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RIVISTA MILITARE 1877 TOMO I

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RIVISTA

MILITARE ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA,

ARTE E

STORIA MILITARI

DELL'ESERCITO ITALIANO

.Serie III. -

Anno

xxn.

Tomo I.

ROMA, 1877 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORK Piazza del Gesù, N" 4.7.


PROGRAMMA

Proprietà letterm·i·a.

Per ordine di S. E. il Ministro della Guerra è stata af6data al tenente colonnello cli stato maggiore cav. Niccola Mar.selli l'alta direzione della Rivista Militare italiana e della parte scientifica e non officiosa dell'Italia Militare. L'indirizzo che andrà a prendere la stampa militare impone l'obbligo alla Direzione deHa Rioista di far conoscere piCt diffusamente che non si soglia i concetti a_' q~rnli d' indi innanzi essa s'inspirerà. L'istruzione non fu mai trascurata nell'esercito italiano; ma dopo il 1866 andò acquistando importanza sempre maggiore, grazie a' recenti fatti guerreschi, alle idee che penetrarono nella società mili tare, ed agli uornini che sepper-o rendersi interpreti dei nuovi tempi. Secondo che crebbe l'istruzione nelle scuole e si diffuse nell'esercito, si elevò manifestamente il livello della nostra stampa militare. La Rivista Militare ha preso un posto onorevole non pure in Italia, ma all'estero; e di già si hanno argomenti per sperare che la nostra patria non soltanto continuerà a pro-


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PROGP.AMMA

durre qualche illustre scrittor-e mili tare, ma potrà infine avere una lettera~ura militare. Questa non poteva nascere prima del costituirsi di un esercito italiano. Ora possiamo senza iattanza augurarci che l'avremo e :fiorente. Ma la condizione per progredire è di non arrestarsi a' miglioramenti ottenuti. È necessario che tutlo quel movimento intellettuale, che nell'eserci to italiano si è· prodotto mediante l'ampliata coltura delle scuole e gli studi particolari degli ufficiali, trovi nella s lampn. militare uno sbocco ancor più largo. E, per conseguire· l'intento, non havvi altro mezzo che l'allargamento del campo della discussione. Soltanto la piena libertà della discussione può s timolare gl'ingegni a scendere nell'agone; soltanto il convincimento di codesta libertà può aumentare quella partecipazi'One degli scrittori militari, che è indispensabile per infondere maggiore vitalità nella stampa militare italiana . Non trattasi con ciò d'inat1gurare una vita affauo nuova, quasi che sinora la libertà non fosse stata rispettata punto. Che anzi l'uso istesso che ne fecero gli scl'iUori militari incuora ad allargarne i limiti, ed a passare dal rispetto verso le opinioni ragionevoli allo stimolo per la loro manifes tazione. · Libertà non è però licenza, come tutti sanno; anzi é l'opposto: la è un'attività che si espl ica entro confini e sotto l'impero di leggi. Qi.lesti confini ragionevoli non si debbono rimuovere, soprattutto nella stampa militare. Si_possono avere due opinioni diverse intorno al medesimo argomento, ed entrambe, essend0,

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fondate su gravi ragioni, hanno pieno drit.to all~ pubblicità; ma la direzione di un giornale o .di 11na rassegna, che voglia non veder sciupata la stia autorità morale, non deve offrire ospitalità a se.r itti vacui o strani. Uno scritto, per pretendere di occupare il pubblico, deve anzitutto esserne degno, cioè essere serio pel contenuto, e leggibile anehe per la forma. L a questione della form_a merita una speciale attenzione da parte degli scrittor-i miljtari. Non è an.cora distrutto quel!' errore, secondo cui la forma è considerata come qualcosa di accessorio, che senza scapito del contenuto possa indifferentemente essere di buona o di cattiva lega. La verità è che la forma è intimamente sposata col contenuto, è l'espressione diretta della sostanza, la quale apparisce confusa ed oscura se la forma.non è chiara e propria. Una cattiva forma è la rivelazione di un pensiero immaturo, e con elementi siffatti non si avra,uno scritti che facciano progredire lo spirito del lettore. Se vogliamo veder prosperare la letteratura militare italiana, dobbiamo rivolgere maggior cura a questa parte essenziale degli scritti militari, ma non scivolando nelle ridic.ole esagerazioni di un artificiale purismo e di un ristucchevole pedantismo. Non si pretende già che gli scrittori milita.ri la facciano da cruscanti; ma si richiede solamente che dettino i loro lavori con istile chiaro, ser:nplice e conciso. Ed è necessario che a ciò provvedano gli scrittori da sè, perchè la Direzione non potrebbe trasformarsi in ufficio di revisione letteraria. Oltrechè essa recherebbe offes_a alla dignità


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degli scrittori, le farebbe difetto il personale a tal fine indispensabile. La incomposta passione, che nelle polemiche trascura le ragioni per mirare alle persone, è un fatto che vizia contenuto e forma. Essa non troverà ospitalità nella Rivista militare da cui sarà parimente sbandito il poco r ispetto verso il principio di autorità. La libera discussione dei problemi militari è divenuta una necessità nelle presenti condizioni della società e degli eserciti. Se vien discacciata essa rifugiasi in altre Riviste, in altri giornali, ne' quali il velo dell'anonimo può coprire fròmbolieri che dimentichino d'esser soldati. Meglio vale il chiamare tutte le opinioni ragionevoli alla luce del sole, e il pehnettere che esse vengano a combattere in un ben regolato torneo, ove i cavalieri potranno anche abbassar la visiera, se loro piace, ma dovranno mostrare lo stemma ed acconciarsi alle regole della cavalleria. Queste regole non sono meno necessarie nelle lotte del pensiero di quello che·s ieno ne' duelli fra gentiluomini; e sono tanto più necessarie quanto più grande è la libertà che agli scrittori ~i concede. ImpersorÌalità nelle argomentazioni, rispetto all'autorità, profondo sentimento della fratellanza d'armi, debbono int'ormare gli scritti militari. Non mai dimenticheremo che di s~pra alle divergenze delle scuole deve regnare l' unità del.l'esercito, e che in questa cittadella del·Regno d'Italia non debbono penetrare i venti del partigianesimo politico. Il cuore dell'esercito deve battere all'unisono con quello della nazione, ma essere

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chiuso alle passioni esclusive di questa o di quella parte. E confidiamo che anche la stampa politica 110n dimenticherà qual sacra istituzione sia l'esercito, e quanto sia necessario il farlo procedere calmo e sèreno nella preparazione intellettuale delle future battaglie. Alla Direzione spetta naturalmente il giudicare se gli autori si muovano. entro i confini sopra descri tti, se sia opportuno il sollevare una questione o il continuare una discussione, se s ia conveniente il pubblicare notizie ed osservazioni che riguardino la difesa dello Stato. Nel suo tatto e in quello degli stessi autori, meglio che.in molte prescrizioni determinate, trovasi la salvaguardia non solo dell'autorità, ma anche della libertà, non solo degl'interessi dell'esercito ma anche di quelli della nazione. Il rispetto verso le osservazioni ispirate al bene dell'esercito e del paese non deve degenerare nella tolleranza per quella speciale critica nella quale taluno potrebbe volersi rifare dell'obbedienza che non può rifiutare; e la luce .d ella pu?blicitti non ha diritto di splendere quando può nuocere a.' s upremi interess i dello Stato. Queste cose si è cr-eduto clii:e, non g iù, per dare consigli agli ufficiali dell'esercito, che non ne hanno mestieri, ma per manifestare l'indirizzo che la Direzione intende seguire. P er raggiungere lo scopo essa fa appello a tutti gli studios i d~ll'esercito, a tutti coloro che nel segreto della meditazione e nella pratica del servizio acquistarono un' idea, che col rendere pubblica vogliono rendere feconda, a quanti insomma


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PilOG-RAMMA

hanno la nobile ambizione di servire allo svolgimento della c.oltu.ra dell'esercito. IJ suo forte vo.lere a nulla • menerebbe senza questo sussidio, perchè l'esercito debb'essere il gran collaboratorn della Direzione della stampa militare. Essa spera che non le farà difetto il concorso spontaneo di tutte le speciali tà, ed è risoluta di andare a cercare ed a stimolare coloro che· per modestia si trç1,essero in dispai'te. Se così facendo vedrà svolgersi rigogliosa la vita intellettuale dell'esercito Haliano, la maggior gloria apparterrà all'esercito stesso, che seppe produrre una coltura degna dell'Italia moderna, e rispondere adequatamente alla sollecitudine del Ministro della guerra per Fincremento deUa sua istr1..1zione.

GUANDI JUNOVRE DELL'ESERCITO GEmlANICO NELL'ESTATE

DEL

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La Rtvtsta Milita,·e Italiana, senza accrescìmerùo di prezzo, sarà portata da IO a 1~ fogli di stampa per dispensa mensile e comprenderà in una rubrica a parte le notizie piìt importanti sugli eserciti estet·i, mentre le notizie minute e .g iornaliere saranno date dall'Italia Militare. Pe r tal i;nodo cessa col nuovo anno la pubblicazione della Cronaca Militare Es.t era.

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Quantunque le is'tituzioni mi litari della Prussia siano oggimai notissime a tulti coloro che ha nno qualche cogn izione non affalto s~1perficiale di mi lizia, il milita.re, l'osservatore che percorre la Germania non può fare a meno di volgùre la su.a allenzione a quel meraviglioso· e]emenLo e fondamento di potenza eh' è l'esercito pruss_iano, e fermarve la, perchè quel mirnbile colosso gigan teggia sovrano in Alemagna e par che dica allo straniern « La Germania son io ». E noi che avemmo la fortuna di assistere quest'anno alle grand i manovre di quell' eserpito, nei marziali spettacoli che si svolsero dinanzi agli occhi noslrt non vedemmo oggetto più degno di studio e cli ammirazione del grande. attore medesimo, vogliamo di re dell'esercito a cui appartenevano quelle migliaia d' uomini che manovrarono sui confini della Posnania, sui campi del Brandeburo-o o e della Sassonia e nel lembo sellen trionale . dell'Alsazia. Persino nelle citt~ e su lle strade, in tutto, il paese che percorremmo tra l'Oder e i Vosgi, negli intervalli tra quegli spet.tacoli militari, e p!'ima e dopo,.


1 12 LE GRANDI MANOVRE DELL ESERCI'1'0 GE RMANICO la nosLra mente fu spesso spesso dislolla da ogni altra considerc.izione e attratta a quello argomento , per I a virtù di quello strettissimo legame che là più che altrove unisce popolo ed esercito, per modo che guardando quello si vede questo, e l'uno spiega l'allro a vicenda. Ivi, a rigor di parola, la milizia è dappertullo, dapperlutto trapela, sovra tutto primeggia, e non solamente come necessità nazionale, ma ancora come funzione sociale. L'esercilo che in guerra è il popolo in arme, non è in pace scuola d' arme soltanto , ma veramente il quad1·0, l'ossatura, per così dire, del popolo in arme. Esso comprende infatti nel suo assetto di pace Lutli gli elementi più atli, per ragione sociale e morale, a cementare c guidare le masse in guerra, tutto il fiore del popolo distribuito per età e capacità sulla scala graduale della mililare gerarchia. In nessun altro paese le trad izioni nazionali e militari e le leggi che a'dl nostri reggono la milizia hanno dato sinora un amalgama di nazione ed ese rcito così com piuto come quello. Da tale studio, diciamolo sin d'ora, fummo confermati nella opinione che già più volte avemmo oe;casione di esprimere e ch'è pura adombrata in ciò che dicevamo or ora.; essere ciè, le principali condizioni di potenza dell'esercito prussiano di natura. sociale e sto rica più ancora che militare e tecnica, quindi nè fugaci, nè imitabili dagli altri a lor talenlo. E sono , giova ripelerlo anche una volta ; 1° le ollime quaJità dei quadri, deriranti dalla loro origine, dalle loro tr'adi zioni, dalla ed1icazione e dai costumi loro; 2° lo spirito mili tare delle masse, consistente di una tradizionale devozione al proprio rlovere, della ingenita e oramai quasi istintiva proclività all'accordo nei voleri e negli alti, e d' una disciplinatezza quasi diremmo succhiata col !alle. 1

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Accenneremo falli che a noi, considerandoli sotto il semplice aspe tto dell'interesse militare, sembrano ammirabili e da invidiarsi; ne accenneremo anche le ca~ gioni, che probabilmente alla. maggior parte dei nostri commilitoni e connazionali polranno parere assai men degne d'ammirazione e per nulla invidiabili, come quelle che hanno rapporto ad uno stato sociale molto differente dal nostro e che sa ancor molto dell'antico. :Ma su qÙesto ·ci asterremo dal proferire un giudizio, perchè non siamo di qtielli che lengon per cattivo tntto ciò che non è nuovo peoprio cli zecca. e non vego-ono pro{J'resso di civiltà se non nel rinnovai· tullo. o o ab imis fundamentis, e perchè siamo più che persuasi della verità. di é1uella sentenza del maresciallo ~loltke, che la Germania nelle presenti condizioni ha bisogno di anteporre ad ogni altra cura quella di couservo.re fino al massimo grado la sua militare potenza , per una cinquantina d'anni almeno . li cedant arma togae, ecc. , non è oggi per quel paese. E noi possiamo stimarci felici che quel dellato sia ora perfettamente appljcabile a noi, se veramente ne siamo convinti ma non abbiamo il diritto cli condannare chi ' per necessità geografiche e politiche diverse dalle nostre, il filo di lradizioni sue proprie e poten·e sej)'uenclo o tissirne, crede conveniente di applicarlo a se stesso a rovescio, o vi sostituisce un' allra insegna in cui prirneo-o-ia la spada. Del resto è facile cap ire, purché lo 00 .. si voglia, come a' dl. che corrono un poderos1ss1mo esercito nelle mani dell'imperatore di Alemagna posso. essere un istrumento di conservazione e di pace. Tulli sanno o dovrebbel'O sapere oramai che per giudicare della potenza assoluta o relativa di un esercito non basta mettel'e in conto il numero dei combattenti,. l' oro-anamento, la quantità e qualità. delle armi, dei cav:ili e delle altre cose da guerra, il modo di mo-


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LE GllANDI lfANOVRE DELL'ESERCITO GER~1ANICO

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bil!tazione, d'alimentazione, di rifornimento ed altre tali cose che appartengono al vastissimo dominio dei faui materiali o legali o regolamentari, ma che biso~?a te.?er c~l~ol~ anc~1e, e mol~issimo, delle qualità n~z1o~ah e mll1tar.1, native ed acquisite, degli uomini <lr cui quel!, e~erc1Lo .consiste, e sopratutto di quelli ch.e t~e co~t1tui5cono 1 quadri. Questa verità cosi semP!1c~ e chia~a, eh: pareva non dovesse avei: bisognò d.1 d1mostraz1one, e pure stata a' dì nostri molte volte ripetuta, spiegata, dimostrata con aro·omenti d' OO'ni so~'la, e voltat~ e rivoltata per ogni :3rso, per r;ddnzzare certe idee che i moderni abbachisti e cultori .de.li.a materia aveano storte sul camp9 della statistica rmltt~re. Fu adoperata a mitigare quella febbre d' e.g~al1s_mo che oggi predomina, che in pratica progred1s?e mol~o , è vero , ma troppo maggior progresso fa 1.n teo~·1ca; e valse talvolta a raffrenare certi slanci per1~ol~s1 '. a most.rar Ja inanità di certi spropositati colpi. di livello coi quali il nurnerista pretendea pare.gg~~re montagne e v~llon!. ~ pure, dopo tanti sproloq~11, dopo le eloquenn lezioni della guerra di Francia e d1 quel!~ r~centissima di Serbia, v'è ancora chi nell e c-0_n.versaz1om e negli scritti militari ragionando della m1~1ta.re po.tenz~ dei singoli Stati, si fonda sopra ca!.:. c.oli_ desuntt unicamente dai totali delle tabelle stat1st1c~e.' e viene a dire in sostanza che un esercild di un rn~hone d'uomini rappresenta una potenza bellica supenore_ d' un decimo a quella d'un esercito di nov~ce~Lomda uomi~r. Come q~el gùtdi'ce di campo che dichiarasse. . battuti o costrell1 alfa ritirata ;, d'fe · <l' 1 nson una poi-IZ10ne pel semplice motivo che gli assalitori avessero qualche vantaggio di numero! Caso possibile anche questo, ma da non proporsi ad esempio dav~roJ ' Mentre stavamo llfl giorno a vedere sfilare davan'ti

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.all'imperalor·Guglielmo le truppe d'un magnffìco corpo d'armata, un ufficiale straniero mi s'accostò e mi disse: « Non vi par egli che gli ufficiali prussiani siano ge-« rieralmente più alti, più membruti, più robusti dei << loro soldatt, ed abbiano aspetto assai più marziale, ·« come se fossero d'una gente più eletta e fatta a posta. « per comandare1 » Già da molto tempo io aveva fatto quella osservazione, che per parecchie riprove mi si era scolpita in mente. Sì, é vero: nelle file dei battaglioni e dei reggimenti aveva veduto spiccar gli ufficiali in generale, non solamente per eleganza e sveltezza e bel contegno militare, come persone di buona nascila e di raffinata educazione militare e civile, ma ancora per soverchianza di pregi fisici d'ogni maniera; li aveva veduti insomma supe1·iori in tutto a coloro che per legge di discipli na doveano star loro soggetti, ed aveva visto in quésti palese la coscienza della propria inferiorità, come quella della propria superiorità in quelli: una cavDlleresca fierezza da un lato, una remissiva docilità dall'altro, di là facile e pieno l'esercizio del comando, di qua piena e facile l'obbedienza; una disciplina spontanea, rafforzata da qU'el profondo sentimento di disugu11glianza, aiutata validamente da uno spirito di casta <:he fa della ufficialità una potente aristocrazia militare, cui i grandi .s ervigii resi, il sistema vigente e la coscienza del proprio merito e della importanza dei suoi ufficii danno diritto di credere che in lei sta propriamenle la possa virtuale dell'esercito. Questa ·è un'ottima condizione morale negli eserciti odi·erni, in cui la massa dei gregarii consiste di giovani che stal)no fllcendo o già fecero un breve tirocinio d'arme e disciplina . Nè si cr'3da che quella maggior prestanza fisica che .dissi scorge,rsi generalmente negli ·ufficiali possa es..sere spiegata dalla sola differenza dell'età che v'·è tra

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LE GRANDI MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO

essi e i soldati, essendo questi ancor molto giovani e quelli nel pieno sviluppo delle membra e delle forze, perocchè la si riscontra anche in parecchi dei più giovani ten enti ed alfieri o aspiranti al grado di ufficiale. Possono bensì contribuirvi la migliore educa" zione ginnastica, la scherma, l'equitazione, la caccia, che sono grndite occupazioni degli ufficiali e di tutte le persone del loro ceto sin dal!' adolescenza; ma vi sono altre ragioni. lo vi ho spesso pensato, ed ora espongo qui il risultato d_i quei pensi eri , nel quale · con me consentiva pienamente quell'ufficiale di cui sopra dissi, ch'è un osservatore di gran vaglia. La carri era dei gradi nell'esercito prussiano è oggi aperta in ogni arm e a tutti i giovani di buona condizione che vogliano intraprenderla, quantunque non àppartengano all' aristocrazia , purchè siano riconosciuti idonei e degni, in seguito ad esperimenti e giudizi'i com'è noto. Purnondimeno sta di fatto .che nei quadri degli ufficiali, special mente della fanteria e della cavalleria, l'aristocrazia di nascita predomina tuttora. Chi guardi le liste della ufficialità dei varii corpi vi troverà in fatti una gran quantità di nomi ·preceduti da un titolQ signorile o dalla particella nobiliare von; chi poi abbia occasione di cono scere, anche soltanto di vista, un certo numero di quegli ufficiali, in qualunqu e momento li osservi, vi scorgerà subito i segni più spiccanti d'una sana e gagliarda aristocrazia, nel miglior senso di questa parola. Le cagioni e gli effetti di tale fatto militare e sociale nel tempo stesso si capiscono facilmente, pensando che quel paese non fu scom:olto nè da g randi invasioni durature di genti stramere, nè da violenti rivolgimenti sociali. I _popoli che lo abitano sono genti d' anti chissima stirpe che s' incivilirono e si trasformarono a grado a grado , senza rovesciamenti subitanei, senza troppo forti scosse .

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In quella società il nuovo non sorse sopra rovine ,.

non supplantò a forza l'anti co, ma si fuse con esso , e venn e su a misura che quello gli dava posto, non aspreggiandolo, non accampandoglisi contro, anzi adattandosi a rallentare i suoi proprii progressi per non recargli danno e non renderselo avverso, e con ogni testimoni anza di riverenza e venel'azione. E così le progressive trasformazi oni per le quali qu ella gente giunse al suo presente stato di civillà furo no trionfi piuttosto di ragione che di . violenza. Quell a gran casta di ottima ti che tutlodì sovrasta alle altre, o.Imeno nello esercito, di cu i empie, come dissi, i quadri, discende in sostanza per dri tla linea da quella eletta di capi di- vario ordine , cui negli antichi temp i , nei temp i della barbarie, gli uomini che si accozzarono o ven- nero a posarsi sulle sponde del!' Oder, dell'Elba, del Weser, del Reno e nelle foreste tramezzo a quelle acq ue affidarono la cura di condurli in g·uerra e governarli in pace. Offerta, concessa, imposta, od usur pata che fosse, que !J'autoritii, e la superiorità che naturalmente ne deriva va, rimasero nella fam igli a e poi nella schi atta di quei duci e guerrieri di maggior grado, frutti e germ i ad un tempo d'una singola r prestanza di corpo , d'animo e di mente, poiché altro appiglio a siffa tte disLinzioni non possiamo supporre in temp i come quelli antit;h issìmi r.ui alludiamo. Attenuate, e muta te alquanto nella loro essenza medesima, per lo effetto de lla sovrapposizione della sovranità monarchesca, a mano a mano che i popoli ven,nero aggregandosi , e per conseguenza di lolle in grandissima parte igno te o ma l note a noi lontani, ma chP- fac ilmente s' indovinano, quell e signorie, e con esse al tre nuove -venute su in quei trambusti, restarono alla testa dP.l!a nazione, colle armi . in pugno, e somministrarono, secondo In. ragione feudale .intesa nella sua massima larghezza, i cavalieri ANNO xx11, VoL. 1.


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LE GRANDI MANOVRE DELl}ESIHICITO GERMANICO

dapprima, poi gli uffieiali al le bandi ere dei monnrchi. La rigidezza del clima, la povertà delle terre, la severa virilità dei costumi, le fiere tradizioni, le guerre frequ enti, insieme alle scar:;e P- mo l pregiale cognizioni di lettere, scienze, arti, indu stri e, com merci dite barbarie ancora, se eosì vi piace - concorsero a conservare in quella aristocrazia, ~cmpre crescente di numero ossni più che ùi ricch ezza, la predil ezione per le arm i, ch'ella affermò con larghi tributi di sangue su tan ti e tanti campi di battaglia. Servire colle armi il sovrano, guidare io gu errn i soldati di lui, e poi an che ammaestrarli ed e:-ercitarli in pace, d ivenne dovere pei nobili antichi e nuovi; la milizia unica professione degna del nobile; vergogna il sottrarvisi. Aggiungasi che la maggior parte di quei nobili era così pove ra che avea pur bisogno di far qua lche cosa per vivere; e la milizia le offriva pane onorato e sfogo di vanità ed ambizione. f, i nuovi nobili erano, co me gli antichi, guerrieri di sperimentato valore, pode rosi e fieri, cui quello onore era conce3SO come premio d'egregi i fotti d'arme, incentivo a maggiore sviluppo di superilll'ilà. Dunque le tradizioni di famiglin, il eullo del proprio nome, qu el lo del dovere cavall eresco mente inteso, l'esercizio delle armi, l'a bito del comand o, la emulazion e marziale furono alLreUa11ti motivi per la nuR1erosa arisLocrazia prussiana a mantene re la sua prem in eoza fi:;; 1ca, morale, inLelleu.uul e in quanto può aver rapporto alla mi lizia. Nè fuvvi mai languore o riba sso sPnsibile in queslo, nemmeno qua ndo i costumi s'inge!ltilirono e gli eserciti crebbero e lo studio e la scienza ebbero posto semp re rnnggiore tra le arm i. L'aristocrazio pru:;;s,ana ac:ceuò le nuove sorti, e continuò a primeggiare. Cosi ai tempi del gran Federico, così nell'epo ca napoleonica, insomma fluo ad obo-o-i o '

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mentre già da gran tempo in altri poesi, ch'io non istarò a nominare, l'aristocrazia, sciupala, o in un modo o in un allro, un po' da' principi, un po' da' popo½i, e molto da sè stessa, s'era tuffata nell e mollezze e nel dolce for niente, s'e ra resa indegna di quel pri~ rnato di cui avea fatto malo uso, avea perduto il suo posto di bandiera e il diritto di ricuperarlo, s'era lasciata sorpassare da qu ella nuova nobiltà d'ingegno, d'oLLività, di dPnaro che si chiama borghesia, s'era insomma ridotta poco meno che cadavere. Freme, è vero, anche là quello s1firito democratico ch'è il soffio della civiltà odierna, il principio animatore del mondo d'oggi; f'!'la l'aristocrazia vi si rnonti ene sinora nella pien ezza della sua marziale virilità, e della illimitata devozione al Sovrnno, alla Patria ed a sè medesima, dignitosa, autorevole, non prepotente no, ma polf:nle di fatto, rispettala perchè mai venne meno al rispet to che deve a sè, e seppe conciliarlo con quello ch'è dov:1to agli altri ·e alla legge, prodiga del suo sudore e del suo sangue n prò della causa rappresentala dalla bondi era sollo cui milita; e si ringiovanisce coi più vigorosi elementi che la milizia le sommin islra. Per questo riguardo assai le giovarono le recenti guerre, pei- vir1ù delle quo li mo lte per:;one d'ori gine non nobile ricevettero, mediante gradi ed altre distinzioni per merito militare, il crisma della nobiltà, secondo la opinione e il costume di qu el paese. Cosicchè, a dil'la in brevi parole, quella che oggi ancora tiene il primato nell'esercito prussiano è in sostanza nobiltà d'animo e di contegno, nativa in alcuni, in a.Itri spontnnea o acquisita. Una Loie costituzion e dei quadri òeve necessariamen te produrre effel!i della massima importanza morale e discipl inare, specialmente iu un esercito , in un paese ove predomina quel modo di militare organa-


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mento eh.e diciamo ten·ito1·iale, e forse meglio direbbesj regionale, insieme all'ob bligo generale della milizia effetti che possono riassumersi in quesLe due essen~ zi_ali ~ondizi~ni.: ·1° un altissimo grado di omogeneità, v,igoria ~ solidità nei quadri stessi; 2° una quasi perf~Lta cornspondenza e conformità dell(organamento mil~L~re col!o organam ento sociale, della gerarchia e part1Z1one d1 q~ello colla gerarchia e partizione di quesLo, dal che denva una •reciproca influenza reo-o latrice ' e un ~iuto scambievole tra la militar disciplina da un lato e la disciplirta eivile dall'alLro. Con sideriamo brevemente questi due punti. Egualità d'origine, di educazione, di costum i di idee e. persino. ~i p_reg_i ud izii, un p'a trimo nio comu;e di glon_o~e ~rac_I1z.10n~ ~I casta e particolare di gloriose tradmoni d1 fam1gl w, uno spirito di stretta consorteria, non gretto come quello ch'è fon da to principalm ente su ma teriali interessi, ma generoso perchè basato su sentimenti cavallereschi, un fo l'te amor proprio succhiato col lalle, .un desideri o costante di conservure il pl'im~to man~enendos~~e degni, i consigli e gli esempii dei parenti ed am1c1 che li precedo no nella carriera de.Il.e armi,_ fann o di quegli ufficiali proveni en Li dalla .::nd1tare al'IStocrazia del paese loro un corpo di schietti gentil uom ini collegali dai più sirelli vi ncoli di concordia e cameratismo , volonterosi a far tu tto q ueÙo che possono per ncqui stare e conservare la sti ma dei l~ ro confratelli e la riverenza degli altri, e dispos ti ad arntarsi scnmbievolrnente tra loro. Essi dc1nno il tuono alla ufficialità tu ua, o per di r meglio lo mantengono tal quale fu dato dai loro padri ed avi, co ncedendo meno che possono all'invaden te spirito livellatore dei lem~i nostr~, che _ ti.ra àl basso; e il loro esempio è segu1io dagli uffi cia li di nitra origi ne, i qu ali hanno, se non altro, un fondo di buona ed ucazione e veno-ono t>

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di gente onesta e rispettabile, senza di che non sarebbero stati ammessi in quella scrupolosa società. l\fa poichè vi furono ammessi, vi stanno come chiedono il carattere e le consuetudini di . quella, vale a dire come buoni gentilt10mini e camerati. Nei momenti più difficili deIJa vita militare, al cospetto del pericolo, l'ufficiale che porta un nome già glorioso, ch'è figlio o nipote di guerrieri che incontrarono una morte onora~a sui campi di battaglia, che venne al mondo, per cosi dire, colla persuasione che un par suo deve sfidare la morte con fermo .viso e dare agli altri l'esempio del valore e della intrepidezza, ed è sotto gli occhi di altri ufficiali e soldati suoi compaesani, che conoscono la sua fam iglia, più difficilmente ve!'rà meno al proprio dovere d'un allro che non nbbia tutti quegli stimoli e freni. Vi sono nell'esercito prussiano certi nomi che in ogni guerra hanno diritto di presenza sulle liste dei caduti e dei premiati; nomi talvolta di gentiluomini r.he forse altro non possedellero ol mondo che i loro cavalli e le loro armi, ma portati fieramente per parecchie generazioni sui campi sanguinosi della Slesia, della Boemia, del Brandeburgo, della Sassonia, della Fea ncia, sino a questi giorni; nomi· che in certi cnsi hanno il valore di una sentenza di morte per quei che li portano. La virtù di tali nomi nell'ora del pericolo, nelle ktte tra il sentimento del dovere e l'istin Lo della propria conservazione, ed anche in molte altre occasioni della vita miliLare, come sorgente ed arra di magnanimi aLLi e generosi sacrific;i, è an cora oggidì così grande, che difficilmente le si può agguagliare qualsivog!ia altro motore o in citamento, lì1 dove il cullo dell'onor di farn~glia è tuLl'ora vivace tanto quanto lo è nell'aristocrazia militare prussiana in generale. E notate che, per conseguenza dell'organamento regionale e di quel gran

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.22 LE GRANDI MANOVRE DEL!,' ESERCITO GE!IMANICO concorso della nobiltà alla milizia, venO'ono a trovarsi nei quadri d'uno stf;~so reggimento ufficia li non so lo del medesimo paese, ma de ll a stessa casata del la stessa farn.iglia, leg~ti dai più stretti vincoli di pare~tela, padre e figlio, fratellr, zii e nipoti, cugini, distinti col numero d'ordine ])~'imo, secondo, terzo, se portano lo stesso cognome. E vero hensì che in questi ultimi dieci anni, dopo ti 1866, le necessarie derognzioni al sistema dell'organamento regiunale nella formazione dei nuovi corpi _di truppe {Schleswick-Holstein, Annover, Turingia, Alsazia- Lorena ) hanno dato motivo a spostamenti alquant.o considerevol i d'ufficia li delle antiche provincie prussrnne, oltre a quelli cagionali già da molti ann i dal, modo recl~tclmP.nto del corpo dell a gu11rdia. E cosi pure m certi corpi d'antica formazione levati in alcun e provincie che non dnnno un sufficien te numero di uffici.ali, v~ggonsi quadf'i composti in gran parte di elemenn presi da altre parti dello Stato. Un reO'o·imento del 5~ corpo {_Posn.ar.1ia), per esempio, potrà ;~ere parecchi ufficia li natm della Bnssa-Slesia, del Brandeburgo, della Pomerania, della Prussia propriamente dett.a, ed anc~1e di ~r~vincie più lontane. Ma, compae:am ~ no, gli ufficllllt d'uno stesso corpo sono come irat.ell~ e accomun~no. le. loro conoscenze di famigli a, ~ s1mrlrnente quellt d1 diversi corp i che hanno sta nza rn u110 stessi) luogo o in luoghi vicini; e tulli insieme colle aderenze loro, costituiscono una el elta soc ietà, i~ seno alla quale è accollo a prima g iunta con l'l remura ed estrema cortesia qualunque altro ufficiale che là capiti. Ta lché la conoscenza tra gli ufficial i, henchè sempr~ mant~nuta in quei 'limiti e in que lle forme che a.gentiluo°: rnt si .convengono, è strettissima e più com~iut~ che .m .altn eserciti ove i rapporti tra commilrtont fuon di caserma non si estendono più là dell a mensa e del caffè, o al più al più d'un club o circolo non

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accessibile che ai soli' ufficiali. ·Vedete che ampio significa lo prenda in qnel le condizioni il cameratismo! Veniamo nl seconrlo punto. - Ciò che ho detto sin qu i mi agevola il còrnpi to. Conforme aprunto a quanto dissi, ufficial ità e nobiltà sono in Prussia due cose congeneri, potrei quasi dire iclemiche, sicchè gli strati della milizia corrispondono a quelli della sordelà. li celo medio non rappresenta colà una gran po tenza sociale, come in Francia o in Itali a, e mercè della mi lizia è attra tto nella sfera della nob illà, come un astro satellite nell'orb ita d'una stell a nrnggiore. l:omunque sia, ufficialità e nobiltà sono in quel paese emiuentemente militare due cose ugualrnente rispettabil i e molto rispettate, dai governanti non meno che da l popolo Il solda to scorge nell'ufficiale non solo il suo superiore militare, ma ancora il signo1·e appartenE\nte ad una famiglia autorevole, polente nel suo paese, ad una schiatta ·avvezza al comando, nota nei fasti mil itari della provincia e dello Stato, spesso drgna mente illustre per gloriosi fatti antich i e recenti; per conseguenza di che egli sente verso di quello, a confronto del soldato di altri paesi, una doppia e tripla soggezione, un dorp io e triplo rispetto. Per converso agli occhi del cil!adino, del terrazzano, del vi ll ir.o, quel tal conte o barone o semplice nobile od anche borghese d'alta risma è n~l tempo stesso un ufficiale o uno st retto parente ·d'un uflìciale del reggimento cui egli è ascri tto od in cui serve un suo fratello o figlio, del reggimento di casa, in sostanza, sotto la cui bandiera militarono, furono feriti, morirono in campo ul!m ini di due o tre generazioni de l suo casato, o di un altro reggimento che alla fin fine appartiene alla medesima gran . famiglia nazionale e militare; quindi rispetto e devozione per doppio .e triplo titolo . E non v'è bisogno d'altre parole intorno a ciò, mi pare, poiché chiaro apparisce

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'24 LE GRANDI MAN'OVRE DELL'ESERCITO GERMANICO come da un Iato la disciplina militare e dall'altro la disciplina civile s'avvantaggino di quelle condizioui di reciproca influenza. Di che forse potrebbero non accorgersi, e non apprezzarne giustamente il valore, quegli ufficiali che in tempi tranquilli non misero mai il piede fuori del loro paese, ma ben lo veggono e lo stimano gli altri, che sono moltissimi, i quali corsero. mondo e poterono studiare i popoli e gli eserciti stra nieri, e perciò far confronti. Ma in que!li come in questi da quello stato di cose trae continuo alimento quel fortissimo senso di superiorità, voluta fermamente da un lato, consentita dall'allro, incontrastata di fatto, come in principio accennai, e quella sicurezza e facilità nello esercizio del comando che di necessità ne consegue; aiuto potentissimo alla disciplina nella milizia, ostacolo 'di gran momento ai sovvertimenti nella società civile, prezioso argomento di stabilità là dove la milizia appar necessaria e il prog1·esso sociale si svolge con andamento tranquillo e spontaneo. Che t.ale sia il caso della Pru ssia sotlo il primo di quei du e aspetti sarebbe inutile volerlo nega re, sollo il secondo iuvece conosciamo persone che non vorranno concederlo. M_a di ciò non è qui opportuno ragionare. Dunque la milizia che in sostanza, considerata come aggr(>gato d'uomini e di masse, è un ritratto di ciò che fu la società quando era sensibile lo stacco tra le varie classi, è in Prussia una compagine meno artificiale che noi sia in altre regioni ov'è più progredito il livellameolo o il rimescolamento sociale. E nel popolo e nell'esercito prussiano lo spfrito militare co111prende tra i suoi fattori, oltre a quelli che sono o p_ossono essere comuni a tutti i popoli e a tulli gli eserciti (come l'amor di patria, i sentimenti dell'onore e del dovere militare e nazionale, le nazionali e militari tradizioni, il cameratismo), anche altri morali

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elementi di gran valore. Se non ne avessimo altra testimonianza, potl·ebbe · bastarci quella delle notP, dei morti e feriti che ci dà la Relazione dell'ultima guerra franco-germanica che lo Stato ltlaggiore prussiano va pubblicando, le quali si potrebbero quasi credere copiate, quanto ai nomi , da quelle' delle perdite prussiane nelle ballaglie dei tempi di Napoleone o di Federico II. Questo fatto ha già per sè stesso un alto e vasto significato per chi. sappia pensare. Alla massa dei gregarii di quell'esercito s'adatta beniss"it110, a parer mio, quel giudizio che fu dato della nazione germanica, paragonandola alla francese, cioè ch'ella era gente militare piullostochè ,quer1·iera. Jnfa ui il soldato prussiano, come in generale il tedesco d'oggidì (anzi come gli odierni soldati d'ogni paese) -va e sta alle bandiere perché sa ch'è dover suo, perchè così vogliono il re e la legge, fa la guerra con rassegnazione piuttosto che con entnsiasmo, si lascia condurre e trattenere al fuoco, ai ferri, con docilità e devozione, seguendo l'esempio degli ufficiali, nelle mani dei quali egli si pone con tutte le sue facoltà come docile istrumento. Il sentimento del dovere è fortissimo io lui, pe1·chè instillato nell'onimo suo sin dai primi anni e coltivato dulia fam iglia e ùalla scuola prima che dalla milizia. Non rinuncia, no, a far uso della sua ragione, anzi l'adopera, secondo che la disciplina militare medesima p:li impone, a prò del suo officio; ma sopratullo so. obbedire. i,; l'ubbidienza ha grandissima parte nel suo spirito mili tare . La ugualiLà d'origine e di temperamento, la predo'minanza dell'elemento linfatico, la fredda tempra delle meati e degli animi, le condizioni abbastanza monotone del clima e del pa ese, la tranquillità dei costumi e persino la qu1J lità degli alimenti e delle bevande, contribuiscono, insiem e a quelle ragioni storiche e so-


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ciali che tutti conoscono, a deprimere l'i'ndividualismo in quelle ge nti. Questo effello è sens ibile anche nei più alti strilli sociali; ed io avrei dovu to pure notarlo mentre discorreva dei quadri dell 'ese rcito. Ne conseguono, oltre alla docilità e rem iss ivit à, questi altri pregii miliLari: ùnità di intendimen ti, accordo facile e costante nei voleri e negli atti, cameratismo, spirito di corpo. L'invidi a, la gel osia, l'od io non sono colà così frequenti e vivaci com e tra genli più sensi tive; l' aiu tarsi scambievolmente, con premura, specialmente pel migliore andamento delle cose di milizia o di guerra, è cosa ovvia, da non doversi considerare come un gran merito. Del reslo, d ie il sistema p1·om·nciale praticato in Prussia sia incitamento a fraternità non meno ehe ar1 emu lazione non è d'uopo dimostrarlo. La espressione quei del ventesimo, del trentaquattresimo ecc. (die Zwanziger, die Vic1·unddrei'ziger ecc.) di cui i Prussiani fanno uso frequentissimo, non significa soltanto i solda ti del tal reggimento ma anche gli uomini d'un tal di stretto, d'una tal provin cia, ed ha un valore mil itare di cui può fa rsi idea chi si ricorda di quello che avevano nell'antico esercito sardo i nomi Savoia, Piemonte, Aosta eec. Uno dei soldati che furono messi ai servigii nostri in Al sazia, avendogli io domandalo a qual rcggi rn ento appartenessero egli e i suo i compagni, mi riiìpose con una certa fierezza di cui non avrei creduto capo ce quel suo viso di buon figli uolo, tutt' altro che marzia le « Sechszige1·! Brnnclenburger ». (Del sessantesimo! Brandebu rghesi!). Nel tempo medesimo ch'io studiava le qualità e condizioni del carattere e dello spirito militare pruss ia no e ne investi ga va le origini, la esse nza e l' efficacia , non poteva fare a meno di ricercare per qual i modi si mantenesse in quelle trurpe la militare di sc iplina. Vedeva, come ho detto, da un lato negli uffi ciali quello.

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alta dignità perso nale e quel gran rispetto scambievole, dall'altro nei soldati quella nativa docilità. e disciplinatezza, in tutti il sen tim en to del dovere e la devozione al monarca, ·alla patria, ali' esercì lo, al proprio corpo. Sapeva, anch e prima di conoscere da vicino quelle milizie, quanta esagerazione vi fosse nella opinione, dirò piuttosto volgare che comu ne, che la disciplina prussiana fosse eecessivarncnte rigida, pedantesca, severa, op inione che viene dai tempi de l gran Federico e si fondava sul modo con cui erano tenuti e trattati quei co rpi compo~ti di eleme nti diversi e in grandi ss ima pane stranieri e profondamente magagnati di cui consistèva l'eserc ito di quel re, menlre i corpi composti per intero di uomini del paese godevano di più umano tratta mento. Ne:i regolam en ti e negli scritti che toccavano de lla edu caz ione e del governo dei soldati io aveva scòrto i caralleri, le impronte di una disciplina benigna, paterna, come di famiglia. Non ignorava che l'uso della mina<;cia e del castigo era in quell'esercito molto meno fr eq uente che in altri ch' io già conosceva, e che i castighi erano generalmente leggi eri . Osservai dunque attentamente e domondai , specialmente ai giovani ufficiali, e vidi e seppi quanto segue. Cogli inferior'i , l'uffici ale si con ti ene, per dirla in poche pa role, come un gentiluomo colla gente di minor conto, be11eJ1è mostri rispettare in quelli il cara ttere militare che hanno comune con lui. Il suo fare è sostenuto , piuttosto altero, non però spezzonte, talvolta un poco nspro, ma non burbe1·0, quasi sempre imperioso, sopra tutto nei rapporti di servizio. Più riguardoso verso i so ttufficial i, s' intend e, che verso i semplici soldati; più affabi le coi soldati relativamen te anziani che coi novelli . - Nel primo anno di servizio mi diceva un di lo ro - il so ldato va tr::.ttalo con una certa durezza per insegnargli il suo dovere.: negli altri


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due, specialmente nel terzo, si può e si deve trattarlo con bontà, e non v'è peri colo, o sarà caso raro, che egli ne abusi. Del resto il. vigilarne. I~ condotta s'ap.partiene principalmente a1 souuffic1alt che stanno .a contatto con lui. - In certi momenti, per esemp10 dopo le istruzioni morali, l'ufficiale risponde a[abilmente a qualunque domanda dei soldati, anche a proposito di cose affallo estranee al servizio; pr~senlando~i a loro, anche quando sono in arme, ne riceve e ricambia il buon giorno (Guten 1l1or[7en!}; volg~ndo loro la parola, li chiam a giovanotti, mgazzi, figli; ma nell'aspetto, nei detti, nel gesto si mantiene sempre superiore, mui scendendo a mellersi alla pa:i con quell.i che la disciplina militare gli dà sotlopost1. Non puo volerlo, non può neppure pensarlo, cosl fo rte è in lui il sentimen to della superiorità; il che si capisce rammentando di quali elementi P.d in qual modo sono composti i quadri di quello esercjto, i.o cui per regola non ascende al grado d'u(lìc iale chi feee il co mun e tiro. cìnio d'arme nelle file, come semplice gregario dapprima e poi com e sottufficiale. Ques ta è la riprova, per così dire, di quanto dissi già del carattere e dello spirito aristocratico-militare di quella ufficialità. I sentim en ti del soldato verso l'uffic iole possono, a mio parere, esprimersi così: rispetto, stima, fiducia, anzichè timore. Non vidi mai suldalo impaccia.Lo da soverchia soc0rrrezion e nel trattare con qualche utliciale, fosse pure d'alto grado. E credetti doverlo attribuire appunto, più che ad a]lro, a:ta temperan za nell'uso ddla minaccia e de l castigo . ìHi tornò a mente più volle ciò ch'io stesso diceva da venti a venticinque anni or sono a quei gio vanetti alla educazione militare dei quali mi fu dato concorrere, e che ora veggo uomi ni maturi alla testa di battaglioni e reggimenti: il minacciare senza effello toglie autorità al superiore, l'ubuso del castigo

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invilisce e inasprisce i sottoposti, l'uno e l'altro guastano la disciplina. - Bensl credo che la misura giusta . nell'uso di quei due argomenti discipli nari non poss~ nè debba essere la stessa io ogni paese e in ogm tempo. Gli uffi cia li tra loro si trattano, come già accennai, con grandissimo riguardo, senza badare a differenza d'arme o cli corpo, o a distanza cl i età o di grado. l i modo di presentarsi, lo scambio del saluto, frequentissimo e gentilissimo, quelle ·raffinatezze di forma che donno certe leggiadre inflessioni ai loro rapporti, possono recar sorpresa all'ufficiale straniero; ma l'occhio presto vi si assuefà, e lo spirito talvolta ne sente qualche compiacimen to, perocchè quelle finezze non souo vane mostre 10a sibbene espressioni tradizionali di quello spirito cavalleresco ond'è animata la ufiicialità prussian a. Potranno sembrare ·eccessi re io qualche momento ; milie volte meglio però un eccesso in quel senso che nel senso opposto. Bensì nei rapporti di servizio il superiore comanda con piglio e porole proprio da superiore, quando anche la superiorilù sua sia. sollanto di 'tt/~ci'o e non di grad o, come spesso avriene, poichè nei reggim P.nti prussian i i casi di sconcordanza t1·a il grado e l'unìcio sono frequenti. Vedemmo parecchi reggimenti comandati effettivamente da tenenti colonnelli, e nella cavalleria da maggiori. Il superiore dice « Io voglio fo.1· questo » oppure « Si « dovrà far questo. Ella farà, o doHà fare, o faccia « questo e questo: subito>>. Il sottoposto riceve l'ordiL1e con un rivernn te saluto e s'in ch ina dicendo « Ai suoi « comandi! (Zu Be/chl !) >). - Che il superiore alzi la voce a sa-ridare è caso raro, a mot ivo dell'allenzione .:, costante e della dtsciplinatezza e buono. vo lonli.t dei dipendenti; ma quando pure si dà, la sgridata è secca e tagliente, da risparmiar la seconda I

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.. 30 LE GIIANOJ MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO Parlando dei fatti delle u ltime guerre, gli ufficiali medesimi si fanno un dovere di render giustizia al valore dei loro nemici, e non si peritano ad asserire che nella ta le o tale al tra occasione si videro alle brutte, con espressio ni di tanla verità e modestia che più non è possibi le. La sp_avalderia è tenuta in concetto di cosa di pessimo gusto tra gli ufficiali prussiani. Vi _diranno parlando della guerra contro la Francia: abbiamo fatto quello che potevamo, senza dubbio, ma siamo stati favoriti moltissimo dalla forturrn e dagli errori dei nostri avversarii . Sì, le recenti vittorie non li hanno fatti insuperbire tanto da renderli presuntuosi e ciech i, com'è avvenuto .ad altri men riflessivi di loro. La coscienza che non possono fare a meno d'avere della loro presente grandezza non li trasse finora, e probabilmente non li trarrà, a far troppo a fidanza coll't'ncerto Marte, allo spregio d'allrui, nemmeno di quelli che da loro furono soverchiati. Se accennate a fu ture guerre possibili, vi dicono schietto che ciovrebbero esser tremende, più di quelle passate , eh' eglino procurerebbero di fare il loro dovere, ma che non le desiderano. Gli eserciti stranieri sono ai loro occhi degni di rispetto e di studio: e Lutti sanno che v'è infatti tra loro chi osserva con molta attenzione. Con noi furono cortesi in sommo grado, di quella franca cortesia militare che tra soldati va da cuore a cuore, e ci mostrarono in ogni occasione la loro grande simpatia pel nostro paese e la stima clie hanno del nostro esercito . A Zi.illichau, in un convito dato dal comandante della divisione di cavalleria là presso raccolta agli ufficiali di quella divisione, al qua le, insieme ad altri ufficiali là convenuti ed ai principali signori del paese, fummo invitati pur noi ufficiali ìtaliani, ch'era vamo i soli stranieri allora presenti colà,

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dopo i brindisi all'Imperatore, alla cavalleria, ai gentiluomini della provincia (che furono e sono tuttavia ascritti alla gran famiglia militare) e al_ comandante della divisione, questi (generale v. Loe) sorse a proporre con eloquenti e calde parole un plauso all'esercito italiano, rammentando l'alleanza del 1866, la concordanza degli interessi della Germania e dell 'Jtalia, e quel sen ti mento di profonda dev~zione al Monarca che i'esercito d'Italia ha comun.e con quello di Prussia; e il plauso scoppiò unanime, spontaneo, fragorosu. E crebbe sino all'entusiasmo allorchè uno di noi rispose a quel saluto plaudendo all'esercito tedesco e all'Alemagna. Officiali d'ogni grad9 e signori vennero a toccare i bicchieri e stringerci la mano ripetendo « Viva -« la bella Italia! Viva il Re Villorio Emanuele! Viva « l'esercito italiano!» Quanto al la cultura intelleuual.e, benché io debba convenire ch'ella è in generale nell'esercito prussiano anche superiore ai bisogni e alle P.Sigenze della mi lizia odierna, pure non es ito a dire che la ragione per la quale non ne ho fa tto cenno prima d'ora si è ch'io mi ' sono. sempre più convinto, contro la opinione di altri che di queste cose trattarono , non si debba annoverarla tra gli elernenti prim issimi e più essenzia li della potenza militare pruss iana, che sono, a mio credere, quelli di natura storica, soriale e morale di cui sopra ho tenuto discorso. Ad ogni modo r=d la non è certo cond izione singo lare nè inimitabile. Altre genti vi sono in Europa che, dotate di ingegno più pronto e fervido, dallo impul so della moderna civi ltà potranno esser portate in un tempo nc,n lungo ad uguagliare, se non soverchiare, i P'rus~iani nello sviluppo intellettuale. Nei quadri dei reggimenti che portarono )G loro bandiere trionfanti nel cuore dell' Au.:;tria e della Francia si contavano molti ufficiali che in sos tanza non aveano


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maggiore istru zione di quelli i quali · fecero COil' profitto il corso degli studii. nelle nostre scuole militari, o che nel 1859 e 60 venn ero dalle università o dallepiù nobili professioni c·ivili ai reggimenti del Piemonte, della Tosca na e della Emilia. Non so davvero dove o quando, o come abbiano pescato coloro che ci pres~ntano come tipo dell'ufaciale prussiano o germamco un sapiente che ingobbì a tavolino o invasò la mente a profonde meditazioni, e pretendono trasformare l'altero gentil uomo, cò lto sì, ma soldato innanzi tutto, in un letterato o scienziato, magari in un archeologo. Il maestro di scuola contribuì , sì, fino ad un certo pu.nto, alle vittorie del 1866 e del 11870, ma chi vinse a Sadowa e a Sedan fu il poderoso Arminio con quelle armi e quelle arti che la odierna milizia ha tratte dai suoi dorn inii, e non dalle più profonde latéhre dello scibile umano. La scienza 'militare necessaria, o anche soltanto uti:le, pe r la massima parte degli ufficiali è il prodotto di studii speciali, essen zialmente militari, assai meno astrusi ed ardui che nol credano i profani, ed a cu i gl i studii della comune coltura dànno facile avviamento e comp lemento sufficiente senza bisogno di levarsi a sublime altezza o prender campo mollo vasto. Credo ora non parrà strano ch'io non chiuçla questo· cenno intorno alle forze vive <lei!' esercito prussiano . senza dire alcun che degli ollimi ca valli ch'ei possiede. Questa è cosa affatto moderna, poichè è noto che la Prussi a ha imm ensame nte migliorato le sue razze equine in tempi vicinissimi al presente. Ora ne ha molte ne!le sue varie provincie, ma le migliori sono, senza dubb10, quelle della Prussia -propriamente detta. Il. cavallo prussiano non è di statu ra mollo alta nè . di gran membl'atura, anzi è gerteralmen!e so ttile e Jeggiero, quindi veloce ed agile. Sano, gaglial'do, saldis-

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simo di gambe, tranquillo, docile, ma pur co.raggioso, mercé d'una educazione militare riguardosa e progressiva, che ne sviluppa la possa senza so.ttoporlo a soverchie fatiche, pel corso di circa due anni, tra i 3 e i 5 d'età, lo si riduce ad un tal grado di celerità, eguaJjtà e durata di moto, che più non si potrebbe ragionevolmente desiderare pel servizio della cavalleria nelle presenti condizioni dell'arte di guerra. Si può dire ch'egli s'avvezza a non cur~r nè fatica nè ostacoli, e che impara a manovrare e cari?are conservan.do gli ordini, altrettanto, se non più, del cavaliere ch'ei porta. Vedendo squadronare quei reggimenti, vien fatto di pensare se per avventura quel bello accordo di compattezza, d'allineamento, d'uguaglianza nelle andature non sia da attribuirsi in grandissima parte ai cavalli, che attenti e volonterosi, capiscano i comandi e non abbiano bisogno d'altro per eseguirli se non d'un cenno talvolta, e che il maggior merito dei cavalieri sia d'avere istruùo i cavalli in quel modo . E cosi dev'essere la buona cavalleria. Ora che la tattica di battaglia della cavalleria si fonda sull'uso del galoppo lungo e sostenuto, i cavalieri prussiani spingono molto innanzi Je loro esigenze per tal riguardo, sin troppo secondo Ja opinione di alcuni di loro stessi e di qualche osservatore straniero. Egli è questo un periodo di lotta trn,certe idee e certe massime d'antica data e- i principii d'una nuova scuola circa la educazione e l'uso del ca vallo militare e· il modo d'adoperare la cavalleria in guerra, specialmente sul campo di battaglia. Di ciò parlerò in seguito a suo luogo. Intanto dirò che quei soffici terreni sabbiosi e netti di sassi delle pianure germaniche rendono possibile e men dannoso, se non meno faticoso, che sopra altro suolo più duro ed aspro, l'uso prolungato del galoppo disteso a cavalli che abbiano buone gambe e buona ANNO

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ferratura: e siano bene addestrali a quel:a andatura. · In fatti nei campi di Zullichau, di Lipsia, di l\'.lerseburg, di Potsdam , di Berlino , di Weissenburg, alle due estremità opposte e nel cuore della Germania e sopra un totale di una quarantina di reggimenti di cavalleria, ·abbiamo veduto il cavallo militare prussiano prendere e conservare senza sforzo, anzi con visibile buon volere, il suo bel galoppo lungo e rapido, ma uguale e tranquillo, dopo parecchie ore di màrcia e di manovra. Quelli che montammo noi ufficiali stranieri (cavalli di squadrone) galoppavano alla prima chiamata, sul finir della manovra come sul principio, e la maggior parte pareva che preferissero il galoppo al trotto, per lo effetto certamente della loro educazione e del recente allenamento. Taluno di essi che trottava male, segnatamente in terreno un po' scabroso, come campi di patate e di barbebietole, galoppava benissimo. Nè in generale si riscaldavano molto in quel galoppare, divenuto loro abituale; e fermati o raffrenati s'adattavano facilme nte alla volontà del cavaliere senza dare alcun segno d'impazienza o di spossatezza, non ostante il fitto polverone indescrivibile che spesso (sopra tullo ·a Zilllichau) empiva loro ·gli orecchi, gli occhi, le nari, la bocca, quasi direi i polmoni, e li faceva tossire per qualche minuto io modo che faceva male ad udirli e vederli. Non erano tondi e lucenti, no, anzi molti mostravano le ossa a fior di pelle; ma però andavano di buona voglia, e tornati alle stalle stavano bene io gambe e mangiavano con buon appetito; e le fiaccature non erano frequenti nè genera lmente molto gravi, nonostante il grave peso della sella e del fardello, e quantunque il nutrimento che loro si dava non fosse per vero dire in giusta proporzione colle fatiche cui erano sottoposti in quelle giornate di manovra. Vi contribuiva bensl il buono assetto in sella

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e il cavalcare leggiero ed uguale di quei ·bravi cavalieri, che mai si rilasciano e stanno ben dritti e inforcati anche quando vanno soli e di passo sulle strade o per la campagna. Forse il cavallo prussiano non è dei più sobrii nel mangiare; forse la ferratura che là si usa non è la migliore possibile, a giudizio, per es., di Austriaci ed Inglesi; ma su ciò lascio la parola ad ·altri di me più competenti in tale cose. I cavalli dell'artiglie:·ia sol}o in generale sottili anche essi, di forme svelte ed eleganti, ma animosi e di molto nerbo, e pur tranquilli come gli altri. Sono condotti con buon accordo e calma, anche nelle mosse più rapide. L'artiglieria a cavallo specialmente usa volentieri il galoppo. Presso le batterie in posizione, come dietro agli squadroni appiedati, veggonsi i cavalli scossi aspettare in una 'perfetta tranquillità che i loro cavalieri tornino a rimettersi in sella, cosicchè l'uomo che ha da guardarn,~ quattro Io fa senza difficoltà. Mollo bene montati sono generalmente gli ufficiali, compresi quelli della fanteria . Vedemmo capitani e ufficiali superiori di quest'arme, specialmente nel corpo della Guardia, cavalcare con abilità e militare leggiadria bellissimi cavalli inglesi, o delle più elette razze della Germania. Anche per tal riguardo l'ufficiale prussiano è veramente gentiluomo. Nelle parate, nelle manovre si veggono traversare il campo a carriera distesa generali, ufficiali di stato maggiore, aiutanti che paiono ussari, tanto son bene in sella e immedesimati coi loro cavalli. Si capisce però facilmente che in tempo di guerra molti ufficiali debbono esser montati su cavalli del paese, come quelli tra cui prendono le loro rimonte i reggimenti di cavalleria e d'artiglieria. E vuolsì ammettere che quei corpi i quali debbono presentarsi all'Imperatore nelle manovre annuali, che ne sono avvisati mollo tempo prima, vi si preparino per


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LE GRANDI MANOVRE DELL ESEllCITO GERMANICO

ogni ,verso come possono ·meglio. Comunque però sia, egli è ce:rto che l'ufficiale prussiano che ha l'obbligo di tener cavalli, non guarda a spesa pur d'essere ben montato. E si che molti ve ne sono che non nuotano nellà ricchezza I Ho parlato sin qui dell'esercito prussiano . Ma nell:e manovre di questo anno vedemmo pure altre truppe germaniche, e segnatamente quelle dei-regno di Sassonia. A queste può essere applicato in parte ciò che dissi delle condizioni della milizia in Prussia, in q.uanto che anche la Sassonia ha gloriose tradizioni militari antiche e recenti, una numerosa aristocrazia d'antichissima origine solita a primeggiare nelle armi, e popoli ben disciplinati e devoti alla Patria e <il Sovrano. Se non che in qt1el paese v'è un certo spirito più decisamente moderno, più somigliante a quello che va sempre più predominando nell 'Europa occidentale e meridionale, più' democratico, o meno aristocratico, diciamolo pure. La borghesia v'è numerosa, ricca, autorevole nelle città, e fa senti11e la sua influenza anche nelle campagne mercè la operosità sua ed il grande sviluppo dato all'industrie e ai commerci d'ogni maniera. L'istruzione è più ampia e profonda negli strati della popolazione che nol sia in Prussia; quindi le menti sono più raffinate, gli an imi più spigliati. Le franchigie costituzionali vi sono intese con maggiore larghezza. Quindi libertà maggiore di fallo, minor soggezione, in q.ualunque senso la si voglia inte,t;1dere,, pìù debole il p1·incipi·o d'autorità, maggiore egualità, e meno mili'tare in sostanza il paese. Le conseguenze di tali cond izioni per riguardo alla costituzione dell'esercito e alla militare disciplina e ai loro riscontri colla disciplina civile e colla sociale costituziG>ne ap .. pariscono cosl chiare, dopo quanto dissi di que!Ie della Prussia, 'che sarebbe superfluo trattenervi il discorso.

1876 '

37 Oiò non di meno nelle ultime guerre l'esercito sassone fece ottima prova; e debb'essergli si·ngolarmente .ascritto a grandissimo merito il modo nel quale seppe lottare conLro l'avversa fortuna nel ,1866. Kon'iggra.Cz ·è .Per esso un nome forse più glorioso di quelli stessi di Gravelotte e Sedan. Quanto a scienza, credo non abbia da temere confronto alcuno. Coltissimi gli uffi.·ciali, ben istruiti i soldati. Un reggimento sassone in .armi ha un aspetto che colpisce a prima vista: par tutto -composto di giovani di huona condizione, di studenti, di cadetti: l'intelligenza, la svegliatezza vi rifulgono da tutti i volti. L'ufficiale non vi fa tanto svieco come nel reggimento prussiano. Insomma, sotto la quasi perfetta ugu,aglianza dellè forme, vi sono tra quei due eserehi èiflèrenze essenziali non lievi quanto a condizioni sociali, morali e militari. Per tal veduta, e considerando la cosa dal punto nostro; parmi non errare dicendo che l'esercito sassone somiglia più del prussiano a quelli degli altri paesi più civili d'Europ'à, quantunq11e per omogeneità, saldezza e coltura mi sembri superiore ad essi. Un'altra qualità mi parve spiccarnei Sassoni; un fortissimo amor proprio, che deriva certamente dalla loro ·storia e dalla avanzata civiltà loro , ma cui forse è anche stimolo l'esser cittadini e soldati di piccolo Stato. A Lipsia, a Merseburg, vedemmo manifesto in loro un vivissimo desiderio di apparire non inferiori in nulla ai foro fratelli d'arme della gran Prussia. Il giudizio deIl'Imperatore, lo si capisce facilmente, non poteva es.sere che un elogio; ma fu espresso con accento di profonda convinzione, e conforme al suo fu quello di tutti gli spetta.Lori militari. Infatti le truppe sassoni si prese0.tarono alla parata in una tenuta così fresca e linda da meritaT l'ammirazfone di eoloro stessi che ,aveano assistito pochi dì prima alla mostra solenne NELL'ESTATE DEL


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della Guardia prussiana; sfilarono con precisione inappunlabile e con aspello veramente marziale; manovrarono con abilità e scioltezza. Negli schieramenti, nell'uso del fuoco, negli attacchi mostrarono perf'eua cognizione della tattica odierna applicata a quei loro terreni. · La cavalleria e l'artiglieria loro sono ben montate, però in generale con cavalli di razza prussiana, perchè la Sassonia non ne possiede del proprio bene adalli a quegli ufficii. I cavalli che furono messi a disposizione degli spettatori officiali appartenevano la massima parte alla scuola d'equitazione. Del resto, tanto nell'esercito sassone come nel prussiano, come ' pure nelle truppe degli altri Stati della Germania, gli effetti delle grandi guerre recenti e del si- , sterna d'armamento nazionale secondo le idee prussiane appariscono visibilissimi nelle.i. presente composizione dei quadri, che · si trovano nelle migliori condizioni possibili di se1·vibilità, o vogliarn dire attitudine, in quanto che gli ufficiali che debbono condur le truppe al fuoco sono nella pienezza della loro vigoria, e non si veggono uomini d'età avanzata se non taluni nei più alti gradi. Capitani, maggiori, colonnelli, generali sono relativamente giovani, svelti, bene in gambe e bene a cavallo. Aggiungasi a ciò che gli uomini di quella ra,zza, di quei paesi, si mantengono sani e ro- . busti un buon tratto oltre i cinquanta anni, a paragone di quelli d'altri paesi e d'altre genti di men ferrigno temperamento e di più molli costumi. L'Io~peratore che porta così fieramente i suoi ottanta anni e galoppa come un ussaro al sole, alla pioggia, nel polverone, è un miracolo, ma sono pure ammirabili quei generali di oltre sessanta anni che possono passare metà della giornata a cavallo senza esser costretti a stare a letto l'altra metà. Quante volte ho veduto co-

39 .

NELL'ESERCITO GERMANICO

LE GRANDI MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO

lonnelli e generali, e non dei più giovani, dopo la manovra tornarsene tranquillamente a cavallo alle loro stanze, lontane talvolta parecchi chilometri, ed ho cercato invano coli' occhio un veicolo qualunque che avrebbe potuto benissimo esser là a' loro servigii in qnalche parte della campagna! E così l'ultimo giorno della manovra come il primo! . Difetti ogni umana cosa ne ha. Nell'ordine delle cose militari la buona fortuna li vela; li scoprirebbe la cattiva, anzi li aggraverebbe. Io credo di averne accennato taluni a chi sa leggere, bensl o lievi o compensati dal riscontro di qualche pregio al cospetto della pura ragione militare,. perocchè dei gravi a me non fu dato scorgerne. !Ui unisco quindi colla più intima persuasione a quei che credono che l'esercito germanico, e singolarmente l'esercito prussiano, com'è ora, sia un perfetto e potentissimo istrumento da guerra.

(Continua).

c.

CòRSI.


CONSIDERAZIONI

CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMENTO ECC, 41 ottica fra Parigi e Lilla, il cui buon esito assicùrò la riuscita del sistema. Il primo dispaccio trasmesso per mezzo del telegrafo Chappe, fu l'annunzio ali' Assemblea nazionale residente à Parigi deHa rfoonqui'sta di Condè, t 0 settembte 1794, per parte dei Francesi, segnalato dalla stazione telegrafica collocata sulla torre di S.°' Caterina a Lilla alla 51:aziòne di Parigi la quale era stata impiantata sulla -cupola del Loavre (1). In seguito insigni scienziati apportarono dei notevoli miglioramenti al telegrato Chappe, che si estese su tutta la Francia, rendendole grandissimi servizi, spe~ ciafmente durante le guerre della repubblica: e dell'impero, fino a che dovette cedere il posto a quell'altro portentoso trovato ·dall'umano ingegno che è la teFe.graffa e!ettrìca. · Prima ancora che l'abate Chappe donasse alla Francia il suo mera~iglioso trovato, altri uomini dotti avevano cercato di 'utilizzare l'elettricità statica come mezzo di comunicazione rapid'a fra due punti separati da grandi -distanze; ma le loro esperienzè rimasero allO' stato di semplice studio scientifico essendo la produzione deFl'elettricità statica rroppo faticosa ed il suo isO'fa.,. meuto troppo difficile perchè si potesse applicarla ai casi pratici. L'onore di scoprire il mezzo che doveva poi condurre alla soluzione del grave problema della telegrafia elettrica era riserbato ad un Italiano, ad Messandro Volta. Gli interessan,ti esperimenti del Galvani condussero questo . sommo fisico nell'anno 11800 alla seoperta della pila che p·orta il suo nome, la quale, sostituendo alle 1

S"ULL'

ORDINAMENTO DEL SERVIZIO TELEGRAFICO PRESSO GLI ESERCITI

I. In tutti i tempi si cercarono i modi di trasmettere il pensiero alle grandi distanze servendosi di segnali convenzionali; ma nei secoli che precedettero, e fino all'anno 17~3, il limitato progresso fatto dalle scienze fisiche non- permise di sortire dalla cerchia dei mezzi usati già dai popoli primitivi, quali il fuoco, il fumo, . le bandiere, il suono degli strumenti, ecc. Gli studi fatti dall'1monton, dal Hooke e dal H1)ffmann verso la fine del secolo xvn e quelli del Bergstrasser, che vennero pubblicati nell'anno 1874, i quali tutti tendevano ad un medesimo fine, cioè la segnazione ottica a distanze che superassero quelle fino allora possibili, non ebbero alcun esito pratico, sebbene possano avere preparato la strada a chi, di diritto, viene riconosciuto come l'inventore della telegrafia ottica · ' l'abate Claudio Chappe. Dopo molte ricerche ed infruttuosi tentativi, costui riuscì a stabilire nell'anno 1794 Ia prima corrispon'denza 1

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( 4) BooTEMPES Editore Dunod.

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Le systime tèlégraphiques, ecc. Parigi, 4S76.


42 CONSIDERAZIONI SULL'ORDINA!IIENTO macchine elettro-statiche una sorgente elettrica permane:ite, apri alla scienza un'era novella, ed alla telegra fia il mezzo di svilupparsi. Le correnti eleuriche della pila vollaica non tendono ad abbandonare i corpi su cui si fanno circolare, com e l'elettricità statica, nè subiscono sensibili disperdi menti luogo il loro cammino anche per spazi estesi, e per queste loro proprietà esse sono specialmente adatte agli usi della telegrafia elettrica. I fisici si occuparono seriamente di poi del modo di applicare le correnti eleuriche alla telegrafia ed a tale scopo essi fecero numerose esperienze. Nell'anno 18 11 il Soemmeriog ideò un sistema di tel egrafia il quale basa sul principio della decomposizione dell'acqua per mezzo <lelle correnti ; nel "8'19 l'<Erstedt fece conoscere l'azione delle medesime sull'ago calamitato e subito dopo Am pert propose di sostituire alla decomposizione dell'acqua la deviazione di aghi magnetici nel telegrafo Soemmering. La scoperta della magn etizzazione di ferro dolce sotto l'influenza dell'elettricità fatta da Arago nel •\8'.20, e quella delle pile a corrente costante di Becquerel, Daniet e Bunsen completarono la serie delle cognizioni teoriche necessarie per applicare l'eleltricità alla telegrafia. In seguito Gauss, Weber, Magrini ed allri tentarono di semplificare l'appare_cchio ideato da Ampert, senza utile pratico però. Nel 1 ~37 Steinheil ideò un apparato in cui agiva un sol ago che, deviando per !'_azione della correo le, spingeva una striscia di carta contro una punta bagnata d'inchiostro, per cui restava sulla medesima impresso un punto nero; dall'aggr1Jpp_ameoto di questi punti risultavano differenti com binazioni che rappresentavano dei segni convenzionali. Con questo suo telegrafo egli 1 1

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l

DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEI

,i,3

stabilì a Munich nello stesso anno la cornunicazio~e elettrica fra due punti separati fra di loro da una distanza di 5 chilometri, e per il primo si servì della . terra per completare il circuito. Nel •1838 l'americano Morse presen tò un 11pparecch10 brevettato, che su di una striscia di cart_a mar~ava delle linee e dei punti, nel quale vedevasi applicata per la prima volta l'elettro-calamita, da lui _ideato, a quanto pare, nel ·I 832. Questa prima ~acch1na Morse si distinO'ue da quella ora in uso .spec1alrnenle per la o form a e le dimensioni dei rocchetti. . Nell'anno 1839 Wheatston e Cock fecero co~trmre la prima linea eletLrica che rispon desse ai bisogm della pratica, sulla ferrovia Pudington. e West Drayton . Il Wheatslon si rese ancora pr1 ma grandemente be_nernel'ilo della telegrafìa elettrica per avere t1:ovato 11 modo di stabilire approssimativam ente la veloc,_Là _delle correnti e determinato la miglior forma da da~s1a1 rocchetti dell'elettro-calamita ed ai ga lvanometri; per Ja invenzione dei relais o soccorritori e dell'apparato ad ago calamitato che porla il suo nome, per non diee d'altre . sue invenzioni non meno importanti. La teleo-rafia eletlrica non avendo trovato prnna dell'anno 1839 alcuna pratica applicazione, si attribuis~e al Wheatston la maggior parte del merito e della glona di questa arandiosa scoperta. 0 È bensì vero che all'epoca in cui Whealston costrusse la prima linea elettrica fra Puding_ton e West Drnyt~n, il ~!orse faceva delle esperienze d1 telegrafia elettri ca in America; ma la prima linea telegrafica venne colà impiantata solamente nell'a~no "84-3 e fu quel-la stabilita fra Washington e Baltimora. In Francia la prima linea che venisse costrutt~ f~ quella di Parigi-Rouen,. ed in ~uesta ~i~~osta_nz~ s'. nconobbe l'opportunità d1 sopprimere 11 filo d1 ritorno..


CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMEN·TO

.I primi tentativi di applicazione della telegrafia elettrica ~u 1asta. scala incontrarono delle serie difficoltà a m?l1v~ degli apparecchi, che erano imperfetti, e del cattivo isolamento del filo; eppercio dovellero trascorrere ancora alcuni anni prima che la medesima entrasse nel dominio del pubblico. Infatti fu solamente ~~l!'~n~o 18.46 che sorse nel paese dell'allività e del] m1z1~t1va, rn Ing.hilterra, ove la novità non ispaventa, ~a st1n:ola, la prima grande compagnia .per l'attuazione d1 9uesto portentoso mezzo di comunicazione. A pa.rt.ire da_ quest'epoca la rete telegrafica si estese su luttt 1 paes1. I mezzi cli trasmissione si perfezionarono e ciascun anno segnò un nuovo progresso nella telegrafia.

II.

~ochi .anni dopo che in Inghilterra si era addivenuti ali attuazione. su vasta scala della telegrafia elettrica, presentav~ns1 n~merose occasioni di applicare questa moderna J>nvenz10ne- a servizio degli eserciti guerreggianti. I primi a servirsene furono gli alleati in Crimea meno p~rò come mezzo strategico che per ragioni di -comod1ta. Tre ~noi dopo es:a trovò un più esteso impiego nella rep:ess1~ne d~lla rivolta delle truppe indigene nelle Indi e Or1en tah per parte deo-li Ino-Jesi. L'i~surrezione scoppiata ~ Me~rout (Bengala) nel maggi~ 1857, aveva preso allarmanti proporzioni essendosi. estes.a su quasi tu tta la vasta penisola. Le truJilpe inglesi, divise in colo nne separale le· une drall'e

DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI :ESERCITI EUROPEI

4,5

altre da grandissimi spazi, si spinsero fino al centro del paese; importava quindi al governatore generale residente a Calcutta di mettersi colle medesime in diretta e rapida comunicazione e si ricorse alla telegrafia elett1·ica. Le linee vennero stabilite con materia.le rac... colto sul luogo, e constavano di filo rivestito e scoperto steso semplicemente sul suol o;.Ie sabbie ardenti isolando il filo, rendevano possibile la comunicazione. La guerra durò due anni e la telegrafia, tenuto co nto dei mez,zi di cui disponeva, prestò buonissimi se1·vizi. Nella campagna del ~ 859 tanto gli allea.ti che gli Ausldaci si servirono della. telegrafia elettrica come mezzo di comunicazione. Gli Austria.ci costrussero nella Lomellina alcuni brevi trooc:hi di linea con piccoli pali, muniti di un isolatore a cam pana di guttaperca, ed i Piem ontesi altri con aste sottili alte tre metri,. e con filo di rame. I Francesi riattivarono le più importanti della Lombard ia, distrutte dal nemico, linee telearafiche o servendosi del materiale ordinario che seco trainavano su appositi carri, o di quello raccolto sul lu ogo. In nessuno dei casi fin qui accennati gli eserciti disponevano però di un servizio telegrafico regolare. Un primo esperimento in questo senso venne fatto dall'ese rcite• italiano nella campagna del .,1 860-61. I due corpi d'armata che partendo contemporaneamente dalla Toscana e dalle Romagne sotto gli ordini dei generali 'Della Rocca. e Cialdini si congiunsero ad Osimo per irlll'aprendere un iti l'assedio di A~cona, ?OP 0 · di aver operato l'uno, il IV°, nelle ~larche e l a!LL'O, il V, nell'Umbria, furono mantenuti io continua e<l istantanea comunicazione traverso gli Apennini per mezzo di due linee telegrafiche. Sotlo Ancona le truppe assedianti erano messe in comuni cazion e fra loro e col quartier generale, e questo colla rete telegrt,1fica dello Stato, per mezzo di una linea lunga circa 20 chilometri. 0


li6

CONSIDERAZIONI suu'ORDINAMENTO

Alloroo a Gaeta si costrussero non meno di 40 chilometri di linee telegrafiche con ·sei stazioni, e tra lUolo di Gaeta e Sora erasi pure staQilita una comunicazione telegrafica lunga 90 chilometri, con tre stazioni, fatta con pali di filo di ferro., Sul Garigliano le due ali delle truppe naiionali erano in comunicazione fra loro e col quartier generale per mezzo di una linea lunga chilometri 1 O, con tre stazioni. Infrne sotto Gaeta fra il quartier o·enerale e la bat. . " ter1a d1 Monte Torlano, era stata stabilita una linea con filo rivestilo di guttaperca, lungo chilometri 8; altre linee,. co~trutte con filo scoperto, riunivano le truppe .assed1aut1 fra loro e col qua.rtier genei:-ale. · Queste linee, alcune delle qu.ali vennero stahilite in condizioni difficili e mantenute in esercizio -per lungo tempo, fino a tre mesi, funzionarono senza gravi interruzioni e soddisfacendo sempre alle esigenze del servizio (1). Tanto lo stabilimento delle linee che la trasmissione dei dispacci, erano affidati ad ufficiali te]eO'rafici de. . presso l'esercito dal Ministero dei lavori " 'pubstrnall blici in seguito agli accordi presi col Ministero della guerra. Se noi siamo stati i primi a portare in campagna un ben ordina.lo sistema di telegrafia, non lo fummo però ad introdurlo quale ramo regolare àel servizio militare, avendola i Prussiani adottato éome tale fino 'dal<l'agosto 1856. Nel 1862 l'organico delle sezioni telegrafiche da campagna prussiane· poco si scostava dall'attuale. · Nelle guerre che si comballerono in America, in Europa, ed in Africa dal 1861 in poi questa moderna

{f)

MATTEUcc1. -

Manuale di telegrafia elettrica.

(

DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESEI\CITl EUROPEI

,i.7

invenzione trovò sempre maggior impiego, crescendo d'importanza coll'aumentare degli eserciti. . . Per raO'iooi di brevità tralasciamo di descrivere m1" . . . nutamente una per una le numerose circostanze m c~1 ,e ssa ebbe a concorrerè nelle imprese guerresche, 1_1mitandoci a richiamare succintamente alla mem~na del lettore le epoche ed i fatti più salienti del suo impiego. . . . .. , . La guerra di secessione negli Stati Umti d America offre esempi moltissimi di "linee tel~gr~fiehe c~strut~e .con grande prestezza sia sui camp1 di_ battaglia, sia negli accantonamenti, sia nelle marc1e. Il genera!e Shermano ne fece estesissimo uso nella sua marcia traverso la Carolina e la Georgia, e spess? egli fu _in grado di dare contezz~ di sè due ore dopo il suo arrivo in una posizione (1). · Nella guerra di Danimarca la telegrafia tr~vò reg?Iare ed estesissimo impiego. tanto da parte degh a,lleat1 che dei Danesi, rna.lgrado le difficoltà che s'incontrarono nella costruzione delle linee causate dalla natura del .suolo. Dopo questa guerra i Prussiani attesero alacren:iente .ad aumentare il materiale telegrafico e due anm ap:presso tanto le tre armate che invase~o la Boemia, che quella del Reno, erano provvedute d1 quan~o occorreva per man~enere inalterata la comu01caz1one ~ele,grafica fra i corpi che la componevano e la capitai~ del regno. Nè la prodigiosa rapidità delle mosse formo ,ostacolo allo svolgersi delle linee. Gli Austriaci disponevano essi pure di un parco ,telegrafico in Boemia e di altro parco in Italia. Le sezioni telegrafid1e nostre, addette nella guerra

(4) ·F1x. -

La télégraphie militaire. Parigi 4869.


48

CONSIDERAZIONI SULL'ORDINA.MRNTO

del 1 R66 alle due .arma te italiane, avevano ordinamento presso che uguale all'attuale. N.eUa spediz,ione d'Abissinia, 1868, gli Inglesi maoclav:a1;1,o da so tto le mura di l\1~gdala dispacci a Londra direttamente. Essi avevano all'uopo stabilita una linea t~legrafica traverso quest'inospitale paese, la quale arrivava dal ,l\fare Rosso fino nel cuore deJ regno di Teodoro. Questa linea venne costruita con filo rivestito (Hooper) e si sviluppava man mano che le truppe avanzavano. I Prussiani, che nel 1864 avevano solo~due sezioni telegrafiche, e quattro nel 1866, ne posse-devano nel ~ 870 sette da campagna e cinque da tappa. I due corpi d'armata l;>avares i e quello vurtemberghese avevano inoltre ciascuno una propria ~ezione telegrafica da campagna. I servizi resi daJJa telegrafia militare ai confederati tedeschi .0el corso di questa guerra non furono pochi; essa spiegò la sua attività tanto nell'avan7.;arsi delle armate q~anto nell'investimento di Metz e nell'assedio di Parigi. In complesso -le sezioni telegrafiche tedesche costrussero circa 2600 chilometri di linee tra ordinarie e da campagna, ne riattarono chilometri 8300 ed impiantarono_ 6111 stazi~ni nuove; la Joro operosità si può ben dire straordmaria. . I :Francesi non mancarono dal canto loro di farne ~ure. a,mpljssimo . us~, e quando i disastri della guerra h privo delle sez10m telegrafiche militari, essi fecero appello al patriottismo degli impiegati dell'amministrazione dei telegrafi dello Stato, che vi corrisposero con quel-fa. abnegazi.one che è propria dei fio-li di quel nobile paese. L'applicazione della telegrafia elettrica alle operazioni militari prese, come si vede, proporzioni tali, che oggi si può sostenere, s.e nia tema di 1

DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEI

..

49

esser contraddetti, essere ormai la medesima strumento potentissimo di guerra presso tutti gli eserciti ed ovunque i medesimi sono chiamati a combattere. ·

Ill.

Nei suoi rapporti con le operazioni militari la telegrafia elettrica in genere esplica la sua attività in due modi : essa è cioè chiamata a stabilire le comunicazioni nella zona di operazioni delle truppe combattenti, o dietro le medesime, nell'interno del paese. Nel primo caso il servizio di telegrafia si suddivide in due parti, cioè in servizio di telegrafia da campaana ossia di prima linea, ed in servizio di telegrafia ti da riserva ossia di seconda linea. Le sezioni telegrafiche di prima linea seguono le truppe immediatamente nelle loro marcie e fazioni camp.ali. ed hanno il còmpito di mettere i quartieri generalt d1 corpo d'armata e Je divisioni staccate in co~unicazion~ sia fra di loro, rispettivamente con il corpo d ar~ata, sia col quartier generale d'armala e questo con 11 comando supremo dell'esercito. Per la natura stessa del servizio che codeste sezioni hanno da disimpegnare le medesime devono possedere mobilità simile a quella delle batterie da campagna. la lunghezza del filo conduttore di cui sono dotate le sezioni di prima linea varia fra limiti abbastanza larghi; le prussiane ne hanno per esempio chilo~etri 35,2615 e le francesi chilometri 65, ivi compreso anche il cordone subacqueo. . Le attribuzioni delle sezioni telegrafiche di seconda lmea sono in tutti gli eserciti ad un dipresso le meANNO

xxn,

VoL. 1.

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IS(l

CONS IDEII AZlONI SULL'ORDINAMENTO

desime e comprendono il servizio di tappa, l'allacciamento delle linee da carnpngna con la rete lelegra~ca dello Sta lo, la demolizione delle linee da campagna. all'avanzarsi dell'esercilo per ricostruirle con materiale più soliJo, il riattamento del le comunicazioni telegrafiche ordinarie e sirn:li. , Le sezioni di seconda line:1 non hanno pero_uguale ordinamento nei diversi eserciti; anzi in taluni, come nel nosu·o, formano con quelle da campagna un solo orgonico. . . . Nell'P.sercito fran cese le medesime sono d1slinle da quelle di prima linea sola:ne~te per il posto che ocGupano nell'ordine di balloglia; .nel reslo , tanto le sezioni di prima che di seconda linea, banno. ~n nu~ mero di personale uguale ed identica co1npos1Z1one de1 parchi. . . . ·. cr Nell'e~ercito tedesco le sez1orn d1 riserva son~ O~oa~ nizzate secondo i medesimi principii delle .sezio.m_ d1 ca;11 pagna, hanno però ni aggio1: ~urnero. d uom 1m e quan tità di materiale; i rispett1v1 parclu co~tengono circa ch ilometri 12t di fi lo conduttore. Og~1 armata tedesca cQn la una o due sezioni telegrafich~ d~ c~mpa.,.na ed una sezione di riserva; essa ha qu10d1 circa 160, etl eventualmente 495 chilom. di ~lo condut~ore. L'esercito francese possiede 18 parchi teleg r~fic1. p~r le sezioni di prima e seconda .linea e 4, parchi d1 riserva; il suo materiale teleg rafico da g.uerra . basta quindi per slabilire una linea del complessivo svilu ppo . di chilom etri 4631-. Da no i com e é noto, ogni arma ta ha u na sezion e tele.,.rafic~ con 5\. 1/! chilom. di filo, compreso quello che° è cari cnto sul carro di riserva . li parco del genio d'armala ne ll'ese.rcito nos1ro com: prende inoltre altri 46 carri di. mat~r1~le Leleg'.:afic~ d1 guisa che ogni armata è for.01ta d1 c~rca 22i>..chilometri di filo conduttore e d1 , 1 carri tel~grafic1. 1

DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEI

IH

La maggior quanti tà di materiale telegrafico che riscontrasi nella formazione di guerra delle nostre armate di fronte a quelle prussiane ed austro- ungariche, per le quali supponel'ldo l'armata composta di tre corpi di armata lo sviluppo totale del fil o può misurare da chilometri 130 a 175 circa, trova la sua spiegazione nell'ordinamento dei rispettivi servizi telegrafici. Da noi il servizio telegrafi co in campagna è di assoluta competenza del genio milil&re, il quale provvede in modo affallo indipendente dall'amministrazione dei telegrafi dello Stato ai bisogni dell'esercito; in Austria ed in Prussia invece le amministrazioni dei telegrafi dello Stato essendo in caricate del servizio delle lin ee anche nella zona d'operazioni, restano pure incaricate di rifornire le sezioni telegrafiche di seconda linea dell'occorrente maleriale, e queste a loro volta riforni scono quelle di prima linea. L'ordinamento prussiano ha sul nostro, oltre ai vantaggi di cui parleremo in seguilo, quello essenziale, specialmente per noi, di richiedere un numero di carri stazione di gran lunga inferiore al nostro. Al seguito delle truppe non si trainano pre,;so una armata prussiana che tre carri stazione propriamente delli, e sono quelli della sezion e da campagna, o tutto al più sei, quando essa ne ha due. ·Da noi invece il loro numero ascende a 26 carri stazione, di cui 2 sono presso la sezione telegrafica e 24 presso il parco del -genio d'armata. • Volendo poi ten er conto anche delle vetture destinate al trasporlo degli impiegati telegrafisti, di cui sono provviste tanto le sezioni di riserva che da campagna prussiane, le qu ali contengono l'occorrente per l'impianto di una stazione sulla vettura stessa, converrebbe aggiungere alle cifre sopra riportate altre 9 vetture per il pl'imo caso cd 1 ·1 p'er il secon do, di guisa c,he il 1


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CONSlPERAZIONl SULL'ORDINAMENTO

rapporto fra il numero di carri stazione che costituiscono la dotazione di un'armata attiva italiana e prussiana sarebbe.sempre di 26:,12, eventualmente di 26:17. Le relazioni che esistono fra la telegrafia militare e quella dello Stato in Germania, rendono alle sezioni telegrafiche da campagna e da riserva facile il rifornirsi di materiale e di Lelegrafist.i presso l'amministrazione dei telegrafi dello Stato. Lo stesso si può dire dell'Austria ·e della Francia le quali organizzarono il servizio telegrafico militare su principii simili a quelli che servirono di base alla sua organizzazione nell'eserci to rrussiano. All'infuori della zona di operazioni, ossia in 2~ linea, il servizio delle linee tel egrafiche è fatto presso tutte le nazioni anche in tempo di guerra, e nell'interesse degli eserciti, dagli impi egati tel egrafici civili. Le line e telegrafiche dello Stato essendo chiamate a mettere i comandi generali e le intendenze d'armata in diretta ed istantanea comunicazione con la base d'operazione, gli uffici centrali, i depositi d'approvvigionamento e d'armamento principali e sussidiari, le piazze forti, ecc. esistenti nello interno del proprio paese, non possono non avere grandissima importanza nella cond otta delle guerre, siano esse offensive o difensive. I servizi che 'questo moderno mezzo dì comun icazione rende agli eserciti combattenti so tto questo ri spe110, sono quindi incomparabilmente maggiori di quelli, già non lievi, che H medesimo presta nella zona d'operazioni. Se è grande la sua attività in favore degli eserciti in campagna, un'allività. altrettanto decisiva gli è riservata nel periodo di preparazione alla guerra, in cu i la telegrafia elettrica appare quale ausiliario efficacissimo ·· di quell'altro moderno strumento di guerra, che è la ferrovia.

r f I

DET, SERVI2'.10 TELEGRAFICO NRGLl ESERCITI EUROPEI

53

La guerra di secessione negli Stati Uniti dell'Ameri.ca, quella di Danimarca, l'austro-prussiana: e più d1 tutte la guerra fra nco-germanica servono d'illustrazione all'asserto. . I mezzi cui un paese dispone per la comunicaz10ne elettri ca vogliono quindi essere considerati quale elemento di civi ltà e di progresso non solo ma ben anche di forza militare. ' Nelle guerre ~[ensive importa assai di conoscere il t~rre~o da invadersi anche·sotto l'aspetlo della comunicaz10nc telegrafica, dovendo questa in caso di successo servire per gli usi dell'aggressore. Il nemi.co po trà interrompere Ja comunicazione non ~ai però distruggere le linee in modo da renderle ~nseryibili ~ffauo, per la ragione che è nel suo proprio mteresse d1 conservarle intatte fino all'ultima ora. Al momento di ritira rsi gli mancherà di solito il tempo per rovinarle di pianta. L'ultima grandiosa guerra prova la verità del fatto· basti ricordare che i Tedeschi riattarono 8300 chilo: metri di linee fra ncesi. Allo scopo di dare un'iJea dei mezzi di cui i diversi St.ati europei dispongono per la comunicazione elettric_a,. riassumiam~ in una tavola sinottica i principali dati mtomo alle rJspetti ve reti telegrafiche.

?i


56

57 novero delle nazioni che possiedono un servizio telegrafico conforme ai bisogni dei tempi; molto meno poi lo possono la Grecia, la Serbia, la Rumenia e la Spagna, le cui comunicazioni elettriche non reggono il confronto con quelle dei paesi prima citati. Negli altri Stati la popolazione è. troppo differentemente distribuita, epperciò anche gli uffici telegr~fici, per volere ricavare, dal totale della superficie dei medesimi e dal numero degli uffici, un termine di confronto che ci permeU!J. di giudicarli alla stregua dei · paesi presi in considerazione nella nostra tavola. D.EL SERniro TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUI\OPEI

CONSIDl!:RAZtoNI SULL'ORDINAMENTO

I dati esposti nel presente quadro riferendosi ad epoche diverse non permettono di fare dei confronti assoluti sullo sviluppo della comunicazione elettrica nei paesi ivi contemplati. Tuttavia dal medesimo si rileva che il Belgio, la ~vizzera e l'InghilteITa hanno il più esteso sistema dì rete telegrafica. Senza tema di esagerare di essi si può dire che ornai non hanno parte remota o luogo il meno importante che non goda dei vantaggi che offre questo sorprendente trovato della scienza moderna. Fanno seguito · in ordine d'importanza l'Olanda, la Germania, la Francia, l'Austria al di qua del fiume Leitha, la Danimarca, l'Italia, l'Ungheria ossia i paesi posti al di là del fiume Leitha. Quale importanza annella la Germania allo sviluppo della rete telegrafica dell'Impero lo provano le sollecite cure con le quali il suo governo attende a renderla sempre più fitta. Nel ·1871 la Germania contava un ufficio telegrafico per ogni 14-5 chilom. quadri circa, e ne! 1&7-i essa ne possedeva già uno per ogni ,108 chilom. quadri. Nè l'llalia occupa posto disdieevole alla posizione che le compete come grande potenza e Stato civile anche 'in questo importante ramo del pubblico servizio, come evidentemente appare dai ragguagli riassunti nel nostro prospetto. Se poi si considera che all'epoca della costituzione del regno nel 186 I la lunghezza delle linee telegrafiche italiane non superava i 9860 chilom. e lo sviluppo dei .fili i 15900 chilom., mentre il numero degli uffici era limitato alla cifra di 3:55, havvi ogni ragione di essere soddisfatti del progresso fallo dalla telegrafia italiana negli ultimi tre lustri. Il Portogallo con un ufficio telegrafico pèr ogni 629,5 chilom. quadri, non può più essere compreso nel

Questo nostro lavoro era già pronto per la stampa quandti uscì l'almanacco di Gotha per l'anno '1877. A pag. 1O15 il medesimo ha riunito in una tavola simile .a quella da noi compilata i dati statistici che concernono il movimento postale e telegrafico di tutti gli Stati europei e dei principali Stati delle altre parli del ~lobo. Detta tavola conti_ene pure le lunghezze delle lmee telegrafiche e lo sviluppo dei fili secondo le più recenti notizie, epperciò ne riportiamo quella parte che ci interessa, pur conservando la prima, offrendo cosi · -0pportunità ai nostri letlori di confronti interessantis,simi intorno al progresso fatto nei diversi Stati negli uhimi anni. Con vera compiacenza facciamo risaltare che l'Italia nel triénnio dal 1872 al 1875 ha aperto non meno di 404 nuovi uffici telegrafici.

•


Reti .tele.grafiche .degli .Stati euro.pei (n.

SuperflciB

Lunghezza

quadrati

telegrafiche

B

e

D

300190,90

1874

3'1732

chilometl·i

A

Austria

a cui

si riferiscono i dati coote nµti neJJe · colonne

in PAESE

Chilometri

Anno

D,E,F,G

quadrati

de,lle

Sviluppo

Uffici

linee

dei fili

telegrafici

corrispondenti per ogni ufficio

F

G

82718

2067

145,2 C7 51,5 (1

E

Belgio.

29455

1875

4909

20512

574

Danimarca

38237

1873

2545

7049

174

Francia

52857:J

187~

47055

12580~

3658(2)

144,5 (6

Germania.

54062..8

1874

4,2571

'149410

4992

108,3

(5

Gran Brettagna (3) ed Irlanda

314951

1872

35500 ·

'169457

5400

58,3

(3

50123

1873

50

1002,4

(12

316694

1B74

6415

10276

107

32840

1875

3431

12365

328 (2)

100,

(4

93156

1875

3786

4312

148

629,5

(11

120973

:,r 1874

3819

6398

82

1872

57780

107710

648

43555

1872

1376

2051

Spagna

5Q7036

1871

11754

· Svezia.

444814

1874

4'1418

Turchia (europea).

Grecia.

l

219,8

(8

11475,3

(14

30

14.52

(IS

25514 (1J

193

2627

(15

784·8

18633

48'1 (2)

1873

5960

15801

800 (2)

364037

1874

28035

46730,

399

Ungheria.

323854.

1874

13710

46453

856

383

(IO

Italia.

263059

1872

19369

67475'

1288

230

(9

5410046

Svizzera

I

I

51,8

z· ~--- ,--

(2

(!} I dati qui riassunti li abbiamo ricavati, per la parte che rigu~rda l'Italia dall'Italia economica del 1873, oper.a compilata dal a direzi,•ne di statistica ·d'ord i,ne del ministro d'agricoltura, inciustria e commercio; per la Svezia e Norvegia dall'op,,ra•

La Sve•(q,. all'_espasizione di Y.ienna del 1873; per la Russia dalla Regtstranda del orande st<.1,to maggiore pruss.iano, auno 1873, e per gh al1.r1 Stati dall 'Al'nt-anacco dt Gotha 1876. (2)

.

Compi.esi quelli delle ferrov ie appan enenti a società.

(SJ Nell'anno 1<>68 lo s,i l uppo del 1ìlo era uo-uale a chilom. 15409 ed il numero degli uffici 5098. (4) L'Alma~acco àt Gotha per l'anno 187(1 dà: il seguente prospe tto dello linee telegrallche russe al 1° gennaio 1874. a) Linee dello stato ( Jn Eu.ropa 47718 I In Asia . . 11609 b) e) à)

l·

· '

Linee delle compagnie d• lle strade ferrate. Linee delle compa:guia anglo-indiana . . -. Altre li nee pr.i vate. . . ·. . . . TO,TALR

Linee 59322

, 114686

1~08 37S5 758.

32530 7868 360

78473

155'144

FIio

Uffici 673

J }498


-e

Anno a cui Lunghezza Superfici.~ si riferiscono delle in i dati' chilometri espres~i linee nelle quadrati telegrafiche col·onne D,E,F,G,-H

PAESE

B

A

e

Chilometri Sviluppo

Uffici

dei fili

telegrafici

quadrati

Numero

corrispondenti

dei

per ogni

disp~cci

ufficio

D

E

H

G

F

-624044,90

Austria-Uogheria.

47170

133004

3099

201,4

(S

6804000

Belgio(~)

29455

1874

4959

22085

586

50,3

(2

4117000

Danimarca

38237

1875

27~0 .

7653

203

188,3

(7

912000

Francia .

528577

1875

51700

1'44579

4266

123,9

(6

10952000

Germania

5.40628

1875

45273

163216

5434.

100

(4.

136&1000

Gran Brettagna (2) .

314951

1872

39208

169437

5600

56,2 (3

20766000

50123

1875

1600

1800

69

726,4

316694

1875

7175

12405

171

-

Grecia Norvegia

.,_

- ---..,

1875

;

•

-

(ll

781000

r-·

/ I

32840

1875

3440

12333

330

100

(5

2215000

93156

1876

3533

7656

144

647

(9

1055000

120973

1875

3820

6.84~

167

724,4

(IO

5410046

1875

8154~

161476

1691

-

8_er.bia

..

43555

1874

146'1

2146

37

1177

(12

165000

Spagna

507036

1874,

12020

27114

225

2253,5

(18

938000

$v~zia

444814

'1875

7959

19377

521

41418

1875

6570

17799

1002

364037

1875

25232

4-8650

444

-

596305

1875

21437

73512

1692

175,7

Paesi Bassi.

Portogallo (3). Ru~eoia. Russia

Svizzera. Turchia (europea) (3)

.lf~_lia

.

872000 3800000

-

1010000

4·1,3 (!

2965000 1211000

{6

5346000

(1). ~ dati di questa tavola sono in contradçlizione con quelli precedenti; la causa può stare nel non esser compresi nella prima tavola le linee costru tte dalle società ferroviarie con fondi proprii. (2) li numero dei dispacci si riferisce all'anno 1875. I dati delle colono~ D, E, F non corrispondono con quelli della prima tavola; ne ignoriamo la ragione. . . (3) A blnamo ragione d1 ritenere che 1 dati d1 que~ta tavola s1eno pm esatti dei primi. Del resto le piccole inesattezze che abbiamo notato esistere fra le çlue tavole sono facilmente spiegabili iin un lavoro di siffatto genert?. ·

--

11

234000


,60

DEL SERVIZIO TELEGRAFlCO NEGLI ESF.RCITI EUROPEI

CONS1DERAZI0Nl SULL'ORDINAMENTO

61

cui scoprimento riesce sempre difficile, e le riparazioni sono lunghe a farsi. Le congiunzioni dei fili isolati o!Lre al richiedere maggior Lempo c~e nei fili scoperli, vogliono anche essere fatti da mano esperta e delicata, se no il filo si guasta per la faci lità d'intaccarlo col collello quando si allontana l'involucro, la quale operazione si ripete ogni qualvolta occorre di unire due fili. Se poi verificasi una soluzione di continu ità nel filo senza che appaiano segni esterni, non solo vi ha perdita di tempo ma anche sciupo del prezioso materia.le. Lo svolgimento ed il ripiegamento delle linee volanti vuol quindi esser fatto con molta circospezione. Il filo isolato, di qualsiasi specie, costa assai più del filo scoperto, ed ha per noi !"inconveniente di renderci tributari dell'estero. La conservazione anche del miglior filo infine, per le ragioni che esporremo in seguito e per la circostanza che tanto la guttaperca quanto il caoutchou del commercio contengono sempre delle sostanze eterogenee che favoriscono il loro deterioramento, riesce sempre malagevole ed ha bisogno · di grandi riguardi. · Nè si creda che questi siano apprezzamenLi speciosi, messi avanti dai fautori delle linee aeree per screditare le volanti, poichè non mancano le prove di fatto che valgano a dimostrnre la giustezza di questo giudiz io. La più concludente é quella che troviamo inserta nel Journal of telegraph engineers 1873. Vol. 1°, N. 3. Eccola: - « Il dislaccameoto telegrafico addetto al. l'armata del sud, stese durante le manovre aulunnali fattesi in Inghilterra nell'anno 4872, metri 66356 (H 1/~ miglia inglesi) di linee aeree e metri 20912 (13 miglia inglesi) di linee volanti. Durante le 370 ore in cui il telegrafo funzionò, la comunicazione rimase interrotta.

IV. Pensando ai numerosi ordigni che gli eserciti deb:bono seco loro trascinare per costruire una linea con j! filo scoperto, ed alle molteplici operazioni cui l'im.pianto della medesima dà luogo, parrebb_e a _p~ima vista che non dovesse esistere discrepanza d1 oprn1one sulla questione se più convengano per . gli ~si militar_i le linee aeree, dette anche pesanti, o le linee volanti, le quali una volta provviste di un buon i_nvolucro -~re~ sentano i grandi vantaggi di una maggiore celenta d1 costruzione, di minor peso, di semplificità del maleriale, ecc. Eppure l'Austria, il Belgio, l'Itali_a, la Prussia ~ la Russia hanno anche dopo le espenenze delle ultime guerre conservato, nella composizione dei ~is~~lli~i parchi da campagna, il materiale pesa~te'. d1 prn m Prussia, in Inghilterra ed anche da 001 v1 sono persone competentissime che vorrebbero vedere del tutto . . . ,soppresso l'uso delle linee v.olanti. . La questione sulla convenienza d1 munire le sez1om telegrafiche da campagna esclusivamente ?i tilo ~s.olato venne seriamente dibattuta: presso questi eserc1t1; ma vi si rinunciò per pii'.1 ragioni, fra le quali citeremo le principali. Il filo isolato disteso per terra può essere danneggiato dal passaggio dei veicoli e d~i ~edoni e, se a~peso agli alberi o collocato sulle SieP.1, ~lalla confncazione, urto dei rami, ecc. Ma anche indipendentemente dalle cause soprae.cennate si verificano sovente dei guasti nel filo isolato il

f


-62

CONSIDERAZIONI SUI.:L'ORDINAMENTO

per 1_06 o~·e e 4~ minuti, delle quali so'lamente 8 per gnastt ·veri ficates1 sulle lioee aeree ed il resto per il difetto delle linee volanti. In seguito di ciò veniva pr0posta l';idozione di una linea aerea con filo di rame .s0uile e paili leggeri » ('1). H vedere l'lnghi,Jterra, il paese che fornisce il filo isola,to a quasi tuui gli eserciti europei, disposta a bandirlo dal pr~pr:io, è ~ale fatto dà impensierire anche i più strenm d1fenson delle hoee volanti. Per maggior rincalzo aggiulilgerern10 che clopo la, cam pa?na di Da?imarca i Prussiani avevano deciso di sopprimere le !1!il·ee aeree per sen<irsi unicamente delle volanti, e nel ,1866 due delle quattro sezioni teleg.rafiche che Yennero spedite nella Boemia- erano di fatto provviste di solo filo isolato, acquistato a,!lo scoppiar della guerra. l\fa l'e:::periema avendo dirriostrato come 9uesto ~i~teria le _a?dasse soggetto a g uasti non sempre 1rnputab1h a maft;r,1a, ma derivanti dulia natura stessa del medesimo, nell'anno 1867 si stabilì di ri tornare ~Ile linee aeree e di costruire le sezioni da campagna rn modo che il malel'iale constasse essenzialm ente di ·filo scoperto. . In_fatti col nuovo organico · si assegnavano alle se~IOnt telegrafiche da campagna, su di un totale di circa 34 chilorn. di filo conduttore, chilom. 2::1,6 di filo scoperto e chi lom. 1'1 ,3 di filo isolato. Dopo la guerra franco-germanica si è rimasti fermi nel sistema che durante la memorabile campao-oa si è ~alesato il più pratico, e se quakhe voce sor~e per duedere delle modificazioni nei parchi telegrafici essa non era cer-tamente in favore delle linee volanti. .. Per quant.o ci consta l'esercito francese è l'unico ohe dia la preferenza alle linee volanti . ( i) Jahresbrichte, 487~, pag. 742.

DEL SERVIZlO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEI

l.

63

Non conosciamo le ragioni che possono avere indotto '.fa cornpii::;sione, istituita il 6 aprile ,1872 per studiare la riorgan izzazione del servi.zio .telegrafico militare, a determinare che il caricamento dei 5 carri cos.tituen ti il parco di una sezione telegrufica di prima e seconda , lipea debba comprendere 56 chilorn. di filo isolato ~ 15 soli di filo scoperto, ma supponiamo che essa abbia avuto esclusivamente di mira la mobilità delle v~ttur.e ed il rapido impianto delle linee .. Dagli specchi annessi al regolamento generale del 49 novembre 1874. sulla telegrafia milit{lre infatti si rneva che il peso del caricamento di un carro stazione, di un carro da materiale telegrafico e di un carro da riserva, è rlspe(tivamente eguale a chilog. '10Ò9,100 çompreso il peso di 4 persone.; 1005,100 e 1009,100. Il traino di coJeste vetture, stando alle notizie date dal Debats (1 ), sarebbe di sei ca valli. l\1a le poche righe di appendice poste in calce all'articolo suddetto, che tratta della parte presa dalla sezione te legra fica alle manovre del 3° corpo d'armata il giorno ~7 settembre 1875, a noi pare siano di grande importanza, comf:l quelle che rivelano le diflìcoltà che anche co là si inco ntrano per far rispettare le linee volanti. Ne stralciamo alcu'ni brani. « . . . perchè queste esperi enze siano pro{Ìltevoli, « importa che le medes ime possano proseguire con « tu ttu · sicurtà ». « In temp,o di guerra gl'individui che tagliano un « filo teleg,ralìco vengono fucilali senza remissione dal « nemico (sic), in ternpo di pace sono necessarie delle « pene molto meno severe, ma pure efficaci per as« sicurarne la conservazione )),

(4) 28 settembre 4875.


6,i.

DEL S.ERVlZLO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEI

CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMENTO

lJ~po. ~ver _dello come in seguito ad accordi presi fra 1 m101steri della guerra e dell'interno i sindaci sieno ~tali i_nvitati ~i av~e~tire i loro amministrati che ogni rnfraz10ne agh ord101 all uopo emanati sarebbe stata p~i ta secondo il rigore della legge, il giornale termma osservando che: < _Tutte le disposizioni legisla tive o regolamentari de« stmate ad assicurarè la conservazione del materiale « d.a ~uerra verranno in seguito applicate alle infra« z1Jm commesse e si riprimeranno secondo i casi a « mezzo dei consigli di guerra o dei tribunali >;. Ma anche le più severe n1isure sono di poco giovamento quando si affronta non la malizia ma l' ignoranza dei contadini. Al proposito non è fuori luogo il ricordo del caso avvenuto al capitano del genio Bellini nell'anno ,f866 da lui narratoci in questo giornale ('I), del contadin~ cioè che si servì del filo isolato che rinvenne nascosto entro fittissima siepe, per lègare con le corna ad un anche il albero una pariglia di buoi; mentre OO'o-idl 0 più rozzo bifolco sa che deve rispetLar~ il filo steso su ~ppositi pali. Quando si vedono ripetersi gli stessi falli m quattro paesi civilizzati come J'Ino-hilterra la . o ' Germania, la Fra ncia e l'Italia, è ben lecito dubitare della buona riuscita delle disposizioni prese dal governo fran cese a tutela del fi lo conduttore rivestito e fino a prova contraria si è autorizzati a sostenere ;he le linee volanti non sono .sicure. Soddisfano esse almeno alla celerità d'impianto in modo da giustificare se si mette in non cale ogni altra cosa pure di oueoere questa? Tale domanda , che a prima visla può sembrare oziosa, non lo è punto quando 1

(4) Riyista Mil itare 18i5. < Proposte di riforme e miglioramenti nel servizio telegrafico in campagna >.

...

65

si prendono a considerare le ragioni per cui le Jine,e volanti vorrebbonsi da certuni esclusivamente adottare. È nello spirito del modo attuale di condurre la gu erra, dicono i fau tori delle linee volanti, di non evitare, anzi di ricercare i terreni frasLagliati e coperti; b'en di sovente si sarà quindi costretti a condurre la linea traverso boschi i più fitti, parchi, ecc. Non si può negare che la proprietà del filo isolato permette di abbandonare la strada e di tracciare la linea anche traverso simili ostacoli, ma è pure vero che le operazioni di distendere e di attaccare il filo richiedono faticosi dibosca menti e difficili trasporti del materiale da impiegarsi, percui nella maggior parte dei casi con verrà girare questi ostacoli piuttosto che attraversarli. Ora l'esperienza dimostra che nelle circostanze comuni su terreno non troppo duro , con un materiale adatto, quale il prussiano, si possano impiantare da due e mezzo a tre chilometri di linea aerea in un'ora. Col filo isolato il massimo che si possa fare sono quattro chilometri. Il regolamento francese ammette una celerità di almeno 3 chilometri ali' ora, ma du rante le grandi manovre del 3° corpo, stando alle notizie dei Debats, già citate, si richiesero dai 25 ai 30 minuti primi per slendere un chilometro di filo. Nelle circostanze ordinarie non pare adunque che le lin ee volanti siano di tanto superiori, in rapporto alla celerità di costruzione, alle linee aeree, da indurre a sostituirn quelle a queste, mentre gli inconvenienti propri (le Ile linee volanti consigliano di fare il contrario. Tuttavia un impiego del filo isolato nel senso di accelerare Io impianto di una linea telegrafica può diventare opportuno quando la medesima deve essere condotta traverso una regione che nè permette l' inANNO

xxu,

VoL.

1.


66 CON SID ERAZION[ SULL'o1m1NAMENTO fissione dei pali (p. es. in terreno roccioso , in monti molto ripidi , in pareti di roccie), nè offre punti per altaccarvi il filo; opp ure q uando, come si disse so pra, la comunicazione deve ass:olutamente passare traverso boschi, parchi e simili. Per le considerazioni che precedono a noi pare adunque ~he il sistema di linee telegrafiche da cam·pagna che meglio soddisfa ai bisogni della guerra sia quello del[e linee miste, ossia quello in cui, a secon da delle circostanze locali, il filo scoperto si alterna con il filo rivestito. Riservando l'impiego di quest'ultimo ai casi di assoluta necessi tà, le linee risulteranno cosLrutle essenzi alm ente con filo scoperto. È questo pe r l'appunto il sistema che ven ne adottato dall'esercito tedesco, il cui retto se nso nella soluzione dei singol i problemi aLLi nenti all'organizzazione militare nessuno vorrà mettere in dubbio.

V. Giunti a questo punto del nostro lavoro ci si affaccia la qu estione del caricumento dei carri telegrafici. Amm ettendo per giusto quanto è stato dello sopra, non fa più mestieri di addurre speciali ra gioni per dimostrare la necessità di provvedere ciascuno dei carri per materiale di una sezione telegrafica -di filo scoperto e di filo isolato, secondo il rapporto che si ritiene me·glio conveni re olla natura del terreno su cu i più probabilmente si dovrà agire . Tale rappo rto in Germania venne stabilito di 2:1 ; gio va però ricordare che vi ha maggior tendenza a diminuire che ad accrescere il filo isolato.

DEL SERVCZIO TELEGRAFICO NEGLI ES ERCITI EUROPEI

67

Da noi essendo le linee distinte in aeree e volanti, il t"ispetLivo materiale viene caricalo separatamente sulle ,due specie di carri all' uopo c).ppositam ente costrutti, ed in tempo di guerra ogni parco telegrafico ha quan-tità pressochè uguale di filo scoperto e di filo rivestito. Il rapporto fra il filo scoperto ed il rivestito nei .carri da ma teriale francese è di 4 a 10. Notisi però che il carro stazione contiene solo filo isolato, la cui quantità è ugual e a qu ella ·che trovasi sui carri da materiale, cioè 10 chilom. per carro. La base del caricamento essend o sempre il filo conduttore, l'altro materiale é proporzionato a questo . La celerità di stendimento è intimam ente collegata con la mobil ità dei carri; il peso totale del carico, in un ben ordinato sistema, vi,rne quindi stabilito in base al numero dei cavalli che t1·aioar devono la vettura . E siccome un carro telegrafico può esser chiamato a marciar anche traverso campi e su terreno molle, così non si oltrepar,sa di solito il peso di 320 chilogrammi per cavallo . I carri da materiale telegrafico francesi, inglesi e tedeschi pesano ciascuno rispettivamente '1900 (circa), rn60 e 1864- chilogrammi ed hanno uu traino a sei cavalli; ed i carri stazione chil ogramm i 1370, 1900 (?) e 926. Nei due primi è compreso il peso di quattro persone. Il carro stazione inglese è trainato da quallro cavalli, quello fran cese ùa sci ed il prussiano da due. Le condi·zioni di mobilità nei nostri carri da parco telegrafici sono meno soddisfacen ti. · Il carro per linee ae ree pesa 2335 ch ilogrammi e 2025 quello che porta il materiale volante, ed il traino regolamentare è di quattro cavalli; il carro stazione, non compresi gli uom ini, pesa ch ilogrammi 4460 ed è tiralo da quatlro cavalli. Non si può quindi a meno 1


68

1

69

CONSIDERAZIONI SULL ORDINAMENTO

DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEI

di far voti che o si pensi a ridurre il carico dei carri . e specialmente di quelli da materiale, o si aumenti numero delle pariglie.

Esso ha però dei grandi inconven ienti. Fra i molti ·Che ci si affollano alla mente ne ci teremo solo due, che a noi sembrano di gran de importanza, epperciò meritevoli di considerazione speci ale. Primo: la sollrazione degli elementi più intelligenti alle compagnie attive. All'ufficio di telegrafista non possono essere chiamati che i giovani di mente aperta e forniti di una certa coltura. Siffatto elemento non ab-' honda nè nel nostro, nè in altri eserciti, e quando anche se ne avesse un numero maggiore di quello che realmente si ha, chi potrebbe dire di possederne di troppo? Se il bisogno di aver sott' ufficiali istruiti è grande nella fanteria, esso lo è ancor più nell'arma del gen io , cui cotesto servizio generalmente incombe, la quale e per gli svariati altri servi zi che deve prestare e per il genere di lavori che deve eseguire, più che bisogno, ha necessità di numerosi ed in telligen ti individui. Secondo: la mancanza di esperienza, quindi di sicurezza nel disi mpegno del servizio cli stazione da parte dei soldati telegrafisti. 11 mezzo sapere mal si comporla coll'ufficio cli telegrafista militare. Egli si troverà non di rado di fronte a difficoilà imprevedute, nè possibili a prevedersi in campagna; in simili circostanze troverà egli sempre qu elli spedienti che sono propri '.della pratica? Oppure le sue esitazioni non daranno lu ogo a ritardi nella comunicazione che talvolta posso no l'iuscire dannosi? Questi inconvenienti si evilano col secondo sistema, il quale basa sul pr.inci pio _di affidare il servizio delle macchine agli impiegati telegrafisti dello Stato, lasciando lo svolgimento delle linee ed il trasporto del materiale alla trupp,a. Il difetto della poca uniformità di personale che presenta cc,desto sistema è più apparente che reale, essen-

ii

VI.

Prim~ di passare_ a _descrivere il materiale e gli apparecchi telegrafici diremo ancora alcune parole sul modo con cui il servi zio di telegrafia viene disimpegnato presso le truppe in campagna. N~~ LU_Lt( gli eserciti ammisero ad un tempo la ne?ess1 ta d1. rn_trodurre la t~l~grafia elettrica, quale ramo 1i:nporta~tissuno del serv1Z10; nè tutli i paesi avevano, r1conosc1uto, all'epoca in cui l'adottarono, la. necessità del servizio obbligatorio. Qui ndi è che differenti essendo le condizion i degli eserci ti al momento di dar vita a questa nuova istituzione, pure diversi dovevano ri uscire i criteri da cui si pàrtì per determinare a chi meglio con,•enisse affidarne l'esercizio. E così noi vediamo codesto servizio in taluni eserci ti e~clusiv_ai:nente nelle man i delle trnppe attive, in ollri viene d1s1mpegnato da un personale misto di militari e di imp iegati borghesi, cd io altri ancora è affida to assolutnrnente al personale dipendente dall'amministrazione dei telegrafi dello Stato. Appartengono alla prim a ca tegoria: il Belgio, l'In o-hilterra, l'llalia e la Russia; alla secon da la Germa;ia e l'Austro-Ungheria, e alla terza la Francia. Il _primo sistema ha il vanlaggio di presentare una for mazione che pBr i rapp orti disciplinari e militari si adatta meglio d'ogni altra ad essere inquadrata nell 'organico dell'esercito combattente.

....


70 CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMENTO dochè il còmpito del telegrafista è ben distinto da quello dell'operaio soldato che impianta la linea, per cui difficilmente possono sorgere questioni di attribuzioni. Mettendo alla testa di ogni sezion e un cap it&.n o del genio, co me per l'appunto prati casi in Prussia, sì toglie ogni possibilità di veder sorgere inconvenienti di siffatto genere. Del resto l'auuale ordinamento degli ese?·citi e l'obbligo del servizio per tutti, offrono il mezzo di risolvere il problema in modo radicale e che soddisfi anche coloro i quali ripugnano contro ogni introduzione dell'elemento borghese nelle sezion i telegrafiche da campagna. Basta ascrivere alle truppe del genio tulti i telegrafisti che hanno da prestare servizio militare , ammettendo anche quegli impiegati ch e volontariamente si presentano per l'u fficio di telegrafisti in campagna, riserbandosi di chiamare pel' altro gl i uni e gli altri sotto le armi solamen te in tempo di guerra o delle gran di manovre. 11 mondo cammina e la telegrafia elettrica con esso. Affidando il servizio delle macchin e ad individui che se ne occupano esclusiv.amente e che perciò si tengo no sempre al corrente delle innovazioni e dell e scoperte che co n tan ta rapidità si susseguono in tulle le scienze, e così anche nell'arte del telegrafare, equivale al far partecipare l'esercito ai progressi che quotidianamente si fanno nella medesima da chi vi si dedica sen za posa. Queste verità venn ero riconosciute in Prussia fin dall'anno 1860, in cui si stabili di organizzare le sezioni telegrafiche sul sistema del pe rsonale misto. E se si conferma la notizia portat~ da un giornale milital'e estero che l'Inghilterra è in procinto di abbandonare il sistema in vigore, che è il primo, per intro-

DEL SEllVJZIO TELEGHAFICO NE GLI ESEHCITI EUROPEI

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71

durre, non sappiamo bene se il secondo od il terzo, in ogni caso però l'elem en to civile per il servizio delle stazioni, bisogna be n ammettere che i telegrafisti militari abbiano anche colà fallo eattiva prova. Tale innovazione acquisterebbe poi a nostro avvi so una mag,gior im portanza per l'organizzazione stessa dell'esercito inglese. . . . Nell'anno ·1868 la Francia. aveva orgamzzato le sez1orn telegrafiche con personale e~~lusiva mente militare e nel 1870 entrò in campagna co n una brigata telegrafica di quattro sezioni. L'esperienza ùella guerra non fu favorevole a siffatta organizzazione e nella ricostruzione dell'esercito ven~e deciso di co nfidare il servizio militare telegrafi co m campagna unicamente al personale dipendente dall'am· ministrazione dei telegt'afi dello Stato; il qual e nella campacrna d'Italia, l'anno ·1859, e nell'ultima guerra 0 con tro 1a Germania, aveva con molta lode disimpegnato il sP-rvizio telegrafico tan to nella difesa delle piazze fo rti che presso gli eserciti della Loira e dell'est. Costituendo il personale ~delle sezioni telegrafiche, meno il personale ad dello · al traino delle vettu_re _che vien forni to dal corpo del treno, del resto per 10t1ero di impiegati civi li, organizzati mi litarmente, si ebbe in Francia precipuamente. di mira di conservare. al ~1edesimo la sua omogeneità e per intiero la sua d1rez1ooe tecnica. I capi delle sezioni godono di un'assol ~ta libertà di azione in tutto ciò che riflette il servizio 1ecn1co, ma sono nel resto o~unque e sempr·e subordinati all'autorità militare del corpo cui sono addetti. Si potrebbero addurre altri esempi in favore della opportunità di se rvirsi di telegrafisti di professione piuttosto che di quelli istruiti presso il gen io, anche nella zona di operazioni, ma ci limiteremo a ricor-


6 7..,

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73

CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMENTO

DEL SERVIZIO TELEGRÀFICO NEGLI ESE'IlCITI' EUROPEI

darne solo uno ancora, la campao-nà del 1860-6·1' . . o II?- cm, , come notammo fin da prima, l'ordinamento del servizio telegrafico presso l'esercito nostro basava sui p'rincipii che ora abbiamo visto adottati dalla Francia. · Aggiungiamo poi, in un altro ordine d'idee, che affidando l'esercizio 'delle linee militari al personale dipendente dall'amministrazione dei teleO'rafi dello Stato . . o s1 otllene pure il grande vantaggio di stabilire relazioni intime fra l'amministrazione delll'l guerra e quella del ministero dei lavori pubblici, giovevoli non solamente agli interessi di carattere tattico-strategico, ma ben anche economico, .come risulta dalle brevi considerazioni esposte al capitolo terzo, ove si è fatto il paralello fra il numero di carri che rispondono ad 'una data lunghezza di linea telegrafica da noi ed in Prussia. Potendosi le sez_ioni rirornire di macchine presso gli uffici telegrafici dello Stato non v'è più bisogno di trasportare al seguito dell'esercito tanti carri stazione come avviene con la nostra formazione. · Le principali obiezioni eihe si fanno al sistema dei telegrafisti borghesi sono due: 1° Gl'impiegati, non educati alladisciplina militare, non offrono sufficiente garanzia di un buon servizio in campagna; 2° I telegrafisti borghesi richiedono mezzi di trasporto speciali, quindi un aumento delle colonne del treno già troppo lunghe. Vediamo se le medesime hanno fondamento. I Francesi nel ·1859 e poi nel ,J 870- 7·1 , ed i Prussian i nel 186.i, 1866 e 1870-71 avevano, ed hanno tuttora, · presso l'esercito esci usi va men te telegrafisti che non erano soldati, ma impiegati tolti dai loro uffici, eppure non si conosce nemmeno un caso che valga ad avvalorare la prima obiezione.

Anzi il generale Schmitz, presidente della commis·sionè incaricata delh1 studio di riord:namento del servjzio telegrafico nell'esercito francese, nel rapporto del U. novembre 1874., al ministro della guerra ricorda con parole d'encomio i servizi resi dai telegrafisti borghesi sia sui campi di battaglia, sia nei due assedi di Parigi negli anni rn~0-71. La loro condotta d'allora, ,dice il prefato generale, è garanzia sufficiente di quella .che terranno un giorno per la Francia e per le sue armate .(•1). · Quando la telegrafia militare era ancor bambina, éd' il suo uso sui campi di battaglia poco conosciuto, .gl'imp iegati dell'amministrazione dei telegrafi dello Stato -nostro resero ali' esercito importanti servizi e nelle marcie, e nell'assedio di fortezze sotto il fuoco del nemico, e sui campi di battaglia; dando sempre ed ovunque prove di coraggio ed abilità. Sul Garigliano essi impiantarono una linea di dieci ,-chilometri, con pali e filo scoperto, e tre stazioni in meno di cinque ore (2). Su terreno difficile, come quello su cu i detta linea venne ' impiantata, non si fa,rebbe di più dalle meglio organizzate sezioni telegrafiçhe d'adesso . Dopo questo reputiamo inutile citare altri esempi, ;per dimostrare l'insussistenza della prima obiezione. Rispetto alla seconda ci accontenteremo di rirnan,dare il lettore a quanto si è dello al capitolo III, ove si vede come in Prussia si abbia ottenuto l'intento, pure conservando un rapporto fra la lunghezza delle ,linee ed il numero dei carri, più consentaneo all'eco-

('I) Journal mi lilaire offidel, 487 4, pag. 599. (2ì Il genio nella campagna d'Ancona e della Bassa Italia ~ 860-6 I ,

·pag.

61.


7.f.

CONSIDERAZIONI SULT,' ORDINAMENTO

nomia nel traino di quello che si verifica riel nostro esercito. Del resto anche i telegrafisti militari non dovrebbero più marciare a piedi, essendo ciò contrario ad oo-ni o principio di equità e di regolare andamento del servizio. Non abbiamo la presunzione di fare delle proposte in cosa di tanta importanza, solo.esprimiamo una nostra convinzione dicendo che il primo sistema di reclutamento dei telegrafisti ci sembra meno buono dea-li · 0 altri due. Già abbiamo detto come si potrebbero concifiare gli interessi d'ordine disciplinare con quelli tecnici ed e:onomici nel second.o dei tre sistemi discussi; ora aggrnngeremo che crediamo facile di organizzare il per- · s~nale reclutato secondo il terzo sistema sui principii già accennali per il sistema del personale misto (ia questo ultimo caso però solo nel senso che i lavoranti verrebbero tolti dalle file dei combattenti ed i telegrafisti dagli uffici telegrafici), percui l'organizzazione assumerebbe il carattere militare. Qualche cosa di consimile è stato adottato nell'esercito francese; l'im pressione che in noi· lasciò la lettura del regolamento geCTerale, studiato dalla Commissione già al tre voi te citata per l'attuazione del nuovo ord inàmento del servizio telegrafico, fu quella della semplicità e dell'opporllfni tà. « Tout ce qui n'à pas éré sanctioriné par la guerre, « tout ce qui n'à pas reçu le baptème du feu ne peut « ètre à l'avance déclaré bon avec certitude '» dice il capitano Fix (1). Due modi di reclutamento del personale teleo-rafico, per gli usi di guerra hanno ricevuto questa sa,;zione,

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DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLl ESERCITI EUROPEI

75-

questo battesimo di fuoco, il secondo ed il terzo, in vigore l'uno in Germania ed in Austria, e l'altro in Francia. Si può dire lo stesso del primo, in vigore presso noi, la Russia ed il Belgio? Risponda per noi la storia delle ultime guerre.

(Continna).

G. DoNESAN& .

Capitano clel genio.

(~) Opera citata.

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CONFERE NZE MILITARI -

CONFERENZE MILITARI

--

• (PUBBLICA. 'Ì'E PER ORDINE DI S . E. IL MINISTRO DELLA GUERRA)

I

MUNlZIONAMENTO DEL!/ARTfGLlERlA DA CAMPAGNA

I bersagli su cui l'artiglieria da campagna è chia·mata a tirare ·sono: truppe nemiche, difese campali, caseggiati, blokaus, muri, ecc. Per conseguire questi diversi scopi si sentì la necessità da noi e presso tutte le potenze di adottare ·per l'artiglieria da campagna due specie di bocche a fooco onde poterle impiegare di preferenza a seconda dello scopo che si vuole ottenere: È quindi conseguenza naturale che anche il munizionamento di queste dne specie di bocche a fuoco .debba essere in relazione cogli effelti che ognuna di . -esse è chiamata più specialmente a conseguire. Il numero dei proielti d1e deve form are il munizionamento di una bocca a fuoco da campagna i11 generale è limitato dalla condizione essenziale di non rendere troppo pesanti , oppure troppo numerose le vetture che li devono trasportare. D'altra parte poi non dovrebbe essere inferiore al numero dei colpi che un /4pezzo può essere chiamato a sparare in un' inliera _.giornata di combattimento, a fine di non cade·re nel.

MUNIZIONAMENTO ECC,

77

grave inconveniente di rimanere al fuoco senza munizioni, qualora per la distanza dei parchi, o per altro inconvenienLe, il rifornimento non possa effelluarsi du- rante il fuoco stesso. Ammesso che ciascun pezzo non debba essere seguito che da un solo cassone per non aumentare di troppo il numero delle vetture, g ià molto ragguardevole di una batteria, è facile scorgere quanto sia difficile far concordare queste condizioni, si opposte l'una all'altra, assegnare cioè a ciascun pezzo un numero di colpi che le soddisfi entrambe. Ciò malgrado, anche con munizionamento fatto col massimo studio e cura potrà succedere il caso di batteri e cui toccherà rimanere inattive durante il corso . di una balla<rlia per difetto di munizioni. Nella stessa campagna dcl rn7Ò parecchie volte alcune batteri~ te~ desche trovaronsi in simile critica posizion e. Quindi oltre allo studio del munizionamento portato dalle batterie, deve l'artiglieria porre la massim~ cura perchè il rifornimento dell~ munizioni possa farsi anche sotto al fuoco con molla velocità e semplicità. Munizionamento delle batterie da cent . 7 BR.

Premetto che ora ancor più di prima l'artiglieria in campagna deve avere in massima per o~bi~ttivo la fanteria nemica. Attaccarla fin da lle grandi distanze, im pedirle l' avvicinarsi, ha da essere in _generale il ~uo principale intento. Credo ognuno convinto della gtustezza di questa asserzione; cion•)l1d imeno onde avvalorarla magiormente dirò che le batteri e tedesche, come può scorgersi dalla lettura del dollo resocon to che il mao-aiore d' arti 0al ieria Hoffbauer dà sul!' operato 00 dell'ò.rtiglieria tedesca nelle battaglie auorno l\fetz, pur ·


78 CONFERENZE MILITARI n_on conservando sempre lo stesso obbiettivo, ma variandolo a seconda delle circostanze, ogniqualvolta lo po~evano ~oncentravano sempre i loro fuochi sulla fanteria nemica. _Le batterie da c:enL 7 essendo armate del calibro rnmore'. son_o es_senzialmente destinate ad agire contro b~rsa~lt anima_t1. La mobilità, la leggerezza, la facilità -01 tramo che rn esse si cercò ottenere e si ouenne resero necessariamente l'azione loro poco efficace contr~ hersogli resistenti. L'avere ammesso, contemporanea~c?te _ali' adoz_ione del cannone da cent. 7, il princ1p!o d1 avere m campagna un'altra bocca a fuoco di calibro. e poten.za ~aggiore, determina quale debba .essere ~n massima 11 còmpito delle batterie da cent. 7 e parm1 es~o sia : co.a~iuvare le altre truppe, accompagnarle nei loro rap1d1 movimenti, star con esse collegate e ~verne comune l'intento, quindi essenzialmente agire contro bersagli animati. 11 munizionamento di queste batterie dovrà essere il m~ggioz:e possibile, cioè limitato solo dalla mobilità che m dette ·ballerie si cercò ottenere. · . Il numero attuale di 160 colpi di cui è munito ciascun pezzo parmi sia sufficiente; non si potrebbe aumentarlo _senza grave scapito nella mobilitò.; ritengo solo convemente venga modificata l'attuale proporzione fra le granate e gli shrapnels. Oggigiorno questi 160 colpi sono così ripartiti: nell'avan_treno del pezzo 32 granate, 12 shrapnels e . 2 scatole a rrntraglia; nell'avantreno del cassone 32 granate, 12 shrapnels e 2 scatole a mitrao-lia· o ' r· nel ret~otre?o del ?as.sone 48 granate ~ 18 shrapnels. \1 sono mollie nel! aflusto due scatole a mitrao-lia. In t_otale_ quindi 112 granate, 42 shrapnels e 6 sc;lole a m1tragl1a.

MUNIZlON.HfENTO DELL'ARTIGLlElUA DA CAMPAGNA

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Parmi che in questo calibro, destinato ad agire princi~ palmente contro truppe nemiche, il proietto chiamato a formare la base del suo munizionamento debba es· sere quello che può avere maggiori ~ffetti su bersagli di tal genere. · Fondandomi su questo principio ecco come stabilirei il munizionamento dei pezzi da cent. 7. Ridurrei a.nzitulto il numero delle scatole a mitraglia a 4 ; la poca utilità di questi proietti stante le attuali armi portatili, il minim o impiego fattone dai Tedeschi nel -1870 (280 colpi. a mitraglia su 253,890 sparati dalle :batterie) sembrami rendano giustificabilissima tale riduzione. Di queste ,i. scatole a mitraglia due potrebbero rimanere ove attualmente sono, cioè nelle rispellive caselle dell'affusto, le altre d1ie potrebbero venir divis.e tra l'avantreno del pezzo e quello del cassone. Degli altri 156 proietti un terzo solo dovrebbe essere granate e due terzi shrapnels, così ripartili: Avantreno del pezzo: 30 shrapnels, 15 granate, 1 -scatola a mitraglia; ' Avantreno del cassone: 30 shrapnels, 15 granate, 1 scatola a mitraglia; Retrotreno del cassone: 44 shrapnels, 22 granate. Si avrebbe quindi fra il pezzo ed il cassone un mu·nizionamento di: ,104 shrapnels, 5z granate e 4 scatole a. mitraglia. ·Totale colpi 160 . Il miglior modo di provare la ragionevolezza di questa proposta parmi sia l'esame dei pregi ed inèonvenienti dei vari proietti, e particolarmente lo studio dei loro ..effetti su bersagli animati. 1

..


80

CONFERENZE , MILITARI

I

Cannone da cent. 7.

P..

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Velocità Spazio battuto Altezza del bersaglio,~.&~~ per l" a 2m d'altnza contenente ., c..~°'" alle la metà dei colpi 8] '° §<· ., a dista nze nel tiro o<> So~ ;;; o di metri alledistanzedimetri .io ::g .-----..-----. -------=------ 8 :::~~ :§ :; 500 j1oco 1500 2000 500 1000 1500 2000 a

chilog.

chi1o!J.

metri metri metri metri metri metri metri metri metri metri

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3,720 0,220 0,5501400 261105 40 26 16 0,42 1,15 1,74 2,50

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MUNIZIONAMENTO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA

Da questo specchio rilevasi aversi col cannone da cent. 7 nel tiro a granata grande esattezza e traiettoria abbastanza radente. Si scorge essere 23 il numero medio delle scheggie, che la granata foroìsce nello scoppio. L'esattezza di tiro, ·condizione essenziale per ottenere effetto sparando agranata, è certamente uno dei pregi maggiori del nostro cannone da cent. 7. Ma i risultati di questa esattezza non diminuiscono essi di valore quando, non contro punti determinati e ristrelli debbasi rivolgere il tiro, ma contro bersagli di grande estensione? L'ordine rado, attuale modo di combattere, lo studio che fanno le truppe di fanteria di utilizzare ogni ostacolo, ogni ondulazione di terreno per nascondersj combattendo alla vista del nemico, fanno sì che raramente masse compalle <li fanteria o cavalleria potranno essere . obbiettivo del tiro a granala. La radenza di tiro è certamente un gran pregio, e non ne metto in dubbio la sua uti lità, ma le.distanze dal nemico alle quali l'artiglieria è generalmente. chiamata ad aprire .il fuoco .sono tali da annullare in gran parte questo vantaggio. Alle stesse distanze medie l'artiglieria ha bisogno di

un certo comando onde poter dirigere con facilità i suoi tiri ora su ·un punto ora su 'un altro, a seconda dello svolgersi dell' azlone. Questo comando divent; esso pure altra causa che se non totalmente, pure in parte, fa svanire il pregio della radenza del tiro a granata, aumentando di mollo gli angoli di caduta dei proietti. È quindi evidente che gli effetti distruttori del tiro a granata, nella pluralità dei casi, più che nell'urto diretto contro il bersaglio, deve essere ricercato nel numero di scheggie prodotte nello scoppio. Maggiore sarà questo numero, maggiore sarà la probabilità di recar danno al nemico, sempre quando queste scheggie abbiano peso sufficiente e siano proiettate con abbastanza velocità. Cogli antichi cannoni si riteneva dover essere il peso di queste scheggi e non inferiore ai ,100 gr. Dalle esperienze però fatte coi nostri attuali proielli da c:ent. 7 risulta che colla veloci tù iniziale di 400 metri, le forze vive si mantengono ancora talì alle distanze di combattimento, da rendere sufficienti scheggie di 20 a 25 grammi. Le '.ì'.2 o 23 scheggie date in media dalle attuali granate da cent. 7, stanle le solcature traversali e longitudinali fatte nel loro vano interno, sono regolari e pesano in media 100 grammi. Esse sono proiellate con molta velocità; ma il lor·o numero non è sufficiente ad ottenere utili risultati contro i bersagli presi di mira. La prova della generale insufficienza del numero delle scheggie prodotte dalle granate l'abbiamo nel tentativo che si sta facendo presso di noi, e già riuscito presso alcune potenze, d'introdurre. nel munizionamento dell'artiglieria da campagna granate a doppia parete. Esse si compongono di due parti: l'interna, di forma cilindrica cava, e con la parete laterale esterna presentante un seguito di tronchi di piANNO

xxu, VoL.

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) 2

CONFERENZE MILITARI

ramidi, chiusa da un lato, aperta dall'altro, l'esterna fusa sopra l'interna e con le forme ordinarie cilindro ogivale. DeLte granate possono produrre un numero di scheggie. doppie all'incirca di quello delle grf!nate ordi narie . Esse però paiono fragili e si teme noo potranno sostituire le granate ordinarie nei casi in cui più che un forte numero di scheggie, sia ri chiesto dal proietto gran potenza d'urlo e di penetrazione. V'è chi proporrebbe introdurne un certo numero nel caricamento, conservando pu1· sempre le granate ordinarie, e di servirsene, solo delle prime, nei casi in cui la granata: debba agire su bersagli animati. Ciò ha però il difello di complicare troppo il munizionamento, la cui semplificazion i~ <leve essere lo studio di ogni artiglieria; epperciò fino a che le esperienze non abbiano dimostrato che la granata a doppia parete possiede resistenza uguale a quella ordinaria, non la vorrei introdotta nel munizionamento (·I \. L'applicazione alla granata della spoletta a percussione è stato cerlamente un vero progresso, giacchè si ha così il mezzo, se non sempre, almeno nella mag(4) Esperienze fatte posteriormente all'epoca io cui venne tenuta questa conferenza, dimostrarono soddisfare completamente allo varie condizioni ricbieste una granata a doppia parete, studiata da apposita commissione iocaricata delle esperienze sull'artiglieria da campagna. Altre esperienze fatte in seguito all"apparire all'orizzonte della gra:iata ad aoelli (Uchatius) dimostraro:10 quest'ultimo proietto molto superiore alla granata a doppia parete fornenJo esso nello séoppio circa ~ 00 schegg'ie; numero quasi doppii1 di quèl le ottenute colla suddetta granata. Essendosi inol tre constatato che questo proietto ha robustezza s'.lfliciente nel tirt1 contro bersagli resistenti, ha vvi tutta probabilità che il medesimo sia adottato. Esso è formalo di tanti anelli di _ghisa, a guisa di stella sovrapposti l'uoo all'altro intorno ai quali è fuso un involucro pure di ghisa, che costituisce la parete esterna dèlla granata. La granata per cannoni da cent. 7 consterf}bbe di 9 anelli ad 8 denti ciascuno. Essa peserebbe circa 4",%25 grammi

(

83 gior parte dei casi, di verificare il tiro osservando lo scoppio del proietto. Ciò succederà in molte circostanze, ma non sempre, giacchè molte volte ondulazioni di terreno, piantagioni ecc., potranno nascondei:e all'occhio il punto di scoppio. E però lecito mettere in dubbio se la spoletta a pe,r<:ussione sia veramente il tipo di spoleua più convemenle e se, tranne il facilitare l'osservazione del puntò di caduta della granata, il suo uso sia di incontestabile vantaggio nell'appli cazione di ·questa specie di tiro. Infa,tti per quanto breve sia lo spazio di tempo che corre tra la caduta del proiello sul suolo e l'istante dello . scoppi~, esso è sufficiente perchè il proietto compia ~m rimbalzo se l'angolo di caduta è piccolo, o peuetn nel terreno se l'angolo di caduta è considerevole, ed in ambedue i cas i vi sia diminuzione di danno arrecato al nem ico. Affinchè le granate munite di spoletta a percussione ottengano il loro massimo effetto. bisogna ch'esse cadano a terra a poca distanza dal bersaglio; quest'effetto va naturalmente sempre di~iMUNIZIONAMENTO DELL' A:RTIGLIERIA DA CAMPAGNA

c?n carica interna di 150 grammi, e verrebbe sparata con carica di circa 8~0 grammi in polvere a grossi grani otteoendosi una velocità ini1;ialo di4-IO'". Gli splendidi risultati ottenuti con qu~sta granata, non solo pel numero grandissimo di scheggie fornite nello scoppio, ma a~tresì, c~ntrariamente all'aspettativa generale, circa la sua potenza d1struttr1ce contro bersagli resistenti, dimostrarono essere coll'adozione del nuovo proietto più che triplicata l'efficacia del cannone da cent. 7. Malgrado però i migliorati effetti della granata ad anelli parmi deb-ba ancora sussistere pel munizionamento di questa bocca a fuoco la propo_rzione di 2/ 8 shrapnel e '/8 granate, o ciò perchè le granate ad anelli hanno, come tutte le altre granate, l'inconveniente che con un errore di 50" nel punto di caduta del proietto, le scheggie arrivano al bersaglio in ben poco numero e le ioeguaglianze del terreno hanno sul tiro a granata una decisa influenza, mentre il tiro a shrapnel ne è inrlipendeote.


8l-

CONFERENZE MlLlTAnl

nuendo col crescere delle distanze inquantochè cresce l'angolo di caduta e una parte dell e scheggie rimane paral izzata dall'interram enlo del proietto. rer ovviare a quest'inconveniente (giacché stanle il grande vantaggio di poter rellificare il tiro, è meglio appli care alla granata la spoletta a percussione che quella a tempo) sa rebbe desiderabile una spoleua a doppio enetto, tale cioè che portasse seco i due meccanismi a tempo e a percussione, indipendenti uno s:}all'ahro per modo da potersi servire a piacimento di quello più ada tto io ciascuna contingenza. Finora i tentativi per trovare questa spoletta, a quanto sembra, tanto presso noi come presso le altre potenze rimasero infruttuosi, e l'unico modo per ora di sciogliere il quesito sa rebbe l'applicazion e di due spolette, una a percussione all'ogiva ed una a tempo al fondello. Non si può certamente ammettere che mai il tiro ·colla granata Ja cen t. 7 sia più utile di quello che potrassi fare collo shrapnel, ma siccome nella pluralità dei casi risulta il tiro con granata infe riore a quello con shrapnel, parrni si debba nel mnnizionamento del cannone da cen t. 1, ridurre il numero dei proietti che d~nno risultati minori e trnvano minori casi di appli cazion e, aum entand o inver,e il num ero di qu elli la cui appli cazione, almeno per lo scopo di questo calibro, è più gen erale e danno risullati superiori. Non è certamente ammissibile che colla granata attua\e da c~nt. 7, pesq.nte chil. 3,ìzO, si possa avere molla efficacia con tro bersaglì alquanto re5isteoli, sovraLutto se collocati ad una certa distanza; essa avrà quindi naturalmente ben poco effetto contl'o opere di fortificazione ca mpali, muri ecc. Uno dei casi spec~a.ji in cui più ~be numero di scheggie richiedesi dalla granata eff'ello di urlo, è quando vuolsi smontare, distruggere il materi:ile nemi co, quando l'arti-

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MUNIZIONAMENTO DELL ARTIGL1ERIA DA CAllPAGNA

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gli~ria è chiamata a controbauere l'a rtiglieria avversana. Ho premesso che essenzialmente pel cannone da centim. 7 il bersaglio naturale è la fan teria; ora sog~iu~1g.o che l'artiglieria da campagna tutta, ed a f01·tion 11 cannone da cent. 7, quando chiamato a combattere arti_glieria,, più' che sul maleriale, sul per~onal.e .e. cavalli delle batterie nemiche deve rivolgere 1 suoi 11:1. .Ad ottenere questa distru zione di personale e cavalli ritengo non essere indispensabilH il tiro a ,granata. In appoggio della massima sopracitata ricord~r~ q.uanto il distinto maggiore Iloffbauer nel suo pr~g1~t1ss1mo l~voro: L'artiglieria tedesca 11elle battaglie ..dei dintorni di iJfetz, deduce còme considerazione a quel proposito. Egli infalli dopo aver descritto la parte brillante avuta dall'artigli eria nelle ballagli e dei giorni 14, 16 e 1'8 a?ost~ 1~7~, battaglie in cui si viddero imponenti duelli d~ at'llgl'.eria, dopo aver fatto conoscere le enormi perdile subile dalle batterie tedesche in personale e cavalli {una batteria fra le altre ebbe 4 uffici ali feriti fra i quali il' capitano, morto in seO'uito 30 individui d~ truppa e 78 cavalli fuori combatti;ent~). dopo avere dimostrato come furono invece minimi i guasti cagionati al materiale, ne ded\1ce la naturale conse()'uenza 0 -che i'artiglieria oggigiorno nei combattimenti contro artigli~ri~ deve mirare meno a smontare i pezzi che a colpire 11 personale ed i cavalli delle batterie nemiche. I Franc~si ne! 1870 non fecero uso che in piccolà proporzione d1 shrapnels, e la poca quantità usatane lasciava assai a desiderare circa il modo di funzionare . Base del munizionamento delle loro artiglierie da campo ·era la granata; se malgrado il gran consumo fallo di qu~I proietto essi ottennero così insignificanti risultatL sul materiale delle batterie tedesche, è lecito dedurne la conseguenza che pur ammettendo la distru-


. . .. 87

CONFERENZE MILITARI

MUN!ZlONAMEN TO DELL'ARTIGLJEnJA DA CAM PAGNA

zione del materiale, risultato di maggior importanza , converrà attenersi allo scopo, meno importante ma di più facile con seguimento, quello ci oè della distruzione del personale e dei cavalli. Un'al tro ragione tendente a. rend ere ora meno facile la distruzione del ma teriale nemico sta nella sosti tuzione della lamiera di ferro o d'acciaio al legno nella costruzione degli affusti e carri, perocchè essa dà in pari tempo maggior resistenza e diminuzione di volume. 11 tiro a grana ta pu ò certamente con maggior profillo di quell o a shra pn els eseguirsi alle gran di distanze; in guerra però è ben raro che il Li r·o possa fars i, con qual che utilità, oltre i 2~00 metri, distanza già superiore a quella normale di comballimen to, la quale sembrami racchiusa fra i lim iti di 900 e 2'.200 metri . VedrP.mo che anche collo shrapnel da cen ti metri 7 il tiro può spingersi con buoni risullati fin o a 2t00 metri; i Tedeschi poi lanciano gli sb rapnels dei loro nuovi can noni qa 8 e da 9 con ottim i effetti fino alla distan za di 2500 metri. Riassumendo quindi quanto dissi cir·ca la granRta attuale da cen timetri 7, parmi aver dimostrato che essa non è abbastan za efficace contro bersagli resistenti•, ed in causa del piccolo numero delle scheggie prndouo nello. scoppio, neppure ha grandi effelli su bcrsaali anio mau. Serve Luttaviu bene all e grandi distnnze ed inconteslabile è il vantaggio che essa porge di poter reuificare il Liro. Non pu ò essere considerala come base del munizionamento del can none da centimelri i; la proporzione di '/ 3 nel munizionam en to sembra sufficiente stante i poch i ca si della sun assolula superioriLà sullo shrapnel. Tutto al più si potrebbe adollare il munizionamento di metà shrapnels, metà granate, qualora le esperienze che si stanno facendo circa le granate a doppia parete e ad anelli dimostrassero che

questo proie_tto ollre!I fornire un gran numero di scheggie nello scoppio, po5s1ede sufficil!nLe efficacia contro bersagli resistenti.

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S hrapnel.

Lo shrnpnel non è un pro ietto di recente invenzione. Fino dal 1803 il co lonn ello d;artiglieria inglese Shrapnel ottenne con esso risultali soddisfacenti ed il nome di shrapnel gli venne conservato in omaggio del suo inventore. Se fino ngli ultimi tempi non si è folla u na più grande applicazione di detti proieui nella artiO'lieria ciò devesi attribuire alle iJTcgolarità, sebbene in ° mino:· proporz(one, pm:e esisten ti .nelle artiglierie riga te ad avanca rica per 11 vento, ed in ispecie per la mancanza di una spoletta a temp.o funzi onante reaolarmente. L'introduzione delle artiglierie a retro~arica con fo rzamento del proi etto tolse quasi O0O'ni irregolarità di tiro e lo rese di una precisione non solo mai raggiunla, ma mai sperala. L'adozion e dei fucili a lunga portata avendo quosi totalm ente distrulla la potenz_a. della mitrtiglia, era na turale si cercasse un pro1ello, il quale potesse sostituirne l'ozione alle barand 1· . distanze. La regolarità di Liro dei cannoni a retrocarica rese altresl più facile l'adozione di una spoletta a tempo, ben funzionante. Quella adollata pel nostro shrapne l da cen timetri 7 , e ideata dal capitano della nostra artigl ieria Bazzi chelli , non è inferiore a nessu na delle spolelle usate presso le altre potenze, anzi sup eriore a molte per semplici tà e poco costo. 11 modo di eseguire il Liro a shrapnel venn e dottamente svolto dal collega capitano Pedrazzoli (Gi'or-

l


' .' 88 CONFERENZE MILITARI J?,ale d'.artiglieria anno 1874, puntat,a la, parte IP,,) é non e.redo sia qui il caso di entrarè nei parlicola ~i di detfo tiro. Mi associo pienamente alle bonclusio ~i del predetto capiLano. Egli infalli dice: « L'artiglieria « moderna, munita di buoni shrapnels, ha presumi« bilmente mantenuto il posto che teneva l'antica di « fronte ai vecchi fucili, posto che pareva fosse co« stretta ad a,bbandonare ». Lo shrD;pnel è proi_etto atto 1 u,nicamente ad agire sui bersagli anfmati, oper~ndo su essi come mitr8;glia p_ortata ,a gran.de distan~a. C~rtamente chi ri corda i pochi efietli degli anti chi pnels, per es. di quelli st.ati provati da n,oi nel 18.37 .~83~-30, è ritroso a prestar fede a!la bont.à degli , a,itual1. Non essendo essi ancora stati provati su larga _scala in una campagna, si teme che nll'atto pratico .i loro effetti non corrispondano agli ollimi risultati dell~ .esperienze. Questa r,on.sidcrazione però non trattenne i Prussiani dall' adouàrè i fucili a retrocarica, che fece'ro poi sì ottima prova nel ,1866. Gli sr,lendidi risultati ?llen uti nelle esperienze fa t,le \l?- tqLte le principali po,tenze dovrebbero togliere ogni dubbio circa gli effetti che buoni shrapnels avranno in campagna e convincere che essi sono chiamati ad entrare in forte proporzione pel munizionamento del calib,;o minore dell'artiglieria da campo, concorrendo puranche in buo~ numero nel rn~rnizi,ona,mento del calibro maggiore , Vediamo infatti lo shrapnel entrare qra jn fort.e proporzione nel munizionamento cli tutte fe prini::ipali potenze. L'Inghilterra per ·1e sue 'nuove bocche 'a fuoco d~ ,9 libbre ha adollato pe;·, rnuniziot;iàmento un nu: rnero di shrapnels <loppio di. quello delle granale, quantunque eletti shr,ap.nels, . ~tante l'esser;e quelle boc,chr ~ fuoço ad avancarica sistema Fraser funzioneranno • • \ t i 'J' probabdment~ .,menp b_ene dt quelli la~ci~ti c.on q.?cChf a fuoco a retrocari ca. I Tedeschi (i quali coll'adozione f

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,di due .nuove bocche a fuoco da campagna da centimetri 8 e da centimeti·i .9, Ìancianti la primagranata -9el p~so di chilogrammi 5,07, èon carica 'qichilogrammi 1,250, e la seconda granala del peso di chilog. 7 con carica di chilog. 1,500, riconobbero impl icitamente la pòca efficacia delle loro antiche granate da centimetri 8 pesanti s.olo chilog. 4,340, lanciate con carica di chilogrammi 0,!500, i cui effetti sono di poco inferiori a quéll,i depa nostra granata da centimetri 7) adottarono pel munizionamento di ~ette due bocche a, fuoco. un 'numero di shrapnels eguale a metà di quello delle gr~nate, e ç.iò malgrado gli effetti molto migliorati delle :nuove granate a .doppi~ parete., . A conferma de ll' opiniòne sùgli ottimi effetti del tiro a shrapnel riporto alcuni dati su esperienze di paragone, falle in Germania, tirando a granate ed a shrapnels, dati citati dal capitano W1TTE - Artillerie Lehre - Ballisti'k, pag. 239, - pure riprodotto nel nostro Gi'ornale d'.a1·t?'glieria dal capitano Pedra~zoli. . Dall'insieme di m,olti colpi , tirati contro un bersaglio situato a 2000 metri, si dedusse che :

1

I

,. MUNIZIONAMENTO DELL' A.RTIGLIERl!i. DA CAMPAGNA

,Contro arliglie- II numero dei punti ria scoperta colpiti (scheggie o pallottole J dallo shrapnel, sta a quello della granata come . ,Contro artiglieIdem. r,ia coperta Contro fanteria Idem. scoperta ·Contro fanteria Idem. . coperta

Eche il numero degli uomini 1ne$Si fuori di eQmbattimento dallo shrapnel sta a quello della gra2,1:1 5,t:1 nata eome . Idem. 3,9:1 3,1 :1

4,8:1

Idem .

t,9:1

11,6:1

Idem .

3,7:t

Ammessq pure che i risultati del)a pratica siano nel tiro a s.hrapnel di gran lunga inferiori a quelli che -0ttengonsi in un poligono, lo saranno 'pure no'ndiménò

I

, ).


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1

MUNIZIONAMENTO DELL (\RTJGLIERIA DA CAYP!GNA

CONPERENZE MILITARI

quelli che ottengonsi colla granata, e amm esso anche lo siano in minor proporzione, non si può però a meno di riten ere essere gli efi'elli del tiro a shrapnel su bersagli animati di gran lunga sop~riori a quelli del tiro a granata . Mqlte altre esperienze vennero fatte all'estero sul tiro degli shrapnels, tutte con ·vero successo. A chi è schivo di prestarvi fede, citerò i brillanti risultati ottenuti da noi col nostro shrapnel da cent. 7, il quale sia per la sua coi::truzione sia per la spoletta di cui è munito vuol essere annoverato fra i migliori. Il resocon to delle . esperienze fatte dalla commissione pel' lo studio delle artiglierie da campagna, trovasi pubblicalo sul Giornale cl'artiglieri'a ,187,1,, parte II, puntala 68, e venne compilato dal capitano d'artiglieria Pi etro Bal'abino. Shrapnel da cent. 7.

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Dispersione Effetto utile Altezza Dìstanza l:11erale delle media media media pallette a cui al di là delle aver di scoppio palleue del puDlo deve del nello d1 scoppio lo luogo scoppio bersaglio scoppio fino a

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2300 100 16 110 't,200

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metri

metri

da 2 a 31 da 30 a 50

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Delle esperienze furono fatte su larga scala; venner o sparati 300 shrapnels contro bersagli rappresentanti truppe diverse e in dirnrse formazioni. Dapprima si eseguì il tiro contro bersagli coirocati a distanze conosciute, quindi questi vennero collocati a distanze sconosciute. [ pezzi adoperati per queste esperienze non erano affat to nuovi. Nel tiro a dista nze sconosciute i due pezzi

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adoperati avevano le loro muni.zion i negli avantreni ed il numero prescri1to di serventi, c.er~ando_ r~n_dere per quanto possibile le circostanze d1 uro s1m1h a quell e . . del vero tiro io guerra. Le distanze furono prima giudicate a vista d~t du e capi pezzo e dal capo sezio~e e ret~ificate poscia con alcuni colpi a granata scoppian te. S1 tenne c~lcolo del tempo impiegato a valutare. le ~istanze col llrO ~ granata, di quello impiegato nel uro a s~rnpnel cd mfìne durante tutta l'esecuzione del le esperienze non venne fatto al personale della sezione comunicazio?e alcuna; solo sospendevasi il fuoco quando avevasi a. surro: gare o a rialzare bersagli. Troppo lungo sareboe qu1 riprodurre tutti i ris ultati; ne citerò solo c_1ualcuno co. minciando da quelli alle distanze conosc111te_: . Contro fanteria spi egata mostrò essere 11 tiro ~1 efficacia grandissima, giacchè ad ogni sp_a ~o, alla _d 1s1anzu di 800"', si ebbero in media 12 uom1111 colp1t1 su 50 che il bersarrlio ne rappresentava di fronte, e se ne o . . ebbero ancora 9, alla distanza di rnoom. Il tiro contro un bersaglio rappresentante un front~ di 31 cavalieri, diede per ogn i sparo, alla .d istanza ~1 8QQm, 8 uomil1'i feriti od appiedati, e ne diede 7 alla distanza di ,rnoom. . Il Liro contro bersagli rappresenta nti pezzi, cava lli~ uomini di un' int.iern sezione d'artiglieria, mostross~ pure efficacissimo; alla dis1anza ~i '~ooomciopo .\O ~pan più non erano illesi che 4- uomini ed un cavallo, ~li~ distanza di ,1800 111 , dopo 20 spari lo erano solo 2 uo~rn~. Il tiro contro bersagli rappresentanti cinque sezioni, ciascuna di 25 uomini di fanteria, collocate fra le traverse di un'opera di fortificazione, fu ~s~~ pure.eflicacissimo · infatti in media vennero colp1t1 m ogm sparo· H uomini, tan~o alla distanza di ,1;womcome a quella• di 200Qm.


MUNIZIONAMENTO D$LL' ARTIGUERIA DA CAMPAGNA

·92 CONll'.CRENZE MILITARI Qui faccio notare di quanta utilità sia il tiro a shrapnel .in campagna per colpire truppe collocate dietro ripari e quale sia la sua superiorità sul tiro con granate, la cui forza d'urto non sia sufficiente ad abbattere detti ripari. Mollo efficace fu poi il tiro · a distanze sconosciute. Alla distanza di 1ioom contro bersaglio rappresentante un fronte di 48 uomini per ogni sparo si ebbe una media di 11 uomini colpiti. Contro un bersaglio rappresentante una catena di 24 cacciatori in piedi, alla distanza di HOOm, si ebbe per ogni sparo una media di 5 uomini colpiti. Contro un bersaglio rappresentante un fronte di 30 ,cavalieri, alla distanza di uoom, si ebbe per ogni sparo una media di 4 uomini e 5 cavalli colpiti. Contro bersagli rappresentanti uomini, cavalli e materiale di una sezione d'artiglieria, senza cassoni, malgrado un forte errore ('125"') nel giudicare la distanza si otlennero ancora buoni risultati; infatti si ebbero 1O uomini e tre cavalli colpili in sedici spari alla distanza di circa u.oom, risultato soddisfacente, quando si consideri il poco personale di una sezione. Contro bP.rsagli rappresentanti o sezioni di fanteria ,di 25 uomini ciascuna, poste fra le traverse di una .opera e alla distanza di 1500m, si ebbe una media di 19 uomini colpiti in ogni sparo. I n tutti questi tiri la distanza dopo essere stata giudicata a vista dal capo sezione e dai capi pezzo veniva, come più sopra si è accennato, rettificata mediante lo sparo di alcune granate scoppianti, mai però più di 4:; e si otteneva lienissimo l'intento. Com e scorgesi, anche cercando ridurre il tiro cogli shrapnels, per quanto è possibile, in condizion i simili a quelle della vera guerra, si ottengono risullati buonissimi e tali da rendere giustificata una forte propo·r -

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zione di questi proielli nel muoizionamenlo del cannone da cent. 7. Tenterò ora confutare alcuni appunti, che gli oppo-· silori dello shrapnel mettono in campo onde sostenere la convenienza di non dargli il sopravvento sulla granata. . . . . ])icesi essere con questo proi etto 1mposs1bile la. re~tificazione del tiro non potersi usare alle grandi d1-" stanze esserne il 'tiro di difficile attuazione, richiedendo ~na gran pratica, ecl infine poi v'~ chi, pa~lando più specialmen te della spoletta, emette 11 du_bb10 che la lunga conservazione, i trasporli, ecc. abbiano forse a renderne il funzionamento irregolare. llisponcl erò al primo cli quesli appunt(, e~sere difalli vero che nel tiro a shrapnel non s1 puo con facilità giudicare del suo punto di .scoppio, ~iacché onde lo shrapnel abbia la sua massnna efficacia deve scopp:are dai 2m ai 3m sopra terra e dai 30m ai 50m avanti al bersaglio; la gravità però di quest'app.un:o svanisce quando si consideri , che dopo . aver .g'.ud1cala la distanza a vista col telemetro, pnma d1 rncominciare il tiro a shrapnel, si può, anzi .è prescritto, accertarsi quale sia realmente questa distanza mediante alcuni colpi a granata, i quali .grazie alla spoletl~ a percussione fanno certamente conoscere se quella giudicata sia la vera. D'altra parte poi se nelle esperienze gli e!felli ?el tiro a shrapnel sono difficili a scorgers i, nell a pratica lo saranno meno, potendosi di leggieri giudicare l'esattezza del tiro dallo scompiglio che lo scoppio, qu~ndo succede convenientemente, porla nelle truppe nemiche. Passo al secondo appunto, non essere cioè il tiro ~ shrapnel, fattibile. alle grandi dis tanze. Se per grandi distanze intendesi i 4000 o i 5000 metri, certamente non puossi in questo caso pretendere di far uso del


·!H,

CONFERENZE MlLI1'AllI

MUNIZIONAMENTO DELL' ARTIGLIEHIA DA CAMPAGNA

tiro a shrapnel, ma se per grandi distanze in tendesi quelle massime ordinarie di comballimento cio è quelle il cui limite massimo non oltrepassa i 2500 meLri, ri,te11go, e le ullime esperienze lo dimostrano, lo si possa eseguire pur sperandone risulLati efficaci. Come è faci le vedere dal sunto delle tavole di tiro, )pubblicate dalla Cronaca JJ[ilitare Estera, anno 1~75, N. 4, e riguardanti le bocche a fooco tedesche di ullima adozione, il Liì'O a shrapnel è porta to fino ai ~500 metri. Se si considera più ancora che le tavole nel dare le distanze di tiro mantengonsi sempre alquanto inferi ori alla distanza massima, da cui è possibile ottenere effelli utili, è lecito dedurre, che gli . shrapnels tedeschi possono essere lanciati con buoni risultati fino alla distanza di 21300 metri. Passando poi ad esaminare il nostro shrapnel da cent. 7 dirò: è vero essere le nostre tavole di tiro attuali spinte solo fino ai 20,00 metri, benchè la gra. duazioue della spoletta sia fatta fino ai 2300 metri, ma ben presto ed in seguito agli otlimi risultati di tiro ottenu Li alle disLanze superiori ai 2000 metri, le tavole di tiro sara nn o portate fino ai 2300 metri e la graduazione della spoletta fino ai 2400 metri essendo ciò già stato defin iti vamente stabilito. . Per la ragione esposta parlando degli shrapnel stedeschi è lecito supp9rre che anche coi nostri da cent. 7 si potrà con efficacia spingere il tit'o fino ai .24-00 metri. Alle distanze maggiori parmi sia oltrepassato il limite entro il qua le, massimamente in terreni accidentati, sia,possibile con · buoni ri·sultati venire a combatti. mento; se ciò accadrà sar;,1, in casi speciali e allora si . ·potrà far uso di granate il Gui numero, rappresentante -il terzo del munizionamento totale, sarà sufficiente , per sopperire a quelle speciali evenienze. Riguardo al terz0 appunto, essere cioè il tiro a shrapnel

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malarrevole in causa della gran pratica che detto tiro . richi~de e per la difficoltà di graduare bene la ~poleita, dirò: anzitutto non doverne essere tanto ardua l'attuazione pratica, se, eseguito l'anno s~orso .per 1~ prima volta nei diversi poligoni _da. tutti I regg1me~t1 d'arliO'lieria da campr.gna, e quindi con personale m massima affatto inesperto, si ebbero risultati così brillanti da confermare pienamente quelli avuti dalla commi.ssione di esperienze al campo di S. Maurizio . . Nè mi pare che sia nssai difficile il graduar la spoletla ed il servirsi del fora-spolelte attuale per forare la miccia. Ce,;tamente l'uso di un istrumento nuovo richiede in chi l'adopera una certa pratica. A tranquill izzare poi chi nel modo attua.lP-, di forar~ la sp?lella veèe una grave difficoltà , d1ro esservi ora in esperimento due ~uovi modelli di fo ra-spo~ette. En: tram bi sono semplicissimi; ignoro a quale dei due sara data la preferenza, ma qualunque di essi venga adottato in sostituzione di quello ora di modello, la preparazione della spoleLta sarà certamente resa molto più facile e semplice. :M.i rimane a rispondere all'ultimo appunto, cioè. se i trasporti, la lunga conservazione, ecc., non modificheranno il modo di comportarsi delle spolette. Parmi sia impos:c;ibile rispondere io modo assoìuto piuttosto in un senso che nell'altro; il tempo solo e il lungo uso potranno chiarire la cosa. Le sp~lette costrutte da 4, anni e sparate ultimamente funzwnarono benissimo; d'altra parte, il dubbio clie si può emettere su lla più o meno· buona' conservazione loro, si può pure emettere sulla conservazione. di. tull_i i preparati pirici. Chi ·poi riflette che la m.1cc.1a dette -spolette non è altro che polvere da fuc1ler1a . compressa enLro un tubo di piombo passalo alla filiera, e che questa polvere viene così ad essere soltratla al

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9p

CONFER~_Nn; MlLITARl -

MUNIZIONA~ENTO ECC.

contatto dell'aria, non può certam ente avere ragioni fondate per metter~ in dubbio la buona conservazione. Che le spolette poi abbiano a soffri re nei trasporti, non ne scorgo affatto la ragione ; ciò potrebbe for~e succedere se il tubicino che contiene la miccia non fosse come é ~aldato al corpo della spoletta e la poi.vere non compressa in delto tubicino. Parmi quindi che anche riguardo alla buona conservazione non si possa nutrire serie apprensioni. Termino quanto dissi sullo shrapnel in generale, con un ultimo argomento in favore del nostro da cent. 7. Malgrado non vi siano dati di parngone del suo tiro con quello degli shrapnels usati cfalle altre potenze , pure dalla Revue d'artillerie francese, tomo III, pag. 497 (maggio) 1874, ove sono riferi ti per sommi capi i risultati delle esperienze esegui te dall'artiglieria bavarese e da quella svizzera ai campi _d i Lechfeld e di Thurs, esam inando attentamente quei risu ltati ottenuti se ne deduce : che il tiro a shrapnel col nostro cannone da cent. 7 diede risultati notevolmente su perì ori a quelli ottenuti dai Bavaresi col loro cannone a retrocarica da cent. 8 (7 cent. e 85) e dagli Svi zzeri col• loro pezzo pure a retrocarica da cent. 8 (8 cent. e 4) e ciò, tanto tirando contro bersagli rnppresenlanti fanteria, come .contro bersagli rappresentanti artig.lieria. (Continva).

F ERRARIS LEONA RDO

Capitano nel 4°

regg. artigli"eria.

l DELLE CONDIZIONI GEOGR'AFICO-STATISTICO;MILITARI DELLA

TU RCHIA EUROPEA E DEGLI

STATI MINORI AD ESSA ADIACENTI (*)

IV. Teatro di guerra marittimo.

11 teatro di guerra rnariLLimo dell'impero ottomano, considerato nei suoi limiti generali, comprenderebbe, oltre il Mar Nero ed il Mediterraneo Orientale, anche il Mar Rosso, una ~ar.te del Mare Indiano e il Golfo Persico. Ma questi tre ultrm1, bagnando regioni che non confinano direttamente coll'Europa e colle province piu popolale dell'Asia Minore, non possono esser teatro di operazioni che influiscano, in modo anche secondario, sull'esito della guerra; sembra perciò conveniente il limitarlo al Mar Nero ed al Mediterraneo Orientale. In tal modo esso viene ad essere costituito da due grandi bacini congiunLi dagli stretti del Bosforo e dei Dardarelli e dal Mar di Marmara, fra questi compreso. Il Mar Nero è un vasto bacino racchiuso fra regioni appart~nenti alla Russia ed alla Turchia e, in piccolissima parte, alla Rumenia, lungo 1000 chilometri da ovest ad est' !aro-o o da 250 a 530 chilometri. Le sue acque sono profonde, non ingom~re da scogli e bassi fondi e non soggette alla marea. (·) V. R ivista militare, dispensa di dicembre 187~.

ANNO

xxu,

VoL. 1.

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OELLE CONDIZIONI GEOGRAFlCO- STA TISTICO- )flLITARI

DELLA TURCHlA EUROPEA, ECC,

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Sebastopoli; nella penisola di Crimea, stazione opportunis-

Le sue coste sono in generale alte e ripide e non frastagliate da profonde insenature, salvo nel tratto fra le foci del Danubio e il golro di Perekop, nel quale le ri,·e alte e diritte si alternano colle basse e frastagliate dai lunghissimi canali (limetn) dei fiumi . La navigazione, facile nell'esta te, vi divien0 pericolosa nell'autunno e nell'inverno a cagione delle nebbie densissime ond'è coperto o delle frequenti e forti burrasche cui va soggetto; durante l'inverno è poi impedita dai ghiacci lungo la costa settentrionale. La penisola di Crimea e quella minore di Taman separano dal 11a r Nero il :Maro d'Azof, circondalo interamente dal territorio russo, lungo 300 chilome tri e la t·go da CiO a 140. Le sue coste sono basse, le acque poco profonde (da!~ a 14 metri) e ingombre da numerosi bassi fondi . Va soggtlLlo a terribili fortun ali; è gelato da dicembre a marzo, e la navigazione vi è inle1•rolta annualrnenl,c dal 1• novembre alla metà d'aprile. La sua entrata è difesa dalle fortezze di Kertsch e di Jeniko.lé. La lunghezza delle coste r usse del Mar Ner·o è di 21-00 chilometri, quella delle coste turcl,e è di circa 2300 chilometri. La Russia, dopo che ebbe estesi i suoi dominii sulle coste del Mar Nel'O, s i sforzò di a earvisi una potente marina s uperiore alla turca . .Ma La.le superiorità, i cui vantaggi si manifestarono nella guerra del 1828-29, e sarebbero s tati ancora marraio1•i in quella del 1853-'1855 senza l' interven to delle'flotte :;o alleat•.), cessò col ll'attato di Parigi del 18i>6 in conseguenza del quale veniva neulraliZ?:ato il Mar Nero, e la Russia non poteva avervi nè piazzo forti nè altri bas timenti da guerra se non pochi trosporli ed avvisi. Cessala però nel 1870 la neutralità del ·1vrur Nero, la Russia pose mano a ricoslilui1•visi una marina da guel'ra ed a ricostruirvi le piuzze marittime state smantellate. Questo lavorio venne spinto alucremente in questi ultimi tempi, ed attualmente, se la mu1·ina vi è ancora cli molto inferiore alla turca, le piazzo marittime sono però in buono stato di difesa. Le principali tra esse, oltre Kertsch o .Teniknlé già accennale, sono lo seguenti :

-sim~ pc~- dominnre il .Mar Nero; è il porto più sicuro e più ampw dt questo_mare. Le sue fortificazioni, demolite nel 1856, sono m parte ricoslruUe o in cosleuzione. Ni:w laj~f, sul Bug, a 25 chilometri dalla foce del Dnieper; possiedo un arsenale di marina, è difeso da quattro forti e da ballerie che sbarrano il timan dal Bug. Odessa, città di commercio floridi ssima e buon porLo· importanti fortificazioni ne difend.ono la rada. ' Il limcm clel Dniepet· è difeso dalle fortillcnzioni di Otchakof o di Kùnburn. La Turchia possiede nel Mar ~ero parecchi porti fra i cruali, s ulle costo d'Europa, quelli di Varna e di Burgas già ricordali, e sulle coste dell'Asia minore quelli di: Sinope, rada ampia, ma non troppo sicura; è difesa da alcune recenti fortificuiioni. Baium, sulle coste orientali del!' Asia minore, è importante come scalo marittimo alle fron tiere <lei Caucnso; è protetto da alcune fortificazioni. . Il principale porto e la chiave del 1\Iar ~ero è,per la Turchia, il Bosforo. Il Bosforo è un canale lnngo 29815 metri, largo da GOO a 3700 metri, profondo in media 27 metri, assai sinuoso ed accompagnato da sponde elevate. Buoni porti si trovano nei l'ientranti formali dalle sue rive. Le sue acque sono limpidP. e pr ofonde talmente che i più grossi bastimenti p~ssono accostarsi alla riva. La navigazione, facile dal Mar Nei·o al Mar ùi :Marmara, ò resa relativamente alquanto diffi ci·1e, m · senso inverso, dalla corrente del }Iar Nero. n Bosforo _e ra difeso per lo passato da molti ~vecchi forti e da ba~tcrie armate di numerose bocche da fuo co. Parecchie di t~lt opere vennero in questi ultimi anni trasformate e alcune r ic?strutte cli pianta, ed armate cl'artiglierie di nuovo rnodello =i~t grand~ potenza: secondo le ulLime notizie, le opere che endono li Bosforo sarebbero 14, tra forti e batterie. Esse h anno aziono potentis sima dal lato di mare, ma una buona )


DELLA TURCHL(i EUROPEA, ECC.

1ÒO

DELLE CONDIZIONI GEOGRM!lCO-STATISTICO-MILlTAnI

parte non sono al ·coperto da·un attacco di ·viva forza dal lato di terra. Queste difese sono completate dal concorso della ·squadra cora'izata e dall'impiego delle torpedini. All'estremità sud-ovest del Bosforo trovasi Costantinopoli. Costantinopoli ha un vastissimo e sicuro porto chiamato il Corn:o d'oro, nel qual trovasi'l'arsenale marittimo di Tershane, che è il principale della. Turchia. In faccia a Costantinopoli, sulla costa- asiatica, è situato l'importante·sobborgo di Scutari. In Costantinopoli e nei suoi dintorni si trovano i pri'ncìpali stabilimenti militari della T urcl'l.'ia; vi sono caserme assai ampie, ospedali vastissimi e fabbricati numerosi adatti per uso militare. Da'l lato di mare è difesa dalle fortificazioni dei Dardanelli e del Bosforo; dal lato di terra non è p'rotetta che da vecchie' mura, e da qualche opera provvi'soria ('!). Al di là di Costantinopoli, il Bosforo si allarga e confonde le sue acque con quelle del Mar di Marmara. 11 lVIar di Marmara è un vasto bncino chiuso, pròfondo e facilmente navictabile ed ao-itato soltanto dalla corrente del J\'1ar Nero: le o ' o s ue coste seLtentrionali sono clirill:e e prive di buoni porti;.. ie meridionali, sinuose, formano la penisola di Cizico e i golfi ai Ismid e di Guemlik. 11 Mar di Marmara, presso l'isola dello stesso nome, nuovamente si restringe e all'altezza di Gallipoli incomincìa lo stretto dei Dardanelli, od Ellespon to, 1ungo 67 chilometri, lar go da 1212 a 7590 metri, e profondo in media 55 metri. :È sinuoso., senza is ole, con pochissimi scogli. Le s ue acque sono • mosse dalla corrente del ìVÌar Nero che percoi·re 5R60 metri

•

(1) secondo notizie recenti, si stan no eseg uendo importanti lavori di fortificazion i per difende re Costantinopoli d,il lato di terra. La li nea di difesa scelta sarebbe il tratto della 'penisola del Chersoneso Tracici compreso fra il lago di Derkos e Bityul,-Tchekmedje; essa ha uno sviluppo totale di 40 chilometri, dei quali soltanto 25 sono attaccabili, essendo gli altri 15 coperti da ostacoli frontali. Si vuole elle 60 mila uomini bastino per difende1·e questa pos izione fortificala, la quale offre inoltÌ·e buone· condizioni per stabilil'Vi forie numerose.

)

>

101

all'ora e rende çlifficile la navigazione dall'Egeo al Mar di Marmara; una debole conlro corrente lo rimonta lungo la costa asiatica. Durante l'estate, vi predominano i venti d~l nord, durante l'inverno i venti del sud. Al pari del Bosforo, era difeso da molti vec.chi fortilizi, i quali oggidì hanno perduto molto del Iorio valore: si sono sostituiti loro tre nuovi forti, due sulla costa europea ed uno .sull'asiatica presso Kale Sultanje·, armati di cann oni di grosso calibro. Ris,ulta inoltre che vennero costrutte recenlissimamenle batterie provvisorie, armate di grossi cannoni, su .altri punti dello str.eito, e che si è provvisto per difenderlo con torpedini fisse. Fra l'Ellesponto e il golfo di Saros, già ricordato, trovasi la penisola di Gallipoli unita alla terraferma dall'istmo di Belal1ir largo 8 chilometri; è importante perchè su di essa trovasi una part~ delle difese dello stl'etto e perchè può ser vir.e cçHne punto di sbarco e base d'operazioni pet' muovere per terr /3. su Costantinopoli (1). Non lungi dall'entrata dei Dardanelli sopo le isole di Lemno e di Tenedos; fra quesla ultima e 1/3. cost~ àell' Asia Minore si trova la baja di Besika. Il Mediterraneo Orientale, suddiviso n ei mari Jonio, Adriatico, Egeo, di Siria o del Levante e cl' Africa, è contornato quasi interamente da tre lati dall'impero ottomano o dai Sijoi Stati vassalli clell' Africa . Esso forma. il mezzo principale di comuuicazione fra le diverse regioni dell'Impero. L'Jonio e l'Adriatico bagnano le cos.te clell'Epiro e del!' Albania, sulle quali non trovasi alcuna piazza marittima importante: le baie e i porti d' Antivari, di Durazzo, d' Avlona, dei Santi Quaranta, cli Sajada e di Preves;i, hanno importanza come scali per agevolare e talvolta supplire le comunicazioni tèrresLri lunghe e difficili. In qµesLi mari non trovasi qitro stabilimento marittimo all'infµor i della piccola stazione navaJe di Morto nel canale di Corfù. (1) Nel 185( la penisola di Gallipoli servi come prima base d'operaz1oni degli alleati; l'i~lmo di Bel ahir venne munito di fortffl?a~ioni.

>


402

DELLA TURCIIIA EUROPEA, ECC.

DELLE CONDIZIONI G-EOGI\AF1C0-STATIS1'1C0-M H.ITAIII

I mari d'Africa e di Sjria sono aperti, non J1anno grandi e profonde insenatu1·e, e non avrebbero che un'importanza secondaria, s e nel rientrante che formano f'ra l'Asia e l'Africa non si trovasse l'Istmo di Suez. Fra i mari minori, l'Egeo è il più impor tante per la Tur chia . ' sia perchè ne bagna le province più fertili e popolate, sia perchè per esso si entra nei Dardanelli. L'Egeo è un ma re non molto ampio (da 200 a 370 chilometri di l~rghezza} compreso, fra la penisola ellenica e l'Asia minore; le sue coste, per lo più rocciose, sono frastaglia tissime e formano molti e profondi golfi; è coperto da molte isole r icche cli Jmoni porti e ohe sembrano grandi pilastri d'un ponte che congiunga le due opposte r egioni, fra le quali esiste la più grande r assomiglianza cli conformazione geografica, di costituzione geologica, di c1ima e di prodoLti, in maniera da farle considerare com·e parte in trinseca d'una stessa nazione. Tre linee d'isole si pr.olungano a g uisa di barriere fra la penisola ellenica e l'Asia. minore; la prima linea si estende dal Capo .MaLapan al Capo Aleppo ed è formata dalle isole di Cerigo, di Candia, di Karpa Lhos e di Rodi; e la seconda linea, fra la penisola clell' Altica e il Capo Krios, e for mala dalle Cicladi occidentali, ossia dalle isoli? K~a, Thermia, Ser phos, Milos, Santorino e Slampalia; la ter za compresa fra. l'isola di Negroponle e l'isola di Sarnos, è cos titui ta dalle Ciclacli orientali, ossia dalle isole d' Andros di Tinos di: • . • > ' M1konas e di Nikaria. Una quar ta linea d'isole finalmente , fra il monte Athos e la penisola di Clazomene, è formala eta L~mnos, Imbros, Tenedos e MyWene, costiLuis ce un antemurale delle coste orientali dell'Egeo . In tal modo il mare Egeo pr esenta una mollitucline di e.a nali, d'i nsenature e di piccoli promon tori; e costituisce un teatro di guerra opportunissimo pelle piccole operazioni marittime. Le s ue acque sono generalmente pr ofonde, ma ingombre da isolotti' e da scogli: vi predominano nell'esla le i venti del nord, nell'autunno e nell'inverno vi imperversano tutti i venLi e va perciò soggetto a terribili fortunali.

403

Le cos te dell'Asia Minore sono ricche di buoni. porti al pari cli quelle della penisola ellenica; il più importante fra essi è

quello di Smirne posto in fondo alla baia dello stesso nome, lunga circa 30 chilometri e coperta ver so sud e ver so ovest dalla pen isola d i Clazornene che vi forma parecchi altri buoni porti ecl ancoraggi. Fra le isole dell'Egeo, quella di Candìa è la pil'.1 importante, sia p r la s ua estensione, sia per la sua situazione; sembra 7 quindi opportuno il descriverla brevemente. Situata a 154 chilome Lri dall'is ola di rtodi, a QO chilometri ùalle coste del Peloponneso e a 400 chilometri dalle coste dell'Africa, fra l'Europa, l'Asia e l'Africa, essa trovasi perciò al centro del Mediterraneo orientale e in posizione da dominare la via dell'Egitto e quella dell'Ellesponto. Lunga HO chilometri, larga da :LO a40,coper ta da montagn·e aspre, elevat() ed intricatis sime, con un::t costa assai fras tagliata, specialmente verso no rd, da profonde insenature, essa presenta una forma molto irregolare. È a ttraversata da ovest ad est da una catena cli montagne composta di tre gruppi distinti che sembrano formal'El a!LTettantemontagne isola Le, ·e che sono il Dicteo ( ISGOou) ad est, l'l<la (2'k60") al centro e il Madar a o Monte Bjanco (2470.,) acl ovest. I numerosi cont rafforti che si distaccano da esse sono eleva li, terminano quasi a picco s ul mare e r accl-ùudono tra loro vallate corte e strette, ma fer Lilissirne . Le comunicazioni terrestl'i sono difficilissime, consistendo le migliori strade in mulallierè dis age;voli; il mare vi costituisce il m iglioe mezzo di comunicazione. La costa mel'ìdionale è piuttosto diritta ed offre pochi porti; la settentrionale è invece fras tagliatissima, ed ba parecchi golfi ampi e sicuri tra i quali quelli ùi I{issamos, di Suda e di Spinalonga. 11 golfo di Suda è il più _irnporLante dell'isola; è sicuris simo, capace cli contenere una flotta numerosa e f'a~ilmente difendibile; è protetto da alcune fortificazioni ed è s tazione navale. Le città d i Candia e ùella Canea sono cinte da for tificazioni di un valore meno che mediocre. L'isola è popolata da 200 e più milaabitant.i, dei quali •l/5 sono Greci per r eligione e


1 Oi DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITARI per razza, intollerantissimi del giogo dei Turchi. Candia geograficamente ed etnograflcamente appartiene alla Grecia, la quale, in caso di guerra colla Turchia, farà certamenle ogni sforzo per rivendicarne il possesso. La necessità di possedere una forte marina da guerra è imposta alla Turchia dall'esleosione delle sue coste e dal bisogno dì difendere dagli attacchi provenienti dal mare la parte più vitale dell'impero e di pro leggere le comunicazioni marittime, tanto più importanti in quantochè le terrestri sono scarse e difficili. Si è visto nel capitolo VII• quale sia la forza della marina turca; resta da esaminare brevemente come il teatrodi gue1'ra marittimo le permetta, e in qual modo, di soddisfare a questi còmpiti svariati. Il possesso dei Dardanelli, del Bosforo e del Mare di Marmara ofTre alla Turchia tre considerevoli vantaggi, cioè: 1° La rende padrona delle chiavi del Mar Nero, e perciò, essendovi le sue forze marittime superiori a quelle della R u~sia, il dominio su di esso non le può venire contrastato da altre forze, se prima queste non superano le difese dei Dardanelli e ciel Bosforo. 2° Le offre nel Mar di Marmara un Vflstissimo e sicuro porto, dove.riparare la propria flotta quando non possa misurarsi coll'avversaria nel Mediterraneo. 3° Le assicura le comunicazioni più vicine e più importanti fra l'Europa e l'Asia e copre la capitale dell'impero, la quale dal lato di mare, non ha nè potrebbe avere, senza. grandi e lungiii lavori, difese vicine sufficenti a guarenlìrla dagli insulti d'una flotta. La superiorità della marina turca sulla russa, nel Mar Nero, è tale che, anche supponendo nella seconda un valore intrinseco maggiore di quello della prima, quella non può misurarsi con questa con probabilità di successo. Tale superiorità costituisce pella Turcbia un vantaggio rilevantissimo· non solo per la difesa. diretta dei teatri di guerra bulgaro-rumeno

I )

DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC. 1 05 ,ed asiatico, ma eziandio per mantenere sicure e facili relazioni fra questi due teatri dì guerra e per paralizzare, mediante minacce od attacchi sulle coste russe, una parte delle forze dell'avversario. In tal modo, vengono di molto diminuiti i vantaggi derivanti dalla s uperiorità delle forze terrestri della Russia, ed accresciute le difficoltà d'operazioni offensive per parte di questa sia sul teatro di guerra del Danubio, sia in quello del!' Armenia. Alquanto 'diversa è la situazione marittima della Turchia nel Mediterraneo, essendo questo lln mare aperto, il cui possesso le può essere contrastato, oltrechè dalla Russia, anche da altri Stati, a seconda di combinazioni politiche più o meno possibili. Se fra tali combinazioni consideriamo la più probabile, quella cioè d'un'alleanza della Russia colla Grecia, anche in questo caso la Turchia sì trova in condizioni dì forza numerica superiori a quelle degli avversari, e la sua marima se non totalmente, almeno in parfe può bastare a soddisfare i diversi còmpiti che le sono assegnali ('l). Ora, prescindendo da opera-

(1) La superiorità della marina turca sulla russa è dimostrata dalle .cifre degli specchi seguenti. I a)

F l oUa turca (1) .

Fregate .

8

110

9

40

7400 3100

17

156

10500

8

25 5

~01 208 100 79 16 72 12

Totale

70

741

Totale generale

87

S97

Corvette.

Totale b)

. Cavalli Cannoni vapore

Basttonie.iti corazzate.

Navi non corazzate.

Vascelli ad e\ice . . . . Fregate id. . . . . Corvette id. . . . . Avvisi, yachts, cannoniere Corvette a ruote. . . . . Avvisi id. . . Tra.sporto a vapore . . .

. . . . . . id. .

5 7

21 4

. .

U) Questo Specchio del a1aterille della marina militare torea n so,tltult• a quello contenuto nel capitolo vno fForie miJitnriJ.


406

DELLE CONDIZIO NI GEOGRAFICO· STATIS'l'ICO - il.IILITARI

zioni offensive contro le coste della Grecia, due còmpi Li di carattere difensivo spettano alla marina tur ca nel lVIecliterraneo, cioè: 1° Mantenere s icure le comunicazioni marittime tra le varie provincie dell'impero. 2• Dif'endere quella parte del littorale che ha rapporti più diretti coi teatri di guerra e specialmente coll'ellenico. Per soddisfare il primo còmpito, essa deve sorvegliare una estensione gra~dissima di coste frastagliatissime, popolate quasi per intero da gente di razza ellenica, e bagnate cla un mare come l'Egeo, adatto per le operazioni cli piccola, guerra marittima, riella quale i Greci sono valentissimi. .Eppertanto, sebbene la forza numerica della marina turca sia superiore a quella che la Russia e la Grecia possono riunire nel Mediterraneo, tuttavia, considerando il valore intr inseco dei due avv ersari e la natura del teatro di g uerra , <j giusto il dubitare che la marina turca possa soddisfarvi . Quanto al secondo còmpito, essa ha tale superiorit~ s ulla

1

i>

11. -

a)

Flotd a 1·u~sa.

N(J,'l)i corazzate (!) .

. { a batte ria Navi corazzate l a torre .

»

» ',

2

41

]\)

119 M

1 3

107

»

8

80

6

32 66

70

19 1

8

b) Navi n on corazza.te a v apor e.

vascelli . . . . . .

Fregate Corvette . . . . . . Legni minori armati . Navi da trasporto . . Totale

84

>

23980

•

ri1 · 5141 23,8~ - ;

"

~

4380

»

20

61 . » J

---;I

4380

(1} La maggior parte delle ua,·i cot'.l.zta1e a torre deHa oHn·jna russa nel Baltico sono guar!l!4CO$te e . . . perciò non potrebbero essere impiegate in operazioni o[eMive nel Mediterraneo. !'1) La fona della ,carina grec~ è talmente debole che non pt.tò influire scnsibHm.ente a moditìea:rc il rlp• parlo numerico delJ:i. fot1,a dei duo an·er;iori.

)

107 greca e sulla russa riunite che è ragionevole il credere che possa bastarvi con probabilità d i successo. Le difese <lei Dardanelli e del Bosforo, consistenti non solo in fortificazioni di s istema moderno at'mate di cannoni di grosso calibro, ma eziandio in tor pedini, sono tali da non poter essere superate che ila forze navali di gean lunga superiori a rruelle ùella Turchia. Dopo quanto si è eletto, pare che la s ituazione marittima della Turchia si possa così definire: !• Essa è padrona del Mar' Nero, e perciò ha facili rappoi'ti fra i varì teatri di guerra e facoltà di molestare l'avversario sulle sue coste. 2° Possiede forze mariltime sufficien ti per proteggere la parte più importan te delle coste dell'impero nel Mediterraneo e minacciarvi efficacemente quelle della Grecia. DELLA TURCHIA EUHOPEA, ECC:

1


IL CANNONE DA

100 TONNELLATE ' ECC,

109 .

d'0ra di riunire 111 maggior parte dei dati di fatto già ottenuti e che possono interessare le persone tecniche di artiglieria navale che non hanno assistito alle ec;perienze. S'intende bene che tutto ciò che è apprezzamento dei fatti, nel presente lavoro, non ha che un valore affatto personale ed indipendente dai giudizi ben più autorevol i e competenti che la Comm issi one potrà dare in seguilo. Nell'esecuzione delle esperienze, mirandosi contemporaneamente ad accertare le qualità. balistiche e di resistenza del cannone da 100 tonnellate, come ad accertare la resistenza dei bersagli, sia con cannon i ordinari (25 cent. da 18 tonn ellate e 28 cent. da 25 tonnellate) , sia col cannone da 100 tonnellate, fu tirato promiscuamente con tro i bersagli con tutti i diversi cannoni, oppure in mare co l cannone da 100 tonn ellate, secondochè esigevano le circostanze ; qui però, per maggior chiarezza, crediamo di sci ndere i risultati balistici dDi risultati di perforDzione; aggrupperemo i primi non secondo l'ordine in cu i furono sparati i colpi, ma secondo le cariche e proietLi adoperati; in quanto all'effetto dei colpi di qualunque calibro sparati contro le lastre sarò. necessa rio descriverli nell'ordine in cui ebbero luogo per tener conto della resistenza dei bersagli. Daremo poi in appendice del presente lavoro due estratti del giornale di tiro, i quali dimostrano l'o.rdine successivo con cui fu rono esegu iti gli esperimenti. In primo luogo conviene descrivere sommariamente · il cannone da 1100 tonnellate, i suoi apparecchi ed i bersagli.

IL

CANNONE DA 100 TONNELLATE E LE

CORAZZE DA 55 CENTIMETRI

(ESPERl11RNT! FATTI ALLA SPEZIANEI MESI DI OTTOBRE RNOVEMBRE 1876)

Le esperienze d'arLiglieria che ebbero luogo alla Spezia negl i ultimi giorni d'ouobre e primi di novembre 1876 hanno deslato Lale interesse fra le persone tecniche di tutta Europa che noi crediamo non in~Lile di. darne sin d'ora un riassunto. Lo scopo di tah esperienze fu: il O la co llaudazione del cannone da 1 oo. tonn el.late_ c~struito d~JJ;1 casa Arrhstrong per la regia marma 1tal1ana e. primo fra gli otto che <lovranno a.rmare il Duilio ed il Dandolo; 2° l'esperimento di resistenza di diversi tipi di bersagli rappresen tanti il fianco del Duilio, rivestiti di una o due lastre di corazzatura di specie diverse e dello spessore comples~iv~ di 55 centimetri di ferro, per decid ere quale sia 11 sistema da adollarsi per corazzare le suddette navi. . La prima parte è compiu ta, ed il cannone tu accettato; m quanto alla seconda parte il lavoro della Commissione nò~ è ancora term inato. né tulle le esperienze necessarie sono compite. Ad ogni modo crediamo utile sin

Cannone da 100 tonnellate.

(4) Dalla Rivista 11Jar·ittima, dicembre ~ 876. )

L'idea di questo ca nnone data dalla fine del 1873 ed è dovuta all'iniziativa dell'ammiraglio St. non, allora. ministro della marin a, e del ,:omandante Albini, diret-


il 1O

IL CANNONE DA

1 on

TON NELLA TE

E LE CORAZZE DA

tare generale d'artiglieria e torpedin i. Considerando fin d'allora ehe la nuova fase in cu i erano entrati gli studi sul corazzamento delle navi avrebbe condotto ben presto le marine estere ad ado ttare spessori di coeazza non solo ·uguali, ma anche alquanto superiori a quelli di 55 ?entimetri progettali pel Duilio e pel Dandolo, e considerando che sopra una nave da baua,rlia la parte di peso riservala. ai mezzi d' offesa è la rnecrlio utilizzata dopo quella che produce la velocità, f~ deciso di adottare senza esitazione per l'armamento del Duilio e del Dandolo « i pi'ù potenti cannoni che l'industria metallurgica potea produrre e che queste navi potevano portare senza c(l,1nbiarne i· piani generali' di costru.zione». II peso di questo cannone massimo possibile fu riconosciuto dover essere di 100 tonn ella te circa, e si calcolò che per avere maggiori probabilità di buona riuscita conveniva stabilire che il calibro del cannone fosse compreso fra i 42 ed i J.6 centimetri, che il peso del proietto fosse compreso fra i 900 ed i 1200 chilogrammi, e che l'anima fosse lunga non meno di 20 o 21 calibri . Si pensò pllre che conveniva cominciare a forar l'anima ad un calibro relativamen te moderato, salvo ad accrescerlo poi se si trovavano polveri abbastanza miii e bene utilizzate. · Sopra tali basi, sul 'pri ncipio del 4874 , si studiò con la casa Armstrong il progetto del cannone, e si stipulò un con tratto per la pro vvista di olto di tali cannoni con le seguenti cond izion i priucipali : che la casa Arm:Strong avrebbe costruito il pri mo cannone n suo rischio e pericolo, e che ogn i cannone per essere accettato avrebbe dovuto sopJ?ortare senza nessun inconveniente 50 colpi prod ucendo nel proietto un lavoro di almeno 7800 dinamodi, il che corrisponde ad una velocità di ~1 '2 m~tri p~r un proietto di 908 chilogrammi (2000 libbre inglesi). Fu anche stabilito che il cannone dovesse sopportare fino a 4,000 atmosfere di tensione 1

>

55

1H

CENTIMETRI

col proietto suddetto e fino a 4500 eol pro iett? ~i 1'13~ chilogrammi (2500 libb.re!; in quanto a prec1s1one · ~1 tiro e facilità di man egg10 11 cannone non d~veva essei e inferiore ai migliori cannoni del gov~rno i?gles.e . . Tenuto conto dell'epoca in cui t.ah condmom vemvano proposte ed accettale, .si ve~~ qual~ ai·d_uo. problema sil' \V. Armstrong ed I suoi 11lustn soci,. 11 capitano A. Noble e l'ingegner~ R~n~el,· ha~no ~·1s?luto'. e tenuto conto dei progres?1 fatl1 in quest1 ultrnn anm c~n le polveri a lenta combustione , s'intende. come le condizioni balistiche proposte nel 11873 abb iano potuto e,:;sere non solo raggiunte, ma di molto oltrepassate. Il cannone è costruito secondo il noto sistema. Arm~ strong ad avancari'ca; la sola differen_za con gh a~lrl cannoni rninori di ugual sistema consiste nel tubo mterno d'acciaio , che, in luogo di essere di un s?l pezzo, qui è didue'collegati ins ieme da un anello (vedi ;av ..·1 ~); e ciò per la difficoltà di ottener~ u~ so~ pezzo d accia~o co1;ì grande. - Ecco i dati prmc1pah del cannone . Calibro attuale ,17 poll ici . mili i metri B I ,8 Lunrrhezza d'anima 21,3l cal ibri metri 9,22 0 » totale . » 9,953 Capacità totale dell'anima . . decim . cubi 1349 Capacità della camera di combustione quando il pro ieLlo è spinto fino al res~ringimento delle )) righe . tonnellate '1'0 ·1,o l'eso del cannone )) 4 Preponderanza . La rirratura è del sistema detto rnultirigo: consta di 27 ri:lrn paraboliche, d'inclinazione crescente. ~a. ·0° a 4° circa (45 calibri). Le)'ighe sono profonde n:1i11tmetri 3,2 e la superficie complessiva della parte rigata è all'incirca uguale a quella dei pieni. 1


E LE CORAZZE DA

H2

IL CANNONE DA

100

TONNELLATE

Focone, sistema d'accensione della carica.

Il focone si troYa al centro della culatta secondo l'asse del pezzo; a differenza degli altri cannoni, in luogo di avere un grano di rame permanentemen Le avvitato , vi si trova un grano d'acciaio da potersi togliere e cambiare facilissimamente quando occorre, med iante un uomo ~he penetra fino al fondo dell'anima. Con ciò restano evitati gl'inconvenìenti dovuti alle corrosioni che i gas della polvere sì facilmente producono nei foc oni. Per ottenere l'accensione possibilmente . verso il cent~o del ca rtoccio e non giù alla sua estremità posteriore fu sperimentato un sistema analogo a quello adoperato a Shoeburyoess col cannone da s,t tonnellate. Un cono vuoto di vim ini o di legno sottile è in serito nel cartoccio con la base verso il fondello ; la fiamma del cannello d'innesco traversa il cono, passa per alcuni fori praticati co nveni entemente Yerso il vertice di questo ed accende la carica al punto voluto: Finora non è ancora deciso di quale materia convenga definitivamente fare i detti coni .

Proietti.

Il proietto da considerarsi per ora come no rmale pel cannone da 100 tonnellate è quello di 908 chil., rappresentato nella Tav . .P. Ne furono tirati alcuni del peso di 1 130 chil., come prescriveva il contratto; questi ultimi non differiscono dagli altri che per una muggior lunghezza. · 1

>

55

CENTIMETRl

11 3

I proietti non hanno alette di sorta; il movimento di rotazione è loro impresso dal turavento (gas-checks). 1l modello di Luraventu adottato per i proietti del cannone da 100 tonnell ate consiste in un anello di rame (Tav. 1°) fissato con viti alla base del proietto; per l'azione dei gas tale ane llo viene schiacciato e dilatato, ed il suo bordo saliente a cuneo viene compresso fra le pareti dell'anima ed un raccordamento dentato che unisce la partP. cilindrica del proietto alla sua base. li rarne del turavento si modella perfettamente nelle righe e sopra i suùdeui denti del proietto, e gl'i mprime la rota zione, mentre ottura ogni adito ai gas della polvere fra l'anima cd il proietto. Il turavento dei proietti da 100 tonnellate ha originalmente le alcue corrispondenti alle righe ùel cannone; ciò non sarebbe punto necessario per lo. rotazione, poichè, come fu constatalo co i nostri cannoni minori, i turaventi assolutamente circolari e senza alette se le fabbricano perfettamente da sè nel momento dello sparo; ma pel cannone da 100 tonnellate è necessario di mantenere le aletle al tura vento olio scopo di arresta re il proicllo all'origine delle righe nell'at.to del caricamen to e mantenere cosl costante la capuc ità della camera tiservata alla poh·ere (187 decim . cubi). Ciò è tanto più necessario perché il caricamento si esegu isce col calcatoio idraulico, che in seguito descriveremo; e questo ha un'esuberanza di forza tale che comprimerebbe di troppo la polvere 'dietrn il pt·oie Llo se questo non venisse a tempo arrestato; né sarebbe facile in pratica di regolare la manovra del co lcatoio arrestando la sua azione a tempo opportuno. I proielli che furono tirati conlro corazze erano tutti di 908 chi!. di ghisa indurita, fabb ricati dalla casa Arrnstrong col solito sistema dei proieui Palliser, la parte cilinqrica fusa in sabbia, la parre ogivale in coquille. Quando furono fusi questi proie tti sperimentali ANNO xxn, YoL.

1.

8


•I •I 4

IL CANNONE DA

100

E LE CORAZZE DA

'l'ONNELLATE

non aveasi di mira altro che la collaudazione del cannone e non già esperienze contrn corazze, sicchè nori fu data veruna importanza al metallo e si adoperò la solita miscela di ghisa con cui sono fatLi i proietti Palliser dei calibri minori; di ciò occorre far menzione, poiché, come in seguito vedremo, non sembra quello il metallo più adatto a tali grossi proietti; essi risultarono troppo fragili. · Per facilità di fabbricazione i proietti hanno un vento sufficiente per non aver bisogno di tornitura nella parte cilindrica, meno che per una fascia sulla parte anteriore di essa, immediatamente dopo l'ogiva; tale fascia è torn ita accuratamente al calibro voluto, e lascia un vento moderato alla parte anteriore del proietto, mentre la posteriore viene centrata mercè l'azione del turavento durante lo sparo. Ecco i dati principali sui proietti: Calibro nella parte tornita millimetri » sul resto della_parte cilindl'ica . » Lunghezza totale metri Raggio dell'ogiva » Peso chil. Camera, Iunghezza metri » diametro massimo » » capacità . decim. cubi

429,1

426 1,20 0,75

908 0,73 0,209 17'

Polveri.

La p·olvere che ha servito alla colla ndazione del cannone da '100 tonnellate ed ai co lpi sparati da questo cannone contro le corazze fu fornita, come il contr,atlo prescriveva, dalla casa Ar.mstrong. Essa fu fabbricata

>

55

CENTIMETRI

115

a Waltham Abbey col sistema delle macine nel modo solito delle polveri pebble inglesi. È a grani cubici di pollici •1 ,5 di lato, e di densità assoluta fra ·1,68 ed 1-,76. Q_ues~a po lvere è la stessa che è stata adottota provv1sor1amente pel cannone ingl ei:;e da 81 tonnellate. Però dovendo in seguito i cannoni da '100 tonnellate essere provvisti di polveri di fabbricaz ione i"taliana, il regio polverificio di Fossano aveva già fabbri cato tre saggi sperimentali di po lveri da provarsi col detto · cannone . . Ecco i dati princi"pali sopra tali saggi di polvere d1 Fossan.o, tutti ottenuti col sistema delle botti . . . ' come s1 pratica in quel polverificio: . I. SAGGIO. ~ Polve1·e 11arallelepipeda. - Questo saggio d1 polvere d1 Fossano fu ottenuto secondo l'ordinario modo di fabbricazione delle polveri a lenta combustione, ossia rompendo la sliacciata di fàrina ternaria in grani. di fo.rm e sensibilmente regolari. Tali grani aveva110 m media le dimensioni di millimetrift.8X 48 X30. La densità assoluta misurata col densimetro a merc_u.rio fu di -i ,7817. Un chil ogramma di polvere cont1.ene all'in_circa nove grani. · II .. SAGGIO. - Polvere parallelepipeda. - Analoga al saggio precedente, salvo la densità che è 1,8017. Dall'unico colpo sparato col primo saggio si vede che tale polvere era troppo lenta pel cannone da ,100 tonnellate, e per conseguenza non fu provata neppure quella del secondo saggio che deve essere ancora più lenta perchè più densa. III. SAGGIO. - Polvereprogressivapel cannone da 100 tonnellate. - Questo saggio fu ottenuto col sistema analogo a quello delle altre polveri adottate da alcuni mesi P~rtutti i grossi cannoni della regia marina sollo il nome d~ polveri p1·ogressive. La prima stiacciata di conveniente i!lensit;ì, ottenuta direttamente dalla farina ter0?ria, viene rolla in grani irregolari di non grandi dimensioni; questi grani, mesco!ar,i con una certa


416

IL CANNONE DA

100

quantità di polverino, vengono sottoposti di nu_ovo all'azione dei torchi e si ottiene così una seconda snacciata, la quale viene rotta alle dimensioni definiti ve dei grani di polvere progressiva da prodursi. In tale modo il grano di polvere progressiva, in luogo di essere un impasto di farina ternaria comp resso ad nna data densità, è un conglomerato di grani pi ù piccoli dr densità maggiore di quella del grano total e. Qu esto sistema, dovuto pri ncipalmente agli studii del colonnello cav. Quaglia e del capi tano cav. De Maria dell'artiglieria del regio esercito (direttore evice-direttore del polverificio di Fossano), ha d11to ottimi risultati con · tutte le grosse bocche da fuoco della marina; e quantunque il saggio sperimentale fabbricato pel cannone da 100 tonnellate non possa considerarsi com e definitivo, pure dai risultati che in seguito indicheremo si vede che senza dubbio quel polverificio potrà fabbricare dell'ottima polvere pel dell? cann one. Questo sagg·io di polvere progressiva pel cannone da 100 è a grani quasi cubici di millimetri 54-Xoii,X45e di densità assoluta 1,776; i grani piccoli che formano il conglomerato erano irregolari da 3 a 6 millimetri e di densità 1,79 circa. Ogni chilogramma di polvere con tiene circa cinque grani.

o.5 CENTIMETRI 417 va .eseguita girando la torre, mentre DPlle esperienze doveva eseguirsi manovrando l'intero pontone mercé ,paranchi a mano, e meno del servizio di traspo rto delle muni1.ioni aJ\a bo cca del pezzo, servizio che a bordo sarà fatto da appo::;iti congegni, mentre sul pontone era eseguito con un ca rretto a mano. I meccanismi e congegni che costituiscono l'affusto -e gli accessorii del cannone, qu:\si totalmente opera dell'ingegnere signor G. Rendei, pel loro concetto, semplicità e precisione baste rebb ero da sè soli a stabilire la fama di un illustre ingegnere. Essi meriterebbero una descrizione esatta e parti col areggia ta, che attualmente non possiamo fare; ciò non per tan to procureremo di dare un'idea sommaria del loro insiem e e della sistemazione del cannone. Come si ,disse, il cannone è stabilito su l pontone come lo dovrà essere sul piano della torre. Se per affusto propriamen te detto s'intende quell'insieme di pezzi che sostenendo il cannone lo segue nell'andare in battcnia o nel rincu lare, può dirsi che il cannone da tOO quasi non ha affusto; due pezzi porta-orecchio.ni in bronzo indi cali in A (Tav. 2°) sostengon o il cannone e scorrono sopra due guide longitudinali B B quando il cannone va in balleria o rincula. Queste gu ide sono sopporta te da due aloni CC fissa ti su l ponte. Collega to a ciascuno di questi aloni e sulla parte posteriore ( 1) di questo, si trova un torchio idraulico D, la cui asta di sta ntuffo E è collega ta al rispettivo pezz0 porta-orecchioni A; questi due torchi servono per mandare il ca nnone in balleria, rientrarlo e fare da freni nell'atto dello sparo. Un terzo torchio idrau li co F mu ove la lisc ia di forro GG situata sollo il cannone e girevole intorno al perno E LE COnAZZE DA

'fONNE!.LA'l' E

>

1

Affusto, congegni idraulici, ecc.

Il cannone da 100 tonnellate fu, per le esperienze in parola, stabili to a bordo di un pontone in ferro adatlato appositamente con tutti i suoi npparecchi e congegni; sicchè il cannone si trovò nelle id entiche condi zioni in cui vi:'.rrà stabilito nella torre del .Duilio, meno che per la punteria in direzione, che a bordo

(~) Con le parole avanti o anteriore intendiamo verso la volata del cannone, indietro o posteriore, verso la cula.tta.


1 •18 lL CANNONE DA 400 TONNELLATE H. Su quesla liscia scorre la culatta duranle i movimenti del cannone e vi è frena ta mediante il pezzo J.

II torc.:hio F e la liscia G G servono per i movirrnmti di elevazione o depressione. Finalmente un calcaloio-scovolo idraulico K K stabilito nel ponte inferiore serve a scovolare o caricare il cannone. Dopo di avere enumerati i congegni principali relativi alla manovra del cannone, prncureremo di dare un'idea sommaria del loro funzionamen to. A tol uopo conviene fare un passo indietro e corn i nciare dal motore. Il motore è una ma cchina a vapore Z della forza di 60 cavalli a due cil indri orizzonlali i quali muovono direttamente gli stantuffi di due pompe prementi. Queste ricevono l'acqua da un se rbatoio che 0hiamererno cisterna e la trasmettono a tutti gli apparecchi. Allo scopo di far sì che l'acqua che parte dalle pompe giunga ngli apparecc hi con pressione unifo rme e non già con quella risultante dal movimento di va e vieni . degli stantutlì, quest'acqua traversa un torchio ugiiaglz"atore. Questo consiste in un recipiente ci lindrico dove si trova uno slantuITo la cui lesta è caricata da quatll'u molle a cartoccio cli conveniente forza ; quando la pressione dell'acqua aumenta, le molle si con traggono, lo stantuffo s'innalza ed il volume nel recipienteaumenta ; quando la pressione diminuisce, le molle reagiscono .per tensione ed nbbassan o lo stantuffo , diminuendo così il volume nel recipiente. · li movimento della macchina 3. vapore è affatto indipendente dal funz ionamento dei congegni relativi al cannone, poicbè quando quesli sono io riposo, l'acqua pompata dalla macch ina vince la resistenza di valvole di scarico che la riconducono al.la cisterna; quiando invece qualche congegno vien messo io azione, la forza necessaria pe r muovere il cannone essendo minore di quella voluta per aprire le de-I.le valvole, queste . si chiudono ed il congegno funziona.

!

~

E LE CORAZZE DA

55

CENTIMETRI

119 .

Ammesso dunque che la macchina a vapore sia sempre in moto, esaminiamo il funzionamento dei diversi congegni. • Una sola leva situata sul ponte di fianco al cannone serve a manovrare i due torchi laterali D. Lo stantuffo di ciascuno di questi è munito di una valvola che si apre automaticamente quando la pressione viene esercitata sulla parte posteriore dello stantuffo, e si chiude nel caso contrario. Allorchè si. dispone la leva per rientrare il cannone, l'acqua agisce sull a parte anteriore de!Jo stantuffo, la valvola si chiude, mentre è lasciato libero varco all'acqua, che si trova sulla parte posteriore, di scorrere nella cisterna. Quando invece la leva è disposta per mandare il pezzo in balleria, l'acqua entra per la parte posteriore del torchio, la valvola si apre, sicchè l'acqua comunica con la parte anteriore ed agisce con ugual pressione in tutto il torchio; ma sulla faccia posteriore de llo stantuffo agisce sopra l'in li era sezione di questo, men tre sull'anteriore agisce sopra una superficie metà (poichè la sezione dell'asta dello stantuffo è metà di quella della testa), sicchè lo stantuffo, e con esso il cannone, è spinto in avanti. Lo scopo però della valvola, di cui accennammo il funzionamento nel mandare il cannone in balleria, è di agire durante lo sparo, poi chè allora i torchi D debbono operare come freni idraulici . Tn quell'istante il torchio si trova pi -::no d'acq11a dietro lo stantuffo, e quando questo viene spinto all'indietro dal rinculo, la valvola si apre e lascia passare l' acqua posteriore a riempire il vuoto lasciato sulla faccia antl'.lriore. i\:la poichè il volume generato sulla parte anti:;riore déllo stantuffo, per la presenza dell'asta di questo, non è che la metà di queJio occupato nella parte posteriore, l'acqua esuberante forza s,ei valvole caricate da al~ trettante molle a spirale e passa nella camera L situata superiormente al torchio D, e da quella ritorna alla ci-


120

IL CANNONE DA 100 TONNELLATZ

sterna. Si vede quindi che per ottenere più o meno energia nei frenare il rinculo, bisogna caricare più o meno le suddette molle a spirale. li torchio idraulico verticale F, çhe serve per elevare od abbassare la culatt a, è manovralo da una seconda leva. L'acqua vì agisce pe netrando soltanto inferiormen te allo stan tuffo ed alza così la culatta; quando si vuole abbassare si fa uscire dell'acqua, e lo stantuffo si abbassa per effetto della preponderanza del cannone, la quale, per tal ragione, è di ,i. tonnellate circa. Per evitare poi gli effetti delle scosse che potrebbero prodursi all'istante del fuoco, la parte inferi ore del torchio può comunicare con la superio re, ma tale comunicazione non si stabilisce che in seguito di un potente disquilibrio di pressione me1·cè il forzamento di valvole convenientemente caricate. Resta ad accennare al calcatoio scovolo K K. Questo istrumento è situalo nel ponte inferiore in una posizione inclinata corrispondente all'inclinazione dell'ass~ del cannone di sposto a tutta depressio ne. L'asta del calca toio è composta di tre tubi vuoti e disposti l'un dentro l'altro come i tubi di un cannocchiale; al tubo interno è collegata la tesla fatta come quella di uno scovolo ordinario. Inoltre v'è un apparecchio, indicato nella tavola in il:1, con sistente in un cilin dro con uno stantuffo; sopra ciai-cun lato del cilindro si trovano quattro pulegge P, e sopra ciascun lato dell'asta dello stantuffo quattro pulegge Q. Una corda di fil di acciaio R è avvolta a queste pl.llegge, e forma un paran co per ciascun lato dell'apparecchio; il tirante di ciascun paranco, ossia un'estremità della co!'da, è legata alla testa dello scovolo in Se, seguendo la vi a S T R, gira sulle pulegge e va a far dormi ente in U. Tn tal punto però non è legata, ma gira ndo intorno ad una puleggia orizzontale forma dall'altro lato dell'apparecchio un paranco simmetri co al primo e l'altra estre-

l

E LE CORAZZE DA 55 CENTIMETRI

121

mità. viene legala alla testa dello scovolo nel punto simmetrico ad S. In tal modo si hanno due paranchi simmetrici a dormiente comune e mobile in U, agenti sempre a pari tensione e coneggenti si l'un l'altro, grazie alla puleggia orizzontale U. Sempre che la macchina a vapo re funzioni, agisca o no lo scovolo, l'acqua viene premuta nel cilindro JlJ e tende ad allungare i paranchi e per conseguenza a far rinnlrare l'uno nell'altro i tubi dello scovolo .. Quando però median te una leva si fa entrare l'acqua nell'interno dei tu bi vuoti K, qu esti si al! 11 ngano facend o forza su I tirante S del paranco, e poichè lo sforzo necessario sui tiranti dei paran.chi per far rientrare lo stantuffo nel cilindro /Jf è circa ollo volte minore di quello che converrebbe fare, agendo direttamente sopra questo stantuffo, poichè otto sono i fili che passano pe1· le pulegge Q di ciascun paranco, ne aV\'iene che l'acqua che agisce nell'interno dei tubi K I( quantunque alla stessa pressione di quella che agisce continuam en te nel cilindro Al, produce l'allungamento dei tubi T( K malgrado la resis tenza del cilindro M; in tal modo funziona lo scovolo. Per scovolare e caricare si dispone il pezzo al rinculo ed a tulla depressione come è indicato in X; si porla, se fa duopo, la carica o il proietto fra la bocca e lo sco.volo, mediante un carretto l' (a bordo mediante un congegno che li eleva dal pon te inferiore), e- si fa agire lo scovolo. Quando nell'operazione discovol are lo scovolo raggiunge il fondo dell'anima, si apre automaticamente una valvola nella sua lesta e l'acqua che fa agi re l'istrum ento spruzza fuo ri e lava l'anima. L'apparecchio scovolo-calcatoio è forse di costruzione alquunto difficile, ma di funzionamento semplice ~d esa tti ssimo; in caso d'avaria può venir tolto via e sostitui to con uno di ri ca mbi o; tale operazione non può richiedere più di mezz'ora di tempo.


122

Ii CANNON,E DA

100

TONNELLATE

'il.'ulti i congegni hanno sempre funzionato in modo perfetto, e si può asserire che il cannone da 100 tonnellate cosi montato a bordo sarà suscettibile di una rapidità di tiro non inferiore a quella degli ordinari can noni da 12 o '18 tonnellate.

Bersagli e. Fermapalle.

I bersagli c0ntro i qnali fu tirato nelle esperienze delle corazze sono. rappresentati nella Tav. P. Essi erano disposti in una stessa linea a poco più di 100 metri dalla banchina al la quale era accosiato iI pontone del cannone da ;100 tonnell ate. Presso la banchina si trovava una batteria di tre cannoni.minori, che furono anche sparati contro le corazze. Uno di essi era da 28 cen t. ARC (23 tonnellate) e gli altri due da 25 cent. n° 4 ARC ('18 tonnellate); questi cannoni venivano tolti via quando si tirava col cannone da 100 tonnellate per sgombrargli la linea di tiro. Nel descrivere le esperienze ed i bersagli divideremo questi in quattro gruppi, chiamandoli Bersaglio n° 1, n° .2, n° 3 e n.° 4 <1 com inciare dalla destra di chi ad essi è rivol to, come è indicato nella Tav. '1". Inoltre distingueremo ciascuno di questi bersagli in S'Uperiore ed i'-nferi01·e essendo talvolta diversa la specie della corazzatura. Tutti i bersagli rappresentavano la murata del Duilio· rivestita di piastre di specie diverse; la corazzatura era sempre di 55 cent di ferro in un solo o in due spessori. Bersaglio n° 1. - Questo bersaglio si compone va come appresso: due lamiere cli ferro sovrapposte di 1 g, millimetri di gros~ezza, s'estendevano verticalmente· lungo il bersaglio, formando murata. In avanti cli questa murata erano disposti degli scalmi verticali composti

I l

E LE CORAZZE DA

55 CENTDIETRt

,133:

di lam iere della grossezza di 14, mili. per l3 cent. cJi, larghezza, e di due verghe ango late di 130mm X 90 X 1~ contro la murata, e una esterna cli 90 X 90 X H . Questi scalmi erano distanti fra loro on,5i'5. Tra questi vi era< un primo riempimento di legno quercia di 4.3 cent. di grossezza e formato di corsi vertica li. Incroci ava quest~ primo cuscino un secondo, spessu 3(1 cent. e composto d1 . corsi dello stesso legno disposti orizzontalmente, separati mediante verghe angolate di 250 X 80 X 10. Nella· disposizione di queste verghe angolate orizzonta li s'erano dovuti aver di mira i fo ri praticali nelle lastre e il libero passarro-io delle eh iavarde attraverso il beroo 3· saglio. Su questo doppio cuscino della grossezza e1·1 'i.· cent. erano applicato le due lastre CC di 55 cenl. d1 grossezza, le qua li formavano il bersaglio n° 4 superiore ed inferiore. Entrambe queste lastre provenivano dalla ditta Schneider e r,omp. ( Usines dii Creusot ). Esse· erano di (erro aociaioso, ottenute non col solito sistema delle lastre fu cinate e laminate, ma, sembra, per fusione e martellatura al maglio. Il loro pr·ocesso di fabbricazione costi tuisce un nuovo genere di lastre di·• corazzat11ra dovuto al ia dilla Schne ider, ed ora per la. prima volta sperimentato. Qu~ste lastre erano collr.gate al bersao·lio med iante ch iavarde avvitate nella corazza. ed a pun~ perduta, sistema proposto dalla stessa ditta· Schneider. Due corsi orizzonta li di legno disposti al: disotto dell e lastre formavano mensola al le stesse. Nella parte posteriore il bersaglio era sostenuto ed.· appoo-rriato contro bagli e i relativi braccioli. I bagli dista~;n0 fra loro .in•,,15 ed erano composti di lamiere della grossezza di -12 mii!. e di verghe angolate di 90 X 90 x •12 . Essi erano inclinati secondo un angolo di · circa 18 gradi per forrnan~ scontro con1ro taccate ?Pportunamente disposte all'estremo inferiore di essi. I braccioli che corrispondevano ai detti bagli s'estendevano per tutta l'altezza del bersaglio ed erano, come,: 1


100 TONNELLATE · i bagli, composti di lamiere di 12 mili. di grossezza .e di verghe ango late di '100 X .fOO X 13 e di 90 X 90X ·12. L~ loro estremità inferiori poggiavano sopra L,·aversoni .eh legno, e questi erano intimamen te connessi coi bagli inclinali mediante appositi tiranti verti cal i composti di legno e di lamiera. Bersaglio n° .2. - Identico in costruzione al n° 1, salvo le lastre ed il sistema di ch iavarde con cui erano collegn te le p ri me al c11scino. Le lastre erano dello spessore di 55 cenl., di ferro fucinato e laminato secondo il soli to sistema di fabbricazione delle lastre di corazzatura. Le chiavard e passavano tutta. la lastra, il cuscino e la mura la ed erano co llegate alla struttura so llopos1a ?on dadi e rose tte applicate alla pa1·Le opposta. La piastra del bersaglio n° 2 superiore proveniva .dalla ditta Cammei di $he!Iield e qu ella del bersaglio inferiore dalla ditta Marrel. Bersaglio n° 3. - Il bersaglio n° 3 superiore era .del sistem~ dello a sandwich . Constava della murata io lam iera e del prim o cu.scino di co rsi verti cali di legno (idenlici a quelli dei bersagli n° 1 e 2) su ~ui ,si trovava una lastra fucinata di 25 centimetri. Su .questa s'era applicato il secondo cuscino a corsi orizzontali rinforzato colle verghe ango late, e su di questo era un a seconda lastra di 30 centimetri. La lastra pro-veniva dalla dilla Cammei; il sistema di chiavarde era l'usuale, analogo a quello de l bersaglio n° 2. Il bersaglio n° 3 inferiore avrebbe dovulo essere formalo dalla mura la e dai due cuscini come il bersagl io n° 1 e 2; a questi avrebbe dovuto venir appoggiata un a lastra di ghisa indurita di 35 cen timetri ed al di fuori una lastra fucinala di 20 centimetri della ditta l\Iarrel.. Non essendo però pronta quest' ulLima, tale bersaglio non venne sperimentato e fu ri vestito esternamente di sacchi di sabbia, com e mostra la figura . Bersaglio n• 4. - Il bersaglio n° 4. superiore era 4 ~H,

E LE CORAZZE DA

IL CANNONE DA

55

CENTIMETRI

120'

identico al n° 3 sup eri ore. Le dne lastre di esso furono provviste dalla ditta Marre!. Il bersaglio n° 4, inferiore avrebbe do"uto essere composto di una piastra di ghisa: indurita ed una di ferro fucinalo Marre!, come il n° 3 inferiore, salvo che il se condo cusc ino era a co rsi verticali e applicato fra le due lastrn, a• sandwich. Ma parimenti per mancanza della la stra Marre! tale bersaglio non venne speri men tato e fu rivestito di sacchi di sabbia. Fe1·mapalle. - Dietro- alla linea dei bersagli corazzati era stato costruito un enorme fe rmapalle in sabbia rivestito di sacchi di sabbia e gabbioni. Il fermapalle misurava 46 me tri di spessore a Ila base, 14 metri alla eresia ed era alto otto metri. Fl'a i due bersagli n° 2 e n° 3 restava uno spazio vuoto di circa due metri per i tiri contro il detto .fermapolle.

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Esperimenti del cannone da 100 tonnellate.

Cominceremo ora a riassumere gli esperimenti eseguiti col cannone da .f 00 tonnellate, per la parte che riguarda i risul tati balistici ottenuti col detto cannone; in seguito, sollo il titolo Ji Esperimenti confro corazze, riassumeremo i risul tati· relativi ai bersagli cornzati, ottenmi sia co l cannon e da 400 tonnellate, sia con cannoni mino ri. S'intende bene che pa recchi colpi sparati dal can~ none da -100 furono uti lizzati ad entram bi questi scopi; perciò, come abb iamo detto in principio, ad evitare confusione daremo in appendice del presente lavoro due estratLi del giornale di tiro nei qu nli so no dimostrati i colpi secondo l'ordi ne effetti\'o con cui vennero sparali. li pri mo cli tali eslrntti si riferisce al tiro esPguilo col cannon e da 100 tonnellate, e porta i colpi 1


12-6

IL CANNONE DA

100

TONNELLATE

numerati coi numeri d'ordine romani I, II, III, ecc.; il secondo si riferisce al tiro contro corazze, eseguito sia col cannone da 100 tonnellate, sia con gli altri cannoni minori, e porta i colpi numerali coi numeri d'or'dine arabi 1°, 2°, 3°, ecc. Il tiro del cannone da '100 cominciò con cariche molto moderate della polvere inglese di Waltham Abbey .sopra descritta, allo scopo di regolare i freni. Le cariche andarono successivamente aumentando fino a 170 chilogrammi di detta polvere. Questa ca"ricn segna un. limite massimo che non si credette opportuno di .oltrepassare col cannone come è attualmente, e ciò non perchè il c;annone non potesse in alcun modo utilizzare una carica maggiore, ma perchè col calibro e con la camera attuale una carica maggiore risulte,rebbe troppo lunga, o troppo densa, porterebbe il proietto troppo distante dal fondo dell'anima e produrrebbe probabilmentP, quei salti ed anorma le distribuzione di pressione (wave action) che nelle cariche troppo lunghe o troppo dense si osservano. Le velocità dei proietti furono misurale con due cronografi Le Boulengé. Al.trr due cronografi simi li si utilizzarono poi a misurare le velocità di rinculo in .diversi punti della corsa, o le velocità dopo la perforazione dei bers11gli. Le tensioni furono misurate al fondo dell'anima, e .talvolta anche sulla base rlel proietto, mediante diversi apparecchi c1·ushe1· . I cilindretti di rame di tali appa.recchi vennero d'ordinario schiacciati preven tivam en te .con una pressione corrispondente a 2000 atmosfere .all'incirca ('1). ba ciò naeque che con le basse cariche (4) fl sistema di schiacciare i cilindretti preventivamente per ·una ,pressio·ne alquanto minore di quella che si presume di dover ottcnore .~el tiro fu riconosciuto utile tanto in Inghilterra, quanto nelle nostre .antecedenti esperienze. In tal modo l'apparecchio c'/'usher dà. indicazioni .molto più esatte e costanti.

E LE. CORAZZE DA

55

CENTIMETRI

127

delle polveri di Foss·auo non s i ottennero indicazioni, poichè qUJestè polveri produ,ssero tensioni molto mi, nori del previsto e, per quelle caridie, inferiori a 2000 atmosCere. · Velocità. e tensioni ottenute con le diverse polveri.Riassumendo i dati in seguito notati nel giornale di tìro, riguardu:nti le velocità e tensioni ottenute col cannone da '100 tonnellate con le diverse polveri sperimentate e con proietti di 908 e 1 I 30 chilogrammi, si· ,è compilato lo specchio seguente:


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-· Specchio I. - Velocità, tensioni e lavori prodotii nel cannone da 100 tonnellate. Carica ~

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2,9 3, 14. 3,10

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XXIV XXXVI XXXVI I XXXVIII XXXIX

355,0 410,9 431.5 429,7 440,3

7810 53,87 >3,90 - S614 fi5,58 4..20 -- 854-2 51,77 4,27 - 8967 54,35 3,90

263,0

~

o:S

GS33 48.61

-I

3~04 ,2,3,55

-·

ON 0

--' I ,3,32 0,820

,tol,O 46l,4 4.70,3

xxv

-~

-

0,880

0,8S9 0,872 0,8$8 0,645 0,75G O,i96 0.155

0,793

Colpi dai quali si deduce la media

--- ·- - - - --- -Numel'l d'o1·dine dei col1>i noi Giornale di tiro

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Tensione media

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Tensioni osse1·va.te........___ al fonòo dell'anima. ---...._.,,,_

atmosf. e.::: e$ di (I.,0 =... Q) Eci. tensione o.=''O ::, 8 'O Z3 I -·

XXXIII XXXIV

-

~

3,12 0,854 8818 60,Sl S883 61,27 >3,07 0.859 2,87 (!) 0,8G5 9115 60,77

- - XII,XlJf,XIV,XVII 453,7 2,7 9520 61,42 VlI

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.(a) Durante i cinque colpi contro~otati furono laschi.ti i cru,she,-s rell'anima. ed estratti soltanto dopo il colpo N. 23; la tensione d1 ~8~7 atmosfere deve duu~ue considerarsi come la massima dei crnque ·colpi. (b) 'rensione sulla base de proietto 2970 atmosfere I In questi colpi il pl'oietto non fu l'icalcato flr10 all'origine delle righe, ma (b) ld. id. 2300 id. J "Venne !~scialo all'indie.tro di esso uno spazio di 76 millimetri. (e) I cil~ndretti di rame dei o,·u.~hers, già schiacciati preventivamente a. 2000 atmosfere, non presentarono tracc ia di ulteriore , com pressione. Apf.enu. accennata una. compressione ai cilindretti disposti come sopra. el Si asciò fra l'origine delle righe e la base del proietto uno spazio di 51 millimetri. r) Proietto ricalcato al suo ~osto, senza spazio posteriore. ·(g) Nessuna compressione su1 cilindretti già schiacciati a 2000 atmosfere.

t


E LE CORAZZE. DA

55

CENTIMETRI

~ 29

Per· coefficiente _di utilizzazione della carica (colonna 13 del precedente specchio) intendiamo il rapporto fra il lavoro effettivamente l'.)rodotto da una tale carica ed il lavoro teorico massimo che quel dato peso di polvere sarebbe suscetLibile di produrre, secondo lè ricerche del capitano Noble (Researches on e,x;plosi'ves, fì,red gimpowde1·, Londra,. 18'i5, pag. 133). La regolarità dei risultati sopra registrati è tale che non riesce difficile di formarci un criterio esatto delle qualità relntive delle diversé polveri, quantunque i colpi sparati non sieno moltissimi . L'unica cifra che· è veramente uno scarto rilevante è la tensione di 3 172 atmosfere segnata al colpo · VII sparato con 150 ch i!. di polvere di Waltham Abbey; · nè sarebbe faci!e di ricercare se l'esistenza di detta cifra sia dovuta ad un errore di ~sservazione oppure a qualsiasi altra causa. Appare chiaramente l'influenza della densità del caricamento sull'uti lizzazione della carica e sulle tensioni; appare a prima vista e dall'unico colpo sparato che la µ·olvere di Fossano, ,1 ° saggio, è troppo lenta pel cannone da 100, e perciò non fu continuato il tiro con · detta polvere. In quanto alle due altre polveì·i, dai risultati si vede: 1° Che a pari peso di carica la polvere inglese è utilizzata meg!io della progressiva di Fossano, e per conseguenza, nei limiti delle esperienze; sviluppa nel proielLo un lavoro maggiore di circa un ottavo, ma con tensi on i nel cannone superiori di circa un terzo; 2° C.he a parità di ten sione invece con la polvere progressiva si ottiene un lavo ro superiore di circa un settimo che con la polvere inglese, nei limiti, s'intende, dei lavori raggiunti dalla polvere progressiva. Il lavoro utile per atmosfera di tensione infalli, nei limiti delle caeiche sparate, si mn ntiene all' incirca a poco più di tre dinamodi per la polvere di Wa! Lham Abbey mentre 1

1

1

ANNO

xxu,

VoL. 1.

9


(30

IL CANNONE ·DA

100

TONN&LLA'l'~

varia fra 3,9 e 4,,'2 dinamodi per la. polvere progressiva. Questi fatti, cioè la superiorità di energia sv iluppata della: polvere inglese rispetto alla polvere progressiva di Fossano, a pari ca rica1 e la superiorità di quest'ultima sulla prima, a pari tensione, - non sono nuovi; Io ?tesso gi.à avvenne paragonando le polveri pebble inglesi per cali'bri minori con la polvere p1·ogressiva analoga a quella del sc1ggio in quistione, che la regia marina ha adottata per i cannoni ordinarii da 7 tonnellate fino a 25 tonnellate. Le cariche di ser·vi7.io attuali di po lvere progres:;iva per i detti cannoni sono sensibilmente pili grandi di quelle di polveri pebble, adotlale per i cannoni simili nella ma rina inglese; peri;, i cannoni nostri ottengono velocità rn<1ggiore con tensi·oni :uguali, se non inferi ori, a quel.li ingl esi. Con tutto. ciò non intendiamo dire che la polvere progressiva del snggio di prova n° 3 in tulli i suoi dellagli sia il meglio possibile pel cannone. da 100; esso è sempre un primo saggio di prova, il qua le non dimostra altro se non che il sistema cli fobbricazione de.Ila polvere della progressiva, dovuta al polverificio di ·Fossano, è con vant&ggio applicabi le al cannone da 100 tonn ellate, come fu con vantaggio npplicato ai cannoni minori. Di più, ammesso il cannone come è attualmente, non sarebbe possibile di accrescere la carica oltre un certo limite di peso senza allungarla di troppo, e abbiamo già accennalo che questo limite fu giudicato intorno ai 165 o 170 chilogrammi; e ciò perché agendo col calcatoio idraulico, il quale non può praticamente arrestarsi che quando il proiello incontra resistenza, ossia quando le alette del turaven to arrivano al fondo delle righ;,...., la carica di 1165 diii. è quella che in tali condizioni rimane nella camera con una densità di caricamento di 0,88. Gittate, dur·ate del t1·agitto. - Soltanto pochi colpi di quelli destinati alla co llaudazione dei congegni fu-

I

E LE CORAZZK DA

55

131

CENTIMETRI

rono tirai.i in mare ed utilizzati a misurare gittate o durate di tragitto, e ciò tanto più che nè il pr'oietto, nè la carica di servizio fu rono ancora determinati. Le gittate si ottennero mercè diversi osservatori stabiliti. in punti fissi a terra, i quali con altrettanti grafometri rilevavano la direzione del punto di caduta. Questo veniva poi determinato dalle triangolazioni. Lo specchio seguente mostra i risultati ottenuti: Gittate e durate di tragitto ottenute col cannone da 100 tonnellate. Cct1'ica 145 chil., polvere di Walbham AbbelJ . Proietlo di 908 chil. Velocità iniziale media = 436,6 ms.

Specchio II. -

Altezza d'ordine dei colpi Aniwo della Gittala Durata nel elevazione bocca del Gio roale snll' oriz- de l pezzo media LragiLto di tiro sul mare zont.a.le

N.

metri

XXVII X:XVHI XX,{X XXIII

IX

xxx xxx·u XXXI

4'

4'

40 6° 201 (a) 6° 30' 7,) 70 7"

3,28 )) ))

3,64 )) ))

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~

-

mNri

2530

I

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3930

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ANNO'rAZJONI

$Ctondi

6,4 (a) li pontone muoveva 6,3 per f ffotto di un po' 6,2 di. mare. sicdiè oon è 9 10;2

10,8 10,8

10,8

sicuro l'angolo con cui partì f ffottivamente il proietto.

-

Rinculo, pressione nei freni, velocità di rinculo, ecc. La corsa totale degli stantuffi dei torchi lateràli, ossia il massimo rinculo permesso dall'auuale uffasto, è di 1m,3t1. Abbiamo sopra accennalo che i regolatori del rinculo sono effettivamente le molle delle vul\'Ole dalle quali sgorga l'acqua e·s uberante di dietro agli stantuffi; in modo che a pari energia del cannone nello sparo si avrà un rinculo minore o maggiorè secondochè le dette valvole furono più o meno caricate; e viceversa, a pari caricamenlo delle valvole, si avrà un rinculo maggiore o minore secondochè l'energia del cannone è più grande o più piccola.


rn2

lL CANNONE DA

100

TONNELLATE

In quanto alla pressione che debbono sopportare le pareli dei torchi nel rinculo è chiaro che essa deve crescere con l'energia del cannone e col caricamcnlo delle valvole. Durante gli esperimenli queste furono caricate in generale a n,9 atmosfere, meno negli ulLimi due colpi nei quali lo furono ad 86 atmosfere. Le pressioni massime sopportate dalle pareli dei to rchi durante il rinculo furono misurale mediante apparecchi crusher analoghi a quelli dei cannoni, salvo che i ciliodreLli da schiacci:ire erano di piombo anzichè di ram e. Lo specr:hio seguenle mostra i risultali sperimentali ottenuti. Essi sono ordinali per caricamento delle valvole dei torchi, per lavoro totale del proietto alla bocca e per la quantità di rinculo ottenuta (-1).

(I) So chiamiamo L il laYoro totale del proietto in dinamodi, R il rinculo in metri che per tale lavoro e per l'esistente caricamento delle valvole si ottiene, e P la pressione massima nei tord1i in atmosfere, i risultati sperimentali notati nello SPECCBJO III sono abbastanza bene ravpresentati dalla formola empirica seguente:

Questa formola non e fondala sopra alcun criterio matematico; anzi sotto questo punto di vista non potrebbe sostenersi. :Ma nei limiti delle esperienze, applicandola ai casi sopra _rsposti, se si scartano i due colpi segnati col (?J, essa d11 pressioni che differiscono ia media di solo 4 atmosfere dal:e osservate, e la dilTcrenza massima che si riscontra è ~ 2 atmosfere. In quanto alle due pressioni sperimentali segnate col (i), per le quali la formola darebbe diOi!renze di+ U e di - 56 atmosfere, esse hanno tutta l'apparenza di errori di osservazione, poichè in circostanze idP.ntiche alla prima si sono avute 140, 430 e 435 atrnosf.;re e non già 88, o per la secoada non sembra probabile che il colpo XXV, sparato cou polvere tanto lenta da non uttenere che 263·· di v1docità (Fossano P saggio), abbia potuto produrre sì forte pressione nei torchi.

I

E LE CORAZZE DA

Specchio III. -

55

133

CENTIMETRI

Rinculo, pressione massima

nei torchi laterali. Numero d'ordi~e dei colpi

.

xxv

I XXIV IV V

II VI

.

VIII XVIII XXII VII X XII

xv xxxm xxxvm

Cari, camento delle valvole atm.

73,9 )) ))

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86

Lavoro Rinculo Pressione tota le totale massima ANNOTAZIONI del misurata proietto alla bocca ottenuto nei torchi din.

3203 1 (a) 5835

8106 media 8721 8883 8945 9128 9376 id. 9713 9841 8561

.

!

m.

0,44 0,54 0,6t 0,84 0,91 0,!)3 0,95 1,09 0,965 1,07 1,1'15 1;12 1,15 1,25 1,08 0,96

- 3.tm. -133 (1) 78 130 140 -~30 88 (1) 135 132 144 '137 '137 150 148 140 140 140

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In diversi colpi furono misurate mediante due cronografi le velocilà medie di rinculo in cer~i tratLi della corsa. Diamo qui sollo i risultali di tali ·misure, ordinati come nello specchio precedente.


43i,

Specchio IV. -

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o:, N um ero d'ordioe

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Velocità

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in iziale

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proietto

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dei colpi

100

IL CANNONE DA

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Velocità cli rinculo. Velocità media cli r inculo misura ta ne l tt·atto compreso fra XL mill imetri ed x,. mill m . della corsa

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TONNELLALE.

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ANN01'AZI0N!

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73,9 394,3(a ) 1,113 264 367 4,~~ J(a) Pr?ietti di H 30 XIX 394,3;aJ 1,12 120 307 4.:.o chrlog. 40 3 3,40 Proietti di 908 chi!. XXXVI 410,9 0,,83 407 607 4-0 2,57 O 91 fi,07 60.7 2,95 )) XXXVII 431,5 ' 674, 874 1,4-7 i90 390 f,Q4 JPressione massima, XXXIII 461,0 '1,08 387 587 3,;)9 HO atm. t 09 { 120 320 4,,08 XXXIV 461,4 387 587 3,58 ' xxxv 470,3 115 { 387 587 3,76 ' 654 854 2,79 79 '>79 3,79 Ì Pressione massima XXXVIII 86,0 429,7 0,9H 339 539 3,33 ) ~ 40 atm. 296 3,87 1 ' 96 XXXIX 440,3 1,00 359 559 3,39 ))

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. Il funzionamento del torchio per l'elevazione quando s1 sp~ra con un cerLo angolo di tiro si può intravedere cons,de rap.do le oscillazioni del suo stantuffo nei colpi XXIII, XXV11, XXIX, XXX (ved i il giornale del tiro). Al colpo XX [ fo misurato il tempo fra l'istante in cui comincia il rinculo e l'istante in cui il proietto esce dalla bocca, e fu trovato= o•,0,137. Esperimenti contro corazze .

Gl.i e~p~rimenti contro i bersagli corazzati vennero com10c1at1 ?o! can:1oneda 25c ARC (18 LonnellaLe) contro Je lastre d1 o5c tirando un colpo per lastra di diversa

...

E LE CORAZZE D.\

55

CE.NTIMETRI

135

specie; quindi fu tirala una salva contemporanea . di due colpi contro ciascuna -lastra, adoperando un cannone da 25c sopra detto ed uno da 2sc ARC (25 ton-, nellate). Veramente secondo il programma stabilito queste salve avrebbero dovuto essere eseguite da tre cannoni, dne da .25c ed uno da 2sc e tali cannoni dovevano venir puntati in modo che i punti colp iti si trovassero presso a poco ai tre vertiei di un triangolo equi latero, e distanti fra _loro di 'circa 40 centimetri fra centro e centro. Però alla prim a salva cosi sparata, il colpo di uno dei due cannoni da 25c non parL'Ì, e quindi le altre volte ne furono cari~ali due soltanto, · per polel' paragonare gli effetti sulle diverse lastre. Questi can noni fur0no sempre caricali con la loro ca1•ica <li serv iziq di polvere pt'ogressiva da 12a grani al chi l. adottala regolarnentarme,nte per le bocche da fuoco della regia marina ed analoga, come dicemmo, a quella da 5 grani al chi!. fabbricata pel cannone da 100 tonnellate. I proietti erano muniti di turaventi a coppa senza alette, . del modello adollato per i proietti esistenti. Ecco i pesi regolamentari di tali proietti e carich"": Gann. da 25c n• ~ ARC. Carica chi!. 35 poi. progr. Proietto chi!. ~ 81. Cann. da .28' AR.C. Carica chil. 43 poi. progr. ~roietto chi!. 242.

Quando fu possibile, furono misurate le velocità; esse risultarono un poco minori della normale e pre-, sentnrono deg li scarti. Ciò deve attribuirsi principalmente al fallo eh~ i cannonì da 25c adoperati nelle espe"' . rienze non avevano l'anima in buono stato, poiché in antecedenti esperienze scoppiarono in essi alcune granate. I solchi e le erosioni esistenti nell'anima naturalmente impediscono l'esatto funzionamento del turavento, e perciò risultano a scapito della velocità iniziale e della giustezza di questa.


136

IL CANNONE DA

100 TONNELLATE

1

Esamini:rn10 ora gli effetti dei singoli c~lpi. La tavola A rappresenta i ber~agli prima del tiro e le altre successive i bersagli durante gli esperimenti. Per quei dati non indicati qui sollo, consultare )'appendice II. Colpi I, 2 e 3 (Tilv. B..) - Sparati col cannone da 2isc contro il lato sinistro delle lastre Schneider, Camme! e Marre! di 5/5 cent. (Bersagli 4° ,1 sup., n° 2 sup. e N. 2 inf.). I lavori all'urto dei tre proielli, dedotti dalle velocità misurate e dai pesi effettivi, furono ri&petlivamente 20 ,6'1, 2,1,66 e 20,97 dinamodi per centimetrò di circonferenza. Tutti si ruppel'O nel penetrare nella lastra; l'ultim o restò con tutta l'ogiva incastrata nella lastra ~Ia rrel. Le penetrazioni furono rispetti vamente 2ic, 29c e 35c. Nelle piastre laminate, le quali erano fissate al cuscino con chiavarde a passa1·e, si produssero nell'istante del colpo spaccature dai buchi delle chiavarde prossimi al punto colpito fino all'esterno. Nella piastra .di ferro accìaioso invece le spaccature furono più numerose e lunghe e senza apparente relazione col sistema d'impernatura (ricordiamo che il sistema d'impernatura Schneider era con chiavarde avvitate a punta perduta nella lastra). Inoltre le spaccature della lastra di ferro acciaioso non si produssero tutte all'istante del colpo; ma fino a parecchi rninuti dopo si udiva Ja lastra crepitare, le spaccature esistenti sì allungavano, e nuove spaccature apparivano. Le due spaccature principali di.que:::ta lastra, dovute al colpo N. 1, furono: 110a dal punto colpile vertical .; mente in giù fino all'esterno <lella lastra; l'al tra partiva a dest~·a del colpo, camminava obliquamente all'ingiù verso Il centro della lastra, poi ripiegando ancora più in giù raggiungeva l'esterno verso la metà del lato inferiore.

E LE CORAZZE DA

/S/S

CENTIMETRI

137

. Colpo n° 4. (Tav. B). - Salva contemporanea di un <Cannone da 215c ed uno da 28c contro il lato destro .della stessa lastra di ferro acciaioso (Bersaglio n° 1 · superiore). . Trattandosi di due colpi quasi convergenti allo stesso punto e con diversi cannoni non fu possibile la misura delle velocità. Possiamo ammettere che il proietto .da 2isc abbia avuto, come dianzi, un lavoro d'urto di .circa 21 dinamodi per ceptimetro di cirP-onferenza; .per-quello da 2sc lanciato con la carica di 43 ch i!. la velocità iniziale media ri sultante da anteriori esperimenti sarebbe= 401ms e quindi il lavoro d'urto=22,8 dinamodi per centimetro di circonferenza. La penetrazione osservata dai due colpi fu per entrambi di 33 centimetri . La pa1~e di corazza alla destra della congiungente dei .due punii colpiti fu lanciata via e ritrovata sulla collina retrostante ai bersagli a circa 80 metri di distanza. ·Si udì, ·~ome dianzi, il crepitare della lastra dopo il tiro, ma non apparvero nuove spaccature di grande importanza. Colpo n° 5. (Tav. B). Salva come sopra contro il lato destro della lastra Camm.el (Bersaglio n° 2 superiore). li proietto da 2sc penetrò di 36c ; quello da 25c di 39c. Il pezzo di corazza a destra dei punti colpiti non fu distaccato: ma spaccature si produssero fra i fori delle chiavarde e l'esterno della corazza. Colpo n° 6. (Tav. B). - Salva come sopra contro il lato destro della lastra Mar rei (Bersaglio n° 2 inferiore). li proietlo da 28· penetrò di 39·; quello da 25• di 3i• ,5. Il pezzo di corazza a destra dei punti colpiti si distaccò in frantumi che si trovarono ai pi ed i del bersaglio. Le tavole Be C rapprei-enlano lo stalo dei bersagli dopo i colpi sopra descritti.


488

IL CAN.NONE D_A

rno

TONNELLATE

Colpo n° 8. (Tav. E) . - Col cannone da 100 con 155 chilogrammi di polvere inglese, puntato al centro dell'altra lastra di ferro acciaioso Schneider (Bersoglio n° 1 inferioi·e), la quale era fino ollora intatta. Il lavoro d'urto del rroietto fu di 67,29 dinamodi per centimetro ' di circonferenzo (9000 dio. in totale). La lastra fu frootumata; ciuasi tutta la parte a destra del punto colpito fu distaccata dal cuscino é trovata in pezzi ai piedi del bersaglio e sullo scarpa della tra· versa di terra esistente a destra del hersaglio; la parte sinistra anche fu ridotta in pezzi, ma questi rimasero allaccati al cuscino. li proiello si ruppe, ma non traversò lo murata nè il cuscino; la penetrozione dedotta dagli avanzi della lastra fu trovala= 53 centimetri. D.alla parte posteriore il bersaglio era screpolato, scosso, ma non perforato nè squarciato, come si vede nella metà superiore della tavola G. (1) Fino al momento in cui scri\·iamo i proietti interndi nel fermapalle non furono ancora scav.ti; sicchè' per ora non abbiamo dati, sulla penetrazione di quei grossi proietti odia sabbia.

55 CENTIM.ETnl. •I :J9' Colpo 1i 9. (Ta v. F}. - Cannone da 100 con la stessa· carica, punLato contro il centro della lastra Cammei (Bersoglio n° 2 superiore). Il proietto ebbe un lavoro· d'urto di 67,96 dinamodi per centimetro di circonferenzu.La rnetù di lastra a destraqel punto colpito venne distaccata quasi intera clol c11scino e cadde ai piedi del · bersaglio; la metà a sinistra rimase sul cuscino. ll proietto si ruppe in pezzi, ma tra versò francamente lastra,cuscino e murata. L'interno del bersaglio perforato si vede nella metà inferiore della t,nola G. lo questo colpo furono disposti due reticolati l'uno · davarHi e l'altro dietro il bersoglio e aderenti ed esso per misurare la durvta della perfora zione; s'intende bene però·· dm se il primo reticolato fu certoroente tagliato d~l proietto, nulla ga rantisce che il secondo non possa essere .stato tagliato da una scheggia che forse precedette il proietto; sicchè il ternpo così misurato deve ritenersi come · un minimo. Ad ogni modo questo tempo misurato fu di 0,0107 di secondo. E IJE CORAZZE DA

Colpo n° 7. (Tav. D). - Fu tiralo col can-none d_a 1-0.0 tonnellate con '145 chi l. di polvere inglesenelformapalle; a traverso lo spazio vuoto esistente fra i bersagli n° 2 e n° 3. Il lavoro totale del proietto all'urto fu di 8:i3i, dinamodi, pari a 64.,6 diuarnodi per centimetro di circonferenza . Il proietto ·s'internò nel ferma palle ('1). lntornoal punto d'urlo l'ordine anteriore dei gilbbioni o sacchi fu rovinalo per uno spazio di 2m,13 di altezza, per2m,65 di larghezza. La caduta dei sacehi però venne JirnitaLadai puntelli verticali (ved i Tav. D). Sulla faccia supel'iore del formapa lle la sabbia fu smossa, presentando un incavo om,40 di profondità. Dalla parte posteriore l'intero fermB;palle rimase leggermente convesso.

0

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Colpo n° 10. - l i cannone da mo caricoto come sopra fu puntato al centro della la stra ftla rrel (Bersaglio n° 2inferiore); però il pro ietto si ruppe nell'uscire dalla bocca da fuoco; uno dei pezzi colpì e perforò la 1nurata del bersaglio nello spazio senza lastre di corazzatura compreso fra i bersagli n° 1 e 2.

Colpo _n° 11. (Tav. H}. - Cannone da 100 come · sopra, puntato al centro della lastra Ma rrel. (Bersuglio n·~ inferiore). 11 proietto ebbe un lavoro d'urto cli 69 ,9 dinamodi per centime tro di cireonfo ren za. La lastra fu rìdolla in frantumi e quasi completamente distaccata dal cuscino. Lo perforazione del bersaglio fu,s:omp leta, ed il proiellQ_. come sempre, si rupp e~ all'urto. L'interno del bersaglio p.erforato si vede nella. metà, superiore della ta\lola I.


,140

IL CANNONE DA

'100

TONNELLATE

Furono disposti dietro il bersoglio due reticolati per ottenere la velocità residua dopo la perforazione, e fu ,t rova ta = 82 metri al secondo; ma qui pure non si può garontire ehe i reticolati fossero stati tagliati da un pezzo di proietto, oppure da schegge. Colpo n° 12. (Tav. H). - Cannone da •100 come sopra punti)to al centro della prima lastra di ferro acciàioso Schneider (Bersaglio n° 1 superiore). Il proietto ebbe un lavoro d'urto di 69,09 dinamodi per centimetro di circonferenza. 11 proiello, rompendosi nell'urto, perforò la lastra, la frantumò come aveva fatto con quella intatta, danneggiò il cuscino , ma non traversò il bersaglio. Due grossi pezzi di lastra appartenenti alla metà a sinistra del punto d'urto restarono ancora attaccati al cuscino; il resto fu portalo via. Nell'interno (Tav. I, metà infariore) le lam iere della murata furono ~quarciate un poco di più che nel colpo .J1° 8; ciò si deve naturalmente all'indebolimento generale del bersaglio per i colpi precedenti, però nessun pezzo di lastra o di proietto penetrò nell'interno del bersaglio. La tavola. H rappresenta i bersagli n° ,1 e 2 dopo i colpi sopra descritti. Distrut.Li in tal modo i bersagli sui quali erano fissate quattro lastre di 55 cen timetri, si passò alle esperienze di resistenza dei due bersagli a sandwich. Colj>o n° 13. {Tav. K inferiore). - Cannone da 25, contro il lti to sinistro del bersaglio a sandwich cli lastre Cammel {Bersaglio n° 3 superiore). li proietto ebbe un lavoro d'urto di 20,06 dinamodi per centimetro di circonferenza. Perforò la lastra di 30 centimetri ed il cu-scino interposto, fu arrestato dàlla seconda lastra, e ,si ruppe in pezzi. Nessuna spaccatura nella lastra ·al

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E LE CORAZZE DA

55

CENTIMETRI

U,.f'

punto colpito, nè ai buchi delle chiavarde; il che prova . la miglior qualità relativa della lastra laminata Cammei;, · di 30· in paragone di quella di 55•. Colpo n• 14. (Tav. K superiore). - Cannone da 25• contro il lato sinistro del bersaglio a sandwich di lastre· "Marrel (Bersaglio n° 4 superiore). 11 proietto ebbe un lavoro d'urto di :i.H ,2 dinamodi per centim etro di circonferenza. La penetrazione nella lastra di 30· fu di cent. 28; ma la lastra ebbe ·tre larghe spaccature, due delle quali passavano pel punto colp ito e per un foro di chiavarda, e l'a ltra .partiva dal punto colpito e rarr-0 giungeva l'orlo superiore della lastra. Colpo n° 15. (Tav. ;K. superiore). - Salva dei due can-· noni (25· e 28·) contro il lato destro dello stesso bersacrlio b n° 4 super·iore. Ambo i proietti ebbero un lavoro d'urto di circa 20,1 dina modi per centim etro di circonferenza. · .Perforal'Ono la lastra di 30· ed il cusc ino , e le punte del proieuo du 215· e da 28" penetrarono di 3• e 1' neJla lastra interna. La porzione di lastra esterna a destra dei punti col- pili ,,enne frantumata, ma i pezzi restarono in gran parte allaccati al bersaglio. Colpo n° 16. - (Tav . .K inferiore). - Salva comesopra contro il lato destro del bersaglio a sandwich di lastre Cammei. Risultato analogo al precedente-; i due proietti perforarono la lastra di 30< ed il cuscino interposto e le punte penetrarono di 6 centimetri nella lastra inlerna. Colpo n° •17. (Tav. L). - Col cannone da 100 caricato, con 155 chi I. di polvere inglese,' puntato al centro del bersaglio a sandwich Marre! (Bersagli.o n° t superiore) . Il proietto ebbe un lavoro d'urto di G8, 9 dinamo di per· cemimetro di circonferenza.


1&2' IL CANNONE DA 100 TONNELLATE Il bersaglio fu cornpletamé.nte perforato; della lastra ,esterna soltanto due pezzi rimasero appena auaccati al ber.saglio. Nell'interno (Tav. L inferiore) lo squarcio prodotto nella murata fu nwggiore di quello avuto coi -colpi che perforarono i bersagli a lastre intiere. Il proieuo rollo in pezzi, come sempre, andò a piantarsi nel fermapalle (vedi Tav. 1\1). Fu misurata una ve1ocità residua di 5zms dopo la perforazione; ma, come sopra, .non si può garantire che entrambi i reticolati sieno ,stati tagliati dallo stesso pezzo di proiello. Non fu tirato col cannone da •I 00 contro. il ben,aglio a sandwich di lastre Camm ei nella sicurezza che il ri,sultato sarebbe stato analogo al precedente. Le tavole N ed O rappresentano i bersagli dopo la .fine delle esperienzH.

Consi,lerazioni sui risultati contro corazzé.

Cerchiamo ora di discutere i risultati sopra descritti ,relativamente ai criterii ammessi generalmente sulla perforazione dei bersagli corazzati, poichè questa· fu la p!'irna volta che si esperimentarono corazze di sì grande .:,;pessore e proietti così potenti. In primo luogo, e prescindendo per un momento dalla maggior resistenza complessiva dei bersagli con lastre di ferro acciaioso .Schneider in paragone di quelli con le laslre laminale, sembra abbastanza chiaro che le grosse laslre si comportano con lro grossi proietti in modo diverso ·da quello delle lastre minori contro proie,Clì in proporzion e minori. te lastre laminate di moderato e ptccolb spessore, purchè di buona qualità', nelle esperienze Hnleriori a queste erano perforate dai proietti ,:he possedevano la neeessaria forza d'urto; ma in generale non erano frantumate e dista-ccate dalla mu-

E LE CORA:ZZ& DA

55

CEl'mMETnI

1+3

rat11; un colpo che batleva una lastra a non grande distanza dal punto dove aveva perforato un colpo prece,dente, trovava all'incirca la stessa resistenza C'lc1e aveva <trovato il primo; il proietto a punta quasi non face"a altro che aprirsi un varco a spese del metallo della fa.stra compr€so nel cilindro generato dal suo passaggio a traverso di questa, asportandu o comprimendo tale meta·llo; insomma il lavoro prodotto da l proietto era, per così dire, loealizzato nel pur:ito d'urto e consisteva quasi in ti era mente in penetrazione o per'forazlone nello strettò .significato delle parole. Le grosse lastre, tanto di ferro acciaioso baltuto, quanlo di ferro ordinario lam inato, si sono comportate abbastanza diversam ente dalle corazze minori che erano state finora sperimentate. Esaminando i frantumi delle lastre di 55 cent. dopo il colpo del cannone da mo tonnellate si vedeva che la perforazione complet,a nel senso sopra indicato non ebbe luogo nelle lastre di ferro aceiaioso e probabilmente neppure nelle lastre laminate; la penetrazione del J)l'Oietto si arresta,va ad una profondità minore della grossP.zza della lastra, ma l'intiera lastra era ridotta in frantumi e quasi del tutto .distaccata clulla mura-~a. Di più, per l·e laslre di ferro .acciaioso i frantumi furono più numerosi, ma la murata souoslan'le non fu traversata; invece per quelle di ferro laminato il bersaglio fu traversato,, ma le lastre, speci'almente quelle Cammei, furono meno frantumale. Sembra · dunque che la potenza riel proietto nel battere le grosse lastre si traduca in due azioni ben distinte: la prima di penetrazione, ese rci tata a spese del metallo che il proi ~llo sposta o comprime ed analoga a quella dei proietti minori contro tastre mino1{ la seconda di :ottura dell'ioti era Jasrra, dovuta sia al fatto che il proietto a punta nel penetrare deve in certo modo agire c_ome un cuneo e tendere quindi a spaccare la lastra, .sia alle azioni molecolari messe in g;ioco in urti così


U,i. IL CANNONE DA ·100 TONNELLATE potenti . A q uesLe due azioni del proietto corrispondonp dµe specie di resistenze offerte dalla lastra; la prima, resistenza alla penetrazione, la quale, per un certo istante della .penetrazione in cui il proietto conserva u_na data velocità, deve essere (almeno fino ad un .certo limite) funzione crescente dello ,spazio penetrato; la seconda, resistenza alla rottura la quale ' sempre per una <:erta penetrazione e velocità, deve' e~~ere funzione della tenacità del metallo e della posizione del punto colpito relativamente al contorno esterno della lastra. Quando ad un certo punto della penetrazione, in cui il pro. ietto possiede ancora una considerevole forza viva ' l'azione di rottura di questa vince la corrispondente resistenza, la lastra si spacca e va in frantumi, assorbendo in questa azione una parte di tale forza vivà, oppure tu tta. Nel primo caso il resto della forza viva del proietto agisce sulla sollostante murata, e, se può, la perfora, come avvenne ne lle lastre lam inate cli 55 centimetri; nel secondo caso la lastra sola è spezzata e la. murala resta illesa come avvenne nelle lastre di ferro acciaioso. Se le due distinte azioni del proietto sopradette esistono , esse dovrebbero aver luogo anche per le lastre ?i piccolo spessore contro corrispondenti proieui; ma 11 fallo che nelle buone lastre laminate piccole non .si osservano io grande prnporzione fenom eni di rottura, ma soltanto quello de ll a penetrazione o perforazione, si spiega con la malleabilità del loro metallo. In esse un proietto è arrestalo nel suo lavoro di penetraz ione, oppure compisce l'opera della perforazione, senzu aver mai sviluppato una potenza di rottu1·a tale da vincere la coesione delle molecole del metallo· sicchè am- · ' messo il modo di vedere sopra detto, esso' sussisuwebbe anche con le lastre piccole, quantunque per queste l'azione di rollura rimanga d'ordinario allo stato latente.

1l.5

E LE· Cl)RAZZE DA: 55 C.ENlfHIETIH •

Due rriodi ben distinìi risultano da· tutto ciò per neul. tralizzare la potenza di un proietLO mediante la coraz:..• zii.tura: 1·0 RP,sistère alla pote·nzà di rott1wa, e neurrailizzare gradata rnènte q~élla dì penetrazione; siste'mà r'llp""' presefitato dalle ordinarie-, lastre laminate di' spessore moderato e raggiunto contro piccoli proietti iri vìrtù della malleabilità del ferro fucinato; 2° Fermare la penetrazione con la durezza e coesione molecolai'e del rnetatlo e sottostarè invece· aglì effetti di rottura, sacrificando la lastra, mà assorbendo così il resto di forza vi va del proietto; sistema rappre- · sentato dalle lastre Schneider ora sperimentate. li primo sistemo, come si disse, è quello adopei'ato finora; ma esso offre due inconvenienti: il primo è che· se si potevano fabbricare lastre di ferl'o Jnminato di spessore moderato e di una qualità di metallo e bontà di fabbricazione tali da neutralizzare a poco a poco la penetrazione dei proietti piccoli senza spaccarsi, il fatto d!mostra che cén grosse lastre contro grossi proietti ciò non è facile; il secondo è che, se anche ciò si pot:sse èseguire, probabilmente occorrerebbero spessori enormi per resistere a grandi potenze di urto. Il secondo sistema, quello delle lastre Schneider, ha ~ertamente il merito di non aver fatto passare il proietto da 100, tirato nelle esperienze, a traverso il bersaglio; ma ha l'inconveniente di essere più costoso e di sacrificare l'intiera lastra per arrestare un potente P:oietto. lnoltre i cannoni relativamente piccoli dann@gg1a~o forse più le lastre di ferro acciaioso che quelle laminate; poichè in quelle s'immergono meno, ma le s~accano, mentre io queste, supposte di buone qualità, s'immerg~rebbero di più ma non risulterebbe altro danno. . Le lastre laminate di 55 cent. adoperate nelle espe, r1enze non possono riguardarsi come campioni del ANNO

xxn, VoL.

1.

~o


06 H, CAN~ONE D,\. 100 ·rONN.ELLATE prìrno sistema; ·forse per le difficoltà di fabbricazione sopra accennate esse risultaro.no un compromesso fra i due sistemi, e contro grossi proietti si spaccarono ~enza p~rò assorbire in tale operazione tutta la quantità di forza viva che assorbirono quelle di ferro acciaioso. In quanto c1i bersagli a sandwich, essi dettero prova di quali Là difensive ancora minori che le lastre laminate in un solo spessore. Da quanto sopra si disse ci sembra. che sia possibile formarci un ~oncetto del la resistenza relativa dei diversi bersagli; .ma risu lta pure che oggi conviene studiare la questione· della perforazione e della rottura delle murate corazzate sotto un punto di vista più largo di quanto finora si è fatLo; poichè i criterii tinora ammessi sulla perforazione e le forme empiriche fioora adoperale, se sono abbastanza esatti per rappresentare gli effetti dei proietti contro lastre laminate di moderato spessore, non rappresentat,o in alcun modo i fatti che dalle nostre esperienze risultarono. In quanto alle qualità difensive delle lastre di ferro acciaioso non più considerate relativamente alle altre lastre, ma relativa'mente alla potenza offensiva del cannone da 100 sarebbe per lo meno prematuro il proclamare che il Cgnnone da 100 non possa sfondare quei bersagli con quelle corazze. In primo luogo già accennammo che i proietti adoperati non erano il meglio possibile. Questi erano fusi con l'ogi.va in coquille, e per conseguenza. induriti; ina la miscela di ghisa adoperata fu la stessa di quella degli ord'.nari proietti Palliser per cnnnoni minori. Ora probabilmente la qualità di metallo più conveniente per un proietto di HlO o 180 chilogrammi non è la stessa di quella di un proietto di 900 oiJOOO chi l. ediltrovare il metallo più conveniente per questi ultimi probabilmente esigerà lunghi studi e prove. Ricordiamo a questo proposito le lunghe serie di esper·imenti ese1

E LE CORAZZE DA

55

CENTIMETRI

1i 7

guiti dal ·1866 al iJ869 in tutta Europa per trovare la qualità di metalli da prnieLLi perforanti; adesso, è vero, abbiamo per noi maggiore esperienza e faremo più presto; ma è ben difficile che i primi proietti fabbricati, della stessa miscela che i proietti molto più pie coli, sieno riusciti ad essere il meglio possibile. In oltre anche per i calibri ordinari i nostri proietti di ghisa Gregorini danno risultati molto superiori a quelli Palliser in quanto a tenacità; sicchè tutto porta a credere che il proietto definitivo del cannone da 100 sarà ben più resistente di quelli adoperati nelle esperienze. Ed è evidente che con un proietto più resistente si potranno ottenere effetti maggiori; poichè, se per piccoli spessori di lastre le differenze dì tenacità di diverse qualità di proietti di ghisa ,indurita, che nei limiti della pratica si riscontrano, ùon influiscono sensibilmente · sulla quantità di perforazione, è molto probabile che avvenga il contrario per grosse corazze. Per esempio, coi nostri cannoni da 42 o 118 tonnellate si forano sensibilmente gli stessi bersagli sia adoperando proietti Palliser, sia i nostri proietti di ghisa Gregorini o proietti d'acciaio; mentre la tenacità di tali proietti è molto diversa; ed infatti i proietti Palliser si rompono sempre, e gli altri d'ordinario traversano il bersaglio senza rompersi; però non vi è differenza sensibile nella penetrazione. Questo fatto non può spiegarsi altrimenti se non con l'ammettere che l'istante della disgregazione dei pezzi del pro ietto Palliser avvenga quando la totale resistenza della ·cor~zza é pressochè del tutto superata, ~ssia a perf'qrazione compiuta o quasi. ~fa quando andiamo ~ grosse corazze, la durata della perforazione, a .pan velocità media cli penetrazione, deve essere maggiore; quindi la discrrerrazione dei pezzi del proietto, in pari condizioni, dev~ avvenire relativamente più presto, ed impedire quindi che il proietto eseguisca tutto il lavoro di cui sarebbe capace.


U,8

IL CANNONÈ DA'

1'00 TONNELLATE

Inoltre, indipendentemente dalla quatiLà del proietto, il cannone da 100 in quanto a potenza, ossia: lavoro disponibile nel proietto, è ben lungi dall'aver dello l'ullimà sua parola. Contro le lastre il proietto aveva all'incirca 9000 dinamodi . di lavoro, mentre si può -sin d'ora affermare che quel cannone potrà svilupparne un terzo di più. Allora, ed anche prima forse di raggiungere il massimo della potenza sviluppabile, il proietto, dopo aver frantutnala una lastra di 55 centimetri, avrà probabilmente potenza: suffieienle per forare e frantu-" rriare il cuscino e la murata. Inoltre non basta non fare entrare il proietto; con questi urti così potenti probabilmente .sin mo molto vicini a far ricompar1re sulla scena della lolla tra il cannone e la difesa gli effetti contundenti e lo squarciamento di · un esteso tratto di murata, quando la pe1·forazione propriamente detta sia impedita. Al colpo 8 sparato dal cannone da ·t 00 tonne llate contro la lastra Schneider intalla, la lamiera orizzontale poggiata sul suolo dietro il bersaglio fu aperta in A secondo una linea perpèndicolare alla murala, e restò sollevata dal suolo in B fra . i due hracciuoli a destra del punto colpito (Tav. G superiore) . Da tale apertura e sollevamento si può intravedere la quantità di cui la .murata fu ripiegata indietro sotto l'azione del colpo; esse sono, per così dire, la misura dell'effetto contundente del colpo n° 8. Ora se il lavoro totale d'urto del proietto fosse stato sensibi lmente superiore a quello sviluppato dal colpo n° 8, forse l'elasticità del sistema sarebbe stata vinta dall'urto del proietto, e non è facile indurre guaii maggiori effetti contundenti avrebbero avuto luogo. Non vogliamo con questo sostenere che sia impossibile di fare.un bersaglio che resista al cannone da 100 tonnellate, nè che questo bersaglio invulnerabile non debba essere probabilmente del sistema felicemente

.co,uz~E DA 55 CENTIMETRI U9 inaugurato dalla dilla Schneider; al contrario crediamo che questo sistema è venu.to molto a proposito per ristabilire la lotta fra cannone e corazza, o almeno per prolungarla ancora per un pezzo. Fra brev.e saranno riprese le esperienze contro lastre, e si tirerà contro un'altra lastra laminata di 55 c~ntimetri della. ditta Brown. I risultati che si otterranno, e eh~ sp_eriamo di riassumere in seguito, potranno essere molto interessa~li per completare quelli sopra esposti, e fo,rnire ancora altri dati per uno studio completo della perforazione dellegrosse murate coraz~1Jte; studio che oggi è più che mai neces~ario, pojchè, contro l'aspettativa di molti, le nostre esperienze h~nno dimostrato ché la lotta fra -il cannone e la corazza non è ancora finita, nè, sembra, finirà così presto. , E LE

Roma, novembre 1876. R. \)E LUCA Luogotenente ài vascello.

= = = = ='--


mo

IL CANNONE DA

100 TONNELLATE Appendice I. -

· E LE CORAZZE DA. 55 C~NTHIE'l'RI

Trno

DEL CANNONE I DA

100

T ONNELLAT E .

(Dati balistki)

I

G.,:;,::;, ' "' ' ,,u, "'""

Tensione media

20 ott. 1876

I

21 ott. 1876

II

- -1--- -- - - --1·-

W. Abbey-oubica di pollici 1,5 di fa,to id.

lil 23 ott. 1876

V VI

26 ott. 187µ

27 ott. 1876

roetri

90 908 187

1342

0,54

136 908 187

2439

0,93

136 908 187 136 908 187

.

136 150 145 145

908 908 908 908

187 187 187 187

id.

153 908 187

XI

id.

145 908 187

id.

155 908 187

id. id. id.

155 908 187 155 908 187 155 908 187

id. id. id.

155 908 187 15(, 908 187 145 908 187

id.

145 1130 187

XIII XIV XVI XVII

xvm " XIX

.

-

· A N NOTAZIONI

iniziale

- -- - ___ _ :__ • - - -- -- -- - - - - - -- - - -- -- ---1

atmosierc

X

xv 28 ott. 1876 . 2 nov. 1876

- - - - - - - -- -

VIII IX

XII

I

- -

id. id. id. id.

VII

· 25 ott. 1876

-

cbilogr. chiloor, dee.cubi

136 908 187

id. id. id.

IV

Velocità Rinculo

fondo dell'anima

dei tiri

i- -- -- -·1- --

I

al

metri's,

La velocità non si è potuta prendere. Pressione massima nei·torchi, 78 atmosfere. La velocità non si è potut~ prendere. Pressione massima nei torchi, 88 atmosfere.

0,87 418,2 0,84 418,9 Pressione massima nei torchi, 140 atmosfere. 0,91 La velocità non ai è potuta prendere. Pressione massima nei turchi, 130 atmosfere . non misurata 0,95 418,8 Pressione massima nei torchi, t35 atmosfere. 3172 1,115 4~3,9 Pressione massima nei torchi, 137 atmosfere. 2821 ,, 1,09 434,1 Pressione massima nei torchi, 132 atmosfere. Si lascia il orushe1 1,06 Si tira sotto un'angolo d'elevazione di 6° 30'. Si osserva la durata nell'anima pel colp! del tragitto = 105 , 2. successivo. Si tira sotto un'anc;olo d'elevazione di 1° 30'. La pressione massima 1,12 2950 nei tor.chi è di 150 atmosfere. Non misurata, fa. 1,08 437,7 Si tira contro il ferma.palle. sciato i crushers pel il colpo successivo. 1,15 449,5 Contro la corazza Schne1der bersaglio di dritta inferiore. Pressione 3011 massima nei torchi, 148 atmosfere. .. 1,15 Contro la corazza Carumel di 55 centimetri. 2980 1451,2 1,13 Si rompe il proietto . a circa 40 metri dalla bocca da fnoco. non misurata 1,25 2980 1457,7 Contro la piastra Marrel di 55 centimetri. Pressione massima nei torchi, 140 atmosfere. 1,17 la piastrn Schoeider cli 55 centimetri superiore. Contro ROll misurata 1455,4 1,14 454 7 Contro la piastra sovrapposta Marrel. id. ' ' 0,965 438 O Contro il ferma.palle. Pressione massima nei torchi, 14,I, atmosfere. id. Le valvole a spirale dei torchi sono caricate a ·73,9 atmosfere. 1,12 394,3 Si tira contro il fennapalle con proietto marcato col numero XIX. 2897 " Si prendono le velocità di 1·incnlo fra mm. 120 e mm. 007 della corsa e la si trova uguale a metri 4,25. I 2428 2455 2455

~

l

l

I ,


IL . CANNONE DA

mo

TONNEL'LATE

(Seg~

Numero Data

Tep sione media

progressivo

.Specie della p.olyere

al

dei tiri

fondo dell';mima

& LE COR~ZZE I D.\.

lppendice I.

I

.55

.CEN.TIMET,RI

153 •

Velocità Rinculo iniziale

,A,,NNOTAZIONI

•

I

I

I

- - - - 1 -- - - -- - - - - - - - - - - --~-- - ----+-i ~bi~ r. jchilogr

2 ,·nov. 18-76

d~

W ..Abpey eupi_ca gi 145 1130 187 ,S i lascia il crushe1 pollici 1,5 di lato 1;1ell' 1mima per ' Je, 1 varlo al tiro n° 2p XXI

1,113

id.

XXII

1451J30 187

XXIII

l~J:130 187

1,01'

1,03

2897

0,61

i I

xxv

0,44

Polvere parall~le- Jq6 J)OS J87 pipeda di Fossp,no, 1° saggio, · densità 1,7~2 W. ~bbey-cubiQa di .145 90~ 187 polliçi ). ,5 gi .lato id. ,145 908 187

.?{.XVI XXVII

. , :~X,YJIII

'

id. id.

XXIX

Verso il mare. Elevazione 7°. •'Durata del tragit~o H3s .

0,91

Verso il mare. Elevazi,,ne 4°. Durata del tragitto 66 , 4. Elevazione dell'as~e del pezzo sul mare, m. 3,28. Altezza dell'asta della pressa prima del tiro, 180 mm. abbassato a 165 mm. e poi eleva~o a 190 mm. Elevaz~one 4°. Durata del trag~tto 65 , 3.~ Gittata media dei col pi XXVII, Elevazione 4°. Durata del tragitto 6S , 2.} XXV1II, XXIX= 2530m. Altezza dell'asta della pres~a prima del · rinculo 180 mm. · Id. id. dopo del rinculo 190 mm. Elevazione 7°. l>urata del tragitto, lOs , 8. Altezza dell'asta della pressa prima del rinculo= 127 mm., dopo 135 mm. Elevazione dell'asse del pezzo sul mare = m. 3,64. Si tira verso il mare. Elevazione '7°. Durata del tragitto 1Qs , 8. Gittata = 3930m, media dei colpi XXX, XXXI e X]çXlI,

I

·1

.xxx XXXI

id.

1,45 908 187

id.

145 908 187

I

394,3 Si tira contro il ferm11,palle co.n proie~to munito di crusher II mar- I ca.'to col numero XX. ,Y.elocità. di r¾nculo fra 264 mm. e 367 mm. = m. 4,26. Si tira contro il fermapalle con proietto munito di crusber e mar394,3 cato .col numero XXI. Si prende il tempo fra il momento i~ cui incomincia il rinculo ed il momento in cui il pro~etto trovasi alla bocca del cannone, e si tr.>va t = 0,013683. Si tira verso il mare con 7° d'elevazione. Pressione massima nei tor- ' chi, 137 atmosfere. · ' Le yalvole del torchio d'elevazione sono caricate a 98,5 atmosfere. Nel rinculo l'asta si abbassa di mm. 3,5,5. La durata del tragitto si misura essere di 95 • Il pontone muoveva, e non si conosce esattamente l'angolo d'elevazione effettivo. Il pezzo fu puntato per 6° 20'. il mare. La tensione nell'.anima. non si è potuta misurare, giacVerso 355 cqè i cilindretti usati erano già inizialmente compressi a 2000 atmosfere. ~~levazione 1°30'. Durata del tragitto 28 • Tensione nei cilindri, 130 atmosfere. 263 Tensione nell'anima come ..~qpra. El~vazione 1° 301• Tensione nei ciiil}dri, 133 atmosfere.

0,90

0,91 0,90

14,5 ~08 187 145 908 187

I

,me,ri , . 1

1,11

i::rogr,es~ì v; 120 908 187 di Fossano, 3° saggio deneità. 1,776 ·

4 nov. 1876

mtlri

aJmo.dero

0,90 0,90


IL CANNONE DA

100

~

(.)

-~

Numero

(.)

progressivo

Data

Specie della polvere

'O

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-

Il..

10 nov. 1876

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cl

CENTIMETRI

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U)

Tensione media

al

Rinculo

Velocità

ANNOTAZIONI

iniziale

fondo dell'anima

::, ,_

,o

.

XXXIV

id.

165 908 198

xxxv

id.

170 908 198

XXXVI

Progressiva di Fossano, 3° saggio

145 908 186

XXXVll

id.

155 908 186

xxxvm

id.

165 908 195

XXXIX

id.

165 908 186

'

55

,_

...

chilogr. chilogr. dec.rnbi

.

E LE CORAZZE DA

Appendice I.

<I)

~

XXXII W. Abbey-oubica di 145 908 187 pollici 1,5 di lato XXXIII id. 160 908 187

7 nov. 1876

8 nov. 1876

~

ai

dei ti ri

(SJ

TONNELLATE

ahnosfer~

- metri - metri,. 0,87

Si tira verso il mare. Elevazione 7°. Durata del tragitto 10s , 8.

1,08 461,0 Si t.ira contro il fermapalle. ·Si guar nisce un crusher alla base del proietto, e questo si marca col numero XXXIII. Si osserva nel tiro una proiezione di grani incombusti. Nei torchi pressione massima, 140 atmosfere. Si prende la velocità di rinculo fra 120 mm. Il 320 mm. = m. 4,04 e fra 387 mm. e 587 mm.= m. 3,59. Si tira contro il fermapalle. Si guarnisce un crushe1· alla base del 1,09 461,4 3140 proietto, e questo è marcato ool'numero XXXIV. Si lascia fra l'origine delle righe e la base del proietto 76 mm. Si misura la velocità di rinculo fra 120 mm. e 320 mm. = m. 4,8 e fra 387 mm. e 587 mm. = m. 3,58. Il p1·oietto esce dalla parte superiorn del fel'mapalle ad 8"m dal piano verticale anteriore. Pressione alla base del proietto, 2970 atmosfere. J' 1,15 470,3 Si tira contro il fermapalle. Proietto con crusher marcato XXXV. 3300 Il proietto esce dal piano superiore del fermapalle a m. 8,50 del piano verticale del ferma palle. Pressione alla base del pxoietto 2300. Velocità di rino~lo fra 387 mm. e 587 mm. = m. 3,76, fra 654 mm. e 854 mm. = m. 2,79. 0,83 410,9 Contro il fe-rmapalle. Velocità di rinculo fra 140 mm. e 340 mm. < 2000 = m. 3,40, fra 407 mm. e 607 mm. = m. 2,57. 0,91 431,5 Contro il fermapalle . Proietto marcato L. Velocità di rinculo fra 407 fra 2000 e 2100 e 607 mm.= m. 2,95. Velocità di l'inculo fra674e 874mm. =m.1,47. 0,96 429,7 Si tira contro il fermapalle col proietto marcato XXXVIII. Si la2000 sciano fra l'origine delle righe e la base del p1·oietto 50 mm., 8. Il proietto esce pel piano inclinato del fennapalle e r imbalza sulla collina retrostante. Si dispone un cartone a 106 metri daHa bocca da fuoco ed il proietto vi pratfoa un foro pressochè circolare con imp1·onta delle alette del tura.vento nella parte inferiore. Il dia- ,1 metro cli detto foro risulta di 43 centimetri. Le val vole dei torchi sono ca1i.cate a 86 atmosfere. La massima pressione nel rinculo ascende a 140 atmosfere. Velocità di rinculo fra 72 mm. e 272 mm. = m. 3,79, fra 339 mm. e 539 mm.= m. 3 33. 1,00 440,3 Si tira contro il fermapalle dopo averne ridott~ la fronte quasi ver2300 \ ticale mediante l'apposizione di sa.echi di sabbia. Proietto ma.reato ~XXIX..s~ spinge il_proietto_ ~no all'origine delle righe. Proiezione J d1 granelli rnoorobusti. Veloc1ta di rinculo fra 96 mm. e 296 mm. ~ \ -= m. 3,87, fra 359 e 559 mm. = m. 3,39. I 3300

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30 445,3 0,53 449,5 445,9 9090 67 2! Contro piastra di ferro ' acciaioso di cen t. 55 . Schneider, n° 2 (bersaglio n° 1 inferiore). 451,2 447,6 9180 67 9f Piastra di ferro fncinato Completa, con ve· 1°45' 447,4 Si sono disposti due reticolati l'uno avan ti l'altro in.' Caramel, 55 cent. (berlocità residua, dietro del bersaglio per saglio n• 2 superiore). dopo la perfoottenere il tempo della razione, di m. perforazione. Fu trovato 81,6. t ::::o ,s 010669. - Si rompe il proietto non appena uscito dalla bocca da fuoco. 1 457,7 454,1 944 1 69 8l Piastra di ferro fucinato Completa, con ve- 1°45 453,9 Si sono disposti due retico· lati dietro il bersaglio per locità residua, di5~ cent. ~arrel (berottenere la velocità residua sagho n• 2 mferiore ). dopo la perfodopo la perforazione. Si razione, di m. trovò v= 182ms. 82. 30 451,2 Si disposero i reticolati come 0,55 455,4 451,8 9333 69,0i Pia~tra di ferro acciai oso d1 55 cent. Scbneider sopra, ma il proietto non n• 1 (bersaglio n° Ì perforò il cuscino . .superiore). 90 4 17,4 0,30 426,4 422,6 1589 20,ù! P iastre sovrapposte Cammel ~30c + 25c ) (ber. sagho n° 3 superiore) .· 21,2-1 P m~tre sovrapposte Jlfar0,28 4°30 430,0 435,1 431,3 1682 rel ( 30c + 25c ) (ber. sagho n• 4 superiore). 50 20 10 p,.,,,..,,,.ppoot, Mac· 0,31 379,2 383,8 380,7 1758 ' rel (30c + 25c ) (ber0,33 8°301 418,2 426,6 422,8 1595 20,14 Pi sagho n° 4 superiore). 20 40H me . 30c + 25c ) C"n(ber- o,30 + '"'" + o' 06 id. 5°30' 425,4 431,2 427,4 1650 20,Si t,·sagho n° 3 superiore) . ~ 1astre 80 • 30 . 68,2,\ \ ( Yiappos te MarCompleta velo450,5 Si dispongono i r eticolati per 454,7 '451,1 9306 1 1 3 e . Oc + 25° ) (bercità residua la velocità dopo la perfodopo la perfo'. sagho n•4 superiore) . razione. Si trova v = 52ms. 1 r azio11e, m. 52.

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l L I B R I E P E R I O D I CI'

Ln dereHBe de Pnris (18'10 ..1S'11), par le général DucR01'. - Tome deuxième, - Paris, 1876, E. Dentu, éditeur.

Il lavoro di lunga lena impreso dal generale Ducrot si va svolgendo sulla traccia dei grandi fatti della difesa di Pari,,.i con quell'ampiezza di forma e di particolari che l'importan:a dell'argomento richiede ed i mezzi a disposizione dell'autore consentono. Il secondo volume di quest'opera è stato pubblicato, e sebbe~e non tocchi ancora allo scioglimento di quel d~·amma, crediamo utile forne cenno) come già d'altronde ab· biamo promesso nel render conto del tomo primo (1). . Col c?mbattim~nto della Malmaison ebbe termine quel periodo dt prepa1•az1one, di ordinamento e di ricognjzione che era necessario prima di passare ad imprese mag<>'iori. Trovia.mo ora c~nlinaia di migliaia d'armati sorti da q~ella popolaz10ne che s1 conta a milioni, e poichè le disposizioni difensive sono ormai tali da allontanare la possib.ililà di un colpo di mano dell'assediante, gli assediati volgono la loro attività a predi~po~·re la grande soelita con cui sperano di rompere quel cercluo d1 ferro che tende a soffocare la città in una lenta agonia. Accade però il ratto ùi Bourget, che qui non metterebbe conto d~ menzionare se n~n avesse avuto gravi conseguenze. Questo vdlt1gg10, che pel difensore non ha importanza militare stante I~ sua posizione dominala ed infuori della linea d'occupazione viene atlaccalt> il mattino del 28 ottobre per iniziativa del ge:

(I) V. Rivista Militare del genuaio 1876.

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LIBRI E PEIHODICl '161 nerale de Bellemare da circa 250 uomini (jrancs-tireurs de la Presse) i quali riescono facilmente ad impadronirsene essendo esso occupato da minime forze dell'assediante. Il successo di questa piccola operazione, ingigantito nella città, inebbria la popolazione per modo che il governatore accetta suo mal ctrado H fatto compiuto, e per rispetto alla pubblica opinione no":i osa richiamare le truppe da quel punto inutile e pericoloso. Il giorno 30 però i Tedeschi attaccano a loro volta con forze non tarda superiori (una dixisione della guardia), ed il viJJactctio . d 00 a rica ere nelle loro mani quantunque difeso da truppe di 4reggimenti. Come al solito questo fatto c9sta sacrifici assai mact,,.iori all'assediato; talchè le perdite sono quasi nella propo!zione di 3 a 1. Per s ingolare e disgraziata coincidenza Parigi ha notizia dell'abbandono di Bourget insieme alla capitolazione di Metz e all'a~ri:o del signor Thiers dal suo inutile viaggio presso le Corll d Europa; la sollevazione del 31 ottobre ne è la conseguenza. È facile comprendere) dopo quanto abbiamo detto delle opinioni politiche dell'autore nel cenno fatto del tomo primo, con quale severità egli debba giud.icare i c_api del movimento uomini. sediziosi che ea:li chiama i nemici all'interno ' e cl~e in ~ verità col pretesto delle questioni sociali inca<>·liavano l'azione della difesa sollevando ad ogni istante nuove difficoltà che solo potevano riuscir vantaggiose al nemico esterno. Per questa volta la rivoluzione fu vinta, o piuttosto si ritirò spontanea perché i tempi non erano maturi ed essa trova vasi ancora nel p~ri~do di gestazione; ma l'invasione dell'Hotel-de-ville, la prig1?~1a in cui furono tenuti per molte ore i membri del governo, gh msulli !_oro fatti ed i pericoli da essi corsi provano l'impot~nza e l'imperizia cli quei governanti che, ponendo le idee di hb.ertà al di sopra di quelle d'indip~ndenza, non seppero prevenire i disordini e non ebb·ero poi l'energia difrenarli e punirli. Segnalate così nel libro V le ultime vicende d'ottobre, e :ricordate le trattative d'armistizio che, secondo il generale Tr9chu, andarono falli te in causa delle maggiori esigenze consigliale all'assediante e delle speranze da esso concepite dopo l'insurrezione del 31 ottobre, l'autore consacra il libro VI alla e~posizione degli ultimi lavori e preparativi della difesa, all'ordmamento e riparto cl"elle truppe e ai piani di sortita successivamente e.laborati prima di giungere alle battaglie della Marna. ANNO XXII, VoL. I.

4·I


162

LIBRI

E PEUIODICl

Tutte le forze della difesa sono di vise in tre distinte armate: 1~ prima, agi i o.rdini çlelgenerale Clément-T_h omas, si compone,. 1t t1.,1tta J~ guardia nazionale sedentaria (266 baUagliçmi) e di poca cavalleria ed artiglie1•ia; la seconda, sotto il comando in capo del generale Ducrot,.consta di tre corpi d'armata e di una division_e di cavalleria, ed è formala con truppe di linea é q,ualche re_g~imf'nto di gua_rdia 11aziona\e rnqbjle; la L~.çza infine, affidatll al generale Vinoy, è composta quasi ipteramente di guardie nazionali mobili, e comprende sei divisioni di .fanteria e una di cavalleria. È dunque la seconda ar[!lata guella particolarmente destinata al nuovo còmpito offensivo, ed è quella appunto che già trovasi concentrata nella penisola di Gennevilliers o nelle sue vicinanze per attuare poi il piano di sor t.ita per la bassa Senna. Ma qµes lo piano s ul quale l'autore, s iccqme d'opera s\la, ~ungamente s'intratLiene mostrandone con amara compiacenza tuttf i vanta~gi e le probabilit~ di riuscila, sebbene sia statq oggetto di lunga e minuta preparazione e dallo stesso generale Trochu diç:biarato très-simple, irès-pratique, très-hardi, non p~ò e~s~re !,)-ltuato perchè la delegazione di Tours vuole bh~ 1;esercitq d~lla Loira marci direUamenle su parigi anziché su Rouen, come il generale Dnqrotchiedeva istantemente. ,: ~ bensl. vero cl~e, tenuto conto degli e,Jemen~i ond'era COil}posLo l'esercito .9' Parigi e delle disposizioni offensive e difen~ive fatte dall'assediante, qualsiasi piano di sorti.la doveva riÙ~pire diffi1/ilissimo nella s~a .1i\ttuazione, e che d'allra parte t~ resa di Metz poneva !'i nvaso1'e in condizione di poter più efficace'mente cornbatlere gli eserciti deÌ!e provincie ed impediré 91sni .~occorso alla capit~l.e; ~ yero ancora chè la cong!unziojiJ di 200,000 uo~mi_oi verso Rouen vagheggiata dal generale Duc1·ot i ~,la loro marcja su Amier,is) P$ron,ne, Saint-Quenti!l e di là per Laon, Reims e Chàlon~ sulle linee d'operazioni del nerpiçq po~so11.o o?gidì cons iderarsi comè µn ,sogno imp9ssi~~e a re~Hzzar?i; ma ~ pur :'~fo che \lna sprtita verso la J.>a~sa ·Senna, essendo meno prevedibile da parte dell'assediante av:ebbe in~Oilt~·.ato minqri ~stacoll, e c'he nell'iJ?Ot~~i d'~·~ primo successo 11 mare sarebbe stato una vicina base d'operazione. ..-f.. deciqer~ .l'.ahb?~do11q d~.,q\.1,e~1to prirpo progetto .~oRrag~mngè_ la ~o~zia , della vittoria_di çoul,miers. ~ un parzi~l~ Su fc.ess_9, d,e,ll'~~ma,t~ peli~ ,Loi!à ç?i~t~o !l qorpo qi yon AE:F Tann; ma la popolazione s1 esalta fino al delirio, e senza t~::i.er 'I,

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conto dell'insignificante risultato ottenuto e dei 100,000 uomini del principe Federico Carlo che a marcie forzate si dirigono verso la Loira, impone la sot•t.ita verso il sud. Il 20 novembre il govematore piega alla pubblica opinione e ordina al general Ducrot di sortire da quella parte . Mentre il generale in capo rimane perplesso pensando alle enormi difficoltà che incontrel'ebbe a Choisy-le-Roy, a Villeneuve Saint Georges, a Fresnes, a Vissons e ad ogni passo, ed alla facilità con cui gli assedianti potrebbero accorrere dal lato sud-ovest, e specialmente da Versailles ove sono in maggior numerb, gli viene s uggerito di portare l'azione sul lato sud-est, sorprendendo il passaggio della Marna e cercando di stabilirsi sull'aHipiano della sponda sinistra prima dell'arrivo dei rinforzi nemici, per poi convergere verso sud. L'idea di girare le forti posizioni di Boissy-Saint Léger e Villeneuve Saint Georges parve all'autore una felice inspirazione; e in realtà sebbene l'operazione si dovesse iniziare col passaggio d'un fiume, non solo gli assediali avevano gran quantità. di materiale giù preparato pel passaggio che secondo · il progetto abbandonato dovevasi efletLuare a Bezons sulla Senna, ma il rientrante che forma la i\1Iarna fra Nogenl e la penisola di Saint Maure presta vas i ad un facile e celere passaggio, agevolato ancora, quanto a coprimenlo, dai parchi e dalla folta alberatura; e quan to a protezione, dalle opere co· strutte nella penisola di Saint Maure e dall'occupazione che farebbesi preventivamente dell'allipiano d' Avron . Conveniva però, sopratutlo nei primi momenti, pronta risoluzione e celere esecuzione per stabilirsi definitivamente sull'alt.ipiano di Williers in modo da pot.er distendere la mass a .di forze che volevasi far agire, senza di che non sarebbe stato possibile opporre la preponderanza del numero ai vantaggi morali e materiali dell'assediante. Il libro VII .si occupa dei preparativi per la battaglia della Marna e delle dimostrazioni fatte su tutto il perimetro della difesa per dis trarre l'attenzione del nemico dal vero punto d'attacco. Un minutissimo ordine del generale Ducrol in data 27 novembre stabilisce il còmpito d'ogni division1 e di tutti: i sel'vizi, e si può cosi riassumere: Il 29 novembre s ul far del giorno tutta la seconda armata dev'esser pronta a passar la .Marna fra Joinville e Bry. Jl 3° c~rpo (generale d'Exea), lasciando una divisione a sostegno à1 altre truppe non appar tenenti alla seconda armata, che


LIBRI

sotto il comando del contr'ammiraglio Saisset devono impa-dronirsi de!l'allipiano d' Avron nella notte dal 28 al 29 per pro- . teggere l'imminente azione, passa il fiume colle rimanenti truppe ai ponti di Nogent impadronendosi di Bry e prendendo posizione fra Villiers e Noisy-le Grand. Viene poi raggiunto dall'ora delta divisione che, dopo la presa dell'allipiano d' Avron, scende s u Neuilly, se ne impadronisce, indi passa la Marna sui ponti stabiliti nel rientrante' colà formato. Ciò fallo, il 3· corpo attacca con tutte le sue forze Noisy-le Grand pe1· volgersi poi contro Villiers. Il 2' corpo (generale Renault), aUraversa il fiume sui ponti dell'isola Fanac, presso Joinville, s'impossessa di Champigny e procuru di estendersi fino a Chennevières. Il 1•corpo (generàleBlanchard) passando sugli stessi ponti rimane in riserva. Raggiunti questi primi obfoeltivi dovevano le truppe spiegarsi fra Gournay e Chennevières per spingersi poi innanzi colla sinis tra appoggiala alla Marna fino a Lagny, obbicltivo ultimo della giornata. Quanto alle dimostrazioni sugli altri fronti deJJa difesa fu stabililo che le truppe del lato nord dovevano impossessarsi di Epinai, quelle del nord-ovest fingere un atlacco su Buzenval e la Malmaison, quelle del s ud attaccare l'Hay e la Gare au:x: baJufs di Choisy-le Roi. La sera <lel 28 tutta la seconda armata occupa le posizioni che le furono assegnate sulla destra della Marna ed è pMnta al passaggio del fiume pel mattino successivo. Si fanno gli ultimi preparativi, si tiene consiglio di guerra per ricordare ad ogni genf)rale il proprio còmpito, e mentre s i annunzia ai Parigini la sospirata battaglia, si pubblicano gli ordini del go,,ernatore e del gen.erale Ducrot. Quest'ultimo specialmente ci pare bellissimo e non esagerato ove si tenga conto delle circostanze e delle lruppe cui era direLLo; ma esso contiene quel gJuramf:)nto, che non doveva avverarsi, cli non r ientt'are in Parigi che morto o vittorioso, ed una frase così arrischiata meglio sarebbe stata sopprimerla come il governatore ne faceva istanza. Fino a questo punto ogni cosa era proceduta secondo le date disposizioni e lutto foceva sperare in un esito più o meno fortunato, quando sopraggiunse una piena della Marna, che ebbe conseguenze tanto vantaggiose per gli assedianti (Juanto sfavorevoli per gli assediati. Non essendo stata preveduta simile evenlualilà, non si pensò neppure alle difficQltù che per

165. -effetto dei materiali del ponte rovinato di J oinville ingombranti tutti crli archi, ad eccezione d'un solo, la forza della corrente avrebbe potuto opporre sotto questo solo arco disponibile a chi volesse risalire il fiume. Ne avvenne che il materiale de:Stinato alla costruzione dei ponti dell'isola Fanac, essendo stato trasportato al canale di Saint-Maure e dovendo di là passare sotto l'arco anzidetto per recarsi a sito, l'operazione fu resa impossibile dalla piena. li piano di sortita non potè quindi essere attualo in quel giorno e venne rimandato al dì successivo, quando appunto la divisione wurtemberghese che occupava tutto lo spazio fì•a Marna e alta Senna, per ordini emanati dal gran quartier generale tedesco fin dal 28, doveva essere rafforzata in previsione d'un serio attacco. Se a questa circostanza si aggiungono gli indizi certi che si potevano scorgere nei preparativi falti e nell'insolito movimento di truppe sull'altipiano di Vincennes, non è a dubitare che i Tedeschi non accelerassero l'arrivo dei rinforzi e che ogni momento per.auto per gli assediati non tosse guadagno per gli assedianti. Sebbene l'autore cerchi di attenuare l'errore col dire che mancò il tempo per isgombrare il letto del fiume dai materiali del ponte di .Toinville, ~ però evidente che bastava trasportare il materiale da ponte in altra località più a monte per evitare un ostacolo che poteva diventare, come divenne, .tanto grave. Mancò adunque la preveggenza più che il tempo, lieve errore se si considera in se stesso, gravissimo però se si tien conto delle sue conseguenze. Sarebbe forse stato miglior par tito abbandonare per allora l'impresa, e ·ne ebbe il pensiero il generale Ducrot; ma conveniva tener conto dell'opinione pubblica assai più potente delle considerazioni militari, e piegarvisi sotto pena d'una nuova e più grave insurrezione. L'attacco principale fu adunque deciso pel 30, mentre il 29 si eseguirono o furono iniziate su gli allri lati del perimetro le dimostrazioni prestabilite. L'autore si difende dall'accusa di trascuranza mossagli per non aver contromandato queste climostrazìoni, e prova l'insussistenza di tale accusa affermando che per calcolo, non per dimenticanza, fu omessa la sospensione loro; in tal caso però non saprebbesi trovar opportuno l'avviso dato dal governatore nel mattino del 29, allorchè già le parziali operazioni erano incominciate e l'attacco dell'Hay falli to. Altra omissione, e questa ditncilinente si potrebbe giu,stificare, ebbe luogo lasciando ignorare l'accaduto al contr'amE PERIODICI


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m iraglio Saisset, il quale, come fu detto, comanda va le truppe che dovevano iniziare il movimento impossessandosi dell'altipiano d' Avron . Da qµes ta occupazione i Tedeschi ebbero un nuovo indizio delle intenzioni degli assediati. Poichè abbiamo qui accennato il combattimento dell'Hay che fu eseguito da una divisione della terza armata, dir emo solo che i suoi caratteri non differiscono gran fatto da quem dei combattimenti descritti nel tomo primo. Insufficiente preparazione da par~ dell'artiglieria, attacchi parziali e successivi anzichè sforzi irenerali e vigorosi, discordanze nell' azione, pec·clite enormi.per gli attaccanti a fronte di quelle dei difensori (990 pei Francesi, '142 pei Tedeschi) . Siamo finalmente alla giornata del 30 novembre che forma oggetto del libro Vll I. Gli ordini dati pel giomo precedente furono mantenuti, modificati soltanto per il passaggio della divisione de Susbielle (2° corpo) a sud della penisola di S.t Maure ove dovrà spingersi per Creteil contro lVlontmesly, e trattenere i rinforzi che il nemico inviasse da quella parte sul teatro principale dell'azione. R imango no qui tuttavia quattro di visioni del 1• e 2° corpo con un numero enorme di artiglieria, oltre al 3' corpo che dovrà agire più a nord passando la Marna a Nogent e Neuilly. Le quattr o divisioni ora dette es.eguiscono il passaggio verso le 6 'f. e facilmente giungono ad occupare Bry e Champigoy respingendo gli avamposti nemici. Ma allo1•chè si tratta di salire sull'allipiano di Villiers e stabilirvisi, tutti gli sforzi dell'attaccante vanno a rompersi contro la tenace resistenza del difensore che nulla ha tr·ascurato per trarre vantaggio da ogni particolarità. del suolo. Il muro del parco di Villiers che le artiglierie reancesi non r iescono ad atterrare, acconciamente preparato, col suo fuoco micidiale diventa .per gli a ttaccanti un ostacolo insuperabile. Mentre queste quattro divisioni, animate dalla p1•esenza· dello stesso generale in capo, consumano le loro forze contro Villiers e Coouilly, avanzando più volle e più volle retroce-dendo in ,quel br eve spazio e lasciando sul Lerreno gran numero di mor ti e feriti, il generale d' Exea col 3° corpo d'armata temporeggia nel gettare i ponti, ed allorchè due ·di questi sono, pron ti non sa decidersi a passare la Marna per timore cl'essere rigettalo nel fiume, malgrado le pressanti in~iunzioni del· gener~le in capo. Finalm~nte al)e due ,pomeri?ian_e , quando già il generale Ducrol aveva deposto ogni speranza di riuscila per quel giorno, e i due primi corpi prendevano atteg~

E PE.RJODICI 167 giamento difensivo fra Bry e Champigny, una .delle divis,ioni del 3• corpo passa· sulla sponda· sinistra; l))U _in lùogo di vo1.:. 1 gersi verso Noìsy-le Grand com'erà sta_bililo per.attaccare poi a rovescio la po~izione di Vil!iers, s i dirige su ];lry di .là attacca a sua vo1ta direttamente e senza alcun frutto quella posizione che già aveva costato tanli sacrifici. MenLre ciò avviene sull'allipiano di Villiers la divisionedì Susbielle combatte a Montmesly. Impadronilasì per un momento di questa posizione; viene poi costretta a ri_ti.rarsi dopo essersi sostenula con,molta bravura contro forze superiori, las ciando sul terreno o in rnailo del nemico più d'un migliaio d'uomini. Così finì quella giorn.ala che Parigi volle per un momento chiamare vittoria, ma che in realtà, come non aveva aperta la strada all'esercito, non poteva aprire l'animo a moi'ée speranze. Tutt'altro che liete erano fofatti le condizioni dei Francesi; non una posizione avevano èssi conquistato se tale non voglia dirsi la linea già occupata dé!gli avamposti ledeschi. Se quivi almeno avessero potuto afl'orzarsi per stabilire un nùovo e sicuro punto di .partenza, non totalmente inutili sarebbero stati ì lor o sforzi; ma quei villaggi', quell'orlo' dell;a1tipiano di Villiers che i Tedeschi a vevano quasi volontaria·m ente abbandonati e che erano soggetti all'azione tattica delle Joro posizioni, ·potevano essere pei Francesi luoghi. di momentaneo rifugio e di sosta, non mai però un serio appoggio per resistere lungamente, tanto meqo poi per attaccar,~. L'in,successo era d unque completo, sebbene l'autore preferisca chiam~rlo incompleto successo, e già' fin d'allora potevasi préverd ere che la conlinuazione della lotta, n·on solo avrebbe àvulo sterili risultamenti, ma avrebbe potuto convertirsi pei Francesi in grave disfalla, quando i Tedeschi, pel sopraggiungère cli sufl:ìcienti r inforzi fossero in grado di prendere l'offensiva. ' Pure 11011 si volle retrocedere, nè a parer nostr ..> potrebbesi biasimare cosiffatta risoluzione. La· sospensione d'una 1otta per' tanto tempo febbrilmente aLtesa e ancor indecisa agli 'òcchi dei prof~ni, sarebbe stata p1•obabifme11 le il segnale d'liiia , nuova rivoluzionè che avrebbe affrettala la 1·esa de.lla città . Era dunque necessar io combaLtere da quella parte ove 'non ,era ancor dileguato l'ullimo raggio di speranza: con che alr~eno sarebbesi resa degna de\la grande metropoli la sùa prò'ssrma caduta. · ' ·, 'Ad un modesto cenno bibliografico .non si appartiene l'esame

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.. 168 LIBRI crilico dei fatti che appena può accennare; tuttavia ha troppa importanza l'esito di quella giornata perchè si possa interamente prescindere dalle cause che lo hanno prodoLto. Alcune sono indicate dallo stesso autore - come. il lardo appoggio dato dalla terza armata alla divisione di Susbielle e la larda, insufficiente ed erronea azione del 3• corpo sul campo di battaglia. Però non è tutto : se anche facciamo astrazione da questi errori, noi vediamo durante un'intera giornata quattro divi-· sioni del i' e 2' corpo combattere in uno spazio che non misura più di tre chilometri di fronte, quanti appunto ne occupava la sola divisione impegnata a Montmesly. Ne risultava da un lato una profondi là eccessiva, cui devonsi in mol La parte attribuire le gravi perdile subite, dall'altra l'impossibilità di valersi del maggior vantaggio che fosse consentilo all'attaccante, quello della superiorità del nt,mero. Un'allra circostanza è pur tale da colpire chi esamini l'insieme della battaglia del 30 novembre, ed è la totale assenza da parte dei Francesi d'ogni concetto di impadronii·si del ponte di Gournay sulla Marna, quello per cui dovevano passare i rinforzi nemici provenienti da nord. Ciò riesce tanto meno comprensibile inquanlochè un attacco o dimostrazione da quella parte sarebbe stato validamente secondato dalle artiglierie dell'altopiano d' Avron che trovavansi a portata ulile da quel ponte. Quale imporLanza vi dessero i Tedeschi lo provano ad evidenza i sei battaglioni che vi furono costantemente a guardia senza esserne disl-0lli dalle vicende della battaglia, sebbene a resistere a tutti gli sforzi dell'aUaccante si trovassero soltanto la 24• divisione sassone e una parte della divisione vurlemberghese. l Francesi al contrario s'accontentaeono di occupare Neuilly-sur-Marne, distante appena due chilometri dal ponte, con quattro battaglioni di guardie nazionali mobili dipendenti dat 3• corpo, e non si dettero più alcun pensie1•0 da quella parte. Ben a!Lrimenti crediamo si sarebbe svolta l'azione quando una almeno delle divisioni inutilizzate fosse stata destinata ad un attacco vero o finto di quel ponte; allora le forze francesi avrebbero fin dal principio esteso maggiormente il loro fronte gravitando più verso sinistra ove la presenza del generale in capo sarebbe stata molto più utile che s ulla destra, e nello stesso tempo i Tedeschi sarebbero stati naturalmente attraiti verso la loro destra, rendendo così più agevole il còmpito delle divisioni destinate all'attacco di Villiers, Coeuilly e Chennevières. Se

..)

E PERIODICI 169 non andiamo errati, da queste considerazioni dobbiamo conchiudere che il concetto tattico della battaglia non rispose pienamente a quanto avrebbe consigliato il terreno. Del resto, anche in questa circostanza come nelle precedenti, .i Francesi, quantunque inesperti, non ismenlirono la fama di valorosi soldati. Quanto poi al generai Ducrot, se ,come generale in capo la fortuna non gli arrise, come soldato è lungi dal meritare i sarcasmi e i molti ingius ti che gli furono scagliati per leggerezza o per spirito di parte. Lo vediamo infatti sul principio dell'azione slanciarsi pel primo contro una barricata alla quale i soldati non osavano avvicinarsi, e più tardi caricare fieramente le truppe nemiche dopo aver comandato una scarica quasi a bruciapelo e rompere la sua spada nel corpo d'un soldato tedesco. Non era dunque un fiore reUorico la « sorda rabbia , che lo invadeva e che cercava d'infondere nell'animo de'suoi soldati col suo famoso ordine; era verità che i fatti nori isrnenlirono. , Ma questi fatti, troppo frequenti nell'ultima guerra, nei quali si vedono i generali scendere alla parte esecutiva del semplice soldato, abbandonando, sia pur momentaneamente, quella direttiva molto più important~, se possono essere giustificati in casi estremi quando da essi possa dipendere l'esito della giornata, non parrebbero nel caso attuale pienamente consigliati, s ia perchè la grande superiorità numerica dell'attaccante in uomini e artiglierie, congiunta alla immediata vicinanza e protezione dei forti, era sufficiente compenso alla minor per:zia e disciplina ed alle formazioni improvvisate sia perchè prima condizione per la riuscita dell'impresa er~ incontestabilmenLe l'impiego armonico e il giusto indirizzo di tutte quelle forze all~ scopo pre!ìsso, còmpito che spellava appunto al generale m capo. Questa condizione non ru soddis~atla sul teatro principale dell'azione non solo pel tardo arrivo del 3° corpo, ma anche per la troppa precipitazione dei due primi, i quali avendo passato la Marna al gran rientrante d_i Joinvill~ su ponti costrutti nella notte, Lrovavansi già seriamen_te 1~pegnati quando il generate d'Exea non era per anco rmscilo a gittare i ponti per il passaggio del 3• corpo. Quanto alle forze contrapposte nella battaglia del 30 novembre troviamo: da parte dei Francesi, senza parlare della cavalleria che non ebbe azione, sette divisioni di fanteria ed una .brigata formanti un insieme di circa 100 battaoJioni di 600 . . . b uomm1 ciascuno, sostenuti da truppe della terza armala e del-


170

l'arq,n,iirçiglio Seipse.t, eda 3RO boccJw a fuocq oHre a quel)e d~j forti; qàlla par;te opposta, la djv.isione vùi:temberghese, 1a 24a divisione s~psone e \ 1lcuve artre brigate ; · in totaie cirya ~0 battaglionj 1,li 800. uomini Ci/'l~CUnO con· Cplç!tÌ 2Q0 bocçhe a fµ o~o . Dal lato gei F~icrn~esi ql\indi così la fante;i;ia come l;al'tiglieria erano nella proporzionE) di 3 a 2 ris1Jetto a que)le av7er sarie. Si noti però che la ~ivisione éhe comba.ttè a l.\1ont~ ~sly epbe i~ vanl_o, forse n_op abbastanza encomia,to, di a~tir~n:e.conlro dr sè crrca 2Q dl:)1 battaglioni tedeschi, per cui sul~'al,lipiano di Villiers' e Coeuilly la prdporzione riusciva anche più vantaggiosa pei Francesi. · · Le perdite di quella giornata secondo l'autore ascenderebbero a 5236 Francesi e 2091 Tedeschi. Queste cifre attestano· con quale accanimento siasi combattuto dall'una e dall'allra parte; il rapporto loro poi nòn è molto diffei'ente da quelli che per altri combattimenti già abbiamo segnalati. Rimarrebbe a dire delle dimostrazioni fatte e ripetute dal difensore sugli altri lati del perimetro, ma le omettiamo per la loro poca impoetanza. Il tomo secondo termina colla battaglia del 30 nove1nbre e col gior no 1• .dicembre che fu impiegato, per convenuto acpordo, dall'una e dall'altra parte a seppellire i rnorli e ritirarei feriti; il seguito delle ba ttaglie della Marna ci e prom'e sso in un terzo voluµ1e. C_ir c~ i pre?i e i difetti del secondo crediamo inutile ripetereq~anto già abbjamo detto r iguardo al primo. Aggiungeremo tuttavia che ci sembra forse più spiccato il difetto, cer~o involontario, di parzialità, sopratutto allorché i fatti esposli o giudicati s i r iferiscono direttamente al genèrale Ducrot che l'au_tore avrebbe dovuto collocare, per la verità storica, su quella stessa bilancia ove sono pesati i fatti altrui. E per la stessa verità storica più opportuno sarebbe stato uno stile più freddo e calmo; che se la forma adottata, ~opra_tutto nelle descrizioni delle mischie, riesce talvolta a suscitare _nell'animo di( chi legge quei sentimenti che ancora oo-O'idì . y:, _agitano l'autore, non sempre lascia ai fatti l'impronta esatta aepa realtà. , · ·

17f

E PERIODICI

Llp\11

Bie Scltlacht von ltf..ÒH,igg·Nit~ ( La battagli'a di Konigg1·dJz) narrata in occasione del decimo anniversario della vittoria da MAx JAHNS, capitano del gra~de ~~tato µi aggiore. - Lipsia, Grunow 1876. - · pag. 500.

Gravelotte, Sedan, Metz non hanno fatto dimenticare Kéiniggratz, dove dieci anni or sono si alzava splendida la stella di Prussia. Mollo si è scritto da una parte e dall'altra su quell~ memorabile campagna;_ma non tutti i dubbi sono svaniti, non tulli gli avvenimenti chiariti. 11 capitano Jahns, già conosciuto per altri notevoli lavori, valendosi di quanto è s tato fin qui scr itto e del lungo studio e grande amore consacrato aila campagna del 1866, si presenta .o ra nel decimo anniversario con una larga e completa narrazione della celebre battaglja . Nell'introduzione egli descrive maestrevolmente la situazione politica; i due eser citi, i loro capi, il loro modo cli comhatteré, la situazione strategica; le marcie di concentramentoe gli avvenimenti del 30 giugno e del 1° luglio. Segue iì racconto chiaro) vivace, pittoresco, alle volte fin troppo colorito ed appassionato, nel quale l'autore tocca minutamente tutte le quistioni, tutti i punti di interrogazione che si sono drizzati intorno ai singoli avvenimen ti di quella memorabile giòrnata, e tenta di scioglierli con ragionamenti in cui forse di soverchio traspare l'orgoglio nazionale che gli fa talvolta dimenticare i riguardi cavallereschi dovuti al vinto. Ma chi è senza peccato getti la prima pietra. Interessanti assai sono le considerazioni sulla battaglia piu grande dei tempi moderni. . I due eserciti contavano insieme 4H,OOO uomini. Le perdite riunite ascesero a 40,524:-in complesso il 9 o;. ovvero 1/ 11 della forza . Non sarà discaro a questo proposito lo stabilire i se()'uenti c,onfronti fra le più importanti battaglie degli ultimi due ~ecoli.

Malplaquet ('1709) ,Alleati 1Fra11cesi

Forza.

Perdite

Proporzioni'

95,000 9:0,000 185,000

15,000 1,8,000

= '!.

33,000

= '/,

= '!$


472

E PERIODICI Forza.

LIBRl Forza

Perdite

Proporzioni

Vaterloo (1815) Alleati Francesi

Rossbach (1757) Alleali Prussiani

60,000 22,000

- --82,000

Leuthen (1758) Prussiani Austriaci

3,000 = •;.. 500 · ='/o - -3,500 = '/.,

30,000 85,0()0

3,000 7,000

115,000

10,000

30,000 50,000

11,000 22,000

80,000

33,000

85,000 74,000

30,000 10.000

159,000

40,000

65,000 85,000 - -150,000

20,000 20,000

Solferino Alleati Austriaci

= '/,o = '/u = ·;..

Koni{J{!rafa (1866) Prussiani Alleati

Zorndorf (1758) Prussiani Russi.

= '/, = 'I. = '/,

Grauelotte (1870) Te<lfschi Francesi

Austcrlifa (1805) Alleati Francesi

= •;. = '/1 = '/,

Sedan (1870) Tedeschi Francesi

Eylau (1807) Alleati Francesi

40,000

= '/,

= '/, = '/,

W agram (1809) Francesi Austriaci

l"''N

= '/,

160,000 140,000

20,000 22,000

= '/,

300,000

42,000

= '/1

132,000 125,000

44,000 30,000

257,000

74,000

= '/, = ·1~ = '/,

290,000 140,000

48;ooo 60,000

430,000

108,000

Borodino (1812) Russi Alleati Lipsia (1813) Alleati Francesi

= '/, = '/, = '/, .>

..

173 Perdile

Proporzioni

110,000 72,000

26,000 35,000

182,000

61,000

= ·;. = •;. = •;.

152,000 160,000 312,000

17,000 20,000 - - 37,000

= '!. = '/s = '/,

221,000 223,000

9,000 31,000

= '/•.,

41-4,000

40,000

= 'I ..

205,000 112,000 317,000

= •;,. = '/o - -32,000 = '/,.

200,000 70,000 .

9,000 '13,000

270,000

22,000

- - -

- --

= '/,

20,000 12,000

= '/1 = •;. = •;..

Non possiamo entrare nei particolari della giornata. I giudizi espressi sulle truppe· austriache sono tanto severi che· ne hanno urtata la legittima s uscettività. Un esercito che pur conta tante vittorie, se preso di fronte e di fianco dall'audacissima manovra, se fulminato dai fucili ad ago si ritira lasciando sul campo un settimo della forza mentre l'avversario· ne perde il ventiquattresimo, può tenere alta la fronte e guarcl.are tranquillo in faccia alla stpria. - L'asserzione che l'inferiorità dell'armamento abbia assai meno contribuito alle ,sconfitte degli.,Austriaci di quello che la mancanza d'istruzione e dell'unità di sentimento militare (Soldatische Gemeingefiihl) ci sembra alquanto arrischiata. L'autore confessa tuttavia che l'artiglieria austriaca, malgrado le grandi perdite di cannoni, è uscita dalla battaglia nel modo il più distinto. Dal principio alla fine essa si battè


,174 LIBRI dovunque con tenacia e successo. In mezzo al panico generale nel quale terminò la giornaLa essa rimase sempre in pieno posses~ò di s~ medesima, dando a vedere quale efficace fattore sia la fiducia nell'arma propria. . Fecero fuoco 672 pezzi austriaci che spararono 46,535 colpi; quindi 69 colpi per pezzo, e nelle 9 ore della battaglia, 5200 colpi all'ora, 86 al minuto. Da parle austriaca fu il cannone re delia battaglia; da parte prussiana il fucile ad ago: eppure i Prus'siimi non spararono che 200,000 cartucce, un po' più di un colpo per arma, il che dà 22,000 carLucce all'ora, 366 al minuto. SinO'olare è il gran numero dei combattimenti di villaggio o . di quèsta memorabile giornata. La lotta nelle Swiepwalde è un puro e semplice combattimento in cacciatori di enormi dimensioni, e la lotta della guardia presso Chlum e Rosberic ha l'impronta del più esteso impiego delle colonne di com pagnia. Ma quel frazionamento, quella totale dissoluziohe dei grandi legami tattici, quella mancanza di riserve e di accordo di mosse,· quella soverchia autonomia dei eapitani, in altre condizioni ·poteva riescire fatale. « Non il fucile a retrocarica, non ie colonne di compagnia furono i segreLi delle vittorie della fanteria prussiana: ma ass·ai meglio dell'uno e dell'altro fu la disciplina di guerra passata in succo ed in sangue e corrispondente tanto all'arrna quanto alla forma tattica. Che ciò sia stato possibile durante un così lungo periodo di pace, ecco l'anima delle nos tre imprese, ecco il trionfo degli ufficiali prussiani educatori, il trionfo della nostra patriottica forza nazionale ». La fantel'ia austriaca, come è notissimo, si batté iri grossi battaglioni senza conoscenza dell'efficacia del fucile a relroéariéa, senza abilità o prudenza nel correre capo basso all'attaéco, senza uso di mezzi corrispondenti allo scopo. La cavalleria fu assai poco impiegata pér l'esplorazione; dagli Aus"ti.,iaci quasi punto. lnéredibile fu l'inazione della cavalleria di fronte alla marcia strategica del principe reale di Prussia. Frequenti a Koniggriitz furono le m ischie. Nel 1866 entrarono in campagna circa 35,QOO cavalieri prussiani; di questi cadtlero morti e feriti 94 ufficiali e 1199 gregari. D~i 37,845 cavalli che entrarono in campagna, 1193.furono·per.duLi in combattimento, 2052 fuori di esso.

)

E PERIODICI

x'"acttque de niarche, par le général

175 .LEWAL (dal

Joùrnal de Sciences rnilitaires del 1875 e 1876). due scuole, si contè'ndono il campo Duè, sistèmi ' o meo-Jio ~ . storica, ·'· vor, ... dèll'artè militare; l'una che; vivendo sull'eredità ;ebbé sempre tutto ridurre a regole fisse. ~d a~so1ute; l'altra che, più spigliata ed a1:dita, sp~~za gli aùtichi fre~i tro_~po ~~ri, e mostrtrndosi più sperimehlale_ a dedurre, prefen~q~ l'analisi de1 mhggior numero clt fatti per trarne delle ut1f1 e watiche norme. A quale dèlle ctue il triot}fo ~ .,, Quel complesso di cògnizioni utili alla condotta della,t~·up~~ guerra m~ncdn~lo cli queffa .unive·:~àli.tà e c~i q_ue'. ,caralt~re assoluto che è il fondamento della scienza, cost1tu1sce, come fu giudi~ato a proposit~, piuttosto un'arte. Ora quesL'ultiril~ -essendo logicamente subordinata ai mezzi che adopera, potra avét'e delle leO'O'i ma consisterà principalmente eo o(J'enerali ~ , . ,. . nelle · clìverse modalità con cui può manifestarsi. Una b1b11?tef<l intiera di libri artistici non arriverà mai a formare clet p1ttori, dei sculfori, degli arç.hitetti, come possono riuscirvi pbchi capolavori attentamente studiati. , Il metodo critico è quindi il più adatto allo _stlidio d: lla tatticf perché è il più r.ompleto ed il più pralico, perchè a1.vantagg1 che offre la teoria , ao-a:iunae o~ o l'esperiènza . che si acquista col. t l'applicazione. Ma con ciò non s'intende di levare a cie1o l'empirismo e di negare la necessità di principii: queste <3:s; surdità trascinerebbero a gran passi verso la confusione e la decadenza; nè havvi arte alcuna che non ç1bbia i suoi .precetti, e per ammetterli come indispensabili alfa guerra n,on occorre sofisticare, se essa sia un'ai·te od una scienza. D'altra pat·te .chi può mettere in dubbio la virtù educativa dell'esempio f Chi preferirà nell'insegnamento la forma assiomatica alla dimostrativa~ Il generale Lewal nel s.uo lavoro sulla tattica della marcià, ehe andò man mano pubblicando nel JouT'naldes sciences militaiT'es dall'aprile 1875 al dicembre 187\3, consacra due ca.pi· . toli .alla dimostrazione della necessità logica e pratica dei principii che r'egolano il movimento, e si mostra sostenitore dell'applicazione positiva ed assoluta di essi. Egli comliatle lo scetticismo, che hanno, secondo lui per le regole, gl'inno- · )

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LIBRI

vatori della scuola tedesca, come Berenho1'st, Clausewitz e Verdy du Vernois, e cerca di cogliere quest'ultimo in contraddizione, provando che ne dà invece delle eccellenti. La conoscenza di molte vantaggiOSP, soluzioni di casi particolari non può a suo credere che generare l'imitazione, e questa è molto casuale e raramente riesce bene. La tattica positiva deve dunque respingere l'empirismo, che non è altro se non una collezione di fatti particolari, una serie di procedimenti arbitrari ed eventuali. Ma quello che cosi genericamente è chiamato scetticismo non è altro che quel dubbio scientifico per mezzo del quale si vuol giungere alla conoscenza delle verità pratiche; è una circospezione, uno degli atti troppo riflessivi, se vuolsi, dello spirito umano, ma che guida dov'è la luce meglio che la éieca fede, e il bandid o dal metodo didattico significa voler creare una specie di dottrinarismo dommatico, troppo astratto, forse più adatto alla cattedra che al campo. La necessità però di norme ben definite si manifesta nella tattica delle marcie, perchè è incontestabile che esse più che le stesse battaglie contribuiscono a far vincere una guerra. -· Si può discutere, dice il generale Lewal, sulle linee d'operazione, sulla combinazione delle colonne, sui movimenti simultanei , infi,ne sul.la opportunità strategièa delle marcie; ma le particolarità che riguardano la lunghezza delle colonne, la dista1iza, la celerità, non possono essere trascurate o abbandonate al capriccio ed alla ispirazione di ogni comandante. Le ragioni che adduce si succedono con stretto legarne logico, con progressiva importai1za e son sempre più persuasive: l'autorità e l'esperienza sono altemativamente citate per ·combattere quegli errori che l'imprevidenza e l'ignoranza possono generare. Non .si può certo mettere in dubbio la necessità di un regolamento per le marcie, e Io scopo del lavoro del generale Le,val è appunto quello di darne uno all'esercito francese; ma non ci pare che si debba per questo escludere quei libri militari che discutono dei principii generali, che n<1 fanno vedere la giusta e la difellosa applicazione, che studiano insomma varie delle situazioni che si ofti•ono in guerra, agevolando così quell'istruzione che si deve fare sul terreno. Perché mai lo studio della s toria delle campagne giova assai più che quello di molti trnttati di tattica? Perchè essa comprende la conoscenza di molti fatti particolari, di molte contingenze che co-

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177 stituiscono la parte integrante della guer1;a, e che son quelle appunto che bisogna imparare a dominare e vincere. Ora con delle sole regole troppo assolute non si conducono sempre bene le truppe. Tutto ciò che concerne la strategica delle marcie, la <lisci. plina da osservarsi in esse, i lavori di fortificazione improvvisata che possono occorrere, non formano oggetto dell'opera che esaminiamo, e l'autore di essa concentra tutla la sua attenzione sull'esecuzione del movimento, cioè sulla translazione da un luogo ad altro di una quantità qual3iasi di truppe nelle migliori condizioni possibili. Lo spirito di semplicificazione dal quale è guidato è dei più commendevoli e mostra l'inutilità di quel sistema di clas2are, dividere e suddividere, che creava fin dodici specie diverse di marciare; ma ciò non è nuovo per noi perché già da qualche tempo si attende a rendere il più semplice che si può i nostri regolamenti. Infatti prescindendo dallo scopo, dalla direzione, dalle circostanze che riguardano il movimento, tutte le marci.e si eseguiscono nella stessa maniera. Le precauzioni si debbonosempreosse1•vare, perché offrono il vantaggio di abitua1·e le truppe a non trascurarne alcuna quando dalla previdenza può dipendere la . sorte di una battaglia. Ma l'attenta e minuziosa esplorazione, che deve farsi in vicinanza del nemico, ci sembra che richieda un certo tempo che deve soltrarsi a quello calcolato per la sémplice marcia. Ora unl\ certa libertà deve pure lasciarsi al criterio di chi comanda affinché per unu superflua prudenza non si abbia a sagrificare un' utile rapidità . Ma il problema che presenta maggiori difficoltà a risolversi praticamente è appunto quello di ottenere la massima velocità colla mig~aore conservazione delle truppe, e secondo l'autore pare che m Francia non siasi provveduto a rimuovere tutte quelle cause che rendono penosa la marcia senza necessità. Il generale Lewal passa quindi a esaminare le condizioni colle quali può eseguirsi il movimento, e trova valide raofoni per assegnare i limiti dello spazio che può esser percor:o in un'ora dalle varie armi. L'accurato studio che fa delle cause che. influiscono :ulla perdita delle distanze, e i mezzi che suggerisce per ovviare m parte a questo grave ma inevitabile inconveniente, tendono a scuotere l'assolutismo del regolament? francese, che pr.escrive non dovere una colonna in marcia occupare una lunghezza maggiore di quella che occupa E PER.I ODICI

J

ANNO XXII, VoL. I.

42


,17s,

179

LIBRr

E l'ERlODJCI

in linea. di battaglia., il che ò evideniemenle impossibile. in. pratica. Circa poi alla.formazion e.cdelle Lruppe per la marcia, eg}~.pure ricono.sce come lipo unico quella . per quattro a file > aperte, g ià adottala in gener ale dagli eserciti, e svolge una,, lunga serie di at·~omenti per dimostrare che la lunghezza media di una marcia . di fan teria può ar rivare.fino a 25 cbilometr), e che. bisogna. fare molli e~ercizi per metters i in .grad0 di, poter e ottenere faci lmenle un, tal ris ullato., il che dice si, trascura in Francia. ' ' Consacra quindi un lungo articolo a ll'attare delle scorrerie e di tutte quelle impres.e, cl1e s i chiamayaoo operazioni d;, partigiani, le quali compionsi con marcie rapidissime; m_a forse questo argomento appartiene più alla tattica di combattimento. anzichè a quella che si occupa, com'egli stesso dichiara., delle sole, marcie. Si trattiene lungarnenle.a discuter e sulla durata e la opportunità degli alti, sulle r agioni che deLerminano la massima quantità di truppe che s i possono far ma t•cia re sopra una sola strada, e conchiude che dovendo ogni corpo d'armata essel'e di 30,000 uomini, non si deve avviarne più di tre sur una sola direzione Ciò per altro presenla molte difficoltà che matematicamente non s i possono prevedere nò risolver a , priot'i. Sostiene inoltre la necessità di un ordine unico di marcia e stima la divisione della colonna in cinque scaglio1li, dei quali tre d'impedirnenta, come la più razionale. Parla quindi della forza del primo scaglione, della avanguardia, dello distanze fra i vari elementi di ess~ del modo· di cambiare g li esplora-: tori marciando, dell'utilità di spingerli innanzi a g rande distam~a dalla colonna, e propone di .costi lui re dei plotoni irregolari di cavalleria, scegliendo negli squadroni uomini in telligenti ed a rdili e, cavalli resistenti pèr compiere il servizio di sicur ezza, mandandoli avanti e s ui fianchi con una certa libertà. d'azi_one. Ma per far ciò non crede che si debbano creare corpi speciali, bastando a taLu.opo gli element~ che all'occor1·enza si trovano nei corpi esjslenti. Si.trattiene lungamente a discorrere delle.guardie di jia/l,Co, impropriamente dette una volta fiancheggiatori, della retrog uardia, degli ord~ni di marcia, a cominciare da quello di un corpo d'armata fin o a quello. di un battaglione o squadrone. Faq1;:1indi un minuzioso es ame di molte particolarità relative alle .marcia di un.corpo d'armata sopra più strade o su di una sola,- in ritirata, di fianco, .di notL~1 e dà utili .ed importanti in-

$egnamenti ·circa i preparativi per la par tenza, il modo d'indicare le strade alle diverse colonne che debbono percorrerle, e di formulare gli ordini in termini chiari e concisi. Giusta.mente riprova l'a riunione dei corpi prima cl'incominciare·la marcia, essendo cosa inutile e faticosa, e raccomanda l'esattezza delle preventive disposizioni e la vigilanza che debbono assicurare le r elazioni fra gli elementi di una s tessa colonria. In questo esteso lavoro, che non possiamo più a lungo onalizzare, trovansi r accolte le principali opinioni degli scrittori di tattico, molle deJle quali si contraddicono e lasciano scorgere come possa nuocere il soverchio gener alizzare le teorie della guerra; la discussione "è largamen te s volta, forse in qualche parte troppa diffuso; ma le molte notizie, i ricordi e i calcoli che sono sparsi nel lavoro lo rendono interessante agli studios i, malgrado che l'autore abbia dato un carattere troppo scien~iilco ed assoluto tan to all'analis i con cui s volge,g\i argo~ menti, quanto ai precetti che ne deduce.

vi

.Rivista •:11arittb11a. - Dicembre 1876, fase. XII0 • Roma, tipogr afia Barbèra.

Il XII• fascico\o della Rivista marittima invece che ai primi

' me Là dello scorso d?·I mese, è stato pubblicato nella seconda dicembre. Dell'indugio, nessuno che ha sfo,,.liato il ~rosso fascicolo, che _chiude in modo degno dei precede; ti l'annata 1876,

vorr! . a ttribuire la c?lpa a quella solerle direzione, la quale, ~al01 ado le difficolta che ebbe ad incontr are nella riproduz10n~ delle 14. la vole fotografate, che r appresentano i due bersagli costrulli nel golro della Spezio per la collaudazione del cannon~ da ~00 tonnellate, seppe con lodevole zelo sollecitarne la puhb11caz1one, lottando, da buon marinaio, con l'incostanza del tempo av~erso ai lavori in eliotipia che dominò su Roma per tutta la prima metà dolio scorso mese. La qualità_e l'.i~por~anza delle materie sono la miglior conf~rma del g1.u~z10, già emesso nel fascicolo di ottobre 1876 d1 ~~es ta f:mista, s ul valore scienlifico-lcllerario dell'autor~, o,e, per10?1co, che ha. per missione di istruirei' sulleicose ~ ~a~ e e d1 tener vivo nel po-polo i laliano ·le gloriose tra•dizwn1 del passat? e l'amore ad uno dei principali fattori di su·a grandezza avvenire.


180

LIBRI

E PERIODICI

Fedele ai suoi _principii, la Rivista marittima, lungi dal rinchiudersi in un tecnicismo gretto ed esclusivo_, apre le sue pagine ai più svariati argomenti acquistandosi per tal modo buon numero di lettori anche fuori della cerchia degli uomini cui specialmente è destinata. E così essa non fallirà al nobile scopo che si prefiggèva fin dal primo giorno di sua vita, ed alle speranze concepite da chi non ammette un'Italia vera~ente forte e ricca senza una marina da guerra che tenga Il paragone, a"rnlo riguardo alle mutate condizioni, con quelle che i nostri padri avevano creato e che cli tanto lustro riuscirono alle italiche gen ti. Questo linguaggio, forse inusitato in uno scritto del genere del presente, è scusabile in chi depone l'u!Limo fascicolo della Rivista marittima, dopo averlo letto con avidità, per farne conoscere il contenuto a coloro che per avventura non lo avessero ancor visto, persuaso che la rip1·oduzione dell'indice delle materie contenute in cotesta dispensa basterà da sola. ad invogliare non pure il dotto nelle cose cli mare, ma benanche lo studioso della slorii:l patria, delle industrie moderne, delle fisiche discipline, u farne la ricerca per leggerlo. . Gli articoli che compongono questo fascicolo sono i seguenti: AndreaDoria, A. V. VECcH1.-Indicatore De-Gaetani-Chionio per faochipreparaii, E. DE GAETANI, luogotenente di vascello. - Del moto oscillatorio nei bastimenti e delle fasi per le quali la questione si è ridotta al suo stato presente, considerazioni storico-critiche (continuazione dell'articolo pubblicato nei fascicol i di maggio e giugno); professore Settimio MANASSE. - Studio sull'ordinamento dei lazzaretti di Vincenzo GALLINA, commissario di saniLà marittima. - Intorno ai migliol'i tipi di naoi da guerra per la marina inglese; traduzione di G. BARLoccr. - Note sull'acciaio e sul s,,o uso nelle costruzioni navali; G. NAGAR sotto ingegnere navale. - La

La prima parte del fascicolo, ossia quella che -è riservata alle questioni di maggior momento, non potrebbe quindi essere nè più variata nè più interessante. Essa comincia con la storia di uno dei più grandi uomini che illustrarono il nostro bel 500, e finisce con l'esposizione delle esperienze d'artiglieria che ebbero luogo alla Spezia negli ultimi giorni di ottobre e primi di novembre 1876. Lo stile conciso dell'autore .di questo articolo non permettendo di darne -un sunto, ci decidemmo, per non privare i nostri lettori dei particolari -che a queste esperienze si riferiscono, di riportarlo per intiero in questo stesso fascicolo. Nella seconda parte del giol'nale, sotto il titolo cli C1·onaca, sono raccolte le notizie più interessanti e di maggiore attualità sulle navi nazionali ed est.ere, sulle costruzioni che al servizio della marina . si riferiscono, sulle armi da fuoco adottate e sottoposte ad esperimento in Europa e fuori, sulle macchine a vapore, sugli apparali meccanici destinati a_sollevare i grandi pesi, ecc., ecc., insomma 26 fra scritti originali e spigolature, di cui molli' degni di singolare considerazione, sebben consegnati nella parte più modesta del giornale. Va poi altamente encomiata la Direzione della Rivista marittima anche per la niLida ed accurata edizione e per la correttezza del giornale.

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Stref11,e,u·' s Oste,•,•ei.chiscl1,e Zeitschrirt. - Vienna 1876. vembre e di dicembre.

Militi:iris"he

Dispensa di no-

Le colonne doppie di liattaglione e /,e masse di battaglione. Loro relazione colle forme di combattimento. - La colonna semplice austriaca corrisponde alla nostra colonna serrata per plotoni. La colonna doppia consiste nei due ,mezzi battaglioni accoppiati in colonna semplice. La massa

salda tara del fe7'ro. - Azione del suono sulle fiamme con o senza tubi, sopra i getti di gas non infiammati e sopra i getti d'acqua; lezione VI'. - lnterferen.~e delle vibrazioni sonore. - Teoria de' bastimenti. - Torre di combinazione o cli Tartini; lezione VII', A. BoNOLIS. - La elettricità nelle neb~ie, riassunto di varie opere di meteorologia, eseguito dal

è formazione eguale alla nostra linea di colonne di compa o-nia

i~ ordine ristretto. Il nuovo regolamento austriaco non ~oss1ede verun ordine normale di combattimento pel battaglione. TutLav!a nel primo stadio ha ordinarjamente due compagnie sulla hnea d1 fuoco, due compagnie in riserva riunite o fra,zionate, in colonna o distese, accosto all'una dd all'altra ala

· capitano marittimo Luigi DESSÉRArs, già alunno nel colleo'io Caracciolo. - Il cannone da 100 tonnellate e le corazze"di .55 centimetri; R. DE LUCA, luogotenente di vascello.

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'LÌBRI 182 con maggiore o rofoore profondità, seèondo il térrent>, Te condizioni tattic'he e l'obbiettivo. ):>er questa riser va pregevolissima è' la c1olonna doppia, di cui primo ·paladino fu il ciolonnello Hotze nei suoi noti. scritti sui regolamenti tattici. Essa è da pr eferire a1la ma-Ssa perchè più rapido ed ordinato ne è il passaggio-·all'ordine di combattimento, perchè le compagnie centrali non-sono serrate ·fralie due d'ala e quindi più rapidi, più lesti, ' più indipendenti, · più elastici so'no 1 loro movimenti, perchè la sua formàzione è assai più conéentra ta · della m·assa avendo metà fronte di questa, perché lo spiegamento in linea è più rapido e -sicuro, e più rapido e sicuro è il cambiamento di fronte e · ro spiegamento sopra uno dei fianchi. Questi ed .alLri vantaggi consigliano a far entrare nella abitudine dell'esercito, austriaco la colonna doppia ed a porre fra i ferravecéhi -la massa . ! . preparati di nitroglicerina, clescritt.i popolarmenle da ÙARLO BECK8RIN, capi Lano e prof. di chimica e di tecnologia. La nit'roglicerùia,scopei•ta ventun anni addietro dal nostro Sobrero, e · fatta conoscere nove anni or sono dall'ingegnere svedese Nobel, ha dato origine a quelle sostanze tremende ch'è ogni giorno più sono messe in opera nelle industrie, nelle distruzioni, negli arnesi da guerra. L'articolo passa in rivista tutti i diver s i prepar a ti nei q uali la nHroglicerina assorbita da diverse sostanze costituisce le varie speciedi dinamite, dicotone fulminante, d i clualino, di litòrrattore, ecc. In Austria si fabbrica un' enorme quantità di preparati di nitroglicerina. Le -.d ue fabbriche di Nobel ne producono giornalmente in' medìa ·2,500 chi!. (1500 a Zomky p1·esso Praga, 1000 a Presbur-go), il che, calcolando 300 giorni di lavoro, dà 750,000 chil. all'armo. Con questa si produce 1,500,000 chilogrammi cir ca di dinamite che rappresenta un valore di 4,300,000 lirè.'Si aggiunga la fabbrica di dinamite di St. Lembrechts in· S tiria che produce giornalmeute 600 chilogr . cli nitroglicerina e la ' fabbriòa di' 'Eperie che s'avvantaggia ogni giornoipiù. Brevi aforismi per l'istru.iione ed il se,·ofaio nell'eser!ci-to. - ! È necessario insegnare a l soldato a caricare -lestamente'il fucile; perciò si torni' all'antico uso di addestrarlo con 'ca·r -. tuecie di legno. Lo studio generale del terre'nO di STREFFLEUR con esempi ·ctèl suo impiego pratico pei militari, ingegneri, naturalisti, e,geografl, II volume (impaginazione separata). - La prima pàrte 0

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)

E PERIODICI

trattava della forma superficiale del terren~; la se~onda si occupa delle forme spe.ciali e .svaria_te~ degli ~st_acoh "che lo intersecano e lo coprono e dal modo di disegnarli. ~ quP.~\a una -opera originale che scostandosi _dalla _falsariga ~ei vecchi trattati di topografia avvia allo studio facile e semplice del te~reno e del modo d i rappresentarlo. Incominciata dal ~omp1anto Streffleur da cui si intitola il periodico, è ora continuata _cl.a~ generale Neuber. Varrebb~ la pena di tra~urla, in italia~o. ,., Un episodio della battaglia di Magenta! 11 4:gtugno 1~,)9. ~ narrato dal capitano RATZENHOFER a s tudio dei c~mba~L1menti nelle singole case. Ne ha gfà dato il sunto l'Italia J:1-tltlaT'e. Enrico di Val GT'af van Dampierre, barone di Mon~re-0illia; saggio di storia del primo periodo della guer_r a de~ 3_0 anni, compilato da GUGLIELMO JAN_Ko su ,docurne~li uffic1ah . Il coMiglio cli guerra.e la sua importanza ne?l ep oc.a ,p re-, .sente,del inaggiçre Ai'!GEL~. La natura uriana spinge cl:)i va incontro ad una grave responsabilità a domandar consiglio agli amici, a di,videre questa1 . . . responsabilità, a gettarla sugli altri. Un.a volta per gli eserciti piccoli, saldi e compatt~, senz~ 1a1•.go frazionamento organico, senza larga a~pl1cazi?oe dei · portati della sc~e)lza moderna., senza largo svlluppo intellettuale, il consjglio çli guerra deciqeva in modo as.s ?l uto, e pren-dendo sottj) la "sue ali chi lo convqcav,a.lo, costringeva ad -acconciarsi alte supreme risoluzioni. Ora ia.cosa muta d'a~~etto. Il consiglio di guerra è in molti .casi u~ile pe~' stabil'.re lo scambio di idee fra superiori ed inferiori, i quali nella rispettiva sfera d'azione hanno mestieri di iniziali va ed~ autonomia per poLer essere responsabili delle azioni loro. Ma il consigl!~ di guerra moderno deve limitarsi a suggerimenti accettabili più o meno dal comandante, mai di natura da togliergli la libertà dell'azione o la responsabilità intera ed assoluta delle .sue decisioni.


I ERRATA-CORRIGE. L.B

GRANDI MANOVRE DELL' ESEllCITO GEmlANICO Delle condizioni geograflco·-statistico -militari della Turchia Europea e degli Stati minori ad essa adiacenti.

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Dispensa di luglio )>

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Dispensa di dicembre

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14' 20 der grossen 154 2 1 !Il milioni 166 7 dalla Mo1·atdcha 171 18 l•er vich-pacha 174 6 da AoLivari 471 1 4 agli 40 1 18 pala 179 S Marmora 182 15

185 190 3427 331

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NE L L'EST ATE

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1876 (ll

CORRIGE des g r ossen 13 milioni della Moratscha De 1·v isch-pa cha ad Antivari gli p adella Marmara Nel 1829, i Russi sba rcarono a Sis ~po_Ii e non a Misstvn karaule karaule

con l'Erzegovina. trovano dal la sua p/anine

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Il corso annuale delle tattiche istruzioni in Germania si chiude, com'è noto, sul cader dell'estate con un periodo di grandi esercitazioni colle tre armi 'tini"te (grossere !Jebungen mit gemischten Waffen) consistenti in a) Esercitazioni di brigata di fante·1·ia, con artiglieri a e cavalleria (Uebungen in combinirten ·Brigaden, delle anche esercitazioni di distaccamento (Detachements- Uebungen}, per tutti i corpi d'armata; le quali sopo sopra vvegliate dal rispettivo comandante di div.isione, e sono per regola tre; · · b) Esercitazioni di divz·sione cli fanteria, colla rispettiva artiglieria e cavalleria ( Uebungen in zusammengez ogenen Divisi·onen), per lutti i corpi d'armata; le quali sono sopravvegliate dal rispettivo comandante di corpo d'armata, e sono tre per quei corpi che debbono eseguir poi esercitazioni di corpo d'armata, e sei o sette per gli altri; (·I) V. Rivista Militare, dispensa del gennaio. ANNO

xxu,

VoL. 1.

43


186

LE GRANDI MANOVI\E DEL!} ESERCITO GEIIMANICO

e) Esercitazioni di corpo d'armata (Korps-Uebungen) per alcuni corpi d'armata soltanto; le quali so no sopravvegliàte dai rispettivi ispeuori e sono quatt1·0 o cinque, comprèso una parata (Grosse-Pamde) ed una manovra (Korps-illanover) alla presenza di S. li. l'Imperatore; d) Ese1·citazioni di corpi d'armata cont1·appos ti ( Gemei"nsclw/tliche- Uebungcn zweie1· A1·mce-Korps) per quei corpi che hanno eseguito le esercitaz ioni di corpo d'armata, alle quali soprnvvede S. M. l'Imperatore insiem e al capo di SLato ~foggior Genera le ed agli ispettori, e sono tre; e) .Esercitazioni di brigata e divisione d·i cavaUeria, per alcune divisioni di quesl'arrne, della durala complessiva di •13 giorni, di cui la maggi or parte è destinata ad esercizii o manovre di divisione, a due delle quali assiste S. M'. l'Imperatore. Non parleremo delle esercitazioni d'attacco e difesa delle fortezze che pur si fanno in Germania già da qualche anno. · I dati precedenti non hanno valore assoluto, lo si capi_sce ; sono dedotti da ciò che fu praticato negli ultimi anni, e segnatamente nel 1876. J.Ua nessuno ignora come la regolarità presieda alle cose militari di Germania. Nel vigente sistema germanico non sono ammessi i campi d'istruzione secondo l'antico modo prussiano, imitato dai Francesi, ed anche da noi. Le trnppc che si raccolgono per le esercitazioni di brigata, di divisione, di corpo d'armata, si alloggiano al coperto negli abitati; quelle che non debbono oltrepassare le esercitazioni di divisione (che segn ano l'estremo limite per la massima parte dei corpi d'armata) si accampano a cielo scoper to soltanto tra la penultima e l'ultima manovra; le altre campeggiano come in guerra durante le manovre di corpi d'armata contrapposti.

NELL'ESERCITO GERMANICO

487

Per conseguenza di che la disciplina d'accantonamento vi_ene ad essere più ~ot~ alle truppe tedesche di quella di campo: ma vuolsr ricordare che i Tedeschi non_ usano le tende e preferiscono alloggiarsi al coperto sempre che lo possano, il che è loro reso agevo le general_mente dal modo con cui sono caseggiati per la massima parte quei lorò paesi e gli altl'i consimili dell'Eur-opa scllentrionale. Infatti là non abbondano le case sparse nella campagna. e i picco li casa li ma invece s'incontrano frequenti i grossi abitati l~ngo 1~ strade e sulle traverse che le collegano, cosicchè risulta facile lo alloggiare anche grnndi cor·pi di tr1wpe a_ grosse partite in uno spazio non troppo esteso e corrispondente alle esigenze di un buon assetto in fermata tattica secondo le idee odierne, cioè con fronte abbastanza Ja ..ga , prnfondità piuttosto considerevole e den~ilà sufficient,:,_ Del resto anche per truppe che sogha~o. attendarsi la di"sciplina di campo è più facile a cap11·s1 ed osservarsi di quella d'accantonamento. Tra _le cose più meritevoli di cons iderazione in quel gran ~rste~a di militare educazione german ico, pri~cggia agli occhi dell 'osservotore la parte che vi prende l_I':1peratore medesimo come capo supremo delle mil1~1e della Germania. Egli esercita realmente l'officio dr Supremo Jspetto1·e milita.re in quel periodo finale del corso annuale delle tatti che istruzioni. Desio-nati ., ' b gia prrm~ ~uei corpi d'armata che dovranno essergli presentati in quel dato anno, per dargli saggio della loro tenuta ed istruzione, egli fa il su o giro, visita ad un o ~d u~o quei corpi, li passa a rassegna, li fa sfi!ar~ dmanz, a sé, li vede manovrare si ngolarmen te ~ tnsi_eme a due a due, un contro l'altro, ne convoca 1 _ capr, prnferisce il suo giudizio. L'ordine seguito ultimamente per tale ispezione e per ogni due corpi, conforme a quanto dissi teslé, fu questo:


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0

NELL'ESTATE DEL

LE GRAND1 MANOVRE DELL ESERCI'l'O GERMANICO

1° Parata (rivista e sfilamento) del c0rpo A, 2° Riunione dei generali ed ufficiali superiori di quel corpo d'armata (pranzo di gala) in c.ui S. M. trova occasione di co nversare con questo e con quello ed esprim ere il suo giudizio circa l'assetto e l'atteggiamento delle ·truppe quali gli apparvero nella parata, 3° Manovra del corpo medesimo con tro nemico segnato, 4°, 5° e 6° Parata, riunione dei generali ecc. e manovra del corpo B, 7° illa novre (tre giornate) dei due corpi contrapposV~ Tre giorni per ciasr,uno dei due corpi, e tre per ambedue in sieme: nove giorni in complesso. - L'Imperatore osserva tutto colla più assidua e scrupolo sa attenzione, Ulnto nell'assieme quanto nei più minuti parti colari. Dopo ogn i parata o manovra, prima di lasciare il campo, fa riunire i capi delle truppe ed espone loro le sue osservazioni. Per le manovre dei corpi con trapposti, la critica è fatta dal capo di stato maggiore generale, maresciallo conte v. ~'loltke, alla presenza di S. ilL - L'Impera to re non ismon~a mai da cavallo dal pyincip io della manovra sino allo scioglimento del circolo dopo la criLica. Tutti gli ufficiali montati seguono quell 'esempio. Una volta soltanto ci avvenne di vedere B. A. R. il granduca di Meeklenburg-Schwerin, che in quel g iorno comandava il corpo della Guardia contro il 3° corpo, mettere piede a terra cogli ufficiali de] suo stato maggiore per trattenersi sopra un poggetto ov'egli avea segnato la sua stazione di ' _comando, al principio della manovra, ad osservare lo spiegamento e i pri mi attacchi delle sue truppe e le posizion i;.del nemi co ; ed un'altra volta in quel medesimo giorno for lo stesso S. A. H.. il principe Federico Carlo di Pr11ssia, che assisteva a quella ma-

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1816

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novra come spettatore nel seguito di S. M., per osservare dal r,iglio d' un' altura un com battimento che perdurava ostinato s_opra . un terreno tra un villaggio, un bosco, ed una ferrovia. Le parate offrono occasione all'Imperatore di valutare ~a istruzion e- elem entare tattica dellè truppe ed esarnmarne la tenuta ed il contegno, e insieme servono ~ rnantene~·e vivo lo spirito militare nelle truppe ~edes1me, che v1 prendono parte con visi bile compiacimento, . e _nel popolo, che ·accorre num eroso a quegli spettacoli di cm fa gran festa. Le manovre contro nemico segnato, ognuna delle quali é divisata e dir~tta dal rispettivo comandante di corpo d'armata, permettono a S. J.U . di farsi giusta idea dell'abilità delle truppe e dei capi di vario ordine nell'applicazione delle forme e degli atti · tatti ci al terreno ed ai casi de~la guerra; quelle dei c.orpi d'armata contrapposti, guidate da un supposto strategico (Genei·al-Idee) e dirette da ipotesi o proposte giornaliere (Spezia l-ldeen) che emanano dal grande stato maggiore, danno prova sopra tuLto della capacità dei capì d"alto ordine nel maneggio delle trnppe, del loro carattere · militare, della loro .attitudine (o servibìlità, Dienstfiihiglceit) attuale, ed anche dell'abilità ed attività degli organi del comando (stato maggiore) . Nulla dunque è superfluo od ozioso "in tale processo, che nel suo insieme cos_tit~1isce infatti un compiuto esame (i"spezi·one) d'al-· trss,mo ordine, cun grandi conseo-uenze tecniche e morali, ·vogliamo dire con imm ensa ~fficacia educativa n:1ifoare e nazionale. I~ insomma l'esperimento· massimo annuale che succede ad un corso di studii e lavori avente per iscopo di preparare e mantenere in perfetto stato quei meravigliosi istrumenii da guerra che )a Germanìa poss iede nelle varie parti ond'è composto 11 suo esercito.


NELL'ES1'ATE DEL

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LE GIIANDI MANOVRE DELL'ESEllClTO GERMANICO

1876

494

reggimento rispettivo, gli stendardi all_a des~ra. d~l terzo squadrone d' 0 :rni reggimento; poi l' art.1gltena da battao-lia e il tre~o del corpo d' arma la in linea o . l spiegata. Il comandante del corpo d armata c~ suo stato rnao-o-iore sta dinanzi alla fronte, d' onde s1 reca 0 a ricever~ S. ~1., all a destra del corpo d'armata. - I capitani delle truppe pedestri sono a piedi nelle p~rate: Rammenterò che il corpo d' armata germ '.r; n1co e composto delle seguenti truppe campali (Feld-Truppen) (4) . . . . Otto reggimenti di fanteria (talum dei quali portano. tuttavia l'antico nome di granatieri, ed alcuni quel! o d1 fucilieri) di 3 battaglioni ciascuno (di cui uno ~i fu~ cilieri). - Il corpo della guardia ba nove regg1m_en~1 (4 di giiardie a piedi, ,i. di granati'eri ed 1 d1 fucilieri); il ,12° corpo (sassone) ne ha pura nove, comdi fucilieri detti Schiitzen _,,_ preso un reo·o-imento Ob quattro brigate, due divisioni; Un batlaglione di cacciatori (Jèiger) - 11 corpo dell~ Guardia ha di più un battaglione di Schutzen; 11 1~0 corpo ha 2 battaglioni di cacciatori; Sei reo· og imenti di cavalleria (co razzieri, 'ulani, ' dragoni, ussari), di 5 squadroni l' uno, compone~t1 tr~ brigate. - Il ·corpo della Guardia ha otto regg1ment1 di cavalleria (·I di gardes du corps, 1 di corazzieri, 3 di ulani, 2 di dragoni, ,t di ·ussari) in tre brigate; Due reggimenti d'artiglieria; uno dei quali, destinato a somministrare I'artigl·ieria del corpo (T(o1·ps-Artillerìe) che prima dicevasi riserva d' artiglieria del corpo di

Chi vide quel canuto guerriero percorrere la ~rnnte

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delle truppe, osservarle mentre gli sfilnno davanti, galoppare pei campi di manovra, fermarsi ora su quest~ ora su quel ria lto, attentissimo sempre a ciò che i cap1 comandano e le truppe eseguiscono, capisce veramente che cosa sia passione delle anni e coscienza del proprio dovere nel capo supremo d'un grande Stato mìlitare. La gran parata (g1·osse Parade) di un corpo d'armata si fa in Germania nel modo seguente: ' Sopra una o-rande spianala (piazza d' arme o altro o . terreno scelto appositamente nella _campagna, e cinto talvolta di steccati e pa lchi) mantenuta sgombra da un buon numero di gendarmi a cavallo e a piedi , che sono pure disposti lungo la strada che l' Imperatore ha da percorrere per recarsi colà, le truppe del corpo d'armata e quelle che eventualmente vi siano a~gi~nt~ (corpi di cade ai, corpi cl' istru.zione, ferr?vier1J s1 schierano in due linee di ug ual fronte; cioè: rn pnma linea tulle le truppe a piedi (fanteria, car.ciatori, pionieri, artio-lieria da fortezza ecc., secondo l' online normale di battaglia, da destra a sinistra) in linea ristretta di colonne di battaglione (per battaglione in colonna serrata di compagn ie, con intervalli ristretti) coi comandanti di divisione, cli brigata, ·di reggimento, cli battaglione alla destra delle risp·ettive truppe, e cosi pure i suonatori (cioè le bande musicali alla destra del rispettivo reggimento, i tamburi e pifferi alla destra del rispettivo battaglione) e colle bandiere alla destra della 3a compagnia d' ogni battaglione: iu seconda lin ea tutte le truppe montate, cioè, cominciando dalla destra la cavalleria in linea di colonne di reggimento (per r~ggimenlo in colonna serrata di squadroni} coi comandauti di brigata e di reggimento ali' ala destra delle loro truppe, le bande musieali alla dest.ra del

(4) Dei quattro corpi d'armata che vedemmo manovrare, quello solo della Guardia. condusse alla parata il suo reggim~nto d'artiglieria a piedi (2 battaglioni) che formò brigata insieme al battaglione dei pionieri, al reggimento dei ferrovieri (2 battaglioni) e alla compagnia d'istruzione della scuola di t iro d' artiglieria.

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armata, consiste di 3 brigate (Abtheilungen) di tre batterie ciascuna, una delle quali brigate (q~ella di sinistra) è d'artiglieria a cavallo (reitende Abtheilung); e 1' altro, destinato a somministrare l' artiglierio alle due divisioni di fanteria del corpo d'armata (DivisionsA?·tillerie), si compone di 2 sole brigate (Abthei:limgen) di 4 batterie ciascuna. Il 12° corpo (sassone) ha nel reggimento dell' artiglie1·i·a del co1·po 2 brigate di 4 batterie ciascuna, come quelle dell' altro reggimento (artiglieria divisionale) ed 1 brigata a cavallo di 2 sole · batterie. In tempo di pace, e per conseguenza alle parate ed alle manovre, le batterie hanno soltanto 4 pezzi montati, eccettuata la batteria d'istruzione, che prese parte alle manovre col corpo della Guardia, la quale ne ha 6. L'artiglieria non porta altre vetture che i cannoni alle parate e alle manovre, a motivo della scarsità dei cava lli nel suo• effettivo di pace; Un battaglione di pionieri; Un battaglione del treno, che nelle parate da noi viste fu rappresentato da una · quantità mao-O'iore o . bo mrnore di vetture di vari11 specie, cioè o soli carri da ponte, o sole vetture da pane, o carriaggi misti. Non vedemmo t1·uppe di sanità. Alla parata del corpo della Guardia erano 35 battaglioni e 111 (contando come un battaglione un corpo di cadetti e come 1 12 battaglione la grossa compagnia della scuola di tiro d'artiglieria), 40 squadt'Oni e 18 batterie (compresa la batteria d'istruzione); a quella del ·12° corpo ,(sasc;;one) 29 ballaglioni, 30 squadroni e 48 batterie; a quella dei corpi 3° e 4°, 25 battaglioni, 30 squadroni e 17 batterie. ~e truppe pedestri in tenuta di parnta portano tuttav~a, secondo l'antico costume prussiano, i calzoni bia~c~i. I reggimenti di guardie a piedi e di grnnatieri della guardia adornano i loro elmetti d' un

193 1876 c1m1ero di crino bianco a salcio piangente; i fucilieri detla guardia li adornano di un ugual cimiero di crino nero; i cacciatori e i tiratori o bm·saglieri (Schutzen) portano in vece dell' elmo un caschetto di cuoio nero a doppio telluccio , ornato di un pennacchietto di crino rivo lto in giù. Si distingue tra tutti il 1° reggimento dei granatieri-guardie, che invece dell'elmetto porta l'antico berrettone a punta, specie di mitra, d'argento dinanzi e rosso di dietro. I cacciatori, i tiratori e i fuci lieri; compresi quelli dei terzi battaglioni d'ogni reggimento, hanno cuoiami neri (il cinturino e le cinghie dello zaino) e così pure i pionieri; i granatieri e i moschettieri li hanno bianchi. Nella cavalleria le divise sono assai diverse. I corazzieri hanno tuniche e calzoni bianchi, elmi a punta e corazze d' acciaio, luoghi stivali a calza sino a mezza coscia, lunghe e forti spade: i reggimenti si distinguono da'l colore delle mostre. I cavalieri guardie (Ga1·des du Corps) hanno per cimiero sull'elmo un'aquila dorata e la corazza pure dorata: nel resto come gli altri corazzieri. Gli ulani sono vestiti di turchino con calzoni scuri, ed hanno colletto, paramani, petto e cintura di colore diverso, secondo i reggimenti; portano in capo un chapska di cuoio nero, con cimiera quadrata che in tenuta di parata cuoprono d'una fodera del colore del reggimento. 1 pennoni delle la:ncie sono bianchi e neri pei Prussiani, verdi e bianchi pei Sassoni. I dmgoni vestono di celeste, con calzoni scuri; portano l'elmetto a punta come la fanteria; hanno mostre di diverso colore, secondo i reggimenti. Gli u.~sari sono vestiti di colore diverso, secondo i reg. gimenti, e mollo ormJti di fregii bianchi o gialli (d' argento o d'oro gli ufficiali), portano un colbak di pelo fulvo, basso, adorno d' .una borsa o fiamma Ji panno di color vivace: quelli della Guardia e quelli del regNELL'ESTATE DEL

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gimento Zieten hanno a spalla un dolman guarnito di pelo. Dragoni ed ussari tengono la loro piccola . carabina appesa entro una fodera di cuoio ai due arcioni della sella sul fianco destro, in modo che rimane ferma e quasi orizzontale, col calcio indietro. 'Futte le truppe a cavallo portano sempre stivali. In parata corazzieri e dragoni hanno pennacchi a pioggia di crino. L' a'rtiglieria è vestita di turchino, con mostre rosse, ed ha l'elmetto sormontato di una pallouola invece della punta; cuoiami bianchi. I pionieri si distinguono dall' artiglieria per via degli elmetti guerniti di metallo bianco invece che giallo, e dei cuoiami che sono neri. Il treno è vestito di turchino con mostreggiature celesti, e porta in capo il caschetto di cuoio nero a doppio tettuccio con guernitura di metallo bianco. I finimenti dei cavalli di tulle le truppe mt1ntate sono del color naturale del cuoio; le gualdrappe cli pa nno di forme e colori diversi, secondo le armi e i corpi. - Ciò può bastare per •una immagine all'ingrosso . Aggiungo che i segni distintivi più visibili delle truppe della Guardia in generale sono le liste (alamari:) bianche o gialle al colletto, simili a quelle che i nostri granatieri portavano prima del 4871, e il c~miero di crino, generalmente bianco, sull'elmo, e chiedo scusa al lettore d'essermi così impelagato in queste minutaglie soldatesche. I generali, gli ufficiali stranieri e gli altri uflìciali montali che non appartengono a!le truppe presenti in arme si pongono a modo di squadrone, in due righe, alla destra della prima linea , cioè fuori dell' ala donde S. M. cornincierà la rivista. L'Imperatore coi Principi della real casa e coi reali ospiti di altre famiglie sovrane, segui ti dai loro aiutanti, ufficiali d'ordinanza, ecc. giungono di galoppo . S. .l'IJ. è ricevuto dal comandante del corpo di armata e salutato dalle truppe con

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un triplice Hu1·rah ! Gli ufficiali che erano alla destra del corpo di armata, appena passato l' Impe:atore, si uniscono al corteggio di lui. Egli perc~n:e d1 passo la fronte della prima linea da destra a s_m1stra, ~uardando colla massima attenzione, e dando 11 buon giorno (Muten !J:org~n!) ad alla vo.ce a ciascun c_orpo alla s~a volta, cui rispondono ad una voce uffic1ah e so1,~1att, mentre la banda musicale di quel corpo s~ona I rnn~ reale prussiano, preceduto da una breve npresa de~ tamburi e pifferi del 1° battaglione. Anche 1 t~mbur1 e pifferi degli altri due battaglioni . del regg1m~nto -suonano mentre S. ~I. possa dmam1 al ballag!Jone rispettivo. Le bandiere non s'inctioan_o, ner:irneno.~ello s(ìla1·e. Dalla sin istra della pnma linea I Irnpe1atore galoppa alla sinistra del la seconda, _e_ percorre la fronte anche di questa, di passo, da sinistra a destra, nel modo stesso. Terminata la rivista, l'Imperatore con tutto il seguito galoppa fino al posto_ cl~ sfilam,ento. Frattanto· S. M. l'Imperatrice colle Principesse e col loro seguito, in carrozza, è pure pas_sata dinan~i alla fronte delle due linee, e viene a porst non lungi dal)' Imperatore, sulla destra, val.e a dire dalla parte opposta u quella da cui verranno sfilando le _trup~e. Queste si mettono in colonna e sfilano nell or<l_ine medesimo in cui erano schierate (Ordre de bataille) da destra a sinistra di ciascuna linea, cioè prima le. truppe a piedi, poi la cavalleria, poi l'artiglieria, e tinalmente il treno: le truppe a piedi pe1· com- · pa.gn1·a , la cavalleria pei· isqu~dro~e o per -mezz~ squadrone, secondo la fronte (cioè 11 numero degli uomini presenti) delle compagnie di fanteria, l' arli· o-lieria per batte1·ia, il treno per sezione. La distanza fra i riparti, secondo il regolamento d' esercizio, dovrebbe essere di metà della fronte di un riparto distanza di plotone per la fanteria, poichè le com1

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pagnie in ordine di parata (in tre ri<The) sono divise in d_ue pll"ltoni soli, - ma noi vedem~no sfilare a distanza intera, a motivo della esiguità relativa d.el!a f~rz~ effr,ttiva delle compagnie, le quali, nonostante il nch,amo alle armi di un certo numero di uomini della riserva per _le _manovre, non eccedevan9 nel corpo ~ella Guardia 1 150 uomini, compresi i sottufiiciali, (10 tre righe, più una riga di serrafile - 50 uomini di fronte, compresi i graduat i alle ali dei plotoni), e negli altri corpi contavano dai 100 ai 130 uomini. 9uelle p~rò dei c.icciatori, che si ordinano sempre in due cighe, avevano più larga fronte . Tutti i tamburi e pi/ferì di no reggimento vanno uniti alla testa -di quello, insieme col la banda musicale. Ouelli del reggimento di testa di ciascuna divisione ~elle parate da noi vedute rimasero al posto di sfilamento a suonnre finchè tutta la divis ione non fu passata; ma le bande musicali si scambiavano a misura che i reggimenti si succedevano nello sfilare. Veramente i. L~mburi ~ pifferi prendono e conservano con prec1s10ne e vigore sempre uguale la misura esatta del maestoso passo di parata prussiano; Io stesso non si può dir sempre delle bande musicali, a motivo di qualche diversìtà di carattere e di tempo, talvolta alquanto sensibile, delle mar<~ ie che suonano; il che acca~e, com' è noto, nelle parate di qualunque altro esercito. Ma le I.ruppe tedesche, e specialmente le prussiane, sfilano con una. esattezza rne ravialiosa. Oo-ni . ' . b o riga e come una muraglia. Portano l' arme dritta al b_r~ccio destro (l'antico nostro brace' arm), portamento· p1u adauo d'ogni altro a marciare un iti, dritti, all ineati, compatti; dritto e saldo il bus!o, le spalle aperte, le braccia ferme , le gambe slanciate con forza i -piedi battono forte il suolo con tutta la pia.nta. Non si vede uomo piegato innanzi o che tenga oblique le

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spalle; non piede che alzi la punta più del calcagno· nel fare il passo o si scompagni un attimo dagli altri. La prima volta che si vede marciar cosi, quellemovenze automatiche fanno un certo effetto, un po' strano; ma l'occhio vi si assuefà presto, e allora non sì guarda più ai singoli uomini ma allo imponenLe insieme eh' è pierio di marziale bellezza e· rammenta le famose parate di Potsdam del Gran Federigo. D0pl1 le truppe a piedi, la cavalleria, l'artiglieria, il treno sfilano di passo. Dinanzi alla banda musicale di alcuni reggimenti di cavalleria cavalca un timpanista che percuote il suo istromento levando al~o le braccia, con moti ora simultanei ora alterni. E un privilegio di quei reggimenti che nelle guerre dei tempi passati conquistarono alcuni di quegli arnesi, ch'eranotenuti come cosa sacra; è un ricordo glorioso, la cui tradizionale virtù compensa amJJiamente lo strano effetto di quella apparizione. Fu gran regalo pel reggimento degli ussari Zieten quello che il principe Federigo Carlo, già suo comandante, gli fece, restituendogli a sue spese i timpani d'argento perduti già nel passaggio d'un'acqua nelle guerre napoleoniche, come lofu pure l' allro dono dei dolrnan foderati di polliccie che il principe medesimo otteno!; da S. M. di poterD'li fare per metLerlo alla pari cogli ussari della Gu~rdia: - I cannonieri delle batterie campali sfilan o a piedi (a cava llo quelli delle. batterie a. caval_lo) forma Li in linea, in due righe, dietro alla r1spett1 va batteria. Tutti qùei riparti passano r.on molo sempre . urruale, cavalli, vetture, uomini. stupendamente allin~ati, così l'ultima sezione del treno come il primo· squadrone di corazzieri. I comandanti delle divisioni, delle brigate, dei reggimenti vengono, ciascuno alla sua volta, a porsi presso S. M. e vi rimangono mentre sfilano le loro truppe.-


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Gli ispettori delle varie armi, se presenti, accompagnano le truppe dell'arme rispelLiva, cavalcando a destra avanti della loro testa, cioè sul fianco destro della colonna, ma non passano dinanzi a S. ~I., e giungendo al posto di sfilamento tornano a mettersi nel seguito della M..S. Quei personaggi che hanno l'alto comando nominale d'alcuno dei reggimenti presenti vanno a porsi alla. testa di quello, e sfilano coll'arme in pugno, salutando S. M:., ecc. Cosi vedemmo più volte S. A. I. e R. il Principe ereditario di Prussia, le LL. AA. RR. i principi Carlo e l?ederigo Carlo di Prussia, il Granduca di l\lecklenburg-Schwerin, il Granduca. di Sachsen Weimar, il Duca di Sachsen-Coburg-Gotha, ed altri reali personaggi prendere il comando dei loro reggimenti, e S. l\L il Re di Sassonia sfilare dinanzi all'Imperatore, e l'Imperatore stesso mettersi alla test.a deì reggimento sassone che porta il nome di lui e rendere onoranza al Re Alberto. È quello un atto che in Germania è riputato d'alta cortesia militare, di cui va altero il corpo che n'è onorato, ed a cui pla1~discono con trasporto gli spettatori . Quando l'Imperatore andò a porsi a capo del suo reggimento sassone, scoppiò un tuono immenso d'applausi, e vidi d'ogni banda volti sorridenti e occhi lacrimosi. Egli stesso era commosso, il glorioso vecchio. A quel primo sfilamento ne succede un secondo ' . . più raJ:>ido, più serrato e di maggiore effetto, eh' è un'imitazione rUssa. A mano a mano che sono passate la prima volta dinanzi a S. M., Je truppe, girando al largo a sinistra o a destra indietro, tornano al luogo donde mossero. Ogni reggimento di fanteria si forma in massa compatta di colonne di battaglione affiancate {per battaglione in colonnè). serrata di ploton i, i tre battaglioni accanto l'uno all'altro senza alcuno intervallo), e dà l'immagine di uno di quei battagli oni quadrati e

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massicci del tempo della guerra dei trent'anni. Lo precedono i suoi tre capi di battagli?ne, cogli aiuta~ti e gli altri ufficiali a cavallo, formanti un drappello m du e rio-he col comandante del reggimento alla testa, e diet;o a quelli le tre bandi ere dei tre battaglioni, unite dinanzi al mezzo della testa della massa. I tamburi, i pifferi e le bande musicali dei due reggimenti di ciascuna brigata si riuniscono alla testa della brigata e formano un sol corpo. In sostanza questo secondo sfilamento della fanteria si fa per brigata, per massa di reggim ento, con distanza assai grande tra un reggimento e l'altro. Quelle masse s'avanzano con imponente ma.està, come se fossero tutte d'un pezzo, e passano fie ramente. I loro comandan ti non vengono a porsi presso all'Imperatore . Poi sfilano di trotto la cavalleria (per isquadroni o mezzi .squanroni a distanza intera), l'artiglieria (per brigate, Abtheilungen) coi cannonieri montati sui cofani degli avantreni e sui sedioli degli affusti, e il treno. Cava.lleeia sola (co me a Zilllichau e a WeissenPurg) sfila anche di galoppo. Nello insieme lutta la parata, dal principio alla fine, ha l'impronta d'nna severa e robusta tranquillità. Dopo la seconda sfilata l'Impe ratore fa convocare a circolo i comandan ti delle truppe e loro parla; poi le LL. Mì\1. si trattengono ancora alquanto a conversare cogli ufficiali che conoscono o che loro sono presentati in quella occasione. Del resto queste prE!sentazioni a cavallo, di carattere schieltamente militare, si fanno anche durante le manovre . Vengo ora a parlare del come furono divisate, dirette ed esegu ite in generale le grandi manovre dell'esercito germanico nello scorso anno. Ricorderò prima di tutto che le manovre conbl·o nemico segnato ( mit markirtei· Feind) che si eseguiscono al cospetto dell'Imperatore, hanno per iscopo di mostrare a S. M.,


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in un paio d'ore o poco più, l'abilità di manovra e di combauimenlo delle truppe del corpo d'armata, cioè il grado di addestramento e capacità lallica cui le truppe medesime sono state condotte mediante le istruzion i ed esercitazioni precedenti, mentre le manovre di corpi contrapposti (mit entgegengesetzten 'fruppenk6rpern) offrono al supremo Ispettore l'oecasione a giudizi di più alto ri lievo, come già dissi, nel tempo stesso che servono ad esercitare le truppe agli atti della guerra in modo evidentemente più efficace di • quel le altre. Le prime sono divisate, come pur dissi, dallo sresso comandan\e del corpo d'armata che ne dirige lo eseguimento, anche per quanlo si riferisce al nem ico (segnato); sono dun que predisposte per tempo, dal principio alla fine, studiate sulla carLa e sul terreno, congegnate, divise in determinati momenti, cosicchè ognuno può prevedere a un dipresso ciò che gli toccherà a fare e studiar la parte assegnatagli pri ma di entrare jn iscena; insomma possono esser preparate, e persino talvolta provale. Le seconde invece non possono avere stretti limi li prefissi di spazio e di tempo, lasciano molto campo all'improvviso, richiedono un'attenzione somma e costante al terreno, agli atli del nemico, a .quelli delle altre truppe della propria parte, e danno molto più faci le occasione ad atti di iniziativa più o meno opportuni e ad errori cui può man care talvolta e tempo e modo a correggere o rimediare. Da ciò una grandissima differenza di carattere e di valore tattico educativo tra quei due modi di manovra, come è noto a tutti i militari un poco esperti in tali cose. L'arte di chi è chiamato a dirigere una grande mnnovra contro nemico segnato sotto gl iocch i di un Ispettore deve intendere ad immaginare e svolgere un disegno di grande azione tattica fondato sopra una

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ipotesi strategica non affatto inammissibile, ma che sopratutto offra il modo Ji 1mpegna1·e nel combattimento simulato tutto il corpo d'armata sopra una fronte non troppo estesa nè troppo ristretta, con pieno svi luppc, di tutti i :moi mezzi d'azione in un tratto di tempo relativamen te ristrettissimo, in un seguito di momenti ben,~ spic<'ali e facilmen te visibili nelle loro singolarità e nel loro assieme da certi siti dominanti appositamente prefissati sui -quali l'Jspetto re si recherà successivamente. Soddisfare a tutte queste condizioni non è forse meno difficile del comandare un corpo di armata contro un altro in manovra libera. Bensì in questo secondo caso, se meno spicca l'ingegno, più spicca il carattere. Forse è questa in sostanza una delle ragioni principali per cui il maresciallo nloltke, sec:ondo che ci fu asserito, allribuisce alle manovre dei corpi r,ontrapposli assai maggior valo:-e che a quelle contro nemico segnato, coine argomentid'educazi0netattica e d'esperim ento di abilità d ~i capi e delle truppe. Per ciascuna delle manone contro nemico segnalo alle quali assistemmo ci fu dato il giorno inn anzi, ed anche prima, il programma autografato, conten ente l'i potesi strategica (General-Idee } e la proposta tattica (Spezial-Idee). l'indicazione della composizione e partizi one del corpo manovrante e del supposto corpo nemico, dei luoghi ove doveano trovarsi al principio della manovra (Il.endez-vous) e dell'orn io cui questa sarebbe cominciata, non che la esposizione del divisuto svolgimento, mediante un cenno più o meno esplicito di ciò che le due parti dovevano fare in ogni singolo momento, sotto il titolo di andamento prestabilito della manom·a, o pii:1 semplicemente di istruzioni pel nemico segnato. Erano in sostanza i seguenti atti per la truppa manovrante; ricognizione del nemico, spiegamento offensivo o controffensivo, attacchi ripeANNO XXII, VOL

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203 che noi sia nei paesi nostri, montuosi, frastaglial i, cope rti, é da osservare, specialmente in quanto concerne gli atti della cavalleria ed artiglieria, che quel nemico cosi leggero su quel teneno così sgombro passa dappertutto, manovra con rvpid ità e fac ilità grandissima, e per conseguenza sfugge ad ogni caleolo fonda to su considerazioni di spazio, di tempo, di forza correspelliva, di topografiche condizioni; non ha, non può avere atteggiamenti se1:iamente offensivi , nè fingere gli attacchi con quel vigore che sarebbe necessario. Quindi la sua efficacia, come aiuto all'istrnzìone in cosiffatte manovre, e come spedieote per dare occasione a ben fondati giudizi i ci eca l'abi li tà tattica delle trnppe, si limita a presentare degli obbietLivi agli alti dell e truppe manovranti, su cui queste possano indi· rizzare le loro mosse e i loro atti di combattimento . È bensì vel'0 che per compensare in qualche modo la troppo grande facil ità e rap idità di movimento del nemico segnato, si prescrive_a questo di ten er conto del tempo che vera mente occorrerebbe per compiere i singoli atti alle. truppe eh' ei rappresen ta, di avere riguardo alle difficollò. loca li da cui potrebbe essere vietato o incagliato o allungato q uesto o quell'atto, e di non far uso di andature celeri; ma in fatto queste regole non sono molto facili ad osservars i, e, o per un verso o per un altro, danno motivo ad altri inconvenienti che è fac ile immagina re. Ne consegue che troppo viene a mancare perchè si abbia un simulacro verosimile del combattimento dalla parte del nemico, e quindi anche dall'altra parte, e che quello spedien te è ben poco adatto agli esercizii di manovra libera ed anche semilibera. Purnondimeno truppe manovriere ,come quelle, quando hanno assuefatto l'occhi o a quel modo di rappresentare il ·nem ico possono sino ad un certo punto trarne profitto, sempt·echè si lt·atti principalrpente, NELL'ESTATE DEL

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tuti di fronte, d'ala, di fianco, col ,;on corso. dell_e t:? armi nel più slrett,) accordo possibi le, anzi coi _p1u stretti vincoli quanto a spazio e quanto~ ten:ipo, ~ con rapida successione, per lo eh~ i singoli au1 _ven ivano ad essere rido tti al minimo dt dorata combm_ato_ col massimo di regolari tà; ri solvimento per mezzo di_ az10ue prevalente sui fianchi dell'avversario, e per ultimo un cenno d'insegu imento. _ Conlrariarnenle allo spiritc, e alle norme fon~amentali dell'odierna tallica prussiana, ammettevasi_generalmente nègli attacr,h i il passaggio e lo sca~b10 delle linee, per dare occasi one a tulle :e_trnppe d1 n:i~strare l'abilità loro negli atti di cornbattimento_ ed eqml_1~rare, pel' quanto poss ibile, tra i varii corpi l'eserc1z10 ed anche il consumo delle munizioni. Per lo c:he vedemmo eseguire cambiamenti di linea che in ?ue~·ra non sarebbero apparsi necessari i, nè opportuni, e forse neppur . sarebbero stati possibil i. Il nemico in quel le manovre fu rappresent~to_ ~i ver: samente, cioè con drappell i delle tre armi s1g01ficantl battaglioni, squadroni e batterie, con diversa proporzione di forza rispetto al vero, e talvolta con una semplice li nea: di cuvalieri che segnava la f~onte del s~pposlo avversario. Del resto le ~n,tà tatL~che erano '.ndicate con bandiere (fl'laggen; d1 colore diverso e mo::.se a còmàndo come se fossero truppe effellive. Un , uf~~ ciale superiore ne aveva l_a direzione. ~e parlero distesamente a suo luogo, quando verro a ?arrare le singole manovre. Qui, stando s ulle generai_,, esporrò alcune cons iderazioni che mi furono suggerite da quel modo di rappresentare il nem ico so quei terreni c~sì poco impacciati. Oltre al so lito inconveniente della d1fficoltà · di scernere e valutare, specialmente da lonlnno, la forza e posizione d'un nem ico segn~to, di~ficol1à che i~ quei paesi è senza dubbio molto minore .rn generale d1quel

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c·om'eea il caso in quelle manovre che vedem·mo, di s·etnplici applirazioni delle forme ed evoluzioni regoJamentari. 'Quello in somma non può essere che un penu.ltùno grado di addestramento, cui succeda l'al'trod'eTle manovre di corpi contrapposti, cui quello non può sup'plire per verun modo. Le di1sposizioni' pel ronvegno dei cavalli del seguito di S. M. e di quelli di truppa messi a disposizione dei generali, uffi ciali stranieri ed altri che assisLevano alle manovre, pel trasporto di questi in vettura o per ferrovi a da l luogo di Jo·ro residenza a quello ove dove-vano trovarsi i cavalli, e per la fermata delle velture durantP- la mano'vra, erano date a volta a volta per mezzo dì uno scritto (A nsage) autografalo e firmato dal marescia llo v. l\foltke, nella sua qua_lità di capo di stato maggio re genera le dell'Imperatore. Cosl per tutte le manovre dei corpi d'armata prussian i, a cui il mares-ciallo assisté insieme colla ~1. S. · Ricevuto dal comandante del corpo d'armata, l'I rnper'atore era condono a·t primo posto di stazione presc'e lto, e la manovra incominci ava. Gli aLti di ricogni:zione erano appena accenn,ll.i da pattuglie di cavalleria; presto s'impegnava il combattimento, l'artiglieria entrava in azione sollecitarnenle, le Lrnppe, generalmente ràccolte già in ordine ristretto (tlende:-vous), si spiégavano fo breve ora, gli attacchi procedevano alla sP'ediLa. Questo fare così spicci o era, lo si capisce, consentito dalla natura del terreno, appositamente scelto, lievemente ondulato, sgombro cli' ostacol i di molta entità e ·praticabile in ogni sen~o anche per le armi montate, come una gran piazza d'arme a dir breve, per lo che tutti quegli atti potevano esser compiuti con una proh'teiza ed un·a regolarità che ilìfficilrnente potremmo hr'l'ilare noi nelle nostre manovre, eccetlochè su qualcuna di quelle aperte che sono eccezionali nelle nostre

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NEIJ.,'ESTATE DEL 1816 2p5 principali regioni strategiche . Ne risultava un m.anovrare le15ato e stretto, da cui gli avvolgimenti non erano esclusi, a condizione però che fossero già predisposti e presto venissero a collegarsi coll'az\one frontale . Erano dunque preparati mediante la disposizione · iniziale delle truppe, o se pure eseguiti durante la fazione col mezzo ~i truppe di ~iserva, erano svolti nel più &tretlo raggio tauico, per vi.a di prolungamento -d'ala offensi vo a portata di fuoco dall'avversario. Il fuoco della fanteria fu spesso vivissimo, in queste manovre e nelle altre; non cosi quello dell'artiglieria, probabilmente a motiv:o della quantità relativamente più scarsa delle munizioni assegnate a quest' ultima arrn\'l per le manovre, non meno che per conseguenia del diverso modo di operare delle due ai·mi, perocchè memre le ·truppe di fanteria sì davano il cambio in prima linea l'artiglieria non poteva far lo stes&o. Passial)1o alle manovre dei corpi .d'armata contrapposti. Già parecchio tempo prima .che queste avvenissero era noto su qual terreno elleno dovessero esser fatte, per lo che i comandanti delle truppe aveano pol uto studiar bene quel terreno, che del resto dovea es~er loro gìà cognito assai, almeno sulla carta, come teatro di grandi fatti di guerra dall'epoca di Gustavo Ad0lfo in poi. I -giornali ne aveano dato annunzio al pubblico. fino dal principio del giugno, se non prima. ll supposto strategico diretlivo (General-Idee) dato, come dissi, dallo stato maggior generale ((;rosse- {;eneralstàb), non fu, come per le manovre di c,avallerìa a Zullichan , desunto da un dato momento di guerra, come episodio, per così dire, d'una grande azione strategica di due supposti eserciti, dei quali fosse accennata la situazione generale, ma fu limitato aJla indicazione del còmpito dei due coepi contrapposti,,senza


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NELL ESTATE DEL

LE GRANDI MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO

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vinario , e alla peggio alla peggio lo suppone a suo talento. Il supposto ( General-ldee) per le manovre di due corpi contrapposti era comunicalo mediante uno scritto autografato a tulli gli ufficiali ammessi ad assiste re a quelle, il giol'llo prima ch'elle incominciassero o al più tardi la matLina stessa del giorno in cui do~eano comìndare. Anche prima era loro rirnessl'l. la carta del paese ove quelle manovre doveano esser fatte alla scala del1'1/~5000, che comprendeva gran tratto di ter-. reno oltre quello su cui prP,sumibilmente le manovre medes im e si sarebbero svolte, cosicchè lo speuatore poteva tener ronto dei rapporti tra il terreno ove le truppe ~anovravano e il paese cit'costante a gran portata tattica. Le proposte poi (Spezial-Ideen) erano date nel modo stesso dall'aut0rità direttiva un dì per l'altro seguente, nel pomeriggio, cioè dopo la criti,;a della manovra del mattino e la determinazione dei risultati t~ ttici _del la manovra stessa e della conseguente nuova s1Luaz1on e dei due partiti. Vuolsi notare che ali uffici~li spelta tor~ non erano ammessi, come ne;li anni prima, ad udire la critica della manovra nel circolo dei. capi ~elle tru~pe che vi aveano preso parte, per . ragioni d1 convenienza che facilmente si capiscono e che a me sembrano molto plausibili . Del resto l'au~orità direttiva regolò le cose in guisa che nessuno dei due p::irtiti uscisse dalla finta lotta come vinci'tore o come vùito, ma l'uno e l'altro ottenessero a vicenda qualche vantaggio, facendo giungere ora a questo. or~ a quello supposti rinforzi (truppe segnate) sufficrenu a prndurre uno squili·brio di forze a f~vore di c!uel tal partito, tenuto conto de lle perdite cagionate dai prec,identi combattimenti e delle truppe che da una parie o dall'allrn avrebbero dovuto esser distacca le per sic11rczz::1 dei fianchi o della ritirata.

alcuna grande motivazione stra tegica. Le truppe manovranti non furono dunque indicate come co rpi di avanguardia o cli retroguardia o d'ala o di fianco di un'armata o d'un esercito; si dovea intendere che fossero corpi distaccati comunque da masse maggiori, di cui non era accennala la situazione, cosicchè la mente degli attori e spettatori non era disto lta dal terreno lattico della manovra da qu:ilsiasi grande considerazione strategica che abbracc iasse più vasto campo, più larghe combinazioni e maggiori masse cli forze mobili supposte delle due parti avverse . « Un dato « corpo, - den om inalo Co1·po del nord, o del sud, o « dell'est, o dell'ovest, secondo la direzione dalla quale « si suppone ch'ei venga, e la situazione sua 1·ispetto « all'avversario - un dato corpo si avanza da A verso B « e un altro corpo -deno min ato per opposizione corpo ~ del sud, o del no1·d, o dell'ovest, o dell'est, - pro« veniente da C si oppone a quello, per trattenerlo « o respingerlo » . Tale concetto (ondarnenlale era espresso colla massima brevità. Mi sembra che la differenza tra quel modo e l'altro possa esprimr.rsi cosl: mcmovre con fondamento strategico e manovre con fondamento tattico; ma ell a è differenza semp li cemente razionale, che negli atti esecutivi non ha sensibile influenza, poichè anche le rnanovre della seconda specie non vanno esenti da certi vincoli d'ordine strategico che l'autorità. direttiva impone e mantiene a questa o a quella parte, sia nel supposto primo (General-Ideel sia nell e proposte SL1cce$sive (Spezial-Ideen) che reo·o~ lano l'andamento generale dell'azione dei due par~iti di giorno in giorno, come sarebbe la necessità. di coprire un dato punto, una data lin ea, l'nrrivo di rinforzi in un a data direzione, ecc. In sostanza, un fondamento strategico v'è sem pre, o espresso o sottinteso. L'usservatore ne sente il bisogno, si studia di ind o>


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NEhL ESTATE DEL

LE GRANDI !rANOVRE DKLL'E~R€1TO GERMANICO

I comandanti dei due partiti davano nell~ serata le loro disposizioni pel domani, che in sostanza dicevàno; questo sappiamo del nemiOb, io voglio domattina far questo, se le notizie degli avamposti non mi inducano ad agire altrimenti; alla tale ora le truppe da me dipendenti . si troveranno in aspelto o pronte a muovere nei tali o tali luoghi. Era sempre indicllto il sito ove il éomandante del partito si sarebbe trovato al principio della mano1ra, ed anche quello ove avrebbero dovnto tro varsi i train'i (supposti), dal che traspariva la ragione strategica. Ed anche queste disposizioui erano comunicate nel solito modo agli ufficiali spettatori, i quali per conseguenza giungevano sul terreno pienamente conscii di ciò c.he voleasi fare, e potevano seguire le fasi della manovra con pedetta cogn izione dello scopo, del luogo, delle forze, posizioni e di"sposizi_oni delle due parti e degli intendimenti dei loro capi. Le truppe si raccoglievano nei siti loro indicati, per solito in ordine ristretto, in massa di colonne pe1· Migata - ciascuna brigata di fanteria in due o tre lin!:)e, ciascuna brigata <li r.avalleria in una linea - colle brigate una dietro l'altra, od una accanto all'alll"a, o scaglionate, e le artiglierie in colonna di batterie dietro o tramezzo alle brigale, secondo i luoghi e le intenzioni dei capi. Talvolta però la riunione si faceva in colonna da marcia. Sempre avanguardie o avamposti, e guardie di banco ove d'uopo. Quel momento iniziale nel Jinguaggiomilitaregermanico si chiamaRendez;-11ous, nome che si da pure all'ordine ristretto in posizione di aspello o riserva. L'avanguardia o retroguardia di una divisione di fanteria o di un éorpo d'armata riunito in una sola massa si com poneva in generale di un quarto della fanteria, 1 a 5 squadroni (un reggimento) di cavalleria, 1 a 4. batterie e 1 compag,nia di pionieri; quella di una divisione di cavalleria, di una brigata con una batteria a

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cavallo, preceduta da un paio di squadroni. Le pattuglie di perlustrazione e scoperta dinanzi alla fronte e sui fianchi, là dove non v'era divisione di cavalleria, erano , somministrate dalla cavalleria divisionale. Questa poi durante la manovra era adoperata per la sicurezza dei fianchi, pel collegamento, per iscorta dell'artiglieria; e nella difensiva talvolta in agguati. I giudici di campo (Schiedsrichter ) erano stati designati già prima, per tutte le manovre de,i corpi d'armata contrapposti, dall'Imperatore. erano generali di vario grado accompagnati dai lorn aiutanti, ed ufficiali superiori, ed aveano a capo il Principe ereditario di Prussia. Non erano molti, perché su quei terreni pochi bastano. Avevano partito il campo tra loro; sentenziavano alla spedita, senza diverbii, con brevi parole, non dirò con piena soddisfazione d'ambo le parti, che non è possibile le più volte.

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(Continua) .

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C. C<YilSi.

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IL

REGOLAMENTO TATTICO PER LA NOSTRA FANTERIA

I.

In quest'ullimo decennio è stato da noi tale un .avvicendarsi di regolamenti tattici per tulle le armi che invero farebbe credere che un'agitazione febbrile,' una smania d'innovazioni abbia dominato lutti coloro i quali hann.o avuto il carico della preparazione dell'esercito alla guerra. _La c?gione d~ questo fatto è stata che, fra la giust1ficab1le tema d abbandona re, forse inopportunamente sistemi di cui s'era abituati ad avere piena fidur:ia: e la buona volontà d'introdurre riforme riconosciute indispensabili a causa dei nuovi armamenti e delle mutate condizioni organiche degli eserciti, non sempre l'unità del concetto direttivo ha potuto prevalere, e si é andato qua a là rattoppando i fessi d'un edificio a cui veramente bisognava rifar le fondamenta. Posso sbagl iarmi, anzi mi auguro quasi di sbagliarmi; ' ma credo che il regolamenlo tattico della fant'eria attualmente in vigore, e parlo di quello della fanteria perché è il più importante ed al quale gli altri deb)

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IL REGOLAMENTO TATTICO PER LA NOSTRA FANTERIA

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bono attagliarsi, non sia ancora l'ultimo prodotlo dell'esperienza dell'ultima grapde guerra. Questa sola convinzione basterebbe forse a farmi credere d'essere ancora permesso a. chiunque ama il meglio dell'esercito d'esporre modestam~nte la propria opinione in proposito. Ma quand'anche il regolè!.mento in viaore dovesse avere lun~a vita, non è men vero che la se con da parte, quella per l' appl-icazione delle evol'uzioni, di cui ci si promelle la prossima pubblicazione, potrà modificarlo più o meno pl'ofqndamente, auribuendo·un giusto e ben studiato valore a ciascuna delle tassative prescrizioni della prima parte, e specificando così quale dev'essere lo spirito animatore dell'intero regolam ento. . Per meglio chiarire la mia idea mi servo d'un esempio. Nell'armamento della nostra cavalleria s'era introdotta la pistola. a rotazione, e fin chè nulla. si dichiarava in proposito era forse permesso a taluno cli attribuire all'impiego di quest'arma la stessa funzione o la ste~sa importanza che all'impi ego della sciabola, della. lancia, del moschello; ma una recente nota ministeriale viene a togliere ogni equi voco: la pistola a rotazi one, essa. dice, è stata data al cavaliere perchè può arrivare il caso di averne bisogno per la difesa. personale, ma non deve servire come mezzo d'azione della tattica collettiva della cavalleria. Da questo momento ognuno sa in quale conto deve tenere l'impiego .della pislola a rotazione. Nello stesso modo la seconda parte del noslro re-golamento potrebbe attribu ire lale un diverso valore ai modi tallici . che à guisa. d'armi differenti sono messi a disposizione della fanteria, da modificare sensibilmente il giudizio c'he ciascuno potrebbe formarsene dalla semplice lettura. del regolamento, senza una sicura ed autorevole interp1:etazione.


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IL REGOLAMENTO TATTICO

Quindi anche rimanendo inlatio il contenuto della prima parle del regolamento, resta ancora io potere della seconda di mod ificarlo sostanzialmente, precisando quali no debbano essere i cri terii d'applicazione. Oltre a questa considerazione, un'a ltra ancora mi spinge a trallare l'argomento abbastanza spinoso del regolamento tattico per la nostra fanteria, ed è che fra i sostenitori delle antiche tradiz:onali abitudini e quelli delle nuove esigenze della Lattica, pare non sia ancora nato quell'accordo che deriva dal.l'essersi reciprocamente intesi; ciascuna delle duo parti sembra temere che l' altrn abbia ad acquistare troppo campo, e la combatte, sempre più confermandosi nell'esclusivismo del proprio convincimento. . Non pretendo di produrre siffatto accordo: ·cerco di esporre semplicemente e modestam en te la mia opinione, siccome di cevo poc'anzi. Anzitutto è necessario farc un po' di storia. Non si spaven ti il lellore chè cercherò di essere breve; ma -se si vuole avere la ragione e l'essenza di talune disposizioni del regolam ento auualmenle in vigore, è indispensabile rimontare ai suoi precedenti, e ricercare nell'ambiente storico nel quale ebbe vi ta ed alimento. Non intendo però rimontare ai tempi del grande Federico, nei quali veramente ebbe origine quel sistema lalli co della fan teria abbattuto a Sadowa e a Sedan per opera principalmente di quelli stessi Prussinni che l'avevano inaugurato a Praga e a Leulhen. Non risalirò nemmeno ai tempi ciel prim o :.'{apoleone il quale in fatto di tattica seppe stupendamente servirsi dei mezzi che trovò in uso, senza dorsi ll.l pena di cercarne dei nuovi. Comincer~ solamente da quell'epoca in cui, dopo le grand i convu lsion i delle guerre napoleoniche, l'Europa trovò, bene o male, una relativa

PER LA ~OSTRA FANTERb\

tranquillità, per dare un nuovo assetto a~li esercill nazionali; anzi toccherò appena quel penodo . determinato dal fucile li scio ad avancarica per meglio a.nalizzare qnello determinato dal fucile rigato a retrocanca · Infatti la storia della tattica usata dalla nostra fa?teria può dividersi in due periodi. Quello del fucil~ rigato ad avancarica non impresse, almeno da noi, profonde tracce, perchè la prima gro~sa guerr~ nella quale fecero prova, quella pcl 18.59, diede 1~ vit,to~ta, sebbene per ragioni indipeudenl1 dalla specie d ai~a usata, a quell'esercito che più si allenne ad una tattica a!Iatto opposta all'indole della nuov~ arn!a. . È ben vero che, cancellala la pnma impressione, gli spiriti calmi, ritornando ,sui fatLi di q.t~ella ~uer~a'. espressero i loro dubbii sull'opportu.nit~ .dei mo.di.taltic~ usali dai Francesi, cd accennarono 1 cl1smgannt at quali avrebbero potuto condurre; ma prima che. le nuo,:e idee si propagassero e ne andasse crescendo 11 nume, 0 dei sostenitori, venne il 1866 per dar loro un altro indirizzo . : Una sola massima guadagnò la scuola da quest1 osservatol'i in ti tardo del la cam pagn a del 1859, e fu :che una truppa combattente va sempre coperta .da una. huea di cacciatori, la quale attirando su di sè, c.1oè sopra un bersarrlio meno vulnerabile, i fuochi del nemi co , permeLta Hl grisso di avanzare e superare senza gravi.perdile una pHte della zona e(ficacemente battuta: s.1 .vol.ev~ cosl rimettere l'attaccante ne lle stesse cond1z1on1 dt quando si ayevano armi a breve porta.la, e qu.indi zona batluta meno estesa. Di qnesta massima, utile finch è si avevano armi sola.mente a lunga gettata ma con rapidità di tiro non super_iori.all~ prcc~denti'. la ~cuoia trasse partito e fece app\1caz1on1 anch essa m 1:1tardo, cioè quando la condizione dell'armamento era d1 nuovo cambiala. 1


'.z,I .g.

IL REGOLAMENTO TATT!CO

Ciò posto, esaminiamo i regolamenti stati adottati negli accennali periodi. E siccome nel 1861, quando attorno all'oLLimo nucleo ch'era l'esercito piemontese si formò un esercito italiano, questo ereditò da quello, insieme alle tradizioni di onestà militare e di pieghevolezza alla disciplina, anche l'insieme dei regolamenti -Organici che Io reggevano, cosl la direlta genealogia dell'attuale reg0lamcnto tattico della fanteria bisogna rintracciarla fra quelli usali prima dall' esercito piemontese. L'elenco dei regolamenti adottati da lla ricostituzione di quest'esercito dopo l'epoca francese sin oggi, senza contare, ben inteso, le parziali modificazioni che non alterarono l'economia generale degli esistenti regolamenti, è il seguente: Regolamento d'esercizio per la fanteria - ~O .dicembre 1817. Appendice a.I detto regolamento - 23 agosto 183·1 . Regolamento per l'esercizio e le evoluzioni della fanteria - ~ (i gennaio 1838. Regolamento per l'esercizio e le evoluzioni della fanteria - ,t 7 ottobre ,1852. Regolamento provvisorio d'eserc izio e di U)anovra per la fanteria di linea - 30 marzo 1868. Regolamento d'esercizi e d'evoluzione per le truppe a piedi - 4 dicembre -1869. Modificazioni a.I detto regolamento - 1° maggio 4873.

Nota spiegativa della stessa modificazione - 4 marzo ·187&.. Regolamento di manovra per la fanteria - 9 dicembre· 4815. Nuova edizione del regolamento di ese rcizio e di evoluzion i per la fanteria (4 dicembre 1869) - 30 _giugno 1876.

PER LA NOSTRA FANTERIA

2·15

Nè qui si arresla la lista, perchè staccandosi da) tronco principale, vi sono stati per alqllanto t~mpo 1 regolamenti speciali alla fanteria leggera, e questi sono: Regolamento provvisorio redallo dal generale Alessandro La l\farmora - 1836. Teoria di esercizio ed evoluzioni pei bersaglieri . - 7 aprile ·1860. . Regolamento di ese rcizio e di evoluzioni pe1 bersaglieri - 48 marzo 1866 . . Il gruppo di regolamenti del 1817, 1831 e 183~ rap~ presenta un periodo secondario che può denominarsi dal fucile a silice. Caratteri saglienti di questo gruppo, in parte ereditali dalle rigide e compassate·forme della prima tattica. prussiana, furono: 1° Ordine di battaglia invariabile; le sezioni sono sp iegate in li nea nell'ord ine naturale numerico ?a de~tra a sinistra, su tre righe, fronte sempre sulla pnma riga; 2° Evoluzione che si propone di eseguire sulla piazza d'armi tutti i possibili movimenti e tutte le possibili trasformazioni, pur sempre riuscendo allo stesso ordine di batta<Ylia normale, senza però tener conto se quei movimenti~ quelle trasformazioni fossero possibili, necessarii ed utili sul campo di battaglia; 3° Grande uso delle colonne aperte; per contro, affatto eccezionali i movimenti di fianco, e, quando usati, sempre su tre righe, insistendo sulla necessità del passo incast1·ato per non alterare la lunghezza nor~ male delle sezioni; 4° Lirnitatissimo uso di colonne serrate; per contro abuso di marce in batta.glia; 5• Abuso d'indicanti, campioni, jalonneu?·s, guide, guìdoni e bandiere per gli allineamenti e le direzioni di marcia. li lettore comprenderà che non intendo portare l'esame sulle particolarità di quei regolamenti, esame che


iH 6 IL ft~GQLAM8NTO. TATTI GO potrébbe avere la sua parte d'interesse solamente sotto l'aspeHo storico; sarà inveoe utile pel tema che mi propongo di ri cercare il fondamento degli accennati caratteri g'enerici , i qua li, sebbene già tagliati nel tronco, han la sciato radici che qua e là mettono germogli anç,he in oggi. In un'epoca nella quale si voleva il soldato- macchina, era natul'ale che l'abit0 di combattere secondo un tipo invariabile in tutti i particolari dovesse essere il mezzo principale per mantenere l'ordine e la disciplina, e perciò si dovesse sacrificare la semplicità della manovra alla simmetria della disposizione.; a sua volla, la complicazione dei movimenti reagendo indicava come indispensabi le almeno la sem plicità apparente dell'unicn forma normale pel combattimento. Ollre a ciò, da questa istessa complicata, e perciò pP-sante e tarda évoluzione derivaya come indìspensabi le conseguenza la tema di po_ter essere ad ogni momen to sorpresi dal nemico in flagrante delitto di manovra.; quindi l'abuso delle marce in battaglia per tenersi sempre pronti a combattere, e il. gran numero. di trasformazioni prescritte neo·li eser. . t, CIZl per tenersi pronti a .difendersi verso ogni lato. Avendo bisogno di una sufficiente qua ntità èli fuochi rìspett~ alla fronte occupata con armi poco adatte al tiro rapido, si credeva nècessarjaJ'ordinanza su tre righe. A sua volta quest'ordinanza non facendo adottarelamarcia di franco a righe -raddoppiate, ed essendo impossibile eseguire ques ta marcia a fìle ch iuse senza,alterare la fomghezza delle sezioni, era necessario l'uso delle colonne aperte in tuLLi i movimenti la,tera'1i. Come s.i vede è un complesso di cagioni e di con se- ' gl;lenze che s'intrecciano per formare _un tutto caratteristico ai regolamenti tattici, che han perdurato sino ad . un \epoca moLto vicina a noi . Jl fuoco era cons~derato come- il -principale mezzo

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PER LA NOSTRA FANTERIA

d'azione della fanteria; giacchè in quel tempo prevaleva sempre la tradizionale opinion e che la fanteria fosse più adatta a resistere all'urto che a portarlo, azione questa che si riteneva quasi come esclusiva della cavalleria. Ciò sp iega perchè il regolamento del 11817 appena accenna nella scuola di batlngliooe all'attacco alla baionetta eseguito con una marcia in battaglia al passo di cal'ica ( 1) da cominciarsi a 80 pc;tssi dal nemico, mentre poi l'esercizio particolare dei cacciatori di quello stesso regolamento, l'appendice del 183 1 e il regolamento del 1838 non parlano più di attacco, e sembra pertanto che volessero escluderlo dai mezzi · d'azione della fa nteria; solo -conservavano l'impiego della baionetta nella difesa contro la cavalleria. Una particolarità degna di nota del regolamento del HH7 è che, in man canza d'altre truppe leggere, il battaglion e poteva impiegare la terza riga per formarne plotoni speciali, i quali sotto il comando di un capitano (quello della 5" fucilieri) funz.ionas$ero come truppe coprenti . Ma , a dimostrare in quale conto erano tenute le truppe coprenti in quell'epoca, sarà utile trascrivere i paragrafi 86,~, 865 e 866 della scuola di battaglione che così si esprimevano: « Non è già di sua natura il combattere in tiraglia« tori fallo per sostenere un posto, nè resistere ad un « attacco. - Essi non devono che tener lontani dal « fronte della linea i bersaglieri nemici, mascherare i « movimenti del proprio corpo, ritardare un attacco, o « genarlo, ovvero preparare quello che si medita dal « corpo a cui appartengono. - Si entrerà pertanto in « maggiori dettagli a qu esto riguardo, allorchè si trat« terà dell'esercizio particolare alle truppe leggiere, 1

1

1

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(l) 11 passo di carica era lungo ~30 per minuto. ANNO XXII, VOL, I ,

rn onre (0",68() con velocità di 5


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.IL REGOUMENTO TATTlCO

PER LA NOSTRA FANTERIA

« principalmente addette a questo genere di servizio. « Nell'impiegarvi pertanto, nel caso qui contemplato,

d1iamava scaram·ucciare; ecco infatti come si esprimeva ai paragrafi 8'1 e 82 : « La compagnia essendo perfetta nelle evoluzioni e -<< fuochi da cacciatore (e qui intende parlare di evo« 1uzioni e fuochi in ordine chiuso), sarà istru tta nello « scaramuccia.re, osservando che ben di rado deve ·« inviarsi innanzi per scaramucciare più della metà « del111. gente, dovendo per lo più l'altra metà star -<< raccolta indietro per pqter sostenere la prima. « Le parti principali costituenti l'arte di scaramuc~ ciare sono l'estensione delle file, e la formazione « delle catene, che sono ordinariamente di più dista.e« camenti, ed il loro principale oggetto si è di proteg« gere le partite d'approvvisionamento, i convogli, ma« scherare !'evoluzioni, coprir le ritirnte, mantener li~ bere e sicure le comun icazioni tra i corpi separali». L'appendice del 23 ngosto 183 1 non fu che un indice di modificazioni, soppressioni ed aggiunte da farsi al regolamento del '18'17. ln generale però le varianti introdotte furono poco importanti; vi si abolirono talune evoluzioni troppo complicate e riconosciute affatto inutili, ed una lunga filza di movimenti coreografici contenuti nello esercizioparticolare dei ca<.;ciatori; del resto le modificazioni riguardarono piuttosto la forma che la sostanza. L'impiego della terza riga come truppa coprente fn compreso fra le manovre ·soppresse . Merita essere rimarcata in quell'appendice un'aggiunta per l'istruzione sul tiro abbastanza sempli ce e buona, quantunque non desse alcuna norma sul modo di procedere per l'esercitazione al bersaglio. Anche il regolamento del 1838 portò solamente migl ioramenti di forma a quello del 18'17, già modificato dall'a.ppen~ice del ·183'1. ~1,Jllavia è rimarchevole per una istruzzone da bersaglzer·e che degnamente prende

« la terza riga, il comandante del battaglione deve ri« flettere ancora m&ggiormente a servirsene con molta « cautela. - Egli deve pensare, cbe il suo battaglione « trovasi con ciò depauperato d'un terzo della sua « forza; che questa terza riga così disposta non può « in conto alcuno difendersi dalla cavalleria, e che « dalla privazione della sua terza riga, ove, esponen« dola fuo.ri di proposito, la perdesse, assai più de« bole diviene la difesa che può presentare lo stesso « batt.aglione. - Che per poco tempo che perdasi al~< l'avvieinarsi del la cavalleria, la terza riga suddetta « sa rà faailmente separata dal resto del battaglione, e « tagliata a pezzi: ciocchè, quand'anche riesca nl « battaglione di respingere l'attacco, non lascerà d'es« sere una perdita assai g rave e tanto più in quanto « si sarà sofferta senza trarne alcun profitto rimarche<< vole. « Dovrà egli dunque essere·assai guardingo nel ser« virsene, non adoprando tal mezzo per lo più, che « contro dell'altra infanteria, o poche vedette di cavai« lerìa. - Lungi dal tardare a richiamarlo, s'ac« corge che s'avvicini qualche corpo un po'considere« vo le di cavalleria nemica, non dovrà neppure azzar- , « darsi di mantenere questa catena di tiragliatori, al« lorchè vede, che trovandosi egli privo affatto di ca« valleria, il nemico va distaccando dai pelolloni della « sua in aiuto dei propri bersaglieri, a meno che la « natura del terren o estremamente tagliato, e favore« vole a questo genere di guerra non l'assicuri dalla « tema di un alla.eco di qualche conseguenza di questa « arma sui suoi tiragliatori ». · Lo stesso Ese1·cizio pa1·ticolare dei cacciatori faceva così poco conto del combattimento in ordine sparso, che

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11 llEGùLAMENTO 'fATTICO

posto fra le istruzioni di pratica utilità. Si capisce che in Piemon te era già nata l'istituzione di quei bnsagli eri ch e tanla meritata ri no manza acquistarono in seguito, e su cui si modellava l'istruzion e speciale adotta la dalla fanteria di linea. Questa istruzione aveva il merito d'una grandissima semplicità; non comprendeva se non quel lanto ch' è necessari o cli praticarsi dalle tru ppe leggere per bersagliare, cioè per scaramuccia1·e, come diceva l'antico regolamento, o pet: agire in ordine sparso come diremmo oggi . L'ordine normale di combaLLim ento del battaglione (sei compagnie) era con quatlro compagnie in bersaglieri, ciascuna di queste con due terzi della forza in catena, un terzo in riserva dietro il centro della catena alla distanza di cencinquanta passi; le altre due compagnie intere formavano una 1·iserva principale a quattrocento passi dalle riserve delle compagnie. li battaglione prima di agire in bersaglieri si ordinava su due righe. È superfluo, credo, dover avvertire che le truppe in bersagli eri funzionavano sempre come truppe coprenti. Infatti la el etta istruzione al paragrafo 3° prescriveva: « Per norma genera le ogni truppa in bersaglieri, la « quale abbia mandato di pro Leggere le operazioni di « uri corpo, debba secondar sempre, coi propri movi« menti, le mosse del corpo ora eletto ; e regolarli « per modo a poter cuoprire continuamente tale co rpo '1>. li regolamento del '17 ottobre 1852 fu l'ultimo della se rie · di quel periodo che bo deno minato del fucile liscio ad avancarica; anzi fu l'unico del periodo secondario nel quale la fan teria di linea era armala di fucile liscio a percussione. Solamente 'il fatto d'un armamento migliore, per cui

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2l,t il fan~accino poteva nello stesso tempo sparare un maggwre numero di colpi e aggiustarli con maggiore certezza, fece molto semplificare l'evòl uzione Infatti !'·ordinanza normale della fanteria fu ridotL~ a du e righe solarnen te, potendosi, a pari Là di fronte, a vere p_resso a poco la stessa quanti tà dì fuochi che col fuctle a sili ce su tre righe ; a sua voi la, l'ordinanza su du~ righ~ rese. fucile e attuabile la foemazione su quattro nei mov1ment1 di fianco. · Quesla fu dunque la principale innovazion e del reg?lamenlo de l ·185:2: la formazione normale su due r~ghe essendo di fronte, su quauro essendo di fianco· viceversa co°: e formazion e ecceziona le quella su quat~ t~? essendo ~1 fronte e quella su due essendo di fia nco. C10_ fu sufficiente per dare a tulle le evoluzioni presc'.·1tte _da qu~s~o regolamento un a semplicità sco nosciuta m tuu1 1 precedenti. Del resto esso si presentò nella sua forma così ordinato, ed armonico nelle sue parti da renderne facìlis~ima l'intelligenza e l'applicazione. Con esso si abolirono tutti gl i atti e movimenti cred uti non indis~e~sab~li; i necessari furono ridolli alla massima semp.li c1tà, m tulle le spiegazioni ed avvertenze vi si con~id era va sern pre il caso come sarebbe per verificarsi 1~ presenza del nemico; l'attacco alla baioneua fu considera.lo come ìmporrantissimo mezzo d'azione tiella far'.tcr1a, tanto p~ r resister~ all'urto nem ico che per po rt~tlo, e se ne diedero otL1me norme di pratica auuaz10ne. In una pa rola, n_el rc?olamen to del 1852 si palesa~,a la non comune rntelhgenza e il sommo senso prallco del suo compilatore . Con ciò non si deve credere che le abitud ini vi si mostrassero co~ minore evidenza, chè il senLimenlo dell a conservazione è potentissimo in QO'fli ben ·d·nata . . E ,. . o or , soc1ela. ' m rnteressa d1 stabilire questo fatto per PER LA NOSTRA FANTERIA


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IL l\EGOLAMENTO TATTICO

PER LA N0STHA FAN11ERIA

spiegare molte delle apparenti anomalie che, pi~ o meno, si riscontrano in tutti i regolamenti tattici e presso tutti gli eserciti. Che tutte le formazioni di manovra dovessero in quell'P.poca mirare alla pronta trasformazione in battaglia si spiegava perfellamente, poichè questa era la fo rmazione nella quale abitualmente co mbatteva la fanteria; m,,, se si fosse domandato se un battaglione poteva egualmente combattere avendo a destra la terw compagnia con la prima riga avanti, e subito dopo a sinistra la prima compagni a con avanti la seconda riga , si sarebbe corso il pericolo di veder sorridere di compassione anche un coscritto, e farsi dar del profano da ogni militare. Ma perchè? Unico perchè assegnabile altro non poteva essere che ciò· sarebbe stato contro il senso dell'abitudine: sarebbe stato come se in oggi uno domandasse perchè un militare che va per gli affari suoi quando piove non deve portare l'ombrello. Si comprende perfettamente il rispello alle abitudin i per quanto poco significanti in appatenza, perchè in esse si esptirne il carattere dell'esercito e le sue trad izioni, ma lo si comprende finchè queste abitudini non riescono dannose sotto altro aspetto o siano d' impedimento ad un'ntile riforma. Quanta rnr.1ggior semplificazione infatti non avrebbe potuto conseguire quel regola.mento unicamente dal togliere l'abituale vincolo all'ordine normale di formazione! Comunque però si possano in oggi avere maggiori pretese, è certo nondimeno che il-regolamento del ·1852 segnò un passo gigan tesco sul cammino dei migli oramenti, ed apri l'adito a dei maggiori e più importanti. Va anche segnalato quel regolamento per l'intl'Oduzione di altri uti li istruzioni. Tali furo no: quella sul tiro, ch'è rimasta come tipo a tutte le altre che si sono in segu ito adottate; l'istruzione per la scherma con la baionetta; l'istruzione ., sulle armi.

. A?che ~a scuola di cacciaton· vi figurava in parte disunt~ siccome avevano fatto tutti i precedenti regolamen ti ; senonché nel regolam en to del 1852 diventa più complicata e forse meno pratica di quanto lo era. lil quello del •1838 . È inevitabile, quando si cambia un regolamento senza che se ne sen ta l'imprescind ibile bisogno, invece di migliorarlo lo s'impioza di minuziose ptescl'izio ni di particolari, le qua li presumono di regolare tutto e render tutto quasi meccanico, senza b~d~re che le difficoltà del meccanismo fan perdere dt vista lo scopo principale, ch'é il nemico da battere; gi~cchè, é bene rammentarlo, gli attriti della macchina vanno tutti a detrimento del suo lavoro utile. 1

11 periodo posteriore all'adozione delle armi a ret!·ocarica venne segnalato presso la nostra fan teria di linea dal regolamento provvisorio del 30 marzo 4868 e subito dopo da quello definitivo del l dicembre 4869, ch'è forse il più rimarchevole di tutta la serie. . 'Es_so dev'essere considerato da due dilferenti punti d1 :11sta; da quello cioè dei progressi che fece fare alla tattica formule della fanteria ind ipendentemente dal modo_ di ess~re. ?el fucile a reLrocarica, e da quello delle mnovaz1ont introdotte in conseguenza appunLo del nuovo armamento. Esaminiat?lo ao~itulto sotto il primo aspetto. « 245. 1 rima nga chiamasi sempre quella che « nel plotone ordina to di fronte sta avanti ·' seconda, « terza, quarta le altre. « 383.11 numero progressivo dei plotoni e delle mezze« compagnie non cambia mai, quantunque nel corso « d~l!e evo!uzio~i possa variare comunque la loro po« s1z1 one n speLt1va. « 5 H. ~ell~ prima formazione del battaglio~e le « compagnie s1 pongono secondo il loro numero d'or-


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IL REGOLAMENTO 1'ATTICO

« dine. Nel corso poi dell'evoluzione esse possono es« sere trasportate in qualsivoglia modo. « 686 . Nelle evol~zioni i battaglioni d'ogni reggi« mento prendono nom e di p1·imo, secondo, ter·zo, « quarto da destra a sinistra o da testa a coda ». Questi quattro sempli cissimi articoli furono sufficienti a far sopprimere quosi due terzi delle P.voluzioni contenute nel regolamento del 1852, le quali ad al tro non miravano che a mantenere sem pre lo stesso posto e la stessa fronte alle varie sezioni della linea di battaglia; e devesi tener conto che sotto ogni altro riguardo il regolamento del 1852 già ern stato straordinariam ente sempl ifi cato rispetto agli altri che l'nvev.ano preceduto. Anche le evoluzioni conservate come necessarie pel passaggio dall'ordine di marcia o di manovra a quel lo di batta.glia e viceversa furono molto sèmplificate per lo stesso fatto. Le colonne o si formavano in linea sopra uno dei lati per conversione contemporanea delle sezioni, o si spiegavano da un o o da ambedue i lati sempre sulla sezione di testa; viceversa la linea o si ripiegava dietro una qualunque delle sezioni, o si fo rmarn in colonna per conversione contemporanea delle sezioni. Nelle evoluzioni dei maggiori corpi di truppa, i ballo. glioni piegati in colonna funziona vano come le sezioni di un battaglione nel battaglione stesso. Bisogna però nota re che il merito di tali ardite innovazioni non spelta tutto al regolamento di cui discorro; · un altro l'aveva preceduto in qu ella via, voglio dire il regolamento di esercizio e d'i evoluzione pei bersaglieri del ,18 marzo 1866 . Ho già accennato che il regolamento tattico pei bersaglieri s'era distaccato da quello comune alla fanteria di li nea sin dalla prima· istituzione di quel corpo; ma , a meno di una manovra più spigliata e più completa nella parte del comb11ttimento in catena, nulla ebbe mai che meriti parli-

225 colare allenzione fino a quello del 1866. Qu esto invece, ispirandosi alle innovazioni introdotte nel regolamento tattico della fant eria austriaca del Hl62, abolì il vincolo della costante disposizione e fron te delle sezioni nella linea. Senonchè, ritenendo si che tanta libertà di manovra non potesse essere adalla che ai so li bersagli eri, come truppa il cui modo norm ale di combauere era quello in ordine sparso, non si credelle allora possibile modificare secondo gli ·stessi criterii anche il rego lamento della fan teria di linea, la quale era più specialmente destin ata a combauere in linea, come lo dice il suo nome tradizional e. Merito dunque prin cipale del regolamento del 1869 fu quello di avere abbattuto tale pregiudizio; d'altronde l'esperienza della guerra del 1866 e la ri soluzion e di adottare un solo armamento per le due fanterie toglif:vano ogni ragione alla diversità d'istruzione tallica fra esse. D'allora i bersaglieri non furon o più una fan teria speciale pel modo di combattere , ma solamente una fanteria scelta pel modo di essere rer,lutata. Oltre a ci ò, devesi rendere il dovuto elogio al regolam ento del 1869 per la fo rma sem plice, facile, spigliata, lontana dal pedan tismo, ma nello stesso tempo rigorosa ed ordi nata io lutti i necessari particolari. Pregi di questo regolamen10 furono benanche: L'aver fissate delle norme generali per l'andam ento dell'istruzion e, norme che oggi trovao posto n~l RegolaPER LA NOSTnA FANTERIA

mento d'istruzione e di servizio interno pe1· la fanteria; L'avere semplificala e resa pratica ed utile la scherma con la baionetta. L'aver raccolte in po che pag_ine le più importanti consid erazioni sulle formazioni tattiche e sull'uso dei fuochi, basate sulle condizioni di fatto della tattica di quell'~poca, e scevre affatto d'ogni dottrinaria pretesa.


226 IL REGOLAMENT~ T,~TTJGO Ad onta di tutto ciò, e sempre rimanendo nel campo delle considerazioni indipendenti dal!' armamento in uso, si può dimostrare che un residuo delle antiche abitudini è pur sempre rimasto nel regolamento del 1869; e ciò dico, non tanto per fare un appunto, quanto per provare come tenaci siano le abitudini stesse. Se taluno si fosse fatto a domandare a cosa servono le colonne a distanza intera, il regqlamento stesso con i paragrafi 579 e 580 gli avrebbe risposto secondo un an tico dettato di tattica: « Al battaglione di fronte al nemico .... può occorrere « di· doversi spostare a destra o a sinistra. ~< A tal uopo, quando traltisi cl i un lieve spostam ento , « li battaglio ne marcierà di fianco e quindi si rimetterà « di fronte ..... . « !Ua per Pseguire spostamenti alquanto considere« voli adoprer~ la seguente evoluzione: « Essendo spiegato a linea, formerà colonna parai« leJa a!Ja fronte, a distanza intera e poi si rimetterà « in linea ..... ». . D~nque la ragione _d'essere della colonna apert; sta rn ciò, ch'essa ha ona profondità eguale alla fronte della li nea. da ~ui ~eriva, e perciò è adaua alla rapida trasformazione 10 lmea sul fianco esposto al nemico. l\ia mi domando: la formazione di fianco per quattro non ha la stessa proprietà? Un tempo, quando non era ancora adottata l'ordinanza su due righe e la formazione di fianco per quattro, la colonna aperta era la formaz ione normale nell'or~ dine di marcia della fanteria . Oggi non credo vi sia un militare eh~ nelle marcie preferisca una simile formazione ~ quella di fianco ·a righe raddoppiate, e ciò per due importantissime ragioni: la prima perchè la truppa cammina con maggiqr agio e quindi s'affatica

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PER LA NOSTRA FANTERIA

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meno e conserva l'ordin e più facilmente; l'altra perchè si occupa minore spazio sulle vie. Dunque Ja formazione di fianco per quattro mentre è adattatissima al passaggio in linea sul fianco, bastando perciò un fronte a destra od a sinistra, ha inoltre sulla colonna aperta i vantaggi di affaticar meno la truppa, , di mantenere meglio l'ordin e e di occupare minore spazio. Non mi pare pertanto di emettere un giudizio azzardato dicendo che la colonna a dist.mza intera fu ·c onse1:vatà dal regolamento del "852, ~ post:.ia da quelli del •1866 e ~869 e da tutti gl i altri in seguito, solamente in forza dell'abitudine, ed anche im poco forse perchè più bella che la fol'mazione di fianco per quattro. Anchè la colonna a mezza distanza è una di quelle formazioni ibride, che si conservano solamente perchè in qualche determinalo e specialissimo caso possono tnware applicazione. Essa infatti non trova ehe una sola applicnione, quella del pronto passaggio alla formazione in quadrato . Ma in qualunque condizione si trova la fanteria si deve ammettere poter ·esser semprn sorpresa dalla cavalleria; se ne dovrebbe quindi concludere eh' essa non. debba usare altra formazione che quella di co lonn a a mezza distanza per essere più fa-· cilmente trasformab ile in quadrato~ Credo invece che essa va tolta dal novero dell e colonne, e finchè il quadrato sarà formato per conversione delle mezze-sezioni centrali della co lonna, può far parte inerente alla trasformazione stessa; cioè, si dirà: per fo rmare il quadrato dalla colonn a serrata, le sezioni anteriori si aprono prima a distanza eguale a melà della fron te, poi le sezioni centrali spezzandosi eseguono la conversione. verso i fianchi. Cosi facendo le formazioni fondamentali da manovra della fanteria resterebbero due: quella di fianco per-


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IL REGOl, AMENTO T.\TTICO

PER LA NOSTRA FANTERIA

qualtro e la colonna serrata, secondo che si dovrà muovere nel senso parallelo o perpendicolare alla fronte, o, in altri termini, secondo che lo spiegamento dovrà essere sul fianco o in testa. l'ila lasciamo per ora siffatta digressione per ritornare al regolp,mento del 1869 e considerarlo dal più importante punto di vista, da quel lo cioè dei bisogni tattici dipendenti dal nuovo armamento. Giova pero rammentare anzitutto che l'esperienza avuta del fuci le a retrocarica nel 1866 (non parlo di quella de1 186(1, alla quale poch issimi prestarono mente) non fu decisiva, avendo i.Prµssiani combattuto contro truppe armate di fuci li ad avuncarica. I modi tattici che fecero buona prova in quella occasione avrnbbero potuto far la cattiva in altra nella quale anche l'avversario fosse egualmente armato di fucile a tiro rapido; in altri termini, se inconven ienti vi erano in quei modi tattici, essi non si era.no falli sentire pe rchè insieme si avevQ. avuto un gran fotrore di forza nel migliore armamento; ma sarebbero tutti apparsi subito dopo ristabilito l'equilibrio d'armamento fra le due parli. Nè presso gli stessi Prussiani, e dopo l'esperienza del 1866, si ebbern delle idee ben fissate sui modi tattici da reputarsi più acconci alle nuove armi, giacché, .come ognuno sa, la tenacità nelle abitu dini e lo spirito di conservazione nel l'esercito prussiano è mollo più po·tente che in qualunque altro. Anzi è a dire che i modi d'azione usati da quella fanteria riella guerra ciel 1870-7 1 furono piuttosto il risultato della necessità a fronte della potenza di fuoco della _fanter ia francese, che quello di una prestabilita e abituale esercitazione. Le idee prevalenti nel 1869 erano quindi piuttosto sotto l'influenza dell'esperimento del fucile rigato ad avancarica de l 1859, che di quello a retrocarica ·ciel 4866; e m_i è sommamente importan.te di stabil ire questo 0

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dato di fatto . Dopo il 1859 (molto dopo per v_erità) .s i era dello che le nuove armi richiedevano un più estes? impiego di truppe coprent) ' in o_rd.ine sparso; dopo 11 ,1866, rincarando sul_la mass, ma, si disse, nessuna truppa dover combattere senza essere coperta da una fitta catena di cacciatori, e perciò non più fanterie special-mente destinale a tale impiego, ma tutte dover provvedere da se stesse al proprio coprimento. Il nuovo fucile presentava un gran pericolo nel possibile s_ollecito consumo delle munizioni, e le truppe coprenll non soltanto dovevano perme ttere al grosso di avanzare ?on minime perdite nella zona 'battuta dal fuo.co nei:n~co: ma limitare benanc:he-l'inutile consumo di mu111z1om sino al momento decisivo in cui tutta la forza pigliava parle all'azione. . . Solamente pochi, e molto timidamente_, comrnc1arono prima del '187n a emettere il parere che rn conseguenza del rapido tiro delle nuove ~rmi e. della loro_ grande · gittata e precisione, la zona dei fuochi -~ra tan_to. est~sa e siffattamente battuta da non essere p,m possibile d1 su-perarla con la fanlcri~ in formazione serrata, comunque coperta da cacciatori; al caso pratico anche le truppe in ordine serrato, nell'avanzare, avrebbero necessanamente finito per stendersi in catena mischiandosi ai propri cacciatori, e che infine si sare~be con:battuto con sole catene. Essere pertanlo meglio che 11 regolamento accettasse questa necessità di fatto cambiando l'indole della funzione tattica della catena e farla rispondere non solam ente allo scopo di copri?1~nto, ma anche al còmpito di truppa ~ombattente, c1oe che da se stessa prepara, svolge e compie l'a~ione tattica. . Ma, come ho detto, erano altre le idee prevalenti prima del 1870 e a tali teorici non si accordava molta fede; nè è a meravigliarsfme dappoichè anche in oggile stesse teorie trovano convinti oppugnatori.

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PER LA NOSTI\A FANTERIA

IL REGOLAllIENTO TA'l'TlCO

Reca piultosto meraviglia che ne abbia tenuto conto il rego lamento del 4869. Ecco infatti com'essosi esprime: « 618 .... .. I cacciatori non solo gioveranno allo scopo « di coprire le truppe chiuse, mo lestare il nemico e « lenere lontani i cacciatori · di lui, ma eostitu iranno « molte volle una vera fronte di battaglia, una fronte « mobile di fuoco, destinata a preparare e agevolare « gli allacchi delìa truppa cr1iusa, smascherando e « bersagliando quell a del l'avversario ». Il principio ammesso in tali limiti spiega perfettamente la prescrizione · dettata precedentemente dal regolamento slesso, dove diceva : « 530. Talvolta la truppa sparsa è secondata nei suoi « movimenti dalla truppa chiusa. Ta le altra invece -<< quella deve secondare i movimenti di questa. Ciò di« pende dalle circostanze ». Questo è il criterio fondamentale del regolamento del· 1869 per ciò che riguard a l'impiego del fuc il e a retrocarica ~ la catena di' cacciatori può essere, secondo le circostanze, parte seconclari:a o principale detl' ordine di combattimento, t1·uppa coprente o combattente. Fu nondimeno un gran passo questo, e tanto grande che sin oggi, ad onta dell'esperienza del 1870 e per qurnti sforzi si siano tentati, non se n'è fotto altro più in là. • Il criLerio così stabili to spiega tutta la parte dispositiva del regolamento. Se la catena può avere una funzione o secondaria o principale, la pal'te in ordine chiuso dovrw. in tale ordine svolgere l'intero combattimento o solamente appoggiare la catena. Quindi rimanevano pur sempre necessarii due modi di combattimento, l'u.no in ordine chiuso, l'altro in ordine sparso. Quindi ancora due scuole affalto distinte, ambedue che pigliavano la recluta dall'istruzione individuale per portarla passo passo attraverso quella del 1

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plotone, della compagnia, del battaglione, della brigata per farla muovere e combattere l'una sempre in ordine chiuso, col contatto dei gomiti e gli allineamenti, l'altra sempre in ordine sparso, concedendogli una discreta libertà d'azione e d'intelligenza. Tutto ciò sarebbe stato nondimeno poco danno, perchè in sostanza si avrebbero avuti i due modi di comb.auere a disposizione di chi doveva farne l'applicazione. Ma il male era che il criterio del combauimento in ordine sparso non era àuuato nell a sua interezza, perchè anche in tale specie di combattimento la parte della truppa che funzionava come rincalzo alla catena doveva pur sempre combattere in ordine chiuso, facendo sgombrare la fronte dalla catena allorquando entrava in linea. Cosicchè il combattimento in ordine sparso restava ancora come particolare · ad una parte s.o lamente della truppa impegnata, ed in sostanza sempre come coprimento della parte in ordine serrato, ad onta della distinzione falla dal regolamento. Fu solamente l'applicazione dell' orcline sparso al combattimento in 01·dine chiuso, e senza avvedersene si rimaneva completam.ente nella massima adotLata dopo la campagna del 1859. Ed infatli anche per la parte che ho qualificato dipendente dall'impiego del nuovo arma mento, il regolamento del 4869 si attenne in sostanza a quello pei bersaglieri del 4866. Intr,odusse ·nelle formazioni dell'ordine chiuso quel la della linea di colonne di com pagnia; stab ilì come tipo normale dell'ordine di combattimento il battaglione con una compagnia in cacciatori le altre tre serrate; la compagni11 in cacciatori con uno, due o· tre plotoni in catena, il rimanente in ,5ostegno; la catena al momento decisivo sgombrava la fronte, o per dar passaggiù al grosso del battaglione che andava all'attacco, o per permettere a questo di


232 IL REGOLAMENTO TATTICO usare del suo fuoco per resistere all'atlacco nemico. Appunto la maniera di combattere dei Francesi nella guerra del 1870-7 1. Del. resto la scuola in cacciatori fu molta migliorata da ciò ch'era nel regolamento del '1802, e in taluni punti anche da ciò ch'era nel regolamento pei bersaglieri del ·1866; alla quadri°(;li"a fu sostituito il gruppo come anello della catena; grande latitudine fu lasciata ai comandanti di reparti per adattarsi alle condizioni di sito e di scopo, non dovendosi considerare i tipi regola rnentari che come norme generali e necessarie solamente per l'istruzione della truppa. · 1

Venne il 1870 e i sostenitori dell'ordine sparso come ordine di cnmbattimento vennero fuori da ogni parter ed anche le esagerazioni sorpassarono talvolta i confini del ragionevole. Però tolti sentivano indispensabili delle modificazioni al regolamento tattico della fanteria, quasi come un 'autorevole sanzione alle opinioni prevalenti in quel rnomento, e come un mezzo per fissare le idee su qualcosa di positivo. Le desiderate modificazioni apparvero in fatti il 1° maggio ·1873; ma per quanto possa essere lodevole e desiderabile lo spirito di conservazione in tutto .ciò che rigu,lrda le organiche istituzioni, quelle modificazioni avrebbero potuto, e forse dovuto, essere più sostanziali. La sostanza del regolamento del ,J 869 non venne quasi per nulla cambiata. Il principio dell'applicazione dell'ordine sparso al battaglione che combalte in ordine chiuso rimase intatto, siccome in~atto rimase l'altro che ammetteva la possibilità che il grosso soggettasse i suoi movimenLi a quelli della truppa sparsa, o viceversa che questo secondasse i movimenti di quello. Ur1iche modificazioni che possono dirsi sostanziali 1

PER LA NOSTRA FANTERIA

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furono l'introduzione dei rinforzi fra la catena e i sostegni per l'ordine sparso, e per l'ordine chiuso la linea di colonne di compagnie in ordine ri·stretto . Si potrebbe anche aggiungere la prescrizione di dover es_ sere due le compagnie in cacciatori nell'ordine normale di combattimento in luogo di una sola, se iJ regolamento del 1869 che prescriveva quest'ultimo tipo avesse in alcun modo legata la discrezione del comandante del battaglione neJJ~ reali applicazioni. Nel resto le modificazioni consistettero in minuziose prescrizioni di particolari sul processo dell'istruzione di piazza d'armi. Potrebbe con ciò dirsi che quelle modificazioni non segnassero un miglioramento_nel modo di combattere in cacciatori? Sarebbe assurdo. Un miglioramento, e se vuolsi anche sensibile, lo portarono, ma non tale da far equilibrio al danno che reca inevitabilmente ogni mutazione di nomi e di modi abituali. È tuttavia notevole, e cìò giustifica in parte la ritenutezza nell'adottare troppo radicali innovazioni, che l'introduzione dei rinforzi, forse unica modificazione giustificabile, destò in taluni una certa apprensione. Si disse fra le altre cose che il battaglione ne rimaneva troppo sminuzzato e che perciò all'atto pratico sarebbe facilmente sfuggito dalle mani del maggiore . In conseguenza di ciò la Nota spiegativa del 4 marzo 187_4 dichiarò che la ragione tattica di quella innovaz10ne non era stata generalmente abbastanza compresa, e che quindi stimava opportuno di nuovamente abolirla. Quella nota prometteva pure di modificare· completamente e}. tempo più propizio il regolamento allora in vigore: e la promessa fu presto tenuta che in data del 9 dicembre 1875. cominciò la pabb1icazione di un nuo~o Regolamento di manov1·a per la fanteria che doveva sostituire quello del 1869. ANNO x:111, VOL. I.


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IL REGOLAMIDNTO TATTICO

PER LA NOSTRA FANTERIA

Pregi del regolamento del ~ 875 furono i seguenti: 1° Una miglio11e locuzione nelle voci di comando, nel senso che nella pane detta comando di avvertimento fosse completamente espresso quanto dovevasi eseguire col comando di esecuzione. Era questo il rimproyero maggiore che si faceva al regolamento del ,1869. 2° L'abolizione delle colonne a mezza distanza. A:nnovero ciò fra i pregi di quel rego_larnento perchè credo sia sempre un vantaggio l'abolizione di una formazione non ind ispensabile alla manovra. 3° L'aver rimesso i rinforzi nell'ordine sparso. Dimostrerò in appresso perchè-crndo che ciò sia stato un vantaggio. 4- L'avere stabilit~ che la, catena possa comporsi di squadriglie distese, oppure di squadriglie, squadre ed anche interi plotoni a file chiuse ed intervalli di stendimento, od infine in modo misto (paragrafi 435 e 646). 5° L'aver prescritto in modo definitivo che la compagnia pr,ima di andare aH'assallo, se in cacciatori, dovesse avere già tutta la sua forza in catena, a men o di essere una compagnia isolata (articolo 97). Di questo regol~mento, quando venne abolito, non n'era. stata pubblicata che l' istruzione del soldato, quella di plotone e le evoluzioni di compagnia; ma, a giudicarlo dalla parte pubblicata e ad onta dei sensibili pregi accennati, non produsse buona impressione fra i militari. Sembrò che non val esse la pena, per così poche sostanziali innovazioni, ca mbiare un regolamento in uso da circa sei annì ed oramai abituale alle truppe, tanto più che insieme agli stessi pochi pregi si un ivano anche dei difetti. Già le modificazioni del 1873 a ve vano mostrato la tendenza alle minuziose prescrizioni per l'istruzione delle piazze d'armi. Nel regolamento del 4875 siffaue prescrizioni, certamente utili quando tenùre nei limiti .,

dell'indi spensafiille, assunsero tali pt'oporzioni cla, formarne quasi il principale contenuto. Il meccanismo dell'é evoluzioni può essere rigoroso quanto vuolsi, a patto però che sia della massima semplicità; ma una tale semplicità non fu certamente raggiunta dal regolamento del 1875 e basterebbe a provarlo la so la lettura degli articoli 67 e 69. Un'osservaziort-e che ho avuto luogo di fare più volte nello assistere alla manovra sulla carta è questa, che la ragione principale per cui' gli l:lfficiali in generale non vi prendono grande interessamento, o presto se ne stancano, è che la parte meccanismo della manovra vi é eccessivamente complicala e difficile a ren dersela famiglia re. Non é il nemico quel.io che più preoccupa un comandante di partilo, ma l'infinita serie di regole pet· servirsi clei dati, delle tabelle, dei segnetti, del compasso, delle scale, per valutare le perdite, le munìziohi consumate, ecc. ecc. Così avverrà nella manovra sul terreno quando la mente degli ufficiali, invece di essere rivo1ta alla ragione d'una data evoluzione nella manovra, sarà completamente occupata da una troppo grande quantità di particolari che hanno nulla, proprio nulla, da fare con la manovra stessa, ma sono solamente perchè il regolamento li prescrive onde sulla piazza d'armi non un atto, non un poslo, non una distan2la re·sti indeterminata. Fra le ihOovazioni affatto inutili si deve anche annoverare la formazione del plotone in colonna di squadre. Son molli che ancora oggi contestano, e forse con qualche ragione, l'utilità della colonna di compagnia anche con la forza di cen t~ file; ma è innegabile che nessun comandante di plotone in nessun oaso preferirà Ja formazione in colonna di squadra a quella in linea di fronte e di fianco. Arrogi che nelle trasformazion i della

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236 IL REGOLAMENTO TATTICO colonna e della linea il plotone presentava molte difficoltà ed anche taluni inconvenienti in causa dei richiesti movimenti di fianco per due e del conseguente allungarsi delle sezioni. Probabilmente queste ragioni indussero l'attuale ministro della guerra a sospendere la pubblicazione di quel regolamento e ritornare a quello del 1869 rimettendolo in vigore mediante una mwva edizione, nella quale si sono inserite le modificazioni del 1873 corrette dalla Nota spiegativa del ,1 874, e di più. sono state corrette le voci di comando nel senso più sopra accennato. L'esame che ho fatto precedentemente del r egolamento del '1869 e successive modificazioni mi dispensa di rifarlo pel regolamento in vigore. Esso è· certamente quanto di meglio siasi da noi adottato in fatto di regolamenti tattici ; ma bisogna rammentare ch'esso è nato prima della grande esperienza della guerra del ·1 870-7·1, ed anzi prima di quella della guerra del 1866, se ci riportiamo al regolamento pei bersa,.. glieri da cui deriva, e che da quell' epoca sin oggi. si è fatto nulla, ·O quasi, che veramente risponda ai bisogni dell'attuale tattica. · Come mezzo d'azione in mario a intelligenti ufficiali, ad onta di tutti i suoi difetti, è sufficiente per eseguire qualunque manovra quando sia giudicato ed applicato con discernimento; ma perciò l'ufficiale stesso incontrerà molte difficoltà, ed una parte dell'istruzione· impartita al soldato sulla pia·zza d'armi resterà priva affatto di appl icazione. Queste applicazioni saranno ·trattate nella seconda parte del regolamento ancora da pubblicarsi, ed in esso· troveranno certamente posto quelle considerazioni che, facend9 bene apprezzare, e: da)utlÌ nello ; tesso modo ,.

.,

PER LA NOSTRA FANTE RIA 237 le varie prescrizioni regolamentari, ne correggeranno , per quanto possibile, taluni dei difetti intrinseci. Ma si potranno per tal modo correggere tutti? Ciò è quanto vedremo nel terzo capitolo.

(Continua).

. MORENO FERDINANDO

Capitano di stato maggio1·e.


CONSIDEHAZIONI SULL' OllDINAMENTO ECC .

CONSIDERAZIONI SULL'

ORDINAMENTO DEL SERVIZIO TELEGRAFICO PRESSO GLI ESERCITI

VII.

In ogni sistema di telegrafia elettrica si distinguono tre parti principali, cioè il generatore dell'elettricità, l'apparato meccanico che ne rende sensibili gli effetti, infine il cond u Uore che sta-bi lisce l'unione fra i due primi. I generatori dell'elettricità dinamica sono di due specie, le pile cioè, e le macchine magneto-elellriche; sia le une che le altre poi presentano in pratica grande varietà di tipo. Lo stesso dicasi degli apparati destinati ad agire per mezzo della co rrente elettrica, prodotta dalle pile e dalle macchine magneto-elellriche, ossia a trasmettere od a fissare i segnali convenzionali adottati per la comunicazione elettrica fra due stazioni. La descrizione dei molteplici telegrafi escogitati dal1' umano ingegno nel breve spazio di tempo che ci · separa dall'anno 1834., epoca in cui per opera dei professori Gauss e Weber la telegrafia elettrica riceveva

239

un primo indirizzo pratico, ci farebbe sortire dai limìti che ci siamo proposti di assegnare a questo -lavoro. Il nostro còmpito si limiterà quindi a descrivere succintamente le parti del telegrafo che vennero adottate per gli usi militari. Quale generatore dell'elettricità la tel egrafia militare ha quasi esclusivamente adottato la pila Marié-Davy la quale, oltre allo sviluppare una forza elettro-motrice superiore a quella della pila Daniell, fornisce u~a corrente uniforme pe1' più mesi e va esente dai difetti ineren~i alle pile Grove e .Buosen, di cui sono noti i dannosi effetti prodotti dalle esalazioni dell'acido nitrico, che ne costituisce iii reagente, sulla sall:lte degli impiegati e sugli apparati. Nella sua applicazione alla t-elegrafia mii ilare la pila Mari é-Oavy però subi delle modificazioni importanti rispetto a quelle usat-e ne~li uffici permanenti; variazioni che non cambiM10 il principio chimico, e che perciò non si possono dire sostanziali ma semplicemente di forma, e che tendono a renderle maggiormente adatte agli usi cui vent.,.Ofllo . o destrnate. C?si ognuno dei 1.8 elementi componenti la pila Mar1 é-Davy, ultima adottata nel nostro esercito, consta ~ un vaso di ebonite, la cui forma si avvicina a quella dt un cubo avente 10 centimetri di lato. Sul fondo del vas@ è disposto cl.el fi.Jo di vame nudo in modo da formare una spirale che ne occupa quasi tutia la superficie. Una delle estremità del filo sorte dal vaso per un foro praticato al centro del suo f@ndo e pende alquanto al di sotto; questo tratto di filo è rivestito di un tubo di guttaperca e costituisce il polo positivo dell'elemento. Sopra il filo di rame, nello mterno del vaso, è collocata una lastra di carbone artificiale grossa circa 42 millimetri, composta di una mescolanza fusa d'acido stearico e di carbone che . ade-


.

~

240 CONSIDERAZIONI SULL'Oll.DINAMENTO risce alle pareti e ricopre interamente il filo nudo di rame di~posto sul fondo del vaso. Al di sopra dello strato d1 . carbone ve n'è un altro di 300 grammi di solfato di protossido di mercurio, poi un diaframma di cartone avvolto in un. pezzo di tela, poscia lo zinco . Il resto del vaso è riempito con crine animale o trucciol! di e?onite, per diminuire l'effetto degli scotimenti ed 1mped1re all'acqua versata sopra la lastra di zinco dj riversarsi dal vaso. Il reoforo che proviene dallo zmco esce dal vaso per una incavat1tra praticata nell'orlo del medesimo (1). Per' tal modo restano eliminate dalla pila tutte le parti fragili, e _le congiunzioni fra coppia e coppia, mercè l'ingegnosa disposizione del filo di rame sul fondo del vaso e l'uso del carbone artificiale, non vanno punto soggette a guasti. Quest'ultimo perfezionamento della pila devesi all'ingegnere Girardi. Gli elementi della pila, in numero di rn, sono coll~cati in una cassetta su tre piani, sei per ciascun p~ano e .tre per. fila, ed opportunamente collegati fra d1 loro m tensione di guisa che il · primo e l'ultimo elemento rappresentino i due poli di tutta la cassetta. I parchi telegrafici francesi sono dotati di ·un nuovo modello di pile di leggerezza sorprirndente, non superando i chilog. 6,50 l'una. Di queste pile il carro sta~ zione ne contiene sei, cioè tapte quanti sono gli apparati destinati a ricevere i dispacci che si trasportano sul carro (2). . Non conosciamo la composizione precisa di siffatte pile; tuttavia abbiamo motivo di supporle a liquido, (~) Vedi la Rivi,ta scientifì,co-industriale, aooo ~ 874, pag. 24 2 e seguenti. (! ) Jour~al militaire o(ficiel, anno ~ 874, pag. 630.

241 del sisLema l'llarié-Davy, con vaso di caoutchouc indurito, a chiusura ermetica e forma cilindrica. Le pile prussiane sono esse pure del sistema l\'IariéDavy. Gli elettro-motori ~ono naturalmen.te il carbone e lo zinco. Il primo è un cilindro cavo coperto esternamente da un involucro di gomma vulcanizzata; il secondo è massiccio ed ha la forma di un paralellepipedo di s!zione quadrata. li liquido è una misGela di solfato di protossido di mercurio e di acqua . Le batterie prussiane constano di~ Oelementi, disposti -entro una cassa in due file una dietro l'alLra . Ogni sezione telegrafica ha 1 O batterie, che si trasportano in parte sui carri stazione ed in parte sulle vetture {cabriolet} degli impiegati telegrafisti. Le pile state adottate in Inghilterra per gli usi militari sono quelle Leclauch ée a biossido di manganese e sale ammoniaco. I due reomotori sono lo zinco e il carbone, che è messo entro un vaso poroso. Gli elementi sono racchiusi entro un vaso di ebonite . Comunque le pile siano state ridotte a forme veramente pratiche e di facile trasporto per gli usi militari, ~ome lo diIT)OStrano gli esempi da noi addotti, pure esse richiedono troppe cure di manutenzione per non lasciare sussistere nei telegrafisti militari il desiderio di vederle surrogate con altra sorgente d'elettricità che ai pregi delle pile accoppi pure quello di una maggior forza. e durevolezza. Le macchine magneto-elettriche, le quali basano sul principio dell'induzione delle correnti, e che già trovano .utile applicazione nella tecniça milita.re per l'accensione degli ineschi da mina e per l'illumina- zione, sono quelle che presenLemente. attirano l'attenzione dei fisici e che formano oggetto di serii studii diretti a renderne possibile l'impiego anche nella telegrafia. DEL SERY.I'ZIO TELEGRAFICO NEG-Ll ESEROITI EUROPEI


242

1

· CON.SID.E'l\A.ZlONI

S'ULL 0RDINAMENT@

Le difficoltà che fino agli ultimi tempi si opponevano alla foro applicazi,0ne alla teleg,i;afìa sono .cla rioerca:rsi nelle calam·ite che temevasi avessero ad alterarsi; nell'energia delle c0rrrenti erhe potevano dannegg,iare il filo; nella grande tensione di cui esse sono dota,te, per cui certe sostanze, cbe or.a servono benissimo da isolatori, n0n funzionerebbero che assai irnperfet,. tamente pe11 le correriti indotte; ma p.iù ~ecialmente nella breve durata di queste ultime e nella necessità: che ne de,riverebbe di trasformare un materiale prezioso, qual è quello. attualmente in uso presso gli affici telegrafici. . Per quanto fossero gravi queste difficoltà, esse non potevano ritenersi insuperabili <laHa scienza moderna e dall'arte meccanica·, oggidi giunta a tauta perfezione,. e le macchine dinamo-elettriche ad armatura armillare congegnate dal Gramme nel 18'74 resero possibile la soluzione dell'arduo problema. La conferma di ciò la tr0viamo nell'esperimento fauo. cl.al genio belga di cui è cenno nel Giornale d'artiglierz'a1 e genio dell'anno 1876, parte IJa, pag. 80, dal quale riportiamo il seguente passo. , « Anche in Belgio vennero già poste in esperimento· « le macchine ad armatura armillare, ed il corpo del, « genio militare ne mise in prova· una-del più piccol:o « modello, la quale pesa appena 50 chilogrammi. << Questa macchina, mossa a braccia, produce una, « corrente qguale a quella di 12 elementi Bunsen di « grande modello; messa in azione col mezzo di una. « macchina.a vapore, la sua forza elettro-m0tuice,,ugua,« glia quella che si ha da una pila di 20 a 94' ele« menti Bumsen. «• Con questa maechina si- giunse· a far brillare degli « ineschi da mina a-Ila distanza di 40 chilometri ; « adoperando dei fili conduttori di mill. 2,5 di dia1

24-3: « ro,etro, e si riuscì perfolla•men~e a trasmettere di"'' spacci d:a A.nvevsa a Brasse:haet (.su uaa dista,oza di lf. 1O c,hil0metrJ circa), per,eui s'ebpe nuovo a.rgomento « :in favoJ]e della, sos,titJ:l'iJone delle oupye macchio.e * 01inamo-eJettriche alle pile fin qui adoperate peu 1\, « ser~·izio telegrafico presso gl,i eseroitj >>.. Noi non possiamo qui çl?re la d'eserJzione della mac~l1ina ,Gra,mme, ehe senza ·disegno riescirebbe anche ~@oo ivtelligibile, e :Pen~iò rimandiamo quellj fra i let\011i ch'e bramassero di çonosce11la e di avere estese nozio0i intorno alle . moderne maoohia,e magneto-,elett;4ehle, alle interessanti 'memorie del capitano del g~nio An(onio Botto, s,tate pubblicate nel ~0 e 5!> fascicolo della II parte del Gi0rnale del genio militare, a-1::mo 1878 1 nel 7° fas 0icqlo della II patte del Giornale d'a1·,tiglieria e genip ; ann0 1874, e neJ 1° fascicolo Qlella· II pllrte d~Jlo stess0 giornale, ano-o 1876·. Le esperienze fatte di recente a favia, pr:esso )~. secle del AP reggìrnento , del g.eni0 con la macchina Gramme hanno dato risultati molto soddipfacentj anche riepetto · alF impiego della· medesima nella telegrafia,. non las,~iando più alcun dubbio sulla Ji)o.ssibilità di mettere in azi0n,e il nos,;lro telegrafo· Morse c·on la corrente indotta. · Si può quindi ritenere che la sur,rogazione dell~ pile con le moderne macchine magneto ..elet.rtriche, e più precisamente con quella Gramme, sia ormai ridoua ad una questione di tempo e di finanze. DEL SERW:ZIO TELE~RAFIG6 NEG!<I ES)l:l,\QI:nl EUROPEI

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1

VIII. Fra le parti princ:ipali oostitQ'enti, un.-$i$leJD/f di Lele-grafi'A, dopa il genero.tor.e dell'elettri ~ità<, abbiamo notat? l' appam1to meccanico che pe rencle ~ensibHQ gli (}fì'ettl,_


·244

CONSIDERAZIONI SULL'O,RDINAMENTO

Fra i tanti che vennero ideati, quello che trovò la più estesa applicazione negli uffici telegrafici in genere è l' apparato Morse, modificato dal Digney, il quale ai va~taggi della celerità e sicurezza nella corrispondenza, umsce la semplicità del meccanismo, ]a tenuità della spesa e, ciò che importa assaissimo, il mezzo di conservare e di controllare i dispacci. Queste sue pregievoli qualità gli assicurarono ben prest~ l' incontestato dominio nella corrispondenza elettrica da campagna. Tutti gli eserciti lo hanno adotlato· nè v' ha dubbio che esso non abbia a formare an: cora per molti anni la base di ogni ·sistema di telegrafia elettrica. Il suo alfabeto forma parte essenziale dell' iutiero sistema, ed è, come ciascuno sa una com: binazi~ne di punti e· linee costituenti dei 'gruppi di segnali convenzionali i quali bastano a rappresentare tutte le lettere dell'alfabeto, le cifre, i. segnali d' interpunzione e di regolamento. . La semplicità del!' alfabeto Morse lo fece adottare anche per la segnalaziòne ottica. Nel suo complesso l'apparato Morse consta di cinque ,.ordigni, cioè: · 1° la macchina scrivente, di cui fa parte l'elettro.calamita; 2° il manipolatore o tasto; 3° la bussola; 4° il commutatore e 5° lo scaricatore. . Dire_mo brevemente quali sono gli uffici di ciascuno ,d1 essi. , . La rr:acchina scrivente serve ad imprimere su d'una hsta d1 carta i segnali che si trasmettono da una ad altra stazione. All'uopo è saldata all'àncora dell'elettro·<Calamita una leva, mobile attorno ad un asse orizzontale .ila cui estre,mità libera, foggiata a cono col vertice i~

DEL SERVIZIO TELEGRAFlCO NEGLI ESERCITI EUROPEl 245·· alto, preme la lista di carta che sopra le s,corre contro, una piécola rotella coperta di panno imbevuto d' inchiostro bleu oleoso, ogni qualvolta per l'azione del1' elettro-calamita si abbassa l' àncora. A seconda del tempo in cui la carta è spinta contro la rotella, resterà quindi segnato su di essa un punto od una· linea. Il movimento della carta si effettua per mezzo di un congegno d' orologeria. Il tasto o manipolatore consiste in una leva metallica mobile su d'un fulcro (pe'rno) pure di metallo e di due incudineue eziandio metalliche, detta l'una incudi-netta di contatto e l'altra incudinetta di riposo, incastrate, come il fulcro della leva, in un basamento di legno. Al basamento sono assicurate lateralmente tre viti di pressione le quali per mezzo di fili dì rame, isolati con filo di seta, mettono il fulcro in comunicazione con ìa linea, la incudinetta di riposo con l'elettro-calamita della macchina scrivente, e l' incudinetta di contatto con la pila di linea. A seconda che la leva del tasto posa sull'incudinetta di riposo o di contatto, il fulcro, e per esso il filo conduttore della linea, sarà in comunicazione colla macchina scrivente o con la pìla del proprio ufficio . La prima posizione serve per ricevere i segnali da altra stazione, la seconda per trasmetterveli. La cor- · rente sviluppata dalla pila dell'ufficio scrivente va all'elettro-calamita della macchina scrivente dell'ufficio." ricevente ed attirando l' àncora, segna sulla carta. una linea od un punto, dipendentemente dal tempo che il telegrafista trasmettente fa posare la leva del tasto sull'incudinetta di contatto. L'ufficio del tasto è quindi di trasmettere i segni convenzionali dell' alfabeto, lanciando sulla linea una serie di correnti di ineguale durata . La bussola o galvanometro serve per verificare il·


~46

C0'N $IDER&Z'I0N'I ·SUJ!r,' ORDIN~MBNTO

•p>assaggi'O deUe c011r.enti, la )·0ro direziome e la loro intensità, n01~chè le va1riazi'O,Ii11i •e gli sconcerti che ,oedono ,sulle •linee in' causa di ,gua'SlL 1Essa s'ins·e;.;. risce· nel cihcuito peli mezzo di due ,serrafile ap!. pllieati ai oa,pi di un filo dì ,rame jsolato c0n seta~ ,che avv.olgendosi auotno al: telaio clella bussol,a, fa devia!re, se per.conso d\Hla· corrente, l'ago cafa.mitato -sospeso su di un pernio verticale nei galvanometri. -ori0zonta!i-,, e su d'un albero ori.zzbl'ltale nei galvaho.met11i v,ertica.Ji. I:.a misura drella deviazione, ossia 11 intensità della correnre, viene data ,approssima6vamente in gradi per. mezzo di un indice costituito da un sottil filo di ra:me assicurat'o alll.:1go, e di ,un cerchio graduato, o .quadrante, collocato in modo che nella posizione -abituale de!F ago F indice: cor'risponda allo iero del quadr:ante. na suoner·i:a è destinata a ridhiamare l' aHenziorie dei telegrafisti, non bastando in taluni casi il rurpore prodotto · dagli apparati di trasmissione per avvertire gli impiegati dell' arrivo di una comunicazione-. Le suonerie elettriche sono ,di due specie, cioè a congegno1d' or.ologeria o senza. Nelle prime il martello -che batte· sulla oampa'na della suoneflia, funziona per 111eizo di un meccanismo a cui viene dato · il primo impulso dalla corrente elettrica; nelle seconde invece l' azione del martello viene detemjinata direttar.nente dàlla corrente. Le su@nerielin uso nell'esercito italiano 1apparténgon0 ,alla seconda specie , ed hanno forma simile albi macchina scrivente, destituita però dell'apparato di -Orologeria., Lo scaricato1·e preser,va gli apparati telegrafici e gl' impiegati con l,ro g:li effetti delle' corren~i indotte sui fi li dì , Hn~a da:ll' e'lettricibà a,t-mosferica. 00teste cor-

DEL SERVI!&IO 11Ei EG-RAFleO NEGLI ES'ERC1Tl EUROPEI

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renti J!l:ess<;lno a·ceiuistare delle considerevol~ te~sioni, e se loro rn11,n si 0fr're a'ltro mezzo per scancal'Sl nella terra che que'llo di pa,ssare· per i fili degli apparati'. ne derivereblilero a <'J'Ues·tli ultimi talìi guasti, da renderli iiaservibili. Irtvece inserendo nel oircuito un corpo ,meta<Vlico a grande superficie, il qu'<3:le d1isti di poco da una Jastr,a condul!Vrice comunicante ocrn la terra:, le correnti, trovan do una più facile comuni'cazione, si -scarieano di preferenza per questa via e 00n danneggi11no gli apparati. · · . . Su q,Msr0 principio basano gli s?ar1caton ge~eralmente in uso negli uffici telegrafici, che sono d1 due specie cìoè a punte ed a. J~str_~ isolare: ~a noi si adottarono giLi ultimi., essendo 1 pm semplici, e per.chè offrono il mezzo dii combinarli col comrnut'a.tore formando così dei due un solo .apparato. Negli scari1cat0ri a lastre isolate le ~cari~he si effettuano anche- prù facilmente ohe negli altri a punte, e ciò per la ragione che la maggior loro. _estensione li rende atti a funzionare da cor1densator1. · Per ta,le fatto gli1 scaricatori a lastre isolate offrono una mag~ giore garanzia corntro le disgrazi·e . Ritorneremo sull'argomento parlarnfo del commutatore. Gli apparati ora desoritti, _disposti su di un tavolo o ,-coll0cact:1 in una c'assetta. trasportabile sec0ndo un deter:minato oi•dine, sono congiunti fra loro, col filo di linea e col filo di terra per mezzo di un congegno detto eommutato1·e o seambio,, il quale serve ad introdurre nel circuiM o ad esduder-e dal medesimo tutti o parte degli apparati più sopra menzionati, i quali ad esso si collegano per mezz0 di appositi fili. 1l eommutatore non ha sempre la medesima forma; noi descri'V,eremo sommariamente quello che trova maggior applicazione nella pratica e che fa pur pa1•te <ifogli apparati tefegrafici del nosll·o es~rcito .


2,i.8

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CONSIDERAZIONI SULL ORDINAM,ENTO

Esso si compone di sei piastre· di ottone obluo.crhe disposte ad intervallo su due piani paralelli in rn°od~ che la direzione delle tre prime piastre sia normale a quelle delle altre tre. Le piastre di un sistema sono separate fra di loro e da quelle del secondo sistema per mezz-o di sostanze coibenti. Nei diversi punti d'incrocicchiamento delle due serie di piastre sono praticati dei fori tanto attraverso le piastre che attraverso la sostanza che le divide, ed in qnesti fori s'introducono delle spine tronco-coniche di ottone, quando si vuole stabilire il contatto metallico fra le piastre dei due sistemi. Il nostro commutatore ha sette simili fori; epperciò con due spine sono possibili 21 combinazioni di contatto e 35 con tre spine, le quali corrispondono ad altrettanti circuiti. Il commutatore nel telegrafo da campo italiano è appeso alla parete verticale posteriore della casseHa che contiene gli apparati, in prossimità del punto d'entrata dei fili di linea, di guisa che le tre piastre anteriori sono disposte verticalmenté ed orizzontalmente le posteriori. Alle prime si attaccano i fili di linea e· di terra, al le seconde quelli degli apparati interni. Non è il caso di estençlerci qui sul modo con cui soglionsi attivare i diversi circuiti essendochè questa è cosa che riguarda i trattati speciali; ci accontenteremo di ricordare solamente che il telegrafista disponendo le spine a seconda del caso, può procurarsi la certezza del giusto funzionamento della propria pila, · della suoneria, della macchina scrivente, e formarsi un'idea approssimativa dell'intensità della corrente di cui egli .dispone; questo rispetto ai circuiti interni. Rispetto ai circuiti esterni egli può costituire il proprio ufficio: stazione estrema, mandando a terra la corrente cha arr!va, se riceve, ed uno dei poli della propria

DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEI

2.i9

pila, se scrive; oppure stazione intermedia ricevente o scrivente, inserendo nel circuito la propria macchina scrivente nel primo caso, ed i due poli della pila nel secondo caso e così via discorrendo. Abbiamo più sopra detto che ìl commutatore funziona presso noi pure da scaricaLore ed ecco il come: Dietro le tre spranghe posteriori è collocala una lastra di ottone. Questa lastra essendo in comunicazione con la spranga verticale di destra, cui è attaccato il filo di terra, per mezzo di due viti' metalliche, ed isolata da tutte le altre per mezzo di un foglio di carta, attira a sè l'elettricità indotta sviluppata sui fili di linea nei tempi di temporale, e per la spranga di destra ed il filo di terra la scarica nel suolo. La ragione di ciò sta nel fatto che se il foglio di carta funziona da isolante per le correnti dinamiche svolte dalla pila le quali hanno poca tensione, il medesimo non presenta resistenza che basti ad impedire il passaggio delle correnti indotte dal commutatore alla lastra, a motivo delle grandi tensioni di cui queste correnti sono dotate. Dopo un temporale il foglio di carta vedesi perforato in pià siti, ma si cambia facilmente . Le pile e gli apparati, di cui ci provammo a dare un cenno sommario, costituiscono nella telegrafia militare la parte principale del caricamento del carro stazione.

IX. Nell'esercito italiano, e così nella maggior parte degli altri, i carri stazione contengono quanto occorre _ all'impianto di due stazioni telegrafiche. Ogni stazion e è fornita presso noi di due cassetle da pila contenenti ciascuna, come già è stato detto, 18 ANNO xxu, VoL. 1.

~7


250 CONSIDEI\AZIONI suu: onp1NAMENTO reomotori, e di una cassetta per gli apparati telegrafici che si dispooo-ono secondo un ordine prestabilito. Le macchini occupano la parte anteriore del carl'o, e sono collocate su di un assito orizzontale, sotto il quale stanno le pile. Gli altri oggetti son_o di~Lribuit~ nei di versi colani della vettura od appesi alle pareti del carro. Come già fu detto, le cassette da pile e quelle da apparati tel egrafici sono_ mobili, epperciò le stazioni si possono imp iantare, volendolo, anche altrove, nell'aperta campagna, nelle casi; ecc. Il nostro carro stazione trasporta, oltre alle quattro cassette da pile e le due da appar~ti più so pra men zionate, altre due cassette dà. apparati telegrafici nel cofano dell'avantreno, ed una da pile con ~8 reomotorì ed altra simil e con ~ 2 reomotori di scorta nel cofano trasversale della vettura, men tre gli altri carri del parco telegrafico, non escluso quello cli riserva, vanno affatto sprovvis ti di qualsiasi appara~o telegrafico. Non sarebbe meglio distribuire le cassette da pila e da apparati non necessarie all'impianto delle due stazioni nell'interno del carro, s ulle altre vetture, togliendo così la possibilità che la perdita del carro stazio oe abb ia per conseguen za l'istan tanea inazione della linea per mancanza di mezzi di esercitarla? Nella ricostituzione dei loro parchi telegrafici i Francesi hanno odottato il provvedim en to di asseguare ad ogn i carro telegrafico indistintamcnt~ u_n c~fano completamente forni to del necessario per 1mp1antare una stazione, meLLendo così anche i cani da materiale nella condizione di poter somministrare l'occorrente per l'esercizio di una li nea . ìnfatti il o·iornale des Debats, del 28 settembre 1875, narra che ~na sezione teleo-rafica ha. stabilito il 27. di. . 0 . dello m~se una linea telegrafica e le r1spetuve staz1om

SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERClTl EU RO PEI 25 •1 fra Croix-Saint-Leufroy e Saint-Julien col semplice materiale che si tl'asporta sui carri telegrafici. Da tale fatto poi l'autore dell'articolo vorrebbe concludere per l'inutilità dei carri stazione. La questione <lell'aboliziooe dei cani stazione è stata ventila ta pUl'e presso noi, e chi scrive si esternava in questo senso nella relazione inoltrala ol co~ mando della brigata del genio addetta al corpo dt spedizione contro Roma nel settembre 1870. Non è ce rtam ente il caso di riprodurre qui le ragioni all ora addo tte in appoggio della pt'opo~ta abolizione dei carri stazione; questo però ass,cut'lamo che l'esperien za fatta in quella breve , ma non se ~npre facile marci a, bastò per convincerci della convemenza di siffatta 1nisura. Più si sentirà il bisogno di dotare le sezioni telegrafiche da campo di una gmnde mobilità e più si sentirà la necessi tà di abolire i carri stazione, o per lo meno di dare loro forma ben differente da quella che hanno oggidì. In al tra parte di questo scritto speriamo di aver dimostrato come dando alle sezioni telegrafiche da campagna nostre ordinamento diverso dell'attuale, sia per lo meno possibile di ridurre il numero dei carri stazione che si trainano nl seguito di un'armata a cifra piu modesta e più consentanea ai veri bisogni dell'esercito. Fra gli oggelli che costitui scono il caricamen to del cano stazion e francese vuol esser qui fatta menzione di un apparato elettro-acustico (parlenr sonnerie) che non pesa più di un chilogr., il cu i impiego, a motivo del facile suo maneggio può riu scire di grande utilità in campagna. li « Nouveau t1·aité de télégrapMe électrique » del Blavier, che vide la luce a Parigi nell'anno 4865, contiene a pagina 208 e 209 del 1° volume la descrizione di un pa1·leu che trovasi poi riportala dal Bontem ps DEL

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CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMENTO

nella sua opera « Les systèmes télégraphiques, » da noi· altra voltn citata. Avendo ragione di supporre che il parleur adottato di recente dall'amministrazione della auena francese corri sponda al pa1·leur descritto ugual~ente nei due trauati più sopra citati, e nell'ullimo al capitolo che tra~ta_ d~lla telegrafia mi litare, riassumiamo le seguenti notlZle intorno a codesto apparato. II parleur consta di un 'eletLro-calamita ad un sol rocchetto. A poca distanza dal medesimo, un colonnfoo con una mensoletla in alto regge l'armatura dell'elettro-calamita mediante una molln d'acciaio, piccola laminetla fissata all'armatura ed all'estremità libera della mensoleua, 1a cui elasticità viene rerrolata 0 da una vite mobile che attraversa il corpo della mensola a metà della sua lunghezza circa. Il rocchetto sta 1;0Lto di un telaietto disposto nor-malmente alla direzione dell'armatura dell'elettro- calamita, ed il suo cappello è attraversalo nel mezzo da una vite verticale. Per tal modo l'estremità libera dell'armatura oscilla fra il ferro dell'elellro-cala mita e la punLa di questa vile, contro la quale battendo, al cessar della corrente, nei fi li del rocchetto, produce un suono. Allo scopo di aumentarn e la forza i ritti del telaietto sono fermali in basso ad una -tavoletta vibrante che circuisce il basamento dell'elettro-calamiLa e deÌ colonnino. Il tullo posa su di un zoccolo cli legno avente ao-li angoli delle viti cli pressione per il collocamento dei fili. Con cassette da pil e del peso di chilogr. 6,50, ed apparati eleuro-acustici del genere di quello ora descritto il problema dell'estens ione della comunicazione eletLrica _anc.he :ra . i minori reparti di truppa e gli avamposti, s1 puo dire ri soluto. Osserveremo fin d'adesso che per gli usi ullimi accennati i carri stazione

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DEL SEllVlZIO TELEGl1A[o'IC0 NEGLI ESERCITI EUROPEI

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francesi sono forniti anche di un filo volante di speciale leggerezza ('IO chilogr. per chilometro) e di appositi tamburi per lo svolgimento del medesimo, il cui peso non supera i 2 chilogrammi.

X.

Perchè l'elettricità svolta da una pila o da altra sorgente in un punto possa far agire una macchina scrivente situata in altro punto, dal prim o più o meno lontano, occorre che i due poli della pila si eno messi in comunicazione con i due capi del filo che avvolge i rocchetti dell'elettro-calamita. Tale congiunzione ha foogo per mezzo di un corpo buon conduttore dell'elettricità, filo di ferro o di rame, steso da una stazione all'ultra in modo da chiudere il circuito. La scoperta fatta dallo Steinheil nell'a nno 1837, la quale, come già abbiamo dello nltrove condusse ad introdurre la terra nel circuito, ha con tribuito non poco al progresso della telegrafia eletlrica, essendochè per essa la costruzione delle linee telegrafìc!Je si riduce allo stendimen to di un sol filo, che partendo da un reoforo mette capo ad un'estremità del filo dell'eJeurocalamila, mentre l'Rllra estremità, ed il polo contrario della sorgente elettrica, comunicano con la terra. Le linee telegrafiche militari come quelle permanenti, possono essere costruite con filo scoperto o con filo rivestito di una sostnnza isolante. Tanto nel primo quanto ~el secondo caso è di capitale importanza il perfello isolamento del filo dalla terra, affine di non dar luoao . o a drspersioni di elettricità, le quali equi valgono ad una perdita di forza elettro-motrice che ' se raarriunrre oo o


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254CONSIDERAZIONI SULL 0RDINAMENTO un dato limite, può compromettere anche il buon funzionamento della linea telegrafica. Impi egando quale conduttore iJ filo nudo occorre qu in d~ sollevarlo da terra ed impedire ogni suo contatto con i corpi buoni condu ttori dell'elettricità esterni. Ciò succede nel modo che Lutti sanno, facendo cioè appoggiare il filo su isol atori infissi nei mur:i, nell e pirnte, ed in loro mancanza in appositi pali che di tratto in tratto si piantano nel terreno . 11 fi lo ri vestito preventivamente con s0stan za isolante, invece viene senz'altro posato sul terreno od interrato. Nelle linee da campo il filo rivestito si stende quasi sempre diretlamente sul suolo; e perciò la scelta dell'involucro del filo vuol esser fatta con criteri diversi da quelli che servir devono come sostanze isolanti dei fili condu ttori nelle linee perm anenti, i quali o s'interran o o si collocano nei canali ed altri luoghi consimili, sempre riparati da avarie ed umidi. Inollre le linee da campo si stendono e si ripiegano con rapido avvicen darsi, il che non è nelle linee che si costruiscono per gli usi comuni. IlitoroP.remo sull'argomento più tardi parlando delle sostanze isolanti adottate nella telegrafia militare per il rives timento dei Oli volanti. Il più grande pregio delle linee telegrafiche da campo è la celerità d'impianto; ad ess11 si subordinano tutLe le questioni che si riferiscono alla scelta del materiale da linea, alla composizione dei parchi ed al peso dei carri che Ii costituiscono. Dovendo le lin ee telegr:.fì che mil itari serv ire soltanto per uno spazio di tempo limitalo, non richiedesi dalle medesime qu ella solidità che è necessaria nelle linee permanenLi; co nseguentem ente havvi differenza notevole fra le dimensioni del maleriale da linea militare e quello delle linee permanenti . Le amministrazioni telegrafiche sia dello Stato sia ap-

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DEL SEJ\VIZlO TELEGllAFlCO NEGLI KSERCITI .EUllOPEl 255

partenenli a società priva~e, impiegano genera_Ime~te per la costruzione delle linee ~eree ~n. filo d1 fer_ro ·galvani zzato (immerso in un bagn? d1 z1?~0) diametro di 4 millimetri; il filo delle linee mtl1Lart rnvece supera difficilmente i 2 millimelr~ in diametro_ tanto s'~ di ram e che di feno, che sono 1 <lue metall'. adottat,1_ dalle amministrazioni militari per i telegrafi elettrici da.- campagna. . . La conducibilità del rame essendo circa sei volle maO'O'iore di quella del ferro, si potrnbbe supporre 0 che primo òovesse çscludere affat~o l'impiego d_~l. filo di ferro nelle linee telegrafiche m genere, e p1u specialmente in que lle mi litari, ma così non è, poi_ch é, perdendo il filo di rame focilme~te la s?a elasuc1ta.' la resistenza del medesimo alla trazione diventa considerevolmen te inferio re a que ll a del ferro. Nelle li nee ~l;e vanno soo-gette a continui sforzi di tra1.ione, quah le 0 aeree, no n è quindi dato di utilizzare. c~nvenient~mente la maggior sua. con~ucibilità, d1mmuendo in proporzione la grossezza de l fil o cond~ttore, se non si vuole pregiudicare la solidità della l10ea .(~). . Infatti dopo numerose ed ciccurate esper1e~ze 1 Prussiani, che adottarono il fìlo di rame per le hnee a~ree, decisero di dc1re al medesimo un diametro non inferiore ai due millimetri. Noi invece possediamo il filo di ferro ricolto e galvani°zzato, del diametro di millimetri ·1,8; e per quan t~ è a nostra conoscenza non si ebbe mai occasione dt fare delle osservazioni sulla sua poca conducibilità. Al proposito conviene aver ben presente quanto dice il Blavier nel suo « Nuovo trattato della telegrafia elet-

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i!

(4) Vedi Buvurn. - Nouveau Traité de Télégraphie éléctrique. Tomo 2°, pag. 2.


· .256 CONSIDERAZIONl SULL'ORDINAMENTO ' trzài » a pag. 82 del 2° vol. cioè che « la scelta del « metallo deve essere sub0rdinala agli effetti elettrici « che si vogliono ottenere dalla linea. Per le linee di

« poca lunghezza sarà quindi indifferente di adottare « il ferro, malgrado la sua minor conducibililà ».

Ora le linee da campo non hanno mai lunrrhezza maO'gio_re_?i un~ tappa, e questa non super/certamen~e hmlll previsti per un utile impiego del filo di ferro. Le cose cambiano aspetto nei rapporti della tens1:0ne quando trattasi di linee che vanno interrate immerse · nell'acq~a, o semplicemente distese sul suolo: le quali non subiscono sforzi di Lrazione. In simili casi l'impiego del filo di rame riesce di un v~~t~~gio. r~ale, permettendo la sua maggior conduc1b1lita d1 ridurre la sezione del conduttore fino al minimo della resistenza; ciò che non si potrebbe fare col filo di. ferro, a motivo delle perdite d'elettricità e delle maggiori resistenze che le correnti incontrano su queste linee, qualunque siasi la sostanza isolante. L'anima del nostro filo isolalo ha un diametro di milli.m_etri ~ ,5 e quella del filo prussiano poco più di 1 m1ll1metro; entrambi sono di rame. Non sempre il conduttore consta di un sol filo come da noi ed iri Prussia; in Inghillerra esso è fatto di tre fili di rame stagnato aLLortigliati a guisa di corda, e uguale forma pare sia stata adottata anche per il filo isolato nell'esercito francese. In Austria il filo isolato consta di un cordoncino a quatlro fili. La fabbricazione deì conduttore a più fili ha il vantaggio su quella dei conduttori ad un filo unico, che la di uno dei fili non ha per conseO'uenza l'interrottura . o ruz1one completa della comunicazione. Per poterlo stendere e ripiegare con facilità, tanto il filo nudo quanto quello riveslito si avvolgono su tamburi di lamiera.

DEL SERVlZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEl

257

La quanlità di filo che si suole avvolgere su di un tamburo varia fra limiti abbastanza larghi; cosl. contengono i nostri tamburi circa metri 1500 di filo pesante (nudo} ciascuno e quelli prussiani metri 950 drca. In ogni. caso il loro peso non deve mai eccedere i 90 chilogrammi, affine di poterli levare con facilità dal carro e trasportare per mezzo d'uomini sui siti inaccessibili alle vetture. P'erchè una linea aerea si conservi in buone condi:zioni di conducibilità bisogna isolare meglio che sfa possibile il filo dai sostegni, i quali altrimenti costituirebbero allrèttanti punti di derivazione per le correnti che circo lano nel fi lo. I pali ben stagionati invero vanno annoverati fra i condutLori poco . }?uoni dell'elettricità, .ma durante tempi di pioggia od anche semplicemente umidi essi non bastano ad isolare il filo dalla terra, ond' è che il medesimo non si fa già passare direttamente sui pali, ma su appoggi fatti di sostanze ancor meno conduttrici del legno, aventi forme atte ad impedire ogni contatto immediato dei medesimi col palo, e che chiamansi isolatori. Tanto rispetto al materiale di cui gli i$olatori sono fatti che alla loro forma se ne hanno dì varie specie . . Noi ci limiteremo a parlare di due soli tipi, l'uno di porcellana, in uso presso il nostro esercito, l'altro di ebonite (1 ), in uso pres:;o l'esercito prussiano. Il ·nostro isolatore ha forma simile a quella degli isolatori impiegati nelle li.nee .Lelegrafiche ordinarie, · (1) Caoutchouc indurito; chiamasi ebonite per la rassomiglianza che esso presenta coll'ebano. Si ottiene mescolando ~ parte di caoutchouc con metà del suo peso di zolfo e si fonde col calore di 170 gradi sotto ·pressione di 4 o 5 atmosfere. Volendo dare al miscuglio maggior durezza vi si aggiunge della magnesia in quantità uguale allo zolfo.


258

CONSIDERÙIONI

'suu: ORDINAllÈNTO

i quali, essendo abbastanza conosciuti, non hanno bi sogno di essere qui ulteriormente descritti . L'unione del filo 'all'isolatore sreffellua mediante un 'piccolo filo di ferro, assicurato all:l gola dell'isolatore i _cui capi si volgono actorno al filo. Uercè un garnb~ d1 ferro sa ldato alla campana in apposito foro interno l'isolatore viene assicurato al p:ilo con cordicella di canape. Tale 'sistema di unione lascia, come ognuno v~de, molto a desiderare; sia dal lato de!Ja solidità sia della celerità di costruzione delle linee. Il capitano Bellini osservava in proposito nelle sue (( Proposte cli riforme e miglioramenti nel servizio tele·grafi,co in carnpàgiia », pubblicale nella Rivista militare dell'anno 1873, come il modo di fissa re l'isolatore al 1 pa lo ed il filo 'all'isolatore, in uso all'epoca in cui venne ·scritto l'art~éolo suddeuo e, se non aneliamo errati anche .dggidl. non soddisfi alla·generalità deo-li uf'fìciali del b gemo ~ come ven~ssero fatte fin d'allora òo'n poche prove allo scopo d, trovarne uno migli ore. Riguardo alla maniera con la quale si dovrebbe unir'e il fi lo te~egrafico al palo, il .luogotenente, ora capitano Carlevat1 proponeva nel ·1873 dì al:Jo lire ·te ritorte le ~'uali agli altri svantaggi uniscono pure quell o di d~lèriorare il filo telegrafico, che si rompe facilmente nei si'ti ove queste vennero applicate. Le ftinziorii élelle ritorte nel sistema Carl1evati sono affidate a tre un·cinetti assicurat i ad 'una lastretta cl i ferro posta, a mo' 'di meridiano, sulla sommità dell'isolato're· gli uncinetti trovansi su di una stessa linea ed il centrai; la curvatura nella 'pa'rte opposta quella <leali altri 1 aue; il filo telegra fico collocato fra gli uncinet(i viene so~tenuto dalla sola forza d'attrito. L'iso~atore c_osì modificato regge il filo, come vedremo rn ~egu1to, in modo analogo all'isolatore prus1

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DEL SERYIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EU!IOPEI '.25 9 siano; questo ha però sull'isolatore Cnrleval'i il grandissimo pregio di poter essere permanentemente fissato al palo. Altri vantaggi dell'isolatore prussiano sono la mnggior durevolezza, la più sollecita uni'one del filo all'isolatore, un più perfetlo isolamento; la semplicità del cangegmo, il minor costo ecc. Vediamo adunque com'è costituito l'isolatore prussiano., stato pure adollato di recente in Fi·ancia e che il nosld"o 1° reggimento del genio ha proposto di sostittli're a qnello di porcellana, ancora in uso i<O Italia. L'isolatore d'eban ite prussiano è foggiato esternamente c9me una piccola botte, alta circa 9 centimetri e grossa nelle testate poco più di 3 centimetri in diametr©. Nella parte inferiore havvi una cavità a cam pana, entro la quale è fermato il gambo che regge l'isolatore. Il gambo si fiss a a vite all'estremità superiore del palo. La parte superiore dell'isolatore pl'esenta. un intaglio verticale nel quale s'introduce il filo; e per impedire che in un terreno ondulato questi sorta dalla sua posiz-icn:ie, l'intaglio sul fondo è intersecato da altro intaglio orizzontale in cui, girando un poco il palo, si fa pe- . netrare il filo. Per gli usi militari code.sti isolatori sono incontestabilmente migliori di quelli di porcellana. Essendo fatti di un maH~riale resistente anche alle scosse dui·ante il trasporto sui carri, essi possono restare sempre infissi su i pali; d'altra parte il modo con' cui è collocato il filo negli intagli dispensa dall' impiego di speciali ritorte ; essendochè ad ottenere la' necessaria tensione · del medesimo basta l'attrito che si J!lroduce in ogni punto di sostegno fra il fi lo e la testata dell'isolatore. Scadono ·quindi nella costruzione delle linee, mercè l'adozione di siffallo isolatore, due opera:zioni che esigono del tempo per eseguil'le e rendo·.00' di conseguenza lo svolgimento del filo lento e faticoso. 1


·~60 CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMENTO Le avarie che col recip1·oco confricamento potrebbero recarsi gli isolatori durante il traspo rto, sono ,evitate pel fatto che questi hanno un diametro alquanto · .inferiore dei pali. Gli isolatori ches'infiggono nelle piante, nei muri, ecc. diversificano dagli ora descritti solo per il gambo che è piegato a squadro con l'estremità foggiata a punta. Nella plurali tà. dei casi gl i appoggi sono però costi.tuiti da i pali che si trasportano al seguito dell'esercito ·sui carri. da materiale telegrafico. XI. Non sempre il voler approfitta.re dei sostegni avventizi che si trovano sparsi sul · terreno ha per risultato di sollecitare l'impianto di una linea da campo, anzi l'ansioso cercar di essi produce di solito effetto ,contrario . Ood'è che il numero dei pali da trasportarsi presso 'l'esercito, deve possibilmente a~vicinarsi a quello dei punti d'appoggio ritenuti necessari per sostenere una data lunghezza di filo. La distanza a cui s'impiantano i pali varia a seconda della resistenza del filo. Da noi le campate, ossia la distanza dei pal i, si fanno -di 50 a 60 metri; i -Prussiani non assegnano loro mai ·lunghezza superiore ai 38 metri, a motivo della minor resistenza del filo; e malgrado ciò i loro carri contengono l'intiero· quantitativo di pali, 200 pezzi, che ocCOJrono per sostenere il filo sviluppato. Per questa considerazione e per la ragione che il peso dei carri da materiale telegrafico non deve mai ~sser tale da impedire ai medesimi dì seguire le colonne di costruzione con facilità, non solo sulle strade piane e ben man tenute ma eziandio su strade in sa-

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ed all'occorrenza anche su terreno molle, senza, l·t. I a, · ·1 che per questo occorra di aum~nlare d1 troppo 1 _numero dei carri, i pali telegrafici de:on_o ~ssere di u? materiale leggiero e le loro dimens1.0?1, ridotte ~-1 IDI-· nimo concesso dalla sicurezza e sohd,ta della. lrnea. I pali delle linee aeree_sono com_unemente d_i l_egno: Quale tipo di un palo che nsponde pie.narnenle a1_b.1sogm della telegrafia da campagna noi citeremo qm 11 paloprussiano, che nella sua f~r.ma attuale ha d_:to :ccellenti risultati nelle campagne del 1866 e 18' 10- 11.. Il palo ordinario prussiano è dì pino; ha un diametro di soli 4 cent. ed è lungo metri 3,76. Il suo pes~, escluso l' armamento, non supera i 3 chilogrammi. All'estremità superi ore il palo è provvisto di una cerchiatura di ferro e di una piastrella dello stesso. me_tallo, che formano cappello, all'estremità inferiore d1 un&· cuspide di ferro con due stecche. , .. . _ Il palo per il passaggio dell~ strad~ e pure d1 pmo, hala lunghezza di metri3,76 , ed 11 suo diametro è ~guale cent. 6,615. A metà ahezza e superiormente sonv1 delle appendici di ferro, disposte in modo da reggere un pal~ ordinario da telegrafo, così che il filo si trova a 15 metn elevato dal suolo. . Se siamo bene informati, in Austria si è pens~~o m questi ullirni tempi dì adottare per la telegrafia militare i pali di bambù (,1). Una proposta del_gene_re ven~e pure fa tta dalla direzione delle ?ffic1?e d, c?stiuzione del ~ 0 reggimento del gemo sino dall anno · scorso. (4) Il Bambù appartiene alla famiglia dei graminacei e crcs~e spontaneo· nelle Indie, nella China, nelle isole della Sonda ecc. S1 conoscono varie specie di bambù, talune hanno la forma della p~l~a: li bambù raggiunge una altezza di 20 e più metri, il_ suo fusto c dm!to ed . ha dei nodi ad uguale distanza ai quali corr1s_pood_ono ~Ilo m-· terno, che è cavo come nelle canne) dei dia.framm1 res1stent1.


26~ CONSIDE!IAZION.I SULL'ORDlN.AMENTO Questa pianta è flessibile, leggie1'.a e nel medesimo . tempo molto resistent~ e durevole. La flessibilità non è certo una qualità che la renda pregevole per · l'.uso cui vorrebbe destinai·si; può però beni;,simo essere che, s,cegliendo dei pali di grossezza conveniente al caso, essa riesca innocua, come si è autorizzati a supporlo dal fatto che nei paesi ove ìl bambù nasce, gli 'abitanti se ne servono perfino come pq.ntoni pel' i Letti, !eve, colonne ecc. Sta solo· a vedersi se non· richiedesi, perchè il palo acquisti la vol,uta rigidezza, grossezza tale da rendere ilJusorie le altre sue prerogative. La certezza si può acquistare solo mediante esperienze. No i ci siamQ procurati un pezzo di canna di bambù portato da un nostro ufficiale di marina dal Giappone, il quale ha !eseguenti dimensioni: lunghezza cent. 31 diametro esterno cent. H, interno 9. Il peso di questo pezzo di bambù è ugua le a chilog. 0,748; un metro lineare peserebbe quindi chilog. 2,40 ed anche meno, perchè il pezzo in discussione è -tagliato al di sopra di due nodi (diaframmi). Un palo di abete d'uguale grossezza, e lungo pure un metro, pesa chilog. 4,370 , qu indi. quasi il doppio del la canna di bambù . Così stan(Jo le cose crediamo valga la pena di prendere in considerazione questo nuovo materiale. Per la telegrafia militare la quistione dei pa li è di somma iipportanza, epperciò non si dovrebbe tra~curnre di studiarla seriamente, affine cli procurarsi la certezza sulla conven ienza o no di adottare un materiale che sembra meglio d'ogni · altro aclalto ai bisogni delle sezioni. telegrafiche eia campagna. Nè 11 màggior costo, preso nel senso assoluto, dei pali cli bambù è ragio'.le per escluderli senz'altro dai parchi telegrafiqi essendochè, a conti fotti, questo

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verrà larcram~nt~ c·o~p~nsato dalla circostanza ~lrn of, fréndo i ~ali <l( bambù opp~rtuni t~ di ridurre il_ pes? a~s·oluto sia dei carri sia del loro caricamento, ~'. avra, la possibilità cli st11J)ilire un giusto rapp?rto, Cl~ che ora ~çiri. è, fra il peso dei cnFi da materiale ed 11 n~~ero ~lèi cavalli d~stinati a trainarli, senza do:er n1 e~rr~re ~lla grave.. misura di un aumento. dei qua-. . .. , dru pedi. De,! ryslo non havvi il m:zzo di p~ocurarst 11 barn~u a prez~9 mo9icissi 1110 colt1van_dolo rn paese? , Noi cred iamo di sì, e per dlmostrare coD,Je la nosl1 a ndu~ia basi su giuste considerazioni ,chiediamo il perqiesso di aprire una piccola parentesi. . . Gettando uno sguardo sulla carta pubbl icata dal G1de nell'atlante del Cosmòs di Humboldt, che rappresenta le sinuosità delle linee i·sotermiche, o di ugual calore .nell'emisfero Nord, si scorge che la lin ea isotermica segnata + 15° Ja quale, seguendo l'andamento della cresta delle princ.ipali montagne del Giappone, attraversa_quel paese in direzione, pr;essochè paralella alla Ime~ d, s~a macrcrior estensione, si scorge che la medesima 111 Italia si s~~Ige fra il 40° ed il 4!5° Ji latiludine. ~'Ital ia conti nentale cade quindi come il Giappone occidentale nella zona compfosa fra le due linee isotermiche + ,1_0° e + HS mentre quasi tutta l'ftalia peninsulare e le isole del Mediterraneo sono per intiero contenute nella zona che. ha per limiti le isotermiche+ 1~0 e+ _20°. Le medie delle temperaturn annuah nel Giappone e nell'Italia possono quindi ritenersi ugual! · . Ciò premesso noi domandiamo per\l1e ~on s1 cer~a di introdurre la coltivazione del barnbu. d1 questa ut1lissirna pianta che nel (}iappone, ove pure e stata importata, cresce abbastanza rigogliosa, almeno per quant? è dato giudicare dall'esemplare di cui abbiamp dato le,, dimensioni più Isopra dai racc?nti di coloro, che 1

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264, CONS!DERAZIONI SULL'ORDINAMENTO v1s1 tarono quelle contrade per noi non più sconosciute, anche in Italia le cui isole si prestano mirabilmente · ad acclimatarla? I diversi usi cui la canna di bambù può servire, le numerose lavorazioni cui la medesima può essere assoggettata la rendono preziosissima, e la sua coltivazione sul suolo italiano aprirebbe una nùova fonte di ricchezza al nostro paese. La Francia non ha trascurato di tentare la coltivazione del bambù nelle sue colonie dell' Algeria fin dall'anno 1855, o giù di lì, ed ollenne dei risultati mollo soddisfacenti. Chiudiamo la parentesi e rit.orniamo al materiale telegrafico.

XII. Fin qui si è parlato dei mezzi che servono ad isolare il filo delle linee aeree, vediamo ora quali sono le sostanze che s'impiegano per l'i solamento del filo conduttore nelle linee volanLi. Le sostanze che all'uopo ci offre l'odierna industria, e che più genera lmente vennero accettate per gli usi della telcgrnfia., sono la guLLaperca ed il caoutchouc (1). (·1) La guttaperca ed il caoutchouc hanno presso eh è uguale costituzione elementare; per ogni ~ 00 volumi esse contengono la guttaperca carbonio 88,96; idrogeno 40,04 il caoutcbouc > 87,50 » 12,50 Entrambe queste due sostanze si ottengono praticando degli intagli nella scorza di certune piante , analogamente a quanto si usa per raccogliere la resina in Europa. La guttaperca proviene dall' Isonantia gutta, pianta che cresce nella maggior parte nelle isole dell' arcipelago indiano e specialmente lungo le costo dello stretto di Malacca ove la mede~ima arriva fino a 20 metri di altezza. li succo latte~

2615 Sebbene il caouLchouc fosse conosciuto io Eu rQpa fino dallo scorso secolo, esso venne descritto per la prima volta dai scienziati Bouguer e La Condamine nell'aono 4736, le difficoltà che s'ir)contrarono nella fabbri cazione dei primi fili conduttori da internarsi o d.a immergersi nell'acqua (cordoni sottomarin i) col caoutchouc furono però tali, da indurre ad abbandonarlo quasi completl).mente, alm eno per gli usi della telegrafia, quando comineiò a generalizzarsi l'impiego della guttaperca, che venne·introdotta io Europa tanto tempo dopo, vale a dire nell'anno 184-2. Questa sostanza che ha tanta rassomiglianz.a col caoutchouc, vuoi per il modo r,on cui' si ottiene, vu.oi per le sue proprietà fisico chimiche, deve il rapido suo espandersi e la preponderanza che essa acquistò sul. suo competi tore nel la fabb ri cazione dei cordoni sottomarini e dei fili isolati da impiegarsi per le linee che si costruiscono entro terra, unicamente alla facilità onde essa si presta alla lavorazione in genere e e più specialmente dei fi li telegrafici, ed alla circostanza che negli usi comuni le proprietà che la rendono inferiore al caoutchouc quale involucro dei fili telegrafici, per il modo stesso dell'impiego lJOn hanno campo di manifestarsi. DEL SERVIZIO TELEGRAFICO NEGLI ESERCITI EUROPEI

che cola da queste pianta si raccoglie io vasi od altro, che si spediscono .in Europa. Il caoutchouc viene importato dati' Americameridionale, dalle Indie ecc., e si ricava dalle piante appartenenti alle famiglie dell'ortica, del!' euforbio e dell' apocino. Io America esso si estrae dalla Siphonia cahucu ed in Asia dati' Urceola elastica, dal F icus indico e dal Ficus relig'iosa. L'ortica, ii papavero, il fico e ln lattuga dei nostri paesi contengono essi plirE\ dei globetti di caoutchouc, non però in quontità tale da renderne profittevole l'estrazione. Esso si raccoglie dagli indigeni in vasi di argilla rappresentanti animali, piedi •imani, pera e simili. ANNO XXII, VO.L. I.

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CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMENTO

DEL SERVlZlO TELEGRAFI CO NEGLI ESEUCIT1 EUROPEI

Entro l'acqua, non però a diretto con tatto con questa, e pure nei luoghi umidi ed oscuri, la guttaperca si conserva quasi per un tempo indefinito senza alterarsi; esposta all'azione dell'aria e del sole invece essa si combina coll' ossigeno dell' atmosfera, cambia natura e diventa friabile e cond uttri ce dell'eletlricità. A 40 gradi si rammollisce, fra i 50 ed i 60 gradi diventa plastica e si fonde a 100 gradi . La guttaperca è una sostanza poco elastica. Il caoutchouc ha potere isolante superiore alla guttaperca; sotto l'azione dell'aria e del sole esso pure s'ossida, ma lentamente, oltredichè non diventa friabile nel grado della gutta perca, nè perde assoÌutamente la proprietà isolante, come pare avvenga di -quest'ultima. Il caoutchouc sopporta temperatura più elevata della guttaperca poichè esso diventa glutinqso solamente alla temperatura di 75 agli 80 gradi, mentre per fonderlo si richiedono 200 gradi di calore. Il medesimo è molto tenace; la sua elasticità poi è perfetta, dì guisa che in taluni paesi gli si dà il nome significativo di gomma elastica o resina elasti ca. Sotto l'influenza del freddo il caoutchouc s'indurisce e perde la sua flessibi lità, ma non diventa fragile, come avviene della gullaperca,.con la quale ha comune il pregio di conservarsi pienamente sott'acqua e nei luoghi umidi ed oscuri. La natura stessa di queste due sostanze indica quindi nettamente quando sia ammissibile l'i mpiego del filo rivestito con involucro di gullaperca, e quando convenga servirsi del filo rivesti to con involucro di caoutchouc. Il primo si raccomanda per la facil ità di lavorazione e per il minor costo in tutti quei casi in cui il filo resta sottratto ali' azione del!' aria e del sole; alle temperaturè o troppo alte o troppo basse; allo alternarsi

dello stato asciutto od umido, infine nelle circostante in cui il filo una disteso svolto si man ti ene nella sua posizione, come ad esempio nelle linee sottomarine, ~be corrono sotto terra a guisa d( quelle Parigi, ove il fil o è collocato nelle numerose fogne che attraversano la ciuà, e di buon numero di linee teleo-raficbe dell'Inghilterra, ove il dirilto di concessione delle linee aeree di cui godevano ancor pochi anni or sono alcune società, costrinse ie compagnie rivali a costruire le · loro linee interrate. Il secondo invece, il quale ai pregi della · guttaperca come sostanza isolante unisce quelli di alterarsi meno facilmente so tto l'influenza dell'aria e del sole di possedere una grande el asti cità e di essere men~ sensibile alle variazioni atmosferiche, è specialmente adatto agli usi dP.lla telegrafia militare. Non è a stupire se le amministrazi oni militari, sed_otte dapprima dal!' esteso uso che de!la guttaperca s1 fa~eva_ nella telegrafia ordinaria, l'a.dollassero pure quasi umversalmente per gli usi della telegrafia da campagi:i_a. M~ dopo. trascorso il periodo di tempo neces~ar10 all alterazione di questa sostanza, quelle fr~. d1 _esse che studiano a fondo tll lte le questioni ~i!1tari e che non temono le spese quando tratcasi d1 assicurare in ogn i parte il corretto funzionamento di quella complicatissima macchina che è l'esercito, ben presto s' avvidero che la guttaperca non faceva per la telegrafia militare e ricorsero di nuovo al caout-chouc. G~i Am ericani nella guerra di secessione, e gl'In.gles1 nella spedizrone d'Abissinia usarono fili condullori con involucro di caoutchouc. I Prussiani, i quali nell'anno 1863 avevano constatato i dif~t~i della guttaperca, conservata a lungo nei mag azz1n1, sul loro ma teri ale telegrafico, ricorsero dap1


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CÒNSIDEI\AZIONI SULL' 01\DIN:A:MElhO

prima all'espediente di rimanda:re all'epoca_ de!J~ mo Eilitazione d·ell'esercito l'acquisto del filo r1vesttto, la <!lua:le misura si addimo'strò allo sco~piare della guerra contro l'i\-ustria poco buona, poscia abbandonarono· affatto l'involucro di gutta·perca ed adoCtarono un filo simile a quello inglese, cioè con involucro di caoutchouc. Esso consta di un filo di rame stagnato, grosso circa 1 mili. avvolto in un doppio strato di caout-· chouc e nastro , sul quale è disposto un altro strato di caoutchouc coperto da un nastro in~atramato. Questo filo viene fornito dalla· fabbrica dèl si'g. Hooper, e'_Par~ risponda ai bisogni ~el sier:izio. militare megho dt tutti quelli stati esperimentati prima. . . Dopo il ~O settembre la brigata del gemo addetta al corpo d'armata comandato dal t~ne~te generai~ Cadorna, di stanza a Roma, aveva 1mp1antato a ~· Pan-:crazio·una vera ·officina per riparare i numerosi ·~uasn c·ausati al nostro filo volante, che ha l'in·vol u·c:o d1 ~uttaperca, durante i pochi giorni _di_ ~so fatt~oe 1~ . quella circostanza. Quali difficoltà poi s1 tncontrrno a. ~1parar~ filo vecchio, lo sa solo chi ha avuto ?ccas10~10 d1 dover diricrere siffatte operazioni, le quali ben s1 possono par:gonare al lavoro delle Danaidi. Una screpolatura saldata ne origina due . . Nel Gio1:nale clelle operazioni eseguite dalla bhgata comandata dal tenente éolonnello del genio Tournon , allora maggiore, alle grandi manovre dell' au_tuìlll? 1871, trovasi a proposito della guttaperca emesso 11 s~guente pare1·e che riportiamo testua lmente: . « La qualità del filo volante non è al certo delle mi« gliori. . . . « Lo stesso involucro d1 guttaperca e. cattivo, chè « esposto 'alle vicissi'tudini esterne si screp~la ~ si rompe ·« facilrbente; assai migliore è l'involucro d1 caoutchouc,.

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26~ ,« quale si usa o.ggidì per fi lo militare in Au.stria, per --« esempio, edi in 1Joghil1.erra, filo. d'altronde assai più ·« robusto e meglio atto, senza guastarsi, ad un più ·« lungo servizio, .quale dovrebbe pur.e adottarsi presso « di noi ». Wallora iti poi i·1 filo con involucro.di guttaperca venne parzialmente rimpiazzato con altro avente involucro di caoutchouc, ed è a supporsi che. fra breve tutte le nostre sezioni telegrafiche potranno essere provviste di quest'u1Limo .~lo. I Franc.1-:si hanno adottato un filo che si raccomanda per la sua leggerezza, non pesando più di 26 chilogr. per chilometro. Ne ignoriamo le a'1tre particolarità . La tecnica, come si vede, ha s~puto superare le difficoLtà che s'incontravano in sul principio per applicare al filo di rame l'involucro di caoutchouc, ed ogg idì essa è riuscita a costruire dei fili isolati , con ,q.u.esta sostanza, dnrevoli e leggieri nel medesimo tempo . È adtrnque da ri'tenersi che anche gli eserciti che ancor sono ligi alla guttaperca finiranno per abbandonarla, memori di quanto il Blavier, autorità che in fatto di telegr:afia convien sempre citare, ne scriveva fin dall'anno ·1865, cioè che: « @n éprouva de nom« breux mécomptes, par suite de l'altération de l'enve.« lii>ppe isolan1e, qui est sur.tout rapide quand elle « est exposée à l' air » ('I). DEL SEIWJZ,{9,. 1\.&J:,E,g!ltEIJ:§) ~~-G,P Jì..~~ncip EUROPEI

Il desiderio di far conoscere a quelli fra i nostri colleghi che non hanno altrimenti occasione d' occuparsi di quistione di carattere tecnico nelle sue particolarità un ramo di servizio che tanto da vicino ed in sì alto grado interessa le operazioni militari, e di (1) BLAVIBI\. Opera citata, volume 2°. Pag. 85.


270

CONSIDERAZIONI SULL'ORDINAMENTO

contribuire per quanto sta nelle nostre deboli forze a-l suo perfezionamento, affin chè nelle guerre avvenire esso possa rispondere pienamente alle sempre maggiori esigenze della moderna lattica ed alla larga parte· che gli vien falla dall'a ttuale ordinamento degli eserciti, c'iodusse a scrivere queste nostre considerazioni, che sotlopon ia mo al giudizio dei lettori. Dallo esame delle di sposizioni prese nei diversi eserciti per assicurare il buon fun zionamento del servizio telegrafico in campagna, se da un lato appare la grande importanza che tu tti vi ann ettono, dall' altro scorgesi come nelle quistioni principali, riflettenti il suo o~dinamento, esista ancora molta discrepanza d' opinioni, e specialmente su quelle che si rìferiscono: 1° Al sistema di reclutamento del personale telegrafico. 2° Al metodo delle costruzioni delle linee. 3° A.Ila scelta della sostanza isolante per il filo rivestito . . Su coteste quistioni noi abbiamo concentrato tutta la nostra attenzione, e coll'aiuto della storia e degli scrillori più autorevoli in materia, abbiamo cercato di chiarirlé quanto per noi meglio si potesse. E quando, non vi fossimo riusci ti speriamo almeno d'indurre altri a fare meglio. La discussione è attrito e l'attrito produce la luce.

GIUSEPPE DON ESANA

Capitano del genio.

CONFERENZE MILITARI (PUBBLICATE PER ORDIN E DI S . E. IL MINISTRO DELLA GUERR A)

MUNIZIONAMENTO DEWARTIGLJERfA DA CAMPAGNA 11>

È chiaro che il munizionamento delle batterie da campagna armate di calibro maggiore sarà più limitato a.ffinchè ne scapiti meno la qualità essenziale, la mobi lità. Il numero dei colpi formante il munizionamento delle bocche a fuoco destinate presso le principali potenze a rappresentarn il calibro maggiore, sta tra 1?0 e 120. Per esempio il cannone da cen t. 9 tedesco d1 recente adozione, ha ·f 15 colpi. Sarà certamente sempre da preferirsi il calibro che pur soddisfacendo alle condizioni indispensabili in una buona bocca a fuoco d~ campagna, cioè potenza e mobilità, permetta c~e entn nel suo munizionam ento il massimo num ero di colpi. A questo prop osito, siccome presso di noi sta per ess?re adottata una bocca a fuoco di tal genere, faccio v?t!, onde la scel ta cada sul cannone austriaco d'acciaw da cent. 8,7 (2), il quale fra i suoi molti pregi, (4} Veggasi dispensa di gennaio. (2) L'articolo è stato scritto nell'aprile ·1875.


CONFERENZE MILITA RI 272 ha pur quello di permettere un munizionamento superiore ai 120 colpi, cioè circa ~ 30, numero per ora non raggiunto da nessun'altra potenza. Partendo dalla sovracceonata supposizione e sperando che il mio voto venga nel più breve tempo esaudito, fisserò il munizionamento di questa bocca a fuoco a 120 colpi circa. Se nella pratica poi questo numero potrà essere oltrepassato, sarà sempre un vero guadagno pe1· le batterie pesanti. Com e per la bocca a fuoco di calibro minore, anche per questa, lo scopo cui è chiamata a soddisfare deve determinarne il munizionamento. Abbattere ostacoli, distruggere opere di fortificazione campale, caseggiati ecc., tirare a grandi distanze, essendo gli scopi principali, per conseguire i quali si rese necessaria l'adozione di un calibro di maggiore potenza, parmi che base del suo munizionamento debba essere la granata. Qu esto proietto donebbe en trare per i !/s circa nel munizionamento, l'altro terzo consterebbe di shrapoels; non escluse 4 scatole a mitraglia per pezzo. Negli smdi fatti presso di noi circa le granate a doppia parete da cent. 8,7 si ollennero gi à buonissimi risultati contro bersagli poco resisten ti. Esse poi diedero nello scoppio fino a 68 scheggie, numero pi ù che doppio di quello dato dalla granata ord inaria che è di circa 29. Si sta ora studiando se gli effetti di della granata contro bersagli resisten ti saranno eguali a quelli della granata ordinaria. Il fatto che l'artiglieria tedesca ha adottato tal genere di proietto, lascia la quasi certezza che le esperienze daranno buonissimi risultati. La nostra fonderia di Genova ha già superate le difficoltà che si incontravano nella costruzione di simili granate. Se le esperienze comproveranno avere detti proietti egual robustezza della gral'lata ordinaria, .sarà d'uopo naturalmente che tulle le.granate

MUNIZIONAMENTO DELL' ARTIGLlÈnIA DA CAMPAGNA 273 di calibro maggiore siano a doppia parete. In caso contrario tuttavia, pure ammettendo la loro superiorità su quelle ordinarie nei tiri contro bersagli animali, non dovrebbero, a scanso di complicazione, entrare nel munizionamento. La proposizione di 1/, di shrapoels è giustificata dalla grande superiorità che ha sulla granata, sia pur essa a doppia parete, questo proietLo nei tiri contro bersagli animati, bersagli contro i qu ali è puranco in molti casi chiamato ad agire il cannone di secondo calibro (1). Lo shrapnel di questo cannone avrà natur11lmenle maggiori effetti distrutti vi che quello da ceni. 7, sia per la maggior velocità con cui saranno lanciate nello scoppio le pallette, sia per il maggior numero di queste come comprovarono le esperienze fotte al poligono di 'tegel nello scorso novembre. Sarà inoltre possibile di lanciarlo con buoni effetti a maggiori distanze. Benchè dette esperienze riguardassero i cannoni da

(!) Venne definitivamente adottato il cannone da cent. 8,7 d'acciaio a retrocarica , detto austriaco , della fabbrir.a Krupp il quale piglierà nome di cannone da cent. 9 ARC (ret.). ln seguito alle esperienze eseguite e posteriormente all'epoca io cui' venne fatta questa conrcrenza, pare si adotterà anche per questa bocca à fuoco una granata ad anelli, la quale diede splendidi risultati e di gran lunga superiori a quelli ottenuti colla granata a doppia parete. Essa infatti, scoppiando in riposo con 200 gr: di carica interna circa, foroisce dalle 150 alle 165 scheggio, perfora alla distanza di 800'" colpo per colpo un muro di pietra solido dell,1 spessore di 0"',CJ5 cent, anche colpendolo con inclinazione considerevole. La granata pesa circa chil. 6,800 gr. con carica interna di 200 gr. Ha forma simile a l}'U:èlla del cannone da cent. 7, differisce solo nel numero degli anelli interni che in questa è di ~2 invece di 9,"ed essi banno 40 denti io· vece di 8. Le forme esterne di que1,ta granata, ccme di quella per il cannone da cent. 7, sono simili a quelle delle granate attuali ordinarie da cent. '7.


27+

CONFERENZE MILITARI

cent. 8 e 9 tedeschi, si può tuttavia avere la certezza che non saranno inferiori i risultati che si otterranno cogli shrapnels da cent. 8,7. Delta proporzione di 1/~ è pure adottata presso l'artiglieria tedesca ed austriaca ed in generale presso tutte le potenze (1) . Conserverei anche in questo calibro quattro scatole a mitraglia nel munizionamento di ogni pezzo, nella considerazione che questo proietto può servire a iiberare una batteria la quale, sia per errore, sia per sorpresa, come succedette ad alcune batterie tedesche ne' dintorni di Metz, venga a trovarsi, improvvisamente ed a breve distanza, so tto il fuoco nemico. Passando ora ad esaminare il munizionamento delle batterie armate di cannoni in bronzo da cent. 42 ad avancarica i quali, in via di transizione e, auguriamcelo, per il minor tempo possibile, rappresentano ancora il nostro calibro maggiore da campagna, dirò essere impossibile, senza gravissimo danno d'ella mobilità di quelle batterie, già molto. pregiudicata, aumentarne il munizionamento. Il numero di 96 colpi per pezzo è gia tr0ppo forte. Infatti il carro a munizioni da cent. i2 pesa 2370 chilogr. ed il pezzo 2U,5 chilogr. Chi riflette alla mobilità che una bocca a fuoco da campagna deve possedere, alle difficoltà che si incontrano onde ritrovare in Italia anche a caro prezzo buoni cavalli, non potrà a meno di riconoscere soverchio questo peso. Il munizionamento è attualmente così distr.ibuito: 24- colpi nel cofano dell'avantreno e 24- in ognuno dei 3 cofani del carro a munizione. 1

(l) Lo shrapnel per questa bocca a fuoco avrà peso pressochè uguale a quello della granata cioè cbil. 6,800 gr., con dalle 170 alle 180 pallette della grossezza di quelle dello shrapnel da cent. '7; la sua carica interna sarà di 20 gr. Le esperienze provarono che contro un bersaglio alto 2m e largo 30m alla distanza di l5oomsi ottengono 12' colpi utili in media per ogni tiro.

MUNIZIONAMENTO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA 275 Dei 2t colpi contenuti in ognuno dei cofani, 2 sono scatole a mitraglia. Sonvi quindi 88 granate e 8 scatole a mitraglia per ogni pezzo. Proporrei ridurre il numero di queste ultime da 8 a 4 conservando solo quelle poste nel cofano dell'avantreno del pezzo e del cassone. I 2! colpi dei cofani del retrotreno del cas,sone, dovr.ehbero essere tutte granate. Non ritenO'o utile introdurre nel munizionamento lo shrapnel, ii°quale per raggi ungere buoni effetti, esige reO'olarità di traiettoria maggiore di quella che posso~o offrire i nostri cannoni ad avancarica. Il tiro a shrapnel col cannone da cenL. 12, come è fac ile scor~ O'ere dai risultati ottenuti ai vari poligon i, dimostross1 irregolare, .incerto e diede mediocri effetti. La granata da cent. 12 invece è abbastanza efficace cùntro bersagli animati; essa si rompe nello scoppio i? circa 31 scheo-O'ie le quali sono proiettate con sufficiente velooo , 1· cità. La sua potenza di urto è forte contro bersag t resistenti, può inoltre essere lanciala in arcata e stante il suo peso rilevante, di chilogr. 1 1,HO gr., produce pure in questo caso ollimi effetti. La riduzione da 8 a 4.. del numero delle scatole a mitraglia parmi giustificata dalla poca ir~portan~a attuale di queHo proietto e dalla convernenza d1 aumentare, per quanto è possibile, il numero delle granate ·senza scapito della mobilità. 1

Trasporto e rifornimento delle munizioni.

11 nu~ero dei colpi formante il munizionamento di ciascun pezzo, non rappresenta .all'inc!rca c~e le mu:nizioni occorrenti, in media, per un'intiera giornata d1 battaglia. Dovrà quindi l'artiglier~a _in ~ampagn~ pr~vvedere al trasporto di altre murnz1om onde r,forntre·


276 CONFEUENZE MILITARI le batterie e mantenere il loro munizionamento sempre al completo. . Per il. f~nzionamen to di questo importantissim o ramo ?1 ser~1z10, vennero da noi stabiliti appositi parchi, I q~al1 a se:,ond~ del reparto di truppa cui sono ad-detti denomrnans1 : Parco di artiglieria di divisione._ Parco d'artiglieria di corpo d'armata . - Parco d'a _ tigli eria d'armata. r A_d ogni divisi_one i.n campagna è assegnato un apP?S_lt? reparto d1 carri e di personale formante il parco d1V1s1?nale. Le truppe suppletive non hanno parco proprw . . ~i ~uesti ~arri, parte sono carri a munizione d'art1glier:1a, altri trasportano munizioni per fan teria e cavalleria. Il parco divisionale ha l'incarico di riforn ire direttament~ le batterie di divisione di munizioni, rifornend~st _a s?a volta presso il parco di corpo d'arma ta. P_arm1. g1us t1~si?1_a l'.istituzione di ques ti parchi divis1onan, cost1tmt1 _di u~a frazione di truppa indipend~n te_ dalle batterie cui deve servire e posti so tto Ja d1rez1one de! comandante l'artiglieria della divisione . .Detta formazione è preferibile di gran lun()'a alle colonne di munizione, appartenenti alla batreria stessa e che fecero così cattiva prova nella campao-na del 1866. l\fi perme~to _solo fa re due appunti: il primo ri"' guardo al. quantltallvo delle munizioni trasportate, il secondo riguardo al p ersonale da cui ven()'ono serviti . Dall'i:;truzione per la mobilitazione e 1~ formazion~ d1 guerra dell'esercito, tomo 1°, specchio N. 38 rifle t~ente !a '.orma~i~ne di delli parchi, scorgesi ~ssere 6 1 _carri d1 mumz10ne da cent. 7, trasportanti un totale ~72 colpi, qui,ndi un munizionamento di 42 proietti p_er ognuno dei rn pezzi da cent. 7 della divisione. Vone1 questo numero di carri fosse aumentato por-

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MUNIZIONAMENTO DELL ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA

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tandolo a 1O e venisse così ad essere trasportato un munizionamento di 70 co lpi per pezzo, i quali coi 160 portati dalle. batterie formerebbero un munizionamento totale cli 23 0 colpi per ogni pezzo. L'a umen to che ne verrebbe al munizionamento più a portata delle batterie, parmi giu stificato dalla nuova tattica dell'artiglieria usata cosl brillantemente dai Tedeschi nelle battaglie intorno a 1\I etz ed in tutta la cam pagna -del 70-7 1, la q~ale richiede ch'essa fin dal principio del combattimento sia condotta al fuoco in gran qu antità, sciogliendosi anche talvolta dai legami che la uniscono alle altre truppe. Prova della convenienza del progettato aumento d i munizioni, si ha nella mancanza di queste, al.cune volte sentita dalle batterie tedesche nelle bauaglie ora ricordate. Un'altra considerazione che concorre pure a far desiderare ques t'aumento, è la maggior portata delle bo1:che a fuoco att.uali, la quale perm ette di aprire o continuare il fuoco a · distanze tali a cui sarebbe stato inutile spreco di munizioni vol er giungere colle antiche. Dal sovracr.i tato. specchio N. 38 si scorge essere 12 i carri di munizione da cenl. 12 trasportanti un totale di 8M colpi, cioè 408 per ognuno degli 8 pezzi della divisione. Parmi questo numero sufficienLe; infatti, coi 96 colpi. per pezzo trasportati presso la batteria stessa i pezzi da cen t. 12 vengono ad avere nella divisione un mun izionamento di 204 colpi, numero che ritengo sufficiente, riflettendo nlla maggior lentezza con cui in generale vorrà essere fallo il tiro con questa bocca a fu oco ed anche al minor nllmero di casi di poterla impi egare in confronto di quella da cent. 7. In generale poi credo sia sutficien le il numero .di circa 100 co lpi trasportati dal parco divi sionale pel munizionam ento della bocca a fuoco di secondo ca-libro qualu nque essa sia; quindi detto numero !o ri1


278 CONF'EI\ENZE MILITARI tengo pure bastevole pel munizionamento del cannone da cent. 8, '7 che sta per essere adottato (1). Il secondo appunto riflette il personale addetto al · servizio dei parchi. Dal sovraccennato specchio scorgesi come esso .sia affidato ad una sezione del treno e ne abbia, almeno di una metà, il comando un tenente di quel corpo. Malgrado il grandissimo rispetto che ho, e cop ragione, per il treno, pure non posso a meno 'di pensare · che non si sia, ciò facendo, accordato al comando e servizio ·dei parchi divisionali tutta l'importanza che meritano. Benchè il parco divisionale si componga di minor · ·quantità di carri che un parco di corpo d'armata, pure ammetto esserne maggiore la sua importanza. Còmpito del parco di corpo. d'armata è di rifornire i parchi divisionali del corpo e le truppe suppletive. Il rifornimento dei parchi divisionali non occorrerà mai· di farlo in una giornata di combatti mento. Rimane il rifornimento delle trnppe suppletive;- ma rifle ttendo all'impiego che di queste trnppe si fa, alla loro stessa costituzione, è chiaro c}1e dovrà sempre il parco di corpo d'armata rinunziare a rifornirle durante il fuoco, ed esse meno delle truppe delle divisioni sen.,.. tiranno generalmente bisogno di questo rifornimento. Il parco di corpo <l'armata qLiinèli nella maggior parte dei casi, in una giornata di combattimento, non avrà altro còmpìto che star fermo e lontano dai trambusti della battagl ia. Ben diverso è il còmpito del parco divisionale; chi· ne ha il comando dovrà, in un giorno di battaglia, tenersi continuamente coll egato alle (ruppe cui dovrà pi·ovvedere di munizìoni, segt~ìrne i movimenti, far . arri1

. (4) È stato adottato e sarà fra pochi giorni dato alle batterie pesanti.

MUNIZIONAMENTO DELL'AIITIGLIERJA: DA CAMPAGNA 279 vare di sua iniziativa munizionì fino alle batterie, quando presume ne manehino, rifornendole, quando ne é richiesto, anche di personale, di materiale e di cavalli. Dovrà inoltre pensare a rifornire i reggimenti _di fanteria. L'essere dello comandante sotto la diretta dipendenza del comandante la b6gata di artiglieria della di visione non è per avventura buona ragione perché sia diminuita la sua responsabilità. )1 comandante l'artiglieria ·occupato, come lo sariJ. certam ente, dal collocamento e direzione delle sue batterie, ora meno di una volta chiamate ad agire isolatamente, non potrà, anche volendolo, esercitare grao sorveglianza sul proprio parco. 'Riflettendo poi acori i innumerevoli imbarazzi necessaria-. mente esi:;tenti alle , spalli>. delle truppe combattenli, ognuno potrà immaginarsi quali ostacoli avrà a sormontare un comandante di parco onde . adempiere ai suoi difficili incarichi. Dall'incapacità di un comandante di parco può non solo l'artiglieria di una divisione la meglio i:;;trutta, la meglio armata , ma pur anche la fanteria essere inabilitata a prostguire il fuoco; il comando è dunque tale da esigere, in chi lo esercita, energica iniziativa esangue freddo quanto in un ·comandante di batteria. Quanta -importanza abbia questo ramo di servizio e quanto difficile ne sia il suo buon funzionamènto, si scorgerà facilmente dalla lettura del resoconto delle battaglie avvenute nei dintorni di Metz del maggiore Boffbauer. Malgrado le immense cure poste dai Tedeschi pel buon funzionamento di quel servizio, difficoltà di ogni genere sì opposero .al su? buon andamento . Alla battaglia di Mars-la-Tour, ad esempio, un unico ,comandante di reparto di carri, il 1° del 3° corpo d'armata, potè riuscire a rifornire di munizioni, materiali


2.80 CQNFERENZE MILITARI e cavalli le batterie impegna te nell'azione, e ciò fece sormontando diffico ltà straordinarie, movendosi di pr:opria iniziativa e mandando i suoi carri a rifornire dia rettarne.nte gl i avantreni dei pezzi in batteria, lascialildo · infine alle batterie buona parte dei suoi cavalli e personale, e coi soli cavalli di timone ed il personale strettamente necessa-rio, ritornando a sua volta a rifornirs i. · Per parte dei Tedeschi più di 40 batterie presero parte alla battagliç1.; si veda quindi q,uanti· reparti di munizioni furono impediti di funzionare, malgrado fossero comandati da distinti ufficiali d'artiglieria e· pure serv'iti da personale intiera.me.n te di artiglieria. Se poi si pon mente .allo straordinario incremento delle compagnie treno all'aprirsi di una campagna, on.de supplire ai loro vari servizi (esse da 80 uomini e 30 quadrupedi devono passare a circa 470 uomini e 550 quadrupedi), non si potrà a meno di conchiudere, che le difficoltà già grandi colle quali un comandante di parco dovrà lottare, saranno d'assai aumentate dalla poca istruzione del personale e dalla poco buona qualità dei quadrupedi, non essendo l'Itali a in condizione di provvederne dei buoni in grande quantità. Se ai campi, alle grandi . mano,vre, detti . reparti così format i, funzionano benissimo, è da osservare che a co.mporli concorrono soldati, graduati e cavalli istrulti delle batterie e del le compagnie, eliminando così d'un tralto tutte le difficoltà d'ordine interno.. La prova poi che anche presso di noi si dava fino dopo la campagna del 1866 una maggiot,.e import.anza al comando .di questi parchi divisiqnali, si è. che·in al·· lora le tre colonne di mun izioni delle tre batter.ie della divisione erano poste sotto il comando ~i un èàpitano d'artiglieria e ognuna di queste era comandata dal ~ in anzianità degli ufficiali di ogni bulteria. La riunione 0

MUNJZIONAMEN'fO DELL'ARTIGLlElUA. DA' CAMPAGNA

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di quelle tre colonne formanti così il parco divisionale, non costituiva, nè per numero di vetture, nè per gli incarichi, un comando più importante di quello degli attuali parchi divisionali . Riassumendo quindi, pur trovando ottima l'istituzione dei parchi divisionali, serviti da personale non facente parte delle batterie stesse, sarebbe desiderabile che il comando e servizio di questi parchi fosse intieramente affidato all'artiglieri_a. A mio avviso non s'andrebbe incontro a gravi difficoltà per ottenere questo risultato . All'atto della mobilizzazione, alle brigate di batterie destinate presso la divisione potrebbesi assegnare un dato personale e quadrupedi, anche tolti dalle batterie stesse, e formarne un reparto indipendente destinato al servizio del parco. Il comando poi di questo reparto dovrebbe essere affidato ad un capitano d'artiglieria, coadiuvato da un tenente. Se poi sLante la scarsezza di personale d'artiglieria non si potesse per ora formare quei parchi con personale tolto dalle batterie, potrebbero in via transitoria esservi addette alcune sezioni treno comandate tutte da tenenti di quel corpo, ma ad ogni comando di brigata d'artiglieria alle dtvisioni dovrebbe essere addetto un capitano di . artiglieria quale comandante del parco divisionale. • Il capitano, se vuolsi, potrebbe esercitare questo comando solo in ·ciò che riguarda il servizio delle munizioni lasciando all'ufficiale det!a sezione del treno ' la responsabilità del personale e dei quadrupedì. Verrebbe così meglio assicurato il funzionamenLo di questo importantissimo ramo di servizio, sgravando il comandante la sezione treno di una grandiss ima responsabilità, e permettendogli in pari tempo di consacrarsi meglio all'andamento interno del servizio del pareo. I parchi di corpo d'armata hanno per iscopo di riANNo XXII, VoL. ).

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CONFERENZE MILITAI\T

fornire di munizioni i parchi di divisione e J·e truppe suppletive. Ne viene assegnato uno ad ogni corpo d'armala , e si compongono di lante sezioni di parco quante sono· le divisioni co ncorren ti a formare il corpo d'armata stesso. Allorché una divisi one deve operare isolata, indipendentemente dal comando del corpo d'armata , quando deve allontanarsi considerevolm ente dal corpo ,mi appartiene, quando infine passa da un corpo di armala ad un altro, la rispettiva sezione di parco la segue; nei due primi casi rimane sotto il comàndo d!_ artiglieria della divi sione, nel terzo caso passa agli ordini del comandante il parco d'artiglieria del corpo d'armata, al quale la divisione venne assegnata. Delti parchi oltre a munizioni per fanteria e cavalleria trasportano un mun izionamento corrispondente a 100 colpi per ogni pezzo del corpo; essi son o comandati e serviti da personale del treno. Nulla v'è a ridire circa )a loro formazione, nè sul numero delle munizioni trasportate nè sul personale da cui sono serviti. Benchè composti di un numero molto maggiore di vetture e di personale di quel che lo siano i parchi divisionali, pure !_a loro maggiore importanza è, per così esprimermi, più amministrativa che tattica, e il poco contatto che essi sono chiamati ad avere colle truppe non può a meno di renderne il comando meno difficile. La formazione di questi parchi risulta dallo specchio N. 37 dell"Istruzione per la mobilitazione, tomo 1°. Oltre ai parchi di corpo d'armata sono po~ ancora al seguito dell'esercito in campagna ed in ragione di uno per ogni armata i parchi d'artiglieria d'armala, Ja cui formazione rilevasi dallo specchio N. 15 deil'lstru zione più volte citata. Detta formazione non può a meno di essere ap-

MUNIZIONAMENTO DELL'AllTrG-LIERL\ DA CAMPAGNA

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provata riflettendo ai vari incarichi cui questi parchi debbono auendere . Essi oltre a munizioni per fanteria e cavalleria, trasportano pure un munizionamento di 400 colpi per ogni pezzo delle batterie dell'armata. A questi parchi devono rifornirsi i parcl1i di corpo d'armala, i quali alla loro volta vengono riforniti dai magazzeni dell'interno, oppure da quelli stabiliti sulla lin ea di tappa dell' armata . In totale quindi il munizionamento di ogni pezzo presso l'esercito in campagna viene attualmente ad essere di !00 colpi, ed ammettendo l'aumento da me proposto, verrebbe il munizionamento dei pe~zi d~ cent. 7 portato a !30, e lasciato a 400 quello de1 pezzi di maggior calibro. Nei rifornimenti sarò. sempre da adottarsi il metodo di caml>iare carri vuoti contro carri pieni, conservando solo il proprio caricamento esterno quando non sia eguale; lo scarico e carico di munizioni che ne verrebbe se si operasse differentemente, non potrebbe a meno di essere dannoso per la loro buona conservazione, portando seco inoltre l'inconveniente di una molto maggior lent8zza del rifornimento. In massima i cassoni di una batteria non devono mai essere separati dai rispeuivi pezzi, cercando pur sempre, per quanto è possibile, di ap~rofiltare. di on~ dulazioni di terreno o di altri ostacoli onde ripararli dal fuoco nemico. È però da preferirsi la regola, benché non assoluta che dei due cassoni di ogni sezione, ' . uno rimanga più nascosto e indietro, l' altro sia tenuto a portala per i due pezzi. Ciò é naturalmente consigliato dalla considerazion~ di non t~nere troppo personale e materiale inutilmente esposti. I quattro cassoni della batteria, che vengono cosi -a rimanere più indietro, devono essere riuniti e posti souo il comando · di un gradualo, il quale dovrà, tranne


MUNIZIONAMENTO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA

28t CONFERENZE MILITARI gli sia contrariamente ordinato, seguire Lulli i movimenti della batteria al fuoco, evitando di essere da questa separato più di un trecento metri. Nei primordi dell'azione, quando cio è il fuoco è ancora ordinariamente lento, i due pezzi di ogni sezione dovranno servirsi di munizioni togliendole dal solo cassone che sarà all a loro portata, e pur anche da un solo se entrambi si troveranno vicini. Le munizioni contenute negli avantreni dei pezzi dovranno essere conservate pel momento del fuoco più vivo, momento in cui generalmente si sentirà altresì deficienza di personale. A misura poi che un cassone sarà vuotato, dovrà, sotto il comando di" un graduato, essere immediatamente inviato al parco divisionale, onde venir cambiato· con al tro carico, se pure il comandante del parco non avrà pensalo ad inviare egli stesso alla batteria cassoni carichi cambiandoli con quelli vuoti. Questo secondo metodo sembrami molto migliore perchè . non apporla, anche momentaneamente, <lim i-· riuzione nel personale e cavalli della balleria al fuoco. Il costringere i due pezzi di una medesima sezione a s~rvirsi, tranne nel fuoco accelerato, delle munizioni di un medesimo cassone ha per iscopo di rendere più semplice e più faci le il rifornimento. Quando poi la batteria sia chiamata ad esegui re, fin da ptincipio dell'azione, fu oco mollo celere e quindi a servirsi delle munizioni degli avantreni dei pezzi, appena vuotati questi e appena la cosa sia fattibile dovranno essere cambiati con quelli dei c3ssoni, onde avere gli avantreni dei pezzi sempre carichi. Nel t~rm inare questa conferenza ritengo sia j ] caso di formulare alcuni voti giù stati espressi da distinti ufficiali e dalla realizzazione dei quali riceverà certamente guad3gno l'arma d'artiglieria.

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L' importanza del rifornimento delle munizioni sotto ·il fuoco è immensa. ~e diffico ltà che si incontrano all'atto pratico sono -tait da rendere alle volte inabile a funzionare l' organamento il più perfetto. Sarebbe quindi sommamente utile che le truppe d'artigl ieria venissero esercitate ai campi d'istruzione in questo genere di servizio, .facendo eseguire sotto il fuoco simulacri di riforni'°:1ento. L'esatta conoscenza di questo servizio parmi sia ~no dei migliori frutti _che le batterie e le truppe -destinate a formare i parchi, possano ritrarre dalle grandi manovre. Scostandomi alquanto dal soggetto di questa confe~e.nz~ dirò altresì, che a parer mio sarebbe pure utd1ss1 mo, a fine di dare un giusto concetto della mo..: bilità dell'artiglieria, che ai campi d'istruzione ed alle grnndi manovre, le batterie fossero falle intervenire in completo assetto di guerra, cioè con tutto il caricamento interno dei cofani, od almeno, con sacchetti di sabbia, limatura di ferro od altro, di peso -001Tispondente a quello del loro regolare munizionamento. Solo in tal modo si potrà dare agli ufficiali d'artiglieria, e sovra tutto agli ufficiali delle altre armi, un'idea esalta della facilità colla quale le batterie possono superare .passaggi malagevoli, eifettLiare sal it~ ecc. , Si eviterebbe così il pericolo di ridurre l' impieO'o dell'artiglieria in queste circostanze cosi necessarie ali' istruzione dell' esercito ad una semplice mostra, generando in chi l' impiega idee false circa la facilità di occupare posizioni; occupazione che sarà sempre resa assai più ardua e sovente anche impossibile in -campagna, stan te il peso dei cai·ri grandemente aumentato, nel mentre che in pari tempo sarà diminuita Ja bonlà complessiva delle mute di cavalli attaccati

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~86 CONFERENZ~, MlUTARl - MUNIZIONcA.MENTO ECC. in causa del gran numero di quadrupedi non istruiti> e non abituali alle fatiche, di cui viene provvista una batteria all' aHo della mobilizzazione. Sarebbe inoltre desiderabile che a dette grandi manovre l' artiglieria potesse intervenire coi cassoni ,. affinchè gli ufficiali imparassero a collocarli ed a servirsene pel rifornimento delle munizioni. In conclusione dovrebbe l'arLiglieria, in queste esercitazioni, trovarsi sempre, per quanto possibile, in circostanze simili a quelle della vera gnena, e ciò anche a cos to cli esservi rappresentata da un minor numero di batterie, o di farne concorrere molte alla formazione di quelle che .--a dette esercitazioni dovranno intervenire.

FERRARJS L EONA'RDO

Capitano nel 4° Regg . m·tig lierùi·.

DE LLA

CONVENIENZA NEGLI ESERCill DI

SUBORDINARE L'AMMIN.JSTRAZIONE AL COMANDO

Da qualche tempo in alcuni Stati di Europa si agita la questione se l'amministrazione debba esistere separata ed indipend ente dal comando degli eserciti, oppure debba formar parte integrale di esso. Sciolta nell'esercito germanico in senso favorevole alla subordinazione, lascia altrove ancora perplessi gli animi, e discrepanti le opinioni tra due diverse scuole, sebbene si mostri prevalente e cerchi imporsi quella della fusione. Tale sistema è il più conforme ai principi i · ed è quello delle origini. I prìncipii richiedono nella varietà delle attribuzioni la loro. unità come perno e come centro, da cui irradiano ed al quale convergono . All'osseflvatore oculato non può sfuggire che l' amministrazione implica il comando ed attinge in esso la sua forza ed efficacia; ora sequestrando l'una dall'altro in linee indipendenti, difficilmente potranno insieme concorrere allo scopo comune, collimando in quella unità d'azione che è tanto necessaria in guerra. · Amministrazione e comando tendendo allo stesso scopo, si completano a vicenda e devono perciò incon-


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DELLA CON VENIENZA NEGLl ESEIICITI

Dl SUBORDINARE L'AMMfNlSTRAZIONE AL COMANDO

trarsi ·nella persona, cui principalmente incombe raggiungerlo; se il comando non amministra, abdica ad una delle sue attribuzioni e viene meno al suo compito; se altri amministra in sua vece, male riescirà senza l'autorità necessaria ad imprimere un sicuro ed energico indirizzo; il peggio potrà accadere se avrà una autorità sua propria, poiché non tarderebbe la divergenza ed il conflitto dove è tanto necessaria quell'armonia, che è impossibile senza un eleme.nto prevalente, il quale informi ad unità le varietà di attribuzioni. Nel comando risiede l'autorità; ad esso rimonta la responsabilità del le operazioni militari; l'amministrazione è una necessità <li successo. Se il vincere era corollario di bene amministrare anche presso i Romani, come disse Paolo Emilio, lo è maggiormente oggi colle masse enormi che si mettono in campo. L'am· ministrazione quindi deve essere pedissequa al comando e deve a lui incombere come un diritto e come un dovere. } Infatti il vettovagliamento dell'esercito dipende dalla I ·direzione che si dà a\Je ·operazioni militari; il generale \ in ca·po è il solo che sa ciò che si deve e si può fare; ei solo è il giudice competente militarmente ed arnministrati vamente, stante il nesso delle due operazioni; , onde a ragione scriveva il duca · di Rohan: Ppu.r voir \ à. ce que l' armée vive, fait partie cle l'art de la condufre. Rimontando ai precedenti storici, poche sono le notizie che su lla amministrazione degli eserciti, prima del l'età moderna, ci è dato ricavare dagl i scritto.ri ch e dettarono ope re sull'arte della guerra; ma possiamo con fondamento affermare che il comando e l'amministrazione risiedevano e si compenetravano neìla stessa persona, salvo la loro diramazione in personali suhallerni. Così fu natura !mente nelle origini , quando gli eserciti

essendo minimi ed in embrione, più semplici si presentavano il comando e l'amministrazione di quello che nélle molteplici attinenze dei relativi servizi nel loro più ampio, successivo e graduale sviluppo. In progresso l'amministrazione fu separata dal comando, e ciò per ragioni più accidentali che di principio. Fu per una considernzione puramente accidentale se la signoria di Firenze separò l'amministrazione dal comando; avendo al suo sqldo truppe mercenarie non poteva lasciare senza pericoli ed inconvenienti in loro mano la amministrazione. Viene ancora segnalato l'inconveniente della loro un ione con ricordare l'esemp io di Scipione Africano, il qua le redu ce dall'Africa col prestigio della villoria sul più grande capitano dell'antichità, e chiamato alla resa dei conti, rispose« andiamo a ringraziaregl·i dei» . Non è già da uu episodio, ma dai fatti costanti che si deve desumere una legge come guida e norma . Nullà impedisce che debba rispondere della sua amministrazione anche un generale vittorioso, come un ministro fortunato nel governo della cosa pubblica; alla responsabilità ben definita nessuno può sottrarsi. Ma come un generale col peso e la responsabilità del comando potrà ancora avere il peso e la responsabilità della amministrazi one nelle molteplici attinenze del suo attuale sviluppo? E qui sta veramente, non la giustificazione, ma la spieg~zione del sistema, che tiene separato il comando dal!' amministrazione. Quando i principii si esplicano in fatti ·molteplici e svariati, facilmente si offuscano e si stemperano in essi; allora si perdono di vista i nessi, che rannodano i fatt i al principio; esso viene a perdere di quella luce ed evidenza originale, che presentava nella sua primitiva semplicità e schiettezza.

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DELLA CONVENIENZA NEGLI ESEROITI

I principii non si possono impunemente abbandonare; gli inconvenienti a lungo andare vengono a segnalarsi nelle istituzioni tralignanti, ed è allora che si fa più viva la necessità del ritorno ai principii stessi oncle ravviare l'indirizzo vizioso . Questo ritorno però,. non esige già l'applicazione del principio nella sua primitiva semplicità, poichè allora converrebbe fare astrazione dall'applicazione di esso ai nuovi fatti; è questione invece di ritornare al principio di coordinare i fatti e le circostanze e comporli in quella,unità armonica consacrata potenzialmente nella greggia sem· plicità dell'unità iniziale. . Ridolto a questi termini il problema, proverebbe troppo il riflesso che per colui il quale ha il grave còmpito della responsabilità del comando, sia troppo grave · l'altro della responsabilità amministrativa. Anche il comando considerato presentemente ne' suoi particolari sarebbe tal còmpito cui nessuno potrebbe sobbnrcarsi . È · questione di sottrarre i particolari a colui obe regge la somma delle cose circondandolo di personali subalterni e lasciandogli soltanto il còmpito delle generalità per imprimere l'impulso, e dare unità di indirizzo. Ciò che si fa pel comando devesi intendere dell'amministrazione, in quanto sia necessario coordinare le due funzioni allo scopo loro comune. A questo suffraga il concetto di gera-rchia, secondo il quale·il potere unitario riunisce, dirige e timonegg·ìa gli elementi diversi e suba ltèmi, attenend@si solo agli affari generali che primeggiano. L'azione preminente non deve-essere troppo assorbita nei particolari proprii dei personali dipendenti, salvo a questi l'altingerè più in alto le 111spirazioni. Posta la questiqne di principio con quella mira di .generale immediata utilità che offre il sistema al medesimo informato, sarebbe fuor d'opera preoccuparsi

DI SUBOllùÌNAllE L AMMlNlSTRAZlONE AL COMANDO

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degli inconvenienli che può presentare, imperciocchè molti di essi sparirebbero o verrebbero temperati dal modo della sua attuazione; e per altra parte non è nell'ordine naturale dei fatti umani un sistema scevro di in- · convenienti; è questione di bilanciarli con quelli del sistema opposto e vedere in quale dei due prevalgono. Il vizio nel sistema opposto sarebbe alla radice; la ramificazione dei s~rvizi ne dovrebbe radicalmente scapitare. E perchè non trovi faeilmente luogo nell'ordine dei fatti il volgare concetto che ?-ltro sia la pratica altro la teoria, quasicbè la pratica sia il fatto, abbiamo nella storia moderna due esempi che si possono invocare in appoggio: l'intendenza militare francese e l'intendenza militnre prussiana, composte di soggetti scelti, tratti dall'esercilo e dotali di qualità eminenti. Queste due intendenze otlepnero in campagna risultati ben I divers i; la prima funzionò in modo poco adeguato, ed l era autonoma; la seconda funzionò egregiamente, ed ,t era una emanazione del r,omando. L'intendenza militare france::e portando in campagna la sua autònomia; la sua indipendenza, non trovò mai nel comando nè aiuto, ·nè protezione, vivendo anzi quasi sempre con lui in lotta. A ciò se si aggiunge che fre\l quenti in guerra, per forza di eventi, sono le privazioni, i si vedrà che l'intendenza militare non può avere l'autor; rità di imp,orre sacrifici, nè ha il prestigio per fare·appello l alla abneguzione del soldato. Il generale solo può agire sull'animo del soldato nelle circostanze critiche della guerra anche meglio condotta. I Nella campagna del ,t 8'7Q- 74 per effetto di questo vizio organico nella· costituzione dell'intendenza militare francese, l'amministrazione funzionò debolmente. J Ultimala la guerra si vollero cerMre i motivi dei gra:vissimi inconvenienti che si erano verificati; si nominò una commis;c;ione parlamentare incaricata di studiare

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DELLA CONVENIENZA NEGLI ESERClTl

10 sv iluppo del servizio, di segnalarne i difetti e pro-

. . porre le opportune riforme. . . Le ricerche di questa comm1ss10ne giunsero a d1. -mostrare che i disordini segnalati dal principio alla· -fine clella campagna non si dovevano attribu ire nè a · malversazioni, nè a scarsità di personale, nè a mancanza d'intelligenza, ma bensì alle seguenti ·cause: ,1° Eccessivo.accentramento. 2° Ordinamento di servizi amministrativi in pace ìi otalmente diYerso da quello di guerra. l _3° Responsabilità del servizio attribuita ai fu~\ zionari de ll'intendenza e non ai comandanti generali. \ L'Assemblea nazionale preoccupata dei fatti esposti · dalla comm1ss1one, fece un primo passo per porvi rimedio e all'uopo prnpose la legge 24- luglio •I 873 cui caratteri più salienti sarebbern: 4° Discentramento amministrativo. 2° Ordinamento dei servizi amministrativi eguale m pacé ed in guerra. 3° Direzione e responsabilità del servizio attri· buita ai comandan ti .generali e non ai fu nzionari del1' intendenza militare. Queste proposte sollevarono molte obbiezioni. In primo luogo si osservò che le finanze dello Stato sarebbero compromesse se l'intendenza militare venisse privata della sua autonomia che la ,meu~ i_n ·grado di e5ercitare u.n controllo su tutt~ l a~m~m~ strazione senza essere arrestata da cons1deraz1ont dt disciplina. Si disse che ,il gener<ale perderebbe del -suo prestig io, se si faces.se ri!';alire sino a lui la re-sponsabilità delle ·inevitabili sofferenze inerenti -alla . guerra. . A queste obbiezioni la commissione dell'Assemblea .J1azionale contrapponeva le seguenti ragioni . · L'amministrazione militare ha funz ionato male perchè

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DI SUBORDINARE L' AMMINISTHAZIONE AL COMANDO

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esiste un antagonismo tra il personale dell'intendenza· ed i comandanti delle truppe; fra questi e quello, . nessun rappo rto, nessun legame durante la pace, e· siffatta reciproca indipendenza si è appunto quella che crea l'antagonismo. I generali mantenuti estranei all a amministrazione non possono inte ressarsi ai falli amministrativi perch è si svi luppano fuori della loro azione. Non ha moltovalore la presunzione che un ·generale non possa essere un buon ammin istratore; sarà, può convenirsene, un callivo contabi le, ma non sarà mai cattivo amministratore, perchè l'amministrazione è il portato delleleggi d'economia sociale, leggi che devono essere note a tultt~ le persone che coprono cariche eminenti nel lo. Stato. D'altronde non si tratta di dare ai comandanti generali le attribuzion i dell'intendente; si tratta solo di dare loro !'alla direzione del servizio, onde conciliare le esigenze della guerra colle esigenze dei fatti a mministrativi. Si deplora che con tale sistema il soldato in cam1 pagna fara risalire la. colpa delle sue sofferenze sino 1 meglio avere un capro , al generale, e · che sarebbe espiatorio nel!' intendenza militare. Questo è un grave errore: è bene, è necessario, che la responsabi lità sia , impos ta a· colui che ha J' ·auto11ità reale di po ler fare ;il bene e prevenire il male. Se un generale per la sua imperizia nel concil iare le esigenze della guerra: col vettovagliamento o col servizio sanitario fosse causa di sofferenze per il soldato, sarebbe detestabi le rimedfo quello di far sopportare il peso de' suoi errori . a , chi non ne avesse colpa. ·La commissione chiedeva poi quale sarà il risultato di questo ritorno ai sani · principii di governo. Sar& che il generale avendo una certa responsab ilità amministrativa, si troverà in obbligo di provvedere ai bi-


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DELLA CONVENIENZA. NEGLI ESERCITI

-sogni del suo corpo d'armata , sarà costretto ad essere in frequenti rapporti col suo personale amminislrativo, ciò che facil iterà singolarmente il còmpito dell' intendenza, che finora era considerata come cosa estranea all' esercito, al punto che alcuni generali tenevano -secreti i movimenti della truppa ai loro intendenti, senza preoccuparsi del le conseguenze sui servigi amrninis tra ti vi. La commissione dell' Assemblea nazionale non si 1imi lava a proporre qu~sle riforme come panacea universale ai mali dell'amministrazione militare, ma pro- _ poneva pure altre riforme importanti, sopratutto nella azione amm inistrativa durante il periodo della mobilitazione. lJ principio della fusione dell' amministrazione nel comando fu poi confermato ed ampiamente svolto colla nuova legge sul riordinamento dell'amministrazione militare, legge teslè discussa nel Senato francese, nella quale per maggiormente accentuare la dipendenza dell'amministrazione dal comando, l'intendenza militare venne spogliata delle atlribu2ioni di cont1·ollo, che nell'antico sislema cumulava colle allribuzioni semplicemente a1nministrative. Che la riforma proposta in Fraucia di accollare la responsabilità della amministrazione al comando anzichè all' intendenza possa ri escire utile, lo dimostrerebbero le ragioni fin qui svolte, ma più che le ragioni lo dimostrano i successi ottenuti là ove questo -sistema era in vigore. Non vogliamo affermare che i buoni risultati avuti dall'intendenza militare prussiana durante le campagne del 1866-70-71, si debbano ripetere esclusivamente dal fatto che quell'intendenza funzionava nelle attinenze e souo la dipendenza dei comandi generalj: altri fattori vi concorsero, ma non è meno vero .che

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Dl SUBORDINAR& L AMMINISTRAZI0NE AL COMANDO

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trattandosi di assicurare il servizio della sussistenza • • 1 ' si imponevano a. soldato fatiche r.he egli sopportava senza mormorare perchè imposte dai suoi capi. Egli portav~. seco pane per qqattro giorni, viveri per sei giorni, e CIO n:algr~do_ sr:s~.O soffriva )e pÌÙ dure privazioni. In cond1z1om s11mh l mteodenza militare francese non poteva imporre nè i mezzi per evitare la privazione nè la privazione! il comando non avrebbe accellalo quei temperamenti che riescivano g ravosi pel soldato e dovendosi subire le conseguenze della imprevide~za quale ne era il risultato? 'Il discredito dell' ammini~ . -stra-zione, il mal umore nelle truppe. In Italia nelle scorse ~ampagne l'intendenza militare ( -era autonoma, e quasi e purtroppo si verificarono \ ~nch: pr:sso d} ~oi .ta)uni degli i?co_nve?ienti lament.ati -m Francia. Irnz1ato 11 lavoro d1 nordmamento, 1',mtendenza militare subì anch'essa alcune riforme; il -nuovo corpo di commissariato militare che fo il portato di queste riforme non p9trà per l'avvenire esplicare l:a. sua azio ne indipendentemente dal comando,.perocchè a questa indipendenza si oppone il gr::ido mili tare ed effettivo di cui sorio rivestiti gli ufficial i del commissariato. Data questa dipendenza ne avviene che l'alta direzione dei servizi amministrativi sarà devoluta al 1comando. .Finora però non furnno ancora con,!retate in un regolamento le attribuzion i del corpo di comm issariato militare in ·pace ed in guerra. Speriamo che JUanto prima sarà riempita questa lacuna, mediante I~Lruzioni informate ai principii dominanti nelle naz10~i milita.ri che ci precedettero nella ,riforma degli ordmament1 amministràtivi.

Lurnr Bos10 T. Colonnello Commissario.


LA DI_J,?E,$A OEL TIRO.LO NEL

LA

DI:FESA DEL NEL

1859

(Relazione ufficiale austri"aca sulla guerra del 1859 in Italia. - DER. Nach den FeLd- Acten -imd anae,·en aut/1.entischen Quelle,. bearlleitet au,·ch das h. h. Gener alstabs-B1~reau fiir Krle{lsgeschtchte). • KR1Eo IN lT.kLlRN -

Da qualche anno la stato maggiore austriaco ha rivolto i suoi studi alla guerra de1 1859, sia per cercare col coltello anatomico le cause grandi e piccole delle disfatte dell'esercito, sia per porsi colla severità della storia giudice imparziale fra le passioni più o meno vivaci che lascia per generazioni dietro di sè una guerra infelice, sia per offrire al soldato un mezzo di studio proficuo, allo storico un soggetto di profonda med~tazione. Già abbiamo avuto più volte occasione di parlare di quest'opera importantissima la quale riempie una lacuna nel campo storico militare, rivela sotto una luce nuova tanti avvenimenti singolari, ci manifesta con analisi :finissima le magagne che rodendo il corpo colossale del magnifico esercito austriaco ne hanno preparato le disfatte, ci trasporta colla me.nte e col cuore al sorgere luminoso della stella d'Italia (1). E abbiamo detto dei (1) Vedi Rivista milita?·e, dispensa del dicembre rn72, gennaio 4873,. luglio e agosto 487-i , aprile, maggio e luglio 1876.

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molti suoi pregi, particolarmente nei due volumi che precedono alla battaglia di Solferin.o, ed abbiamo combattuti gli errori e le inesattez~e da attribuirsi, sebbene a diciassette anni di distanza, a1la passione ed all'orgogli(i) offeso. Ora siamo al quarto volume. Esso narra diffusamente gli avveniroen~he ebbero per teatro il Tirolo, le minaccie e le avvisaglie intorno Mantova e Peschi~ra, i faW pol itici e militari d.ell'Italia centrale, la difesa delle coste marittime, le trattative diplomatiche. I preparativi di difesa e. lo svolgers i delle operazioni verso gli sbocchi sud-ovest della regione montuosa, che adagiandosi alle grandi Alpi come cuneo s'interpone fra. la Lombardia e la Venezia, sono narratj con cura lodevolissima, con abbondante corr(ldO di descrizioni topografiche, indispensabqi 'per dare il bandolo in,labirinto così intricato, con ,ricca copia di documenti e di osservazioni, con sincerità e serenità di esposizione dal punto di vi.sta austriaco . Si notano imparzialmente le cause degli errori, e non di r ado, ~enza scostarsi dalla calma forzata e senza togliere il velo che avviluppa tutte le narrazioni ufficiali, si lascia indovinare a chi rimonti la responsabilità. Questa parte è più delle altre colorita ed animata, sia pel teatro dove succede l'azione, sia per la varietà pjttoresca degli eventi, .sia perchè come uno specchio riflette la profonda impressione fatta allora, e lasciata .poscia negli Austriaci, dal sorgere gigante pella rivoluzione italiana, di ·questa ignota formidabile che teneva fra le strette più · angosciose qualsivoglia operazione militare. La narrazione vi torna spesso e ne parla in cocluso; 0 qui ne esagera la gagliardia e gli intendimenti, I~ l'ignora affatto, e a tanti anni di distanza ne subisce ancora il fascino penoso. A tutti gli sbocchi dell'enorme baluardo naturale strategico y,ede torva e fremente la rivolta che trova un'eco potente nelle valli e fra i monti e minaçcia alle spalle l'esercito valoroso. ANNO

xxn, Voi.

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298 LA DIFESA DEL TIROLO I Landesschutzen non accorrono ardenti di fede a proteggere i loro focolari; nelle valli centrali e settentrio nali, dove vivono pur sempre le tradizioni di Andrea Hoffer, bisogna costringerli a forza ricorrendo alla legge, nelle meridionali suprema necessità impone di togliere le armi divenute un pericolo nelle mani dei sudditi. E di fronte si eleva una bandiera; con mirabile concordia, superando infinite difficoltà, vi si accorre d'ogni parte d'Italia; si forma lestamente un corpo ordinato che lanciandosi audace e sicuro per monti e per valli sconcerta tutti i calcoli di abili generali, spande intorno la confusione ed il terrore, scaglia a tempo i suoi col pi, a tempo si schermisce ed immÒbilizza così la resistenza del.:. l'avversario. Ma troppo duole ad un vecchio esercito di aver· la peggio contro un corpo improvvisato. E quindi f \ se ne · ingigantisce il numero e pur tremandone sempre, ; si lascia sfuggire qualche parola poco con'forme alla gravità ufficiale ed alla storica verità. Certo che la costituzione dei cacciatori delle Alpi fu un mirabile fatto storico e politico, che, date quelle condizioni, non ha f raffronti; ma sarebbe stato un vero miracolo ·se in così , breve spazio di tempo, fra marcie e combattimenti, quel nucleo di valorosi avesse alla · frontiera del Tirolo raggiunto la forza che gli attribuisce la narrazione ufficiale. A questa esagerazione, prodotta forse dal curar troppo i documenti propri e dal non tener conto dei documenti nemici, fa riscontro la diminuzione artific(osa delle proprie forze, diminuzione che non manca p..oi di venir contraddetta dallo svolgersi successivo del racconto, il quale naturalmente registra ogni singolo fatto. Per tal modo la relazione ufficiale non è che un tributo (preziosissimo ne conveniamo) portato alla storia, e non contiene tutti gli ammaestramenti che una storia imparziale e spassionata potrebbe contenere. La trascuranza poi deÌle relazioni di parte avversaria induce di leggieri a con-

NEL '1859

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fus ione di cose e di nomi, lascia oscure lacune, impeJisce di riassumere i fatti coll'indispensabile connessione logica, toglie fiducia, prestigio, efficacia alla narrazione. Esaminiamola più da vicino, valendoci al possibile nel iracconto delle sue ste.sse espr.essioni.

I. 'Garibaldi coi suoi volontari avea fatto balenare agli Austriaci l'idea della guerra di montagna. Il sentimento -Ostile delle popolazioni di Como, Varese e Brescia, le i ntime relazioni loro coi corpi franch i, avevano destato serie apprensioni per il Tirolo meridionale e per la linea .di op~razione coll'interno della monarchia. Una commissione riunita alla metà di aprile propose ·di rist.abilire la già quasi demolita fortezza di Rocca d' Anfo, di munire i passi pei quali può essere girata, :di fortificare con un blockhaus Monte Suello. Poi dove;,a ,costrursi un ridotto centrale presso Ossana a gua1·dia del .p assaggio del Tonale dalla val Camonica all'interno ,del T irolo. La strada di Valtellina per lo Stelvio alla valle superiore dell'Adige doveva essere sbarrata ai bagni di Bormio. La commissione credeva bastasse alla difesa .del Tirolo meridionale una divisione di 10 battaglioni ,con due batterie. Si sperava ancora sul concorso delle milizie organizzate, poichè fino· al 25· aprile il comandante supremo in ltalia ig)lorava che lo statuto di difesa territoriale, compilato nel 1851, era rimasto lettera morta non avendo la sua pubblicazione potuto aver luogo senza il riordinamento dei comuni, che avrebbe naturalmente dovuto servirgli di base.


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LA DIFESA DEL TIROLO

La critica situazione _apparist\e a~eri tratti i_n )}~")'rap~ porto del genera! maggiore Huyn, l 11 quale a1 pr1illi d1. maggio aveva assunto il comando delle truppe._I nu-· ni'erosi pàssi che ffalla v:alle d·e il' Adige irraaiano vers~ il Lombardo-Veneto erano aperti; nessun lavoro di fortificazione era incominciato; il presidio di Rocca d'Anfo. esposto ad essere ·tagliato; occorreva artiglieria, car;..., reggio, munizioni. I due battaglioni di cacciatori eranoin gran parte composti di reclute; i fucili antichi e nuovi erano diversi di calibro e di forma. Ma l'esercito austriaco si trovava ancora al di là del Ti:cino e la considerazione politica che il Tirolo era suolo tedesco influiva sinistramente sull'energia miHtare dei. preparativi di difesa; a torto però, imperciocchè senza una strana contraddizione che avrebbe ristretto il diritto di guerra e l'avrebbe snaturato, la neutralità del Tirolo non poteva coprire l'Austria fino a tanto che essa vi pre,pa,ravca le ·sue f0rze per lanciare il suo 'a ttacco, -perpigliare l'avvel'sario di fianco ed ·a lle spalle, per ritirare le sue truppe come in un inviolabile asilo, per fel'marne sulla soglia il ne·mico vincitore. La Francia nel 1854 si trovò nella medesima situazione di fronte alla Russia rispetto alla neutralizzazione del Mar Nero, di qu·ella che nel 1859 la Germania di fronte alla Francia r ispetto ai possedimenti tedeschi dell'Austria, · e ·10 stesso argomento che la Russia, distrutta la flotta turca presso Sinope, pose in campo per .giustificare il sno attacco, sarebbe valso ora con egual fortuna agli alleati contro dell'Austria (1) . Egli ·è vero che brillava pur sempre la speranza di

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-avei.! aiutq dl'!lla Germania; m\ condizione principale -d,e lla p!.!udenza politica è la potenza militare. « L'ingannevole lusinga dell'aiqto federale d~lla Germania, che in questa guerra per ben due volte fu nefasta all'Austria, minacciò d'improvviso per notevole indebol ipiento delle forze, così scarsamente a.ssegnate alla difesa del Tirolo, nuovi malanni, proprio nell'istante in cui i provvedimenti incominciati dovevano fare la loro prova )) . · maggio si andò trascinando alla peggio fra le urgenti richieste del generale Huyn e le gravissime dif·fJ.coltà di aver truppe regolari, di preparare le fortificazioni, di provvedere alla difesa del pa.ese per mezzo dei rpali ordinati Landesschutzen. E frattanto il grido di rivolt.c}. echeggiava sui monti di Lombarò.ia, e Garibaldj avanzava, per Arona, Intra e Luin.o a Varese. « I buoni furono terrorizzati; sotto pretesto di respinger.e i corpi franchi fin dal principio delle ostilità si doman-dava apertamente la costituzione di guardie nazionali. _'tt ~< Il -4 maggio il barone di Urban da Milano avevllr -dovuto mandare la brigata Rupprecht per tagliar corto . a quei disordini. I più pericolosi agitatori furono arrestati e furono loro t rovate istruzioni mandate dal campo nemico :p er ordinare l'insurrezione. Anche· le guardie finanziarie al confine non offr.ivano sicurezza di ~orta; molti militari in èo~gedo s'erano dati alla fuga e s'erano schierat~ con Garibaldi. Alle spalle i malcontenti1suscitavano pubblicamente il popolo e lo aizzavano a distruggere le nostre cor:ùunicaz·ioni telegrafiche e ferro viarie >> . Fràttanto Garibaldi da Biella s'era posto in movimento contro i-1 fianco destro della divisione Urban, aveva pas·sato la ·se~ia presso Gattinara, àveva nella notte del 23 maggio raçcolto }e sue truppe a Borgomanero ed il 24 era giunto a Varese. « Rinforzato da soccorsi e. da arruolarneJ!ti fatti n~i ll,lOnti, Garibaldi il 26 maggio fu

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( 1) Malgrado questa considerazione della relazione austriaca è un fatto che~ per ordine del comando supremo, Medici si arrestò allo Stelvio e Cialdiil4 -:rl Cafl'aro, appunto per non ·toccare la frontiera tedesca, che rimase inviolata,

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1859 303 10,000 uomini a Monza ed attaccava il 29 Garibaldi a Como. Questi volgeva a Laveno e si assicurav~ la ritirata col pigliare la flottiglia del lago Maggiore. Nel circolo di Trento 5,000 uomini dovevano difendere una frontiera irta, egli è vero, di ostacoli, ma tagliata da passi .che potevano essere tutti assaliti contemporaneamente, contro nemico che aveva lo slancio, l'energia, il numero, la scelta del punto pel colpo decisivo, e bande di volontari, e cacciatori delle Alpi organizzati per la guerra di montagna e sostenuti a tergo da truppe regolari. Poi (siamo sempre allo stesso ritornello) le popo- 1 lazioni erano in fermento, le milizie territoriali non ancor chiamate, l e truppe non organizzate , non istruite. non preparate al diffic ile còmpito, impacciate nella loro mobilità e nell'energica azione comune. Del barone di Urban nessuna notizia; sempre men promettenti le trattative colla Prussia; sempre più incerti gli eventuali soccorsi. f o I. Allora fu dato ordine al 6° corpo (Degenfeld) di rinforzare il presidio del Tirolo. In sulla fine del maggio componevano quel corpo tre divisioni: la 1a Zedtwitz - brigateBitterman, Reichard e Schneider; la za Schmerling - bl'igate Reichetzer e Baselli; la 3a . . . . . brigate Henikstein, Latterer e brigata di cavalleria Coudenhove. Si aggiunga il reggimento d'artiglieria N. 6 e la riserva d'artiglieria cli nove batterie. Una particolareggiata disposizione dell a cancelleria centrale militare del 31 maggio, ordinava la marcia di questo corpo, disseminato a Magonza, a RQ.stadt, a Vien~a, a Linz, a Braunau, a Salzburg, verso la nuova destinazione. Secondo l'ordine di battaglia del 31 maggio il 6° corpo formò due divisioni: l'una principe Hessen composta delle brigate Reichhardt -ed Henikstein, l'altra Koudelka delle brigate Reichlin e Huyn (1).

302 LA DIFESA DEL TI ROLO invano attaccato dalla.guarnigione di Milano; seguì le truppe austriache fino a Como, spingendo i suoi avamposti a Lecco ed a Monza ». Il nembo minaccioso s'ap-, pressava alle alpi tridentine.

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II.

Il generale Huy n faceva del suo meglio· per· tenersi informato dell'opinione pubblica, sordamente ostile, peJJ ordinare il servizio di esplorazionè e di sicurezza, pel." impedire al confine le numerose fughe dei male intenzionati e l'introdurvisi di agitatori stranieri. Ma· scarse erano le truppe. I cacciatori regolari (lager) erano i soli atti a servire di nucleo di difesa e a dar qualche saldezza ai Lrmdesschutzen, i quali, senza istruzione militare, senza rigorosa disciplina, difficilmente potevano venire impiegati. Destinati a guardia ovvero ad attacchi di fianco per gli alti monti, dovevano costituirsi intorno a truppe regolari per ritrarne esempio di perduranza e di solidità. Questo esempio non potevano darlo in nessuna maniera le truppe di linea intimidite dalle enormi masse deimonti, non avvezze alle fatiche della vita alpina ed al penoso inerpicarsi per sentieri perigliosi, fra precfpizi e dirupi. . L'entrata di Garibaldi in Lombardia aveva tutto posto m allarme: troppo tardi il quartier generale si era accorto del pericolo . L'insurrezione allargava le potenti sue braccia; la Valtellina scattava come ad u n sol cenno; il tricolore sventolava a Tirano; il governo svizzero era impotente contro la corrente italiana. Invano Urbau lanciava proclami; invano raccoglieva

(4) Allegato VJI al l! volume.

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Il 14 giugno il quartiere generale del corpo veniva stabilito a Trento. Capo di stato maggiore era il colonnello barone John, il quale in assenza del comandante Spiegò la più efficace operosità, fondamento e garanzia a c·arriera più vasta e più brillante. Ma ò'gni cosa lasciava assai a desiderare. «. L'istruzione dei singoli corpi è molto scarsa, il loro armamen:to vario, l'equipaggiamento così arretrato che per a:vér qualcosa è indispensabile la spinta diretta del comando supremo dell'esercito (1) ». In quelle strette, dopo molte titubanze prodotte dalla naturale diffidenza verso la guerra popolare, l'imperatore Fra:ncesco Giuseppe emanò finalmente l'ordine di costituire le compagnie dei Landesschutzen. V'erano ascritti tutti gli uomini atti alle armi. Il contingente .fissato era di 24,000 uomini, ripartiti in tre catego"rie da chiamarsi successivamente sotto le armi. I Landesschutzen (o bersaglieri come li chiamano ora} sceglievano allora i propri ufficiali ed erano r ipartiti in compagnie da 120 a 150 uomini. Lo stutzen ovvero il fucile a camera formava il loro armamento; chi lo portava di proprio riceveva un compenso giornaliero. ·Il vestiario dipendeva dalle compagnie; unico segno una fascia al braccio bianca e verde. I comuni dovevano fornire mantel~o o coperta; lo Stato dava il mantenimento - per pensioni ed indennità, trattamento pari all'esercito. La Landsturm era la leva in massa composta di t utti gli uomini validi. Si raccoglieva in compagnie da 150 a 250 uomini ché formavano poi in ciascun circolo masse di 1000 e più uomini; Il governatore col comitato ad hoc aveva la direzione politica amministrativa (4) Relazione del 5 giugno al comando supremo dell'esercito in Verona. ·

305 1859 della difesa del paese; ai comandanti generali spettava la direzione tattica. Ogni circolo aveva un comitato di difesa, ogni distretto un sottocomitato. .Ma non tutte le vallate offrivano garanzie di fedeltà; e d'altronde in sulle prime non pareva minacciata che l:a parte occidentale del Ti~olo. Onde parve sufficiente una chiamata di 3000 o 4000 uomini dai circoli fedeli .di Bressanone e di Innsbruck. Di questi, due terzi dov-evano essere spinti ai confini per togliere dalla prima linea le truppe bisognevolissime di addestramento e di ordinamento; l'altro terzo rimanere ·ai riserva nella linea Bolzano-Rovereto. Altri 2000 uomini di Pusterthal dovevano o difendere la valle superiore dell'Adige od unirsi all'ultimo terzo per far fronte agli attacchi eventuali dal Veneto. L'indole borghese dell'istituzione escludeva la salda ,energia del comando militare o la paralizzava cogli attriti i più svariati. Soltanto il buon volere poteva fare ciò che era impossibile alla dura disciplina. Era quindi d'uopo assicurarsi questo buon volere col mantenere di buon animo i Landesschutzen, provenienti dalle classi più. diverse delle società, colla cura più diligente pel loro mantenimento, col tatto nei rapporti ·di. servizio, e sopratutto coi riguardi più delicati alla natura dell'istituzione. Il 3 giugno dal quartier generale di Verona giunsero ordini a Trento di prendere notizie per lI!ezzo di scorrerie del movimento di Garibaldi e del procedere aell'insurrezione; in ispecie della posizione di Urban, di --cui da lunga pezza mancava qualsiasi cenno. Effettivamente dopo la bJlttaglia di Magenta il barone di Urban s'era ritirato dietro l'Olona, mentre Garibaldi, di cui fino dal 31' maggio egli aveva · perduto ogni traccia, girando la di lui ala destra già nella -notte al 5 di giugno aveva rioccupato Como e Camerlata. NEL


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Correvano le voci più varie e più strane; mancava un servizio di esplorazione e di informazione, indispensabile nella guerra di montagna; le compagnie dei Lan,desschutzen erano sparse per tutto il paese, nè v'era speranza di vederle ai loro posti prima della fine del mese·; le fortificazioni non erano ancora atte a difesa; all'avvicinarsi di Garibaldi l'insurrezione scoppiava in val Camonica e in val Trompia; val di Ledro e val d'Ampola potevano solo venire osservate verso sud; l a loro posizione anzi invit~va il nemico all'attacco. In un'eventuale ritirata al di là del Mincio sarebbe caduta nelle mani degli alleati tutta la parte occidentale del lago di Garda ed una loro impresa di qui verso il Tirolo meridionale sarebbe stata resa più facile dai battelli in ferro eh~ pur seguivano il movimento dell'esercito. L'ansia del perico lo, l'angosciosa aspettazione degli avvenimenti, traspariscono dalla relazione ufficiale, le cui fredde pagine assumono vita e movimento nel deserivere la marea montante dell'insurrezione che penetra nell~ vallate, sale sui monti, paralizza ogni operazione, abbatte ogni energia e avvolge di un velo impenetrabile ogni operazione di guerra. Gli eserciti alleati avevano frattanto (15 giugno) raggiunto sulla strada Milano-Brescia il Chiese spingendo innanzi le bande franche di Garibaldi e l'insurrezione. · In que·sto mezzo il comando del 6° corpo veniva assunto 1al feld~aresciallo barone Paumgartten. La brigata Reichlin, forte di 5 battaglioni, lasciò la sera del 16 giugno la ferrovia a Peri, Ala e Roveredo ed avanzò per guardare il monte Baldo, la Chiusa Veneta, l'altipiano di Rivoli, e la posizi9ne di Spiazzi (Madonna della Corona) ponendo i suoi sostegni ad Ala ed a Brentonico~ l.a riserva presso Roveredo. La brigata Henikstein di 6 battaglioni fu divisa in due gruppi, di cui il s.ettentrionale doveva difendere il

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Tonale colle retrostanti vallate, il meridionale la valle delle Giudicarie e del S_~.Q_ço. Al secondo gruppo (4 battaglioni) spettava dunque il còmpito di guardare gli sbocchi della valle superiore del Chiese verso Condino, come pure quelli verso val d' Ampola e val di Ladro; all'uopo doveva da una parte occupare Rocca d' Anfo, Bagolino e Storo, dall'altra Riva, Arco e Torbole. La brigata Huyn, di 5 battaglioni, era destinata allo Stelvio da Borm io alla valle superiore del!' Adige. La brigata Reichardt, di ibattaglioni, formava la ri~ serva generale a Trento. Ma tutto prendeva una triste piega . Le truppe in continuo movimento da parecchi giorni non vivevano che di scarse requisizioni. Passate le Alpi con penosissime marcie doppie, spint~ nelle valli montane a marcie forzate, non giungevano al confine che esauste e sfinite. La questione dei viveri era grave assai; la fanteria e l'artiglieria non avevano nè riserve di munizioni, nè spedali da campo, nè riserva di pezzi. E in questa situazione veniva dal comando supremo H seguente ordine (18 giugno): « Secondo notizie qui raccolte, il nemico con circa 40,000 uomini ha preso po'sizione fra Brescia e Castenedolo e mira ad un attacco contro il Tirolo meridionale. La II armata si è perciò scaglionata sulle alture al sud del lago di Garda da Lonato fino al Mincio. Il 7° corpo all'afa destra a sicurezza del fianco ha occupato Padenghe e Drugolo. Il 6° corpo sulla riva occidentale del lago di Garda si porrà con questo in comunicazione, ed all'uopo concentrerà tutte le truppe che si trovano nell'a valle dell'Adige e del Sarca per spingerle in due marcie per Val di Ledro e le Giudicarie a Vestone. Nel fianco destro questo mo"vimento deve essere protetto coll'inviare truppe pel passo della Maniva a Gardone in valle Trompia in guisa da giungervi contemporaneamente


308 LA DIFESA DEL TIROLO alle truppe di Vestone. Siccome per ova non trattasi che di occupare al più presto quei punti, così non guasta che anche alcune sezioni vi arrivino in forza non completa. Il 21 giugno comincierà lo avanzare dell'esercì to principale contro Brescia, ed a questo movimento si dovrà far concorrere il massimo possibile di truppe del 6° corpo. Perciò è mestieri riunirle intorno Vestone, per di là il 21 attaccare Salò e Gavardo e porsi in comunicazione col 7° corpo d'armata. Ove poi il nemico non sia cacciato da questi punt_i, ovvero non vi sia giunto, il F. M. L. barone Paumgartten si getterà col suo grosso su Brescia >> . Ma se il movimento offensivo proteggeva la val d' Arnpola e la valle di Ledro, rimanevano sempre scoperte Bagolino e le Giudicarie verso il passo di Croce Domini e val Camonica, dove s'era sparsa trionfante l'insurrezione. Il colonnello John parti subito per esporre le condizioni delle cose; ma già idee più prudenti erano prevalse nel quartier generale, il quale ordinava la riunione delle due armate sulla riva sinistra del Mincio.

III.

S'era bensì dato l'ordine di armare la Rocca d'Anfo, interamente trascurata dal comando generale in Verona; ma quest'ordine non era stato eseguito pel dubbio sulla -cattiva costruzione dei magazzini e « per la metodica pesantezza tradizionale del servizio ». Il 20 gittgno Rocca d' Anfo era senza artiglieria, ed il mantenimento delle truppe tirava innanzi colle sole requisizioni. Si erano stabiliti, egli è vero, sulle vette segnali d'allarme, ma (cosa singolare!) presso Condino non s'era trovato un

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3()9 punto pe,r corrispondere con Pieve di Buono; sicohè tutto i1 sistema andò a rifascio, e si dovè continuare il servizio mediante ordinanze. Le apprensioni, i timori, le incertezze ed i conseguenti enderggiamenti negli ordini e nelle disposizioni, si v.anno ognor più accentuando man mano che avanza la :narrazione. I commovimenti politici si fanno sempre più larghi, più imponenti, più efficaci. Il partito rivoluzionar-io è divenuto un alleato formidabile del piano di ,guerra dei Franco-Sardi. Dai confini veneziani continuano le notizie di disordini commessi da renitenti e da disertori dei reao gimenti italiani. Ogni giorno la gendarmeria si lagna di rivolte suscitate da bande armate èhe percorreno nella zona orientale le valli d'Arsa, di Terragnolo, di Sugana, di Fiemme e i distretti fra H.ecoaro e Schio. Le autorità di Trento e di Roveredo domandano d'urgenza rinforzi, mentre molti giovani fuggono oltre i confini. Da p~r tutto, fino a Bassano, si attende Garibaldi. E l'attacco si avvicina; ma da canto suo il comando supremo dell'esercito austriaco dalla riva sinistra del Mincio mira a quella mossa offensiva che deve condurlo a Solferino. Ad appoggiarla nel fianco destro il generale barone Paumgartten riceve di nuovo ordine di inviare immedi atamente 4.QQO uomini del 6° corpo a Peschiera. Eg1i eseguisce mandando la brigata Reichlin; ma poco appresso telegrafa: << Nelle condizioni presenti il corpo non è in grado { ".) di opporre resistenza ad un serio attacco. E neppure è in grado di tenere compressa l'insurrezione alle spalle. Sui punti principali sono disponibili soltanto poche compagqie di riserva ed è impossibile il cangiare giornalmente disposizione nel sistema concatenato della difesa di montagna. La lacuna lasciata dalla ritirata di Reiclrlin è estremamente compromettente, per cui questi dovrebba venir. rimandato ,.


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3 10 LA DIFESA DEL TII\OLO Ed infatti il togliere 4000 uomini recava maggiore -0anno alla difesa del Tirolo di quello che l'aggiungerli recasse vantaggio all'offesa dell'esercito principale. La val di Ledro era aperta. ·Per occuparla in modo soddi-: sfacente sarebbe stato mestieri. spingere posti fino ad Idro, Turano, Cadignano e 1' remosine. L e truppe di val d'Ampola non erano in grado di impedire un aggiramento, ed il povero presidio di Tiarno di sopra non avrebbe nem· meno potuto sospettare per quali sentieri il nemico calasse sopra Condino, Lardaro o Tione. . •E frattanto . Garibaldi giungeva al confine. Il giorno 20 la sua avanguardia sotto Camozzi si era posta nelle case di Idro, mentre, un' altra colonna seguita da una parte della divisione Cialdini per Nozza, Casto e L odrino si .spingeva verso la v alle Trompia. A schiarimento della narrazione austriaca è forse opportuno aggiungere come il generale Broglia, comandante la brigata Savona della divisione · Cialdini, rim~nesse a Vestone a difesa della valle S1bbia colle truppe cosi distribuite: Due battaglioni del 15° fanteria e:l una sezione della 1.. batteria alla vecchia rocca e nel villaggio d' Anfo. Un battaglione del 16° reggimento a Lavenone con un posto verso Idro. Un altro battaglione del 16° reggimento a Vestone con un posto sulla strada di Treviso che conduce ad Hano. Un battaglione dei Cacciatori delle Al pi a Vobarno. terzo battaglione del 16° fanteria con una sezione di artigli eria a Salò. L ' ultimo battaglione dello stesso reggimento a Ma-demo. L a Rocca d'Anfo poteva essere impunemente avvicinata fino a_ 3 o 400 passi; i volontari italiani formicola vano pei monti; nessun soldato austriaco si vedeva tra 1

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Riva e Tiarno; le strade che conducevano al sud non erano nè occupate, nè guardate (1); il nemico in otto o (f dieci ore poteva piantarsi dietro le posizioni austriache di Caffaro è di Condino in modo che perfino !a ritirata per alle Sarche e Vezzano sarebbe divenuta impossibile; minacciava un grande aggiramento verso l'ala destra auq .• striaca pel Tirolo (2). , .. l; t o.,.,, ...,,J..::, ,... lk., 1..,. Li• ;l• « La Rocca è da ieri battuta, Bagolino vivamente at{ f taccato ; in Val di Ledro stanno già i corpi franchi » telegrafa il barone Paumgartten a Verona. (i""/"" ,,,.,~&: ~.. " ! Il 22 giugno un distaccamento austriaco al passo della Maniva era assalito e disperso, la posizione degli Austriaci a Bagolino compromessa. All' indomani grosse bande seguite (secondo la relazione che esaminiamo, o piuttosto secondo il rapporto del maggiore barone Eliatschek) da grosse colonne della forza di parecchie migliaia di uomini, comparvero sulle alture del monte Maniva. La borgata di Bagolino di circa 4000 abitanti era avversa; suprema necessità imponeva di aspettare l'attacco. Poco appresso sulle creste di monte Maniva, monte Dasdana, monte Bagoligolo e monte Carena e sulle aspre scogliere di dosso Alto, dai più alpestri e più sconosciuti sentieri sboccarono a frotte uomini in manica di camicia. : t,~-· '.,.,.j.~1i Apparivano, scomparivano, a gruppi od isolati, proseguendo sempre la strada loro. Il barone Eliatschek domandò naturalmente conto dello strano spettacolo alla popolazione, la quale concordemente rispose essere gente che tornava di chiesa. Furono richieste guide al comune per pattuglie che andassero ad esplorare; ma in tutta la località non si trovò un sol uomo che conoscesse un sentiero o che fosse atto a fare da guida.

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(~) Rapporto del maggiore Hammerstein del 22 giugoo. (2) Rapporto del generale maggiore baroneHenikstein al comando di Trento del 23 giugno.


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A poco a poco il sospetto divenne certezza:· il nemico formicolando calava giù giù nella vallata. La natura dei luoghi, la viva apprensione, l'imminente pericolo lo facevano apparire tanto numeroso ehe la relazione parla di 6000 uominì, in grandissima parte di truppa regolare piemontese. E ffettivamente all'alba del giorno 22 il generale Cial-dini da Vestone ordinava che una colonna, composta del 10° reggimento fanteria e del 7° battaglione bersag!ieri, prendesse senza zaini e con viveri per tre giorni la strada che passando ai piedi del monte Berga discende su Bagolino. Contemporaneamente altra colonna, composta di due battaglioni del 15° reggimento fanteria e del 6° battaglione bersaglieri, sotto gli ordini del colonnello Pomarè doveva calare su Bagolino pel colle della Maniva. L' attacco simultaneo era calcolato per le tre pomeridianè. Il comandante la div:sìone contava pernottare il 23 a Bagolino, il 24 prendere possibilmente a rovescio la fortificata posizione di Monte Suello, il 25 far ripassare a due battaglioni del 15° fanteria il colle della Maniva e col restante delle forze dirigersi per il passo di Croce Domini a Breno (1 ). Colpa le difficoltà incontra te nel superare il passo del monte Berga ed i ritardi provenienti dalla distribuzione del pane, le due colonne che apparvero in forma così inusitata agli occhi degli Austriaci, non arrivarono a Bagolino che alle sei di sera, quando il villaggio era di già. sgombrato. Ma torniamo alla relazione austriaca, che descrive vivamente la fazione montana di Bagolino. Verso le 2 del pomeriggio i Piemontesi sboccarono dal passo della Maniva, coprendosi con cacciatori. Ad un ( ~) Rapporto del colonnello Cugia, capo di stato maggioro della t• divisione, datato da Vestone 2.3 giugno.

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segnale dato scoppiava da tutte le parti un violento fuoco di fucileria al quale era difficile rispondere. Bande di cacciatori nascosti fra le roccie e nei boschi avviluppavano la posizione e preparavano l'attacco. Il villaggio . di Bagolino aveva assunto un contegno minaccioso. In così 9 .i.b 1!.Vcritiche circostanze il barone Elliatschek ritirò le sue tre t.·=· , 1. ~-" compagnie al monte Suello. Secondo il solito delle fazioni ~...,1.1> • t•1.~ di montagna le perdite erano insignificanti: 6 uomini Q\,.,,"~"' ·h., erano rimasti nell'avvisaglia di pattuglia del 22 al passo .,_,:::.:.~.., della Maniva, 3 feriti _leggermente il 2_3 a Bagolino. . hi·Jd,.;\t, R9cca d' Anfo era girata; la valle d1 Daone e le Grn- · dicarie direttamente minacciate, impossibile pel generale Henikstein eseguire l'ordine di lanciare una punta contro Salò\; pericolosissimo l' ostinarsi a tener Rocca d' Anfo / i, ..,.,...«vJ « un inutile tranello, che costrutto più contro di noi che 1 ~......r..:. in nostro favore da lunga pezza avrebbe dovuto essere raso al suolo » (1). · Dopo il combattimento presso Bagolino (del quale fra parentesi appena si sono accorte le avanguardie delle due colonne piemontesi) una parte della brigata Henikstein sotto il comando del maggiore Schidlach occupava le' alture di Riccomassimo. Il maggiore Eliatschek stava con quattro compagnie fanteria Deutschmeister nei trinèèramenti di monte Suello (o come dicono gli Austriaci Zuello) Questi trinceramenti .avevano il fronte rivolto a Ba- l \ golino; si componevano di un blockhaits fabbricato sulla sommità e congiunto per mezzo di abbattute e di palizzate con un parapetto innalzato a traverso il pendio. A spazz~re la strada di Bagolino e le circostanti alt~re 11..0.:., all'ala destra s'era costrutta una batteria per due pezzi, ·e s'era assicurata la strada ai piedi dell'altura con due

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(·1) Rapporto del generale Henikstein al comando di Trento del !3 giugno. ANNO XXII, VoL. I.


314 LA DIFESA DEL TIROLO sbarramenti i quali mediante una palizzata comunicavano colla gola di un'opera in muratur~ con piattafor11;1a per artiglierià destin·a ta a battere la strada Jtocca d Anfo, I ' Lodrone. Di qui abbattute è palizzate avvi·c·endando coprivano fino al parapetto dell'ala si~ist:a ed al.blockhaus superiore. L'armamento proposto d1 due p~zz1 ~a campagna e di due obici lunghi Mrreva la sorte d'. quello di Roccà d'Anfo; si .trovava appena nello stadio delle trattative (sic). Il generale Henikstein a:vèva provvisoriamente cercato di rimediare con due pezzi di racchette. Il 24 giugno il generale Cialdini procedette all'attacco su tre colonne, di cui la prima prese la ·strada lungo Ia sinistra del Caffaro contro la posizione del maggiore Schidlach présso Ricco massimo, la .seconda da Bagolino direttamente al monte Suello, la terza, in.fine, dalla parte superiore di val di Levrazzo e, senza che le truppe austriache se ne avvedessero ' per la sommità del dosso che sta fra il lago ed il torr~nte Caffaro contro il fianc_o sinistro della fortifi<lazione. La prima colonna aveva 11 còmpito di tenere in iscacco le truppe del maggiore Schildlach; essa, dopo breve scaramuccia, si ritirò presso il ponte del Càffaro (ponte Rainieri) come riserva delle due altre colonne. Il maggiore Schildlach, accortosi del movimento, nella supposizione che ì Piemontesi avrebbero impiegato da 2 a 3 ore per giungere ai trincera:.. menti di monte Suello, ne aveva fatto avvertire il presidio. Ma: senza curarsi delle strade, superando alture e burroni, i Piemontesi stavano già in tre quarti d' ora dinanzi alla posizione, prima che il messaggere di Schi\dlach avesse percorso mezza strada. Le truppe di Cialdini attaccarono con impeto e si impadroniròno di slancio del blockhaùs prima che la sorpresa guarnigione delle circostanti ~rincee potesse accorrervi a difesa. Uno sparo di racchetta austriaco pose in fiamme il blockhaus ed il maggiore barone Eliatscek

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315 trovò occasione di riparare allo scacco, ricevuto alla vigilia, difendendo tenacemente la posizione. In seguito ad iln fuoco prolungato i Pi~_mo~tesi dovettero interrompere il combattimento e ripararsi dietro l'altura. Le 4 compagnie Deutschmeister-Infanterie avevano perduto 8 morti e 20 feriti; parecchi, fra cui un ufficiale ed un medico, si erano fatti male precipitanJo da' scogli ...... . Fin qui la narrazione a1rntriaca. Non sarà discaro di conoscere la versione italiana. Il mattino del 24 il generale Cialdini ordinò a 2 battaglioni di avanzare verso il monte che trovasi dinanzi a Bagolino. Due compagnie occuparono il ponte Ranieri, già munito di trinceramenti, e tre compagnie si posero a tergo in riserva. Contemporaneamente il generale con due battaglioni del 10° mosse a riconoscere la posizione nemica, salendo per aspri e diruti sentieri al nodo che sovrasta S. Antonio, e quindi volgendo per la cresta paralella al lago d'Idro. In tal guisa giùnse contro il fianco degli Austriaèi, li pose in rotta e penetrò nel campo loro. Il genio incendiò e distrusse il blockaus e varie trincee in terra e fascine. Era intenzione del generale di atterrare pure due forti palizzate costrutte in faccia a Riccomassimo; ma due compagnie di bersaglieri, trascinate dal pendio, sdrucciolarono nella valle fra .le palizzate e il ponte Ranieri, mentre un 200 Austriaci s'appiattavano nel bosco sulla sinistra del Caffaro. Cialdini notò la mossa, e temendo che i bersaglieri per attaccarli non passassero il confine del Tirol.o, fece suonare a raccolt.a e tornò à Bagolino. Prova evidente dello scrupoloso rispetto che si avea, malgrado tutto, alla frontiera germanica, e prova che non si intendeva punto di attaccare la posizione del maggiore Schiedlach a Riccomassimo, peNEL

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316 LA DIFESA DEI, TIROLO rocchè questo povero gruppo di case si trova a mezzo chilometro dalla frontiera lombarda. Frattanto giunse da Trento l'ordine di tenere a qualunque costo Rocca d' Anfo. Perciò Henikstein dispose pel 26 la marcia avanti nella quale non incontrò traccia di truppe avverse, imperocchè il generale Cialdini, secondo il piano prestabilito, già il 25 aveva abbandonato Bagolino per occupare val Trompia e val Camonica.

IV.

L'esito infelice della battaglia di Solferino e la necessità di ritirare l'esercito austriaco dietro il Mincio rendevano ancor più critica la situazione nelle alpi tridentine. Impossibile staccare truppe di soccorso dall'esercito principale; soltanto la brigata Reichlin poteva essere rinviata a Roveredo. Il 6° corpo d' armata non doveva fare assegnamento che sulle proprie forze . Notevole è l'ordine di difesa emanato in quelle angustie: « Per impadronirsi delle nostre linee di comunicazione che passano pel Tirolo al nemico stanno aperte due vie: « Forzaré gli sbocchi nelle Giudicarie, impadronirsi di Riva, di Rovereto, e del monte Baldo; « Penetrare pel Tonale, girare le posizioni nelle Giudicarie per Cles ovvero Madonna di Campiglio, pigliare Trento e Roveredo. « Un'operazione al nord del Tonale dovrebbe essere appena tentata dal nemico, perchè essa allunga di troppo la sua linea di operazione, incontra gravissimi ostacoli e può di leggieri andare fallita.

317

« Innanzi tutto bisogna coprire i due punti pericolanti. All'uopo è necessario: « 1° Estrema resistenza allo sbocco della valle presso il Caffaro, ed in caso di forzato ripiegamento, estrema resistenza allo sbocco di Lardaro; « 2° Difesa della val di Ledro e della stretta di Gligenti. Perciò attenzione vivissima alle alture meridionali che l'abbracciano, distruzione di tutti i sentieri che vi conducono dalla Lombardia, misure di difesa a Riva, particolarmente verso il lago. « Ove in seguito all'attaccò nemico la brigata Henikstein sia costretta alla ritirata su Lardaro, la brigata Reicha1•dt alla ritirata su Riva, quest'ultima da Tiarno di sopra occuperà il monte Giovo per mantenere la comunicazione con Lardaro. Loppio, in caso di bisogno, sarà armato dalla brigata. Reichlin con artiglierie da campagna. « Allora le truppe presso Riva ed alle Sarche ringagliardiranno la difesa di Tione e di Riva. La brigata Reichlin, se costretta alla ritirata, dopo aver soccorso la brigata Reichardt, ripiegherà per Loppio su Roveredo. Il gene- raie maggiore Reichard coprirà in ogni caso la valle del Sarca e si unirà colle truppe del barone Henikstein presso alle Sarche. « I tre battaglioni posti a Trento ed a Bolzano formano la riserva principale, ove sia d'uopo, anche per la valle di Sole. In un attacco al Tonale è difficile di spingere a tempo i sostegni fino a 1\falé, o Felizzano. Perciò la ritirata deve incominciare soltanto in caso disperato ed eseguirsi passo a passo, avvertendone immediatamente la brigata Henikstein per Madonna di Campiglio, la brigata Huyn per Trento. In questa eventualità le truppe da Bolzano devono accorrere per Fondo o Kaltern a Cles. Simile soccorso vi sarà posto in marcia eziandio da Trento. « È pure mestieri provvedere all'occupazione ed ar-


318

I,A DIFESA DEL TIROLO

NEL

mamento con artiglierie da c,.ampagna degli sbarramenti presso Cles, Scanna e Cis fino che arrivi l'artiglieria di difesa da Kufstein . Si abbia incessante attenzione pel :fianco sinistro. « A compiere il sistema generale di difesa, il comando del 6° corpo intende di fortificare anche il passo di Madonna di Campiglio, la stretta fra S. Michele e Mezzolombardo ed un punto presso Buco di Vela vicino a Trento. Il primo allo scopo di sostegno scambievole alla ritirata dalle Giudicarie e da valle di Sole, i due altri ; per sicurezza deHa valle dell'Adige. « Nella valle superiore dell'Adige ed al giogo dello Stelvio bisogna avere tutto in pronto per far saltare una o due gallerie, come pure per distruggere i passaggi ) alla valle di Mùnster. Pronte comunicazion.i, frequenti rapporti tanto dei posti fra loro come a Trento, sono di estrema importanza. « Tutte l'e truppe devono essere sempre pronte a marciare al più tardi entro due ore dall'ordine ricevuto; il grosso bagaglio rimane. In tutte le vallate bisogna avere provviste di polvere da mina e di miccie. « Finalmente è d'uopo insegnare alle truppe le particolarità della guerra di montagna. Non si lascino giammai strozzare in combattimepti nelle anguste vallate, ma rimangano sempre padrone delle alture. I comandanti si procurino in ogni vallata fidati messaggeri ed esigano dai municipi bestie da soma pel trasporto di munizioni o di viveri nelle alte regioni montane ». 11, Frattanto veniva sviluppandosi la difesa territoriale. 1 Il 28 giugno prestavano servizio 28 compagnie di Landesschutzen della forza di 2300 uomini (1) ed altri 3000 uomini erano in marcia o pronti a marciare. Ma mancavano muni.~ioni, calzatura, oggetti di vestiario e perfino

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3·19.

danaro. si dovè proçeder~ aJ disarmo del circolo di ~rento . per avverso sentimento politico; d'onde non s~lo s1 ebbe una sensibile diminuz.ion.e nel , contingente dei Land8isschii-tzen (circa 9000 uomini), ma il disarmo esercitç> una 'sinistra impressione sui circoli fedeli i qu,ali si videro oppressi dalla insopportabile imposta di sangue. ~~ Ch\us~ veneta non era munita nè di sufficiente pres1d10, ne d1 muAiziqni; le sue opere difettose non avevano nè comandanti capaci, nè comunicazioni telegrafiche; il blockhaus era privo d'acqua~ Ba-nde di disertori i~ val Arsa e nei ~onti Vicentini ed altri sicuri indizi già annunziavano u~a levata' di scudi. Il generale Henikstein allo sbocco , delle Giudicarie aspetta.va un attacco combinato al quale I avea già dichiarato di non poter tener testa. Sul Tonale I e' sullo Ste.lvio si era del pari in contatto co:le forze \ nemiche, le quali a: grado loro potevano gettarsi per un,o di questi passi sulle comunicaz\oni austriache. Alle Sarche, Riva, Trento, Roreredo dovevano m~ntenersi a qu~lu~que costo per ragioni militari, ma ancor più per rag10m politiche. Ed a ciò mp.ncavano le forz.e, pet occhè il 6° corpo d'armata il 28 giugno contava 23,230 uomini, 1827 cavalli, 92 pezzi. L' arco teso in moçlo così straordinario stava per spezzarsi. 0

V.

SqDo Stel;vio la, situazi~ne si fa~~,v!a og;;iqr pi~ mina_cciosa, poichè oltr~ il giqgo pn~J IPJ~l'1 ~ra d uppo guardqfe eziandio i passaggi per le v.alli di ~uns~er 6; dell'Inn, superiore, mentre lo spirito dei qa,n~pm ~v1~zer1, si manifestava apertamente fa,v,qrE'lvol_~ ag:l,1, Italiani. 1,1 gener<!,le Huyn ner meglio provvei ere alla. difes.a del

{·1)Allega,ti V e VI. l

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320 LA DIFESA DEL TIRO LO giogo aveva spinto le sue forze sul versante lombardo, tenendo la rise_rva in S.n Maria. Il. tratto di strada fra Bormio e S. • Maria ha parecchi p~nt1 pe: ~n certo tempo difendibili con vantaggio. Uno d1 questi s1 trova presso i Bagni Vecchi di Bormio, un altro presso Cima di Spondalunga. Ma ambedue queste posizioni, circondate da scogliere e dirupi, intersecate da burroni, possono essere prese di fianco ed alle spalle quando non si occupi tutti i circostanti sentieri. Il tratto di strada fra i Bagni Vecchi di Bormio e Spondalunga ha alcuni ponti e sette gallerie coperte contro le valanghe; per cui la difesa possiede mezzi per arrestare lo avanzare del nemico. Spondalunga era stata f ort.ificata fin dalla fìne di maggio; ma in causa delle enormi diffìcoltà mancavano molte cose. Il vento gelato che soffiava dai ghiacciai a 2750 metri sul livello del mare limitava l'occupazione ai luoghi coperti; difficilissimo era portarvi le occorrenti provvisioni. Stavano a difesa in tutto 4 compagnie di cacciatori, 11 di linea, 9 di Landesschùtzen, I squadrone di ulani, ' / 2 batteria di obici da montagna ed 1 batteria di cavalleria - 4200 uomini. La riserva di un battaglione e di una batteria a Bolzano era troppo lontana per potervi far sopra assegnamento. Il mattino del 2 luglio una pattuglia di cacciatori austriaci giunse fino a Bormio. Vi trovò le botteghe chiuse, la casa eomunale abbandonata, le strade vuote, il luogo · . una colonna di 10 00 a 1200 sospetto. Ne1 pomer1gg10 Italiani sotto la condotta di parecchi ufficiali a cavallo al suono di caropane penetrò in città. Un'altra colonna di 50·0 uomini lungo la riva destra dell'Adda prese l a medesima direzione; una terza colonna di circa 300 uomini si pose in movimento lungo il pendio occidentale verso Madonna d'Oga. Circa 1000 uomini con qualche cannone e parecchi a cavallo rimasero presso Fumarogo in ri-

NEL 1859 serva. Le truppe avverse erano in uniformJ regolare e marciavano ordinate. Alla sera il nemico fece avanzare dal corpo presso Fumarogo altri 500 uomini e rinforzò così la colonna presso Madonna d'Oga. La truppa posta in mostra dagli Italiani il 2 luglio ascendeva secondo testimoni ocu~ri da 3500 a 4000 (!} ..v, N~:' ·uomini con 4 cannoni ed apparteneva al corpo di Garibaldi. Questi (sempre secondo la narrazione austriaca, la cui immaginazione ha preso il galoppo) il 21 giugno aveva intrapreso la sua marcia in. Valtellina, dove fìno allora aveva dominato l'insurrezione. Oltre i tre reggimenti •Cacciatori delle Alpi, di 2 battaglioni a 4 compagnie con 150 uomini ciascuna, in tutto 3830 uomini, .che alla fine di maggio erano penetrati in Lombardia, Garibaldi col concorso del proletariato (?!) delle città aveva formato due simili reggimenti, la cui organizzazione ·stava per essere compiuta . Mentre egli s'tira recato a Tirano, il colonnello .Medici aveva assunto l'immediato comando dei Cacciatori delle Alpi; il 26 giugno coi t re reggimenti aveva lasciato Bergamo, il 27 era entrato in Lecco, dove coi vapori del l ago di Como si era recato a Colico; il 29 aveva raggiunto Morbegno ed il 30, dopo -una marcia forzata di 11 ore, era arrivato in Boladore presso Sondalo. Oltre i tre reggimenti di Cacciatori delle Alpi sotto Medici, era. stato pure diretto nella Valtellina verso Sondrio ed Aprica, dove giunse ai primi di luglio, il corpo dei Cacciatori degli Apen nini, della forza di 4 battaglioni a 4 compagnie, circa 2400 uomini, non che una compagnia del genio formata da Garibaldi in Como allo scopo speciale della guerra negli alti monti e fornita a dovizia di / · utensili, di ferri da ghiaccio, di bastoni da montagna, ecc. Di guisa che era in movimento contro lo Stelvio una/ forza ordinata di 7500 uomini. Fin qui la relazione ufficiale austriaca, la quale mostra

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32~

LA DlFES~ DEJ, TIROLO

dimenticare come il reggimento di Cc).cciatori degli Apennini g iungess,e soltanto il 10 luglio a Tresenta, e quindi nei giorni successivi fosse diretto ad Edolo in Valc~monica, non già in VaJtellina. Del resto suo principalissimo studio è quello di esagerare le forze nemiche ~ di d~minuire le proprie, non badando nè a confusioni, nè ~ contraddizioni -e non tenendo conto dei documenti degnissimi di fede che pure erano pubblicati. I suoi compilatori probabilmente non ignoravano che neppur uno dei Cacciatori degli Appennini era giunto in Valtellina prima della conclusione dell'armistizio, che non pochi Cacciatori delle Alpi erano lasciati alle spal_le, che. un battaglione di essi era col generale Broglia in val Sabbia, che i volontari italiani dopo tante marcie e strapa~zi erano lontani dall'avere il loro effettivo di guerra. L'artifizio, del resto, è troppo conosciuto, troppo facile e troppo evidente. Da una parte si calcola l'intera forza sulla carta, dall'altra la s.ola forza effettiva combattente; da una parte, dimen.t icando .t empo, circostanze, terreno ed ambiente, si parla di tutte le truppe in movimento verso µn obbiettivo, ()l.all'al-tra si sottraggono ·i minimi dista.c came_n ti, le compagnie non direttamell[te impegnate, le riserve che non giungono a tiro, s i riduce .e si ri- . duce e si ottiene in .a pparenza uno strano mutamento. Medici aveva circa 1800 1,1omini, e la navrazione .p arla di quattromila. - Huyn ne aveva più di quattromila, e la narrazione, come veçlremo, parla .di 1500. Ma per tal modo scapita il prestigio s.t_esso del racconto nelle sue parti esatte e 11,on guadagna la fai;n~ d.ej t.en,~ci ~tfensori dell~ Stelv_io, contro i quali le truppe itali~ne non pi~rciavano ad offesa per penetrare nelle v,alli ti.rolesi, ma a difesa delle valli lombarde e del fianco\ sinistro. de~l'esercito allea.to. V'è UIJ. ~bisso tra il _rapido raccogliersi ed ordinarsi dei Cacciatori delle Alpi senza

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NEL 18~9 3~,:f. preparativi e senza basi militari antecedenti, di fronte al tardo e disordinato raccozzarsi delle milizie tirolesi delle valli tedesche, che pure erano obbligate per legge e preparate da lunga pezza coll'ottima istituzione d.e lla società di t iro al bersaglio. Ma il racconto austriaco· rende quest'abissq tra il « proletariato delle città lombarde» ed i celebrati Landesschutzen anche più profondo. Nessun confronto tuttavia è possibile. La posizione di· Spondalunga stava a 2 ore, il passo della Forcola a 3 ore al di là del confine. Colà la frontiera del Tirolo poteva essere difesa assai più efficacemente: ma la lettera della legge non obbligava i Landesschutzen oltre i confini. Era d'uopo ricorrere alla loro buona volontà.« Quando il maggiore v. Siller il 6 luglio si rivolse loro per poter fare un movimento verso la valle dei Vitelli essi rifiutarono appellandosi alla legge. Perciò (osserva la narrazione) la forza immediatamente impiegata nella difesa del giogo si ridusse effettivamente dé!- 2200 uomini a 1500, cioè a 9 compagnie atte a prendere immediatamente parte alla difesa di Spondalunga e del passo della Forcola ». Ma si osservi che queste nove compagnie (3 di Jager e 6 di linea) erano appoggiate immediatamente d,i sei altre compagnie di truppa regolare, e più indietro da un battaglione di fanteria e da due obici di montagna; avevano otto pezzi d'artiglieria, erano trincerate in posizioni formidabilis ... sime e non tutti i Landesschutzen s'erano mostrati cosl , tenaci della legalità, che anzi più che metà di essi, comevedremo più sotto, hanno pr.eso par.te imp.ortante alle azioni del 6 e dell'8 luglio. C.osì la n3rrazione uffìci<tle è poco grata, poco cortese, e quel che :è peggio poco giusta, v.erso i Landesschutzen, i quali protessero .effic11.eemente il fianco sinistro delle truppe regolari, formarono una solida riserva snl confine e _gjovarono in molte occasioni vuoi per la conoscenza dei l1.10ghi, vuoi per la gagliardia personale, vuoj per la dest.rezza nel tiro.

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324 LA DIFESA DEL TlllOLO Il generale Medici non aveva, come abbiamo detto, che circa 1800 uomini, cioè il 2° reggimento Cacciatori .cJ.elle Alpi, un battaglione del 3° comandato dall'allora maggiore Bix io, una compagnia dei Carabinieri genovesi comandata dal tenente Chiassi, una sezione di artiglieria · (tre pezzi) ed un distaccamento del genio. L e istruzioni del quartier generale degli alleati er·ano di tenersi piuttosto sulla difensiva, di limitarsi ad impedire che il n emico si avanzasse per quelle valli e riuscisse sul fianco degli eserciti che occupavano la pianura. « Ma era necessario che « la difesa non fosse passiva a fine di non permettere al « nemico di combinare tranquillamente i s uoi piani di « attacco, e di fare uso a nostro svantaggio delle armi « migliori e di lunga portata di cui era fornito, contro « le quali l a configurazione del paese impediva che « riescissero gli assalti alla baionetta, che fino allora « erano stati il n ostro mezzo di guerra più fortunato. « Deciso dunque di attenermi al sistema di difesa che « le circostanze e i luoghi imponévano, pensai di as« sumere l'iniziativa di un attacco, molto utile nei paesi « di montagna a rendere efficace la difesa: con questo « sistema, oltre .al vantaggio di t-enere le mie forze più ·« riunite, avrei imposto al n emico, molestandolo con « continui attacchi, tanto da farmi credere di lui più « fo rte. « Non era del resto che l a continuazione del modo .« di guerreggiare fino allora con tanta fortuna seguito « dal generale Garibaldi (1) ». Di qui l'instancabile operosit~ spiegata dai Cacciatori delle Alpi e che manifesta l a sua efficacia nell'agitazione febbrile della narrazione. Tutto fu posto in opera a difesa dell'importantissimo giogo, superato il quale era (1) Rclazion·e del colonnello Medici sui fatti di guerra per lui operati il) Valtellina - Vedi CAnC ,lNO: / Cacciatori delle Alpi.

1859 325 compromessa una delle due linee di operazione dell'esercito austriaco nel Veneto. E perciò furono colà inviate da Bolzano le truppe di riserva; sicchè ai primi di luglio, a cavaliere del confine, fra truppe regolari e Landesschutzen dovevano trovarsi (come è detto fra le linee della versatile narrazione stessa) poco meno di 5000 uomini. E di fronte avevano un « tre battaglioni mali armati, più della metà senza cappotti e senza, scarpe (l) ». Le fazioni più importanti' di quella lotta minuta ed ostinata, nella quale i Cacciatori delle Alpi applicarono così opportunamente il principio di offendere per difendersi, furono quelle del 6 e dell'8 luglio. Il g iorno 6 essi avanzarono fino alla settima galleria. « Alla sera alle 5 (è la relazione che narra) si vide improvvisamente una sezione di 200 uomini, fornita di bastoni alpini e con guide capaci alla testa , sdrucciolarsi dal versantti nord delle vedrette di monte Cristallo. Essa procedette decisa proprio verso lo sbocco della valle dei Vitelli; ciò fece capire che non v'erano insormontabili ostacoli di terreno e fece temere pel nostro fianco sinistro. Perciò una parte della compagnia dei Landsschutzen di Brad fu inv iata verso l'altura cli Ferdinando per rinforzare il distaccamento che sta.a a guardia di valle dei Vitelli. Gli Austriaci posero fuoco· alla cantoniera e distrussero il ponte sopra il burrone della valle dei Vitelli ». All'alba del giorno 8 gli avamposti austriaci di monte Braulio annunziarono lo avanzare del n emico contro il giogo di Forcola. Allo sbocco meridionale di esso s'erano mostrati circa 500 garibaldini (2), per cui urgeva preNEJ,

(,1) Relazione del colonnello .Medici sui fatti di guerra per lui operati in Valtellina - Vedi CAnCANO - I Caooiatori deUe Al.pi. (! ) Bra poca mano di trappe col capitano Bosisio ed un cento Carabinieri genovesi col tenente Croft.

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LA DIFESA DEL TIROLO

venirli su quel passo difficile che dalla valle di Forcola mette a S. Maria. Poco appresso su tutto il fronte e contro il fianco sinistro scoppiò il combattimento fra le :roccie, nei burroni, sulle nevi e sui ghiacci. Difficile è · raggruppare i diversi episodi di quella interessante fazi6he; converrebbe tradurre alla lettera il racconto aurelazione ,striaco e contrappdrvi una particolaregcriata O italiana. Lo avanzare, il retrocedere, il girare, lo ar_ram~ic~rsi di piccole bande, di individui isolati dà aspetto assai diverso al quadro che, anche senza tradire direttamente la verità, si presta a venir colorito molto diver·samente. « Persuaso che la difesa delle posizioni di montagna ,si ottiene assai più efficacemente col contrattacco e che proprio la posizil3ne di Spondalunga si sarebbe assicurata col lanciare lin colpo per la valle della Forcola U colite Huyn diede ordine di avanzare offensivament/ Questa mossa non potè aver seguito pèr le difficoltà del terreno e la lontananza degli obici chiamati alla difesa ,d'él giogo. Fu quindi necessario limitarsi alla resistenza .». L'attacco di Medici, incominciato alle 8 1/ 2 , aveva ridotto dopo qualche ora gli Austriaci a cattivo partito; e ciò .malgrado la loro notevole preponderanza di numero, malgrado la forza delle loro posizioni dominanti, trinJ::erate, coperte, inaccessibili per natura e per arte, malgrado la loro artiglieria, i loro fucili migliori, la cono.scenza dei posti e il vantaggio della preparata difesa. ma«ggv1_erso il tosc~lol il dcolnltedl~uyn ricevette rapporto' da~ ore von 1 er e a 1sperata situaz-ione del combattimento sul fianco sinistro ». ,. Era .Bixio, inviato da_ Medici, che con suprema energia s 1~erp1cava per le rupi gelate e fra le guglie di monte ·Cristallo_ e guadagnando sempre più terreno appariva in alto dominante la posizione. A guardia di essa vediamo .ora impiegate :verso la valle dei Vitelli cin([ue compagnie ·

327 ~859 di Landesschutzen, vale a dire quella di Brad, le due di Silz, quella di Mais (studenti di Meran), e quella di Schlanders che si offre spontaneamente. « Verso sera tutti ri6ccuparono i loro posti. Le truppe della brigata Huyn non solamente ave.vano mantenuto le posizioni, ma con un felice combattimento s'erano assicurate contro :forze più che doppie (?) su tutti i punti' favorevoli ad una tenace resistenza e ad un procedere offensivo; sicchè si poteva tranquillamente attendere nuovi attacchi» . Ecco come si scrive la storia! Il combattimento de\1'8 costò agli Austriaci un morto e ·due feriti. Queste leggerissime pe'rdit'e si devono ascriv'eré al loro combattere difensiv'o dietro le scogHèr'e ed al cattivo armamento dei volontari italiani. -Il 9 luglio, alle 1 d'e i mattino giuns'è pe;· via telegrafìc'a la notiiia che s'era conchiuso un armistizio fino àl 15 agosto. Furono aperte subito comunicazioni fra Medici ed Huyn e sospesa ogni ostilità. La linea di demarcazione austriaca correva per Rocca a'Anfo,. Ponte del Caffaro e poi via via lunb"o o la frontiera dèl Tirolo fino . al giogo dello Ste1vio. Perciò si dovettero abbandonare le posizioni difese con tanti sacrifici. I cacciatori delle Alpi le occuparono e collocarono i loro avamposti vicini'ssimo agli avamposti austriaci. NEL

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329 l'Appennino, bisogna procurare che essa sia tracciata in modo da soddisfare alle più essenziali condizioni militari. Premesse queste considei·azioni, enlra a ragionare dei criteri per la scelta _della nuova linea, e pone in evidenza gli inconvenienti della nostra rete ferroviaria . Noi abbiamo due linee littoranee, c:he da una sola nave nemica, munita di potente artiglieria e posta a t.re o quattro chilometri disfante dalla costa, anche ,quando la nostra flotta fosse padrona del mare, possono essere in vari punti rovinate ed interrotte , la qual cosa inutilizzerebbe per il traspor·to all'inler.no tutte le. ferrovie che si annodano alla parte interrotta. . La probabilità di questa interruzionP. stabilisce i limiti fra i quali deve essere costruito il valico appenninico.'Basandosi su questo principio l'autore crede, che il punto di distacco di questa ·nuova via debba trovarsi al sud dell'Appennino fra Lucca ed. Arezzo o più al sud; il punto di sbocco al nord di Himini. Ma ecrli si dichiara assol utamente contrario alla linea Spezia-Purma con validi argomenti, che sono esposti i~1 r~od? analitico e desunti dalle sue chiare e profonde convmz1on1. La Spezia non può considerarsi come piazza da guerra, come perno di manovra: essa non deve nè può essere altro eh~ il nostro grande arsenale ma ritti mo, e perciò dovrà trovarsi meno esposta al pericolo di essere investita. Ma se si volesse fa rne un perno di operazione, attirerebbe certamente in un' epoca più o meno lontana sopra di sè lo sforzo dell'avversario. Inoltre non può esserlo non solo per queste rarrioni, ma anche per le sue con<.lizioni topografiche, perchè è ~ircondata da montagne poco accessibili, ciò che invece è un vantaggio per un arsenale marittimo. . Ne deduce, che la facilità di comunicazioni . per la Spezia deve essere limitata alla quantità di pei'sonale e materiale che dovrà atnuirvi per le operazioni marineresche o a poco più, e se per tale scopo si vedessero ins uffi_cienti 1~ d~e linee esistenti su Genova e P isa, non dovrà mai costruirsi quella Spezia-Parma, ma bensì l'a!Lra L1Jcca-Spezia per le vallate del S~rchio e della Auletta, che è più sicura dalle offese nemiche, anche perduta Piacenza. Infine per combattere le ultime obbiezioni colle quali si sostiene la ferrovia Spezia-Parma, fa notare, che il conte di Cavour e Paleocapa la propugnavano in un'epoca nell~ LIBIO E PEIIIOOlCl

LIBRI E PERIODICI

.I.I nuovo ·v,dico re,•,•ovi,u•io tlell'1t;,pennino settent,•ion,ele. - Studio del colonnello Giorgio PozzoLINI. - Parte prima. - Modena, .Vincenzi, 1876.

Le cruistioni ferroviarie sono in generale feconde di discussioni controverse, nelle quali spesso prevalgono le idee attinte alla fonte d'interessi locaU. Finora da molti non si è voluto convenientemente comprendere che il concetto diretLivo per la determinazione delle linee di rapida comunicazione non deve informarsi solo alla opportunità di facilitare lo sviluppo commerciale di certi paesi , ma anche ai criteri militari, i quali in certi casi possono essere gli arbitri della decisione da prendere. Il colonnello Pozzolini nell'opuscolo che esaminiamo, e che è la prima parte del lavoro propostosi, la soìa pubblicata, pone in modo ben definitivo il problema che vuol risolvere, e ne analizza innanzi tutto il carattere e l'utilità. Le ragioni che consigliano .la costruzione di un nuovo valico appenninico non sono di natura economica, dice l'egregio autore ma dipendono essenzialmente da una necessità militare 'della più grande importanza, senza la quale non vi. sarnbbe sufficiente motivo per dover creare una tale ferrovia, perché il vantaggio che ne deriverrbbe ad un commercio di piccole proporzioni, non compenserebbe l'aggravio della pubblica finanza. Ma con ciò non esclude che questo valico debba essere utile anche all'industria; solo fa giustamente osservare, che non· potendosi costruire che una sola ferrovia attraverso

ANNO XXII, VOL. I.

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E PERIODICI Lllll\l

q.u ale le spalle deil'esercito si sarebbero dovute appoggiare alle Alpi e non già, come ora, a Roma e a ll'Appennino. Ril@rnando più strettamente al problema dato.enumera i vari progetti ferroviari, e prende a discutere solamente quelli sui quali esso si aggir a. Secondo i calcoli fatli dall'autore sarebbeuo necessari olto gio1,ni e tutte le condizioni favoreyoli per poter trasportare da Pistoia (dove fanno capo tutte le ferrovie da Roma a Firenze) . fino a Bologna 60000 uornini, e un tale tempo potrebbe giungere fino a 12 giorni, il che renderebbe . più coovenienl,e mandare le truppe a lappe. Da ciò si vede come riuscirebbero inutili tutti gli sforzi che si vanno facendo per o.lte11ere una rapida mobilitazione, se il nemico ~nter rompesse le nostre ferrovie littoranee) o una causa imprevista disturbasse il movimento sulla linea Porretta. Ammesso infine che una gros sa guer11a potrebbe con probabilità accadere nella valle del P o, ne consegue che è necessar'io un nuovo valico ferroviario appenninico. L'argomentazione è logica, stringente, progressiva) ed il carattere eminentemente militare della questione e la uti.Jit~ di essa sono chiaramente dimostrale. Passando a s tudiare le condizioni nelle quaii deve farsi il concentramento dell'esercito, ed ammettendo la con.venienza che si abbiano vari gruppi cli linee ferroviarie, ma collegate fra loro e concorrenti tutte sulla zona in cui deve compiersi l'operazione, trova che i gruppi attualmente esistenti s0no quasi assolutamente indipendenti, e colla cost.ruzione della strada Spezia-Parma non si verrebbe ad allacciarli. Fallo quindi il parallelo fra le linee per il concentt·amento, ne inferisce che quella Lucca-Modena avrebbe un qualche vauta oo o-c,io sulle altre,. perchè darebbe il minimum dei tronchi comuni a due gruppi ferroviari. Riguardo poi alle operazioni militari, ·che in una guerra assai probabilmente si compirebbero intorno a Piacenza ed a Bologna, ove non. s'impedisse un'invasione nemica, sembra all'autore che la ferrovia Spoiia-Parma sia più esposta alla offesa del nemico) ed ~saminata quindi l' impotilanza tattica delle diver·se linee si dichiara per q uella Lucca-Modena, la quale può condurre le truppe più vicino al luogo di concentramento, che, nel caso d i dover combatlere un nemico pro;veniente dall'ovest, sarà preferibilmente Bologna, anzichè la valle del Taro.

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Similmente dimostra che contro un nemico che venisse dal nord o dal nord-est, anche perduta Modena si avrebbero gli stessi vantaggi dalla ferrovia che meHesse capo a questa città finché ci r estassero le posizioni Vignola-Bazzano, la cmi importanza militare veJilne segnalata nelle grandi ma·no;vre del 187f> dal tenente generale Luigi Mezzacapo, oggi ministro clella g uerra. · Cog,lie quindi l'occasione per mostrarsi fa vorevole all'idea di afforzare quelle posizioni c0n qualche forLili cazione, af:.finchè le truppe, che dovrebbero guardarle, v.i trovassero un punto d'appoggio; e r eputando ben a ragione che per duta Piacenza, perduta Bologna, l'Italia possa e debba continuare la prova delle armi, spe.cialmente se la fortuna ci fosse ,meno avversa s ul mare, considera pure che in tal caso invece cJella v.ia Lucca-Modena diverrebbe più utile quella FirenzieImola. Queste ULtime ragioni ci sembrano del più alto valore e debbono seriamente essere ponderate non solo dai cuttori .delle scienze miliLari, ma anche da coloro che alieni da esse possono col lor o voto o coi loro scritti influire grandemente sulla soluzione del problema. Per quanto grande possa essere l'importanza della vallata del Po, dal punto di vis ta strategico, tattico ed economico, -ci sembra naturalmente che ove colà La sorte ci tradisse, e ci venisse1·0 imposte dal nemico troppo gravi condizioni, si dovrebbe continuare la guerra, e a tale eventualità bisogna pur pensare cli prepararsi in tempo di pace , e non si deve quindj concentrare tutte le preoccupazioni, esaurire tutli i sagrifìzi per atforzare una sola zona del paese, per quanto sia la più adatta. Nella scelta quindi della nuova linea ferroviaria bisogna ave11 presente i criteri militari che s 'informano ad un concetto di difesa generale più vasto e più proporzionato al n0stro p&ese, che no11 si ebbe finora, ed ha perciò fatto bene l'~utore nel consiclerare la questione anche sotto questo aspètto. Nel parallelo fra le linee per il pericolo al quale possono dare origine) egli combatte l' asserzione, che non si debba costruire il tt'onco Pracchia-Modena, perchè potrebbè esser.e utilizzato dal nemico. Stabilendo il principio che le ferrovie le quali offrono maggior grado di sicurezza possono utilmente essere fiancheggiate da una strada rotabile; e che all'opposto quelle per le quali è da temersi un attacco dal-


332 LlBRI l' avversario debbono essere isolaLe, cioè senza la strada rotabile parallela; dimost1·a che quella Spezia-Parma non può essere utilmente interrotta, perché dato il caso che il nemico assedi Piacenza, egli potrebbe valersene, ed espugnata che fosse quella piazza, la ferrovia del Taro cadendo facilmente . in sua mano lo condurrebbe alla Spezia, al nostro massimo arsenale marittimo. Invece la linea Lucca-Modena appena lasciata Pracchia alta, entra nella valle del Leo e poi del Panaro, cioè in una regione povera di comunicazioni, e perciò sarebbe facile distt·uggere il tratto da Pracchia u Vignola, cioè quello che potrebbe essere ulile al nemico . Aggiùnge pure che se anche s i perdesse Bazzano e il nemico riescisse dopo molli mesi a r iattivare il tronco fino a Pracchia, il nemico dovrebbe trovarsi nella zona d'azione (.U S. l\ilarcello, cioè dinanzi al perno di manovra della difesa dell'Appennino . Analizzati così ampiamente i cri teri militari che devono condurre alla scelta del nuovo valico attraverso l'Appennino, e riunite in un utile quadro sinottico Ie principali deduzioni dei suoi ragionamenti, ammeLle che delle varie linee proposte possa sostenersi la priorità della Firenze-Imola, come l'emula di quella da lui prelerita. L'esposizione chiara1 sicura e dotta, che il colonnello Pozzolini ha fatto nella prima parte della imporlante questione da lui trattata, ci rende desiderosi di veder presto pubblicata l'altra parte del suo lavoro, nella quale promette di fare dal punto di vista commerciale e tecnico analogo parallelo delle varie fet·rovie progettale. .Die tlet1lt1cl,e A1·tille1·ie -i n ,len Scltlticl1,le11 'U lttl

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(L'artiglieria tedesca nelle battaglie e nei" combattz"mentz· della guerra /'ranco-ger"J?ianica del 1.870-71. - COMBATTIMENTI E BATTAGLIE DEL

.B.1•iege1118-Zo-u.

29, 30 E 31 AGOSTO 1870). Volume 7°. - Per il capitano LEO dell'artiglieria germanica. -Berlino, 1876,Mittler e figlio, pag. 215. (Prezzo, L. 8,80). La Rivista si occupò già replicatament.e ('l) delle varie pubblicazioni di cui abbia mo ora riferito il titolo <renerale le <ruali o

(!) 'Vedi Rivi.sta del 1Si6. -

1° trimestre - Pag/ne 182 e 34S.

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E PERIODICI

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per opera del maggiore Hoffbauer prima, e per q uella del capiordine del ministero di o·uerra '-'ermatano Leo ora, dietro . . . o o nico, sono ormai giunte al settimo volume. In questo il capitano Leo tratta dello. impiego dell'urti 0o1ieria ted~sca nei ratti _d'arrue di Nouart, di Beaumont e di Re milly. Egli getta da prima un rapido sguardo agli avvenimenti che succedettero alle battaglie di \Vorlh e di Gravelotte-St. Privat (6 e '18 agosto 1870), poscia narra in poche parole la fazione di cavalleria presso Buzancy del 27 agosto e quella della 1.2• divisione di cavalleria presso Nouart nel successivo 28 ed entra quindi a discorrere del combattimento del 29 avvenut~ nei medesimi luoghi con partecipazione dell'artiglieria dei Tedesch i. Alcune considerazioni strategiche e talliche sugli avvenimenti descritti chiudono questa prima parte. Nella seconda, dopo aver abbozzate le intenzioni e le posizioni dei due avversari, descrive il terreno su cui si svolsero la battaglia di Beaumont ed i combattimenti offensivi contro il 7° corpo t'rancese (30 agosto) e narra particolannenle o·li eventi di questa giornata facendo seguire alla descrizione altre considerazioni strategiche e tèltticbe. . È o~rg~tto del_la terza parte del libro il combattimento presso 1 ponh d1 Rem1lly alla eui narrazione precede uno sguardo alla siLuazione generale dopo gl i avvenimenti del 80 agosto ed. alla marcia dei Tedeschi verso la Mosa. In due ultime pai·ti infine tratla in modo speciale dell'impiego taLlico dell'ar·tiglieria tedesca e del servizio delle munizioni presso l'esercito germanico durante le sue operazioni contro l'esercito francese di Chàlons. Per maggiore chiarezza delle cose narrate sonc, inoltre inserti nel corpo del volum<~ a lcuni schizzi topografici ed alcune i quali figure e tabelle dimostrative, ed alla fine sei allecrati . o ' c0ns1sLono : in una carta d'insieme del terreno su cui si svolsero gli a vvenimenti del 25 agosto al 1° settembre; in una carta del combattimento di Nouart ed una terza della battàglia di Beaurnont; nell'ordine cli marcia dei corpi d'armata tedeschi che presero parte a detta battaglia; in uno specchio ~elle perdile~ sofferte dal personale e dai cavalli d'artiglieria ed m un altro delle munizioni consumate. Come già dicemmo altl'a volLa, questo genere di pubblicazioni male si presta ai bt'ev.issimi riassunti, i soli permessi in un semplice articolo bibliografico. Non sapremmo però troncare la rassegna di un lavoro così interessante senza almeno faC'


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E PER10DIC1 LIBRI

conoscere al lettore alcune considerazioni del dotto capitano t.edesco, contenuLe nelle ulLime parti del suo libro. Jl Leo nola come nei ricordali fatli d'armi si sieno impiegate ripeL11tamen Le frazioni di balteria anzichè batterie intere, e nel . m·enLre Lrova che ;qualche volta ciò fu richiesto dalle circostanze, dubita lo s ia s tato sempre. Egli ammette come _inevitabile il frazionamento quando, non avendone altre alla mano, occorra di bat tere nello stesso tempo due o più bersagli destinati; ma ricorda che esempi speciali di frazionamento di batterie n<m possono p1·egiudicare il principio « che l'artiglieria, « in genere, deve essere impiegata per batterie intere almeno, « e per s ezioni soltanto in casi di assoluta necessità "· In .quanto agli spiegamenli per porsi in posizione, le baLtel"ie, una sol volta eccettuata, li effettuarono passando dalla colonna per pezzo alla formazione . di « in batteria " per mezzo del fronte indietro in batlag]ia obliqu'a destr - ovvero sinisLr ed una volta invece marciando in colonna per pezzo parallelamente alla fronte della posizione da occupare, e conducendo quindi su di questa la batteria mediante un contemporaneo« a destra » di Lutti i pezzi. Lo spiegarnenLo delle brigale fu, in genere, effettuato col i'ar prima passare contemporaneamente ciascuna balleria dall'ordino di colonna per pezzo a quello di battaglia, e col far quindi avanzare con marcia obliqua le haUerie retrostanti allineandole s u <1uella di testa . A guadagno di tempo le batterie re trostanLi talvolta obliquarono alcune a <lestra ed altre a sinistra; per cui la batteria di testa, base dell'allineamento, r imase al centro. In alcuni casi speciali poi le prime due ba tterie della colonna s i spiegarono alla stessa altezza lasciando tra esse un largo intervallo, occupato poi clalle batl,wie che le seguirono. li Leo osserva che i primi due modi di spiegamen to sono i più semplici e l'ultimo buono soltanto quando fin dal primo momento del fuoco occorra ba ttere bersagli tra loro distinti ~ non visibili da una posizione unica e troppo r·istrella, giacchè con questo procedere le due baLLerie di testa lasciano facilmente tra esse un intervallo o Lt-oppo grande o troppo piccolo. Le brigate di nrtiglieria accorse1·0 al fuoco a baLLaglia impegnata, o si diresser o su posizioni giù occupate da altra artiglieria e si divisero per portare aiuto nei punti più deboli ovvero per spiegarsi negli intervalli lasciat.i da allre batterie, o si spiegarono copertamente ed a guisa cli brigala indipendente

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occuparono unite la posizione. ·Questo secondo sistemà cleve essere preferito agli altri quando possibile, perchè non rompe le briga le. I cambi cli posizione, specialmente nella battaglia di Beaumont, furono numerosi e soventi notevoli per la distanza interposta tra la posizione abbandonata e quella successiva , distanza che raggiunse talvolta i sette chilometri . . I legami delle batterie di una s tessa brigata ripetutamente riannodata, r ipetutamente ·andarono rotti, e talvolta lo furono fin dal principio dell'azione. Ne furono causa: gli ordini di marcia che disseminarono le batterie lungo le colonne; il terreno che non presentava posizioni ampie a sufficienza o che limitava i cami:i di tiro; l'essere le ibrigate formale di batterie di cali bro differente e quindi di diversa mobilità; "l'avanzare per scaglioni dall'una all'altra posizione nel mentre che nòn ben &.etinite ancora erano le condizioni della lotta, ragione per cui i primi scaglioni erano impediti da altre truppe o da ostacoli di ritornare nella posizione abbandonala o i s uccessivi di tra.sferirsi su quella più avanzata, o gli uni o gli altri c0slretti, diete,) ordjne, di por tarsi s u altri pun ti del terreno clella lotta; i comandanti di br igatad'ar tig-Jieria, che talvolta si limitarono .a, dirigere le sole batterie cli testa o ad indicare la direzione gene.fole di marcia ed il momento d'iniziarla, lasciando poi a tutte libertu di movimenti, la scelta della s trada e talvolta anche (Il!lella della posizione. Le cause ora specificate fecero soventi mancare l'unità nella 4ir'ezione del fuoco. Kel 30 e :ll agosto molte battèr'ie invero si spjegarono l'una accanto all'altra, ma il loro fuoco fu , per così dire, indipendente, non fu mai dire tto da un'unica mente a scopi de terminati. Le distanze di tiro vat'iarono tra i 300 ed i 3000 metri. La situazione generale ed il tereeno che impediva di avanzare furono le cause dei tiri a grandi distanze; però fr>equentemeple le batterie tedesche, s prezzando il pericolo e ben collega te alla fanteria, si spiegarono ·all'altezza della linea più avanzata dei caoeiatori a soli 600 ed anche a 300 metri dal nemic<'>. Sottoposte alla terribile efficacia della moscheUeria, è cert0 che queste batterie soffrirono gravi perdite; alcuni pezzi dovettero ,,arie volte sospendere il fnoco per mancanza di ·p ersonate, ma, nel cornplesso, non vi l'u che una batteria ridotta per molto tempo all'impotenza; una brigata invece potè persino rifornirsi di munizioni.


LlB IU 336 L'artiglieria tedesca riuscì spesso a sopraffare i cacciatori ed i piccoli reparti di fanteria del nemico tirando a distanze comprese tra gli 800 edi300 metri, e tirando da '1800 ad 800metri potè sovente arrestare le masse di fanti o far sgombrare i difensori da caseggiati e villaggi. , La lotta di artiglieria contro artiglieria raramente fu sostenuta a meno di 1500 metri, edalle distanze più brevi fino a metri 2500 i pezzi germanici ridussero sempre al silenzio quelli dell'avversario. Oltre i 2600 metri questa lotta si risolve di continuo in un inutile consumo di munizioni. Nei combattimenti descriLti non s i tirò dai Tedeschi mai a mitraglia; le granate impedirono sempre ai Francesi la lotta ravvicinata. Gli shrapnels di cui erano munite le batterie bavaresi si mostrarono cli molta efficacia; non così le loro granate incendiarie colle quali non s i riuscì a suscitare incendi in villaggi o caseggiati, nel mentre lo si potè colle granate ordinarie. Le ultime pagine del libro sono consacrale al servizio delle munizioni presso l' esercito germanico durante le sue operazioni contro quello francese di Cliàlons. L'autol'f\ dopo aver ricordalo come per ben due volte nel mese di agosLo (il 16 per l'esercito del Reno ed il 30 per quello di Chàlons)iFrancesi si sieno trovati imped iti nelle progettate loro operazioni dal non aver avuto alla mano una riserva sufficiente di munizioni, nota, con ben legittima compiacenza, come questo s ervizio procedr~ss e a dovere presso gli Hserciti tedeschi. I corpi d'armata infatti lanciati contro le truppe del maresciallo Mac-Mahon, lontani dai confini della pa tl'ia, s enza il soccorso di _sufficienti e prossime linee ferroviarie, dopo · aver preso parte a grandi battaglie, eseguito lunghe marcie offensive e consumato munizioni dinanzi Phalzburg, Toul, Verdun., potevano il'l O settembre contar-e ancora s u cli un munizionamento più che sufficiente per i bisogni di una battaglia. Dopo ciò l'autore entra in particolari accompagnati tla osservazioni che ci duole di non poter ripete.re, giacchè da essi sempre più rimane dimostralo quale influenza possa avere sulle sorti di una campagna un piÌl o meno bene organizzato servizio delle munizioni, e come se <la un lato è certamente utile lo avere dei pezzi potenti, dall'altro non lo è meno Jo avere. avantreni e carri da munizione Picchi di colpi e carreggio veramente mobile.

337 E PERIODICI Siccome poi in questi ultimi tempi. si agitò presso di noi la questione se conveniva o no continuare ad istruire il personale nel doppio servizio di conducente e di servente, crediamo di fare cosa ulile dando tradotti gli ultimi due ·paragrafi del volume. « In grazia delle grandi perdite di uomini nel primo periodo « della battaglia di Beaumont si · fece pure sentire un altro in" conveniente, la difficoltà cioè di rimediare alla mancanza di « conducenti durante il combattimento. In questa haLtaglia « dove, dopo gravi perdile di uomini, l'artiglieria dovette ma" novrare lungamente, l'inconveniente accennato non·poteva ,, non farsi sentire più che neTie precedenti, dove la lolla di « arligliei·ia in casi analoghi era condoUa molto più di piè « fermo . . « E poichè il numero di uomini di riserva che possono es" sere condotti col primo reparto di carri da munizione è « limitato .dal numero dei carri stessi, e ben spesso i condu" centi sono chiamali a far da servente e, viceversa, i serventi « a prestar l'opera loro come conducenti, non si potrà rime« diar-e all'inconveniente suaccennato se non col trasportare • col primo reparto di carr-i da munizione della batteria uomini « idonei ed istruiti nel doppio servizio di conducente e di " servente ». · Ricordiamo che l'artiglieria germanica aveva, ed ha ancora, la divisione del servizio pel personale delle proprie batterie; per cui le aspirazioni del Le0 hanno fondamento nella pratica di rienti bat~aglie. Dagli specchi annessi al volume si rileva in tlne: 1° Che l'artiglicr-ia tedesca nei cornbaitimenli suddetti ebbe 1 ufficiale, l7 uomini di truppa e 76 cavalli uccisi; 13 ufficiali, '124gregari e H2 cavalli feriti; 2° Che le batterie al f'uoco sorrnuarono in comples so a 24 gravi, 15 leggiere e 6 a cavallo; 3' Che furono sparati -135 shrapnels, e 92'34 granate ordinarie od incendiarie; 11° Che una batteria (a cavallo) sparò 85f> colpi, quattro più di 400 e meno di G'lO, diciassette più di 200 e meno di 400, cruattordici più di '100 e meno di 200, tre da 50 a 100, sei. meno di 50.


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LIBRI

Cfber dèn Werth des In'(ante-..ie-Fe,eers aut grossen Bistan=en und ii'ber Bist11n:::scliat:::en u•id Bislti••~niessen in uiilitarisclier Be:::ielneng (Del fuoco della fanteria a grandi distanze e del giu,dic0,re e misurare le distanze ) per GROSSMANN

e

DocHE K . -

Vienna, \Valdbeim 1876.

Questo opuscolo, già pubblicato nei Mittheilungen uber Gegenstdnde des fl rtiUerie und Genie- Wesens, spezza una lanci·a come paladino del fuo co a grandi distanze, pel quale sono atLissime le armi moderne. Il fucile francese ha un alzo graduato fino a 1800 metri, il Mauser tedesco e Werndl austriaco fino a 1600 metri : l'Austria e la Svizzera accrescono il peso dei loro proietti e della lor o polvere per ottenere maggiore portata. È d'uopo affrontare la questione. E gli autori l'affrontano col riunire le loro teorie in parecchi punti, che qui cerchiamo di condensare : L'accrescimento del peso della polvere e del proietto, cui o·eneralrnente si tende ne<•li eserciti europei, non migliora b o . sensibilmente la traiettoria a l d i qua di · 600 me tri. Infatti, in AusLria si vuol port.are la ca1·tuccia al peso di 24 grammi di proietto e 5 grammi di polvere; essendo uguale la velocità iniziale, a 600 passi, colla car tuccia ordinaria s i ottiene un angolo di tiro di 1°, f>', 32", a 1200 di 3°, '15', 11" e colla cartuccia ingrossata di 1°, 1', 27" e rispeLLivarriente di 2°, 49', 6". Stiamo dunque sul.limitare di un nuovo progresso, dinanzi al qua.le non conviene areetrarsi; male incolse a colorò· che per paura di spreco di munizioni si arretrarono dinanzi al fucile a retrocarica . Ma è indispensabile istruir e e disciplinare le truppe al fuoco. Ecco la parte debole del ra·gionamento, ecco il nodo della questione. Come si fa ad imprimere questa profonda istruzione, questa salda disciplina c@gli eserciti che allargano la loro base assottigliando la loro ferma, cogli eserciti ornai ridotti a nazioni armate'? Alle grandi dis tanze il fuoco è più calmo, può esse11e più r egolato, più disciplinato, più adattato ai bisogni del momento ed alle circostanze del combattimento. E lo amme ttiamo facilmente; ma dobbiamo eziandio ammettere ·che esso stanca i soldati, clie produce, specialmente in truppe

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giovani e sensibili, un eccitamento nervoso -poco dominabile, . che boglie munizioni pel momento .decisivo. . Gli autori naturalmente vogliono esercitato il fuoco a grandi distanze anche in tempo di pace, · e trovano che i nuovi reo-olamenti di tiro hanno la tendenza di accrescere le distanze, di :,tiro· ma è d'uopo notare che in Austria ed in Germania i tiri ;!tre i f\00 metri sono eccezionali, mentre in Francia sparano ora tutti fin,o a 1200 metri, e prima del '1870, sparavano tulLi col Chassepot fino a 1000 metri. Inter-essanti sono i dati sulle esperienze fatte allo Steinfeld . per studiare l'efficacia e la precisione cl.i tiro a grandi distanze col fucile vverndl caricalo con carluccie più pesanti . Ci duole che lo spazio non ci consente cli riportare quella pag:ina. Ad ogni modo notiamo come da lontano sia assai da preferire il fuoco individuale al fuoco a salve. Ma il fuoco a <rrandi distanze va regolalo a dovere. Lo , riconoscono gli ~ulori, i quali consigliano in s ulla fine della prima parte ad usarlo : . a) soltanto contro bersagli di corrispondente estensione; I>) quando il consumo delle munizioni sia giustificato dal successo tattico cui s i mira; e) quando si conoscono le dis tanze .r er favorevole .concorso di circos tanze, ovvero med iante una buona s tadia; d ) r1uando il tempo non sia troppo cattivo. La seconda parte dell'opuscolo è consacrata alla minuta descrizione della stadia di RoKSANDIC, stadia che, secondo glitauto'r i, corrisponde molto bene ai bisogni cli stimare le distanze con errori inapprezzabili entro il dominio del fuoco di fucileria . 'JT e'I· g l ·e 'i e li entl e

Bt~b·ticla.tunyen ii'be1• die

Scl1.lticl1,ten von Belletillitnice u'lttl Il.6nigg'l•iite ·i n sl'l•tite,1·i sclie1• ,~•ul talif'ische,· Be-

eielu111g. \Parallelo fra te battaglie di vVaterloo e

di Sadowa dal punto di vista strategico e tattico) del barone di ScHLEINITZ, capitano nel battaglione cacciatori N° 10. - Berlino, Mittler 1876 - pag. 105 (prezzo L. 3). I grandi fatti di guerra, queste pietre miliarie del faticoso cammino che percorre l'umanità; esercitano una s ingol&i'e


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attrattiva ed inducono facilmente a paralelli e confronli, tanto più seducenti quan~o più vi è annessa la gloria delle al'Ini e la prosperitù dello Stt1Lo. Gli ufficiali prussiani amano parlare di Waterloo e di Sadowa; e non hanno torto, pP,rocchè nella prima vendicando Jena hanno posto la base fondamentale al mirabile edifizio della loro potenza, nella seconda ne ltanno preparato il coronamento. Ma se facili ed offrenti largo carnpo a discussioni e sLudi sono i paralelli storici e politici, dirlìcili, rislretti, penosi sono i paralelli militari in tanta diversilà cli condizioni morali e materiali, di teatro di guecra, di ingegni, di armi, di arti e di Lerreno. Infatti quale analogia avvi tra la baUaglia di Waterloo e la batlaglia di Koniggrat:i: 1 Il èolpo di fianco che dopo una lunga lotta frontale decide della villoria. Ma quale differenza tra il timido ed irresoluto piano di fensivo di Benedek e l'audace, brillante, vigoroso piano di Napoleone! Questo mirn a batlere gli Inglesi prima dell'arrivo dei Pr·ussiani, a porsi fra i due, t1 volgersi contro Blucher, ad afferra1·e, corne tante altre volte, la villoria taltica e stralegica. Quello dopo aver opposto agli attacchi front.ali la massa delle truppe senza manovra di sor ta, senza riprese offensive è costretto alla ritirata . Napoleone mer-ilava la vittoria, e fu sul punto di averla quando teneva ancoea buon nucleo di riserva contro gli Inglesi ridotti al peggior partito; Benedek in ogni caso non avrebbe poluto cogliere che scarsi frutti da un successo taUico e dal valore delle sue truppe, perocchè le ·menome mosse" offensive fatte dttrante tutta quella memorabile giornata, non furono da l ui ordinate, anzi talune furono da lui disapprovate. Il libro è ·sceitto con chiarezza, e, per' un libro militare tedesco, fino con eleganza. ·Non si restringe alla parte puramente militare, la quale ,talvolta anche nelle narrazioni s toriche cristallizza il pensiero in un nucleo di idee troppo ristrette, ma seguendo l'esempio ed il consiglio di Clausewitz, abbraccia nelle s ue considerazioni la storia e la politica, di cui la guerra, secondo la senlenza . del grande maestro non è che la continuazione. Il libro, sebbene non contenga nulla di nuovo, è compilato colla scorta dei migliori scrittori e, dal punto di vislà

tedesco, può essere interessante. Ma questo punto di vista fa troppe volte capolino nella narrazione storica e nelle sentenze di soverchio recise ed assolute che vi si intrecciano. La modestia ritrosa , la pudica temperanza, la giovanile ingenuità della Prussia, descritte con una certa pompa, non troveranno probabilmente molti credenti, tanto più che non ci pare molto lusinghiera pel grande uomo di Stato, che regge ora le sorti della Germania, una sentenza di questo tenore: « la Prussia come potenza è tl'oppo giovane per tener testa all'arte degli uomini di Stato di Francia e di Austria fatte grandi negli intrighi diplomatici» .

ti:eschichte des Feld~11,gs vo,• 1815 nach

,n·~

(Storia della guerra del 1.81.5 da documenti tratti dagli 4rchivi), per 0LLECH,

cleivnl-ischea f.}uelleH

Con 4 carte litografate ed un fac- simile. - Berlino, Mittler, 1876, pag. 406. (Prezzo generale di fante ria. -

L. 15).

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Si è scrilto tanlo sopra quella memorabile annata, nella quale diede il suo ultimo vivissimo lampo il genio di Napoleone per poi estinguersi in mezzo all'Oceano, che a taluno pol.evano sembrare sciolte tutte le questioni storiche che vè si riferiscono. Già nei primi anni che seguirono la catastrofe, molii illustri scrittori hanno interrogato pensosi le cause di quel fenomeno singolar·~ della battaglia di Waterloo, sia pe1~ sincero studio degli avvenimenti, s ia per soddisfare all' orgoglio nazionale, sia per ricava1·e dal disastro ammaestramento per l'avvenire. Ma ben pochi s torici sanno sollevarsi nella regione calma e serena dei ratti, gettando il prisma delle idee preconcelle e spogliandosi del!' esclusivismo nazionale. Lasciando gli anteriori, recentemente Pierart, Charras, La.., Lour d'Auvergne in Francia, Chesney e Siborn in Inghillerra, Brialmon t nel Belgio, Kéiniger e Bernhardi in Germania hanno narrato più o meno distesamente la guerra del 1815 . .Ma·generalmente affascinati dalla cataslrofe finale di Waterloo, erano impazientì di giungervi colla narrazione, e codesta impazienza lascia per avventura o al b~io o cinli di nebbia alcuni fat ti meno brillanti che ser vono a spiegarla.


LIBI.ll

U generale OUech, com~nda,nte l'Accademia di g4,erra di

Ber\ino, si accinge, c;ol libro di cui diamo i,l titolo, no1t solo a riempiere le lacune che si trovano nelle altre storie, ma ezia;ndio a narrare labattl).glia e le sue ½0nseguenze dal punlo di vista poliLico e milil&re, all'uopo valendosi di documenti . origioali. Molto interessante è la parte prima che racconta l'avanzq..1·e ·clell'ese~·cito pru-,siano dal Heno verso il Belgio: il piano di Gneisenau cli formal,'e tre eserdti di 200,000 uom ini ciascuno, con obbiettivo generale il cuore della Francia, Parigi, mentre un quarto esercito di Russi sarebbe seguìto in riserva: i tentennamenti dei sovrani riuniti a Vienna: le risoluzioni di Wellington da prima militarmente decise e poscia diplomaticamente prudenti: le disposizioni di Bliicher per parare un, colpo eventuale del formidl).bj.le avversario: le rimostranze di Bl.(i.cher e di Gneiseoa~ contro i eitardi e le indecisioni: l'audace iniziativa di Napol~one cli rompere gli indugi afferrando l'offensiva: il suo piano strategico di far saltare il centro ponendosi a cuneo dove l'esercilo prussiano porgeva la mano all'inglese, e perciò meno tenace per scarsezza di accordi poteva prevedersi la resis tenza. Gli avvenirnenti incalzano; il generale Ollech, sebbene assai di rado. si dimentichi la s ua qualità di prussiano, e come prus siano colorisca gli avvenimenti, pure li racconta con grande esattezza dei particolari. I limiti concessi a questi brevissimi cenni non consentono di seguirlo nell'interessante esposizione, per criticare la quale sarebbe mestieri un. accurato confronto cogli altri storici, e specialmente cogli storici inglesi. La battaglia di ·waterloo è descritta con energia, efficacia, nobustezza, (iJ,Uasi diremmo durezza mrntare. Quel rapido succedersi di atlacchi, quella febbre delle mosse e delle manovre, quell'ansia dell'.arrivare a lernpo, quell'i11certo ondeggiare della fortuna danno a qualsivoglia narrazione della memorabile giornata un fascmo singolare. Senza il giungere dell'esercito prussia110 vVellington sarebbe stato hattulo. È <.Puopo che questa verità se la lascino dire gli Inglesi senza allarmarsi come di offesa ;nazionale, poichè non fa torto alla loro ferrea .tenacità l'essere stati a tempGl soccorsi dagU alleati - « 24 ))aUaglioni della guardia imperiale, circa 12,000 uomini, e i 10,000 uomini di Lobau colla sua cavalleria, perciò insieme ,circa 22,000 uomini di truppe fresche, se impiegati esclusivamente contro Wellingt,on avrebbero senza dubbio dato a Na-

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poleone la vittoria. Al cader della sera il duca contro tante forze non possedeva più riserva di sorta. Nessuna frazione delle truppe inglesi era intatta ed una gran parte dell'esercito, aveva abbandonato, il campo di battaglia prendendo la volta di Beu:l<!elles ». Le reliquie dell'esercito francese opposero ancora un'impari resistenza fino a che raccolte intorno a Parigi dopo i -due combattimenti di Aubervilliers ed altre fazionì a Versailles, a Les Moulineaux, ad Issy ed a Sèvres, si sciolsero, ,e gli alleati entrarono il 7 luglio in Parigi. · L'opera, .che va consuHata da chiunque voglia studiare davvero la guerra del 1°815, è adorna di una carta al 320,000 per le operazioni' della campagna, di un piano al 40,000 della battaglia di Lign:y e Quatrebras, di un piano alla stessa scala del. earnpo di battaglia di Belle-Alliance e Vavre, e di un'altra carta d'assieme per le operazioni al f,00,000 . Curioso è e21iandio un fac-simile cl.ella scrittura di Wellington.

. l)e Spectaleur nailiftdre. - Janvier 1877 - Paris. (Situazione in Fra11cia; .

1876. - La.direzione dello Spectateur, dopo d'aver dichiarato che la stampa tedesca non ha ragione di allarmarsi ,dei ~(lvori compiuti in Francia per la riorganizzazione mi, litare, espone quali sono stati t11li lavori, dei quali in sostanza non. si mostra punto soddisfatta. Essa <liee che il 18:76 è stato un anno pressoché perduto per la riorganizzazione dell'esercì Lo francese, il quale trovasi s0lamente nella condizione di poLer sostenere una guerra puramente difensiva. « Ma (soggiunge) oltre che la Francia non saprèl?be condanna~·si per sempre e ad ogni costo a questa parte, bisogna riconoscere che la situazione attuale, se può sembrare soddisfacepte nella previsione d'una guerra puramente difensiva, non risponde interamente alle condizioni d'un'organizzazione militare completa, omogenea, solida e :;;uscettibile di mantenere l'esercito al grado dei primi del mond.o. Assicurargli questo grado è il compito più imperioso dei poteri pubblici "· Le leggi o~·ganiche, che restavano a discutersi quando si


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sciolse l'assemblea nazionale erano: quella amministrativa, quella del servizio di stato maggiore e q uella sull'avanza- · mento. Le commissioni della camera aLtuale, avendo ripreso i lavori, harino appena compiuti quelli riguardanti la legge dello stato maggiore; la legge amministrativa dopo essere stata approvata dal senato è stata trattenuta dal ministro della guerra e non potrà essere discussa alla camer·a che nel 1877. ' Per la legge sull'avanzamento non si è ancora fallo nulla, sebbene 'fi n dopo il 187'1 la pubblica opinione sia unanime a condannare la legge in vigore, giace_hè l'avanzamento re golato solamente dall'anzian ità di servizio, non è sufficiente ad elevare il livello intellettuale all'altezza vofota. « Non è deplorabile, esclama lo Speètatew\ che una verità così elementare e così utile al bene dell'esercito non abbia ancora potuto ricevere la sua applicazione~ » Tocca appena il conflitto sor·to fra le due assemblee legislative per la soppressione e il successivo risLabilim,~nLo del credito in bilancio pei cappellani militari, e la questione sollevata a proposito degli onori funebri ai militari morti in attività di servizio, i quali avessero dichiarato di voler essere. sepolti civilmente. Quiµdì passa ad esaminare le proposizioni che sono state sottomesse alla camera per il miglioramento della posizione dei sottufficial i. Secondo lo Speciateur, si dovrà venire, comunque si faccia, alla ·riduzione della ferma sotto le armi delll;l prima parte del contingente per aver mezzo di dare una sufficiente istruzione militare alla seconda parte: con la riduzione della ferma il reclutamento dei sottufficiali, oggi diflìcile, diverrà imposs ibile. Quindi la necessità assoluta della legge sullo stato dei sottufficiali. A questo proposito lo Spectatèur combatte l'istituzione dd volontariato di un anno, che chiama deplorabile. Si augura che i lavori contabili siano basali su metodi più semplici e più ch iar i. L' abuso dei regolamenti e delle decisioni che ingombrano il giornale militare e ne aumentano la mole « ha origine (dice lo Spectateur) nel falso principio che non v'ha sull'esercito se non una sola ed unica responsabililà reale, quella del ministro. Ebbene, è tempo di finirla con tale principio; le leggi e i regolamenti debbono es~ere reJalti con chiarezza e concisione; ma ottenute queste qualità · spelta agli ufficiali incaricati <li applicarli, di cercarne la

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, giusta,Jnt~rpretazione. La tutela intellettuale che l'aII¼rnini·strazione ,cent.r.e,le della . giaerra prete,n,de di esercitare sull?e,sercHo non fa cbe creare co,nfusione •. J.,a pratica del nuovo regolamento di manovra è stata l'unka occupaz~one dell'esercito nel '1876. Le grandi manovr:e hpn.,peJ?messo di .giudicarlo: molte lacune sono state segnalate, ed è g,er;i.eralmente riconosciuto elle q,ueJla scuola non l;1p., anco1!a 4~tto l'ultima parola. li regolamento .dovrebbe es:ser,e ,più 1semplice ,e -meno assoluto per quanto concerne la "direzione durante l'azione; per ciò bisogna elevare l'istruzione ·degli ufficiali. Sotto ,qu~sto rapporto rimpiange che il mo'!i.mento .,intelle ttuale, che s'era tanto bene pronunciato nel 187.1, siasi railentato e mostri di nuovo la tendenza all'immobilismo. • Da noi (soggiunge lo Spectateu.r) l'autoritil ha ,una mòlesta pretensione, la pretensione d'essere in cerLo modo infallibile; criticur.e .le leggi e i regolamenti è ai suoi occhi un atto d'irriverenza e quasi d'indisciplina; essa cerca di (ar~i es13guire alla lettera e le sembrer~bpe che le manchino di rispetto .qualora, anche fuori servizio, taluno si permettesse discuterli. )i co;;ì che i regolamenti divengono dogmi e che anche quando son passati in disuso se ne trovano i difenso ri. . La rassegna del 1876 è chiusa dallo Spectateur facendo voli che nell'ese1•cito venga promossa con tutti i mezzi l'istruzione degli uflléiali. « Ogni ufficiale che ha .ambizione deve acquistare un'istruzione superiore, cioè quella che permette di. genera.Jizzare, di dedurre, di giudicare, qlleJla che eleva le idee e allarga l'orizz(llte della mente, quella infine senza cui si può co,noscere _benissimo il proprio mestiere, ma senza cui benanche non si sviluppa il sentimento della responsabilit,à, nè il senso dell'iniziativa ». Sgiiardo alleforzemilita1·i detta Russia - G. DE CORLAY.Son.o notizie tratte dall'Oesterreic'hische-Ungarbsche militairische Blatter. L'ese,·cito italiano e la tattica moderna (seguito).- È la traduzione della parte del Manuale per l'ufficiale di fanteria e c&valleria, che rjguarda la tattica , del nostro colonnello Valle, segretario dell'Istituto Top·ografico militare. Stuclio sulle operazioni delt'm·mata dell'est (seguito) - P. Pouur::T. - ., È 1 un esame critico assai int~ressante delle operazioni delFarmata, francese dell'est nell'ultimo periodo della gueri:a fr~nco,germanica. La parte contenuta n~lla o.ispensa >A•NNO •XXJI,• VOL. I.

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di gennaio r iflette il periodo della ritirata dopo la battaglia di Montbéliard, e propriamente dopo il 22 gennaio. · Saggio d'un sunto dellajilosqfìa della guerra, o raccolta di massime militari ( seguito) -- capitano R. HENRY. - Come lo dice la seconda parte del titolo è una raccolta di massime militari tratle da molti autori e ordinate in modo didattico. La dispensa di gennaio comprende il capitolo 14' della raccolta. _:_, f'reparazione della guerra. Stati maggiori. - Come compimento e conseg11enza delle mass ime citate, l'autore fa delle osser vazioni proprie s ulla necessità della preparazione della guerra e del servizio di staìo maggiore, e talune assennate proposte segnatamente sul modo di reclutare ed ordinare il corpo cli stato maggiore. Rivista della stampa militare estera. Rivista bibliografta. La nazionearmatadelgeneralede Wimpffen . - X ... - Crede che il generale de \Vimpffen molto male a proposito abbia scritto questo libro, il quale del resto, quantunque abbia la pretesa d'essere un codice d'arte militar H, è dal bibliografo giudicato appena degno di esser letto dai giovani· soldaLi e dai candidati alle scuole militari; ma è l'ultimo capitolo, ove il generale de Wimpffen tesse gli elogi della g uardia nazionale, quello che muove la più appassionata critica. La t·ivoluzione di termidoro di C. d' Hericault. - E. L. Riassume il conlenut.o di quest'opera redatta su documenti originali ed inediti e che tratta della storia particolareggiata del periodo dell'anno II, quello più tormentalo della rivol uzione francese. Nuove pubblicaz ioni: del Ministero della guerra . - 1' Istruzione pel servizio d'artiglieria in un assedio; 2· Istruzione provvisoria sul seevizìo d'artiglieria in campagna; della librerìa I. Dumaine; t• Ma.nuale ad uso dei s0Lt11fficiali e caporali (fanter·ia) per l'esercito territoriale; 2° Manuale ad us? degli ufficiali d'ar tiglieria della riserva e dell'armata territoriale; 3' Agenda di fanteria del colonnello C. Mesuy.

-essere ammessa la regola stabilita recentemente per alcuni P,!,'Oietti, che cioè l'angolo di tiro della gittata massima è superiore ai 45 gradì. I risultati del calcolo lo conducono alle seguenti conclusioni: « 1° Quando la resistenza del mezzo cresce proporzionalmente alla velocità, l'angolo della portata massima è l'angolo À (1), per il quale l'angolo di proiezione e l'angolo di caduta sono angoli complementari fra lol'o. « 2° Secondo che la resistenza cresce più o meno rapidamente della velocità, l'angolo della gittata massima sarà superiore od inferiore a À. • • 3° Supponiamo}' (v) = av,., accelerazione della resistenza. L'angolo di gittata massima sarà infe1·iore ai 45' og ni qualvolta n è uguale a 3 o più piccolo di 3. Se n è supe!'iore a 3, l'angolo di gi ttata massima può essere superiore ai 45° per i piccoli valori di a. « 4° Per i proietti oblunghi che si muovono nell'aria l'aumento della resù,tenza è sempre superiore a i quadrati della velocità; e perciò l'angolo della giUaLa massima è sempre superiore a À. L'esponente n s'avvicina di solito al 3; ma per certe velocità comprese fra i 280'ed i 360 metri a l minoto secondo n acquista il valor e di 6. Dal che appare come in talune condizioni di velocità iniziale e per i valori molto piccoli del coeffìciente a (come r iscontrasi per i proietti grossi), l'angolo di giltata massimapossa essere superiore a45' , anche supponendo costante la densità dell'aria in tutti gli strati attraversali dal p roietto •. Tattica dell'artiglieria nella guerra del 1866. - In una serie di articoli pubb1"~ati nei fascicoli dell'annata 1876, il capo di squadrone J. BRuGÈRE ha descritti i combattimenti d'ar tiglieria che ebbero luogo fra i Prussiani e g li Austriaci prima e durante la battaglia di Sadowa. In questa dispensa egli comincia col parlar e della parte presa dalle due armi avversarie nei combattimenti di Tobitschau e di Roketnitz, 15 luglio 1866. Il combattimento di Blumenau presso P resburgo, che fu l'ultimo di questa memorabile campagna, gli offre poscia occasione di far r isaltare la necessità per parte de~ comandanti

Bevue tl'A.1•tille1•ie ·Levrault.

Janvier 1877. Paris, Berger

(Movimento dei corpi pesanti. - L'artiglieria nel 1866. - ArtigHeria da fortezza russa. ;- Polvere MakieJ.

·Sul movimento dei corpi pesaT'/,ti nei mezzi resistenti. li tenente colonnello A STIER esamina entro quali limiti può

(1) ), rappresenta l'angolo di proiezione inferiore ai 45° che ha per complemento il corrispondente angolo ·di caduta,


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di balleria di preoccuparsi meno dell'allineamonlo della propria batteria "'rispetto alle batterie laterali e più della scelta d'una buona posizione anche relativamente al terreno. Mentre le perdile totali dell'a-rtiglieria prussiana in c1uesla giornata non superarono i 25 uomini e 37 cavalli, una sola ba (le ria, la quale per conservar l'allineamento aveva preso posizione s u d'un terrei10 coperto di pietr e di color bianco, ne ebbe rispettivamente ·25 e 27. Non 'potendo per la configurazione del te1Teno appoggiarè a de!3tra od a s inistra, il cornancbnle avrebbe fatto miglior cosa spostando la sua baller ia o più a vanti o più indietro della linea occupata da lle altre ba tter ie. In un s econdo capitolo l'autore considera i combalLimenti che ebbero luogo all'ovest della Germània, limitandosi ·a menzionarE\ quelli in cui l'artiglieria ebbe una par-te rilevante. Vi sono perciò descritti i combattimenti di Aschaffenburg, 14 luglio 1866, di Bischofsheim, 2i luglio ·1866, di W erbach, 24 luglio 1866, di Gerchsheim, 25 luglio t8GG e di Rossbrunn 26 luglio 1866. ' Rispetto a Bischofsheim il Brugère osserva come non si comprenda per chèle truppe di fanteria, protette dall'artiglieria del corpo d'armata federale le cui tlisposizioni erano buone, non abbiano meglio difeso Bischofsheim e tentalo di riprenderlo dopo averlo precipitosamente abbanùonato. Gli alleati disponevano di 40 pezzi e la brigata p1·ussiana non ne aveva che 6, di cu i uno era stato s montato. Il combattimento di \\7erbach, fornl un esempio dei vantaggi che derivano all'artiglieria dall'occupazione di posizioni dominont.i. L'ulilità delle batterie a cavallo emerse, come in Boemia, così anche su questo teatro della guerra. Nel fa tto d'arm i di Rossbrunn la bella condotta della batteria a cavallo addetta alla ·briga ta di cavallel'ia mis ta, formata a Uettingen la mattina del 26 luglio, salvò la cavalleria prussiana da una compleLa dis fa lla. Presso H ettstadt alcuni squadroni prussiani essendosi avanzati verso lo posizioni occupate dai Bavares i, vennero caricali da una brigala di cor azzieri bavaresi e messi in roUa. Pruss iani e Bavaresi s i diressero sul punto occupato dalla balleria a cavallo prussiana, la quale, non potendo p1•ende1• parte al combatlimen~o d'artiglieria, si era fino a quel momento tenuta dietro la linea occupata dalla cavalleria . Prevedendo d'esser a ttornia to, il comandante di codesta batte-ria

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~ise i ~vall_i e.gli_avantreni al sicuro nel vicinQ bosco, e poi dispose I su01 pezzi a ventaglio contro il nemico che arrivava a· gra°: c~r riera. A: giu~ta di~lap.za egli fece tirare col)trq ,i coraz~1er1 bavar~s1 a mitraglia e li arresto complet.amen le. Alcum squadron) prussiG1ni approffiltando del momentaneo d~sordine nelle file nemiche, caricarono a lor volt.a e coslrinse1;0 1~, ca1,1alleria bavarese. alla ritirat1,1. . La batteri~ prese in seguii.<, una miglior posizione più indietro e ros~mse un s~ccessivo attaccq direlto contro, i fi,an~h~ della_propria cavalleria da una seconda brigata di cavalleria nemica. Esperienze eseguile in Russia dall'artiglieria da fortezza . - ~opo la guerra fl'anco-germanica i Russi si preoccuparon.o s~r1amente del modo di disporre l'artiglieria della difesa nelle piazze forti ed intrapresero all'uopo numerose esperienze. La Reoue d'artuterie ne dà la descrizione nelle dispense del novembre '1876 e del gennaio ullimo scorso, riassumendola dal giornale del genio russo che pubblicò nel mese di luglio dell'anno 1876 il rapporto ufficiale intorno alle eser citazioni ppatiche delle truppe del genio durante l'anno 1875. Queste esperienze, iniziate nel 18i5 dietro proposta del generale Todleben, vennero proseguite nell'anno 1876 su più v_a sla scala non essendosi potuto l'anno prima, per diverse ~1rcostanze, dare alle medesime quel~o sviluppo che era nelle intenzioni dell'illustre ingegnere militare russo. Le .esperi1;mze descritte nella puntata del gennaio si riferisC?no al~'an~o _18?5; esse vennero eseguile dalle tre prime brigate d1 arllgher1a da for tezza, allo scopo di fornire dei dati: 1° sugli effetti dei fuochi delle artiglierie, collocale s'ul rar~waro delle oper e. e nell'interno delle medes ime, dietro ba.tier1e costrutto a distanze variabili fra i 72 ed i 90 metri circa. dal pie~e del ramparo; ' 2• sul numero più o meno grande di proietti necessari per smon_tare le bocch~ da fuoco della difesa collocate s ul r a,mp~ro m barbeLla; dietro cannoniere poco profonde a qualche d1s~anza c\al piede della scarpa interna del parapetto; in, bl\tter1a nella strada coperta, oppure all'inlemo di un bastione, ed a 90 metri dal ramparo. Si trovò che i cannoni che più fa,cilmente possono es~ere smontati sono quelli collocati sui rampari dietro cannonier; profonde, mentre i pezzi in balleria nella s trada copeft~ vann0i meno cl.egli all1'i soggetti a' guasti. ·


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Contrariamente ai risultati ottenuti dalla brigala combina ta, e descritti nel fascicolo di novembre, i cannoni in batteria sul ramparo dell'opera richiesero un maggior numero di proietti per essere smontati di quelli situati in basso, sul terrapieno naturale del bastione. li generale Todleben osserva in proposito, che por formarsi un giusto e definitivo criterio intorno al modo di comportarsi di questi pezzi abbisognano ulteriori esperienze, da istituirsi nelle stesse conclizioni che si risconti-ano in guerra, cioè supponendo non conosciute le di!:'tanze. 3· Sugli effetti del tiro verticale contro ricoveri coperti con guide da ferrovie. Il tiro venne eseguito con due mortai da 6 pollici (t5,329 centim.) in bronzo rigato e dimostrò la solidità di s iffatte costruzioni. ,i,• Sugli e ffotti del tiro di noUe con granato u palla. Le esperienze russe confermarono i risultati già ottenuti presso altri eserciti, e resero evidente la difficoltà di riparare i guasti ai parapetti delle opere di una piazza anche di notte tempo. 5' Sugli efleLti del t it'O d'infilata con granate a palle. Le piccole traverse non offrirono surficiente protezione ai pezzi contro il tiro d'infilata. ~el rapporto del generale Todleben si insiste quindi sulla necessità di costruirne una per pezzo, specialmente sui fronti esposti a questo genere di tiro e nelle opet·e che non permettono di collocare i pezzi altrove che sul ramparo. Nelle pagine seguenLi sono descritte le esperienze eseguite dalle altre due brigate, le quali avevano uguale programma della prima briga ta. 11 generale Todleben mette specialmente in evidenza i r isultati ottenuti dalla 3' brigata, le cui esperienze eseguite con ordine rispondente allo scopo, riuscirono molto istruttive fornendo dati abbastanza positivi sul modo più conveniente di disporre l'artiglieria nelle piazze forti. li capitano .d'artiglieria G. LE MARCHAND, autore dell'arUcolo, conclude che l'artiglieria della difesa nelle piazze forti non deve già, come per lo passato, essere collocala esclusivamente sul ramparo delle opere, ma essere opportunamenLe ripartito. sul rampa ro, sul terrapieno naturale nell'interno della piazza, e nella strada. coperta. L'artigUeria della piazza disposta in questo modo e convenientemente riparata contro i tiri d'infìlala per mezzo di traverse alLe, può, a giudicare dai risultati forniti dalle espo-

351 rjenze russe, opporre ·alle batterie d'attacco una Le.ne.ce resistenza. Molti ufficiali lo contestano e pretendono che l'artiglieria dell'attaccante possa ridurre ben presto al silenzio quella della piazza. Ma se ciò era supponibile quando la difesa aveva per sistema di collocare le artigliet'ie serrate dietro il parapetto, le esperienze di cui trattasi Jirnostrarono come non vi sia ragione di ammetterlo qua ndo le medesime sono disposte nel modo sopra indicato. Anzi vi ha ragione cli credere che in un assedio reale le perdile dell'arLi glieria della piazza saranno minori di quelle che si ebbero a r egistrare nel corso delle esperienze, essendochè le balterie d'assedio si troveranno in codesto caso in condizioni ben più difficili di quelle che verificansi sui poligoni nelle esercitazioni di pace. In guerra le distanze saranno meno esattamente conosciute, i punti di caduta dei proietti e gli e/letti prodolli dai medesimi non si potranno osservare ed i fuochi dell'artiglieria della piazza renderanno meno sicuri quelli dell'assediante. Esperienze faite in ltalia coi cannoni da campagna per le batterie pesanti - i:: la traduzione dell' o.1·Licolo pubblicato sotto questo litolo nella 9' puntala del nostro Giornale d' Artiglieria e Genio, anno 1876. Esperimenti fatti dall'artiglieria inglese con una nuova polvere cotone al nitrato di ba,·ite. - Dal 23 ottobre al 9 novembre ultimi sco1•s i, l'artiglieria inglese ha falt-0 delle esperienze a Eastbourne che a ve vano per oggetto di mettere in evidenza gli effetti dei grossi proieLLi cavi caricati con la polvere ordinaria, col fulmicotone Abel e con una nuova sostanza esplosiva preparala dal si~. .M. Mackie, direttore della Cotton powder Company a Fa versham, contro casamalle di differente modello, tirando sotto diversi angoli . ln questa puntata la Reoue pubblica alcune notÌzie intorno alla polvere Mackie, comunicatele dal signor Cane.t ingegnere dell'of/ìcina Va vasseur, quale appendice all'articolo inserto nel precedente numero. Le esperienze comparative falle a Eastbourne dalla commissio11e all'uopo is lituita col fulmico tone Abel e col fulmicotone in polvere Mackie, non permettono per l'esegultà del loro numero di emettere un giudizio definitivo sull'azione di questo nuovo agente esplosìvo; tuttavia si può fin d'ora ritenerlo altrettanto efficace del fulmicotone Abel. E PERlOOICI


La fal::ìbricazione della polver e· Maèkie a Faversliam si divide in due parti: i• preparazione ordinaria del fulmicotòrie; 2•'purificazione del 'fufmicotone, la quale- costifu'isce·l'originlilità del procedimento Mackie', Il fulmicotone ordinario contiene sostanze instabili le quali, decompon'erido'Si, possono determinare l'esplosione del me desimo. Esserrdo estremamente difficile, per non' dire impossibile, di liberare il fulmicotone' in fiocchi dalle sostanze nocive che gli soi10 incorporate, il Mackie lo rid'uce in · polvere. Sotto !''azione dì due strettoi• egli distrugge anzi tutto una parte d'ei composti nitra'ti contenuti nel fulmicotone e• disgrega in· seguito le parti che sortono dagli strettoi sotto forma di farina agglomerata, mettendole sotto u_n paio dr macine, dopo di che il fulmicotone polverizzato si lava. La lavatura del fulmicotone, così ridotto, è parte importante cfèlla fabbricazione e viene eseguita in un tino a piramide; di sézìone quadrata, avente' la base in alto\ nel <.[Uàle viene ver'sato il fulmicotone in polvere, dell'acqua e del carbonato di· àinmoniaca' del commercio. La miscela si fa quindi bollire per due ore iniettandovi del vapore d'acqua. L'acqua che prima era limpida s i trasforma ih· seguito inun liquido di color bruno molto scùro. A questo punfo il fulmicotone è puro, la lavatura viene però contirruatà per altre 24 ore per maggior sicurez.za. Il fulmicotone non contenendo abbastanza·ossigeno per bruciare completamente lo si mischia con una sostanza che pòssa: fòrnirgliene all'alto dell'esplo'Sione. · A Faversliarrr vi si aggiunge dell'azotato di Barite il quale ifa sugJ-i altri azotatì il vantaggio cl' essere pressochè insolubile e di contenere' m'aggior quantità d'ossigeno in· uguale volume, degli al'fri nitrati. Esso poi è un corpo molto inerte, peX:- sè; él:l il fulmicotone clie· lo contiene è meno sensil1ile agli · urti. Inoltre supposto che un chilogrammo di fulmicotone, il qua.le C-Osta 5 lire, prodùca un effetto uguale- a'cf t, aggiungendovi un chilogràmmo di azotato di Bari'te) il quale costa meno di 40 ce'ntesimi, si avrà! una sòStanza: che' costerà lire ~;75 il chilogrammo' e che produrrà: un effèt'èo' u'guale a 1,6. Il fùlmicotort~ dopd fa lavatura sil miscliìàl' coll'azotato di Barite in parti ùguali; prirtra ancora: lo si priva però dell'acqua

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L1BIÙ

firfo a co'dteriern·e il 35 °/. e lo si mischia· pdi con·- 25 libbre

dr azotato

di Barite sotto una macina'. Così diceLil Canet; rrìa la coM non ci sembra tr'òppo chiara; in ogni ca~o· si puòrìt'ehère· la descr'izione cleP Canet incompleta, almeno per quanto essa riguarda l'ultima parte della fabbricazione. Le ulteriori operazioni costituiscono secondo ·noi il segreto. del Mackie, ed è naturale che egli non le voglia rendere di pubblica ragione. ~'idea di incorpor are nel fulmicotone in polvere compressa un'altra sostanza capace di concorrere alla combustione completa dei suoi elementi cos~ituti\,:i rimonla·al 1872 ed appartiene all'Abel. te fasi · successive per le quali è passata si possono rrlevare dalle pubblicazioni che si fecero nel Giornale del Genio· Militare negli anni' 1872 e ·1873, nonchè dai successivi studi· in's erti nel1Giornale d'Artiglieria e Genio intorno alle nuove polveri fulminanti, anno 1874. La polvere Mackie 'venne soltoposta a svariate prove a, fine di dimostrare come essa possa essere maneggiata e tra:isportata senza verun pericolo. In seguito al rapporto favoL r évole del professore Att:field, delegato .dalle compagnie· ferroviarie a presenziàre le esperiMze· di cui sopra si disse•, le rispettive amministrazioni, si decisero di accettarle per il trasporto alle stesse condizioni della polvere ordinaria.

J'our,tal des sciences nii'lifaires·. maine, Janyier 1877.

Paris; Du-

Y'

(Storia dell'artiglieria. - l sottufficiali. - AmministTazione militare. Strade militari delle grandi .Nlpi,).

· Général FAVÉ, !:artiglieria. -L'autove fa la•st0ria dell'artiglier'ia e, adattando una semplice e concisa esposizi0ne al l1argo· corredo di cognizione delle scienze meccaniche che ha., è giuntò'a svolger e l'argomento in quella giusta misura che sr richiede in un corso d'arte militare. Le prime incertezze, i primi r>èr'icoli ed ostacoli, che si opposero al progresso dell'artiglier ia sin dalla sua origine, e che non si sarebbero potute vincere se-la polvere non avesse avuto Ia pwprietà cli poter modHìcar& la sua forza di proiezione,, va-


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E PERIODICI

riando i suoi componenti chimici, sono c~nvenienlemente r~m-· menLati.Due lungl:li secoli durai:itei quali le bombarde adagiate su cavalletti lanciarono palle di pietra da 100 a 1000 libbre di peso dicono quanto fosse limitata in principio la potenza delle bocch~ da fuoco e come lentamente si pr ocedesse nel trasformarle e migliorarle. Ma dopo questo periodo in pochi anni crebbero le r isorse;. la metallurgia cooperò colla meccanica nel modo più, efficac~; la lega di rame, stagno e bronzo presentò tutta la necessaria resistenza all'esplosione della polvere, e. verso la fine del secolo xv i cannoni e gli affusti ebbero quella forma generale che tuttora conser vano. Innanzi a queste uuove macchine da uerra le alte mura e le torri merlate caddero insieme alla po· "'tenza feudale, la fortificazione cambiò totalmente aspetto e l'artiglieria s'incamminò all'uniformità del calibro. Alle colubrine di varie portate e ai fo coni, l'inglese Maltlius aggiunse il mortaio, che prese parte agli assedi ed anche alle battaglie; luttavia al generale Gribeauval era riservato di concepire e realizzare nel xvm s ecolo una serie d'ìnnovazioni abilmente combinate, che resero celebre il suo s istema d'artiglieria, il quare fu tanto utile anche nelle guerre della repubblica, e non venne s0slituito cb.e dal sistema del i:renerale Valée nel 1827. Ma i progressi del!' artiglie'i-ìa non si fermarono a questo punto. e ì cannoni rigati .da campagna e quelli da àssedi& e da piazza pure rigali, segnarono una nuova conquista nel campo della balistica. La marina usò delle bocche da fuoco s in dalla loro origine, sì giovò di tutt.i i perfezionamenti ai quali pervennero, .ed accrebbe mirahilmen te la sua potenza, · divenuta oggi cosi formidabile. · Tutta questa importante narrazione f'a vedere la lotta incessante e vigorosa colla quale gli Stati hanno sempre cercalo di ottene.re i più possenti mezzi di combattere, e dimostra come l'arte della guerra abbia saputo trarre profitto dalla scienza e dalla pratica. Colonnello PRUOHOMME, La questione dei sottufficiali .. Lo scritto ha per iscopo di concretare quanto venne detto o scritto su tale argomento; e per non rimanere nel campo astratto di una discussione teorica comincia dal prendere in esame i dati per risolverla in modo conveniente all'esercito francese. Due quesiti egli si propone, cioè di determinare in quale proporzione sia desiderabile di conservare i sottufficiali a

servizio attivo e per quanto tempo; quali mezzi morali e materiali siano da adottarsi per migliorare le condizioni di essi .. Senza divagare in altre considerazioni formula a tal uopo un progetto di legge, del quale per altro non si .lusinga di vedere accettate tutte le parti, ma che pone come tipo a cui incessantemente si deve cercare di avvicinarsi. L'autorità del grado innalzata, facendolo conferire per delegazione del Ministro della guerra dai coma'ndanti di.corpo d'armata e dandogli un carattere di stabilità, come quella degli ufficiali; uw notevole ed immediato aumento del soldo; l'assegnazione di un impiego civile dopo 9 anni dj servizio attivo; una dislrì·buzione di premi dopo 9, 14 e 20 anni di servizio; l'ammissione al godimento di pensione di riposo; sono le sue principali proposte. Ma tutti questi benefici provvedimenti costerebbero la somma. tonda di 7 mi!ioni,che non è poi tanto lieve aggravio per un bilancio della guerra anche di un ricco paese come la Francia; nè fra le economie suggerite per attenuarlo, quella che si ricaverebbe dalla soppressione delle musiche reggimentali ci sembra veramente utile. Molle cose però di questo progetto sono degne di essere attentamente studiate per giudicare se almeno alcune di esse siano attuabili anche nel nostro esercito, il quale, come tutti gli aHri che hanno brevissima ferma, risente la necessità di trattenere sotto le armi dei buoni sottufficiali. Le ragioni colle quali l'autore tratLa partitamente di ogni articolo del suo schema di legge sono il frnlto di una costante· esperienza e di un conscienzioso studio del soggetto. Il riordinamento amministratioo dell'esercito francese. Le teorie economiche ed umanitarie che pretendevano condurre alla pace perpetua sono svanite dinanzi alla realtà, dice il capitano GiHARO nell'esordio, e loda perciò la Francia che non è corsa mai dietro a queste dannose illusioni segnanti la decadenza e che ha saputo con tutti i suoi sforzi riaversi delle sofferte sventure. Ma lanciando uno sguardo riflessivo, al passato egli giudica, sebbene in modo troppo assoluto.,. che le vere cause di tant.i disastrosi avvenimenti accumulatisi in questi ultimi anni su quel paese, erano riposte nell'essenza delle isLituzi9ni e nel difettoso ordinarnenlo dell'esercito; e giunge perfino a domandare, forse con soverchia dubita-· zione, se il genio di un grande e.a.pilano, una tattica ed una strategia superiore, un buon armamento, degli abili generali,

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UB.Rl

si,ario divenute cose secondavie di fronte aà una,pedeziona,t a organizzazione militare-. Bopo di awer· fatto alcune consideraziopi filos~fiche ed eoo-, nomiche si preoccupa della necessità di un buon1 metodo di, provvisione, che assicuri ad un esercito la sussistenza, ed:·· avvalora ciò, che d)aHronde n0n parrebbe controvens@, coni esem)i>i tratti dalla st0ri'<l antica e dalla,,,rooderna, Ma quello che co:n molta ragione rileva si è, che. mentre t~tti :i rami: dellò scibile militare si coltivano convenieptemente e progrediscono,lo studio dell'amminis4razione non è ch:e una scuola di contabilità; per la qual cosa si è giunto talvolta; per ignoranza deLprincipii .amministrativi, a far .mancare del necessario le truppe nelle più fertili contrade. L'autore vuole quindi (e fra noi è già stato in parte realizzato) che la direzione dei servizi amministrativi sia affidala ai capi dell'esercito, e dimostra che i generali ne hanno tutta la capacità e che saranno buoni custodi degl' interessi dello Stato, quando avranno. l'obbligo e l'abitudine di vigilare sulle spese occorrenti a.Jle loro truppe, perché amministrando si diviene economi, Egli esamina quindi il progetto di legge sul!' amministrazione militare adottato dal!' assemblea, il quale si sforza di vincere gli ostacoli che si oppongono a fargli acquistare quel carattere di unità assai utile· per stabilire le condizioni dell'esercizio dei diversi rami amministrativi , e risolve x;nolte questioni circa la classazione, la determinazione de1le attribuzioni e la composizione del personale in modo corrispondente alle esigenze create dall'aumento delle forze combattenti e _dalla moderna arle della guerra. · D0.po aveu fatto una rapida analisi del modo con cui fun. zionan@ i quattro grandi orgirnis mi amministrativi, l' intendenza, il servizio d1artiglieria, quello del genio .e l' amministrazione dei corpi, mostra quanto sarebbe d,ifficile il ridurli .ali' unità di un principio assoluto. -Ma il progetto di legge dopo averli separati procura di realizzare questa. idea e definisce la direzione, la gestione ed il controllo relativi a. eia-. sc11110 di essi. Ciò peraltro che gli sembra più rile,v ante 1,el nupvo ordinamer1to è la creazione di un controllo generale, indipenden;te, mobile, che emana dii•e,Llamei.te. dal ~inistro; ma essendo una nuova istitu-zione spetta all'esperienz:a di poterne giudicare del merito Quantunque la recente discussione al senale francese su

, 357 questo a1•gomenlo abbia· ris0luto·vavie delle questioH-i proposte dal s ig. Girarcl-inel s.uo studio, l'afutore ha creduto tuttavia di 'svolgere ampiamente la sua ·tesi senza ipreoccupazioni , bas~dosi ' su criteri st0rici e su ' i principii della modenna scienza economica per dimostrare l' opportunità .delle sue opinioni. •Qhiude infine il volume del Journal des sciences milit0Jires µn breve saggio di 'geografia militare sulle stvade. delle grandi •Alpi scritto dal capitano Niox, nel quale sono ,accennate le s1:1ddivisioni di queste montagnè secondo· il nuovo·metodo ,di . Sonklar ,' ma con qualche • modificazione nel!' ordine e nella nomenclatura di esse. Può corrsiderarsi .come un sommario €!il una monogt1afia, il cut scopo sarebbe quello di· descrivere in una maniera completa le g randi masse montuose , che formano la cintura settenlrionale dell'ltaLia,ò.ndican<lo i mezzi · ,p.er- superarle strategicamente. L'autore accenna ,all'importanza definitiva che hanno per UAustria, . a svanta-ggio del ·nostro -paese che rimane aperto alle invasioni che potrebbero venire dal nord-est, e conchiude col dire che, malgrado le strade dalle quali sono attraversate, le.Alpi saranno sempre per la Germania,« meno ilbalnardo che ìl cammino verso l'Italia » . · E PERIOOICl

Jalu•biichet• fii•· tl·a e tle-1 dsclie,A1•1nee 'tnad 1'.la-· .-ine. Dispensa di gennaio 1877. Berlino,

Schneider. /

(Keith. - La tregua nella penisola dei Balkani. - Mobilitazione inglese. - Treno russo. - Gioco di guerra) .

' Keith. , - Il 2ft gennaio si celebra la festa di Federico il grande. Niente\più opportuno di ricol'dare gli eroi che gli han , fatto corona. U nodi questi è il feldmaresciallo Keith (1696-t 758) . -Di lui <sopra un monumento nel parco di Rheinsberg si 1egge: • Egli congiunse colla lealtà più perfetta il più vasto e profondo sapere. In Russia nelle guer re contro i Turchi acquistò splendida glo1,ia che mantenne purissima in Prussia. Il cordoglio di tutti i cuori sensibili, le lagrime di tutti i guerrieri gli hanno innalzato un monumento duraturo "· La bwttaglia; di AmienB il 27 novembre '1870 per KLEJS1' . L'agitazione nella penisola dei Bal/cani dalla conclusione della tregua d'armi al 15 settembre aU:a1:mistizio-del t• no-


LIB1U

.vembre. - In nessuna guerra una tregua d'armi fu meno ri. spettata di quello che nella guerra turco-serba. La colpa è da una parta e dall'altra. Ta nto in Serbia come in Turchia la momentanea quiete non si considera come un ?.passaggio alla conclusione della pace, diversamente non si · ·procederebbe con tanta energia negli armamenti. Dopo molti ondeggiamenti, conteasti, JoUe minute e giornaliere, la situazione delle diverse armate sulla Drina, sulle ·frontiere dei Javore sul Timok è rimasta tal quale come all'e,poca del primo armistizio.' La spedizione di Novoselo ebbe così poco successo come i movimenti offens ivi dei Turchi sulla Drina e sul Timok. Anche le posizioni del Montenegro sono presso a poco le stesse. Meclun interamente distrutto e l'assedio di Podgoritza .abbandon~to. Soltanto le posizioni nella valle della Morava sono per i Tuechi migliorate d'assai. Djunis è in mano delle truppe turche, alle quali s'apre la marcia su Kruschewatz, difeso -soltanto dalle più primitive opere di fortificazione. Alexinatz è caduto e la perdita delle posizioni di Deligrad non è che una questione di tempo. L'eserci to di Tchernajefl' si trova nella più ,completa dissoluzione. La sconfitta della Serbia sarebbe stata completa se al vittorioso avanzare delle truppe non si fosse opposta quale ba1°rie1•a la Russia. Sulla prova <J,i mobilitazione inglese. - La critica giudica .nel modo più severo l'attuale ordinamento militare inglese . L'unico utile ritratto dalla mobilitazione del II e del V corpo d'armata consistette nel mos trare chiaro eù aperto gli infìn ili .,guai, anzi l'imminente per icolo, di mantenere uno stato (ti cose tanto contrario alla costituzione degli eserciti moderni. Questo, pare, sia stato l'intendimento principale del ministro . della guer1'a inglese, intendimento che ha raggiunto completamente, secondo un articolo pubblicato nel Times ed a ttribuito ad una penna ministeriale. « Spetta al ministro della guerra, al parlamento ed alla nazione di dire se con un piccolissimo accrescimento del bilancio vuole avere sotto tutti i rapporti un esercito pronto ad ogni servizio, ovvero se vuol continuare a pagare annualmente molti milioni per un esercito che, seb-bene animato dal migliore spirito, non sarà mai preparato pee una guerra eventuale •. Noi crediamo che questa domanda non abbia che una risposta. Se il paese si è mostrato diffidente rispetto alle spese per l'esercito e per Ja marina, la ragione -è che esso non seppe mai quale merce comprasse col suo

359 <lanaro. Questo rimprovero che può farsi al nostro sistema militare non è mai stato tolto di mezzo. Ogni uomo d'affari può vedere come vanno le cose. Non è conforme all'economia, è indegno di una nazione pratica il lasciare le nostre cose mili.tari nello stato di disorganizzazione nel quale si trovano "· Cenni sulla polizia dell'esército e sul treno degli equipaggi nell'esercito ru~so - Questi rami cli servizio furono regolati con decreto 20 ottobre (2 novembre) u. s. Il capo dello stato maggiore del corpo dell'esef'cito ne è responsabile. Sotto di 'lui un ufficiale superiore col titolo di comandante di corpo (Korpussny-komendant) è capo della pulizia, ed un altro sotto ·il titolo di comandante del treno (Sawiedywa-juscldschij) dirige gli equipaggi. Gli ussari sassoni. - Storia di quel piccolo corpo fondato • nel 1709 e glorioso per molti splendidi fasti. Del gioco di guerra. - Esso incontra sempre maggior favore nell'esercito tedesco e negli eserciti esteri. È di un'utilità incontrastabile, perchè dirige il pensiero ai più importanti fattori del combattimen:to. I giornali mili tari dovrebbero tener sempre desto il gusLo di questo efficacissimo mezzo di studio pratico dell'arte di guerra. Non è necessario giurare sulle parole di Verdy, di Meckel, di Trotha o di Tschischwitz (1); è necessario cliffonderi:i, animare, suscitare la discùssione che tien vivo l'interesse e spinge allo studio. Il campo di istruzione 1'usso presso Varsavia dal 13 luglio al 13 seitembre 1876. - Comprendeva 68 battaglioni, 4ù squa.droni, 150 pezzi. L'autore, ufficiale tedesco, crede che all'eser,cito, che probabilmente fra breve sarà chiamato a dar prova della sua potenza di guerra e che possiede unéccellente materiale ed un solido armamento, manchi un solo fattore - lo spirito. Quando esso sia destato allora l'esercito russo sarà pee lo meno rivale di qualsiasi altro. Rivista letteraria. Articoli più importanii dei periodici esteri. E PERIODICI

(I) V.SRDY - Belt,·aq zum Krtegsspiel. - 1S75. Anlettung .rum K,·iegsspicl - Dtrectiv en fiir das Krieg1sptel.

MECKEL -

-

]875 . T ROT EU. -

Jnleitung zur Dar ste!lunr, von Gefechtsb tldern mittelst der

Krtegsspiel Apparates 3" edizione nel 1874). Tsca1s0Hw1TZ - Anleitung ~um Kriegsspiele (dal 1862 al 1874 quattro .edizioni).


ER.RATA~CORRIGE ALLA DISPENSA D1 GENNAIO LE

GRANDI HANOVRE DELL'ESERCITO GERHANICO ··Consid:erazioni s ull'ordinamento 'del servizio telegrafico negli eserciti'•europei.

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3a. della nota

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CORRIGE

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NEL L' ESTATE DEL

stèmes télégraph1ques magnetizzazione del ferro Daniell Wbeatstone pal i e mo

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dai

• Le forme ed evoluzioni adoperate dalla fanteria e dalla cavalleria furono quelle prescritte dai rispettivi regolamenti d'esercizio (per Ja fanteria regolam ento del ~5 febbraio Hl47 ripubblicato in data 11 marzo 187i3, coi cambiamenti arrecativi sino a quel giorno; per la cavalleria regolamento del ,f luglio 1876}. I caratteri tattici più spiccanti in tulte quelle manovre che vedemmo, dai quali potevasi dedurre le idee oggi prevalenti nelle alte sfere militari germaniche in fatto di tattica da combattimento, e per conseguenza anche in materia d'addestramento, a me parvero i seguenti: a) In generale: 1 ° una gran cura dell'ordine, mercè l'uso, quanto più possibile scrupoloso, delle forme regolamentari, e la conservazione dell' ordi'ne di battagiia norm aie, evitando ie trasposizioni delle unità cli massa e delle loro frazioni che non fossero rese assoluLamente indispensabili da urgenti moLivi, e in questo caso tornando senza indugio a quell'ordine, appena cessalo il motivo della in frazione; me dian te la_7?2assùna compattezza ammùsi(~) V. Ri·vista MìUta1·e, dispensa del gennaio e febbraio, ANNO XXII, VOL. 1.

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.LE GRANDI MANOVRE DELL ESERClTO GERMANlCO

bile e il più stretto legame pos~ibile delle uniL~ ora dette in se medesime e tra loro, e la calma nel comandare e nello eseguire, che ai militari d'altri eserciti par meravigliosa e persino soverchia in alcuni casi e in certi momen ti; mediaq,Le il silenzio e l'attenzione somma dei soldati è graduati d'ogni ordine. A quella cura vedemmo non di rado proposto, almeno parzialmente, lo approfittar del terl'eno per ischermo contro il fuoco. 2° un' aggressività tranquilla e ordinata, ma costante e insistente. Questo carattere spiccava sopra tutto, come di ragione, negli atti e nelle manovre della cavalleria, ma appariva pure visibilissimo nel contegno delle altre due armi, nei divisamenti dei capi, nei crilerii su cui si fondavano i giudizii degli arbitri e quelli d~l supremo giudice. L' offensiva voleasi poderosa e stringente, la difensiva risolutamente controffensiva, cioè intesa a 1trovare il sito, il modo e il momento per qualche vigoroso atto di .sopra ttacco o di riscossa, come del resto vogliono e perm ettono quegli aperti terreni; ed er.a eziandio richiesto dalla brevi Là delle manovre. Ne conseguiva un manovrare risoluto, conducente spesso, e pur volontaria mente , ad allacchi frontali; un rapido add.~nsamento della fronte; un avanzare delle truppe di sostegno e di riserva, sia per rinforzo, sia per prolungam en to della prima linea, più tosto affrettato,che indugiato, ed uno svolgimento prestissimo degli attacchi d'ala e di fianco. Ma tullo ciò avviene più facjJ~ente nelle manovre che in guerra. Queste due cond izioni , ordine e aggressività, par quasi che debbano escludersi a vicenda; ma i Tedeschi le fanno andar di conserva. b) Per la fanteria: 1° la strella unione delle compagnie nel ballaglione. Forma iniziale da combattimen to pel battaglione: due co,mpagp.~e (quelle .d,'al.a p.er reg9la). innanzi, come

NÈLu'ESTATE DEr,

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avanlinea (JlorM<effen}, formate ciascuna in colonna di plotoni (due) o schierate in linea, o ristrette- in colonna di , meztr plotoni o di sezioni , secondo i éasi, e p~eced1,1_te dai loro tira.to1·i (il terzo plotone) formanti la linea di fronte o di fuoco (Fronttim·e, Feue-rh"m·e); le altre due c~mpagnie (le due centrali, per regola) dietro a: quelle prime, accoppiate o separate, piegat'3 in co~ lonn_a o ~chieral~ in linea, come sostegni (Soutiens ). Tutu qu~1 nuclei sempre ~ righe e file chiuse: i primi entrano in fronte, a misura: del bistJgno, spicciolati o serrati, i secondi in ordine chiuso. La profondità del battaglione cosi formato è di 300 a 500 e più passi, secondo il terreno. QLibndb tutto è entralo in frorit'e il battaglione forma una linea di fuoco densa con~ tin~a. I tiratori seguilano a far fuoco a volontà; i nuclei tirirno il più spesso a salve, a comando. Ella è una tattica, come dissi, aggressiva, sistematicamente aggressiva, che gravi ta allo innanzi, concedendo meno che. pl'.lò alla necessità del diradamento per ischermo da:I fuoco su terreno aperto, mirando · a presentare al nemico una densa fronte di fuoco in cui tutte le parLi del ba.ttaglion~ siano al lor'O posto e sotto la mano del comandante. E una manifesta reazione conll:o gli sminuzzamenti e gli sparpagli del 48"66 e del 4870, e contro la propensione verso lo eccesso degli ordini radi che fu per trionfare in Prussia in questi uttimi tempi. La compagnia è rimessa a gui nzaglio, il battaglione è tornato ad essere la imità tattica per eceellenza. Ci ò non sar~b,b•e p0ssibile a lungo in' paesi mo'1to frastagliati e COJDerti con battag-lfoni di 800 a 1000 uominì. Ma là; su quei terreni uniti e sgombri, a vedere avanzare i h~ttaglii1on,i in quella · forma così densa, o, per meglio' d~re, cosi poco, rada, mentre non si può f.ire a meno· d1 pensare a quelle semplici arti tattiche di cùi seppe cosi bene giovarsi il gran Federico, alle• q oal'i pa:re


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• 36.i,

LE GRANDI MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO

intenda ravvicinarsi quanto più può la odierna tallica prussiana, vien pure in mente che in guerra vera un attacco eseguito in quel modo , quantunque preparato e acc·ompagnato da un _gran fuoco di _a rtiglieria· e fucileria, può costar molto sangue sin. da lontano,, e facilmente ricad ere indietro o restare a mezzo, qualora il terreno offra qualche riparo ove appigliarsi a mezza via. Allora entra in bilancia il merito degli ottimi quadri dell'esercito germanico; merito incontrastabile, che rappresenta un fattore tattico di immenso valore; e si capisce come quelle truppe possano condurre a buon fine un allacco eseguito in quella form a, anche sotto un 'fuoco di cannoni e _fucil i che le divori. Tanto più lo si capisce, supponendo di contro a quei batta,glioni un nemico già persuaso della propria inferiorità, o molto im,p1'ess1·onabi'le, e che non sappia far buon uso del suo fuoco. Ma in ogni caso, il con sumo dei quadri sarà. rapido e grande, quindi necessaria una numerosa riserva di buoni ufficiali: e questa non è lieve difficoltà nemmeno in Prussia, perchè i buoni ufficiali non si fanno da un momento all'altro, e non so figurarmi come fosse possibile averne in serbo una quantità sufficiente per i bisogni d'un'intera guerra . con questi immensi eserciti d'oggi . - L'andamento regolare dell'attacco, quale mostrossi nelle manovre, in sostanza è questo: la fronte procede a lunghi tratti: {a sbalzi-Sprungweise), a pAsso rapido, ma non di corsa,. senza iote!'rompere il fuoco; i tiratori fanno fuoco camminando; entrano in linea i nuclei delle compagnie. d'ala (Vordertreffen) del battaglione e fanno scariche a comando; continua l'avanzare; entrano in linea le compagnie centrali del battaglione (Soutiens), spiegate o in colonne di plotoni,. e anch'esse fanno scariche a comando. Ultim a avanzata, corsa (lliwrah !), assalto (Stu1'm ) a fuoco e ad arme bianca, se il nemico re-

NELL'ESTATE DEL

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siste anc?ra, occupazione della posizione conquistata, pronto nordinamento e fuoco d'inseguimento, senza indugio e colla massima intensità, finchè il nemico è_ a portata; oppure ritirata , ma senza precipitaz10ne, col massimo ordine, il che nelle manovre di pace e su quei terreni si ottiene colla massima facilità, sino a fe rm arsi e riprendere posizione a non molta distanza dal nemico e sotto. il fuoco di lui , ed anche . ritentar l'attacco poco dopo, semprechè i giudici di campo (Schi'edsri'chte1') lo permettano. Se no, tare avan~ar truppe di seconda linea. Ma intanto l'artiglieria fa fuoco a massa, e ciò vuol dir molto. Senza di questo poderoso aiuto, quell'attacco, quella ritirata potrebbero sembrare all'osservatore eccessivamente audaci e poco verosimili. L'azione non è completa se non si tien conto della parte considerevole assegnata all'artiglieria nella odierna tattica prussiana. Attacco di fanteria significa nel tempo stesso gran fuoco di cannoni. Se ciò non fosse, al giorno d'oggi non si capirebbe più che cosa dovesse significare quella prima espressione, se non forse inuti"le sacrifìzio e spreco di sangue. È dunqu·e permesso credere che si addestri la fanteria a combattere in quella guisa perchè si ha gr:0 fede nella potenza dell'artiglieria adoprata a massa; nuovo argomento di spirito arditamente aggressivo , basato sul concorso, energico quanto più possibile, di tutte le forze che si hanno a mano,. - Se nello avanzare o n~l r_etrocedere qualche frazione del battaglione (compagma, plotone) fu distaccata, o venne a separarsi d_al resto, per ragion di terreno od altra, quella fra z10ne. torna al suo posto di battagUa nell'ordine normale tostochè può. I ·distaccamenti' sono permessi dal regolamento, se richiesti dal terreno o dalle vicende d_el c_ombattimento, ma nelle manovre dei grandi corpi 81 evitano quanlo si può, o non si adoperano se non


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LE GRANDI MA~OVRE DELL'ESERCl:F.0 GEnMAN!CO

che .a bteVie distanza dinanzi aJla fronte, sui fianchi od a tergo dei battaglioni, e mo,meinta.i;teamente. Del r,esto, :q11ei terreni su cui si fanno Je grandi m_ano~re rade volte danno motivo a Lali distaochi, :specialmente nell',otr.ensiya. - Le colonne di co,mpagnia quando enLrap.o in linea per l'attacco possono far fuoeo di quattro r:.ighe (viergliedriges Salvenfe«er), ingin occb-ianclosi le d.ue prime righe. - Aggiungerò o ripeterò infine che ogni invers;ione .o trasposizione ,deJle parli della ,compagnia .o del battaglione, o di qualunque corpo jn gei:ierale, è ammessa, se necessaria, dal regolam eo.to ;vigente, bensì nella pratica delle manovre di pace si p-0ne .ogni s.budio ad .e,vitarl.</.. Qu,anto ai ,tirato,ri, cioè ai <;!rappelli impegnati in ordine rado nel combattiment,o, .è regola assolnta ch,e siano semp.re sostenuti dalle rispet!ive compagni·e; esclusa quindi affatlo la combin.azio,ne iÌ,.O.Jziale dJ \Una compagn[a ,distesa tulla in catena e·spalleggiata da -un'altra compagnia in ordine chiuso .o f:r.azio;nato. in nuclei pil). o meoo gJ:andi, come da alcuno era stato suggerilo dopo l'ultima guerra. T.iirator,i, sos tegn i, riserve, -tl.lllO il battaglione.inaomma, in posizione sollo il fuoco su lerneno scoperto stav~ in ginocchio . - Questi cenni 1:)0Ssono basta,re, specialmente per chi conosca il capitole 4° .del r~golarp ento d'.esercizio per la fanrte·ria ,r1russi·O!na del 1° mar.zo ~876 ,(Comb,1,ttimento del battaglione) di cui detlero ,:iontezza i no~lri periodici El'lililari. Ma resta in/leso che mentre quello dice « regol<J-tevi secondo i casi purchè ptteniate lo scopo » nelle manovre dei gral')di corpi a quell/l. massima si a.ccompagna, o per lfleglio dire si sovrappone l'.altr.a « mantenetevi 01:dinati qnanto pi.ù potete». - Cominciare il combattimento con una sola compagnia, e poscia prolungare la fronte mccessi7.'amerHe con una seceoda e con una tEwza è un modo di combattere opportuno p.er un baLtaglione dist-accato.

,N ELL ES'rATE DEL

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Lo vedemmo a~op~rare da battaglion i di avanguardia. Vede~mo pur~ 1mp1egare l'ordine scagh'onato, per compagnte,. da battaglioni d'ala o di fianco, e le linee successive per la ritirata . 2° La personalità tallica del ret:Tuimento come . corpo f o.rmato 10 due linee se distaccato, o come linea se unito in brigata, mercé la stretta unione dei batta.glioni .eh.e I0 co mpongon0 . La formazione pe1· ala dt reggim·ento non può trovare se non di rado utile ~mpiego su quei terreni, ove nulla impedisce e tutto 1~v~c.e consiglia di prendere per unità di massa la dwmone nella massima parte dei casi. . 3° . Anche più spiccata la personalità tattica della hr1gata, come unità di battaglici. L'ordi ne da combattimento di una divisione, di un corpo d'armata, si c?tnpone di brigate fo rmate in due o tre linee (per linea o pe1· ala .di reggimento}. La forma generalmente usata nelle grand i manovre dell'anno scorso fu in due linee (Treffen), di un reggimen to ciascuna, con -distanza ~i 400 passi almeno dall'una all'altra· i batt~glio_ni di p.rima linea schierati com e già dis~i, quelli dt seconda lmea fol'rn ati ciasc:uno in colonna sul cent?·o (~as~a di co loo oe di compagnia; le co;npagnie delle alt 01elro quelle del centro), o in linea spiegata, 0 ih colon.ne di co mpagnia separate, secondo i casi, e disposti a scacchiera. rispetto ai battaglioni di prima linea, :erso .des~ra o verso sinistra del corrispondente battaglione d1 prima linea, secondoché la briaata era di' destra o di s(nistra nella. 1~ispettiva division;. Videsi pur tal :olta, ~~l principio ciel co mbattimento~nel periodo ?ella r1cogn'.z10n e e dei primi attacchi, uo reggimenlo m due o tre ltoee spaileggiato a lunga distanza dall'altro. Ma poi ché la forza dei battaglioni non oltrepassava in genera~e la metà, o al più al più i 3(5 dello effettivo normale d1 guerra, le fronti veni vano ad essere per con sel:)t)

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LE GRAND1 MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO

guenza minori assai di quello ch'esser dovrebbero in battaglia vera, e quindi anche le distanze o erano proporzionalmente rimpiccolite, o sembravano eccessive. Questa condizione par!'à di qualche valore se si pensi · che su quegli stessi teneni le manovre avrebbero potuto offrire un aspetto molto diverso e prendere un altro andamento se · le compagnie di fanteria avessero avuto 200 a 250 uomini invece di 100 a 150. - I cambiamenti di linea, che il regolamento d'esercizio raccomanda di evitare semprechè e sinchè nòn siano indispensabili 0 per lo meno opportunissimi, non furono per verità molto frequenti nelle manovre ciei corpi contrapposti, ma pure dovettero essere eseguiti anche in quelle più spesso che noi sarebbero stati in guerra vera, per quelle medesime ragioni che accennai parlando delle manovre con tro nemico segnato. Così vedemmo passaggi di linea offensivi (attacco di prima linea fermato o respinto, avanzata della seconda linea per gli intervalli della prima), ed anche in ritirata, eseguiti cop una regolarità che, colle armi e le milizie d'oggi, sarebbe assolutamente miracolosa in guerra vera. 4° La divisione si schierava generalmente pe1· ala di brigata, vale a dire che la brigata di coda entrava in linea a destra o a sinistra di quella di testa schierata già prima, secondochè l'azione dovea estendersi, s.ia offensivamente, sia difensivamente, verso destra o verso sinistra. Il corpo d'armata manovrava per ala d·i divisione, cioè in due colonne o masse, d'una di visi one ciascuna, e nél momento culminante del èombattimento veniva ad avere le sue brigate in linea, l'una accanto all'altra in ciascuna divisione, con intervallo più o meno grande tra le divisioni. Le truppe di seconda e terza linea erano impegnate, come già dissi, piuuosto presto che tardi, per rinforzo e prolungamento piuttostochè

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per cambio; ma ciò è da attribuirsi a quelle convenienze di manovra che ho accennaio pocanzi e alla brevità del tempo più che a deliberalo proposito tattico. · Purtuttavia anche questo consuonava collo spirito della tattica odierna: tutti al fuoco . - Maneggiando ~0si le truppe a brigate e divisioni compatte, può darsi ~l caso che _se_ ne impi~ghino o troppe o troppo poche m qualche fazione speciale, come l'allacco o la difesa di un villaggio, d'un boscQ, ecc. ; ma senza dubbio il ma_neggio delle masse viene ad ·essere più semplice e facile, e basta a prevenire quegli errori l'attenta abilità dei capi di secondo e terzo ordine. Ne vedemmo infatti alcuni esempi. 5° Nella difensiva la fanteria cuoprivasi con trincee da battaglia, scavate in una diecina di minuti colle vanghette Linnemaon, laddove il terreno non le offriva riparo. Anche i drappelli di primo sostegno si cuoprivano in tal modo. Le vanghette sono distribuite nelle compagnie in ragione d'una per ogni quattro uomini. c) Quanto all'artiglieri a, le jdee prussiane intorno alla tattica di quell'arme sono altrettanto note quanto semplici, facili a capirsi e agevolmente attuabili .in quei paesi così poco impacciati: met~r le batterie vicine alla testa delle colonne, farle entrare in azione presto e a massa; non muoverle se non sia necessario, e in tal caso muoverle rapidamente, semprechè si tratti di semplici spostamenti; giudiziosa scelta degli obbiettivi di tiro e concentramento di fuoco su quelli. Tali condizioni non presentnno difficoltà nella massima parte di quei terreni settentrionali, ove quasi ad ogni passo l'artiglieria può uscir dalle strade, attraversare la campagna senza incontrare ostacoli o insu?erabili o mal superabili, scansare facilmente i boschi, 1 caseggiati, gli stagni ecc. , manovrare per le linee più corte, formare grandi linee di cannoni su quelle ·


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estese ond'11llazioni del suolo che sono le al,t ure di quelle regioni, regolare da mornen_t0 a ~omento l'azione c,oncorde di batterie o masse d1 battene collocate in posizioni diverse, scuoprire, scegliere, indic~re i bersagli a volta a volta più importanti per ragione tattica. NeHe manovre di pac,e può sembrare talvolta che l'articrlieria indugi ad entrare in linea o a cambiar posizione~ ma ciò proviene dalla brevità dei momenti tattici che sisuccedonoassai più·presto che nella guerra vera, per rappresentare in poco tempo una gran. fuz!o?e compita, ed anche a motivo d.ella soverchia rap1dllà delle evoluzioni contemporanee o corrispondenti della fanteria, la quale, avendo effettivi molto minori che in guerra, viene a manovrare con colonne assai meno profonde e linee assai meno estese di quelle ~he adoprerebbe sul campo di battaglia, e non è d~s~ui'pata nei suoi atti dal fuoco nemico. Alla quale rap1d1.tà non è bastevole compenso per l' artiglieria lo avere nelle manovre un numero di carri minore che in guerra (4 pezzi invece di 6 e ,nessun carro di segui,to) e quindi minor profondità di colonna quelle rare volte eh' ella sia costretta a muoversi in colonna di sezioni o di pezzi, e rrlinor· larghezza di fronte per quei vari casi in cui tale condizioi::ie può aver qualche influenza sulla rapidità delle sue evol.uzioni. Generalmente ella si for,.: mava e manovrM a per brigata (Abtheilung) in linea o in colonna di batterie. L' artigliei'Ìa del corpo (KorpsArtilliere, 6 batterie) fu impiegala; come ragion voleva, a produrve uno squilibrio di potenza tattica là dove mirava il principale sforzo Jell'attao·co o là dove la difesa voleva opporre la · resistenza principale, generalmente all'una o all'a.!tra ala, talvolta al centro, d'aceordo, quando possibile, colle artiglierie delle due divisioni di fanteria, o di una almeno ùi queste, appostandosi sulle alture predominanti. Quando le diivi1

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sioni ora dette manovraNano separate, come av,vennequasi sempue sul principio della manovra, Fartiglieria del corpo anda.va per solito coll'.ul'la o c0ll'altra, se·eondochè era prevedibile di doverla . impiegare sul terreno ove avrebbe dovuto più probabihnente com-· battere fa division.e di destra o quella di sinistra. Er,a dessa in sostanza che dava il carattere di màssa principale a questa o a quella delle due metà del corpo d'armata., colla quale si ·trovava p-ure il comandante dì questo, e sul fianco esterno .della quale manov,rava per , solito·'!~ divisione ,di cavalleria. Ella indicava in certo modo al!'osservatot'e le intenziòni del comandante del corpo d'armata. Una volta · sola 'la vedemmo· formar .colonna a parte, dietro la divisione di cavalleria, colla scorta di un reggimento di fanteria (manovra della guard ia contro nemico segnato il 44 settembre presso Gr-oss-Kreutz): un'altra volta , su terreno boschivo (il 20 settembre, tra Glasow, Selchow, Lieohtenrade e Gross-Ziethen, a sud di Berlino - manovra· dei eorpi .Guardia e 3° contrapposti') vedemmo t uLta l'artiglieria d'un corpo d'armata (3°) scornpàrtila da principio tra le quallro colonne (brigate di fanteria) in cui quel corpo fu diviso (una b-rigata d'artiglieria per ciascuna brigata di fanteria), perchè quel terreno non offriva alcuna grande posizione da artigl ieria, e i boschi spezzavano e limitavano il rampo di tiro nella zolla di ciascuna delle quattro colonne avanzantisi con- , tempora'neamente; ma le due brigate ·dell'art1:glieria · del co1'Po erano colle due colonne centrali, quindi p@,teano far massa tostoché il terreno lo av.esse per-· messo e le circostanze del combattimento lo avessero richiesto. In quella stessa manona l' artigliei·ia del corpo dell'altro partito (Guardia) fu tenuta dapprima HU ,rise1:va ,.in p·osizione cel'Jlrale, perchè il comandante di quel corpo non avea disegno prestabilito ed in0


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tendeva regolarsi dal risuhato delle ricognizioni che faceva eseguire da una parle delle sue truppe. Ma il caso più singolare fu quando (manovra dei corpi 4° e ~2° contrapposti, il •13 settembre, a sud di Merseburg) l'artiglieria del corpo di uno dei due partiti (H! 0 corpo) , che sulle pdm e slava colla divisione di sinistra, fu messa io azione al centro, insieme colla divisione di cavalleria, nel grande intervallo che separava le due divisioni di fanteria della sua parte, ed oprò principalmente contro il centro nemico (del 4° corpo) costituito similmente dall'artiglieria del corpo, fiancheggiata e spalleggiata anch' essa dalla sua divisione di cavalleria, per lo che il centro dei due ordini di battaglia contrapposti venne a consistere, su terreno sgombro, di artiglieria e cavalleria. Udimmo ufficiali d'artiglieria d'a lto grado esprimere l'opinione che l'organamento dell'artiglieria ca·mpa!e potrebbe essere migli orato, sopprimendo l'artiglieria del corpo e form ando invece per ogni corp o d'armata due reggimenti d'artigli eria uguali, di tre brigate (Abtheilungen) ciascuno, da assegnarsi, uno per uno, alle due divisioni di fan teria. Si avrebbero all ora nell a maggior parte dei casi due ali ugualmente forti; e da ciò un si mmetrismo e un equilibrio di potenza sulla fron te del corpo d'armata, poco adatti a produrre quei grandi effclli decisivi che si possono ottenere precisamente da un deliberato squilibrio sopra un dato punto. Per produrre questo sbil ancio a proprio vanta ggio, bisognerebbe a volta a volta rompere quei legami organici regg imentali creati an ticipatamente (e più per ragioni di convenienze personali e amministrati ve che per altro serio motivo) e im provvisè\re nuove agg regazioni di brigate o baLLerie. Dubito che tale opinione possa esser divi·sa·d_a lu tti gli ufficiali pi ù valenti ed autorevoli dell'artiglieria, P. tanto meno dagli ufficiali estranei a quella

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arm e, sopratutto poi dai generali che dovrebbero condur le tru ppe in guerra. Mi pare un di quei ca.si in cui la euritmia organica mal si accorda colla efficacia tattica. - L'artiglieria a cavallo fu sempre addetta, esclusivamente, alle divisioni di cavalleria in tutte le ma-· novre da noi vedute, in ragione di un a brigata di 3 batterie per ogn i divisione di quell'arme. Secondo le idee oggi prevalenti, quello dovrà esser d'orainnanzi il suo officio in guerra. Ella mostrò che può rendere grandissimi se rvigi alla cavalleria. se abbia qualche vantaggio di posizione e molta calma, cioè tempo suffici ente per ben collocarsi e scegliere la direzione dei suoi tiri: in caso contrario ella potrebbe essere più d'im barazzo che_ d'aiuto con tro cavalleria. Ella non <leve avanzarsi troppo, ma sceglier bene le sue posizioni e .trarne il maggior profitto possibile, a preferenza su quell'ala della cavalleria che ha minor pro tezione di riserve e di terreno. Ciò nonostante ella deve entrare in azione quan to più presto può e affrettare i ti ri per ollenere prestissimo il voluto effetto, a motivo della rapidità degli atti della cavalleria, di cui ella deve proteggere lo schierarnento e preparare l'attacco, tirando contro la prima schiera nemica se l'attacco è imminente, se no contro l'artiglieria nemica per aurnrne a sè il fuoco. L'aiuto dell'artiglieria è sopratutto ne cessa rio ulla ca valle ria contro la fanteria, nei passagg·i di stretto, negli attacchi di caseggiaLi, boschi, ecc.; può essere inutile, e persino dano oso, in qualche caso d'attacco di sorpresa. Non vuolsi dare una sco1·ta 11articolare ali' artiglieria, se non in caso di necessi tà manifesta, per non in debolire le schiere di cavalleria. Buona posizione per l'artiglieria a cavallo è in gen erale quella che il terreno offra un poco avanti e assai da fianco allà linea di schieramento della prima schiera della cavalleria. In questo senso parla il nuovo,


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Regolamento d'esercizio di quest'u!Liina arme; e tali foron·o le regole di condotta per l'ar.Liglieria .a cavallo nelle manovre dell'anno scor.so. Ciò eh' ip,ne vidi.confermò in me quella favor.evole, opi0·ione ch'io già avev.a della potenza tattica dell!artigHeria a cava.Ilo come complemento, a quella della cavalleria, c0mplemento molto utile nelle lunghe e rapide scorrerie onde consister deve ,quello che 01~ ,si può chiamare o//kio strategico di quelFarme, complemento indispensabile sul campo di battaglia là dove il terreno conceda a quell'arrne di valersi della sua mobilità e rnanovPar~e. d) Vengo .per ultimo alla cavall.eria. Le manovre dell'anno scorso doveano avere una singolar.e importanza per quest'arme, in quanto· che .offrir doveano occasione ad un esperimento su larga scala delle forme, evoluzioni ed atti da battaglia divisati nel suo nuovo regolamento d'esercizio . Infatti due divisioni di cavalleria, alle due opposte estremità della Germania, docorso di esercitazioni come co.l'pi veano eseguire autonomi, ed altre quatlro ·doveano manovrare insietne ad altrettanti corpi d'armata. La parte strategica del servizio di guerra della ·Cavalleria, che noi chia·mia:mo propriamente servizio d'avanscoperta, era.esclusa da quelle esercitazioni, le quali doveano avere carattere strettamente tattioo. Q(1indi la esplorazione era ristretta agli alti · dei minimi drappelli spiccati a breve distanza .da.Ile masse manovranti. Per capir bene lo ·scopo, il carattere e l'importanza di questa nuova tatticadeLlaca,valleria tedesca, fa d'.uopo ricordare le fasi per le quali .è passata· negli ultimi tempi in Prnssra. la questione dell'impiego, e, per conseguenza, della educazione tecnica e taltioa deHa ca-· valleria, lo che farò brevemente. Nonostante i gloriosi fatti della guerra 18@-iH, o,. per dh; meglio, a· motivo .appunto di quelli, crebbe il

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contrasto che già esist'eva tra la opinione che per la cresciuta. potenza del fuoco la cavalleria debba oggi mai conside1'.arsi incapace· a:i grandi aui di. battaglia e cle... stip_ata tprnsi esclusivamente al. ser'vlizio strategico di sicurezza: ed informazione à.r g:ran dìstanza, e l'a:ltra che qu~ll'a,rm.e possa. e debba l'.iprenderne oonservare nel prossimo a·~vènire; quella potenza che già ebbe, come arme da battaglia, oltre,ad essere .l'occhio dell'esercito1 purchè a , ciò la si prepari con· bene acconcia-educa" zione.D'altra parte il bisogno di prepararsi ed addestrar.si con gran cura al manovnue e ·combattere a•rriasse'(brigata, divisione sòprattu lto) risultava sensibile per la considerazione del probabile svolgimento delle opera"' zioni della . cava.lleria nel periodo iniziale delle future guerre, quando; com'è di leggiéri prevedibile; ambo gli ese.rciti avversi si faranno precedere da grandi corpi di cavalleria che in breve. tempo verranno a lotta crescente, violenta e rapida sino al massimò grado ..Mlora avrà. gran vantaggio quella parte che -avrà meglio imparato a, raggrupparsi e adoperar prc>ntamen·te e fieramente. le sue masse di cavalieri, e avrà,cavalli e uomini bene · educati e addestrali a manovrare e combattere : nelle , più ardue condizioni di spjzio, di tempo e_ d'urto. A, capo dei sostenitori della seconda opinione slava il celebre generai maggiore v. Schmidt, che nell'ultima: guerra p.r,imegg:.iò pe.r abilità . tra i -capi della cavalleria germanica; il quale da molli anni, sin da quando comandava uno squadrone, s'era fatto un caro dovere di adoperars.i con tulle le forze del corpo e deU'animo, colla parola, cogli scritti, coll'esempio, per rimettere in vigore, adattandole alle odierne condizioni della milizia e· della , guerra, le massime forndameintali della grande sctwla · di Federico IL per là educazione ' e .lo impieg(f), della c-a.vallerìa, persuaso che elleno , siano


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opportunissime anche pei giorni nostri, come lo furono ai tempi della guerra dei sette anni, purchè siano avvedutamente interpretate e applicate . Le quali massime ìn sostanza si riducono a questo: 1° accuratissima e · progressiva educazione individuale e immedesimazione dei cavalieri e dei cavalli, in guisa da ottenere ilmassimo ragionevolmente sperabile di velocità, durata, uguaglianza di moto, maneggevolezza e potenza offensiva; 2° impiego a masse, rapido, ordinato, strettamente conc;orde, risolutamente offensivo. · I mezzi per conseguire quello scopo, lo Sèhmidt li studiava, li sperimentava, H consigliava, li adoperava, come comandante di squadrone dapprima, poi come comandante di reg·gimento e di brigata, ora suggerendo, ora comandando: educazione ginnasti"ca, com'ei diceva, del corpo e dello spirito dei suoi cavalieri; un· metodo teorico-pratico di equitazione fondato sulla istruzione di marteggio, regolarmente progressivo, conducente a grado a grado alla equitazione di campagna, alle lunghe e rapide andature; una buona scelta degli istruttori; una bene intesa varietà nelle istruzioni e negli eserciz.ii; unità di massa e di manovra lo squadrone; formazione della divisione in ordine da combattimento in tre schiere (1'relfen), sviluppabile in qualunque senso con intendimento offensivo o controffensivo; un sistema cl'evoluzioni per le linee pii.ì, corte, che potremmo chiamare manov1·ar diagonale; un mirare ai fia nchi del nemico, molteplice, insistente e pure compatto, senza troppo larghi avvolgimeuti; un caricare impetuoso, unito, serrato; un vigoroso ma ordinato foseguire; un prontissimo riordinarsi. Questi argomenti, chi ben li consideri, e sopra\tulto chi abbia seguito con qualche attenzione i progressi della cavalleria austriaca dopo il 1859, poichè prevalsero le , idee del principe Francesco Liechtenstein e del generale Edel-

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sheim, non parranno nuovi; pure trovarono contrasto, come già dissi, in Prussia del pari che in Austria. Gli oppositori dicevano che lo Schmidt sognava l'impossibile, come se pretendesse risuscitare un morto, e che rovinava i cavalli con quelle sue lunghe e rapide galoppate. Infatti i cavalli sottoposti a quel regime non potevano essere e non era:no grassi e tondi, e degli sfiniti ve n'erano parecchi. _Ma lo Schmidt rispondeva che un ottimo .cavallo da guerra, come lo è l'odierno cavallo prussiano, poteva benissimo sopportar~ quelle fatiche, che anzi ne sarebbe ringaglinrdito; e faceva, osservare che la cavalleria del gran Federico avea fatto prodigii in guerra e sui campi di manovra con cavalli di molto inferiori a quelli che oggi possiede la Prussia. Un'altra grande difficoltà veniva dal breve servizio d'arme dei soldati, che in Germania è di tre anni soli per la cavalleria come per le altre ar.mì; ma il fatto mostrava che col metodo dello Schmidt il Prussiano in quel breve spazio di tempo poteva diventar davvero un buon cavaliere da guerra; e su ciò ritengo non sia oramai più possibile alcuna obbiezione. Quattro elementi di primissimo valore s'uniscono a produrre quel risultato: disposizione naturale degli uomini, buoni cavalli, molto maneggio e molta campagna; e per di più Yi conferisce l'esempio degli ufficiali, che cavalcano bene, molto e volentieri. Dopo lungo contrasto, finalmente, coll'aiuto della fortuna, ch'è sempre necessario, e mercè l'alta protezione di quel grande conoscitore ed amatore della milizia ch'è il principe J?ederico Carlo, lo Schrniclt potè veder trionfare le sue convinzioni. Il momento decisivo fu nell'estate del 4873, quando a lui fu dato il comando di una divisione di tre brigate di cavalleria appositamente riunita présso Dessau, con piena libertà di farla manovrare come meglio avesse creduto. Di ANNO XXII, VoL. I.

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3'78 LE GRANDI MANOVI\E DELL'Es1mcrro GERMANICO quelle interessanti manovre ci dette ragguaglio in uno scritto di gran pregio il maggiore Pedotti del nostro stato maggiore, ch'ebbe la formna di assistervi. Si preparava dunque la compilazione di un regolamento cht~ doveva sanzionare il metodo dello Scbmidt ed estenderlo a tutta. la cavalleria. dell'esercito germanico. Intanto si davano istruzioni in quel senso dal ministero della guerra e dai comandanti dei corpi di cavalleria, e i reggimenti prendevano quel lo indirizzo. Infatti il nuovo regolamento di esercizio per la cavalleria uscì alla luce ai primi d'agos·to del 1876; ma frattanto il generale v. Schmidt cessava di vivere, perdita immensa e profondamente sentita. I suoi scolari e seguaci continuano ora l'opera da lui così ben condotta. Le difficoltà non sono però ancora tutte superate, e non essendovi più quel gagliardo campione, i dissidenti hanno rialzato il capo, com'era da prevedersi, cosicchè. da qualcuno, anzi da parecchi, anche tra i più favorevoli a'lle nuove idee, udimmo dire c'l1e questo nuovo regolamento e la tattica di schiera _(Treffentaktik) _da esso consacrata sono ancora in via d'esperimento. In verità, la guerra soltanto, e dopo non una o due sole .,.ma parecchie t'Ìprove, potrà dare una sentenza inappellabile su tale quistione, i cui estremi sfuggono ad ogni artificio del campo di manovra. Quando non v'è là il nemico, molti dubbii rimangono intatti o solo leggermente scossi. Come rappresentare ·al vivo i tremendi rischii e le precipitose vicende delle rapide e brevi lotte della cava lleria, col concorso dell' artiglieria, e i loro effetti materiali e morali? Atti momentanei, decisivi, che si fermano in tronco e si ripetono quante volte si vuole nelle manovre, ma in battaglia volano e non si ripigliano. D'altronde nemmeno in Prussia v'è oggi un sol uomo che possa vantare una grande esperienza dei grandi atti tattici della cavalleria,

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die furono rarissimi·, diciamo pure· eccezionali, nelle guerre dei nostri giorni . Vuolsi anche notare•, a parer mio, che quel ·sistema trova due inciampi di qualche momento in due condizioni Rifa-Ho materiali dell a C!J.Valleria tedesca ; primìeramente il volume e il peso della sella con tutte le sue appendici del compiuto· assetto da campagna, secondariamente l'altro peso dell'armatura di quei reggimenti che si consideran0 il fiore della cavalleria e si destinano a preferenza al! ; prima schiera, vogli o dire dei, çorazzieri, cavalleria• da battaglia per eccell enza, secondo le vecchie idee, ma chè non pt1ò avere lo slancio e la rapidità dell'altra più leggiera·. :Ne· convengono oggimai qnasi lutti gl i ufficiafi di cavalleria, anche degli stessi c·orazzieri, e;he pur sono innamo- , rati della loro bella d,ivisa, dei loro superbi squadroni. Intanto la Sassonia .offre alla Germania l'esempio di cavall eria grave (llaitri e carabinieri) 'sen za· corazza; esempio che sta per essere imitato, per quanto sap..piamo, dalla , Baviera. Rammenterò cbe pur l'Austria ha da parecchi anni tolto la corazza alla sua cavalleria grave, e che la Russia non ha corazzieri, tranne ,... quattro ;reggimenti della guardia. Comunque però sia di tali questioni secondari e, egli è certo che nell'esercito ger,::riani'co predomina ora la risoluta volontà di riadoperare la cavalleria come arme . da· battaglia, anche sul campo delle alt.re •due armi, e la fiducia di poterlo per virtù d'educazidne ed addestt·amento, mercè ·di quelle {orme ed evoluzioni, di quel I modo di combattere, di quel · sistema tattico insomma• che fo sanzionato col nuovo regolamento d'esercizfo, e coll'aiuto del fuoco dell'artiglieria o della fanteria, o, in certi casi, delle sue proprie carabine, nonostante i dubbii e le contrarie convinzioni di quei dissiclenti cui accennai. E come conseguenza di quella


380 LE GRANDI MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO fiducia e volontà, noi vedemmo divisioni di cavalleria addette a corpi d'armata, non solo manovrare con qualche .larghezza sopra un fianco di quelli, ed operare l'una contro l'altra con una certa Ìibertà d'azione, · ma ancora frapporsi tra i due partiti sul principio della manovra, collegare colonne di fanteria, cuoprire e sostenere masse d'artiglieria, formare persino il centro· d'un ordine di battaglia, caricare sopra terreno battuto furiosamente dall'artiglieria e dalla fanteria, con un' a.uda._cia degna della invulnerabilità. Vengo alle norme regolamentari ora vigenti e ~!la loro applicazione. Il reggimento di cavalleria in guerra ha quattro squadroni; ma nelle manovre dell'anno scorso i reggimenti delle divisioni di cavalleria addette ai corpi d'armata e di quella che manovrò nei pressi di Weissenburg, neff Alsazia settentrionale, sotto gli ordini del generale v. Witzendorf, aveano i loro cinqite squadroni del piede di pace, forti d'un centinaio di cavalli ciascuno. Soltanto i reggimenti dell'.altra divisione che manovrò sotto il comando del generale v. Loe presso Ziillichau, sui confini del Brandeburgo e della Posnania, aveano quattro squadroni, poichè ciascuno di loro avea dovuto somministrare uno squadrone alle divisioni di fanteria dei rispettivi corpi_ d'armata ('2°, 15°, 6°) per le loro esercitazioni. Ciascuno squadrone avea lasciato alle sue stanze i cavalli delle due ultime rimonte (una trenti na allo incirca). La brigata di cavalleria si compone, per regola, di due reggimenti, della medesima specie, per quanto possibile, cioè ambedue di corazzieri, o ulani, o dragoni, od ussari. Quando ciò non è possibile, s'accoppiano a preferenza reggimenti d'ulani e di corazzieri, o d'ulani e d'ussari. La divisione consiste, per regola, di tre brigate (per e. una di corazzieri, una di ulani,

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una di drngoni o d'ussari) e d'una brigata (Abthet'lung ) d'artiglieria a cawllo. Al cominciare della manovra la divisione si raccorrJi e .per brigata, in una sola posizione, o in due o ire, ,~econ~o ~l terreno, il caso ~i· guerra supposto e le rntenz10m del comandante ; ma presto si schiera in ordine d_a combattimento prima di giungere a vista del nemico e so tto il fuoco dei cannoni di lui se possibi le. Unità di rrwssa e, di manovra è la col;nna ,di squad1'one (Escad1·ons-Kolonne: colonna · di plotoni quattro) che non si spiega in linea se non che al mo~e.nto d~lla carica . Il reggimento, la brigata, la div1s1one si formano in ordine ristretto (Rendez-vous) per trattenersi in aspetto o in riserva o manovrare fuori del campo di tiro del nemico; si formano in or' dine esteso o sviluppato (entwickelte Ji'orination) per manovrare sotto d fuoco e combattere. L'ordine ristretto normale pel reggimento è in massa di colonne di squa~ drone affiancate, con intervalli di 6 passi tra l'una e l'altra, e si chiama colonna cli 1·eggùnento (RegimentsKolonne); quello per una brigata è in colonne di regr;i'mento fo rmate come ora ho detto e accostate con breve intervallo (Bri,gade-Kolonne) o separa~e da intervallo da spiegamento; quello penma divisione è in colonne dì brigata disposte comunque, cioè, o una accanto all'altra, o una dietro l'altra, o scaglionate, o separate da intervalli e distanze più o meno g ra ndi. A scanso di pq,ssibili equivoci adoprerò le denominazioni di massa di reggimento, di brigata, di divisione per sio-niorfi?are gli ordini più ristretti di q uei tre corpi. dme esteso normale, cioè il vero ordine da combattiment?, pel reggimento solo è in due schiere (Treffen), ·la prima delle quali si compone della metà, o più ~ella metà del reggimento (2 o 3 squadroni) formata 10 colonne di squadrone con intervalli da spiegamento,

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che si spiegano in linea, come dissi, nel momento dell' auacco, e la seconda del resto del reggimento ( 2 o 1 squad1:on e ) formato in colonne di sq uadrone accostate, oppure ad intervallo da spiegamento. Questa seconda, sch iera forma scaglione, a. destra, o a sinistra, rispetto alla prima , a distanza di 300 passi dal prnlungamento di questa , o può esser ten uta coperta dietro un'ala della prim a. L'ordine esteso normale pet· la brigata sola. è in due schiere, di un reggimento ciascuna, formate nel modo stesso che di ssi pel reggimento. Quello per la divisione è in tre schiere, <l'una brigata ciascu na; la prima in colonn e di squadrone, ecc., come la prima del reggimento o della brigata; la seconda, a scaglione a destra o a sinistra della pr-im a, a 300 passi da questa , formnta o in masse di reggimento con in tervallo da spiegamento, o in colonne di squadrone con intervallo da spiegamento come la prima; la terza, a scaglione ri spetto alla prima, dal lato opposto a quello ove si trova la seconda, scoperta. tuua o in parte , oppure coperta dietro ad un'ala od al centro, a distanza di 450 passi dalla prima (150 passi dalla seconda) , formala in massa di brigata, o in masse di reggimento con intervallo da spiegamento. È ammessa per certi casi particolari la spartizione della seconda schiera dietro le due ali della prima. Nel muovere all'attacco il reggim ento interno della se<.;onda schiera può so mministrare squad1·oni di sostegno(Unterstiitzungs-Schwadronen) alla prima schiera, cioè uno per ciascuno dei due reggimenti di quest'ultima, collo scopo di chindere i vuoti che per qualsivoglia motivo s'aprissero nella prima schiera nel muovere all'uttacco o durante il combattimento. Quegli squadroni di sos tegno seguono la prima schiera a 150 passi di distan_za (metà della distanza dalla prima alla seconda schiera) tenendosi ciascuno dietro al centro del reg-

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gimento cui fa spalla, e spiegandosi in linea allorchè qu ello si spi ega per ca ricare. Tornano al loro r eggimento tostochè cessa il bisogno del loro aiuto ai reggim enti della prima schiera. La divisione sch ierata in completo ordine normale da combattimento presenta dunque qnattro linée di squad roni , separate do distanza di 150 passi l'una dall'altra, cioè: una linea di fronte di 8 sq uadroni ('1" schi era); una linea di sostegno di 2 squadroni; una liri ea .di 6 squad r(}n i, scagli ona ta a destra o a sinistra indietro della prima (2a schiera); una linea o massa di 8 sq ua droni, scaglionata a sinistra o a destra della prim a, o coperta dietro a quella (3a sch iera) . Le schiere a fro nte scoperta si fanno sempre preced ere, a distanza di qualche centinaio di passi, sino al momenlo della carica da coppie di scelti esploratori (Eklaireurs) distaccate da ciascuno squadrone, e guidate da un ufficiale o da un abi le so ttufficiale per ciascun reggimento (munito di fischietto), che osservano il terreno ed il nemico e àccennano gli. osla coli che scorgono . Io terreno alquanto scuro o impedito si mandano più innanzi pattuglie co man date da ufficiali (pattuglie di combattùnento, Gefechts-Patrullen) . La secouda e la l.erza schiero provvedono in si mii guisa per la sicurezza dei fianchi mediante pattuglie di fiancheggiatori. Oltre a ciò i com andanti delle schiere cavalcan o buon tratto innanzi ai loro s4uadroni, per vedere da loro stessi e poter prendere a temp o le. disposizioni a volta a volta più adatte ai casi. Kello schieram ento dall'ordine di marcia, la brigala d'avanguaulia fo rma la pri ma schi era; le altre due bri. gate vengono a formare la seconda e la terza. L'artiglieeia s' atterga alla prima o all a terza schi era, fo rmata .in ordine ristreuo (in linea o in colonna di batterie).


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S'inten de che la sua posizione iniziale dipen de , come le successive, dalle condizion i locali. Per l'attacco, l'artiglieria s'affretta ad appostarsi come già dissi. La prima schiera, spalleggiata dai suoi sostegni, spi.ega i suoi squ adron i e si lancia all a cari ca, procurando bensì, dice il regolamen to, di soverchiarP. il nemico da un 'a la o dall'altra o· da ambedue ad un tempo, sia pigl iando un a direzion e d'attacco obliqua rispetto alla fron te di lui , sia per mezzo dei suoi squadroni d' ala che prendendo campo alquanto in fuori esegui scono a momen to opportuno un risvolto offensi vo . median te un rapido camb iamenLo di fronte di 90° ed anche più , sia dividendosi dal centro e caric;i ndo simultaneamente le due estremità e i due fian chi dell'avversa. sch iel'a. L'uno o l'altro di tali modi d'azione può esser prescritto dal comandante della divisione; più spesso sarà improvvisato, lì nel momento, dal comandante de lla prima schiera. Intanto quello della seconda vede . giudica ciò che meglio gli convenga fare, dal terreno, dal nemico , dagli atti e dal contegno della prima schi era, ten endo conto delle intenzioni note o supposte del comandante della divisione, ma più ancora delle condizioni fuggevo li di quel momento , e comanda. Il còm pito dell a seconda schiera è in generale più difficile di quello delle altre due in quanto concerne appunto la scelta dell'obbiettivo, della direzione , del mo mento e del modo dei suoi atti di combattim e,nto, per quanto dunque riguarda il giudicare, risolvere e comandare del suo capo. Egli ha da scegliere tra questi partiti: nel senso più aggressivo, e quindi più conforme allo spirito della buona tattica della. cavalleria, scagliare sul fianco del nemico una parte almen o dei suoi sq uad roni, ed assicura re il proprio fianc o col riman en te mantenuto momentaneamente disimpegnato ma. a portata di carica dall'avversario; ov-

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vero prolungare coo iscopo difensivo e offensivo la fronte della prima schiera contro l'ala soverchiante del nemico; oppure fronteggiare le ri serve (seconda, terza schiera) di lui, studiand osi di infiancarle ; od anche prendere il posto della prima schiera e caricar drillo, se la prima schiera si volga contro il fianco o i fianchi del nemico. In qualunque caso le masse di brigata o di reggimento del la second a schiera si sch ierano per tempo in linea di colonne di squadrone con intervalli da spiegamento, e gli squad ron i si spi ega no nell'allo della carica. La terza schie ra, più di sim pegnata, più disponibile pel comandante della divisione nel momento dell'attacco , fa officio di 1·iserva, ma, come oggi si dice, riserva attiva. Ell a deve, conform e ai ·casi: assicurare i fiancJ1i delle altre due, e specialmente quello della prima. che non è assicurato immediata.mente dalla seconda, se nol sia abbastanza da lle cond izioni del terreno e dall' artiglieria; estèndere l'attacco da un lato o dall'altro dell e due prime schiere, contro l'ala e il fiauco del nemico; operare contro le riserve di lui; cuoprir, d'accordo coll'artiglieri a, la riti rata delle due prime schiere respinte. Lo sv iluppo più regolare dell'attacco d'una divisione schierata in ordin e normale, per esempio colla 2a s<:hiera indietro a destra e la 311 indietro a sinistra., sarebbe questo: lll ·I a schiera carica il ·nemi co da fron te, la 2° si gilla sul fì.:inco sin istro ùi lui, la 3a sul fianco destro; rimangono forse come riserve mornenLanee i due squadroni cli sostegno dietro la '14 schiera, alcmii sq uadroni (poniamo un reggiment o) dell'al a. destra della 2a sc.hiera sul fianco destro, alcuni squadroni (un reggimento supponiamo) dell' ala sinistra. della 3a schiera sul fianco sinistr.:>. Il regolamento lo con siglia. Ma nelle manovre dell' an no scorso, quando fu :-;upposto lo scontro di due divisioni, tutto entrò quasi sempre in azione in pochi istanti.


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Lo spazio da percorrersi ~1egli esercizi d' attacco è fissato pe;· regola a 1500 passi, di cui 800 pel trotto, 600 pel galoppo e 100 per la ca.rrfrra. La mossa da fermo si fa di passo , e subito dopo si prende il trotto . . Gli attacchi delle schiel'e seconda e terza possono essere eseguiti an che a scagl ioni successivi di reggimento o di squadrone per risparmio di tempo, quando per esempio l'azione deb ba essere prontamente sviluppata s ul fianco dell' avversario mediante u n cambiamento di fronte o uno schi eramento successivo . Se I' attacco riesce bene, cessata che sia la mischia, gli squadroni impi egaJi nel combattimento, tranne que llo cli clirezi"one ( Jlichtungs-Eskaclron) di ciascun reggimento·, inseguono il nem ico, diradando Je loro file per tener larga fronte; l'artiglieria prende parte quanto più può all'inseguimento: gli altri squadroni si riordinano presto e s'inoltrano cli trotto, in ordine di schiera come prima , accompagnati dai soliti fiancheggiatori. In caso contrario, le schiere respinte si ritirano sotlo la protezione delle lol'o riserve (quello che sélranno in quel momento) e, dell'artiglieria. Qui s'esce preslo dal regolamento e da l dom inio delle manovre di pace. S'intende, che la raccolta sarà fatta tostochè sia possibile; dove, quando e come lo dirà la guerra caso per caso. Si vuol dunque manovrare anche a vista e a portata dell'avversario, per operare quanto più possibile contro i fianchi di lui e assicurare i proprii. Le evoluzioni necessarie per tale uopo si eseguiscono col mezzo di mosse oblique simultanee dei singoli squadroni , da effettuarsi per conversione di testa (Teten-Schwenlwng) uguale al nostro cambiamento di clire.zione della colonna di squadrone (conversione successiva per plotoni marciando) o per ottavo di ,:onversione (AchtelSchwen!cung) simultaneo dei plotoni, facendo cioè

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quattro plotoni dello squadrone ·nel tempo stesso una conversione di ~,51> e marciando così scalati finchè non sia comandata un'altra conversione. Quest'ultimo modo nell'odierno ·sistema tedesco è preferito al primo, e se ne fa larghissimo uso in tutte le evoluzioni. Applicato alla colonna o alla linea spiegata, dà per risultato una forma iwhemba che si chiama Ralb-Kolonne (me.zza o colonna). Le ragioni di tale preferenza sarebbero che questo secondo modo offre qualehe risparmio di tempo, conserva gli squadroni in· f1·onte rispetto al nemico, nonostante che li sforrri i momentaneamente, e tradis'ce meno dell'altro le intenzion i offensive del comandante. Noi vedenimo spe::;so adoperare questa I{alb- I(olonne con sufficiente disinvolturu, anche io mezzo al polverone e attraverso ad ostacol i di fossi e strade alberate; ciò non di meno io non potei persuade rmi eh' ella sia verumen te necessaria, comoda , sicura, insomma un buono ist rnmeoto tattico da adoprarsi sul campo di battaglia, nelle rap ide vicende delle fazioni di cavall eria, sotto il fuoco, anche soltanto dell'artiglieria. Prescindendo dal polverìo che offu~ca la vista ai cavalieri e all~ guide, e che pure accomp:igna troppo spesso . gh atti della cavalleri11 sui terreni avvampati dal sole estivo, prescindendo pure dagli effetti materiali e morali del fuoco nemico e dall' orgasmo in cui vengono a trovarsi" cr\i spiriti anche dei più valorosi nella ii:nminenza !=' del combattimento, concedendo quindi agli esecutori il potente sussidio cl' una calma perfetta ~ d'una àttenzione · somma, non po~so fare a rnèno dt tener qualche conto dello istinto dei éavol! i e delta abitudine ch'essi hanno di mantene rsi allineati e affilati, cioè riquadrati nel plotone e nello squadrone dietro ai loro capifila, e pensare alto effetto che deve risultarne in quello andar così di traverso a rapida andatura, animati dal moto, dalle grida dei capi, dai


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tocchi dei cavalieri, dagli scoppi i del cannone ecc. Di fficile riesce alle guide il mantenersi allineate obliquamente; le file si alla rgano nei plotoni; se questi sono piccoli, si accalcano; se sono grossi, le loro ali secondan ti (dalla parte opposta all'obliquamento) escono presto dal quadro dello squadrone, e facilmente avviene che rimangano arretrate o si porti no troppo innanzi; insomma è tra le cose possibili che nel manovrare alla svelta, nè si facciano gli ottavi di conversione esatti, · nè si conservi poscia esattamente l'. allin eamen to e il contatto nella nuova direzione e che la Halb-Kolonne in;ece di essere un mezzo cli ~1 anovra più vantaggioso di quell' altro cui la si preferisce, diventi una cagi·on e di scompiglio . Nè so capire come ella possa avere la virtù di nascondere i divisam enti offe nsivi contro i :fianchi del nemi co il quale, se non siagli impeàil.a la vista o dal terreno' o dal polverone o dalle tumultuose vi cende del com battim en to o da l suo animo turbato (nel che nulla ha da fare La Halb-Kolonne o qualunque altro spedi ente di manovra), vedrà benissimo che quei tanti ·squadroni prendon o campo in fuori da un lato o dall'altro, e poco gli importerà se lo facciano per conversione di testa o per ottavi di conversione. Debbo però dire che gli ufficiali austriaci i quali assisterono alle man ovre germaniche del!' anno scorso, e segnatamente ·quelli ,di cavalleria, mi parvero piuttosto favorevoli ch e avversi alla Halb-[(olonne; e qualcuno disse ch e avrebbe voluto vederla ammessa anche d~l regolamento di esercizio austriaco. Il lettore cap irà quindi che, nonostan.te quella mia personale· opinione che ho esposta q~i sopra, io non ardisc9 proferire un giudizio riciso. n:h contento di dire che non consiglierei l'uso di quegli ottavi di conversione a cavalleria che non avesse cavalli b~n docili e maneggevol i e perfettamente addestrati.

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Farò ora alcune osservazioni intor-no agli ordini ed atti da combattimen to testè descritti. Prima di tutto dirò che dopo aver veduto manovrarequelle masse di cavalleria su terreni diversi e in diversi momenti non mi resta più dubbio alcuno circa i vantaggi dello avere un ordine normale da combattimento prestabilito per la cavalleria, specialmente nei p~esi dove le sì possano presentare occasioni frequenti o~er.are a ~assa, .consi1erato il brevissimo tempo mcm SI. racc~mdono 11 vedere, il risolvere, il disporre e lo agire pe1 suoi comandanti, in mezzo alle nuovità, alle. incertezze e alle vertiginose parvenze dei rapidi cas1 c~e le presenta la guerra vera . Per le ragioni medesime ho dovuto persuadermi che, per quanto potesse sembrarmi esuberante l'uso dei suoni di tromba e dei comandi vocali nelle evoluzioni della cavalleria tedesca, quei due mezzi di prontissima comunicazione della volontà dei capi agli esecutori, insieme ai cennt di sàabola per indicare la direzione dei movimenti sono indispensabili per quell' arme a fine di ottener; la esecuzione istantanea e regolare degli aui di manovra e di combattimento nelle sue celeri fazioni conforme alla mobilità sua ed al suo caratlere som~mame.nte offensivo, e con truppe composte d'uomini che e~bero od hanno tre anni al più di servizio d'arme. ~nzi mi confermai nella opinione che anche gli avvisi, 1 mpporti, le istrnzion·i sul campo di battaglia, nellefazioni di cavalieria, non si possono dare o mandare nella massi.ma parLe dei casi altrimenti che a voce, mancando e tempo e modo ad usar la scrittura. Cf vogliono brevi espressioni di linguaggio tecnico d'uso comune e di preciso e notissimo sign ificato, gridate o dette da bocca a orecchio o spedite per mezzo di· c~valieri che vada oo di carriera e le riferiscano a rigore di parola a coloro cui s' appartiene.

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D'altra p·arte, ciò eh' io vidi valse a mostrarmi lçorne io non m 1 ingannassi pensaqdo che per lo effetto di -quelle brevi distanz~ fra le tre.. schiere, e dello esser queste generalmente tulle e tre scoperte, quantunque scalate, tutta la forza della divisione verrebbe facilmente a trovarsi in pochi istanti impegnata nel combattimento . Talvolta vedemmo la seconda schiera oltrepassare la prima nell a cari.ca , tale altra le tre schiere formare una sola linea pri ma di giungere al nemico, o pochi momenti dopo lo scontro delle prime schiere delle due parti. Questo avveniva. specialmente quando la prima séhiera era di corazzieri, la seconda di ulani e Ja terza di dragoni od ussari, e l' alLacco cominciava alquanto da lungi, a motivo della ,diversa gravit~ dei cavalli, degli uomini e degli arnesi di quelle diverse specie di cavalleria. Aggiunga.si a ciò, lo effetto prevedibile del manovrare a distànza relativamente breve dal nemico per quegli atti di fianco che dissi e col mezzo di quei tali spostamenti laterali e .diagonali. l>al che in guerra vera potrebbero,_ mi sembra, derivare questi difetti: qualche vnoto nella fronte, specialmente quando la prima schiera non sia spalleggiata da squadroni· di sostegno, o la seconda e la terza girino un po' troppo al largo; la mancanza di tru,ppe disimpegnate contro i possibili contrattacchi di fianco di altri squadroni nernicj, non veduti prima, .nel . breve e vertiginoso periodo della preparazione dell'attacco e nella rapida espl icazione di questo; .in sostanza fianchi scopert~ e nessuna riserva nel f90mento decisivo, ed oltre a ciò la possibilità di gravi ed irrimediabili conseguenze di qualche involontario errore commesso per avventura nella prima disposiziof\e, nel porre, per esempio, la 2a schiera a destra invece che a sinistra della 4'", od alLro. I capi degli squadfoni di ala della prima , schiera principalmente

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hanno bisogno di una gran calma di spmto, d' una grande intrep idezza, d' una virtù d'intuizione e quasi divinazione tattica prontissima, per discernere, mentre si corre ali' attacco, se convenga lanciatsi innanzi sul fianco o alle spa lle della schiera nemica, oppure fron teggiare i sostegni e le riserve. Nelle manovre del)' anno scorso gli atti di questi squadroni e degli altri che non trovavano nem ico dinanzi a loro fu.rono ge1 neralm en te offensivi qnanl~ più possibile. Vedemmo squadroni d'ambo le parti eseguire conv:ersioni cli 90 e più gradi contro il fianco ed il tergo degli avversarii, ad essere assaliti al la loro volta da fianco o da tergo da altri squadroni. Ma se quell'ordine e quel modo di combattere lascian·o qualche dub'bio circa le condizioni del secondo momento dell'azione, egli è certo che non sarebbe possibile immaginarn e altri che, senza trascurare affatto le esigenze del progressivo svolgimento, siano -più adatti a procurare il massimo effetto offensivo nel m101mo tempo ragionevolmente amm issibile, cioè nel pri1no mMnento. Quella precipitosa successione di poderose cariche costituenti un urto generale potentissimo e avvolgente può dare risultato i'mrnediatamenfe decisivo contro nemico che adoperi la stessa tattfoa o si limiti ad esegu ire cariche successive separate da intervalli di tempo troppo grandi e cominciate da lontano, e sopra tutto s'egli sia troppo prudente o timido. Tutto ciò è discutibile, e lo rimarrà anche dopo fatti di guerra che sembrino dar ragione o torto a quel sistema. In tali cose lo spirito primeggia su tutto. Rimarrà sempre cundiì-:ione prima per conseguire la vittoria nelle fazioni di cavalleria contro cav,alleria il caricare a massa, risoluto, impetuoso, ·ordinato; che vuol dire aver buoni ufficiali , cavalieri valorosi e disciplinati e cavalli robusti, do-


393 e poco incalzante. (Il regolamento dice non più di 300 NELL'ESTATE DEL

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cili e bene addesLrati ; comggio, gran coraggio sopra tutto, e quanto 'più freddo tanto meglio. I più valPnti capi di cavalleria chiusero sempre le loro massime · con questo aforisma«· caricare a fondo». Attenti dnnque, che il rnanovmre nun tolga il campo al carica1·e. Conforme appunto a tali considerazioni, i giudici degli atti della cavalleria nelle manovre di cui parlo fondarono generalmente i loro criterii sull'i mpeto delle cariche e la conservazione degli ordini non meno che sulla disposizione e sull'accordo· vigorosamente offensivo delle tre schiere, sul ·concorso dell'artiglièria e sulla scelta del momento per l'attacco. Non griderei allo sproposito se qualcuno dicesse che una buona cavalleria può aver vantaggio contro un'altra men buona anche quando sia male impegnata, purchè ella possa caricare. In generale, nelle cariche vedemmo prevaler l'insi·eme piuttosto che l'impeto, ben con~ervati gli intervalli, l'allineamento, l'ordine ius0mma, come nelle evoluzioni, mercè la. egualità della cadenza (ternpo} , la buona posizione dei cavalieri, il perfetto equilibl'io dei cavalli e il cavalcar diritto. fa brevi parole, il manovrare della cavalleria ci parve spedito, disinvolto e corretto, risoluto insieme e tranquillo, nonostante, come già dissi, il frequente e lungo uso del galoppo disteso. La mischia non si poteva rappresentare, s'i ntende, se non che coi so liti mezzi di scuola (Caracollo-Ji'anfaro) nelle manovre contro nemico segnato o supposto. Nelle altre gli squadroni che andavano ad urtarsi doveano essere fermati ad una cinquantina di passi di distanza gli uni dagli altri. Questa sosta indispensabi le nel momento decisivo del combattimento toglieva necessariamente alla faz ione ogni carattere di verità. Lo inseguimento, dopo la decisione del giudice, era breve

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passi). M:a tali difetti sono conseguenze inevitabili della natura stessa della cosa. Come fare altrim·eRti? Forse co:°'iand~re a~ uno ,dei due partiti che volli le groppe prima d1 verll!'e ali urto e fugga ,dinanzi all'altro? !Ua le riserve intatte, se ve ne sono, dovranno fuggire anch'esse? E se accennino di fare il dover loro, bisognerà pure che qualcuno si ferm i, o sia comandato per t1prr1po qualche altro voltafaçcia!. .. ... Queste cbnsiderazioni conformano che le manovre di cavalleria debbono essere riguardate piultosto come esercizio d'applicazione delle evoluzioni e d'iniziamento degli attacchi che come veri esercizii di combattimento. Prim a di procedere oltre dirò quali effetti producesse nelle manovre della . divisione di cavalleria del ecrenera 1e v. Witzendorf pres~o Weissenburg ·in Alsazia la presenza di un settimo reggimento, perocchè una delle tre brigate di quella di visione consisteva di tre recrg~menti di dragoni. Or bene, quel reggimento, cll'e~a d1 soverchio alla costituzione nor-male della divisione a tre brigate di due reggimenti ciascuna, fu pel genernle v. Witzendorf un ulile elemen lo tattico, fuori di quadro, per così dire, adoperabile, secondo i casi, sia come àvanguardia o retroguard ia o dista.ècamento di fianco, sia per rinforzare l'una o J'altl'a schiera, sia per fiancheggiar la prima dal lato opposto a quello ov'era la seconda, sia per iscorta dell'artigl.ieria . Noi lo vedemmo infatti ~doperato molto utilmente pei due ultimi scopi, con queste tre co nseg uenze importantissime: maggior sicurezza e libertà d'azione del la prima schiera, che veniva ad avere ambo i fianchi bene assicurati; maggior~ indipendenza della terza :,chiera, che poteasi tenere a:nçhe a maggior distanza dalla prima e perfettamente disimpegnata e dispon ibile come vera riserva; azione più larga e concorso più efficace della ANNO XXII, VoL. !.

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artiglieria agli atti della cavalleria, potendo quella, colla guarentigia d'una forte scorta, collocaI'si e trattenersi in quelle posizioni che le pareano migliori, anche a qualche distanza dalla divisione, avanti, dietro, o lateralmente, senza timore di trovarsi esposta a repentini attacchi nemici mentre la cavalleria della. sua parte fosse impegnata o indirizzata in modo da non poter prontamente soccorrerla. Il che contribuì a dare alla divisione v. Witzendorf, a mio giudizio almeno, un particolare carattere di corpo tattico completo, atto a svo lgere una grande azione guerresca con pienezza di mezzi tattici, con quel massimo grado di potenza ch'è lecito promettersi da una massa composta di quegli elementi. In conclusione , da quel settimo di forza viva di più, abilm ente adoperato, mi sembrò risultasse un aumento di virtù tallica proporzionatamente maggiore, sia per riguardo a estensione, sia per riguardo a intensità. Vuo lsi però avvertire che le manovre di quella divisione furono comandate da momento a momento dal divisionario stesso e contrn nemico supposto,. come a suo tempo dirò. L'attacco contro fanteria non ancora sbaragliata fassi, per regola, con due scagli oni (Echelons), adoperandovi reggimenti, brigate, divisioni, quanto fa d'uopo per un grande assalto simullaneo di tutta la fronte nemica, ed anche dei fianchi, se possibile, col massimo concorso, s'intende, dell'artìglieria. Il reggimento si forma in due scaglioni, uno dietro l'altro, con distanza di 200 passi: la brigata può formare i suoi reggimenti nel modo ora detto, uno accanto all'altro, o metterne uno in prima linea e l'altro in seconda, oppure formare due scaglioni con una parte dei suoi squadroni e trattenere il resto in riserva, forse per fronteggìare çavalleria nemica e assiourare i fianch i dell'attacco da possibili contrattacchi . Per la divisione, l'ordine d'attacco sug-

gerito dal regolamento, e modificabile, come ragion vuole, secondo i casi, sarebbe questo : due brigate. a pari, formate in due schiere ciascuna, colla rispettiva seconda schiera scaglionata in fuori; squadroni di sostegno somministrati dnlla sei;onda schiera alla prima; la terza brigata, in terza schiera, formata dapprima in linea di masse di reggimento con intervallo da spieM gamen to, e poscia in li nea di colonne di squadrone con intervalli da spiegamento. Jsostegni e la seconda linea, o scaglione, o schiera che sia, attaccano quelle partite dì truppe nemiche le quali non furono tocche o furono attraversate dalla prima linea, e rinnovano l'attacco se il primo fallì; la terza schiera fa lo stesso, estende t'attacco , compie lo sbaraglio del nemico, o fronteggia la cavalleria di lui che si avanzasse al soccorso della fanteria. Due o più divisioni di cavalleria concorrenti ad uno di quegli attacchi , si formano ed operano in sirnil guisa contro i loro obbiettivi. Poche volte ci fu dato vedere simulati attacchi di fanteria; il più gro~so fu di due brigate di corazzieri ed ulani (della Guardia) mentre la terza bngata della divisione (dragoni) teneva a bada la cavalleria nemica. Le sentenze dei giudici . furono sempre favorevoli alla fanteria quando l'attacco della cavalleria non fu di sorpresa e aiutato potentemente dal fuoco d'artiglieria o fanteria-. Fummo una volta testimoni, come dirò a suo luogo, d'un;i bella combinazione di fooco di fanteria e attacco di cavalleria, cui fu consentito pieno successo. Contro l'artiglieria, attacchi convergenti di singoli squadroni in ordine rado. Può esser parso a qualcuno degli spetr<dtori militari che la cavalleria non tenesse conto abbastanza degli eifeui dell'artiglieria nemica, che verai;nente furono talvolta sfidati con somma audacia; io però sono d'avviso che per la buona educazione della cavalleria sia mollo meglio eccedere in quel

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senso di q1iello che inchinare all'oppos'to, calcolandoqaso per caso i danD;i e le perdite possibili e inculc,Ù1do qna prudenza che sulla sella diventa faci lmente p~ui;a. $pesso pel· caNaliere vera prudenza è l'ardi- , mento, Vedemmo appi·eda·re sino a tre squadroni d'uno stesso r~gg~merHo di drugoni od ussnri (tre ca valier·i per 0gni quattro), per difendere o~l assalire caseggiati o bosclii, e contrastare o sforzar·e i passi di un ostacolo . L'importanza. del combattimento a piecli non e ornai più messa in dubbio da alcuno nello, cavalleria tedesca; p:qrno,r;iclime~io vedemmo rappresentare con manifesta iqsj,st~nza e ron sensibile com piacimento (a Zùllichau) casi di guerra nei qunli quella importanza era reirn p<,1,lpabile, poichè da un l~to trattavasi di cuoprire la ritirata e il riordinamento d'una in:tera divisione di cavalleri1,1 e guad1,1gnar tempo per l'arrivo di soccorsi, e cJall'altro di a;pprofittar senza indugio di vant1J;ggi già conseguiti e risparmiar tempo nello avanzare. Così t,alvolta vedemmo dragoni ed ussari coll'aiuto dell'artiglieria cqnquistare i passi d'un vallone, pei quali sboccàvano rapidi i rE:\ggimenti dei corau,ieri e degli ulani, e tale altra brigale cli corazzieri ed ulani, nonostante l' at4lo del cannone, esser tenute in rispetto da qualche squadrone cli cç3.valieri appiedali, e non pot.er superare una stretta, sino a che non giungeva ad aiutarle qualc}1e reggimento di drogoni. Ciò avven.n e pure al cospetto dell'Irnpera.lore. Capimmo poi che tal i fazioni potev1,1no avere uno scopo parlicolare, quando s~ppiino che S. ~1. , in seguito ad altri esperimenti fatti presso Berlin o, accettò la proposta, già de- quo.lche tempo diba,ttuta,. che Lutti gli ulani fossero arma ti di carabina. nel modo stesso che i dragoni e gli ussari. A dir vero gli ulani avrebbe,ro dovuto avere, secondo disposizioni ameriori, un q~ç1,rto dei cavalieri di ciascuno

j97 -squaorone 1,1rmati in guel modo, ma il fatto è che nelle manovre cui assistemhio non li ave'Vano. È argomento di dù'bbii è diversità d'oi)inioni ahche là il migl'ior portamento della carabina a cavallo, spe.cia'lmente pei lancieri. 'Gli ufOciali dei dragdbi e deg,li uss1,1ri generalmente soho corlteriti di quel ~òro foderò appeso alla sella sul lato destro, ed a chi fa osservare l'i1nbarazzo che dà nel montare e smontare da cavallo, la rigidez~a che ne deriva alla gamba destra del cavaliere, lo strapiombo delfa sella da quella parte, il danno che può averne il cavàliere·in certe cadute, r'i s,pondono che nessuno dei tanti modi immaginati e · sperimentati sino ad ora pel porto di quell'arme 1,1 cavallo è immune d'inconvenienti più o meno grav i, e non pareùdo possibile trovare questo modo perfetto, ragion ·vuole si•preferiscaquello che par meno difettoso , perchè meno inéomodo pel cavaliere e pel cavallo. Del resto, le faziot1i à piedi cui assistemmo procedeltero assai bene; ma non vi fu esempio che gli uomini appiedati dovessero in frétta rimontare in se lla per ritirarsi, stretti dal nemico vi ncitore e non sostenuti da vicino da numerosa e ordinata cavalleria del loro partito. Vi fu behsì uno squadrone appiedato chè, per essei·si trattenuto troppo a éombattere sull'orlo di un bosco, igno rando, a quanto pare, ciò che frattanto. avveniva su'.l suo fianco e alle sue spalle, o non conoscendo bene ìl terreno che avea diétro, trovò, nel riti rarsi, occupato .già dal nemico l'unico passo per cui potesse scampare· àllraverso ad un vallonè. A proposito ·del porta'mento delle armi, noterò di passaggio clie ci par'V"e nei cavalli degli ulani, e sin·golai·mente in quelli che mont1,1mmo noi, una sensibil'e ripugb.anza al galoppo destro, che pensammo potesse d~rìvare da:l modo di portar la lancia nelle manovre, in bilancià nella mano destrn; colla punta a p1,1ri della: NELL'ESTATE DEL

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'NELL' ESTATE DEL

LE GRANDI MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO

cervice del cavallo, e quindi col calcio ,basso indietro, cui necessariamente deve incontrare la coscia destra posteriore del cavallo allorchè questo galoppa a. destra. Del rimanente, nessuno che abbia qualche cognizione . di cavalleria ignora che tra i soldati a cavallo il lan.ciere è quello che si trova in peggiori condizioni di equilibrio, e perciò an~he di equitazione, a motivo di quella sua arme; al che non arrecherà certo un miglioramento la carabina. Tanto è ciò vero, che si può dire con sicurezza, e pur coli' appoggio di esernpii recenti, che non possono esservi discreti lancieri laddove non siano ottimi cavalieri. Quanto alla cavalleria divisionale, dirò che nel corpo della Guardia e nel ,t 0 corpo a ciascuna divisione fu dato un reggimento intero (5 squadroni) di dragoni o ussari, o anche ulani (Guardia), com'è stabilito per l'organamento regolare in punto di guerra, mentre nel 3° e nel rn• corpo le divisioni cli fanteria ebbe:.-o ciascuna un reggimento combinato di tre soli squadroni di reggimenti diversi, e ciò perchè le divisioni di cavalleria di quei due corpi rimanessero costituite dr tre brigate di due reggimenti (di 4 squadroni l'uno}. La divisione di cavalleria della Guardia venne ad essere di tre brigate di. 2 reggimenti cli 5 squadron i; quella del 4° corpo di due brigate di 2 reggimenti cli 5 squa-· droni. Dissi già come la cavalleria divisionale fosse adoperata nelle manovre. to chiesi a taluno se per quegli officii i quattro o cinque squadroni, ed anche i ~e, non fossero troppi, se · non potessero in generale bastare due soli, e ne ebbi risposta affermativa. Terminerò questi cenni intorno alla cavalleria dicendoessere mia opinione che nessuna cavalleria avrebbe potuto manovrar megl io cli quelle divisioni tede~che. Rimane da vedere se e come quelle manovre ·così compatte possano trovare in guerra a' cll nostri applica-

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1876

zioni assai frequenti. Si può dubitarne, ma in quei paesi là dell'Europa settentrionale, o in . altri ugualmente aperti, non si può erederlo impossibile, a patto che si abbiano capi veramente persuasi della .convenienza di qu~lla tattica ed abili ad usarla e truppe manovriere, che si prendano buone disposizioni di sicurezza e di marcia, che si faccia un buon servizio di esplorazione e di avviso, che si stia bene attenti, che si abbia calma, risolutezza e slancio, che si premuniscano per ogni modo le tmppe contro gli effetti repentini delle sorprese. Aggiungerò per . ultimo che nessun segno particolare distingueva le truppe dei due partiti contrapposti. La cavall eria si discerneva per la diversità delle divise; quanto alla fanteria e ali' artiglieria, nelle manovre tra la Guardia e il 3° corpo, erano segno distintivo gli a(amarri bianchi o gialli al colletto delle Guardie; in quelle tra il ,1,• e il '12° corpo (sassone) lo era il diverso stemma sul dinanzi dell'elmetto. Del resto, su quei terreni e con quel modo di manovrare, la distinzione dei due partiti mediante segni visibili da lungi non è così necessaria per le due ai:-Ìni oradette come in questi paesi nostri, in cui possono avvenire di frequente appostamenti apparentemente irregolari, sviamen ti, avanzate o ritirate parziali o troppo sollecite o troppo ritardate, improvvisi scontri di drappelli avv-ersi. (Continua).

c.

CòRSI.


IL REGOLAMENTO TAll'TlCO PER LA NOSTRA FANTERIA

zona può cons iderarsi cominciare a 500 metri circa '« dalla linea ,dei cacciatori nemici. L'ordine sparso, « o diradato, come quell0 ·che permette di a'Vanzarsi I{< i:n quella zoua con perdite refativamente minori, ha i< aoquistaJo :oggidì una -tale importanza da dov-ersi « oramai cons iue1rare non già come un mezzo ver prei« pa11are il combattimento in orcline chiti,so, ma comè << modo nonnale ed 'itnico di comba,ttere tanto nell'offen« ~i va che nella difensiva >>. Tale « principio » era àichiarato « da ammettersi ,come indiscutibile » dal nostro Gomitato delle armi di linea quando sul principio del 1873 presentava un progetto di modificazioni provvis0rie al regolamento del 1869; progetto che poi non venne approvato · dal ministero per ragioni ch·e non spella a me d' 'indagare. Com unq ue però sia, ho voluto citare le stesse rpiarole di quel progetto, alla cui compilazione ebbe 1Jall'te principale uno dei nostri più distinti generaJ.i e pittì competenti i.n cose spettanti all'e tauiche discipline, acciò avessero tutta la necessaria autorità che io non avrei certamente potuto dar loro senza citarne la fonte. Un secondo criterio. che credo non abbia bisogno di essere appoggialo a grande autorità per mostrarsi evidente, è che con le cresciute difficoltà__nei modi di far oggi la guerra e la diminuita ferma sotto le .armi del soldato, diventa necessario scemare, per'quanto p0ssibile, il nume,o delle istruzioni non affatto indispensabili, sebbene utili, affine che il soldato possa a.ver itempo ed agio di ben esercì.tarsi in quelle di ,cu~ non può fore a meno pe r combatteré. Già questi due criterii ci dannb l'uno l'indole, l'altrn la misura delle innovazioni da doversi introdurre in un regolamento che volesse completamente rispondere ai bisogni della tatti ca odierna in <::onsegttenza delle ,armi in uso e del modo di essere composti gli eserciti . 1.<

IL

REGOLAMENTO TATTICO PER LA NOSTRA FANTERIA

II. Quali dovrebbero essere le principa li modificazioni da introdurre nell'attuale nostro regolamento per meglio metterlo in ·rapporto con le esigènze della tattica odierna? Per rispondere a questa domanda bisogQa anzitutto esaminare guaii siano i criterii oramai genéralmente accettati in fatto di tattica, quali le regolàmén tari prescrizioni cihe ne dovrebbero essere la lògica· conseguenza. Da siffauo esame nasceranno più naturali Je cOn$iderazioni sull'appJ.icazione dell'attuale regolamento perché nel fatto, e per opera. di chi sarà chiamatò a servirseì'le in guerra, si avvicini di più ai desideri i della scienza mi litare. Uno, ii principale dei · criteri i che debbonò reggere un regolamento tattico per la moderna fanter ia, ch'è insegnato agli ufficiali in mtte le scuole e da tutti i libri di tattica, e che invano si cercherebbe nelle regolamentari prescrizioni in vigore, è il seguente: « Nessun riparto di truppa può starè in ordine « chiuso nella zona del fuoco efficace della fanteria < nemica senza esporsi a perdite gravissime. Tale

40:t


402 Il. REGOLAMENTO TA'l'TJCO Conseguenza logica e immediata del primo criterio è questa, che le formazioni appartenenti a ciò che oggi chiamiamo ordine chiuso non hanno più diritto di appartenere all'ordine di combattimento. In ordine. chiuso non si fa fuoco e non si attacca alla baionetta, soli modi con cui la fanteria combatte; in ordine chiuso si manovra solamente, cioè si predispongono le truppe a combattere nei punti e nei tempi più opportuni alla loro azioue . li secondo criterio ci dice a sua volta che tutti gli atti di combattimento in ordine chiuso e tutte le evoluzioni che mirano a disporre la truppa a combattere in tale ordine vanno tolti dal regolamento, quantunque vi potessero rimane.re a solo titolo d'abbondanza. Ciò stabilito in modo generale, esaminiarno come in conseguenza andrebbero redatte le varie parti nelle quali ordinariamente suole dividersi un regolamento tattico per la fanteria, ben inteso che in questo esame non accennerò che alle principali considerazioni, !on:.. · tanissimo come sono dall'idea di voler presentare un saggio, e tanto meno un progetto di regolamento. Considerazioni generali.

Il regolamento tattico, come deve assegnare le formazioni che assume la fanteria nei diversi ordini nei quali è destinata a funzionare, e i modi di trasformazione per passare da un ordine all'altro, così deve considerare: l'ordine di marcia; l'ordine di sicurezza; l'ordine di riserva; l'ordine di manovra; l'ordine· di combattimento.

PER LA NOSTRA 'FANTERIA

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I tre ultimi sono quelli che più specialmente loriguardano per essere i soli usati sul campo di battaglia. L'ordine di mar.eia e quello di sicurezza costituiscono il contenuto di particolari regolamenti . Nel regolamento lalllco basterà accennare che la formazione usata dalle truppe in ordine di marcia è sempre quella in linea di fianco, nell'orci'ine cli sicurezza invece può far uso delle formazioni prescritte per gli ordini di combattimento, di manovra o di riserva secondo le particolari esigenze dei ser vizi di aYarnposti, avanguardie, esplorazioni, scorte ecc. ecc. L'ordine di riserva è assumo dalle truppe non immediatamente impegnate nell'azione e tanto fuori della portata di questa da conservare intera libertà d'intervenire nel combattimento in qualunque momento e in qualunque punto se ne sperimenti il bisogno. Esigenze quindi di quest'ordine sono che le truppe siano ben raccolte sotto la mano dei capi e che siano disposte in modo da poter muovere immediatamente. L'ordin e di manovra è assunto dalle truppe non jmmediatamenle impegnate nel combattimento, ma a portata dell'azione nemica, o v(cino ad esserlo, di modo che fra certi limiti il loro intervento nel combattimento è già vincolato all'azione impegna.ta (1 ). Le esigenze di quest'ordine sono le stesse _di quelle dell'ordine di riserva, ma si aggiunge l'altra che le truppe· siano pronte a passare all'ordine di comballimento,. che s'i mpone tanto più quanto più le truppe si avvicinano alla zona dove si combatte. L'ordine di combattimento è quello assunto dalle (~) Siccome fra i caratteri dell'ordine di riserva e di quello di manoYra è possibile ammettere una certa gradazione, così anche le formazioni. corrispondenti dovranno poter ammettere la stessa gradazione. Per maggior semplicità però li consider.irò nella purezza dei caratteri ac~ennati ..

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404

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IL REG0UAMENTO TATTICO

t-ruppe impegnate col nemico, o pronte ad impegnarsi senza modifiea1·e la forma.ziù'ne nella quale si trovano. Esigenza unica di quest'orcline è cl'rn la lrtlppa possa nel miglior modo far uso d~l'le armi tanto individuàl.;.· mente che col!et~ivamente ( 1) .

PER LA. NOSTRA FA.NTE!UA

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Istr~zione di squadriglia.

1

Istruzione individua-lé.

Quella prescritta dal regolamento in vigore risponde completamente a quanto é necessario jìa,segnare al -soldato perchè impari a servirsi della prop l'ia arthè ed entrare a fa r parre degli· elementi collettivi di m1 corpo di truppa. Sarebbe nondimeno desiderabile che nel processo_ .di questa istruzione trovi luogo, con tutta l'importanza che merita, la parte dell'istruzione sulle armi e sul . tiro che riguarda il soldato. Perciò sarel!Jbe meglio se questa istruzione facesse parte integrante del regolamento tattico, dividendola, per cruanto riguarda i l tiro, fra l'istruzione individtrnle e quella degli elementi .c0llettivi, a-i quali sarebbe più specialnrente ri.se:rvata l'esecuzione pratica del tiro. (1) Qui, come in appresso, attribuisco all'espressione e ordine di combattimento» il s11nso più ristretto e proprio' d'ella sua significazione; éioè, di una truppa hl az.fone col nemico, inteodb clie sia in ordiae di combattimento solamente quella parte io .formazione adatta specia Imente a far uso delle armi. All'insieme della disposizione presa da un corpo per·ri:sponderel a tutti i bisbgili den'litibne, sii!' per combattere elle per 111anovr-ll.re\ conSllrvo ih mancanzà di meglio il· noiilé pl'ù genè~~lc di ordine di battagUa;:c·osì l'or'dìne di ba,ttaglia sa!!à-uà·or-dih'e· mist-6 dei tré· accennati di,sopr.a,

. La squadriglia si compone di un capo-,.squa.dr·iglia (caporale) e di 8 a H~ soldati . Essa è il mini rno elemento c.olJ,ettivo dell'.ordine di combattimento, ed è solamente in questo che va con~jcl.erato, non ,werldO personalità latti.ca negli altri o,,;·dioi . . Non):ia u,naJormazjone determinata ma si adaHa come m~glio ptiò aì terreno che occupa ed allo spazio lateJçi,l.e di cui può qisporre . Lo scopo di tale facoltà si ~ quella di ott.enere il massimo effetto dal proprio fuoco, pur riparanclo,si dai tiri nemici: in; nessun caso I~ sqt1adrigliç1 deve s.tendersi Jateralmen'te ollre il necess<1,rio per rqggiu ngére tale se.op.o. il ct,apo - squadnigJia comanda e guida la sqtrndrigl:ia secondo gl i ordini che riceverà dal capo.-s.q1!1adra oda! comandante del plotone. I mo vi men ti che deve eseguire la squad~i:glia satanno 011dinat,i dal suo capo coi comandi: Avanti, Bitfrala,. fianco destro, fi'ianco sinistro, Ob.bHqu'a dest1·a od obbUqu'a sini'st1·a. Pe1•ciò nel processo dell'istruzione s'indicherà sempre da qual parte s'intende .sia si4\l,a<to iJ IJemico. T<JJi com:;tr,idi vanno però intesi come !'es.pressione Q.,~li segnaJi o comandi generali che possono esser dali <il:al comanda.nte cii una parte estesa deiUa ca,tei:ia pe1~ fapla a v.anzare o reV.rocedere, portarla più a d!ìslra o pi(! é! ;;in.i1stra, farla avanzare appo,ggiand.o ç1. dest11a od a sinJfitra. Del resto la squadriglia segue sempre i-1 ~uo capo che pePsonalmente la. conduce per ],a via


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Il, REGOLAMENTO TATTICO

meglio indicata dal terreno, pur di riuscire all'attuazione dell'ordine ricevuto o segnale inteso. L'istruzione della squadriglia deve principalmente con~istere nel saper usufruire del terreno per meglio· eseguire i fuochi, tenendo ben raccolli gli uomini e rimanendo coperti per quanto possibile al fuoco nemico, e nell 'avanzare e retrocedere rapidamente da un appostamento all'altrn. Di tutto ciò è responsabile il capo-squadriglia sollo la vigilanza immediatadelproprio capo-squadra. La squadriglia esegue due specie di fuochi, quello lento e quello accelerato, ambedue eseguiti nel modo ,e con le avvertenze che il regolamento in vigore prescrive pei fuochi a volontà. Il capo-squadriglia ordinerà quando il fuoco va principiato e quando deve cessare, e quale specie di fuoco debba eseguirsi. Il fuoco si esegue sempre di piè fermo. Nel tiro pratico al bersaglio, i soldati debbono sempre esercitarvisi in squadt'iglie, sotto la direzione imme,<diata del proprio capo e la vigilanza degli ufficiali.' Per difendersi dagli attac;chi di cavalleria, la squadriglia si servirà principalmente del fuoco ben aggiustato; ,Jleve perciò evitare ogni movimento che Io faccia rallentare. Si serve pure della baionetta quando ·vi sia costretta; a tal uopo i soldati inastano pror.,tamente le baionette appena lo possano senza rallentar.e il fuoco. È da avvertire come massima generale, riferibile a qualunque riparto di fanteria nella difesa contro cavalleria, che quest'arma ha tanto minore azione sulla fanteria quanto minore è la fronte che questa le offre e quanto maggiore è la potenza del fuoco che esplica. Quindi, rispetto alla squadriglia vale l'avvertimento -di tenersi in tal caso perfettamente raccolta e in piedi, Jna in condizione che tutti gli uomini facciano fuoco .

PER LA NOSTRA FANTERIA

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Il rimanere in piedi é utile per far uso della baionetta occorrendo ed occupare minore spazio, nè può riuscir dannoso perchè quando si riceve l'attacco dalla cavalleria non si è più soggetti al fuoco nemico. Per l'assalto vale quanto è prescritto dal regolamento . in vigore , Istruzione di squadra.

La squadra si compone di un sotto ufficiale caposquadra e di due squadriglie. , Essa può trovarsi o tutta in ordine di combattimento o tutta in ordine di manovra. In ordine di combattimento le due squadre sono sulla stessa linea di fronte, senza o ron intervallo. Si terranno le squadriglie ad intervallo sempre quando si abbia spazio utile ai Iati, ma in nessun caso potrà l'intervallo eccedere il quadruplo circa della fronte della -squadra riunita. Nell'avanzare verso il nemieo, l'intervallo fra le squadriglie deve tendere a diminuire. Il capo-squadra dirige ed invigila l'azione e i movimenti delle due squadriglie e cura che siano prontamente eseguiti gli ordini che venissero dal comandante del plotone. Non ha posto fisso , e generalmente si tiene presso l'una o presso_ l' alha delle due squadriglie. Egli ha l'obbligo d'intervenire sempre quando vede .cl1e taluno dei capi-squadriglia commette sbaglio, o non apposta nel miglior modo i suoi uomini, od incorra in altro simile difello. Comanda a voce servendosi degli stes~i comandi indicati pei capi-squadriglia, facendoli precedere dall'indicazione di squadra o tale squadri_glia secondo i casi. Med iante i movimenti eseguiti con tali comandi fa come meglio crede allargare o strin.gere gl'intervalli fra le squadriglie.


PER LA NOSTRA FANTERIA

408 IL REGO LAMENTO TATTl.CO Nel resto l'istruzione della squadra .procede come quella delle squadriglie. Nell'assalto e nella difesa contro la cavalleria, se le squadriglie sono ad intervallo cercheranno di chiuderlo, g radatamente nel primo caso, prontamente nel secondo. Per chiudere l'intervallo nella difesa contro cavalleria sarà sempre la squadriglia meno minacci ata quella che deve raggiungere l'altra; ma , se la minaccia è imminen te per ambedue, val sempre meglio riman ere al posto dove si trovano che rallen tare il fuoco. lu ordine di manovra la sq,uadra si considera sem pre isolata, giacché se unita act altra squadra nel plotone cessa la sua person alità tallica. In quest' ordine usa due form azioni:

in linea di fronte su due righe {·1) in linea di fianco su quattro righe, analoO'amente a quan to prescri ve il regolamento in. vigor; per similL formazioni nel plotone in oi·dine chiuso. I capi-squadriglia sono in rango co i sold ati ; il capo- squad ra si terrà avanti la squadra se di fronte, fuori della fila di testa se di fian co .

( ~ J Il distintissimo mio collega, cavitano lllogni, professore di tattica alla Scuola Militare, della cui amicizia altamente rni onoro, mi esponeva ultimamente la sua opinione sull'ordinanza normale della fanteria in ordine di manovra. Egli crede doversi. a bandire anche la forma sottile « (su due righe di fronte) e sostituirvi invece la forma per quattro u conservando il medesimo spazio che si ha stando su due righe. L'im« piego tattico non ne soffrirebbe e si avrebbe maggiore uniformitil « e facilità di movimenti •. Chiunque è versato nelle tattiche djsciplinc comprenderà di leggieri di quale e quanto vantaggio tornerebbe la proposta del capitano i\logni; ma non è a sconoscere come essa richieda nel soldato una speciale abitudine, sebbene facile ad acquistarsi, per ben marciaro di fronte mantenendo l'intervallo di fila di 65 centimetri.

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Nella formaz ione di fianco la sq uadra può essere eccezionalmente su due righe, ed anche sopra una sola, se a ciò costringe l'angustia del passaggio; ma ritorna subito che lo può alla fot'mazion e normal e. La fo rmazion e di fronte è usata solam en te stando fermi, o quando da tale posizion e si debba avanzare di pochi passi; semprechè la squadra deve muovere per un trauo considerevole si forma di fianco, cambiando direzione per fila ove occorra. I leggeri cambiamenti di fronte stand o a fermo li potrà eseguire come gli allineam enti. Per passare dall'ordine di manovra a quello di comballimento il capo-squadra dispone la squadra di fronte volta al nem ico, o dove si suppone c: he questo sia situato, e poscia coma nda: Ordine di combattimento. A questo comando egli stesso si porta dietro la squadra e i capi-squadriglia, uscendo da lle file, vann o anch'essi dietro le proprie squadriglie. I soldati prendono quell a posizi one che più torna loro com oda per meglio eseg•lire il fuoco, sa lvo che nessuno può rimanere in pi edi qualora venisse comandato in ginocchio, e nessuno può rimanere nè in pied i, 11è in ginocchio qualora veni sse co·mandato a terra. Se vi ha spazi o laterale utile le

Nella condizione attuale dell'istnnione (e dobbiamo pensare anche ai soldati in congedo ai quali non si può ridare l'istruzione elementare), con l'abiturlinc contratta dal soldato di mantenPre il contatto dal lato della guida si avrebbe che gl'intClr1·all i di fila nel ma rciare di fronte sarebbero presto alterati e probabilmc11tP, di molto ristretti, ciò che sarebbe il danno maggiore. Credo quindi che la proposta suggerita dal capitano llogoi merita essere studiata e tenuta nelle debita considerazione; ma io non ardirei di presentarla form dmrnte che nel c~so volessi proporre un rPgolarneoto che non dovesse tener conto della condizio11e dell'istruzione d..l nostro fantaccino, ciò che non è il mio prop, nimento come esporrò nel capitolo terzo. ANNO XXII, VOL. I.

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P-ElR LA NOS1'l\A FANTERIA U, IiÉGOJ,AMENTO TATTICO

file potranno alquanto allargar$Ì e gli uom,ini della seconda riga entrate fra ·quelli della pl'ima. Il ~apo-squadra potrà far seguire al comando Ordine dì conibattimento subito qtlello di squadra avanti·, e poi, per far prendere l'intervallo, squadriglia di destra (o sinistra) obbliqu'a destra (o sinistra).-Avanti, oppure Squàdra alt. li cotn àhdo A. destra (o sinistra) a..... passi ......:..Apt'ite (o Se1·rate) può essere anche conservato, qualora sia inteso che sono sempre le squadriglie quelle che pre11dono gli intervalli e non mai le file.

Istruzione del plotone.

Il plotone si conipone di un ufficiale comandante, di un tromhettiere e di due squadre. li plotone può trovarsi tullo in ordin e di combattimento. con una squadra in ordine di combattimento ed una in sost(~gno di ordine di manovrn, o tutto in ordine di manovra. :'lell'ordine di combaLlirnento il plotone può· avere tutte le squadriglie riunite sulla stessa fronte, oppure sitti()te ad irliervalli quando abbia sui lati spazio libero ed utile ad essere occupato; io questo caso le ali estreme non debbono essere di stanti al rnassirno che d'uno spazio eguale a ci rca otto volte la fronte del plotone riunito. Può anche una squadra esse re riunita e l'altra èòn le squadriglie ad intenrallo, oppure ambedue le squadre riunite, ma ad intervallo fra loro .. ~ei casi in cu i una parte dell'ordine sia senza intervalli fra le squadriglie, il massimo di estensione stabilito pel plotone verrà. ridotto in proporzione.

41 t

La norma stabilila che le squadriglie d'unra stessa -squadra· debbano cercare di stringere fra loro l'intec·vallo a misura che si avvicinano al nemico. res1:a t~rma a0c·o quando la $quadra trovasi nel plotone, e p~r tenere rac,colte sempre almen0 le squadre. D_1cas1 lo stesso per le squadre nel plotone; senonchè v1 possono essere per queste d1rn eccezioni, o che per l'indole dell'azione il com.andante del plotone giudica ,opportuno di conservar l'inlervullo fra le sq uadre, cosa ·c he succederà raramente, oppure che per l'arrivo d'a ltre tru ppe sulla: linea le squadre restino dél que~te separate. In quest'ultimo caso, che sarà il più frequente, il capo-sq1rndra che rimane diviso dal proprio co rnandan te di plotone si porrà immediatamente éJgli ordini dell'ufficiale più vicino che ha truppe in linea. Quando il plotone ha una squadra in sostegno, questa si regola come è stato detto per la squadra in ordine di manovra. Sempre quanòo non venga diversamente ordinato dal comandante del plotone, il sostegno si tiene dai 400 ai 150 metri dalla squadra · combattente, seguendone tutli i movimenti: non si avvicina maggiormente senza l' ordine del comanda nte del plotone, nè altrimenti prende ordine di combattimento, a meno che venga esso stesso aggredito. Il comandante del plotone si servirà deÌ sostegno pe1· rafforzare la catena verso un'ala ·o verso l'altra ' quando, irnpegrrnta. vivamente l'azione, avrà potuto determinare l'obbiettivo più utile a conseguire, sia avanzando sia retro cedendo . A tal uopo manderà avviso od ordinerà diTellamente al capo-squadra in sostegno di avanzare sulla linea combattente e prendervi ordine da co mbattim ento, o io tal ordine rimanere, appostato indietro fuori d'un'ala della linea che retroceda. Il sostegno entra in combatlimento sempre con le

e1?


4,12

IL REGOLAMENTO TATTICO

due squadriglie contemporaneamente ed a~bedue verso la stessa ala della squadra ch'era in azione. Ciò impedirà il frammischiarsi delle squadre, cosa molto dannosa, senz'essere necessaria, e in nessun modo compensala dal lieve vantaggio che si potrebbe trarre nei rarissimi casi in cui fosse utile di rinfo rzar la catena con una squadriglia per volta. Per norma generale gl i ordini del comandante del plotone sono dati ai capi-squadra, e questi li fanno eseguire, rimanendo liberi di disporre come meglio stimano !e loro squadriglie. Ciò non toglie che il comandante del plotone possa intervenire personalmente ovunque lo creda opportuno; nell'istruzione però il- comandante del plotone si servirà il meno possibile di questa sua facoltà per abituare i capi-squadra a regolarsi di propria iniziativa. li plotone in ordine di manovra usa le stesse formazioni della squadl'a, cioè: in linea di fronte su due righe, in linea di fianco su quattro righe. Tanto di fronte che di fianco è formato come prescrive il regolamento in vigore . Si po trebbero nondimeno fare le seguenti variazioni, sulle qua li , ben inteso , non starei per insistere troppo. I capi-squadra stanno, nel plotone di fronte, a. destra e sinistra della riga anteriore e funzionano da guide; ciò riuscirà uti le sia per aumentare, come oggi è desiderabile, la fronte della form azione senza. lasc iare intervalli, sia per non avere sottufficiali in serrafi la, che danno soventi incomodo senza reca re alcun vantaggio dal momento che il plotone non deve combattere in quest'ordirie. Per manovrare, il plotone esegue la marcia di front e e i cambiamenti di direzione per conversione marciando, la marcia di fianco e i cambiamenti di direzione

PER. LA NOSTRA F'ANTERlA

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per fila, e può essere chiamato in linea a. cleslra od a sinistra nei modi prescritti dall'attuale regolamento. Si servirà del la marcia di fronte e dei cambiamenti di direzione per conversione solamente nel caso che il plotone trovi si unito ad altri nella compagnia in colonna. Per passare dall 'ordine di nrnnovra a quello di combattimento, il comandante del plotone si serve degli stessi comandi e modi indicati per la squadra. Se però una sola delle sq uadre-debba assumere l'ordine di combattimen to, il comandante del plotone dà al capo del la squadra che destina in catena. le necessarie istruzioni sul sito da occupare . con la linea, lo scopo da conseguire con la sua azione e i modi generici da impiegare. Queste istruzioni sono sempre date effettivamente, anche quando il plotone manovra per esercitazione. Poscia il comandante del plotone comanda, squadra di destra (o cli sinistra) in soster1no. Ambedue i capi squadra assumono il comando diretto della propria truppa; quello che deve fare prendere ordine di combattimento alla squadra rimane o si reca sul posto ove deve combattere secondo le istruzioni ricevute, e quindi si regola come è stato detto per la squadra isolata. Il capo della squadra destinata in sostegno ,rimane fermo finchè l'altra squadra sia ·alla debita distanza, poi ne segue i movimenti; se quella non procede o si arresta prima di aver avanzato dai 400 ai 150 rr.ietri, la squadra in sostegno retrocede di quanto sia necessario per avere la distanza prescritta. Istruzione della c ompagnia.

La compagnia si compone , di U1! capitano coman.dante, di un caporale trombettiere e di due, tre, o


44 4 IL REGOLAMEN,TO TAT'flGO quattro plotoni composti ciascuno co me è detto nella rispettiva istruzione. Qui la supporremo di quattro plotoni, ma il num ero di questi non influisce sui modi di manovra . Essa può essere : tutta in ordine di manovra, parte in ordine di manovra e parte in ordine di co mbattimento, tutta in ordine di combattim en to. In ordine di manovra la compa bo-n ia può assumere . crnque formazioni : 1° In linea di fronte. - I plotoni sono formati di fronte, co i rispettivi comandanti a fianco della guida di destra sulla riga anteriore, l'uno a fianco dell'altro sulln St!~ssa linea. Il capitano avanti il centro, della compagnia; il caporale trombettiere un passo a destra del comandan te del primo plotone io prima riga; i trombettieri dei ploton i dietro i ri spe ttivi co-· ~a.ndan ti di . ploton i in seconda riga; gli zappatori riu mt1 e nelle righe verso un'ala dì uno dei plotoni della compagnia in soprappiù delle file proprie del plotone stesso. Qi.ial~ ra .v.i foss ero trombettieri in soprappiù saranno d1stribu1t1 fra I plotoni e in ran<ro co i soldati; se vi sono solluffiziali in soprao~umero saranno distribuiti fra i plotoni, in seconda ri11a dietro le guide e funzioneranno essi stessi da 0rrnid~ quando il plotone rovesr.ia la fron te. . Quando una parLe della compagnia prende ordine d1 comba tti mento, gli zappatori, condo tti dal proprio capo, si distaccano dal plotone con cui si trovan o ~er _rimanere sempre ~ni ti al sostegno. Seguono però, I ultimo plotone che s1 porla sulla linea òi fuoco riunen_dosi alla squadriglia d'ala, o for man do squad~iglia se 10 numero maggiore di sei. La formazione in linea di fronte serve alla com-

P,ER L~ NOSTRA FANTEHI~

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pagnia in qspe~tazione di entrar~ in compnttimento, specialmente se sotto il fuoco lontano dell'artiglieri<}.: la compagnin non muove mai in questa forma1.iooe, cl meno che per fore pochi tratti innanzi -o indietro. ':! 0 In lineti di fianco. - La compao·nja come in lin ea di froute volta di fianco su quattr~ righe. I comandanti di plotone~ a fian co della guida di testa del rispettivo plolOO!~; il Ci\pitan.o a fianco del comandante del plotouc di testa. della c0m pagn ia. Questa fo rmazione serve ·più. specialmente ·per gli si:iostnmenti laterali; può pe rò servire anche per avan~iJ,re vel'SO il nem ico , parLicola rmen1.e se la compagnia è piccola ed il terreno alq uanto difficile. 3° l n linea di plotoni di fianco. - I ploton i volti di fianco, con le teste sulla stessa linea frontale e ad intervallo eguale all a fron~ e di ur.1 plotone. Questa è ouima fùrmazione, sia per profittare di speciali ripari essendo fermi, sia per avanzare verso il nemico in terreno molto difficile e battuto. 4° In çolonna di fronte. - I plotoni formati in linea di fronte e posti l'uno dietro l'altro parallelQ-mente e alla distanza di quattro metri da fro~nle a fronte. Jl capitano sul fiao.co della colonna segui~o a qualche passo clul caporal\j trombcui ere. L11 co lonna è la fo rma~ione normale per marciare in direzione perpendicolare alla fronte, sia che la comp,agnia manovri insieme ad nitre nel battaglione, sia isolat'a ma delh1 forza sul piede di guerra . 5° In colonna di fianco. - I plotoni come nella colonna di fronte, ma forrnnti di fia nco . La coioona di fiapço è usata quando una colonna già forma\a debba spostarsi loteralrnente o ·debba.ca~,. biar di fronte sul posto. ' Le trasformazion i sono a,oaloghe a quelle indicate dq.1 re,golamen~o iu vigore, con I~ segnentj pVYert~rge:


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IL REGOLAMENTO TATTICO

1° Sì passa alla linea di plotoni di fianco sola-

mente dalla compagnia io linea di fronte, con un per fianco e per fila di ciascun plotone . 2° Si forma la colonna dalla compagnia ferma in linea di fronte, ripiegando i plotoni dietro uno qualunque di essi, analogamente a quanto prescrive il regolamento in vigore per la formazione della colonna serrata del battaglione. La facoltà di formare la colonna dietro un plotone qualunque non è indispensabile alla compagnia, sebbene qualche volta le possa riuscire utile; ma la formazione ne è tanto facile che la si può adottare per lasciare completa somiglianza fra la stessa evoluzione eseguita dalla compagnia o dal battaglione. 3° La colonna può anche formarsi dalla linea di fianco mantenendo la stessa direzione di marcia; a tal uopo i plotoni saranno chiamati in linea successivamente, facendo arrestare quello di testa appena eseguito il movimento. li non far proseg11ire la marci:i al plotone di testa non è già per· avversione alla colon'na aperta che ne risulterebbe in caso diverso, ~a solamente perchè ne deriverebbe una evoluzione senza scopo possibile. Infatti l'accennata evoluzione può essere necessaria solamente quando un corpo che nel marciare verso il nemico ha assunto la formazione di fianco, o per passare una strelta, o per trovarsi in ordine dì man~ ia, o per qualsiasi altra ragione, e voglia poi mettersi in colonna per diminuire la profondità della formazione avviciné.mdosi al nemico; è evidente che in tal caso la colonna aperta non raggiunge lo scopo e resta pur sempre indispensabile che la testa .della colonna si arresti perchè la coda possa riguadagnar la distanza. Qui, ben inteso, si parla di corpi maggiori della compagnia, giacchè per la compagnia isolata che marcia di fianco non sarà di gran

PER LA NOSTRA FANTERIA

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vantaggio trasformarsi in . colonna: ma nel caso l'inutilità della colonna aperta rimane sempre la ste'ssa. 4° La colonna si spiega sulla sezione di testa o tutta da un'ala o da ambedue, analogamente a quanto è prescritto pel ba ttaglion e. 5° La colonna cambia direzione: se ferma, perfinnco e per fila, se in marcia, per con versioni successive · delle sezioni. Perciò le conversion i di pi~ fermo non hanno scopo. La compagnia generalmente passa all'ordine di combattimento non tutta contemporaneamente, a meno che facendo parte del sostegno del battaglione debha tutta insieme rafforzare la linea di fuoco, oppure che le compagnie impegnate retrocedendo vengano a scoprirne la fronte, od infine che essendo comunque in ordine di manovra venga sorpresa dalla cavalleria. Nei due primi r:asi, giunto il momento di disporsi a combatLere, il capitano forma, se occorre, la compagnia in linea di fronte, e poscia comand erà: Urdine di combattimento. I capi-squadriglia, i capi-squadra, i comandanti di plotoni seguiti dai rispettivi trombettieri ed il capitano stesso seguito dal caporale trombettiere, passano dietro la fronte, e le squadriglie si dispongono tosto a far fuoco. Quando vi sia spazio laterale libero ed uti lm ente occupabile, il capitano prirr1a di disporre la compagnia in ordine di cornb.attimento fa preHdere ai plotoni i possibili intervalli, onde poi le squadre e le squadriglie vi si possano meglio porre secondo gli ordini dei comandanti di plotoni. Quando tutta la cornpognia è in ordine di combattimento il capitano vigila e dirige l'azione di essa; deve nondimeno lasciare un:1 discreta libertà ai comandanti dì plotoni per adattarsi meglio alle condizioni del combattimento risultanti nelle particolari .posizioni ch'essì occupano.


4t18 JL REQOL.H!Elll'.PO TATTICO Per difendersi contro le sorprese del la <.:avaller~a. essendo tutta la cornpilgnia in ordine di manovra, il capitano, pote11do, t'arò formare la colonna ve1is0 l'ala più minacciata. e poscia corn.anda: C(walltn·ia. Le Sf,:zioni ·inas tano lè baioneue e prendono ordine di èOrnbat.tirnento; la sezione dL testa noJ1 muove, quella di aoda fa fronte indietro, le squadriglie d'a la delle sezioni cen trali fan no fronte in fuori formando Un.ea sui fianchi. I fuochi contro la cavalleria si faranno semp re in piedi. Q11alora non si avesse tempo di formar la colonn_a, locobè non avverr;\ ch e raramente, qu.alunque altra fosse la formazioqe della co mpagn ia, il capitano cornande11ù: Cavalleria. Tosto la truppa ioasterà le baionette; i comandanti di olotoni minaccia~i verso µn'ala ch iameranno in li ne11 ii plo t.on e di quellq. parte e tutti prenderanno ordine di cornballirnento, regolandosi co!}le plotoni isolati . Non appena lo potranno, i plotoni formePanno la colonna per diminuire la fron te d'urto quando vi foss ero da temere ulteriori attacchi . Nei casi più or1dinari la compagn ia s'impegna su·ccessi va rn ~nte neil'azione, mandando sullu lioea di fuoco uno o più' plotoni (norm;:llmente tluc~) e conservando i rimanenti in sostegno. La compagnia non distaoca rriai frazioni minori del plotone, sia in sostegno sia in catena. Per' dist&cc4re i plotoni, il capitano ne dà l'ordine a.i rispettivi comandanti ins ieme alle necessarie istrJJzioni. Anche 'quando talemat1ovrn si. esegui.scf, peresercit,azione, il cap itano deve indicare ai comandanti di plotone q11nif~ .è il punto o fronte dove intepde r-ivolgere l'azione ,de!la sua truppa, quali j modi generici d'e.secuziqne. Quindi r,~manderi!,: tali plotoni ùi sostegno: li più elevato in grado o più anziano dei coman-

PER LA NOSTRA · F,Al'lTERIA

danti di plotoni in sostegno ne a,ssumerà il comando'. e si terrà, o si porterà a circa 200 metri dai sostegm dei plotoni sulla linea di fuoeo, o dal la catena qnnndo questi fossero giù entrnti i.n linea., li so~te~no pu? :eners i dietro a·l centro o dietro nn ala , rmnito o d1v1so (qu11nd o con::;ti di più plotoni) secondo gli ordini o le islruz-ioni del e11pitano. Del resto si regola come il sostegno del plotone, salvo per le formazioni e le. evoluzioni che, se consta dei più plotoni, saranno q1telle prnscriue per la compagnia in (\rdine di manov r:a. . . . 1 plotoni distaccati per cl1sporsr sulla hneadt fuoco, si portano innanzi, o .sui fian:hi'. oppure. rimangono sul posto seeoodo le 1slruz1001 ricevute; metteranno una squadra in sostegno e con l'alt~·a assur~i~raono ordine di combattimento, r1•golandos1 come s1 e detto pel, plotone iso lato. _· . . .. . . A mantener i necessari rapporll tattici fra I plo~on~ della linea di fuoco, giovano sopratutto le istruzioni · date dal capitano, gli ord ini e i sugge'.imenti :he :uccessivamente fa giungere ai plotoni d1staccat1, e I. opportuno irnpi 1>go dei plotoni di sostegno, facendo lt en~ tra re in nzione sul sito e nel morn en-to opportuno per ristnbilire siffatti rapporti quando fossero rotti od alterati. Giacché è da ritene rsi come norma costan te,. e da aver presente anche nelle . manovre ~er e.serc1tazione; che i plotoni una volta 1mpegnat1 seriamente nell'azione, e perciò con tutta la forza in cat~na, perrlono la libertà di manovrare rimanendo legati al ~ombauirnPnto impegnato. In una pnrola: le truppe ineatena non manovrano più, combattono solamente; la ma. novra può solo esplicar~i dai sostegni retrost~nti. L'ordinare ad un plotone impegnato d1 appoggiare a destra od a sinistra, per esempio, oppure di retrocedere, non solo è sempre pericoloso, ma il pii.i delle


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IL REGOLAMENTO TATTICO

volte è impossibile sul campo di battaglia di ottenerne l'esecuzione, ed è assurdo in conseguenza preten- · derla sul campo d'esercitazione. Ciò non toglie che debba essere costante cura dei comnndanti di plotoni in catena di mantenersi in tali rapporti di distanza e di azione fra loro da prestarsi scambievole appoggio; ma ciò è sempre subordinalo alla possibilità di farlo di fronte al nemico. Nelle manovre per esercitazione la funzione principale dell'ufficiale è quella di figurarsi nella mente, e tenerlo costantemente presente, il modo come possibilrnente quel la stessa manovra si svolgerebbe veramente su l campo di baLLaglia. Questa dev'essere la principale sua preoccup11zione e in ciò consiste realmente il profitto che trarrh dall'esercitazione. Ed aggiungerò che in ciò solo "gli tl'overò un riscontro f~a la manovra sulla carta, o in qualunque altro modo studiata, e qu,ella che esegue per esercizio sul terreno. Dipendentemente dalla stessa teoria, il cambio della catena devesi considerare come cosa da togliersi d~l regolamento tattico. Pcrchè cambiar la catena? A tale domand~ non v'è che una sola risposta logiearnente fondata, ed è questa, che le truppe in ,:atena possono aver consumate le munizioni e non si crede possibile rifornirle facendole l'iman ere sulla linea di fuoco. Ma perchè le truppe in catena abbiano consumate le munizioni bisogna supporre che l'azione sia vivamente impegnata: è egli pos:Sibile in tale condizione di cambiar la catena senza incorrere nel pericolo di veder retrocedere alla rinfusa la catena .smontante e quella che avrebbe dovuto montare? Ad evitare questo pericolo vi è un solo modo, quello di far rimanere sul posto la catena prima impegnata, locchè si riduce semplicemente a rinforzare con 11 uove truppe la catena che avesse consu mate le munizioni.

D'altra parte è da considerare che quando i soldati sono ben esercitati ·alla disciplini del fuoco, i casi di truppe che rimangono prive di munizioni durante una stessa azione saranno molto rari e sempre affatto parziali, ed il servizio di riapprovvigionamento potrebbe regolarsi in maniera che i soldati dei sostegni, i quali vanno n rinforza r la catena, portino altre munizioni a quelli che vi si trovano . Allo stesso proposito trovo una giustissima osservazione in nota al paragraf9 312 del regolamento in vigore, là dove prescrive che il comandante del plotone vo)endo addensare la catena farà restringere le file de!Ja primitiva catena per far posto alla squadra di sostegno o ad una squad6glia di essa. Ecco come si esprime la nota: « Lo sped iente di far restringere « gl'intervalli fra le fi le delle squadriglie già distese, « per far posto a quelle che sopraggiungono, è nella « genemlità dei casi poco praticabile; nel caso poi ~ che la catena sia impegnata. vivamente col fuoco « del· nemico è peri"colosissimo ». Tralascio di far notare la cotiLraddizione fra la prescrizione del testo e la nota, perchè l'una è copiata dalle modificazioni del 1873 e l'altra è stala oggiunta nella nuova edizione; ma sol11men te domando: se è per\co losissimo od almeno impraticabile so lam·ente lo spostare qualche fila per far. posto ad una squad riglia, sarà egli pratico e scevro ùi pericolo il cambiare una int1~ra catenai È ben vero che ull'ultirM alinea dei paragrafo 3H, il regolamento soggtunge: « Il cambio « della caten~ in generale, e sopratullo nell'ultimo « modo accennalo (cioè fila _per fila), produce sempre « una certa pertu rbazi one; 'e quindi non Jeve farsi che « a distanza del nemico, cioè quando non si è im« pegnati in un combattimento troppo vivo». Ma allora perché cambiar la ca tena, ed anch~ fila per fila? In vece-


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IL Rl!:GOLAMENTO TATTI CO

di tulle queste titubanze val mollo meglio tirar giù su i cam bi di catena e abolirli :i{follo. Essi hanno origi ne in un tempo in cui l'ordine sparso disimpegnava piuttos to un servizio di sicurezza che una funz ione del combattimento , e q uindi quel servi zio dol'ea fa rsi per turno considerandosi molto faticoso e ni ente di più. Oggi invece una Galena che ha bi sogno di soccorso per qualsiasi ragione la si rinforza con truppe tres~hc. Dalle falle considerazioni risulta ancora che l' im piego del sostegno della rom pa gnia risponde ad una funzione più complessa di quell a olla quale risponde l'impiego del sostegno del plotone. La manc,vra del plotone è ben semp lice: s i riduce generalm en te a scegliere se il sostegno dovrà r ntrare in ca tena sulla destra o sulla sinistra della squa dra già impegnala, secoudo lo svolgersi della semplicissimn azione di questa; qualche volta se dovrà essere appostata indieLL'O verso un'ala per sostenere la prima squadra retroce dente, o se deve geLLarsi su l fia nco di qualche tenue· fraz ione del nemi co , che venisse troppo ad espo rsi. Jn-· somma il sosleg110 del plotone è uoa forza a disposizione del comundaote di esso pe r dete rm inare o decidere l'azio.ne d i cui è capa ce la poca forza ond e dispone. Il sos:egno della co mp;ignia deve collegare l'azione dei plotoni impegna li all'unico scopo . Non si p.uò pret<>nòere, 1: vi rilorno soprn a ri schio di ripetermi, che avendo dato dell e istrnzioni ai coma11danli di plotoni e manc:lundo loro anche qualehe avv,so duranle il com battimento, questi debbano sempre conco rrere efficacemente all'azione che il capitano ha. io vista. Quasi sem pre, im pegna ti nella propria azione, lociile ed avendo arnbeJue le sq nadre al fuoco, essi 0011 possono più spostare la truppa e cambiar l'indole del corn bauimenlu, ed anche .po tendo lo quasi sempre sa -

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PE I\ LA NOSTR.\ f'ANTEHIA

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rebbe molto pericoloso il farlo. li cap iumo usando opportunamente del proprio sostegno potrà e dovr~ coope:-are in modo che i plotoni acqnislino i n1 ezz1 di forza per aver liber1.ì1 di corJ'eorrcre all'uniat di scopo secondo elle si è propo~to. Deves i avere co me indiscutibile r.he di fronte al nemieo l'ancl nmcnl.o dell a li nea di fuoco non è determinala dal ,~rreno, nè tanto meno dal comando di g1.i1·da a dest1·a. o ,quida al centro; èiò sola mente che determina l' i1 nda men to delln lin ea è la resis tenza ch'essa in co nl.rn. Là si arresta una parte del la c1Hena dove la propt'in fo rza fa equilibrio con quella che il nemico le con trappone snllo s tesso 1.rntto di fronte; retrocede se è i11 forza in fe riore, avanza se è io maggiore fo rza : pretendere diversamente solamente :-on un comando rii guida al cenfro è un assurdo . g il raziona le impi ego dei so~tegn i qnell o che so ln pnò regolare l'andatncnto -dell'nzione: in nitri 1ermini, ripeto ancora. le trupf)e io=ipegna te non manovrano pi ù, com battono, so no Je trnppe non ancora impegnate qu elle che manovrano . Se il capitano vnol cambiare fronte, rinforzi l'ala elle deve é\\'anzu re, e il cambiamen to di fro nte s i forii seuza bisogno d'un apposito comando; vuol far convergere I' azio11e verso un punto centrole, rinforzi ambedue le ali e l'avvolgimento si promuoverà da se stesso; vuol svi ncola re una p a rte della caten a troppo alle strette col nem ico, rinfo rzi quella parte della cateua stessa che risponde sul fianco del nemico incalzante, e così potrebbe d irsi di tanti altri casi. In conclusion e, il sostegno della co mpagnia non vn. conserval o solo per ciò che dicesi l'atto decisivo, anzi va generalrnentfl impegna to tutto durante il periodo della manovra , o per d1re più preeisarnente, è con tale mezzo che la manovra si espli ca; ma appunto questa


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lL REGOl,AMENTO TUT1Cù

PER LA NOSTRA FA:i,TRRH.

manovra deve mirare n far concorrere all'atto decisivo le massime forze della compagnia , tulle possibilmente, per ri~olverlo con vanL:Jggio.

necessità d'un ordine da riserva sia quello di muov1:1re faGilmente, né credo che tale qualità sia prevalente nella linea di colonne di compagnie a intervalli ristretti. Però, siccome ho precedentemente notalo, io. qui considero l'ordine di riserva nella purezza dei suoi caratteri, mentre vi deYe essere una certa ~gradazione fra esso e l'ordine di manovra; in questo senso la formazione di cui parlo potrebbe essere c0nservata come una modalità della linea di colonne di compagnia. In ordine di manovra il baLtaglione fa uso delle seguenti formazioni: La linea di f1·onte o di fianco, come si è detto per la compagnia e analogame nte a quanto per tali formazi oni prescrive il regolamento in vigore. Nella linea di fronte, spe rimentandosene il bisogno, taluna delle compagnie può anche adottare altra formazione, come la linea coi plotoni di fianco, o la colonna. La linea di colonne cli cornpagnfa, come prescrive il regolamento in vigore. Anche qui può ammettersi una eccezione analoga alla precedente. Eccezionolrnente, cioè quando il ten·1~no non permette di avanzare in linea di colonne di compagnia, anche in quest'ordine il battaglione può far uso della colonna per plotoni, speciale all'ordine ~i riserva. La colonna per compagnia non si userà ruai essendo poco mobile, po co elastica e quindi cli difficile maneggio. In crenerale l'impiego delle accennate formazioni é o analogo a quello accennato per la compagnia. La 1·mea di colonne cli compagnia speciale al battaglione oltre di trovare analogia con la linea coi plotoni di fianco della compagnia, serve al battaglione in ogni caso che debba muovere i11 direzione"perpendicolare alla fronte. Egualmente analogo a quello della compagnia è il modo di 1;3gire del battaglione nel combattimento.

Istruzione del battaglione.

11 battaglione si compone di uno stato maggiore e di quallro compagnie (le compagnie possono essere anche tre o due), siccome è prescrillo dal regolamento in vigore. Gli zappatori rimangono alle compagnie o sono raccolti in ispeciale plotone quando il comandante del ba ttaglione creda che possa occorrere l'opera loro. Essi possono anche essere utilmente impiegati a portare munizioni sino ai sostegni delle truppe combauen ti, che ne difettassero. r trombellieri ri mangono sempre alle compagnie. Il battaglione, com e la compagnia, può trovarsi: tutto in ordine di manovra, parte in ordine di manovra e parte in ordine . di combattimento, tutto in ordine di combaLtimento. Inoltre il battaglione può essere anche in ordine di riserva. In quest'ultimo ordine il battaglione fa uso di una sola formazione, la colonna (sempre serrata, ben inteso) per plotoni. Non credo che la linea di col.,nr.e di cornpa<Tnia a intervalli ri stretti sia per presentare alcun vantaggio sulla colonna semp li ce per plotoni, ma saprei arrendermi di buon grado a chi sapesse dimosLt:11rmi il contrario. Si dice che questa formazione offre un più pronto passaggio all'ordine separato, quello che io qui ch iamo propriamente l'ordine di manovra; ciò infatti è vero, ma a me pare che prima t)

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IL REG0LAMEN1'0 TATTICO

Così esso passa all'ordine di combattimento ordinariam ente in modo successivo, meno i casi prev1stL per la compagnia, nei quali il maggiore si regola come è stato detto pel capi tano. Più compagnie riunite di front.e in ordine di manovra, per difendersi contro le sorprese di cavalleria, non han bisogno di formarsi tulle in colonna prima di as;;umere ordine di combl'.ttimento; ciò può qualche volta occorrere alla compagnia d'ola più esposta·, tutte le altre rimang0no generalmente in linea. Nell'iniziare il combattimento, il maggiore potrà distaccare una, due, o tre compagnie secondo il bis0gno. Per istruzi one comincierà dal distaccarne du e (se formato ::;u quomo compagn ie} e due le lascierà in sostegno. li sost<>goo del b::itt11gliooe si terrà a circa 300 metri dai sostegn i delle compagnie, o dalla catena quando questi fossero entrati nella linea di fuoco. L'impiego del sostegno del battaglione è relto dagli stessi criterii che sono st11ti formulati per la compagnia; solo che, in proporzione della forza, la manov·ra potendo esser molto più complicn ta , siffatto impi ego P- più difficile e merita tutta la cura del comandante del battaglione. Perciò il maggiore deve lasciare ai capitani una grande libertà d'azi 0ne, sia per ragione del!' importanza. del grado, sia specialmente per non occuparsi delle minute parlicol ,i rilà d'esecuzione, ed avere la menle un ic11menle rivolta all'in::;iemo dell'azione e allo svol ger,;i succes,;ivo del combauimento di. tutte le truppe imprgnnte. Devesi assolutamente abbandonare la vecchia idea che il maggiore debba tener ben sotto mano il suo batt,1glione e fo rlo muovere al suo cenno come tutto d'un pezzo. Se ciò era uua volta possibile pel b;1Ll11glione, ora non lo è neppure per la compagnia. Oggi il maggiore può ben altrimenti far

427 sentire il 1·a~ore della sua intelligenza nel sapere opportunamente far uso delle truppe in sostegno; cioé nel ~o.per ·manovrare; e si badi che per manovra. non intendo e~oluzione; l'evoluzione è il mezzo per manovrare, e SL cerca di ridurla alla massima semplicità per non accrescere d'un'inutile · difficoltà la manovra ch e in oggi è molto più difficile e complicata che non lo era pel passato (1). In questo senso la funzione di comandante di battaglione è molto più elevala che non lo era con J'antir,~ m?do di combattere; non basta più sapere a mena dito 11 regolamento d'esercizio e d'evoluzion e, giacchè questo non può prescrivere quali manovre debbano aµplicarsi agli svariatissimi casi del combal_Limento. Solo l'intelligente studio della lalLica, a?coppial'.l all 'atlll~dine di men le e di carattere, può servire d1 gmda per risolvere prontamente i tanti problemi che il combattimento presenta nel suo fuO'ace modo 0 di sv olgersi. PER LA NOSTRA FANTERIA

Istruzione di più battaglioni.

Questa istruzione deve limitarsi a mostrare come più _ballaglioni si dispongono per irripegnare il com ball1men~o e co~e lo svolgono, invece. di in segna re ad esegui re tan ti possibili movimenti pei quali sarebbe difficile assegnare uno scopo . Il reggim enlo , per passare dall'ordine di marcia a qu:ello di cornb111tìmenlo, generalmente comincia dallo sp iegare il battaglione di tesla facendoCTJi assumere ordine di manovra; a destra od a sinisi·a farà spie(,1) Se ciò si ammetto, il regolamento tattico testé abolito era erroneamente intitolato Regolamento di manovra.


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JL llEG.OJ;AMKNT,O Tl\l'lfICO

l'ER LA NOSTltA 'F:AN'IlER(A

gar'ì il secondo battaglione; l'ultimo r,imarrà in seconda. linea in or.diLB,e di riserva . Se il reggimento ha quattro battagl ioni, o.e terr.à, seeondo i casi, du·e ovv.ero un solo in riserv.a. La bi:iga ta, a meno che imperiose circostanze non c,>nsiglino diversamente, avrà i due reggimenti !:uno a fianco, deJ l'altt'o , ciascuno nella, formazione indicata. Ma in questo caso i battaglioni in riserva rimarranno a disposizione del comanda nte della brigata, al quale d0vranno indirizzars i i colonnell i qualora per la particolare loro manovra ne avessero bisogno. . Questo fatto scema molto , se non la distrugge interamente, la personalità tattica dei reggimenti nella brigala, e.fa da ta luno preferire la disp.osizione dei reggimenti !~uno, dietro . l'altro, per conservare ai ~o lonnelli ·il comando di linee. Non è nell'indole di questo lavoro il dimostrare come tutta la manoHa oggi si esplichi unicamente nel senso della profond ità dell'ordine di bat- . tall'lia e m11i nel senso della linea, e che perciò . un co-. o mando di linea non potrebbe aver nessuna prallca utilità; mi basta di osservare che comunque si faccia è sempre inevitabile che il reggimento , come elemento Lattico , non avrà mai l'importanza che hanno la brigata. e il battagl ione. È questione di oròinamento, e infatti basterebbe per dare Lulla l'irnpor'lanza tattica al reggimento, che sia lasciato indipendente, o formando le brigate di I.re reggimenti, o in altro modo assegnando alla brigata una propria riserva indipendente dai due . reggimenti che la compongono. Qùello che però m'importa stabilire è che l'esercitazione più utile ai. reggimenti e alle brigate riunite, come lo é d'altronde a tutti gli elemen ti tattici minori e su ri a quale dovrebbesi insistere più che sopra ogn~ altra, è quella, di rendere . abitua,le alla truppa ed ai comandanti di sezione il funzionamento delle singole

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parti dell'ordine 'di battaglia ne'll'avanzal'e a·ll'abtacé'© di una posizione o nel resistere in posizione all'attacco nem ico. E ciò a-vendo cu ra di far prbcedere ,gli atti ,e le manovre, per quan to possibile, ne.Ilo stesso m'odo che avver,rebbe in gm"rra vera , perché, è bmre ricordarlo, nulla v'ha di ·più erroneo della vieta massima che l'esattezza convenzionale e i modi compassati siano utili per abituare il soldato all'ordine e all'ubbidienza passiva, e che bisogna pret~nder di eci .in piazza d'armi per aver uno sul campo di battaglia . Il concettoso De Cristoforis già prima del -1859 faceva saggiament~ osservare che sul campo di battaglia << il solda to che « vede l'ordine di combattimento diverso dall'ordine « di piaq;za d'armi, dice fra sè: È già nàto •di'sordine. ».

m. L'argomento che mi son proposto m'impone ancora l'obbligo di esaminare in qual modo le innovazioni di cui ho cercato dimostrare l'utibtà o la necessità, po lr·ebbe ro trovar· posto nel nostro regolamento tat.Lico per la fanter ia. Vi sono due modi, o rifare un nuovo regola mento, ·o ,cercare di correggere alla meglio quello in vigoTe media11te la seconda parte ancora da pnbhlic-ar·si. Sarebbe ingenuitiJ il voler dimostrare che fl primo modo sia il più eHìcace; tuttavia ·è quello da cui più _facilmen te rifugge i I pensiero perchè tocca la stabilità 'delle istituzioni. Il secondo non potrebbe essere che un pal liativo che ancora pitÌ farebbe temere trna pTos,sima fu tura modificazione. È proverbiale che il medico accrésce mo lto più le sofferenze dell'infermo ric0r-

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. IL

nEGOLAMKNTO TATTlCO

rendo ai palliativi che non amputando subi to la parte malata. Chi ama l'esercito ed il bene di esso non può sdegnare la verità francam en te della. Ebbene, bisogna confessare che un certo senso di ripugnanza ad ogni innovazione di regolamenti si è sviluppata non per ripugnanza alle novità, ma per la superficialità delle innovazioni stesse. A che ha servilo il toccar tante volle il regolamento Lattico, se oggi siamo sernprn a quello del ·1869, anzi a qu ello del ,1866, ad ogni modo anteriore alla più radicale e recente mod ificaz ione del modo di combattere? La più sicura arra di stabilitù avvenire si avrà solamente àall'abbandono dei ripi eghi e dal riconoscere le nuove es igenze della tattica coll'adattarvisi completamente. · Ma esaminiamo più da vicino il problema. È certo che, se si dovesse cambiare quanto è nbituale alln truppa, sarebbe veramente un gran male, che fors~ non sarebbe compensato dai vantaggi che se ne trarrebbero. Ma qualora si po tesse cambia r la sostanza del regolamento conservando fo rme , nomi e modi di comando particolarmente abituali al soldato, creào se ne po trebbero avere tutti ·i van taggi senza incontrare gravi inconvenienti. La questione dunque si ridu rrebbe a rimpastare l'a tluale regolamento in maniera da incarnarlo al principio che lo slesso nostro Comitato delle armi di linea proclamava sin dol '1873 come indisc ulibi le, senza però in col'rere nella necessitù di ridare una nuova istruzione ai soldati alLualmente sotto le· òrmi od in congedo illimitato. L'attuale rego lamento è diviso in du e parti: l'una riguarda l'istruzione in ordine chiuso, l'altra quella in ordine sparso. Oltre al diverso ordinamento del contenuto, che non toccherebbe in nu lla l'andamento ed

PER LA NOSTRA FANTRRL-\

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anch e la progressione dell'istruzione del soldato, la prima parte potrebbe scemarsi di molte cose che sopraccaricano inuti lmente quanto é necessario insegnare al soldato per abilitarlo ·a comba ttere. Si potreubero infalli abolire: ,1° I movimenti per aprire e serrare le righe . 2° Le conversioni di pié fe rm o. 3° _li portare delle· file indietro per passDggi di osta col 1. 4' 0 Gli alline1Jmenti facendo uscire le guide. 5° Le marce frontali, da considerarsi abituali s0- lamente pel plotone, ecc:ezionali per la compagnia, da non praticardi mai dal battaglione. 6° Tulle le trasformazioni che conducono alla colonna aperta; come le formazioni della colonna per conversione contemporan('a delle sezioni, rompendo dalla destra o dalla sinistra avanti , mettendo di fronte successivam ente le sezioni della lin ea di fianco. 7° Viceversa le trasformazioni derivanti dalla colonna aperta; come la formazione della linea per convel'sioni, e quella per .fianco e per fila delle sezioni della colonna contemporaneamen te. 8° Tutte le formazi oni di colonna per mezze compagnie. 9° I rnovimenti per aprire e serrare le colonne. 10° La formazione delle colonne a mezza distanza. 11° La formazion e in linea di colonne di compagnia in ordine ristrello e le trasform azioni che ne derivano. ~~ 0 I fuochi, gli assalti, i quadrati e tutti gli atti di combattimento in ordine chiuso. Tutto ciò porterebbe, a conti fatti, a scemare la mole delle istruzioni di plotone, compagnia e battaglione di quusi ~00 paragrnfì . Sa rebbe però solarn e,nte togliere, ma non cambial'e ciò che resta, e non recherebbe perciò


.t":3·2

:JlL •REGO'LAIIENTO f.ATT,ICO

alcuna perturbazione alle abitudini c01Hratte e oll'i·struzione .già fmpaNi ta alla truppa . Resta la -seconda parte, e quella ·si deve m.odi'ficare; non si tratta cl,i togliere o di aggiungere. ·Tunavia le modificazioni più sagl.ienti nor,i t0ccano da: vicino la pratica de.I soldato ma rigua-rdano piut.t0st0 il concello che devesene formare colui ch'è destinato a comandare. De.:! resto la parte pratica del l'ordine cla combauimento per ciò che riguarda il soldato, ed anche il sottufficiaLe, è ta,nto semplice e fac ile che una leggera modificazione non può porta,re a sensibiili conseguenze. ·Esaminiamo le più importanti, r.,ominciando da queìla che più tocca da vfoino l'istruzione del soldato. 1° L'anello della catena dev'essere la squad1·igha tenuta pe1' quanto possibile 1·accolta. Ciò è necessario ,per due ragioni; prima perché l'eccessivo di.radamento :delle file potrà condurre a gravi disillusioni; secondo percbè col raffittire la catena dovendo infa1e entrare in linea tutta la truppa ch'era sopr3 una data fronte in ordine di manovra, donà avvenir-e ohe i s0ldati si tro vino ristretti nella ca tena poco meno di quanlo lo sono nella linea a file chiuse. Questa semplice modificazione porla nondimeno che l'istruzione del soldato nella squadriglia sia falla con molta cura .e in modo alquanto diffepente di quello che richiede la stessa squad,,iglia a file ·aperte; tutt.avia il cambiamento nella sostanza non . è molto sensibile da doversene considerare come pericolosa l'attuazione. Del resto· se anche ciò dovesse portare a qualche difficoltà sarebbe anche l'unica da superare, perchè le altre m-0dificazioni non toccano direttamente il soldato, il qu-ate beH istruil0 nella squadriglia non deve saper faret altro. 2° It oapo squad1·a in catena non comanda particolarmènte u,na squadriglia, ma le comanda e vigila ambed1.te. Credo ciò necessario perchè c0I frazionamento,

.,.;3.3 ,c~e ·oggi. è pur indispensabil'e, non ,saranno mai troppi .gh a:nelh gerarchici. Sin oggi M:n si è ritenuto indi1spen§ab il'e d'avere i 'serrafile per vigilar.e la ,seconda riga ·,nel corn'battimento? 3° Il rninùno eiemento ·di ,manovra è il pl'otone; fa solo eccezione i'l plotone stesso dw vi può ùnpiega1·e una squadra per velta. i/\m:h·e qnesto In credo necessario per evitare dan,rnsi •frazionamenti ·e frarnmischiamenti. C?mprenòo che il com inci·are a stendere due squi¼dre ·:à1 due plotoni differenti può avere i suoi. vantaggi , ni'a oredo pu-re che ne saranno maggiori e;l'inconvenienti. 4° .Il rirt(O?'ZO (o sostegno di plotone) va nuovamente rimesso. Anzitutto 110n è da temere che per esso si produca un dannoso sminu.zzamento pel battaglidne, gi~cchè entra presto nella linea di fuoco appena l'azione s'impegna con una certa vivacità. ·D'altra parte ho già deJto che in oggi è impossibile più tenere il battaglione ben sotto mano, ed ho cercato dimostra rio come la f'un,zione del comandante del battaglione sia cambiata diventando più intellettiva e meno operativa, se così pos·so esprimermi; egli in oggi deve tener d'ooc:hio l'ahd.amento generafo dell'azione della sua- truppa, e 1'egolarla mediante l'opportuno impiego dei riparti che a.ncora possono manovrare, non già materialmente condurla contro il nemico. In secondo luogo è da cons'iderare che assegnare un sos.tegno al ploione significa dar mezzo al suo comandante di mano,,rnre. Comprendo che il plotone non farà delle manovre molto compi li cate; rn11 gli può a·vven ire, anzi gli avverrà i I più delle volte, che irinpegnata la tru'ppa seeondo una direzione s'accorga nello s'viìuppo del1'azione che questa non è la migliore e vorreb:me sp·0 stare · la sua linea più a destra o più a sinistra. L'a.ftliua1e :neg©lann.ent0 insegna al comandante d•i plotone 'MR LA N'OS:rR-A :FNN'PERI-A

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i34 IL REGOLAMENTO TATTICO di comandare: fianco clest'l'O o ffanco sinistro, ma se ciò è possibile eseguirsi dalla catena nelle ese~ci ~azioni, non sempre, e potrebbe dirsi mai, può farsi cli fronte al nemico; in tal caso gl i sarà utilissimo il sostegno per stenderlo più a destra o più a sJnistra della. ca~ tena impegnata. E così si potrebbe dire per moln altn casi del combattimento. Si dirà che a tutto questo può provvedere il capitano il quale dispone del sostegno della compagnia; è vern, ma in tal caso, oltre che il capitano dovrebbe occuparsi dell'azione dell'intera compagn ia ed anche di quella dei singoli plotoni, ìl sostegno ~ella co:npagn ia sarebbe quosi sempre costretto ad ~nte.rvem~e troppo presto su lla linea di fuoco, quando cioè 11 capitano non ancora ba potuto formarsi un concetto molto chiaro della propria condizione e cli quella del ~e~ mico mediante tutto lo sforzo di cui sono capaci . 1 plotoni prima impegnciti. 0° Ogni tn tppa, in generale, deve avere tutta la sua forza in catena prima di decide·re la. particolare sua azione. La prescrizione i o· vigore che Il sostegno entra in catena a file chiuse facttndosi sgombrare la fronte per attaccare, o per respingere l'attacc?, ha ~n gravissimo svantaggio nell'indole della tattica odierna. Una volta si portava l'attacco all a baionetta superando Jo spazio battuto dal fùoco nemico mediant~ la rapidità de l rnovimento · per subirvi le minime perdite. Oggi questo è impossibile, e si deve superafo lo stesso spazio mediante il fuoco; cioè a misura che l'attaccante si avanza, e perciò entra in uno spazio della zona sempre più efficacemente battuto, deve in proporzione accrescere il prop1·1 0 fuoco nel senso di controbattere quello avversario e indebolirlo. Solo in qu~sto modo l'attaccante si crea la possib ilità di progredire, fino ad arriv.are tanto presso la posizione nemica da

435 essere possibile di superarne lo spazio con la sola rapidità. del movimen to. In u na p~r~la, il v.ero ed efficace coprimento dell'attaccan te e il propno fuoco. · Ciò posto, se il sostegno, rimanendo indietro, non fa altrn che scemare l' attacco dei propri fuochi, l'attacco stesso per questo solo fatto non soverchierà il . fuoco della difesa e non riuscirà che a sacrificare inu-· tilmente le truppe. Oggi si dice da tutli essere impossibi le l'attacco se non è poten temente preparato dal fuoco; sarebbe più giusto· dire che l'attacco si fa col fnoco, ma. comunque sia, co me si farà a prepararlo bene, se una metà almeno delle forze (il grosso del battaglione) non fa fuoco? Questa modificazione io la reputo la più importante . e necessaria nel regolamento in vigore; nondimeno essa è modificazione piut.tosto dell'jndole che della forma della manovra. 6. Una catena ùnpegnata col nemico non si sposta mai lateralmente, non sgombra. 1nai la fronte, non riceve mai cambio. Ho già accen nato come sifi'aui movimenti siano spesso d'impossibile esecuzione, sempre pericolosiss imi di fron te al nemico, come quelli che faci lmente possono portare ad uno sbanrgi io se non allro parziale; e pertanto sono assurdi perchè facendo li esecruire sulla piazza d'armi od altro .non conducono o che a fa lsare le idee. '7° I.a catena non cleve in. alcun caso soggettare i ' p1·opri movimenti a quelli del g1·ossd. Ho cercato di mostrare la ragione per la quale il regolamento del 1869 prescriveva che secondo i casi la catena dovesse funzionare ·come parte principa le nel combattimento o· solament~ come truppa cop rente. Ma in oggi possiamo noi immaginare una catena, sotto un fuoi::o micid iale di fuci leria, che appena può resistere in posto e solamen te in grazia della sua tattica formaz ione la quale l'E l\ LA NOSTllA FANTERIA.


4.37

IL REGOLA'MEN'UO TA:TTJCO

PER LA NOSTI\A. FAN(l'ElUA.

le permette di farsi un riparo del benchè mm,m o ri. -salto di terreno, èhe debba muoversi a clestra o a s.ì nistra, innanzi o indietro, perchè il grosso, ch'è fuori tiro, crede bene e possibile di fare altrettanto ? A prescindere poi dalla possibilità, la cosa stessa ~ affatto contraria all'indole della tattica od ierna la ' quale vuole che sia la linea di fuoco quella ~he pre·para e compie l'azione. Nè ciò vuole per una semplice idealistica _speculazione della scuola, ma solo perché :l'esperi enza ha dimostrnto co l folto non potere le truppe combattere in altra formazione, e l'ammettere come possibile il fatto contrario non serve ad altro che a preparare per l'avvenire delle disillusioni che ci potrebbero riuscire funeste. E poi, per dirla, il disposto del paragrafo 467 del re·golnmento in vigore mi fo l'impressione di quelle tante prescrizioni degli antichi rego lamenci tattici, le quali miravano solo a far eseguire sulle piazze d'armi tutti i movimenti immaginabili, senza preoc<;uparsi punw se , potessero m1,1i trovare appli cazioni reali di guerra. Il :grosso dipende dalla catena, cli rà il maggiore, e allora ·Una sequela di cambiamen ti dì fronte per esercitare il grosso a sapersi regolare in conseguenza: la catena dipende dal grosso, e giù una sfuriata di spostamenti ,a destra ed a sinistra per vedere come se la caveranno le compagnie in catena. Far insomma della tattica come si farebbe della ginnastica, tanto per .tenere i muscoli in esercizio. e.redo che quel paragrafo debba cor;npletamenle sparire. Non vi ha caso di dipendenza, nè della catena al grosso, nè viceversa del grosso alla ca tena; v'hanno _i~vece delle determinate funzioni da con;piersi da ,ciascuna parte del!' ordine di bnLLacrlia risr)etto a()'li . l t> b sc-0pt c 1e si vogliono conseguire e ai mezzi che -si possono im.piegare. Seopi e mez7..i: ecco quanto

deve a.vere cos'lantemente presente chi comanda una truppa anche per esercitazione. Nè per· ciò ottenere sarà necessario di fare un tema scritto per ogni esercitazione; basLa il più deille volte considerare i dati di fatto, terreno e tmppe che si hanno sott''occhio, e dire: «. Noi attacchiamo quel punto difeso da truppe pari alle nostre, oppure. difendiamo questo punto contro truppe pari alle nostre provenienti da tale direzione». 8° L' indir1:zzo costante nell' istruzi·one. per com-· batte1·e dev'esser quello di attaccare una posi'zione, o, in posizione, resiste1·e all'attacco nemico. Questi sono· gli unici atti di oornballimento che sul campo di ba llilglia esegue così la. più piccola frazione come il più grosso qe·i corpi d'un eserc ito: cd è pertanto inutile e daunoso qucll' eseguire sulla piazza d'armi una quantità di evo luzi on i seuza scopo, sconnesse e solamente nell'intento. di abituare la tl'Uppa ad eseg uirle con precisione. Jt stata specialmente quest-a smania dì muoversi in tutti i se n5i che in ogni tempo ha fatto introdurre nei regolarrien ti tattici un numero infinito di evoluzioni che i!1eppure l'ala degli anni: arriva a distruggere. E dipendentemente da lla stessa massima, mai una truppa deve esercitarsi nell'ordine di combattimento senza avere dietro di sè quella pm:-te r.he le compete di truppa in ordine di manovra e chemanovra realmente.

Ji.36

Da quanto precede mi sembra potersi facilmente dedurre che anc!te quando il mio scopo fosse quello di proporre un nuovo n"golam en to, avrei anzitutto avuto di mira che i cambiamenti dì -forma, i quali toccano da vicino l'istruzione de l soldato, non fossero , di rilevante importanza'. Hi tratterebbe di abolire ta luni paragrafi, altri ordinarli diversamente, solo pochi modificarli; e la più sensibile modifi'cazione sarebbe quel la,


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IL REGOLAMENTO TATTICO

PEll LA NOSTRA FANTE l\lA

riguardante l'istruzione della squadriglia, perchè, non tanto pel modo, quanlo, dire i quasi, per l'intensità, questa istruzione l"lcquisla un'importanza mollo rnaggiore dovendovi il soldato imparare tutti gli atli di combattimento non imparali nell 'istruzio ne individuale.

una più. forte dote d'ioteHigen.za e d'istruzione che q.uando venisse loro presentalo un regol amento meglio rispondente agli scopi che si vogliono conseau ire; ma su di ciò non spella n me portare un giudizio, mio inte ndimento nell'espor.re la mia opinione sul]' argomento essendo stato que ll o di portarvi l'attenz ione dei miei commi litoni onde serva loro d' utile discussione. Quello solo che credo fermamente è che talune delle accennate modificazioni sia~10 indispensabili, sia che si facciano virtualmente mediante la promessa seconda parte del regola mento, sia che si facciano effettivamente sul testo delle prescrizioni; perocchè mi sembra potersi da tutti conven ire che in oggi gli uffieiali alle scuole e nei libri stud iano una taLtica di cui vedono . solamente i lontani .riflessi nel regolamento in vio·ore ~ - se pure li vedono. E per finire debbo ancora soggiungere poch e parole per preveni re un'obbiezione che ho inteso !-pesso ripetere e che mi. si potrebbe fare in r iguardo al la minore importanza che io bramerei veder data nell'economia ·genera le del regolarnenlo alle evoluzioni in ordine chiu.so.. . , . . . 1 M1 s1 d1ra che gli all rneamen11, l'e forme regolari , i movimenti precisi e simultan ei non sono solamente pel so ldato ciò ch e rappresentano materiulmente, ma sono beuanchc mezzi per abi tuarl o nll' ubbidienzà. immediata, all'attenzione ai comand i, al silenzio, all'ordine, alla disciplina. Ciò è vero; ed è tnnto vero che solamente <lu i veder manovrare sulla piazza d'armi un corpo di truppa con precisione e sp igliatezza, se ne trae giustamente prova d'ottima disciplina e di buon .indirizzo in tutti i rami di serviz io in quel co rpo . Ma una volta cocJesto mezzo era anche scopo in se -stesso, me nt.r'oggi manca lo scopo intrinseco. È come .se in oggi volendo formare un buon telegr&fìsLa co-

Considerando ora il secondo modo di poter correggere l'attuale regolamento, mediante cioè la seconda parte an,:ora da pubbli cars i, converrà restringere le pretese, essendochè il difetto principale del regolamento sta nell'economia generale secondo la quale è impartita l'istruzione per l'ordi ne o g!i ord ini di com:. battimento, e che perciò sarebbe impossibile correggere affa tto con la sola appli cazione, senza modificare le prescrizioni stesse. Però mi pa rrebbe utile nnzitutto dichiarare che le prescrizi oni in vigore sono conservale uni camen te nello scopo di non porta re continue mui.azioni nell' istruzione lattica del la trnppa, ma che con l'attuale maniera di combattere della fan teria, non tulle possono egualmente trovare uti le applicazione in guerru. Fissare, in secondo luogo, i crite ri che, servendo di cerla guida ai comanclun ti di truppe ; S8rvaoo a r'eggere i giud izii sul .modo dicombaLLere della fanteria, per dedu rne quali degli alti e movimen ti prescritti troveranno più fre quenle ·appli caz ione, e perciò più importante ad essere .ben prat icati dalla truppa; qua li invece sono quelli che si potranno tenere in minore considerazione nell'istruzione. Bisognerebbe infine accordare una grandissima lib ertà ai comundan ti di riparti nell'applicazione delle formazioni prescritle dal regolamen to secondo i criterii stabi liti. Comprendo che queslo secondo modo nel campo della praticu potrebbe presentare delle più gravi difficol tà e che. forse richiederebbe da pa rle degli ufficiali

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,i..,i.0

lL REGOLAMENTO TATTICO PER LA NOSTRA FANTERIA

minc:iassimo ad abitnarlo a ripetere con tutta precisione, ma col telegrafo ad asta del principio di questo s~colo, i segnali visti diligentemente nel cannocchiale, In oggi il genere di disciplina tattica necessaria al soldato non è più quella della precisione degli allineamenti e del maneggio d'arme, ma quella invece del buon impiego del fuoco, del giusto apprezzamento del terreno e delle distanze, 'della costante abitudine a tenersi riunito alla frazione alla quale appartien e; è da tutto ciò che oggi semb rami doversi argomentare del regolare andamento di un corpo .. li male è che all orquando si deve ispezionare una truppa, la si porta sopra una piazza d'armi piana e pulita come una mano, e questo invita naturalmente a volervi vedere le linee dir;tte e parallele. Io credo sarebbe cosa utilissirm che le piazze d'armi, dove si fa fare l'i struzi one così alla recluta dal pr'imo giorno che piglia l'arm e in mano, come ai corpi per le loro ordinari e esercitazioni, fossero sopra terreni naturalmente rotti o accidentati come lo sono in genere quelli sui qnali il soldato sarà chiamato a comballere. Così facendo si vedrebbe meglio quale dovrebbe essere l'indirizzo più utile da darsi all'istruzione tattica, a fine di farlo servire anche come mezzo di disciplina e. d'ordine.

MORENO GENNAllO FERDINA~DO

Capitano di Stato Maggi'ore.

RASSEGNA DEI CAMPI E DELLE GRANDI MANOVRE DEL i 876

PREMESSA.

I risultati soddisfacenti ottenuti col sistema iniziato negli anni precedenti ed in modo più completo applicato nel 1875 per ciò che riguarda l'attuazione delle istruzioni destinate a dar compimento all'ammaestramento tattico delle truppe, non potevano. che confortare l'autorità militare suprema a seguire in massima lo stesso indirizzo per le analoghe esercitazioni estive del 1876. Vennero a tal fine emanate dal ~nistero delle guerra apposite prescrizioni perchè dappertutt0, ove le tisigenze del servizio lo consentissero, le truppe di fanteria, preferibilmente per reparti di brigata, fossero riunite in campi d'istruzione per successivi periodi di una trentina di giorni, durante gli ultimi 15 o 20 dei quali alla fanteria dovevano unirsi proporzionati reparti di cavalleria e d'artiglieria. Per tali riunioni si assegnarono i mesi -di luglio ed agosto, con facoltà però di anticiparle di alcuni giorni. Nella prima quindicina di settemhre poi si dispose avessero luogo grandi manovre di corpo d'armata e di cavalleria. A simiglianza di quanto erasi praticato nel 1875, si ordinò che per le prime delle oradett~ grandi manovre -veANNO xxu, VoL. 1. 29


&.i2 RASSEGNA DEI CAMPI nissero costituiti tre corpi d'armata, che furono destinati a manovrare: il 1° fra l'El vo ed il Ticino, sotto gli ordini del tenente generale Petitti; il 2° fra Pavullo e Modena, sotto gli ordini del tenente generale Carlo Mezzacapo; il 3° fra Valmontone e Ceprano, sotto gli ordini del tenente genera.le Cosenz. Alla costituzione di ciascuno di ·tali covpi~' i qual'i fu prescritt0 avessero la forma.! zione di guerra (ben ~nteso cogli effettivi di pace) stabilita dalle vigenti disposizioni, tranne alcune necessarie limitazioni segnatamente per ciò che riguarda il carreggio, concorsero truppe di pendenti da due comandi generali contigui, cioè dei comandi generali di Torino e Milano pel 1° corpo, di quelli di Verona e Firenze pel 2° e di quelli di Roma e Napoli pel 3". Le grandi manovre di cavalleria venne disposto fossero eseguite dai cinque reggimenti dell'arma stanziati nel comando generale di Verona e dai tre reggimenti stanziati nel comando generale di Torino., sotto l'-a.lta direzione rispettivamente del tenente generale Pianell e del tenente generale Cadorna. A queste dovevano co~correre anche due batterie d'artiglieria e due battaglioni di fanteria; a quelle tre batterie d'artiglieria. Scopo principale dei campi d'istruzione doveva esser . quello di dare il più compiuto possibile sviluppo allè esercitazioni tattiche di è di 3°. grado, le ·quali poco o punto possono essere attuate nei presidii. A meglio assicurarne l'uniformità d'indirizzo il Ministero della guerra credette opportuno dare alcune norme direttive · che si possono così riassumere: Fatta la yoluta ragione alle necessità ecdnomièhe, subordinare la scelta delle località per i campi a criterii d'ordine purame'nte tattico, di guisa che il terreno presenti la possibilità . delle maggiori e più svariate combinazioni di ma}10vra; non' fare eccezione a questa massima neil'ìnten1 dimento di procurarsi occasione di svòlge re· "'m anovre '

zò

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.' E DELLE GRANDI MANOVRE DEL

1876

4i3

sopra un terreno di ~peciale importanza strategica Ò -sec.ondo un unico concetto strategico che informi tutte le operazioni, ciò che naturalmente condurrebbe a limitare il numero delle combinazioni di manovra cu.i il terreno per se stesso potrebbe dare a,ppiglio. Oltre le esercitazioni di .combattimento, le truppe ai camp i dovevano attendere anche a quelle altre cui non si può dar~ conveniente sviluppo nelle guarnigioni, cioè le manovre regolamentari applicate al terreno, l'istruzioJ}e sul servizio di sicurezza in campagna e l'addestramento nei lavori di trincea e di castrametazione. In quanto al tiro al bersaglio, il quale deve in massima essere attuato nelle guarnigioni prima o dopo i campi, venne fatta facoltà di eseg~ire eccezionalmente ai campi . i tiri di combattimento a quelle truppe che nelle vicinaµze dei propri presidii mancassero di terreni adatti all'uopo. Rispetto alle grandi manovre di corpo d'armata, le direttive ministeriali tendevano parimente a stabilirne l'indirizzo in guisa da raggiungerne. il più compiutamente possibile gli scopi principali, i quali; neY con.cetto delle dette direttive, si possono cosi enunciare: , ,.., Amma.estrare i quadri nell'esercizio del loro ufficio _ in operazioni di grosse unità tattiche, e sottoporre in pari tempo 9-lla stregua della pratica espe.rienza iJ.,fup.zionamento dei vari servizi d[ guerra e ·1e norme adot- , tate pel waneggio tattico e logistico dei gr9siii i::eparti dell' eserci~o. A ci9 dovevasi qercar di subordin~re e.la scelta del t~rreno, su cui svolger-e le gran~i manovr.~ e ..J la d~terminazione, dell'andamento di queste. Nell,_a sp,elta., del terreno, fat!~ a.nche qui l.a voluta . rl;lgiop~_alle çon-~ sid~razioni economiche, s'.indicavi come criterjo ,pre,dor, minapte qu~Hq1 d! ayer m9df) Ai_dai;~ iL.più ,~1:1Jpio .~.vi-,., luppo ,8-tl~ ~ap<?~Je eud! re»çl,~r;e q!}j:!S.te ,più. ,S~Variat~ ,nei r,1 diversi rispetti dei loro obbiettivi, dell'impiego delle varie l,


.+U

nASSji:GNA DEl CAMPI

I

armi e dei diversi ordini di marcia e di combattimento, e di tutte quelle altre condizioni in cui le grosse unità. tattiche si possono trovare in guerra. Alla migliore uti-· lizzazione del terreno secondo gli accennati concetti doveva poi concorrere l'opportuno indirizzo da darsi alle manovre per ciò che riguarda essenzialmente la proposizione dei temi. Su questo proposito.le direttive ministeriali erano informate al criterio che meglio si possa rag giungere lo scopo voluto mediante temi semplici, nei quali siano determinati solamente gli obbiettivi immediati dei due partiti e quelle circostanze che possono avere un'influenza necessaria e diretta sulle operazioni, che non con vaste supposizioni strategiche le quali creino la necessità. d'imprimere alle operazioni stesse un indirizzo ad esse corrispondente che riveli di continuo il nesso tra le vicende reali del corpo operante e quelle ipotetiche dell'esercito cui questo si suppone appartenere, ciò che non potrebbe a meno di portare impaccio allo svolgimento delle manovre e di renderle meno proficue secondo gli scopi precedentemente accennati . Questo concetto trae naturalmente seco anche queilo che non sia indispensabile conservare un unico tema generale per "tutta la durata delle grandi manovre, ma chè giovi anzi cambiarlo talvolta, quando ciò permetta di trarre miglior partito dalle condizioni locali. Per ciò che riguarda le grandi manovre di cavalleria, le quali hanno il duplice scopo di ammaestrare quest'arma nei servizio di avanscoperta su grande scala e nelle manovre campali di più reggime_n ti riuniti; l'esperienza ha indotto il Ministero della guerra a raccomandare che a tali due specie di esercitazioni fosse~o assegnati periodi distinti, e che, sovratutto alle seconde, fosse dato piuttosto il carattere di manovre regolamentari applicate al terreno ed alle varie circostanze di guerra, anzichè quello di vere esercitazioni di combattimento Ubero. E perciò 0

1~i6 4i,5 venne .raccomandato che per queste manovre si adottasse in massima il sistema a nemico segnato e non si assumesse come base un unico tema generale intorno al quale avessero a svolgersi le operazioni di più giornate, ma ,che venisse preferito il metodo di dare per ciascuna manovra: un tema speciale dal quale risult~sse in sostanza la specie della manovra da eseguirsi, lasciando ai coman.danti solamente la scelta del modo di eseguimento e l'e,seguimento stesso. . Anche nei campi d'istruzione e nelle grandi manovre ·di corpo d'armata il Ministero della guerra segnaiava la convenienza di eseguire talune esercitazioni con nemico segnato, al duplice scopo d'avere l'opportunità di manovrare con corpi di maggiore grandezza relativamente alle truppe presenti e di offrire una specie di correttivo a .qualche errore pressochè inevitabile nelle manovre con partiti effettivamente rappresentati per effetto della tendenza ad un ·s overchio sparpagliamento che è inerente a quest'ultima specie di manov~e. Le norme direttive per le esercitazioni con nemico segnato erano informate al concetto c!1e ta.li .esercitazioni, per riuscire verame~ profittevoli, anz1che esser condotte a manovra libera come quelle a partiti contrapposti, debbono rappresentare una .specie di mezzo termine fra queste e le esercitazioni regolamentari applicate al terreno. Veniva per:ciò additata la convenienza che lo stesso direttore delle manovre comandante del corpo d'armata effettivamente rappresentato, di. rigesse contemporaneamen.te anche le mosse del partito se.gnato; che i comandanti sott'ordine del partito rappresentato avessero conoscenza del d ivisato andamento della manovra; e che questa fosse preventivamente divisa in momenti corrispondenti alle sue fasi · principali. In quanto al modo di segnare il nemico, la regola di massima dovev.a essere che una compagnia rappresentasse un batta· glione, un plotone di ca valle ria uno squadrone, un pezzo E OELLE GRANDI MrnOVRE DEL

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.U.6 RASSEGNA DEI CAMPI mezza batteria: tali frazioni dovevano essere munite di l una bandiera bianca. Coerentemente al concetto suesposto } circa l'andamento delle manovre in discorso, le frazioni } destinate a segnare il nemico non dovevano porre so' verchia cura ad occultarsi all'avversario, ma cercare invece di rendere ben visibili le rispettive ·bandiere e fa} cilmente distinti gli atti e le forze del partito che erano J incaricate di segnare. In base alle accennate norme ed a somiglianza di quanto erasi fatto nell'anno precedente, le grandi manovre. di corpo d'armata dovevano comprendere due distinti periodi, uno di esercitazioni di divisione contro dit- visione, l'altro di manovre di corpo d'armata Mntro ne\ mico segnato. Parimente in due periodi vennero divise le grandi manovre di cavalleria nel comando generale di Verona; nel primo si eseguirono esercitazioni di avanscoperta di brigata contro brigata, .nel secondo manovre d'insieme di divisione contro nemico segnato. Nel co--. mando generale di Torino il periodo delle eserc: tazioni d'insieme, suddiviso in due subperiodi {manovre di brigata regolame::itari ed applicate al terreno), precedette · quello delle operazioni di avanscoperta, le quali furono eseguite da una brigata mista contro nemico segnato. Ciò premesso, faremo un cenno affatto sommario dei campi d'istruzione essenzialmente allo scopo di dare un a idea dell'estensione che, per la quantità delle truppe intervenutevi, ebbero lo scorso anno le esereitazioni di 2° e 3° grado; passeremo quindi a trattare delle grandi manovre di cavalleria e poscia di quelle di corpo d'armata, e chiuderemo finalmente con qualche osservazione generale e con un cenno su alcuni servizi. La brevità relativa che ci è naturalmente imposta dalla necessità di non oltrepassare i confini di una rassegna sommaria complessiva ci obbliga a limitarci ad un sµc cinto resoconto dell'andamento delle manovre.

E DELLE GRANDI MANOVRE DEL 1876 44 7 ,astenendoci in massima tanto dall'entrare in minuti particolari quanto dal diffonderci in altre cose che, co~e l'indirizzo ed il metodo d'istruzione. e la critica delle operazioni, pur costituiscono parte interessante delle manovre stesse. Faremo però in qualche misura eccezione a ciò per le manovre di cavalleria, le quali , mentre per la loro stessa natura richiedono una descrizione alquanto particolareggiata, presentano d'altra parte, per ciò che riguarda le esercitazioni su tre schi,-,re di più reggimenti riuniti, un inte.resse speciale pel fatto che l'impiego dei grossi riparti di cavalleria sul campo di battaglia nelle odierne condizioni della tattica, quantunque avesse già formato argomento di studio nelle manovre del 1875, si presentava ancora presso di noi come materia d'esperimento, tanto più dopo quanto erasi fatto nello stesso anno a tal riguardo in Germania ed in Austria-Ungheria. Per la stessa ragione di brevità dobbiamo anche aste.nerci in massima dall'entrare in descrizioni del terreno; occorrerà quindi che il lettore vi supplisca coll'aiuto della carta.

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Campi d'islmzione. . Comando generale di· Torino. - Nel comando generale di Torino ebbero luogo quattro campi di brigata, .due nel 1° periodo nei dintorni di Borgo San Dalmazzo e · di Montezemolo e Carcare, e due nel 2° periodo presso Avigliana e fra il ìYialone e l'Orco. - Al campo di Borgo San Dalmazzo intervenne dal 30 giugno al 26 luglio, sotto il comando del maggior generale Melegari, la. 5a brigata fanteria (5° e 6° reggimento) alla quale s'aggiunsero, ìl 12 luglio, la 4a e la 5a batteria del 5° artiglieria

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RASSEGNA DEI CAMPI

ed il I O squadrone del reggimento èavalleria. Foggia (11°). Al campo di Carcare-Montezemolo prese parte dal 30 giugno al 29 luglio, sotto gli ordini del maggior generale D'Oncieux, la 31 a brigata fanteria (53° e 54° reggimento), cui vennero addetti dal 15 luglio la 7• e 9• batteria del 5° artiglieria ed il 6° squadrone del reggimento cavalleria Novara (5°). Al campo di Avigliana, comandato dal maggior generale Finazzi, furono riuniti dal 31 luglio al 27 agosto 1'11 ° fanteria ed il 1° bersaglieri e dal 13 agosto in poi anche 2 batterie del 5° artiglieria ed 1 squadrone del reggimento cavalleria Novara. . Al campo fra l'Orco ed il Malone, comandato dal maggior generale Avogadro, intervenne dal 1° al 30 agosto la 20a brigata fanteria (29° e 30°) e dal 13 al 27 anche rsa e la 10" batteria del 5° artiglieria ed il 6° squadrone del reggimento cavalleria Foggia. Comando generale di Milano. - Nel comando generale di Milano i campi d'istruzione vennero attuati a Varallo-Pombia, Somma e Gallarate. Dura:nte il 1° periodo prese parte al campo di Varallo-Pombia, comandato dal maggior gènerale Colli, la 4• brigata fanteria (4° e 74° reggimento) dal 27 giugno àl 31 luglio, . e la 7• e la 9" batteria del 6° artiglieria ed il 3° squadrone del reggimento cavalleria Vitlorio Emanuele (10°) dal 15 luglio in poi. Allo stesso campo intervenne nel 2° periodo (dal l O al 30 agosto), sotto gl i ordini del maggior ge l"! erale Linati, la 23' brigata fanteria (36° e 73° reggimento), cui si aggiunsero dal 15 agosto la 4• e la lOa batteria del 9° artiglieria ed il 4° squadrone del reggimento cavalleria Vittorio Emanuele. Al campo di Somma fu riunita nel l O periodo, sotto il comando del colonnello Fazio! i, la 26:. brigata fanteria {41~ e 42° reggimento) dal 27 giugno al 27 luglio, più _fa 50. e 6~ batteria del Q0 qrtiglieri a ed il 2° sq uaaro ne ·.del reggimento cavalleria Y*prio Emamv_,1e dall'll

4876 44.9 luglio in avanti. Durante lo stesso primo periodo (dal 23 giugno al 27 luglio) fu al campo di Gallarate, comandato dal maggior generale Filippone, la 6• brigata fanteria (7° e 8° reggimento), alla quale furono aggiunti dall'l l luglio la 4a e 5a batteria del 4° artiglieria ed il l O squadrone del reggimento cavalleria Vittorio Emanuele. E finalmen te si riunirono durante il 2° periodo, dal 27 luglio alla fine d'agosto, al campo di Somma-Gallarate, sotto il comando del maggior generale Bocca, la l" brigata fanteria (3° e 48°)' coll'S." bersaglieri, cui si unirono il 15 agosto la l Q brigata [3 batterie) del 9° artiglieria e la 3" divisione (2 squadroni) del reggimento cavall~ria Vittorio Emanuele, Comando generale di Verona. - Nel comando generale di Verona furono attuati cinque campi di . brigata, tre dei quali nel 1° periodo (Castiglione delle Stiviere, Lonato e Pederobba) e due nel 2°periodo (Fosse e Cividale). Intervennero al campo di Castiglione delle Stiviere, comandato dal maggior generale Balegno, la IO• brigata fanteria (13° e 14° reggimento) dal 21 giugno al :22 luglio e la 2• batteria dell'8° ai-tiglieria ed il 6° squa/ ,drone del reggimento Piacenza (18°) dal 7 luglio. Al campo di Lonato, posto sotto il comando del maggior generale Charvet, presero pa1·te la 15• brigata fanteria (21°, 22° e 2 battaglioni del 61° reggimento) dal 21 giugno al 22 luglio, e la l" brigata (2 batter.ie) dell'8° artiglieria ed il 4° squadrone del reggimento Lodi (15°) dal 7 luglio. Furono al campo di Pederobba, comandato dal Jnaggior generale Marchetti, la 2n brigata fanteria (io e 2° reggimento) dal 19 giugno al 21 luglio, e la 10a batteria del 3° artiglieria ed il 6° squadrone del reggi:mento Monferrato (13°) dal 6 luglio. Al campo di Fosse, èòmàndato dal mal'Ymvr generate ~atti,. forono riuniti o o. dal 26 luglio al 29 agosto la 35" brigata fanteria (59° e 7U0 reggimento), il 7° bersaglieri .ed l plotone del regE DELLE GRANDI MANOVRE DEL


DEI CAMPI J.50 . RASSEGNA .. gimento Piacenza cui si aggiunsero il 10 agosto la 10a batteria del1'8° ed 1 batteria da montagna del 13° artiglieria. Intervennero finalmente al campo di Cividale dagli ultimi di luglio agli ultimi d'agosto, sotto il c9mando del maggior generale Bassecou rt, la 39a brigata fanteria 1 (71• e 72° reggimento), il 6° bersaglieri e la 4" e 5" batteria dell'8° artiglieria. A ciascuno dei campi oradetti prese pure parte un distaccamento del 2° reggimento genio. Comando generale di Fir'enze. - Nel comando ge_nerale di Firenze si fecero campi di brigata a Montecchio ed a Rosignano in ambidue i periodi, ed a Faen·za e Pianoro nel 1° periodo; si eseguì inoltre unà serie di esercitazioni ta tticbe nei dintorni di Livorno. Al 1° periodo dei campo di Montecchio, sotto il comando del maggior generale Caldellary, prese parte, dal 1° al 30 luglio, la 23a brigata fanteria (43° e 44° reggimento), e negli ultimi 20 giorni anche 1'8.. 9atteria ~el 4° artiglieria ed il ,3° squadrone del reggimento cavalleria Milano (7°). Al 2° periodo di detto campo, durante il quale ne ebbe il comando il maggior generale Migliara, 'intervenne la 36" brigata fanteria (64° e 66° reggimento) dal 1° al 29 agosto, e la 7• batteria del 4° artiglieria ed il 5° squadrone del reggimento Milano negli ultimi 20 giorni. Al· campo di Rosignano furono riunite nel 1° periodo (mese di luglio) sotto il comando del maggior generale Lostia le seguenti truppe, delle quali quelle a cavallo solamente negli ultimi 15 giorni: 9" brìgata fanteria (12° e 33° reggimento), 4° reggimento bersaglieri, una batteria del 7° artiglieria ed ,uno squadrone del reggimento Alessandria ( 14°). Durante il 2° p~riodo (mese di agosto) presero parte al campo di Rosignano, sotto gli ordini del ~aggior generale Cavagna, la 14° brigata fanteria (20° e 39° reggimento), una batteria ed uno squadrone dei re&"gimenti d'àrtiglieria e cavalleria oradetti:

E DELLE GRANDI MANOVRE DEL ~ 876

.45f queste ultime truppe solamente negli ultimi 15 gi_orni. · Al campo di Faenza, di cui ebbe il comando il maggior · generale Pasi, venne riunita dal 1° al 30 luglio la 7abrigata fanteria (9° e 10° reggimento) e negli ultimi 20 giorni 1'8° batteria del 3° artiglieria ed il 1° squadrone del reggimento Aosta (6°}. Al campo di Pianoro in val ' Savena intervenne dal 1° al 29 lu glio la 13a brigata fanteria (19° e 63° reggimento) ed il 9° bersaglieri, e negli u ltimi 20 giorni anche la quarta batteria del 3° artiglieria ed il 1° squadrone del reggimento Milano: il comando del campo venne affidato al maggior generale Rodriguez. Alle esercitazioni tattiche nei dintorni di. Livorno, le quali ebbero luogo durante il mese di agosto sotto il comando del magg·ior generale Marciandi, ._,p resero parte la 33a brigata fanteria (69° e 70° reggimento), una batteria del 7° artiglieria ed uno squadrone del reggimento Alessandria; i riparti a cavallo solamente negli ultimi 15 giorni. Comando generale di Roma . .....:. Nel comando ge- nerale di Roma si attuarono campi di brigata a Fabriano, Viterbo ed Aquila, ed un campo di reggimento a Pescara. Al campo di Fabriano vennero riunite in due successivi periodi le due brigate stanziate nella divisio'ne di Perugia, cioè dal 23 giugno al22luglio.l'lla· brigata (15° e 16° reggimento) col 3° battaglione d'istru:-zione: sotto gli ordini del maggior generale Bestagno; :e dal 1° al 31 agosto la 24• brigata fanteria (37° e 52° reggimento) col 2° battaglione temporaneo volontari di un anno, sotto gli ordini del co lonnello Borghesi. Nella seconda metà del 1° periodo interv~nnero al detto campo · anche la 6a batteria del 1° artiglieria eri il 6° squadrone del reggimento Montebello (8°); nella sE:conda metà del 2° periodo vi intervennero la JOa batteria ed il5° squa. · drone degli anzidetti reggimenti d'artiglieria e di cav;al'i'eria. Al campo di Viterbo',"gtfé ebbe luogo dal 24 luglio-

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B DELLE GRANDl MANOVRE DEL ~ 876 RASSEGNA DEI CAMPI

al 23 agosto sotto il comando del maggior generale Boni, . presero parte le seguenti truppe : la 1° brigata fanteria (1° e 2° granatieri), il 60° fanteria (2 battaglioni), la -p e la 3a batteria del I O artiglieria ed il 2° squadrone del reggimento Montebello; l e due batterie non giunsero al campo che il 12 agosto. Intervennero al campo di Aquila, sotto il comando del maggior generale Gavigliani, la 21 a brigata fanteria (31 ° e 32° reggimento) dal 28 luglio al 26 agosto, e 1'81\ batteria del 1° artiglieria, una sezione da montagna del 12° artiglieria ed il 3° squadrone del r eggimento Montebello dal 6 agosto innanzi. Al campo di P escara intervenne dal 26 giugno al 25 luglio il 3° reggimento bersaglieri (3 battaglioni), al quale si aggiunsero dal 6 lugl io in poi una sezione del 1° artiglieria ed un plo·tone del reggimento Montebellò. Le truppe del presidio di Roma, le quali hann o opportunità di eseguire le esercitazioni tattiche nei dintorni della città, si recarono successivamente per reggimenti al campo di Rocca di Papa per compiervi il tiro al bersaglio. Comando generale di Napoli. - Nel comando gene-rale di Napoli si fecero campi di brigata nei dintorni di Teano e di Salerno, ed un campo di reggimento presso ·Otranto. Al cam po di Teano vennero riunite pe.r periodi successivi d'una ventina di giorni tre delle quattro brigate di fanteria stanziate nella divisione di Napoli, cioè: l a 17a brigata (25° e 38° reggi mento) , sotto gli ordini del maggior generale Scalia, dal I O al 18 luglio; la 18· brigata (26° e 35° r eggimento), agli ordini del maggior generale Albini, del· 19 luglio al 9 agosto; la 32• bri.gata (55° e 56° reggimento), sotto il comando del mag_gior generale Guglielmo De Sauget, dal 12 fin verso la .fine di agosto. Nella seconda metà di ciascuno degli .accennati periodi si aggiunsero alla brigata di fanteria riunita al campo una batteri a ed uno squadrone, cioè: la

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9• batteria del 10° artiglieria ed il 1° squadrone del reggimento Piemonte Reale (2°) alla 17d brigata, la 10• batteria ed il 2° squadrone degli accennati reggimenti alla 18a brigata, e l a 7a bat teria del 2° artiglieria ed il 3° squadrone dello stesso reggimento di cavalleria Rlla 3za brigata. Nei dintorni di Salerno vennero riuniti durante il mese d'agosto 4 battaglioni della 37" e 2 battaglioni della l 9 11 brigata sotto gli ordini del maggior generale Nedbal; dal 16 agosto in poi s'aggiunsero alle anzidette truppe di fanteria anche una batteria d'artiglieria ed uno squadrone di cavalleria. Al campo di Otranto finalmente si concentrarono, in due successivi periodi di un mese éiascuno, i due reggimenti della 40" brigata fanteria, cioè il 78° dal 1° al 31 luglio ed il 77° dal 1° al 31 agosto. Delle truppe di fanteria stanzi ate in questo comando generale non poterono pren der parte, per ragioni di servi zio o di dislocazione, ad alcuna riunione per esercitazioni tattiche, la 12° brigata fanteria (17° e 18°) della divisione di Bari, la 33a brigata (57°) ed il 5° bersaglieri della division-o di Napol i, ed alcuni battaglioni delle brigate 19• (27° e 28°) e 37° (67° e 68° ) della divisione di Salerno. Comando generale di Palerm.o. -Le speciali esigenze del servizio rendendo impossibili concentramenti e spo,sta~enti di truppe di qualche entità, le esercitazioni tatt iche non poterono ricevere nel comando generale di Palermo che uno sviluppo assai limitato. In ciascuna delle due divisioni si scelse, a somiglianza di quanto si era fatto l'anno precedente, una l ocalità ove riunire per reparti di 2 o 3 battaglioni per volta e per la durata di una ventina di g iorni la maggior possibile quantità di truppe per eseguirvi esercitazioni di 2° grado e t iri di combattimento. Nell a divisione di Palermo si.stabilì a tal uopo un campo al bos~o della Ficuzza, ove intervennero in 3 successivi periodi il 23° ed il 24° fanteria e due bata.


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RASSEGNA DEI CAMPI

taglioni del 10° bersaglieri; nella divisione di M~ssina 't presero parte ·ad un campo stabilito ne1lar località dett; ' ..., r t. ì, Can;ipo Inglese la maggior parte dei battaglioni della .29a e della 30.,. brigata. !

Grnndi manovre· di cavalleria . nel comando generale di '\'crona. Direttore dellé manovre: tenente generale conte Pianell.· Truppe.

.4.. br,igata di cavalleria (maggior generale Rizzardi}. Reggimento cavalleria Sayoia (3°); » J> Piacenza (18°); » , » Guide (19°). 7• ed 8.. batteria dell'8° artiglieria. , . 8" brigata di cavalleria (colonn. .A.sinari di San M~rzano).' ' Reggimento cavalleria Aosta (~ 0 ) ; 1> » Monferrato (13°}. 4" batteria dell'8° artiglieria. :. \' ' . Ciascun reggimento venne cos~ituito su 5 squaçlroni. Scelte le praterie di Pordenone come il terreno più ,,propizio per le manovr~ d'insieme, i,l generale Pianell decise che queste venissero eseguite nel secondo perio~o, allo scopo di utilizzare le giornate di marcia che, ·i reggimenti dovevano impieg~re a portarsi su quel terreno con una serie dJ eserci,tazioni d'avanscoperta .a partiti çontr~pposti, le quali costituirono q9sì le ,oper~zionl 'del primo periodo, che si svoisero nella zona di terreno ?ompresa fra l'Adige e-la Liyenza: " , , __ -f\ftìchè, P9~ i,regg,ipentL , intraprendessero , le, ~p.n,ovre .?,O~veniente,91e~Je p[epar ati j~ guisa da p9,tern_~ ri-; , '.trarre il massimo profitto, venne disposto che eia~

,i,°55 scuno di essi fosse riunitamente esercitato per alcuni giorni alla propria sede. Fu nello stesso intento distribuita ad ogni reggimento una copia della relazione sulle manovre di cavalleria del 1875 perchè se ne fac'esse oggetto di conferenze; venne raccomandato lo ' studio dell'istruzione emanata dal generale Petitti p_er le i naloghe m~novre dello stesso anno nel comando generaìe di Milano, e si richiamò l'attenzione degli ufficia i i tutti sulla necessità ~i conoscere perfettamente la parte dell'istruzione per l'ammaestramento tattico che riguarda le esercitazioni d''avanscoperta. Una succinta istruzione, che crediamo particolar'mente istruttivo di qui sommariamente ricordare, veniva emanata dal generale direttore delle manovre allo scopo: 1° Di dare norme direttive per l'esecuzione dell'avanscoperta per parte di una brigata di 2 o 3 reggimenti, stantechè le regole e gli esempi contenuti nell'istruzione suframmaestramento tatt ico si riferiscono al solo reggimento; 2° Di riassumere i principii che devono informare l'impiego delle schiere nelle manovre d'insieme; · 3° Di determinare i limiti dell'azione combinata della cavalleria· e dell'artiglieria nelle détte manovre. , Posto anzitutto il criterio che i due reggimenti d'una brigàta in avanscoperta debbono agire di comune accordo come parte di un solo tutto, ne_ segue che i gròssi dei reggimenti stessi dovranno tenersi a breve distanza od anche r iuniti i.n · un solo nucleo e le pattuglie di scoperta della briga:ta collegarsi al centro. A misura poi che aumenta la forza totale del riparto' di cava1leria in avanscoperta, dovrà diminuire la proporzion e degli squadroni destinati all'esplora~io né, é ciò ,: per poter interporre aer nuclei intèrmedt tra gli squadroni stessi e la 'r iservva allo scopo dì c·orreggere' 'n dirisultare' fra _.., fetto dell'eccessiva distari.ia cbé Viene • -.. ( .; , .:.. U\Jl.:. • ,J . \ .LI V , le al,i dell'esplorazione e la riserva. Cosi, mentre un E DELLE GRANDI MANOVRE <DEL

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RASSEGNA DEI CAMPI

reggimento distacca in esplorazione metà della sua forza, una brigata di 10 squadroni basterà in massima che ne distacchi 4, di guisa che, tenendone altri 4 in riserva sulla direttrice di marcia, potrà mandare i rimanenti 2 a destra e sinistra di questa ed a circa metà distanza: fra gli squadroni esploranti ed il grosso. Siffatto criterio si applica ancora meglio ad una brigata di 3 regaimenti a 5 squadroni, la quale dovrebbe tenere un in-· tero reggimento in riserva, destinare 5 o 6 squadroni per l'esplorazione ed interporre i rimanenti 4 o 5 in due nuclei separati fra quella e questi. Dall'accennata distribuzione della forza in avanscoperta risultano tali rapporti fra le varie parti della forza stessa che rendono più facile il far fronte alle eventualità che si . possono presentare; cosi, incontrando il nemico, a seconda delle forze con cui esso si presenta, i di versi elementi dell'avanscoperta potranno rannodarsi successivamente indietro fino sui nuclei intermedi, i quali avanzeranno all'occorrenza a ricevere gli squadroni in esplorazione, per quindi resistere e respingere il nemico, oppure, se necessario, ripiegare sulla riserva; se trattasi invece di spingere la propria esplorazione fra le linee nemiche, o di forzare un passaggio o di agire con vigorosa offensiva, l'accennata disposizione agevolerà la riunione di quella quantità di forze che saranno a c iò necessarie. Il posto dell'artiglieria che fosse 'a ddetta (e lo sarà nella maggior parte dei casi} ad una brigata di cavalleria in avanscopert_a, sarà d'ordinario alla riserva; possono però darsi delle circostanze particolari nelle quali, per raggiungere determinati scopi, come sforzare qualche punto, impadronirsi di passaggi d'un corso d'acqua, difendere una stretta in ritirat a, convenga assegnare l'artiglieria ad uno dei r eggimenti della brigata o ripartirla fra entrambi . Per ciò che riguarda la formazione delle schiere l'i-

1876 4·57 struzione in discorso pone il seguente concetto fondamentale: Disporre le forze sul terreno del combattimento in modo che i vari reparti siano in grado di reciprocamente sostenersi e difendersi da qualunque lato si spieghino le offese nemiche, che esse nell'azione possano unitamente concorrere al raggiungimento del fine con modi a ciascuna appropriati, e che vi siano in riserva unità compatte colle quali decidere la vittoria, raccoglierne i frutti o ripar.a re ad un rovescio. Quindi l'impiego delle schiere è basato sull'azione concentrica e sul reciproco appoggio, e le condizioni che ne assicurano il buon esito sono: Celere intelligenza fra il comandante superiore è quelli sott'ordine, opportuna iniziativa di questi, perfetta conoscenza e scelta appropriata delle forme tattiche, massima velocità col massimo ordine, celere spiegarsi e rapido avanzare, pronto riordinarsi in qualunque direzione dal massimo scompiglio, serbare per ogni evenienza un reparto compatto. In quanto finalmente concerne l'azione combinata della cavalleria e dell'artiglieria, l'istruzione stabilisce e dimostra che se nella fase preparatoria dell'azione (aspett ativa ed avvicinamento) non sarà difficil~ un intimo accordo fra le due arm i, inquantochè la cavalleri a potrà in massima e dovrà necessariamente talvolta subordinare le sue mosse a quelle dell'artiglieria destinata a sostenerla, tale accordo non sarà più possibile, tranne in casi speciali, nella fase r isolutiva, quando le mosse della cavalleria, il cui modo di agire vuol essere informato al concetto fondament&le di scegliere il momento opportuno per lanciarsi celeramente sul fronte e sul fianco e possibilmente sul rovescio del nemico, devono di necessità Tiuscire assai più rapide di quelle che . ha da eseguire l'artiglieria per portar~i da una posizione ad un'altra, tanto più quando l'artiglieria non è a cavallo. Quindi il comandante della cavalleria dovrà E DELLE GRANDI MANOVRE DEL

ANNO XXII , VOL. I.

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458 RASSEGNA. DEl CA>MP,l beJn.sì comuniicare chiaramente a quello dell'artiglieria .ersi' la i propri divisamenti circa lo scopo da rao:O'iUnO' t>o> o di.rezione principale dell'attacl:o e dell'eventwaile ritirata; ma dopo •ciò dovrà opera,r e risolutamente seconcl:o i criteri clae regolano l'azione della cavalleria, senza punt@ preoccuparsi del c0ncorso dell'artiglieria ed evitando di affievolire la propria azione per attendere tale concorso. Spetterà invece al comandante l'artiglieria la cura e la responsabilità di prestare il maggiore e più opportuno possibile appoggio alla cavalleria tanto nell'avanzate quanto, e più ancora, nel retrocedere. I. Periodo.

Alle esercitazioni di avanscoperta servì di. base il seguente supposto: « Un corpo dell'est con celeri marce si è condotto « sulla linea del Piave. Ivi giunto ha preso posizione « difensiva ed intende a riunire le forze del suo partito. « Esso riceve informazioni che il pa1'tito dell'ovest rac« coglie le sue forze e completa la sua mobilitazione « dietro la linea dell'Adige con mire offensive. Per ac« certarsi dell'esattezza di tali informazioni dispone che « un corpo di truppe i:;assi il Piave e spinga innanzi « ricognizioni »: La costituzione dei due partiti ed il còmpito assegnato a ciascuno di essi risultano delle seguenti proposizioni: Pel p artito dell'est. - « I due reggimenti della bri « gata San Marzano colla 4• batteria dell'8° artiglieria, « distaccati dal corpo di truppa che si è supposto aver pas« sato il P.iave, sono incaricati di riconoscere il paese « sino all'Adige, di verificare l'esattezza delle informa<< zioni ricevute, di prendere il contatto col nemico e di « scoprirne le forze e possibilmente gl'intendimenti. Nel « caso che il nemico si facesse aggressivo, i suddetti reg-

E DEJ,LE GRAND I MANOVRE DEL /4 876

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·« giro.enti hanno istruzione di ritardarne la marcia, senza « però compromettersi, e di ripiegare lentamente s.ul <<

corpo di truppa da cui furono distaccati per quindi ri-

« passare insieme ad esso il Piave ». Pel partito dell'ovest. - « La brigata R izzardi colle « batterie 7• ed 8l\ dell'8• artiglieria è incaricata di riconoscere il paese insino al Piave, di verificare l'e« s::i.ttezza delle informazioni contenute nel supposto, di « pren.dere contatto col nemico e di respingerlo ardita~ mente ». · Per lo svolgimento del rispettivo tema venne lasciata ai comandanti dei due partiti piena libertà d'azione, solo limitata àa alcune prescrizioni d'ordine relative all'ora a cui dovevano incominciare giornalmente le mosse, che fu stabilita a non prima delle 7 1/ 2 ant.; alla massima lunghezza delle marce pei nuclei principali dei reggimenti, che venne fissata a 25 chilometri; alla durata della serie delle ese1;citazioni d'avanscoperta, le quali si prescrisse dovessero protrarsi , tenuto conto d'una giornata di riposo, fino al 7 settembre, nel quale giorno le brigate dovevano trovarsi fra Sacile e Conegliano; e finalmente alla facoltà di riunire, al termine d'ogni esercitazione, i drappelli d'esplorazione al proprio squadrone, colla prescnizion_e di poi iniziare l'esercitazione successiva col distaccare i detti drappelli nelle posizioni che -0ccupavano alla fine della manovra precedente. Fra le varie altre prescrizioni d'ordino e di massima emanate dal direttore delle manovre rammenteremo le seguenti: Al termine d'ogni esercitazione ciaFcun comandante di partito doveva dirigergli una succinta relazione della medesima, accompagnata dalla dislocazione d_e lle rispettive forze nella sera e dalle disposizioni che intendeva dare per le operazioni del domani e ,per la successiva di,sl0~a.zione . Durante la manovra i detti coman,danti dovevano spedire altri rapporti solamente peu le <<


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RASSEGNA DEI CAl\lPI

cose che giudicavano necessario che il direttore cono-· scesse prontamente. Dovevansi poi rimettere al direttoretutti i rapporti parziali dei capi riparto allo scopo di avere gli elementi per una minuta critica delle operazioni. Nell'intento finalmente d'evitare complicazioni . venne prescritto che si tralasciasse qualunque supposizion~ di ponti tagliati, ferrovie rotte, e simili. La dislocazione iniziale delle truppe la sera del 3l agosto era la seguente. Partito dell'ovest: il comando, il reggimento Savoia e le 2 batterie a Montebello; il reggimento Piacenza a Ponte di Barbarano; il reggimento Guide a Padova. Partito dell'est: il comando ed il reggimento Aosta a Vicenza; il reggimento Monferrato a Grisignano; la batteria a Camisano . Il comandante il partito dell'ovest divisò iniziare lo svolgimento del proprio còmpito nella prima giornata d'operazione, 1° settembre, dirigendo in avanscoperta verso la linea del Bacchiglione il reggimento Savoia colla brigata d'artiglieria su Vicenza ed il reggimento Piacenza fra Cervarese e Debba. Il primo dei detti reggimenti doveva occupare col grosso Vicenza e spingere le esplorazioni sul fronte Passo di Riva-Bolzano-Vicentino Lanzè-Grantorto; al secondo era assegnato l'incarico di occupare col grosso 'Torre di Quartesolo e stendere il raggio d'esplorazione a!la linea Grantorto-Camisano-Poiana; i due reggimenti dovevano, passato il Bacchiglione, stabilire il collegamento. A sua volta il comandante il partito dell'est determinava di eseguire un'esplorazione oltre il Bacchiglione. Assegnava a tal uopo per direttrice di marcia al reggimento Aosta la strada Vicenza- Verona ed al reggimento Monferrato quella Grisignano-Pon te Barbarano-Legnago. Il primo aveva per còmpito di spingere 2 squadroni pos-· sibilmente fino alla linea Altavilla-Lovizzo sostenuti da

E DEl, LE GRANDI MANOVRE DEL 1876 4-61 un terzo come rinforzo all'Olmo, e di tenere il grosso a Vicenza con incarico di sorvegliare le strade che dai monti Berici scendono al Bacchiglione fra la detta città ed il confluente del Tesina; l'altro reggimento doveva .-esplorare il terreno interposto fra i Berici e gli Euganei, ·CÒn 2 squadroni in avanscop·erta, altri 2 di rinforzo -e d il quinto a Camisano di scorta alla batteria. Ai due reggimenti era indicato di collegarsi per la strada Vicenza-.Grisignano. Qualora.il nemico avanzasse in forze preponderanti, gli squadroni in avanscoperta dovevano ripiegare lentamente mantenendo il contatto e la brigata ritrarsi dietro il Brenta per le strade di Cittadella e di Ponte Curtarolo, mandando uno squadrone a sinistra a guardare i passaggi sul Brentella. In questa seconda · fase il çollegamento fu disposto si effettuasse per la strada Piazzola-Presina-Ospedale di Brenta. La batteria doveva ..passare questo fiume o pel ponte di çurtarolo od in altro -punto fra Piazzola e S. Martino. Veniva inoltre presta·bilito che alla fine della giornata si costituisse una ri·Serva composta di 3 squadroni (2 d'Aosta ed 1 di Mon,ferrato) e della batteria, e che la brigata prendesse la seguente dislocazione: il reggimento Aosta a Fontaniva, il reggimento Monferrato a Ourtarolo, la riserva a S. .-Giorgio in Bosco. Dalle accennate disposizioni risulta come nè l'uno nè l'altro partito abbia creduto di formare per le operazioni .della giornata una riserva di brigata, il che è spiegato --e giustificato dalla considerazione che le due colonne del partito ovest dovevano operare divise dal gruppo dei monti Berici e che appunto per ciò il partito de1l'est non poteva attendersi di incontrare l'avversario che pei due sbocchi obbligati che si aprono fra gli Euganei ed i Berici e fra questi e le pendici alpine . In quanto al concetto del -comandante quest'ultimo partito di non contrastare al ...nemico l'avanzare oltre il Bacchiglione, esso è basato sulla


462 RASSEGNA DEI C.-\1!Pl considerazione della più ~alida resistenza cui offriva appiglio la linea del Brenta. E cco sommariamente come in base alle disposizioni date si svolse la manovra. Essendosi il reggimento Savoia coll'artiglieria avanzato su due colonne per la strada principale di Vicenza e per quella che le corre parallela a sinistra per Montecchio, Lo vizzo, Creazzo e Bovino, la colonna di destra si scontrò alle Tavernelle col reggimento Aosta, che aveva a sua volta spinti innanzi 3 squadroni tenendo gli altri due presso Vicenza, dai quali distaccò più tardi e sucessivamente due mezzi squadroni a guardare il ponte Debba. Dopo essersi lentamente ripiègati dell'Olmo e quivi resistito alqua?to, gli squadroni in esplorazione d'Aosta proseguirono la ritirata, mentre la colonna di sinisti·a del reggimento Savoia, giunta in prossimità di monte Crocetta ed ivi postata la batteria contro gli accessi di Vicenza, contribuiva a far sgombrare la città dall'avversario. Ricongiuntesi le due colonne del reggimento oradetto, questo occupava Vicenza spingendo innanzi 2 squadroni in esplorazione, intanto che il reggimento Aosta ritiravasi parte per la strada di Cittadella e parte per Bertesina e Quinto. Alla destra del partito dell'ovest il reggimento Piacenza erasi avanzato nella direzione assegnatagli con 3 squadroni in !'!ser'la e 2 in esplorazione, uno de i quali andò ad occupare il ponte di Secula e poscia anche quello di Debba facendone ritirare col fuoco il distaccsmento del reggimento Aosta, e marciando quindi su Torre di Quartesolo; mentre l'altro, dirigendosi al ponte di .Montegaldella, s'imbattè in uno squadrone del reggimento Monferrnto che stava per riguadagnare la sinistra del Bacchiglione dopo essersi spinto per equivoco fin o· verso Bastia invece che verso il torrente Nina. Per decisione di un giudice di campo, confermata poscia dal direttore delle manovre, questo 's quadrone fu lasciato ripassare il fiume e così pure un altro dello stesso reg-

1876 163 gimento il quale aveva parimente appoggiato nella direzione del primo. Altri 2 squadroni del detto re;ggimento stav~o a Sant' Anna ed al ponte di Creola; il quinto era a C~m1sano colla batteria. Il comandante il reggimento Piacenza faceva quindi passare il grosso sulla sinistra del Bacchiglione per Secula dopo aver rinforzato lo squadrone e~plorante di destra, il quale continuò poscia per Gris1gnano, Vincimiglia e Grumolo delle Badesse ad inseguire il nem ico. Cosi fece lo squadrone di sinistra per Pala~zeLto e L~nzè, ove, e~sendosi imbattuto nei 2 squadrom del reggimento Aosta ritirantisi per Quinto, ne attaccava col fuoco la retroguardia, la quale, con una dimostrazione offensiva, clava agio ai detti squadroni d.i raggiungere a guado presso Carturo di Sopra la sinistra del Brenta. Intanto il reggimento Monferrato aveva già da qualche tempo iniziato il suo ripiegamento concent~·icb su Curt~rolo, e verso le 3 ¼ tutto il partito del1 est, tranne 1 2 squadroni passati a Carturo che giunsero a posto più tardi, aveva preso posizione dietro il Brenta lasciando 2 squadroni sulla destra innanzi ai ponti di Fontaniva e Curtarolo, mentre il partito dell'ovest aveva cessato l'inseguimento circa alle 2. In questa giornata il reggimento Guide, appartenente a quest'ultimo partito, si portò da Padova a Montegalda per entrare in manovra il giorno appresso. E DELLE GRANDI MANOVRE DEL

Le posizioni occupate dalle truppe dei due partiti all'inizio delle operazioni della seconda giornata erano le seguenti. Partito dell'est: 3 squadroni d'Aosta al ponte di Fontaniva, di cui uno ad Ospitale di Brenta sulla destra del fiume; 4 squadroni di Monferrato al ponte di Curtarolo, uno dei quali a Limena sulla riva destra· i rimanenti squadroni dei due r eggimenti colla batter'ia in riserva a S. Giorgio in Bosco. Partito dell'ovest: i reggimenti Savoia e Piacenza colle 2 batterie concen-


4,64,

RASSEGNA DEI CAMPI

trati fra Vicenza e Torre di Quartesolo, con 2 squadroni del primo a Povolaro e Lisiera e 2 del secondo a Marola e Grumolo delle Badesse; il reggimento Guide a Montegalda. Nel divisamento di proseguire il proprio movimento in avanti passando il Brenta, il generale Rizzardi, comandante il partito dell'ovest, diede per la giornata del 2 le seguenti disposizioni. Al grosso del reggimento Savoia venne prescritto di portarsi, insieme alle batterie, a Lisiera sulla grande strada di Cittadella, mentre gli squadroni esploranti che già si trovavano colà dovevano spingere ricognizioni verso ponte Brenta; da Lisiera il detto ·reggimento con una delle batterie doveva a suo tempo seguire come riserva il reggimento Piacenza, al quale venne ordinato di portarsi per Marola e Quinto sulla stessa strada per indi proseguire in avanscoperta, rinforzato dall'altra batteria, verso il ponte di Fontaniva, _forzandone il passaggio se occupato dal nemico. Si mirava così a riunire una forte colonna sul punto in cui intendevasi forzare il passaggio del fiume ed a porre in testa alla colonna stessa cavalleria armata di moschetto. Conseguito lo scopo, il reggimento di testa doveva occupare Cittadella ed irradiare esplorazioni, l'altro fermarsi a Fontaniva e collegarsi per la strada PadovaBozzano col reggimento Guide. A questo venne ingiunto di avanzare verso il ponte di Curtarolo, forzarne il passaggio in caso trovasse resistenza, collegarsi a ,Sinistra col rimanente della brigata e raggiungere possibilmente · S. Giorgio in Bosco. 11 colonnello San Marzano, nel concetto di trar partito della linea del Brenta per ritardare la marcia dell'avversario ed obbligarlo a spiegare le sue forze, decise di opporre resistenza ai passi di Fontaniva e Curtarolo prima di proseguire il proprio movimento di ritirata. Giusta. la dislocazione delle truppe della brigata, la difesa

E DELLE GRANDl MANOVRE DEL

1876

465

di quest'ultimo ponte e la sorveglianza del passaggio di Piazzola furono affidate al reggimento Monferrato cui venne addetta una sezione d'artiglieria; della difesa del ponte di Curtarolo fu incaricato il reggimento Aosta par-imente rinforzato da una sezione più uno squadrone -di Monferrato faciente parte della riserva; questa doveva . sorvegliare il guado di Carturo. Venne inoltre prefissato l'itinerario per la ritirata dei varii riparti assegnando ·:rispettivamente come obbiettivi Castelfranco al reggimento Aosta, Torreselle alla riserva e Noale al reggimento Monferrato, il quale vi doveva convergere per varie direzioni. Il partito dell'est iniziò le operazioni rinforzando con un altro squadrone di lanceri quello postato ad Ospedale di Brenta affine di tener testa al nemico intanto che arrivavano lo ;Squadrone cavalleggeri e la sezione d'artiglieria destinati in r inforzo al nucleo di Fontaniva. Intanto i reggimenti Savoia e Piacenza del partito avversario eseguivano i movime~ti prescritti, di guisa che verso le 9 h la punta dello squadrone d'esplorazione di quest'ultimo reggimento (che formava testa di colonna) si scontrava coll'avversario sullo stradale di Fontaniva, e dopo un'ora circa di scaramucce fra i riparti avanzati dei due partiti, essendo sopraggiunto un altro squadrone in rinforzo a quello del reggimento Piacenza, entrambi gli squadroni proseguivano ad avanzar~ verso il ponte. Allora ii comandante del reggimento Aosta appostò sulla riva opposta un plotone di cavalleggeri appiedati e la sezione d'artiglieria ed ordinò che i 2 squadroni avanzati ·si ritraessero sulla sinistra del Brenta. Uno dei detti squadroni potè ritirarsi in ordine, ma l'altro, r imasto un po' in ritardo, fu caricato da vicino e respinto al di là <lel ponte, di guisa che il soverchio addossamento dei due partiti paralizzò interamente l'azione della sezione .colà appostata. A cagione della con~usione per ciò pro-


466 RASSEGNA DEI CAMPI <lottasi, il direttore delle manovre sospese l'eserc1tazione ordinando a~ partito dell'est di riordinarsi e proseguire la ritirata, ed a quello dell'ovest di richiamare sulla destra del Brenta gli squadroni spiatisi inn,anzi per riprendere poi il mov imento offensivo dopo un quarto d'ora. Quello ritiravasi quindi su Castelfranco, questo avanzavasi ad occupare Cittadella. In quanto all'artigli.eria del partito dell'ovest, di cui una sezione era già stata messa in batteria ad Ospedale di Brenta, veniva in seguito disposto di portarla tutta in azione contro il ponte e F~mtaniva; ma per la ritirata del partito dell' est tali disposizioni riuscirono superflue. Int'anto che ciò accadeva sullo stradale di Cittadella, il reggimento Guide muoveva verso il ponte di Curtarolo· facendosi precedere da 2 squad1'.oni, le cui pattuglie d'esplorazione non segnalarono nemici che al di là del Brenta presso il porto di Campo di S. Martino. Giuntoa 2 chilometri dal ponte di Curtarolo il comandante dei detti squadroni fu informato della presenza di uno squadrone avversario, che però tosto si ri:tiravà. Allora egli passò ilBrenta senza incontrare resistenza, seguito poscia dal grosso del reggimento . Il comandante il reggimento Monferrato, cui era affidata la difesa del ponte di Curtarolo, vi aveva dapprima provveduto mandando uno squadrone sulla destra del · Brenta a sorvegliare in direzione della Brentella, un secondo ad occupare i ponti di Vigodarzere e di Brenta ed a sorvegliare ii passo di Piazzola, e tenendo gli altri due presso il ponte di Curtarolo i cui accessi erano guardati da cavalleggeri appiedati. Ma circa alle ore 1O, mancando di notizie dalla parte di Vigodarzere e preoccupato per le proprie comunicazioni, iniziava la ritirata su Noale ove giungeva verso le 3 inseguìto ma non raggiunto dal reggimento Piacenza, il quale, dopo passato il Brenta, allargò opportunamente sul fronte ed . a destra il raggio d' esplo-

E DELLE G'TlANDI MA'NOVfiE DEL

•I 876

4:67

razione che prima era stato tenuto ,un po' troppo ristretto .. Il grosso di questo reggimento.giungeva alle 3 a S. Giorgio· in Bosco, mentre i due squadroni esploranti .non raggiunsero i loro accantonamenti che . più tardi. In quanto alle riserve dei due partiti, quella della brigata San Marzano si poneva in ritirata sut Toreselle dopo le 11 e dopo aver informato il comandante la brigata del ripiegamento del reggimento di sinistra; quell_a della brio-ata Rizzardi seguì il movimento del regg1b , mento Savoia e si accantonò a Fontaniva. Il giorno 3, nel quale non ebbero luogo eserci!azioni, il generale Pianell riuniva a conferenza in Castelfranco i comandanti di brigata e di reggimento, il comandante la bric;ata d'artio·Jieria ed i capitani del reggimento Aosta b b .. colà accantonato. Colla scorta dei rapporti sommarn complessivi dei comandanti dei partiti e di quelli par-ziali dei capi di Tiparto d'ogni ordine, ed in bas.e a quanto egli stesso aveva veduto e ad opp_ortune interr~ga~ioni intese a chiarire tutti i particolari delle operaz10m fino allora eseguite, il direttore delle esercitazioni faceva dapprima un riassunto e quindi una minuta analisi c~itica delle operazioni stesse, parte essenziale dell'istruzione che costituisce lo scopo delle manovre. L'avere il partito dell'ovest concentrato la massa principale delle sue forze sulla sua sinistra e pe-rduto sulla destra il contatto coll'avversario, indusse il comandante il partito dell'est nel sospetto eh' esso volesse tentar_e con rapida mossa di precludergli la ritirata verso 11 ponte della Priula :Sul Piave. Perciò il detto comandante informò le disposizioni per il proseguimento della Titirata nel giorno 4 al concetto di restringere e spo·smare ver-so nord il fronte delle sue truppe in guisa che il cefltro risultasse sulla preS'lrnta direttrice di marcia


4,68

RASSEGNA DEL CHIPL

dell'avversario. Ordinò a tal uopo al reggimento Aosta di portarsi a Musan, lasciando per ·le perlustrazioni uno squadrone a Trevignano ed uno a Campagna di Sopra; al reggimento Monferrato di dirigersi su Paese, staccando parimente per le perlustrazioni uno squadrone ad Istrana ed un altro a Bigolo; alla risèrva di recarsi a Postioma. A movimento compiuto il reggimento Monferrato doveva rinforzare con un secondo dei suoi squadroni la riserva, avendo il comandante la brigata formato il divisamento di poi distaccare il giorno successivo una colonna verso Cornucla nell'intento di minacciare il Banco sinistro e le spalle all'avversario avanzante.si verso il ponte della Pciula, coprire il ponte di Vidor e parare ad un eventuale attacco avvolgente da quella parte. Scopo dei movimenti predisposti pel giorno 4 essendo essenzialmente di concentrare maggiormente la brigata seçondo il concetto suaccennato e non quello di opporre resistenza all'avanzare dell'avversario, al che il terreno non presentava condizioni .sufficientemente favorevoli, le varie colonne in ritirata non dovevano lasciarsi assalire dal nemico, ma semplicemente mantenere con esso il contatto e cercare di spiarne le mosse. Il · comandante il partito dell'ovest diede a sua volta .le seguenti disposizioni per la continuazione dell'avanscoperta. Il reggimento Piacenza ebbe l'incarico di esplorare il terreno a nord dello stradale Cittadella-Treviso fino al fronte Montebelluna-Fossalunga, prendendo per direttrice di marcia la strada Castello di Godega-VallàFanzolo; al reggimento Guide venne affidato il còmpito di esplorare il terreno a sud della detta strada nella -direzione di Loreggia e Piombino sino al fronte S. Andrea ,di Cavasagra-Noale; la riserva (reggimento Savoia e brigata d'artiglieria) doveva seguire il movimento per la strada principale e quindi mandar pattuglie sul fronte Fossalunga-S. Andrea per collegare il fronte d'esplorazione degli altri due reggimenti.

E DELLE GHANDl MANOVRE DEL ,I 876 ,i,69 Il mattino del giorno 4 le colonne della brigata Rizzardi avanzarono con un fronte d'esplorazione di 5 squadroni, due riserve parziali ed una generale, mentre la brigata San Marzano eseguiva il prescritto movimento retrogrado senza incontri col nemico dalla parte della sua ala sinistra e della riserva. A destra invece uno squadrone d'Aosta contrastò alquanto presso Trevignano l'avanzare di 2 plotoni avversari ed un altro squadrone dello stesso reggimento ebbe a segnalare, mentre era giunto al bivio · di Fossalunga, forze avversarie che parevano approssimarsi incalzanti. Avvertito di ciò il comandante la brigata, veniva qui avviato in rinforzo lo squadrone di Monferrato destinato ad Istrana e tenevasi pronta ad accorrere anche una sezi.one d'artiglieria; ma avendo il nemico (che era uno squadrone di Piacenza) desistito dall'avanzare ed essendo indi a poco scomparso, quelle truppe ripresero la ritirata verso gli accantonamenti loro assegnati. Anche qualche pat· tuglia della riserva del partito ovest ebbe ad incontrare l'avversario, il quale fu parimente segnalato, ma a distanza, dalle esplorazioni del reggimento Guide. Versole ore 2 entrambi i partiti avevano preso i rispettivi accantonamenti, quello dell'ovest estendendo il fronte da Caselle a Trebaseleghe, quello dell'est sulla sinistra . del Sile con un fronte ristretto fra Trevignano e Bigolo.

Nell'intento di far sorgere nuove combinazioni e , provocare pronte risoluzioni mediante l'intervento di circosta,nze imprevedute, il direttore delle esercitazioni disponeva che il mattino del 5 due battaglioni ber.sa-glieri del presidio di Treviso si recassero pel ponte della Priula sulla sinistra del Piave per ivi rimanere a disposizione del comandante il partito deH'est. In compenso dell'intervento di tale nuovo elemento in favore di questo partito, il generale Pianell autorizzava poi a.


RASSE(iNA DEL UMPl 470 suo tempo il comandante del partito opposto a far eseguire, nel pomeriggio del 5 e dopo compiuta la manovra, alcuni movimenti, ai quali si accennerà in seguito.

Le disposizioni date dal comandante il partito dell'est per il proseguimento del movimento di ritirata nella giornata del 5 furono le seguenti. Il reggimento Aosta s~ doveva portare per Camalo e Cusignana a Nervesa, distaccando per l'esplorazione a S. Mauro uno squadrone che vi si-doveva recare per Signoressa e Volpago. Al reggimento Monferrato venne ordinato di portarsi alle Cascine -Campetti e Comunali per Castagnole, Paderno, Povegliano ed Areade, mandando per le esplorazioni in questa ultima località lo squadrone che trovavasi ad Istrana, . ed a Spresiano (per Paese, Castagnole, Ponzano e Vill0rba) quello accantonato a Bigolo. Alla riserva (che già dicemmo esser stata rinforzata da un secondo squadrone di cavalleggeri) fu ingiunto di ritirarsi per Povegliano ed Arcade alla Rotonda innanzi al ponte della Priula, col preavviso che i du,e squadroni di cavalleggeri con una sezione verrebbero distaccati per operèU'e indipendentemente. I vari reparti in ritirata ebbero ordine di mantenere il contatto col nem ico solo mediante le esti-eme retroguardie; giunti però sul fronte SpresianoArcade-Baldo-Giavera, si doveva tener fermo e respingere l'avversario facendo all'uopo entrare in azione , ove fosse òccorso, gli squadroni di rinforzo dei reggimenti ed anche la riserva, Dal canto· suo ·il comandante il partito dell'ovest divisò proseguire il suo movimento innanzi fino al Piave tenendo per direttrice principale la linea CastelfrancoVedelago-Postioma. Dispose quindi che il reggimento Piacenza avanzasse col grosso per Barcon e Falzè su Povegliano, mandando esplorazioni sino al fronte Nervesa-Spresiano-Maserada, e che il reggimento Savoia e

E DELLE GRANDI MANOVRE DEL 18i6 471 l'artiglieria seguissero in riserva fino a Postioma distaccando a sinistra uno squadrone ad osservare lo sbocco di Cornuda. In quanto al r eggimento Guide, secondo le prime disposizioni esso doveva portarsi in avanscoperta -su Treviso e quindi spingere esplorazio·n i verso il passo di Roncadelle e sulla strada di Oderzo verso ponte di Piave; ma il direttore delle esercitazioni, cui tali disposizioni vennero c0municate, come di consueto, la sera antecedente, stimò opp0l'tun9 far intervenire un nuovo elemento atto a -modificare !',accennato divisamento, allo -scopo di evitare uno spostamento di forze sulla strada di Oderzo per la quale non si sarebbe potuto operàre per mancanza di un equipaggio da ponte. Egli fece perciò nella notte la seguente comunicazione al comandante il partito dell'ovest. « La città di Treviso è occupata « da numeroso presidio di fanteria e da una batteria, « che si suppongono appartenere al partito dell'est. La « S. V. non potrebbe quindi occupare la città colle sue -« truppe che in seguito ad un combattimento di caval« leria contro fanteria ed artiglieria. Disponga perciò « che il reggimento Guide si accantoni in prossimità di « quella città ove Ella giudicherà più conveniente, pren« dendo le precauzioni necessarie per tenersi in guardia « contro le imprese del presidio». In seguito a tale comunicazion'e il comandante il partito dell'ovest modificava le primitive disposizioni prescrivendo che il reggimento Guide, al quale doveva essere aggiunta una batteria, si arrestasse a Padernello coprendosi verso Treviso da Quinto a Campagna, e che anche il reggimento Savoia si coprisse verso la detta città da Campagna al crocevia della strada Treviso-Spresiano colla via Postumia. Lo svolgimento dell'esercitazione procedette nel modo -qui appresso sommariamente indicato. Il partito dell'est iniziava i suoi movimenti distaccando dalla riserva la -divisione del reggimento Monferrato con una sezione


4 72 RASSEGNA DEI CAMPI d'artiglieria che furon dirette su Biadene; gli altri tre· squadroni del detto reggimento riprendevano sulla strada di Vedelago e sul Sile le posizioni occupate dalle retroguardie alla fine delle operazioni precedenti, mentre il reggimento Aosta ritiravasi su Baldo e Cusignana ed arrestavasi poi in atteggiamento di difesa sulla linea Selva-Cusignana. Dall'altra parte il reggimento Piacenza avanzava con tre squadroni in esplorazione versoNervesa, Arcade _e Visnadello; tl reggimento Guide dirigeva. uno squadrone da Levada ad occupar,e il passo del Sile a l\1organo, due altri da Piombino a perlustrare il terreno fra il Sile e la strada di Cornuda e seguiva col resto e la batteria su Istrana; il reggimento Savoia e l'altra batteria venivano avviati per la strada Postumia con incarico di collegare con pattuglie gli. altri due reggimenti e di distaccare poco oltre Castelfranco lo squadrone destinato a guardare lo sbocco di Cornuda. Giunti due squadroni di Piacenza rispettivamente in vicinanza di Cusignana e di Selva, s'impegnò su ambidue i punti il combattimento con quelli del reggimento Aosta colà disposLi a resistenza; dovette intervenire un giudice di campo, il quale decise che nel primo dei suddetti scontri lo squadrone di Piacenza si dovesse ritirare alquanto come quello che aveva di fronte una forza doppia, e che nell'altro cedesse invece terreno uno squadrone d'Aosta, sulla considerazione che lo squadrone di cavalleggeri che lo fronteggiava aveva appiedato un plotone in buone condizioni di combattere col fuoco. Lo squadrone di Piacenza respinto dovette stabilirsi a Cusignana; ed anche l'altro non potè raggiungere la sua destinazione a S. Mauro ove la sua posizione s·arebbe stata troppo arrischiata, e si fermò a Selva. Gli squadroni d'Aosta raggiungevano intanto i rispettivi obbiettivi. Mentre ciò accadeva verso il nord, al centro il terzo degli squadroni esploranti del

E DELLE GRANDI MANOVRE DEL 1876 4-73 reggimento Piacenza giungeva per Povegliano a Visnadello e la riserva a Postioma. All'ala destra del partito ovest il reggimento Guide si avanzò perlustrando il paese fino a Treviso, da dove furon viste uscire truppe, ed ebbe alcuni scontri presso Morgana, Istrana e Castagnole coi tre squadroni di Monferrato; il grosso s'arrestò ad Istrana m_entre tre squadroni vennero scaglionati a Padernello, Paese e Quinto. Gli oradetti squadroni di Mo.t].ferrato, avendo ritardato il loro movimento per opporre resistenza prima di giungere sulla 1inea a tale scopo predesignata, ebbero poi a trovare difficoltà a raggiungere i rispettivi obbiettivi, giacchè si trovarono prevenuti dall'avversario su taluni punti pei quali dovevano passare per r ecarvisi. Lo squadrone di Savoia distaccato verso Montebelluna giungeva intanto a Posmona, mentre la colonna m~ndata dal paI'tito dell'est su Biadene riusciva ad oltrepassare questa _località senza incontrarsi in alcun partito nemico; essa avviava uno squadrone colla sezione d'artiglieria in riserva a Croce del Gallo e postava l'altro in fermata protetta alla Crocetta . Più tardi questo segnalava e faceva retrocedere per la strada di Biadene un plotone di Savoia, il quale essendo indi a poco ricomparso coll'intero squarirone, i due partiti si caricarono e quindi si ritrassero rispettivamente a Crocetta ed a Biadene. Al termine della manovra ìl pal'tito dell'est trovavasi concentrato sulla destra del Piave col fronte sulla linea S. Mauro-Arcade-Spresiano; quello dell'ovest col reggimento Piacenza sulla linea Selva-Visnadello e gli altri due più indietro stendentisi lungo il fronte Signoressa-Postioma-Paese-Quinto; la colonna distaécata del primo partito copriva il ponte di Vidor; lo squadrone di Savoia occupava Biadene; finalmente i due battaAl'INO XXII, VOL. L

3-1


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llASSEGNA DEI CAMPI

glioni bersaglieri tolti dal presidio di Treviso erano giunti a posto dietro il ponte della Priul;. A determinare i movimenti' che già dicemmo aver il direttore delie esercitazioni divisato di autorizzare il cotnandante il' partito dell'ovest a far eseguire nella stessa giornata de l 5 come compenso al rinforzo di due baWtglioni bèrsaglieri dato al partito opposto, il gene-rale Pianell mandava, nel pomeriggio di detto giorno, il -seguènte avviso al generale Rizzardi: « È giunto a mia co~oscenza che il presidio di Tre« viso ha abbandonato la città e si è ripiegato verso « il Piave, tenendo probabilmente guardate le strade <<" che vi conducono . Di ciò informo la S. V. per quelle «· disposizioni che crederà dare oggi stesso o per la « giornata di domani» . In seguito a tale comunicazione ed alle· conseguenti disposizioni del comandante il partito deìl'ovest, la sera stessa il reggimento Savoia si portava su Montebelluna e dislocava i suoi squadroni tra Posmona, Biadene, Visnà e Cornuda; al detto reggimento venne addetta una batteria, che lo :raggiunse il mattino seguente. L'ulteriore svolgimento del terna e le condizioni del terreno sul quale le operazioni stesse avevano a questo punto condotto i due partiti avversari, portavano che l'esercita-zione del g iorno 6 avesse per oggetto, da una parte il. forzamento, dall'altra la difesa della linea del Piave, la quale offriva in questo tratto come punti principali di passaggio, oltr!3 i guadi di Lovadine, Cimadolmo e Roncadelle, i ponti della Priula e di Vidor. Il ponte della ferrovia era inteso doversi considerare come non esistente. Le disposizioni a tal uopo date per il mattino del 6 dal comandante il partito dell'ovest, basate sulla supposizione che l'avversario, pur tenendo guardato il se-

E DELLE GRANDI MANOVl\E DEI, 1876 ,i. 75 ,.condq dei detti ponti, avrebbe impiegato le magg10ri sue forze a difendere il primo che copriva direttamente 1~ sua ritirata, furono informate al concetto di dirigere il ·grosso della brigata su di questo, mandando un forte distaccamento ad occupare l'altro per quindi concorrere per la sinistra del Piave all'attacco principale. IL reggimento Savoia, colla batteria ad esso addetta, doveva dirigersi al p0nte di . Vidor, inseguire la colonna avversaria che fosse di là passata, concorrere quindi all'azione prin.cipale con un attacco di fianco, e stabilirsi :finalmente a Susegana e S. Lucia; in caso d'insuccesso si sarebbe invece accantonato a Cornuda. Al reggimento Piacenza venne affidato il còmpito di temere a bada il nemico fino a che il reggimento Guide fosse giunto a Visnadello, muoyere quindi innanzi per isloggiare l'avver~ario da Gusignana ed appoggiare l'offensiva del reagimento oradetto, sorvegliando Nervesa; riuscendo il ;assa~;gio doveva accantonarsi col grosso a Tezze e S. Michele, in, caso contrario a Povegliano. Il reggimento Guide, colla batteria addettagli, doveva avanzare offensivamente su Spresiano ed Arcade guardandosi a destra, tentare quindi di sforzare il passaggio del ponte della Priula e andare o. stabilirsi col grosso a Vareno e Vazzola, od in caso d'insuccesso a Villorba. Il c~mandante il partito dell'est, approfittando dell' effettuata riunione della brigata e del r icevuto rinforzo di 2 battaglioni bersaglieri, deliberò concentrare la massa delle sue forze sulla destra del Piave innanzi al ponte della Priula nell'intento di attaccare il nemico prima di ritirarsi oltre il fi ume o di resistere con vigore per ritard&rne la marcia ove il nemico stesso avesse attaccato. In questa determinazione di accingersi a contrastare il p~ssaggi? di un corso d' acqua prendendo posizione sulla riva nemica, il comandante del partito dell' est er.a stato indotto anzitutto dal desid~rio di trar par;-


4 76 HASSEG-NA DEI CAMPI tito di un terreno scoperto che si prestava ad un'azionedi cavalleria, ciò che sui terreni fin allora percorsi non s'era. potuto verificare, ed inolt re da considerazioni rela-· tive alle favorevoli condizioni difensive offerte dalla posizione ed alla quantità e specie di forze disponibili in seguito al ricevuto rinforzo dei due battaglioni bersaglieri. Per l'effettuaziòne di tale divisamento venne· disposto che all'inizio delle operazioni il mattino del ò i due reggimenti di cavalleria si portassero verso il ponte collocandosi a destra della strada maestra dietro la Rotonda, dove dovevano al più presto esser raggiunti· dai rispetti vi squadroni distaccati per l' esplorazione ( esclusi, ben inteso, quelli costituenti il distaccamento mandato verso il ponte di Vidor). Uno squadrone cavalleggeri doveva difendere con uomini appiedati i passi della Piavesella, corso d'acqua non superabile eh~ pei ponti ed oltre il quale era prescritto non si dovesse tener testa all'avversario; ad un altro squadrone cavalleggeri era affidato l'incarico di tener osservati sulla riva sinistra del Piave i gu.adi a valle del ponte fino al passo di Lovadina ~ di stabilire posti di corrispondenza a' Mina e S. Anna sulla strada di Vidor. I bersaglieri e la batteria dovevano finalmente postarsi alla testa del ponte valendosi dei vecchi trinceramenti ivi esistenti. Il colonnell0 San Marzano si riservava di dare sul posto gli ordini occorrenti durante· l'azione. Dalla parte del partito dell'ovest le operazioni furono iniziate dal reggimento Guide, il quale si avviava col grosso e l a batteria per la strada Postul)1ia, e mandava uno squadrone s u Treviso per dove doveva quindi dirigersi su Spresiano perlustrando sulla sua destra e congiungersi col grosso al quadrivio della via Postumi~, mentre un altro squadrone aveva incarico di proseguire oltre Treviso a S . Biagio di Calalta, esplorare fino al P iave e rimontarne la riva destra. Effettuata l a

1876 4 77 -0ongiunzione col primo degli ora detti squadroni, il reggimento procedette innanzi con mezzo squadrone in esplor~zione,. il quale annunziò Spresiano sgombro, gli .access1 del ponte fortemente occupati ed il guado di Lo:vadina guardato da uomini appiedati. Il reggimento Pia.cenza, dopo aver raccolto informazioni sulla precisa posizione del nemico, lasciava uno squadrone a Visnadello ad attendere il reggimento Guide e muoveYa alle 9 1/t .da Povegliano dirigendo un altro squadrone su Nervesa e seguitando col resto verso la Rotonda; trovato il passo della Sega sulla Piavesella occupato da bersaglieri, riu-sciva a forzarlo. Lo squadrone lasciato a. Visnadello raggiungeva il grosso dopo aver riconosciuti i guadi di Sesola, Cimadolmo e Roncadelle, e mentre i plotoni di Monferrato lasciati dal partito avversario a guardia dei passi della Pia vesella si ritiravano col rispettivo reggimento alla Rotonda. Udivasi in questo turno di tenipo verso Vidor· tuonare il cannone, che poi cessava; ciò che, unitamente al rit ardo del partito dell'ovest nell'avanzare, fece supporre al colonnello San Marzano che l'àvversario avesse passato in forze il Piave da quella parte; egli ordinava ·perciò che 2 squadroni di Monferrato con una sezione d'artiglieria si portassero celer~mente alla stretta di Mercatelli per contrastargli il passo. Intanto le esplora-, ·zioni del reggimento Aosta se-gnalavano da Arcade l'ingrossare del nemico di quella parte. Poco dopo le 11 ore, essendosi avanzati oltre Spre'5iano 2 squadroni del reggimento Guide coll'artiglieria, veniv~no accolti del fuoco della sezione avversaria postata al . ponte della Priula. Il comandante il reggimento faceva controbatter questa da una sezione della propria batteria e s'avviava col resto per congiungersi col reg.gimento Pi~cenza; rna avvertito della presenza dei 3 squadroni d'Aosta, i quali avevano preso la formazione ·E DELLE- GRANDI MANOVRE DEL


4 78 RASSEGNA DEI CAMPI di combattimento pronti a respingere gli squadroni di: Guide -di fronte e quelli di Piacenza di fianco, il pre- ·· detto comandante disponevasi a muovere all'attacco. Rimastagli però ' indietro parte delle sue forze per essersi rovesciato un pezzo e non prestàndosi in quel luogo il terreno all'offensiva della cavalleria, iniziava l'azione col fuoco di mezzo squadrone appiedato, contro il quare gli squadroni d'Aosta, ritenendo aver di fronte l'intero reggimento Guide, si limitarono a loro volta a semplici dimostrazioni finchè ebbero ordine dì sgombrare quel terreno. Ne l !rattempb la sezione del partito ovest già impegnata sulla strada di Spresiano prendeva una posizione più avanzata, ed anche ie altre due si ponevano in batteria . Il ripiegamento delle truppe del partito dell'est ver so il ponte permise agli squadroni dì Piacenza di .avanzare, ciò che ebbe per effetto di compromettere la ritirata allo squadrone d'Aosta che era stato mandato a riconoscere verso Nervesa, il quale fu perciò dichiarato 'fuori di combattimént6. La preponderanza in artiglieria da parte dell'attaccante ed il complesso della situazione inducevano verso mezzodì il comandante del partito dell'est ·ad ordinare l a ritirata sulla sini~tra del Piave, il quale movimento venne compiuto sotto la protezione del fuoco dei bersaglieri e della sezione d'artiglieria. Dalla parte di Vidor il distaccamenfo del partito ora detto aveva appostato uno squadrone a Cornuda con incarico di spingere esplorazioni sulle strade provenienti dalla pianura, e ten·uto l'altro e la sezione d'artiglieria sulla sinistra del Piave per la difesa del ponte; questo secondo squadrone aveva distaccato un plotone appiedato in buona posizione sulla destra e st.abilito a Moriago un posto di corrispondenza ed un posto d'avviso a Bigolino. La còlonna del partito dell'ovest mùoveva·alla sua voTtà da Biadene in direzione di ·vidor con 2 squadroni in

E DELLE G-1\ANDl MANOVRE DEL •f 876

4'79

espl_orazione,_un terzo con una sezione in sostegno e gli altri 2 col rimanente della batter ia in riserva: L'.avanzare di queste forze in direzione di Guizzetti.i e Covolo ~ompromise lo squadrone in esplorazion~ di Monferrato, 11 quale, collocato un po'troppo innanzi ed in posizione alquanto arrischiata, ebbe preclusa la ritirata e fu dichiarato fuori di combattimento. Verso _le 9 % la testa del reggimento Savoia essendo . s~ata _accolta dal fuoco del plotone di cavalleggeri app1edat1 a valle del ponte di Vidor, il comandante il detto .-~eggimen~o ~~tteva in batteria una sezione e s'impeg.n~va ~umd1 11 combattimento contro il detto plotone r1tiratos1 al ponte e rinforzato da un altro fatto passare _sulla destra del Piave, e contro la sezione del difensore postata in buona posizione coperta <i'onde· infilava il ponie e buon tratto di strada. Entrati poscia in azion·e anche gli altri 4 pezzi dell'attaccante, venne deciso, f~ndand~si sulla superiorità in artiglieria da parte d1 questi e non tenendo forse sufficiente conto della vantaggiosa posizione dell'altro partito e dell'efficacia del suo fuoco, che il difensore si dovesse ritirare; e cosìl'intero distaccamento del partito dell'est ritiravasi in Conegliano per Pieve di Soligo e S. Pietro. La colonna del p_artito opposto prosegui va quindi ·celeremente per Monago pe~ cadere sul fianco ai difensori del ponte della Prju~a: _arrestata dalla sezio~e addetta agli altri 2 squadrom u1 Monferrato mandati alla stretta di Mercatelli la facev~ ripiegare ponèndo in batteria i sµoi 6 pezz/ Avendo però /a detta se1.ione riaperto il fuoco da una second~ posizione presso l'osteria della Mina, il reggimen to . Savoia venne nuovamente arrestato, e la batteria, non trovando posizione donde controbatterla, dovette -l i,mitarsi a tirare · con 4 pezzi contro la cavall~ria. Andhe qut, fondandosi sulla superiorità numerica dell'._attaccante, venne deciso dovesse cedere il difensore, il quale


480 RASSEGNA DEI CAMPI ritiravasi perciò su Conegliano, mentre la colonna del partito dell'ovest proseguiva il movimento e giungeva all' 1 1/ 2 al ,Maglio, ove doveva entrare i~ azione battendo colla sua artiglieria il ponte della Priula. A questo pu-nto però l'azione era cessata, giacchè il comandante il partito dell'est, udito, verso il mezzogiorno, il cannoneggiame nto alla stretta di Mercatelli, e nel dubbio che l'avanzare dell'avversario non potesse essere colà arrestato, aveva oi-dinato la ritirata su Conegliano. Cosicchè, quando il comandante il partito dell'ovest, avvertito del cannoneggiàmento di Mercatelli che la propria colonna di sinistra- aveva passato il ponte di Vidor, di.,. sponevasi a sforzare il ponte della Priula, il passaggio incontrava bensì_dapprima resistenza da parte della sezione al di là del ponte stesso, · ma poscia veniva effettuato senza ulteriore contrasto. Lo squadrone del reggimento Guide mandato a S. Biagio di Calalta raggiun~ geva il reggimento mentre passava il ponte e dopo avere compiuta la propria esplorazione. Al termine della manovra le truppe del partito dell'est si concentrarono in Conegliano; quelle del partito ovest si stabilirono nei luoghi loro assegnati e già precedentemente indicati. Col passaggio della linea del Piave il tema proposto per le esercitazioni d'avanscoperta era esaurito, col risultato per il partito dell'est di aver costretto l'avversario ad impiegare cinque giornate per giungere dal Bacchiglione al Piave. Nell'intento però di continuare l'istruzione fino al momento in cui le due brigate dovevano riunirsi per le esercitazioni d'insieme, il direttore delle manovre aveva già fin dal giorno 5 emanato gli opportuni ordini perchè lo svolgimento delle opera.zioni fosse proseguito nella giornata del 7. Al partito .dell'ovest veniva perciò ordinato di marciare offensiva-

1876 48•1 mente su Conegliano con le debite prescrizioni e studiare il miglior modo d'impadronirsene, il quale còmpito sarebbe stato agevolato da un accurato esame della carta, da esatte informazioni sulle strade che conducono alla c_ittà. e la girano, e da un giudizioso impiego delle forze e della cavalleria appiedata. Il partito dell'est, prima di ritirarsi s·u Sacile . dietro la Livenza, doveva contrastare al nemico l'occupazione di Conegliano e mantenervisi il più lungamente possibile, traendo profitto delle buone condizioni che la. città presenta ad esser difesa contro un avversario che disponga solamente di cavalleria ed artigliéria. In base a tali istruzioni il colonnello San Marzano dava per la giornàta del 7 le seguenti disposizioni. La difesa della città doveva farsi cogli squadroni appiedati del reggimento Monferrato, mentre il reggimento Aosta avrebbe coperto il paese essenzialmente allo scopo di proteggere la propria linea di ritirata contro un movimento avvolgente dell'avversario contro la sua sinistra. Questo reggimento doveva essere rinforzato da uno squadrone del primo, da impitigarsi per la difesa col fuoco di alcuni passi. Per le posizioni da occuparsi il comandante il partito riservavasi di dare poi ordini appositi. Come luoghi d'accantonamento dopo la manovra venivano prestabiliti Sacile pel reggimento Aosta e la batteria, Godega ed Orsago pel reggimento Monferrato. Il generale Rizzardi, riservandosi di dare verbalmente ai comandanti di reggimento lo stesso mattino del 7 gli ordini occorrenti, limita.vasi la sera prima ad indicare l'indirizzo generale del movimento offensivo da eseguirsi. Disponeva cioè che il reggimento Piacenza si dovesse dirigere in avanscoperta su Conegliano, seguìto a sinistra ed a destra dai reggimenti Savoia e Guid~ colle rìspettive batterie, che parimente dovevano dirigersi sulla detta città, mentre il reggimento Piacenza l'avrebbe olE DET,I.E GRANDI MANOVRE DEL


482·

RASSEG,NA DEI CA MPl

trepassata per. andarsi a stabilire a Visnadello e dintorni.. Il partito dell'est iniziava le operazioni disponendosi come in appresso. Reggimento Monferrato: uno squadrone a guardia degli sbocchi sud-est della città ed avente per linea di difesa la ferrovi a; un secondo spinto innanii sulla strada di Susegana in posizione sul torrente Monticano; un terzo con 2 plotoni presso il castello a guardia dello sbocco della strada di S. Pietro d_i Feletto e gli altri di scorta a 2 sezioni <l'artiglieria; un quarto in riserva nell'interno con un plotone di scorta all'altra sezione; l'ultimo in rinforzo all'altro reggimento per fornire agli squadroni di esso plotoni armati di moschetto. Reggimento Aosta: 3 squadroni irradiati in esplorazione nella pianura in direzione di S. Lucia, Mareno e Bosco, e 2 squadroni in r iserva a Fossamerlo; i plotoni di cavalleggeri furono addetti agli squadroni esploranti per la difesa dei torrenti Monticana e Cervada. Batteria : 2 sezioni postate prima sul versante meridionale del castello, poscia in posizione migliore sul poggio Monticelli; l'altra sezione all'ingresso della città sul grande stradale. Le informazioni raccolte nel mattino avendo chiarito essere intenzione del partito dell'est di opporre seria resistenza a Conegliano, il comandante il partito opposto, ricon osciuta la viabilità della zona montuosa fra i torrenti Monticano e Crevalta, eman ava i seguenti ulteriori ordini informati al concetto di operare per agg_iramento a s inistra, cercando anzitutto d'impossessarsi della posizione di Collalbrigo, eseguendo nel medesimo tempo anche un movimento avvolgen.te per la destra nel piano. Il primo attacco veniva affidato al reggimento P iacenza, rinfqrz1to da quel numero di pezzi che sarebbe stato giudicato potersi utilmente impiegare; del movimento aggirante nel piano rimaneva incaricato il reggimento Guide, mentre 'il reggimento Savoia doveva marciare offensiva-

E DELLE GRANO[ MANOVRE DEL

4876

483

mente su Conegliano per la strada S. Lucia-Costantino. Ecco sommariamente come procedette la manovra. Il raggimento Guide, raccoltosi a Maren o, dirigevasi col grosso e la batteria su S. Michele dopo averdistaccato uno squadrone a destra per osservare i passi del Monticano e spinger pattuglie su Conegliano, S. Vendemiano e Zeppe. Segnalati riparti nemici avanzantisi da Saccone e S. Felice, venivano appostati al passo di S. Michele mezzo squadrone e 2 pezzi; i q11ali, trovandosi in posizione poco adatta e che an<lava facendosi arrischiata, furono poscia ritirati col resto della batteria al quadrivio di S. Michele, disponendo invece alla difesa <lel detto passo cavalleggeri appiedati. Contemporaneamente si spediva innanzi uno squadrone in ricognizione, che segnalava drappelli nemici uppiedati e lanceri in esplora1.ione a distanza: erano riparti del reggimento Aosta disposti ai principali bivi delle strade sulla sinistra del Monticano e drappelli di cavalleggeri appostati in punti adatti. Ciò constatato, il comandante il reggimento Guide mandava 2 squadroni e 2 pezz_i a passare il torrente a Cao di Villa con incarico di dirigersi poi su Saccone ove si sarebbero riun iti col grosso . Passato il Monticano e segnalato uno squadrone d'Aosta che avanza vasi insieme ad un plotone di cavalleggeri, il comandante di questa colonna gli lanciava contro uno dei suoi squadroni, ed apposhwa la sezione sostenuta dall'altro; quello però era respinto dal fuoco dei cav·alleggeri, e l'artig lieria non poteva spiegare la sua azione per l e difficoltà del terreno. Senonchè, richiamato altrove l o squadrone d'Aosta per far fronte ad altro riparto nemico, la colonna potè riprendere la marcia per Saccone, ove trovò ordine di raggiungere il grosso. Questo aveva passato il Monticano all'udire il cannone verso Conegliano, e s'era diretto su Saccone senz'incontràre resistenza tranne a Fossamerlo, dove uno squadrone d'Aosta 6ppose resistenza per dar


,i.84

RASSEGNA DEI CAMPI

-tempo di ritirarsi ad un altro squadrone che trovavasi all'estrema sinistra del difensore e che, avvertito della presenza del nemico a Fossamerlo sulla sua linea di ritirata, riparava a Sacile per la strada di Roverbasso, Francenigo e Cavolano. L'altro squadrone rimasto a fronteggiare gli squadr9ni del reggimento Guide, uno dei ,quali era appiedato, fu fatto retrocedere da un giudice di campo. Il comandante l'oradetto reggimento, dopo aver fatto trarre alcune cannonate su Conegliano, forse credendo che fosse ancora in possesso dell'avversario, riprendeva la marcia verso quella città, distaccando 2 ,squadroni ed una sezione per S. Vendemiano e Visna,dello nell'intento di prevenire il nemico sulla strada di Sacile. Questo distaccamento però non giunse in tempo ,che per tirare alcuni colpi di cannone sulla retroguardia ,del difensore che si ritirava. Il reggimento Savoia, che il mattino aveva ricollocato :gli avamposti sulla linea della Crevalta e del Monticano e poscia s'era riconcentrato a S. Lucia, mandava più tardi una divisione di 3 squadroni con una sezione d'arti,glieria a Bocca di Strada pel collegamento degli altri -d ue reggimenti. Uno dei detti squadroni, che era stato ,distaccato a tale scopo sulla strada di Conegliano ed aveva quindi preso per una stradicciuola conducente a ;Campolungo e superato il Monticano, fu assalito dallo ~quadrone d'Aosta che già aveva respinto un attacco della divisione di Guide passata per Cao di Villa. Indi ~ poco però quest'ultimo squadrone retrocedeva in se·,guito all'ordine di ritirata dat9 dal comandante il partito deil'est, e quello di Savoia ripassava il Monticano e raggiungeva la propria divisione avanzatasi sulla strada ili Conegliano. Mentre i fatti suaccennati accadevano tra il reggi~mento Aosta da un lato ed i reggimenti Guide e Savoia il.all'altro, l'azione si svolgeva dalla parte della collina fra

1876 48s;. i reggimenti Monferrato e Piacenza. Quest'ultimo erasi mosso con 4 pezzi da S. Lucia per Susegana, d'onde aveva diretto una divisione ed una sezione d'artiglieria su Collalbrigo, avanzando col grosso, preceduto da uno squadrone, per la grande strada. Lo squadrone d'avanguardia, accolto dall'arti"'lieria al suo giungere al ponte sulla Crevalta, o . . sgombrava la strada e prendeva posizione c~n uomm1 ~ppiedati lungo il torrente, mentre la cavalleria avversaria, non vedendo comparire altra truppa sul grande stradale, rimaneva in attitudine di difesa· passiva. Poco stante però, . all'udire alcuni colpi di moschetteria provenienti da un dei ·due squadroni spediti su Collalbrigo e che ora discendeva per la strada della Costa, un plotone di Monferra~o s'avar~zava al trotto verso il ponte, ma veniva preso d1 rovesc10 dallo squadrone dianzi menzionato che sboccava appunto sullo stradale, per il che era dichiarato fuori di com battimento. In questo turno di tempo, cioè verso le 11 1/.P la sezione d'artiglieria appostata all'ingresso della città veniva ritratta per ordine del comandante il partito del1' est, il quale, avuio notizia dei fatti ora detti e dell'avanzare del reggimento Guide sulla sinistra del Monticano, faceva accelerare la ritirata sotto la protezione del fuoco dei cavalleggeri appiedati. La sezione l'iprese . posizione al bivio di Visnadello sulla strada di Sacile; ma giudicandosi ormai inutile ogni resistenza, le truppe della difesa proseguil'ono la marcia retrograda . su S .. Fiore; ove si riordinarono, per quindi continuare 11 movimento s u Sacile. La colonna del reggimento P iacenia distaccata a sinistra era giunta verso le 10 3/ 4 a Collalbrigo, d'onde apriva il fuoco contro il castello, inviando in pari tempo per la strada della Costa lo squadrone che · già vedemmo sboccare sul grande stradale. Non trovando la posizione di Collalbrigo abbasta~za favor.evole per l'artiglieria, il comandante il reggunento Piacenza la dirigeva insieme allo squadrone a cercarne un'altra, col.. E DELLE GRANDI MANOVRE D&L


486 RASSEGNA .OEI CAMPI divisamento di poscia eseguire l'aggitamento · di Conegliano. Stavasi effettuando il movimento quando giun~e avviso che il difensore era in ritirata; il distaccamento si diresse all~ra sulla città per la ·strada della Costa. Preso possesso di Conegliano, le truppe del partito dell'ovest si stabilirono la detta città, S. Fiore e Susegana, e con questa fazione avevano fine le esercitazioni del primo periodo.

Il giorno 8, di riposo per le truppe, il direttore delle manovre radunò in Sacile tutti gli ufficiali a conferenza, -€d a somiglianza di quanto già aveva fatto a Castelfranco prese in esame ciò che erasi fatto dal Brenta alla Livenza, r ilevando tutto quanto aveva potuto dar luogo ad osservazioni e ad utili ammaestramenti tanto nei concetti ai quali erano state informate le singole operazioni quanto nel modo col quale vennero condotte. · II. Periodo .

Già dicemmo essere stato questo secondo periodo destinato a manovre d'insieme cli una divisione di cavalleria contro nemico segnato e con formazione su tre schiere. Come per le analoghe esercitazioni eseguite l' anno precedente su minore scala si era tratto ammaestramento dall'opuscolo pubblicato dal comandante generale in Milano per le manovre di cavalleria fatte sotto la di lui direzione e da quelle eseguite in Germania nel 1873, cosi quest'anno formarono. argomento di uli attento studio preparatorio le manovre del 1875 della cavalleria austro-ungarica al campo di Bruck e quelle della cavalleria tedesca nei dintorni di Konitz. È noto come essendo l a divisione di cavalleria tedesca composta di 3 brigate, ciascuna di queste costituisce una schiera; mentre che la divisione austriaca,

.

'

E DELLE GRANDI MANOVRE DEI, 4 876 4:87 non contando che 2 brigate, per la formazione delle tre schiere deve necessariamente spezzarne almeno una. Al èampo 'di Bruck la 1a schiera era formata da 2 reggim'en'ti e da uno ciàscuna le schiere posteriori; ciò si faceva o col sistema per linea, cioè ponendo in Ja schiera i r eggimenti di una stessa brigata, o col sistema per ala, cioè costituendo la 1• schiera con reggimenti di brigate diverse . Tale distribuzione di forze nelle tre scliiére', certamente la più confacente pet la divisione a 4 · reggimenti, permette di eseguire prontamente i cambiamenti· di ' fronte col costituire la nuova 1a séhiera colla za. unita ad un reggimento della vecchia I•, l'altro' .delia quale forma la nuova 2\ mentre la 3a rirnan~ riserva portandosi dalla parte meno esposta. Le esercitazioni svolte a Bruck offrivano quindi argomento ,di studio per quelle · da esegu'irsi a Pordenone con una divisione analogamente formata; e cosi pure dalle manovre di Konitz e dalle istruzioni per esse emanate daì generale Schmidt potevasi trarre utile partito ,per ap..a profondire l a materia e discutere le questioni di dettagl io ad essa relative. L'indirizzo che il generale Pianell aveva pertanto prefissatò di dare alle manovre d'insieme da eseguirsi presso Pordenone può così ri assumersi. Costituire una divisione effettiva, rappresentante un partito dell'ovest, ed una divisio·n e segnata,rappresentante un partito dell'. est, dislocate in posizioni opposte nella pianura compresa fra il torrente Zelline, la strada Pordenone-Fontana Fredda e le falde dei monti. Svolgere dapprima casi determinati com'erasi fatto in minori proporzioni l'anno antecedente, ed eseguire quindi alcune manovre prima semilibere e poscia l ibere (1). Adottare la formazione per schiere

(1) La ristréttezza del tempo e la necessità di ripetere alcune manovre obbligate impedirono, come si vedrà, di dare pieno svolgimento .a questo programma.


4.88

1876 489 dell'est siasi impiegato un reggimento per segnare una divisione, proporzione dimostrata adatta dall'esperienza delle manovre dell'anno precedente, la quale a'Veva inoltre fatto palese l'utilità di stabilire che gli uomini fuori rango non abbiano a segnare mai una forza maggiore di quella che effetti vamente rappresentano. E DELLE GRANDI MANOv'I\E DEL

!\ASSEGNA DEI CAl!lPl

usata in Austria, coll'applicazione dei principii che informano il capitolo V del regolamento tedesco, mantenendo quindi l'uso degli squadroni di rincalzo, i quali però dovevano essere forniti dalla l • schiera e non dalla 2a come praticasi in Germania, per la ragione che nella divisione a 4 reggimenti quella è di forza doppia delle altre. Siccome poi tutto ciò doveva essere oggetto di esperimento, il direttore delle manovre non aveva creduto di aggiungere un'istruzione particolareggiata a quella contenente le norme che abbiamo precedentemente ricordate, riservandosi di guidare egli stesso l'andamento delle esercitazioni. E qui cade in acconcio di accennare al metodo d'istruzione impiegato dal generale Pianell con risultati veramente soddisfacanti. Tale metodo, inteso essenzialmente allo scopo che ognuno si rendesse esatto conto di ciò che trattavasi di fare e ch'erasi fatto, può cosi assumersi: Dire sempre prima e colla maggiore chiarezza possibile ciò che si vuole eseguire; comunicare immediatamente le osservazioni cui l'esecuzione ha dato luogo; fare frequenti analisi critiche in apposite conferenze; e finalmente esporre al termine delle manovre in apposita relazione tutto quanto fu detto e fatto e comunicarlo agli ufficiali perchè o individualmente o riuniti nei vari corpi, ritornando con calme considerazioni su quanto fu da essi praticato, possano riconfermarsi nelle teorie esposte ed applicate e scorgere i modi di completar~e o migliorarle. Le truppe si portarono il giorno 9 nei lu~ghi di accantonamento loro assegnati per iniziare all'indomani le esercitazioni del 2° periodo, e nella ~tessa giornata vennero costituite le due divisioni rappresentanti i due opposti partiti . La formazione dei detti partìti è quella qui sotto indicata e da essa appare come pel partito

Divisione effettiva (maggior generale Rizzardi). 1a brigata (colonnello di . San Marzano} - R eggimen ti Aosta e Monferrato; 2• brigata (colonnello Ristori) - Reggimenti Savoia e Guide; 7n e 8h batteria dell' 8° artiglieria.

/

Divisione segnata (colonnello Colli).

I

Reggimento Piacenza; 4• batteria dell' 8° artiglieria . Gli accantonamenti presi dalle truppe furono i seguenti : Il comando della divisione effettiva e della l" brigata a Pordenone; quello della brigata ad Aviano; quello della div isione segnata a Cordenons; il reggimento Aosta nei dintorni di Pordenone; il reggimento Monferrato tra Fontana fredda, Vigonovo, Ronche e Porcia; il reggimento Savoia tra Aviano, Marsure e Costa; il reggimento Guide tra Castel d'Aviano, Budoia, Bar<la'go e Somprado; il reggimento Piacenza tra Cordenons e S. Quirino; le batterie della divisione effettiva a Roveredo; quella della divisione segnata a Cordenons.

za

Il mattino del 10, dopo aver passato in rivista le 'truppe dei <lue parti ti, i quali s'allontanarono posc:.:ia in direzioni opposte finchè furono fuori di vista l'un dell'altro, e dopo aver radunato gli ufficiali a rapporto per spiegar loro succintamente la formazione per schiere, il ANNO XXII, VoL.

I.

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490 RASSEGNA DEI CAMPI modo di adoperarle, lo scopo delle pattuglie di combat- . timento e degli esploratori e le tre fasi dell'azione, il direttore delle manovre proponeva il seguente tema di' manovra obbligata, dando opportuni avvertimenti per la sua esecuzione: « Le division i prenderanno posizione di aspettativa « e spediranno l e pattug1 ie di scÒperta. Ricevute in« formazioni sul nemico si avanzeranno formando le « schiere. La divisione effettiva, prendendo il galoppo, « accennerà un attacco frontale; questo sarà arrestato « da una minaccia di fianco della 2a schiera della di« visione segnata». La divisione effettiva, saputo dalle pattuglie di scoperta che l'avversario sta sboccando dai campi di Roveredo, si avanza dalla posizione d'aspettativa formando l e schiere per linea colla 1a brigata in 1o. schiera in linea di colonne con due squadroni di rincalzo, il reggimento Guide in 2a schiera a sinistra parimenti in li nea di colonne, ed il reggimento Savoia in massa colla brigata d'artiglieria in riserva. Avanzatasi la divisione segnata colla 2a schiera a sinistra, la 1• della divisione effettiva si spiega, le altre seguono nella primitiva formazione finchè anche la 3" sch iera, entrata n ella zona del fuoco d'artiglieria, si forma in linea di colonne. A questo punto il direttore delie manovre sospendeva l'azione, radunava gli ufficiali ed esponeva loro le osservaz:.oni cui i movimenti eseguiti diedero luogo. No tava esser necessario che le pattuglie di scoperta non si ritirino appena scorto il nemico , ma continuino ad osservarlo e mandare frequenti rapporti ; do_versi l a formazione per schiere prendere ad' andatura celere e non al passo com'erasi fatto, e la disposizione delle schiere subordinare al concetto cui s'intende informare l'azione, il quale deve a sua volta basarsi su'lle informazioni avute sul nemico e .sulle preSUJ?.te intenzioni

E DELLE GRA'.NDl J!ANOVRE DEI,

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di lui. A tal proposito invitava i due comandanti di partito ad esporre il criterio che avea presieduto alla formazione adottata, e poscia, traendone argomento dal fatto che uno degli squadroni di rincalzo erasi avanzato .a colmare un vuoto prodottosi nella 1• schiera durante la. breve marcia della div isione effettiva, concludeva col1' osservare come gli squadroni di rincai'zo non debbano esser temiti a più di 150 passi dalla 1a schiera per poter giungere in. tempo a colmai:ne i vuoti od a respingere i riparti nemici che riuscissero ad oltrepassarl a. Fatta quindi riprendere ai due partiti la posizione . d'aspettativa, ordinava che venisse ripetuta la manovra, prescrivendo però che l'iniziativa fosse lasciata alla divisione effettiva e che la divisione segnata raccogliesse la l " schiera ·dietro l a riserva mentre la 2a interveniva su -di un fianco. Conformemente a tali prescrizioni la div isione Rizzardi prende l'iniziativa avanzando al galoppo; la sua 1• schiera accenna alla carica, e mentre la 1" schiera ,segnata si ritira, la 2• attacca il fianco destro della la effettiva, l a quale vi fa fronte mediante conversione di due squadroni dell'ala destra. Le osservazioni cui diede luogo l'esecuzione di questa seconda manovra furono che l'artiglieria dell'assalitore non giunse in tempo a prestare il suo concorso, e che la l" schiera dell'assalitore stesso, assalita a sua volta sul fianco, avrebbé meglio operato scansando l'attacco e lasciando ad altra schiera il còmpito di respingerlo. Il giorno 10 ebbe luogo un'altra esercitazione simile a quelle suaccennate, preceduta come di consueto da una conferenza. In questa il direttore delle manovre ricordò anzitutto come la formazione per schiere sia basata sul principio che una linea di cavalleria lanciata all',attacco i-n una direzione può difficilmente op-


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llASSEGNA DE I CAMPI

porsi ad un attacco proveniente da direzione diversa e che perciò è assolutamente necessario che le ali siano coperte da ostacoli n aturali o protette da riparti sca- , glionati indietro. P rendendo quindi occasione dal fatto che nell'esercitazione precedente l'ala destra della divisione effettiva da meno esposta che era all'inizio del movimento rimase poi scoperta coJl'avanzare della divisione in terreno più ampio per avere la riserva còntinuato a mantenersi dalla parte opposta, ove pure trovavasi la 2° schiera, dimostrò la necessità che le tre schiere, le quali costi tuiscono un ordine solo, si colleghino e si sosten. gano a vicenda, agendo ciascuna, in mancanza d'ordini, di propria in iziativa in base alle notizie fornite dalle pattuglie di scoperta. Quindi, allorchè l'ala destra della l a schiera effettiva. si trovò non più coperta dal terreno, la risel'va doveva prontamente proteggerl a scaglionando dietro di essa alcuni squadroni; e ciò mancando, doveva provvedere nello stesso modo il comandante la l • schiera stessa. Passò poscia a raccomandare la prc.gressione nella celerità delle andature, la mas sima che nella carica ciascun sq uadrone abbia di .mira un riparto nemico affine di evitare le cariche a vuoto, e l a necessità di arrestarsi a .200 metri non solo per evitare inconvenienti, ma anche per dar agio alle varie. schiere di' meglio disegnare la loro azione. Ricordò inoltre le norme date per l'azione dell'artiglieria, la quale de:ve concorrere alla pI'eparazione ed all'esito finale dell'azione generale . L'assegnazione poi dP,ll'artiglieria alla riserva nell'ordine normale per schiere non vuol dire che debba agire sempre ed unicamente con questa; essa deve anzi manovrare secondo le circostanze con una qua lunque delle tre schiere. ·. v ~niva quindi enunciato il seguente tema per esercitazione della giomat!l: << La rl.ivisione effettiva si di« sporrc\ in, posizione d'aspettativa sullo stesso terreno

E DELLE GRANDI MANOVRE DEL ,«

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del giorno precedente, manderà le pattuglie di sco-

<< perta e quindi procederà all'attacco; e mentre la sua

•« 1" schiera sarà impegnata, la 2a cariche1·à di fianco « l'avversario. L'iniziativa dovrà però esser lasciata alla ,<:< divisione segnata». R icevuti i rapporti delle pattuglie, il comandante la divisione effettiva rjsolve di avanzare e comanda la formazione di schiere colla 1• brigata in l" schiera ed il reggimento Guide in za a d~stra. Mentre la 1a schiera si avanza, i due 1~eggimenti ddla 2• brigata si scambiano di posizione perc1Jè il reggimento Guide, che doveva costituire la za schiera a destra, ,t rovavasi a si·nistra; inoltre il detto r eggimento prende la distaz:iza dalla 1• schiera indietro, cosicchè le due schiere si-tro-vano presto tanto scostate che quando la l" pronuncia l'attacco la 2" non vi può concorrere nel modo stabili to e _giunge solo quando l'artiglieria avversaria apre il fuoco . Fatta ripetere la manovra, il passaggio dalla ·posizione d'aspettativa. alla formazione di combattimento viene regolarmente e celeremente compiuto in due minuti e mezzo; la 1a schiera eseguisce la carica, s'arresta ·e simul a l a mischia; la 2~ s'avanza sulla destra in .colonna doppia e carica diagonalmente il fianco destro della la schiera segnata. L'artiglieria dell'attaccante non giunge a porsi in batteria a tempo per cooperare all'attacco in n essuna delle due manovre . La critica delle . operazioni di questa giornata diede luogo ad osservare che nella prima manovra lo scambio fra i reggimenti Savoia e Guide avrebbe dovuto farsi preventivamente, e sopratutto poi che quest'ultimo non doveva retrocedere per prendere la distanza, ma lasciare che .questa si producesse per l'avanzare della l" schieri'l, in omaggio al principio che, . essendo l'azione della cavalleria sempre offensi,ra, la formazione per ·S~hiere deve sempre prendersi avanzando. Venne inolire


RASSEGNA DEI CA)I PI

segnalata la necessità di passare ben distintamente peitre stadii dell'aspettativa, dell'avvicinamento e dell'azione, manovrando però prontamente al galoppo tostoentrati nel raggio efficace del fuoco d' artiglie~ia. Circa la seconda manovra, il non aver l'artiglieria dell'attaccante potuto entrare in azione in tempo opportuno si osservò doversi attribuire all'averle il comandante la divisione ordinato il da farsi anzichè lasciarle la necessaria libertà e responsabilità d'azione. Venne finalmente · notato che il reggimento Guide, nell'eseguire il suo attacco. di ~anco, a~rebbe dovuto spiegare la colonna dopo compiuto 11 cambiamen to di direzione e non prima come fe9e io ambedue le manovre. Il ?iorno 12 venne ripetuta la manovra del giorno innanzi facendol a seguire da un'altra su questo tema: « La « 1° schiera effettiva, fallito il suo attacco, è costretta a « retrocedere; la la disimpegna attaccando il fianco « del nemico inseguente ». Il direttore delle esercitazioni prescriveva che la schier a fosse fo r mata in colonnH doppia nella prima manovra ed in linea di colonne nella seconda, e facendo presente come il buon e~ito. di un attacco di fianco dipenda più dalla giusta d'. rez1one e dal momento opportuno che dalla quantità d1 forza che· lo compie, raccomandava d'impieaare in t!le a~tacco pochi squadroni, opponendo gli altri alla 2 schiera avversaria. · L'esecuzione della prima manovra procedette così. La 1 a schiera a,ranza e carica; la 2° si spiega dopo oltrepassata la }a ed eseguito il cambiamento di direzione carica diagonalmente il .fianco della l o. schiera livver: s:ria ~on tre squadroni, mentre un quarto affronta la 2 schiera nemica e quello d'estrema destra si slancia in una direzione eccentrica, forse deviato da un ostacolo del terreno, cosicchè trovasi a n on aver di contro a lcun-

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zu

4876 495 riparto nemìco. L'artiglieria dell'attaccante, mossasi con non sufficiente prontezza, non giunse a trar colpo; e la sua scorta (uno squadrone di riserva) le si tenne troppo vicino e quindi esposto ai colpi tirati contro di essa. La batteria della divisione segnata giunse ad entrare in schiera effettiva. erasi lanciata alazione quando la l'attacco. Queste cose formarono argomento di osservazione per parte del direttore delle manovre, il quale ebbe inoltre a far notare che l'ardita. azione di quest'ultima batteria, mentre non·era stata scevra di rischio, non avrebbe d'altra parte potuto avere tanta efficacia da arrestare interament e la 2• schiera avversaria stante la brevità del tempo che questa sarebbe r imasta sotto il fuoco, ed un solo squadrone di essa che fosse giunto in tempo sul fianco della l " schiera segnata sarebbe bastato a consP-guire lo scopo. Passandosi quindi all'esecuzione della seco.n da manovra, la P schiera effettiva carica, s'arresta e retrocede; la 1° schiera segnata insegue; la 2a effettiva avanza in linea di colonne per disimpegnare la P, facendo cambiare successivamente di direzione a sinistra i suoi 3 squadroni di sinistra per caricare a scaglioni; la 1° schiera segnata però desiste subito dall'inseguimento all'attacco dello squadrone di sinistra e si r itira successivamente attaccata dagli altri due; la divi_sione di destra della schiera effettiva prosegue nella direzione primitiva, si spiega e fronteggia la 1~ schiera segnatil; l'artiglieria d'ambe le parti coopera all'azione. Siccome la 1° schiera segnata quando fu attaccata in fianco desistè tutta intera dall'inseguimento e si ritirò nella stessa direzione per la quale erasi avanzata, il direttore delle manovre dimostrò come ciò sia difficile nel caso vero, ed ordinò quindi che ripetendosi la manovra gli squadroni dell'ala attaccata si ritirassero nella direzione dell'attacco e che quelli dell'ala opposta, sui quali l'attacco E DELLE GRANDI MANOVRE DEL

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RASSEGNA DE[ CAh;IPT

•18J6 4-n7 in fuori della 1" per non impacciarne i movimenti come accadde in questa esercitazione. Passandosi ad eseguire la seconda manovra, per la quale i due partiti eransi intanto collocati a circa 3 chilometri di distanza fra loro ed in posizioni diverse da queJ1e della manovra preceJente, la 1a schiera effettiva riconos'c e il nemico, si avanza sollecitamente, prende il galoppo, carica ed è respinta dal nemico che aveva presa l'iniziativa. La 2a schiera effettiva agisce ·sul fianco per scaglioni come il giorno precedente; ambedue le ~rtiglierie entrano in azione. L'aver dovuto uno scagl10ne della 20. schiera attraversare obliquamente l'ostacolo già accennato nella manovra precedente, ciò che del resto fu fatto in questa come in quella circostanza con arditezza, scemò alquanto l'esattezza dei movimenti di detta schiera; la manovra però riuscì bene. E DELLE GRANDI MANOVRE DEL

non potrebbe · avere immediate conseguenze, continu~ssero l'inseguimento. La ripetizione della manovra, eseguita conformemente a tali prescrizioni, riuscì benis- · sill)o sotto tutti i rapporti, inquantochè anche i 3 squadroni d'ala della 2 3 schiera effettiva poterono c,)mpiere nel · modo voluto il loro attacco per scaglioni. Le operazioni del giorno 13 furono inaugurate con una rivista passata alle truppe da S. A. R. il Principe Ereditario giunto quel mattino a Pordenone ac.c ompagnato da S. E . il ministro della guerra. Dopo la rivista si procedette ~Ila ripeti,zione rl..elle due manovre eseguite il giorno innanzi, preceduta da un riassunto dei prfocipii stabiliti precedentemente, delle cose già fatte e delle oss.e rvazion i cui diedero luogo . Allontanatisi i due partiti come di consueto, la divisione effettiva prende la formazione di combattimento per al~ coi reggimenti Savoia ed Aosta in l8 schiera, il reggimento Guide in 2• a destra ed il reggimento Monferrato in riserva coll'artiglieria alla sua sinistra. L<,1. 1a schiera effettiva attacca dopo aver attraversato un largo fossato co;1 un rialzo in terra, ciò che la disordinò alquanto; la 2• schiera interviene a tempo opportuno in colonna doppia attaccando coi 3 squadroni di sinistra diagonalmente il fianco destro della 1(1 schiera avversaria menti:e i 2 di destra fronteggi ano la 2a schiera; delle due artiglierie non entra in azione che quella del partito segnato. NeJ rapporto che seguì questa manovra il di rettore dell e esercitazioni ebbe ad osservare che si sarebbe potuto e dovuto evitare quel po' di disordine che si produsse nella 1° schiera attaccante se si fossero tenuti avanti gli esploratori i quali avrebbero segnalato l'ostacolo in tempo perchè la schiera stessa non prendesse il galoppo che dopo averlo oltrepassato. Rilevò parimente la necessità che la 2(1 sc~iera stia abbastanza

Il giorno 14, ultimo delle manovre, venne eseguita un'esercitazione semilibera per la quale erano stati fin dal giorno innanzi dati per iscritto ordini speciali ai comandanti dei due partiti. Giusta tali ordini la divisione effettiva doveva: Trovarsi alle 8 del mattino riunita a ponente della strada Vigonovo-Castel d'Aviano, copr.endosi il meglio possibile verso levante; spedire alle. 8 1/i l e pattuglie di ricognizione, mentr~ il comandante la divisione e quelli delle brigate avrebbero r.iconosciuto il terreno; formare le :,:chiere in base alle notizie raccolte sulla posizione nemica e quindi av anzare facen.dosi proteggere a tempo opportuno dall'artiglieria; eseguire decisamente l'attacco giunta che fosse a giusta portata di poterlo intraprendere, facendovi concorrere le tre schiere sia per ordini del comandante la di visione sia per iniziativa dei comandanti di queste. Veniva inoltre ricordato il precetto di non far concorrere tutta la ri-serva nell'attacco per conservarne una parte compatta

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498 ~ IlASSEGNA DEl CAMPI disponibile, e l a prescrizione di arrestarsi a 200 metri: n ella carica e di riformare prontamente le schiere al suono della fanfara re/l,le con segnale di alt. La divisione segnata doveva parimente trovarsi riunita in posizione d'aspettativa e coprirsi il meglio possibile fra ponte Rosta e la Rojazzola, spedire le pattuglie alle 8 ¼, formare le schiere in base alle notizie avute e quindi avanzare facendosi opportunamente proteggere dall'artiglieria. Doveva inoltre attenersi alle stesse norme e dispo.sizioni già citate per la divisione effettiva. La fazione veniva quindi iniziata fra i due partiti collocati a 6 chilometri di distanza fra di loro, perfet,. tamente coperti e totalmente ignari delle reciproche posizioni, mentre S. A . R. il Principe Ereditario sboccava col suo seguito da Roveredo sulle praterie a circa metà distanza fra i partiti stessi e si dirigeva verso la ,posizione della divisione effettiva. Quanùo . le pattuglie di questa, irradiate in ricognizione e sostenute da 2 squadroni, ebbero segnalato il nemico oltre la strada Roveredo-Aviano, la divisione prese la formazione di combattimento per ala coi due reggimenti lanceri in l" schiera, il reggimento Monferrato in 2a schiera, a destra e le Guide coll'artiglieria in riserva, ed avanzò al trotto. . Frattanto la divisione segnata, in seguito al risultato delle sue ricognizioni, avanzava parimente al trotto in formazione di combattimento colla 2" schiera a sinistra e la batteria a destra; a c,irca 200001 dal nemico l'artiglieria apriva il fuoco, cui .rispondeva l'artiglieria avversaria. I . due partiti prendono quindi il galoppo; le due prime schiere si caricano a fondo; la 2a segnata interviene sul fianco della l3 effettiva, rna è fr.onteggiata dalla 2"' che, sebbene mossasi con qualche lentezza, riesce a respinger la. Allora la l a schiera segnata si raccoglie dietro la riserva inseguìta dalla 1a effettiva, la quale è a sua volta battuta dall'artiglieria avver-

18'.76 499saria che ha preso posizione più indietro; l'artiglieria della divisione effettiva continua il fuoco contro il nemico in ritirata. La manovra è quindi fatta cessare mentre il comandante la riservà segnata sta spiegando 2 squadroni per proteggere l'artiglieria e la raccolta, della 13 schiera. Radunati crli ufficiali ed invitati f comandanti dei partiti ad espor;e i criteri coi quali operarono e gli ordini dati, il direttore delle manovre encomiò il concetto e· l'esecuzione della manovra: rilevando però come la 2° schiera effettiva non si fosse lanciata con tutta la decisione e celerità richiesta. S. A. R. il Principe Ereditarioesprimeva quindi con lusinghiere· parole la propria sod~ disfazione per ciò che aveva veduto e per quello che glt era stato riferì to dal direttore delle esercitazioni sulla buona volontà ed intelligenza spiegate da ognuno durante tutto il periodo cle1le grandi manovre. Dopo di ciò· ebbe luogo lo sfi lamento delle truppe, eseguito al galoppo dalla cavalleria ed al trotto dall'artiglieria, E DELLE GRAND1 MANOrRE DEI.

Jlnnovrc di cavalleria nel comando generale di 'l'orino. Direttore delle manovre: tenente generale conte Ca~ dorna.

Truppe. 2a brigata di cavalleria (maggior generale Cravetta). Reggimento Novara (5°); » Foggia (11 °); » Lodi (15°); Squadrone d'istruzione; 1° e 3° battaglione dell'll 0 fanteria; 7a e 8• batteria del 5° artiglieria (12 pezzi),


E DELLE GRANDI MANOVRE DEL 1876

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RASSEGNA DE( CAMPI

Queste manovre consistettero in una serie d'esercitazioni d'insieme eseguite sulla Vauda di S. Maurizio e quindi in una grande esplorazione della durata di più giorni svoltasi fra la Dora Baltea e la Sesia. Già accennammo in principio di questa rassegna come le esercitazioni d'insieme siano state a loro volta divise in due parti, cosicchè il còmplesso delle manovre risultò distinto in tre periodi, cioè: un primo periodo, dal l O al 5 settembre, nel quale si eseguirono evol uzioni regol amentari di sola cavalleria; un secondo periodo, dal 6 al 9, nel quale si fecero manovre campali col concorso dell'artiglieri a secondo temi ùati volta per volta il giorno innanzi dal direttore delle manovre; finilmente un ter?.O periodo, dal 10 al 15, nel quale si effettuò la suaccennata esplorazione da una brigata di cavalleria c0l concorso di fanteria e di artiglieri a contro un'altra brigata mista semplicemente segnata. Affinchè i reggimenti destinati alle manovre vi potessero intervenire convenientemente prepar ati, il general e Cadorna aveva fin dal mese di maggio emanate apposite disposizioni perchè fosse posta la massima cura nell'attuazione delle varie istruzioni , richiamando particolarmente l'attenzione dei corpi su quelle parti delle istruzioni ·stesse la cui per fetta conoscen za ed esatta esecuzione sono più necessarie per la buona riuscita di esercitazioni come quelle che dovevansi poi eseguire nella prima quindicina di settembre. Allo scopo poi di trarre profitto di quanto erasi fatto preceden temente e di assicurare uniformità d'indirizzo à siffatte esercitazioni, il direttore di queste aveva raccomandato, come già dicemmo aver fatto il general e Pianell , lo studio dell'istruzione pubblicata l'anno precedente dal generale Petitti. Per ciò chn concerné la condotta delle esercitazioni , anche il generale Cadorna si attenne al sistema di lasciare, per la parte esecutiva, tutta la necessariii latitu-

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dine d'iniziativa al comandante diretto delle truppe, esercitando, a questo riguardo essenzialmente la sua azione direttiva nella opportuna proposizione dei temi e nella critica ragionata delle singole manovre. Per quelle eseguite nei due primi periodi essen lo le -truppe riunite sulla Vauda di S. Maurizio,· egli r adunava a tal uopo gli ufficiali prima o dopo e tal volta anche nel corso di ciascuna esercitazione, per esporre loro le sue osservazioni, coordinandole ai principi i direttivi da sPguirsi n:lla condotta della cavalleria e nel concorso da prestarsi a questa,considerata come arma prin?ipale, ~,alle~ltre armi; principii il cui, valore veniva cosi reso ptu chiaramente· manifesto al lume di una pratica di cui ciascuno aveva ricevuto un' impressione immndiata. P er l'esercitazione di esplorazione del terzo periodo, nella quale sarebbe stato impossibile seguire le operazioni delle singole_ ~olonne'. il direttore delle manovre, limitandosi alla critica degh scontri, prescrisse che gli fossero inviati ~.utt~ gl_i o:dini oriainali emanati prima e durante le eserc1taz10n1, nsert> • t vandosi di poi _esaminare tulta la tela del mov,men o e comunicare ai vari corpi il risultato di tale esame. Durante i primi due periodi le truppe furono dislocate nei luoghi qui appresso indicati, nei quali si trovarc:..1J concentrate il 30 agosto. Il reggimento Lodi e l o squadrone d'istruzione a S. Maul'Ìzio, ove pure presero sede il comando generale e quello della brigata; il reggimento Novara a S. Francesco al Campo; il reggimento Foggia a Ciriè; i 2 battaglioni nei baraccam~nt_i del campo; le 2 batterie a Caselle. Il giorno 31 ~u ~l r'.poso, ed il 1° settembre abbero principio le esercitaz1on1. I. Periodo.

Le evoluzioni di brigata che formarono oggetto di questo periodo furono precedute àa alcune evoluzioni


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llASSEGNA DE[ CAMPI

fatte eseguire per reggimenti isolati allo scopo di constatare il grado di preparazione dei reggimenti stessi. 'Tale esperimento si fece il 1° settembre dopo che il direttore delle manovre ebbe passate in rivista le truppe e spiegate agli ufficiali le proprie idee sulle esercitazioni che stavansi per intraprendere, e consistette in evoluzioni in due schiere ad andature celeri, cioè cambiamenti di direzione . e qi fronte, cariche dirette, di fianco ed a scagl ioni successivi avanzando ed in ritirata, con impiego d'esploratori e pattuglie di combattimento, sussegui te dall'inseguimento o dalla raccolta, ed esr.rcizi d'appiedamento secondo un concetto di mano,,ra applicata al terreno. Questo esperimento, pur avendo palesato alcune mende attribuibili essenzialmente al brusco passaggio dalla piazza d'arme al terreno vario, riuscì tuttavia nel complesso abbastanza soddisfacente.

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Le evoluzioni di brigata col concorso delle due batterie vennero eseguite nei giorni 2, 4 e 5, sempre in ·base ad .u~ concetto prestabilito e contro nemico segnato co~ uommt dello squadrone d'jstruzione nel modo prescritto dal regolamento d'esercizi, cioè rappresentando ciascun squadrone con 4 uomini, i quali furono inoltre muniti di banderuole bianche. Per l'esercitazione· del giorno 2 la brigata venne ammassata in posizione d'aspettativa al lato occidentale del campo, fronte ad oriente, dalla quale passò successiva~ente, avanzando, a quella d'avvicinamento con disposittvo su tre schiere, e quindi a quella d'azione, eseguendo attacchi dapprima frontali colla l" schiera, poscia frontali con simulazione della mischia e col concorso di attacchi di fìanco per parte della 2" schiera. Tali atti furon sempre preceduti da esploratori e da pattuglie di combattimento: l'artiglieria ne simulava la preparazione sia da ,fermo sia seguendo l'ala esterna della schiera attaccante.

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E O.ELLE GRANDI MANOVRE DEL 1876 503 In. quest'esercitazione si ebbe a rilevare qualche difetto di regolarità nel dispositivo per schiere, sia per soverchia distanza fra la 1• e la 2", sia perchè le schiere posteriori non spuntavano abbastanza l'anteriore. Si palesò inoltre l'utilità di sostare alquanto da principio dopo formate le schiere percbè tutti possano ben apprezzare tale dispositivo. L'artiglieria, sempre abbastanza sollecita a concorrere nei primi atti, non giunse egualmente in tempo, · anche usando celeri andature, a concorrere nei successivi. Le evoluzioni dei giorni 4 e .5 vennero iniziate con marcie offensive mediante le quali la brigata effettuava la sua radunata sboccando sul campo in tre colonne e passando la F isca a guado: il primo giorno tale sbocco ebbe luogo verso il lato occidentale, il secondo verso l'orientale. Ciò offrì opportunità alle varie colonne di attuare .esercizi di ricognizione di guadi, d'esplorazione, di coprimento e di collegamento, e di trarre ut?li ammaestramenti da alcuni errori ed inconvenienti prodottisi nell'esecuzione, come pure di esercitarsi poi nel passaggio Jell'ordine di marcia a quello di combattimento. In queste due giornate vennero eseguite, su terreno svariato, marcie in battaglia nella formazione per schiere, cambiamenti di fronte conservando dapprima la posizione rispettiva delle schiere e poscia facendo diventar l • schiera l'una o l'altra delle postel'iori, e finalmente attacchi e cariche con inseguimento e raccolta. Tali evoluzioni, fatte opportunamente ripetere man mano che lasciavano a desiderare, offrirono occasione al diretto1·e delle manovre di richiamare l'attenzione degli ufficiali sulle regole da seguirsi nel maneggio della c;l,valleria, avvalorandole con recenti esempi storici, e di dimostrare la bontà e la ragione di dati tipi di formazione. Le mende che si ebbero a notare dettero luogo ad alcune osservazioni, che si possono così succintamente riassumere. Doversi nel dispositivo per schiere aver presente,

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RASSEGNA DEI CAMP{

il tipo di formazione per uniformarsi al suo vero spirito,. che è quello che le varie schiere si;rno sempre in · grado di rispondere al loro scopo, e non già alla forma materiale, la: quale può e deve essere alterata quando il terreno lo richieda. Doversi i cambiamenti di fronte eseguire in massima non sulla prima schiera, m8! su quella delle posteriori che trovasi più a portata di fronteggiare od effettuare l'attacco di fianco che motiva tale manovra. Esser necessario, a meno che le minacce del nemico sian,J incalzanti, che ·l a schiera di base sosti alquan to dopo compiuto il movimento, perchè le altre possano orientarsi e portarsi a posto. R ichiedersi nei carnbiam~nti di fronte , mezzi precipui di manovra per la cavalleria, somma prontezza e celerità di esecuzione su qualunque terreno. Nel marciare offensivamente su tre schiere evitare qualsiasi movimento inutile, come sono gl' intempesti vi spiegamenti quando il nemico non è ancor segnalato; aver occhio pronto a valutare gli ostacoli ed a r iguadagnare le giuste distapze fra le schiere quando accada di perderle nel superarli·. Nell'ultimo giorno di queste e'voluzioni di bri()"ata era gi<! notevole il progresso tanto nella condotta dei singoli riparti quanto nella direzione dell'insieme, come pure nel saper prontamente dare ~d eseguire gli, ordini e nell'adattare le disposizioni alle accidentalità topogr~fìche manovrando su un terreno che si sarebbe dap1mma creduto dover presentare diffico ltà quasi insuperabili. II. Periodo.

. In ~uesto periodo vennero es,eguite tre manovre campali d1 b_~1gata col concorso di fante-ria ed artiglieria, contro nemico segnato secondo le norme direttive emanate dal Ministero. Essendosi irbpiegati a segnare- il nemico

E DEI.LE GRANDI .l,{AN.OYl;l,E ,D~I.•

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3 squadçoni (lo sq-uadrone d'istruiione e due del reggi~ merito Novara), 2 con;ipagnie e 2 sezioni (i+na per ci~ sc"ima batteria), i due partiti risult~rono cosi costituiti: B.rigiata mista effe,t tiva (mag,gjor generale Cravetta): 16 s.9.uadroni, l 1/.1 battaglic;ni e 2 batterie (8 pezzi). Nemico se;g,nato fr:olonnello Colli comandante la scuola no'rm~le di cavalleria.): 12 squadroni, 2 battaglioni ed 8 pezzi. I temi per ciascuna esercitazione venivano dati la ~ s~ra innan.7.ti dal djrettore delle manovre, il quale, tut- ' tavia, la.sciò al comandante lix brigata effettiva ampia 1jbert~ di regolarne lo svolgimento, prese11ivendo le \ mosse al partito segnato, dividendo le manovre in momenti e sospendendole per fare le opporttme rettifiche ed impartire nuove istruzioni. Il predetto c.omandante di b:vigata si attenne al sistema clelle manovre interamente obbligate, regolandone minutamente i particolari. L'esperienza avrebbe però indotto il generale Cado ma a rit~nere preferibile il sistema a ·manovra semilibera. per lasciar maggiore libertà ed iniziativa al partito segnato, ciò che è agevolato dalla: forza abbastanza visibile impiegata a segnare tale partito. In queste esercitazioni si suppos.e sempre che l'azione avesse luogo fra due colonne, l'una (partito rappresentato) proveniente da To~ rin o, l'altra (partito· segnato) da Cuorgnè-Front.

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La manovra del 6 settembre ebbe per tema un at-

tacco d' a.la contro cavallerz·a con success.ivo attacco di fianco contro /ante1·ia spuntata. Il partito effett iv:o, incolonnato sulla strada S. Maurizio-Front e ,fiancheggiato da due squadroni che dovevano rispettivamente g1~ardare la Fisca a C. Martinetto e C. Gerolera, può sboccare dal ponte, l'espingere i primi esploratori e prender posivione coll'avanguardia sulla sinistra della ' Fisca. Il partito segnato, postato col gros,so dietro il Riotorto-Miana con pochi esploratori sulla Vauda, deve. A!C°\0 XXII, VOL. I.

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•1876 501 ·s uo complesso alle seguenti osservazioni. Non essersi ancora ben applicata la règola fondamentale di mirare .essenzialmente al fianco dèll'aHérsario o colla 2.. scheira o cogli squadroni d'ala della 1a, è di · arrivarvi colla voluta celerità; non aver tenuto conto sufficiente del fuoco avversario rimanendovi sov~rchiamente esposti, e non lasciato tem po bastante alla preparazione dell'attacco col proprio fuoco; non essersi finalmente tenuto sèmpre presente il concetto dirèttivo della manovra per cooperare opportunamente alfo scopo Q.i questa. E DELLE G-RANDI MANOVRE DEL

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RASSEGNA DEI CAMPI

s"boccare colla sua avanguardia dopo che sia sboccata quella dell'avversario. Questa appieda la maggior parte della sua forza, è quindi raggiunta da una batteria e poscia da fanteria; fa allora rimontare i suoi cavalieri e prep.de forte posizione sulla sinistra della Fisca, mentre il partito segnato fa lo stesso dal canto suo sul ciglione sinistro del Riotorto-Miana, distendendo fanteria ed appostando i suoi pezzi. In seguito a parziali attacchi ed all'azione del fuoco, il grosso della brigata effettiva (due reggimenti ed una batteria) riesce a sboccare al coperto; dopo di che ia batteria si riunisce all'altra e la cavalleria sfila per andarsi ad ammnssare presso il II0 baraccamento, d'onde dovrebbe inopinataròente èadere sull'ala sinistra della cavalleria avversaria. Questa era intanto appar~a sul campo formando l'ala sinistra del fronte di battaglia ad oriente della strada S. Maurizio-Front. l'ale cenno di attacco viene infatti · eseguito dai due reggimenti formati su tre schiere, mentre l'altro assale ripetutamente, come dimostrazione, l'ala destra nemica ed il fuoco sul fronte continua sempre vivo. Però nel modo e nelle condizioni in cui fu eseguito, questo atto non poteva condurre al propostosi attacco d'ala con spuntamento della fanteria. L'azione della cavalleria attaccante difettò di sorpresa e di celerità e si sviluppò sotto un poderoso fuoco tiell'a vversario; la fanteria e l'artiglieria dell'attaccante non guadagnarono sufficiente profondità innanzi; il reggimento di destra precipitò alquanto la sua azione. Fatto ripetere l'attacco, l'esecuzione riuscì più corretta, ma l'esito non avrebbe ancora potuto esser favorevole non avendo la cavalleria · dell'assalitore allargato sufficientemente il movimento, nè essendo riuscito un attacco contro l'artiglieria avversaria. Questa manovra, nella quale la condotta dei vari riparti considerata in sè stessa fu buona, diede luogo nel

La manovra del giorno 7 doveva risolversi in un movi·mento contro il fianco ed alle spalle. Il partito segnato è in posizione sulla sinistra della Fisca con cavalieri appiedati, sostituiti poscia da fanteria e da artiglieria; spicca pochi esploratori sulh.t ·d estra. Il partito effettivo, -0perante col grosso per lo stradale S. Maurizio-Front, vista la difficoltà di sboccare pel ponte della Fisca, prende ,quivi salda posizione con cavalieri appiedati e poscia con fanteria ed artiglieria , manda a destra pel guado presso ,C. Fiorenza 10 squadroni incaricati di eseguire celere.mente il divisato movimento girante, e distacca uno squadrone a sinistra con missione di sboccare a tempo pel .guado di C. Gerolera a scopo di dimostra7,ione. Intanto che si eseguiscono questi movimenti preparatorì, l'azione della brigata effettiva al ponte fa ritirare l'avversario che non vi è ancora in forze, c<Jsicchè i rimanenti squadroni disponibili di quel partito passano il torrente e si portano al coperto a sinistra ove raggiungono quello incaricato delle dimostrazioni, il quale, sboccato anzi tempo, aveva mostrato troppo presto la sua poca forza. Questo e quelli -s'impegnano, esponendosi al fuoco efficace di una batteria ,e di fanteria avversaria posta dietro la Moglia Grande. Apparendo a questo punto in vista la colonna girante, la quale a sua volta era sboccata non abbastanza riunita e

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50& l~ASSE(:N1\ DEI CAr,p?t prqnt;a ad u~'immediata azione e non avev a posto sufficiente cura ~ celar~i, il partito segnato ripiega l a sua fa:qter~a, Eld artigl/~ria pe:r: coropare il ciglion e. sinis.t ro del Riotor.to, e· sbocca col gi;osso della sua çavalleria tenuta fino allora in riserv~ pne;,~p C. Gros:;o. Prima di nass3:re qll,a fasf:l risolutjv.a, il direttore delle manovre sospende l'esercitazione e raduna gli uf1ciali per fare le opportune osserVl\Ziopi, Ripre~~ la fa~ign~ con i~iziAtiva p.e r parte della cavalleria del partit<;> segnato, essa si svolge alla destra del partito effettivo con attacc~i eseguiti in formazion~ su tre schiere ,!alla colonna girante, mentre il reggimento di sinistra richiama opportunamente a sè le forze avyer~11rie con ripetut,~ cziriqll,e i s~3iglìpni . Qq~sti 3itt,i,. chfl co,mpierono la manovra, riusciro~o in complesso ben diretti ed eseguiti. Lfl critica che il direttore dell!:l es(!rcit~i;ioni ebb~ a fa,11e di qu~.sta manovra può così riassumersi.' Non essersi SE:mpre tenuto presen~ il concetto generale p~r subordin ~rvi i p~~ticolar,i f esecuzione;; non av.E:n fa,iw suUìc.iente cqlcolo degli effetti del fuoco e non sempre osservata la massi ma che la cavalleria che non può agire deve sottrars.i a l tiro ed alla vista del nemico; non aver sempre eseguito colla voluta risolutezza le cariche e colla necessaria prontezza i successiv.i atti d'inseguimento o di ripiegamento ordinandosi; aver infine sempre dato tnoppo scarso sviluppo alle minacce di fianco ed agli aggiramenti. A q,uesto r-iguardo il generale.Cadorna notò come,qualche squadro~e lanciato dall' ala destra del l'attaccante contro i pezzi avversari postati sul ciglione del Riotorto avrebbe loro imp.edito di bersaglia.ne di sbieco e di fianco i due reggimenti eh~ costituivano l'ala attaccante. L'u.Ltima manovra di questo periodo, svoltasi il gionno 9, ebbe per tema il passaggio di una stretta avanti ed in rifirata. P er l'esecuzione di tale tema il par,t ito effet-

1876 5o'~ iivo doveva eseauire dal ponte sulla Fisca, ptecedentefoente citato, u; passaggio di stretta avanzand6 e quindi un altro in ritirata motiv'ato dal sopragg'iunge1'e di rinforzi all'avversario. La forza di quest' ultimo partito fu a tal uo'po àument'àta di 4 squadroni. Ecco succintamente quale fu l'ahdamento dell'esercitazione. All' inizio di questa il partito segnato, il cui grosso è in ritardò, tien fernio sulla si~istra .della Fi~ca con pochi cavalieri appiedati,. mentre 11 partito effettivo di seguito si mantiene n el modo stesso sulla sponda destra.' P ér l'ai'rivo delle sue altre aì·mi quest"ul tirno partito riesce a far ripiegare l'alti·o sulla propria fanteria ed artiglieria, l a quale in questo punt~ giunge _e prendé posizione sul ciglione sinistro del R1otorto .M1ana. ~1lora gli squadroni ~'avanguardia del par tito eff~thvo sboccano dal ponte seguiti dal grosso della cavalle.ria, d~ unà batteria e da parte della ìanteria, mentre dat guadt laterali spuntano squadroni fianchtiggianti: la rimanente 'fanteria ed artiglieria restano in posìzione s ulla sponda sinistra. Un reggimento si raccoglie a destra e dué a sinistra in posizione d'asp_ettativa per agire contro la <!avalleria avversaria che già sbocca da C. Grosso protetta dalle truppe che guarniscono il ciglione del Riotorto; la batteria e la fanteria si appostano intanto a cavallo della strada fra le due Moglie . A questo punto il direttore delle manovre fa sospender l'azione per esporre alcune osservazioni cui dette luogo questa prima fase, la quale fu de~ re~t~ b_en ~on dot ta e razionalmente svolta. Tali osservaz1om s1 riferirono: All'à-vex" l'avàncruardia del partito segbaio nei pi'lmi attacchi preso insufficiente profondità di carica, mentre dall'altra parte quella dell'altro partito fu arrestata. da un ostacolo insuperabile per difetto d'esplorazione sul fronte; all'arrivo alquan to tardivo della batteria del par:tito effettivo per esser stata posta in coda al grosso; ali,;

DELl.E CllA'N Dl MANOVII E DEL


E DELLE GRANDI MANOVRE DEL

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RASSEGNA DEI CAMPI

l'aver lasciata l'altra batteria sulla sponda sinistra anchedopo assicurato il passaggio ; all' aver collocati i pezzi al centro, mentre alle ali avrebbero potuto agire incrociando i fuochi anche durante l'avanzata ed il ripiegamento; :finalmente al non essersi il reggimento di destra abbastanza sottratto, dopo sboccato, al fuoco nemico. Ripresasi la manovra, i due partiti s'impegnano qapprima in un combattimento a fuoco, poscia in una serie di attacchi e contrattacchi eseguiti con molta energia ed opportunità; il reggiinento di destra del partito effettivo agisce per scaglioni, i due di sinistra in forma-zione di schiere; la fanteria del partito segnato, avanzatasi a sostegno della propria cavalleria, è costretta dall'avversaria a formare i circoli ed è poscia disimpegnata dalla propria che si è intanto riordinata ed ha ricevuto rinforzi. Dopo un'altra interruzione, la. manovra è avviata alla sua soluzione, cioè al passaggio dello stretto in ritirata per parte della briga.ta effettiva in segu ito agli accennati rinforzi giunti all'avversario. Tale passaggio, preceduto da altri attacchi e contrattacchi , v iene eseguito per scaglioni su tre colonne; un r eggi,mento si r itira al centro pel ponte sotto la protezione della fanteria, gli altri due per guadi lateral i sotto la protezione di cavalieri appiedati. · Le sole osservazioni cui dette luog.o l'esecuzione di queste due ultime fasi della manovra furono: Che non sempre gli attacchi vennero eseguiti con tutta la voluta profondità di carica, 'e che l'artiglieria e la fanteria del partito effettivo non prestarono sufficiente protezione al ripiegamento della cavalleria per essersi esse medesimeritirate troppo presto.

III. Periodo.

L'esercitazione di esplorazione comprese quattro giornate d'operazioni, cioè l' 11, il 12, il 14, ed il 15 settembre, e venne eseguita secondo la seguente situazione generale analoga a quella dell'esercito piemontese al principio della campagna del 1859: « Un esercito dell'est, varcato il Ticino a P avia ed il « Po a Vigevano, accenna verso .Torino. Un esercito del« i'ovest, inferiore di numero ed in attesa di rinforzi, « trovasi col grosso in posizione difens iva sulla destra « del Po tra Bassignana e Casale e spinge esplorazic)ni < di cavalleda vr.rso Casteggio e Stradella. Affine poi di << creare ostacoli all'avanzare del nemico sulla sinistra « del Po, fa inondare il territorio compreso fra questo « fium e, il Ticino e la fer rovia Chivasso-Santhià, tenendo ' « in pari tempo in via di formazione al campo di San (( M aurizio una dìvisione di fanteria ed una brigata di « tre reggimenti di cayalleria >>. In base a tiile situazione generale vennero ,lati ai due partiti i seguenti temi speciali: Partito dell'ovest: « Mentre l'esercito dell'est guarda < la sinistra del Po contro ogni atto offensivo del net mico, con altre truppe e con ampio giro sembra ac<< cennare su Torino valendo~i delle linee più a monte « di Santhià. La brigata di cavall.3ria concentrata alla « Vauda di S. Maur:zio, rinforzata da 2 batterie e da 6 « compagn:e di fanteria (16 · squadroni, 6 compagnie, 8 « pezzi ). viene incaricata d'irradiarsi fino alla Sesia, « cercando di scoprire in tempo le forze, le mosse e le « intenzioni del nemico, precedendo la divisione concen« trata sulla stessa Va uda che ha ordine di portarsi ~ to$tO sulla Dora tra Mazzè ed il confluente nel Po. Il « punto d'Ivrea è coperto da apposito distaccamento »,


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RASSEG~A DEI CAÌ!l'I

.Opportune isi.ruzio~i :fis~avano inoltre alla detta brigata m'.sta come direttrice dt marcia la linea Chivasso-Cigbano-Cavaglià-Salussola-Buronzo-Gattinara e come limiti d'esplor'azione la linea Mazzè-Candelo-Biella-Gattinar'a ad ovest e quella Chivasso-Santhià-Arboto ad est. Partito dell'est: « L'esercito dell'est col grosso delle « sue truppe sorveglia la sinistra del Po contro ogni « atto aggressivo del nemico. Impadronitosi esso di No « vara e della 1in·e'a della Sesiir ed assicurata per tal << mod,o l_'eventuale linea di ritirata, progetta di tnarci,xre « su 'Iormo. Mentre tenta invano con apposito distacca« m:nto <~'impadronirsi d'Ivrea, esso spicca una brigata « m1Sta d1 cavalleria in ricognizione con mandato di « esplorare la zona compresa fra il terreno rnondato e le « ultime pendici irlpine da Gattinara a Mazzè ed oltre ». · Nelle operazioni svoltesi secondo i temi suindicati la ò:rigata ~ffe'ttiva costituiva il partito d'e ll'ovest, quella segna:ta 11 partito dell'est; quest'ultima era della stassa f?r~a ~ccennata per le esercitazioni d·el secondo periodo, c1oe d1 12 squadroni, 2 battaglioJJi ed 8. pe'zzi. Le due br1ga~e era~o rispettivamente comandate dal mag·gior generale Cravetta e dal colonnello Colli come nel periodo oradetto. Prima . c'he s'iniziasser'o le operazioni, il genèrale Cadorna'. al gran rapporto degli ufficiali, ne aveva spiegato 11 concetto, indicando il modo come dovevano svolgersi e ricordando le regole d'esecuzione e l'ufficio delle varie. armi in siffatte operazi·oni . Il comandante la brigata effettiva, in base alle istruzioni del predetto dir,et'tore delle mano~re, a,,eva a sua volta prestabilito l andamento generale dell'esplorazione, la quale dov.eva aver principio dalla Dora Baltea e dar luoo-o a due 0 scontri parziali nella regrone di Dora Morta e pre~so Buronzo e ad uno generale nella baraggia di Castelletto del Cervo: negli scontri parzi'è1l'i H partito segnato do-

1876 51 3 ·veva agire a manovra libe'rà. secondo la sua forza ef,f ettiva. I punti di radunata iniziale, nei qùali le ttuppe si iFasferirono il giorno IO, furono i dintorni di Chivasso p·e<I partito effet'tivo, Rondis'Sone pel' que'llo segnaio. L'andamento delle òper'azioni fu quale è qui appresso fi•A'ssuntp~ La brigata Oravetta è divisa in due colonne d'ala 'ed una centrale come riserva; la colonna di destra ·è dostituita dal reggimento Lodi con una sezi·one, quella di sin'istra dal re·ggi'ine'llto Foggia parimente con u da sezione, la riserva dal reggimento Novara (4 squadr'Oni), 6 compagnie e 4 pezzi. Il giorno 11 fa colonna di destra ha per direttrice di marcia la strada Chivasso-Rondissone-Saluggia-Livorno13ianzè, ed il suo squadrone esplorante <li destra prende da Porto S. Anni). la strada Chivasso-Cl'escentino; esplo l'a il paese sul fronte ed alle ali fra il naviglio d'Ivrea ed il c·a nale Ca,•our, e fa .testa a Bianzè, guardandosi sul fronte con a,ramposti. La colonna di sinistra segùe la direttrice Montanaro-Rond'issone-Borgo d' Ale-Alice, distaccando a sinistra 2 squadroni, i quali 'passano poi ;pel p·orto di Mazzè, ed esplora la zona fra il naviglio d'hrea ed il porto· di Strambino; fa quindi testa ad Alice guardandosi parimente con avamposti. La l'iserva, colla quale 'marcia il comandànte la briga.ta, si trasferisce a Cigli ano . per Brandizzo e Rondissone. La brigata Colh si porta a Cavaglià. In questa giornata non avviene che qualch·e scontro di pattuglie presso Villareggia, Cigliano e Livorno. 1!: D.l>LLE Glì 'o . \~Òl MANOVIIÉ DEL

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Pel proseguimento dell'esploràzione il giorno seguente, alla colonna di destra venne assegnata come direttrice la strada Livorno-Tronzàno-Santhià, con incarico di espio• là zona tra ìl canale Cavour ed il Navigliotto di rare :S. Damiano, spingendo ricognizioni anche a S. Germano; àlla: co'lonn-a rli sinistra la strada Cigliano-Cavaglià-Sa-


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RASSEGNA DEI CAll'.PI

Jussola, con missione di esplorare il terreno compreso, fra il Navigliotto di S. Da.miano, l'estremità. orientaledel laghetto di Viverone ed i punti di Zimone e Cerrione; la riserva doveva portarsi a Cigliano. Tali disposizioni conducono ad uno ~contro tra la colonna di sin istra ed il partito segnato, nel quale scontro si suppone che. questo non impegni che la sua retroguardia per dar· tempo al grosso di ritirarsi. Tale retroguardia però è effettivamente costituita da tutte le ·forze del partito ed agisce a manovr~ libera. Avvertito infatti il comandante il partito oradetto, mentre giunge nella regione di Dora Morta, dell'avanzarsi della colonna di sinistra avversaria, si arresta al coperto presso C. Valchiesa, irra,] ia esplorazioni e dispone così la sua retroguardia: 2 squadroni a destra della strada; uno a cavallo di essa con un plotone di·staccato a sinistra sulla brughiera di Dora Morta; Hna sezione sulla strada fra C. Fraschetto t~d il P ilone; l'altra sull'altura di Montemaggiore. La colonna del partito dell'ovest, informata a sua volta della presenza. del nemico e giudicandolo in poche forze, si dispone ad assalirlo, con jntendimento di girarlo per la sua sinistra, fronteggiandolo contemporaneamente e cercando anche di spuntarne la destra. Lascia perciò uno squadrone sulla strada, ne distacca 2 a destra incaricati • del movimento ,girante, e fa avanzare, in ordine separato, fra C. Valchiesa e C. Tcompei gli altri 3, i quali,. giungendo in vista della sezione nemica appos tata a Montemaggiore, sono accolti dal fuoco di essa. Il primo di questi squadroni, sboccando di fronte a due dell'avversario, ne è battuto, mentre gli altri due sono bersagliati a portata efficacissima dall'arttglieria. In questo frattempo la rise.rva, inteso il cannone, fa avanzare 2 dt i suoi squadroni, uno dei quali accorre a sostegno della sinistra. Questo rinforzo permette di meglio pronuncisre.

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DELLE GIIANOI MANOVI\E DITL

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,H movimento girante cogli squadroni di destra, i quali sboccano ad est e sul gerbido di C. Valchiesa. Il comandante il partito dell'est procura di trattenerli con cadche di piccoli rep.arti; ma per non vedersi separato dalla via di Cavaglià, ordina la ritirata, la quale è inoltre resa necessaria dall'essere l'attaccante riuscito, sebbene tardi, ad appostare la sua sezione presso C. T rompe! , come pure dal sopraggiungere della s ua riserva. La l'l· tirata è protetta da cariche successive eseguite sulla strada e sulla brughiera, e po·scia, tosto rimasta sma-scherata, dalla sezione collocata sulla. strada, la quale ripiega poi celeramente sotto la protezione qegH u_l ti mi scaO'lioni di cavalleria.· La fanteria dei due partiti non pre;e parte all' azlone. Le truppe si portarono _quindi nei seguenti punti: la colonna di destra del partito ovest a Santhià e Tronzano; quella di sinistra a Salussola; la riserva a Cavaglià; il partito est a Carisio e S . Damiano , Questa fazione, in complesso ben riuscita da ambedue le parti, porse occasione alle seguenti osservazioni. La colonna attaccanie sboccò col grosso e s'impegn6 prima d'aver potuto appostare la sua artiglieria, non tenendo inoltre tutto il voluto conto del fuoco di quella dell'avversario; negli attacchi fu ancora troppo prevale_nte_l'a2.ione frontale; il collocamento di una delle sez1om del difensore lasciò qualche cosa a desiderare, mentre l'altra non rimase in posizion e quanto sarebbe stato necessario per prestare tutta la voluta protezione alla ritit'ata degli squadr on i, i quali dal canto loro non si sottrassero ?on tutta la desiderabile prontezza all'incalzare del nemico. Riprese le operazioni _il mattino del 14 dopo aver ·lascjato alle truppe una giornata di riposo, al~a co_lonna di destra del partito ovest è assegnata per direttrice la strada Santhià-Carisio-Buronzo, con incarico di esplorare la zona compresa fra la linea S. Germano-Olcengo-Quinto


E DELLE Gf!(\NOl ~IANOYHJ,: D}i:L

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IIASSÉGNA DEI CA'.MP!

. e qùiella S. Damiano-Arrò-Mb'tta Alciata; la co-lonn.a di sinlistra segue la strada Saltissòla- Vig~llio-Candelò"Cos-sato, e·s-p lorando il terrt'J-iJO còtnpreso fra la seconda delle anzidette li'ne'e e la via Biella-Cossato, è distaccando a ,sinistra u'na colonna fino all'Elvo e su Biella, che è trovata sgombrii; la riserva. si avà·nza in dire'zione centrale pé'r la, straaa: Salussola-Motta Alciata. Il p'a rtito est, che anche in questa giornata: opera ·fon forze e.ffett(<,e, marcià da Carisio ve'rso Bur'ònzo lasciando esplora·tori sull'Elvo. Inf&rma:to dell'avanzare della colonna: di destra avver.sàrìà, prende posizione sulla sinii;ltr-a· del Cervo, con 2 ,s'q ùadroni,. un'a compagnia ed una s,, z-ione pressò il ponte, il terzo squadro'ne in riserva, l'altr'a sezione col rimanente della fanterra p'i ù indietro sbpra il ciglione che copte il fianco orientale di Buronzo. Ha così luogo fra i due partiti uno scorf.tro parziale, inizi·a·to da 2 squadtoni d'avanguardi,a del.ra colonna di destra dell'attaccante, uno dei quali ri rrl'àlne in i'iserv a . mentre l'altro appieda ed impegna il co·mbatt-imento cogli uomini appiedàti è colla fanteria dél difè1ns'ore. Sopraggiungendo poscia il grosso della c'olonn-a attaccante, la se-zione d'artiglieria entra: in aziònè' còntro quella postata al ponte; un terzo squadrone t èrHa il· gua<lo a valle, . è caricàto nell'alveò del torrente e tespfoto; un quarto intrapreO'de sulla destra un aggira.meritd che non riesce per un distaccamento mandato dal difensore da Buronzo. L'azione rimàn~ quihdi circoscritta: e continua viva agli accessi del ponte, a valle del quale l'attaccante fa pressione col rierbo della sua cavalleria contro 2 squadroni avversari, in parte appiedati, mentre con pochi appiedati tiene debolmente fronte a monte al nucleo principale del di_fè'ns-ore: le du'e sezioni presso il ponte seguitano il loro fuo'Co. Stante pérò l'efficace dom'in'io della riva destra -sulla sinistra, il di-fensor;e è cost·rèttb a· ripiegare, p·er rior.dinirrsi nella forte pos'iz!one già prepa·r ata_si più indietro,

occup;mdo

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5J 7:;

lil crest,çl c.oJli.no!!i~ a sud di Bll)'o:µ;r,Q, la qu~le4~! Cf\Qsile di Carabion~; la fante11ia e

è Brçit_e tta sqJ front~

l'artig,l ielli:.\ c9,rq-q.ano il ~~lieµte vicjno al <li!Jlittlr@ d'onde · domin~IlP ·l~ stnad,~ princip~le e queUa qi 13alq~co. Qoptro, que~]a nµon nosjzione venne a4 urt~re senza sµcc«sso I~ t es}iJ. .~eJ.hi c!)Jo~na deH'o:vest, ~on s9stenµta da. attacctu l~terali; e<J anche l'aggiramepto della sinistra d~l difensore, gi4 ~rres~to quando qu~sti occupava col gros.so, la p_o~izione avan~,ata, poteva tanto meno ri,t1scire _in questa second;i. fase dell'azione.-L'llttacq~n.te stavlJ. per~1ò · iniziando un {!'lovimento girante dalla parte ORposta ,.. quando l'aziqp~ fq fat.ta cessélre stqnte l'ora ta1.1d3;•EJ 1~ forte pioggia. Al terqiine a·elle oper~zioni della; gior; nata la colonna di destra del partito ovest si porto a Buron~o, queqa cli sini,stra a Cossato, 11! riserva a Motta. Alciata col.l a fant.eria a Ollste}letto, il partito est a Roasenda e Cascine S. Giacomo. Lo sqol}tr:o parziale suaccen~ato, nei quale -:wrebbe potuto trovare assai utjle impiego la fanteria del partito. ovest se non fosse stata avyiata in altra direz.ione colla riserva, diede luogo alle seg-qepti osservazioni : Stllnt'e la direzione della slrada dal ponte a Buronz_o e le condizioni topografiçhe del terreno, l'attaccaI1te avrebbe dovuto agire con preponderanz~ di for1.e piuttosto a monte che a valle del ponte; anche il collocamento dell'arti<rlieria avi:ebbe potuto nella prima fase dell'azione .esser fatto più vant;ggiosamente. Giu11to poi dinanzi a Buronzo,. l'attaccante s·ava~zò troppo presto ç0l grosso prima d'a;ver. sufficientemente sviluppato l'aggirame11t0 a sinistra, che fu iniziato non ~b.bastanza in tempo. Da\ cap.to suo il dife:q~o~e · rim;i.$e forse un po' pjù .di quqnto. avre,b,b.e do,vuto nella prima. posizione, e nei ripet-qti attllççhi eseguiti•poscia sulla straq~ si espose soverchiamente al fuoco · nemico.

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RASSEGNA DEI CAMPI

Il giorno seguente ebbe luogo l'ultima esplorazione, la quale condusse ad una fazione campale generale sulla baraggia di Castelletto del Cervo. Le direttrici di marcia assegnate ai vari riparti del partito ovest erano: La strada Buronzo-Arboro alla colonna di destra; la strada Cossato-Gattinara alla colonna di sinistra; la strada Motta Alciata-Roasenda alla riserva. In caso d'incontro col nemico in forze superiori, tutte le colonne dovevano ripiegare su1la riserva lungo la strada Castelletto-CagnaS. Giacomo del Bosco. Le mosse del partito est erano state predisposte in modo da dar luogo all'accennata fazione, nella quale il detto partito agì come segnato. La manovra ebbe il seguente svolgimento. La c0lonna di destra del partito ovest, incontrato di buon mattino l'avversario in forze superiori e costretta a ripiegare, si ritira per la strada di Castelletto, sboccando sul lato sud della baraggia. Al tuonar del cannone il comandante il partito ordina alla riserva di passar presto sulla s·i nistra del torrente O.stola ed alla colonna di sinistra di accorrere in sostegno di quella di destra; la colonna di sinistra, appena giunta, si dispone a cavallo della strada S. Giacomo-Cagna; la riserva, la cu i cavalleria ha guadato il Cervo e l'Ostola e la cui fanteria ha passato questo torrente sopra un ponte di circostanza da essa costrutto, si raccoglie al coperto presso la sinistra del torrente stesso all'origine del gerbido. Sopraggiunta poscia la colonna di destra, che eseguì la sua ritirata tratteD;endo l'avversario con una retroguardia di 2 squadroni e la sezione, la brigata effettiva si trova riunita sulla baraggia, fronte a sud, in formazi6ne d'aspettati va ..col reggimento Lodi in l • schiera a cavallo dello stradale, il reggimento Novara in 2• schiera a destra ed il reggimento Foggia in riserva a sinistra. Il partito est, che aveva divisato effettuare sulla baraggia la congiunzione della colonna proveniente dalla

1876 5i 9 -strada di Buronzo col rimanente delle sue forze avviate da Roasenda verso la baraggia stessa nell'intendimento ,di avvolgere la sinistra e minacciare la linea di_ ritirata dell'avversario, si dispone a sboccare colla prima colonna per la strada di Cagna preparando opportun~mente l'attacco con una batteria appostata presso C. Bicocca. Al bofonù"ere dell'altra colonna il comandante il partito . b . manda la fanteria al margine del bosco a nord del gerbido, tiene la cavalleria in p9sizione coperta ed ordina alla cavalleria della prima colonna di spostarsi a destra dello stradale. Contro i primi sqnadroni che appariscono nel lato sud del gerbido, la l" schiera avversaria ese.guisce attacchi per scaglioni di divisione. Indi a poc~ il partito segnato ba compiuto il suo sposta1;1en:o _e ~1 spiega tutto riunito, fronte a nord-ovest, coll artiglieria a sinistra e la destra appoggiata al bosco occupato dalla fanteria. La brigata effettiva cambiando fronte a sinistra, assale ripetutamente con attacchi per lo più frontali l'avversario colla 1a schiera, in aiuto della quale accorre la 2°, esponendosi però, senza: tenerne il debito conto, al fuoco della fanteria appostata al margine del bosco. A questo punto, mentre giunge tardivamente la fant eria del partito ovest e sta per entrare in azione l'artiglieria r iunitasi all'ala destra del partito stesso, viene sospesa la manovra. . . . Ripresa.si questa indi a poco, la cavallena riman~ m posizione d'aspettativa intanto che le altre due armi ne preparano efficacemente l'azione successiva co~ un fuoco ben nutrito. Avviene quindi l'urto, la simulazione della mischia e l'inseguimento colla 1a schiera, sostenuta poi dalla 30. che giunse· con maggior prontezza della 2•. Durante questi atti alcuni squadroni del partito seg_nato'. sboccando sotto la protezione della propria fanteria, st gettano su quella dell'avversar:io, la . quale forma i cir-, ,,coli e li respinge con vigoroso fuoco. Essendo a questo E DEl, LE GRANDI MANOVRE DEL

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5i0 RASSEGNA DEI CAMPI E DBLtE GllANDl MANOVRE BCC. pµn to l'azi.o~e viv11.;meJte i m,pegp,a~~ .~apper.tqtto, fu d;\t°' il seg:o;ale òi eessare la manovra. A;;lche qu,e~fqltima f~zion,e died~ lu,ogo ad ale.v.q.i rilieyi. La colonna di destr,<1, del partito ovest r ipieg-ò con lep.te~.za ~lqµ,11,n to sover?hia in s~g1.1it.0 ~ll'i,ncontro ~oll'avvers-ario; si dispose sulla baraggia con insufficiente gistan,za di carie.a, w;.i.ntenenò0ne per contro più di quant~ era necessaria fra i varì reparti; fu troppo trascurat-0 il tener copto c,l.el fuoço del)a fapteria nemica; l'artiglieria fi.oalme,nte avrebbe potuto nella prima fase della fazion e prestar m&ggio.r concorso a1l'a1,ione della cavall erja. Dopo aver esposto agli ufflci~li l'analisi critica delle fazioni avvenute durante qu.est'ultimo periodo e fatt-o un istruttivo riassunto degli u.tili ammaestramen1ti che quanto erasi eseguito doveva fornire o confermare, i~ generale Cado.rna chiuse il periodo ,d,e lle manovre da lui dirette facnndo sfilare innanzi a sè le truppe che vi avev,ano preso pqrte. Posto fin e cpp ciò a quanto ci e11avamo ass1mto di esporre intorno ai caro pi d'istruzione ed alle grandi manovre di cavalleria, passeremo nella prossima dispensa a dire dellé grandi manovre di corpo d'armata.

(Contt'rJ,ua).

LE

FORTEZZE DEL MINCIO, L'JTALIA CENTRALE E VENEZIA NEL

1 8 S 9 (1)

(Relazione ufficiale austriaca sulla guerra del 1859 in Italia, - DBR Kttrno tN lTALIRN - Nach den Fetd- Acten imif an<le•·en authtntisc~en Quellen bear/JeUet d,u.rch das k, k , Qene·ral3tabs-B1,reau /iir Krie(l:1/e&ChiChte).

r. Dopo la battaglia di Solferino gli eserciti alleati er ano giunti alla zona compresa fra le Alpi, il Garda ed il P o, larga da 53 a 60 chilometri, che dovevano superare. per l'attacco all'obbiettivo principale delle operazioni - · Veron a. Il chiudere questa zona era tanto pitl difficile in quantochè le quattro fortezze di P esch iera, Mantova, Verona e Legnago postevi a guardia sul ì\lincio e sull'Adige, per la loro vicinanz,t si prestavano reciproco appoggio strategico e potevano agire con simultanea efficacia nello spar.io co mpreso fra esse, di non più che 8 miriametri quadrati. Adagiato così a due fiumi, il quadrilatero, come perno delle più svariate operazioni, favoriva la manovra strategica col moltiplicare le forze mediante la possibilità. di apparire per sorpresa sopra quattro ri ve fluviali e col

- - - - - - -- - - ( 1) Vedi Rivista militare del febbraio ·18'77, ANNO XXII , VOL,

1,

3i


52:2 LE FORTEZZE DEL MINCIO, contemporaneo dividere }'esercito nemico in due linee di operazione. Intorno a Verona, la quale per la st,a posizione sulle due sponde de1I' Adige, a cavallo di tutte le più importanLi comunicaiioni· fra le provincie meridionali dell' Austria ed il rimanente dell'Italia, per le sue vaste opere di fortificazione, e per le sue notevoli risorse costituiva il centro della vita del quadrilatero e formava così la leva della potenza austriaca nell'alta Italia , s'era concentrato il nerbo principalissimo dell'imp. reg. esercito. Per giungere a Verona gli alleati dovevano impossessarsi di Peschiera. Le fortificazioni di Peschiera si componevano: della piazza centl'ale; delle oper·e avanzate; delle opere campali. Fino dal 1848 vi si era costrutta una cinta di forti esterni, di cui sei di stile permanente sulla riva destra, tre di stile passaggero sulla riva sinistra del Mincio. Allo scoppiar della guetTa del 1859 essi erano quasi compiuti; ma sebbene si prest1ssero a tenace resistenza, pure la loro sicurezza era alquanto scemata dtdla mancanza di un'opera di chi usura sulla ri,ra sinistra; il che costringeva a tenervi gagliardo presidio per difenderla ad ogni _costo mediante sortite. La cinta principale era in buon stato. Non era però ,mcora interamente finita l'opera avanzç1ta di Mandella, la cui costruzione era stata sospesa ed ora appari va urgentissima essendo proprio quello il fronte più debole pet·chè dom inato dall'altura della l\fadonnì.1, che fronteggiava la lunetta. V'erano i 150 pezzi necessari all'armamento della piazza e delle opere esterne; mancavano ancora pei forti 33 pezzi. Scarseggiavano ìe munizioni; di polvere non si avea che il terzo del bisogno; ma poc.? più ne poteva

•18159 523 ,capire l'insufncientissimo magazzino; del resto non v'era laboratorio per munizioni. Il presidio stabilito per Peschiera da una commissione riunita nel 1850, ascendeva a 4200 uomini. Il 10 giugno non ve ne aveva che 620, accresciuti p~rò due giorni appresso da un reggi~ento di fanteria (pri?cipe di Prussia) -e da una batteria. , · La :flottiglia del lago di Garda essendo mal sicura nella sua stazione di Riva fu ritirata a Peschiera. Solo rimase il vapore da guerra Francesco Giuseppe a guardia della riva settentrionale; i vapori Tacois ed Hess dovevano tener d'occhio la riva meridionale. lVIa la debolezza delle navi e la grande portata delle artiglierie francesi impedivano di dominare militarmente le acque e costringevano la :flottiglia a starsene sotto le mura delia piazza. Il vapore da guerra Taxis in una corsa di ricognizione (19 giugno) fu preso di mira da una batteria posta tra Salò e Maderno ad una distanza di 3000 passi; il terzo colpo penetrò nella polveriera e lo fece affondare; gli uomini potei·ono salvarsi. Si diceva di piccole scialuppe cannoniere che i Francesi portavano seco per lanciarle nel Garda ed attaccare Peschiera dalla parte de l lago, dove la flottiglia non ba-stava a coprire la piazza. A parare il colpo si era proposto di costruire batterie galleggianti; ma troppo tardi, cioè il 25 giugno, quando i Sardi erano già a tiro di fucile di due forti staccati e il blocco sulla destra del Mincio .era completo. Allora la flottiglia non potendo dominare le acque, ebbe incarico di guardare da sbarchi la sponda -orientale del lago: in .ogni caso rifug·iar.si nel porto di Riva nella speranza che la. neutralità. del territorio tirolese la coprisse·da attacchi, piuttosto cli cedere ai quali <loveva calare a fondo. Segue il giornale dell'assedio: Il 26 giugno . « il nemico ha costruita una batteria L' ITALlA CENTRAl,E E VENEZIA NEL


524,

LF} 1101\TEZ~E D.{'~!, MJ f W!O,

ad una dista:Q?:a inarrivabile ai I).Os.~r;i proi~tti, a 2600• passi ». Il 2,8 giugno si osservano nel calllpO assediante sollevarsi aiçl es,plorazione. pJi}loni areostatici. Il 1° luglio non v'è più Jnez~o di fare requisjzioni ed è forza attaccarsi alle p,rovviste,. Il 2 luglio sortita con brillante faz ione di cacciatori nella quale quattro uomini sono posti fuori di co.mbattimento. Il nemico (è inutile djrlo a chi conosce l'indole delll.J. rela~to:p_e u{fi.c iale a~striaca) viene resFinto con p,e rdite note,v.oli. Il 3. lug lio entrano in azione tutti i forti . Sono già resi ipse,rv:ibili dal proprio fuoco cinque affusti di obice. Er~no venuti freschi freschi d!i Vienna, parevano nuovi: invece era.no tinti a nuovo. Si mandano a Riva i numerosi arnmaiati. Il 7 li1glio un parlamentario dì Baraguey d'Hilliers a,rmunzia l'armis~izio.

n. Il dominio · sirategico della fortezza di Mantova, la quale particola,rmente doveva essere difesa dall'innondaiione, col campo trincerato d~ Cerese si stende pure sopra q Serrag.lio, cinto dì dighe e compreso fra. il Mineio, i I Po, le Avalli di sotto e, d.i sopra in un.o spazio di 3,45 miriametri quadrati. Nel 1859 le opere della piazza si trovavano in buon stato e per completarle bastava la costrUtzione di palizzate e di ricoveri a prova. Nel le fortificazioni stesse v'erano tutta:via alcuni difetti. Mantova ch iusa al nord ed all'est dai laghi superiori, di mezzo ed inferi9re, all'ovest ed al sud dal fos§O Pa-

L'ITALIA CIDt('l''JlALE E VENE ZIA NEL ,( 859

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jolo, coll'innondaziane di questo si muta in isola. Le sue -eomunicazioni sono difese da una parte dalle teste di -,ponte di .'Pieto1e e di Belfiore, colle retrM:fianti batterie rdel lago e dall'altra dalla cittadellà e dalla lunetta di S. Giorgio, sostenut\3 esse pure dalle batterie del lago. Il forte P ietole, chiave della piazza, ne costituiv-a la parte più solida. Un a:ttacèo in questa d-irezione incontirava molte difficoltà perchè esige·va la presa, oltre del ·forte, di due trincee coperte da fossati. Diversamente andava la cosa verso il fronte occidentale peréhè quivi la lunetta Belfiore, incomoda e disadatta a sboccarne offensivamente ed armata di soli 10 p-ezzi, era dominata -d all'altura di Pompilio, dalla quale l'attaccante poteva -battere la cinta principale e minacciare seriamente l'opera a corno di ,Pradella. Era necessario comprendere ·il dosso Pompilio nelle fortificazioni di Mantova. All'uopo il genio propose di cingere la lunetta Belfiore di tre piccoli forti costrutti sopra un arco di quasi un chilometro di raggio. Si lavorò alacremente, e a mezzo maggio il forte Pompilio era armato di 15 pezzi . A guardia delle 1acque v'era una p_iccola flottiglia di -0tto cannoniere. Le corrispondenze colle opere staccate e con Borgoforte erano assicurate da telegrafi elettrici. Un telegrafo ottico, stabilito sulla torre della Gabbia; serviva alla comunicazione colle opere staccate e pel caso di interruzione del telegrafo elettrico, anche con Verona. Ai primi di giugno si intrapresero lavori per copri're la linea Curtatone-Montanara. La pìa~za era armata di 382 pezzi, sufficienti di numero, non tutti di calibro. V'erano 200 colpi per pezzo e materie sufficienti per fabbricarne altri 800. L'artiglieria tolta a Piacenza servi a completare l'armamento. Il 5 giugno incominciò l'innondazione che si compiè in 12 giorni.


526

LE FORTEZZE DEL MIN'ClO,

Il presidio di guerra di lVIantova era calcolato di 9000> uomini e 600 cavalli. Ai primi di giugno era effettiva:.. -mente di 6000; ma dopo la battaglia di Solferino crebbe a _14,07: _uomini ed 815. cavalli. V'eran provvisioni per sei mesi -m base al presidio normale. Il giornale d'assedio non offre gran che d'interessante. Il 2 7 ~iugno ~na ricog~izione di cavalleria spintasi a_ Marcaria trovo una sez10ne di pionieri · francesi che· ristabiliva il ponte sull'Oglio e seppe dello avanzare di 12,000 uomini (divisione Autemarre del V corpo, principe Napoleone). Il 4 luglio una pattuglia di ussari s'imbattè a R ivalta, nei chasseurs d' Afrique . Otto ussari col loro comandante,. gravemente ferito, caddero nelle mani dei Francesi . Furono feriti 3 uomini e 4 cavalli austriaci. « I Francesi devo~o a:'~r avuto una perdita di 16 a 17 morti e parecchi feriti ». Questa semplice citazione basti a mostrarel'imparzialità del racconto, i cui pregi singolari, l a cui s~or1ca gravità, la cui serena ufficiale dignità viene non d1 rado ~ffusc~ta da evidenti inesattezze, le quali in questa parte si mamfestano specialmente nei casi di Toscana.

III. Per esporli i compilatori hanno cercato sutra tavol ozza i più foschi colori a fine di rappresentare i disordini facili in un radicale cambiamento, sotto l'aspetto di· sc~sse profonde dell'ordine sociale e militare; la febbre passeggera, la_ sorpresa, l'agitazione di un popolo che sorge a_?uova vita, come incendio che tutto divora; i casi prn o m~no gravi, più o meno isolati di indisciplina in un es:rc1to che per concorso singolare di circostanze improvvisam~~te muta bandiera, come dissoluzione di ogn i legame militare, come generale ribellione.

L'ITALlA CENTRAI.E E VENEZIA NEI.

•1859

527

Certo che ogni cosa ribollì e si rimescolò in quel momento, che alcuni soldati si credettero sciolti dal servizio, che altri titubarono fra due correnti diverse, che ~ mutamenti radicali nell'ord inamento tattico introdotti bruscamente dal generale Ulloa concorsero a scompaginare le salde ordina.nze del piccolo esercite), che la rigida disciplina aust riaca s'indebolì nelle file col cadere della dominazione austriaca, che a r infrancare gli ordini · I ed a difendere il paese i s9ldati furono tolti dai centri popolosi ed inv iati a lla frontiera, inf}ne clrn il governo provvisorio a saldare il patto d'alleanza, a rialzare il suo prestigio verso le popolazioni, ad impegnarsi maggiormente nelìa guerra nazionale . .. chiese al conte di Cavour poca mano di truppe ed ammise al servizi o qualche ufficiale non toscano . Ma non è punto esatto l'asserire che il disfacimento dell'eserci to toscano si manifestò bentosto, che a comprimere la reazione potente nelle sue file il governo dovè relegarlo nelle campagne e ricorrere a truppe piemontesi, che molti ufficiali toscani furono espul~i ed in loro luogo chiamati agli alti posti ufficiali stran ieri, che una certa sicurezza venne soltanto dallo sbarco di alcune compagn ie delle reali navi sarde, · le quali occuparono il porto di Livorno ed i confini presso Pietrasanta. Da una parte poi non è punto vero che l a giunta provvi- 1 sori a continuasse a rilasciare agli ufficiali di artiglieria i brevetti in nome dell'arciduca Carlo, e dall'altra è strano , come una n arrazione basata su documenti ufficiali abbia ! bisogno di r icorrere ad un passo isolato di una corri- 1 spondenza del Times per dipingere la situaiione. Non si pretende che i compilatori austriaci capiscano e descrivano l'entusiasmo col quale la gioventù di qualunque classe sociale ·accorse al grido dell'indipendenza; ma non certo conforme alla dignità ed alla verità della storia l'usare espressioni come ad esempio questa: « A

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~1)28

.LE FORTEZZ:E :OELilM!N CIO,

mucchi correva la feccia della città ai posti di arruolamento, e già il 10 maggio circa. 10,000 volonfari avevano assunto il servizio di guerra ~>. Troppo noti sono gli avvenimenti di q.u ella mirabile rivoluzione, la quale per .intimo accordo fra tutte le -classi sociali di Toscana scoppiava in nome d'Italia -e senza spargere una goccia <li sangue la univa al nat:;cente Stato italiano (1). Certamente che non appartiene alla narrazione militare austriaca di ricercare le profonde cause storiche .del movimento nazionale nostro; ma a diciotto -anni di distanza essa potrebbe essere calma e spassionata abbastanza da poter evitare gli errori di fatto e ,guardar-si dal tuono esagerato con cui procede e dalla malcelata compiacenza con ·cui r incara di tratto in tratto la dose·. I.< Malgrado tutti gli sforzi di Ulloa la disorganizzazione morale delle truppe faceva continuamente progressi rovinosi, L'insubordinazione prese la mano ed affrettò il dissolvimento. In Lucca le truppe rifiutavano di obbedire e nessun mezzo di persuasione ·valse a ridurle; ,si dovette vincerle e disarmarle. La stessa cosa in Fili,gare, Orbetello e Siena; la diserzione era divenuta un'epidemia ; » ecc. ecc. Questo nerissimo quadro secondo tutte l~ apparenz~ -<lovrebbe essere tristamente illuminato daUa face sanguinosa della discordia ed al bagliore degli incendi dovrebbero apparire e Jotte civili e stragi e massacri. Niente di tutto questo. Invece è un popolo che dimentica ogni interesse r~gionale per annettersi al P iemonte, conservando la calma .serena e concorde nelle città e nelle campagne; è- un ( !) A proposito dei casi di Toscana, deg li ·ùmori e delle .passioni di ·quel piccolo Mcrcito leggasi l'interessante narrazione del colonnello Cons1. - Venticinque anni ·in Italia, f8·'4-t869.

1

1859 52 9 ·esercito, alquanto disordinato, chiassone, scapigliato, alq.u,anto stordito dai ·nuovi ev·enti, che pur marcia al coninne e poi scende nella valle del Po per combattere gli <Austriaci. R'/J,he herrschte uberall - la calma dominava daper;tutto, è costretta 'a scrivere la stessa ~arrazione trattando delle -accoglienze fatte il 10 maggio-a Firenze ai :1 00 piemo'ntesi di deposito, cui spettava l'arduo còmpito di salV·a re la Toscana dall'irrompente reazione éli 20,000 soldati toscani . .« Il principe Napoleone ebbe ordine di far vela invece ~ -ehe per Genova e per la Spezia, per Livorno, a fine di -cercare in Firenze occasione di cattivarsi il diritto che aveva il popolo di pronunciare sulla propria sorte .... « A datare dal 23 maggio giornalmente truppe francesi entrarono in Firenze, donde a poco a poco furono spinte in direzione di Pistoia, Lucca e S. Marcello ai ,confini modenesi. « L'apparire dei Francesi diede nuove fiamme all'incendio rivoluzionario che in questi paesi si trascinava ,l entamente e da quasi un mese lasciava tregua ». Ma di che si alimentavano codeste pacifiche .fiamme? Donlle erano sorte, cosa avevano distrutto, quali peri·COli minacciavano alle pacifiche popolazioni, se, dopo ven·ticinque giorni, da quasi un mese avevano smesso di ardere? Oh potenza dell'abitudine di guardare un grande fa.tto storico, una grande manifestazione di un secolare :bisogno nazionale dietro il prisma di vieti pregiudizi e di .pas_sioni interessate! L lTALH OENT R-AVE E YE-NEZIA NEI,

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IV.

L'alito incompreso, oscuro, temuto della rivoluzione pebetrav·a per tutto . < Il primo maggio le truppe "estensi nulla avevàno fatto di notevoìe per guadagnare i terri-


530 LE FORTEZZE DEL MINCIO, tori di Massa, Carrara e Montignoso; al contrario il posto confinario di Aulla nella Lunigiana ed i due piccoli forti degli Angeli e di S. Bernardino erano stati abbandonati con sei pezzi, senza che ne apparisse assoluta necessità. » La Garfagnana, in seguito ai torbidi di Carrara, aveva perduta la sua diretta comunicazioue con Fosdinovo; onde il duca di :Modena, timoroso della rivoluzione da una parte e dei Francesi dall'altra, richiamò al di qua degli Appennini le truppe estensi che v'erano a guardia. Il denaro delle pubbliche casse fu sequestrato, posta in libertà la selvaggina del parco di S. Felice, distrutti t utti i ponti fra l'Abetone e Pievepelago, resa impraticabile la strada. Ed intanto fra i monti e i dirupi della Garfagnana « apparivano bande armate di piemontesi, di emigrati modenesi, di guardie nazionali sarde ed anche truppe r~golari piemontesi ». E tutte que!<te schiere poco appresso calavano nella Lunigiana pal'mense ed al cadere di maggio occupavano Pont remoli . A malincuore la narr azione s ubisce l'imponenza del movimento, e pur sforzandosi di rimpicciolire i particolari, riesce di presentare al pensatore più meravigliose e spiccate le linee gPnerali . Così mal grado le strombazzate discordie, malgrado i disordini che scoppiavano qua e là nei campi italiani, il superbo esercito austriaco coi suoi piccoli allea ti doveva a poco a poco sgombrare le occupate provincie e restringel'Si man mano al cuore della difesa. Il governo ducale di Parma protestò contro gl i attacchi al sedicente neutrale suo Stato; ma il conte di Cavour rispose recisamente che dal momento in cui gli Stati parm igiani formavano la base delle operazioni au striache dovevano essere compresi nel piano di operazione degli Alleati. In Parma le truppe restando fedeli, mantennero l'ordine; ma la duchessa reggente vedendo di non poter

L'lTALtA CENTRALE E VENEZIA NEL

•I 850

53 f

tener testa alle onde incalzanti della rivoluzione sgombrò il suo Stato. La piccola armata giunta a Gualtieri ed incitata a lasciarsi tradurre a Mantova, chiese in massima parte il congedo.

V. Neri nuvoloni si addensavano pure sui presidii austriaci nelle Legazioni. Nessun conto poteva fare l'Austria della neutralità del governo pontificio, travolto pur esso dalla corrente; le popolazioni erano in fermento, l a stampa soffiava nel fuoco, le autorità pap~li era~o avverse od impotenti; truppe toscane apparivano ai confini· il rrenerale Mezzacapo in F irenze for mava con volon~ari ~armigiani, modenesi, romagnoli una divisione evidentemente desti nata ad attaccare Bologna. Ad Ancona allorchè it comandani:e della piazza, generai maggiore Mollinary, ebbe ad urtare contro l'opposizio?e del legato papale, sia per le minaccie di stato d'assedio, sia per l'entrata in porto del vapore da guerra fra~cese l' Jmpetv..euse, la popolazione prese un contegno ~unaccioso cont ro le truppe austri ache. « A Bologna 1 impotenza del governo era giunta sotto ogni r ispetto al punto da costrino-ere il generale Habermann, comandante au-. o striaco, a dar di piglio ai propri mezzi per arrestare 1 i torbidi con misure militari ». La protesta dello stesso· generale contro l'illimitata distribuzione del porto d'ar~i . diede nuova esca all'odio popolare che dopo la battaglia di Magenta si manifestò in pubblici insul ti ed in getti di pietra contro gli ufficiali aust riaci (1) . (1) Vedi pure: Dio Ntbe1i- Operatio11e1i im Feldzuge ,f85~ i~ lla1ie~, comunicazioni dell'imp. reg. Archivio di guerra all'Osterreu-h1sche !Jlllitarische Zeilschrift del febbraio ultimo.


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L I'fALIA CENiçI\AL& E VENEZIA. N·.l!JL

..53z

LI! F01l'l'EZZE DEI, ,Ml"NCIO;

Fraittanto il 7 giugno il comando generale della l " armata, ·cui erano sottoposte le truppe di presidio in Rt)-mag;na, emanava quest'ordine: « La guarnigione di Bologna fino a che la neutralità. degli Stati della Chiesa sia rispettata, vi stia tranquilla; ove sia violata la frontiera, si indirizzi una protesta al governo papale, e se il _nemico è più debole o pari di forze, lo si respinga; in caso diverso si ripieghi, secondo le circostanze o combattendo od evitando il combattimento, sopra Ferrara; egual contegno si tenga contro la rivoluzione; Ancona e Fernara siano difese fino agli estremi ». Ma era necessario inviare soccors i al duca di Modena minacciato alla frontiera dai Fl'ancesi, in casa dalla ri· v0,luzione. All'uopo il generale Jablonsky con una brigata venne, implorato, a Modena; ma appena presa pos izione sulla Secchia, fu richiamato e tornò sui s uoi passi col duca, dopo aver distrutto il ponte di Rubiera. Anche il .generale Habermann lasciò 1'11 1giugno.im,provvisamente Bologna. « Le sue truppe marciavano nel miglior ordine verso il Reno protette dal 20° battaglione di cacciatori, da due cannoni e da un plotone di ussari », osserva la nar1·azione quasi meravigliando che 'in quelle incertezze, fra quegli scompigli, di fronte al cupo ru,moreggiare della rivoluzione i soldati potessero conservarsi ordinati. :Anche il G. M. Mollinary dovette lasciare di botto Ancona per non essere circuito dalle spire della rivoluzione. Il tempo stringeva sì che fu impossibile caricare sui vapori da guerra le artiglierie, o renderle inservibi Li, o distruggere buona parte delle munizioni, o portar via i viveri. La marcia, che fu delle più precipitose in mezzo .a generali dimostrazioni in favore del Piemonte, dà una ·prova (sebben e non necessaria) della solidità delle truppe austriache. La brigata Mollinary il 12,era a Sinigaglia , il 13 a Pesaro, il 14 a Rimini, -il 15 a Cesena, il 17 .a Ra-

1859

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venna, il 18 ad Alfonsine. In sette giorni, nonostante, il caldo .e. l'enorme carreggio, essa . aveva. fatto 2.2~ chilo- · met11i, cioè 35 chilometri al giorno. Dal 5 giugno non ayeva notizie dell'esercito principale. Il H) giugno passò · per Ferrara, che nello stesso giorno fu pure sgombrat& dal presidio austriaco.

VI. Della gua,rdia del basso Po erano state incaricate le · brigate Maroicic ed Anthoine, riunite in una divi.,.ione · sotto i! comando del tenente maresciallq barone Marziani. La prima doveva difendere le bocche del Po e dell'Adige da tentativi di sbarco, la seconda doveva opporsi allo avanz_a re del nemico per l'intricata e paludosa regione del Polesine. Una ric_ognizione intrapresa· dal genera,le Maroicic lo persuase che da Comacchio a Chioggia in un terreno · tagliuzzato da lagune, paludi, canali, fosse, fiumi, con strette vie sopra argini angusti e con comunicazio11i per mezzo di barche, cogli sbocchi profondi al più da. tre a cinque piedi e coperti di banchi di sabbia, uno sbarco importante non era da aspettarselo. Per mettere a terra soltanto 3000 uomini si avrebbe dovuto superare le più gravi difficoltà. Molto interessante, anche dal punto di vista della futura di fesa delle nostre coste, sono i successivi rapporti dell'abile generale, il quale oltre, la sua brigata avei\la .pure a disposizione una piccola flottiglia, utilissima a . quelle operazioni. M ' a la flotta francese correva verso l' AdriatiCOi doVUlliJUe si parlava di sbarchi; scarsissime erano l e truppe per guardare una costa così rotta ed estesa; avversa si mostrava. la popolazione; i capitani dei quattro vapori


534, LE FORTEZZE DEL MINClO , Pavia, Piacenza, Ferrara, Vicenza non volevano nè servire nè prestare giuramento; i marinai borghesi fuggivano lontano; non si trova,1 ano operai pei lavori di fortificazione. Il punto più pericoloso era il Po di levante, abbast~mza ampio e profondo, munito di altri canali, e non chiuso da banch·i di sabbia. Ne fu ordinata la difesa con due barricate e con una batteria tolta alla mar in a. P iù al nord il forte Cavanella d'Adige, i cui lavori a metà di giugno erano quasi compiuti, si prestava a base .di buona di fesa. In questo mezzo la divisione Ritter giungeva a ri n forzare le truppe sul Po.

VIL Il dominio della fortezza di Venezia si stende da Brondolo fino a Mazzorbo per la lunghezza di quasi 38 chilometri, e dal forte del Lid~ al forte Haynau (Malghera) per la larghezza di poco più che tre chilometri, abbrac.ciando una superficie di 4,6 miriametri quadrati. In questo spazio si distinguono due grupJli di fortificazioni: il gruppo di Venezia stessa; il gruppo Chioggia-Brondolo. . Era ~r~ente porre special mente il primo gruppo in JStato d1 difesa tanto dalla parte di mare quanto dalla parte di terra, valendosi di pronti lavori e della artiglieria che si aveva sottomano. Secondo le proposte del colonnello Maroicic, verso il fronte a mare si doveva chiudere alla gola il forte S. Pietro, costruire una batteria presso il for te Alberoni e cinque opere in terra sul litorale di Malamocco. Ciascuna di queste doveva essere capace di un presidio di 50 uomini e venir armata di 6 pezzi. La distanza fra le opere era di 1500 metri; a metà di essa era costrutta

·1859 535 una batteria per due pezzi da 12 con banchetta per la fanteria. T utti i lavo·r i e,sistenti dovevano venire migliorati ed afforzati. In mezzo al litorale di S. E ras mo doveva sorgere un'opera per t re cannoni. All'avvicin arsi del pericolo t u tte le opere, cominciate a-i primi di febbraio, erano pressochè compite, insieme ai molt i lavori ed alle riparazioni necessarie per mettere al coperto Venezia dalla parte di terra . Si avev ano provvision i per 9000 uomini e per 6 mesi; 10 pozzi scavati sul lido dovevano somministrare l'acqua . La corrispondenza colle opere esterne era trasmessa da fili telegrafici, salvo fra il for te S. P ietro e il for te Alberoni, dove il filo troppo debole si er a spezzato. R ispetto al gruppo fortificato Chioggia- Bron dolo, pel -cui abbandono alcuni s'erano pronunziati, il comando dell'esercito decise · di conservarlo migliorandolo con qualche nuova costruzione . Le navi <lell'i mp. reg. marina a g uisa di batterie galleggianti for mavano la seconda linea di fuoco. Esse perciò erano an corate in diversi punti, cioè nel canale di Spignon e in quello di ì\'I alamocco, presso Poveglia, a S . Nicolò del Lido e nel porto di Chioggia. Siccome non avevano che un sol fi anco rivol to al nemico cosi metà dei loro cannoni, mun izioni, · affusti e truppa rimasero dispon ibili per le fortificazioni . I tre battaglioni di fanteria marina erano ripartiti sul Lirio ed in Venezia come riser ve mobili. In caso di sbar co nemico 900 marin ai. posti a t erra avrebbero concorso alla difesa, avvalorata da una flottiglia di 17 cannon iere. Mancavano gli artiglieri, per cui ogni pezzo era servito da un cannoniere e d a quattro o cinque fantaccini. A facilitare la difesa il complesso delle fo rtificazioni fu diviso in sette gruppi. Il VI gruppo comprencbva la .città, la quale non aveva altra fortificazione eccetto lo L'ITA.LL\ CENTRALE E VENEZIA NEL


536 LE F0IlTEZZ.K DEL NINCIO, scalo della ferrovia. La cosidetta. cittadella, S. Giorgiomag;giore, non meritava assolutamente, questo nome,. I cannoni po.s ti su quell'isola erano destinati a tirare sulla, città per soffocarvi un'eventuale insurrezione battendosi di là la , piazzetta e la riva degli Schiavoni. Il VU gruppo, all'estrema a.la destra della difesa, abbracciava i forti di Brondolo, S. Felice e Caroman con sette opere- minori per una lunghezza di ben nove chilometri e mezzo; v'era, compresa la città di Chioggia. Risalendo verso il nord si incontrava il I 0 gruppo coi .i;orti S. Pietro in Volta, S. Pietro e. Alberoni, 5 batterie e 6 piccole opere in seconda linea; poscia il II0 gruppo col forte S. Nicolò del Lido, Castel S. Andrea, forte Quattro fontane, 2 batterie e 4 trincee intermedie. Questi due gruppi, i quali insieme formavano la chiave di Venezia da parte di mare, erano armati di 220 cannoni; Malamocco e il Lido erano barricati, e difesi, dalle navi in seconda linea, mentre la. poca profondità delle acque oppone:va un serio ostacolo all'aggressore, talchè da questa parte le apprensioni non erano gravi. Maggiore probabilità di successo offriva al nemico un tentativo di sbarco sul litorale ed un successivo attacco combinato da parte di terra con truppe, da parte di mare con cannoniere e piccole nav i. Per opporvisi stavano pronte truppe mobili in Venezia stessa. Il III gruppo comprendeva il ridotto S. Erasll!o nuovo, S. Erasmo vecchio, Crevà, Mazzorbo, alcune piccole opere e la città di Burano. Il porto, sebbene circondato di acque assai basse, non era sfavorevole ad uno sbarco. Il IV gruppo, rivolto solamente contro un attacco da parte di terra, era costituito dal forte Haynau (Malgbera) con due op~re laterali. In seconda linea si trovava il V gruppo, cioè S. Secondo, S. Giorgio in Alga e S. Ange'io della polvere. La forza complessiva della truppa destinata alla di·

•I S59 537 fesa di Venezia raggiungeva la cifra di 21 ¼ battaglioni, 2/ \ compagnie del genio, ¼ squadrone e 46 cannoni da campagna, vale a dire 21,500 uomini. Per armare . · tutte le opere occorrevono 573 pezzi di diverso calibro. Sott.o Venezia non ebbero luogo serii avvenimenti militari. Alla notizia dell'avvicinarsi di una forte flotta francese scoppiò un movimento rivoluzionario che fu tosto soffocato. Ai primi di luglio giunsero in vista le navi dell'attaccante. « È per lo meno da porre in dubbio se nelle condizioni di difesa in cui si trovava Venezia sarebbe siato possibile ad una flotta di forzare l'entrata dei porti e qi prendere la città, come fu asserito dai Francesi ». (Così la relazione austriaca). Il piano offensivo francese era il seguente (1): « Delle tre principali entrate nelle lagune di Venezia dal lato di mare, Lido, Malamocco e Chioggia, fu scelta l'ultima come punto d'attacco. « L'entrata di Chioggia, barricata da linee successive di navi affondate e cariche di pietre, era da ambo le parti difesa da parecchi forti. I forti erano armati di 35 fra cannoni e mortai, i quali potevano battere coi loro fuochi l'entrata. << Non sarebbe stato difficile alla flotta d'assedio francese ridurre al silenzio questi 35 cannoni, perciocchè senza contare le navi di linèa, essa, sotto la protezione delle sue battèrié corazzate, poteva spiégarvi contro un fronte di attacco di 100 cannoni del più grosso calibro. « Questo piano, proposto con tanta audacia e con tanta conoscenza delle località, prometteva un completo sue-· cesso. L'ITALIA CENTRALE E VENEZl1\ NEL

Maggiore O.

BAR~TIERr.

(1) Campagne de l'em.pereur Napoleon JII en ltalie. ÀNNO

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x:rn, VoL.

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LIB RI E PElll0D1Cl

LIBRI E l?ERIODICI

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g~enza e la sua storia di NrccoLA MARSELLI. Yol. III, di cirça' 50,0 pag., edito dalla éasa Treves di Milano .

Essendo prossima la pubblicazione del III volume dell'opera · del tenente colonnello Marselli, la guerra e la sua storia, noi ne riportiamo, col permesso dell'editore, il proemio nel quale è esposto il concetto del volume, e l'indice anaJilico dal quale apparisce il contenuto del medesimo. CONCETTO DE.L VOL~E. « Rivolgiamo lo sguardo indi~tro prima di muovere il passo avanti. « Per un'introduzione allo studio scientifico d~lla Storia militare~ i primi due volumi di quest'opera sarebbero più c~X s ufficienti. Ho esposto nella prefazione le ragioni che nei precedenti volumi mi hanno indotto ad oHrepassare i giusti limiti, e mi dorrebbe se il lettore, dimenticatele si facèsse a g iudicare l' autore senza tener conto delle in'tenzioni di questo, e delle crrcostanze che lo hanno determina.t? a seguire la via eh' egli batte. È sempre un cl).ttivo ?r1tico q1;1ello che nega agli scrittori la libertà cli seguire 11 loro scopo, e che pretende da essi l' opera che egli sogna. " Poi,cl]è yiviamo in teCQpi ne' quali si legge distrattamente, perchè si · legge troppo, è necessario che "'li scrittori si P!.glino.spesso la noios.a b1·iga di manifestare propri intend1mentL Poche ]?a.,gine ,d'introduzione, in c1,1i ~ossero scolpite

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1e definizioni, le nozioni fondamentali, i principii :;;ommi ed assoluti della Sç,ienza della guerra; lo studio critico e particolareggiato delle pr~ncipali campagne ; la sintesi finale -delle regole condizionate, storicamente dedotte e logicamente classificate: ecco quale dovrebb'es.s ere, a parer mio, . il corpo compiuto della Scienza istorica della guerra. Qualora u~ simile corpo avesse potuto presentarsi nella sua interezza, lo spettatore avrebbe avuto il dritto di pretendere il r.ispelto delle proporzioni e l'armonia del complesso; ma i tre volumi della presente opera non presumono di ess.ere quella Scienza istorica, ed aspirano appena a meritare l'onore di venire considerati come un avviamento, una guida .allo studio di essa. «· Le monografie dei grandi Capitani, a cui ho accennato nella prefazione, sarebbero destinate a costituire quel corpo; ma per l'autore esse sono men che una speranza, un des iderio, sul quale egli non ha obbligo di far fondamento. Per questò, e non mica perchè i tre volumi erano condannati a comparire successivamente, l'opera ha cangiato natura, e la sua economia ha dovuto essere diversa. La critica veramente imparziale ha il dovere di mutare eziandio il regolo per giudicarla. « Al benevole lettore non flfuggirà una conseguenza del moto accelerato della nostra società, in cui il sapere è .assai diffuso : ogni autore è preso dal timore di vedersi sopravanzato, prevenuto di guisa che i più seri scrittori si vedono costretti a correre il palio. Eglino non possono, nel campo degli s tudi scientifici, lavorare vent'anni almeno intorno ad un' opera, ·presentarla un bel gio1•no come un tutto ben armonizzato, appieno limato e brunito; nè molti possono confidare nella probahilit-ì di aver vent'anni a di~posizione, ne' quali andranno succes.sivamente pubblicando i ".olumi ch,e debbono comporre un'Qpera vasta. Appena sono in grado di farlo, raccolgono le loro idee fondamentali, le loro scoper ~e più nuove, anche le ipotesi non ancora comprovate a s ufficienza, le divinazioni, i presentimenti, i disegni, e spiccano cosi un'avanguardia che occupi tos to una buona posizione. Il resto verrà poi, se sarà possibile, e non ~.enza obbedire a qualche estrinseca considerazione, che ne turba alquaµ~o l'economia. Tra le considerazioni estrinseche che, nei,due volumi pµbblicati, hanno fatto discendere l'autore dalia regione dei principii generali, il lettore ponga il de-


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E PERIODICl LlBnI

s iderio di toccare questioni vitali per una patria che s i ama,. per una patria che domani può essere trascinata a far guerra; e se n'ha il core lo biasimi ! " Le ragioni che mi hanno spinto ad aggiungere i due libri contenuti nel presente volume sono state del pari accennate nella prefazione; ma qui giova esplicarle meglio. « Studiando attentamente le campagne d'un gran capitano· o di un importante per;odo storico, mi è parso di scoprirvi uno o più tipi secondo cui s i svolgono le manovre strategiche, le quali, non ostante le loro dìrferenze, sieno pur tipiche, conserva no nondimeno una impron la propria a ciascuu capLtano, a ciascun periodo. Le condizioni dell'a r te rnilitare cli quel dato tempo, le idee in esso dominanti, le l:raclizioni ereditate, le ragioni politiche, l'idiosincrasia del capitano, ltt correlazione fra i modi di guerreggiare dei belligeran ti, iP teatro geografico della lotta, costituiscono unù moHiplicità di cause generatrici cli peculiat'i f'orme, di speciali ordi ti. Non a caso poniamo all'ultimo il teatro geografico, perché la differenza fra i metodi strategici dei vari capitani giace sopraUutto nel diverso modo con cui eglino si comportano o nel medesimo teatro o con linee geografiche fornite di proprietà iden tiche. Buonaparte nel 1796 combattè sul medesimo teatro s u cui aveva combattuto Scherer; ma egli seppe intenderne la na tura e farla servire a' suoi fi ni, dove che· questi non potè trovare altra uscita che il clin1et.tersi . E così Napoleone diversamente dù Carnot intese il rapporto fra le valli, il valore delle linee geografi.che in generale. La natura geografica è costante, o meglio ·1e sue variazioni sono per noi lente e insensibili, e certe sue forme governano la guerra, non se ne lasciano domina re; ma fra i limiti sensibilmente invariabili e indomabi li havvi campo a muoversi con ùiverso ingegno, havvi l)Ossibilità di trarre maggiore o minor partito dal medesimo terreno. « Ritornando al Lìpo o ai tipi delle manovre di ciascun capitano, osservo pure che essi, mentre in fondo permangono identici nelle operazioni in cui s' incarnano, soggiacciono nella forma a modificazioni ingenerate dalla maggiore esperienza acquistata dal generale, dal perfezionarsi dell'istrumen lo per guerreggiare, cioè l'esercito, dall'allargarsi del teatro della lotta. Ma queste modificazioni. non sempre sono pPogressive . L'ebrezza des tata da' trionfi, il soverchio allar-

;garsi del teatro., il logorarsi dell'istrumento, possono produrre e producono alle v9lte un regresso. Anche in questo ,Caf4po, più che i favori soverchi della così detta fortuna, ;i suoi contrasti aguzzano la mente e la fanno progredire. Per tanto, nella sequela delle campagne di ciascun grande capitano si r iconosce un ordine latente al quale obbediscono, ,una tendenza che si svolge, si perfeziona, si fissa, qualche ·volta degenera in maniera, altra volta devia per ricomparire, insino a che, sparilo il capitano, o impallidisce o sparisce del tutto per cedere il posto ad una forma novella. Senza voler vi torna innanzi il paragone col dramma, ma con quello dei moderni. L'unità: è nel concetto, chè in quanto ..al luogo ed al tempo domina una varietà shakspiriana. Le s ituazioni diverse, o io m'inganno o sono momenti, fasi d'una medesima azione g~nerale. Federico fa la guerra con .metodo diverso da quello di Napoleone; ma le s.tesse campagne di ciascuno di loro si possono aggruppare in categode diverse, perchè ciascuno è protagonista di un dramma in diversi ·atli. Nè basla. La drammatica greca ha la s ua .trilogia, e Shakspeare ha in otto drammi abbracciato, come disse Schlegel, la grande epopea della nazione britannica. La continuità dell'evoluzione strategica, non sempre progressiva, si osser va non solamente nelle campagne di uno stesso capitano, ma anche fra quelle di Federico, quelle della Rivoluzione francese, che riass umiamo nei nomi di Carnot e di Napoleone, e quelle di Moltke. La Storia mimare, scientificamente studiata, deve adoperarsi a scoprire .ed a porre in vera luce il nesso intimo che lega i fatti, l'ordine che in essi regna. Per formarsi una idea chiara ,delle campagne dei grandi Cl:lpitani e dell'evoluzione dell'arte ·Strateofoa, è necessario disegnat'e l'ossatura intorno alla 0 qua le si deve distribuire la polpa, traccial'e le grandi linee di agaruppamento dei fatti par ticolaeì. Questo io intendo propri: mente rare nel libro VI, per le principali campagne ·da Federico a :VIolLke, e non mica dar p1·incipio alla Stor.ia militare. E per farlo acconciamente, cioù in guisa che risalti, come ,\ dire, l'andamento dello. detta arte strategica eia Federico in poi, è mestieri fermare l'attenzione su i fatti dominanti, svolgendola da quella moltiplicità di particolari, che per altri rispetti hanno più gran<le importanza. Chi voglia, .di fallo, studiare il meccanismo col quale i grandi capitani incarnarono i loro concetti (e deve volerlo chiunque intenda


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LIBRI

formarsi· un'idea concreta. delle cose e s ludiàr la storia per· imparar l'arte) non può astrar1'e da.Ila logi·stica determina-· zioile dei concetti strategici', deve discendere a particolari più o meno mit'iuti secondo la maggioi•e o min6re somi-· glianza fra i mezzi di cui si av'va<lse un capitano e quelJii di cui ci avvaliamo noi; ma chi si proponga di rencfére agevole a' letto1·i la rapida comprensione del processo e-voluti\,o di un dél.t'o ramo dell'attività umana, cféve compiere la ditflcile opera di sfrondare quel ramo con manb accorta e prudente, sl che non lo presenti nè sopraccarico nè denudato, di troppo. Se non che, non volendo tPascurare del fotto d'i tocMre, in questo volume, del mecéahismo logistico di ~apoleòne e di 1\-Ioltke, ci fermeremo sopra alcuni esempi, e, riguardo· al primo, li trarremo da fatti c9mpiuti nel massimo teatro, cli guerra della nostl'a patria. A questo modo la presente opera acquis terà meglio il carattere autonomiéo. Per reridei'la ancora più tale, sarèbbe s tato utile nell' ésposi.:ione dei tipi strategici il muovere da Alessandro, o almeno da Gustavo Adolfo; ma ho preferito restringermi a' tempi che corrono da Fedérièo a noi, perchè lé modalilà del guerreggiare si fanno più simili a quelle dei nostri e la· evo.luzione dell'arte strategica diviene più continua e più chiara. " L'arte tattica non è soggetla a quelle soluzioni di continuità, a cui va soggetta la strategia d'alto ordine, perchè, disgraziatamente, gli uomini combattono spesso, laddove' i grandi capitani appaiono con intermittenze; e però del sùo, svolgimento è più agevole ritrovare una legge che comprenda le forme antiche, medioevalì e moderne, il che ho' tentato fare nel libro vn. Riannodando qui e là al modo di disporre gli uomini per la pugna, quello di reclutarlr e di farli operare, si può con larghi tratti colmare il vuoto· lasciato nel precedente libro e si possono raccogliere, in un lutto che si evolve, lè linee formanti il fascio dell'arte' militare. « Tipi, processi evolutivi, leggi di svolgimen to, soluzioni: di continuità, ecc.!. Qual linguaggio è codesto f Siamo noi nel campo della Storia militare o in quello della Sto1·ia naturalef Così diranno coloro che sono estranei al luminoso, movimento della Scienza ddierna: Non è lO't'it~no il tempo in cui la Storia del!' umanità e quella della natura venivano considerate come due mondi separati da un abisso.

E PERlOOlC l

E non solamente non è lontano codesto tempo; rrìa ànco'rà oggi la maggior parte degli uomini che diconsi colti vi~é. in quell'errore, ·ereditato da bugiarde credenzé teofogiche e da false dottrine metafisiche. Considerando l'uomo come un ente che fa parle da sè nel mezzo ilei concerto d'ùna natura, che per lui fu creata, per lui che è animalo da uno spirito immortale, mentre ella non è che ignobile materia, è logico che la storia dell' uomo debba essere con; lrapposta a quelta della natura come ele1'nento affatto eterogeneo. Assoluta diversità di contenuto, trae seco diversità di leggi e di metodo . Lo spirito è considerato come una forza soprannaturale, la quale ha ·legg-i proprie, che nulla hanno di comune con quelle della natura, e che però debbono essere investigate con metodo affatto diverso. A noi contemporanei è toccato di assistere a quella che chiameremmo la . ,.,O'rande vendetta della offesa natura. Le Scienze naturali hanno dato all'uomo il posto che gli spetta nell'armonia della natura di cui esso non è che un tono, per quan:to J ' altissimo. L'uomo non essendo che una delle forme della evoluzione della natura, la Sloria dell'umanità non può e~sere che la continuazione di quella del regno organiço; e però di sotto alla diversità del fénomeno perdura l'identil~ delle leggi le quali vanno scrutale con metodo analogo. La Storia generale dell' umanità, pertanto, . e quella delle s ue guerre in particolare, possono, anzi debbono essere trattaté col metodo della Storia naturale, adattata però alla specialità del feno meno. « Parei venuto il momento in cui giovi tentare henanche nella Storia militare una classificazione di tipi, a mo' di quella trovata da Linneo e da Cuvier· pel regno animale. Linneo, come si sa aggruppò questo regno in un_ica serie, divisa in sei classi, due d'invertebraLi e quattro cli vertebrati, fondando la sua ripartizione sulla costituzione del sang1:1e e la conformazione del cuore. Cuvier scorse nel regno arnmale quattro tìpi, o speciali piani di s t1'uttura, di$tinti da proprietà m~n? artificiali di quelle poste da Linneo a base della sua d1v1sione, e sono: vertebrati, articolati, molluschi, 1?gg!ati. P_er qual ragione non si clovrehb~r? a~gruppa7? ez1an,d1_0 le indefìriitè forme dell'umana atl1v1tà intorno a1 loro t11;n. fond~mèntaJief Le forme strategiche, pet' esempio, non $i aggirano esse intorno a pochi tipi sostanziali'? Più linee d'operazion_e dive:genti; più convergenti; massa centt•ale; mas,se centrali, '

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LIURI

E PEllIODIGI

non costituis cono quattro tipi o categorie nelle quali potrebbonsi aggruppare le multiformi manovre s LraLegiche ~ Qualcuno potrebbe dire persino che anche nelle operazioni militari abbiamo i nos tri raggiali nelle linee divergenti, e la colonna vertebrale nell'unica e dritta linea; ma coll'ammettere la necessità di tras portare nella storia umana le leggi ed il metodo di quella naturale, noi non intendiamo che si debba càdere nelle esagerazioni di simili paragoni ridicoli. Intendiamo soltanto affermare che una classifica zione, fondata s ull'os satura interna delle campagne dei grandi capil.ani, è possibile, e che giova a ordinar le idee, come quella fondata s u gli scheletri degli animali ha recato grandi vantaggi al progresso della Sloria naturale. Ci affrettiamo per ò a soggiungere che cosi falle class ificazioni tipi.che vogliono essere compiute colla cognizione delle !'orme concre te. Dopo che ci siamo formato un concetto astratto del pian o di s truttura dei mammiferi, non possiamo dire rnenomamenLe di conoscere la naLura s variala, viva, reale degli animali che compongono queJJa classe. E cosi nello s tudio delle forrne che l'umana a ttività è anelata producendo nel tempo, biso'gna toccare il polso all'uomo operante, immergere lo scandaglio nei fatti, se vogliamo formarci un concetto vivo, reale e pratico delle cose. li verbo scienLifìco deve diventare carne istorica. · ,, Per un certo rispetto la migliore classificazi one s cientifica è quella che più risponde alla classificazione reale e s torica, è quella che pi(Ì direttamente scaturisce dalla medesima esposiiione s torica, s ia pure riassuntiva. Ciò dipende dal fatto che la Storia istessa svolgesi secondo un ordine logico. ll reale è razionale. Kella storia della e voluzione della tetra, i r1uatlro tipi di Cuvier predominano s uccessivamente, secondo ltt gera1·cl1ia cl w loro assegna la sciepza; e lo s tesso accade per le classi dei vertebra ti, cioè i pesci, gli anfibi, i re ttili, gli uccd li, i mo.mmite ri. La s e1·ie paleontologica risponde, a grandi Lratti, a quella morfo logica o tass imonica, pe1· usare il linguaggio di H.aeckel ( ! ). Parimente

accade nello svolgimento progressivo dell'urnaniLà, e pertanto dell'arte militare. La serie ascendente delle forme storiche ,costituisce di per s è, ne' suoi momenti saglienti, la migliore classificazione gerarchica della morfologia scientifica. Diciamo nei momenti saglienti, perché il reale è immensamente complesso e ci presenta accanto alle forme sviluppate, che costituiscono la serie, C'ruelle che ci parlano di un mondo che tramonta, e quelle rudimentali che ci annunziano un' alba novella. Ollre di ciò il progresso che trascina le cose, è scosso da parziali regress i, da ritorni, da reazioni che turbano la così detta regolarità clell' evolu;:ione. Certamente l'intreccio degli elementi sociati genera un ritorno tale da parere irregolare a chi vi partecipa; ma se ud1t~ quella musica da una conveniente dis tanza, e se avete 1 sens i educati all'arte, voi non penerete ad afferrare la pura melodia che si sprigiona dal suono dei molteplici strumenti . « Manovre per linee divergenti, o pure guerra a cord?ne; manovre per linee convergenti esterne; manovre per hnea o per linee interne, rappresen lano, nel do.min!o della. pura teoria, categorie che si s uccedono con ordine ideale d1 perfettibilità, cioè un'ascendente scala logica . Or bene, noi le vedremo, nei periodi s torici che esamineremo in questo volume, predominare successivamente e col medesim? ordine logico, benanche nel dominio del reale. Spero che 11 .1ett0re pensante non abbandonerà questo volume, . senza rnnane1: convinto che una medesima legge ba 1mpechto al metodo d1 guerra di Napoleone di appar ire prima di quello. de' suoi antecessori, e all' uomo cli comparn' sulla terra pe1ma delle specie inferiori del regno animale.

(I ) V. liAECJ<SL: Stot·ta, dcLlii c;·eaztone degli esseri oi·ganic!, secondo le leggi naturali. 12• lezione: leggi deJlo svolgimento dei g ruppi '.organici e

degli individui. Filogenia e Ontogenia. In questa lezione dimostrasi il parallel:smo della evoluzione individuale con quella paleontol'ogi ca e con quella tassimonica o sistematica.

« La teoria della o-uerra cons ta cli pochissimi principii assoluti e di moltiss ir~e regole valevoli in determinate condizioni. La Storia militare è il terreno sodo in cui le regole si veggono in funzione delle c?ndizio~1i,. ~vvero ?educono da' fatti. Siccome la classifica;:1one dei t1p1 strategici c1porta sul leri·eno storico, così, qua!che volta eh,~cadrà in acconcio, piO'liererno occasione da alcuni l'att.i per trarne regole di condotta, le quali ci studieremo di esporre come osservazioni'. .a~1zi che di formulare come ricette. A questornodoappar1ràp1umtegro il concetto della teoria della guerra. Ma non s i dimentichi che un simile lavor o deduttivo non può essere fatto a dovere che in un corso pa l'licolareggia to e compiuto di Storia militare dal-

si


546

Lil3RI

l'età gr:ca alla nostra, e che qui noi ne d·iamo qualche cenno· subor_clmat~m:~le allo scopo del libro VI, che è quello di wordmare 1 t1p1 delle manovre strategiche dei più importanti periodi della Storia moderna INDICE ANALITICO DEL VOLUME. CONCETTO DEL

PRESENTE

VOLUME.

LIBRO SESTO, Tipi strategici da Federico a Moltke.

Tipi strategici delle Campagne di Federico II. § L La situazio'.1e politica e militare prima della guerrà per la s uccessione a:ustriàca. § 2. _Le guerre del 1740 · 42 e del '1744 - 45 per la conqmsta della Slesia . - Carattere rilevante di codeste guerre. - Scopo di Federico. - Modo risolùto col quale operò. - Appello al sentimento mort~ie dell;esercito. Se l'olfens_iva_ nel paese nemico sia un principio assoluto. - Ope_1·az10n1 del r e nel 1740 e nel 1741. - La battaglia di Mollw1tz. - Osservazioni di Federico. - Osservazione dell'autore. - Conseguenze politiche della battaO'Jia cli Mollwit.z. -Ripresa delle ostilità al 'i 742epiano di Federico. - Op~razioni in Moravia: e loro carattere. - Opei·azioni in Boemia, battaglia di Czaslau, pace. - Operazioni nelle campagne del 1714 e del 1745, osservazioni su;lla condotta ~~I re a Soor. - Conclusione intorno al carattere predominante delle due g uerre di Slesia e allo svolo·im'.ento del0 l'arte bellica di un g1;ande periodo istorico. § 3. Primo tipo delle campagne della guerra dei sette an·ni . - Al detto tipo, costituito dall'offensiva in Boemia, appat·tengono la ca rn pagna del 1756 e la prima metà di qL'.ella d~l _1757 ..- Carattere generale di questo tipo. J?1.mo~traz1o~e nsultante dai fatti. - La situazione pohtic_a_ 1rnmed1atamente prima della guerra de' sette anni. Politica della guerra di Federico. - Federico lI e Bismai•ck. - Posizione strategica della Boemia. - Federico e :\iiolLke. - Campagna ciel 1756. - Concetto strate"'ièo, diessa . -;-Distribuzionedelleforze . - Operazioni - Lo~vo-

f:APITOLO PR l MO:

E PE1U0D1Cl

sitz - Capitolazione di Pirna . ...:.... Osservazioni di Lloyd, Tempelhof, Jomini, Napoleone. - Ope1;azi6ni nell_a·prima • parte della campagna . del 1757. - Giudizio d1 . N~p~~ leone. - Osservazioni dell'auto1)e. - Manovre strategt- · che che si connettono alle battaglie di Pràga e di Kolin. § 4. Secondo tipo delle campagne della guerra . dei sette anni. - Al detto tipo, costituito dalla d1fens1va-o.ffens iva, appartengono la seconda parte deJla campagna del 1757 e le rimanenti campagne della guerra de'sette-anni. - Carattere di questo tipo. - Dimo,s trazione risuftante dai fatti . - Operazioni ne' teatri dell'est e dell'ovest, e manovre strategiche che si connettono alle battaglie di-· Rossbach e di Leuthen. - Ancora del carattere di q uesto " secondo ti po - Progr essivo svolg imento del metodo strategico cli Federico. - Ritorno a l primo Lipo nella càmpa...gna ciel 1778. - Federico e Napoleone. - Insegnamento da trarsi dalle campagne di Federico. CAPITOLO Si::coNoo: Tipi strategici delle campagne della ri'VOluzione f rancese . . § 1. Primo periodo delle campagne della rivoluzìone franJ cese - Causa essenziale di tali ~uerre. - Il generale· Dumouriez personifica questo periodo. - Suo piai10 di· campagna al principio della guerra. - E;;;amè critico delle· operazioni nel 1792. - Valmy. - Carattere della secondaparte della campagna del 1792. - Idem della campagna del i 793. - Sintesi dei caratteri di questo periodo. § 2. Se.condo periodo idem . - Suo carattere. - . Carnot lo personifica. - Sistemo di guerra di Carnot, 11el 1793 e nel 1794. - Parallelo fra i detti due periodi. § 3. Passaggio dal secondo al terzo periodo. - Operazioni di Roche ne' Vosgi ('1793) e di qairfil:yt sul Reno (-1795). - Legge di successione dei tipi strategici da Federico· al '1769. CAPITOLO TERZO: Tipi strategici delle campagne napo-· leoniche, § 1. Napoleone Buona parte in rapporto_ a' suoi tem~i. - Svi-luppo graduale della mente del capitano del 1196. _ . §· 2. Genesi del piano dil'ettivo della campagn~ del _1196 m P iemonte . ....:.. L'idea della forzà da ottenersi med1ant~ la riunione delle armate, mediani.e la ma's~a. - ~ul Vtllore· strategico delle Alpi. - Scelta- ?.ella linea d'operaziòrre'per sbòccarein Piemonte. -Concetto della manovra centrale.


Llllll l

E PERIO DICI

§ 3. ~e operazioni in Pie!llonte. - Porza e dis tribuzione

del! armala francese. - Idem dell'armala austro-sarda._ .Monlenoue. - Millesimo e Dego. - Mondovì. _ li segreto delle vittorie di Buonar>ar le. .§ 4. Le operazioni in Lombm·dia. - Partizione della guer1·a del 1796-9, in Halia. - Dopo l'armistizio di Chel'asco. -Tipo delle operazioni in Lombardia.- Passa rro-io ciel Po. - Piacenza, Fombio, Lod i. - Osservazion{ "_ Dopo Lodi. - Pa,,saggio del Mincio. - Osservazioni. .§ {1 . O?er azi?n~ aventi per iscopo l'assedio cli l\lantova. La lme~ di cl~fesa dell'Adige. - Distribuzione delle forze fra ?c~s1 s u d1 questa linea. - Forze e disegni degli Au. s triaci. - Lonalo e Castiglione. - Osservazioni. ~ 6. In~asione del Tirolo. - Forze e di!;egni dei belligeranti. -:- Lmee con ver genti e divergenLi. -Operazioni : Calliano, !rento, _Bassano. - Osservazioni. - S. Giorgio. § '· Invas ione degli Austriaci pe!' sbloccare Mantova. Arcole. § 8. Altro tentativo degli Aus triaci . - Rivoli. - Capitolazione di Mantova. - Osservazioni !i ù. La difesa dell~linea dell'Adige.- Opinione di Napoleone. - Suo va lore r1spetlo al modo con cui deve operare l'esercito italiano. § 10. 01~erazioni of-lensive di Duonaparle. - Sulle operazioni c.ombrnate e convergenti fra l'armata d'Italia e quelle di Sambra e Mosa e del Reno. - Piano di "'Uerra cli Buonap~rte. - Piano di guerra dell'arciduca c:r10. - Distribuz~on~ delle for ze belligeranti. - Operazioni. - Osservaz10111. - Sintesi finale del metodo di Buonaoarto § 11. Oper azioni in Germania dul 1,96 al 'l 7D!J.~ La.sll'ate aia del direltorio. - L'arciduca Carlo contro le~a r ma le di Mor eau e di J ourdan. - Concetti dominan ti la camparrna ciel 0

per spiegare i faUi di questa campagna.- Curva descritta dalle campagne napoleoniche. CAPITOI.O Qu Afl'ro: Tipi strategici delle recenti campa'Jne. ~ Chi é il prola{Jonista in questo ultimo periodo? § J. Carattere sagliente delle campagne dal 1815 a l 1859. 1848 e 49. - 1859. § 2. La g uerra della secessione ame~'icana . ~ Due_fasi. . Le memorie di Sherman. - Relaz10ne fra 1esercito americano ed il suo modo di guerreggiare. - La prima fase. - Grant e Sherman. - Seconda fase. - Operazioni di Sherman . § a. Campagna del 1866. - Cagione essenzia le <folla guerra. - In che cons ista l'odierno tipo strategico-logistico dei Prussiani. - Intorno al piano del generale Mollko. - Carattere delle operazioni . -- Intorno a lle operazioni degli Italiani nel t 86G. - La scuola s uperiore di g uerra, come conseguenza del 1866. § 4. Campagna del "1870-7 L. - La :Memoria del generale· MolLkc-. - Essa ser vì di base al primitivo s chier amento sLrale"'ico dei Tedeschi. - Schieramento s trategico dell'esercito francese. - Primi scontri. - Osservazioni. L'a no c,nframenlo di Metz. - La catastrofe di. Sedan.. - . CarnlLere della forma sLralegica de' moderm Prussian r. Legge Ji svolgimento della strategia modema. - D~~uzioni storiche. - Intorno ari una teoria storica e pos1t1va della g uerra reale. LIBRO SETTL\IO Legge d ello s v olgimento s torico dell'arte militare.

1799.

~ '~2. Le campagne del 1800, '1805, 1809. - Concetti di rettivi m lorno a' quali s i possono aggruppare le delle l1·e ctunpagne. - L'aggiramento del 1806. - Tendenza che si manifesta nel 1807. · § 13. Le spedizioni lon tane e le operazioni estese. - 18L~. l ntorno alla campag na del 18'13. §·14. Campag na difensiva in Francia. - 1814 e 1796.- Fasi della campagna del 1814. ,§ 15. Campagna del Belgio nel 18t 5. - 181:, e 1796. - Modo

CAPITOLO Pn rno: I.eygedi svolgimento clell'a,·te mililctre

<Ut- ·

tica. § 1. L'a rte militar e orientale. § 2. L'arte militare grnca . § 3. L'arte militare 1·omana . . , CAPITor.o SEco:-ioo: Rico,·so e p1·o[J1·esso nellejorme dell etl'te militare medioevale e modern a § 1. Epoca neo-orientale: ra1·le militare a' tempi della con-

quista dei Barba ri e di Carlo Magno. § 2. Epoca nèo-greca: l'M Le militare ne' tempi di mezzo.


LIBRI

§ 3. Epoca neo3omanp.: l'arte militare moderna. - Trasfor-

mazioni nell'arte della guerr a dovute a ,Nassau ed a Gu,s~avo-A.do.lf?. -:-7 Trasformazioni a' tempi di Luigi Xl.V.1 r asfqrmaz1om dovute a Federico.- Intermezzo. - L'arte milit.are dur ante la rivoluzione francese e l'im'pero napoleon1co. ,-Cj \PJTOLO TER_zo: L'arte milita.re dal 1815. §i. Caratteredell'art.e_militarecontemporanf:)a.-La scienza, la massa, la d~mocrazia, l'industria. - Due periodi nella eletta arte. - La Prussia e il P iemonte. . §"2. Effetti derivanti dal predominio della scienza.- L'intuizione e la riflessione nei gr andi capitani . - Pericoli derivanti dal carattere sapiei;it.e dell'arte militare odierna. Rimedi. : § 3: L~ .massa e la democrazia. - Come le grandi moli mi~ 1Itar1 .renda~~ più determinate le ope.raziorii strategiche. - Gl1 eserc1LI democratici di alc,mni paesi latini. - Dell'esercito prussiano. - Dell'~sercito italiano. · ~ ,4.. Le nuove armi. - Rivoluzione prodotta dalfuoco celere nella tattica. :-- Tendenza alla. scomposizione della massa ori~inata.dalla Lattica odierna. - .L'educazione dell'indivi!l_uo è il miglior correttivo. § 5.. Paragono fra il sistema militare francese e quello prussiano. , çt\PITOLO QUAfTO: Schiw·imenti intorno la legge di .svolgimento dtJll'arte militare. § L Paragone fra la legge di svolgimento esposta dall'autore quella dei corsi e ricorsi di Vico e quella di evoluzione di Spencer. § 2. Altri schiarimenti. Conclusione.

551 E PERIODICI la questione da un solo punto di visLa, da quello r.ioè di avvicinare il porto di Genova a quel valico e per esso all'Europa centrale. Il maggior Velini prende di ciò occasione per trattare lo stesso argomento soUo il doppio aspeUo economico e militare. È da tutti oramai riconosciuto che allol'quando uno Stato ,deve sobbarcarsi a ingenti spese per 111 costruzione di linee ferrovi~rie, ~li questo polente mezzo d'azione degli eserciti mod.erni, debba consi.dera re contemporaneamente e gli interessi «;lel commercio e quelli militari e preferire le linee che s.enza danneggiare gli uni possqno risponder.e alle esigenze degli altri. li maggiore Velini divide le sue considerazioni in due parti; n!3lla prima lrat.ta l'argomento dal punto di vista economico, da quello mjlitare i:iella secondé). Egli comincia dal presentare la storia dei vari studi e progetti pet· collegare la rete italiana co;n la ferrovia del Gottardo, e affine di mettere a confronto i ':antaggi e gl'inconvenienti delle diverse linee state progettate, le raccoglie in tre gruppi; comprende nel primo le linee che ~sciano in disparte Milano, nel secondo quelle che transitano per questa città, ed entrambi questi g rup pi li suddivide in due rjp~rti secondo che le linee di ambedue toccano o no Varese; nel terzo gruppo raccoglie le linee che riunendosi a Mendrisio tendono al Gottardo valicando il Ceneri, comprendendovi, qul:}ntµnque già costrutla, la linea che transita per Como. Le linee così raggruppate sono:

I'

. Riparto

1° Gruppo/ ,.S ·11,l1'01•di11a,-nento delle nostt•e ferrovie alla l'rontiera s,,,~~e,•a ifa,l ptr,nto di vista econonii.c o-uiilitare. - Brevi considerazioni dèl maggiore ATTILIO VELINI, deputato al Parlamento nazion ale. - Milano, fratelli Dumolard, 1877. (Prezzo, L. 2).

La grande importanza economica delle linee ferroviarie di .accesso al valico del Gottardo ne ha fatto s in oo-cri >:>o trattare

Novara-Varallo Pombia-Sesto Calende-Gemonio-Luino. Novara-Gallarate-Varano-GemonioLuino. Novara-Gallarate -Varese-GemonioLuino. Novara.- Gallarate - Varese - Ponte Tresa-Luino. Novara - Gallarate - Varese-B'rinzioLuino.

I ! I

2° Ri parto

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Milano-Gallarate-Varano-GemonioLuino. · 2° Gruppo i• Ripa,rto Milano-Gallarate-Sesto Calende-Ge. monio-Luino.

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55::.>.

E PERIODICI LlBRJ

{ Milano-Saronno- Varese-Ponte Tre\ st1.-Luino. 2° Gruppo 2° Riparto ) Milano - Saronno - V.:\rese - Brinzio\ Luino. ( Accessi 30 Gruppo ! al Ceneri ( Milano-Saronno-Mendrisio. l Milano-Como- Mendrisio. Gli elemenLi che l'aulore mette a confronto per trarne un ragionato giudizio sono: la distanza da Genova a Luino pev due primi gruppi, e da Genova a l\fendrisio per terzo; la lunghezza, le pendenze e la spesa media chilometrica approssimativa dei tronchi da costruirsi; la popolazione che servirebbe localmente il nuovo tronco per una zona laterale di cinque chilometri dal tronco s tesso; i principali centr·i che toccherebbe ogni nuovo tronco. Dall'accurato confronto di Lali elementi l'autore viene alle seguent.i concl usioni: • 1° Che g l'interessi economici generali e locali, conside" rati nel complesso, devono dar e la preferenza alla linea « Novara-Gallarate-Varese-Brinzio -Luino, pel transito in« ternazionale tra lo scalo di Genova, il Piemonte e l'Eu" ropa centrale. « 2° Che nell'ipotesi ciel passaggio pel Ceneri, protratto « a tempo indeterminato, deve essere cos truita la sezione di ,, linea Milano-Saronno-Varese pel transito internazionale, " con provenienza dall'Adriatico, dal Veneto e da mezza la " penisola. « 3° Che questa sezione di linea andrà in qualsiasi evento « attivala, e in forza cli prepotenti interessi locali, e perchè " tr agitto tra Milano e Varese più breve di un quinto del" l'alluale per Gallarate. « fi.• Che se verrà ,)per to il valico pel Cener i, la sezione • di linea Saronno-Mendrisio deve pure enlrat·c nel numer o " de i fatti compiuli per le provenienze dell'Adriatico e delle " provincie orientali, centeali e meridionali. « fa• Cl1e anche nell'ipotesi del passaggio pel Ceneri, pro• tratto ed epoca r emota, questa sezione cli linea dovrù pur « costruirsi perchè i lavori in territorio nostro si riducono « ad un breve tratto di 22 chilometri in teereno facile, perchè ,, gli impegni assunti dal signor Vaucamps sollevano Io Stato ,, da qualsiasi spesa; perchè polenti interessi locai.i militano " a di lei benelìcio; finalmente perchè la brevità e la facilità " del percorso tr'a Milano e Menclrisio per Saronno, in con-

553

" fronto a quello per Como, assicura ad essa prospera eri" gogliosa esistenza (1).. « Colla costr11zione di questi tronchi, a.dunque, soggiunge « l'autore, il commerci.o italiano avrebbe raggiunto il propvio « scopo e molti interessi locali sarebbero soddisfatti. " Senonchè !'ç1.ttuale situazione finanziaria della Società del « Gottardo ci costringe a studiare la questione da un altro « punto di vista ». Infatti esaminando q uesta condizione finanziaria trova una somma di lire 102,371 ,500 che rlmane scoperta come soprappiù di spesa di qnella prevista a base della convenzione internazionale di Berna e che quinqi la soci-età si t.rova nella impossi- · bilità di condurre a compimento la linea per l\fagadino e Luino all'incontro della diretta per Genova, e quella che pel Monte Ceneri vada all'incontro a Lugano della linea Lugano-Mendrisio. In tali condizioni di fatto, l'autore crede doversi il quesito porre nei seguenti lermini: • È possibile colla costruzione di uno solo degli accessi " alla ferrovia del Gottardo. tutelare gli interessi di tutte le « .provincie italiane? . " Se si r iscattasse l'onere della sopratassa pel passaggio " del Ceueri, impiegando la somma · occorren~e pel riscatto « nelle maggiori spese che si dovrebbero incontrare onde ri« durre le pendenze a l disotto del 26 °lo il quesito sarebbe ri" sollo in favore dell'ar.cesso pel Cener i con pro.venienza da « Saronno a Mendrisio, ciò che parmi r isulti evidentemente " dai confronti dianzi faLLi (2). « (I) La linea Milano-Carnerlata, prima che tosse aperto il troncò Chias., so- Mendrisio-Lugano, dava un prodotto chilometrico lordo di 24,000 lire " l'a~no: e Ja, spesa chi lometrica ammontava a 11,000 lire •· " (~) Linea più breve pel transito proveniente da Genova e dal Pie• monte: Genova-Novara-Gallarate -Varese-Briozio-Luino-Pino-C~denazzo, " cbil. ~39 .

• Linea. più breve pel transito proveniente dalle a ltre provincie italia ne e

e tacente capo a. Milano: Milano-Saronm>-Varese-Brinzio-Luino-Pino-Ca-

., deoazzo, chi!. 97. e Linea: Genova-Milano . . . . . . . . . . . Chil. 152 ,. ,. Milano-Saronno-Mendrisio-C adenazzo . . . 87 ) "sopratassa per 20 chilometri di pendenze eccezionali 10 j 97 .. •r ota le . . . Chil. 249 ., Dedotti i 10 chilometri pel riscatto della sopratassa e la conseguen te • rid uzione delle pendenze, riescirà la linea per Milano-Saronno-Mendrisio • quan to quella per Gallarate e Bri nz io la p iù breve di tutte le altre». ANNO XXII ,

VOL,

I.

36

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550

l.lUIII

E PERIODICI

Questa soluzione però richiederebbe la costruzione di un piccolo tronco di dodici chilomelri in perfetta pianura da Rho al'interessi del a Saronno affinchè non vengano dannecro-iati 00 0 P iemonte. L'aulo1·e mette Lermine alla prima parte del suo lavor·o dimostrando la convenienza finanziaria e politica dell'accennala soluzione, cioè: • preferire il passaggio pel Ceneri colla co" s truzione della sezione di linea Mi lano-Saronno-Mendrisio " e del bl'eve tratto Rho-Sar-onno, e col r-iscatto dell'onere della • sopratassa per le pendenze s uperiori al 16 °/, "· . ~J.assa r1uincli ad esaminal'e la questione dal punto di vis ta militare; questa parte è trattala ampiamente dall'autore il qu_ale_f?r~a uno studio degno veramente di essere apprezz~lo dai m1!Jtar1 pel modo largo e particola reggialo con cui vi sono tratLate le quistioni riguardanti la geografia militar-e della nostra fronti era settentrionale.

forze preponderanti, e impadronirsi immediatamente della Tegione montuosa, il che difficilmente si potrebbe oggi conseguire, privi come siamo di linee ferroviarie che accedono alla frontiera . Questa insufficienza degli a ttuali mezzi di viabilità, l'autore la dimos tra con tulla evidenza prendendo in considerazione le attuali linee che accennano alla frontiera svizzera; entra qu indi ad esaminare le s ue proposte, che s ono: Per la regione occidentale e centrale: una linea, che costeggiando la sponda occièentale del Lago Maggiore, raggiunga la frontiera a Brissago, avvicinandosi così a Bellinzona, importante obbiettivo del cantone Ticino, ed al Sempione; una Jine11 da Arona u Crevola, anche per avvicinarsi al Sempione. Queste linee però essendo prolungamenti di quelle già esistenti che mettono eapo ad Arona, non ammetterebbero la pt·oduttibilità ferroviaria che dopo la costruzione delle linee Milano-Sat·onno-Varese-Brinzio-Luino- Pino e Milano-Saranno-Mendrisio, le quali soddisfano a tale esigenza, e rispondono ai bisogni economici nazionali e locali. Per la r egione 01•ientale : prolungare a Colico o meglio a Chiavenna il ramo Milano-Lecco, e peoseguire fìno a Tirano il tronco Brescia-Iseo come linea di spostamento; una linea da Tirano pet· Colico, Lecco, Como, Varese, Sesto-Calen<,le, Arona, Gozzano e Biella per co!legarsi ad Ivrea alla rete piemontese. Infine dopo di aver dimostrato la ragionevolezza e l'opportunità delle s ue proposte, l'autore le riassume ancora tutte in forma di conclusione. Lo studio sulle nostre ferrovie alla frontiera svizzera presentatoci dal maggiore Velini, sia per la forma che per la sostanza, s i raccomanda specialmente per la laegbezza delle cognizioni militari di cui l'autore, pur coprendole del velo della più schiella e non sempre imitata modestia, ha saputo arricchirlo. 8 perciò che ci crediamo in dovere di segnalarlo all'attenzione dei mi1Ha1·i e di quo.nt'allri s'interessano alla nostra letteratura Lecnico-mililare.

Esamina anzitutto l'impor ta nza della ne uLralità della Svizzera e le circosta nze politico-m ilitari che eventualmente possono condurre a violarla e stabilisce le ipotesi di o-uerra di un'alleanza ilalo-svizzei:a contro Francia, Austria ~ Germania, e quella di un'alleanza della Svizzera con un4 di queste tre potenze contro l'Italia, giacché osserva che la Svizzera !;Ola non potrebbe impegnarsi in una guerr·a conlro alcuna delle quallro potenze che la circondano. Dalla considerazione poi che nel caso di una alleanza ilalosvizzera tutli i passi d'accesso pec le Alpi Elvetiche ci sareb bero aperti e che le operazioni milif.ari da parte nostra all'aprirsi delle ostilità ci porLerebbero al concentramento delle forze sopra una delle frontiere esterne della Svizzera1 l'aufo1·e è i~dotto ,ad -esclu.dc1·e tale ipotes i dallo s tudio ch~ 1'occupa, e riduce ,a questione ad esaminare le condizioni dell'Ilalia sola impegnata contro la Svizzera alleala alla Fra ncia O Germania od Austria. Segue una dotta esposizione gcoa-rafìco-militare dello scacchiere it~lo-svizzero. Di questa, ch'è forse la parm sagliente d.ello scritto del maggiore Velini, sarebbe impossibile fare un riassunto senza deturparla, essendochò l'autore vi ha saputo accoppiare alla massima chiarezza ed abbondanza di considerazioni, la massima brevità. La conclusione alla quale si arriva è che nel caso di guerra verso la frontiera italo-svizzera, l'esercito italiano dovrà concentrarsi rapidamente e con


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LillnJ

Lu fe••rovia 6Io,lena-Toseana ••~ •·el,•~•one eon la difesa tlell'ItaU,• peninsulare. Studio del maggiore CARLO PULLÈ . - Modena, Venanzo Moneti, 1876.

F ra i tanti valicJ,i dcli' Appennino in concorrenza di quello della P orreUa, il conte Pullè con altri suoi scrilti. aveva octià propugnala la costruzion~ di una linea ferroviaria che congiungesse Mode na alla Toscana, basando princ ipo lmen to le· sue ragioni sull'importanza che una s i/fotta linea avrebbe nella difeso. militare della Penisola. Con l'opuscolo di cui sopro. abbiamo accennato il tilolo, egli ritorna s ull'argomento confortandolo principalmente con le· esperienze raccolte dalle eserci Lazioni campali eseguitesi sul Modenese nello scorso autunno. L'autore parLc dal concelto cito r idoLlo l'esercito italiano aLtor no Bologna, dopo esser e slalo r espinto dalla frontiera occidentale, difficilmente potrehbc impedire che l'eserciLo invasore non pl'Ogredisse verso l'ItaUa peninsulare una volta padrone della regione montuosa reggiana e modenese; ed è quindi condotto all'idea di una una nuova linea ferr oviaria fra i monti bolognesi e modenesi clte si colleghi a Pescia e Lucco, pr6segucndo la difens iva fino al tvic<literraneo là ,]ove i fiumi Arno e Serchio mettono al mare. "' La linea propugnata dall'autore dovrebbe partire tla Modena e prolungars~ per le valli del Panaro, Lima e P escia fino a Pescia e per la valle del F ucecchio fino ad Empoli . Questa linea risulterebbe il più diretto rollegamento de i tronchi BrenneroVorona-Man tova-l'vlodcna do un lato ed Empoli-Siena-Roma dali'allro. L'autore si dil-Jonde in moll.e e minute considerazioni militari a sostegno del suo argomenlo, venendo così u dare a l s uo s ludio una sufficitinte impor·tanza per essere tenuto in con Lo dai militari che si occupano delle condizioni di viabilità nella difesa dello Stato.

E PEllIODICI

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10,rgani z~a~ioue dell' artiglieria in E ·u ropa (61 prinei.;1,io del 18'1'1 per G. Gozzr, capitano di artiglier ia. - Roma, Carlo Voghera. - Mantova, Viviano Guastalla. (Prezzo L . 3,50).

Dopo la campagna franco -germanica i principali Slali europei adottando nuovi ordinamenti per i loro eserciLi toc·carono pure all'organizzazione dell'arma d'artiglieria e ne -trasl'ormaronù il materiale. Con febbrile attività essi attesero a m ettere questo potente fattore di guerra all'altezza della m oderna tattica; ma per quanto 1:apidi fossero i cambiamenti introdotti, essi vennero r eo-islralì man mano dalla slampa. Naturalmente le 0 notizie raccolle eia' giornali che hanno per speciale mis-sione di informare con qualche sollecituclino il pubblico di quanto avviene fu ol'i del proprio paese, non sempre proven,,.ono da fonte autorevole o sicura, va perciò lodato il -cap~ano Gozzi che ricorrendo allA pubblicazioni più recenti ,e specialmente a 11uelle ufficiali delle diverse nazioni, come lo assicura nella prefazione, seppe riempire una lacuna nella Ie tte l'alura militar-e moderna. li còmpilo di scrivere un libro che tralli dell'organizza.zione dell'artiglieria di tulle le potenze europee al principio <lei 1877 è r oso assai .wduo dalla circostanza che non tutti O'li S tati d' Eur opa hanno condotto a Lermine non pure la trasformazione del loro materiale d' arliglieria in genere, ma ben anche di quello da assegnarsi olle batterie da campo . .se quindi è difficile l'esporre con esattezza lo stato della .artiglieria da campo nel periodo di transizione i.n cu_i ci troviamo, di quanto più lo è il trattare della organizzazione ,di q uest'arma che ha si differenti servigi da pl'estare e che . . dispone d'un materia le svariatissimo 9 Non è 'luindi da stupire se il libro del capitano Gozzi conticme qua lche inesatlezza. L'autore non poLè appunto s fu g<>'ire alla sorte di chi s i sobbarca alla dura fatica di raccogliere dati non sempre· facili aù aversi. Entriamo in materia. Il Gozzi dice a pagina 08 che lo shrapnel tedesco ha la medesima foema della granata, mentre il Wille (1) ce lo de(1) Das d~utsohe Feld-Artillerie-Jllateria,l vom Iahre 1$73.-Berlino 1876, J3at h editore.


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11Bl11

E PERIODICI

scrive con l'ogiva più corta di quella della granaLa e di piµprovvisto in teslé;l. di una cavità foggiata a cono rovesciato· quest' ulLima differe~za però scompare quando lo shrapnel allestito. A pagim 105 fra le artiglierie d' assedio è poetalo un, cannone ri~al~ da 28.centi~1. ~or.to che non esiste. Jl Mi.iller(i) parla bens: d esperimen ti d1 tiro eseguiti con un mortaio da 28 centim ., che per ora non è ancor adottato, ma nè esso, n~, lo Stachorowskr, nè altri autorevoli scrittori hanno mai fatto cenno di un cannone d'assedio del calibro sopra indicato. Questi esempi vennero scelti a caso mancandoci il tempo per far e altri confronti. ~e .istitu~ioni dell'eserciLo germanico sono ·quelle che dal ~811 1.n,.po1 ,vennero maggiorme1~te stt~diale, e perciò non 1sfugg~ra ali attento lettore come 11Gozzi non sia s ta to troppo bene informato asserendo (pag. 89) che il contino·en te della Baviflra, del Vi' iirtemberg e della Sassonia è solamen te in tempo di .guerra . assoggetiato direttamen te all'imper atore. In p roposito leggiamo a pagina 24 della tabella relativa alla costituzione dell'esercito germanico che « l'imperatore è il capo supremo delle forze mrntari della Germania ed ha in pace (eccezione fat ta per la Baviera) e in guer~a il comando supremo dell'esercilo.» Per la Baviera che ha conservato 1'~1~Lono1:'. ia ai:nrninistrativa, l'imperatot:e ha però sempre il dir1Uo d·1spez10ne s ul suo contigente. Passando alla forma osserveremo come nel modo di esporre usato dall' autore noi non ravvisiamo quell'ordine che in lavori. di. _siffa tto generf\ è indispensabile. Questi slu~li, pev sè fat1cos1 , lo sono ancor più quando l'or()'anizzazione delle ~rtiglierie nei diversi Sta ti viene traltata i~ modo poco uni forme essendochè per tale fatto r iescono meno facili i confron ti. L'organiz~azione in Germaqia p. e. comincia dall'ispezione generale le ispezioni cl'artiaJieria . . cui fanno seguito ,. n , le briaate o , 1 r eggimen ti, i r eparti ( A btheilrmgen), le batterie, la bocca da fuoco, l'armamento dei cannonieri, le munizioni ecc. ?u~lla dell'artiglieria russa invece principia dalle brigate, poi s1 parla delle divis ioni, quindi delle batterie, delle bocche

da fuoco, delle munizioni, degli affusti ecc. e della direzione superiore dell'artiglieria e comandi dipendenti si parla per ultimo, dopo le truppe locali, le irregolari (che sono descl'itte incompletamente), il servizio tecnico, le scuole e pe1'sino dopo aver esaminato quali s ieno le forze d'artiglieria di cui la Russia può di sporre in caso di guerra. Altro difetto di metodo nella compilazione a nos tro avviso si è il non aver sempre distinto l'artiglier ia d'attacco dall'artiglier ia di difesa. Dalla descrizione che l'autore ci dà p. e. delle bocche da fuoco adottate dall'esercito tedesco per le g uerre d!assedio, non si rileva riuali di esse sie.no destinale a i par chi d'assedio e quali alla difesa delle piazze for ti. lnvece dì limitarsi a dire che " l'artiglieria da fortezza tedesca per la guer ra d'assedio dispone delle seguenti bocche da fuoco : ·

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è

(I) Dle Entwicl,elung de,· preuMischen Festungs- und Belagerunc,s- Artlllerie. - Berlino !876. Oppenheim editore.

Cannoni rigati da 8, 9, J2 e 15 centim. ~ 1f), 21 e 28 .. corti 2'1 cen tim. Mortai da egli avrebbe dovuto dirci che le bocche da fuoco adottate dai Tedeschi per l'assedio delle piazze forti sono: i cannoni da 9, da 12, da 15 corto in BR e da 15 in ARC, il mortaio da 21 cenl. BR, il mortaio da 15 centim. BL ed il cannone . da 21 cent. corto A R; e per difesa delle piazze forti : i cannoni da D e dA 12 BL, da 12 e 15 corti in BR, da t:; in B ed AR, da 15 in ARC che sono specialmente destinati a combattere le batterie d i a ttacco; i cannoni da 9 e da 12 lisci, da 8 e da 9 R per il fiancheggiame_nto; innne i mortai da 21 BH. e da 15 BL, da 23 e da 28 lisci. Abbiamo accennato a questi difetti, almeno noi Il riteniamo tali, non per scemare merito all'opera, m;:i per rendere evidenti le difficoltà che si hanno a superare nella compilazione di lavori che richiedono molto tempo, molta fa tica e molte cognizioni. Il capitano Gozzi va quindi lodato per esser si volontariamente, e solo spinlo dal desiderio di rendersi utile a' s uoi colleghi, addossato sì gr ave còmpito. . Prima di chiudere ci sia lecito ancora di osservare come non sappiamo ben darci r agione del · perchè l'autore non abbia parlalo della nostra artiglieria. F orse egli crecletle superfluo l'esporre cose nole ai s uoi colleghi d'artiglieria, dimenticando che il suo libro verr à c.o nsultato pure da uf-


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LIBRI

fi~iali apparLenenti ad l'lltre armi, nosLri ed esterl, i quali gh sarebbero certamente stati g rati se a,·esse voluto istruirli un .po_' deHe cose nostre, dopo aver loro fatto conoscere la organizzaz10ne dell'artiglieria non solamente delle principali !)otenze europee ma eziandio degli SLati minori, non escluso 11 Montenegro.

561 E PEI\IOOICI Ci ò nondimeno sommamente g radito di potere affermare ,che in quelle poche pagine l' aut.ore ha saputo dimostrare molla fertilità di mente, in alcuni punti una non comune penetrazione, da pertutlo il più grande interessamento pel bene dell'esercito.

.Rriegsne•cl,ichUiche Sludien Hn..ch dea• np-

L 'e•ercito ed il hilnncio per CARI.O ROVERE maggiore nei bersaglieri. - Torino, Fodratti, 1877.'. Prezzo L. 3, pagine 183.

Sollo questo lilolo è slat,o recentemente pubblicalo un opuscolo tendente a proporre un intero sistema d'o1·&aniz0 zazionc_ ~nilita_re pel nostro paese. E diciamo pel nostro paese e _non prn parL1colarmenLe pel nostro esercito perocchè in meno di dugenlo pagine, l'autore tratta le più complesse questioni r elal! ve al ~ilancio del!~ guerra, al reclutamento della truppa e dei quadri, all'organismo orrenerale dell'esercito, all'anda. m~~to in terno delle va-rie armi e corpi, alla eircoscrizione militare territ.oriale, alla difesa dello S ta to. Nella prefazione l' autore dichial'a di voler fran camente ~roporre delle ardile riforme, non per irrequieta smania di mconsulte innovazioni, ma perché Je crede o l'ealmente utili o assolut.amente indis rensabi!i, ed es sere suo scopo quello -~i yresenta1:e dei concetti generali, svilupparli nei loro p1u Hnporlanll particolar i e chiamare sovra di essi la pubblica discussione. 11 movente è certamente lodevole utile 1~ scopo; ma volendo in poche pagine sviluppare un v~stissnno concetto e nello s tesso tempo scendere alle minuzie d'applic~zione, l'autore non ha potuto cl1e appena àbbozzare le SL~e ~dee e_ spesso presentarle sotto la forma di personali conv~nc1ment1_, p~r ~·erii1·e senz'altro a concretare proposte che 101'ffiano il principale con tenuto del s uo sctilto. Noi non entre.remo nella discussione di tali proposte, alcune delle q ualt potranno essere utilissime altr e forse inopportune, appunto, perchè ci sarebbe necessario risalire a taluni ordini d'idee sulle quali l'autore non si esprime completamente,

pl·e luito,·ischen I,.1eum,1e . (Studii storico-mili-

tari, secondo il metodo applicat1:voì di F . v.

VERDY

nu VERNOIS, maggior generale e capo di stato maggiore del 1° corpo d'armata, 1° fascicolo: Particolari tattici tratti dalla battaglia di custo~ti del 24. giugno 1866. - Berlino 1876, Mittler e figlio. Questo lavoro del celebre scrittore militare tedesco, di cui itbbiaino sollo gli occhi la pr ima punta ta, ha stretto legame, nel concetto dell'au tore medesimo, cogl i altri già da lui pubblicati. Rgli dice infalli che da parecchi anni, collo scopo di dare incitamento e indirizzo agli studii degli ufficiali che avendo già un buon fondamento di militare dottrina debbono o vogliono metters i in g rado di condur truppe in guerra, ei s'era· pr oposto un pro~ro.mrna, secondo quel metodo che per comun consenso oramai è designato in Germania come applicativo, che noi, per analogia colle altl'e scienze, potremmo chiamare sperimentale, od anche più f.;emplicemenLe p1·atico, di cui questo suo ultimo scrìLLo dovrebbe compiere lo s volgimento, inizialo già sino dal 1870. Quel suo programma, che vuolsi appunto consider are come un saggio compiuto del metodo ora detto se guar diamo a l modo col quale fu svello, e come il tipo normalo del metodo s tesso, quale lo intende il Verdy, se ne esaminiamo le r agioni, la materia e la strullura, comprendeva in sostanza quattro r ami d'esercizio, e per conseguenza era diYiso in quattro parti. La prima di queste avea per soggetto lo studio della condotta delle truppe mediante lo s viluppo di momenti e casi di guerra ipotetici, cùe il Verdy du Vernois trattò nel 1870 nel libro che porla quel titolo (Sludien iiber Truppen Fiihrung) o che richiamò s u di lui l'attenzione e gli procurò il plauso dei militari più colti d'ogni paese. Con quel primo passo egl i si


LIB RI 56'2 mise alla lesta dei cullori del metodo spel'imentale nella scienza di guerra. La seconda parte si rjferiva a ciò che noi chiam iamo manovra sulla carta, ed i Tedeschi, dai quali ne abl>iamo preso l'idea e Je regole fondamen tali, chiamano giuoco di guerra (Kriegsspiel), e il Verdy la trattò in 1111 suo secondo lavoro (Beilra[! zum Kriegsspiel) che fu pubblicalo nello scorso anno (18iG), in cui JimosLrò quale e quan\a efficacia is tru lliva possano avet·c quegli oserci;,,i per lo incremento dell'altitudine al comando negli ufficiali. La terza riguardava ciò che da noi si dice manovrci coi quadri e dai Tedeschi comunemente viaggi cl'eserci:.io (Uebungs-Reisen),. e fu tratlalo dal Verd y con un Ler zo scl'i llo fBei:trag .rn den Iùtvallerie-Uebungs-Reisenl pubblicato puee nell'anno scorso. l legami razionali che uniscono quelle tre parti, Yale a dire i rnppor ti st1·ettissjrni tra i lOJ'o argomenti, s i veggono a prima occhiata. Quei· tre modi d'esercizio si aiutano e si completano a vicenda e cospirano con intimo accordo al medesimo scopo. Dirò di volo che la utilità loro era già sln ta prescnlita ed accenna ta dai più _solerti e più pratici cullori degli studi mililari in Germania ed allrove, prima che il Verdy venisse a dimostrarla cosi evidente; a lui però si appartiene senz'alcun dubbio il merito di aver concretato, svollo e collegato quelle idee incerte ecl incomplete, e fa ttone un metoclo, e.messolo alla portata di tutti. Dunque, s'ei non è un inoento1'e, è certamente un maestro di primo ordine. Tre anni sono, in questo medesimo periodico, 1·agionando tlel bel lavoro del K uhne sulla campagna di Boemia del 1866· ( Wandel'ungen ecc.) ebbi occasione a paragonare il metodo storico-critico da lui adoperato con quello applicativo seguito dal Verdy nel s uo primo scritto, o ne fui tratto a conclusioni molto favorevoli a quest'ultimo. Tanto p.iù mi sento disposto a favor cli questo ora che per opera dello stesso scrittore lo veggo cosi esplicato e proseguito sino alle sue estreme conseguenze, cioè sino sul campo storico . La quat·ta par te del pr ogramma de l Verdy fu infaUi assegnata allo Studio della storia militare, ed eccoci al presente lavoro. Questo studio, cui l'autore consente pur desso somma importanza ed efficacia , venendo cosi in quarta sede do po quei tre altri, coi q uali non ha così stretti vincoli corno quelli loro, ed anche per effetto del modo applicativo col quale lo tratta il Verdy, prende tra le mani di lui un carattere assai spicco lo di ripr ova o conferma.~io ne rispetto a i I.r e prima del.Li. li che

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E PERIO DICI

parmi gli si convenga perfettamente, consid~randolo nell'insieme del metodo come l'ullimo passo sulla via conducente dalla teorica alla pratica. Con b t·ovi parole il Verd y, nella prefazione u ques lo. volu-· metto, most1·a lo scopo, il merito e il m?do del~o studio ap· plicalivo storico-militare, e ne <là un ampio saggio prende~d~ a base alcuni episodi della ballaglia di Custoza del 1866. l•,gh ci dice cl ic mentre Len ne la cattedra di storia militar~ nel~' A~cademi~ di "'uerra <li Berlino, « vole11do indicare a1 suoi udi• tori la via"' a futuri studi spontanei ollre gli spazii di quello " istitulo ,, tra i vari metodi prescelse i due seguenti: t • L'esame critico dei .fatii, ch'è il metodo più comunemente usalo, e può dare ottimi risultali, a cond_izione p~r? che Jo si adoperi con 1::icopo su biettivo, cioè collo 1.nt.ento d1 impa,mre piultosto che di [!iudica1·e. Fa osser vare Verdy che un Lal metodo tr oppo racilrnente conduce a considerare le_cose dall'alto, come a volo ct·uccello, _guardando_ a un tratto n~1 due campi e vedendo Lutti e tulto, 11 passato, il presente e I avv~~nir e, dal c lic un allettamento a far IA par ~ clel {Jiuclice, p 1l~ spesso sevéro che benigno, non tenendo 11 d_ovuto c:o~Lo ~li cerli piccoli casi, di certe umili circostanze, d1 c_erte m1ser1~ umane, potremmo dire, cl 1e pure hanno grande mfluenza nei faUi guci'rescbi, e non si Yeggono -o non si possono apprezzare secontlo il loro \"alore reale cd alluale se non cl1e stand? ~ terra e mettendosi al livello e proprio nei piedi de_gli atlor~ d1 quei falli . Ciò è verissimo; e ognuno di noi può r1cordars1 d1 qualche peccalo di quel gener e commes~o da lui s tesso o da altri, col pensiero, ·colla pa1·ola o collo scntto, emelt~ndo 7entcnze in cui l'ignoto e l'improvviso non figu1'avano allatto come circostanze all.enuanli, e Lalvolta non ei·ano neppur con~ siderale col debito rispetto persino le condizio:~ i di luogo, cl: spazio e di tempo. E cosi non s~la1?en~~- non s 1~p~ra, ma s1 cade in el'rore e s i commellono 1ng1ust1Z1e. lo m1 1ammento di aver udito rarrionare in questo modo qualche maeslro, che poi ci cadeva eg1i s lesso ~on u:1a !·ac:i_lilà s tupenda. " ~· L'eserci.:.io proprio sw Jatt,, prendendo. ar 0 omen~o da momenti e casi di guerra storici per addestrarsi collo studio· al comando e supplir così nel modo più efficace alla mancanza di esperienza propria. E dico nel mod~ più ejfì_cace, perchè I~ storia somministra casi veri e concreti con circostanze realt che la libera e compiacente fantasia difficilmente può inventare. Si tratta dunque di sostituire la base storica alla base:'

i!


E PERIODICI

:56,i.

LIBI\I

i~oteLica ~el m~todo applicativo che s'c'!ppoggiò su quest'ultima negli studi ed esercizi considerat.i nelle tre prime parti _del programma del Verdy. Il procedimento suggerito e dimostrato da lui è razionale e semplice in sommo grado . Nel leo-- · gere la storia d'una data g uerra, o nel consullarne deliberat;mente un dato punto, troviamo a caso o cerchiamo a bella posla un fatto o un momento interessante per sè medesimo o che risponde ad un preconcetto della mente nostra che in~ somma <:i si offre acconcio per un particolare s tudio tattico o l~gistico, _o strategico, o amministrativo, od anche compl~ss1vo. Sara, per esempio, una marcia, o un comba ttimento o una fazione parziale, o un episodio d'una battae:lia o d'un ~s·Sedio, o qualche operazione di cavalleria, e via di"'segui to. S'int~nde che ~on verrà prender per base una relazione mollo particola~e?g1ata e veridica, come lo sono generalmen te quelle che.ai eh ~ostri s i pubblicano dagli stati maggiori, e che giover a co~lr-ontare ciò che fu scritto dalle due parti avverse, ed anche_ ricorr~re. a qualche altra , opera storica o critica per magg10r1 schiarimen ti. Ciò perallro non sarà sempre possibile, perehè tali libri non s i trovano sempre alla porLata di chiunque vogl.ia fare cosiffatti s~udi, perchè mancano alla tale biblioteca, ,o costano troppo o sono scrilti in lingua ignota a chi vorrebbe c?nsulLarli. Ne abbiamo un esempio in questo lavoro medesimo del Verdr,' ~he trattando, come già dissi, di alcuni episodi della battaglia d1 Custoza del "1866 si basa sulla relazione dello stato maggiore austriaco (Oesterreich.s -Kampj'e im, Jahre 1866) e non prende riscontro da quella del nostro stato ma<.rgiore, che nella sua prima parte, pubblicata sin dall'estate d~l 1875, contiene la narrazione di quella baitag lia . Supponiamo di trovarci in quelle concliziòni e circostanze cli luogo, di momento, di forza ecc., nelle q uali si trovò di fa tto il comandante dell'uno o dell'altro partito, o di questo o qu~l eorpo, o di questa o quella frazione, e prima cli prender cognizione del modo in cui egli s i diportò lasciati da banda i libei, ci proponiamo il quesito • che cosa ; vrei fa tto io in quel <• caso, o che cosa faeei con elementi come quelli che mi offre " il. ~ist~ma i:1ilitare del mio paese'? Quali ordini, q uali dis po« s 1ziom avre1. dato o darei ? Come avrei voluto o vorrei elle '' fossero eseguiti'?» Sciolto il quesito, riprendiamo la lettura e :'ediamo ciò ~he realmente fu fatto, e perchè, e con quale esito, e ne facciamo il confronto con quello che abbiamo im.maginato noi. Se le disposiz:oni che furono date e la esecu-

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zione loro concordano o non differiscono gran fatto da quellw da noi clivisate, dal risultato, felice o no, avremo una r ipvova della maggiore o minore rettitudine e convenienza dei nost.r i divisamenti, verremo a toccar con mano come facilmente sP possa cadere in errore, vedremo <Juali s iano le considerazioni e le provvidenzP. che più di leggieri si traséurano, ed ancorq come le cose meglio ideate e predisposte possano prender catLiva piega in guerra per circostanze ind ipendenti da1l'ingegno e dulia volontà di chi le preordina o dall'abilità o dal valore degli eseculori, e impareremo ad esser giusti e benigni oel, g iudicare degli evenli guerreschi. Se però lra il nostro disegno e quello che fu realmen le attuato v'è diversità di qualche rilievo, s tudieremo, con quella imparzialità che non è difficile in tal modo cli stud io, se fossero più opportuni in quel dato caso i concetti e i pro vvedimenti dell'al.Lore o degli attori s torici e gli alti degli esecutori, oppure quelli divisa ti Ja noi. Potrà darsi lalvolla che per difetto di dati positivi non possiamo gi ungere con sicueezza ad un'assolu ta conclusione; ma anche in que~to caso àvremo pur sempre fatto un esercizio molto ulile,ed aumentato o confermato q uel tesoro d'idee ecognizioni di cui deve consistere in gran parte la nostra attitudine al comando. È chiaro dopo ciò che la efficacia di tali eser-cizi non s i r istringe al g enerale e all'uflìciale cli s tato maggiore, ma può estendersi, col sussidio di relnioni s toriche molto particolareggia te, sino alla sfera della compagnia, dello squadrone, della batteria i ed anche più g iù. Il Verdy in q uesto suo lèlvoro considera principalmente la divisione, come grande unità da battaglia nell'odierno sis tema prussiano,bensì scende, quando il caso lo richiede, a s tudiare le disposizioni e gli atti delle minori partite di tpuppe. · Il metodo da ltù seguito (è quasi superfluo il dir lo} è il secondo dei due qui sopra notati, cioè quello essenzialmente appliccdivo. Ei prende ad argomento del suo s tudio gli atti del-l'ala destra dell'armata aus Lriaca del sud e i correspettivi dell'alo sinistr,1 dell'armala italiana J el Mincio nella baUaglia del 24 giugno '186(1. Le truppe cl1'ei considera sono: degli Austriaci, la divisione di fanteria cli riserva, una·parte del 5° corpo (specialmente la brigata Piret) e le truppe uscite da Peschiera; degli Italiani, le divisioni Cerale, Sirtori, Pianell e la riserva del t • corpo. Quel difetto, che già accennai, di dati di riscontro dalla parte nostra e· la mancanza della esalta cognizione dei luoghi - poichè• egli dovette contentarsi di ciò che potè rac-


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LIBR[

capezzare da carte topografiche a scala piutlosLo piccola e non .-esattissima - appariscono sensibili più qua e più là; ma, considerato l'indole e lo scopo del.lavoro, che, come d issi, è d'i·s truzione e non di critica, non ne intaccano il pregio. Coloro che combatterono in quel giorno tra il Mincio e il Tione non troveranno dunque in cruelle pagine un ritratto fedelissimo di ciò che videro e fecero a Monle Cl'i'col, a lla Mongabia, a Oliosi, a Monte Vento, alle Case Pasquali, a Monzambano, ma senza dubbio vi rinverranno argomento etl esempio di studio ass ai _pt'ofittevole, a mio credere. Del resto le osservazioni critiche del Verdy sono improntate d'una equità , d'una benignità singolare verso ambe le parti contrastanti. Si direbbe ch'ei cerca almeno una scusa ovunque · gli paia scorgere qualche errore, persuaso come egli è (lo cl ice egli s tesso nella sua prefazione) che le disposizioni date tlai capi di truppe, quantunque possano sembra1·e false e incom_prensibili al critico che tranquillumen te e con piena cognizione osserva e giudica dall'alto, ben di rado non hanno qualche buon f'ondo di ragione, poichè vengono da persone provette ed esperte, le quali quanto più alle ~ono di geaclo e tanto più ,debbono esser ricche di quella pratica educazione militare cbe necessariamente vien -crescendo col crescere degli anni di servizio. In una breve introduzione l'aulore rammenta come fossero .. collocali i due eserci ti nella giornata del 23 giugno '1866 e quali disposizioni fossero date dai loro comandanti pel dì seguente; confronta alla spiccia l'organanienlo . e la forza dei corpi d'armata e delle brigate austriache (e più par ticolar mente della divisione di fanteria di riserva) e dei corpi d'armata e delle ,divisioni italiane, e vi contrappone· !il divisione no,·male prussiana. Dopo ciò, procede allo studio delle singole fasi di quella parte della battaglia ch'è argomento del suo lavoro . Sono trenta temi o quesili ch'ei si propone e svolge succes-si vamente, divisi in due partile, la prima delle quali ha per titolo Avviamento alla battaglia (Anmar·sch zu,• Schlachi) e comprende in nove temi gli atti della divisione di fanteria di r iserva austriaca dal momento della sua prima mossa nel mattino del 24 sino all'arrivo a portata di combattimento dal monte Cricol, e la seconda, intitolata Partecipazione alla battaglia (Theilnahme an der Schlacht) tratta in ventun temi dei combattimenti di Monte Cricol, di Oliosi, di Renati .e Campagna ;,rossa, del ponte di Monzambano e di Monte Vento. Succedono

E PERI0 D1 Cl

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considerazioni .finali. Il libro è corredato d'una tavola contenente uno schizzo d'insieme del paese tra Peschiera, Verona e Manto,•a ed una pianta topografica del terreno tr a Castelnovo Monzambano e Santa Lucia del Tione traLta dal piano della' battaglia annesso alla Relazione dello stato maggiore austriaco. - Abbia il lettore sott'occhio la carta del Mincio o il piano della baU.aglia di CusLoza annesso alla Relazione del nostro stato maggiore o a quella dello stato maggiore austriaco, od altro a grande scala . . Nel primo quesito l'autore considera l~ raccolta ~ella di visione dell'ala destra austriaca nella mattina del 24 gmgno e la s ua marcia su Castelnovo. Sostituisce la sua divisione supposta alla cli visione di riserva austriaca nelle posi~io~i di campo di Sandrà e Pastrengo, dà gli ordini · per la rmn10ne presso Sandrà e per la marcia in una sola colonna s~ Cas telnovo mandando innanzi il reggimento di cavalleria e rnettend~ alla testa della colonna un reggimento di fan teria, una batteria e la compagnia pionieri per avere alla mano un'aoangual'dia già formata nel caso che Castelnovo fosse sgombrato prii11a dell'arrivo della divisione_ dal distaccamento (~c>.l 5° corpo austriaco) che l'ha occupato s m dalla sera del 23. Smo a tant.o però che non si abbia notizia d'un tal fatto e della vicinanza del nemico dalla cavalleria precorrente, egl i non crede opportuno spiccare innanzi q uella vanguardia. Dopo ciò, prende ad esame le disposizioni date_e:ffeLtivamente dal comando della divisione di riserva austriaca, e t.rova che questa marciò da Sandrà su Castelnovo in fre colonne per tre str ade. Tale partizione, spiegabile, secondo l'autore, pel dubbio di potere incontrar e il nemico prima di giungere a Castelnovo e per J' abitudine al frazionamento _dell~ ~orze eh~ facilmente ~i contrae nel manovrare su terrem cosi 1mped1t1 come 1 nostri, ove talvolta è veramente necessario dividere in più colonne masse anche minori della brigata, non gli sembra purtuttavia abbastanza giustificata dalle condizioni di momento e di luogo, perchè al muover da Sandrà non era giunto alcuno avviso dello appressar del nemico (Sandeà dista da Castelnovo .3500 passi soltanto), e perchè (a quanto mostra la carta)non SI_Può sboccare da. Castelnovo verso sud se non per una sola via, e quindi in una sola colonna. Egli dimostra come la mar cia in una colonna sola, senza avanguardia distaccata, tranne la cavalleria, e il successivo schieramento in ordine da battaglia presso


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!.!BIil

C_ast~lnovo avrebbero potuto compiersi in 1 ora e '/• all'incirca, c~o~ 1_n un t_ra~to cli tempo a un dipresso uguale a quello che la cl1v1s1one <h r1s_e rva vi impiegò mar cia"ndo in tre colonne (secondo _la ~elaz10ne dello stato maggiore austriaco), e che a lui p~re g1~st1_ficato dalle ragioni cli distanza e di luogo. - Le con. s1d:r az10ni del Vere! y mi paiono plausibili; pure mi permetterò d1fa r e osservar ~, _che i~ quell'ora e ½di tempo, cioè dopo la. mossa da Sandra, 11 nemico avrebbe potuto impatlronirsi delle alture che signoreggiano Castelnovo da s ud, e re.n der molto· problematico lo sbocco in una sola colonna senza danni O'ravissimi, da quel luogo, mentre un buono scl~ieramento tattico e sopra tutto per potere colloca re convenientemente le arti~ glierie, avrebbe incontrato non lievi difficoltà sul terreno a nord di Castelnovo per le tr uppe provenienti da Sancirà .i n una sola colonna. Il secondo quesito s.i riferisce alla condotta del distaccamento ~del 5° ~or·p~ austriaco) che occupa f:aste ln~vo, pel caso che 11 nemico s appressi al Monte Cr1col prnna che o·iun()'a la divisione cli riserva. La Relazione aLtstriaca dice"' soltanto che quel distaccamento cons isteva di due battao-Jioni con un 0 pl_o t?ne di ulani. L'au!ore sostitubce 2 battaglioni prussiani (~1oe ,1 fi. compagnie) a1 2 baUagl~oni austriaci, e dice che quel ù1staccamento do_veva occupare e difendere a tutto suo po teee I~ ~!ture a ~ud cli Castelnovo per cuoprire lo sbocco alla di· v1s1~ne d1 nserva. A tale uopo divide il distnccamento in due p~1rt1; meUe in prima schier a 4 o 5 compagnie, in riserva le a ltre 4 o :3 e _il plotone degli ulan i, fa occupare da un plotone cli f'an li della riserva e assettare a difesa le prime case allo sbocco meridionale cli Castelnovo, e manda a Jestra 1 ufficiale con 3 ulani sopt'a un rialto ad osservare il Ler r eno verso il Mincio. ~on v~ole spin~ere innan7.i la cavaller ia per non insospettire 11 nemico, po1che Jl disegno del comandante in capo (l'Arciduca Alberto) rnlenc_le a sorprenderlo in marcia. - Io penso però c he tJualche ptccola patluglia spiccata verso sud non avrebbe tr~dito le intenzioni del!' Arciduca agli occhi nostri, stante la vicinanza di Peschiera, mentre avrebbe poLulo avvisare a tempo i clil'ensori di Castelnovo e (fuindi la divisione di riserva, della appar·izione e deUe mdsse clelle nostre truppe nella conLrada a nord del Monte Vento. II terzo q uesi l_o concerne la posizione della di visione presso Caslelnovo mentr e aspetta l'avviso che lo schieramenlo del~ l'armata sia compiuto, per muovere poi verso Oliosi (Relazione

E PERIO DICI

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austriaca). Fa di mest.ieri preoccupar lo sbocco di Castelnovo. Il Verdy manda la sua cavalìeria e la brigata cli testa, quanto più può copertamen te, a mettersi in posizione d'aspetto dietro le alture a sud di Castelnovo, e trattiene il resio della divis ione in colonna da marcia sulla strada a nord del villaggio . Queste disposizioni concordano in sostanza con quelle date dal generale a us lriaco, eccettochè questi mandò a porsi a sud di Castelnovo la sua brigala di coda, invece cli quella cli testa. Il Verdy dice eh' egli deve aver avuto le sue buone ragioni per ciò fare, e le suppone nella maggior l'orza e migliore coslituzioneorganica della brigata Benko (di coda) a confronto della brigata Weimar (di lesta), oonsiderazioni, clic'egli, cli cui vuols i tener gran conto a motivo della loro grande importanza taltica e morale. - Si potrebbe, per altro, far osservare che, sapendosi oramai di dover proseguire la marcia verso Oliosi, e considerando che l'ordine dell'Arciduca non poteva molto tardare, e che un incontro col nemico era possibile prima di giungere nei pressi'tli Mongabia, sarebbe forse stalo conveniente proceder subilo alla formazione cli un'ala destra nello sboccare da Castelnovo, essendo ciò richiesto, anzi imposto dalle condizioni dd terreno che la divisione dovea tenere, come ala destr a dell'arma ta, tra il Tione e il Mincio. Quarto quesil.o: dispos izioni per la marcia della divisione da Castelnovo verso Oliosi. S'è già udito il cannone dalla parle di Peschiera, e poi anche verso Oliosi e S. Rocco di Palazzuolo; gittnge l'or·cline cl.i ma,·ciar e su Oliasi. Lo stud!o del terreno tr a il Tione e il Mincio, considerato il còrnpito tattico della divisione, consiglia all'autore le seguenti disposizioni: sulla strada principale (Caslelnovo-Mongabia) il principal ner bo de lla div isione, così scompartito: Avanguarclict: 1 reggimento di fanteria della 1• brigata, 2 3/, squadroni di dragoni, '1 ha t~er ia e la compagnia pionieri, con uno dei tre battaglioni del r eggimento sulle alture della sponda deska del Tione (da Palazzo Alzarea) per sicur ezza del fianco s inistro. Grosso: la 2• brigata, 2 batter ie, 1 plotone di dragoni e il distaccamento sani Lario, a soli 600 passi dall'avanguardia; a destra per Conlrncla dei Maschi e le al ture tra Feliona e Burato, un distaccamento cli fianco (colonna di destra) di 1 reggimento di fan teria della ·1" brigala, 1 squadrone di dragoni ed una batter ia, con pattuglie di fian co verso il Mincio. Una patLuglia cli 10 dragoni cond.otta eia un ufficiale, distaccata A NNO xxu, VoL. 1. 37


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J,10(11.

d~l. plotone a_ddetto al grosso della divis ione, sulla sponda ~-mistra ~lei T1one per _m~nlenel'~ il collegamenlo col 5• corpo ltn mar cia da S. G1org10 m Salici a S. Rocco di P alazzuolo). Le colonne cl?lle munizioni in aspetto a no1·d di Castelnovo. Dalla-~e_la_z1one. de!lo stato maggiore austriaco apparisce che la div1s1one di riserva marciò in due schier e o scao-lioni con distanza di '/, ora , e partiti ciascuno in tre colonn: cioè J?rigaict_di testa (Benko) : colonna d i destra per ContPada dei Maschi, 1 battaglione; colonna del centro (principale) sulla strada maes tra, 4 battaglioni e 1 batteria; colonna di sinistra pel' la sponda sinis tra del Tione (per Palazzo Ji'errari) battaglioni. - Quest'ultima sviò a sinis tra e venne a cupilare dietro a l 5• corpo. B r igata cli coda (\Veimar): colonna cli destra sulle orme di quella dell'altra brigata, 1 battaglione e.'/, (una 'compagnia); colonna del centro, dietro quet'la dell'u ltra brio-a tu 2 battaglioni e•;. ed 1 batteria; colonna di sinistra l~ncrd il Tione 1 battagli_one. Un baltaglione (:, compagni;) di ':1uesta se~ conda ~r_,ga_ta fu lasc_iaio in Caslelnovo u guardiu rl.el parco d1 mumz10ni e del tramo leggiero della divis ione. D~n~ue ciò che fu fa tto ~itfel'isce in alcuni punti dalle dispos1z100J supposte eia! Verdy. P erchè q uella _dis tanza di '/, 01·u tea le duo brigate r Il Verdy credo scorgervi l'effetLo della opinione tuttavia prevalen Lo nel 1866, anche nell'esercito prussiano, che convenisse s picCtU'e una r iserva anche pr imu del combullimento e tenerla a dis tanza considerevole dal geosso (o prima schiera). Ora invece si _Pl'efe1~isce distaccare soltanto un avanguardia e farla segu11·e a d1slanza relativamente piccola da tutto il resto d~lle forze . Cosi il gr·osso viene ad esser·e nel tempo stesso ~·iserva. - l'.VI~ forse :ruella gr an d is tanza proven ne da qualche mdugio neg l_1 ordm1 o nella mossa della brigata di coda e dal passaggio della str etta di Castelnovo. Perchè la brigata di testa mandò all'ala destra un solo ba ttaglione~-· P robabilmente, dice il Verdy, pel'chP- il comandante erodette opportuno di mandar 2 batta"'lioni all'ala sinistra di _ là dal Trono. E perchè ciò? i•: sup;onibile che classe pensiero a l generale aus ll'iaco il vuoto assai grande che v'era tra la divisione di r iser va e il 5" corpo. Ma il Yer dy, mentre non nega buon peso a quella considerazione muntieno la_d.is~osizione da lui immaginata, 1• per eviU:re un sovercluo chstend imento e sperditnento di for ze (che difatti avvenne) , 2' per chè quel distaccamento andava a cadere sul

2

E PE.RlODICI 571 campo d'azione del o' corpo, 3° per chè il collegamento delle due masse dovea risultare da se medesimo pel loro contemporaneo avanzare, 4° perchè i piccoli drappelli nemici che si frappongono tra le nos tre masse si mettono a rischio maggiore di quello cui veniamo a trovarci esposti noi; e qualora invece ciò sia fatto da gr osse partite di truppe nemiche, non basta alla s icurezza nostra la opposizione d'un semplice dis taccamento, rna bisogna adoperare contro quella minaccia Lulte le forze disponibili. - Riguardo a ll'effetto che possono produrre i piccoli drappelli nemici che s'addentrino noi vuoli del nostro ordine da manovra o da combattimento . pel'messo fat•o osserval'e. che la esper ienza ha dimo-' m1. sia strato a noi medesimi com'ei possa essere cli gran momento, se tali irruzioni non siano scoper te ed annunziate per tempo. La partizione della brigala cli coda in lr'e colonne non pare al Vercly abbastanza gius ti lìcata dalla distanza che separ ava le due brigate, poich!'> la brigala di tesla cuoprivu Lutto il terr eno. - fo1·se, penso io, il dis taccamento di destra della briga ta \ ìVeimar- polò esser e motivato dul ia debolezza di quello della brigala Benko, e quello di s inis tra dall'idea che l'altro della brigala Benko non potesse bastare ad assicurare il collegamento col 5° corpo. Finalmen te il Vo1·dy dice che non avrebbe lascia lo un ba ttaglione a guardia dei traini in Cas lelnovo, dovendo bastare ad assicurare il parco ecc. lo avanzare risoluto della divisione verso sud. - Io mi domando : temevano forse gli AusLriaci q ualche a llo os tile degli ahi tanti'? e nel coso che sì, c'era pr oprio bisogno di un battaglione'? non pote,,a bastare una compagnia"! . Il quinto quesito è cosi formulato: Come farà il coman<lante della supposta divisione per dare ai capi delle sue Lruppe gli ordini pe1· la marcia da Castelnovo verso Ol iosi~ - Nel rispondere a <1uesta domanda il Verdy fa osservare che i capi dei principali riparti (brigato, reggimenti, artiglieria, ca vulleria) debbono esser g ià ins tpulti del 1lisegno, a li' i11grosso, del comando dell'armata, e del còmpito asseg nato alla divisione, e s apere quali corpi di truP.pe della loro parte siano vicini e in quali rapporti tal.lici colla divisione s tessa . Fa avanzare il comandante della divis ione a ricor~o!;core il terreno a sud di CasLelnovo e gli fa dare gli ordini rpentre la brigata di testa allraversa il villaggio. Poi, ponderato il pro e il contra del far preconer e la cavalleria preferisce mandarla innanzi fino a Monte Cricol piuttos tochè


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t.rallenerla presso Caslelnovo mentre si aspetta l'ordine della mossa, per impedire al nemico di scoprire da quelle alLure le disposizioni e i movimenti della divisione. Questo breve capitolo è fecondo di una modesta ma eccellente istruzione pratica ordinativa. La for mazione, cioè l'or clin•) di marcia delle singole co lonne Hel muove1·e da Castelnovo alla vo!La d'Oliosi offre argomento al sesto quesito . L'autore applica alle tre colonne della supposta divisione le disposizioni dell'odierno sislema lattico prussiano, mettendo alla tesla la cavalleria, e vicina alla testa l'artiglieria; poi esamina la formazione delle tre colonne delle bri gate austriache, per quanto può rilevare dalla Relazione dello stato maggiore. La partizione delle truppe della brigai.a di Lesta (Benko) gli sembr a inappuntabile, perchè la colonna principale consiste del battaglione cacciatori e d'un intero reggimento di fanteria e le altre clue colonne sono somministrate dall'altro r eggimento. Ma la brigt\la di coda (Weimar) gli mostl't.t ripartito quasi ugualmen Le nelle s ue tre colonne il solo r eggirnento comple to ch'ella ha (Ocgenfelcl) e una compagnia del 2° hallaglione di quello, asseg nato ulla colonna centrale, seguit·e·la colonna di destra. Egli suppone che ciò possa essere avvenu lo per qualche riguardo alle qualità intrinseche delle truppe e dei loro capi, o per r is parmio di lempo, o per qualche accidente ignoto. Avrebbe preferito, se le circosta~e del caso vero, non valutabili dalla Rcla:.ione, glielo avessero permesso, tenere unilo il r eggimento riegenfeld nella colonna principale, e formare le altre due col battaglione cacciatori e col 4• battaglione PaumgarLlcn. - Considerando la posizione della cavalleria e dell'artiglieria nell'ordine di marcia del Verdy, chi conosce quei terreni della regione del .Mincio può dubitare della conven ienza di mettere alla testa della colonna principale tre s,1uadroni di cavalle1·ia (tranne un plotone) sopra una s tr ada uon la1·ga e fiancheggiata da ostacol i e te1·renì che rendono mollo difficile a quell'arme lo sboccare e manovrare nella campagna. :i'da d'altra parle, preme occupare pr esto il monte Cricol, e quegli S'}Uadroni s ono cli dragoni, cioè cavalleria che può combattere a piedi. Questa co~dizione non è da trascurarsi. Quanto all'arti glieria, farò osservare che la scars ità degli sbocchi dalla st1·ada ai terreni adiacenti ov'ella possa trovare posiziono conveniente da combaltimento, avrebbe potuto rneLlerla nel caso di relrocedere, fo rse solto il fuoco, su quelle stt-acle anguste e ingombre dalle truppe,

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o fare ella stessa impaccio a queste, cioè a quelle che la seguono nella s tessa colonna, trattenendosi f'e rmu mentre i suoi capi ce1·cano o fanno aprire i passi per entrare nei campi laterali. In ques Li nosl1·i paesi può avvenire, più spesso che noi creda chi non uc ha pratica, che le batterie messe alla coda d'una colonna non troppo geossa (una brigata p. es.) colla s Lracla sgombra alle spalle, giungano a mettersi in buona posizione da combattimento più pres to, più 01·dinatamente, e con minor distur·bo dello altre Lruppe di quello che se fossero incastrate tra quesle vicino alla testa. Di più, meno pericoloso e quasi dirci più fa cile, per ragione morulc1, è il fare sgornbrarolc strade, senzn scompiglio, dalla fanteria pel passaggio dell'artiglieria, se questa si avanzi di quello c he se retl'oceda. E nel caso ri.ui supposto, il far fronte indietro non sarebbe slft to cO$a facile per artiglierie lirate da sci ca,•alli, a motivo delle condizioni della s trada, e tanto più se sotto il fu oco del nemico. - Setlimo quesito: Lunghezza e profondità delle supposte colonne e tempo necessario per lo schieramento. L'auto1·e calcolo. a 64/4.0 passi la profondità toto.le della sna colonna principale, dal drappello di punta clell' avang uardia di fanteria (non contando la covalleriu clie precot·re) a lla coda della 2• brigata, ed a 3300 passi quella della sua colonna di des tra; e ne deduce che lo seliiet·ntnento della prima di quelle colonne in più li nce s ul Monte Cricol richiederebbe circa ~O minuLi, e quello della ~econda in due linee sulle altur e Ll'a Feliolla o R~jlati circa rnezz'ora . Siccome ciò gli par molto, egli sluùia i modi di affrettare lo schiemmenLo, p. es marciando in t,.e colonne (un reggimento a destra, due al centro, uno a sinistea), cioè ma ndando per le altm'e del palazzo Alzat·efl un intet·o 1','ggimento invece d'un battaglione distaccato du ll'avangunr dia; rna trova che il piccolissimo l'isparmio di tempo che con ciò si otterrebbe non vale a compensare gli i11convenieoli tallici che nr deriverebbero, cons ideralo le condizioni Jocali e lo scopo <:.1 il modo dell'azione divisala. - ,\ me quei 50 minuti e quella mezz'ora, pensando a quei luoghi, paiono termini minimi mollo ardili! e non posso fare a meno di ricordare la taLtica delle piccole masse del Hodetsky, immaginata a bella posta per quei terreni, e là sperimen ta ta in manovra e in g uerra, con inolti errori si, ma pur con felice successo. L'otlavo quesito considera il caso che il nemico giunga s ul Monte Cricol prima della supposta divis ione. Prima di


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LIBRI

tutto l'autore dice che se la divisione di riserva austriaca avesse avuto un po' di cavalleria da mandare inna nzi come egli suppone per la sua divisione, non sti rebbe avven~to ciò che nari·a la Relazione dello s taio maggiore auslriaco cioè che il generale l:lenko nel momento in cui la tesla clcll~ sua colonna principale toccava il piede scLtentrionale del Mon~e Cricol (7 1/ 2 ant.) essendo asceso sull'altura presso la MonO'abia 0 a motivo de( vicino_ luonar del cannone, scòrse poco !ungi truppe nem1che spiegale pel combaLtimento (a van,,.uardia d~lla divisione Sirtori). Egli fa osse1·vare che, in ma~canza d1 cavalleria, conviene farsi precedere da ufficiali cli slalo maggiore o aiutanti; ma lo dice con quel suo solilo riserbo. Posla _la cosa nelle condizioni del faUo, il Verdy dice che forse 1 s uoi dt•ap;oni precort·enli avrebbero potuto r itardare per qualche momento (che in tali cas i ha oO'ran valore} lo . avanzar d el nemico, accennando al suo fianco sinislro· ma che in ogni caso premeva occupar subilo colla fanteria :1ella tesla dell'avan g ua rdia le alLurc a destra e a sinis tra della s t~at1 a,' e mette re. in po5izionc Ja ba tteria (de lla brjgata Benko, o_ e11. avnnguaNlia della supposta divjsione), come i11fatti div1sò 11 generai Benko. Bensì egli non avr ebbe creduto opP?rtuno comandare lo schieramento cli tutta la colonna principa le; avrebbe rinforzato la testa dell"avanguardia s ulle alture riua nto gli fosse pars o necessario, ed ammassato il resto delle sue truppe al coperto dietro a r1uelle a lLure, conservando la 2• brigala in ordine da marcia, per poter e secondo i casi, o impiegar e le sue forze nel comballimcnlo in quella misur a e direzione elio le circostanze gli mostrassero più acconcie all'uopo, o proseguire l'ava nzata. Forse Ja bal;ter-ia dell'avanguat'dia nonav1'ebbc potuto arrischiarsi a prendere posizione di primo momento sulJo alture del Cricol o d~lla Mongabia, ma avrebbe invece trovato posto p iù convemente e più s icuro più indieLl'O sulle a lture di sinjstra presso P alazzo Alzar ea. Supposto poj che mentre la tesla della divis ione viene appressandosi al !\Tonte Cricol, il nemico stia occupando quell'altura, o l'abbia già occupalA con poche l'orze l'autore pone f't_10r cli dubbio cho s i debbù assalirlo senza j~dugio e scacciarlo colle truppe di Lesta dell'avanguardiu. Se però l'avversario f?sse già forte e ben posto su quelle allul'e, un altacco ~epentmo polrebbe essere inulile e dannoso. L'autore s uppone Il_ caso ~he la punta dell'avanguardia della s ua colonna principale sia giunta a 500 passi <lalle a lture in discoeso allor chè

E PEnIODICI

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il nemico comincia un vivo fuoco da quelle, e dà le disposizioni seguenti: il 1° batlaglione del reggimen to d'avanguardia

con due compagnie in fronte e le altre due in sosteuno tenga a bada il nemico da fronLe; la balleria esca presto dalla strada (rammento che in quei luoghi non è cos·1 facile il farlo come il comandarlo) e s i r echi a peonder posizione conveniente pe1' battere le alture tenute dal ncinico, pr obabil mentfl s ulle alture del Palazzo Alzarea; il 2° battaglione ùel r eggimento d'avanguardia e la compagnia pionier i s'appressino alla fronte e vadano a porsi in r iserva al coperto (cl ir:Jtro una falda sporgente dell e alture d'Alzaeea); il 3' batLagl ione di quel r eggimento,.che marciava, come distaccamento di fianco di sinistra sulle alture del Palazzo Alzarea, si avanzi risolutamente Yerso le àl Ln1'e della Mongabia, per avvolgere, se possibile, l'ala destl'a ciel nemico, r inforzalo quando faccia d'uopo dalla r ise1•va (2' baLl.aglione); le clne batterie del [J f'osso si avanzino presto, e, se ve ne sia bisogno, pr endano posizione nei campi a destra (ovest) della stradi-1, sulfianco eslerno del 1• ba Llaglione della a vang uardia, a non più di 2000 passi dalla posizione del nemico - che difficj lrne ntc potranno vedere, c1 cagione della fìlta alberatura della campagna - ; il grosso (2' brigata) continui ud avanzarsi, al coperto se possibile (forse lungo la pendice occidentale delle alLLll'ù cl' Alzarea) e non si schierì flnchò non giun gF\ vicino alla portata ciel fuoco nemico. Frattanto la colonna di destra (2° r eggimen lo della 1• beiga ta, uno squadrone di cl1·agoni e una balleria), che peobabilrr.ente non avr-à potuto pro<'edere a pari colla colonna principale, per via della pi ù lunga slracl!:I che ha eia percorrere, contin uerà ad avanzarsi e si scliierel'à s ulle altur e ad est cli Felionu, fronte ad est, per opr-ai'e contro il !ìanco sinis ~ro del nemico, facendo osservare il terreno sulla sua deslra, verso Salionze e il .Mincio, dai suoi dragoni, o, in mancanza di questi, eia una compag nia ùistuccata. - Queste disposit ioni mi sembrano ottime. Nono quesito: disposizioni pel caso che la divisione giunga ad occupare il i\lonleCricol prima del nemico. li Vercly suppone che questi abbia già quasi terminato di spiegare in ordine da combattimento circa due brigale tra Oliosi e Campagna Rossa. La divisione deve peoceclere s u Oliosi; ma intanto importa assicura1'si presLo e fortemente il possesso del Monte Cricol e della Mongubia. A ciò il Verdy adopera il reggimento e la batteria d'avanguardia della sua colonna pri ncipale (6 -- 8 compagnia in prima linea sulle a lLure e nel casale di Mongabia,


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LlBl\I E P ERIO DICI

G o 4 com pag nie in 3 o 2 sostegni, di 2 com pag nie ciascuno,

sulla pendice settentrionale delle alture, la b atteria sul monte Cricol); fa entrare in linea a destra s ulle a ltur e di Casa Reriati la sua colonna cli destra ; manda ordine alle 2 batterie del grosso di a vanzarsi per venire a prend8r posizione anch'esse s ulle alture a d ovest della strada; fa con tinuare Ja mar cia al grosso s in o a che venga a sch ier arsi (jn ordine da r iser va) al piede setLentrionale delle altur e . FraUanto la cavalleria s'è messa al coper to ctietro al Monte Cricol. Le Case F enile s ulla sinistra verso il Tione s ono occupale da un dis taccamento (t plotone o più) del 3• ba ttaglione del r eggimen to d'avangua1·dia . Per lo schieramento della avanguard ia, compresa la occupazione di Casa Renati, ci vor rù quas i un a mezza ora. . Alla tine cli questo tem po il p rimo batLaglione del grosso s tar à formandosi al piede del Cricol; pl'ima che a rrivi colà l'ultimo battaglione dovranno passare altri 30 o 3fl mi nuti. Qni, al termine della 1• P arte, l'autore fa osservar e che una sola pagina e mezzo della relazione austriaca ha dnto argomento a i nove temi preceden ti, e che se ne potrebbero trarre parecch i altri mediante qualche cambiamento nei da ti ipotetici, sup ponendo per esempio la divisione scema ta di un reggimento di fan tel'ia , o accresciu ta cli un batlaglione di cacciatori, o accompagnala dall'artiglieria del rispettivo cor po d'armata o da una brigata cli cavalleria (questo, a dir ver o, non produrrebbe diversità di molto r ilievo ta Ltico s u quel ter reno), oppure che la colonna cli destra incontri il nemico prima dell'altra, o elle l'avversario p roceda offensivamen te a n ord del Cri col. (Conti nua).

ERRATA-CORRIGE ALLA DISPENSA Bl FEBBR AIO Con si derazì.oni s ull'ordinamen to del servizio t eìegrafièo n e gli eserciti europei. ERR,\TA 2 (618 25 1 u ltima 254 15 21'51 5 2671 2

CORRIGE

cedono

s uceedono

se r vir devono come

r~golar de vono la scelt.a. dell e imerrarsi

pa rl eu

intero a rsi

una dis~eso svolto

parl,, ur

una volta disteso

SOHllARIO DELLE ftlATERIE

(i>

contenute nelle dispense di gennaio-fobbn\io-marzo 1877.

PROGRAMMA · Pag. 5 LE GRANDI MANOVRE DELL'ESERCITO GERMANICO NELL'ESTATE DEL t876. - C . t:orsi . . » 1 J1 '18\ 361 CoNSLDERAZLONI SULL'Ol'lDINA:-rnNTO DJ::L SERVJ'Z LO TELEGRAFICO PRESSO GLI ESERC!Tf. ·- G. ll)onesarrn, capit;rno del gen io . . » ,iO, 238 _ CoNFERENZJ:: ~HLJTART (pubblicate d'ordine di S, E. il Min istro della guena) : / ì\fonizionarnento clell'adiglieria da campagna . - Fc1·r1wi§ !Leonardo capitano nel 4° reggimento artiglieria . . . '. . . . . . . . . . » 76 e 27t e:.. DELLE CONDIZIONI GEOGRAFLCO-STAT!ST1CO-MIL11'ARI DELLA TURCHIA EUROPEA E 11DEGLI STATJ MINORI AD ESSA ADIACENTI (cont. e.fìne) , . » 97 IL CANNONE DA mo TONNELLATE E LE CORAZZE DA 55 CENTJMETIU. - Esperimenti fatti alla Spezia nei mesi di ottobre e novembre 1876. Resoconto di !Il, De Luca, luogotenente di vascello . » t08 JL REGOLAMENTO TATTICO PBR LA NOSTRA FANTERIA. :Ho,·eno J?erdimmdo, capitano di stato maggiore» 210, 400 DELLA CONVENIENZA NEGLI ESERCITI DI SUBORDINARE_L'A7v!l\UNISTRAZIONE AL COMANDO.. - !Luigi Hosio, tenente- /'. )) ? ~ . . colonne11o comm issario . . . . . . . . . . LA DIFESA DEL TIROLO NEL 1859. - Maggiore o . Ba~ rati eri . . , . . . . . . . . . . · " 287' 'Z j -. RASSEGNA DEI CAMPI E DELLE GRANDI MANOVRE DEL t876 " 44-t L E FORTEZZE DEL 1Vl1NCLO, L'lTALJA CENTRA LE E VENEZIA NEL 18:)9. - Maggior e O. Harntieri " 521

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(l l

Da porre in Jine al 1° volume.


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INDICE

INDICE

Lib1•i e pe..iodlcl:

RiTis ta estera.

I(atiani. R ivista mariltima . . . . . . . . . Pag. 179 Il nuovo valico ferroviario dell'Appennino settentrionale - GIORG IO POZZOLI NI . . . . . . . » 328 La g uerra e la sua s toria· - N1cco LA MARSELLI . . » 538 Sull'ordinamento delle nostre ferrovie alla fr ontiera Svizzera dal punto cli vista economico-militare - r\ T'l'JLIO VEt.11'1 . . . . . . . . . . . . . • . . » 550 La ferrovia Modena -Toscan a in r elazione con la difesa dell'Italia peninsulare -- CARLO PutL8 . . . . » 556 Organizzazione dell'artiglieria in Eu1·opa al principio del 1877 - G. GOZZI . . . . » 557 . • » 560 L'esercito ed il bilancio - CARLO RovERc: .

Francesi. Le dérense de Paris ('1870-71) - DucROT T aclique de ma rc he - LEWAL Le Specla leur militaire Revue <l'artille1·ie . Journal des sciences militaires .

> 160 » 175 "343 > 346 » 353

Tedeschi . Die Schlacht von Koniggriitz - M4x J A HN;; . . . » Streffleur 's Ostel'r eic hische militarische Zeilschrin . » Die de utsche orlille rie in den S chlachlen von Bellealliance und Koniggralz in strategischer und taktischer Beziehung - SCHLEINITZ . . . . . » Geschicbte des Feldzugs von 1815 nach a r ch ivalischen Que llen - OLLECH . . . . . . . . . » J ahrbì.icher fi.i r d ie de utsche Armee und Marine . . » K riegsgeschichlliche Stuclien nach der applicatorischen Metbode - F. v. V ERDY DU V ER:O.OIS . >

171 181

339

341 357 561

Progolti_d.i legge s ullo s ta to de i sott'ufficia li in Franc iaPag. La re lu210ne annuale mili lare degli S tati Unili d' America» L'ullimo annuario dell'esercito francese . . . . . » L'esercito russo . . . . . . . . . . . . . . » Delle ultjme riforme n ell'istituzione doi volon ta ri di un an no in A ustria -Ung heria . . . . . . . ,, Il nuovo materiale d'arliglieria austriaco . . . . . » Esercitazioni inve rnali degli uomini del « Beurlaublensland » in Germlfnia . . . . . . . . . . . » I commissari cli guerra e l'i n tendenza m il i la r e di F rancia» L 'ordinamento dell'artiglieria r ussa . ,, Il tiro volontario nella Svizzera . . . ,, Nuovo poligono di tiro della dilla Krupp ., BolleLLino bibliografico . . . . . . . ,,

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1 23 29 48

64 68

70 73 84 94 96 98

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