RIVISTA
MILITARE ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E
STORIA MILITARI
DELL'ESERCITO ITALIANO
ROMA, 1876 VOGHERA CARLO, TIPOGRA}' O- EDITORE Piazza del Gesù, N° 47.
N"OTE SULLA
TATTICA DELL'ARTIGLIERIA DA
CAMPAGNA
Proprietà letteraria. Dopo una guerra si moltiplicano gli studi sugli eserciti cl1e vi presero parte e si assegnano i motivi dei successi e degl'insuccessi, si studia la tattica dell'esercito vincitore, la si spiega e si volgarizza. Perchè si rinnovella un tal lavoro ad ogni guerra che si combatte? È faci le la risposta. La tattica, come .ogni altro complesso di criteri, regole e principii riguardanti un dato oggetto, ha due parti: una astratta, immutabile, ed un'altra concreta, variabilissima . La parte immutabile della tattica, fin dalle prime guerre sulla terra, è l'impiego più vantag:. gioso della forza nella lotta, impiego che trovasi definito da tante regole particolari, astratte_ anch' esse, sul momento, il modo, la durata, l'economia delle forze stesse; la parte concreta è l'applicazione di queste regole una volta conosciuti i dati di fatto delle forze in loua, dati che variano ad ogni passo, si può dire
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DA CAMPAGNA
NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIGLIERIA
anzi indefinitamente colle armi, colle ordinanze, con la proporzione delle diverse specialità di forze, col terreno su r.ui si combatte, col carattere di chi comanda in capo, con la disciplina e le qualità morali del soldato. Ecco perchè la parte concreta della tattica é studiata, svolta, ridotta alla massima chiarezza e discussa continuamente prima, durante e dopo una guerra. Per rispetto alla vèrità devo dire più dop0, pochissimo durante e prima; ed è naturale. 11 ragionare è pi~ fa.ci le guidato da' fatli e ognuno ragiona, mentre prima o durante, la mancanza de' fatti o l'incertezza o la scarsezza loro, permettono a pochi eletti d'ingegno lo esaminare e predefinire norme, regole e criteri. Sarebbe utile e necessaria questa predefinizione per un esercito che 8i accinge ad una campagna quando le ordinanze sono mutate e mutate le armi, mutati insomma i dati intorno alle forze. Ma gli uomini d'ingegno eletto, se non sono eccezioni, scrivono poco e parlano meno. La. tattica dell'artiglieria tedesca nella campagna di Boemia tu criticata severamente (non sempre giustamente) appunto per la mancanza della giusta sua predefinizione e volgarizzazione. Un'esposizione di tattica dopo gli accenni fatti non può essere nè completa nè chiara senza che si trovi riferita a tutti i d,ati di fatto che l'influenzano. Se si prende a considerare la tattica d'un'arme sola, l'esposizione non é meno obbligata e dipendente. Per parlare di tattica d' arliglieria bisogna dunque fissarsi un ordine logico nello sviluppo di tutte le sue parti ed attinenze, stabilire tutti i dati di fatto sulla sua poJenza da' numerosi punti di vista onde viene considerata per' se stessa ed in relazione alle forze cooperanti o contrarie, al terreno ecc. ecc.; in mancanza di fatti stabilire ipotesi chiare e definite e cosi procedere.
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Non è il caso presente per tanti rispetti. È mio intendimento di offerire poche note- come sunto di tattica, con ordine razionale, estratte per la massima parte dalle pubblicazioni e dai regolamenti ultimi, ovvero mie originali. Ciò premesso, nell'esporre c redo dover tenere l'ortline seguente: , 1° Note sul materiale e sul tiro delle nostre artiglierie di campagna. Po chi cenni sulle artiglierie estere per poter stabilire di sfuggita in certi punti un parallelo con le nostre. Note sulla nostra organizzazione in guerra. 2° Note sulla tattica propriamente detta, sulle operazioni e servizi sussidiari. Potrei per vero occuparmi solo di queste ultime che sono il mio obbiettiv0 diretto; ma furono introdotte nel materiale e nell'organizzazione dell'artiglieria tante modificazioni che una parola su alcune di esse sembrami utile perchè se ne allarghi la notizia nell'esercito e principalmente perché ne dipende la tattica del1' arma. Dovrei far seguire tuttociò che si discosta dalla tattica assoluta dell'artiglieria quando la qualità delle armi con o contro cui l'artiglieria combatte ve l'obbliga, ovvero quando la specialità delle operazion i cui deve favorire od osteggiare l'esige; in altri termini, dovrei parlare della tattica combinata e delle operazioni speciali. Ove se ne dia l'occasione lo farò. Per ora ecco le note mie.
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9 ,o di artiglieria in movimento o spiegata, lo shrapnel è DA CA!IIPAGl'(A
NOTE SULLA TATTICA DELL ARTJGLlE!llA
preferibile. La mitragli a è il proiettile delle piccole distanze e de' casi d'assalto improvviso alle bauerie . .Sarebbe inefficace oltre i 3 o 400'"; il suo uso perciò è divenuto assai raro. Ecco alcuni dati di fatto presi a diverse distanze per le varie specie di proie1.tili:
I.
Sul materiale e sul tiro delle nostre artiglierie.
La nostra artiglieria da · campagna oggi è formata con dti.e sorla di cannoni; il primo a retrocarica del calibro di cerlt. 7,5 e l'altro ad avancarica del calibro di cent. 12. Il cannone a retrocarica da cent. 7,5 è una delle pil'.1 notevoli bocche da fuoco che negli ultimi tre o quattro anni la scienza dell'artiglieria seppe pro<ilurre. Esso la.ncia tre specie cli proietti: - qO la granata del peso di chi.logr. 3, 7, che dà una med ia di 21 scheggie utili nello scoppio - ~.0 lo sh rapnel con HlO pallette e del peso di chilogr. 4,2 - 3° la scatola a nùtraglia con 6 1 pallottole e del peso di chilogr. 4, L Questi tre proietti vengono tirali sempre di lancio, perchè è stato riconosciuLo nell'ultima guerra che ogni altro tiro per la granata leggera spec ialmente, che altra volta pur ne aveva d iversi, è superfluo. Alle distanze superiori a 2000 e fino a 3600 111 si adopera esclusivamente la granata con lro bersagl( animati, ed anche contro bersagli alquanto l'esistenti, come porte, muri di cinta, case di ,;ampagna. Se ìl bersaglio è esteso molto , come p. e. l' accampamento d'una divisione, un paese ecc. il tiro in questi rari casi può spingersi, al solo scopo di molestare, fino a 5000m. Al di qua di '.i:lOOOm la granata s'impiega sempre utilmente contro qualunque bersaglio; ma trattandosi di truppe imboscate, di cacciatori in catena, di fanteria ecc.
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(a) Quando furono eseguite queste esperienze non era ben stabilita la graduaiione della spoletta. (ò) A qLtes ta distauia i lati del t·ettangolo contenenti la metà dei colpi sono 7 e 51.
Come si vede, a iSOOm nessuna frazione di truppa potrebbe reggere contro il cannone da cent. 7,15. A 1000m nessuna colonna di qualsivogl ia arma potrebbe spiegarsi; la sola colonna di compagnia, se il terreno le è favo revo le, potrebbe per poco avanzare celeremente; . ferina e spiegata riceverebbe 1'83 _per ¼ di colpi, e in
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NOTE SGLLA TATTICA DELL'ARTIGLIERlA
colonna serrata il 95 per °fo . Per l'artiglieria e la cavalleria ques ti co efficienti non scemano. A rnoom l'artigli eria avrebbe difficoltà seria a spiegarsi e mettersi in balleria, la fanteriél ad avanzare jn colonne di compagnia, perchè riceverebbero rispettivam ente il 70 ¼ ed il 50 ¼ de' colpi. Solo a 2500m il battaglione in colonn e di compagnia potrebbe marciare con una certa sicurezza. Se si vuo l colpire una volta su du e almeno, si può dunqu e aprire il fuoco r,on efficacia contro ·una compagnia in linea a 1600m, jn colonna a 2300m e contro una batteri.:i a 1800"'. Questo per le grana te. Pe' shrapnel ne' 2000m e pe' bersagli nelle condizioni sopra specificate, i movim en ti e le posizioni nemiche sarebbero più diflìcili e pericolose. Le esperienze con la mitraglia giustificano il limitato suo impiego, che forse sparirà del tutto se si giunge ad ottenere uno shrapnel più adallo alle piccole distanze; ciò che non pare difficile. Questi che ho trascritto sono, è vero, esperienze sul pol igono, dove pct· quanto si ce rchi mettersi nelle condizioni vere di un tiro di battaglia, manca sempre qu alch e cosa che si riferisce allo spirito; ma le ultime guerre hanno confermato le t,~orie dedotte dalle esperi enze sui poligon i, e le artiglieriepruss ian e furono distruttrici quanto, se non più, di ciò che nella pratica dalla teoria era previsto; e quelle artiglierie sotto il rapporto giustezza di tiro erano inferiori alle nostre da 7,5. A proposito di giustezza di tiro ho voluto trascrivere le deviazion i medie della granata per aver occasione di soggiungere che la giustezza del tiro sia intesa sempre in quei limiti; per modo che dato un pezzo ben puntato à 1 OOO•n, il tiro di più granate può dare colpi sul bersagl io fino a metri 1,80 circa discosti l'uno
DA CAMPAGNA
dall' altro1 senza che il tiro cessi di essere esattissimo. Questa 0 sservazionc sul campo di ~attaglia acqu.ista · un valore grandissimo per gl i effetti che spesso s~attendono dalle artiglierie senza buon fondamento ~1 raofone senza mettere a calco lo che sul campo d1 batfacrlia il puntar presto e bene,soventi su bersagli mobi li, 0 è cosa che se alcuna volta non si ottenne non deve recar meravicrlia, poichè colà per l'oscurità. dei bersagli, per l'agitazio~e d' ogni cosa è sempre assai differente dal poligono. L'altra bocca da fuoco che entra a formare la nostra artigli eria da campagna è, come si disse~ il_ cannone da cent. '12 ad avancarica. Lancia 3 pro ietti: la granata, di chilogr. "'1 ,136 ; lo shrapnel di chil. 12, 68 e 270 palletle e la scatola a mitraglia con 4•1 pallett~. Tira la granata di lancio, in arcata, ficcante e m brecci3 · lo shrapnel e la metraglia di lancio. n tir~ di lancio a o-ranata di questa bocca da fuoco si estende a 3000m, dove si confonde q uasi col tiro in arcata. È efficacissimo; ma mancando di eso ttezza, per distruggere non c?nvie?e ad~perarlo ol~r~ i se non contro bersaglt assai vasti. In quesll hmll1 1_nvece si batte con successo qualsiasi colonna non inferiore a quella di battaglione; al di_ qu.a poi ~i ,iooom qualunque importante_ fra z.ione. nemica m o_gm formazione, tranne in cacciaton , puo essere decimata, qualunque manovra può venir sconcertata. Co' tiri curvi di questa bocca da fuoco diretti su villaggi si può distruggere, ince~diare; d.iretti su _opere di fortificazione si può danneggiare ~er1~~ente 11 ma. teriale d'armamen to e renderle inab1tab1h . . Infine col cannone da cent. ·12 si può aprire breccia in qualsiasi muraglia in un tempo relativamente breve . . alle distanze fra 300 e goom· Sul tiro col shrapnels non si hanno ancora dati certi.,
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12 NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIGLIERIA ma la sua efficacia dev'essere grande intorno a' rnoom, poichè a questo punto il dife uo capitale del cannone da cent. 42, l'inesattezza, non è tropp o sensibile e può rimanere compensato dall'enorme cono di dispersione delle 270 pallelte. Il tiro a miLraglia di questa bocca da fuoco è efficacissimo alla distanza di 200, 300, 500 ed anche fino a 600m se il terreno è favorevole, come p. e. le strade mac-adam e le selciate. Ilo parlato del cannone da cent. 12 perché in questo momento forma parte del nostro materiale da campagna; ma fra alcuni mesi esso verrà sostituito da un cannone da cent. 8,7 in a cciaio, per esattezza di tiro ed altri pregi pari, se non superiore, alle artiglierie corrisponde nti di qualsiasi altra potenza. che oggi si trovi a rinnovare il proprio materiale, come l'Austria, la Germania, la Francia. Ormai si sa in fatto di progresso d'armi t hi ultimo arriva non è quegli r,he si trova male, come vorrebbe il proverbio; è quegli al contrario che si tl'ova megli o perchè profitta delle esperienze e degli studi di tutli che pare si divulghino tanto più quanto più gelosamente si voglion tener segreti. Tanto ciò è vero che da noi era appena in progetto vago, era una diceria, un cannone da ccnt. 9 al posto di quello da 8,7 adottato; e in Russia si pubblicava sul giornale d'artiglieria uno studio su le artiglierie da campo in cui quel progetto d'un momemo figura tal quale. La Francia ha voluto, per qu~nto possibile, tenere il segre to sul suo nuovo armamento; ma nel citato periodico e altrove sono riportati i dati più importanti della sua nuova artiglieria da campo. 1
Artiglierie este1·e. l\li sembra utile dare un'idea dell'a rma~ento ~ttuale di tutte le potenze. A tal fine riporto dal c1lat? gw~·~ale russo tradotti dal nostro d'artiglieria, alc?m dati 1mporta;ll riscontra ti con notizie r\trovale m ~llre pubblicazioni, e perciò molto probabtlmenle ven. Per le bocche a fuoco si ha; N O}J E
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NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIG-LlERIA
DA CAMPAGNA
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Le conclusioni principali risultanti da questi numeri sono diverse; e primieramente che l'armamento di tutti g li Stati varia poco in potenza e specie di cannoni da campagna. Si hanno generalmente due calibri, de' quali il minore è tra i limiti di 75 e 87 mil i. e il maggiore raggiunge 103 mill. L'Inghilterra ha un terzo calibro di mili. •I 01,6, e la Russia un altro di mill. 106,7. La Svizzera ha pure un terzo cannone, detto di posizione, che non figura nella nota, forse perchè considerato come artiglieria di ri-
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piego momentaneo, essendo una vecchia bocca da fuoco ad avancarica ridotta a retrocarica. In Francia si prop~ne da varie parti un terzo cannone, che sarebbe da posizione di m ill . '126. La questione del numero de'calibri è assai dibattuta per poter d ire con sicurezza da qual parte vi sia vantaggio. È certo che se con un calibro solo si potessero battere efficacemente tutti gli ostacoli sul campo di battaO'lia, il vantaggio detra semplicità e dell'unifor.. 0 mità del materiale e del se1·vizio sarebbe grandissimo. Evidentemente gli stessi vantaggi in grado minore presenterebbero due calibri a.I posto di tre. Ecco perchè il difficile problema dell'u nità del calibro in artiglieria fu sempre studiato . A Napoleone III parve risolto dal suo cannon~; ma nel ternp-0 _st~ss~ l'artiglieria rigata lo fe' rinascere con tutte le quist1om di prima più ardue ed intricate. . . . A me pare che lo studio oggi, meglio d1 pruna, possa risolvere il problema del calibro e forse ~ell'unico proietlile, e che in nessun caso un terzo calibro compensi, con l'utilità, le difficoltà non lievi della complicazione; a meno che il teatro della guerra e~_ce~ zionalmen le irto di ostacoli, rifugi, ripari, coslruz1om civili molto solide, al momento di entraee in campagna non ne faccìa prevedere l'impiego utile e frequente. Può darsi ancora che un nemico sulla difesa faccia entrare nella sua tattica un largo uso di fortificazioni passag(J'ere, a profili robusti, e consigli così all'avversario l~mpiego d'artiglieria di forte calibro . Quest,o sembrami il secondo ed ultimo ca.so in cui il 3° cannone possa venire util mente impiegato. . Se consideriamo la leggerezza, qual è, elemento importante per la mobilità, l'Italia trovasi in primo luogo col pezzo da cent. 7 ,5, del peso di 306 chilogr.
46 NOTE SUHA 'fA'rTICA DELL' ARTIGLIERlA Noto questa circostanza a bella posta, poichè il terreno sul quale più probabilmente la nostra artiglieria sarà impiegata è quello di casa nostra, generalmente difficile per pendenze ed ostacoli; quindi è vantaggiosa una leggerezza relati va per quanto piccola possa essere. Una conseguenza del piccolo calibro è la leggerezza del proìettile. t uno svantaggio? · L'esempio di tutti gli altri Stati, concordi nella s_celta d'un peso minirr10 di proiettile superiore a' ,i, chilogr., non am;mette dubbio; tuttavia se consideriamo che le nostre granate c!anno 24 schegge di cir~a 11no grammi l'una, mentre le altre ne danno bensì perfino 100 ma di queste un numero considerevole rion raggiunge il peso di 50 grammi e perciò in molti casi restano inefficaci, si può dire che lo svantaggio non è quello che a prima vista ap.pare, se pure non si possa "'ttmmetlere che con un maggior numero di colpi disponibili ne' cofani non resti compensato. Oltre ciò, con lo stesso cannone, la nostra granata può essere portata a 4 .chilogr. senza inconvenienti; può farsi ad anelli e a doppia parete come oggi si pratica, e i partigia.ni del forte peso e del gran numero di schegge della granata se avran ragione potranno esser soddisfatti agevolmente. Dicasi lo stesso per lo shrapnel e le sue palJette. Finalmente le deviazioni medie, cioè l'esattezza del tiro del nostro pezzo da 7,5, è di poco se vuolsi, ma è supel'iore a quelie dei' corrispondenti pezzi di alcune delle principali artiglierie d'Europa, come la germanica, l'inglese, la russa, e rimane di poco inferiore all'austriaca, alla francese e alla svizzera.· Riassumendo si può osservare che l'Italia con le sue artiglierie da campagna, considerando al posto del cannone da cent. Hl B quello da cent. 8, 7 nelle sue 1
DA CAMPAGNA
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proprietà pari al famoso cannone austriaco Uchatius, non è indietro a nessuna ed è innanzi a molte altre potenze .
Ordinamento. L'artigli eria da campagna presso di noi si divide in 40 reggimènli, de' quali ognuno conta ,io batterie. Le dieci batterie, che si distinguono per numero progressivo da uno a dieci, foi'mano tre brigate, due da 3 batterie ognuna e l'ultima da quattro. La 3" batteria di ciascuna brigata è da-12 cent. ora, e sarà da cent. 8,7 prossimamente. Tutte le batterie hanno due formazioni di guerra; ma la prima è transitar/a per non impiegare molto tempo nella mobilizzazione, e si potrebb e chiamare incompleta dicendo completa l'altra. La formazione incompleta è di 6 pezzi, 6 cassoni, una fucina e 2 carri da batteria. La comp leta è di 8 pezzi, 8 cassoni, 3 carri da batteria ed una fucina: in tutto 20 vetture. Le batterie da cent. 7,iJ in questa formazione, portano 1280 colpi così ripartiti: Nell'avantreno 22 granate, 112 shrapnels e 2 mitraglie. Nel cassone, un avantreno come il precedente ed un retrotreno con 48 granate, 118 shrapnels. Vi sono dippiù due scatole a mitraglia con l'affusto; sicchè si hanno in totale : 160 colpi per pezzo, di cui 1112 granate, 42 sbrn_pnels ' e 6 mitraglie. Le batterie da cent. 7,15 sono servile da 1164 uomini e trainate da 109 cavalli. Le batterie da cent. 12 in 2a formazione hanno il mu' nizionamento come segue: 1
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NOTE SULLA TATTICA. DEL!,' ARTJGLlElUA
768 colpi, ossia 96 per pezzo; di cui 88 a granata e shrapnel e 8 a mitraglia. Solo 22 granate e 2 scatole a mitraglia sono trasportate da ogni avantreno. 200 uomini servono la batteria e 138 cavalli la trainano. L'organico portava la 4• batteria della 3a brigata, da 12, e non da 7; ma nella sua formazione avvenuta al 1° gennaio si è creduto di rispondere meglio alle ci,rcostanze attuali transitorie, facendola da 7. Trattandosi di una formazione che durerà solo pochi mesi, qui appresso parlando di proporzione tra i calibri mi riferirò a quella che mett~rà la batteria da cent. 8,7 al posto dell'ultima. · In tale ipotesi se conveniamo di chiamare leggere le batterie da cent. 7 e le altre pesanti, troviamo che in un reggimento si hanno 6 batterie leggere e 4 pesanti, ossia la proporzione di 3 a 2. Com'è naturale questa proporzione sarebbe la stessa nell'esercito quando tulle intero si mettesse in carn pagna. Ora è ben trovata codesta proporzione, è giusta? Per quanto insufficiente possa essere la ragione desunta dall'esempio di altr.i Stati, senza le svariatissime considerazioni sul peso, sull'efficacia de' proiettili di ciascuno, sulla mobilità relativà. de' materiali, considerazioni che si collegano a quella capitale del terreno e ad altre tutte intralciate singolarmente; per quanto possa essere difficile dare un giudizio esatto, una risposta giusta:... , malgrado ciò, dico, l'esempio è concludente, specialmente · se si attinge a fonti varie ed autorevoli. E gli esempi sono: La Francia e l'Austria che hanno un numero di batterie leggere pari a quello delle pesanti ( 1 : 1); La Russia che è nelle stesse condizioni senza contare le sue batterie di posizione; con queste ha la proporzione inversa dalla nostra (~: 3); 1
19
DA CAMPAGNA
La Germania infine e l'Inghilterra che hanno rispettivamente le proporzioni (1: 1,4) (1 : 4,8). Possiamo dunque aver torlo (ed io lo credo) per l'esempio concorde e per un'altra ragione non meno buona che emergerà in seguito dalla proporzione del numero de' pezzi a quello degli uomini. Dirò allora un'altrn parola sulla questione; ora ve,diamo la ripartizione dell'artiglieria nell'esercito. Com'è noto, l'esercito si divide in più armate, e l'armata a sua. volta in 3 corr,i d'armata. Un corpo d'armata normalmente si compone di due divisioni e di un corpo di truppe suppletive. Ad ogni divisione viene assegnata una brigata di 3 batterie ed alle truppe suppletive una brigata di 3 o 4 batterie; vale a dire che un reggimento d'artiglieria <la campagna fornisce al corpo d'armata tutta .l'artiglieria che gli spetta. Facciamo un conto: vedia.mo quanti uomini si trovano nel corpo d'armata. La divisione è formala: di 4 reggimenti fanteria a 3 battaglioni di 811'.il uomini ciascuno; aggiungendovi i diversi stati maggiori si uomini 10,20·1 hanno per le due brigate . di due squadroni di cavalleria. » 32 1 di 3 batlerie d'artiglieria. » 1556 1
Totale di una divisione
uomini 11,149
di due divisioni. » Le truppe suppletive si formano con un reggimento di bersaglieri a 4 battaglioni . uomini due reggimenti di cavalleria a 4 squadroni » q·uattro batterie d'artiglieria . » Così il corpo d'armata si trova con.
22,298 3,370 .
1,344: 751 27,807
20 NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIGLIERIA 1 uomini , 10 batterie ossia 80 cannoni; il che dà di bocche a fuoco 2,8 circa per ogni mille uomin i. Togliamo gii stati maggiori e gli ufficiali, e allora il corpo d'armata si riduce a <zv,680 uomini e la cifra per mille sale a 3,1. Leviamo i soldati d'artiglieria e troviamo 3,7. Finalmente scendendo a contentare anche coloro che non considerano i soldati nel computo del1' artiglieria se non hanno baionetta, troviamo il corpo d'armata ridouo a 22,400 baionette, che vengono ad avere cannoni 3,6 per mille. Qu~sto accresci.mento rimane illusorio quando partendo da' quadri complessivi paragoniamo la cifra 2,8 nostra a quelle corrispondenti delle altre potenze. Si trova allora:
per la· Francia per la Germania. per l'Austria . per la Russia. · . e con la cavalleria
3,5 3,4 3,00 4,00 4,50
Sotto tale rapporto dunque si constata un'altra interiorità non trascurabile, la quale aggiunta a quella del calibro e della proporzione, ci manifesta chiaramente che l'artiglieria, come potenza, nell'esercito non è rappresentata nelle giuste proporzioni che i tattici hanno creduto dover assegnare dopo le ultime guerre. Dippiù: tutte le grandi potenze hanno un raggt:iardevole numero di batterie a cavallo, batterie d'un vantaggio incontestabile; noi non ne abbiamo nessuna: Per me, senza dire le ragioni che sarebbero troppo lunghe e qui fuori di posto, desidererei solo il 3,i.i per mille di bocche da fuoco; tra i calibri_la proporzipne, di 1: 1, e per le batterie Joggere la proporzione di 2 : it tra batterie montate e batterie a caYallo.
'.:H Le batterie a cavallo forse non le avremo mai. In quanto al resto chi sa? Non ho nascosto la nostra inferiorità relativa in art iglieria. Ora ho il dovere di soggiungere che tatticamente fino ad un certo punto essa è giustificata da terreno. Sui nostri terreni coperti di fo ltissima vegeLazione e molto accidentati , solcati da numerosissimi canali, torrenti e fiumi, per due ter;,:i di tuua Italia asprissimi, è diffici le un accerchiamento éon 600 cannoni come a Sedan. In al tri lempi forse sarebbe stato impossibile Vagram, ossia un concentramento di '100 bocche a fuoco; ma oggi i perfeziona.menti introdotti nel materia le l'hanno reso mobile e leggero tanto dà poter ascendere con esso s u greppi allora fuori di discuss ione come inaccessibili. Per le qualità balistiche, oggi assai meglio note e applicate, si tira con più esaltezza a distanza tre volte maggiore del tiro massimo ed incerto d'allora; e perciò un concentramento ha probabilità assai maggiore per compiersi essendo assai più ampia la superficie su cui si potran stabilire grandi batterie necessarie allo scopo. Ciò malgrado è sempre 'in Italia di problematica -utilità un'artiglieria assai numerosa, poichè potrebbe riuscire d'ingombro e forse di danno. Ma se il terreno fosse eccezionale, come alcuni Lratti si presentano nella val padana e altrove , se le nostre frontiere dovessero essere oltrepassate? Penso particolannent.e in quest'ultimo caso che l'artiglieria presso ciascun corpo d'armata possa essere aumentata di una o due balleri?-. Ciò è poco comodo e spiccio; ma è stato fatto spesso presso quasi tulti gli eserciti in g uerra. La Russia p. e. si trovò ad avere fino il 7 per mille, la Prussia il 4 per mille, quando la proporzione ammessa .era solo del 2,v per mille. DA CAMPAGNA
22 NOTE SULLA TATTICA DELL' AnTIGLlEnIA DA CAMP,\GNA Mancando questa misura l'arma d'artiglieria con l'ap,poggio valevole delle armi sorelle cercherà l'equilibrio· raddoppiando d'attività e d'ardire, persistendo ne' suoi propositi con fermezza e tenacità fino all'ostinazione ed al sacrifizio.
NOTE .,
SUL
FUOCO DI FUCILERIA DESUNTE
(Continua)
DALLA RELAZIONE UFFICIALE TEDESCA '
SULLA GUERRA FRANCO-GERMANICA 1870·71 (l )
GABRIELE CASSO'LA
Capitano d'artiglieria.
TABELLA. DEL
/ 1
CONSUMO CARTUCCE DA PARTE TEDESCA E FRANCESE NELLA GIORNATA DI SPIC}IEREN (6
agosto :1820)
(~) V. Rivista militare, dispensa settembre 4876.
21
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impegnati
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TOTALE
!Battaglioni
Ore in cui fecèro foocq
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I 1,800 5 - 7'/, (
I. II. F.
900 4 - 7'/2'
I.
900 6 /,- 8 ~ 1
1 /,
II.
900 7'/,-8'/.
J. IT.
900 4'/,- 7'/, 900 G - 7 1/2
F.
900 7'/, - 8'/,
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39
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366
35
74'1
30
40
36,000
20
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22,500
20
18,000
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4,500 21,600
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3' Cacc.
900 7 1/,- 81/,
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I I.
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F.
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I.
900 4-¼~6~7-8! 14 900 4-6, ;-8
550
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60
78
Il battaglioue
I
F. giunto alle 6 non fu impegnato.
I
S.i· dimi'"''" il
'°"'mo io """ dolio po,dito.
Questo reggimento si battè frazionato in diversi punti ma circa al!'istess'ora.
I 60
l
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601
I
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1,344 154:
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58,500
65
I
63,000· I Venne ritirato in posizione d'accolta perchè rimasto in parte senza munizioni .(p. 299). 40,f>OO Non si tien conto dei fuoco dell'8' essendo rimasta ai bagagli fino al finir dell'azione. 54,000 Alla ga compagnia alle 5 cominciavano a mancare le munìzioni (p. 305). La 40', 4,1.. e 4~' respinte alle 6 rientrarono al combattimento alle 7, 54,000 Alla 4' compagnia erano quasi finite le munizioni (p. 306):
I l
I
60
.I
6,975
!
7,200 - -- - - '168,300
70
675 12'/,-7'/,; _, ,;i-
F.
8
Due compagnie per battaglione rimasero iq sostegno fino alle 6 circa. Tutte le compagnie entrarono fin dal principio in azione.
-- - --- -- I
900 121/,- 31/ 2 \
1
4,500
25
9
10,800
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J
I
I
I
:36,000
1,
107
F. A riportarsi.
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36 {
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p.
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A NNOT A ZIONI
di cartucce
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2,700 7'/,- 8'/.
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74
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Totale consumo
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I. II. F.
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SUL FUOCO DI F UCILERI A
Ted e sb h I '
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65 25.
58,500 22,500 7,500
30
Alle 5 cominciavano a mancare le munizioni e dopo erano quasi fìoite (p. 306). Il lJ. battaglione non ·giunse che a sera tarda dopo aver percorso H chilometri in I 3 ore.
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3 ,000
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NOTE
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Corpi
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SUL FUOCO DI FUCILERIA
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Riporto VII 14 28
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impegnati ~.~:;:;
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77.
Ore in cui
fecero fuoco
Morti
6,975 450 3 - 8 4501 4 - 8 1,800 4 - 8
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TOTALE GBNBil!LB.
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TOTALE VII .
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103 1,887 2'13
9,675
25
2,700 5 -7½ -23,t75
I
407
25
61
cartucce '
378,000 22,500 18,000 72,000
67,500
- -
207 4,07!~ 365
726,300
-- --
ANNOTAZIONI
di
490,500
-- -
--i--
Totole consumo presunto
.
Fecero molto fuoéo e la 1• fu quasi dispersa alle 6. La 7' entrò in azione '/, ora prima.
-
NB. Non si tiene calcolo del fuoco della H' divisione che intervenne alle 7 al Kaninchen Berg ed ebbe su tre battaglioni impegnati 4 ufficiali feriti e 92 gregari, essendole anche da parte francese contrapposte truppe che non ebbero azione nella battaglia.
F r a 1ce si.
.
2
i
1
2 2
1
32 I. I I. III 55 I. II. III 3° Caéc. 76 I. II. IIl 71 I. Il. li i 8 I. II II(
2 3
1
2
I
TOTALE 2.
23 I. II. III 66 I. Il. lll 67 I. IL Ill 2 I. II. II( 63 I. Il. III '10' Cacc. 24 I. l[. lll 40 I. II. 111 38
1,950 1,950 650 1,950 1950 ' 1,300 650 1,950 1,950 1,950 1,950 1,950 650 1,950 1,950
..
10
4- 8 5'/~-8 1 - 8 1 - 8 1 - 8 4 -- 7
15 • 70 60 60 .. 35 10 30
7 I
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L
4- 7 3- 7 3 - 71/ ,.
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1'5o0 ,. 45 80
3 - 71/ 'J.
'12 - 7'/. 12 - 71; , 12 - 71/ ,
I,
7fi
/
75
19,500 29,250 45,500 117,000 117,000 45,500 6,500 58,250 68,000 78,000 97,500 87,750 52,000 146,250 146,250
I
24,700
1_,1141250 -
=
I
Era nell'interno di Stiring Wendel. Fu impegnato parte all'aperto. Ebbe una delle principali azioni. Furono impegnati ambedue i reggimenti della brigata a Stiring Wendel, si ammette quindi consumo minore. Non risulta chiaramente l'azione avuta da questo battaglione. Il 2' e 3' battaglione furono ill)pegnati in Stiring Wendel.
Alle 3 parte di queste truppe avevano consumato tutte le cartucce (p. 296). Essendo ciò malgrado rimaste al fuoco, Jascierebbe dubitare che si siano rifornite alle carrette di munizioni, pure non se ne tien conto.
'
~8 NOTE In base alla tabella ora riportata risuHerebbero consumale 726,300 cartuccìe da 23, 175 fuc il i Dreyse, che .si suppone abbiano fatto fuoco , su 26 ,000 uomini circa, · numero a cui si elevava lc;t fanteria impiegata; ciò che · portereb be ad una media di 3·1 colpi per ogni fucile adoperato. I Fran cesi accusano una perdita totale cli 249 uffic iali e 3829 gregari, sui g uali, secondo la Relazione tedesca da 1200 a ·1500 debbono ritenersi prigionieri illesi: Pren_d~ndo ~rna ~e dia cli 1350 prigionieri illes i, gli uomm1 post, foor, combattimento si eleverebbero in totale a 2128, a cui aggiungendo circa 200 cavalli perduti, per analogia colla perdita sub ita dai Tedeschi in cavalli , si avrebbero circa 2900 colpili. Attribuendo j} ,1Oper ¼ di ques te perdite all'artiglieria, proporzione che ere- · d_iamo in relazione all'impo rtanza dei pezzi impiegati, s1 avrebbero circa 2600 colpiti su 726,300 spari fatti dal Dreyse, ossia circa 279 cartucce per ogni colpi to. Da parte francese si avrebbero 1,1'14,250 colpi sparati. da 2_4,700 fuc ili, oss ia circa 45 colpi in med ia per fucile; risultato questo che non si po trà bo-i udicare ec. c_ess1 vo qualora si consideri la maggiore celerità del tiro del· Chassepot a fro nte di quella del Dreyse, ed al sistema tenuLo dai Francesi di valersi di questo van·taggio di celerità e portata . Inoltre essendosi fatto fu oco frammezzo a boschi e dal paese di Stiring, il consumo doveva ri uscire ragguardevole . I .Tedeschi accusano una perdita di ufficiali 223 e oerregan 4276, oltre a 372 uom ini dispersi .Auenendosi alla cifra H99 di individui fuori combattimento, aggiungendovi 2H cavalli colpiti, e dando 1'8 per °lo a!J'arti·,gl ieria, si avrebbero circa 4330 colpiti su ·1, 1! U,250 cartucce sparate, ossia 1 colpo utile su 257 sparati . Di osservaz.ioni importanti riflettenti il fuoco, la Re.lazione non ne porge guari, tran ne q uello che in tre
29' ore di comballimenlo parte dei 7 battaglion i dellabri gata Micheler consumò pressochè tulla la munizione, e forse in causa della distanza eccessiva da cui si lasciò princ ipiare il fuoco acceleeato, dei quale i Frnncesi probab ilmente abusarono. Quantunq ue non siasi considerata la parte avuta dalla 13" divisione, pure non credo fuo ri proposito l'accennare l'efficacia del fuoco frecldamente mirato ed a bre~ .vissima distanza fotto dalla 5a compagnia del 55° e dalla 3a del 7'' ca cci a tori. Risulterebbe infatti che ne lla carica tentata nel bu io· della sera al Kaninchen Berg la cavall eria francese perdelle 4 ufficiali, 25 soldati e 25 cavalli . Mettendo a !i,00 i fucili imp iegati, ed a soli 3 colpi quelli fatti per ogni fucile in quel momento, si avrebbe 11 colpito ogni 23 colpi circa. · Da ciò vedesi quanto grànde possa riusc ire la differenza d'effetto utile fra il fuoco consideralo per un riparlo ed in un solo momento, e quello fatto dalle masse, e considerato pel periodo intiero di una battaglia. B.ispetto agli ordinamenti tattici durante il fuoco, se questa battaglia offre un esempio di quanta tenacia e peesistenza possa gloriarsi Ja truppa tedesca , cl~ peraltro anche una prova cli quanto sia dannoso il frammischiamento dei riparli pe-r l'economia delle forze. Più volle la Relazione rileva la difficoltà di ,regolare l'accorrere de i rinforzi sulla linea di fuoco, senza sperperarli dove meno abbisognano . Questa battaglia è forse l'unica a cui si possa con qua lche ragione applicare il detto: che i capitani sono quelli 0he vin<.:ono le battaglie. Non giova per altro illudersi. Questa battaglia originata da un rapporto infondato della cavalleria, che credeva di aver scorto l'esercito francese in ritirala, non fu vinta che per la costanza delle truppe impeSUL FUOCO DI l•'UClLERlA.
NOTE "30 gnate, e per il motivo che crediamo meglio e succintamente spi egato colle parole stesse della Relazione, laddove dice: « TI bisogno d'appigliarsi al nemico, il reciproco aiu« tarsi dei capi con quella premura che il cameratismo « inspira e l'operare spontaneo a momen to opportuno, -« che sempre apparvero dal lato dei Tedeschi, pare « non esistessero in egual misura nell' esercito fran« cese >.> (pag. 34:4). Certo che lo strano operato del maresciallo Bazaine e dei suoi generali cli divisione doveva portare a detta conc:lusione. Da parte tedesca tre comandanti di co rpi d'esercito vengono successivamente a porsi l'uno a disposizione dell'altro . Da parte francese invece Bazaine a 1 ; 2 ora di distanza , con telegrafo e ferrovia a sua disposizion e, non si muove, ed i suoi tre generali di divisione avvertiti di accorrere, vanno passeggiando dalle 12 alle ti senza intervenire. - Tra questi il generale Montaudon, dopo aver percorso meno cli 6 chilometri in 3 ore (da Grossblidersdorf a Rouling) essendo vicina la sera manda ufficiali a promettere l'appoggio pel domani. . .. Una tale condotta non poteva a meno dì suggerire l' osseruazz·one riportata.
SUL FUOCO DI FUCILERIA.
34
TABELLA DELLE
FOI\.lE IMPEGNATE EDEL CONSUlitO DI lWNlZ!ONl PEI\. PAI\.TE TEDESCA NELLA BATTAGLIA DI COLOMBEY·NOUILLY
( 11,il agosto
·Uno )
•
33
SUL FUOCO DI FUCltERIA
32
Corpi
Totale consumo presunto di cartucce
l
ANNOTAZIONI
- - -·- - -----
1
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1
1
H 2
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43
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13
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15 5f>
H
28
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F.
1', 2•, 3' 4• 6', ;• F., 5', 8•
I. li.
F. ].
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TOTALB
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3G
289
456
27
25 10"
45,000 !J,000
12
i~30 10
20,250 5,625 13,500 13,500
40 10 35
34,000 8,500 29,750
900 G -
9 , 32
721
HOO ~ 900 ;) -
u
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9
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9,000 51000 18'.000 ')') 500 21:000 22,500
23
2,700 7·_ 9· 900 G'/. - · 9 )
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31 S 35
t 5
29,750
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1. Il. F. I. Il. F.
2,550 /~ -_ g· 2,550 1~·1. - 9
20 21
457
G 45
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40
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7
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10
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51
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IX
'I
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I.
I. II. F. I. 1° Cacc.
2
6
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·1~
32,) 7 lì50 7 ·J,1:30 7 -
8 8 8
980 7 - 8 26,335
l
2
20 10
I 1 31 1- - - 206 4,406 1.23
3,250
- ------ - - ------- -
Presero solo parte all'ultimo assalto (p. 454) sull'altura di Bellecroix. Le compagnie di trsta fecero per qualche tempo fuoco accelerato (p. 454) e poi fu ritirato il battaglione.
La 3• o 4' compagnia non si mossero che alle brigata ed intervennero circa un'ora dopo.
o '/ 1 colla
2'
Feco fuoco anche a notte regolandosi solo al balenare ùegli spari e dei proiettili (p. 15!). Si impegnarono in lotta ardente fino a 260-300 passi (p. 427) . Fu tenuta in riserva Hno alle o 'f. circa. Ebbero parte al fuoco col ~· battaglione. La 4• brigata (5-45) non fu impegnata nel fuoco ed il solo ~ • e II battaglione del 5° reggimento perderono complessivamente ~o gregari mentra l'altro battaglione ed il 45° non ebbero perdita alcuna. molto impegnato nel fuoco (p. 433). Ebbe poca parte essendo stato tenuto in 2.. linea (43B) e poi ebbe a respingere vigorosamente un attacco (p. 436). li battaglione F. fu lasciato al bivacco di Pange. Fu tenuto quasi sempre in 2' linea. · Alle 4 1/ , erano impegnati in vivo combattimento a fuoco (p. 429), il battaglione F sostenne un fuoco fitto eù a brevissima distanza (p. 424). Sostenne per dne oro una violenta lotta contro forze soverebianti (p. ,W).
F11
13,000 11,300
La 2' e 3' compagnie rimasero di sostegno. Il t • battaglione entrò in azionò collo 4 compagnie in linea e con un v'iolento (uoeo accelerato (p. U3). li battaglione F. era rimasto alla staziono di .Courcelles sur Nied.
4,900
La· 5• e 7• rimaste di riserva raggiunsero il battaglione, ma pare non abbiano fatto fuoco. Nel totale si tiene conto anche dello 4 compagnie che non fecero Cuoco ma erano in sostegno immediato. La forza fu desunta dall'allegato N. ~6.
I=======================::.:-==========.:=:==~===============::::!.I ANNO xx,, VoL. 1v.
.... 34
35 quello di iniziare Cl)l fuoco accelerato i loro contrattacchi e di valersi largamente della celerità di tiro del ]oro fucile. I contrattacchi frances i per altro, non essendo mai stati regolati da una mente sola, ma bensì iniziati da capi subalterni della linea stessa di fuoco, a quanto pare, rimasero impotenti perchè non contemporanei e non portati a compimen to d.a forze sufficienti . Parrebbe da ciò risultare che la linea di fuoco non debba essere impiegata per contrattacchi, ai quali occorrono invece forze compatte e che partano direttamente per quello scopo senza lasciarsi trattenere dal fuoco (1 ). SUL FUOCO Dl FUCILERIA
NOTE
Secondo questa tabella risulterebbero circa 64-8,000 cartuccie consumate da 'z6,335 fucil i, di cui si computò il fuoco su 32 \ battaglioni impegnati; ciò èhe equivale a 24 colpi circa per fucile. Questa battaglia essendo durala soltanto circa quattro ore, naturalmente il consumo doveva essere minore. I Francesi dichiarano le loro ·perdite di 199 ufficìali e 281 \l gregari, oltre ad ,1 ufficiale e 589 gregari dispersi. I Tedeschi ebbero una perdita di 2m cavalli, e per analogia ed in pr.:iporzione alla forza ponendo a 300 i cavalli frances i colpiti, rimarrebbero 33'18 colpiti. Siccome l'artigli eria intervenne con 150 pezzi, supponendo del '12 per ¼ le perdite a guesti devolute, rimarrebbero come causati dal Dreyse 2920 colpiti su 648 ,000 sparj, ossia si sai'ebbero· consumate 23?2 cartucce per ogni colpo utile . Per parte francese si può ammettere che furono impegnate quali più, qual i meno, le quattro divisioni del II1° corpo e queJla Grcnier del IVo, ossia.no 65 battagli oni. Ponendo che 650 fucili per ogni battaglion e abbiano fatto fuoco , si avrebbero 42,250 fucil i in azione, ed avuto r iguardo al limita·to svi luppo (7 500 metei circa) delta linea di fuoco, ammettendo la media eguale di 25 colpi sparati per ogni fucile, si avrebbe ro 1,056,000 col.pi i n totale. - I Tedeschi ebbero 222 ufficiali , e 4557 gregad fuori combattimento, oltre a 127 uomini dispersi, e 2t8 cavalli. feriti, ossia un totale di 5027 c.olpiti. Attrib uendo all'artiglieria solo 1'8 per °lo dei colpiti in causa della sua nota inferioritù, si avrebbero 3981 colpiti su 4,056,000 spari, ossia ·1 colpo utile ·s u 265 sparati . . Questa battaglia non ci offre alcuna osservazione di rilievo sul fuoco di fu cileria; tuttavia essa conferma essere s tato il metodo sempre manten uto dai Francesi, 1
(1} Non posso qui ommettero dal rilevare come in questa battaglia siasi prodotto il fatto più spìccante e più discutibile di inizìativa. Checchè ne dìca la Relaziono, se nel èatto speciale si può ascrivere ~d elogio dol generale v. d. Goltz l'a1,er avuto il coraggio di prendersi tale responsabilità, come principio però ci pare molto dubbio che si possa ammettere che l'in:ziativa vada spinta sino a tal punto. ·Che un generale di brigata possa per un concetto esatto della situazione del momento assumersi una responsabilità che due generali di armata non credono di prendersi, è per verità molto discutibile. E questo tanto più quando si osservi il modo ·con cui fu giudìcato e ·condannato il DRSIDRRIO espresso dal generale Stoìometx di avere direttive più larghe, desìderìo questo che lasciando trasparire una tendenza ad iniziativa maggiore di quella voluta del grande stato maggiore, veniva risolta coll'allontanamento del general<i Steinmetz. ]\fa forse l'unico mezzo dì spiegare ed ammettere come regolare la condotta del generale v. d. Goltz, sta nella considerazìone dello stato d'animo · delle truppe, le quali anelavano di emulare i fatt i di Weissemburg, Wiirth e Spichcren, e la~ 3' divisione, che crasi veduto al Kaoìncheo Ilerg sfu"'"'Ìr di mano il nemico, doveva trovarsi in condìzioni morali eccezionali~"
.. NOTE SUL FUOCO DI FUCILERIA
3'1
TABELLA DBI.
CONSUMO CARTUCCE DA PARTE TEDESCA E FRANCESE NELLA IlATTAGLTA DI VIONV ILLE-MA.RS LA 'rOUP.
( 1!6 agosto ·l!UO )
38
SUL FUOCO DI FUCILERIA
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NOTE
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Corpi
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ANNOTAZIONI
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1-12,000
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512 11
39
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11
A Spicheren il I e H br,ttaglione aYevano perduto complessivamente Hl uflìciali e 380 gregari. Alle 5, quando vennero cambiati, cominciavano a mancare le munizioni (p. 569). Il
~
era in avamposto a D9r;;ot, e giunto alle 4 fu tenuto di scorta all'artiglieria (p. 1552).
48
I. H.
1,460
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I. II.
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403
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21,000
Ebbe iìn dal principio perdite così gravi che dovette essere ritirato in 2" linea e partecipò con clrappelli al fuoco (p. 497) .
!
.A Spicheren il 42° granatieri aveva perduto 35 urficiali e 'i7,I gregari. li ,1• battaglione giunse alle 2 da Corny cd alle .f attaccò inutilmente col 2' b:ittaglione, quindi continuò il fuoco da fermo (p. 552).
I 45,500
I 20
Subì perdite gravissime iìn dal principio e si ri tirò a Flanville bruciata l'ultima cartuccia (p. 523).
'17,300
A Spicheren il 52' aveva perduto C"mplessivamonte 4 ufficiai e 4 4 6 gregari. li •I• b.,ttaglione attaccò alle 11 c respinto non ebbe più azion(I trann3 che frazion i di esso, in causa delle gravi pardite subite.
865 ·.V l-'l'/2, ~
70
60,550
Subì le stesse fasi del battaglione F. del 42° (p. 52 3).
865 H-2,
50
43,250
Le compagnie furilicri allCl. 42 erano in parte ~provviste di munizioni pel gran consumo fattone (p. ,i99). Parte continuò il fuoco frammista alle altro truppe.
75
63,750
70
'121,800
A Spichercn aveva perduto 3 uffìciali e 54 gregari. Verso le 2 aveva pressochè esaurito I.e mun izioni (p. 522). Vennero . più volte a pugna manesca (p. 497). La 4a compagnia interveaue un'ora dopo.
75
65,250
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650 11 '/ ,- 1 '/,
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865 '10'/ ,-12)
II
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A Spicheren il 48° reggimento aveva perduto eomplessivamcnte 25 ufficiali e 5,18 grngari. Il I e Il battaglione vennero più volte a pugna manesca (p. 493; e verso le due avevano pressochè ésauritD le munizioni (p. 522).
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30
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1,300· 4 -
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Alle 3 cominciò a ritirarsi e poscia si riunì col 24" a Tron- ville avendo bruciata l'ultima cartuccia (p. 533).
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Corpi
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I. 11. F.
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182,700
Alle 4 quasi distrutto ec! avendo bruciato l'ultima cartuccia si raccoglie a Tronville (p 533)· ,
35
91,350
La 6" compag nia si battè pi(l a lungo unita alla 5" divisione. Per effetto della carica alle 2 il 64° aveva quasi cessato il fuoco e poi erasi riordinato e ritirato a Yionville.
22,500
A Spicheren il 40' aveva perduto 25 ufficiali e 468 g regari. Il 40° non fece elio un attacco e respinto continuò il fuoco con qualche frazione contro l'altura 970.
90
4
10
789 63
15
1,0,500
Attaccò l'altura 970 e resp into fu soccorso dal 40' ritornando in parte al fuoco. li 2' battaglione fece maggior fuoco.
10
27,000
Attaccò dopo il 40' l'altura 910 e respinto con enormi perdite continuò il fuoco con qualdHl frazi one. ·
27,000
Fecero fuoco a lungo contro masse franc1si.
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I 1,089
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390 13
I
l
61 ,250
Alle 4 dopo bruciata l'ultima cartuccia si ritirano a Tronville (p. 533-535). -
31,125
AÙ'una a,·evano quasi esaurite le munizioni (p. 522).
37,500
Rimasero fino alle 4 di scorta alla batteria e furono. irupe-
1
30
l '/,-4
gnati quando vi giunse il } da Dornot (p. 5521.
75
124,500
70
29,050
e 2" compagnia erano assenti dal campo. La 5• ed sa ILa·cominci~rono il fuoco un'ora prima ma alle 3 tutte qu,1ste com· pagnie aveva rio bruciata l'ulfirna cartuccia e si ritirarono a 4'
Tronvillc (p 533· 535).
38
I
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1,313 424
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Non risu lta abbia fatto fuoco.
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ANNOTAZIONI
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Totale consumo presunto delle cartucce
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SUL FUOCO DI FUCILERIA
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Morti
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Fu quasi distrutto nell'attacco tentato- I prigionieri fatti lo furono per la marcia di 45 chilometri porcorsa per g iungere alla battaglia.
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NOTE
SUL F UOCO DI PUCILEHIA
Batt.aglio;1i
Totale consumo presunto
impegnati
di
Co1•pi
ANNOTAZIONI
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I. II.
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20
I. II.
1,700
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I. Il. F.
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11 II. battaglione era d'avamposti a S. Hilaire. Alle 6 ¼ il battaglione F. e 5• del ~ 6° raccozzati concorsero col fuoco al com battimento di cavalleria.
_34,000
Continuarono anche dopo il fuoco ma non se ne tiene calcolo in vista delle perdite (p. 553). Il battaglione F. giunto alle 5 da Pont à ~lousson fu collvcato di riserva ed alla sera quando avanzò non fece fuoco (p. 565).
34,000
Solo la '.2" compagnia continuò fino a buio.
'17,000
Fece fuoco all'ala destra colla 5• division.e come il 56° (p. 553).
12,750
Non fu quasi impegnato e solo il ·1° battaglione verso le 8 ritornò per poco al fuoco.
1,
7
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10
2,000
li P battaglione fu sempre di riserva.
2,000
Tutto il battaglione si avanzò col battaglione F. del 56°, ma solo la 4• compagnia fece fucco (p. 565).
4,500
Cooperarono all'attacco colla 38' brigata.
--
559 '12,242 841
i,$,63,000
Perclite comprese tuite le armi
NB. I rPggimenti segnati con * ripresero con qualche frazione il fuoco dopo le 7, ma non se ne tiene che un calcolo complcssi'Vo. Dalle 6 '/ , alle 7 all'ala destra eranvi successiva _interruzioni nel fuoco di fucileria . Volendo aggiung~re i batta·glioni presenti alla sera, ma I
Uflìciali . Grfgari . • Dispersi. C:1Yallì
70H 14,117 967 / 2,n6 di cui 390 dispm i, ')
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- e - , sarebbero 6·1 batta56 · g\ioni intervenuti alla battaglia, ossia meno di 601000 ~o~i~i di fanteria compresi gli ufficiali. ln~ltre 3 regg1meot1 dlVI· siooali di cavalleria, 36 squadroni della 5" divisione cavalleria, 47 della 6.. divisione cavalleria e 426 pezzi alle 42,e ~U Opezzi e 75 squadroni in complesso dopo le 5. che non si batterono ossia '
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SUL FUOCO DI FUCILERIA
NOTE
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3
I
Fecero molto fut.co accelerato contro gli attaccbi della 5" divisione e parte della 37• e 39• brigata. Alle 6 '/4 attaccò; respinta fece fuoco accelerato dopo lo 7 specia lmcr.to. Alle l 1/ , fu chiamato all'ala sinistra, ma pare che sino alle 7 non abbia fatto fuoco. Pare (p. 570) sia intervenuto colla 2.• brigata volteggiatori. Questi nove battaglioni rimpiazzarono il 2.· corpo e furono continuamente i mpegnati e general mente a fuoco accelerato anche dopo le 7. Sul tardi però intervenno anche la divisione l\fontaudon del 3' corpo. Meno il 12• cacciatori gli altri 38 battaglioni del 2.0 corpo avevano perduto cump!essivàmente a Spicheren 249 ·ufficiali e 38'29 grt>15ari ciò che ridurrebba la forza a circa 600 uomini per battaglione. li 3° cacciatori ebbe solo ad intervenire nel liberare il generale Bazaine dalla carica deg li ussari. Pare non nbl.Jia fatto altro. ' . L'8° reggimento pare sia intcrYenilto dopo.
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ANNOTAZIONI
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Il 3° corpo aveYa perduto a Colombey-Nouilly H6 ufficiali e 2702 gregari; ciù che riduce a circa 650 uomini per battaglione. Alle 5 1/ , pare fosso impegnata Ull:\ brigata e dopo l'altra. La divisione Nayral (2') mandata all'ala destra spiegavasi alle 1 '/ , tra S. llfarcel e Bruville e poi dopo circa duo ore di fuoco, ritirata, pare sia stata impegnata alla difesa dell'altura 970 a sera tarda. i """"' '"" • bbi,aa i vamente metà de lla forza nel flloco ed è in base a questo che si calcola il consurnfl , eccetto ùove risulta chiaro siasi fatto maggior fuoco.
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La divisione Grenier erasi battuta a Colombey-Nouilly.
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Pare. abbia impiegato alternativn1en te una brigata al , fuoco .
70
147,000
35
294,000
Della di1•isione giunse solo questo reggiment o a Metz. Ogni brigata impegnò a quanto pare alternativamente un reggimento al fuoco.
25
210,000
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Questa sola brigata giunse a Metz e fu impegnata pare fino a scra,.ma alternativamente, perché alle ~ '/, fu soccorsa dà.I 3" granatieri guardia.
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Totale
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Ogni brigata impegnò uo reggimento alternativamente, a q\lanto pare. Dopo le 7 ha fatto ancora fuo00 ma si t iene un calcolo complessivo.
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Compresi i prigionieri che_furono però pochissimi.
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SUL FUOCO Dl FUCILERIA
48
NOTE
Da queste tabelle risulterebbe per parte tedesca un consumo di 4,663,000 cartucce sparate da 48,516 fucili ciò che darebbe una meùia di 3i colpi per fucile, ' . la quale non crediamo possa dirsi esugerata ove s1 rifletta che il fuoco di fucileria principiato alle t Oant. fini fra le 9 e ·1O di sera all'ala destra, ed alle 8 circa di sera alla sinistra. I Francesi o.mrnetlono una perdita di 879 ufficiali e 16,428 gregari compresi i dispersi, i guaii però si elevano ad una cifra insignificante, e~sendosi da ciascuna delle parti conservalo ad un dipresso il proprio campo di battaglia. Ammelleodo che i Francesi abbiano subìto circa metà dE;!le perdite in cavalli avute dai Tedeschi, ossia circa HlOO cavalli, avrebbero 48,207 colpiti, da cui detraendo il 20 pt~r °lo come devoluto alla cavalleria ed artiglieria, che in questa battaglia ebbero parte rilevante, rimarrebbero H,,600 circa colpi ti dal Dreyse, ossia avrebbesi ,t colpo uti le su •I H sparati. La differenza enorme che si rileva. da questo risultato sugli altri precedenti è imputabile non già ad esagerazione di calcolo, bensì allo spessore, direi, della linea di fuoco francese , che era tale da intercetlare la massima parte dei colpi spianati. Vuolsi in oltt·e rilevare il fatto che il campo di battaglia presentava ben pochi ostacoli importnnti, tranne qualche bassut'a, e la. linea di fuoco aveva quindi campo libero. Lo specchio rappresentante il consumo dello Chassepot fu ricavato dalla stessa Relazione; e perciò dovette essere compilato con uba certa latitudine di ipotesi . Chi legga tuttavia attentamente la Rela zione, non · troverù, credo, esagerato il consumo ammesso. Infalli su 108,300 Chassepol impiegati, risullò un consum o di 2,37/S,650 colpi, che equivale a circa 22 . colpi in media per fucile, inferiore di molto alla media del Dl'eyse.
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Le perdite tedesche som mano a 706 ufficiali e H-,H7 gregari feriti o morti, e 5 ufficiali e 962 gregari dispersi, oltre a 2736 cavalli perduti, di cui 390 dispersi. Attenendosi ai soli 17,169 colpiti tra cavalli ed uomini e togliendo il ·16 per ¼ come devoluto all'artiglieria e cavalleria, si avrebbero circa H,43~ colpiti, ossia 11 colpo utile su 165 sparati. Questo risnltato riesce di po co inferiore a quello ottenuto a Worlh, sia per le condizioni in cui fu fotto il fuoco .e per il campo dt battaglia scoperlo, e sia più ancora pel grande bersaglio presentato dai ?avalli. Doveva per altro riuscire molto inferiore al nsultato rlel Dreysc , stante la sottigliezza della linea di fuoco e la mancanza di sostegni che intercettassero i colpi casuali: e perchè di necessità i Francesi erano portati ad uno spreco maggiore pel loro numero. Come pure doveva riuscire inferiore a quello di Worth e per la massa di uomini impiegata e pcl minor bersaglio offerto dai Tedeschi. Questo risultato parmi tuttavia sia di qualche valore e conducente a ritenere clie per l'efficacia del fuoco relativamente al consumo, la portala e la celerità non hanno influenza preponderante, mentre l'importanza di questi due fatlori vuolsi piuttosto ricercare nella ragione morale di confidenza nella bontà della propria arma che il soldato no trae (1). {l) Che il relativo spessore della linea di fuoco vera abbia avuto im· portanza nel risultato del fuoco paragonato fra le due parti combattenti, parm i sia comprovato dal fat.to cho alle 7 di sera su 9 chilometri di fronto per parto tedesca eranvi· 50,000· fucili, ossia meno di 6 uomini per metro, coll'imminente aiuto però del JX0 ed Vlll· corpo, il primo dei quali alle 8 era sul campo di battaglia; e per parte francese circa rns,ooo fucili almeno, ossia 42 uomini per metro di fronte. I colpi spianati adnnque sono quelli che si può ammettere abbiano l'azione quasi totalo nel risultato del fuoco, e poca deve essere quella devoluta ai colpi sparati sem.a spianare l'arma. ANNO
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VoL. 1v.
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NOTE
Troviamo nella Relazione un cenno ripetuto dell'esaurimento totale dell e munizioni d'artigl ieria e rifornimento sul campo stesso di battagl ia, per modo che le batterie poterono tor nare al fuoco. L'egual cosa non si accenna mai alla fanter ia, sebbene più volte siasi fatto cenno dell'esaurimento delle munizioni. Ciò in parte si ~piega forse, colla fac ilità con cui il soldato si crede alla fine delle munizioni, qnando queste sono di molto diminuite, e d'altra parte anche il rifornimento su l campo per la fonteria lo si fa generalmente colle truppe stesse cl i sostegno e coi feriti o morti da cui si levano le cartucce. E si è quest'ultima osser- . vazione che spiega a mio modo di vedere in gra.n parte il fatto che truppe di cui si accennano pressochè esaurite le munizioni, persistano ancora al fuoco per ore, come avvenne appunto a truppe della 5a e 6a divisione. Leggesi infatti a pag. 4,80, che a mezzogiorno la 16~ div'isione seppe che il 3° corpo impegnato in lotta via lenta ed ineg nale già doveva patire cli/etto cli· munizioni. Notisi che il fuoco di fucileria era principiato fra le 9 ¼ e le -10 1/ 4 ; eppure la massima parte di queste truppe continuò il fuoco fino alle 7 pom. Questa battaglia ci offre ripetutamente prove dell'inanità degli sforzi della fanteria per superare una posizione con attacco fron tale, se le forze opposte non sono affatto esaurite. - All'ala destra vediamo frangersi contro l'a ltura segnala co lla quota 970 gli sforzi tentati s uccessivamente da .tre regg imenti allora giunti, dei quali l' 11°, per esempio, perde in pochi minuti 41 ufficiali e 108!) gregflri , e poco meno ne aveva perduti il 72° prima tentando lo stesso. Egual cosa avviene a ll'ala sinistra ai cinque ballaglioni de lla 38' brigata, i quali lase iano 72 ufficiali e 2fH2 gregari, su 95 ufficiali e 4~4.6 gregari! Giova per altro aggiungere che mentre all'ala destra i Tedeschi
SUL FUOCO DI FUCU,K[UA
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,a vevano un bosco alle spalle per rifugiarvisi, da questa parte doveltero i battaglioni sorpnssare un burrone profondo, tanto per giungere sul nemico come per ritirarsi; e ciò dopo una marcia di 45 chi lometri. Questo dimostra tuUuvia quanto inesatto sia il dire che il fuoco di fuci leria attuale sia meno micidiale di prima.· Se fino ad un certo punto si può amm ettere non migliorato relativamente al capitale di munizioni impiega te complessivamente nella battaglia, sarebbe puerile il discuterne l'efficacia, quando usato alte distanze razionali. E queste distanze sono date dall a ra.denza del!~ traiettoria; sono quelle cioè in cui si può fare astrazione dall'alzo e dalla mira, e basta in certa guisa lo spianamento del fuciJe . Come nei fat-ti d'arme precedenti, s1 ha in questo un esempio del modo con cui conviene che la fanteria accolga la cavalleria. A pag. 51)7 leggesi come la 69 e 'la . compagnia del 152° Goi fucili spianati aspeuino il pnmo assallo della cava lleria francese (5 squad1;oni .del reggim ento CoTazzieri della Guardia), che si frange ,con tro un fooco tremen·do acceleralo, cominciato a ~150 passi. Queste compagnie sono oltrepassate nella carica; la 2a riga fa fro.nte indietro e fuoco; altre quattro .compagnie aggiungono i loro fuochi, e quei 5 squa<ll'oni lascia no nelld carica '.230 uomini e 24.3 cavalli. E da parte ~edesca pvre, quando i •17 squadroni -della 6" divisione di cavall eria vollero caricare, dovettero sospende1:e la ca rica non appena in iziata di fronte al fuoco tremendo che scopp iò con tro di ess i. Ala qua lche volta la cavalleria deve sao-rificarsi quan. o ' d'anche certa di non raggiungere alcun obbiellivo. In ~ uesta battaglia ·il 3° corpo abbandonalo a sè, dopo impegnai.a tutta la fanteria, non avevaallro cni l'icorrere all'infuori delle due divisioni di cavalleria e di queste valerse ne quale riserva di fanter ia. '
52 NOTE SuL FUOCO DI rnCILERIA La brigala Bredow dà l'esempio il più luminoso in tutta questa prima fase della campagna del vantaggio· che si può ricavare dal suo sagrificio in date emergenze. Mentre a Worth, per terreno disadatto, la cavai-_ leria francese sagrificavas i con poco profitto della fanteria, i 6 squadroni della brigata Bredow ('i 0 corazzieri e 16° uluni) della forza to tale di soli 800 cavalli, caricano a fondo, perdono ,1 6 ufficiali e 409 cava ll i, ma fanno sospendere il contrattacco che il maresciallo· Canrobert slava iniziando. Questa carica offre un sollievo indi spensabile di almeno mezz'ora alla fanteria, e . la sospensione dù tempo a ripristin are le sorti della battaglia. LM io credo che con s:igriflc io doppio di fanteria non sarebbesi ottenuto un risultato ehe fosse menomamente paragonabile a quello dato ila questa carica. La forza morale di tina carica è ben difficile ad apprezzarsi in lutla la sua estensione, non potendosi calcola re dalle perdite, che sono minime in con- · fronto dell'azione morale . Alle 6 di sera le cariche intraprese dai 3 squadroni del ·'t 0 dragoni e da! 2° del .;.0 corazzieri contribuirono pure, quantunque in pro porzione di gran lunga meno importante, a liberare l'ala destra de ll a 38" brigata dopo che era stata sfasciata e quasi distrulla nel!' assalto tentato . _ Il maresciallo nazaine, sempre temendo di essere staccato da l\Ietz, non seppe in alcun modo . valersi della sua superiorità di forze, ed il suo fuoco di fucileria, se val:~e a mantenergli la posizione, non gli fruttò alcun vantaggio, anzi lo sviò dalla sua linea di ritirata e lo condusse alla rovina totale .
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(PUBBLICATE PER ORDINE DI S. E . n~ MINISTRO DELLA GUERRA)
-~ZAPPATORI NEI REGGiM ENTI DI 'FANTERIA ( Lettura fatta di nanzi agli ufficiali del ri:esidio di Ancona)
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(Continiia ). ANGELO FONIO
Alaggiore di fante ria.
CONFERENZE MILITARI
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La tattica può dirsi del tullo innovala . Se a ciò contribuì l'im piego de lle r1uove armi da fooco più esatte € rapide, moltissimo vi influì pure lo studio di quell'importantissimo fattore di vittoria, ché è il terreno. Palesi a tutti i grandi vantaggi che si trnggono da un'assennata e proficua unione della topografia colla tattica, dit·ò che questa oggidì, spigliata, ardita, piegantesi al terreno, esige che le varie unità spezzancl·osi ed allontanandosi per raggiungere il pro.prio ob:bieuirn possano facilmente affrontare e s uperare gli ostacoli che si presentano onde arrivare a-d un dato punto e, q uivi giunte, mantenersi in modo da fro nteggiare il nemico e dar tempo ad altre tmppe di arrivare per proseguire l'azione. Da qui il b isogno di congiungere alle varie unità drappelli che muniti degl i utensili possano abbattere o creare ostacoli, guastare o riparare strade, distruggere o gettare ponticelli, demolire o mettere in istato -di difesa muri e cinte. Tale necessità fu da taluni av-
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CONFEnENZE M!I.ITARI
ZAPPATORI NEI REGGIMENTI DI I•'ANTERIA
verlila anche nei tempi passati; Carlo V aveva in ogni reggimento di lanzichenecchi una compagnia di 400 zappatori comandata da un ufficiale speciale. Gustavo Adolfo e Turenna adouarono presso i loro corpi drappelli simili, e Napoleone volle che giammai il soldato si separasse dal suo fuc ile, dalle sue cartuccie, dai suoi viveri, dal suo attrezzo da zappatore. Negli alrri esercili, ed anche appo noi, erano assegnati drappelli dell'arma del genio ai vari ripnrli di truppa per compiere detti Javor·i. Ma se un tale sis tema presentava da un lato grande ulilità col for~ir~ ai cor~i- chi potesse all'occorrenza disimpegnare md1spensab1lr Jav_ori, d'altra parte depauperava la grande massa delle armi comuni di nlLrettanti utili elementi e la esponeva a trova rsi im potente in un dato momento ove venisse eventualm ente a cessare quella fittizia aggregazione di la voratori e combatten ti . Fu quindi espediente creare un'istitu zione di soldati speciali, i quali facendo parte di ciascun corpo lo segu_issero _do vunque,. sempre pron ti a ven ir impiegali net lavori occorrenti anche a pìccolt unità talliche, ed a facilmente riunirsi per gli altri che richi edono maggior nerbo di lavoratori. In base a queslo concetto furono istituili i zappatori nei rego-imenti di fan. . . t> tena. Presso noi, improntandosi a quanto saviamente era già adottato negli anni precedenti daali eser. . . o c1ll nus!r1aco e pruss iano, istituivan si con :R. O. 5 mnrzo 487 1 drappelli di zappatori nei reggim enti a soiìlituire quegli uomini scelti più per fis ica appareriza che non per istruzione tecnico, e che corrispondendo ai sapeurs francbsi erano impropria.m ente denominati fale,r;nami. L'utilità di tale istituzione, come vbbiamodetto, era già riconosciuta in altri Stn.Li : in Russia, più diffusam ente applicata, ogni fanta ccino ha un attrezzo: in Prussia un D." Jmp. del 26 novemb1·e _187,i.
stab ilisce nuove norme per l'istruzione, e per l'uso e trasporto degli ulensili dei zappatori: in Austria perfin o all'esercito di riserva con D. lrnp. 26 ottobre il873 venivano distrjbuite ad ogni reggimen to 220 vanghe e '.33 ad ogni compagnia dei cacciatori. Ma perchè il provvido ordinamento degli zappatori po ssa conseguire il proprio scopo è d'uopo che personale, numero, allrezzam ento, istruzione, serv izio, mirino alla meta comune. Personale. - I soldati che vengono scel ti n zappatori fa d'uopo siano intelligenti, destri e vigoro.si: meglio che mai se abbiano di già esercitata qual che arte meccan icn . Ora il massimo contingente della fa nteria essendo somministrato da contatl ini, ben arduo è trovar riunite siffatte qualità. Nè si dica. i con!aJini esservi atti più che altri, come quelli che sono continuamente esercitati nello scavar foss i e costrui1·e Lerrapieni, poichè troppe altre sono le arti e i mestieri che devono concorrere alla erezion e di trin cera menti militari. Ma poichè si deve fare dì necess ità virtù, con tentiamoci di questi buoni giovanolli i qu-ali, senza essere dotati cli grande intellige rn a, hanno in compenso assidua e costante volontà al lavoro. Nume1·0. - Il R. D. che istitu iva i zappatori di fanteria stabiliva anchP. il quadro organico della loro forza assegnandone 2 ad ogn i compngnia in tem po di pace e o in tempo <li guerra . Da ciò risulta che il numero dei semplici zappatori addelli alle compagnie, unito a quello dei graduati assegnati allo st:ito maggi ore, è di 28 nel primo caso e di 67 ne l secondo. - Da dette cifre quindi chiaro scorgesi, come sia in un caso sia nell'altro, la forza di zappatori è sufficiente per il compimento dei loro speciali lavori. Riconoscesi pure quanto opportu na sia la disposilione che in tempo di pa ce ogni compagnia abbia · un al-
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... ZAPPATORI NEI REGGUIENTI· DI FA.NTElllA
CONFERENZE MlLl'rAnl
lìevo, il quale intervenga all'istruzione; così si può surrogare un zappatore che lascia definitivamente la compagnia. È pur saggia cosa che la conferma ad allievo sia fatta dall'ufficiale incaricato dell'insegnamento, èome quegli che meglio del comandante la compagnia è in grado di riconoscere se esso ha j requisiti per diventare poi zappatore effeltivo. A ttre:t.zamento. - Sotto la denominazione di attrezzamento comprendesi il quanLitativo di utensili e di attrezzi di cui va armato ogni zappatore. Egli è chiaro che l'adottare strumenti utili per vari lavori, di non soverchio peso, comodi nel maneggio, di facile trasporto, resistenti iJl lavoro, e, trovatili, assegnarli secondo il personale disponibile, sì che anche pochi zappatori. riuniti possano rispondere ai vari bisogni, dev' essere cosa di non lieve difficoltà . Si è su questo difficile problema che intendo richiamare l'attenzione. · Di tutti _gli attrezzi i più necessari sono: la gravina, il badile e la piccozza ..Alcuni Stati per raggiungere il vantaggio della comodità di trasporto adottarono pa. recchi ripieghi, e fra questi i manichi ripiegantesi, o strumenti di sì piccole dimensioni da attaccarsi perfino alla cintola, come usano appo noi le guardie da fuoco. Così in Danimarca ed in Austria fu adottata nel 1872 una vanga lunga om,50, pesante chil. 0,850, che si porta al fianco come la sciabola. Gli strumenti a piccole dimensioni, di fronte ai loro pregi, hanno però gli inconvenienti d'avere il colpo meno potente e di obbligare il soldato a lavorare in ginocchio od in altre po~izioni incomode. I nostri attrezzi per d imensioni e forma rispondono abbastanza bene ai vari bisogni; e non dividiamo l'opinione di chi vorrebbe all'attuale gravina sostituirne un'altra, una gr.avina-piccozza, quale appunto è in istudio presso l'esercito francese. Questo strumento sarebbe
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<la una parte munito del ferro tagliente della piccozza ed all'opposta della zappa, come la gravina, ma col lembo del taglio più corto dell'attuale. Senza trattenerci a dimostrare come uno strumento di tal forma .sia assai pesante, appare spontanea l'obbiezione dell'inutilità della gravina-piccozza allorché si tratti di rompere o demolire murature solidissime in cui è indispensabile adoperare la punta della gravina. Riguardo alla bontà, i nostri attrezzi in-,·genere sono eccellenti: il legno però di cui son composti i manichi potrebbe esser migliore e meno soggetto a rotture. I manna.resi perdono facilmente l'arrotatura. Cir·ca al porto degli attrezzi la questione è pure assai -d ifficile: chi opina debbasi far portare dai zappatori il loro strnmento, chi fa r seguire i reggimenti da carTette .che portino 'il necessario, e chi tiene dell'uno e dell'altro sistema. Osservando a questo proposito alcuni metodi usali in altri eserciLi, noi vediamo che in Inghi lterra ogni reggimento di fan teria conduce seco gli strumenti necessari per mezzo di una carretta, sistema questo che ha il grave inconveniente di creare nuove impedimenta, e di esporre al momento opportuno .if reggimento, per cause straordinarie, ad esser privo cjeglì at.trezzi. Negli Stati Uniti due compagnie a turno portano gli strumenti del battaglione; ed ecco .allro difetto, quello dell'impossibilità di allontanare improvvisamente una o due compagnie. In Austria gli strument i sono trasportati su carri; ma in prossimità del combattimento essi vengono per mezzo di apposi te correggie portati dai zappatori, ·cosa infatti che si rileva anche dall'ordine dato dall'arciduca Albel'tÒ nelle sue disposizioni per la battaglia di Custoza. Ma il migliore di tutti i sistemi è certo quello adottato in Prussia con D. Imp. 26 novembre 18'14, nel quale è prescritto .che il materiale da zappatore si componga di materiale
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CONFERENZE MIL-ITARI
portatile e di riserva. Quest'ultimo, trasportato su carri che destinati al piccolo bagaglio seguono la truppa anche nel combattimento, è ripartito nel seguente modo: per lo stato maggiore reggimentale 11 accetta, per ogni battaglione di linea 5i- ba.diii grandi, ·18 picconi, 12 scuri e 27 accette. Il materiale portatile consta in ogni battaglione di 200 picc(Jli badili e di 40 accette . Ogni. corpo della fondwer ed ogni battaglione dei cacciaLOri: ha pure la sua particolare dotazione di strumenti. Se il sistema prussiano riunisce in sè molti pregi, if nostro di far trasportare· dal zappatore i propri aurezzi è pure molto vantaggioso; ma fa d'uopo aver presente il carico towle del soldato. Si sa dall'esperienza e dallo studio di distinti scrittori che un soldato non pnò compiere lunghe rnarcie con un peso maggiore cl i 35 chi!. tenuto calcolo del peso maggiore dello equipag·giamento~ allorehè questo sia inzuppato d' acqua; cosicchè fa d'uopo attenersi ad un limite inferiore. Difalli vediamo in Francia il ca rico del fantaccino in pieno assetto di guerra ascendere a circa 3'.2 chil., in Prussia a 28,259, i o Inghìllerra dai 26 ai 28, in Russ ia 31,268, in Italia dai 25 ai 29,500. Ora se a quest'ultima cifra si aggiunge il carico pegli utensili e guaine di cui ogni zappatore va armato, chiaro scorgesi come assai sensisibile sia il peso che deve sopportare il soldato. A diminuire in parte si grave incon veniente valse la saggia disposizione del Ministro che stabiliva un compenso nella diminuzione delle cartuccie col ridutr'e la dotazione da 6 a 3 pacchi. l\fa più che siffatto vantaggio si è con vero piacere che vedemmo re/\lizzato il nostro desiderio nella recente adozione fatta anche pei zappatori del moschetto di fanteria; così mentre fu disposto per altra razionale diminuzione di peso essi furono provv isti di un'ottima arma da fuoco. Vediamo ora come sono ripal'liti i vari attreZ7,amenti
ZAPPATORI NEI REGGlMENTl UI FANTERIA
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nell-e compagnie di un battaglione. Da u_no sguardo·· dato allo specchio che fa parte della aggiunta al regolamento di discìplin~ scor.gesi come _il nur~ero delle gravine sia mo!Lo maggiore d1 quello dei bad il i, mentre,.. a nostro avviso, questi dovrebbero superare quelle. Noi abbiamo in un battaglione· 4 gravine e 2 badili, ossia2 marra io li per ,J palaiuolo, proporzione che all'altopratico è rarissimo si possa appli care. 11 sottoten.ente Quarenghi dell'H 0 fanteria, in un articolo pubblicato nella Rivista militm·e, del g iugno 1872, faceva un asimile osservazione, proponendo cambiare le sovrabbondanti oo-ravine in badili, ed al posto dei man. naresì di cui i bad ili dovrebbero essere accompagnatl, adotta~e delle roncole o folceui per segare messi ed erba. V'ha pure qhi opina ripartire ugualmente le gravine ed i badili; ma anche allora le gravine eccederebbero essendo rariss imo il caso che uno scavacore dia lav~ro ad un solo paleggiato re. I sostenitori di questa proporzione opinano ancora che mannare~i. e roncole siano ripartiti in numero eguale, basandosi m ciò sulle considerazioni che se la . Scala 'lo roncola è necessaria per segare messi, col manoarese a taglio dritto si ha maggior colpo di pel'cussione.Riconosciuto chè il manna.rese e la roncola od altro stru-· mento simile tagliente e a punta· curva sono utili a seconda dei bisogni, noi cred iamo non sarebbe· difficile il trovare un attrezzo che accoppiasse i vantaggi dell'uno a quelli dell'altro. Proporremo come tale il così detto falcione, tanto in uso presso i contadini, il cui peso non ol-
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ZAPPATORI NE1 REGGnIENTI DI FANTERIA
CONFERENZE MILITARI
.treNSSa quello dei. mannaresi altuali, ed il niodo di portarlo sarebbe identico. Rispetto .alle guaine, per quanto comporta la forma dello strumento esse· sareb?ero ugual_i a quelle dei rnannaresi, e ~ome pegli a!Ln strumenti, avrebbero un'intelaiatura metallica affine d'.i mpedi~·e che i fìli dei tagli, poggiando sull; costa, si guastin o. Il riparto degli attrezzi a seconda dell'effeLLivo dei zappatori d'~na ~ompagoia dovrebbe essere pertanto, .a nostro avviso, rn tempo dì pace: ·1 allrezz,11mento piccozza, falcione, per le 1e e 3c funicella, compagnie ,f attrezzamento badile, fa lcione, · funicella, per le 2e e 4.e ,J altrezz.arnento gravina e funicella, comp 11 gnie 1 . id. badile, falcione, fu. mcella.
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In. tempo di guerca indistintamente. per tutte le compagnie: 1 attrezzamento gravina e funicella.
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id. id.
badile, falcione, fun icella. piccozza, falcione, funicella.
F~nno pur .pa rte dell'attrezzamento 1~ guaine, ossia que, co?gegn, d,ei quali lo zappatore si serve per portar seco gli attr~zzt onde è armato: è quindi mestieri pat·Jare anch.e di .e~se e del modo di portarle. A noi pare che la d1spos1z1one alt.ua!e delle cinghie faccia sentire al soldato più che mai il disagio dello zaino, delle ,co.rregg1e, della tasca a pane, della borraccia e non g11 consen La la facilità e sped itezza dei movimenti. Se è difficile il saper trovare concre()'ni sern1)lici e ?omo"d' . I ne I trasporto, arduo è pure oil osaper adattare il fuclle nella guain a, allorchè lo zappatore deve cam-
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minare con zaino e fucile addosso, come quando si trova alle avanguardie . Tal cosa se coll'istruzione in vigore era. attuabile pei fucili mod. Carcano non lo è più ora cogli attuali moschel ti. Da alcnòe prove fatte ci sembra che, secon<lo i vari attrezzamenti, si possa ricorrere a vari ripieghi: Al congfgno di porta tura della gmvina: ;I O Assicurare il moschetto, canna indietro, all'impugnatura per mezzo della fib bia che ripara il taglio della guaina . 2° Collegare il moschetto allo zaino, sopra l'alzo,. per mezzo di una correggiuola cucita alla stessa altezza nel lo zaino ed avente la fibb ia in modo che rimanga in avanti, sulla cassa del fucile. 3° Far passare ìl moschetto dentro l'occhiello del regg1-ma.mco. Al congegno di porlatura della piccozza: 1° Collo care il fucile, ca nna ind ietro, col calcio nell a. guaina ed assicurarlo in quew1 per mezzo del correggiuolo del taglio : 2° Collegare il moschetto allo zaino, come praticoss i pel' la gravina. 3° Far pussare il moschetto dentro l'occhiello del reggi-manico. Al congegno di portatura del balli/e: 1° Rip'iegare in su la guaina colla parte convessa in fuori, e ciò a fine d'impedire lo sbattimento del ponticello contro l'an ca si ni stra.;· assicurare il moschetto, canna indi etro, all'impugnatura per mezzo della correggiuola della bançloliera. 2° Collegare il moschetto allo zaino come praticoss i per la gravina e piccozza. 3° Far passare il moschetto dentro l'occhiello del reggi-manico. 1,1a anzichè far uso di tali eccezionali ripieghi assai più
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CONFERENZE Mil,ITARI
•vanLaggioso e, ci sia concesso, forse più equo, sarebbe che lo zappaLore ognoraquando deve attendere a qualche ·lavoro di sua specialità, lasciasse Io zaino al carreggio principale del reggimento. Porterebbe seco la tenda arrotolata ed a tracolla da sinisLra a desLra con dentro co llocate nella lunghezza del telo una camicia ed una giubba, un solo paio scarpe nella parte avanti del corpo, la guaina dello strumento collocata sollo la tenda e ,sopra le cingh ie della tasca a pane e borraccia, il gamellino legato al nodo della tenda. In tr1l morJo reso .piò libero e sciolto potrebbe, occorrendo, deposta l'arma a terra, sfoderare lo strumen to dalla guaina, avvolgere questa atlorno alla giberna, perchè non sballa, quindi metlersi al lavoro . Potrebbe poi con facilità riprendere e porsi l'arma a tracolla e camminando ricolloc8re lo strumenLo nella guaina . A questo temporaneo abbandono dello za ino cj spinge non poco la considerazione che compiendo generalmenle lo zappatore i suoi lavori mentre la colouna riposa, egli -che, al par degli altri è stanco dalla marcia, deve mettersi ali' opera alacremente mentre incalza il tempo , e dopo questa nuova fatica continuare forse cogli altri la marcia. Nè a tale proposito ci si dica esser vangelo mai doversi il soldato separare dal suo zaino, posciaché alcune volle in guerra è nec~essità, per maggior speditezza di movimento, che ,colonne inLere depo ngano il loro zaino; così potrebbesi fare per i zappatori. I comandanti di truppa stabilirebbero quando e se da lutLi o solo da una parte degli zappatori per turno si dovesse deporre gl i zaini, ed il trasporto cli questi se in uno o ripartiti Ira vari carri; così pure permeLLerebbero nei soggiorni, quando tuttavolla non recasse impaccio, che i zappatori riLit·assern il proprio zaino per ricollo carlo poscia alla partenza di nuovo sul carro. Con tale sistema di attrezzamento ed a quel modo
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ZAl'PATOUl NEl llKGGUIENTI DI FANTERIA
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alleggeriLi, parmi si possa ottenere un drappello di lavoratori capaci di compiere, senza diflicolLà, quanto in questo genere di lai,rori può esser utile alla fanteria non solo, ma in molle circostanze atti anche a porgere efficace aiuto al genio ed all'artiglieria nelle opere, che queste due armi sì spesso intraprendono durante una campagna. Istruzione. - Le norme che regolano l'istruzione dei zappatori sono chiaramente definite nel Giornale militare rn72 . Più clic al § 1°, nel successivo '18° sono <lescritli i lavori cui essi devono allendere . Nei reggimenti adunque io base a quanlo è prescrillo, e colla .scorta del Manuale per l'istruzione dei zappatori, procede l'insegnamento di cui è incaricalo apposito ufficiale. In Halia, seguendo l'esempio della Prussia, ufficiali e solt'ufficiaÌi sono addeu.i n reggim enti del genio per secruire un corso teorico-pralico sulla istruzione dei o . . . . . . . . . zappatori, e r1 en lrat1 a1 n spett1,·1 corpi, sono 111car1cati dcll'inse()'namento a questi. Tale metodo non può a meno di :sser fecondo cli favorevoli risultali. In detti corsi si compiono e$perimentalmente molli lavori; la loro durala è di due mesi, tempo più che sufficient e per imparare le materie ivi insegnate. Tull.avia ci pare, sarebbe bene, come complemento di quella istruzi one, venisse ngli ufficiali data qualche nozione sul modo di puntellare case. Che ciò torni di grnn gio vamento lo dimostra il folto che, pochi anni or sono , gl i zappatori di due reggimenti _di fanteria da Ye~·on~ furono mandati a Dellun o per riparare alla meglio ai disastri colà cagionati dal terremoto . Non sarebbe punto inutile per q11esti ufficiali anche qualche elementare conoscenza de l modo di localizzare gli incendi e rie momen taneamente i guasti da p arare alla me()'lio o . f quelli cagionati. Dette istruzioni, necessarie per gh u 1
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ficiali (ad antivenire qualsiasi obbiezione al riguardo) dovrebbero costituire per gli zappatori un sempljce insegnamento secondario. In guerra più che in pace, può occorrere sostenere qualche parte di un fabbricato o circoscrivere qualche· incendio. Prendendo ad esempio il corso d'istruzione che ebbe luogo nel bimestre aprile- maggio dello scorso anno in Pavia vediamo _che l'insegnamento venne diviso in tre parti: ,JO lavori manuali da campo, 2° trinceramenti, 3° ponti e strade. Ognuna di esse era svolta da un ca pitano del genio coad iuvato da un ufficiale suba1terno. Le lezio ni erano teorico-pratiche ed avevano a guida il Manuale per l'Istruzione dei zappatori, del quale si conobbe l'opportunità, la semplicità di metodo, la lucidezza di dettato; so la pecca forse, a nostr-o modo di vedere, la poca corrispondenza dei di segni al relativo testo. L'istru zione in detto corso ern resa dilettevole per la rnolliplicità degli esercizi : massi me nella parte relativa ai ponti che fu beq diffusa e dettagliata, come si co nviene a quei lavori, l'opportunità dei quali si · presenta in modo svari ato e sono di più diffici'le esecuzione . In essa si fece anche cenno dei po n~i militari · proprii del genio; e ciò nella considerazione che drappelli di zappatori possono essere preposti alla sorveglianza e buon governo di essi . Commendevol e fu pure il pensiero di dare ai discenLi un'idea del carreggio militare e dell'impianto dei fili telegrafici, non che di farl i assistere ad alcune esperienze di quel potente nuovo mezzo distruttore che è la dinam ite. Gli ufficiali durante il corso ·ebbero anche lezioni di .disegno, mezzo indispensabile per rappresentare il lavoro da compiersi. Conformemente allo scopo, più che
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eleganza e finitezza d i lavoro, richiedevasi, giustamente, spedi tezza, chiarezza e precisione. I graduati intervenivano cogli ufficiali alle stesse lezi oni e compivano praticamente gran parte dei lavori; invece della scuola di disegno avevano quella pei modelli, cosa si utile per far· vedere in scala lavori la cui costruzione sarebbe troppo lunga, costosa e di fatica. Nei reggimenti di fanteria per la scarsità di mezzi disponibili è ben difficile si possan costrurre tutti i lavori indicati dal Manuale-Fa d'uopo quindi ricorrere a ripieghi per for c·onoscere, e non sempre abbastanza convenienLemente, tulti quei lavori richiedenti materiale apposito . E poichè molte sono le difficoltà che è mestieri superare perchè siano gli zappatori provvisti da i rispettivi reggimenti del materiale necessario, così ci parrebbe più spiccio del disposto del § 119 nota 96, inserta nel Giornale 1ffilita1·e ,15 marzo 487~, che stabilita dal ì\linistero la quantità di tale materiale, fosse l'impresa casermaggio incaricata di somministrarla dietro semplice rich iesta. A questo modo i corp i potrebbero rest.itnire il materiale adoperato pagando, anzichè l'importo intiero, quelle sole deteriorazioni verificatesi per l'uso follone . Sarebbe minima la spesa, ovunque avesse ·sede un reggimento, non vi saretbero diffìcoltà a trovare questo materiale, sarebbe eliminato il fastidio del la consegna da un reggimento all'altro. E perchè dall'adozione di tal sistema, e per ora dall' attuale, si possa ritrarre il massimo vantaggio, vorremmo che gli allievi zappatori del reggimento fossero riuniti alla sede. Che ciò ·sia proficuo ci pare consegua dalla considerazione che _l'istruzione fatta dall'ufficiale, oltre a pt'ocedere regolare in tutto il corpo, sarebbe anche più spedi ta richiedendosi con maggior numero d'uomini tempo minore a compiere alcuni lavori; inoltre ANNO xxi, YoL. 1v.
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vi sarebbe economia appunto di materiale, perchè non dovrebbe esso apprestarsi che per un sol luogo. Di tutte le istruzioni ai zappatori è necessaria e riesce ao-evole fra le altre la costruzione delle trincee di batt:glia, che son divenute oggidì di così frequente ~ larga applicazione. Ma perchè dalle trince_e _si possan r1Lr_arre tutti i vantaggi è d'uopo che i profih, 11 numero dei lavoratori e la celerità di costruzione rispondano a quanto le esigenze richiedono. . Tralasciando di parlal"e dei profili, questione propria degli uomini tecnici, diremo solo che _ci sembra potrebbero esser ridotti a tre, ossia per imboscate, per abbattute e di battaglil)., ai quali, se ben si ponga mente, tutli gli altri si avvicinano. Nello stato attuale d_elle cose, a nostro avviso, non si ha che una maggiore complicazione di tipi, ciò <:he è tanto contrario alla semplicità e alla prontezza di costruzione generando ti_tubanze ed esitazioni ove la rapidità è pregio, ove Il tempo è oro. Nello stabilire il tipo normale per le trincee di battaglia si dovrebbe m irare princ ipalmente allo scopo unico della facile costruzione per qualsiasi poco esperto contad ino: uno scavo ed un rialzo di terra: ecco la vera trincea senza ulteriori ritagli . L'altezza poi della linea di fuoco dev'essere tale da permettere ad un soldato di star dietro nascosto e da presentare facilità di esser superata prontamente. Un'altra cosa alla quale deve porsi menle è il rapporto dei lavoratori colla forza_ della truppa. In F1:ancia della proporzione è di i/ 3 e si basa sulla considerazione che una coppia di uomini di fronle occupando om,58 , nove coppie ne oceupano 5 01 ,2.2. Ora ogni scompartimenlo essendo luogo 2m,Go, ossia la lunghezz~ di ctue bad ili ('tm,30 l'uno) e profondo quanto un badile, ed assegnando ad ognunò 1 gravina e 2 badili, è chiaro
ZAPPATORI NEI REGGIMENTI Dl FANTERIA
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~he per la lunghezza di 18 uomini, ossia per 501 ,22 corrispondono 9 scompartimentì, ossia 6 uomini, che ,è appunto il terzo di 18 . Appo noi il rapporto generico è di 1/. ed ogni scompartimento che è di 2m,50 risulta di '1 gravina e di 1 badile. E qui sovente può accadere che nei terreni leggieri, o di facile smovitura, allo scavatore rimanga poco J-avoro da fare, e l'alternare il paieggiamento coll'altro, se è a questi di aiuto, non accelera per altro il c9mpimento del lavoro. Fa d'uopo quindi che il comandante della truppa stabilisca un equo rapporto di lavoratori per modo che la trincea proceda ordinata e celeremente; rapporto che si otter~à se con oo-iustezza mediante numerose e proficue eserc1.tazioni. L'Istruzione più volte citata spiega benissimo il modo -d i procedere in questi lavori di trineea: aggiungerò solo esser d'uopo che i graduati osservino che non si lascino tratti non scavali negli scompartimenti, non permettano lavori cli finimento, badino che il rialzo di terra proceda a strati e proib iscano ai soldati salire sulla risega . In questi lavori crediamo torni più utile e vantaggioso, anzichè il loro impiego al materiale lavoro, ripartire i zappatori lungo la trincea per porge~e utili consigli ai compagni ed inoltre per misurare m diversi pun ti la trincea per vedere se è delle dimensioni date. E qu.i non ommetleren10 di accennare come ogni manico d'attrezzo dovrebbe portare, nel senso della lunghezza, una grad nazione grossolana, ma almeno di decimetro in decimetro; così ogni lavoratore potrebbe rnanlenere, per quanto possibile, le dimensioni del suo lavoro. Locchè avrebbe vantaggio sul sistema francese, nel quale se si varia il modello di fucile è alterala la corrispondenza fra la lunghezza delle sue parti e le dimensioni della trincea. Tali lavori di carattere speditivo devono essere molte
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volte ripetuti, sì che il soldato si avvezzi a lavorare· con celerità ed in silenzio. Si è solo allora che si potrà facìlmente mettere in pra tica il precetto del maresciallo Bugeaud, 0ggidl ehe la gittata delle armi rende assai difficile ai sostegni ed alle riserve di tenersi fuori della portata del fuci le; se il momento del combattimento, così sentenzia il ma resc iallo, non è giunto , o tenetevi fuori di tiro o nascondetevi. Servizio . -Ci rimarrebbe ancora a parlare dei servizi che devono prestare gli zappatori; ma ce ne asteniamoessendo essi in massima chiaramente stabiliti dallo scopo stesso per cui vennero creati. In guerra, come nelle esercitazioni, tuttavia, vorremmo che i zappatori d'ogni bauaglione fossero adibiti al proprio battaglione, formassero un drappello speciale del tutto dipendente da un ufficiale subalterno, preferibilmente da ll 'a iutante maggiore, il quale assumerebbe la direzione dei lavori più importanti; in tal modo i battaglioni, sovente divisi l'uno da ll'altro, potrebbero col proprio nucleo di zappatori sopperire meglio alle prime necessità. Le attribuzioni poi che i zappatori hanno nel servizio interno, di caserma sono ben definite da l nuovo Regolamento di disciplina, nel quale, molto opportunamente a tal riguardo, si gono abrogate parecchie prescrizioni, che prima solo per pia tradizione, ess i com pivano. Qui poniamo termine a questo lavoro .nel quale avemmo per scopo di dimostrare l'ntili.tà de ll'impiego dei zappatori di fanter ia. Noi abbiamo la ferma fiducia che il loro servizio sia di molta importanza e meriti di venir preso in considerazione. St.udiamolo adunque come lo vediamo negli eserciti di tutti i paesi civili. Nel sol_dato dei tempi odierni il valore ed il sentimento patrio . non si richieggono meno di quello che anticamente si richiedessero, ma in lui fa mestieri ,
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;per il progredire di tulte le arti, un grado non indifferente di tecniche cognizioni, e quindi nell' arte delJa guerra, come in ogn'altra, è oggi di capitale necessità il principio della div isione del lavoro. In addietro potè bastare che il fantaccino deposto un istante il fucile impugnasse un'accetta per isbarazzarsi d'un ostacolo; in oggi è indispensabile che permanentemente e con tutti gli agi del tempo di pace drappelli di scelti soldati, guidati da ufficiali studiosi, si perl'ezionino in tutti quei lavori_che sul campo, modificando il terreno, ci faciliteranno la vittoria. AVOGADRO ALBERTO DI VIGLlANO
Tenente ~ 5° f anteri'a. Nota. - Nel tempo che corse dalla compilazione del presente lavoro alla sua pubblicaziona vennero alla luce nei giornali esteri notizie riflettenti i zappatori di fanteria appo gli eserciti europei. Mentre · esse modificano in parte quanto fu detto riguardo al loro ordinamento ed attrezzamento e ci r.ecano maggiori schiarimenti sul loro speciale servizio, ci porgono d'altra parte~ per i benevoli giudizi che in esse si rilevano espressi a favore dei nostri zappatori, ~aggior impulso a studiar.e e perfezionare vieppiù quc-st'utile istituzione.
CONFERENZE Ml LI TARI - CONSIDERAZIONI ECC. 7 <\ cedersi delle generazioni, diventano il carattere delle razze novelle. Qrn~ndo cessino le cure o quando l'animale passi in un paese più povero o meno incivilito, allora degenera e riprende persino il primitivo stato selvaggio. Colla decadenza dei popoli orientali decaddero anche le famose razze dei loro cavalli. Il beduino domato dalle conq uiste ed immiserito, non vede più ora nel suo cavallo che un oggetto di lucro sui mercatì d'Aleppo e di Damasco. .Nel cavallo si spiega questo pr.ocedere ben più che in qualunque altro animale, perchè il cavallo in tutte le epoche ed in quasi tutti i luoghi ha esistito presso dell'uomo ancora prima che la domesticità. ne avesse · fatto l'indispensabile compagno. La fauna preistor~ca ce lo dimostra, e la storia di tutti i tempi mette in l'ilievo questa intimità di rapporti, questa proprietà costante .del ca vallo nel venire in aiuto a tutti i bisogni dell'uomo. Anche oggigiorno per paragonare il cavallo libero col domestico, dobbiamo terier conto delle condizioni molto differenti che la domesticità. ha introdotto. La costituzione e le abitudini, principalmente, si sono modificate sotto l'influenza dell'azione ereditaria e degli agenti igienici esteriori, come il suolo, l'aria, l'alloggìamento, gli alimenti, il lavoro, l'esercizio, in generale il modo di conservazione. Abbiamo quindi le importazioni, l'inc!'ociamen lo delle razze, gli esercizi negli ippodromi, gli alimenti preparati, la .ferratura, la strigliatura, la tosatura e tanti altri trovati speculativi dell'uomo, per la cui riuscita si è dovuto certamente lottare contro la natura. Una volta però che con gli agenti esteriorisi sia iniziata una condizione ed un'ambiente riuovo e spesso anormale, si sieno creati dei bisogni che prima non esistevano, si sieno obbligate le stesse funzioni animali a s·eguire un indirizzo che
CONFERENZE MILITARI ,(PUBBLICATE PER ORDINE DI S. E. 1L i\UN ISTRO DELLA GUERRA}
CONSIDERAZIONI SUI,LA
LETTIERA DE;I
C AVALLI
~e noi volessimo ritenere che le razze dei nostri ammali d~mesti~i presentino ora gli stessi caralleri e sentano gh_ stessi bisogni delle razze antiche, disconosce~emmo 11 progressivo sviluppo della civiltò nei popoli._ Per mezzo ·delle cure che l'uomo accordò success1va~~nt~ agli animali domestici, si mutarono affatto 1~ con_d1~rnnt di loro esistenza. L'uomo supplì O megli o s1 sosL1tu1 alla natura facendo divenire talora inutile e spess,e volte perni?ioso ciò che essa aveva procurato. Le razze dom es tiche devono considerarsi quale· risultato. del~e cure dell'.uo_mo, e la domesticità è bene spesso contraria allo stato d1 natura . . Trovia:110 la condizione degli animali domestici dei d1~~.rent1 popoli non solo corrispondente alle cure di c~1. t~ro_n~ oggelt~, ma ancora in rapporto col grado di CIVllta dei popoli che atluarono le modificazioni. E queste artificiali modificazioni, che non·si manifestano con effetto immed iato od individuale, bensì col sue-·
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CONSIDERAZIONI SULLA LETTIERA DEI CAVALLl
CONFERENZE MILITARI
risponda più alle nostre convenienze ed alle nostre esigenze che alle stesse leggi di natura, è d'uopo usare ogni stud io per correggere e perfezionare sempre più quelle cure che valgano ad appagare la somma dei bisogni creati; in caso diverso si andrebbe incontro ad inevit~bile decadimento. Ma la scienza igienica ha fatto oggi tanta strada nei misteri della vita animale che possiamo quasi senza incertez~e risolvere i molti problem_i che q uotidianamente ci si presentano per una razionale conservazione dei nostri animali. Occupiamoci particolarmente di una sola fra le tante cure che devono migliorare le condizioni di allocro-iamento e diminuire nei nostri cavalli i danni di q~~lla lunga permanenza nelle stalle che è riehiesta da inevitabili esigenze.
Vario il pavimento ed il suolo nelle scuderie a seconda delle abitudini e delle risorse ed ilizie dei diversi paesi, dei progressi dell'arte, o di considerazioni economiche, deve sempre presentare alcune determinate qualità per soddisfare allo scopo. Deve essere sodo compatto, unito, soffice, impermeabile, non poroso: non sdrucciolevole, duraturo. I materiali ordinariamente impiegati nel costrurlo sono: 4° Le consuete pietre del lastricato delle strade. Con queste si scivola troppo fac ilmente, e mentre non c~stituisco~o un pavimento compatto, sono in generale d1 soverch10 dure . 2° I ciottoli calcari : il pavimento con essi risulta più scabro dE:l precedente, ma è sempre troppo duro e con superficie ineguale. La terra o cemento che li collega si . mantiene sempre umida ed impregnata di escrementl producendo continue esalazioni; esio-e fre. . . . o quentt nparaz1om e presenta in breve tempo degli
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infossamenti nei quali si arresta l'urina ed il cavallo .rimane a disagio. 3° I grossi quadri di arenaria che in un solo pezzo possono stendersi sull'intera larghezza delle poste. S~ può rendere là superficie meno sdrucciolevole col farvi <lelle solcature; ma è sem pre troppo duro, e sebbene ,i l suo prezzo varii secondo 1-a località, è generalmente molto costoso. 4, 0 I mattoni disposti di taglio megl io che di piatto. Coll'arrotondare gli spigoli 'si può rendere la superficie scabrosa. S.e si prepara un fondo massiccio e si im_piega a collegare i mauoni un cemento impermeabile, si imp edisce il filtrare delle urine e si può ottenere un pavimento unito, facile a pulirsi, solido, durevole -e non molto costoso. 5° L'asfalto od altro analogo cemento: la superficie i sempre sdrucciolevole e la durata non è corrispondente al costo. Si rammollisce sotto l'influenza del calore e del battere dei piedi del cavallo ed a lungo andare presenta degli infossamenti di difficile e costosa riparazione . 6° Il legname, col quale si può costrurre un pa,1imento elastico, unito, non freddo, che non stanca il cavallo e non ne consuma i ferri; ma che diviene facilmen te ineguale e sdrucciolevole. Assorbe e si impregna di urine che producono miasmi, non ha lunga durata ed esige contin ua manutenzione. 7° La terra argillosa battuta. Il suolo con essa non è durevole perchè a lungo l'urina lo rammoll isce e lo rende umido ed ineguale, formando cloa~a; ma è di facile ~ostruzione, ed altrettanto facile manutenzione, di minimo dispendio e conserva bene i piedi del cavallo -senza stancarli. Tutti questi diversi pavimenti da scuderia, alcuni difett9si, altri non corrìspondenti alle richieste condi-
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CONFERENZE MIT,lTARI
zioni, sarebbero insufficienti ad assicurare al cavallo quello sta to di ben essere che è nostra cura di raggiungere; imperocchè noi vogliamo che il cavallo nPlla scuderia sia protetto dal freddo, possa liberam ente co~ ricarsi e riposarsi, sia preservalo dalle esalazioni e dalle infezioni degli escrementi, conservi l'integrità delle unghie dei piedi e possa fin almen te mantenere una posizione nelle sue membra che corrisponda a giustezza di appiombi. Non si provvede a tutli questi bisogn i che coll'impiego di una lettiera, ossia di quello strato di materie secche, porose, più o meno sminuzzate ch e si stende sul suolo della scuderia. I materiali più generalm ente e più vantaggiosamente impiegati come lettiera sono le paglie dei cereali. fo difetto di queste si potrebbero i mpiegare le paglie di colza, di saraceno, di fava, di piselli, le foglie d'albero secche, le loppe e le silique dei cereali, lo strame, le canne, il musco, la torba, la sega tura di legno, la sabbia. È importante che il suolo abbia le principali qualità indicate anche con l'impiego della lettiera, perchèquesta assume le ineguaglianze di quello, e la paglia, ben presto umida e sudicia fra le commessure delle pietre, viene triturata dai ferri del cavallo; così su suolo non compatto ed unito la nettezza è difficilmente raggiunta, e le filtrazioni degli esc rementi liquidi cagionan o frequenti guasti. Quando si impiegava una lettiera soltanto per la notte, la quantità di paglia generalmente assegnala, sembra non lo fosse in proporzione ai bisogni del cavallo, ma pi ullosto secondo considerazioni di ordine economico. Si impiegava però maggior quan tità di paglia con un suolo ·in pietra che con un suolo in legname, ed una quantità ancora maggiore se il suoloe1:a molto ineguale.
È interessante vedere come nelle scuderje militari
dei vari Stati fossero diverse su questo riguardo le quantità assegnate: La Francia ne accordava giornalmente chil. L'Jno-hil terra e la Prussia id. » o 11 Baden 1'd . » 'd L'Au stria L • »
. Iegno La Baviera con i pavimen ti. m
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Le piccole quantità dell'Austria e della Baviera si spiegano co ll a ristrettezza delle poste (P',,i,6) e colla maggiore diligenza usata nel trattamento e nella p~lizia della lettiera. Dove la competenza della pagha sorpassavo. i 2 chilogr. una parte ve.niva co mputata come paglia mangiati va, ed i.n ~rancia, .dove la quota di paglia-lettiera doYeva servire m parte a surrogare il fieno, ne variavo. sensibilmente 1'.o.ssegno a seconda della bontà e del prezzo del foraggio. . . Questo espediente, cui si r~c.o rre ~~eh~ o~g1g1or_no in quasi tulle le scuderie civ1h e m1hta~1, d1 far cioè servire parte della paglia-lettiera come al1men~o, è non solo eco no mico, ma ancora opportono; perc.h~ mentr~ le ordinarie fienate sono distri buite a lunghi mterval11 di tempo fra loro, se il cavallo sano no? è occupalo· molte ore del giorno a mangiare, acq1:11st~ r er ca.cciare la noia una quantità di cattive ab1tudm1, e principalmente il ticch io. . . . . Per riposare il cavallo sano s1 conca ordm~namente quando è molto stanco e quando la scuderia_ è tr~n~ qui Il a; qu indi in massima solo di. notte. Perciò gh siapprestava una lettiera sollan t~ cli notte preparan~ola. regolarm ente durante la foraggia la della sera e. togliendola prima o durante la foraggiata del ma~t1~0. Per tulla la durala del giorno erroneamente la si riteneva. com e superflua e troppo costosa.
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Dall'abitudine di ri muovere - al mattino la letti era delle poste nasceva il bisogno di ripostigli per tale lettiera. Questi variavano secondo le abiludini e secon do le condizioni local i dei diversi paesi. Pochi anni addietro nei paesi ted eschi si poneva_, durante il giorno, la paglia da utilizzarsi la notte nello spazio cavo che si trova sotto la mangiatoia, ch iuso davanti con un tavolato e munito di sportello. Introdottavi il mattino la paglia ancora umida, questa riscaldandosi e fermentan do emanava per tulla la giornata sotto il naso e gl i occhi del cavallo miasmi nocivi. Il tempo tolse di mezzo questa improvvida abi=tudine. Meno pregiudicevole uso era quello di di sporre tale paglia sopra cassettoni situati a gui::;a di ·armadio aperto sul lato esterno delle scuderie. L'evaporazione non pregiudicava il cavallo; ma quei cassettoni che pochi anni fa si vedevano in quasi luLLe le scuderie mi litari dell'Austria e della Germania, rendevano disadorn o l'edificio . Nella. Baviera particolarmente e nell'Austria sotto· il tavolato delle poste esistevano delle cantine a pareti jn legno della larghezza di 50 a 60 cent. 11 la volato che ricopriva l'in tera posta (Standbruche) aveva uno sportello pel quale si introduceva la paglia durante il giorno. Gli inconveni enli .erano sommi. La paglia um ida, stipata, fermentava ; l'ap ri re e chiude!'e del lo sportello era incomodo alle guardie e pericoloso pc! cavallo; finalm en te sebbene nel muro di cinta vi fossero sfiatatoi per le evaporazion i, queste uscivano egualmente per gli inLersLizii dello sportello infettando l'aria. Anche questo infelice sistema venne presto abbandonato. Dove non esisteva alcuna delle precedenti disposizioni, e da noi particolarmente, la parte util izzabile di letti era si stendeva, onde asciugasse, il giorn o all'aperto fuo ri della scuderia; ma la neuezza ne risentiva sen-
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sibi]n1ente, é la paglia esposta a lUlte le _variazioni atmosferiche od asciugava tro ppo presto, o 31 bagnav~, 0 veniva trasportata dal vento perdendo sempre in bontà ed i·n quant.ità. · . . . In ra,rissirni luoghi finalmente si avea a d1sposmone un portico od una rimessa coperta, ed allora soltan~o la. pagli a poteva asciugare all'. aria fresca e conserva_rs1. Tuttociò evidentemente si prati cava quando la lettiera veniva preparata soltanto per le ore della_ notte. Quasi tu tti i cavalli rientrati nella scuderi~ d_opo una fatica hanno bisogno cl i riposare anche dt ~wrno, e se non si co ricano o per lo spaz io troppo nstretto ? per il rumore dei vicini, o per_ l'inqui~tucli_ne,_ o per 11 puzzo, devono tuttav ia poter r1posaee in p1ed1: . Il suolo delle scuderie, di qua lunque matertal~ s1~ composto, non offre, come ab~ia_~ o ~ecl uto, su~c1~nt~ qualità per un utile riposo. D_1 piu lnsog~a che I p1ed1 si mantengano asciutti e caldi ed appogg100 sopra uno strato soffice ed elastico; bisogna che le gambe per mantenere gli nppìombi nelle migl i?ri condiz_ioni _ab~ biano una superficie esattamente piana. Mol_t,1 cavali~ già stanchi dal lavoro, diverrebbero anco1:a _PIU s~anch1 per l'incomodo star ritti, per l'affannars1 m un a~mosfera viziata e per la noia delle mosche. Col_ contmuo pestare dei piedi che proviene dalla ~o le~l1~ e dalla inquietudine, i ferri tendono a s~accars Le si riscaldano con grave pregiudizio dell'un?l11e. In una parola tu:t.e le condizioni di stanchezza fintrebbern per agwavar:,J, È necessario pertanto che .il pavimento od ~l suolo, reso soffice per mezzo del!a lettiera, cunserv1 peren. nemente la buona quali tà acquistala. La lettiera aioroaliera ha fin ito fortunatament: 1l suo tempo, e dav:nti alle asserzioni pratiche e teonche 1:1a cessalo di figurare nella maggior parte delle scude1:ie, Invece dunque del solito letto per la notte, che vemva
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rim~sso il rnatlino, ·si lascia: ora giacere la paglia distesa c?n!inu~mente._ Fornita da principio in grande quantità, s1 riord~na ~ s1 assesta più volle durante il giorno; Io sterco s1 toghe accuratamente; si ao-o-i un.o-e oo-ni giorno 1 d' 00 .o o a_ 1sopra nu?va paglia fresca, e così via via per settimane e mesi finché se ne giudichi opportuno il toglierla affatto . Continuamente battuto ed assodato, lo strato inferi,~r~, spoglio di _og?i escre1:1ento solido, impregnato d urina, attaccaticcw, adensce al suolo impedendo qualunque spos~amen_to per l'agitarsi del cavallo e qualunque successiva tr1t.urazione fra le pietre de.I suolo ed i ferri . A questo semplice trattamento si è dato il nome di leLLi~ra-male:asso_o ~i lettiera-permanente; e dopo successive mod 1ficaz1om, dopo i mirrlioramenti suo-o-eriti o bb . d aI l' esperienza, e con una particolare abili1à e sorveg~ianza_, ?a raggiunto ora quel grado di superiorità e d1 precisione che invano dagli anteriori sistemi uvremmo potuto attendere. Fu provvida . da noi la ministeriale disposizione in .data 16 genna10 1869 e la successiva nota rn aoosto d:llo stess_o ~nno, .c? n cui in seguito alle esperien~e ed a1 rapporti d1 uom1m autorevoli, venne, ad imitazione di altri Stati, reso obbli'gatorio per tutti i corpi a cavallo l'uso delta lettiera pe1·manente . La quantità di paglia da impiegarsi per una buona leltlera permanente dipende, nel modo stesso che la .puli tezza, dalla abilità e dalla buona volontà di chi deve conservarla. · Un agronomo, il quale tiene più in preo-io il concime leva che l::i paglia, ne. impiega una quantith ~ao·o-iore· Ob ' poco o nulla gf1 escrementi solidi, e fa rinnovare so~ente l'intera massa. Così almeno abbiamo veduto pra.t1care dalla generaliLà, quantunque prevalga forse un 1
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pregiudizio riguardo all'azione concimante degli escrementi. 11 Liebig nella sua ch imi ca agricola dice che l'urina degli erbivori è a pari volume meno ricca di azoto di quella dell'uomo, ma ne è però infinitamente più ric:ca che gli escrementi solidi degli animali stessi, -e quindi è il più potente mezzo di concime. Se si paragonano fra loro gli escrementi soli di e liquidi dell'uomo e degli animali erbivori, diviene inapprezzabile il contenuto d'azoto nei solidi rispetto al contenuto d'azoto nei liquidi. I~d oggi questa .teoria diventa un fatto economico, perchè il concime che proviene da una lettiera permanente, a parità di peso, si apprezza sul mercato molto più di quello che si ricava dal solo escremento solido. :Ma quando si ha di mira soltanto la buona conservazione degli animali e delle scuderie senza trascurare ogni convenienza econoniica~ si potrà risparmiare tanto maggior quantità di paglia quanto più saranno diligenti le cure di preparazione e di manutenz ione che influiscono a lasciare distesa il maggior tempo possibile l'intera massa della lettiera . Attualmente le quantità assegnale nelle scuderie militari dei vari Stati sono presso a poco quelle stesse indicàte superiormente. La Baviera però coll'adozione della lettiera permanente aumentò l'assegno sino a -chilogrammi 3 ¼- Nelle scuderie civili si impiegano analdghe quantità. La società delle strade di ferro del sud-est in Inghilterra, che alimenta i suoi cavalli con chilog. 8 di avena e chilog. 8 di trifoglio, accorda chilog. 3,828 di paglia per lettiera-. La compagnia generale degli omnibus a Parigi, che ha oltre 900() cavalfi, i quali percorrono ogni giorno 20 chilometn al trotto, somministra una razione di .,chilog. 8 d'avena, chilog. 3,750 di fieno, chilog. 5 di
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paglia e chilog. 1 di crusca; in totale oltre 17 chilog. Un terzo della paglia compresa · nella razione passa: giornalmente nella lettiera. In tutte le scuderie d'Oriente invece per la mancanzadi erbe palustri e per l'impiego dell'orzo e della paglia come esclusivo alimento del cavallo, non esiste alcuna lettiera, o tutt'al più esiste una cattivissima leltiera formala con sabbia, terra e col residuo trito della paglia rifiutata d11l. cavallo come alimento. La quantità cli paglia necessaria per la prima preparàzione deve essere abbondante, almeno dai 15 ai 20 chilog. per cavallo; e ciò dipendentemente dalla natura del suolo e della qual ità della paglia stessa. Per un de~ terminato tempo deve pure essere copioso il rifornimento, superiore in massima all'assegno giornaliero; ma quando la lettiera, già impregnata dalle urine, ha raggiunto una certa altezza_; e che lo strato superior~ per mezzo di una attiva sorveglianza sia stato ben conservato, si pub iniziare una dimi:rnzione giornaliera non solo in modo da pareggiare il maggiore consumo fatto precedentemente, ma da conseguire dopo qualche mese un'economia sensibile sul totale assegno. Nello strato più basso si stendono i gambi più luoghi formati a fasci, collegati saldamente fra loro ondé impedire che la lettiera col muoversi dei cavalli si sfasci e si estenct·a a danno dello spessore che si vuole conseguire. Spesso si può anche utilizzare la paglia dello strato superiore della vecchia leuiera dopo che sia stata convenientemente asciugata. Fra tutte le specie di suolo dianzi accennate sembra meno adntto all'impiego della lettiera permanente il pavimento in legno perchè facile a marcire, non asciugandosi mai l'umidità che può venire assorbita. È invece preferibile il suolo battuto di terra argillosa. Infatti se Ja parte anteriore del!a lettiera, in particolar modo da prìn-
cipio, sia stata o consumata o raspata indietro, l'argilla del suolo ha senza dubbio in confronto di qualunque altro materiale una migliore influenza sull'unghia del cavallo; la stessa argi !la agisce con vantaggio assorbendo e fissando una gran parte dei gaz della scuderia, e finalmente il suolo d'argilla è preparato con poca spesa, ed anco.r chè infossato o deperito in qualche parte, la riparazione ne è semplice ed alla portata di qualunque uomo di scuderia. Per rendere maggiormente compatto il suolo d'argilla usano taluni unirvi, nella proporzione da 1 a 6, tornitura di ferro fuso, spargendo poi sull'intera superficie appianata un leggero strato di sabbia o di calce. In ogni specie di pavimento prima di preparare la nuova lettiera, bisogna rimuovere diligentemente tutta la parte infetta, attaccata al sòolo, imbevuta di succo. Ciò tanto più nel selciato o cìotlolato ordinario, dove le commettiture sono sempre riempite con succo di letame e materie marcite, che per la porosità del suolo si estendono in considerevole profondità ed estensione. Trascurando questa avvertenza succederebbe nel più basso stralo della nuova lettiera un particolare processo di decomposizione e di pufrefazione, ben diverso da quello che deve succedere per la pres~nza delle sole urine, e pernicioso in modo da generare il ·puzzo e avvelenare l'aria della scuderia. La già citata ministeriale disposizione accenna alla utilità di spargere sul pavimento prima di mettere la paglia una soluzione di solfato di fer ro oppure polvere di gesso. Da taluni è anche raccomandato di spargere frammezzo alla lettiera un paio di volte per setlimana qualche manata di gesso o di segatura di legno, inumidita con acido solforico molto diluito, o cli spruzzarvi solfato di ferro pure diluito. Ciò non è reclamato per nulla da esalazioni o da odori perniciosi; è una sem-
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ANNo XXI, VoL. IV.
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82 CONFERENZE MILITARI plice precauzione ohe tranquillizza gli animi dubbiosi e poco fidenti nella teoria delle decomposizioni chimiche, La direzione del suolo nel_le poste, che senza l'im,. piego della lettiera permanente era. necessabo fosse leggermente inclinata dall'avantr all'indietro per loscolare delle urine, è ora preferibi le che sia perfettamente orizzontale; giaechè quando la letLiera ha raggiunto la conveniente altezza e col continuo batterla un certo grado di compattezza nel suo spessore, l'urina non scende più sino al fondo del suolo, ma viene trattenuta fra i diversi' strati della paglia, e per effetto di attrazione capillare assorbita nelle stesse cavità dei gambi. La decomposizione secca si compie talvolta ancor prima che gli strati inferiori vengano bagnati. Conseguentemente le urine non giungono sino allo scolatoio posteriore, ed i canali cli scolo sitùati dietro alle poste che vediamo tuttogiorno prepararsi nelle scuderie, sono affatto inuti li. Così la scuderia può presentare tanto nel corridoio quan to negli spazii occupati dai cavalli u na non interrotta superficie completamente orizzontale. Coll'esistenza di canali. di scolo e di altri serbatoi o cisterne per gli escrementi che nell'interno delle scuderie, in onta a qualunque sistema di venti lazione, non possono a meno di produrre esalazioni, è necessario ricorrere a mezzi depurativi ed a materie che abbiano faco ltà assorbenti e disinfettanti, quali sarebbero alcuni acidi, il gesso, il carbone in particolare modo, come vediamo usarsi nelle stalle del Belgio e della Svizzera, e dovunque i sistemi di coslruzione rurale sieno perfezionati. Ma coll'adozione della lettiera permanente tutto ciò torna affatto inutile; perchè la decomposizione secca ha rimp iazzato ogni putrefazione umida degli escrementi liquidi. Ammesso che l'impiego della lettiera permanente, ri-
CONSIDERAZlONI SULLA LETTIERA DEI CAVALLI 83 eonosciuto oggi tanto vantaggioso, non debba essere più ·abbandon.ato nelle scuderie militari, mi sembra qui il caso di accennare alla opportun ità di una modificazione nella costruzione dei pavimen ti, sebbene siasi detto che questi dovrebbèro formare un solo piano orrizzontale. Lo spessore che deve raggiungere una buona lettiera permanente si può ritenere in massima non minore di 30 cent. I cavalli per entrare ed uscire dalle poste devono couseguentemente montare e scendere il grad ino che risulta- da tale altezza, ed .in ciò fare smuovono e sformano continuamente coi piedi il bordo posteriore del la lettiera, che converrebbe invece mante·nere inal terato . Non sarebbe con veniente che il corridoio longitudinale della scuderia, sia questa semplice o doppiét, si elevasse sopra lo ~pazio occupalo dai cava lli di una quantità eguale in aliezzu allo spessore della lettiera? o, ciò che torna lo stesso, che lo spazio sul quale giacciono i cavalli si costruisse più basso rispetto al corridoio de ll'accennata altezza? È certo che la lettiera in tal caso si éonserverebbe meglio senza mai sformarsi, perchè trattenuta posteriormente da una parete in muratura, ed i cavalli potrebbero muovere senza ~alcun disagio. Non si può assegnare con bastante esattezza la durata del tempo in cui la lettiera permanente può rimanere distesa; ciò dipende dalla stagione e dallo stato atmosferico dalle condizioni della scuderia, dalla qua' dei materiali impiegati per lettiera, dalla lità e quantità attitudine e cleJla buona volontà della guardia scuderia, e dalla qual ità e quantità degli alimenti somministrati. Il senso dell'odorato è il più imparziale ed intelligente giudice di tale durata, molto più di qualunque precetto che assegni teoricamente il tempo dopo il quale la massa di lettiera per aver raccolto sufficiente quantità di escre-
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85 di quanto avviene da noi, dove il personale limitato è di un'ind ole che si adatta meno all'esattezza ed al pedantismo, non ci permette talvolta di raggiungere _quel grado di attività che sar:bbe ~·i~hiesto, e che ved1~m~ oggigiorno praticato dagli uomini ?e~ Nor~ . I Pruss1an~ calcolano ora un a guardia scuderia rn faz ione pel' ogn~ 00 cavalli mentre noi ne concediamo appena uoa ogm ;quadron~ o batteria . In Baviera ogni sei cavall_i viene assegnato un uomo di guardia, il quale c~I sentimento di un gran dovere da comp1ere attende r1goro_samente al proprio ufficio e passeggiando per tutto 1l tempo prefisso con uno strumen to sulla spa_lla d_estra ed u~ recip iente all a man o sinistra, .raccoglie g~1 escrementi solidi appena vengono emessi, e sorveglia e prov:ede alla tranquillità dei cavalli senza oltrepassare d1 un solo passo lo sp azio da questi occupato. . . Nel deposito stall on i di Stuhlveissemburg 1? Ungh~n~ si fa ancora di più. Si sospende alle parti po~tenor~ del ca.vallo un sacchetto in modo da raccoghere gh escrementi solidi e liquidi senza che arrivino a toccare il suolo e la lettiera. Basta in(ìne osservare lo stralo superiore di una lettiera permanente bene conse!·vata, o sollevando g~i strati inferiori , quando viene rim ossa, esami~are il suolo quasi sempre inlerament~ a~ciutlo, 1:e~ n spondere praticamente alla prima obb;ez10ne, cm d_ all!'?nde la chimica per mezzo delle sue ri cerche ha ~ prn validi argomenti da contrapporre. Se regga praL1camente la seconda obbiezione cui del pa ri rispondono le onalisi chimiche, basla ~ntrare in una scuderia ed_ ioter: rogare semplicemente il senso dell'olfato per convmcers1 del contrario. . Il WRber racconta che per schiarimenti su questt fatti ricorreva ad un valente chimico, il quale sosteneva che accumulandosi l'urina nella lettiera e nella CONSIDERAZIONI SULLA LETTIERA DEI CAVA LLI
menti liquidi, sia talmente sa tura di umidità e di ammoniaca da aver perdu to la faco ltà assorbente. Quando l'ammoniaca incomincerà a farsi sentire, allora sarà tempo di rimuovere totalmen te l'intera massa. In tulle le scude1·ie militari dell'Au stria la lettiera viene rinnovata ogni tre mesi essendo l' assegno giornaliero di paglia di un solo chilogr. e mezzo. Nella caserma degli usso ri prussiani a Mai nz, con l'assegno giornaliero di paglia di chilogr. 3 1/! la lettiera rimane stesa un intero anno; è sempre asciulta, e nelle scuderi e vi è aria buonissima, sebbene i ca valli stieno fra loro alla distanza di un solo metro e mezzo. Presso dì noi, secondo la già citata disposizione ministeriale, la massima durata, col concorso delle più var1taggiose circostanze, sarebbe di tre mesi; la minima invece per effetto di circostanze sfavorevoli sarebbe al disollo cl i un mese. Chi non ha ancora veduto od esperimentato questi metodi può esse1·e tratto in errore da un prematuro giudizio e portare in campo due principali obbiezioni; che cioè questo lasciare distesa lungamente la letti era pregiudica la puli tezza del1a scuderia dando luogo ad una sozzura, e produce una pozzanghera che deve impestare l'aria ed essere di danno alla salute del cavallo. A queste obbiezioni risponde vittoriosamen te tanto l'esperienza quanto l'analisi chimica. La pulitezza della lettiera abbiamo veduto, come in ogni altra cosa, dipendere, dalla volontà e dalla diligenza di chi è incaricato del la sua conservazion e; anzi la nettezza è più facile a mantenersi con una attiva sorveglianza, perchè gli escrementi solidi non sono più pestati e frammisti alla paglia come avviene colla lettiera di notte. Ma è necessario che la cura e la diligenza delle guardie di scuderia sia sommamente attiva, mollo più •
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86 CONFERENZE MIL1TARI scuderia·, doveva puzzare secondo le leggi della fermentazione. InLrodotto il chimico in una bassa scuderia, con finestre molto piccole, con pavimento ordinario e con lettiera permanenLe, trovava nulla a ridire; in un'altra scuderia invece, spaziosa, alta, con numerose e grandi finestre, con ventilatori aperti, con suo lo di leo-name in. o ' terna mente pulita, ma senza lettiera permanente, esclamava appena fatti pochi passi: Qni puzza enormemente. A!a nella prima scuderia, e dapertutlo dove giace la lettiera permanente, non puzza perchè nonfermenla, e non fermenta perchè un alto fattore della fermentaz10ne l'aria atmosferica, è trattenuto interamente dalla mass; di lettiera nella quale gli escrementi ·liquidi sono contenuti. Per analizzare chimicamente la questione, convien e passare in rassegna i vari materiali che hanno parte· nel fenomeno dell a fermentazione. . Anzitutl~ la paglia dei cereali in genere, ma preferib ~lm ente di frumento, è quella che costituisce uel maggior numero delle scuderi~ la massa della lettiera. L'animale cibandosi di paglia opera la scelta delle parti che preferisce, e seguita sino a che rimangono quelle sole parti che rifiuta completamen te, ossia le porzioni inferiori e medie dei gambi . Ouesle, classificale fra gli alimenti del minimo valore nuLritivo, costituis.cono il terzo e talvolta la metà dell'intero volume, e finiscono quasi sempre coll'accrescere la massa della ]etti era. Se il valore nutritivo della paglia dei cereali è consid.eralo. il più variabile fra quelli di ogni altra rnatef!a al imentare, e ciò secondo la. maO'o'iore o minore . à d' t>o quant1t 1 grani rimasti nelle spiche, ed indirettamente secondo il modo col quale la paglia è stata battuta (o col fl agello, o colle macchine, o per pigia.mento),
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non è men vero che questi diversi metodi hant10 un'importante influenza anche quando si debba impiegare la paglia so ltanto come lettiera; giacchè per mancanza dei gambi lunghi e non sch iacciati, il fènomeno dell'aLLrazione capillare o non si compie o si compie debolmente. Cosi noi vediamo che unalettiera composta di bella. paglia a gambi lunghi, mantiene più tempo la facoltà assorbente e si conserva f 1iù a lungo; una lettiera invece cQn paglia triturala e molto corta, non si conserva fafrilmente compatta nei primi giorni della preparazione ed anzi si guasta in brevissi rno tempo. Colla paglia d'avena si ottiene una lettiera che ha una durata minore di quella di frumento. Tanto più poi acquista importanza la scelta della paglia che deve avere il massim o valore nutritiv?, quando noi in causa della tenue razione di foraggio ammett.iam o, anzi, p iù che ammettere, facilitiamo le condizioni perchè della quo la di paglia assegnata, il cavallo ne consumi una parte come alimento. L'aria atmosferica, che tende ad aver parte nel processo di fermentazione, è un miscuglio in cui l'ossigeno e l'azoto, suoi principali ed essenziali costituenti, stanno fra loro approssimativamente come 21 a 70. 1\'Ia essa contiene ancora vapore acqueo in variabile quantità a seconda del diverso grado di temperatura, acido carbonico nella proporzi one di i a 6 per 40,0(10; ammoniaca in piècolissima quantità, e final mente corpuscoli solidi di natura organica ed inorganica che bene spesso possiamo ritenere la causa . di molte malattie contagiose. · L'aria, non sempre convenientemente rinnovata delle scuderie, modifica la. sua costituzigne, si impovéi sce dell'ossigeno asp irato dagli animali, e si sopracarica al contrario dell'acido carbonico emesso dai polmoni. Ed un'altra causa di alterazione dell'aria rinserrata delle
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scu~erie. la . riscontriamo nelle funzioni della pelle degli ammalt. La pelle è incaricata del lavoro di eli- · minazione di una quantità di elementi divenuti inutili e spesso nocivi al corpo animale; e quest'importante lavor? si_scompone . in più funzioni distinte, quali la trasp1raz1one propriamente detta, la secrezione delle glandole sebacee, la desquamazione dell'epidermide l'esalazione insensibile della pelle, ed infine la perspi~ razione. ~l ca:allo _fra tutti gli animali domestici è quello in cm è più facile la traspirazione; ossia è quello che sudà maggiormente, ed il sudore si sa essere costituito da acqua che tiene in soluzione varii sali e specialmente l'urea, della quale in ventiquattro ore ne può venire emessa per la pelle persino oltre i ISO grammi. Colla secrezione delle g[andole sebacee si ha un prodotto di materia untosa composta di albuminoidi e_ di acidi grassi alcuni volatizzabili. La desquamazione epiteliale costituisce una escrezione continua di elementi speciali, ma più particolarmente di sostanza ammoniacale. Questa escrezione si rende più copiosa per il rinnovamento delle cellule ep iteliali disseccate che noi asportiamo col mezzo della striglia. L'esalazione insensibile non è altro che l'evaporaz!one fisica ~ella pelle, analoga a-ffatto alla traspirazione, e cost1luenLe con essa l'intera esalazione cutanea che in un cavallo tranquillo fu valutata fra i 5 ed i 6 ' chilogr. ogni ventiquattro ore, doppia circa dell'esalazione polmonare. Finalmente la perspirazione o respirazione cutanea. La pelle non forni~ce solo materie solide e liquide, ma ancora dei gaz; e di questi non vi ha perdita, b~nsì uno sca,mbio come nella respirazione polmonare, giacché per ogni molecola di gaz emessa dal sangue
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per mezzo della pelle, ne viene assorbila una nuova dall'aria. Anzi la respirazione cutanea supplisce al difetto della respirazione polmonare, avendo luogo, come per quest'ullima, esalazione ·di acido carbonico ed assorbimento di ossigeno. E sebbene il carbonico emesso per la pelle stia in piccolissimo rapporto con quello €messo · dai polmoni {circa come 1 : 50), pure la sua quantità può aumentare sensibilmente dopo il lavoro, ed il Gerlach poté constatare in un cavallo, dopo un esercizio di mezz'ora al trotto, un'esalazione equivalente a quella che avrebbe avuto luogo in ventiquattro ore di riposo. Da ciò vediamo quale enorme quantità di elementi nocivi possa assorbire l'aria di una scuderia dopo poco tempo che i cavalli sono in essa rientrati affaticati dal liJ.voro. Si potrà rimediare in gran parte agli effetti perniciosi con un buon sistema di ventilazione che faccia entrare l'aria pura senza che sia sentita direttamente dagli animali, ed in modo così copioso che per ogni ora e per ogni cavallo almeno trenta metri cubi d'aria della scuderia, secondo le analisi di"Boussingault,sieno rinnovellati. Sussisterà però sempre il fatto che avremo nell'aria un eccesso di elemen ti nocivi appunto nei momenti in cui la respirazione è più attiva, e quindi il cons1,1mo di ossigeno diviene maggiore. Esaminiamo fina lmente la secrezione che più direttamente interessa e consideriamo ì reciproci rapporti dei supi componenti. L'urina secrezione ·che aumenta o diminuisce in ragione in;ersa di tutte le altre, e perciò diminuisce in estate in cui aumenta la traspirazione cutanea, ed aumenta in inverno, cioè nel periodo dell'anno nel quale la stabulazione è più prolungata, può dopo una copiosa in4.roduzione di bevande giungere in un giorno sino a 7 chilog.
90 CONFERENZE MlLITARl È negli erbivori gialla e torbida, contiene un picciol
numero di sostanze organiche, presenta sempre reazione alcalina ed è carica di carbonati e povera invece di fosfati . Dopo qualche giorno di privazione di alimenti, l'urina degli erbivo ri presenta i caratteri di quella dei carnivori divenéndo cioè ricca di fosfati e specialmente di urea, perchè allora i fenomeni della n~trizione si compiono solo a discapito dei principii azotati del sangue. Non sono ancora determ inati con precisjone i diversi componenti dell'urina, e meno ancora asseo·nati con esattezza i valori, variando sensibilmente nello stesso animale la proporzione dei singoli componenti a seconda dell 'individuale costit~zione, del regime, della natura delle sostanze alimentari e delle bevande, della stagione e delle altre influenze atmosferiche, dello sforzo eserc itato, della più o meno prolungata stabulazione, della condizione stessa della scuderia . Infatti il .Pelouze, il Bibra, il Bo ussiugault nell,e loro analisi sull'urina del cavallo non riscontrarono rr[i stessi J . o ~ emen.L1, e ne assegnarono ancora con vario rapporto 11 relallvo valore. Soltanto cpn molta approssimazione concordano nella stima della quantità d'acqua, la quale ammonta ad un valore di circa 900 per 1000." Uno dei più importanti componenti è senza dubbio . l'urea o cianato d'ammonio (CO Az 2 H') cstralla impura dall'urina per la prima volta nel 11'73 da Rouelle il giovane, e più tnrdi ottenuta isolata da Fourcrov e •· Vauquelin. La quantità d'urea, osservata da Boussingault nella analisi dell'urina del cavallo, è di 31 p. ! 000. La sua formazione è una conseguenza del lavoro vitale del rinnovamento dei tessuti, ed è perciò che ia sua secrezione continua anche negli animn:li sottoposti a regime non azotato o ad un' asti nenia prolungata. È la 1
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prima materia formata nell'atto della vita animale che sia stata riprodotta coi mezzi dell'arte. Il Voehler, che la preparò combinando l'acido cianico con l'ammoniaca, diede il primo esempio della sinlesi di un corpo organico. . . . . Il clorato di potassa e varii acidi ed idrall alcahm (materi,)li tulli che si rinvengono nell'.urina) sd.op~iano l'urea in acido carbonico ed arnmornaca, e qumd1 nel1'c1tto della decomposizione dell'urina succede uno sviluppo di questi due gaz . • L'acido lattico (C3 H0 0 3) , che il Berselius riconobbe in molti liquidi del!' economia animale ' Jo troviamo nell'urina secondo la cilata analisi del Boussingault sollo formn di lattato di potassa e di lattato di soda, ed ambedue questi lattati danno sviluppo di ammoniaca ed acido carbonico . L' ippuruto di potassa od il semplice acido ippuric_o (G0 H9 Az 0 3) abbonda egualmènte nell'urina degli erbtvori. Nell'atto della fermentazione qnest'acido a contatto degli alcali, assimilandosi elementi cli acqua, si sdoppia e sviluppa ammoniaca ed acido benzo ico. E come l'acido benzoico non è altro che benzina ed acido carbonico (C6 H0 C02), così si produce un nuovo sviluppo cli acido carbonico. Per mezzo dell'ossidazione dell'ammoniaca, che si forma nell'atto della decomposizione dalle sostanze azowte, avviene genernlmente formazione di ac ido azotirn (H Àz 0 3). Scambiando esso con un atomo di potnssio o di sodio l'idrogeno che lo costituisce, si trasforma negli azotati naturali di potassa, di calce, cli soda, che vediamo figurare sulle stesse muragli e. Chi sa quante molecole di acido azotico proveniente dall'ammoniaca del le nostre scuderie, e che ora si agitano nell'aria, saranno impi egate un giorno nella fabbricazione delle polveri da guerra.
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CONF'ERENZE MILITARI
Fin almente, secondo l'analisi citata del Boussino·ault trovasi ancora nell'urina carbonato di calce iarbo~ nal~ di .n:iagnesia, bica rb onato di potassa, cl;ruro di sod10, s1hce, fosfati e materie indeterminate. Abbiamo du~que a~c_ora sviluppo di ammoniaca, giacchè i metalli. a)ca_hrn , o terr~-alcalìni hanno la proprietà di sost1tu1rs1 all ammomaca nelle sue combinazioni saline e di metterla ·in libertà. Ed in tal modo se l'urina si decomponesse al contatto dell'aria libera noi avressimo un notevol~ sviluppo di acido benzoico, acido carbonico ed ammomaca. Se si considera ancora l'ammoniaca e l'acido carbonico contenuti nell'atmosfera viziata della scuderia -e quello sviluppato dalle funzioni cutanee de(l'li animali, sar~bbe ~u~erfluo voler analizzare le conse~uenze tr_o~po ev1dent1d1 una sì grande quantità di materie permctose all'economia an imale. È duopo però accennare che un'atmosfera notevolmente sopracarica di acido carbonico non sarebbe tanto noc~vole · per l'azione deleteria dello stesso acido carb??1co, quan.to perchè, in seguito alla grande difata~1li~à, esso s1 sostituisce all'azoto ed all'ossigeno delI aria alterandone la normale proporzione. E ciò spiega co~e mentre Hn cavallo soggiornerebbe 11 disagio in un atm?sfera che ne conten esse la propor:z.ione in volume dt sol~ant.o 1 p. _0f~ , sia possibi le vivere per ore nel fondo _di talune min iere dove detto gaz raggiunge la proporz ione cl~l ~O ~- %, purchè si sia provveduto a_ mantenere nel l aria mtegra la proporzione dell' ossigeno,. L'ammoniaca sommamente volatilizzabile si riconosce al ~enetrante odore ed allo stringimenlo doloroso che cag~ona alla gl_otli?e se aspirata, infiammando gli organi della respirazione al punto da provocare la mo1~te· mescolata però in certa quantità nell'aria atmosferic;
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può servire di leggero eccitante senza essere disaggradevole all'olfato. In causa dell'esistenza della lettiera permanente, la decomp osizione delle urine non avviene più al contatto dell'aria. La paglia preparata da principio in quantità. tale da acquistare uno spessore di oltre 30 centimetri, pestata dai piedi del cavallo ed assodata e battuta continuamente per mezzo della diligente cura degli uomini di scuderia, i quali devono porre un pronto riparo al dissesto prodotto dell'agi tarsi dei cavalli aumentata sempre in volume con nuovi strati di paglia fresca, impregnata continuamente di nuove urine, si forma in una specie di humus impermeabile all'aria. L'ossigeno dell'aria non può più concorrere alla sua decomposizione ed alla sua putrefazione; non si avranno quindi esalazioni di gaz perniciosi, ma:bensl una clecomp0sizione secca. Lo sviluppo libero di acido carbonico sarà piccolissimo, e minore ancora quello di ammoniaca. Wolkrath trovò 0,5 p. °lo di acido carbonico nell'atmosfera delle scuderie a lettiera permanente, rne.ntre in quelle a lettiera giornaliera ne aveva trovato solo 0,2 p. °fo. Trovò invece nelle prime 0,009 p. ¼ di ammoniaca, mentre nelle altre ne aveva riscontrato 0,0'1 ·I per 0/ Questi risultati, secondo i quali ci sarebbe maggiore sviluppo di acido carbonico che non di ammoniaca, comproverebbero già la putrefazione secca e la. trasformazione dell'ammoniaca in sali . Ma ciò nonbasta. li naso è certamente un autorevole organo per investigare quanto avviene nel commercio dell'organismo co ll'atmosféra. · Ebbene il senso dell'odorato col quale arriviamo a scoprire distintamente ogni eterogenea mescolanza nell'a ria dopo ancora che i mezzi fisici e chimici hanno esaurito la loro analisi, non avverte affHtto· 0
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CONFERENZE MILITARI
la presenza dell'ammoniaca nell' atmosfera di una scuderia in cui la letliera sia stata bene conservata. Quel l'aumento di acido carbonico in rapporto all'ammoniaca riscontrato da Wolkrath, se pure non sia dovuto _in parte ad attività maggiore nelle funzioni animali tanto cutanee quanto respiratorie, devesi attribuire al fat to che per combinare un numero di elementi di am moniaca è .suflìciente un numero minore di elementi di acido carbonico , ed in conseguenza l'acido · eCarbon ico in eccesso si svolge. E noi ci dobbiamo persuadere che per la grande loro afiinità I' ammoniaca e l'acido carbonico entrano effetlivamente in una completa combinazione. Ora l'ammoniaca e l'acido carbonico si combinano in parecchie proporzion i formando dei sali . Il composto rappresentato da AzH3 +Co 2 offre i caratteri dei carbonati, si scioglie facilmente nell'acqua e si trasfo·rma effeuivamente in carbonato di ammoniaca di cui una parte cristall izza. Con tanti altri elementi poi dell'urina, com'e fosfati, so lfati, carbonati, possiamo ritenere che l'ammoniaca entri in nuove combinazioni e produca nuovi sa li. Ma è troppo complicata. ed oscu ra la ri cerca di tutto il processo chimico che successivam ente si svolge fra mezzo agli umidi strati della lelliera, non essen-doci noti peranco tutti gli elementi che vi prend ono parte. Non è d'altronde tale conoscenza che avrebbe per noi una pratica utilità. Basta aver con:,tatato che se col mezzo delle nostre cure e della nostra vigi lanza imped iremo all'ossigeno di cil'colare fra la massa della lettiera, avremo imprigionato tutti gl i elementi che produrrebbero la fermentazione ed · avvelenerebbero l'atmosfera delle nostre scuderie; e possiamo ancora ri<tenere con fondata supposizio ne che la lettiera permanente assorba una quantità di quell'ammon iaca e di
95 quell'acido carbonico che si svi luppa per altre cause, ta.lch è in luogo di pregiudicare l'atmosfera della scuderia serva anzi tale lettiera come mezzo per correggere i difotti stessi dell'ar ia viziata. In tal modo la lettiera permanente non solo presenta grandi vantaggi sulla lettiera che si lasciava distesa .giorno e notte e che si rinnovava int01;arnente dopo . ventiquauro ore; non solo rimed ia ai gravi inconvenienti di quella che si preparava so ltanto la sera per asportarsi il mattino e che era fomite di esalazione per tutta la notte, mentre durante il giorno ne era fom ite il suolo imbevuto degli escrementi liquidi in nessun modo trattenuti o decomposti; ma acquista un'enorme superiori:tà su qualunque altra copiosa lettiera che si volesse rinnovare completamente con paglia fresca ad intervallo di giorni, perche in c1uest'ultima sarebbe primieramente troncato il lento e benefico processo di decomposizione, il quale ha bisogno di non essere sturbato fino a che il potere assorbente della paglia cessi, e la saturazione sia completa; in secondo luogo non si eviterebbe il danno dell'esalazionè prodotta dalle frequenti asportazioni del letame; non si godrebbe finalmente il vantaggio di a.ver soppresso qualunque emanazione nociva del suolo. ~fa i vantaggi non si limitano soltanto a mantenere pura l'allmosfera; se ne possono ottenere ben altri di varia natura tanto igienici quanto econom ici. La Jeuiera permanente provvede con un regolare impiego di paglia ad una sensibile economia; esige un sempli ce e facile trattamento e minor fatica e lavoro da parte degli uomini di scuderia; modifica per mezzo della sua morbidezza le ineguaglianze e le altre cattive quali tà del pavimento; .conserva le unghie e reagendo sull e articolazioni mantiene a tutte le membra la loro giovanile sodezza ed elasticità; circoscrive il principio delle malattie tanto in numero quanto in intensità, e ne agevola la guaCONSIDERAZIONI SULLA LETTIERA DEI CAVALLI
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rigione; con l'elastico letlo , sempre pronto al riposo, favorisce il nuL1'imento e la digestione. Il Wilkinson, veterinario deJl'armata britannica, a questo proposiLo, in un interessantissimo rapporto sopra questioni veterinarie, dice di queslo sistema che permeuendo agli animali di coricarsi (system o( bedcling down) offre un vantaggio che si può eguagliare all'aumento giornaliern di una razione supplementare di biada. Da una tabella statistica delle perdite in cavalli d'artiglieria e cavalleria in Italia dall'anno 11860 all'anno 4872 si rileva che il totale delle perdite che ancora nel •I 869, epoca dell'adozione fra noi della lettiera permanente, era del ·13,67.t per¼, discese tosto nel 1870 al 7,198 per ¼ , e - toltone i'anno 1187·1 eccezionale per la campagna di Roma - nel ,J 872 all'8,3 I 9 per °/o. Così pure rig uardo alla durata dei ca valli al servizio militare, che da noi era di '7 anni in media, mentre in Francia era di 8, la stessa tabella statistica dimostra che negli ulLimi due o tre anni si guadagnò una maggiore durata media di mesi 8. Una gran parte di questi vantaggi deve incontestabilmente attribuirsi all'impiego della lettiera permanente. Il soffrire dei tendini, il marcire del fettone, il divenire questo troppo duro e difficile ad essere tagliato, e tante allre simili obbiezioni messe in campo dagli oppositori, sono contraddette e dimostrate insussistenti dai fatti . Chi poi intendesse con tale lettiera di ottenere un mezzo universale per venire in aiuto a tutti 'i bisogni, per prevenire tuui i~mali cui può andar soggetto il cavallo, per correggere tutto ciò che dipendentemente da varie cause può tornare pregiudizievole; od in una parola chi dopo avere ottenuto il bene volesse ottenere l'ottimo, mentre prima si andava soddisfatti del pessimo, mostrerebbe una esagerata pretensione. Non bi1
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97 sogna illudersi, e nemmeno credere di poter ottenere nelle scuderie un'aria veramente pura e salubre senza il concorso di un razionale sistema di ventilazione; e d'altra parte per il falso timore che i cavalli rimanendo lungamente sulla lettiera la guastino in poco tempo,, ciò che sarebbe in contraddizione con quanto si è detto sinora, non bisogna considerarla come una semplice lettiera per la notte, facendo rimanere per l'intera giornata i cavalli fuori della scuder.ia sopra un duro e disagevole selciato, imperocchè si ricadrebbe in quella condizione che, come si disse, deve ormai aver fin ito il suo tempo, e si rinuncierebbe alla somma dei tanti vantaggi sinora ottenuti. Parlando degli assegni· giornalieri di pagli:.l per Jet· tiera nelle scuderie militari dei vari Stati, si è detto che l'espediente di far mangiare o di lasciar mangiare al cavallo una parte della razione di paglia assegnata per lettiera, è economico ed opportuno; ma conviene perciò far concorrere tutte quelle condizioni necessarie perchè tale espediente non divenga illusorio e forse anche dannoso, Primieramente bisogna che la paglia non solo sia di frumento, ma che abbia il massimo valore nutritivo; in secondo luogo bisogna che la quantità sia tale da soddisfare ad uno scopo senza pregiudizio dell'altro. È constatato che le malattie nei cavalli militari ammontano circa ad una porzione tripla di quella dei cavalli civili , e che non ultima causa ne è certamente la insufficienza della razione alimentare. Nelle scuderie civili, anche a scarsità di altri alimenti, la paglia abbo11da sempre, e quindi il cavallo, che non è soggetto in generale ad una lunga. stabulazione come il cavallo militare, può pascersi continuamente di paglia. Ora la quota di chilog. 3,200, come si accorda da noi, se debba servire tanto per lettiera, quanto per supCONSIDERAZIONI SULLA LETTIERA DEI CAVALLI
CONFERENZE MILITARI
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AN«o xu, VoL, 1v.
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GONFERENZK 'MILITARI -
·CONSIDERAZIONI ECC.
plemento alla razione, è senza d u'bbio insufficiente, giacchè col permettere al ca vallo di consumarne avolonLà, avremo sempre una lettiera scarsa e male conservata. Col fare invece che l'in tera quota veng·e. impiegata esclusivamente come lettiera, si priva il càvallo di un vantaggio alimentare; lo si lascia disoccupato tutto il giorno, ciò che abbiamo veduto essere causa di molti vizi; e lo si obbliga a rimanere sempre attaccato con catena corta, logli endogli quindi gran pàrte di riposo. Si muoverebbe in un cerchio vizioso quando si volesse conseguire una buona lettieta, trascurando il vantaggio alimentare, e poi non si hsciasse godere coinpletarnente i benefidi della buona lettiera ottenuta. 'Bisogna dunque decidere qua1e dei due uffici cui tale paglia 'é destinata si preferisca di sacrificare, oppure convi~ne accrescere l'assegno affine di conseguire ambedue gli scopi. Io accenno solo ad una questione nella quale prevale evidentemente il fatto re economico, e che gli uomini competenti vo rranno ri solvere o coll'aumento della stessa razione foraggio, o con l'assegno di una quota di paglia esclusivamente quale complemenlo alla razione alimentare quotidiana. Mi sembra però che sin d'ora sarebbe il P-aso di studiare, come surroga to dell a pagl ia-lettiera, una sostanza che ne avesse le slesse qualità, ma che non venisse mangiata dal ca vn Ilo. Allora sì che la lettiera si conserverebbe intatta ed il caval lo potrebbe liberamente riposare , È ta-nto ricca in prodotti la 'flora palustre che possiamo rivo]<.Yerci ad .:, essa con fiducia di trovare la soluzione di questo importante problema. Tos,
Cap1'tano nel
1°
GIOVANNI
regg. d' a1·tiglieria.
I
REGOLAMENTI TATTICI PER LA FANTERIA NELLA GUERRA DEL 1870-71
I.
Il carattere e.ssenziale dei regolamenti e delle istruzioni Lattiche prussiane era, ed è, l'offensiva, che dà vita e movimento all'azione, inspira slancio ed ·energia nelle mosse, offre il vantaggio dell'iniziativa, sorprende, scuote, abbatte l'avv~rsario e sola può cogliere splen(lidi allori. Questo carattere offensivo, impresso dalla guerra dell'ind ipendenza ed avvi valo dal cuore di Bliicher e dalla men Le di Scharnhorst, poté essere conservato sul campo tattico nella guerra del 1866, e specialmente in quella -0.el 4870-71. Politica, ordinamento militare, piano di guerra, superiorità di numero, condizic,ni strategiche ... tuJto spingeva all'offensiva tattica. Ma sarebbe stato possibile di mantenere sempre codesta offensiva in condizioni strategiche diverse, contro nemico più attivo, più accorto, più concorde nelle mosse, più arditamente offensivo sul campo di bat:taglia?
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I REGOLAMENTI TATTICI l'ER LA FANTERIA
Ne dubito assai, specialmente perchè difJicilissimo· regolare lo slancio quando il tempestare dei proietti semina ovunque la morte, e quando le perdite accumulandosi in pochi istanti producono colla prostrazione fisica la prostrazione morale. Nelle prime battaglie combattute· contro l'esercito dell'impero i Tedeschi ebbero a soffrire assai più dei Francesi, e ciò malgrado poterono conservare lo slancio offensivo pel ·loro numero, pei loro vantaggi strategici, per la triste situazione dell'avversario. è
II.
Il carattere essenziale invece dei regolamenti e delle istruzioni tattiche francesi era puramente difensivo e la sua applicazione si conservò tale durante tutto il corso della guerra. I fucili di Sadowa aveano turbalo i sonni alla Francia addormentata sugli allori di Solferino. Tutto fu posto fo discussione, organizzazione, armàmento, istruzione· tattica. Sul modo di condurre la lotta di sangue si impegnò una lotta di inchiostro. ~Ia l'esercito francese aveva . perduto i suoi grandi scrittori di tattica. \ Eccetto forse il maresciallo Niel, nessuno spirito veramente superiore ed illuminato dallo, studio del cuore umano e dalla profonda meditazione dei casi di guerra, aveva saputo prendere il dissopra: e dirigere ìa discussione verso una meta praticamente -vera. Le più strane teorie s'ebbero a volta a volta il pri.mato. Gli spiriti pratici, gli ufficiali, o non abbastanza jstrU'iti o non abbastanza curanti, in tanta confusione
1870-7·1 10f lasciarono che l'acqua corresse per la sua chìna e prendendo le cose superficialmente risero dello studio e delle teorie. Le quali, quando non sieno di venute sanguecircolante, spesso producono il più grande dei danni, l'incertezza sul campo di battaglia, dove è meglio agire male decisamente che agir bene tentennando. :1 regolamenti tattici non offrivano che forme elementari ed evoluzioni di piazza d'armi. Nessun principio· tattico, nessuno spirito veramente militare e francese, nessuna larga id ea di guerra ne animava le fredde e vecch ie membra. I generali, i quali nel periodo dal 1866 al 1870 erano venuti succedendosi nel comando del campo di Chàlons, avevano emanato non poche disposizioni per le manovre, nelle qua li si trovavano parecchie regole tattiche assai opportune. Ma ordinari'amente mancando di un principio superiore oscilla vano tra il vecchio ed il nuovo, tra la tattica tedesca e la francese, tra la tattica formale e l'applicata, tra le -considerazioni morali e le materiali. Sotto quest'ultimo rapporto, trascinati da calcoli e da cifre speciose e da una erronea interpretazione della scuola germanica, diedero alle seconde maggior peso che alle prime e si occuparono più della potenza dell'arma di quello che dell o slancio dell'individuo. Il ragionamento correva liscio liscio - difensiva ed offensiva: due parole - due idee. La difensiva è sempre stata la forma più forte del combattim en to, e questa forza è cn::sciuta a mille doppi colle nuove armi. Un colpo di cannone f::emina la morte a tre chilometri di distanza; la palla di trn fucile percorre spazi non mai sognati e tocca dove all'occhio di nessun uomo è dato arrivare. I chassepots per rapidità, radenza, gittata, forza di penetrazione sono . d'<lssai superiori ai fucili prussiani. Perchè non trarne tutto il possibile profitto, perchèparalizzarne l'eflì cacia colle mosse e colle manovre? NELLA. GUERRA DEI,
1Ml
I REGOLAMENTI TATTICI PEn LA FANTERIA
Si scelga una posizione, la si afforzi ai fianchi ed alle spalle, la si copra di trincee, si spingano avanti posti di avviso .... e si attenda l'inevi tnbile assalto. n ' fuoco a grandi distanze ha incontestabili vantaggi. L'avversario non si e ancora frazionato, onde è facile col..:. pirlo senza vederlo; il mistero dell'ignoto esercita una tremenda depressione morale che va crescendo colla vicinan.za dell'obbiettivo di attacco. 11 nerr;iico avanza: cannon i, mitragliere, fucili lo prendono di mira e nefanno strazio. Verrà. il momento dell'esitazione, della sosta, dello scompaginamento, del disordine - allora· avanti al con trattaeco. 1\'Ia in lutto ciò si trascurava la natura del soldato il suo morale, i suoi pregi e le sue debolezze. Il veechi;, s~irito. francese dai Galli in poi spingeva all'attacco; d1sordmato, ammassato, scomposto, furente finché si vuole, ma altamente guerresco perchè offensivo. Bisognava valersi di codesto spirito - disciplinarlo, ordinarlo, piegarlo alle nuove esigenze del combatLirpento. Le armi sono micidialissime ~i lonta no? E se netraggfl profitto per preparare l'attacco; si frazioni la truppa a grandi distanze, si mascherino le mosse, si percorra rapidamente il terreno, si mantenga l'intimo collegamento fra le armi, si avvicendi fuoco e corsa balzando di riparo in riparo; si facciano finte, si scaglino colpi risoluti, si concentrino le forze contro un punto debole, si maturi l'atto risolutivo col fuoco tremendo, col fuoco offensivo. Ecco i principii prevalsi ·in con:;eguenza delle dolorose esperienze e consacrati dai nuovi regolamenti e dalle nuove istruzioni tattiche. ~la durante la guerra la teoria di allendere il ne.., mico di piè fermo pet' poscia con trattaccado ebbe le p~ù ~eplorabiIJ c?~seguenze. Fu generalmente possibile rn sul princ1p10 la resistenza; quasi mai fu pos-
N,•.ELT,A GUERRA ·DEL ~ 870-7·1
,1,03
sibìle su vasta scala il contrattacco. Nel momento decisivo la truppa aveva sprecato tempo, murìizionj, energia fisica e morale. La mancanza di iniziativa, l'incertezza del punto preso di mira, le difficoltà di indovinare l'istante opportuno .... paralizzavano ogni azione. Quindi slegatura nelle mosse, oscillazione. disordine, confusione. Il das ganze Avanciren dei Prussiani gettava il ferro nella bilancia e decideva alla ritirata senza dar tempo all'ene,rgicu azione. Altre cause concorsero ad indurre i Francesi alla difensiva tattica. E lo scoppiare inopinato della guerra, e la difettosa preparazione, e il lento concentramento, e la mancanza di un piano. Il contrasto non poleya essere maggiore. Il soldato francese, destro, intelligente, svelto, spigliato, che portava nel!a mente e ·nel cuore tullo Io slancio, tutto l'entusiasmo, tulla la spensierata energia, tutta la bollente vanità della sua grande nazione . . . . costretto all'inerzia di fronte al calmo tedesco. Tutti i suoi pregi dileguano; non rimangono che i difetti - sopratutto l'eccitamento nervoso, causa di confusione, di panico, di indisciplina.
III.
Le . istruzioni tattiche francesi contenevo.no buoni precetli per occnpare le posizioni d ifensive, e ad esse si deve in parte attribuire le gravi perdite subì te dai Prussiani. Mn non sempre la situazione strategica offre una posizi one corrispondente alle esigenze dell'antica ·e della nuova lattica; cioè sviluppo adatto alla forza, appoggio ai fianchi, liberi movimenti alle. spalle. A
f O.i
I REGOLAHEl.'{T! TATTICI PER. LA PANTERI.\
Worth'. ed a Spicheren le ali sono in aria, e perchè non difese dnl manoHar delle truppe vengono avvi~ luppate. A lUars-la-Tour manca forza al centro il che . ' costringe a mutar fronte ed è causa che un gran success~ taUico si muti in disastro strategico; a Gravelotte 11 fianco destro, non appoggiato, è girato dal corpo sassone. Le istruzioni tattiche prescrivevano lavori di fortifica~ione; e ~urante la guerra si usò ed abusò di questo otumo sped1ente per accrescere le forze e diminuire le perdite. Aspettando sempre l'attacco si aveva tutto l'agio di scavar fosse e di innalzar trincee. Ma i lavori fatti senza un concetto offensivo, se giovaro no moment.aneament6 in qualche punto, contribuirono non • poco .ad im.mobilizzare la difesa ed a paralizzare ogni energica azione. Le istruzioni tattiche dei g1~nerali comandami il ca~po. di Chalons danrno norme acconcie per la distribuzwne delle truppe in un'ordinanza di balla"'lia. Ma i regolamenti di esercizio, sebbene nuovi compilati con vecchie idee, l'abitudine delle manovre teatrali non corrette dalle esercitazioni talliche con nemico contrapposto, inducevano in pratica a soverchio ammassamento. D'o~·din~rio ?essuna. avan?uardia copre la fronte, vela I ordrne d1 ballagha, spia le mosse uemiche. La forma abituale dei Francesi consisteva neÌl'avere in prim~ .Iine~ una densa catena di cacciatori, btin presto, q~1as1 rnoprn~tame~te, travolta nel combauimento;·poco dietro due linee dt colonne di battaglione, sia ad intervalli di spiegamento, sia serrate, facile bersaglio al fuoco concentrico dell'artiglieria, imba,·azzo per O"'ni 0 speci e di manovra. Sarebbe stato possibile di sen-uire le buone norme tattiche, le quali, se nelle con°dizioni di a!Ìora nou
~870-7 1 avrebbero dato la vittoria, certamente avrebbero resa men dura la sconfilla. Ma l'applicazione loro era resa difficile dalle forme regolamentari, lenti, pesanti, formaliste, non avvivate dal fuoco sacro del combattimento. E così mancava l'intimo nesso fra gli esercizi di pace e le norme di guerra; i primi più facili, più conosciuti, più adalli a tutte le intelligenze, erano applicati con maggior scrnpolo - le seconde più la.rghe, più difficili es:gevano mente serena, calcolo pronto, collura militare, conoscenza almeno superficiale dei pri~cipali fattori di guerra. Erano varie, erano discusse e si prestavano a molteplici interpretazioni. A questa ginnastica del cervello non veniva generalmente abituato l'ufficiale francese. E non di rado accadeva che, perduto di vista il mezzo per .Io scopo, egli pigliava dal regolamento di esercizio le forme materiali dimenticando affatto lo spirito delle istruzioni tattiche. NRLLA GUERRA DEL
IV. E qui entro subito nel campo del regolamento di
esercizi. . In Prussia esso perdeva ben di rado di vista la realtà. della guerra; ed è perciò che fino dal 1841 la parte principalissima ne era consacrata all'ordine sparso. La fan teria si schierava su tre righe; ma all'atto pratico la terza riga era destinata a combattere in cacciatori. Generalmente però, sia in piazza d'armi, sia nelle manovre, per timore di lanciarla subito tutta nell'azione si impiegava e miccino, formando con metà .di essa catena e sostegno; e rinforzandola poi man mano con quarLi e con mezzi plotoni.
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I REGOLA1tIENTI TATTICI PER LA FANTERIA
Ma fino nelle prime avvisaglie del 1870 si sentì it bisogno di iniziare il combaltimento con una certa energia e di nutrirlo poi con una certa efficacia. Il soverchio smiuuzzamenlo anziché ritardare accelerava il disordine e produceva sul campo di battaglia un successivo form icolìo, nel quale men pronta ed energica era la mano del capitano e meno decisivi i suoi impulsi al marciare innanzi. Perciò dopo Spicheren e Wéirth si credè opporlUI)O di stendere subito la terza riga e di avanzare poi al soccorso con i nteri plotoni·. Per tal modo l'ordine normale di combatlimento della compagnia veniva ad essere in pratica (e venne poscia stabilito in teoria) di un plotone disteso, uno in sostegno ed uno in riserva. Alt:i precetti tattici elementari poterono essere più o meno fedelment_e eseguiti, ed in ispecie i seguenli: Non si può parlare di direzione immediata e di mantenimento di intervalli e distanze; suprema necessilà impone che jl collegamento non si perda e che le file laterali si vedano. · Ciascuna sezione (squadriglia) costi tuisce un gruppo di fuoco sotto il comando di un graduato. La ?atena in movimento spara solo per eccezione, e in ogni caso contro i sostegni nemici. Sono proibiti· i tiri a grandi distanze. , . I ,movimenti vanno eseguili a passo rapido, spesso alla corsa. Fuori dal raggio del fuoco tullo sta nel mantenere l'ordine; entro il raggio del fuoco nello avanzare ai possibile coperti fino alla migliore portata. Secondo il regolamento riunendosi la lerza riga nel plotone di coda si avrebbe dovuto cominciare e stendere questo; ma il più soventi all'atto pratico per far preslo si lanciava in cacciatori il plotone di testa, e così il plotone di cacciatod (fino a che non veniva il suo turno) formava il sostegno ovvero la riserva.
1870-71 rn7 L'impo'rtanza della compagnia nel combaltimentò era affermata ollre in centp altri modi, anche in qtl'esto che la vera istruzione tattica, la scuola dei cacciatori, si taceva in essa ed era strettamcnle collegata colla istrnzione in ordine chiuso. NELLA! GUIDRRA DEI,
V. Invece in E'rancia l'école des tirailleurs formava quasi oggetto a parte ed era principalmente insegnata nella scuola di plotone. 1'1Iorand aveva scrillo: « L'ammaestramento nell'or« dine sparso comprende in sè tutt~ le scienz.e_ della ~ o·uerra. Falsi e veri attacehi, astuzie, finte, rillrate, « ; ioco colle tn1ppe in serbo, attacr,o, di~~sa , fortifi« cazioni di località; brevemente tutto c10 che può . « fare un generale su vasta sca la, lo può su piccola « scala un capitano d'éclaireiirs ». . . E il maresciallo Niel nel i\868 avveva detto m1rab1lmente: « Quanto meglio un soldato . è addestrato nel· « combattimento ir1 ordine sparso, tanto più pericoloso « diventa al nemico, tanto meno ha da temere delle « sue palle». Eppure un regolamento compilalo dop~ queste esplicite sentenze di due ~lelle surreme autonta militari del1a Francia, dava assai poca importanza all'ordine spnrso. Ogni compagnia, di qualsivo?lia effettivo, f~rma~ a, nelle manovre un plotone. Ogni plotone era d1V1so H~ due sezioni, ripartile in quattro squadriglie, le quali costituivano i gruppi di cacciatori. Ma il tegolament? per essi non conteneva se non prescri~ioni ~·01:malt~ la maggior parLe delle quali non fo mai poss1b1le di
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I REGOLAMENTI TATTICI PER LA FANTERIA
applicare all'atto pratico. E per esserne convinti basta accennare alla marcia a comando vocale di un'intera catena, ai cambiamenti di fronte a comando avanti e perfino indietro, a!Ja sostituzione delle truppe impegnate, alla scrupolosa conservazione dell'allineamento e degli intervalli. Il fuoco si dis.tingueva in da fermo, avanzando, retrocedendo ed appoggiando lateralmente. Nel fuoco da fermo si disti_ngueva. ancora se al comando del capo della catena 1 soldal1 sparassero alle stesse ovvero a diverse. distanze. Se i! tiro non doveva essere troppo uomini celere 11 comandante mdicava il numero deO'Ji 0 di ogni squa~riglia cui spettava eseguirlo, e i caporali all'uopo sceglievano i migliori tiratori. 'fuue disposiz10ni di pace che andarono a rifascio appena ~i fece dav.vero, lasciando gli animi da prima perplessi e confusi, poscia troppo liberi di agire a grado loro. 11 primo ~olpo di fucile sparato a grandi distanze. trascinava dietro un fuoco individuale che cominciato coll'apprensione, continuava colla paura, immobilizzava sul posto i soldati, faceva spreco di munizioni e terminava colla disfatta. L'avanzare sotto il fuoco, secondo il reO'olamento tatLico .francese, doveva aver luoo-o a sbaJzt L'intera l!nea si alza~a a ?ornando, correv: innanzi, si fermava, tleav~ .. .. e_via di s~~u~t?. Quando il terreno lo permetteva il movimento s1 rnmava anche dalle ali e dal centro. E questa evoluzione avrebbe potuto essere di molto gi?vamentò nello avanzare contro una posizione neI~ica. Ma essa non fu quasi mai applicata, sia per il sistema della difensiva imposto od adottato dai Francesi, sia perchè in tempo di pace si usava assai di rado in condizione il meno possibile dissomiglianti da quelle della guerta, sia perchè esigeva maggiore or-
NELLA GUERRA DEL 1870- 71
dine, maggiore disciplina, maggiore istruzione, mag- , giore coesione tattica di quello che generalmente possedeva l'esercito francese. Nel •1868 il maresciallo Niet pubblicò bensì le sue utilissime osservazioni nell'addestramento dei cacciatori, ma per le suddette ragioni furono sementi che assai poco fruttarono pel vero combattimento. Riassumiamole brevemente per vedere la differenza che passa fra precetti tattici e la loro pratica applicazione.
VI.
Il cacciatore deve corrispondere a due esigenze essenziali: stimare le distanze, valersi dei vantaggi del terreno per coprirsi ed avanzare di soppia tto. Tulli i movimenti di fronte al nemico si riducono ai seguenti: ~ 0 Occupare e difendere una posizione. 2° Marciare avanti. 3° Attaccare una linea difesa da una catena. 4° Retrocedere. 5° Fiancheggiare una colonna od un trasporto. Un· soldctt averti en vaitt deux, diceva 'Bugeaud; e però nell'occupazione di una linea gli si dia un'ideadello scopo del combattimento, dei pregi e difetti del terreno, del modo di profittare dei primi e di rimediare ai secondi. Il fuoco ha da farsi soltanto per ordine del comandante l'intera linea, il quale ne regola la celerità ed ìndica il numero degli uom ini di ciascun grnppo che deve sparare: Il comandante del gruppo destina i mi-,.
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I REGOLAMENTI TATTICI ·PE!\ U
FANTERIA.
gliori tiratori, cui spelta di incomiociar:lo lentamente. I sottufficiali indicano le distanze, osservano l'efficacia del tiro e fanno regolare gli. alzi. Nelle mosse avanti alcuni soldati sono specialmente destinati ad esplorare il terreno. Segnalalo il nemico, la catena che segue, senza badare a!l'a lliueamento, si apposta ed apre il fuoco. ~fo.· ,vendo non si spara.· · Si eviti l'attacco di fronte. Si prepari quello contro -un'ala con fuoco ben nutrito e con mosse avvolgenti; si cerchi ingannare il nemico con una finta all'ala opposta; si impieghi parte della riserva ad un colpo di fianco. Il fuoco va concentrato. sopra dati punti; al quale uopo è mestieri va lersi dei migliori tiratori. .Nella ritirata è util issimo usare gli scaglioni: la se· zione che sta ptr ritirarsi condensa i suoi tiri sul ne· rnico, li cessa poi di botto e senza esitazione volge il tergo e via ad un p0sto segnato da uomini di riserva. Alçuni gruppi sui fianchi della posizione possono ritardare la foga dell'avversario. Sono ottimi precetti, valevoli anche nelle guerre avvenire. Sono idee di uno spirito pratico ed intelligente, che conosce la natura del cuore umano e l'efficacia delle armi e che da casi infiniti afferra le reo-ole ge. " nerali e la loro logica applicazione. Unico difetto restringersi alla scuola dei cacciatori, non badando all'armonia fra l'ordine sparso e l'ordine chiuso. In ogni modo all'atto pratico chi si diè per inteso? -Chi si cu rò di di stanze del tiro, di disciplina del fuoco, di esplorazione del terreno, di preparazione di>ll'attacco, di colpi di fianco, di concentramento di proietti, di ritirata a scaglioni? All'-allo pratico, à Spicheren come a Grave lotte, come nelle tre giornate di Belfort, i cacciatori aprirono di propria iniziativa il fuo"co a distanze
NELLA GUERRA. DEL
1870-7•1
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inaudite e lo continuarono febbrilmente fino all'esau- ,rimento delle munizioni e dell'energia morale e fi.:;ica. Dove era il bollente spirito di iniziativa, dove lo -slancio ed il vigore nelle operazioni, dove la coesione e l'armonia dei movimenti tallici, dove il contrattacco potente che sorprendendo il nemico in un movimento -sbagliato avrebbe avuto novanta probabilità su cento .di sgominarlo? l\'Ia, lo ripeto, i precetti tattici non erano passati in suco e sa'ngue dell'esercito · francese perché il regolamento di esercizi non era in accordo coll'ammaestramento tattico, perchè questo si faceva poco e male, e perchè la massima parte deg.li ufficiali, contenti di saper muovere le loro truppe nelle intricate evoluzioni di piazza d'armi, pensavano alla guerra tulto doversi alla fortuna, e fidavano ·ciechi nello scomposto valore della .girande nazione. Secondo essi la guerra, meglio che nei minuti ·ed intricati esercizi tattici, si apprendeva sul vivo là in Africa, fra le gole e fra i burroni del!' Atlante, nella lotta varia, ostinata, giornaliera colle nomadi tribù, nell'esercizio continuo del cornggici e dell'astuzia imposto da quella gara disordinala di agguati, di attacchi e di sorprese. Ma invece delle frolle dei Beduini si avea di fronte i battaglioni. prussiani, invece delle scimitarre e dei fucili a pietra i fuci li ad ago, invece del cavalleresco ma scompigliato modo di combattere degli orientali, fa tattica severa come la natura del paese, logica come una palla di fucile, fredda ed inesorabile come i cal,eoli su cui basano le istruzioni prussiane.
H2
l REGOLAMENTl TATTICI PER LA FANTERIA
VII.
Secondo il regolamento prussiano i sostegni seguivano la catena a plotoni e a mezzi plotoni in linea. Ma nel corso della guerra si riconobbe che bene spesso essi offrivano bersaglio soverchio, male si piegavan0 al terreno e non sempre trova vano su:ffici~nti ripari. Onde non di rado si fecero seguire per fianco e per fila, ovvero a gruppi ed anche in ordine sparso. Dopo la guerra l'Ordine di gabinetto, che introduce le varianti indispensabili nel vecchio regolamento, lascia latitudine ai capitani di usare la forma più acconcia ed il frazionamento più opportuno; ma pone un eccezionalmente alla marcia di · fianco e per fila. E ciò è ragionevole per l'esercito prussiano, il quale mancando del per quattro di fianco verrebbe ad avere soverchio allungamento nei riparti anche piccolissimi; non per noi nè per l'esercito austriaco e francese che marciando normalmente per quattro di fianco possiamo ritrarre molti vantaggi tattici da una forma cosi elastica, così piegh·evole, così fa~ile a scomporsi ed ariformarsi, a superare ed a valersi a difesa degli ostacoli coprenti. Il modo di procedere a sbalzi, prescritto dal regolamento francese, fu più sovente impiegato daiPrnssiani. Ma lo spediente, adottato li per lì come lo esigevan0 i bisogni di guerra, non polè essere applicato con sufficiente regolarità. Per confessione di molti ufficiali tedeschi l'affare più scabroso non stava nel condurre gli uomini all'attacco, ma nello snidarli dai loro ap- · postamenti per iniziarlo.
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113 NELLA GUERRA DEL 1870-71 All'atto pratico vediamo le schiere tedesche sciogliersi in cacciatori, procedere a sbalzi, talvolta con catene che si succedono, talaltra a scaglioni, soventi a sciami che man mano si sminuzzano per traversare alla corsa un terreno scoperto e si raccolgono poi sempre avanti dietro qualche riparo; prendono lena, fanno fuoco~ stornano l'attenzione ed i tiri del nemico, balzano d1 nuovo avanti, circuiscono la posizione e la conquistano. E frattanto molti sono i caduti per morti e ferite, e non pochi i pauros( che stando appiattati fingono di esserlo; frattanto le schiere ~i unis~ono, s~ confondono, si mescolano e spesso spariscono 1 legami fra le compagnie, i battaglioni, i reggimenti e perfino fra le brigate e le divisioni. Nel secondo periodo della campagna i Francesi cercarono vari spedienti per poter in qualche modo muovere con un certo ordine le loro linee di cacciatori. Ma oo-ni ordine era impossibile con soldati poco istrutti, o . . . con ufficiali non abituati a manovrare m cacc1ator1 contro nemico saldo, addestrato e baldanzoso per le inaudite vittorie. Cosi in nessun posto, e molto meno nella grande battaglia di Le Mans, si poterono applicare le. ist_r~zioni del generale Chanzy, di stendere in sul prmc~p1 ? dell'azione due catene di cacciatori allo scopo d1 diminuire le perdite e di avere in pari tempo impulso vigoroso pel primo slancio avanti. La seconda catena, non abbastanza in mano dei capi, o faceva fuoco sulla , prima o si confondeva con essa alle prime f~cilate. Essa doveva segui re la prima a 600 metri; 600 metri più indietro dovevano venire colonne poco profonde e 600 metri ancora più indietro e negli intervalli altre piccole r,olonne. L'ordinanza ven·iva perciò· ad avere una profondità di 1800 metri ed una formazione quasi a scacchiera. Ma occorrevano truppe ANNO XXI, VoL. 1v.
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ben più destre, meglio comandate e meglio disciplinate perchè fosse possibile il maneggio delle quattro linee e il soccorso reciproco che dovevano prestarsi , e come tulli sanno l'armata della Loira era compos.ta di pochi rimasugli dell'esercito francese e di molti battaglioni imp.rovvisati (forante l'infuriar della guerra. Un altro sistema fu quello proposto dal generale Deligny ed usato in pochi incontri con mediocre successo. Una _linea sottile di cacciatori; a tergo a 600 metri una linea di plotoni chiusi con intervalli eguali a due volte la fronte, e dietrn essi a 600 metri le riserve in linea di colonna. L'idea delle due catene sorrise eziandio ai Tedeschi quando la loro superiorità morale permise di arrischiare prove sul campo di battaglia. E codesti esperimenti furono continuati in tempo di pace, senza tuttavia venire accettati quale ordinanza normale dal celebre Ordine di gabinetto 19 marzo 18,3. Trattando della scuola dei cacciatori, a forza ho dovuto entrare nella teoria del combattimento. Ora torniamo un po' indietro alla pura tattica formale.
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VIII. Prima della guerra in Francia l'importanza tattica della compagnia era affatto disconosci\lta. Forse essa era troppo debole, forse non si fidava abbastanza sull'abilità dei capitani, forse si credeva poterla vantaggiosamente sostituire colla divisione (due compagnie) che doveva manovrare come un battaglione. Ma durante la guerra l'importanza della compagnia, la quale nei brevi lampi di prospera sorte e nel co-
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stante infuriare dell'avversa, si raccoglieva instintivamente intorno al suo capitano, s'impose a forza. Tutte le idee furono radicalmente mutate; e nel nuovo regolamento di esercizi la famiglia amministrativa ed educati va della truppa venne esplicitamente innalzata ad unità di combattimento. << L'istruzione e l'educa« zione militare si danno realmente nella compagnia ; « la missione del capitano è della massima impor« tanza » dicono le basi dell'istruzione pubblicata nello scorso anno. l\la se la compagnia è generalmente r iconosciuta come unità di combattimento, il battaglioné è, e rimane tanto in Francia quanto in Prussia l'unità tattica per eccellenza. Prima del ,J870 l'ordinanza, direi normale, della fanteria prussiana era,: come lo indica il . nome, la colonna di attacco (Ang1·ilfs Colonne). Essa viene formata dal · mezzo battaglione di destra piegato sul plotone di sinistra. e dal mezzo battaglione di sinistra piegato sul ploto~e di destra. Ha apparentemente molta anal?gia colle vecchie colonne sul centro nostre e francesi col vantaO'gio essenzialissimo, che le sezioni non si fon0 dono una nell'altra, ma ciascun capitano conserva il comando dei suoi soldati formando i plotoni di una compagnia un nucleo speciale. Codesta colonna si presta egregiamente al successivo frazionamento in ordinanza per ala, e senza essere meno compatta, è assai più mobile e più flessibile della pesante colonna di battaglione per compagnia. Tuttavia· male incolse a chi voll~ adoperarla anche a distanza rispettabile dal fuoco dei chassepots. All'indomani delle stragi di S.t-Pl'ivat ( 19 agosto '1870) un ordine del quartier generale supremo imponeva di usare sotto il fuoco nemico esclusivamente le colonne di compagnia o di mezzo battaglione, e di evitare al possibile gli attacchi diretti. 1
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Perciò, malgrado l'amore tradizjonale dei Prussiani per la loro vecchia colonna, essa fu tenuta quale ordinanza di riserva o tutt'al più di seconda schiera , serbandosi per la prima schiera le frazionate colonne di compagnia. Queste prima di cominciare l'azione sono disposte, secondo il regolamento tattico , in modo che le due centrali riescono appajate, le due d'ala separate a distanza di spiegamento. Nel corso dell'azione le compagnie d'ala avanzano dì 150 passi e stendono d' altrettanto innanzi i loro cacciatori, ovvero si formano su tre linee come ho detto sopra. Ne risulta così una ordinanza per ala su tre ovvero su quattro linee, mirabilmente acconcia al soccorso successivo, alla difesa mediata ed immediata, al collegamento dell'azione autonoma dei comandanti le singole compagnie, al bisogno dì riserva per lo sforzo supremo. Ma non facile nè spedito era passarvi dall' ordine di marcia; e codesto inevitabile inconveniente, e l'indole inopinata ed offensiva dei combattimenti, e l' assenza di un piano tattico impedirono il più sovente di prendere prima del combattimento questa forma preparatoria che avrebbe meglio garantito l'ordine e ritardato il mescolamento. Il più delle volte le compagnie procedevano tosto al fuoco prendendo l'ordinanza imposta dal terreno e dalle condizioni del combattimento. Così un battaglione di fucilieri nella battaglia di Spicheren marcia all'attacco del Rothe Berg in una sola linea con intervalli fra le compagnie di 80 passi e coi plotoni di cacciatori spiegati da 150 a 200 passi dinanzi il fronte. In questa formazione percorre la bassura scoperta situata fra il Rupperts Berg e il Galgen Berg (1400 passi di lunghezza). 'Le perdite si accumulano ad ogni istante, ma le file diradate si serrano e, senza oscillare, con s lancio eroico si raggiunge il piede del poggio. È im-
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possibile salirlo. Si deve appiattarsi alla meglio ed attendere l'esito di un attacco di fianco che intraprende un altro battaglione. La fanteria francese potè, durante tutta la guerra, valersi della sua colonna di battaglione; ma con grande spreco di forze e di mobilità'. Essa corrisponde a capello alla colonna serrata ed a mezza distanza per compagnia, alla quale fortunatamente da noi si è aggiunto la linea di colonne.di compagnia in ordine ristretto. È lenta nella formazione e negli ·spiegamenti, è poco :flessibile, male si adatta al terreno, presenta l:110 grosso bersaglio, imprigiona l'una nell'altra le compagnie e toglie loro l' autonomia indispensabilmente richiesta dal frazion·arsi dell'odierno combattimento. l'tla vi si era tanto abituati; e d'altronde come mutare nel cors·o di una guerra così disastrosa? Il nuovo regolamento francese prescrive che il battaglione sia disposto in quattro linee, cioè: 1° La catena dei cacciatori; 2° I rinforzi; 3° I sostegni; 4° La riserva. Le tre prime·, ordinariamente fornite da due compagnie l'una a lato dell'altra, costituiscono la linea di combattimento, e sono in ciascuna compagnia coman-· date dal capita'Ilo. La cl istanza fra le linee è grandissima, ed oserei dire soverchia. La profondità intera del battaglione raggiunge un chilometro, mentre da noi non tocca la metà. Forse la più pratica soluzione starebbe in una media normale di 7 ad 800 metri. Ad ogni modo i sostegni o rinforzi devono essere tenuti il più lontano possibile dalla catena, altrimenti l'esperienza dimostra (come osserva il maggiore Boguslawsky) che vengono subito coinvolti nel combattimento.
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1870-7•1 H9 La scuola di battaglione del regolamento tattico francese del 1869, che di 130 pagine ne consacrava quattro all'ordine sparso, aveva due specie di quadrati; vale a dire la complicata colonna contro la cavalleria ed il quadrato propriamente detto. Ma sul campo di battaglia le truppe _attaccate dalla cavalleria o si dispersero, o formarono piccoli gruppi, nè quasi mai trovarono occasione, tempo e calma sufficiente per piegarsi nell'una o nell'altra specie di quadrato o massa, che le avrebbe esposte allo sterminÌo dell'artiglieria prussiana. Alla battaglia di Beaume la Rolande la fanteria francese spiegata, sebbene già poco salda ed in terreno piano, seppe sventare qualsiasi attacco della cavalleria nemica. Dopo la guerra il, regolamento in corso di stampa (1) dice nella scuola di compagnia: « Tutte le formazioni « sono buone contro la cavalleria, se i soldati sanno « valersj con calma del loro fucile ed aspettare a buon « tiro il nemico». Quando una colonna di compagnia sia sorpresa da una carica di cavalleria si forma la colonna contro la cavalle1·ia, corrispondente all'antica nostra massa in difesa. NELLA GUERRA DEL
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IX. Contro la cavalleria il regolamento tattico prussiano aveva il quadrato di compagnia e di battaglione. Unici comandi: {01-rnate il quadrato e quadrato pronto. Tuttavia, malgrado la semplicità della prescrizione e la prontezza dell'esecuzione, in tulta intera la guerra del 1870-71 non trovo menzione di quadrato di battaglione. I Prussiani preferirono sempre seguire lo spirito dell' ammaestramento pel servizio di campagna, il quale diceva fra le altre cose: « La fanteria che scompigliata ~ dal fuoco vicino dell'artiglieria o da un attacco non « riescito è costretta a ripiegare per un piano sco« perto e per lungo tratto, offre naturalmente alla ca~ valleria maggior speranza di successo della fanteria 4 calma e sdegnosa ùi piegarsi in quadrato ». E così alla battaglia di Worth i fanti prussiani in ordine sparso accolsero senza scomporsi gli attacchi impetuosi della brigata dei corazzieri 1\'lichel e della brigata degli ulani Nansouty e ne fecero strazio. È ben naturale che poscia seguissero lo stesso sistema, avvalorato dall'esperienza, contro nemico più scosso, più disordinato, incapace di servirsi dell'unico mezzo che permette ornai l'attacco della cavalleria, della sorpresa. Dopo la guerra questo principio venne prudente:mente instillato da!l'.Ordine di Gabinetto, il quale cosi si esprime: « Un altacco di cavalleria può essere ac« colto anche in altro modo che in quadrato. Fa duopo « avvertire le truppe dell'avvicinarsi della cavalleria « mediante il segnale di attenti, al quale i capi ordì« nano la più opportuna formazione». 1
X. Il regolamento tattico prussiano contiene una parte dedicata al combattimento di un battaglione con spe-
ciale riguardo al còmpìto della terza 1·iga ed all'impiego delle colonne di compagnia. È la parte che potè
(4) L'articolo è del febbraio dell'anno c.orrente.
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essere applicata durante tutto il corso della guerra è contribuì non poco agli splendidi successi delle armi tedesche . Quando sia impossibile di attaccare il nemico di fianco ed in pari tempo tenerlo a bada di fronte, si cerca di rovesciarlo col corrergli addosso in catene di cacciatori al massimo rinforzate . I singoli uomini o gruppi si lanciano in g11isa da giungere in linea sciolta, oppure il capo prescrive loro uno o più punti di riunione verso la posizione nemica. Essi traversano il terreno dominato dal fuoco in ordine sparpagliato, ed in sezioni più o meno aperte, ma sempre sotto l'immediato comando dei loro capi, si condensano contro la linea nemica per rovesciarla o per respingerne i sostegni. Si esercitino (prosegue il regolamento) sempt·e le truppe ponendole le une contro le altre; si sollevi l'e~ ne.rgia ed il coraggio del fante, mostrandogli la sua superiorità sul cavaliere; si impieghi il fuoco a brnvi distanze, il fuoco concentrico, il fuoco offensivo; si tenga a bada il nemico di fronte e lo si attacchi nel fianco; si imp ari a valersi <lel terreno che ovunque offre vantaggi; si agisca offensivamente con accordo tattico, collegamento di riparti, slancio, rap idità, vigore. Sono questi precetti, così larghi, così elastici, così adatbi all'istruzione ed allo spirito di iniziativa degli ufficiali ed alla disciplina dei soldati, che resero possibile, dopo la lezione di Gravelotte, un modo di combattere più, leggiero, più spigliato, più frazio nato, più lesto, più acconcio alle nuove condizioni di guerra ed alle armi nemiche. Non occorreva mutar forme regolamentarj; bastava dimenticare le an tiquate e pigliare le più opportune. Lo spirito non mutava. Era lo spirito di Bliicher trasfuso in un regolamento, di Blucher il quale nel ~ 8·1 5 diceva orgogliosamente
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ai suoi soldati: « L'esperienza dimostra che l'esercito « francese non può resistere alla punta delle nostre « baionette ». È quello spirito che risuscita le morte forme, che penetra nel cuore del giovane soldato, che ne scioglie le torpide membra, che ne desta il tardo intelletto, che lo riscalda, lo anima, lo eleva e lo prepara al grande dramma della battagl ia. Il regolamento tattico francese del 1869 aveva conservata buona parte delle vecchie evoluzioni, persino il fronte indiet1·0 in battaglia; e tutto l'arsenale di guide, di guidoni e di ifldicanti che ritardano le evoluzioni, fanno girare il capo, assorbono un tem po enorme e tolgono alla manovra ogni lontanissima idea del combattimento. È inutile dire come tutto ciò andasse a rifascio. E insieme andarono anche i vecchiumi del regolamento prussiano, come le contromarcie, le evoluzioni su tre righ e, gli spiegamenti complicati.
XI.
La scuola di reggimento francese, come il rimanente del regolamento tattico, male si acconciava alla realtà della guerra. A dimostrare l'ordine di idee che ne avea inspirato la compilazione valga un solo comando diviso in tre punti che doveva essere dato a voce a parecchi battaglioni: 1° Ligne de bataille sur le deuroième bataillon. 2° Pa1· bataillon à distance de section su1· le deuxième bataillon vers la gauche à intervalle de trente
pas en avant en bataille. 3° J[arche.
422 l REGOLAMENTI 'TATTICI PER LA FANTERIA li regolamento prussiano invece riduceva i comandi a pochi segnali ed a semplici indicaiioni. L'ordine ristretto (Rendez-vous) fu impiegato, come è prescritto, durante la campagna per raccogliere le truppe destinate ad intraprendere una marcia o ad iniziare una evoluzione. Rare volte il tempo, il terreno e le circostanze permisero di prepararsi regolarmente all'azione col di, sporre come era prescritto la brigata sopra tre schiere. Perocchè nel primo periodo della guerra le compagnie ed i battaglioni erano coinvolti nel combattimento appena giungevano sul posto, e nel secondo periodo occorreva spessissimo di assottigliare l'ordinanza a scapito della profondità e delle riserve. E ciò si poteva arrischiare vista la poca consistenza e l'imperizia di manovrare dell'avversario. Nel corso dell'azione, nelle inevitabili pause de-I combattimento, si cercava in generale (come era anche prescritto dai regolamenti tattici) di ristabilire l'ordine e di assumere un'ordinanza che il meno possibile si discostasse dalla normale. Così a Sedan verso mezzogiorno, dopo una lotta lunga ed ardent~ di sei ore, i reggimenti e le brigate erano me:colate rn mo.do che veniva a mancare ogni legame tattico. Allora, m attesa del contrattacco nemico si fe' sosta e si diedero gli ordini più urgenti per ri~tabilire le forme tattiche. Immediatamente appresso, uno sguardo al piano della battaglia, annesso aìla narrazione ufficiale, ci fa vedere Daygny occupalo secondo i precetti reO'olamen0 tari in questo modo: In pr~ma schi'era sei compagnie distese sopra una fronte dr 700 passi circa, appostate dietro il fiumicello Givonne, cope~t~ di cacciatori e sostenute un 100 passi a ~ergo e negl_i rnterv:alli da tre altre compagnie, una spiegata, due m colonna. ·
1870-71 123 In seconda schiera, a sostegno dell'ala destra, un battaglione in colonna d'attacco coperto ?alle case? a sosteO'OO dell'ala sinistra cinque colonne d1 compagme scagli;na te. Il terreno permette che la seconda schiera non sia lontana dalla prima più di 300 passi. A sinistra ancora, e più indietro, coperto dalle pieghe del terreno, un battaO'lione e due compagnie in ordine chiuso. In rise~·va 600 passi dietro il centro e coperti dalle case, dai boschi e dalle ondulazioni del terreno, due battaglioni in colonna di attaccù in ordine r! stretto. La distanza regolamenlare delle due schiere della brigata in ordinanza di battaglia era di 4-00 passi; ma nel corso della campagna essa fu riconosciuta insutlìciente ad evitare per·dite demoralizzanti. Come pure furono riconosciuti soverchi i bersagli offerti dalla seconda schiera condensata in colonne di attacco; di . maniera che l'Ordine di gabinetto del 19 marzo 487Sperrnetle non solo di formarla in_ c~lonna di compagnia, ma eziandio di spiega:la rn _lm.ea, ovvero di romperle in mezzi plotoni ed m sez1om. . . La ritirata, secondo il regolamento tattico, s1 eseguisce in colonne di compagnie coperte da fitte catene di cacciatori. Allorchè la prima schiera debba essere . raccolta dalla seconda, questa si spiega, sia sul posto sia avanzando. In a~nbo i casi la prima schiera si ritira per gli intervalli, i cacciatori sgombran.o la !i·o~t~ ed i battaglioni sparano a comando. La schiera m r1t1rata si ferma a 200 passi a tergo e volge il fron_te. Se l'ay~ versario incalza essa si slancia per le ah o per gh intervalli al contrattacco. I Prussiani non ebbero alcuna occasione di applicare codesta splendida evoluzione di piazza d'armi; rna con tutta la loro calma sarebbe stata ess_a possibile ne1Ia febbre di un insuccesso, nel disordine di una ritirata, sotto il tempestar delle palle di un nemico baldanzosoNELLA GUERRA DEL
... 424, I fiEGOLAMENTl TATTICI PER LA FANTERIA della vittoria che già gli sorride e gli stende la mano? E inutile ripetere che giammai si ebbe occasione di sperimentare sul campo di baltaglia e i passaggi di linea, e i cambiamenti di fronte, e le evoluzioni a sca.glioni ed a scacchiera, alle quali tuttavia il regolamento :tattico prussiano non consacrava che poche parole.
XII. Frutto delle esperienze· tattiche del 11870-7,1 è il più volte rammentato regolamento francese in corso di stampa. Si legga la bella relazione che Jo precede e che a buon diritto può considerarsi come il più utile, il più pratico, il più semplice sunto della tattica elementare odierna della fanteria. È impossibile muoversi e combattere in ordine chiuso nella zona efficace del fuoco nemico. La compagnia deve avere iniziativa ed attività propria; ma in intima armonia col battaglione, il quale ornai è impossibile sia soggetto al comando a vooe, al contatto dei gomiti, alla durezza della linea, alla scrupolosa esattezza deo-li 0 atti e delle mosse. Che giova nel fato dar di cozzo? Nell'istruzione del soldato tutto deve mirare allo scopo supremo di ogni ordinamento militare, alla battaglia. E nella battaglia decide il fuoco, sia nella preparazione dell'attacco ' . sia nell'attacco stesso, sia nella difesa. A togliere, per' quanto si può, la debolezza inerente alla difesa la si faccia sempre attiva e combinata coi contrattacchi. La manovra in ordine sparso, la vera manovra di guerra deve sempre eseguirsi sul terreno come lo dà la natura e come lo ha fatto la coltivazione. I movr-
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menti serrati hanno la loro importanza per abituare all'ordine, alla disciplina, all'azione comune. Ma tabula rasa di tutte le evoluzioni complicate. Fin nella còtnpagnia le esercitazioni hanno sempre luogo contro nemico segnato e rappresentato ed in base ad un tema tattico, semplice e razionale. Il contrasto tra il regolamento antico e queste teorie esposte nella relazionPv del nuovo è assai bene marcato. Là formalismo, simmetria, materia; qui iniziativa, flessibilità, spirito. Là complicazioni e difficoltà; qui semplicità e logica. Là lentezza compassata, qui energica azione; là spettacolo teatrale, qui immagine, di vero combatLimeiito. ' E immagine di vero combattimento sono le Considerazioni generali del regolamento tattico prussiano. Esse lasciano libertà di impiegare i battaglioni nella direzione che, meglio quadra. Consigliano la manovra per ala, utilissima quando si richiede sostegno ai fianchi, soccorso reciproco, avvivamento suc,;essivo della lotta, e quando dalla linea di battaglia emergono due punti distinti di attacco o di difesa. Insegnano la prudente ripartizione ed il concentramento dei colpi contro un punto debole dell'avversario; l'attacco e l'avvilup.pamento dei fianchi nemici; la guardia e la difesa dei propri. Spingono alla perseveranza, aJla decisione, all'autonomia nel comando, all'armonia nelle mosse, all'energica offensiva, conaizione suprema di ogni successo.
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IUVISTA BIBLIOGRAFICA
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
La Rivista marittima. - Ottobre 1876, fascicolo X. Roma,
tipqgrafia Barbèra. Nell'aprile del 1868 ve11ne alla luce la Rivista marittima, in un'epoca in cui tanto appassionatamente e discordemente si ragionava di marina, e senza pretese e in modesto formato, s'intrGmetteva nelle biblioteche pubbliche e nelle private raccolte di libri. Era nata in un momento assai opportuno, quando appunto bisognava risollevare tra noi l'amore per le cose del mare, render più diffusa la conoscenza dei progressi delle sc·.ienze nautiche, e dare maggiore impulso allo s tudio di esse. Sotto propizi auspici iniziò l'opera sua, e ben presto la varietà e serietà degli argomenti che in essa si vennero man mano trattando, spesso con ampia dottrina e sicurezza di giudizio, valsero a meritarle il plauso di tutti i suoi lettori e ~d ~ccrescerne il numero. Ora i suoi 103 fascicoli già pub: bhcati aUestano nove anni di vigorosa .e sapiente esistenza, continuamente alimentata dall'attività di competenti inO'eO'ni ò l 00, . e d oggi pu auermars1 c 1e è una delle migliori pubblicazioni congeneri che si abbia fra noi, che non lascia invidiare altre simili straniere. Una bibliog1;afia quindi, che pretendesse oggi illustrare questa coD:pilazione, giungerebbe anéhe troppo tardi per portar vasi a Samo, come s uol dirsi, essendo detta Rivista ornai nota abbastanza; nondimeno, ove una tale illustrazione potesse avere qualche opportunità, basterebbe a ofostifìcarla il solo indice generale alfabetico analitico dei 93 fas~icoli usciti du1'ante gli anni 1868-1875, testè pubblicato coi tipi del Barbèra. Non pochi nomi di autorevoli scrittori che vi. si leO'gono b .C{'
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e. l'il~porta_nza delle . questioni che si svolsero nel periodico d1 cm parliamo, add1mostrano quanto esso sia utile così ai dotti nelle scienze marittime, come a quelli che sono s tudiosi di esse. È insomma una vera palestra scientifica, dove in libero e vasto campo si espongono i risultati cli severi studi sui problemi di maggiore attualità, concernenti l'arti(l'lieria . ,:, ' le diverse marine, le navi nazionali ed estere, le loro costruzioni, . gl1 armamenti, la nautica, l'astronomia, ecc., lasciandone t~tta la responsabilità agli autori; la qual cosa assai conferisce al largo e indipendente sviluppo degli argomenti. Scorr~ndo rapidamente coll'occhio qndice generale delle materie s1 vede quanto lavoro si venne accumulando nella raccolta di queste mensili pubblicazioni, che anche dopo qualche tempo possono essere consultate con profitto. Il fascicolo venuto fuori in questo mese contiene uno studio cli E. DE GAETANJ intitolato La fabbT·icazione dei cannoni in Rus_sia, eh~ è una storia concisa delle diverse specie di cannoni che s1 adottarono in quello Stato cioè di O'hisa di acciaio, di ferro, di bronzo. Vi si parla i~ giusti l~ili dei vari sistemi di fusione; vi sono due tavole illustrative, e si accenna alle principali esperienze fatte per perfezionare i metodi di fabl;>ricazione, non trascurando le migliori ragioni che militano a loro favore. Seguono quindi: una memoria del prof. PASQUALE MAGLI O Sul modo di correçJgere le posizioni degli albe1·i delle navi, nella quale si propongono e si risolvono con formole matematiche problemi relativi al soggetto: la continuazione di uno studio di CARLO MA~CHESE Sulle polveri fulminanti, argomento molto discusso e tanto va1·iamente dimostrato: uno scritto sul Tempo fra i fropici tradotto dall'inglese, nel quale sono riassunte le principali di quelle osservazioni che il comandante Toynbee raccolse e che il comitato meteoroloo'ico . ,:, mglese ba voluto pubblicare. In questo articolo trovansi interessantissime notizie sulla pressione barometrica nella parte settentrionale e meridionale dell'equatore, sull'inLensità e va.: riabilità dei venti in. quella zona, sulla temperatura del mare, sulle cause, la forza e la direzione delle correnti da renderne utile e piacevole la lettura anche a chi non' si conta fra i navigatori. . · Viene inoltre una memoria tradotta dall'inglese di E. F;cKERSLEY, ingegnere capo della R. marina brittannica, -intorno ai Metodi per riconoscere l'efficacia relativa dei carboni
per uso della naoigazione, la quale ha per iscopo di dimostrare quanto importi per la buona navigazione ed economia il saper distinguere le diverse qualità di carbone, di questa materia che è tani.a parte del moderno commercio. Sui metodi però che si propongono, sebbene riconosciuti in gran parte utili, pare vi siano ancora opinioni controverse. Infine la parte II delle Isi1·u:::ioni scientifiche pei viaggiatori del prof. A. ISSEL e la cronaca chiudono l'elegante volumetto.
Da• l>t!u•che li'eld-.4rlillerlt!-lllatn-ial vom lahre 18'7 3. ( Il materiale di artiglieria da campagna tedesco mod.
1873) per R. W1LLE capitano d'artiglieria. - Berlino, 1876.!A, Bath. (pag. 126).
Tolta la prescrizione ministeriale di mantenere sul nuovo materiale d'artiglieria da campagna tedesco un rigoroso silenzio, sorse generale desiderio di avere una descrizione completa, uniforme e nello stesso tempo succinta del medesimo. Il capitano d'artiglieria R. WrLLEdell'esercito prussiano, con sollecita premura, ha cercato di corrispondere al desiderio espresso dalla società militare colla pubblicazione di questo lavoro, che comprende una descrizione esatta del nuovo materiale, senza entrare nel largo ed intricato campo dello discussioni tecniche. Quantunque l'A . reclami l'indulgenza del lettore per i difetti di esposizione e le omissioni da atll'ibuirsi alle angustie del tempo, pure il libro è commendevole assai per ordine e per esattezza. Esso è diviso in XII capitoli, corrispondenti alle diverse categorie del materiale; cannoni, cioè, munizioni, affusti, carreggio, regole di tiro, manutenzione delle bocche da fuoco, servizio, ecc. L' A. non dà eguale sviluppo alle singole parli del suo lavoro descrivendole tutte e minutamente, ma sorvolando sopra certe cose, si compiace trattenersi sopra quelle che caratLerizzano ciascuna categoria. A maggiore chiarezza di quanto va osponentlo ha intercalato nel testo 24 figure di parti del materiale a scala graduale. In fine del libro due tavole rappresentano in figura prospettica la parte superiore del cofano dell'avantreno, e quella del-
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BlllLIOGllAFICA
RIVISTA
l'allogamento èlcgli oggetti ùì ricambio del pezzo, disposti nel cofano dell'avantreno stesso. Tu tte le figuro sono ~seguile con una nitidezza singolare. Appena fu adottato il nuovo materiale d'artiglieria da campagna ledesco, i periodici militari degli altri paesi andavano a gara n~l ~iportare descrizioni e notizie sul medesimo, le quali, sovenltss1mo provenendo da fonti non troppo autorevoli ingeneravano errori e falsi apprezzamenti. ' Jnesalto era specialmen to quanto si sapeva sulla costruzione della bocca da Cuoco e s ul numero delle va l'ie specie di munizioni trasporta te in campagna. La p~bblicazione ~lei capitano R. \Ville giunge a proposito per rett1/lcare codesti errori infllLrali eziandio nelle nostre pubblicazioni. Onde è prezzo dell'opera riportare qualche dato che serva a raddrizzare alcuno storte idee. 11 cannone è cost.ruito mercè dne tubi cl'accioio l'uno l'or· zalo nell'altro presso a poco come nel sistema Fr;ser. 11 tubo este~no è di minore lunghezza dell'interno, e lo abbraccia perciò solo dalla culatta fino a pochi centimetri avanti a-Ji orecchioni. Posteriormente poi, cioè il prisma di culatta/è coslituHo esclusivamente [dall'ingrossamento del tubo esterno cessando l'altro al punto d'incastro dell'anello dell'anima. ' P er questo modo di costruzione si è tenuto calcolo nello stabilire le dimensioni ed i rapporti cl"espansionc delle Ie()'()'i che regolano la cerchintura dc' cannoni, procurando alla°bocca da fuoco una resistenza maggiot'e di quellR che $i può avere nell'allestimento del cannone di un solo pezzo di eguali dimensioni. 11 modo di preparazione di questi tubi e della loro unione rimangono un segreto della fabbric<l Krupp, al quale l'autore non si cura di togliere il velo. I due cannoni (pesante e leggero) non differiscono fra di loro per nulla nella costruzione, ma semplicemente nel c.alib1·0 e nel peso. . R)guardo al munizionamento ricorderemo che i proielli lanciati tanto dal cannone du 9 cent. quanto du quello da 8 cent., sono: la granata (a doppia parete), lo shrapnel e la scatola cli mitraglia del seguente peso e dimensioni:
' ANNO xxi, YoL. 1v.
. 9,
130
Granata
RIVISTA
l
Shrapnol { Scatola
BIBL_IOG I.\AFICA
Il numero delle munizioni contenute ne' cofani del nuovo mater~al,e n on essendo sufficiente al le esigenze della nuova tattica · sanzionala da!Je esperienzedell'ullima guerra, si è dovuto aumentare di altri 2 i cassoni nelle batterie, cli modo che l'aLLuale formazione di unu balteda mobilizzata risulta come segue: 6 pezzi . 1 modello 1873· 8 casson1 j ' 1 carro da, batteria N . 1 / ,, ,, 2 I modello 1869-73; 1 ,,
da 8 ceut... da 9 ceut.. . da 8 cent. . . da 9 ceut ...
I da cent. 7 ..
di mitraglia( da cent. 9 . .
193
19,0
122
16,7
8,15
!122
200
16,7
5,0
235
76
46
28.6
7,50
285
76
70
27,5
1
Crediamo ulite cli riprodurre pure lo specchio delle munizioni contenute nell'avantreno e nercassonc di amendue i calibri, essendo specialmente sulla quanliLà e pl'oporzione delle varie specie di questi proietti, che divergono le notizie date dai differe nti periodici.
Grauate. .
24
20
Shrapnels.
12
10
• 36
3
1869;
»
Totale colpi
per pezzo 104
44
I) ))
•
5 '/, 162
922 per pezzo 153
2 / 0
o
centimetri centimetl'i
Totale
»
Granalo . G24 Shrapnels 264 Scatole a mi Lraglia. 31 Cartoc.ci a polvere di chil. 1,25 . 972
____,____.,..--_
da
»
Batteria a cavallo (da 8 ceni.).
Cofano dell'anntreno da 8
»
1 fucina da campagna » 1869-73. Sono 18 carri Lrainati Lutti da sei cavalli. In seguito a questo accrescimenLo di traino il muniziona·mento trasporta.Lo da u na batteria risu lta:
Batteria da campagna (da 9 cent.).
Grano.te. Shrapneis Scatole a mitraglio.. Cartocci a pòl vere di chil. ·J,5
30
---
Totale colpi
93 11, 36 .,.
560 p er pezzo
220 34
8!)0 814
"
5 .,.
D
))
148 '/n
- -
per pezzo 135 .,.
Co rano del ca~sone da 8
da 9
centimetri centimetri
Granate. .
36
35
Sbrapnels .
Hl
10
4S
45
Totale
OUr e questi p1•oielti, vi s ono uncora 3 scaLole a miLraglia por pezzo, allogate 1 nell'affusto e 2 nell'avantreno esternamente al cofano in un astuccio porta scatola a mitraglia.
Nell'IX• capitolo troviamo in d ue specchi gli elementi balistici del tiro, cioè gli angoli di elevazione, quelli di caduta, lo spazio ba ttuto per un b er saglio di fanteria ('1m,80 di altezza) e J e velocità. restanti delle granate alle diverse distanze comprese fra '100 a 7000'"; le elevazioni e le altezze di scoppio a 50· di dis tam::a.dal bersaglio degli shrapnels alle distanze da 100 a
2500m.
.
Un terzo specchio contiene la probabilità di colpire colle grana te, rappresentata dalle dimensioni c;lel bersaglio che contiene il 50 per cento dei colpi sparali alle sovraindicate di.stanze.
BIBLI0G·RAF1GA
RIVISTA
Questo capitolo, spoglio di osservazioni e schiarimenti, si limita troppo ai semplici dati di tiro col proiettile non scoppiante;. nulla curandosi dell'efficacia del medesimo. Jnoltre silenzio·, completo s ul tiro di mitraglia. Il x• capitolo che tratta della manutenzione del pezzo è re· datto· con molta chiarezza. Nulla è stalo dimenticato o trascurato. Ogni singola parte vi è svolLa con ordine progressivo. Vi hanno poslo tutte le precauzioni e cure da usarsi allo scopo di• prevenire i guasti e di mantenere i pezzi sempre in perfetto stato di servizio. Le norme specialmente che si r iferiscono · alle parti ,delicate dell'otturatore sono semplici> pratiche e· razionali. Cosl dicasi pure cli quelle che riguardano l'affusto., Utilissimo è il capitolo (Xl') che contiene le cifre di peso e misura del materiale; la precisione e l'ordine con cui sono· esposte costituiscono un reale vantaggio per 'chi ha duopo di · avere presente molte notizie sicuee senza bisogno di ricorrere · alle tavole di costruzione. L'autore tertnina la sua esposizione con un paralello fra i pregi e i difetli dei due materiali 18M e J873 senza trascu1·aredi notare questi anche nel secondo. , Dei pregi si è scriUo e parlato assai; val meglio seguire una· guida imparziale per conoscere i difetti, che sono: 1• Notevole peso del cannone e del carreggio> che l'autore però sostiene compensalo . dalla mobilità d'assai maggiore proveniente dalla maggiore altezza delle ruote antel'iori e dalla maggiore larghezza dei cerchioni cleJle medesime. Solo il pezzo disgiunto dall'avantreno è alquanto più grave · in confronto al modello 1864. 2' Minor numero di colpi contenuti ne' cofani dell'avan· treno e del cassone, a cui egli ritiene si sia sufficientemente provveduto mediante !'.aumento di altri due cassoni; di maniera che il munizionamento per pezzo ris ulta di solo circa 3 colpi '.inferiore a quello trasportato su pezzi mod. '1864. Finalmente l'autore concliiudeche l'adozione del nuovo materiale d'artiglieria da campo mod. '1873 segna sotto ogni aspetto un vero progresso nello sviluppo di quest'arma, che nessuna a ltra potenza possied.e attualmente un'artiglieria s uperiore alla ,Prussiana e nessuna ha condotto a termine con tanta prestezza l'armamento della propria artiglieria. Fa voti che se mat la Germania/asse chiamata a fa r valere·con questo materiale .1 .'ut.TJMA RATIO REGrs, esso possa contribuire a mantenere · .sempre alto l'antico motto tedesco: PRO GLORI A ET PA 1'.RIA.
;;Cuide ·m edicai vi•aiique de l'Qfficie,•, par
médecin-major au 7"0 dragons, et DESBROliSSES, méclecin-major au 11m• cuirassiers. Ch. Dèlagrave, :1.876. CHASSAGNE,
133 AME DÉE
EMERY
Paris,
Si comprende dal solo suo titolo che questo libro non é destinato agli uomini della scienza> ma particolaemente a co.loro che, valendosi dei dali pratici e dei consigli della scienza, lianno l'obbligo di concorrere con savie disposizioni e cure ,costanti alla conser vazione, sia 1n pace come in guerra, della salute del soldato. Che l'igiene della truppa non enlri soltanto nelle attribuzioni del medico, il quale veramen te non ha azione diretta se non sul soldato malato e nel resto la s ua voce non è che consulLiva, nessuno potrebbe mettere in dubbio conside1'ando 1~ n'lolteplici infiuem:e che conlribuiscono a mantenere o ad alterare lo stato fisico· dell'uomo posto nelle condizioni sin,golari della vita militare. La quanlilà e qualità del vitto; gli alloggiamenti, e per se s tessi e pel modo onde sono disposti; il vestiario; il servizio più o meno ben l'agolato; le fa tiche .giornaliere e le esercitazioni mili tari eseguite in condizioni diverse di tempo e di luogo ; i provvedimenti igienici, che debbonsi praticare in via regolamentare, per allontanare lecause di mo1·bidità dalle caserme, dagli accantonamenti, dagli accampamen ti, dai campi di ))attaglia, ecc.; queste, e parecchie altre che troppo lungo sarebbe lo enumerare, sono cose che avendo una infl uenza sulla salute del soldato, debbono essere regolate opportunamenle, nella rispettiva sreea rl'.azione, da tutti coloro che tengono comando di t!'uppa. B s uperfluo quindi dimostrare come ai graduati, e in ispecial modo agli ufficiali> sieno necessarie quelle cognizioni pratiche che possono sel'vir loro cli una guida per evitare al s0ldato le cause di malattia> per provvedere anzi, pec quanto possibile, alla' s ua conservazione e per prestargli, occo1'rendo, i primi soccorsi nell'assenza del medico. Non si può tuttavia pretendere dall' ufficiale, specialmen te ne' tempi nostri in cuL è soppraccarico di occupazioni e di s tudi, ch'egli giunga ad avere neppure una infarinatura della parte scientifica relativa all'igiene; le cognizioni che gli possono tornar uLili .a quel .:riguardo debbono esseri\ lo ripetiamo, essenzialmente prati-
BI BLIOGnAFICA RIYISTA
che, e come fali raccolte in un manuale breve, semplice, ac- cessibile alla intelligenza dei più . Potremmo citare ad esempic:> il nostro Manuale d'igiene per la truppa. Indicalo cosi a grandi teatti· lo scopo di simili lavori, vediamo se pienamente vi corrisponda questo libro, nel compless·o pregevolissimo, dei s ignori CHASSAGNE e DESBROUSSES. Ottimamente compilato sulle opere di medicina e di s tatistica più recenti, e colla scorta di celebri autori, ricco di dati utilissimi, esso pur nondimeno non ci sembra nè abbastanza semplice, nè cosi piano e breve da rendersi veramente po- ' polare in un esercito.· Esso comprencl'e bensì tutte) ciò che risguarda l'igiene mrntare e che deve fornir argomento di studio all'ufficiale; ma qualche parte vi è affatto superflua,, a nos tro crede1·e, e gli nuoce relativamente la s ua mèdesima ricchezza di teorie e dati scientifici. In una Guida pratica di questa specie ci sembra i'u01~ di posto precisamente la prima parte del libro, che stiamo esaminando, che è consacrata ad un Esquisse anatomo-pliysiologique. Qui vi è proprio· quella infarinatura scientifica, che poco può giovare all'ufficiale; o che, se pur giova, non è necessaria e può da chiunque essere attinta da altri matrnali popolari più specialmente int esi ' a dare un'idea dell'anatomia e della fisiologfa. Colla seconda parte gli autori veramente entrano nel campo ulile e pratico ed a giusta ragione essi la intitolano Guidè d' h!Jgiène militaire. L'alimento del soldato e la s ua composizione chimica; il regime alimentare presso i principali eserciti europei; un esame particolareggiato degli alimenti costituenti la razione del soldato; il modo di apprestare gli alimenti nelle caserme, nei campi, in diverse circostanze e secondo i diversi sistemi; le conserve alimentari; le bevandedel soldato; ecco gli argomenti svolti in un primo titolo, nel quale abbondano ammaestramenti utilissimi. .Merita pure la più grande attenzione il titolo secondo, che Lratla dell'abitazione del soldato, specialrnerrte per noi, nelle condizioni in cui ci troviamo infelicissime a questo_riguardo. In quel libro appariscono in tutta la loro impor tanza non solo le condizioni indispensabili per un buon ricovero, quali la cubatura s ufficiente d'aria, il riscaldamento, la ven tilazione, ecc., rn·a è anche dimostrato di qùali perfe;e,ionamenti_ sia suscettibile un s istema di caserme, tali da aver·e benefica jnfl uenza s ulla salute del soldato. Il titolo terzo, che può f'ornire argomento ·di studi igien ici
e nel tempo stesso economici, tratta d~l vestiario, e il carico, del soldato vi è s tudiato in modo particolare: . . Il titolo quarto r iguarda la vita del soldato m guar nig1on~, e più specialmente ciò che si r iferisce alla preparaz10ne fisica ed intellettuale alla guerra; forse qne.sto ò 1! s~l~ b~ano troppo scarso di tutto il libro. I consigli ?le _regole 1giemch~ pel nuoto, per la ginnastica, per le marc1e v1 so~o ac;e~nal1 appena; deli'equitazione, che pure ha tanti rapporti coll 1g1ene, non è fa tta parola. . I titoli quinto, sesto e seLLimo sono consacrati. al soldato malato al feri to ed all'igiene dei campi di batlaglla. Qui ~Ila parte didattica gli autori acco[Jpiarono la s~atistica relat1v~ alla mortalità ed alla morbidità; anche ciò s.areb~e foor d~ posto in un manuale di questa specie; tuUavia le md1caz1om statis tiche essendovi parcamente introdotte non guastano e concorrono f'orse a fermare l'attenzione del lettore. La terz~ e quarta parte del libro comprendono, l'una una guida medica, l'altra una guida chirurgica. In ~sse .sono compresi t11tti quei consigli pratici e q11ei provved1ment1 che debbonsi porre in opera pei primi soccorsi nell'assenza del medico; per questo soggetto il manuale lascia ben poco a desiderare· se non che anche qui fa capolino quella infarinatura sci~ntifica che va a scapito della semplicità ch_e dovrebbe formare uno dei pregi principali cli simili lavor1. La quinta parla, Guidci pmtica degli ujficiali d_i recluta~ , mento e dei mem!J1·i dei consigli cli revisione, con tiene mol_t~ dati e consio·li relati vi alle operazioni di leva che sono di 0 · contestata una utilità, e ' diremmo anzi di una necess1.'ta' rn · '· Manca, pe1' esempio, presso cli noi une guida pra~ic~. e. ra~ zionale nel tempo stesso, che serva a fissare 1 criteu e~ clu è chiamato a t'ar par-te dei cons igli cli leva, per ~n ?1.uSlO appre;zamento dell'attitudine degli uo_mini al se~~1z}~ miltt~l'e e dell'attitudine particolare al serv1zJO nelle dne1se armi e corpi. Qualche cosa di s imile a ciò che si trova esposto _nella innanzi citala Guida pratica potrebbe tornar molto utile al caso nostro. . In u n capitolo speciale si fanno c.o nos:ere som~~r'.am~~t~ le diverse leggi di reclutamento v1gent1 negh ,eser c1t1 strn nieri. Anche quesLa è senza dubbio un.a cogn1z1one utile; ma pLlr essa ci sembra fuori di posto. . . . ., _ Il libro termina col testo della Convenz1one d1 G111ev1a. Do vendo apprezzarne il valore indipendentemente dal suo scopo
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RIYISTA
DIBLIOG-RAFICA
speciale, non si può a meno di riconoscere ch'osso contiene dati assai preziosi e un corredo di co()'nizioni utilissime· ma ripetiamo che pel suo scopo speciale,"" quello cioè di es~ere una g.uida <lesti~ata a correre per le mani di tutti gli ufficiali, esso e ti•oppo ricco e non abbas lanza semplice e breve. Org a11i,ation de 1•armée beige par J.
BRAECKMAN
ca-
pitaine adjoint d'élat-major, et V. DucARNE, capitain~ au corps d'état-major, aUachés au Ministère de la guerre. .ilt•n1enie11t el IHn·1,acl,en1e111, degli autori medes imi. Arlon, typographie de P. A. Bruck.
r capitani dell'armata belga BRAECKMANN e DucARNE hanno intrapreso la pubblicazione di un Manuale completo dette cognizioni ric/iieste pe,· gli esami di capitano di fanteria e cavalleria, il quale, conformemente ai proo-rammi determinali dal :\1inistero della guerra, dovrà compr:ndere in altrettanti volumi le seguenti materie: L'organizzazione dell'armata belga. L'armamento e lo equipaggiamento della fanteria e della cavalleria. La topografia. Lo studio critico delle campagne del 1800 in Italia t8l5 nel Belgio, 1854-[15 in Crimea, 'lSG!> in Italia e in Ger:nania e del 1870-7 l in Francia. La lattica. La storia del Belgio. La s toria generale. La fol'lificazione passegge1·a e la castrameLazione. La geografia mililare del Belgio, dell'Olanda, della Francia e della Germania. Di questo manuale abbiamo sott'occhio i due pl'imi volumi. L'uno di essi, 1·olatìvo all'organizzazione dell'urmatabe]n·a è distinto in duo parli. Nella prima delle quali gli autori e;p~ngono con molta chiarezza i diversi rami che costituiscono il sistema militare belga, vale a dire in ordine logico e dopo p~emesse brevissime considerazioni generali: La composiz10ne., per tutte le armi e corpi, delle diverse unità e degli e~etllv1 sul piede di pace. - La formazione dei grru1di corpi d1 truppa. - L'organizzazione, lo scopo e il modo di funzionare dei diversi stabilimenti tecnici, dei campi e dei poligoni .
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- L'organ izzazione degli stati maggiori delle piazze, delle provinciB, delle piazze l'orli. - Come sono stabiliti e funzionano i diversi servizi, le ispezioni particolari e generali, lo stato maggiore generale, il Ministero della guerra ed il comando supremo. - 11e [ reclutamento della truppa e dei cavalli. :Della classifìcazione e t•eclutamento ùei quadri, e del sis tema d'avanzamento. - Degli stabilimenti d'isLruzione. - Inlìne si dà un'idea del sistema di mobililaiione adoLlaLo e delle operazioni necessarie per la sua attuazione. La seconda parle ùcl volume contiene le La.belle graduali e numeric l10 della forza dell'e~erciLo distinlù per corpi ed armi. Questo libro può tornar utile negli studi comparati vi sugli eserciti esteri. L'altro libl'o, che tratta dell'armamento e dell'equipaggiamento, ha un interesse più ristretto all'armala belga o allo scopo cui è destinalo, cioè a facilitare lo studio di quelle materie per l'esame di cnpilano. Lu teor ia del tiro vi è espos ta in modo veramente elementare e ussai meno diffuso di quello che è richiesto per esami analoghi nell'escecil.o italiano. Vi è quindi una descrizione particolareggiata delle armi usate dalla fante1-ia e cavalleria belga e dell'equipaggiamento di quest'ultima ar·me. An che da rruesta paete si potrebbe forse ricavare quùlche dato utile per gli studi comparativi, sebbene in fatto d'armi si hanno oggi opere così diffuse e particolareggiate che naturalmente possono esser consultate con maggior profitto. Revue Belged'art, de 11cie11ce• et de tecluwlogie tnilita ire. - Bruxelles, Libraire milita.ire. C. Muquardt. P1'imière Année. - Tomos I, Il, Ill.
Il mac,a-iore d'artiglieria belga PAUL"1-leNRAtrn, nell'intendioo . men lo di proseguire l'opera incominciata dal Delobel e seguitata poi dal Terssen, pubblicava nel '1874 un Annuario di scienze militari. Dopo due armi di vila, durante i quali importanti scritti di autori militari belgi vi ebbero la luce, e fra cui meritano d'essere specialmente letti nel 2° volume !o Studio sulla bali.slica interna del capitano De Till!J, professore alla scuola militare di Bruxelles, ed il Metodo per la cond~tta dei
·138 RIVISTA tiri indiretti del maggiore Kn'epper, esso ha ora subìto unatrasformazione nel titolo e nel modo di pubblicazione. Invece di uscire una volta per anno, esce trimestralmente a volumi, e tiene cosi più al corrente i suoi lettori delle novità che pee i,l successivo trasformarsi dei mezzi, e per gli studi che si vanno facendo nel campo dell'arte militare è necessario siano portati a conoscenza del pubblico. Per dare una idea dell'importanza di ques ta nuova pubblicazione, non sarà inopportuno di offrire un breve sunto di quan'tO' coni.iene il primo volume, e quindi di accennare semplicemente · gli ar·ticoli del 2° e·del 3°, Il primo articolo del J• volume è il riassunto delle lezioni fatte alla scuola di guerra negli anni addietro dal tenente colonnello del genio VVANWE RMANS, noto scrittore di cose militari, sutl'organfazazione del servizio delle sirade }'errate clal punto di vista militare. In questo scritto, premesso un cenno storico dei mezzi per accrescere e mantenere le vie di comunicazione e notata l'impdrtanza che per le azioni di guerra il servizio di queste vie ebbe in tutti i tempi, l'autore pas sa a considerare le difficoltà,' incontrate per estendere l'eseccizio delle strade ferrate ai tr-asporti militat'i, Il 1)rimo esempio r isale al 18:32 nel ten laLivo fatto in Ingliilterra per trasportare un 1·eggimento di fa nteria da Liverpool a lVfanchestor, allo scop~ di concentrare rapidamente'un corpo d'armata da opporre ad uno sbarco, mentre per là maggior par-te· dei militari una tale idea non era ancora che un'utopia. B'allora in poi l'impiego della ferrovia nelle operazioni militari non fu fatto su vasta scala se non nel 1859 nella guerra d'Italia dall'esercito francese, e fu continuato, durante tutta la campag na, con esiLo fortunatissimo. Nella guerra d'America le ferrovie ebbero par te g randissima, talchè le più ardite operazioni si eseguirono mediante di esse, e là fu creato il primo servjzio speciale, pel quale tutte le ferrovie passarono con un semplice decreto del Presidente dalle compagnie proprietarie alla direzione militare. I numer osi ammaestramenti di quella guerra non furono perduti, e lo s ta to mag giore prussiano creò subito dopo un'organizzazione per il concentramento dell'esercito, la quale fu tosto sperimentata nella guerra di Danimacca, e che migliorata ed ingrandita dopo l'esperienza di questa, ser vì a condurre poi le operazioni della colossale gum'ra del 1870. Le altrepotenze seguirono l'esempio della Prussia.
BIBLIOGR,"-FICA
Qui l'autore comincia a trattare ampiame~!e la questio~e .. Due sono i sistemi che possono essere segu1t1 nello or ganizzare le ferrov ie allo s copo militare: il tedesco, che sosLituisce· in tempo di ·guena all'amministrazione e dire~ione civile l'~mministrazione militare,e lo svizzero che tende invece a lasciarel'amministrazione civile in possesso del suo servizio dandogli il carattere militare. E difficile lo sceo·liere fra i due s istemi; l'uno e l'altr6 potrà essere buono seco~clo la natura del ptìese cui viene applicato, le sue istituzion i poliliche, il s istema del suo ceclutamento, ecc. Tutti e due hanno un vizio capitale: il primo di tendere ad arr1~stare l'indus tria delle ferrovie che come tutte le industrie, ha bisoo·no della libertà'·' il secondo di basarsi s ull'amministrat:> • • • zione civile bene spesso impotente ad assicurare 11 serv1z1~ dei trasporti militari, giacchè la vera autoeità 1~ilitare :non si acquista che colla praLica, e la vera disciplina col potet·e incontestato , lVIolli esempi interessanti tratti dalle guerr? ,d' America e di F rancia dimostrano ampiamente qneste ver1ta. L'autore viene quindi a far vedere la necessità di, pr~parare in tempo d:i pace un servizio m ilitare perma~1ente per t?rmare la rete cli ferrovie conveniente ai trasporti, ed organizzarne . la difesa. Fa notare come spesso l'interesse militare sia in opposizione con ctuello dello sviluppo co~mercia~~ del paese, e cita l'esemnio dell'Italia ove alle linee mterne pm costose ma più utili al 'commercio, s i sono pref~rite quello ,delle coste, d~ più facile costruzione. Entra in molti par t1:?.olar1 s_ul mod? d• ordinare i LrasporLi di ln1ppe, l'imbaeco e sbarco d~i r~edes1m1, l'alimentuzione, come deve essere preparato e qumd1 diretto 1l sistema di difesa e di disLruzione delle vie ferrate, e conchrnde che a questo riguowJo l'organizzazion~ tedesca ci fornis_ce un tipo completo che l'autore s i propone di s tudiare od analtzzare nei suoi particolari, . . La Prussia orO'ani:c-zò il servizio miliLarc delle nel . ferrovie . '1866, e lo cornplé tò poi nel 1867. Questa organ1zzaz10ne no~ ru conosciuta che nella guerra del 1870; ed ebbe per scop? d1 accentrare i servizi delle 50 e più compagnie sotto una ~1rezione mili lare unica appartenente al corpo di stato rnagg~ore. L'organizzazione militare tedesca si divide in due parti essenziali: 1• La preparatoria in tempo cli pace; 2° La esecntor.ia per la guerra, La parte preparator ia o permanente comprendeva _n el 1866 : ~
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Hl VI STA.
. 1• Una commis~io"f!,~ ,ce'},tra{e mista presieduta da un ge;ne~ t?,l~ e con:iposLa d1 uffic!oh ed 1mpieg-ati civili, la quale aveva per 1scopo dt co_mpletare _1 l'egolamenti D'Onerali necessari pet' l'esecuzione dei traspor t1. " :?•. [l_na rommissione esecutiDa di un ufficialo ed un impiegato crn l.e, appartenenti enti·amhi alla commissione centrale m r elaziono ~ollo s_tato maggio1~0 ['enel'ale, di cui forroav; P8:r.t~, .~d-~ve,? per_1s~po lo s~ud10 cfelle questioni puramente m1hta11 ~ 1 tlati stal1stic1 propri ad oraanizzare il servizio dei· tiiasport1. " ' ~· l(na cony,mis~ione pel se~·vizio di linea formata pure dì ~n ~ffic1ale e ~1 un .u~gegnere, incarwata della ispezione delle l1~cc, ~ella r 1cow11z1sine delle s l,azioni e della r·cdazione dei pr o~eLL1 sotto la _d1roz10n~ della commissione esecutiva. 1: c:ilemento militare e I elemento cìYile messo così in aiione e ch~'etto allo scopo tne~esimo, csin _e gu~le autorìtù,diede luoao -°;ella ,campag na df:'.l '.l8t0 a~ atlr1t( !nev1Labili. PE>rciò il primit,1vo 1 egolam~nto fu nel 18,2 mod1hcato in modo da rinfòl'Zare I elemento m1hlare1 ~ la commissione esecutiva fu l'irnpiaizata da un cap? di _servt::w dette strade .ferrate e le commissioni pel s~rvizw di linea dar comandi di linea enLrambi apparle11en t1 allo stato ma rr"'iore. ' , In t~rn])o di pace W1f'nci_o di questo sezioni dello sta Lo ma . g10ro e cli procedere alle ~nf'ormazioni dire tte nelle s tazionige S~lle _li~e~ per 1l;CCe_rtars,1 dcllostaL(? del mat~r!ale, del modo cl 1mp1et>ail_o, dei m1gl1oramont1 da mtro(lursl' m o-uer·ra inveco, ~sse d1;entano 11 cent1:o esec\ilivo di tutti i tra~porLi. _Poi compi e nder~ corno lunz10111 questo mecca11ismo C'Omphcalo, suppongas1 _u n e~~l'c1t<? ~omposto di pal'eccbi cor i che dopo essere stati mob1l1zzat1 s1 debbano avviare alla frot t,era. ln ta.l c~so il capo di~e,·oizio _del?e _strade.ferrate, coadiuvato ~a utfìc1aiJ e da 1mp1egab c1v!l1 m rPlazione collo stato ~agg1ore genePale sceglie le linee tli trasporlo per ocrni corpo d eserc1to1 ~s'.'egn8: ad ognuno un punto d'imbarco clfedivenla uri,.~~n~o 1111ziale dt Lapp~1 cd _o rganizza i trasporti interni per ù.ir i~~rli su quel J?~nlo .. J ~1·m(nato 11 primo conce11lramento J?r<t•_vcde_al ~e~'v1~10.de1 viveri, muniiioni ed evacuazione dei ~er~ti,,e ?e1J!r1?10rner1. I c~mundi di linea l'Cgolano tutti i particolau ~elat1~1 m t1:u:5porL1, o_r-gan1iiu210nc dol personale mobile ~01 lrem, degli 11nbarcl!1, sbarchi, della successione dei tre~1\ _velocità dei modesnr~i, ece;., ~otto l_a direzione dei capi sei vizio.. Paraltelamcrite u1 cupi d i servJzìo fun1.ionano i coman~.'. d tiappa1 1 q ~ali dobb(?no assicurare con lavori dì difesa le s~az10111 ele lmeemt~r1_ne~1c contro le ~P~l'Uiioni del nemico, prov vo_de!"<: alle ~1cot\'111Z1on1 con dra ppelli ù1 cavalleria lun"'o le li1,1ee, _ra_c1htore 1arrivo~. la spediiione di LuUe le l'isorse dT app~ovvig_1~namento che 1 mLendenza può J'accoo-liere nel paese c1I·connc1~0, ç>rgan1zzare i ma~azziui ausiliai·i~ dirigere finalm~nle_ da~l uJL1ma la_p:pa verso 1 col'p 1 che avanzano col mezzo de1_v~1coh d i J'eqms1z1one, o colle linee prese al nemico i materiali eh~ v1 a1Yiu1scono. Questi comandi di tappa colle 'truppe necessarie per manl'!nerela s1cureizu dello stazioni delle linee,
Jlll3 LI0GHAFICA
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costituiscono una vera di visione di riserva, e con!'\lano d'un generale comandante, d'un inLendenlo, di un medico, e dei comandanLl di linea. Per un esercilocbe operi contemporanea men le su parecchi!3 linee, la direzione dei comandi di linea è raggruppala soUo 11 capo se,.vizio delle strade fer'l'Ctte, e a questo si uni~ce l'ispezione cli t'appa, sotto la direzione unic(\ dell'ispetto re generate delle tappe e delle strade fe rrate. Concentralo l'esercito alla f1·ontiera, cominciano le ope1·azioni ecl i movimenti s ul territorio nemico; epperò comincia a svolge1·si l'azione del personate ferrovieri. Questo personale all'epoca della sua creazione, che fu nel i8GU, non possedeva che una sezione, ed ora è costituito da un r eggimento. li mar esciallo Moltke ne fu il creatOl'C. Il servizio del le linee fenale al di là ddla f'rouLiera p1'ende quindi un caratLerc lullo mililare, conservando la stessa organizz&zione in comandi di linea ~l~e prendono il nome cli dire::ione di strade fer,·ate pcl serv1z10 dei traspol'ti e in ispezioni di tappa doLLe di campagna pel scevizio di sicurezia. _ Si può facilmente immagina1·e quali servizii in guerra può rendere a ll'esercito questo personale, e d'altra pari.e di quale istruzione esso debba essere rornito per po ler riattivare il servizio di una linea presa al nemico. In Germania lo compagnie dei battaglioni ferrovieri sono formate in sezioni di costruzione cd in sezioni cli ser·vizio o tratfì.co riunii.e in tempo di pace per supplire alla insullicieòza dell'effettivo, ripartite in guerra in due compagnie, una tli costruzione o una di eser cizio. Esse sono esorci tate nei lavori di costruzione io un poligono Yicino alla caseema, dove si trovano i magazzini del materi.aie ccl i tipi di tutti i sistemi cli vie l'errate in_ uso; jnol~re sono_1mpiegatc spesso n costrurre e a<l arma r e lmee d I società particolari. P er l'esercizio poi dalle linee la cosa è più difficile, e dopo aver tentato di inviare dei sollulTiciali e soldati nelle compagnie privare, si è deciso in Germania di confidare esclusivamente a l reo-girnento ùi ferrovieri l'esc1'cizio della Jjnea mi litare du Berlino A Kummersclort~ lunga 47 chilometri, e;be fu pure CO-: strutta dallo stesso personale, e sulla cruale s1 fanno soYenh esercizi i di imbarco e s bar·co di tl'uppa e materiali oltl'e il servizio usuale de i passeggeri. Dopo aver descritta l'Òr:::,:anizzazione del servizio prussiano, che si è cercato qui di r iassumere in poche linee, l'au~ore dell'articolo svolge un pro~etto completo d1 org Amzzazwne pct• un paese neutro, lo appuca al Belgio e termma il suo la:7oro colPesporre la tecnica del ferroviere, riassumendo i~ pochi capitoli i particolari più importanti s ulla costru:c:1~ne, r1par_ai1one e distruzione delle vie ferrate, s ulla condotta dei convogli, sulla distruzione del 1'.}ateriale_, avv!va_ndo <{UOSli 1~e u!Lim\ ar-gomenti con molli esemr1 cur1os1 ed 1slrull1v1, tratti dalle guerr e di Amel'ica e di Francia. Il libro di cui si dà un cenno cuntitme quindi un articolo ~el luogotenente ScHwARTz sull'fstituto centrale di ginnastica a Berlino.
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RIVISTA
BIBLIOGRAFICA
L'a,ut?re fa precadero.nlcuncoss~rvazionisul cuHo che ebbe presso 1 G~·oc1 ~ Romani la ginnastica,. c~lla qu~le si preparava nei grovan, e si mant.eneva n egli uom1111maLur111 viO'ore fisico del corpo,. culto ~he oggi_dì si spense nei popoli det°mezzodì e prosp_e1~~ invece i~ quon1 del nord. Esamina i vantaO'O'i che O'li eserc1z11 corporali h anno sulla solidità deO'li ese'rciti cofio s viluppare s ia ~a forza. fisica sia l'in.lellettuafc· accenna che furono la Svezia e la Danimarca le prime nn~ioni ad imprimere a questo ramo dell'educazione un indiriz.w razionale ed a fondare !Jn~ scuoi~ no!'male di ginnastica; dice che la Prussia ne segui 1 esempio nel :1842 creando l'Istituto Centrale che con.ser vò -~ara ttere puramente mi litare fin al J 851. Allora f'!- . m_gr_andito. ed esteso anche a preparare i maestl'i civili 11 gmnastwa, pu1' rimanendo sotto la dipendenza del dipart1m~nto della ~uerra: L'aulo_re esp_one qu~n~i il Pt,ogram~na e l and<;1mento. dei corsi, descrive g11 eserc1zu Yaru che v1 si fanno, 11 materiale dello stabilimento, la disposizione dei locali 11 personalernsegoante ~ la composà:ione dei corsi annuali. A questo lavoro fa segui Lo uno studio del mam,iore H ENRARD
taggio di disposizione migliore degli oggetti, e di minor rigidezza. Alla cronaca trimestrale delle noli zie e ad una rivista dei lil.n·i precede un lavoro sulla configurazione della terra e il rendi· conto delle opera;:ioni e dei lavori fatti per la compilazione della carla geometrica del Belgio, dovuto al vice direltore _del I)èpòt de la Guerre L'autore prende argomento nel suo scr1Uo per dare un cenno storico di parecchi lavori geodetici eseguiUsi presso i diversi Stati d'Europa, ed entra poscia a descl'ivere quelli che cominciarono n el 1841 per la triangolazione del territorio belf?!l · Espone il metodo seguilo nei più piccoli dettagli, per cui utriciali incaricati di lavo1·i geodetici troveranno in questo scritto utili esempi, e quelli che di questi lavori avessero poç.h_e i~eo, un'occasione favor;vol e per estendere le loro cogmZiorn. Ecco l'indice delle materie contenute nel 2° e nel ;3• volume: 1° Sa,qgi sulle proprietà m1,litari del terreno secondo la
sulla tattica di combattimento deU'arLiglie/':[a, da campo dei quale sarebbe difficile il dare un sunto senza aHerarne i!'valore. ln esso S(?nO contenute le norme che debbono essere s~mP.re prese11t1 ad u_n comandante di battcrio,avvalorale dalle ?~taz10rn <;11 numerosi ese!npi ~ratti tla)l'ultirna. g uerra, e spe<~almentc dalle op~rc dcli Hof'lbauer. E un articolo che merita d1 esser leLto rer d1sle_; o massimo dagli ufficiali di artiglieria, per'?hè lascia 11!1pr~ss1 nella mente fatti e situazioni che tornera sempre uhle d1 ramme!"lare 1_1el~a sol~zione dei problemi <:he _si offrono m una bat~a~lia_a chi è mcar1cato di dirigere una frazwne qualunque d'ar t1g uer1a. . Il nuovo l'ego_lamentof1·a_nceBe sullemanov1·e della fante,·ia; è un e~a11:e critico del cap1tanq CARLOT, sul rapporLo della Comm1ss1one francese stata mcar1cata della redazione di questo regolamento. . Dalla lettura di esso . si apprendono quali furono i principii fo':)damcnt~ll della tatt1ea della fanteria propu "'nati dalla Comm1ss1one franc~se, la f'o_rma e J9 ~vi!uppo cl~e secondo essa deve ~ssu~~r!3 ~l c9ml~att1,n~ento, 11_IIm~te entro cui deve essere compi esa l 1m~1?-tiva md1V1d_uale m rispeLLo alle esigenze del comando, le ~fficol_tà che esistono per condurre conveuientemHnte l'offens1v1:1. d1r~Lta, ed i vantaggi che s i possono Lrar1·e anch_e òa una ddens1va ben concepita e ben condotta vantaggi che, colla pole r~z~ delle n_uove armi, possono 'essere di, gr!3-n lunga _super1or1 a quelh. che si avevano un tempo . L. ar~1~olo leemina coll'esporr·e le idee della Commissione circa l'mdmzzo. da _d are alristruzione militare, il metodo da essa propos~o 10 vista delle maggiori esigenze imposte da qucll'1str~z1one e del mmol' lem po che si lta p er impm'tida. In un breve arL!co_lodeldott. HENNA:o.T, sono descrittinlcuni nuo~·i apparecchi _d1 ambulanza, e fra questi uu nuovo zaino p er J1 trasp~rlo_ cle1 ~cdicinali in campagna del peso di soli 8 d11logramm1 circa, 11 quale oltre alla legge1·ezza ha il van-
.sua costitti.. ione geolo[Jica.
È l'esposi.zinne di un ramo della geografia militare, applicata
..al t13rritorio belga, nel quale l'auto1·c fa vedere l'influenza che
.ha la coslilut.ione del sottosuolo sulla forma dalla supel'fìcie. L'autore eccita i militari a studiare profondamente la geo1grafia fisica del loro paese la quale ha tanta importanza nelle .operazioni di ,guerra. 2• Le g1·andi manov1·e in R ussia nel 1875. 3• Memoria su diverse questioni di balistica del capitano De Tilly. Sulla legge di resistenza dell'aria. Sulla teoria della
rotazione dei proietti e sulla similitudine meccanica. Sulla questione rlei calibri. 4' Sull'esponente più probabile della velocità del ca~itano Sciacci, articolo riportato dal Giomale n oslt'O d'A'l'tiglteria e del Genio 5· Sui nuovi processi di fabbricazione dei cannoni in bronio . 6° Organizzazione delle scuole dei sottufficiali in Ge1·mania. . 7' Casume ed ospeclali a S. Pietroburgo. 8° I composti a::otati esplosivi e loro applicazioni milita1·i. 9° I viaggi di stato maggwre in [!ussia. . 10° Studi sulla leona delle breccie per mezzo delle mine. 11° Considerazioni sulla difesa delle piazzeforti, articolo di grande opportunilò. e molto intct'essante.
12• L'artiglieria all'esposizione di F ilade{Jia.
13° J p_recetii tattici di Verd!J du Vernois.
14" L esposizione d'igiene e di salvataggio dal punto di Dista della chirurgia militare.
RIVISTA BIBLIOGHAFICA
L'lltifo, gior nale scien tifico1 politico, militare. -- Napoli, .
S. Francesco di Paola) N. ·16.
Diamo il benvenuto al nuovo giornale che si presenta nerl'agone scientifico-militare con un programma elevato di concetti, spoglio di pregiudizi, vivace di forme e d'idee. « Se il 13'enio dei grandi capitani e la conoscenza profonda· degli uommi e della stor ia decide soventi della riescita delle guerre, non è però men vero che la villoria si prepara nel silenzio della pace. « Dal gelido Samoieda al poetico figlio del deserto tutti pagano il loro tributo di sang ue alla fa tale necHssità della g uerra. Valanghe umane cinte di ferro, si precipitano s ui loro vicini . L'inno feroce del 1a vittoria ec\leQ:gia sui fertili campi ed il . vento spira l'alito della s trag~. ~ « Chiunque può trattare tmarma la brandisce: oanuno è soldato. Filosofia, inter essi, umanità, · amore di padre e di sposa, non valgono più a pros ternare questo princi.pio, accettato dal consentimento generale delle più colte nazioni ». Siamo al secondo numero . Gli articoli fino ad ora pubblicati mostrano l'interesse che l'Italo prende per le cose di guerra. Il nuovo facile da guer ra di VINCE NZO n'AMORE che adottando la canna Vetterli sempliDca il sistema di chiusura con un congegno simile a quello del Pieri. - L'industria del ferro e dell'acciaio in Italia. - Le ferrovie militari, esperimenti. fatti al campo di Aldershot. Una 1·assegria industriale. Una quantità di notizie scientifiche e militari. Un articolo politico , sulle elezioni. L'abbonamento annuo costa lire 5, il semestre 2,50.
IL
CANNONE DA 1100 TONNELLATE AL
POLIGONO DEL MUGGlANO
Sulla spinggia orienlale del golfo della Spezia a quattro chilometri e mezzo circa, trovasi lra la punta di San Bartolomeo e del ~Iuggiano, e presso quest'ultima, un seno nel quale il piede dei monLi che fanno corona al golfo viene quasi a lambire la riva del mare. In quella localilà., si no allora generalmente ignorata e da pochi giorni nota a tutto il mondo militar:e e tecnico, veniva nello scorso mese di ottobre stabilito per cura del comando del 1° dipartimento marittimo, un balipedio, destinato alle più interessanti esperienze che siano state ancora eseguite in fatto di tiro di artiglierie contro coraz ze. Trauavasi infotti di determinare qLtale sistema di corazzatura fosse più conveniente di adottare per coprire i fia nchi del. Duilio e del Dandolo. Allo scopo di po tere stabilire tanto i bersagli quanlo le bocche da fuoco occorsero lavori considerevoli di . sterl'o per forma re uno spianato luogo più di ,J 00 metri, limitato a destra ed a si nistra da due traversoni di terra, in parte naturali. 1
DEMARCffI. CARLO,
gerente.
ANNO
·xxr, YoL.
IV,
00 TONNELLATE Quasi addossato al monte e separalo dal medesimo da un intervallo di pochi metri venne eretto un fe rmapalle di sabbia con profondo rivestimento di sacchi a terra ripieni, ricoperto di gabb ioni; il _tutto di uno spesso re di '16 metri all a base e ,u. alla cresta, con una altezza di 8 metri . La lunghezza del fermapalle occupava tutla la larghezza dello spianato, appoggiandosi ai due traversoni laterali . I mmediatamen te sul dinanzi. del fe rmnpalle furono stabiliti i bersagli divisi in due gruppi ben distinti, di destra e di sinistra, separati l'uno dall'altro da un intervallo di metri 1,50 all'incirca . La strnttura dei bersagli dei due gruppi co nsisteva iu una murata appoggia ta e fissata ad uno scafo in fe rro ident ico a quello del Duil io e del Dandolo . Questa murata, nei bersagli di destra, era formata da una piastra di 55 centimetri di spessore, appoggiata ad .un cuscino di quercia di 30 centimetri che riposava esso stesso sop ra un altro materasso di queecia di . .i-3 centimetri: unq lamiera di fe rro di 38 mill imetri formava la parete in terna della murata e trovavasi quindi immediatamente a contallo dello scafo , servendo così di parete di union e tra questo e quella. Nei bersagli di sinistra invece eravi una piastra di 30 centimetri, poi il cuscino di quercia di eguale spessore; quind i altra piastra cli 25 centimetri, in~ne il materasso di quercia di 4..3 e la lami era di ferro di 38 millimetri. (Questo secondo sis tema di bersagli, .costru tto, come dicono gli inglesi, a Sandwich, fu da essi già messo in pratica per la Devastation ed ora è adottato anche per l' lnflexible, io cui ciascuna delle due piastre dev'essere dello spessore di 305 millimetri, e forse .lo sarà anche per l' Afax 146
IL CANNONE DA •f
1
,e
J'Agamennon) .
Il gruppo di destra aveva quattro bersagl i. ben di-
AL POLIGONO DEL MUGG TANO
1,i-1
-stinti, i quali poggiando tutti contro il medesimo scafo erano disposti a due a due l'uno sopra l'altro: più a destra, quelli corazzati con piastre di feno acciaioso, ottenuto colla fosione e col martellamento al maglio, sistema dell a ditta Schneicler (del Creuzot); a sinistra ed a contatto di questi, quelli corazzati con piastre di ;ferro, ottenute col laminatoio secondo il processo ordinario, sistem i Cammei (Sheffielcl) e Marrel (Rive de Gier). Il gruppo di sinistra, qu-ello dei Sandwi'ch, dovea ,pur esso constare di quattro bersagli; ma non essendo tutte le piastre giunte in tempo, non ~e ebb e che due, dei sistemi Camm el e Marre! , disposti l'uno accanto all'altro orizzontalmente. Le pias tre erano tutte dell a lunghezza di metri 3,50 e -della larghezza cli metri •1 ,150. Le corazze Cammei e Marrel erano tenute a posto mediunte i sol iti pern i o chiavarde introdo tti in fori .praticati nelle piastre e nel rimanen te della murata, ed erano fermate :111' interno per mezzo di enormi dadi .-esagonali . .....; Le corazze Sclmeider era no invece unite alla mura ta ed allo scafo med iante perni avvitati nella piastra stessa, vale a dire : in questo si's tema i perni -s' intro ducùno nella murala dal!' interno all'esterno e vengono ad avvi tarsi , a guisa di viti ordinarie, in fori ,à vite -praticati nella piastra,. ma solamen te sino a meU1 -dello spessore della medesima. Questi perni collocati in tal modo hanno l'inco1Jtestabile vantaggio di fissare perfettame nte la corazza contro la murata senza pre.sen tare fori nella superficie es terna della piastra, e ciò non pnò mancare cl i accrescere la solidi tà e la res istenza del bersaglio. Descrille così :,;ommariamente le disposizioni prese per sistemare queste corazze in modo che si presen,tassero al tiro in condizion i possib il mente analoghe a
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CANNONE DA
•I 00
TONNELLATE
AL POl,IGONO DEL MUGGlANO
quelle in cui si troverebbero se effettivamente fossero messe in opera, e per poter i! più esa llamenle possibile verificare gli effetti dei proieui contro le medesime, vediamo ora come vennero ordinate e disposte le bocche da fuoco che dovevano serv ire per le esperienze. In queste primeggia va il cannone da 100; sia perchè lo .scopo delle. esperienze, olLre allo sLUd io della corazzatura del Duilio, era anche di collaudare la bocca da fuoco forni ta dalla casa Armstrong; sia perchè era na turale che trattandosi di tirare contro corazze destinate a proteggere il bastimento, fosse anche contro di esse · esperimentato il potentissimo cannone fatto apposta per armarlo. Io ciò nppunto stava la causa principale dell' interes~.c grandiss im o che susc ita rono nel mondo militare ed industriale queste espe rienze ciel tiro della più poten.te artiglieria contro il più formidabile bas ti mento corazzato. Oltre al cannone da 100 era · necessario di esperimentare anche gli altri calibri cli minor potenza, quel!i eioè che al giorno d'oggi sono più genera lmente in uso nelle marine di tutte le nozioni.. Questa parte d-elle esperienze avea pur essa una grand issima importanza nel ·mom ento attuale, dovendo le medesime climostrnre se il Duilio avrà più.o meno da temere le offese dei suoi ·probabili av1•ersari il giorno in cui scenderù in mare armato di ttitlo punto, pronto al combattiO)ento; e parecchi anni passernnno ancorn prima che questi avversori probabili siano bastimenti armati con cannoni
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Tutte, s'intende, a caricamento per la volata, de( -sistema Armstrong, che è quello adottalo per modello ,nell'armamènto della marina italiana. li sistema Armstrong, ben noto alla maggior parte dei nostri uflìciali, consiste in un tubo d'accia io cerchiato con vari Ol'<lini di cerchi di ferro Jrnttuto messi a posto ad un voluto grado di ca lore e fo rzati per raffreddamento. I proietti, tanto per il ci~nnone da 100 guanto per gli alLri, furono spediti dalla casa Arms trong essi; erano di .ghisa indurita fusi in pretella, sistema Palliser. Per non aYere un elemento di disparità non si vollero adoperare pro.i1\lLÌ italiani nei cannoni di 18 e cli 215 tonnella te. Tutti erano di forma cilindro-ogivale, e qu elli da¼-3 eon pareti a superfic ie liscia, Sf~nza aletto; tutti portavano alla. parte posteriore un disco di rame ad espans ione, chiamato turnven to, il cui scopo è di sopprimere il vento, e nel cannone da 43, anche quello di imprimere la rota zione al proietto entrando nelle righe per ottenere così tutti quei vuntaggi che prima d'ora apparteneYano esclusivamente al caricamento per la culatta. Questi turaventi honno fatlo ottima prova, e naturalmente ciò confol'ma nelle loro idee coloro che preferiscono il caricamento per la volata. li peso dei proi eLLi era rispeuivarnente di 908 chilogl'ammi per il cannone da H)O , 242 per il cannone da 25 e 4S ·1 per il can none da '18 tonnellate. Le cariche adoperate per i c,rnnoni da 25 e da 18 furono di 43 e di 35 chilogrammi di polvere pl'ogressiva cli Fossano da 20 a 2.!i: millimetri; per il cannone da 100 doveasi adoperare polvere cubica inglese di 38 mill imetri di lato, e la carica do vea variare gradatamente incominciando da quella minima di 145 chilogramm i per arrivare sino a quella niassima che la bocca
.da 100.
Fu perciò stabilito che le esperie nze avessero luogo colle seguenti bocche da fuoco: Un cannone da 100 {,1-3 cenLirn et l'i) ; Un cannone da 26 ('28 cen ti metri ); Due cnnnoni da 18 (215 centimet1)) .
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IL CANNONE DA
100
AL POUGONO DEL MUGGIA NO
TONNELLATE
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Per disporre le quallro bocchP, da fuoco al tiro bisognava che la spi anata preparala avesse una larghezza sufficiente per il cannone da 25 ed i due da 18, e che eziandio vi. fosse uno spaz io sulfi cien le per lasciare al cannone da 100 libero il campo a tirare contro tutti i bersagli. Siccome questa bocca da fuoco era di poco indietro dell e al tre, una tale sistemazione richi edevà una consid erevole larghezza, e perciò crrandissimo lavoro: si pensò allora di fa r in modo ~be i tre· cann on i da 215 e da 118 e quello da 1100 potessero valersi dello stesso campo di Li ro . I cannoni da 25 e da 18 vennero dunque ordinati in una batteria sol a, della qua.le i sott'affusti, in sieme ri.u.niti con catene e con gomene, poggiavano per mezzo d1 tante palle sferiche di ferro, sciolte, di circa 8 cent. di diametro, le qua.li agivano a guisa di piccole ruote, su due rotaie di ferrovia disposte para llelamente in !erra in modo da presenlare superiormenle la parte rncava.ta, fo rmando cosi una specie di canale nel quale le dette palle di ferro si mantenevano. La batteria , di~tante circa 80 metri do! bersaglio, cosliluiva in tal gm:a una sper.ie di sliua., la qual e per mezzo di catene e di argani laterali si poteva far scorre re a destra od a_ sinist~·a secon~o che lrattavasi di portarla in posiz10ne di fronte a1 bersagli per il tiro, oppure di condurla in fuori a fin e di sm aschera re il cannone da 400, che trovavasi a HO metri circa d!li bersagli . Questo sistema riu scì perfellamente; non occorreva più di un quarto d'ora per l'operazione. Non staremo ora a dilungarci in una descrizione· particolareggiata dei cannoni da 25 e da 48 tonnella te e dei loro affusti. Chiunque ha visitalo qualc uno dei nostri bastimenti da guerra ne ha sicuramen te una idea abb astanza es alta. È piuttosto il caso di parlare alqu an to estesamen te
da tuoco poteva ricevere senza oltrepassare la tension e-di 4000 atmosfere, data dalla casa Armstronl'l' o nel suocontrallo come il Ii mite superiore della pressione alla quale dovea, nelle esperienze, essere sottoposta la bocca da fuoco. Come vedremo , negli ultimi giorni furon o anche adoprate per il cannone da 100 cariche di polvere progress iva di Fossano da 9 O'rani cubici per cbilogramm a, per pa ragonarne i risul t~li con quelli dati dalla polvere· inglese. Acc.enniamo subito che tali· risultati conferm arono splendi damente le previsioni che si avevano, cioè che la polvere -nostra sarebhesi dimostrata superiore all a polvere inglese, producendo in proporzione della tensione un lavoro di gran lunga maggiore. Una certa difficoltà s'incontrò per disporre le varie bocch e da fuor.o in balleria. 11 servizio speciale del cannone da 100 richiede che il medesimo sia montalo su un affusto particolol'e il quale deve costantemente essere in comun icazione colle macchine che servono per manovrarlo. Queste macchine, con tutti gli occorrenti congegni, essenJo quelle stesse che serviranno quand o la bocca da fuoco sa rà rrnlla torre del .Duilio, era necessario che lui.lo il sistema fosse mo ntato sopra un bastimento, e ciò non potendosi fare, venne montato sopra un pontone. In conseguenza il cannone doveva essere sparato da mare. Per poter avvicinare convenientemente alla spiaggia questo pontone occorse di costrurre una banchina apposi ta, e perchè il cannone, dopo puntato, restasse assolutam ente (erm o, si gettò una piccola scogliera che formava una specie di porto nel quale tutto il sistema era completamente riparato dal movimento delle onde del mare. I can noni da 25 e da 18 tonnellate per contro dovevano mettersi in balleria sulla spiaggi a stessa di fronte ai bersagli.
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di quel gingillo che_è il cannone da ·I 00, e del suo modo di funzionare . Una esaltissirna descrizione già l'ha data il giorn ale jl DiriUo in una sua corrispon·denza 9alla Spezia del 31 oltobre; per cui noi non potremo che ripeterla, o quasi. Jl cannone che chiamasi da 400 tonnellate pesa effettivamente qualche cosa di -più; all' incirca '.10,1 tonnellata e mezza . Siccòme il calibro, che è attualmente di 432 millimP.tri, è suscett.ibile di ven ire d'alquanto au mentato e portato a 460 millimetri, il peso della bocca da fuoco àovrà diminuire propo rzionatamente. In allora il proieuo, che ora è d i !108 chilogrammi, ascenderà al pc~so di 113'2. La lungh!3zza del cannone è di circa rn metri; quella dell'anima è di 9 meLri 2:20 millimetri . Le righe sono 27 a passo variabile. La capacità dell'anima è di t metro cubo e 3.i-6 decime tri cubi. È questo lo spazio nel quale devono agire i gaz prodotti dalla combustione di una carica che può variare da '145 a 250 chilogrammi di polvere. Da calco li fatti preventivamente, supponendo una u til izzazione di lavoro del 90 per 100, si può arguire che con una carica di U..5 chilogrammi ed un pro ietto di 908, si deve otLenere una velocità iniziale di 4-4,8 metri ci rca con una pressione dj 2800 atmosfe re. Per ogn i aumento di '10 chi logrammi di carica la velocità initiale dovrebbe aumentare di circa ·1 O metri; ma quest'aumento scema d'alquan to a misura che il peso della carica si avvicina al massimo cli cui si calcola che è suscettibi le la bocca da fuoco, in guisa che con una carica di 250 chilogrammi dovrebbesi potere ottenere una velocità iniziale di 530 metri. Certa mente l'utilizzazione del 90 per ,J 00 deve cons iderarsi come un massimo difficilmente ottenibile con forti cnriche; però i risultati sullo studio delle polveri hanno ormai 1 1
AL POLIGONO DEL AIUGGlANO
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ò imostrato ehe si può, con tension i relativamente piccole, ottenere effetti grandis., imi . Si con1prende perciò che l' ultima paro la non è ancora de lla nè su ll a vèlocità inizia le che si potrà raggiungere, nè sul peso · massimo che si potrà dare al pro ietto-, nè per conseguenza su l lavoro ulile che si po trà ottenere. Come già abbiamo detto, il pontone sul quale il cannone è montato contiene i congegni e gli atLrezzi 'medesimi che dovranno sel'vire qua udo il cannone sarà nella torre del · Du'itio-. Chi .ha pot uto esaminare J' intiero sistema e stud iarne i particolari, chi ha visto quella massa enorme di ferro obbed ire ai più piccoli movimenti delle manovelle di manovra usate senza il min im o sforzo dalla mano di un uomo sol~1; la cu latta alzarsi od abbassarsi; il can · none avanzare o retrnceclere sul suo affusto, con movimenti rap idi o lentiss imi , ricevere insomma qualunq ue minima impressione gli si voglia comunicare, in modo che pare quasi indovi nare la vo lontà di -chi lo maneggia, ed obbedire con una docili tà ed una arrendevolezza veramente sorprenden ti , può ben a ragione essere meravigliuto dell'u tile che l'ingegno umano ha saputo ritrarre dal vapore, dalla com pressione dell'aria e dalla trasmissione delle pressioni pe r mezzo del1'acqua. La casa Arms:.trong può ben gloriarsi d i ques ta prod uzione; ma la marina italiana può menar van to d'aver osato concep irne il progetto . ~ted iante un accwnulato1·e l'acqua può essere immagazz inata dalla macchina, e nel medesimo accum ul atorn con altra macchinetta si può comprimere l'aria. Si ottiene così una riserva sufficiente per ca ricare, puntare e sparare tre colpi a macchina spenta. Il modo di caricare è ingegnosissimo . Il cannone si dispone colla volata abbassata in modo da presentare la
45.i. lL CANNONE DA 100 TON NELLATE bocca ad un foro praticalo a guisa di galleria, in cu~ muovonsi il calcatoio e lo scovolo iélraulico. Proiello e ca rica sono disposti l'uno accanto all'altra; .sovra apposito carrellino ehe può co lla massima facilità scorrere su due rotaie in modo da venire a presentare successivamente alla bocca del .cannone prima la carica poscia il proietto. Quando la carica è nella voluta _direzione si fa agire il calcatoio per mezzo della r1spett1va manovella di manovra; il carloceio viene sp into sino·· al fondo dell'anima ed il calcatoio si ritira automati·camente; quando il proietto è pur esso in direzione della bocca, il calcatoio ripete l'operazione e con ciò, il pezzo è caricato. Sempre per mezzo delle manovelle· si abbassa la culatla, e si dà la. direzione al cannone imprimendo alla toue il necessario movimento anche piccolissimo, infin itesimale, se occorre. 'Alla Spezia si dava la di rezione al pez.zo facendo muovere il pontone a forza d'uomini. Dopo ciò non resta più eh.e a sparare. Partito il co lpo si porta nuovamente il cannone nella: posizione stessa che per caricarlo, e si scevola. 11 calcatoio serve anche da scovolo, poichè quando esso giunge al fondo dell'anima, una valvola aprendosi spruzza acqua fuori e lava completamente l'interno. Occorre.ndo di verificare lo stato dell'anima, vi si introdu ce un uomo per mezzo di un grosso cucchiaio di legno fissa to all'estremità di un'asta di lunghezza alquanto maggi ore di quella del cannone; avvertendo cli munire l'individuo di un apparecchio con tubo di guttaperca per rinnovare l'aria al fondo dell'anima; precauzionP. senza la quale l'esplorazione no n sarebbe scevra di pericolo, come si poté praticamente constatare appunto in occasione di queste esperienze. Con ciò si ha modo di verificare i guasti che possono prodursi all'interrl(l, ed una occasione speciale
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di servirsene si presenLò dopo un colpo nel quale il proietto si ruppe prima di arriva re al bersagli o. Nelle esperienze della Spezia, come d'altron de in, tulle quelle nelle quali o. si deve tirare a salve, o, perché essendo il tiro a brevi distanze, vi_µuò ess~r~ pericolo che pietre, pezzi di ferro od alln ma ter1 al1 del bersaglio cadano in vicinanza della batteria, si co~ munica il fuoco per mezzo dell'elettricità. I serventi del pezzo e gli spe ttatori si ritiravano a conyen iente· distanza in apposito locale éope rto e blindato, od anche si allontanavano in mare . Questa precauzion e era tutt'altro che soverchi:i, poichè nel giorno 28 ottobre avvenne che un pezzo assai grosso di una piastra del bersaglio, il quale rapprese ntava probabilmente alcun~ diecine di chilogrammi, cadde in mare a ben 200 metri dalla sp iaggia, cioè a più di 300 me!ri dal bersaglio. Sembra inutile di accennare che ad ogni colpo si doveva, coi soliti sistemi, misurare la velocità iniziale e la tensione in atmosfere. Le esperienze ebbero principio il giorno :z5 ottobre a mezzogiorno. Vi assistettero : il ~linistro della guerr·a, il 1Iinistro della marina, ufficiali di terra e di mare italian i ed e:,teri in g ran numero, nonchè parecch i rappresentanti di case industriali estere. I primi co tpi furono sparati con un cannone di 18 tonnellate (25 centimetri) contro i bersagli del gruppo di des tra (piastre di 55 cen ti metri). Si tirò un cofpo contro ciascun bersaulio con proietto di 18·1 chilogrammi e carica- di 35 chilogrammi. Si ottenne una velocità iniziale di .t35.m ed una penetrazione nelle piasLre di circa 30 cenn- ~ metri; i proietti si ruppero lasciando quasi- tutti I.i loro parte anteriore conficcata nelle piastre; si manifestarono alcune fenditure nelle vicinanze dei punti colpiti; le piastre rimasero perfettamente a posto, alcuni perni furono rotti e proiettati all'interno dello scafo; ma ih
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IL CANNONE DA
100
1
sistema rimase inlatlo ed i daooi cacrionati alla muo ·rata furono minimi. Si osservò che le piastre Schneider (di ferro acciaioso) quantunque presentassero macro-ior . 00 , resistenza alla perforazione, pure si spaccavano più delle altre. Si osservò pu re che la piastra Cammei era di una qualità di fefro eccellente. Dopo questa prima prova si tirò con due pezzi .s imultaneamente (un0 da 25 ed uno da 18) contro uo lem bo di ciascun bersnglio del medesimo gruppo di destra. Gli effetti di questi due colpi simultanei confermarono quanto già si sapeva, dimostrando una potenza incomparabilmeute superiore a quella di due colpi successivi. In alcuni bersagli il lembo contro il quale si sparò venne lelteralmente distaccato dalla piastra; in lutti si manifestarono spaccatu re sianifi. o ,canti; ma il cuscino di quercia non fu intaccato. Si produssero alcu ne rollure di perni e nulla più: la nave poteva consid erarsi sempre come in perfetto slato ed uvrebbero po tuto seguitare il combattimento senza preoccupar;;i dei co lpi avuti . La piastra $chneider si dimostrò più vi trea delle altre; ma protesse meglio la murata, probabilmente perchè la piastra essendo più dura , il lavnro di rottura neutralizza maO'(rior quan00 . ' d.I 1avoro elel proietto. ]~' ce:'lo che se, dopo ri cet1La vuta uoa salva di due colpi , disgrazia volesse che alt.re salve successive colp issero il bastimento nello stesso punto, la murala sarebbe perfo rata; ma è questo un caso talmen1.e fuori delle probabilità . che non è veramente da prendersi a calcolo. l l Duilio aveva dunque dimostrato di poter resistere al tiro delle artigl ierie che presentemente costituiscono l'armamento della maggior parte delle navi delle po·tenze marittime. Rimaneva ad esperimentarsi conlro questi bersagli · il tiro del cannone da 100. 0
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TONNET,LATE
~ i:,1
Già nelle ore pomeridiane del primo giorno delle esperienze (25 ottobre) erano stati sparati due colpi con quella bocca da fuoco, dirigendone la linea di· mira verso la parte esterna del golfo (disponendo in quella direzione il pontone) allo scopo di osservare la traiettoria del proietto. Prima di tirare contro le corazze si sparò anche un colpo contro il ferrnapalle puntando il cannone nel-· l'intervallo che ho dinanzi accennato esistere tra i due· gruppi di bersagli, di destra e di sinistra . Si trattava di misurare la velocità iniziale del proietlo e la sua. penetrazione in un parapetto di snbbia. La carica era di 1415 chilogrammi, il proietto di 908. La velocità jniziale risultò di 438 me tri, ed in quanto alla penetrazione si suppone che essa abbia raggiunto i ,t2m:. così fa credere un leggiero incurvamento manifeslatosi n~lla parte posteriore del fe rmnpalle, la qual cosa indicherebbe che il prnietto si sia avvicinato abbastanza a questa. Ricordiamo in proposito di avet' lello, alcuni giorni dopo, in qualche giornale che il cannone da 100 non era riuscito a trapassare il ferma palle!. .. la baga ttella di uno spessore di 16 metri di sabbia! Si tirò poscia un colpo contro il centro di ciascun bersaglio con carica di H\5 chi]l)grammi. È diffìcile di fa rsi un'idea ben esa tta dell'opera devaslatrice verificala.si . Non una sola piastra resistette: tutte furono roLte in frantumi strappale via dalla murata, e la murata stessa gravemente ne pa lì. Ne i bersagli co.razzati con piastre Cammei e Marre! il proietto dopo d'aver perforalo e ri dotte in pezzi le piastt'e, si apt'Ì un largo passo attrayerso il cuscin o ed il solloposto materasso, penetrò nello scafo conservando una velocità di circa 7G metri, sconquassò tutto quanto trovò ·innanzi a sè,. e si ruppe in pezzi che ebbero an.cora forza sufficiente per adden trarsi pl'of'onclarnente nel ferrnapalle ~ 1
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IL CANNONE DA 400 TONNELLATE
AL POLIGO NO DEL MUGGHNO
Lo spettacolo de l bersaglio dopo questi colpi era meraviglioso, e non saprei esprimerlo altrimenti che riferendo tc:: tualmente quanto ne di ce la sopra citata corrispondenza della Spezia: « Informi massi di coraz7.e di migl iai a di chilogrammi « giacevano sul suolo a parecchi metri dai bersagli; « do.I lato interno ove il proietto era passalo, un'eno rme <1. breccia nella murala P. dieiro nulla di rispeuato; pezzi « di corazza, di proietti, legnami, lamiere, grossi perni « tulti frantumali, conto1·ti, stracciati, lanciati a di« stanza: pareva quas i impossibile che si potesse di« struggere tanto ed in così po co tempo». Nei bersagli corazzo.ti con piastre Schneider l'effello suite piastre fu egua le, se non maggiore; ma la murata fu meno danncggiali1; se all'interno furono proiettati perni e chiavarde e se si manifestarono altri guasti, il bersr1gl i0 non venne tuttavia perforalo e nessun pezzo di proietto penetrò nello scafo. · I tecnici comprenderanno faci lmen te tali eff~lti, sapendo che il lavoro prodotto nello sparo del cannone da 100 con una carica di ~55 chilogrammi di polvere arriva a 9600 dioamodi circa, cioè è tale che potrebbe sollevare all'alLezza di un rnelro l'in liero Duilio. Se poi si tien conto. che questa carico di 455 chilogrammi è delle minime, che la tensione alla quale si arriva è inferiore alle 3000 atmosfere, mentre seconcio il con~ traLto fallo dalla R. marina colla casa Arrnslrong essa può raggiungere le 4000, è permesso arguire che allargando la camera ed arrivando ad una carica di 200 e più e forse cli 250 chilogrammi, si otterranno presso a poco 42 'O 43 mila din amodi di potenza d'urlo, cioè una potenza che oltrepassa tutto ciò che la mente giunge ad immaginare in fallo cli tiro d'ar1iglieria. Si può dunque conchiuderne eh nessun ba stimento, non solo di quelli allualmente esistenti ma anche di
<JUelli in costruzione presso qualsiasi nazione, potrà resistere al cannone che deve armare il Duilio. Che se la piaslra Bchneider, pur frantumata in mille pezzi ha sufficien temen te protello la murata, la qual cosa ne dimostra la superiorità sulle piastre di ferro lamin ato, non è da porsi in oblio che i proietti })alliser che servirono nelle esperienze non erano in origine destin ati a prove contro corazze, ma solo per la collaudazion e del cannone; epperciò la casa Armstrong. poco si preoccupò della qualità del metallo, come lo prova d'altronde il fatto già. sopra aceennato dell'essersi rotlo un proietto prima di a rrivare al bersaglio. Appoggiati a questi fatti possiamo arguire che il Duilio ed il Dandolo saranno veramente i più formi.dabili bastimenti corazza li esistenti e non avranno pe1· .ora competitori. È bensì vero che già esiste presso altra potenza un a nave destinata a ricevere una corazza tura superiore a quella del Duilio; ma l'armamento di quella nave non potrà raggiungere la potenza di quello del Duilio, e le esperienze eseguite alla Spezia avendo, a parer nostro, dim ostrato la superioritì1 del cannone sulla cornzza., cred iamo lecito trarre la conseguenza che la nave più fo rmi dabi le sa rà quell a che porterà cannoni più potenti. Non vogliamo con ciò dire che le navi -C? ra~zate alLro non debbano essere che affusti gal legg1ant1 per i propri cannoni: se a questo risultato dovrnssi forse studiare di arrivare per un ben inteso sistema di difesa delle coste, non può essere solo questo lo scopo di bastimenti della porlata del Duilio, la cui missio1Je è ben più vasta e che, per correre i mari, devono possedere tulle le qualità cli navio·az . o ione al pari d 1 qualsiasi altro. Ci si perd oni questa digressione, la quale d'altronde non è estranea all'argomento nostro, e ritorniamo alle Il(ISlre esperienze.
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IL CANNONE OA
100 TONNELLATE
Restava ad esegui re in questo primo periodo il tir~ contro il 0oTuppo di bersagli cli sinistra, cioè con~ro 1 bersaO'li a SanJ,wich , corazzali con due piastre eh 30 e di centimetri separate dal cuscino di quercia. L'ordine seo-uito nel tiro contro i medesimi fu. quello 5 . . stesso tenuto per il gruppo di destra: dapprima tm con un can no ne da 18 tonnellate, poscia a salve con cannoni da 25 e da 18, finalmente col cannone da ,100. I colpi eseguiti col solo cannone da 18 non diedero luogo ad osservazioni ri!evanti; nè si può ritenere ch~per' tiri successivi con culibri di quella ~otenza v1 sia vantaggio a fare le murate a Sanclw1c!i, quantunque queste abbiano il vantaggio d( costare _me~o delle altre. Il prniello sparato eontro 11 bersaglio sisterna Cammei rimase confì ccato nella piastra di 30 centimetri senza produrre la minima fessura nelle vicinanze del punto colpito; cosa questa che confermerebbe quanto erasi già osservato nei tiri contro il primo gruppo di bersagli, cioè che il ferro di quelle piastre è di buonissima qualità. Successivamente si eseguiron o due colpi a salve contro ciascuno dei due bersagli. La prima piaslra fu bensì perforata ed intaccato il sottoposto cuscino di quercia, ma la seconda non venne menomamente danneggiata . Qnesto risu ltato sernhrerebbe indicare corne più resistente con tro i tiri a salve il sistema a Sandwich, poichè, con piastre di 55 centimetri, la piastra essendo stata rotta ed asportata dalla mllrala, unica difesa restava sui punti colpiti il cu.scino di quercia col sottoposto materasso, mentre nel sistema Sandwich si aveva ancora in talla la. piastra di 25 centimetri e la sottoposta armatura di quercia . Finalmente si sparò col cannone da 100 un colpo contro H bersaglio sistema Marrel. Gli effetti furono. ancora più sorprendenti che nel tiro contro le corazze
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1
di 55 centimetri. Il bersaglio fu letteralmente distrutto; il proietto non solo penetrò nell'interno dello scafo e nel retrostante fermapalle aprendosi un largo varco nella murata, ma questa sconvolse in un modo indescrivibile. La potenza d'Llrto conservata dal proietto dopo di aver perforato la prima piaslra ed :il cuscino di quercia fu tale, che la seconda piastra fu rotta in mille pezzi, i quali proiettati indietro aumentarono ancora l'opera di distruzione nella parte interna della · murata e nello scafo. Stando ai risultati di questo primo colpo del cannoné da itOO contro i bersagli Sandwich sembra che si potrebbe con fondamento, avuto riguardo ai guasti prodotti, c0ntestare i vantaggi di questo sistema su quello a piastre uniche che abbiano tutto lo spessore che si v,uol dare alla corazza. Quest'ultimo colpo fu sparato verso la sera del giorno 28 ottobre; restava a tirarne ancora uno contro il bersaglio Cammel; ma essendo l'ora tarda? e le operazion~ occorrenti prima dello sparo in esperienze nelle quali dovevasi tener conlo di tutte le circostanze le più insignificanti in apparenza richiedendo un tempo non breve, questo c;olpo non si potè eseguire, ed il primo periodo delle esperienze dovette in tal modo finire per essere .poi le medesime riprese verso il principio di dicembre quando potranno essere montali a.Itri. tre bersagli corazzati. '1ntanto si è incominciata una seconda serie di tiri col cannone da 43, i cui risultati, si no al momento nel quale scriviamo, non sono meno interessanti. In questa seconda serie lo scopo non è più di ricercare la corazzatura più conveniente, ma ~ensì di studiare più specialmente il modo migliore di utilizzare il lavoro che può produrre il cannone. Si tirò aumentando gradatamente la carica, ed il giorno 7 corrente con '170 chilogrammi di polvere tnANNo xu, VoL. 1v.
100 TONNELLATE glese si ottenne una velocità iniziale di 471 me tri ed una tensione al fondo dell'anima di ci rca 3300 atmosfere. Con polvere progressi va di Fossano i risultati furono ancora migliori , come gi à era previsto. Il giorno 8 con 1155 chilogrammi dì questa polvere si ottenne una velocità iniziale di soli 431 m ,50; ma se si osserva che tale velocità si raggiunse con una tensione relativamente piccolissima, di 2050 atmosfere,.si potrà arguirne che la utilizzazione asso luta di un chilogrammo di polver~ inglese è bensì maggiore che quella di un chilo.grammo di polvere italiana, ma il lavoro prodotto per ogni atmosfera di tensione, che è il dato più importante, è molto maggiore con questa ultima, come chiaro apparisce dallo specchietto seguente: 162
IL CANNONE DA
Carica
Tensione
Velocità
in
iniziale
atmosfere in metri
Hi5 polvere Fossano 455 id. in~lese . id. 470 id.
2050 2800 3300
43•1,5
455 47~
Lavoro per ogni Utilizznionc atmosfera della carica di in secondo tensione d in amodi Noble in dina modi Lavol'o totale
8·700 9600 ~0300
79 p. ~00
4,25
87
J>
3,43
89
))
M2
. È da notarsi che i risu ltati ottenuti colla polvere rnglese sono pressochè perfettamente eguali a quelli che erano stati preventivamente calcolati dalla R. marina. La veloci tà. di ,i-3'1,/S raggiunta alla sola pressione di 2050 atmosfere con polvere di Fossano, lascia sperare cl1e con tensioni relativamente assai miti si potrà avere velociLò.ben maggiori; è ovvio ai leltori immaginal'e con quale effello contro i bersagli. In allora sarà proprio il caso di dire che il Duitio non potrà resiste re a sè stesso! Ad ogni modo per non essere sorpresa da queste nuove circostanze, la noslra marina, colla stessa
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163
antiveggenza che le fece concepire l'idea del cannone da 100, ha prese le sue precauzioni decidendo, già <la tempo, la costruzione di altra corazzata più forte e del Duilio e del Dandolo . Intanto le esperienze della Spezia , che si stanno continuando, hanno dimostrato: 1° Che il servizio del cannone da 400 nulla laseia a desiderare, e che quella bocca da fuoco ha fa tto ,prova di una potenza veramente straordinaria; 2° Che il Duilio, sceg1iendone conven ientemente la corazzatura, avrà tale una forza offensiva e difensiva, che per buon numero di anni nulla avrà da temere da bastimenti avversari ; e per servirci delle stesse parole con cui un giornale francese, Le Journal des Débats, annunzia 1ai suoi lettori le esperienze della Spezia: « la marina italiana si troverà fra breve in « possesso di mezzi di attacco e difesa ·di molto su« periori a tuttociò che sino al giorn o d'oggi è cono« sciuto ». Altri gravi problemi rimangono tuttavia da risolvere, alcuni dei quali sorgono appunto da queste nuove condizioni di forza e di potenza rivelatesi nelle esperienze di c-qi ci siamo occupati: problemi che ·hanno tratto alla combustione della polvere, alla solidità e resistenza dei proietti, alle ~ircostanze di combattimento in mare o sulle cos!e, ed ai li miti che i mezzi di fabbric·azione impongono tanto alla produzion e di artiglierie più poten ti, quanto a quella di piastre più resistenti e di maggio r mole. . Si comprenderà come ciascuno di questi problemi lasci aperto un vastissimo campo di smcli, e non è per ora prevedibile se e quando potremo vederne la soluzione. Quantunque le esperienze col cannone da -100 non siano finor a state eseguite su vasta scala, sparando
164IL. CANNONE DA 100 TONNELLATE un gran numero di colpi, i pochi eseguiti hanno bastalo a dimostrare che quella bocca da fuoco ritenuta la massima possibile quando sul finire del 1873 ne venne ordinata la fabbricazione alla casa Armstrong, non lo è .assolutamente più, e forse nòn passerà molto tempo prima che se ne fabbrichino di ealibro superiore. Il sistema Armstrong, nel quale un cannone,. anc;he . di grossissima mole, consta di un numero piuttosto rilevante di parti insieme riunite, permecte di tentare la costruzione di calibri maggiori, sino al limite oltre il quale ciascuna delle parti che ne compongono l'insieme raggiunge una grossezza tale da non essere sicuri che riesca di costruzione perfetta. In ciò appunto sta, a parer noscro, la superiorità def cannone solla corazza; e difatto l'origine scessa del sistema .di corazzatura a Sandwich non proviene da altre cause. Se si avesse la certezza che una piastra da 55 centimetri può essere lavorata colla stessa perfezione che una di spessore minore e che riesce al pari di questa omogenea e scevra di qualsiasi difetto, sembra che non vi sarebbe motivo di proYare quale dei duesistemi sia più resistente, se cioè una piastra sola di un dato spessore o due di spessore minore. Arrivati al limile di 515 centimelri, la questione comincia ad essei·e in ce rta; epperciò non è. improbabile che per piastre maggiori il vantaggio pa~si .decisamente dalla parle del sistema a Sandwich, o ad altro sistema di piastre sovrapposte. In una parola, mentre si può prevedere sin d'ora cannoni supe-· riori a quello da ,f 00, di una costruzione esattissima, con un servizio perfetto assicurato, non si può in egual modo contare di nrrivare a corazze molto maggiori di quelle attuali e di una resis tenza proporzionata. D'altra parte la difesa non ha neppur essa ancora esaurito tutti i suoi mezzi, e la lotta cli cui ta--
165 fono già prevedeva prossima la fine, sembra essere all'incontro entrata in un periodo di vivacitùnon comune. Se si tien poi conto della differenza delle circostanze di combattimento da quelle di esperienze in un poligono, ove lutto è preparato per ottenere dal tiro i migliori effetti di cui il cannone è suscettibile, fa cosa cambia notevolmente d'aspetto, e si rappresentano molti coefficienti in favore della difesa. Sarà difficile inYero che iri guerra, un tannane da 400 possa colpire un bastrmento avversario in circos tanze favorevoli come in un balipedio; per poco che • il tiro risulti obliquo alla superficie dì una murata, gli effetti sono inferiori, ed il fatto dell'essere il' ba:SLimenlo che riceve l'urto del proietto su un elem ento instabile qual è l'acqua è a favore della ·resistenza. Soggiungasi infine · che una nave la quale abbia avuto la sua murata perforata da un proietto non è perciò fuori di combattimento; quel caso succedeva prima che fossero inventate le corazze, e, se è verq che in allora le riparazioni erano più facili, ciò non toglie che lo stesso possa ancora ·verificarsi senza soverchio danno immediato. È bensi vero çhe dopo aver trovato il modo di forar:e le murale è probabile che si troverà anche quello di fabbriçare proietti abbastanza resistenti per farli scoppiare nell'interno del bastimenlo; e certamente in tal caso l'opera di distruzione :.arà più grave assai. Finalmente, anche col solo tiro a proietto scarico dei <:annoni da ,1 00, dovrà pur essere tremenda per il bastimento che la riceve una salva contemporanea dei '<Ìue pezzi che armano una torre, con proiet ti accuratamente preparati, lanciati con una velocità iniziale di circa 1500 metri. Le esperienze della Spezia hanno lascialo, in quelli che vi assistettero; una profondissima e favorevolissima AL POLIGONO DEL MUGG JANO
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IL CANNONE DA
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TONNELLATE, ECC.
impressione per quanto la nostra marina ha già fatto; ma in pari tempo dobbiamo confessare che, sotto un altro aspeuo, esse hanno sollevato nell'animo nostro molli dubb i. Il luogo stesso ove venn ero eseguite era na turale che ci richiamasse alla mente le condizioni di difesa di quel magnifico go lfo in fondo al quale si tro va il nostro unico po,'lo militare. Queste esperienze segnano, in quanto al sistema cli difesa delle nostre coste e delle nostre piazze marittim e, un immenso punto interrogativo, per rispondere degnamen te al quale mo lti stucl iì ;incora occorrono e molli milioni si dovranno spendere.
L. P•
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFJCO-STATJSTICO-MILIT ARI ])ELLA
T URCHIA EUROPEA B DEO LI
STATI MINORI AD ESSA. ADIACENTI (*)
VIII. Teatro dl guerra della regione greco-slava .
• I. Gen.e ralità. - Divisione del teatro di guerra.
Il t eatro di guerra della penisola bulkanica, consideralo nei suoi confini geografici, comprende le regioni racchiuse fra l'Adriatico, l'Jonio, l'Egeo ed il Mar Kero, e s~parate dal r imanente dell'Europa dal corso della Sava inferiore, da quello del Danubio da Belgrado a Orsova, dai monti di Transilvania .e dal corso del Pruth. Ma l'estensione e l'irnportaoza d' un teatro di guerra non sono delerminale soltanto dagli accidenti geografici delle regioni che lo compon gono, ma ezianclio dai confini politici degli Stati che esso comprende e dai rapporti che questi hanno cogli Stati adiacenti; le sue funzioni strategiche derivano dall'insieme e dall'accordo di questi elementi.
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V. Rivista mimar e, dispensa di settembre.
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DELLE CONDfZIONI GEOGRAFlCO-STATIS'l'ICO-MILITARI
L'impero ottomano o co'suoi p0ssedirnenti immediati o cogli Stati tributari abbraccia tutte le regioni racchiuse nei limiti dianzi descritti, tranne piccola p~rte che appartiene al regno di Grecia; le sue frontiere politiche coinciderebbero pertanto colle geografiche se i rapporti reali di dipendenza degli Stati vassaHi non le modificassero. È opportuno ciò avvertire per rendersi conto delle differenze fra la situazionemilitare attuale della Turchia e quella dei tempi pass ati. Edinvero,allorquando la Turchia esercitava autorità effettiva sulla Serbia sulla Va' lacchia e sulla .Moldavia, le sue frontiere militari coincide~ano colle frontiere geografiche; ma coll'accrescersi della potenza della Russia e col sostituirsi del patronato di questa al dominio turco scti Principati Danubiani, esse furono spostate più indietro s ulla linea del Danubio inferiore, il quale segnò, sino a questi ultimi tempi, la frontiera strategica fra la Turchia e la Russia. Ulteriori avvenimenti hanno modificata tale situazione strategica a danno della Turchia, ed ora tre Stati quasi autonQmi, la Rumenia, la Serbia ed il Montenegro, occupano la maggior parte delle frontiere terrestri dell'impero ottomano, quasi togliendogli il contatto geografico colle grandi potenze d'Europa. Ciò altera non solo i rapporti politici, ma modifica eziandio le.funzioni strategiche delle varie parti del teatro di guerra. Infatti la Rumenia non solo separa la Russia dalla Turchia e ne diminuisce la zona di contatto coll'impero austro-. ungarico, ma, dominando tutta la sponda sinistra del Danubio, toglie a questa linea molto del suo valore difensivo; la Serbia e il Montenegro, perieLrando coi loro territori nell'interno delle provincie turche, separano la Bosnia e l'Erzegovina dal rimanente dell'impero; finalmente la Grecia, occupando la parte più meridionale della penisola, rappresenta contro di esso una minaccia ter restre e marittima. Ciascuno dei tre Stati principali, la Rumenia, la Serbia e la Grecia, è inolLre il centro di uno dei grandi elementi etnografici della regione greco-slava, cioè del rumeno, dello slavo e dell'elle111co, elementi che, sebbene clisco1;di fra loro per antagonismo
DELLA. TURCHIA EliROPE,\ 1 ECC,
di razza e per contraddizione di interessi parziali, concorrono tuttavia coi loro sforzi ad un fine unico, l'emancipazione dei loro fratelli di razza e di religione dal giogo del Turco. Questi rapporti geografici e politici fanno sì che oggidì le frontiere strategiche della Turchia non solo piLt non coincidano \. · colle geografiche, ma in qualche punto neppure colle politiche. > La linea della Sava, occupata in parte dalla Serbia, non ha più !i c he un valore locale pella difesa della Bosnia; quella del Da- \ nubio, da Belgrado alle f'oci del Timok, è in possesso della Serbia, e pel tratto rimanente si-no al Mar Nero non ha che un valore relativo, appartenendo, come s i è detto, tuUa la sponda -sinistra alla Rumenia. Ne consegue pertanto che nè la ?ava nè il Danubio non sono più oggidì le vere fro ntiere strategiche ,della Turchia, ma che esse si trovano più indietro, alla catena ~ dei Balkani e sull'ahipiano della :Mesia ('1). Nei brevi cenni oro-idrogt'afìci; che sono oggetlo della 1• parte di questo studio, abbiamo esposto quale sia il sistema orogra.fico ùella penisola balkanica, cioè come esso sia formato da tre grandi catene montane le quali hanno per centro lo ScharDagh. La catena delle Alpi Illiriche e quella Ellenica) relativa~1ente vicine all'Adriatico e ali' J onio, formano verso questi :mari un versante stretto, difficile e quindi non atto alle grandi operazioni militari; l'altipiano della Mesia e la catena dei Balkani dividono il ver;ante danubiano da quello dell'Egeo. Dal nodo orientale dell'altipiano della Mesia, si distaccano due catene secondarie, le quali dividono rispettivamente in due parti i versanti dell'Egeo e del Danubio; esse sono la catena del Rodope che si stacca alle origini dei Balkani dal Rilo Dagh e i Veliki Balkani che colle loro diramazioni formano le pareti -del bacino del Timok. Ciascuna di tali parti h~ caratteri geografici differenti. Infatti, incominciando dal versante danubiano, la
\l.
(l) Sotto il nome generico d"altipiano della MesLa s'intende il tratto centrale del sistema orografico della penisola balk.anicacompreso tra lo ScharDagh e il M. Vitosch (Sofia).
170 DELLE CONDIZIONI GE0GRA11ICO- STAT1STICO· MIUTAR1 occidentale, che comprende là Serbia, la Bosnia el'Erzegovina)' è costituita da una serie di catene montane e di vallate lunghe, strette, parallele alle Alpi Illiriche, e la cui asprezza aumenta, avvicinandosi all'Adriatico; l'orientale, che comprende la Bulgaria,, è un altipiano monotono che si abbassa dalla catena balkanica al Danubio. Nel versante dell'Egeo, la parte· orientale racchiude un solo e grande bacino, quello della Maritza; l'occidentale invece è altraversata da catene montane e da corsi d'acque che corrono da nord-ovest a sud-est e formano vallate strette non collegate fra loro che da poche e difficili comunicazioni. L'altipiano della Mesia, compreso fra lo Schar-Dagh e il Vitosch, domina non solo i due opposti versanti, ma ' ha. azione anche su quello dell'Adriatico; su di esso concorrono le comunicazioni che dalla Sava e dal Danubio medio tendono al versante dell'Egeo e quelle che dal Danubio inferiore vanno alla penisola ellenica e viceversa. Avremo occasione ulteriore di dimostrare l'importanza di questo altipiano, e di accennare come essa sia comprovata dall'esperienza delle guerre passate. Se esaminiamo le linee di comunicazioni della penisola bal-· kanica e le riferiamo alle regioni adiacenti dell'Europa come punti cli partenza e alle rive del Bosforo come punto di arrivo, troviamo che si possono raggruppare in tre grandi fasci, cioè~ 1° Comunicazioni proveniènti dalla regione sarmaLica e dal Danubio inferiore; comprende le linee che attraversano da nord a sud i Balkani. 2° Comunicazioni provenienti dalla regione ungaro-s lava, ossia del Danubio medio; comprende le linee che attraversano la Bosnia e la Serbia da nord- ovest a sud-est, salgono sull'atipiano della Mesia per discendere nel bacino della Marilza per Sofia e in quello del Vardar per PrischLina. Questo fascio è rappresentato dalla strada Novi-Seraievo-Sjenitza-P.rischtinaSalonicco, e dall'altea Belgrado~Nissa-Sofìa-Adrianopoli. ~· Comunicazioni provenienti' dalla penisola ellenica; com-prende le linee che dalla Grecia e dalle coste dell'Jonio ten.
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DELLA TURCHIA E UROPEA, ECC,
dono, attra'lerso la Macedonia, al bacino della Maritza sia lungo il litorale dell'Egeo, sia per l'alLipiano della Mesia, unendosi colle linee del 2• fascio. Questa classificazione non risponde soltanto a ragioni geografiche, ma eziandio a ragioni politiche. La Turchia trae buona parte delle sue forze dall'Asia e il centro della sua vitalità politica e militare trovasi sul Bosforo; Costantinopoli pertanto è il grande obbiellivo strategico del teatro di guerra. La valle della Maritza, cinta dalla catena dei Balkani e da quella del Rodope e da tre mari, copre direttamente questa parte importantissima dell'impero otlomano e forma come una grande opera avanzata, una tesla di ponte rispetto all'Asia Minore, mentre rispetto al teatro cli guerra generale della penisola balkanica essa funziona come ridotto centrale della difesa. I tre grandi fasci cli comunicazioni dianzi acennati, en· tranclo 11ella valle della Maritza, concorrono ad una posizione centrale, Adrianopoli, d'onde procedono su Costantinopoli. La valle della Maritza è in tal modo in relazione strategica diretta eolle altre parti del teatro generale di guerra e serve a completare le loro funzioni a seconda delle varie ipotesi d'operazioni. Inoltre i tre fasci di comunica:li'oni più volte accennati segnano le linee d'operazioni di eserciti che, rnovendo dalla Rumenia dalla Serbia e dall{l Grecia vogliano penetrare nella ' :Maritza per colpire al cuore la potenza turca. valle della Da queste sommarie considerazioni appare come il teatro di guerra che esaminiamo presenti obbiettivi particolari per una data ipotesi di operazioni, e obbiettivi comuni per tutte le operazioni, e come perciò sembri ragionevole la sua ripartizione nei seguenti teatri di guerra parziali: 1• Teatro di guerra bulgaro rumeno; abbraccia le provincie nelle quali possono svolgersi le operazioni di guerra fra la Rumenia e la. Turchia ecl anche fra la Turchia e la Russia. 2° Teatro di guerra bosniaco serbo; comprende le provincie, ove possono svolgersi le operazioni di guerra fra la
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DELLE CONDIZIONI GEOt;RA FICO-STATISfJ'ICO-MJ LJTA!ll
Turchia, la Serbia e il l',1ontenegro, ed anche eventualmente fra la Turchia e l'Austria. 3° Teatro di guerra ellenico-macedone; comprende le provincie che ponno essere teatro di operazioni fra la Grecia e la 'Turchia. Ma, oltre le frontiere terrestri, la Turchia ha frontiere marit·time sull'Adriatico, s ull'J onio, sull'Egeo e sul Mar Nero epossiede, come mare proprio, il Mar di Marmòra; perciò aggiung iamo: 4° Teatro di guerra marittimo della penisola balkanica.
II, -
Teatro di guerra bulgaro-rumeno ('!).
11 teatro di guerra bulgaro-rumeno comprende la Valacchi.a, la Bulgaria e la Tracia; esso ha la forma d'un grande triangolo, i cui vertici sono Costantinopoli, Ismailia e Orsova; la cui base è la catena dei monti di Transilvania, e gli altri due lati, sono la costa del Mar Nero da una parte, lo Stara Planìna ed il Rodope dall'altra.
(1) Vedi ,tato).
BBAUJOUR. -
Voyagc mllitaire àans l'Empire Ottoman (già ci-
Nouvelle géographie ùniverse.lle (già citato}. Das strategische Verhaltniss àes se,·bisch-òosnischen -und bulgarischen Ifriegsschauplatz-es. Tesch,m u nd Wien, 18H. MOLTKE. - Campagnes des Russes àans la 7'urquie a·Europe en 18,88 et 1829. Paris, 1854. RECLUS, -
TERSTYANSZKt. -
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.HANDTKB.
-Spezial-Karte àer Europaischen Tiirket (già citata). General-Karte von der Euro;;iiiischen Tiirket. - J: 1.000,000:
KtEPERT. -
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
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Due grandi accidenti geografici paralleli alla base, cioè il Danubio e i Balkani, formano due linee di difesa frontali; il Mar Nero e il Rodope costituiscono due appoggi d'ala. 11 Mar Nero oUre ad essere appoggio d'ala, è anche) mercè la navigazione, una linea di comunicazione importante specialmente in causa del cattivo stato della viabilità attraverso i Balkani. La grande strada, Adrianopoli-Filippopoli-Sofia, che corre quasi parallela aJla catena del Rodope, ha, sotto questoriguardo, ufficio analogo al Mar Nero. · Il Danubio e i Balkani diviélono il tea tro di guerra in tre zone distinte, la Valacchia, la Bulgaria colla Dobrulscha e la Tracia. Della Valacchia abbiamo trattato nel capitolo speciale sulla Rurnenia, nè pare che s ia il caso di entrare in maggiori ragguagli, i cenni daLi essendo sufficienti e d'altronde non sembrando molto verosimile che attualmente essa possa divenire teatro di grandi operazioni offensive da par te della Turchia contro la Rumenia e tanto meno contro la Russia. Tratteremo invece più minutamente delle altre due province. La Bulgaria è racchiusa fra iLMar Nero, i Balkani, il Timok e il Danubio, ed è rormata da un altipiano che va abl)assandosi dalla catena dei Balkani alle r ive del Danubio. Tale· aHipia~o si compone <li due lerrazzi, l'uno superiore più inclinato e costituito dai contrafforti dei Balkani, l'altro inferiore, quasi piano e che è compreso fra il primo terrazzo e il Danubio. 11 Danubio inferiore costituisée, come s i è detto; la prima linea di difesa. Esso corre in direzione generale da ovest ad est) descrivendo un grande arco _di circolo convesso verso i Balkani, alle cui ultime pendici si mantiene pressochè sempr.e parallelo. Il suo lelto, diviso talvolta da isole in più bracci, è largo in media da 800 a 1500 metri, non è mai minore cli bOO metri ed in alcuni punti, come alle foci dell' Aluta, s upera i 4000 metr·i. La sua profondità varia da 6 a 20 metri e la velocità della corrente nel tratto inferiore è minore di un metro per minuLo secondo. È navigabile dai bastimenti che pescano 6 metri dalla foce di Sulina a Braila, e dai bastimenti di media
174 DE LLE CONDI ZIONI GEOGRAF1CO- STATIS1'IC0-MIL1TARI . portata : ino alle Po1'te dife1·ro. Le bocche di Kilia e di San ·Giorgio non sono accessibili che a piccole imbarcazioni. Nelle magre, rarissimi e mals icmi sono i guadi; il più importante è quello fra Viddin è Kalafat. La sponda bulgara da Orsova a Hirsova è alta, r ipida e in alcuni punti quasi a picco, non interrotta che dalle foci incassale e paludose dei corsi d'acqua che vi scendono dai Balkani. Essa ha un dominio medio da '15 à 20 metri sulla sponda sinistra, la quale è bassa, soggetta alle inondazioni nella stagione delle piené, in alcuni tratti pafodosa; specialmente alla foce dei fiumi della Valacchia, in alcuni allri coperli da canneti e da boschi; e soltanto ad Olte11itza presenta uno sprone elevato e non inondabile. Fra Kalarasch e Hirsova è impraticabile e fiancheggiata dalla pianura tleserta del Barigan . A valle di Hirsova cambia la conformazione delle sponde; la destra va gradatamente abbassandosi, -fìnchè al principio del della del Danubio diventa quasi a livello delle acque del fiume, ed è coperta da paludi e da stagni, mentre la sinistra va rialzandosi, si fa ripida e verso Bra.ila ,giunge ad avere un dominio di 20 metri sulla sponda opposta. Nessun ponte stabile finora attraversa il Danubio; quello fra Rustschuk e Giurgevo è in progeLto. A circa 70 chilometri tlalla foce cambia direzione, s i suddivide in tre bracci, i quali -chiudono un vastissimo Delta quasi ovunque pa ludoso, coperto da canneti e impraticabile a cor pi di truppe. I corsi cl:acqua, che scendono dai Balkani con direzione -quasi normale al corso del Danubio, hanno caratteri torrenziali, scorrono per vallate· profonde fra i contrafforti della ·parte superiore e solcano la pianura ineassali tra rive d'erosione alte e spess o franose; verso la foce il loro .letto si al'larga ed ha fondo pantanoso . I loro affluenti formano un'infinità di burroni e cli forre che rendono difficili te comunicazioni. I principali fra tali corsi d'acqua sono: a) Il Timok; è formato da due tor renLi che nascono nei Veliki Balkan e si riuniscono sott9 Kniasevatz; scorre per
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una valle -stretta fra rive alle, tal volta rocciose. Come linea di difesa non ha che un piccolissimo valore. b) L'lsker; nasce dal Vitosch e dal Rilo-Dagh a sud di Sofia. Attraversa l'altipiano di questo nome, e dopo aver percorso una valle aspra, fìancheggiato da montagne selvagge, sbocca nel Danubio a Gitcben. e) Il Vid; nasce dal fianco settentrionale del Katscha-Balkan, scorre per una valle selvaggia sino allo shocco nella pianura bulgara; mette foce nel Danubio in faccia a Islasch. d) Lo Jantra; nasce dal coffe cli Schipka a sud cli Gabr.ova, bagna Tirnova e shocca nel Danubio a valle di Sistova; la sua vallata è una delle più ricche.e più popolate della Bulgaria. e) 1l Lom, formato da due rami che si ~·iun/scono a 15 chilometri dalla sua foce nel Danubio, cioè dal Kara-Lom che nasce a nord di Osman-bazar e dal!' Ak-Lom, ha origine nell'altipiano di Schurola e mette foce nel Danubio a I{ustschuk. Le valli che solcano tutti questi corsi d'acqua segnano l'andamento generale delle comunicazioni che attraversano i Balkani; le strade però non percorrono sempre il loro fondo, ma piuttosto si svolgono sui versanti dei contrafforti laterali; le eomunicazioni trasversali sono rare e difficili e il collegamento fra colonne, che percorro110 strade diverse, riesce talvolta impossibile. In primavera, sino al mese cli giugno, la campagna della Bulgaria è coperta da ridente vegetazione, le praLerie naturali si alternano coi campi di messi e, in qualche tratto, coi vigneti; ma eJ sopraggiungere dell'es tate la vegetazione lan- · guisce, l'erba delle praterie diventa secca e, dopo la raccolta delle messi, la campagna quasi si trasforma in una landa. L'acqua fa dife tto quas i dovunque; grossi corpi di truppe, che vi dovessero operare durante questa stagione, incontrerebbero per ciò difficoltà a trovare bµoni accampamenti, specialmente per le armi a cavallo, e, nello stabilirli, spesso sarà mestieri sacrificare a questa esigenza altre considerazioni tattiche e -strategiche. Nella stagione delle pioggìe, il suolo, per la mag-
176 DELLE CONDIZIO NI GEOGI\AFICO-STATISTICO-MlLlTARI gior parte argilloso, si stempra e riesce disagevole il marcia1·eanche sulle strade; dit'ficilissimo è allora lo scendere nei valloni per attraversare i corsi d'acqua, · sui quali non esistono che pochi.e deboli ponti in legno. Nell'inverno la neve copre if paese <li uno strato alto talvolta più d'un metro e rende difficile il rintracciare le strade. Gli abitanti sono agglomerati in villaggi poco numerosi, lontani gli uni dagli altri, ma grandi e che racchiudono, dopo la raccolla, ricche provvigioni di granaglie e di foraggi : la mag-· gior densità della popolazione è lungo il Danubio e nelle vallate dei Balkani . Abbondante vi è il bestiame bovino ed ovino. Dopo la raccolta buona parte delJe granaglie è frasportata alle piazze di commercio del Danubio e del Mar Nero, e non riman~ nel paese che quanto occorre pei bisogni ordinari delle popolazioni; il bestiame può essere facilmente allontanato dal teatrod'operazioni e nascosto nei g randi boschi, dai quali sono coperti i contrafforti dei Balkani. Un esercito che debba operare in questa regione non può fal' largo assegnamento s ui m ezzi locali, s e non ha in suo favore le popolazioni. La temperatura giornaliera va soggetta a gl'andi cambiamenti; a giornate caldissime succedono notti fredde ed umide. Nella zona più bassa predominano nell'estate e nell'autunno f'e~bri palustri. Pochi e lonta1~i essendo i centr i cli popolazione, lontani e disagevoli riescono gli accantonamenti; i villaggi offrono pochi fabbricali per alloggiarvi truppe. Per vincere queste difficoltà derivanti dal clima e dalla natura del paese è necessario provvedere il soldato d'un equipaggiamento che lo r ipari bene dal freddo e dall'umido della notte e assicurargli una sana ed abbondante nutrizione. Nelle campagne del 18'10-11 e del 1828-29 i Russi subirono perdite maggiori per le malattie che non pel ferro nemico. La Dobrutscha forma, fra il Danubio e il Mar Nero, il prolungamento della Bulgaria. La par te più vicina alle foci del Danubio è una serie a!Lernata di aride colline, che si elevano s ul livello del mare sino a 400 metri, e di stagni e paludi;
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quella più meridionale è una pianura ondulata, coperta di sabbia fina, in cui l'acqua s'infiltra) attraversando anche il sottosuolo calcareo. Non vi sono perciò nè corsi d'acqua perenni, nè fontane; l'acqua viene estratta da pozzi profondi da 20 a 30 metri. La vegetazione vi è stentata anche nella primavera; un'erba arsiccia e dei cespugli coprono una parte del suolo; vi si tro\:ano perciò scarsissime .provvigioni di viveri e di for aggi . La popolàzione, composta di Tartari, è in parte nomada; i principali ma scarsi centri cli popolazione si teovano lungo il Danubio e le coste d,:;l Mar Nero. Un eser cito che abbia da attraversar e questa r egione deve necessariarnente superare le più gravi difficoltà (1). La catena dei Balkani chiude a mezzodì la Bulgaria e si divide in due pmti, cioè Grandi e Piccoli Balkcmi. I Grandi Balkani sono compresi fra il ViLoséh e le sorgenti dell'Iantra e della Tundscha; i Piccoli Balkani abbracciano il r imanente traUo fino a l .Mar Nero. L'intera catena, lunga 380 .chilometri, è parallela all'incirca al corso del Danubio; la s ua dorsale trovasi distante da quest'ultima fra 80 e 120 chilometri; la larghezza della catena varia fra i 20 e i 40 chilometri; la sua altezza media non supera, secondo i dati più r ecenti, i1200 me tri. I Grandi Balkani sono più elevati e più aspri dei Piccoli Balkani; sono coperti di neve sino a giugno; pochi e difficili passi li attr aversano. I Piccoli Balkani sono invece più depressi, più facil i e perciò attaversa ti da più nurneros.i e migliori passi. I Balkani, meglio che una catena monlana nel vero senso della parola, sono un lungo e s tretto altipiano -dolcemente in· clinato verso nord e con pareti ripide verso sud; le sue cime sono arrotondale e non presen tano notevoli differenze di livello dall'insieme della carena. Il versante settentrionale è formato da una serie di contrafforli che presentano un s ingolare pa(!) Le d ifficoltà d'operazi oni nella DobruLscha, souo provate dagli esempi delle campagne del !828 e del 1854.
ANNO XXI, VoL. IV.
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178 DELLE CONDlZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO- MILlTAIII rallelismò fra tutti gli accidenti del suolo; le cime tondeggianti, le vette dl'liconLrafforti secondàri, i limiLi delle formazioni geologiche, gli incassa Li m eqndri dei torrenti si succedono con uniformità di caratteri e di direzione. l corsi d'acqua che scendono per questo versante rompono alquanto tale uniformità, formando valli strette, con pareti rocciose, a!Le talvolta persino 70 metri s ul fondo d~i torr enti. B.u ona parte delle cime della catena e dei contrafforti è coperta da boschi estesissimi di pian te d'alto fusto. I piccoli Balkani nel loro kattopiùorientale si tripartiscono; la catena principale col nome di Emineh-Dagh va a terminare sul Mar Nero al Capo Ernineh; il contrafforte di s inis tra o settentrionale, che si stacca dalla catena principale presso il Demir ~{apu, pr ende il nome di KiUhiik- Dagh, si ramifica a sua volta, forma il celebre altipiano ·ai Schumla, racchiude coll'EminebDagh i bacini ciel Kamlschik e ciel Pravady e va a terminare, dopo successive depressioni, nelle colline della Dobrutscha; il contraffor te meridiona.le, che pr ende il nome di M. Strandscha, separa il ba,}ino della Maritza dal Mar Nero. Questo tratto della regione balkanica è importantissimo non solo perché è attraversato dalle più facili e numerose comunicazioni, ma perché per mezzo delle baie di Varna e di Burgas è in relazione facile e diretta col Mar Nero. La popolazione vi è rara, gli abitanti sono lontani gli uni dàgli allri e si trovano cli preferenza nelle valli. Non vi mancano siti per accampare, ma l'acqua vi è scarsa; nella regione più elevala è mesLieri supplirvi talvolta colla neve squagliata. L'arte ha fallo sinora pochissimo per rendere faci li le comunicazioni attraverso i Balkani, ed è perciò che essi hanno tuttora un grande valore difensivo. È opportuno però osservar e che il valore dei Balkani, considerati come linea di difesa, dipende non tanto dalla loro elevazione e dalla loro naturale impraticabili tà, qua o Lo, come scrisse il maresciallo MoUke, da una serie di piccole difficoltà che, accumulandos i nel periodo necessario ad attraversarli, cioè da 3 a 6 giorni, si oppongono al pass aggio di grossi corpi di truppa.
DELLA TURCHIA EUR OPEA, ECC.
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Completa a mezzodì il teatro cli guerra bulgaro-rumeno il bacino della Maritza, ossia la Tracia. La Tracia ha la forma cli un quadrilatero irr egolare, i cui !ali -sono costituiti dalla catena dei Balkani, da quella del Roclope con piccolo tratto delle coste dell'Egeo, dalle coste del l\far di Marmara e da quelle del Mar Nero. Come già venne accennato, in essa può raffig.u rarsi una grande opera, la cui gola sia appoggiata a l Mar di Marmora e le cui faccie sieno formatedallecatene dei Balirnni, del Rodope e dei M :S trandscha. Il bacino della Marilza ne occUpa l'interno e segna colle sue vallate la clil'ezione delle comunicazioni che concorrono verso il suo centro, Adrianopoli. Gli s Lretti dei Dardanelli e del Bosforo mettono in relazione i due mari laterali e avvicinando l'Asia Minore alla Tracia, difendono la gola dell'opera. Abbiamo detto che, oltre i Balkani, il Rodope e lo Strandscha formano la cintura del bacino deJla Maritza . Il Rodope si s tacca dall'altipiano della Mesia al Rilo-Dagh (3000"') e si .stende da nord-ovest a sud-est sino alle foci della Maritza. Nel suo complesso è una catena di montagne aHa da 1200 a 2000 metri, aspra, clif'Ikilc, non a Ltraversata che da poche e catlive comunicazioni; le m igliori strade, qµ ella litor anea e quella di Sofia, ne girano le estremità. È coperto in par te da bos chi d'alto fusto; vi si trovano pochi cenL1•i cli popolazione. In complesso forma un ostacolo d' un valore superiore a quello dei Balkani. I ìVL Strandscha sono una s erie di colline piatte, sabbiose, spoglie d'alberi, solcate nei due ver santi da corsi d'acqua incassati; quelli che vanno nel rvial' Nero fo rmano generalmrmte alla loro foce degli stagni e delle paludi ~ perciò rendono difficili le comunicazioni lungo la cosL~ . La Marilza r iceve tutte le acque che scendono dai versanti interni della cinLÙl'a della Tracia . Essa nasce nel versante orientale del massiccio del I1ilo-Dagh, scorre da ovest ad est in una valle incassala fra il Rodope e i Balkani sino a Tatar-Basardschik, dove la valle si allarga e s i mantiene aperta fino ad Adrianopoli. Sotto Adrianopoli piega a sud-ovest e va a sboccare
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DELLE CONDlZlOl'il G,EOGRAFICO-STATISTICO- ll11LlTA lll
nell'Egeo, presso E nos, impaludando estesi tra tti di terren opresso la sua foce. LaMaritzo è navigabile sino ad Adrianopoli con barche della portata di 50 tonnellate, e sino a Filippopolicon piccole barche; talvolta però lo navigazione vi è interrotta da banchi cli sabbia alla fo ce eda cambiamenti parziali di letto. r suoi a ffluenti principali sono quelli di riva sinistra, cioè: 1• La Tundscha, che nasce dai Balkani superiormente a Kesanlyk, corre verso est in una str ettn valle parallela alla catena balkanica sino a S livno e quindi presso .r amboli r>iega a sud, bagna una larga e fertile vallata o mette nella Maritza presso Adrianopoli. 2' L'Erkenè, che proviene dai .M. Slrandscha e riceve parecchi affluen ti m inori i quali, scorrendo in letto incassalo, con sponde alle, rendono il paese rotto e le comunicazioni relatiYamente difficili. . La valle della Tundscha ha una speciale impol'lanzo, perchè m essa mettono le s trade che scendono da i Balkan i; il tr atto superiore forma inollre una buona linea di spostamento dietro la catena balkanica. Il clima nel bac.ino della Maritza è più mite e più costante che nel versante danubiano; l'ur ia vi è salubre, tranne verso la foce della .ì\Iarilza, dove predominano le febbri. li suolo è fertilissimo e un esercito vi trova da vivere con maggiore facilitò che nella Bu lgaria. Il Mar Nero dal Bosforo alla foci del Danubio forma il confine orientale del teatro di guo1·ra bulgaro-rumeno. La costa bulgara dal Capo Emineh al Capo Kalavria descrive un arco di circolo cJ1e forma il golfo cli Varna; le s ue sponde sono alto, ripide, in molti tratti rocciose; sollanlo alle foci dei poclii cor si d·acqua che vi sboccano, presenta dei lrùlti piani, paludosi. La r ada di Val'lla, compresa fra il capo Galala e il capo Soganlik, 6 ampia ept·ofonda edè il m in0 ·liol' oncor am,fo del orrolfo·, ::,o è pr otetta <lai venti di nord-ovest (che sono i più pel'icolosi ·nel Mar ~ero) ma è esposta ai Yenti dell'est e di sud-est. La città si trovo sul versante meridionale di alture che la dominano a
118 1 DE LLA TURCHIA EUROPEA, ECC. porLata di cannone. Deboli ne sono le difese verso il fronte di terra. Verso il mare non è pr otetta che da alcune batterie da costa, due sole delle quali sono armalo di cannoni di grosso calibro. E pertanto non solo non è protetta contro un bombardamento, ma forse neppure è al s icuro da un colpo di mano. Varna è la piazza più importante del Jittorale del Mar Nero, non solo per la sua baia, ma eziandio per la sua posi:1:ione strategica rispetto a Schumla e al passaggio dei Balkani (1). Baltschik e Kavarna sono due allri ancoraggi del golfo di Varna, al coperto dai venti del nord, ma esposli a quelli del s ud e dell'esL. Dal capo Kalavria alle foci del Danubio, la costa è diritta, senza golfi e non presenta che alcuni porti piccoli e malsic uri, i più imporLanti dei quali sono quelli di Maugalia e di Kustendje. La riva, alta e ripida alLomo al ca po Kalavria, s i abbassa gradatamente verso nord, fìnchè alle foci del Danubio diventa bassa, sabbiosa e piena di s logni . Alle foci del Danubio la navigazione è r esa pericolo~a dai bassifondi che si r iscontrano anche a qualche cenlinaio <li metri dalla riva. Dal capo Emineh al Bosforo la cosla è in generale alta e ripida, in alcuni punti corrosa dalle acque del mare e dei torrenU . Non vi mettono foce corsi d'acqua consider evoli, ma i pochi che vi sboccano formano presso il mare dei larghi burroni con fondo paludoso. Vi si trovano vari porti ed ancoraggi, i pt'incipali dei quali sono: · Nledia, così denom inata dalla citlù s ituata su un promontorio fra due torrenti; offre due piccole r ade difese da una baUeria da costa. lniada, rada semicircola r e protelta dal capo Tltynias contro i venti del riord, ma aperta a quelli del s ud; la città situala alla est1-emilà occidentale della rada, non ha fortificazioni; poche e deboli batterie da cosla difendono la rada .
(1) È noto come nel 1S51 gli alleati, prima della spedizione d i Crimea, si sieno stabiliti a Yarna, formando l'ala destra delle forze che dif~udevaoo la linea dei Balkani.
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DELLE CONDIZIONI GEOGRAF1C0-STAT1STICO- MIL1TAlU
Burgas. È una baia vastissima, denLro cui si aprono baie minori, quali quella di Sisepoli, di Tschingine-l skenè, di Burgas e d' Ahiolo. La costa è ripida nella parte meridionale della baia, piana e sabbiosa nella parte occiden tale e sellentrionale. Lungo la costa meridionale la navigazione è resa pericolosa da scogli; lungo la costa occidentale, le acque sono basse e il suolo vi è in qualche tl'alto paludoso; quattro stagni alle foci dei corsi d'acqua che sboccano nella baia, ne rendono le adiacenze difficili o malsane. Malaraclo tultociò la baia di Burrras ' ::, ha un'importanza grandissima, offrendo opportunilt\ di eseguire uno sbarco a s ud dei Balkani e di gi l'arne le difese. Missivri o Nlessemvria, a mczzodl del promonlol"io s u cui siede la piccola cittù dello stesso nome; è un buon ancoraggio opportuno per eseguil'vi uno sbarco, e costituirvi una stazione. Nel 1829 i Russi se ne impadronirono e vi sbat·carono un distaccamento per operar'e verso Aidos . Le coste del Mar Nero, bcnchè non offrano che pochi punti favorevoli per un grande sbarco, e benchè dai luoghi di sbarco alle grandi linee di operazione manchino buone s trade, hanno tuLta via una grande importanza · pel' la Jmona riuscita delle operazioni terrestri, non solo perchè si prestano ad operazioni parziali s ul fianco ed alle spalle del difensore, ma pel'chè servono come principale linea <l'approvvigionamento e cli rifornimento.
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Nella parte relativa alla Rurnenia abbiamo accennato comele strade, le quali, scendendo dai monti cli Transilvania o provenendo dalle valli ùel Sereth e del Pruth, attraversano la Valacchia, sieno diretLe ud alcune speciali loculità sul Danubio, d'onde, riunendosi a fasci, passano nella valle della Maritza. Prima però cli attraversare la catena dei Balkani, esse convergono s u alcuni centri che acquistano pertanto una speciale importanza; tali centri sono Schumla e Tirnova sul versante seltenLrionale dei Balkani, Sofia nell'altipiano dello stesso nome.
DELLA TURCHLI. EUROPEA, ECC . 183 Infatti, se esaminiamo il sis tema stradale della Bulgaria, troviamo che a Schumla convergono le seguenti s trade: 1° La strada che da Varna, pel bacino del Devno, passando per Pravady, va a Schumla; è una strada difficile, sbarrata dalla forte posizione di Pravady. 2° La sLrada che da Malschiu e <la Tultscha per Basardschik e Jenibazar va a Schumla; attraverso la Dobrutscha è una cattiva strada s ino a Basardschik; si fa migliore da Basardschik a Schumlo.. 3· La s trada Rassova-Basardscl1ik, dove si riunisce alla precedente N. 2. 4° La slraclaSilistria-KokJUdsche-Seklik-Schumla (5 marce): è una strada rotabile con fondo. Una rotabile unisce Silis trio. con Varna passando per Pravarl y. 5• La slrada Rutsc11Uk-Vetovo-nasgrad-Schumla (6 marce) : è una rolabile con fondo che attravers a un tel'reno aperlo, ben collivato s ino alle sorgenli dell'Ak-Lof!1 . Da Rasgrad si stacca un ramo che va a Osman-bazar. A Tirnova convergono leseguenli strade: 1• La s trada Rustschuk-Bjela-Tirnova (7 marce): è una s trada carreggiabile senza fondo sino a Bjela, diventa piu di['... ficile da Bjela a Tirnova. 2° La s trada Nicopoli-Sistova-Ebeli-Osinoua , dove si unisce alla precedente (6 marce). 3° La strada Rahovo.-Plevna-Lovatz-Tirnova ('12 marce). Le s trade N. 2 e 3 sono carreggiabili souza fondo. Una slt'ada trasversale, pratico.bile coi carri del paese, unisce Timo va con Schumla passando per Osmanbazar e la streCta di J enikoi (7 mo ree). Inoltre una s trada unisce R us tscimk con Osrnanbazar, rimo!Jlando la valle del Kara-Lom. A Sofia convergono finalmente le strade che partono da Viddin, da Rahova , da Nicopoli, e valicano lo Slara-Planina, ovvero ri montano le vallat(: dell' Iskel' e del Vid. Non si hanno notizie preciso relative a I.ali strade; risulta però che, all'uscire dalla pianura bulgaea, non sono più caneggiabili neppur e
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DELLE CONDIZIONI G-EOG-RAF1C0-STATIST1C0-Mil,ITARI
colle vetture del paese; la più importante è quella che da Nicopoli per Plevna e Orhanie conduce a Sofia . Esse mettono tutte sulla grande strada Nissa-Sofia-Adrianopoli. La catena dei Balkani non presenta in tuttala sua lunghezza la stessa praticabilità; i Piccoli Balkani sono quelli che offrono maggiore faci lità e maggior riumero di comunicazioni che li attraversano. Tali s trade, incominciando da est, sono le seguenti: 1° La s trada litoranea che parte da Varna, passa l'ErninehDagh fra Aivodschyk e Banakbj e va con un ramo a Burgas e con un altro a Aidos; attraversa un terreno rotto, in alcuni punti roccioso, in altri paludoso, facilmente difendibile; una strada lungo la costa, praticabile dalla sola fanteria, la fiancheggia da Arnautlar a Missivri. 2• La strada Pravady-Aiclos pel colle Raclir-Debend (0 marce). Da Prava<ly al colle si hanno due strade; una passa per Kioprikoi e l'altra per .Jenikoi: s'incontrnno huoue posizioni difensive a sud di Pravady e al colle dove trovasi terr eno per accampamenti. Dal colle ad Aidos la strada discende per più risvolti nel versante meridionale dei Balkani, roccioso, ripido. Questa s trada, benchè con ripide pendenze, è praticabile dalle artiglierie. Per essa passò .il grosso dell'eserci.to russo nella campagna del 1829. Insieme colla precedente presenta il vantaggio cli girare la posizione di Scln~rnla. 3° La strada Schumla-Karnabatt pel colle di Dobrol è la più diretta comunicazione fra Schumla e Adrianopoli; benchè abbia forti pendenze e attraversi lorrenti e burroni, tuttavia è · più facile che le precedenti, essendo slala recentemente riattata e in qualche tratto rettificata. Il colle di Dobrol, circondato da folte boscaglie, è facilmente difendibile e presenta spazi per accampamenti. È sbarrata dalla piazza di Schumla. 4° La strada Tirnova-Slivno pel colle del Demir-Kapn. Essa riassume tulle le comunicazioni cbe concorrono su _Tirnova dalle piazze del Danubio. Non presenta forti posizioni di sbarramento che al colle delle così detto porte di ferro;. ha
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forti pendenze, specialmente nella discesa dal colle a Slivno. Fra queste due strade vi è quella OsmanbazaT-Karnahatt pel, colle di Sholilreh; attraversa un terreno difficile, coperto da boschi; sembra che non sia praticabile che dalla fanteria e dalla cavalleria. 5° La strada Tirnova- Kesanlyk pel colle di Schipka o di Gabrova (3 marce). Segue il tracciato di un'antica strada romana, risalendo la valle popolata e ben colLivata dello Jantra. Benchè abbia forti pendenze, tutta via pare sia praticabile dall'artiglieria leggera; il terreno iaterale è cop<=>rto da magnifici boschi di faggi. Nel versante meridionale dei Balkani percorre una vallata ridente, fertil issima. 6• La strada Sofia-Talar Basarclschick par la Porta Traiana . Fa partedella grande s trada Belgrado-Nissa-Sofia-Adrianopoli-Costantinopoli; è importantissima perchè gira tutte le difese dei Balkani . Dall'altipiano di Sofia passa nella valle della Maritza pel colle della Porta Traiana, percorrendo un terreno relativamente facile; ft'aJ chtirnan e Tatar Basardschik è sbarrata da piccoli fortilizi (karallla). Le strade che scendono dai Balkani si riuniscono nella val• lata della T.undscha (tranne quella· proveniente da Sofia che percorre la valle della Maritza) for mando due linee di comunicazione lungo le sponde di deUo fiume fino ad Adrianopoli, cl'onde proseguono su Costantinopoli, attraverso l'altipiano sabbioso, quasi s poglio d'alberi, dei monti Stranclscha. Un'altra slrada (ed è la più diretta) percorre l'altipiano degli Strandscha .da Aidos a Costantinopoli per Kirk-Kilissa. La strada del litorale dell'Egeo, dopo attraversata la Maritza . presso·_Feredschik s i dirige su Costantinopoli passando P';lr Rodos to. Le strade delle regioni or ora descritte consistono in generale o in vecchie strade romane, selciate con grosse pietre, ovvero in strade senza fondo, con pendenze ripide, con carreggiata variabile. Tranne quelleSclwmla-Silistria, Schumla-Rust.chuk e Silistria-Varna, che sono inghiaiate, tu Lte le altre non
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DELLE COND1Zl0Nl GEOGRA.FJCO -STATISTICO-MILITAlU
sar ebbero praticabili dal carreggio ordinario delle nost.re. truppe. Solta"!to una parte cli esse sarebbe praticabile, mediante riattamenti, al passaggio dell'artiglieria da campagna . La maggior parte dei carri del paese, de tti araba, sono trainati da buoi o da bufali. Per operare non solo attr averso i Balkani, ma anche nella pianura bulgara, occorrono frequenti e considerevoli lavori tecnici; le truppe del genio dovranno perciò entrare in una proporzione maggiore tlell'ordinaria nella compos izione dei corpi <l'armata. Il teatro cli guerra descritto, oltrechè dalle poche strade ordinarie, è solcato anche dalle seguenti ferrovie: 1• La linea Kustendje-Tschernavoda (63 chil.). 2' La linea Varna-Rustschuk (224 chi!.) con un piccolo ramo per Schumla. 31! La linea Costantinopoli-Adrianopoli-Filippopoli-BelJova (f.>60 chi!.). 4° Il tronco Kuleli Burgas-Dedeagh (H2_chil.). 5° Il tronco Tirnova-J amboly (104 chi!.). Questa rete ferroviari-a soddisfa s ufficientemente ai bisogni militari nella valJe della Maritza, sia perchè permette d'accorr ere da Adrianopoli ai due ~rincipali sbocchi dei passi dei Bal- • kani, sia perchè offre il mezzo di trasportare celeremente dall'Egeo e dal Bosforo ~ due sbocchi predetti i rinforzi giunti vi dall'Asia e dall'Africa. Ma, nella Bulgaria, essa non può apportare che un debole concors o alla difesa, presentando l'inconveniente di non essere collegata colle ferrovie della valle della lVIaritza; il solo tronco Varria-Rustschuk pu0 servire util. mente come linea di spostamento fra il Mar Nero e il Danubio e come linea di collegamento delle tre piazze di Varna, Schumla e Hustschuk. Tutta la rete ferroviar-ia è ad un solo binario~ il materiale mobile è scarso, il materiale fisso scadente e le opere d'arte non sono molto s olide. È molto dubbio se sarebbe possibile effettuaee su di essa grandi trasporti rnilitari.
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La Bulgaria è munita di molle piazze forti, delle quali alcune difendono la linea del Danubio ed altre il Morale del Mar Neroo i centri stradali a nord della catena balkanica. Nel bacino della Maritza non si trovano piazze forti, ma soltanto alcuni. castelli medioevali ed a lcune città cinte da vecchie mura. Le piazze forti della linea del Danubio sono situate nei punti di passaggio più importanti; ma, tt•anne Vicldin, Rnstschuk e· Silistria, le quali vennero rafforzate con opere recenti, esse non hànno che un valore difensivo assai piccolo. Nessuna di esse è munita di taste di ponté sulla sinistra del fiume; il lorO' valore.offensivo contro la Rumenia è perciò quasi nullo. · Le principali sono: Viddin. È situata su una lieve ondulazione di terreno, che· domina non solo il Danubio e· la pianura valacca, ma eziandio fa pianura bulgara che l'attornia . La cinta deJla piazza, la quale ha la forma di un semicircolo appoggiato al Danubio,. ha forte pr-ofìlo, conta 8 bastioni con fosso inondabile, p1;ofondo 6' laro·o ·16m e con scar pa e conll'oscarpa rivestita; lo spalto e la b strada coperta sono minali; sotto il terrapieno s i trovano locali casamaltati. Una cinta avanzata copre la cinta principale dal lato ovest, dove il terreno esterno può essere inondato. Una ciUadellt"l composta di cinque fronti bastionati domina la città. Pare che durante la guel'ra attuale, s ia s tata rafforzata da opere s tacco.te provvisorie. Nicopoli, in faccia alla foce dell' A.Iuta; è cinta da vecchie mu'ra, di poco o nessun valore; ò località opportuna per stazione di floltiglia. Rustschuk, alla foce del Lom, in faccia a Giurgevo, difende. uno dei punti di passaggio più importanti. È situata su una serie di piccole alture ed èJ difesa da una robusta cinta bastiO·· nata con oper-e avanzale e da una cittadella che domina la città e il fiume colle s ue isole. Turtukai, in faccia a Oltenilza, difende uno dei punti di passaggio m igliori; ha una debole cinta dominata dalle alture chasi trovano a mezzodì della città. 0
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· 188 JJELLE COND lZlON l GEOGRAFICO STATISTICO-MILl'f,I nt .Silisiria, in faccia a Kalarasch, è una delle migliori piazze for Li della Bulgaria. J'<: s ituata su uno sprone della riva bulgara, -ed è attorniata e dominata da alture roLte da burroni e che vanno gradatamente abbassandosi verso il Danubio. Ha una cinta bastionata con fosso asciutto. Le alture ad est della città sono coronate dalle opere permanenti di Arab-Tabia e YelenTabia, grandi lunellecon ridotto in muratura, e quelle a sud, dall'opera Orclon-Tabiae dalla ciLtadellaAhclul-Medschid; ques,t'ultima domina tutte le altre opere. Alcune opere ~in ori la difendono dal lato ovest. Nel 1810 e 1829 Silis tria fu assediata e presa dai n.ussi; nel 1854 fu nuovamente assediata dai Russi, . ma difesa con migliore for tuna dai Turchi. lv!aischin, Isalcischa, e Tulischa sono tre piccole piazze .,della Dobrutscha che difendono i punti di passaggio del basso .Danubio; il loro valore difensivo è piccolissimo, essendo sprovviste di opere staccate e dominate dal terreno adiacente. fl,,zer- Palanka, L01n-Palanka, Rahova, Sistova, Rossova e Hirsova sono localitù cìrite da mura cli poco o niun .valoee e
dominate da alture. Abhian:io accennato l'importanza s trategica di Varna, di Schumla e di Timova, come centri cli comunicazioni. :Ma soltanto la seconda è una piazza capace di forte resistenza: Varna, .ha deboli difese permanenti, e Timovo non è munita che di alcune opere provvisorie erette durante la guerra del 1853-51: e che probabilmente sono s tate riattale in questi ultimi tempi. Varna è importantissima, s ia perchè sbarra la sLracla del littorale del Mar Nero, sia perchè difende la baia dello stesso nome; ma le opere che la difendono, specialmente dal lato mare, non sono proporzionate alla sua importanza. Schumla, s ull'altipiano dello stesso nome, è considerala come il baluardo principale .dei Balkani. Essa infatti non solo. sbarra le varie comunicazioni che concorrono s ulla piazza, ma sorvegl~a quelle laterali e ser ve come ridotto strategico delle _piazze di Varna, cli Silistria e di Rustschuk. La posizione di ·~Schumla consiste in un altipiano a fel'ro di cavallo, circondato
189' a nord, ad ovest e a sud da una serie d'alture a ripidi pendii, . rocciose, coperte da folte boscaglie, e difeso verso est da un burrone a fondo pantanoso che versa le sue acque nel BoyakKamtschyk. 11 terreno esterno è rotto e difficile, cosicché !'in- · -vestimento e l'attacco della piazza riescono . disagevoli. Una cinta continua in terra e in qualche tratto in muraturarcon fosso non rivestito, chiude il campo trincerato; alcune opere avanzate e alcunHoeti staccati difendono le alture; il principale fra questi è il forte Grotlemberg che domina l'intero campo trincerato. Si vuole che la ljiazza-posizione di Schumla possa contenere un esercì lo di 150 mila nomini . Vi si trovano ospedali e casenne assai amplie. La piazza di Schumla ha il difetto df poter esset·e girata per la valle del Kamtschyk e pei passi più ol'ientflli dei Balkani. Tale operazione non può essere però tentata che da uno esercito molto superiore in forze R . quello della difesa . La crrande strada Sofia-Aclrfanopoli non è chiusa da alcuna " non potendosi considerare come tale Sofia, la quale piazza, non ha per difese che una vecchia cinta in muratura e alcune· torri staccale. Alla gola della Porta Traiana s i trovano alcuni" piccoli foeti cli sbarramento (karaula). Nella valle clE\lla Mari tza non esistono piazze forti: vi s i lncontrano frequentemente castelli medioevali e qualche città cinta da mura; ma nessuna di tali località è capace di opporre resistenza oont1'0 i moderni mezzi d'attacco. La for liCicazione passeggera può trovare una larga e utile applicazione nella difesa dei Balkani, prestandovisi la natur~del teereno pelta scella delle posizioni e la copia dei materiali-da cosLruzione. Le piazzo forti della Bulgaria, se in complesso non soddisfano completamente dal lato tecnico e sotto il rapporLo strategico alle esigenze di una buona difesa, hanno lullavia una grande importanza. Le quattro piazze cli RusLschuk, di Sili-· str·ia, cli Varna e di Schumla formano un grande quadrilalero che fronteg gia il Danubio, la DobruLscha, la Bulgaria cenil'ale, DELLA TURCHJA EUROPEA , ECC.
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DELLE CONOJZION( GEOGRAFJCO-STATlS'flGO-MlLITAIU
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
.copre i P iccoli Balkani, ed è in comunicazione diretta col Mar Nero e còl bacino della Mar ilza; Schumla funziona come s u·o ridotto strategico. Benchè le piazze che lo costituiscono siano ad una distanza un po' troppo grande tra loro (3 marce almeno) in modo da non prestarsi che un appoggio assai lontano e indiretto, tuUavia quando esse siano difese da una forza proporzionata, possono arrestare l' atLaccante in una regione difficile e malsana, obbligandolo ad intr1;1pr enderne l'assedio. Ma il lato più importante del quadrilatero bulgaro è quello ove l'ar te ha fatto meno per rafforzarlo. Varna che ha doppia importanza, terrestre e marittima, è la piazza le cui -difese, specialmente dal lato di mare, lasciano più a desiderare : in tal modo la porta più ampia e più facile della barriera dei Balkani r es ta quasi aperta. E bensì vero che finch è Schumla è. tenuta da. un corpo numeroso di truppe mobili, è pericoloso per l'attaccan te l'a vanzarsi fra il mare e la catena balkanica; ma è vero altresì che la proporzione numerica. delle forze fra l'attaccante e il difensor e può esser tale da r endere possibile e razionale s imile impresa. Il concor so della marina può agevolare il còn:1:pito della difesa e diminuire -tale difetto, ma non può supplirvi in modo generàle; Varna e i _ Balkani orientali s ono purtr oppo i punti deboli della difesa della catena balkanica. Un aHro difetto del s istema cli difesa della Bulgaria consiste n el non essere fortificata in modo permanente la piazza cli T irnova; difetto tanto più grande ora che, colla indipendenza cli fatto della Rumenia e in geazia delle ferrovie, la base d'operazione dell'esercito russo s i è ravvicinata alla catena b alkanica e che probabilmente la quantità delle forze operanti consiglierà non solo ma costringerà l'attaccante ad ap profiLtare di tutti i passi per superare la ca~ena dei Balkani. La piazza cli Viddin ha un doppio còmpito, cioè difendere la linea del Danubio e minacciare quella del Timok; essa pare che soddisfi ad amendue, benchè la sua estensione non sembri proporzionata a q uesto doppio u fficio.
Un ben inteso sistema di fortifi cazioni provvisorie erette ai passi dei Balkan i può rimediare ai difetti che presenta il sistema delle difese permanenti e aumentare considerevolmente la f0rza difensiva d'una barriera strategica non insup erabile, ma per natura sempre fortissima . Un ultimo e g rave difetto è la mancanza d'un gr-ande campo trinceralo ad Adrianopoli e di fortificazioni dal lato di terra attorno a Costantinopoli. Adrianopoli e Costantinopoli si Lrov.ano all'estremità della Tur chìa europea, ma sono al cen tro politico e militare della potenza ottomana; senza difese per manenti, esse trovansi esposte a cadere nelle mani del nemico pel solo fatto d'una battaglia p erduta sotto le loro mura (1 ). Il teatro cli _guerra bulgaro-rumeno pr esenta, come sl è de tto, ilue linee di difesa costituite da due geandi ostacoli naturali, il Dunubio e i Balkani, le quali sbarrano il fascio delle comunicazioni che dalla pianura valacca concorrono neHa valle della Mar·it.za. Tali ostacoli, rafforzati da difese artificiali, sono i due maggior.i accidenti geografìci, ai quali sono subordinate le operazioni militari. Ma il lor ovalor0 e le loro funz ioni strategiche sono oggidì alquanto differenti da quel che furono nelle guerre passate. Oggidì la num0nia è uno stato indipendente cli fatto, che ha ·un esercito pr opr io, b ene organizzalo; (1) Le piazze fol'ti turche si possono distinguere in tre classi :
1• Le grandi piazze, o campi tl'iaceraU: banno, onre una cinta coutinua for ti sta ccati costrutti secondo i prin cipii della moderna fortificazi;~e; sono compre se in qu esta classe le pia zze di Schumla, Silistria, Rustschuck, Viddin e Nissa. ~o Le piazze forti ordinarie: si compongono di una cinta per lo più bastionata con piccoli bas tion i o torri, senza ope1·e esterne e s enza casamaLte, con fosso asciutto rivestito, ma poco profondo e s t1·etto; in ge::era le sono dominate dal terre no es terno. 30 Lé piccole piaize (k.m·aula) ; sono vecchi castelli o pi ccoli forti di sbarramento, in muratura, che 11anno valore soltanto' pella difficoltà di .t rasportare i mezzi di attacca rli. La popolazione delle città fortificate è generalmen te mussulmana.
192 DE LL E CONDIZIONI GEOGIIHIC0-STATI S1'1CO· M1LITA IU che possiede una linea ferroviaria, la quale percorre la Valacchia nel senso della sua lunghezza e, o direttamente o per mezzo di comunicazioni, tocca il Danubio nei quattro punti di Galatz, di Braila, di Giurgevo e di T urnu-Soverinu; che finafmente è attraversata da una b uona rete cli s trade ordinarie praticabili da qualunque carreggio militare; una regione insomma, io cui i grossi e celeri movimenti di truppe sono agevoli, mentre per l'opposto non lo sono nella pianura bulgara a cagione del difetto di fer rovie longitudinali e del catLivo stato delle s trade ordinarie. La linea del Danubio presenta, specialmente nella parto centrale, buone qualità difensive, sia pcl dominio della sponda destra sulla sinis tra, sfo. per la larghezza del letto del fiume, sia per la copia e la profondità dello acque. Ma la soverchia sua estensione, che non è minore di 600 chilometri da Vicldin a lsmailia, diminuisce questi vantaggi tattici; la s ua sorveglianza e la s ua difesa richiedono sparpagliamento di forze contro un avversario che puo iniziare le operazioni colle s ue forze riunite e che ha maggiore facilità di spostarle da un punto all'allro della linea. Le numerose piazze forti che guamiscono la linea del Danubio hanno oggidì perduto del loro valore, non avenùo azione otlènsiva conLro la Humenia e non possedendo più, tranne Silistria, Rustschuk e Viddin che un valore difensivo assai piccolo. È vero che la Turchia ha cercn to di aumentare la forza difensiva ùella linea del Danubio, creandovisi una flottiglia corazzata; ma la profondità delle acque nel corso inferiore è tale da permettere la navigazione anche alle piccole corazza le che la Russia possiede pella difesa delle coste del Mar Ne1·0 e che sono doLaLe d'una forza offensiva e difensiva maggiore di quella dei monilors turchi. La linea del Danubio perciò non ha più che un valore relativo per la difesa della Turchia; i suoi vanLaggi tattici sono dislruLli da. vanta~gi logistici e strategici che sono a tuLlo vantaggio dell'avversario. Le due estremiLù, cioè il -Lrallo Orsova-Ismailia e quello che
193 tocca il confine rumeno-serbo, sono i due punti deboli della linea dol Danubio, sia por le condizioni di dominio delle spontle, sia per la faci lità di pl'eparare ed eseguiee il passaggio del fiume. L'estremità orientale è sicuramente la più propizia pel concorso delle cond izioni locali e polla vicinanza della base d'operazion i; è quella ino!Lre dove verosimilmente sarà minore l'azione della difesa. Infatti, non ammettendo la probabilità di un'azione offensiva della Tu1•chia contro la Rumenia, la Dobrulscka perù.e molto del suo valore e la sua difesa non ha che una imporLanza s cconùaria . Qufotli le di lfìcoltù a superare non consislono tanto nell'esecuzione del passaggio <lelfiume, quanto nell'altra versare la regione deserta della Dobrutscha ( 1). Nella parLe occidentale, la piazza cli Vidclin, <1uando il suo presidio con Li forze mobili propol'zionate, difende efficacemente la sponda bulgara nelle sue adiacenze, ma non può estendere la sua azione sino ad impecli~c le relazioni fra la sponda rumena e la serba; copl'e però efficacemente la Bulgaria contro gli allacchi provenienti dal basso Timok. La par te centrale è la più forte per la sua costituzione topografica e, i~ parte, per le piazze che ln difendono. Il grande quadrilatero bulgar o, d.0.l quale giù si ò fatto cenno, difende direttamente il tratto più orientale, queJlo cioè che eorrispou<le ai piccoli Balkani. Ma il tl'allo pil'.1 occidentale, fra Sislova eù Arzcr-f'alanka, è quasi indifeso e non ha dieLro cli sè alcuna piazza che copra i passi dei Grandi Balkan i. La linea dei Balkani è for tissima, sia per s0 s tessa, sia per le piazze che ne difendono il versante settentrionale. I pochi passi che li attraversano sono difendibili con forze relativamente piccole; le slt·a<le vi presentano diITìcoltà logis Liche grandissime, e perciò non vi si possono impegnare corpi di DEI.T.A T URCHIA .IWROPEA, ECC,
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(! ) I Russ i, nelle guer1·0 con tro i Tm·cbi, hanno operato sempre, col grosso dell e loro forze , il passaggio del Danubio nella parte inferiore. Nel 1809 lo passarono a Galatz, nel 1810 a Hirsova, nel 18:8 a Reni o Satunow, nel 1S54 presso Braila.
ANNO
xxi,
VoL. 1v.
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•1 94 DELLE CONDIZIONL G-EOG-RAF ICO-STATL'STICO- MILI'l'AIU fruppa relativamente numerosi, le comunicazioni trasversali vi fanno difetto, e quindi il collegamento fra le varie colonne riesce difficile se non impossibile . Le piazze di Schumla e di Varna e la pos,izione inlermedia di Pravady (la quale· può essere resa fortissima coll'arte) coprono la zona più accessibile dei Balkani. Abbiamo però già osservato come da questa parte il concorso dell'arte nella difesa dovrebbe essere maggiore. Tirnova, la qunle è il nodo centrale delle vie che attraversano i Balkani, non è munita che di opere provvisorie; ma la sua posizione è forte per natura; le vallate più occidentali del Vid e dell'Isker non sono percoese che da cattive strade e presentano posizioni fortissime di s barl'amento. L'alta valle della Tundscha e quella del suo affluente l' Asmak, percorse da una strada più facile di quelle che attraveesano i Balkani, formano una buona ljnea di spostamento fra Kesanlik, Slivno, Karnabatt e Aidos, migliot' e e più corta di LuUe le altre dell'opposto versante, le quali per giunta sono sbarrate da Schumla, ovvet' O cadono sotto l'azione indiretta di questa piazza o di quella di Rustschuk. La linea dei Balkani presenta poi un vantaggio particolare per la Turchia, ed è quello di offrire un campo util~ all'impiego delle milizie irregolari che non avrebbero che poco valore in campagna aperla. Due grandi obbiettivi strategici si trovano dietro la catena dei Balkani, cioè Sofia e Ad1'ianopoli; la loro importanza è però differente . 11 primo domina l'altipiano della Mesia e le comunicazioni che dalla valle della Morava vanno in quella della Mari tza; il secondo è il centro delle strade che ~ai tre teatri di guerra parziali accennano a Costantinopoli. Il primo non è coperto da alcuna piazza forte nè sulla linea del ~anubio, nè su quella dei Balkani; il secondo è coperto, nella parte più debole per natura, da una doppia linea cli piazze sul Danubio e alle falde dei Balkani . Ma Sofia per un esercito che dal Danubio inferiore voglia ma1'ciare su Costantinopoli
DELLA TURCHIA EURO PEA, ECC,
ha importanza secondaria, come posizione di fianco, importanza diminuita oggidì dalla situazione politica della Turchia di fronte agli Stati minori della regione greco-slava. Nelle guerre passate la Turchia traeva dal!' Albania e dalla Bosnia grossi contingenti di tr.uppe irregolari, i quali potevano esercitare una seria minaccia sul fianco d'un esercito che, passati i Balkani, marciasse su Acll'ianopoli esu Costantinopoli; ma oggidì l'esercito rumeno o il russo vi troverebbero invece un valiclo appoggio nell'~sercito serbo, col quale coordinerebbe!'o le proprie operazioni . Un elemento; che 1no1Lo concorre rispettivamente alle operazioni difensive ed offensive nel teatro di guerra bulgaror umeno, è la marina. La costa del Mar Nero, come già si è accenùato, non solo è un appoggio d'ala, ma eziandio una buona linea cli comunicazione: dal possésso del mare dipende essenzial mente il ris ultato delle operazi,o.ni terrestri. Il punto più debole della catena dei Balkani è la sua estremità :orientale, coperta soltanto dalla piazza di Varna. Ma Varna se può avere valore difensivo quando la Turchia sia padrona del mare, ne ha relativamente poco (_[Uanclo invece il mare sia dominato dalla Russia; la quale o con un'operazione semplicemente marittima o mal'iLiimo-terresll'e può impadronirsene, formarvi una base eventuale cl'operazioni per isolare le piazze del Danubio da Schumla, blocc<!re quest'ult ima e pei passi più orientali riuscire a mezzodì della catena balkanica. Sup·erata la catena balkanica, l'invasore non incontra più alcun altl'o geande os tacolo, se non la resistenza delle truppe che può opporgli la diresa e la lunghezza delle marcie a percorrere; il clifensoee troverà anco1•a qualche buona posizione da accettare battaglia, ma nessun rifugio sicuro che gli permetta di riol'dinarsi, ricevere rinforzi e riprendere l'offensiva. DOJ?O la descrizione che abbiamo fatta del teatro di guerra bulgaro-rumeno, sembra si possa addivenire alle seguenti conclusioni: '(
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DELLE COND IZIONI GEOGllAFICO-',TATISTIGO· MILITARI ECC .
1• Che la linea del Danubio, pella sua estensione e pel
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J f
;.
difetto di azione offensiva delle s ue piazze forti contro la Rumenia, come eziandio per la difficoltà di operare grandi e celeri spostamenti di truppe nella Bulgaria, non è una linea di difesa, il cui va!ore complessivo sia proporzionuto alle sue qualità topografiche; la sua soverchiu lunghezza torna a tutto vantaggio dell'attaccante. 2° Che il quadrilatero bulgal'o coprirebbe effìcaceniente la zona più facile per l'attacco della ca~ena dei Balkani, ma che la piazza di Varna forse non ha difese, specialmente dal lato del mare, proporzionate alla sua importanza . 3° Che la catena dei Balkani è la vera e principale linea cli . difesa della Turchia contro attacchi provenienti dal Danubio inferiore; che la sua costituzione e la sua conformazione topografica tornano tutte a vantaggio del difensore. 4· Che il concorso della marina militare ò importantissimo tanto per l'attaccante quanto 'pel difensore: per l'attaccante, perché può trarre dal mare approvvigionamenti e rinforzi e operare diversioni sul fianco ed alle spalle del difensore, e operare nella '.zona più facile del teatro di guerra; pel difensore, perché gli rende facile e spedito l'arrivo dei rinforzi dalle altre provincie dell'impero e perché priva l'avversario dei vantaggi suaccennaU. 5° Che non essendo nè Adrianopoli, nè Costantinopoli munite di solide fortificazioni terrestrì, dopo la caduta della linea dei Balkanì, non rimane più al difensore alcun grande ostacolo da oppo1•re all'invasore per arrestarlo, attendere rinforzi, riordinarsi e nuovamente tentare la sorte delle armi. (Continua)
CENNI STORICI INTORNO ALL E
ARTIGLIERIE DI GRANDE POTENZA
Questo piccolo lavoro doveva fornire il tema per una lettura da farsi in un'adunanza di ufficiali. Pel' alcune circoslaoze, che qui non giova r icordare, non raggiunse lo scopo, ed ·ora, dietro parere di qualche collega e di qualche superiore, ci perrnelliamo di renderlo di pubbliea ragione. · In esso sono esposti brevemente a g ui sa di cenni storici il sorgere delle artigli erie di grande potenza, il loro sviluppo e l'indirizzo che esse presero a seconda dei criteri da cui i d iversi costrnttori furono guidati.
I.
Le arliglierie di grande potenza e le corazze sono tal mente collegate e dipendenti fra loro che , chiunque imprenda a parlare di quell e, non può farlo adeguatamente senza toccare anche di queste. Difficile infatti sarebbe voler stabilire alcunchè di preciso intorno all'origine, allo sv iluppo ed agli effetti cli tal genere di bocche da fuoco, volendo lasciare sotto silenzio quanto
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CENNI STORlCI
ne costituì, per così dire, la causa primitiva e ne formò poi il movente continuo al successivo progresso delle forme e delle proporzioni. La lotta fra l'offesa e la difesa sembrava aver finito colla peggio di quest'ultima all'apparire del cannone da 68 libbre (4) inglese, di cui ogni potenza avea munito navi e coste. L'efficacia di quesla bocca da fuoco di fronte alla vulnerabilità dei bastimenti da guerra era tanta, che una batteria di ,t pezzi, coperta da un semplice parapetto in terra, si riteneva poter avventurare con vantaggio un combattimento contro un vascello di 120 cannoni . Se tuttavia il periodo del · panico pei marinai fu luogo, non dovea esset· ioterminnbile e fin dal 18·12 (2) Stevens proponeva agli Stati Uniti d'America la costruzione di una nave corazzata. Ma dalla scoperta cli un princ ipio alla sua applicazione non sempre corre un breve lasso di tempo, e, come dalla pentola di Papin alla prima motrice fissa erano trascorsi parecchi decenni, cosi dall'idea di Stevens alla sua attuazione pa.ssarono più dt 4-0 ann i. Nè è a diee che in questo lungo periodo Stevens so lo si fosse occupato in torno alla risoluzione del problema. Nel ,J 824 il colonnello . Paixhans suggeriva di coprir di ferro i parapetti a mare; il generai Ford nel 11837 sperim entava un muro di geanito rivestito di sbarre; nel '1835 si prova va a l\fetz la resistenza di alcune piastre, tirandovi contro; nel ,1846 il capitano Cavalli pensava di corazzare le batterie da costa con cilindri di ghisa e otteneva che la sua idea ·venisse alluata per la Lanterna di Genova. Malgrado lutti questi studi ed altri, di cui per brevità tacciamo, fa solo nel ·1855 che si vide il ferro impie(A) Cent. 20, comunemente conosciuto sotto la denominazione di: cannone da 80. (2) RosSET. Della potenza delle navi corazzate, ecc.
iNTORNO ALLE AHT!GLIEIIIE DI GRANDE POTENZA
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gato alla difesa dei fianchi delle navi ed è alla_Francia che spella il vanto di essersi presentala la pnma con tl'e galleo·o-ianti corazzate nelle acque del Baltico da-. ob vanti a Kioburn. Queste però non isgomentarono g11 artiglieri, e solLanto nel 186 1, all' apparire della fregata la Glofre, essi si trovarono al di sotto del loro còmpito e si diedero a tutt'uomo a rovesciare l'antico ordine di cose per istabilirne uno nuovo, il quale, mercè la potenza dei mezzi meccanici e metallurgici, di cui la scienza li aveva pTOYvisti, doveva, in poco volgere di anni, far stupire il mondo colle sue gigantesche produzioni. Così quella lotta che, durante la prima metà del secolo, semb rava assopita, si riaccese d'un tralto con tanta vicroria e con tanta pertinacia da entrambe le parti, o ' · che ancoJ"a non ci è dato vedere ove dessa po tra arrestarsi. La Glofre pertanto può ben a ragione chiamarsi l'orio-ioe dello sconvolgimento avvenuto· sia nel naviglio d: guerra; sia nelle artiglierie di lutti gli Stati, e da essa quindi si deve ripetere cronologicamente il sorcrere di quelle bocche da fuoco, che si dissero di gr~nde potenza è di cui appunto imprendiarno a parlare. Prima però d'internarci nell' argomento, reputiamo . oppor-tuno di definire esattai:nenLe quali boccb~ da fuoco debbansi comprendere sotto tale denominazione, mentre potrebbe accadere che taluno, non conoscendo bene i caratteri che le contraddistinguono, sia tratto in errore dal calibro e ve ne ascriva alcune che non lo sono, escludendone altre che vi appai-tengono. Se si tien conto semplicemente dello scopo per cui siffatte artio-lierie veonP.ro costrutle, .la definizione più v . . , . ovvia che si presenta, s1 è quella dt chiarnar1e artiglierie atte a perforare od a sconquassare le murale corazzate di cui sono rivestiti i fian'chi delle navi, o i parapetti delle batterie. Una simile definizione po1
CENNI STOl\lCI 200 trebbe passar per buona, quando non si dovesse tener calcolo delle distanze e quando esistesse un solo tipo di cannoni e di murate. fila se per poco noi supponessimo tutte le navi e tutte le batterie costruite sugli ultimi modelli, troveremmo che quas i tutte le artiglierie di grande potenza esistenti non meriterebbero più tale denominazione . Vo lendo qu indi defin irle genericamente, ci sembra doversi annoverare fra di esse : tutte quelle, le quali son o capaci di perforare o di sconquassare, almeno alle piccole distanze, le murate di minor resistenza, che si trovano in uso . Questo modo cli definizione, ammettendo implicitamente che non tul.le le bocche da fuoco in discorso valgano contro qualunque tipo di corazzatm·a, fa nascere spontanea l'idea di disting uerle in classi a seconda dell'effetto di cui sono capac i e di stabi lire il limite inf'eriore dt esse . Riservandoci di sviluppare verso la fine di questo lavoro la prima di dette quistioni, ci ristringeremo per ora a parlare della seconda. Senza entrare nei partico'!v.ri dell e Leorie svolle per determinare la legge di resistenza delle piastre di corazzati.ml. all'urto dei prnietti, diremo che viene chia·mato « lavoro perimetl'ale » quello esercilato dal proietto per trapassare una piastra, espresso in dinamodi e ragguagliato al centimetro delta periferia; e « lavoro trasveÌ·sale » lo stesso lavoro riferito al centimetro quadrato della se,;ione trasversale. Non è però a credersi che questi due metod i di valutazione dian o risultati assoluti. Ess i non risolvono la qu istione che approssimativamente, e quello, più seguito nella pratica e più favorevo le ai grandi calibri, si è il perimetrale. Ciò posto, una volta conosciuta la grossezza di una piastra , ci sarà facile determinare quali debbano essere le dimensioni e le qual itò: balistiche di un cannone perchè abbia a traforarla a determinate di-
204 stanze. E qui convien notare, che in tale valutazione, fa d'uopo tener conto ·uriche della struttura di tutta la murata , avendo questa grandissima parte sull'a resistenza della piastra stessa. Se pertanto prendiamo a considerare uno dei tipi pi ù deboli di navi corazzale, ]a Gloi'.re per esempio, troviamo ·che il lavoro d'urlo perimetrale necessario a trapassarla è misurato da cinque dinamodi e mezzo e quindi che il noslro cannone da cent. 46 cerchia Lo sarebbe efficace con Lro ,d i essa s,) lo a distanze ass;i brevi. Pei cannon i rigati adunque, può ritenersi queslo come limite inferiore. Quanto ai cannoni li sci, diverso essendo il loro modo di ag ire contro le corazze e d'altra pat'l.e non avendo .a disposizione alcun risulLalo di espel'ienze, ci limiteremo a dire, che per ottenere lo stesso lavoro alla stessa distanza, converrebbe: riconere pì'ossimam ente . al calibro di '.23 cent. e poter imprimere al proietto una veloc itì1 d'urto cli circa 4-30 metri. La prima che si sia preoccupata grandemente dell' imporLant.e innovazione arrecata dalla Francia alla propria marina, fu l'Jnghilterra, la quale non solo diè ordine che si allestisse sub ito una nave corazzata, il War·rio1·, ma incaricò inoltre il sig nor ArmsLrong di fornirle un cannone di I 00 libbre, atto a vincere il meLzo di difesa messo in campQ dalla sua vicina. Nè di questo si aceòntentò , che, preso taie cannone ed il Warrior, quusi come saggio, s'incamminò tosto per quella via che sembrava doverle mantenere il primato fra le nazioni. Nel tempo stesso, meotre un sentimento di rival ità avviava al progresso l'Inghilterra e tutli gli alLri SLat.i d'Europa, la necessità spingeYa innanzi a gran passi anche gli Stati Uniti cl' America. l\Ia come appunto diverse erano le condizion i, così diverso doveni. riuscire il successivo sviluppo pei due continen ti. Difatti, INTORNO ALLE ARTIGLIEnlE DI GRANDE POTENZA
202
CENNI STOR!CI
mentre al di qua dell'Atlantico le condizion i pacifiche dell'Europa perrnellevano di fare esperimenti e studi affine .di scegliere il migliore fra i tanti mezzi ehe si presentavano, la guerra di SE.cessione obbligava le due parti belligeranti ad appigl iarsi al primo partito che loro si o!friva. Cosi ip America, senza troppo occuparsi teoricamente della quistione, si peQsò di soverchiare i nuovi mezzi di difesa, aumentando l'efficacia delle artiglierie coll'ingrandirne i calibri. R come l'urgenza imponeva ·forse di attenersi agli espedienti più sem~ plici, cosi le bocche da fuoco liscir-i ebbero in certa guisa il sopravvento sulle rigate. E per verità, se noi prendiamo a considerare tulli 1 combattimenti navali, da quello dell'imboccatura del Mississipì nel l'o ttobre 4861 fino a quello della baia di ~fobile neli'agosto 1864, troviamo che le artiglierie rigate vi rappresentano ·una parte assai piccola, sia numericamente, sia per calibro, in confronto di quelle liscie, le quali, salendo gradatamente, raggiunsero perfino il calibro di 50 centimetri. Di tal maniera e probabilmente più per forza · delle circostanze che per ragionata disamina, veniva a costituirsi quel modo di offesa contro le corazze, che prese poi il nome di tir(} 1
contundente.
In Europa invece ed i'n ispecie in Inghilterra, dove non si tbbe ri-guardo a spese di sorta e dove lo stato pacifico permetteva di procedere relativamente con calma, anzichè gettarsi a corpo perduto sulla prima via che si parava innanzi, si istituirono copiosissime esperienze per istabilire se fosse convenÌente far tesoro dell'esempio d'oltre mare, oppure appigliarsi a quell'altro genere di tiro, che pel suo modo d'agire si chiamò perforante.
Ora, sarà bene di esporre che cosa s'intenda per quesle due specie di tiro e come si eseguiscano. Di-
INTORNO ALLE ART1GLIER1E DI GRANDE POTENZA
203-
ren10 pertanto che il tiro perforante ha per iscopo di trapassare le murate, e che quindi è necessario che il proietto sia dotato di grande velocità e conformato in. modo che abbia a concentrare tutta la sua forza d'urto su di una piccola superficie; laddove, a rendere eflìcace il tiro contundente, il quale.mira a sconquassare le piastre di cora~zatul'a ed a slaccarle, si richiede che queste vengano urtate su di un'estensione piuttosto ampia e da grandi masse dotale di velo~ità. relativamente piccole. Dal semplice esame di queste definizioni appare. chiaro come in Europa si dovesse propendere pel sistema preforante, dopochè erasi universalmente riconosciuta la superiorità delle artiglierie rigate su quelle lisci e. L'uso infatti dei proietti oblunghi, èhe con esse . fu introdotto, la rriinore resistenza opp osta loro dall'aria a paritn di peso e la loro maggiore massa a parità.. di calibrn, le rendevano adattatissime ad onenere simili effetti. E ciò senza tener calcolo di un altro faLtore importantissimo, la aumentata probabilità cli -colpire .. Tuttavia prima di risolvere in favore cli questo sistema,. era pur necessario tener conto di quell'elemento contro cui precisamente gli sforzi delle artiglierie erano rivolti. La diversa maniera di offendere doveva avere pure per· conseguenza diretta un di verso modo di difesa. E per verità, due furono i metodi di corazzatura che si videro impiegati da bel principio, · quello cioè a lastre sovrapposte e quello a piastre rnassiccie. Bisognava quindi confrontare questi due metodi fra di loro e rispetto ai due modi d'attacco per sapere qua le di questi ultimi fosse più conveniente per ciascun tipo di murata e, a parità di condizion i, quale dei due fosse· da preferire. Risultato delle esperienze eseguite in proposito si fu, che al tiro contundente. resistevano megliole murate a lamiere sovrapposte, mentre più vantaggio-·
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CENl'H STORICl
sarnente s'addicevaoo ad eludere gli olli:ltti del tiro perforante quelle dell'alt1·0 tipo. Il problema pertauto non doveva più risolversi procedendo dalle corazze, ma dalle artiglierie, e daccliè a parità di calibro il lavoro d'urto del proietto è molto maggiore per quelle rigale che per le liscie, così queste se ne andarono diGnitivamcnte colla peggio . Così, lllentrc l'apparire delle corazze aveva avuto per conseguenza l'ingrandimento dei calibri, la superiorità delle bocche da fuoco rigate trasse con sè il tipo cli corazzatura che oggi vediamo generalmente in uso. E l'America stessa, quando sciolta la sua questione interna si fece a confrontare le proprie condizioni con quelle delle potenze europee, capì c!te in caso di conflitto le sue navi ed il suo a1·mamenlo non avrebbero risposto al bisogno, e fin dal 1873 face va appello ai tecnici del proprio paese perchè le fornissero i mezzi necessari a solbvarla all'altezza dei tempi (I ). Del medesimo parere, sebbene molto prima, fu pure la Hussia, la quale da prin cip io aveva stimato opporluno cli seguire l'esempio degli Stati·Uo ìti . Oggi quind i noi possiamo considerare tale questione come esaurita, nessun motivo essendovi a credere, che giam mai le artiglierie, e specialmente quei[e di granrle potenza, abbiano a ritornare all'antico sistema liscio. 1
11. Se l'offesa, per quanto concerne il gran duello fra il cannone e la corazza, si trovava di molto avvantao-. o grata, non è però a dirsi , che avesse toccato la perfezione. Troppe sono le esigenze balistiche e cli servizio (<) Revue maritimc et coloniale, gennaio 1874.
l'.IITORNO ALLE ARTIGLIEltlE DI GR.\NDE POTEi'\ZA
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e talvolLu troppo in opposizione fra loro, pee po1.er giungere n soddisfo.dc tutte conLCmpol'ancamente cd in modo, se uon perfeLto, alm eno superiore a quello secondo cui si trovano di solito ripartite nei vari modelli. Senza entrare a discutere intorno u qiascheduna di esse, ci limiteremo a parlare di quelle che diedero origine allo scindersi degli artiglieri nei diversi campi in cui oggi li vediamo raggruppati . Prima fra tali esigenze si è la giustezza del tiro. Se colle artiglierie rigafe, imprimendo al proietlo una rotazione costante, si era r iusciti a correggere uno dei prin cipali inconvenienti che un'arma da getto possa presenlare, quello cioè di dare deviazioni variabilissime, restavano tuttavia ancora due cause d'inesatlezza a~sai gravi: gli sbattimenti, permessi dal giuoco che una bocca ad avancarica deve lasciare fra le alette del proiello cd il fondo delle righe, e le sfuggite dei gas attraverso al vento. A togliere siffatti inconvenienti, vale a dire ad ottenere un esatto centramento del proietto e la soppressione del vento, conven iva ven ire ad una radicale modificazione, adotlando cioè il caricamento dalla culalla ed un sistema cli rigatura che permettesse di dare al proietto un diametro maggiore dell'anima slessa, rivestendolo di un involucro dol ce sul quale potessero improntarsi le righe all'atto dello sparo. Parecchi artiglieri, già. molto prima del o9, si erano occupati a risolvere in tutto od in parte Ja detta questione; ma l'attuazi one cli tale principio su vasta scala non ebbe luogo che più tardi e non dappertut to. Per ora noi, tenendoci alle generali, considereremo soltanto quali conseguenze trasse con sè tale fatto nella costruzione delle artiglierie, in uno colla necessità universalmente riconosciuta di accrescere la relocità delle masse urtanti per vincere i nuovi mezzi di difesa.
206
CENNI STORICI
In seguito all'aumento d'attrito ed alla grandezza delle tensioni inteme, prodotti dalle circostanze testè accennate, 1e artìglierie si trovarono sottoposte tali sforzi, che ben presto si dovette riconoscere l'insufficienza dell'antico modo di costruzione a resistervi. Questo infatti cons isteva nel fondere il pezzo massiccio; per cui il raffreddamento, producendosi dalla periferia al centro, faceva sì che gli strati interni, aderendo man mano agli altri, non potevano restringersi convenientemente e quind i restavano in uno stato di dilatazione compromettente la resistenza delb bocca da fuoco. Era quindi mestieri disporre le cose per modo che il fenomeno si producesse in senso oppo·sto, ed è a ciò appunto che furono dovunque rivolti gli studi dei tecn ici ; studi che condussero ai principii delle fusi·oni a sifone (Rodrnan), dell' çlasticitcì decrescente (cannoni tubati), e delle tensioni infz1:ali (cerchiatura) e che, 'in uno colle indagini tendenti a risolvere il problema della chiusura di culatta, trassero con sè quella mirabile varietA di sistemi in cui oggi vediamo divisa l'artiglieria. Quindi innanzi adunque non ci sarà più possibile allenerei all'ordine cronologico, ma dovremo esaminare singolarmente il lavoro fallo da ciascun paese, o per dir meglio, d'a ciascuno di quelli, le cui produzioni rivestirono nel maggior grado il carattere di originalità. Qu.ando all'apparire del cannone la-Hitle, l'Inghilterra, bramosa di fare un passo avanti, pensò di au·rnentare l'efficacia delle sue bocche da fuoco caricandole dalla culatta, si trovò di fronte al duplice problema di accrescere la resistenza e di avere nel ·tempo stesso un buon sistema di chiusura. Per quan.to conc·erne la prima parte di tale problema, i mezzi metallurgici, di cui le sue numerose officine disponevano, non tardarono a suggerire al signor Armstrong .l'impiego del ferro m~lleabile nella costruzione dei can-
a
INTORNO ALLE ARTlGLll.mIE DI GllANDE POTENZA 207 noni; ma il_ trovare un buon congegno d'otturazione non era cosa di ordir,e puramente tecnico, e quindi presentò tali difficoltà che furono poi causa dello spreco di somme ingenti per lo Stato. Il sistema Wahrendorff, il Kreiner e quello a vite della marina fran~ese, o non avevano ottenuto a quell'epoca la sanzione dei fatti, o non si conoscevano ancor bene; per cui, spinti dal desiderio di far presto, si adottò il congegno ideato dall'Armstrong stesso, ed alla fine del 1863 l'Inghilterra possedeva già circa 2500 rannoni a retrocarica~ di cui 800 da navi e da costa del calibro di ·17,8 cent. lancian ti una granata del peso di 50 chilogrammi. Tali cannoni erano formati di parecchi tubi di ferro fucinato di varie lunghezze, forzati a caldo l'uno sull'altro; la chiusura vi si produceva mediante un vitone cavo che, introdotto per di dietro in direzione dell'asse, comprimeva contro l'orifizio della camera il cerchio otturatore portato da un cuneo calato dall'alto entro apposita apertura. Questo sistema di chiusura fu la causa principale per cui l'Inghilterra abba ndonò quasi subito il principio del caricamento dalla culalla per ritornare a ll'avancarica. Ditfatti, sebbene i rapponi·pervenuti dalla China, dal Giappone, dalla Nuova Zelanda e dal capo Ha'ili intorno all'efficacia dei cannoni testè descritti , fossero soddisfacentissimi, pure, la complicazione e le imperfezioni del congegno di chfosura, le sfuggite dei gas, la poca solidità del cuneo e la cattiva costruzione dei proietti incamiciati di piombo, destarono l'allarme fra gli artiglieri. In seguito a tali appunti parecchi costrullori si diedero a stud iare nuovi mezzi d'otturazione, ma non essendone venuti a capo fe licemente, il Governo stabilì che si ritornasse alle bocche da fuoco ad avancarica, adottando il metodo di costruzione Armstrong, modifi.cato da lui stesso, coll'i ntrodurvi un tubo d'acciaio temprato nell' olio affine di evitare le corrosioni troppo facili a manifestarsi nel ferro.
208 CENN I STORICI L'Inghilterra nella sua precipitazione si vide per un momento costretta a ricalcare per in tero i passi fatti ; come lo prova l'aver adottato nel 1864 due cannoni lisci, uno da 9 e l'altro da ,1Opoll ici . Visti però i bu~mi risultati offerti dalla rigatura Shunt, abbandonò tosto siffatta idea e nel 4~65 applicò definitivamente t>1l e genere di rigatura alle artiglierie Armstrong ad avancarica; artiglierie che nel 1867 furono modificate dall'ingegnere Fraser, il quale ridusse a due so.li i tubi di ferro a spirale sovrapposti a quello d'acciaio. Nel 11869il numero di questi tubi fo portato a tre e da quest'epoca, salvo piccole varianti , simi le modello non fu più abbandonato. Riassum endo dunque, i caratteri delle artiglierie inglesi di qualunque calibro, sono: caricamento dalla bocca; un tubo d'acciaio che ne forrna l'anima con rigatura Shunt e due o tre manicotti di ferro fucinato a spirale sovra pposti al tubo interno. Quando si pensa alla rapidità con cui l'Inghi lterra fece passaggio dalle antiche bocche. da fuoco li scie a quell e rigate a retrocarica e da queste dì nuovo alle rigate ad avancarica, si è condotti a riconoscere in essa una ce:rta titubanza circa l' apprezzamento della relativa bontà dei vari sistemi aclotLati; titubanza, la quale non poteva mancare di appalesars ì di fronte al le condizioni in cui si trovava, di essersi affidata ai progetti del!' inclu.stria privata invece di far studiare le questioni tecniche dai prop ri ufiiciali e di dover in brevissimo tempo risolvere un problema, che, come vedremo, avea costato alla Prussia molti anni di studi(} innanzi di condurlo a buon termine . Mentre infatti colà tre anni erano bastati per progettare ed allestire 2500 bocche affatto nuove per forma, costruzione e caricamento, in Prussia era trascorso più di un decennio rn esperimenti prima dell'adozione del primo modello di artiglierie rigate a retrocarica.
INTORNO ALLE ARTIGLIERIE DI GRANDE POTENZ,A
2.09
Poco tempo dopo l'apparizione dei tipi di cannoni caricantisi dalla culatta del capitano (ora generale) Cavalli e dello svedese Wahrendorff, e precisamente nel ,1850, furono istituite in Pruss ia dell e esperienze di confronto per vedere quale dei due meri tasse di esser preso in considerazione. Risultalo di tali esperi enze si fu, che il primo uon solo era inferiore per merito di chiusura, ma inoltre che, in causa del suo proietto ad alette, dava gittate poco rego lari ed intaccava fortemente il cannone colle sfuggite dei gas attraverso al vento, per cui, lasciato in dìspa-rte, si continuarono gli studi coll'altro. Questi studi, protratti durante tutto il decennio, conclusero al modello ,t 861 , epoca in cui il sistema venne definitivamente adottato pei ç13:!ibri cli 9, '12 e -15 cerlt. ' l'ultimo dei qualù i'd.t-e,ri,,e,i'{)'. po ter rimpiazzare i cannoni lisci usati fìn'all ora nella difesa delle costP-. E qui giova notare che quello da 9 era d'acciaio, quello da iJ:2 di bronzo e l'ultimo cli gh isa, quantunque fin dal 4858, in seguito ad uno scopp io avvenuto a Schweidnitz, si fosse proposte, di usare l'acciaio anche per questo calibro (I) . Se però il modello Wahrendorff presta va buoni servi o' ai pure l'insufficienza sua a dare costan temente una chiusura ermetica, lasciava desiderio di un congeg no migliore. Egli è pertanto che, dopo averlo esperirne?tato nel •1860 e confrontalo nel 62 col Wesener, rn serru ito alle wodificazion i che l'inventore vi aveva intr;doLto, venne nel giugno l 863 adottato il sistem~ Kre in e_r a dòppio cuneo (2); sistema che quattrn anrn più tardi si perfezionava col sostituirvi un ane llo di (.1) Mìi1.un, Fest·ungs Ùnd Belageru11gs Artill~ri~. . (2) MiiLLER, opera sovra citata, pag. '136. Qui g101•a. ricordare che il Ministero di commercio mandò in pace Kreiner che dimandava I~ patente pel sno otturatore, dimostrandogli come tale c,1ngegno fosse H ANxo xxi, VoL. 1v.
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rame al fondello di cartone e che rimase in uso fino al 1872, quando esso venne surrogato dall'otturatore a cuneo cilindro-prismatico di Krupp. Per quanto riguarda i metalli impiegati, abbiamo già visto come nel 1186 1 fossero in uso contemporaneamente l'acciaio, il bronzo e la ghisa. QuesLi due ultimi però andarono mano mano cedendo il posto al primo, specialmente dopoché la Prussia rimise per la massima parte la fabbr icazione delle sue artiglierie alle officine Krnpp; per cui oggigiorno quasi tutti i suoi cannoni ed in ispecie qu,elli da .costa e da marina sono d'accia io. Non è tullavia a credersi che i risultati .ottenuti dall'impiego di questo metallo siano sempre stati soddisfacenti. Basterà a convincere del contrario il ricordare come la Russia poco prima del 73, in seO'uito allo sc_oppio di qualcuno fra i pezzi acquistati da K;upp, fosse rndotta ad abbandonare le produz ion i di quest'ultimo per riconere ai propri mezzi ed a proc·edimenLi particolari. A che si dovessero attribuire tali scoppi è faci le vederlo. Il primo metodo seguito ad Essen per la fabbricazione dell e artiglie rie, di qualunque calibro, consisteva •nel fonderle in un sol blocco e marte llarle a caldo' con magli potentissim i. Ora senza tener conto che la resistenza dei tubi non si aumenta in modo sensibile colr accrescere la grossezza delle loro pareti oltre un certo limi te, i difetti di fusione presentali dall'acciaio sQno talmente rilevanti, che ditfìc ile riesce il correggerli per intero anche sottoponendolo alla martellatura, Ne viene
stato presentato nel ~859 dagli inglesi Churich e Goddard e corno questi ne avessero già ottenuto il brevetto in Inghilterra.' Oltre di . che essi avevano prodotto la chiusura con un anello metallico.
JNTO!\NO ALLE AllTIGLlERTE Dl Gl\ANDE POTENZA
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quindi che le bocche da fuoco ottenute col procedi: men-lo ora dello non presentavano in modo assoluto quei càrauerì di sicurezza che costituiscono una delle princì,palissime condizioni a cui esse devono sodd isf~re. Il sig. Krupp fu per conseguenza co~t:etto a ?1~d·1fica re il suo metodo di costruzione, avv1cmandos1 rn certo qual modo a quello seguilo in Inghilterra, _ formando cioè il cannone di un nocciuolo interno e rivestendolo di uno, o più strati di cerchi. L'altra potenza le cui artigl ierie di grosso calibro meritano di essere prese iii esame, perchè presentano un carattere speciale, si è la Francia. Qu ivi la difesa dei punti più importanti delle coste è affidata alla marina, la quale impiega a tale scopo (eccezion foLLa per quelle da sbarco) le stes~e bocche di cui si compone l'armamento del le navi. Il primo cannone rigato della marina francese ri~ale alla guerra di Crimea, ed esso , astraendo dal caricamento, che si operava dalla bocca, non era che un cannone Cavalli a due righe. Questo pe:rò venne tosto abbandonato, e da quell'epoca fino al 64 noi vediamo introdotti tre modelli dello stesso calibro (di cent. 16), i quali servono a dare un'idea dell'indirizzo che colà si era preso. Fra questi modelli ve n~ ha uno a retrocarica. ma desso, all'infuori di tale circostanza, presenta gl/ stessi carntleri degli altri due, cioè: cerchiatura d'ac·ciaio e tre righe paraboliche . Ouali fossero i motivi per cui la Fran<.;ia non adottas~e che molto tempo dopo la rigatura mullipla e l'uso dei proietti incam iciali, o forniti d'anellì,_ noi ~100 lo sappiamo: però è certo che con questo rrnunz1~va a due essenziali vantaggi : « il forzamento del proietto e la soppressione del vento» . Ben è vero e~~ pi_ù lardi'. per soddisfare alla prima di delt~ cond 1z1on1, :rasi inclinalo per una certa lunghezza 11 fond o delle nghe,
212 CENi'iI STORICI in ~ o~o. di obbligare le alelte a posarvisi sorra innanzi d1 gwngere alla bocca; ma con ciò il problema non restava risolto che incompletamente. Com unqu e. sia, le. cose rim asero' press' a poco così anche dopo d 64., cioè dopo l'adozion e dei cannoni da cent. 19, 2,i e '27 destiua ti a perforare le corazze· artigli erie questé che, forse appunto per la loro ana~ logia con quelle testé mentovale, non presentavano tuua quella efficacia, clic dall'importanza del loro calibro s'avrebb~ pot~t? ripetere. Cio nondimeno due pregi sono da amm1rars1 in questo periodo dei lavori della marina francese: « l'aver rinforzalo la ofosa con cerchi « d'a ~ci~io, ~endcn~ola così utilizzabile ~nche pei gran di « cal_1bn, e I ave~ ritrovalo un eccellente congegno di «chiusura» .. E.s1c~om~ quello rimonta al 1858 e questo al ·18(30, cosi s1puo dire che fin d'allora si eran n·etta te le bas i di qu<d sistema di artiglierie, che sen~a dispendi eccessi,•i e sema esporre alfa necess ità di ricorrc l'e all'estero, doveva fornire al navii.1lio della Francia ed al litorale francese ed italiano u~ armamen to di poco inferiore a quello della Prussia e, sollo molti ra~portì, superiore a quello dell'Inn-hilLerra. E giù troppo noto che cosa s'int;nd a pe r ce rch iatura e come la sì_ compia perchè s'abbia qui a tenerne parola; ma il dare una succinta descrizione del con?egno di ch_ìusura non lo crediamo fu or di propos1to, avuto riguardo che esso fu, con pochissime modificnzioni, applicalo anche da noi alle arti()'lierie ?a cos!a· - Un grosso vitone, a cu i vengono es;ot'lati 1 v_erm1 secondo Lre sdtori allernati dì (30°, porta an· ter1ormente una testa su cui per mezzo di apposito tappo è assìcurato il fonde llo otturawrc e posteriorm~nte un manubrio, mercè il quale, quando il vitone è introdo tto nella culaua, con un sesto di giro lo si fa rnord0rc nei corl'ispondcnti segmenti di una chiocciola
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praticala in essa. Per tal guisa, l'orln tronco-conico del fondello va a forzarsi nel rispettivo alloggiamento, cbe si trova fra la .camera e la chiocc iola ora detta, forma nd o così !a chi·usura erme tica. La natura di questo scriuo non ci permeLle di en trare nei particola ri , ma come l'abbiam o sbozzato, basterà. forse a dare un'idea della sua struttura; struttura che variò ben poco coi perfezionamenti introdolli nel 6.i, e nel 70 al modello 1860. Aggiungeremo dunque sollanto, che questo sistema prese nta il va ntagg1o su Lutti gli altri trasversal i e misti, di attac,:ars i al metallo interno del cannone senza diminuirne la sezione e di non richi edere alcun prnlungamen to all'ind ietro de ll'ottu ratore; vale a dire, a parità di condizion i, di non aumenta rne il peso. L'iosufiicienza d'efficacia che l'imarcammo più sopra non potevo passare inosservata alla Commissione incaricala degli studi relati vi; e difatti mentre le nuove bocche da fuoco venivano messe in seI'\'izio, essa si poneva a studiare la risoluzione del doppio problema ( 1) « acèrescere la resisten za dell e artigli erie mediante la LU· « batlll'a ed impi egare polveri l~nte che permeuessero « di aumentare la carica» . Dopo parecchi anni di lavoro, la questione fu scìolta adollanclo nel ,J870 un nuovo modello, il qua le, pur conservando gli stessi calib ri, gli stessi proietti, lo stesso modo di otturazione cd il corpo in ghisa cerchiato d'acciaio, diversifì cò da quello 186i per alcune particolarità. A quelli giù esistenti si aggiunse il calibro da 3'.2; nel corpo lii ghisa s'introdusse un tubo d'acciaio tem prato; l' anima ebbe una. lunghezza maggiore; all'antica, fu sostituita la. rigatura multipla e poco profonda; il focone fu praticalo sull'asse dell'otturatore e l'accensione prodo tta mediante 1
(i) illémorial de l'artillerie de marine, ,1873.
.2H CE::';NI STORICI una c~rtuccia che impedisce le sfuggite dei gaz altraverso 11 focone stesso. Oltre di che venne im pierrata una polrere più lenta ed alle alette dei proielli fur~no sostituiti du~ an ell i di ram e, uno solo dei quali penetra nelle righe, mentre l' altro non serve che al centramenlo. Le innovazioni così introdotte furono coronate da ?u_on~ssimo _successo, come risulta dal le esperienze 1st1Lu1le fra il materiale ,J 864- e 1870; esperienze se condo le qua li il potere distruttore del primo sulle murate corazzate sia a quel!o del secondo come 2 a 3. Se però la marin a francese fu feli cissima nella scelta del siste_m a ~)er modo che non ebbe mai a dipa rtirsi dalla prnna idea, pure essa non può dire d'aver ra crrclo giunto la pe rfezione, e ciò precisamente per riO'ua 0 alla resistenza de' suo i pezzi. Trovando infatti in sufficienti allo scopo le sue fu sioni di g hisa, nè sodd isfacendo al bisogno le produzioni dell'acciaio in crrundi. n:iasse forn ite dalle officine nazionali, fu costr~lla a ricorrere allo sp ed icnte, già notato, della tubatura··1 con che si diminu isce la sezione trasversa le di resistenza della gh isa e si espone il cannone a. pericolo di scoppio per déculassem,ent, c:om e nppunto se ne ve rificò il caso lo scorso anno .
III .
Ria ssumendo, possiamo dire che Francia Prussia e~ In~lt!lt~n:a rresc insieme, ci offrono un' esempio dr tultl I llpL d1 canooni di grande potenza considerati sotto 1:aspe llo del modo di caricamento, della struttura e del sistema di ollurazione. No i vediamo infalti artiglierie ad avancarica ed a retrocurica, artiglieri e for-
INTORNO ALLE ARTIGLIERIE DI Gll..\NOE POTENZA
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mate da tubi di ferro sovrapposti, con e senza anima d'acciai o ; artiglieri e d'acciaio in blocco e d'acciaio rinforzate con ct:>rchi o manicolli dello stesso metallo; artiglierie di ghisa cerch iate e di ghisa cerchiate e tubate d'acciaio, e finalmente vediamo anche rappresentati tutti e tre i tipi di chi us ura, cioè: quello operantesi nel senso dell'asse (marina fran cese), quello in cui l'o tturatore scorre perpendicolarmen te ad esso (Kreiner e Krupp) e quello misto (Armstrong e WahrendorftìSuebbe quindi un voler uscire inutilmente dai limiti ri stretti di qu esto lavoro il prendere in esame l'armamento delle altre potenze, clul mom ento che queste dal più al meno , o si modellarono su quelle, o ne acqu_istarono direttamente il materiole. C.osì per esemp10 fecero capo ad Arinstro ng: la marina italiano, la Spagna , l'Olanda, la Dan imarca, la No rvegia, il Portogallo, la Turchi.a (I), l'Egitto, il Perù, il Chi lì, la Confederazione Arcrentina e la marina auslriaca , la quale però alo . . tualrn ente si serve delle officine J< ru pp . A costruire quindi da sè le proprie bocche da fuo co, ~1on restano che gli Stati- Uniti, la Russia, (la quale s1 stacca dal metodo Krupp in ciò soltanto che tempra nell'olio il corpo d'acciaio del cannone e lo cerchia fino alla bocca ), la Svez ia, che sembra avere ado ttato dopo il Wredc il sislema della marina francese, e l'arti glieria da costa italiana che s'informò pure a tale modello. Sebbene le ;oslruzioni di quest'ultima non presentino dunque quei caratteri di originalità. pei quali soltan to esse dov rebbero trovar posto io questo scritto, pure ci se mbrerebbe far lorlo al nostro paese ed agli
(~) La Turchia da qualche tempo si serve da Krupp.
CENNI STORICI
INTORNO ALI.E AI\TIGLIERIE DI GltANDE POTENZA
esirnii ufficiali che seppero condurle a tanlo ,rrado di · r · d, t, per1ez1?ne 1 fronte ai mezzi limiw.ti di cui disponevano, il passarle sotto silenzio. Se l'idea di rigare le artiglierie e di caricarle dalla culaua non era affaLLo nuova avanti il 1845 tuttavia . ' e Jn(~ontestabile che 'dessa venne allora per la prima volt.a con~relata dal capitano Cavalli, mere( la produzione d1 quel modello, che può di1;si aver servito come punto di partenza al la Prussia, a lla Francia ed al!' Italia. In questo paese, o per di1· medio, in Piemonte fu dove siffatto tipo ebbe maggiore :pplicazione, per~hè adottato nel ,i854 in seguito agli esperimenti fotti l'anno prima, si era esteso nel 57 anche ai cannoni da ~O ad avancarica e solo nel 1861 era""stato posposto al sistema francese a sei righe . . Press'a poco in quell'epoca, e precisamente nel 1860, 11 Gov~rno dava ordine che si imprendessero degli stud~ intorno alla cerchiatura delle artiglierie. Questi studi avrebbero dovuto mirare a slabil'ire il rapporto fra la grossezza delle pareli e quella dei cerchi, a determinare il punto fin dove questi dovevano spino-ersi ed a fissarne H diametro inlerno . Ma la ristrettezz~ del temp_o ~ delle finanze non permise di far lutlo queslo e quindt la Commissione dovclle limitarsi ad accertare il vantaggio prodotto dal nuovo modo di costruzione e.d a confrontare quale fosse miglior sistema, se quello rnglese con tubi ài ferro , o quello francese con cerchi d'acciaio {I). Le esperienze, avendo risposlo favorevolmente all'ultim o si'stema ora detto, nel 1864 fu introdotto in servizio per la difesa dell e coste il cannone da cen t. "6 e nel 1865 l'obice da cenL. 22, en-
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( l) Giornale d'a1tiglicria, ~ 863.
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trambì di ghisa rigati e cerchiali, i q uàli figurano tut,tora nel noslro armamento . Se l'ultima di queste bocche da fuoco, pel genere -<:li tiro cui è destinata, è da considerarsi anche oggi come molto efficace, non altrettanto può dirsi della _prima, cui oramai è appena concesso di annoverarsi fra quelle di grande potenz;1 . Egl i è appunto per ciò, ,che fin dal 1865 venivano commessi, parte alle officine Krupp e parte a quelle di Petin et G;iudet, alcuni cannoni d'acciaio in blocco· da cent. 22. Questi però, espel'imentati dopo la guerra, non prescnlarono sufficienti garanzie di sicurezza, ed allora, vista la bontà -delle fus ioni di ghisa fornite dalla fond eria di Torino, si venne nella determinazio ne di far tesoro dei propri mezzi, emancipandosi per quanto possib ile dal bisogno di ricorrere all' estei·o . Dicemmo« per quanto possibile» sendochè pur troppo l'industria dell'acc iaio , eziand io presso lo stahili:'nento di Piombino, non è peranco arrivata a fornire cerchi per artiglierie della. qualità necessaria.; 1~1a all'in~uor~ di questo noi possiamo andar superbi d1 esser gwnt1 a prodmre due cannoni « quello da cent . .24 e qiicllo ila cent. 3.2 » i qual i, per resistenza poco hanno da in vidiare alle artiglierie degli altri paesi, e per qtialità balistiche sono dt'rtamente, come in generale avviene delle al'liglierie a retrocarica, superiori a tutLe quelle .ad avancarica , siano pure Arms trong o l?raser ('I). Dessi sono entrambi costitu ili di un corpo di ghisa, rinforzato fin oltre gli orecchioni da due stra Li di cerchi 1
(4) È indubitato però che, stante la loro grande resistenza, le ar· tiglierie inglesi terrebbero forse il primo posto quando fossero a retrocarica' ciò che sarebbe faci le ad ottenersi per le Armstrong, avendo esse la c~iatta rivestita di un tubo a lìbre longitudinali, collocato fra quello_interno d'acciaio ed i coils esterni di ferro.
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CENNI STORICI
d'acciaio pudellato, solcato da rigaturn multipla?- passo costan te e chiuso· in culatta con un otturatore a vite come quello descrìllo per la marina fra ncese, perfe-' zionato però in modo da renderlo di più facile maneggio. Che i nostri cannoni non lascino nulla a desiderare relativamente alla resistenza è incontestabilmente provato dal fatto, che al campo" di S. Maurizio ne e:5ìstono tre da cent. 24., due dei quali hanno sparato ormai 400 colpi ciascuno e l'altro 800, fra cui non pochi con cariche superiori alla normale, senza. che per anco si sia _manifestato in essi alcuno di quei guasti per cui s'abbia neppure a so spendere il tiro. Che se il cannonP. da cent. 32 si trovò per un istante in tale condizione, lo si dovelle alla accidentale cattiva fucinazione di uno dei cerchi forniti da Petin et Gaudet e non alla fond ila, nè al trac0iato de.I pezzo, come si polè comprovate coi numerosi spari eseguiti dopo la n\1ova cerchiatura. Quanto poi alle qualità balistiche, rivestendo it nostro lavoro piuttosto un carallere storico che critico . ' siamo lung i dlii voler prender parte a quella polemica, cbe oggi sì dibatte a proposito di due sistemi d'artiglierie « ad avancarica ed a relror.arica »; ta.ntopiù che chidngue volesse attingere ampie notizie a questoriguardo Io potrebbe, facendo capo alla memoria del maggiore Zanolini, all'op uscolo del Rendei ed alla ri~posla che dava a quest'ultimo il corrispondente degli Oester1·eichisch-ungan·sche 1nilitèirische Blèitter; tuttavia, affichè non si abbia ad accusarci di asserzione o-ratuita, ricorderemo se.mplicemen!e alcune cose di r:uo. Comunque buone ; iano le condizioni di una bocca da fuoco relati vamente alla resistenza ed alla facilità di servizio , esse perdono assai della loro importanza quando non siano accompagnate anche da quell'ef'ficacia, che dipende dalla · precisione e dalla p.illenza
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del tiro. Ora, fin da quando parlammo degli studi latti in Inghil terra, vedemmo come colò. si fosse adottato a bella prima il caricamento della culalla allo scopo precipuo di soddifore a della condizione. Vedemm~ inoltre abbandonato tale principio, non già perchè s1 fosse giunti a risolvere altri men ti la questione, ma. perchè il congegno di ch iusura non era stato. suffi-· cientemenle smdiato. Questi fatti, i quali orrnat sono giunti a destare l'allarme nella cittad inan~a e ~e~ p~rlamento inglese circa la bontà delle proprie art1gliene, basterebbero di per sè a provare la giustezza del nostro asserto. Ma v'ha di più. 1 eostruttori inglesi sono talmente convinti dell'inferiorità delle loro bocche da fuoco sollo questo rispellù, che .per rimediarvi ridusSP.rO tcstè il venLo fra il proietto e l'anima a tale punto di esio·uità da re.ndere mollo problematica la fac ilità, di ca11camento perfino nel cas? ùi esperienze, do,:e· le munizioni in genere sono scrupolosamente esaminate. 8 per lo stesso motivo furono indotti·_a provvedere il foudello dei proietti pel cannone d1 81 tonn. di un'appendice espansibile allo scopo_, se no.n di ot-· tenere l' esatto centramento, almeno dt sopprimere le· sfucrrrite dei n·as; ciò che per altro da disLi nLi artigli;11 si.ritiene°cli applicazione pratica assai difficile (1) .. Del resto anche la commissione d'artiglieria della nostra marina, la quale, come ognun sa, fin dal ·186.i. seguì le orme di quel paese, co.,.mmettendo dir~ttamenle· ad Arrnstrong i pezzi cli cui abbisognava, scr1v~va..ne~ -1873 un rapporto, in cui dopo aver accennato aL d1fell1 inerenti ad essi ed ai mezzi proposti per ripararvi, con-· chiudeva in tal maniera: « noi crediamo giun to il mo « mento di studiare se non converrebbe, come è nostro
(4) ELLENA. -
Materiale d'artiglieria.
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CENNI STORICI
·« avviso, adottare peì futurì cannoni il caricamenlo « dalla cu latta e la rigatura del genere di quella prus·{< siana (a soppressione di vento), pur conservando il « sistema attuale di costruzìone Armstrong, dì cuì ab« biamo ogni motivo di ·essere contenti» (11). Noi avremmo voluto avvalorare maggiormente queste ·rngioni, adducendo qualche cifra relativa all'esatLezza cli tiro; ma se per le nostre artiglierie ci è faci le rio·ven irle, non altrettanto può dirsi di quel le estere. Per -conseguenza ci limiteremo a confrontare alcune bocche dei due sistemi so llo l'aspetto del potere perforapte, prendendo ad esaminare tanto il lavoro d'urto perimetrale del proietto, . come quello trasversale . Non trovando nell'armamento inglese alcun cannone di calibro eguale al nostro da cent. 2t, sceglieremo come esemp io i due ehe vi si accostano di più, cioè quel lo da 9 e qu ello da ,J O pollici, essendo essi in W;ìO anche presso la marina italiana e trovandosi quasi perfellamente equidistanti dal nostro, il qua le, ridotto ..alla slessa unilc'.t di misura, sarebbe rappresentato da 9",6. Presi dunque in ordine crescente di calibro, troviamo che il lavoro d'urlo perimetrale è rispettivamente di dinam. 115,07; ·19,24, e 20,0:2. La differenza quindi , mentre si appalesa fort issima rispetto al cannone inferiore, non raggiunge nemmeno un dinamodo nel confronto con quel lo supe riore, quantunque l'aumento dei cal ibri sia quasi uniform è. È faci le per1anto capire da che parte si trover-ebbero le cifre più for-t i quando a loro noi potessimo contrapporre un altro cannone da •IO'. Ma il confron to diventn ancor più vantaggioso per noi, quando si prenda .in esame il lavoro d'urlo trasversale. Sotto q llesto punto di vista infalli, ambedue (-1) Rivista marittima,
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1NTORNO ALLE AIITIGLIEHIE DI GRANDE POTENZA
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i cannoni Woolwich vengono superati da quello della fon.deria di Torino, come lo dimostra chiaramente il-' valore di 2,Gt e 3,15 dina.modi, presentato dai primi, a fronte di quello di 3,20 offerto dall'ultimo ( 1). E qui non sarà pdvo d'interesse il notare, che dei due pezzi jnO'lesi, uno costa .i-0,000 e l'altro 63,000 franchi, mentre 0 il noslro non n~ggiunge l'importo di 2.0,000 lire. Per altro oO'Ìova avvertire che il . confrontare le artiglierie inglesi colle. nostre l~rna 111 certo qual a vanto ggio di quelle, irnperocchè, stante la qu~ltt~ del metallo, i limiti cli pressio ne interna. entro cm 1101 dobbiamo tenerci, sono certamente inferiori a quelli che altrove possano permellersi. In· prova di che ci ra~ciamo le cito di esporre un esempio affatto recente, nc·avato da una relazion~ giunta or non è guarì dallo stabilimento Krupp, la quale, dopo aver parlato delle esperienze eseguite su l poligono di Dulrnen col nuovo cannone cli 35,5 cent. stabilisce un paragone colla potenza di quello inglese da s,1 tonnellate. . , . _ .Entrambe queste bocche da fuoco s1 puo du·e che usarono di carica eccezionale, quella di fazione per la prima essendo di ·125 chi!. anz iché di ,1:rn come s'impiegò m tale circostanza, e non sembrando probabile che la seconda possa fa r uso nòrrnalmenle della carica di 1 O,t chi!. , avendosi con questa una tension e interna di 4500 almosfer·e . Ciò posto e premesso ancora che il calibro ciel cannone inglese supera que llo dell'altro di 13,5 rnilL, loddove per con tro quest'ultimo pesa '.ili- tonn. di meno, trov iamo che il lavoro 1
mo?~
(4) A togliere ogni dubbio circa l'osattei:za di questecifrn, riportiamo qui i dati a cui ci siamo riferiti per, ricavarlo. · Cann. Woolw. da 9" (ccnt. 22,86). Ve!. iniz. !\[i 4 32,8. Pesoproi. k. 4 43,5 » ltal. » 9"6 ( » 24 ). » • » 4 35 " » • 450,3 > W oolw. » 10'' ( » 25,40). i, » » 415,7 ~ » " 481,&-
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CENNI STORICI
JNTO!\NO ALLE ARTTGLIEIUE Dl GRANDE PO'l'ENZA
d'urto perimetrale è rappresentato da 159,2 dintlmodi pel Krupp e da 55,7 per quello dell'arsenale di Woolwìch (1). Il divario adunque di 3,5 dinamodi a vantaggio di una bo~ca di calibro minore e di tanto più leggera, servirà a dimostrare una volta di più se l'Inghi lterra si trovi veramente sulla via migliore nella questione delle artigl ierie. Che.se v'ha un motivo militantein fa,mre del sistema da essa seguìto, questo reputiamo doversi trovare soltanto nella semplicità del materiale ad avancarica, locehè costituisce certamente un fatto di molla importanza per un paese obbligato a mantenere bocche da fuoco su tutti i punti del globo. I continui conati dell'artigli ere e del costrultore navale, tendenti indefessamente a far prevalere l'un elemènto sull'altro, dovevano, come già notammo, portare in breve corso cli tempo il cannone e la corazza a quell'immane sviluppo a cui attualmente sono giunti. Se
-0ra con uno sguardo sintetico prendessimo ad esaminare la successione dei passi falli dal primo di tali elem_enti per arrivare a tanto sv iluppo, noi potremmo dividerla cronologicamente in tre periodi. Il primo, che dovrebbe chiamarsi l'infanzia delle artiglierie di grande potenza essendo rimasti i calibri al disotto di 18 cent., comprenderebbe i cinque anni da l GO al 6.t; il secondo, a partire da q uesla data troverebbe l'alLrn limite nel 1870 .e sarebbe contrassegnato da tulli i calibri intermedi fino a quel lo di 28 cent.; il (erzo finalmente colle sue artigl ierie da 30 e da 3:2 cent. si arresterebbe verso la fine dell' anno decorso, all'apparire di qt1elle enormi masse di 157 e di ·81 tonn., che pare dovrebbero a.vere iniziato quel per iodo, oltre cui la mente umana sembra dubi1are della possib ilità cli ulteriori ingrandimenti. Abbiamo già accennalo altrove su q1:ale criterio si fondino i tecnici pel' istabilire il li mite inferiore, a partire dal quale le bocche da fuoco possono annoverarsi fra quelle di grande potenza. Lo stesso criterio serve anche di guida per classificarle. Tale maniera di clas·sificazione non può dirsi però affatto assoluta, avve.gnacchè in quel modo che oggi vediamo le prime artiglierie, costruite all'apparire de lla Gloire e del Wa1·1·ior, discese nella categoria delle inefficaci, dimani forse, se non nelle stesse condizioni, troveremo almeno abbassate di livello anche quelle che presentemente figu rano alla testa . Così per esempio, se si prendono ad esaminare i prospetti compilati dal generale Rosset nel suo libro pubblicalo quattro anni sono, si scorge che oggi converrebbe aggiungere una nuova classe a quelle ivi considerate. Ciò premesso, ecco il procedimento da lui tenuto: Preso per base il lavoro d'urto perimetrale necessario a trapassare le varie murate, distinse le navi in .due grandi categorie, suddividendo la prima in quattro
·~.2;2
·{~) Riproduciamo qui lo specchietto ricavato dalla relazione citata.
"'g CANNONE
·~ o. o"O
Peso
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470 6450 · 55,7
e,05 O,OiS
cuhi di 111,7
Krupp da cent. 35 ' / 2
•
:;7500, 520
135 500 6625 50,2 6, 75 O, l!G prism3tica
con 1 forn
I! ptso del cannone Krupp è quindi ¼ circa di quello inglese e, per quanto riguarda la potenza d'urto, la forza viva totale del suo p~oiet~o è superiore del 2 '/, per •;., quella per centimetro quadrato dr sezione sorpassa l'altro dell' ~ l '/, per •; •. Circa poi al rendimento ,del m1teriale esso produce quasi 'Una volta e mezzo quanto l'altro.
1
2z,i. CENNI STORICI cla.ssi e comprendendo nella seconda lutte quelle, che chiamò secondarie, rappresentanti una resistenza inferiore a 7 dinamodi. A ciascuna delle quattro classi del,1a prir:r1a c~tegoria stabilì due limiti, uno superiore e 1altro 10fer10re, espressi pure in dina modi riferiti al centimetro di circo nferenza del proiello. Per tal modo ascrisse alla prima tulle le navi capa ci di resistere ad un lavoro d'urto perimetrale compreso fra 3,i- e 22 dina modi, come la Devastation e l' Flercules: allu seconda le navi del tipo del Willielm, I, varianti da 2:.l a ,14. dina,nodi e così di seguito. Ciò fatto divise in altrettanti gruppi le artiglierie, ponendo come condizione che quelle di un gruppo fossero atte a perforare fino ali~ distanza di ,1000 metri qualcuna almeno fra le navi della classe corrispondente. Allo scopo di evitare l'accozzamento di tante cifre tralascerem o di enumerare i calibri appartenenti a eia~ scuna divisione e invece ci limiteremo a nominarne ~lcuni. fra i principali del · primo gruppo, disponendoli 1~ ord.ine ~ecrescente di potenza. Troviamo dunque fra ?1 essi : « il cannone Krupp da 30,5; J'italiano da 32; 11 russo da 30,o ; il franc ese da 32 e il ""\1/oolwich da 30,5 leggero (•I). Dalla disposizione di questi nu(1 ) Ultimamente r!ogbilterra ba fatto allungare il cannone da cent. 30,5 in modo di poter utilizza ro una carica maggioro e pitì complet amente. Il lavoro perimetrale per esso risulta alquanto maggiore a
quello del cannone Krupp dello stesso calibro. CANNONE
Proietto ,biW9.
Wool wich da cen t. 80,5 (pesnn te) .
Krupp
"
Russo Francese Woolwich
• "
ltaliano
,.
80 5
3~' : . : : ·
so,s . . . . 3~
. . .
.
30,S leggero.
362 300
330 295 345
317
Velocità iniziale
225 meri risulta chiaro pertanto, come l'artiglieria da costa in Italia abbia saputo tenersi, fino a pochi mesi or sono, molto innanzi nella scala generale della potenza delle bocche da fuoco. Di~emmo « fino a pochi mesi or sono» perchè, mentre il cannone di 90 tonn. del generale Rosset, il quale avrebbe dovuto lanciare un proietto del peso di 850 chilog., per ragioni indipendenti dalla bontà degli studi, è rimasto allo stato di progetto, in Inghilterra ed in Prussia si è fotto un gran passo innanzi, compiendo le due artiglierie, che più sopra mettemmo in confronto e che furono esperimentate, l'una nel settembre e l'altra nel dicembre dello sp irato anno. Si è appunto a queste ed ai cannoni di 100 tonnellate (·1), commessi INTORNO ALLE AilTJGLIEl\lE DI GRANDE POTENZA
(1) Negli ultimi giorni dello scorso ottobre furono eseguito alla Spezia le prime esperienze col cannone da rn1 tonnellate. Fondandoci sui pochi dati forniti dai periodici, abbiamo costruito il seguente specchio, in cui sono espressi i valori della velocità, del lavoro d'urto e della tensione intnrna. In mancanza delle dimensioni esatte, si suppose il diametro del 0",/4:3 pari al calibro del cannone; sebbene. pel modo di cariproietto camento, si possa ritenere dovei: essere d'alquanto inferiore.
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LA vorw D'URTO
Velocità
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8
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e
~ ~ ·~·~c. _.:::._ - -
1 145 908
1125
4:l.5
28 1SO 8761,GO
GG,706
6,031
18
2835t44,5
2 150
,.
l_·l50l
444
20 100 0128,00
G7,5G4
6,287
20
:51130~
3 15:i
•
450
937ù,OO
09,400
G,d&7
metri
427 460 430 141
40l•
396
11 colpo eseguito con 156 chilogr. di carica trapassò, alla distanza di '120"'1 C()ll csuboranza di 80"' di velocità, una murata composta d1 due piastre di ferro fucinato, della g rossez1,a complessiva di 55 cent., fra cui era interposto un materasso di quercia. Nou sarà privo d'interesse il calcolare, servendosi di questi dati, fino ANNO XXI , VOL, IV.
Hl
226 CENNI S1'0RICI dalla nostra marina ad Armstrong, per l' armamento del Duilio e del Dandolo, che noi volemmo alludere, dicendo che presentemen te converrebbe aggiungere un nuovo gruppo ai pezzi di grande potenza, oltrepassando essi di molto il limite superiore di 34 dinamodi assegnato alle navi di prima classe. Secondo la relazione già citata dello stabilimento Krupp, alle artiglierie ora dette e quindi anche al cannone Rosse.t, quando questo·venisse costrutto, nessuna nave, r,o mpresa I' Inflexible che porta corazze di 6'1 cent., resisterebbe fino alla distanza di ,1500 metri. Dopo quanto esponemmo fin qui, non si· può a meno di ammirare la mole del lavoro e l'importanza dei risultati, che in così breve volgere di anni si sono ottenuti; risultati, i quali solo si potevano attendere in tempi in cui il sapere ha cessato di costituire là prea che distanza il detto bersaglio potrà essere perforato, senza eccesso di forza . , Per risolvere il problema bisogna: 1° Trovare la velocità d'urto a 4:20'". Usando la formola v = V. e
- .!..;2
in cui
""O '2Z= 1 9 X, X=120, 9 = 0,3393311, a• a = 0;43 ep:=908 V = '>ò
si ottiene v = 446"'. 2° Trovare la forza viva consumata nella perforazione e da questa passare alla velocità, cui corrisponde una tale forzJJ. viva. Essendo costanti gli altri dati, basterà fare la differenza fra i quadrati della velocità d'urto e della velocità esuberante ed estrarne la radice. Si avrà così v, = 433m circa. 3° Trovare la distanza a cui la velocità del proietto è 438"'.
=
=
1
Servendosi ancora della formola v V, e - 2"' si ottiene,, X = 390". Dunque fino a 390 metri il cannone potrà perforare la murata sopra descritta.
~z.7 rogativa di poche menti privilegiate, per dar luogo a ciascuno di portare la sua pietra al comune edificio. Ed è appunto dovuto alla vasta attuazione di questo prìncipi.o se, da llo stato infantile in cui si trovavano le artiglierie prima della campagna del 59, noi le vediamo ora ingigan tite e di lai guisa molliplicate nelle forme, nelle dimensioni e nella potenza, che si direbbe aver abbisognato l'opera di parecchie generazioni per giungere a tanto. E per verità, il bronzo e la ghisa soppiantali dal ferro e ç!all'accraio, ri ten ~1 ti per lo innanzi impossibili ad imp iegarsi; il caricamento trasportato dalla bocca alla culatta e l'otturazione di questa ottenuta non con uno ma con diecine di meccanismi diversi; il peso massimo dei proietti d'allora, superato parecchie volte dalle cariche d'adesso; la loro esiguità, l'incertezza del ti to e la brevità della traiettoria, di fronLP. alle masse di centìnaia di chilogrammi, lanciale con istraordinaria preeisione a distanze favolose e finalmente l' enormità delle attuali bocche da fuoco a petto dei proverbiali cannoni da 80, sono argomento più che sufficiente a provare quanto possa il concorso di molte intelligenze alla risoluzione di un unico problema. INTORNO ALLE ARTlG-LIER IE DI GRANDE POTENZA.
.FELICE MARIANI
Tenente d'artiglieria.
229 4,199 cavalli) che poteva indirettamente coop~rare dalla destra della ~fosella, e del II corpo (24 ,521 uomini, 8.i can.noni, 1,218 cavalli) che sarebbe stalo disponibile in appr.esso. . La forza avversaria è dallo stato maggiore tedesco valutata da '125 a ·150,000 uomini (pag. 612). 11 maresciallo Bazaine calcola 1100,000 uomini in linea con 450 pezzi, ma alla fine d'ottobre, alla resa di Metz, rimasero prigionieri 1'73,000 uomini (pag . 612). Tenendo conto delle perdite del ·t 6 agosto, e ponendo a -600 uomini i battaglioni del II corpo e della brigata Lapasset, ed a 100 uomini gli altri, si verrebbero ad avere ·11-1 ,000 uomini di fanteria per 163 battaglioni, esclusa la Guardia Imperiale (2i- batwglioni), e '127,000 compresa questa; senza tener calcolo del 11,i-° battaglione cacciatori dell a brigata Lapasset, di c~i _era pr~sente una compagnia sola {pag. 7,i,6): dod1c1 reggimenti di cavalleria erano in prima linea, e 6 erano colla Guardia Imperiale al forte di Plappevi lle. Attenendoci alla forza di 111 mila uomini e ritenuta la fronte da Moulins les J\'Ietz (sud) a Roncourt (nord), si avrebbe per uno sviluppo di 12,500 metri, quasi 9 uom ini per metro. · Senza entrare nei particolari della battaglia, mi basta accennare che il gran quartiere generale dopo mezzodì soltanto giunse a conoscere fino dove si es.tendesse il fronte fr:rncese, creduto fino allora di un buon terzo inferiore a quello reale. Ma la 2• armata tedesca aveva criit prese le disposizioni necessarie, per cui alle 5 pom.~ momento nel quale Io spiegamwto si poteva dire compiuto ed avviata la decisione della battaglia, il fronte t<-'desco si estendeva a 15 chil.ometri da VauxJussy tsud) a Roncourt- i\'lontois la Montagne, formando due ali leggermente a contat.to. Di queste ali, la sinistra era composta del XII corpo sassone, della Guardia, del lX éorpo co l X corpo, e della 5a divisione di caNOTE SUL FUOCO DI FUCILERIA
SUL
1
FUOCO DI FUCILEl·{ IA DESUNTE
DALLA RELAZIONE UFFICIALE TEDESCA SULLA GU'ERRA FRANCO -GERMANICA 1870·71 (1)
L'importanza che ebbe questa battaglia sulle sorti della campagna, e l'essere fra tutte l'uniea preparata da ambe le part.i , mi induce ad allargare alquanto il mio assunto per dedurre la profondità reciproca della linea di fuoco . La sera del ,17 agosto mentre la 2a armata tedesca aveva perduto il contatto col nemico, la prima l'aveva mantenuto immediato mediante il VII ed VIII eorpo appoggiati alla Mosella. Pel ·I 8 era prescritto dal comando generale che il VII corpo formasse l'.0strema ala destra ed il perno mentre gli altri corpi, procedendo per scaglioni vers; nord, avrebbero cercato jl nemico, c·on possib il ~là di farf\ fronte verso est, quando il nemico stesso non avesse laseiato l 1etz. Pe~· eseguire questo movimento erano disponibili, su d, u na fronte d1 18 chi!. circa, cominciando dalla destrn, il VII, VIII, IX, III, X, XTI, la guard ia e la 6• e 5° divis ione di cavalleria, ossia in totale, secondo la forza data dall'allegato 26 della relazione per il 18 agosto, 154,294 uom ini (senza gli ufficiali ed il treno), 2~,0_65 cavalli e 696 pezz i, il che equivaleva ad 8 uommt e mezzo per ogni metro di fronte. E ciò facendo astrazione del I corpo {22,200 uomini, 84 cannoni, 1
(~) V. Rivista militare, dispensa ottobre ,1876
1
1
230
SUL FUOCO DI VUC ILEIUA
231
NOIE
valleria in riserva, e l'ala destra era costituita dal VH ed vm corpo e dalla 1a di visione di ca val Ieri a col secondo corpo di riserva. - 11 III corpo e la 5a divisione di cavalleria potevano considerarsi come riserva: del centro, il quale presentava quasi una lacuna nella occupazione. In complesso adunque, alle 5, l'armata tedesca aveva su 115 chil. una fronte tenuta da cinque co rpi; ossia H 9, 630 uomini di fanteria, 14,28,f. cavalli e 1534 can noni, ciò che importerebbe in media circa 8 fu cili per metro di fronte con una riserva di 59,188 fucili, 10300 cavalli e 2152 pezzi. Siccome dall'ostremo sud del Bois de la Cusse alla l\lalmaison pel tratto di 4 ch il ometri, non eranvi che 9 ballaglioni, risulterebbe per gli altri 11 chilometri una linea di fuoco d1 circa 1O uomini per metro . Mentre l'ala sin istra tedesca stava pronunciando il suo movimento, l'ala destra indoua in errore da una creduta ritirata del nemico, impegna vasi con tut.le le sue truppe, per modo che da Li epzìg- Ferme a St. Ruffin e su 5 chilometri; dalle 7 ¼ alle 9 ore si impegnarono la 3a divisione, il VII e l'Vm corpo, vale a dire 45,98·1 uomini, senza ch e fosse decisa l'azione, malgrado che 35,000 uomini circa occupassero un fronte di 21:SOO metri, sostenuti da 132 pezzi I E quando si voglia rilevare che alla Ferm e St. Hubert furono amma ssati più di 115 battaglioni su un fronte di meno di 1 chilo· metro, è d'uopo ammettere che la di fens iva passiva da parte fran cese fece tutto quunto poteva da essa pretendersi, e per contro il mancato decisivo risultato dell'ala destra tedesca, non ostanle l'enorme concentramento di forze da essa spiegato, dim ostra come l'attacco fron tale contro una bu ona difesa non può riuscire. La tabella seguente, compi lata secondo la forza presen tata dall'allega to 26 pel 18 agosto, mi servirà per le ulteriori deduzioni. 1
TABELLA OBI,
1
1
1
CONSU~O PRESUNTO Dl CARTUCCE NtLLA BATTAGLIA Ul GRAVELOTTE -<•::>.:,O,··-
232
SUL FUOCO DI FUCILERIA
NOTE
i
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Battaglioni ·~"o ~,a g
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ore in cui fecero fuoco
Morti o fer ì Li --:;----c:i
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~ ·;:; ., "',::,. · :~ e fti> ~ t:s Q'J[ "' P:: z ;:; ::> A 0 A - -- - - - - ___,____ - - - -----1- - - -- -- - Q,)
consumo presunto di
1
-
13
26
13
I. II. F.
73
I. II. F.
15
I.
II
2,160 2'/i - 8 1
2,160 7 / ,,
-
8
720 4'/ - 6}
720 4'/,._7'/,
~
55 l.F.,5.t,7a,8• 1,980 5¼- 7¼ 7° Cacc.
14
27
39
I. II. 11 l
5
77
3
158
4
71
720
53
4
1,920 4'/,-7'/,
VIII
15
20
53
I. Il.
77
I.
640 7 - 9 p.'
33
,1•,2•,IJ.
1,380 1 '/, - O ~
'1,280
i,380 i'/, - •
60 1•, 2•,4•, F. 1,6l012¼--4¼ :-i•, 5', 64, 8·
28
5
10,800
50
35,000
1'18
(3
14,400
I:
li
23,7GO
30
21 ,600
15
28,800
30
38,400
20
12,800
14
3•, 4·, Ili.
30
21 ,600
12
J. F. II.
920 3-4'/, 1,840
2•;,, -
52
2
33
1.
24
622
V
70
~
~ 30
I
48,300
~ 40
36,800
680
5
22
335
ali
I
60 60
ANNOTAZIONI
Le era contro dalla parte dei fi'rancesi, il 11 corpo (26 battaglioni), il 111 corpo (3" e 4• divisione, 26 battaglioni), la brigata Lapasset (6 battagl.ioni), ossia circ_a .39000 uomi.ni,~enza la ,1a brigata V. G. di circa 5000 uomini (7 battaghom1 che intervenne pure dnpo le 7. li ~· batta alione non entrò in linea che dopo le 7 ed il I. e F. non distesero che 2 compagnie e non fecero ruoco che occasionalmente. Il Jl, fece pure fuoco dopo le 8, da solo. La 2• e 3• alle 5 •;, furono ritirate e cominciavano a mancar \ loro le munizioni (p. 'H9). La 5" ed 8' alle 6 erar.o già di sostegno e la 6& e 7• fecero fuoco verso quest'ora. ·li battaglione F. fu chiamato alle ~ a lussy. L'àzione di questo reggimento non può calcolarsi che in complesso. . La 6' era coi traini. AIle 7 non sono che 4 compagnie che fanno fu oco. Dall'alba alle 9 di sera tenne lo compagnie distese facendo fuoco solo occasionalmente quando frazioni nemiche venivano a portata (p. 61.i) . . . . Non furono impiegate nel fu oco dal prmc1p10 che 4 compagnie e 4 dopo le 7. Alcune frazioni si unirono a notte al 2° cacciatori (p. 758). li 74• pcrdè U gregari ma fu sempre di riserva. Si ripete l'osservazione fatta pel 7' cacciatori. Il battaglione F. fu sempre di riserva. Un plotone del 77° fece qualche colpo &nelle al mattino (p. 6"14). Gli altri 2 battaglioni rimasero sempre di riscr,:a.
96,GUO 4 l,400
33
I
I
30
1
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920 2 '/, - V
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cartucce
Ala des tra. VII
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Totale
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., ~
=
233
Gli avanzi di questo 6 compagnie furono ritirati nelle petriere di St-llubert e pari\ non abbiano più fatto fuoco. Lu ga e ,12• cominciarono ali' 4 il fuoco, ma ve rso le 3 queste compa · gnie avevano già perduto molta forza. La 7• era col treno. La 5• fu per molto tempo sostegno all'artigliPria e fece meno fuoco; soltànto la a• pare abbia continuato fino a notte.
110,400 li
41,400
La 5• fece sol9 fuoco per circa '/, ora e poi rimase a guardia nel bosco. Si calcola il solo fuoco di 3 compagnie.
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NOTE i:i
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impegnati
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8° Cacc. 16
31
32
Ore in cui fecero fuoco
67 l,9·,10·,11 • 1,610 2 -
,,, 12•
1,150 2 -
920
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I. Il. III
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1,1.00 '~¼-5¼ 7 - 8 930 4½ - · 9
24
263
40
,.., 8", 9"', 11 .., 12.. lI.
750 6¼ - 9
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10
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Il. F.
1,700 8 -
10
4
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8
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II. F.
'1,700 7'/,-10
6
HO
1.0
54
I. Il. F.
2,550 7'/,- 10
16
284
2• Cacc.
850 7'/,- 10
1
80
15
4\ s•
430 9-10
2
160
10
TOTALI!
52
Dalle 5
90,000
;
15,000 33,750
- --
-
235
4,664
4
--
15
1/ ,
alle 7 fecero poco fuoeo.
11 I. rimase di scorta all'artiglieria ed il III. di riserva nel bosco. Alle 7 la sola testa cominciò a spiegarsi. Ebbe poca azione. li ~· battaglione non impiegò che 2 compagnie (p. 76~) il battaglione F. 3 sole. Si fa un calcolo complessivo.
'13,600
i I
I
I
17,000
Il I. pare non si asi spiegato (p. 76 l ) .
38,250 l
I
12,750 I,
76 '
Forza totale che fece fuoco compresi gli ufficiali . . . Totale forza impiegata sul campo di battaglia . . . . .
41,090
32,550
55,200
20,400
4~
21
27,500
23,000
25 3t 35
Rimasero dopo le 5 in St-Hubert, ma pare non abbiano più fatto fuoco. La 42• guardò colla 5" del 28° reggimento il bosco; 5' ed 8" fecero fuoco nel bosco, la 6" sola si uni al IX corpo e fece fuoco sempre, la 7• fu sempre di scorta all'artiglieria. Si fa un calcolo complessivo. Fu sempre impegnato, e collé 4 compagnie dal principio e dopo le 5 con due compag nie. Si battè dalle 4 1/ , alle 5 tutto frazionato e por si riordinò iri porte meno 7 plotoni della ~", 9\ rn•, H · che rimasero nel bosco (p. 735-738). Alle 5 '/ . si sono riordinate corno presidio a St-Hubert.
64,400
20
2'/ ,- 9
ANNOTAZIONI
di
I
II
235
SUL FUOCO or FUCILERIA
4,300
L'S' brigata dopo le 9 giunse a St-Hubert ma non furono impegoate che la 4e. ed 8.. del 2·1•. La 7• brigata giunse .a St-Hubert dopo l's•.
1,029,760
Le perdite della 4' divisione debbono essere per la totalità o casuali o subite dopo le 40. Il 9°, 49°, 6~ di questa brigata perdettero in complesso 1 O ufficiali e HiO gregari. I fucil i di ciii si comptitò il fuoco avrebbero consumato in media 25 colpi dalle ·I ¼ alle 4O; però dalle 5 allo 6 ¼ circa. il fuoco di fucileria fu quasi sospeso eccetto all'estrema ala destra in cui cessò quasi affatto alle 7 ¼ (26• brigata). 0
45,98·1 !
I
73¼
.
66,963
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1
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1
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Corpi
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SUL FUOCO DI FUClLEfilA
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36
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III
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I.
5', 8' F.
25
49
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2
I
60 , 10
521
4
F.
800 2'/,- 2¼
9° Cacc.
800 12¼-8
5'/,-7'/. ~I
920
II.
920 4 -
.I 'I
48,000
50
22
9
752 10 \ 50 10
ì
307
' 1
3
44,000
~ 25
it,500
t 15 I
20,700 13,800
( '1 5
16
304
3)
920 2'/,- 5¼
10
284
1
60
( 25
3
I. Il.
1,840 2 - 5'/,
12
298
6
35
4
3•
230 2 - 4'/
5
101
2
40
8
159
4
40
1', 28, 4·, li 2° Ciec. Ass,
7 -
8
920 1'/,-4'/.
28,000
55
163
8
7 - 7t; ,.
12,000
Aveva di fronte da parte françcse le divisioni M.ontaudon, Nayral, Grenier, Lorencez (52 battaglioni/, e per poco la divisione Cissey che agi dopo col 6' corpo, ossia circa 38000 uomini esclusa quest'ultima divisione. La 4" e ,V attaccorono !'Envie alle 42 'f., la presero e tennero contro replicati assalti (p. 637) e poi fecero solo fuoco occasionalmente fino a notte. · Fino alle 5 tenne una compagnia in sostegno e dopo t, ma fec.ero fu nco vivo (p. 658), vennero ritirate man mano che · avevano esaurite le munizioni (p. 658) La 2• c 3• vennero ritirate dopo esaurite forze c munizioni (p. 654 ); la ~· era stata cambiata dalla 2", la 4" pare non abbia fatto fuoco prima delle 7 , la 6' e 7·' rimasero di presidio a Verneville e dopo le 7 quando si avanzarono non giunsero a f~r fuoco.
F. a Vcrncvllle che si avanzarono alle 7 ma non fecero fuoco. li I era ai carriaggi. Il 1° comincio 1/ 1 . ora prima, ed alle 4 tutte le 8 compagnie cran o stese. Alle 2 '/ , posati li zaini vennero alla corsa in aiuto dell'artigl ieria, ma in 20 minuti fu quasi distru tto e ritirato con perdita di •12 ufficiali e 400 gregari (p. 65·1). La 3' non intervenne da Vcrnevillc che alle 7 e <lelle altre tre due furono impegnate continuamente. La ~· e 4', dopo le 4, rimasero in combattimento, ma fecero fuoco occasionalmente perchè fuori portata del fuci le ad ago. Ripresero il fuoco col reggimento. li II" fonne 2 compagnie in sostegno. Prese Champenois e fece fuoco dopo solo occasionalmente perchè fu ori portata del fucile ad ago. Solo dopo le 6 fece fuo co vivo con ·2 conipagoie perchè prima fuori portata. li ~' cacciatori poco prima delle 6 fu ri mpiazzato esausto di forze e di munizioni {p. 76B). Tennero quasi sempre due compagnie in sostegno.
L'~~· non aveva che il Il. e
I
1° Cm. Ass.
32,000
I
460 3 - 4'/ , ~ 6'/, - 8 16 1,380 6'/, - 8
I.
16,000
·) : I
I
1,600 3'/, - 8 ~
2•, 3', JJ.
3
56,000
I. II.
1·, 4•
553
1
800 1 - 3 / . li 400 5'/~- ; 32
11 85
16,000 40 29
ANNOTAZIONI
----1
I
400 12¼- .. , )
H.
'
pres un to
cartucce
Centro. 18
Totale
consumo di
1-
IX
237
23,000 55,200 64,400
9,200
36,800
I
La 3" fu sempre in ·1' linea cd anzi staccata dàl suo reggimento (p. 647). Non risulta abbiano f~tto fuoco (p. 813) quantunque abbiano avuto qualche perdi ta fra quelle segnate alla 3". Alle 6 '/,. la 2" compagnia tornò al fuoco.
238 o
., Cor pi
G.
SUL FUOCO DI FUCJLElUA
NOTE ~
.,
A
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~
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<il OJ)
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p-:
ç:i
2
~o Battaglioni1·~ ~]
I
Or e
I
I
oMorti. feriti
IV
3 1G.G. 12•,4•,F.ll.
3 G.G. 2<, 3', F.
ì82 38
I
}'I.
860 7'/, - 8
Tirat. G.
860 5'/, - 8
·2•,3•,P. G.
430
Q
I
27
1,290 6'/, - 8 -~
"' o. <> "'"""'
o.:
I
6 - 8 430 7½ - 8
I
2i 19 1
425 416
8~ 15
Forza totale che fece fuoco compresi gli urficiali . Totale for;.a im piegat; su! campo compresi gh ufficiali . . .
21,210
5,078
di
'
cartucce
30
64,500
10
4,300
25
32,250
4 35
3,44·0 ~
T
30,100 1,729
- -
97
710,910
I
26
'/2
56
Il
25,694 45,203
. G.
227
I
4
13
- - - -- - .26 '/,
V
.. :;I
~,o P I !E ~
2,150
1•, 3•
TOTALE
Totale oonsumo presunto
I
. I]!] !i;:: I l~li lm iS 1 i
impegnati
in cui fecero fuoco
--- - - - -
I
239
ANNOTA ZIONI
I La 2• e 4• dovrebbero calcolarsi coll'ala sinistra essendosi battute colla 2" brigata guardie. La 4° e 3' si computano a parte essendo state di scorta all'artiglieria. La ~· e 4• érano staccate alla Mosa. Attaccò senza far fu oco, e p~esso Amanvìilers fece poco fuoco (p. s,1s).
Perdè tutti gli ufiìciali. Pare siansi avanzate col II. del 3° G. G. Dalle 4 '/, allo 5 '/ , il centro fece pochissimo fuoco, che fu mantenuto quasi dalla sola artiglieria. li Jll corpo mosse alle 7 da Vcrneville ma non ebbe a far fu oco (p. 8H) e la rela1.ione non dà che 2 ufficiali e 50 gregari perduti dal 3' reggimento, ma non accenna ad aziono di sorta. I fucili di cui sì computò il fuoco avrebbero consumato 34 colpi per ciascuno dalle 42 •;; alle 8.
Aveva di fronte da parte francese il 6° corpo (40 battaglioni) e la divisione Cissey ('13 batfaglioni), circa 38000 uomini). Non tenendo conto della divisione Picard che non intervenne a tempo.
Ala sinistra. I
1
i
2
1 G.
I. II. F.
2,400 6½ - 8
3 G.
I. II. F.
2,400 6
2G.
I. Il. F.
4G.
l . II.
36
1,042
14 20
8
36
1,029
31
20
2,400 6'/,-8
39
1,048
28
20
1,760 7'/,, - 8 (
F. F. G.
I. II!
-
880
2:1, - 3
7 /, - 8 , 1,760 2 '/, - 3
3'/,-.4
3 /,
B. C. G.
880 2 '/ - 3
3' /,• - l t
29
fM
48,000 48,000 I,
48;000
10
17,600
10l
15
13,200 17,600
6
341
2
10
1
46
2
12 , 1,
10,560
La forza dei battaglioni di questa di visione era di 956, ma quei reggimenti che subirono perdi te gravissime prima di giungere a portata si calcolano di 800 uomini. Il 1 battaglione cominciò solo alle 7 il fuoco e gli altri due iJipcgnarono fino alle 7 sole 2 compagnie. li II fu quasi distru tto. Questo rnggimcnto era di sostegno e fu chiamato al fuoco a poco a poco (p. 787) Fece anche fuoco alla preso. di s.•• :Maric. Il I battaglione sPguì come riserva all'attacco di S.1• Marie. Questo reggimento fu chiamato a St. Privat, ma non giunse a far fu oco (p f.06). La 9• pare non abbia fatto fuoco. Ebbe egual aziooe del reggimento fucilieri ç.
. 'ii:t.,
.
I
r.
/
r SUL F UOCO DI FUCILERIA
NOTE
Corpi impegnati
o fer i ti ---------.. e$ '8
18
::,
G. XII
2 23
4 2G.G. f. II. F. 4G.G. I. Il. F. 45 100 I. li. 111
I. Il. III
101 108
2,400 53/ , 2,400 6 2,490 7 -
To ta le consumo presunto delle cartucce
Morii
Ore io cui fecero fuoco
Battaglioni
·s
~
l':
~
38 · 1,007 13 890 12 257 25 15
8 8 8
_, 9"'
830 6¼ - 8
81
m.
1,660 7'/, 830 4, - 4¼
I. II.
1,660 5-6, 7-7½
12
296 9_ ;)0·
! l
30
72,000
30 12
72,000
10 10
158
6
47
48
8,300 I
6,640 16,600
r 104 I. II. III 105 I. Il. lii 12° Cacc. I. 12• 106 9', 10", '.L1' 107
I. Il. Hl.
1,700 2,550 ~50 ·J ,000
3'/,-4¼ 12 3'/ ,- 43/ , 1f> 2'/ ~- 4 '/, 4 6"/,- 8'/ . Ì
,·1.-s·1.
650
I
206 427
37 31
83
4
7
61
I
6t
12 '12
20,400 30,600
20
17,000
20
20,000 3,250
5
20
40
17
1,700 7'/,-8¼ J 24 850 7¼ - 8¼
377
25,500 12,750
li
52 / : :
92
1
'rl
IL F.
I 1 ·
I.
1,500 s · -
9
750 8 1/ 2 -
'J'/2
27
1.
·r,ootTaAlL e.Ef·orzacl·1e fec.e fu.oco·11 compresi gli ufficiali . Forza impegnata sull campo di battaglia compresi gli ufficiali . .
36
37,050 43,195
308
7
3
- -
5 5
39
·10• Cacc. _ _7_5_0 8'/,--9'/,
1- - - - 1- -
1
~ •
- -·
7,500
I
3,750
f
3,750
7,852 305
569,500 1
1
1 75
L'8' erasi sviata in S.1• Marie quindi fece meno fuoco. Dalle 5 alle 6 il ~ 0 e 2° battaglione fecero poco fuoco con 2 compagnie contro tiratori ed all'assalto di St. Privat seguirono come riserva (p. 843). La 46' brigata fu di riserva e collocò gH avamposti alla sera (p. s,13). Essa ebbe in totale 2 gregari dispersi e 3 feriti. Il ,1° battaglione segui come riserva ma non fece fuoco (p. 684) che al momento dell'attacco, da quanto pare. Sì tien conto del fuoco di 2 battaglioni. li 2' battaglione non era presente (p. 79~ ). Il I e ~ 2' compagnia solo sostennero l'azione; le altre 3 compagnie di sco.rta all'artiglieria fecero poco fuoco e giunsero sulla fine della lotta colle altre 5 compagnie (p. 812,. 1
13°c.
X
Questa brigata attaccò l'altura a sud di St. Private fece molto fuoco accelerato (p. 778). Ebbe però perdite gravi nell'attacco e si ridusse quindi la forza in proporzione. La ~ •, 2", 3', 5• e 6' ebbero ad usare il fuoco accelerato p~r respingere attacchi da St. Privat (p. 799). 11 l battaglione, h, ~ o• e 42• fecero pure fuoco alle 4 "!:, contro tiratori nel bosco Auboué. • Alle 7 1/ 1, non aveva ancora che 2 compagnie al Cuoco.
16,600
8 10
46 24
29,900
I
6
ANNOTAZIONI
67,320
Questi 2 battaglioni, richiesti, deviarono verso ·st. Privat. La ~ O" e 12' inseguirono il nemico fino a Bronvaux (p. 8·1~). Il rn" cacciatori col 3° battaglione del ·103 (46' brigata) giunse alla sera a riserva contro il bosco di Jaumont, ma non fece fuoco . Il 43• cacciatori perdè 2 gregari. La 5" e 6• erano di scorta all'artiglieria e solo frazioni di esse fecero fuoco rp. 81 .f ). Il l fece fuoco contro artiglieria col ~ O' cacciatori ed alcune
b~~; at:o':f:~~~e t4i.),'1)m~ec:~~ }enccehef!~~lc!; ~bl?:l~e;~: in totale. La 40" giunse quando era preso St. Private non
I ffec?, . fud~co eh~ controtfu~lgitl!"i.
'" uc1 1 1 cui s1 compu o 1 uoco avre bb ero consuma t o ,,., cartucce in media per ciascuno. Si comprende la 49a. divisione, quantunque non abbia avuto azione di sorta. Essa perdè in tutto •I gregario. Così pure la 46 6 brigata, che pcrdè in tutto 5 gregari.
i!=========:: !: :====~==~===~=~ ==k=::'.::::=~-'f'~ì=======h=:===============~==-··-=·= = = ANNO
\
11
xxr, Yor...
1v .
A6
242
NOTE
Da questo specchio che risponde colla massima esattezza ai dati forniti dalla relazibne tedesca, risulterebbe che nella battaglia di Gravelolte furono impegnati all'ala desL_ra senza condur~ a _decisione 45,951 uomini d1 fanteria sovra 66,9G3 dt cm era composta l'ala medesima, contro 39,000, circa, Francesi; al éentro, con decisione subordinata all'ala s1ni:;;tra, SP. ne impeg1rnrono 2ti,694 su .i,5,~03 uomini di cui si disponeva, contro 38 ,000 Francesi; infine all'ala sinistra, che è quella che decise della battaglia, si impegnarono al fuoco 4-3, 195 uomini sui 67,320 di cui si disponeva, contro 38,000 Francesi . In totale adunque i Tedeschi impiegarono il fuoco di 1H ,8'70 uomini, compresi gli ufiìciali, sui 179,486 di cui disponevnno, oltre a 27,885 cavall i compresa la 1", 5\ 6~ divisione cavalleri;i, ed oltre a f)88 pezzi al fuoco, sovra i 73:2 disponibili, e ciò su di una fronte di 12,MO rne1ri da Roncoort a Yaux; ciò che darebbe circa 9 uomin i per la linea di fuoco, e .f 4 uomini se vi si comprènde la riserva. Da parte frances~ rimarrelibero per la medesima fronte circa 120,000 uomini comprendendo in questi la sola prin)a brigata volteggia lori dell a guardia, che inlervenne dopo le '7 ore pornel'idinne in aiuto della divisione Aymard, e facendo astrazi'one della 2a br-igata che non intervenne, e della divisione Picard ehe non giunse che ad impegnare l'artiglieria pel' pro·teggere la ritirata del 6° corpo; oss ia si avrebbero circa 9 uomini e mezzo per metro di fronte. Quantunque dalle forze di cui disponeva l'esercito tedesco si possa arguire che indubbiamente la bawiglia dopo le b ore era . perduta pei Francesi, si deve per altro convenire che il 6° corpo, quando S.t-Privat fosse stato, secondo gli ordini del maresciallo Bazaine, preparato a difesa come il rimanente della linea francese, avrebbe po1
1
SUL FUOCO Dl FUCILERIA
243
tuto prestare ben altra. resistenza. Fino dalle 2 ore il maresciallo Can robert aveva veduto il pericolo, tanto è vero che alle 3 (pag. '7,H e 79.f.) il ,generale Bourbaki si era mosso per sostenerlo colla divisione granatie·r i della giia.rdia e l'a1'tiglieria di riserva, e qui ndi non si comprende come non abbia posto in istato di difesa S.t-Privat. Esaminiamo ora la questi_oneclelte perdite e del fuoco. In quanto alle perdite si rileva dallo specchio, che l'ala destra tedesca perdette sulle truppe impegnate al (uoc·o: 1110,7 ¼ ed ebbe circa ,1 ufficiale fer ito su '19gregari feriti; L'ala sinistra: il H>¼, circa 1 ulTiciale ferito su 25 gregari feriti; Il centro: il '~0,6 ¼, circa ·1 uffici ale ferito sn 22 gre·gari feeiti; Ed in media il ,J 5, 9 °fo con circa 1 uffic iale su 23 gregari feri Li . A questi dati riassuntivi volendo aggiungere alcuni esempi speciali di ingenti perdite, gioverà anzitutLo citare quello offerto dall'episodio continu~mente riportato sia per provare una tesi e sia . per pl'Ovnre l'opposta, va le a dire accennare all'azion e avuta dalle brigale 40., 1", 2a della guardia prussiana. Il principe Augusto di Wiirlernberg, comandirnte il corpo de lla guardia, dietro assenso del comandante dell'armata (pag. 773) ordinava ai suoi due comandanti di divisione di procedere all 'attacco delle posizioni nemiche. Il generale V. Pape aveva bensì fatto osserva.re che la colonna aggirante spiccata dal XII corpo verso nord non era ancora alle viste e che senza t'azione preparatoria dell'cirtiglicria non em cla aspettarsi buon esito dal difficile auacco frontale contro quel villaggio cli S.t-Privat che sorni'gliava acl una fortezza.
NOTE
SUL FUOCO Dl FUCILERIA
Ma pur tuttavia la 4a brigata cominciò il movimentoalle 5 ,1/4, da S. t-Ail (4 metri 2GOO dal lato ovest di S. t Privat e ·I 810 dai tiratori del 94. 0 che ripiegava da ~.Je-Uarie); alle 5 3/4 si mosse la 1° briga la dai pressi di S. te-Mari e (a metri 2700 dal lato ovest di S.hPriYat) e dietro essa, come riserva, a 600 passi, il 2° g ranatieri (pag. 77.i-).Questi '15 ballagli oni perderono, per la gran parte nell'intervallo di tempo dalle ore 5 ,1; 2 alle 6 1/ 2, per giungere ad 80.0"' circa dal lato ovest di S.t-PriYat, su H,,tso_o uomini ben ·176 ufficiali e 5,016 gregari, oltre a 98 d1~persi, ossia il 35,8 p. 0 / 0 ! A proposito di questo episodio sanguinosissimo non paI'lni sia da accellàre l'asserzione di qualche scrittore che i Francesi non potessero farsi idea di tanto graYi perd ile dell'avversario, giacchè il lato ovest di S.t-Privat (320m) e l'altura (32Dm) a sud di S. t-Priva t .a cui sì diresse specialmente la 1a brigata della guardia prussiana aveano rispeltiYamenle 57m e 66m di comand? su S. t·Ail e S.Le-Marie (ambedue colla quota di 2G:1m), .ed il terreno non presentaYa altro riparo che i solch i dei campi. Altro caso di ingentiss ime , perdite è quello dato dal bàttagt'ione tiratori guardie della 5a brigata, che ebbe,. su una forza di 960 uom ini, Hl ufficiali e 4·16 gregari< feriti oltre a ·15 disp ersi, ossia una perdita del 45 %!, e ciò non ostante continuò il fuoco sino alla fine. Certo che il chassepot non poteva dare prova più convincente della sua efficacia, contro cui la tenacia sola. della guardia prussiana, piLL unica che rara, poteva non S"olo resistere, ma avanzare. Ad una tale costanza fa degno riscontro quella spiegata dalla 38a brigata a Vionville il 16 agosto, la quale su 5 battaglioni, della forza totale di 95 u~r:iali e 4,,546 gregari, aveva perduto 72 u.fficiali, ) ~,5l2 gregari ( compresi 370 prigionieri ) , ossia quasi il 60 °/ 1
0
2{5
della forza primitiYa con proporzione tra i morti e feriti di 3: 4!
.
. Questa brigata per altro fu completan:ienle _disfatta. Tali esempi dimostranoaqualpunto l'educaz1on~morale di "trna truppa può essere elevata. - C~n ta\1 . truppe certo che molti errori di un generale si possono nascondere od almeno rimediarne gli eifelli. Giova per altro soO'aiun()'e.re che l'effit:acia del chassepot di fronte 00 O • · l' alla guardia rimase senza rispltal.o corr1spett1vo pere ~e non si seppe approfiLtarne col ricacciare s~ S.te-Marie le scarse linee dell'assalitore. E ben a ragione la relazione trova STRANO CHE L'AVVERSARIO NON FACESSE TAr. TENTATIYO (786). . o non sarebbe forse da questo contegno a de~ur~1 j,l peri.colo i_nerente al fuoco di masse a grand i distanze'? A me pare si possa credere che un tal fuoco snerva chi lo fa e ne parali~za l'impeto al momento .delfa crisi. l\la ritorniamo alla questione dell'efficacia reale del fucile. Secondo lo specchio si sarebbero sparati, da parte tedesca: . dall'ala destra: ,f ,029,000 colpi, ossia in media 25 colpi per ogni fucile di cui si_ cor~putò i! fuoco; . dal centro: 710,000 colpi ed m media 34 colpi; . dall'ala sinistra: 569,000 colpi ed in media 15 colpi. In totale2,3 10,000,edin media circa 25 colpi, per ogni singolo fucile dei 99,350 che ~i calcola. abbiano sparato sui H .i.,870 di forza effettivamente impegnala (ufficiali compresi) . . La ptrd i ta totale dei Francesi è data dalla relazione in 13,000 uomini (p'ag.8 1".),cui conYiene aggiungere _cir~a 1,200 cayalli per tenersi in proporzione delle perdite lll cavalli riportate dai Tedeschi (·1877). Da questa perdita è duopo dedurre il 20 °lo come <CleYoluto all'artiglieria, che ebbe parte preponderante. 1
24-6 NOTE Si avranno co3ì H ,360 colpiti su 2,3'10,000 colpi del Dreyse, ossia ,1 colpo utile su 203 sparati. Quando si rifletta che il fuoco durò 8 ore con una media di 25 ~olp~ per fuci le, credo non si potrà trovare eL,gerato 11 m10 calcolo a danno dell'efiìcac ia. · Ce rchiamo ora per mezzo di induzioni. fondate sul consumo tedesco, di avere quello del Chassepot. Attenendoci di preferenza ai dati del maresciallo Bazaìne, ed alla foha supposta pel 16 agosto, ammetto che l' nla desLra abbia impiegati soli 35,000 fuci li, e ponendo per il Chassepot il consumo mngcrio re sollanto di 1/3 a fronte di quello ollenuto per il Dreyse, risulterebbero 33 colpi per fucile, ossia 11,155,000 . Aumentando solo di 1/t il consumo di munizioni ciel cen tro francese {33,000 fuc ili) a paragone di que llo fallo dai Tedeschi, si avrebbero 4-2 ,colpi per fucile, oss ia in totale ,1,386,000 colpi. - Aumentando in fine di 1/3 il consumo di muniz ion i folto dall'ala sinistra tedesca, si avrebbe per la corrispondente ala destra fran·cese{33,0 00fucili) 20 colpi per fuc ile, ossia 660,000 colpi . - Sopra queste ipotesi si sarebbero sparate 3,·I8·1,000 cartucce d.a 101,000 Cliassepol, ossia circa 31 cartucce per fu cile. - Ove si consideri la distanza a cui cominciarono il fuoco i Francesi, e specialmente l'ala destra J~ro di fronte alla guardia prussiana ed ai Sassoni, e s1 tenga conto della riduzione delle forze da me computata, sono convinto che non si gi udicherà soverchioil consumo presupposto, e si troverà la proporzione non alterata in danno dell o Chassepot. Ora i Tedeschi calcolano una perd ita (eselusi i dispers!) di 899 uffic iai.i, e 18,767 gregari (esclusi 4.9a dispersi) e 48:24 cav111!1 ( esclusi :i,3 dispe rsi), in totale 20,4.90 colp ili. Detraendo il 15 °/ come devoluto all'artiglieria francese, che ehbe molto meno efficacia ed az ione di quella tedesca, rimarrebbero pel Chassepot 1
0
SUL FUOCO DI FUC!l, ER.IA
'.z47
17,416 colpi utili, ciò che equivarrebbe al consumo di 182 cartucce per ogni colpito . Ammessa la mia ipotesi, un tale risultalo in confronto con quello sovra accennato pei Tedeschi di un colpo utile su 203 sparati, dimostrerebbe come nel complesso di azione, le quali tà balistiche superiori di un fuc ile possono essere equilibrate da una migliore condotta tattica delle' truppe, e sopratullo da un minor consumo di cartucce alle grandi distanze. Questa battaglia ci offre un altro esempio del come intendasi presso i Tedeschi il frammischiamento delle unità tattiche, che qualche scrittore volle elevare a principio, introducendo lo ne!J' istruzione di pace. All'a ttacco di S.te-òlarie vediamo che tanto la P a rmata quanto la 20., non appena cessata la crisi dell'attacco o del fuoco, pongono . mano a rio1·clina1·e le unità tattiche, senza di cui riconoscono impossibile di proseguire con frutto l'aiio ne . Da quanto pare il fuoco a salve fu specialmente usalo vi Bois de la Cusse. Si legge infa LLi (p. 675) nella relazione: dal tuonar del cannone .. .. .. e dal fuoco accele1··ato della fanteria, m'isto alle scariche a salva che udivasi dalla parte del Bois de la Cusse, ecc. Questo avveniva verso il momento in cui la Guardia e le truppe sassoni stavano per attaccare S.te-~1arie, ed il 9° corpo cercava di manlenere il fuoco temporeggiando . - 11 fuoco a salve adunqueè specialmenle opportuno quando, pur mantenendo il fuoco, non si vu.ol lasciarsi sfuggire. di mano la coodoLLa delle truppe. È cioè uno dei mezzi migliori per mantenere la disciplina . Ri me llendo alla fi ne di questo lavoro ulteriori deduzion i, presento senz'altro la tabella del consumo presunto <ll cartucce nella baL~agli a di Beaumont.
•
NOTE SUL FUOCO 01 FUCfLERIA
24-9
TABELLA. DBL
CONSUMO PRESUN1'0 DI CARTUCCE NELLA BATTAGLIA 'DI BEAUlilOHT (30 agosto)
PARTE TEDESCA
2iSO
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13,500 14,400 13,000 4,000
11
15
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La ~ o• era ai carri. Questo gruppo si frazionò ancora e parte delle compagnie fece fu oc.o a l\Iouzon, parte col rn I• e ~ 08' ma circa alla stessa ora.
tiratori cominciarono alle ~2 '/ , il fuoco, ma alla sera alle 5 i battaglioni impegnarono pure quasi soio i tiratori. Il I battaglione era ri masto a Beaumont colla 3' compagnia pionieri. · Allo 4 '/, fece pvre fuoco a sall'e ed a volontà sul nemico che si ritira~·a e la 3" e 4a. ne fecero pure alle 5 '/ ,. L' 8' compagnia fece fuoco anche dallA 6 1/ 1 alle ,: e le altre pare abbiano seguito in 2• linea all'ultimo attacco. Il I e F. del 3'1• subirono perdite rilevanti alla presa di Beaumoot prima di essere impegnati nel fuoco.
6,400 4,500
. L'H" compagnia si battè staccata dalle 6 '/, alle 7. Il I e Il battaglione non furono impegnati nel fuoco .
6,700
2,400
All'1 pare non avesse fatto fuoco essendo las,ciata di sostegno.
18,000 7,200
4,000
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14
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SU L FUOCO DI FUCILERIA
Soccorse il 7° cacciatori baYaresi e poi seguì la marcia, ma pare abbia fatto poco fuoco . · Era coll'artiglieria divisionale.
18,000
Fece pure poco fuoco alle 4 'f..
10,'000
Fece pure poco fuo·co alle 4 '/, .
13,500
Furono successivamente 2 compagnie al fuoco, ma. spararono assai per la soverchiamr.a del nemico. La 2• e /4", il Il, l'H• e ·l'.z" erano rimaste a La Sartellc in riserva.
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253
SUL FUOCO DI FUClL:&RJA
NOTE
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:376,930
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Pare abbiano fatto anche qaalche colpo alle 5 '/,. li I era in i• linea. Fecero molto ruoco da fermo. r.a 1•, H' e n • erano ri maste a La Sartelle e la 5', 6' e 8' in 2• linea .:ol 4° del 404°. li 2• battaglione cacciatori, il 2° reggimento, l'H 0 ed il 4° cacciatori ebbèro complessivamente una perdita di ~ 9 gregari; ma non si tiene che un calcolo complessivo del fuoco non avendo q11este tru ppe incontrato resistenza e del 9° battaglione non essendo stata impegnata che la ,i•, a quanto pare. . li 1• battaglione alle 3 rilevò il 4• del 43°, il 2° cominciò alle 3 '/~ con 2 compagnie ed il II[ fece fuoro per '!. ora. Si tiene calcolo complessivo. Fu rilevato perchè, impegnato da solo e per intiero subito, ha esaurito le munizioni in '/, d'ora circa (!) (p. 953). La o·' e s• pare non abbiano fatto fuoco. Alle 3 ' ', fu soccorso dal Hl dell' 86". La forza fu desunta dall'allegatt) 3 1• pel 22 agosto, detraendo 60 Cucili per battaglione. Sul campo di battaglia furono impiegati 50 battaglioni ed erano disponibili il I B, l V, X li e Guardia.
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2155 zieri 1 verrebbero a risultare circa 400 colpiti in più, il che equivale ad elevare al 21) 0 /o i colpiti attribuiti alSUL FUOCO 01 FUCILERIA
NOT~
Beaumont 30 agosto.
Questa battaglia com in ciava alle ,12 '/, con un1. sorpresa, perchè le due div_isioni Goze e Lespart, ....malgl'ado le continue avvisaglie clte dovevano indicar loro la pl'esenza del nemico, stavansene senza alcuna truppa di sicu rezza ( 1). . Crederei quindi troppo arri sch iato il voler estendere a i Fran cesi il calcolo delle munizioni con sumate. Dallo specchio risulterebbero 3i6,950 i colp i sparati da i Tedeschi; il che dà una med ia di ·13 colpi per fucile impiegato. l co lpi ti fran cesi risultano dalla relazione essere stati '180(1, oltre ad alt:·i 1000 feriti sui 3000 peigioni el'i. Auenendoci a ques lo dulo, e togliendo il 12 °/o come devoluto nll'artiglicria. rimarrebbero 2i6fi. co lpi ti dal Dreyse. - Considerando che dolio ore 2 alle 3 ½ pom eridiane, la fanteria del I V corpo non fece fuoco, se mbrereb be troppo scarso la proporzione assegnata all'artiglieria sui colpiti; ma conviene osse rvare che si è fatta astrazione cloi cu vall i feriti , i quali da parte tedesca risultano essere stati 274. Considerando inoltre che i Frnncesi ebbero una perdita di più di 100 cavall i nella carica del 5° coraz1
1
1
(l) Uno tale trascuranza delle regole pi1ì elementari Ycdiamo ri~ petcrsi a \Veisscnburg; n l\Jars-la-Tour, e non si potrcb bo spiegare che col caraltuo francese, il quale è ribelle ad ogn i misuca di precauzione, forse percbè crede dimostrare al soldato una sicurezza assoluta nel proprio valore intrinseco. Cli i scrive ebbo ripetutamente a -.sentire tale asserzio ne da •10ìciali francesi nel 18ti9.
., l'artiglieria. 11 numero dei colpi sparati · arbmesso è per venta esiguo; ma conviene ricordare che in sostanza il fuoco di fucileria durò dalle ·12 3/ 11 alle 2 e dalle 5 alle 7 ¼ 1 per paete del IV e XII corpo, e solo dalle 2 /4 alle 4 1I1! per parte del •1°corpo bavarese. . . La relazione di <1uesta !;}attaglia offre un ese mpio solo deo·no di essere rilevato pel mio assunto. È quello dato dalla 1 oa compagni_a del '.27°, _la quale at-:taccata dal 5° corazzieri, d'ordine del capitano non SL aggruppa, ma attende la cavalleria a meno d( ·100 passi per cominciare un fuoco che costa al reg~1ment? 11 ufficiali '100 uomini ed un numero maggiore d1 cavalli . Aicuni dei colpiti vengono a cadere a pochi passi dalla fronte, altri in mezzo olla compagni~ stessa. La compagnia non ha perdite per que_st~ ca~·1ca, tr~n~e pochi uomini che tocchi o roves_ciatL dai cavalli r~portano contusioni, ma tanto legg1ere da non obb\1garli a lasciare i ranghi (pag. 796) . . . Suno inoltre accennati in questa battaglia tre cast di fuoch i a salve susseguiti da qucllo a volontà. li 4~ caso è dato dalla 4a compagnia del i 0 cacciatori, la quale ac.;coglie l' assal Lo ten lato dai Fran.cesi appena sono sorpresi, con tale _temp~sta. di ~ca r1ch.e a fuoco accelerato, che obbliga gli assali ton a nparars1, ed i sosten-ni a ritirarsi (pa~. 9'.16). Il 2° ca;o anal0go al prececlen te, è presenta~o dall,~ 7• ed 8• compagnia del 26~, le quali vedendo I proprt tiratori resp inti dal co.ntrallacco dei Francesi, che da Willemontry avanzano sul Bois de Givodeau, accolgono · le frazioni respinLe, ed oppongono all a riscossa francese un fuoco di quattro righe a scariche ed accelerato (pag. 9o3).
256 NOTE Similmente agiscono i fucilieri dello. stesso regg1men to alla destra di queste compagnie. Il 93° reggimento attaccata e presa un'altura, insegue il nemico fuggente con fuoco a scari"c/ie ed accelemto. Si vede che in genere ogniqualvolta si ha bisogno, di tenere la truppa sotto il comando, è il fuoco a salve che si impiega tanto per sé.gnare il principio del fuoco accelerato contro la cavalleria, come per insegiiire il , nemico col fuoco.
S UL FUOCO DI FUCILEI\IA
257
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TABÈLLA DEL
CON SU MO CARTUCCE PER PARTE T EDES8A NELLA BA'1'1'AGLIA DI SÈDAN
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La ,1O" paro abbia continuato ma si tiene un conto complossivo. Ebbe a far J\qoco accelnrato parecchie volte (p ,t 1 13). II V corpo a,•eva il ':!2 ag,,sto 74.3 uomini per battaglione. Sul campo tutto il corpo inten•enne eccetto i fucilieri del 7• o 58' distaccati ai quartieri generali, ma non ebbero a far fuoco che lo t ruppe accennate. La 20° brigata pcr<lè ,I urlìcialo e .t grcgnl'i in tutto. La 20. e 3• compngnia non possono aYer fatto che qualche colpo ed il J\ batlaglione era di scorta all'artiglieria Alle 3 la 1•, 4', III si avanzavano dopo aver fatto un luogo fuoco temporeggiante (p. H30). Ebbero un'nion() molto viva (p. ·1084) e per due ore ebbero a difendersi d,, sole. QuPsti¼ compagnie si batterono spezzate in 5 posti diversi; quindi è impo~sibilc specifi.:arne ·fa singola azione. Dalle 4 I al!' I foce poco fuoco e poi vi fu un'interruzione di circa •I ora. La 70. pare oon abbia fatto fuo co. Dallo 2. allo 3 cirea paro cho solo la 5· abbia continuato il fuoco .
7,800
I
15,60::l 3,900
•
9,750
Il battagliorrn F. giungeva allora da Bosséval {~083).
27,:300
La '.à'" entrò dopo al fuoco.
5,850
11,700 1,950
,10
Respinsero con fu o~o accelcr11to diversi attucchi. li ,io batta11l ionn intPrvenno ',\ ora dopo (p. 41 O ). Ebbero molte perdite fio dal nrincipio. Vi fu qualche ·sosptnsione nel fuoco.
56,000
20
I
Tutto il battaglione marciò in 1• linea, ma non risulta abbia folto fuoco. Il resto della brigata fu di sostegno immediato alla linea di f,1 oco e ciò malgrado non ebbe perdite. Si battè in dull gruppi.
31,500
Il I
XI.
ANNOTAZIONI
delle
fuoco
2i'.>9
FUCILERIA
1'0lale
o f'e 1·iti
i n cui fece1·0
or
7,800
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I tir3tori di questi rPggimcnti hanno principiato prima a far fuoco (p. I t 06;. Si tiene uu calcolo complessivo.
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260 Corpi
NOTE
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ANNO'l'.A.ZIO NI
Anche '/, della 4' era con questa compagnia. Furono frazionati in tre parti, e si calcola complessivamente. Mezza della 4• ora colla 31. comppgnia. Questa compagnia con altri drappelli del 94 staccatisi dalla sera prima si batterono çoll'83° (p. J087). Entrarono successivamente in azione, ma non ebbero gran parte. ll battaglione F. era a Vcndresse e giunse fìnitn la battaglia. Fecero fuo co a diverse ripreso e specialmente contro cavall.iria. L'Xl corpo ai !2 agosto aveva circa 825 uomini per battaglione, si calcolano di 780 fucili a Sédan. NB. L'azione del V e doll'X[ in ispecie fu . così spezzata elrn la narrazione riesce confus11 ed è impossibile il rilevare con mediocre esattezza il tempo di fu oco. Al 22 agosto il J B." a Yeva circa 832 uomini per battaglione. La 4' fu impegnata dopo. Alle 8 quosto batt~glionc fu surrogato dal 7• cacciatori perchè stremo di munizioni, e non furono più impegnate che la 9' e ·J o•. Alle 8 '/, circa fu ritirato pcrchè aveva consumato quasi tutte le munizioni (p. ~ 1)3~ ). La ~~ e 9" er ano di scorta all'artiglieria. Parte della 3' col capitano fu fatta prigioniera alle 6, ed il rimanente, meno frazioni si ritirò dietro l'argine della ferrovia (p. rn!9). Frazioni delle altro compagnie ritornarono al fuoco. Non si Lrova cenno nitro cho dell's• la quale di scorta all'artiglieria rispose ai tiratori nemici; il resto non cbbo azione e fu solo fatto a,·an1.are por poco. Si ava nzò alle ,12 coll'H' reggimento, ma paro non abbia fatto fuoco, o solo alla sera prese parto all'avanzare generale senza spieqarsi. Aveva perduto nel giorno antecedente /:i ufficiali e '78 gregari. Si calcola solo il fuoco della 4' compagnia essendo le altre state in aspetto {ino alle H '/, e quando si avanzarono non pare abbiaao fatto fuoco . il battaglione aveva perduto nel giorno antecedente 2 ufficiali e 37 g regari. li 2• battaglione era staccato a Bar le Due. La
ma
parll sia stata quasi sempre di riserva mentre la 9•
fu impegnata prima.
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La 7" a Ile 1O fu lasciata di riserva nel villaggio. Si battò frazionato in 3 parti. Qualche fraiione fece anche fuoco dopo le ., ¼ col ·101 reggimento. A Beaumont aveva perduto 68 uomini. L a 4• compagnia era alla colonna munizioni. Si calcolano -180 per compagnia in causa· clclle perdite del 34.
3L
21,000 \Si calcolano di 700 in causa delle perdite del 28,000 !Pare abbia fatto fuoco anche alla sera, e qualcI1e fraz ione dopo I le 4., ·1•. 97,500 La 9• o ,1 O" colla colonna munizioni, l' H e 42' col la riserva artigl ieria. La ,t", 5" e 6' alle 4 .avevano cons:imata la mu15,000 nizione (p. H35}. 45,000 Fu tutto disteso fin dal principio. 52,500 Alle ~2 molti bath.glioni bavaresi avevavo finite le munizioni (p . ,1060), dopo Jc 12 '/2 .mancano le munizioni (p. 4019), ed alle 3 la 5" brigata viene rit irata perchè scarsa di munir.iooi (p. •1 ·136). 39,375 IL'8" compagnia alle 3 fu posta in riserva. Queste truppe furono molto impegna te. 9,375 52,000 11'8' compagnia do po le 3 fu ritirata. La ~2' pare non sia stata O
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263
SUL FUOCO ·Dl FUCILERIA
NOTE
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La 4' divisione fronteggiava Sédan da sud-ovest, quindi non ebbe azione che con fucileria verso la porta sud-ovest. Si t ieno un conto romplcssivo di ,10000 colr,i. 14,000 Pare che la sola 4 • compagnia abbiil fatto fuoco al mattino. Si fa un ca!colo complessivo. . '13,000 La 5• ebbe aiione a parte. Fino alle -10 non fecero che poco \ fuoco. La 5" fu impegnata per poco. La 12" fece fuoco vivo a Ile ~ '2 ap pena tornata da Carignan, ma si tiene calcolo 6,000 complessivo. 5,200 Pare che il Il battagl ione abbia fatto fuoco il mattino o poI chissirno alla sera.
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264
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NOTE
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1,6/40 6 1/ 2 - 7'/, 820 8
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generale .. .
6
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TOTALE
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105
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205
22,000 41,000
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70 119' I
2
402 7,030 671
55
Il
84,000 40,100
1,8L9,360
265
ANNOTAZIONI
Si tiene calcolo complessivo pcrchè l'azione fu spezzata.
Il 4° C. G. ebbe una perdita di ~ 8 gregari ma non risulta sia stato impegnato, come puro gli altri reggimenti non specificati. Nella ~" ora fu impegnata solo parte del It battaglione e dopo quasi tutto il l o 11 . Non si tiene cooto delle perd ite dell'86' reggimento (~ 3 gregari) e ~· e 2° battaglione del 96 (2 gregari} non avendo avuto parte al Cuoco. Gli altri due batt:iglioni si schierarono, ma pare che abbia fatto fuoco sol tonto per poco la 7a; la 4• era ri masta in riserva Il Il battaglione non pare abbia fatto fuoco. La 9' o ~ o• continuarono il fuoco fino alle 5 circa. Quantunque tu tto il reggimento abbia marciato In ~· linea non pare abbia fatto fuoco . Del rnggimento sole 8 compagnie furono impcirn:ite in ~· linea; si calcola quindi di questo il fuoco (r>, ~ 057). Il ILI era a Stenay e la 2~ compagnia di scorta all'artiglieria. Dalle ~ O in poi fece fuoco da fermo (p. ~ 054) ed a Ile ~ 2 ha solo la 41 al fuoco, si calcolano quindi 30 colpi fino alle 12, e 20 per una compagnia più tardi. Alle 9 '/, passò in sostegne col Il I battaglione. li 4 05° e n • cacciatori avevano deposto gli zaini e dime,iticatcvi le cartucre (p. ~050) . Furono camb\ati pcrchè quasi sprovvisti di cartucce. 1 Fu anch'esso ritirato perchè verso le 8 aveva l'ultima cartuccia in canna (p. 4051 ). Si batterono a Daigny staccate dal reggimento. Dopo lo •o parecchi non ayev3no più che l'ultima cartuccia in canna {p. 4055). Come la 5" e 6"' del 407°. li 106' pordè S gregari ma non fece fuoco. Sul campo di battaglia erano disponibili verso le 4. N° 45 I batt,1glioni di fanteria non comprfsa la divisiooo Wnrtl'mburghcso. La fvrza dei b~ttagliooi fu desunta dall'allegato 30.
l.!==== = ~==~=~=~=~~=~b~====----- ------~-~:._~- -=-==-=-==-=-==----==-==-=-==-=-=-=-==-=-==-=::a--=:-::a-=:-::c-==-::c::a=::a-====-=============I
266
SUL FUOCO DI FUCILER IA
NOTE
267
111a il caso successo a questi due corpi rivela la faSédan 31 agosto.
Per rug ioni ovvie mi limito in questa battaglia a cercare soltanto l'efficacia del Dreyse. Dalla tabella · precedente risu lterebbero ,1,849,000 colpi sp:mlti da 59,670 fuci li , oss ia circa 30 colpi in med ia per facile. Dal computo, ho escluso tutti i riparti che non risulta abbiano preso parte alla battaglia, per modo che di •USI b11ttaglioni che erano disponibili su l campo dopo mezzogiorno, non ho calcolato che · il fuoco. di 92 battvglioni circa. Le perdite date da Ila rebzione tedesca pei Francesi si eleverebbern a 1 i,000 fra morti e feriti. Siccome in tutto erano 426 i cannoni al fuoco, ed a 540 erano saliti ve rso là finti della battaglia, e tiravano cot.'centricurnente quasi a colpo sicurn (no n contemplando 20 altre baLterie· disponibi li) credo ragionalo calcolare il ~5 ¼ di perd ite dovute al cannone, oltre a quelle in cavall i e cassoni che risultano rilevantissime. Rimarrebbero quindi '12,750 co lpili su ·1,8'19,000 colpi, ossia 442 colpi sparati pee ogni colpito. Se poniamo mente che i Francesi si batterono da posizioni ri parate,. credo che il risul tato possa accertarsi come mollo probabile. Pel mio assunto questa battagl ia offre ben poche. osservazion i, oltre a quelle precedentemente fatte. Quantunque nell a nilazione sulle precedenti battaglie non siasi fotto cenno, pure a quanto pare, in nessun cuso si lasciò posare lo zaino al soldato, meno che a quei pochi ri piU'ti di cui è parola a Spicheren, ed al 105° e ,12° cacci.atori in questa battaglia. 1
ci lità con cui si producono in convenienti nel prendere siffatta misura. Ved iamo infatti che questi han no climenticcite le munizio ni e rimasti con quelle sole della giberna crearono un serio pE:ricolo per l' artiglier ia che da. principio difendevano. Nè è a credere che tale di-menticanza sia eccez ionale. Io ricordo fa llo consim ile di cui fui testimonio oculare. 'E dobbiamo esser grati alla relaz ione che con questo· cenno r ileva il pericolo del far posare lo zaino, che deve essere parte integrante del soldato, a mM10 si abb iano fortezze a portala ed a propria disposizione, come avevano gli AusLriuci a Custoza. Nel combattimento di Buzeille, è fatto cenno di riparti i quali apertosi coll~ loro ?'Oncolè 1:t passo altratraverso cille siepi clal lato occiclcntale del pa1·co di Jtfonvillers avvi lu pparono la vi lle 'De ur mann àa quell a purte (pag. 1059). Ques lo cenno mi dà opportunità di ritornare sull'util ità che credo si avrP-bbe da ll a sciabola-baionelta, quando fosse pil1 corl.a e maneggiabile come coltello da caccia, me ntre allo slato attuale non credo le si possa al.tri buire altro che utili tà morale. Quivi pure troviamo esempi del modo con cui la fanteria debba accogl iere le cariche di cavalleria. A che le cariche successivamente bb . . Pa()'o · 4107 leo·O'iamo portate a fondo dai cinque reggimenti legg1en del ge nerale Margueri lle e brigala lancieri Savuresse con pu reccll i squadron i corazzieri della divis ione Bonnernains andaro no ad infrangersi contro il fu oeo accelerato fatto perfino a 60 passi dalle truppe spci1·se di fanteria . La cavalleria oltrepassa bensì la linea tiratori , ma il fuoco dei sostegni e delle r iserve distrugge chi scampa dal fuoco dell e prime l inee. In tulla questa guerra non è J'attQ cenno di una massa in difesa. Ra1
268
NOTE SUL FUOCO DI FUCILERIA
ramente la fanteria ebbe ad aggrupparsi, quando assalita da più parti. Come a WorLh e a Vionville, anche a Sédan i corazzieri francesi che si lanciano generosamente nella pugna soggiacciono al fuoco ste1·minat01·e della fanteria p1·ussùina, la quale ne aspetta l'u1·to ùi 01·dine spfrciolato. Non sarebbe forse opportuno accettare come massima che la fanteria non cambia di formazione di fronte alle cariche di cavalleria? Mi sembra dall'esperienza· provato che i quadrati e le masse in difesa hanno fatto il loro tempo, e sarebbe mestieri fossero tolLi dalle esercitazioni della fanteria. Il quadrato e la massa in difesa continuamente insegnati nelle esercitazioni, infirmano la fiducia nel fucile, mantengono ed inspirano il timore pel cavallo, nè un passeggero e raro vantaggio vale a compensare questo continuo danno. Il fuoco a breve distanza e da qualunque formazione si trovi dovrebbe rappresentare l'unica difesa delle fanterie contrn la cavalleria. Le battaglie esami nate parmi confermi no l'opportunità di tale principio.
(Continua). ANGELO FONIO
Jllaggiore di fanteria.
DELLA
TATTICA DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPO IN ITALIA a proposito della iraduzione italiana di una recente pubblicazione del maggiore ba~ese E. H OFFDAUER.
Fin da quando, al principiare di quest'anno, venne dato alla luce il nuovo lavoro del maggiore d'artiglieria badese E. HoFFBAUER che porta il titolo Taldik der Feld 1lrtillerie fiir Q.fficiere aller Wc<,ffen, sì fece senLire in quelli fra i nostri ufficiali, che conoscendo la lingua Ledesca, poterono apprezzarne l'alta importanza, desiderio vivissimo che senza troppo indugio esso venisse tradotto in lingua italiana e messo così a portata di tutti gli ufficiali dell'esercito. Ad alcuni pareva che siffatta traduzione potesse valere a colmare una lacuna, che tuttora lamentano gli ufficiali dell'aetiglieria italiana, e che produce di frequente dannose conseguenze nei campi di brigata e nelle grandi manovre. Altri, pur non dividendo per intero questa fiducia, ritenevano che una buona versione della taLLica dell'artiglieria da campo del maggiore E. Hoffbauer potesse tornar utile specialmente col servire di base ad ulteriori sLudii, il cui risultato ultimo sarebbe stato la diffusione dei principii dell'impiego dell'ar tiglieria da campo dei nostri giorni, appropriato ai nostri terreni. Dagli uni come dagli altri fu pertanto accolta con soddisfazione la versione che il capitano PIETRO BARABINO, con solleci tudine veramente lo-.
DELLA. TATTICA ~70 dovole, ha condotta a compimento nel breve giro di pochi m esi . Questa lt'tuluzione, se per la ft'elta colla quale venne eseguita dal capitano Barabino, premuwso di olfrirla ai suoi collegh i, e pet· la fo rse eccessiva feLleltù , che per· un sentimento loilevolo in sè, ma forse esageea lo, egli ser-bò al tesLo leclesco, lascia in alcuni punti qualche cosa a desiderare sollo il rispeLLo della chiaeezza, si può consideraee p~rò come una dello migliori fra le tanto versioni di libei militari tedeschi, elio costituiscono oramai lù parte p1·incipale della biblioteca ilei nostri utlkiali. Dal lu voro del ca pilano Barabino ris ulto. manifesto, che egli ,appartiene a coloro i quali non giudican1) che i principii esposti dal maggiore Hoffbauet· s'abbiano da accogliere in modo assoluto, ma sol tanto come buso ed elemento ad utili discussioni . Egli infalli, nella stessa sua prefazione, combatto, ,e con al'gomenli di cui non sal'obbe possibile negare la gl'avità, cer te opi11ioni dell'aut01·c. s ull'iinpiego degli sheupnels o delle granate; e uon limitandosi alla parte mater iale di traùuLtore, vo , m.:m mano se no presenta l'occnsione, aggiungendo note sue a quelle dell'autor e, collo scopo principalmen te di richiamare il lell.ot'C dalle formaz ioni organ.icho <lell'arliglieria Lodesca a quelle cor rispontlon li dell'artigliel'ia italiana, e dai <lati dell'urmamenlo tedesco a quelli dell'armamc11to italiano, allo scopo di pot't'e il leLtore in g rado tli apprezzul'o fino a qual segno le deduzioni dell'autore, che su tali forn1Ctzio11i e s u Lali da l.i !'i fonuuno, possono convenire ul nostro esN'Cilo. Ma ben a Ileo differenze fra la tattico. clell'arliglieriu da campo ila liana e la tall ica dell'artiglieria da campo Ledesca risulluno dalla diversitù dei prol)abili campi di battaglio. sui quali l'una e l'altra su1•nn 110 ch iamale a. combattere. Di r1ueslo il traduttore non giudicò opportuno fal' parola, e forse ebbe ragione, giacchò per ric.:hiamaro il leltol'e a queste differc11ze ogn i volta clie se ne presentava l'opportunitù, où anche soltanto ogni volta che se no faceva sentil'e la nocessitil, avrebbe
DELL'ARTlG LTE IHA DA CAMPO IN ITALIA 271 dovuto scrivere un intero libro di note, il che sarebbe stato cos a lungu per lui e a vrebbe nuociuto al legame delle vario porli del lesto. Sarebbe però stato utile mellere i11 avvert enza anche di questo il lettore con poche pat·ole nella prefa:done . E in ,·erilà la rosa pare cli lule importanza da francarne la spesa. L'eserciLo ger manico, sin cl 1e esso abbia da combaLLere sul proprio tenitorio, sia che porli la lotta su quello di nna delle tre g rnncli potenze colle quali confinano le provincie tedesche, inconLt·a teatri' di guel'ra in cui le zo11e montane sono poco estese e cli non g rande rilievo, menll'o Yi si stendono s terminate pianur e leggermente on(lulale, qua e là. spat·se cli foreste a ma1·gini ben definiti, ma in Lutto il resto scoper te olfatto olla vista ~ accessibili per ogni dove. Per formarci un concetto esatto della natura <lei campi di battaglia e.lei nord, noi I taliani dobbiamo ricorrere col pensiero alle Beughicre dell'Alla I Lalia, od allo Maremma toscana od all'Agro romano, che foelunatamente costituiscono una eccezione s ul suolo italiano . All'infuori di queste eccezioni, la coUivozione intensiva delle nos Lro campagne, la ricca irrigazione, che por ogni dove solca il territ01·io cli foss i e ùi canali, la divisioue delle p1•oprietà, che ho fatto sorger e innumerevoli siepi o muri di cinta, la potenza dei raggi solari che permeUe di coprire i nostri campi di filari di alberi, senza elle ne inLisichiscano le messi, ti anno a i campi cli bo.tLaglia iLaliani, ed in pa!'Licolat' m odo a quelli della ,·alle del P o, un ca1'atlere af'falto di verso do. quello dei campi di battaglia del nord, e costiluiscono per la tattica dell'ar tiglieria un o.mbienle affa Lto speciale. La 1·istrettezza dei campi di tiro e lu quasi assoluto. impossibilit.à cli muovol'e per· I unghi tratti ed ordinatamente fuori delle strade e su larghi fronLi, incaglia singolarmente l'impiego dell'artiglieria nelle nosL1·e pianure, e specialmente l'impiego di g rosse masso cli quest'arma. ~è mollo più agevole riesce la manoYra e l'impiego di
272
DELL'.HtT!GLIERIA. DA CAMPO IN ITALIA
DELLA TATTICA
grosse masse d'artiglieria nelle zone collinose del nostro terrilorio, giacchè esse hanno cli sovente carattere aspro quanto qùello delle principa li zone montane del nord, e per soprammercato sono soventi intersecate da alti filari di viti, i quali, mentre creano ostacolo alla vista, oppongono gr andissime difficoltà ad ogni movimento che non segua la direzione dei filari stessi. S'aggiunga che da noi non giova in modo assoluto il dominio sul terreno che sta davanti alle posizioni dell'artiglieria per assicurar e ad essa un efficace campo di tiro; e ciò perchè il più delle volle tale terreno è così coperto da fi tta a lberatura, che le truppe nemiche non vi si scoprono se non per mezzo di indizii quali il polverio sollevalo dalle colonne in marcia, o il rumore da esse prodotto, o il momentaneo luccicare delle loro armi attraverso il fogliame degli alberi. Così pure senza proporzione colle difficoltà che s'incontrano nella valutazione delle distanze nei terreni scoperti si è quella di valularle nei ter reni che hanno il caraLLere delle nostre campagne, giacché cli t'requente l'alberatura impedisce di scoprire esattamente il punto di caduta delle gt'anate. Non pare poi che possa valere l'osservazione, che oramai l'Italia non debba p.i ù considerare il proprio territorio come l'indispensabile, il solo campo di battaglia del suo esercito. Se si suppone infatti che le condizioni politiche d'Europa concedano alle nostre armi di penetrare nel territorio di una delle due grandi potenze colle quali confiniamo, immediatam ente si para ·davanti una profonda zona montana che si stende dal versante italiano delle Alpi al Rodano da una parte, al Danubio dall'altra, limiti l'uno e l'altro che non molto probabilmente potrebbero essere oltrepassali da una nostra offensiva. E che l'artiglieria in queste zone montane non altrimenti che in quella appenninica, che cos tituisce la maggior parte della regione peninstùare italiana, non possa manovrare e combattere come nelle pianure della Boemia o in quelle della Sciampagna, nelle quali ha combattuto nel 66 e
,
273
nel 70 l'artiglier ia germanica, non v'ha certo uomo di guerra che lo possa me ttere in dubbio. Di questi falli hanno tenuto conto gli ordinatori dell'eset'cito italiano nel conservare entro limiLi assai più ristretti che non negli altri eserciti europei la proporzione della nostra artiglieria da campo; e sarebbe desid~rabile che se ne tenesse pure conto nell'addesLramento tattico di essa. Senza pretendere di rilevare qui tutte le differenze, che dalla natura del terreno ris ultano fra la tattica dell'artiglieria nostra e quella germanica, proviamo · a notare quali fra i pr-incipii svolti dal maggiore Hoffbauer debbono subire modificazioni nell'applicazione loro all'artiglieria italiana. Il maggiore Hoffbauer approva le disposizioni di marcia adottate in massima dai corpi d'armala Ledeschi nella guerra del '1870, nella cruale l'artiglieria preponderava verso la testa delle colonne in modo da poter entrare per la prirna in azione. E questa d isposizione è certarnenle utilissima nei terreni pianeggianti, scopel'ti e uccessibili in tutti i sensi, giacchè essendovi sempre in vicinanza delle strade percorse dalle colonne la possibilitù di spiegare con rapide anclùture un'estesa linea cli peai, i qunli scoprano il nemico a parecchi chilometri, si può col loro f"uoco cominciare a scuoterlo a distanze maggiol'i della portata della fucileria, obbligarlo a trasformare le propt•ie disposizioni, trattenerlo se già disposto pel cornbalLimenLo, e guadagnare così il tempo occorrente aJ operare lo spiegamento della fan teria, che non s i può compiere se non lentamente per la naLura stessa cli quest'armo. Siffa tta disposizione, impiegata nella guerra del 70 conlro un nemico di gran lunga inferiore di artiglieria, e che s oleva farla preponderare verso la coda delle pr oprie colonne di marcia, sortl ef'fett~ st1·aord inari, e scosse i F rancesi prima ancora che fossero in ,grado cli prender parte alla lotta con tutte le loro forze. Ma sarebbe egli cosa opportuna, od anche soltanto razionale> cli adottare in massima una simile disposizione di marcia nei terreni coperti della vaJle del Po? Non pare che Alil'IO xxi, VoL. iv.
1
2,5
DELLA TATTICA
DELL ART IGL1ERIA D.\ CAMPO lì:'i ITALIA
a s iffatta. domanda il maggiore Hoffbauer darebbe una risposta affermali va, a giudicame almeno dal seguente passo del suo scritto: « Se si vuole uniformarsi agli ordini di marcia ammessi « fino a qui , l'ar tig lieria di corpo del corpo d'arml\tu deve « seguire alla seconda bri'gala del grosso del corpo, e lai« volla ànche alla prima. Collocarla alla coda del corpo d'ar« mala non conviene se non in casi speciali, come, ad es., " quando il terreno limita l'impiego di grosse masse rl'arti< glieria, come presso i\Jans, ovver·o quando si de\'e combal" tere di notte oJ in mezzo alla nebbia >. E quoJo nebbia, non di vapore acqueo ma di foglio, circondi l'azione tat.Lica nelle pianure della valle del Po, lo :;:anno non solo gli ufficiali d'arliglieria ma quelli di tutte le armi. È naturale ·che nelle lolLe combattute in un teatro di guerra q ual ò quello dell a valle del Po, la maggior parLe dei ratti d'arrne abbiano il caral.terP. di battaglie <l'incontro; e tale caralte:·c ebbero per r oppunt-0 quasi luLte le baU.aglie cornbnttuLe dal 184,8 al 1866 sulle sponde del Ticino o su quelle del Mincio. È bensì vceo che il maggiore addesl1'umo11 Lo della caval ler ia di tuLti gli eserciti europei noi ser vizio di esplorazione può scemare forse la frequenza degli iaco'lLl'i impreveJ uLi nelle guerre avvenire; muse ~i considera che nella stessa guerra del 1870, nonosta nLe la molta ed eccellen le cavaller-ia Le<lesca, l'esercito germ'a11ico si Lrovò esso pure alle volte impegnato all'improniso, e si lien presente la nostra grande inferiorità numerica in cavaller ia a pJtLo degli allri l'Serciti d'Europa, non pare s i possa mettere in dubbio cl1e assai di frerruente, anche nelle guerre avvenir0, l'esercilo ilaliano si troverà a dover far fronte allo critich~ eventuali Là ùi una lotta non prevista. Oru quale saNbbe in tale eventualità la condizione della nostra arliglieria, accumulata vci-so la l.esta delle colonne, coperta appena da pochi battaglioni, mentre s i trova disposta per pezzi sulle str·ade, per lo più nella impossibilità di uscime in causa dei ft.1ssi, delle siepi o dei muri se non
· un pezzo dopo l'alLro, e costrella alle volte o. perùer e molto tempo prima cli aver trovato qualche posizione che s i presti a mettere in batteria, e che offra, se non un esteso, alrneno un mediocre campo di tiro'? Il più delle volto, per non <lit'e sempre, essa cor-rerebbe gravj pericoli, e invece d i copril-c e di proteggere lo spiegamento della fanLeria lo incaglierebbe singolarmente, giacchè, a differenza di ciò che accade nei Leatri di guerra del nord, da noi anche la fonlot·ìa è cosLrelta di fraqucn Le a opcr m·e il prop1·io spìegamenlo per le s trade . Accadrebbe poi spess issimo ché per recarsi in posizione l'ar'liglieria dovrebbe r etrocedere, ed allora all'elTe!Lo materiale d'ingombrare le strade, incagliando lo spiegamento cleJJa ranlo1·ia , si unirebbe l'effetto mol'ale di gettare lo s conforto nelle sue file. Pare perlanto che non s'incorra il pe1·icolo di erra1·e asser endo, che sarebbe unn vera disgrazia per noi se la massima, che l'artiglieria de ve essece normulmenle disposta jn Les ta a lle colonne d i mar cia, prevalesso nell'opinione ùell'esercilo italiano alla stessa guisa che prevnle nell'esercito germanico. Kon s'ltu rertamenle da oscludet·c il caso in cui siffatta disposizione debba essore prefe1'ilu allorchè appunto si dovono attraversare le zone scopet'le che ro,·mano una rara eccezione nel nostro paese, nel modo che lo zone coperte formano eccezione r urissimu nel nord. :\la $arebbe desidernbile che rosse adoLlata In massima, che sul nos ko Lerreno, nella plnral itù dei casi, lu ranteriu de ve protcgget·e lo spiegamento dell'u1·tiglieria, massima questa affatlo opposta a quella del maggioro Hoffbauer (t). (I) L'assel'Ziooe dello ser i tt.orc ci pare Lroppo r ecisa. So no ta li i vantaggi di iniziare !"azione, di proleggere lo spiegamento, di controbattere l'artiglieria nemica, di pre1>arare l'attacco della nostra fanteria, lii incuorarla, d i sostenerla quando titubante, che ci parrebbe pericoloso il pri ncipio d i far prepondc r-:u·e l'arti gli er ia i n coda. Allora o non g iungerebbe a tempo per sp iegare la sua azione tattica, o sarebbe travolta nella ritirata delle truppe. D'altronde il servizio di esplorazione dovrebbe appunto mirare ad impedire la sorpresa, sopra la quale, cioè sopra un e rrore, non s i può fondaro una regola tattica. (Nota ctella; Di re;-lone)
2i6
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DELLA TA'l'TJCA
DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPO lN lTALIA
L'autore cons iglia l'impiego costan te di geosse masse cl'arliglieria, considerando come poco efficace, e quindi erroneo, lo impiega.da a baUerie isolate. E questa pure è una verità inconlestabile, ma a lla condizione che la cosa sia possibile; mentre se ùa noi s i volesse assolutamente adoperare l'artiglieria soltanto per brigale di parecchie batterie, molte volte s i dov rebbe rinunciare a valersi del s uo concorso. E questo accadde agli stes~i Tedeschi nella seconda pai·te della guerra del 1870, quando ebbero a sostenere la lotta nelJ'interno della F rancia. Ecco infatti in che modo il maggiore Hoffbauer ne parla nel suo libro: « Dopo le capitolazioni cli Sécbn e di ì\iletz l'esercito te~ desco non aveva più contro di lui un c~serci~o regolare nel. « vero e rigoroso senso della parola . La lo tta prese allora « il carattere di una guer ra di partigiani, e ciò tanto più eh~ « il ten·eno fras tagliato, coperto e montagnoso su cui si com• batteva vi er-a favorevole . " Quest.e circosta nze, quindi, contr.ariavano l'impiego del« l'artiglieria in masse, e quantunque l'effetto dei cannoni « fosse veramente decisivo nei cornbaUimenti contro quella ,, nuova levala generale dei Francesi, nondimeno i Tedeschi « non poter ono impiegani che piccoli gru ppi di batterie, tal« volta solo batter ie isolate; cd anzi in taluni rari casi, dove " il terreno non si prestava per nulla all'impiego dell'ar-ti" gHerin, come ad esempio presso Le-Mans, le batterie gore mè'.\niclte dovettero tenersi assili più indietro della fan teria "· Più eviden te ~mcora riesce la differen;1a fra il modo cli manovrare consiglialo dall'Hoffhauer e quello possibile da noi. Quei geand i spiegamenti d'artiglieria eseguiti eon rapidità di movimenti , quell'avanza1·e a scaglioni di parecchie balt.eric spiegate, quel secondare g li attacchi della fanteria prendendo a breve inter vallo di tempo successive posizioni sempre più N1vvicinate &l nemico, possono sedurre l'immaginazione cli un ufficiale d'artiglieria, ma nella pra tica ·sar anno possib ili assai raramen te n ~lle nostre gnerre avvenira. L'impossibilità
·materiale di manovral'e a questo modo da noi è talmen te ovi<lente, che non v'ha bisogno di d imoskarla . Ma per eonL1'0 non si può insiste1·e abbastanza sul fa tto che nei nostri terreni l'artiglieria non s i deve indurre a mutar posizione se non in caso cli assoluta necessità e quando il terreno favorisce in modo particolare questa operazione. Colla difficoltà che da noi s 'incontra a trovare teneni adaW a mettere in haLteria, e colla diflìcoltù non minoro che v'ha a passal'e pt'onLamente <la una ad un'altra posizione, dovendosi in massima esegu ire tali movimen ti in colonna per pezzi e seguendo s trade pec lo più tor~uose, il cessar e il Cuoco per avvicinarsi maggiormen le al nemico corrisponderebbe quasi sempre a cessarlo sffaLto, oj almeno a lasciar sfuggire il momento opportuno per conco'rrere, anche da lontano, alla buona riuscita dell'attacco. j;: bensì vero che soventi volte si dovrà cessare il fuoco senza muovere dalla posizione oecupata per non corre1'e il rischio di colpire le proprie truppe; ma questo sa1'à danno minore di quello che ne r isulterebbe abbandonando la posizione che si occupa per rneltet·si alla ricerca di un'altra, che probahilmen~ non si riuscicà a trovare . Rimanendo nella posizione oecupata si sarà almeno in grado cli proteggere la r itira ta delle pcoprie !.ruppe quando l'assalto fallisse . Così accadde all'artiglieria ledesca alla hatt.aglia di .Mont Valérien il 19 gennaio 187.1. Ecco come l' Hoffbauor espone q ueslo Bpisodio oltrernodo interessante per noi: " Dopodé le ba tterie del 5'' corpo germanico, dalle loro .: posizioni, prepa1'ate in p,·eceden:;a, ebber o battuto il neK mico sulle a ltur'e di Garches non che le trincee cl i iVlonLt<e" Lout, la fanteria mar ciò all'attacco. Il terrano ft: astagliato " ed in parte cop31·to non pemiett.~ndo alle baUerie cli a van« zarsi, esse dovelLero rimanere lon tane circa 2000 passi " (metrj 11500) dalle trinéee. Con i cannocchiali che si ave" vano a disposizione non potendosi piL1 discernere le proprie < truppe da q uelle dell'avver sai•io, all'artiglieria venne dato ·~ l'ordine di sospendere interamen te il l'uo~o per evitare il
278 DELLA TATTICA DELT..' AnTlGLIEll lA DA CAMPO IN ITALI A « pericolo ch'essa colpisse la fanteria impegnala nell'attacco; ~ ma, tostochè quest'ordine ebbe effetto, le masse di fanteria « francese, abbandonando le lor o posizioni coperte, si geLLa« rono contro i fanti pr ussiani, il cui attacco fallì completa«< men te, anche per chè il loro numero era esiguo di fron te « a cruello dei nemici. Il fuoco d'ai•tiglieria allora non tardò « a ricominciare, e le trincee ùi Montrel.ou t caddero n ella sera • in mano dei Prussiani >. Come il lettore ha p otu to r ilevai-e dall<~ citazioni fai.te di soprB, il maggiore Hoffbauer non appartiene per nulla a quella scuola cl i teorici assoluti i quali non tengono conto delle varie contingenze della guerra vera, o vogliono far trionfare ad ogni costo e in ogni circostanza i loro priocipii astratti . Ma scrivendo per un esercito, clie di rado si troverà· a comba ttere su ter reni come quello di Le-tvfans e cli Mont-Valérien, r egli non si dilunga a studiare l'impiego clell'ar t.iglieria su terreni di quella fatta . Le citazioni da noi r iportate sono a un dipresso tutto quanto nel suo libro si rifer isce ad essi. E<l è perciò che, pur r iconoscendo l'utilità grande che può avere per gli ufficiali italiani di tutte le ar mi lo studio di questo libro, si può ri tenere che non basti ancora a colrriare la lacuna esistente nella nostra letteratura militare per la mancanzo. di un T l'aiiaio dell'impiego dell'artiglieria da r:ampo, scrìtto da un ufficiale nostro e pel lecreno nostro . Che più, anche un Trattato di q ucsLa fatLa non sarebbe Stlffìciente; occorre, e si può r iteneee. come cosa urgente, che per la nostra artiglier ia venga compilato un Ammaestramento tçdtico, il quale, a somiglianza di quel li che vennero emanati dal 1VIinistero del.l a g uer ea per le altre a rmi, partecipi del Trattato cli Latt ica e del Regolamento; esponga cioè i pr incipii dell'impiego dell'arma e s tabilisca tassativam ente le norme per l'addestramen to di essa in base a tal i principii . N . N.
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Del dm;e,•e. Precetti di educazione militare e sociale per V1NcE"(ZO Pozzo. -- Torino, Par-a via 1876, pag. 160; prezzo L . 1,25. È un argoment.o assai g1·ave e complesso quello dell'educazione . Intorno ad esso si affaticaeono le men Li d'insignì fi losofi e si scrissero mol.t.i volumi; ma i pt'ogeessi che cp ies ti preclari ingegni additarono allo spil'ito umano, non son diven uti poi cosi liniveesali, come il b ene della società ancora r ichiede, da non doversi spesso r itornare su ques ta materia e percorrere il vastissimo campo della sua applicazione. Una è r eclucazione, una la via di perfezionar e le nostl'e facol tà e i nostri cosl1.1mi, ed essaincominc.ia, si può dir-o, sin da quando spieano le prime au re di vita intorno alla culla; onde l'uomo g iunto nell'età cli dover vivere in mezzo alla società, che · da lui reclama quella parte cli cooper azione, che sommata a tutte le altre è necessaria alla propria esistenza, opera e pensa secondo la trasformazione che ha sobit.o la sua natura, secondo il proprio carattere, che è un'altra natura, quella cioè che risulla dalrindirizzo che ebbero le sue is tintive tendenze. Egli sarà buon ci lta.dino, buon operaio, buon s oldato, se a nobile e virtuoso fine furono dieette le sue forze fisi che e morali, se vennern giustamen te governate le sue passioni, sefu coltivato il suo ingegno. Nell'aemonia dei mezzi usati per f1n·e acquistare nuove ma,n iere d'incivilimento, di virtù, di benessere, consiste l'educazione; la q uale è una costante azione modifica trice e rigeneratricP., in quanto tempera e corregge l'indole dell'animo umano,
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e sviluppa e genera nuove congnizioni in esso. Quindi la conoscenza completa delle idee di g iusLizia, di libertà, di dover e ecc., non si può acquistare di salto. Gli uomini che la leva chiama a far parte dell'esercito hanno già un'idea, sebbene non abbastanza determinata ed esatta, degli obblighi inerenti alla nuova condizione, che loro sono imposLi dallo Stato, dalle leggi. F:ssi dunque conoscono in parte, in modo oscuro e indistinto se vuolsi, l'etletto finale del dovere che son chiamati a cornp1ere, e l'hanno appreso sotto il tetto domestico e n'3lla lor o vita sociale. t dunque l'educazione civile il vero fondamento dell'educazione miìitare, e questa non diversifica dall'altra che nella forma, nella maniera di esplicarsi più decisa, più imperiosa e forse p iù p ronta ed efficace; è insomma la continuazione e il complemento di quella che prepara gl'indiviclui, che debbono diven ire atti alla difesa del pro prio paese. Con queste convinzioni abbiamo cominciato a lego·ere il li bro 0 Del dovere del capitano Pozzo, il quale nella su°a prefazione ha dimostrato d'intendere neJJo stesso modo g l'intimi legami fra l'educazione rnorale, sociale e m ilita1'e, la quale ultima è i 1 precipuo scopo cui tende il s uo lavor-o. Egli per6 comprendendo come un libro che si propone il fine di educar e, per buono che sia, non possa conseguirlo, laddov.e non sia uniformemente e bene interpretato, si r·ivolge più specialmente agli educatot·i cioè agli ufficiali e graduati che hanno tali incarichi, affinchè con ogni loro cura si p'ongano in g rado di adempiere al lor o còmpito, trattando collo stesso metodo gli stessi utili argomenti. Assai chiare, g iuste e determ inale sono le ragioni che egli assegna alla s ua opera, e sin da principio si vede che ha bene approfondito l'argomento che vuole s,1iJuppare. Saggia rifless ione è quella che fa sul poco valore che h a per se stesso il diminuire il numero degli analfabeti che vanno in congedo, qualora in essi non siasi trasfusa quell'educazione « che r ende « l'uomo fedele al dovere in oirni circostanza della vita come « soldato e come cittadino ». Approviamo pure che egli non abbitl fatto una racco!La di aforismi morali, che non abbia dato la forma di un regolamento al suo librn, che avrebbe in tal caso perduto d'efficacia. La pal'ola che educa e che però s i r ivolge al cuore, vuol essere viva, facile e varia, senza rigidezza monotona. Non può esser vi coscenzioso adempimento di q1.1alsiasi dovere senza alcuna èonoscenza dell'effetto finale che quest'ultimo deve p rodur1'E\ no~ può l' uomo, se non a caso, conformt1re
·1e sue azioni secondo le leggi della morale e dello SLato, se non ha cognizione dell'ones'Là, della gi Ltstizia e degli obblighi che ques t'ultimo impone. E questa is truzione nel libro che esaminiamo è fatta gradualmente e con metodo analitico, che è il più conven iente all'insegnare. L'opera non è cli gran mole, come poteva riescire, perché l'autore ha voluto contenersi nei modesti limiti di una g uida;. e per vero dire troviamo che avrebbe giovato assai p iù se avesse t1•atta to più ampiamente alcuni argomenti in modo da fare egii addirittura quel libro di testo, che .dovrebbe andar per le mani di tutti gli educatori m ilitari, i q uali in special modo dovrebb_er·o essere i capitani e gli altri ufficiali della compagnia . Come introduzione a questo lavoro sono premesse alcune nozioni generali; il tutto è poi diviso in ,quatLro parti. La prima tratta dell'educazione morale; la seconda dell'educazione sociale emil i tare; la terza dell'educazione patriottica; la quaeta <li alcuni cenni geogr a!-ici ed economici. Era logico incominciare dal ben definire la significazione di moralità e cli dovere; se non che sarebbe s ta to forse meglio dar pilÌ completa definizione di quest'ullimo, che non è soltanto obbligo, ma complesso cli aW liberi fatti con cognizione di causa a vanlaggio e perfezionamento della società, e però a vanl.;-)ggio e perfezionamento dell'individuo che li compie e che è membro,cli essa . Ciò invoglia anche cJj più all'osservanza dei ,d overi. L'autore, che s i mostra cultore è_lc~lla lett.eraLura inglese, nel traltare del carati.ere ha dato a ,1ueslo argomento quell'importanza che Smiles ha tanto largamente e con profonda cloL trina dimostrata; ed ha inoltre saputo efficacemente accennare alla necessità che abbiamo noi Italiani cli prenderlo in ben seria considerazione. Libera, franca e vivace èla sua parola cr!,lando -biasima pregiudizi di classi, tristi abitudini, o dannose influenze; ma sa temperare ogn i 1·isentimento e contrappone i mezzi più alti vi e più acconci per ri parare a queste iatture. Dalla elevala regione della scienza morale non disdegna scen,der e, dove occorre, ai p ii.1 umili precetti c]el viver civ_ile e quindi accennare le più urbane usanze da tenersi e le più u Wi maniere della pubblica igiene. Nella seconda pat'le l'autore imprencle a trattare cli argomen ti troppo serii, che forse saranno anche giudicati troppo astrusi e inopportuni per la maggior parte di coloro ai quali debbono essere sviluppati e insegnati; non consentendo il iimitat.issimo grado cl'isLruzione, che hanno in g°"nerale le classi che vengono sotto le armi, d'intendere le
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principali idee del nostro dif'illo pubb lico e ros tituzionale . Ma: se pu.re alla p rima s i può esse1·e indolLi a sì severo g iudizio, esammunùo la fa •ilità con cu i sono espl'cssi i concetti di civillù, di governo, di statuto, di larnro, di eguaglianza giuriùica, di dov'3ri verso il sovr-auo, verso il proprio paese, ve1·so la prop1·ia famig lin, ver so gli uom ini, si Piconosce che queste nozioni per l'ùnprcssione v iva e n uova che dovranno fa re anche nelle menti i11c0Ite, saranno. ritenute in modo Ju pl'odurre sempre degli ottimi r isultali. . Ma tulle queste som marie dissuetazioni fìlosofiche secondo l'.id~a informatri~c di Lutt.a J'opc1·u, ctovrebbe1·0 s tare ~omo pr·ehmmai•c, come mlroduz 1ouc della principale materia ùu tratlar:::i, che è 11uellu dell'educazione mililAre. Era qui clre bisognava dimost1·arc il vero nesso tra le teorie precedenti e la vita, i dove r~i, le abitu.ù ini, la disci rtina m iliLac·e e non Lomeredi scende1·e a rnaggiol'Ì particolur•i e confrnnti più atli a impI'imera le convinzioni che si vogliono trasfondere. Kondimeno ,·i è un cenno di lnllo 11uanlo concerne il do"ere del :::oldalo e ., . . ' c10 .e esposto con oedtne progrP.ssivo, cominciando da cpianclo 11 g iovane vien e soLto le arm i nno a che tol'J1a in co,wedo al 0 pateeno focolare. Si parla d,~J modo con cui deb bono esserc ricevule le reclule, co11fennunùo e avYalorando quant0 dellano i s~n~im.cnti di fré"ltel.lanza, gli us i dei corpi e le superiori prescr1z1on 1. Ma le lezioui sull,1 disciplina u sulle vil'tL1 militari per lacere d i allre, polcvuno essere svil upputo più lal'goment/ Sarebbe slalo inoltre assai vantaggioso d i l'at· rilevun~le mule abitudini, i vecchi pregiudizi, le malelìche influenze di cui non v~nno esenti tutti gli eserciti, perchè assai più cor1·cgge la vista o la conoscenza tl i un vizio, clic u na gcnel'ica mnssima di morale. L'ufficio di censore non è cer to g1•11devole, rnn ò indispensabile a ch i ,,duca, e specialmente a chi ama il vc1·0 e hen conosca la natura umana. La tcl'za parte t.!el libro ché esaminiamo ò un sommario stor ico, alquanto incornpleLo, ùei (ll'incipa li avvenimenli politici compiutisi in Italia per la nostt·a in<lipendenxn, misto ud alcune c?gnizioni di diri lLo costituzionale; ma non ,~ forse riuscila la p1ùfelice. Non l'analizziamo in tutte le sue particola1·itù, ma notinmo clie se In libe1·tà è utile, se essa sviluppa le racoltù mo_rali e in Lellelluali tlell'uomo, corno lo stesso uuto1·e ùice, non puo essc1·e un privilegio di un popolo piullosto di un alfro. No~ è la l_iber~ che non è falla pei popofi corrolli; sono i popoli chr. rm1111z1andovi divengono corrott i. i~ sotto questo be-·
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n efìco potere che s i pal'la cli educazione della mente e riel cuore, e si ha fede in essa e si lavor a pct· essa . La licHnza e l'arbiLrio, possibili sotto l'assolutismo e l'inquisizione, come soLto la Leocrazia e qualsiasi forma di governo, uon debbonsi, nè possono confondcl's i colla libertà, che è r1uella che è, come il bene è bene, il male è ma lL' . Ma porro <[ueslioni di dil'itto, come pure quella del s uffragio universale, che s uscitano controverse discussion i 1wl campo della scie11za e del paLriollismo, e la cui soluzione è solo del dominio del progresso; lrattare più rli politica e di fìlosona che di disciplina e cli leggi militari, dove sarebbe sta Lo meglio fermarsi a mosLt·ure con evidenza gl'i11Limi rapporti che hanno tra loro questi clemen ti, è più pericoloso che utile. Ma ci sembra di aver giù ùello abbasLanza per inYogliare chiunque a leggere il libro del s ig nor Pozzo. f~ un lavoro fui.Lo con intelligenza, in cui non manca l'ord ine logico nella vodctà degli argomenti clie si lra ltano: r scriLlo con ch iarezza o in urro stile piano e senza pretese, clie istruisco senza slancare. Vero è che si parla in esso più di educazione $Ociulo che militare, ma può benissimo servire di g uida ancl 1e in questa, laddove si sappiano sceglie1·e le lezioui e dare un g ius to sv iluppo a quelle che lo richiedono. Rico>•,U c,•ouist,wici ,lei ~O· t•e99imeuto fan(e••i", raccolli cd esposti 'cJal tenente AztMONTr Ercole. - Cuneo, Riba, 1876, pag. 79.
Si rovisLano talvolla i polverosi aechivi d i magna le famiglie colla speranza e l'uns ie Là di rin venire in una bolla, in un diploma, iti qualche atTOLolata pergamena un allo di munificenza, un nomo, un fatto, col quale possa o vere attinenza qualche avvenimento o anche una semplice notizia di storica impor-lonza per una citlù od un comune. Mn i folti di così nobile o numer osa famiglia, qual è un reggimento, interessano sempre un popolo, una nazione. La bandiera è il più autentico e pil'.t splendido documento che si deve andare a ceecare, r1uanclo si compila la storia di un corpo; s u di essa s i leggono le g lol'ie, i pci·icoli, le sventure, che COl'-"<'; la produxza, la feùe e l'amore cli ciuclli che lu ùi!'csero e la conservano: glorie e sventure, affetto e valore, che compcncliono uno parte di storio patria, il cui ricordo fa palpitare
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di enlusiasmo, di g ioia, d i pietè, che è spesso il vanto dei più tar·di nipoti, e sempre uo nobile incitamento per coloro che militano sollo quella insegna. Ma non hasLa la bandiera, non bas tano l e tradizioni che si tr amandano dai vecchi ufficiali ai nuovi, dalle anti che classi d i soldati alle più recenti, per conservare in~egro fl patrimonio delle memorie s toriche di un coepo, tanto piu. che I racc?nti verbali per ragione di tempo vanno soggetti 1,d alterarsi. E cosa irnporl:ante dunque il raccoglie.re i r icor·di di un reggimento in un libro che possa esser letto da LLffìciali e soldati, e forse anche da chi non serve Marte. Ma questo libt'O bisogna d1e alletli, specialmente per esser ri tenuto dal soldato, non deve apparire come un ren·Ò lamento· O . l.I ol tre alla storica fedeltà ci v uole una cerla grazia ·e na-' ,e qumc turnleaa nello s tile, affinché possa produrre l'effetto che si propone chi lo scrive, cioè di· parlare al cuore e concorrere anch'esso a educarl<J un tantino alle virtù rnililarj median le l\'1.mmirazione pei fatti generosi, l)er l'eroismo ' per l'abnen·a. ~ zt0ne. Esso non può dunque fore a meno di esser e alq uanto aneddotico, e cli non trascurare n iente cli quella parte che posso!°1o avel'eanche le azioni individuali al complemento dell'opera. E molto lodevole dunque il pensiero che ebbe il tenente Azimon~i cli raccogliere in un volumetto le memorie del proprio reg~imenlo tì profitto appunto di c1uella educazione morale, che rncessantemente deve ispirarsi al soldato. Ma · troviamo troppo succinto il libro e ci sembra che avrebbe meglio r.orrjsposto allo scopo, se si fosse un ·po' più discostato daìla forma del diario, che non è la più dilettevole. L'origine e la fo rmazione del 29° r eggimento fanteria s i rannoda ad un'epoca gloriosa e piena di speranze per l' ltalia ai pr imi avvenimenti politici e militarj compiutosi pet• la i~dipendenza della penisola, al t859; epoca in eui venne formato • e nella quale cambiò il s uo numero di 1° in 2H' reggimento per seguire la n umerazione dei reggimenti delle provjncie ilatiane r iun ite. L'autore narrando i primi movimenti cli questo co\'J)O, i primi ,eomandanti che ebbe, le prime guarnigioni, le prime armi fa tte -contro il brigantaggio, va rapidamente accennando, ma non tl'alascia alcuna cosa imporlante, e fa 1m r{lrndro abbastanza completo nella pàCte che il proprio reggimento ebbe nella giornata del 2-l- giugno 1866 contro gli Austriaci. La · narrazione _per altro è ll'oppo uùifo rme e non sempre riesce a colpire l'attenzione per esser forse eccessi-vamente sommaria; ma in
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qualche tralto accenna ad un miglior colorito, specialmen te dove narra tli qualche ero ico ratto avvenuto combattendo il briganlùggio. Certo che il l'eggimento, non contando lunghi anni di esi-· s lenza, non poteva offril'e laega messe per una diffusa esposizione s torica; ma se er-a a desiderarsi che l'autore non si affidasse sollanto alla sua memoria per raccoglierne più ebe ne poteva, egli è che avrebbe saputo ben collegare insieme i r isultati delle sue indagi ni e presentarli con r.hial'ezza al lettore .. .~: una felice idea q uelln dòinsegnare ai soldati un po' di s toria patr ia conternpor·anea per mezzo dei fast.i del reggimento cui: appartengono; e ove si serbi scf·ivendoli una fo L·ma sempl ice e piana, com'ò nel libro clell'AzirnonLi, ma non koppo stringata nè troppo rigida, può vedersi molLo avvantaggia la l'edu.,. cazione militare. È da a ugurarsi che l'esempio del nostro autore s ia imitato da a ltr i: vi sono corpi che rncchiudono nei lorn ricordi un'intier a epopea, la cu i narrazione sar ebbe il p iù bel monumento eretto alla virtù dei prodi che concorsero a crearlo, e il pi ù bello onore 1·eso alle potrie glorie. T,•ail.é éléuumltJil'e de '1l'opo9rflJJl1ie eldei•eeon na.is-
sauces m .iiill:ii·es, avec '1G plcmces contenani 500 jigur·es et ct'oquis, par A. LANG r.01s eL C. TE1n10i's1A . - T urin, I..oe-
scl1er, ·1R77, pag . 37a (prezzo L. 9) . Sono oramai tl'oppo noli ed evidenti i progressi ai quali <\ giunta la moderna topografia, pc,· pretencte1·ù cli accr eseeda di nuove ed importanti teoeie. Essa come scienza ha p<fr suoi fondamenti le inconcusse verità rnatemnLiche ed è lirni t.aLa nei · suoi confini dàlla cletermina tn esLensione, che richiedesi nella conoscenza di c1ueste ultime, non occorrendole di spaziare nelle più diffici li e supet•iori regioni delle scienze esatte. Come arte poi cl1e insegna a r·appresentme sopra un cla lo piano tutte le parlicolariLà di una piccola parte della superficie terrestre, essa può perl'~zionare i melorl i pratici, per mezzo dei cp1alr raggi un ge il suo s copo, valendosi quindi della esperienza e dello più ul.ili applicazioni scien tifiche agli istrurnenti che adopera; ma anche in ciò è assegnato il limite di per fezione a èui può arrivare. Il merit.o peeciò cli un trattalo èlernenLare su tale oggetto è quello di rispondere a l presente slato d<~lla scienza, di esser a facile, chiaro e il più completo possibile.
IUVIST;\ 286 Quasi tutti sembrano la ripetizione di altri it'ailati, non solo negli argomenti, che non s i possono cambiare, quanto anche nel modo con cui questi ultimi sono sviluppati e ripari.iLi, nella maggior paete delle dirnoslrazioni dei varii teoremi, e nella soluzione dei problemi proposti, che per allro non sono mai molti, quanti forse potrebbef'O paref' necessari a chi deve impaeare. Questa uniformità è certamente un pregio di questa specie d'istruzione, perché afferma la sua consistenza e la sua verilà, e dimostra ·quanlo è utile e come possa facilmente apprendersi, ol lrechè è dipendente dalla natura s tessa dell'obbietto che si tratta. li lil;>ro di cui ci accingiamo a dare un cenno, pubblicato a Torino e scritto in francese, non si allontana dal comune rnelodo tenuto nelle alt1'e opere cli simile genere e delle quali . certamente non abbiamo deficienza, bastando allo s copo della utililù quelle che sono generalmente adottale; p ure ai cultori della topografia p uò riuscire di qualche interesse e di giovarnenLo a coloro i quali, trovandosi iniziali in questo r amo di sapere, desider-assel'o approfondit'C le loro cognizioni e fare dei confronti. L'opera consiste in due volumi in 8° grande: un t rattalo ed nn a Llante. Il trattato è diviso in duepFLrti; la prima, intitolata topografia r egolare, comprende due libri in cui si tratta della planimetria e della livellazione, ossia altime tr ia come da altt·i è definita: la seconda parte, cleUa Lopografia delle J'icognizioni, consta di tre libri, due dei quali si occupano nuovamente della planimetrfa e della livellazione, e l'ullimo delle ricognizioni, dell'orientamento in campagna, della copia, della riduzione edeì l'ampliarnenlo delle carte. In poco numero di pagine sono dt1te con esattezza le definizion i, le nozioni generaii, ed è esposta la leoria delle scale coi relativi problemi, dei quali per a!Lro vi è troppa s teellezza. Fra i mezzi da adoperarsi_ per la rnisura delle distanze 1·eali è di preferenza indicato il ·decamei1'o a nastro cli acciaio, che g l'ingegnet·i delle strade ferra le hanno oggi aclollalo per lulle le loro operazioni, perché si lende meglio della catena metrica e dà le misure più es1c1tte. Cosi per la riduzione all'orizzon te delle lunghezze mis urate in pendenza sono riportale due lavo le del capitano Bertraod ed una di D~l1ousset; non che altra recenle per la stessa riduzione all'orizzonte delle distanw misurate colla stadia. Sono ampiarnenle dimostr ati i modi di usare delle La volell,e e delle bussole, essendo questi gli strumenti più comu nemente adoperati nella planimetria; m a non trovasi indicato con preci-
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sione un me todo per g li schizzi e per tener noLa dei dati; il che sarebbe indispensabile in un tr a ttato elementar e; e meglio gioverebbe accennare con esempi alle diverse maniere. di usare i segni e di porre le annotazioni, suggerite dalla pratica più acconcia. Le par ticolarità non sono mai superflue per chi s'inizia in un al'te, e perchè prenda presto amore per questa occorre sernpre spianare k) dirficol tò, chiarire ogni dubbio e prevenire le o1)biezioni clte possono nascere in lui. Le regole pel disegno sono esp1'esse con chiar·ezza e precisione, e nulla è leascurat.o per dimos trar e l'importanza di esso, g iacchè l'esatleiza geomeleica clt lle levate- si vedrebbe alterata in un piano to pografico dalla imperfetta esecuzione del lavor o grafico . I s egni convenzionali sono semplificati, e adottati quelli p:-esso a poco identici per le carte ufficiali dei differenti paesi dell'Europa. Eguale accuratezza vi è nell'insegnare l'uso delle varie tinte; e per ogni par·l.icolar ità del terreno e di qualsiasi alll'a cosa utile per una carta militare è indictìLO il corr-ispondente modo di rappresen Lal'le. Se questi precetti fossero sein pre osservati nel disegnar e i pian i topog!'afici, ognuno intende quanto più fac ile e p!'onta ne sarebbe la Je LLura. I metodi insegnati per l'uso dello squadro ag rirnensorio e i p1·oblemi relati vi, éhe si propongono, non diversificano da q uelli che si leggono in tutti i teattati cli Lopografia; se non che in molti cli essi s i parla di questo strumento prima della lavoJeLt.a e della bussola, e forse con migliore ordine didaLLico, essendo più facile il modo di adoperarlo . La ripartizione delle lezioni è là più logica ed analitica, procedendosi gr adatamente dalle teorie matem atiche e dalla loro pratica applicazione alla descrizione deg li strumenti più ada tti ad impiega~·si per quella data operazione, della quale g iù si conoscono i 1wincipii. È una cosa semplice e <~he sembr-a molto naturale, ma pure: non in tntti i lihri falli per insegnare s i trova, dove spesso accade vedere molta dotLf'i.na, e poco magis tero nel saperla trasfondere in allri . · Nel libro II la teoria generale della livellazione e la detel'minazione delle al tezze dei vari punLi ciel terreno riferite ad un medesimo piano di parago110 sono dimosLrate con {acilità in modo da essere intese da chiunque, senza bisogno di speciali nozioni; e non senza vantaggio si è pensato cli far conoscere i principali livelli a cui si rifer iscono le altezze delle carte dei più importanti Stati, per forne rilevare le differenze, e vaìutare la graduazione delle quote s egnate sui piani. Delle formole ve
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ne sono quanLe bastano per calcolare l'errore di sfericità, di, rifrazione dell'aria e il limite dell'impiego dei differenti Jiv.elli.. Un numero magg iore di esem pi, un po' più di metodo praLico ~vrebbe cor risposto anche più alla semplicità di questa parte, 11 cui scopo precipuo è di contenersi in giusti lim iti per essere di comune uLilità. È vero che l'esperienza soltanto, l'islruzionefatta proprio sul terreno è quella che può imprimere in modo stabile ed esatto i principii appresi in astraLlo; ma sovente si teme di abbondare, e per non cadere nella pedanteria sazievole e disgusLosa si è troppo concisi . Per le operazioni di altimet1·i::i è indicato l'eclimeko, che pet· altro generalmenLe è riconosciuto mBno preciso del livello a bol(a e a ~annocchial~; ma per la rapidità con cui s i può .fare la hvellaz1one e, specmlmcnte quando i punti da livellare sono molto più elevati gli uni dagli altri, esso giova assai più di questi due ultimi e dà inoltre tutti i risultati verificati mentre quelli ottenuti coll'altr o sistema e con maggiore diffic~llà sono solamente garantiti dalla coscienza del livellatore, come dice Buchot. Premesse le formole necessa!'ie alla livellazione coll'eclimetro e ratte alcune osservazioni sull'uso di esso, si passa alle figure di r ilievo ed alla lettura delle carte., le qnali certamente non corrisponderebbero allo scopo pel quale son fotte, ove non permettesser o di giudicare quasi a prima visla del grado di praticabilità delle pendenze, di apprezzare gli onclulamenti del terreno, il dominio di alcuni punti sopra altrj, ecc.. La teoria delle curve orizzonl;ali, della loro equidistanza ·dell'equidistanza grafica, della determinazione delle sezioni 'orizzontali col metodo diretto o regolare; col metodo misto elci profili paralleli, col metodo irregolare, è precisamente quale si legge in tutt.i i tr attati cli topografia. La rego.la per l'esercizio della lettura delle carte è presa, salvo poche modificazioni da!~ l'istruàone sulla topografia di Rouhy, e da essa è pureripo~ta to l'esempio, _il quale è cli molta utilità, per ché insegna proprio il modo di tradune nel linguaggio ordinario ln rappr esentaz ione pe1' mezzo dei segni di ogni parlicolar-ità della superficie deI terreno rj]evato. Nel trattare del s istema di rappresentare il terreno pe1' mezzo dei tratteg~io si rilèr·iscono le r egole della scuola francese e di cruella ~edesca . Nella prima si prescrive che i tratti siano tanto piu ravvicinati quanlo più piccolo è l' intervallo tra le curve; le sommi là s i esprirnono con traW radianti; vicino al l'ondo della valle s'interrompono, e cos\ vicino ai sentieri, alle
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strade, ecc. Ma oggi il Deposito della guerra in Francia adopera il diapason del colonnello Bonne, fonda to sul principio che il rapporto dal nero al bianco è uguale alla tangente dell'angolo d'inclinaz.ione, moltiplicata per 31,. NeUa scuola tedesca si usano i tratti di eguale finezza per le pendenze da 1 a 5., solo che si dilatano in ragione inversa degli angoli di pendenza: da 5° a 45• lo spazio dei tratti fra asse ed asse è costante, ma la grossezza aumenta proporzionalmente alla pendenza, ecc. Ma per le carte militari è adottato il diapason Muffling, che ha per oggeLLo di far conoscere rapida meri te s e le forme del terreno offrono o pur no cliflìcolLà per le manovr e delle t ruppe. Esso non solo differenzia la pendenza di 5" in 5• per mezzo dello spessore dei tratti e dei lor o spazi, ma anche per la loto forma, onde dìvengono veri segni convenzionali, che esprimono la pendenza con una approssimazione vatiabile da 1 a 5°. Ciò fa tosto comprendere quanto facile sia la lettura delle carte esegui ta _con questo s istema, e quanto esso s ia utile a coloro che debbono valer si degli schizzi militari. La seconda parte di quest'opera comprende tutto ciò che riguarda le r icognizioni, e insegna il modo di avere in campagna infor mazioni sulle forze, sui movimenti del nemico sulle s ue posiiioni, come svila configurazione del paese, ove avvengono par t.icolari operazioni di guérra . È forse la più utile ad ogni ufficiale, potendo avere egli in questo campo occasione di moslrare la sua inlelligenza, prontezza e attitudine. Con molta ragionevolezza si dimostra, che la missione d'importanti ricognizioni militari non devesi riconoscere di competenza dei soli ufficiali di stato maggiore, e che debbonsi esercitare in esse uffìciali di tutte le arrni. Per la misura delle distanze tanto a piedi quanto essendo a cavallo s'indicano i soliti mezzi, nonchè l'uso d i un pedometro da adattarsi a lla gamba di chi cammina, o a quella del cavallo per non essere obbligato a tener·e sempre l'orologio in mano e contare; sono pure suggeriti alcuni segni semplicissimi per notare quando si passa in marcia un corso d'acqua, una sommità ecc.; e pel calcolo del le distanze il cannocchiale Rochon, il tachimetro cli Delhaye, jJ d iastimetro dei Salneuve. Per la misura degli angoli è accennato l'uso del rap- , portatore grafometro, del sestante graduato ad uno ,specchio, della bussola cli Busnier, cli quella ad alidada cli Peigné, ecc. Chiara ed esatta è l'istruzione che si dà per le levate spediti ve e risponde, insieme a quanto è clelto clelle levate a vista, in molta pade a ciò che su tale argomento può vedersi nel ANNO XX I, VOL. IV.
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trattato del Righini, col quale ha anche in altri luoghi grande rassomig;ianza perfino nella dizione. In ultimo s i parla della copia, la t'iduzione e l'ingrandimentç delle carte, perché tali operaàoni si son credute più legate alle ric·.ognizioni, e certo non senza ragione. Egli è vero che molti problemi di tal genere avrebbero potuto convenientemente trovar po&to dopo la teorica delle scale, anzi sarebbe stato utile trattarne ivi di alcune; ma considerando anche che la più completa conoscenza dell'uso e della coslruzione delle carte topografiche non si acquista che quando sj è fatto un regolare corso ili studio relativo, non si potrebbe pure per tal riguardo biasimare cli essersi riserbato ili sviluppare in fine questo argomento. L'atlante consta cli 16 tavole, e tuLte insieme contengono 500 figure e schizzi disegnati con s ufficiente precisione e chiarezza, ed è molto utile, come facilmente s'intende, perchè può tenersi sott'occhio meglio che se i disegni fossero intercalati nel testo . L'ampia notizia che abbiamo dato di questo libro ci dispensa da maggiori critiche, avendone anche accennate alcune nella esposizione particolareggiata dell'oper•a. Lo raccomandiamo a coloro ch':l vogliono iniziarsi nello studio della topografia.
Se(J'ni diversi rappresentano le for tezze di ·l", di 2", di 3", di 4• class~, ed i for ti sia esistenti, sia destinati a venir r inforzati, sia progetta~i, sia soppref',si. Un quadretto a parte a_l 500,000 c! pone sottocchio i for ti da costruirsi intorno a Par1g1, da 1101 descritti nella Cronaca militare estera del 15 ottobre. Una ferrovia, che sulla carta gira circa 130 chilometri, in media da 12 a 14 chilometri dalla cinta, e ad occidente se ne allontana fino a circa 22 chilometri, allaccia le fortificazioni t'ra loro e .con Pario'i mediante le numerose linee che tutto all'intocno fanno afflui; e all'immensa capitale la vita della Francia . I sei campi sono stabiliti : uno alla base della penisola cli Gennevilliers ai piedi del forte cfi Mont Valérien; due altri più ad occidente guardano i nuovi for ti progettali di Aigremon~ e di St. Jamme. Un campo a Versailles, città ormai compresa nella progettata cinta di opere e coperta dai forti avvenire di S.t Cyr, Rombouillet, H. Bue e Villeras; un quin to campo sta più indietro verso Parigi, sotto il cannone ?i w~eudon, ed un sesto ad occidente sotto il forte progettato cli Bne. Cento indicazioni, cento utili notizie s i presentano spontanee all'occhio dello s tudioso, il quale senza fatica vede l'enor me l avoro compiuto e da compiersi dalla Francia ?er l'imediare ~i patiti disastri e risorgere nuovamente splendida di prest1g10 militare. I larghi margini della carta sono consacra ti alla ripartizione delle tt'uppe nei 19 corpi ili armata coi risultati dell'organizzazione secondo la legge del 13 marzo 1875, alle forze in tempo di pace ed in tempo cli guer ra, alla marina e ad altre notizie interessantissime pel mil.itare studioso cli un esercito così. importante come il francese. La carta, appesa alla camera di lavoro e tenuta al corrente man mano che vengono le notizie, può essere singolarmente utile ed interessante, e servire di punto di partenza per confronti is truttivi e per utili discussioni.
D i s lot!tilim, s li. arte der K rieg ,'I m «cl, I tJ()n JFi•an kreieli im li'i•ierlen (Carta di dislocazione delle }'orze militari francesi in tempo di pace); compilata sulle migliori fonti da
- E. von TRO LTSCH, capitano. - Stuttgart, Aue, 1876 (prezzo
lire 9). L'au tore tedesco ha reso un ottimo servizio non solamente al proprio esercito, ma eziandio agli eserciti stranieri, parti- , colarmente al francese . Una bella carta alla scala di 1: 1_,700,000 in cromolitografia, chiar-a, netta, spiccata nelle singole parti, ci rappresenta vivamente all'occhio mediante piccoli segni di colori diversi nonsolamentela sede dei reggimenti di fanteria, cavalleria, arti glieria, dei battaglioni cacciatori, delle compagnie zappatori, del treno, ecc ; ma eziandio le corrispondenti tr uppe territoriali, i campi, i deposili, le scuole,le man ifalture, le stazioni navali, i circondari marillimi, ecc., ecc. Intorno a Parigi si schierano in rosso, in azzurro, in nero 55 reggimenti, 34 di fanteria, 13 di cavall.eria, .t,. di artiglieria, i del genio; poi in verde lo cingono sei campi, e, con allre forme e colori, un'infinità di stabilimenti milita1'i.
H eertoese n und D 'ie11st de.ç deul,<Jeli en Rf!iehs- l l eeres (Ordinamento e servizio dell'esercito tedesco). Mar.wale
per la preparaziona agli esami di ur~ciale 1 m base ai proo-rammi della scuola di guerra, compi lato da A. PARIS, ge.?rerale maggiore. - Gera, Reisewitz, 1876 (Prezzo L. 6,50). pag. 368.
È una descrizione fedele, d'anno in anno rimiovata, de)l'esercito tèdesco .
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La par te prima comprende l'ordinamento. . Il 1.0 capitolofratta minutamente della composizione, for mo.z10ne e forza dr pace. Attualmente le. fo:rze tedesche ascendono a : 1.7,213 ufficiaìi, 48,078 sottufficiali 5137 musicanti-sottufficiali, 7176 musicanti-gregari, 327,915 soldati scelti O comuni 741 aspiran~i pagatori, 3182 infermier i, 9430 operai in com~ plesso 401,659 uomini. Poi vengono 1673 medici 746 'pao·atori 6'12 veterinari, 619 armaiuoli, 93 sellai, 96,942' cavaut 1,206 cannoni, 505 carri. Il secondo capitolo tratta della direzione e dell'amministrazione dell'esercito. Notiamo cli passaggio che il Ministero della g uerra prussiano (non compreso quello clecrli Stati mi.nori) conta.cli mili tari 3 generali quali direttori cli dipartimento, 11 generah ed 1 genei-ale medico, capi divisione, 4t ufficiali e 7 ~ eclici consigli~ri,. a~d:t~i, ~cc.; di civili 3 capi divisione, 14 1mp1egat1 superiori e 220 1mp1egatr subaltemi. . 1.1 te~zo capitolo abbraccia il r eclutamento; il quarto la mob1htaz1one e la formazione di guerra. Ora è tutto re"'olato in modo che la fanter ia al 1.0° giorno, le altre armi al 14• giorno ~lop? l'ordine enwnato s ono pronte a marcihre. Maggior tempo impiegano tuttavia le truppe del XV corpo (comando di Strasb~rgo), le quali, essendo di pr esidio !on tane dai rispetti vi circoli dt rec(ntamen to, hanno mestieri per complelat'si di un tempo maggwre, come pure le truppe della Guardia i cui uomini essendo chiamati da tutte le provincie della m~narchia devono fare .fin 100 m iglia tedesche per giungere alle lor o bandiere. La seconda parte abbraccia il ser vizio iniemo. E però un capitolo e consacrato alle relazioni fea i militari, uno a lle onorificenze, uno al servizio di compagnia, squadrone e batteria. La terza parte in poche pagine (19) comprende il servizio di g11a~nigione; la qua~ta il servizio nelle marcie, nei quartieri e negh accampamenti; dove troviamo, migte a delle s ingolarità, ~n tesoro cli esperienze s tudiate a fondo e passate in s ucço ed m sangue nell'esercito prussiano. La parte quinta si occupa di legislazione militare, la quale per l'esercito tedesco si basa sui seguenti codici e regolamenti: 1° Codice penate milita1·e del 20 giugno 1872. ~· ~1'ticoli di guerra del 31. ottobre 1872. Sono compilati per mcl1care ai sottufficiali e soldati la via a seguir e, le pene che spettano ai colpevoli, le ricompense ai meritevoli. 3• Codice penale pe1' l'impero tedesco del 15 maCYofo 1871 e del 26 febbraio 1876. ,.,,,
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4' Regolamento pei giudi.,i disciplina1'i del 3 aprile 1845 . Composizione, competenza e procedimento delle commissioni e dei consigli disciplinari. 5' Ordinanza disciplinar epcr l'esercito del 3'1 oitobre'1872. 6· Regolamento per l'esecuzione delle pene militari del 2 luglio 1873. 1• Regola.mento dei tribunali di onore per gli ujficiali del .2 maggio 1874. Un'appendice tratta della marina imperiale. Ecco d unque raccolto in un volume, a lquanto più esteso e completo di quello d i Ludingh~usen, tutto ciò che riguarda l'esercito tedesco. Una compilazione simile per le forze italiane sarebbe utilissima ai nostri ufficiali, i quali per tal modo non solo appr enderebbero a conoscere l'eser cito proprio, ma avrebbero un filo per g irar e senza smarrirsi nell'intricato labirinto cli leggi, disposizioni, r egolamenti, note e circolari. che sono venute accumulandos i in ques ti ultimi anni. Il difficile è farlo; ma colla ca)ma e serena operosità si può giwlgere mollo innanzi. La pr ima prova non sarà per fet ta; ma poi, un po' allà volta, col concorso cli molli in telligenti ufficial i andrà perf'ezionandosi, e dopo q ualche tempo, assettate .che sieno le condi.zioni dell'esercito, si potrà avere un libr o che tenuto annualmente al corrente potrà far risparmiar e un tempo preziosis. s imo e giovare non poco al servizio militare. Die §t,•eitl,riifte dcr em•1>1uiisclien Slaalsm (Le forze
militètri degli Stati europei), esposte secondo le fonti più recenti . - Vienna, '187G W aldheim, pubblicazione del Militar- Vissen:.wha/tlic}icn Vereines (pag. 276). Gli eserciti si. modificano, s i accrescono, si trasfor mano con tale rapidità che è necessario aver fra mano sempre nuovi manuali per non cadere in eerori. 11 lavorlo che s i compie nella società civile, s i compie pure nella società militare, ed un'irrequieta t endenza al perfozionamento, all'allargamento delle forze, agita e spinge ogni singo)o S tato. - È il desiderio di meglio che sta in fondo alla natur a umana e col crescere -delìa civillà si propaga largamente all'intorno. Sono le questioni che pendono sempre m inacciose sul capo all'Europa e che persuadono tutti ad entrare nei gabineLLi diplomatici col fucile in ispalla e colla sciabola in pugno.
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. :pa_~u ltociò na_sce u :1 ribollimento eh~ porta anche negli eserci tt pm as~~stali _contrnu1 cambiamenti; czò che era buono ieri non lo è pm oggi o non lo sarà domani; molte disposizioni ?anno~-~ vita eh un ~1or:no, e non solo in Italia, ma in Austria, Ili R~s,,,a, .m. F rancia, m 1nghtlterra e fino in Ger mania. Non pochi uffìc1alt si lagnano m nome della stabilità; e fino ad un c~rto punto no:1 banno tor:to. Ma bisogna pur subire la condiz10ne_dei tempi che camnunano coll'elett1'ico e col vapore. Il_libro che .a,bb1ai~10 souocch!o, pu bblìca to per c ura della T.1nione _sctenttJica militare dt Vienna, ~osì benemeri_ta degli studi d1 gm.rra, viene molto a proposito per tenerci a l corrente dello s tato di alcuni eserciti. Speriamo che un secondo VO_l ume compia l'oper a incomincia ta, pe!'Chè in questo, che vogliamo :on~iclerare come Ptimo volume, non si parla se non della Francia, della Tur-clna A Stati 111 contrasto, dell' ltalja . della Russia e della Germania . ' L'ordinamento dell'esercito francese basa sulla le,.,.o·eclel '187'> su quella ciel 1873, e sulla leg_ge dei quadri del f81f>. Siar;o s_empre 111 un perwdo cli _t,ransJ2Ione; pet' ò spiccano i tratti se\?nat1 da quelle leggi; e gia puossi considerare anche l'esercito irancese come_un Lut~o orp·anico, sebbene manchino ancora alcune fr?z10n1 c\ell~ smg o_fe armi e non siano per anco emanate .tutte le d1spos1Z1onr che riordinano lo s tato mao-ofore il treno e l'esercito terriloriale. Le notizie relative a l pfecte cti' o-uerra come pure quelle relative alla mobilitazione ed all'armàrnento' non possono tondarsi sopra dati ufficiali. ' ~~ cifre rifer entisi ali? T~rchia ondeggiano in un mare in ce1 t1ssimo. Le truppe dr Asia ser-vono, sì può dire a loro hen_epl~c1to, ora domandando pr:ivilegi, ora imponendo condiZ!Ol1l, ora facendo la_guerra. a loro capriccio. L'avversione a Cos_tantmopolun Asia è pari a quella d'Europa. Poi le finanze rovrnate non permettono ch1> condizionatamen te di mantener e un. esercit? ragguatdevole, la cui for za dipende molte volle dai quattrim che s1 ha 111 cassa. Anche la famosa bandiera verde de~ Profeta, SJ?iegata sui minareti di Costantinopoli, non è p,u 10 grado clz eccitare che par zialmentt~ il fanatismo a~hattu to dal soffio 4ella moderna civiltà, dalle discordie relig10se e dal governo wviso del Sultano. • . All'esercito italiano è consacrata una trentìna di pacrine. Vi 0 si paz-:Ja con molla es-at_tezza dell'ordinamento; v:i si da nno parecc?i_e notiz_1e sulle_s111go_le _a1·mi, sulla composizione e ripart1.zione dei gr andi corpi di tr-uppa. Un capitolo speciale contiene un s ucco condensato delta nostra tallict'l e del nostro ser vizio da campo. Un altro si occupa brevissimamente del reclutanierito e della mobilitazione. . La ~ssia eur_opea abbraccia 90,798 miglia quadra te; l'asiatica 293,390. A gmd tcare da questa enorme superficie se ne dovr ebbero ri tenere formidabili le forze. Ma la Russia non ha che 89,000,000 di abitahti; le sue fron tiere sono estesissime· mol_te forz.e _d~vono essere lascia te in i;\~ia a tenere in r isp~ttÒ quei p rmc1p1_snervat,1,bensl, deboli e d1v1s1, ma malcontenti ed ognor pr onti a rizzar e la testa contro la s ignoria s traniera. La
,p iù impor tante delle r ecenti riforme è la legge sull'_obbligo univer sale al s ervizio emanata nel 1.874, la quale s1 estende a circa 72,000.000 cli abitanti. La cnslituzione imper iale del 16 aprile 1871, la legge mililare dell'impero del 2 maggio 1874 e le convenzioni i:nilitari formano la base dell'ordinamento atttiflle dell'.esercito tedesco. Malgrado le concessioni a ccordate . ai sina:oli St<:1ti, pme ess_o ,costituisce u n lutto organ ico 111 cui prevale la vigorosa uni ta. Forma eccezione l'esercito bavarese nel quale tuttavia si esten. dono ognora più Je istituzioni prussiane. Hacèomandiamo il libro interessante all'attenzione degli ufficiali st udiosi .
I:
Beport on tlie ltt/fl;ene of Ùie lfniled S _tates !lrmy,
(Rapporto suite condizioni sanitarie dell'esercito degli Stati Uniti rù America, e descrizione dei posti militari). - Washington, 1875, Dipa!'timento della guerra.
with descriplfo,i,,; of mililtirt1 po111s
L'esercito degli Stati Uni ti, che conta ora in media 26,000 bianctù e 2500 uomini di colore, è sparso sopra un terr1Lor10 che su pera di ben 10,000 miglia quadrate q1.1;ello di tu ~ta Europa. Qo-ni clima vi è rappresentato, dal s1benco del Mrnesota al tropigo cli California, dalla _m edia gen_erale di lemper alur~ di + .1 R a quella di + '18 H. E imposs1_b1l~ che questo s tato d~ cose non eserci ti un'influenza notevoltssima s ulla salute de1 -soldati, i quali alloggiano a gruppi I?iù o meno grossi .s ia nei for ti e nelle opere permanenti clel)a difesa _del ltttot ale, s ,_a 1_1elle baracche costru tte per depos1Lt d1 r eclute rn alcuni centri d1 po-: polazione, sia n_ei cafi?.pi permar~en ti che servono da posti fron tiera, sm n e1 campi temporari scagltonaLt a contenere le . · popolazioni i~diane e?- a copri re le strade_ [erra te . Inleressant1ss1mo e leggere nel magn1J:1co volume, pub_bl_1cato dal medico generale G. K. Bar nes, direttore del serv1Z10 d i saniLà, tutti i particol~ri relativi a que;lla vita s\ diversa da,lla vita che menano I nostr1 soldati, alle smgole t1b1taz10n1, ali alimentazione, all'igiene, ai mille espedien_hcui il sr~r vizi_o sani: tar io deve rieorr ere per lottare a l possibile contro gh effott1 deleteri del clima e della malaria. Il libro rischiar a singolarmen te eziandio la geogt'afia degli Stati Uniti, poichè descrivé non meno di 250 posti, dando gen eralmente non poche notizie.sulla topog rafia, sulla meteorologia, snlla ~eologia, l'idrologia, la fauna, la flora e la storia della fondazione del posto. . . . Il libro pubblicato d'ordine del Gover no, P, s tato d1str1bm to atutLi crli~1 l'ficia li. Essi vi trovano la loro s toria; vedono le cure impiegate pel bene. ~el soldato; apprendono in tutti i loro par-: ticolar1 le norme dt 1g1ene da oss ervare e eia far osservare nei diver si paesi, ed banno sottoccl~io la _d i~locazione territoriale del loro piccolo eserc1t_o .. I posL1 costituiscono _pun~e che pr~cedono il corso della cm llà, la quale dagli Stati ant1cl11 1r rad1a
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verso occiclente ed avviluppa e soggioga con singola re rapidità le barbare popolazioni indiane. Queste avanguardie della prosperità> queste sentinelle sempre deste dell'enorme commercio che di anno in anno c1'esce a dismisura, me1'itano naturalmen te tutta la sollecitudine del Governo americano. Pure, anche là, si parla di economia e rea i tesori mondiali si lesina sul quattri no per costrurre caserme, o per r endere comodi ed igienici i campi. E sì che talvolta il soldato vi <leve _soppor tare in dicembre - 32' R, in giugno + 28• R . Ad ogni modo le cur e del corpo sanitario, il quale gode in America di meritalo prestigio, di legi ttima influenza e di indispensabile autonomia, banno avuto il loro b enefìco effetto . Dal 1869al-1874lamortalità è venuta scendendo dal '1 3 permille (anno 1870-7'1) a l 9 per m ille (anno 1873-74). Le riforme per causa di malatlia ocl infermi tà raggiungono circa il dop pio di questo rapporto. F requentissimi, dal 4 al 5 per mille, sono i casi di morte per ferite o<l accidenti. La morta li tà del rimanente della popolazione nell'e tà media dei soldati raggiunge appena la metà ùi quelle cifre . Interessante è la cad a annessa al rapporto, la quale ci dà la ripartizione militare e.la posizione di ogni singolo posto. E noto come il territorio si d ivida attualmente in tr e grandi div is ioni: la <li visione del!' Atlan lico (orien tale) pei "17 Stati antichi; la divisione del Missouri (centrale) per gli S tati del Missouri, del Kansas, del Texas, Illinois, lowa, Nebraska, Minesota e pei territor i di Colorado, Indiano) Nuovo Messico, Utha, Dakota, ·wyoming e Mon tana; la divisione del Pacifico [occi.d.~nL~le~, la ] iù spar:sa di posti _m ilitari, che ~i estend~ sugli Stati dt California, di Nevada e dt .Eregon, e sui terr1tor1 di Alaska, ,vashington, Idao ed Arigona. Più che alla conoscenza delle curiose condizioni delle truppe degli Stati Uniti e delle circostanze geografiche di paesi che ora sorgono alla luce potente dell'incivil imenlo, il r appor to di Barnes giova ad estendere i tesol'i di esperienze raccolti in tanti anni di lotta cogli elem·enti, da osservatori attenti e minuti i quali pongono nei loro studi e nelle lor o ricerche l'acuta intelligenza, l'attitudine pralica, la tenace perseveranza, il corredo di mezzi materiali onde va s uperbo il popolo anglo-amer icano.
Il Direttor e OREST E
BAHAT l EH I
Maggior e dei B ersaglieri.
DEMARCHI CARLO,
gerente.
PROGRAMMA
Per ordine di S. E . il :Ministro della Guerra è stata affidata al tenente colonnello di stato maggiore cav. Niccola lVIarselli l'alta direzione della Rivista Jl1ilitare italiana e della parte scientifica e non officiosa dell'Italia Militare. L'indirizzo che andrà a prendere la stampa militare impone l'obbligo alla Direzione della Rivista di far conoscere più diffusaniente che non si soglia i concetti o.' quali d'indi innanzi essa s'inspirerà. L'istruzione non fu mai trascurata nell'esercito italiano; ma dopo il 1866 andò acquistando importanza sempre maggiore, grazie a' recenti fatti guerreschi, alle idee che penetrarono nella società militare, ed agli uomini che seppero rendersi interpreti dei nuovi tempi. Secondo che crebbe l'istruzione nelle scuole e si diffuse nell'esercito, si elevò manifestamente il livello della nostra stampa militare. La Rivista L11ilitare ha preso un posto onorevole non pure in Italia, ma all'estero; edi già si hanno argomenti per sperare che la nostra po.tria non soltanto continuerà a proANNO
xxi, VoL.
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PROGnAMMA 298 durre qualche illustre scrittore militare, ma potrà infine avere una letteratura militare. Questa non poteva nascere prima del costi Luirsi di un esercito italiano. Ora possiamo senza iattanza augurarci che l'avremo e fiorente. Ma la condizione per progredire è di non arrestarsi a' miglioramenti ottenu ti. È necessario che tutto quel movimento intellettuale, che nell'esercito italiano si è prodotto mediante l'ampliata coltura delle scuole e gli studi particolari degli ufficiali, trovi nella stampa militare uno sbocco ancor più largo. E, per conseguire l'intento, non hav,) altro mezzo che l'allargamento del campo della discussione. Soltant.o ìà piena libertà della discussione può stimolare gl'ingegni a scendere nell'agone; soltanto il con vinci mento di codesta libertà può aumentare quella partecipazione degli scrittori militari, che è indispensabile per infondere maggiore vitaliÙl nella stampa mili tare italiana. Non trattasi con ciò d'inaugurare una vita affatto nuova, quasi che sinora la libel'tà non fosse stata rispettata punto. Che anzi l'uso istesso cl10 ne fecero gli scrittori militari incu ora ad allargarne i limiti, ed a passare dal rispetto verso le opinioni ragionevol i allo stimolo per la loro manifes tazione. Libertà non è però licenza, come tutti sanno; anzi è l'opposto: la è un'attività che si esplica entro confini e sollo l'impero di leggi. Questi confini ragionevoli non si debbono rimuovere, soprattutto nella stampa mi litare . Si possono avere due opinioni diverse intor~10 al medesimo argomento, ed entrambe, essendo
299 fondate s u gravi ragioni, hanno pieno dritto alla pubblicità; ma la direzione di un giornale o di una rassegna, che voglia non veder sciupata la sua autorità morale, non deve offrire ospitalità a scriUi vacui -0 strani. Uno scritto, per pretendere di occupare il pubblico, deve anzitutto esserne degno, cioè essere serio pel contenuto, e leggibile anche per la forma . La questione della forma merita una speciale attenzione da parte degl i scrittori m il itari. Non è an.cora distr utto quell'errore, secondo cui la forma è considerata come qualcosa di accessorio, che senza scapito del contenuto possa indifferentemente essere di buona o di cattiva lega. La verità è che la forma è intimamente sposata col contenuto, è l' espressione d iretta della sostanza, la quale apparisce confusa ed oscura se la fo rma non è chiara e propria. Una cattiva forma è la rivelazione cli un pensiero immaturo, e con elementi siffatti non si avranno scritti che facciano progredire lo spirito del lettore. Se vogliamo veder prosperare la letteratura militare italiana, dobbiamo rivolgere maggior cura a questa parte essen.ziale degli scritti militari, ma non scivolando nelle ridicole esagerazioni di un artificiale purismo e di un r istucchevole pedantismo. Non si pretende già che gli scrittori militari la facciano da cruscanti; ma si richiede solamente che dettino i loro lavori con istile .chiaro, semplice e conciso. Ed è necessario che a ciò provvedano gli scrittori da sè, perchè la Direzione non potrebbe trasformarsi in ufficio di revisione letteraria . OHrechè essa recherebbe offesa alla dignità PROGRAMl1.fA
PROGRA:IIMA 300 degli scrittori, le farebbe difetto il personale a tal fine indispensabile. La incomposta passione, che nelle polemiche trascura le ragioni per mirare alle persone, è un fatto· che vizia contenuto e forma. Essa:non troverà ospitalìtà nella Rivista milita,·e da cui sarà parimente sbandito il poco rispetto verso il principio di autorità . La libera discussione dei problemi militari è divenuta una necessità nelle presenti condizioni della società e degli oserei ti . Se vien discacciata essa rifugiasi in altre Riviste, in alLri giornali., ne' guaii il velo dell'anonimo può coprire frombolieri che dimentichino d'esser soldati. Meglio vale il chiamare tutte le opinioni ragionevoli alla luce del sole, e il permettere ·che esse vengano a combattere in un ben regolato torneo, ove i cavalieri potranno anche abbassar la visiera, se loro piace, ma dowanno mostrare lo stemma ed acconciarsi alle regole della cavalleria. Queste regole non sono meno necessarie nelle lotte del pensiero cli quello che sieno ne' duelli fra gentiluomini; e sono tanto più necessarie quanto più grande è la libertà che agli scrittori si concede. Impersonalità nelle argomentazioni, rispetto ali' autorità, profondo sent.imento della fratellanza d'armi, debbono informare gli scritti militari. Non mai dimenLicheremo che di sopl'a alle divergenze dello scuole deve regnare l'unità dell'esercito, e che in questa ciLtadella del Regno d'Italia non debbono penetrare i venti del partigianesimo politico. Il cuore dell'esercito deve battere all'unisono con quello della nazione, ma essere
PROGRAMMA
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30 1
chiuso alle passioni esclusive di questa o di quella parte. E confidiamo che anche lo. stampa politica non dimenticherà qual sacra istituzione sia l'esercito, e quanto sia necessario il farlo pr?cedere cal mo e sereno nello. preparazione intellettuale dello future battaglie. Alla Direzione spetta naturalmente il giudicare se gli autori si muovano entro i confini sopra descritti, se sia opportuno il sollevare una questione o il continuare una discussione, se sia conveniente il pubblicare notizie ed osservazioni che riguardino lo. difesa dello Stato. Nel suo tatto e in quello degli stessi autori, meglio che in molte prescrizioni determinate, trovasi la salvaguardia non solo dell'autorità, ma anche della libertà, non solo degl'interessi dell'esercito ma anche di quelli della nazione. Il rispettò verso Je osservazioni ispirate al bene dell'esercito· e del paese non deve degenerare nella tolleranza per quella speciale critica nella quale Lo.luno potrebbe volersi rifare dell'obbedienza che non può rifiutare; e la luce della pubblicità non ha diritto di spl endere quando · può nuocere a' supremi interessi dello Stato. Queste cose si è creduto dire, non già per dare consigli agli ufficiali dell'esercito che non ne hanno mestieri, ma per manifestare l'indirizzo che la Direzione intende seguire. P er raggiungere lo scopo essa fa appello a tutti gli studiosi dell'esercito, a tutti coloro che nel segreto della meditazione e nella pratica del servizio acquistarono un'idea, che col rendere pubblica vogliono rendere feconda, a quanti insomma
30'.z PROGRAMMA hanno la nobile ambizione di servire allo svolgimento. della coltura dell'esercito. Il suo forte volere a nulla menerebbe senza questo sussidio, perchè l'esercito· debb'essere il gran collaboratore della Direzione della stampa militare. Essa spera che non le farà difetto il concorso spontaneo di tutte le specialità, ed è risoluta di andare · a cercare ed a sLimolate coloro che per modestia si traessero in disparte. Se così facendo, vedrà svolgersi rigogliosa la vita intellettuale del'l'eserci to italiano, la maggior gloria apparterrà all'esercito stesso, che seppe prod urre una coltura degna dell'Italia moderna, e rispondere adequaLamente alla sollecitudine del Ministro della guerra per l'incremento della sua istruzione.
NOTE SlJL
FUOCO DI FUCIL}_:::1-{IA D8 $0N I B
DALLA RELAZIONE UFFIClALE TEDESCA SULLA GUERRA FRANCO-GERMANICA 1870-71 (1)
Conclusioni circa il lavoro e l'eUetto utile del fuoco di fucileria. La Rtvista Mllita,·e ltal!ana, senza acc1·escimento di prezzo•, sarà portata da IO a l'.l fogli di stampa per dispeosa me11sile e comprenderà in· una rubrica a parte le notizie più impot·tanti sugli eserciti esteri, mentre le notizie minute e giornaliere saranno date dall'Italia Milttare. Per tal modo cessa col nuovo anno la pubblicazione della Cronaca Mm tare Estera•.
Riepiloo-ando i dati ricavati precedentemente dalla o . reluzìone, sì ottiene il seguente specch10:
(~) V. Rivista militare, dispensa ottobre ·1876.
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147
26 96,000 23,175 72G,OOO
31
279
38 26,COO 24,700 1,114,000
45
257
S2 82,000 261335 648.000
25
2~2
65 46,000 4.2,250 1,056,000
~5
265
Vionville- Get·mania 58 60,000 1!8,545 1,663,000 Mars la Tour 16 agosto Francia 102 120,COO 108,300 2,375,000
34
114
22
165
Gravclotte Germania 115 116,000 99,34.0 2,810,000 18 agosto (4) Francia 170 l~0,000 101,000 3,181,000
25
203 I2 1/~-81/ 2p. 15,8 22,5
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182 12 1/~·81/~P·
876,000
13
152
lp. - 71/2 9,7 24,2
93 75,000 5~,670 1,819,000
80
142
4 a. - 5 p. 9,9 1715
f1·ancia Spicheren Germania 6 agosto Francia Colombey- Germania Nouilly (3) 14 agosto F1·ancia
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neaumont Germania 30 agosto (6) Sédan Germania 1 settembre (7)
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3d 32,000 28,490
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~l) Non sono comp1·esi i 6 batt.iglioni de la 5a. brigata ba va rese perché non eobero 10 a. - 5 p. (2}? 1 aziono nella battaglia. (2) Non si hanno dati. 19,G (3) Non si tenne conto che della forza 16,5 J21/i • 8 effettivamente impegnata, oper la Francia } di solo cinque divisioni. 121/2 - 8 1 (4) Erano disponibili204baUaglioni, ossia 4 p. - g p 14,4 21,11 180,000 uomini. (5) Non si tien calcolo della divisione 1 Picard e za brigata volteggiatori. 1 4 p. - op. (6) Dallo 2 alle 4 vi fu intert·uzione nel lo a. - 10 p. 21,8 21,9 fooco della fanteria. - Erano50 battaglioni disponibili sul campo. 1&a, - 10 p 1 1 (7) Sul campo erano 151 battaglioni, ma non fur&no impegnati che 93.
266 10 a. - 5 p. 1114 lV,2
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Osservazioni
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SUL FUOCO 01 FUCILERIA 305 Grado di approssima:tione degli elementi della tabella riepi"logativa. - Anzitutto gioverà spendere qualche parola per constatare il grado di esattezza che si può annettere ai risultati da me riepilogati nel precedente quadro. Ed invero confrontando le cifre daLe dal Ploennies per la campagna del 1866, secondo le quali si ebbe un colpito sovra 67 cartuc<.:ie consumate in Boemia, ed 1 sovra H 1 al Meno, qualcuno scorgendo che di fronte a siffatti numeri nel mio quadro riepilogativo si oscilla fra 1H- e 279 cartuccie per ogni colpito (ambedue risultali dell'arma peggiore) potrebbe forse ritenerli esagerati. Ma oltrechè al metodo analitico tenuto da me nel rintracci are tali numeri, e che credo più razionale di quello di Ploennies di ragionare sul totale di una campagna con numeri astratti, devesi por mente che nel 4'866 ì Prussiani andavano al fuoco sicuri della superiorità del retrocarica di fronte all'avancarica, e che il loro sistema di fuoco consistè nello attendere il nemico da fermo alle piccole distanze ed a queste fulminarlo cal fuoco accelerato. Nella campagna del 1870 invece le condizioni erano ben diverse ed i Tedeschi dovettero il più delle volte indursi al fuoco da ti ratori appena che la portata del fucile ad ago lo permettesse. Se si considera poi il consumo ammesso per ambe le parti, e si osserva che fu tenuto conto della diminuzione della forza che fece fuoco in confronto di quella che risultava presente, io sono convinto che i dati da me trovati non possono ritenersi esagerati e che anzi sono non lontani dal vero. Certo che cadrebbe in errore colui che volesse prendere l'efficacia del fuoco di fucileria in un senso troppo assoluto, ma per le deduzioni che andrò aggiungendo alle già precedentemente
306
NOTE
fatte, io sono persuaso si possano accettare con fiducia di avvicinarsi alla verità i numeri da me ricavati. Il_ consumo medio di dieci colpi all'ora, sul quale ebbi a regolarmi, fu da me assunto su lla base delle ore di fuoco dopo cui la relazione accennava alla manc~nza di. cartucce, ben inteso però quando il riparto sia stato impegna to i_n modo normale. r.osl ad esempio, a Mars~la-Tour per il 2° e pei fucilieri dell' 8° i qua li furono ·1mpegnat1 regolarmente nel Bois de St. Arn ould, dove le truppe non erano portate ad un consumo {)'rande di munizioni perchè riparate e con berséJO'li limi~ati , la o . re Iaz ,?n~ accenna a man canza di munizioni dopo sei ore dt !uo~o. ~~lla .base de lla dotazione di 80 co lpi e detraendo I fer1t1, si avrebbe una media ordinaria di 12 a ~ 3 c~l~ i all'?ra . È bensì vero che vi hanno par.ec~h, cast in cui dopo due o tre ore ba ttagli oni inlten avevano esaurito le munizioni, come fu a Marsla-Tour del ballaglione fucilieri del ,12° e del 3° cacciatori della 5" divisione, oonchò del ·1° !battaglione del 78° (X corpo) ecc .; ma parmi che un a media di 4(} colpi all'ora pel Dreyse, possa a0cettarsi come modem la. V~lore da attribuirs{ agli elementi delle varie tabelle . ~1c~om_e non vorrei elle le tabelle portassero a deduz1orn dive rse da quelle in base a cui furono ricavate, credo bene prima di procedere oltre di stabilire in qual senso vadano prese. Qualun que sia il sistema che si voglia tenere pel com~uto d~lle munizioni è d'uopo dare una larga parte alle 1potes1. E ciò ben c1nco quando si potesse con tutta esattezza desumere il consumo totale delle cartuccie ~~gli elementi ricavati col riscon tro presso i superst1t1 dopo la battaglia e delle distribuzioni che vennero loro falle durante il fuoco. Ma nell'esame dei fo tti e nel ragiona.re su di essi non
SUL FUOCO DI FUCILERIA
307
conviene fare come alcun i i quali prendendo il consumo di tutta una campagna o ballaglia, e confron- . tandolo coi feriti , vengono a conchiudere che il retrocarica non ha migliorato l'efficacia del fu oco, anzi quasi cred ono al suo peggiorame nto; e nemm eno vuolsi per contro fare come altri che prendendo un singolo atto di un'azione, ed applicandolo ali' eflìcacia in genere, vengono a conclu sioni di troppo esagerate. A mio avviso è indubitato che il fucile a tiro celere non può aver migliorato molto il Liro nel senso relativo del cousumo di muui zioni, anzi quasi propenderei ad asserire che per il fucile riga to e per quello a retrocari ca so llo il rispe tto del consumo di munizioni, l'effìcacia relativa sia pressoché eguale. E ciò perchè la possibilità di accelerare il tiro porta con sè inevitabilmente uno sp reco di munizioni anche alle distanze ehe richiederebbero l' uso dell'alzo, ed alle quali'. qualunque sia (l fucile che si adopera l'efficacia è p1·essochè egucile. '-E-questo spreco ha la su a ragione nell'istinto della conservazione, il qua le si può combattere, paralizzare in parte, ma non mai eliminare completamente. Bensì il retrocarica ha un valore speciale, dove l'alzo non ha azione; ed in questo senso è evidente ch•J il retrocarica ha. portato una. rivoluzione nell'ordine di combattimento. Jnfalli alle distanze nelle quali basta spiana re l'arma per avere qualche probabilità di colpire, di fronte alla celerità di tiro del retrocarica, nessun ri pa rlo potrebbe senza pericolo di estermi oio avanzarsi chiuso prima che il nemico contro cui proced e sia stato scosso. Si è sotto questo speciale aspello che sì debbo no e si possono am mettere i dati da me raccol ti s ull'efficacia reale del fuoco di fucileria . Essi devono cioè esaminarsi col prestabilito convincimento che il retrocarica
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NOTE
.porla. con sè un'esagera zione inevitabile nel con sum o ,d.i ~unizio~i, che bis_ogna combattere col portare possibilmente 11 fuoco d1 masse a distanze in cui la ce.lerità di tiro possa realmente venire sfruttata. Le colonn e di compagnia non erano necessarie di front~ al fu cile. ad avancarica. - Ln compagnia non era riparto t;:itt1co prima del 1866 . . Non ~ nega ndo a priori il valore al retrocarica che s1 può mdaga '.'e quali migliori risultati nel fuoco si po.tr_ebbero raggiungere ; ma afl' opposto devesi cercare d1 stabili re l'entità dei risultati ottenuti col retrocarica st.esso,. e~itan~o che, co l dare troppo valore al fuoco ,d, fucileria, s1 venga a dimenticare che questo non è se non uno dei fatto1·i per la vittoria; non è cioè se no~ un mezzo per por.tarsi sul nemico, e non deve mai. degenerare in uno scopo di com battimento. Ciò posto, cercherò di riassumere brevemente le de.du~ioni che l'~sa?1e delle ?attagli~ consid~rn te può sug·ge11re, deduz1 on1 che col11mano m massim a con quelle falle nello studio precedente. Sistemi ~dottati nell'uso del ret1·ocarica dalle parti combatten tt. - Cominciando dall'osse rvare il sistema te~uto ~a ambe le parti nel valersi del prop rio fucile , no, vediamo che ciascuna di esse ada ttò la tatt ica di combattimento principalmente alle qualità balisti che dell'arma propria. La Francia fo ndandosi sui vantaggi dello Chassepot su l , D~·eyse tanto nella portata come nell a ce lerità , esagero 1( valore del fuoco di fucileria, e qunsi direi clrn scamb1a nò olo da mezzo in iscopo di combattimen to non tr. nne con to delle qualità morali del prop rio sol~ dato e ne sfruttò eccessivamente, e direi quasi esclusivamente, !a portata e la celerità. Da questo ne venne che le truppe impegnate man mano ed a masse appena che il nemico era in vista,
SUL F UOCO DI FUCILERIA
30r.·
quando giungeva il momento della crisi, già stanche e spossate dal lungo fuoco, non presentavano più quella· solidità di cu i sarebbero state capaci, e sopratutto non permettevano che si potesse richiedere ad esse un'offensiva a tempo opportuno . È noto che il principio a· cui si di sse dover mod ellarsi il fuoco di fucil eria francese era quello di coprire con una massa di proiettili la zona occupata dal nemico dalla quale questi· per la mino r po rta la del suo retrocarica non era in g rado di rispondere. - Con ciò si lusingavan o i Francesi di porlo nell'impossibilità di avanzare. Un tal principio ebuc ormai fa sua condanna da,i folti . Così a Sravelotte il fuoco comincialo a distanza di poco inferio-re ai 2000 metri con tro la 1 a e la 4" brigata della guard ia prussiana diede risultati enormi . Ma con quale vantaggio per l'andam ento dell a battaglia ? Leperdite inflitte alla guardia, impegna tasi anzi tempo, la obbligano bensì a fermarsi; ma la linea fran cese, forse adescata dalla impunità con cui poteva colpi re, non ricava alcun frullo dalle ingenti perd ite dell'avversario ed anzichè procedere al contrattacco seguita a fa r fu oco, e perde così to talmente il frutto ottenuto (1). Il sistema generale adunque seguilo da' Francesi porta co n facilità ad un'esagerazion e del valore del fuoco, e lo scambia da mezzo onde avvicinare il nemico, in uno scopo d'azione. Dalla pa rte tedesca invece riconoscendosiil valore dello Chassepol, si trascu ran o affatto le grandi dislanze, anche quando il fuci le avreb be potuto dare qualche risultato, si lasciano queste esclusivamente all'artigli eria adope(~) Quando infatti si confronti il risultato ottenuto dall'ala destra francese non si può a meno di rilevare che esso non corrispose a!le perdite innitte dal fucile.
3 10
SUL FUOCO DI FUClLERJA
NOTE
randola n masse e mantenendola nella più intima connessione coi còmpiti della fa.nte1·ia (p . 831 ). Fattori balistici del fucile . - Dal fo tto confron to di questi ~i~temi, e dall 'effica cia reale avuta per ambed ue 1 fuc11I, la campagna del 1870 dimostra chiaramente che le qualità balistiche di un fucil e non hanno quell'i mportan za esagerala che da ta luno, in seguito alla campagna del 66, loro era stata attribuita, e che in ocrni 0 caso le qualità tauiche della fanteria hanno valore, se no~ ~r_evalente,. nlm eno 1ale da bilanciare i vun taggi ba l1s11 c1 che puo avere l'nrma dell'avversa ri o. Se adunque è una necessità morale il mantenersi a livello cle)l~ nazion i megl io armnte, non vuolsi per alt ro annellerv1 importanza assoluta e 1ale da trascurare un elemento molto, se uon più, rilevan te, qual è quello della conoscenza e pratica non che della fid ucia nella propri a arma. . E questa conoscenza e fiducia non si potrà al cerio n _tene~e assoluta se non se dopo un non breve periodo di a nni , quando cioè l'arma sia entrata nel le abitudini del paese. L'esllme sintetico del fuoco di fucileria nel 11870 dà Ja convin zione ell e sa rebbe un errore quello di voler per l'.a.rn:iamen~o dell a fanteria di una gran potenza tenersi a par, passo coi successivi miglioramenti, di cui qualunque fuc il e il più perfez ionalo è suscettibil e q uan do queste migli ori e porLasscro la necessità di rno'dificazi oni essenziali nel maneggio ed uso dell'arma s tessa . Per poco ch e uno co nsideri quan ta mole di cartucce e di arm i porti con sè l'armam ento della fanteria, si vorrà persuacle1·e che l'ufficiale cli fanteria deve anzitutto mirare a lra r profitt o da tutte le qualità bali sti che del fuc ile in uso . Ogni sua cu ra deve tendere ad aumen tarne il prestigio pel soldato. Tu tte le disc nssioni quindi
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che ponno porre in dubb io la superioriti'i del fuc ile riescono esiziali quando fa tte in presenza del soldato . Le qualità balistiche per allro che la campagna del 18'70 ùirn ostrerebbe come le più vantaggiose , sono la radenza del la traiettoria e la celerità. La po rtata è natu ralmen te connessa colla radenza, ma ha un valore in gr.an parte anche mo.ra ie. Intuitivamente si comp rende come poch issimi ed eccezionali debbuno essere i casi nei qnali le condizioni topografiche dei luoghi o~e si comba lle, e la ubicazione delle parti combatten ti siano tali da permettere che si possa con fruLLo a distanze di oltre un chilometro mirare e colpire . Si è per questa ragu:>ne che debbesi vede re ucll 'alzo graduato a distanza di 1800"', come quello del fucile francese, sollaolo un valoM morale sull'immnginazione della truppa, il quale di nor ma conviene r imanga tale, e non sia sfruttato . Per vero l'esperienza del 1870 no n conduce a provare il vontaggio di tiri a distanza di '.:lOOOm, ed il fa tto dell' alzo ora adottato dalla Franc ia, forse non trova la sua spieg:n.ione ehe nel pri ncipi o di vo ler fa r persuaso il proprio soldato della superiorità assoluta del fu cile che gli si dà . Od accennerebbe fors e all o scopo di trasporlare al Cuc ile il presti gio misterioso. orma i sfatato delle mitragliatrici? Conviene rilevare che qualunque fuoco porta con sè un logo ram ento morate· e fisico in chi lo esegu isce,_ e tanto maggiore quanto più l'avversario mostra rli -t,,rascurare le perdite che gli vengono per tal mezzo infiill e. La celerità del fuoco è inLieramcn te connessa colla radenza della traieUoria, non potendosi questa sfruttare co n effetto utile nel suo senso il più largo , se non quando si possn fa re nstrazione dall'alzo . Ma il consumo enorme di cartucce a cui tnle cPlerità per se
NOTE
stessa trascina le truppe, è tale da rendere prematura l'adozione di un fucile a ripetizione per la massa della fanteria (1). L'esempio datoci dalla Germania coll'adozione del Mauser a caricamento successivo, ci porla sempre più a tale conclusione; e se una potenza che a buon dìritto potrebbe avere tutta la fiducia nella calma delle ~ue truppe, viene a tale conclusione, conviene dire che realmente il fucile a ripetizione trae seco pericoli per ora non ancora vin.ti . Altro si é l' enunciare un principio. ed altro l' imprimerlo nelle masse. L'istruzione e l'educazione delle truppe paralizzerà in parlé bensì il pericolo di esaurimento delle cartucce, ma non lo potrà mai eliminare. Si è per questo che forse il dover caricare di volta in volta può essere vantaggioso al soldato nel senso di un avvertimento continuo che lo faccia riflettere, avvertimento questo che non può non subire all'opposto di quanto può avvenire della parola di chi comanda. Dalla campagna ultima parmi possa esperimentalmente dedursi che dati due fucili di eguali qualità balistiche, come sono ad un dipresso i fucili attuali delle grandi potenze, avrà il vantaggio la parte che avrà saputo subire senza sgomento le perdite che si ponno infliggere da lontano; ossia quella che avrà truppe tali, da poter trascurare il fuoco a massa al di là del tiro senz'alzo. Sarà ben diffici le di mantenere una forza di coesione e di persislenza nel fuoco accelerato a brevi distanze, quando la forza morale di queste trup·pe fu sfruttata: 1
(,t) Se si riflette che generalmente provale il principio di portare sul teatro della guerra enormi masse di fanteria, è chiaro che peF esigenze fionnziarie queste in pace non avranno avuta che una istruzione media di circa due anni: non giova quindi farsi illusi~ne sulla possibilità di limitare la celerità solo ai casi essenziali.
SUL FUOCO DI FUCILERIA
3,13
precedentemente nel fuoco a massa a distanze _superjori. E tutte le battaglie esaminate conducono a mio ~vv1so _a questa conclusione. Come esempio: fra i_ molti appltcabili al caso, pnrmi si possa additare 11 fatto della resistenza opposta all'ultimo momento dal corpo Canrobert a S.t Privat, la quale fu certo i nferiore a quella che poteva attendersi da truppe così ben disposte pel loro fuoco. Le perdite che si infliggono col fuoco di fucileria a grandi distanze non hanno c~e '.Hl valo~·e moral_e molto )imitato a petto di quelle mfl1tte a piccola distanza. Perchè le perdite abbiano un'azione vera ed efficace per ambe le parti, bisogna pure che si p_ossano co~statare all'atto stesso del fuoco dai combattent1. Senza di questo principio non si potrebbe spiegare 1:eccezi~na!~ tenacità degli Americani nelle loro battaglie, che 1~ piu dell~ Yolte furono interrotte dalla notte con perdite che s1 elevavano da ambe le parti al quarto della forza, senza che si accennasse da alcuna di esse alla ritirata. Quelle battagt"ie infatti, co~battute !ra ~oschi, riusciv~no sanguinosissi1r1e, ma di poco effeuo morale, perc~e le perdite non erano visibili. - Eppure non è a dire certo che le truppe avessero qualità superiori di discip~ in~ nè di istruzione ( li fuoco di fucileria a. grand i di~ stanze a.dunque esaur:sce chi lo usa, senza. vantaggi morali corrispondenti ; e perciò deve esse re ~<lottato solo in via eccezionale. La forza. morale del fuoc~ d'arLiglieria sta appunto i_n gran_ parte n~,l genere dt ferite che infligge e che tmpress1ona al prn alto grado il soldato. Le campagne avvenire, in una parola, essendo ora1\ ) .
(·1) Vedasi a questo proposito la memoria del generale Shermn,nn, di cui abbiamo un pregevolissimo riassunto nella Revue de Dcux Jiondes. - ~· aprile rn76. ANNO XXI, VOL. IV.
3H, NOTE mai quasi ristabilito l'equilibrio nell'armamento delle parli combaUE>nti, porteranno a mio parere una reazi·one contro l'abuso del fuoco di fuci leria, e ridaranno a tale fuoco il suo valore renle, quello cioè di uno dei fattO?·i impo1·tanti per la vittoria. La po rtata non verrà sfruttata che dai tiratori, e la celerità lo sarà alle pict:ole distanze, come impongono appunto le quali tà balistiche del retrocarica. Fattm·i tattici. - Differenza essenziale sul modo di portare le truppe al fuoco da parte francese e tedesca fu quella che risulLava dal modo stesso con cui esse giungevano sul campo di battaglia . Da parte frnncese a Worth, a Spicheren, a Vionville, a M:ars la Tour, a Gravelotlc e a Sédan le truppe erano pressochè sul posto di co mbattimento od ebbero pochi cb ilometri a fare per giu ngervi. Esse quindi vennero fin dal principio impiegate su grande sca la per dare uno svilllppo di fuoco che rispondesse al concetto franc ese del fuoco di fucileria. Dove lt~ forze lo permettevano, come a Vion ville, le truppe di prima linea vennero alternativamente cambiate con quelle di seconda . - Da tal sistema scaturì il danno, che quando tratt.nvnsi di riprendere l'offensiva, scopo unico secondo -cui si deve accettare il fuoco di focilerin, non si avevnno truppe abbastanza fresche nè cornpalle per darvi sfogo. Vediamo infatti che la relazione, a Vionvi lle e Grn velolte specialmente, rileva più volte il carattere insnfilciente ed illusorio dei con traltaccbi parzial i tentati a più r iprese dai Francesi , ma dovuti in gran parte all'inizinLiva di capi subalterni, e perciò mancanti del necessario rinca lzo . Dalla parte opposi.a invece il giungere successivo delle truppe al fuoco, chiamatevi generalmente dal cannone, risponde egregiamente al carattere del fuoco di fuci-
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:leria, che vuole sia sfruttato nel senso di un logor~mento successivo della parte avversariil., fino a che srn •· .giunto a tal pu nto da poter passare all'ultima crisi. È per altro a soggiungere come tanto a Gravelotte che a Beaumont e Sédan, la decisione tattica (p. ·1163) è in certo modo preparata dalle cond·izioni strategiche nelle quali i due eserciti vengono allP- prese. I baLtao·lioni tedeschi dalla distanza da '1000 a 4500 metri dal nem ico cominciavnno a passare all'ordine -di colonne di compagnia. - Generalmente giunte nella zona efficace del Chassepot, le compagnie d'ala, precedute dai tiratori, si avanzavano finchè a poco a poco queste due linee venivano a confondersi.-Ilaro ~ il caso di trovare battaglioni i quali dopo mezz'ora dt fuoco, non siano stati tutti sciolLi in ordine spai·so, meno una che a poco a poco seguivano 0 due compao-nie al 'più , _ esse · pure l'a~razione della linea di fuoco, e venivano .a confondersi e frammischiarsi con essa: In t~tt~ le b~ttaalie esam inate, la fante ria tedesca SL batte in orclme .sp~·rso, ·quasi. sempre (pag. 1'165) . Le co lonne ?1 c~mpagnia si sciolsero il più delle volle a[atto in linee ili tirato1·i· appena entrate net combattimento . .-- Le 1
.truppe clella schiera seguente si veggo~o presto_ ind_otte a far lo stesso, ·e nel corso della pugna si frammischiano .alla prima linea. . 1lfo i pericoli 1nnegabil·i cli tal moclo di combattere ,(p. ,1·165) sono largamente compensati dall'esemplare disciplina e devozione dei soldati, ~ dall'_av:edutezza ed operoso spirito di sacrificio degh uffic1~l1. Poss iamo noi accetlare senz'altro tale sistema non solo ma .educare le truppe al frammi·schiamento? Francam~nte io non lo credo. E valga il vero: Non vediamo mai nella relazione stessa traseorrere una battaglia, senza che si accenni al bisogno di 1·iordinare le sciolte
.unità tatt~che, a cui si pon mano appena che le con-
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NOTE
dizioni del combattùnento lo perniettono. E si accenna pure ripetuLamen te alla impossibilità di disporre una regolare alimentazione del fuoco, ap punto in causa di sifalto frammischiamento. Ora fra il tollera1·e un male inevitabile, e porvi riparo appena lo si possa, e l'accettarlo senz'altro, senza cercare di sortirne al più presto, parrni corra differenza rilevante. Il f1·ammi'schiamento va tollerato, ma non amm esso; cioè devesi ovviarvi appena ri esca possibile. Per ciò ?llenere, non vi hanno che mezzi morali; bisogna che 11 soldato senta un'attrazion e pel proprio corpo. Quest'attr~zi one non è data che dal lo spirito di corpo, che si SVIiuppa nella storia dei fatti an tecedenti, o colla gran cura dell'uliìciale pel proprio soldato . La disciplin a sola. può in parte supplire alla deficienza di rali mezz i non eh~ il sentimento elevato dei dove1·e nei quad ri. La relazione tedesca (p . 832) dice a questo riguardo come cmzi·tutto importi ai· capi non lasciarsi sfuggire cli mano anche in quella di/ficottà la condotta clel combattimento ed alle frupp e 1·imettersi di pe1· se stesse più presto che sia possibile sotto ai loro capi e nei loro vincoli tattici. Ecco in qual senso è inteso il framrni schiamento. E per evitare, per quanto possib ile, i pe1·icoli' del frammischia.mento, noi ved iamo che i Tedesch i, oltre all'accorrere successivo delle truppe sul campo di battaglia portato dalle circostanze, ciò che sempli ficava di molto l'alimentazione successiva della linea di fuo co ren dendola, direi, forzata, usavano pur sempre di essere molto parchi nell'impiegare le loro ultime riserve . Mentre da parte francese si ammelleva eziandio l'a!Lernarsi delle tru ppe sulla li nea di fuo co, da parte tedesca si usava in vece generalmente di lasciare che si esaurisse quasi totalmente la truppa impiegata al fuoco, rincalzandola. solo quando era necessario, e ritirando qualche
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riparto quando rid otto allo stremo di fo1·ze o di munizioni. È un fatto innegabile che lo spirito di cameratismo, il sentimento dell'amor proprio, porta immancabilm ente la truppa di sostegno ad unirsi in breve tempo alla linea di fuoco, e contro tale sentim en to è inu tile il lottare. È quind i necessario che le truppe che si vogliono riservare per la riscossa, o per l'atto risolu tivo, siano ten ute a distanza tale dal luogo del coru battirriento da impedire loro di prende re part e al fuoco. Generalm en te trovi amo queste riserve a distanza di 1000 a '11:iOO metri dietro la propria linea di fuoco. E parm i dimostrato dai fatti, mo llo più co nveni ente valersi largamente dell a linea di fuoco impiegata al principio, ri :;ervand osi a tenerla di riserva poi in alteo giorno, come pratica.vasi dai Tedeschi, per eq uil ibrare cosl le perdite fra co rpo e corpo, che non impegnare alternativamen te tulle le truppe, come pare abbiano praticalo i Francesi, special mente a Vionvi lle. E conviene pure aggiungere che il sistema usato dai Tedeschi dovea ri spondere ad un senti men to di convenienza tattica, gincchè col loro modo di reclu tam ento avrebbero dovuLo per giustizia alternare le truppe alla lin ea di fuoco per riparLire le perdite sulle varie provincie. Il nostro regolamen to d'ordine sparso, parmi segni un miglioramento per evitare, per quan to si può, questo dannoso frammisch iamcnto. InfatLi esso vuole in sostanza la riduzione della formazione su due righe ad un a sola. Per lo meno non sarà impossibile d'esigere che le squadre non si frammisch ino subito fra lorn, ed i soldati non si sottraggano ai superiori loro diretti. La linea di fuoco non ragiona; obbedisce all'istinto della propria conservazione, ed è quindi inconsapevolmente attratta dal fuoco nemico. Le truppe d'ac-
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colta o di riserva sole sono suscettibili di direzionee di sforzi, che rispondano ad un concetto speciale,.. fatta astrazione dal fuoco nemico. Varie specie di fuochi. - Le specie di fuochi usate, da ambe le parti nelle battaglie esaminate, furono già specificote in antecedenza, e si ponno riassumere come segue: Ftwco accele1·ato. - Questo fuoco è il prevalente: con esso si prepara-no gl i auacchi, si respingono i contraltacchi; adempie insomma generalmente alle funzioni già devolute alla baionetta. Dove tale fuoco fu esclusivamente impiegato,, e sempL'e con pieno successo, si fu contro la cavalleria. In tutto questo periodo di campagna, non si t1·ova un caso solo in cui la fantèria abbia pr.eso formazione speciale contro la cavalleria. Ho avuto cura di rilevare in ogni battaglia questo· fatto, ed ora .non mi rimane se non a con chiudere che: la pratioa di questa campagna dimostra indiscutibile· la regola che la fanter ia di fronte alla cava ll éria si spiega, se ha tempo, od in caso diverso l'accoglie nella formazio ne in cui si trovo . È necessario l'inculcare nel soldato la massima che nulla importa se la cavalleria non è arrestata totalmen te dal fuoco. Le truppe scaglionate indietro compiranno l'opera del fuoco accelerato . Le cariche intraprese dai Francesi a masse, tanto a Worlh come a Vionville, Beaumont e Cazal, parmi comprovino pienamente la veritàdi tale principio.In nessuna di esse, le truppe che ricevellero il primo urlo arrestarono totalmente la carica cli cavalleria, ma questa, fu poi completamente distrutta dalle truppe retrostanti. È molto più utile pel mo1:ale del soldato l'accettare· questo principio, che non l'abìtuado al quadratq che non risponde più i~ alcun modo al vantoggio offerto, dal tiro celere.
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A Vionville vediamo bensì la brigata Bredow che giunge fino ai pezzi francesi, e vi porta lo scompiglio. Ma e chei Non sarebbe forse avvenuto la stessa cosa se si fossero formati i quadrati'? È molto più utile il sagrificare qualche soldato, e sfruttare per quanto si p~ò il vantago-io del fuci le celere, accrescendone la fiduc ia nel solda~o. Se non erro il difendersi coi quadrati dalla cavalleria, è più quistion e di :~mor prop:io che non dì. utilità. Lasciamo pure che s1 possa dire che qualche squadt·ooe attraverso la prnpria linea di fooco; ben pochi degli attori potronno vontarse_ne. . ·Io quindi alla difesa contro la cavall~r1~ darei com~ obbligo: cli porsi nelle condizio_ni migliori 1~er valersi clel tiro celm·e e non indursi ad alct1,n movimento che possa accresce1·e la confi1,sione cotanto facile in tali /r,angenti. A questa massima si adattarono sempre 1 redeschi (p. 116,l.), e i fatti rilevati in antecedenza ne comprovano l'utilità ind iscutibile. . . . Fuoco a salve. - Credo superfluo il r1pelere 1 casi in cui ~i fece uso di questo fuoco essendone gi~, stat~ fatta paro!,a quando se ne presentò l' opporturn ta. ~h basta il dire che la cJmpagna del ·1870 porge esempio dell'utilità di questo faoco come mez:o di dis~iplinamento, e specialmente per mantenersi padrom delle proprie truppe. Come inseguimento p~re è mezzo i:1olto opportuno, tanto più che con esso s1 co~set'va _1~ co_mando sulle truppe e si lin:ilta lo spreco d1 mumziom. Nella maggior parte dei casi una scarica a comando segna il principio del fuo~o accelerat~ contro la. ca~ valleria. Naturalmente però non è rna1 parola ne d1 fuochi obliqui, nè di fuo~hi cli r i:gci, di cui non vi ha esempio alc1.1,no nella relazione. , . . Il fuoco a salve ed a comando e qmnd1 a raccomn ndarsi ogni qual volta le condizioni della truppa Io perm ettano . Contro covalleria giova usarlo; ed è pos-
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sibile solo per la prima scarica come principio del fuoco a volon Là od accelerato.
Efficacia del fuoco per sottostare alle mino?'i perdite possibili. - Nel primo mio studio io accennava già aìla teoria la più accettata, quella cioè del Tellembach, riguardante la ripartizione dei colpi di fucileria per zone. La campagna del 11870 offre frequenti prove di fatto che dalla distanza di 500 metri allo indietro dei propri tiratori, e procedendo indietrn sino a . 1500 e 2000 metri, si può dire che la zona non rimane battuta dai colpi casuali. Mi basterà, fra i tanti esempi che potrei accennare, questi due : Alla battaglia di Colombey Nouilly la 4a brigata (2" divisione)., ebbe 10 feriti nèl 1° - e 2° battaglione del 15° reggimento, malgrado che i colpi sorvolati alla linea di fuoco avrebbero potuto infliggere maggiori perdite, essendosi essa trovata fra i 1500 e 2000 metri dietro la propria linea di fuoco. A Sédan la 20• brigata marcia va quale riserva dietro la propria linea di fuoco, ed ebbe in tutto 1 ufficiale e 4 gregari feriti . Della 47a brigata pure, il 58° e il 2° battaglione del 59° che erano di riserva, ma immediatamente di1~tro la linea di fuoco , non ebbero perdite. Da questi esempi e da tanti altri consimili offertici dalla campagna del 11870, parrebbe doversi inferire che le perdile essenzialmente dipendono dallo spessore della sofa linea di. fuoco, e che i colpi che a questa linea sorvolano, mentre vanno a perdersi al limiLe della gettata del fucile, non devono però essere in quantità tanto grande quanto forse si crede. Le riserve quindi o le truppe d'accolla collocate alla distanza da 500 a 1000 metri dietro i propri tiratori, si ponno dire pressochè al sicuro dai colpi carnali. Se si osserva poi che a della distanza una piccola ondu-
321 lazione del terreno basta per nascondere alla vista, si ,potrà concludere ch e tal distanza è per avventura quella più convenien te per le truppe d'accolla o di riscossa. Munizionamento (1). - Molte furono le opinioni sul munizionam ento necessario alla truppa quale dotazione cli battaglia. La campagna del if 870 offre da parte tedesca frequenti esempi di esaurimen ti delle cartucce, e questi furono tutti rilevati negli specchi del consumo di munizioni. - Ma dall'insieme delle cose, pare potersi arguire che un munizionamenfo da 90 a 100 cartucce sia generalmente sufficiente ai bisogni di una battaglia. È bensì vero che potranno occorrere ciò non ostante casi frequenti di esaurimento di cartucce; ma per togliern questi non vi sarebbe dotazione sufficiente. Il tiro celere. si presta troppo allo sp1·eco, e non credo sia conveniente l'animarlo, direi, col dare una dotazione SUL FUOCO DI FUCILERIA
( ~) Vi sarebbe un sistema che crederei meritevole di studio per rifornire le munizioni. Dare cioè a ciascun ufficiale o capo plotone due soldati porta-munizioni, i quali anzichè il proprio zaino portassero cartucce pel plotone e non si seostHsero mai dal capo plotone. Un pacco pesa chil. ~8,250; quindi scegliendo uomini dei più robusti si potrebbe dar loro uno zaino con due pacchi, ossia ogni capo plotone avrebbe quattro pacchi di munizioni di riserva a sua disposizione, e quindi 3~ cartucce di rifornimento per individuo. E quando si volesse ridurre ad un pacco si avrebbero pur sempre 16 cartucce di riserva. Ogni capo plotone deve sempre avere qualche uomo a disposizione ed uno o due di questi potrebbero essere i 7101·ta--munizione, se pure non si crede di lasciarli esclusivamente al comandante di compagnia. Questo sistema mi parrebbe opportuno specialmente per le compagnie alpine le quali poi luoghi a cui generalmente devono essere destinate non possono far calcolo assoluto che su quanto hanno seco e nepp•1ro sulla possibilità di avere bestie da soma con sè. Gran parte .del Friuli per esempio usa lo donne per tal servizio e non vi si conosce la bestia da soma. Così è per la valle di Resia e specialmente poi bacino interno delle Zelline privo affatto di strade. Una donna porta un carico medio di 40 a 50 chilogrammi.
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eccessiva. A questo modo si potrò. anche porre un argine al fuoco non motùJato a grande distanza. A Mars-la-Tour sono ripetutamente accennate batterie che esaurirono le munizion i ed anda rono a rifornirsi clul'ante la batLaglia per ritornare poi al fuo co. A Gravelotte i cart·i di prima linea avenclo seguito cla p1·esso le batierie (rag. 673), ect anche quelli cli seconcla essendosi: te1rnti alla mano a conveniente clistanza, non vi fii in alcuna batte1·ia rnanccm:za di munizimii quanto clurò quella lunga lotta. Non vi ha caso in cui la relazione accenni ad eguale rifornim ento per parte della fanteria. Ma devesi pure osservare che le batterie esauri scono la propria munizione soltan to, mentre la fanteria ha sempre i feriti e morti durante l'azione, dai quali si possono togliere le munizioni rimaste . E questo pa rmi sia l'uni co mezzo prn.tico che non manche rò. mai di ri forn ire il munizionamento della fan teria. Anzi troYerei mo!to utile che se ne facesse cenno nel regolamento. Nella confusione inevitabile d'un a bauaglia, non è ma le che vi siano prescrizioni regolamentari, le qual i ri cordate <lall'uff1cia l0, a tempo opportuno, possono paralizzare in parte le conseguenze dell'esaurimen to di cartucce. E siffatto rifornimenlo deve ora tanto più riuscire semplificato da lla cartuccia metalliea che si presta ad essere riposta in qualunque scarsel la. uno dei motivi per cui si dà un mun izionamento limitato al soldato, è quello del carico che non può oltrepassa re certi lim iti; ma su l campo di battagli a si potrebbe anche oltrepassarlo col porl'e come prescriziooe regolamentare che a qualunque ferito o morto debbano essere tolte le cartucce. Il rifornim ento quind i delle cartucce snl cam po può essere fallo, salvo casi eccezionali, alle slesse frazioni esposte al fuoco, dai propri uomini posti fuori comballimenlo. Tl caso il più rileva nte di esaurimento di cartucce
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indicato dalla relazione e che non saprei spiegare se non ritenendo che la dotazione non fosse co mpleta, è quello dato a Beaumont dal ·1° ballaglione del 113° reg1 gimento bavarese. Esso cominciò il fuoco _alle ore 2 / . circa ed alle 3 ore dovette essere camb10.to perch è esaurite le munizioni l. .... (pag. 953). Oltre a tal caso di esaurimento, ve ne hanno parecchi altri accennati nelle varie ballaglie, i quali conducono a ~·itenere molto clnbbio il vantaggio di un alzo graduato a 1 snom. Quando un fuoc~ a tale _distanza non fosse limitato a casi eccezional i, e specialmente con tro le artiglierie, qualunque dotazione di cartucce riuscirebbe insufficiente . Lo zaino non fu mai deposto dalle truppe, per quanto risul ta fuori che a Spicheren da parte di due battarrlioni,' a Gravelotte da un battaglione, ed a Sédan dal 05° e ,t'.z 0 cacciatori sassoni, i quali dimenticarono le cartucce nello zain o e rimase ro con quelle sole della giberna. Le conseguenze furono già precedentemente accennate. Nè è a credere che tale inconvenienle sia difficile a ri prodursi. È però bene il rilevarlo appunto per· le eonseO'uenze che può avere . Giu~lo al fine chiuderò queste mie parole con quelle . . . che leggonsi nella relar.iooe (p. 832): « Io parecch i casi fu palese per la fanteria il vantaggio di poter tirare a distanze molto grandi ; m_a d_'altr~ conto videsi allresi, segnatamente nelle fazi~n 1 d1fens~ve che ebbe a sostenere in seO'uito la fantena, come 11 massimo effetto della moscl1elleri11 s'abbia dalle brevi distanze, e come soltanto una bene approfondita istruzione possa dare quella sicurezz~ di tiro che vale a respingere ogni attacco front()le rn rasa campagna »..
!
F1L1rro Forno
.llaggiore di fanteria.
..
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NOTE
Altezza della trajetloria del fucile 1870 l'icavata dall'altezza d'alzo e m isurata dalla linea di mira
APPENDICE ·Sistema pratico per combattere lo spreco di munizioni.
Il bisogno di estendere il più che si può alle masse la convinzione della necessità di limitare il fuoco alle -distanze piccole e di evitare lo spreco di munizioni, mi -s pinge ad accennare ad un mezzo da me praticato da qualche anno . Esso consiste nel far toccare con mano .alla bassa forza l'influenza degli spazi battuti alle distanze fra 100 e 600 metri. Non pretendo certo di presentare un'invenzione; accenno solo ad un metodo pratico che fra tanti panni meriti per lo meno di essere provato, e non imporla che una spesa minima. Si prendono sette aste segnate coi numeri O, 1, 2, :3, 4, 5, 6 che corrispondono precisamente alle distanze .a cui vanno collocate, ossia: quella O al punto di partenza, e le altre sei successivamente a 100, 200, 300, 400, fiOO, 600 metri dall'asta prima. Su tutte queste aste prati cansi due strisci e, una a ;om, 90 e ad 1m,80 d'altezza, che corrispondono, la prima .all'altezza supposta della linea di mira, e la seconda . all'altezza del bersaglio. Alle aste N. ·1, 2, 3, i-, 5 si praticano inoltre alle al tezze .desunte dallo specchio che segue, e misurale dalla linea di mira, ossia a om,90 dal piede dell'asta, tanti fori sui -qual.i si fissano dischi visibili da lontano, per modo che a colpo d'occhio si possa vedere il cammino che percorre il pi·oz'ettile per le varie traiettorie fino a 600m. Si limita l'operazione a questa distanza, siccome .sufficiente per dare una idea esatta dell'azione degli :Spazi battuti. 1
1
Tiro alla distaott di
100
200
300
400
Spazi battuti contro fanteria (l,SOì
------
500 1 600 : :I Dietr~
- -i- ~ \ -- --- - - - o I . _ I_ ---- - . o _ I_ -- - -o I \-o-
- - ----
200
0,38
300
0,82
400
1,31
500
'1,85
600
2,46
o
104
0,87
74 54
I
'1,85
1,46
2,94
3,1'1
2;19
4,15
!~,92
4,60
3,02
53
38
35
80•
25
Z-t
I'n base ao·li spazi batt-iiti datici dal regolamento, ~i colloca un drappello dritlo al punto in cui per le v~r1e traieltol'ie il bersaglio comincierebbe ad es~er~ c~lp1toy ed altro drappello coricato laddove il pro1ett1le rncontrerebbe il terreno. Facendo ripetere per ognuna delle traiettorie_ l' osservazione del suo corso e dello spazio entro cui sbaO'liando la distanza nell'adoperare l'alzo si verrebbe a ~olpire, si conducono gli uo:nini ~ compr~ndere,_p~rfettamente l'importanza deglt spazi battuti, . del_l alzo, e delltl stima delle distanze, e con questa 11 bisognodi essere pat'chi nelle munizioni . _ Una tale istruzione ripetuta due volte all'anno, panm sia sufficiente per otten ere dai soldati ciò che molte-istruzioni teoriche non otterrebbero.
DELLE CONDJZ!ON! GEOGRA FICO-STATISTICO-MJLIT ARI DBLLA
T URCHIA EUROPEA B DEO LI
STATI MINORI AD ESSA. ADIACENTI (*)
II. - Tea tro di guerra serbo-bosniaco ('1)
Il teatro di guerra serbo-bosniaco « ha for ma gr ossolana" meni.e quadrilatera, i cui fronti sono designali dalla linea " Sa va-Danubio, dalle Alpi Dinariche, dui Balkani occidentali « (altipiano centrale della Mesia) e dalle montagne fra Mo1'ava « e Timok. Lati maggiori ne sono i primi due, ed il loro incon<1 tr o avviene per un a ngolo molto acuto che s i prolunga no" te voi mente verso occidente. Ne risulta una regione che dalla « Sava-Danubio si restringe nella direzione su<l-esl, nell'alto « che si eleva verso il partiacque delle Alpi Dinariche per (') V. Rfvista militar e, dispensa di llO\·em bre. (l ) S1RON 1 - Saogto d i geog1·aff,a st1·ategtca - Torino, 187:l. TERsn·A1-szKv. - Das strateg!sche Vet'lialtnlss aes se,·/Jtsch- bosntichen ·tmd /J'Ulgartschen lfriegsscllauplatzcs. Teschen uud W icn, 1871. R0SK1&w 1cz - Studien ubcr lJosnt.en.i1,nd die l l crzegov ina . Leipzig, 1S68. T HOB!.lMEL . - Beschretbung des Vtlayet Bosnten. - wien, 1SG7. - Lamdesl,unde des IC/mtgreichs Dalma.tten und seiner Htnterllinder
.Bo.m;en tmd ller zegovina. Wi en 1876. K ANJTZ. - Donau, B u lgarten und dei· B alkan . Leipzig, 1875. Gencral-JCa rte von Serbien, Bosoieo, ecc. alla scala di J: 300 ooo doll'IsliLuto geografico di Vienna (già citata). '
Car ta della •r u1·ch ia Eur opea a lla scala di 1,120,000 p ubblicata dallo st ato
DELLE CON DIZ IONI GEOGllA.n CO- STATI S TI CO-~ULITAnl ECC . 3z7 ,. Lerrazzialle medesime par alleli, o verso lo Scardo e i Balkani, « per contrafforti erialLi Jiversamenteinclinali. È un complesso « di conlrude a col line e montagne, scavate dalle valli fra loro « parallele, o quasi) dell'Unna, del Verbas, della Bosna, della " Drina e della Morava e che non offre qualche esteso lratlo « pianeggiante, se non nella valle della Morava, a l confluen te " di qucsla col Danubio e della Orina colla SaYa. Gole nume« rose, profonde, facilmente difendibili contrassegnano le alle « valli di tutte le coerenti s ummentovale, ma più specialmente « di quelle della Bosnia le quali sono oltremodo aspre e <lisa" gevoli (!) » . Cons iderato in questi limiti, esso conf'ìna coll'impero austro-ungarico per mezzo della Dalmazia, della Scbiavonia e del Banato che lo cingono secondo i due !ali più lunghi; per gli alLd duelali confino. rispettivamente col teatro di guerra bulgaro-rumeno e coll'ellenico. Due Slati minori, la Serbia e il Montenegro, appoggiati alle due estremità delle frontiere austr o-ungariclrn, penetrano"' g uisu cli g randi salien Li che si protendono uno verso l'altro, nel suo interno, dividendo così in due distinte region i lo province soggette al dominio immediato deJla Tut·chia, e che sono: 1° La Bosnia e l'Erzegovina. 2' L'altipiano centt'ole della Mesia. Nei cnpitoli 111• e Iv• relativi a lla Serbi11 e al Montenegr o ab'biamo<lcscritle queste due regioni, esamjnandone specialmente i cal'atteri e le relazioni più immed iate colle regioni adiacenti: complcliamo la descrizione del rimanente del leatro di guerea prima di esaminarne le funzioni stt'ategiche complessive(!).
La Bosnia, insieme coll'Erzegovina eia Ceoazia turca, forma una regione montuosa, intricatissima, compresa fra l'Unna, la Sava, la Drina, l'altipiano della Mesia e le frontiere ùel Montenegro e della Dalmazia. La catena delle Alpi Dinaricbc la percorre da nord-ovest a
maggiore russo - Edizione 1675. (2) Smois1 -
Saggio di geO(J>'a(la strategica pag. 152.
(lì Vedi dispensa di luglio e agosco.
328 DELLE CONDIZIONI GEOGIIAFlCO-S'rATISTICO-lULITARI sud-est dal M. Dinara (1860") al M. Kom (2850'") e la divide in due parti diversamente costituite. Il versante dell'Adriatico, che comprende l'Erzegovina, è formalo da una serie di catene parallele o quasi parallele alla catena principale, elevate da 1000 a ·1600"' sul livello del mare, ora sormontate da pianori, ora spezzate da strette valli, ora formanti bacini chiusi dai quali le acque non escono che aprendosi passaggi nelle caverne sotterranee; il suolo di natura calcarea vi è spoglio di vegetazione, salvo nei pianori dove trovasi in maggior numero la scarsa popolazione ond'è abitala la regione. La Narenta 1 aprendosi uno stretto passaggio fra le montagne del Prologh, divide in due l'Erzegovina, cioè la settentrionale, nella quale sono notevoli gli altipiani cli Livno, di Duvno e di Bronjo, eia meridionale formala dagli al Li piani di Nevensinje, di Gasko, di Dobra e di Nikschik, e dalla valle della Trebinschitza ai confini del Montenegro. Il versan te danubiano, che comprende la Bosnia e la Croazia turca, èin vece percorso da tre contrafforti diretti da sud a nord perpendicolarmente alla So.va, separati da vollale strette ed aspre per le quali scorrono l'Unna, il Verb_as, la Bosna e la Drina; le regioni più elevate sono coperte da boschi cl'allo fusto, Io valli da ricchi pascoli e da campi. Le comunicazioni facili nelle vicinanze della Sava, diventano difficili nell'interno del paese. La NctT'enta raccoglie le acque del versante dell'Adriatico. Essa nasce dalla catena delle Alpi Dinariche nell'aHipiano di Gasko, si dirige verso nord-ovest, bagna Konjitza, riceve sotto Slatina il Rama suo affluente di destra, si dirige quindi a sudest, traversa la piccola conca di Mostar, entra presso Metkovic nel territorio austriaco e melte per più rami nell'Adriatico. li s uo corso è rapido e talvolta impetuoso, la larghezza elci letto è da 40 a 75 metri, la profondi Là delle acque da 0"',30 a 3"'; le sue sponde sono per lo più ripide e rocciose. La valle, dalle sorgenti alla conca di Mostar, ò asprissimç1, formata da pareti rocciose, eleva Le e tal volta a picco, ora nude ora coperte do. folte boscaglie; si allarga nei dinlorni di Mostar in una pianura
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fertile, quindi si restringe fin presso le foci della Trebinschitza e della Trebishafa, dove nuovamente si allarga, formando al di sotto del forte d'Opus un delta paludoso e malsano. È navigabile con piccole barche fino a Gabell~ e con piccoli piroscafi fino a Metkovic. L'Unna, il Verbas, la Bosna e la Drina, raccolgono quasi tutte le acque del ve1•sant.e danubiano della regione. L'Unna nasce dal Tschemernica-Planina nella Croazia austriaca, scorre dapprima da sud a nord s ino a Bihatz, descrivendo un arco attorno la Grmelj-Planina, quindi volge ad est, segna il confine fra la Cl'oazia austriaca e la lurca e mette nella Sava presso J asonovatz. La sua valle superiore è sLretLa e rocciosa fino a Bihatz, quindi si allarga sino a Novi accompagnala da montagne coperte da boschi; da Novi alla foco si restringe nuovamente e diventa difficile. L'Unna, sotto Bihatz, è larga da 120 a 150 metri ed è navigabile a valle di Kruppa. Come ostacolo militare, ha poco valore. 11 suo principale affluente è la Sanna, la quale scende dalle falde sellentrionali del monle Schalor, scorre per una valle angusta, boscosa sino a Ribnik, poi larga e fertile sino a Sanskimost, nuovamente stretta fra Sanskimost e Prjedor, e finalmente spaziosa e piana da Prjedor a Novi. Da Prjeclor in giù è navigabile. Il Verbas nasce là dove la Planino di Zec si riunisce con quella di Radusha, percorre una vallo, da Gorni-Wakuf a . Skoplje, fertile ed ampia, e da Skoplje a Banjaluca, boscosa, rocciosa, talvolta angusta. Da Banjaluca a Maglajani è accompagnata sulle due rive de montagne le quali, a valle cli Maglajani, si allontanano dalla rivo sinistra, lasciando fra esse e • la Sava la pianura di Lievlzanice. A valle di Slerbac' è larga 120"' e profondu 2 ed è navigabile con barche della portata di 50 tonnellate. La Bosna che dà il nome all'intera regione, nasce dal monte Jgman a sud di Serajevo, b!=igna il piano ùi Serajevo, percorre da Serajevo ad Orahovica. una s tretta boscosa; sotto Orahovica la sua valle si allarga e sotto Modric si càmbia in una estesa 22 ANNO XXI, YOL. IV.
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pianura sino alla foce. Da Magloj ~lla foce è navigabile con barche della portata di 10 tonnellate e il suo letto raggiunge una larghezza di 370'". I principali suoi affluenti sono: a) La Laschoa che nasce dalla Karaulska-Planina, bagna Travnik e mette nella Bosna a monte di Senitza; è importante perchè è percorsa dalla strada Banjaluca-Serajevo. b) La Krivaja che ha origine nelle montagne di PloLscha e percorre una valìe aspra, umida e poco popolata; sbocca nella Bosna presso Savidowitz. e) L'Ussora che nasce dal Magulje-Planina e sbocca nella Bosna poco a monte di Doboj. La sua valle è asprissima e difficile; è importante perché è percorsa dalla strada BrodSerajevo. d) La Sprestcha che nasce dai monti ad ovest di Zwornik; la sua valle, meno aspra della precedente, è percorsa dalla strada Zworùik-Brod. La Drina è formata da due rami, il Lime il Tara, che hanno le loro origini: il primo dal Visilor ed il secondo dal Kom, e che si riuniscono sotto il villaggio di Rum, attraversando quel tratto della Rascia fra il Montenegro e la Serbia, che abbiamo denominato Strettci di Sjenitza; bagna Vischegrad eZwornik e sbocca nella Sava presso il forte Ratsa. La sua valle, dalle origini a Janja, è skeUa e boscosa; sotto di Janja si apre sulle due rive e forma una pianura estesa sino alla Sava. A. valle di Hum, il volume delle sue acque è tale che non è più guadabile che in pochissimi punti, ma non è navigabile per grosse barche se non da Ljubovitza alla foce. Il suo letto • è incassato e roccioso, la riva destra domina in generale la riva sinistra: è atlraversata da due soli ponti a Goraschda e a Vischegrad. La Drina segna, per buon tratto del s uo corso inferiore, il confine fra la Serbia e la Bosnia e forma una buona linea di difesa. La sua valle è importantissima per !e strade che la percorrono, sia per entràre dalla Bosnia nella Serbia e viceversa, sia per passare dalla Bosnia sull'altipiano centrale della Mesia.
331 li clima della Bosnia è umido, l'inverno vi è rigido; la tem,p eratura più elevata non supera 32° C., ma nell'inverno scende ..a -:-12' C. NelÌ'Erzegovina, e specialmente nelle valli di Mostàr, di Stolatz e di Trebinje, il clima è dolce nell'inverno, caldissimo nell'estate; le regioni elevate sono però spesso coperte di neve durante l'inverno: vi imperversano il bora e lo scirocco. La popolazione è più dedita all'allevamento del bestiame che ,all'agricoltura; soltanto le valli e alcuni pianori sono coltivati. 11 grano turco e l'orzo sono i prodotti principali del suolo; nella Bosnia abbondano i foraggi. Nell'Erzegovina, e specialmente nelle vallate esposte a mezzodl, prosperano la vite e l'olivo; nella Bosnia si trovano boschi estesissimi cli piante d'alto fusto e -ricchi pascoli. Il bestiame ovino vi è numeroso e cli bell'aspetto, il bovino, relativamente scarso in nume1'0, è di piccola taglia. Vi si trovano molti ca.valli, specialmente nella valle della Sanna, piccoli ma robusti. Le poche vetture del paese sono a due ruote e grossolùne. ' La natura e la forma geografica cl,el paese determinano la direzione delle comunicazioni, le quali, seguendo in generale l'andamento delle valli, sono dirette da nord a sud nella Bosnia, .e qa ovest ad est nell'Erzegovina, e concorrono su alcuni ,centri i quali aç!quistano perciò una speciale importanza, come Banjaluca, Travnik e sopra tut~i Serajevo. 11 maggiore Roskiewicz ne' snoiS tudien ii ber Bosnien und Herzegovina, classifica le strade di queste due regioni in quattro categorie, cioè in mulattiere, strade carreggiabili di campagna senza fondo naturliche jahrbare Feldwege), strade selciate (l(uldermass) ,e strade mantenute. Le slrade mulattiere comprendono più ,di •; 10 dell'intera rete stradale, sono in generale strette, ripide, .J1anno fondo pietroso nell'Erzegovina e fangoso nelle vallate della Bosnia, vanno soggette ad essere ingombrale da frane e guaste dai torrenti dei quali talvolta percorrono il letto. Le poche ·carreggiabili di campagna senza fondo si trovano nella regione piana che fiancheggia la Sava. Le strade selciate si rovano di prefer<)nza verso il confine della Rascia e nei din· DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
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torni delle città~ consistono in un selciato di pietre grosse ed' informi, largo da 2 a 3", fiancheggialo da due marciapiedi lerrapicnaU che si convertono, durante le pioggie, in fossi fan~ gosi. Finalmente le poche strade carreggiabili mantenute, non. hanno fondo, le loro opere d'arte sono trascurate e guaste dalle· intemperie. Le principali sleade che entrano nella Bosnia daJI' impero· austro-ungarico, incominciando dalla frontiera della Croazia,. sono le seguenti: 1· La strada Carlstadt-Bihalz-Petrovatz-Kljutsch-SitnitzaVarcar Vakuf-Jesero-Travnik-Busovoca-Serajevo. Nel traUo fra Bihalz e Kljutsch è difficile, migliore nel rimanente. Si trovano buone posizioni difensive presso Travnik, fra \:\Tites e Rakovilza e presso Serajevo. 2• La strada Kovi-Prjedor-Kossaratz-Banjaluca-Silnitza dove si riunisce alla precedente. È una strada cli"ffìcile, cbe attraversa frequenlementè delle strette fortissime. Una strada, fra Prjedor e Kljutsch lungo la Sanna, la congiunge colla precedente; è buona da Prjedor a Sanskimost, cattiva nel tratto rimanente. 3• La strada Gradisca-Bonjaluca, ove mette nella precedente; attraversa un ter-reno piano, basso e ben coltivo.te; è una buona rotabile. 4• Lo. strada Brod-DervonL-Doboj-Maglaj-Busovaca, dove s i riunisce colla strada N'. 1; è strada mantenuta. 5° La strada Novi-Dol Tusla-Grodanitza-Maglaj; a Gradanilcza mette in essa una rotabile prov~nienlo da T. Sabatz presso la foce della nosna. 6° La strada che dal forte Ilatsa, alla foce della Drina, conduce a Zwornik e quindi a Dol-Tusla nella precedente; essa e rotabile. Dalla Dalmazia conducono nell'Erzegovina e nella Bosnia le seguent.i strade: 1 • La mulaUiera che da Knin, pel passo di M. Orso va e la chiusa di Srmitza, va nell'allo valle dell'Unatz.
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2°La strada rotabile Sign-Livno-Kup1•es-Skoplje-Travnik. E la migliore strada fra Ì'Erzegovina e la Bosnia ed è praticaibile non solo dall·artiglieria, ma anche dal carreggio. 3° La strada rotabile che dal F. Opus, sulla bassa N arenta, -conduce a i\loslare quindi, per la fortissima stretta formata dal Porim e dal \~' ranalz, a Konjitza e finalmente, pel passo di questo nome, a Serajcvo. 4' La sLrada per piccoli carri che da Ragusa conduce a 'l'rebinje e Bilek, donde, attraversando il centro dell'Erzegovina, per Plana eStolatz, raggiui1ge la precedente poco a monte di Metkovic. Da Serajevo si diparte l'unica strada mediocre la quale, altra versando la di già nominata stretta di Sjenitza, unisce la Bosnia coll'alLipiano centrale della Mesia. Da Serajevo a Vishegrad è una mediocre carreggiabile; passa la Orina su un ponte in pietra difeso da una piccola tesla di ponte. Da Vish egrad a Sjenilza è disagevole, appartenendo alla categoria delle strade selciate (Kuldermass) ed attraversa una regione aspra e povera, poco popolata. 11 territorio dell'Erzegovjna tocca in due punLi il liLtorale dell'Adriatico, cioè al porlo di Klek a nord della penisola di Sabbioncello ccl alla baia di Topla nel Canale di CaLtaro. Ma n essuno dei tlue è collegato call'interno per mezzo di buone strade; inoltre la baia cli Topla trovasi dentro il Canale di Cattaro che è fortificato, ed amendue non sono accessibili alle navi da guerra turche senza il beneplacito <lel governo austroungarico. . La Bosnia e l'Erzegovina erano per Io passato difese da molte piazze forLi) le quali oggidl più non hanno che un valore difensivo assai limitato, e molle delle quali anzi cadono in rovina. Le più importanti sono quelle alla frontiera del Montenegro, già descritte, quella di Zwornik e di Vishegrad alle frontiere della Serbia e le cittadelle di Travnik e di Serajevo. Lungo le principali st1·ade, e specialmen Le ai passi montani, si Lrovano piccole caserme fortificale o torri (Jwle).
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La Bosnia cinta da due laLi dalla monarchia uustro-unga .... rica, e dagli altri due, quasi per intero, dalla Serbia e dal Mon-tenegro, costituisco un piccolo teatro di guerra particolare. Per la sua s ituazione geograllca, essa troverebbesi in condizioni difensive non buone, se la nalura del paese non formasse un potente correttivo a tale situazione. Coperta da montagne· intricate, rotta da valli aspre, anguste e solcate da corsi d'acqua, impetuosi, poverissima di buone strade, essa è una regione eminentemente adalla pella guerra difensiva e per la_ piccola guerra. Nelle present.i conùizioni politiche e militari della Turchia, essa non può certamente rappresentare, contro l' Austria, la parte che ebbe nelle guerre dei secoli scorsi, ma conserva pur tuttavia un valore s trategico grandissimo contro gli. Stati minol'Ì adiacenti. Le sue frontiere geografiche sono altrettante buone linee di difesa. Verso ovest è coperta dalle Alpi Dinariche e dalla regione difficilissima dell'Erzegovina; verso est dalla Drina e dalle montagne che accompagnano la riva. sinistra di questo. fiume; verso nord dalla Sava e dal!' Llnna. La frontiera setten-trionale è la più debole, non tanto perchè l'ostacolo della Sava e dell'Unna sia minore, ma perchè da essa partono le migliori e più numerose linee di comunicazione per entrarenell'inlerno del paese. Cinque punti della Bosnia hanno speciale importanza come.centri dì comunicazioni e come perni di manovra; essi sono: 1' Banjaluca, nodo delle strade dell'Unna, della Sanna e del Verbas e buona posizione di ripiegamento dalla linea della Sava-Unna. 2' Tra vnik, noùo delle comunicazioni che dalla Dalmazia· settenLri onale, dalla Croazia turca, dalJe valli del Verbas e della Bosnn concor1•ono verso il centro della Bosnia. 3° Zwornik, piuzza di frontiera verso la Serbia e nodo di. comunicazioni nella bas~a valle della Drina. 4· Mostar, centro dell'Erzegovina e specialmente dall'importante valle della Narenta.
5° Serajevo, punto di concorso delle sLracle provonienti dalla Dalmazia e dalla Sava, adatto sia per la difesa interna della Bosnia, sia per coprire dirP.tlarnente la grande strada cho conduce verso l'altipiano della Mesia .
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L'altipiano centrale della Mcsia è una regione elevala in media 600 moLri sul livello del mare e costituita da una serie di altura confusamente disposte, solcale dalle alle valli del Drin, de!Lim, dell'Ibar, della Morava, dell'Isker, dello Struma e del Varclar; e) l'origine di num.erose valli che da esso discendono all'Adriatico, alla Sava, al Danubio e all'Egeo e che gli permetlono perciò di estendere la sua influenza in un modo più o meno pronuncialo sull'intera penisola balkanica. Due grandi nodi monlani, lo Schar-Dagh ad ovest e il Vitosch ad esL, ne segnano le estremità; alcune catene di montagne lo circondano du Lre lati o ne rendono relativamente difficili gli accessi. Infatli verso l'Albania è protetto dal massiccio dello Schar-Dagh e ùalleAlpi Albanesi, aspre, boscose, elevate in alcuni tratti 2500· sul more; verso i confini della Bosnia è coperlo <lai M. Kruschwitza e Sucha, meno elevali <lei precedenti, ma poco meno difficili; dalla Serbia è separala <.!alle catene dei Golja, dei Kopaonik, dei Lepenatz, degli Jaslrebatz e in parLe dallo SLara-Planina; verso la Bulgaria e la Traci~ è proLcLtodallo SLara-Planino, dagli Etropol-Balkani, dal Vitosch e dal Rilo-Dagh, montagne tulle aspre, difficili, non aLlraversate che da poche strade. Le valli dei corsi d'acqua che nascono sull'altipiano, segnano l'andamento generale delle comunicazioni più facili ; ma esse pure sono, salvo in qualche traLlo la valle della Morava, strette e sbélrrate frequentemente da buone pos i?.ioni difens ive. L'in terno della regione, sebbene sia accidentato da numerose planine e da Yalloni, presenta tuttavia una relaLiva facilità di comunicazioni a cagione dei numerosi passi fra una planina e l'altra e delle dolci pendenze dei versanti di questo. Due grandi pianori , quello di Sona e quello di Prischtina, ne
336 DELLE CONDIZIONl GE0GllAF1C0-STAT1STICO · MlLITAIU occupano le estremità; essi sono « come due grandi piazze « d'armi sulle quali le masse principali possono raccogliersi per operare m.ll'uno, come nell'altro versante » (t). La Morava percorre nel bel mezzo l'altipiano dalla Mesia e colla sua valle, e con quella della Nissava, della Jablanitza e della Toplitza, suoi affluenti, rende relativamente facili i rap' porli fra le due grandi piazze d'armi suddette. Come già avemmo occasione di accennare prima d'ora, due principalissime linee cli comunicazioni attraversano l'altipiano centrale della Mesia, cioè la strada Belgrado-Sofia Adrianopoli e quella Novi-Serajevo- ~ovibazar-PrischLina-Salonicco (2). La strada Belgl'ado-Sofia-Adrianopoli passa il connne serbo poco a nord di Topolnilza, attraversa a Nissa la Nissava erimonta la riva sinis tra di questo fìume sino alle sue sorgenLi, passando per Ak-Palnnca e Pirol; valica lo spartiacque fra la Nissava e l'Isker presso Dragoman per una insellatura facile e poco elevata, cd entra nella conca ben coltivata e popolata di Sofia. Oltrepassala Sofia e prima d'arrivare a Jchtiman, auraversa una regione ondulala, coperta da pascoli e da boschi; dopo Ichtiman sale con dolce pendenza alla Porla Traiana, donde discende con ripidi risvolti, per una valle stretta, a Talar-Basardschik nella valle della MarHza. (Pel proseguimento su Adrianopoli, vedi il teatro di guerra bulgaro-rumeno). Mettono in essa le seguenti sLrade: 1° La strada Kniaschevatz-Gramada-Nissa 2• La s trada KniaschevaLz-Babina Glava-Ak Palanca . 3° La strada Vidclin-Belogradschik-Pirotpelcolle di SvetiNikola. 4° La sLrada N icopoli-Plevna-Orchanie-Sofol. Quesle strade sono praticabili dall'artiglieria in tutta il loro perc-0rso (3). (<
(l)
Opera cit. pag. 155. (2) Vedi il capitolo relativo alla Serbia per quanto riguarda le comunicazioni fra la Stirbia e l'alUpiano della Mesia. (3) Da notizie avute dopochè e ra pubblicato il capitolo relativo al teatro di guerra bulgaro-rumeno risulta che queste strade sono efl'ettivamente SIRONI -
337 Abbiamo descritta la strada Novi-Serajevo-Sjenitza-Prischtina-Salonicco pel tratto che percorre la Bos nia da Novi a Sjenitza. Da Sjenitza passa nel bacino deU'Jbar a Novibazar pel colle di Brinitza allraversando un Lerreno assai accidentalo. Da Novibazar a Mitrovilza percorre la cresta della Ragasna Planina; presso Mitrovitza passa l'lbar ed entra nell'altipiano di Kossovo; passa quindi per Pischtina, rimonta l'alta valle deJla Silnil;a, valica il colle di Varos e per la Lepenatz scende a Uskiub nella valle di Vardar. Da Sjenitza a Mitrovilza è per buon tratto selciata; da Mitrovitza a Uskiub è una mediocre rotabile senza fondo. ~Iediante qualche riattamento, anche il tratto più difficile, cioè qudlo compreso fra Mitrovitza e Vischegrad, è percorribile dall'artiglieria ('J ). Mettono in questa s trada le seguenti: 1° La strada Karanowatz-Kovibazar per la valle dell'lbar; non è carreggiabile che. da Karanowatz a Studenitza, da Studenilza a Novibazar è mulultiera. 2• La strada Scutari- Prisrend-Prischlina, mulattiera da Scutari a Prisrend, rotabile da Prisrend a P rischlina. Le due grandi arlerie dianzi descrille s ono collegate fra loro median,te alcune strade intermedie e trasversali; accenneremo le seguenti le quali sono, per quanlo ci ris ulta, praticabili dall'arligliP,ria in quasi tutto il loro percorso. 1• La strada Nissa-Leskowatz-\Vranja-Kumanovo-Uskiub; è una discrela rotabile che collega direttamente la valle della Morava con quella del Vardar. 2° La s trada '.Vranja -Gilan - Prischlina; mediocre tra Wranja e Gilo.n, calliva da Gilan a Prù,chlina. DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC .
praticabili dall'artiglieria; va modificato in questo senso quanto è detto, a questo rigua rdo, a pag. 183-IS•t della dispensa di novembre scorso. secondo notizie ulteriori sarebbe del pari praticabile dall'artiglieria la .strada Osmanbazar- Kasan-1,arnabatt (pag. 185 id.:. (I) Nel 1851 vi passò l'artiglieria da campagna del corpo di Omer pascià ~he dall'altipiano della :l1esia si recava nella Bosuia.
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DELLE COND IZIONI G:EOGilAFlCO-STATISTICO·MlLITAllI
3° Nissa-Kurschumlje-Novihazar; è rotabile da Nissa a Kurscumlje, mulattiera nel tratto rimanente. . 4° La strada Kurschumlje-Prischtina; è una strada per piccoli carri. 5° La strada Sofia-Radomir-Kostendil-Kumarrovo; è irr complesso una strada mediocre, importante perchè serve come linea di spostamento dietro il grande alt.ipiano della: Mesia. Il teatro di guerra serbo-bosniaco, secondo i progetti del governo turco, dovrà esser percorso da due linee ferroviarie, che seguil'anno l' andamento generale delle due grandi strade Belgrado-Sofia-Costantinopoli e Novi-Serajevo-Prischtina-Sa-· lonicco. Finora però non sono in esercizio che il tratto Costantinopoli-Sarambey nella valle della Maritza per la prima linea, e quelli Salonicco-1\ilitrovitza (363 chi!.) e Novi-Bajanluca (104 chi!.) per la seconda. Il tronco Novi-Banjaluca non ha importanza militare alcuna pella Turchia, quello Salonicco-Mitrovitza invece ne ha moltissima sia come linea di comunicazione coll'Egeo e di rifornimento per le'truppe operanti sull'altipiano della Mesia, sia come linea cli spostamento fra il teatro di guerra serbo-bosniaco e l'ellen ico. Sull'a[tjpiano della Mesia si trovano popolazioni di razze diverse, cioè bulgari, slavi, albanesi, turchi e pochi greci; esse sono raggruppate in piccoli centr-i e in maggior numero nelle valli della Morava e della Nissa va e nei pianori di Sofia e di Kossovo. Inoltre vi sono numerose colonie _cli Circassi (1) specialmente presso Nissa e sull'altipiano di Kossovo . Abbiamo accennato come l'altipiano centrale della Mesia tragga la su·a importanza dall'essere il centro delle grandi co(1) I Circassi sono popolazioni semi-barbare emigrate dalle provincie russe del Caucaso. Il governo ture-o ne ha stabilite delle colonie nelle regioni piit importa1Jti con lo scopo di compensarvi lo scarso numero dell'elemento monsulmano di fronte all'elemento cristiano. Si 1rovano colonie di Circassi anche alla frontiera della Bulgaria colla Serbia, e nella Tessaglia e nell'Epi ro lungo la frontiera de lla Grecia.
339· municazioni della penisola balkanica e la zona di contatto delle tre principali razze ond'essa è popolata, cioè della slava, della bulgara e dell'albanese; ci rimane da esaminare le sue funzion istrategiche rispetto al teatro di guerta serbo-bosniaco. Le due grandi linee di comunicazione Novi-Serajevo-Prischtina-Salonicco e Belgrado-Nissa-Sofia- Adrianopoli, giungono ,sull'altipiano centrale della Mesia, una dalla Bosnia, l'allrfl' clalla Serbia. La prima attraversa una regione difficile, è per' buon tratto una cattiva strada e non conduce nel bacino della Maritza che per un lungo giro a."sud dell'altipiano, ovvero riunendosi colfa seconda. La seconda invece, migliore della pre-ceclente per condizioni di viabilità, sbocca sull'altipiano appena' oltrepassati i confini della Serbia e conduce direttamente nella valle dellaMaritza. La Serbia a guisa d'nn grande bastione appoggiato colla gola alla Sava e al Danubio, si avanza col su~saliente fin sull'altipiano della Mesia e copre colle facce e coi. fianchi la grande strada predetta sino al suo sbocco sull'altipiano. Ne consegue perciò che differente è l'importanz~ cl~lle · due linee cli comunicazione predette, specialmente se c1 rife-· riamo alla presente situazione della Turchia di front.e a quella: degli altri Stati minori della penisola balkanica. La prima non può esser linea d'operazione se non di forze limitate, di Montenegrini, d'insorti bosniaci e d'alcuni corpi di milizie serbe; la-: seconda invece è linea naturale di operazioni dei Serbi, specialmente quando le loro mosse sieno coordinate con quelle di altre forze operanti nel -tenko bulgaro,rumeno. Per queste brevi considerazioni tre città dell'altipisno een•' trale delia Mesia hanno impor-tanza principalissima e sono: Nissa) piazza forte di frontiera; non solo sbarra la grande· strada Belgrado-Sofia , ma domina allresì quelle che da essa si diramano per Prischtina, Vranja e Novibazar; funziona del pari come punto d'appoggio principale in caso d'operazioni' contro la Serbia. . Sofia, è il nodo delle comunicazioni che concorrono sulla parte orientale dell'altipiano dalle valli dell'lsker, della Maritza. DECLA TURCHIA EU ROPEA, ECC .
.340 DELLE CON DIZIONI GEOGRAFlCO-STATISTI GO ·MILITARI .-e dello Struma; protegge il passo della Porta Traiana, e funziona èome piazza di deposito nel caso d'operazioni contro la Serbia. · Prischtina è il cenLro delle comunicazioni che concorrono ,s ulla parte occidentale dell'allipiano dalle valli dell'Ibar, del Drin e del Vardar,ed èil perno di manovra per operare contro ;la Bosnia, l'A]J)ania e la Macedonia . Da quanto abbiamo detto in questo capitolo .e in quelli speciali relativi. alla Serbia e al Montenegro, pare che si possa trarne le seguenti conclusion i: i" Che la Serbia e il Montenegro quasi separano la Bosnia dal rimanente dell'impero, e fanno sì che essa formi un teatro di guerra particolare. 2° Che delle due grandi linee d'operazione descritte, quella ,della vallé della Mora va è la più importante perchè è la più facile e conduce più direttamente · ai due grandi obbiettivi del teatro di guerra, cioè all'altipiano di Sofia e alla valle della 1vlaritza. 3° Che, toccando la Serbia coi suo.i confini l'altipiano della Mesia, la prima linea di difesa della Turchia si trova sull'altipiano stesso e propriamente nelle montagne che segnano il . confine colla Ser bia, laonde in caso d"offensiva dei Ser bi o d'un esercito che sia basato s~lla Serb ia, l'allipiano predetto diventa il primo ed immediato teatro delle loro operazioni. · 4° Che l'altipiano della Mesia nel suo complesso non for~a ostacolo come la catena dei Balkani, ma è piuttosto un insieme di posizioni dove la difesa può manovrar·e con relativa facilità per contrattaècare l'avversario, obbligato, per ar rivarvi, a _percorrere delle regioni difficili . 5' Che il possesso dell'intero altipiano è necessario alla ".furchia per mantenersi collegata colle s ue provincie occidentali e per impedire il collegamento s trategico fra il teatro di .guerra serbo-bosniaco e l'ellenico. E\° Che, mediante il possesso della su~ parte orientale, cioè -del pianoro di Sofia, la Turchia copre la o rande s trada della valle . 00
. DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC .
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della Maritza, assicura da quella parte la difesa dei Balkani occfrlentali contro gli attacchi provenienti dalla Bulgaria e conserva nno sbocco sull'altipiano onde poter prendere la controffensiva dalla valle della Maritza verso la vall~ della, Morava.
III. -
Teatro di guerra ellenic o (1).
Il teatro di guerra ellenico comprende quella parte della pe-nisola balkanica che è posta a rnezzoclì dell'altipiano della Mesia e della catena dei Balkani ed è circondata datrJ onio, dal-· l'Egeo, dal Mar di Marmara e dal Mar Nero. La catena delleAlpi elleniche lo divide nei due versanti dell'Jonio e dell'Egeo; la catena ciel Rodope ne separa la Tracia, che già abbiamo de-scritta e che è comune agli altri due teatri di guerra parziali. Esso pertanto, oltre l; Teacia, abbraccia la Mace~lonia, l' Al~ bania e tutta la penisola ellenica. La penisola ellenica, considerata nel suo complesso, è un vasto promontorio, coperto da aspre montagne, solcato da profonde vallate, frastagliato da golfi e da insenature, cinto· tutto all'intorno da una corona d'isole; un paese formato dagli avanzi d'una regione, un tempo più ampia e meno aspra, e po-scia sconvolta da rivoluzioni vulcaniche. La catena delle Alpi elleniche ne forma l'ossatura. Dal nodo (T) Vedi BEAUJOUR. - Opera citata. Geographte von Gr-iechenlan<i, Leipzig-, 1872.
BURSIAN. -
JSUJJJERT. -
v. 1-JAHN. -
Jtindraire ,de l'Orient , Paris 1878. Reise diwch die Gebiete des Dr!n und Vardar, \Vien 1867.
carta citata, Carta citata. JimP!lRT. - Carte de l'Épire et de la Thessalie - J: 500000 carta della Turchia Ettropea alla scala di 1: 4'20000 pubblicata dallo stato•
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maggiore russo (già citata}.
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DELLE CONDIZIONI GEOGlh\.FlCO-STATISTICO-MILlTARl
.dello Schar-Daghal M. Veltùd1i, d'onde si distaccano i contrafforti che segnano in parte il confine politico del regno di Grecia colla Turchia, essa si divide in tre tratti separati tra loro dalla regione dei laghi cl'Ocrida e, cli Presha, e dalla depressione di Metzovo. Il primo tratto, compreso fra lo Schar-Dagh e il bacino del lago di Ocrida, prende il nome di Monti Dibres; è aspro, coperlo da foreste, alto in media 1700"; il secondo, fra il -lago d'Ocrida e la depressione di Metzovo, porta il nome di M. Grammos, è più elevato del precedente, ma meno aspro, specialmente nella regione dei Zagori; il terzo, fra la depressione .diMetzovo e il Velukhi, detto propriamente catena delPindo, è una dorsale continua, aHa in media 2000", non' attraversata che da pochi e difficili sentieri,,ha le cime nude e le falde coperte in parte da boscaglie, in parte rot~e da burroni e da frane. Dal Velulchi finalmente-s i staccano i conlraffor ti che, a guisa cli raggi, vanno a forma1:e i M. dell' Etolia e dell' Acarnania, e la catena che proseguendo per la p_enisola dell'Attica, va a costituire la massa monlanosa ael Peloponneso. Diversa è la natura dei due versanti; in quello dell'Egeo, i .contrafforti sono disposti normalmente alla catena principale e perciò le vallate che essì formano sono· relativamente lunghe _e d ampie; in quello dell'Jonio invece, essendo i contr afforti paralleli alla catena principale, 1~ va.llate racchiuse fra essi sono strette ed aspre, e le acque sono costrette talvolta ad .aprirsi un passaggio attraverso le loro pareti. E pertanto, mentre il primo versante presenta una successione di bacini relativamente ampi, separati da catene montane ben distinte, il secondo offre invece una serie di terrazzi che si abbassano .dalla catena centrale alli Uorale. Quattro contrafforti che si corrispondono ·due a due nei versanti dell'Jonio e dell'Egeo, e due golfi dividono la penisola ellenica nelle seguenti regioni: 1 ° Il Peloponneso, s eparato dalla Grecia continentalè per ~mezzo dei golfi di Egina e di Corinto. 2' La Grecia continentale comp.resa fra i gol.fì d'Egina e
343 ,di Corinto da una parte e la catena degli othrys e i monti <lelI' Etolia e dell' Acarnania dall'altra. · 3• La Tessa(J'lia e .l'Epiro comprese fra gli Othrys e i t> monti ultimi suddetti, e le catene dei monti Amarhes e dell'Olimpo e della Chimarra. 4° La Macedonia e l'Albania comprese fra queste ultime ealene montane e il Monteneg-ro, l'altipiano della Mesia e la -catena del Rodope. Considerate politicamente, le regioni ~egnate coi N' 1 e 2 appartengono al regno di Grecia; quelle coi N; 3 e 4 sono soggette alla Tur chia. Nell'Epiro e nella Tessaglia predomina l'eiemento ellenico o ellenizzato, la popolazione mussulmana vi è relativamente s carsa per numero ecl è composta di razze <li verse; neÙ' Albania è preùomioante l'elemento albanese puro, la maggior parte mussu_lmano o cattolico e quindi avverso all'elemento ellenico; nella Macedonia trovasi una popolazione mista di bulgari, di greci, di turchi e d'ebrei, di cristiani e di _mussulmani. L'intensità dell'elemento ellenico od -ellenizzalo decresce adunque da sud a nord, fino -a scomparire totalmente nell'alta Albania e a rappreseùtare una par-te ,r elativamente piccola nella Macedonia. L'Albania, posta al sagliente più lontano del teatro di guerra, a contatto col lVIontenegro, popolata da gente avversa ai Greci per tradizioni e in parte per r eligione, separa per buon tratto il teatro cli guerra serbo-bosniaco dall'ellenico e costituisce ,contro amendue una minaccia, la cui entità 1~on dipende s ol-tanto dalla posizione e dalla natura del paese, ma eziandio dal ca_rattere della sua popolazione fanatica e battagliera per is tinto. Nella descrizione delle varie province del teatro di guerra, la considereremo pertanto sotto questo punto di vista spe-ciale, anzichè riguardarla come parte integrale del teatro di guerra stesso, limitandoci a dirne quel tanto che occorre per -stabilirne le relazioni strategiche colle altre parti del teatro di DELLA TUI\CHIA EUI\OP'EA, ECC,
guerra.
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Nel capitolo speciale r elativo alla Grecia , abbiamo accennato caratteri geografici delle province che la compongono e specialmente di quelle che fanno parte dell'attuale regno di Grecia, esaminando in m odo particolare le sue condizioni difensive. Ora completeremo tale stu4io, descrivendo sommariamente le regioni limitrofe e considerandole specialmente dal pun to di vista dell'offensiva dei Gr eci contro i Turchi. La frontiera del regno cli Grecia segn·ata dalla catena degli Othrys e da una linea convenzionale che passa pei monti dell'Etolia e dell' Acarnania, tocca due tirovince distinte dell'impero ottomano, la Tessaglia nel versante dell'Egeo e l'Epiro in quello dell'Jonio. Queste due province, le <Juali geograficamente ed etnog11a flcamente fanno parte della Grecia, formano il primo ed immediato teatro d'operazioni fra Greci e Turchi. Ma in esse non trovasi alcuno dei grandi obbiettivi, dal cui possesso possa dipendere la decisione cli una guerra nazionale spinta a fondo; per raggiunger li è mestieri attraversare la Macedonia. In tal modo il teatro di g uerra, esclusane la Grecia, viene ad essere form ato da una s uccessione çli regioni geograficamente costituite in modo distinto, e che sono la Tessaglia, l'Epiro e la Macedonia. La Tessaglia è una _vasta conca chiusa in ogni lato da montagne; ad ovest la cing~ la catena del Pindo, a nord la catena dei monti Amarbes e il g ruppo montuoso dell'Olimpo, ad est l'Olimpo, il Peli o e l'Ossa, a sud la catena dell'Othr ys. La catena cleimontiAmarbessi distacca dal nodo del monte Zygose si protende da ovest ad est mantenendosi elevata 1300m sul mare; ha falde in parte boscose, in parte formate da nuda roccia calcarea e offre parecchi passaggi il principale dei quali è quello di Sarandaporos (800"') pel quale passa la s trada fra Larissa e Ser via. L' Olimpo, che forma il prolungamento di questa catena, è una massa montana, formata d'una gr ande groppa, sormontata da t re cime, la maggiore delle quali è alta 2972 metri, solcata da torrenti, coperta da boschi, aspra, intricata, che ter-. mina con ripidi pendii sull'Egeo. La catena degli mlu'ys, alta
in rnedja 1100 metri, è formata dapprima da una dorsale aspra, in qualche tratto boscos'à, e attraversata da pochi passi facilmente difendjbili; quindi verso il golfo di Volo si deprime alle colline Cinocefale (Kara Dagh) dove si trovano i migliori passaggi per entr are da sud nella conca tessala, e si risolleva nei mon li Peli o ed Ossa, prolungandosi infine verso nord per formare coll'Olimpo la streUa valle cli Tempe. La Salamvr·ia raccoglie tutte le acque della conca tessala. Essa nasce dal Zygos e scende dapprima per una stretta valle boscosa, 11uindi sbocca ne! l'altipfano di Trikala alto c.ieca 100"" sul mare, coper to da ricchi pa13col i; lambe le falde settentrionali delle colline Cinocefale ed entra nella pianura di Larissa fertilissima e popolata, alla 30" sul mare; fina lmonte attraversa la valle di Tempe, fiancheggiata da roccie a picco, e s bocca nell'Egeo. L,a Salurnvria riceve parecchi affluenti che atLraversano fertili vallate; i principali tra essi sono il Sarandapo1·os che scendo dall'Olimpo, il Kr.dsclmk- T chcmarly .che nasce dagli Othrys e l'Asnrnlti, il quale serve da emis._: sario del lago di Karla. L'interno della conca tessala è in complesso una s uperficie leggermente ondulata, facile a percorr ersi. Le strade che l'altr aversano vi penetrano generalmente per la cintura settentrionale e pella meridionale, e concorr ono acl'1:tlcuni centri, che per ci6 a1;quistano una speciale importa!za, quali sono Farsala, Tr ikala e Larissa. L'Epiro è formato da una scri0di terrazzi che dall'altipiano di Janina, a guisa cli anfiteatro, vengono a ~erminare sull'Jonio, sul golfo cl'Arta e sulla sinistr-a della Vojutsa. L'altipiano di J anina è l'origine e la chiave cli qu0sto anfiteatro montano. Esso è un vasto terrazzo' largo da '10 a 15 chilomeki, lungo 30; alto in media 650', sul livello del mare e dominato ad -est dalla regione dei Zagori, e verso sud-ovest dalla monlagna d'OlytsikÌ1: il lago di J anina ne occupa la parte più depressa : ad esso affluiscono i corsi cl'aequa cl1e solcano la superficie interna dell'altipiano e lo rendono accidentato. L'Aspropotamos, !'Arta, il Luro, il Kalamas e la Vojutsa, i quali
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3 Jn DELLE CON DIZlONI GEOGRAFICO-STATISTICO· Ml LITA!\ t tutti nascono dall'aHipiàno di .Tanh1a o dello sua cintura, solcano per strette ed aspre vallale questa intricata regione; la catena dei monti di Suli e di Parga fra il Luro e il Kalamas, quella dell' Acroceraunia, fra il Kalamas e la Vojutsa, la coprono verso l'Jonio. L'Aspropotamos nasce dal Pindo al M. Kapanelz poco lungi dal colle di Melzovo e scorre per una valle profonda, selvaggia, solcala lrasversalmenle da valloni. Nel tratto inferiore riceve le acque dei laghi d' Angelo-Caslro e di Vrachori; quindi porco!'l'è una fertile pianut'a e mette foce nell'Jonio all'entrata del golfo di Patrasso. L'Aria nasce dal Zygos e scorre per una valle s tretta, profonda, rocciosa; presso la cillà di Arta sl)occa in una fertile·pianw·a, inondata durante le piene, e melte nel golfo d' Arta; dal mare ad Ar ta è navigabile con piccole barche. Il Lw·o scende dal monte Olyls ika nella cintura sud-ovest dell'altipiano di .T anina, bagna unn valle f'e rLile e più facile di quella dell'Arta e melte nel golfo d'Arla ad est di Prevesa; dalla foce al borgo di Luro si può rimontare con piccole barche. Il Kalamas esce dal lago di Janina, s i perde in una via soLterranea lunga 8 chilorpe!ri sotto i monti che formano la cintura occidentale dell'altipiano di .lanina, ricompare presso VelcisLa, bagna una valle s tretta o ferLile e mette nel canale di Corfù. La Vojutsa nasce dal monte Zygos, si dit-ige verso nordovest, altro.versa la regione montuosa dei Zagori, ora fiancheggialo. ed ora sharrata da montagne selvaggie; riceve la Dr~rnos che scende dall'alLipiano di Janioa e va a meLLer nel1'J onio presso Avlona. La sua valle è 1a più aspra e la più selvaggia doll'Epiro. L'Albania è un anfìteatro di montagne aspre ed inLricaLe, le quali si elevano dal litlorale dell'Adriatico allo montagne dello Schar-Dagk e alla catena ellenica, che la separano dalla Macedonia e dalla Rascia; il Drin raccoglie la maggior parte delle
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acque dei versanti inLerni della regione . Verso nord, fra le frontiere del Montenegro eil Drin, tro vasi il paese dei Clementi, dei Kucci, dei Pulali ecc. formalo da una serie intricatissima di planine, solcato eia pt•ofoncli burroni e privo di s trade; più ad ovesL la conca di Scutar i occupata in parte dal lago dello s tesso nome, e fra questo ed il mare si trovano i monti della Kraina che vanno a terminare sopra Anti vari. Questo tratto· dell' Albalia, meglio che al teatro cli guerra ellenico, appartiene al t7.tro di guerra slavo; rimandiamo perciò il lettore al capitolo speciale sul ·Montenegro per la parte che lo riguarda. Fra il Drin Nero e il Mali, trovasi il paese dei Miriditi, altipiano formalo eia un labirinto di montagne asprissime e cli vall ate profonde, e al quale molto difficilmente si accede; è la vera citLadella dell'Albania. Relativamente più facili e che partecipano dei caratteri clell'Epiro, sono le vallate dello Skumbi e dell'.Ergento, per le quali dalle rive dell'Adriatico si sale agli altipiani di Ocrida e di Monastir. SoLto il punto di vista nostro particolare, quest'ultimo tratto dell'Albania è il più importante perchè è a contatto col teatro di guerra ellenico del quale segna in certo modo il limite s trategico, e perché ha azione ind iretla sulle comunicazioni che tlall'Epiro e dalla Tessaglia tendono alla .Macedonia. La Macedonia, come la Tessaglia~ è cinta tutto all'intorno da montagne, ma, a differenza di essa, è divisa in quattro distinti bacini ùa tre catene interne. Verso nord è proLetLa dall'altipiano della Mesia, verso nord-est dalla catena del Rodope, all'ovest dalle Alpi eJleniche e verso sud da una serie cli montagne che fiancheggiano la costa dell'Egeo, non interrolle che dalle strette vallate del :11esto-Karasu, dello Slruma, del Vardar e dell'Indsche-Karasu. Essa pertanto, invece che un ampio bacino, come la Tracia e la Tessaglia, è una successione di quattro. v.allate, tre delJe quali dall'Egeo salgono all'altipiano della Mesia, ed una alla catena ellenica, relaLivamente facile perciò a percorrersi da sud a nord, meno da <?Vest ad est. Meno importante della '.fracia, rispetto alla difesa generale
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della Turchia, lo è però moltissimo non solo per coprire la valle della Maritza dagli attacchi provenienti dalla Grecia., ma eziandio per assicurare la difesa dell'altipiano della Mesia, e per impedire il collegamento strategico fra le operazioni dei Greci e quelle degli Slavi in caso d'azione comune. La catena del Rodope che la dÌvide dal bacino della Mar itza, è un vasto contrafforte che dall'altipiano della Mesia si prolunga per 200 chilometri verso sud-est fino all'Egeo, dove le sue ultime pendici vanno a cadere quasi a picco s ulla costa fra le foci del Karasu e della .Maritza. La sua altezza va diminuendo da nord a sud, decrescendo da 3000'", altezza del Rilodagh, sino a 800'", allezza dell'ultimo tr atto s ulla costiera dell'Egeo. Rari e difficili vi sono i passaggi; i pochi che vi si trovano, attraversano streUe rocciose fiancheggiate da foreste vergini d'abeli e di faggi . Le .migliori strade per passare dalla Macedonia nella Tracia girano le eslremità della catenn del Radope o lungo l'Egeo o per l'altipiano della Mesia. L'altipiano della Mesia è un grande terrazzo, alto in media 600'" e a cui si sovrappong_ono diverse catene o plaoinas disposte confusamente e che formano le alte valli dell' Jbar, della Morava bulgar a, clell'Isker, dello Struma e del Var-der. Considerato come ostacolo, non ha che un valore r elativamente limitato; ma ne ha uno principalissimo come centro delle comunicazioni che ·vi concorrono dalla Bosnio, dalla Serbia, dalla Bulgaria, dalla Macedonia e dal!' Albania; è da esso che più agevolmente dal bacino del Danubio si scende nella Macedonia e nella penisola ellenica. La parte centrale della Macedonia, fra lo S lruma e il Vardar, è altra versata da un grande contrafforte che si stacca dall'altipiano della Mesia, corre verso sud e va a format'e la penisola della Calcide; esso si deprime fra le alte valli dello Str uma e del Vardar, si solleva aspro e selvaggio nella parte centrale al Cengel Dagh e si abbassa n uovamente all'istmo della penisola Calcidica, nel tratto occupato dai laghi cli Langaza e di Betschik. 11 corùrafforte del Perim Dagh, che s i stacca çlal Rilo-
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Dagh e racchiude fra sè e il Rodope il bacino del Mesto o Karasu, forma una catena parallela alla precedente: una terza catena quasi parallela alle due prime si di stacca dalle Alpi elleniche e forma la parete destra del bacino del Var dar e la sinisLra dell'lndsche-Karasu, racchiudendo fra s è e le Alpi elleniche l'aWpiano di Bitolia o :Monaslir. llMesto o Karasu, lo Struma, il Varclar e l'Indsclie-Karasu raccolgono le acque della Macedonia. Il Mesto o Ka1·asu nasce dal Rodope presso il massiccio del Demir Kapu-Tepesché, scorre 'per una valle selvaggia, incassata fra il Rodope e il Perin-Daghe sbocca nell'Egeo in faccia all'isola cli Thaxos. Lo Strwna occupa un bacino esteso e quasi tutto mon luoso. Esso nasce dal M. Vitosch, attraver sa la conca importante di KUstendil e cli Dubnitza, ed entra quindi in una valle str etta fra il Per·in-Daglt e i M. Karalova (900m). A 60 chilometri clalì'Egeo sbocca nella fertile pianura di Seres, quindi si perde nella palud~ di Takinos, e meUe nel golfo di Contessa. La navigazione è impedita alla sua foce da banchi di sabbia. Il baçino del Va rclCtT' è il più esteso della Macedonia. Ad ovest è circoscritto dai monti che lo separano dallo Struma; a nord dell'altipiano della Mesia; ad ovest dalla parte delle Alpi elleniche che f'or ma i monti :Oibr es e dal caos montagnoso che lo ·separa dall'lndsche-Karasu. Il Vardar scende dalle falde orientali dello Schar-Dagh e scorre da ovest ad est in una profonda vallata cin ta da montagne a!Le 2000'"; poco a monte d'Uskiup, r iceve il Lepenatz che scende dall'altip,i,ano della Mesia in corrispondenza coll'altipiano cli Kossovo; bagna Uskiup, riceve sulla sinis tra !'Egri-Su, per la cui valle passa la strada Uskiup-Kùstendil-Samakow-Talar Basardschik e su Ila destra la Zrna che nasce dall'altipiano di Bitolia; passa per la stretta delle porte di ferro e quindi nel suo corso inferiore bagna una pianura fertile, ma paludosa in a lcuni tratti, spe- . cialmente lungo la costa. L' Inclsche-Karasu scende dai M. Gl'ammos, riceve le acque
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del lago cli Castoriu,. scorre in una s tretta valle chi usa verso ovest dai Grammos) verso nord-est dai M. Burcnos, alti circa lOOOm, e verso mezzodì dalla catena dei monti che separano la Macedonia daJJa Tessaglia. Hiceve un aflluente impor tantissimo) il Venetico, per la cùi valle passa la strada che, pel colle di Metzovo, va dalla Macedonia nell'Epiro. Il clima del leatro di guerra ellenico varia non solo secondo la latitudine geografica, ma eziandio a seconda dell'allitudine delle varie regioni. La nove cado ogni anno nell'alta Macedonia e nelle monlagno dell'Albania e del Pindo; raramente invece nella Tessaglia, nella Macedonia orientale e lungo il littorale. Talvolta nell'estate e spesso nell'autunno vi imperversano uragani che fanno improvvisamente gonfiare i torrenti e rendono le comunicazioni impr·aticahili. L'aria è buona nelle regioni all_c, malsana alle foci dei fiumi, dove generalmente le acque si impaludano: anche nelle regioni elevate, in prossimità dei laghi, pre<lominano le febbri intermillenti. Sollanto nelle zone basse e a nche negli altipiani si Lt·ovano buoni accampamenti per for ze limitale, provvisti d'aC<1ua e di legna; più difficile riesce l'uccantonal' le truppe essendo scarsi e Lonttmi i granclicentridi popolazione. La bassa ~Iacedonia, la Tessaglia e l'allipiano di Janina sono le regioni dove s i possono trovar in maggior copia bestiame, cereali e fora nO'cri o · Le coste dell'Egeo sono in generalo alte e rocciose, tranne alle foci dei fiumi) tlove sono basse) paludose, malsane. Fra i Dardanelli e la foce della Maritza ll'ovasi ]'importante golfo di Saros, ~portuno per sbarcarvi un corpo di truppe che vo,,.lia impadronirsi della penisola di Gallipoli) ovvero entrare n; lla valle della l\faritza girandone Je difese. Alla ·foce della Marilza la costa è bassa e malsana; il porto di Enos che si trova là presso è <ruasi colmato) ed è sostituito dalla rada di Dedeac:rh testa di linea del tronco ferroYiat-io Kuleli Burgas-Dedeo:h~ Dalla loce della Marllza a quella del Kuras u, le diverse ramificazioni del Rodope tel'minano riuasi a picco sulla costa, formando parecchi piccoli promontori; dalla foce del Karasu alla
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penisola della Calcicle i traLLi della costa rocciosa, alta cd elevata si alternano con <ruelli bassi, sabbiosi;)vi si trovano le rade di Mal'onìa, di Cavalla e d'Orfano, lo. seconda delle quali è la più importante. La grande penisola della Calci<le che si a,·anza nell'Egeo coi suoi tre promontori dell' Athos, di Longos e di Cassandro) forma i quattro golfi di Rendina, d' A-yonoros, di Cassandra e di Salonicco. Le sue coste sono rocciose, alle, in parecchi punti inaccessibili; le comunicazioni lungo cli esse e nell'intemo s i riducono a sentiel'i e a qualche cattiva mulattiera. La baia di Salonicco è po~la in fondo al golfo dello stesso nome; è ampia e sicm·a, ma non è difesa da forlificazio11i. La città è cinta da vecchie mura con torri e dominata da una cittadella di poco o niun valore difensivo. Salonicco è centro importantissimo di comunicazioni o di commercio; vi si trovano provvigioni d'ogni specie. Da Salonicco alla foce dell'Jndsche-Karasu, la cosla è bassa) in qualche tratto paludosa; dalla foce tlcl Karasu al golfo cli Volo è alta, 1·ipiclo,rocciosae non presenta che alcuni ancoraggi poco sicuri; dalla foce del Karasu alla foce della Salomv1'ia è fiancheggiata tlalla s trada che da Larissa) per Plalamona, va a Salonicco. 11 goll'o di Volo, formalo dalla penisola di Magnesta, è un grande bacino ovale, nel quale si apeono baiu minori, ampie o sicure; la principale fra queste è quella di Volo, porto naturale della Tessaglia: il golfo di Volo è imporlanLissimo perchè, sbarcando in esso, si può penètrat·e nella Tessaglia per le colline Cinocefale, girando in Lai modo la catena <lell'Olhrys. Dal golfo <li Volo al Capo Colonna (Sunion), lu cos ta è fras tagliatissima ed è bagnata dai canali d'Orei", di 't'alanti e di Euripo, i <[uali separano per buo11 Lratto l'isola di Negroponle dalla penisola dell'Attica. L'isola di Negroponte è collegala colla terraferma per mezzo d'un ponte. Nella par te sud-est della penisola dell'Attico. si Lrova la baia di Maratona, opporLuna per operare lo sbarco d'un corpo che abbia per obbiettivo Alene colla quale è col1egata per mezzo d'una strada rne-
352 DEL LE CONO IZIONL GEOG·I\Ae'ICO-S1'ATISTICO ·MltlTAIU di ocre. Tra la penisola dell'Attica e la .Morea trovasi il golfo d'Egina, seminato d'isole: esso presenta parecchi porli, i più importanti <lei quali sono il Pireo, Porose Kalamaki . Il Pireo è il porlo d'Alene dalla quale non dista che 12 chilometri, e a c~i è collegalo per mezzo di una ferrovia; è poco ampio, ma sICuro, ha calate e ponti di sbarco; non è difeso da fortificazioni. Kalamaki è una r,lda poco sicura, importaiJte perchè vicina all' Istmo di Corinto . Poros è un vas to e sicuro porto, proLetto dall'isola dello s tesso nome e dalle montagne dell'Argolide; è lar·go da '1000 a 1:'iOO metri e I.ungo quasi sei chilomeki; vi si entra per due bocche slrette e faci lmente difendibili; vi è s tabilito l'arsonale marittimo della Grecia, le opere che lo difendono hanno poco valore. · Le coste del Peloponneso, come già si accennò nel capitolo relativo alla Grecia, presenlano un alternarsi di promontori e di golfi che le rendono frastagliatissime; in gen~rale sono alle e r.occiose; vi s j trovano parecchi buoni ~or ti, fra i quali è degno di particolare menzione Nauplia, m fondo al golfo dello stesso nome; ~ un buon porlo dif'eso dalla ciUadella di Palamede, coslrutta dai Ve neziani su uno scoglio alto 2JCi metri sul livello del n~re, e in cui si trova l'arsenale di ter r a e il magazzino generale cli vestiario dell'esercito greco; corne for lezza ha un valore mediocre. Le coste del golfo di Corinto sono frastagìiate, alte e rocciose; quelle del golfo cli Patcasso sono basse e sabbiose; sulla costa ·clell' Acarnania, l' Aspropotamos e il Fidao.is formano deo·li . o stagni assai estesi, il principale dei quali è quello di Missolonghi.
Le coste dell'Epiro sono alte, dirilte e non offrono che due grandi golfi alle loro estrern i~à, cioè il golfo d'Arta e la baia cl' Avlona. li golfo d' Arta è un bacino di 15 a 20 chilometri di larghezza per 40 di Junghezzù; la sua entra la, non più larga di un cbilornetrn, ù difesa dalle f'orLifi cazioni di Prevesa_; la costa setlentrionale ò bassa e paludosa, l'orientale è dolcemente inclinata, la meri<liònale è frastag liata, elevata
3'53 DE LLA TURCHIA EUROPEA, ECC . e rocciosa. Il golfo d' Arta ha, rjspetto all'Epiro, la sLessa importanza che quello di Volo rispeLto alla Tessaglia; da esso infatti partono le migliori strade per penetrar e nell'altipiano cli Jauina. Da Prevesa al Capo Glossa si trovano parecchi piccoli porti ed ancor aggi, quali la baia di Cornaros, il porto d i Phanari, la baia di Gomenit.za, gli scali di Sajada e dei Santi Quaranta, i porti d' Arm.yros e di Palermos. La baia d' Avlona è chiusa verso ovest da una penisola formata dall'ultimo tratto della catena degli Acroceranni e dall'isola di Sùseno;.J.e sue coste orientali, che sono le piu accessi bili, sorio per ò basse e malsane. Essa è importante come stazione navale, per chè domina l'entrata dell'Adriatico. L'isola cli Corfù, ricca di buoni porti, in grazia della s ua posizione domina tutta la costa dell'Epiro; la capitale è molto commerciale, ·ma come piazza da g uerra ha perduto il suo ,,a101·e, essendo state nel !8G3 demolite le fortificazioni che la difendevano . Le comunicazioni terrestri del teatro cli guerea ellenico sono· in generale difficil i; esse consistono per lo piu in strade mulattie1•e che, con ripide pendenze, si inerpicano sui versanti delle montagne, ovvero percor rono il fon do delle valli e vanno perciò soggette ad essere danneggiale dalle piene dei torrenti; poche sono praticabili dall'artiglieria da campagna, pochissime lo sarebbero dal nostro carreggio ordinario. Attraversando 1°egioni ove gli accidenti del suolo più svariati si alternano, spesso sono sbarrate da forti posizioni natucali, d iffici li a superarsi o a girarsi; talvolta manca lungo esse lo spazio per accampare. Le migliori si trovano nel versante dell'Egeo, specialmente nella Tessaglia e nella bassa Ma cedonia, ma, essendo interrotte dai contrafforti trasversali che dividono un bacino fiuviale dall'altro, non possono formare buone linee d'operazione. Per render faci le e breve l'esame delle varie linee di co-
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3/H DELLE CONDIZIONI GEOGHAFICO-STATIS'rICO -MILITARI municazioni, le considereremo riunite in fasci riferiti alle varie regioni e ad alcuni centri importanti, e prenderemo Atene come punto di partenza, e la Maritza, fra Adrianopoli e il mare, come punto di arrivo. Da Atene a Livadia la penisola dell'Attica è percorsa da una s trada rotabile; da Livadia si dis taccano due strade, una che per Amphyssa va a Lepanto e quindi per Vrachori a Karavansel'ai in fondo al golfo cl'Arta, cl'onde, biforcandosi, prosegue su Arta, ovvero termina coll'altro ramo alla punta cl'Actiiun in faccia a Prevesa; l'altra, pe1' Lamia (Zeitun), va nella Tessaglia. La prima, se le notizie che si hannf) sono esatte, non sarebbe percorribile clall' al'Liglieria, presentando, specialmente nelle montagne dell' Etolia, alcuni tratti praticabili soltanto dalle bestie da soma; da Vrachori a Karavanserai sarebbe invece praticabile, con qualche difficoltà, dall'artiglieria. Una rotabile unisce Missolonghi con Vrachori. La seconda è una rotabile in parte costrutta, in parte in costruzione: Janina è il centro delle comunicazioni dell'Epiro; cli là infatti si dipartono cinque strade, cioè: · 1° La strada Janina-Pentepigadhia-P.1:evesa, ovvero Pentepigaclhia-Arta . 2° La strada Janina-Velcista-Sajada. 3° La strada .Tanina-ProLopapa-Kulpachi-Pravista d'oncle procede o per Berat su Avlona o per Delvino sui Santi Quaranta. 4° La stradaJanina-Clissura-Berat nell'Albania. 5' La st1·ada Jaoioa-.Metzovo e di là in Macedonia o in Tessaglia. La strada Janina-Pentepigadhia è carl'eggiabile con qualche difficoltà; da Pentepigadliia a Prevesa è una mulattiera che percorre Ja valle del Luro dal quale, durante le piene, è inondata e guasta; da P entepigaclhia ad Arta scende invece per la dorsale d' un contraffort~ dolcemente inclinato e sarebbe percorribile dall't,rtiglieria inediante qualche la-
DEI.LA •rUI\CHIA EUROPEA, ECC .
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voro di riattamento. Prevesa è diJ'esa da una cinta con fosso acqueo e da cinque forti i quali dominano lo s tretto; s~n~ però opere che presentano muratura scoperta e capaci di poca resistenza. Arta è difesa da una citta~ella ~osta s~ un'altura isolata e da vecchie mura. Pentep1gacllua, che e munita d'un forte in muratura (non ultimato), è una buona posizione non tanto per difendere Ì'altipiano di Janina contr~ ali attacchi provenienti clal gol!'o di Arta, quanto per domt~are l'altipiano stesso e sbarrare la s trada Janina-Arta. La strada Janina-Sajacla è mulattiera; da .Tani.na a Velcista sarebbe, mediante qualche lavoro, atta al passaggio delle artiO'Jierie; da Velcista a Reveni percorre una vali~ stretta ed a:pra, da Reveni a Saiada più ampia e fertile; si trovano buone posizioni dil'ensive a Philates e a Velcista. della pr·ece· 1·01·e La s trada Janina-Santi Q uaran ta è mJg 1 dente, ma più lunga; mediante pochi lavori sarebbe atta al passaggio dell'artiglier·i~ da .lanina a Knlbaki; è una buona mulattiera da Kulbaki ai Santi Quaranta i si trovano b~one posizioni di sbarramento a Palea-Episcopi presso Pravista e a Protopapa. La sLrada Pravista-Avlona percorre le valli del Dryno e della Voj utsa, strette e fiancheggiale da alle ed aspre montagne; è in complesso una mediocre mulaU.iera. La strada J ariina-Berat percorr·e la media valle della Voyutsa passando per- Kulbaki e Klissura; pare che sia percorribile dall'artigiieria da Janina a Berat. La str-acla J anina-Met.zovo risale per buon traLto l'alta valle dell' Ar·La, assai stretta ed aspra, e passa parecchie volte da una sponda all'altra del fiume, finché arriva al borgo di Me~zovo; a Metzovo s i biforca, un ramo valica il Zygos e scende nella valle clell'Indsche-Karas u a Grevena, l'altro passa il colle di Metzovo (1598ml e per la valle dello Salamvria scende a Trikala nella Tessaglia. La catena del Pindo, fra il passo di Metzovo eil monte Velucki, non è attra_versata che <la sentieri, i principali dei quali sono quelli che passano pei colli di Klissovo e di Pertoli.
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DELLE CONDIZIO NI GEO G-RAFICO STA'rISTICO-MILITAIU
Due s trade principali conducono dalla Grecia nella Tessao-lia· una che eia Lamia pel colle cli Furka (1130") va a Far:ala' 1'al.tra che ~Jer Stilita giraattomo la catena degli Otlwys, pass~ pe1 Army1 o e mette nella precedente a Farsala, donde riunite pros.egu~no su Larissa. Pare che la prima, salvo al colle sia prat1cab1le dall'artiglieria; quanto alla seconda è carreo·gi~bile 0 da L amiaa · Stalita, · ma da Stalila ad Armvro è una mula' ·t·,., d .ffi ·1 • • k,ra I 1c1 e. La posizione del colle di Furka è facilmente difendibile, ~o~ne 1~1 generale lo è tutta la catena degli Othrys contro gli attacchi che provent2:ono da sud·, la strad a v1.· sa1e per molti. ,· . . • v . , usvolt1. sul -r1p1do versante meridionale della montagna. Una te1za strada è quella Volo-Larissa, la quale, percorrendo una 1:e~1one,roc.o elevata e poco accidentata, deve essere praticab1le dall art1gher1a. Alcuni sentieri valicano la catena <legh Oihr ys fra il colle di F u1•lrn e il M. Velucki. L'intemo della conca tessala è percors o da una rete di str~de che, per larghezza e dolci pendenze, sarebbero facili se 1 co~·si d'acqua sui quali non si trovano che pochi ponti: non formassero frequentemente ostacolo. Sono rimarchevoli specialmente cruelle Farsala- Volo, Farsala-Trikala. Da Larissa si dipar tono tre strade ~li.e conducono nella . Macedonia e nell'Epiro, cio,"e: 1• La strada che per Trikala va al colle di MetzMo· ,2· La s trada che per J,:Jassona va a Servia nella v~lle del! Indsche-Karasu; 3• La strada che, per la valle di Tempe e lungo il littorale ·dell'Egeo, va a Salonicco. La ~ttada Larissa -Trikala-Mtezovo rimonta la valle della salamvria, da L~rissa a ~'rikala attr~ver sa una reg-ione fertile, ,ondul~L~ e !acile;. da Trikala a Met.zovo entra in una valle profonda che s1 restringe gradatarnenle fino al villaggio di Sta,>-usKalabak, buona posizione cli sbari·amento, fiancheggiata :alle montog,~e elevat~ ed aspre delle Meteore; quindi, rimontando ·sempre il.fondo della valle della Salamvria, 'arriva al colle di .Melzovo. Sembra che da Trikala a Melzovo non sia che una
DELLA. TURCHIA EUI\OPEA 1 ECC.
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buona mulattiera. li colle di Metzo vo è importantissimo come. punto di passaggio e come nodo stradale. La strada Larissa-Elassona-Servia percorre una regione monEuosa, coperta da b0schi, rolla frequentemente da burroni; attraversa la catena degli Amar bes al colle cli Sarandaporos (800"'), e scende a Servia a unirsi colla strada Metzovo-Salonicco; è i.ma s trada per p]ccoli carri e difficile, specialmente nell'inverno La s trada Larissa-Platarnona·Salonicco è migliore di tulte le precedenti . Sortendo da Larissa percorre una ridente pianura fino all'ingresso della valle di Tempe; poscia entra in un vallone stretto, a pareti altissime e ripide formate dalÌ'Olimpo e dall'Ossa e lungo 5 chilomfltri, donde sbocca nella piccola pianura alle foci della Salarnvria, e quindi, volgendoa nord, giunge a Pla,lamona. Da P latamona, che è difesa da un vecchio castello, a Kitros si svolge lungo la costa dell'Egeo, fiancheggiata sulla sinistra dalle ripide pendici dell'Olimpo: in quesLo tratto, dovendo superare gli ultimi contrafforti dell'Olimpo e i- torrenti che ne discendono, è tortuosissima ed ha for ti pendenze. Da Kitros a Saloniaco per corre un te1•re110 basso e s abbioso . La strada segue il tracciato d'una an tica via romana; in .qualche ·tratto è selciala con grosse pietre,. in aUri è senza fondo e perciò fangosa nella stagione delle pioggie; attraversa i cors i d'acqua su .ponti in muratura . La .Macedonia occidentale presenta tre pl'incipali centri cli comunicazioni, cioè: Monastit', centro cli quelle che provengono dall'Albania; Uskiub, di quelle che provengono dall'altipiano della Mesia; Salonicco, centro tli quelle che provengono dalla Tessaglia. all'Epiro e dalla bassa ì\!Iaritza . Sull'altipiano di lV{onastit• concorrono le seguenti strade: 1• Quella Durazzo sull' Adriatico-Elbassan- Ocr-ìda-MonasLir; fa parte dell'antica strada Egncdict ella da .Durazzo, conquceva, per Salonicco, a Costantinopoli . 2° Quella Avlona-Berat-Castoria-Monasti1'. Non risulta in
358 DEI,LE CONDlZlONl GEOGllAFJCO·STATISTI CO-MILlTARI modo certo se queste due strade sieno praticabili dall'artiglieria in tutto il loro percorso; pare che lo' sia soltanto la prima nel tratto Ocrida-Monastir. Su Uskiub convergono le seguenti strade: 1° Quella Prisrend-Uskiub, principale comunicazione fra la valle del Drin e quella ciel Vardar. 2° Quella P rischtina-Uskiuò per la valle della Lepenatz; è il proseguimento della grande arteria che dalla Bosnia, per Novibazar e Prischtina, scende, per la valle del Vardar , a Salonicco; è una rotabile meno che mediocre, in parte selciata, ed in parte senza fondo. 3° Quella Vranja K.umanovo-Uskiub; mette in comunicazione l'alta valle della Morava coll'alta valle del Vardar; è ro-· tabile. Su Salonicco fin almente convergono le SP,guenti strade: 1° Quella Larissa-Platamona-Salonicco, già descritta. 2° Quella Metzovo-Grevena-Verria-Salonicco, la quale sembra sia percorribile dall'artiglieria da Versia a Salonicco. Da Grevena una mulattiera risale la valle dell'Jndsche-Karasu sino a Castoria dove melle sulla strada A vlona-Ber~tMonastir. Da Servia una piccola rotabile per Koshani e Bonitza conduce a Monastir. Salonicco, Monastir e Uskinb forma no un triangolo i cui lati sono segnati da tre ·strade, cioè; 1• Monastir-Vodena-Salonicco; è una discreta rotabile. 2' Monastir-KioprUli.i-Uskiub per la valle della Zrna; è una catLiva rotabile. 3• Salonicco-Vskiub per Doiran, Stumnitza 'e Skopia; stando a quanto ne dice l'Hahn, sarebbe carreggiabile, ma in molti punti, attraversando una regione assai accidentata, è stretta ed ha pendenze assai forti . Da Salonicco e da Uskiub · partono le due principali strade che conducono nella valle della Maritza, girando la catena del · Rodope alle sue estremità. La strada, che parte da Salon~co, percorre per buon tratto la costiera dell' Egeo. Da Salonicco a
DELLA. TURCHIA E URO PEA, ECC .
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Pravista si hanno due s trade; una che passa lungo la sponda settentrionale dei laghi di Langaza e di Betschì.k e del golfo d'Orfano, attraversa lo Struma presso la foce e per Orfano va a Pravista; è una cattiva rotabile, inondata durante le ploggie, fangosa, priva cli ponti (t): l'altra che va a Seres e da Seres a Pravlsta dove si unisce alla precedente; essa è migliore della prima specialmente fra Salonicco e Seres. Da Pravista a Cavalla la strada percorre una regione accidentata, formata dalle ultime pendici del Perin-Dagh, le quali vengono a cadere assai ripide s ull'Egeo: Caval1a è una buona posizione per chiudere verso est l'entrata nella Macedonia, ma le s ue fortificazioni cadono in rovina. Da Cavalla la strada passa nella bassa valle del Mesto o Karasu, percorre dapprima una regione bassa, paludosa, che abbandonà poi per attraversare le estreme pendici del Roèlope; sbocca finalmente nella valle della Maritza, bassa, pal udosa, ma ferti lissima, e passa il fiume al ponte di Feredschik. La ~lrada Uskiuh-K<:istendil-Tat'ar Basardsèhik percorre il versante meridionale àeJl'altipiano dellaMesia, valica il;Dwelo Brda (1000"'), attraversa la conca di Kos tendil e di Dnbnitza, supera le alture che uniscono il Rilodagh col Vitosch al colle cli Samakovo ('lOOOm) e quelle fra l'alto Isker e l'alta Maritza al colle di Bellova ('1090m) e mette a 'fatar Basardschik nella O'rande s trada Sofia-Adrianopoli . Questa sti'ada, praticabile b . . . . dall'artiglieria, è importante non solo come linea d'operaz10m l)el' passare dall'alto Vardar all'alta lVfaritza, ma eziandio come linea di spostamento dietro l'altipiano della Mesia. Una mediocre strada, rimontando la valle dello St!'uma, 'tmisce Seres con Kostenclil; un'altra rotabile unisce Samakow con Sofia. Il Rod~pe non è superato che da poche e cattive strade per pedoni e bestie da soma. Le comunicazioni ferroviarie vi sono scarsissime; esse si (!) secondo la carta dello stato maggiore russo, sarebbe mulattiera da Langaza à Orfano.
361 Le due capitali, Atene e Costanlinopoli, sono non solo due grandi obbietlivi politici e s trategici, ma eziandio limiti del teatro di guerra; le vie di comunicazione che li collegano, rormano due principali linee cl'operazioni che, partendo da Alene e percorrendo l'una la Tessaglia 8 l'aHra l'Epiro, si riuniscono sul basso Indscbe-Karasu e sul basso Vardar; si separano nuovamente per girare la catena del Rodope e riunirsi finalmente nel bacino della Mat'ilza. Il mare Egeo che penetra frammezzo al teatro cli guerra e lo bagna in tulla la sua lunghezza, forma una terza linea d'operazioni, più facile delle precedenti, ma inlercettata dallo stretto dei Dardanelli. Per procedere dalle frontiere del regno di Gt'ecia alla v~ll~ della .Maritza si devono superare parecchie linee fronlah di difesa costituite da barriere montano o fluviali. Prima fra esse è la ca lena degli Olhrys, la quale però ha maggior valore difensivo per la Turchia che non per la Grecia, perchè il versante meridionale è ripido ed aspro, mentro il setlenlrionale è relativamente dolce e di facile accesso. La conca lessala presenta nell'interno la linea della Salamvria, la quale appoggiala sulla destro. al Pindo e sulla sinistra al Pelio, avrebbe un discreto valore se non fosse troppo eslesa: Trikala e Lo.1·issa ('l), che ne segnano le estremità, sono due buoni centri di comunicazioni per accorrere verso gli sbocchi del Pindo, degli Olhrys. e delle colline Cinocefale. Maggior valore difensivo ha la c10lura settentrionale della Tessaglia, perchè le strade che la superano, percorrono strette fortissime, e pcrchè è aspriss ima elevata e selvaggia. L':Hipiano cli Janina è il perno della difesa dell'E.pir~. Arta e Prevesa coprono l.e due migliori strade provemenll dalla Grecia il forte di Pentepigadhia, costrutto al punto cli loro congiunzi~ne, le sbarra amendue. Le slrade di Saiada e dei Santi DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
(
360 DEI,LE COì'\DIZIONf GEOG!lAF1CO- STAT1STlCO- M1LIT..\.11I riducono alla linea Salonicco-:Mill'ovitza (3G3 chil.) e al tronco Atene-il Pireo ('12 chi!.) . :Nel teatro di guerea ellenico, piil ancora che nel bulgaro-rumeno, il mat'e è la migliore e la più facile linea cli comunicazioni, sia per approvvigional'ee rafforzare le truppe, sia per operare con sbarchi alle spalle e sul fianco dell'a,·versario Il teatro di guerra descr·itto presenta poche piazze forti; esse consis tono in genorale in cittadelle destinale a tenere in soggezione le popolazioni cristiane e ad offrire un asilo alla popolazione mussulmana, in caso cli guerra o cl'insunezione, ovvero in fortini e batlel'io da cosl11 ..'l:'\essu11u sarebbe capace di resistere contro gli odierni mezzi d'attacco; lulLaviaquelleposte nell'interno del paese, mancando strade per condurvi grossa artiglieria, possono avere un cerlo valore difensivo. Lungo la frontiera, tanto sul territorio greco, quanto su quello turco, si trovano parecchie piccole caserme fortificate (Ka1'aule). JI tealro cli guerra ellenico, considerato sollo il punto cli vista speciale cl'operazioni fra il regno di Grecia e l'impero ottomano, si può riguardare come costituito da due grandi quad1·ilalel'i dispos ti coi lati maggiori od angolo reLto e formali l'uno dallo penisola ellenica (regno di Gl'ecia, Tessaglia ed Epiro) e l'altro dalla :Macedonia e dalla Tracia . Differente ù la loro importanza derivante dalla rispettiva situazione geografica, dallo. loro conformazione topografica, dai rapporti fra gli ele' menti costitutivi delle popola:doni e dalla propo1·zione delle 1 forze dei due avversari. La prima è abitata da untt popolazione omogenea, di razza ellenica od ellenizzala, nella quale è vivissimo il sentimento nazionale e sulla <1uale si fa sentire 1 fo1·temente.l'influenzu del vicino regno cli Grecia; ò una regione in genet·ale favorevole alla guerra d'insurrezione e non spl'oporzionatu per la sua estensione ad un esercito numeri, ca mente debole qual ù il greco. r,o seconcl a ò una regione po. polaLa eta tre razze clifterenti, a contatto immediato con elementi avversi alla causa ellenica e relativamente mollo estesa.
(I) secondo noti?.io l'ecentissime, i Tnrchi stano~ costruendo opere in terra attorno a Larissa, per formarvi un campo tr1nce rato. CosLrl1iscono parimenti fortificazioni attorno a Janina e al colle di MeLzovo. ANNO
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DELLE CONDIUONI G-E0GUAF1CO-STA'TIST1CO-MIL1TARI
Quaranta percorrono 'Vallate nelle quali si trovano frequenti e buone posizioni difensive e che prima di sboccare sull'altipiano sono difese rispettivamente dalle forti posizioni di Velcista e di Protopa:pa. Quindi tanto le operazioni che avessero per base il golfo d' Arta, quanto quelle che avessero per base Corfù, incontrerebbero gravi difficoltà ad arrivare sulfaltipiano di Janina; esse sarebbero però agevolate dal concorso delle popolazioni insorte .. Dall'altipiano di Janina, le operazioni possono essere dirette o- verso l'Albania o verso la Macedonia pel colle di Metzovo; nell'Albania i Greci incontrerebbero, come altre volte si è detto, difficoltà di t erreno gr·andissime e una popolazione avversa per religione e per razza; pr ocedendo invece verso la Macedonia, quando riescano a superare il colle di Metzovo girano le difese della Tessaglia e facilitano l'avanzare dei corpi operanti nel versanLe dell'Egeo . Il colle di Metzovo, insieme col Monte Zygos che lo domina, è il centro e la chiave della difesa della regione del Pindo; da esso infatti si dipartono le tre principali strade per s cendere nell'Epiro, nella Tessaglia e nella Macedonia, è l'origine delle vallate dei cinque principali corsi d'acqua della penisola ellenica, e attorno ad esso ven·gono a contatto le razzl3 ellenica, albanese, bulgara e rumena meridionale; la sua importanza strategica è pertanto grandissima. La valle dell'Indsche-Karnsu è la zona di passaggio dàll'una all'aJtra porzione del teatro di guerra; essa funziona inoltre come linea di spostamento pella difesa della cinLura settentrionale della Tessaglia e dell'Epiro; Gt"evena, come cent1•0 di comunicazioni, è il punto più importante di es,sa. L'altipiano di Monastir ha speciale importanza strategica, sia come centro delle comunicazioni fra l'Albania e la Macedonia, sia perchè s i trova sul fianco sinistro di chi dalla Tessaglia e dall' Epiro voglja muovere verso la Macedonia; inoUre, prolungandosi verso sud-est· per mezzo dei monti Burinos, serra, insieme coll'Olimpo, la media valle dell'Indsche-Karasu
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
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e fa sì che le linee di comunicazioni provenienti dalla Tessaglia e dall'Epiro si dirigano verso il basso Vardar. Da Salonicco, che è il centro commerciale e strategico più importante della Macedonia, le operazioni possono essere dirette sulla valle della MariLza seguendo due strade, quella del littorale dell'Egeo, e quella lungo il versante meridionale dell'altipiano della Mesia. La prima è la più diretta, fiancheggia quasi sempre la costa dell'Egeo del quale tocca i migliori porti, ma attraversa ostacoli fi uviali e montani fortissimi e, salvo in piccoli tratti, è costituita da una strada, serrata fra il mare e montagne impraticabili a grossi corpi di truppe. La seconda è più lunga, ma supera essa pure due catene di montagne, percorre strette vallate, e regioni relativamente povere. Esse sono distanti l'una dall'altra da 180 a 220 chilometri e non sono collegate fra loro che da pochissime e cattive strade; tutta la regione interposta è ·aspra e difficile. Dall'esame fatto del teatro di guerra sembra che si possono trarre le seguenti conclusioni: 1° Che delle due grandi zone nelle quali esso è diviso, quella formata dalla penisola ellenica presenta condizioni più favorevoli alle operazioni dei Greci mentre l'altra è relativamente più favor evole per quelle dei Turchi. ' 2' Che, a compensare la differenza delle forze dei due avversari dovendo concorrere l'insurrezione delle popolazioni elleniche, l'intensità di questo mezzo decresce dalla frontiera d el regno di Gr ecia alla valle della MariLza. 3° Che, essendo il teatro di guerra bagnato dall'Egeo in tutta la s~a lunghezza, colui dei due Stati che è padrone del mare ha sull'altro il vantaggio di poter non solo rifornire e .rafforzare con facilità il proprio esercito, ma ezianclio di minacciare l'avversario alle spalle mediante operazioni di s barco. (Continua).
N "O T E SULLA
TATTICA DELL'ARTIGLIERIA DA
CAMPAGNA ( Conttnua;;-. e {!·n e) (l}.
II. Tattica.
d
Noto prìmieramente che la nuova tattica in vari punti può essere controversa, non esistendo fatti di guerra numerosi abbastanza che illustrandola la stabiliscano saldamente. La guerra del 70-71, per la diversità delle armi ne' due eserciti, non rischiara tulli i dubbi che possono nascere intorno alle varie regole dell'impiego d'artiglieria . Fu nel 59, con l'apparizione sul campo di battaglia de' cannoni rigati, che la nuova tattica nacque e fu notata per lo scompiglio prodotto nell'eserci.to austriaco. Allora si cominciò a studiare il miglior modo di impieg:ire una batteria di cannoni a lunga portata. Nel 65 vi fu la guerra in Danimarca. Colà gli avversarii a causa della sproporzione dell~ forze, e la conseguente str'ategia del più debole, dovevano incontrarsi su campi di battaglia che per difficoltà naturali rimettessero un certo equilibrio tra i combattenti. Così accadde, e la guerra si ridusse a combattimenti di non ( ~) Veggasi la dispensa di ottobre della Rivista.
365 grande importanza e ad assedii, ne' quali non fu possibile stabilire qual valore avessero, in pratica, le prime regole formulate per l'impiego della nuova artiglieria. E d'altra parte il materiale d'artiglieria era diversissimo ne' due campi; mancava uno de' più forti mòventi della nuova tatlica, il fuci le a tiro rapido, allora nelle mani del solo ese rcito prussiano. Intanto, pe' vantaggi manifesti del nuovo cannone, si trasformava tutto il mate(iale d'artiglieria degli eserciti europei, e nel 66 le campagne d'Italia e di Boemia, sebbene tra eserciti variamente armati, fornirono i primi fatti allo studio della nuova lattica. La Prussia poco sodisfatta de' risultati, basandosi sulla lunga gittata delle nuove artigl ierie, ne studiò un'altra che, come tutti sanno, fu sviluppata brillantissimamente nel 70-71. La nuova tattica ha dunque dieci anni di vita; anzi, se si vuol essere più esatti, ne ha sei appena; poichè fu solo nella gigantesca guerra franco-germanica che dette dsultati indiscutibili, sollo dati punti di vista. Studiando questa guerra però occorre molta calma ed avvedutezza nel dedurre regole generali d'impiego d'artigli,eria, diversamente si potrebbe rimanere abba·gliati dalla stessa grand:osità de' fatti. Gli eserciti nel 70 erano forniti dello stesso genere d'armi sì, ma di potenza diversa; circostanza che bisogn~ non dimenticare giammai. La preponderanza del fucile eia parte francese, la preponderanza per numero e qualità d'arliglierie da parte tedesca, _possono dar sufficiente ragione di differenze ne' rispettivi principii d'impiego, ed influire sulla tattica delle altre armi nello stesso esercito, ed in quello avversario. Ond'è r-he la tatti ca generale dell'esercito vittorioso può non essere assolutamente la buona in diversi casi; NOTE SULLA TATTICA DELL'AUTIGL1ERIA DA CAMPAGNA
366 NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIGLIERIA deve essere bensì studiata attentamente per apprezzarla a~ suo. giusto valore assoluto e relativo; quanto al seguirla, m una ùata campagna, occorre prima vedere se trovasi in giusta relazione co' propri mezzi con quelli dell'avversario e con la topografia del teatr; della guer.ra. Se questi rapporti non fossero stati valutati esattamente da' Tedeschi prima della campagna del 70, se la loro tattica non fosse stata subordinata a' ·'c onseguen_ti ap~re~zamenti, forse non sarebber0 stati sempre soddisfatti d1 quella dell'artiglieria. · Che cosa ne sarebbe avvenuto se i Francesi non avessero subito quel profondo cambiamento, per cui furono in questa guerra tanto diversi da' Francesi di Solferino e . di l\Ialakoff, aggressori, assalitori audaci, irresistibili, dalla prima all'ultima ora della battao·lia dal primo giorno all'ultimo della campagna? b ' L'esercito francese nel 70-7,1 è irreconoscibile. Un male latente, indovinato da' suoi avversari, ed anclie da P?chissimi de' suoi capi, si sviluppa gigante dal primo giorno dell'immane tragedia, getta la confusione in tutti i suoi ordini, lo paralizza. L'esercito francese, che fino allora non aveva mai aspettato una battaglia, e col primo Napoleone l'aveva sempre imposta, trovasi obbligato a rinunziare alla sua tradizione, ch'era vantaggio enorme; aspetta ed è sorpreso. Sorpreso lascia la vita e la vittoria, raramente correndo agli assalti, muore eroicamente, ma, ahimè, inutilmente. I capi, confusi, si hi.sciano battere per tutto un g,iorno su tutti i punti d'una linea che spesso oltrepassa 11O a 15 chilometri, senza impegnare le riserve, ed infine danno prigionieri eserciti che men forti d'assai, in altri tempi, avevano percorso vittoriosamente tutta l'Europa. Chiedo venia per la divagazione e torno alla prima idea.
DA CAMPAGNA 367 L'esercito francese non fu riconoscibile, nou fu pari a se stesso nel 70-7 11. Se lo fosse stato la tattica prussiana avrebbe essa avuto la sanzione della vittoria? Pare che ad ·un quesito sì grave non si possa dare risposta recisa, che non sia almeno molto discutibile in alcuni punti . Per me credo che la tattica tedesca, in quanto ad artiglieria. avrebbe do-vuto modificarsi. Per ultima generalità parmi dover dire che l'incarico dell'artiglieria in guer:ra è uno e molteplice. Essa deve agevolare il còmpito delle armi sorelle, e perciò:
impegnare la battaglia; preparare gli assalti., proteggerli; sostenere la rivira ta delle colonne amiche, coprire la loro marcia, coprire il loro spiegamento; abbattere ostacoli come: porte, muri, trinceramenti; spazzare il nemico dalle strette, da' ponti; proteggere sbarchi; proteggere passaggi di stretti, ponti, fiumi ecc. Tutti questi scopi si raggiungono dall'artiglieria mediante la sua proprietà tattica, eh' è il fuoco. A seconda l'importanza dello scopo occom::rà un numero maggiore o minore di batterie; onde la necessità di avere una r-a gguardevole quantità di pezzi per impiegarveli. Tale necessità è preveduta già prima o si manifesta durante l'azione, ch'è il caso più frequente; allora le riserve ritrovano il loro impiego naturale, che giastifica ampiamente la loro esistenza. A questo proposito, un principio invalso nella nuova tattica è quello d'impiegare ttitta l'artiglieria appena è possibile; in altri termini non vi è più, di fatto, una riserva d'artiglieria, mentre l'esperienza delle passate
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NOTE SULLA TATTICA. DELL' ARTIGLIElllA
DA CAJ'rlPAG-NA
guerre aveva consigliato a tutti gli eserciti di averne una. Oggi, so tto diversi nomi si ha ancora coaesta riserva negli e1ìerciti; ma le si vuol toglier l'ufficio ad imitazione de' Prussiani, i quali ebbero bensì un'artiglieria di riserva nel 66 e nel 70, ma l'impiegaron'O ordinariamente fin dà' primi momenti della battaglia, non dove il bisogno propriamente constatato lo richiedesse, sì bene dove riusc.:isse meglio e più presto. Ora a me pare poco giustificato , in massima, un tale impiego che equivale all' aboìizione della riserva. In una data guerra si potrà certamente farne senza, poichè si avranno già alcuni dati sul materiale dell'esercito nemico, sulla sua tattica, sulle sue forze, sul carattere de' suoi rapi,- sempre non pare. Difatti nel 70 il materiale d'artiglieria della Francia era inferiore à quello tedesco; la tauica de' capi francesi si caratterizzò pee la mancanza pressochè assoluta d'iniziativa e per· una resistenza passiva, neppur essa sempre avveduta. <~onsegu,enza: i Tedeschi ·si trovarono ottimamente senza l'artiglieria di riserva, poichè avevano naturalmente la superiorità su tutti i punti con l'impiego immed iato di tutta l'artiglieria. Ed era tale codesta superiori Là che spesso, durante il combattimento, alcune batterie erano ritirate dalle loro posizioni e impiegate altrove, senza scapito della vigoria necessaria al buon esito dell'azione parziale cui prima avevano cooperato col loro fuoco. Ma avrebbero avuto lo stesso risultato tutte le battaglie se dalla parte francese un concetLo ben definito e chiaro d'attacco o di resistenza, al cadere della giornata campale avesse avuto una energica esecuzione appoggiata da una artiglieria numerosa, potente, concentrala su un punto solo, sul punto decisivo 1 Se a S.t Privat si fossero trovate quelle riserve che improvvidamente erano alla sinistra francese, con un
buon numero di batterie, la giornata forse avrebbe avuto un esito assai diverso. A Borney, dato che i Francesi dovessero impegnarsi fo una battaglia, non potevano essi sopraffare l'estrema destra tedesca con l'impiego d'una riserva? Poco importa se uno scopo strategico da ·quella parte si potesse conseguire o no; viste le cose come si .presentarono fino alle ultime ore, con una riserva d'artiglieria opportunamente impiegata, la_battaglia poteva dar risultati molto differenti da quelli incerti e scarsi ottenuti da' Francesi. Altri casi nella stessa guerra del 70 non ma:ncano a far pensare che l'abolizione d'una vera riserva nella guerra non può essere che l'eccezione. Però se una riserv1:\, in massima, ci dev'essere, non ci dev'essere circostanza in cui essa rimanga inop~rosa in un giorno di battaglia. Questo è essenziale ed assoluto, ma sfugge alle regole, pel tempo dell'impiego, pel modo, pel luogo; entra, per meglio dire, in un altro campo, in quello propriamente in cui decide la mente del generale in capo o d'altri che lo rappresentano, guidata da' molteplici rapporti sulle intenz ioni del nemico, sull'esiLo di fa tti .parziali, dallo scopo che si ha attaccando o difendendo, ed infine guidata dal .proprio gemo . L'impiego delle g.randi masse d'artiglieria è ormai d'una utilità incontestabile, e perciò è regola capitale nella taLLica dell'arma. Il vantaggio constatato d'una grande batteria di 50, 100, 150 pezzi è che il bersaglio offel'lO Lrovasi battuto, distrutto, ridotto cioè allo scopo cui essa intende, in un tempo minimo; anzi, in alcuni casi, lo stesso scopo non sarebbe stato raggiunto ·con un fuoco meno intenso, specialmente quando il tempo incalza e i minuti sono fattori di eccezionale i mportanza. Un villaggio incendiato '.30 minuti prima o poi, può 1
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370 NOTE SULLA TATTICA . DELL'ARTIGLIERIA far riuscire o mandare a vuoto un attacco; una massa d'llrtiglieria nemica battuta da una grossa batteria può essere ridotta al silenzio in breve ora, mentre battuta da pochi pezzi potrebbe continuare il suo fuoco per una intera giornata. Dicasi lo stesso e di più di fanteria o cavalleria nemica. Una grossa batteria agisce efficacemente più che una piccola riunione di pezzi in tempi proporzionali, ed anche più d'una riunione di pezzi senza unità di bersaglio, non solo materialmente, ma, ciò ch'è più e veramente importante, moralmente, nella gran maggioranza de' casi. Dove c'è una colonna di fanu~ria o cavalleria e cadé una granata in un minuto, la colonna si dirada, ma sta per ore ed ore ferma al suo posto, mentre se in un minuto r iceve dieci o venti granate la colonna non regge; avrà perduto pochi uomini, ma il mot·ale è scosso e il disordine si manifesta ne' suoi ranghi. Nel· concetto d'una gran batteria non si deve aver . presente una riunione di pezzi a un tanto d'intervallo l'uno dall'altro, co' rispettivi avantreni e cassoni indietro; deve invece vedervisi la proprietà di battere con tutti un bersaglio solo, e se il bersaglio è esteso deve vedervisi la possibilità di battere una sola parte qualsiasi di esso . Talchè una gran batteria potrà esser costituita da gruppi di 3, 6, 8 o più batterie regolamentari, disposti a intervalli più o meno grandi l'uno dall'altro, a distanze di verse dal bersaglio, avenli comandi diversi, ma che tutti i gruppi però possano battere efficacemen te un bersaglio; perciò devono ritrovarsi da esso a distanze fra 500 e 3500 metri circa. Tra i gruppi dì batterie vi possono essere degli ·ostacoli, come un burrone, un boschetto, ecc., ma non tali da impedire la rapida comunicazione degli
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ordini da un gruppo all'altro, poichè la gran batteria se trovasi formata con un dato scopo, se deve avere un bersaglio solo, deve avere un solo coman~ante, i di cui ordini devono poter arrivare contemporaneamente, se possibile, alle diverse parti della linea. Specifichiamo le regole di tiro d'una gran balleria. Se ha per bersaglio una lunga linea d'arliglieria, la gran balteria tirerà sul primo gruppo d'una o due batterie, poi passerà al gruppo seguenle, quando il primo si& ridallo al silenzio. Naturalmente s'incomincierà dal battere la parte più pericolosa relativamente alle nostre colonne ed al nostro scopo principale. Si ha per bersaglio una massa di fanteria o cav1:1.lleria; si comincerà dal battere una colonna sol-a, finchè non sì scopra, più; indi se ne batterà un'altra, finchè la massa a poco per volta più non trovisi in vista . Si ha per bersaglio un villaggio esteso, e si vuol batterlo per i ncendiarlo; si comincerà donde più conviene affinchè !'_incendio si propaghi più facilmente, dal centro; si comincerà da altra parte se oltre allo· scopo dell'incendio si ha quello di distruggerne le difese o scàcciarne il difensore che ci arreca molestia. In ogni caso devesi mirare ad una casa o ad un gruppo di case più o meno esteso, m& distinto, secondo sarà più o meno grande il nÙmero de' pezzi di' cui si dispone, poichè in nessuna circostanza si deve perdere di vista che gli eccessi sono dannosi. Tirare con 100 pezzi su d'una casa sola è spreco, è danno quando ad incendiarla o distruggerla in due o tre minuti di fuoco vivo 4 O o ,t5 sarebbero sufficienti. Le grandi batterie si formano con l'artiglieria del corpo d'armata e alcune volte con quelle di più corpi d'armata. Esse nell'azione si ritrovano .al contatto, e, per lo più, con lo scopo slesso delle artiglierie di una o due divisioni, le quali ne accrescono la potenza.
373 il nemico da quel punto in cui si è deboli, ovvero da quello in cui egli ~ forte. Nell'offensiva, dopo che un allacco ebbe risultalo favorevole contro quella posizione battuta dalla gran batteria, questa avanza e l'occupa; nella difensiva, dopo respinto un attacco, l'artiglieria può avanzare a un contrattacco insieme alle proprie fanterie. In entrambi i casi però, in generale, si fraziona poichè le posizioni per le grandi batterie non sono frequentissime; oltrechè un nemico in ritirata da _una gran posizione va per vie di verse, e bisogna molestarlo su tutte con furia, poichè per l'artiglieria des~o presenta allora assai buon giuoco, di cui gli effetti devonsi r icavare più per l'influenza morale, che per gli effetti materiali. Nei casi contrari, cioè che le nostre colonne, le nostre linee sieno respinte, disordinate o spezzale, la gran batteria, ferma al suo posto, deve accelerare il fuoco contro le colonne nemiche, senza rù1unziare ad otlenere il massimo effetto materiale, anzi studiando ogni mezzo per accrescerlo ; poichè in tali casi è solo con grandi effetti materiali di distruzione che si puòottenere di respingere un nemico reso audace' dal successo già otten u lo . e dal pensiero di quello prossimo. Però anche in tali casi la gran batteria bisognerà che si ripartisca i l còmpito per gruppi sulle principali ·m asse nemiche, poichè a nulla varrebbe che alcune di esse fossero dislrulte ed una sola avesse il tempo di penatrare nella nostrn posizione. Per trovarsi sul campo di battaglia, l'artiglieria di riserva marcia con le truppe destinate allo stesso fine, cioè in coda alle due divisioni del corpo d'armata, se questo è tutto su d'una strada sola. Se invece il corpo d'armata marcia, di-visione per di visrone, su strade diverse, l'artiglieria di riserva è in coda ad una diviDA CAMPAGNA
372 NOTE SULLA TA'rTICA DELL ARTIGLIERlA Una gran batteria potrà contare 32 pezzi se formata con l'artigl ieria di un corpo d'armata solo, 64 se con quelle di due corpi riuni te, senza. contare l'artigl ieria della divisione che il caso facesse concorrere. La prima massa di 32 pezzi è un faLLo preparato nell'organizzazione, dalla formazione stessa de' diversi corpi; è perciò fac ile e pronto utilizzarla sul campo di battaglia·. L' altra di 64 richiede la sua prepai·azione non facilissima sul campo stesso; ma meno frequente n'è il bisogno. Qui la nostra inferiorità innanzi alle altre potenze, quanto ad artiglieria, si man ifesta ancora. Le loro grosse baLterie pronte sul campo di battaglia, ossia l'artiglieria del corpo d'armata, è generalmente più numerosa della nostra . La Germania per esempio ha 42 p~zzi e gli altri le si avvicinano; sicchè ad una batterià di 42, di 81., pezzi, ecc., da nostra parte non si potrebbe opporre che una baueria di 32 o 64 pezzi, ecc.; ma visto il nostro teatro di g uerra, l'inferiorità potrebbe in qualche modo essere giustificata. Lo scopo generale delle grandi bauerie nel piano della battaglia, nell'offensiva ·e in concorso con la fanteria , è l'avvolgimento di un'ala delle forze nemiche, ovvero lo sfondamento delle sue linee al centro quando anche le posizioni fossero trincerat~, rafforzate comunque; anzi più particolarmente in questi casi è che preparano e proteggono il passaggio alla fanteria . Senza la fanteria, ma per essa , le grandi batterie preparano assalti, rafforzano e proteggono una delle ali o il centro della linea di battaglia, ecc . Nella difensiva scopo è la resistenza su codesli punti che coincidono sempre con quelli che i tattici dist!nguon,@col nome di chiave di posizione, posizioni importanti, ecc. Infine a scopo difensivo-offensivo, una gran· batteria può essere chiamata a fare una diversione.per distrarre 1
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37,i. NOTE SULLA TATTICA DELL ARTIGLlERIA sione, o se ha una strada a sè, viene ripartita tra le sue truppe, come si dirà dell'artiglieria divisionale nella propria divisione.
A.r tiglieria divisionale. L'artiglieria addetta ad una divisione attacca e difende per conto della fanteria della divisione stessa allo scopo di renderle possibile o più facile un assalto, una ritirata, un passaggio, uno spiegamento, una manovra. L'artiglieria divisionale è perciò inseparabile dalla divisione, e con norme varie marcia, avanza, retrocede, combatte con essa. Una divisione spiegata sul campo di battaglia può occupare da 1000 a ~000 metri circa; perciò le batterie ovunque si ritrovino, al centro o ad un'ala, le sono d'un appoggio valevole, la portata sempre efficace de' pezzi essendo maggiore d'assai. Tale considerazione in aggiunta a' vantaggi della semplicità, unità e speditezza del servizio dell'artiglieria, consiglierebbe a tener insieme, 1specialmen te sul campo di ballaglia, le tre batterie della divisione, su d'un.a stessa posizione ed al comando di un solo, prefe-Fibilmente del loro capo naturale; ma la missione, il terreno e, conseguentemente, i bisogni d'una divisione sono svariati; perciò l'artiglieria spesso dev'essere scompartita sul campo di battaglia, e in marcia, meno casi eccezionali, non è mai riunita. Una divisione marcia con un'avanguardia, un grosso ed una retroguardia. Se avanza, il posto delle sue tre batterie, in massima, trovasi naturalmente fissato con l'avanguardia e col· g1·osso nella proporzione di 1/ 3 a i/ 3 , cioè una batteria dopo il 1 ° bauaglione dell'avanguardia -e due dopo il ,1° reggimento del grosso; ma qu.ando
375 la divisione ha un incarico speciale, e che il terreno lo permette, l'artiglieria marcia fin dietro la ~ a compagnia dell'avanguardia, e il resto in testa al grosso. Il terreno determina sempre l'ordine, se cioè quello di colonna per pezzo o per sezione. L'ordinaria ristrettezza relativa delle strade non permeuè che poche formazioni di marcia all'artiglieria. Sempre quando è possibile senza impedire il movimento opposto a ca- . valieri, carri e colonne, l'artiglieria marcerà in colonna di sezione, perchè cosi la sua profondità resta ne' limiti di un'attiva sorveglianza de' vari comandanti; ma ciò è possibile raramente, e si marcia in colonna per pezzo. Una divisione in ritirata ha la sua artiglieria in coda al grosso e alla ret,roguardia, spesso nelle proporzioni inverse che nella marcia in avanti, se pure per convenienza manifesta non vi si debbano mettere tutte tr.e le batterie. Questi ordini di marcia sono stati sperimentati convenienti in Boemia e in Francia; ma io Italia, in massima, mi sembra azzardata l'artiglieria all'estrema avan:guardia. Sembrami che la fanteria stessa abbia talvolta difficoltà a spiegarsi in ogni punto in cui è poss ibile un incontro per le nostre strade a causa degli ostacoli d'ogni specie che coprono il terreno. Per l'artiglieria le diffico ltà sono naturalmente maggiori e non sono rari i casi di considerevoli tratti di. terreno in cui dessa per parecchi chilometri non potrebbe uscire dalla strada. Che avverrebbe in uno scontro d'avanguardia in questi punti? Forse.l'artiglieria ritarderebbe l'avanzare alla fanteria, inconveniente non lieve. In vista di ciò io credo che il posto dell'artiglieria in una ,:olonna di divisione debba essere dedotto dalla considerazione de' diversi ostacoli naturali o artificiali, sparsi sulla linea che la colonna percorrerà nella DA CAMPAGNA
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NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIGLIERIA
marcia, avendo sempre presen te che in tutti 1 suoi punti può avvenire uno scontro. . . Comunque sia, l'artiglieria deve accorrere a' primi colpi e rendersi utile più eh.e può. La batteria d'avanO'Uardia sarà la prima ad aprire il fuoco, ma le altre devono rago-iungerla e mettersi in linea al più presto. Le opera~ioni per arrivare ad aprire il fuoco in ~n_a b rio-ata b , non . sono poche, ed alcune non sono semphc,. Saranno in appresso specificate sotto il nome di ricognizioni, scelta di posizione, obbietti_"~, _ecc.; ~ui vuo\s~ dire di quelle che riguardano la dJVJs10ne m reparti della b rigata e della batteri.a pochi istanti prima di aprire il fuoco. Quando la batteria avanza per prendere posizione lo farà più che sia. possibile in ordine di battaglia e, per quanto sa e può, scoperta; ma spessissimo il terreno non lo permette; allora Ja batteria si avanza al trotto per mezza batteria, per sezione o per pezzo. In Germania della batteria si formano tre parti, cioè: 1"' i pezzi; 2" una 1a metà del numero dei cassoni; 3a 2a metà del numero de'cassoni, i carri e la fucina. La balleria tedesca è di 6 pezzi; presso di noi è di 8. Noi non abbiamo ripartizione al fuoco fuori di quella che viene da. sè in pezzi e cassoni; ma all'atto pratico credo che non sentiremmo solamente la c??venienza di fare come i Tedeschi, sibb~ne la necessita, visto che la batteria è da noi più grossa . In Lal caso le norme tedesche che potrebbero essere seguìle per le distanze sarebbero: da 30m a 80 tra la 1a hnea e la 9a; da 400m a 100m tra questa e l'ultima. Ma la distanza tra i diversi riparti è subord inata , s'intende, al buon servizio de'pezzi al fuoco e poi alla propria sicurezza. 01
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L'operazione di mettere in batteria dev'essere eseguila nel minimo tempo possibile onde non rimanere passivamente esposti a' colpi nemici più di quanto sia strettamente necessario . È importante questo punto tanto ch'è buona regola nella tattica d'artiglieria, massime ne' casi in cui si è al di qua di 1 ooom dalle lin ee avverse, levare gli avantreni in siti riparati, o almeno poco esposti e sp_ingere i pezzi a braccia al posto che devono occup,.11~e al fuoco . Io ta l m_odo pezzi possono pe rcorrere da' ·1O a' 20m secondo il te,_-reno e gli avanLreni rimangono indietro <lella ste_s~a distanza eh' è quella conven iente al buon servlZlo del fuo co. Prima, o anche dmante il fuoco, può accadere che si riconosca vantaggiosa l'azione dell'artiglieria iu vari punti; allora le baL~crie possono venir separate su posizioni diverse e ad ognuna può ven ire assegnato uno scopo particolare; possono anzi venir distaccate delle mezze batterie ed anche sezioni; giammai u.n pezzo. Oggi senza un vantaggio manifestamente ~ra?de'. ottenibi le con pochi colpi di cannone, non e g1usL1fica. bile neppure un di staccamento di ~ezione. Se il distaccamento ci dev'essere prima d'andare In linea , la cosa è facile; è diffici le al _co?tral'i o duran~e il fuoco. In tal caso sa rà prudente togliere dalla posizion e i pezzi a braccia, allaccare gli avantr1ini, se si può, qietro una si epe , un m_t1~·0, un o_stacolo ,~Ilo ~ sottrarvi in qu el momento cr1L1co alla vista cd a colpi nem1c1. L'artiglie ria divisionale in consegue_nza della sua missione dopo fo rmate le linee, e particolarmente dopo un assalto , avanza con la divisione o re trocede con essa· ma ne' due casi esegue il proprio movimento dop~ il grosso della fanter ia. ~e la ~i visfone_ è l'estr: ma di destra o di sinistra della lmea cli ballaglta, per I arANNo xxi, VoL. 1v.
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tiglieria, in mancanza d'ostacoli naturali è indicala a preferenza una posizione estrema da quella parte per la pro tezione dell'ala, che diversamente rim arrebbe dP.bo le ed esposta; ma a sua volta, in tal posizio ne, occorre all'artigl ieria una scorta speciale che la garantisca dalle im prese d'i pochi au daci, i quali non visti o protetli da solchi, o fossi profondi, potrebbero irrompere tra i pezzi. L'arti gli·eria · ha una qualità singolare: è formidabile co' forti, è debolissima co'debol i; contr'essa un reggimento non potrebbe avanzare, ma una mezza compagnia sparpagliata può promettersi un àssart0 fortunato. Com unque si ritrovi la b riga ta d'artiglieria al fuoco, è buona taLLica ::;postarla il meno possib ile e non mai per un lieve vantaggio di comando o di campo; poichè non conviene mai esporre l'artigli eria passivamente a'colpi cieli' avversario se non si è certi d'un largo compenso . Si trovano dopo tale osservazione poco giustifi cati, in massima, tutti i cumbiamen ti cli posizione per '100 o 200"', che talvolla si vedono eseguire; cambiamenti che si risolverebbero ne' cas i,veri, in perd ita di tempo e di gente. Al contrario l'artigli eria non ha più ragio ne suffici en te di tenere una pos izione quando la sua fa nteria l'ha oltrepassata di 300 o 600m al più ; poichè allora, su terTfmo non fovo,;evole, si restringe il suo campo e il tiro IJon è più ta nto sicuro per l'artiglieria, ed è inquietante per i battaglioni di fanter ia che sen tono a poca distanza lo scroscio d'un doppio numero di granate, le amiche e le nemic:he, e ne vedono pi ù da vicino lo scoppio. Queste considerazioni non sono di lieve im porta nzu ; ma ve n'è una ancora più grave, ed è l'appoggio efficace, immediato, valevole, che la fanteria verrebbe a
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,perdere io :rn contrattacco di fanteria o cavalleria .giacchè, non parliamo della mischia la quale eviden-' temente non ammette concorso d'artiglieria, ma un -attacco a 200 o 300m tra le schiere avverse paralizza qualunque fuoco d'artiglieria eseguito a distanze di ~olto superiori se il terreno non è speciale e la· posizione favorevo le. Ho trova to scritto a questo proposito in un opuscolo tedesco che si può tirare fino a che le linee avverse non vengono a 37 (trentasette) metri discoste l'una dall' altra. Non v'è, credo, comandante d' artiglieria in caso di garantire la incolumità delle truppe amiche, se non distano dalle avverse almeno d'un centinaio di meti'i. Nella ritirata il cambio delle pos!Zloni va sorrrretto 00 alle stesse regole che nell'avanzare; anzi codeste regole vogliono essere osservate mollo più rigorosamente. Difatti per 100 o '.200"' un cambio di posizione si risolverebbe in una perdita di tempo di cui nessun altro trarrebbe prolilto al l'infuori del nemico, e dopo che ]a .propria fanteria si fosse scostala di più che 5 o 600m, l'artigli eria si troverebbe seriamente imbarazzata per la difesa propria con una scorta mediocre e poco · numerosa, prodotto ordinario delle circostanze di una ritirata. .. L'avanzare dell'artiglieria può essere ordinato da'suoi capi immediati e da tutti quelli ad essi superiori cui l'artigli eria coopera. La ritirata invece è fuori della faco ltà de'capi imm ediati e può essere ordinata solamente dal generale di divisione, o da chi ha la responsabilità dell'operazione che il reparto delle truppe · cui l'artiglieria appartiene, eseguisce. Però ogni regola ha le sue eccezioni, e questa potrebbe averne talun e nel caso in cui un'artiglieria fosse stata spinta troppo innanzi e venisse cosi a trovarsi in cri ti-ca posizione contro forze visibilmente ~overchianti
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e allive. Per dare uno de'pochi esempi di ritirata dell'artiglieria n&lla campagna del 70- '7'1, dirò di quello· a Vionville ne'preludi della battaglia del 16 agosto a l\lars la Tolll', che si ritirò a Tconville. Ma questi devono essere easi rari, che l'avvedutezza de'comandanLi deve scongiurare, e se bisogna proprio ritirarsi, occorre bi lanciare se non sarà meglio correre il risch iod'essere disLrulli, restando, che quello d'essere inutili o dann osi ritirandosi. Quando l'artigl ieria venisse a trovars i abbandonata con la certezza di non arrecare alcuna utìlità, col sacrificio di se stessa, all'impresa cu i era destinala, sarà un altro cuso di ritirata. In un gio rno non fortunato simili casi si danno. Allora cresce la responsabilità di tutti i comandanti delle rispettive schiere, e quindi anche quella d'un comandante d'artiglieria; ma è allora che le qualità di ciascuno sono mes:;e alla prova, come l'oro al fuoco, e chi non sarà impari alla sua missione, non arrecherà mai alcun danno superiore a quello imposto dall a necessità. Disgraziatamente, o fortunatamente, non saprei dirlo, non vi possono es:;;erercgole per tutti i casi, anche quando alcuni foui di guel'ra le abbia no falle intravedere, poiché Je regole valgono quando i falli si svolgono normalmente; ma ln disgrazia d'un ese rcito, sia pllr d'un giorno, è un fotto che se bbene debba inevi tabilincnteaccadere per uno de' due avversari in una giornata d'incontro, non pertanto è spesso imprevisto, e previsto, non può essere regolato anticipatamente , se non nelle sue generalità, ·e nulla affauo ne'parlicolari. Nella fortuna tutto riesce meravigliosamente a bene, anche quando molte cose fur ono mal co nsigl iate, male interpretate o rr1ale eseguité. Nella sven tura invece è precisamente il contrario, ed ecco pèrchè la sventura è la pietra di paragone d'ogni cosa, del curattere, del-
tintelligenza, dPl!a discip lina, dell'ordine, della bontà intrinseca infine d'un esercit0.
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Jlicognizioni. La ricognizione può estendersi da una semplice po-
sizione per una batteria , ed anche per meno, ad un intero campo cli battaglia. E::sa, se in grand e, io arti·glìeria é la riconferma di ciò che la ca rta topograficn mostrava prima. te grosse masse d'artiglieria infalli non possono percorrere ch e buone strade e terreni specinlì, e di questi quella parte soltanto che ha relazion e alle operazioni in vista. Tuttavia, trattandosi di grandi estensioni di terreno, bisogna assicurarsi della sua praticabilità, almeno in punti importanti , appena ~ possibile. Le ricogn izioni si fanno anche uno o più giorni prima della battagli a. Se il terreno prima della battaglia non· è pratica'bile, le ric,>gnizioni per l'impiego delle grandi masse ,d 'artiglieria saranno fotte duran te la prim a fase . Tali ricognizioni devono accerlare che lo spiegamento e l'azione prolungata d'un forte numero di batlcrie è po ssib iJe, ri spondente allo scopo che il comandante si prefì'gge attaccando o difendendo. Quanto allo spiegamento in particolare desso sarà tanto pi ù utile quanto più pronto; perciò i coman.danti de' vari reparti riconoscono a loro volla anticipatamente il posto che dev'essere occupato dalle proprie batlerie e le sue vie d'accesso; sono informati dello scopo cui mira il concentramento e stabiliscono il bersaglio contro cui dirigere il fuoco appena in balleria . La ricognizione, in ord ine al concetto generale, deve assicurare la possibilità d'avanzare o di retrocedere, :Ser1za ingombro e senza incaglio per l'artiglieria e per
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le altre armi, la possibilità di battere l'obbiettivo a giusta portata, e dovunque vi sia la probabilità che si1 determini nel corso dell'azione. Le ricognizioni spettanti a' comandanti de'gruppi dibatterie devono essere più minute. Essi devono riconoscere le strade che conducono alla rispettiva posizione, stabilire dove si fermerà il 3° reparto del propriogruppo, dove si fermerà ciascuna batteria; considerare se le strade percorse nell'avanzare. saranno eventualmente atte ·alla ritirata, onde al momento d'effettuarla i loro ordini sieno chiari, brevi, sicuri. Devono riconoscere come faranno ad avanzare e, per quanto· possibile, spingeranno le ri cognizioni innanzi, speciaImente su quei punti che il nemico in ritirata avesse avuto convenienza di rendere impraticabili, come passaggi, stretti, ponti, tunnel, cavalcavia, ecc., e tu~to ciò non perdendo mai di vista lo scopo cui sono chia~ mali a concorrere e studiandosi in tutti i movimenti di non ingombrare, non incagliarsi, muoversi con lfl! maggior calma e nonpertanto sollecitamente. Tutte le armi devono osservare la regola, sempre buona, e, mentre dura la battaglia imprescindibile, di rion fermarsi per le strade, sopratutto in punti di esse difficili, malagevoli, faticosi al transi to per strettezza, pendenza. Se la necessità obbliga assolutamente a~ una fermata in uno di quei luoghi, occorrerà serrarsi· quanto più si può su d'un lato. L'artiglieri~ pi~ _delle altre armi deve osservare codeste regole, po1che 11 suo· materiale è relativamente voluminoso. I diversi reparti dovranno quindi, durante il fuoco, essere in localitlt riconosciute adatte e fuori delle strade, possibilmente ne'campi adiacen ti . Devono essere riconosciute le vie laterali a ciascun gruppo di batterie per un eventuale spostamento, e per le comuni~azioni con gli altri grupp i, nonchè pe11 il
DA CAMPAGNA 383 passaggio degli ordini, avvisi, determinazioni, ecc., che naturalmen te si succedono frequenti tra i diversi c,)rnandanti per la necessaria speditezza dell'azione rispettiva. Nell e ricognizioni, nelle marce, specialmente attraverso del campo di battaglia, non è possibile a' comandanti, per urgenza e per altre ragion i, as~icurarsi perso·. nalmente di quelle partico lari tà pur· necessarie ad una determinazione; perci ò eglino devono essere coad iuvati da persone intelligenti ed auive, cui sia fami liarissima la lettura delle carte; e non basta. Oltre l'ordine indispensabile e la divisione del lavoro per una ricognizione; il comandante stesso ed i suoi aiutanti bisogna che abbiano la memoria topografica tenace, sviluppalo il sentimento ·topografico. Queste doti fan sì che data un'occhiata ad una carta la si vede dopo · ad occhi chi usi, in tutte le sue principali indicazioni ed accidenta Iità rispetto a Ila nostra posizione attuale; data un'occhiata ad un'altura se ne apprezza il suo orientamen Lo, la sua posizione rispetto alle al tre vicine o lontane, i suoi approcci, il suo valore militare. Codesti dati fan riconoscere immaf)tinenti la stessa posizione sia che Yi ci ritroviate sopra, sia che la rivediate da altri punti del suo orizzonte, e ciò sebbene il suo aspello siasi mutalo completamente; fan che trovandovi in un villaggelto non siate nel dubbio per qual parte girare, e perciò non nella increscevole necessità, soventi çlannosa, d'interrogare e di fermarvi. Questa memoria non si rafforza, questo sentimento non si sviluppa che con l'esercizio e colle carte alla mano. In campagna sono utili, necessari per sè, tanto più agli ufficiali, quanto più grande è l'operazione cui_ presiedono o eseguiscono; g iac:ehè gli errori, evidentemente,' hanno <.;Onseguenze val'ie e più gravi quanto più grande è la ricognizione cui s'inframmettono.
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-se vi è una piegatura di terreno, un borro assai praticab ile entro cui nascondere gli avantreni, e più indi elro un allro schermo per il 1° reparto de'carri, la posizione ·mòdello è completa per sè; ma non basta. Essa non deve essere dominata· da posizioni nemiche, specialmente di fianco, non dev'essere presso a case, alberi, macchie, pezzi di terreno assai distinti di forma, colore od altezza, ecc., i quali permettano al nemico di .:apprezzare la distanza coH sicurezza. Devo notare qui che di questi requisiti, noti in mas-sima parte, uno, notissimo, è apprezzato molto al di là ,del suo vero valore. Jntendo dire del comando. Ho visto artiglierie in cima a monti di dove non avrebbero arrecato alcun ma\e a un nemico un po'lesto e avve·dulo; ho vislo spesso ed ho sentito a far elogi di Lali eccessi che possono tornare funesti come è già acca.auto. Aggiungo che un comando di molto superiore ,al 2 circa¼, specialmente se il terreno innanzi alla batteria, senza presentare scaglioni insuperabili, scenda rapidamente a terrazzi, fa valle, si rompe in borri profo ndi, è un comnndo d'una utilità immaginaria, è un comando pericoloso anzi; e perciò non si deve cercare e meno ancora preferire, a meno che i suoi manifesti , ,autaggi contro una speciale zona di terreno, o posizione, po~sano essere assicurati da fuochi di fianco ch e battano i suoi angol! morti, i suoi nascondigli . In ogni caso l'angolo morto non deve essere mai molto grande se si vuol conservare uno spazio battuto discreto all'efficacia de' fuochi. Se ho reso ' l'idea d'una posizione modello s'intende quanto difficile sia ritrovarla; bisognerà dunque contentarsi di quelle che su l campo di battaglia riuniranno i maggiori requisiti, evitando quelle poco indietro a muri, mucchi di pietré o rottami, e le alture di accesso d iffici le e senza sbocco, se pure a cotali difetti l'opera
Pei comandanti di batteria · il còmpito delle ricognizioni nella brigata, o reparto maggi ore, si riduce a nulla o quasi. Essi assegnano il posto a' loro avantreni, a' loro cassoni, ecc. su quel terreno che sarà stato indicato dal comandante dell'artiglieria, cercando di soddisfare per quanto si può al regolare andamenLo del servizio. Non così -è per essi se trovansi isolati all'avanguardia o per altri incari chi ; allora riuniscono le attribuzioni superiori al loro grado e riconoscono le posizioni per la batteria e suoi reparti, n'\goluno tutte le altre operazioni, cambiano di posizione, ecc. Un comandante di batteria però ha, nella sua posizione, il dovere di far riconoscere, anche indipendentemente dal comandante della brigata o reparto cui appartiene, le comunicazioni avanti e d~etro la propria batteria, se ve ne sono, e quelle immedialamente vicine, per potere all'occorrenza supplire alla mancanza d'ordini; deve cioè mettersi in grado di continuare da sè, per poco o per molto, :i cooperare con la sua batteria alle operazioni principali. Posizioni.
Una pos1z1one, direi modello, per artiglieria è quella che, sgombra, fac ile alla manovra, e alla sorveglianza de'pezzi, ha facile accesso, coperto, sbocco agevole, un leggero comando sui propri o.bbiettivi, i fianchi appoggiali e sicuri, campo esteso e libero , e innanzi ai pezzi, per circa un c.entinaio e mezzo di metri, le1:reno difficile alla fanteria ed alla cavalleria, come roveti, pantani, steecati, ecc. Il terreno innan zi non dev'essere sassoso e tanto meglio se presenta un risalto di 70 ad 80 cent. per mettervi dietro i pezzi. Se indietro v'ha fondo oscuro che confonda a distanza la vista de'pezzi,
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di alcuni serventi, durante il fuoco, non valga ad ovviare. Ma una posizione sul campo di battaglia può non essere conveniente e non venir occupala, sebbene riunisca tutti i requisiti indicati, ed è quando non risponde, ad altre viste di . maggiore importanza e d'ùn ordine tattico più elevato oltre la sua forma, quando cioè non è in relazione alle operazioni che il reparto di truppe, con cui l'artiglieria opera, deve eseguire. Se la di visione dovrà convergere, l'artiglieria starà bene all'ala che farà da perno, perchè i suoi fuochi possano difendere i battaglioni dell'ala opposta durante la marcia. Se la divisione ha un fianco scoperto l'artiglieria dovrà essere messa appunto costi. In ogni .caso la posizione dell'artiglieria non ha da imbarazzare le altre armi; ma queste avranno per l'artiglieria i maggiori riguardi; poichè se è vero che, meno in alcune fasi del combattimento, essa è arma ausiliaria, è però un' ausiliaria potentissima che non bisogna mai dimenticare, mai mettere da parte, mai inutilizzare, ne per poco nè p~r molto. I corpi diversi nello spostarsi a vran cura, di non mascherare il fuoco all'artiglieria; fermandosi lascieranno libere le posizioni adatLe all'artiglieria con la rispeuiv,l via d'accesso. Le truppe devono sempre ricordare che mascherando una batteria, ritardando il suo fuoco, accrescono le proprie perdite e diminuiscono quelle del nemico, mentre l'effetto morale prodotto dal silenzio dell'artiglieria è inverso e più grave ancora e considerevole. L'artiglieria non deve mettersi nè troppo avanti nè troppo indietro della linea di battaglia. Qualora debba necessariamente scostarsene di molto, a preferenza sia avanti, se però l'andamento dell'azione accenna a progresso. In ogni caso se trovasi contro fanteria ricorderà di non avvicinarsi a meno di 600m poichè corre-
DA CAMPAGNA 38T rehbe grave rischio di rimanere in pochi minuti senza cavalli e senza uomini. A Vorth, Borny e Gravelotte,. accaddero disastri parecchi per questa inavvertenza. Contro cavalleria a meno di 500m correrebbe rischio di essere avvolta pria di far fuoco. In finl3 la posizione e la formazione del bersaglio possono alcuna volta determinare la posizione dell'artiglieria, poichè se desso sarà in colonne profondEiP· sarà bene metterglisi di fronte, e se sarà spiegato invece· converrà metterglisi obliquamente.
Fuochi e bersagli.
La proprietà tattica dell'art.iglieria, si disse, è il fuoco~ Il fuoco è efficacissimo se condotto con calma e accorgimento; è spreco, inutile e pericoloso se·precipitato. Ogni granata sparata inutilmente non rappresenta solamente uno sciupo, non rappresenta solo uno o più uomrn1 da parte del nemico in più dopo il colpo, perchè dovevano essere messi fuori combattimento e non lo fu~on?; m.a ciò. ~he è sempre più importante, gli spari· mefficac1 squilibrano le forze viorali accrescendo con-· fidenza all'avversario e dubbio a noi. È dunque un errore. che pu~ co~tare carissimo. Per evitarlo non .appena rn battena s1 fanno lentamente due o tre tìri dr prova che devono essere osservati bene da uno o me()'lio da due uomini, discosti dalle due parti della batte~ia. Se dall'osservazione risulta manifestamente che si colpisce poco innanzi al bersaglio da 1Oa 20m si continuerà-' il tiro con tutti i pezzi. Se i tiri son lunohi o molto corti, si corregge l'alzo finchè per 50m di differenza su di esso, i '.iri vengano ·co:ti e c?mP- dicesi in iinguaggio da cannomere, ~on c~rt~ (colpi che dànno sul bersaglio o che son lunghi); por s1 proseguirà il fuoco con l'alzo che dà il tiro corto a ragione di un colpo per ogni pezzo,
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nel tempo da uno a due minuti . Questo tempo, in media, occorre per caricare e puntare con tlitte le regole, con la calma necessaria onde riuscire allo scopo supremo dell'artiglieria, colpire. Questo tempo però è giusto pei bersagli tra i 4500 e · i 2000m; per. quelli al di qua si restringe gradatamente, e per quelli al di là di codesti limiti si accresce. È ciò che dicesi fuoco lento d'una batteria di 8 pezzi. In limiti più ristretti il fuoco diventa vivace, e in più Jarghi lentissimo. I casi in cui bisogna allontanarsi dalla celerità ordinaria sono dive1;si. Si accelererà il tiro p. e. a buona distanza contro un nemico in ritirala per respingere un allacco improvviso .a poca distanza; contro un nemico che si ammassa in una streua; contro l'artigli eria che si spiega , toglie o rimette gli avantreni; si rnllenterà invece se la. distanza è grande, se l'azione si prolunga senza energia e senza scopo ben ch iaro. Potrà darsi anche il caso di dover sospendere il tiro rimanendo in batteria, quando per esempio a causa dell a distanza o di ostacoli che coprono il nemico non si ha suffic iente probab ili tà dell'efficacia del fuoco. Non si doHà intnnto trnlasciar mai di osservare dopo ogni salva il punto di caduta e talvolta l'effeuo delle granate; anzi a tal fine dopo un certo numero di tiri se ne ripeteranno uno o due cli controllo per assicurarsi che nessuna circostanza sia sopravvenuta che · richieda correzione dell'alzo: che il nemico per esempio non si sia spostato innanzi o forse ind ietro , appunto perché il nostro fuoco gli riesca meno dannoso od innocuo add.irittura. È questo di spostarsi un mezzo noto ed utile per tutte le armi. Bisogna praticarlo sempre sul campo di bauaglia per sottrarsi al fuoco troppo nrnlesto delle linee avverse. I tiri di controllo l'artiglieria
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li fa 50 metri più lunghi degli al tri; così se si oltrepassa il bersaglio, si torna a' primi dati, con la sicurezza che sono ancora i buoni. La batteria può far fuoco in vari modi; cioè per batteria, pe1~mezza batteria, per sezione ed infine per pezzo. Presso di noi si eseguisce a preferenza il fuoco per balleria e per sezione. li fuoco per batteria viene esegu ilo al comando del cap itano . Si puntano tutti i_ pezzi dov'egli ha indicato e al suo cenno parte il pri mo colpo; gli altri si succedono immediatamente. Si eseguisce qunndo si vuol battere un bersaglio in cond izioni speciali e d' importanza, come una colonna in marcia eh~ traversa punti obb ligati, in cui preventivamente il comandante la batteria fece puntare i suoi pezzi, l'aspettata apparizione di masse nemiche su certa strada, la protezione d'una nostra colonna a breve distanza dal nemico cui at. tacca. Il fuoco per mezza batteria è eseguito al cenno dei rispettivi comandanti; ma questa maniera non è utile per l'ingerenza che un ufficiale avrebbe nelle co::;e dei suoi compagni senza sufficienza d i grado. Il fuoco delle circost.anze ordinarie è quello di sezione, sotto la direzione de' ri spettivi capi e, ber1 inteso, con le norme e contro il bersaglio che il cnpitano ha loro assegnato. È un fuoco vivace più degli altri eletti fin qui, ed efficace quanto si puo desiderare. In fine il fuoco può venire eseguilo per pezzo. È il fuoco delle circostanze critiche, e però non deve du. rare più delle circostnnze stesse, poichè non è efficace abbastanzn mentre cosi.a gran quantità di munizioni. La massima che dE>.v'essere osservata nella scelta del bersaglio -è quel la del maggio r vantaggio / così si farà fuoco contro il nemico che più ci molesta o contro quello che più ci ostacola ne' nostri disegni secondo
°390 NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIGl'.IERIA . f importanza che nel momento assume l'esistenza o l'azione. Non è vero, in ~enso assoluto, che bisogna battere le {:O)onne di fanteria e cavalleria anziché quelle di artiglieria com'è credenza invalsa. Se le colonne di fanteria e cavalleria sono a 2000m e l'artiglieria da 800 a rnoo, come oggidl accade nella prima ora della battaglia, rivolgersi a quelle e lrtsciar queste sarebbe errore. ElTore sarebbe ancora se, vedendo piccolì nuclei di cavalieri e di fanteria attorno all'artiglieria nemica, loro si tirasse contro a preferenza dell'ar1iglieria stessa, e specialmente se quei piccoli nuclei per le forze che proteggor,o la nostra artiglieria non potessero, secondo tutte le probabilità, tentare alcuna im presa offensiva. In questi due casi, ed in al tri simili, si òovrà tirare -contro l'artiglieria. Se le colonne di fanteria e cavalleria avvicinano a buona portata, il fuoco della nostra artiglie ria dovrà allora esser rivolto ad esse, e con vivacità tanto maggiore, quanto più avanzano fino a sgominarle, se possibile,. e senza curarsi affollo dell'artiglieria che ci tirerà addosso. Le colonne retrocedono? li fuoco d'artiglieria le tormenterà fino a g rande distanza, indi si rivolger,) di nuovo all'artiglieria. Contro pochi fanti o ca\'ali eri sparsi il cannone non deve essere sparato. Non c'è ,•aotaggio, secondo tulle le probabilità, nello spendere una grana ta od uno shrapnel per un uomo o due; la granata deve essere sparata sol quando v'è probabilità che ì suoi effetti materiali e morali sieno considerevoli . Sparando contro cacciatori in catena si userà natu- · ralmenie lo shrapnel, ma si userà a preferenza di sbieco che di fronte. Similmente si sparerà contro fanteria, cavalleria o artiglieria in linea; contro Je colonne in- · .vece si sparerà direllamente.
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Valutazione delle distanze.
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Le armi rigate hanno esteso la facollà di ·colpire, perchè portano dippiù, e sono più precise di quelle d'una volta, a condizione però di conoscere la distanza del bersaglio in un terreno molto più esteso, e quindi con dati, confronti e criteri molto più incerti. Questo in campagna è un problema di grande difficoltà, specialmente per le ·artiglierie, vale a dire per le valutazioni fra 500 e 3000 o più metri. La scuola delle distanze è a:-solutamente insufficiente. L'esercizio brevissimo mediante va lutazione g raduale, comparata, a vista non dà idea, nemmeno mediocre, degl'innumeri casi d·ombre, di luce, di fondo, di dislivello, di nebbia, di vapo1·i, di direzione del sole ecc. ecc. sui quali si è chiamato sul campo di battaglia a valutare le distanze, che per influenza di quelle accidentalità sembrano fino doppie, triple, metà, terzo del vero. Occorre un istrumento, e questo non è neppur esso facile a trovare. Si studia in fatti in tuUa Europa da militari e non militari; ma nessuno è riuscito a soddisfare alle condizioni num erose e delicate del problema come si presenta effettivamente sul campo di battaglia, assai diverso da quello che tuttodì risolvono gl'ingegneri. Speriamo che lo studio perseverante riesca . Intanto la valutazione della distanza si fa a vista sui criteri seguen ti: Osservando un uomo a 200m si distingue la fisonomia, a ioom si distingue la capigliatura dalla faccia, a 600m la testa sembra una palla, quasi distaccata dal corpo che apparisce neltamente disegnato nel suo contorno,
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a soom il contorno incomincia ad essere indeciso, ma si distinguono i movimenti delle braccia e dellegambe, a 900 si distinguono le altezze degl'individui nelle linee di fanteria e cavalleria, a 1200m si distingue il movimento _di piccoli corpi, il numero dei cannoni e la fanteria dalla cavallel'ia; e finalmente a 4500m la fanteria pare come una linea grossa, traversata da righe scintillanti; la cavalleria sì vede come una linea a denti. · Il tempo dev'essere bello per poter Vèdere nel modo ora detto e la vista dell'osservatore buona. Al di sopra di 1500m, dice l'autore da cui tolgo questi dati, non è che lo scoppio delle granate che possa indicare la distanza. A me pare, non vi sia altro che il fumo della granata a percussione per dare indizi sull'esattezza del tiro. Al di qua di 50l1'11 non . v'è bisogno d'apprezzare la distanza a causa della radenza della traiettoria, e al di là di 500'", dopo valutata a vista, la distanza vuol essere sempre controllata e cçirretta con la granata, . come sì pratica generalmente. Appena in batteria si stima Ja distanz.a e tenendosi inferiore a quella che verosimilmente sarebbe vera, la si dà a' capi sezione e a' capi pezzo; questi caricano e puntano. Si fa partire il primo colpo e due osservatori, o il comandan te stesso della batteria, dicono se fu lungo o corto. Si corregge la gittata immediatamente col secondo, col terio colpo e si osserva, fino ad avere cosi per tentativi un colpo corto ed uno non corto per 50m di differenza nellegiuaLe, come si è detto nei fuochi; si continua allora il fuoco con i dati del tiro corto. Ma questo mezzo non va per la pi_ù spiccia. Si adopera più sovente il seguente: sparato il primo colpo, se è lungo 10
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o corto si dà a tutli i pezzi ¼ di giro, o ¼, della vite di mira per correggerlo, finché si viene al colpo corto seguito da quello lungo. Allora si ritrova l'alzo e si continua il fuoco. Un altro mezzo vi è per la valutazione delle distanze, ed è fondato sulla celerità del suono. Sanno tutti che il suono in un giorno sereno e senza vento percorre 333m al secondo mentre la luce è infinitamente più rapida; se dunque si vede, la vampa d'un pezzo e si contano i secondi fino all'istante in cui si ode il rimbombo del colpo·, moltiplicando questi secondi per 333m si avrà la distanza, e con una buona approssimazione. Ma, sul campo di battaglia, non si è certi che il rimbombo appartenga al colpo visto a partire, e il cielo non è sempre sereno; v'è il ven to che ac·celera o rallen ta il moto delle onde sonore e si commettono errori grossi, anche con tal mezzo che perciò resta il men buono e il meno in uso.
Scorta. Se si ha la gi usta idea dell'intimo legame delle truppe di una di visione si vede fac ilmente che la scorta in artiglieria non è più una necessità tranne in casi eccezionali. L'artiglieria è data ad un reparto di truppe, ·co me si è detto, per agevolare, render possibile ad esso un compito qualsivoglia. L'artiglieria dunque, in massima, nori abbandonerò. il campo sul quale quel repal'to si troverà ad operare, e in ogni caso essa yi si troverà collegata strettamente. L'avvedutezza de' éomandanti nella scelta delle posizioni, nel procurarsi informazioni supplirò. alla scorta. Il comandante dell'artiglieria però non è il solo che debba: avere a cuore la sicurezza propria. A quelli delle altre armi deve interessare quasi altrettanto, giacohè ANNO XXI, YOL. IV,
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se un'artiglieria viene a trovarsi a mal partito é nell'interesse delle altre armi il liberarla poichè di loro dan.no sarebbe la perdita. Esse dev~rno quindi aiutarla. Non parlo di aiuto come trarre i pezzi a braccia, utilissimo; ma parlo di soccorso contro un attacco ·che sia per riuscire. Tale soccorso occorre spesso, è nel 70-71 -se ne possono citare esempi parecchi come a Vionville nel 16 agosto ecc. Se però l'artiglieria per disimpegnarsi del suo mandato dovesse uscire dal campo d'azione o solamente rimanere scoperta al fianco, ad un'ala del reparto cui trovasi addetta, senza entrare io altro campo occupato dà truppe amiche, la sco rta diviene indispensabile, poichè l'artiglieria in marcia non ha alcuna forza d'offesa nè di difesa, e in batteria, si disse in altra pagina, è debolissima co' deboli. Qui si complica la bisogna. Se l'artiglieria va lunge, la scorta non potrebbe essere di fanteria poichè si dovrebbe rinunziare al vantaggio della celere andatura che nelle masse sul campo di battaglia, meno nelle ritirate, è regola di buona tattica, utilissima) da osservarsi finchè il terreno sì presti. Se la scorta è di cavalleria le proprietà tattiche di · quest'arma non sono sufficienti alla si.curezza d'una massa d'artiglieria se non è forte relativamente, molto forte. Dippiù: l'assegnazione della scorta dipende dalla missione che l'artiglieria ha, dalla specie delle forze disponibili e dal loro numero. I criterii che, in massima, devono regolarla sono i seguenti: Quando l'artiglieria va !unge, farla precedere da pochi cavalieri come esploratori, agli ordini del comandante e in sua compagnia, indi farla seguire da una conveniente forza dì truppe a piedi senza distanza fissa, mezza compagnia per esempio se si tratta d'una bat-
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teria, e fino un battaglione o due se. trattasi d'una brigata e a secondo la distanza dal grosso della divisione .e secondo il pericolo della nuova posizione. S'intende che qui parlasi di poche centinaia di metri <l! 2?0:a 4_00_al_riù, che ~e .si_trattasse distanze maggiori 1art1gl1er1a della dms1one non e più quella che .deve muovere, e l'altra del corpo dovrebbe essere e difatti è sempre insieme a' reggimenti di cavalleria, e ad altre forze. Io ogni çaso essa dovrà essere .pre~ <:eduta da forze considerevoli proporzionate al pericolo c?e può suscitare per se stessa, quando pur la posi.:z,one non ne avesse già di proprii.
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Ri(ornimento delle munizioni. La tattica d'artiglieria per se stessa ha alcuni legam i con la rifornitura delle munizioni. Se il trasporto e la rifornitura delle munizioni fossero facili, la tatLica d'D.rtiglieria potrebbe, in certi casi, variare per fuochi più vivi e movimenti più pronti; ma il traspc,rto delle munizioni richiede un certo numero ·di_ carri che estendono la colonna nelle marce, e compltcano il servizio sulle posizioni. Una lentezza relativa ne' movimenti cli rinnione, ne' spost~menti delle batte-rie è inevitabile, per la cura del collegamento dei vari reparti. Il numero de' colpi fissato per ogni pezzo (·160) é quello ritenuto indispensabile per un lungo combattimento d'importanza, ma non troppo vivo; così il numero delle vetture impiegato a trasportarli trovasi ridotto al minimo (8). Tal quale questo numero non è piccolo, ma i colpi non sono molti e sul campo di battaglia si sente verso sera a crescere pericolosamente l'urgenza di altre munizioni; l'economia dei colpi e la
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parsimonia del fuoco sono perciò la regola imprescindibile, necessaria. Un comandante deve preoccuparsene, tanto più in quanto che, in certi momenti è ossai difficile cura l'economia, e il collegamento delle tre parti dAlla batteria non facile. Ei deve pensare che la sua batteria senza munizioni è una forza di meno nella divisione, è un danno; senza munizioni si troverebbe nel caso jncontestabilmente doloroso di sentirsi accusare dai più, per lo meno, d'imprevidenza. La guerra del 70-71 non ha risolto in modo pienamente soddisfacente il complicato problema. A Gravelotte furon fatt i avanzare da parte tedesca i parchi sul campo di battaglia, diversamente le balLerie avrebbero dovuto essere ritirate dal fuoco . ~1a se i Tedeschi non fossero stati tanto previdenti, tanto forti e tanto fortunati in quel giorno, nessuno, credo, potrebbe cl.ire se codesto provvedimento sarebbe 5lato possibile e se· non poteva aggiungere sventura a sventura. Le norme che seguono, dall'esperienza trovate vantaggio.se nell'importante servizio, dovranno essere sempreosservate. Un comandante di batteria non cesserà di studiare da se stesso ogni caso particolare e provvedere per ovviare al pericolo di una deficienza di· munizioni. Ricordo che la batteria al fuoco si riparte in tre gruppi: 1° i pezzi; 2° la metà di cassoni e un carro da batteria; 3° l'aJtra metà dei cassoni, due carri da batteria e la fucina. Le distanze dei pezzi dai due gruppi possono essere,, come si è pur delto, quel la del 1° fra 30 e some l'altra fra ,~oo e 100m. Se la distanza del •1 ° reparto è di soli 30m e il fuoco della batteria non molto vivace, il consumo delle munizioni può princi-piare dai retrotreni dei due cassoni e procedere agli avantreni. Esauriti i
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,cassoni si manderanno immediatamente indietro a eambiarli con altrettanti del 2° reparlo. Se la distanza del 1° reparto è considerevole ed il fuoco vivo, il consumo incomincerà dagli avantreni dei pezzi pari o dispari, talchè ogni sezione ne esaurirà prima uno poi l'altro. Appena esaurito il 1°, parte e si scambia con uno degli avantreni dei cassoni del ,J 0 reparto, e intanto che il fuoco dura, viene riempito dal retrotreno, per modo che al-ricambio dei secondi a vantreni si possa trovare un cassone o due cornpL~tamente -vuoti per rimandarli indietro al cambio a loro volta, come quando furono vuotali direttamente dai pezzi. Queste operazioni di va e vieni di avantreni devono essere condotte da persone intelligenti e attive, poichè accade sovenli che la balleria si sposta duranle i tragitti, e allora si corre rischio di rimanere senza collega mento. Ad evitare un tal pericolo il comandante la batteria a sua volta spedisce incontr.·o ai cassoni che si attendono al 2° reparto qualcuno che li guidi ove trovan si gli a!Lri, ed avverta il 3° reparto di portarsi altrnve, veda anzi la sua posizione nuova e torni alla batteria. Un tal serviz io alcune volte richiede più persone. Perciò nella batteria non saranno mai in più, in gioi·no di battaglia, due o tre uomini intelligenti, montati su buoni cavalli, senza incarichi specificali, semplicemente all'immediazione del capitano per queste delicate fac·cende de! collegamento fra i reparli delle batterie e di queste cou le altre truppe. Quegli uomini sarebbero utilissimi ad eseguire piccole ricognizioni ed altri incar.ichi cbe sul campo di battaglia si moltiplicano, da un istante all'altro, straord inariamente. Quando tutto va bene rimangono alla fine del combattimento il 3~ ed il 2° reparto vuoti o quasi vuoti. Alcuna volta saran pure vuoti tutti o quasi gli avan1
398 NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA treni· dei pezzi. A questa estremità un comandante dr batteria cercherà di non arrivar mai. Se propriamente la stranezza dei casi e l'imperiosità delle circostanze· non avranno permesso di rifornire sufficientemente, se non completamente,. la batteria al fuoco stesso o immediatamente dopo, lo farà ,appena potrà, nella sera, nella notte. Per poter eseguire questa operazione ricordo che· nella nostra organizzazione vi è ne11'armata un altro servizio d'artiglieria oltre quello delle batterie, ed è il, servizio dei parchi. Uno di questi parchi, col nome di parco dì artiglieria di divisione, resta dietro alla divisione, alla distanza di uno o due chilometri, e trasporta per le batterie il complèmento dei colpi a 200' per pezzo. A questo parco si rifornisce il 3° reparto delle batterie. Ma non basta. Ve n'è un altro dei parchi, detto di corpo d'armata, che segue il corpo d'armata a distanza da cinque ad otto chilom~tri e trasporta materiall diversi e munizioni. Tra le munizioni vi sono mo colpi perpezzo per tulle le artiglierie del corpo d'armata, destinati appunto al rifornimento del parco divi sionale, ed in casi favorevoli al rifornimento del 3° reparto delle batterie direttamente, durante o n. sera di un combattimento . GABRIELE' CASSO!.,\
Capitano
d' artig lie1·ia~
SULLA VITA DEL GENERALE
BIX.IO
NINO
I.
Or non è molto tempo, il poeta Aleardi parlando ad una riunione di gentili persone in onoranza di uo illustre patriotta morto pochi dì prima, lamentava come poco a poco k1. schiera di cotali uomìni si assottigliasse e con essi venisse meno quella luce di opere tutte calde di patrio affetto, che scolpirono faticosamente il lungo ed aspro cammino della nostra riv.oluzione. E con immagine assai umile, ma che manifesta lo scoramento dell'anima sua, ei diceva, la patria nostra parergli una sala illuminata dove poco a poco i lumi si spengono e si rimane al buio. No, illustre Poeta, esclamai io leggendo queste parole, non si rimane al buio: se il corpo di tali grandi ci lascia, lo spirito loro vive semp re in mezzo a noi e l'immagine della loro virtù si perpetua nelle future generazioni: la morte inesorabile ci ·priva della loro presenza cara e venerata, ma la Storia ne fissa i ricordi quasi in volta di stelle che splendenti sopra l'Italia, saranno la nostra luce e il nostro salvamento. Uno di cotali uomini era il generale Nino Bix io.
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SULLA VITA
II.
Ei nacque a Genova nel 182·1, tempi di rivoluzione, l'ultimo di grossa famig lia (1) « da padre laborioso, ma « uomo d'idee ristrette, sentimenti dozzinali e amico del « quieto vivere »: da madre « di singolare ingegno « ed energia, di matronale bellezza». ·Nino la perse presto ed ebbe matrigna. In famiglia come a scuola . fu talmente riottoso e turbolento che i suoi parenti, · scarsi di affetto e stanchi di sopportare il giovane che non avevano saputo indirizzare, lo buttarono sopra un bastimento mercantile, come un figlio di nessuno, senza un consiglio nè un soldo; e lì fece il mozzo dei bassi servizi, sciacquar le scodelle e ripulire gli angoli del bastimento. La disciplina di bordo lo sottopose, non lo piegò: talchè dopo 3 anni di navigazione, e a tredici, tornò a Genova peggiore di prima. Allora, nuova decisione dei parenLi di arruo·1arlo nella marina militare: ei non vuole: e i suoi lo cacciano fuori di casa, e passa molti mesi vivendo per le strade della città come uno sbarazzino, facendone di tutti i colori; picchia alla porta di casa sua ove gli porgon o la scodella di minestra , mangia, ripicchia e gli richiudono la porta in faccia: dorme sotto i ponici della città. Finalmente fosse smania di spuntarla col figlio rivoltoso, o sentimento del decoro di famiglia, chiedono i parE:nti ed ottengono une letfre (1) Avviso il lettore che io ho scritto questo articolo dopo aver ltitto e riletto il libro del Guerzoni Vita di Nino Bixio e l'altro del maggiore Busetto Notizie del gerrerale Nino Bixio: libri ch'io cito spesso in queste pagine.
DEL GENERALE NINO DIXlO
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de cachet contro Nino; la polizia lo perseguita per la città come un malfattore, lo arresta e di nuovo eccolo sopra ad un basLimento, ma allora marinaio arruolato. Questa volta la disciplina militare inalterabile e giusta lo sottopose e lo piegò: fatto maggiore di età, ~ 8 anni, solo innanzi all'immenso azzurro dell'Oceano ei si sentì uomo di mare; fervido ingegno, cuore operoso, si svegliò in lui la curiosità scientifica e studiò: corpo di .acciaio (1) lavorò e primeggiò, e in 5 anni percorse tutti i primi gradi. Nelle lontane navigazioni leggeva sulle pagine di Dante, di Niccolini e di Peli ico, nei fascicol i della Giovine Italia, e si sentì Italiano. Nel (1) Si guardi con quale sicurezza e bellezza di linee il Guerzoni scolpisce la corporatura di Bixio: < Ebbe persona giusta, forme proporzionate, snelle in gioventù, dall'età leggermente arrotondate, agili sempre. Nuotava come un pesce, saltava come un capriol<>, rampicava com~ un mozzo, cavalcava senz'arte nè eleganza, ma con tutta la forza del marinaio avvezzo a stare in equilibrio sulle verghe quando infuria il fortunale. E all'agilità accoppiò sempre, non scemata dagli anni, la forza: visceri di ferro, muscoli d'acciaio, ossa di bronzo. Non spensieratamente adopero queste immagini che in ogni altro caso sarebbero rettoriche. Era, per lo meno pareva, un uomo di metallo. Resisteva, ~isonava, risplendeva come l'Ercole Farnese ,quando gli dà sopra il sole. Lo si sar()bbe detto coverto non dalla peile comune, ma da un'armatura lucente: tanto di dentro quanto di fuori era .catafratto. I malanni, gl'incomodi, i sistemi igienici, lo cure preventive, t utto quell'insiernd di offese e difese dalle quali e colle quali il resto dei mortali è costretto proteggere il suo corpo, ·non sapeva che fossero . Delle malattie non conosceva che le gr~ndi e lo terribili: le febbri tropicali e tifo.ide che vinse due volte, e ti colèra che l'ammazzò, ma che portò pure non si sa quMti giorni io piedi e tre giorni in letto, dettando sotto le sue mortali torture, sillaba per sillaba, con forza d'animo così ,miracolosa, che parve a molti incredibile, le due lettere che formano il suo testamento. Ferito in battaglia sei volte, una per caduta da cavallo, una in duello, se ne cavò quasi sempre in un tempo e con cura sempre minore di quella che al comune <I.egli, uomini sarebbero state richieste. Se appena poteva, portava la ferita in piedi e la guariva in un modo .semplice: non pensandoci.
402 SULLA VITA 18Hl tornò a Genova, fatto uomo, e si tenne per alcun
tempo in famiglia tranquillo; .ma quella marina da guerra, « senza gu.erra, senza lucro, senza gloria » lo uggiva; ne esce, e pur di far qualche cosa nei !Òntani mari, insieme ad un amico s'imbarca come semplice marinaio sopra una nave inglese che salpava per Sumatra; stette un anno, ebbe avventure rischiose, ma non conchiuse nulla. Nel '1847 era di nuovo in Genova. Ferveva allora la grande preparazione per la riscossa nazionale. Bixio è caporione fra gli agitatori della città;. per istinto, per la defezione e i tentennamenti deiPrincipi italiani egli è repubblicano: ma nel novembre di quell'anno, mentre Ile Carlo Alberto passava per le vie di Genova in mezzo a calca di popolo romoreggiante, il giovane Bixio, quel capo di popolo in città repubblicana, allora ostile ai Re di Sardegna, si slancia innanzi ed « agguantato con pugno robusto le redini « al cavallo del Re, con ·voce secca e squillante grida: « Sire, passate i·z Ticino e saremo tutti· con Voi». Parole queste che mentre mostrano come ei ponesse innanzi e sopra a tulto il bene d'Ilalia, segnano il programma della sua vita politica. Nel ·1848 fa la guerra come volontario; tiene della, sua vita regolari note in t:iccuino dove si lamenta della mancanza d'ordine e di disciplina nel suo corpo. Nel 18i9 è a Roma aiutante di Garibaldì: finito l'assedio era ferito gravemente. Non appena può muoversi torna ·a Genova: e, fallita l'impresa per la patria, ripensa al mare; si rimette agli studi nautici e in un anno prende, ,con splendidi esami, la patente di capitano di lungo corso . Allora si unì in matrimonio, dopo 12 anni di amore, a sua nipote, la quale seppe sposare in lui insieme al cuore del marinaio e del soldato anche la sua vita fortunosa. Infatti dal 1852 al 1858 ei non fece« che navi« gare, commerciare, pr,)gettar ·viaggi, studiare nuovi
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<( scali, costruire ed armare bastimenti ». Nel 1858 ai segni lontani di nuova riscossa patria, Bixio è fermo in Genova. Aspettando il giorno della batlaglia egli si mette intanto al lavoro della preparazione: e sentito subito in sè stesso chiaro e preciso il dilemma « . .... o « stringersi intorno alla monarchia piemontese per fa1· « l' ItaHa, o separarsi da essa per non fare nè la re« pubblica nè l'Italia», senza curare quello che avrebbero detto di lui, crolland@ le spalle allo scalpore degli amici mazziniani, pensa al modo di dar forma a quel pensiero, e fonda un giornale con tale intendimento. Decisa la guerra, lascia la, penna, impugna la spada: è co n Garibaldi nella guerra del 1859, nella spedizione del ·1860; e dopo un anno e mezzo di guerra irregolare, incerta, piena di rischi, la vigilia di natale del 1860 riabbraccia sua moglie e i figli cari. Ma il riposo pur' così dolce della famiglia non saziava tanto rigoglio di vita, nè la patria poteva fare a meno di uomini cotali. Mentre i concitta:dini lo eleggono a deputato, il Re lo nomina a generale dell'esercito. Come dal ,1852 al 1858 aveva lavorato infaticabile sul mare, dal 1860 al 1866 lottò come deputato, lavorò come generale: e nel 1866 era pieno di fede nella vittoria. Il 1866 scosse in lui tutto l'uomo, e il core trafitto si volse ancora al mare come a- ricordo giovanile e ristoro dell'anima; vide colla mente tiaggi lontani, paesi e commerci nuovi, sognò ricchezze per la sua cara famiglia, gloria commerciale per l'Italia, lavoro e sempre lavoro ·per sè; abbandol'lò l' esercito, e con sforzi atroci riusci a raccogliere tanto dalla fiducia pubblica da comprare un bastimento, che con altrettao~i e più crudeli sforzi :vide finito. La guerra del 1870 lo sorprese in mezzo alla febbre dei suoi preparativi; lasciò tutto e tornò al suo posto di generale: comandò una divisione nella marcia su 1
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Roma: e poi di nuovo tor.nò al mare, salpando finalmente colla sua nave dai porti d'Inghilterra, sui primi -del 1873. Il dicembre di quello stesso anno la morte ce lo -rapì nei mari delle lontane Indie.
sdegnosa che non bada che ad abbnttere, la rivoluzione che si agita incerta nei modi e nei mezzi ma fiduciosa.., nel fine, il raccogliersi degli ani mi che si ordinano volenterosi sotto la fede di un Re, tutto questo si ritrova nella vita del nostro grande concittadino. M:a come noi riandando colla mente a quei tempi ne ve-diamo i traviamenti e gli errori, cosi guardando am-· mirati a quei grandi che furon l'anima di quell a storia, notiamo i difetti delle somme qualità, e dai tempi, e· dagli uomini sempre impariamo.
III.
Questo è lo schizzo della vita del cittadino, del rna-rinaio, del soldato, dell'uomo visibile insomma: ma ,chi potrebbe narrare in breve spazio gli interni rivolgimenti, le speranze, i dolori e le ansie, le lotte·e le >vittorie, l'affetto ognora trascendente dell'uomo invisibile? chi misurare .l'intensità del fuoco che si accendeva di continuo nell'anima sua? Il Guerzoni è riuscito a fare un libro che nop si può leggere senza profonda commozione; leggendolo, si .ama l'eroe di esso, i compagni suoi, i tempi nei quali visse, l'Italia nostra; scorrendo quelle pagine l'occhio ad ogni poco si vela e il cuore s'infiamma per ·subita impressione. Quante volte leggendo noi quella vita, sentendoci vivi in quei tempi e poi cadendo col pensiero alla quieta realtà che ora ne trastulla, invidiamo quei giganti di azione, e siamo per esclamare: Oh l perché mai operaste tanto voi ed a noi altro non :]asciaste che il facile ed inglorioso godimento dell'opera vostra? Sulla vita di Nino Bixio si può ricostruire tutta intiera la nostra rivoluzione. In lui, come in specchio -terso e fedele, si vedono riflessi tutti i sentimenti .che agitarono e spin-serò il popolo italiano al compimento dei faui che formano quella storia. La rivolta
IV. È prerogativa dell'epoca nostra la sotti le ricerca· storica delle narrazioni e il giudiziQ tranquillo e pensato dei famosi che furono. Ma quanti ideali non ci abbatte cotesta critica? Quante belle :figure non fece sfumare dinanzi ~ noi? Quanti disinganni della mente, quante depressi on i del sentimento! Ed è un bene cotesto? Io lo credo, specialmente per le generazioni future. Pur consi derando che l'odierna critica si perde talora in minuzie sì che fa il buio dove è la luce, io credo che noi andremo piLl cauti nell'accettare la narrazione di falli, e sopra tutto gelosi dell'epoca nostra, saremo i primi a censurarla dove lo merita, i primi a notare i difetti dei grandi che ne sono la gloria. Noi i primi ci avviciniamo ad essi, non con la smania di sorprendere i piccoli falli, le incoerenze, malignando sulle intenzioni, o sbertando la figura pubblica, l'uomo visibile, ma con l'animo di storico imparziale, con mente cl i filosofo ne osserviamo l'intera vi ta e ·cerchiamo in mezzo alle curve, agli spezzamenti, agli an-·
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goli quella direzione vera che condusse l'uomo dalla nascila alla morte; usi a considerare i fatti non come effetti del caso, ma come risultato di cause complesse e talora remote, anche gli uomini li consideriamo nel tempo loro, nei loro gen itori, nell'educazione giovanile, nei maestri, nei metodi d'insegnamento; la fisiologia ci aiuta insieme alla psicologia: talchè più che ung iudizio il nostro discorso riesce una spiegazione. In tal modo, mentre la scienza progredisce, perchè l'uomo si rende sempre più ragione di sè stesso e dei fatti, la legge morale si allua :1:;ggiormenle, verificandosi quel sapiente proverbio popolare, chi più intende,più perdona (1 ); onde èi sembra più nel vero il Rosmini dicendo (2), che una società più avanza e più ha bisogno di maggiori verità morali, che il Buckle (3) il quale scinde il progresso scienziate dal progresso morale dell'umanità.
,domestiche, nel consorzio degli · amici, nei più segreti sentimenti . Allora s i scoprono una ad uri.a tutte le fibre di quell'anima, e al compiacimento dell'artisla ~he contempla le forme esteriori, succede l'osse.rvazione intensa, la severa ma ineffabile gioia dello scienziato che scuopre i miracoli dell'organismo . .Tulle le corde degli affeLti, tutte le celle della mente, tutte le aspirazioni dell'animo si svelano ai nostri occhi; e si vede non quello che l'uomo fece, ma quello , che ei volle, quanto amò, quanto patì: al tocco delle nostre indagini si sente riCT suonare la tempra dell'anima sua. Se dopo aver preso notizia della vita di Bixio voi ne leggete le lettere alla moglie, ai figli, agli amici cari, vedrete s,;olpito tutto il carattere dell'uomo. A me è piaciuto studiare1q11esto carattere; è piaci?to in_dagare perchè quest'uomo con moto alterno ed 1rreq111elo correva col pensiero e coll'azione dal mare alla terra, dalla terra al mare : perchè ei si mostrasse sempre bramoso dell'ordine, che vuole moto tranquillo, e la sua vita fosse una burrasca continua: perc:hè così pieno di gentile affetto per la famiglia, perchè l' uom~ che piangeva sulle pagine del Cantù ('1) e sulle poesie del lUameli, ad un trall0 giungesse fino alla crudeltà nell'azione viva (2) : perchè sempre lrav<Jgli ato da moto
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Con tale animo avviciniamoci alla figura storica di Nino Bixio. Il merito della vita di un uomo pubblico suol misurarsi dall'altezza del fine che esso si prefisse non che dai mezzi e dai modi di cui egli usò per giungervi. Questo giudizio si fa colla storia alla mano ed a priori; ma chi vuol sentire in sè stesso l'uomo invisibile, chi vuole studiare la storia dell'anima sua, deve penetrarvi mischiandosi alla vita intima che si vede tra le pareti (4) l'tlad."'0 de Stael dice: Tout comp1·end,re sérait pardonner.
(2) Filosofia del Diritto. (3) L'inciviHmento.
{i ) Vedi lettera di Bixio al Cantù nel ~868. (2) Ecco come il maggiore Busetto narra un fatto ac.caduto a
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nella spedizione di Garibaldi ~ 860. « A Paola, tre piroscafi solamente furono messi a disposizione del generai Bixio per transitare a Napoli « le sue forze: ma a stento poterono tutte esser contenute nei vapori. o. I lamenti, il disordine cui dava pretesto quP.ll a scarsità di •mezzi, < ma più di tutto, il bisogno che sentiva di accorrere presto a soste<! nere Garibaldi, foroogli cagione di una di quelle uscite virulenti, « che di tratto in tratto oscuravano in lui tanta virtù. Una trentina < d'individui, gli ultimi, su di una barcaccia erano respinti da un legno e all'altro senza trovar quello che volesse accoglierii: secondo i ca!-
i08 SULLA VITA c?nti~uo e quasi irato, si arrestasse subitamente e· ?1vernsse melanconico ai tocchi di un cembalo: perchè in fine, mantenendo sempre alta ed incroll abi le la fede nella patria e nella virtù , la sfiducia succedesse in lui così rapida alla fiducia.
V:I. . I~ Guerzoni _ha detto che il fondo del carattere di ~mo era la fierezza_: più ?lle la fierezza a me pare 1?vece fosse la passione; 1mperocchè la fierezza contiene, misura e sdegna; la passione · spinge a trascendere. Il carattere di un uomo spicca nel modo decrli alti suoi più che ~~I valore degli atti stessi; questi p~ssono essere ~ugger1t1 dalla mente, possono essere imposti dalle c1rcostanzé, dal comando, dalla nP,cessità sotto « coli suoi, avrebbero dovuto trovar luogo sul piroscafo in testa della e squ~dra .. lndispet~ito dagli ostinati [rifiuti, vi si appressa in una « lancia, si !lrramp1ca sulla coperta stivata di gente, grida di far « largo, a/ferrando un'arma e senza modo la ruota intorno sì che colpì « graveme~t~ ?arecchi. Quel suo contegno, provocò una scoppio di fu« rore, e d111ic1lmente ne sarebbe uscito illeso se non fosse repentinamente << saltato sul tamburo d'una ruota, ove incrociate le braccia e guar« d~ndo fissa1~entc la turba disse: uccidetemi JJure, ma quegl·i uomini « s, devorio imbarcar e qui. . . qui! ». E il Guerzoni a pag. 466: « Non fu infrequente il caso, specialmente < nelle lunghe m~rce d~lle Calabrie, che i suoi stessi soldati (volontari) < perduta la pazienza rivolgessero le armi contro di lui. Allora avvi« luppato da una turba inviperita Q furente, con centinaia di baionette < puntate al petto, colla morte scritta in tutti gli sguardi, traeva nello « stcss_o fu'.ore altrui ~sca al proprio cd urlava ancora più intrepido e < form1dab1le: Domam mi ucciderete, ina oggi dovete obbedfre ».
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la quale u no si trova: infatti i tempi di Bixio ci danno assai ragione della sua vita; ma è veramente il modo dell'azione ciò che vi è di più individuale, quello con cui l'esecutore dà un'impronta tutta speciale all'atto stesso. Se non che Bixio fu cosi libero nel suo pensi ero che noi troviamo pu~e, oltre ad un modo particolare nelle sue azioni, anche un motivo caratteristico di esse. Imperocchè quest'uomo non vissf-l, non operò mai a prò di se stesso : se tutti i cuori fossero come il suo la parola egoismo non esisterebbe; nel lavoro stesso semb rava egli non cercare compiacimento presente, riposo, avvenire; lavorava per lavorare, lavorava amando la patria e la famiglia: la persona cara, l'idea sovrana lo spingevano di continuo verso nuova e più calorosa azione. Tutte quelle molle con cui artificialmente si sostiene una vita, pareva fossero ignote a lui: la nobile ambizione, la van it à, il saper cedere a tempo µareva non fossero D.mesi pel suo spiri to. La mente sua poteva calcolare, il cuore non mai : il cuore sentiva un dovere, e l'affetto spingeva l'uomo a praticarlo, la passione accelerava il moto , affannava l'uomo e dava ad esso quasi aspetto di furibondo, all'azione sua quasi immagine di fiamma che abbr ucia. l\ifa l'affetto è calore mite, uniforme, costante; la passione è foco vivo, improvviso; l'affetto si concilia con l'ordine, anzi impedisce si arresti in rigido sistema, è il moto nell'ordine; la passione spezza i congegni; l'affetto fa ragione a tutte le facoltà dell'uomo e la mente e il cuore si contemperano, la passione è il predominio subitaneo ed assoluto di un sentimento che soggioga tutti gli altri; quello, mentre concede all'uomo l'impero di se stesso e dei circostanti, rende possibile l'impiego di quelle buone qualità che sono condizioni all'opere salde e durature, come la pazienza ANNO xxi, VoL. 1v.
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e la costanza: questa, togliendo alla rnenle la chiara v~s!one del ponte che separa il desiderabile da-I possibile, fa procedere l'uomo a lanci ed isolato: l'affetto vivifica di continuo, la passione stanca gli uomini deboli uccide i forti anzi tempo. '
VII. Il maggiore BuseUo nel citato suo libro, così parra un fatto accaduto nella divisione che il genera! Bixio comandava al campo di S. Maurizio nel f864.: È un ritorno da una manovra. « Percorsi alcuni chilometri, non tardarono a sor« gere_Ie difficol_tà _di_ fatto che precludevano il pas« s~?g10 alla art1ghena, ed obbligarono la fante ria, « g1a sta~c~ pel ~aldo soffocante della giornata, ad « un . lent1 ss1mo d1filamento. li o-enerale bricradiere si ' . o o « ostmo . a vmcere l'ostacolo, non senza per altro se« pararsi dalla sua artiglieria e cavalleria, e ritardò, « m confronto dell' altra colonna, più di 2 ore il ri« torno della sua fanteria. Tuttociò fu causa di somma « depressione morale nella truppa, e quel che era più « grave, negli ufficiali stessi, che stanchi e mal con« tenti parevano venir meno al còmpito loro. Il co« . mandante la colonna, disponendosi a passare di« nanzi al quartier generale, onde rianimare la marcia « ordinò alle musiche di suonare, ma rimase jn test; « della sua brigala senza verificare come procedesse « la marcia dietro di lui. Molti soldati erano rimasti « sparpagliati alla ·coda, altri camminavano disordi« ?atamente fuori della strada, e non pochi sfogavano « 11 loro mal umore brucfando le cartuccie da salve
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« avanzate dalla manovM, senza che gli ufficiali faces« se1·0 ogni loro sforzo per trattenerli.
« L'inatteso pDssaggio di truppe sul davanti del pa« diglione del comando allrasse alla finestra il gene- . « raie di divisione il quale s'era appena r itirato nella • « sua stanza. Alla vista cli quel disordine saltò giù « dal primo piano, guizzò , quasi vestito com'era, avanti « a quella colonna mugghiando a tutta voce al suo co« mandante di arrestarsi. Afferrati due soldati che « aveva veduto sparare, fi fece tradurre immediata« mente in prigione: rivoltosi quindi a quel generale, « gli chiese la ragione del disordine , e del perchè « avesse peecorsa altra stràda dalla prescrittagli. Tale « interrogazione rimasta senza discolpa, n'ebbe pub« blico e severo rj mprovero, ingiungendogli di rir.on« durre ai loro accantonamenti le truppe, le quali da « quel momento, con tutti gli ufficiali, dovevano r i« ma nere consegnate, commettendogli infine dì far « quelle in'd agini, che avrebbero condotto i protervi « a rendere conto di · tanta indisciplina. I l generale « rientrato quindi nel s uo padiglione, inviò i propri « ufficiali a riconoscere ed invigilare se presso tu.tti « i corpi ogni bisogna procedesse a dovere, minacl/. ciando chiunque si permettesse menomare la gra<< vilà di qualche inconveniente. Impossibile fu, per il « momento, di acquietare l'anirpo suo con ·delle consi« derazioni valide ad attenuare la gravità dei fatti oc« corsi in quella malaugurata giornata. « Avanti di darsi al riposo, lasciò ordine che il rnat« tino successivo tutte le truppe attendessero alla pu« Iizia, e si tenessero in quiete, e che tutti gli uffi.« ciali presenti al campo, per le ore 8 antimeridiane « si trovassero invece riuniti al rapporto generale. Di« nanzi al padiglione del centro, infatti, mezz'ora prima « alla prefissa, in numero di circa 400, erano. conve-
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· « nuti e disposti a.I circolo, corpo per corpo, coi co-
« mandanti in testa . Allo scoccar delle 8, il generale « entrò bruscamente nel circolo; verificato se tuLLi fos« sero presenti e rimproverato qualche ritardatario, •« con piglio severo ma tranqui llo, così presso a poco « prese a favellare : «. !er_i _sono_a:venute cose che noo so se siano più « d1ffic1h a d1rs1 o a~ immaginarsi; due generali du« rante la manovra seppero perdere sollanto metà della « loro truppa ciascuno; i miei ordini vennero alterati « o disubbiditi; le prescrizioni obbliate, i re{)'olamenti . . . o « messi rn non cale. Dai generali ai soldati fecero chi ' « potè più, per far peggio. Questo sta to di cose non « può essere nè un puro caso, nè può lasciarsi in si« lenzio. Per amore dell'Italia e dell 'esercito voo·lio « · ~redere che gran parte di ciò sia avven uto per c:so; « 1! resto devo attribuirlo a mal volenza contro di me. « Sta dunque a me porvi rimedio e di farmi conoscere « e valere, se taluno l'obbliasse. - E qui ripassando « ad uno ud uno in rivista tutti gli errori da esso « c?n~tatati , ed interpellati nominativamente gli uffi« ciali che ne erano stati causa o che vi ebbero parte, « con sode, chiare ed evidenti ragioni di scienza e di « disciplina militare, colorì talmente il male di tutto « e di tutti, da lasciar trasparire non solo l'amarezza « dell'animo suo , ma com'egli fosse uomo da non la« sciarsi sopraffare da ciò, nè inetto ·al comando onde « era investito. Volgendosi quindi ai generali più par« ticolarmente, proruppe nelle seguenti parole: {< Ah, loro forse mi obbediscono a malincuore, perchè « io apparte_ngo a quella schiera dei così ,detti par« venus! E qui facendo due passi innanzi ed alzando « fieramente il capo soggiunse: Sì, o signori, io sono « un pm·venu, nel miglior senso della parola però, e « me ne vanto, poiché val meglio progredire che de-
413 mxro ·« gradare ».Equi cessò il rimprovero: e a~ ess_o t.enne _ dietro, dice il maggiore Busetto, una serie dr_ r1fle~.sioni che rivelarono nel generale un ricco pa.Lmnomo di sapere militare . DEL G-ENEllALE NINO
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lo ho sempre pensato , che una ?elle difficoltà ~e,l comando di truppe stia nel sapere m1Surare la qu~nt1t~ di disciplina che si può ottenere dai sottopostt nei momenti diversi della vita militare. · A ciò si viene ·con uno studio e un'osservazione lo.c ale attuale non col sapere teorico . Vano io credo il citar:e altri p~pol i antichi e moderni, altri tempi_. Poichè il soo-O"etto della disciplina è l'uomo , e l'ambi.ente nel Ob . h' quale si esercita è lo spirito del tempo nostro, e po1c e ambedue questi dati mutano per legge mora)e e storica così . avvi bisogno d'intender l'uomo e 11 tempo ' . ' presente per trovare quella quantrta. L'azione obbediente dei sottoposti può accadere per passività di animo o per l'abitudine, ~ ques to è il primo periodo: oppure_ per una volonta confor~at~ che ogni singolo . eserc1t~. soprn s~ st.esso, e q~e::.~o ~ il periodo massimo o l idea le . Frn 1 du~ per10d1 s1 tiene e fluttua il governo de l comando, 11 quale conoscendo il tempo proprio e l'uomo in quel tempo, misura, possiamo dire, la pressione . . . . Quella sentenza di Marm?nt, « ~iaggwr~ so~o g~-1, ele-
menti che si cminiettono nei nost1"1, calcoli, piu si pa<lironeggiano gli avvenimenti», vera nella strategia, è vera pure nella disciplina rispetto all'uomo. . Ciò considerato, quando accade un fatto straord1-
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nario nella disciplina cli un corpo, si può domandare, come si è reso possibile? E nel caso nostro, come si rese possibile che i soldati bruciassero a loro voglia le cartucce, e gli ufficiali vedessero e non dicessero verbo? (1) Come si è reso possibile un'enormità di tal sorta, nelle truppe comandate da un generale atli vo e forte come il Bixio? Certo il sa per far la guerra è il fin e dell'esercito; ma la disciplina non é essa condizione assoluta della sua esistenza? Quando in una manovra la passione del fine fa dimenticare quell;i. condizione e i limiti entro i quali si mantiene salda, è più il bene o il male che si fa all'esercito? Eppoi quel lanciarsi del generale in mezzo alla strada quasi svestito, quel sospettare i due generali sottoposti tanto riottosi al s uo co mando, « da esporlo acl « wn. 1·iclicolo equivoco nella manovra, pe1· odio alla sua « p1·ovenienza », quelle parole ad essi di rette con quel (~) Il maggior Busetto dice, corno si è visto,chc gli ufficiali «non facevano ogni loro sfor::o per trattenere i soldati». Si capisce che questa è una frase che attenua. Se il disordine si limitasse allo sbandarsi dei soldati, la cosa dipende assai pilÌ t he da cattiva YOlontà, da stanchezza, o l'esperienza c'insegna quanto sforzo ci voglia in tali casi por ricondurre i soldati a marciare al loro posto: la parola dell'ufficiale si rivolge allora singolarmente cd è parola, più che di comando, d'incoraggiamento , ora brusca e severa, ora amorevole; ma il bruciare le cartucce a voglia loro, dipende da volontà decisa di fare il malo, e ciò si fa cessare con un a sola parola ed unica, il comando; meglio dunque i: credere che gli ufficiali noo pronunziassero questa parola, anzichil supporre un comando non obbedito. Eppoi, analizzando il fatto, si vede che il bruciar lo cartucce segna, a così dire, 11 secondo momento del disordi ne: se li ufficiali avessero, ancho debolmente, impedito il distendersi del primo, lo sbandarsi, sarebbe avvenuto il secondo1 Ed anche si può domandare, salendo per le cause, il lentissimo difìl:imento, Je due ore di ritardo poterono da soli determinare quel disordine, oppure essi fatti furono la gocci.a che fa traboccare la mist1.ra già colmai
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tuon o in mezzo al corpo degli ufficiali , sono certo o(:. fetto della passione che subitamente infoca .l'uomo e allucina la mente a tal punto, da non considerare la potenza dissolvitrice ché l'idea espressa in quelle parole conteneva. Ma è dunque che Bixio non sentisse la disci~lina'. l'ordine? Noi dobbiamo ricordare come fino dagli anm suoi giovan ili la so la discipli~a 1:1ilitare ebbe yotenz.a non solo di sottoporlo, ma di piegarlo; do?b.iamo ricordare come volontario nella guerra 184-8 e1 si lamen tasse « in taccuino da lui tenuto regolarmente» della mancanza di disciplina e di ord ine nel s.uo _co rp~; dobbiamo ricord are com'ei fosse dei primi ag1tator1, dei primi repubblican i a sotlomersi ad un coman~o supremo; dobbiamo leggere le lette.r e sue alla ~oglte e vedere come ottenuto il grado d1 generale , e1 (oss~ contento dì comand are a soldati regolari, e com.e e1 studiasse subito i regolam enti mili tari per saperll intieramen Le (•1). Ora dunque porchè qu ei lanci che sbalzano l'uor.no dalla via normal e? Certo quell'uomo aman te appassionato della disciplina, dell'ordine (2), aveva in sè una
(~) Ecco come il Fambri nel suo articolo so_pra Bi~io, ~a .sold~to a, generale (Nuova Antologia, aprile 4875) spiega glt atti Ytolenti e talora crudeli della sua Yita. « La indiscutibile violenra di tali atti però, anzichè quale nega« zione delle idee di ordine, va notata come r esprcssione più risoet tuta e più viva. Era il culto sovrano del fine .che lo. portava. ad e imporne i mez·ti con ogni mezzo più fiero, era 11 sentimen~o d1 un « capitale dovere cbe lo faceva saltare su, puro condannab1lmente, e sopra tutte le forme doi doveri mino.ri » . . . . . (2) In occasione di una disapprovazione che B1X10 e.bbe ~al ~l 1nistero della guerra per un ordine del giorno alle truppe, in cm diceva alcune cose che solamente come Deputato alla Camera avrebbe p~tuto dire, ecco come egli parlava ad amici: « . . . . io non so so m1 ba-
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forte commozione abituale, indistinta, che in lui infuriava come vento sòpra nave in tempes ta. In tal modo Bixio, che amava tanto la disciplina, l'esercito, i soldati, .egli che si diceva soldato (1), lo era di fatto? Avendone le vir tù, ne aveva la qualità? Più gueuiero, lo direi, r,he soldato . Chi legge la sua vita, vede poco a poco delinearsi dinanzi agli occhi una figura artistica stupenda : è il guerriero che si vota alle armi per una causa giusta , santa, è l'eroe che ha bisogno di contrasto, che brama vincere· sempre e ad ogni costo, è l'uomo che corre affannoso e violento verso una meta indistinta, ma elevata e nobile.
di studi; solo a trenl'anui aveva seriamente sLUdiato per un anno, _preparandosi ad un esame che, come vedemmo, subì splendidamente. l\fa quell'ampio sapere che si mostra in lui come generale, quella varietà di dottrina, quel\~ fama ·di uomo c61to che rese degno il povero sbarazzrno da strada , il mozzo di bastimento, di sedere nel più alto consesso dello Stato, certo non erano prndoui di quel misero anno di st'udio. Egli è, che se la mente· sua non. fu .da. giovan~ sottoposta a quelle regole streue, non fu mc~mrrnnata in quelle rotaie che talora divengono solchi e, come disse il poeta, sepoltura delle menti , la sete d~l. ~apere fu inestinguibile nella ~ioventù, neJI~ vml 1tà, nella maturità di quell'uomo . Giovanetto, navigando lo vedemmo leo-gere· su Dante, su Nicolini, piangere sulle pagine di Ca~1tù: fa LLo uomo <( vuol~ approfondire nel!e « scienze morali e in quelle dottrine che toccano m « qualche modo la natura» (1 ); Generale, passa _le ore s u libri di sLoria , di scienza, e di ricerche sLor1che e scientifiche si p1:eoccupa moltissimo (2).
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JX.
Leggendo una volta il .Cosrnos di Humbolt io notai una di quelle frasi incidentali che nej g1·andi. pensatori sono come un prodotto spontaneo ma succoso della menLe. Egli dice, che il vero sapere è il /r11tto clel libero ernrcizio del pensiero; nella mente di I3ixio si ve!'i.Gca intiera questa sentenza . A lui venuto sucome un«1·overe sopra un'alpecleserta » era mancato nella gioventù quell'educazione mentale progressiva che suol chiamarsi corso regolare " sterà sempre l'anima di tacermi, epp111·e io sono disciplinato e da « molti anni educato alla più severa disciplina. Dal ~ 834 cominciai « a navigare, ed in mare la disciplin:1 è la vita; ho anche servito per e 7 anni nella marina militare, e allora e dopo, comandando e ob« bcdendo, ho ~empre aYuto a base della mia condotta, che cbi è su« periore ha ragione, ed anche oggi è così ». {~) Vedi lettera di Bixio a sua moglie,luglio ~866. BusETTO p. rn5, voi. IL
(~) Lettera di ·Bixio all'amico Parodi, 118152. . . (2) Non possiamo resistere alla tentazione di presentare a1 _1et~o~1 questo bel quadro che il maggior Busetto ci mostra parlando di Brx10 come uomo di studio: · Bixio aveva per principio di chiedere, a chiunque potesse illuminarlo, spiegazione di ciò che non capiva, per quanto elementara fosse la cosa· così in lui non v'era nulla che non fosse stato ben compreso in ogni sua parte; d'onde la confidenza di sapere ciò che sapeva, che gli dava coscienza j'intervenire nelle discussioni più gravi. Le vite di Plutarco, la Self Help di Smiles> le vite di Vittorio Alfieri , di Benvenuto Cellini , di Wellington, e quante altre opere che offrissero es~tta immagine degli uomini grandi per insegnargli vie gloriose, ed a sceverare il bene dal male colla rapidità d~l ~aleno, forono per lui presi ad esempi, poichè sapeva cbe le buone ai,o'.11 come le catti,re degli uomini grandi sono scuola d'insegnamento: tah letture
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SULLA VITA
Quella risposta del maggior filosofo greco « qit.esto io so, di non sciper niente » è giunta fin o a noi come il pit't bel saggio della sua sapienza; di tale risposta deve esser figli a l'idea che ci fa dire, il deside rio continuo ed ardcnle della scienza, assomigliare molto al possesso della scienza stessa .
alternava con altre piLÌ strettamente scientificbe di storia le,,.islazione ' ., ' economia politica, :irte mil itare, fortilicaz ione, metallurgia, ecc. ccc. Solle\'i ttmo la tenda della porta cbo introd uce nella sua stanza di studio per vederlo all'opera; un gran tavolo nel mezzo con libri e carte d'ogni grandezza e qualità disposte in bell'ordine. Ona libreria ben fornita di solide opere; uno scrittoio ricco di oggetti di cancelleria sempre brn tenuti. a posto, un libro a sinistra, è il dizionario del Fanfani, uno ~perto sotto i suoi occhi, altri due pilÌ a destra posti sul rondo, e sono i sinonimi del Tommasèo. Sopra dì sò il ritratto di S. l\I. il R11; di faccia quello dì Gal'ibaldi e dei suoi fi gli. Ai fianchi due leggii con cartelle di documenti negli scompartimenti inferiori, con due piramidi di libri sui superiori. Qualche quadro di battaglio e la gran carta delle Alpi cho cingono l'ltalia pc11c1ono dalle pareti. Un divanoe poche sedie completano il mobilio; il luog1J è il più comodo per essere a portata d~gli ullici del suo comando. Ei le~ge la Storiaroma11a del Alommse11; un cane dì Terra Nuo\'a, il suo Saddik, gli sta ai piedi; un quad(1ruo che fa seguito a molti altri ò presso di lui par raccogliere tuttociò che colpisce la sua immaginazione; intestazioni di libri e d'autol'i da ricercarsi, manone da prescriversi, domande, informa.ioni, dati statistici e via \'ia. - Legge un'ora, duo, tre e più ancora, senza interruzione; culra il capo di stato maggiore, gli porge subito ascolto, dit le suo decisioni, firma il conierc, quindi riprende la sua lettura, finchè un leggero sbadiglio lo sorprende: egli allora immediatamente dà della schiena a rovescio sul suo segg:olono e ùormc: pochi minuti dopo si svoglia o riprende la sua !ottura fresco come prìnta, e così continua intensamente concentrato, sinchè altre cure non esigano altrove la sua presenza. Nello studio poi seguiva la norma di stabilirsi un soggetto, e leggeva quante opere gli \'eniva fatto di raccogliere in proposito, per approfondirsene: avrebbe amato di aver sempre libri suoi per poter fiancheggiarli di postille rosse, celesti, nere, a suo piacimento, onde indicarne i passi principali sui quali egli trovava utile riandare col pen-
DEL GENERALE NINO BlXlO
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Ora dunque, perchè Bixio che dal libero eserc1z10 della mente aveva acquistalo tanto sapere, perchè nelle relazioni, nelle lettere, nei suo i appunti infiniti si vedono lampeggiare qua e là idee e concetti nuovi, e alcune volle immagini e fantasmi di nuovi veri di scienza, perchè quest' uomo che tanta sete ebbe sempre
siero; precisamente come per quei-periodi della vita cli !foche riportati più addietro. Nelle coso por cu i trovava necessario interrogare diversi autori, scri\'eva da sè dei confronti riassuntivi. Ci6 che credeva convenirsi sapere lo cercava in tutti i modi; tal Jìata si ri volse anche al Ministero dcJgli esteri per potere avere in lettura un'opera antichissima che sapeva esistere nella sola biblioteca di Amsterdam. Altre volte scrisse agli autori stessi, conoscendoli solo per fama, per schiarimenti. - Furono cardini principali dol suo sapere lo .scienze nautiche e mi litari; non trasandò le scieuze economiche, la statistica sovratutto, e della storia d'fogh iltcrra del ì\lo.caulay fece la sua bibbia parlamentare, senza però trascurare molti altri libri anticbi e moderni di questo genero. Studiò con larghezza tutto, ma più che ogni altro i rapporti rra la società e l'esercito, assorbendo le ideo ed i precetti degli scienziati in un vero più comprensivo. Desideroso di bene approfondirsi nelle discipline metallurgiche, prese a guida il voluminoso trattato di Percy e per molti anni lo foce suo pasto giornaliero assieme alle scienze allini, fisica, chimica, geologia, onde saper rendersi d'ogni cosa perretto conto. Meditò profondamenfo gli ordinamenti, il carattere, l'indole, i mezzi, i ,•antaggì, i difetti di molti eserciti e popoli, e spocialmento dì quelli con cui potevamo trovarci più facilmente io guerra o passare sul loro tenitorio. Di spesso parlando pareva una biblioteca animata, facendo prova di ritentiva straordinaria senza affettazione mnemonica. Le pubblicazioni militari o scientifiche, nazionali cd estere, sopratutte la Revu.e des deitx Mondes, moltissimi giornali, e tutto le opere didattiche militari più recenti, formavano oggetto di non breve e quotidiana lettura. Nè ciò facc,·a per bevere facilmente la scienza del mondo, ma per essere a gi1·rno così delle opinioni come dei progressi in ogni fatto di scibile, finendo sempre libri od articoli che cominciava a leggere, c facendosi chiaro in ciò che non intendc\'a, affinchè ne rimanessero in lui giudizi netti, che bene spesso dettcsi cura di riassumere nelle sue t'ffemeridi.
.4-20 SULLA VITA del sapere, non ci ha lasciato nessun libro in cui s1 accogliesse con ordine ragionato e completo un qualche nuovo insegnam en to? Qualunque sia l'origine delle idee, a me è parso sempre che il loro formarsi nella mente assomigli in parte al pl'ocesso della cristallizzazione: e come la quiete del liquido non la facilita, l'agitazione eccessiva la in1pedis0e; così nell'uomo quel vulcanismo della mente, quell'ansia continua del cuore, quel flusso incessante del sentimento, contrastano forse la formazione precisa, netta e chiara delle idee e il loro legame conseguente. Quella febbre che parern tormentasse la vita interiore di Bixio, quella passione che sentiva per tutto quello cbe in qualche modo toccava il cittadino, il marinaio, il soldato, togli eYa certo alla mente sua la tranquillità del pensiero. Veram en te egli fu piuttosto uomo d'azione che di studio, e i tempi suoi più di ·fatti che di parole; ma a chi ben consideri la sua vita, ci vede insieme al molto studio dei libri, il moltissimo e il molleplice delle cose; un'ampia esperienza nella vita di mal'e rendeva la sna parola autorevole quanto mai, e maggiormente proficua !'avrebbe fatta a noi, ove ei l'aresse fissata sulle carte io ordine scienziale.
42·1 bc·ame· Bixio ha il comando di una divisione. Tutto quest'~omo si rivela nelle su~ le~t~rc al_la mogli~: « Le truppe mie sono ammtrab1lt (scriveva eg~1 alla « sua Adelaide), lo spirito è veramente alto e mi_ pare « che fidino in me ........ quello che faremo noi non « so con esatlezza: quello che so è che batteremo il « nemico .. ..... e poi la causa è troppo gius_la, troppo « santa perchè noi dobbiamo vincere ad ogm mo?o .... « è Dio proprio che condu9e l'Italia alla lolt_a, _m una « oo-uerra nazionale con un esercito pieno dt vigore e « num eroso ». Come si vede, in Bixio, oltre alla fede del patriotta, alla fiducia del crenerale, c'era una specie di esaltazione dell'u omo eche in sè comprende in modo sintetico il pensiero religioso. In lui si produce l'entusiasmo, l'esaltazione, la fede cieca degl'Italiani del ·184'8 ed anche del 1866: ed in esso doveva pure succedere lo scoramento infinito. Se un amico avesse fe rm alo Bixio in mezzo a quella baldanzosa fiducia e gli avesse potuto dire: sapete, l'esercito non avrà la forluna delle armi, sarà una guerra breve ed ingloriosa: e dopo, la nazione lo :'eclrà_ di quauto mai: vo1 al-. ma l occhio ' cei·cherà assottin-liarlo b lora lo abbandonerete? Io credo che Bixio avi·ebbc risposto che no. Eppure, vinti a Cu~toza, scoraggiti, mesti, mentre « si dipingeva l'eserc1Lù come un pa: « rassito, e nel parlamento se ne nolOmizzavano tutti « i più vitalì problemi colla sola lente del t~1:.q.~conto « e lo si scriveva barbottando fra le spese ptu 1mpro« duuive del bilanco », anche Bixio si stanca, si annoia, si scoraggia e dice più volle ai suoi amici: L'esercito non ha bisogno di me ....... ed ancora « Jla che ci sto a fare io nell'esercito? Io!? ~ ('I) e dopo pochi mesi lascia il suo posto di soldato, di generale. DEL GENERALE NINO BlXIO
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X. Parliamoci col pensiero alla guerra del 4866. Il cittadino appassionato per la patria, furente . contro lo straniero oppressore, il repubblicano che si è composto volontariamente e volonterosamente a soldato, il guerriero che v(dc più volte le fasi della battaglia, il generale che per cin que anni aveva studiato il comando delle truppe, eccolo finalmente pago delle sue
m Vedi pag. ..I.!
3'75, GUERZONI •
SULLA VlTA
XI.
Noi non dobbiamo vedere iri queste parole del Bixio un sentimento di orgoglio: perchè la fierezza certo era parte del suo caraltere, l'orgoglio non mi pare. Pertanto a quelle parole, all'Io tanto espressivo ripetuto in fondo di esse, gli amici avrebbero potuto rispondere: E chi siete dunque voi? non avete voi ambito essere soldato, e il soldato abbandona le file, i suoi compagni, il suo Re dopo la sfortuna delle armi? Credete voi di e~sere da più di un altro per copia d'ingegno, di sapel'e, per tesoro di affetti, ed allora perchè private l'esercito del vostro braccio, della mente vostra? Credete voi che l'Italia abbia finito la sua vita politica oppure sia per cominciarla ora, ora che è esaurita l'interna rivoluzione, quasi compiuta la sua unità? Ed è possibile una vìta politica nazionale senza un forte esercito, e gli abbandoni come il vostro non con tribuiscono essi moltissimo a renderlo ancora più debole di quello che é ora? E non pensate voi che gli eserciti si rendono s3 ldi nel lavoro tranquillo, paziente, continuo della pace, « che insomma per vincere nella gue1-ra bisogna app1·ofUta1·e degli intervalli della pace?» (4). Se dopo Jena l'aristocrazia del sangue, del sapere, del danaro avesse abbandonato le file del suo esercito, la Prussia. avrebbe ora l'esercito che ha, e avrebbe vinto così come ha vinto?
( ~) Ordine del giorno del genera.le Bixio lasciando la sua divisione dopo la campagna di Roma.
4-23 TutLo questo avrebbe potuto dirgli l'amico: e avrebbe potuto soggiungere, che se m.ilitare nelle file dell'esercito prima del 11866 poteva essere un dovere e un piacere del patriotta, dopo il 66 restava il dovere amaro, ma pur dovere del soldato: poteva dirgli che questa vita umile e silenziosa, ha pure le sue lotte, le sue vittorie; e .come la vita politica ha i suoi martiri che si sacrificano e muoiono sconosci uti, preparando il giorno del trionfo ch'essi non prevedono e non godono, la vita militare ha pure i suoi, i quali lavorano assidui per preparare il giorno della vittoria che li troverà già vecchi, logori dal servizio o, morti; poichè se pm vogliamo che il sentimento del dovere metta profonde radici nel cuore italiano , nell'esercito, bisogna pure che tutti stiano al loro posto, sia pure oschro o divenga senza gloria. DEL G-ÈNERALE NINO BIXIO
XII . Pertanto odo già taluno a dirmi che le mie considerazioni possono essere buone e giuste, ma che uomini cor.ne il Bixio non si debbono misurare alla comune stregua: che se egli abbandonò l'esercito non abbandonò il suo paese; anzi, e' fLl per cercar nuova gloria e nuovo utile all'Ita lia; che insomma la patria e la famiglia erano e rimanevano sempre dinanzi a lui. Certo io non pretendo giudicare tant'uomo: pure quando io vedo l'esempio delle virtù che più costano venir meno in quelli uomini che più si elevano per sapere, per grado sociale, per affetto, quando io li veggo correre al momento della battaglia e fuggire al sacrifizio, lungo, penoso e osc1;1ro della p11~parazione, quando io sento un uomo come il Bixio a dire « l'esercito non
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SULLA VIT.\
« ha più bisogno di me », quasi :a giustificare il suo abbandono, mi sento sgomento e mi pare che le vene dell'esercito si vuotino di qaell'affetto che gli dà vita. E parmi che in quegli uomini potenti ed elevati, il servir lo Stato quando un dato ordine d'idee politich e o amministrative trionfa, sia un piacere (f ), il restare al loro posto sempre, sia un dovere. E poi il male che ricevono le gerarchie dello Stato da tali abbandon i e distacchi è gra nde assai. Benché a qualunque servizio e impiego si trovi per correspettivo una ricompensa, pure vi è un ordine d'idee morali poste a fondamen to cli tali impieghi o servizi che lì nobilita e distingue il cittadino che serve il proprio paese dal puro mestierante; in uno Stato sinceramente costituzionale quel fondamento morale è comune a tutti gli impieghi ed è scolpito nello Statuto nazionale: talchè
(,I} Notabili molto sono queste parole che Bixio scriveva allora al maggiore Busctto: « ••••• Da tutto questo che le dico, Ella vede ch'io son ben deciso ~ a lasciare il servizio militare attivo. Sl, mio caro Busctto! È dura " cosa, ma è proprio così ! Io bo lottato abbastanza (intendi come de.i putato} od oggi che ho potuto vedere che tu tti ammettono che il paese (/. deve abbandonare qualunque pensiero di politica attiva, non solo, ma « circoscriversi in un riordinamento interno il più ristretto, non po< tendo esser soldato come si conviene ad un paese aperto ed indifeso, <1. voglio scaricarmi di qualunque responsabilità e pensare alla mia« famiglia ». Come si vede è il deputato che congeda il soldato; il deputato che non potendo far trionfare lo proprie idee, scuoto il so ldato dal suo posto. l\Ia v'ha di più. Come le vittorie di un esercito, dando un predominio ad una nazione generano la politica atti va, così a vvienc I 'opposto per le sconfitte. Ciò vorrebbe dire che nel tempo della politica passiva, bisogna preparare le armi per ottenerne una attiva, cioè preparare la causa por l'cfie,tto; e ciò, non come si vuole ma come si può; come si p'uò, dico, io un paeso libero nel quale I' opinione pubblica è sovrana.
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tutli . i ~i~tad.ini possono servire lo Stato mantenendo la d1gn 1ta dt uomo. Quando quelle potenze di uomini lo servono di fotto, l'impiego e il servizio allo Stato sale al grado di onore; e tanto affetto, tanta vi ta vi mettono costoro, per quanto ne scemano quelli che il · puro guadagno trattiene nelle gerarchie: e un velo verecondo li co~re al eospetto della nazione: alla quale nessun fatto viene a nudarli come puri mestieranti. Veramente non so se çosì dicendo, io l' intenda bene. Perchè il Sella, a cui il Bixio scriveva il suo proposi.to di l~sciac l'esercito, in tal modo rispondeva: « A pnma giunta volli scri verti per rimproverarti dei « proposi~i _che ti trotlur,,o per la mente, e poi volli « scr1ve_l't1 rn senso contrario, e quindi più volte ten« ~en.nat: ma ?~'a .dopo. di averne parlato con qualche « int imo, anzt rn turnss ,mo eswrneo all 'esercito eccoti « le mie convinzioni. Non vi ha dubbi o che ~ noi e « g li altri popoli europei per qualche anno ci mettiamo « alla pa_ce. 11 parlamentarismo avversando g-li arma« ~enti rn Francia ha deci.so la questione. Quindi ca« p1sco tu lto quello che succede in un uomo attivo « e generoso c~e fa il soldato per amore di patria e « non per mestiere ». Ecco qui un concetto che con marcatissima linea parti scc in due la gerarchia degli ufficiali e spieta tamen_te strappa quel velo che ne copre i puri mestieranti. Ora io mi ricordo di avere scritto in questo stesso periodico, quattro anni fa circa, alcune parole il senso delle quali , se vero, potrebbe mostrare quanto vantaggio si abbia da tale co ncett0 nella ge rarchia militare. (!) .
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(l} Vedi Rivista Militare, agosto ~872, Pensieri e proposte. ANNO XXI, YOL, IV.
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xm. Pure tornando al nostro Eroe, noi sent;amo quanto ......... . Agli ardenti · Spiriti è morte il posar; l'ozio, un inferno . .......... On' agile scintilla V'ha e un impulso nell'anima, cho spezza Ogoi ritegno e di varcare anela L'umile conun dei desideri. Accesa Più non si estingue una tal febbre; e mentre Ad alti eventi fortunosi aspira E aborre solo dalla calma, strugge Il core in cui scrp~ggia (I).
Più che l'affetto, la passione serpeggiava nel cuore di Bixio e lo struggeva. Irrequieto per il bene all'Italia, <lolevasi amaramente della tranquillità che desiderava c1uesto paese scosso da tnn te rivoluzioni, esaurito del sangue di tanti martiri. Non pensava che se al politico, al guerriero era stato dovere precorrere, affrettare e direi foTzare la volontà del la nazione e incoscien te ancora portarla all'unità di vita, l'affrettare, il precorrere e il forzare il modo di questa vita, poteva essere opera tanto impoli tica quanto impopolare; impolitica, perchè l'esten de rsi de l commercio in una nazione deve essere l'effe tto, il risultato di una sovrabbondanza <li vita che ristrella entro angusti limiti si espande e altrove si abbarbica per portare e cercare altra vita, so· vrabbondanza che,. insieme al bisogno di commercio esterno, vi dà pure la forza pronta a difenderlo: e la (i)
BYRON.
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s toria c'insegna che tale periodo successe nelle nazioni a quello degli interni rivolgimenLi, all'ordinamenLo e -consolidamento, nel quale appunto si sviluppa il rigoglio nazionale; impopolare, perchè bisogno non sentito ·generalmente. Cosi l'opera di 13ixio rimase isolala. Nè se taluno -avesse potuto predirgli i travagli, gli affanni, gli arro· Yellamenti che patì solo nell'iniziar l'opera sua e nel mettere a termine il suo bastimento, chi sa se avrebbe in:trapreso tale opera; perché il corpo, sebbene d'acciaio, pure era logoro da tante vite: e per esso anzichè esser tempo d'intrapr1:nder uuova impresa, doveva forse anticipar.3i l'epoca di abbassar le vele e raccoglier le sarte. La brama di preparare dote alle figliuole, agiatezza alla famiglia,· doveva essere pur potente in lui: ma e' bisognerebbe ben scandagliare l'animo suo per vedere se più lo scosse dal suo posto la massima Ìr· quietezza, quella stessa che giovane ancora gli fece abbandonare il servizio militare di marina e mischiarsi .a d una ciurma pe!' un viaggio lontano, pur di fur qualche cosa, o più l'affetto lo iniziò all'opera nuova. Ché infine .i figli, già grand icelli, tanto abbisognano di danaro quanto dell' educazione immediata del padre: nè il posto che egli occupava in Italia e nell'esercito, ove tenuto lungamente, sembrami potessero lascia re la famiglia nella miseria . Fatto st:i che le lettere sue e della moglie in quella ,dipartenza appaiono le più triste e mnlinconiche: il gettarsi a quell'età, con famiglia crescente; in una vita ~vventurosa, ed aprire una di quelle vie commerciali .di cui sogliono veramente godere i soli successori, doveva far poeo tranquillo l'animo suo e della moglie. Certo, del senno del poi son piene le fosse: ma intanto e' pare che tutti gli amici lo sconsigliassero dall'impresa: ed anche il Sella, che volle di primo impulso
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scl'ivergli in contl'ario e tentennò mollo, esaltò poi ir:r lui il grande allo di virtù cittadina, ma 11011 appareche ei prevedesse in qualunque modo il resultato, dell'opera sua.
della mia reputazione militare; e lo farò per quanto 4. mi costi, dico quanto mi costi, perchè so no sicuro ·« che come generale dell'esercilo la mia reputazione « mi litare sarebbe slabili ta, mentre nei volontari si 11. deve, per far bene, fare assai più, ma il mondo_se rio « non lo riconosce. ~la Garibaldi e l'Ital ia devono con« tare assai più per me che non la mia reputazione. -« Tu scrivimi la tua impressione subito, ma senza con-« sigli'a1·ti con nessuno: ù!terroga il solo tuo cuore e -<< scn·vi » . Or quanti al posto cl i Bixio sarebbero stati pronti a far gelto di tutto quello che avi,.va cos tato a lui il poslo cli _generale, per correre devoti presso a Gnribnldi?. Tra luce in tulla la sua vita politica e mi litare la devozione al Re ed all a famiglia reale. ,\!l a battagl ia di tusto za egli è vicino al Pr-i ncipe Umberto, ed amm irato e commosso dal '.coraggio del gioYane Principe, ,c hiede di stringergli la mano sul momento, e l'ottiene .s ub ito. Decisa· l'impresa sciagurata del vinggio alle Indie, men tre Lutti gli' amici cercavano dissuaderlo inulilment e, solo il Re« poco mancò non t·ittscisse ci ,sc,rolla1·e l'anima tetragona >>.
XIV.
Noi non possiamo lasciare la grande e bella figura dell'uomo che ci preoccupa scrivendo queste pagine·, senza notare quanto bisogno di affello aveva quell'anima per vivere ed agi re. Come le robuste e lussureggianti piante troplicali crescono e distendono lontani i rami e le foglie in quell'ambiente di fuoco, cosi Bixio· pare.va cercare affetto ed assetato ne beveva a lunghi SOl'Sl.
La preziosa raccol!a di lettere clrn ci ha dato il mao-. . -~ g1ore Busetto, ci dice com' ei se ntisse potenlemente fino da giovane l' am icizia, da uomo l'amicizia e la de· vozione. Arrivalo come vedemmo dopo tanto studio e falica a sentirsi veramente al suo posto di gene rale, giunto fina lmenle alla gnerra del 1866, guerra nazio- . nale, foCta con so le armi nazionali, un dispacc io o·li' giunge improvviso quand'egli già era quasi in fac cia al nemico: è il Governo che gli offre un posto vici no a Garibaldi: lo offre a lu: che ave va Lauto sofferto nel le guerre coi volontari, e si era sentito rinascere al com ando di Lruppe reg0lari. Ecco quello che ei rispond e: << Accellerò come dovere se Garib al di mi chied e « e il Governo rn i svincola in modo nssolulo cla ll'eset·« ciLo rego lare, nm mettendomi nei volontari in quell a « posizione che piaccia nl generale di proporre al Go<< verno ». E nel tempo stesso scriveva alla moglie: '« Io sono in dovere di fare il sacrifizio a Garibal di
'4:
xv. Ma il punto cenlrale çell'affetto di Bixio, il so le dei -s 11oi pensieri era la famig lia, e il r.uore di essa, la moglie. Contemplando tulLa inliera la vita 'di quest'uomo, ti pare un gran quadi·o il cui fondo è occupato dall'immagine della moglie e dei fig li, e dinanzi come fontasma .go ria prncipitosa passa no tutti i fatti della sua vita; ti
.430 SULLA Vl'l'A pare un concerto musicale di grande maestro in cui si sentono Je ·tre note fondamentali, la patria, la famiglia, il mare, ritornare persi sten Li all'orecchio che non si sazia, di udirle . Per la patria d.irnentica brevemente la fam iglia, per la famigl ia la patria: fin iLi i pericoli della patria,. ripensa alla famigl ia, ritorna ai pericoli del mare. Non so se più stupore o ammirazione, o benevole e melanconica invidia_in Le desti la Jeuura delle sue· lettere alla mogli e adorata. Dopo ,12 anni di amore,. 1 12 anni di contrarietà di ogni sorta, finalmente sposò quella donna nel 1855; e poi sui campi di battaglia, in mezzo alle lotte politiche, nel lavoro affannoso ed incessante delle lontananze, sulla tolda del bastimento, il suo amore si rafforza, si sublima. Dopo 11 anni di unione si veggono rifiorire nell'uomo maturo, nel generale in faccia al nemico i sogni ingenui,. gentili, appassionati del giovar.e innamorato . « Questa « mattina sono stato alla ferrovia e non so perchè, mi « pareva certo mmi facessi un'improvvisata. Ma tu non « vi eri I e ritornai a casa melanconico! Sai che oggi è << domenica». (Lettera alla moglie nel giugno del 1866). Dopo 11 anni si vede rispl endere in cotesto uomo l'amor~ eroico, cavalleresco, antico che ispira la clemenza pei vinti, la generos ità, la virtù gentile ai forti. « Son<Y « qui pefrhè sono stato abbandonato dal mio ploton e: « (disse un ufficiale nemico cadendo ferito nella misch ia -« ai piedi di Bixio ed offrendogli la sua spada). Tocco « da tanto valore, da tanto spirito gli dissi: se pote1e, \( alzatevi e tenetevi la spada che mi offrite: voi meritate « la mia stima. E lo lasciai proteggendolo, perchè non « avesse male: tutto queslo per te, mia cara. Ad elaide , « che io aveva dinanzi allo ra ». (Lettera aJla· moglie il giorno dopo la ba ttaglia di Custoza) . .Dopo ,J ,1 anni si: vede il soldato a cu i il pensiero della moglie mette nell'anima al momento del pericolo e del comando la mag1
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DEL GENERALE NINO BIXIO
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giore virtù mili Lare : « B.o fatto a mio dovere pe1·chè pèn« savo a te». (Lellera alla moglie il giorno dopo Custoza). Dopo 11 anni unco1'a si vede il marito moderno, il quale stima tanto la propria moglie, la donna, da chiederle un consiglio su quello ch e deve fori~ il cittadino, il generale, l'uomo, e lo vuole solamente dal suo cuore: In tulle queste lettere vi è un particolare carattere d t alta stima e di affetto im_rnenso, uguale sempre, anzi cres<;ent0, che se t11 dopo molto tempo della loro lettura, una ne trovassi a cnso senz a indirizzo nè firma, esclameresti subito leggendola: Ah I ecco una lettera del povero Bixio alla moglie.
XVI. Nelle pri me pagine cli questo scritto ci proponemmo, dalle considerazioni sulla vita del grand'uomo, d'imparare qualche utile ammaestramento. Ed in ciò noi se~ guiamo l'esempio dello stesso Bixio: il qua.le fino agli ultimi anni di sua vita si tenn e cari e vicini quei libri che dei più famosi uomini parlano e spesso ritornava su quelle pagine per imparare « vieppÌ'Ìt a sceverare il bene dal male colla rapidità del baleno, e perchè sapeva che le buone azioni come le cattive d,egli uomini gran cli sono scuole d'insegnamento » (1). E questo esame una deJ:e vie per cui avanza nella legge morale l'umanità: è una via ascendente per cui i figli di vengono migliori dei padri. Ad uno straniero che visitò in quesli ultimi ar;ni il (-1 ) Vedi BusETTO, voi I, pag 70.
.6-33
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SULLA VITA
DEL GENERALE NINO BIXIO
nostro paese, io domandava che cosa -pensasse dell'accusa che or ora ci facevano col parlare del dolce far nienle degl'Italiani : « No, mi rispose acutamente , mi « pare che ora vi sia il tirar vi·a ». Io non seppi che rispondere, io che poco tempo prima io questo stesso period ico avevo osservato cosa simile nell'esercito. E ripensando nl giudizio dello straniero P. supponendolo vero, cercavo le ragioni del fatto: e ne trovava una parte nella nostra recente storia, l'altra, e maggiore, nell'indo le, nel carattere nostro. L'ansia de lla nostra rivoluzione, il suo ·svolgersi rapido, imprevisto, gra ndioso, il timore e la trepidanza che per affello alla patria. sentimmo nell'opera Dostra, dovevano condurci piuttosto al far presto che nl far bene. E compiuta l'unità, fo rm ata inliera questa bella figura e al cospetto dei popol i atton iti iìssnto questo pegno del trionfo di un nuovo mondo d'idee e di principii, ammessi nel rango delle grandi potenze, noi vedemmo quanl.o ci mancasse nell'interna stru!lura per essere :illa pari dP-gl i altri Stati, oramai già maturi alla vita politica. Quindi l'affaooars i nostro per rimetter tullo a nuovo, e la brama di giunger con un lancio dove gl i altri popoli erano arrivali col lavoro di t1mti anni; ed anche per questo, più che al far bene si badò al far molto. Questa conseguenza della storia, anziché correggere, seconda va e piaceva all'indole ed al carattere nostro . Uo fondo mobi le e plastico che ha del greco, un sentimento che subitamente si accende alla passio oe che ha del popo lo meridionale, uoa mente versatile e rapida, sono pure tante fciccie del caratte re italiano. Tu le vedi presentarsi volta a volta nella storia italiana medioevale e moderna, nella nostra letteratura, nella politica, nelle arti; le senti oell' ammiraz ione degli stranieri, commista ai loro giudizi brevi e tremendi . Quelle qnalitò, chia matele pur virtù, colle quali un
popolo conquista faticosamente un elevato posto e lungamente vi si tiene, quelle condizioni per cui un'opera acquista gravità e sodezza durevole ed esatta bellezza, non sono l' entusiasmo e la passione, nè la facil ità e la prestezza nejl' operare, ma la pazienza e la costanza in·Sieme al tempo ed alla fatica che si spende nell'opera ·Stessa. Di queste qualità, di queste doti ci pare difetti il popolo itali'ano; ci pare che dalla· passione piuttosto che racquelarsi all 'affetto e,in quello e per quello scal.darsi ad una azione continua e persistente, scenda e de_gradi all'indifferenza. L'irreq uietezza, la febbre che travagliarono la vita i ntiera di Bixio, ne sembra altresì derivino, più che dalla mancanza di tali qualità nell'animo , dalla sovrabbondante passione nel cuore. Una concentrazione tranquilla, assidua di tanta pot,rnza di cuore e di mente ·Sopra un sol punto, avrebbero reso· forse la sua vita meno famosa, la figura sua meno artistica, ma il cittadino più lungamente e intrinsecamente utiie al proprio paese, il padre alla propria famiglia, e l'uomo più felice.
RAFFAELLO BrANCTARDt
'lenente nel 7° regg. bersaglieri all a Sc uola mil i tare di Modena.
'35' capitolanti scarsi e non offerenti se ria garanzia per affidar loro l'educazione morale ed intellettuale del so ldato. Come da noi anche in Prussia si è gridato e si grida ancora sull'insuflicienza del co rpo dei sotLufficiali. Ma bisognava fare buon viso a cattiva sorte. Gli uffi-· ciali lavoravano, provvedevano a tutto ed il loro prestigio lungi dallo scapitare guadagnava di forza e di es tens ione. L'indole nazionale poi, Ja severità ed il fermo contegno degli un i, la docililà e pieghevolezza degli allri,. il rispetto al princ ipio d'autorità, la saldezza delle istituzioni e (diciamolo pure) l' alterezza. aristoc rati ca che non dim enticava mai se stessa, impedivano al legame di divenire più famig liare di quello che comportasserq i princ ipii discipli nari. PARALLELO DELL' 1S1' RUZ!ONE DEI, SOLDATO ECC.
PARALLE L O DELL'
ISTRUZIO~E DE[, SOLDATO IN FRANCIA ED IN PRUSSIA PR.IMA DELLA GUERRA DEL 1870-71
I.
La ferma brevissima adottata dalla P;·uss ia. ponev,.t il suo esercito nell'assoluta necessità di far tesoro del tempo; onde vediamo genernlmenLe in tutte le istruzioni pi·evalere il principio della semplicità, dell'ordine , della brevità. Il festina lente fu preso · per motto favorito, ed in ciò' l'esercito prussiano fu mirabilm ente aiutato dalla seria operosità e da lla coltu ra generale <lella nazione. Nelle scuole dei cadetti e nelle scuole di guerra gli utlìciali si abituavano a mirar diritto allo scopo suprem o; nel servizio attivo che essi pres tavano come suttufficia li in immed iato contatto colla truppa apprendevano le sue idee e i suoi bisogni, e ne facevano poi tesoro per l'educazioae del soldato. L'istruzione era tutta in mano degli ufficiali. I sottufficiali si occupavano della tenuta , del minuto servizio. . interno, della pulizia e della esecuzione deO"li o 01' d1n 1.
Tre anni appena so'no pochi , gli alunni delle· scuoledei so ttufficiali erano troppo giovani ed inesperti, i
Ben diver.:;amente procedevano le cose in Francia. La ferma lunga , i moltep lici assoldamenti, la. buona posizione del graduato che poteva aspi rare a guadagnare le spalline, il suo contegno fiero e spava ldo, lo spirito della rivoluzione. penetrato in tu tte le classi sociali, ..... avv icinavano assai più il corpo dei sottufficiali a quello degli ufficiali. I qua.li , o per noncuranza deìle piccolezze, o per inoperosi tà, o per abitudine, o per esagerato amore di diguità, affidavano volentieri le prime istruzioni a graduati, capaci ad insegnare il maneggio dell'armi, la scher ma, l'esercitazione, ma generalmente incapaci di formare la mente e il cuoredei giovani coscrit ti. Forse era necessnrio in Francia porre un maggior distacco che in Prussia tra ufficiali e truppa per evitare il soverchio cameratismo, ·facilissimo in un popolo brioso, vivace, arguto, per indole e per abitudine non mol to sofferente del giogo , venuto su colle ideedi eguagli anza, fratel lanza, libertà. E codesto carne-·
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PARALLELO DELL'ISTIIUZ10NE DEL SOLDATO
-ratisrno era tani.o più facile perchè un ten~o circa degli ufficiali proveniva dal la b/'lssa forza . Bisognava nccettare i! portato dei tempi; come in ogni altra cosa umana v'era azione e reazione. Ma l'ultima conseguenza era questa che in Francia l'istruzione primaria del soldato f?ra quasi esclusivamente affidata ai sottufficial i, mentre in' Prnssia era, per lo meno nelle parti essenziali, fa Ha, ovvero immediatamente sor·vegl iata e dirella, dagli ufficiali. Tuili ricordano la viva descrizione falla nel ,1861 dal generale Trochu del sergente francese , immagine parlante del l'uomo d'arme di ~1acl1iavell i, che con la barba e con le bestemmie vuol far paura agli altri uomini . Tutti conoscono l'uniforme coltura, lo spirito militare, il ca rattere elevato, l'intelligente severità dell'ufficiale pru ssia no. A Sadowa ha vinto il rnaestro di scuola disse taluno; .a Sadowa ba vinto il comandunte di compagn ia rimbeccò qualche altro. Ma, a parte il complesso ?-Vviluppato delle cause cui si deve ascrivere la villoria e la disfatta, la prosperità e la decadenza degli imperi, hanno ragion e tanto gli uni q\ianlo gli altri. A Sadowa, .come a Sedan , ha vinto una nazione i cui soldati dopo aver imparato nelle scuole a leggere ed a scrivere, a rispellare le istituzioni nazionali ed il principio di autorità, sono stati poi educati dal capitano alla vita rp ilitare ed agli aspri doveri della guerra , C'entra no poco anche la tattica delle compagnie prussiane ed il loro audace spirito di iniziativa; ma come sarebbe stata possibile una cosa e l'altra senza l'acconcia istruzi one ed educazione del soldato, senza gli stretti rapporti che lo legavano al suo capitano·? E qui tocchiamo dì un'illtra differenzµ essenzialissima fra l'istruzione del soldato tedesco e quella del solda to francese.
m
FRANCIA ED IN PRUSSIA.
.1:37
IL In Francia dom inava quasi assoluto il prin cip1ot defla divisio ne del lavoro e della responsabilità fra. gli ufficial i del reggimento. Ad un~ si afli dava l'istruzione delle reclute, all'altro gl_i esercizi gi nnastici , ad un terzo il tiro al bersaglio, ad un quarto l'equitazione, e via di seguito ..... • Lo spedieu te offriva a prima vista in con testab ile vantaggio. L'istruzione fat ta e sorvegli ata da chi meglio la conosce può procedere più spiccia, più deci sa e sopra tutto più uni('orme. Ne guadagna ge neral men te la prestan za del soldato ed il reggimento fa miglior figma nelle ispezione e nelle parate. La grande famiglia è il recrcrimento . L'aiutante mnggiore s'incarica di. formare 50 . . . i sott' ufficiali e di fo rnirne le compagnie; · t cap1LaDL non hanno nè --comod ità, nè personale, nè tempo , e fo rse (date le condizioni di arruolamento) neppure zelo ed at.tività sufficiente per pensare a tutlo. Poi, vari di provenienza e di gusti, provvederebbe chi ad un modo chi all'altro con dan no notevole della uniformità. Dunque a tutto pen si direttame nte Il co lono.e lio, anche se cum ulo clecrli affa ri '-'e:li Locrlie il tempo .per cose assat o o . più importan ti, come l'cducn zi one e 1'1 struz1.one del corpo degli ufficiali ed il preparare sè ed altn al vero scopo de lla gue rrr1, al combattirnent?. . . Per tnl modo OPll'istrnzione esscnz1al 1ss1ma de l soldato 'sparivano affollo le due unità la ttiche - il battaoli one e la compagn ia. rnao·O'iore era r idotto a co mandare in piazza d'anni t>O . . del reguri battagl ione composto di. tulle Ie fraz10111 gimento, e la missione del cnp itano nel!a sua com-
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Il
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PAHALLELO DELJ,'rsTRUZIONE DEL SOLDATO
pagnia si restringeva a questioni di ran cio, di vestiario .e di aquarlieramento. Vita coo1oda, se si vuole, e grande risparmio arrli ufficiali di tempo e di fatica; ma a danno della r~sponsabilità diretta ed efficace per grado e per comando, a danno dell'opportuno affiatamento ed intima cono scenza fra gli ufficiali, i graduati ed i grega ri , .i danno della istruzione degli ufficiali in tutti i rami de l ser·vizio loro. In Francia la famigli:-i. era il reggimento, in Prussia 1a compagnia. In Prussia il capitano stab iliva (e Lutti questi verbi hanno un valore anche presente) il suo orario, istruiva le sue reclute, faceva la sua lezione morale come meo·lio o gli quad rava , salvo poi a darne conto al superiore. Il maggiore ed il colonnello si guardavano bene dal,l'entrare in particolari per non incagliarne l'azione e l'autorità . Cosi si aveva nobile gara nell'istruzione, libera sceha di mezzi per condurre allo scopo, autorevolezza com,pleta in clii dovevl'l poi guidare i soldati al combattimen to, maggiore energia e zelo nell'istruzione, sopra la quale aleggiava sempre lo spirito autonomo del co-manclante di compagnia.
III.
La tattica delle compagnie è g ià formata in Pru ssia 11ella prima islruzione. Senza di che esse non possoDo ,mai trovarsi sollo la mano potente del capitano e assai più facilmente o si sperdono o si fondono nella massa del battaglione e del reggimento . · Nell'edncazion e del soldato come nell'ammaestra,mento tattico, in quartiere come in pinzza d'armi, nel-
IN FRANCIA ED IN PRUSSIA
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I'antori tà disciplinare come nello sp irito di iniziativa. tutto deve procedere in armonia Yerso lo scopo supremo. È così che in omaggio a questo principio in Prussia l'autorità di punire nella compc1gnia spetta sola .ed intera al capitano. « Si ritiene» (scrive il maggiore Taverna) « che l'ingerenza diretta dei capi nelle attribuzioni degli inferiori ha per primo effetto di diminuire anziché promuovere in questi .lo zelo e l'interesse pel servizio, pregiudicando l'indipendenza di spirito e lo svi luppo dell'individualità che si ritengono necessari per formare buoni uflìciali ». Questa larga antonorn ia dell'esercilp prussiano non produceva i pericoli e gl i inconveni enti che avrebbe prodotto nell'esercito francese. Gli ufficin li erano tutti di uno stampo, duro, gra,·e, operoso, il quale malgrado la varietà dei mezzi dava la stessa impronta alle compa()'nie tulle ciel battnglione e del reggimento. Dop; le esperienze del 1870 in Francia si fece di tutto per fa~ire lo spirito di iniziativa, ed all'uopo il reaolamento in corso di stampa, che allribuisce sì larg; parte alla compagnia e la innalza ad unità di combattimento, prescrive che le reclute siano istruite in ciascuna compagnia sotto la responsabiliLà del capitano. Ma (come osserva il tenente colonnello Hotze in un suo recentissimo studio regolamentare) <<tutto è fissato dal colonnello, sorvegliato dal Lenente colonnello, controllato dall'aiuLante maggiore cli reggimento, addestrato clalI'aiuLante maggiore di battagl ione»: Dove è la libertà indispensabile alla responsabilità? E forse un bisocrno non ne disconvengo; rna la vita della com0 pagnia, deJÌo sq uad rone, della batteria si svolge ti~icarnente nell'istrnzione di pace e non può avere in guerra nelle mnni del capitano quella ?oesio?e e quell'energia ehe sono richieste dalla tatnca odierna.
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PARALLELO DELL'1ST1lUZI0NE DEL SOLDATO
IV..
Le reclute prussiane giungevano ai corpi nel corso, di ottobre. Il capitano tracciava a suo talento il metodo dell'istruzione e ne incaricava uno degli ufficiali subalterni, ii quale alla sua volt<1. aveva una certa latitudine. Non v'erano nè prescrizioni fisse, nè progressioni invariabili; eppure ben di rado si è sollevato un lamento per mancanza di uniformità. In genera.le nei corso della mattinata tre o quattro ore erano consacrate alla scuola del soldato; nel pomeriggio e la sera si avvicendavano i giuochi ginnastici cogli eserciz i in ordine sparso e coll'insegoamente> dei doveri morali. Singolar cura si prestava allo sciogliere le torpide membra colla ginnastica ed a promuovere col vigore e col.la destrezza fisica il coraggio, lo slancio e l'energia morale. A me:,,,zo febbraio le reclute avevano generalmente ultimata la loro istruzione. Venivano scrnpolosameote esaminate dal maggiore e dal colonnel lo, i quali chiedevano stretto conto al capitano della lib ertà goduta;. libertà però che lo costringeva a stare tutto il giorno in quartiere per le cure molteplici e minute che esi geva il comando ·della compagnia. li capitano prussiano riservava sempre a sè l'istruzione morale tanto per le reclute come pei soldati anziani. In essa egli cercava di insinuare i princip ii d'obbedienza, di abnegazione, di amore al re, a.Ila patria ed all'esercito. Gli splendidi esemp i di valo re individuale e collettivo, religiosamente conservati e raccolti, gli servivano a parlare alla mente ed al cuore, a sol-
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IN FRANCL\ ED IN PRUSSIA
levare lo spirito, a dare interesse e vita ai lunghi discorsi. In breve 'la. recluta si sentiva in fam iglia; imparava la storia della corhpagnìa, del battaglione, del reggimento, le gesta gloriose dei soldati e degli ufficiali che avevano servito sotto la stessa bandiera, preAdeva interesse a tutto; l'entusiasmo che dormiva in fondo all'animo si destava, sorgeva, s'infiammava e formava la leva polente a quello slancio offensivo di cui generalmente non si credeva capace il soldato tedesco. Con Dio, per il re e per la patria. Si ascoltava religiosamente e religiosamente si obbediva. La D.ibbia formava parte del corredo del soldato, e cantici religiosi si in tuonavano al mattino ed alla sera negli accantonamenti e noi bivacchi. La religione era mezzo, e bene spesso potente, di educazione e di disciplina. Codeste lezioni morali venivano non d1 rado svolte con grottesca gravità; pure, sempre avvivate dall'idea del dovere e dallo zelo pel servizio, hanno per avventura çontribuito più di quel che si crede a dare al soldato prussiano quel tipo di serena bravura, dì jnalterabile. pazienza e di subord inazione assoluta che alla sua volta ha avuto tanta parte nelle sue vittorie.
V. l'Ifa siffalle lezioni erano forse possibi li nell'esercito francese, coll'indole, educazione, abitudine degli ufficiali, col carattere nazionale, colla bandiera tante volte mutata, cogli ordinamenti politici e religiosi tante volte scompigliati, coll'autorità troppo spesso senza forza e senza prestigio? ANNO
:xxi, VoL.
1v.
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442 PARALLELO DELTu'ISTRUZIONE DEL SOLDATO In Francia le reclute della fanteria, e rispettivamente delie altre armi, giunte al corpo erano addestrate nella scuola del soldato, in quella di plotone, nell'esercizio di cacciatori e nella pratica del tiro. Il comandante di corpo stabiliva una progressione secondo il tempo disponib ile. L'istruzione era confidata ad un ufficiale superiore, cui veniva addetto un certo num ero di ufficiali, sottufficiali e caporali abbastanza ab ili e destri. Il regolamento raccomandava la massima dolcezza e pazienza nel trattare j coscritti. L'esercitazione si faceva due volte al giorno. Da prima s'i niziavano ai particolari della disciplina, del contegno, della nettezza, del servizio, della conoscenza dell'arme; poscia si faceva la scuola del soldato. Appena im parata la carica, passavano nelle mani del capitano istruttore del tiro pet' apprendere gli eserc izi preparatorii al bersaglio; ma tornavano tratto tratto a riunirsi sotto il comando di ufficiali e graduati designati ad hoc per la scuola di plotone. Com~ita la quale'. il tenente colonnello decideva se erano 10 grudo di passare al battaglione. . La parola stessa indica l'idea; la compagnia era un gradino intermedio che non mer.itava neppure menzione nel primo addestramento. Appunto perchè si trattava di addestra1:1ento, non già di educazione morale ed intellettuale, basta va che Je reclute avessero meccanicamenLe l'abilità necessaria pe; muoversi e per maneggiare il fuci l.e, ed allora si conseanavano al capitano sollo cui dovevano poscia comb;ttere. E analogamente (mutatis mutandis) andavano le cos~ negli squadroni e nell e batterie. L'istruzione in fanteria durava in Francia da 12 a 13 settimane; i.n cavalleria ed in artiglierià il doppio.
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1N FRANCIA ED IN PRUSSIA
VI. È noto come in Francia la durata del servizio fosse -di 9 ann i; dei quali 5 si passavano sotto le bandiere, 4 nelle riserve. Il contingente poi anrniale si divideva in prima e in seconda porzione. La seconda stava effettivamente sotto le armi cinque mesi ripartiti in tre anni, e perciò l'istruzione della medesima era lasciata interamente ai capitani, cui spettava di restringerla al puro indispensabile. La guardia nazionale mobile poi si r-omponeva di tutti gli uomini che pel loro numero di estrazione non erano compresi nel contingente. La durata del suo -servizio era di cinque anni, ed ogni anno doveva venire chiamala per non più di quindici volte ad esercitazioni <lella durata di '2·4 ore,- compresa l'andata e il ritorno. Con codesto ordinamento (che datava dal 1868) l'esercito francese al 1° gennaio 1870 contava: 439,356 soldati istruiti completamente, 58,775 istruiti superfi-cialmente (come seconda porzione del contingente delle classi 1867 e 1868), 56, 7,iO uomini di riserva e 559,358 uomini di guardia nazionale mobile senza veruna istru·zione. Dei soldati istruiti soltanto la wetà (213,~75) erano di leva, gli altri surroganti (69,163), riassoJdati (72,¼,37), volontari (73,436). Tutti conoscono il valore morale relativo di queste categorie. Il capitano Lodi (del cui diligente ed interessante lavoro mi valgo per queste cifre) (1) cita la statistica 1
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1
(1) Vedi Riuista Militare, dispensa di Iug!io f 875.
4.i-4
445 trafila prussiana a 982,000 uomini, cui coniriene aggi ungere gli eserciti della B'a viera, del WurtemberO' 0 e del Baden , in cifra rotonda altri :200,000 uomini. IN FRANCIA ED lN PRUSSIA
PARALLELO DELÙSTRUZIONE DEL SOLDAT O
del 1869,. secondo la quale. le compagnie di disciplina furono alimentate da 1 individuo sopra 1652 dell'effettivo degli uom ini di leva, da 1 s.opra 3H dei riassoldati, da 11 su 280 dei volontari, da 11 su 270 dei surroganti, da 1 su 126 dei volontari con premio. E nello stesso anno gli uomini provenienti dulia leva ebbero: 1 condannato su 238 uomini clell'effeUivo mentre i riassoldati con pre mio ne ebbero 1 su 1-53 'i surroganti 4 su 81, i cambi di numero 1 su 77, i ~olontari co~ premio ,1 su 66, i riassolcla ti 1 su 50. E troppo !30to l'ordinaniento prussiano che obbliO'ava O tutti i cittadini al serviz io effettivo sotto le armi e che · dopo tanti anni era divenuto sangue circolante fra l'esercito e la nazione. Tre anni, o quasi, di servizio attivo mitigato soltanto dal volontariato di un anno, da va ~ t~tto_ l'~s~rcito ull' uniformi tà dì istruzione, di spirito, . d1 _d1sc1plma che non poco contribuiva alla potente umtà di comando onde a ragione si mena vanto in Prussia. La ferma era bre.ve ·secondo le idee di allora; ma la s~uola dell'esercito era un crogiolo potente nel quale pregi e difetti nazionali si fondevano presto in un tutto compatto e dopo pochi mesi di servizio davano al soldato pr,ussiano quell'impronta speciale che tutti conoscono. E così per indole nazionale, per forza di circostanze per vigo ria di istituzioni, per potenza di educazion:, dall'ordinamento militare più democratico, dalla nazione armata si aveva l'esercito più aristocratico , più conservatore, più ligio al re ed alla disc iplina che allora si conoscesse. Così la Pruss ia fu in grado di porre in armi nell'ao-osto 1870 - 888,254 uomini uniformemente istrutti, i ~uali coi contingenti forniti dalla Sassonia, dal Meklemburo-o dall'Assia portaYano il totale delle forze passate 1
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:u;
VII.
Il fante p·russiano era i§truito ed educato colle norme tracciate dal regolam ento del "84 7, il cui pregio essenzialiss imo era, ed è tuttora, quello di non perdere giammai di vista il vero combattimento. La sventura di Jena aveva additata al la Prussia la via delle utili riforme. Nel i809 una commissione, di cui era l'anima Scharnhorst, il rigeneratore dell'esercito prussiano, compilò un regolamento di esercizi diverso da quello sulle traccie del quale si avea per tanto tef1po guerreggialo. Mala diversità non era parsa àbbastanza radicale, sicchè tre anni dopo fu pubblicato un nuovo regolamento nel quale si contengono in embrione tutti i principii che sono poi prevalsi nell'istruzione del soldato prussiano. Le due grandi innovazioni, che dovevano portare la fanteria all'altezza cui si è trovata all'aprirsi della campagna del 1866, il fucile a retrocarica cioè e le evoluzion i con colonne di compagnia, resero necessario il regolamento attuale. Il quale conserva nella forma e nel fondo tntta l'energia offen siva di quello dettato fra la grande disfalla e la grande riscossa. La fanteria francese era stata in parte istruita col regolamento dei cacciatori del 18415 (esteso alla fan teria dopo le esperienze del 1859), in parte col regola men to del ·1869. Ambedue eran o nipoti legittimi, troppo legittimi, del regolamento del 1791. Il qualer sebbene pubbli cato sulle rovine di ogni vecchia cosa,. 1
1
.U,6 PARALLELO DELÒSTRUZtONE DEI, SOLDATO sebbene allora la Francia in iziasse il.nuovo modo di:combattere, spiglia(o, svelto, frazionato, offensivo, purenon era che la compassata imitazione degli eterni maneggi_ d'arme, delle mosse gravi, complicate, pedantesche, delle lente e pesanti evoluzioni prussiane. Nel brillante pP.riodo dell'epopea napoleoni0a, all'indomani di una vittoria ed alla vigilia di una battaglia, nelle istruzioni impartite durante le rnarcie ... chi mai si incaricava di ferravecchi? Onde, fenomeno singolare l nelle ultime guerre dell'impero i Prussiani istruivano il soldato secondo i regolamenti attinti dalla pratica francese, i Francesi si battevano contrariamente a quanto prescrivevano i regolamenti propri adoprati dai Prussiani. Passato il periodo di prostrazione e di pace, nel ,183·1, si pubblicava in Francia un regolamento di esercizi. :Ma nell'esercito che mutava cosi spesso capi e bandiera, si era conservatori acr,aniti delle singole prescrizioni r~golamentari. E perciò all'istruzione individuale e sciolta si preferi l'istruzione rigida e dura; agli ordini lesti e flessibili, le forme grosse e pesanti. E codeste caratteristiche fupono conservate dai regolamenti posteriori, compreso quello del 1869, il quale in fondo in fondo non ha fatto altro che adattare meccanicamente le vecchie forme alle nuove armi. E così lo spirito brillante del soldato francese si trovò impac·ciato, avvincolato, paralizzato da una farragine di minute prescrizioni mai avvivate dal fuoco sacro della battaglia. « Alla guerra tutto codesto formalismo sparisce », rispondevano sorridendo gli ufficiali francesi al campo di Chalons a chi muoveva loro qualche interrogazione. Ed infatti al primo colpo di cannone tutto si dimenticava per fare un _fuoco inconsulto o per lanciarsi capo basso alla baionetta.
447 1'Ia v'era un altro guaio, un guaio forse peggiore. Non rifulgendo agli occhi il vantaggio delle singole istruzioni, queste assumevano un colore pedantesco, materiale, noioso, e quindi erano trascurate con grave danno dell'ordine, dP,lla disciplina, del rispetto all e prescrizioni regolamentari . È perciò che all'atto pratico il soldato francese presentava l'arme e sfilava peggio del soldato tedesco. V'entrava l'indole nazionale, egli è vero; ma quest'indole, sveglia e briosa, non si poteva correggere o piuttosto regolare coll'andarle a ritroso o coll'imprigionarla nella materia. IN FRA NCIA ED lN PR USSIA
vm. Secondo il regolamento del ·1847 l'istruzione del soldato prussiano era breve, semplice, spiccia. La posizione deI soldato {attenti') era descritta con cura singolarissima, forse per contrapposto al contegno duro, goffo, e talvolta impacciato della generalità dei Tedeschi nordici . Della marcia non si dicev:i gran cosa, eppure nessuno in Europa ha il vanto di sfilar meglio del fantaccino prussiano. Il passo (cornpreso quello dei cacciatori) era di 80 cent. di lunghezza e di -H2 di cadenza al minuto, l'accelerato di 120 al minuto. In Francia il passo, detto in omaggio al regolamento del '179 1 accelerato, era di 65 cent. di lunghezza e HO di cade:pza. Come da noi, si cre~eva necessario per incominciare la marcia di a.vverLire i soldati di portare il peso del corpo su)Ia gamba destra a fine di lasciare libero il movimento alla sinistra. Del quale spediente non sentiva bisogno l'esercito tedesco per ottenere uniformit à ed esattezza nell'incominciare le mosse. 1
,i.,i.8
PA'RALLELO DELÙSTI\UZIONE DEL SOLDATO
Il passo ginnastico francese era lungo 83 cen t. e cadenzato a 160 al minuto; il passo di ~orsa andava fin o alla cadenza di 180. Pure si prescriveva che nell'attacco alla baionetta si moderasse fino a 130 per · minuto, mentre in Prussia non si aveva limite di lunghezza nè di cadeuza. Si temeva la furia francese, l'indole arden te del soldato e si credeva di porvi riparo col tenere la briglia nel momento supremo dell'esaltazione morale e della tensione fisica. ~1a era egli possibile rallentare 1a mossa sotlo il grandinar delle palle, quando il terreno era coperto di morti e di moribondi, quando assoluta necessità imponeva di far presto, quando tu-tto dipendeva dalla celeri tà, dalla foga, dal vigore, quando tutto imponeva di abbreviare al possibile i momenti di crise? .E qui tocco il campo riservato alla tattica; ma come si fa a non entrarvi parlando dell'educazione del soldato? In questa a poco a poco, quasi insensibilm en te, nei primi esercizi come nelle grandi manovre, nel primo passo co me nell'istruzione per le trincee di battaglia, si insinu ava in Francia paurosamente l'id ea difensiva, che contrastava colla natura e coJle splendide tradizioni mi litari. Dopo le esperienze della guerra la Francia ha adottato due.sorta di passi - l'ordinario e la corsa; il primo di 76 cent. di lu nghezza e di 415 di cadenza, il secondo di 80 di lunghezza e di 470 di cadenza. Nella scuola del soldato, tanto prussiano come francese, l' addestramen Lo nello allinearsi era assai più breve e semplice c.he presso molti altri eserciti; nella scuola francese tuttavia si ammetteva quale spediente l'allineamento successivo per uno. Il maneggio d'armi prussiano, sebbene dati dal 1847, ha le posizioni nostre attuali, più }'in parata, meno il bilanc'a1·m e la preghiera, e meno le posizioni di in
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_ginocchio, di seduto, di a terra; queste ultime rnsegnate nel regolamento sul tiro. Le baionette erano sempre innastate; e però non occorrevano nè if baionett'-cann nè il levat-et, tranne che per le· armi fornite di sciabola-baionetta. Non si perdeva, tempo ad insegnare mio utamente il fascio; non si diceva verbo nè d.ell'ispezion' a1·m, nè dell'aprire e -.del serrare le righe. In Francia nel regolarnent_o del 1869 le posizioni delJ'arn1a non erano molte. A1·m au bms, sulla spalla sinistra; portez vos arrn€S, sulla spalla destra; p1·esentez vos armes; reposez sw· vos arines; baionette au canon; croisez la baionette ; remettez la baionette; l' arme sur l'épaule droite; l'arme a volonté; formez et rom,pez les jaisceaux . V'era ancora da risecare e si è risecato; ma se poche erano le posizioni, minuto e pedante era l'insegnamento delle medE.'Sime. Mentre in Prussia · i movimenti non si scompone·vano in tempi che come spediente per la prima istruzione delle reclute e si passa va lìberamente da una posizione all'altra· senza. legature di progressioni, in Francia si teneva rigorosamente a lutto. .La celerità cli ciascun movimento era fissata ad un novantesimo di minuto. Affine però di non stancare l'attenzione del coscritto , in sulle prime si doveva badare all'esecuzione, non alla cadenza, nella quale non pote,iano naturalm en te essere incatenati i movimenti relat\vi al levare e al toglie:e ~a _b aionella. «osì tolleranze ed eccez10m, Imposte a forza, a scapitò di precetti troppo ristretti. E cosi lungaggini che eorhpli cavano e ritardavano la vera istruzione di guerra, ag~ravando la mente dei soldati e dei graduati con una ind~·esta farragine di _di~tinzìoni che nulla servivano a d\ tinguere ed a ch iarire. \\
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45 f Ma dove l'istruz ione del soldato prussiano superavadi gran lunga quella de.I soldato francese era nell'ese· cuzione pratica del tiro. Col sistema prussiano si incominciava a presentare al coscritto un bersaglio in cui era rappresentata la superficie vulnerabile del corpo umano; due segni speciali (ancora superiore ed ancora inferiore) facilitavano · la mira e dodici anelli concentrici determina vano più esattamente il valore dei colpi. Poscia si accrescevano · man mano le difficoltà p'el tiratore col impicciolire il bersaglio e col sopprimere le indicazioni utili al puntamento. Poi v'era lo S7Jiegel Scheibe, rotondo, del diametro di 30 cent., che serviva per l'esercizio di tiro contro oggelti mobili e scomparenti. Alle distanze maggiori di 300 passi non conveniva più tirare contro un indi viduo isolato; e però si usava un bers~io rappresentante poco su poco giù cinque· uomini. iÒ piedi. Il quale bersaglio, rovesciato e duplicato, serviva poscia acconciamente a figurare sia truppa di cavalleria, sia colonne di attacco. Dopo la guerra si riconobbe il bisogno di avere pure un bersaglio speciale pel tiro preparatorio ad 80 metri a fine di meglio far conoscere al soldato i pregi ed i difetti dell'arma sua, ed alle distanze maggiori di 800' metri di avere bersagli piantati paralellamente l'uno dietro l'altro in modo che restando normali alla direzione del tiro si coprono esattamente. In Francia al bersaglio si dava così poca importanz a che la sua forma e le sue dimensioni non erano prescritte dal regolamento di tiro ma da circolari a parte soggette ad ogni sorta di modificazioni e di interpretazioni. Quindi ·non progressione logica, non calcolo esatto della portata, radenza ed efficacia dell'arme alle di-· IN FRANCIA ED IN PRUSSIA
IX.
L'istruzione di tiro in Fran cia faceva corpo col re- golamento di esercizi; e questo era forse un vantaggio, perchè così l'addestramento poteva procedere·più uniforme e meglio acconciarsi allo spirito pratico . Ma col-· l'occhio sempre rivolto alla materiale esecuzione, si attribuiva ad una posizione secondaria qualunque la stessa importanza che alla posizione principalissima di punt. In Prussia (dove l'i struzione sul tiro era, ed è, separata del la scuola di puntamento ) la si deseriveva minutissimamente. In tal guisa l'atto fondamentale del maneggio d'armi spiccava lucidamente in tutte le sue parti ; né faceva mestieri andare a cercar queste nel croàat-et e nel pronti, sminuzzando il pensiero del" soldato e confondendone il corso logico delle idee. Il puntamento al cavalletto formava in Francia, assai opportunamente, La base dèll'istruzione sul tiro; invece· in Prussia non si voleva questo gradino intermedio, e dopo le indispensabili nozioni teoriche si passava all' addestramen to pratico di far puntare a brac~io sciolto. Nè in Prussia si aveva la scuola delle distanze tanto accuratamente svolta nell'istruzione nostrn; soltantd si prescriveva di valersi di tutte le occasioni per abi~uçtre i soldati a _gi~dicare a vista fino a 400 passi. / In F~anc1a 11 regolamento porgeva parecchie n01jme generali; tuuavia difficilmente erano applicate coll/ordrne e colla sollecitudine perseverante, indispensì bili perché fosse lecito sperare qualche frutto.
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verse distanze, non rappresentazione viva della realtà della guerra. Di tiro contro bersagli mobili si cominciò ad averne -•un'idea ]'altr'anno al campo di Chàlons. In Prussia erano assegnate all'istruzione del tiro 120 .cartuccie; in Francia la metà. In Prussia il comune dei tiratori non sparava altre a 600 passi ed i tiri fino a ,t 00(} passi erano serbati alla prima classe. In Francia ciascun soldato, destro o non destro, tirava fino a ·1200 metri; e per tal modo si abituava ai tiri a grandi distanze, i quali nel combattimento fanno spreco di forze fisiche e morali, di tempo e di munizioni, ritardano, impacciano, disordinano le mosse e troppo spesso inducono alla difesa inanimata a passiva. Nel regolamento francese del 1869 notiamo un fuoco di cacciatori eseguito da prima contro bersagli di 150 centimetri di base rappresentanti uom ini isolati, e poscia contro bersagli di un metro rappresentanti gruppi. La catena si formava a circa 600 metri dal bersaglio, e poscia avantava o retrocedeva sparando ad ogni fer-mata qualche colpo. V'era anche il fuoco di plo.tone a. comando in ordine chiuso; ma senza le minute prescrizioni e le cure più minute necessarie per~hé approssimativamente assuma una pallida. imm agine del la guerra.; s~nza la gara, ·le evoluzioni, le corse, le distanze incerte, il terreno vario che servano a dar vita, calore, interesse all'esercizio più importante del soldato. Ma in Francia si faceva troppo a fidanza sull'incontrastahile superior iLà dei Chassepots per occuparsi di minuzie. Malgrado la meravig liosa prosperità nazionale, fondata in parte su lla gloria delle armi, si riputava sciupio cli quattrini il costrurre poligoni dì l.iro. E così quando non si po Leva tirare a 400 metri si tira va a ~oo; ed
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anche.a meno. E così nel regolamento dì un esercito col_la ferma ordina.ria di cinque anni .troviamo per esempio questa espressione: «Se il _tempo c~e si_ ~uò_ consa« crare all'istruzione ed al tlro e le d1spos1z1om del ~o« Jigono lo permettono, si può allo scopo di ~er~ez10« nare il tiro procedere come segue: » e . qui. s1 descrive il nostro metodo di marcare i punti e d1 turare i fori. . . . . . Quale diversità dalle rigorose prescm~o_m prussiane applicate a ciascun soldato con cura, d1~1amolo pure pedantesca! Ogni colpo era preparalo, discusso,_ controllato, annotato; ogn i fucile accuratamente esaminato, provato, confrontato cogli aJLri. La. più severa. economia, che dai bossoli e dal p10mbo sparato guadagnav~ nuovi tiri, presiedeva a tutto e dimostrava ad ogm~ momento l'importanza dell'istruzione. . . Eppure in F~ncia trattand?si ~i quesllone tatt1ch: teoricamente si dava la massima 1mportanza_al fuoco,. tanta importanza che dimenticando la m~cc~m~ uom? si preferiva nelle manovre e n~lle eserc~taz1om 1~, d~fensiva all'offensiva; eppure pe, vantagg1 che offma 11 Chassepot si avea rinnegato e la po~enza ~ell'attacco, e le gloriose tradizioni, e I? ~lancio ~az1o~a}: e _la foga irresistibile della vecchia 1roperatnce d1 Frnncia, la santa baionetta. . J.\fa nell'educazione del soldato v'erano due correnti: L'una intP-lligente, colta, progressis_ta; . forse tropp oamica di novità e di teoriche speculaz1om. Essa aveva i suoi rappresentanti al ministero della. guerra, nella. 'stampa militarn, presso qualche co~ando gener,ale o stato maggiore. L'altra, uo po'mate_ria_le, un po s_cettica amante delle vecchie cose ed 1rr1den te alle cifre, ai ~umeri, alle pedanterie che piovev~no d'oltre Reno . Queste due correnti si urtavano). ,s1 confondevano,. si contrastavano; ma la seconda, pm numerosa e po-
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te~te, fini:a sempre. per aver in pratica ragione della prima, :m restava mcontrasta'to e quasi sempre indi.scusso Il campo teorico .
X. L'ed?cazione del soldaw di cavalleria francese era -essenzia_l~ente offensiva. Ed a ragione; perocchè sereno ~pu:ito. c~vall.e~esco, acuta spada ed acuti speroni .sono i migliot·t amici del cavaliere. Essa si fondava sulle affasc inan ti tradizioni napoleoniche, sull'indole nùional:, sui precetti dettati dai più illustri generali francesi e tedeschi e raccolti nell'ordinanza di cavalleria ,de! ·1829, pubblicata con aggiunte e correzioni nel ,1868 . !Ua ~revaleva, come abbiamo già osservato, una concentrazione di lavoro nelle mani del colonnello ed una divi~iòne. di voro, di responsabilità, di sorveglianza fra 1 cap1tam, con danno OO'ravissimo dell'unità essenzial~ di combatlim.ento, lo squadrone. , D1 due maggiori, l'uno sorvegliava l'jstruzione a piedi, l altro .quell~ a cavnllo . V'era un capitano istruttore capo, incancato dell'addestramento fino alla scuola di plotone. Tutto il reggimento era diviso per l'istruzione iff tre classi: La prima classe, composta dei sottufficiali dei brigad ieri e dei cavalieri più istruiti; ' La seconda classe di quelli che lo erano meno· 1 La terza classe delle reclute. V'e~a eziandio un plotone modello dipendente, come tutto 11 resto, dall'istruttore capo, il quale era incaricato di fare la teoria ai tenenti, ai sottotenenti e specialmente agli istruttori.
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Tous les hommes ne reunissent pas au un meme
·« degré l' intelligence et la patience nécessaires pour en • « instruire d'autres »; ecco l'idea madre , cui si sacri-
ficava e ordinamento tattico, e responsabi li tà graduale, · e iniziativa feconda, e coesione indispensabi le perchè nella mischia il disordine non trabocchi e dopo la mischia più spedita sia la raccolta. L'istruzione, come negli altri eserciti, si divideva in lavoro a cavallo e lavoro a piedi, ed i'n due periodi invernale ed estivo. Ogni anno si ripigliava con incrrsciosa monoton ia la medesima sequela di compassate lezioni. Per addestrare un cavaliere occorrevano 70 lezioni a piedi, '120 a cavallo , 60 di scuola di plotone, e .dopo questo tirocinio, si passava alla scuola di squa .drone.
\ XI. In Prussia il regolamento lascia va latitudine sufficiente al libero esplicarsi delle facoltà individuali degli ufficiali e dei soldati ed a quel largo spirito autonomo che se è oecess·ario alla fanter ia è condiiiooe sine qua non del grande servizio di guerra del la cavallerìa. Senza la libertà d'azioné dei capitani prussiani, senza le intelligenti ed assidue cure nell'educazione del caval iere, senza la perseveranza infaticabile e serena nelle singole esercitazioni preliminari, ed aggiungiamo, senza la conoscenza reciproca , la compattezza , la fiducia che .risultava da tutto ciò , non sarebbe stato possibi le quel servizio di esplorazione che ha riempito di terrore le popolazioni di Francia, che ha velato tuHe
456 PARALLELO DELL'IST!lUZ!()NE DEL SOLDATO le mosse dell'esercito tedesco e che ha scoperto con " tanta approssimazione ùi verilà le manovre francesi. Altre cause hanno concorso ali' inatteso successo. ; Ogni soldato sapeva leggere e seri vere, ubbidiva ciecamente al suo superiore, cavalcava ordinariamente bene ed aveva un buon cavallo. Dopo il -1866 e dopo lo studio accurato della guerra d'America visto il partito che poteva ritrarsi dall'arma per. eccellenza veloce, si era dato gran peso all'addestramento nel servizio sia di piccole pattuglie sia di grandi corpi. Ogni soldato imparava, come meglio poteva, ad orientarsi , ad osservare un tratto di terren o , ad esporre nel suo linguaggio con un certo ordine le cose vedute, a distinguere quelle che meritavano di essere osservate, a spiare il nemico. Certamente v'è molto di esagerato in ciò che si racconta delle cognizioni delle truppe prussiane; è però un fatto che la perseverante abitudine, l'ordine rigoroso, il metodo pertinace, il tempo scrupolosamente impiegato, Io zelo sempre vivo e sempre efficace negli ufficiali ... avevano resò graduati e soldati destri, accorti, arditi più di quello che era lecito attendere da individui per iµtelligenza naturale men svelti degli avversari. Le vittorie ottenute fino dai primi passi, la prostrazione ed il panico del nemico, il su ccesso inaspettato dei primi ard imenti ... fecero il resto. E così la cavalleria prussiana potè raccogliere quegli allori che le eran o mancati sui campi di Boemia, dove fidente nel solo suo spirito cavalleresco non aveva mai trovato occasione di caricare. I pregi singolari del ca vali ere francese, se erano sviluppati nell'offensi:va tattica, non lo erano abbastanza nel vasto campo di azione che spetta alla cavalleria moderna.
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Gli si insegnava a manovrare a piedi, ma più per dargli l'abito della coesione, della discip lina, del comando e per impiegare le ore in cui non era possibile montare a cavallo, di quello che per addestrarlo a trarsi d' impaccio nei momenti difficili dell' avanscoperta . Gli si i'nsegnava a valersi dell'arma da fuoco, ma si dava troppa importanza allo sparare da cavallo e trnppo poca al tiro in cacciatori. Gl i si insegnava a stendersi in foraggieri , ma non a lanciarsi avanti isolato a grandissime distanze ed a far tesoro di tutti gli indizi che poteva rar,cogliere sul terreno e sull'inimico. Manca.va un codice di combattimento, una teoria generale per gli attacchi e per le raccolte. l\iancavano gli esercizi in terreno vario e con tro nemico segnato o rappresentato. Mancava l'esercizio del manovrare appoggiati e collegati alle altre armi, e mancavano norme larghe, razionali, comple te pel servizio di esplorazione e di sicurezza. Il quale cl' altronde era contrario alla spigliata baldanza, alla cavalleresca bravura, alla giovanile leggerezza, all'intolleranza delle noie che formavano il fondo del carattere di quell'esercito valoroso. Gli ufficiali curavano più lo spirito cavalleresco che la paziente istruzione, più l'assaltare capo basso l'inimico, che il valersi delle finte e degli inganni. I sottufficiali, teste di legno ~ cuori d'oro, non erano atti a dirigere le punte dP-lle vanguardie. I soldati, a~destrati alle manovre di piazza d'arme, od alle cariche in ,massa, non avevano attinta nessuna idea di orientamento, di esplorazione, di rapida trasmissione di rapporti e notizié. E cosi la cavalleria francese dovunque si lanciò alla carica col più sereno eroismo; ma in nessun posto seppe scoprire il nemico, guardare i propri accampamenti, velare le proprie mosse. ANNO XXI, VOL, IV.
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XII. Lo spmto offensivo prussiano, che ha potuto tener testa al bollente ardore ed alla foga impareggiabile della cavalleria francese, veniva instillato nella mente e nel cuore del soldato sia dall'istruzione morale sia dal regolamento di esercizi. Il quale, fedele sempre ai precetti del grande Federico, di velocità, di impeto, di energia, portava la data del 5 maggio 1855. L' addestramento a piedi si restr:ingeva al puro indispensabile. Un' istruzione· speciale, imitata in molti eserciti europei, insegnaYa il modo di cavalcare ed il rapido e potente maneggio delle armi. Le andature erano più veloci delle nostre, perocchè percorrevasi al passo mo passi di 80 cent. al minuto, al· trotto. 300, al galoppo 500. È noto che secondo il nostro regolamento al trotto di manovra devesi percorvere da '.?i50 a 270 passi, al galoppo di ma.novra da 380 a 400. Secondo il regQlamento frantese un ca vallo dovea percorrere in un minuto 1·00 mewi al passo, 240 al trotto, 300 al galoppo. In Prussia dalla scuola individuale senz' armi, e poscia colle armi, si passava all'istruziorrn del Trupp, che effettivamente era ordinato come il plotone; ma per laseiare maggiiore libertà non ne aveva il nome e pot~va per numero di uomini essere anche inferiore al plotone. Ad ogni . modo, secondo il principio generale prussiano, il Trupp era sempre comandato ed istrutto da un ufficiale. Codesto ordinamento nella parte educativa del soldato non -ha subìto modificazione di sorta dalla ripub-
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blicazione del regolamento di esercizi per la cavalleria fatta con ordine di gabinetto 9 gennaio 1873, colle aggiunte e variazioni suggerite dalle esperienze della campagna del 1870-71. Una particolarità del regolamento francese era la lentezza del passo a piedi. Il passo ordinario era di 65 cent. alla cadenza di 76 al minuto, il passo accelerato di 65 cent. alla cadenza di 100 al minuto, il passo retrogrado era,di 33 cent. Nè l'ordinanza francese per la cavalleria, nè il rego· lamento prussiano si diffondevano gran fatto nell'istruzione del soldato pel combattimento a piedi ; e non a torto. Dopo il 1866 pareva che tutta o gran parte della ca valieri a dovesse ti asformarsi in dragoni secondo il vecchio significato ( della par.o la, perchè di fronte al grandinar delle palle si ritenevano impossibili le cariche dirette. Ma fino a che l' uomo sarà soggetto al timor panico, fino a che il fumo ed il fuoco veleranno i campi di battaglia, fino a che il terreno sarà ondulato e coperto - la cavalleria, quando audace, intelligente, rapida, fulminante, avrà sempre largo campo di concorrere nel combattimento immediato all'azione decisiva colle armi sorelle.
XIII.
L'istruzione dell' artigliere in Prussia procedeva di pari passo con quella del fante e del cavaliere. La stessa semplicità di sistema, la stessa autonomia delle batterie e delle compagnie, la stessa latitudine e responsabilità dei capitani;
4-60 PARALLELO DELL 1STRUZI0NE DEL SOLDATO Nella campagna del 1866 l'artiglieria non aveva reso i servigi che se ne attendeva, oltre che per altre ragioni, per difetto di istruzione lattica e per non sufficiente ardimento, celerità e destrezza ne1 prendere posizione. Dopo la guerra si diede subito opera al rimedio incominciando a riformare la prima istruzione del soldato. Prima del 186ti si aveva attribuito maggiore importanza al cavalcare di quello che al condurre. La ferma brevissima non permetteva di far bene del pari una cosa e l'altra; onde, dopo le meditate prove, si invertì la preferema e si diè opera. ad addestrare accuratamente il soldato a condurre, collo scopo di rendere più facili, più spedite, più pronte le mosse sul campo di battaglia, la formazione delle batterie, la concentrazione dei tiri. L'addestramento al condur bene servì mirabilment~ alla mobilità; uno dei pregi pei quali, malgrado il peso maggiore delle bocche da fuoco, si distinse 'l'artiglieria prussiana sulla francese. E tanta era l'importanza che si dava al formare abili conduttori che gli stessi ufficiali gareggia vano di destrezza nel guidare pariglie. L'esempio era venuto dal corpo aristocratico della Guardia. Anche l'abilità nel puntamento, che aveva già prima del 1870 destato l'ammirazionè del colonnello Stoffe!, e_ dopo la guerra di tutti gli scrittori militari francesi, s1 era ottenuta colla accurata e sistematica istruzione di ciascun soldato. L'idea del combattimento stava in cima a qualsivoglia istruzione; e perciò all'addestramento al condurre e puntare si sacrificò assai più che in Francia e il cavalcare elegante e l'istruzione in ordine chiuso. C_ertamente ~he la prima qualità è dote pregievoli~s1tna dell'artigliere; ma non è condizione assoluta di 1
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'·successo. La seconda poi serve assai ad abituare all'ordine, alla disciplina, all'obbed ienza pronta a pronti co·mandi. Ma questi pregi, in gran parte propri all'indole nazionale tedesca, non richiedevano per svolgersi nè 'lungo tirocinio, nè minutissime cure. In Francia si sentiva maggior bisogno di frenare il carattere vivo e spigliato dei baldi artiglieri; e perciò ·si eonsacrava un tempo prezioso, se non assidue cure, · .ad addestramenti che si p'otrebbe dire puramente disciplinari. I quali. in generale, lasciati sotto la sorve··glianza e r_esponsabilitò. di sottufficiali; incapac: di distinguere l'indispensabile dall'utile, lo scopo dal mezzo, lo spirito dalla forma:, prendevano aspetto tutto ma·teriale con danno ~ave della prima istruzione dei soldati. Solita storia.. - Anche colui che vedeva chiara la -via si lasciava trascinare dalla corrente. E così, per vecchia ed indisc ussa abitudine, al servizio del pezzo ed :al puntamento si dava eguale importanza che a qualsiasi altra parte affatto seconda.ria dell'istruzione. Anzi avendosi di mira la prestanza del soldato n~lla piazza di armi, nelle riviste, nelle parate, nei cento spettacoli pubbl'ici ... si curavano più i movimenti vibrati e èli bell'effetto ·che il puntar giusto, più la manovra a piedi che la ·scuola delle distanze. Gli elogi e gli incoraggiamenti , i rimproveri e le -correzioni non si raccoglievano, come in Prussia, al bersaglio o nelle manovre di combattimento, ma sul campo di l\'Iarie, ed è naturale che pel campo di Marte ·si addestrasse il soldato . Invece in Prussia dopo il 1866 ogni studio fu consacrato ad abituare l'artigliere a tirar bene. Perciò :fu accresciuto l'assegnamento delle munizioni alle batterie per le esercitazioni annuc).li . Ai tiri ordinari ·succedevano i tiri a distanze ignote; la bocca da fuoco
462 PARALLELO DELL'ISTRUZIONE DEL SOLDATO dovea lanciare quei famosi colpi _di prova che tanto hanno influito all'efficacia delle batterie tedesche nel 4870. Il soldato prendeva interesse all'istruzione ed abituava il suo occhio a calcolare le distanze ed a man_ov.r~re come in guerra. Nulla si ommise all'uopo: e s1 tiro contro bersagli mobili, contro bersagli nascosti, contro bersagli obbliqui, contro vecchi cannoni mascherati dal !_oro stesso fumo, perchè sparati a polvere per ~ mezzo d1 apparecchi elettrici. In lavorìo cosi vivo, cosi svariato così solerte ufficiali, graduati e soldati si imprime~ano nella m~nte l'idea dell'efficacia dell'arma loro é l'istruzione individuale diveniva più. chiara, più semplice, più interessante; e perciò più pronta, più profonda, più militare nel vero senso della parola. · L'istruzione dell'artigliere era semplificata in Prussia dal non es~ere egli a.rmato di fucile o di carabina. Ogni sua attenzione, ogm suo sforzo doveva concentrarsi nel pezzo. Alla sicurezza della batteria provvede la sc?rta. _Se il nemiço si accosta l'artigliere si balte a mitraglia; la sua arma é il cannone; con esso si difende ed offende: ma l'offesa deve stare in cima ad ogni cosa; perl'offesa bisogna affrontare fino il pericolo di perdere il pezzo.
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scoppiare della guerra del 18i0, il servizio da campo comprendeva : 1° 11 combattimento in terreno rotto e frastagliato, l'attacco e difesa di località. 2° Il servizio di avamposti. 3° Il servizio di bivacco, accampamento ed accantonamento, 4 ° Il servizio di marcia. 5° Speciali fazioni contro il nemico (sorprese, agguati, attacchi e difesa di convogli, foraggiamenti, ecc). 6° Lavori di campagna (costruzione di trincèe, preparazion~ del terreno a difesa, comunicazioni, opere di accampamento , ecc.). 7° Attacco e. difesa delle piazze forti. Si incominciava /dai réquisiti minori e si saliw1 mano mano alle manovre di distaccamento, nelle quali in proporzione conveniente erano rappresentate tutte le armi. Ne veniva conoscenza e fiducia reciproca; abitudine a manovrare evitando di imbarazzarsi, a soccorrersi vicendevolmente, a muoversi più liberamente sul campo di battaglia. Invece in Francia assai di rado si usava porre l'una all'altra di fronte due piccole frazioni di truppa; sicchè nelle grandi manovre i semplici soldati od i graduati si trovavano spostati, storditi, distratti, né r.rano in grado di farsi un'idea pur lontanissima dellll realtà della guerra. Ecco la differenza essenzialissima delle due istruzioni. L'una addestra va per la manovra, l'altra educava per la battaglia. L'una ·ad un soldato, generalmente rigido e tardo, faceva risplendere il faro del cqmbattimento, l'altra avviluppava un soldato, generalmente svelto ed ardito, in un cumulo di formole materiali che senza promuoverne la disciplina ne ·soffoc"avano la destrezza e Io slancio. 1
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XIII. Uno dei modi per mezzo dei quali in Prussia si te~eva s.e~pr~ viva e palpitante l'idea della guerra era 11 serv1z10 d1 earnpo, il coronamento dell'edifizio nell'istruzione del soldato. .secondo la disposizione del 29 giugno 186·1, ripubblicata con non molte nè radicali modificazioni allo
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PARALLELO DELL ISTRUZ10NE DEL SOLDATO ECC.
Vi erano i brillanti ricordi, non l'educazione militare; v'era la tradizione guerresca, non chi l'avvivasse nel cuore del soldato; v'era l'eroismo individuale, non chi lo dirigesse allo scopo s11premo. E per questa e per altre ragioni il soldato francese, che avea sparso 11 suo sangue su Lutti i campi di battao-Jia del mondo 0 che più ~i 1ualsiasi altro aveva inciso in ogni pagin; della stona li suo nome glorioso, che tante volte aveva ved~~o il tergo del nemico. .... confuso, impacciato, avvilito, domato dal timor panico, dalla sfiducia, dall'i~disciplina, piegò il capo alle più tremende capitolazwni che regis tri la storia.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
L,'obbUg<> generale al servizi<> mi~itare uellt& sua applicazione e nei suoi riatdtoli presso le potenze euro11ee, di A . GANDOLFI. (Archivio di statistica).
L'obbligo generale dii appren~ere in tempo di pace a difendere in guerra la patria è omai il principio vivificatore di quasi tutti gli eserciti europei. Il maggiore Gandolfi, dopo averne notato con severa semplicità lo scopo ed i vantaggi, apre i volumi della .s tatistica e ne studia le conseguenze in Germania, in Austria-Ungheria, in Francia e in Italia. Le cifre eloquenti ed i quadri ben disposti e ben combinati si avvicendano (secondo il desiderio cli Correnti) alle ragioni
dei conti, ragioni spicciative, chiare, rispettose che stanno contente a numeri, i quali, particolarmente in questa materia, offrono largo campo a profonde_medilazioni. Spesso qua e là irrompe qualche questione militare che esige imperiosamente una pronta soluzione. L'Italia rappresenta la nazione che chiama il minor numero di uomini e pel m inor tempo all'istruzione militare. Il contingente annuo di 65,000 uomini con ferma sempre più ristr etta, le seconde categorie con pochi giorni di esercitazione ci fanno correre serio r ischio di non poter tenerci a livello dell'istruzione militare di Francia, di Germania e di Austr ia. B bensì vero che il nostro soldato è sveglio, intelligente, destro; ma è vero eziandio che viene sotto le armi ignaro di ogni cosa e che l'esercito, mutando parti, è destinato ad essere non solo la scuola di guerra ma eziandio la scuola di pace della nazione. La Germania chiama alle armi il 0,35 per °/. della sua popolazionè; l'Austria-Ungheria il 0,26, la Francia il 0,39; l'Halia il 0,25.
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RIVISTA
Mentre in Germania del contingente annuo di 143,000 uomini, 94,000 servono tre anni, 42,700 due anni, 3,700 sei mesi, 1800 s ei settimane; ed in Francia del contingente annuo di 144,000 uomini, 85,000 servono quattro anni, 53,000 sei mesi, nulla 6,000; in Italia in media la prima categoria (61,000 uomini) serve 2 anni e 9 mesi, la seconda (33,000uomini) 35 giorni. Ma questa · media è sempre superiore alla ferma che la 1.. categoria ha passato sotto le armi in questi uHimi anni e che, viste le strettezze finanziarie, vi passerà forse per l'avvenire. Molto interessante è la parte che l'autore intitola: i risultati. La ?erm~nia nel1880·compirà la sua rotazione r aggiungendo la cifra d1 1,400,000 uomini istrutti, immediatamente disponibili all'atto della mobilitazione; l'Austria nel 188-1 ne avrà 867/~70; la Francia nello stesso anno 1,817,226 e l'llalia nel 1882, tra esercito permanente e milizia, 790,000. A ripartire e a comandare queste forze Je principali nazioni europee stabilirono quadri invocando nell'opera di ricostituzione il poter e legislativo a fine di a vere ma"giori o·uarentio·1 . o o o ·e di durata. Questi quadri, che l'autore confronta colla solita accuratezza non perdendo mai d'occhio l'idea ed i bisogni della guerra, hanno m estieri di una g rande espans ibilità. Onde a ragione egli loda la composizione del reggimento francese su quattro battaglioni invece che s u tre come era prima, la tendenza della Germania di aumentare di un quarto l'effettivo della propria forza di fanteria colla creazione dei quarti ba ttaglioni e l'ordinamento austro-ungarico che passando sul piede di guerra un reggimento (cinque battaglioni) ne forma due uno di prima linea ed uno di r iserva. ' Intimamente collegata alla forza è la queslione del bilancio. Il soldato costa annualmente in Germania 1>006 lire, in AustriaUngheria 866, in Francia 1,157, in Italia 8t4. Quest'ultima cifra è tuttavia . di . parecchio inferiore a l vero, perocchè coi 165' 000,000 non s~ g~unse a spesare che 177,000 uomini, e quind'innanzi non s1 gnmgerà a spesarne che 166,000. Onde il soldato verrà a costare circa 990 lire, malgrado la povertà nostra delle armi più costose e le condizioni r istrette del nostro bilancio di cui si risente ogni singolo capitolo. . 11 -~aggiore Gandolfi non lusinga, non adula, non si perde in inutilt smancerie. Tocca q ua e là dei nostri difetti; ma l'indole del lav~ro, affatto statistico, gli impedisce di trattare diffusamente dei rimedi. Dopo avere riunito ed ordinato lante tavole e tante cifre sente
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sotto di esse palpitare l'uomo e prova il b:isogno cli dichiarare • esser ben lungi dall'aver dato il modo di calcolare il valore intrinsico delle forze di quelle potenze che accettarono in tutta la sua es tens ione il principio dell'obbligo al servizio militare ». Prima forza è la forza morale, primo fattore di potenza è l'uomo, tanto spesso dimenticato, tanto s pesso disconosciuto, s ebbene elemento assoluto di vittoria. Lavoriaroq uniti e concordi allo sviluppo di questa forza morale nella quale risiede e all'occorrenza si espande la potenza della nazione. Due Gause principalissime sollevarono la Prnssia della polvere di Jena agTI splendori di Koniggratz e di Gravelntte, l'educazione morale e l'ordinamento territoriale. Queste due cause, sebbene di natura così differente, hanno fr~ loro una relazione ben maggiore di quella che a prima vista apparisce, perocchè il sistema territoriale non presenta il gra nde inconveniente del dis tac~o della vita sociale da quella dell'esercito. E perciò, e per l'imrrtenso vantaggio dell'ordine e celerità di mobilitazione, è pur tempo, non diciamo che si sciolga, ma che si affronti per lo meno la discussione del delicato problema. L'Austria, quantunque così divisa, accettò il sistema territor iale con tutte le sue conseguenze. La Francia vi si avvia gradatamente _col disporre che nel momento della mobilitazione i corpi dell'esercito s i completino cogli uomini in congedo della propria circoscrizione r egionale di corpo d'armata. Su q uesto terreno pratico si potrebbe cominciare lo studio e la discussione. L'allontanarla con sentenze di scnola non giova; vediamo in faccia il problema, tanto più che molti dubbi si fanno strada sulla s icurezza> sull'ordine e sulla rapidità della nostra mobilitazione. Il progetto di legge sulla circoscrizione terr itoriale, che ora sta dinanzi alla camera, rimedia a par ecchi lamentati inconvenienti. Sarebbe per avventura utile lo studiarne l'applicazione nell'Italia nostra in base all'idea di porre sul piede di guerra i corpi coi solda ti in congedo illimitato della r egione in cui sono stanziati. · Il maggiore Ganclolfi è fors e più radicale; ad og ni modo egli col suo interessante lavoro ha aperto la s trada. Vi si avvii..,. da can to nostro lo seguiremo sempre nel vasto campo della libera discussione..
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IUYJSTA
Ficende mililat•i del 13° reggimento fanteria, coll'aggiunta di"" breve ,li•c orso ai giov ani soldati,
del lenente aiutante maggiore DAVID MENINi. -Verona 1876. Questo cenno bibliografico non è che una continuazione cli quanto fu delto nella Rivista militare dello scorso mese a proposito dei Ricordi cronistorici del 29· 1·eggimento fanteria, e se allora confidammo nello spirito militare perchè simili pubblicazioni siano d'esempio ad aure, ora ci rallegriamo nel vedere quanto buona disposizione vi è in molti ad imitarle. Il sig. Men ini ha avuto innanzi a sè un vasto argomento, due secoli di storia, i più fecondi nell'epoca moderna di ,grandi rivplgimenti politici, cli splendide imprese guerresche, cli forti enLusiàsmi, e di lotte di ogni specie pel trionfo del nostro diritto nazionale; ma anzichè lasciarsi sedurre dall'aLtraUi va di fare un grosso volume, e ne avrebbe· avuto materia, ha voluto raccogliere in brevi cenni (troppo brevi) le memorie del 13° reggimen to fan teria, affinchè ogni soldato possa apprenderle e ritenerle come una gloriosa eredità della famiglia militare a cui appar tiene, alla quale deve con ogni nobile mezzo cercare .di serbarla e cli accrescerla. Questi ricordi vanno unili ai principali avvenimenti del Piemonte, e sono testimonianza dell'avversa e buona fortuna che corse quel paese, sostenuto sempre dall'intrepideua e dal perdurante spirito d'indipendenza dei suoi valorosi Principi. Le infaus te battaglie di Staffarda e di Marsaglia furono le prime armi del reggimento Saluzzo, che tale fu il primo nome del 13• fanteria, e provarono che se la sorte arrise al forte esercito francese, non mancava il coraggio e la fermezza nei difen sori del patrio s uolo. L'assedio e la battaglia di Torino nel 1.706, là quale fece perdere l'Italia a Francia e a Spagna, sono tra gli splendidi fasti di quel corpo, che parecchi anni dopo combatté sollo Emanuele II I le ambizioni dell'Austria. Molti altri fa tti ai quali prese parte durante le guerre della rivoluzione fran cese accrebbero 1a sua gloria, che si mantenne sempre alta anche nei combattimenti che prepararono e consolidarono l'indipendenza e l'unificazione della nostra penisola. Il patriottismo e lo spirito militare sono i s enLimenLi ai quali s i è inspirato l'autore, ed egli ha saputo abbastanza felicemente esprimerli, in ispecial modo nelle ultime pagine del suo libro.
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G,.tmdriss der T e1•rainlel1re fib• Offlciere nller Waffeia (A bbo.izo distuclio del terreno P_er gli uJft~~ali di iutte
le armi), per H . FROBENIUS. - Berlin, Bath, 18,o. Col perfezionarsi dei mezzi di guerra il Lorreno acquis ta una importanza sempr:e maggiore tra gli elementi che co1:corr~no alla soluzione dei problemi tattici. Mentre fino a pochi anm or s ono esso valeva ad intralciare lo mosse troppo rapide del nemico ed a riparare dalle sue offese, oggi che i proiettili criunrro~o numerosi e precisi fin dove arriva la vista, deve "' o servire anche di scher mo dietro al quaI e s1. preparano ed ese"uiscono i movimenti che conducono alla mela stabilita . dunque più necessario che mai di conoscere il valore del terreno per trarne tuttd, il pr·oD tlo possibHe se~ondo lo ~copo del comballimento non trascurando alcuno dei vantaggi che ' . esso offre e neutralizzandone l'influenza clannosn o contraria . .Ma nel momento dell'azione, quando fervono le passioni, e rapidi incalzano cr]i avvenimenti, come sarà possibile di dare ofosto peso a qu;sto importante elemento, ogni volLa che l'obbligo di una s tretta difensiva non ci dia ~~soluto ~lirilto di scegliere il luogo della lotta, ed a questo c1 1ncale~1 ~ ~olamentc un cer to corredo di cognizioni, ed una l Ltnga ab1Ludme scorneranno le difficoltà del celere esame conC'entrando la nostra attenzione su quelle parti del terreno, che secondo la natura del combatLimento hanno una influenza essenziale s ulle s ue sorti, senza farci perdere il tempo ad osservare altre che non hanno nessun interesse. Presso di noi s i usa di acquis tare tali cognizioni e tale abitudine collo studio della storia militare, e più soventi col fare, a casaccio e via via che ne offrono l'occasione re circostanze della vìla :nilitarc o gli esercizi cli tattica applicata, l'esame di molLi e svariati terreni . Uno studio fallo così disordinatamente non può che difficilmente o con molta fatica condurre a quei criteri generali, la cui applicazion~ ser v~ cli norma in ogni nuovo caso e nemmeno la trattaz10ne d1 questo argon{enlo può s fuo-a'i re alle lerrgi del metodo scientifico cli passare dal semplice al~omposto, ; Ludiando la natura delle parti prima di procedere. . . È necessario quindi di scomporre 11 terreno nelle sue p_arL1 elementari s tudiarne accuratamente l'essenza, e s uccessivamente ved~re le conseguenze che risultano dal loro raggruppamento.
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L'attuazione di questo metodo ha condotto in altri eserciti alla creazione di un -ramo speciale di scienza militare il quale sotto il nome di Studio del terreno ha unfl leLLerat~ra abbondante. I confini di questo studio non sono ben definiti; esso prende ,a prestito da tutte le scienze affini ciò che può tornare comodo al s uo scopo, ma raccogliendo più specialmente varie ìtozic\!1i di geografia fisica, ed esaminandole dal punto di vista mili~are, intende a servire di base a tutte le cognizioni militari. La pretesa non è piccola; ma è certo però c~e cora _l'analisi ~inuziosa, e con la plasticità., che sono propri a, popoli ed alla lmgu.a germanica, tale studio è intanto riuscito a dare alla nomenclatura degli accidenti geografici e topografici una precisione dalla quale noi siamo ben lontani. È naturale poi che i trattati sopra una materia, i cui limiti sono tanto indecisi, sieno molto vari nella forma e nello sviluppo dato agli argomenti. Taluni si limitano ad una semplice nomenclatura delle varietà del suolo; altri si estendono molto nella rappresentazione grafica, e come quello dello Streffleur, servono di base al disegno topografico, ovvero ra;entano molto da vicino la geografia fisica, prendendo le mosse dalla mineralogia, come lo Schuinelburg, e concludendo col presentare la descrizione delle Alpi svizzere, come sintesi del libro. Questi trattati sembrano al Frobenius piuttosto un breve e superficiale avviamento alla pratica che non la base di studi • pr0fondi. « A questi conviene meglio una spiegazione, anche succosa, di tutti quegli accidenti della superficie terrestre, che possono meritare interesse dal militare, ed una esposizione sintetica di tutti i modi d'influenza che le forme del terreno possono esercitare nell'andamento della guerra e sulle vicissitudini del combaUimento ». ' · Su questa base l'autore divide in due parti il suo libro· nella prima analizza gli elementi che costituiscono il terre~o ne esamina la forma ed i caratteri fisici, e ne studia il valore' militare; nella seconda mette il terreno in relazione alla tattica ed alla strategia. . Le nozioni sul terreno, contenute nella prima parte, sono r~strette, e suppongono che il lettore abbia qualche cognizione di geqg:afia fisica. La. di visione del libro corrisponde ai pro. gra1:1m1 delle scuole d1 guerra tedesche, dei quali fa parte Io studio del terreno. Dopo avere dato una idea della formazione della crosta terrestre, ed essersi esteso piuttosto abbondantemente sull'influenza dell'atmosfera, del clima, e sulla geo-
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grafia botanica, parla in tre sezioni dell'orografia, della idroO'rafia e della topografia e corografia. b Solt~ la rubrica orografia comprende tutto ciò che rigu~rda le alture e le depressioni, i terreni montuosi e collinosi, le pianure e gli altipiani; s_otto ~uella .d'~dr0~rafia parla dell~ acque stagnanti e correnti e dei mezzi dt nav1garle o passar!~, finalmen te sotto quella di topografia e corografia abb1~accia tanto la coltura del suolo quanto le costruzioni umane, 1 fabbricati isolati o raggruppati ed i mezzi di comunicazione. Molto più importante è.la secon~~a p~_rte, nella quale el~vandosi al punto di vista tatt1cQ.,,_esamma ~ m~u~1:za ~he ha 11 terreno sul combaLtimento e sutle operaz1om m1htar1. Escluso totalmente che il terreno sia lo scopo del combattimento, o . che pos·sa dargli un carattere offensivo o .dif~nsivo, la sua ~z10ne si limiterà a consigliare certe forroaz10m a preferenza di cert_e altre, ovvero l'impjego d'un'arme i~ co~front? dell'tìlira; Stabilito questo principio, per non lasciarsi trascinare dall argomento a dare un'importariza maggiore al terreno che_e~so_ non al)bia l'autore consacra il primo capitolo alle posIZIOm tatt iche 'studia citando vari esempi dell'ultima guerra, le relazi0n/ nuroerfche che esistono fra l'estensione clel_la_ parte e la quantità degli uomini combattenti(da 10 a 13 uommi_per metro lineare di fronte per bastare allo sviluppo necessar10 per una ener"ica offensiva, e da 3 a 4 per la difensiva in ~n terreno favo;'evole) ed esamina, quali relazioni corrano tra _11 ter~eno e le tre fasi del combattimento che qono: la preparaz10ne,_ 11 movimento e lo scontro, stabilito che il terreno ha una importanza massima. · « È poi evidente, continua l'autore, che lo scopo del c~mbattimento, la situazione generale dell'esercito, e~ anz1 l~ forza numerica di questo, modificano enormemente 11 punto d1 vista dal quale si può valutare lo stesso terre,10 ». . . . Fatte queste riserve, l'autore ~ntra a ~arfare deBe ?0~~1z10ni alle quali una posizione deve rispondere per soddisfa. e alle esigenze di un combattimento secondo ~a sua natu~a, off~nsiva difensiva ovvero difensiva ed offensiva success1vamen e, ed applica qu;sti criteri ai ca~i pr~Lici di . alcune _località _considerate come punti d'appogg10, d1 alcu~1 ostacoli, ~~e ~1 oppongono ai movimenti delle truppe, e d1 alcune pos1_z1?lll tattiche scelte tra quelle che per la loro forma car_atter1~hca ser~ vissero come d'esempi per spiegare ed applicare 1. precett~ svolti fino allora. Tutto ciò fa parte della prima sez10ne, cm
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risponde la seconda sezione che con metodo analogo esamina invece il terreno dal punLo di vista strategico, e da quello delle fortificazioni. La terza sezione poi parla del teatro della guerra, e con una minuzia, che direi quasi soverchia, rende evid€\nte l'influenza che hanno la sua posizione astronomica, e le sue condizioni climateriche sulla preparazione della guerra, la sua estensione, la sua forma e la sua natura fisica s ull'andamento delle operazioni, e conclude collo stabilire quali punti debbono essere fortificati s ui confini e nell'interno di un teatro di guerra. Tale è l'esposizione, sommaria dell'opera élel capitano Frobenius. Spingere più addentro l'esame sarebbe un avvolgerci in una quantità di ragionamenti e d'apprezzamenti, che trascinerebbero molto al di fuori dei limiti concessi a questo cenno bibliografico. Una sola cosa dovrei aggiungere, ed è questa: che la seconda parle, la quale dovrebbe essere una semplice applicazione dello s tudio fa tto nella prima, finisce coll'elevarsi tanto al di sopra del còmpito fissa lo da invadere un buon tratto del campo strategico e di quello della fortificazione. Questa violazione dei confini non può nemmeno essere scusata dalla franca dichiarazione dell'autore che, accortosene, ne incolpa lo strettissimo legame che strìnge la tattica e la fortificazione allo studio del terreno, ed il .danno che . ne viene ricade s ulla economia generale del lavoro, troppo stringato se lo si considera dal punto di vista strat~gico o delJa fortificazione, troppo esteso se da qu~llo dello studio del terreno. Das Croquis•en -mii ,md· olute 1!1111trumente (Il 'rilievo, speditivo del terreno per mezzo degli strwnenti e senza di essi), del tenente V. d. REIT ZNER - Kaschau, Seidl 1.876.
Con questo titolo, che senza una perifrasi si traduce male in italiano, e che ezianclio nella lingua originale_ deve fare arricciare il naso a più d'un purista tedesco, l'autore, in un centinaio di pagine, parla delle norme da tenersi per rilevare a vista, e con modi speditivi, il terreno, ed indica un metodo per r endersi capaci di farlo. V'è poco di nuovo, e sarebbe esigenza soverchia il pretendere nuove idee dopo quan to si è scri~to su questo argomento, e specialmente dopoché tanti cer velli si sono stillati per escogi-
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tare metodi e s lrume,nli per mezzo dei quali anche i più dio'iuni cli dottrine geometriche ed i meno atti al disegno potes:ero arrivare a scarabocchiare lo schizzo topografico d'un terreno. Oggi in siffaLto argomento il meri to forse c?nsiste nel resistere alla manìa del nuovo, e nel saper scegltere fra quan lo fu eletto, ciò che è veramente utile e. pratic?, e nell'esporlo sobriamente. Ma all'uopo è necessario un chiaro concetto dello scopo cui si vuol giungere, e dell'importanza dell~ levate speditive, le quali non hanno bisogno dell'esattezza eh un piano topografico dm aturo, ma intendono piuttos to a n~lare con pochi segni le linee più earatteristiche e la fisonomra d'una zona ristretta di paese. . Nè all'autore manca quesLo concetto: anzi lo designa molto chiaramente nella prima pagina del suo libro, sebbene nelle seguen ti si lasci adescare dalla inutile clescrizio~e cli :~ri ~tru~ menti (tra i quali uno inventato· da lui) poco cl1ss11mh gh um dagli altl'i derivanli tutti dalla tavolelta Févre, colla quale ha~no con~une il merit~ dell'essere portatili e la pretesa di ofovare alle levate spediti ve. Bisogna ammirare i ripieghi in; egnosissimi inventa ti per diminuire il peso ? l'i~comod~ dello strumen lo, per renderlo più fermo senza d1sag10. eh chi lo porta, e perfino per adattarlo alla sciabola; i:ua bisogna anche concludere che fu peccato lo sprecare tanto wgegno per cercare mezzi ed aiuti superflui allo scopo cui intendeva. L'occhio del mjlitare esercitato allo. stima delle distanze, la matita per gettare qualche visuale sono mezzi sufficientissimi per dare al rilievo di piccole zone di terreno tutta !a prec1~10ne di cui abbisoo·na anche nel caso rarissimo in cu1 mancb1 una carta topogranca', da cui desumere lo scheletro del paese. Gli strumenti indicati dall'autore non arrivano certamente ad una precisione maggiore, e p.el rilievo cli zo.n~, più. es_tese di paese, non è difficile l'uso cl t ~n gr,afom~tt'O. P~1: esatto, e non meno portat ile degli strurnen_L1 cosi deU1 s1~edittvL . . . E nello s tesso modo l'autor-e s1 lascia trascmare pm tarc!1 a ripetere, sulle pedato d'altri trattati,. ~e~'te r egol_e per ~msurare le distanze e le altezze, che d1ff1e1lmente in p~atica possono riuscire ad un risultato esalto senza strumenti. de~ licatissimi. Per esempio: per misurare una !u.nghezza dr cn~ un estremo sia inaccessibile, s.i serve della differenz~ t~a gl~ angoli formali da due visuali, getta te da. d~e punti _d1.vers1 posLo nell'estremità rnaccess1b1le. ~l ad uno stesso o"'o·etto 00 teorema geometrico che serve c1·1 J)ase a ques.to procediANNO x_x1, YoL. 1v.
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mento (analogo a quello che nel tratlato del Rio'hini serve alla misura d'un'altezza inaccessibile) è giusto, ~1a nell' applicazione basta lo sbaglio d'un millimetro nel valutare la differenza tra le due os~ervazioni per alterare materialmente il r isultato. Perciò questo metodo non è pratico tuLte le volte che si usano mezzi provvisori e di ripiego. Altrove l'autore suggerisce l'.antica riga del campo: la sciabola o la baionetta, quando non s'abbia nè carta quadrettata nè riga per fabbricarla; e questa volta è un andare di là dei limiti del necessario nell'esagerazione de' mezzi pratici. Ma queste non sono che leggere mende, ed in 0o·enerale il libro si rivela pieno di insegnamenti utilissimi alla pratica specialmente nel modo da tenere nel rilevare i particolari: nel s uggerire a quali parti del terreno sia da dare ma 0o·ofore diimportanza a seconda dello scopo cui deve servire segno, e poi in una serie di piccole minuzie, le quali non possono cadere in mente se non in chi ha avuto occasione di lavorare molte volte in campagna . . Tra gli altri ci pare interessante il suggerimento di dividere m tre categOf'ie ogni sorta di pendenze, secondo che esse rendono di~cili le mosse dell'artiglieria (fra i 3 ed i 10 gradi) ovvero obbligano anche la cavalleria e la fanteria a manovrare in ordine rado (fra 10 e 20 gradi), o Dnalrnente si rendono difficili pel fan taccino (sopra i 20 gradi), e di adottare tre aeneri di se?ni per esp~·imet'li. I~ ques!o modo senza danno dello scopo c~u. deve servire lo schizzo, r1mane molto semplificato il giud!Zlo sulle pendenze, ed il disegno dei terreni inclinati. Ma sopratutto è degno di menzione 'il vedere come l'autore non dimentica mai l'impor tanza dello studio del terreno· di modo che la levata a vista deve essere per l'ufficiale un me;zo per comprendere a colpo d'occhio le relazioni che corrono tra i diversi particolari di un terreno, e per abituarlo ad orientarsi ~acilmente _sovra ~sso, anzichè l'occasione di accapararsi le lodi per la fimtezza di un disegno, fatto convenzionalmente lontano dal vero, cui s pesse volte non somiglia affatto.
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BIBLIOGRAFICA
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f m•lifiea.tm•iscl.e Sttulieu, 6 « JE·i seufu1/rnss1>er1•eu - 61 ,, . lL<i!Jet•f esltmgen. to1d foPlificirte Lt1ge,•6lelltinf1en . (Due studi di fortificazioni - I. Forti di sbar-
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ramento delle fe1'f'Ovie - II. Campi trincerati e posizioni d' accampa1nento fo rtificat e), per Mare von CzERLJEN R, mag~iore ungherese. - Vienna 1876, Seiclel e Jìglio.
In un opuscolo cli piccola mole ehe sotto questo titolo venne pubblicato di recente, l'autore espone alcune sue idee su due questioni di capitale impor tanza 'per la difesa degli Stati, cioè sul modo di sbarrare efficacemente le fenovie, e sul valore dei campi trincerati permanenti e passeggier.i da costituirsi in vi~inanza dei primi, allo scopo cli offr ire ai riparti di truppa, la cu1 forza supera quella di un cor po di armata, un luogo ove riorganizzarsi dopo aver subìto dei rovesci di campagna, riprendere l'offensiva in condizioni, secondo l'autore, migliori cli quelle che offr•ono i grandi campi trincerati o r idotti centrali cli difesa permanente, Dopo le ultime guerre la grave questione della difesa degli Stati è stata Lrattata a fondo dai più insigni scrittori cli cose militari nostri ed esteri; ed ormai si dovrebbe credere che la medesima sia stata sviscerata in ogni sua par-te. Ma così non è, poichè l'impossibilità cli stabilire un accordo fra i fautori e gli avversari dei campi trincerati permanenti, considerati quali punti stralegici e luoghi di rifugio cli intiere armate, lasciando sempre margine alla discussione, la lotta si r ianima di quando in quando e, se non sangue, fa però versare Jìumi d'inchiostr·o. Il lavoro del maggiore von Czerlien ha su molti alt6 opuscoli di siffatto genere il pregio della brevità, non contando che- 27 pagine, e si fa leggere con piacere da capo a fondo , perchè spoglio di astruserie scientifiche e perchè riflette l'intirna convinzione nelle teorie esposte di chi le ha dettate. Come lo indica il titolo, l'opuscolo svolge due questioni dis tinte. Nella prima parte del suo lavoro l'autore, dopo di aver cercato di dimostrare come le piazze forti esistenti non sempre si prestino ad essere u tilizzate come mezzo per sbarrare una linea ferroviaria per ragioni di traccialo ecc., egli conclude che le opere destinate ad intercetta1·e la comunicuzione su una linea f'eno viaria devono: 1° trovarsi in condizione da ob.:. bligare i l nemico che volesse girarle, costruendo un nuovo
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tronco, e dare a quest'ultimo sviluppo possibilmente grande, ed in ogni caso maggiore cli q uello che sta sotto il dominio del forte, e 2° costringere l'avversario ad eseguir e i ]avori di costruzione del nuovo tronco su ter reno difficile e che richieda molto tempo per compirli. L'autore espone quindi i caratteri distintivi di questi forti e ne fissa l'armamento . Dopo aver trattato dell'ubicazione dei medesimi nei casi speciali, indica ove meglio converrebbe costruirli a difesa delle diverse linee ferroviarie austro-ungariche, e per ultimo · dà l'abbozzo di un forte di sbarramento, a miglior schiarimento delle idee da lui esposte. Nel 2° studio l'autore considera i campi trincer ali permanenti, dapprima quali posizioni di r ifugio di un esercito soccombente, ed esamina in quali condizioni si trovino le truppe che nel loro r ecinto cercano s icurezza e quali sieno le probabilità di successo delle operazioni offensive che le medesime possono tentare pel' uscirne, e con·clude col dire che una volta ultimati i lavori d'investimento attorno a siffatte piazze for ti pe1' parte del nemico, all'assedialo altro non r imane che di capitolare. Evidentemente l'autore giudica il valore lattico dei campi trincerati permanenti sotto l'impressione dei r ecenti fatti di guerea. Ma se taluni campi ti·incerati non hanno reso nella g uerra franco-germanica i s er vigi che da essi s i ripromettevano, la causa e da r icercarsi, piuttosto che nel poco valore tattico dej medesimi, nel non aver saputo trarre partito di essi . Belf'ort e la stessa Parigi dimostrano che i campi trincer ati possono, quando la difesa s 'informi ai principi della moderna lattica, se non cambiare le sorti di una o·uerra il cui felice esito per parte dei Francesi era comprom:sso per ragioni molti complicate e remote ancor pl'ima che avvenisser o le catastrofi. di Metz e Sedan, però sempre offrire H mezzo di salvare il più prezioso dei beni, l'onore del paese, non solo, ma ben anche di coprire intere provincie. L'autore si schiera fra gli ayv_er sari dei campi trincerati permanenli per intier e armate e li vorrebbe limitati alla forza di un corpo d'armata, mentre il g rosso delle truppe dovrebbe se costretto a ritirarsi, occupare delle posizioni difensive, dis tanti dalla piazza circa una marcia, opportunamente scelte in tempo di pace.
Simili posizioni, dice l'autore, devono presentare dei vanta ,mi tanto dal lato tattico che strategico e trovarsi, r ispetto 0 all: piazza, in condizioni da r ender possibile il reciproéo fiancheggiamento ed appoggio ecc. E o·li indica in se!?uito dieci posizioni nell'impero austro"' ~ . uno·arico che, secondo lui, potrebbero soddisfare alle condizioni r ichiesti da questi C(;lmpi di battaglia difensivi, e tel'mina esprimendo il desiderio che le sue propo~te vengano prese in considerazione dagli uomini competenti . A noi pare che il primo studio contenga delle buone idee; facciamo le nostre risel've però proposito del secondo studio, non rispetto al principio cui s'informano le pr oposle del mago·iore von Czerlien che r iteniamo giusto, ma all'attuazione ;ratica delle propdste stesse per quanto esse rig uardano . il campo trincerato passeggiero, le cui oper e l'autore vorr ebbe erio·ere nel periodo cli preparazione alla g uerra. L'esperienza della campagna del 1866 in Boemia e q uella dell~ ~~~rr~ franco-o-ermanica ci fa nascere dei dubbi sulla poss,bihta di poter condurre a termine tutti i lavori necessari in un campo trincerato, quale lo vuole il maggiore Czer!i_ei:, nel breve spazio di tempo che pl'ececle l'apertura delle ost1hta.
a
Il Dire ttore
·o RES TE
BAR ATI ERI
Maggiore dei BersagUe1·i.
D EMARCHI CARLO ,
gerente.
B.ivi•te bibliografiche.
Libri italiani.
INDICE DEL TOUO IV -
ANNO XXI
(Ottobre-Novembre-Dicembre)
Articoli, Mcmo1•ie 01•iginali ccc.
NOTE SULLA TATTICA DELL'ARTIGLIERIA DA CA'W . PAGNA ·Capitano Gabriele (.'assola . . Pag. 5 e 364 NOTE SUL Fuoèo DI FUCILERIA DESUNTE DALLA RELAZIONE UFFICIALE TEDESCA SULLA GUERRA FRANCO-GERMANICA 1870-71 - Maggiore il.. ·J<'onio » 23, 228 e 303 CONFERENZE lVIlLITARI (pubblicate d'ordine cli s. E . il Ministro della guerra) : Zappatori nei reggimenti di fanteria -- Tenente ,lvogadro .Uberto di Yigliano . » 53 Considerazioni su!Ja lettiera dei cavalli - Capitano 'l'osi Giovanni . . » 70 _ I REGOLAMENTI TATTICI PER LA FANTERIA NELLA GUERRA DEL 1870-71 - 0. . . » 99 -, IL CANNONE DA 100 TONNELLATE AL POLIGONO DEL MUGGIANO - L . P . . » 145 DELLE CONDIZIONI GEOGR1\FICO-STATrSTICO-MILITARI DELLA TURCHIA EUROPEA E DEGLI STATI MINORI AD ESSA ADIACENTI » 167 e 326 CENNI STORICI lNTORNO ALLE ARTIGLIERIE DI GRANDE POTENZA - Tenen te Felice llllariani ,, 197 DELLA TATTICA DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPO IN ITALIA - - !ti. l.W. . » 269 PROGRAMMA » 297 S ULLA VITA DEL GENERALE NINO BIXIO - Tenente Raffaele Bianciardi . » 399 PARALLELO DELL'ISTRUZIONE DEL SOLDATO IN FRANCIA ED IN PRUSSIA PRIMA DELLA GUERRA DEL 1870-71 - 0. ,> 434 -
. Pag.,. 126 La Rivista marittima . . .. L'Italo, giornale scientifico, politico, militare ,, 144 276 Del Dovere - VINCENZO Pozzo. . . . . . . AzrRicordi cronistorici de1 -99 0 reggnnento fanteria. - . . ,, · MONTI E RCOLE · · · · ' . . . . l' ca 283 L'~bblio-o generale al servizio militare nella sua app l zio~e e nei suoi r isultati presso le potenze europe: 465 - A . GANDOLFI. . . . . . . . .· . ; ·,,., . t v · nde militari del 13• reggimento fanteria coll ag::,mn a ic~i un breve disorso ai giovani soldati - DAvrn ~IE~ 468 NJNI , Libri f1·ancesi . Guide meclical pratique de l'officier - AME:DÉE CASSAGN! 133 et EMERY DESBROUSSES · · · · ' . . Organisation de l'armèe be1ge - J. BRAEGKMAN e t V.,, 354 . ... DUCARNE · · · · » 136
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Libri tedeschi. Das Deutsche Feld-Artillerie-Material vom Jahr~ 1~7~.-: 128
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Das Croquiren mit und ohne Jnstrumen te - V. d . REITZNER . . Pag . Zwoi fortifica torischc Studien. I « Eisenbahnssperen Il » Lagerfestungen und fo1'lificirte Lager3tellungen lVfARC
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