelle s ue vi cende e nelle cause gene rali cbe le producono; quelle antropologiche le quali studiano l'uomo· inclivid,uo nelle sue faco llii, e ne'snoi affetti, e mettono in luce i prin cipii da seguirsi nella stia educazione e nel suo governo . Or bene nel corso classico questi due modi di stud io, dell'tiomo coll ett~vo e dell'uomo individuo, sono distribuiti · con equa misura: mentre nei corsi tecnici e nei eollegi militari sono consacrate 108 su 50,i., o su 756 oi'e ad inculcare aforismi sui doveri morali, o sui dritti dell'uomo, e vi A affatto sbandito lo studio· delle facol tà dell'uomo e di tutti i determinanti che ne stimolano ed indirizzano lo sviluppo e !'esercizi,). 1


24,

LA QUESTlONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI

Notisi poi ancora che l'allievo ·degli istituti classici trova già nello studio delle letterature classiche una larghissima base e un potente sussidio per questo genere di studi. Possiamo adunque conchiudere a questo ri(Tuardo che nel!'i~truzione tecnica vi ha inferiorità in ~uesto ramo d1 insegnamento, in cui Io scarso numero di ore assegnate è ancora ripartito su tre materie. Il collegio militare, in confronto del corso tecnico, presenta una notevole s uperiorità nello studio della storia Ma in entrambi lo studio dell'uomo individuo è monc~ ~ ~up~rficiale e di gran lunga inferiore a quello degli 1st1tuu classici. Gruppo C. -

111atemati·che

~orsi classici ore 666. Tecnici 1638, Collegi militari 1296. In questo gruppo il corso classico è al .di sotto del tecnico e del collegio militare. Le matematiche sono la parte più importante e la base dell'istruzione tecnica e di quella d_ei collegi militari, sebbene ciò non appaia ~orse così evidente a chi guardi solo superfi.cialmente 11 fatt? che le ore asse~nate pello studio delle lingue sono m numero superiore a. quelle delle ore asseg?~te all'inseg_namen~o_delle matemat(che. La maggiore d~fficoltà degli esami m questa materia, in cui non v1 è lusinga di ripi.eghi e scappatoie all'in(Teo-no nat ura Ie, nei. qua 1·I con precisione sì può accertare o o se uno sa o non sa, rende nnturalmente questi esami più temuti agli allievi; per questo timore essi dedicheranno allo studio delle matematiche tutte, 0 o-ran p~rte delle ore disponibili pel rispettivo lavoro individuale, fidando poi sulla memoria e sulla fantasia per cavarsela dagl_i esami di italiano e di francese. Questa è una delle principali ragioni per cui lo studio. 1

25

IN l'fALIA

delle matematiche fatto contemporaneamente a quello delle lettere, finisce sempre coll'esserne, nO'Il già un temperante, ma un incubo che lo soffoca elci inaridisce. Gmppo D. Classici

Tecnici

Geografia. ore 216 Storia naturale. » 180 Fisica. » 324 » . )) Chimica

288

720

1,152

Totale ore

Collegi militari

216

324 162

4,68

»

180

»

486

Guardando al numero delle ore d'insegnamento pelle materie di questo gruppo , si scorge subito la inferiorità dei collegi .militari, e la superiorità degli istituti tecnici. I corsi classici tengono un posto intermedio. Nel collegio militare abbondano la geografia e la storia naturale, in cui predomina essenzialmente lo spirito di inventario e di classificazione, e mancano la fisica e la chimica nelle quali si esercita la facoltà induttiva dall'esperimento. Ma a questa lacuna 'dell'istruzione secondaria militare si ripara poi nell'istituto superiore (accademia 6 scuola mi litare) nel quale fu trasportato l'insegnamento della fisica e della· chimica. G1·iippo E. -

Di"segno.

Classici niente. Tecnici ore 1'188. Collegi 1nilitari216. Essendo il disegno un'arte che s'impara essenzialmente col ripetuto esercizio, si fa manifesta a questo riguardo la superiorità dell'istitmto tecnico sul collegio militare. Nei corsi tecnici è consacrato al disegno un tempo circa cinque volte maggiore di quetlo dedicatovi nei collegi militari: con ciò si ebbe nei corsi tecnici di mira Io sviluppo negli a!Tievi di una attitu-


' '.26 LA QUESTlONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI dine che ha la più grande influenza sul. progresso e perfezionamento di una quantità di arti meccaniche ed industriali, a cui mira essenzialmente l'istruzione tecnica. . L'utilità del disegno ·pei miiitari non · hi/ bisogno di essere dimostrata. . . · Ma il disegno è anche una parte importanhss1ma della coltura individuale, e la maneanza di questo insegnamento nei ginnasi e nei licei costilUisce una vera l_acu11a., di. cui non saprei indi'care la ragione. _ Ed ora · riassumo cori un'ultima ta·bella le considel'azioni finora esposte, e con essa pongo l'addentellalo per altre considerazioni, a mio modo di vedere, non meno importanti . Corsi ·classici . _..........___ Gru ppi

delle materie d'insegnamento

Grt1ppo ,t

3852

61,32

2880

Gruppo B

10H

16,62

504

Grupp·o C .

666

. 10,60

1638'

Gruppo D .

720

11,46

1152

15,65

1'1 88

16;!:3

7362

99,98

Gruppo E

Totale

))

6282

100,00

39,10

I

1458 756 ·J296

·34',04

486 28~

11,35

3284

99,99

17,65

30,23 . 6,72 .

Il primo 'fatto che ci si appalesa da questa tabella; è quello della enorme·sproporzione tra il numero d'ore assegnate all'insegnamento delle lino-ue nei corsi classici e I·r numero di ore. assegnate adl:) analogo scopo nei corsi tecnici e nei collegi militari.

.

'z.7 Nei çorsi classici infa tti , l'insegnamento dell'ita_liano, del latino e del greco assorbe il 6·1 ,n °{o del totale delle ore d'insegnamento, mentre quello dell'italiano, del francese e del tedesco (o inglese) non ne ha per sè che il .39,10 °/ nei. corsi tecn ici, e quello dell'italiano e del franc.ese non assorbe che il 3.i,04- °lo nei ·co llegi mi liwri. Ed è precisamente in questo, che si rivela la più earalteristiea delle differenze che, distin- · guono gli studi classici dagli studi tecnici. Non sarà, credo, : fuori proposito il ~offermarrni alquanto a considerare la. parlata di questa diffe'renza. · Nell'istruzione in genere, e specialmente in quella cosi delta secondnria, ·· vi sono sempee due effetti da considerarsi; l'uno di questi effetti è il patrimonio di. nuove cognizioni, di cui man mano si arricchisce la . mente del giovanet to, l'altro è lo sviluppo delle sue forze mentali prodollo dall'esercizio che egli .ne deve fare pe1.' l'acqu isto delle- nozioni impartitegli, e lo svi-. luppo e temperamento del suo carallere prodolli dall a q ualità delle n9zioni stesse. In altri ~ermini l'istruzione va sempre considerata nei risu ltali, che dà come istNzione ed in que lli che dà come educazione. Ma quale di questi due generi d-i risÙltati è il più . impo rtante, avuto riguardo al periodo di vita compreso negli anni trascorsi dal giov inetto negli istituti .di istruzione secondaria? Mi permetla il lettore che per risponde re ad intl~rrogazione siffatta io ceda la parola a perso rwggì pit'.1 autorevoli. Ecco che cosa: dice il Ilonghi: « Giacchè ·s'ella (l'istruz.ione secondaria) doveva es« sere generale davvero, e prepnrare gli an imi dei gio« vani agli studi delle sc ienze od altre discipline spe-. « cialì delle professioni, bisognava che Q.tlendesse so« pratullo non già ad arricchire la mente di cognizioni « svariale e sconnesse, ma a renderla ag ile, sciolta, IN ITALIA

0


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LA QUESTIONE DEG LI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI

« pronta ed idonea a volgersi più tardi a quella parte « d'attività in telleuuale o prati ca, a cui il g iovane per

« genio o per bisogno si sent_irebbe inclinato »(Op . citata , pag. 10.2, vol II). E più sotto: « Ora che la cosa « sopra ogni altra importante sia l'accrescere questo « vigore e procurare questa attitudine (ad istrui rsi da « sè) parrà evidente a chiunque badi che io ogni caso, « per quanto si aumenti il numero dell e cognizioni « nell'educare il giovane, non se ne darao mai tante « che non gliene restino molte più da raccogliere ed « acquis tare dopo il periodo degli studi secondari. Il « che non vuol dire che non se glien e debba dare: « ma serve bensì a dimostrare come non si debba « convertire nello scopo principale dell'istruzione se« co ndaria quello che d i s ua natura non può essere « che accessorio» (Op. cit., pag. 109) . Sentiamo ora il Coppino: « L'istruzione secondaria è l'occupazione del futuro « uomo in un periodo di vi ta, nel q uale vo i non potete « domandare a lui i frulli della virilità. Voi sentite che « da l giorno che cos tui non si des tin a proprio al lavoro « manuale, egli non può far altro che addestrare-l'io« gegno, che ar.quistare cognizioni, che crearsi nel suo « cervell o uno strumento cosl ben foggiato, così Len « temperato, da poterlo applicare all'esercizio di qua« lunque siasi professione, allo studio di qualunque << siasi ordine di verità » (4) . Abbiamo adunque l'au torità cli due il lustri professori, di due ministri della istruzione pubbli ca, i quali sebbene avversari politici, trovansi d'accordo nell'afiermare che lo scopo essenziale della istruzione secondaria deve essere quello di educare e di sviluppare nei giov inetti piuttosto l'attjtudino ad imparare, che non il sape!.'e. (·I) Risposta al deputato Guala, tornata del 7 dicembre ~876.

lN ITALIA

29

Ma a questo scopo come conferisce lo studio delle lingue in genere e specialmente lo studi_o delle li ng~? classiche? Anche a questa domanda mi sembra pm conveniente il rispondere colla citazione delle opinioni delle persone più competenti. « La traduzione obbl(ga « la men te ad un lavoro delicato e difficile, la obbliga « a fare tentativi ripetuti con insistenza, perchè la meta « ti pare ta lvolta vici na, eppu re quando credi affer« rarla, eccola vieppiù discostarsi come la meteora « de l deserto. Questo è il merito psicologico della tradn« zio ne: poichè i migliori esercizi 8000 quelli eh~ hann? « per iscopo di ~volgere le forze che sono in not stessi, « piuttosto che condurre all'acquisto di qualche CO$a, « che sia fuori cli noi. Come la ginnastica giova al corpo « perché ne sviluppa le forze, perchè ci apprende a n~e.« glio valerci delle nostre membra e regolarne e « o·erne con sicurezza i movimenti, cosl la traduzion e « :iova allo spirito, perchè ne ingogliardisce le forze e « ~li inseo·na a meglio servirsi de lle sue facoltà nei lavori « ~~ntali per mezzo di ripetuti ed assidui sforzi e tcn« tativi. Lo studio delle lingue è un corso di filosofia « ad uso com une., è la logica più semplice e più vern « e deve perciò continuare ad essere la base dell'i<< struzione > (il ). Più sopl'a ho o-iè'.t accennato all'opin ion e che il Raineri aveva sulla prel'erenza da attribuirsi allo studio della lingua Ialina nell'educazione letteraria della g ioventù italiano. Sentiamo ·ora i due ministri gii\ citati: « Ora, scrive .« il T3oncrhi l'utilità di tali studi consiste nell'avvez« zare I~ ~ente a quella che è più diffic_ile e la ~iù « fruttuosa delle opere, a riconoscere iI pensiero propri o, « a contornarlo e ril evarlo bene, e procurat· che nelle

?m-

(I) R.HNKnr, op. cit., png. 260 o seguenti.

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30

LA QUESTIONE DEGLI UFillC!ALI E SOTTUFFlC!ALl

lN lTALlA

« parole l'immagine di esso come in uno specchio ri« .sp)en,da .non .ir1en.o ~piccata che· intera. Pet la pro·« prie~a di q~ella logica, . che. forma i linguaggi, lo « stu~10 l~ro e un esercizio meraviglioso delle facollà « ~·a?1o?at1ve, ma non iscompagnate nè sofo: giacchè « e rns1eme un uso delle facoltà d'associazione e di « fantasia. La sicurezza delle leggi, che governano le « parole. nella loro nascita e ne\ loro connubi confo« risce élgili ta allo spirito, come i fantasmi CO,SÌ .'mo)« teplici che essi esprimono, lo suscitano el o arde« chiscono. Se vi sono discipline, le ·qual i pit) che n·on « !o st1:dio dei linguélggi giovano ad educare questa o « quest altra delle faco ltà umane, niuna per fermo ve « n'ha che rie educhi meglio il complesso. · « Ora, dire che si deve porre a base di un'istru« zione educativa della mente umana lo st udio dell e « lingue, e dire che queste devono essere la latina e « dl~ gceca, è tutt'uno. Coloro, i·nvero, che propongono « 1. surrogare alle antiche una lingua moderna, sba« g!Jano per un altro verso la via . Spiegato diffaui il « perchè le lingue antiche devono restare il fonda<~ .mento dell'insegnamento sec.ondario, è indicato ad « un tempo come lo studio ne deve essere follo cioè « indirizzandosi non già alla pratica del la lingu'a, se « non per quanto questa serva a bene intendei·e ed a « rendersela propria, bensì uno studio rivolto a farne « abbracciare l'organismo, e riprodurne Jefattezze, a « comprendere lo stile diverso degli scl'iUori che la « :appresenlano, a capire le leggi che la governano, « insomma, se _la metafora ci si permette, ad appren« de~·e l'anato1:11.a. e la fisiolog ia del pensiero espresso « e 1I mod~ di riprodurlo. Surrogate una lingua mo« derna; essa non vi potrà rendere l'ufficio che vi ren . « dono le antiche, se non ,,i avrete consumato lo stesso << tempo, e non avrete seguito nello studiarla gli stessi

·31

« procedimenti, che tenet~ rispetto alle antic~e. Un~ « studio spiccio e rapido, come quello .che $.1 fa coi ·« maniiali di conversazione, · da .·capo ci farebbe smar« rire lo scopo dell'insegnamento secondario. . « Ora, quale delle lingue moderne sarebbe merite« vole e capac~ di cosi ostinato studio meglio d~lle « antiche? Quale ha una letteratura che si po·ssa, per « sicura e riconosciuta perfezione, paragonare all~ « lorof In quale, dunque, si potrebbe, meglio che in « esse, studiare come il pen~iero si suggelli coll e P.arole? .« Sono lingtie e letterature morte, è vero, ma appunto « per questo hanno una forma, su cui il tempo non « può più nulla. Esse. già giunsero a .quell'~ltezza'. a « cui il pensiero letterario · di UI,l popolo e 11 suo hn« guaggio· possono sperare . di p~ggia1:e'. e .c,iasc~na « nella sua storia ci mostra 1 gradi per 1 quali e sahta, « non dive.rsi da quelli .per i quali lo spirito . umano « ascende in ciascuno di noi dalla puerizia sino al« l'età virile . Appunto perchè morte da così gran lempo « e con tanto splend.o re, furono da tanti secoli l'og« O'elto di uno studio continuo, indefesso, come nesti p ., « s una JinO'ua moderna è stata nè poteva essère. ~rc10 « .0 oo·ni .Jo/)·fo.tto è saputo, ogni loro. peculiarità è co. . .. « ncisciuta; e tutti i loro fenomem sono rmtracciatt « nelle loro origini , o dove non si può, la stessa çiscu~ « rità divent3: di un insegnamento storico fecondo. «. Lo-studio loro quin di richiede.appunto q4ello sforzo, ·« che occorr.c perchè la mente ne sia rinvigo·i'ita e si « ollenga quel sùccesso, la cui speranza alleggerisce la « fatica e la rende cara . . . . . . . . . . . • . . . · « Se di vero le l·etteratul'e moderne a quelle « ~o.v1:a~ta.no quanto alla copia dei fatti sociali o scien« tifici, che esse sono in grado di esporre, sc.apitano « d'altra . parte al pai·agòne, se si · consid~ra !a qu.an-: « tità e qualità dei fotti .mol'ali ·e delle osservazioni •

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LA QUESTIONE DEG LI UFFICIALI E SO'l'TUFFlCIALI

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1N ITALI:..\ •

« prati che sull'indole dell'uomo e del cittadino, che gli « scrittori antichi esprimono e l'efficacia colla quale

« . . . . . . . . . . . « A dire dei danni che ad una società e ad una na« zione possono essere cagionati dal!? prevalenza di 1< certi studi, conviene avere esaminato diligentemente « di quali mali fossè ro autori eziandio presso altri « popoli, e se furono, e per quali ragioni le cose siano « per avventura diversamente procedute ». « Vi ha momenti, nei quali tutti gli timori buoni o « rei che serpeggiano pel corpo di una nazione si fanno « manifesti colla bontà o malign ità dei loro effetti.

« li espri.rnono; efficacia, la quale nasce naturalmente « da ciò che esse attingevano il sentimento delle verità « che enuinciavano, da una prima, imrnedia.ta, schietta « ~ vivace contemplazione della natura. morale, che a « loro si rivelaya per la prima volta tra le agitazioni « delle società politi.che, come la natura fisica si rivela « oggi a noi tra le fatiche ingegnose degli esperimenti « e l'uso industre dei lambicchi e delle storte. Perciò « la lettura dei libri antichi bene scehi ed ordinati « tiene luogo al giovane di una propedeuti ca morale « e civile, fornisce la sua mente di una ricca notizia « di fatti umani, e lo abilita allo svolgimento della << propria coscienza, meglio che non potrebbe fare nes« suna delle moderne letterature » (1 ). Dopo avere aggiunto altre considerazioni dedotte dall'e·ssere le lingue class iche la base ed il legame co mune delle moderne letterature, il Bonghi cita ancora la seguente conclusione, a cui venne la commissione inglese d'inchiesta, la quale sLudiò circa 1O anni fa le condizion i dei più irneortanti istituti di istruzione secon_daria di quel paese, e ne propose le richieste riforme; ecco la: « le lingue e !e letterature classiche devono continuare a tenere il principale posto nel corso degli studi >>. .Ecco ora qualche altro squarcio del già citato discorso del ministro Coppino. « L'onorevole deputato « ricordò fra gli altri il nome illustre di Baudi11ard « che nell'assemblea fràncese avrebbe chiamato ari-' « spandere dell'affanno che grava e rende ansiosa la « società francese (2) gli studi del greco e del latino

revoli e rélative appunto alla in/luenza che si possa attribuire agli studi classici nelle sventure della Francia " Ed ultimamente il Baudillard diceva precisa mente che una delle 'I. cause dei disastri (lella Francia era quella d'aver creato troppi « dottori in lingue antiche e non abbastanza gente illuminata dalla « fi losofia moderna e dalle cognizioni politiche della vita civile ». Monsignor Dupanloup nella tornata del 28 maggio ·1812 dell'assemblea francese pronunciò le seguenti parole, che, a parer mio, meritano la più grande attenzione: « Eh bien, la vérité siwple, la voici: c'est que ces grandes études littéra.ires et philosophiqucs qui ont été la gioire du grand siècle littéraire de la France, et la gioire dc toutes les grandes nations qui se sont élcvées au premier rang; car, comm'on l'a dit: il n'y a pour aucun peuple, sans la grandeur cultivée des esprits, de prbpondérance durablo sur la terre (tres vrai!). Eh bien, ces grandes études depui..; soixante-dix ans sont chez nous dans un abaissement continu . . . . . . . ce ne sont pas mes affìrmations, que je vais prendre la Iibcrté de vous faire entendre, ce sont des anciens ministrcs de l'instruction pnblique des plus illustres. . « J'ai nommé l\i. Guizot, je puis oommer l\f. Villemain, je nommerai avec. plaisir et avee reconnàissance M. de Salvandy . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . Donc voic i cc que ces messienrs; dans de rapports publiés et célébres; disaicnt de ,1842 et ·1847. M. de Salvandy faisaitobserver - je cito testuellemcnt - « qu' aujourd'hui .(,1847) la France, avec ses 36 milions d'amcs n'a cn tout dans 365 colléges, ou dans les établissements privés, qu'un nombre d'élèves à peinc égal aux 75,000 élèvcs de l'ancien regime ». ;11. Villen,ain avait écrit et imprimé précédemment, en ~ 842, dans un rapport au roi, le paroles que voici « L'état présent de la France ne nous donne pas sur l'en-

(,1) Op. cit., pag. •IQ,t e seguenti. ('.Z) Cito le parole del deputato Guala, alle quali allude qui il mi-· nistro Coppino, per contrapporre loro altre citazioni non meno auto-

ANNO XXII, .VOL. 111.

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34,

lN' ITALlA 35 Segue poi l'oratore affermando che le ort3 consacrate nei ginnasi e li cei della Prussia all'insegnamento del greeo e del latino sono in. numero molto maggiore ..che non in que lli d'Italia; e non solo ciò, ma nelle stesse Scuole Real-i prussiane, corrispondenti alle no~tre scuole ed istituti tecnici·, si insegna il latino, e per tempo di poco minore di quello impiegato a tal e scopo nei nostri corsi classici, e soggiunge a questo proposito: 4l e l'introduzione dell'insegnamento della classicità in « mezzo agli studi coi quali il mondo presente si af« ferma colle sue scienze e colle sue bisogne, non è un « fatto del passato, ma una necessità de l presente: ... « Del resto ciascuno di voi, onorevoli colleghi, sa quale « proporzione tengono in Francia e Germania gli studi « classici rispetto all'educazione dell'età giovanile. Ve« dete se lo stato dei. due paesi conforma o distrugge « i sospetti . . . . . « Ho udito qui ripetersi quegli argomenti che molti « adducono contro lo studio dei classici . . . . . Si « disapprova che l'età giovanile in tanta parte si im« pieghi e si consumi nel'lo studio di. paro le e di cose « morte, e ad essa si richiegga in quelle lingue tan ta 4' ahi lità eia potere significare colle antiche fa ve Ile « i trovati, i des ideri, le cognizioni di questi tempi « nuovi. ,« Ch'e giova avete imparato a .canta're in versi ·al.« caici, greci o latini, la. maravigliosa scoperta del te« legrafo e descrivere in esametri la forza e le appli« cazioni innumei·evoli della macchina ·a vapore? ~fa « se questa è l'accusa, credo sia ben altro l'intendi.« mento di coloro i quali raccomandano gli studi clas« sici e Jo avere per la mano assidua gli antichi esem« plari. Imperocchè essi pensano, né una larga. e sagace « esperienza troppo li condanna, che a i:,;volgere le mo!-« teplici virtù dell'intelletto nessun'altra coltura sia più

LA QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUtrFJCIALl

« Questi motnenti sono fra gli altri quelli nei quali « esse lottano per quei beni supremi che son.o la li« berLà e l'indipendenza ad esempio. Noi abbiamo as« ·sistito pensosi . ad alcune ài queste lotte, e quale « era tra i combattenti la proporzione delli studi clas« sici e quanta in quella nazione, che, se lasciò altrui · « tanta cagione di rimpianto, porse ad un tempo così 11. largo campo di. nobile emulazione? (bmvo!) . . . . semble dc la société ·rrançaise 80,000 citoyeos munis d'une instructioo complete • . . . . · e Et M. Salvandy faisait observer qu'il y avait en 1760, qua.ud la France ne comptait q~e 24 milions d'habitants environ, 740 colléges dont on a découvert l'existence .. .. dont !es traces nous sont restées. Les élèves y montaicnt environ à 75, 000, axquels il faut ajouter environ ~ 00 autres çolléges dont !es états ne nous sont point parvcnus; ét il faudrait cncore ajouter tous ceux, dont le nom n'est pàs arrivé jusque à nous, et la foule d'étudiants connus et inconnus, que chaque communauté, chaque chapitre, chaque curé daos sa paroisse, et presque chaque ecclésiastique élevaiont dans Jes lettres latines, et auxquels il faisaient fa ire Jeurs hÙmanités (tres bien! tres bietil), la ·..différcnce dc l'ancien regime à l'état présent est donc énorme, puisque · la population du ro yaumo s'est élevée dans la méme P,roportion, où la population lettrée a decq1. Voilà messieurs, ce qu'ètait l'ancienne France! l> (Discussione del progetto di legge di reclutamento, pubblicazione della libreria Germcr-Bai llière, pag. 26). Se il lettore anà J'avverte_nza di riferire la data del ~760 a quella del ~ 789, e quelle del ~ 842 e ,f 847 a quella del ~ 870, non potrà nòn rimanere. colpito dalle citazioni di monsignore ·Dupanloup. Vincenzo Gi9berti in quell'epoca, press'a poco, a cui si riferiscono le citazioni orn riportate scriveva: cc e coloro, che governano gli Stati italiani, si guardino dall'imitare la sapienza di certuni, che testè abolirono in Francia le ultime reliquie do Ila Jatioità accademica, quando ehi avesse fior di giudizio dovrebbe piuttosto ·rimetterla in piede .....

· .... . • La guerra· che si fa oggi contro il latino e il greco muove dallo stesso principio, per cui i cultori delle scienze fisicht e mate• mat'iohe disprezzano la filosofia, le meccaniche, industrie ed ·i traffici sovrastanno alle lettere, alla morale, alla ~ez.igionc, e_il genio plebeo e democratico all'a,ristocrazia riaturale degli Stati, e cospira a par - . torire i medesimi effetti, cioè a 1·ioondu·rre nel mondo la ba1·ba.r ie >, ,_ Pensi!èri sulla letteratura, ecc., già citati, pag._ 153s54. ,.)

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LA QUESTIONE DEGLI UFFJCIAL! E SOTTUFFIC[ALI

adatta . . . . . . . . . L'effetto degli studi classici « non vi appare forsP. nè subito in una maggior quan« tità di materiali guadagni, sebbene anche questi renda « possibili; lo scopo loro diretto non è qui. Sarebbe « travisare e immiserire una qu estion e che ha su« prema importanza per tutto il mondo civil e, a non « dire per noi Italiani, pei quali la lingua e la storia, « l'arte e la scienza hanno tanti e così fecondi con « giungimen ti con la lingua, la storia, l'arte e la scienza « delle generazioni antiche. « Non è questa la sola questione intorno alla qua le « si dividono gli uomini, quando anzitutLo non si de« termina bene l'oggetto e lo scopo, e molle volte si « attribuisce alla sostanza quello che meglio dare si « dovrebbe al metodo ed alle prove. li che parmi che « avve nga anche ora, lo dandosi i buoni, o i piacevoli « effetti dello studi o dell'antichità, e lagnandosi che « troppo tempo alla medesima sia conceduto. Ma questo « tempo a qu al e altra disciplina è sottratto, di sciplina « che possa essere abbracciata e ritenuta nella sua « incertezza e che come esercizio delle facoltà men tal i « possa produrre i medesimi buoni effetti? » «

Con tulle queste citazioni, che potrei ancora prolungare se non tem essi già d'aver oltrepassato i limiti della discrezione, io ho voluto , non solo colla autorità dei nomi citati, ma eziandio coll a efficacia degli argom enti da lorn riportati mellere in so~lo le verità seguenti: che il periodo di studi corrisponden te all'età trasco rsa dai nostl'i aspiranti uffic iali nei collegi militari deve avere per iscopo essenziale la ginnastica dell'intellello e àel cuore, la coll ivazione armonica di tutte quelle virtualità, che più tardi dovranno produrre l'uo mo colto e virtuoso; che a tale scopo conferiscono essenzialmente gli studi delle lingue in genere,

IN ITALIA 37 e speciàlmente quello delle lingue greca e latina; che quindi i corsi classici, nei quali questo studio è anche completato con quello della filosofia, sono quelli, in cui l'educazione del futuro uomo è più accurata e perfetta. Gli. studi così detti tecnici ebbero la loro origine dal bisogno di fornire di una certa coltura quei giovanetti che SL destinano al commercio, all'agri coltura e all'industri a, e tutti quelli, per dirlo in breve, che si destinano alle professioni, eh~ hanno per iscopo unico ed imm ediato la conversione della · scienza in produzione di ricchezza concre ta e palpabile; per costoro, tenuto conto anche delle condizioni di famiglia in cui generalmente si trovano, parve un tempo sprecato quello impiegato in così larga mi sura negli studi letterari delle lingue classiche, e parve molto più utile l'arricchi rne la mente con nozioni di scienze naturali, di matematiche, di lingue moderne, dalle quali nozioni essi avrebbero potuto ricavare un profitto immediato e con tinuo nell'esercizio dell e professioni, cui rispettivam ente si deslinano. Laonde la differenza caratteristica tra corsi classici ~ corsi tecnici, a mio pare-re, consiste in questo: che la istruzione tecnica, pur non trascurando in certa misura Io sviluppo delle facoltà mentali del giovanetto, mira essenzialmente allo scopo di arricchirlo di cognizioni di una utilità immediata nella vita pratica; che la istruzione classica, invece, ha per iscopo essenziale lo svilu ppo nel giovanetto dell'atti tudine ad arri cch irsi di utili cognizioni in avvenire, temprandone intanto l'ani mo e l'ingegno ad aspirazioni verso un utile più remoto, più ideale, e, mi si permetta l'espressione, meno prosaico. Ammesso ciò, osserviamo la tabella riass untiva , ch e precede queste ultime considerazion i e non tarderemo


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IN ITALIA

LA QUESTIONE DEGLI UFFICIAL I E S0TTUF11IC1AL1

a ri.levare come l'organismo degli slUdi nei nostri col-· Jegi militari - dai quali sono bandite le lingue classiche e la filosofia - li facc ia molto più partecipi della natura degli studi.tecnici, che non di quella dei classici;. e diffatti la cosa fu intesa così (1) quando si posero le condizioni, a cui gli allievi dei collegi militari costretti ad interrompere i. corsi, possono essere ammessi in, corsi cofrispondenli degli istituti tecnici. . Ora io domando: la professione dell'uftìciale può ella dirsi per indole più affine alle professioni, così dette tecniche, o non piuttosto a quelle accn demich e? Il lettol'e, che mi lJa seguìto fino a questo punto, conosce già la risposta che mi e,rompe dall'animo· a tale interrogazione; se vi ha professione la quale si possa proprio dire agli antipodi di quelle che hanno per iscopo immediato la produzion8 della ricchezza in li re· e cen tesimi , questa è certamente la militare. Ammesso, ciò, perehè si dovrà nella educazione preparatoria agli istituti superiori, dove si forma l'ufficiale, lasciar predominare questi elementi che costituiscono il caratteredella educazione del commerciante, dell'agt·.icohore , · dell' industriale? E noti bene il lettore che io parlo dell'ufficiale educatore e guidatore di uomini alla battaglia. e non parlo del puro ingegnere militare, il quale nella gran massa di ufficiali occorrenti all'esercito non costituisce che una piccola. eccezione. :\fa getliarno ancora uno sguardo sulla tabella già

citata. Negli istituti tecnici le ore d'insegname.nto dedicate alle matematich,e e scienze naturali sono il 37;90 °/0 del totale; nei collegi militari invece sono il t--11,58 ¼Da queste . cifre emana spontanea la segue12te osser(,I) Giornale militare ~ 87 4, parte

ia,

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van za che negli istituti tecnici, il cu i scopo è di educare uomini dedichi al traffico o alla trasformazione della · niateria in ricchezza, gli studi del calcolo matema ti co e delle leggi che governano la materia hanno minore svi luppo che non ne· collegi militari il cui còmpilo è preparare i g iovanetti: ad una professione, nel cui esercizio è prima e costante necessità la conoscenza e il calcolo degli agenti e delle probabilità morali. -Nè a compensare -questo eccesso di positivismo nei collegi militari basta la superiorità che. in essi si riscontra nel tempo consacrato all'insegnamento delle materie letterarie: poiché questa superiorità è rappresentata cla'll a differenza che corre tra il !H,69 °/o delle ore consacrate all' insegnamento delle lingue e storia O'ei collegi militari e il 4/:S,95 °/o dato allo stesso scopo negli istituti tecni,ci. Questo rapporto numerico è- profondamente alternto in senso sfavorevole ai collegi militari dal fatto seguente: nei cors i settennali della istruzione tecnica l'insegnamento delle materie letterarie, di quelle cioè che nuclriscono e sviluppano la fantasi a e l'inimaginazione, vi è graduato per modo, che nei primi ann i (delle scuo le tecniche) esso vi ha una notevole pre,ponderanza su quello dellP, matemat iche e scienze na~urali (·I). Ciò fa sì che quando il giovi netto arriva ad (4) Scuole tecniche: Lettere e stol'ia. Ore per se Ltimana

l'anno.

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2' anno .

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:{• anno .

JO 'h

pag. 44 3.

..

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Matematiche e scie nze naturali 01•e pe1· settimana

5 (aritmetica) 6 (geometria)

H 'h comprese 4 ½ di cornputistnia


,,i,0

LA QUESTIONE DEGLI UFl'ICIALI E SOTTUFFICIALI

-essere con maggiore intensità occupato nelle scienze ,esatte e sperimentali, esso, fino ad un certo punto, ha la facoltà immaginativa già temprata per modo da non rimanerne pìù così facilmente inaridita. Per contro nei collegi militari questi due insegnamenti procedono .paJ"alleli e per modo, che, a dirla in breve, lo studio ,delle matematiche soifoca giorno per gforno - colla maggior mole e colla maggiore intensità di applicazione che richiede - tutti i germi gettati dagli studi letterari pella.educazione della facoltà immaginativa ed ·estetica del povero paziente. Ora, io comprendo l'inten,,ento delle matematiche e delle scienze naturali'nella educazione come un mezzo per temperare la baldanza giovanile e dare allo spirito calma, ·moderazione e rigore di ragionamento; le co mprendo c:ome un freno dato alla mente del giovanetto, .atfichè con esso governi gli slanci della propria immagin azione; ma se le matematiche e le scienze così dette positive colla loro soverchia prevalenza in quel periodo dell'età, in cui si formano e si sviluppano le facoltà del giovanetto, diventano un peso che schiacci, o una gelida brina che intirizzisca in esso tuuo ciò che è slancio, fantasia, aspirazione all'ideale; se insomma mi si vuol produne un S. Tommaso che non creda più ad altro che a quello che si può dimostrare coll'abbaco, o toccare con mano, in allora, francamente, io chiede rei ai nostri collegi militari piuttosto dei poeti e degli 1'.deologi; poichè questi faran sempre .più buona prova che non quelli scettici, a cui suonano come fole le verità storiche e morali e tutto il vero che riposa in quel mondo immepso e .fecondissimo che sfugge alle formale dell'algebrista e al micoscropio del naturalista. Lo s tudio delle matematiche e quello delle scienze sperimentali imposti al giovanetto, le cui facoltà mentali abbiano già raggiunto un d iscreto grado di armo-

,i, 1

IN l'F'ALIA

nico sviluppo per mezzo di studi letterari, sono una ginnastica utilissima, che ne rafforza l'energia mentale, e la addestra all'astrarre e al dedurre, all'analisi p11ecisa, all'associaz_ione e combinazione delle idee, alla cla:ssificazione delle nozioni e dei fatti, nello stesso tempo ne arrichiscono la mente di un corredo svariato di utilissime cognizio.ni . Quando invece l'applicazione a questi studi sia troppo precoce ed in soverchia misura, essa schiaccia la mente del giovanetto, la spossa e la inaridisce per sempr~, oppure, come spesso. avviene, la gonfia producendo aborti boriosi della propria vacuità. E sono poi questi aborti, che profusi in un esercito p11oducono quelle innondazioni di ricette infallibili di vittoria ad ogni nuovo successo, o disastro militare, profondono patenti di nullità e di as inità distribuite a larga mano a chi ieri era il Dio della guerra, e oggi, benchè battuto non cessa d i essere una personalità degna di rispetto, pronunciano quelle condanne assolute o quelle non meno assolute apoteosi di istituzioni, colle quali si perdette, o si vinse, unicamente perchè con esse si perdeue oppure si vinse. Il vero perchè sta sempre in una sfera di idee superiori alla portata di costoro, che vedono i fatti solo perchè fatti; che mirano sempre all'effetto immediato e non mai alle cause che hanno prodotto quest'effetto. Pet· costoro le vittorie di Federico si ebbero facendo avanzare la spalla destra o la spal la sinistra, e allargando un focone; quelle. della rivoluzione col marciare maestosamente in :.nassa, quelle dell'impero colle linee interne, colle grosse riserve di cavalleria e di artiglie1~ia, quelle prussiane del 186ti col fucile ad ago, quelle del 70-7~ coll'avanscoperta, colle colonne di compagnia, e-Olle masse d'artiglieria, colle mosse aggiranti .... • e se salta uno a dire che i principii della guerra sono eterni

e:


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!.A QUESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALI

IN ITALIA

ed immutabili .... se salta su il maresciallo di Sas-· sonia a parlare del cuore ·umano, Réver-ies!)i esclama, fantas ti cherie o scolastiche dissertazioni! Ora io mi prend o la libertà di affermare colla con,•inzione più profonda, che, anda ndo di questo passo, noi alle ornai cadute celebrità di manovrieri sulla piazza d'arm i, sostituiremo nuove celebri tà di manovrieri sulla. carta o nella tattica di n .mo grado, ma che in una prova solenne, in cui ci stia. di fronte un esercito, nel quale · lo studio del cuo1·e umano sia nella massa degli ufficiali non rneno diffuso e ben compreso dello studio delle torme este ri ori e superficiali della tattica, queste celebrità della carta e del terren o vi faranno la stessa · figura di quelle della tattica di piazza d'armi d'altra voiLa . . . . e forse anche peggio. Ed è per tale mia profo nda convinzione, che io mi sono deciso a buttar giù questo mio scritto persuaso, a priori, che non riuscirò '.a convincere neppur uno di coloro che non credono ad altri fatti che a quelli< probabili o dimostrabili coll'equazione algebrica; ma · non meno persuaso di eccitare nel riostro mondo militare {JN OGGI 13EN SUPERIORE INTELLETTUALMENTE E, MO-

tale da scongimare, per quan to umanamente è llossibile. i pericoli e i dan ni elle derivan o dalla scarsità e e dalla imperfetta organ izzazione degli studi. Che anzi, io mi fondo essenzialmente sulla incontestabile superiorità ·de i collegi militari in tutto quanto concerne l'educazione del cuore e del carattere che si svolge dal contatto dell'allievo co' suoi maes tri ed educatori, per desiderarè ardentemente che questi istituti siano portati alla . voluta altezza in tutto il resto, e diventin o così centri cl i perfetta ecfocazion e cittadina e milita re . To rniam o all'argoment.o. L'attuale ord inamento dei nostri coll egi militari analizzato ne lle sue attinenze cogli studi che cost ituiscono la base generale di colturn d'ogn i persona co lta, e cogli studi che ' COSlituiscono la base delle varie profess io ni non manuali, pl'ocluce in rne la convinzione, che esso sia staLo inspirato al co nce tto di produrre specialmente degli ufficiali d'artiglieria e genio, e· questi ufficiali prod uri i eccellenti sopratutto in q nella. parte, che costituisce il buon ingegnere mil itare. La preponderanza degli studi maten iatici su quelli della letteratura e della filosofia, la meta che si propone a stimo lo delle giova:iili amb izioni nei dorati spallini di tenente di arma dotta, fanno sì che i più iutelligenti e i più studiosi degli allievi dei nostri collegi.militnri facciano oggetlo di tutte le loro aspira~ioni, di tutti i loro sfÒrzi l'a mm issione all'accademia milita1:e . E così, al momento dell a separaz ione degli allievi, per entrare gli uni :illa scuola mi litare, gli ahri all'accademia , avremo già una categoria di eletti ed un'altra di sca1'tati, una categoria di 1·iusciti e.cl una categoria dì /alliti; prnceùendo oltre, avremo altri scarti in quegli all ievi del l'accademia e della scuola di appl icazione, che ca-dranno alle prove di esame; e qui si fa rà sempre pi ù

llALMENTE A QUKL LO CIIE SARA QUANDO NON ..\VHE~I.Q PI Ù CHE

una scintili a di discussione, un grido di allarme, che non sarà.' certamente inutile all'avvenire ciel nostro paese. E qui mi sento in obbligo di soggiungere subito una spiegazione, ed ecco la: qi1ando io affermo che gli attuali collegi militari nos tri. non sono in grado di produ rre ufficiali come si richiedono, io mi riferisco esclusivamente a quella parte di ed ucazione che è prodotta dalla qual ità, quan tità e proporzioni dell'insegnamento cattedratico; imperocchè il concetto prevalso fortunatamente nella scelta degli ufficiali preposti in questi istituti al governo ed all'istruzione dei giovanetti, è UFFI CIALI lST!IU ITI NEGLI ATTUALI COLLEGI mr..lTARI}

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LA QUESTIONE DEGLI UFJi'ICIALI E SOTTUFFICIALI

chiara la distinzi0ne di eletti per le armi speciali, di s.ca1·tati pe·r le armi di linea. Questa osservazione mi oonduce a ·completare l'espressione del concetto ispiratol!'e dell'ordinamento dei nostri istituti militari di istruzione secondaria colla formola seguente: - facciamo coi riusciti ingegneri degli ufficiali pell'artiglieria e pel genio; cogli ingeg0e,ri mancnt:i faccia.mo degli ufficiali per fa fanteria e per la cavalleria. -La formola potrà parer dura, ma nel fondo è vera. Ma è la giusta? domando io. Si può a prior·i stabilire questa inferiorità intellettuale in quelli che pur ~ostituiscono la massa più numerosa e più importante dell'esercito'? Eppure se nelle condizioni attua li si volesse sceverare fin da principio quelli che mostrano poca attitudine agli studi matematici, per dar loro un maggior grado di coltura in altri rami scientifici non meno, .anzi più importanti pell'ufficiale in genere, si troverebbe tosto necessari.o porre uguali studi aiilche per gli ufficiali delle armi !-peciali, e non a torto; poiché, -s.i sa, questi devono, oltre all'essere ingegneri, essere ..ufficiali, e non meno istrutti di qualsiasi altro in tutto quanto costituisce l'ufficiale colto; · ma in tal caso il .già lungo tirocinio di studi occorrenti pelle armi spe,.ciali si farebbe ancora più lungo e per non far troppo lungo questo tirocinio degli aspiranti ufficiali di genio · .e artiglieria, non si volle fare abbastanza lungo quello degli aspiranti ufficiali di fanteria e cavalleria . .Ecco il perchè gli ufficiali delle armi di linea sono presso ~oi non già uffic iali rLusciti, ma ingegneri mancati. l~ un circolo vizioso, che bisogna pur rompere, se si vuole raggiungere il risultato importantissimo di avere J1elle armi di linea quel grado di coltura e di prestigio .che sono necessari al giorno d'oggi. E per rompere

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questo circolo vi,zioso occorrono radicali riforme nell'ordinamento degli studi IYei nostri collegi militari. Ora mi si permetta ancora un'altra considerazione. Come h0 già detto, gli studi del- collegio militare sono · affini e in certo modo pareggiati agli . studi tecnici. Questo fatto produce già per se stesso un momento di teuibile perp1lessità in molti dei gen itori che stanno p~r d~cidersi a far intraprendere la via dei collegi m1litar1 ad un loro figlio. i\Ioltissimi, anzi i più · dei figli di genitori cJie non ne abbiano trascurata I' educazione hanno già da qualche anno compiuto i corsi delle scuole elementari a quell'età, in cui potrebbero essere ammessi al collegio militare1. .E moltissimi sono j ouenitori , Ì quali . avviano i loro figli agli studi classici appunto per non votarli già, in quell'età in cui tuHo è ancora virtuale nel giovanetto, irrevocabilmente ad una professione tecnica. Di modo che moltissimi sono i figli che all'età di ,13 o ·15 anni hanno già compiuto due o anche quattro delle clHssi ginnasiali . Eceo ora i genitori di questi figli al bivio. Se il figlio, crescendo in età, mostrerà di non essere inclinato alla professione militare, egli non · p.otrà più ripre~dere la. via dèll'università, senza sagrificare gli anni passali nel co llegio militare, e r1 ueH'altro tempo occorrente per riprendere il filo degli studi classici interrotti; egli sarà così quasi inesorabilmente assegnato al!e carriere tecniche. Ed anche per queste ecr]i 0 in~ontrer.à delle difficoltà e dei sélgrifizi di temp o, po1chè l'msegnamento dei collegi mili'tari non comprende tutte le materie insegnate negli istituti tecnici; e quindi il giovane dovrà sottostare ad altri studi e il padre ad altre spese, per superare gli esami di :m-


46 LA QUESTIONE DEGU UFFICIALl .E SOTTUFFICIALI missione ~oncessi a _chi vuole d!l. un corso del collegio militare ,transitare a corso corrispondente dell'istilnt.o tecnico. Questo carallere di esclusiviU, dell'istruzione dei nostri collegi militari impensierisce adunque molli genitori, e restringe notevolmente la base del reclu1ament·o di allievi pei nostri. collegi militari, riducendola quasi esc;lusivarnente a coloro che furono avviati agli studi tecnici fin dall'infanzia . Oppure questa base si allarga per comprendere i giovanetlì in 1·ita1·do e negli studi classici e nei tecn ici, il cl1e, non-potendo generalmente accadere se non per colpa dei parenti o per scarsezza di mezzi intellettua li dei giovaneui, J'idonda · di grave danno allo spirito, al livello di coltura, al prestigio dell'eserc ito.

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Ed ora riassumo : 1. Nessuna professione nella moderna società richiede una e.ducaz ione più completa ed elevata di .quella -che richiede· la professione milita.re. 2. Ammesso questo, l'istruzione e l'edueazione dell'aspirante uffìciale in quella età,, in cui nel giovanetlo si coltiva il futuro uomo, non può nè deve essere inferiore a quella che si impartisce ai predestinati alle più elevale posizion i socia li. 3. I collegi militari, pel modo con cui vi sono organizzatì gli studi e regolate le condizioni di ammissione, sono quelli che presentano le minori guarentigie di una buona base di istruzione e di educazione nella età infantile, e di una buona istruzione. nell'età dell'ad.olescenza. . i. Oltre a ciò l'istruzione dei nostri collegi .mili , · tari ha il carallere dell'istruzione tecnica, che è la più lontana per indole dal genere di coltura, di cm deve essere nudrito l'ufficiale.

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47 5.- Anziché proporsi,. nel!' ordinamento degli studi ' nei collegi militari nostri, lo scopo 'di p·rodnrre ingegneri riusciti o ingegneri falliti, dovrebbesi mirare anzitutto a produrre uf{tciali nusciti, per trarre poi da questi il ristretto numero di ingegnerì militari occorrenti all'esercito. 6. Il poco rigore nell'accettazione, il grado d'istruzione inferiore a quello delle scuole classiche e delle scuole tecniche, il precludere la via ai gradi accademici, il renderla meno agevole alle professioni tecniche, sono tutte condizion( che tendono a far sì che la base del reclutamento pei collegi militari si vada riducendo ai giovanetti di più ristretla coltura, di educazione più negletta. Di ciò sono essenzial~ente responsabili i geni tori; il che fa temere che l'esercito venga a trarre i suoi ufficiali in buona parte da quelle famiglie, nelle quali non sia cosi vivo quell'elevato sentimento del dovere, che deve essere instillato fin · dai primi anni in coloro che si destinano alla · carriera dell'ufficiale, a quella carriera, in cui la tempra morale dell'uomo è messa alle più ·aure prove. 7. Da tutlociò risulta una fatale concatenazione <li cause ed effetti reciproci, per la .quale gradatamente .decadé il prestigio della carriera delle arm i, e con esso lo spirito mi litare nel paese e là _salda tempra dell'esercito. Io sono ben lu_ngi dal creq.ere, amo ripeterl0, che tutte queste mie considerazioni riescàno nuove ·a quanti si occupano di lj uesta capitale questione del reclutamento degli uffidali; epperciò io attribuisco ad una principalissima, se non unica cagione, le condizioni presènti dei nostri istituti militari di istruzione secondaria, e questa è la difficoltà che si provò · dal 1866 in qua nel trovare il numero sufficiente di aspiranti alla carriera militare . lN lTALlA.


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Noi sappiamo infatti che i collegi militari di una volta si estinsero per mancanz,-a di alunni; e quando si fecero rina.scere, era naturale che la preoccupazione prin ci pale fosse ·quella di riempirli per dar loro un nuovo principio di vitabilità. Per ottenere questo risultato si presentavano due vie diverse : la prim à, quella di promettere all'aspirante ufficia le un avven ire così lusinghiero da far sì che la carriera mi litare, la quale ha già in sè tanto potere di seduzione sugli animi dei giovanetti, avesse uguale attraLtiva anche pei ge nitori, che si preoccupano seriamente dell'avven ire della loro prole. La seconda era queqa di mettere l'entrata nella carriera militare in tali condizioni, mi si permetta l'espression.e, di buon mercato e di comod ità, da attirarvi den tro tutti i figli di coloro, sui quali queste condizio~i hanno maggiore imperio. Essendo per le condizioni finanziarie dello Stato impossibi le appigl iarsi al primo partito, fu giuoco forza appigliarsi al secondo. La dil igentissim a cura usata nella scelta del perso nale di governo dei nuovi collegi militari presenta tutte le guarentigie che da essi si trarranno dei gen tiluomini e degli ottimi soldati. !fa ciò non basta. Noi abbiamo bisogno di. trarne degli ottimi ufficiali, noi abbiamo bisogno di trarne ufficiali colti, i quali facciano salire e rnantengano alla voluta altezza la coltura intellettuale dell'esercito, il quale al giorno d'oggi è una istituzione che ha influenza dec isiva nella educazione moralé ed intellettuale del pllese tutlo, ed è nei momenti so le:rni tutta la parte valida della nazione, che combatte pei beni suprem i di essa. Rassegnamoci adunque al rimedio provvisorio detta to dalle imperiose urgenze di un momento, ma non trascuriam o di provvedere con salde isti tuzioni, ispirate alla vera natura delle cose, alle non meno imperiose e

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molto più importanti esigenze di tutta la in tiera vita dell'esercito e del paese. E per provvedere in modo veramen ie radicale e duraturo a cotali esigenze converrebbe anzitutto riprendere in esam_e le due vie sopra indicate, quella cioè delle attrattive della carriera e quella della facilità di accesso, e vedere se non vi sia per avventura il mezzo di for tanto, e nell'una e nell'altra, da ottene re lu scopo vero a cui si deve tendere, di avere cioè il numero voluto di ufficiali e di avere ufficiali forniti delle doti necessa rie a tale professione. Per quanto concerne le attrattive della carriera, poco si potrà fare finchè durano le diftìcolLà finanziarie; ma pur qualche cosa., si può fin d'ora, come mostrerò in seguilo. · Per quanto concerne la faci lità di aceesso, io credo che il buon mercato e la comodità si devono cercare, non già nella soverchia indulgenza per quanto si riferisce al sapere, ma piuttosto nel richiedere poco t'n denaro e nel togliere ai primi passi della carriera militare quel carattere di irrevocabilità, che tanto impensierisce molti e molti dei migliori padri di fam igl ia. Limitandomi per ora ad una semplice proclam azione di principii riguardo ai collegi militari, io faccio voti perchè l'istruzione in essi impartita sia la classica, sia quella cioè che dà la più perfetta educazione intellettuale, e che no_n importa seco l'irTev<Jcabile votazione a nessuna speciale professione. Questa istruzione sia nei nostri collegi militari comple tata eoil'insegnamento del disegno d'ornato, di figura e di paese. Una volta accettato il principio, si potrebbe benissim o nella sua attuazione seguire un in di rizzo, che da una parte conducesse a vantaggiosi perfezionamenti dell'istruzione attualmente impartita nel gionasìo-li ceo, (e ciò tanto in genere, quanto in ordine alle speciali ANNO

xxu,

VoL. 111.

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esig~nze degli ulter,iori studi professionali dell'aspirante ufficiale); dall'altra realizzasse anche il risparniio di almeno uno degli ollo anni attualmente richiesti per c_ompi ere regolarm ente i corsi del li.ceo-ginn asio. Questo risparmio non mi sembra molto difficile pensando alla certezza di p_iù metodico ed economico impiego del tempo, che si ha nei collegi convitti, non solo durante l'anno scolastico , ma specialmente dmante le vacanze che ordinariamente sono di tre mesi abbon dauti. Io credo piu ttosto che : riducendosi l'età d'ammissione ai limiti 12-14 anni, ponendo un esame di ammissione, a cui non fosse troppo difficile prepararsi in due anni dopo compiute le scuole elementari e corri spondente all' incirca a quello del passao'n'io dalla 3a alla 4"- ginnasiale, si potrebbe in cinqu e ~~ni di col-· legio militare raggiungere senza troppa difficoltà un grado di istruzione superiore in esten sione e profondità a quello a cui generalmente si arriva nei O'innasi-!icei ordinari. E in questa mia credenza mi inducono i ri sultati ottenuti in alcun i istituti privati. La p rincipale obbiezione che io prevedo sollevarsi contro questa mia prop osta è questa: - ì\la tu, Lrilsformando i nostri collegi militari in istituti di prepa~ razione alle università, rinnoverai il caso della chioccia, che covò uova d'anitra, e quando avra i ben fatti sb occiare i tuoi pulcini, essi ti sfuggira nno per correre alla univers ità , e così invece di avere allevato guerri eri, avrai prodotto avvocuti, medici e simi li. . Questa eventualità che costituisce oggeao di apprensJOne pel mio supposto contraddittore, è invece per . me una ragione di pi ù per cald eggiare la mia proposta; quand'anche nessuno degli allievi dei colleo-i militari entrasse poi negli istituti superiori per dive~1 ta re uf-

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ficiale di carriera ipotesi del resto non ammessibile - noi avremmo già fatto non poco, abbozzando con qualche anno di educazione militare tanti. bel li e buoni ufficiali di complemento, che si ritroveranno in quei pulcini sfuggitici all'uscfre dal collegio militare per laurearsi douori in qualche cosa. E ques to sarebbe già, a mio modo di vedere, un importantissimo vantaggio, considerando la larga pal'le che gli ufficiali di comple_mento dovranno sempre più avere nell'inq uadramento del nostro eserc ito di guerra. Altro vantaggio non meno importante sarebbe por quello de ll'affiatamento maggiore, che verrebbe producendosi tra l'esercito e le classi colte, agiate e più in.fluenti della società in grazia della educazione militare più largamente impartita ai loro figli, che dai collegi militari uscirebb ero ben temprati nel fis ico e nel morale e legati all'esercito con quei vineoli di affettuosa memoria, che sempre ci legano a chi ci fece uomini, educandoci. Se queste mie pagine avran no la fortuna di cadere sott'occhio a qualche padre di famiglia veramente compreso della gravissim a responsabilità dell'educazione dei suoi figli, io son certo di averlo dalla mia . Al giorno d'oggi , per quel padee, che, impedito da .<J ]tre cure di sorvegl iare gli studi del fig lio, sia costretto a porlo in qualche convillo, il problema si presenta molto d ifficile ed irto di angosciòse perplessità. E difatti, dopo la prova fatta daì colJegi nazionali, noi vediamo molti e molti libe1·issimi pensatori affidare i figli ai convitti condotti da sodalizi religiosi; questa così patente contraddizione tra la professione di fede e i fatti da quale causa deriva? Essa deriva da questo , che il clero ha sopra i privati laici « una facilità e uo vincolo di associazione, che a « questi manca, . e poichè il prete non deve nutrire


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u_na fami~l_ia, e per il complesso della sua profes« s1one re!Jg10sa sente più efficacemente il valore di « un obblig~ ~or~le nell'ufficio d'insegnamento, può « contentarsi dt minor compenso alfe sue fatiche (1) ». . l\I~diti il l~ttor~. su q~este parole del Bonghi, e giu, d1c}~1 se aftn ali infuori del sodalizio militare possa realizzare quelle guarentigie morali ed economiche per le quali gli istituti di educazione retti da soda~ lizi religiosi_ godono ancora di tanta voga in questi nostri tem p1 tutt'altro ehe bigotti . .E io, l_o ripeto, sono persuaso che qualora si to~l1e_sse a1. nostri collegi militari quel carattere di faciltss1_mo_ accesso e di ireevocabile consacrazione a profess,om troppo speciali, essi vedrebbero accrescersi 11 numero degli aspiranti, e sopratutto si vedrebbe elevarsi il livello di istruzione e cli educazione dei medesimi. . E sono queste considerazioni che mi fanno parteo-o g1ai:e per una proposta così radica le, co me quella che poc anzi ho formu lata. «

Che ~e i.o mi volessi appigliare ad una di quelle c~nclus10rn: che nella pratico forense si presentano in via. suborclina.ta, in allora io proporrei che almeno venisse adottato ~'ordinamento di stud i vigente in Prussia nelle scuole dei cadetti ; del quale ordinamento il lettore può farsi una idea dal breve cenno seo-uente. Q_ueste scuole sono sette, delle quali sei stabilite in d1ver~e città del regno, chiamansi ordi;iarie, e una stab1hta a Berlino, r,hiamasi superi·ore. Nelle scuole ordinarie si entra dall'età cli '10 a 15 ~nni ~rnvia giustificazione cli possedere un grado di ISlruz10ne CMrispondente all'età. (4)

BoNGHI,

Sçiggi già citati, pag. ~24, voi. II.

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Le scuole ordinarie comprendono ciascuna quattro classi; gli studi vi sono ordì nati come nei ginnasi colla diflerenza che vi si tralascia l'insegnamento del greco (1). La scuola superiore di Berlino comprende pure 4 classi; di queste, le due prime corrispondono alla continuazione di studi gerieràli incominciati nelle scuole ordinarie, le altre. ·aue si riferiscono invece a studi puramente militar{:· · Ecco l'elenco delle materie insegnate nelle due classi inferiori della scuola superiore dei cadetti in Berlino, che io riproduco da un accurato lavoro che il capitano francese di stato maggiore Mequillet (2) pubblicò nel ~872. ·1° anno

Istruzione religiosa; Latino : Quinto Curzio e le Metamorfosi di Ovidio; Tedesco; Francese; Matematiche: geometria piana; elementi di algebra; Storia moderna e storia di Francia; Geografia d'Europa; Meccanica; Disegno topografico e di paesaggio; Calligrafia per chi ne ha ancora bisogno; (4) Le materie insegnate sono : la storia sacra, il latino, la grammatica tedesca, il francese, l'aritmetica, elementi d'algebra e di geometria, la storia antica e moderna, gli elementi di filosofia, il disegno e calligrafia. (2) Du rec1·utement des officiers en Prusse. - Paris, librairie militaire de Bergor-Levrault, ~ 872.


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2° anno. Istruz ione religiosa; Latino: Tito Livio ed Ovidio; Tedesco; Francese; Matematiche : progressioni, serie, Jogaritmi, applicazione dell'algebra alla geometria, trigonometria rettilinea, elementi di geometria so lida. Storia dèlla Germania e riassunto della storia generale antica e moderna. Geografia: Riassunto dei corsi fatti nelle classi precedenti. Dopo questi corsi il cadetto prussiano non ne deve più fare che un altro della durata di circa un annoper essere ammesso all'esame di ufficiale. In via ancora più subordinata io chiederei che si ritornasse, per quanto concerne gli esami di ammissione ai collegi militari, alle condizioni dell'esercito sardo del 1839, nell'epoca cioè in cui si a.rrivava al grado di ufficiale di arma di linea con cinque anni di. corso, e a quello di ufficiale di arma dotta (come si diceva allora) in sei anni . Ecco quali erano in tale epoca le condizioni di a mmissione all'accademia, per quanto concerne l'istruzione. Copio. testualmente l'articolo 4° del regio decreto 4 rnagg10 ,1839 dal Giomale mi'litM'e dello stesso anno, pagina 476. « § 6. Dovrà l'aspirante far prova: 1° Di aver ricevuto una educazione primaria che lo renda capace di leggete e scrivere correttamente la lingua italiana. 2° Di possedere i principii fondamentali della religione cattolica e della morale.

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3° Di avere, quanto alla rett0rica , capacità tal e e bastante pe1· lo meno a tradurre corretta.mente in lingua italiana uno squarcio di prosa scelta latina tratta dai commentar ii di Cesare o da altro pari autore, ed a comporre in lingua italiana due temi su due diversi soggetti: cioè la narrazione in iscril.lo dì due fatti precedentemente esposti verbalmente da un professore. ,i, E finalmente di possedere non solo gli elementi dell'aritmetica, cioè la numerazione, le quattro prime regole del ca lcolo, la teoria e la pratica delle frazioni ordinarie e decimali, ed il sistema dei pesi e misure comunemente in uso in Piemonte; ma ben anche gli el ementi dell a geometria piana, vale a dire l'insieme delle principa li proposizion i esposte nei primi quattro libri della geometria di Legendre ». L'e tà d'ammissione era dai ,J 4 ai 16 anni. Le condizioni predette di istruzione accertate con esame. Si confrontino le condizioni di istruzione ora citate con quelle atrunlmente richieste pell' ammissione ai collegi militar i, si rifl etta che la distanza è nelle due epoche di cinque anni dal grado di ufftciale, e non mi si potrà negare che il fare in questa questione un passo indietro fino al ,J839 sarebbe già fare un gran passo avanti . 0

Ad ogni modo qualche cosa bisogna fare. Se è vero che la natura non transige, e che a date cause devono inesorabilmente seguire effetti corrispondenti, egli è certo che con un · ordinamento di studi, il quale pone i nostri collegi militari sopra un gradino inferiore non solo ai corsi classici, ma perfino ai corsi tecnici, il livello intellettuale del nostro esercito andrà gradatamente abbassandosi . Noi non avvertiamo queslo movimento diseendente , poi eh è si opera lentamente, senza scosse; a quello stesso modo che il tis it:o non s'accorge dell'insensibile, ma


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non meno inesorabile progresso di quel male che lo condurrà al sepolcro. Ed è appunto per questo, è appunto perchè i l male non si presenta sollo la forma acu ta, che noi non sentiamo l'urgenza di avvisare al rimedio . Ognuno, però, converrà, che sono appunto i mali latenti i più pericolosi, giacchèquando i loro effetti deletel'ii appariscono al di fuori in modo allarmante ' allora l'opera del medico è tarda . Parlando de~le leggi rèlative al reclutamento, il generale Trochu diceva che quando esse hanno sbao-li.ato strad~, è necessario bene spesso un quarto di s~colo per nconoscere, dagli effetti, l'errore commesso, e un q.uarto ~i secolo per ripararvi. Queste parole mi pare si allaglmo perfettamente al caso nostro, e per convincersene, prego il lettore di trasportarsi colla mente a 20 anni di distanza nel futuro. . Dal 11866 in qua noi non facciamo altro che ripeterci rn tutti i tuoni, che bisogna studiare, studiare e studiare. Considerando che pegli avvenimenti dal ,1859 al •1866 Ja massa della nostra ufficialità si è in grande maggioranza costituita dalla gioventù delle università e dei licei, questa sete di sapere è un sintomo di sana vit~lità, è stimolo salutare ad un progresso, ad un perfezionamento attuabile. Ma i nuovi elementi, che gradatamente subentrano alla presente generazione, scelti e preparati come sono, continueranno essi questa spinta? A. questa interrogazione, credo di avere ampiamente risposto colle considerazioni ehe precedono.

.F. S1sM0Noo.

lA CAMPAGNA TURCO·RUSSA DEL 1828 IN

ASIA

Dacché ho scritto la prima part~ di.questo s tudio, gli avvenimenti hanno cor so il proprio cammino colla velocità gradatamente accelerata, che essi sogliono acquistare quando s'avvicina la crisi, e la guerra che teneva il mondo in sospeso da circa un anno è scoppiata fra le due potenze che l'Eusino congiunge ed· una secolare nimis tà divide. Quindi è che uno sguardo retrospettivo ai fo.lti militari di un'epoca oramai trascorsa da mezzo secolo, non offre per avventura più il medesimo interesse per il comune dei lettori e l'esposizione di fatti già così remoti r iesce scolorita e poco attraente di fronte alle notizie del teatro della guerra che giornalmente i diari i ammaniscono al pubblico . L'esagerazione stessa che quasi sempre accompagna le prime notizie, le rende p.iù avidamente cercate. Eppure il carattere geografico-strategico cli un teatro di guerra, e l'importanza delle linee d'operazione e di difesa, non si valutano interamente se non collo s tudio geografico comparato di più di una campagna. Le vicende passate danno la chiave di quelle che si vanno svolgendo al presente e tutte assieme completano la nozione alla quale si tende. Questa riflessione mi incoraggia ad abbozzare, il meno peggio e colla maggior concisione, la seconda parte del mio lavoro, alla quale aveva quasi rinunziato dopo lo scoppio della guerra.


58 LA CAMPAGNA TURCO-RUSSA DEL ~ 828 Questa seconda parte, lo r ipeto, deve essere puramente il commenlo illustrativo della prima, mercè la rassegna di una serie di operazioni straLegico-logisLiche nei loro rapporti colla geografia. Situazione (!eograjìca politico-militare delle due JJar·ti. lncidentalmente notai nella parte prima, come l'andamento della lineo. di frontiern, nell'epoca cli cui è qui discorso, era notevolmente di verso dall'attuale ed in complesso molto più vantaggioso pei Tur chi. Giucchù, mentre dall'Ararat fino alle sorgenti dell'Arpa-ciai, cioè verso i pascialati di' Bujazed o di Kars, il confine era anche allora tracciato dalla dorsale dell'Ararat e dall'Arpa, più a nord, correva lungo la catena dell' Allùghez, tagliava le gole cli Bordjom, e dai Persathi andava ad appoggiarsi obliquamente al mare, oltre la foce del Rion. Di guisa che il centro e la sinistra turca trovavansi a mollo minor distanza da Tiflis, Gol'i e Kutais, e pr esen tavano sul loro primo fronte, ins ieme alle difficoltà dei passaggi montani, le piazze di Achkalkalaki, Hertwin, Atschweri, Ackhaltsiche, più i fo1·ti a mare di Poti e Ciefketil (S. Nikola). La parto turca dello scacchiere era dunque, per rapporto al primo grande obbietlivo (Erzerum), sensibilmente più profonda, almeno per tutta la porzione al nord dei Tscildir, e più cl'aclesso spar·sa di un gran numero lli punti fortificati costituenti altrettanti ostacoli all'offensiva russa. l.e provvigioni poi da bocca e da g uerra concentrate in ta li punti dovevano favorir-e non poco le operazioni delle. truppe ottomane, dispeHsanclo queste dal dovere trarre seco parchi molto considerevoli. Ben diverse erano le condizioni geografiche poliLicc,-mi!itari delle provincie russe, nelle quali il bacino del Rion era aperto inlieramcnte, e la Giorgia coperta solo dalle gole cli Bordjon, clall'Allaghez, dalla in allora mediocrissima piazza di Guml'i, e da quelle pur moHo mediocri cli Sardarabad ed Erivan.

IN ASIA

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Disposizioni mititctl'i. - Quando la g uerra appar ve inevitabile il Seraschiere di Erzerum (dal quale dipendevano i pascialati di Trebisonda, Akhallsicbe, Kars, Bajazet, Musch, Wan ed Erzerum) spiegò la massima attività nel preparare per la imminente loLta lo provincie affidate alla s ua amminis trazione, volgendo a questo scopo le risorse materiali, non meno che lo spiriLo g uerriero eù avventuroso delle popola.doni mussulmane. Queste risposero degnamente all'appello, uccorrcHdo numerose ad ingrossare le scarse truppe r egolari delle quali il Seraschiere poteva disporre. Le di verse piazze vennero r estaurale alla meglio come il tempo ed i mezzi consentivano, ed i presidii ne vennero au-

mentati. ~ el Guriel ed a BaLum si raccoglievo. un corpo di 15,000 uomini circa, composto in gran parte di montanari accorsi dal Lazistan e dall' Adjara. Ad Erzerum s'organizzuvano, oltorno ad un n ucleo di r egolari, masse di milizie, e conta vasi di poterle port.are in breve ad almeno li0,000 uomini. Contemporaneamente, emissari si recavano alle montagne del Caucaso per eccitarvi alla rivolta le ancora mal domate popolazioni di quelle conlralle che già erano passale sollo il domin io russo. Per lottare contro mezzi e risorse così vaste, i Russi non avevano se non un esercito cli ,\.6 rnjJa uomini circa e provincie esauste dalla recente guerra persiana. -:Ma <ruest'eser ciLo er a animato dalle rc~enti vittorie e pie110 di fiducia nei propri capi, e quando avesse potuto essere perintero adoperato contro le forze turche, sa1·ehbe cli cerLo bas tato al còrnpito che dal governo di Pietroburgo gli era assegnato, di invadere, cioè, l'Armenic, turca, i11ipedire che dall'Asia si potesse spedir e truppe sul teatro danubiano, ecl impadronirsi di Poti, Ackhaltsiche e Kars, ~[fine di poter assicurare alla Russia, quando si conchiudesse la pace, ,ma


IN ASIA

60 LA CAMPA GNA TURCO-RUSSA DEL 1828 linea di con.fine che meglio ne garanti.sse le provincie transcaucasiche. All'esaurimento delle provincie prop1·ie e in previsione delle sca1·se risorse delle provincie nemiche, il generalissimo russo principe Pas kewitch, s upplì per mezzo di contralti con fornitori armeni, persiani ed altri, i quali gli procurarono quanto era ind ispensabile per organizzarei ùiversi servizi amministrativi. T.a più grande segrelezza presiedette a tali preparativi non meno che a quelli intesi ad adunare da Rcdut-Kalè, Tiflis, Derbcnt e Bakù il materiale del genio e dell'arliglicria pei pru·chi d'assedio e di riserva. L'occupazione della provincia persiana di Koi, affine di imporre al governo <li Teheran, il contegno del quale era molto dubbioso, e le necessità di mantenere la sicurezza interna, riducevano l'esercito di operazione a 20 o 21 mila uomini, cioè: :30 battaglioni, 9 squadroni regolari, 11 reggimenti di cosacchi ed 80 pezzi circa d'artiglieria, compresovi il parco d'assedio. Breve esame delle condizioni geog ra/ico-sfralegiche del teatro di guerra e piano d'ope1·azioni adottato dal genemle russo. - Anche allora, come adesso, la linea di l'ronLiera poLeva considerarsi costituita da iro sezioni; cioè: sezione di destm, dal mare ai monti Persatbi; seziona centrale, dai monti Persathi ull' Arasse cd alle montagne Schabjol; sezione di sinistra, determinata dalla schiena dei Schahjol e dell'Ararat. L'o/fonsiva russa che avesse presa per linea d'operazione la sezione di destra, s'appoggiava alla Mingrelia ed all'Irner izia ed aveva dietro di sè, ed a portata, le risorse della Georgia, con cui comunicava pel passo di Surhan. Essa poteva altresì avere qualche appoggio dal Mar Nero ,per mezzo degli approdi di Redut-Kalé e Sukum-n.alé. Di più

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essa intercettava di là le comunicazioni fra i Turchi riuniti nel Guriel ed i montanari circassi. Ma le operazioni non potevano trovarvi sviluppo che lungo il litorale, e non si offrivano loro alLri obbiettivi tl'anne Poti e Batum, entrambe di un'importanza relativa secondaria. Il difetto di strade alle spalle di Batum vi circoscriveva s overchiamente il campo alle combinazioni. Le operazioni per la sezione di sinistra, ossia la linea dell' A1·arat doveva avere necessa riamente a base speciale l'Ar' . . menia russa, ed avrebbe richiesto l'impianto di grandi maoazzini in quella provincia. Primi suoi obbiettivi erano Bao . . jazet e Diadina, quali appoggi alle ulteriori operazioni per la linea del Murad-ciai. Per la doppia sua direzione da nord a sud prima, indi da esl ad ovest, questa linea veniva ad assumere uno svilupp~ vizioso e<l eccenLrico, ed una eccessiva profondità. OlLrecc1ò s1 sviluppava in fìanco ai pascialati di \Van e di :\<lusch, dai ({Uali poleva essere minacciala e aggr-cssa, e lasciava poi int~ramente scoperta la linea dell'Allaghez, che era la vera d1ret·trice <lelle operazioni turche contro TiJlis. Nè la sezione di destra adunr1ue, nò quella di s inistra, si prestavano ad essere la linea d'operazione della massa principale russa, e non potevano ser vire che per ope1'azioni secondarie e di minore f\ntità. Di ben altro valore era la sezione centrale, considerata rispetto a11'ot1ensiva siu turca sia russa. E primierumente, essendo i TUl'chì padroni di'Achkallsiche ed Acltkalkalaki, minacciavano du queste posizioni avanzate la conca di Gori per le gole di 13ordjom, e Tiflis per le vie di Tsalki e cli Baschkits cek. se la facile difendibilità di quelle gole, la malagevolezza del passo cli Goclschuar e l'asprezza generale delle montagne. che chiudono a levante le conche di Achaltsiche e Achkalkalaki vrilevano forse a dissuadere i Turchi dal tentare grosse ' da quella parte, essi, assicurati quivi da quelle due azioni


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pia;::t:e, poLevano far massa verso l'alta A1'pa e per Gumri ed i passi del Be:t:obdal e d i Ellidara, irrompere direttamente contro il loro principale obbiettivo. Questa condizione, associata all'altre, derivanli dalla debolezza numerica e da quanlo si è dello or ora relativamenLe alle linee delle sezioni esLreme della frontiera, imponeva al generalissimo r usso di iniziare la sua offensiva principale per la sezione cenLrale. Ma lo sviluppo di quesLa c°'j di oltl'e 21:0 chilometri, nò il generalissimo moscovita poteva pensare ad abbracciare colle esigue sue forze colanta distesa. Gli conveniva dunque scegliere fra le diverse linee che la medesima sezione gli offriva quella dalla cruale poteva ripromellersi maggiori vanLa~gi. l n codesta sezione la linea divisoria dei due Stati correva dalle gole di Bordjom fino alle scaturigini dell'Arpa, o sulla groppa s tessa della catena dell' Allaghez, o presso l'origine dei s uoi conLrafforli occidentali; nel restante invece si sviluppava per intero avanti la catena stessa. Nel primo tralto adum1ue i preparalivi per le operazioni dovevano necessariamente essere falli dietro detta catena, e le t ruppe quivi ammassate iniziare le loro mosse dal valico di quel poderoso ostacolo monla~noso, affrontandone subilo le molteplici difficoltà . ObbieUivi immediati erano in tal caso J\.cilalkalak..i e Achkallsiche, quindi Ardahan; importanti cerLumente, ma non conducenti a risultali decisivi, . poiché la loro caduta in mano dei Russi non compromelleva in modo veramente grave la pos izione dei Turchi, ai cruali rimanevano pur sempre Kars ecl il suo pascialato e l'intero possesso delle comunicazioni dei Soghanly (Saganlù). Oltrecciò,operando da tal parte colla massa principale, il generalissimo russo lasciava libero al proprio avverso.l'io di tentare una vigorosa contr'of'iens iv2 contro Gumri ed i colli centrali clell'Allaghez; locchè avrebbe per lo meno paralizzale le propr ie opei·azioni verso l'allo Kum .

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n secondo Lrattc, in <[uella vece pcrmetleva ai Russicli poter operare il pdrno concentramento strate_gico de.ile forz~ prì neipali destinale ad irrompere sul tel'rilor10 nmnico al ~1 làdelle montarrne, a piena portata tlel territorio stesso e peec1s~mente di fron7o alla parte di esso più aperta e sulla strada più di1•elta e migliore da Tiflis a Kars ed Er7.erum. Gumri era dalla sua posizione designalo come il centro d'adunamento, e come l'appoggio più vìcino per le operazioni. In vista di ciò se ne intraprese a tempo l'afforzamento con lavori di circostanza. P enetrando da Gumri i Russi, mentre coprivano Tiflis, colpivano dritto al cuore il front.e difensivo dei loro avver$ari, e guadagnando rapiclumente il Saganlù, per qualcuna ~!elle vie che allrarnrsano ciuella specie di ter1·azzo pianeggiante che si eleva fra il Kars, l'Ar pa e l'Arasse, po1 evano senza espol're le proprie comunicazioni, reciclere _cruel~a f~·a Kru·s ed Erzerum, ed 0 perando con vigore e cclel'1tà, r1esc1re rorse anco a chiudere nelle conche di A1·clahan ed Aclialtsiche le truppe nemiche che in quelle si trovaf'sero . occupalo il Saganlù, essi potevano tìLtendei·c alla 0spugnazione di Kars, presa la quale, divenln\'ano padroni dell'intero bacino dcli' AI'pa (la conca Kars-Gumri), e convergendo a desll'a, polevano poscia senza alcuna set·iu preoccupazione marciare contro Arda!Jan ed Achaltsiche e renders ene padroni. Achaltsiche, Ardahan e Kars diventavano allora pei Russi una seconda ed ottima base per le ultedoci opet•azioni conLro Erzerum e1l insieme una potenle linea difen~iva avanzata, ' . conteo la 11uale uvrebbeeo dovuto urtare i loro aYversari nel caso riescissero a fare nuova massa ed a r ilental'e l'offensiva. Partendo da tali considerazioni il principe Paske,Yitch deliberò: a) colla massa principale operare per Gumri e la linea dell' Arpa;


1828 b) con un distaccamento attaccare Poti e gli aHri punti lungo il litorale; e) con un aHro distaccamento, s tabilito ad Erivan e Sardarabad, collegare le operazioni progettate colle truppe lasciate in Persia, ed all'occorrenza marciar·e per la linea del1'Ararat, conLro Bajazed e Diadina; d) con un quarto distaccamento, che doveva adunarsi a Surah, provvedere alla chiusura delle gole di Bordjom e di Tsalki, a tutela del fianco destro e del tergo della massa principale. Il corpo centrale, formante un totale di 12,000 uomini circa, de' quali 3300 di cavalleria e 50 bocche da fuoco (comprese le 12 da assedio), veniva raccolto prima dietro l' Allaghez a Tsalki, Baschkitscek e Djelaloglù ed altre località più indietro, in. modo da osservare Lutti i passi di quelle montagne, e da poter essere in pochi giorni concentrato a Gumri. Lo comandava il generalissimo in persona. Il distaccamento d'estrema destra, sotto il comando del maggior generale 1-Iesse, contava 4500 uomini, (500 di cavaller-iaì e 14 bocche da fuoco ; suo punto d'adunata era il piccolo forte di Tscekalaur nel Guriel. li corpo dell'Armenia contava solo 2300 fanLi, 300 cavau/ed 8 bocche da fuoc0; e finalmenle, quello destinato alla custodia dei passi montani fra Bordjom e Tsalki, noverava 1200 uomini con 4 pazzi, sotLo il comando del genera! Popoff. 64,

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Rapido cenno sfrategico-geor;r·aji.co delle operazioni. - II 14 giugno 1828, il corpo russo riunito due giorni prima a . Gumri, varcò l'Arpa ed iniziò le s ue operazioni contro Kars, kaendosi dietro 20,000 colpi d'artiglieria e 40 giorni di viveri. Circa 1900 carri e 2300 bestie da soma e da tiro erano impiegati al trasporlo delle pt'ovvigioni e del materiale d'artiglieria, del genio e delle ambulanze. È curioso e caratteristico l'ordine di marcia osservato in tutta quella guerra dalle truppe del principe Paskewitch. Le

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velLure erano raggruppate in due masse, marcianti su sei od otto file; ognuna di tali masse era scortata da una brigata di fanteria; una terza brigata, la cavalleria regolare e l'artiglieria camminavano su.i fianchi dei parchi. I Cosacchi battevano tuLto il terreno avanLi, sui ilanchi ed in coda. Coll'avanguardia dei Cosacchi marciava una batteria leggera ed un baUaglione cli zappatori per riparare le strade; qualche po' d'artiglieria era pure lasciala alla retroguardia. Questa disposizione, che il principe aveva già assai vanLaggiosarnente impiegata nella guerra persiana, dava alJa marcia di quelle piccola armata l'aspetto di un gran convoglio, 1·endeva certamente lento il suo procedere, ma ne assicurava le parli da ogni sorpresa e ne facilitava grandemenle il muLuo appoggio. Essa dimostra però· che, malgrado la caUi va condizione dalle strade e le molte asperità del suolo, questo doveva pure, per traiti non piccoli, essererelativamenle sgombro ed uniLo, se consentiva di marciare su fronte così laega ed. in ordinanza così profonda, anche ammettendo che essa dovesse frequentemente assottigliarsi, o altr-irnen li modiOcarsi, pec adattarsi ai più angusti passaggi. L'armata russa, marciò difilata su Kars per la slrada segnata dai villaggi Tikhniss e Mechko, e, girando attorno alla piazza dalla parte meridionale, s i portò ad Azaskoi sulla strada di Erzerulì1. La marcia atLomo a Kars, compila sotlo gli occhi della cavalleria Lurca, attraverso un teneno sassoso e rotto da burroni ehe s'aprono sul fiume Kaes ed in cui scorrono torr-enti resi gonfi da recenti pioggie, f'u molto penosa . Da Azaskoi, Paskewitc!J eseguì .il 19 giugno una ricognizione della piazza, inLesa non solo a determinare il piano da seguirsi nell'attacco, ina alLresi a coprire l'arrivo del parco e l'occupazione del villaggio cli Kitchikkev, il quale riuniva il van Laggio cli inlercettare le comunicazioni del la piazza con Erzerurn, nonchè di offrire ottime condizioni per un accampaARNO XXII, VOI, lii.

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66 LA CAMl'A GNA TURCO-RUSSA DEL 1828 m ento ed u n terreno mosso che doveva permeUergli di acco starsi alla fortezza senza troppi lavori preparatorii. Questa ricognizione diede luogo ad un vivo coml>altimenLo, a cui presero parte circa 5000 ca valiel'i turchi e po1·zione della fanteria della guarnigione di Kars e che riuscì favorevole ai Russi, malgrado l'impetuoso valore spiegatovi dai loro avvors arii. Dell'importanza di Kars già s i disco rse nella prima parte; qui solo importa notare che se allora le s ue opere difensive erano meno vaste e in meno buone cond izioni di oggidì, e dal punto di vista tecnico quindi la piazza era meno importante, pure essa trovava un largo compenso nella situazione geografìco-strotegica cornplr.ssiva; g iacchè, possedendo i Turchi tutto il bacino dell'a lto Ku1·, dai monti Kanly fino ad Achkalkaìaki ed alla catena dell' .Allaghez, minacciavano costantemente da queste loro posizioni l'esercito che avesse intrapreso l'assedio di lfuell'importante piazza. Il generale russo tuttavia non esitò, e, fortificato il suo campo di Kilscihkev per assicul'arsi contro le lrup pe che s cendessero dal Saganlù, d iede tosto principio all'attacco di Kar s . Escirebbc affatto doi limiti che mi sono prefisso lo espol'l'e le vicende di queslo breve e vigo1·oso assedio; dirò solo che, presentatis i i B ussi il Hl sollo la fortezza, s'impadron ivano il 28 di vi va fo1·za di r1u~sto forn1idnbile baluai·do, malgrado fosse difeso da 11,000 uomi ni, e la costoro resistenza non sia stata cel'tamentc tìncca. In soccorso della piazza ten tùaccorrer·e Kiossa-:vlol-tammedpascià colle Ll'uppe che aveva raccolto dietro il Saganlù e che vi s tava organizzando; e, rooven<lo quan to più pr esto potè attraverso Je montagne, appal'iva coi s uoi esploratori ad Al· cuui chilometri da Kars, il 2:J mattina, <fllàndo questa cadeva sotto l'assalto dei Russi. K.iossa-Moharumcd <[Uando seppe che Kars eru caduta, non osò proseguire l'inlt·apresa mai·cia, e pensò invece a ripiegarsi sui Saganlu per copril'e Erzerum. Ma, i ndolto in er rore da fal se

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notizie che gli annunziarono g ià occupate dai Russi le comunicazioni verso la capitale dell'Armenia, si gettò nelle montagne che aveva alla sua s ini stra e per disastrosi sentieri si 1·idusse verso Olti, coll'esercito in uno stato di quasi comp leta dissoluzione. La peste scoppiato. nell'esercito russo impedì a questo di trarre subito partilo dalla presa d i Kars e dalle tristi condizioni nelle quali versava l'esercito cli Kiossa- pascià e locostrinse a sospendet·e le proprie operazioni per combaltere questo nuovo e terri bile nem ico. Kars, ridotta tosto in uno stato rispettabile di difesa, e largamen te approvvigionata dal p l'incipe P11s kewilch, costilu iva, in unione con Gurnri, una nuova e solida base per l'esercito russo, perpendicolare alla frontiera, che gli dava facoltà di proseguire la s ua azione oITensi va nella d il'e;:ione di Et'zorum, come di volgersi contro Ardahan ed Achallsiche . Le operazioni contro E1·zerum conducevano ò vero l'csel'ci to 1·usso verso l'obbiettivo principale, ma l'imp~gnavano su una linea d'operazione troppo profonda, attrave1·so a montagne e gole, e l'allontanaYano da quelle dserHi che dovevano per venirgli dall'intt>1·110 della Russia e senza le t[uali sarebbe stato imprudenza avanzare nel cuore dcli' Armenia turca. Operare su Arda han, e c1uindi su Achkallsiche, esponeva il fianco sinistro e le comunicazioni agli atlacchi di Kiossa-pascià; il quale ri nvenuto dallo. prima sorp1•esa, s'era da Olti avanzato sui terrazzi da cui ha origine il Kur, a portata Lanlo di Ardahan (la cui guarnigione r inforzò con circa 1800 uomini) quanto della strada Kars-Ardalian e delle gole del Saganlu. La marcia su Achkalkalaki s i mostrava come la più conveniente, pe1•chè rimaneva protetta da Kars, ravvicinava l'esercito alle proprie r iserve, e la presa di quella mediocre piazza, permet~eva di avantaggiarsi per le ulteriori operazioni anche della via di Tsalki. Le montagne ed il lago T schildir coprivano il lìanco sinisLro


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68 LA CAMPAGNA 'fU RCO- RUSSA DEI 48:28 della marcia, la q uale però doveva effe tLuarsi pet· le vie appena tracciate dei Tschildir orientali (montagne Gok e Djala) ('1) e dei loro asprissimi contr flfforLi seltenlrionfl li. Paskcwitch si decise per quesl'ultimo obbieLLivo, e, lasciato un conveniente presidio in Kars, sfilò col restante delle s ue forze verso A<.'hkalkalaki (7 batt., 2 reggimenti regolari di cavalleria, 4 di cosacchi e 43 pezzi), coprendo e mascheranclo la marcia con dimostrazioni di cavalleria nella dire· zione di Erzernm, le quali ingannarono Kiossa-pascià e l'affrettarono a ravvicinarsi ai pass i del Sagaulù . Quesla marcia si clfoLLuò per ln via elle da Zaim segue prima i contro.fforti che chiudono a sin istra la valle del Kars e quella dell'em issario del lago Tschildi1·, e <1uindi passa ad oriente di detto lago per inerpica1·s i s ulle montagne Gol< e Djala. Essa r iusci oltremodo penosa, prima per le difticollà delle chine e delle streLte formate dni valloni che sfogano s ul fi ume Kars e dalle alture che fiancheggiano il eletto emissario; poscia per le paludi dal Jngo Tschild ir, e per l'erta del Gok-cl ag, la cui sommit.ìl, ancora coperta dalle nevi e nuda, fu raggiunta solo il 2·1 lu glio, cioA dopo circa sci giorni di marcia e dopo fa tiche enormi. La via era in taluni punti così tis i.retta dalle 1·occio a pel'· pendicelo che si doveva ricorrere alle mine per r enderla capace di una s ola ma di ve Lture. li 23 il piccolo esercito sboccava nello vallata di Achkalkalaki, avendo impiegato da s eLte ad otto giorni a percorrere i '1 20 chilom. ci rca che corrono da Kars ad Achkalkalaki. Ques La piccola piazza è costruita su un Lerrazzo dall'orlo stagliato e quasi inaccessibile, che si eleva al confluente di due correnti (il Tapur owan, che viene dal lago del medesimo nome e la Cl;i valle adduce al passo di Tsalki o Gadschaur, (I) Si chiama colla denominazione di monti Gogh o Gok e Djala (Gok· d aghe Djala-dagh) quell a porzion e piì1orienta le della dorsale dei 'l'sc hildir, che si s tende a nord del lago Tschildir e delle sorgenti dell' Ar pa e si annoda a lla catena d ell'Alla ghez,

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ed il Ghenclara, per la cui valle si discende dalle montag ne Gok); ma è dominala dalle alture circostanti cd allora non aveva opere esLeriori . La piazza attaccata vigorosamente e senza perdita di tempo, fu vi gorosamente difesa; ma due giorni do po era in r ote1'e dei Russi. 1126 luglio cadeva pure in mano dei Russi Ker Lwiz; antichis simo forte di sbarramento posto su un dirupo inaccessibile, al confluente del Topar owan col Kur e a cavalie1'e della strada di Achallsiche; esso fu abbandonato dalla guarnigione senza pur ten tarne la difesa. La presa di queste due piazze, mentr e procurava ai Russ i le r isorse di una fer tile vallt,La, assicur,1va loro la via di Tsalki, e loro dava una base più vicina per opera re, sia contro Ackhaltsiche siu contro Ardolian. Rinfo1'zato di circa 2500 uomini arrivaLigli da Tsalki e da Gumri appunto in quei giorni, il generalissimo r usso, fra i due obbieLlivi Ardahan ed Achhaltsiche, s i decise per l'ultimo, lusingandosi di potersene impadronire prima che K:osso-pascià potesse giungere a soccorrerlo. A linea d'operazione Lenno il cattivo sentiero che segue la destra del Kur ser peggiando sugli elevati e r udi conLrafforti che vengono a cadere stagliati e precipiti sulla corrente. Questo sentier o, tuLLo a s aliscendi r ipidissimi, passando per isl1·eLle oltremodo angus te, boschive e · dirupate e presentò difficoltà estreme. Carri e connoni dovevano essot'e issaLi. sulle groppe montane ron is forzi inauditi, o trattenuti coi mezzi più potenti nelle discese . Ques ta marcia di fianco parallela allo fronliera ru compiuta senza che il nemico la dis tur basse ed il piccolo esercito sboccò il 3 agosto nella conca di Ackhaltsiche, ove prese posizione sulla desll'a della Kura, presso il confluente coll' Achallsiche (o Dalka-ciai), mentre. quasi contemporaneamente a rrivava nelle vicinanze delln piazza omonima, I<iossapascià con un eserciio di fo1·se 30,000 uomini.


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Kiossa pascià, quando seppe della marcia del proprio avver sario su Achkalkalaki, si ravvicinò ad Ardahan, d i dove poteva o coprire questa piazza, o accorrere in soccorso di Ackhaltsiche, o l'ipiegarsi s u OlLi e verso il Saganlù, a seconda degli eventi. La notizia che i Russi si dirigevano conLro Ackhaltsiche, lo determinò ad accorrere inconlanenle in soccorso della piazza, tra versando i monti Ulgar per Digwir, tratto di stl'ada che fu superato in cinque giorni di faticosissima marcia. Le forze Lurche cosi adunale ad Ackhallsiche veni vano ad essere più che triple di <1uelle dei loro nemici. Malgrado quesla inferiorità numerica,e malgrado non fossero slati ancora raggiunt.i dalle riserve che loro dovevano arrivare per le gole di Bordjom, i Russi si determinarono pel partito più audace e senza por lempo in mezzo mossero contr o Kioss a-Mobnmmed. 115 agosto Paskcwitch passò colla sua piccola armata a guado il Kur, che in quel punto ha da 80 a 90 metri di la rghezza e 1'",50 di profondità, e marciò su Ackhaltsiche, respingendo oo·li assalti della cavalleria turca e altaccando poi i campi Lrincerati presso la piazza, ne' quali Kiossa-pascià aveva circa 10,000 uomini di fanteria e più che alLretlanti di cavalle ria. Quest'allacco, pr eparato con un'arditissima marcia di fianco notturna e condotto con ordine pari alla sapienza del concetto, riusci complelamcnte, ed i Turchi messi in piena rotta, perdettero i loro campi: una parte, col generalissimo ferito, si riparò nella fortezza, il r est.anle si ritirò precipilosamente per la valle del Poskow e per le montagne Ulgar, su Ardal1an, incalzata vigorosamente per lungo tratto daJJa cavalleria dell'avversario, Questo combattimento cosi impor·tanle collo sbaraglio dell'armata cli ·soccorso e colla presa delle alture prepara va la vicina caduta della pia2za. Pas kewilch foce tosto cominciare i lavori d'attacco e dopo 1 giorni avendo aperto una bl'eccia convenienlc'I, procedette all'assalto . l Turchi si difesero con furore; ma l'incendio che mi

IN ASIA 'i 1 nacciava di involger·e tu I.la la ciltà, li costrinse alla resA, ottenendo di uscirne con armi e bagaglio. Colla pr esa di Kars e di AchallsicJ1e, che la supe1·s Lizione musulmana, nutrita dalla memoria dei lunghi assedii sostenuti da entrambe, considerava come i due più solidi balua rdi della fede in queae regioni, i Russi erano diven lati padroni di quas i tu tLe le contrade poste ad oriente degli J aland ian e del Saganlù . Rimanevano solo da conquislarc il fo1·te di Alschuri (A lschweri), che intercettava la comunict1zione con Gori per Borcljom, ed Arda11nn . Raccolti intorno a quest' ultima piazza i Turchi rompeYano le più dirette relazioni fra Kars ed Achaltsiche, seporavano la destra llolla s inistra russa, ed irrompendo su Achklkalaki, potevano Lagliare pel mezzo il lungo arco s ul quale trovavansiscaglionate le forze nemiche da Kars ad Achallsiche. In Ardahan i Turchi avevano ancora una pos izione offensiva al di là del Saganlù e, quando venisse lor l'atto di raccogliervi forze numerose, pote vano d iventare aucor a perico !osi per la eslesa linea occupalo dai 101·0 aVYer sari. Conveniva aclunque profittare dello s tordimen to in c ui i su bì Li rovesci avevano gettati i Turchi per impossessarsi di questa piazza e d~l forte di At.zschuri. Quest'ultimo benchè avesse una ciltadclla collocala su un dirupo inaccessibile e fos se ben provvisto di vjveri e dj mezzi di difesa, s'arrese al pri mo apparire <lel distaccumenlo m andalo per aLluccal'lo. Conlro At·daban marciarono due distaccamenti; l'uno da Achalts iche aLtraverso gli Ulgar, l'altro d ù Kars attraverso i Tschildir. Benchè il primo sia stato trattenuto dalle difficoltà della s trada nelle montagne Ulgar, il secondo bastò per in1padronirsi della piazza, cli fesa dai soli abitanti, perchè la guarHigione s 'era r iLil'ala ver so !'allo Arasse, insieme alle truppè ripiegatesi da AchAltsiche. Colla conquista d i A1·dahan, Paskewitch era paJrone delle importanti conche di Achallsiche, :\rdalian, Ka1·s e Achlrnl-


LA. CAMPAGNA nrnco- RUSSA DEL :1828 kalaki, ossia di. tutto il territorio compreso fra le catene del1\,\llaghez e del Saganlù, spingeva i conOni fra la pcopria zona e quella del nemico fino all' ultima di queste catene ravvicinandolo consid~·1°evolmenLe alt' obbiettivo principale Erzerum, ed aveva una vasta e potente base per le ulteriori operazioni con tro Erzerum stesso . Dal punto di vista poi della difesa, l'aver portato la fronte del proprio schieramento strategico fino ai Jalandian ed al Saganlù, ed il possesso delle piazze recentemente conquis tate, guarantivano ai Russi la Giorgia e l'Armenia da qualunque r itol'no offensivo dei Turchi, i quali prima di a rrivare anche solo ul limite di quelle provincie, avrebbero dovuto f'iconquistare il teereno pel'duto, superando la vigorosa resistenza che il nemico non avrebbe mancato di opporre loro. La confol'rnazione poi della zona conr1u is Lata, il cui fronte segnato essenzialmente dalle Lre piazze di Kars, di Ard.ahan ecl Achalts iche, des('.rive un arco convesso verso El'zerum, riesci va mol to vantaggioso per la difesa strategica; g iacchè raccogliendo le riserve e le provvigioni nella conca centrale di Achkalkalaki, si poteva in pochi giorni far arrivare tr uppe e viveri s u qualsiasi punto del non breve arco; mentre Gumri e il massiccio dell'Allaghez a sinistra, le montagne di Achalts iche (Mon te Persathi e le gole di BordjomJ a destra ne coprivano le: ali nel modo il più efficace. La facil ità di poter più agevolmente far arrivare le peovvigioni nei diversj dis taccamenti, non era cosa tuttavia di poco momento; giacché le risorse non grand i certamen l,e delle quattro conche conquistate, erano esauste, e Lutto doveva trarsi dalla Giorgia e dall'Imerizia. A questo fine il generalissimo russo provvide a far miglioral'e le strade di Tsalki, di liordjom e dei mont(Persa Lhi Paskewitch s i era adunque procacciala colle briilanti e sapienti sue operazioni una eccellente posizione, che gli assicurava in anticipazione nuovi e più decisivi successi, mentre i Turchi trovavansi definitivamente ributtati. al di là delle mon-

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tagne; dove, benchè non mancassero le buone posizioni, non avevano però nè una linea di difesa, nè una base d'operazione, che potesser o paragonarsi anche lontanamente a quelle che avevano perdute eone· conche di Kars, Ardahan, Achaltsiche e Achkalkalaki. Nel tempo che al centro s i compievano le operazioni qui sopra r iassunte, all'estrema destra il generale Hess s'era impadronito cli Poti, ma non aveva compiuto altri fatti r imarchevoli. All'estrema sinistra, il generale Tschatchawatsce, con un piccolo corpo leggero ùi 2500 uomini cicca e 6 pezzi, s'era mosso dall'Armenia e passando l'Ararat al colle del Kalsch-Geduck, aveva sconfillo un corpo di Curdi presso Bajazed, s'era impadr-onito il 29 di questa piazza abbandona~a dalla guarnigione dopo quel:a sconlma, e poco dopo di Diadina, e scendendo rapidamente il Murid-ciai, entrava il 1.1~ settembre nel for te di Toprah-kalé, la cui guarnigione di milizie cur de non seppe resis tere all'aLlacco dei Russi. Così, Poti, Ardahan, Kars e Toprah-kalé, segnavano alla fine dell'estate 1828, cioè quando le pioggie autunna li e l'avvicinarsi della stagione i11vernale venivano acl interrompere le operazioni, il fro)'\te a cui eran giun te le. vincitrici schiere moscovite. Le tr uppe venner o internate nella Giorgia s uddivise fra Gori, Tsalki, BaschkiLscek, ecc. rimanendo a sor vegliare il nemico durante l'inverno le guarnigioni della piazza e circa 9000 uomini a Bajazeth, dove s'et·aridotto il corpo d'occupazione della prov~ciape~~nadiKh~.


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LA CAMPAGNA ru ncO- llUSSA DEL

Breve aggiunta alla

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parte

L'Invalido russo riportava u!Limamente nelle sue colonne un breve quadro delle condizioni geografiche del teatro di guer ra dell'Armenia, da cui attinsi una notizia di fattQ relativa alla viabilitu, che io ignorava e che ha una importanza grand issima, come quella che spiega una parte delle operazioni attuali <lei Russi. Secondo quel giornale il gowwno Lurco ha fatto aprire da pochi anni una strada carrozzabile fra Baibnrt e Trebisonda là dove prima non esistevano che disastrosi sen tieri per ]Jestie da soma. P er tal modq potè stabilirsi un servizio di corriera fra l'importante scalo di Trebisonda ed Erzerum. Un'altra strada, non ancnra compiuta ma già discretamente praticabile, aper·sero pure fra Batum ed Erzerum per la valle del Ts.horok, con diramazioni da un lato verso Baibu rt dall'aHr-o verso Ardahan e Kars per hl. valle del fiume Ardanutsch (affluente di destra del Tschorok avente le sue origini nel fronte occidentale dei Galandian). Cosl le due importanti piazze marittime di Trebisonda e cli BaLum vennei-o a trovarsi collegale ad Erzerum per mezzo dì strade pI'alicabili a tutte le armi, ed una comunicazione _ quasi diretta fu stabilita fra l'ultimo di quei due scali ed Ardahan e- Kar·s. )

U\\a misura cotanto contraria alla abituale ass_enza d'ogni iniziativa tecnica per parle dei Turchi, modificò notevolmente le condizioni geografiche e stra tegiche della loro zona nello scacchiere armeno, rendendo possibile di coordinare la difesa lungo le cosle con quella inlema, di farle servire all'occorrenza d'appoggio l' una all'altra. La qual cosa era pressochè impossibile per lo passato stante il quasi completo isolamento in cui trovansi quelle due piazze IHoranee dalle tèr re c!.1e stanno alle spalle di essa.

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1N ASIA

Questa condizione era ancora più spiccata- per Batum éhe •per Trebisonda, malgrado la difficoltà, reilel'atamente accennata, dei rapporti dell'ulLima di tali piazze con Baibur'L attraverso le aspre montagne del Ponto. grandisBatum acquistò un'impor tanza affatto novella sima come obbiettivo aei Russi, in ragione appunto della grande importanza che la nuova comunicazione le aggiunse, rispetto alle operazioni dei Turchi. Batium, ora non è il solo scalo marittimo lun go il litorale orientale dell',Eusìno ed il punLo da cui i Turchi, padroni del mare, possono minacciare il Guriel e l'lmerizia, ma è altresl t.esta di una s trada che permette di far arrivare in dodici o quindici tappe materiali e truppe ad Ardahan, a Kars, al Saganlu e ad E1•zerum, mentre prima non potevano dal mare essere portate in detti punti se non vi era tempo Lriplo almeno e con infini.iì sten ti. Ardahan, che prima non aveva altro legame col restante delle provincie turche tranne la s trada del Karakli ed Olti, ora per l'Arclanutsch sì trova pure in rapporto con Batum, quìncli possono su di essa direttamente convergere soccorsi da Erzerum e dal Mar Nero, e le truppe operanti nella conca dell'alto Vìura, vi hanno acquistata la facoltà cli potersi ap-poggìare all'uno come all'altro di quei clu_e punti. Ora, quando sì rifletta agli ostacoli quasi insuperabili che le montagne dell' Adjara oppongono al passaggio dei corpi di tr uppa un po' cons iderevoli e si tenga conto cleJJa facile difendibilità della strada <li Achaltsìche altrnverso le montagne Ulgar, si vedrà come ì Turchi .coll'apertura della comunicazione Ardahan-Batum, si siano creata nella p1;irnu di dette piazze un solido e potente appoggio per l'offensiva sia nella_direzione cli Kars sia in quella ùi Aclialkalaki. Una volta l' occupazione del colle del Karakli isolava Ardahan e chiudeva le truppe operanti intorno ad essa nel bacino del Kur; ora per ciò ottene1·e è cl' uopo occupare il seguito cli montagne dei Ka ulg e dei Galandian. Ora l'avan-

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'76 LA CAMPAGNA TURCO-RUSSA DEL ·1828 IN ASIA zarsi dal bacino del Kars pel Saganlù verso Erzerum, senza .aver occupato Ardahan, potrebbe riescire sommamente pericoloso, perché alle masse nemiche adunate ad Ardahan rimane sempre aperta la via di Batum, e, nel menke possono sempre ricevere rinforzi, godono nel tempo stesso di una molta maggior libertà d'azione e conseguentemente di una molto più potente facoltà difensiva-offensiva. Queste considerazioni spiegano: 1• Perchò i Russi abbiano attaccato con moHa insistenza ed i Turchi abbiano difeso con pari insistenza, e finora pare ,con maggior fortuna, la strada dal Guriel a Batum. 2° Perché la massa principale sboccata da Gurnri ed .avanzatasi attorno Kars, abbia creduto di non potere spingersi molto ad occidente prima di essersi impadronita di Ardahan: 3° Perché i Tul'chi abbiano ampliate assai le difese di Ardah.an, riunendovi non meno di 10000 nomini. La presa di Ardahan preludiò pei Russi l'occupazione defìniLiva delle comunicazioni che legano Erzerum con Batum, e fors'anche quella di Trebisonda, e quindi all'isolamento ,della capitale dell'Armenia.

NOTE E PREVISIONI SULLA

GUERRA TUilCO-RUSSA

Da un diario di considerazioni sulla guerra che ora si combatte, compilato da un ufficiale caro al l'esercito ed alla le lleratura militare, è utile e gradito levare alcuni brani che proìettono non poca luce sugli odierni avvenimenti di guerra.

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Generale G. SrnoNc.

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26 a1wilc,

Dal punto di vista militare più agevole sarebbe stata alla Russia la guerra nello scorso anno, r1uando la Turchia era rosa al di denLro dalle rivol.uzioni, le sue finanze in ruina, dichiarato il fallimento, le truppe sparpagliate dalla frontiera della Grecia, al Montenegro ed alla Serbia ove sostenevano una lotta incessan ~e. Lo spirito dell'esercito sembrava molto basso non potendo venire a capo di quelle insurrezioni. Ma ora le cose colà sono camhiaLe, il nuovo sultano si è affermato, J'insufrezione è domata, la Ser·bia sottomessa e solo il Montenegro resiste ancora, La Turchia ha mostrato mnggior vitalità di quel che si' credeva. Colla sua condotta decisa e ferma nel rifiutare qualunque ingerenza dell'Europa ha mostrato che essa era abile diplomaticamente perché ha contato sulle difficoltà dell'accordo ~ra le varie potenze per una pressione unanime guerresca.


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NOTE E PR!l.YlSIONI

Dall'altra parte la Russia ha pe1·duto una propizia occasione per vincere più frtcilmente il suo avversario. Solo ha guadagnato l'avere, s ino ad un certo punLo e sotto date condizioni, se non favorevole, almeno non contrario il restante dell'Europa. Ris ulLato cer to non lieve se si rammenta che appunLo n el 54-55, fu questo che decise la g uerra in favore della Tu,~chia, come nel 1828-1829 fu anche l'intromissione dell'Europa che pose fin e alla guerra. Diplomaticamente adunque la guer~a comincia per la Russi.a sotto migliori auspici che non quella del :1854-55. Il risultato diplomaLico però non compensa a nostro parere

la buona occasione di guer ra . Avvegnachè da Germania, da F rancia, da Italia e forse anco da Austria non v'era molto da temere allora conte non v'è ora, e la sola potenza ostile, l'Inghilterra, tituba sempre n0ll'azione effettiva. Due sono i teatri di questa guerra: la R umenia e la Turchi.a europea da una parte, l'Asia minore dall'altra . Nelle due guerre citate i Turchi mostrarono mirabilmente il loro carattere nella difesa abile e vig<wosil dei luoghi forti e muniti. Pel' contrario nelle azioni campali i Russi furono sempre vincitori, sovente contrn forze anche <lue o tre volte rnagg·iori. La disciplina, l'ordine e l'abilità 1•ussa la vincevano sull'aPclire, s ull'impeto e sul fanatismo turco. Altra caratteristica delle trupp; turche è l'attncco violenLo allo inizio delie azioni campali che se respinLo trae sèco la prostrazione d'animo, la mancanza di mezzi di continuare la lotta, la pmnta decisione di questa . Terza caratteristica è quella di . allargarsi per avviluppare i fianchi nemici e quindi di avere debole il dentro . Don<le l'interesse dei Russi di attirarli in azioni campali e di adottare corne temperamenti La ttici contr o l'attacco impetuoso l'efficace resistenza in prima linea, contro la tendenza ad avviluppare l'ordine profondo. Così passato il primo slancio ed assottigliato l'ordine dell'avversario, essi potrebbero rompere il centro e prendere a rovescio le ali. L'oppos to dovrebbero fare

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SULLA GUERRA TURCO-RUSSA '79 i Turchi, cioè evitare le grandi battaglie in campagna ed accontentarsi <lella difesa locale e di battaglie in campi trincerati costrutti ad hoc. La scarsezza della cavalleria e l'inferiorità tattica e numerica dell'artiglieria, la poca istruzione della massa degli ufficiali, e la poca attitudine a manovrare, avvalorano questo consiglio. Scriviamo s iffatte osservazioni soUo l'impressione delle campagne del 28-29, f>4-55; ma non è da dissirnurare che in quanto all'offensiva oggi l'attacco delle pia&ze forti, mercé i potenti effetti del cannone riga to e l'uso invalso dei bombardamenti, potrà riuscire più agevole che p<~t' lo passato, tanto più se il panico in tutto od in pa r te si sia comunicato nei difensori. Clte se questi saranno fe1·mi e costanti e valol'osi, oggi, come per lo passato, anche il bombardamento saeà insufficiente e l'avversario dovrà r iconere alle operazioni d'aLtacco passo a passo ed all'impiego delle mine pe1· conquistare le breccie ed indi progredire nell'interno delle piazze. Per le ragioni dette di sopra noi non c;·ediamo che i Turchi vogliano passare sulla s inistra del Danubio e vogliano essi invader-e la Rurne1iia e prendere l'offensiva. Se lo facessero ofli'irebbct·o ai Russi un'ottima occasione per cominciare sotto i migliori auspici la campagna, pel'occhè essendo più clte probabile la peggio dei prim i, le operazioni ulteriori del passaggio del Danubio, dell'attacco delle piazze, delle mar-cie ai Balkani l\:ìtte sotto tali auspici, sarebbero grandemente agevolate. Crediamo invece che oggi come nella guerra del 28-29, essi sboccheranno da Viddino-Kalaf'at per minacciare il fianco destro e la linea di operazione dell'esercito.r usso che operasse sul Danubio a valle di questo punlo. Di guisa che il corpo turco di Viddino in questo s tad io avrebbe doppio còmpito, tenere cioc~ in soggezione la Serbia, minacciare ed attaccare nel fianco destro i Russi per quindi obbligarli a lasciare il Danubio, onde assicurare i trasporti numerosi da cui l'esercito operante deve essere alimentato.


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NOTE E PREV1Sl0Nl

Le operazioni dei Russi nell'Asia minore, se intraprese con sufficiénte forza e vigore, potranno avere un pi ùlargo ed agevole svolgimento. Peraltro la disposizione dei due teatri di guerra rispetto alla Russia, ora che la Turchia è padrona del Mar Nero, è favorevole a quest'ultima, potendo essa mercè il suo naviglio portare le sue riserve dal Danubio o dai Balcani nell'Asia minore o viceversa, secondo e dove si dichiarano la necessità ed i vantaggi. Operazione cerLo non facile ma possibile per i ·1·uechi, impossibile per i Russi . Epperò specialrnenLe la destra dell'esercito ope1·ante in Asia Minore w~rso il Guriel dovrà essere abbastanza forte per evitare un attacco fra Poti e .Batum su Tiflis, o s ul fianco destro, o sulle comunicazioni dell'esercito principale operante. I Russi oggigiorno hanno anch'essi molti vanLaggi come esercito sui Turchi, sebbene vi ha chi crede che il soldato russo come l'ufficiale inferiore di oggi non sia più quello che era per lo passato, non tanto per istruzione quanto per spirito militare e per disciplina. Nel paralello fra ~e guerre di oggi e le guerre precedenti vi è un alLro fatLore contro i Russi, cioè l'inferiorità delle .squadre r·usse nel Mar Nero mentre nel passato era il contrario. Ora le forze marittime possono avere una grande infiuenza, speciairnente per la Russia, tanto è vero che ha dovuto cominciare col fortificare le cosle di Odessa e deJla Crimea, ed ivi lasciare due corpi d'aemata . Nelle guerre antecedenti erano i Russi che dominavano il Danubio, e la loro squadra del Mal' Nero imponeva tanto a Costantinopoli da costringere a tenervi gagliardo presidio. Un'armata russa che si avanza dal Pruth mit•ando verso Bukarest deve farsi fiancheggiare tl'a Reni, lsrnail e Kilia . da truppe che garantiscano il suo fianco sinistro. Dei sette corpi d'armata, uno con una o due divisioni dì cavalleria ed un parco d'assedio dovrebbe come corpo fiancheggiante penetrare nella Dobruscia, dove non conviene aver molte truppe sia per il difetto di strade, sia per la peS-··

SULLA GUERRA TUHCO-RUSSA

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sima aria che vi si respira. Un altro parco di artiglieria di assedio dovrebbe seguire il grosso. Intanto gli alLri 5 o 6 corpi si avanzerebbero sulla linea·Buseo-Bukarest guardando il loro lato destro sul fiume Olti od Aiuta da vO'li attacchi minaccianti da Viddino che dovrebbe osservarsi per mezzo di una divisione di cavalleria. Una minaccia cli passaggio a Negotin o a Turnu Severi11 per dare la mano ai Serbi, attirerebbe forse il corpo turco di Viddino ad affrontare battaglia iJJ Rumenia e ad offrire buona occasione per batterlo. Indi bisognerebbe sorprendere un passaggio sul Danubio tra Rustchuk e Silistria ovvero tra- Rùstchuk e Nicopoli, operaziorte non facile ma possibile qualora sieno bene studiati i particolari. I fiumi che si versano nel Danubio come al solito dovrebbero essere le arterie per cui inoltrare gli equipaggi da ponte non che per preparare tutti gli altri grossi baUelli·necessari per ostruire il fiume a·valle e a monte déi punti di passaggio, punti che dovrebbero essere difesi altresì da batterie e da torpeclihi seminate sòpra e sotto corrente. Passato il Danubio, converrà che i Russi si colleghino col corpo delle Dobruscia e marcino quindi ai Balcani osservando più che attaccando le piazze da guerra. Per superare i Balcani oggi converebhe meglib ai Russi attaccare Schumla anzichè Varna, come nel 1829, perchè quest'ultìma piazza essendo sul mare, il suo assedio presenterebbe maggiore difficoUà, e per cli più la strada che conduce ai Balcani potrebbe essere esposta alle offese delle· squadre turche sviluppandosi essa in parte lungo il mar Nero. Presa Scimmia sarebbe da affrontare il passaggio dei Balcani, che, ,secondo l'doltke, costituiscono la vera linea di difesa turca. Questa opinione del più autorevole giudice dei giorni nostri e che è stato sopra luogo, ha importanza massima, quantunque veramente parrebbe in generale che più della difesa della catena (da non trascurarsi), importi la difesa degli sbocchi degli Balcani per poter con forze concentrate À NNO XX'II , VoL. III,

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SU LLA GUERRA TURCO- RUSSA

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NOTE E Pl\EVISIONt

baLtere sepal'amente le colonne che difilano uscendo a stento dai monti. La campagna dell'Asia Minore, quantunque non scevra di grande difficoltà per la natura del paese, per le non molLe comunicazioni, e pe1· lo spir ito guerriero delle popolazioni, pure crediamo possa riescire ai Russi più fortunata e più agevole. La campagna potrebbe essere quasi calcata su quella di Paskewitch del 28-29, cioè procedere con il grosso per le strade centrali che menano da Tiflis per Kars ad Erzerum, da Tiflis per Ardahan a Olti-Erzerum, osservando od attaccando Kars secondo le circostanze, lo stato morale delle truppe e la forza della piazza. Poiché se p. es. il nemico fa i suoi concentramenti verso Erzer·um, allora converrebbe meglio (se è possibile dire queste cose antecedentemente) osservare Kars e portarsi su Erzerum per dare baLLaglia, nella quale, ripetiamo, le grandi probabilità cli vittoria sono per l'esercito russo. Queste colonne cen trali dovrebbero essere fiancheggiate da altre due, una a sinis tra che da Bajazet si avanzasse anche verso Erzerum, e l'altra- di destra per Poti-S. NicolayBatum. Qualora poi la Russia fosse alleata colla Persia spetterebbe a questa di avanzare per Choy su Bajazet e quindi s u Erzerum. A misura che l'e;;e,·ciLo prnceùe oltre bisognerebbe eh€ truppe venisseì'o ad occupare i punti irnportant.i per tener sottomessi gli indigeni e libere le forze operanti. Le popolazioni del!' Asia Minore , quanLunque di razza guerriera, quantunque moHo valo1•ose nel difendere una piazza forte, quantunque accorrano numerose alle chiamaLe clei Pascià e Serraschieri, pure in rasa campagna valgono molto poco e nelle guerre del 28-29 furono sempre battute dalle truppe russe anche di gran lunga inferiori.

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2 maggio,

u principio cui dev'essere informata la condotta della guerra per parte dei Turchi è, come abbiamo eletto, la difensiva, ma non fatalis ta e passiva. Ricorda.nel.o che verso l'ottobre e il novembre i ghiacci obbligheranno i Russi a ripiegare_i ponti che avessero gettati s ul Danubio, ricordando che la Bulgaria è provincia povera e non propizia per svernarvi,i Turchi dovrebnero ripromettersi, co.11 w 1a saO'ace difensiva attiva, cli impedire ai Russi il passagg10 o dei Balcani, almeno sino all'ottobre. - I Russi allora in previsione cli non potere essere approvvigionati nè dal mare, nè dal Danubio, sarebbe,1·0 costretti a ripassare il fiume per svernare in Rumenia. Tale fatto pot.rebbe dar·e buona occasione a Ha diplomazia per intervenire. Lo scopo duHque della difensiva .turca sarebbe appunto quello di guadagnar le)npo; ma per tanto ottenere, è mestieri essere attivi e profittare di Lulte le cit•costanzepropizie. Se non che sino a quest'ora non si è vjsto nessun segno di tale attiva intelligenza. Infatti i Turchi non occupaeono nè Kalafat, nè Giurgevo, nè Oltenizza, nè Kalarasci, e così diedero agio ai Russi di avanzare, schierarsi e fa t·e Lutti i loro preparaLivi del passaggio del fiume al coperto, senza essere punto molestati. Non pensarono nemmeno a distruggere il ponte ferroviario sul Sel'eth presso Bai;boschi, nè a interrompere la ferrovia tra Bukarest e Rustschuk e tra Bukarest e Kalafat. Le cannoniere e i monitori o non si sono visti o si sono mostrati tardi e nulla hanno intrapreso. Tali errori clan ln~go a dubitare della intelligenza e delta attività dei condurre la guet·ra. La distl'ilmzione delle forze turche,


NOTE E PnEVISIONI

se è vero che trovinsi riparLite in due grossi corpi l'uno a Viddino e l'altro tra Silistria e Schumla, lascia anche a desiderare. La posizione Prawady-Schumla-Varna è buona come posizione difensiva, sia contro un attacco che provenga per la Dobruscia, sia contro un attacco che provenga più direttamente <lai nord, dalla Bulgaria; ma è egualmente buona contro le operazioni che tentassero i Russi a monte di Sistow, perchè mentre la sinistra turca andreJ)be a contrastare direttamente i passi dei Balcani che menano a Sliwno e Kesanlik il grosso potrebbe portarsi sul fianco sinistro od in coda dello in vasoro. 11 mantenere un forte corpo a Viddino mentre il grosso trovasi presso Schumla, non sarebbe un grande errore qualora la rete ferroviaria turca fosse più completa; quando cioè una ferrovia percorresse il piede dei Balcani, ed i passi della catena balcanica fossero chiusi da fol'Li di sbarramento. J n ta I caso si potrebbe discutere sulla utili Là per i Turchi di prendere una posizione di fianco col grosso delle loro forze. Ma nelle condizioni attuali la divisioi10 delle forze turche in due corpi , separati da tanta distanza , non ·Sembra conveniente sotLo verun aspetto, specialmente se si tiene conto della superiorità Lattica e numerica dei Russi, la quale necessariamente impone ai Turchi l'obbligo di difendere direttamente la capitale dell'impero, Cos tantinopoli. \/ In quanto all'attaccante, ci pare che, all'infuori del corpo destinato ad agire per la Dobruscia, o almeno ad assicurare du quella parte il suo fianco sinis tro, debba col rimanente delle sue forze portarsi nella Rumenia con un cambiamento di fronte a sinistra, facendo perno a Galatz. Fra i punti da scegliere per il passaggio, ci è sembrato il più opportuno quello a valle cli Turtukai nel tralto fra le isole. Anco il passaggio tra Simnitza e SisLow presenta buone condizioni , essendovi un affluente del Danubio, parecchie

S ULLA GUEIII\A TURCO-RUSSA

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isole e parecchie strade di accesso. Quivi si mirerebbe ad attaccare cli fianco e girare per così dire il quadrilatero Lurco, cosa certamente mollo vantaggiosa. D'altra parte ci sembra difficile che l'armata russa, supposta colà forte di 250 mila uomini, voglia puntare a Sliwno e Kesanlik, avendo sul suo fianco tGO mila uo'Jnini dell'e,sercito turco. È necessario che lasci forze consideTevoli per guardare i ponti e la s ua base mo!Lo ristretta, nel mentre i Turchi potrebbero difendere le gole de' Balcani con 25 mila uomini della riserva e con 1GO mila portarsi ad attaccare pe1· Osmanbasar il corpo rimasto presso il Danubio. La sola marcia innanzi de' Turchi paralizzerebbe il movimento girante de' Russi. Continuiamo ora a vedere quali dovrebbero e·sser·e le operazioni dei Turchi. L'esercito turco a nord dei Balcani lo supponiamo di 200 mila uomini: cioè, 40,000 ripartili a presidio delle varie piazze da Viùdino alle foci ciel Danubio, rinforzuti dalla milizia che corrisponde alla già nostra guardia nazionale mobile, e 160,000 uomini componenli l'esercito cli operazione. A noi sembra che l'esercito di operazione dovr•ebbe per tal modo esser diviso in 3 armate, dislocate come segue: una di GO mila uomini accamperebbe al nord di Bazardschik , l'altea pure di 60 mila uomini a nord di Schumla, e la 3· lli 40 mila uomini presso Pravady. La riserva, 25,000 uomini, che era a Costantinopoli, in caso di minaccia al fianco dov1'ebbe essere p01·tala a Sliw110, in caso diverso in massima parte pt·esso Pravady, lasciando guardate le principali gole. L'esercito Lurco di.prima linea (160,000 uomi1~i) cosi ripartito, qualora ricevesse avviso a tempo del Lenlativo di passaggio del Danubio Lra Ruslschuk e Rassova, dovrebbe accorrere sul luogo per attaccare le rorze russe, prima che avessero posto saldo piede sulla riva cleslra. Se il passaggio fosse Lentato a valle di Rassova od a.monte


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SULLA GUEIIRA TURCO-RUSSA

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NOTE E PIIEVISIONI

di Sistowa sarebbe il caso di rinuncia1•e a conkastaf'lo perchè probabilmente non si arriverebbe in tempo dovendo percorrere meglio di 130 o 140 clùlometri su poche strade. Quindi l'esercito turco non prima di 5 a 6 giomi si potrebbe trovare in grado di attaccare gagliardamente il nemico) che avrebbe avuto tutto il tempo per far passare forze considerevoli sulla destra del Danubio. Se il passaggio del Danubio si eseguisse~ a nord di Rassova, sa rebbe allora il caso di vedere se convenga ai Turchi di spiegarsi tra il Danubio ed il Mar Nero ed ivi erigere un campo trincerato. Ma è molto improbabile che i Russi vogliano avanzare per la Dobruscia) con tutte le for,;e) od anche col grosso. Più probabilmente l' operazione per la Dohruscia sarà secondaria e la principale sarà effettuata ira Rassova e Rustchuk nel qual caso il camp~ trincerato che avessero eretto i Turchi tra il Danubio e il Mar Nero, sarebbe girato. Tenendosi invece i Turchi scaglionali) come abbiam eletto) • a nord di Schumla, presso Pra vady e Bazardschik e qualora l'insufficienza clei mezzi) la piena del fiume e l'arrivo a proposito dei monitors turchi contrastassero al nemico la cost.ruzione dei ponti) il grosso dell'esercito turco) in meno di 3 giorni si potrebbe concentrare verso il punto prescelto pel passaggio a fine di tentare, col vantaggio del numero e della posizione tattica, un attacco. Qualora però i Russi compissero il loro movimento senza os,ta~oli e con ordine, siccome dopo tre giorni potrebbero trovarsi sulla destra del Danubio in f'orze consider·evoli) così non sarebbe allora f'ol'se più conveniente ai Turchi di portarsi ad attaccarli. Allora ai Turchi converrà piuttosto scegliere· nna posizione difensiva appoggiando la destra ad est di Pravady e prolungandosi a Schumla. Coll'occupare sulla sinistra anche Osmanbazar e Tirnova, terrebbero forte su tutto il fronte) per cui passano le strade che attraversano i Balcani. Questo fronte è invero mollo esteso, ma con esso si vuole indicare il fronte stra

tegico) da ridursi ben inteso in ragione delle forze disponibili e delle qualiLà difensive delle posizioni. Guadagnata dai Russi la l'iva destra a Turtukai, nel mentre col grosso delJ'esercito manovrano per attaccare o per girare il nemico) ci pare cosa necessaria che allarghino la loro base s ul Danubio) locch~ non si ottiene se non atll'aversando ed espugnando Rustchuk e Silistria od almeno una sola. di dette piazze. Delle due mi sembra che converrebbe più espugnare Silistria percliè così le conmnicazioni con la Bessarabia sarebbero più comode e collegate pér la Dobruscia. Ma dall'altra pal'te l'espugnazione cli Rustclmk daeebbe il vantaggio cli potersi servire dello. strada ferrata, a misura che le for,;e s'innolLt-ano verso il sud. È bene in Leso che due altl'i ponti sul Danubio dov1·ebbero essei·e costrutLi dopo eduronte il passaggio sui tre primi già costrutti, oltre l'altro che sarà stato getlato sul basso Danubio dalle for,;e destinate acl agir nella Dobruscia.

X.


GUERRA D'ORIENTE - GU AVV"ENlMENTI DI MAGGIO E GIUGNO

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Il 15 gi~gno il quartiere generale russo venne a porsi a

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floj esti. Se di qui si traccia a suù-est un semicerchio con aperture di compasso equivalente a '160 clùlometri, s i tocca colla punta mobile da una pa1·te lo sbocco del SereLh dall'altra .quello dell'Aiuta, abbt•acciando la curva che fa il Danubio verso il Mar Nero insieme con tutti gli obbiettivi possibili d'attacco e tutti i punti di ripresa offensiva. Così il generalissimo russo teneva incerto il nemico sul piano suo, si riserbava libertà ed elasticità di azione, aveva l'occhio a tutte le sue colonne e a qualsivoglia movimento offensivo gli venisse ùa occidente che si poteva temere e per le memorie del 1854, e pc! concentramento di buon nucleo di Turchi a Vidclino e per l'interesse loro di galvanizzare la difesa. Mille difficoltà materiali ebbero a sopportare i COl'pi 1·ussi nella loro marcia a tnwer so la Valacchia, così povera di strade e così ricca d'acque stl'aordinariamente rigonfie. Era d'uopo ricereat•e i p.1ssaggi delle t·ivie1·e senza ponti, talvolta ristabilire quelli tra volli dai flutti, tal altra gettal'nc di nuovi, rifar s trade, girare paludi, avanzare cauti e risoluti. El'a d'uopo trascinarsi dietro innumerevoli vetture, d spa;·rniare il paese amico e giunget·e al Danubio colle teste delle colonne in grado ùi spiegare subito una forza podet·osa contro gli eventuali colpi offonsivi. Di qui il primo ritardo: il secondo dal bisogno di nulla tentare <li decisivo senza la quasi sicnrezza clel s uccesso, e quindi il bisogno di avere grosse a1·tiglierie a battere le fortezze, a protegget·o la gitLata dei ponti, a trarre in inganno il tardo nemico. Con una forza cosi imponente, uno scacco non avl'ebbn tanto compromessa l'azione milita.re quanto lu 1·iputazione della Russia rimpetto all'Europa. Innumerevoli lettere e telegrammi sono giunti dal teatro della guerra a t utte le parli del mondo . Ma forse appunto perchè sono molti, è difficile assai, direi impossibile, di cavarne un costrutto. Le notizie ufficiali non di rado ingannano acl arte, ed hanno dovere cli fou'io . Perciò per quanto studio

GUERRA D' ORl:ENTE 0t:lfQQ

GLI AVVENIMENTI DI l'lAGGIO E DI GIUGNO

I. Dopo la dichiarazione di guerra l'esercito russo venne svolgendosi lento e poderoso dal)a sinistra verso destra, dallebocchedelDanubioall'Aluta, sopra ur;i .fronte di $50 clulometri. Due corpi, l'uno presso Kilia, l'a!Lro presso Galatz e Braj\a, ebbero ben presto compiuto il loro schieramento. Per tal modo coprivano il fianco sinistro degli altri corpi in marcia verso il Danubio medio, paralizzavano con torpedini e batterie la flottiglia di Hobbart pascià, attraevano l'attenzione nemica alla Dobruscia, che ricordava altri passaggi, e preparavano pel momento opportuno una potente ed energica diversione. Il centro dell'esercito prese la sua direzione per Buseo al medio Danubio. Già a mezzo maggio le avanguardie erano giunte ai posti loro fino ad OHenizza. Le ostilità si restl'ingovano a bombardamenti, a piccolo avvisaglie, al collocamento di torpedini, ad insignificanti esplorazioni. Due monitors turchi saltarono l'H e il 26 maggio; talchè la flottiglia. turca per effeUo sia morale, sia materiale, rimase paralizzata. Mentre l'eserciLo rumeno si apprestava ad entì·are in campo, una punta russa passava l'Aiuta e minacciava Viddino destando le speranze della Serbia e le apprensioni dell'Austria.

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GU ERRA D'ORIENTE

ed amore si porli alla ricerca clella veritò., è im possibile il nnrl'arc anche largamente coclesli fatti cli guerra senza incappa re in errori. Dunque non ci è concesso seguire la ma1·cia asMi islrutliva, in ispecie per g li stati maggiori e per l'intendenza, dei vari co1·pi, lanto più che era interesse palpitante dei Russi cli celarla . P Òre tuttavia che verso il 20 giugno l' esercito di operazione s ul Danubio avesse la seguE'nle dis;locazione e formazione: Quartier gencnìle a n eni: il Xlll corpo, tenente generale Halm, colle: i ' divisione fanteria, lenente generale Prohot·ow; 25· divisione fanteria, maggiore generale Ba i·ano; L3' divisione cavalleria, maggiore generale v. Raden; g uarda il Danubio inferiore e minaccia con una llivisione di passare nella Dobruscia, coll'altra appoggia forse verso l'ala destra. QuAr tier generale a Braila: il XI V corpo, tenente generale Zimmermt1nn, colle : J7' divisione fanLeria, maggior·e generale Por oltovnikow; ·I 8· di visione fanteria, lenenl.e generale Narbut; Divis ione dfli Cosacchi del Don, a intanLe gen. Samsew. si prepaca al passaggio a Braila e ad Hil'sowa per la grancle diversione contro la linea Tscherno,voda-Kustendie~ Quartier gene1·ale a Calarasi, più tardi a Giurgevo: V II cot·po, Lenen te gene1·ule Ganezkii, colle: J 5• diYisioue-fanteria, tenente generale Goremikin; :36' divisione fanteria, Lenente ge ne1·aln Ver evkin; , • divisione c~valleria, tenenle generale Marn,;e i; gua1·da in lH'ima linea Silis Lria e Tm'Lulrni e più La n li pare anche Rustdrnk. Quartier generale a Simnitza: ,il VIII corpo, lenente generale Radezkii, colle: 9• divisione fanteria, lenente generale pl'incipe S vialomirsky;

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GLI A\'YEl'ìlMENTL DI MAGGIO E GIUGNO 91 divisione fanteria, maggiot· generale Dragomirow; 8· divisione Cflvalleria, tenente generale principe Manoelow; si appl'esta al passaggio a Sistowu per proteggere la gittala dei ponti e forma r poscia l'avanguardia sulla l'iva bulgara. Quartiere gener·ale a Turnu-.Magurelli: il rx corpo, lenente generale Kriidener, colle: 5• divisione fantcr·ia tenente genet'ale Schilder-Schuldne1·;

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31' divisione fanteria , tenente generale Beljamino·w i°; 9' diYisione caYalleria, maggior generale Laskareu 3°; si app1·esta a teni.are il passaggio o. Nicopoli, s ia pe1· tasta1·e il nemico, ~ia per traPI<> in inganno, sia per eseguire effettivamente l'oper azione.

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Poco disrosto, alquanto più al nord, in seconda linea, colla clest1·a appoggiai.a all'Aiuta, che quivi divisa in due brtìccia principali forma mille meandri, sta pronto ad appoggiare a sinistra o destra per seguire stùl'altra r·iva o J' VIII o il IX corpo: l'Xl corpo, tenenl.e gcnei•ale Schahowsky, co!Je: 11' divisione fante1·ia, maggior generale Emsl; 32• » " tenente ,, Aller; Jl• " cavalleria ,, Tatisce\\" . A sinistra di esso col quartiere generale in Alessandria?! pronto a mnovere direttamente vel'so il s ud per passare a Simnilza, ovvero a s ud-ovesl. verso Turnu-Magurelli: it Xll co1·po, tenente g0nerale Vannowsky, colle: 12' divisione fanteria, tenente generale Fil'ks; ~3· • " . maggiore ,, Timofìeje\v; 12• » cavalleria, tenenl<' » Drisen. In riserva col quartie1·e generale a BukaresL: il IV c01·po, lenente generale Zatou colle: rn• clivisionr fanteria, tenente generale Pomerancow;, 30· Puzanow; cava lleria Krilow. ))

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92 GUERRA D,.ORIE NTE Alcune divisioni devono aver subìto degli scambi, sia per ingannare il nemico, sia per r.inforzare certi punti. È d'uopo appagarsi di notizie generali; per s tabilire il posto di ciascuna .divisione in un dato momenLo occorre una narrazione eontinuata, impossibile acl aversi durante le ostilità. A questo esercito fa mestieri aggiungere, senza pretendere -di sapere ove erano all'epoca indicata: La 3• brigata cacciatori, generai maggiore Dobrowolsky; 4• " " " Zwiasinsky; 2 battaglioni cli volontari bulgari. Un corpo d'esplorazione sotto il tenente generale Skobelow ,composto di un reggimenLo di Cosacchi del Don, cli due del 'Terek e di uno del Kuban. Poi 9 reggimenti di Cosacchi del Don con 9 batterie. Infine due brigate di zappatori, 4 battaglioni di pontieri, un parco d'assedio di :350 pezzi, un battaglione ferrovieri, ecc. Il X corpo (Woronzoff), 13' e 14' divisione, trovavasi da Achermann ad Ockzakoff, col ·quartiere generale in Odessa, a <lifesa delle coste. Queste forze g1·avitavano a destra; sicchè vediamo più di metà dell'esercito russo concentrate verso quella parte in un quadrilatero di 50 chilometri di fronte e di 40 di profondità, mentre il rimanente della linea si prolunga sottile sottile fino al gomito che forma il Danubio tra Moldavia e Valacchia, dove si ingrossa alquanto per l'operazione preparatoria o secondaria, ovvero per la dimostrazione che si voglia chiamar·e. Certamente il servizio cli esplorazione dei Turchi è assai povera cosa; ma non è probabile che essi non si siano punto ,accorti dell'addensarsi lento della procella a monte di Rustchuk, dove i Russi erano altratli e dalla loro grande preponderanza numerica, e dai vantaggi strategici di girare per Ja· s ua sinistra il grande quadrilatero turco, e dalla relativa

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GLI AVVENIMEN'rl DI )IAGGlO E GlUGNO

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agevolezza tattica di gettare i ponti e· cli effettuare il passaggio: Lasciando da parte la Dobruscia, dove non sono possibili grandi movimenti militari, tre posti erano specialmenteindicati per la delicatissima operazione cli passare un fiume largo, profondo, rapido, contenuto fra rive pantanose, difeso da fortezze di fresco riattate e guardato dai Turchi, i quali avevano pure il vantaggio delle sponde dominanti. Questi posti si trovano ad Oltenizza rimpetto a Turtukai, a Simnitza rimpetto a Sistow, a Turnu-Magurelli ri!flpetto a Turtukai o nelle loro vicinanze. Il primo, consigliato da Moltke, piglia cli fronte il quadrilatero, separa Rutschuk da Silistria, permette di manovrare con meno problematico acco.rdo colle truppe peneLraté in Dobruscia e pone direttamente contro Schumla e contro i passi principali dei Balcani. Ivi il fiume Ardschis conduce il materiale ,da ponte, le rive sono abbastanza unite e salde, il letto non soverchiamente largo e la piazza di Turtukai non bene munita. I due altri punti cli Simnitza e di Turnu-Magurelli strategicamente girano Rutschuk e Schumla mirando per Tirnova ai passi indifesi dei Balcani; tatticamente hanno pur essi agevolezza di gettar ponLi, rive delle altre meno difficili, ed in Sistow ed in Nicopoli ostacolj non invincibili. La sola differenza consisteva in ciò che l'uno più vicino a Rutschuk era esposto alle otiese più immediate dei Turchi; l'altro girava forse troppo largo per gli obbiettivi delle operazioni ulteriori, dirette naturalmente a Tirnowa ed a Rutsclrnk . Risolta quindi l'oflensiva per l'ala destra e scaglionatevi le forze, la scelta fra questi due punti dipendeva dalle circostanze del momento e dal contegno del nemico. Dopo la metà cli giugno le forze dei Turchi su questo teatro di guerra, calcolate con larga approssimazione a 200,000 uomini, erano presso a poco distribuite come segue :


n' ORIENTE A Viddino, sotto gli ordini di Osmari pascià A Rutschuk, sotto gli ordini di Eschref pascià . . . . . . . . . · · · · · · A Silistria, sotto gli ordini di Selami pascià A Varna, soUo gli ordini di Raschidpascià A Schumla, sotto gli ordinidiAchmedEjub pas cià . . . . . . . . Nella Dobruscia soUo gli ordini di Aly pascià . . . . . . . · · Sulla linea Sistowa-Nièopoli Presso Nisch-Sofìa . . . . Nei passi dei Balcani . . . Fra Jamboli ed Adrianopoli. . Totale .

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GUERRA

95 pale per far fronte ai poderosi attacchi d'ala, per manovraee in paese, sebbene proprio, avverso, in una stagione che s i fa sempre più contraria~ Rimane una tenacia di resistenza che più volte ha fatto stordire l'Europa, r imangono guardate le vie principali dei Balcani, rimane una posizione in certo qual modo concentrata, rimangono i rinforzi che possono venire dal mare se pure la flotta turca s i decide cli uscire dalla sua inazione, rimane infine l'inevitabile divisione delle tl'uppe russe. Ma non precorriamo gli avvenimenti. In sul cadere di giugno la dispersione delle forze tm cfie dava ai Russi buon gioco, s ia nella Dobruscia per un'azione secondaria, s ia contro il centeo della Bulgaria. L'al{l. destra era ed è coperta dall'eserci to rumeno (forse 40,000 uomini) diviso in due corpi, l'uno sotto il generale Mann sulla destra de]l' Alula, l'altro sotto il generale Lupu 1111 po'più ad occidente verso Bojana, che tengono a bada I Vicldino, e forse a quest'ora prencl ono l' off' · ens1.va. Il passao·o•io da Galatz e da Braila riescì anche più facile di 00 GLl AVVENIMENTI DI MAGGIO E GIUG1'0

30,000 uomini 32,000 23,000 18,000 27,000 15,000 15,000 20,000 '10,000 10,000

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200,000 uomini

Enorme dispersione sopra un territorio esteso quanto tre qnarti d'Italia, senza un ne!'bo degli altri più poderoso, senza un centro di resistenza attiva, senza un piano pur generalissimo d'azione. 11 frazionamento formava la base della difesa turca; non pote\'a avvenire se non ciò che cento volte è a vvenuto : chi vnol tuUo guardare non guarda nulla. Mancanza di stati maggiori, incertezza, poca mobilità, assenza di un ordinato servizio cli viveri, t'assegnazione fatalista, timore per avventura soverchio del contegno della Serbia..... .. possono aver conLribuito a codesta dislocazione contro cui protestavano tutte le memorie del passato . A quest'ora però il corpo della Dobruscia è già ripiegato su.lla linea Tcherna,voda-Kustendie; le Lruppe sminuzzate lungo la linea Sistow-Nikopoli avranno pur esse battuto ritirata o sopra Rutschuk o sopra Schumla; forse i 10,000 uomini di Adrianopoli si saranno avvicinati ai passi dei Balcani; forse buona parte delle truppe, che hanno indebolito l'esercito principale aUaccando improvvidamente il Montenegro, saranno chiamate in aiutò. Ma, de tratti i presidii delle quattro fortezze, -ascendenti a GO o 60,000 uomini, che r imane all'esercito cam-

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quanto s i era preveduto. Il mattino del giorno 21 un distaccamento da GalaLz r iconobbe i lembi occidentali delle altuee che partendo da Matschin accompagnano il braccio inferiore del Danubio e presentano discrete pos izioni difensive. La notte seguente passò una bt'igata del XIV corpo, la quale attaccando vivamente colle sue avan"'uardie costl'inse i Turchi a ripiega1'e sopra Matschin. ::, Quasi contemporaneamente era finito il ponte cli Braila get. tato nell'istesso posto che "nell'anno 1854 e protetto da baLterie del più grosso calibro. Per questo ponte passò. nel giorno 23 porzione del XIV corpo ed appena schierato marciò sopra Malschin, che di già in seguito all'attacco della vigilia era stata abbandonata, vuoi per fiacchezza di resistenza, vuoi per serbare le forze a combattimenti ulteriori. E del pari, e con più ragione perchè affatto sprovviste cli opere cli qualche valore e perchè pt>ese a r ovescio dopo la perdita di Matschin, furono abbandonate le povere piazze cli Jsatska e di Tulscia alla semplice minaccia di truppe che varcarono il Danubio


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GUERRA o'ORJENTE

non lungi da dove nel 1828 ebbe luogo il passaggio pr'incipale . I distaccamenti tm•chi dovetLero affretta re il passo, poichè il' 27 altro passaggio di tr uppe russe ebbe luogo rimpetto alla· fortezza cli Hir~owa, che fu pur essa, sebbene delle altre piùr salda, abbandonata senza contrasto. Se i Russi avessero ·p otuto prevedere una così molle difesa sul Danubio inferiore, certa-· mente avrebbero passato ad Hirsowa con mag·giori forze è' qualche gior no· prima nella speranza di tagliar fuori i difensori della Dobruscia settentrionale. Alì pascià ebbe.tempo di ritrarsi dietro il vallo di Trajano, dove può ricevere rinforzi da Silistria e da Varna, ha i fianchi appoggiati al Danubio ed al mare, ha il fronte coper to dalle paludi di Karasu e da altri ostacoli naturali ed artificiali; ma dove l'estensione stessa della linea (40 chilometri) rende problematica una prolunga ta difesa. Nello stesso giorno, 27 giugno, la 14' divisione incominciò il passaggio principale a Simnitza valendosi dell'isola di Varzin. Ne seguì presso Sistow un combattimento che non potè avere grandi proporzioni, se si considera lo scarso n umero di Turchi sparpagliati lungo la riva destra. Il passag·gio e la giLl-ata dei ponti, ritardata nella notte dal 29 a l 30 da un uragano, fu preceduta ed accompagnata dal bombardamento di Nicopoli e di Rutschuk e da cenni di dimostrazione di _passaggio a T urtukai. I distaccamenti turchi l'ipiegarono dietro la J antra e colà tental'ono di opporre una resistenza al corpo destinato ad investire ed a prendere R utschuk, il cui tallone di Achille, come a tutti è noto, si trova nel fronte meridionale dominato dalle ultime pendici dei Balcani. Ke venne il vantato combattimento di Biela. Questo è certo che oltre quattro corpi di esercito, cioè una forza combattente di meglio che:100,000 fanti, 14,000 ca valli e 500 cannoni trovasi ora (7 luglio) tra la Jantra e la Osma coll'avanguardia spinta già a Tirnova . " La taLtica dei Russi (lasciò scritto Moltke) rassomiglia a

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GLI AVVENIMENTI Ul MAGGIO E GIU~NO

qu'e]la del ·cigrnile che non va a cercare il suo a\•ver sario, ma lo aspetta appiattato nella parte più folla della foresta 1,. Abdul Kerim rimane fedelEI a questa s ua tattica. Ora egli s i trova colla massima par te delle forze nel suo g rande quadrilatero 1 strategico, come in Asia :tvluk tat· pascià ritirandosi sempre si ' è concentra to dietro la g1·ande ciLtadella naturale ,lell' Armenia formata dai Saganlù e dal Chop~1s e percorsa dal Pasin. Ora un'occhiata agli avvenimenti dell'Asia ('l).

11. All'aptirsi delle osLilità il generale Loris Melikow, comandante l'esercito d'operazione russo nell'Asia minor e, sapeva d'avere di fronte in p'r'ima linea suppergiù 40,000 uomini nelle 'fortezze di Baturn, Arda.han, Kars e Bajazecl; ed altr'i'40,000 uomini in seconda linea, di cui metà circa· ad Erzerum, metà verso il lago di Van. . . 1124 aprile, il giorno stesso della dichiarazione di guerra, incominciò il suo movimento su quattro colonne, corrispondenti alle quattro s trade pr incipali che menano nel cuore~ dell' At'rnenia ed a lle qtiattro fortezze turche che ne sbarr ano il passo. La colonna di des tra sot to il generale Oklobjo da Poti ll10!';Se verso Batum; la colonna del centro destro sotto il generale . Dewel da Achalsiche prese la via di Ardahan; la · colonna del centro sinistro (principale) soUo il generale Loris Melikow da Alcxandropol marciò su Kars preeeduta da buon nucleo di cavalleria col o·enerale Tscadschawadsche; la colonna cli sinistra sotto glt ordjni del ge nera.le Tergukassow dal sud di Erivan gir ò intorno l'Aramt pc1· giunger e a Bajazeù e colà mutar direzione cli marcia. n generale Oklobjo clis:eoneva clella 1d ' div~sione, di due (l) Ricordi amo ~i leLto1·i la desc r izione del teatro della g uerm iu Asia di>.l generele S1R0Nr, pubblicata nella dispensa di maggio della Riv!sta. ANNO XXII, \TOL. 111.

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l (}LI AVV!r.l'HMEN1'I Dl MAGGIO E GIUGNO

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GUE IIIIA o 'O!UENTE

reggimenti della rn•, di un paio di battaglioni di cacciatori e di un battaglione cli zappatori con qualche nucleo di cosacchi régola1·i ed irregola1·i. Componevano la colonna del generale Dewel due r eggi men ti di cosacchi con alcune Ll'uppc irregolari, un baltaglione di zappatori ed una battei·ia. Melikow aveva ai suoi ordini immediati la divisione granotieri, una brigata della 19" divisione, un battaglione zappatori, la di visiono cavalle;.ia del Caucaso (l6 squadroni), la divisione combinata del Caucaso (22 sotnie), gl i irrep;olari del Daghestan, g li il'regolari cli Alexandropol e forse due altri l'eggimenli della 39° divisione. A Tergukassow obbedivano la 38· divisione ed àlcùni reggimenti di cosacchi e di covolie1·i irregolar·i. In sulle prime nessuna comunicazione fra le colonne. Da Poti ad Acholsicho cotTono 100 chilometri in linea r etlu e vi sono di mezzo i P ersathi; du Achals iche ad Alexandropol 120 e le ttspre giogaie <lei Tscliildir; da Alexandropol a Bajazed 160 e l'Ararat colle sue dipendenze occidentali. I Russi così ùiviclentlosi contavano for:a:e nn po' troppo s ulla prepo11doranzt1 propl'ia, sull'indolenza n emica, snlle condizioni topografiche della regione monluosa, sulla forma della frontiera mssa che s teinge a riclosso la fl'ontie1·a tul'cll, influo s ulla pos>'ibiliIB. di tenere dovunr1ue testa per quo.I che giorno a grosse schiel'e nemiche. Del 1·imanenLe le <[uallro c·olonne dovc,vuno rnan mano avvi-· cina1·»i verso l'obbicllivo di tutt.e le operazioni, verso Erzerum, CLÙ forse la colonna cli de,;tra doveva mil'al'e por Artwin e Torlhum, pt·obobilmente la colonna di centro destro per At'· dahan e OlLi e cerll:lmente quelll:l del cent1·0 sin is Li·o per Kat·s e Ko1·asa11 , quella di s inisLt·a per Toprak-kalé e Delibaba. Ma la destt·a fu trattenuta sulle rive del mare dalla ,·esis tenza di Bulum e dallo sbarco (li Suchum-kalè, menL1·e le altre colonne facevano la loro slrada. Sicchè .il movimento s tra tegico all'ingrosso si l'l piegò come una g1·t:i.nde conversione a destra perno Poti colle colonne gravitanti ;verso l'ala

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sinisLra che marciava difìlnla al cuore della resistenza nemica. I Turchi potevano avel'e 21 battaglioni in Knt·s, 14 in A,!'· dahan, 30 in Batum. I presidii nelle aure fortezze non se1·vivano che a $minu7,za.re la di fesa. I Curdi e le orde irregolari in sulle primeJlon si mostrawrno che con sca1·se avanguardie; il paese assisLeva indifferen l,e alla lotta; le popola;:ioni musulmane del Caucaso non sorgevano compultc all'antico grido di guerra; piuno generale dei Tui·chi la Lradizionule difesa fa talista, appoggiata alle fortezze ed ai monti, tenace e dura bensì, ma senza vita, senza slancio, senza intelligente operosità e v igo1·ia. Lo colonna russa di sinistra gfralo pel ;;uo fianco occidentale il massiccio dell' Aral'at, scese il 30 aprile a Bajazed che trovò a1fatlo sgombra. Poscia por aspt·t\ e rolla strada entrò nell'ubertoso valle del Murad, superando sC'nza pena la bicocca di Diad im1 e qualche altro posto apparecchialo a fiacca difesa. Mn i Cued i, questi predoni dell' l,:uf'raLe e del Tigri, nomadi sanguinari, mobili e capricciosi corno le areuo dèl deserto, senLirono in parte la comunanza di lingua e lli religione, e malgrado vecchia ruggine e recenti velleità di indipendenza, montarono i loro piccoli cavalli e »i slanciarono verso il fianco sin ist.ro della colonna di 'fergukussow. Era un avvertimento di non arrischiar troppo. Ne vennero avvisaglie, scaramuccie, fazioni val'ìo e cul'iose di ve1°samonte nar·J'ale, nelle quali ,la di. sciplina e l'Ot'dine ebbero quasi somprcil sopravvento; ma che molliplicarono gli o.ttrili, ritardarono naturalmente e indebolirono di non poco la cli por sè debole colonna. Ln quale perciò mise quasi un mese e mezzo a percorrere un 'L60 chilometri il '10 0o-iuo,no alle famose sti·ctle di Delibabo. . . o o . I)er giuno·ere 1116, al villaggio di Soidakan, ai piedi del Chopus, che si eleva a 3430 m etri di altezza, vi fu combattimento coi Turcl1i distaccati a difesa dei passi dal corpo principale, che era a Koprikoì, colla. peggio di questi e colla morte, a quel che dicono,

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GUpl:I\A o'ORI'EN'l1E

di Mehmet pascià. Il 21 nU"Ovo combaUimento a Dayar, un po' più innanzi, proprio allo sbocco delle gole di Kara-Derbencl. Hanno attaccato i Turchi; con grande energia e non poche forze. L!esito deve essere stato favorevole ad essi perchè ritentarono la peova il giorno appresso e la streLla contrastata rimase in loro potere. Da una parte e dall'altra si confessano perdile assai rilevanti. Veniamo alle colonne centrali. La cavalleria cli MelikÒw, varca to l'Arpa il21 aprile, s'era spinta innanzi ed in breve era giunta in vista di Ka1•s. Seguiva lentamente il nerbo della fanteria, una par_te della quale per le s tr-ade che atLraversano i Tschildir mirava a .porger la mano alla colonna del cenLro destro che senza trovare notevoli intoppi era giunta in vista di Ardahan. Quivi ebbe lnogo il giorno 1f> maggio la congiunzione in seguito ad un fiero combattimento che costrinse i Turchi a ritirarsi JleJla piazza. Nella notte seguente i Russi posero in batteria 40 .vezzi contrn le opere avanzate ùi A1~dahan ed aprirono un fuoco così violenlo ehe i Tur-chi le abbandonarono. Ail'Lndomani il fuoco fu direlto-conbro la piazza, e già nel pomehggio la breccia e1·a· ratta. I Russi vi si precipitarono; ma il presidio aveva r~piegato in direzione di Olti. Per tal modo veniva tolto ·un gra- · vissimo o~lacolo alla comunicaz.ione delle due colonne centrali, .e ra d'assai agevolato l'investimento di I(ars, s i a p1+;ra unì:\. nuova strada di operazione contro Erzerurn; er·a rialzato il morale degJi nni e depresso quello degli altri . La condotta dei Turchi nel cedere così a buon mercato uno dei loro baluardi non trova forse qu~lche spiegazione se non nella debolezza delle oper·e della piazza e nell'abile, prudente, armonica manovra dei Russi, i quali giunsero da due o tre parti divers.e e ben rnuniti d·i artiglierie. Muktar pascià col suo piccolo esercito di operazione non. credette ·c1i dar battaglia sott~ le mura di k.ars; ma minacciato dalla cavalleria di Tschadsc.hawadsche, coHbrocui n~n bastava la sua truppa, risalì la vaJle di Kars e venne a prendere.posi-

GLI AVV:E NIMENT-l DI ~fAG·GlO E GIUGNO

. zione sui, Saganlù a cavallo delle due strade che riunendosi poi a Korasan mettono capo ad Erzerurn. Quivi coperto da paludi, da bu'rroni e da foresto, coi fianchi' appoggiati ad ostaceli insuperabili, con truppe adatte alla difesa, poteva forse opporre una valida resistenza. Ma par te della_ s ua cavalleria sorpresa dai .cosacchi di Tschadschawadsche .fu tagliata a pezzi,; la pt'esa di Ardahan permetLeva di· girare completamente questa· posizione per la s trada non abbastanza assicµrata dalla bicocca di Olti; il generale Tergukasso,v si avvicinava a!l,3 gole di Deliba-ba minacciando di prendere a rovescio la posizione. Perciò dai Saganlù si ripiegò sopra Korasan prirna e s opra Ko prikoi più tardi, Lenendo presidiata la piccola f@rtezza di Zev;,in. 0 1•a il centro di resistenza lut·co pare s ia a Koprikoi con posti avanzati, olLl'e a ·z ewin, ad Ardos t, a Korasan e nell'e gole di D@libaba e di' Kara Derbend . È una posizione di 40 chilometri di fronte e d'aUrettanti di profondità, appoggiata a sinistra dagli' impervii Kargabazar, a destra dai Sehrian e dal torreggian~e Chopus,coperta sul fron te oHrechè dall~ sentinell'a avanzata di2lewin, dalle svoltedell' Arasse e dai suoi i1Umerosi affl_uenti, sostenuta alle s palle dall'eccelso castello di Hassankalé. A Koprikoi s i riuniscono in fa scio tutte le strade che ·dalla vallata dell' A1·asse.a travers o i Bingol vanno con un solo ramo adErzerum. Dicono che Muktar pascià disponga qui, dopo i rinforzi venutigli da Trebizonda, di 40,000 uomini, di 3000 cavalli e di 45 can.noni. Ma a proposito di forze è necessat•ìo tenersi sempre in guar;~lia. li generale Loris Melikow, lasciato dinanzi a Kaes il gene·rale De·wel coll'incarico di investire e di prende1:e la piazza, dopo il 20 maggio mosse lentamente verso i passi del Saganlù, ti vaf'G6 per le due stl'ade, s ul versante oecidentale fece la sua congiunzione col generale Haimann, cui aveva affidato la colonna di dest.ra, ed attaccò il 25 giugno, senza successo e con grandi perdite, il carnpo trincerato di Zewin


GUERRA n' ORIEN'fE L'attacco simultaneo delle colonne di Melilrnw e di Tergukassow, partite da così grande distanza, contro il fronte e conko il fianco di Muktar pascià, dà prova dell'audacia dei generali russi e della saldezza delle loro truppe. La difesa pertinace di Muktar pascià sul versante dei Saganlù e nelle gole del 'Chopus mostra che malgrado !_e sconfitte, le ritirate e gli strapazzi, il morale dei Turchi non è ancora scosso, ma trova nella dignità, nella fede, nel cara.t tere quella tradizionale l'o rza difensiva che in ogni guerra ha costato all'offensiva russa torrenti di sangue. Ad ogni modo i due generali russi, che forse sentono il re: · ciproco tuonar del cannone, se eiescono a congiungersi, la caduta di Erzerum non può .tardare; se non r iescono, come pare non s ieno r iescitj, dovranno naturalmente ripiegare l'uno su Bajazed per liberarsi dalle molestie e dai per·icoli dei Curdi, l'altro su Kars per proteggerne Fin vestimento (1). Se è lecito fare dei prognostici, male però inco!'rerebbe a Muktar pascià ove abbandonasse la sua cittadella naturale per corre[' dietro troppo vivamente all'una od all'altra delle due colonne. Il generale Dewel l'S giugno ha incominciato i lavori formali contl'o il fronte occidentale cli Kars, lo stesso scelto dal genera.le Mu:rawiew per l'attacco nel settembre '1855. Le prìncipali fortificazioni di Kars datano dal 1864. Esse sorgono sopra una massa di scogli che diramano dal Sa-. ganlù e sono divise dalle asp1·e rive del fiume Kars in due parti, riunite da ponti di pietra pei quali non è difficile il reciproco soccorso. Si compongono di una vecchia cittadella riattala a nuovo e di dodici forti od operH varie. Il loro armamento dovrebbe toccare i '150 pezzi, la loro guarnigione i 23,000 uomini, perché la linea di fuoco ha uno sviluppo cli 5'136 metri é l'estrema linea clidifesadi 15chilomelri. I prin:1i - - ' - - - - -- - - -- -- - - -

GLI AVVENlMENTl DI MAGGIO E GIUGNO

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oi È ciò che è avvenu to ai primi di luglio coll'aggiuntot che i Russi banno pu re abbandonato l'investimento di Kars per pigliare posizione a Zaim.

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tra artiglieria rigata e liscia vi sono; i secondi non possono oltrepassare la cifra dai 14 ai '18,000. Le opere sono adatle al teneno, abbracciano Lulte le alture dominanti e si prestano reciproco appoggio. 1 lavori d'assedio sono resi difficili dalla natura del terreno. Ma la difesa è indebolita .dalla divisione delle forze sulle due rive del Kars, dalla soverchia estensione delJa linea di fuoco, dalla mancanza in alcun i punti cli fosse e cli caponiere, dalla scar sezza delle traverse, clalla insufffoienza di l'icoveri e di rnagazzini, dalla poca sicurezza dell e polveriere. È d'uopo tuttavia osservare che i Turchi se cominciano sanno resistere a lungo die tro i baluardi. Ce lo provano gli assedi gloriosi nelle stol'ie loro di Braila, di Varna, cli Schumla, di Silistria e dello stes so Kurs. E pare che i Russi non abbiano forze sufficienti per adde11trarsi nell'Armenia, dovendo conservare Bajazecl, ,investire Kars, mantenersi di fronte a Batum, paralizzare lo sbarco di Suchum-kalé e guardal'e le minacciate linee di operazione a travei·so il Caucaso . Il generale Oklobjo da Poti non ha mai potuto prendere energicam.ente l'offensiva. A destra il mare signoreggiato dalla flotta turca, in raccia la discretamente munita fortezza di Batum, al!è spalle il nemico sbal'cato a Suchum-kalé e gli irr-equieti Abkasi l'hanno sempre LenuLo in rispetto. Fino ad oea con sufficiente attività egli ha cornpìto la sua progettata o forzata missione della difesa della .Mingrelia, a tempo lanciando qualche coìpo ardito, a Lempo ripiegando. Deve avei' tuttavia su_bito parecchie perdite da parte dei Turchi , i quali ogni tratto si fan vivi e soLto la condotta del loro Dewisch pascià respingono vigoros amente ·gli attacchi. Anche H corpo sbarcato un mese e mezzo addietro a Suchum-kalé con Fazil pascià occupa non poco i Russi; ma fino ad ora senza elettr-izzare il fanatismo delle popolazioni e ·Senza compensare lo scapito che viene dalla notevole diminuzione di forza sul teatro principale di azione. Dell'insurrezione del Caucaso non abbiamo che tratto tratto


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'GUERRA

o' ORIENTE

qualche scinLilla a testimonianza del fuoco che cova sott.o ceneri profonde: lo spegner·lo dipende più che. altro dal successo delle operazion i russe, pe.rocchè un disaslro pot1·ebbe suscitare l' incendio.

Jll. La Porla, a costo di indebolir:e le sue scar.sissime forze sul suo teatro p1·incipal.e di guena, risolse di farla finita col Montenegro, con questo piccolo e povero paese che dalle sue montagne sta sopra come un incubo al s uo fianco s inistro e tiene sempre vivo· fra i Serbi e gli Albanesi il fuoco cleWinsurrezionc. Secondo notizie austriache stavano intorno al Montenegro: 18,000 uomin~ in Albania, 10,000 intorno a Novi Bazar, 24,000 in Erzegovina, 18,000 in Bosnia. Le insurreziol!i una volla soffocate nel sangue risorgono di nuovo, ma hanno bisogno diLempo: onde bosniaci.ed enegovesi, malgrado gli eccitamenti e le prossime speranze di liberazione, non pensarono ad una levata cli scudi, erl i Miriditi, s u cui si faceva assegnaà1ento, non rnostra1'ono che crua lche velleità di vendetta pel sangue dei padri loro. Così forse un 50,000 uomin i erano disponibili contro il Monteneg:'o, che ne ha la metà. I Turchi divisi in tre corpi di vaeia rorza s i apprestarono nell'aprirsi di giugno ad attaccare dandosi convegno ne.I cuore del paese. Il corpo del Noed s otto la condottù di Suleiman pascià, ba- . sandosi sull'Erzegovina, dove.va superare le strette gole .d ei Duga per vettovagliare il vecchio borgo f"ortificato di Nìchsich e pel cuneo che for ma la frontiera turca versò sud, penetrare· nella valle dello z.eta. Il corpo del Sud agli ordihi cli Alì Saib pascià, bt)sandosi sul!' Albania e s ulle piazze di Podgoritza e di Spuz, doveva risalire la valle della Zeta pel cuneo opposto che forma la frontiera verso nord.

GLl AVVENJMKNTI 01 MAGGIO E GIUGNO ->

•! 05 .

Il corpo del Nord-esl con Mehemed Alì, ad aUi va diversione, ,dalla valle superiore del Tara doveva passare !Ìella valle della Moralscha, donde poteva poi pure esso, forse in seconda linea, tener dietro a gli altri due çhe probabilmente sarebbero marciati sopra Celtinje, il focolare della lotta. L'impre.s a aveva per sè il largo dis perdimento dei Montenegrini, la superiorità del numero, l'odio condensato del soldato turco; le due fortezze ·che penetrano nella pal'le più viva della montuosa regione. Aveva contro l'inevitabile riunirsi delle forze nemiche, la divisione delle forze proprie; poi ~<:1 solite cause che hanno !'\empre mandato a vuoto ogni impresa con tro il Montenegro: il valore degli abitanti, la natura delle guerre di monl:agna , e le difficoltà di vivere, di muoversi e di manovrare. Più grave e principale còmpito stava s~lle braccia della colonna di Suleiman pasciti . Questi dal !~ al .7 giugno r ipete per più fiale i suoi attacc·hi contro i passi di Duga presso Kristasch, ma ehbe a subire perde it gravissime. Dopo qualche giorno con tenacia onorevolissima a lui ed ai s uoi soldati, tornò all'ass alto, e questa volta penetrò nel le celebri gole battendo i l\'fontenegrini che opponevano un'ultima resistenza al forte cli Presjeha. Questo .fu preso con sangue copioso, e i Montenegrini r·ifugiarono nella fol'lezza naturale di Bonjani, focolare di tutte le insurrezioni erzegovesi e perno -di res istenza a molte guer,--e montenegrin0. AlLipiano elevato; impervio, cinto di antri e di rupi, i Turchi non vi poterono rnai penetrare. A tenerlo cl'occlùo v'è Nich:::ich che è sempre bloccato, e da due anni esige ogni tratto nuove spedizioni per nuovi vettovagliamenti. li '17 giugno Suleiman pascià proseguì la s ua marcia, erapido e meritamen te fortunato, prese le gole di Ostrog. La valle pianeggiante dello zèta gli stava dinanzi. Ne s egul il corso sperando di dare la mano ad Alì Saib ed a MehemedA!ì. Ma le gole la terali erano il'le cli difensori, la via di Cellinje più delle altre s ba,·rata; i viveci facevano difetto; il suolo scottava sollo i piecli; i macigni si s lacc:wano dai cigli d-elle l'Upi; le


·106 GUERRA D'ORIENTE- GLI AVVENIMENTI DI MAGGIO E GIUGNO spalle erano minacciate, la ritirata poteva equivalet'e ad una catastrofe. · Era forza contentarsi del sLLccesso ottenuto) traversnre risolutamente la regione nemica per la strozzatura che non misura più di 35 chilometri e congiungersi al corpo dell' Albania. Così f'u fatto; ma intanto l'Erzegovina, quas{sguernita di presidio, può da un istante all'altro insorgere profittando dell'occasione propizia e dell'appoggio sempre gagliardo e sempre sicuro del Montenegro. MehmedAlì pascià per K.olascin giunse pur egli a-i°<u'e una punta nella valle della Moratscha; ma ben presto dovè ripiegare, sia perché vinto, sia perché seriamente minacciato nella s ua linea di .ritirata, siaperchè già anda to a male il piano concertato con Alì Saib. Sempre la medesima storia. Anche nel 'J.862Derwisch pascià penetrò da Nichsich nella valle dello Zeta e congiungendosi ad Awni pascià, che veniva da Spuz, divise in due il Montenegro. Ma sebbene l'esercito turco contasse allora 40,000 uomini riuniti, dovette come ora ripiegare verso la bassa Moratscha. Solo più lardi Orner pascià, riunita pure la colonna di Husseim pascià, potè con attacco concentrico pone piede nella valle della Rielrn così prc~sso Cettinje da costringere il Montenegro ad accettare la pace. Può ripetersi ora questo fattoil Crediamo di no. Allora i Turchi non erano impegnati in una guerra colossale, erano in ogni cosa relativamente d'assai superiori agli avversari possedendo già un perno di azione nella piazza di Sahliak, ora in potere dei Montenegrini, ed avevano il miglior generale che abbia condotto Turchi nelle guerre moderne. Roma, 6 luglio 1877. Maggiore

o.

LIBRI E PERIODICI

7'1•,ettato eleweeutnre di ro,,-tiJie,e~one e S ·i nossi d ·i forti/ica~io,ae, per ENRICO CosENTINo capitano del genio, professore alla scuola militare di Modena, tipografia sociale, 1877.

Non mai, quanto nei tempi in cui viviamo, è stato meglio apprezzata la verità del detto di Bacone che « l'uomo può quanto sa ,,. Ciò si sente molto nelle file dell'esercito, ot1e la convinzione che solo uomini istruiti sono capaci di grandi cose, ha messo salde radici. E così. assistiamo al consolantissimo fatto di vedere i nostri camerati volgersi con slancio vigoroso ai vari rarni di studio, cercando con ogni possibile mezzo di riparare alle trascuranze del passato. Il livello della nostra stampa militare si è elevato lli molto; lo attestano le n umerose pubblicazioni di nuovi libri, di monografie, di opuscoli ccc., che spesso ci occor1'e di registrare. Ai manuali, ai riassunti, ai trattati elementari, agli articoli che si pubblicano nei giornali, i quali sono destinati a diffondere il sapere nelle masse dell'esercito., farmo seguilo le opere erudite per le intelligenze più co!Le. E qui ne sia permesso di rammentare come parecchie delle migliori pubblicazioni ci vengano dalla s<:uola di Modena, più delle altre gl'adite, assicurandoci esse che l'indirizzo agli studi dei nostri futuri giovani colleghi è avvivato dal fuoco sacro della scienza e del progresso (1). (I) Ecco i l tilolo dèlle opere pubblica.te. dal 1872 in poi dagli ufficiali della scuola di Modena: MAONJ . . -

Note pe,· un corsa di tattica.

COS&NT!:sO - Elem-enti dt f orttfl,caztone. TAGLIONI. - Geog,·a(ia fisica e politica. MORENO . - 1'1 •atta,to di Storia militare.

BA R ATIER!.

F.R&sçuR.1.. -

Sinoui di legislazione e di amministra:.ione militare•. Elementi di a1·tiglieria. - Nozioni sulla polvere e sulle armi po?"tatilt. - Nozioni tul ti.ro a,me armi da fuoco.

CHERUBIN1. -

.. I

;,,


109

E PEIUODICl

LIBRI 108 Fra le opet•e recenti, che per valore int1·inseco occupò.no un posto eminente, vanno annoverate le due pubblicazioni del capitano Cosentino, di cui salutiamo l'apparire e che presentiamo al pubblico dei lettori con parole di encomio. Nel trattatò tl i fortificazione l'autore ha compendiato le lezioni che professa fin dal '1 871 nella scuola militore, e quelle da lui date prima, in Verona, al· corso preparatorio per la scuola superiore di guerr·a. Nella s inossi sono riuniti i sommari d i codeste lezioni ed esposte le idee intorno allo indirizzo che egli crede utile per gli s tudi ·elementari di fo1·Liflcazione. · · Il trattato elementare di fortificazione, sebbene scritto sotto l'influsso di esigenze r elative allo insegnamento della scuola miliLare, poco s i risente del difeUo comune ai libri didattici compilati su programmi, che ò qu.ello <li r ivelare la mancanza d'iniziativa, pr-r l'obbligo imposto di atlenersi alle norme prestabilite. L'indirizzo dato dal Cosentino allo studio della fortificazione è affatto nuovo e, mentre prova la saviezza di . chi ne stese il programma, dimostra altresì e la vastità d'ingegno dell'autore e la s ua non comune doUrina ir{ tutte quelle scienze che hanno relazione con la fortilicazione. Rompendola in modo assoluto con la vecchia scuola, la qua le riduceva la fortificaz ione ad un me1·0 frasario, ad un elenco_ di nomi, di d~finizionì, di r egole ed ai ver i principii scenlifìci sostituiva le formole matematiche, g li aridi problemi di geometria descriLLiva, rompendola con questa scuola che ebbe i suoi più strenui dirensori in Francia, il Cosentino inaugurava un metodo più largo cli cons iderare gli stud i della fortificazione, da lui già definita in altro suo antecedente lavoro ,. l'arte di correggere il terreno secondo intendimenti strategici o lattici » . Questo suo concetto trova nell'ope1'a presente un ulteriore sviluppo, richiesto dall'indirizzo dello spirito odierno, il qual~, come g ià disse un nos tro illustre scrittore, par c he vada perdendo il gusto per la strategica, mettendo sul trono l'organica, la tattica, la logistica (1). Il capitano Cosentino ho diviso il trattato e la s inossi n ~ll~ quale sono esposti con maggior ampiezza i s uoi pen: s1er1 e le sue idee circa l'indirizzo che allo studio della for-

(l) MAnSELLt. -

La guerra. o la sua storia.

_tip.caziOJ'\E} converr~bbe _dare perchè essa cammini <li pari ·passo con le altre scienze mili tar i, in due parli . · Nella prima (Preliminari) egli riassume le nozioni Nenecorali che 1·iguardano i modi, le forme ed i parlicolari stt~u~ione;· nella seconda '(Applicazioni) sono espos Le le ragwni Jello sv1Juppo storico delle formo é dei modi a seconda de i caraLteri distintivi delle epoch~, delle nazioni, delle scuole, e 1'attuale maniera mercè la quale la fortificazione concorre all'attuazi~n~ dei principii strategici nelle operazioni orga:. niche, logistiche .e Lattiche. ogg~ siamo s laLi abituati a classificare le opere di fortificaz_1one giusta le ronne loro, il materia le ed il tempo impiegati nella costruzione, distinguendosi così le opere in: permanenti, carnpali e rniste. " La fortiiicaz ione, dice invece il Cosentino va distinta in varie branche a seconda tlegli scopi a i quali ~i rnit·a ·con la correzione del ter1·cno, non a seconda dei modi di essa correzione, che sono conseguenza degli scopi come le for me lo_ sono dei modi. Le;\ fortificazione può quindi essere 01·ga-

di

S!n

nica, logist ica o Lattica » . È questo un semplice cambiamento di nomi od una loo'ica

ed utile riforma nello insegnamento della fo1·tificazione t Eéco la domanda che prima si presenta alla mente. · · Per chr' dice la rorLificazione un'al'ie, codesta innova::-;ione n?n p u? avere ullco s ignificato che queJlo di cambiamento d1 nomi; per chi invece la r itiene una scienza, essa è una vera riforma. Ma tale risposta può non appagar'e il lettore e sembrar s.ottile . Ci pcoveremo quindi ùi chiarir-o il concetto adducendo argomenti più positivi. Là dove, di fronte al nemico, si costruisce una modesta ope.ra campale, non è _solamen.tc perchè J1on si hanno il le!l)po ed 1. ~ ez~1 per costruime n!Lra di forma e modi spettan ti' alla !orL1hcaz1one per manente, ma anche pcrchè nelle condizioni m c~_i vie ne ~ determinarsi i I par.ti colare pr oblema ta ttico c~e s1 cerca l'1~olvere con quella semplice oper a, ci dispensa d usare complicale fol'me e poLenti rilie\'i. L'es.senzi~le differenza che cor re fra una fortezza ecl ·una se1npl1ce _trwceu tli battaglia, e du cui derivano poi le dif. f;renze ~ modi. e di forme, sta solamente nello scopo che ~ unu e I altra si propongono. L'una mira a facilitare o ad impedi re in generale le operazioni militari possibili.con la


LIBIU

configurazione della regione in cui è eretta; l'aJt,ra ,invece vuol facilìtare od impedire operazioni determinate dalla configurazione di pos to e dalle reciproche condizioni dei due eserciti a fronte. L'una vuol rispondere a tutti i casi e in tutli i tempi; l'altra non considera che un ca.s o affatto particolare e momentaneo. Con una infine si crea un'arma impiegabile in tutte le possibili con tingenze; con l'altra s'impiega un'arma contro una sola, determinata e g ià verificata contin genza. . In sostanza allorquando si costrµiscono opere prima che 11 problema tattico da r isolvere s ia determinato, non si fa altro, se non preparare un mezzo d'azione, si organizza il t~rr~no, ed i principii che devono g uidare siffatte costruz10111 sono quelli stessi della organica, quindi la pr ecisione del nome di forLil1cazione organica. Quando invece si costruiscono opere nel mome nto che il problema tattico è già completamente determinato, s'impr:ega un mezzo d'azione, s i usufruisce il terreno, ed i principii che devono adottarsi sono perciò quelli de1la tattica, da cui il nome di fortificazione tatt.ica. Con analogo modo di considerare, si giustifica anche il nome cli fortificazione logis tica, adottato per quel g·enere di opere le quali mirano a dare alla linea di operazione il potel'e difensivo che non potrebbe attingere dalle naturali condizioni del terreno . Per dimostrare, olt1'e la ragionevolezza, l'utilità reale del· l'in~10vazi~ne d~l Cosentino, ci basta rammentare che i dispareri fra gh scrittori i quali fin'oggi hanno trattato il problema della difesa dello S tato derivano, non già da diverso apprezzam~nto sul valore militar e degli eleme nti geogi:afi.ci o topografici del nostro paese, ma da ciò che ciascun d'essi prestabilisce un certo numero di determinate ipotes i e s u queste fonda il s uo_ favor~to sistema di difesa, senza por mente che comunque le s1 voghano classificare le ipotesi sono sempre infinite. Così i sostenitori del ridotto centrale a Piacenza possono fare a meno della piazza di Bologna, mentre i sostenitori del ridotto c~ntrale a Bologna non possono fare a meno delle doppie teste d1. p ~nt~ _di Piacenza e di Borgoforte; perchè ciò i perchè pei pruni rmhta ~a ragione che, indipendentemente da ogni ipotesi, è sempr numero di . e ut1le . . avere là do ve affl uisce it mao·O'ior oo co~umca~10n1 un mezzo di scemare l'ostacolo del Po al propr10 esercito, e di accr escerlo all'eset'cito nemico; mentr e l'e-

g PERIODICI

414

ventuale importanza cli Bologna, r ipos a, almeno in parte, sopra. un sistema d'ipotesi le riuali possono mutare. Lo stesso paragone puòfarsi fra i forii 1;1 lpini tli sbarra.mento e la piazza di Verona . E però ricordando nel nome stesso come siffatta specie di fortificazione appartenga all'organica, cioè debba essere tale che, senza incepparsi in alcuna particolare ipotesi, ha da considerare l'inf'luenza della configurazione del s uolo sui movimenti e sull'azione delle forze mobili e proporsi di correggerla .a vantaggio della mobilità, della veloci tà, della sicurezza della concentraz.ione di forze del prqprio esercito ed a svantaggio nemico, la mente ò in g rado di più facilmente concepire l'indole che deve assu.mere la forma del terreno. Il voler cer care le mende ove tanto v'è da lodare, non ci sembra giusto; poniamo per tan to fine raccomandando le due opere del Cosentino all'attenzione del pubblico militare .

Studio sul modo di regolare le promozioni nei graduati di truppa - per BENEDE'l'TO

.I.I c ,eponde. -

maggiore generale. limento tipografico dell'Union e.

VEROGGIO,

' f

Napoli 1877, stabi-

11 generale Veroggio, con quella chiarezza d'idee e semplicità cli s tile che tutti gli conoscono, ha voluto dedicare poche pagine allo s tudio di una q uestione invero alquanto trascurata, quale è quella che riguarda il modo di regolare le promozioni· dei caporali nei corpi di truppa. L'autore osserva che la media permanenza delle classi s oLto le armi, la sola cavalleria eccettuata, essendo di 2 aimi e 9 mesi, ed occorrendo almeno 6 mesi di servizio perchè un soldato possa es ser promosso caporale, la massima perrnanenza dei caporali sotto le armi è di 2 anni e 3 mesi. Inoltre siccome può ritenersi che quasi tutte le promozioni dei nuovi caporali avvengono a ll'epoca del licenziamento delle classi, così la permanenza minima è di un anno. D'a ltra parte, pel fatto che nelle proposte di promoziùne i capitani delle compagnie preferiscono soldaLi anziani di servizio, i caporali sovrabbondano nell'ultima classe s otto le a1'mi, e in ogni congedamento bisogna rinnovare più di 75 °1 0


.E P.ER10DICI

112

LlBRl

del numero ùei caporali . che comporta l'organico dei corpi. Così cbe la media permanenza dei ca.porali sotto le armi si avvicina molto· al limito minimo potendo valutarsi a circa 'lG mesi. Il principale inconveniente di questo fallo è, secondo l'auLore, l'eccessivo numero di caporali nelle classi in con gedo illimitato; pe1' cui, al momento d'un richiamo, solamente una minima parlo di· essi - troverebbe posto negli organici dei corpi, con danno materiale e morale dei caporali stessi e con !;;capilo del servizio. La causa d i questo inconveniente esseudo la brevità della media permanenza dei caporali sotto le armi, o in altri termini, dovendosi ogni anno rimpilnzare tre quarti ùci caporali appartenenti in massima parte alla classe più anziana, il rimedio naturale è quello di meglio ripartire i caporali fra le Lre classi sotto le armi. A questo proposito il generale Veroggio disapprova l'ecce$sivo. importanza che i comandanti di compagnia danno all'an:tianilà nelle proposte di peomozione a caporale, cd osserva giuslumente che qualora nelle promozioni si preferissero saldali che hanno maggior tempo da rimauere sotto le a1'mi, se ne avrebbe a promuovere un numero molto minore, e. qu indi la s celta più facile permetterebbe di comporre la classe con elementi migliori quanlunque meno anziani. L'autore qllindi peopone: 1° che nei col'pi il numero dei caporali di ciascuna classe non abbia mai a sorpassare la metà di quello sLabilito dall'organico del corpo s tesso; 2' che il congedamento dei caporali debba aver luogo sei mesi dopo quello della classe di le,•a alla quale àpparlengono; 3° che della rnctà del numero· organico dei capurali che ogn i classe deve rifor-. nire, un quinto siapròmosso al!• luglio di ogni anno, e perciò con soldati di sei mesi di servizio, un quinto al '1° di ottobre, gli allri tre quinLi siano promossi in modo da rifornirne uno ogni sei mesi. Con tale sistema la permanenza media dei caporali sotto le armi sarebbe di quasi due anni; i corpi per ò avrebbero nel 4° trimestre di ogni anno e nel l' del s uccessi vo un'eccedenza di '/., al numero <lei caporali fissalo dal loro organico, e per contro la deficienza di '/• nel 2• trimestre e di '/,. nel :J•. La maggior forza dei caporali nel 1• trimestre sarebLe g iustificata dalla cir costanza che coinciderebbe a quell'epoca l'istruzione delle reclute; quella nel -i-" Lrimeslre darebbe mezzo cli accordare ai caporali una licenza ordinaria per comp~n-

1 ·13

sarli in porle del maggior servizio che prestano rispelto alla propria classe di leva. . Ma quale è il maggiore onere che s1 impone al caporale'f Come si compensa'? Per valutare l'onere dello intero set'vizio a cui è sogge~t? il soldato di ferma temporan~a, l'autore stabilisce per um~a di misura un anno passalo sotto le armi, e con una serie di rigorosi apprez.::amenti della probab ilità di ric!1iamo al servizio dopo il primo congedamento, dell'aggravio c~e ar~ rt1ca il nuovo servizio secondo che si passa nell'esercito dr prima linea, nella milizia mob~le ~ nella_ m!lizia tf'rritoriale, delle muta te condizioni d i età o ù.1 relaz10n1 domcst1che, ne desume i coefficienti d'onere che si devono altribuire ai diversi periodi della ferma passala in congedo illimilalo on.ella milizia Lerritoriale . QL1esti coefficienti li fissa a 0,,10 pel primo periodo della ferma in congedo, a 0,20 pel secondo, a 0,08 pel servizio nella milizia terriloriale; quindi essendo M l'onere totale del servizio del soldato si ha: M = 2,75 + 0,30 X 5,25 + 0,20 X ,1, + 0,08 X 6 = 5,6'1 e per quello del caporale con l'aumento di sei mesi sotto le armi: M = 3,25 + 0,30 X 4, 75 + 0,20 X 4. + 0,08 X 6 =5,96. Per equiparare i due oneri, ed anzi per rendere quello del caporale più sopportabile, affincbè il grado possa esser e ambito anche come un reale allievamenlo, l'autore propone ancora che la ferma temporanea dei caporali sia da '12 anni 1'idolla a '10; in tal caso s i avrebbe: M = 3,25 +0,30 X 2,7f:> + 0,20 X ,i,+0,08 X 8=5,5:1. Crede infine poLer asserire che l'aumento della permanenza dei caporali s otto le armi con u11a equivalente cl iminu~ zione di ferm a non avrebbe alLro svantaggio che quello d1 diminuire d'una quanlilà affatto trascurabile il nuìnero dei combattenti nell'esercito di prima linea. . E qui debito di ceitica ci spi11ge ad esporre la nostra particolare opinione su alcuni punti delle faUe prop~s te. ,. Anzitullo riconosciamo compleLamente la verità e I importanza degli inconvenienti che J'alluale sisle~a ~i promozione dei caporali produce sia per la breve media d1 permanenza sotto Je aemi dei caporali stessi, sia per l'eccessivo loro nuÀN NO

un,

VoL. 111.

8


114

1

LIBRI

E PERIODICI

mero in congedo illimitato. Riconosciamo egualmente la necessità di apportarvi rimedi; ma non sappiamo convenil'e con tutti quelli proposti dall'illustre generale. La prescrizione che ogni classe di leva non debba dare che la metà del numero organico dei caporali, è un temperamento che l'autore riconosce tale da non diminuire abbastanza il numero dei caporali in conge·do illimitato; quindi la necessità d'un correttivo nel rifornimento graduale delle vacanze a periodi determii1ati. Questo rimedio ci sembra che nella pratica debba mancare di sufficiente semplicità, ma infine può essere applicabile. Quello che ci sembra inapplicabile è l'aumento di sei mesi di permanenza sotto le armi dei caporali, oHre il termine prescritto. Il caporale che rimane nella ferma temporanea appal'tiene a quella classe di cittadini la quale adempie coscienziosamente l'obbligo imposto dalla legge, ma che anela il momento di far ritomo ai palri lari. Pel soldato che è alla vigilia di ottenere il congedo illimitato, la p1'obabilità del richiamo per la guerra ò molto lontana, ed in Ògni caso, giovane ancora, pieno di vita e privo di forti legami famigliari, il ritornare per la guerra non lo spaventa come il rimanere per la pace. I coefficienti d'onere !issati dal generale Veroggi.o pei vari peri0di d'obbligo di servizio, sono dedotti a fil di logica matematica, ma non tengono conto dello stato <l'animo del soldato sotto le armi. Questo non ragiona con tanta sottigliezza nè con tanta previgenza; neUa sua rozza mente applica il calcolo dell'uovo oggi e della gallina domani. Posto nell'alternativa del grado con l'aumento di pecmanenza sotto le armi, ed il congedo illimitato sei mesi prima, i coefficienti del futuro obbligo di servizio gli appariranno come zeri se non come quantità negative, e probabilmente pceferirà tornarsene a casa da soldato. Forse nell'avvenire, se r ichiamato in servizio quando l'età e la famiglia lo avranno maggiormente vincolato al suo focolare,. si pentirà di non aver accettato il grado di caporale quand'era sotto le armi; il coefficiente d'onere dei due anni che avrebbe risparmiato gli riapparirà enorme in quel momento, ma allora non avrà altro rimedio che assoggettarsi alle conseguenze della sua imprevigenza. Possiamo errare, ma ci sembra che il temperamento suggerilo renderà difficile ìl rifornimento dei caporali nei corpi,

o quanto meno restringerà il campo di scelta invecè di allargarlo. Ma ammesso pure che la nostra opinione non sia fondata e che la djminuzione di due anni cli servizio di riserva debba effettivamente sembrare un esuberante compenso all'aumento di 6 mesi sobto le armi, si può perciò ammettere egualmente che questa stessa diminuzione non arrechi alteo svantaggio se non quello d'una insignificante diminuzione di forza~ O non si cadrebbe per caso nel difetto opposto di a vere, in vece d'una esuberanza di caporali in congedo illimitato, una ancora più dannosa deficienza~ Per semplificare il calcolo lo 1imitiamo alla fanteria, i bersaglieri compresi. Nell'organico di pace, quest'arma su 118700 uomini di truppa conta 12200 caporali, da cui dedotti 1080 appartenenti ai depositi che non figurano sui quadri per la formazione di guerra, restano '1'1120 caporali, cioè poco più del 9 "f.. Sul piede di guerra l'arma stessa conta 207660 uomini di truppa con 24930 caporali, ossia esattamente il '12 '/•. A quesLo aumento sproporzionato dei caporali deve appunto provvedere una relativa eccedenza d'uomini di tal grado nelle classi richiamate . Con le proposte del generale Veroggio ogni classe conterebbe la metà del numero dei caporali portati dall'organico di pace; quindi, ritenendo le perdite come del 2 °/. per ogni anno passato in congedo illimitato e del 12 °/. all'atto del richiamo, se la mobilitazione avvenisse nel 1' trimestre, i caporali di fanteria sarebbero:

115

'1' classe richiamata

. 5449

2•

• 5344

l>

Totale Deduzioni del 12 °/, al richiamo

. '10793 .. '1295

Raggiungono i corpi . . · . . . f organico . . . . Sono sotto le armi l eccedenza del 1/10

. 9498 . 11120 . 1112

Disponibili . . . . . . . . . . .

. 21.730

Mancherebbero perciò 3200 caporali per completare la formazione di guerra. E questa deficienza, già sensibile perchè equivale a quasi 3 caporali per compagnia, si accresce1·à ancora molto più pei tanti spostamenti che ine.vitabilmente av-


LIBRI

vengono al momento della mobilitazione, sia per promozioni a sottufficiale, sia per servizi che vanno ad impiantarsi. A noi pare che, senza toccare la legge $Hl reclutamento e . senza ~reare un sistema d'avanzamento poco semplice, ' la sola prima proposta del generale Veroggio, la quale si riduce a non promovere in massima soldati che contino piìi di un a?n~ di s~rviz!o, ~arà sufficiente a fargli conseguire gli scopi a1 qual! egl i mira quando verranno risol ute le questioni che s in oggi si sono opposte al normale reclutamento dei sotl' ufficiali. Dobbiamo infatti ricordare che i caporali maggiori di compagnia furono istituiti come temperamento alla sensibile dedi soLt' ufficiali di cui fanno le veci '· in un prossimo ficienza . . avvemre, quando i sott'ufficiali delle compagnie potranno, c?me è sperabile, tenersi al completo, i due caporali maggiori d1 ogni compagnia potranno nuovamente essere aboliti, o, conservandoli, s i potrà diminuire l'organico delle compaO'nie 0 di due caporali semplici. Ciò ammesso la permanenza dei caporali sotto le armi oscillerebbe fra i limiti di 1 anno e 9 mesi e 2 anni e 3 mesi ed all'atto della mobililazion<~ i caporali dell'arma di fant;ria sarebbero: 1" classe richiamata 2• 3· 4' 5'

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4351 4,264-i:179 4095 4,013

Totale Diminuzione del 12 °/, Raggiungono i corpi. Sotto le armi. Disponibili . .

. 20902 . 2508 . 18394 . 8880

. 27274

cioè, si avrebbe una esuberanza di 2334 caporali sull'organico di guerra, e quindi appena sufficiente agli eventuali bisogni. Dopo tutto ciò rimane inalterato l'alto merito dello studio con cui il generale Veroggio ha richiamato l' attenzione sopra una questione che ha ma t:>t:> O'O'iore del pubblico militare • . 11nportanza eh quello che generalmente si crede.

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E l'ER!ODICI

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Cotasiderti~iot'li e 11,•oposte sull'o1•1linf1n1e,-·t o dei • •eggi'lnenti del genio. --:: Bari, tipografia

Cannone, 1877. Una delle principali e più difficili questioni da risolversi nell'organizzazione degli eserciti a• dì nostri, è indubitatamente quella della possibilità di effettuare il passaggio dal piede di pace a quello di guerra con la prestezza acconsentita dai rapidi mezzi di comunicazione onde è ricca l'Europa, per prevenire l'inimico e fruire degli inestimabili vantaggi che sono'assicurati a chi arditamente sa prendere J'.iniziativa. Le campagne del 1866 e 1870-7'1 hanno all'evidenza dimostrato come le sorti si decidano in sul principio e come, a parità di circostanze, la vittoria resti assicurata a chi prima ha compiuto lo schi~ rnento strategico. · Meritamente quindi la questione della mobilitazione viene considerata in tutti gli eserciti come il cardine di un buon ordinamento militare. Essa forma, come giustamente osserva l'anonimo autore, l'orditura principale del sistema gue,·resco, e vuol essere posta a base nello s tudio dell'ordinamento dell'eserci to nel suo complesso non solo, ma benanchè nelle -singole sue parli, per quanto insignificanti esse possano sembrare. lmperocchè difeltoso devesi dichiarare quel sist.èma di mobilitazione, che non tiene ugual conto di tutti gli elementi di ',cui lo esercito si compone. Preoccupato da questa verità l'autore, dopo di aver esposto nei primi qualtl'o capitoli l'attuale ordinamento dei reggimenti del genio, dimostra nei due capiLoli successivi come un complesso di circostanze renda la mobilitazione dei diversi servizi del genio ass ai complicata e difficile. Le due compagnie di deposito dei reggimenti del genio, dovendo pensare all'arreda-mento di ben 1700 uomini ciascuno, appar tenenti a quaUro differenti specialità, non possono materialmente soddisfare alle svariate loro incumbenze, nel limite di tempo stl:lbilito dai regolamenti per la mobilitazione. Lò stesso vale per le brigate del treno, che l'autore dice soverchiamente aggravate. I reggimen ti del genio versano quindi, rispetto alla rriobili.tazione, in condizioni ben più gravi e critiche degli altr•i corpi -dell'esercito; la loro organizzazione adunque è difettosa in una -delle sue parli essenziali. Gli inconvenienti della rnobilitazfone non s0110 gli unici del-


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l'attua le ordinamento dei reggimenti del genio; altro serio guaio sla nell'impossibilità in cui si trova il comandanLe di corpo d'occuparsi de.ll'istruzione, e di pronunciarsi con cognizione di causa e m aturità di giudizio neJle molte ed importanti questioni tecniche, sia perchè le molleplici occupazioni amministraLive glielo vietano, sia perchè, comprendendo il servizio del genio tutto lo·scibile dell'ingegneria militare, gli è umanamente impossibile di trovarsi al corrente di ogni cosa. Partendo da considerazioni diverse, tanto il generale Massari, che ha trattato la questione dell'ordinamento del servizio del genio in una serie di articoli pubblicati nell'Italia Militare, quanto l'anonimo autore, giungono alla s tessa conclusione, essere cioè n·ecessario di scemare la grossezza degli attuali r eggimenti aumentandone il numero. Ma il Massari ne vorrebbe tre e l'altro quattro. A noi non spetta di emettere un giudizio sulla validità degli argomenti addotti a sostegno deJle due proposte, le quali non concordano neanche in ciò che l'anonimo autore sostiene la necessità di avere le sezioni telegeaflche forma le già in tempo di pace, e provviste dell'occorrente in personale ed in materiale per un regolare funzionamento, mentre il generale Massari preferisce che, tutto quanto ha tratto alla telegrafia rimanga come ora, cioè un'istruzione comune a tutte le compagnie zappatori. Osserveremo solamente che la creazione di un repar·to speciale di telegrafisti è stata riconosciuta necessaria anche in Prussia, ove è imminente la formazione di apposito battaglione cli telegrafis ti, che sarà il terzo del reggimento ferrovieri. L'autore mollo a proposito fa notare che nel servizio telegrafico sono ancora da risolversi le più gravi questioni, e che i progressi della scienza sono rapidi a' dì nostri; non deve. quindi traUenerci dall'istituire un servizio telegrafieo indipendente la tema che sia per mancare il campo all'attività dell'uffioiale. Nè meno assennate sono le considerazioni svolte in seguito, circa l'inutilità dei parchi da compagnia, che vorrebbe aboliti, e la necessità di modificare i parchi del genio di corpo d'ar.inata, la cui formazione e caricamento l'autore vorrebbe semplificare. L'idea di affidare alle compagnie zappatori il servizio ed il materiale dei ponti modello Birago messa avanti nell'opuscolo .ha dei precedenti favorevoli neÌ ~ostro eser cito . Ad evitar;

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E PERIOD ICI

però che le attribuzioni delle due specialità dei pontieri e d,ei zappatori vengano a compenetrarsi, con grave d~nno per l 1~ struzione, noi vorremmo provvedere le compagme ~app_ator1 solamente con il materiale necessar10 per 11 passaggio d1 piccoli ostacoli, vale a dire assegnare loro solamente. quell~ parte del materiale Birago che serve pe.r le costru_z1one d1 ponti con cavalletti. Per t~l mo~o s1 ab1hte_rebbero 1 zappa: tori a coadiuvare i pontieri nel g1ttamento d1 y~nt1 con la for rnazione dell'impalcatura, e si renderebbe pIU libera _l~ sceH~ dei punti di passaggio, non vincolandola ali~ ~ond1z10ne d1 trovarvi il materiale per la cost1'uzione di ponti ?1 ~1rco~tanza, senza r ealmente aggravare di troppo le istruziom da impartirsi ai zappatori. . . L'aulore completa le sue idee proponendo la creaz10ne d1 quattro reggim~ i del genio così compos~1. 1° Reggimento. 6 compagnie zappalori. 4 » pontieri. 2 " treno. i compagn~a deposito. 1 plolone zappator.i d'istruzione. 6 4 2 1 1

2• RegJ imenlo. compagnie zappatori. » pontieri. ,, treno. compagnia deposito. plotone pontieri d'istruzione . 3• Reggimento .

6 compagnie zappatori. 4 » telegrafisti . 1 compagnia t!'eno. 1 » deposito. 1 plotone telegrafisti d'istruzione. 4 6 1 1 1

4' Reggimento compagnie zappat.01·i. » ferrovieri . compagnia treno. » deposito . plotone ferrovieri d'istruzione.


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E l'ftr.IOD!Cf

L'aumento di due compagnie ferrovi eri, di fronte all'attuale oruinamenlo, risponde al bis ogno di assegnare a ciascuna delle noslrc tre ormate, due compagnie ferrovieri. Dopo la guerl'a contro la Francia la Germania riot·ganizzò il servizio ferroviario su nuova basf', cd in una prossima campagna essa potrà dis porre di 25 compagnie fer·roviet'i, chr~ ragguagliale a l numero delle armale danno dn ::i a 4 compagnie ferrovieri per armala. Gli altri eserciti diedero pure a questo ramo di servizio propo1·zionalo sviluppo alla sua im portanza. . L'01)t~~colo, piccolo di molo (esso comprende 56 pagine), é ricco <1tnteressc. Noi facciamo voti pr,·chè le coso ivi dette vengano prese in considerazione. L'altuazione delle proposLe non importerebbe una grande spesa e ci condurrebbe di tanLo più vicini all'ideale cui mira ogni buo11n organizzazione mili lare, ehe è di ave1·e i diver s i servizi e comandi di un esercilo formati in tempo di pace nel modo con cui debbono funzionare in guerra. Tullavia. facciamo le nostro r·iserve sull"opportunitù di costituit'A il quarto reggimento di zappaLol'i e fet'rovie1·i, le cui islruzioni sono troppo clilTet·cnli. La nalura del servizio che codeste specialilò hanno da. prestare in guerra, non giustifira siffalta combinazione; meglio sarebbe fare dei ferrovieri e dei lelegrafisti due COL'pi indipendenti, e, qunnu.o ragioni amministra~ive consigliassern la formazione tlolle truppe del genio per 11 lempo di pace s u quatlro reggimenti, parrebbe più convenienle <li cosliluire un reggimento con le compagnie ferrovieri e telegrafisti. Un'11llima osservazione. Le compagnie pon tieri ltanno da esse1·e almeno 10, se no non s i ha il mezzo di rnobililareil numero d'equipaggi necessario pe1· i 10 corpi d'armala.

sere, e sia davvero per i giovani nostri ufficia li di marina, interessante lo 8tudio dei progressi, che nelle arli e nelle scienze navali s'avverano nelle marine estere, e $pecialmenle nell'inglese. Senonchè lo scoglio contro cui UJ·la la buon& ,•olontà d'in lorpretare lo nuove pubblicazioni forestiere, e1·a ed è pur sempre la ùiflìcollò di volgere nella nostra lingua in modo cor,•ctto la terminologia tecnir.a, sì compl icala e di/Tic-ile delle ma1•ine, che ci sono maestre. Il capitano di vascello Fincati, già deputato al Parlamenlo nazionale ed ora membro del Consiglio superiore di marina, da quello scrittore forbito e dolto ch'egli si è parecchie volte dimostralo, ha colmalo in parlo con questo recente suo lavoro e cogli altri, che già conosciamo, anche cotesta lacuna, almeno pbr ciò che si r iferisco all'agevolare le versioni di carattere lecn ic<\!'t'a In noslra lingua e· l'iuglese. Il volumetto ha 206 pagine, è dil formalo lascabile, elegante. Modesto d'apparenza, esso si chiarisce subilo alla persona intelligente di coteste materie qual frullo di accuratissimi studi, come in genera.le LutLi i lavori di questo navigatore, com'egli si compiace appellarsi. Chiar(•zza, semplicità, preci~ione sono doli precipue di quest'operetta, che gioverà sicuramente a facilitare gli studi nautici nelle due lingue anglico. ed italiana. Mollissimi sono i termini marittimi che qui trovano la loro versione più adattala e precisa. Non intendiamo con ciò metlel'e a paro r1uesta pubhlicazionc con allre di maggior mole, ad esempio con quella del colonnello Burn " A naoal and militarti technical dicfionarg of the french languaoe »; ma il Finenti stesso dichiara aver voluto fare cosa semplice e adalLata a tutti i navigatori; il che non iscemu il merito reale del suo lavoro, corredalo dei vocaboli più recenti. Quanti conoscono il Di.zionario di 11tal'ina francese-italiano dello stesso capitano Fincati, edito nel 1870 a Torino, e specialmenle la dotta prefuzione ond'è ornato, vedranno con piacere anche il Vocabolario nautico inglese-italiano. 11 Fincali si rivolge « alla fortissima gente del mare » e, ponendo il suo lavoro sotto la pt·olezione della contessa A ndriana Marcello, la quale ne accettò l'omaggio, si ussicuru viemmegl io il favore di quella geniale schiera. di carnera.li in navigazione, i quali eredilarono dalle antiche glol'iose marine italiane il titolo di cavalieri.

J!"ocnbolnrit> nt1n-Uc1> iuglese-italiano e italiano- in-

glese di Lu101 FINCATr, capitano di vascello. tipografia Barbèra, 1877.

Roma,

Menlt'e le condizioni della nostra pal1·ia vanno di anno in anno diventando più prospere e lo sviluppo della nostra marina da guerra acquista p1·oporzioni piuconfacienti alla estensione ed all'imporlanza d'Itftlia, non è a di re quanto debba es-


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E PEIU0DICI

.Diasti,net,•o ,,,., c,i,n1:10, del maggior PAVESI; nuova.

.Die Lelu•é vo,a de,• T:1•uppenve1·1~e•1tlu•iu ,ds

stadia a mano a base visibile. Il maggior Pavesi ha inventato uno strumento per la mi-· sma delle distanze cui egli diede il nome di « Diastimetco da campo » che, da quanto abbiamo potuto giudicare dall'opuscoletto pubblicato per spiegarne l'uso, ai pregi della semplicità e del poco costo unisce pur quello di una esattezza sufficente. ai casi cui è destinato. Esso consta·di una lamina di metallo, maneggiabile amano, di forma oblunga, nella cui parte superiore è praticata una finestra triangolare a gradini che offre i traguardi rettangolari eguaU fra loro in altezza, ma variabili nella loro larghezza secondo determinate proporzioni. Inferiormente a questa prima finestra sono disposti alLri due traguardi 1;ettangolari, e più in basso ancora havvi un'apertura entro cui scorre un nastro semplice o metallico, lungo centim. 70, diviso e numerato in centimetri. Con questo strumento si possono misurare le distanze dall'osservatore, di oggetti la cui lunghezza od altezza è conosciuta. I traguardi a gradini de1la prima finestra servono per misurare la distanza che ci separa da un riparto chiuso e fermo, col fronte perpendicolare a1la visuale, oppure cli truppe marcianti in clirezione pure perpenclicolare alla visuale. I traguardi rettangolari servono per stimare la distanza mediante l'osservazione dell'altezza media del fante o del cavaliere. Le distanze si hanno dall'osservazione sul nastro, e da una semplice operazione aritmetica. L'esattezza dell'istrumento basa sulla giusta valutazione della dimensione in lunghezza od in altezza de1l'oggello che si osserva. Questa circo.stanza, a prima vista, può far nascere dei dubbi sull'utilità pratica clel diastimetro; ma questi dubbi devono scomparire di fronte al fatto, che il nuovo strumento ha trovato l'approvazione di chi se ne servì, come lo attestano le numerose richieste che si fanno al depositario del cliastimetro Pavesi, Arcangeli Giacomo, capo armaiuolo nel 68° fanteria, il quale ha dovuto sospendere temporanea.men te la vendita per esaurimento di fondo. Il diastimetro in ottone con nastro ~emplice costa lil'e 6,50 ed in plachj'ond con nastro metallico a molla lire 15,00.

/'ii,· die .H.unst ,le:,• 'l.'1•u,1:11:1e••fiil1(L'insegnamento dell'impiego delle truppe come prepm·azz·one all' arte della condotta delle truppe). - W. von ScHERFF, tenente colonnello di stato maggiore, professore all'accademia di guerra. (1 ° TTo,•schule

r11Hg.

e 2° fascicolo) . In mezzo alle pubblicazioni di ogni fat.ta, che uscirono e vanno tuttodì uscendo, nelle ·quali sovente si cerca cli supplire con la copia delle parole al difetto delle idee, ci consoliamo quando ci 'vien fatto d'imbatterci in un'opera, la quale, lasciate in disparte le !J&uote declamazioni, i luoghi comuni, e i concetti. vieti e tri~, tratta le questioni con chiarezza e profondità di vedute, le esamina sotto aspetti del tutt.o nuovi, ed apre allo st.udioso più vasto orizzonte allargando il campo delle cognizioni scientifiche . ' Tutto questo può dirsi dell'opera di cui prendiamo a discor-· rere; ne crediamo che il. tempo vorrà smentirci, se fin d'ora osiamo asser.rre come essa sia destinata a grande e meritato successo. L'autore d'altra parte gode già bella fama tra gli scrittori militari, e questo suo nuovo lavoro lo mostra degno· seguace di Clausewit.z, sulle orme del quale nella coscienza del proprio val0re con sicuro passo cammina. Ritiene l'autore che nello sviluppo storico dell'arte militare, non solo sia già cominciato un nuovo periodo, ma questo sia già tanto innanzi da giustificare la raccolta dei materiali scientifici, che al medesimo debbono servire; tanto piu se si tenga eonto della necessità che stringe i pensatori militari ad appro-· fiìtliare degli ozi i della pace per volgere la loro mente alle teorie della guerra. · La guena è de.finita: « l'aUo di potenza della forza cli com·battirnento di uno Stato, militarmente organizzata, intesa ad ottenere politici vantaggi oltre i limiti della propria sovranità, -0 ad evitare quei danni politici dai quali questa sovranità fosse ~sternameùte minacciata ,, . Così il concetto di guerra si fonda ·Su quello di sovranità, e nel monclo civile la gue-rra è fatta soltanto dalJ'individuo Stato. Essa è difensiva od offensiva ind.ipsendentemente dallo scopo politico che si vuol consèguire, e dall'impiego dei mezzi guerreschi, il quale -a sua volt.a pu&


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E PERIODICI

essere offensivo o difensivo tunto per l'aggressore quanto per il difensore. L'autore nel primo libro esamina le f'orrne di manif~sLazione di forza della truppa cominci.ando con l'offensiva e con la difensiva. La truppa è atta al combattere in quanto possiede forza di lotta, cioè: forza d'urto, mediante la quale distrugge, e forza <li resistenza che essa impiega per non essere distrutta. La manifestazione della forza d'urto tecnicamente chiamasi offensiva; quella della forza di resistenza è detta difensiva. « L'ot:... fensiva è forma d'impiego in sè positiva, e mira alla distruzione dell'avversario; la difensiva è rorma relativamente negativa, e mira anzitutto alla propria non· distruzione" . L'offensiva distrugge per distruggere, il suo principio di distruzione è senza limiti; la difensiva distrugge per non essere distruLta, e rimane soddisfatta con quel grado di distruzione dell'avversario, che è sufficiente a produrre questo scopo; dal morµento che oltrepassa questo limite, oltrepassa se s tessa, e diventa offensiva. Non può essere questione cli vittoria dove l'offensiva non si manifesti; poichè il non esser vinti non è vittoria, e la dimostrazione cli forza non è assoluta, ma relativa . Nella lolla rra due partiti contrari la decisione sarà in favore di quello che è preponderante in forza d'urto, e lo manifesta coll'offensiva. La difensiva non ha punto quel carattere di passività che altre volle le si soléva altribuire; essa non sta all'oflènsiva come la reazione all'azione, o come il non fare al fare; così non è il voler conservare in opposizione al voler distruggere ciò che for-ma il concetto della difensiva; la sola differenza che corre fra questa e l'offensiva consiste in una diversa intens ità nel fare. Tanto la forza d'urto quanto quella di resistenza si valgono di mezzi materiali e morali, non però in eguale misura; questi prevalgono nella forza d'urto, quelli nella forza .cli resistenza. Il concetto di offensiva e difensiva viene ancora toccato nel ,seguito dall'autore e t'eso più evidente. Intanto ci s ia per- . messo di osservare come il g1'ado d'intensità nell'opera di di.struzione non è sufficiente per distinguere l'offensiva dalla difensiva; tanto più che i mezzi ed i modi adoperati sono identici. Forse gli elementi di for'za che si fanno per qualche tempo equilibrio nella lotta tra offensore e difensore non sono eguali, o se per avventura lo sono, non si trae dai medesimi egu·a1 partilo, e in ogni caso sono variabili, e non possono servire a

determinare il carattere dell'offensiva e della difensiva in opposizione tra loro. Non rimane adnnque che lo scopo, che è la distruzione e la non-distruzione, ma la distruzione non si può compiere che con l'occupazione della posizione dell'avversario, la non-distruzione invece abbisogna della conservazione della posizione propria. Saranno pertanto offensivi tutti gli alti che mirano all'occupazione della posizione dell'avversario, difens ivi tutti quelli che la truppa compie per conservare la posizione prop1'ia. Altre manifestazioni della forza di lotta sono, secondo l'autore, la decisiva e la dimostrativa. Risultano queste forme dal fatto che la decisione può solO" essere prodotta dall'offensiva, e che il venire alla decisione in guisa ragionata è solo concesso quando la superiori tè. risulti evidente; ma i fattori per il giudizio finale iPfn sono mai perf'etlamente chiari, e fln tantochè questo giullizio non conferma tale superiorità, converrà in generale prolungare la lotla . Da ciò le due !'orme accennate: la decisiva, che è la manirestazione di fona che tende alla decisione; la dimostraCiva che comprende tutte quelle altreforme che non mirano alla decis ione. Decisiva e dimostrativa s tanno f'ra loro in opposizione come offensiva e difensiva, ma sono ancora queste forme che le compongouo . Con l'impiego della forza di lotta la truppa manifesta la sua esistenza; questo impiego è aclunque la sua funzione vitale (Lebensfunction ). Ora la conservazione di tale forza dipende da ceete condizioni preesistenti fuori della truppa stessa, le quali devono far pervenire alla medesima i mezzi di conservazione, e si possono perciò iùdicare come ciondizioni materiali di sua esistenza (Lebensbedingwigen) . L'azione guerresca· tendente alla distruzione della forza avversaria può ottenerelo stesso risultato operando contro le sorgenti cli esistenza della medesima. In tal caso la lotta si dice ·strategica. Ufficio per tanto della strategia si è cli « impiegare le truppe in modo che, tenuto conto clellé condizioni di esistenza del proprio esercilo, vengano distrutte le sorgenti di esistema cli quello avversario ,, . Alla strategia corrisponde la tattica, secondo la cruale letruppe vogliono essere impié:gate in guisa, che le loro funzioni vitali si mos trino efficaci nella dis kuzione diretta di· quelle delle truppe avversarie. La vittoria tattica assoluta, cioè· la piena distruzione delle forze nemiche, oggi non è possibile, se non si distruggono ad un tempo le sorgenti cli loro esi-


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s tenza; vale a dire: se non vi è il concorso della vittoria &tra, tegica. La viLtoria strategica, a sua vo1ta, non è ammissil,)ile senza il concorso di una o più vittorie tattiche. L'autore sostiene che finora è riuscito vano il tentativo di definire con tutta precisione queste due espressioni: s trategia e tattica; esse rappresentano idee complesse, che vogliono essere considerate sotto più aspetti, e una definizione potrà comprenderne uno, o anche più d'uno; mai tutti. Le definizioni che ci dà l'.autore si contrappongono ed armonjzzano perfettamente; tuttavia non crediamo che esse rappresentino un vero progresso sulle altre che già conosciamo. Con le rnedesirne rimane del tutto eliminata la logistica, la -quale viene ripar tita fra la t_attica e la strategia; quella esce perciò dal campo di battag!ta, e questa cessa di essere pura scienza speculativa per diventare scienza ed arte. Noi preferiamo la classificazione di tutte le operazioni militari in organiche, logistiche e tattiche secondo i diversi fini diretti che esse tendono a produrre; tutte poi possono essere s trategiche in quanto tendono .al conseguimento dei fin i. predominanti e determinanti la vittoria strategica.. Passa in seguilo l'autore ad esaminare l'influenza dello spazio e del tempo s ull'impiego delle truppe. Tutte le forme di manifestazione d'impiego risultano sensibili per mezzo del movimento, che è il rapporto fra spazio e tempo; esso però non può essere continuo, e devesi avvicendare con la ferma La. Lontano da.I nemico il movimento è marcia, e la fermata acc.ampamento; di fronte al nemico l'uno e l'altra insieme costit uiscono la lotta. Non è necessario che le due parti contrarie s ieno continuamente pronte a. combattere, ma per la. decisione tprna s?mmamente vantaggios o a chi è preparato il sorprendere clu non lo è. Da ciò la necessità della s icurezza tanto nel moversi quanto nello star fermi. Ne r isulta che, in ordine alto spazio e al tempo, le forme principali d'impiego sono mar-cjare, combattere, assicurarsi. . La decisione nella lotta si manifesta col fatto che un partito . m un ~a.to tempo scacc\a l'altro da un determinato luogo. Lo scambio nel possesso di un luogo è il solo se o-no caratteristico della vittoria. L9tta) nel senso preciso della ;arola, è fatto di P?tenza che manifestandosi produce lo scambio nel possesso d1 un luogo. Il calcolo cagionato della probabile buona riuscita, e l'impiego della truppa che da tale calcolo deriva converte la lotta in combattimento. Uno o più combattimez;ti co-

E PRRIOD!Cl

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ordinati allo s copo di produrre un risultato decisivo sopl'a le sorgenti di esis tenza dell'avversario, in modo che la vittoria sia ad un tempo tattica e strategica, costituiscono la battaglia. I mezzi materiali impiegati dalla truppa nella lotta sono sempre s oggetti al dominio dell'intelligenza, quantunque la. vittoria sia un aUo di potenz~ materiale. Fra questi mezzi il primo è l'arme da fuoco . Il proiettile, diee l'autore, costituisce mezzo offensivo e difensivo Bd un tempo, la qual cosa, ci permettiamo di osservare, non significa altro se non che è il mezzo più efficace di distruzione; irnperocchè non abbiamo alcun mezzo che serva esclusivamente all'offesa o alla difesa. Dopo le armi viene il terL'eno la cui influenza comincia a farsi sentire pella disposizione che debbono assumere le truppe, ed è decisiva. in ogni manifestazione di for:ca.. Il terr eno è pertanto nuova arme da collocarsi fra i mezzi materiali nel senso stretto ~la parola. Altri mezzi materiali tendono a soddisfare alle condizioni di esistenza e ra.pprese,ntano nel loro insieme massa inerle e pesante predisposta iri posizioni forti, dalle quali deve costantentente affluire verso le truppe. Il secondo libro è dedicato all'ordinamento. L'esercito (di e Armee) diventa comandabile ed impiegabile in guerra col mezzo dell'ordinamento, mediante il quale la massa viene distribuita in grandi riparti, i quali si separano in riparti gradatamente minori. Ciascuno di questi grandi riparti comprende anzitutto i combattenti separati per arma, poi i servizi accessori. Dall'unicne in varia. mis ura di questi due elementi costituenti risultano diversi ordini di ripar ti che funzionano siccome le membra indipendenti dell'esercito. Fra le armi la fan teria è la principale e la più indipendente, °la cavalleria è arma. relativamente indipendente, l'artiglieria la più dipendente di tutte, ed insieme la più efficace. La fanteria costituisce la massa principale, le altre due armi non possono costituire che una porzione limitata. dell'esercito. Ciò è dedotto dalle propvietà delle diverse armi esaminate e insieme paragonate. Noi osservian:10 a questo proposito che il dire che la fanteria serve egualmente bene per l'offensiva e per la difensiva., clte la cavalleria interviene solo nella decisiva-offensiva, e che l'artiglieria rinforza la difensiva e l'ofsiva delle altre armi, è un modo di esprimersi alquanto vago e non perfettamente esatto. Queste espressioni infatti prese alla lettera porterebbero a singolari conclusioni; per esempio:


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che la cavalleria è inutilé nella difensiva, che l'arLiglieria, arma della distruzione per eccellenza, serve solo indfrettamen Le all'offensiva, la quale ha per mira la dis truzione; che la costituzione di un corpo misto dovrebbe rispondere a due tipi differenti, uno per l'offensiva, l'altro per la difensiva, e così via~ l riparti organico-tattici sono dall'autor e divisi in tre classi: unità di lotta, unità di combattimento, unità di battaglia. Alla prima classe appartengono il gruppo guidato dal sottufficiale, il plotone sottoposto all'ufficiale, l'unità di lotta sog-· getta all'influenza responsabile di un comandante. La forza dell'unità di lotta deve essere massima, dice l'au~ Lore; ma noi crediamo che questa non s ia condizione pt1rticolar e all'unità di lotta, sibbene comune a tutti i r iparti tattici. Unità di lotta della fanteria è la, compagnia, della cavalleria è lo squadrone, dell'artiglieria è la balteria, e queste vengono particolarmente esaminate. Ma l'unità di lotta, secondo l'autore, non è l'unità tattica, e su questo punto confessiamo che i suoi ragionamenti non ci lasciarono pienamente soddisfatti. Nel fa LLo ciò che egli modifica non è l'ufficio di questi riparti, ma la parola; imperocchè egli stesso amme tte che in essi si raccoglie la massima forza che, nella forma rispettivamente adoperata, si possa direttamente comandare nel combattimen to. Un r ipar to di maggior forza evidentemente sfuggirebbe all'influen za personale del comando. Si tratta adunque di sapere se sia questa la qualità caratteristica dell'unità Lattica o no, perchè se non fosse questa, sarebbe anzitutto necessario intenderci sul significato da attribuire a q ues La espressione. Le unità di combattimento si formano con un certo numero· di unità di lotta omogenee, e sono di primo e di secondo grado. Unità di primo grado è il reggimento e per .alcune armi il' battaglione; quella di secondo grado è la brigata. L'unità di primo grado è, secondo l'autore, unilà tatLica; ma come ab- biamo detto, non ci convince pienamente; tanto più che trovandosi di front<~ alla difficoltà di avere nella fanteria due unità di primo grado, egli considera il battaglione come un inLruso, e lronca la questione affermando che il reggimento è « la vera uniLà tattica ideale», il battagl ione • la vera unità tatlica pratica » . Queste espressioni pare che vogliano dir· .molto, ma in r ealtà non significano nulla. Ogni formazione è figlia del suo tempo, esclama l'autoee; perciò se oggi si propende a considerare la compagnia siccome unità tattica,_

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E l'tRIO DI CI '129 invano _egli combatterà q uesta tendenza, per quanto s ia da lodare Il s uo intendimento di conservare tuLtociò che non sente assoluto bisogno di modificazione. . Le uni là di battaglia abbisognano del più alto.grado d'ind1pen?enza, non tanto per r ispetto alle funzioni vitali, quanto per r.,spetto alle condizioni di resistenza. AvuLo ri "uardo alle fun zioni vitali, l'indipendenza s i o ttiene con la co~1binazione delle armi; le condizioni di esistenza vengono assicurate con l'aggiunta dei servizi accessori, le uni tà di battaglia diven tano con ciò unità stt'ate~riche. Dall'esame delle ~qualità <:: <Juantilà degli elerneoti costituenti le unità di bèltlaglia l'autore conclude che una divisione di fanlerìa di 12,000 ucrmini debba avere 48 pezzi d'artiglieria, e da due a quat_tro squadroni di cavalleria . Quanto al cor po d'armata esso dovrebbe consistere soltanto di due divisioni di fanteria senza truppe suppletive. Quando un es~o giunge alla forza di 300,000 uomini si sen te la necessità di dividerlo in più par·ti (armate) comprendenti più corpi d'arm.a ta ciascuna. Nel terzo libro l'autore tratta delle funzioni della forza combattente, ed esamina particolarmente l'altività del comandante e quella della truppa nella marcia, nel combattimento e nella sicurezza. Intorno all'aLLivilà del combalter e merita osservazione la dis tinzione che si fa tra esercizio, evoluzione, manovra e operazione, con cui si indicaho quattro direzioni diverse, secondo le quali si può svolgere l'attività del combatLere. Esercizio ed evoluzione · sono di a ttribuzione dell'unità di lotta, evoluzione e manovra si compiono dalle unità di combaLLirnento e di battaglia, manovra e operazione si compiono da ll'armata e dall'esercito. Si distinguono per la diversa latitudine che, nella emanazione della volontà del capo . vJene lasciala ai reparti che devono eseguire. A questo punto' termina la prima parte ehe all'autore piacque chiamare: analisi della materia d'in.segnamen.to, e comincia la · seconda: la sintesi; quantunqu~ analisi e sintesi, come esso ci avverte, debbano alternarsi . La lotta è l'al'!!omento dei libri che seO'uono· o ' 1·1 quarto tratta delle questioni generali intorno alla medesima. Scopo della lotla e~ la distruzione del nemico, ed il mezzo più pronto per giungere a questo scopo è l'espulsione; rna l'espulsione a sua voi ta non è possibile se pdma le forze dell'a vversario non abbiano subìto un certo gi·ado di distruzione. Ne risulta che la lotta perfetta, la loLta offensiva, presenta tre ANl'iO XXII ,

VOL lii,

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130 LIBRI sta<lii: lo scolimenlo o propara7.ionc, l'espulsione o ladecisione, la <.fr,;l; ruzionn. La lotta difensiva non ,·. lotta p()rfoLta e 1·imanc soddisfalla coi due primi sladii. Le considerazioni che ra l'autore intorno allu loUA lontana con l'al'llie da fuoco, e u quolla vicina con !'arme hiarica, soao di grande interesse; esse po1·Lano a conchiudPre che effelLo del fuoco è la distr-uzione, ed. effett.o dell'arme bianca l'espulsione, e perciò il fuoco p11ù (~ssc1·c utilmente impiegato nel primo e terzo ::;ladio della lolla, l'arme bianca invece nel secondo f; l.adio. Egli osserva però che il fuoco to11de attuulrnenLe a sosliLuirsi negli e/Telti aU'al'JUe hianca per la sua efficacia sLraol'tlinaria1nenLe c·1·esciulu; cosicchè oggi invece di ùisLingnere la lotta lonlunu dalla lolla co1·po a corpo per la divorsiLà di effetti, " piuttosto il caso di distinguere il fuoco fatto nl la più efficace distanza di tiro da quello fatto a distunze magj:!iori, e «l primo attribuire gli efletti decisivi clell'arme bianca . opposizione ugli e/fotti non decisi\·i del secondo. ' m E qui l'autore, dopo d'ave!' disco1·:-;o degli ei-1.clti del fu oco u dell'arme bianca in relazione con l'offensiva e con la ùifensiva, rinssum e qua nto giù disse ,wlla prima purte intorno a queste rnanifcslazioni <li forzu e allr altre due cli,• He dPrivano, cioè la decisiYa 1.• la climostrntiva, aggiungendovi nuove considerazioni, pot· le q uflli questi concetti 1·icevono rnag~ir>re chittrezza e precisione. Ciò che dislingue In truppu clal l.~ folla Mmata s i è ln possibililò. dell'azione collPlliva, la qunle 1wesupponc la rinuncia dell'inizinliva persont\le per parte dei singoli combattenti a favore della massa, e s i rnani f't~st.a come u1 1 p1·oclolto a1·Lificiale del lavo1·0 di J)l'eparazione in pace. Pe1· frena1·c l'attività dei s ingoli individ.Lti componenti la rnassa, ::ii sente il bisogno di u11 detel'lninaLo rnoclo (Kamn/urt) e di uua delet'minaLu maniera (l((lmpfiveise) ,li combattere della truppa, la quale non possiede per isLinLo Lale pl'iip1·iel,à, ma rleve acciuistarla e farsene un'abi Lurl ine col mezzo cli lm1ga pratica, p1·ima che essa possa sc1·virsene nel comhallimento. Il modo e la maniera l'egolano il movimento, <1uello in ordine allo spazio, <1uesLH in ordine al tempo. n modo di combaUere presuppone u11 oPdine da combaLLimenLo corrispondente (KamRfordnungl, e questo una forma determi~ata (Kamp.{form;) cioè una tlata disposizione di luogo. F111chè 11 luogo non muta, forma e<l ordine si f'ondono in un 1

·131 medesirno coucE\lto; quando invece il luogo è vuriabile, 1'01·dine è costituito dall'u,·virendarsi delle fol'lne. L'ar rnamen Lo influisce sul modo di c01 nbatte1·1\ e la sua in tluem:a è doppia, perchè i combattenti si dispongono e si muovono non solo in t·elazionc· con !'arme che posseggono, ma eziandio in relo.zionocon l'arme cli cui è provvisl.o l'avvel'sario. Tenuto conto soltanto dell'at·me propria, la miglior forma è la più senntanel senso della fronte e io quello della proron4itu, quanLo lo consente l'efficace impiego delrarnw s lessu; il migliore Ol'llinc <': quello che meglio consente la conservazione di talefo1•ma. L'nu to1·eladicejorma normale questa, alla quale tutte le tmppe in tulLi i tempi hanno cercalò di accoslursi. Ma le at·mi impiegate dnll'uvvsrs ario non coJrsentouo l'impiego dì quesla formo. normule, la quale perciò rima ne corno un limiLc verso cui continuamente si tende senza poterlo mai 1·oggi ungere. L'in1poi-tanzn del~ orrnn si fa sentil'<' specialme11te nello stadio della decisio11c, durante il quale le tmppc devono per quanto ò possibileavvicina1·si a qu01la uorrnale . " Chi vuol vincere, dice l'aut.oee, dern oggi, come ai tempi di Serse, portare la sua rn nssa contro il nemico; cioè deve entra1·e nel periodo della decisione offensiva con la maggiore possibile forza ed unione» . Ogni fol'lna ed ordine si J.ll'ese11 Lu come UH rapporto i·egolato e determinato r,·a i combattenti dbposti l'uno accanto all'altro, o l'uno dietr o ull'aHro. Se questo 1·,,pporLo è immutabile, si ha l'ordine di masse o, come djciamo noi, l'ordine chiuso (MassenOl'dnun(!). Se iiweco a ciascun comba~lenlc r concesso un cel'to spazio o l'acolLù di muove1·si, s ì ha l'orcline individuale (Einzelordnwir1). L'o1·dine chiuso è naturale, pel' inve1·sione o li bero, secondo il gra<lo di li bertà che vieH lasciato ai riparli. Il punLo di partenza dell'online da combattimento è l'ordine na turale, che nel p1·ocesso <lella lolla si converto in ordine libe1'0, e finalmente in ol.'dine individuale. Rispetto allu maniera di comballere, dice l'autote doversi esaminarn l'impiego delle forze in 01·dino al tempo, per<letcrminarne la simu!Lanei là o la successivitù. A quest'uopo occorre assegnare a ciascun elemento di lotta la sua funzione nella lotta s tessa. Qnesti e lementi sono primu le tre armi, poi i riparti nei quali esse si se1)arA.oo; il compito da assegnarsi ai ffiPdesim i s i deduce <.]al carRttcre offensivo o dil'ensivo dclia lolla, e dai d ìllerenLi s Ladii che questa aLLraversu. E PERIOO!Gl


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LIBRI

Nella lotta è necessaria la divisione del lavol'O, senza di che non si potrebbe avere la gius ta economia nell'impiego delle forze; perciò è prima legge il far entrare in lotta tutta la forza poss ibile. La lolla deve avere uni là di direzione, e questo è sempre frontale, la truppa ottiene il suo scopo, o si rompe; ma purchè questo scopo si raggiunga, il consumo di forza è indifferente. Questo conccLLo è applicabile nel senso più rigoroso alla lotta decisiva perfetta, in quella non perfetta (dimostrativa) il caso è diverso e l'impiego migliore è quello che produce il maggiore risparmio delle forze impegna Le. Le pet'dite non si possono evitare in modo assoluto, ma sarà ufficio della condotta ridurle al minimo. L'impiego a tempo opportuno è inseparabile dalla opportuna disposizione; perciò la maniera di combattere mena al modo, e aù entrambi si soddisfa con la separazione della truppa in ischiere; così lo studio delle forme si collega con lo s tudio dello svolgimento dello lolla. Noi quinto libro l'aulore esamina le formazioni per la lolla (die Kamp(formationen); le armi proprie, quelle dall'avversario, il modo cli adoperarle, f(li agenti morali, gli uffici vari delle truppe nella lolla, sono allrettanle cause influenti, che formano suc<'essivamenteargomento di discuss ione. Tenendo conto delle armi adoperate si vieno a determinare la forma da combattimento per la fanteria e per la cavalleria nell'azione lontana e nella vicina, e quella per l'artiglieria nella lontana, e si vede a quali mulazioni queste for·me vadano soggetle per effello delle armi. <lell'avversal'io. Queste mutazioni non hanno solo per iscopo di diminuire le perdile, ma anche di risarcirle con nuova l'orza man mano che si producono. Per la lotta vicina basterebbe l'aumento delle t'ighe; per il fuoco il frazionamenlo nel senso della fronte e nel senso della profondi là serve tanto per diminuire le perdite, quant.o per rifornire nuova truppa fresca ogni. qualvolta se ne manifesti il bisogno_ La formazione delle schiere deve corrisponùere ai diversi scopi che si vogliono conseguire nella lotta. L'esperienza insegna rhe, per scuotere l'avversario prima di pensare a scacciarlo, può occorrere sino allo metà della for,:a totale, e che quando neHu lotta si è impegnala più della metà della forza, la decisione è inevitabile. Da ciò la regola: sostenere la preparazione con poco forzu, da potersi f.1.umenlare sino alla melà della for,:a Lotale. La truppa disponibile dovrebbe pertanto essere di-

E PE1110DICI

visa in due schiere eguali; ma per diverse ragioni può convenire la formazione di uno. terza schiera, che servirà di appoggio alle altre due, o a trar partilo dal vantaggio assicuralo dalla decisione. La seconda schiera, cioè quP.Jla che funziona nel secondo stadio, è la principale. La fanteria, siccome arma principale, forma sempre tre schiere, alla cavalleria può talora convenire di riunire le prime due in una sola; l'artiglieria non form a schiera da sè, ma funziona nui tre stadi della lotla in appoggio delle allre ar mi con efficacia di fuoco gradatamente crescente. Il sesto libro tratta dello svolgimento della lotta (l(ampj"handlung), e nel medesimo l'autore, dopo aver Lrallato ~el rrocesso della lotta in generale, passa ad esaminare 11mp1ego della fan tel'ia nell'offensiva, nella difensiva e nella dirnost1·aliva. Qualunque s ia lo ~po che la fantel'iu si propone nello lotta, essa la svolge con crescente intensità; inizia la preparazione con una catena aperla (a intervalli), che si converte in linea larga, passa al vero s tadio della preparazione mediante i sosteo-ni e per ultimo mira alla decisione mediante il massimo o ' . sviluppo di fuoco di mosse, oppure mediante l'assallo. Queslt uffici s ono compiuti dalle prime due schiere; lu terza tenula indietro si oppone alle minacce del nemico, ed impedisce tutte quelle perturba,:ioni, che esso lenta di apport.are allo svolgimenlo regolare della lotta. L'autore osserva che dalla varietà di uffici, e dalla separazione della l'orza in parli cor1·ispondenli ai medesimi, nacque l'eterna questione dell'unità tattica, nella quale si dovrebbe comprendere, secondo lui, quel tal numero di unità di lotta, che nei casi ordinari risponde ud un determino.lo ufficio nella lotta. In altre parole: data la fronte media per la lotta, ogni schiera dovrebbe comprendere un'unità Lattica. La. lotta decisiva offensiva è perfella, e in essa la truppa dal principio sino alla distanza decisiva deve muoversi in modo, che, toccando questa ultima distanza, essa ubbia raggiunto il massimo grado possibile di approssimazione con la fo1·ma normale_ Lo spazio non sicuro, che si deve atlraversure, si divide in tre zone, i Jirniti delle quali sono in certo qual modo le• pietre di confine »perle trasformazioni, che le truppe delle tre schiere dovranno successivamente compiere. La prima ,:ona va dal limite di tiro efficace del cannone a quello delfucile(2400°-l200m); la seconda va dal limite di tit'o efficace del fucile a quello della


I.IDRI

massima sua efficacia ('1200'"-300m); i rimanenli 300'" costitui~co~o la ~er7.r1 . Nell~ seconda :wna s i svolge l'atLivilà ùella schiera d1 preparazione, chri penetrando nella mede$ima si s~ddivide inyarecchie lineJ di schiera . Intanto la schie ra princ1pale.comp1e le sue evoluzion i, a vanzando in 1·ipar·ti non ti·oppo grossi. Quando la prima schinra ha ra,,.o-iunto il limile della o::, t . . erza zona, co~nc1u il periodo della decisione; Io sviluppo di fuoco sale al. pm alto grado, e la schiera principale s i fondo r:ell'avanscluera per a ll.rave1·:;ar e di corsa lo spazio che la separa dal nemico. . . Lu lot~a difensiva-decisiva non è" che un episodio della decisiva, po1c l1 è la consct·vazion e in datn. posizione con date forze p~1~ consid0rarsi siCl'Ome uno stadio di prepai·azionc per la dec1s1one. La lotta n~n att_ravcrsa che due s ~aclii, e perciò occor f;Jn o due s~le .scli~ere; Il secondo sladio poi non è neppure perfetto, pe1:chc s1 otl1~ne la conservazione per mezzo Jell'cspuls ione mcJ1retta clell aggressore, cioò con fuoco a dis ttlnza rnvvici n~ta. Solo q?ando il ruoco non basto.sse sa1•ebbe con venicnl e ricorrere al! ttl'fo o.tfensioo. . Noi non_ a bbia mo bisogno di far osset'va t·e quanto vi sia cli s1 n g~lare 1 n 'I ues~'urlo offensivo impiega to p er la clif'ensi vn, né possiamo concepJre per qual ragione s i assegni alla difensiva come metodo norma le l'espulsione col mezzo del fuoco e all'of-fonsiva s i rise11 vi l'assalto. Ciò deriva certamente <ll;l f'aLlo che l'aulo~·e rnulg~ado la logica dei suoi giudizi va sempt·è ra. sentando 11 vecchio concetto che conf'ondeYa l'offen,;iva con l'assnlto e la difensiva col fuoco. Condizione fondamenlale pet· lu buonn riuscita s i r~ ch e la truppa sia schierata prima di cominciare Ja Iolln. La difensiva allende _l'avversa rio s tando in posizione, e ci<i costituis ce da un la to 1~ s uo_vantaggio, clall'alL1'0 la s ua debolezza. II terreno per la d1:ens1 va è elemento potentissimo di forza, ed è appunto per tt,le lavare del lerreno che essa s i presenta come rifuaio del debole contro il fot'te. 1:o - La ctimostrt1tiva assume caratter e offensivo, quando mira a t~attener e l' av:er sario per un certo tempo in una data posizione ;. assume 1~v~co carattere clifensi vo) q ua 1tdo si propone semphcemenled1nlardure l'azione dell'avversa1·io per u11 certo t~mpo. y a1e a dire : per tenerlo in posizione, dern minacciare d~ scacciarlo; per trattenerlo dall'avanzare, de ve minacciare ai voler tene1•e Ja posizione ad ogni costo. Nell'uno e nell'altro

1:1 5 r,aso deve impiegare tutti i mezzi che possono servire a indu1·1·e l'avversario nelltl credenza, che si operi sul serio pe1· il conseguimento dello scopo appaeente. La dimostrativa non intende u::;ci1·edallo stadio della prel'a!'azione; si serve pertanto di una sola schiera, e solo corne mezzo por r isarcire le perdite, puù acloperarìJe un u secondt\ . Impiega di prefc1·enza l'uzione lontana , e per rp.Mslo le tor11u nUle l'appo,2"gio dall'artig lieria . Lo studio sulla loUti delln fanteria si chiude con uu esame comparalo dei r egolamenti taLlici cli <fUPSt'twma in vigol'e pl'csso i p1·incipali eserciti d'Europa. Qui te1·1 nina .il secondo lhscicolo; lH pari.e che ò uppac·sa non smentiscp, la fama ,lell'n.ulore, ed,\ s ufficie nLP a da1·ci adegualo concetto del valo1·e dell'opera intiP1·a, intorno alla quale man leniamo il giudizio c8presso in principio. Noi troviamo infatti clie nella medr.8ima. le r1uesLioui sono mnpia.rncn l,e lra ttaLe con una Lalecopia <liosse1·vazioni, novità di concetti e logica di deduzioni, da lasciani in dub bio irua le prevnlga n ell'auto1·0: o la conoscenza p1·ofon<l a dnlla rnalflria cho Lralta, o In penetrazione cloll'ingegno. For se a taluno potrebbcl'o parere eccessive, e non sempre pienamonle giustificale, le disti11zionil le classili<'azioni elle nell'operu s'incont1·ano; così. li1we mendu, se pul'c può dil'si lale in un'opera dirlattica., non merita che s ia rilevnta, ed anzichè imputarla allo scl'iLtore, vuol esse1·e considerata siccon\e qualità cara lteristicu della nazione cui esso appartiene Il). lt J>.lWIODICI

l'C~flttsi<ue w,u·s ivèU• ~·1.u•l..eu. (Guerre della R'ussia contro la T-u,·chia), pel' FR:\NK S. RussELL, maggiore del 14° ussari . - Londra, Enrico S. l\ing, 1877.

Il maggiore Russell, soUo il titolo « Gue,.re della Russia contro la Tw·ch iet • ha pubblicalo recentemente un volume il quale, a nostro avviso, hu una grande importam:a d'atLualiLà., contenendo esso la narrazione ùclle guerre tra la Russia e la

(I) Questo scritto era già terminalo e p ronto per le stampe, quando ap parve il terzo fascicolo dell'opera, del q uale rende l'erno conio in uno dei prossimi nume!'i.


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UBITT

Turchia da l 1709 a lla gui:r ra di Crimea ed una ·breve esposizione della situazione polilico-m ili tare dei due Sta li belligPranti al principio della guerra alluale . In Lal modo l'opr~ra viene ad essere divisa in due parti, l'una storica o l'altra geograficostalistico-poliLica. Scopo doll'au tor: e es~endo <Juello d i for nire g li elementi per conoscere nelle sùe diverse fasi la quei::lione d'Oriente e seguirne lo svolgimenlo, l'opera sua, per ciò che r iguarda la prima parle, non è una minuto relazione delle campagne passate, nè ciascu1rn di queste è con eguale estensione troll.ala: egli si è più o rne no diffuso a seconda dell'interesse che presenta ogni singola campagna e dei mezzi che o/ft-e la lelteratu1·a mili lare per traLLarla. E perciò, meulre le campagne del 1709, (!E,l ·1735-30, del 1769-7-l-, del 1787, del '1806 e del 1810 -12 sono moUo sommarìamente esposte in un solo capitolo e in un allro solo capitolo è narrata quella del 18G3-54, quella invece del 1828-20 è lraLLuta in modo t·clalivamentcdilfuso, sia per l'inte1·esse che offre a causa della grande una logia che ha con quel la che ora si s ta cornhallcndo, s ia pai copiosi me:tzi che per tratla1·la si trovano relle opere del Moltke, del Valentini, del Chesney, del Fon ton, dell' Alliso11 e dell'Uschakof. J)ue di screte carte se!'vono pe1· seguire le mosse <lcgli eserciti, nella campagna del 1828-'29, llCi teatri di guerra eu1·opeo ed asiatico. La seconda parte clell'opera compr ende uu breve esame della coslituzionc mi!ilare e dello stalo economico della Russia, della Turchia e dPgli Sta.ti m inori della r egione gr<~co-slava, ~ una sommal'ia descrizione del teatro di guerra europeo, ricca di considerazioni e d'apprezzamenti sul valore dei vari elem enti cli 1tueslo e sulle probabili tà di successo a favol'edei due beli igeran Li. Cliiude l'opera un capitolo che ha per t.ilolo: « Aspetto politico della questione d'Ol'iente », considerala specialmenLc sotto il punto di vic;ta degli interessi dell'J nghilterra, e nel quale sono accennate le più importan ti questioni secondarie che s i collegano colla gr-undc questione d'Orien Le. In complesso l'opera del maggior Russell, sebbene i11 alcune par ti incompleta, è tuttavia pregevole ed interessante non solo pei militari ma eziandio per tutti coloro che, lf,ggendo poche pagine, vogliano conoscet'e le cause precedcm Li ed attuali della questione d'Oriente.

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K PERIODICI

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Tl•e orgnni tu,tinta ,,,.,, taeltelJ 11,e fJ(IVtslr 11 tlivision ( L 'ordinamento e la latti·ca della divisione di cavalleria) - by major gen er a i vVA LKEit,

C. P. W illiam Blackwood E dimburgo e Londra, 1876, prezzo L. 3. Il generule Walker, addetto militare a Berlino, ha assis tito nel campo prussiano alle due grandi guer re del 18G6 e del 1870-71. Antico comandante di un reggimento di cavalleria nelle Indie, ha sLudi~to a fondo la s ua partita e ne pr esentt1 ora i risultati all'esercito suo, il cui ordinamento lascia ancor tanto a desiderare. Speciale aLLcn-:ione egli consacra alle modificazioni introdotte nel regolamento di esercizio pl'ussiano del 1855 in seg uito alle esperienze delle grandi guerre. Vuole il reggimento di (Juu ltro squadr oni, e per le circostanze s peciali dell'Inghilterra , le quali sotto altra forma giungono a consigliare la stessa cosa che le condizioni peculiari di forza e di Leatro di guer1·a de ll' !Lalia, un ordinamento fisso di brigala a lre r eggimr:nti corrispondenti ai principii fondamentali della Lattica su tre schiere. È nolo come l'lnghillerra abbia 31 r eggimenti di cavalleria, cioè 3 di coruzzieri, 10 di dragoni, 5 di la ncier i, 13 di. ussari e come i reggimenti s i dividano in 8 troops o compagnie, le quali si riuniscono a due per formare squadroni dal p unto di vis ta tattico, mentre dal p un to di vista ammislrativo resta unità la compagnia. li genera.le ,;valker vuole naturalmènie abolita coclesla anomalia che impaccia istruzione, disciplina, amministrazione., che confonde le parti, che vela lo scopo di ogni istituzione militare, l'idea ;del combattimento. Egli s pezzo. pure una lancia con t1·0 i fer rovecebi e contro i legami religiosamente conservati dalla cavalleria inglese, che tolgono all'arma per eccellenza veloce tanta pa!'te della s ua mobilità e della sua decisione. Quindi abbasso le inversioni e i movimenti compliéati; autonomia ben intesa degli squadroni nel reggi men lo; manovr e in colonna; velocità ed energia nelle esercitazioni; adozione delle norme preziose contenute negli scritti di P P.rizionus, di Verdy dù Verhois e di Meckel. Le quali fel icernenle appliC'a Le in pratica ed in teoria dal generale SchmiclL, condussero la cavalleria Ledesca di progresso in progre~so all'invidiabile posizione in <!UÌ

OrU

Si ll'OVll.


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LIBRI

o~·uan der )f.lélit1:,,r- Wiese1111chaFtlacl,en Ve,,.e,ne. - Dispense di febbraio e di marzo 187?. -

Vienna , Waldheirn. (Amministraiione russa in campagna. - Esercito sel•bol.

Bilanci delta guerra. - (~ un esame critico compai·ativo delle condizioni finanziarie dell'impero austro- ungarico. Malgrado le complicazioni politiche degli ultimi anni, per l'esercito . s_i spese relativa.mente ~oco. Altri dicasteri, Ja ctt,! produtt1v1ta viene messa m dubbw, ebbero un a umento d·1 bilancio più sensibile di quello della guerra. E sì che questo seppe dare all'esercito assetto tale da rendere l'impero sicuro è fiducioso nelle sue forze. Della legione e della falange. - Esposta la formazione éfeJla falange e della legione, si vorrebbe dimostrare la superiorità della prima sulla seconda. Forza e {Jravezza. - Forza chiamasi Lutto ciò che lavora, opera e produce; gravezza tutto ciò che sconcerta, limita e arresta. i;; d'uòpo s tudiare la forza ela gravezza, I'ispetto Hllo scopo éui si tende, ai m ezzi di cui si dispone ed al modo di agire, a fine di diminuire questa e di aumentare quella. La soluziune sta in un buon ordinamento delle forze militari. Come e se~ condo quali principii delJbansi ordinare, ecco il tema. Temi in iscritto intorno al servizio di sanità e d' intendenza in campagna. · La situazione militare della Turchia. - Le condizioni d'e ll'esercito turco sono assai peggiori di quello che credono parecchi giornali austriaci, ed in ispecie la Neue f reie P1·esse. ta forza massima su cui l'impero ottomano può contare tocca appena 420,000 uomini di fanteria. L'amministrazione russa in campagna. · 11 m inistero .della guerra r usso promulgava, nell'ottobre. 1816, un'appendice al regolamento del '1868 sull'amministrazione dell'esercito in campagna. 11 nuovo atto deter-mina le attribuzioni del comandante in capo, el1e è r ivestito <li poteri illimita Li, di guisa che egli esercita sulle truppe da lui dipendenti autorità pressochè sovrana.

l

E PERIOD ICI 139 Ol~re agli individui addeUi alla sua persona, come aiutanli, per il disimpegno di missioni speeiali e per il comando delle trupp.e irregolari; per la condoLta ed amministrazione delle trup1)e, il comandante in capo dispone:

1° di uno stato maggiore;

2• dell'intendenza d'armata; 3° del comando genera-le d'arliglieria; 4• » · » » del genio; 5°

»

»

»

per le comunicazioni militari.

Le attribuzioni di questi organi del comandante in capo sono, per i primi quatlt'o, suppergiù quelle di simili comandi negli altri eserciLi europei. Il quinto servizio ha un'organizzazione particolare, basata sulle condi:àoni geografiche dell'in:i,pero; tuttavia il concetto generale che l'ispira ha molta ana·· logia con l'organizzazione del servizio di tappa e di ferrovia Led esco. Nel N . 51i dell'Italia Militare, anno 1877, sono, per sommi capi, riassunti i punti principali dell'ordinamento di questo importante ramo del servizio m ilitare in Russia. Il servizio· delle sussisten.ze in pace ed in guerra. Ultima organizzazione dell'esercito serbo. - · Le ultime informazioni permettono di ritenere l'eser cito serbo costituito nel modo che segue: 4 battaglioni <;li fanteria regolari, 85 ,, » • atliva, 80 » • di riserva, 1 squadrone di cavalleria della g uardia, 2 squadroni » " r egolari, 22 » » attiva, 25 batterie pesanti da campagna. a 8 pe¼zi (4 lihbrei), 7 » leggere da montagna » 4 » » 18 » » brigala » /4. » » 3 da 12 libbre a 6 pezzi d i r iserva, 2 » di obici » 4 5 » mortai da montagna da 4 libbre di riserva, 4 battaglioni pionieri, 3 e.qu.ipaggi da ponte. Tenuto qonto delle perdile subHe l'anno scorso, la forza dell'esercito serbo s i f'a attualmente ascender.e· a 77000 uomini èlì fanter ia, 2,000 di cavalleria, e 356 pezzi da campagna.


'HO LlBRI I principali problemi dell'amministrazione della guerra rispetto agli scopi di gue1Ta . Locomotive stradali per usi di guerl'a. - Espone quanto si è l'atto in llalia ed in F rancia per· do lare l'esercì to di questo nuovo mezzo ùi trazione. Into1·no all'impiego tattico delle tnippe del genio. - L'attuale modo di guerreggiare ha reso più che mai necessario l'impiego della fortificazione sui campi di battaglia. Le truppe del genio seguono quindi,le altre armi e prendono parte al.tiva alle loro operazioni. L'autore espone i diversi casi in cui può diventar non solo utile ma necessaria la coo,perazione delle truppe del genio, le quali all'occorrenza ( possono venir impiegate anche come arma combattente. Apparati dinamo-eleitT"ici per l'accensione delle micce, di Siemens e Halske. Alcune pa,.ote intorno alle industrie tessili ed attinenti al confezionamento del corame. - Contiene dei cenni intorno allo stato attuale di queste due industrie, che sì da vicino interessano l'esercito . L'articolo è ricco di dati tecnici. Ordinamento dell'esercito italiano e leg{!i che ne regolano il reclutamento. - Traduzione degli articoli di legge rispettivi, pubblicati. nella Gazzetta Ufficiale del regno d'Italia, N. 184 e 185. Organizzazione dell'artiglieria d'assedio russa. - Vedi il .nostro giornale - dispensa di marzo 1877. " Rivista estera» .,

1-,1ittlieiltn1gen iiber Gegenslande de11 Arttl-

Dispense di marzo Vienna, W aldheim.

tea•ie-und Cen·i e- ff7esens. -

e di aprile 1877. -

(Speri menti d'artiglieria. - Ponti di circostanza. - Inneschi elettrici).

Riassunto dei principali sperimenti fatti dall'artiglieria austriaca negli anni 1875-76. - Da dodici anni in qua il il giornale Mittheilungen ecc. va pubblicando una serie di interessanti articoli, tratti dallerelazioni ufficiali, intorno agli

E PElllOlHCl Hl sperimenti che si fanno dall'artiglieria austro-ungarica, allo.! scopo di tenere gli ufficiali informati delle innovazioni e cambiamenti avvenuti nell'armamento e munizionamento dell'esercito. Nella dispensa di marzo sono descrilli gli sperimenti fatti nell'anno 1875, che più meritano d'esser conosciuti, e riguardano il materiale d'artiglieria da campagna e da montagna, quello da piazza, gli inn eschi, la polvere e le ar-rni da fuoco portatili. È noto come nell'anno '1875 si eseguissero in Austria esperienze di tiro comparative con cannoni di acciaio Krupp e cannoni di bronzo-acciaio Uchatius, entrambi del diarnetro di centimetri 8, 7 e caricantisi dalla culatta. In quest.' articolo si parla essenzialmente delle esperienze che condussero alla delìnitiva adozione del materiale Uchatius per l'arrnamento del le batterie da carnpagna. Aggiungiamo, per chi ha interesse, che il nosko Giornale d'artiglieria e genio Il parte, t1nno 1876, ha pubblicalo pal'ecchi articoli intorno ai cannoni Uchatius . Altri non meno i(nportanti sperime nti vennero eseguiti nel corso dell'anno 1875 col cannon.e da montagna da 6,6 cent. Il medesimo è di bronzo-acciaio, rigalo a retrocarica. Le esperienze provarono come col nuovo cannone si abbia una probabililà di colpire tre o quattro volte maggiore di quella che si aveva col vecchio cannone da 7 cent. mod. 1.863. Col materiale da piazza si fecero sperimenti per determinare la resistenza del mortaio da 21 cent. rigato. Nelle esperienze di Olmiitz si raggiunse la cifra di 1144 tiri senza che il mortaio ne risentisse danno. Altl'i esperimenti vennero fatti col cannone da 'l5 cent. corto a retrocarica , e questi s tabilirono la superior ità del sistema deo-li 0 anelli di rame sull'ill'volucro di piombo per le granate. Le qualità balistiche del fucile Wernclel lasciando a desiderare , nel 1875 si esperimentò una nuova cartuccia , più grossa cl i quella modello; pare probabile l'adozione della cartuccia ultima esperimentata. Nella dispensa di ap,·ite trovasi la continuazione degli esperimenti eseguiti dagli austriaci nel '1876. La carica di 250 grammi, impiegala nei tiri di esperimentoeseguiti col cannone da montagna in bronzo-acciaio, calibro 6,6 cent.-, ncll' anno an tecedente essendosi riconosciuta in-


LIBRI 142 .fsuffìcietile, si ripresero llell'anno t876 le esperienze allo scopo di determinar·e la carica normale per il nuovo cannone da tnontagna. Qualù limite degli effetti utili del tiro con la granata venne stabilita la Jistanza di 3000 a :3500 passi, e di 2500 passi con lo shrapnel. l risultali ottenuti con le cariche di g1·ammi 300, ::350, e 400 sono riuniti in un primo speechio. Dal medesimo risulta come un effetto utile alle distanze suddette non po!:;sa ottenersi se non mediante l'impiego della carica di 400 grammi. Altri due specchi contengono i risultali di tiro comparativo eseguilo col nuovo cannone da montagna da 6,6 cnnl. e con quello di veccl1io modello da 7 cent., impiegando ~ranate car iche ad anelli interni e sltrapnels carichi. Le cariche da sparo erano grammi 250, 350 e 700 per il cannone da 6,6 cent. . ( e 210 grammi per il cannone da 7 ccnt. Una serie di tiri fatti con la carica di 350 gramm i, aveva per iscopo di stabilire la velociLà iniziale, la gittata,,l'effett~ u tile delle granate e degli sh1•apnels carich~, contro bersaglt scoperli e contro bersagli coperti. I risultati sono resi osten. sìhili in un quarto specchio. In un qttinto specchio sono riassunti i risultali ottenuti negli sperimenti di tiro fatti col cannone da montagna d~ 6,6 cenl. bronzo-acciaio a reteocar·ica, contro bersagli fissi, nell'intento di stabilire l'effetto degli shrapnels con car·whe da sparo di grammi 25, 3f>e 40 a distanze variabili fra 500 e 2500 passi. Altri esperimenti riflettono il tiro eseguito con g ranate ad anelli interni, impiegando il cannone da campagna da cent. 7,5, sistema Uchatius, contro muri slacca:t.i, palizzale., parapetti e contro un fabbricalo i cui vani er-ano stati riempiti con pezzi di legno, nonchè conLro abbattute. Altri esperimenti ancora vennero ratti con i cannoni da 8 7 e da 7 5 cent. modello 1875 per determinare la forma del ' di dispersione ' . n• 6); lo srJaZ!O . cono degli shrapnels (speceluo battuto dalle scbeggie del proieLto e dalle pallottole in esso proietto contenute; la distanza del punto di caduta delle granale più convenienle nel tiro contro bersagli fissi (speceh10 n• 7); la grandezza della. dispersione delle sclleggie nelle granate ad anelli interni, ecc. L'arLicolo termina con IP- esperienze di tiro fatte col cannone da piazza da 15 cent. cor·to a retrocarica, e quellè istituite

lI I

'

E i'EltIODIC: l

con la $polelta a p,~x·cussione L,enz; con la polvere della ditta Maye e Sonnleithnec>, e per ultimo con la car>tuccia modificata (più grossa), per il foc ile Werndl che già erasi spef'iroentata l'anno p1·ecedente. Ponti di circostanza. - Il fatlo che nella costruzione dei ponti di circostanza richiedesi maggior tempo per stabilire gli appoggi intermedi di quello che è necessario per formare la impalcatura, induce ad. impiegare possibilmente travi piuttosto lunghe 11ella traversala clegli os[acoli che riscontransi in campagna. Ma non sempre la grossezza di questi strati soddisfa alle esigenze della solidità e perciò l'impiego di sostegni diventa in molti casi indispensabile. Qual è la tratta massima che si può assegnare ad una campata con il ma teriale che si trova sul luogo di costruzione~ e Qual è la disLanza massima ammissibile delle longarine di una campata fra di lorof Sono le due domande che fa il capitano Pap, autore di quest'articolo. Per rispondervi egli ricorre al calcolo. Determinali dapprirna i carichi che possono gravare le impalcate di un ponte nei passaggi di truppe, P.gli prende ad esame i diversi casi che s i possono presentare in pratica, e ne deduce le forrnole necessarie per calcolare, a seconda del materiale di cui si dispone e del genere di costruzione che si vuol adottare, la lunghezza delle campale e la distanza fra di loro delle singole longarine. Considerazioni sul tiro con cannoni arefrocarica. - Dalìo studio sulla potenza ed a ltre proprietà dei cannoni caricantesi dalla cula tla, si cerca dedurre norme pra Liehe per l'esecu?.ione del tiro con il nuovo eannonc da campagna Uchatius Sul miglior modu di disporre gli inneschi nelle mine per I/accensione elettrica. - Autore di quest'articolo è l'ingegnere Giulio H. SLridinger, addelto da 1'1 anni al generale awericano Newton, che diresse la meravigliosa demolizione dello scogUo, conosciuto soLto il nome di Hell Gate, avanti il porlo di Nuova York in America, e per la quale vennero impiegati non meno di 28000 chll. circa cli materie esplosive. Ciò abbiamo detto per richiamare l'aLLerizione del lettore su questo interessanLe lavoro, che ci è affatto impossibile di riassumere per il modo stdngato con cui è scritto e per le numerose


LIBRI !

PERIODICI

·ormole che vi sono svolte. Osserveremo solamente che it mezzo di comunicare il fuoco agli inneschi è quello dell'e-. lellricità statica (per incandescenzà del filo nella cartuccìa:), che in Europa è caduto quasi in disuso. Ricerche sugli effetti cli esplosione della polvere da sparo. - Sunto ricavato da un articolo del Philosophical Transactions of the Royal Society intorno alle esperienz·e fàtte dal capitano Noble e dal professore Abel.

l IMPIEGO DELLA DINAMITE NELL! PICCOLA GUEIU\A

Se i moderni composti esplosivi non possono utilmente tener luogo della polvere da sparo ord inaria, riguardata come agente balistico, non k, così quando si vogliano ;ivere grandi effetti di rottura, poichè la dinamite del Nobel e il colon- polvere compresso dell'eminente chimico Abel sono i due preparati che oggidì si contendono il primato nell'arte del minatore. E questo per il notissirno fatto ehe una <;erta lenlezza relativa nell'accensione della polvere è pur necessaria per la conservazione delle armi da fuoco, laddove il divampare quasi istantaneo dei detti composti esplosivi dà loro quella forza schiantatrice che per quanto sarebbe esiziale alle armi, altrellanto è preziosa allorchè si vogliono effetti distruttivi. 1 vantaggi dell'impiego della dinamite nei trafori delie gallerie, nelle miniere, nello scavo delle rocce, nei lavori subacquei e simili, consistono · (oltre che nella maggior sieurezza nei trasporti e nei depositi quanclo la dinamJte sia stata ben preparata) nel!' economia del tempo e <iella mano d'opera l'ispetto alla polvere eia sparn. 1! che nasce docr:hé la dinamite, arendo maggior potenza di rottura, richied e fornelli da mina più piccoli e in minor numern pel' produrre un dato effetto; e però l'industria ha presto aggiogato . AIINO

xxu, Voi.

111.

1O


146

IMPIEGO DELLA DINAMITE

al sno splendido carro questo agente e:;plosivo, com,~ ha già fatto del vapore, dell'aria compressa, delle funi telodinamiche, e acche delle moderne macchine dinamo-elettriche. La qual cosa è luminosamente comprovata dal consumo grandissimo di dinamite che si fa oggidì, e tale che nel 1874 le sole quattordici fabbriche dirette dal Nobel ne smerciarono più di tre milioni ·di chilogra111mi. Ma se l'economia del tempo e dell'opera dell'uorùo è proficua all'industria, uon é meno preziosa all'arte della guerra , poi che il vieto adagio che il tempo è danaro non è mai c?tanto_ VE\{O quan to in guerra. Ecco perchè e la d10am1te e 11 fli'micotone sono entrati nel dominio degli studi tecnici degli eserciti moderni, avendo tutti compresa l'importanza di porre nelle mani delle truppe questi P?derosi agenti di distruzione. La dinamite in grazia della detonazione istantanea di cui è capace, anche in grand i masse, consente di trasportare in campagna, con maggior sicurezza che non la polvere ordinaria, e sotto piccol volume, una quantith considerevok di forza. essendo noto che la potenza dirompente o schiantatrice (bri"sante) di una sostanza esplosiva è in ragione della rapidità dell'infiammarsi di tu tta la sua massa nel detonare. Non sono di accordo gli autori sul valore numerico del rapporto fra la potenza esplosi va della polver~ ordinaria e quella della dinamite, ma questo proviene dacché è difficile l'instituire un paragone fra due cQmposti i qnali differiscono noLabilrnenle fra loro nel modo in cui si comportano nell'esplodere. Di f!ltl.O alcuni calcoli . abbastanza sempl ici dimostrano che un dato peso di nitrogli cerina (che, come vedremo, costituisce la parte esplosiva della dinamite a base inerte) nell'e!".plodere si trasforma in un volume di fluidi aeriformi, che è circa il triplo di quello dei gas permanenti forniti dallo sc9ppio

• NEhLA PlCCOLA G-UER!lA

'1_,i.7

di uno stesso peso di polvere pirica, ammesso che tutti codesli prodotti gassosi sieno ridoLti a 0° ed a om,76 di pressione. 1'[ a oltre di ciò è da notare che i gas prodotti dalla nitroglicerina sono posti istantaneamente in Ubertà, laddo ve quelli forniti dalla· polvere divengono bensì rapidamente liberi ma in un intervallo di tempo ancora percettibile. Infine il ca lorico che si svolge nella detonazione della nitroglicerina è molto maggiore del calorico di esplosione della polvere da sparo ordinaria. Tutti questi fatti, che sono 1l. vantaggio della dinamite, 1·io·uardata come agente distruttivo, fanno sì che se .si o vogliuno paragonare fra loro gli effetti dello scoppio di due cariche di egual peso di dinamite e di po lvere, non si potranno non avere risultati variabili da un caso all'all ro, secondo le cond izioni particolari in cui si pongono le due ' sostanze esplosive: cioè seco.ndo il mezzo resistente in cui queste agiscono, come a dire l'aria, la terra, l' acqua, la roccia, la muratura ecc., e secondo il modo in cui si colloca. la carica, la quale può esser posta ora liberamente a piè dell'ostacolo da abbattere, ora sospesa contro di esso, ora incastratavi dentro io parte o sepollavi del tutto e più o meno inLasata. Jn questi diversi casi la differenza fra gli effetti delle due cariche potrà oscillare fra limiti abbastanza diversi per una stessa polvere da sparo e una stess~ dio.a.mi te; a segno che il Burgat assegnerebbe a questi limiti i valori di 1/ 2 e di 1/w Ma quello che può tenersi per fermo si è che, quando le cariche di dinamite o di polvere sono sospese all'aria libera, contro ostacoli da abbattere e senza intasamento di sorla, ci vorrebbero quantità di polvere enormemente maggiori che di dinamite per produrre gli stessi effetti, laddove questa sproporzione va man mano decrescendo a misura che la carica di polvere si assoggetti a intasamento più o meno forte.


~ j.8

IMPIEGO OELLA OlNAMITE

Il fatto che la dinamite permette quasi di fa r senza dell'intasamento delle mine, non è clii non ved e quanto sia prezioso in guerra per la grand e economia di tempo e di lavoro che ne segue. E per fermo, l'i ntasamento di una mina dev'essere tanto più energico quanto minore è la rupidità dell'accensione del coniposto esplosivo che si ad opera, affinchè i primi fluidi aeri.formi che si svolgono non incontrino facile sfogo ma rimangano confinati sl da potei· unire la loro 01.iune a quella degli altri gas cl1 e si svil uppano subito dopo, e ne uasca cosi un'azione simultanea di tulla la massa g1issosa che può fornire ìl composto nell'esplodere. Ola. Ja combustione della dinami te (provocata da un fulmina to) è co tanto rapida che si ha una formazione quasi istantanea di un gl'a n volume di fluidi aeriformi, ed ecco perchè gli effetti dello scoppio sono cosi grandi ancorchè si sopprima l'intasamento o se ne faccia uno assai de bol e. Invece impiegando la polvere da sparo, posta eotro cartocci o sacchi di tela all'aria libera, e datole fuoco, accade che l'involucro cede istantaneamente, donde un aumento di volume, prima che la combustione sia completa; cosicch è la pressione massima dei gas della polvere oon può esser ma i eaggiunta, e talvolta una p-arle della ca rica è anche proiellala lontano senza accendersi. Indi il perchè un sacco pieno di polvere da sparo, collocato contro una porta può non ·abbatterla nell'esploderP., mclltre la stessa carica chiusa in una bomba, può abbattere la porta. Perciò è importan te racchiu dere la polvere , che si vol esse adoperare all'aria libera, in recipienti a pareti resistenti, se si vogl iono grandi effetti di rottura, perché, cosi facendo, si può otlenere che la più parte della carica si accenda prima che sia permesso l'i llim itato espandimento dei gas. In tal caso i primi fluidi aeriformi si accumulano a misura che si svolgono; perciò la tempe-

1

N KLLA l'lCCOLA GUERRA

•I ,i.9

ratura e la tensione si elevano al più allo grado, e la reazione della rimanente polvere diviene istantanea, trovandosi i suoi graIJelli avviluppati d'un tratto come da un'atm osfera di una enorm e densità e ud una temperatu ra che si stima di circa 3000 gradi . Questa compressione, proven iente dalla enonne tensione della atmosfera esplosiva, doVl'à non poco influire ad attivare la combusti one, co me giusLo men Le osserva il Nobel. Ecco perchè la combustione della poh·ere all'aria Jibf!ra e più lenta di quella che sì co mpie nell'interno delle bocche da fuoco. A conferma di questo notiamo che il Comitato del genio austri aco adottò una specie di barile fulminante di acciaio Besscmer per le distruzioni da compiersi in guerra, il quale, caricato con 30 chilogrammi di polvere, sembra che potrebbe sfondare delle volte grosse un metro. Ma la dinamite, potendos i adoperare con successo ali'aria libera, anche 1·acchi usa in semplici cartucce di carta , non richiede i barili o gli altri involucri resistenti necessari per la polvere ordinaria, e non vi ha più da tem ere che i loro frantumi o le schegge colpi scnno le truppe nmiche. Da queste cose si "ede che una compagnia di retroguardia o di avanguardia può aver seco i mezzi pet' rompere delle opere d'arte sulle strade in poch issimo tempo e con poco lavoro, e impedire l'avanzare del nemico. I soldati di uno squadrone di ca valleria inviato in ri cognizione, o alcuni arditi esploratori che si spingano lontano, possono portare nelie loro giberne quanto basta per rompere le rotaie di un tro nco di ferrovia, o per compiere rapidamente delle disl.ruzioni tali da impedire, duran te un certo tempo, le comuni cazioni del nemi co anche lungi dalla zona di terreno su cui op~rano le parti combattenti. In una parola la dinamite permette a pochi uomini di compiere, con poco materiaile, molte distruzioni in guerra;


1/51

JMPIEGO DELLA DINAMITE

NELLA PICCOLA GUERRA

e però essa, oltre di poter essere utilissima in campo aperto, lo sarà sempre nell'assedio e nella difesa delle · piazze forti, come ne abbiamo avuto un primo esempio nella difesa di Parigi del ·18'71. Ecco perchè, oltre del genio, anche la cavalleria di alcuni eserciti d'Europa è stata fornita di apposite cat'tucce di dinam ite, e presso, tutti gl i Stati si sono eseguite molte esperienze sull'impiego di quest.a sostanza esplosiva in guev.ra, come ha fatto il gen io militare in Italia; di che fa fede il volume inlitolato Esperienze sulla dinamite al corpo zappato.1·i del genio, litografato nel 1874, a Casale per cura del 2° reggimento del genio. ,1 Tutti i nostri giornali scientifici civili o militari th questi ultimi an ni contengono qua e là molte notizie e molti articoli relativi alla dinamite e ai moderni com. posti esplosivi in generale (1}; ma un lavoro eh~ svolga piuttosto largamente le nozioni scientifiche intorno alle proprietà ed agli effetti della dinamite, e insieme sviluppi anche i particolari del modo d'impiegarla e le sue, principali applicazioni nella piccola guerra, ancora non è stato pubblicato presso di noi ch'io sappia. E però mi lusingo che questi miei studi possano esse.re di qualche utilità a quegli ufficiali di fanteria o di. cavalleria che dovesse ro uri giorno sei·virsi della dinamite in guerra. Parlo di essi perchè se il telegrafo, i ponti, i grandi lavori di mina, le ferrovie ecc. non possono non essere di esclusivo dominio del genio mi-

li tare, la dinamite invece, sarà davvero utile in cam. pagna, quando diverrà familiare anche alla fanteria e alla cavalleria e in generale a qualunque drappello di soldati possa trovarsi isolato. Altrimenti, atteso i numerosi servizi accol lati al genio in campagna e il numern relativamente limitato dei suoi soldati, dovrebb~ro questi poter vo lare per accorrere facilmente da p~r tutto. Questo lavoro è diviso in due parLi, nel la prima delle quali mi sono diffuso su ll!? proprietà della dinamite e sulla rnaniera d' impiegarla, essendo persuaso che per ottenere negli svariati casi della guerra i grandi risultati dei quali la dinamite è capace, è mestieri saperla aduprare, e che per bene adoprarla, e scansare gli accidenti, è necessario conoscere le intime proprietà di questo terribile agente di distruzione. La second'a parte versa totalm ente sulle applicazioni della dinamite nella piccola guerra. Ho stimato opportuno di dare un cenno nel primo paragrafo che segue della composizio:ie chimica della nitroglicerina, il che varrà a farci rendere rneglio ragione delle proprietà esplosive della dinamite. E per farlo con la debita esattezza ho dovuto far capo a poche formole della chimica moderna, le quali hanno il pregio incontestabile di porre in luce la genesi dei corpi composti meglio di quel che nun potrebbe fare qualunque giro di parole; ma chi ha in uggia le formol e, salti di piè pari quel paragrafo, e sia certo che non per questo diverrà meno abile nell'adoprare la dinamite in guerra.

150

(1) Sono da notare anzitutto le varie monografie del eapitano,dél genio Botto, inserite nel Giornale di a1·tiglie1·ia e genio; lo Notizie sulle poloeri fulminanti e loro impiego in guerra . del tenente di artiglieria Marchesi, inserite nella Rivista marittima; gli scritti del capitano d'artiglieria Clavarino inseriti nell'Annuario scientifico, e un, lavoro autografato dèl capitano del genio Finardi letto nel ~ 875 agli ufn'Ciali del ~· r'e·ggimento del genio e intitolato: Della dinamite e dello, sua· appliçazioìie dgli usi militari, •


!Ml'JEGO DELLA DlNAMIT.K

I. La nitroglicerina e la dinamite.

1

radicali come Az Ot, che en trano in tre molecole di acido azotico, siccome indica l'equazione chimica seguente :

!

OR

C3 H5 OH + 3 La nitroglicerina. - La forioa fossile silicea assorbente della nitroglicerina. - Dinamiti a base attiva. - Aiione dei diversi agenti esterni sul!a dinamite: lnnalzaruento di temperatura . urti, azione dei fulminati. abbassamento di -temperatura, clcttricit:i. - Diversi ordini di esplosione. - Conserv3zionc della dinamite.

Delta nit1·oglfoerina. - 11 celeb re Scheele scovd n~

OH

~

) Az

OH C3 n· OH ) OH

11 chimico italiano Sobrero, il cui n0me occuperà semp re un posto ele vato nella sto ria de i moderni composti esplosivi, scoprì, nel 1184-, a To rino , cbe se ·si pone a reagire l'acido ,.azoLicu su questa glicerina, col concorso dell'acido solforico , si provoca una reazione chimica tale che ne nasce un nuovo co mposto definito, detto nitroglicerina o più esattamente trinitroglicerina. La detta reazione, interpretata secondo la moderna teoria atomica, consisterebbe in questo che i tre atomi. d'idrogeno dei tre rad ica li o gruppi molecolari come OH <l ella glicerina, so no sostituiti da. tre

o!

OH ~ azotico

-

C3 H3

' O Az Ot o:Az 0'+3 fP0 .... (1}

)

0Az09

~

' trinit.-oglicerina

-

-~

eiiminata

Questa nitroglicerin a, che può rappresentarsi più sempli cemente così:

,1799 quel liquido oleoso, zuccherino, limpido, che si

chiama glicerina, e che si estrae dai corpi grass i, allorchè si sottopongono alla saponificaz ione. La glieerioa pura è in colora, po i elle il color giallo -rossiccio di quella del cornm~1·cio è dovuto alle impurità, ed è cotanto innocua che in alcune co11trade s'impiega. per adulten•rn il mi ele. La sua formolaatomicaè :

153

NELLA PICCOLA GU ERRA

o~ ... .(2), I

oppure con la formala bruta C3 H5 Az3 09, è un corpo liquido alle ord inarie temperatnre, il quale, quando è puro, 1·assomigiia esternamente moltissimo aila glicerina medesima, essendo anch'esso oleaginoso ed incoloro. La nitroglicerina è pochissimo solub ile nel.l'acqua, cosicc hè, posta in un recipiente insieme con questa, se ne separa faciliss im amente e va al fondo, avendo la densitù di 1,6. La nitrogli cerina è poco volatile e contiene sempre almeno il 3 per cento d'acqua. Essa è assai so lubil e nell'alcool ord inari o, nella ben-· zina e nell'etere. La nilroglicerina è em inentemenle esplosi va, pel'Chè dietro un urto energ ico o la detonazione di un fulminato, esplode, cioè si trasform a in una quantità enorme di gas, dando luogo ad una potente azione meccanica. La formala (z) tradotta. in numeri , mer cè la tabella dei pesi atomici dei corpi semplici, ci fa conoscere la composizione centesimale della nitroglicerina che ,è questa :


f54

j

!~PIEGO DE],LA DINAMl'r&

carboni o IIG idrogeno azoto 3 Az oo ossigeno Nitroglicerina

parti

(.3

)) )) ))

36 5 42 H4

parti 227

Questi numeri dimostrano la grande quantità di ossige;o , condensato in poco volume, che contiene la nitroglicerina, e che risponde a circa il 63 per 100 di questa sostanza. Tale ossigeno è non solo sufficienLe ma esuberante a bruciarti tulto il carbonio. e tutto l'idrngeno della nitroglicerina; cli sorta che vi ha minore iocerte1.za sulla natura dei prodotti della espio·. ( sione dì questa ri spetto· ad altri compos~i esplosivi. E per fet·mo, la decompos izione della nitroglicerina, nell'atto che esplode, può essere rappresentata dalla equazione seguente : 3

2(C(Az~ s 03)_ 0 = 6___.. Co~+6_..... Az-!-5 EP o+ o... (3) ,___, - . 3

)

-------

nitroglicerma

3

unidrido

carbonicn

azoto

vapor e

acqueo

(''')

ossigeno

la quale dimostra che i prodotti della esplosione dovrebbero e:::sere solamente anidride ca rbonica, azoto,

·-

<·J Non

- - ·--·------

-----

si devo dare un significato assoluto all'equazione (3) riportata da tutti gli autori di chimica, poichè essa non è altro se non il modo pitì semplice e razionale di rappresentare teoricamente i prodotti gassosi che si formano nella detonazione della nitroglicerina. ~la il fatto è che questi prodotti non sono ancora bene studiati; di sorta che non vi ha perfetto accordo fra i chimici. Così il Wagner (Chimica industriale, voi. I, pag. 183, Torino ]873) dice: « Secondo c le esperienze eseguito noi Belgio, durante l'esplosione della nitr11<1 glicerina non si sviluppa dell'ossigeno libero, ma bensì grande « quantità di protossido di azoto. Pertanto il modo di decomporsi • della nitroglicerina,_ quando esplode, potrebbe esprimersi nel modo « seguente: «

(o~

2 (Az• H'0')') O" -- 6 CO' + 5 H' O

+

Az" O '- 4 A.z ____,__,-, protossiJo di nwto

NELLA PICCOLA GUE RRA

155

vapore acqueo ed ossigeno; il che è in armonia con l'opinione del Berthelot, che ammette non potere esistere delle combinazioni chimiche complesse, alla Lemp~ratura elevatissima della esplosione della nitroglicerrna, ma solo dei composti elemen tari e molto stabili co~~ l'~nidri~e carbonica, il vapore acqueò ecc. l~ in ver1ta l esperi enza ha provato che i 11'0S provenienti dalla detonazione della nitrogli cerina~ se non sono respirabili, non si possono però dire deleterii. Ma è . da distinguere il caso in- cui la nitroglicerina esplode da quello della sua combustione senza esplosione, che accad~ .quando le si avvicini un cocpo in ignizione; perche m questo secondo caso la combustione si coro pie a~ una tem peratura di molto interiore a quella corrispondente alla detonazione, e la nitroglicerina bl'llcia le~tamente con fiamma azzurro-verdastra, svolgendo· dei composti nitrosi, nocivi alla econom ia animale. Secondo alcuni, quando la nitroglice1·ina brucia senza esp losioc~e, ~i ha svf\]gimento dei suoi vapori, i quali mescolali coi prodotti delln combustione, li rendono nocivi. Della fa1·ina fossile silicea, a~sorbente della nitroglice1•ùia . - In talune formazioni geologiche di vm·ie contrade d'Europa, massime della Germania, si trovano grandi depositi di una sorta di farina foss ile (detta Kieselgulw dai Tedeschi) costituita da avanzi silicei di infusorii estinti facilmente rir:onosr,ibili Il u.0 microscopio di forte iogl'andimento. Questa farin a fos sile si compone per la massima parle di !'ìilice allo stato di estrema divisione, co me dimostra l'analisi fattane dal Tasche, la quale ha dato (1):

~. (1) Giornale del genio militare, 4874, pag. 473 Studi sulle polveri fulminanti, del capitano del genio BOTTO.

i--~---


156

NELLA PICCOI..A GUEI\RA

UIPIEGO 01:<:LLA DlNAMlTE

parti 91,5 Silice (Si O') » 0,5 Ossido di ferro . » 8,0 Acqua e materie organiche. 100,0 ~la la compos1z1one di queste farine fossi li non è costante, potendo esse contenere circa il 70 °/0 dì silice, e il 30 °lo di altri minerali, come l'ossido di ferro, il carbonato di calcio er.c. Presso di noi il tripoli della Sieilia e la farina fossile del Monte Amiata presentano gli stess i caratteri del Ki eselguhr dei Tedeschi (1 ). ( So tto ponendo la descritta farina fossile ad elevatissima temperatura, a contatto dell'arin, in appositi forni (co me si fa nella fabbrica di Avigliana), essa si spoglia dell'acquo. , che va via so tto fo rma di vapore, e delle materie organiche le quali sono bruciate. E se la farina conteneva del perossido di ferro, questo, alla elevata temperatura dei forn i, si cambia in sesquiossido, assorbendo l'ossigeno dell'aria, in virtù della equ:izione

2 F eO

+

O

~~ (li l'P,l' J'O

= ...______, Fe 0 . 1

3

sesqoiossu.lo di fOl'l'O

Cosicchè si ha in ultimo della silice pura ed impalpabile, mescolata tutto al più ad un po' di sesquiossido di ferro, il quale le dà talvolta una leggera tinta rossastra. Questa silice calcinata e allo stato di estrema divisione è dotata di un gran potere assorbeme della

(4} Studi sull'arte del minatore. dol capitano del genio pag. 4!4 .

VBRIU,

H57

nitroglicerina, ed è stata perciò applicata a fahbricare la dinamite, come ora direrno . Delle dinamiti a base fne1·te . - Col nome generico di dinamiti a base inerte si sogli ono designare quelle sostanze formate dalla miscela assai intima, in proporzi oni variabili, di ni troglicerina e cli farina silicea, o altro corpo assorbente, estraneo al fenomPoo della combustione. Quando la dinamite contien e p. e. p:irti eguali di nitroglicerina e del cor po assorbente, si dice che il suo dosamenLo è .del 50 °fo. Il dosa mento del 75 °/0 di nitroglicerina (che è que llo della dinamite N. / del Nobel ) risponde al massimo assorbimento del Kieselguhr; in quanto che se si volesse accrescere la. nitroglicerina, potl'ebbe accadere tosto o tardi il trasudamento di essa. Questa dinamite del Nobel al 75 °/0 di nitroglicerina ha, secondo l'autore, la densità di circa 1,65 (cioè prossimamente il doppio della densi tà media dellc1 polvere <fa sparo ordinaria) (,I) e parmi la più opportuna in guerra , e per la sua forza, e perchè si é mostrata finora estrern a1nente stabil e rispetto ad altee dinamiti. Cosicchè, nelle cose che seguo no, impli citamente intendo sempre parlare di questa dinamite, tanto più che essa è assai comune fra di noi, fabbricandosi ad Avigliana con processi e con cure degne del nom e dell'autore. Si aggiunga che la densità stessa di questa dinamite, conferisce anche --

-

·---- ----

(~) Questa densità è al certo soggetta a piccolo variazioni, anche per uno stesso tipo di dinamiti, secondo le diverse fabbriche e il grado maggiore o minore di costipamento a cui ,si si:i sottoposta la posta nel confezionare le cartucce. Cosl, nell'anno scorso l'egregio professor Codazza. pregato da me di esplorare un po' di dinamite N. 4, della fabbrica di Avigliana, acquistata p~r le eser.:itazioui degli utflçia li della scuola di guerra, avrebbe trovato col volumimetro pcl valore medio della densità della dr.tt:. dinamite, dato da due serie di dieci esperienze l'una, non ~ ,6S ma 4,86.


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fMPIEGO DELt.A 'DINAMITE

a darle maggior forza della polvel'e ordinaria, a:,p arità di volume, La dinamite N. 1 del Nobel, è appunto quella che s'impiega nell'industria per attaccare le rocce più dure e rompere il ferro, ed è quella che . meglio può adoperarsi senza intasamento . L'idea di mescolare la nitroglicerina alla farina SIiicea si deve al Nobel e fu feliciss ima, perchè la dinamite è molto ma molto meno facile· ad esplodere per un urto che non la nitroglicerina, e si può perciò trasportare e maneggiar.e se!lza pericoli, mentre ha una potenza poco inferiore a quella della nitroglicerina pura (1 ). ' Ma è necessario che la miscela dei due corpi sia bene( intima, cioè che accada un completo assorbimento della nitroglicerin a per parte della farina silicea, affinchè le variazioni atmosferiche, o il trernolìo, o le scosse, provenienti da un lungo trasporto, non abbiano a generare la separazione del liquido dal solido. La farina silicea rimane chimicamente inattiva quando accade l'esplosione della dinam ite, perché la silice è estranea al fenomeno della combustione; di sorta che, se non fosse proiettata lontuno in virtù dello scoppio, si dovrebbe trovaee intatta come residuo solido della esplosione. Onde, facendo bruciare del tutto all'aria libera una piccola quantità di dinamite, rne!'cé il contatto di un corpo in ign izione, se si potesse raccogliere • (1) È naturale che la presenza di un corpo assorbeote come la silice debba diminu ire la forza della nitroglicerina, perchè, nell'atto della esplosione, uoa sensibile parte del càlorico svolto rimane assorbita dalla silite e s'impiega ad elevarne la temperatura. Cosi, le esperienze del noux avrebbero dimostratò che per qnesto solo fatto si ha una perdita di forza dei 40 al H. per 1100; a segno che, rappresentando con rnoo la forza della nitroglicerina pura, quella della dinamite N. ~ del Nobel (che d;)vrebb'esscrc circa 750) nel fatto non è, « tutto al più, che 670, e più realm ~nte 650 o 640 L Les Explosifs Modernes, pag. 97, Paris, ~876.

NELJ,A PICCOLA GUEH RA

159

con cura il res iduo della combustione per pesarlo, i.i _conoscerebbe il titolo della dinamite, perchè il peso della silice residua, detratto dal peso tot.aie dell n dinam ite impiegata, farà conoscere, per differenza, quanta nitroglicerin a si conteneva in quest'u ltima . Il corr,o assorbente non ha altro scopo se non quello di fare come una spugna, cioè diluire la nitroglicerina; perchè gli esilissimi granelli solidi della massa silicea, che per capillarità rimangono imbevuti di nitroglicerinB., vengono in certo modo a inte rporsi frn le molecole di qnesta, e ne nasce cosi (in virtù dì una moderata compressione a cui· si souopone la miscela) come una pasta giallastra, leggermente untuosa al tatto. La nitroglicerina, trovandosi imprigionata negli intemi meati di una materia solida ed estranea al fenomeno della e~plosione, diviene meno sensibile agli urti e meno facile ad esplodere. 1mperocchè la detta farina fossile, essendo costituita da una miriade di piccole cellule silicee solidissime ed in ottimo stato, le quali presentano una grande resistenza all'urto e alla pressione, perchè durissime, accade, come dice il .Barbe, che « degli urti violenti, applieati a grandi « masse di dinamite producono una compressione delle (< molecole, il loro spos tamento , forsanco lo schiaccia« mento parziale di alcun i vasellini infinitamente pie« coli, ma le partice lle della massa stessa di nitro« glicerina non ricevono l' urto necessario alla loro « esplosione». In altri termini le part.iéelle silicee, che sono suscettive cli grande mobilità, attutisc·ono i piccoli urti, e fanno in modo che il loro effetto si riduca a fare cambiar di posto o schiacciare le partice lle de lla materia assorbente. Si aggiunga che la natura plastica della dinamite N. •I del Nobel offre la maggiore garanzia contro le esplosioni fortuite, perchè sembra oramai acce1tato che la nitroglicerina è sensibile ad alcune vibrazioni,


460

lllPIEGO DELLA DINAMITE

NELLA PICCOLA GUERHA

cìoè a dire che essa partecipa ai movimenti vibratorii dei vasi che la contengono, il che talvolta potrebbe esser11 causa di grandi disastri . Invece la dinamite, in grazia deila sua natura pastosa, presenta difficollà a po rsi io vibrazione per esterna una ,:rrande o . . . commozione, e da qui la maggior sicurezza nei trasporti e nei magazzini, perchè la nitC'oglicerina non è a contatlo immediato con un corpo vibratile. Delle dinamiti a base attiva. Le dinamiti nelle quali il corpo assorbente della nitroglicerina en tri chim icamente nel fenomeno della combustione si dicono a base attiva. Nello stesso modo in cui 1e polveri da guerra si dividono io polve1·i lenti, e in polveri vive, p:Jrimenti le dinamiti, quantunque di una com bustione istantanea rispetto alla polvere, presentano fra loro delle piccole differenze tali che i moderni autori distinguono in esse due forze diverse, che indicano col nome di forza di rottura e {M·za di espansione. Più una dinamite é facile ad esplodere per eslerna commozione, e più essa ha forza di rottura o di schianto che dir si voglia. Le dinamiti a piccolo dosamento di .nitroglicerina ed a base attiva, diversa però dal fulm1cotone, sono di una infiammazione meno rapida di quelle a forte dosamen to ed a base inerte; e però queste ul time ·possel)'o-ono al più alto grado la forza di rottura, mentre t>O . Il le prime hanno maggior forz~ di espans1on.e, e ne ~ mine sono spesso più vantaggLOse, quando 1 materiali non sieno di una du rezza est.rema nè si vogliano frantumare di molto. Il Nobel, oltre di fabbricare ia dinamite N. il a base inerte, fabbrica anche delle dinamiti a base attiva, che sono quelle N. 2 e N. 3. La dinamite N. 'la è una materia brunastra, della densità di ,1,3 circa, contenenteil 48 al 50 per 100 di nitroglicerina, il ,t O per 100 di

·16 1 1

kieselguhr, e il 40 per 100 di segatura di Jegno ca~bonizzata e satura di azotato di potassio. Questa dinamite può essere impiegata con va ntaggio per le rocce di media d urezza e contiene in sostanza gli stessi ingredienti della polvere ordinaria, meno il solfo più la nitroglicerina. Finalmente la dinamite N. 3 ha presso a poco la stessa densità della preceden te, ed è una polvere bruna contenente il 30 al 35 per /o di nitrogliceri na, il 5 per °/o di kieselgu hr, e· il -60 per ¼ di segatu~a di legno satura di azotato di potassio. Essa è destmata per l'estrazione di quei materiali pei quali sarebbe nociva una-forza dirompente troppo grande, come p. es. il carbon foss ile. Azione dei diversia9enti .esterni sulla dinamite. - Per intendere bene il 1modo in cu i si deve adoprare la dinamite e le precauzioni necessarie nell'impiegarla, basta studiare le azioni che possono esercitare su questa sostanza gli agenti esterni come: a) Un innalzam ento di temperatura; b) gli urti; e) l'azione dei fu lmin ati; d) un abbassamento di temperatura; e) l'elettricità. ' a) [nnalzamento cli temperat11,1•a. - La din amite è inalterabile sotto l'azione di un calore moderato e brucia lentamente ~qt.iando la si infiammi in un punto, accostandovi un corpo in ignizione, sperienza che tutti possono facilmente ripetere. Se però la dinamite è contenuta in un recipiente, e l'escita dei gas è impedita da un ostacolo abbastanza resistente, si produce nel punto in cui i gas non possono espandersi una esplosio ne, che trascina seco quella di tutta la massa di dinamite. Questo fatto si è avverato nella combus1.ione di (l'randi quantità di dinamite coperte da rottami: unat> parte della dinamite ha bruciato da prima tranquillamente, il resto è scoppiato di poi. L'innalzamento di temperatura non produce l'espio0

. ANNO xxn, VoL. )

lii.

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,j 6~

IMPIEGO DELLA DlNAMl'fE

sione della dinamite se non quando si avverano queste due condizioni: '1° che tull.a la tnassa venga rapidamenle portata da '180° a 190°, che è la temperalura·a a cui esplode la nitrogli cerina; 2° che la dinamile sia racchiusa in vasi metallici o in allri rec ipienti n pa· reti molto resistenti. Così, un cilindro di ferro, riempito di dinamite, chiuso forleme nle con un tappo a vite, e gittalo sul fuoco esplode dopo qualche tempo. Ch e se il ci li ndro presenti una piccola apertura debolmente ottura ta con un luracciolo ordiHario , vi è del pari esplosione ma con assai minor violenza. Se il cilindro è aperlo ad una dell e estrem ità, la dinamite brucia senza alcuno scopp io. Se finalmente si pone su di un fuoco ardente un recip iente pieno di dinamite, chiuso bensi, ma le cui pareti non sieno resistenti, può accadere che queste sì. deformino e si aprano sollo la pressione incipiente dei gas che si sviluppano, e allora la dinamite continua a bruciare senza esplosione. In una esperienza fatLa a Berlino nel ·1868, una cassetta di legno, che COllteneva poco più di 7 chilogrammi di dinamite, venne posta su di una catasta di legna accese, e si vide la dinamite bruciare lenlamente con un denso fumo, senza produrre la mini ma esplosione. .... Da queste cose si ricava che « sulle ferrov ie e nei · « magazzini si può lasciar cadere sulla dinamite delle « scinti lle, e·d anche dell e sostanze infuocate senza al« cun pericolo di esplosione, semp1·e che la dinamite « non sia in vasi metallici o in altri recipienti a pareti « molto robuste ('1 ). Ma se la dinamite fosse raccolta in grande quantità in uno stesso locale, potrebb'esservi, in caso d'incendio, esplosione non provocata dieettamente dalle fiamme ma dal calore considerevole generato dalla (4) Bono, Op cit.

NELLA PICCOLA GUEl\RA

163

combustione delle prime parli di dinamite che bru ciano, 1~ quale può elevare a segno la temperatura di una por-

zione qualunque della mussa dinarnitica da far nascere un'esplosione parziale che può trascinar seco una esplosione to tale. Ecco perchè è sempre prudente di tener la dinamite lontana dal fuoco, in quanto che se una ce rta quanlia1 di essa può brucia re impunemente non è piò cosl se si tratta di grandi masse. Dice iÌ Roux _che detonazion.i accjdentali non accadono per semplice infiammazione se non co n dinamiti difettose; ma eh.e_ tulle le vo_lte che egli ha fatto dei saggi con drnam1 t1 ben fabbricate, le cartucce disposte o in mucchi o a corona hanno bruciato senza esplodere. 1\Ia egli aggiunge che: « se il fuoco si propaga in una massa un « po' considerevoly di dinamite, è impossi bile preve« dere quel che dovrà accadere . La natura della di« namite, la resistenza presentata dall'imballaggio, la « stessa attività del fuoco iniziale, possono avere la « maggiore influenza sul risultato. È certo però che · « una quantità ragguardevole di dinamite brucerà prim a « ch e accnda l'esplosione, e che in un incendio si avrà « il tempo di allontanar:;i. Così nel lo scopµio della po!« veri era di Vonges, il 23 febbra io ~ 873, il fuoco es« sendosi app iccato alla dinamite dalla bocca di un ca« Iorifero, l'incend io durò circa 1O minuti prima del « momento dell'esplosione, e la quantità di dinamite << che scoppiò non fu che una debole parre di quella « contenuta nel magazzino. Esaminalo il suolo dell'of« fici na fo facile argomentare, dalle escavazioni pro« dotte, le parli che avevano detonato, e si vide così « che la più gran pa rie della dinamite aveva sempli« cemente brucialo (1 ) ». (~) Les explosifs modcrnes. Mémoires par NoB&L, Roux, ecc. Pag• • 31-32.


16.i-

UfPlEGO DELLA DINAMITE

b) Urti. - Quando gli urti contro la dinamite sono piccoli essa non esp lode; ecco perchè « le scosse sem« plici o reiterate che la dinamite, disposta nelle casse, « riceve nel carico e nel discarico, quando viene tra« sportata suJlg ferrovie, oppure sulle carrette nelle « ordinarie circostanze, sembrano in massima inca« paci di produrre esf)losione » (4 ). Affinchè un colpo secco possa far esplodere la dinamite, racchiusa in un irivoluc.ro resistente o no, è necessario che l'urto sia molto violento~ fatto in condizioni tali che la massa che circonda il punto percosso non sia proiettata lon tano : allora la piccola parte di din amite, che fu tocca direttamente, può divampare e trarre seco lo scoppio di tutta la massa. Così la dinamite allo stato ordinario, cioè non gelata, colpita da una palla di fucile, può esplodere imrnantinenti. Si vide in Austria nel '1872 che col fucile. '\Verndl, anche a 2000 passi ( 1500 01 ) il proietto fa esplodere la dinamite racchiusa in scato le di latta (2) ; mentre la detonazione della dinamite congelata non accade dietro l'urto di proietti da fucile aventi meno di 4-00m di velocità. Similmente si è veduto che, racchiudendo piccole quantità di dinamite in tubi metallici ermeti'camente chiusi e di grossezze differenti, tutte le volte che, proiettando questi tubi su di una superficie dura, si produceva un fortissimo urto, la dinamite esp lodeva . L'esplosione si ottiene certamente se gli urti piuttosto forti avvengano fra due corpi metallici; . ecco perchè nel trasporto e nel maneggio della dinamite si debbono evitare questi urti « perchè oramai è fuori di dubbio che accidenti di-

l I

1

(~) BOTTO

)

Op. cit.

(2) Mémoriat de l'Officier d1" Génie, ~874, N. 22, pag. 456 e pag. 457.

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NEI,i,A PICCOLA G-UERRA

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1

« sastrosì si possono produrre durante il trasporto per « questa causa unicamente ». Solo ~uò acca~~re ta~volla ehe un urto lieve fra due corpi metalhc1 faccia esplodere solamente una parte min im a de~la dinamite e tale che la sua combustione non basti, perché la vampa si apprenda a tntto il resto. Così, un po'di dinamite, messa su di un'incudine e battuta col martello, d_etona talvolta solo nel punto colpi to, mentre le parti vicine sono proiettate intatte. Può ~e.cadere altresì che l'urto sia così debole che non arrlVI nemmeno a far divampare una particella della sostanza esplosiva . D'altra parte l'esperienz~ ha ?imostr~to che l'urto del ferro su legno non produce l'esplosione, e che questa è incerta col. ferro su. pietr~. Così a Hutteldorf, un barile di legno, cerchiato eh ferro, contenente 6 chil. di dinnmite, fu precipitato da un'altezza di 33 metri su alcune rocce, e il suo contenuto restò intatto. Il Nobel lasciò cadere da una altezza di 1sm su alcune rocce una scatola di laLLa contenente 4 çh il. di dinamite e non trovò alcuna mod ificazione neìlo stato della materia . Similmente si è parecchie volte ripetuta l'esperienza di far cadere su d! u~a. c~ssa di dinamite un masso di 100 chilogramrm d1 ghisa da un'altezza di 1 O metri, senza che si sia prodotto altro effetto tranne quello di schiacc iare la materia . A.dunque si conchiude che un urlo può provocare l'esplosione della dinamite allo stato libero, quando sia piuttosto forte ed abbia luogo fra due corpi durissimi, come il ferro. c)Az1:one deifulrnùiati. -L'urto istantaneo e violento, che abbiamo detto essere necessario per far detonare la dinamite, si ottiene in pratica ecc itando nella sua massa l'esplosione di un composto fulminato molto energico. Dì fatto l'esperienza. diipostra che, solo dietro lo scoppio di una sufficiente quantità di fulminato.,


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lMPlEGO OELLA DINAMITE

Ja ?inarr.iite detona, tanto più facilmente quanto più resrs~ont1 sono le pareti del cappellozzo che contiene it f~lmrnato, p~rchè allora l'urto iniziale, prodolto dal divampare d1 . ,quest? fulminato, è più violento e pr.ovo?a una p1u raprda decomposizione della nitroghcerma . Ecco perchè per fare scopp iare la dinam ite non valgon~ punto le micce ordinarie o i cannelli d'inn~s~.o, ma s1 .debbono adoperare delle apposito ca psule d_r iame ? d1 latta abbastanza resistenti, nelle quali vi sra r~ccbruso del fui.minato di mercurio puro. Ma la ha• anche dimostrato che, affinch'e 1o scoppio . esperienza · . sia sicuro, e necessario che la dinamite sia bene a contatto con_ la capsula. L'urto prodotto dalla esplosione del fnlmmato è tale . da provocare la de l onuzrone . l anc?rc ,~ la capsula sia stata introdotta in una ma~sa di dmam1le com~ressa e ammassata con la sola mano perché le part1?elle di_dinamite vicine ai punti di con~ tattol dcol fulmmato si comportano, q uan do questo es~ o e, come se fossero situate contro una parete solida. ·d) ·11Elettrt"cità. · L'esperienza , ha cl i1nost ra l o che 1'orti. scmt1 e elettriche come quelle clie s· d , , ' . . L possono trarre a u~a g1ossa bott1gl1a di Leida non producono l'esplosrone d~lla dinamite, ma solo la combustione di una• parte dt qu es ta . . Una co1·r·ente cont·r . . 1 ma, se attrav~r sa _un sottile fil dt ferro o di platino, immerso nella dma'.n1te, ~u~ vola_tilizzarlo e quindi provocare la comhusLJon e parzrnlc d, questa, e può anche prod " esplosione 1 a· . une una . ' se a rnarnite fosse racchiusa in un ·p1entc dalle pareli assai resistenti « li f I . ree, « n · b . · u mrne stesso ~n potra pro abilmente che provocare la combu: :.~10n~ dell~ clina~ite, a meno che questa non sia m~hrusa 10 un involucro resistente c·ò h « avviene · () , ,i c e non mai » 1 • .Certo, quando la dinami le fosse (4) Osservazioni dei d tt B

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OLLEY, KUNDT e PESTALOZZI ecc.

pog.H,.45,

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NELLA PICCOLA GUEIU\A

167

circondata per ogni dove da pareti resistenti, e quando le grandi scal'iche elettriche di un temporale avessero elevato bastevolmente la temperatura di qualche parte della massa dinamitica, l'esplosion e potrebbe accadere, come giustamente osserva il capitano Botto a pag .•5'.2 della sua citala opera. Dive1·si ordini di esplosioni. Premesso quello che abbiarno detto intorno all'azione del calorico e degli urti sulla dinamite, è importante notare che le esperienze eseguite in questi ultimi .tempi hanno dimostl'ato che la dinam ite può dare, secondo le circostanze e secondo il modo con cui è infiammata, due esplosioni dinatura differente. 1 moderni autori amme~lQno che si debba distinguere l'esplosione sempli"ce o di secondo ordine, dalla esplosione ,ti prim'orcline o detonazione , le quali sono si[attamen te diverse fra loro che lo stesso peso cli dinamite, scoppiando ne lle identiche condizion i, produce degli effetli mollo diversi secondochè vi è stata esplosione di primo o di secondo ord ine. L'esplosione di prim'ordine è quella che accade dietr·o un potente urlo o una commozione violenta, e si otti ene, come abbiamo dello, mercè una capsula fulminante fortemente carica, ancorchè la dinamite sia posta all'aria lib era. In altri termini la sola percossa vio..: lenta sembra finora capace di produrre l'esplosione di prim'ordinP. ossia la detooazy>ne propri~mente detta della dinamite. Se poi que:;ta si infiammi con qualunque altro mezzo , esclusa la percossa, acrnde che, se essa è all'aria libera, brucerà semplicemente, come abbiamo dello; ma se è confinata può esplode1·e, e questa esplosione (quali che sieno la pressione e la ternperaturn alle quali è sottomessci la materia) è di natura totalmente cliversa dalla precedente, cioè ha una forza mollo minore, e perciò è stata chiamala di second'ordine. Ecco quel che am mettono parecchi reputali autori moderni.


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IMPIEGO DELLA DINAMITE

NELLA PICCOLA GUEl\llA

Nello stato attuale della scienza è ben difficile di dare una spiegazione razionale di questi d ue ordini di esp losioni. Anzitutto non si sa bene se le reazioni chimiche sieno le stesse nei due casi. Nella esplosione di.._second'ord ine, propri amente detta, sembra che la decomposizione della massa dinamitica, benchè rapidissima, sia graduale a segno che all'aria liberu non vi ha che semplice comb ustione; e solo quando la dinamite è confinata vi può essere la della esplosione. In vece nella esplosion e di prim'ordine la trasformazione della dinam ite · in una massa gassosa è così istantanea che la detonazione accade indifferentemente in uno spazio chiuso o all'aria libe ra. È de lla massima importanza produrre una esplosione di prim'ordine anz ichè di second'ordine, quando si vogliano effetti distruttivi nelle appli cazioni mili tari, perchè in questo caso una esplosione rapid issima sarà sempre preferibile ad una un po' pi ù len la. E questo si ottiene adottando qu el modo d'infiammazione dello per detonazione, cioè impiegando, come abbi amo già esrosto, una esp losione locale intensa in luogo di una scintilla o di una fiamma, il che modifica in un modo notevole la rapidi tà naturale di combustione propria a ciascun composto esplosivo. Senza questo modo speciale d'infiam mazione la nitrogli cerina, benchè esplosiva, non sarebbe se mRre un composto assai dirompente. Le belle esperienze eseguite nel ·1873 al deposito centrale delle polveri e dei salnitri in Francia hanno posto in luce questa prop rietà della dinamite, la quale semb ra comune agli altri composti esplosivi mod erni. Esse hanno consisti Lo nel cercare le cariche di dinamite capaci di produrre la roLtura di alcune bombe di prova in ghisa, le qua li presentavano tutte sens ibilmente la stessa resistenza e potevano sopportare la

pressione di circa 100 atmosfere . Le bombe erano chiuse da un tappo a vite attraversato da un filo metallico per mezzo del quale si poteva comunicare l'accensione con un esploditore elettrico ( 1). Ecc:o alcuni risultati di codeste esperienze compa rative. La carica media di gramm i 3,50 di dinamite di Vonges (al 50 ¼ di nitrogJicerina) fatta scoppiàre entro una delle dette bombe, mercé una capsula fulminante Gavelot (gt·. 0,25 di fulminato) produsse la rottura della bomba. Soppressa la capsu la ft1lrninante, si provoc:ò l'accensione della dinam ite eon l'intermezzo di 1 gramrna di polvere . La .bomba fu caricll.lD successivamente con 4, 6, ,1O e 15 grammi di dinami te, e solo con la carica di 16 grammi ebbe luogo lo scoppio e Ja rottura della bomba . Abbiamo accennato queste cose perchè si vegga fin da 0ra quanto sia importante il provocare in pratica la deflagrazione della dinamite con potenti capsu le fulminanti, per esser cerli che lo scoppio accada, e per avere una esplosione di prim'ordine che è la più potente. ConsenJazione della dinamite. - Per farsi un'idea dei pericoli di scoppio cu i si può andare in contro con la dinam ite, è ner.essario studiare le condizioni in cui sono la sua stabilità meccanica e la sua stabi lità chimica. In quanto alla stabil ità meccanica notìsi che la di, namite, non essendo una combinazione ma una miscela dì parti liqui de e di parti solide, può scindersi in queste sue parti se venga a con tatto dell'Dcqua o se sia sottoposta all'azione prolungata dell'umidità, percbè l'a cqua si sostit uisce, in virtù di endosmosi,

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1

1

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(4) Les explfJsifs m.oderncs. l\lémoircs par NOBBL, Roux etc. pag. 463

e seg.


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lMl'IEGO DELLA D(NAMITE

l'l_E LLA PICCOLA GUERRA

a poco a poco alla nitroglicerina che rimane libera; il che potendo esser fon te di sinistri, ci avverte doversi conservare la dinamite al riparo dell'umidità, e che nella fabbr ica1.ione di essa è necessar io ten er modo che la mi scela della nitroglicerina con la materi a inerte sia la più intim a possibile, affinchè l'assorbimento sia completo. Del pari notiamo che uno. ·piccola quantità di din,1mile può perdere la sua nitroglicerina per evaporazion e, quando rimanga esposta per molto tempo all'aeia libera e al so le. Nei tempi freddi è importante conservare la dinamite allo stato molle, e si potrebbe perciò tenerla, come alcuni consigl iano, in una cassa a dopp ia parete guarnita di letame fresco . Basterebbe fors'anco una doppia cassa riempita di segatura di legno, la qnale , oltre di proteggere la · dinamite contro gli urti, potrebbe anche in una ce rta misura e per un tempo li mitato gurantirla dal freddo. ~la la buona conservazione della dinamite e la sicurezza nei trasporti dipendono anche dal modo in cui essa è imballala e disposta in ca rtocci. Fra gl'involucri che meglio resisto no al trasudamen to della nilroglicerina è da annoverare la carta-pergamena, che è generalmenle impiegala per le ca rtucce dinamitiche dnl commercio. I~ anche prudente il collocare la dinamite in recipienti stagni ben sl, al più alto grado, ma non metallici pe r la fnc:i lità clic hanno questi, meglio di qualunque altro inviluppo, di trllsmellere le comrnoiioni esterne, il che forse potrebbe far perdere il vantaggio della plasticità alla dinamite N. 1 del ~obel. I~ vero che questa plastici tà fa sì che non vi sia materia dura o vibratile a contatto immediato con la nitroglicerina; ma, atteso la gra nde sen sibi lità di questa all'urto dei corpi duri e sonori, le precauzi oni non saranno mai soverchie. 1

04

La_ stabili tà chimica più o meno grande di una dina~1te è un _fotto più complesso, perclté dipende da vart elemenu. Il tuolo di nitroglicP-rina e la natura del_ cor~o assorbente vi hanno al certo lu loro parte; e si noti che sotto questo rapporto la silice sembra presentare le maggiori ga ranzie. ì\'la l'essenziale è che la nilroglicerina sia purissima; a segno che si può a~erm~re la maggior sicu1·<:zza che può dare 1.ma ~m~mite e riposta nella pu1·e;;za della nitroglicerina zmp_ie_q~ta nella sua fabbricazion e. Il che dipende dalle rag10n1_ ehe _qui appresso in breve esporremo. La nitrogltcerin~, appunto perchè è un corpo emine?Le_m ente esplos1vo, nou può avere molta stabilità ch~m1ca nella sua molecola, come non l'ha veruno dei c?mposti organici nitrati. Nondimeno l'esperienza ha dim ostrato che quando essa è pura ed è conse1·vcita con cautela si mantiene inalterata per molto t;mpo e in tutli. i climi. So!o alla temperalura del1 acqua bollente I composti organici nitrati si decomP?ngo~o ~ lungo anclat·0, il che può accadere della mtroglrcen,na anche perfettamente lavata, come dice ro s_te~so N~bel. Laonde, quando la nitroglicerina fosse p_ur1~s1mo., ti tenerla soltanto al riparo da lle comrnoz10n1 ~sterne e da una forte elevazione di tem peraturn (~he s1 accosti ai 100°) sembra che debba dare una sicurezza. assoluta contro ogni pericolo . Cosi, il pro- · fessore Hdl, ?ella ~tazione di Torpedo a Newport, che ha _fauo molti studi sulla preparazione della nitroo-licen_na (1) è d'avviso che « la marrgior parte deo-li ~c « cidenn che diede ro alla nitroglic~rina una cosi tri ste « fama, furono cngionati dall'uso di una nitroglicerina « impura, e che una cura tutta specia le nella sua

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- - ~ - - - - --(~) COORB. La nuo t'a chimica, pag. 232, ~8'7'7.

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172 IMPIEGO DELLA DINAMITE ·« preparazione attenuerebbe grandemente il pericolo » che ac•!ompagna il suo uso ». Ma disgraziatamente le cose camb iano quando si tratta di una nitroglicerina impura, perché in questo caso essa può essere soggetla a decomposizione spontanea anche alle ordinarie temperature, e allora lo ·svolgimento di calorico, inseparabile dalle reazioni chimiche, può far nascere l'infiammazione e l'esplo·sione della dinamite, massime se questa sia conservata in vasi chi usi e resistenti . Ora, dietro il processo con cui nelle fabbriche la glicerina si trasforma in nitroglice-rina, o, come dicesì, dietro la nitrificazione della prima, può accadere che un po' di acido azot.ico o anche di acido solforico (che si mescola al primo per agevo·l are la reazione chimica) rimangano meccanicamente frammisti al novello composto ch imico; il che può essere tanto più dannoso quanto me no puri erano i detti acidi impiegati, a causa dell e reazion i chimiche se.conda.rie che possono acc::idere col tempo. Simi lmente potrebbe la glicerina impiegata non ess~r pura e totalmente spoglia di quegli acini che si formano nella saponificazione dei corpi grassi, e allora la nitroglicerina si troverebbe per quest'altro riflesso inqui nata da residui acidi. Nelle fabbriche di dinamite si cerca con vari processi di lavare e purificare la nitroglicerina, perchè oramai è dimostrato che questa non acquista tutta la stabilità ch imica che le è propria se non dopo che sia stata perfettamente liberata dai residui acidi. Or questa operazione non è facilissima, a segno che la nitroglicerina del commercio, massime quella preparata da qualche temp0, lta spesso una tinta di ambra cagionata appunto dalle tracce di acid0 azotico che contiene: il qual colore si fa più pronun1..iato quando nasce nella nitroglicerina un principio ,di decomposizione. Questi residui dì acido, che pos-

NELLA PICCOLA G-UERRA

173'-

SODO rimanere incorporati nella sostanza P.splosiva, sono il germe di probabili disastri. Di fatto tutti sanno che l'acido a.zotico è uno dei corpi più ossidanti che si conoscano , il quale, in grazia della instabilità chimica della sua molecola, attacca quasi tutte le sostanze organiche e cede facilissimamente il suo ossigeno ai corpi capaci di combinarvisi , coi quali venga a contatto. È vero che il Nobel (1) dice non essere l'acido azotico puro capac.e ài provocare la decomposizione della nitroglicerina anche ad alta. tempeeatura; ma si noti che l'acido azotico è esso stesso soggetto a decomporsi faci lmente o per innalzamento di temperatura (massime se questa arrivasse p. es. agli 86° che è la temperatura d'ebollizione dP.ll'acido) o anchesotto l'influenza d~lia sola luce, come dimostra l'equazione seguente:

2 fI Az 0 3 ~

acido azotico

=

H2 O

___.. acqua

+ 2~...-...Az 0 + O ... .. (4). 2

pernssido di azoto

Questo perossido di azoto (detto imperfettamente acido ipoazotico nella ·yecchia teoria) essendo un liquido mobi le e giallastro che bolle a 22° centigradi, dando i così detLi vapori nd1·osi, può, secondo la temperatura, in parte svolgersi allo stato aeriforme, ma in parte rimanere sciolto nell'eccesso di acido e impartirgli quella colorazione giallognola che acqu ista rapidamente l'acido azotico quando si espone all'azione della luce, e che non si ha nell'acido azotico puro e indecomposto, il quale è limpido come l'acqua. Quest'azione della luce è tanto più rapida quanto più l'acido è concentrato; di sorta che un acido della densità cli ·I ,3 non è più colorato dalla luce. Ora, si noti (4) Les ea,plusifs moderne$, pag. 59.


NF.LLA PICCOLA GUERRA

•I '74

IMPIEGO DEl,LA DINA/tl!TF.

che il perossido di azoto è fortemente ritenuto, al pari dell'acido azotico, da Lutli i composti organici nitrati, e che essendo più instabil e dell'acido ~zotico, è un ossidante più potente, cioè a dire che attacca con più energia le materie organi che, a segno che l'acido azotico molto colorato (cioè che contenga di questo perossido disciolto) è maggiormente ossidante dell'acido puro. Il perossido di azoto, una vollo formatosi, può attaccare la nitroglicerina e generare lentam en te ma certamente un principio di decomposizione, la quale, una volta cominciata, potrebbe non arrestarsi più e generare molti prodotti secondari con svolgimento tale di calorico che potrebbe seguirne, come abbiam dello, l'esplosione spontanea della dioamile. Ollre di che, una volta cominciato un principio di decomposizione, la dinamite acquisterebbe una tendenza alla disgregazione; e però se una causa qualunque, con:e un urto o un'azione calorifica, venisse a turbare m un punto qualunque la massa dinamitica, l'equilibrio chimico, già debole, si dist1·uggerebbe affatto, e potrebbe nascere una esplosione parziale, cui terrebbe dietro una esplosione totale. Adunque, sia che un poco di pel'ossido di azoto, formatosi nell'atto della nitrificazione del la glicerina (1), non arriv i più a di stricarsi da questa e vi rimanga frammisto, sia che questo perossido di ar.oto nasca dipoi dalla decomposizione di qualche po' di acido azotico meccanicamente ~rascinato dalla nitroglicerina, il fau.o è che fra le· 1m1

(1) La grandissima affinità dell'acido solforico per l'acqua fa sì che, nelle fabbriche di dinamite, nei recipienti in cui si fa la mescolanza dei duo acidi e della glicerina , vi è grande sviluppo di calorie.o dovuto alla combinazione chimica dell'acido solforico coll'acqua eliminala e indicata dall'equazione (I) del testo. Questa combinazione del resto è necessaria affinchè l'ecqua eliminata non diluisca l'acido azotico e non lo renda poco attivo sulla glicerina; perciò è indispensabile tenero il reci-

I 1

175

purità, che posso no esser causa della dec~rnposizi~ne spontanea della nitroglicerina, primeggia ~l pe~oss~do dì azoto. Il Nobel dice che quando la mtrogltcerma contiene di questo perossido non solo non può essere im magar.zinata (massime nei climi caldi) ma che nel corso stesso della sua preparazione ha dato lnogo talvolta a decomposizioni seguite da esplosioni. Da queste cose si conchiude che la migliore garanzia contrn il pericolo cli uno scoppio spontaneo è anzitutto la buona fabbricazione della dinamite; indi la sua conservazione a una mite tem peratura. che non oltrepassi i .i,0°; e forsan co ad nn a moderata luce diffusa anzichè alla luce direua del sol e. I~ vero che questa luce non ba az ione sulla dinamite se non in graz ia del suo potere calorifico, il quale non può elevare a segno In temperatura della dinamite da farla esplodere; ma sotto nna prolungata azione solare potrebbe ·l'innalzamento di Lemperatura che ne segue generare un principio di decomposizione nella dinamiLe e uno svolgimento di gas; il ch e, aumentando la pressione intema, potrebbe esser causa dì sinistri, mass ime se vi fosse gia un principio di acidità nella pasta dinamitica, e se questa stesse in vasi fortemente r.hiusi. È anc.he prncl en te conser:va re e t.rnsportare In dinamite in recipienti non ermeticam ente chiusi, affìnchè, se mai nella dinamite nasca un principio di decomposizione, ì gas che si svolgono possano espandersi liberamente, impedendo così alla temperaturo e al la piente della miscela a bassa temperatura, facendovi circolare all'intorno dell'acqua molto fredda, aflìncltè la temperatura della miscela (indicata da appositi termometri) non superi mai i 30'c: ma se in qualche momento la temperatura venisse per caso ad elevarsi in qualche punto della massa liquida, potrebbe facilmente decomporsi un po' di acido azotico, secondo l'equazione (!) scritta nel testo, e così generarsi quel perossido di azoto cotanto inresto alla nitroglicerina.


476

JMPIEGO DELLA DINAMITE

NELLA PICCOLA GUERRA

pressione interna di elevarsi d'.a~sai. Del resto, ancorchè cominciasse la decornpos1Z1one spontanea della nitroglicerina contenuta in una dinamite, essa .progredirebbe si lentamente da dar tempo a saggiare, come diremo in seguito, la dinamite e prendere tutte le precauzioni necessarie. Alcun i credono che quando la dinamite sia stata ben preparata, sia meno soggetta che la nitroglicerina a decomposizione spontanea, 'probabilmente in grnzia dello stato di divisione in cui trovasi il corpo esplosivo, e dell'ostacolo che in certo modo oppone la materia inerte (la silice) al rapido propagarsi della decomposizione. Comunque sia, un es pediente co?_sigliaM da qualche autore, quando si teme che li! stabilità meccanica o chimica della .dinamite cominci ad essere intaccata , e quando si voglia abbondare nelle cautele, sarebbe qu ello di tenere le cartucce di di namite immerse in una certa qua ntità di pura creta in polvere, quando si avesse la possibilità .di procurarsela. Questa creta polverulenta agisce meccanicamente in quanto d1e assorbirebbe la nitrogli cerina, se mai vi fosse un principio di trasudamento a traverso le cartucce, e agisce chimicamente, perchè, essendo la creta del carbonato ca_lcar~, tende a neutral izzare gli acidi che per avvenlura tnqmnassero la nitrogl icerina , cioè tende a formare dei sali di ca lcio, con sviluppo di anidride carbonica. Così , per l'acido azotico è nota I.a reazione rappresentata dalla equazione seguente: Ca. C 0 3

~ di ca Jcio

+-~2 H Az 0 - = (Az 0 f Ca -1- C ~ - -~ 3

3

calcio

O'

+

177

fabbriche dirette dal Nobel, racchiudere queste cartucce in cassette di legno, che ne contengono circa 25 chilogrammi, e riempire gl'interstizi fra le cartucce con la stessa fa rina si licea libera · che ha servito a fabbricare la dinamite, o con segatura di legno. Dalle cose dette s'inferisce quanto sia importante, prima di accettare una dinamite e riporla nei magazzini, l'assicurarsi che essa s ia neutra cioè non abbia principio di acidità; il che vedremo in seguito potersi fare a~sai facilmente. Anzi; nei grandi depositi, sarebbe bene esplorare di quando in quando la dinamite se si vuole esser certi che si mantenga sempre neutra. I magazzini di dinamite siano ben ventilati e l'aria circoli liberamente attorno alle casse. Non si tenga mai nello stesso rri·agazzino, e molto meno nella stessa cassa, la dinamite e le capsule fulminanti o altra materia che esploda assai di leggi eri. Nei trasporti non si trascuri di porre in ciascuna cassa di dinamite della segatura di legno negl'interstizi fra le cartucce, e si adagino le casse su paglia o su fieno. Non si facciano stare lunga pezza fermi al sole i carri che trasportano dinamite, segnatamente se questa è in recipienti metallici, e si ponga sempre la dinamite al riparo dalla pioggia.

(Continua).

B. DE BENEDICT!S Ten ente colon. del genio.

IP O.

~

car oo~1ca

Similmente, e per altutire con più sicurezza gli nrti, nei trasporti, e per circondare le cartucce dinamiti che di una materia assorbente, si sogliono in alcune delle ANNO xx11, VoL. 111.


Li\ BATTAGLIA DELL' ASSIETTA

LA BATTAGLIA DELL'ASSJETTA STUDIO STORICO

Ragione di questo · lavoro.

Nell'estate dell'anno scorso dovendo gli ut'ficiaii allievi del 3° anno della scuola di guerra pèrco1~rere le ,,ani della Dora Riparia e del Chisone, mi fu dato l'incarico di preparare una aonferenza sulla battaglia dell'Assietta. Questa conferenza doveva esser letta sull'alhipia!lO in cui venne combattuta. quella battaglia cosi gloriosa per le armi piemontesi. L'incarico mì r iuscì oltremodo gradito; giacchè si trattava di ricordare ad un'eletta di giovani ufficiali ~ell'Esercito italiano un fatto glorioso, compiuto da soldati italiani; e questa mi pareva cosa tanto più opportuna, in quanto che in generale d~ noi si cade troppo facilmente nell'eerore di considerai'e le glorie militari delle varie provincie in cui fino a pochi anni sono fu diviso il nostro paese come glorie regionali; e ora, che l'Italia si è costituita a Stato unitario, pochi se ne occupano, come di cose che non hanno oramai più alcuna importanza nè offrono più interesse di sorta. Ciò riesce ancor più strano se si pensa, cl1e non è mai passato in mente ~<t ?,lcuno di considerare come gloria regionale la Divina Commedia di Dan te o la Scienza N1.10va di Vico, o le scoperte . di Galileo e.di Volta, o le opere di Ra.ffaello e di Michelangelo,

179

ma tutti gli Italiani ne hanno sempre menato vanto come di glorie nazionali. L'abbandono in cui è lasciato lo studio della storia militare del nostro paese sarebbe già per sè stesso cosa da rimpiangere qualora in essa non vi fosse nulla da imparare di praticamente utile per noi, e ai nostri ufficiali, che amano attingere alle fonti vive· della storia una profonda conoscenza dell'arte · militare per rivolgerla al servizio della patria, bastasse lo studio delle campagne di F.ederico e di Napo.leone e quello delle guerre combattute in questi ultimi ann1 in Germania e in Francia. Ma è lecito pensare il contrario. Cer tamente le nostre divisioni politiche non hanno concesso agli Italiani di compiere, dall'epoca romana in poi, vaste operazioni militari; ma non è solo dallo studio di siffatte operazioni che l'uomo di guerra può ricavare utili insegnamenti. Nei fatti cli minore rilievo, ma pm compiuti da Italiani e sul suolo italiano, vi ha molto da imparare, e perchè essi soltanto possono contribuire a formare un concetto esatto dei caratteri peculiari del nostro soldato, conoscenza questa indispensabile per chi ha da comandarlo, e perchè, studiando quei fatti, s'acquista una nozione assai piit viva delle condizioni del terreno s ul quale possiamo essere chiamati a difendere la nostra indi- . penclenza, che non col semplice studio di queste condizioni fatto astrattamente nei trattati didattici. Fra le guerre combattute da Italiani, quelle che ebbero per teatro le Alpi sono forse le più ricche d'i;1segnamenti, giacch.è la guerra di montagna non ha partecipato , se non in lieve misura, alle modificazioni radicali che da un secolo si a v'verarono sia nella tattica, sia nella condotta delle operazioni di guerra in pianura. Bas terebbe a provarlo il fatto, che il più bell' esempio , che tuttora si possa citare, d' operazioni di montagna, si ~ la campagna del duca di Rohan in Valtellina, vecchia oramai di due secoli e mezzo, e di cui nondimeno un generale illustre non solo per sapere ma anche


DELL' ASSIETTA

480

LA BATTAGLIA

per fatti di guerra, il generale von Kuhn , non ha creduto inutile fare uno studio particolareggiai.o in un suo lavoro, che è senza dubbio fra i più pregevoli che siano venuLi fuori in questi ullimi anni, singolarmente fecondi di scriUi milit-ari. E la ragione di ciò è facile a scorgel'e. Gli elementi che hanno il predominio nella guerra cli montagna sono il terreno e le difficoltà amministrative; e questi elementi rimangono ora quali erano nei secoli adJietro, non essenJosi in generale le zone di alte montagne fatte nè più accessibili nè più produttive('!). A ciò s'aggiun ga, che l'inaccessibi!Hà assoluta di una gran parte di queste zone non permette quell'azione in grandi masse, che è uno dei tl'o.tti caratleristici deìla guer ra d'oggidì, e non permette neppure di scostarsi di molto dalle combinazioni strategiche dei tempi anelali. Sulle guer1·e combattute nelle Alpi occidentali negli scorsi secoli si ha in generale un concetLo inesatto, che contl'ibuì non poco n farle Ll'ascurare dagli stuùiosi. É int'alti credenza generale che in quelle guerre abbia costantemente prevalso il sistema così cl~tto di cordone, il quale consiste nella dispersione di tutte le forze sull'intera distesa della frontiera, senza che rimangano disponibili sufficienLi riserve stralegiche. È bensi vero che i nostri padri incorsero assai soventi in questo erroJ'e, specialmente nelle guerre <lella rivoluzione francese; ma (l) Si ha anzi ragione· di credere, che pel fallo stesso della costruzione di grandi comunicazioni postali e ferroviarie, le r1uali hanno per cosi dire attirata a sè tutta l'attività degli scambi attraverso la 1ona alpiaa, questa ha, nel suo complesso, scapitato notevolmente di accessibilità dal secolo scorso; molte essendo le strade alLra voita carreggiabili e mula ttiere, cbe per essere state abbandonate dal com mercio, sono cadute ne llo stato di cattivi sentieri. Se si considera, che ridotta in questo modo la praticabilità della zona alpina a. poche grandi comunicazioni, lo arrestare l'invasione per mezzo di opere di sban·amento riesce cosa assai più agevolo ora che noi fosse· pel passato, si è indotti a ritenere che la potenza difensiva della barriera alpina, anzichè diminuire, è andata racendosi sempre m aggiore dal principio di questo secolo ai nostri giorni.

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non mancano però esempi di operazioni condoLle s econdo con•celli più 1·azionàli, particolarmente da Vittorio Amedeo I I e da Carlo Emanuele III. Ad ogn,i. modo, anche ammettendo che i concetti generali s iano s ta ti di frequente assai difettosi, si è -costretti a riconoscere, che nelle ope1·azioni parziali i nostri padri diedero prova quas i sempre di conoscere molto ,bene la guerra di montagna; ecl è appunto dallo studio di queste operazioni parziali che si possono ricavare da noi uWi insegnam enti; l'importanza dei quali sarà manifesta quando si consideri che essendo l'Italia sep.11rala dal 1·imanente d'Europa dal· l'an:pia cintura dellé Alpi e bipartila in tutta la s ua lunghezza dal!' Apennino, l'Esercito italiano avrà per l'avvenire da co_mbaltere non poco in terreno di montagna, s ia che esso po1·ti la aue1,1,8 sul tet·rilorio nemico, sia che s i veda ridotto alla difesa a . del proprio suolo. sventuratamente il poco conto in cui venne tenuto fino ad ora da noi lo stud io particolareggiato della stor·ia mili tare dell'Italia ebbe quest.a conseguenza: che un I.aie studio non si può fal'e se non aUingendo alle fonti originali che si trovano negli arcl,ivi; cosa che lo rende impos~ibile alla maggior parte .degli ufficiali, e che ad ogni modo t·ichiede moltissimo tempo. Ed agli archivi di Stato di Torino dovetti ricorrere pel' soddisfare all'inca rico che m'era s tà Lo affidato, sebbene il tempo di cui disponevo fosse assai limilato;giacchè non mi fu possibile ritrovare nelle pubblicazioni in cui :si fa parola della battaglia dell' Assietta elementi sufficienti da potern:ricavare ~n.a ·monografia elle fosse degna, pe1· quanto slo. va m me, dell ai «omeni.o e dell'udit.orio. La pl'oa-ettata escUl'sione all'Assietla non potè ave1·e effetto in ca.usa ; i circostanze cli cui qui non occorre far parola. Ma alcuni miei amici avendomi fatto animo a dare pubblicità al mio lavoro io venni compleLandolo. Con nuove e più minute ricerche di' tutLi i documenti che potei rintracciare, mercè il consiglio e l'aiuto dell'illush·e commendatore.Nicome~e ~ian"' · neo- Ji al•chivi di stato di Torino, nonche nella b1bhoteca -C1t1, 0

0


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DELL' ASSl.ETTA

LA BATTAGLIA

183

quella che loro sarebbe derivata uni_camente dall'estensione e dalla ricchezzà dei loro dominii. Tale fatto ebbe le sue prime cause nella posizione geografica cli questi, .i quali, trovandosi frapposti alle <lue monarchie che allora si disputavano il Pl'imato in Europa, furono il campo di battaglia naturale dell~ loro sempre r•inascenti contese. Questa circostanza avrebbe però condannato l'indipendenza del Piemonte ad essere la vit. tima predestinata di quella lotta secolare, se non.erano l'energia indomabile della sua dinastia, la tradizionale abilità politica cli essa, e la robusta tempra delle popolazioni alpine e subalpine, che le erano legate, più che ct>i vincpli.della sudditanza, com. quelli di una devozione tramandata da generazione in genera· zione da tempo, per così dire, immemorabile. E queste virLù di principi e di popolo non ::,olo salvaron0 il Piemonte dal diventar preda della cupidigia dei suoi potenti vi~ini, ma gli acquistarono anche la gloria, non poca per un piccolo Stato, di erigersi soventi volte arbitro fJ'a loro, fi:lcendo traboccare la bilan~ia col peso della prop1~ia spada. ·Chi volesse indagare i mezzi di governo coi quali la Dinastia di Savoia riuscì a salire fin d'allora a tanta importanza poUtica · ad onta della scarsa popolazione e d131Ie scarse ricchezze ché le offrivano le provincie a lei soggette, scorgerebbe di leggieri come due principalmente essi furono, cioè: un ordinamento militare più sLt·etLamente legato alla cittadinanza che non lo fossero in generale gli ordinamenti militari di quel tempo, basati quasi unicamente sull'assoldamenlo di mercenari, ed una par.simonia, spesso confinante colla grettezza, nelle spese della corte come in quelle dell'amministrazione, Valendosi di questi due mezzi, essi poterono mettère in armi e mantenere durante parecchie campagne eserciti considerevoli per quel tempo, e affatto fuori di proporzione colla popolazione del loro Stato; ed in ciò si manifesLò fin d'allora fra il Piemonte e la Prussia una analogia non minore di quella che el:)be nel seg\l.ito la missione storica di queste due monarchie militari. Nè a questi soli caratteri generali si limitò l'analogia del

del Re e in quella del Duca di Genova, mi venne fatto di riunire tali elementi, da potere presentare ai miei camerati un lavoro abbastanza completo, e fors'anche non affatto privo d'.interesse, sti questa battaglia; la quale, valendomi di una espressione di Manzoni, può dirsi fino ad ora più famosa che conosciuta. Di poca impol'tanza, se si tien conto soltanto delle forze impegnate, e certo fra i fatti d'arme degli Italiani negli scorst secoli se ne trovano parecchi cli maggio1~ r-ilievo sotto ques to rispetto, la battaglia del!' Assietta fu import.a ntlssima pei suoi risultati; e consiclerata a siffatta s tregua può stare a paragone colle battaglie più decisive del secolo scorso, quali la batta.glia di Torino e quelle cli Rossbach e cli Leuth,;m. A ;•enclere più chiara la narrazione delle operazioni che precedettero la battaglia e quella della battaglia stessa, ho creduto necessario esporre brevemente da prima qual fosse l'ord_inamento mi!Hare del Piemonte alla. metà del 18' secolo, e (Juah ne fossero le condizioni politiche durante la guerra della Prammatica Sanzione. Se questo lavoro potrà ispiral'e a qualcuno il pensiero cli atti_nger~ ne'. numerosi e preziosi documenti che giaciono quasi d1menticat1 nell'archivio cli Stato cli Torino gli elemen.ti di altri studi sulle guerre combattute negli scorsi secoli nelle Alpi, potrò lusingarmi di non aver fatto operà vana.

I. Ordinamento milìtare del J>iemonte alla met à del 1so secolo.

Durante il '18° secolo i p1·incipi della Casa di Savoia esercitarono nella politica europea una influenza assai superiore8 a

.'


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DEL.L'ASSIETTA

LA BATTAGLIA

Piemonte e della Prussia nel secolo scorso. :Nell'uno e nell'altro di questi due Stati mentre era già stato stabilito, • colle forme appropriate a quei tempi, l'obbligo dei cittadini al servizio militare, la necessità di mette1•e in piedi grossi eserciti fece ricorl'ere, in scala più vasta che noi rimanente d'Europa, all'assolda mento di soldati stranieri; e ciò allo scopo di non privare affatto l'agricoltura e le industl'ie delle braccia ad esse occor1·enti. Inoltre, così. a Berlino come a Torino, erasi dovuto risolvere il problema di avere 'Prontamente disponibili in caso di guerra numerose truppe eserci ta'.te cd ordinate senza doverne sopportare per intero il peso in tempo di pace; il che sarebbe s tato cosa inlolle1·a bile por le popolazioni e ne avrebbe in breve esaurite le Conti di eicchezze. Ed a questo problema eransi date dai principi della casa di Savoia e da quelli della casa di Hohenzo_llern due soluzioni diverse bensì, ma ambed~e efficaci, e tali, che dalla loro unione dovevano uscire più tardi i sistemi militari che attualmente predominano in Europa. In Prussia, infatti, s'inaugurò fin dal regno del padre di Federico I I il sistema, divenuto pressocM generale in Eut'opa ai nostri giorni, di Lene re solto le armi in tempo di pace gli uomini chiamati a pres Lar servizio quel Lempo s oltanto che è indispensabile ad impa rtir loro la necessaria is truzione. eù a piega1·li alla disciplina miliLa re, congeda ndoli poi temporaneamente per richiama1·li sotto le bandiere in caso di bisogno, acciò servano a portare i reggimenti dal piede di pace, calcolato sui mezzi normalì dello Stato, ad un piecle di g·uerra calcolalo sulle sue condizioni politiche e s ulle s ue aspirazioni. li Piemonte, per contro, non s i staccò dal sistema generalmente seguito allora in Europa ili mantenere le truppe s tanziali al completo, o poco meno, anche in tempo di pace; ma a queste truppe aggiunse in tempo di guerra delle milizie, ordinale ed esercitale fin dal tempo di pace, e des tinale in parte a presidiare le piazze ed a concorrere alla difesa locale del territorio, ed in parte a s chierarsi in campo accanto alle truppe stanziali.

La prima istituzione della milizia piemontese data dal 16°secolo. Emanuele Filiberto, che a buon diritto fu dello secondo fondatore della dinastia di Savoia, ne Gettò le bas i coll'ordine del 24 gennaio 1566, in cui alla nùlizia venne assegnalo pe r iscopo di far sì che i sudditi con l'ese,·cizio ~ disciplina senza grauezza e in.comodità di gente str ana passino r·en.cfersi abili e bastanti atta difesa e sicu1·e.ua loro. Da quel gio1•no ebbe principio in Piemonte raLtuazione del pensiero di Macchia velli; il quale sul cominciare dello s tesso secolo, mentl'e gli Italiani, affogati nei piaceri dei sensi-e nel culto esclusivo delle belle arti, abbandonavano la difesa dell'ltalia, co1·sa dallo straniero, ai turpi mercenari delle compagnie di ventura, aveva p1·oclo.maLo unico rimedio ai mali della patl'ia essere il l'Ìto1·no alle armi; e a quel principe che avesse saputo ordinai·c a,·mi proprie rivolgerle alla liberazione dell'ILalia dallo ·stt-aniero aveva promesso la signoria sull'intera Penisola per unive rsale consenso degli Ualiani, con parole fa tidiche, clte non si possono rileggere ora senza correre col pensiel'O ai più bei giot·ni del nostro risor gimento ed all'entus iamo col quale le varie provincie d' JLalia si s trinseeo intorno alla sola Dinastia veramente italiana e veramente militare fra quante avevano fino .allora regnato al di qua delle Alpi. Questa istituzione, alla quale si de ve l'impronta eminentemente militare che hanno conservato da tre secoli le popolazioni del Piemonte, andò continuamente miglio1·ando {sotto i discendenti di Emanuele Filibe!'to, fino a tanto che raggiunse, verso la metà dello scorso secolo, un grado notevole di pel'· fezione, presentando una analogia manifesta col pl'imo ordinamento che venne dato più la rdi nel 1813 alla landwehr e alla landsturm prussiana, allo scoppio della g1terru dell'indipen· <lenza germanica ('l ).

e

(I) La laudwehr e la landsturm, quali furono 01·dinale nel 1813 dal generale Scharnhorst e combatterono le campagne del 1813-14-la unitamente alle truppe di linea prussiane, costituivano una istituzione aifaU o separata dall"esercito. L'istruzione degli uomini che le componevanoveniTa

ì_________


LA BATTAGl, IA •186 Le forze militari del Piemonte si componevano ç1.lla metà del 18• secolo di questi vari elementi: Truppe d'ordinanza nazionali; Truppe d'ordinanza straniere; Truppe provinciali; Milizia. Le triippe d'ordinanza nazionali erano reclutate in paese per mezzo ·cli assoldamenti con premio. Esse formavano il nucleo dell'esercito, e comprendevano un certo numero <li battaglioni di tanteria, tutta la cavalleria e tutta l'artiglieria. I gradi di ufficiali erano in esse quasi esclusivamente riservati alla nobiltà, tranne nell'artiglieria, nella quale i non nobili erano ammessi in maggior numero. Questo quasi comple,Lo monopolio dei gradi militari accordato alla nobiltò,,non era nello scorso secolo cosa particolare al Piemonte; era anzi un fatto generale in tutta Europa , ove lo si considerava come un compenso accordato ad essa per la soppressione di una gran parte dei s uoi antichi diritti feudali. Ma in Piemonte, meglio che in· alcune altre parti cl' Europa , la nobiltà si dimoslìrò degna di. questo favore; giaccl'tè non si .contentò di versaee nobilmente il proprio sangue sui campi di battaglia, ma diede prova eziandio di un profondo e costante sentimento del dovere. L'aristocrazia piemontese, piuttosto che considerare i o·radi militari come un suo diriLto , li considerava come il "'mezzo di soddisfare acl un debito d' onore verso il proprio sovrano. Quando nel '17-f.2 il re Carlo Emanuele III lasciò Torino per andare ad assumere il comando dell'esercito, rimasero

DELL'ASSIETTA •187 addietro soltanto oUo o dieci gentiluomini che fossero in grado cli portare le armi. Essi erano per la maggior parte, giovani di ricco censo; i quali, pur non avendo animo di abbç1ndonare i loro agi per seguire in campo il loro Re, ne attentavano di lasciarsi sentivano tale vergogna che non vedere in pubblico, e, quando si presentavano in società, vi erano accolti cçm non dubbi segni di disprezzo (1).

. si

Le truppe d'ordinanza straniere erano reclutate, secondo il sistema allora \ 1igente in qu~si tutLa Eul'opa e di cui alcuni esempi si videro ancora fino ai nostri giorni in Italia,. per mezzo di contratti stipulati fra il governo ed i colonnelli. Esse si componevano esclusivamente di fanteria, e se .ne formavano e licenziavano i corpi a seconda del bisogno,di guisa che essi avevano in generale un carattere temporaneo. Le truppe provinciali e la milizia erano reclutate ih virtù · dell'obbligo dei cittadini al servizio militare, dal quale erano esentate poche categorie di persone.. Esse erano costituitedi sola fanteria, ed erano destinate le prime a rinforzare l'e-· sercito attivo, la seconda ~Ila difesa locale del territorio. Il loro ordinamento cor rispondeva a questa diversità di mandati .. Le truppe provinciali erano formate in reggimenti, j: quali constavano cli un battaglione attivo e di una compagnia di. riserva. Di questi reggimenti ve n'erano '10 alla metà del 18• secolo , dei quali 2 erano reclutati in Savoia , 1 nella Contea di Nizza e 7 in Piernonte. Più tardi furono portati a 12.. Essi venivano denominati col nome della provincia in cui si reclutavano. Mentre i battaglioni attivi dei reggimenti provincjali erano

loro impartita all'infuo1·i delle file di questo ed in determinati giorni della. settimana nei centr i di popolazione corrispondenti alle varie unità tattiche. Soltanto al termine della guerra fu dato alla landwehr e alla landsturm un nuovo ordinamento, in virtì1 del quale esse fanno d'allora iO poi parte integrante dell'esercito, accogliendo nelle proprie file per 1!,ll certo numero di anni i soldati che banno ultimalo il loro servizio ne)le truppe .di linea.

(1) Vedi Histoire militi.tre du P_iémont, par AJ.EXANDRj! .SALUCBS. Volume 1°, Cap. xxv. I

I


188

LA BATTAGLIA

incorporali nell'esercito di campagna , le compagnio di 1·iser va ne costi tuivano i deposiLi, e concorrevano a formare le gua rni gioni delle piazze. La forza di queste compagnie era normalmente stabilila a 300 uomini; ma esse fu ro110 portate flno a lla forza di 1000 uomini durante la guer ra della Prammatica Sanzione, e servirono in questa, come nelle guerre della rivoluziono francese, a completa1·e anche i reggimen ti d'ordinanza nazionali , allorché il r eclutamento pet· mezzo di assoldamenti con premio divenne insufficiente o troppo costoso per le stremate finanze dello Stato. P er lai modo, dopo le prime campagne, anche nelle truppe d' ordinanza nazionali tendeva ad inti·oclm•si il car attere ciUadino delle truppe provinciali. li corpo degli ufficiali dei reggimenti provincia li era foemnto in parte con ufficiali dell'esercilo ed in par te con gentiluomini della rispeUiva provincia. Le operazioni del reclutamento erano eseguite dai comuni, sotto lo SOl'veglianza delle autor ità governative e colla scor ta di norme prestabilite. Le reclute erano scelte fra i cittadini aventi dai 18 ai 40 anni di età, ed erano prese di p1·òferenza fra i membri delle famiglie più 'n umerose. Dal reclutamento erano escl usi i nullalencnli, e quelli che esercitavano professioni non considerale come onorevoli od avevano subito pene infamanti. Le s ut'rogazioni non erano permesse se non fra parenti che portassero lo s tesso cognome, ed i padri erano chiamati a rispondere dei loro fi gli che fossero diser tali. La durata del ser vizio nelle truppe J)l'ovincia li era di 4 a nni. In tempo cli pace queste h'uppe erano pe1·6 lasciate abitualmente in congedo allo loro case, e chiamate soltanto temporaneamen te per essere esercita te. I capi tani riunivano a quest'uopo le ris pettive compagnie in tre diverse epoche dell'anno e in località determinate, nelle quali erano custodite le ar mi della compag nia. Ciascun t·eggimento slava poi riunito per intero e per la durata di 15 giorni nel mese cli marzo.

189 Durante queste riunioni ed in tempo di guerra le truppe provinciali erano inter amente assimilate a quelle d'ordinanza. A mostrare qua le spiri Lo a nimasse le truppe provinciali basterebbe il seguente aneddoto, del resto abbastanza noto. Nell'autunno del 1792 venne ordinato agli uomini del reggimento di Moria na, che en1 stato momentaneamente r iunito allo scoppio della guerra, di ritornare alle loro case per· passarvi l'inverno, e fu assegnato loro il giorno eu il luogo in cui si dovevano r iunire nuovamen le al di qua delle Alpi, nella pl'imave1•a seguente. Intanto i Francesi s'erano impadroniti di tutta la Savoia eù avevano occupalo i passi alpini che eia quella mettono in Piemonte; pe1' cui a Torino si riteneva come affatto perduto il reggimento di i\Ioriana. Gene1·ale fu pertanto la maraviglia allorquando all'epoca stabilita, si videro arrivare quei bravi montana l'i a l luogo del convegno. Es si, usantlo ogni sorta di str atagemmi, erano riusciti ad eludere la vigilanza del nemico; e valicando i monli alla spicciolala per sentieri da camosci, er ano venuti ad uffrire le loro vigo1·ose braccia a l discendente di quella lunga serif) cli principi, che erano usciti otto secoli prima dalle loro aspre vallate; e non avevano dimenticato di porta1·e con religiosa cnea le bandiere che era no state 101·0 affidate dal Re. DELL' ASSIETTA

I r

La milizi,a, compreuclenùo nelle ~ue nte quasi tulli i cittadini alti nlle armi che non appa rtenesse1·0 all'esercito od alle truppe provinciali, costituiva una vo1•a leva in massa or.,.a. ~ nizzaLa. Essu era ordinata pei· compagn ie, i cui ufficiali venivano scelli nella borghesia, la quale annetteva una grande importanza a l conseguimento di questi gradi, e Ii considerava come la più bella ricompensa che potesse o ttenere dal SovrMo, qua ntunque non fosse1·0 pareggiati a quelli dell'esercito. Alle volle in tempo cli guerra parecchie compagnie di milizia venivano riunite in unitl\ mag·giori, cui ~ra dato il nome di Dipat•timenti. li comando di questi Dipartimenti era sempre affidalo ad ufficiali dell'esercito.

~---


,190

LA BATTAGLlA

La milizia era obbligata a prèstar servizio soltanto nella pPopria provincia. In alcuni casi venne però èhiamata a combatt~re nelle provincie finitime, eèl anche a riunirsi tutta intorno al sovrano. Essa era destinata al servizio di truppe leggere, ed a compiel'e quelle operazioni, molto frequenti nelle guerre del secolo scorso, alle quali si dava il nome· di operazioni da par tigiani, e consistevano in scor-rerie, in sorprese di convogli e di distaccamenti isolati, in allarmi dati agli accantonamenti del nemico e simili. Sarebbe difficile s tabilire esattamente a quale forza-ascen·desse la milizia dell'intera monarchia alla metà del secolo scorso; si deve credere però che essa fosse assai numerosa se . ' si pon mente che _la sola provincia di Mondovì mise in armi non meno di 10,000 uomini di milizia nel 'l744 (1). Dei grandi servigi resi ai sovrani della casa di Savoia dalla rnilh:ia piemontesé nel 17° e nel 18° secolo sono piene le memo1·ie dei contemporanei così nazionali come stranieri. Le milizie delle valli alpine, iJJ. grazia ai·vantaggi che la natura del loro terreno offre alla guerra di partito, si resero particolarmente famose sotto i nomi di Valdesi e di Barbetti, che ven. nero, con poca proprietà di ter mini, estesi dai Francesi a tutte le milizie alpine, mentre sarebbero convenuti soHan to ·a quelle delle valli di Luserna e di S. Martino. È vero bensì che le popolazioni protestanti cli· queste valli, niemori delle persecuzioni religiose cui erano s tate sottoposte ad istigazione della Francia, dimostrarono sempre un accanimento straordinario .in quelle lotte; il che spiega l'importanza che venne loro data dai Francesi. Utilissime riuscil'ono in tutte le guerre combaUute s ulle Alpi alle truppe piemontesi le milizie ·alpine sotto il rispetto del servizio d'informazioni. Mentre il nemico, anche spargendo l'oro a piene r:nani, riusciva di rado ad avere no!.izie, i capi delle (I) Vedi: Conte OASl'ARI! OALl,EANl D'A OLJANO:

.guerra del Piemonte fal li-il al .1747 - pag. 141.

191 truppe piemontesi erano per lo più informati esattamente ed in tempo cli ogni S1.10 movimento. ln quasi tutte le operazioni poi la 1Ùilizia conco1-reva colle truppe, e spesso alla sua cooperà..zione si dovette l'esito felice di esse. Ma a questa parte secondaria non si limitarono i ser vigi resi dalla 1nilizia piemontese nel 17° e nel 18° secolò. Due volte ·sotto il regno di Vittorio Amedeo II essa salvò la monarchia. Nel 1690, dopo avere acceso in Piemon te la guerra civile dei Valdesi, ef!lentre leihigliori tPuppe piemontesi ser viyano nel- . l'esercito francese delle Fiandre, Luigi XIV invadeva gli'Stati dèl Duca di Savoia, e trattandolo come un .ribelle vassallo, ordinava allé proprie truppe di ripetere in Piemonte gli eccidii che avevano desolato il Palatinato e di ridurre ad un deserto le sue fertili pianure. Esposto, quasi inerme, alle barbarie di m1 nemico, ehe l'or.goglio del Grcm Re e l'implacabile dmez;?:a del marchese ài Louvois riducevano a taie .stato di ferocia da far- ricorrere col . penshwo alle òrde che a,teva:no inva'so l'impero Romano ecl ai giorrii nèfasti delle- lo·ro i1ivasioni, Vittorio Amèdeo fece appello alla fedeltà del s uo popolo, invitando tutta la milizia delle provincie non per atico oceupa'te dal nemico di radunarsi al più presto nei dintorn~ di Saluzzo. In breve, sotto gli occhi dell'esercito francese ed a gr·ande sua meraviglia, 30000 uo mini si Lrovarono schierati sotto la bandiera di Savoia; e con. queste forze, sorte quasi per incanto, Vittorio Amedeo lottò per tre ·anni con varia. foi:t-una c.ontro le vecchie truppe.di -Catinat. Nel 1693, la grande sconfitta toccata dal suo esercito alla Marsaglia, ove perdè non meno cli 9 o lOÒOO uomini, avendo ridotto _per la seconda volta il Piemon te all'estremo, V~ttor-io Amedeo. ricorse ad una nuova chiamata generale delle milizie; ed esse_ .accor;;ero anche qu·e sta volta da ogn'i paÌ'te al campo del Duca, che s'era ridotto a lVloncalieri cogli avanzi delle sue truppe . In pochi giorni i Piemontesi si trovarono nuovamente in grado di fàr' fronte al nemico; il quale non raccolse altro frutto· dalla DELL'A::SSHLTTA

Memor ie storiche sulla


DEJ,L'ASSlETTA LA llATTA GLLA

sua s terile viUoria che la ba,·bara soddisfazione di incendiare pochi villaggi inermi, e di abbandonare le fanciulle delle più distinte famiglie del Piemonte, che s tavano in educazione nel convento di Revello, alla feroce libidine di una sfrenata soldatesca. Ben a ragione, dopo s i splendide prove della devozione dei suoi sudditi, Vittorio Amedeo II potè rispondere fieramente allo proposte umilianti del nemico , ripetendo le parole di Pompeo: Batterò !,a terra col pie<fe e ne usciranno eserciti di •combattenti. Nè minori furono i servigi resi dalla milizia piemontese al fi glio di ViUorio Amedeo II. Basterà citare la campagna del 1744, nella quale, non soltanto essa riparò al sanguinoso rovescio toccato all'esercito cli Carlo Emanuele I Il presso la Madonna dell'Olmo, ma costrinse pur anche l'esercito francospagnuolo ad abbandonare l'ossedio di Cuneo, e a ripiegare nel Delfinato. Il giorno stesso della battaglia della Madonna dell'Olmo le milizie della provincia di Mondovì riuscivano infalli a rompere fra la Stura e il Gesso la linea d'investimento della piazza di · Cuneo, a gettarvi un convoglio di viveri ed un rinforzo, ed a dar tempo alla guarnigione di sgombrare gli ospedali, di riattare le opere esterne della piazza e di distruggere quelle di o.ppl'occio dell'assedian te. Ripiego.I.osi Carlo Emanuele III su Saluzzo e ricomincitllo dai Franco-Spagnuoli l'assedio di Cuneo, le condizioni di rruesti, circondati da ogni parte dalle milizie delle vicine provincie accorse alle armi, divennero ben tos to difficilissime. Ecco come le descrive il conte d' Agliano, contemporaneo e testimonio oculare . « Questa guerra. di paesani da una par te e dall'altro. fu di « tanta conseguenza, in questa campagna, che per essa tro« varonsi i nemici ridotti <1uasi ad uno s tai.o d'assedio, non « potendos i grnn fatto allontanare dal loro campo, e co" s tretti a penuriare di viveri e d'ogni sorta di sussistenze. « li pane e il vino erano noi loro campo ad un prezzo esor-·

" • • •

bitante, vendendosi il vino trentasei lire la brenta e il pane soldi dieci la libbra ; nè era poco il male che loro cagionavano le prede che sopra di essi facevano i paesani; molti e molti equipaggi con argenterie e vestimenta preziose « furono da quelli tolti ai nomici , e tanti i soldati in quella • guisa fatti prigionieri , che maggiore fu il numero cl' essi • stati presi dai paesani di quello che i nemici, in snl prin• cipio della compagna, avessero fatLo sui nostri a Villa• franca, ed altri luoghi, ove, siccome abbiamo veduto, non " furono sì pochi " ('l). Mentre in pianura, e sulle ullime falde dei monti, dei corpi di 4 o 5 mila uomini di mi lizia, sostenul;i da poche tr uppe d'ordinanza, non esitavano ad attaccare grossi dislaccamenli nemici, nell' interno delle valli alpine la guerra contro i Franco-Spùgnuoli aveva preso un carallere a/fatto diverso. 11 conte d'Agliano così descl'ive il modo di guerreggiore delle milizie alpine. • . . . . . . .. si andavano a nascondere per le montagne • ora in un luogo, ora in un allro, vicino alle s trade per « dove passavano e ufficiali e soldati e provvisioni e mer• canzie ed equipaggi e corrieri , quali tutti di Francia ve• nivano all'armala, o da ([uestu p~r quella volLa parli vano, " e dn quei 101'0 noscc·adigli uscendo irnprovvisamcntc e as• saltandoli , con grandissima facilità si rendevano padroni " e delle cose e delle persone , e nel mentl'e con quelle si v arricchivano, conducevano seco molti pt·igionieri <li guerra" · I capi dell' eserc.ilo franco -spagnuolo, vedendosi ridotti in cattive condizioni , credellero incuter~ terrore nelle popolazioni coll'ordinare che Lutti gli ;uomini di milizia, che cadessero prigionieri , venissero immed iatamente passali per le arini . Quest'ordine, invece di produrf'e l'effetto speralo, non fece altro che inasprire la lotta e darle il carallere di feroce barbarie. Ecco come si esprime a questo propos iLo, (1)

Memorie ,toriche ccc, pag. 158. ANNO

x:ua,

VoL. 111.

(3


[ ~ 94, LA BA'l'TAGLlA nella relazione cli questa campagna da lui pubblicata nel 1770, sotto il Li Lolo di llistoire de la guerre ctes A lpes , il marchese di St. Simou, testimonio oculare osso pure , giacchè serviva in allora nell'esercito franco -spagnuolo in qualità di aiutante di campo del principe di Conti, comandante in capo dei F r ancesi: « Les paysans, devenus furi eux par l'animosit.é que le « roi de Sardaignc leur inspirait, et par le désespoir où les « alliés les réduisaient , se li vrèrcnt à tous les excès de " cruaulé el dc bal'barie imaginables. No se contentant plus « de Luer les soldaLs ot lcs valets qui tombaienL cntre leurs « mains, ils leurs faisaiont essuyer des tourmenls affreùx « en tous genrcs; ils les massacruient parLouL sans mis6ri" corde; ils épiaie11t particulièrement les convois, 11u'il était ,. très difficile de faire arriver au camp sans perle ('l ) ». « Les habitants de la vallée do Maire, » dice il marchese d i Beauregard nei suoi Mémoit·es historiques su la Mai.son de Savoie, « pour n'élre pas obligés de fournir des vivres " aux Français et aux Espagnols, brisoiont lem·s tonneaux, « et abandonnaient leurs maisons, n'emportant que leurs " armes pour aller joindre le roi. Pendant le siége de Coni « ce furent principalemcnt ces paysans fidèles qui m irent « la famine au camp des princes (così era chiamalo l'eser • cito franco-spagnuolo, perchÈ' ne tenevano il comando due « principi) en aLLaquant et dispersant les convois fr ançais et " espagnols. Quand les enoemis se déLerminèront à faire e sauter Démont, les m~mes paysans venaient, brava11L les « plus grands dangers, ar racher les saucissons placés pour « communiqucr le feu; l'exaltation de ces montagnards était « au comble ; lour courage allait jusqu'à la fér ocilé, et !'on • en était venu à !es craindre bien plus que les troupes « réglées (2) ». 0

l

195 DEL!} ASSIE'l'TA Al campo piemontese si deploravano gli eccessi ai quali trascendevano i montanari, «· sebbene però, dice d' Agliano, « non si lasciasse di conoscere di quanto vantaggio fossero « per noi i danni e le inquietudini, che i paesani arrecavano « ai nemici "· Questi eccessi erano del r eslo abbastanza comuni in quei lempi in cui non prevalevano ancora i principii umanitari che tendono ogni giorno più a temperare gli orrori della guerra fra le nazioni civili; essi sono poi qua$i inseparabili dalle lotte in cui prendo~o parte aLLiva le popolazioni sollevate in arm i. Ma quanc.lo questo non bastasse, se non a scusare, a spiegare almeno le barbarie uso.Le dalle milizie piemonlesi in questa ed in altre circostanze contro gli invasori <lel proprio tel'ri torio, varrebbe a ciò la considerazione, che esse non vi trascesero se non per rappresaglia, allorché il nemico, non volendo riconoscere in loro la qualità di belligeranti cui pure avevano diritto, le trattò come bande di briganti, e come tali le sottopose a trattamenti che le dovevano necessariamente spingere o all'abbondono della causa del loro s ovrano od alla disperazione. Dai documenti esistenti all'ar chivio di Stato di ToriulJ t'is ulla, che al pr incipio della campagna del 1747, nella quale si combattè la battaglia dell' Assietta, la forza dell'esercito piemon tese raggiungeva i 5v,4-28 uomini, non compresa la milizia. Questa forza era così ripartila:

T1'uppe d'o1·dinanza nazionali.

4

2 2 2

(1) Hl$Coire de la guerre de& J. lpe,, pag. 135. (2) Voi. III , pagina 4Z~.

. . . . . . . 13,548 ReggimenU d i dragoni (a 5 squadroni) . \ 4,238 Reggimenti di cavalleria (a 5 squadroni) Squadroni di guardie del corpo. 1,400 Battaglioni d'artig lieria . . . . . 982 Truppe di presidio in Sardegna. . Te.t ale . 2Q,168

17 Battaglioni di fanteria .


Dl!.LL' ASSlETTA

49ò

LA BATTAGLIA

Truppe provinciali. 10 Battaglioni attivi . 10 Compagnie di riserva

Totale

. i,800 . 6,460 .14,260

T1•uppe d'ordinanza straniere. 31 Battaglioni di fanteria . Totale generale

. 21,000 . 55,4,28

Per farsi un adeguato concetto dello sforzo cui un simile armamento corrispondeva, convien tener presente che la popo· lezione dell'intero r egno di Sardegna era in allora di circa 2,500,000abitanti, e che i redditi dello Stato, i quàli variavano m tempo cli pace dai 25 ai 30 milioni di lire, non erano stati portati durante la guerra a 83 milioni circa che a costo di grandi sacrifici (1). A ciò si aggiunga che nel 17-i7 la Savoia

'

(1) Ecco i dati, che potei avere, sullo entrate del Regno di sarde<rna verso la metà dello scorso secolo. " Nel 17a le enlrate del Piemonte e della Savoia erano di L. 2S,454, HH , e furono port~i~ a L. 32,309,930 nel 11J l; le entrate dell'Isola di Sardegna, che era amministrata separàtameute, non ascendevano che a 573,865 lire sarde (corrispondenti a L. 1,101,8~0) nel 11-14, e non pare siano state aumentate notevo lmente negli anni seguenti. Al term ine della gueri-a i carichi che pesavano sulle popolazioni essendo sla~i diminui.i di molto, le entrate furono considerevolmente r'dotte, e non salirono, nel 1150, che a25,082,121 pel Piemonte e Ja Savoia, e a~Ol,615 lire sarde /corrispondenti a L. l ,!55,!00) per l'isola di Sardegna. Quanto a lla popolazione non si possouo avere che dati approssimativi ess~ndochè in Piemonte non venne operato alcun censimento regolare prim a del 1751. Dal censimento operato in quest'epoca, nel quale però non furono comprese le pl'ovincie dell'Ossola, di Pallanza., di Valsesia e di Aosta, la popolazione del Piemonte risulta di 1,875,871 abi tanti. Fra questi sono però compl'esi gli ati tanti dei territori acquistati col tl'attato di Acquiegraoa, i quali ai possono fino ad u n certo pun to considerare come

197

la cui popolazione ammontava a 350,000 abitanti circa, già da parecchi anni si lrovava in poLere del nemico, e il Piemonte era esausto da una guerra che durava da 6 anni, e si era còtnbattuta quasi sempre o sulle sue frontiere o sul s uo stesso territorio . Nonostante l'eseguità dei me:.:zi di cui disponevano, VìtLorio Amedeo Il aveva iniziato e Carlo Emanuele III condotto a compimento l'opera colossale, anche per un grande Stato, di munire la barriera alpina di un sistema completo di fortificazioni. Nulla poteva desiderare cli meglio in allora il Piemonte sotto questo rispeLlo, se si tien conto delle condizioni dell'arte della fo rtificazione e delle armi in quel Lempo. Ognuna delle principali vie che dalla Francia mettono in Italia non solo, ma alcune anche delle secondarie erano sbarrate: quella della valle d.' Aosta dal forte di Ba1·d, quella del Moncenisio dal forte della Brunetta presso Sus a, quelle del Monginevra dai forti di Exilles e di Fenestrelle, quella della valle del Pellice dal forte di Mirabocco, quella della valle della Vraita da Castel Delfino, quella della valle della Stura dal castello di Demonle, quella del Colle di Tenda dal forte di Saorgio, e quella della Cornice dal forte di Moncompenso alla popolazione delle province non comprese nel censimento. Prendendo quindi questa cifra per base e riducendola del 5 '/o per gli ~umenti di popolazione· verificati dal 1747 in poi, si può stabilire, con una certa .approssimazione, che il Piemonte contava in quest'epoca 1,800,000 abitanti o poco meno. Quanlo alla popolazione della Savoia, 1·isulta dal censimento ivi operato nel 1124,che essa contava a llora337, 180 abitanti, i quali salirono a S75,726nel successivo censimento del 1773. Prendendo una media di queste due cifre si può stabilire, anche con una apposiÌnazione sufficiente, che nel 114.7 la sua popolazione era di 850,000 abitanti o poco più. In ultimo, da una carta di riparto d·imposte ne ll'isola di Sardegna si rileva, che la popolazione di essa era nel 172S di 309,984 abitanti, e nel 1851 di 860,392; per cui si può ammettere come dato sufficientemente approssim ativo· che essa contasse una popolazione di 350,000 abitanti nel 1747. Si è a Ques\o modo che sono arrivato a stabi li re a 2,500,000 abitanti la popolazione dell'intera mo-riarchia nel 1747.


199 n.<m aveva per alleato che la sola Inghilterra; mentI'c la ·Francia, Ja Spagna, Napoli, la Prussia e la maggior parte degli Stati della Germania le s'erano schierati contro. _A cap~ s1 del ~o·overno di Vienna sl~va una giovane donna, cui non ~ potevano per anco supporre quelle maschie virtù che e.cero la salvezza della monarchia anstriaca. Ogni cosa pareva accen~are che questa avesse a soccombere; e qualora ciò fosse accaduto, nella penisola italiana avrebbe prevalso senza contra~to l'influenza della casa di Borbone; la quale disponendo delle forze della Fran'Cia e di quelle della Spagna e dominando già sul rea.me di Napoli, mi1:ava a costituire nell'Emilia un nnovo Stato borbonico. A Par.igi si sperava di ottenere la cooperazione del Piemonte col far balenare alla corte di Torino la speranza della costituzione di un regno di Lombardia a favorc della casa di Savoia. Le aspirazioni di questa sul Milanese erano abbastanza note perchè i Borboni nutrissero fondata speranza cl.i riuscire nel loro intenLo; ma Carlo Emanuele III, ed ·il suo principale ministro, il marchese cl' Ormea , ~ve~1ano vedute politiche troppo laI'ghe peI' lasciarsi trarre m m~anno. Essi sapevano che, sottoposta senza contrasto l'Haha alla influenza dei Borboni , il nuovo r egno , per quauto accresciuto di territorio e di ricchezze , sarebbe ben tosto soggj.aciuto alla sorte comune degli altri Stati italiani. Anche a costo di uscire cla questa crisi non solo senza ricavarne almm vantao·ofo mateeiale ma correndo il rischio di su)Jire dolorose Ob t pePdite, era interesse del Piemonte di schierarsi dalla. par_e del più debole, e cl.i impegnare tutte le sue for·z~ e far s1 , · che, non essendo possibile ancora sottral're l'Italia da qual.· · 1ll · fl Uenza -·tr·ar1iera, rimanessero almeno in presenza• e. fi18Sl ·, t:i continufl,ssero ad elidersi, fino ad un certo segno, le d~1e fl.uenze che insino allora si erano contesa l' egemoma 1taijana, L'alleanza conclusa a Worms da Carlo Emam~ele III çol\'Austrio.e cQll'[nghilterra, ed a,llaqualevenne dato 11 nome

LA BA'ITAGLU

DELL' ASS1ET'J'A

talbano e dai castelli di Villafranca e di Ventimiglia. Al di qua della barriera alpina il Piemonte possedeva t:re piazze, famose allora in Europa pei memorabili assedi sostenuti con prospera fortuna : Torino, ad una giornata di marcia dagli sbocchi in pianura delle valli della Dora Riparia e del Chisone; Cuneo, a una mezza giomata di marcia dagli sbocchi in pianura delle valli della Stura, del Gesso,e della Vermenagna, e Al~ssandria" al punto di convergenza delle valli del Tanaro e della Bo1•mida.

II. Condizioni politiche e militari del Piemonte dal principio della guerra della Prammatica Sanzione al giugno del i 747.

La guerra della Prammatica Sanzione, che f'u il primo atto cl.ella rivalità delle case di Hohenzollern e di Absburgo in Germania, fu ad un tempo l'ultimo di quella delle case di Absburo·o . b e di Borbone in Italia. Qui essa si combatté da principio nell'Emilia fra gli Austriaci, padroni di Milano, e gli Spagnuoli collegati coi Napoletani, sui quali regnava di già quel ramo dei Borboni di Spagna, il cui governo divenne poi, in questo secolo, cosi funesto a quella bella parte d'Italia da meritare di essere detto la negazione di Dio. Pareva che il Piemonte potesse mantenersi neutrale, questa volta, in mezzo al generale conflitto da cui doveva uscire un n\tovo assetto politico europeo. Ma non era consentaneo alle tradizioni ed al carat.tere eminentemente militare della corte di Torino di lascia11e che, ·senza H suo intervento, si risolvessero le questioni che diret- . tamente o indirettamente interessavano la propria indipendenza. E questa era manifestamente minacciata. L'Austria

:n-

I


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LA. BATTAG LIA.

di tri plice alleanza, fu pertanto un atto dì profondo accorgimento politico. DitJicile fu il còmpiLo di Carlo Emanuele I ll cluranle tfuest.a lunga guerra. CostreLlo a guardarsi contemporaneamente dalle parte della Savoia e del Nizzal'do e da quella dell'Emilia, aiutato solo di d a na r·i dall'Inghilterra, troppo scarsamente soc. corso dal!' Auslria, la quale cominciava a sentire il peso dei colpì di Federico ll e contro ques to doveva serbare le sue maggiori forze, egli riusciva di l'a<lo a co nservare completo l'accordo coi generali alleati. Secondo le convenzioni stipulate colla corte di Vienna, al Re speitava il comando delle truppe imperiali destinate ad ope.r are colle trnppe piemontes i. Ma qnesta è or-ts, Lemendo che Carlo Emanuele s i valesse d~lle forze austriache pel conseguimento di scopi puramen te a lui personali, mandava ai s uoi generali delle is L1'uzioni segrete che rendevano quasi assoluLamenLc vana la loro dipendenza ve1'So il Re; il quale fu alle volle ridoLLo ad invocai-e inutilmente il loro concorso i n momenli in cui i snoi StaU erano rninacciati di cadere per intero nelle mani dei s uoi potenti nemici. Quest.o abbandono, nel quale Maria Teresa lasciava il s olo alleato che avesse s ul continente, riempiva di rnaraviglia i s noi sLessi avversarii, coma si rileva dalle seguenti parole del marchese di Saint Simon, il quale,'.per la posiiione da lui occupaLa nel quartier generale francese, era in grado di conoscerne a punLino le impt·essioni. « La prudence avec lac1uelle le roi de Sardaigne cédait « une pat'lie de son terrain et évilait des rencontres qui « pouvuient affai blir ses f~t'ces eL donner tt·op d'avantages • à ses ennemis, n'était poi nt l'effet de la crainte, mais celui « de la politique la plns consomrnée , pour travailler tran« quillemenL au pian le plus vaste et le plus grand que ce e prince pùt former, relaLi\rement à ses forces et à son état • actuel; il attendait quelque secours cl'Allemo.gne et du Mi• lanais: n'P.tant qu'auxiliaire <le la t'eine de Hongrie (così

OELL 'ASSIE'l'TA

201

• Maria Teresa era chiamata allora dai suoi nemici), il était • étonnant qu'elle lui laissat supporter tout le poids d'une « armée ennemie. Taot qu'on avait été dans les montagnes • ses troupes étaient suffìsantes pour garder son pays, il • n'en aurait pas mème désiré d'autres; mais ètant campé « dans une plaine , et n'ayant plus à l'avenir que des sié« ges ou des batailles à essuier, il sollicitait vivernent un « secours , qui se fìL attendre quelque temps, et qui ne • consjs ta que dans le régiment de Palavicini et quelques « Croates que le prince de Loblwwitz ne détacha de son armée « qu'à regret (I ) ,,, · Durante tre anni le vi ttorie si alternarono coi rovesei , finchè nel 1745 le abili operazioni del maresciallo di Maillebois e l'esito sfortunato della battaglia di Bassignana ridussero il Piemonte all'es tremo. La Savoia, la contea di Nizza, ed una gran parte del P iemonte erano in potere del nemico. La cittadella cl' Alessandria, che ancor resisteva mercè l'abilità e la fermezza del marchese cli Ca.raglio, s tava per mancare di veLtovaglie, e si prevedeva che fra breve il nemico sarebbe appars o sotto le mura di T?rino. L'Austria, tutta intenta nella s ua lotta col re di Pruss ia, pareva aver abbandonato affatto il Piemonte. · In queste difficili circostanze Carlo Emanuele credette necessario aprire tratta Li ve di pace colla cor te di Versailles, che non avea cessato di tentare ogni mezzo per staccarlo dall'alleanza austriaca e indurlo ad unire le sue forze con quelle dei Franco-Spagnuoli. Il momento pareva singolarmente favorevole per iniziare negoziati colla corte di Versailles , giacchè il marchese d' Argenson, il quale da poco aveva assunto la direzione della politica estera della Francia, era animato dalle più favorevoli intenzioni verso l' ILalia in generale e verso il Piemonte in particolare. (l ) 1Itstoire de la yue·rre des ,tlpes, pag. llI.


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LA '.BATTAGLIA

illELL'ASSJETTA

Questo uomo di ·Stato ave:va abbracciato le idee umanitarie che cominciavano a diffondersi in Francia per opera dei precursori della rivoluzione francese. La continua rivalità delle grandi monarchie, e la tendenza dei sovrani ad allargare i propri Stati per mezzo della conquista, gli parevan0 essere le cause principali dei mali dell'umanità ; e vagheggiava un'èra che fosse, se non assolutamente pacifica, almeno più tranquilla, e in cui la società non venisse continuamente inceppata nel s uo progl'edire da lunghe guerre , provocate soltanto dall'ambizione delle Corti. L'Italia essendo da parecchi secoli il pomo della discordia fl'a le case di Borbone e di Absbut· go , uno dei mezzi più efficaci di pacilìcazione gli pareva quello di dare ad essa un assetto tale che la mettesse in grado di reggersi da sè , disp(?nenclo di una forza sufficente per mantenersi indipendente tanto da Vienna quanto da Versailles e da Madrid, senza però prendere posto fra le grandi monarchie. Una forma federale, simile a quella dell'impero Germanico, della Svizzera e delle Provincie Unite gli pareva l'assetto poli tico che meglio rispondeva al su0 concetto. Nelle sue Memo~·ie, che rimasero inedite fino alla metà di questo secolo, egli scriveva: ~ Il faudrai t concentrer " les puissances italiques en elles mém.es, et en chasse1· les « étrangers. Il fauclrait montrer nous mèmes l'exemple de n'y ~ rien prétendre, et si quelques princos él.rangers y régnent « eneore, faire en sorte qu'ils deviennent L out·à·i'ait italiens, " qu'ils nP, puissent hériter aillew·s, que s'ils préfèrent d'autres 11 s.Ùcc.e ssions qui leur sur viendront , ils abandonnent alors « à des sucesseurs désjgnés l'Etal qu'ils possèdent en Italie, • et que ce choix, celte incompatibilité soit une loi fondame.o ,. tale de toute dornination en llalie. . . . . . . . . . . . . . . . 1, Nous y gagnerons pour nous honneur, repo.s, s ureté » . ,Secondo i disegni di d' Argenson , il re di Sardegna, accresciuto di potenz.a coli' annessione del Milanese, doveva diY.entar.e il capo della Confederazione italiana, e doveva. esercitare su di essa una influenza simile a quella cl.egli impera-

tovi ,della casa d'Austrfa in Germania. « Plus aguerri, plus ·" pui,ssanL qtte les autres princes, il aurait eu le principal « asce:ndant à leur diète ». D' Arge.11s.0n non partecipava ai ti~ori che iin d' allo:ra si manifestavano in Fr:ancia rispetto alle mire ambiziose della casa di Savoia. « Véritablernenl j'.eta is bien persuadé » egli lasciò scritto nelle sue Memorie, « que la plus ,grande er'" reur où nous ayons pu tomber a vait ébé de nous brouiller " avec le 1·oi de Sardaigne dans nos gnerres avec la maison « d'Autriche. Il est à celte ·maison en Ilalie ce que .le roi « de Prusse lui est en Allemagne; il ne peut s'agrandir qu'à ses dépens. Ce n'est que l'a:vidité insatìable de l'Espagne et < nos .complaisances peu raisonnées qui nous l'.ont aliéné. '' Que ce soit ·lui ou un autre qui démemlJre l'énorme puis« sance autrichienne , cela nous es.t indiITérent. Qn a beau " nous menacer de ce voisin, on a beau citer le cardinal ·" d'Orsat sur les petits louoetec{ux de Sauoie et cl.ire ~u'il . ·" faudra fortifier Lyon si le roi d.e Sardaigne devienL si pui.S· '' .sant; ce sonL là cles préventions de la haine, et de.s in-1 spirations de l'Espagne . .li y a encore loin de sa puissance -~ à la n6tre. C'est la seule rnaison d' Autriche qui nous est « dangereuse. ll faut bien avoir des ·voisins, et que peut-il ·" arriv.erde mieux que de voir accrofLre )es petit.s aux dépens « des gr~mds 1 » Ma i disegni di d' A:rgenson erano in aperta .opposizione ~n .quelli di ElisabeLta Farnese, regina di Spagna, la quale . esercitnva un potere illimitato a M.adrid e una grande ipiluel'l.,Za nei consigli dello stesso re di Francia. Nata in Italia .. ' un.ica mira della sua ambizioBe era qne)la di estende1:e il domioio SP<Wnuo\o sull'ir.i.tera peni$Qla ,itali,a na . .L'Austria e il Piemonte, i quali erano ir.<lue ostacoli che si" opp.oneyan~ al conseguimento di queste suo scopo, veni;vano daJei c.onfu.se l')el!o .stesso odio: « La passion de c(évorer l'lta lie » s.Griveva d~Arg13nson « ave.µglait telleme.nt la •r.eine .drEsp&gne , E:li~ ,.sab.eth Farnes13, qu'elle .a to)ljou.r;;; mis à égalité la .p.ui.s , <(

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LA BATTAGLIA

sance autrichienne et celle du roi de Sardaigne. Tout ce « qui s'y oppose à ses vues lui semble monstrueux, et éga" lement ennemi des deux couronnes. Elle ne conçoit pas « comment nous pouvons nous lier avec ce prince. Elle le « hait avec furenr, parce qu'elle le trouve pour rival. Née « princesse italienne, elle a épousé la cr~inte qu'ont de lui les « petites puissances d'Italie ». Non ostante l'influenza cl.ella regina di Spagna sulla maggior parte dei minis tri di Luigi XV) <l' Argenson riuscì a far prevalere nell' animo di questo sovrano i s uoi concetti~ e i negoziati per la pace e per un'alleanza fra il P iemonte e la Francia vennero iniziati e condotti a LHrmine a Torino, all'insaputa della corte di Madrid, che d' Argenson si lusingava di costringere ad aderire. Ma egli aveva fatto troppo a fidanza colla fermezza di Luigi XV, e s'era ingannato credendo di poter vincere facilmente la resistenza di Elisabetta Farnese. Il ritardo prov dotto da questa resistenza nella ratificazione delle stipulazioni cli Torino destarono, com'era naturale, vive apprensioni nell'animo di Carlo Emanuele; e vi fecero nascere sospetti sulla buona fede della corte di Versailles , nella quale egli sapeva quanto fosse potente l'influenza spagnuola. 11 dubbio che i negoziati inlavolati dal marchese d' Argenson non avessero avuto altro scopo che quello di tenere a bada il Piemonte e di compromelierlo coll'Austria e coll'Inghilterra doveva parere giustificato a Torino, ove la situazione era giunta ad un allo grado di tensione; mentre le condizioni seducenti che erano s tate messe innanzi dai negoziatori francesi, ·ed alla. cui effettuazione gli uomini di Stato piemontesi, memori della condotta passata della Francia, stentavano molto a prestar fede, erano di natura da avvalorare piuttosto che dissipare questo sospetto. D'allraparte Carlo Emanuele e i suoi consiglieri avevano una fede assai limitata nella possibilità di emancipare l'Italia per .mezzo della confederazione proposta dal marchese d' Argenson.

DELJ,' ASSJETTA

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Essa pareva loro, ed era difatto nelle condizioni d'allora, una bella utopia. Ciò che essi vedevano di positivo nelle stipulazioni firmate a Torino era l'acquisto della Lombardia; ma questo acquisto la casa di Savoia lo avrebbe dovuto pagare con delle concessioni che le sa.C'ebbero riuscite assai penose, cedendo cioè ai "Genovesi, infeudati allora alla casa di Borbone, tutti i possedimenti che essa aveva sulle sponde del Mediterraneo) e aderendo alla formazione di un nuovo Stato borbonico a favore dell'I nfante Don Filippo nell'Emilia. Le Memorie di cl' Argenson non lasciano alcun dubbio sulla sincerità delle sue intenzioni. Ma questa sua s incerità, quando anche Carlo Emanuele non ne avesse potuto dubitare, non sarebbe stata guarentigia sufficente per l'avvenire. Era agevole infatti prevedere che , esclusa l' Austria dall' Italia) e cessata in Francia l'influenza, assai precaria) di d' Argenson, l' antica politica t radizionale della casa -di Borbone verso l'llalia avrebbe nuovamente prevalso a Versailles non meno che a Madrid. Ed allora, anche senza inter venire direttamente uella poli tica interna della confederazione italiana) la Francia e la Spagna l'avrebbero dominata senza contrasto, sia per mezzo dei rami della casa di Borbone che avrebbero continuato a regnare su una gran parte della penisola, sia pe1• mezzo dell'influem:a, simile assai a dominio, che la Francia esercitava sulla repubblica di Genova . Gli aecrescimenti di potenza promessi alla casa di Savoia non solo non sarebbero stati bastanti a porla in grado cli esercitare quella egemonia che faceva paeteclel disegno cli cl' Argenson) ma non l'avrebbero neppure messa in condizione di resistere, tanto sul terreno ·del diritto quanto in quello della forza) alla corrente che avrebbe necessariamente trascinato la politica italiana. Circondata di Stati borbonici o infeudati alla Francia, sarebbe venuta meno alla casa di Savoia la possibilità cli continuare quella politica di contrappeso fra i Borboni e gli Absburgo alla quale essa doveva la conservazione della propria indipendenza


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DELL' ASSIF.TTA

LA BA 'llTAG-1,IA

e il conhrruo aceresc1menio della propria influenza in Elmropa; talchè avrebbe dovuto rinunciare all'una e aU'aWra 1rel' momento appunto in cùi avrebbe raggitmto, coll'acquisto del Milanese, la' mèta costante delle sue aspirw.:ioni. Un dispaccio del marchese d'Ormea a:1 cavaliere Ossorio 1 • • • rruni~tro d1 Sardegna a Londra,. in data del 12 novembre 1145, espr1me con vivi colori le diffidenze della corte di Torino verso le intenzioni della Francia, e i suoi timori per l'av,·enire " Lo « spartimento offertoci ,, scriveva il marchese d' Ormea in questo dispaccio, « e generalmente l' intero disegno è così « capzioso, ingiusto e contrario ai nostri principii, alla nostra " sicurezza ed alle r:egole dell'onore e della coscienza, che noi « ne siamo rimasti stupefatti, nè abbiamo potuto fare altro « riflesso fuori quello per cui apparisce il cosLante proponi· « mento della Francia diaumenl;J)re la sua potenza diminuendo <• Jlaltrui. Essa vuole oggidì valersi della superiorità delle sue " armi per mettere l'Italia in ischiavitù, chiudendoci, colla » speciosa apparene:a di un a umento di territorio, le due parti « che ci pongono in comunicazione coi nostri alleati naturali. " Perocchè da un lato non potremmo più ricevere soccorsi · " dalla Germania , e dal!' altro ci sarebbe preclusa la via « del mare e ci mancherebbe I' aiuto delle potenze rnat'it« l:ime (1) ». Soltanto l' abbandono in cui r Austria lo aveva lascialo, e le condizioni disperate in cui er a ridotto, avevano fatto accogliere da Carlo Emanuele le proposte di d' At'genson. Ma la pace di Dresda avendo posto termine aÌla loUa di Fede., rico Il e di Maria Teresa, e messo questa in grado di avviare truppe verso l' Udi~ mentre ancora non era giunta la ratificazione delle stipulazioni di Torino , il Re prese la determinazione di troncare i negoziati colla Francia e di rientrare attivamente nella lotta. (!J Questo dispaccio è riportato dal Carutti nella Storia ael Regno

ca,·lt> Emanuele III.

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Questa determinazione, deltata a Ca-rio Emanuele da un esatto apprezzamento della sua situazione, n?nchè delle condizioni generali della politica europea, ebbe una influenza decisiva sugli avvenimenti che seguirono. D'Argenson nerimase profondamente addolorato. « La folie de la reine d'E« spagne » egli esclamava nelle sue Memorie « a surpassé « toute prévoyance humaine; l'Espagne n'à pas.voulu voir le ( danger lorsqu'il était le plus lumineux e t le plus évident "· La determinazione presa dal re di Sardegna riuscì penosa al ministro di Luigi XV non meno perchè fece svanire in lui la speranza di veder effeltuato il suo progetto di confederazione italiana, che pel danno che essa arrecò alla sua patria. L' espressione del suo rammarico è altamente patetica nelle sue Memorie, e assume persjno il tuono pr ot'etico: « Jules II a dit avec tant de raison que l'Italie ne redevien· 1 « drait jamais heureuse et florissante qu elle n'eùt chassé « tes barbares, c'est à dire les élrangers hors de chez elle! « Tòt ou tard cela doit arriver à en juger par l'évidence " et par la raison; mais le temps n'en est pas encore venu .... " La gloire d'affranchir l'llalie pour toujours n'esLpas sans « doute réservée à notre age! » Il nome del marchese d' Argenson dovrebbe esser caro agli Italiani, a<Yiacchè se etrli non riuscì a operare in favore del-~ l'Italia quanto aveva pl'ogeLtato, non fu colpa sua, ma dei \ tempi. Egli fu il precursore di Napoleone III, il quale progettò esso pure una confederazione italiana. Anche in lui questo progetto fu una utopia; ma una utopia eh~, i tempi essendo maturi, condusse l'Italia all'unità. Presa la determinazione di ritenta1'e la sorte delle armi contro i Francesi-Spagnuoli, Carlo Emanuele la mise ad effetto colla energia della disperazione. Premeva prima d'ogni altra cosa soccorrere la cittadella di Alessandria, ridott~ all'estremo. Carlo Emanuele ne diede inciarico ad uno de' suoi più abili ufficiali, il generale Leutrum.


208 LA BATTAG-1.IA Questi, conducendo con sè 20 batlaglioni ed alcuni squadroni, si portò s u Asti con ardimentose cd abili mosse, e vincendo con ferrea energia difficollà straordinarie, vi sorprese un corpo di 5380 Francesi e lo costrinse a darsi pri gioniero di guerra; quindi si presentò improvvisamente sotto le mura della cittadella di Alessanck ia e ne fece levare l'assedio (1).

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DBLL'AS.SIETTA

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L.o .splendido esito di questa impr.esa e 1:ar11iv~ di rinforzi auslciaci mutarono la condizione delle cose in _I talla. ~a campagna del 1746 si chiuse colla Lo~le esp.ulsione d_e1 Fr~corSpagnu.oli dalle provincie cisalpme della casa d1 s.avo1a. Genova cadde in potere degli Austriaci, e la guerra fu por~ t:&ta nell' autunno in Provenza contrariamen.te al parere d1

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(i) Il barone Federico di Lcutrum fu una d<!llc persooalità pìù spiccate dell'esercito piemontese del IS0 seco lo. Il suo nomo s'ode ri petere ancora. nei nos tri g iorni nei racconti e oelle canzoni popolari dei campagnoli deJralto Piemonte. Sassone d'origine, egli entrò a l servizio piemontese nel li05 mercè la pl"otezione del principe Eugenio, che gli diede commendatizie per Vittorio Amedeo II. Prese parte alle ultime c;impagne di questo, e servì a l ungo sotto suo flg lio; combattè nella guena della successione di Polonia, e salì a coniandi di maggiore impo1·tanza in quella dell a Pl'ammatica. Sanzione. Prom osso n1aggio1·e gene1•ale nel 1743 pe1· J.:i, sua energica condotta alla battaglia do! Camposanto, ove ristabilì le sortì della gio1·nata compromesse pe r la feri ta ripo1·ta.ta. dal conte di Apremon t, comandante in capo dei Piemontes i, fu nominato, nell'anno seguente governatore di Cuneo; e a lu i prlncipalmento si deve ascrivere il merito della memorabile difesa di qu esta piazza. E noto che questa difesa, prolungandosi oltre la. genera le aspettaziouc, cos trinse J·esercito franco-spagnuolo, ridotto in cauive cond izioni dall'avvicinarsi dell'inverno e dalla sollevazio ne generale de ll e popolazioni de ll'alto l)i emonte, a ripi egare nel Dellìna.to non ostante la vittoria riportata alla i\f:ldonna. dell'Olmo. La promoziono a tenente genera le g-li fu acco1·data come ricompensa per un così segnalato s erv izio.

sua pa tria d'adozione, le m as_cbie doti del suo caratt~re e_ pe rfino il_ (erv~re col quale egli professava la religione protesi.ante lD cu1 e~a cresciuto, fervore che accen tuava ancor mag.giormen te la $Ua personahtà, ne av~vano reso popolare il nome, e ne avevano fatto un uomo quasi leggendario anche prima della sua morte. La di(esa di Cuneo e l'impresa d, Ales sandria ispirarono componimen~i poetici jn dialetto piemonwse, che ab. . . bond ano dì ingenuità m is ta a sotUlo arguzia. . . one vuole che negli ultimi momenti della sua vita il Re, act . d121 La da ta Torino cercasse i nutihpente d1. mdur . · re la fede corso lo ad a bb racc1a ' . canzone popolaro cattolica. Questa tradi zione .li consegnata lll una . . ' che . non sarà forse discaro di cono}cere a colo1·0 che intendono il dialetto piemon tese. An drin Turin a j'è dij cont A j;è dij cont e de le dàm e, ~ de le dàme e dij baron Ch' pianso la mort d' baron Litroo. Signor lo re cuaud l'ha savù Ch' baron Litron l'era malavi, Comnoda Cl\ l'OSS(l e carossè, Baron Lilron J"è n'da trovè. Coandu l'i'l ruvà a Madooa de l'Olm Prima d'intrè 'nt la cità d' Coni, Dan en t le trombe e n' t y oanon Per ralegré baron Litron. Signor lo r e cuand l'è atai t là: Baron Litron com'a la. vala ' D' sto malan ,i'e u da mti.rì, J'eu pì speranza d e guarì. Signor lo re a j'ha bin d it: Baron Litron, !ate corage; Mi v't dareu dl'or e dl'arsan, Mi ; .t fareu prim generai.

Si fu con questo g ra do che eg li condusse a compimento a.I principio del 1746 !"impresa della liberazione della cittadella di Alessandria Nell'anno· seguen te egli ebbe l'incarico cli fronteggiare l'ese1·cito franco-spagnuolo nella Ri viera di Pon~nle 0011 forze che r.on 1·aggiu1Jgevano la metà di quelle del nemico. I colµi prin cipali dei Frauco-Spagnuoli essendosi rivolti verso il Mongi nevra, le operazioni in Liguria lang uit·ouo, finchè dopo la batt~glia. dell'Assietta il ge nera le Le utrum prese a sua volta l'off,rnsiva, e sosteu ne con varia fortunu. una lotta disuguale nella contea di ì'\izia. Dopo la pace di Acq uisgrana , Federico di L!\utrum venne nominu.to nuovamen te govel'nalore di Cuneo, ed ivi morl in età avanzata il 16 di maggio

1765.

La notizh d ella sua. mol'te fu accolta iu tutto il Pie monte con univers:ile compianto. I servigi da lui rosi alla dinastia, 1·a1r.. uo professato alla AKNO

:un,

VoL. 111.


LA BATTAGLI A

Carlo Emanuele, il quale prevedeva il cattivo esito che avrebbe sortito questa impresa jn causa·dell'insufficenzadei mezzi dei quali si disponeva per condurla ad effetto. . I fa tLi non tardarono a provilre che il Re s' era bene apposto. Inflitti gli Auslt•iac.i essendo stati costretti , per rinforzare le truppe che erano penetrate in Provenza, a lasciar poche forze entro Genova, e i portamenti del marchese Botta,

Oh s'a j'è pa nè or nè araau Che mai la mort l' abia pr' scusa! · J' è pa nè re, nè generai Che mai la mort j'abia riguardi oh disme 'n pò, baron Litron, Vòdries.tu nen ch'y te bateso I Faria vni 'l vesco d' Tur in. Mi aerviria piir to parin. Baron Li tron a j'ha bin dit: Mi na ringrazio sua Corona, Mi peus mai pi ruvè a tant, O bon bar bet o bon cristian. Oh disme 'n pò, a' t'bai da muri Oh! dove veustu ch'a te sotero I Y't fareu f'e na cassia d'or Y't fareu f'e d'un grand onor. Mi y Ja5soreu pifr t,e stament Che am sotero an val d' Luserna; An val d' Luser1111 am Botraran, Dove 'I mé cbou r s'a1·posa tan! Baroo Litron a l'è spirà, Piorè baron, piorè voi dàme! Ciocbe sonè, sparè canon Ch'a l'è spirà baron Litron! Federico di Leutrum fu sotterrato infatti in meZ?.o a i auoi correligio~ nari de lla valle di Luserna, in una chiesa valdese Ol'a abbandonata, ìn cui neppure una lapide ricol'da che qui vi riposano le ceneri di un nobile uomo di guerra, che por tò per 50 anni con onore e glo1·ia le armi al servizio di quella Dinas tia .e di quella politi ca, che dovevano mutare un giorno in realtà il sogno accarezzato da tante generazioni d'Italiaoi.

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OELL AS S1ETTA

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generale austriaco che vi tenevi\ il comando, avendo spinto alla disperazione i Genovesi, questi non lardarono a levarsi a sommossa ed a cacciare gl' Imperiali dalle loro mura , mentre l'esel'cilo austro-sardo si vedeva costretto a sgombrare la Provenza davanti allo forze prevalenti dei FrancoSpagnuoli. Il caso di una sommossa popolare elle riuscisse vittoriosa di l!'uppe d' ordinanza era , alla metà dello scorso secolo, ancora nuovo, e pareva quasi incl'eclibile. In l[Uel tempo in ·cui l'autorità si esercitava. senza freno e incuteva nei cilladini un r ispetto pieno di paura, l'Europa r imase uttonila all'annuncio che artigiani e mercanti senza disciplina e senza istruzione militare fossero riuscili vincitori dei vecchi battaglioni cli c.asa d'Austria. L'esercito o.ustriuco considerò questo smacco come un oltraggio fallo all'onore delle sue armi, e domandò di poterlo vendicare. Pe rciò nella primavera del '1747 un esercito aus triaco, comandalo dal conte di Schulenburg, cinse Genova d'assedio. Ctwlo Emanuele 11 r disapprovò anche rruesta nuova impresa austriaca; la quale , distraendo molle forzi} dalle s ue frontiere vo1·so la Francia, lo esponeva a vedere invase nuovamenle dal nemico le sue provincie cisalpine. Ciò nondimeno, in base agli accordi pres Labilili, egli dovette un ire alle truppe di Schulenburg 12 battaglioni piemontesi e 1500 uomini di milizia sollo gli ot'rlini del conle Della Rocco. Unu flo tta inglese mise il blocco al porlo. Ma i Franco-Spagnuoli avevano avu to il tempo di gellare 8000 uomini entro Genova; e la loti.a che ne s eguì rimase giuslamenLe fam9sa nella storia. I Genovesi, sos tenuli dai loro alleali, combatlcvano con quella ostinazione che ispirava loro il ricol'dO dei dann i sofferti, e la certezza elle, cadendo la ciLLò, sarebbersi rinnovali i tt•isli giòrni dell' anno precedente; mentre gli Austria.ci erano animati dal sentimento dell'onor militare o/leso e do.I desiderio di vendetLa.


DELI,' ASSIETTA LA BATTAGLIA

I gabinetti di Parigi e di Madrid, accortisi dell'errore che avevano commesso l'anno pl'ima abbandonando Genova, si erano risolli, ora che una sommossa popolare ne aveva in modo insperato cacciali gli Aus triaci, a non lasciare che questi se ne impadronissero per la seconda volla. Oltre i soccorsi mandati per mare, essi raccolsero sulle frontiere del Piemonte un esercit-0 ragguardevolissimo per quel tempo. Le sole truppe francesi , riunite s ulle frontiere del Piemonte, salivano a 102 batt.aglioni e 73 squadroni, non comprese le guarni gioni della Provenza e del Delfinato. Le fOt'ze spagnuole, quantunque non cosi numerose, erano però consider·evoli esse pure, ed occupavano con un corpo la Savoia; il rimanente di esse era unito alle truppe francesi nel Delfinato e nella Provenza. L'infa nte Don Filippo aveva di nome il comando tli tulle le forze franco-spagnuole; ma di fatto questo comando era esercitato pei Francesi dal duca di Bellisle e per gli Spagnuoli dal marchese di Las Minas. Fra quesl.i tlue generali non e!'avi accordo sulla direzione che meglio conveniva dare alle operazioni. Il duca di Dellisle avrebbe desiderato che l'esercito invadesse direttamente il Piemonte dal Delfìnato, ed attirando a sua difesa le truppe piemonlesi, costringesse per Lal modo gli Austt•iaci, privali del loro aiuto, a togliere l'assedio di Genova. Las Minas sosteneva invece essere più op·portuno avvicinarsi alla piazza per la Riviera di Ponente muovendo dalla Provenza, e dopo aver costreLLo gli Austro-Sardi a levare l'assedio, passare gli Apennini alla Bocchetta e minacciare la Lombardia, prendendo all'occorrenza per base delle ulteriori operazioni il reame di Napoli·. Era la s tessa manovra, che operata dal Maillebois, già aveva sortito esito felice due anni prima; e allora come poi nel 1796, quando venne eseguila dal generale Bonaparte, produsse la separazione degli Aus triaci dai Piemontesi. Le corti di Parigi e di Madrid, alle quali i generali sottoposero la decisione della controversia , si appigliarono al

partito proposto da Las Minas; e l'esercito franco-spagnuolo, in seguito a questa determinazione, si concentrò per la massima parte in Provenza. Il 3 di giugno, compiuto il concentramento, i Franco-Spagnuoli presero l'offensiva e le loro avanguardie si presental'ono sulla linea del Varo (1). Intanto gli Austro-Sardi, informati di ciò che accadeva al di là della frontiera, si preparavano a contrastare nella Liguria la marcia del nemico. Le loro forze disponjbili per la guert'a campale, dedotte naturalmente le truppe occorrenti per i presidii delle piazze, erano notevolmente inferiori a quelle dell'Infan te Don Filippo. Esse si componevano di 45 ballaglioni e 30 squadroni piemonlesi (2) e di 66 battaglioni e 73 squadroni austriaci (3). Una gran parte di queste forze però ora impegnala nell'assedio di Genova ; non pochi battaglioni e quasi tutta la' cavalleria austriaca erano al di là del Ticino; alcuni battaglioni piemonlesi occupavano Piacenza e Modena. Lungo le Alpi, dal colle dcll' Argentera al Moncenisio, si.e.vano a guardia della frontiera piemontese le sole milizie alpine, e dietro ad esse pochi battaglioni pie montesi, acquarlierali in Susa, Torino e Cuneo. La cavalleria piemontese era accantonata nell' Alto Piemonte, ove aveva. svernalo. 11 nucleo pt·incipale delle forze austro-sarde era riunito nella Riviera éli Ponente. Esso constava di 17 batlaglioni piemontesi e 12 battaglioni austriaci, sotto gli Ol'dini del generale Leutrum. Questo corpo era cer(1) Per seguire l'insieme delle operazi on i occorrerà a ve re sotto gli occhi la carta degli Stati Sardi alla scala dell''/ u• m. o a lmeno quella alla scala dell' ' /ooo m. (2} La forza 1·egolamentare d ei battaglioni piemontesi era in a llora di 700 uom ini, e quella dt!gli squadroni <li 130 cavalli; di maniera che l'esercito di campagna piemontese poteva presentare al massimo la forza di 81,500 uomini di fauteria e 8900 di cavalleria. (8) Questi dati vennero ricavati da uno stato delle forze aus tro-sarde, che porta la dal.a del 20 luglio (indomani del giorno della battagliadell'Assietta), ed è firmato dal gene rale in capo austriaco, conte di Brawn. Tale documento esiste ne11'archivio di Stato di Torino.


20.

LA BATTAGUA

tamente insufficiente per arrestare l'esercito franco -s pagnuolo, troppo superiore di forze; ma ciò che premeva si era che rita1·dasse di tonto l'avanzare di questo esercito da dare al conte di Schulenhurg il tempo di espugnare Genova; oLLenuto il qual r isultato , le truppe impiegate fìn allora nell'assedio si sarebbero riunite a quelle del generale Leutrurn, ed avrebbero cosi presonlato uno forza capace cli }ollare, nel ristretto teatro di guerra della Hh·iera, contro l'esercito franco-spagnuolo. La riuscila dell'impresa degli Austriaci contro Genova dipendeva pertanto dagli ostacoli che il generale Leutrum avrebbe saputo opporre all'avanzare del nemico; r~ù alle r ipetute insistenze dei generali imperiali, Carlo Emanuele rispose coll'assicurazione che il suo generale avrebbe foLlo quanto sltwa in lui perch0 (f uesti o~lacoli fossero i maggiori possibili, senza esporsi, naturalmente, a combattimenti decisivi; i qut1li, stanLe la grande sproporzione delle forze, non avrebbet·o potuto riuscire ad altro che alla completa disfatta delle suo truppe. In base alle istruzioni del Re, il generale Leutrum aveva occupalo d1:.1 prima la linea del Varo. Ma quando vide che il nemico si preparava ad assalirla con forze prevalenti, non riputanclola adaLLn ad essere difesn colle sole f'or%e cli cui disponeva, si ripiegò col grosso sulle alture di Turbia , a cavallo della su·adu della Cornice, e diede incarico al cavalier·c Dernarlini di coprire con5 lmUaglioni il col le di Tenda. Sgombralo dal generale Leutrum la linea del Varo, i Franco-Spagnuoli entrarono iu Niua , costrinsero il foPLe di Montalbano a capitolare il 5 di giugno, ed il Castello di Villa.franca ad arrendersi 1'11, dopo essersi difeso fino all'ulLimo. li generale Leutrum continuò allora lenLarnente la s ua ritirata lungo lt1 Rivier·u, ed il 24 di giugno anelò a prendere una forLe posizione sulle alture che sorgono a nord di Porlo Maurizio ( Vedi caria de{Jli Stati Sardi alla scala 1/50,000. Fogli di Po,·to Mauriiio e cli Ormea). La sua destra, comandata

2-15 dal conte d' Entremont e torte di 8 balLaglioni, si stabilì a villa Guardia e villa Viani; il centro , forte esso pure di 8 battaglioni sotto gli ordini del cavaliere Oemarlini , a. BesLagno, e la sinistra, composta di 7 battaglioni sollo gli ordini del generale austriaco Zoch, prese posiiione a S . Agata . Un distaccamento di ·i:00 uomini occupò Porto Maurizio, e s i diede mano alla costruzione di trinceramenti destinati a collegare questa città colla s inistra dell'armata . Un battaglione occupò Monte Terre Bianche, pl'esso cui passa la strada della Cornice. Il rimanente delle forze fu deslinato a guardare i passi che dall'alta valle della Taggia mettono in quelle dell' Arrosia e dell'Impero, allu difesa dei quali dovevano concorrere le milizie di Oneglia e di Saorgio , che erano state chiamate alle armi. Savona, allora posseduta dalla Repubblica di Genova, ma di cui il conte della Rocca s'era impadronito nel dicembre dell'anno precedente dopo un assedio nel l[Uale così i Piemontesi come i Genovesi, che la difendevano sotto gli oNli ni ·del commissario Agostino Adorno, si erano condotti molto onorevolmente, era tenuta eia un presirlio piemontese. Intanto i Franco-Spagnuoli, continuando ad avanzare, misero l'assedio .a Ven timiglia, che con una vigoPosa resistenza li trattenne per paeeccbi giorni, durante i quali rlnfante Don Filippo stabilì il suo quarLit-1r gene1·ale a Mcntone. OELL'ASSIETTA

Mentre questo accadeva nella Hiv:iera di Ponen te, Carlo Emanuele seo·uiva attentamente da Torino l'andamento delle t, operazioni nei vari punli del . teatro della guerra. L' incerLezza che v'era stata da principio nei generali franco -spagnuoli su Ila direzione delle operazioni, lo aveva tenuto a lungo in sospeuo· che essi' volessero tentare una invasione diretta del Piemonte, contemporaneamente alla in;vasione della Ligur ia. Infatti il duca di Bellisle, prima che gli fosse imposto di operare seconùo il concello tlel marchese di Las Minas, aveva fatto iniziare nel Delfinato i preparativi per l'in-


Lit IÌA:T'ÌAGLIA

va1:1i0:ne deI Piemonta. Per qua1\t~ si fosii;°e eer~a1i0 di- celare qi:iesU pPepar~ tivJ., Carl0 Emanuele non arv·e va tarooto ·ad e:sSérne infòrmarh>, e il ,5 di giugno, mentre il generfle Loo..tru.m si ripiega-va sulle al,t ure di Turbia, egli gli·SO"Ji'-iveva: « Tous les avis que nous recevons nous annoncent de « g11ands préparatifs que !es ennemis font tians le Brian« çonnais, et notammen.t qu'ils y'ont un train -de grosse artil• -lei'ie de 60 et plu.s de pièces de caMn, outre t:me quantilé « de mortiers et qu'ils vont assembler aux ,premiers jours un « corps de 30 bataillons ver Barcelonnette; de sorte que nous « ne savons ·pas encore de quel c6té ils voudront f&ire leurs • 11>l~s grands efforts, ce qui nous empéche de vous· donner « des fixes déterminations sur le parti que vous devrez « preridre ». Ma intanto era cessato ogni apparecchio nel Delfinato, è nella Rivierà i Franco-Spagnuoli andavano facendo eonbinui progressi. Pareva perciò sparito affatto ogni pericolo di un'invasione diretta del Piemonte, e il pensie1·0 del Re si rivolgeva interamente a trattenere l'avanzare d~l nemico verso fienova. Il 15 di giugno egli scriveva infatti al . genet>ale l..eu~rum: « Nous comptòns que le chev. Galean vous aura « remis, à l'heure qu'il est, notl'e -dépèche du 11, dem.t vous « trouverez une copie ci-joint.è, et vous aura informé de vive o voix d_ e s raisons pressantes que nous avons de nous op« poser aux vues des ennemis sur la Rivìère p,lutòt que de dé« fendre les passages du Piemont. _Nous nous rapportons e,n" tièrement au contenu de la dite dépèche, età ce que le chev. « Galean aura dit de notre p_a1•t1 et nous observons seulement • que cornme nous nous sommes prètés aux ìnstances que • M. le comte deSchulenburg, général commandant l'armée « autriohienne sous Gènes, nous a faites de-le tenir à couvert « du còté de la Rivière, el que nous le lui avons prom:is aut'ant e qu'il a'Vait dépendu de nous, l'intérét de no tre servi ce et c~lui • de la cause commune e-x:igent indispensablement d'employet·

DELL' ASSIET'F:A 217 " oo~s les moyens, et de faiQ·e les dermiers efforts pour y « parvenir ". Nei giorni seguenti Carlo Emanuele continuò ad insistere presso il generale Leutrum acciò ritardasse pet' quanto possibile l'avanzare del nemico. Il 20 giugno egli si esprimeva in questo senso con energia anche maggiore che nelle letter·e precedenti: « Nous vous avons expliqué par nos dernières dépèches « l'engagement que nous avons pris de nous opposer de toutes « nos rorces aux progrès des- ennemis par la Rivière, ou du « moins de les relarder aussi longlems qu'il se pouvait en « leurdisputantle lerrain pas _ à pas àlln de gagnerdu temps, et « parvenir au but que l'on se propose, qui est de couvrir autant « qu'il dépendl'a de nous le comte deSchulenburgdans son en« l:reprise de Gènes ..... .. " La posi tion que 'vous allez prendt'e da1!s la vallée cl'O neille < doitetre très propre pom~y arréter l'ennemi, et noussommes << persuadés que vous n'omelte1'ez rien, soit pour la vigourE}use « défense cles pos tes, q ue vous y ferez occuper, soit pour « làcher de !'aire quelque coup. « Nous voulons à cel effet que vous renouvellez les ordres « aux officiers de se maintenir dans ceux qui leurs seront « conflés , de combattre et de /.es cléfenclre jusqu'à Cextrémité, « ainsi que c'est notre précise intention ». Ma mentre il Re, man lenendo lealmente le promesse da lui fatte agli Austriaci, incitava in questo modo il generale Leutrum ad opporre una energica resistenza a l . nemico nella Riviera, la tempesta si addensava su un altro punto delle fron tiere del Piero on le. li duca di Bellislc aveva ceduto a malincuore agli ordini della sua Corte. Egli persisteva nel credere che più efficacemente si sarebbe potuto operare penetrando in Piemontè dal Dellìnato, speciahne11te ora, che dopo l'offensiva presa nella Riviera, l'attenzione dei Piemontesi era distratta dai passi delle Alpi; e non cessava dal far notare quanto precaria fosse la posizione dell'esercito che si inollraYa lungo le


LA BATTAGLIA DE LL' ASS lETTA 218 coste del Medit.erraneo, colle montagne occupate dai PiemonLesi a sinis tra, il mare corso dagli Inglesi, a destra, e ùi fron te un corpo nemico, il quale, be11chè inferiore di forze, poteva col vantaggio delle posizio11i opporre una vigorosa resistenza al suo a vanzar ~. Qu~sto suo continuo insistere, e le <lifficoltù eeali che s'inconL1·avano nella F1iviera di Ponente smossero infine il marchese di La~ Minas ; il quale verso lé! metà di gi ugno aderì a che una par te considerevole tlell'csercilo fo:ssc staccala dalle sponde del Meditercaneo e por tuta nellB va lli della Durance e della Ubuye, per pcnet1·are poi in Piemon te pel passo del Monginevra. A tale intento pareccbie bl'igate furono immediatamente avviate dalla contea tli Nizzt\ verso il Delfinato . Al comando di quest.c truppe fu destinalo il cavaliP.re di Bellisle, !'ratello del geherale in capo rrancese; e mentre s i eseguiva lo spostamento di esse, venne mandato ordine al maresciallo di campo d'Arnault, che era rimasto con alcune lruppe nel Delfinato fin dal principio della caropngna, di riatlivare g li apparecchi slati già iniziati precedentemente.

(Co ntinua). DAB0llMIDA VITTORIO

Capitano di stato maggiore,

NOT E E PREVISIONI SUL L~

GUERRA TU R C0-R U S SA

(l )

1 ° luglio. I Russi hanno incomincialo u passare con grandi masse

il Danubio, ùa una partr1 Lra B1·aila e Gala lz, presso S is towa

dall'a!Lra. Sistowu, come si può vedere ùalla dislocazione <lell'esei-cilo russo s ul Danubio, 1•appresen La il punLo in cui rlovrà più probabilmenle passaL'C il grosso, quantunque sino ad ora non vi s i sia getta to clw un solo pon Le, poca cosa invero mentre per sì gran massa ne abbisogner-ebbei-o a lmeno due o tre altri. Ora sanì di qualcho importanza esaminare quale polrù essere il progresso ullerioreùei H.ussi. Generalmente dall'aver eseguito il passaggio a Sistowa si trae di conseguenza la marcia dei Russi per 'l'irnowa, quind i Kesanlyk-Sliwno e persino di quella su Sofia e Filippopoli. Pl'iina pet·6 cli acce Ltare ad occhi chius i I.ali asserzioni vediamo di esaminarle. I Russi se da Sistowa volessero dirigersi su Tirno"·a e su Sofia nonpolrc~ber-o farlo che nei modi seguen ti: (I)

VeA"gasi Rivista militare, dispensa di luglio.


220

NOTE E PREVISIONI

1~ Marciare contro i Turchi concentrati a Schumla, dar

loro battaglia e dopo averla vinta portarsi su Tirnowa lasciando ut;i corpo d'armata a guardia della loro base d'operazione e de' ponti sul Danubio; 2• Marciare direttamente su Til'nowa o Sofia, lasciando in questo caso tali forze sulla loro base di operazione ed a guardia dei ponti da essere in ogni caso in grado di respin_gere gli attacchi dell' esercito turco concentrato a Schumla e Varna; 3° Stabilire i ponti verso Rahowa, costruire forti teste di ponte, lasciarvi a difesa un corpo d'armata e marciare su Tirnowa e Sofia col grosso. Di questi tre casi' il migliore è senza dubbio il 1', imperocchè coli' adottarlo non si espone la propria base di operazione. alle intraprese nemiche, nè si gira l'avversario che ci sta di fronte se non quando gli s i è falto subire tutta la propria superiorità di guerra. (Esempio: Come accadde nel 1870 allorchè i Tedeschi girando Metz al sud lasciarono, in osservazione la 1• armata sul lato orientale, dopo aver però -dati e vinti i combattimenti di \Veissemhurg e Saarbruken e la battaglia di Borny o Colombey). Infatti, posto il caso che i Russi varcato il Danubio avanzassero direttamente sui Balcani per girarli, ai Turchi riuscirebbe agevole cosa, lasciando poche forze alla difesa delle gole montane, portarsi col grosso dal campo trincerato, da Schumla, su Sistowa e obbligare l'esercito russo a ripiegare per non aver tagliata la ritirata e compromessa la base di , operazione. Egli è vet'O che fa d'uopo notare un caso singolare; per portarsi da Schumla s u Sistowa pare non vi sieno che due modi: 1• O scendere verso Rustciuk e quindi marciare su Sistowa, ciò che potrebbe con venire sia per'la ferrovia esis tente, sia per le forze che già twvm1si a Rustciuk; 2° O marciare su Tirnowa, e in tal caso la battaglia cPin-

SULl,A. GUEIIRA TURCO-RUSSA

contro accadrebbe appunto verso quest'ultima città, cioè su una buou,a direzioJ,le della linea di ritirata russa. Se i Russi avanzassero per gira1'e i Balcani senza preoccuparsi cli altro, l'esercito turco dovrebbe prendere per sua base difensiva il quadrilatero Varna. Schumla" SilistriaRustciuk, sempre alimentato dal mare, e difendere vigorosamente i passi del loro grande baluardo naturale. Ora; a meno di una straordinaria superiorità di forze da parte· dei Russi, la marcia del grosso su Sofia e Tirnowa non pot.rebbe riescir loro che disastrosa, potendo l'eserdto turco agevolmente attaccare la testa di ponte stabilita dai Russi sul Danubio e tagliare i passaggi. Quindi è a ritenersi che i Russi prima d' innoltrarsi nel territorio bulgaro verso i Balcani s'appiglieranno al partito più savio di dare battaglia . Tanto valeva in allora passare il Danubio a Turtukai (dal qual punto avrebbùro più presto raggiunto Schumla), e riuniti ai corpi d'armata che varcato il fiume a Braila ed a Galatz scendono per la Dobruscia, incontrare l'esercito turco e obbli.. garlo ad accettare battaglia. Battuti così i Turchi nulla impediva all'esercito, russo vittorioso di marciare per· Timow?, su Sliwno, o su Sofia. Forse converrà ai Russi gettare alLri ponti a monte di Sistowa ve1·so Ral10·wa, sia per allontanare la loro linea di operazione dalle offese cli Schumla, sia per profittare delle forze. rumene, sia per allargare la loro base sul Danubio. Ad ogni modo dato il passaggio a Sistowa, l'operazione più saggia e nello stesso tempo più ·proficua ai Russi, è quella di attaccare le forze turche e contemporaneamente b@mbardare Rustciuk allo scopo di impadronirsene . Compiuto ciò,. marciare per Tirnowa e Sliwno direttamente a traverso i Balcani. Ques~o per altro solo allorquando le forze russe siel)o di molto preponderanti, cosa che insino ad ora non .si è nel caso di ·poter assicurare. Se i Russi avanzassero su Tirnowa i Turchi abbiamo detto


222

NOTE ~; PREVISIONI

che si potrebhero portare arl aUaccare i ponti ed intercettare la linea di operazione russa, ovvero procedere su Tirnowa nel modo seguente: Una forte colonna prende la slrada che da Schumla ('On duce a Osman Bazar-Sered-Hahowi~; Una seconda si porta per s lrada ferrata a Wetowa e segue quindi la strada ordin:1ria Pizancn-Kaselievo-Rahowica; Infine lo lruppe mohili di Ruslciuk rimontano la Yantra per Bieta e marciano su Tirnowa. Le dis tanze sarebber o: DaSchumla a Hahowira - 120 ehil.; Da Wetowa a Hahowica - '100 cli ii. più il tr alLo di ferl'ovia di Schumla fl \>Velowa; DA Rustciuk t\ Sergovica - 86 chil. Pe1· marciare invece da Schumla s u Sistowa non si 'troverebbero strade dirette, ma la più breve sarebbe di portare tutte le fo rze per sko.da ferrata ed ordinaria sino a R.uslciuk, quindi marciare su Sistowa Le distanzesnrebbero: Da Schumla fl Rustciuk - 110 chi!. Da RusLciuk a Sistowa -W a 80 chi!. senza strada.

2 luglio.

Ho sempre riLenulo sin dall'april'si della campagna che gli ostacoli del passaggio del Danubio non potevano essere che materiali, cioè restringersi a piene, innondazioni, paludi, stagni, ecc., nè mai ho creduto possibile che un fi ume tl i 500 chilometri di corso s ia validamenLe difendibile in tutta la sua lunghezza. Non era mestieri che prefiggersi due o tre punli di passaggio, adunare ll presso il materiale occorrente e predisporre le truppe in modo da concentrarle al più preslo dove fosse più

SUI.I.A GUERIIA TUI\C0- 1\USSA 223 facile la sorpre.sa. O si riesciva con essa o non si riesciva. Era quindi improbabile l'ecatombe di vite; da taluno con troppa freUu annunziata. Le difficoltt'l per i Russi sorgono dopo, spe.cialrnenle se i ponti sono troppo lontani fra loro e se l'esercito turco si porla in forze contro uno di essi. Le linee fluviali sono gagliar~lo quando si è padroni cli entrambe le rive con teste di ponte, <la dove si può sorvegliare il nemico e manovrargli sui fianch i obbligandolo p1·ima di intraprendere qualunque operazione ad espugnarle. Non s i capisce perciò bene perché i Russ i abbiano passato il Danu bio su cli un fronte quasi eguale a quello dello scacchie1·e di marcia, come si fa per agevolare 1é clifficollà logistiche quando il nem ico è mollo lontano e lo scontro non può avvenire se non a passaggio compiuto di tulLe le truppe. In questo caso i Russi avrebbero dovu lo passare il rlurne in masse concentra le getlando tre o quaLtro ponti. Forse non hanno così operato per le poche strade che fanno capo ai punti di passaggio, quan tunque bene osservando la carLa si veda come esistano lungo il Danubio 3 o 4 punti ai quali le poche strade che solcano la Rumenia convergono e sulle quali si potrebbe con poca difficoltà incolounare i ,1 a1•i corpi di armala e portarveli così contemporaneamente. Le di~colLà cominciano adesso. La decisione del possesso del Danubio sta nella maggiore o minore attività e sollecitudine degli uni e degli altri nel concentrare for·ze prepondero.nti per dare la battaglia.

4 luglio.

In quanto alla dislocazione delle truppe turche pella difesa del Danubio si sono for ma Le, come era ~racile prevedersi, due · correnti d'idee, dicendo gli uni che i Turchi doveano guernire molto più fortemente la riva destra per impedire ni Russi il


NOTE E PREVISIONI

passaggio, altri invece sostenendo il contrario. Data la situa-'zione e non trovandosi più alcun Turco in Rumenia, le disposi. zioni del generalissimo turco circa alla difesa del Danubio non sono biasimevoli, imperocchèla linea fluviale era guardata sufficenteme,nte lungo tutto il suo corso, e con maggiori nuclei nei punti contro cui più facilmente temevasi un tentativo, con masse ancor più forti a Viddin, Rustciuk, Silistria, con una riservo al nord, a Schumla e Varna. Supposto che avessero i Turchi guernito più fortemente il fiume, la prima resistenza, benchè più acca.pita e tenace, non avrebbe certamente portalo a grandi risultati. Il cordone turco in un punLo o nell'allro dovea cedere alla massa irrompente. Se fosse slalo più gagliardo, il generale turco non avrebbe avuto forza per un ulteriore concentramento e il Danubio sarebbe rimasto indisputaLo ai Russi. L'erro,·e dei Turchi patie sia s tato quello di non essersi s tabiliti fortemente sulla riva sinistra, p. es. a Giurgewo, Zimnitza, Kalafat. Così facendo i Russi avrebbero avuto ben altre clifficolLà a superare, e la loro marcia di fianco per giungere sino aJJa Schyl sai•ebbe stata ben più travagliata. Sembra invece che l' esercito turco continui a mantenere quell'inazione, quell'immobilil:à che non si può spiegare e che non gli permette cli ritrarre i vantaggi che avrebbe potuto cogliero dagli errori dell'avversa1'io. Pregio sarà perciò del comandante russo il sapere. e;cpwiter le quali là negative del generalissimo turco a dell'esercito avversario o cli permettersi in certo qual modo talune libertà , visto la poca o nessuna abilità dei Turchi nel manovrare e la decisa inferiorità della loro artiglieria e cavalleria. Per cui in rasa campagna i colpi di mano arditi non potranno che essere coronai.i da un felice successo.

SULLA GUEJ\IIA TUflCO-RUSSA

13 luglio.

Dagli ulLimi dispacci si scorge come il ~eneralissimo turco abbia ricevuto l' 01·cline di avanzare per incontrare i Russi. In seguito a quest:orclino il grosso delle forze turclte troverebbesi concentralo Sttll'a!Lipiano che è compreso fra Schum-la, Rasgrad ed Eschi Dsumna. . Questa notizia però, non ancor confermata ufficialmente, è degna di esser credula vera.o per lo meno è verosimile, imperocchè talP, posizione è alta sotto ogni rapporto a battere di fianco le colonne russe che vogliano muovere, come pare accennino, verso le gole dei Balcani. L'averla perciò il generalissimo Abdul Kerim occupata, obbliga i Russi necf)ssariamenLe ad anda1·e ad aLLaccare il grosso turco colà concentra Lo prima di muovere innanzi. Dando un' occhiaLa a tale posizione vediamo che <lessa è f'ormata dai contrafforti che si staccano dal nodo montano di Binar Dagh, a norcl-esL di Osman Bazar, e che vanno diramandosi a guisa di ventuglio sin contro la linea ferroviaria Rasgrad-Schumla, dove cadono quasi a picco formando su questo lalo e su quello occidentale scoscesi burroni atti acl un'cucrgicu difesa. Ha la for·ina di un triangolo equilatero, e quanLurniue con un'estensione supe1·iore ai 3:'.i chi!. ha tutLavia i suoi vertici , fom1ati dalle cittù tli Ral:;grad, Eschi Dsumna e Sclwrnla, collegati fra di lOl'O da buone vie che mellono poi tutte capo a Sch~mla, ser·vendo cosi da comode lince di t·iti1·uta s u cruel gran campo lt'incerato. Se i Russi lentano st'orzal'e una <lolle ali do! nemico, l'altra può portarsi facilmente al suo soccorso eù opporre sempre una ostinata difesa grazie ai vari e s uccessivi burroni che presenter·ebbero un serio osLacolo allo forze russe muoventi conlro il fronte Eschi Dsumna-Rasgrad. Supposto invece che i Russi atlaccl1ino la destra nemica siANNO xxu, VoL. 111. 45


226

·.NOTE E PREVISIONI

tuata verso Rasgrad, fa d'uopo eh' .essi prima si assicurino coi~ buon ner~o di truppe le spalle contro alle imprese della forte guarnigione di Rustciu.k. · . Tale mossa dei Russi presenta i più grandi inconvenienti · tolta .. anche 'l'ipotesi di .una sortita dei Turchi da Rustciuk, imperocchè dovendo i prin~i avanzare all'attacco sul fronte Rasgrad,Eschi Dsumna, la loro linea di ritirata sarebbe ser~ainènte compromessa nel caso d'insuccesso . .. L'attacc~ aclunque dei Rl.)ssi contro :tali. posizioni dovrebbe .1;1uovere da Tirnowa e per Osma·n. Bazar dirigersi su Eschi :Osumna. · Una volta padroni di questò pt.iri.to, dominerebbero l'intero allipiano, e sarebbe quindi àgevol cosa lo scendere contro le pos.izioni turche minacciate a tergo ed impadronirsene.

1.'1 h1glio.

Le notizie che ci giungono dal teaLr-o di guerra in Asia si compendiano tutte in questa: I Russi /1.anno ripassati i confini, inseguili· dalle varie co· lonne 'tùrche vittoriose. Se ·i Russi avessero ricordato .mèglio le campagne precedenti in A.sia e particolarmente quelle cli Pasckewic nel '1828-29, rion si ·sarebbero avunzati su E rzerum se non dopo aver prese tutte lo più saggie precauzioni che l'esperienza avrebbe suggerito 101:0. l n quelle campagne soventi il successo delle armi moscovite fu annullato dallo scoppio d'ìnsurrezioni nelle provincie già concruistate. F.ra perciò del più grande interesse per lo stato maggiore russo, pl'ima d'impegnarsi seriamente su questo Leal,ro di guet'ra , preparare in modo le cose che a misura che l'esercito si avanzava i'. così deLti luogh'i cli t.appa fossero tutti presidiati in . guisa da ·prevenire o soffocare sul · bel principio ogni tentativo cli rivolta alle spalle. ·

SULLA GUERRA TURCO- RUSSA

227

E ciò era 'Lanto più necessario inquantòchè si voleva a questa campagna dare un'impronta di rapidità, come infatti rapidame-nte operarono le varie colonne marcianti· su Et·zerum. Se forze sufficienti si fossero s tabilite nei punti principali con comandi speciali, .come fecero ·i Tedeschi nel 1.870 penetrando in Francia, ove,t pure l'insurrezione minacciava le loro linee di operazione, ai H.ussi non sarebbe toccata una sorte siffatta; l'insurl'ezione sàreb~e stata vinta nel suo nascere e · forse mentre scrivfomo Erzerum sarebbe, se non presa, minacciata ben da vicino dalle v.ittoriose colonne di LorisMelikoff. Bisognava inoltre che si fosse lasdato un forte nucleo in osservazioM sul litorale verso Poti col doppio scopo di parare alle mosse della squadra ottomana è delle sue truppe da sbarco e tenere libera la principale linea di comunicazione con Tiflis; henchè in oggi questa linea non abbia più l'importanza pei Russi che avea nel 1828-29 quando il Mar> Nero era in possesso loro. La marciu poi delle colonne russe per ." le varie strade che conduc9no ad Erzerurn non era già nn errore; anzi era un'imperiosa necessità, non solo a cagione degli ostacoli che si andavano man mano incontrando nell' a LLraversare un paese arido, montuoso, clifficile pcl vetLovagliamento, ma perchè così disponendo le forze r usse potevansi fiancheggiare scan;1- • bievolmente. L'errore fatale all'esito di questo primo periodo della guerra in Asia )1a consistilo nel non far marciare_d'accordo crueste colonne ed in modo che le 1oro teste si trnvassero quasi sempre alla stessa altezza. [nvece così non oper~ndo ·viene · di naLurale conseguenza che il difensore si può gettare su una di esse e batterla prima che le colonne fiancheggianti -abbiano il tempo <li accorrere in suo aiuto.


2'.28

NOTE E PREVISIONI

G agosto.

l Russi hanno perfettamente operato nei particolari deI passaggio del Danubio. Batterie di difesa del fiume, torpedini e lancia-torpedini, bombardamenti, assedi, mosse opportune: nulla è mancato. Ma è loro mancata la buona direzione generale della guerra; è mancato il generaie, il Moltke. f: mancato il capo macchinista che mette la macchina tutta in moto e armonicamente, come con esempio sorprendente fu posta in moto quella magnifica macchina che era l'esercito prussiano nel 1870.

1 agosto.

combattimenti di Plewna mostrano che i Russi se girano troppo le posizioni strategicamente) le girano poco o punto tatticamente. Se invece di attaccare Plewna di f'ronte l'avessero anche aggirata per Nicopoli risalendo il Vid, è probabile che sarebbe caduta, perchè non si darino posizioni dappertutto ugualmente buone e forti. Se i Rumeni da Rahowa fossero stati chiamati sulla destra del Danubio, avrebbe bastato quel movimento acl arrestare e far retrocedere i Turchi. Nulla di tuttoci6 si è fa tto, cd a testa bassa si è andati allo assalto. Pare che nello esercito russo non si sappia Lrarre tutto il partito dalla eccellente cavalleria e dai Cosacchi. In caso diverso, non sarebbe accaduto che .iQ o 50 mila uomini siano giunti a Plewna senza clte nessuno ne avesse sentore! Tantoci6 è vero che furono mandati da principio solo tre reggimenti di fanteria per aLlaccarli. Se si fosse spinta la cavalleria di parecchio innanzi ed alle ali il tutto sarebbe stato conosciuto a tempo, e ad uria manovra conosciuta è I

SULLA GUEUI\A TURCO-RUSSA

229

facile contrapporne un'altra. Ecco quindi che una caLtiva avanscoperta di cavalleria) o:peggio l'assenza totale di questa) può cagionare la perdita di una battaglia e qualche volta compromettere l'andamento della guerra. Nè vale il dire quanto da taluni è stato asseriLo, cioè che l'erro1'e del generale Krtidener consistette nella trascuratezza di occupare a s uo tempo Plewna, perchè, certamente Lale occupazione non avrebbe fatLo ostacolo allo avan;rnre del corpo di Osman pascià. Le posizioni hanno senza dubbio de' grandi vantaggi; ma questi non varino troppo esagerati, esempio i Balcani. E tali vantaggi delle posizioni spiccano specialmente quando l'aggressore si avanza di fronte trascurando di girarle e di attaccarle per il lato debole, che ogni posizione ha. Osrnan, il quale aveva fatto una bella marcia di più di 160 chilometri, ,non si sarebbe certo arrestato dinanzi Plewna sebbene occupata. Dunque l'errore dei Russi non è già di .aver lasciato senza presidio Plewna. Al contrario in ciò bene operarono, perchè se si volessero occupare tutti i punti -di qualche importanza si finirebbe per disseminare le forze e trovarsi deboli dapperLutto; valeva meglio, nella scarsezza <le' mezzi per guardare la base) avere molte forze concentrate per portarle là dove minacciasse il pericolo. L'errore dei Russi è di non aver ben fatto rischiarare da cavalleria il terreno verso Viddin, dove erano raccolte molte forie turche e perciò la loro ala destra era esposta agli attacchi nemici. I Russi sono anche stati battuti perchè non,sapevano quali e quante forze fossero a Plewna, sicchè al principio mandarono ad attaccarla tre soli ,reggimenti i quali, impotenti a vincere, riportarono gravissimi danni. Ora se avessero saputo che colà si trovavano da 40 a 50 mila Turchi egli è certo che non avrebbero commesso tale follia. Questo errore accrebbe il coraggio .e la forza morale dei Turchi ed in egual ragione diminuì la sicurezza e la forza morale de' Russi.


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SULLA GUERRA TURCO-:RUSSA

NOTE E PREV1Sl0Nl

Si andò poscia all'attacco con tre divisioni di fanter ia ed una di cavalleria, le quali avendo attaccato di fronte la posizione fortificata de' Turchi, già inebriati dal precedente trionfo, la prima volta che in gran numero veniva dato un · combattimento anzi una battaglia, i Russi ebbero un _secondo scaccò . . Tutto ciò avrebbero evjtaLo .con u_na buona avanscoperta verso.Viddin, intrapresa con parecchi reggimenti di cavalleria. Questi avrebbero raccolto nofo:ie ed indizi sufficienti per far conoscere come i Turchi ·avanzavano e presso a poco con quali forze, e quindi non s i sarebbe commesso il primo errore che non avrebbero trascinato al secondo. In questa guerra, quantunque la marina come Aotta non abbia fatto quasi nulla, pure la grande preponderanza di forze navali è stata di gran giovamento alla Turchia, perchè questa ha p0tuto portare sul teatro della guena tutte le forze di cui disponeva, mentre la Russia ha dovuto lasciare sufficienti forze per la guardia della frontiera marittima del Mar Nero. Merèè il dominio del Mar Nero la Turchia ha potuto sbarcare un corpo d'armata in Asia per mantenere ed alimentar0 l'insurrezione nel Caucaso. Ha potuto fare· venire sollecitamente sul teatro di guerra l'esercito di Suleiman al sud de' Balcani mentre pochi giorni innanzi si trovava nel Montenegro. Potrà far venire dall'Asia, come giù fu delto, un corpo di 30 a 40 battaglioni per sbarcarli a Varna e così rinforzare l'esercito turco in Europa. Quindi mercè la padronanza del mare ha potuto fare coi suoi corpi d'esercito la navette, vale a dire la doppia azione.' È probabile che la marcia di Osman sia stata in parte conosciuta dai Russi; ma siccome esso si portò forse al<;(Uanto verso sud, . facilmente si credette (e facilmente si cre_de ciò che si desidera e che fa ai proprii interessi) che era una marcia per andare a coprire Sofia. Alla é,ual ., credenza ha dovuto ·anche contribuire la voce sparsa ad arte

forse da Osman pascià stesso per meglio nascondere la sua marcia. . Quella fu certo una bella marcia; tenuta segre.ta si_no all'ultimo moment.o e fa tta per . strade che sulle carte son? in , • massima parte segnate come mediocri. Tale· segretezza fa pure conoscere come i Bulgari abbiano un'affezione · moderata per i· loro liberatori.

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IL RIDOT'rO DELLA DIFESA ORJ,1, A. TURCHIA, ECC.

IL RIDOTTO DELLA DIFESA DELLA TURCHIA COSTANTINOPOLI E GALLIPOLI <1'

Le operazioni militari sul teatro di guerra europeo non hanno prodotto finora risultati così decisivi da permettere un giusto apprezzamento sulla durata e sull'estensione che esse potranno prendere in avvenire e sul loro esito finale. In meno d'un mese l'esercito russo ha superata la fortissima barriera del Danubio, è penetrato nel quadrilatero bulgaro e, mercé un'ardita operazione oltre i Balkuni, minaccia penetrare nel cuore slesso dell'impero ottomano. Ma in una guerra come l'attuale, in cui vien pos ta in giuoco l'es istenza politica, so(1) Vedi: 1• Carta della Turchta B1wopea, alla scala di 1:420,000, dello stato maggiore russo. - Pietr obur go, 1875. 2° Ti:IBPERT .

1.540,400. -

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Special-Karte des Ostltchen Rwmellens. -

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ciale e religiosa dei Mussulmani in Europa, la lolla non può considerarsi finita se non quando ogni mezzo di difesa s ia esaurito. Ora, la poLenza militare turca è lungi dall'esser giunta a quello stato di prostrazione che le impedisca di continuare la lotta. Un numeroso ed agguerrito esercito sta concentrato tuttora nel quadrilatero, nuove forze si radunano in altre parli del tealro di guerra ed una flotta potente domina sul Mar Nero e sull'Egeo; le provincie dell'Asia e gli Stati vassalli dell'Africa offron nuovi mezzi per continuare la guerra ad oltranza. La cliplemazia segue con occhio sospettoso lo svolgers i degli avvcnimenli; ad ogni passo clte i Russ i fanno verso Costantinopoli aumenta la probabilità d'un intervento diretto o indireLto a favore della Turchia. In ques ta situazione militare e politica, fra le ipotesi che si possono fare sull'andamento fuluro delle operazioni, vi è pur quella che le forze turche sieno costrette a cercar rifugio nel ridoLto u!Limo della difesa e quivi affrontare la decisione della guer ra. Scopo di questo breve lavoro si ò quello di esaminare come sia costituito il ridotto uHimo della difesa della Turchia in Europa e di definirne le funzioni strategiche. Ci lusinghiamo di far cosa grata ai lelto1·i della Rivista Militare loro presentandolo come continuazione e complemento degli allri s tudii sul teatro di guerrR turco-russo prima d'ora in essa pubblicati.

Scal

Berlin, 18i7.

3° The Bosphorus wtth enlarged pian or thc Golàen Horn, Beih.os, Umur ana Buyukdere bay. -

1:36,518. -

I.

London, Hydrog. Office, 1871!.

4° STOLPB. - Pian von Constantinopt!I mtt Vorstaàten, item, Hafen und einem Theilc àes Bospllorw. - l: 15,000. 5° DUFOUR . -

J>artie du Bosphore. -

6° KIEPBRT. -

Il teatro di guerra Lm•co-russo in Europa, quando si supponga che le operazioni non s i estendano fino a comprendervi la Serbia, si può considerare formato dal grande triangolo Vidclino-Ismailia-Costantinopoli. Due grandi accidenti geografici, il Basso Danubio e i Balcani, costituiscono due linee frontali di difèsa verso nord; la

Pian de Conttantinoples, de ses raubourgs et d'une 1 : 30,000.

Constanllnopel una iter Bospliorus. Reaucti.on naoh

der .Aufnahme des Frh. von Molth.e. -

Berlin, 1867.

7° The Dardanellu (ancient HelUsvont) 1 : 78,037, -

W l th pian o(

Narrow, 1:29,215. - Loadon, Hydrog. Office, 1872.

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234 I L HIDO'rTO DELLA OIFESA DELLA 'l'OROHIA costa del Mar Nero, dalle bocche dei' Danubio al Bost'oro, da un lato, è lo Stara Planina, il Rodope e, ·per un certo trattor le coste dell'Egeo e del Mar di Marrnar:a dall'altro, ne for. mar.io due saldi ~ppoggi d'ala. Le linee di comunicazioni che provengono dal lato settentrionale, considerato .come base, dopo superate le due barriere dianzi -nominate, concorroJ10 su Adrianopoli, nel centro del bacino della Maritza, d'onde proseguono o su Costantinopoli e sul Bosforo, ovvero su Gallipoli e sui Dardanelli. Gli s tretti del Bosforo e dei Dardanelli congiungono il Mar Nero col Mediteri-aneo, sbarrano colle loro. fortificazioni g,li accessi marittimi ·alla capitale dell'impero, e assicurano, insieme col Mar di Marmora tra loro compreso, facili rapporti colle provincie dell'Asia Minore. Adrianopoli, il Bosi'Ol'o e i -Dardanelli rappresentano per-. tanto tre punti importantissimi nella difesa ultima della Turchia Europea; ma, in causa della distanza tra loro e della natura del paese interposto, le 101;0 funzioni strategiche sono troppo diflerenti, perchè essi possano considerarsi come parli intrinseche. d'uno stesso geande ridotto della.difesa . Adrianopoli i~f'aUi, s_e ha grande importanza str.ategica come.centro del bacmo della Maritza e come perno ev.entualc <li manovra: d'un esercito che, percluLa la linea dei Balkani, voglia arrestare l'invasore o almeno ritardarne la rnarcia su Coslantinopoli, non ha però difese tali (t) d~ offrire un rifugio sicuro ad nn esercito che, balluto in campagna aperta, delJba r.iordinarsi; nè copre direttamente la capitale, perchè essendo faci le il paese fra la Tundja e il _Ma~ Nero, riesce agevole ad. un avversario superiore in forze 11 girarla intercettarne le comunicazioni colla capitale e marciare su q~esta. Inoltre le forze delle quali, nelle circostanze attuali, può disporre la Turchia per la difesa del suo ultimo ridotto, non (l) Adrianopoli, fino a poche settimane. fa, era i ndifes a. Vennero co~ s tr u tte r ecentemente alcune opere il, terra, 18 in tutto, s ulle a lture che, domi nano la città; la m aggior parte sono semplici batteri e; si vuole clie i l loro ar mamento s ia di 100 cannoni.

C0STANTIN0 l'OLI E GALLIPOLI

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sono tali e per numero e per qualità intrinseche da permettere una guerra·manovrata; composte in parte di milizie di 2" linea e di irregolari, se possono trovare utile impiego. dietro trinceramenti, dove abbiano agio cli riordinarsi edis truirsi, non sono però adatte per operare, con probabilità di successo, in una posizione i cui vantaggi skategici derivano essenzialm0nte dalla possibilità di manovre, che, a dire il vero, non sono nelle abitudini dei generali e dei soldati turchi. Pertanto Adrianopoli non può essere considerala come parte del ridotto della difesa; le operazioni basate s·u essa sar.anno probabilmente un episodio, ma non l'atto finale della difesa dell'impero. - ~ Il ridotto della difesa considerato in rapporto colla costituzicne geografica e colla situazione politica e militare deH'inipero, deve eispondere essenzialmente a tre condizioni, cioè: 1° Coprire direttamente la capitale e assicurare le relazioni collrq provincie dell'Asia; 2• Presentare oppor tunità alle forze, che vi hanno cercato rifugio, di riordinarsi, rafforzarsi, istruir-si; 3• C?ffrire una prima base d'operazioni comoda e sicura per un intervento cli potenze alleate. Queste tre condizioni si verificano pPec;isan:1eAte nel Chersoneso Tracio e nella penisola di GallipolL Il primo comprende CostanEinopoli, centro politico e militare dell'impero, sede dei principali stabilimenti militari e marittimi dello S_tato, e il Bosforo chiave del :Mar Nero e quindi delle relazioni col teatro di guerra asiatico; la seconda, direndibile con poche forze, assicura le relazioni colle provincie/ del litorale del Mediterraneo, ed è base opportuna d'operazioni di truppe degli Stati dell'EU:ropa occidentale che eventualmente possono intervenire a favore della Turchia. Riducendo la difesa attorno a Costantinopoli ed a Gallipoli, la Turchia abbandona, è vero, a loro stesse o al nemico tuUe le provincie europee; essa sì mantiene però in direUa comunicazione colle provincie asiatiche (che sono quelle dove è reclutata la maggior quantità delle sue forze), 0..àJ.&l-l,i>end,e-·11trn

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236 IL RIDOTTO DELLA DIFESA DELLA TURCHIA pfirgiudiea la difesa. locale di quelle provincie lontane dal teatro di guerra (quali la BÒsnia e.)'Albanìa), ove l'eleménto mussulmano predomina sul cristiano. _;In uJ.Limo si assicura il concorso diretto della marina militare. A queste ragioni puramente militari si può aggiungere una considerazione politica importantissima. Intraprendendo la guerra attuale, la Russia si è proposto di migliorare e as~icui·at'e deflndivamente la sode dei cristiani in Oriente; per ciò ottenere, non le basta la vittoria, ma bisogna che se ne assicuri i fruUi. Per quanto abbia dichiarato e dichiar'i ognora che essa non aspira a conquiste, non pare. tuttavia probabile che voglia arrestarsi sul cammino della vittoria senza giungere colà dove l'attraggono le aspirazioni del suo governo nudrite da un secolo e mezzo, dove la spingono il sentimento religioso e nazionale delle sue popolazioni. - Riserbando le sue ultime risorse per una energica difesa attorno alla capitale, la Turchia peolunga a suo vantaggio la guerra, trae il nemico lontano dalla sua base d'operazioni in un paese povero \ di mezzi, e rende ognora: più probabile un intervento diplomatico o militare in s uo favore per parte di quelle potenze che ·sono interessate a che la soluzione della questione d'Oriente non avvenga esclusivamente a secondà d~la volontà e degli interessi del vincitore. ,/, '-- Ciò premesso, passiamo ad esaminare brevemente come sieno costituite le due parti del ridoUo ultirqo della difesa così definito e quali ne siano le funzioni strategièhe. La carena dei monti Strandja, staccandosi dall'Emineh-Dagh alle sorgenti dell' Asmak poco a nord di Aidos, va in direzione generale di sud-est, separando così il bacino della Maritza dal Mar Nero. La sua dorsale corre ravvicinata al Mar Nero da 30 a 40 chilometri, mentre ne dista da 60 a 120 dalla Tundja e dalla bassa Maritza. Il versante del Mar Nero è perciò relativamente ripido; è attraversato da piccoli corsi d'acqua che scorrono in profondi burroni; è povero di comunicazioni e scarsamente popolato. Il versante della Maritza è invece più

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COSTANTINOPOl.l E GALLIPOLI

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dolce, e forma come un gran piano inclinato verso sud-ovest, solcato dai numerosi affluenti di riva sinis tra della Tundja e da quelli dell'Erginè. La linea di displuvio è segnata finalmente da una successione d'a!Lipiani edi cime tondeggianti alte da 300 a 800 00 • Al nodo del Kara-Tepé, poco a nord-est di Silivri, la catena degli Strandja si biforca, con un ramo continua verso s ud-est per formare la penisola del Chersoneso Tracio, e coll'altro (che è il maggiore e il piiì elevato) va verso ovest, forma la parete settentrionale del bacino del Mar di 1ifarmara, e, nuo.'1\.. mente biforcandosi al Dakatjak-Tepé, spinge un contrafforte , verso le foci della Maritza, e col ramo principale va a terminare nella penisoia di Gallipoli. Le strade che, lungo le coste del Mar Nero per l'altipiano degli Strandja, per la valle dell'Erginè, e lungo la costa settentrionale del Mar di Marmara, tendono \ a Costantinopoli, formano come tanti raggi d'un seUore, il cui centro è Costantinopoli stes3a. La grande strada Adrianopoli-Costantinopoli, accompagnata dalla ferrovia, segna come la bisettrice dell'angolo misurato dal settore. Il lerr-eno da essa percorso, benchè sia reso accidentato dai numerosi affluenti clcll'Erginè, è la zona più praticabile della regione; non offre però risorse sufficienti ad un esercito nemico che vi debba operare, e che non possa servirsi del mare come linea d'approvvigionamento. Il Mar di Marmara, vasto bacino interno, al sicuro da qualunque offesa nemica, costiLuisce la linea principale di. comunicazioni tra le due parti clel ridotto, e coi due sbocchi dei Dardanelli e <lel Bosforo otfre l'opportunità di tentare c.]jversione sul litorale del Mar Nero e del Mediterraneo.

11. 11 Chersoneso Tracio, considerato come parte del ridolLo della difesa della Turchia in E uropa, è costituito) come già si è detto, dall'ultimo trauo della ramificazione orientale degli


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Strandja, compreso fra il Mar Nero dal Kara Burnu al Bo·sforo, il Bosforo e il Mar di Marmara dalla punta de1Serraglio al .Baba Burnu, e· congiunto col continente per mezzo dell'istmo segnato dal contrafforte che, dipartendosi dal nodo del Ka ra-Tepé, termina sul Mar di Marmara al Baha Burnu. La sua linea di displuvio corre ravvicinata al Mar Nero sino all'entrata del Bosforo e ·quindi si ripiega verso sud-ovest, formandone l& sponda settentrionale, e termina nelle colline di Pera. Dal nodo predetto si distaccano in direzione s ucl. ove;t i contrafforti . che racchiudono le valli del Kara-Su, del Taschly-S~, dèli' Ali-Bey-Su e del KiaJ1athane-Su, alle foci dei quali si tro'vano rispettivamente gli stagni cli Buyuk-Ci.ekmedje e KUtsciuk-Ciekmeclje, e il Corno d'Oro. La regione costituita dalla Ji1~ea di dispulvio è in complesso un altipiano boscoso, interciso da burroni, poco popolata, attraversata da poche e cattive strade; quella forma la d'ai contrafforti è più facile, più aperta e va scendendo dolcemente verso il Mar. di Marmara e il Corno d'Oro, terminando nelle colline sulle quali trovasi fabbricai.a ·Costantinopoli. La valle delle Acque Dolci separa la linea di dis pulvio dall'ultimo dei contraffort.i predetti. · La "rande strada Adrianopoli-Costantinopoli, raggiunta a b . • . Sili\;ri la costa del Mar di Marmara, entra nella penisola lungo jl litorale, attraversando,. su dighe e ponti, gli stagni di Buiuk~Ciekmedje e Kulsciuk-Ciekmedje: due aUre strade, meno buone, ma pur percor·ribili dall'artigliel'ia, vi accedono · · una nella parte cenLrale per Ciataldja-Litros-·costantinopoli, . l'altra lungo la costa del Mar Nero per Kara Burnu:Bogaskioi-CostanLinopoli. Una rotabile. finalmente percorre l'alti.piano fra il Bosforo e la valle delle Acque Dolci, e·congiunge Pera conBuiuk-Deré. · La costa del Mar Nero non 0ffre' che pochi punti adaLti per uno sbarco, i quali sono neHe vicinanze del Kara Burnu e presso Kilia non l'ungi dall'er;trala del Bosforo; quella del Mar cli Marmara ò invece quasi dovunque accessibile·.

239 Là posizione strategica .del Chet'sones~ Tracio così definita com.prende tre p_,:it'ti distinte, cioè : 1° La linea Buyuk Ciekmedje-Derkos; 2' Costantinopoli coi sobbor.,,:hi · o ' 3' li Bosforo. La linea Buyuk Ciekmetlje-Derkos è la chiav!3 della difesa terresLre dell'intero Chersoneso, coprendo essa non solo Costantinopoli, ma il rovescio delle fortificazioni del Bosfot'O'' . ha altresì speciale imporlan;,:~ come origine degli acquedotti di Costanlioopoli. G.i:à durante l'impero Bizanti~o era difes~ dal muro d'Anasiasio,'àe1,_ quale ancora si osservano i ri.rderi. Allo scoppiare della gue'rrà 'a.,tluale venne riconosciuta la ne..,, cessità di fortificarla,. e già nel1o,.scorso inverno venne pos.to mano ai lavori che ora pi-ocedono alacremente (1). 'Questa linea difensiva, inco~inciando dalla costa del Mar di Marmara, è <·.ostituita dalle alture di riva sinistra dello s tagno di Buyuk-Ciekmedje e del Kara-Su fino al villaggio di Kir-Shaly e quindi dall'altipiano che cinge ad ovest e a sud il lago di Derkos e termina al Kara Bnrnu ~nl Mar Nero. Due forti ostacoli coprono le· ali della posizione, cioè alla sinistra lo stagno di Buyuk-Ciekmeclje lungo cieca 8 chiÌometri, la1•go da 1. a 2 chilometri, sapa1·ato dal maee da uno strettissimo ·istmo e da una diga con\ponti su cui pas~a · la strada Adrianopoli-CostanLinopoli. La valle del Kal'a-Su !un Vaa altri vr.( , chilometri e larga <la 2 a 3, in qualche tratto paludosa, completa in parte l'ostacolo fron tale del lago. Sulla destra, il lago cli Derkos, profonclp, separato dal mare da un istmo basso e · . sabbioso, copre i-1 fronte della posizione per· allti 7 chilometri. 11 centro, hcmchè non sio coperto da ostacoli frontali, può anch'esso essere reso forte dall'arte. Le alture che costituiscono .il fronle della posizione dominano a portata di can-· l~ÒSTA!'iTÌ~QPOLC 'E GALL ll'OLI

lL !HDOTTO DELLA. DIFESA DELLA TU RC HIA

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(!) Sedoudo notizie recentissill'.!e, sono già ultimat.i ed armati sei forti

nella. parte centrale della linea difensiva; parecchi altri sarebberro iu costruzioue. - Si dice che tanto le opere di di(esa attorno a Costantino~ poli, quanto quelle nella penisola di Gallipoli sono state ,;tudiate da uf,ficiali inglesi, che pur ne dil·igono la costruzione ..


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COSTAN'flNOl'OLI E GAL LIPOLI IL RIDOTTO DELLA DIFESA DELLA TURCHIA

none, il terreno che sta loro dinanzi. Un'altura ad est della borgata di Buyuk- Ciekrnedje presenta una buona posizione per battere d'infilata la diga fra lo s tagno e il mare. Analogo ufficio possono compiere, per difendere la lingua di terra fra il Mar Nero ed il lago di Derkos, il vecchio forte di Kara Burnu e la collina che s'erge a nord-est di Derkos. La ferrovia entra nel centro della linea in faccia a Ciataldja e quindi piegando a sud-est, si sv.olge quasi par-allelamente all'ala sinistra della posizione; c/:>{l poco lavoro potrebbe esser costruUo un tronco, ches~lccii.ndosi dalla stazione dì Hademkeui, ne pe1:correrebbe l~}Jstr-a~no_a D.erkos_- 'int~ra linea h~ uno sviluppo di ~ -dulometr-1, 1::i dei qua1;>,copert1 da ostacoli quasi insuperabili; si calcola che, q?ndo sia opportunamente ~rzata dall'arte, 60 mila uomini sieno s ufficienti a difemt'erla. Lungo essa e nel suo interno si trovano buoni siti per accampare truppe numerose; vi abbondano l'acqua e la legna. • \ Circa 30 chilometri dietro la linea di difesa descritta e perciò al coperto da ogni insulto dal lato di terra, trovasi Costantinopoli, situata all'ingresso del Bosforo che colle sue fortificazioni la copre dagli attacchi provenienti dal l\far Nero, provvista d'ampio e sicu1•0 porto, in facili rapporti colle opposte sponde dell'Asia Minore. La città forma un triangolo, due lati dei quali sono bagnati dal Corno d'Oro e dal Mar di Marmara; il terzo lato, quello verso terra, lungo 9 chilometri, è chiuso in Lutta la sua estensione dalla cinta, la quale è costituita: 1° Da un muro alto 10 a 12m, spesso 2"' con banchina e feritoie, fiancheggiato da grosse torri distant.i da 70 a 80"' l'una dall'altra, non sistemate però per ricevere a1•Liglieria. 2° Da un secondo muro più basso dal precedenLe che si svolge da vanti a questo distante da 25 a 30'" fiancheggia Lo esso pure da torri distanti tra loro 350"'. 3° Da un fosso asciutto, largo 20m, profonc!,0'·4m con scar pa e controscarpa rivestite, e che corre da vanti a],isecondo 1:1uro. Benché in alcuni tratti sia rovinata, con qualche lavoro può

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essere però convertita in una discreta cinta di sicurezza. Un semplice muro fiancheggiato da torri, ed alcune batterie scoperte difendono la città dal lato di mare. Il Lerreno esterno è jn parte ingombro da giardini e cimiteri sino alla distanza di un chilometro; al di là è scoperto, pianeggiante. I sobborghi di Pera, di Kassim-pascià e di Hassém sono internmente aperti; que1lo di Galata è chiuso tla un vecchio muro cli poco o nessun valore difensivo. Tre ponti sul Corno d'Oro congiugono la citLà coi sobborghi. Perduta la linea cli Buyuk Ci~kmeclje-Derkos, per difendere Costantinopoli bisognerebbe occupare le alture che la dominano a nord, a nord-ovest e ad ovest alla distanza di 3 a 4 chilo- ./ metri, e specialmente quella cli Ramis Tschiflik a nord-ovest del subborgo cli Eyub che ha un esteso llominio non solo sulla città, ma sul Corno d'Oro e sui sobborghi a nord di questo. Su tali alture si trovano le caserme cli Ramis-Tsc!1iflik e di Daud-pascià e, tra queste due, l'ospedale militare di Maltepé, vastissimi e solidi fabbri cati. Per coprire i subborghi sarebbe mestieri occupare con fortificazioni le a!Lure a nord-est di Pera tra la valle delle Acque Dolci e il Bos foro, posizìoni le quali si prestano benissimo non solo a proteggere la ciltà e i sobborghi, ma a battere la valle delle Acque Dolci che forma una linea naturale cl'app1·occio contro la piazza (1) . .Ma, senza solide fortificazioni, la difesa di tutte queste alture presenta diffìcoltà, e qualora una cli esse cada in mano all'aLtaccante, la ciUà, costrutta per la maggior par-te in legno, con strade strette, andrèbbe soggetta ad essere in poche ore distrutta mediante bombardamento. Nei sobborghi si trovano i principali stabilimenti militari e marittimi dello Stato, quali l'aesenale marittimo cli Tershané, l'arsenale di terra di Tophané, la scuola militare, l'ospedale cli marina e parecchie caserme. Oltre quelle clj Daud-pascià (I ) Le alture di Ramis 'l'schitlik e le colline che dominano Pera furono munite di trinceramenti durante le guerre del 1829 e del 1853-51. Non ci risulta se attualmente sono state nuovamente fortificate. .ANNO YXII, VOL. Jll,

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242 JL JUDOTTO DELLA DlFESA DELLA TURCHIA e di Ramis T$chiflik già nominate, vi sono aUre caserme sia nell'interno della città, sia lungo il Bos foro ad Arnaudkii:ii, a Vanikii:ii e a Scutari. Il Corno d'Oro è un ampio e sicuro porto; forma eziandio un vas to e sicuro ancoraggio il LralLo del Bosforo in faccia alla punta del Serraglio e a Tophané. In Constantinopoli, piazza di commercio importantissima, si trovano approvvigionamenti d'ogni specie, non solo per la popolazione, ma altresì per un esercito numeroso: altri approvvigionamenti possono essere tratti, occorrendo, dall'Asia minore e specialmente dalla pianura di Brussa. Soltanto l'acqua potr-ebhe mancare in città dOJ?O perduta la linea Buyuk Ciekmedje-Derkos; ma vi possono supplire le numerose e ricche f'onlane di Scutari. La popolazione di Costantinopoli coi sobborghi è valutala vagamente da 600 a 900 mila abilanli, dei quali 519 mussulmani, 2j9 ar meni, 1/9 greci, 1j9 israeliti eJranchi (1). La terza ed ultima parte della gr~~de posizione strategica del Chersoneso Tracio è il BosforoXII Bosforo è un canale lungo circa 30 chilometri, largo da 650 a 3700 metri e profondo non meno di 25 metri nel suo thalweg; le s ue Rponde assai si nuose, in generale sono alle, salvo nei rientranti dove si trovano spiagge. Le sue acque sono limpide e talmenLe profonde che anche le più grosse navi possono accostarsi quasi daperLutto a pochi metri dalla riva; vi sono pochissimi bassifondi. La navigazione, l'acile dal Mar X ero al Mar <li Marmara, è resa relativamente diffici le in senso inverso dalla corrente del Mar Nero. li Bosf'o1·0 descrive nel suo sviluppo complessivo due gomiti principali, ~he sono segnati dalle baie di Buyuk Doré e di Beikos, e present.a due restringimenti importanti fra Anadoli-Kavak e Rumili-Kavak (984") verso nord, e fra Anadoli-Hissa1· e Rumili-Hissar (650m) verso s ud. Viene così ad esser diviso in tre tratti che hanno

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{l) In difetto di dati statis tici ufllcia!i esatti, ci siamo attenuti a quelli generalmente più a ccettati. - Col nome di francht s'intendono gli abitanti dell'Europa occidentale.

COSTANTINOPOI.I E GALLIPOLI

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caratteri differenti. li primo dall'entrata del Mar Nero allo stretto di Rumeli-Kavak o meglio alla punla di Madjur, forma un lungo e diritto canale che gradatamente si restringe penetrando nell'interno; le due rive sono alLe, a picco, e non vi si trovano che piccoli e povel'i villaggi di pescat@ri. 11 secondo• comprende le baie di B'eikos e Buyuk-Deré stazioni marittime opportunissime ed ancoraggi sicuri; le rive, assai popolate, offrono in generale facili approdi. Il terzo finalmente è uno stretto canate·ffancl~eggiato da sponde ridenti, coperte da borgate e da ville. 11 Bosforo era per lo passato difeso in quasi tutta la sua lunghezza da molli forti e da molte batterie; talune di queste fortificazioni hanno perduto il loro valore e sono abbandonate; le sue difese oggidì sono state~ concentrate quasi esclusivamente nel tratto settentrionale del canale. Considerate rispello al loro ufficio di difendere l'entrata dal Mar Nero, esse si dividono in due gruppi, quello delle opero che hanno azione sull'entrala del Bosforo, e quello delle opere che difendono lo stretto fra Rumili-Kavak e Anadoli-Kavak. F anno parte del 1° gruppo: 1• 11 castello Rumili-Fener s ulla cosla europea e, in faccia -a questo, il castello Anadoli·Fener; sono opere in muratura scoperta, alte 20"' circa sul livello del mare, distanti tra loro 3700". Nelle loro adiacenze si trovano baLLenie minori, di pocò o nessun valore. 2° Il castello di Caribdje tl9",70) sulla costa europea e quello di Poiras (20",80) sull'asiatica; sono opere in muratura scoperta, a tre piani, il secondo dei quali è casamattato. Battono efficacemenLe di traverso e d'infilata lo sL1·etto; sono distanti fra loro 1600". 3• Le batterie di Buyuk Liman sulla costa europea (10") e di Fil Burnu s ulla costa asiatica (23",70); sono opere in muratura scoperta ed aperte alla gola. Rafforzano l'azione delle opere N. 2, battendo d'infilata lo stretto. P er la loro costituzione lecnica, per la distanza a cui s trovano tra loro e pel loro armamento, queste opere non.sono


24,i,

COSTANTINOPOLI E GALLIPOLI

lL RIDOTTO DELLA DJFESA DELLA TURCHIA

tali da difendere il passaggio del Bosforo contro bastimenti corazzati; le difese più potenti sono quelle che fanno parte del secondo gruppo, e che sono: 1° Il forte Anadoli-Kavak e in faccia ad esso, Rumili-Kavale; opere di recente costruzione, in muratura e in terra, con traverse e ricoveri, e armate di potenti bocche da fuoco; presso il secondo trovasi l'opera Rumili-Tabia, essa pure cli costruzione recente. Incrociano i loro fuochi davanti e luno·o lo "' s tretto, largo appena 981:"'. 2• Il forte Medjiar-Kalessi e, quasi in faccia ad esso, sulla costa europea, Belgrad-Tabia; due opere recentemente sistemate, di solida costruzione, provviste di traverse cave e ricoveri, ed armate cli potente artiglieria. Il primo è protetto verso terra da due piccoli ridotti posti sulle alture. 3° La batteria di Tfterapia a sucl della baia cli Buyuk Derè. AlLre batterie minori rafforzano l'azione delle precedenti. Le opere del secondo gruppo sia per la loro costruzione e per la loro posizione, sia per la potenza del loro armamento, costi..: tuiscono un ostacolo fortissimo contro una flotta che voalia :::, forzare il passo; la lot'O azione è aumentata poi considerevolmente mediante l'impiego delle torpedini. L'armamento delle fortificazioni del Bosforo, al principio di quest'anno, comprendeva le seguenti bocche a fuoco di nuovo modello (cannoni Krupp in acciaio del calibro da 17 a 30 cent.J. 1• Gruppo. Opere sulla costa asiatica -

2° Gruppo.

Id. Id. Id.

id. id. id.

europea asiatica europea

cannoni 16 1 " I 'l6 » l)

Totale

45 ( 9ò 50 .

. 111

Vi era inolLre in batteria un numero quasi doppio di altre bocche a fuoco di diversi calibri e sistemi (rigati e lisci). È addetto alla difesa del Bosforo un reggimento d'artiglieria da fortezza, il reggimento d'artiglieria dell'ingr'esso del Mar Nero. Eccettuata la batteria di Therapia, a sud di Buyukderé

2t.5

non si trovano più fortificazioni armate, poichè anche i castelli cli Rumili- Hissar e Anadoli Hissar (fra i quali lo stretto misura appena 650m di larghezza) sono attualmente, per quanto ci risulta, disarmati. Le fortificazioni del Bosforo hanno azione potente dal lato di mare, ma possono essere attaccate dal lato di terra, essendo indifese le alture dalle quali sono dominate, e per la maggior parte aperte alla gola. Poco lungi dall'entrata del Bosforo si trovano due localiià adatte per . sbarcare un corpo incaricato cli fare un colpo di ·mano sulle fortificazioni del Bosforo, e sono la rada di Kilia sulla costa europea e quella di Riva sull'asiatica. Ha finalmente un'importanza grandissima per la difesa del Bosforo il monte dei Giganti, sulla costa asiatica, perchè ha un esteso dominio sulle fortificazioni del secondo a;ruppo e sulla baia di Buyuk-Deré.

III. Lo stretto dei Dardanelli e la penisola di Gallipoli completano, come già si è detto, il ridotto della difesa della Turchia Europea. Lo stretto dei Dardanelli, compreso fra la penisola di Gallipoli e la Tr oade, è un canale lungo 67 chilometri, largo da 1212 a 7590"' e profondo non meno di 40" nel suo thalweg; non è ingombro da scogli e da isole, ed ha pochissimi bassi fondi. Le s ue acque sono mosse dalla co.rrente discendente dal Mar di Marmara, la quale, colla velocità cli 5500"' l'ora, vi rende relativamente difficile la navigazione dall'Egeo al Mar di lVIarmara: una debole controcorrente lo rimonta lungo la costa asiatica. Durante l'estate e l'autunno vi predominano i venti del not'd; nell'inverno e in primavera i venti del sud. La penisola di Gallipoli è una lingua di terra lunga 80 chilometri, larga da 8 a 20 chilometri ed è costituita da alture la cui elevazione sul mare varia da 150 a 380'". La costiera verso il golfo cli Saros è diritta, ripida e le acque vi sono


2·t6

IL RIDOTTO _DEiLLl\ DIFESA DELtA TURCHIA

profonde: non vi sono però buoni punLi d'appr0d0 se non. presso il Capo Bada. La costa verso JIEReo è più depressa e presenta ~rualchediscretopunto d'approdo, ma Lanto questa quanto quella non offrono se non :poche e cattive comunicazioni par penetrare nell'interno della penisola. La costa dei Dardanelll è invece più dolce e, essendo sinuosa, si trovano lungo essa parecchi buoni ancoraggi e luoghi d'approdo. L'istmo di Bulair o P lajar, largo n on più di 8 chilometri, congJiange la ~enisola c0l continente; esso present-a buone condizioni difensive, perchè la sua parte centrale alta 1a6"' domina il terreno posto innanzi e lateralmente fino all'Ellesponto e al golfo di Saros. Nei tempi antichi era difeso galle tre fortezze di Cardia, Lisimachia, e Pactea; nel 1854, venne, per cura degli alleati, munito di fortificazioni ehe si componevano d'un forte cenLrale nel punlo culminante dell'jstmo e in due linee che dal forte si stendevano sino all' EllesponLo e al golfo di fsaros. ~ Q.ues·be-fu.1,~fieazi-onrsrtranno a tfùamrente-Picosfruendo. __. Circa 14 chilometri dietro l'istmo di Bulair, trovasi sull'Ellesponto la città di Gallipoli (30 mila abitanLi) con due piccoli porti, ,poco profondi ma sicuri, ed una vasta rada, esposta soltanto ai venti di mezzogiorno. Essendo città molto commerciale, offre l'isor·se di varie specie; nelle s uè adiacenze e presso l'istmo si trovano località opportune per vasti accampamenti, per magazzini, per ospedali. Com'è noto, durante la guerra d'Oriente Gallipoli servì come prima base d'operazioni e luogo di concentl'amento degli alleati . La slrada, che sOTtendo dall'istmo, tende da una parte a Roclosto e Costantinopoli, e dall'altra a Malgara e Adrianopoli, benchè difficile, può servire, mecliamte qualche riattamento, al passaggio dell'artiglieria, come già vi servì nel '1854. Le alLure che fiancheggiano la costa asiatica dei Dardanelli sono più depresse di quelle della .costa euro,pea, le quali pertanto hanno azione sulle fortificazioni che si trovano sulle due sponde. A sudest dell'entrata dei Dardanelli si trova l'isola cli Tenedos, quasi sentinella avanzai.a verso l'Egeo; fra Tenedos e la costa

COSTANTINOPOLI E GALLlPOLl

della T11oade havvi la rinomata baia di Besika, stazione opportuna per difendere e sorvegliare i Dardanelli. ''Lo str.etto dei Dardanelli è difeso da fortificazioni disposte , sull~due sponde/ Quelle situale all'entrata oGCi<lentale consi- ~ '. slono due castelli a muratura scoperta, -costrutti nel secolo . xvJI e ~mati Sedil Burnu quello sulla ·punta. d'Europa e ~ '-.\ Kum-Kaléh. ""quello sulla punta d'Asia, e in alcune veceh'1e , · '. \ ·baLLerie: queste oper:e sia per le loro qualità tecniche, sia "_ . er la larahezza del c~nale (8650m) hanno un'azione poco ef~ . ,, P o .. fiMce. Le vere e principali' d1fese dello stretto s1. trovano p1u" ,. ' internamente a circa. 22 chilom?tri § all'entrata e sono com- ···, ··· prese fra Kaleh Sultanie e la punta di Nagara. In questo tratto lo slreLto non solo ha la minima larghezza (12)2'" tra Kaleh Sultanie e Kilil-Bahr, e 2124'" fra la punta di Nagaì·a-.{3 Bok-ali-Kalessi), ma, forr:nando dne gomit.i, può esser battuto1 li traverso e d'infilata. Le opere che lo difendono sono: Sulla costa asiatica. t • 11 castello di Kanak K.alessi presso Kaleh Sultanie; ,..., grosso forte in muratura di costruzione antiquata ma solida, e rafforzato recenLemente da una batteria in terra; 2• La batteria Medj idiè, a nord-ovest del forte precedente, ( \ .! 1 r"t costrutta pochi anni fa; è un'opera assai solida provvista di ..\ ricoveri; a• n forte Keoseh, sulla punta dello stesso nome, ha mu- .:. raLura scoperta ed è provvisto di ridotto; due piccole opere sulle alture vicine lo difendono dagli attacchi terrestri; 4• 11 ridotto e la batteria di Nagara, il primo in muratura, è posto a 94" sul livello del mare; la seconda, batteria provvisoria in tei;-r.a , è a fior d'acqua. Sulla costa eitT'opea: ·.,. 1• La batteria Namizié, opera costrutta recentemente e molto solida, provvista di ricoveri alla prova; . . .. a• Il castello di Kilil-Bah1·, dietro la batteria Namizie, da un muro, ed in faccia co11a qua le è ConO'iunta ,.., . . a Kanak Kalessi, è u]'.)a vecchia fortezza costrutta al pari d1 que~ta ~el secolo xv; presenta muraLura alta e scoperta;

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DELI.A DIFESA DELLA TUllCHIA

:3• l forti Dermen-Bu,.nu e di Ciam-Burnu in faccia rispettivamente alla batteria lVIedjidié e al forte Keoseh; sono due opere di costruzione antiquata e di poco valore difensivo; 4· Il fort,c di Bokali, in faccia a Nagara; è un grosso ridotto in muraLura. Durante la guerra attuale queste ft)l'tifìcazioni sono state reslaurate e sistemate per l'icevere il nuovo ru'mamenlo composto di cannoni Krupp di grande potenza (1); si voleva eziandio res taura1·c la batLeria del Kepes Burnu, ma non risuUa se realmente lo sia stato . Finalmente vennero negli scorsi mesi calale torpedini nel trallo di canale compreso nel raggio d'azione delle opere sovradescritle. Sono addetti alla difesa dei Dai·danelli due reggimenti d'artigliel'iu çla fortezza, il t• e 2• ,.eguimento d'artiglieria del Mar Bianco (~1editcrraneo). __. l!: dubbio se le fortificazioni dei Dardanelli, malgrado i miglioramenti loro appor tati in rrnesti ultimi tempi e l'armamento poten I.e delle cruali sono dotale, sieno capaci cli sbarrare il passo ad una fl otta corazzala; per ottenere questo scopo, ollre l'impiego delle torpedini, sarebbe forse rn:icessario il concorso di alcune navi corazzate. Le fortilicazion i dei Dardanelli, ollrechè dal lato di mare, possono essere attaccate dal lato di terra, operando uno sbarco (I) Si vuole che alla fine d1 ap1•ile di quesranno l'armameuto delle fortiJkazioni dei Dat·danelli fosse il seguente: l?ol'to Kaoak Kalessi - 15 canonni Krupp di grosso calibro, Batteria di Medjidié - li id. id.

F'orte Keosch-Burou - 18 cannoni da 36 di vecchio modello. Ridotto e batteria Nagara - J cannone Krupp di :i::-rosso calibro e alcuni cannoni di vecchio modello. Batteria Namiziè o - 15 cannoni Krupp grosso calibro, Castello Kilil Bah r I cannone Armstrong da 300 e 14 cannon i di vecchio modello. Forte Dermen Bumu 3 cannoni Krupp e 8 cannoni da 06 di vecch io modello. Forte Ciam Bu1·uu 7 cannoni da 36. Fo1·te Bobali - 15 id. Risulta che in seguito sono stati posti in ba tte1·ia altri cannoni Krupp in sostituzione di cannoni di sis tema antico.

COSTANTINOPOLI E G-ALI.IPOLl

24-9

sulla costa della Troada ovvero nella penisola di Gallipoli presso il Capo Bacia. Ques to secondo attacco sarebbe il più pericoloso perchè tenderebbe a separare la penisola dal conlinen te e perchè conduri·ebbe l'attaccante in posizioni che dominano le forlilìcazioni delle due sponde dello streLlo.

<

IV.

'

I brevi cenni che abbiaffio dati sul ridottto della difesa della Turchia, se sono incompleti per formulare un giudizio esatto sul valo1·e delle sue s ingoli parti, ci sembrano però sufrìcienti per O:pprèzzat'e il suo valore complessivo e definirne le funzioni strategiche. Premettiamo che fra le. ipotesi degli attacchi, terrestri e marittimi, cho ponno essere diretti conlt'O il ridotto descritto, escludiamo ciuella dei secondi, perchè tale è la superiorità dello. marina turca sull'avversaria da renderli, se non impossibili, certo improbabili. Ammessi i soli attacchi terrestri come possibili nella situazione attualo, osserviamo come essi debbano urtare necessariamente contro due linee difensive, il cui valore no.turale può esser reso fortissimo dall'arte. La linea Buyuk Ciekmedje-Derkos, che chiude il Chersoneso Tracio, è già per natura assai forte, e, bcnchè abbia una certa estensione, non ò spt•oporzionata alle forze che presumibilmente saranno deslinatea difenderla. rron abbiamo precisi ragguagli s ullo stato dei lavori di difesa re vi si stanno costruendo, ma, riferendoci a quanto ne dico'J10 i giornali, sembra che sicno tali da render la posiziofe fortissima, da trasfot'marla in una seconda Torres Vedras, colla quale ha grande analogia topografica e strateg~la. Questa linea di difesa ollr e i vantaggi inerenti alla 8ua costituzione topografica e tecnica, presen ta quello che, essendo lontana 30 chilometri da Costantinopoli, sottrae lo. città agli etletti d'una difesa ravvicinata e ai pe1·icoli del bombardamento; vantaggio


250 IL RIDOTTO DELLA DlF'ESA DELLA TURCHIA, ECC . rilevanLissimo se si ha· riguardo al modo com'è fabbrioata e ai vari elementi che ne formano la popolaziene. r La ·linea difensi:va deBlistmo di :Bulair è essa pure assai • forte .e, in oaus,a della sua poca estensione, è difendibile-con J poche forze. Sia alla difesa dell' una sia a quella dell'altr-a , può prestare un efficace e diretto concorso la marina miJ litare. Le due parti che costituiscono l'insieme del ridotto, oltre 1·ispondere alle tre condizioni che abbiamo formulate in \ principio cli questo studio, si prestano vicendevole appoggio, niuscendo l'una fiancheggiante rispetto all'allra, ed hanno tra loro, per la via di mare, rapporti facili e diretti. Il Mar di Marmaea, vasto bacino interno, offre alla marina turca un sicuro asilo contro forze eventualmente superiori e le permette di concorr~re alla difesa del ridotto, sia colle sue artiglierie, sia trasportando_truppe da una ·parte all'altra di esso. La superiorità della marina turca sull'avversaria offre eziandio il vantaggio di poter trasportare celeremente nel ridotto della difesa le forze che sono reclutate nelle provincie del litorale, e quelle altre che possono, in date eventualità, esser tolte dai teatri di guerr>a del Danubio e .del!' Armenia, e quello di permettere di versioni alle spalle dell'avversario, mediante sbarchi sulle coste, specialmente nel caso d'una controffensiva. Tali sono i vantaggi che offre il ridotto strategico descritto e tale è il -val'o r.e che gli si può atLribtiire. Qualora la sua difesa sia opportunatamente preparata e condotta, le) forze militari turche, le quali per le vicende della guerra debbano cercarvi rifugio, potranno affrontarvi la decisione di essa con probabilità di successo che forse sarebbe vano sperare operando altrove l'ult.ima difesa. J agosto '1877. B. Z.

ElETEFtMINAZIONE .DEL CAMPO DI VIS'TA rN ELLA

1M ·ANOV1RA S·UL LA CAHTA 1

(Con una tavola) ,

Uno dei còmpiti più importanti del giudice nella mano,v ra sulla cada è certo la determinazione del campo di. vista. E ·ciò si intende facilmente se si·pensa che da èssa dipende la decisione rispetto alle truppe che debbono mostrarsi o togliersi dalla carta, de.c.isione che in questo caso non è indi-scutibile, penchè deve ,esser fon«lata s ulle condizioni e sulla ferma clel'terreno, nell'apprezzamento del qualeZil giudice non può discostarsi da quanto indica la carta e da quanto egli stesso ha stabilito in principio della partita. (Vedi l'Istruzione -pella manovna s ulla carta, 1§ 5). Se s i ammette che il giudice può dichiarare rispetti:vamente invisibili truppe che si trovano in due punti quali siansi, fìra i quali la vista mon è intercet tata nè dalle ondulazioni del terreno, nè dalla qualità della coltiv:azione, né dall'altezza ,d.ei mun.i) nè da altro, si va contro al vero non solo, ma -anche contro allo scopo della manovra sulla carta. Ora, specialmente nelle carte che rappresentano un terreno collinoso tle più adatte ed in uso pel gioco di guerra), la determinazion.e del campo di vista, C[Ltantuuque non presenti difficoltà di rilievo, pure non di rado richiede molto tempo. Per quanta .pratica infatti abbia il giudice nell'interpretarle, succede hene spesso che egli Non è in grado di


1 252

DETERMINAZIONE DEL CAMPO DI VISTA

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

dichiarare a prima giunta che truppe poste in un dato luogo o passanti per una data comunicazione sieno o no visibili da altri punti in cui son collocate truppe avversarie. In tal caso è mestieri rjcorrere a p1'ofili o calcoli prima di giudicare. E tanto più occorre questo perchè la parte manovrante che vede comparire d'improvviso in un certo luogo truppe avversarie può domandare donde vi sieno arrivate ed ha interesse nonchè di1·itto a chiedere una rettificazione delle pr·oprie mosse. Una tavola calcolatrice, che serva a f'ornil'e prontamente i dati di cui il giudice ha bisogno per determinare il,campo . di vista, apparisce pertanto utilissima. La qui annessa scala clisimetrica (l) (vedi fig. l •) mira a tale scopo. Nel determinare il campo di vista si tratLa di osserva t·e o se la visuale è libera, od a quale altezza essa passi sopra un dato punto, ovvero dove essa incontri il terreno al di là di un dato ostacolo. Il caso di gTan lunga più [reqllente è il primo; il secondo si dà specialmente quando comunicazioni coperte devono esser percorse da colonne; il terzo caso è quasi eccezionale. Evidentemente è Lutto affare di pendenza. Se infatti, g uardando a cagion d'esempio dall'alto al basso, noi discerniamo un dato punto, ciò significa che la visuale ad esso diretta è meno inclinata di tutte quelle che fanno capo ai punti intermedii e sulla stessa direzione. L'opposto succede se si guarda dal basso all'alto. Onde si potrà determinare se da un dato punto se ne vede un dato altro, confrontando tra loro le pendenze di varie visuali. Così pure, conoscendo la pendenza d'una visuale qualsiasi,

che sfiori la sommità di un dato ostacolo, e la quota del' punto di vista, sarà agevole determinare la quota di un altro s uo punto qualunque, e pertanto l'altezza o profondità a cui questo trovasi rispetto al punto del terreno avente la mede- · sima proiezione orizzontale, vale a dire la stessa posizione sulla carta. Del pari, se oltre a tali dati sulla visuale, si conoscerà la pendenza del terreno al di là di un ostacolo, si avrà quanto occorre per determinare sulla carta il punto d'incontro della stessa visuale col terreno. · Tali ·problemi si possono risolvere, e così si usa, o colla costruzione di profili o col mezzo delle proporzioni geometriche; ma tali metodi di soluzione richiedono molto tempo·· per la ragione che si debbono ridurre le lunghezze grafiche sulla carta in valori numerici a fine di confrontarle colle quote; o, viceversa, bisogna ridur le differenze di quota in lunghezze grafiche per disegnar~ i profili. Affinché dunque la presente scala clisimetrica possa rispondere al suo scopo, essa deve fornire i mezzi per risolvere i suddetti problemi con prontezza, precisione e semplicità maggiori di quelle che non si otlengano cogli altri modi sopracitati. Essa è costrutta come segue: La retta X Y (fig. 'l") ò divisa in parti uguali e i punti di divisione sono contrassegnati coi numeri 1, 2, 3 ecc. procedendo da X verso Y. I traHi poi della retta medesima fra due dei detti punti consecutivi sono suclcli visi ciascuno in 20 parti uguali. I numeri posti allato a tali suddivisioni indicano centesimi. Nella leLLura, questi vanno aggiunti al numero intero più vicino dalla parte del punto X. Per ciascuno di tali pun Li cli di visione e suddivisione sono condotte verso destra delle perpendicolari alla X Y, le quali per la loro posizione rispetto alla figuca chiameremo tra- · versali. l numeri a sinistra del!~ X Y indicano gradi, e i punti re--

(I) Il vocabolo greco c!isis significando pendenza, clisimet1·ica vorrebbe significare misurat rice d elle p endeii:re. Analogamen te chiamasi clisimetrt od eclfmetrJ gli s tr umenti per misurare le incli nazioni.

253


254-. DETER1UINA:ZI0N.E DEL CAMPO DI VISTA lativi distano dal punto X proporzionalmente alle cotang.enti· degli archi col?'rìspondenti. Alla debita distanza dal punto X (aio è cornispondentememte ai ·numeri 2.50, 5-e 10) sono collocal:e tre g:raduaz-ioni trasv.ersali per le scale di 1/2500, 1/5000 ed 1/10,000; le eui divisioni corrispondono ciascuna ad un millimetro (1). Nel punto X è imperniato un regolo mobile M N, in modo che il perno sia sul pr.olungamento del suo lato sinistro. Per usare della scala clisimetrica conviene fissarla sop1'a una tavola di legno. Dal modo con cui essa è costrutta, risulta: 1° Che i segmenti delle trasversali compresi in un angolo qualsiasi Y X N avente il vertice in X e il suo Iato sinistro sulla X Y, stanno fra lono come i numeri a destì'a della: X Y corvispondenti al loro es.tremo sinistro. Ciò per la simil. litudine dei triangoli. 2° Che il numero delle graduazioni trasversali corrispondente a un punto qualsiasi toccato dal lato sinisti•o del regolo M N rappresenta la lunghezza in metri, neJla rispettiva scal~, del segmento determinato nel medesimo modo sulla trasversale corrispondente al N. 1. - Il segmento F G, per esempio, rappresenta la lunghezza di 49 metri alla scala di 1/1000 o la lunghezza di 24,50 alla scala di 1/5000 o la lunghezza di 12,25 alla scala di 1/2500. Ciò posto vediamo Fuso della s cala: 9i è detto poc'anzi che si può riconoscere se una visuale è libera mediante il confronto della sua pendenza con quella di altra visuali aventi la medesima direzione. Si è anche detto che per determinare il campo di vista non

p0'ssono darsi più di tre casi che ora è d'uopo col'l.sideral'~ partitamente. II primo e più comune caso è quello in cui si cerca se una data visuale è o no11 è libera; cioè se da un dato punto sulla carta se ne può vedere un dato altro. A tal fine è d'uopo .anzitutto determinàre la.p endenza della visuale diretta-aìl punto daLo (oggettivo), poi quella delle visuali dirette ai punti' intermedii culminanti e fave infine il confronto delle vatiependenze. La reUa che congiunge sulla carta il punto di viste:eòll/og.gettivo rappresenterà la proiezione orizzontale della visuale, -e la pendenza d'ella me~lesima sarà determinata dal rapp0rto esistenté fra la diff~renza di quota de' suoi estremi e tal proiez ione orizzontale (1). La scala clisirnetrica dà direttamente tali rapporti sotto forma di una frazione avente l'unità per numera tor-e) il che permette di poter immediatamente confrontare tra loro varii cli tali rapporti. Volendo, a ca§ion d'esempio, conoscere la pendenza, della visuale diretta da un punto qualunque A (vedi fìg. 'la) ad un altro punto qualunque A:', basterà fissare sulla, graduazione p,ella scala di 1/10000 (in cui è disegnato il rispetti:vo tratto di terreno) il punto corrispondente alla differenza di quota in metri fra A ed A", che è 49; e farvi passare il lato sinistro del regolo; poi misurare col compasso la lunghezza A. A" e riport arla sulla scala in modo che le due punte siano sulla rn:ede·s-itna trasversale e tocchino l'una la retta X Y e l'altra il lato sinistro de I regolo; poi leggere il numero sulla . graduazione X Y corr ispondente alla punta sinistra del compasso. Dando a questo numero l'unità per numeratore si avrà la frazione in-

(1) Non si son m esse altr-e grad uazioni poichè difficilmente avviene di usare carte e scale di verse dallo suddette. Volendo segnarvi graduazioni per al tre scale, fino a quella di 1/13000, altro non occorre che dividere in millimetri la trasversale che fa capo al numero corrispondente alla mii· lesima parte de l denominatore della scala. La traversale che fa capo al N, S servfrebbe, a cagion d'esempio, pella scala di 1;sooo.

(I) Trattandosi qui di distanze gen eralmente piccole e di risultati approssimativi non è il caso di tener conto delia rifrazione, e perciò le visuali si considerano come rette. Nella presente esposizione si supporrà sempre, por sempli cità, l'occhio dell'osse rvatore all'altezza del terreno. Nel caso pratico, naturalmente, bisognerà quotare il punto di vista tenendo conto dell'altezza sul terreno a cui trovasi l'occhio dell'osservatore.

NFLLA !11:ANOVRA SULLA CARTA


256 DETERMINAZIONE DEL CAMPO nr VISTA dicante la pendenza cercata. Infatti F G (differenza di quota in metri) sta ad A A" (apertura del compasso) come uno sta al numero così trovato, che nelnosteo caso è10. La pendenza di AA" è adunque di 1/10 (ovvero di 6° gradi circa) (1). Ora, giacchè la visuale A A" v~ dall'alto al basso, noi potremo dire che essa è libera se nessuna delle visuali dirette ai punti compresi fra A ed A" e aventi la lor proiezione orizzontale sulla A A" sarà meno inclinata di questa retta. Appare a primo:aspetto che il punto da considerarsi anzitutto è il culmine A'. Esaminata colle suespresse norme la visuale A A' trovasi che la sua pendenza è di 1/13 e se ne deduce che la visuale AA" è intercettata, cioè che da A non si vede A''. Peendendo ad esame la visuale A'", si vedrebbe invece che essa è libera. Se due punti qualunque A ed A" avessero ugual quot.a, cioè se fossero a livello, la visuale fra essi sarebbe intercettata se alcuno dei punti intermedii avesse una quota maggior-e; per verificare ciò basta esaminare la carta. Così pure se fra due punti di quota differente ve ne è uno di quota maggiore di amendue si dirà senz'altro che dall'uno non si vede l'altro. Se la visuale da esaminarsi andasse dal basso all'allo sarebbe intercettata quando alcuna tra le visuali intermedie avesse maggior penden:i:a di essa. Esaminando, pe1' eseJnpio, la visuale Q B (fig. 'l') la quale ha la pendenza di S,~O risulterebbe che è intercettt>.la dalla . 1

prominenza B' perchè la visuale Q B' ha la pendenza cli ---::7,'00 che è maggiore della suddetta. Se non che le piccole dimensioni della presente scala elisi(I) Sulla llgul'a il compasso e il regolo sono rappresentati nella posi-· zione richiesta per troval'e la pendenza della visuale AA".

NEUA MANOVHA SULLA . CARTA 257 metrica non di rado r;enderebbero impossibile H servirsene, attesochè non. vi si possono riportare aperiure di compasso s.uperiori alla larghezza clel foglio, nè leggere differenze di quota superiori a quelle segnate nelle graduazioni traversali. Per ovviare a tale inconveniente, è d'uopo far uso di un compasso di riduzione o cli un compasso a d11e aperture disuguali, misurare le distanze sulla carta coll'apertura maggiore e tiporlarle sulla scala colla minore, avendo poi l'avvertenza di dividere le differenze di quota, avanti di leggerle sulla seala, pel numero di volte che l'apertur·a minore del compasso sta nella maggiore. Avendo dinanzi, a cagion d'esempio, una carta a 1/HlOOO, si otterranno risultati esatti usando della graduazione trasversale pella scala di 1/2500 e un compasso di riduzione a 1/4. Ma tutte le volte che non si ha per iscopo diretto di determinar la pendenza di una retta e invece trattasi solo di confrontar·e tra loro varie pendenze, non occorre cereare alcuna relazione fra la riduzione fa tta col eompasso e quella da fa1·si alle quote. La sola cosa indispensabile è di far sempre l'uguale riduzione col compasso e di legger sempre le differenze di quota sulla medesima graduazione. Qnand.o, come il più delle volte succede, occorra conoscere se è visibile non già il terreno, ma un r iparto di lruppe o fermo o in movimento, una colonna cli carri od altro, si aumenlerà la quota del terreno della loro altezza, tenendo conto anche della polvere che si alza al loro passaggio. Veniamo ora al secondo caso, cioè a quello in cui è mestieri trovare di quanto una data visuale passi sopra un determinalo punto che non si ved<~. Nel caso pratico, se c1uest'11llimo punto si immagina congiunto mediante una retta a quello donde s i guarda, la sola visuale da ?onsiderarsi :sarà la più elevata fra quelle c11e toccano i punti .inlermecli. Basterà dunque trovare là quota del punto della detta visuale avente la medesima proiezione orizzontale del punto oggettivo, e vedere di quanto differisce dalla. quota cli questo. ANNO XXli,

YoL,

Ili.


21)8 Dln'ElHll NAZlONE DEL CAMPO DI VISTA Per ciò determinasi prima la pendenza della visuale in questione; poi s i misura col compasso la distanza sulla carta fra il punto di vista e l'oggettivo; si riporta quindi tal distanza sulla trasversale della scala corrispondente a l denominatore della frazione di pendenza trovata> facendo toccare la X Y alla punta sinistra del compasso e movendo il regolo finché ne tocchi la punta destra. Il numero della graduazione (pella scala della carta) trasversale corrispondente al punto toccato dal lato sinistro del regolo indicherà la differenza di quota tra il punto di vista e quell'altro della visuale. ConosciuLa la quota di questo apparirà la sua alLezza s ul punto oggettivo. Anche in questo caso si può far uso del compasso di riduzione e si può servirsi di una graduazione trasversale quals iasi pur chè non si facciano variazioni durante una medesima operazione. In tal modo trovasi, per esempio, che la visuale> la quale partendo da A s fiora A', passa sopra A" di metri 11,50. Quando finalmente si voglia conoscere in qual punto una visuale che sfiora una data prominenza> incontri il terreno al cli là di questa, se il terreno al di là è piano, basta cercare sulla visuale il punto avente la quota di esso terr eno, il quale sarà necessariamente il punto d'incontro. A tal fine, dopo trovata la frazione di pendenza della visuale> si fa passare il lato sinistro del regolo pel punto della debita graduazione trasversale il cui numero è uguale alla differenza di quota fra il punto di vista e il terreno piano; poi si misura la lunghezza della traversale tra il punto della X Y corrispondente al denominatore della suddetta rrazione di pendenza e il lato sinis tro del regolo. Tale lunghezza rappresenta la distanza s ulla carta tra il punto cli vista e quello avente la quota del terreno piano, il quale, come si è detto, è il punto d'incontro. Ma se il terreno a l di là della prominenza non è piano, biso:. gnerà, per trovare il punto d'incontro, tener conto della sua pendenza. Fra i diversi modi di trovare il punto d'incontro il più semplice pare il seguente: si fissano sul terreno e nella di-

NELLA MANOVRA SULLA CAllTA

259

rezione délla visuale due punti> uno dei quali si veda e l'altro non si veda per causa della prominenza suddetLa, e frammezzo ai quali il terreno sia, a un dipresso, piano. Si determinano poi le cruote dei due punti della visuale aventi la medesima proiezione orizzontale di quelli, cioè il medesimo posto sulla carta. Chiamando A la differenza di quota fra il punto del terreno che non si vede e il corrispondente della visuale> ò la dilfe . ren~a di quota fra gli altri du~ punti e e la diITerenza di quota fra ~ due punti del terreno considerali, la differenza di quota fra 11 punto del terreno che non s i vede e il punto d'incontro sarà: AO

n+.3' quella fra il punto del terreno che si vede e il punto d'incontro sarà: òo .<.\+ò (·).

Dovendo la quota del punto d'incontro essere necessariam ente intermedia fra quelle dei due punti del terreno considerati, si vedrà tosto se la differ enza trovata si debba ao·o·iungere alla quota del punto preso per base o sottrarnela. ""' (') Infatti se si fa passare un piano verticale per i due punti del terreno considerati, esso conterrà la visuale, il profilo de l terreno e la comune proiezione orizzontale. Sia (fig. 2") DC la. visual.i, A.B il profilo e pp, la comu11e proiezione orizzontale. Sia N11 il punto del terreno che si vede ad N' il corrispondente del:a. visuale, ll:11' ed ll1 siano gli altri due punti. Sarà N' N" .<.\ , 111' M" = o , N'' Y 0. Or a per la somiglianza dei triangoli si ha:

=

=

M' M" : N' N11

= P P' -

P' X : pt X (1) ,

ed anche N" P' : N" Y

= P' X : P P' (2) .

Dalla 1i. proporzione si ricava: P'X =

1

6XPP

~


260

DETERMINAZIONE DEL c,rnro or VISTA Avuta tal quota, lo stabilire il punto corrisponden le sulla carta non presenta difficoltà. In ogni caso, volendo, lo si può trovare mediante la scala clisimetrica. Busterà prender col compasso la dis tanza fra i due punti del terreno e riportarla sulla scala nel solito modo, facendo toccare alla punta sinistra il punto della X Y avente il numero a e alla punta destra il lato sinisL1'0 del regolo M N. Il segmento di trasversale compreso fra il regolo e il punto della X Y cot'rispondente alla differenza di quota trovata, rapp~esenlerà la distanza sulla carta dal punto d'incontro ad uno o all'aHro dei due punti del terreno secondo che si è considerata la differenza di quo la rispetto ad uno o all'altro c~J. In tal modo si trova, considerando i punti A" ed A'", che la vi_suale che partendo da A (fig. 1') sfiora A', incontra il terreno in X alla quota (100,40). 1Iedesimamente, considerando i punti Q e P, si trova che la visuale che parte du Be sfiora il terreno in B', lo incontra poi in B" alla quota (8'f,90) lasciando sotto di sè il tratto B' B" che per conseguenza non si vede. Tali risultuti, naturalmente non sono che sufficientemente approssimativi. L'esatte:-:7.a del ris ultalo si prova verificando se la reLta che congiunge il punto di visla col punto d'incontro ha, come

Dalla 2a si ricava: p, X

= N" P' X p P' o

Quindi si ha: A Ò

+ A

N'' P' O

donde

AO N"P= ò+A'

Analogamente si dimostra che • Ò6 M"P= - -

A+ ~

(·) Infatti (6g. 2a) si ha: O : P P1

=N" P' : P' X .

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

deve avere, la medesima pendenza della visuale considerata. Siccome non si può esigere che un ris ultalo approssimativo, molte volte si potrà fissare tal punto d'incontro, come dicesi, per tentativi; e con ciò si guadagnerà tempo. Anche in queslo terzo caso si può fur uso del compasso di riduzione e di quella graduazione trasversale che si vuole, purchè si abbiano le avvertenze di cui si fè cenno pegli altri casi. l punti sul tert'eno saranno d'ordinario scelti sulle curve orizzontali, poichè così non. si perderà tempo a determinarne la quota. Dopo aver fatto un po' d'esperienza, riesce fa cile lo scieglierli opportunamen te. Anzitutto, osservando la disposizione delle curve, si conosceranno ben preslo quei tralLi di terreno giacenti sulla dfrezione di una data visuale, i quali in nessun modo possono esser visibili. Guardando, per esempio, dall'alto al basso, un punto, per esser visibile, deve trovarsi su un tratto dì profilo o inclinato in senso opposto della visuale o, in caso contrario, meno inclinato di essa. Dato che un punto sia visibile, Lutti i punti s ulla slessa direzione continueranno ad esser visibili fino a tanto che il dello profilo, cambiando curvatu1·a, passi ad avere una pen-0enza maggiore della visuale e nello stesso senso dl essa. Osservando, per esempio, la visuale B B''' (fig. 1•), si ricaverà tos to che da B il tratto di profilo fra le curve (HO) e (130) non si vede, e così pure che non si vedono i Lratti fra le cur ve (120) e ('1.10) e fra le curve (100)e (90). Mediante la scala clisimelrica si riconosce che il punto B' si vede e che la visuale, che sfiora il pl'ofilo corrispondentemente alla curva (140), lo incontra poi in X'. Si riconosce parimenti che il punto del profilo corrispondente alla curva (100) non si vede e che la visuale che sfiora il profilo in B', lo incontra in B". Da B" a B"' il profilo non pendendo in luogo alcuno nel senso della visuale BB' e più di essa, si deduce che è tutto visibile. Se non che ben di rado accadrà nella manovra sulla carta di


262

DETERMINAZIONE DEL CAM1'8 DI VISTA ECC.

dover d t · . e ermmare dove le visuali incontrino j) terreno Q11est . farsi per s'ab·1· · o Potrà a cag·JOn d'esempio •• 1 ire una volta per sempre sulla carta di manovra il campo di . ' 1· . . l · .. . . vis.a e 1 certi punti e ommant.i di parL1colare importanza In tal c l t ,1 . · · · aso covranno nau1a mente considerarsi molte v·s 1·1 . . . 1 . , • ua m varie direzioni· e il campo cli vis ta rimarrà d t · ' l . e ermmato da curve congiun "'enti fra Ol'o i punti dove le visuali inconh'ano 1·1 t , r" . t" d er1eno e ra loro 1 pun r ove no sfiorano le prominenze. .

BIBLIOGRAFIA

Pare da ultimo ~he questa scala possa con vanta....,,,.io surr ogare le scale clioometriche in uso. In La! "~ strurla al uanto . . caso conviene co. q diversamente, sostituendo al re"'olo obr determmate · ct· d " 1que e m ican o le pendenze in centesimi (fig. 3'). A11e1•ptc su,• l'éttil 1nil'tt,1·i ,·e tles .111·iHci1H1le11 111dsst1nces élt•tuigè,•es Capitano CARLO BESTA.

,,u 111·i11le•n.1.1s de 1877,

par S. RAu, capi taine d'état major. - Paris. Levrault 1877. - Prezzo L. 3, pag. 266.

Rerger

Gli eserciti moderni vanno soggelli a rapidi cambiamenti, sia nelle loro islitu,,;ioni, sia nella for:.:a loro. I migliori giornali militari d'ogni paese tengono dietro con alten;:ione a questi perfezionamenti, che da un lato offrono spesse volte occasione ad ulili raffronti, dall'altro proiellano luce sui progressi della potenza militare ed economica di uno Stato. L'esercito francese, che prima del '1870 pochissimo si curava di quanto accadeva fuori delle sue frontiere, ora rorso al pari di ogni altro ricerca s tudiosamente lo svolgersi della , 1ita militare all'estero. A cosiffatte ricerthe dobbiamo i dìeci volumi della R,evue militai7·e de l' Étranger, rnolti opuscoli e lavori, fra .i quali presentiamo ai nostri lettori quello del capitano Rau. Esso offre sei quadrì abbastanza completi degli eserciti cli Germania, cli Jnghillerra, cl' Austria- Ungheria, cl' Ilalia, di Russìa e di Turchia . Jn ciascuno cli quesU tratta della popolazione e finanze; del reclutamento e riserve; della rimonta e coscrizìone dei cavalli; delle formazioni organiche delle truppe di opern:.:ione; della divisione militare ciel paese e della ripartizione delle truppe; della formazione dell'esercito in


264

'.265

mm.TOG-RA~'(A

lllBUOGMFlA

caso di mobilitazione generale; del carl'eggio cli un corpo di esercito mobilizzato; dell'armamenlo e del male1'iale cl'arLiglieria; infine degli uniformi. Ln ripartizione non potrebbe essere migliore, nè le nolizie più vicine alla verità, perchè l'autore è stato parecchio tempo addetto ai lavori clel secondo ufficio dello stato maggiore genel'ale del minis tero dolla guerra. La forma è sobria, chiara, senza fronzoli, senza divagazioni; rispetto al contenuto il libro val meglio del comodo manuale pubblicato l'ann o scorso per cura dell'Unione militare scientifica cli Vienna (·1), manuale che, molto esalto un anno addietro, ora non lo può più essere per le mutale condizioni cli alcuni eserciti. La pubblicazione di Rau è più completa perchi'J comprende cziandio l'Inghilterra e l'Austria. Peccato per noi che vi manchi la Fi·ancia . Ad ogni modo può servire egregiamente ai nostri ufficiali. Sarebbe tuttavia utile che qualcuno valendosi dei molti mate1·iali e dei libri già pubblicali. t'egalusse al nostro esercito un manuale pratico ed esotLo, che formas:;;e la base ed il collegamento fra i molti studi che ora si fanno sugl i eserciti esteri.

resta, a chi si chiudo nel gretLo esclusivismo nazionale, a chi non consider·u a fondo le cose altrui. In Germania si guarda con occhio indagatore u Lutto ciò che si fa in Francia, e si pone la mano sul cuore al nuovo esercito che venuto dalle rovine del vecchio ha fallo tesol'o delle esperienze di questo e sorge col concorso di tulta la nazione aspirando a buon diritto a ridare alla Francia i suoi allori sfrondali, I Tedeschi avevano un dizionario mii ilare francese; ma era di trent'anni addietro e molti vocaboli moderni vi facevano difetto, Si lamentava una lacuna; quando venno il Ribbentrop a riempirla con questo suo volumetto. Il suo lavoro è di quelli che meri.tano la riconoscenza degli studiosi; lavoro lungo, difficile, minuto, intricalo, noioso, sebbene 0011 di rado rischiarato dal lampo della parola che dà vita alridea, Forse egli si è alTreLLato di L1·oppo. Già in questo tempo si vive a vapore e la massima parlo dei libri risente di crueslo. sollecitudine, cli questa febbre con cui s i cammina sulla via del progresso. Ma un dizionario dovrebbe essere cosa da durare qualche anno, e la fretta lo guasta più forse d'ogni Rltra produzione. Così sfogliando il volumelLo, che per ora è soltanto franceseLedesco, invano cerchiamo i più comuni vocaboli della marina, dell'arte del cavalcare e della costruzione dei ponti; mentre troviamo la sche1·ma, la ginnastica, il nuoto, se non completi, almeno rappresenLati da buon numero di termini e di espressioni. Parecchio mancanze si possono notare, anche senza un esame profondo: per esempio jalon, mamelon, débloquer, coton-fulminanl, nager ecc., parole comunissime a tu lLe le lingue militari, non hanno qui la loro Lrnduzione tedesca. Altre non sono tradotte esattamenlc, come per esempio, impedimenla (sind die T1'ains, Bagagen de,· Tnlppen spiega l'autore); perchè non dice puramente e semplicemente Tross? Son o difetti ineviLabili in un~ prima edizione, che si toilieranno di certo in una seconda, la quale potrebbe fopse essere utilmente pol'lata a doppio volume, pure ommeltendo molte ripetizioni,

1roeabulai1•e uiilitai,•e r,•,nap,iis - alle,nantl.

(Raccolta di.parole tecniche militari moderne). _RrnSE NTROP,

Premier-I.Jeutenant, Instmctor an der Cade-

tenscbule in Berlin. -

Lipsia, Brockaus 1877, pag. 230,

prezzo lire 5. Gli studi si generalizzano: l'arte militare accoglie ogni giorno nuove parole che indicano nuove scoperte, nuovi modi di agire, nuove applicazioni e nuove idee. Guai a chi si ar-

(I) Die StreWwa.fte àer europaischen Staaten. ubersichtllch daroestellt nach den neuuten Quellen, Wien t8ì6.


266

l,lIB!.lOG-1\AFIA

Parecchie cli queste tuttavia sono inevitabili finchè è conservata la distribuzione dei vocaboli, che è la seguente: I. TatLica. II. Topografia. Disegno militare. Jll. Fortificazione . Strade ferrate. Telegrafi. IV. Scherma. Ginnastica. Nuoto. V. Armi portalili. VI. Artiglieria. V I I. Organizzazione. Amministrazione. Reclutamento. Giustizia militare, ecc., ecc. Noi vorremmo puramente e semplicemente la successione dei vocaboli in ordine alfabetico. Senza cli ciò lo studioso sarà in obbligo di fare un lavoro di cervello per trovare la casella del suo vocabolo, sempre col tirnore di doverlo cercare in due o tre altri posti, cd anche cli rimanere con un pugno cli mosche dopo sette ricerche. Non è cosi facile tracciare i limiti dei vocaboli e delle espressioni quando non sieno puramente e semplicemente tecniche. Ripetiamo del resto che il lavoro è sotto molti punti di vista pregevole assai. Volesse il cielo che qualche ufficiale italiano ne imprendesse uno simile a sollievo di quei tanti che ora studiano il teòesco e leggono libri tedeschi. L'ottimo dizionario del colonnello Carbone, che in appendice por ta un comodo indice ed i vocaboli tradotti in tedesco ed in francese, è vmai incompleto, <:.olpa la rapidità del movimento. Ne occorre un altro, che può giovarsi e del Carbone e del Grassi e del D' Ayala per eliminare le locuzioni e i termini impropri od inutilmente forestieri infiltratisi nella nostra lingua militare. Questa ci guadagnerebbe un tanto. Ma ci vuole pazienza, perseveranza, ordine; e soprattutto non soverchia fretta .

BIBLIOGRAFIA

'267

Pelfl~iigen des P,-int::!es Eugen tio:ti s,,vo,,e:tt, - Nticl1, ,len IJ'eltl-Acten und ,,n,le:t•en 1.1.1,tent·i scl1,en f}uellen, 11,et•tnMgegeben ,v an det1. Abtl1,eiltnig r;;.,. H..-iegs gescl1.icl1,.te

Campagne del principe Eugenio di Savoia compilate sopra documenti autentici p er cura della sezione storico-militare degli I. R. Archivi. tles H.. 11... A1•cldves. -

I.

Gli studi tattici e strategici dopo avere divagato per qualche tempo nel campo speculativo, ora tornano a cercare un punto d'appoggio sullo studio dei fatti. Vi Lornano per via indiretta, e perfino rifacendo a forza di ragionamento le azioni di guerra oramai r egistrat..edalla storia in ogni lor particolare. La storia militare non si contenta più di farci assistere come spettatori caduti dalle nuvole sul campo cli battaglia all'atto finale della guerra, ma ci prepara a questo spettacolo, cogliendo i legami che lo avvincono alla situazione politica e sociale dei popoli combattenti, spiegando le caw,e che li spingono ad urtarsi, valutando le forze mater iali e morali che determinano l'urto, e seguendo passo a passo le esplicazioni di queste forze. Così questo ramo dello scibile militare diviene ancora esso fecondo d'insegnamento, senza rig·uardo all'epoca a cui si rit'erisce, poichè le passioni umane e la superficie terrestre, elementi precipui di g uerra, non mutano mai la lON natura per volgere di secol~ A vedute cosi larghe s'inspirò il ministro della guerra in Austria, quando, per erigere un monumento di gloria all'esercito, volle che fossero nanate le sue gesta, in modo che la storia avesse da riuscire utile agli studiosi delle cose militari, « come a coloro che si dedicano ad investigazioni storiche "· Era necessario per compiere un lavoro simile di risalire cli nuovo alle fonti originali, e frugare nei documenti contemporanei la verità dei fatti. Ricchissimi per questo uso sono gli archivi cli guerra a Vienna, completati dagli archivi pubblici e privati sparsi nella monarchia. "Per dare poi un giud izio sicuro s ulle vicende delle guene»


llllJLlOGRAFl A 268 dice la traccia ministeriale, « bisogna avere l'esatta cognizione « di tutti i mezzi adoperati, e di tuUi i fattori che ebbero una « influenza sullo svolgimento delle campagne. Perciò la nar" razione dei fatti deve essere preceduta dalla descrizione, « 1' delle cause politiche, le qual i diedero occasione alla guerra, « della meta prefissa, e delle trattative diplomatiche, che pr e« cedettero lo scoppio delle ostilità; 2° dell'ordinamento e della « amministrazione degli eserciti combattenti; 3° del sistema « adottato per vivere e per rifornirsi di sussistenze e cli munì" zionamento; 4° della configurazione topogr afica dei paesi « che furono teatro dell<~ operazioni; 5° dello s pirito degli eser" citi e degli uomini che ebbero qualche influenza sulla dire« zio ne della guerca; 6° finalmen L e del modo cli combattere ». Con questo programma si svolge il 1' volume della storia delle camp!:).gne cli Eugenio di Savoia. Qui non è il caso di ripetere l'intestazione dei capitoli, tanto più che questo periodico ebbe alLra volta occasione di accennare il riparto dell'opera (1), nè di parlare delle splendide illustrazioni che l'accompagnano soUo forma d'atlante; solamente vuolsi dare una idea delle parti più salien ti di questo primo volume, il quale può stare da sè1 e forma un quadro veritiero della situa.zione militare degli S tati euro pei al cadere del ·l 7° secolo. Tuttociò che può giovare all'intelligenza delle guerre cli quell'epoca tr ova posto, e vi è profondamente studiato. Nella prima parte del volume sono descritte le condizioni politiche ·dell'Europa, e la situazione statistica economica e finanziaria degli Stati in cui era divisa; nella seconda parte sono analizzati tutti gli eserciti europei in tutte le loro attinenze, e più specialmente nel loro modo di combattere. Queslo pazientissimo studio r ischiara molti punti dub biosi nella storia militare, e distrugge molti errori e pregiudizi che l'orgoglio o l'ambizione hanno infiltrato nel racconto delle guerre di quei tempi. Le passioni che li agitavano sono orarriai spente, e la mano dei posteri può frugare entro i segreti delle generazioni passate in cerca di verità. Molti idoli, che per fortuito concorso di circostanze sono stati innalzati e venerati vengono forse abbattuti; molte virtù finora sconosciute sonorimesse in onoranza, ed il processo dei fatti è narra to con tale imparziale verità, che noi possiamo come giudici spassio-

(I )

C,·onaca milita,·e estera,

1876, pag. 252.

lllBUOG RAFIA

269

nati assistere al loro svolgimento, sorprendere le segrete molle che vi agil'ono, e spesso rimasero ignorate o .non apprezzale dai contemporanei, e trarne utili insegnamenti. Gli scrittori delle Ca,npagne clel principe Eugenio cli Sa1Joia, da questo punto di vista s ono benemerili, poichè seppe1°0 così bene spogliarsi da ogni passione, o parzialità, che mettendo oppor tunamente in evidenza le gloriose gesta dell'esel'cito austr iaco, J1on dissimularono gli sbagli commessi, e sopratutto non cadder o mai nel brutto vezzo di denigrare gli altri · popoli, per dar risalto a lle virtù dei propt'i connazionali.

11.

Di famiglia italiano, francese di nascita, austriaco per cuore e per·affezioni, il principe Eugenio di Savoia fu il più solido sostegno della casa d' Absburgo, quando due potenti nemici le premevano i fianch i, quando Luig i X IV vibrava i colpi più fieri alla preponder anza ausLr iaca"in Europa, ed i Turchi, giovandosi della lotta tra l'impero e la nobiltà ungherese, pianta vano le loro tende in vista cli Vienna s tessa. Prima cli scendere nella tomba il pr incipe di Savoia potè vedere i risultati della sua opera prestata pel' più di cinquant'anni in una guerra quasi continua combattuta su LuUi i campi del continente europeo . La Francia di Luigi XIV, fiaccata nelle s u.e aspirazioni alla monarchia universale s'avvoltolava nei gr elti raggiri politici del car dinale Fleury; la Turchia baLtuta successivamente a ZeuLa, a Peterva!'adino ed a Belgrado, era s tata oramai ricacciata oltre il Danubio. Gli avveni. menti a cui si lega il nome del pl'incipc Eugenio, tanto politicamente, quanto militarmente spiegano a maraviglia la preferenza che fu data alla nal'razione delle sue campagne in confronlo d'altre, e ci spiega. pure il numero grand!') degli scr-itLori che preser o a LraUare della s ua vita dal Mauvillon all'Ameth, che è il più reeenLe ed il miglior e. L'esercito au.striaco poi deve al principe Eugenio le basi del suo ordina-· mento, e l'indirizzo del suo svolgimento. La seconda metà del 17° secolo è notevole nella storia degli eserciti, poichè in ollora essi cessar ono di essere o cli somigliare a compagnie cli ventura, chiamate ad effimera vi ta dalle passioni o dall'avidità dei principi, e divennero saldi e perenni.


270

BIB LlOG RAFIA

difensori del principio monar chico, assumendo una parte violenta se vuolsi, ma necessaria nello svolgimento della st0tlìa. Col "\Vallenstein era sceso nel sepolcro l'ullimo venturiero, le cui vittorie erano così temibili pel principe e pel paese, come le sconfitte, e gli eserciti cessar ono d'essere una accozzaglia d'uomini inegualmente ordinata, dipendente da m olti capi, indipendenti gli uni dagli altri, i quali assumevano il .compimento di un'impr esa militare, con un contralto analogo a quello col quale oggi un imprendito1~e assume la costruzione d'una opera di utili tà pubblica. Or amai i soldati cominciavansi a reclutare nel paese, e per commissione del Monarca, ed erano ripartiti con certe norme numeriche e tattiche tr a varie compagnie, e dipenden ti tutti da un solo comando, che era a sua volta emanazione del potere sovrano. I reggimenti non et ano più formati e disciolti a seconda che il nembo guerresco s'avvicinava o si dis perdeva, ma appena assottigliati di forza; a causa di questa lor o formazione stabile aveano un nome che conservavano s tabilmente, cominciavano a tessere la s toria delle glor iose vicende, e ad inscriverla sulla propr ia bandiera, intorno a cui si rannodavano i soldati. lJ r ispetto per queste tr adizioni influì assai a rn~tar c~rattere alla g uerra . Le selvagg'ie rapine, le ruine, glI stupri e le stragi, onde aveano lasciato dietro a sè impura orma . le or·de che aveano comba ttuto nelle Vo-uerredi reliaione o ,. ormai non cloveano più rinnovarsi. Un Re di F r ancia non temette d'ass umersi la terribile r esponsabilità avanti alla storia ed ai propri contempor anei d'emulare le più vergognose gesta delle bande di Tilly e di vVallenstein; ma un gr ido umversale d'orrore rispose agli ordini coi quali Luigi XI V segnava la s orte del Pala tinato, e questo grido è indi:tio della m utata coscienza dei popoli. Doloroso fa tto era per se s tesso la g uerra, nessun bisogno d'aumentar e capricciosamente i danni, e poichè le truppe rfoevevano regolari distribuzioni di viveri ed un embrione d'Hmministrazione comincia va a_ svilup~arsi per frenare gli abusi dei capi e le pretese dei soldf'. t1, e per gettare più solide basi alla disciplina, non doveva il capo dello Sta to ricacciare l'eser cito sulle vecchie vie del disordine e della licenza. . All'infuori di questo episodio, le memorie di quei tempi c1 rr:iostrano che i soldati aveano cessato d'essere avventur ieri dediti alle libidini ed al bottino, · e che in mancanza

271 Blll LIOGRAFIA d'altri sentimenti più elevati , s'er a infiltrato in essi un potente spirito cli corpo, che li ratteneva da ogni eccesso abituandoli a riguardar e come lor-o famiglia il reggimento cui appartenevano. Era questo un progresso morale dovuto alla stabilità dei q uadr i, ed una preparazione a nuovi tempi, nei quali l'amor e della patr ia divenne il cardine delle istituzioni militari. I g radi m ilitari erano r iserbati alla aris Locrazia, che, avendo abdicato più o meno forzatamente in mano della Monarchia il potere èli c ui era sta ta fino allora investila, oramai piegavasi ad una parte secondaria intorno ai gradini del kono, contentandosi di ricambiare il sacrificio del proprio sangue con le magnificenze dell'apparenza, e col diritto d'essere primo nei luoghi del pericolo. Sol campo di battaglia i nobili si poneano letteralmen te alla testa delle file, ed i gradi erano moHipJjcati a dismisura per dare sfogo all'attività febbrile di un ceto che fino allora era stato avvezzo ad eser citare una a utorità irresponsaJ)ile. Ma questa moltitudine di ufficiali non avea un determinato legame tattico col riparto delle truppe. Le compagnie, piccole in Fr ancia, più numerose in Germania, erano amministrate dai r ispettivi capitani, ma allo sfilare della Guardia, che er a l'occasione per esercitarsi alla manovra, e davanti il nemico r iunivansi tutte senza distinzione in una sola massa per ogni battaglione. Il maggiore avea l'incarico di comandare e dirigere questa massa; gli ufficiali si ripartivano promiscuamente davanti alla prima riga, e s foderando la sciabola, o brandendo la partigiana, col loro esempio animavano il valore dei soldati. Non er ano interpr eti del comando, ma soldati anche essi distinti dagli altr i per l'eleganza del vestiario, pel posto più per icoloso e pel coraggio che dimostr avano.

III.

Cosicchè l'ese1·cito essendosi es$enzialmente modificato, p01• necessità dovea modificarsi anche il sistema di guerreggiare. I.e operazioni non procedeano più così disordinate, come durante la g uerr a dei trenta anni, e tuttavia non avevano ancora assunto .i l carattere compassato, che distingue le guerre della seconda metà del '18" secolo.


272

'BIBLIOGRAF IA

Era un tempo di tt·ansizione. 11 concetto armonico, che regola le mosse cli tutto un esercito, era ancora violato, benchè raramente, da talun capitano, il quale non potèa Lenersi dal.cogliere l'occasione cli mostrare il suo valore, o di soddisfare alla sua avidità con qualche intempestiva scorreria; tuttavia il generale imprimeva già un indir-izzo unico, e conf'or-me ad un piano preconcetto, alle operazioni di tutr.i i suoi dipendenti. . Non bisogna ancora cercare quell'armonia tra i corpi, q uell'èquilibrio nella forza degli uomini armati diversamente, quella precisione nella istruzione, quelJ'uniformità d'armamento e di manovre, che rende tanto semplici e mane,wevoli 1 gli odierni eserciti. Per otLenere tutto questo, lo stakl\rrequieto della guerr a dovea lasciare posto ad un'epoca di pace in cui gli spiri ti potessero riflettere sui fatti, e trarne insegnamenLi. Tuttavia erasi ·già fatto sentire ·il bisogno di colle.gare la potenza clell'intellei:to colla forza mater iale, e le menti degli uomini militari eransi rivolte allo s tudio nei r ari inter valli lasciati loro dall'azione. Ma i loro s tudi cedendo all'impulso generale che tendeva al classicismo si s pinsero sopra una falsa via. :Nei lol'o tempi non trovavano il corredo riccbissirno di esempi, che avea lascialo l'antichità; e nel ricorrere ad essa non tennero bastante conto dei cambiamenti avvenuti nelle condizioni dei combattenti. Le idee si pervertirono stranamente; oziose quistioni consumarono elette intelligenze; e la guerra fu condotta in un modo che non era precisamente conforme ai principii. · A (',iò concorsero anche le circostanze politiche. Invece dell'ambizione del Tilly o del vVallenstein . e dello spirito religioso di Gustavo Adolfo, :i consigli interessati del cardinale Richelieu, o le combinazioni politiche suggerite da Guglielmo d'Orange, animarono la lotta, e con essi cominciò il sistema di guerra, che durò poi!per tutto il i8° secolo; diretta dal fondo dei gabi11etti, indecisa nel suo svolgimento, ed impotente ad ogni colpo l'isoluLivo. Mancò il g·iusto apprezzamento dell'obbiettivo; i veri moventi di guerra furono sostitui Li da segrete· m ire politiche, spesso ignorate dallo stesso generale; arte somma divenne il manovrare attorno a d una cittadella, l'aggirarsi negli aognsti limiti d'una provincia, l'occLtpare il tempo senza gravi danni. Il pfano di' guerra basavasi sui mezzi disponibili, ma non si curava di coordinare i mezzi allo scopo che voleasi oUenet'e; evitavasi · talora d' indebolil'e

BIBLIOGRAFIA

2i3

troppo l'avversario per non dare troppo vantaggio all'allealo; prendevansi le fortezze in un dato giorno per offr ire un brillante spettacolo alla corte di Luigi XIV ed alle sue amanti. Le guerre nell'Europa occidentale aveano l'aspetto d'una coalizione contro l;t Francia, l'impero era il nucleo di cotesta coalizione, ed i principi del Sacro Romano Impero, che erano più cli 370, fornivano più o meno volenterosamente_ il lor~ conlingente al sovrano, il quale dovea a sua volta d1fenderh tuLti. Quindi le forze si sperperavano in una guerra di cordone, i grandi colpi erano resi impossibili, gli obbiettivi limitali al cor·so d'ogni campagna, e le lotte perpetue. La rete intricatissima deg.li interessi poMici rendeva mal. distinta la meta verso la quale si tendeva; talora combalteasi qui un nemico, col quale erasi allrove conch_iuso un _armistizio· sempre le alleanze e1•ano malfide, ed 1 generai! dubbiosi ~d arrischiare battaglie. Le campagne finivano a seconda delle sLraneue della stagione, e le guerce per tedio, per intrigo polilico, ma raramente per l'es ito delle battaglie. Gli eserciti r imanevano a lungo uno di fronte all'altro; occupata una buona posizione, di là non moveasi così faci_lmente, ed essendo br-evi le portate delle armi da fuoco, gli avversari annodavano relazioni di cortesia tra loro, le quali diminuivano l'impelo degli scon tri, e davano luogo a scene cavalle1•esche più ridicole che sublimi. Cosi la mente dei generali rimpiccinivasi nella.breve zona assegnata alla loro azione. Gustavo Adolfo er a sparito come una meleoea, ed al 'furenna eeano necessariamente succeduti il Ven<lome ed il Villars.

IV.

Ben altrimenti procedeano le cose nell'Europa orientale, ove l'impero affrontava ancora le ultime ondate delle inv~sioni musulmane. Sull'angusta striscia di terra che costeggia il Danubio comb9.tteansi g li ultimi episodi di una guerra che dopo mille anni e più di dura tu conservava ancora un aspelto impQnente e selvaggio, dovuto alla natura dei popoli combattenti, ed alle passioni religiose che li agitavano. Nessun sottinteso diploma tico arrestava l'azione dei generali, nessuna mira seconduria d'astuta politica mutava le battaglie in un ANNO :uu. VoL. 111.

48


BI.BUOGRAF IA

sagace, quanto inutile giuoco cli m0sse e di contr.o mosse; un0 solo era lo scopo da ambo le p,1rti, cioè la distruzione dell'infedele; nessuna pace clunque senz,a lo sterminio, e gli Osm,ani no.n .chiesero nè concessero mai altro che tregua, quando le loro schiere troppo dissangualeaveanohisogno d'essere ristoraie. Il libro sacro del Corano ponea come base delle istituzioni religiose la guerra agli infedeli; ed in nome di questa guerra allo sventolare del sacro ;vessillo del Profeta accorrevano a migliaia i guerrieri dal Golfo Persico ai deserLi cli Sahara, dai Carpati e dalle bocche del Don alle cataratte del Nilo Jier formare l'eserciLo del capo dei credenti. Le armi, il modo di combattere, le razze erano diverse, ma una sola fede rendeva uniforme l'esercito raccozzato in paesi tanto lon tani fra loro; in nome di questa fede medesima i redeli cercavano sul campo di battaglia il paradiso sensuale promesso da Maometto ai valorosi. Che importava se Candia era cosLala 100,000 uomini, e Zeuta più di 30,000 tagliati a pezzi ed annegati~ La guerra duro ,anco!'a per una qua1•nntina d'anni, poichè le sorgenti ohe alimentavano l'esercito erano inesauribili. Il fanatismo che animava l'esercito dava un carattere essenzialmente aggressi,vo al modo di combattere. I soldaJ,i come i generali sentivano il bisogno irresisLibile d'incontrare il nemico, vincerlo o perire. All'aprirsi della campagna l'esercito, radunatosi in un punto determinalo quasi tradizionaJlmente, muçiveva contro il nemico, secondo un piano prestabilito dal Divano; dopo queste prime mosse il rimanente delle azioni dipendeva dall'intelligenza e dalla volontà assolut.a del gran visir, non inceppato clagli ordini del consiglio aulico o dai suggerimenti imperiosi d'alcun ministro, ma responsabile colla testa delle sue determinazioni, L'eseccito dividevasi generalmente in cinque g1·andi corpi, avanguardia, corpo principale, due ali, e retroguardia; oltre questi g randi reparti non pare che alcun altra suddivis ione tendesse a rendere più maneggevoli le enormi masse ch'essi costituivano, l giannizzeri formavano il nucleo dell'esercito, ed erano i pretoriani dell'impero turco a ttorno ai quali si rannodavano alla rinfusa le bande indisciplinate, accof'Se per combatter e. L'~l'dire del generale, il quale colto il momento opportuno dava il segno dell'attacco, determinava il cominciamento delle battaglia, nella quale appariva una specie di manovr,a rudimentale in un attacco diretto aiutato ,dall'urto di fianco della

BIBLIOGRAFIA

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cavalleria. A cio limita.Vasi ogni mo'Vimento; spesso il tèrreno non s' adattava a questa manovra , ed allora don vi era: alcun mezzo per rimediarvi; l'attac'c'o non riusciva e se ne fngenérava un enorme' scompiglio, cui per mancanza di mezzi tattici o disciplinari non era possibile di mettere un' argine; le masse informi si rovesciavano l'una addosso' all'altra, ed alle stragi formidabili fàttevi dal nemico, s'univano quelle de'gli stessi maomettani, i qllali presi da cieca rabbià rivolgevano le proprie armi contro i loro capi. In qoesti campi nè éra dato nè ottenuto quartiere; il vinto era ucciso o menato schiavo, ed i combattimenti erano così sànguino·si e terribili, come non se ne avea una idea n'ell'occidente d'Europa. Del resto questi eserciti turchi non davano alcun imbarazzo logistico ni loro comandanti; la promessa del paradiso, ed i'l diritto di saccheggiare il paese nemico comprendevano ogn1 somministrazione da parte del governo, e perciò non si rendeva necessaria nemmeno una amministrazione embrionale. Gli eserciCi poteano peocedere spediti, ed i movimenti abbracciare zone stt'ategiche molto più vaste di quelle concesse ai geneeàli che com battevano in Germania o nell'Olanda; perciò' la gu'e rra contro i Turchi costituiva un tema ussai proficuamente studiato dagli intelligenti di cose piilitari di quei tempi, perchè vi allargavano il campo delle idee. In essa f6rmavansi ì primi generali dell'epoca, mentre che gli ufficiali vi apprendevano ad essere l'isoluti, e ad equilibr·arc la propria iniziativa e.olla volon tà del capo supremo. Gli scritti del Mhntecuccoli non sono i soli dell'epoca su tale argomento, ma in tutte le niblioteche e gli archivi d'Eul'Opa giacciono polvero'si ed'obliati moltissimi studi sul modo <la tenersi dalla Cristianità per guerreggiare il Turco; ed il pri ncipe Eugenio s'abituò sul Danubio a veduLe più larghe sui movimenti degli eserciti. Anche in Oriente le campagne erano brevi, e forse più che non lo fossero in Occidente, poichè dura vano finchè il suolo dava mezzi di vivere. Inar-idilo il suolo i Turchi ritraevansi dietro una posizione, che sapeano rendere forte con bastante celerità ed intelligenza, e, lasciate le opportune guardie, si sbandavano per vivere. Ma pl'ima cli ciò fare, era già stata tentata una grande battaglia, o Cf!rcato di decidere dell'esito della guerra. Se il fanaLismo forniva lP,gami tenacissimi nell'assalto e nella vittoria, sebbene troppo fragili nei rovesci, non esclu-


BIBLIOGRAFIA

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BIBLI OGltA FIA

deva cer te migliorie di carattere tecnico:adottate negli eserciti cristiani Numerosi ingegneri italiani e francesi erano accolLi nello fonderie e negli stabilimenti turchi, e vi dirigevano la fondila di eccellenti artiglierie, e la costruzione dei migliori materiali da ponte esis tenti in Europa. · Forse l'esercito combattente non avea capacitù bastante per valersi di questi m ezzi, rna è certo però che finché seppe col carattere offensivo delle truppe, col terrore sparso intorno a sè, colle sue gigantesche forze conservare l'iniziali va, precipuo elemento in guei·ra, fu temibile; ma se invece di essere condotto da un risol uto rinnegato, cadeva sotto il comando di un improvvido e fatalis ta Musulmano, perdea ogni vanlaggio, cedeva al nemico l'unica dote per cui brillava, cioè la risoluzione, ed allora quel fanatismo che avrebbe rnolliplicato i fru lli della sua vittoria rendeva più disastrosa la s ua scon6Lta. La storia militare finora non tenne bastante conto dell'influenza sui progressi della scienza d i queste loLte g igantesche contr o i Turchi; eppure gli uomini più celebri d'Europa fi no al cadere del secolo xvu accorrevano ad aiutare l'impero contro gli urti del nemico ereditario, vi facevano tesor·o d'insegnamenti e d'espeeienze gloriosissime. Nel secolo seguente una nuova nazione sorla al settentrione raccolse dall'Impero il mandato di rintuzzare la potenza turca, ed oggi stesso anche noi assistiamo a<l uno degli ultimi episodi della lotta millenaria. L'impero turco però malgrado la potenza dei g iannizzeri che lo rose per lunghi ann i, l'avidità dei pascià che impoverirono le provincie, le rivoluzioni degli harem, che sconvolsero la dinastia, quel!e dei popoli che insanguinarono l'impero, benchè r idotto alla difesa, nella sua lenta agonia trova ancora tanta l'orza da affrontare nel medesimo tempo il colosso nordico e l'antipatia europea .

V. L'approfondire ancor più che fi nora non fu fallo la situazione dell'arte m ilitare in Europa all'apr irsi delle guerre della successione spagnuola , servendosi dell' introduzione alla storia·delle campaane del principe Eugenio di Savoia, sarebbe un volersi internare in tanti particolari di cifre e di minute notizie da cavarne difllcilmente i piedi. Non ci è però possibile

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di lasciare il libro senza dare un'occhiata a ciò che vi si dice del noslro paese. Povera Ilalia ! spezzala in 24 slaLe· relli, era schiava delle maggiori potenze straniere, campo di battaglia degli eserciti stranieri , sorgente di ricchezza per gli stranieri. Quel po' cli viLa che batteva ancora in lei eras i r annicchialo tutto in Piemonte, ove il principe, preso Lra le s trettoie di due regni formidabili, lottava con ogni maniera d'arti, per vivere non solo, ma aggrandirsi, e per lo meno chiudere agli esercili francesi ed austriaci la via della vallata padana. Milan o, Napoli e le isole erano orama i destinate a rimpannucciare il nobilume spagnuolo mezzo fallito; Venezia, dato un ullimo guizzo sotlo Candia, non vivea più che cli vita galvanica; Genova girava nell'orbita del gran Re; la Toscana intisichiva come la razza dei principi che la governavano; il resto del paese era tagliuzzato tt·a i nipoti dei papi. Esercito in lutti cotesti S tati non esisteva; solamente Vittorio Amedeo duca di Savoia, per sostenersi nell'ardila via politica che correva, aveva dato forme s tabili alle sue truppe. te milizie cittadine di Emanuele F iliberto non aveano fatto buona prova; ed in caso di guerra i duchi s uccessivi eran· sene servili per formarne reggimenti nazionali, i quali reggevano l'impeto della g uerra appoggiali da tl'Uppe straniere levale per mercede, ed erano sciolti al sopravvenire della pace. Ma dacchè Luigi Xl V, per sostenere le sue mire ambiziose, comiriciò ad aumentare le sue forze militari in un modo fino allora inaudito, anche i duchi di Savoia andarono a rilento nel congeda re a fine di guerra i corpi, che difficilmente a vrebbero potuto reclutare da capo, ed in questo modo principiarono ad esistere stabilmente alcuni reggimenti di fanteria e di cavalleria, i cui nomi hanno in parte sopra vissuto fino acl O"'"'i oo a traverso le vicende di due secoli d'una storia. tempestosissima. Ma le proporzioni tra le forze tenute in tempo d i pace, e quelle di cui Vittorio Amedeo ha disposto in tempo di guerra sono così disparate, che le prime non possono in alcun modo valere a calcolare le seconde (i). (I) Un foglio dell'archivio di Stato di Torino scritto senza pretesa, :orse in pre~enza dello stesso duca, e quasi per rendersi conto ,!elle forzt1 disponibili alla vigilia de l le complicazioni avvenute per la succepsi.me al trono di Spagna, dà il seguente s lato ae toutes les troupes que s. A. R. entt"e•


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BID[,IO~RAFL~

. I~ gen_e~~le però le for,ze, militari del duca pi Savoia potea cl1~1~~rs1 m tr: ca~egorie~ cioè in nazionali, in stranier~ ed n~1l1_l\If,. Le. pri'.11~ El_rano reclutate nel paese da appositi uffi. c1al! e sottufficiali i quali girando• ne1· d'st .... . . e, • • ' · 1 re ••1 assegnati per ooni r~gg1~enlo arruolavano gli individui, che volontaria:Ql~n.te veni~ano soLt~ le am~i. Molti privilegi prezios issimi att1~avano la .g1ov~ntu a farsi soldati, ed oppot·tune Je"'"'Ì impe?1v~~o_cerL1 abusi che all'atto d<~ll'arruolamento succe"'ct"' nei v 1cm1 p .· 1 , . · · . evano . . .~ ' . a.es1. reggimenti stranieri erano reclutar1 ~ian~e contratto passato tra il duca ed un imprendito~e s~.:~

7!

tte,it Présentement année 1~00 h . . ' · ' ' e e viene ricopiato s econdo l'or~ogralia

-originale:

Q'.ratre compaznies de gardes d11 corps Piedmoot cavalérie . · · · · · · Dr.agons de s. A. . . '. · • • · · • · · · · · Drag9n_s de qeoevois qu'on ; ~i.s.à ~ie.d, ~t ·dr~g~o~ de _P1edinont gu'on a mis à pied, Iesqu~Js ne fo,it pr_esentement gu'uo battailloo qu'est de R~g'.ment des gardes 2 battailfovs . . . R~g,inent de Pted mont 1 battaillon . R:g'.ment de fugil liers 1 ba,tt. . . . Regiment de la Croix blanch!> l batt. Reg1ment cle Saluce 1 batt. . . . :. Rég(rnent d'Aosta I batt. . . Régiment Montferi•at l batt Régimcnt de Chablays I ba~i. R,égimeni qe Savoye 2 batt.. Greder Sufase 1 balt Shollambourg (Scho~le~ib;u~g).a1Ìe~.,;1d . l batt. : 4 compag,nes franches qui sont suisses I1es 100 ~uisses . . . . ~ard,e do la p91•te . . . ·. ·. ·. ·. '. ·.

HO hommes 320 320

•

"

6{0 JOOQ 500 5ù0

500 500 500

•

500

700 600 8SO 700 400 100.

mero, il· quale ohbligavasi di tenere al complef: un da.to numer.0. di compagnie pel Lempo della guerra. Alcuni di questi impresari di. reggimenti, come lo Schoulembonrgr includevano nel contratto che i loro corpi non potessero essere disciolti al tevmine della guerra, ed allora in essi erano versa ti la maggior par,te dei veterani, che non avrebbero più avuta nessuna oceupazione. Le milizie erano reggimenti formati in ciascuna delle provincie del duca di Savoia con uomini tenuti aL servizi0 militaee per obbligo imposto ai rispettivi comuni, chiamati sotto le armi, durante la guerra e rimandati. alle case lovo. aJ?pena le ostilità diminuivano d'intensità, ect erano impiegate a guarnire lè fortezze; ed alimentare i vuoti che succedevano nell'esercito permanente, o nelle supreme circostanze a combattere esse pure in prima linea. A tutte 11ueste forze di cui disponeva il duca di Savoia conviene aggiungere una specie di leva in massa chiamata nelle Alpi per difendere il paese dalle invasioni. I ramosi barbetti o Valdesi lra gli altri prendevano volenLieri parte a questa levata generale di scudi per odio che aveano contro il gran Re, il quale avea promosso ed aiutata la' loro dispersione, e per riconosèenza al duca di Savoia che avea riaperte le porte delle loro vallate con una tolleranza rara per quei tempi. In questo modo, con un ordinamento, che ha molte analogie coll'odierno, il duca d i Savoia potè mettere in campo fino a 41- battaglioni di fanteria e 50 compagnie di cavalleria ossia 27,000. uomini all'incirca, in un paese di due milioni di abitanti (1) .

·------- --

GO

Eu, tout sans conte1· lor sergents . gg 30 hornme.

Les battailons au dessus soni a 10 . pour les dites t compagmes chaquin. La Dépen,e ' roupes est do 3 millions l'année {U"'

(l) I bilanci militari del Piemonte al principio del 18° secolo danno le seguenti cifre:

. ' · tt•Cio gene·r.ale d,el Archivi àt Staio a Torino/. d/ cannonieri e du:~~c!i!:t:\:tgllone artigliei;i formato da 6. co,mpagnio soldo. - ,1:f(frzo 1 o à'addlz A questo elenco .'

li

'n(!(J

Di poco dift'erenzia l'elenco d j1 ~ , . . guer ra di successione s " e e orze _p1emontes1 allo scoppiare della austriaco· e la instahlf1't1'._a",nuola offertoci dall'opel'a dello stato maggiore ' a< e1 q uad t'1 può scu·are t · . in cui caddero gii scrittoi·· cll " cere p1ccole Inesattezze eserci ti di tutta Jj;ur 1- e aveano da por mano a!Jo studio degli c,~e nel 1718 prese iloi;:~~o~~ ~~ i~:·egg, mento Niz_za, creato i l 16 apri le 1701, bianca, il ·~uale esisteva fino !:nlo. ìa Marma, e non quello di Crocee,d incò,i,orato ne) reggimellt ed' -pv· maggtO 166,7 e nel 1710 f.u riformato . , ç 1 iemçnte. '

!"'1

2,9

DlBLlOGI\AFIA

Anno 1100 .

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..,. >

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1701 . 170~ . 1703 . 1704. 1705 . 1706 . 1707 . 1708 .

Fanteria

Cavalle1·ia

Totale

uomin i

uom ini

uomini

7,291 11,078 10,915 10,805 23,087 )2,905 l3,S95 18,661 13,978

1,278 2,678 2,678

8,569 13,756 J:J,593 18,515 ~ò,547 16,265 16,934 17,204 17,478

2,Gf;O

8,460 3,360 8,599 8/ 40 S,500

Spesa io lire

2,750,000 4,738,341 5,380,000 5,450,000 9,Si7,230 4,917,002 7,S96,M6 7,'./6R,OOO 8,000,000

(Dall'Archivio di Stato di Torino, ufficio milil.are del soldo).


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BIBLIOGRAFIA

Il peso, che doveano sopportare le popolazioni per questo straordinario apparato di forze dovette esRere enorme, tanto più se si considera alla piccolezza del paese, il quale si estendeva appena dall' Alpi alla Sesia, ed era di più soggetto a tutte le peripezie della guerra. Pari dovettero essere le angustie del duca, il quale barcamenandosi tra le ambiziose e rapaci brame di due vicini potentissimi, si vide quasi ridotto alla perdita totale dei suoi StaLi. Eleviamo un ricordo di gratitudine alla teno.cit.à ed alla perseveranza del pi'incipe e del popolo i quali seppero tener vivo il germe della vita futura del nostro paese, quando tutto il resto dell'Italia era s tato sorpreso da un intorpidamento tale, da sembrare me3rto.

PERIODICI D'ARTIGLIERIA

-

Giornale d'arligl•e••ia e genio. -

Parte 2", pun-

tata la, 2' e 34 • Resoconto dell'espe1'ienze su-i cannoni di b1'onzo ordinari in pretella, di bronzo fosforosi e tubat,;. - Allorquando si trattò di rinnova1'e il materiale da campagna, una delle principali questioni che si presentarono alla nostra artiglieria fu quello del metallo delle bocche da fuoco. La scelta doveva cadere necessariamente o s ull'acciaio, o sul bronzo, o sulla costruzione Armstrong (anima di acciaio avviluppata di ferro). Ma lo stato aUuale dell'indus tria nazionale non permettendo di costruire in paese nè cannoni d'acciaio,'nè cannoni s islernaArmstrong, gli studi furono specialmente volti al bronzo. Nel 1870 i signori Montefiore-Levi e Kungel di Bruxelles pubblicarono i risultati di studi ed esperienze da loro istituite sopra le diverse leghe e specialmente su quelle di bronzo fosforoso. Essi asserivano che la lega co_sì da loro denominata, di cui si chiamavano inventori, superava per omogeneità, durezza ed elettricità il bronzo ordinario fuso in terra. Il ministero peraHro non credette opportuno cli cominciare esperienze sopra codesto bronzo finchè non fosse noto l'esito di quelle che già si eeano intraprese nel Belgio. Le prime prove non ebbero felice risultato. Ma nel 1871 avendo gli s ludii


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PERTODICl

dell'allora colonnello Rosset, direttore della fonderia.di ':{'oi:-ino~ chiarita la questione del miglioramento delle .artq~lie~1e d1 bronzo il ministero ordinò che venissero eseguite espenenze compai:ative fra cannoni di bronzo ordinario fuso entro forme di ahisa (in prelella) e cannoni di bronzo fosforoso. fnratti "'ià da qualche tempo il co lonnello Rosset aveva sta-. bilito con°prove del pit'.t aHo valore che il rapido raffreddi;lmen~o del bronzo, quale si ottiene colla fon dila in pretella, .lo rende m tutto migliore di quello fuso in forme di terra. E sicco~e a~pu nto quello dei signori Montefiore-Levi e Kunge~ ?ra. fuso m pretella, così poteva darsi che le sue bu?ne qual1~a ~1pendessero da questo faUo anziché dall'inLroduz10ne del fosforo nella lega. Laonde il ministero appl'ovava la proposta del colonnello Rosset di gettare in pretella due cannoni di bronzo da campao·na e due cannoni tubati <l'acciaio di un modello progettato da lui stesso con otturatore a vite. Dei due cannoni non Luba~i uno aveva l'otturatore a cuneo, e l'altro a vite, secondo 11 modello del maggiore d'artiglieria Zanolini. Essi doveva~o essere posti a confronto con un cannone mod. Comita~o, ?ssi::1 a chiusut>a a cuneo o-ettato in argilla. Nel '1872 vennero poi get~ tabi in pretelladue c~nnoni. cli bronzo fosforos~ de~ calibro. d~ cent. 7,5 per paragonarli a quelli di bronw ordmar~o, pure fus~ in pretella, cbesi erano già mostl'ati molto super10r1 a _q ue1li fusi in argilla. I due cannoni vennero fusi nel luglio 1872 a11a presenza del sig. l\fontefiore, il quale dichiarò I& fondila perfettamente rius cita. Qià dalle prime p,ro'le apparve l'inferiorilà del c.armone dii ~ronzo fosforoso(che venne chiama to fosforo 1°) d1 fronte al cannone di h11onzo ordinat·io (Moano) poiché dopo 500 colpi, gli, allaro-amenti massimi che etano per questo om~,so raggiungevanoin quello 1"m,20. Il tiro dovette essere sospeso al 670° eolpo per gnasli,riconosciuti sul cannone fosforo. 1·, col quale n_on si poterono più proseguir-e le esperienze. . . . F~.r ono allot'a proseguite le espe.r ienze cou1parativ.e d1 resiste nza fra il cannone :M.oano sopradetto, il caoJil.one.Mola fuso, i;1 arailJa il cannone Sav0ia con tulilo interno d'acciaio e il c.arm~e f'osforo 2°. Esse v.enne1·0 eseguite assottigliando i ean.noni di 5 millimetri ogni cinquanta colpi sparati. . H0po il settim.o assottigliamento i l cannone Mola (fuso in a,rgjlla) manifestò un notevole rigonfiamento, ma potè ancora

o' AIITIGLlER IA ~83 (are .tu.Ui gli spa1:i della 7• serie. Il C\l,Unone Moano che aveva dato i minori allargamenti e si e1·a mantenuto in miglior staio di conservazionP- scoppiò all'ultùno colpo della serie stessa dopo aver fatto 1582 colpi e coJle pareti rjdotte a 20 millimetri di grossezza I cannoni Mola e fosforo 2° contir.:ual'Ono a tiriH·esenza·però ;venire assottigliati. 11 cannone Savoia veune ridotto açl avere lo stesso spess ore degli altri. Esso scoppiò al 20° colpo d.ell'B• serie. Gli altri due spararono ancora 100 co.lpi, dopo di che l'al1ar-gamento dell'anima era tale, che la tensione dei gas ne veniva sensibilmente diminuita. Si c<~ssò quindi dal ti1:are a.vendo J\fola sparalo -1682 colpi e fosforo 2° 450 colpi. Da queste esperienze risultò che il bronzo fosforoso non ha vantaggio alcuno s ul brnnzo ord inario gettate in pr e.tella, r;iè sotto l'aspeUo delle conservazione dell'anima in un tiro prolungato, nè nelle prove tli resistenza ad oltranza. Il sistema con tubo interno d'accia.io si most1·6 ottimo; ma si dovette riconoscere come non si fosse potuto ottenere in tutti i pimti la perfetta adesione del bronzo coll'acciaio. In conchisione il bronzo ordinario fuso in pretella, per economica facilità di fabbricazione e resistenza, s i raccomanda sopra tutti gli altri, ed esso venne definitivamente adoUato pel cannone leggiero da campagna. L'adozione del cannone da cent. 7 BR r et. non segnava ancora la soluzione del problema relativo al materiale dell'artigli~ria da campo, per la qua le era allo stud io un cannone di .maggior calibro. Quindi nuove esperienze vennero istituite; nelle quali si cercò di render e più dura la par te interna e l'anima, formandola cli un Lµbo di ghisa o di bronzo fosfor oso introdotti a f'orzamen to in un cannon~ di bron:.::o ordinario fuso i..n pretella. L'esito infelice di queste prove, e la impossibilità cli ottenere sufficiente resistenza col.bronzo ordinario in pre tella, in relazione colla potenza e la leggerezza che si esigeva per il cannone cli calibro maggiore, decisero il ministero a adot~are per esso l'acciaio; e al signor Krupp di Essen fu dato l'incarico di costruire 400 cannoni da cef\t. 8,5 d'acciaio cerchiati. In questo mentre il barone Ucbatius dell'arLiglieria austroungarica proponeva un nuovo processo per la fabbricazione delle artiglierie di bronzo. li s uo sistema consisteva nel comprimere il metallo portandolo con successi vi forzan;ienti in-


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1'KRI0DJC[

o' ARTI GLIERIA

temi da un calibro minore al calibro definitivo. Egli chiamò il bronzo così compresso bron:zo acciaio, perchè lo riteneva superiore a quel metallo. Però il procedimento del colonnello Uchatius non era una noviLà coincidendo esso singolarmente con quello che il colonnello Rossel a vea suggerilo fin dal 1872 e chiar amente esposto nella s ua opera « Esperienze meccanwhe sulla 1·esisten~a delle bocche da fuoco » redatta sul principio del 1873. Furono pertanto istituite su questo modo di prepar are il bronzo compresso alcune esperienze le quali durano tuttora (1). Relazione degli studi e sperimenti fatti intonw al cannone da cent. 32 GRC (Re t.). - Non erano ancora terminate le esperienze intorno ai cannoni da cent. 2/4- quando il varamento delle navi Thunderer e Deoastation proLelLe da piastre di rerro della grossezza di 35 cent imponeva all'artiglieria l'obbligo di costruire cannoni più poLerlli. Taio studio fu presso di noi affidato al colonnello Rosset (ora generale) direttore della fonde1·ia di Torino. La condizione a cui dovevo. soddisfare la nuova bocca da fuoco consisteva nel lanciare un proieLLo dotalo di un poLere pel'foranle di 26 d inamodi pet· centimetro di circonferenza senza sviluppa1·e una tensione nell'anima superi1)re alle 200 atmosfere. I buoni risullati ottenuti col cannone da 21 di ghisa r inforzata con cerchi d i ferl'o acciaioso determinarono il prelodalo ufficiale superiore ad adottare un egual sistema per la costruzione del nuovo cannone. Fatti pertanto gli opportuni calcoli egli proponeva di sperimentare un cannone del calibro di 32 cenL., 'di ghisa, rinforzata da un doppio ordine di cerchi. Questa bocca da fuoco del peso di 38 tonnellate doveva lancio.re un proietto di 330 chil. con una velocità iniziale di 391- me Lri. Il suo prezzo, di poco più che 50,000 lire era 1/ 0 di quello del cannone Krupp da 11 e 12 pollici che costa '135,000, e 175,000 lire, e col quale si l'ileneva potesse gs1t·eggiare. La fusione fu fatLa alla fonderia di Torino col sistema Rodman, cioè a raffreddamento interno per mezzo di una corrente d'acq ua circolante in un tubo inserito nella forma. Il pezzo fu gettato colla culatta in allo per avere una maLe-

rozza più pesante, e venneeo per esso impiegali 38,000 chilogrammi di ghisa. I cerchi d'acciaio pudP-llalo furono provvisti dai signol'i Petin et GaudeL di Rive de Gier. La lungl,ezza del cannone risultò di c,m,25, di cui 5,06 la parte l"igata dell'anima, 1,33 la came1·a; il suo peso di 38 tonnellate. La palla oblunga da cont. 32 cli ghisa indurita all'ogi,,a, pesava 350 chilog., ossia più di quello che fu dapprima ideato. L'affusto, progettalo dal capitano Biancal'di, è di ferro a ritorno automatico, e può servire sia pel tir o in barbotta.,. sia pel Liro dentro torri e casema.LLe. Esso permette alla bocca da. fuoco di assumere elevazioni comprese fra 10° sopra, e 5° sotto l'orizzonte. ln lrnl'betLa permette le elevazioni di 15° sopra, e 10° sollo l'orizzonte. I?: munito del freno idraulico come quello del cannone da 24 cenl. ed ha uno scudo per riparare i serventi dalle schegge dei proietti nemici. Ma li:I par ticolat·itù principale di truesto affusto consiste nell'apparecchio così dello di rotazione, il quale ha per effetto di sollevare la culatta del pezzo nel l'inculo, quando per la sua elevazione venisse a tt'ovarsi più alta del cielo della cannoniera. Questo apparecchio semplice ed ingegnoso lien luogo di quelli complicatissimi usati in Inghilterra e oltrove negli affusti così detti u cannoniera ridoLla (J). Il cannone da 32 cent. fu sottoposto 11 diver se prove nelle quali si espet·imenlarono varie qualità di polvere estere e di Fossano. I~: nolo che all'oLtavo colpo il cerchio degli orecchioni si ruppe, evidente mente per un difeLto nel metallo. Si riconobbe quindi essere prefel'ibile di ft1re i cerchi d'acciaio fuso anzichè d'acciaio purlcllato. Ripara to il cannone si ricominciò il tiro; e sebbene nel prova.re le varie qualità di polvere accadesse talvolta d i raggiungere una tensione di 3000 atmosfere, pure il cannone non solTrì il minimo danno. Si fece uso di polver e a dadi, di polvere a g rani parallelepiped i, di polvere compt'essa su cilindri cavi, e fina lmente di polvel'e progressiva. Con quest'ultima si ottenne una velocità ili 452" con sole HJ22 atmosfere di pressione, producendo così un la-

28t

(I) Esse condussero all'adozione del cannone da montagna in bronzo comprea.so.

(I) li signor Rendei applicò all'afi'usto del cannone ,1:i. ICO lonnell nte lo stesso con~egoo, e pare che anche il signor K 1·upp i ntenda di fare a ltrettan to.


286

D' ARTlGr,IERIA

PERlOlJICI

v?ro perimetrale di 36,60. Nè questa iniziale è ancQ'ra la ttrass1m~ p_erchè si calcola di poterla portare a 480 e più metri. N_otis1 mtanto che il cannone Krupp da 31 cent. d'acciaib noti giunse _a prodnrre col suo proieLto un lavoro superiore a 34 dinamod1 per centimetro di circonf'Brenza. '!-~tu~.ti forze ,navali. in ln_ghilterra (dai N' 3, 4, 5, 6 del Militai~ Wochen blatt d1 Berlino). Traduzione del capitano del gen10 DoNES/\NA. Esperien::;e che condussero alt'ado:.ione degli shrapnels per i c~nnont da cent. 9 ~ t 2 BR. ~tct aoancarica, e per i cannoni da 1- GR. ad aoancarwa - Gli eccellenti r isultati ottenuti C0"1i ~hrapnels da ceut. 7 dovuti in special modo alla esattezza bdi tiro della bocca da fuoco, ed alla regolarità di combustione della spoletta, fecero nascere il desiderio di studiare il proietto corrispondente pei· alcuni cannoni ad avancarica di modello regolamentare, e specialmente ptw quello da cent. 12 BR, GR, e BR, _sebb~ne non si sperasse di poter utilizzare in egual misura 11 caricamento esterno degli shrapnels, per la minor radenza ed esattezza del tiro. Il f'.eso dello shrapnel non doveva possibilmente oltreDassal·e 11 dop?io del p~so della palla sferica corrispondente, 'cioè clul. 6 pel' 1 cannorn da 9 e chil. 12 per quelli da 12. Lo shrapnel ~a~- doveva corne q~e!lo da 7 avere la carica disposta lungo l as~e, e appena sufficrnnte a farlo scoppiare . Per i cannoni da .12 SL v_olev~no eziandio espel'imen tare gli shrapnels che hanno l,a carica d1:posta nella pai·_te, posteriore del proietto, e sepa1 ata dalle palloUole da un d1al1°amma di .ferro. Gli Jno·lesi avev~o otter~uti huon_i risultati con simili shrapnels coll 'ogiva di le,:,_no, ed m Aus tria ne era stalo adottato un modello tutto in g hisa. Furono dapprima esperimentati: 0 ~ Shrapnels da cent. 9 e a carica centrale contenenti N. faO pallette del peso di 16 grammi. 2° Shrapnels da cent. 12 a cal'ica centrale contenenti N. 240 palletle del peso di 25,2 grammi. 3• Shr_ap_nels da cent. 12 a carica posteriore sistema inglese contenenti N. 210 pallet te del peso di 25,2 grammi . . 4• Shrapnels da cent. 12 a carica posteriore sistema austriaco _conle~ienti N. 220 pallette del peso di 25,2 grammi. I pesi degli s hrapnels pieni erano rispetlivamenfo 5ehil. 850

?

12ch11.,490, 12c1Jil.,760, 12chil.,840.

,

'

287

Prima si spararono shrapnels da 12 e da 9 a carica centrale; ma i risultati fuTono poco soddisfacenti. Fu attrib uita la mediocrità dei r isultati, oltre che alla poca esattezza e radenza del tiro, alla carica interna che essendo tr-oppo forte sparpagliava le pallottole. Per questo si. modificò alquanto il tracciai.o degli shrapnels e si ridusse la carica interna. Quanto agli shrapnels a carica posteriore i primi quattro di ciascuna specie si erano rotti nell'anima, per cui si dovettero istituire esperimenti speciali per rintracciare la causa di tale gravissimo inconveniente, e dopo alcune prove fu deciso di abbandonare in tutto il sistema inglese, perchè più complicaLo e costoso dell'a ustriaco, mentre andava più soggetto a rompersi nell'anima. AILre prove verniero falte per stabilire quali erano le leghe metalliche più adatte per le pallette degli shrapnels. Siccome l'inesattezza del tiro col caunone da cent. 9 fu attribuita all'essere risultati gl i shrapnels troppo corti, si cercò di renderli più lunghi, s ia riempiendo una par-te del vano interno con cilindretti di legno, sia diminuendo il peso delle pallette col formarle di una lega più leggera. Ma le paltette di zinco si mostrarono poco efficaci per la loro leggerezza; e alcuni degli shrapnels che contenevano cilindretti di legno scoppiarono nell'anima del pezzo. Si dovettero dunque formare le pallottole di una lega <li piombo l'!d antimonio, con che il peso dello shrapnel da cent. 9 raggiunse la cifra considerevole di chilogrammi 6,700. Quanto al cannone da cent. 12 fu riconosciuto che i piccolissimi e pon ben constatati vantaggi ottenuti cogli shrapnels a carica posteriore su quelli a carica centrnle non .compensano abbastanza la difficoltà cli costruzione, e il maggior costo. Per conseguenza la Commissione si attenne a quest'ultimo trncciato. Dopo aver r idotto la carica centrale e diminuito lo spessore dell'ogiva, affinchè lo sparpagliamento risultasse minore, si oltennero finalmente quei r isultati a cui era ragionevolmente dato aspirare con quelle bocche da fuoco. li seguente specchio contiene i dati principali degli shrapnels adottati.


288

o'AIITIGLIEIUA

PERIODICI

I

Shrapnels da

Peso dello shrapnel completo con spoletta . . . . . . . . . . . . . . . . . Chi!.

Cent. l\l

12,780

I

Cent. 9

6,900

Numero delle pallottole che contiene. N° 270 a 280 190 a 198 Peso di una pallottola . . . . . . grammi Carica di scoppio (poi vere da fuci leria)

23,25

16,25

20

15

1,200

0,900

i,

Carica con cui è lanciato il proietto (polv_ere da cannone a dosarnento antico) . . . . . . . . . . . . . . . . . Chi!.

:a s~guen_te tab_ella dà il :isulLato otLenu~o cogli shrflpnels pbredett1 _e coi corrispondenti austriaci sparati contro un unico ersaglio.

I

Distanze

I

Media dei pu nti colpiti

per ogni cp lpo

I I 1------

Shrapnels impiegati

I

Italiano da cent. 12 ..

! '

Austriaco da cent. 12

{

Italiano da cent. 9 Austriaco da cent. 10

I

{

.

I

metri

500 1.000 1:500

2000 52ò

975

1500 1000 if>OO

950

1500

Effetti va

72 54

26

27

27 34

29 62

47 57

46

per¾

sulle pallo ttolo·

conten11 te nello shrapncr

40¾ HO¼ 15 'lo 1f> °lo .

19 °/. 24 ¼

21 °lo 2;{,6 °lo 18 °lo 28 °/o

23 °lo

St;_lle ~ecenti innovazioni introdotte nella preparazione e nelt tmpiego _della dinamite e del fulmicotone in po le ere compressa, fobbnca to secondo il pro::edirnento del professor ABEL. - Questa n uova Memoria del capitano Bollo è un corollario

289

a d altre da lui pubblicate sullo s tesso argomento nel Giornale de l genio, e nel Giornale d'artiglieria e genio. La nitroglicerina, sostanza che forma la parte essenziale della dinamite, sviluppa nella sua fabbricazione una notevole quantità di calore elle può talvolta esser causa cli scoppio, se non si riesce a raffreddarla efficacemente. Questo sviluppo di caloee è specialmenle dovuto alla com1Jinazione dell'acido solforico coll'acqua contenuta nella glicerina e nell'acido nitt'ico. I signori Boutruy <; Faucher hanno trovalo il modo di eliminare questa cleidr·ataz ione dell'acido nitrico e delio. glicerina dalla r eazione defini tiva pt'eparando a par-le l'acido solfoglicerico e l'acido solfonilrico. Il caloi'e sviluppatosi in queste reazioni non presenta alcun pericolo, non essendosi ancor costituita la sostanza esplosi va. La nitroglicerina si f'ol'mu malgrado i due acidi composti convenientemente raffreddati, e il calore sviluppato in qucli'ultima reazione non supera i 10°, a t fi• centigradi. Le innovazioni proposte dai signori Boutruy e Faucher si adatterebbero a quanto pare all'apparecchio che si adopera nella preparazione della dinamite di Nobel, e la stessa corrente d'acqua fredda che cir cola atLoeno al vaso in cui s i opera la nitr>ificazione della glicerina può servire per raffreddare più prontamente i vasi in cui s i prepara l'acido s olfoni trico e l'acido solfoglicerico. Parebhe altl'esì che alla terl'a assorbente, detta in Germania Kieselguhr, si possa sostituir·e il tl'ipoli del monte Amiata composto quasi inLieramente delle spoglie silicee di diatomee fossili . · A rivaleggiare colla dinamite concorre potentemente il fulmicotone in polvere compressa preparalo col proceilimento del professor Abel, che eguaglia per forza esplosiva la migliore dinamite. La sicurezza cli teasporto e conservazione di queste sostanze è assoluta essendo noto che nè l' una nè l' altra delonano senza l' intervenLo di speciali inneschi di fulminato d i mercurio. Sotto qu,:sto aspetto la sicurezza è molto maggiore che colle polveri ordinarie che detonano al contatto di una scintiUa. La dinamite ed il cotone al contrario, se accese, bruciano lentamente o si consumano per intero senza scoppio. A tale proposito fur ono fa tti espedmenti appiccando il fuoco a due magazzini contenenti ciascuno una tonnellata cli fulmicotone ANNO XXII, VOL. lii.

19


290

PERIODICI

Abel inumidite d' acqua. Questo bruciò interamente senza es podere. Rispetto agli avvenuti casi di scoppio fortuito, dovuto a reazioni formatesi s pontaneamente nella massa de1 r:omposti esplosivi suddetti, è scientificamente constatato che essi provennero dalla presenza di una certa quantità di ipoazotide, ma che quando questa sia interamente sottratta non è più possibile che avvenga lo scoppio spontaneo. Per la dinamite basta che la nitroglice['ina venga accuratamente lavata perché ogni tcaccia di ipoazotide scomparisca. Quanto al fulmicotone essa può ancora generarsi quando resti frammisto alla pasta una piccola quantità di sostanza cellulosa non decomposta, o di altra sostanza organica. Perciò si unisce all'acqua cli cui s i imbeve il fulmicotone un carbonato alcalino che ha per effetto di neutralizzare l'acido nitrico appena si forma.-E siccome j] fulmicotone imbevuto del 18'/. d'acqua non s i accende neppt1re al contatto di un t'erro rovente; così si può ritenere cl1e quella sostanza sia di una sicurezza assoluta . Nell'impiego della dinamite e del fulm icotone nelle mine è escluso il pericolo di accidenti dovuti allo scoppio prematuro, non essendo necessario l'intasamento come per la polvere ordinaria. Quelli che sono accaduti fin qui dipesero sempre da trascuranza negli operai che vollero far entrare a forza le cariche in buchi troppo stretti. RigLiardo alla formazione di vapori azota li nocivi alla salute dogli operai, era g·ià teorica mente dimostrato che non potevano formarsene alla ten:1peratura in cui avviene l'esplosione. Anche la esperienza ha confermato la teoria, e si consta tò che la presenza di vapor i ni tro~i, lamentata qualche volta dagli operai, è dovut-a alla poca cura posfa da questi nell'assicurare l'innesco alla cartuccia, per modo che questa alcuna volta brucia invece di esplodere svilu1Jpando così una quantitn di calorico di gran lunga inferiore. Dagli esperimenti eseguiti risulta che a pesi eguali gli effetti dirimenti della dinamite e del fulmicotone sono maggiori colla_ prima quando .Je cariche sono a perf'etto contatto coll'oggetto da rompere. Ma il vantaggio rimane al fulmicotone quando vi è nn piccolo intervallo, come fu dimostrato dagli esperimenti fatti contro piastredi ferro, contro spranghe, sul ghiaccio e contl'o la carena sommersa dello Czarevitch1.

n' ARTIGLIERIA Jl prezzo d'acquisto del fulmicotone è del 15 •/. superiore a

quello della dinamite; cli più per ottenere l'esplosi0ne di quello imbevuto d'acqua s i ricbiecle una carica maggioredi fulminato di mercurio, più una cartuccia contenente almeno 112 grammi di fulminato asciutto, o una carica di dinamite s peciale. Con tuUo ciò, attesa la grande sicurezza e stabilità del fulmicotone, sembra che esso tenda ad essere preferito alla dinamite. Attualmente in Inghilterra s i va diffondendo l'impiego di una nuova polvere detla tonite, composta di una pasta dr fulmicotone simile a quello dell' Abel a cui si associa una data quantità di azotato di Barite. La sua for.za di esplosione s~rebhe una volta e mezzo quella del fulmicotone Abel, e la sicurezza eguale in tutto alla medesima.

Bevue tl',n•t-illet•i e. e

Fascicoli di marzo, aprile

maggio, 1877.

(Scelt,~ delle posizioni d'artiglieri a . - Impiego del ~apor~ e de~l'~~qt~a a lla manovra dei pezzi. - Regolamento d1 eserc1z10 d artighe11 a Francia. - L'officina di ~ir w. Armstrong. - Modo eh a rma1•e le artig lierie da piaz·1.a in Russia. -Tattica d'artiglieria nella guerr,\ del 1866) ·

rn

Della scelta delle posizioni d'artiglieria, dell'apertura clel fuo co, e degli effetti del tiro contro le più 1·ecenti f_orma: zioni d'attacco. - Il colonnello Smith passa ad applicare 1 principii generali precedentemente esposti (i) ai· vari casi in cui può trovarsi l'artiglieria. . . . . . Le funzioni dell'artiglieria d'avanguardia, quali le clefimsce ti colonnello Smith non differiscono da cruelle che le vengono attribui Le da tutti gÌi scriLtori militari. Però egli ritiene c~e trattanùosi cli 'riconoscc~re il nemico basti una sola batteria a cavallo per brigala di cavaller-ia. A questa a~~erzione se~bra contraddire quella che segue, cioè che colui 11 quale ~vra ancora tanta artiglieria da impiegarla· in un attacco dt fianco,

(I) Vedi Rivi$ta militan·e, dispensa d'aprile, ANNO .

xxu,

VoL. 111.


293

PERIODICI

D'ARTIGLIERIA

invertirà le disposizioni del nemico, lo forzerà a ritirarsi e ne distruggerà cosi il velo strategico preservando il proprio. Quando l'avanguardia che ha da fare una ricogni2ion0 si compone delle tre armi riunite, deve provocare ma non deve combattere. In' questo caso è preferibile che l'artiglieria lanci delle granate a grande distanza (3000 yards) anzichè s'impegni in un attacco ardilo e compromettente. - Ma quandò l'azione si pronunzia l'artiglieria deve prendere buone posizioni ed essere all'occorrenza rinforzata dall'artiglieria del grosso. - Come si vede anche in questo caso la cruestione della quantità d'artiglieria da impiegarsi al principio dell'azione non è chiaramente definita. Passando all'artiglieria del grosso, nd caso dell'offensiva è da osservare che l'azione del fuoco è attualmente così micidiale che le truppe di fanteria non possono rimanervi esposte se non per breyi istanti. - Perciò l'azione dell'artiglieria deve esser pronta, altrimenti la crisi è terminata prima che essa intervenga e il primo punto critico in cui la s ua azione diventerà necessario può già trasportarsi lontano su un all.ro punto del campo di battaglia. Parrebbe dunque più giustificato di quello che l'autore voglia ammetterlo il sistema cli tener riunita l'artiglieria pe1' potersene servire subito al momento del bisogno. Nello scegliere la posizione per le due fasi dell'attacco le distanze stabilite sono alquanto maggior-i di quelle date dagli autori tedeschi, e specialmente l'ultima posizione che egli vorrebbe a poco meno di mille metri ('1000 yards). Sembra che a quella distanza le fasi del combattimento siano sufficientemente distinguibili per poter agire senza equivoco. A 600 metri l'artiglieria è esposta a perdite enormi, nè l'effi cacia del suo fuoco è maggiore. Del resto influiscono molto il terreno e lo stato del nemico. E qui il colonnello Smit~1 mostra come facendo euLrare in giuoco al momento decisivo una certa quantità d'artiglieria tenuta in riserva, dissimulata fino a quel punto, si può ottenere un effetto irresistibile. Nel caso della difensiva questa riserva sarà tanto più ne· cessaria per portarla sui fianchi minacciali da attacchi laterali, senza indebolire le truppe già impegnale sul fronte. Se la parola riserva dà noia ai partigiani della Leoria aritme-

tlca sull' impiego d' artiglieria non sarà difficile trovarne un'altra. L'essenziale è che il nome non sia d'impedimento all'applicazione più pronta della forza. Nei combattimenti di retroguardia, il ritirarsi a tempo, essendo un obbligo di primo ordine, e dovendosi sorvegliare contro i movimenti del nemico i fianchi, o la linea di ritirata, le truppe adotteranno un ordine profondo (i) che lasci loro tutta la libertà per manovrare, o tenere in riserva (o in dispo· nibilità se il termine pare migliore) una porzione cons iderevole della loro artiglieria. L'ill'l.piego abituate di questa con· sisterà in dimostrazioni, cioè riconoscere, minacciare e provocare. A ciò è più adattata l'àrtiglieria a cavallo. - Più raramente dovrà respingere un tentativo del nemico di mettere in roLta la retroguardia e rigettarla sul grosso. In questo caso si impiegano le pot'tate più efficaci e tutte le bocche a fuoco concentrano i loro tiri. Esaminando le varie fasi dell'attacco dal momento in cui le grosse colonne cominciano a spezzarsi in colonne più piccole, fino al punto in cui tutta la massa s i stende in linee di tiratori, l'autore viene a questa conclusione, che l'artiglieria non dovrà cccupars i della fanteria dell'attaccante Jìiichè la prima linea non s ia arrivata nella zona efficace del tiro della fuciliera, cioè sotto i '1000 yards (914 metri) dalla posizione attaccata. Vi è un genere d'attacco a cui l'artiglieria non può resistere quando è sola, cioè l'azione abile e perseverante dei tiratori di fanteria bene appostati, che non falliscono un colpo e l'attacco rapido di cavalleria in foraggieri. - Ma l'artiglieria non deve mai essere così isolata. Essa ha per missione di sostenere lé altre armi da cui in ricambio attende la sua protezione. L'artiglieria tedesca nella battaglia cli Worth . - (Continuazione) . Sunto dell'opera del capitano von LEO. Artiglieria inglese. - Impiego del vapore e dell'acqua alla manovra dei pezzi di g1·osso calibro. - Affusti a cannoniera 1·ùlotta. - Dopo che le bocche da fuoco da costa e da marina hanno raggiunto pesi enormi è divenuto indispensabile applicare al loro maneggio i mezzi meccanici più perfezionati. Oltre le note disposizioni idrauliche applicate da Rendel agli affusti dei cannoni da 38 tonnellate, e quelle pel cannone eia 81 tonnellate, l'arsenale di vVoolvich. ha costruito un af-

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PERIODICI

f11,sLo per cannone da 38 Lonnellale, la cui manovra si eseg_uisce per mezzo del vapore. La diflicoltà prin cipale consisteva essenzialmente ir, ciò che l'albero di trasmissione non deve solo poter cambiare di posizione, ma anche di lunghezza, quando l'affusto si sposta. - Perchè, s iccome il sottaffus to gira attorno ad un perno situato nella cannoniera la t1·asmissione deve farsi da un punto fisso della casdmatta a un punto del sottaffuslo che si sposta con esso. 11 sin-nor Butter ha risolto il problema per mezzo di un albero detto telescopico, ossia formato di due alberi che si inguainano uno nell'altro come i -tubi di un .cannocchiale . Un certo numero di bocche da fuoco installate uelle torri delle naYi inglesi sono montate s6pra affusti del sistema Scott detti muzle piootinq, ossia giran ti into1·no alla bocca m~ il giro detto in elevazione si fa sempre attorno agli oreccl; ioni. P erò a questi si possono dare due o tre altezze diverse, ciò che permette di diminuire l'altezza della cannoniera. Le orecchioniere di ferro fucinato possono scorrere entro scanalat1n·e verticali praticate nelle cosce. Esse appoo-ofano sopra dei sostegni che s'introducono attraver so a due fi~1~stre aperte nelle cosce. - Vi sono sostegni di differente altezza p~r .m~do che si possono dare alle orecchioniere tre posizioni diver se. Per sollevare gli orecchioni si adopera una pr . essa idraulica installa la fra le cos<ie ,dell'affusto, e messa . Hl moto da una pompa fissata ad una di dette cosce. - La pompa è a doppio elfetto e sviluppa una forza di 40 tonnellate. Nell'affusto da 18 tonnellate le orecchioniere non si appoggiano sopra s ostegni di a!Lezza variabile, ma sopra delle robuste viti verticali. Queslo sistema ha l'inconveniente di richiedere un tempo circa ollo volte maggiore di quello che s'impiega a sollevare il pezzo per mezzo della pompa. Tattica dell'a1·tigli-er ia nella r,iterra del 1866. (Campagna d'Italia. - Battaglia di Gustosa.). I. BRUGÈRE. (V. Ri,visl<i militare del mese di maggio). Nota sitl nuooo regolamenio d'ese,•ci~i dell'a1'liglieria da campagna. A. LtPMANN. - È un semplice riassunto della detta Istruzione. Le cose più notevoli s ono: 1• L'auozione di andature più veloci per l'al'tiglieria da campagna. 2• L'adozione di µn solo modo di metter e gli avanli'eni facendo rinculare il pezzo e l',rnmtreno uno ver so l'altro. Per levar~

n'ARTIGLIERIA 295 l'avantreno si dis Lingue il caso del fuoco 8.vanti, indietro, a destra od a s inistra. 3° L'inLroduzione di un capitolo relativo al comJ)altimento dell'al'tiglieria : presc!'izioni pei cassoni di una balleria nelle marce e nei comballimenti, nelle quali sono regolati il riparlo delle vetture della balleria, nelle strade e nel1(3 marce in prossimità del nemico; la posizione del pl'imo r iparlo di carri; il collegamento di esso coi pezzi; il riapprovvio-ionamento della batteria per meizo del 1• riparto; il passa~gio dei carri vuoti al secondo riparto; la sostituzione degli llOmini, dei cavalli e del ma leriale della batteria; lu condotta del 1° riparto nel caso della r'iunione di più batterie sollo lo stesso comandoj la condotta del 2' I'ipo.rLo sia in una batteria isolala, sia in una bdgata di batterie; il riap;provvigionamento del 1• riparto per mezzo del 2°, e di questo per mezzo ùelle colonne di munizioni, e la condotta dei due riparti dopo il combattimento. FinalmenLe le prescrizioni generali sul modo cli ricevere le munizioni e sull'aggiunta ai riparti di carri di frazioni di truppe estranee alla balleria . L'ojjlcina di Sir W. Armsfrong, q, Elswick, di F . PE G RAN· DRY, capitano d'arLiglieria. - Quest'officina impianta la <la Dunkin, Cruddos, Potter, e Lambert, al solo ~copo di fabbricare ,macchine, uon prese un $0rio sviluppo che qualcJ1e a nno dopo, quando vi en tro s ir W . A rms Lrong. Egli cominciò dall'introdurre le g ru idrauliche, e nel 1854 si occcupò per la prima volla d'artiglieria, fabbricando un cannone di ferro fucin ato, che presenti> nel 1856 al ministero della guerra. Poco dopo, avendo s ir William fatto ùono al governo del suo processo di costruzione, esso venne adottalo, e l'invetitore messo alla testa della rabbriea2ione. Terminato nel 1863 il suo contratto ebbe commissione da tutte le parti d'Europa, e l'impo,·tanza dell'officina crebbe invece di diminuire, tan_tochè dal '1865 il'} poi vi furono fabbrjcuti circa 4000 cannom, a partire dal cannone da 14 libbre fino a quello <la 100 tonnellate. J..'officina copre una ~uperfìcie dj circa 16 ettari ed è fiancbeo-n-iata da una parte dalla ferrovia da Newcastle a Carllse"':tull'a,ltra. dal fi uroe Tyne. Essa si compone dj diversi co1'~i di fabbrica to. Uno serve per la costruzione delle macchine a-ru elevaLori ecc. Nelle officine per le artiglierie un prjm; fabbricato conti~ne 11 motore, macclùna orizzontale di


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PBlUODICl

150 cavalli. Due grandi officine contengono tutte le macchine necessarie alla fabbricazione dei cannoni. In l'accia si lrova la fucina, fornita di potenti magli a vapore, e di gru idr·auliche. Vengono in seguilo le officine dove si termina il lavoro . .Elswick non ha forn i da pudellare, ma l'iceve il l'e rro fucinato dagli stabilimenti Ji Bowling, Low Moor ed alcuni aHri. Questo ferro è convertito nei forni Siemens e per mezzo di grandi laminatoi in cerchi o tubi, che sono come gli elementi elci cannoni Armstrong. Al cli là di uno spazio di terreno non ancora fabbricato, e in dieeUa comunicazione colla miniera di carbon fossile di Elswick si trova la fondeeia dove funzionano 12 grandi fomi a manica, muniti di sette gru idrauliche. Un poco al di là della fonde1·ia s i trova l'officina per la fabbricazione degli affusti. Essa è lunga 100 metri, larga 70. Più in là ancora vi è la n uova fucina col maglio cli 25 tonnellate. Lo stabilimento possiede inoltre due altri forni che producono una ghisa speciale col minerale proveniente dal Norttumberland. Questo minerale mescolato con ematite provenien te dalla Spagna produce un metallo r ie.areatissimo per le granate che devono perforare le corazze. 11 numero degli operai impiegati ad Elswick è di 3500, a 4000. Nota sopra un procedimento espe,.imentato in Russia pe1' armare le battel'ie di una piazza. - (Dall'Inoaliclo l'usso e dal Giornale d'artiglieria 1'usso). - Nelle piazze Corti le artiglierie sono tenute in geneeale separate dai loro affusti, i cruali sono conservali in appositi magazzini; e soltanto al momento del bisogno si portano sulla piazzuola, il pezzo e l'al~ fusto. Spesse volte il pezzo è incavalcato sul sito; nella quale operazione si adoperano capre od aHre congegni che sporgono fuot·i del parapetLo, e sono un ottimo punto di mira per l'assediante, il ,quale sa che in quel punto si trova raccolto un numero conside!'evole di lavoratori. Il tenente colonnello Berlinsky ha presentato un cono'eO'no o o 1·i quale ha pet· iscopo di portare in batteria i pezzi già incavalcati sui rispettivi affusti. I termini della ques tione erano i seguen ti: i • Ogni pezzo deve poter essel'e collocato a sito tlai soli serventi. 2" Durante l'armamento della batteria le macchine e o-Ji uomini devono esse1·e perfettamente al coperto dal fuo~ ne-

297 o' ~RTIGL]ERIA mie.o, e ciò senza alterare in nulla, i soliti ripari che presenta la fortificazione. 3• Bisogna che l'al'mamento possa eseguirsi con una certa rapidità in rapporto colle esigenze della guerra moderna. . .. . 4. Le macchine non devono esigere una speciale abilita, e neppure una is tl'uzione prep~l'a toria specìal~ ~i Ia,:orat.ori destina li a manovrarle. Ques ti non devono tia1e altro che movimenti semplicissimi, i quali non esigano nessuna particolare intelligenza. 5• L'apparecchio deve pote.rsi L~·asp?rlar~ da un punto ad un alteo sempre dai soli serventi dei pezzi. 6" Una interruzione del lavoro non deve comprome ttere in nulla i risultati già ottenuti, sia che essa provenga _dalla mancanza cli qualche lavoratore s ia da guasl1 prodotti alla rnacchina dal fuoco nemico. Bisogna altresì ch_e non po~sa risuUat'C alcun danno agli altri uomini occupati ad esegun·e la manovra. . 7• È d'uopo che le Jiverse parli dell'a~par'.'ccluo pos_san~ essere f'a cilmenle s ostituite o r ipat'ate coi soh mezzi d1 cui dispone abi Lualmente l'artiglieria d'una piazza . . s• Finalmente l'apparecchio deve sempre pote_r s_e1~v1re, rtualunque sia l'inclinazione dell_e rampe ? altn p1arn inclinati lungo i quali debba far salire i pezz1. . Quest'ultima condizione ha preso una grande !mpor tanza al · o·iorno d'oggi per l'altezza che si dà ai terrapieni, sotto 1 ·quJi s i vogliono s tabilire le c~serm_e hlin:late per 1~ ~uarnio-ione, ciò clie non permettee11. cli fa: le rampe abbastanza lu~ghe e obbligherà qua.lch~ volta a issare i pezzi lungo le scar pe stesse Jei terrapieni. . . . , L'apparecchio del colonnr.llo Bel'lms ky s1 compone ~ssenzialmenLe di un argano o_ verl'icello or1zzon.~al~ 1~1esso m _r~ovimento da un s ist.ema di ruote tlen tate. L !n~1eme è pot Lato da due montanti di ghisa, fissati a due p1e.d1 d1 legno . Un nTosso rullo o curTo può adaLlarsi l'ra i due piech ; e pet' mezzo di esso è m~Jto facile condurre la maccl,ina · da un p~~1Lo ad un altro tirandola 6 spingendola come una .cal'~mol~. S1ccom~ il peso totale dell'appal'ecchio non è che cli 28_, clulogramm1 circa così sei uomini bastano a Lrasportarlo m quel r~oclo. A;che il volume della irn1cchina è piccolo. La rna~sima altezza non eche di ·1"',40 comprendendo i due marrnbr1 dell'asse 0


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PERIOTIJCI

motore. La Iun?hezza.~on è che di 0,91, ma per dare al rullo un~ bas~ su!O.c1ente si infilano due stanghe in appositi staffonr pl'al1cat1 in mezzo ui piedi. Per issare u.n p~zzo si pian La un solido paletto contr o il parapetto nella d11·ez10ne dell'asse del paiuolo; ad esso si attacca una carruc.ola lissa, ed unu carrucola di direzione. Un'altra carrucola e fissata all'affusto. 11 :piccolo diameLro del verri• collo P.err~ette che dopo tre o 'fUattro giri dati a mano la c?rda faccia presu, per cui qualunrrue sia lu sua lunghezza non s1 trovan.o _ravvolti mai sul verricello più che quei tre 0 quattr o g1r1. Per mozzo d_i un l}?ngegr10 si può moltiplicare più O meno la forza, camb1undo mg ranaggio. Così Iu resistenza sarà se ~on_do ~he si vuole di '/., o di '/,,. Ma occorrendo una moltrplica~ione maggiore si possono munire le co1·de di paranclu. Per impedire che il pezzo r etroceda nel caso che si romP?sse _la ,c~~?a, ~·atru~to si tira d ie tro una specie di curro munito d1 g1ossi ch1od1, Il t(uale segu., te ruoLe a hreve distanza e, nel ca~o rinculo, si pian ta nelle tavole di manego'io p~;. 0 mezzo dei cluodi, e trattiene il pezzo. _:er P?t'Lar e ~1ùla piazzuola u n pezzo che pesava col s uo a ffusto ;)896 ~hilog. supe1•ando una rampa con scarpa di '/, lunga 8 metri, occorsero 30 minuti per la ra mpa o 5 per far..,.li per·;orrere ~m tratto ori7.zontale di :32 melri. Per il tras po;to e l mstallaz10ne dell'argano in un a ltro punto della ba tteria occorsero soli 5 minuti. In seguito alle varie esperienze eseguito, l'aggiunto !!l'an mastro d'artigl!eria lia domandato che Lutte le piaz:i:e f 'o t·U ven~an? ~ro~v1s le ddl'apparecchio <lei colonnello Berlinsky. _ L al'ltplteria ,tede~ca. n~l combattimento di Wissembour·g. ~Dall opera l A rti,qlter1,a tedesca nelle battaglie e negli a.ssedi della gue_rra_ del 1870-71, del maggio,. HoFFRAUER). Il cannone daltano da 32 cent. Estratto dal Giornale cl'arli,qlier iet e genio. TaUica dell'artiglieria nella guerra del 1866. - Fine, pel maggioro, BR~G~R~- - Considerazioni generali. - La pari.o presa dall art1gl1 er1a prussiana alla battaglia di Koniaaratz non fu CP.rt? proporzionata a quella brillantissima p~·;savi ~alla fanteria. Poco soddisfalli di ciò i Prussiani si applicaI ono a trai· pro/iUo dagli insegnamenti dell'ultima g uerra. Si

d!

D'At\'J!JGLIEUJA 299 perfezionò l'istruzione sul tiro; gli esercizi di puntamento furono moltiplicati e le scuole di tiro presero un considerevole sviluppo, fut'Ono aumentali i colpi rl.u tirarsi per ogni pezzo, e la distanza dovoUe sempre essere giudicata a visla dagli ufficiali. Ma sopratu tto si diede importanza aJle conoscenze tattiche degli ufficiali. Le manovre delle batLerie aUaccaLe si fecero su terreno variato, e i capiLani comandanti impararono a scegliere le posizioni tlipendentemenLe da una idea tattica prcslahilita. Tali studi furono facilitati daJle conferenze tenute durante l'invemo sotto la direzione dei' generali e dei colonnelli dell'arma, e dalle pubblicazioni che apparvero dopo la guerra. Fra queste s i distinguono specialmente quella notissima del capilano Mars, intitolata S{Juardo tattico retrospettioo alla campagna del 1866. Venne poscia la conferenza del principe di Hohenlohe di uno. chiarezza e cli una precis ione ammirabili. Da quel momento la nuova tattica dell'artiglieria potè dirsi stabili ta. L'Austria e l'Italia, e con loro la maggior parte delle potenze europee, preoccupate della forte organizzazione dell'esercito prussiano, dell'armamento e della tattica della fanteria, cercarono principalmente ù'avvicina r·s i al rnodo di reclutamento adottato in Prussia, e di dare a tutti i soldati un fucile a tiro rapido. Kon fu che nel t871 dopo i disastri subili dalla Francia che cominciarono a migliorare il loro materiale d'artiglieria, ad aumentare il numero delle batter ie, a raggrupparle differentemente ed a perfezionare la loro istruzione tattica. L'autore conchiude coll'osservar-e che attualmenLe l'artiglieria francese si trova nelle stesse condizioni in cui dopo il '1866 s i trovò l'artiglieria prussiana. Come a quella le si rirnprovera di non aver saputo Lrar partito dei cannoni che aveva. Bisogna seguire la stessa via tenuta allora dai Prussiani perfezionando l'istruzione sul Liro ed imparando a condurre i pezzi fuo1·i dei campi di manovra ed a scegliere le posizioni con discemimento. Infine dare grande importanza all'istruzione tattica degli ufficiali. « Noi saremo così in stato (termina il m aggior e Brugère), " di compiere degnamente la nobile missione che ci r iser" vano le guerre avvenire, e la fanteria troverà in noi quel


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PEIIIOD ICI D' AnTIGLlEHIA

solido punto d'appoggio di cui ba tanto bisogno dopo « l'adozione dell'ordine sparso, sia p&r portarsi avanti, sia « per sostenersi sullu linea di battaglia. « Noi abbiamo attualmente un eccellente mat01·iale, ben « provvisto, e che vale certamente quanto quello che ci pos• sono opporre le altre potenze cu1•opee. Riprendiamo animo. « Sursum co,.da ! Spieghiamo nelle guerre futu1·e l'audacia, « il vigore e l'jmpcto che erano altra volta il retaggio del« l'artiglieria francese, e riprenderemo possesso della glo" riosa eredità lasciataci dai cannonieri di Sénarmont,1 d.i • Drouot, di Lauriston, di Lariboisière, ecc. «

1 )

LA BATTAGLIA DELL'ASSIETTA.'

S TUDIO S T O R I CO

III . Moviment o dei Franco-Spagnoli v erso il Monginevra, e d isposizioni difensive dei Piemontesi.

Una singolare circostanza ci pone in grado di conoscere con molti par ticolari le operazioni eseguile dai Francesi nel breve periodo di tempo compreso fra la partenza delle truppe del cavaliere di Bellisle dallu contea di Nizza e la battaglia dcli' Assi ella. In questa caddero e fu1°ono lasciati s ul campo di battaglia il maresciallo di campo d' ArnauJt e lo stesso cavaliere di Beliisle; e sui loro corpi i nostri soldati rinvennero parecchi documenti, dai quali si possono ricavare non solo i concelli che informarono la condoLLa dei genuraU francesi, ma pur anche i particolari del modo coi quale essi mandarono ad e.ff(}ttO la li concetti.

(I) V. Riv i sta militare, dispensa di aflosto.

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DELL' ASSIETTA

LA BATTAGLIA

Le truppe che dovevano riunirsi nel Delfinalo per penetrare poi in Piemon.te sommavano a 50 battaglioni di f'a nleria, di cui due spagnuoli, un ballaglione d'artiglieria e 5 squadt·oni di dragoni , più il corpo dei volontari di Gantes ed alcune compagnie di milizia brianzonese (1). Ques~e ti-uppe

(I) L'ordinamento del corpo dei volontari di Ganles meriLa, pel suo carattere speciale, che se ne faccia un breve cenno. Ques to corpo apparteneva ad una categoria di truppe che costituì vano una delle parti colari tà degli eserciti del secolo scorso, e si possono considel'are sotto certi rispetii quasi come t'ariello di congiunzione fra.queg li ese rciti e quelli dei nost1·i giorni. Si era allora spinto il materialismo della manovra al punto di fare del soldato una macchina, in modo da ridurlo a non sape1·si muovere s.i non inq uadrato nelle file. Ma pur sen tendosi il bisogno di avere delle tt·uppe capaci di coprire i movimenti dell'esercito, dì riconoscere il nemico e di compiere operazioni da partigiani, di combatte re insomma e muo,·ere in ordioc sparso, si erano introdotLc, in quasi tutti gli eserciti, dell e così dette truppe Je11gere, destinate unicamente a ciò. Primi a servirsene su vasta scala furono gli Austriaci, cui gli ussari, i croati e i pand uri, comandati da ardili partig iao i, resero segnalati ser vigi. I Piemontesi, come già si è detto, si valsero con grandissimo q11taggio a quest'uopo della milizia, nelle guerre da essi combattute quasi sem pre s ul proprio territorio. I Prussiani opposero, pe1· lo più con poco frutto, alle truppe leggere austriache dei battaglioni franchi, reclutati per la massima parte fra i di 3crtori nemici, ed i Frnncesi formarono dei corpi genel'almente misti di cavalleria e di fanteria, e da essi chiamati volontari, quantunque fossero reclutati al medesimo modo che il rimanente dell'esercito per mezzo di assoldamenti con prem io. Nell'esercito spagnuolo poi esistevano delle t.ruppe speciali destinate alle ope1·azioni staccate in montagna e reclutate perciò fra montanari, iJ cui mandt~to aveva una uotevole analogi a con quello delle auuali nostre truppe alpine. Ecco in qual modo il marchese di St.-Simon parla di queste truppe nell'Histotre de la giwr-re dcs A lpes: « Ces ('usiliers \:le montagne sont des troupes légères d'un e grande rcs« sourco; ils ne porteut ui tentes ni équipage; peu de leurs ofilciers ont " des chevaux. Ils se ser vent dc chausstn·es de corde, qui les empechent • de glisse1· dans !es ma uvais pas et Jes r ondeut plus Jégers: i ls out des « manteaux courts dans lesquels ils s' enveloppent; Jeurs cheveu:1: sont « arretés sous des filets: ils sont coiffés a.vec de peti tes toques à la Bé:1r-

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dovevano poi essere secondate dal corpo spagnuolo che occupa v~ la Savoia, il quale, inoltranllosi nella Moriana, aveva ordine di collegar si colle lruvpe del cavaliere di Bellisle spingendo due battaglioni a Bardonnèche pel colle della H.oue (Vedi carta alla scala dell'·I: 50,000 degli S ~ali Sardi, fogli cli Modane, Susa, Cesana e Fenestrelle) e lenersi pronto a. concoreere all'invasione, operatlllo a seconda delle circostanze . I generali francesi ben sapevano che sarebbe riuscito impossibile di celare <li P iemontesi i movimenti che 8i staYano oper ando dal la contea di Nizzu 1:el Delfìnato; ma le condizioni della frontiera da ,1uei;la pa1·Le erano tali (e lo sarebbero tul.-

noise et ont po ur armes des escopettes dont ils se ser vent avec une e j ustcsse singulière; ils ont aussi de très petìts sabres, quelques-uns y joi« gnent des pistolels qu'ils portent à leur ceinturc; ils ne craigneot point • de passer !es nuiLs dans les bois, et se trouvent to ujou1·s bien quand « ils ont des arbres pour se meure à co t1vert; d·ailleurs i ls ne coooais" sent aucuo obstacte impossiblc à surmonter dans les montagnes, gra" visscnt comme des chamois, oL sautent avec uno légé rcté singulière « d'une pointe de rocllcr sur une autre " (pag. 26). Il governo francese, penetralo dell'utilità di simili I-ruppe, ordinò, durante la guerra de lla Prammati ca Sanzione, la i'om1azionc di due battaglioni di fucilieri di montagna. Oltre a questi due battaglioni, i corpi di volontari, destinati al teatro di glterra del Piemonte, dovevano avere un -certo numero di compagnie composte cog li stessi elementi cd ese rcitate allo stesso modo. Così il corpo dei volontari di Gantes, la cui formazione venne prescritta con ordinanza de l 30 gennaio 17-JG (ved i Raccolta di ordinanze francesi esistente alla. biblioteca di s . M. in 'l'orino), doveva constare di 500 uomini, ripartiti in 2 compagnie di fanteria, 2 compagnie di fucilie t·i di montagna, 2 co mpagn ie di usseri e l di. dragonì. Ma il reclutamento dei fucilieri ùi montagna noo tardò ad offrire gravi difficollà, pochi essendo i monl.noa1·i francesi dotati di buone condizioni ,fisiche che si presentassero per assoldarsi nelle lo ro fi le. Pe rc:ò con ordinanza del 20 aprile I7d7, i fltcilicri di mon tagna vennero ridotti ad un «

solo battaglione. L'ordinanza così si esprime: « il sera choisi pour composer le dit ba« tailloo, !es montagnarùs qu i seront jugés !es plus en état de servir dans < le nombre de ceux qui existent actuellement dans celte troupe~.


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LA BATTAGLIA

lavia quando la guerra si dovesse combaLlere fra piccoli esercili) da prestarsi assai bene a mantenere la difesa per lungo Lempo in dubbio sul punto che sarebbe s tato prescelto pel passaggio delle Alpi. (Vedi carta degli Stati Sardi all'1: 250,000 od all'1: 500,000). Le valli delle Ubaye e della Durance, che s i unis cono parecchi chilometri a sud-ovest di Embrun, raccordano colle loro testate tutto l'esteso tratto della linea <li displuvio che s i s tende dalla Savoia alla contea di Nizza. Questa linea s i svolge secondo un esteso arco di circolo; a metà della corda di quest'arco, lo. quale misura prcssochè 100 chilometri, s'incontro.

Due giorni dopo un'altra ordinanza prescriveva, che le duo compagn ie di fucili eri di mont1\gna del corpo dei volontari di Gantes venissero trasformate io compagnie di fameria . .. S M., dice l'ordinanza, ayan t, par son ordonnance du 20 du present mois, « réduit ii un seul bataillon les deux. bataillons de fusiliers de moo tag11c « employés à son armée de Proveuce, à cause de la diflìculté que !es ore Jìciers on t eu j usqu'à présent à complétcr leurs compaguies dc l'espèce « d'homm es propres au servi ca de cette tt'oupe, et j ugeant que le siour « de Gaotes aurait le meme embarras de rétablir !es deux compagnies • des fusiliers de montagne du co1·ps qu'il commando, et qui se trom•ent < presque entièrement détt'uites, S. M. a o rdonné et ordonn e etc."· Il corpo dei volontari di Gantes ve nne soppresso a l termine della guerra, come si soleva fare di tutti i corpi di tru;>pe leggere. Le compngnie di m ilizia brianzo ne~e, destinate a far parte delle truppe del cav. di Bellisle, appartenevano ad una istituzione stata creata in Francia sotto il regno di Luigi XIV. La grande analogia di questa istituzione con quella della milizin piemontese, che già era in allora sali ta a molta fama, tende a far credere che essa non fosse altro che una imitazione di questa. La milizia francese però non acquistò mai una importanza eguale a qu<llla della milizia piemontese; il governo francese se ne se rvì pe1· lo più come di un mezzo di r·eclutameuto, per rifornire l'esercito quando non bastavano gli assold amenLi con premio a mantenerlo a~ completo. Ad imitazione poi dei reggimenti pro,,inciali piemon tesi il governo francese trasse in seguito dalla milizia i così detti reggimenti di g ranatie1·i reali, i quali si dimostrarono degni ri vnli dei reggimenti provincrnli, e come quelli acquistarono reputazione di ottime truppe.

DELL' AS$1ETTA

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la città di Mont Dauphin, che giace presso il confluente della Durance col Guil, il quale è uno dei s uoi più importanti affluenti . Da Mont Dauphin, risalendo la Durance, si raggiunge per Briançon il Colle del Mon ginevra e quindi si penetra nelle Valli della Dora Riparia e del Chisone; risalendo invece il Guil S i raoo'iunoono i colli secondari che mettono nella Valle del "'"', nell'alta "' Pollice valle del Po ed in quella della Varaita; e lìnalrnente, valicando pel colle di Val's i monti che separano l'alta valle della Durance da quella della Ubayc, si raggiungono per S. - Paul e Tournoux i passi che conducono nelle valli della r,Iaira e dellt\ Stura. Tutti questi vari valichi si trovano all'incirca ad uguale distanza da Mont Dauphin, per il che, riunendo truppe e magazzini in questo punto, i generali francesi avevano l'ondata spemnzn di lasciare i Piemontes i nell'incertezza sulla direzione che avrebbero data all'invasione, e di obbligare il ne a dis perdere le sue forze in sette diverse valli alpine, qualora si fosse indotto a voler coprire tutla la frontiera ad un tempo. Che anzi, avendo de terminalo di valel'si del colle del Monginevra, essi speravano di potere, con abili disposizioni, attirare l'attenzione del Re verso In valle di Stura, la quale giace alla estremità opposta di questo scacchiere; e ciò tanto più che tre anni prima l'esercito franco-spagnuolo aveva operalo precisamente per questa valle. Mont Dauphin e la vicina Guillestre vennero perLanto prescelti pel concentramento ùelle forzo francesi . Su <Jueslo punto furono avviale la gross a artiglieria e le munizioni, che vennero tratte dall'arsenale di Grenoble, e vi s i stabili un panificio , dcsLinaLo a pl'ovvcdet'e l'armata duranle il passaggio del Monginevra. La s Lrada del Colle di Vars fu riaLtata; e ciò che era una necessità per agevolare l'arrivo su Guillestre delle truppe provenienti dal Nizzardo, poteva esse1•e interpretato dai Piemontesi come un s inlomo che i Francesi intendess(ll'O portarsi da Mont Dauphin al colle dell' Argentera. Intanto le brigale destinale a passare <lalla contea di Nizz 01 1


DELL' ASSIETTA

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1,A BATTAGLIA

nel Delfinato cominciavano ad arrivare a Barcelonnette; esse· furono successivamente portate a Tournoux, ove fin dai p rimi; cli giugno 5 battaglioni francesi stavano in osservazione ver so la valle della Stura . Coll'ai--rivo di q ueste nuove trup pe al campo cli Tournoux, con qualche movimento fatto fino al villaggio di Arche, ai piedi del Colle clell'Argentera, con alcune operazioni da parligiani eseguite eia piccoli distaccamenti al clilà dello slesso colle, spe1;avano i Francesi di ri uscire a chiamal'e su di esso l'attenzione dei Piemontesi, men lre le loro brigate, valicando successivamente il colle di Vars, si sarebbero porLa te su Guilleslre . Nell'in tento sempre <li ingannare i Piernontesi, i panifici occorr en ti pel servizio delle truppe duranle il lor o passaggio nella valle Ubaye furono stabiliti nei vil iaggi di Jausier, Glaisoles e Arche, lutti a b1·evissima distanza dal colle del!' Argenter a, rnentee dalle truppe f'ea ncesi r imasle nel Nizzardo venivano spinte delle dimostrazioni per la valle della Vesubia su V.inaclio. ::Nè quest.i f'urono i soli mezzi usati dai generali frarlcesi per nascondere la vera direzione dell'invasione. Il m aresc iallo cli campo cl' Arnault fìn dagli ullimi del mese cli g iugno faceva pervenire in Piemonte, per mezzo cli emìssar i e di falsi disertori, delle notizie tendenti ad indurre sempre più in errore la corte cli Torino. Le disposizioni prese dal d' Arnault a questo scopo, e cli cui egli informò il DL1ca cli Bellisle con lettera del. 1° lugl io, ne incontrarono la piena approvazione. li Duca gli scriveva infatti da Meritone sotto la data del 4 luglio:« J'ai reçu, « Monsieur, votre letLre du J er j uillet; on ne peut rien de « mieu x r1 ue les précautions quevous o vez prises pour cacher « notre véritable mou vement. Je m'en rapporte bien à vous « pour tout ce qui pour ra y étre relatif, et je vous prie cl'y con" linuer vosaltentions. ìvlon frère sera à Bar celonnetLe le 10, « les troupes marcberont de Tournoux sur Guillestre le '11, et « il arrivera à Briançon le 12 pour marcher e ri avan t le 14, " ainsi qu'on en est corivenus ...... » . Intanto in Piemonte cominciavano acl arrivare notizie di ciò

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che accadeva nel DeHìnato. Non appena fu partila da Torino l' uUirna lettera in cui Carlo Emanuele insisteva più che mai acciò s i opponesse valida resistenza lungo la Riviera, vi giunsero avvisi che accennavano ad una inusata attività al di là delle Alpi. Queste inrormazioni erano però confuse, e tali da non poterne ricavare alcun costruLLo s ulle vere intenzioni del nemico. Siffatta incertezza si rivela in una collezione di le ttere di un ufficiale piemontese, che si conservano in copia a ll'archivio di Stato di Torino. Da esse non risulta ch i. fosse questo ufficiale nè quale pos i~ione egli occupasse; ma non è dubbio che egli doveva rivestire un grado assai elevalo ed essere in condizione da conoscere a puntino le notizie man mano che arrivavano. ln una di queste lettere, che porto la data del 24· giugno si legge: « Dalle parti cli Fenes trelle è venuta la notizia che ne' « scorsi giorni fu segnalato un can;ipo al di là del monte Gi« nevra, dove devono portarsi alcuni battaglioni francesi per ,, coprir e~, come dicono i disertori, i loro magazzini. « Si è pure saputo che 24 pezzi di grosso cannone eslratLi « dall'arsenale di G1·enoble sono giunli a Monte Delfino, dove « si fànno di gran magazzini di munizioni da guerra e ùi ·vi" veri, comealtresl a Brianzone, e ne' luoghi circon vicin i. Di" consi ancora partiti tla Grcnoble una quantità cli muli ca" r ichi d'ono pel s ervizio della cavalleria spagnuola, che dalla « Provenza deve avanzare nel basso Delfinato. « Le nostre truppe acquat'tieraLe in Susa ed in que' con" torni non hanno ancora fatto alcun movimento, solo si sono " fatte a van zare da r1uel canto alcune milizie verso le nostre « frontiel'e. Da alki posteriol'i avvisi s i è saputo che da Brian« zone sono partiti quattro battaglioni con molti pezzi d'arli« O'lieria i quali hanno fatto allo a Monte Delfino, come pure « " esservi' a Guillestre accampati altri sei battaglioni francesi; " ciò non ostante i par licolaei di que' luoghi trafugano i loro « effetti per timore d'essere .invasi dalle nostre truppe.


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LA BATTAGLIA

Nella settimana scorsa si fece partire da Cuneo un distac• camento di 400 uomini per andare a rinforzare la guarni« gione del castello di Demonte atteso l'avviso colà spedito « dal comandante di detto forte che un corpo di tru ppe f'ran" cesi si era avanzato per quella valle. Ma dopo d'esser e pas" sate alcune compagnie di granatieri per diverse terre e « luog hi situati al lungo della medesima valle, senza aver <? fatto alcun male, nemmeno commesso alcuno benchè mi" nimo disordine, avendo solo domandato ai sindacide' luoghi « dell'Argenteria e di Berges di somministrare loro della « paglia e foraggio, e il medesimo tenere in pronto per un « grosso corpo di truppe che colà dovrà avanzars i, di nuovo • « si ritirarono "· E sotto la data del 3 di luglio: « Dall'ultime nuove del forte di Exilles s i è saputo che in « Brianzone vi sono ancora i 4 battaglioni francesi che dove« vano portarsi a Monte Delfino per unirsi cogli 8 che già ~i « trovano ivi accampati. Continuasi intanto a far trasportare « munizioni d i bocca e di guerra verso Monte Delfino e Guil" Jestre , il che fa credere che l'intenzione de' nemici sia <• di portarsi verso Demonte. I 4, pezzi di cannone grosso « giunti da Grenoble a Mont1 Delfino si trovano ancora nel me" desirno luogo "· Tutte queste notizie, le quali accennavano ad un prossimo tentativo di invasione del Piemonte dalla parte del Delfinato pur lasciando incertezze sul la linea d'invasione prescelta, preoccupavano grandemente il Re. Anche riducendo al minimo le g uarnigioni delle piazze, le forze di cui si poteva disporre per opporsi ad un Lale tentativo erano di soli 10 battaglioni e 30 squadroni. Per accrescere queste Jorze sar ebbe stato necessario attirare in Piemonte le forze del generale Leutrum; il che avrebbe scoperto l'assedio di Genova. Ora non era privo affatto di fondamento il supporre, che l'andirivieni di t ruppe e d'artiglierie che veniva segnalato al di là delle Alpi potesse essere null'altro che una dimostrazione, tendente ad agevolal'e «

DEL l,'AsSIETTA

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la marcia delle forze del duca di Bellisle o del marchese di Las Minas al soccorso di Genova; come pure doveva essere messa in calcolo l'ipotesi, che l'avversario, sulle forze del q uale correvano voci molto esagerate, potesse avere in 1nente di condurre contemporaneamente le operazioni della Riviera ed un Lenlativo di passaggio delle Alpi. Nell'una e nell'altra di queste due ipotesi l'immediato richiamo di Leutrum in l?iemonte sarebbe slato un gl'ave errore ; g iacchè i Franco-Spagnuoli, s uperata la resistenza di Ventimiglia, più non sar ebbero stati arrestati da alcun ostacolo, e muovendo alla volta di Genova avrebbero costretto il conte di Schulenburg a toglier·ne precipitosamente l'assedio. Non essendovi dopo ciò ragione al rnondo perchè gli Austriaci usassero rig uardi verso il Piemonte, essi avrebbero certamen te pensa to, come era loco costume, a nul. l'altro che a coprire la Lombardia. Cosi i Franco-Spagnuoli avrebbero potuto ripetere a loro agio la manovra del 174·5, intromettendosi fra gli AusLriaci ed i Piemontesi; i quali avrebbero probabilmente sopportato da soli, come &vevano fa tto due anni prima a Bassignana, e come dovettero far poi mezzo secolo più tardi a Ceva e a Mondovì, tutto il peso delle forze dell'avversario. Non meno grave errore per ò sarebbe stato il non tener conto delle notizie che a1-rivavano di Francia; giacchè una invasione attraverso le Alpi, che non incontrasse seria resistenza, sarebbe giunta quasi di lancio sotto le mura della capitale del Piemonte, ne avt'ebbe occupate le provincie più ricche, e oltl'e al danno che ne sarebbe risul Lato per la causa comune, ayrehbe avuto per conseguenza di mettere il Re in balia degli Austriaci, o di costringel'lo n darsi nelle braccia dei Borboni. La fermezza e la chiaroveggenza di c ui diede prova Carlo Emanuele in questa s ituazione così spinosa, come in tu tte le altre circostanze più Cl'itiche del suo regno, dimostrano come egli possedesse in grado eminente queste doti caratteristiche della sua Casa, la cu.i sorte fu per tanti secoli di tr-ovarsi continuamente in mezzo a situazioni ta li, che un solo errore ,


3-10

LA DA TTAGl,IA

che avesse commesso, poteva segnarne in modo ineluttabile la rovina. Senza appoggiarsi ad alcuna_determinazione che potesse compromettere gravemente la s ilnazione, egli si diede a sistemare la difesa della barriera alpina colle sole forze che aveva sotto le mani o che poteva a Ltirare a sè senza sottrarle dalla Ligur ia, Immediatament.e il conte Bogino, che era in allora a capo dell'arnminis trazione m ilitare col litolo di primo segretario di guerra, fu fatto part.ire da Milano allo scopo di ind urre il con te di Bra-wn, al quale era stato affidato pochi giorni prima dalla Corte cli Vienna il comando in capo delle Lcuppe austriache in Halia, ad avviare in Piemonle tutle le l'orze che ancora s i trovavano disponibili in Lombardia . Conternporaneamen te fu rinforzata la guarnigione del castello di Demonte con truppe tolte da Cuneo, e fu ordinato di comple tare questa ultima p,iazza colla costruzione cli opere ester·ne, e di pr?vvederla abbondantemen te di munizioni da guerra e di viveri. La cavalleria fu portata, negli ultimi giorni di giugno, nelle valli della Vermenagna, del Gesso e della Stura, sia per r itardare all'occorrenza l'avanzare del nemico da quella parte valendosi dei dragoni appiedati, sia perchè facesse consumare dai suoi cavalli i t'or aggi esistenti in quelle valli, e venisse così ad ago·iun<>' e rsi una nuova clifricoltà all' invasione. li conte della ,:, b .. Manta, che ne aveva il comando, stabilì il suo quartier generale a bor·go s. Dalmazzo, ove sboccano le varie valli che erano occupa te dai suoi squadroni Il colle di Tenda essendo 'coperto dal for te Saorgio, il Re speC'ava di aver con ciò provveduto se non in modo definitivo, almeno pel primo momento, alla difesa di quel tratto della• frontiera che, a prestai' fede alle notizie che gli arrivavano, pareva il più m inacciato. Verso le valli della Dora Ripar ia e del Chisone si rivolse però più par ticolarmente l'attenzione di Carlo Emanuele, sia per chè egli s ubodorasse le vere intenzioni del nem ico, sia perchè ritenesse com e i più pericolosi, ~n quelle circostanze, gli a ttacchi che fosser:o per avventura cUretti per quelle valli,

311 m inacciando essi più da presso la capitale ed essendo i più discosti dalla linea litoranea s ulla q uale si trova va la maggior parte delle sue fo rze. Il contrafforte elle sepura la valle del Chisonc da quella della Dora Riparia, quantunque in taluni punti erga le sue cime fino a poche cenl.inaia di. metri tla lla r egione delle nevi eterne, conserva per lungo tratto, dal colle di Sestrières alla Testa del Graml Serin, una notevole accessibilità . La sua cresta è in generalù pianeggiante e facilmente praticabile, e parecchie strade mulattiere la Craversano mettendo in comunicazione la valle clella Dora con quella del Chisone pei colli di Basset, di. Bourget, cli Cote piane, di Blègie r , di Lauson e dell'Assietta. La difesa occupando la cresta, ed appoggian dosi a destra al for te di Exilles nelle valla ta della Dora ed a sinist,ra al f'Ol'te cli Fenesteelle nella vallata del Chisone , pu6 creare deJle gravi difficoltà a ll' aggt• essore proveniente dal coJle del Monginevra, sia che esso si avanzi per la valle della Dora, sia che da questa passi in quella del Chisone pel colle di Sestrières, s ia che si porti innanzi contemporaneamen te per ambedue le grand.i comunicazioni che corrono ,ll fondo di c1ueste valli . Delle energiche operazioni controffensive, che scendano dalla cl'esta del contrnlforte sul fianco delle colonne dell'invasore, Pendendone la mnt'cia pericolosa, lo debbono costringere t\ cercare di sloggiar ne la difesa; la quale, quando abbia preventivamente pr eparato il terreno col riattare e<l april'e comunicazioni favorevoli alla sua azione, coll'erigere trinceramenti e r icoveri per le tr uppe, e ·col r iunire magazzini di munizioni da guerr a e cl i viveri nei punti più opportuni, può sostenere la lotta con vantaggio; e quand'anche costreLta dal numero a ripiegar·e, è in condizioni ta li da far pagare a caro prezzo a ll' invasore ogni palmo di terreno. Il punto di maggi.o l'e importanza militare di tutto il tratto cli contraffor-te compr eso fra il colle di Sestrières e la Testa del Grand-Serin si è l'altipiano sottostante appun to aq11esta cima, DE LL'ASS1ETTA


3·12 LA BATTAGLIA e che si trova ad una altezza di 2500m circa al disopra del livello del mare. Questo vasto alLipiano trae forse dalla sua fo rma il norne di Piano del!' Assietta. Da esso s i presen ta a llo sguardo lo stupendo spettacolo delle cime nevose dell'Ambin e del Rocciamelone che sorgono a nord e di quella dell' Albergian che s'innalza a sud, (~ paiono limitar e, come limitano di fatto in modo quasi assoluto, le operazioni dell'invasore in questo tl'atto della bal'f·iet'a alpina. Le due vallate della Dora e del Chisone, vis te da quell'altezza, paiono formare un solo bacino, diviso nel mezzo da una gigantesca traversa, che si direbbe elevata dalla na tura a bella posta per favorire l'azione ·controffensiva della difesa . L'impo1·tanza particolare del Piano dell' Assietta deriva principalmente dal fatto che per esso passa la più breve comunicazione tra i forti di Ex illes e di Fenestrelie, mentre ùd un tempo per esso, od almeno entro iI suo raggio tattico, è costretto a passare l'invasore, che pt'oponendosi di far cadere il Corte di Exilles, lo voglia accerchiare aggirandolo da s ud. Finchè la difesa occupa con forze suflìcienU il Piano dell'Assietta non è possibile perlanlo che l'invasore compia l'accerchiamento cli Exilles; come pure esso non può avvicinarsi a Fenes trelle senza esporre.in modo assai pericoloso il suo fianco sinis tro. Quando poi in condizioni sif'fa lte l'invasore cercasse di far cadere la r esistenza del forte di Exilles anche senza accerch iarlo, si esporrebbe a s ubire le conseguenze cli una conl1'offensiva. della difesa procedente dall'alto in basso nelle più favorevoli condizioni. Carlo Emanuele conosceva troppo la guerra di montagna per non apprezzar e al s uo giusto valor e l'impor tanza militare clel contrafforte fra Dora e Chisone, e par ticolarmente cpiella del Piano dell'Assietta. Egli sapeva bensì che per mettere il forte cli Exilles in grado di opporre una lunga resistenza non bastava mantenersi al possesso delle alture che sorgono a mezzodì. di esso, ma sarebbe s tato necessario eziandio occupare quelle di S. Colombano e le altre che la dominano da settentrione. Ma i 10 battaglioni di cui si poteva al massimo di-

DELL'ASSIETTA 313 sporre per opporsi all'avanzare del nemico da quella parte era no già una forza molto scarsa per opera1?e una difesa controffons iva q uale intendeva il Re; ed il frazionarli avrebbe reso affatto impossibile qualunque azione effìcace, riducendo i Piemontesi in condizione da essere sopraffatti su tuLti i punti. Carlo Emanuele determinò per tanto di tenerli riuniti per intero sul con trafforte che separa la valle della Dora da quella· ciel Chisone. l i comando della difesa da questa parte venne affidalo al conte cli Bricherasio, a l quale ~l Re ordinò di concertare col capitano Vedani, del corpo degli.ingegneri m ilitari, un s is tema di triucerarnenti che avesse per iscopo di assicurare aìla difesa il possesso del Piano del!'Assietta anche contr o forze di molto prevalenti ('l). Il progetto di questi trincer a1m:nti fu ultimato il 29 di giugno, ed immediatamente si diede mano alla . loro costruzione, nella q uale vennero i~npiega ti rnoUi contadini appar tenenti a lla milizia e radunati a quest'uopo, nonchè i soldati del 1' battaglione del reggimenLo delle g uardie (2), e quelli del reggimento provinciale di Casale, i quali vennero fatti accampare sul Piano del!' Assietta. A complelare il sisLema difensivo delle due valli si fecero avanzare le milizie della provincia di Pinerolo, le quali occup·arono i colli che dalla testata delle valli della Dora e del Chi-

(I) Il conte di Brich erasio, appa rtenente ad una de lle più illustri fa miglie piemontesi, si era segnalato di già, particolarmente 1ie r coraggio personale, in vari incontri ad As ti, a Piacenza ed a Savona. Quando gli ve11ne afCidato da l Re il comando delle truppe destinate alla difesa delle va ll i di Exilles e di Fenestrelle e~li era stato promosso da poco al g rado di tenente generale. ln ricompensa della vittoria dell'Assietta Ca rlo Emanuele lo i ns ignì della Gran Croce di s. Maurizio, gli accordò mia ricca commenda, e lo J1omi uò gove rnatore del duca di Chi allese, s uo secondogenito. Nel 1748 il conte di Bricherasio ven ne poi nom inato vice re in Sardegna. Egli mori nel lìS2, essendo cavaliere dell'Annuo-· ciata, gran mastro dell'ar tiglieria e genera le d'armata. M Attualmeute granatieri di Sardegna.


LA BATTAGLlA

sone mettono in q uella della Germagnasca, e permettono d.i aggirare il rorte di Fenesfrelle scendendo su Perosa, nonchè il colle di Abriés, che permette di operare siffatto aggiramento direttamente dalla valle della Queiras. Le milizie dell' alta valle del Chisone, conosciute sotto il nome di milizie di Pragelas, vennero portale al e.li là del colle di Sestrièr es ad occupare la posizione cli S. Sicaire, cli fronte a lla quale In s trada del Monginevra r aggiunge il fondo della valle della Dora . Un corpo di milizie valdesi venne pos to a Charnplas du Col e nyi dintorni per coprire il colle di Seslrières. Queste milizie, insufficienti a difendere effìcacernente Lali punti, avevano per mandato di segnalare il nemico e di molestarne la marcia. 11 He s i preoccupava assai poco delle valli secondarie comprese fra la \'alle del Cbisone e la valle della S tura, come quelle che poco si prestavano ad operazioni eseguite con corpi di truppa. Ciò nondimeno le rispettive milizie vennero messe in armi, e ru loro assegnato il ma ndato di osselvare il nemico, e di imped irne le possibili scorrerie al cli qua della frontiera . Intanto gmngavano i soccorsi che il conte Bogino aveva ottenuti dal conte di Brawn. Come al s olito essi erano singolarmenLe scarsi, e non si componevano che di lt battaglioni dei reggimenti H.agenbach, Fo1·gatsch, Collo1·edo e Traun, tratti dalle piazze di Lombardia, i quali giunsero a Pinerolo nei primi di luglio sotto il comando del maggior generale Colloredo, e furono accantonati in città . P iù lardi giunsero a Savigl ia no 2'1 squadroni austriaci comandati dal generale Lucchesi, menLre 35 squadroni cli dragoni vennero porta ti soltanto fino s ul Ticino, che non.dovevano traveesare prima che i Francesi a vessero supeeato la zona alpina.

UELL' ASSlETTA

3.15

IY. Abbandono dell'assedio di Genova e pass aggio del lVIonginevra.

Mentre in Piemonte s i facevano i preparativi sopr a accennati per resistere all'invasione, arrivavano continuamente notizie tendenti a t ran ·e se mpre più in inganno i Piemontesi sulla vera clirezione dell'offensiva nemica. Ecco infatti quanto scriveva ,-,otto la data del i luglio da Cuneo, ove era stato m.andato per concorrere all'armamento cli c1uella piazza, l'ufficiale di cu i abbiamo citato altri brani .di lettere : « ~;qualche tempo che vanno eapitando qui cle'clisertori fran« cesi, i t{uali assicurano d'aver inteso da'loro ufficiali clte « hanno intenzione di ritornare sotto quesLa .piazza. Un sol" dato del r eggimento di Foix ha pu1'e asserito che sono cani " pali a Toumoux nella valle cli BarcelonneLte 12 battaglioni « i quali aspettano il corpo di Spagnuoli, che è in marcia, e « non molto lontano, come allresi il corpo di F rancesi che è « passato per la valle di Lantosca, S. l\fartino e Vinai, e che « tutti i suddetti corpi debbono unirsi a Tournoux per poi « avanzarsi verso Demonte e Cuneo "· Con quale animo i P iemontesi aspetLassero l'invasione, si può giudicare dal seguente passo della sLessa lettera: « Si dice che tuUi i sudcl~tti corpi di Lruppe gallo-spane ascen" der anno a 130 circa battaglioni con 100 squadroni, che com,, porranno quasi diecimila cavalli. « Noi non omettiamo diligenza per far proseguire le opere « esLeriori di questa piazza, e si pr ovvede di grani e d'ogni « al tro bis ognevole, per aveda ben all'ordine in caso che i ne" miei volessero tomar e a provare se vaglia più il fuoco dei « loro cannon.i o quello dei nosil'i "·


31/3

LA BATTAGLIA

Ma la fiducia degli ufficiali piemontesi non andava fino al punto da fa r nascere in loro delle illusioni sui pericoli della si tuazione e da r endere meno attiva l'azione del Re. 11 quale, benchè, poco favorevole fin da principio all'assedio di Genova, avesse a malincuore accondisceso a prestare.il concorso delle sue truppe a quell'impresa, pure, finché gl i era stato pCJssibile di fa r lo senza esporre il Piemonte a tro var s i indifeso di fronte ad una invasione operata con potenti forze nemiche, aveva mantenuto lealmente la promessa data al conte di Scltulen bur g cli opporre !a massima resistenza all'avanza re dei Franco-Spagnuoli nella Riviera cli Ponente. Ma oramai la cosa diventava per lui affatto imrossibile; e l'abbandono dell'ass edio di G<~nova o-Ji o appari va come un a assoluta necess.i tà. Egli non poteva las ciare più a lungo le s ue frontiere verso il Delfinato quasi interamente sguemite sotto la minaccia di una invasione, che ogni giorno andava facendosi più imminente; mentre d'altra parte finchè gli AusLriaci persistevano nell'assedio di Genov~ non gli era possibile attirare in P iemonte le truppe che stavano in Liguria s ot~o il generale Leutrum senza mettere in ca ttive cond izioni quelle di Schulenburg, ed espor r e per tal modo a gravi pericoli la causa comune. Se però Schulenburg levava l'assedio e rivolgeva le proprie truppe contro il duca di Bellisle e il marchese di Las Minas, esse, unite a i 12 battaglioni austriaci che già stavano cli fron te ai Franco-Spagnuoli sotto gli ordini del generale Leutrum, sarebber o state forti abbastanza per trattenerne l'avanzare, specialmente dopo che si er ano indeboliti col far passare una parte delle lor o forze nel Delfinato, e le t1'uppe piemontesi che erano in Liguria avrebbero potuto essere richiamate in Piemonte. 11 conte cli Schulenburg cominciava esso pure a deporr e la speranza di condurr e a ter mine l'espugnazione di Genova prima che i F ranco-Spag n uoli fossero progrediti di tanto nella Riviera da cos tringerlo a desistere da questa impresa; e cominciava a convincersi che il partito più pr udente sarebbe s tato di togliere l'assedio mentre ancora il nemico era !ontano,

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DELL ASS1ETTA

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piuttosto che aspettare a farlo in modo precipitoso e pieno di pericoli quando si fosse maggiormente avvicinato. Ma sapendo quanta importanza l'esercito austriaco e la Corte di Vienna annettessero alla conquista cli Genova dopo lo scacco toccato l'anno prima del generale Botta, gli mancava l'animo di assumere la responsabilità dell'abbandono dell'assedio, e sarebbe stato oltre ogni dire contento di poter gettare sul Re tutta l'odios ità della caLLiva riuscita dell'impresa. Perciò, divenendo tutto ad un tratto subordinato in modo affatto nuovo all'autorità di Carlo Emanuele, egli sollecitava da lui l'ordine formale di levare l'assedio. Ma il Re, penetrando la cagione di questa inusitata deferenza del generale austriaco, non si lasciò cogliere nel laccio. Gli Austriaci gli aveva no dato troppe e troppo r ecenti prove della loro sospettosa diffidenza, ed egli non poteva dimenticare come solo l'anno prima al principe di Lichtenstein fosse stato tolto il comando poco tempo dopo che aveva riportata la vittoria di P iacenza, sotto preLesLo bensì della sua malferma salute, ma in reallà pe1'chè il consiglio aulico lo giudicava troppo arrendevole ai voleri del Re di Sardegna; mentre il marchese Botta, che aveva rifiutato di ubbidire ad un s uo ordine, adducendo per ragione la singolare e quasi incredibile pretesa che la sua subordinazione verso di lui si limitava alle sole circostanze in cui egli era presen te di persona, non era stato sconfessato dalla Corte di Vienna. A fronte di simili fatti la dignità stessa del Re non gli permetteva cli mandare altri ordini ai generali auskiaci. Non era possibile però di lasciare che la cose andassero avanti in questa maniera, giacchè un maggiore ritardo a provvedere alle esigenze della situazione avr ebbe potuto compromeUere l'esito della campagna; e Carlo Emanuele si appigliò senza più indugiare al solo partito che, provvedendo al bene della causa comune, fosse conciliabile colla sua dignità. Il 30 di giugno scrisse al conte della Rocca cli allontanarsi colle sue truppe dalle mura di Genova e di raggiungere senza ritardo il generale LeuANNO

xxn, VoL.

111.


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LA BATTAGLIA.

trum nella Riviera di Ponente. Cosi operando, egli non esponeva ad alcun pericolo il conte di Schulenburg, ma lo costringeva però a togliere l'assedio, giacché le tru1)pe che gli rimanevano non sarebbero più bastale a proseguirlo. La deLerminazione presa dal Re suscitò fra gli Austriaci una g1·andissima frritazione contro di lui, e accrebbe gli altriLi e le recriminazioni fca i Piemontesi e i loro alleali. L'ufficiale già più volte citale., così si esprimeva a questo riguardo in ..lna lettera sc1·itta in data 17 luglio da Torino: E~co a che è andato a finire lo strepitoso e dispendiosis" simo impegno contro Genova, inLl'aprcso per riparare allo ,. sproposito fallo nella spedizione contro Antibo, per la quale, « rimasta questa città con poca truppa che la guardasse, ebbe « luogo di pensare alla sua libertà e di ricupe1•arla. Diranno • che S . .M. nostro Sovrano non ha assislito i Tedeschi in " questa impresa con quelle forze che essi ~vrebbero voluto, « ma chi è minacciato in casa propria è scusabile se p~nsa « a difendersi. Noi ci ricordiamo a quali estremi ci eravamo • ridotti per non essere state ben custodite e difese le nostre « piazze di ft'onti~ra (1), e se la città di Cuneo non faceva quella ,, resistenza e difesa che ha fatto, questa nostra capitale sa- · » rebbe stata perduta, non v'essendo in essa nè gente nèprov« vigioni per soslonere un assedio. Nonostante la loro irrita:done contro i Piemontesi, gli' Auslriaci non ignoravano che col solo concorso di questi era · possibile coprire la Lombardia dalla invasione cui sarebbe stata esposla quando il Piemonte fosse caduto in potere dei Franco-Spagnuoli; e ciò li rese più docili che non fos sero stati finallora. L'imminenza del pericolo facendo 'infatLi manifesto al conte di Brawn la necessità di stabilire più s treUi accor·di col Re, lo inùuss'o ad accorrere da Milano a Torino nei primi di luglio. Quivi · egli si dimostrò disposto a secondare Carlo Emanuele in tutti i suoi disegni. (I)

Allude qui alla. campagna del 1745.

Dl!.I.l.' ASSIETTA

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Che pel momento lali disegni non l'ossero ancora molt? chiari nella mente del Re si rileva da una lettera scl'itla. da lui il 31 di luglio al generale Leuirum, allo scopo di informarlo dell'ordino m'andato al cont~ della Rocca e di ptescrivergli una nuova linea cli contlollu. Dopo averlo informalo che dalle notizie di Francia risultava che .i prepaeativi per l'invasione vi erano spinti a!Mremenle, e che, per servirsi delle sue stesse espressioni, Lutto vi era in movimento, egli continuava cosi: . " En conséqucnce des m11noeuvres r1ui nous menacent tou• jours plus pour le Piémont eL avec le peu de moycns qui .• nous 1'ostenl à ·nous y opposer, nous cr~mes à propos d'en" voyer ordre dès lo 30 du mòis passé au comto de la Roque « do déclarer irn comte de Schulenburg, général commandanL • l'armée imperiale sous Génes, que nous nepouvionsà moinS « do rclit'er Jes douze batnillons de nos troupcs polll' les • employer ailleurs, oit la défensc do nos propres États le d-0« mandail, sans !es Juisset' engageT davanlage dans une en• lreprise· qui étail encorc d'une fol'L longuc durée, cl lui • avons prescrit dc Jes faire metlre en marche pour s'avancer « ù volt·o secou1•s , en vous prévenant dn jour qu'ils arri• vorout vo1·s Final, à fiu que vous puissioz leur onvoyor vos • ordres ultérieurs, et en en laissanl deux ò. Savone pour en « rènforcer la gal'nison. Nous sommes persuadés que lo • comto dc la Roquo vous aura informù à l'heuro qu'il est des • ordL·es qu'il a reçu, et avons lieude c1•oireriu'en consér1uence • de ce qu'il aura déclaré au cornte de Schulenburg ~clui-ci • aura pris, ou no tarclol'a pas de pl'ench·o, la 1·ésolut1on de < quittor l'enkeprise de Génes. . . « Supposé qu'il on désisle, nous nous sommes expltques • avec lo g6nét'al cornte do Brawn, qui doit reprendre le com• mandement en chef de l'arméo impériale, quo vu les mou• vements actuels des ennemis sur nos rronlières, et leur • position dans la Rivière el Comlé de Nice, lo bien de la " cause commune exigerail qu'il f'ìt déboucher la plus grande


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partie de ses Lroupes pour la mème Rivière, en les postant « en écllelle entre Savone et F inal, comme vous remarquerez « par l'Extrait ci-joint. " Les dix bataillons clu comte de la Roquc venan l comme « dessus à s'avancer à vòt.re secours, et l'al'mée impériale à « se désister de la dite entreprisc, il est probable que les en" nemis, qui par là se verraient par venus au grand lrnt qu'ils « se sont proposé, de délivrer Gènes, ne songeront plus à « pousser en avant dans la Rivière, vu les forces supérieures « qu'on serait à mème de leur opposer, et que par conséquent " ils tourneront la plus grande partie des Jeues con tre nos • fronlières . « Dans ceUe probabi!ité vous sentez d'abord, quc ne nous « trouvant plus clans Je cas de clevoir suivr o l'objeL que nous « vous avions commandé dans nos précédenles clépéches, de " garder pas à pas Ja Hivière, le plus jntéressant pour le bien " de n6tre service serait mantenanL celui de défendre les pas~ sages du Piémont èfui sont les plus menacés, et cntr'autres « celui de Saorgio. Vous sen tez de méme par les noLions qua " vous avez da pays de quelle importance serait la conser" vation clu fort de Saorgio, et de.la communication de Tende, « de laquelle l'ennemi venant à s'emparer, il aurait le chernin « OUVCL't à s'introcluire de ce còté là en Piémon ~. « Nous souhaitons clone, qu'en vue des avis que vous avez • reçu comme dessus, ou qui vous parviendront de la rea" lité des mouvements cles ennemis dccc c6té là, vous prenie:t ,, en considération sf dans l'expectative du renfort que le « comte de JaRoque doit vous envoyer, et des autres circon« stances que nous venons de vous détailler, il ne serait pas « convenablecle commencer à fa ire déOlee quelques bataillons « de ceux que vous avez sous vos ordres pour aller gagner • les hauteues de ]adite piace deSaorge en passant par Triora, « au cas qu'ils puissent encore le faire sans risque, d'où ils « seraient à portée de clescendl'e par Tende du c6lé de Coni, « Loutes fois que le besoin l'exigera; et en t.el cas nous laissons «

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vos soins de les fa ire incessamrnent marcber SUl' !es dites hauteurs, sans attenclre des 01·dres ultérieurs de noLre part, • puisque vous connaissez parfaitement qu'il n'y a pas de « temps à perdee, et qu'il faut tàcher de prévenir les ennemis. « Vous aurez seulement attenlion cl.e nous ins truire à l'avance « des bataill.ons que vous y destinerez, et de l'officier f[Ui en « aura le comrnandement, lequel vons choisirez parmi les « mieux au fai t du pays, en lui enjoignant de se concerter " dans les dispositions ù faire avec le comrnanclanl de « Saorge, el de se tenir en coTresponclance avec le cornte de " Ja :'.\fante , qui va mettre son quartier général au Bourg s.t Dalmas, el se trouve chargé du commandement de la " cavalerie et clragons, que nous avons d(1 placer dans les « avenues des vallées pour y consornmer· !es subsistances et « !es 6ter aux ennernis » . Le previsioni del li.e sulle conseguenze del richiamo delle truppe del conte Della Rocca non anelarono errate. Il conte di Schulenbueg, non uppena ebbe comunicazione degli ordini che erano arrjvati al generale piemontese, diede le disposizioni pee la levata dell' assedio , che venne operata il 5 di Juglio; rna indispettito com'era, e non conoscendo ancora le intenzioni del con te di Brawn, si dimostro poco disposto a seconda1•e per parte sua i desideri del Re. Invece di portar-si avanti fra Savona e Finale, come Carlo Emanuele avrebbe des'iclerato , egli si contentò di occupare colle sue truppe la valle della Polcevera, in modo da coprire il passo della Bocchetla pel quale l'eset·cito imperiale comunicava colla Lombardi:, e da proteggere il tergo delle ·posizioni occupate d~l aenerale Leutrum dalle imprese dei Genovesi è ùella guarn1 ;ione franco-spagnuola. Al conte Della R.occa, che insistev.a accio si mettesse in marcia verso Savona, Sclmlenburg rtspose non potersi appigliar-e ad alcuna determinazione sehza conoscer pr•ima le intenzioni del conte di Brawn; ma soggiunse che gli avrebbe a ques~'uopo spedito un corriere . Il conte Della Rocca giunse l' 11 cl i luglio a Finale con

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LA BATTAGLIA

dieci battaglioni, avendone lasciali due a Savona come gli era stato ordinato. In conformità dei concerti presi a Torino, le Lruppe di Schulenburg non avrebbero dovuto Lardar molto a seguirlo; ma nuove ed inattese difficoltà vennero opposte dai generali imperiali. Il commissariato austriaco pt'otestava essergli impossibile di provvedere al' servizio dei viveri dell'esercito qualora si fosse inoltrato su Finale. Il conte di Brawn, facendo valer& queste difficoltà e profittando del bisogno che il 1-h: aveva di soccorsi, domandava che la CorLe di Torino si addossasse il carico del vettovagliamento delle truppe austrfache. Così gli imperiali volevano farsi pagare da Carlo .Emanuele il proprio concorso alla difesa dei suoi Stati, quasiehè essa non fosse ad un tempo giovevole alla difesa dei possedimenti austriaci in Italia. Ma quand'anche Carlo Emanuele avesse avuto l'intenzione di cedel'e alle pretese austriache , l' esauri mento delle sue provincie, che da Uanni erano conLinuarnente pel'corse dagli éserciti, glielo avrebbe reso assolutamente impossibile. Carlo Emanuele fu pertanto costreLto_ad inviLare il conte Cristiani, gran cancelliere di Milano, dal quale dipendevano i servizi amministrativi dell'esercito austriaco, a recarsi a Torino per appianare con lui queste nuove diffico!Là; rna egli ben prevedeva che da c,sse sarebbe necessariamente risultato un non piccolo ritardo, il che riusciva tanto più importuno, che dopo il raorno del conte d i .Bruwn a Milano le sue idee sulle operazioni ulteriol'i s'erano meglio disegnate, ed aveva accolto con premura il concel,to, suggeritog li dal barnne cli Leutrum, cli tron~are ogni ulterioee tentativo del nemico contro il Ponente col prendere egli stesso una energiea offensiva nella Hiviera di Ponente. In una lettera, scritta il ì di luglio allo stesso generale Leukum, il Re, dopo avergli ~sposte ledilfìcoltà suscitate da,gli Austriaci, così si esprimeva riguardo alle idee da lui manifestate: '' Le pr ojet que vous nous faiLes de pousser une grosse ~ partie des forces combinées entre la Briga et le Col de Raus

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est celui qui nous paraìt effectivement le plus propre pour déconeertet' les ennemis, soit dans Jes postes qu'ils occuc peront entre Nice et Ventimille, soit pour !es incommoder « sur Jems derrières au cas qu'ils vinssent à pénétrer en • Piémont vu aussi que ce corps là serait toujours à mème « d'y desc:ndre au hesoin pa1' le Col de Tende ou par la Vallée « du Tanaro . C'est ·justement dans pareille vue que nous e avons insinué au général comle de Brawn de commencer " à faire déboucher par la Rivière de Ponent l'arm.ée impe«· riale qui se- retire de Génes, afin de la mettre par là à · « portée de pousser plus loin , et de concourir au but sus " énoncé. Nous en allons faire sentir derechef la nécess1té au • comte de Brawn, et aussitòt que les mesures seront- as« surécs pour la subsistence de scs troupes et qu'e1les seront " à mème de so joindre aux nòtres, nous complons de nou~ • allcr me ttre à la téle de l'arrnée combinée pour faire de là • tes dispòsitions nécessaires pour les opérations ultérieures · « de la campagne "· Benchè il linguaggio militare del secolo scorso sia generalmente assai d iffici le a penetrare oggidl, essendo noi abituati ad una chiarezza molto maggiore di espressioni, riesce però · facile scorgere come il concetLo del Re di· l'eonte al~a sepat·~zione delle forze nemiche operanti in due masse per la Riviera e pet' le Alpi, fosse di por tare da prima la maggior parte· delle tr uppe disponibili conLro quella di queste masse che era maggiormente a portala, manoV!'ando sul fianco sinis trò di essa in modo da addossarla, se possibile, al mare, e riservandosi la possibilità di rivolgersi più tardi contro l'aHra q~and~ si fosse avanzata in modo da offrirsi alla s ua volta m suoi colpi. Era in s ostanza, e per se1·virs i di una espressione mo,derna, unu manovra per linee interne, chenori. avrebbe certamente presentato quel carattere decisivo che Napoleone seppe più tardi i mprirnere a siffatte manovre, e che molte circostanze avrebbero reso in allora quasi affatto impossibile di darle, ma il cui concetto rivela nondimeno in Carlo Emanuele un criterio «

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DELL' ASSlET'fA

militare superiore a quello comune a l suo tempo e tale che gl. avrebbe assegnato forse fra gli uomini cli guerra del secold scorso un posto più distinto se egli non avesse avuto da lottare continuamente o contro forze troppo superiori alle s ue o contro le d ifficoltà che incessantemente gli solleva va il concorso di alleati, la cui poca at'rendevolezza e le cui continue diffidenze costituivano Rer lui un oslacolo qua~i insuperabile ad ogni operazione che richiedesse seguito ed energia. Dalla par te dei Franco-Spagnuoli, fra i quali pure non 1·egnava sempre la massima uniformità cli conceLti, l'a1'monia si manteneva invece in quei g iorni con tanto maggior facilità che l'armala destinata ad operare pel Dellìnato era quasi unicamente composta di truppe francesi. Gli apparecchi per l'invasione si andavano compiendo in questa provincia con una attività poco comune in allora. ll cavaliere di Bellisle giunto a Barcelonnette il 10 di luglio, come s uo fratello l'a veya annunciato al maresciallo cli campo d' ArnauHJ proseguì l'indomani su Guillestre ove si trovarono 1-iuniti in quel giorno il reggimento dei cl1'agoni del Re (5 squadroni) e le brigate Bo urbonnais (5 battaglioni), la Reine (li battaglioni), Condè (1: battaglioni), Royal-Houssillon (4 baUagl ioni) e Mail! y (5 battaglioni); le quali truppe, unitamenl.e a lla brigata d'Artois (6 battaglioni), che da alcuni giorni gi~ accampava a Briançon, a '.L battaglione cli granaUeri reali, a 2 battaglioni spagnuoli, ai volontari di Gantes, a 6 pezzi da campagna e 7 da montagna, dovevano formare il primo scaglione dell'armata che constava così di 31 battaglioni di fanteria, 5 squadroni di dragoni, 4 compagnie di tru ppe leggere a piedi, 3 compagnie di truppe leggere a cavallo, e 13 pezzi d'artiglieria. Nello stesso giorno, 11 di luglio, la brigata di Poitou (5 battaglioni) e 1 battagl ione spagnuolo si trovavano a Barcelonnette. Questi 6 battaglioni, e 2 battaglioni di grnnatieri reali, che si trovavano già a Guillestre, dovevano f'ormar·e, sotto gli ordini del conte cli Revel, il 2• scaglione dell'armata, sotto il norn<~ di brigala di riserva.

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Erano inoltre riunite a Barcelonnette le brigate Bourgogne e Larocheaimonl; (in complesso 11 battaglioni), le quali, sotto gli ordini del maresciallo di campo d' Auttain, dovevano da principio rimanere nella valle della Ubaye e far dirnostl'azioni verso la valle ·clella Sturn, ed in seguito, all'arrivo dalla Contea cli Nizza di nuove truppe destinate a dar Ioeo il cambio nella valle della Ubaye, formare il terzo scaglione dell'armata del Monginevra. Il battaglione d'artiglieria era tutta via in marcia su Montclaupliin ove doveva giungere il '19 e poetarsi poi immediatamente innanzi col parco d'artiglieria, che vi era stato preced.enLemente t'i unito. Secondo gli ordini che vennero emanati dal cavaliere di Bellisle, le truppe componen ti il 1• scaglione dovevano prelevare a Guillestr e nella g iornata clell'i'l i vi veri pei g iorni H, 12, 13, 14, e mettersi in marcia il 12 pel Monginevra. l viveri pelle giornate del 15, 16, 17 e 18 dovevano essere trasportati da Guillestre al seguilo delle truppe pet' mezzo di apposi Li con vogli. r.a marcia del primo scaglione da Guillestl'e alla frontien.i dt,veva operarsi su due colonne. Una, composta delle brigate Bolll'honnais e La ReiHe e dei dragoni del Re, doveva seguire la s t,rada che da Montdaupltin r isale la sponda sinis tra della Durance e portarsi il '.L2 a Besse raggiu ngendo Briançon il 13; ove, riunita alla brigata cl' Artois e ad un battaglione spagnuolo, doveva formar<:), sotto g li ordin i diretti del cavaliere di Bellisle, un cor po di 16 baLLaglioni, 5 squadr oni e 9 pezzi. L'altra colonna, composLa delle brigate Conde\ Royal-Roussillon e Mailly, di 1 haLtaglione di g ranatiet'i r<~ç1.li, e di 1 battaglione spagnuolo, dovea l'isalire la valle del Guil e portarsi il 12 fino ad Arvieu x, proseguendo il 13 pcl coJ!e d'Hysonar su Servières. Queste truppe dovevano formare, sotto gli ordini del marchese di Villernur, un corpo di 15 battaglioni di fanteria e '~ pezzi da montagn,i . I volont,t1·i di Gantes ed alcune compagnie cli milizia brianzonese dovevano pure fa r parte di questo corpo. Contemporaneamente a l movimento del 1• scaglione, la hrigata cli riset·va doveva portarsi il 12 da Ba ree-

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lonnette a Tournoux, e il 13 da Toumoux a Guillestre riunirsi ivi ai 2 battaglioni di granatieri reali che le erano 'assegnati, e proseguire il 14 su Ar·vieux, ove doveva rimanere in attesa di ordini. Finalinente la brigata LaroclH~aimonl doveva poNarsi essa pure a Toumoux il 12 insiem@ alla brigata di riserva, e 1•imanervi fino a nuovi ordini. Il passaggio della frontiera per parte .del 1• scaglione dell'armata doveva effetLuarsi il H di luglio a l collè del ìv1onginewa dal corpo del cav. di Bellisle ed al colle del Bourget dal corpo del marchese di Villemul' (Carta degli Stati Sa1'di alla scala di ·J:50,000, foglio di Cesana). Jl primo era destinato a proseguire per- la v_a lla della Dora su Exilles, il secondo a · portarsi pel colle di Sestrièl'es nella valle del Chisone'. Un convogli1) con 4 razioni di biscotto, partendo il 14· da Guillestre e Montdauphin, doveva arriva re il 15 a Briançon, e, dopo varcato il Monginevra, dividersi a Cesana per raggiungere i corpi di Bellisle e di Villemur, e somministrare loro le distrihuzioni'pei giorni 19, 20, 21 e 22 di luglio. Intanto, appena occupato Cesana, vi si doveva s tabilire un panificio, dal quale sarebbero state spedite allè lrnppe le distribuzioni di pane pei giorni seguenti. Per provvedere a Lutti questi traspor ti erano stati prevenLivamente riuniti 960 quadrupedi. Se s i tien conto, che stan te la poca forza de i haLtaglioni frances i il primo e secondo scaglione dell'arrnaLa del cav. di Bellislo dovevano sommare al massimo a 20 mila uomin i, che i reggimenti erano allora riccamente ·provvisti di nrnzzi di trasporto, e che nella stagione in cui si operava sono appunto pendenti nelle Alpi le messi ed i fieni vi sono prossimi alla maturazione, se ne deduce, che il numero dei quadrupedi riuniti dall'intendenza francese era sufficente a soddisfare ampiamente ai servizi amministrativi delle truppe durante il loro passaggio attraverso la zona alpina. Alcuni contrattempi impedirono che il movimen to delle truppe verso i colli del Monginevra e di BoL1rget si operas-

327 sera esattamente nel modo prescritto. Esse non poterono muovere da Guillestre che il 14; ma il cav. di Bellisle, allo scopo di riguadagnare per quanto era possibile il tempo perduto, spinse nella giornata stessa fino a Briançon, facendo loro lasciare tndietro il bagaglio, il reggimento <l i dragoni, le 9 compagnie di granatieri delle brigate Bourbonnais ·e la Reine, unitamen t0 agli operai destinati a riuttare le strade ('1). Queste Lruppe dovevano formar-e colla IH'igata cl' Al'lois, che già si trovava a Briançon, e 3 pezzi da montagna l'avanguardia del corpo del cav . di Bollisle, so~lo gli ordini del maresciallo di campo d' Arnaul t 11 primo scopo che il cav. di Bellisle aveva in mira s i era di impaclt-onirsi elci foete di Exilles. Ma essendogli pervenuto notizia che i Piemontesi avevano riunito delle truppe ecos truivano trinceramenti sulle aUure che separano questo forte da quello di Fenestrelle, e conoscendo l'importanza di esse, egli si prefiggeva di cacciarneli prima d'intraprendere le operazioni dell'assedio (2). DELL' ASSIET'l'A

-------·--- - (I) ogni battaglione di fanteria aveva· allora una compagnia di granatieri, la quale veni va abitualmen te d istaccata dal proprio battaglione e riuniCa a compagn ie di granatier i d'altri battaglioni, pel· compiere quelle operazioni che 1•ìchiedeva110 l'impiego di truppe scelte. La catt.iva inauutenzìone clelle strMe rendeva poi ind ispensabile di far marciare qua.sj sempre, colle avanguardie deg li oporai desti11.ati a riattarle; il elle dra causa non piccola di. lentezza nelle operazioni di quel tempo. (2) Nella sua Storia del •·egno di Carlo Emant{ele III, il CARUT'l'I, del resto diligentissimo s torico, cade in un grave errot·e circa il piano d'iuvasioue dei Francesi, quando !o espone ne! modo segttentf: • La g iogaia « dei monti che sorge tra queste due va lli (Dora Riparia e Chisoue) • bcncllè di arduo accesso, era st;i,ta scelta dal generale francese per ef• fettuare il suo passaggio, scansando q ue i due impedimenti (Exilles e < Fenestrelle), ed era s uo intendimento di ~boccare iu vaJ cli Sangone, • scendere a Giaveno, evitare iu tal modo anche l'altro formidabile i n' toppa della Brllrt<llta di Susa, e penetrare nel cuore ciel Piemonte ,. Nello stesso cJ·rore eJ·a gi.ì. cad uto , molto prima del Carutti , il march ese d i Beaurcgard nei suoi llférnoires histol'i ques sur la ma1son Royalc


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LA BATTAGLIA

D' Amault, in seguito agli ordini del ca v. di Bellisle, traversò il Monginevra nella giornata del 15 luglio, ed andò ad accampare col grosso dell'avanguardia a Cesana, portando un avamposto di granatieri e di dragoni al Ponte di Fenil. Le milizie di Pragelas, attenendosi al manda to ricevuto, si 1·ipiegarono all'avvicinarsi delle truppe francesi verso il colle cli Sestrières, senza opporre alcuna resis tenza. Con temporaneamente un distaccamento composto di Gcompagnie di granatieri e Gpicchetti della brigata d'Artois s i poeLava, sotto gli ordini elci brigadiere d.'Escars, nella direzione di Bardonnèche, ove doveva unirsi ai due battaglioni spagnuoli prnvenicnti da :Modane pel colle della Roue ('I). Queste truppe erano destinate a pof'larsi, seguendo difficili sentieri cli montagna, ad occupare le al ture che domina no Exilles da nord, e vennero perciò fatte seguire da sei muli, di cui quattro •carichi di cartuccie e due di a ti.rezzi da guasLatore. Dai dOCLlmen l.i che r imangono non si può r icavare con s icure:tza quale via sia stata percorsa dal brigadiere d'Escars per portars i da Briançon a Bat'donneche. Il fa tto che la s ua r.i nnione coi battaglioni spagnuoli si operò nella gioi'l1ata del 15, esclude assolutamente l'ipotesi che sia staLo staccalo dal corpo di d.' Arnau!Ldopo il passaggio del lVIonginevra. L'ipotesi più veros imile si è, che egli abbia iniziato il suo movimento nel giorno p1'ecedenLe, e risalendo la Durance fino a Roubion abbia valicato il colle cles Echelles e pel P ian du Col sia sceso su Bardonneche.

de Savoie; ma non vi cadde nella Histoi,·e militat-re d11, Pi<imollt il cavaliere

Alessandro di s,~luzzo, che ebbe co,1o~ce nza dei documenti trova ti s ul cadavere del ca v. di Bellisle, dei quali si riporteranno nel seguito a lcuni dei pass i pii'1 importan ti. (1) I picchetti erano distaccamen ti formati con uomin i scelti nelle com·pagnie fucilieri dei battaglioni d i fanteria, e elle servival}O "' rinfor~are le compagnie granatieri nelle operazioni speciali, quando la forza di {!Ueste non era bastante.

329 DELL' ASSIRTTA ìvlentre d'ArnauH si portava a Cesana e d'Escars a Bardonneche, il r.imanente del corpo del cav. di Bellis le si portava ad accampare oltre Brjançon presso la VacheUe, e il corpo di VH!emtu' a Servière, spingendo una avanguardia di due compagnie granaLieri e due picchetti al villaggio cli Bourgei, verso il colle dello stesso nome. Nella g iornata del 16 tutto il primo scaglione doveva avere passalo la frontiera e doveva · e.osi smascllernrsi per in lero l'offensiva francese. Intanlo il duca di Bcllisle, che era rimasto a Menlone col quartier generale dell'Infante, aspettava con crescente ansietà le notizie dello svolgimen lo del suo piano d'operazione, e teneva d'occhio con non minore ansietàgli Austro-Sardi che aveva di fronte, cercando di scoprire dai loro movimenti se essi avessero penetrato il s uo disegno. I dissensi col mar, chese di J,..as Minas, che parevano dover cessare dopo che questo s'era prestato a seconda re i ·concetti del duca, erano rinati intorno al modo di applicarli. ll generale spagnuolo infatti, dopo la partenza di unA parte delle forze dalla Riviera, e dopo che gli Austro-Sardi avevano levato l'assedio di Genova, si era jmpensierito a sua vol!_, della posizione dell'esercito franco-spagnuolo. Indovinando i concetti che in quel momento Carlo Emanuele I I I stava .formando, egli temeva che le truppe del eonte di Sclrnlenburg e quelle cli Leutrum riunite venissero a.cl attaccarlo con superiorità di forze, e ne rendessero malagevole la ritirata in Provenza opeeando sulla sua sinislra. P erciò insisteva acciò si iniziasse senz'altro la ritirata sul Varo. Il dnca di Bellisle snrebbesi egli pure di buon grado r ipie"'ato su Nizza per essere più a portata di spedire rinforzi a ,, . suo fratello; ma temeva che una simile riti1'ala, sveIand o in nanzi tempo all'àvversario l'operazione pt'incipale essere quella che sì s tava prapnrando nel Delfinato, lo inducesse ad opporvisi portando la maggior parte delle sue forze in Piemonte. Egli si preoccupava ad un tempo della conservazione


I.A BATTAGLJA 330 delle proprie comun.icazioni coll'ar mata di suo f1·atello, temendo che dei partili cli truppe piemontesi si spingessero nella valle di Barcelonnette per interromperle. Tu Lle queste preoccupÒzioni, come pure le speranze che rrutlri va il duca di Bellisle, si rivelano 11elle letter e da lui sr:riLte a suo fratello in quei giorni, e di cut si riporteranno qui par 0cchi brani, come quelli che gettano una vì~1a luce s ulla siLuazione in cui si trovavano i Francesi. · « J'ai é té près de deux heurcs téte à LéLe avec l'l'l. ,de Las • Minas » egli scriveva da Mentone il 13 lugl io alle ore 7 '/, di sera. < li n'a jamais été si doux, si amicai, si pr6venant. " I:.e résultat de notre conl'érence a 6té que nous nous retirerons dans { ou 5 jours, plus ou moins, pour n?Ùs placèr· • la clroite à la Turb ia, et la gauche à Levenzo où nous met< terons LiO bataillons, qui s'y accomoderont, et que nous en « disposerons 20 plus iwès du Vnr pour é Lre ù portée de mar• cher à votre secout·s, si le cas échoi t,. Jl ne para1l pas qu'il y. • ait encore rien qui presse, mème de nous rel,irer, cur vous verrez, par !es nouvelles qua .i'ai reçues .de Gènes d.u i 1., ,i que Lous !es A utrichiens sont cncore sur Id' Polceven1, et il • ne ma1;clte du còLédu PiémonL que ce qi.1e_M. deBrawn a « pu tirer des garnisons de ManLoue, dc M?dène et du cliàteau de Mi lan, ce qui ne compose pas 3 ou 4- mille hommes < au plus; Loute la ca valerie autrichiemrn vient aussi, mais « elle ne vous fera pas grancl mal. l1 pourTait L rès-bien étrn « rple la Heine de Hongrie, fnrieuse contl'e le roi de Sardaigne « · de Ja:Jevée du siége, ne . lui donnera de secours· que ce· qui • esL stipulé à la lettre par !es Lraités, qui esL, je crois, 10 mille • l1ommes, dont elle mettra 3 m ille de cavalerie. Le séjour de " M. de Schulenburg et de son armée sur la Polcevct'a me faiL ct'oire qu'il a envoyé nn courrier à Vie n ne, el que pour « pallier le 1~1al l'on flattera la n.eine de po_ uv.oi r recommericer • le siége, et q~'en atlendant l'on forme un espècc dc blocus. < Il est ·posté de manière qu'H barre le chemin de Génes contro nous par de petits corps, et qu'il est toujours en état,

OELI,' ASSIETTA

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si nous y marchions en force, de se retirer sur la 8ouquette. • " M. de Bissy est arrivé. Il rn'a djt que le Roi de Sardaigne a plus de crainte poue Démont at· Coni que pour Exilles; « aussi j'espère que vous vous emparerez de tous les postes • projetés sans y trouver beaucoup de résistance. « M. de Leutrum, ou du moins ses troupes, sont toujom·s • dans !es mémes postes entre Oneglia et la Briga, où il y ~ avait encore hier 14 bataillons piémontais. Ai,ì moins_je crois • que ceux qui étaient devant-Génes ont pris la route du Pìé• monL par Acqui. « J'ai averti .M.rs de Ser.sily et dc ~ougada de Lenirà tout • éwnementles vivres et fourrages nécessaires sur toute la « route depuis le Var jusqu'à Barcelonnette . « Je vous écrieai réguliè1·ement cha.que jour; je crois qua. « vous en userez de mème, car vos nouvelles vont devenir « fort intéressantes pour moi ». In un poscritto a questa ·s tessa lettera il duca cli Bellislè aggiungeva la seguente osservazione, che palesa le.sue inquietudini sulla possibilità di scorrerie dell'avversario nella valle di Barcelonnette . « Il me semble que nos courriers passent toujours par Bar• celonnettc pour arri ver à Briançon e t tous les clétails sont « placés sur ce pied; mais si pendant votre siége la vallée de « Barcelonnettc n'est pas suffisamrnentgardée, etqu'il vienne « des partis soit par la vallée de I' Argentière soit par Guil« laumes ou autrement, nos courriers _ seraient pris et ne « passeraient point. Ne faudrait-il pas prendre à l'avance « d'autres mesures1 C'ést à quoi je vous prie de songer pour « préparer à tout événement une nouvelle route plus sflre et « la plus courte qu'il se pourra. Mandez- moi ce que v9us « voulez que je fasse du rnien pÒur prévenir toute sorte d'ac• ciclents e t de retardernents dans tous les cas » . L'indomani, alle 11 di sera, il duca scriveva a suo fratello: • J'ai attendu jusqu'à présent, mon cher frère, espérant de «

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DELL' ASSIETTA

LA BATTAGLJA

recevoir de vos nouvelles, n'ayant d'ailleurs rien de pres« san t ni d'intéressant à vous mander. Les nouvelles que j'ai « reçues de Génes du ·12 me marquenL que les Autrichiens " sont toujours dans la méme posi lion, également à portée de " se retirer sul' la Bouquette ou de marcher par Voltri sur Sa" vone. Il paraft qu'ils tirent Jeur pain de Novi. Je pense que « M. de Schulcnburg attend cles réponses de Vienne, e t qu'il « est fort peu pressé de secourir le Roi de Sarclaigne, con tre « Jequel Ies Autrichi~ns sont furieux par l'espérance qu'ils « avaien t de piJler Gènes, ou d'en tir er du moins une grosse « gratification . « Toutes les nouvelles du pays me confirmen L que nous « avons toujours vis-à-vis de nous 14 ou 15 bataillons pié« montais; c'est ce qui fait que je ferai tout mon possible pour « engager l\'L de Las Minas à .reste!' dans la posilion où nous « sommes, car je crains q ue si nous retirons la droite à la « Turbia et la gauche à Levenzo cela n'engage tous les Pié" montais à prendre la rouLe du Pié mont, et plus vous aurez « d'avance e t rnieux ce ser a . « N'oubliez pas ce que je vous ai clemandé hier pour plus de " sùreLé de nos courrier s dans le cas que l'ennemi vìnt sur le " col de l'Argenlière, e·t qu'ils ne pourraient plus alors passer « par Barcelonnette, car ce còté me parait toujours le plus ,. commode pour eux, et _que par conséquence il demande le « plus d'atlention ,, . Poche ore dopo la partenza di questa letlera ne anivava al duca una di s uo fra tello, colla quale egli lo informava delle difficoltà che ri tardavano la marcia ver so il Monginevra, gli comunicava le notizie raccolte s ul nemico, e gli esponeva il suo piano d'opera7.ioni. Il duca, approvando le idee del fratèllo, gli rispose immedia tamente con una lunga lettera datata da Mentone, 15 luglio. Ecco alcuni brani di questa leltera: « Votre lett.rc de Guillestre clu 13 à 10 lleures du soir N . 3 « ne m'est arrivée que cette nuit·, mon cher frère; je l'ai lue ,, à mon réveil . J'ai vu ce à quoi je rn'étais bien attendu, «

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" qui est toute la pe.ine q ue vous ont causé les contrordres « et indécisions; ce qui est d'autant plus fàcbeux que je vois « qu'elle vous a fai L perdre au moins 24 heures d'un temps • bien précieux. Il est vrai que par tout ce que vous me « mandez ùes mesures que vous avez prises dans cet in« tervalle, le temps n'a pas été absolu menl perdu, et que vous « avez disposé vos troupes de manière qu'elles n'ori.t point « démasqué voLre projet. Il patait que jusqu'à présent l'en" nemi n'en avait a ucune connaissance, que sa principale « altention se portait sur la valléede Stura, et que ce qu'il fait « à Cote plane et an col d'Org ueil (con questo nome il duca . « di Bellisle intendeva accennare al colle dell'Assietta) est « d'une sirnple précaution générale, qu'il prend sur tous Jes « débouchés. Je n,; s uis pas fàché que celf\ se trouve ainsi, " parce qu'avan t de mouvoir votre artillerie et. vous embar« quer à votre siége, vous vous trouverez obl igé de faire « attaquer ces deux retranchernents, ainsi que le fort de « l'Éloile eL la redoute du col de la Fénètre. « Si vous ne t.rouverez pas la chose faisable, vous n'étes « pas cornpromis en rien, et nous avons Loujours rempli " no tre projet, qui étaiL de d,,. vrer Gènes par cette diver" sion; si au contra ire vous croyez pouvoir attaquer et em" porter· ces postes, je ne doute pas que vous y réussirez, « et ce ser a une action brillante qui dét1·uira 7 bataillons, " portera la terr-eur chez les Piémontais, et rendra ensuite « l'opération de votre siége plus sùre. J'aime beaucoup rnieux " que vous trouviez toutes !es difficultés en débutant, parce !' que vous avez l'avan tage d'atLaquer, qui est grancl avec « nos troupes, et s urtoul dans un pays tel quel celui-là où " vous t.rouverez d'abord facilité partout. C'est q uand vous " serez a Uaché à votr·e siége, q u.e l'ennerni aura l'avantage de vous faire des diver sions et vous montrer des tètes par" Lout, et qu'il est bien à craindre que ceux qui observent « sur vo Li>e droite ne donnent pas dans quelque panneau . " Au surplus, par les nouvelles que j'ai reçues du 12 de ANNO

xx11,

VoL.

Hl,


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LA ]),ATTAGLIA

DELL' ASS1E1"fA

·" Gènes, tous les Au~richiens y sont encore; ils attendent « certainement des ,réponses de Vienne , et Sl\ivant ,:non " talcul ils ne peuvent les a voir avç.nt le 17 ou le 18 pour « le plutot; vous voyez que ce1a :v,o us donne bien du temps, « I l 11'a marché d' Autrichiens vers le Piémont <rue les ga1?11 niso,ns tirées de 1fantoue, Pizzigueton, Chàteaude Milan etc;, ,s ce qui ne montfl lout au p1us qu'a 3 mille hommes, et nous " avons encore ici M. de Leutrum avec M ou 15 bataillons « piémonLais pour le moins, Vous pouvez compter que je " serai extrernement alerle, et que je vais di.spo$er 10 ba« taillons tous prèts à marcher sur Barcelonnette dés que '" j'aurai des nouvelles de la marche de quelques !Autrichiens « de Génes vers vous, ce don:t j'éspère ètr,e exacLement in<• formé par M, Chauvelin et le sieur Milo, qui ont pris " pour cela toutes les , mesur-es po~sjbles, ll m:écrivent r é« ~ulièr ement tous l~s jours. « .J'ai reçu une lettre de d' Auttain , qui paraìt très mé" content que vous l'ay'ez laissé à Barcelo11nette;' il S1)' trouve · « trop raible avec 11 bataillons, si les ennemis y vie,nnent en « force. Je lui mande que dans ce cas !es troupes çle ma " gauche s'y porteront. Toute ma crainte est que chacun « ne croye avoir tous les ennemis devant -Soi, et que l'on « ne donne dans quelque panneau. Voilà l'inconvénient de « la dé.fensive, et de n'avoir pas un chef clairvoyant sur « lequel toute votre c).roite roule absolurnent; je ne doute " pas , 1ue vous preniez sur cela toutes le,s précautions pos« sihles. « En relisant votre lettre jc vois qu'on kavaille aux r e« trancb0ments des cols' d'Or,gueil el; de Còte piane, mais ils « ne sont pas faits; et vous les fere,z attaquer avant qu'ils « soyent (aits, et ceux là une fois forcés vo.us savez mieux .• que moi qu!en attaquant tout-,de-suite ceux du col de Fé" nètre ils résisteront encore rnoins. Cette diligence empè« chera peut etre qu'ils ne rompent les ponts dont vous « parlez. D'allieurs des détachements passent partout, et si

une fois vous avez battu les ennemis, vous aurez tout le -« loisfr pour le reste. « .Te joins ici !es observations que vient de faire M. Bour« cet après la lecture de votre lettre. Il prétend que !es « ennemis ne sauraicnt vous attenclre en les tourna1;1t comme « elle marque; je voudrais qu'ils le · f'ìssent, car il ne s'en « sauverait guère; dans tous le cas il persiste à penser, et ,, moi d'après, qu'il fout toujours, àquelque prix que ce soit, « se rendre maitre du col de la Fénètre et de toute la chaine « des montagnes depuis Sestriòres jusqu'au col de la Fé« nètre, dont l' occupation est indispensable parce qu'ello <• vous met en toute sùreté pour la suite de votre siége, et « qu'il vous faudra it beaucoup plus de troupes que vous n'en « avez si vous n'en étiez pas le maHre, et dans ce cas il ,,, vaudrait mieux ne rien entreprendre. , « .Je ne suis point en peine de tout ce que vous ferez en « attaquant, mais je le serai beancoup lorsqu'il fauclra étre « sur la défensive pendant le siége, « Vous voyez bien que je vais attendre de vos nouvelles « désormais avec grande ,impatience, ainsi je vous prie de " ne pas manquer de m'écrirC"une fois par jour ». «

(Continirn). DABORMIDA Y1TT01UO

Capi·tano di stato maggiore.


1829 lN ASIA 33'1 sia per tentare di impadr onirsi degli importanti punti costieri di Trebisonda e Sarnsun. Al concentramento però delle tmppe dell'estrema sinistra s u Bayazid, rinuJ1ci6 in seguito alle preghiere della popolazione armena, la quale vedeva nella presenza delle guarnigioni russe una protezione contro le invasioni dei Kurdi. Intendimento del Diva no era di ricuperal'e, mercè di un poderoso spiegamento di forze, Kars e il res to del territor io perduto. A questo fine i Turchi s i adoperavano con un'atti . vità insolita. Volevano operare per tre linee convergenti, cioè: a sinistra tentare di riprendere Achhaltsiche; al centro marciare pel Saganlù su Kars con una massa di ,O·od 80,000 uomini; a deslr'a, colle milizie dei pascialati di Much e Wan, ricuper·are Bayazicl e, per la linea dell'Ararat, penetl'are ncl1' Armenia russa. Progetto colossale, per la cui attuazione mal si prestava l'imperfe tto organamento de!le milizie raccogliticcie, che in gran parle costitu ivano le forze turche in Asia. PaskewiLclt, ben conoscendo i granrli preparativi dell'avversario, si adopera va ad accrescere i propri effettivi, chiamando a sè da Rayazid la m~ior parte del corpo che vi a veva lasci~ltO per tenere in soggezione la Persia, aprendo segreLe trattative col pascià di Much e coi Kurcli affine cli in-· durli a tenersi neutei, e creando perfino, cogli elementi musulmani locali, quattro reggimenti di cavalleria giorgiani, un corpo di cavalleria armena, e milizie a piedi ed a cavallo di Kurdi ed Armeni del pascialato dì Bayazid. CAMPAGNA TURCO- RUSSA DEL

CAMPAGNA TURCO·RUSSA DEL 1829 I N

A

S I .A (!).

I r·isultati più <lubbi che incomple ti consP-guiEi dai Hussi duranle la prec~)denLe campagna sul teatro del Danubio e dei Balcani) 1·euclevano inevitabile la continuazione delle operazioni per arrivare a qualche cosa di p iù decisivo . Turchi e Russi quindi si apparecchiavano a tuu·uorno per il rinnovamento vigoroso della lotta , tostochè la stagione tor·nasse propizia a riprenJ.ere la campagna., e l'esercito russo dell'Armenia r iceveva dal suo imperatore l'ol'dine di esser pronto per la primavera prossima. Disegno del principe Paskevitclt era: a ttenersi alla difensiva lun go il litorale del Mal' Nero, e dinanzi ad Achhaltsik e Ardahan; ripiegare la sua s inistra, e:he, pér essersi spinta fino oltre Topr'ah-K alé, quasi al piede del passo di Delibaba, riteneva come troppo esposta, e, sgombrati Toprah-Kalé e :Oiadina, concentrarne tutte le forze a Bayazid ; colla massa principale marciare da Kars su Erzerum, tenendo per direttrice la linea del Saganlù e di Hassan-Kalò. Conquistata la capitale ddl' Armenia turca, avrebbe preso consiglio dalle circostanze sia per penetrare più addentro nell'Anatolia, con obbiettivo Sivaz, centro delle comunicazioni fra Costantinopoli cla un lato, l' Armenia, il Kurdistan e Bagdad dall'altro; (1) Veggasi Rivisca. milita.re dispensa ,ti l uglio.

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I maneggi del generale in capo russo eù i s uoi apprestamenti guerreschi, per (JUanto segretamente condotti, non rimasero ignorali al nuovo seraschiere di Erzerum, Salcghpascià, successore del destituito Kiossa-pascià, nè al nuovo comandante delle tl'uppe) Hagki-pascià; i quali per paralizzarne gli effeLLi, idearono iii tentare un colpo di mano contro Achha!Lsiche durante l'inverno, mentre la piazza era debol-


48z9 mente presidiata e le Lruppe russ~ trovavansi lontane e disseminate al di lù della catena dell' Allaghez, nei loro quartieri jemali. F u affidata ctuesta impresa al capo, o beg, degli Adgiari, Achmet, il quale, sollecitato dall'oro e dalle promesse del seraschiere, radunò circa 15 mila dei s uoi ardili montanari, a cui venne ad unirsi un picco! corpo di truppe regdlari con artiglieria, e si dispose ,1 scendere nella conca di Achbaltsiche, favorito dalle dimostrazioni che il seraschiere doveva contemporaneamente effettuare su tutLo il fronte, per ingannare il generale russo . Ma questi, cui era giunto qualche sentore del moto che si prepara va sulle montagne dell'Adgiara, penetrò il disegno dell'avversario e prese le misure necessarie ad assicurare la · piazza minacciata ed a parare alle diverse eventualità, col mandare sollecitamente un rinforzo alla guarnigione e col raccogliere due corpi, uno (generale Burtsoff) nelle gole di Bordiom destinato ad operare alle spalle delle truppe che av:r ebbero assediato Achhaltsiche, l'altro (generale MurawieffJ che tosto costitulto doveva raggiungere il precedente ed operare di concerto. 11 generale Hesse, all'estrema destra, riceveva ordine di far le viste cli penetrare pel Guriel nel paese stesso degli Adgiari, alJe spalle di Achmet-bey. Le truppe cli Bayazid, Diaclina e Toprah-Kalé ebbero istruzione di stare molto vigilanti, e difendersi colla niaggior tenacità se att.accati.

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11 capo degli Adgiari, guadagnale le sorgenti del Potzkow e del!' Achhaltsiche, scend'éva a metà febbraio auLlacemente, pér quelle di.le correnti e frammezzo ai ghiacci ed alle nevi, nella conca di Achhaltsiche; ed il 20 le sue truppe penetravano nei sobborghi della ciUà, cll'e la guarnigione aveva abbandonali non potendo difenderli, è tentavano disperatamente la scalata della fortezza.

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L'assalto di viva forza essendo fallito, Achrnet investì la piazza e ne inbrap:rer;e ùna specie di ·assedio ·regolare, tnoìestando i difensori con un fuoco di moschetteria continuo daile case dei sobborghi, stabilendo qualche batteri'a e tentando di pvivare la guarnigione dell'acqun che era costretta ad attingere dal fi ume. Al proprio fratello ordinava di occupare le gole di Bordjem e bloccare il forte Atsehweri. J\fa il generale Burtsoff era già penetrato i:n quelle gole, e ributtato il fratello di Achmet che tentava sbarrargli. il passo,. sbloccava il forte, ed avanzando prontamente verso Achhaltsiche, decideva Achmet ad abbandomare l'assedio ed a sollecitamente ripiegarsi; ripiegamento che ben tosto si, tra;mutava in fuga disordinata, sotto l'incalzal'e vigoroso deHa guarni:, gione, la quale acaortasi cli ciò che succedeva. al, cli fum·i, non mancò di lanciarsi addosso agli Adgiari che così inoptinatamente abbandonavano quell'assedio che avevano intvapreso e segui Lo per 14 giorni con tanto ardore. Gli .'\!dgiari 1'iguadagnaiiono i recessi :delle l'nospHi loro moBtagne nel massimo disordilli'dopo avere mess o kchhaltsiche a durissima provi, e avenùo subìto grosse perdite di uomini, armi e salmerie. I!..ti riftiraLa faro si effettuò per quelle stesse gole del Potzkow e del torrente Achha1tsjche per le quali eFano discesi. All'estrema clesLra il generale He'Sse, nel medesimo periodo di tempo, cioè, dalla- metà di febbraio ai pr·imi di marzo, con piccolo corpo di truppe regolari e milizie mil'lgreliane, ave-va operato nelle direzione di Batum, lottando colle molté difficoltà e:he gli avevàno opposto gli straripamenti dei fiumi costieri,. ti pessimo stato delle vie, la cattiva stagione e la resistenza dì un nemico più numeroso. Di guisachè, sebbene vittorioso in uno scontl'o considerevole, non potè avanzarsi al di là dj Ko1>uiletij cioè non oltre mezzo cammino fra l'attuale frontiera e Baturn. · Do:p0 il fallito tentativo di Achmet-hey e la poco profitte-

;in


CAMPAGNA TURCO- RUSSA DEL ,j 829 3W vole irruzione di Hesse nel sangiacato di Bat~m, lé al'rrii posarono su tutto lo scacchierEI fino a primavera fatta .

In s ullo scorcio di aprile Achmet.-beg tornò a dar segno di sua attività avanzandosi per il bacino dell' Ar danuschti nella direzione di Digwir ed Achhaltsiche e prendendo posizione nelle montagne Ulgar, presso il villaggio di Tsurtzkab, alle sorgenti d0l Potzkow, dove si incrociano comunicazioni der ivanti da Acbhaltsiche, da Ardahan, dall'alta valle ·dell' Adgiara e dall'angolo norcl-orienLale del bacino dell' Ardanusehti (regione detta Scia um scett). Ma raggiunLo presso quello stesso villaggio dal distaceamento del generale Burtsoff~ e scontì.Uo, si r intanò senz'altro nelle s ue montagne, da cui più non mosse fino al settembre. Bourtsoff r itornò su AchhalLsiche. Nel tempo che s uccedevano quesLi poco significanti fatti nelle montagne Ulgar, le due parti si preparavano a ben maggiori intraprese. Il generali~simo russo, !ìno dalla prima diecina d'aprile, aveva prese le seguenti mis ure preparatorie: · 1• Lasciato, come sopra si è aceennato, del corpo ehe s tava in Batazid di fronte alla Persia, un nerbo suf'ficiente per presidia re quella piazza ) ne r ichiamò la parte mtlggiore, per Sardarabad, ad Aya;,;um sulla destra dell'Arpa e a metà dis tanza fra Gumri e lo sbocco cli quel fi ume nel!' Arasse. Da questo punto i Russi potevano accorrere, o su Kars, o verso Gumri; od anche ritornare al eonfìne persiano qualora il contegno equivoco della e.orte di Teheran si facesse decisamente ostile. Comandava queste forze il generale Pankratieff. 2! Le truppe accantonate nell'interno venivano concen{ate soU-0 il comando di Murawieff nella eonca di Baschkitscek, di dove per il passo di Bezobdal. e per Gumri potevano

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portarsi su Kars, e per quello cli <1adsciaur, accorre\'e in soccorso di Achhaltsiclle e di Al'dahan. 3° Una colonna volante, eomandata da Burtsoff (quella ehe sconfisse Achrn'3t-beg alle s orgenti del Potzkow), doveva manovrare nelle montagne "Ulgar, fra le conche di Achha!L.s iche e di Arc.lalrnn, a freno di ciuelle inquiete popolazioni, ed in appoggio dell'una piazza o dell'altra a seconda degli eventi. Le quali disposizioni preliminal'i subivano bentosto alcune modificazion i in seguito al diseg!rnrsi delle intenzioni aggressive dei Turchi . Tali modificazioni furnno : a) Il corpo di Murawieff varcava la catena del\' Allaghez e veniva a pos tars i ad A.chkalkalaki 1 punto ad egual portata di Guml'i, Ardahan e AchbaHsiche; b) QnHllo di Pankratieff, ascendente a 12 battaglioni, 2 reggimenti cli eavalle!'Ja musulmana , 3 reggimenti di cosacchi, uno cli ulani e 32 pezzi d'artiglieria , fu fatto avanzare fino a Subotan, in fianco alla sLrada Gumri-Kat·s, a portata di Kars, del Saganlù e di Gumri, e sulle strade da Kars alla conca di Eriwan; e) Nulla veniva mutato alla destinazione del distaccamento del generale Burtsolf. Il seraschiere dal canto suo s i disponeva a prendere l'offens iva con un esercito, ehe la voce pubblica faeeva ascendere a più di 60,000 uomini. Due dovevano essere gli obbiettivi dj <JUesto esercito, vale a dire: a) Un corpo cli almeno 20,000 uomini s i adunava d'innam:i ad OJl;i sul versante occidentale dei Kanly, e da quelle posizioni minacciava e poteva opera1·e verso il Saganlù per Bardez; verso Kaes per gli altopiani che formano la regione di comune contatto fra i Kanly, i Tscildir ed i Saganlù ; verso Ardahan, pel' la s trada di J<a1•akli; fra A.rdaha n e I<ars pe[ Tscildir, e verso Achhaltsiche pe1' il Seiaumscett ed i J alandian . rn fatti però qùesto corpo doveva per le scaturigini


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del K ur guadagnare i monti Ulgar e ritentare la presa di Achhaltsiche, 1a quale stava molto a cuore al' sulttino·. · Il corpo doveva esse-re comandato dal luogotenente del seraschiere, Kaia-bey.

Cfuelle alte valli, dove- anche le meno elevate sommità erano · tuttora coperte. di neve e continue erano le pìoggie, alle qùali spesso s'accompagnavano grandini e nevi.

b) La massa principale, che si adunava nella convalle di Hassan-kalè, doveva pel Saganlù marciat,e su Kars, e., ricuperai.a questa piazza, portarsi contro Gumri invadendo il ter·ritorio russo. un·avanguardia di questo corpo era stata spinta nel Saganlù, perchè ne contrastasse il valico ai Russi, qualora' questi prendessero primi l'offensiva.

L'offensiva dei Turchi si delineò in su l finire di maggio,. nelle Jue direzioni sovraindicate, accennando, cioè, il seraschiere a Kars, ed il Kaia svelando i suoi intendimenti col dirigersi a grandi marcie , allraverso ai Jalandrian, contro Achhaltsiche. Il piano del seras chiere, che per tal modo veni va a svelarsi chiaramente, conduceva: ad operare per d ue linee molto divergenbi. Operare compatto fra le due masse nemiche già separale da spazio considerevole fin dall'esordire delle operazioni, doveva, per natural conseguenza essere il piano del generalissimo russo. E a questo egli s'appigliò con quella prontezza di risoluzione e quella decisione nell'esecuzione, che gli erano proprie .. Fidando nella distanza che il corpo principale turco aveva da percorrere, nel non ancora completalo concentramento del medesim0, e nella iorza di resistenza della quale, in ogni caso, era capace la·s ua sinistra appoggiata alla piazza di Kars,. Paskewilch deliberò di gettarsi prima contro il corpo condotto dal Kaia, e, battulo ques to, volgersi senza ritardo contro il

Di fronte a s iffatte disposizioni dei Turchi, è evidente che Ardahan diventava in cer-to modo il perno principale di manovra delle scarse forze moscovile, venendo quella piazza a tt ovarsi precisamente nell'interno dell'angolo formato dalle due direttrici dei Turchi. Essa favoriva singolarmente le manovre interne alle l'inee esterne del seraschiere, epperò fu acèurataménte fortificata e ad essa vennero ad appoggiarsi, risalendo la vallata del Kur, le forze del generale Murawieff che erano conc(~nlrate ad Achkalkalaki. Il generalissimo in persona ne accompagnò il movimento. Le truppe àel generale Pankratieff da Subo fan furono portate ad ovest di, Kars, sulla strada dei Saganlù,. mentre un piccolo corpo di 5 battaglioni si stabiliva nei Tschildir, come collegamento fra la mass a centrale (Mura\'vieff) e quella d~ sinistra (Pankr atieff). . Burtsoff ad Achhalts iche formava l'ala destra di questò fronte, che così si stendeva, dall'alto Kars, attraverso i Tscildir, l'alta valle di Ardahan e gli Ulgar, fino ad Achhalts iche, cioè per una distesa reHilinea di 150 chilometri all'incirca. Le mosse per effettuare questo spiegamento str ategico, benchè compiutesi nel maggio, nondimeno incontrarono non poche difficoltà in causa della stagione ancora assai rigida in

corpo principale. A tal uopo : 1° Ordinò al generale Burtsoff di muovere da Achhaltsiche direttamente contro il Kaia risale11do il Pot-zkow, ed al generale Murawieff di 1hanovrare contro il fianco destro del rhedesimo; movendo da Ard·a han con una parte delle forze che aveva presso questa piazza, e adoperandosi in modo da prendere possibilmente il Kaia fra il proprio dis taccamento e quello del generale Burtsoff ed opprimerlo; 2° C0l resto delle truppe che erano ad Ardahan, meno il presidio indispensabile per la difesa della piazza, il generalissimo stesso, dopo avere simulato di marcia.re col gener ale


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Murawieff verso le gole del Potzkow, sì r ecò. raUamente a t'inforzare Pankratieff sulla strada da Kars al Sagan lù. La -pr onla ed intelligente esecuzione degli ordini dati dal principe .Paskewitch per parte dei generali Burtsoff u Murawieff, diede luogo a diversi s contri nell'alta e bassa valltl del Potzkow d urante i primi giorni di giugno, nei quali il corpo del Kaia, raggiunto cla Murawìeff pt'esso Djgwir e sospinto contro il distaccarnento di Bnrt.soff, fu completamen te sconfitto e costretto a gettar s i nelle montagne dell' Adgiara, per indi rig uadagnar-e l'altopiano di Olti. Lo scontro 1)l'incipale avvenne al villaggio di Taporiè o Saporiè, in mezzo ai robusti con traffor ti che accom pag nano la destra del Potzkow inferiore. RisullaLi così pronti e completi liberavano il generalissimo r usso da ogni preoccupazione per la prop1·ia destra e pel pr oprio centro; s icchè, rinfo rzato alquanto il pr esidio di Achhaltsiche, potè richiamare a sè sul fiume Kars le tt'uppe di Burtsoff e cli Murawieff e concentrare Lutta la sua attività e le suo !'orze contro le truppe del seraschiere. Tl concentramenlo f'u cornpiuto pel 9 giugno, a Kotanlt, a l punto di giun zione delle due s trade che scendono claì Saganlù, dal quale quindi si osservavano e m inacciavano contemporaneamente i due sbocchi. Si toccava al periodo culminante e decisivo della can.'lpagna. La dorsale principale del Sa~anlù, in molti pun ti coperta di nevi anche nel cuor dell'esta te, vestita di dense ed estese foreste., ro tta da valloni e borri profoncl i e staglia ti, con istr ade per LraLLi a mala pena p1·aticahili, sorgeva fra le opposte armate. Interesse di entrambe era di imposse:isar sene prima del ,proprio avversario per costringerlo ad affi:'qntare tutte le difficoltà che doveva presentare il forzarne il valico. f Tur cl1i però avevano avuto campo di occupare la più me-

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ridionale fra le due vie che superano il Saganlù , quella detta di .M escinger<l, s tabilendosi con circa 20,000 uomini in for-mi<labile posizione presso le gole di Milli-Duz sopra Mescingerd e davanti alle strnLte di Dcli-Mussa, dalle quali sbocca s ull'acrocoro del Saganlù chi vi sale eia Kotanly per la via di M escingerd. Da tale posizione for tissima per natura e r0sa aucor più solida dall'at'Le, j Turchi non solo sbarravano direttamente e completamente l'anzidetta strada, ma osservavano aHresi larga mente il paese all'i ngiro e, manovrando per il dorso principale della montagna, polevallO prendere in fianco e alle spalle il nemico eh,~ fosse sceso per la strada µiù settentr ion·ale, de tta di Zewin . Per la s lr·ada <li Zewin era intendimento del seraschiere <li avanzarsi con circa 30,000 uomini, che andavano sollecitameu Le adunandosi ad Hassan-J< ali:> . L'esercito russo riunito a Kotanly novera va circa 20,000 uomini, dei quali 3,700 a cavallo, e 70 pezzi, oli.re ad un convoglio nnmerosissimo di carri .(arabas) e bestie da trasporto. J1 10 giugno fu passato a rassegna dal gener,alissirno e disposto ad iniziare sen1.'a!Lro le sue operazioni contro il Suganlù . Le ricognizioni spinte nelle rnon tagrw segnalarono bentosto la presenza di grosse forze nemiche ndle formidabi li posizioni di Milli-Duz; ma in pari tempo trovarono tuttora Ji b(Wà la sLrada di Zewin . Ciò stando, impot tava sornrnarnenle <l.i impedire che i due éorpi turchi si dessero la mano pel Saaanlù e vi si unissero a difesa delle due comunicazioni. " r iuscire in tale intento el'a necessario dì mettersi in Per possesso della sLrada cli Zewin prima che la occupasse il seraschiere. Riescendo, il generalissimo russo conseguiva i seguenti :1antaggi : evitava di allaccare i Turchi giù stabiliti nella po$izione di Milli-Duz da quei la ti appunto pei quali essa era r[Liasi


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assolutamente inabordabilei senza contare che ciuand'tlnche tale attacco fosse riuscito, Haghi-pascià rimaneva pur sempre in relazione col seraschiere e le sue comunicazioni non ne -venivano punto compromesse; si portava alle spalle di Milli-Duz, ossia da quella parte per la quale soltanto si poteva lus ingars i di .espugna r·e il ,campo di Hagki-pascià; s i procurava la .possibili tà cli impedire la congiunzione delle d ue masse turche e di batter le separa tamente; quando pure non gli venisse fatto di impedire assolutamente tale congiunzione, col guadagnare il versante sud-occidentale dei Saganlù, vi acquis tava posizioni molto vantaggiose dalle quali opporsi alla marcia del seraschiere; finalmente l'ava nzarsi sulla strada di Ze,vin non comprometteva le relazioni con Kars ed Ardahan. A questo disegno arditissimo, tenuto conto delle poche forze colle qua li ne Len ta va l'eseguimento, ma fecondo di risultati, si appigliò colla consueta sua vigoria, il generalissimo russo, maseherandone l'attuazione con for ti dimostrazioni (fati e nei . giorni '11 e '12 giugno) sulla strada di Deli-Mussa e Mill i-Duz) intese a fat' credere che s uo intendimento fosse di affrontare diretLamenLc il campo cli Hagki-pascià. CaduLi nel tranello, i Turchi credono al vicino a Ltacco di Milli-Duz, e, mentre raddoppiano di vigilanza sulla strada di Mescingerd e nelle adiacenze del campo, trascurano completamente la strada cli Zewin. Pas kewitch coglie il momento opportuno e) las ciato a i piedi delle montagne un distaccamento s otto il comando del generale Burtsoff, coll'incarico di proteggere prima i parchi dei viveri e delle munizion i, e cruindi di simulare un attacco di fronte per beli-Mussa contro il campo di Hagki-pascià, col restante ('14)000 uomini circa e 50 pezzi)) alleggerito quant'era possibile e provvisto di cinque giorni cli viveri, mosse verso il Saganlù nel pomeriggio del '13 giugno. Dopo una marcia molto faticosa di 36 o 37 ofe, favorii;()

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dalle dimostrazioni condotte con molta abilità da:l generale Burtsoff' ) che riescì completamente a trarre in inganno Hagki-pascià, l'esercito ms,so appariva inaspettato e senza eolpo ferjr.e nel mattino del '15, a) di là della cresta del Sa,ganlù, in fianco alla posizione del campo turco e a poco più di .otto .cJ1iJometri dallo stesso. Le estrerne difficollà per ò che un attacco da Lal par-te avrebbe presentate, determinarono il generalissimo russo a proseguire la sua marcia su Karaurgan e Zewin per comp iere l'aggiramen to cli quella posizione ed a ttaccarla poi dal fronte merid ionale. _ Intanto che chiamava sollecitamente a sè il lraio.o lasciato ai pie,li dell'altro versante ed il corpo del generale Burtsoff, Paskew itch batteva i~ 'li un piccolo corpo che Hagki-pascià ?-veva collocalo in posizione fortissima sulla str ada cli Zewin, si:illa quale contemporaneamente veniva segnalata a Zagl'\ian l'avanguardia di Salegh-pascià, il grosso delle cui l'orze erasi già stabilito a Zewin. Vuolsi notare che le due strade del Saganlt'l c0municano fra loro nel versante sud-ovest per 1)1ezzo di un sentiero, che da .Zaghian, sopra Karaurghan, va a riunirsi alla via di Me.scingerd Lra Milli-Duz e Deli-M,ussa, attraversando diversi valloni prufondi, ùir upati e dal fondo limacioso, boschi e dorsi asprissimi, onde è rotto il terreno fra le due strade. Da Za,ghian poi a Zewin la via corr.e per entro ad un seguito di gole formidabi li. Zaghjan quindi, ove sbocca il s entiero proveniente da MilliDuz, ed il senLiero sLesso, avevano un'importanza capitale rispetto alle operazioni prossime, come q uelli che occupati solidamente ùal seraschiere) permettevano la congiuqzione e i.eooperazione delle due masse turche; le quali in quel mo mento erano separate da una distanza rettilinea ùi vent i chilometri circa, ma comunicando soltanLo per Ko1•assan, erano infatto cli~giunte da un~ distanza almen tee volte maggiore. Paske,,,itch concepì. allora l'audace disegno di eacciarsi fra


;-!4,8 CAMPAGNA TURCO-RUSSA NEL 18:29 le due masse nemiche impadronendosi di Zaghian, del sentiero anzid11Uo e delle gole che mettono a Zewin . L'esecuzione di questo ardimentoso divisamento, resa più difficile dalla complicata topografia dei luogh i, dal dover prov veder<~ alla sicurezza di un convoglio numerosissimo e dal Lrovarsi in presenza dei <lue corpi nemici, fu condotta con abilità pari all'ardire e t'u coronata da un comple to <~ ben meritato successo . Sarebbe molto interessante ed istr·uttivo l'addenLrarsi nell'esame particolai·eggiaLo delle operazioni tattico-strategiche compiute dal piccolo esercito russo nel breve tratto di terreno montagnoso compreso fra Zaghiau, Zewin, Milli-Duz e Korassan, sul quale in meno di quattro giorni furono completamente sbaragliati i due corpi turchi, ad onta della loro nurnel'ica superiorità e delle infinite difficoltà dei luoghi che ne aumentavano assai la potenza di r esisteuza. E l'in teresse di queste operazioni sarebbe ora tanto più vivo, in quanto che precisameu le ~ul medesimo terreno li·a Zewin e lVJilli-Duz, venne nel passato giugno ad infranger si l'offenf<iva dei corpi di Melikof'f e di Heiman, cbe, ributtati . nei loro replicati a~~alti contro l'esercito cli Muktar-pascià, il qlLale vi aveva prese all'incirca le posizioni del seraschiere e di HagÌù-pascià, si vid<~ro costretti a r ipiegarsi prima oltre il Saganlù, poi oltre Kars levandone l'assedio, e tinalmenLe a r ilomare su Gumri e dietro la frontiera, perdendo in pochi giorni q uasi lutto il frutto di un mese e mezzo di uua cam pagna non brillante al certo, ma -pure in sulle prime abbas tanza ban riuscita . Ma la narrazione di quello splendido e decisivo periodo di operazioni del pr-incipe Paske,vitcli, per ben intendere il quale d'altronde sarebbe mestieri possedere una carta del paese a g r ande scala, non consuonerebbe coi limiti del quadro propostomi. Mi limitèr6 quindi ad accennare, ci:ome frulLi delle abilissime combinazioni e mosse del generalissimo russo fossero: 0

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due sconfitte s uccessive toccate al corpo del seraschier e nella giornata del '19 e la totale dispersione delle sue forze, poca paete delle quali si ritirò ver·so Erzerum, essendosi la gran maggioranza gettata nelle montagne per guadagnare i propri focolari ; •il s icuro possesso della strada di Zew in; la possibilità di a ttaccare jJ campo di Milli-Duz, dal solo lato di dove l'impresa offriva probabilità di successo . Infatti senza por tempo in mezzo, all'indomani di buon mattino, il generalissimo russo, padrone delle strade che davano accesso al campo di Hagki-pasciù, mosse contro di esso, facendosi precede.re dalla notizia, tuttora ignorata dai difensori del campo, della compiuta disfatta del seraschiere. Dopo inutili pratiche che Hagki -pascià tentò al solo scopo di g uadagnar tempo, e che Paskewitch troncò all'istante coll'intimazione di una r esa a disceczione, il combattimento s'impegnò vivacissimo; ma lo s lancio dell'assalto trionfò rapidamente cl'ogni resistenza. Le truppe turche, composte in molta parte di milizie ragunaticcie e poco disciplinate, si s bandarono, sicchè per le '11 del mattino .stesso il campo turco, col pascià ed un materiale considerevolissimo, era già in mano dell'esercito moscovita, innanzi al quale era oramai aperta, e senza contrasto, la strada della capitale dell' Armenia. li generale russo non sospese menomamente il corso delle proprie operazioni, e la sera medesima del 20 dispose per l'immediato inseguimento del serascbiere, facendo percorrere alle sue colonne entrambe le strade del Saganlù e battere i boschi intermedi i da un distaccamento speciale, incaricato <li raccogliere i Turchi sbai1da~i. Il gr-osso tonne la strada cli Zewin, il castello e.lei qual luogo venne fortificato per farlo · servire di punto d'appoggio intermedio fra Kars ed Erzerum. Il 23 le diverse colonne s'er ano riunito presso Korassan e raggiungevano il fondo della valle cleJI' Arasse, dove le atten23

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deva un grande cambiamento di temperatura , succedendo alle salubri brezze della monl.agna calori soffocanti e perniciosi. Dalle prossimità di Kopri-Koi (Kerpi-kew), dove era arrivata la testa dell'esercito, il principe Paskewitch avendo avulo contezza che. il presidio di Hassan-Kalè e le truppe raccoltesi attorno alla piazza tumultuavano e tendevano a sbandarsi, prese con sè una divisione di cavalleria, 18 pezzi ed 1 battaglione e marciò rallo verso quella piazza, della quale si impossessava prima di sera, avendola la guarnigione abba ndonata senza attendere il di lui art•ivo. Così anche questo forte, che, sebbene in istato cli semi rovina, pel s uo dominio sullù circ.oslante pianura, poteva considerarsi come la chiave della conca di Erzerum, cadde, senza che pur ne fosse tentata la difesa, in mano dei Russi. Il 24 a sera tutte le forze moscovite ei·ano convenute nella pianura di Hassan-Kalè; la fortezza venne tosto rassettata alla meglio e destinata con Zewin ad assicurare la direttrice principale delle operazioni. Frattanto il seraschiere si affannava a rimettere insieme forze per lt, difesa di Erzerum, procurando di rianimare gli avanzi del s uo esercilo e di organare le milizie della città slessa, ed ordinando al Kaia-bey {che dopo la sconfitta toccata nella valle del PoLzkow non s'era più mosso da Olti e vicinanze) di adunare quante più potesse milizie del Lazislan ed accorrere in suo appoggio. Ordini analoghi furono dali al pascià di Much. Ma queste misure esigevano tempo. e gli animi nella capitale erano assai divisi circa alla opportunità di difendersi. D'altra parre Paskewitch non era uomo da lasciare agio alle truppe ed agli abitanti per rimettersi dallo sgomento e dalla confusione in cui li aveva geli.ali il rapido succedersi di Lanli e così rovinosi eventi. Concepì quin<li speranza di potersi impadronire di Erzerum senza s erio combattimento.

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Conoscendo come i più faco ltosi e più innuenti ciLLadini fossero contrari alla resistenza e come soli.auto il popolo minuto fosse disposto a disputare alle vittoriose schiere moscovite l'ingresso nella capitale d~ll' At·monia, Paske·wilch ne profillò per guadagnarsi l'animo dei notabili e aprì tratlative per la resa della citlà. Ma parendo che tali traLLalive fossero per naufragare, e la stessa popolazione apparecchiandosi oslensivamenle alla difesa, Paskewitch troncò gli indugi, e risalendo la valle dell'Hassan-ciai (che bagna Hassan-.Kalè) comparve il 26 nella pianura di Erzerum cd a 4 chilometri dalla città, dopo avere superato senza contrasto alcuno le gole delle monlagne calcari (le montagne Dewe-Bojun) che dividono con uno. sch iena piuttosto pronunciala ed alta la conca di Erzer um da quella di Hassan-Kalè. I Turchi lo accolsero col fuoco di arli~lierie postale sul Top-dagh, allura che domina la citLà, mentre la plebaglia, animala da patriottico fuoco, correva tumultuariamente alla difesa delle mura. Ma l'attacco pronto e deciso del Top-dagh, la presa della batteria e le disposizioni che vi tennero immediatamente dietro per l'assallo della città, indussero a più miti consigli e deter111inarono senz' alLro la dedizione. 11 seraschiere, tre pascià ecl un materiale considorevolissimo, caddero insieme ad Erzerum in polere dei Russi e ne resero più splendido il s uccesso. Paskewilch aveva percorso in 14 giorni i 200 chilometri circa che corrono fra Kolanly ed Erzerum, superale le nevose vette del Saganlù, disperse due armate, pr·esa la capitale dell'Armenia, e conquistato un maleriale immenso, guadagnandosi in quelle regioni un ascendenle morale irresistibile. Frattanto che l'esercilo principale russo valicava il Saganlù ed abbatteva l'esercito avversario, il pascià di Vi'an, dopo avere invano tentato ai primi di giugno un colpo di


IN ASIA

1829 mano contro il forte Toprak-kalè, si accostava a Bayazid il 18, con un corpo di ben 15,000 Kurcli e 12 pezzi, dis cendendo dal!' Ala-clag cui aveva raggiunto passando nel territorio persiano e valicandolo per la s lrada che da Khoi mette a Bayazid. A.la-dag è nome comune a parecchie schiene montane importanti, tra cui quella che divide la conca di Bayazid da lla valle del Mul'ad-ciai . Qui però vnolsi inlendere q uella ·gr oppa altissima, la quale 1'a muraglia a sud-est di quella piazza e colla sua schiena principale segna per un traUo il confine fra Persia e T urchia. La strada di Khoi la valica per un 'J)ass o alto Corse oltre 2000'" . Il 20 tuLl ù il corpo si avvicinò a Bayazicl ed impegnò un terribile combattimento contro il piccolo pr esidio. L'eroica r esis tenza opposta da quel pugno di valorosi, comanda~i dal generale 'Paniutino, trionfò dei replicati e furiosi assolti dei Kmdi, e li forzò a rinunciare all'i mpresa ed a r ientrare nelle lot'o montagne, dopo aver subito perdite sig nifica nti.

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CAMPAGNA TUP,CO - RUSSA DEL

1

Colla conquista di Er-zerom e l'acquisto del i'O l'te Kniss, l'esercito l'usso a veva raggiunto il suo maggior obbiettivo nel teatro che abbiamo impreso ad esaminare, e l'estremò limite occidentale del tea tr·o stesso. Non credo quindi sia più il caso di seguire le operazioni da esso inLraprese nella d irezione (]j Trebisonda e nella valle dell'a lto Tschorok, giacchè esse furono compiute fuori di esso, e pet'chù ebbero ben più s~opo difensivo che offensivo. La linea d'operazione clei Russi e ra giù diventata eccessivamente profonda, e senza consider evoli r infor zi sarebbe stata impr udenza gravissima il marcia1°e su Sivas o contro Tr ebisonda e, peggio a ncora, contro Samsum; Kniss s tessa e Baiburth, concruistaLi poco dopo Erzerum ed importanti pei ricchi magazzini che l't"\cchiudevano , fut'ono abbandonati , onde poter· tener e più concentrate le poche forze di cui Paskewitch dis poneva.

353

Del resto i vincitori non si lrovavano in posizione molto lieta ad Er ze1·um, giacchè il seraschier e pr·igioniero ed i suoi partigiani agilavano le popolazioni dei sangiaccati circostanti quelli del Lazistan e del Kurdistan; cosicchè e seo·natamente ;:, . il a ener ale Paskewitch si vide costretto a più di una spedi"' lontana per soffocar~ sollevamenti od imporne a quelle zione popolazioni, che credevano poter profitlar e della debolezza numerica delle sue forze per tentare di strappargli il fruUo delle sue vittorie. La più importante di lali spedizi9ni ebbe luogo in principio di settembre quando già una parte delle truppe er a ip marcia pei quartieri d'inverno in Giorgia. Essa diede luogo ad un grosso impegno presso Baiburth, nel q uale Osman-pasc1à, successor e del seraschiere prigioniero, che s'era. messo alla testa cli un corpo considerevole di Lazi e Kurdi, fu pienamente sbaragliato . Locchè g li tomò tanto più doloroso, in q uanlochè avrehb.e potulo evitare la battaglia, che egli, nella lusinga di una vittot'ia, impegnò pur sapendo che già erano stati segnati i pr eliminari della pace fra Turchia e Russia in conseguenza dei successi di Diebitsch in Europa. I

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Nei primi cli s ettemlwe avvennero pure fatti abbastanza notevoli sul litorale, e che rivelano quali disas trose regioni siano quelle intorno a B'atum e lungo il fiume Adgiara_. . Un corpo turco di 8,000 uomini circa si avanzò lungo 11 hltorale fino quas i all'altezza di forte S. Nicola, e vi prese posiz ione suddividendosi s u un fronte che al generale Resse parve, com'era infatti, eccessivamente esLeso. . Questo Q'enerale volle profitta re dell'errore e girando rapidamente destra dei Turchi per sentieri cLuasi impraticabili, rovesciò completamante <1uest'ala e costrinse anche la sinis tt'a, che er a 'presso S. Nicola, a relr oeedere rapidamente, incalzata da una colonna che il generale R esse le aveva mandata contro. Dopo queslo successo Resse si avanzò fino al forte Tscikcliri,

l;


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CAMPAGNA TURCO-RUSSA DEL ~ 829

IN ASIA

posto in riva al mare, e ne tentò l'assalto; ma trattenuto dalla forte resistenza di fronte ed attaccato contemporaneamente alle spalle, dovette desistere dall'attacco non solo, ma ripiegarsi benanco verso il Guriel. La conclusione della pace venne a trarlo d'impiccio. · Meno fortunata ancora riesci una spedizione che il generale Saken, comandante in Achhaltsiche, volle tentare nell'agosto contro l'irrequieto Achmet-beg, i cui soggetti facevano continue incursioni nel terr-iLorio occupato dalle forze rusBe. Per punire quelle popolazioni, Saken avrebbe voluto invaderne il territorio da due parti, penetrandovi egli stesso direttamente attraverso le montagne che fan displuvio fra l' Adgiara e l'Achhaltsiche, ed il generale Resse rimontandovi dal littorale. Ma questi non ricevette il relaLivo avviso che, molto tardi e quando Saken era già entrato per suo conto nel paese cli Achmet, del quale raggiunse la città capoluogo (Kuli o Kula), residenza ordinaria del Beg. :rvla. ciò non bastò a determinarne la sottomissione, che anzi, aJJe intimazioni di Saken, egli rispose essere deciso a non piegare che davanti la forza. Le inaccesse sue montagne sfidavano l'ira del picco! corpo cli Sacken. Infatti, trattenuto da ostacoli di suolo quasi insuperabili, e mancando di viveri, Sacken dovet~ pensare alla ritirata, la quale, per essere stati occupati frattanto dal nemico i bo-ioalù b 1, ed i passi pei quali s'era entrati nell' Adgiaria, dovè essere· effettuata sul Guriel attraverso a difficoltà d'ogni specie, e combattendo continuamente contro gli Adgiari, che, conoscitori dei luoghi, non gli lasciavano tregua. Dopo tre giorni di una marcia disastrosa il corpo di Saeken raggiunse, il 2'1 agosto, il colmo delle montagne che separano il Guriel dall' Adgiaria, e non potendo in quelle nude e deserte contrade rifornirsi di provvigioni, dovette rientrare ad Achhaltsiche per i Pershati. . A.chmet, reso così libero, potè accorrere in aiuto delle truppe-

turche operanti sul litorale e contribuire a respingere le stesse verso il confine del Guriel. Colle poco felici op<~razioni del litorale e dell' Adgiaria, si chiuse la campagna del 1829 in A.s ia; campagna che aveva condotto le aquile moscovite fin nel cuore dell'alta Asia, inspirando a quelle popolazioni un altissimo concetto della loro potenza. P erò gli acquisti territoriali assicurati . alla Russia dalla pace che poco dopo venne conchiusa, non furono molto considerevoli, e si limitarono all'acquisto di Poti e territorio litoraneo fino al forte Chefketil (S. Nicola), noncbè dell'e conche di Achhaltsiche e cli Achkalkalaki.

Generale

S1RONJ.


IMPIEGO DELLA DlNAMJTE NELLA l'JCCOLA GUEllHA

HIPIEGO _D_ELLA DINUUTE NELl1A PICCOLA GUERRA(i)

II. Scoppio della dinamite.

Le cartucce di dinamite - l\Iodo di far detonare la dinamite. - La corda,-miccia Bikford. - Le capsule fulmioanti. - La cartuccia armata. - - Detooa·zione della dinamite Jongel atasi .

Le car'tucce di dinamite. - - La dinamite suol essere racchiusa in semplici cartucce di carta che si pongono, secondo i casi, in tubi, o in cassette di legno o di latta o d'altro metallo se occonono involucri rigidi e resistenti, i quali certamente so.no i migliori. Delle guaine di tela imperrneabi!e o ordinaria sono anche opportune, massime per quelle cariche che richieggono una certa flessibilità. In queste guaine, nei tubi, nelle casselle, ecc., non si deve introdurre la dinamite libera, ma si debbono introdurre le stesse cartucC'e del commercio coslipanclole bene le une contro le altre. La carta-pergamena delJ e cartucce del commercio è più eonsisten te della carta ord inaria e rende più faci le, per la sua. rigidezza, !'introdurre le cartucce nei fori da mina. Essa è dotata di una certa impermeabilità, perciò le cartucce si possono impiegare senza cure speciali anche nei terreni umidi o acquiferi . La cartapergamena non lascia trasudare la nitroglicerina, quand'anche l'acqua, penetrata nel l'interno della car(4) V. Rivista militare, dispensa di agosto.

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' tuccia, rimanga per un po' di tempo a contatto con la dinamite. B questo perehè il fenomeno di endosmosi, in virLù del quale l'acqua prende il posto della nitroglicerina, è piuttosto lento , massim e quando la dinamite sia un po' cosLipatn; di sorta che l'esperi enza avrebbe dim ostra to che delle semplici eartucce di carta sommerse nell'acqua, lasciatevi •1 o minu!i primi, e fa tte indi esplodere nel liquido , hanno dimostrata la stessa loro forza ordinaria. La dinamite N. ·1 del Nobel della fabbrica di Avigliana, sì vende in quantità. no_n minore di. 25 chilo~ gramm i, in app0site cassette d1 legno. La drn~m1te e avvolta in cartucce di carta-pergamena . In c1a:-;cuna cassetta vi è un certo numero di cartucee più piccole, le quali servono per preparare le ccirtiw.ce armate di cui parleremo in appresso. Il prezzo della dinamite N. 1 di Avigliana è cli L. :.i,90 il chilogramma per tutla l'Italia, compreso l'imballaggio .e il trasporto fino alla stazione più vicina al luogo del consumo. Ecco alcuni dati relativi all e cartucce di dinamite _N. ,1 del Nobel, della fabbrica di Avigliana. Diametro medio delle cartucce ordinarie om,024 Lt:1ncrhezza media <li ciascuna cartuccia. om,115 5 . Peso medio di. una cartuccia . grammi 87,0 2,0 Peso dell'invo lucro cartaceo » Peso medio della pura dinam ite 85,0 di una cartuccia >> . Le eartucce più piccole, che sono in ciascuna cas:setta, hanno su per giù le seguenti dimensioni: om,024 Diametro medio oro, O,'l Lunghezza media . grammi 33 Peso medio . )) 1 Peso dell'involuero )) 32 Peso med io della pura dinamite 1


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359

IMPIEGO DELLA DINAMITE

NELLA PICCOLA GUERRA

Dietro ordini speciali la fabbrica di Avigliana fornisce cartucce delle dimensioni e del diametro che si vuole. Da ultimo notiamo che, in qualunque modo s'impieghi la dinamite, è da evitare assolutamente di disfare le cartucce, tanto più che quando esse sono del tutto molli si possono tagliare con un coltello per dividere le cariche come si vuole. Se per necessità si dovesse qualche volta estrarre la dinamite dalle cartucce, non si dimentichi che la si deve maneggiare con precauzione e che le sostanze esplosi ve sono tanto più sensibili all'urto quanto ~ono più riscaldate. )[odo di' far detona1'e la dinamite. - L'esplosione di una carica cli dinamite si suole ottenere mercè lo scoppio di una potente capsula di fulminato di mercurio, immersa e fermata in una apposita carmccia dinamitica che si chiama cartuccia a1·mata, la quale alla sua volta è posta a contatto con la carica di dinamite che si vuol fare brillare. Vi ha due sorta di capsule fulminanti: alcune sono preparate e foggiate in guisa ·che si possono fare scoppiare mercè una corrente elettrica che le· attraversi; altre più semplici hanno diversa forma, e possono scoppiare mercè l'ordinaria corda-miccia Bikford. Ponendo da parte l'accensione delle capsule coll'elettricità, che riguarda gli apparecchi del genio militare, ci occuperemo esclusivamente del metodo della corda-miccia che può essere facilmente adoperato da tulti. Con la corda-miceia l'essenziale è che la dinamite della cartuccia armata non possa infiammarsi prima che esploda il fulminato, cioè si deve evitare che l'accensione si comunichi direttamente dalla miccia alla dinamite; perchè in questo caso la cartuccia armata non scoppierebbe (non ostante il divampare del fulminato) e solo brucerebbe. Questo fatto si spiega osservando cbe l'infiammazione prematura della dinamite modifica le

sue condizioni di costi pamento intorno alla capsula., e distrugge il perfetto contalto necessario perchè acca da l'esplosione. Di fatto quando la dinamite della cartuccia armata avesse com inciato a bruciare, la capsula scoppierebbe non più a perfello contatto della materia esplosiva, ma a contatto di una materia silicea chimicamen te in erte. Si verrebbe quasi a formare come un vuoto, una soluzione cli continuità tra il fulminato e la materia esplosiva, il che basta perchè manchi I' esplosione. Quanto più potente è la capsula fulminante che si adopera, tanto più facilmente accade lo scoppio della dinamite; cosicchè è sempre vantaggioso il fare che la detonazione iniziale sia la più fo rte possibile, perchè allora si è certi di ottenere un effetto migliore. l\Ia siccome le capsule cariche con molto fulminato di mercurio sono assai pericolose, così è bene adoperar0 per ciascuna dina mite quelle capsule che sieno in giusto rapporto con la sensibilità della materia, cioè quelle capsule che l'e,;perienza abbia dimostrato sufficienti a produrre la detonazione. La quantità di fulminato necessaria per produrre la detonazione della dinamite, è in generale in ragione inversa del titolo di questa. Così p. e. la nitroglicerina pui:a e le dinamiti di più alto titolo detonano mercè una capsula contenente osl'., ,1O di fulminato di mercurio, le dinamiti ordinarie richieggono osr·,20 di fulminato, e alcune dinamiti non detonano che con la ca rica di Ogl'.,.i- 0. In generale la quantità di fulminato necessaria per far detonare una dinamite dà la misura della sensibilità di questa per l'azione meccanica dell'urto. Certo, la natura del corpo assorbente, con cui è fabbricata la dinamite, influisce di molto sulla facilità con cui si può ottenere la detonazione. Così, se questo corpo è poco plastico, come la farina silicea, le vibra-

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IMPJEGO DELLA DINAMl1'E 360 zioni prodotte dallo scoppio della caps ula fulminante si t1·asmettono pi11, facilmente in tutta la 1nassa e ne segue la sua detonazione totale. Ma se il corpo assorbente adoperalo fosse assai plastico come le argille, il caol ino, ecc., può più facilmente accadere che l'urto iniziale rimanga ammorzato, cioè che lo scotimento accada in condizioni tali che la dinamite a contallo con la capsula detona sola e il resto cleflogra solamente o produce una esplosione di secondo ordine. Ecco un esempio sorprendente di codeste differenze (·1). La dinamite al 30 °/ in cui l'as:-orbente è ocra pura non esplode sotto il martello, ma richi ede delle caps ule mollo potenti, appun to perchè l'ocra gode di una certa plasticità; laddove la dinamite al 30 °lo di nitroglicerina ma preparala con lava vitrea o scoria (laitier 71w·) é di una sensibilit.'.t eccessiva. La silice non inceppa menomameute il moto vibratorio anzi sembra favorirlo, a segno che il Nobel e l'Abel hnnno riconosciuto, mercè gli eleurog rafi, che la rnpidità della detonazione è più grande nella dinamite Nobel che nella nitroglicerina pura (2). « Lo. mobilità e la elasci cità . del liquido, e « quindi la facilità con la quale cede all'impulso di « una forza meccanica, congiunta con la sua indole « conduttrice del calorico, debbono concorrere ari in« cagliare nella nitroglicerina, non contenuta entro « un recipiente chiuso, la velocità di trasmissione dei« l'urto che ne determina l'esplosione (3). Questi falli, ed altri che esporremo in seguito, confermano sempre più che un'azione meccanica , quando .abbia intensi tà sufficiente, produce la detonazione pro0

(~) Revue maritime et coloniale, T. 44, pag. 300, ~875. (2) Le explosifs moderncs, pag. 93. (3) BOTTO. Nuovi studi detprof. Abel sulle poli;. fulm., pag. ~8-29.

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NELLA PICCOLA GUERRA

36'1-

priamen te detta della dinami te ossia l'esplosione di pri mnordine. L'essenziale è che la materia esplosiva non sia rimossa o proiettata lontano prima che tutta la carica abbia po tuto subire l'influe nza dell'urto iniziale. Ammesso questo s'intende subito che se la carica di dinamite non è 1:iosta in condizion i tali da reggere a quest'az ione, cioè da permetterle di esercitarsi in tuttn. la sua potenza, potrà spesso ven ir meno la detonazione. Quindi si spiega p~rchè aleune dinamiti di debole consistenza e di poca densità, ammassate semplicemente all'aria libera, possono essere talvolta proiettate lontano dallo scoppio cli una capsula fulminante immersa nella loro massa senza detonare nè tampoco accendersi ; il che non accade delle dinamiti più dense o costipate artificialmente mercè una forte compressione nel fogg iare le cartucce . come per esemp io la dinamite N. 1 del Nobel. Ma in ogni caso, quan do la capsula fulminante abbia una forza sufficiente, basta la più piccola resistenza opposta alla proiezione della sostanza, come farebbe U:o tubo di carta che avvolge::-se la dinam ite, pe rchè accada la detonazione. lmperocchè nelle sostanze b.ssai esplosive il menomo ostaco lo opposto allo sviluppo de i gas fa sì che l'urto iniziale abb ia la potenza cli far detonare tutta la ca I'Ìca. Così per es., come afferma l'illustre Abel, alcuni grammi di ciornro di azoto, posti all'aria libera su di un vetro da oriuolo, Io rompono appena nello scoppiare, ma se si ricopre la carica con un sottile strato di acqua, la detonuzione diviene forte a segno da rompere il sostegno su cui è posto il vetro. Certo una resistenza più gagliarda è necessaria per produrre la detonaz ione dei composti esplosivi più stabili, come la polvere da sparo ordinaria; ma, come osserva giudiziosamente il Roux (1), è probabile che per tutti i 1

(4) Les explosifs modernes, pag. ~24.


362 IMPIEGO DELLA DINAMITE composti esplosivi vi sia un limite di resistenza delle pareti che basta a far nascere il fenomeno della detonazione total e dietro un urto iniziale . A maggiore schiarimento della importante questione di stabilire bene sotto quali condizioni si possa avere la detonazione della dinamite, riporteremo la seguente esperienza descritta dai signori Roux e Sarrau, i quali impiegarono le bombe di cui abbiamo fatto cenno in altro lu ogo. « Quando la carica è infiammata colla capsu la-in« nesco si ottiene la rottura della bomba con .i grammi « di dinami te (dinamite di Vonges al 50 per cento di « nitroglicerina}, purchè questa carica di .i grammi « sia mantenuta in un bossolo di carta attorno all'io« nesco. Se si situa semplicemente la dinamite alla « rinfusa, cioè si sparge nella bomba, anche avendo « la cura di adagiare esalta.mente l'innesco nel mezzo « della materia, si può elevare la carica fino a 42 « grammi e al di là senza produrre la rottura. « È chiaro che nel primo caso si è ottenuta lrJ de« tonazione o esplosione di prim'ordine e nel!' altro « l'esplosione di second'ordine. La stessa capsula-in« nesco può dunque produrre con la dinamite i due « fenomeni secondo le circostanze. Nella prima espe« rienza la materia , mantenuta dal foglio di cnrta, ha « s~hlto .l'?zione dell'urto; nella seconda essa è sfug« gita, s1 e sotlratta all'urto, e non si è infiammata « che in virtù del contallo co i gas accesi. Pertanto « questa esperienza non riesce che con dinam iti poi« verulenti di debole densità. Con IP. dinamiti ordi« narie, dense e plasti che, lo scoppio ha luogo con « la stessa carica, comunque questa carica sia collo« ca ta, purchè l'innesco sia circondato dalla materia». Il fatto poi che una parte sola di una carica di dinamite può detonare e l'altra produrre un'esplosione

363 di second' ordin e è stato messo in evidenza dalla seguente esperienza descritta anche dai signori Roux ~ Sarrau. « Ripigliando la dinamite al 50 per cent_o, di « cui 4 grammi bastan o, quando vi ha detonaz~one, ·« per fare scoppiare la bo_mba, noi ne. colloch1~:110 « 2 grammi nel bossolo d1 carta, che circonda 1 in« nesco mentre il resto della carica è sparso nella ' In questo caso ,i gr. ('.2 + 2) e anche 6 ?r. « bomba. « (2+.i) sono insulfìcienti: bisogna portare la c:ar1c~ « a g gr. (2 6) per produHe la scoppio. I 2 grammi « che circondan o l'innesco hanno agiio per detona« zione; i 6 grammi posti alla rinfusa liberamente, « ha :,no agito per esplosione semplice, e qu este due « azioni combinate hanno prodotto la rottura. Pertanto « la detonazione di una porzione di dinamite non pro<( voca necessariamente la detonazione di una massa « vicina; ma questa massa può essere infiammata e « produrre una esplosione di second'ordine. La pro« pagazione degli effetti è tanto più diffi~ile'. _qua~to « più le dinamiti sono pet· loro natura d1fficd1 ad 10« fiammare (1) ». Le esperienze dell'ilbstre Abel sul fulmicotone conferman o questi stessi fatti, perr.hè egli trovò che la stessa carica di fulminato, sufficien te per far detonare il coton-polvere compresso, era insufficiente per far partire la stessa sostanza allo stato diviso; ma a~volgendo il fulmi- cotone in una tela, o cercando di tenerlo serrato mercè un filo, io guisa da aumentare la sua densità e la sua resistenza allo sperperamento si può farlo detonare con facilità senza aumentare la carica di fulminato. La corda-miccia Biclcfo1·d, detta anche miccia di siNELLA PICCO LA GUERRA

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(~) Les explosifs modernes, pag. 467; ~70.


364,

IMPIEGO DELLA DINAMITE

cw·ezza. Le curde-micce Bickford hanno in generale un di3metro di om,005 e sono di tre sorta: le bianche, le incatramate, e quelle in guttaperca. La mi cc ia bian ca si compone di un'anima di polvere da spa ro finissima (polv('rino) fissata intorn o ad un filo e ri cope rta di uua decina di fìli di canapa leggermente torti e fo rmanti uria co rda pieghevole. Una seri e di fili di can.apa con torn a ad elice questa specie di co rdellina e fo rma l'i nviluppo esterno. Qnesto involucro è in.colJato, affincltè i fi li aderiscano bene fro. loro e colla cordellina. La mi ccia è in segu ito passata nel gesso o nella polvere di talco per evitare che essa aderisca nll e man i o si rammo llisca col caJorc. Questn micci a s'impiega all'aria li bera, poiché resiste mal e all'umidit~, e tanto meno può servire per le mine subacquee: tuttavia potrebbe qualche volta impiegarsi a contatto dell'acqua, purchè non debba starvi che pochi istanti, cioè quando si dia fuoco alla minn subito dopo preparata; e in ta l caso si. deve evitnre di ripiegare fol'temente lo. miccia ond e non si rompn nè si distenda l'in vo lu cro esterno. Lu corda- miccia incatramn La è fo rmata dagli stessi el ernenli, ma le du e eliche di 7 fili sono ricop erte da una ·striscia ad elica di tela imbevuta di catrame vegeta le, di sorta che questa mi ccia conviene meglio nei ten eni acq ui feri. Infine nella cordamicciu in guttaperca, i fi li non incatramati e non incolla ti, sono racch iusi in una gua ina di gu ttaperca. Questa micc ia e quella incatramata conducono bene il f'uoco sÒLL'acqua, per la loro imperm eabilitù e pel'chè lo svi luppo dei gas della polvere imped isce all' acqua di bugna re il polverino . La veloci tà di combustione di codeste corde-micce è alquanto min ore cl i I metro per minuto pl'Ìmo, e può variare un poco secon do le co ndizi oni in cui è posln la miccia . Qualche volto. una difettosa fabbri-

365 cazion e di questo. po trebbe rendere irregolare la. s~a combustione; quindi è bene esplorare la corcla-m1cc1a ogni volta che se ne deve adoperare un mazzetto, per vedere se essa brucia gradualmente e con quale celerità. A tnl fine si taglia da ciascuno degli estremi un piccolo pezzo di corda. di pochi deci~et~i e si osserva con un oriuolo il tempo che esso 1mp1ega a bruciare. Una soluzione di continuità nell'anima di polverino può rendere la miccia di un i_mpiego peric?loso, perchè la combustione potrebbe procedere assai lentamente lungo i fili e polrebbe finire per produrre il brill~mento della mina quando il soldato credendo fallito il colpo, sia ritornato su di essa. Un fatto si,m i)e pu~ accadere nelle micce incaLramate, perchè I anima dt polverino può talvolta imbeversi d! qualche goccia d~ catrame, nel qual caso la cornbusnone procede assai lenta lungo il polverino. Per accendere la miccia di sicurezza si fa all'estremo una fonditura longitudinale e si allontanano fra loro le labbra di questa a fine di scovrire bene il polverino: oppure si fa un taglio obliquo a traverso tutta la o-rossezza della corda; indi si dà fuoco cercando infi!mmare direttamente il polverino. Se si tratta di una mi ccia incatramata può accadere talvolta che il polverino tardi al cuni istanti a pren?er fuoco, potendo la fiamma che si adopera fondere 11 catrame o anche la guttaperca, il che forma come una pasta attorno al . polverino. In camp,wna può occorrere ta lvolta d1 dover collegare insie;e parecchie micee, o l'una dopo. rallr~, 0 ad angolo rello , quando si v_oglia c~munrcar~ ti fuo co successivamente a parecchi fornelli. Nel primo caso si possono impiegare dei tubetti s~llili di rame lunuhi 2 a 3 centimetri e dello stesso diametro della o NELLA PICCOLA GUERRA

AJ11NO

xxu, Voi..

lii.


367

IMPIEGO DELLA DINAMITE

NELLA PICCOl,A G-UERRA

miccia. Tagliati perpendicolarmente al loro asse i due estremi delle micce che si vogliono unire, si introducono questi estremi nel tubo metallico fino a che combacino perfettamente l'uno con l'altro. Con una piccola tanaglia si stringono fortemente le due estremità del tubo contro la corda e si coprono i giunti con cera, o con argilla, o con catrame, o con guttaperca fusa, la quale però richiederebbe l'impiego di u?a ~ampada da saldatore. Dice il Champion che quest ull1ma sostanza sarebbe da preferire perchè « le sue « proprietà adesive aumentano la solidità del giunto « e gli permettono di resistere a una trazione che per « avventura si esercitasse sulla miccia ». Nel secondo caso si possono impiegare dei piccoli tubi saldati in for·rna di T. Si taglia la micc ia generale nel sito in cui deve aver luogo la diramazione, e si pongono i due estremi dei capi nel ramo aperto del tubetto a T, nello stesso modo or ora descritto . Si taglia a doppia linguetta l'estremo dell a miccia che deve formare la diramazione , a fine di assicurare il contatto delle tre anime di poh'erino. Credo che per maggior sicurezza si potrebbero versare dei granell i di polvere nel ramo cprto del tubetto prima d'introdurvi l'estremo della miccia di diramazione. · Infine notiamo che l'innesco senza fine regolamentare del genio militare, che non è altro se non un sottil tubo di piombo, lungo quanto si vuole, nel quale vi è un'anima di polvere, potrebbe essere impieg~to in vece della corda-micciaBikford, massime per le mme subacquee. Anzi, riflettendo che nelle mine m_ilitari ~a certezza dello scoppio é quasi sempre quest10ne_ vitale, sarebbe forse uti le il sostituire in guerra ~Ile diverse corde-micce Bikford del commercio questo mnesco senza fine di piombo, che dà una combustione regolarissi·ma, è ugualmente flessibile, é più duraturo

delle altre corde-micce, e può prepararsi in guisa che la combustione nel suo interno abbia quella moderata velocità che si desidera (·1). Le capsule fulminanti. - Le capsule fulminanti, in·tese a provocare la detonazione della dinamite, sono cariche o di fulminato di mercurio puro o mescolato con una debole quantità di clorato di potassio per facilitarne I' agglomerazione. Queste capsule potendo esplodere facilmente per un urto, non debbono mai essere trasportate nella medesima cassa in cui è la dinamite . Le capsule Nobe l ordinarie (Fig. •I") sono tubetti di rame chiusi da una parte, aventi 0"',0055 di diametro esterno, una lunghezza variabile da 15 a :25 mi ll imetri e un diametro interno tale che la corda-miccia ord inaria vi entra a do lce co mbaciamento. Le capsule semplici sono cariche di gr. 0,20 a gr. 0,25 di fulminato di mercurio ; le doppie hanno una carica di gr. O,.i-0 circa, e le triple contengono gr. 0,6 a gr. 0,7 di fu lminato. Questo è ugglomerato per pressione oppure , se è polverulento, è ritenuto da un po' .di collodio o da un piccolo tappo di coton-polvere. Può accadere talvolta con questa varietà di capsule che il coton-polvere si alteri; perciò è bene provare qualche capsula prima di servirsi di una scatola di esse. Nell'impieo-o militare della dinamite, in cui la cero . l tezza della esplosione è di un'importanza capita e, conviene impiegare le capsule più resistenti e più ca-

366

l

(~) I prezzi delle micce di sicurezza fornite dalla mite di Avigliana sono i seguenti: Micce Bianche, incollate o incatramate in mazzetti Incatramate, a nastro semplice. di Id id. doppio . ~ o metrì. Rivestite di guttaperca . . .

fabbrica di dina. . . .

. L. 0,60 » 0,80 » ~,00

" ~,,o


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IMPIEGO DELLA DINAMITE

riche di fulminato, a segno che questa carica può essere portata utilmente anche a gr. ·1 ,5 in alcuni cast speciali. E questo perchè la certezza dell' esplosione dei composti esplosivi in generale, dipende, fra le al tre cose e principalmente, come abbiam detto, dalla esplosione iniziale, la quale se non l1a sufficiente intensità, non vale a produrre la detonazione. Ecco perchè, quando si teme che la dinamite abbia risentito l'azione del freddo o dell'umidità, è bene impiegare le capsule più forti. L'esperienza ha dimostrato . che quando le capsu le sono insufficienti, in guisa che i colpi spesso falliscono, vi si può rimediare rinforzando il bossolo , cioè raddoppiando il metallo che forma il tubetto, perchè uno stesso pesu di fulminato può produrre o no l'esplosione della dinamite· secondochè sia chiuso in un tubo più o meno resistente. Così, una carica formata della miscela di mezzo gramma di picrato e di cloraLo di potassio, chiusa in un bossolo molto sottile come quelli delle capsule ordinarie, o in un tubetto di carta, può non produrre la detonazione di una dinamite di ordinaria sensibilità; ma se si impiega un forte tubicino di · rame, avendo cura di far combaciare la corda-miccia con la carica e di fissarla bene nella capsula, si otterrà certam,=mte la detonazione della dinamite. Si. può sempre verificare, con qualche SflO'O'io pre. 00 ltmmare, se le ca.psule e le altre materie che si adoprano sono di buona qualità, perchè basta confezionare delle piccole cartucce armate e fal'le esplodere all'aria libera. La detonazione dovrà essere. con Ja sola resistenza dell'involucro cartaceo della c;rtuccia perfettamente netta e franca; ma se rimane il menomo' dubbio di questo, sarà necessario servirsi di capsule più forti. Il miscuglio di fulminato di mercurio e di azotato di potassio diminuisce alquanto la violenza

NEUA PICCOLA GUERRA

369

-0ell'esplosione della capsula; e però è adoperato da :a lcuni fabbricanti perchè offre minor pericolo nelle mani degli' operai che preparano questi composti. Di fatto nel preparare le capsule, dovendosi comprimere for tement0 il fulminato di mercurio per ottenere la sua agglomerazione e l'aderenza alle pareti del bos* solo, è chiaro che, quando il fulminato è puro si aumentano i pericoli di scoppio sollo l'azione di qualche urto fortuito o d'una pressione troppo forte. Alcuni abili minatori, per dare più forza alla detomazione iniziale, sogliono, in caso di necessità., portar via da una o più capsu le ordinarie il fulminato di mercurio contenutovi, stringendo con precauzione il Jondo . della capsula con una piccola tanaglia, indi versano questo fulminato in una delle altre capsule ,ordinarie e così possono raddoppiare, triplicare ecc. la carica di questa (1). La cartiwcia armata. - Si prenda una delle car,tucce più piccole di ciascuna cassetta per adallal'vi -una capsula e una miccia. Si tagli la lunghezza voluta della mi ccia Bickford, e si faccia in modo che ,u no degli estremi del tronco presenti un taglio ben netto e normale alla lunghezza della corda, in guisa ,che sia posta a nudo l'anima centrale di po(verino. S'introduca la miccia nella capsula, finché 11 detto ,estremo tocchi bene il fondo della capsula stessa {fig. :zia), e si stringa in ss' con una piccola tanagl~a apposita (fig, 3") la pal'te superiore dell.a _capsula rn modo da assicurarla bene contro la miccia. Queste (1) Le capsule privilegiate Nobel si vendono . per cura_ della. fab,brica di Avigliana in piccole scatole di latta a1 seguenti pre:m: Per ogni scatola di 100 capsule: A ·forza semplice lire 3,!5. A forza doppia lire 4,75. A forza tripla . ,lire 6,00.


370

lMPIEGO DELLA DINAMITE

tanaglie speciali hanno due occhielli parLicolarmente adatti l'uno a tagliare l'estremo della corda-miccia da introdu:s,i nella capsula, e l'altro a stringere 1a capsula come ,si e deLto, se?za che tale stretta risulti esagerata; perche ~na pressione eccessiva interromperebbe la com~ust1one lungo la miccia la quale così non comunicherebbe il fuoco alla capsula. Lo stringere la caps~Ia_ contro la corda è essenzialìssimo, altrim enti la m1Cc1a potrebbe spostarsi e talvolta non produrre l'esplosione della dinamite. Potrebbe anche accadere ch_e la miccia esca dalla capsula; e infiammi la dinarmte, la quale ,brucer~bbe più o meno completamente senza alcun eftetlo utile. FaLlo ciò si apre da una sola parte la cartuccia di dinamite (fig. 5"') per introdurvi la capsul~. A ~uesto fine è bene lldoperare come un grosso spillo d1 legno lavorato a bella posta a l tornio ~ ~venL: quasi il diam~Lro della capsula, col quale :spillo s1 _farà come un piccolo foro nella dinamite onde r1es~a p1_ù facile insinuarvi la capsula, senza che sia n~cess_a:10 far fo1·za su questa. Nel foro s'introducono circa 1 ·/ 3 della capsula, come sopra preparata, premendola leggermente colle dita in modo che essa ven~a. a sta1:e n~l _mez~o dello superficie della pasta dinam1 t1ca D: 111d1 s1 assicuri la miccia alla carluccia con una _iegalura BB fatta con un po' di spago. La car.: tuccia così preparata dìcesi cartuccia armata. L'avverl~nza che_ circ~ il terzo superiore della capsula stia fuon della dmam1te, con tenuta nella cartuccia è necessaria per impedire il contatto fra la corda-r~iccia e la dinamite e quindi evitare che l'accensione si lrasmetta direttamente dall'una all'altra. Attesa la grande sensibilità all'urto del fulminato di mercurio, non si deve preparare la cartuccia armata se ?on all'ultimo momento, cioè quando tutto è pronto e s1 possa subito far brillare la mina.

NELLA PICCOLA GUERHA

371

Detonazione della clinamite congelat.asi. - La dinarn ite, esposta per quaìche tempo a una temperatura in-

feriore ai 7° o 8° centigrad i sopra zero, perde la sua plasticità, cioè s'indurisce e si congela, ed allora è meno facile ad infiammarsi e a delonare. In questo stato la dinamite non esplode più sotto l'azione delle capsule ordinarie, ma richiede che queste abbiano da ~ a 2 grammi di fu lmin ato e c:he la cartuccia armata abbia almeno il diametro di om,05 come risultò dalle esperienze fatte in Anversa nel. 1872 ( 1). Le quali dimostrarono altresì che una capsula di 1 gramma di fulminato di mercurio promuove la detonazion~ di tutta una carica di dinamite congelata, quando le differenti cartucce di questa siano fortemente legate fra loro con filo di ferro. t..:he se le cartucce congelate fossero libere e poste semplicemente a contatto col cappellozzo fulminante, potl'ebbero essere proiettate !ontano senza accendersi, come accade quando si fa scoppiare all'aria Ii bera del foJminato d'argento o di mercurjo immerso in un po' di polvere da sparo ordinaria: l'esplosione può spesso disperdere la polvEire senza infiammarla. Ma siccome l'impiego di capsule fulminan ti così poLenti non è scevro di pericoli, così si è ricorso ad un altro espedienLe per oLtenere la detonl).zione della dinamite congelata, il qua le consiste nel fare ben di?o·elare una piccola cartuccia di dinamite e servirsene, insieme ad una e;apsula ordinaria, per formare la cartuccia armata, la quale però dev'essere fo rtemente serrata contl'o la dinamite congelata. In Austria si è risoluto il problema di fal'scoppiare la dinamite congel(.lta mercè alcuni inneschi specia~i cl:e han.no dato buoni risultati nella roLtura del gh1occ10. Fra quest.i

{1) .Mémorial de l'officier du génie ~874, n. U, pag. 467.


372 DfPlEGO DELLA DINAMlTE è da annoverare la carLuccia-innesco del Traulz preparata in un modo particolare e contenente il 75 per¼ di nitroglicerina e il 25 per 0 / 0 di fulmicotone compresso, la quale cartuccia offre la maggior sicurezza m quanto allo scoppio di qualunque dinamiLe congelala o n_o. Questi inneschi speciali sono utili sopratullo quando il tempo, che deve trascorrere fra il caricamenLo e l'es.Plosione di una mina, è tale che si presume possa congelarsi la stessa cartuccia armata oròinaria, la quale fu adattata mentre era allo stato molle. Del resto le cartucce di dinamite che, a causa di una bassa temperatura, si fossero congelate e indurite, come accade talvolla nell'inverno, si possono ricondurre allo stato molle e normale collocandole a strati su delle tavole in un ambiente riscaldato a 18° o 20° c~ntigradi e lasciandov.ele a lungo, perchè la dinamite, ridivenuta molle, riacquista le sue proprietà primitive. Per piccole quantità di dinamite si può (guardandosi sempre dal disfa.re le cartucce) adoperare un semplicissimo apparecchio portatile, che le stesse fabbriche di dinamite sogliono fornire, il quale consiste (Fig. 7a) in un vaso di latta munito di coperchio e immerso in altro recipiente pieno d'acqua calda (50° a 60° centigradi) le cui pareti sieno foderate di un corpo cattivo conduttore del calorico come p. e. il feltro grossolano. Alcuni autori consigliano, per maggior prudenza, di rivestire le pareti interne ed il fondo del vaso di latta con carta asciugante, la quale ha per iscopo di assorbire quelle particelle di nitroglicerina che per avventura trasudassero dalle cartucce. L'interno del cilindro di latta deve con ogni cura conservarsi pulito, e se mai, dopo ripetute operazioni, si vede la detta carta asciugante diventare oleosa, si dovrà cambiarla, abbruciando quella che si toglie . Si preferisce l'acqua calda, perchè essa dà un riscaldamento uniforme, ed

NELLA PICCOLA GUERUA 373 è bene notare che potrebb'esserP. pericoloso l'impiegare cenere calda o sabbia calda per riempire l'intervallo fra i due recipienti, potendo accadere che in queste materie si trovassero delle parti troppo calde, le quali potrebbero riscaldare qua e là eccessivamente la superficie del cilindro di latta. Quando si trattasse di poche cartucce, il più semplice modo di disgelarle sarebbe di portarle in tasca qualche ora prima d'impiegarle, come fanno s pesso gli operai. Si avverta che: in nessun caso si debbono avvicinare

le cartucce al fuoco vivo, nè collocarle sopra una caldaia a 'vapore, nè sopra una stufa, nè in qualsiasi forno; cioè dev'essere rigorosamente proibito il fa1' disgelare della dinamite in luoghi assai caldi, sop·ra stufe o focolai o in p1·ossimità di fuoco ape1·to. (Conti•iua). B.

DE BENEDlCTIS

Tenente colonnello del genio.


BIBLlOG RAFIA

BIBLIOGRAFIA

storie,, di Vol. III. Milano, Treves, 18'77.

.1.,,, guer,•t.1 e ,,, (IU,ll

NICOLA Ìl'fARSELLI.

A chi ha esaminato il cammino seguilo dalla letteratura militare in Italia negli ultimi venti anni, non sarà certamente sfuggito il progresso continuo e la costante tendenza da essa mostrata verso principii scientifici, capaci di abbracciarne le varie sue parti e di unificarle a g uisa di tronco in cui trovano sostegno ed alimento i molli suoi rami. L'arciduca Carlo, Jomiui, Napoleone I, considerato come scri ttore, il Blanc, il Clausewitz non ebbero favorevole l'epoca, non trovarono degni cultori e continuatori delle loro vaste teorie. Almeno immediatamente, i loro scritti non produssero che empirici formulatori d'una infinita quantità cli norme, ciascuna applicabile ad un detenninato caso, giacchè le menti ancora piene delle s plendidi gesta della grande epopea napoleonica tt•ovavano sufficientemente provata l'efficacia cli quelle ricette con l'autorità di qualche fatto isolalo. Nacquero così le malaticce opere d'A1·te e Storia militare, che per tanti anni invasero le scuole. dove i fatti s torici venivano sminuzzati senza ordine e separati dal naturale ambiente che li aveva prodotti, per lardellarne a guisa di prove irrefragabili quella sequela di massime in cui la ragione· non trovava uno stabile e logico fondamento . Se il maresciallo di Sassonia poteva dire con ragione: « La guerra è una scienza coperta di tenebre, nel mezzo delle " quali non si cammina con piede sicuro; la consuetudine e i

3i5·

« pregiudizi ne sono la base, seguito naturale dell'ignoral}Za ~,.. non a torto anche il Decristoforis ripeteva: « La tendenza ge« nerale eleo-li scritti cli milizia è indirizzata più all'indagine « minuta dei fatti che allo studio delle norme direttive . Quel " ciarlatanisrno tecnico, che troppo spesso· riveste l'esposi« zione di cose semplici e piane, porta lo scoraggiamento « nelle m 9nti oneste ». E nondimeno fra l'uno e l'altro scrittore quanti fatt i avevano sussidiata l'esperienza, quanti vasti ingegni avevano spesa la loro attività a studiarli , a classi11carli, a indurne norme dieettive l Le guerre del 1848-49, del 1855-56, del 1859 fanno fede eh~ il Decrisl:oforis non esagerava iJ.suo giudizio sulle condizioni della letteratura e dell'arte miliLare, sebbene quelle stesse auerre abbiano seO'nato un 1·apiclissimo crescendo nello svi-~ b t') luppo dei mezzi tecnici ed organici degli eserciti . l fraLelli Mezzacapo, il Decristoforis istesso, il Ricci, fur ono, coi loro scritti , gl'iniziatori d'una nuova èt'a per la letteratura rnilitare ital.iana: essi non dettarono più le norme slerrate e senza base della precedente scuola. ma ricercarono. o . . quei più 1a·rghi p1·incipii cbe, contemplando nel suo ms1eme il vasto e complesso organismo della guerr a, guidassero la. mente alla ragionata deduzione eù applicazione cli massime· logiche e corroborale dal r igoroso esame di lutti gli elementi di ciascun fatto storico. Mezzi di propagazioni delle loro idee furono da prima la scuola cli applicazione di stato maggiore, poscia la scuola superioi'e di guerra. Non era ignoto il nome del Marselli; ma fu appunto alla scuola superiore di guerra ch'egli ebbe il più largo campo di manifestare luLla la potenza della s ua mente compremnva, attissima alla induzione ed alla generalizzazione delle idee e delle leoJ'ìe, sostenuta da moltiforme ed estesa erudizione. li rapido slancio nelle astralle teorie che ~ett~vano in .nuov~ luce· lo svolcrersi armonico e generale dei fatti concreti, reco da prima so7,presa, ma non sco raggiamento, però cli'egli tl'O~ · vava terreno pr·epar-ato; e ben pl'esto attecchirono le sue larghe vedute. Senza l'intenzione d'un servile elogio, come senza tema di essere smentili, possiamo constatare che il s icuro, elevarsi della coltura generale nell'esercito dopo il 1867, il rapido progresso fatto in tutti i rami della letteratura scientificomilitare e la palese tendenza all'unificazione delle staccate te.orie d'arte militare ... devonsi in gran parte ·a11a preval~mza. delle idee del Marselli nella scuola superiore di guerra.


376 HIBLIOG-RAFIA L'in.segnamento in quella scuola fu occasione al Marselli di raccogliere e mettere in luce in due opere il risultato dei su?i ~o~us~i studi: l'una, di mollo maggior lena, è appena in prmc1p10 di pubbhcazione e speriamo che l'autore voÒ'lia condurla a compimento; l'altr a è quella di cui ci occupi:rno. Non è nostro intendimenlo di far la critica di questo libro· la vastità della materia, l'autorità e la competenza dell'autor~ c: ne togliere~bero il mezzo. Nè tanto m eno possiamo qui ri,assumerne 11 contenuto; è una di quelle opere fatte tutto d un getto; non una parola, non un'idea di troll PO oÒ'ni sua · a ricostruire .· ' 0un'idea il tutto. Per averne Parle e~ necessaria esatta e completa bisogna leggerla com'è, e studiarla tuUa.

.!

~etodi esposi_tivi delle opere scientifico-militari alle quali pm ~1amo ab1tuat1hanno presso a poco una stereotipata econon~1a gener~le:_·definizione della scienza, riparlizione dei suoi vari rami, ripartizione di ciascuno di questi in rami sec?ndaci, . e così via sino all'ultimo elemento analitico che viene poi studialo più o meno estesamente. ' Ques to metodo che porta alla conoscenza di mo!U individui isolati, di cui si viene a sapere bensì la parentela ma non il valore nell'evoluzione colleLliva e contemporanea che effett.ivamente es~rcilano, non è seguito dal Marselli. li quale dopo d1 aver sviluppato con larghi ed arLis tici tralti il contenuto della scienza s~orica della guerra, ci presenta la guer ra stessa come fatto s_o<:ia-le, come ~ondizione, come fattore, come prodotto della c1v1Ità; la studia nei rapporti internazionali, nelle conseguenze sociali e politiche, nelle relazioni tra la società civile e la società militare, nei bisogni e rao·ione di essere di quest'ultima peecltè l'esercito sia utile e ne~essario. s_olamente dopo conosciuta la guerra in tutta la sua esplic~z10ne! e come fatto sociale unico e complesso, e come corpo di dottrrna che chiama a contributo tutto lo scibile umano l'autc,re en tra nell'esame delle parti che compor devono 1~ scie1~za delia guerra e formula la teoria deJl a preparazione o pohttca della guerra, e la teoria dell'azione o tr~oria della - gr_a nde guerra. Così la precisa nozione dell'oggetto della scienza, la conoscenza clùara, logica, esatta delle sue teorie rendono atto il leUore anche più profano dell'arte bellica ad esami~~re l~ g_uerra nel suo s torico svolgimento. È questa la parte prn artistica dell'opera del fylarselli. Non è la cronaca delle guel're e nemmeno quella di alcune guerre, ma la storia

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dei progressi scientifici dell'art.e mili tare; è l'arte militare in atto neJla storia delle guerre. Vi è conservato l'ordine cronologico dimostrando così come il progresso della scienza, ad onta delle sue vicissitudini e delle apparenti perturbazioni, ha seguito il cammino dei tempi. Questo stupendo accordo fra il prog1'esso scientifico e la successione dei fa tti nella storia, l'autore fa splendidamente risalLare nell'ultima parte del suo libro, dove studia appunto le leggi di svolgimento dell'arte .militare ùntica, moderna e contemporanea. Ciò pel metodo. Nel suo contenuto il libro abbraccia colla s intesi più ardita tulta la dottrina della guerra che l'attuale letteratura milita1'e ci forn isce, ma distribuita attorno a un non interrotto filo logico, che ne rende chiara e facile la comprensione. Le teorie prevalse nelle varie epoche e sostenute dai vari scrittori vi sono esaminate e dis cusse con mente serena e scevra di prevenzioni. Non una frase senza un'idea che mostri nell'autore il profondo pensatore, il dotto soldato, il palriota che oltre i suoi studi mira continuamenle all'Itali'a nostra. I s uoi tipi strategici sono stupendi modelli per lo studio generico d'una camp~,gna. Il lettore militare, sotto una forma briosa ma scultoria, troverà in essi quanto è necessario a fol'mare il quadro completo di ciò che occorre tener presente per l'esame del!e grandi operazioni di guerra, in cui la parte sociale o polilioa ese1'cita un'influenza ben più grande di quella che generalmente le s i suole attribuire. Dobbiamo quindi constatare che il libro del Marselli nella sua economia generale, nell'armonica distribuzione delle sue par li, pel contenuto e forma s ua, non soltanto è inappuntabile, ma devesi annoverare fra le migliori opere prodotte. E vorremmo che a questa scuola di vedute larghe, comprensive, generali, s i abituassero i nostri scrittori di cose militari. ìvia come classificheremo l'opera del .Marselli ~ È <lessa la scienza della guerra o è la s toria della scienza? Stando al titolo l'autore non ha inteso far altr o che mostrare il cammino percorso dalla scienza della guerru, e<l indicare a qual punto atLualmente essa si trovi; anzi, non solo ce Io avverte il titolo, ma non altro è lo s copo predominante dell'opera. Nondimeno l'autore fo1'rnula alcune teorie ed alcuni principii scient.ifici alla stregua dei quali poi giudica i fatti storici. Dunque fa qualcosa cli più che la semplice storia: è un libro sui ge,ieris: come egli stesso lo chiama, nel quale basandosi


BIBLIOGRAFIA

sulla storia della scienza della guerra, giudica lo stato di questa ,e propone il particolar suo modo cli comprenderla. Potendo quindi l'opera del Marselli considerarsi ben anche come l'esposizione della scienza della guerra, mentre ci affrettiaino a dire che anche sotto a tal punto di vis ta nulla di meglio nel complesso era s tato fin oggi pr·odotto, ci pare poter soggiungel'e che molto resta ancora a fare. Ciò diciamo principalmente agli altri: il campo ò vasto, vi è molto da spigolare, e la letteratura militare ha sempre innanzi a sè un largo orizzonte il cui confine sfugge ancora forse ai nostri sensi. Il Marselli stesso s i pt'opone questa domanda: il corpo di dottrina militare come oggi lo si comprende e si espone costi,luisce un'ar·te od una scienza~ « Ogni prodoLto dell'umana attività » egli dice " acquista il « caratLere scientifico, se il pensiero ne scopre i principii che ,, spontaneamente lo costituiscono, se lo sottopone a leggi e " ne espone il contenuto secondo un ordine didattico determi" nato da un metodo razionale. Con ({ueslo processo l'a1'te « traducesi in iscienza. « Viceversa, ogni scienza diventa arte se dalla teoria passa ·« alla pratica applicazione. Onde scienza è il fatto pensato, « ossia il sapere, arte il pensiero attuato, ossia il f are. « I-Javvi un'arte che precede la scienza ed una che la :;;egue. -« In quella come in quesLa vive il pensiero; ma lì spontaneo, " qui riflesso. " Da queste premesse segue che la guerra è scienza come « teoria, ed arte come fare » . Niente di più vero che la scienza deriva per induzione dall'arte preesistente, cioè dall'esperienza accumulata e ragionatt:1; ma se all'applicazione, ch'è deduzione della scienza così ·creata, si vuole conservare ancora il nome di arLe, devesi .almeno intendere so tto un particolare s ignificato. Così l'arte -del tintore esis teva prima che la chimica fosse una scienza, -ed esiste anche oggi che la s tessa chimica le ha aperto un vastissimo campo di nuovi ritrovati. Ma la differenza essenziale fra l'arte che precede e quella che segue la scienza consiste in ciò, che i metodi i quali compongono la prima trovano origine e fine in loro stessi, sono separate· individualità, rami staccati che non ricevono alimento da alcun tronco vitale; mentre le applicazioni dedotte dalla scienza trovano il loro posto naturale nelle cognizioni generali della scienza

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stessa, ne formano parte integrante e camminr.,no con essa. Sappiamo per esempio che la prospettiva, la gnomonica, la stereotomia, ecc., sono, non più metodi speciali, ma scientifiche applicazioni delle teorie della geometria descrittiva. Potremmo egualmente precisal'e di quale scienza sia applicazione l'arte militare, se è vero ch'è un'arte di scientifica de,duzione~ Bisognerebbe che, come asserisce il Marselli, la guerra fosse già una s cienza come teoria, locchè non ci sembra ancora potersi dimostrare. Quali caratteri dovrebbe avere la dottrina della guerra per essere una scienza in tutta l'accettazione della parola ~ Le cognizioni delle ragioni e delle loro conclusioni cos tituiscono le scienze astraUe, quelle cioè che hanno per oggetto le primarie relazioni il cui non essere non possiamo nemmeno concepire, come lo spazio, il tempo, l'ordine, il numero. Le cognizioni delle cause e dei loro effetti, e delle leggi che mettono in relazione le une agli altri cos tituiscono le s cienze naturali o sperimentali. Le scienze astratte sono indipendenti da 0gni sis tema, da ogni legge, da ogni cosa, tranne dal pensiero e dalla ragione; l'idea di causa non entra nelle scienze astratLe, gìacchè le verità dì cui s i occupano sono necessarie ed esistono indipendentemente dalle cause. V'è forse una causa per cui la somma degli angoli di un triangolo rettilineo è eguale a due retti'? Ma nelle scienze naturali o sperimentali causa ed effeLLi e leggi sono le relazioni finali del loro cont~nulo, e per quanto a noi consta nulla impedirebbe che le leggi fossero diverse da ciò che sono; così l'esperienza ci è dimostrata come la grande e la sola sorgente della nostl'a co noscenza delle leggi che collegano la causa all'effetto. La scienza militare deve appartenere evidentemente alle scienze sperimentali; anzi dobbiamo addirittura definirla un ramo della fisica sociale, la guerNi. non essendo che il più grandioso dei fenomeni s ociali; essa pertanto dovrebbe con~ tenere le relazioni finali di causa ed effetto ed esporre le leggi .di procedimen to nei fenome.ni militari. Nell'attuale stato delle cognizioni militari non possediamo altro che' lo studio più o meno approfondito dei metodi di .guerra dei sommi capitani, ed abbiamo elevato al grado di principii la esp1·essione sintetica di tali metodi; nostra principale preoccupazione è quindi cli giustificare questi pretesi principii allorquando la storia ci mostra che la vittoria si è -ottenuta anche senza la loro applicazione .


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BIBL IOG RAFIA

UlBLIO GRAFlA

E ben vero che sovent.i si cercano le cause di talun risultato della guerra, ma ignoriamo affatto o in gran parte le leggi che fan dipendere i risultat.i dalle cause, ed è appunto questa ignoranza che ci fa dire che l'attuale dottrina della guerra non è ancora una scienza, ed è questa stessa che rende tanto difficile l'attuazione pratica di quei pochi dettati qualificati come principii, per cui taluno li reputa perfino inutili. Infatti si dice: a che serve una norma generalissima e perciò lontanissima dalle immediate applicazioni, se non si conoscono le leggi che, collegando la causa prima all'effetto ultimo, fanno s uccessivamente e parallelamente trasformare la norma stessa prjma di ricevere un'appliqazione~ Che quanto diciamo non sia azzardato, lo prova la polemica sostenu ta dallo stesso Marselli dopo la pubblicazione del 2° volume dell'opera di cui ci occupiamo, con un potente avversario (l'autore delle Note sopra alcuni particolari della battaglia di Gravelotte- S .i-Privat) intorno ai principii s u cui basa~·e i giudizi strategici nelle operazioni di guerra (1.). E certo che i lettori da quella dotta discussione hanno tratto maggiori insegnamenti che non da elaborati volumi didatLici; ma desta un senso di meraviglia vedere in disaccordo, sui principii scientifici i più forti campioni della nostra letteratura militare. Il Marselli crede essere nella sostanza d'accordo col suo competitore: egli concede che in generale si debba « operare " sulle comunicazioni dell'avversario senza esporre le pro« prie •; solo vorrebbe che la seconda parte di questo deLtato non la si considerasse come un principio costante ed assoluto,. ma come una norma che può in alcune circostanze essere trascurata. Questa seconda parte del dettato è la correlativa della prima; cioè essa sta all'esercito nemico come la prima parte sta al proprio esercito. Or come avviene che ciò ch'è vel'O ed assoluto per noi può non esserlo per l'avversario~ L'esempio del 1806 o qualunque altro si possa addurre non calza; se i Prussiani non attaccarono le comunicazioni di Napoleone non potè essere che per una delle due ragioni, o non seppero o non po-terono, e quindi le comunicazioni erano coperte o dalla inettitudine del nemico o dall'abilità di Napoleone. Garantire le pro-(! ) Vedi Rtvi!ta militare, dispensa X - ottobre 1875, e la rispos ta de! , MarseJli nella dispensa ITI - marzo 1876.

prie comunicazioni non può significare aste1~ers~ _d~l far u~ passo per tema della massima scritta, o dei cri_ttc1 dopo 11 fatto· si"'nifica apprezzare e giudicare tutte le contingenze del caso' pa;ticolare e vedere se la lor·o risultante sia tale che r operazione intt•apresa possa farci batiere sulle nostre stesse comunicazioni. Non può dunque essere in disc?ss_ione sfl nell'opera~e contro le comunicazioni dell'avvet·sar10 si debbano non esporre le proprie comunicazioni, ma pinttost.? se! d~te ~e contingenze del caso particolare, le nostre comurncaz10m s1eno esposte o no; cioè la diffic.oltà s ta nel Lraclut't·e. in att? una massima _generalissima senza sapere il p!'ocesso d1 questa massima nelle s ncce:si ve trasformazioni sino agli ultimi risultati. Nel 1806 per le condizioni organiche dei due eserciti, Napoleone poté così formulare la massima prima « Op~rare &u_lle comu" nicazioni dell'avversario pr·ofittando della d1 costm 1~erz1a ed " ' 1·O'IlO!'anza per aarantire le proprie ,>; ma questa s1 dovette ma~ mano trasfo;rnare in massima logistica durante l'avvicinarsi degli eserciti, e in massima tattica sui campi di Jena e di Auerstaedt. E si badi che ciò che si dice della seconda parte della massima è anche applicabile alla prima parte. Nella stessa gue_l'ra del '1806 il duca di Brunswick voleva opeeare sulle comunicazioni rrancesi verso F1·ancoforte, e la radunata delle forze prussiane e le prirne operazioni mirav_ano appunto ~ tale scopo; il l'isult.ato però fu il disastro ?i Jena. ~a mass~ma è dunque erronea o non semp1·e applicabile~ Ne 1un~ nè 1altra cosa; bisogna invece saperla applicare al caso particolare. 11 disaccordo a noi pare che derivi unicamente da che per conti:atta abitudine chiamiamo principii, e consider·iam_o. com~ tali ciò che altro non sono se non espressioni, cli metodi 1 quali viv~no solamente in determinati e particolari casi: così l'operare per linee interne o esterne, semplici ? multiple, convergenti o divergenti . Essi no? sono generali, come non lo può essere alcun metodo d'apphca:i:ione. . Principii dovr·ebbero chiamarsi solamente quelle verità prime e capita lì che sono come la sorgente e la base delle ~ognizìoni, e per cui si possono dedurr~ p.e1:. m~zzo ~el _raz10cinio altee verità particolari. Sono prmc1p11 gh_ ass10I:?1 nelle "<cienze astratte e nelle scienze naLurali o spemnentah quelle ~ause reali che ~piegando un intero ordine di fatti siamo costretti a chiamar prime non sapendole i'Ìconoscere effetti di ANNO XXII, VOL

IIJ.

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:B!BLIOGRAF' IA

BIBUOGIIAFIA

a ltra causa, come chiamiamo elementi chimici quelli dove si arresta l'analisi dei corpi naturali. A noi pare che l'oscurità la qua.le oggi circonda tutti gli atti di casualità diretta non debba limitare la speranza che nella investigazione dei fenomeni militari si possa arrivare alla co noscenza cl elle cause prime, dei ra·incipii as soluti della scienza; comunque però, è desiderabile che i nosll'i tentativi sieno indirizzati alla conoscenza delle leggi ed a ll'ana lis i dei fenomeni complessi per cui vengono risoluti in semplici; e quando ques ti ci parra nno incapaci di sopportai·e un'ulteriore analisi potremo riguardarli come cause. Cos i per esempio, analizzando i ratti tattici che si riferiscono alla successività dell'azionG nell'impiego delle diverse linee e delle riserve, e quindi agli ordini cli combattimento e all'indole delle manovre, troviamo ch'essi si possono ridurre nel fatto unico che « le truppe ,1,1na volta impegnate nell'azione non sono « più disponibili•> . Questo fatto neppur esso è semplice e, forse p9trà ancora scomporsi in cause più generali, ma il processo mentale che lo fa 1·isaltare. accenna al rnodo come possiamo comprendere i ratti più complessi in c·.lassi che s i possono rif<lrire a cause più semplicj, accenna all'indole cli ciò che dovremo riguardar e come principi.i. Di più, n el la ricerca clelle cause immediate per giungere ajle cause prime, noi faremo buona parte della stt'ada per r itornare alla sintesi scientifica, pe1· r icer·caee le s uccessive tras f'or-rnazioni di questa stessa c:ans a prima nel suo cammino verso l'effetto uttirno, ossia per stabilire le leggi che collegano le cause agli e ffetti. A noi pare che questa s ia l'unica via per costi tuire un corpo di dottrina c lie veramente possa m eritare il nome di scienza della guerra. · Quando diciamo che l'opera del Marselli non può an cora classificarsi come scienza della guerra, classe che del resto crediamo tuttora vuota, non intendiamo di aver fatto una scoperta : è l'a utore s tesso che ce ne avvel'le. Ripetiamo aneora, egli ha avuto come s copo principale mostrarci il carn mino ,s torico per cor so dalle dottrine militari, ma immedesimandosi al soggetto che tratta e studiandone i rapporti, scorgendone l'unità d'indole e di ragione, è quasi trascinalo a r icostituire dagli elementi esistenti un nuovo tutto scientifico e didattico. Non perciò s'ingQ.nna, chè più volte ripete che la: guerra non ha ancor~ raggiunto quel gr:ado di perfezione a c ui le scienze

devono p ervenire, e conclude che dessa « è 1na teria da scienza" e che « una cosa abbiamo diritto di pretendere, ed è che l'ap« plicazione rives ta il car atter e scientifico » ed infìne che ,, n,oi « polremo con assiduo studio e con ins tancabile pazienza con« solidàt'e le basi della teoria, ed avviarci à costituil'e una « jlsica clel/.a r;uerra come di giù esistono i rudimenti di quc~lla « sociale "· Se clunr1 ue la guerra è materia da scienza, la scienza ·nascerà; e scopo clella nostra digressione non è sta to ultro che cli comprnvure questa possibilità e di accen nare la via che a noi sembra la più conven iente a dove rsi seguire.

P,•euii-nen:::n tielle /'or~e niorali nella -,u,li:::i,1. Studio fi losofico-militare del capitano aiu-

t ante di campo CARLO delletti 1877.

BALLADORE. -

Torino, Can-

,, Il cuore è la pa1·te più considerevole dell'arte della guerra, la più s apiente, la più profonda, senza la 4uale uno non può " vantarsi che dei ravori della for-tunà » . S opra questa sentenza cli Maurizio cli Sassonia si aggira la parte mililaee del libro, scritto con cuorH d i soldato e di cittadino. L'autore, già conosciuto per altri lavori (e particolarmente pel' quello sall'esercito italiano nello stato d1: pace, premiato dal congresso pedagogico}, con fede profonda, con poe tico entusiasmo, con er-udizione non comune, senza curarsi del bieco e logoro scel.Licismo, entra nel campo de!le forze morali ~ ne dimostra tutte le molli po Lenti, in ispeci<~ rispetto all'13ducazwne del soldato ìtaliano. Scegliete il coscritto in modo cbe la sua forza tisica corrisponda alla dura sua viLa, trattatelo con amorevolezza, parlateo·Ji di botto e al cuore ed all'irnagi.nazione, non lanciatelo . . . nel crudo inverno dai tepori di Sicilia ai ghiacci delle Alpi, mseo-nateo·li i confini della s ua patria, svolgete, indirizzate, edu~ate lui il carattere nazionale. Abbasso il gretto regionalismo; ap prenda egli a lar ghi tratti la storia della patria sua e del diritto degli Italiani, compendiato nella no ta fo rmola oolontù della nazione, dalla quale formola scaturisce il principe «

i;


BIBLIOGRAFIA BIBLIOGRAFIA 384patria e la patria principe; trovi infine il coscriUo un incoraggiamento continuo ed una ricompensa alla sua abnega:tione, ai suoi sacrifici, alle sue virtù. E t~Ltociò sgorga all'autore spontaneo e sereno. • I meridionali cr·esciuti nella m itezza del proprio clima, vanno fra le gelide nebbie della valle del Po a sfidal'e la nostalgia e 1~, morte. La primavera invece vi è più propizia anche per altro aspeUo. In (Juesta stagione non è solo la campagna ad ammantarsi di tiori, ma un l'ingiovanire di tutta la naturn, un allietarsi dell'anima facendola più propensa agli affotti, onde la parola giungerebbe al cuore del coscritto più amorevole e più gradita •. Questo opuscolello è un'opera buona e giù ne sorride il bene che può fare. Forse potrebbe giovare anche più come guida alle lezioni morali, le c1uali se Lenule con idee larghe, con mente colta e con cuore aftelluoso, servono mirabilmente ad educare il soldato; ma se falle come vien viene, senza fil di logica e senza in teressamento, producono noia, stancheiza, discred ito ,lei superiori li capitano Ballaùore dovrebbe accingersi alla non facile opera . Un manualetto e.li lezioni morali, semplice, chiaro, ordinato, acconcio all'inlelligen:r.a ed alla coltura dell'esercito, sobriamente avvalorato da sentenze di scriUol'i illus tl'i o da esen:ipi sto1·ici, sarebbe un'ottima cosa . Frattanto ci permeLla di dirgli che nel primo capitolo del suo opuscolello lajormula meccanica-morale non ci ha gran fatto persuasi. Gii\ l'uno dei termini esclude l'altro, Lanto che lo slesso au tol'e non t'a poi caso s e non del secondo, perchè a volerlo porre col primo si andrebbe incontro ad u11a serie infinita di e,1uaàoni che nulla gioverebbm·o al prog1'esso della scienza. Lod iamo invece il capitolo che tral.la degli elementi e perfezionamenti delle forze morali, nel '{Uale le delìnizioni sono chiare, vere e bene ordinate. :'via si vuol dire troppe cose in breve spazio e fo1·se v'è sfoggio di citu:tion i, le quali se eia un la.Lo dimostrano l'erudizione superiore e (:Orroborano le idee, dall'allro inceppano il corso del ragionamento. Badi l'autore che il capitolo i11Lilolato: Termine ,verso cui hanno a co,ioenire le.for:se morali, e che tratta principalmente del modo ùi affor znre nell'esercito lo s pirito nazionale, meriterebbe da sè solo un volume. Vi si accinga. All'uopo egli possiede cuore, coltura, forma eletta ed ingegno.

C~11mllerìe et

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Fo,•teresses, par le major d' étatGand 1877; 1 vol. in 8°.

major A. CAMBRELIN. -

li 1naggìo1·0 C,11nbt'elin appàl'Liene a quell'eleUa schiera di ufficiali ciel Belgio, i quali co11 passione si sono dedicali in questi ultimi unni a llo studio delle eosc militari. Ricordando la posizione ili!'fici le nella qual~ si i1 kovalo il Belgio nel -1870, quando p0t· lun go tempo fu esposto al pericolo di vedei' violala la sua fron tiera, e preoccupandosi ùegli attacchi clte contro il ::;uo paese pol1·ebhe1·0 ail'ige1·c le clue forti potenze eho gli sono vicirn', l' aulorn espone. lutto un s istema per rnettc1'e in grado l'armala di ,·i unirsi ed apprestm·si a difesa. Le s ue p1·oposle ::;i riassumono nell'aume11to della cavalleria, e 11olrc1·czio11e Ji p<11·ecchi forti verso la fl'ontie1·a; ma facendole, egli enLra in una minuta analisi, pt·oponendo un sistema affatto Jluovo, il quale, convinca o no, merita sernp1·e di essere pt'eso i11 co1Jsiclo1·azione. Pochi anni 0 1· $-0110 una YOC<! generale contestava non solo l'impot·tanza della cavalle1·ia, ma quas i quasi ne c.lomnndava l'abolizione; i. brillanti 1·isullali dei cavalier·i telle!schi la 1·itor11a1·0110 t,l prirnilivo posto, e qualcuno fo1·se è giun to fìnanco a esagc1·are i frulli che dalla sLessa si possono riLra1·1·e. ll c-011<:eUo p1·imo dell' f\uto,·e non è nlfallo nuovo, poichc ba;;;a su ll'ideco1·arnai da tutti accettale relativamen te all'im1>iego in gue1·r a della cavallel'ia; è la speciale upplicazio11e alla difesa del Belgio che ci pare affollo originale . Eeco il ragionamento del maggiore Cambrelin : Il Belgio non può naturalmente mettere in armi 1m esercito pari a quelli dellfl Francia e della Germania; anzi uno Stato di pl'imo ordine corne i sunnominati possiede già in tempo di pace una fo1·za militare sufficiente per minaccial'e seJ'iamente ali' iniziarsi della gue1·ra, l'indipendenza degli ' . Slati secondari. « t questo il caso in cai lt'ovasi il Belgio di fronte alla Francia cd alla Germania. " Pe r ovviat·e a tale silua:tionc svantaggiosa non abbiamo la r·isor·sa cli aumimtare sen,:o. limite i nostri effettivi di pace, il che surebbe la ruina delle noslre finanze e anche dello sviluppo inlelleLLuale ùelle giovani generazioni. Havvi una


386 T31Bl,l0&RAFIA sola tavola di saluLe, la quale consiste nelle istituzioni difensive, che permettono una pronta riunione delle elassi in congedo. Ora non si ha una sicura garanzia per dirsi in grado di 1·eali:.;zaT'e ceteremente il richiamo delle classi se non si possiede, in ogni tempo, una fo1·za consideT'eoole di cavalleria, pronta ad essere gettata contro il nemico, allorchè l'aggressione diviene immùwnte "· DimostraLa per tal modo la necessità di avere una numerosa cavalleria, l'autore prende in considerazione due casi. Nel primo caso la cavallet·ia deve osserva!'e la frontiera, ed opporre al nemico la resistenza necess aria per dar tempo di effeUuare la raccolta dell'esercito; nel secondo caso la cavalleria copre l'armata già concentrata. Tutto basa sulla formazion e di 5 linee successive, ripartite e composte nel modo seguente: « Prima linea, alla distanza in media di circa tr2 lega (1) dalla frontiera. Pattuglie di 3 uomini, 1 pattuglia p,~r ogni lp~ lega di fronte. « Seconda linea, Lracciata ad 112 lega indietro della precedente. Posti di sostegno; 1 posto per :3 pattuglie forti il doppio dei posti corrispondenti della t a linea. « .Terza linea, ad una lega dalla seconda. Posti di rinforzo, (replis), 1 posto per 2 posti di sostegno. Ciascun posto di rinforzo è di una densità equivalente almeno a quella dei posti delle due prime line~, colle quali forma s istema. u; Quarta linea, collocata a I 112 lega od a 2 leghe dietro alla 3'. Gr·anguardie, ogni 2posii di rin forzo , formate cli parecchi squadroni, ed alcune rinforzate da sezioni d'artiglieria a cavallo. ,, Quinta linea , a :3 o 4 leghe dal la {'. Quartieri generali delle divisioni, ciascuno della forza per ogni brigata spiegata: innanzi di una brigata riunita, e provvista di 4 o 5 sezioni · d'artiglieria a cavallo "· La i' e 2" linea richiedono per eonseguenza circa :30 uomini per· ogni lega , cioè 9 soldati e caporali per le 3 pattuglie della 1" lineà , e 18 soldati e caporali e 3 sottufficiali pel posto di sostegno <lellu seconda lin<~a. I posti di rinforzo sarebbero infine formati da mezzo-squadrone, la gran-guardia da 2 o 3 squadroni, fld una brigata intiera si troverebbe presso i quartieri generali delle divisioni collocaLi sulla quinta linea. (I ) La lega corrisponde a circa 4

</ ,

Chil.

BrBLlOGllAFIA

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Si avreblJero così 5 linee profonde cominciando dalla .frontiera da 7 ~\ 8 leghe, ed estese da 36 a 40 leghe sulla .frdnte e da 25 a 30 sulla quinta linea. , Per tal modo su una fronte, a mo' d'esempio, di 5 legh.e ed unà pr,ofondità di 3 a .'t- leghe, si troverebbe un reggimento di cavalleria a 5 squadroni, e per osservare 40 leghe di frontiera, il tratto appunto che corre da DinanL a Ypl'es, e.he è il più esposto e più difficile a ver~it' sorvegliato, :arebbero necessarie 4 divisioni di cavalleria formai.e da ·16 regO"imenti' in totale 80 squadroni. ~ Non veramente molto faci le lo slabilire il valot·e della formazione e ripartizione delle 5 · linee , proposte allo scop~ rl.i osservare il ronf'ìne; tuttavia non possiamo a meno ?1 notare come in ultima analisi si fa diventare la cavalleria arma difensiva, vale a dire precisamenLe il contrar-io_ di_ ciò che è e dev'essere per s ua natlll'a. Si comprende benissimo che una massa di cavalleria spinta in esplorazione, trovandosi innanzi all'armata di due o tre niarcie non soto serve a fornire informazioni ma anche a coprire le truppe; però il coprimenLo deriva direttamente dall'avanscopert.~, poichè il velo di cavalleria lo si stende manovrando, non difendendo a pie' fermo un vasto spazio di terreno, il che è contrario allo spirito dell'arma. L'autore in complesso propone un gran sisLema di avamposti di cavalleria, epperò dubitiamo che inn~nzi ad un ùemico abile ed intraprendente il lungocùt'done c11e Pappresenla la prima linea sia capace di una forte resisten_za e non siam~ lontani dal credeee che una forte avangu1rd1a, composta d1 tutte e tre le armi, a vanzanùo ardita potrebbe penetrare facilmente in qualunque punto. Egli non parla è vero di questa ipotesi, ma 1~iconos~e benissimo il luto debole della sua proposta, perche non si accontenta di inviare sulla t'rontie1·a molta cavalleria, r~a vuole aaofono·ere alla cavalleria un poco di fanteria la quale trove.,. r';bbe u~ sicuro appoggio nelle fortezze e fortini da erigersi nella t• 2• 3' e 4" zona di marcia. . così 'sulla: prima linea Ypres, Courtrai, T~ur~1ai, ~ons, Charleroi Namur e Liège, propone l'erezione di 32 forti, e su a:Jtre due '1inee1 minutamente descrrtte, di 56 fortini, sicchè in totale si aveebbe1·0 55 forti e 88 fortini . Non v'è niale per un paese che ha una superficie di 29455 chilometri quadrati, un:a po1Jolazionedi 5,136,000 abitanti ed un effettivo di pace di 46,000 soldati !

è


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BIBUOGIIAF IA

Ci sembra che queste proposto possano di leggiel"i essere impugnale ed anzi che esse siano in contraddizione l'una coll'altra. Comprendiamo, sino ad un certo punto, il hisogno per un piccolo Stato cli avere una numerosa cavalleria, ma e~sa ha sempre da essere in un giusto rappol'Lo cogli effetLivi delle altre armi, nè v'è necessità di spingere innanzi una foi·za slraorHinaria di c1:1. va!Ieria quando il terreno sia 1lifeso da una fitta r ete di f'o1·tiflcazioni. In rpiesto c1,s o pochi cavalie1·i t1bil!, intelligenti e che sappiano manovrare, bastano, ed alloi·a migliori risultati può offrire un aumento della fanteria. Relativamente al secundo cas<• in cui la c.:avalle1·ia copra l'armata giù concenLeatu, s i fanno pr ess'a poco le s tesse JJI'Opostc; )a cavalle ria CiOt' P parimr11li disposta SU CiWJUe JinM e le modifìcazirmi essrnziali riflettono ~olt,anlo la f'ot·za, le distanze, e ili inEe1-valli fra i singnli reparti. L'aulore poi consacJ·a molte pagine all'ordiname11to dolla cavnlleria, alla sua islituzione, al s uo impiego in guerra, e no riporta parecchie di scl'Ìllori francesi. Nulla certamenle v'è di nuovo, ma le sono cosu giustissime, elio sempre si leggono volontieri, e volonliel'i s i vedono slampate.

La .Bu,11,uaie é con,onaiq11e d 't1p1•ès le11 don n é es l e t1 11lus •·é cenle11, par M. G. OnÉDÉNARE. Paris, Leroux 1876, pag. 435 con una carta.

'fulli gli sguardi sono rivolti alla Ru111ania, che ha peoclam ato la propria indipendenza, che sopporla da più di quattro mesi tutte le gravezze della base immediata di operazione conlro la Turchia e che è enlr·ala definitivamente nella campagna offensiva marciando co11lro di Plewna. 11 Huma no è un popolo ché\ ha comune con noi l'ori gine, somigliante la f'avella, clte dopo g uerre incessanti e sanguinosissime, ancora ravvollenelle tenebre, cadde proslrato sotLo la mezza luna; ma poi sorse a poco a poco finché in questi ultimi tempi, malgrado le mis erie e lo sLl·ascil!o inevitabile dei malanni 'd ell'oppressione lurca, e malgrado le gue1·re che troppo spesso lo desolano, vede svolgersi una vita economica che promette di essere prospera e rigogliosa. ,

BlOLIOGRAFlA

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È utilo e interessante pel militare coHo porre la mano s ul

cuore di quoslo popolo, così poco conosciuto e sovenLe giudicato dalle sole apparenze, e sentirne il palpito della vil.a e sLudiare il concorso che esso può portar e a ll' incivilimento della penisola dej Balka11 . All'uopo occone uno studio analitico attenLo e minuto, fondato su basi sicure. Una di queste basi è appunto illibro pubbli cato l'anno scorso dal dottore ObMr•nar e, che offre i dati sLatistici più parl.iMlar·eggiati e completi che si possano avflre sulla Rumania. È impossibile lratlat·e del soggetto in modo migliore. L'orografia, la geologia, il <:lima, la cfo• is ione politica, l'ugricoltut·a, l'industria, le vie di comunicazione, la pr oduzione, il commercio, le varie ciLLà, il governo, l'eser cito, lutto è descritto con ricca copia di dati e di cifre. L'autore, rnma no, vuol fal' conoscere il s uo paese non con giudizi suoi propri, che pott·ebbero essere so~pelli per ca1·ilà del natio loco, ma con numeri eloquenti nelle loro severitil. Veramente il militare tr ova scarse le notizie 1·olative all'esercito, la cui parlo permanente comprende '! ,'17~l ufficiali, 17,36:3 g-regari, 2881 cavalli, e la cui parte ter1•itol'iale comprende HìO!l ulficiali, HO, \77 g1·cgari, 14,:353 cavalli. L'autore osserva cl1e i quaJri dell'e!:;e1·c.:ito territoriale sono permanen ti, o s oµ-g iunge c he l'esperienza ha provato come i ::;oldali dell'esercito territoriale, sebbene r imangàno una sellimana su quaLtro in !-er,rizio, costituiscono una truppa eceellentc. g poi così contento di questa is tituzione che sal'ebbe tentato J i pl'opor·re l'ubolizione dell'eserci to pernwnenle, se non si avesse in questo la migliore scuola per la rormazione dei quadt·i Siamo ben lontani dall'approvare silfoUa idea pet· qua lsivoglia pa<1so cl'Eul'Opa, ma mollo rneno por la Ruman ia che ha esercilo giovanissimo, quadri incomplcLi, scarsa colLtU'a, non radicala abitudine al servizio ed alla disciplina 1oilitare e che deve rnosL1:nre all'Europa di esser e decisa a difendere a qualunt1ue costo la propria indipendenza. L'esempio della Serbia è troppo recente, i· troppo vicino per dissuadere da sove1·chia fiducia nelle milizie, buone probabilmente dieL1·0 il Danubio a clifencle1'e i pak ii foco la ri, ma incapaci di un'azione offensiva senza della quale a luogo andat·c casca e muore o~ni difesa. L'articolo più interessante è quello cons ac1·aLo all'antropologia ed all'etnografia. Quivi l'autore si lt·ova nel s uo vèro Ler-


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BIBLIOGRAFIA

BlDUOGBAFl A

reno; quivi spiega LuUa la s ua profonda erudizione; quivi combatte con armi poten'ti i gèrmanfst'i, g1i slavisti e tutti coloro, ch'e si servono <lella scienza·per stendere le braccia sull'altrui o per incensare l'orgoglio nazionale. I Rumani sono riconos ciuti ornai da Lutti· come razza g1·ecoJatina. La nazionalità rumana si è prodotta dalla mescolanza della maggior parte J elle antiche razze delfa Spagna, delle Gallie, dell' Italia, della Grecia, della Tracia e della Dacia . . . ' le quali si sono fus e in una sola così bene che non v'è quasi. traccia di dialetti s ul basso Danubio ed in Transilvan'ia. li doLt. Obédénaré calcola che il n umero dei Rumani ascende· alle seguenti cifre: In Rumania . . 4,300,000 In Transilvania 1,250,000ln Bue.ovina . . 2'15,00() In Ung l1eria e nel Banato 1,4<:ì0,000 ln Bessarabia . . . . . 600,000 ln Bulgaria 8 nella Dobroja (DO'bruscka) . 80,000 hi Serbia . . . . . . . . . . . . . . . . 125,000 Jn Macedonia, Epiro, Tessaglia e Tracia 900,000 Nella Grecia libera . . . . . . . . . . . '10,000

per Siret, R imnik per Ramie, 1{ ikinezu per Chicliine~i, Tschernawoda per Cernaooda, Oreschli p3r Oresci, Husèhe per Russi, Russaneschti per Rusanesci, Tsche'rri'etz -per Cerneti, Iswor per Is001·e, Kalal'at per Calafati, norrie proven iente dritLo dritto dai Calaf'ati -italiani: e così un'infìn itù di k, di w, di tsch contrari all'indole, alla pronunzia delle dpe favelle italiana e rurnana. E mandando un saluto all'antica Dacia raccomandiamo agli studiosi il libro dell'Obédénare , il quale con cuore di figlio e con mente di scienziato ci pone sottocchio la vita economica e sociale che vi si svolge, e che dalle presenti perturbazioni auguriamo sorga rin v igoriLa in tutte le-par ti sue .

Totale circa

8,940,000

Lo spazio ci impone di essere brevi. .Ma prima di lasciare H libro volg iamo uno sguardo alla carta, nella quale a prima vista colpisce l'ortografia dei nom i. Noi generalmente scr·iviamo e pronunciamo i nomi rurnani dopo averli avuti storpiali dagli Sia vi> dai Francesi e dai Tedeschi, famosi assimila tori, q ues ti ulLimi, di vocaboli alla lingua loro .. Perchè non scriver-li e p1·onunzial'licome li scrivono e li pror:iunzianò i Humani~ Due vt:u1taggi si avrebbero: maggior e esattezza e maggiore facilità. F ino il nome fonùamenta le Rumani e Rumania s i suol infrances are dicendo Rumeni e Humenia . Perchè scrivere Tergo,vischt, Plojesclit, P itescht, invec;e di Tirç1ooiste Ploiesci, Pitesci1 Perchè Gala tz, lsaktscha e Tulscha, invece di Gatati, 1saccia, Tulcea? Perchè Kalarascli Schiurschewo, Karakal, invece di Callarasi, Giurf.1eoo, Ca~ racalla ? E via di seguito . Nessuna lingua è piÌl simile della nostra alla rumana, e mal si capisce come noi moltiplichiamo le consonanti per giungere ad un 'ortografia difficilissima, ad una pronuncia impossibile_ E procedendo oltrè abbiamo Fokschani per Fosciani, Seretl1

Tffcfi;,..,e, par J. BRAECKMAN et V. DocARNE, capitaines, attachés au rn ioistère de la guerre. - ArlonBruck 1877, p ag. 244. Non è un tra ttato di tattica, nel quale si svolgono scientificamente le do ttrine di quest'arte, i cui confini s 'allargano indefìnitivamen te e colla potenza ognor- cr-escente delle armi nuove e di nuovi mezzi di guerra abbracciano le virtù ; le debolezze, i mi::;teri del cuore umano, che sempre si r ipetono e sempre s i rassomigl:ano. g un breve s unto di regole t.attiche che egeegiamente s erve al suo scopo di pt'eparare i Lenenti di fanteria e di cavalleria agli esami di capitano. La tattica delle tre armi non entra nel programma, e perciò il libro, come tr a ttato, i: necessariamente monco ed incompleto, e perciò sia nelle definizion i, sia nello svolgime nto delle teorie è duopo si tenga a cose elementari. Fot·se di qui v iene la defìnizione empirica della tattica> che secondo gli autori • e·s t 1'at·Lde régle1• <le la maniè re la plus avantagense les di" spositions, les forma tions, les mouvements et les modes de « combat des troupes, d'employer les divers élémenLs de « l'ar'mée suivant Jeur specialité et de tirer parli de toutes • Ieurs qualités particulièr es dans le but d'infliger à l'ennemi « !es plus grandes perLes et d'en s ubir !es moins possib l~s » . Meditala a dovere la lunga c'efinizione, spiccano forse chiari i confini di quest'arte scientifica, il cui regno si estende al


39i

lllULI OGRAF IA

raggio d'azione mediato ed immediato dei fucili e dei cannonif Dove fini sce la stralegia, dove la logis tica? Ecco una prova di più dello s lratto collegamento delle scienze militari, nelle quali per comprendere l'una è necessario di avere un'idea dell'allra. Trallandosi dello diverse specie tiella fanteria ci ha colpiti l'asserzione che in quasi lulLi gli eserciti ùi Europa esistono corpi loul-à-j'ait speciali, armali di fucile a Liro rapido ed a lunga e giusta por tala. Ma questi corpi, detti cacciatori in Germania, Jager in Ausll'ia, tìragli!'ltori in Russia, cacciaLori e zuavi in Francia, bersaglieri in l talia, hanno oma i l'identica arma di lutta la fanteria, pefohè, trovalo il-fucile miglio1·e, ò meglio da t'lo a tulli, perchè sa1·cbLc pe1'icoloso l'avere due armarneuLi, perchè ornai ogni specie di fan Loria combatte allo stesso modo. V'è la scelta dipendente sia da robustezza ò sveltezza frsic.a, s ia da doti militari cli qualche singola regione. Del rimanente ne l libro tutto procede chiaro e bene ordinalo. Vi sono parecchie citazioni di autorilà, forse l1·oppe per un libro didattico elcmentar,3 che Locca lequestioni ma non ha tsmpo di s volgerle. Sclicr·lì', il laW co di moda, si incontra nuturalmenle ad ogni piè sospinto. Ma non è per avventur a oppot'tuno di porre in campo sempre Sche!'ff ripor tandone sentenze o brani, isolali da quella logica stl'ingente, da quella forma 1·igo1·osamenle scienlifica, da quel seguito di distinzioni e di <lefìni?.ioni che fo1·mano il pregio essenziale dello scrittore tedesco. Del rimanente nulla è uimenlicalo, e l' ufficiale trova in questo lihro una grande varietà di dollrine, di nofode, di sentenze che ne possono allargare le idee e coltivar e la mente. Pei' ciascun' arma (fanteria, cavalleria, ar·tiglieria) si parla e della importanza, e delle proprietà, e delle diver se specie, e dell' or ganizzazione, suddivisione ed unità latLict1, delle formnzioni, delle manovre, ecc. ecc. Per la fanteria si tratta in particolare del numero delle righe, del fuoco, della haionella; per la cavalleria delle andalm·e; per I' arliglieria • della presa delle posizioni , della s tima delle distanze, delle ciivet·sc specie di tit·o, delle scorte. Si legge con utilità ed interesse il capiLolo ben distribuito relativo al cornballimento della fanteria; tl'atlato con una certa ampiezza è il capitolo s ul servizio di s icurezza e di ricognizione. Sarebbe 1111 libro assai utile an: hc per noi. Forse conver-

393

BJULll)G RAFIA.

rebbe fondere meglio le singole pat·li , dimenticare qualch_e principio o qualche sentenza non più adalla allenuove af'IDI , adotlure ,1ualche distinzione maggiore. . Ma in complesso un libro che mod~stan~ent~ s1 accont~n tasse dello scopo ben ditinilo di servire d1 guula e sveg!Jarino nei molteplici sct·vizi cli guer1'a agli ufficiali fi_no al gra~o di ,nnaofore av1·ebbe il benvenuto anche da noi. Non è faua~ , I cile a farl o tenendosi nella giusta misur a: ma, a parte e mende il li bro degl i operosi cd intelligenti cnpilani Braeck' . monn e DuC'urne potrebbe adùitare la via.

A1•111ée otto,11nne. Son organisation actuelle telle

qu'elle résulte rie l'exécution de la loi de 1869 et des mesures d'urgence récemment prises, par H. Z BOINSKI, officier au corps royal d'artillerie belge, en mission à Constantinople. - Paris, Dumaine, 1877. Fra le is tituzioni militari <.logli Stati eul'opei, 11uelle dell'impero ollomallo sono le meno conoscin le, non g ià per ch <'~ f'ac~ ciano difello opere che ne tra ltino, mt, perchi'l la scar_sezza ~· documenti ufficiali du cons ultare, la di!ticollà della lingua in cui sono sc1'ilti e la l'iscrvatP.ua abituale deg li ufficiali lul'chi nel parlare coi ror aslieri delle cose loro, ha~no pr ese~tato finora un forte ostacolo a chi ha voluto s tud1a1·e dR vtcino lo stai.o militar e della Turchia (1). Laonde le forze militari Lurclie sono state molto variamente giudicnle nel loro valore intrin(I) Vedi spec ialmen te: . _ 1• .D~ lVehrkraft <ùs Osmanf&chen Rciches. - W1en, 1811. 2• J3ECKl!R. - E l •tele s·u r la sltuatio,i mtlltaire de /a. Turquie .

Paris 1875.

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Btat pré,cnt (le !'Empire o t. Tiirke! - Beleuchrnng 1hrer De-

30 U BlCIN[ UT PAVHT DE COURTl!ILCE . -

P;1ris, 1870. ,io Die millta,·ischen zustiina In cler fcnsi vkraft vou e inem preuss. Art. Off toman. -

~· G&RSTN RR. -

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Dle w,·chisohen Reformen.

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Wien 1876 Ge W I CKsoi::. - Dte milit. K r ÌÌfte cler Ti.,·ket tm K riege A ugsburg IS76.

(A ugs. Allg. Z1€, Bei I. :37-13). -

una im F rteden.


39/4.

B!BLlOGllAFIA

8IBLlOGR AFIA

·s eco e il calcolo del loro effe ttivo ha dato luog:o a differenze grandiss ime. Il signor Zboinski, ufficiale di ar tiglieria nell'esercito belo-a, in miss ione in Turchia in qua lità di professore alla scuola ~ ilitare di Costantinopoli , l1a testè pubblicato un pre(Yevole lib1·0 sulle fo rze .militari turche, il quale, malgrado spiegabili esagerazioni delle forie, 1~ l'opera più completa che si possegga su lale arp:ornento, sia perchè tratta in ogni particolare degli ordinamen ti militari e rende conto delle più r ecenti disposizion i, sia per chè molti dati statistici in essa contenuti se non esatti,. sono 1ondati su documenti esistenti al mini-' stero della g uerra della Turch ia. L'opera è divisa in due li bri, l'uno dei quali traltadelle forze terrestr i e l'altr o delle mar ittime; è preceduta da una introduzione ed è seguìta dc1 un'appendice. L'introduzione comprende alcuni· cenni storici sulle forze militari prima del t 86a e contiene in ewtenso la l'elazione pre ?enlata in c1uell'anno al sultano Abdul-Aziz dal minis tro della guerr a Husseim-Avni-pasciù, la quale servì di base agli a tt uali orclinamenti mi li Lari. Il primo libr o, pe1' estensione ed importanza, forma la parte principale dell'opera: esso è a sua volta diviso in Lre parti che trattano rispet.tìvamente clell'ordinarnen to dell'esercito permanente o ni:.am, dell'ordinamento delle riserve o redi)' e delle truppe ausiliarie o cli nuova forrnaàone . Nelle due prime parti si trova, in spec.ia li capitoli, tutto quanto ha tpatto alla circo-scrizione militare dell'impero, all'ordinamen lo ta llico, all'armamento, all'equipaggiamento, ai servizi sanitari ed amminis trativi delle truppe di 1~ e 2° linea rruali r isultano in base alla legge militar e del '1869. Ci dispens iamo dall'entraee in particolari su ques le d ue parti, non offrendo esse, per riuanto riguarda il nizam, notevoli differenze da ciò che è contenuto in uno scri tto pubblicato nello scorso anno dalla Rivista militare (1), ed essendo le dii:. ferenieche fòi osservanD reia ti va mente al reclif la cons'3 guenza del graduato aumento di q uesta parte delle forze: non tralasciamo pecò cli richiamare l'attenzione dei cultori della staLis tica militare s ui moltis simi dati che sono, o almeno dovrebbero essere, l'espressione più recente delle forze militari re -

1:

.

(I ) V. Delle condi$i Oni geogra,>!co-statist ico-·m ilital'! della T u roh·ia ecc. -

n i~pensa di se ttembre 1876:

395

golari della Turchia. - Preferiamo occuparci alquanto della terza parte perchè tratta di dis posizioni poco conosciute e perciò apporta un po' di luce, non v'ha dubbio troppo rosea, .attraverso al buio da cui sono avvolte le forze irregolari e complementari turche; in essa traltasi: i' Dcll'orga1ti;;zazione delle riserve dei tre bandi del redi/. - Completati gli effettivi del nizani o delle prime categorie ùei tre bandi del recUf ('J ), restano disponibili altri 700,000 uomini, i quali appartengono in buona parte aUe_ provincie ov~ la l'e o·ge militai·e non è stata pienamente applicata se non di rece~t~ quali la Bosnia e la Mesopotamia. In queste provincie, il o-ove;no ha ordinata la formazione di 180 battaglioni di fanteria, e, per tutto l' impero, quello di 200 batterie di tiserva. 2• Delle truppe ausiliarie. - Sono composte quasi esclus iva,:ì•>.nte di cavalleria e sono r eclutale con elementi volontari dalle popolazioni nomadi dell'Asia e dai Circassi: l'auto~e le valuta u rio r eggimenti, dei quali 30 di Curdi e Arabi e 20 di Circassi. 3' Dei corpifrcmchi (basci-buzuk). - La loro forz a non è conosc.iuta, neppure in modo approssimativo. 4• Della guardici naz:ionale._- R destinala al servi7:io sedentario; il suo effett ivo sfugge a qualunque ca lcolo anche approssimativo . ?J• Dei contingenti deg li Stati tributari. - Essi dovrebbero ascendere a '120,000 uomini; ma la Tur chia non può fare asseanamento che su piccola parte di quello dell'Egit~o, il quale ;ino a questa primavera non mise a disposizione della Su~ blime Porta che una divisione di 7000 uomini, rafforzata poclu mesi fa, da altri 6000 uomini. Stimiamo opportuno di presentare, in un quadro r iassuntivo! ali effetti vi delle diverse parti dell'eser cito ottomano, q uah ; is ullavano sul fìnire della scorsa primavera e quali furono calcolati dal tur cofilo autore.

oi coro'è noto il 3° bando de l redi( è stato formato col mustlia/l~ m obilizza to.


t:\iepilogo delle forze militari di terra dell'Impero Ottomano.

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D~signazione .,...o o delle trnppe .... ~

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--- I- - -- - - - - - - -- - - - - Nizam ... '181 ·153,494, 4,450.86 145 28,407 25 327118 20,365 22,787 708 207 3'1,050 47 8,789 2~, '105 52,5G4 794 Prime categorie dei tre bandi 343,200 del redif . . 429 343,200 Seconde ca- · tegorie dei) tre bandi 1 '177,200 ~i6,0ù0 t ,200 » 200 33,20036,0001,200 11 del redif e\/180'144,000 leve nelle province privilegiate 1 Truppe auI ) /1-8,250 52,200 » » 300 48,250 52,200 , siliarie . . )) I Contingente I '18 ì,680 dell'Egitto. O 7,200 ,> ,, 3 480 520 18 )) _ , - -- - - -- - - - - - - - -- --- - Tola1i .. . 1799 G47,89lt 4,450 86 445 7'1,656 77,527 32154,045 59,307J,926 207 :31,050 478,789 813,43b '141,28t~ 2012 ))

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397 Nel secondo libro, premessi alcuni brevi cenni sull'ordinamento della marina militare, l'autore passa a classificare il materiale in quattro categorie, cioè: 1• Bastimenti hors rang. 2° Naviglio corazzato. 3° Naviglio a vapore in legno . . 4· Naviglio da lt·asporto. Una tabella per ciascuna categoria contiene tutti i particolari relati vi al dislocamento, alla potenza offensiva e d.ifensi,·a, alle dimensioni, alla forza della macchina e dell'equipaggio d'ogni singola nave. Stimiamo opportuno di riassumere tali dati nel seguente: BlDLlOG RAFIA

ANNO XXII, VOL . Ili.


398

BIBUOGRAFIA

BIBLIOGRAFIA

Riepilogo delle forze navali nell'impero ottomano.

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SP ECIE DELLE NAVI

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BASTIMENTI

Yacht imperiali.

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hors rang

1,4091

5'101 227

NAVIGLIO CORAZZATO

Fregate

altl'C fregate 6 87 25,376 5,550 3,366 2 sono in costrn-

Corvette

9

Cannoniere

7

zione.

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14

altre corvette '14,358 3,200 1,722 2 sono in costru-

zione.

3,066

600

ca nnooie434 3 altro re sono in allestio1ento a Costantinopoli.

NAVIGLIO IN LEGNO

NON CORAZZATO

4154 13,423 2,500 2,604 4165 13,808 2,250 1,535 7 108 5,600 1,050 1,071 15 52 :J,590 1,540 1,055 5 16 1,033 240 175 4 16 800 2,rn 212 10 42 10,089 2,764 1,350

Vascelli . . . Fregate a eHce. Corvette a elice. Guardacoste . Schooners. Cannoniere Avvisi .

CHe1·1·e t.t'01·ient en 1S~6-i:"I . Esquz·sse des événernents militaires etpolitiques par FERDINAND LECOM'rE,

NAVIGLIO DA TRASPORTO

43 66 30,5671 7,658 4,100 Navi dello Slato . » La forza degli eNavi della Mahsusse (Il 23 » 101,'102 2,570 -

-

- - - - - - ___

Totale generale. '139 766 224,221 30,670 '17,851

(! )

Società di navigazione sussidiata dallo Stato. . '

399

Nell'appendice si trovano alcuni cenni sugli s tabilimenti e s ugli istit.uli militari. L'opera è corredala da una carta della circoscrizione militare dell'impero. Per offrir rnoclo al lettore di apprezzare lo stato militare della Turchia sarebbe sta lo opportuno che l'autore avesse forniti alcuni cenni sulla mobilitazione, sul concentramento e ·sulla r ipartizione delle forze militari tur che, ma, come egli osserva, ragioni s peciali lo hanno consigliato ad una prudente r iserva . Egli pe!'lanto si è limitato ad un lavor o di semplice s tatistica, affine cli dimosti:are « que la Tu!'quie peut aujou!'« d'hui défendre s es front.iè res a vec 800,000 hommes de troupes "et 2000bouches à feu de cam pagne; qu'une immense rèserve « de plus de G00,000 hommes peut combler les vides de cette « puissante arrnée; enfi n, que plus de 20 navires cuirassés, fa. { < cilitant et proL égeant !es transports de ces lroupes et de leurs ·« approvisionnements, mettent s on litoral à l'abri de toute « attaque de la cò té de la mer ». Sotto questo punto di vista lo Zboins ki raggiunge il suo s copo; ma specialmente in T urchia colle cifre militari bisogna procedere g uarding hi. I milioni si assottigliano e sul campo della decisione si riducono a qualche eser cito dissen:1inato, composto di qualche decina di migliaia di combatten ti. È certo tuLtavia che la Porta lancia ai Balkan ed in Armen ia sempre nuovi difensori opponendo una resistenza di cui in .generale non la si credeva capace . La migliore spiegazione d i tale fenomeno va per avvenLura ricercata in questa pubblicazion e officiosa.

qu,pagg, non è conosciut~.

colonel divisionaire suisse. -

Tom. premier avec trois

cartes. - Pal'is, Tanera 1877, pag. 350. Fra i pochi vanLagg i che ha finora portato la questione di Oriente può annoverarsi quello di avere arricchito, massime in questi ultimi tempi, la lelteraLlura politica e militare di una serie d'importanti lavori.


BIBLIOGI\AFIA

400 BIBLIOGRAFIA Il colonnello Lecomte, scrittore ben noto ad ogni cultore degli studi militari, è fra coloro i quali con maggiore, diremo con soverchia sollecitudjne, si occuparono di narrare il preludio degli avvenimenti del gran dramma sanguinoso che si svolge sulla riva destra del basso Danubio e sugli elevati piani clell' Armenia. 11 volume che egli ci presenta è una raccolLa degli articoli che man mano venne pubblicando nella Revue militaire suisse, ed il modesto titolo che porta in fronte dimostra che non ha pretesa di essere una storia dei fa tti, che hanno una continuazione nella presente guerra ma ne è. un'utile esposizione sommaria. Nella introduzione, dove quasi sempre è trattata la parte politica e filosofica di questa specie di compilazione, l'autore, in omaggio alle indagini che J>Ossono gettare luce sulle operazioni militari, va esaminando le vere cause della guerra riposte nei tradizionali antagonismi fra la Russia e la Turchia e negli articoli del trattato di Parigi, e scrutando gl'interessi e le attuali tendenze degli Stati europei, accenna all'estensione che pokà avere questa lotta. Egli quindi descrive a grandi tratti le condizioni etnografiche delle diverse razze sottoposte alla dominazione ottomana, efa convenientemente servire queste sue considerazioni di base alla enumerazione delle forze militari di cui possono disporre i belligeranti, cioè di quelle della Turchia, del Montenegro, della Rumania, della Grecia e della Russia. Un iutiero capitolo è dedicato allo studio del teatro della guerra, del Danubio, della SerlJia, del Montenegro, del!' Asia, e malgrado che non abbia carattere cl.i novità, stante la moltiplicità degli scritti di tal genere che son venuti alla luce, riesce utile perchè il tutto è esposto in un quadro chiaro e comprensivo. L'insurrezione dell'Erzegovina, che fu la prima scintilla lanciata al grido d'indipendenza contro la Porta ottomana, e che-· fu vinta non senza fatica, mentre si riaccendeva nella Bosnia e nella Bulgaria; le fasi di quesL'altra rivoluzione sopita nei massacri che indignarono l'Europa; la guerra della Serbia che· rammenta le spedizioni dell'Africa o la strage dei tempi di Luigi XI V, gli eroici sforzi del Montenegro, sempre in armi e non mai domato; formano l'argomento di una narrazione semplice e concatenaLa in quattro capitoli. L'intervento politico delle grandi potenze negli affari delle Turchia, i vari tentativi del memorandum di Berlino, le pro-

401

poste della conferenza di Costantinopoli, la promulgazione della costituzione concessa dal Sultano Abdul-Hamid e gli avvenimenti fino al protocollo di Londra ed all'intervento armato della Russia sono esposti ordinatamente e con chiarezza, per quanto lo abbia consentito la fretta e l'indole del lavoro Un ultimo capitolo si occupa della. mobilitazione dell'ese1•cito russo, del suo concC:1 ntrarn(mto s ul- Danubio, del suo piano d'operazione. Vari importanti documenti politici e 3 schizzi del teatro della guerra sono annessi in fine del libro, al quale, secondo le promesse dell'autore dovrà.seguire un altro, che sarà la stocia della g uei>ra russo-turca.

Jt1l1,1•esbe1•icl1,te iU,e1•11-ie JTe1•ande1•,iugen, """" E'<n-tsc#,•itte i,n Hiilitai,•weseu . { Annuario

dei mu,tamenti e progressi avvenuti nelle cose rnilitari) . Annata 3a. - Pubbl icazione del col onnello LoBELL . - Berlino. l\1ittler, 1877, pag. 533 prezzo L. 12. Quanto è comoda questa pubblicazione annuale! Essa vi tiene al corrente di tutto ciò che si riferisce alle cose militari con un'esattezza e con un'abbondanza che appena si potrebbero desiderare maggiori. Nella prima parte si traLta singolarmente dei vari eserciti, ed un anno tocca all'uno, un anno all'aUro di avere completamente svolto l'in~ero ordinamento. Per esempio nell'annuario antecedente si trattava partitamente delle nostre forze militari, sebbene non avessero ancora raggiunto il loro sviluppo. In quest'anno dell'Italia non si parla affatto, probabilmente per mancanza di relazioni. N è si parla dell'Olanda, sebbene le forze sue si trovino ancora nel periodo del riordinamento, e appena, e non del tutto esattamente, si tocca della Turchia, quantunque all'epoca della pubblicazione essa si trovasse alla vigilia della lenta ma gigantesca guerra che ora si combatte. Sono inconvenienti inevitabili, dipendenti dalla natura stessa


402 DIBLIOGJ\AFlA del lavoro ed eliminabili facihnenle cla chi conservi nella sua. biblioteca come manuali cli studio successivamente tutli i volumi delle annate. Notevole e completo è l'articolo s nll'esercito svizzero, e fin troppo completi e lunghi sono gli articoli s ugli eserciti· russo, francese e tedesco. Trattandosi di quest'ultimo si riportano perfino gli ordini del giorno del re di Sassonia e del re di vVtirtemberg alla fine delle g1:andi mano:vre. È vero che si tratta di dare un'idea dell'istnrzione delle truppe; ma andando di tal passo è difficile ser·hare la misura imposta dal titolo: cam&iamenti e J)1'0[J1'e8si, ed è facile sdrucciolare nella miscellanea. La seconda parte si occupa dei singoli 1·ami delle scienzemilitari, nelle quali è posta naturalmente la tatlica. Interessante è l'articolo che tratta della taUica della fanteria l'apporto· in ispecie ai regolamenti di esel'cizio. Vi sono parecchie pagine, ma per a vventma non abbas tanza cornplete ed ordina te~ consacrate alle fortificazioni. Mollo utili sono le notizie sul materiale d'artiglieria dei diversi StaLi . - L'Italia vj figura specialmente pel suo cannone da 100 Lonnellate. Si passu poi ai fucili. V'è un articolo di fondo sui progressi della balistica ~d uno notevolissimo sulla statistica miliLare. Esso si fonda sulle pubblicazioni sanitarie del 1876 relative all'esercito prussiano, all't~ustro-ungherese, al fra ncese, all'inglese, come pure alle marine tedesca ed inglese . In questa rapida corsa non v'è tempo da spigolare. V'è una Relazione sulle ferrovie , una sul gioco di guerra, una sulla leLLeratura storica militare del '1876. Rispetto a questa s i citano per l'Italia: La campagnci del .1866 in Italia redatta dalla sezione storica del corpo di stato maggior-e e la biografia di Campani-Raimondo ,Vfontecuccoli, la sua f amiglia e i suoi fu~i.

.

La par te terza comprende gli avvenimenti militari del 1876. V'è dunque la fine della guerra carlista; un cenno s ulla campagna dell'Olanda contro Atchin; la narrazione, da noi riprodotta in sunto nella Rivista estera, della campagna dei Russi nel Kokan; infine il racconto delle lotte nella penisola dei Balkan . In tanto progredire cli tutto ciò che riflette agli eserciti, in tant.i mutamenti di ordini , di armi , di mezzi di guerra , in tanto allargarsi della sfera d'azione milita1·e che Lutto invade, di tutto si serve, tutto sottopone alla· sua forza nutrita dalla

,i03 DlBLIOGRAFLA intelligenza ... non bastano più giornali e riviste. Occorrono cosifatte pubblicazioni affinché lo studioso, senza perdere il tempo in affaticanti ricerche, trovi in un manuale lo sviluppo delle cose militari anno per anno per evitare errori cli fatto e di giudizio ed avere sempre presente un quadro ben delineato della situazione dei vari eserciti. Bisogna bensì che tale annuario sia fatto col massimo ordine ed esattezza e più che di giudizi o cli cri tiche s ia ricco di fatti accertati, di notizie indiscntibili e cli cifre da per sè sole eloquenti. L'annuario di Lobell ha avuto pel 1876 (lo ripetiamo) scarse informazioni snll' esercito nostro. Mentre per esempio nell'anno antecedente nella parte· necrologica, che chiude il volume, si era dato un cenno biografico dei genel'ali B_oglio, De Fornari e Marchetti di l\ilontestrutto, in questo s1 sono completamente dimenticali i seguenti generali italiani rnorLi in servizio attivo: Nicolis di Robilant Carlo Alberto, maggior generale comandante territoriale d'artiglieria in Firenze, morto a Firenze il 4 gennaio 1876 . Castellazzi Giovanni, maggior generale incaricato del comando dell'accademia militare, morto a S. Vincent (Aosta) il 24 agosto 1876. Ed i seguenti generali della riserva: Cavalchini Garofoli barone Francesco, tenente generale, morto a Tortona l'l'l ottobre '1876. Montagnini cli Mirabello conte Domenico, maggiore generale, morto a Savigliano il 18 febbraio 1876. Audisio Delfìno, morto in Torino 1'8 marzo -1 876. Mirandoli Giuseppe, morlo in Firenze il '18 novembre 'J 876.


PERIODICI O' ARTIGLIERIA

-

Gio,•nale tl'tn•tiglie,•ia e genio. -

Parte 2", pun-

tata 3a e 4"'. (Telemetri. - Il cannone da 100 tonnellate. -

Cannone e corazza).

Resoconto delle esperienze sui telemetri da campagna eseguite nell'autunr1:o del 1874, e sui telemetri da costa (1). Una sotto-commissione nominata dalla commissione permanente per le artiglierie da campagna era stata incaricata di esperimentare i quattro strumenti seguenti: 1• Telemetro Gautier (già in esperimento presso i reggimenti); (1) Abbiamo riunito in un solo i due resoconti inserti nella puntata 3"' e 4"' del giornale, per l'analogia dell'argomento. Le esperienze di cui si tratta non sono le prime fatte da noi sulla misura delle distanze, anzi può dirsi che in nessun altro paese la questione sia star.a meglio e più costantemente studiata. Fin dal 1866 comparve sul Gfornale d'Artiglie1·ia una lunga relazione in cui sono passati in rivista tutti i sistemi allora studiati o conosciuti sopra la misura delle distanze; e non ostante che quella memoria si risenta dello stato d'infanzia in cui si trovava allora questo l'amo di scienza. dell'artiglieria, pure le considerazioni preliminari, in essa svolte, il metodo tenuto, la ricchezza di notizie e di particolari sopra una quantità di strumenti la rendono oltremodo interessante. A quell'epoca per altro i termini della questione erano ancora mal definiti, e sebbene comparissero i primi strumenti a ritl.issione, pure si vedeva anco1·a proposta la riflessione semplice come mezzo adottato a misurare un angolo e tutto lo studio rivolto alla moltiplicazione della lettura sperando con ciò di mi surare angoli piccolissimi; sola condizione alla quale si possa far uso di basi brevissime. Nel 1868 e nel 18G9 furono pubblicate le descrizioni del telemetro Goulier e di quello del Gautier. Ma le accurate esperienze comparative fra il telemetro Gautier, quello del mockner, quello del Nolan, e l'autostadiometro Plebani, la cui relazione venne pubblicata nel Giornale d'artiglieria

PERIODICI n' ARTIGLIERIA 40/:S 2• Telemetro Goulier (a due osservatori e premiato dalla -commissione svizzera); 3° Distanziometro da cannone e da fu cile del tenenLe ·colonnello Plebani a due osservatori; 4• Autosladiometro Tau dello stesso autore a due osservatori; q• Autostadiometro a riflessione dello stesso autore a due osserva tori, Sopra questi strumenti dovevano farsi le seguenti prove: 1• Prove di esattezza, e regolarità; 2° Prove di celerità in condizioni favorevoli e normali; 3° Le stesse prove in conaizioni speciali; 4° Prove con un bersaglio mobile. Non è il caso di dare la descrizione neppure sommaria di questi cinque strumenti, per la quale rimandiamo il lettore al Giornale d'artiglieria 2• parte degli anni 'L8G8, 1869, e alla 4" punlata della 2' parte del Giornate d'artig lieria e genio del corrente anno: diremo a semplice schiarimento che tutti risolvono sul terreno un triangolo rettangolo, e prossimamente rettangolo e da considerarsi come tale. Il telemeLro Goulier si compone di due parti entrambe portaLili e da adoperarsi a mano, contemporaneamente , da <lue osservatori, alle esLremità di un cateto del triangolo di

187~, Parte IJ, a ttestano già dei progressi fatti nella questione della mi -

sura delle discanze per gli usi della guerra. in quelle esperieoze il telemetro Gautier ed il telemetro Nolan rivelarono pregi notevoliss imi, ma la grande semplicità di costruzione e di maneggio del Gautier e la necessità per l'altro di far l'osservazione sui pezzi in batteria abbassarono la bilancia in favore del primo, di cui due esemplari vennero distribuiti nell'anno stesso a tutti i reggimenti d'artiglieria. L'impressione prodotta da quel telemetro fu cosi favorevole presso tutti gli, uffici ali che ne venne assegoato uno per batLeria. Intanto continuarono gli stttdi e le esperienze comparative con altri sistemi, nelle quali il telemetro Ga.utier ebbe sempre il disopra, tantochè il ministero lo ha definitivamente adottato per la nostra artiglieria. In Inghiltena iucontr.t molto favore il telemetro Nolan, il quale fu adottato per quell'artiglieria in seguito alle esperienze in grande eseguite ad Okehampton nell'autunno del 1875. (Y. Giornale a·a,·tiglleria e genio, Parte II, 18ìG, puntata 1aj; · Le condizioni speciali della g uerra marittima fanno si che la questione della misura della distanza vi è posta sotto altro aspetto, ed ha un'importanza affatto speciale. Le esperienze fatte a tutt'oggi non hanno ancora condotto all'adoz ione di alcun tipo di telemetro, ma le ultime eseguite a Spezia (aprile 1817) fanno i ntravedere prossima anche la soluzione di questo (Nota della reda:ione). importantissimo problema,


406

PE l\l0D1Cl

lunghcz:ta determinata. La distanza viene letta senza alcun calcolo sullo s trumento stesso. · Il telemetro Gautier si compone di un sol pezzo pot'tatile di forma assai comoda, e viene impiegato da un solo osservatore in due stazioni successive, alla estremità cl i una base a scelta, oppure determinata dal!o strumento s tesso . La lettura data dal telemetro esprime il rapporto fea la distanza e la base. È dunque necessario per conoscerla moltiplicare la lettura per la base. . . .Il distanziometro da cannone e da fucile del P lebam s1 compone cli due parti, di cui una semplice e portatile, che si adopera al vertice dell'angolo retto; l'altea più complicata che si fissa all'alzo del cannone, alla bocca della canna del fucile, 0 ad una apposita canna o piede d'ottone da piantat'si nel suolo . Jn questo la base di 14, o di 28 metri non è più il ca, teto ma la perpendicolare abbassata dal ver tice dell'angolo r etto. La lettura si fa sopra un regolo unito alla parte principale dello strumento, ed allineato lungo l'ipotenusa stess;;1 . Esso rapp1·esenta la distanza, e non richiede nessun calcolo . Il con cetto di questo distanziometro è analogo a quello del telemetro del colonnello Slubendorf, descritto nella Parte 2' del Giornate d'arti{Jlieria dell'anno 1872. . L'autostadiometro Tau, còsì detlo per la ·sua forma a T, s1 fonda sullo stesso ,principio di quello descritto nel Giornale d'artiglie1·ia, Par te 2", anno 'L872 (il primo esemplare per una base qualunque). Esso ne differisce esseo:tialmente per l'applicazione cli un cannocchiale astronomico al posto della diottra fissa, e per l'agginnta di una seconda curva detta mesoicle, destinala alla misura della hase. Lo s trumento deve esser fissato sopra un solido sostegno a treppiede, e ad esso va unit,) uno squadro prisma che un secondo osservatore dispone al vertice dell'angolo retto. Richiede dunque due osservatoei. . L'autostadiometro a riflessione è fonda to s ullo s tesso prmcipio geometrico, ma la misma delJ'angolo è fa ttt~ per _riflessione e non direttamente. Siccome per altro la riflessione è semplice, così non s i è ottenuto il vantaggio_di . poter adoperare lo strumento a mano, se non con poch1ss1ma esattezza. Esso richiede) come i precedenti, il concorso di un second? osservatore chè determini il vertice dell'angolo retto, mediante uno squadro prisma. I due autostadiometri in virtù della loro

o' ARTIGLIERIA 4-07 curva tomoide o autostadiometrica, che cosLituisce Ja vera invenzione del maggiore P lebani, dànno subilo senza calcolo la distanza, qualunque sia la base impiegata. · Prove cli esattezza e di rer1olarità. - Le medie degli error i commessi in un numero considerevolissimo di osservazioni (esattezza), e delle differenze massime delle osservazioni ad una medesima distanza (regolarità ) sono le seguenti: Esattezza. Errore per milledella clis~ania

Telemetro G.auLier . ,, Goulier . Autostadiometro Tau " a 1;iflessione Dislanziometl'o da cannone .

17.,00' 104-,75 HS,00 '156,00 334,00

Regolarità Differenza media p. '¼,.

Telemetro Gautier ,, Goulier Autostadiometro Tau . " a riflessione Distanziometro da cannone .

14,6 53,6

85,6 121,0 124-,9

P l'ooe di celerità,. -Ques le prove furono fatte tenendo conto del tempo trascorso dal prinC'.ipio dell'osservazione fino al momento in cui l'ufficiale incaricato della misura di0hiara il risultato. Ecco il tempo med io che si richiede per una osservazione con ciascun istl'llmento: Tempo impiegato-

in uria misura

Dis t.anziomet.ro da cannone . Telemetro Goulier Autostadiometro Tau (base misura t.a direttamente) . Autos tadiometro a riflessione (adoperato a mano) . Telemet.ro Gautier Autost.adiometro Tau (base misurata dallo stl'umento)

2',22" 2',t>i" 3',45" 3',52" 4',22" 6',52"

Nelle prove di celerità s i tenne pur conto dell'esaLtezza e della regolarità. P er la prima l'ordine è lo stesso come nelle


PE!UODIGl 408 l)l'OVe precedenti. Il Goulier si mostrò più regolare nei ris ultati del Gautier, sebbene molto meno esatto. Ciò fece pensare a qualche errore costante dovuto a.difetti di costruzion<.'l, che per i mezzi che si avevano a disposizione non s i potè determinare. Misura, in condizioni speciali. - Si fecero le misure con bersagli animati (cioè composti di uomini a piedi e a cavallo). I risultati quanto alla celerità non differirono sensibilmente dai precedenti. Per l'esattezza e la regolarità il telemetro Goulier si mostrò inferiore all'autostadiometro Tau. Il distanziometro da cannone non potè essere adoperato. La misura con base r istretta cioè inferiore ai 12 metri potè solo esser eseguita coi telemetri Goulier e Gaulier e coll'autostadiometro Tau. Il telemeLro Gautier per mezzo della ripetizione polè dare sempre misure prossime al vero. Ma cogli altri si commisero errori rilevantissimi. Gli s tessi strumenti furono impiegati per la misura della distan:i:a con base, le cui estremità erano separate da ostacoli che ne rendevano la misura diretta impossibile. L' autostadiometro Tau, per mezzo della curva mesoide, permette di misurare la base. Ma per gli altri due si tennero mezzi indiretti. In queste prove i risultaL'i furono i seguenti: Celerità. Tempo

per una misura

9',26" '15',24" 15',36"

Aulostadiometro Tau Telemetro Gautier Goulier. " Esattezza.

Erl'Ore p.

00 /oo

31,5 Telemetro Gautier 65,7 . Autostadiometro Tau . 94,38 Telemetro Goulier . }'vfisure con un bersagl io mobile. - Effettivamente nessuno degli strumenti esperimentati è destinato a misurare le distanze dì un bersaglio mobile, sebbene il Gautìer insegni un melod.o approssimativo per raggiungere questo intento. Perciò le prove eseguite furono più cli misure rapide che di misure contro bersaglio in moto, perche il bersaglio portato da un carro, che si muoveva ora al trotto, ora al passo, ogni tanto faceva delle brevissime fermate. Durante questo gli strumenti già messi a posto eseguivano la loro osservazione. Si ebbero i seguenti risultati:

D' AIITIGLTERIA

Esattezza.

Telemetro Gautier » Goulier Distanziometro da cannone . Autostadiometro Tau . Celerità

E rrore p. •

J

00/

00

41,9 110,49 125,7 150,8 Tempo

impiegato

41" Autostadiometro Tau TelemeLro Gautier . . 58" Telemetro Goulier . .· 'l';l" F inalmente tenendo conto cli tutte le 583 misure eseguite coi cinque strumenti in tutte le circostanze summentovate si deducono i dati seguenti: CelerWt. Te mpo

per una misura

Distanziometro da cannone Telemetro Goulier . Autostadiometro Tau » a riflessione. Telemetro Gautier Esattezza. Telemetro Gautier » Goulier Autostadiometro Tau » a riflessione Distanziometro da cannone .

2',26"

2',49" 3',37" 3',4·2"

1',1311 (1). Errore p.

•o;. 0

38,6 (2) 132,3 (3)

145,8 173,3 200,7

(tJ li telemetro Gautiee venne generalmente adoperato con fattore fisso

e base ,,aria bile ritenendosi

dalla commissione elle, col sop primerel'errore di leUu ra l'osservazione debba risultare piii esatta. Ma questo metodo richiede un tempo m aggiore che non q nello con base determ inata e fattore variabile, tanto nella 2" collimazione quanto nella moltiplicazione del fattore per la base. Presso i reggimenti il te lemetro Gautier viene geuaralmente adope1·ato nella 2• maniera, ed è raro elle la durata dell'osservazione superi 311, mentre anche per l'esattezza i risultati elle si ottengono alle scuole di tiro non sono gran che inferiori a quelli ottenuti dalla commissione. (Nota della reda.toneì . (2) In questa media vi è naturalmente preponderanza di casi eccezionali e sfavorevoli. In generale l'esattezza si a vv icinerà sempre più alla cifra 17 °o;. 0 che a 38,6 oo/ 00 (Nota ctella reda.;1one). (3} In realtà per aver l'esattezza col telemetro Goulier occorrerebbe sco prire la causa per cui gli errori avvengono sempre in più. L'esistenza di


PE!ll OOICT

n' ARTTGLlEHIA

Dietro questi r isultati la commission e dichiarò che il telemetro. Gautier è ancora quello che meglio si pr esta alla mis ur a delle dis tanze· in guerra . E sperienze coi telemetri da costa. - P uò essered i.scutibile la necessi tà di strnmentiche diano la mistll'a della distanza nelle hattao·Jie campal i, ma non ptlò più esser messa in dubbio quando si tratti della di fesa delle coste contro un attacco dalla pal'Le di mare, essendochè la superficie unita dell'acqua rende imposs ibile ogni appt'ezzamento a vista. D'altra par-Le un telemetr o da costa deve poter m isurar~ la dis tanza di un oggetto che si muove. Questo problema, che è rimasto insolubile per l'artiglieria da campo, non lo è affatto per quella da costa, potendosi nelle battct'ie impiantar·c meccanismi pesanti e complicati . Due sono i casi che si presentano alla difesa. O una flotta da lontano eseguisce. un liro di bombardamento, o una flotta avvicinandosi a tutto vapore tenta di forzare un passo. Nel primo caso i movimenti delle navi non sono m olto consid1,r evoli, e le dis tanze r imangono sensibilmente le s tesse per un certo periodo di lernpo . 11 fuoco può essere diretto da un solo osservatorio ove appositi strumenti determinino la posizione cli ciascuna nave e la éomuoichino a lle var-ie batterie. Nel secondo caso le dis tanze dei bersagli variano rapidissimamente, e di più si ingenera qùella specie di confusione per c ui non è più tanto facile designare da un osservatorio quale sia la nave di cui si è determinata la posizione . Sarebbe dunque necessa rio che ogni batteria avesse il mezzo di n;iisurar e da sè r apidamente la distanza e di rendersi così indipendente dall'osservatorio: quindi sorge la distinzione cli telemetri da osservatorio e telemetri da batter ia. La commissione doveva esperimentare due s istemi della prima specie, cioè il metodo Maclsen e il lelemetrografo Siemens e Halske, e quattro della seconda, cioc il telemetr o

Nolan· modificato clfll capitano Pozzi, il telemetro Wa tkin, il telemetr o Parravicino e un nuovo autostacliometro del tenente colonnello Plebani. I due primi s ono a base orizzon tale molto grande (1000 e più metri) alle cui estremità si trovano osservatori che si com unicano le loro osser vazioni telegcaficamente; anzi nel Siemens-Hals ke la posizione della nave è segnata in modo continuo sopra una unica tavoletta. Il telemetro Nolan-Pozzi si adope1·a con piccola base orizzontale; e gli altri sono a base verticale>. cioè prendono per base l'esa ttezza dello s trumento s ul livello del mare, e misurano l'angolo che fa coll'orizzontale la visuale dire tta. alla linea d'immersione della nave. Le prove furono iJ,1izia te al campo di S . .Maurizio con tutti gli $ I r umenti a base orizzontale, e furono di due specie, cioè di giu.:;tezza e cli celeri tà. Le prove di giustezza ven nero poi divise secondo la grandezza e la direzione della base. I tre telemetri diedero i seguenti r isultati:

410

u n el'1'01·e angolare costante nou

è

Esattezza. Errore medio per mille

Metodo Madsen . . Metodo Nolan-Pozzi . . . . . . Telemelrografo Siemens-Hals ke Celerità.

3,8 10,7 tH,7 Tempo impiegato in una osservazione

Metodo Madsen . . . . . . . . . 2', Telemetrngrafo Siemens- Hals ke (posizione) .._ z, Metodo Nolan-Pozzi .. . . . . . . . . . . . 2', Telemetrografo Siernens-Halske '(dis Lanza). . 2'>

f 0"

1'1'' (1) 25" 47'

Cioè il metodo Maclsen è il più esatto e il più celere. Le esperienze di esattezza coi telemetri Walkin, Parravicino e Plebani a base verticale, e quelle di celerità ed applicabilità per tutti i sei sistemi vennero eseguite a Genova nel marzo 1875. I r isultati dc3Jle prove d'esattezza furono i seguenti:

giustificata dagli errori della media,

i q ua li, s ebbene sempre nello stesso senso, pure corl'ispondono acl errori

angolar i molto diversi; co mp resi cioè tra il' . 43" e l'!!' . 5'. Si potrebbe credere che l' errore costante sia la medi a fra questi es t1'e01 i c ioè: G'. 5S'', e che la di fferenza d i 5· in più e ir1 meno sia dovu ta all'er rore di collimazione. Ma siccome le cifre sono mçdie di 6 osservazioni J'er,·ore medio di coll imazione non può essere così rilevante .. Si deve piu ttosto c rederç all'esistenza cli. un qualche errore persona le sempre nello s tesso senso dov uto ad un io esatto app r<:lzzamento della posiiione dei vertici degli angoli sugli squadri a riflessione. (Nota dena redazione).

Errol'e medio per mille

Telemetr o Parravicino . . A utostadiometro Plebani . Telemetro Watkin . . . . .

9,00 11,90

1.6,60

(!) Il tclemetrografo Siemens--Halske seg na sopra una tavoletta. q uadrettata la pos izione del bersaglio. La distan za è dedotta per mezzo di una apposi_ta ta bella.

I


1

D ATlTlGLlE IIIA

g, •J2

PERIODICI

Le esperienze sulla celerità ed applicabilità di tnlti i sistemi: vennero eseguite pr endendo per bersaglio un piroscafo della marina che percorreva varie bordate a differenti distanze dalle stazioni; i risultati sono i seguenti: Tempo impiegato

Telemetrograf'o Siemens-Halske (determina11" zione della posizione) . . . . . . . . . . . . . . Telemetro Parra vicino (misura della distanza). 22" Autostadiometro Plebani . . . . . . . . . . 35" Telemetro Watkin. . . . . . . . . . . . . . 43" Telemetrografo Siemens-Halske (misura delle distanze di tutte due le stazioni). . . . . . . . . 48'' Telemetro Madsen (determinazione della po5911 sizione) . . . . . : . . . . . . . . . . . . . Telemetr ografo Siemens-I-Ialske (calcolo col regoletto) (!) . . . . . . . . . . . . . . . . . . ·1', 011 Telemetro Madsen (misura delle due distanze) 1', 29'' Telemetro Nolan-Pozzi (misur-adelledistanze) 1', 30" Nelle prove di celerità si tenne pur conto dell'esattezza ritenendo come esatta la distanza determinata col metodo Madsen. Il risullato fu il seguente: (2) Errore medio per mille-

Telemetro Madsen. . . . Telemetrografo Siemens. Telemetro Parravicino . Autostadiometro Plebani Telemetro vVatkin . . . . Telemetro Nolan-Pozzi .

O

'18,6 28,0 29,0 42,7

. 67,0

La commissione in vista della esattezza e celerità con cui il telemetroo·rafo Siemens-Halske determina la posizione cli

una nave f;ceva voti perchè venissero rimossi alcuni inconvenienLi ~he lo rendono di uso troppo difficile e poco applicabile nel caso d i guerra. Riteneva per tanto da pr eferirsi il me(1) Quando i due regoli il cui incontro dete rmina la posizione d~l(a nav.e non s'incrociano sulla ti,.voletta si ha ri corso ad un regoletto a u,1ilar10 li cui uso richiede maggior tempo, (2) Nella misura delle dis tanze dalle coste la celerità dell'osservazio~e essendo importante quanto l'esattezza, non si può separare una cosa.dall'alt.ra ; quindi contra riamente a quanto si è osserv~to pe1 telemetri da campagna, questo è il coefficiente d'esattezza che s1 deve con~1derare, e· non il p1•ecedente ( Nota, della redcinone) .

443·

todo Maclse11 ·perchè più sicuro. Degli altri esperimentati il Parravicino era il solo che si mostrasse alto (quando convenientemente modificato) a servir e come telemetro <la batteria, in batterie alte non meno di 40 metri sul livello del mare. Esso venne nuovamente adoperato e diede ancora risultati soddisfacentissimi. Verrà poi definitivamente pr ovato con un alt1'0 presentato dal sig. Salmoil'agbi, che prende pure perbasel'al-· tezza della batteria . Sulle alterazioni a cui possono andar soggette le acque lungo i tabi cli piombo. B. DE BENEDICTIS . Sul ii1·0 delle a1'mi po,.tatili a.dot tate negli eserciti europei. - FASCE GIOVANNJ, capitano cCa.rLiglieria. Il cannone cla 100 tonnellate ·e le co1·azze cla 55 centimetri (seconda serie clegli esperimenti, eseguiti alla Spezia nel mese di dicembre 1876). - Resoconto cli R. DE L UCA, luogotenente di vascello. Le esperienze contro grossi bersagli co1•azzati iniziate al balipedio di 1.\.foggiano nell'ottobre e novembre 1876 furono allora sospese, a causa della quasi completa demolizione dei bersagli. Ricostruiti e riparati i bersagli , le esperienze furono riprese 11::)i giorni 18, H, t 5 e '16 dicembre, collo scopo cli pro- · vare al tiro una lastra da 55 centimetri di ferro laminato della ditta Brown come si era fatto pet' le lastre Cammei, lVfarrel e Schneider, e di provare la resistenza di bersagli di ghisa e ferr o. In queste esperienze i bersagli erano quattro. n :sancl w ich (t) Ji lastre Camme! con tco cui erano s ta li s parati alcuni colpi da cent. 35 e eia cent. 28, ma non quello da cent. '13 (cannone da 100 tonnellate) ed aveva intatta la parte centrale e la murata . Una lastra Brown di 55 cent. ancora in talla, e d ue bersagli di ferro e ofosa in uno dei (ruali i due metalli erano a contatto immedi~to, e nell'altro era interposto uno strato di legno fra le due lastre. Risultando chiaramente dalle precedenti esperienze che il proietto del cannone da '100 tirato con la carica massima avrebbe traversato francamen te tunto la lastra quanto la murata cli modo che non si sarebbe po tuto dedurre alcun criterio' del valore comparativo di queJle, tu deciso di tirare (1) S'inte ncle per Sandwich u n bersaglio composto di diversi. stra ti di ferro con legno interposto. Vedasi Rivista mtlltcwe, dispensa d1 gennaio

lS'ii.

ANNO

I

xxu,

YoL . n1.

27


414

PEHIO D1 Cl

alcuni colpi con velocità ridoLLa contro i bersagli Brown e Cammei. Si Lirò contro il Sondwich di laslre Cammei, colla carica di 108 chilogr. di polvere progressiva di Fossano otlenendo una velocità di 320" ossia 318 metri all'urto. Il proietto traversò la lastra eslel't1a cd il cuscino, peneLranclo colla punta nella lastra inlerna per 17 cenlimclri, restando così solo 8 cent. di corazza non traversala . La laslra esterna fu inoHre spaccala dal punto colpito ai fori delle due chiavarde più vi cine fino al lembo superiore ed inferiore, e fu piegala verso l'intorno in modo da presenlare una freccia di 12 cenl. Anche la lasLra esLei·na fu piegata e spaccata. Con pari car ica fu tirato sul lato sinistro della lastra Brown, ma il proiello non ne colpì che l'orlo inferiore, s tanle la risacca che faceva muovere il pontone ove era slabi lilo il cannone. Colla carica di 180 cllilogr. e una velocità di 455 meh'i si tirò al Sand wich di ghisa e ferro . li proietto forò netta la laslra esLerna (20 c. di fer1·0), franlumò l'interna , s fondò tuLLo lanciando i frantumi contro il fermapalle . Un allro colpo simile fu tiralo conlro il bersaglio di ferro e ghisa a conlutlo. Il proietlo traversò ogni cosa, il poao <li lastra a sinistra del punto colpilo fu lancialo via, a destra rollo in grossi pezzi fino all'estremità opposta . Si ripetè il colpo fallito per il movimenlo del pontone, con 104 chi!. di pohere ottenendo una velocità di 319" all'urto, contro la las Lra Brown. Il proietto penett'ò ' di 39 cent. rompendosi e lasciando l'ogiva incastrala nella lastra. Questo era spaccata all'eslerno e anche un poco all'interno. Contro la s tessa lastra si tirò un colpo colla carica tli 180 cltil. e una velocilà di 4o3" nll'urto. Il bersaglio fu neLLamente traversalo e la parle di lastra a destra staccata e lanciata discosto. Finalmente un ultimo colpo con velocilù intermedia (398"') fu lirato contro la parte centrale del bersaglio Brown rimasta ancora int~tta. Spaccò la lastra e portò via tutta la parle a destra dai colpi 2°, e G ma la penetr a1.ione n on fu che di 37 cent. , cioè 2 cenl. meno di quella oUenula dal colpo 6 con soli 319m di velocitò . Sotto il punlo di visla della resistenza elci bersagli a lastra intera e di quelli a Sandwich, il paragone fra i colpi 18 e 22 (i° e 4°) è a favore della lastra intera. lnfat.ti nel colpo 18 contro il Sandwich-Cammei cli 55 cent. cli lastra e due di cuscino non rimasero da passare che 8 cent di laslra, mentre nel colpo 20 0

,

n' AHTIGLlERJA 4.15 contro la lastra Brown di 55 cent. rimasero tla passare 17 cent. di ferro. Sollo il punto d i vista della rottura delle corazze e della m urala, gli effeLLi sono sensibilmen te eguali, per cui considerando anche che, se le granate fossero state cariche, Io scoppio avl'Cbbe staccato interamenle la lastra esterna del Sandw ich, mentr e non avrebbe avuto eITeLto sulla Brown, perchè la camera rimase interamenle fuori, il Yantaggio è decisamente dalla parte della lastrn. intera . Il confronto fra i colpi lerz'ult.imo ed ultimo lira Li contro la stessn corazza Bro·wn di cui quello con velocità minore penetrò 2 centimetri più cli questo Lit'ato con velocità maggiore, ma che produsse magg iori .spaccature, suggeriscono a l signor De Luca alcune considerazioni sopra l'effetto del tiro, che è diviso in effetto contunden te ccl effctLo perforante, nel cui insieme è consumo.La luttu la forza viva del proieLlo. Quindi la penetrazione sarà minore dove le spaccature saranno maggiori, nè s i può trascurare tli tener con to di quesla circostanza sotto pena di cadere nell'assurdo (1) .

Cannone e cora::za. - Stato delta questione prima e dopo le prove del cannone da 100 tonnellate, di A. CLAVARI NO capitano d'arti9lieria. Nella prima par·Le di questa memor·ia l'autore dà un cenno storico sull'origine e il s uccessivo sviluppo <lella cor azzatura delle navi, dalle prime baLLerie francesi giunte sollo Kinburn nell'oltobrc 185~ (guerra con tro la Russia) fino all'Jnjlexible e al Duilio. Egli ùù poi una formola semplicissima per calcolare la resistenza dello corazzo all'urlo dei proieUi perforanti, cledo lla dalle curve del cap. Kunka, e che è sufficientemente eso.Lla per lastre avenli uno spessor e maggiore di 11 centimetri. La formala è L

= 3 + 0,65 (G-11) ,

dove L rappresenLa la forza viva in dinamodi per centimetri cli circon ferenza ciel proietto, necessaria per forare una piastra gr ossa G centi metri . Secondo ques ta formala il lavoro perimetrale nècessa1·io per traforare la corazzatura delle diverse n avi, compresi il cuscino, lo scafo ecc. appare dalla seguente ~b~~-

•

(l} Questa osser vazione conr.mnata dalle più r~centi esperienze fatte in Inghilterra, è stata pur rilevata e sviluppata dal capitano Clavarino nella. s7guente memoria.


PEIUOUICI

Secondo Secondo la il formola Kunka

T IPO DI CORAZZA'!'URA

6,780 7,45(1) 6,560 6,79 8,370 9,75 )) 1'1695 2-ÙtO 19,68(2) 22,250 20,58(2) 24,806 23,63(2)

Gloire, Warrior. . . . . Minotaur . . . . . . . . Belte1'ophon . . . . . . . . . . .Invincible (alla linea d'immersione). J-Iercules ( id. ). . Deoastation ( id. ). . Id. (alle cannoniere delle torri)

A riscon tro dei progressi delle corazzature stanno i progressi n elle artiglierie che ci hanno condotto ai cannoni da 80, e da 100 tonnellate. Ilcapilano Clavarino esamina prima quale è il lavoro perime~rale che resta a diverse distanze ai proii,Ui lanciati coi nostri cannoni cli difesa. Esso risulta dal seguente specchio:

velocità iniziale

ARTIGLIERIE

Cannone da 32 cenL GRC Ret. Id. id. id Cannone da 2-4 cent. GRC Ret. id. id. Id . Cannone da 16 cent. GRC. Id. id. id.

470 ))

43G »

405

,,

Distanza

Lavoro perimetrale restante

1000 2000 1000 2000 500 1000

31,87 24,51 14-,51 9,82 6,15 4,73

Nel quale si vede che col cannone da cent. 32 le corazze tipo Deoastation saranno perforale alla distanza di 2000 metri; col cannone da 24 fino a '1000msi potranno perforare corazze di 20 cent. ; mentre il cannone da 16 n on servirà che con tr o le più deboli corazze. Passando poi ad esaminare i risultati delle esperienze fatte .col cannone da 100 tonnellate, la inferiori là del cannone conlro piastre di ferro acciaiato è solo m omentanea, perchè indipendentemente dalla cattiva qualità dei proiettili adoperati, è an(1)

(2)

Questo valore del l<unka Jd. id. id.

è

superiot'e a quello dato inferiore id.

da

altri autori. id.

D'ARTIGLIERIA 417 cora ben lungi dall'aver d~tto l'ultima parola in quanto a potenza cli penetrazione, e si può al contrario affermare che quando avrà subito le variazioni progettate nel diametro del'l'anima e della camera, esso potrà sviluppare più forza cli quello che sia necessario per attraversare le piastre di ferro .-acciaiato contro le quali si mostrò deficiente . Nel Liro col cannone da 100 la pene trazione fu sempre accompagnata da effetti di rottura, inflessione, dislocamento delle piastre, i quali possono riassumersi sotto il n ome di effetti contundenli. Tanto gli effelli perforanti, quanto quelli contundenti avvennero a spese della forza viva to tale del proietto

espressa dalla formola 2

a. D V

~v• (1) · e, riferendola -{!

all'un ilà di cir-

2

conferenza ·- - - (2). L'avere piuttosto perforazione che rot1t

t ura dipende dal rapporto che passa fra il peso del proietto e la velocità; potendosi la forza viva accrescere tanto con un aumen to cli peso, quanto con un aumento di velocità. Così p . e . la corazza la quale è forata da un cannone da 32 con velocità di450'", lo sarà con uno di 31 con velocità d i480m, e con uno di 28 con velocità cli 5'14"'. In p ratica si è finora a umentata la forza viva ingrandendo il calibro; e forse col cannone da 100 tonn . s i è oltrepassato il limite del rapporlo fra il di::. metro e la velocilè del proietto, oltre i l quale cominciano a manifestarsi effetti contundenti a spese cli quelli perforanli. Per cui l'autor e ritiene che la soluzione del problema stia nell'aumentare la velocità dei proietti . I mezzi da adoperarsi a tal fine sono di vario genere, ma in prima linea s i deve porre l'impiego cli polveri che soddisfacciano, meglio delle attuali, alle condizioni di progressività della cornbùstione. Viene poscia lo spazio di caricamento, e il modo di distribuzione della carica nell'anima, e finalmen te s i propone di fare l'anima del cannone più lunga ,di quello che essa non s ia attualmente: opinione che, <:onlra·stata a lungo dai marini inglesi ed italiani, pare ora s i faccia strada anche presso cli loro come r is ulta dal tracciato del cann one da 100 che lrn una lunghezza di 21 calibro '/3, mentre la proporzione tenuta ordinariamente era cli 14 calibri. Se il caricamento dalla bocca deve essere un ostacolo al maggiore allungamento dell'anima, non vi è altr o rimedio se non ricorrere (!) .(2)

Peso del proietto V velocità. o gravità. La circonferenza essendo eguale a '7':D-:<

è

un coefficiente costante


418 PERIODICl o' AR'l'lGLIERIA al caricamento dalla culatta, che non trova più oppositori in, Europa fuorchè nelle due marine sopradette. L'autore conchiude che nella lotta fra la corazza e il cannone la palma deve necessariamente restare a questo, poichè, ammettendo che si possano costruire buone piastre ancora pil1 g rosse delle ultime provate, nulla osta a che la potenza dì. perforazione dei cannoni sia accresciuta anche senza ricorrer e a calibri maggiori. Che d'altra parte la spesa necessaria per far un grosso cannone è nulla r ispetto a quella che porta seco l'aumento di corazzatura di una nave. Nelle bat tag:lie fu tu re a vra1mo parte importantissima il rostro e la torpedine, e la corazza non protegge la nave contro di essi. Non dee quindi recar meraviglia se gli opvositori della corazzatura delle navi prendono ardire, se ne vediamo proposto l'abbandono persino nel parlamento inglese, se i fautori stessi della corazzatura ad ogni costo s i limitano a proteggere le parti vitali del bastimento.

SOMMARIO DELLE MATERIE

·contenente nelle diS})ense di luglio-agosto-settembre t877 LA QU-ESTIONE DEGLI UFFICIALI E SOTTUFFICIALl IN ITALIA.

- J?. Sismoodo . . . . . . . . . . . Pag. 5 L.. LA CAMPAGNA TURCO-RUSSA DEL1828IN AsJA.-G. Sirool > 57 NOTE E PREVISIONI SULLA GUERRA TURCO-RUSSA. -X. » 77, 219GUERRA D'ORIENTE.- GLI AVVENIMENTI DI MAGGIO i,; GIUGNO. - Maggiore O. DaratierJ . . . . . . . . . » 88 _ IMPIEGO OELLA DINAMITE NELLA PICCOLA GUERRA. - R, De Beoedietis . . . . . . · . . . . . . » 145, 356 LA BATTAGLIA DELL' ASS!ETTA , - Studio storico. - llittorio Dabor~ida . . . . . . . . » 177, 301lL RIDOTTO DELLA DIFESA DELLA TURCHIA. - COSTANTINOPOLI E GALLIPOLI. - Ilo. Z. . . . . . » 232 DETERMINAZIONE DEL CAMPO DI VISTA NELLA MANOVRA SULLA CARTA, - «Jarlo Resta . . . . . . . » 251_ LA CAMPAGNA TURCO-RUSSA DEL 1829 IN ASJA.-G. Sirool » 336l ,ibri e periotliei.

Italiani.

,

Trattalo elemenLare cli forlificazione e sinossi di fortificazione. - ENRICO COSENTINO . . . . . . . Pag. Il caporale. - Studio sul modo di regolare le promozioni nei graduati di truppa. - B. VEROGGIO . . . . » Considerazioni e proposte sull'ordinamento dei reggimenti del .1,senio . . . . . . . . . . . . . . . >> Vocabo1ario nautico inglese-italiano e italiano-inglese. L. FrNCATI . . . . . . . . . . . . . . » Diaslimetro da campo . . . . . . . . . . . » Periodici d'artiglierm . . . . . . . . . . » 281, La guerra e la sua storia. - MARSELLI . . . . . . » Preminenza delle forze morali nella milizia. - Studio filosofico-militare. - BALLADORE . . . . . . »

I

107 1'11 117

120 122 404: 374 383

F1·ancesi. Aperçu s ur l'état militaire des principales puissances étrangères au printemps de 1877. - S. RAu . Pag. 263 Vocabulaire militair'e français-allemand. - RmaENTROPP » 264 .C avalerie et forteresses. - CAMBRELIN . . . . . . " 385


INDICE

420

La R umanie economique d'après les données }es plus récentes. - M. G. OatoÉNARE . . . . . . . Par;. Tactìque. - J. BRAECKMAN et V . D ucARNE. . " Armée ottomane. - H . Z BOINSKI . . . . • . . . " Guer re d'Orient en 1876-77. - F . LEco:.rTE. . . . . »

388 391 393 399-

,r

Tedeschi. Die Lehre von der Tr uppenverwendung Als Vorschule flir <.1.ie Kunst der Tr uppenfUhrung. - vV. von ScHERFF . . . . . . . . . . . . . . Pag . Organ der Mililair-W issenschaftlichen Vereine . . ,, Mittheilungen Uber Gegenstiinde des Ar t.illerie uncl GenieWesens. . . . . ·. . . . . . . . . . . » FeldzUgen des Prinzos Eugen von Savojen . . . . ,, .Jahre-,bericthe liber die Ver underungen uncl Fortschritle . . . . . . " im Milìtairwesen. - Lou€LL .

123 138

'L40 267 40'l

Inglesi . /

Russian Wars with Turcke.1:f- FRANK S. RussEL Pag. '135 The organisations und t.actiJs of thc cavalry division. \V A L[(E fl

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'1 37

R ivista estera .

..,,,,,,,... La guerra dei Russi nel Kokan 1875-76 . . . . . ParJ. 213 11 diritto marittimo clol punto di vista inglese . . '" 224 Il ser vizio di s ta to ma~gio1·e in Francia . . . . . . » 2;;!4 Lavori clell'isliluto mihlare geografico di Vienna nell'anno 18,G .

. .

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243

La nuova is tn1zione austr iaca sullo condoLta elci gross i corpi cli cavalleria . . . . . . . . . . . . » 24\t Il servizio d'intendenza militare presso l'esercito tedesco nella guerra clel 1870-7'1 . . . . . . . . . . » 258 Le ferrovie della Russia . . . . . . . . ,, 267 Novilà statistiche, geografiche-cartografiche . » 271 11 bilancio della guerra francese pel 1878 . . . . . » 281 L'esercito egiziano . . . . . . . . . . . . . » 300 L'intendenza pr ussiana nella guerra del rn;o . . . " 306. La potenza della Russ ia e dell'Inghilterra nel Pacifico » 32;

-

I


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RIVISTA MILITARE 1877 TOMO III by Biblioteca Militare - Issuu