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RIVISTA ·
MILITARE ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA., A.RTE E
STORIA. MILITARI
DELL'ESERCITO ITALIANO
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ROMA, 1876 VOGHERA CARLO, ~IPOGRAFO-EDITORE Piazza del Gesù, N" 47.
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LA
TEORIA DELLA GUERRA REALE APPLÌCA.TA
ALLE CAMPAGNE DEL 1796 E 1797 IN ITALIA
Proprietà zettera1·ia.
La teoria della guerra reale, che abbiamo esposta nel secondo volume del libro «. La Guerra e la sua Storia» e nell'artico lo pubblicato nel fascicolo di febbraio di questa Bivista, deve trovare applicazione e lume nei fatti storici, esposti .ed esaminati col metodo della Critica positiva; cioè quella che allinge i fatti dalle fonti, e che nei ragionamenti guarda non pure a' principii assoluti, ma anche alle condizioni relative di una determinata situazione. Ci proponiamo di darne un esempio, nei limiti di un arti colo da Rivista, e fermando l'attenzione semplicemente su i concetti strategi'ci e sulle disposizioni logistich e. Non sapremmo trovarlo migliòre di quello forni toci dalle campagne di Buonaparte nel nostro massimo teatro di guerra. o.
I.
L'apparizione di Napoleone Buonapàrle sulla scena della storia è uno di quei fenomeni che paiono maravigliosi, ma ch e sono naturali. Le geste di quel grande capitano non isfuggono alla legge di gl'aduale evoluzione
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APPLICATA ALLE CA:\IPAGNE DEL 1'i96-97 IN ITALIA 7 lei; e fra l'un a e l'altro si stabilisce una cooperazione di sforzi che è la causa del buon successo e la ragione d~llo straordinario fenomeno. Togliete, infatti, quella base sociale e voi vedrete precipi tare la statua. Nessuna potenza può sospendere la legge di gravi tazione naturale e sociale .. Senza di quella base l'opera del grande uomo è nulla: non trova seguaci; non trionfa e si sperde· nel vuoto come voce sènza eco. Onde quel\' arti sta che pose la statua dell'Italia a' piedi dello spirito di Cavour, si dimò"strò non solo poco tenero della dignità nazionale, ma anche alTalto ignaro delle leggi isteriche. Com'egli, co ll'offendere i1 sentimen to della nazione e col disconoscere la ragione della storia, ha tolto all'opera d'arte quahmque con tenuto vero e serio e l'ha resa pari a formale meccanismo; cosl co- · loro che staccano i gl·andi individui dalla società e li coll egano soltanto a Dio, tolgono alla storia ogni carattere razionale e la riducono ad esteriore racconto di casi accozzali da mano soprannaturale. L'Italia è stata la madre di Cavour, come la Francia della rivoluzione fula madre spirituale dell'italiano Buona parte.
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dei fe.riomeni naturali e sociali. Per contrario, si riattaccano strettamente . alla necessità dei tem.pi , ed a·1 termm1 antece denti della serie dei fatti militari e pol·t· ; N Il I lC •• e e- campagne della rivoluzione francese, anteriori ~ quel_la del 1796 in Italia, esistevano i presentim enti I germi del.I~ n_ uov~. direzione che Buona parte impress; alle o~eraz1001 militari . Il nesso fra le campagne napoleoniche e quelle precedenti della rivoluzione è sì stretto, I~ disc~ndenza deJJe une dalle altre è si chiora, da costrin?erc1 a considerarle tutte come momenti di u?a medesima evolUzione, come determinazioni sempre più alte del principio della forza ottenuta mediante una sempre ma.ggiore coesione ed attività della massa. Anche d_el modo d1 ~omporre e di fa1· combattere l'esercito preesistevano .gli elem.enti, a' quali Buonaparte porse ordine ~d effi~acia maggiore. L'essersi questo slrateo-o rivelato ~n Italia ne_llo stesso arrno in cui l'arciduca Carlo rivelossi m Germania, è una coincidenza che non parrà strana a coloro che sono u~ati a meditare sulla storia. Il grande uo,mo o . precorre il futuro o apparisce nella maturità de temp1. In questo secondo caso l'opera sua non è che la for~ula ~ l'attuazione delle indeterminate aspirazioni pre~s1stent1. Prima della sua venuta voi vedete agita_rs1 .la scena della storia, ed ascol tate come il suono 1 ~ q.uelle . battute con cui l'orches tra suole annunziare 1.arrivo di un gran personaggio. Potente é la sua azwne sulla _società, ':1~ non soprannaturale. Né Ja s ua g~andezza isfum~ diventando meno rnara,vigliosa. Si dilegu~no le nubi che cingevano la statut1. ma si · d1sta · Jl o naturale che la sorregge.~ lI' grande eleva il pie u?T?~ ,non p~rrà un irrazional e dono o flugello della d~vmit~, un incom_prens ibile miracolo; ma la persom~cazio~e .de~ gemo sociale, l'istrumento dello spirito d~ ,tempi, il pr?do_tto della volontà nazionale. La soc1eta opera su d1 lu1 così efficacemente com'egli su di
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Là campagna del '1'i96 è l'esordio di un grande artista, ma di un artista che, quantunque gioYane, aveva fatto il suo tirocinio e meditato sull'esperienza altrui e sulla propria. Gli uomini volgari considerano i gen ii come improvvisatori . Jl grande ingegno si nndre di meditazioni, ~ differisce dall'ordir:i ario talento non mica perchè mediti meno di questo, ma, al con trario, perchè medita più e meglio . La sua meditazione è più intensa , i suoi processi più veloci, le sue tappe più lunghe, le sue scoperte p[ù originali: esso mira all'unità. nel vario, a' principii primi fra le contingenti cose, all'essenza 11ei fenomeni; ma alla sua stella polare non si avvicina o oziando o volando, sibbene marciando con
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APPLICATA ALLE CAMPAGNE DE.L
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perseveranza, con pazienza, e con• occhio che invio·ila . . . 5 1 passi. E Buonaparte aveva meditato anche lui sulle lezioni della storia, e su -i fatti politici e militari che accaddero a' suoi tempi, ed a' quali partecipò. È noto çhe alla scuola di Brienne coltivò con· ardore 5ali studi sto~ici, mass_ime. la storia antica , e lesse con predilez10ne le Vite d1 Plutarco e i Commentari di Cesare· ed è anche noto che rrnmlre era di guarnigione a Va~ lene~ (-1_786), c~me semplice luogotenente di artiglieria, commc10 a scrivere una Storia della Corsica che fu la principale occupazione intellettuale della ;ua .giovinezza . Prese parte attiva nelle agitazioni politiche della sua Corsica, e per difendere Paoli scrisse la lettera a _l'rfatteo Buttafuoc.o, manifesto politico, bollente per spontaneo patriottismo. Mentre ad Auxonnè attendeva nelle scrisse ore di libertà all'edu·cazione di suo fratello Luio·i 5 ' 1_'l n·iscorso sulle ve1·ità e su' sentimenti che più importa incidca1·e _ag'li uomini per la lo1·0 felicità. Attraversava allora la sua fase di poetico stoicismo, dominato dalle idee di Roussèau. Divenuto, per calcolo, partigiano della montagna, ne fece l'apologia nel .Souper cle Beaucafre (lnglio 1793). Non aveva che ventiquattr'anr1i ed · era già diventato un seguace del/a politica del tornaco~to. Ma sul campo di battaglia acquistò la vera ma':ur1tà _del s:nno. Al deputato Aubry che gli disse: « Vous etes trop Jeune pour commarrder en chef l'artillerie d'une armée », rispose eon vi,;acità: «On · vieiUit vite sm le champ de bataille, et j'en arrive ». Questo accadeva nel 17915;. ed egli un anno dopo riceveva il comando non già dell'artiglieria, ma dell'armata d'Italia. A ventisei anni Buonaparte poteva dire di aver vissuto ' ' e di essere diventato uomo . . La sua intelligenza militare erasi rivelata nell'assedio di :rolone, quando indicando l'estremità del promontono de l'Egui llette, esclamò: «Là est Toulon-! » E assai 1
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degno c1i considerazione fu che nella scelta d~l punto di attacc"o egli non si facesse guidare soltanto da çomputi meccanici, ma anche da ragioni psicologiche. Buonaparte pose a calcolo benanr.he l'effetto che, .sull\.1~imo d'una guarnigione raccogliticcia e in parte forestiera, avrebbe prodotto l'allontanamento della squadra inglese; e gli avvenimenti col).fermarono le previsioni. Preso il forte ~Iulgrave, posto a difesa del promontorio che separa le due rade; ob~ligata la squadra, ad allontanarsi, Tolone cadde in potere delle truppe della convenzione, addì 19 dicembre 1793. Ma , in Italia, proprio suì terreno che doveva renderlo illustre, Buona parte fece la sua preliminare esperienza, in fotto di grande gue rra, e potè meditare su gli errori allrui. Generale presso l'armata d'Italia, consigliò al gened' artia\ieria o . rale in r.apo Durnerbion quell'operazione di ·aggiramento che condusse allo sgombro del campo di Saorgio ( 1794), occupato dai Piemontesi, e sino a quel momento disputato con ostinazione a' Francesi. Di poi,· nel settembre del medesimo anno, elaborò quel piano strategico, seguendo il quale l'armata francese poté sboccare offensivamente nel Pie1nonte per Carcare, raggiungere e battere a Dego l'armata austriaca. Non · si potè compiere l' impresa, a causa detle · istruzioni del governo, e l'armata francese ritornò indietro, per fermarsi a Savona ed a Vado. Forse unà segreta voce consolò Buonaparte col dil'gli: -ripiglierai tu, comp irai tu l'opera strozzata I Da questr pochi cenni il lettore scorgerà il ·graduale formarsi e svolgersi della mente del generale del ·1796 . . È non gli ~fl:ì'ivano pure argomento di esame le operazioni mil itari che accadevano fuori d'Italia? I tentativi,. i pentimenti, gli errori, i miglioramènti, le geste dei generali francesi ed f.l,lleati quanto non dovevano essere fecondi ·per lo sviluppo di· un cervello sovrano!
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LA TEOJlIA DELLA GUERRA REALE
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Uuonaparte adunque, a differenza di Federico, non si pose a capo di un esercito come scolaro, divenuto re di bollo, ed obbligato ad imparare ern,mdo; ma come giovane che aveva pensato sulla guerra, che si era formato un concetto chiàro e vero ·delle grandi operazioni e che voleva incarnarlo con la energi,a di un degno figlio della rivoluzione. La sua prima campagna fu già un gran quadro, in cui lo stratego depose que lla ce1·ta idea, che a ·1ui, come a Raffaello, agitava la mente. Col tempo, cogli avvenimenti, co' teatri ge_ografici si allargò il suo campo di azione, e l'artista si andò perfezionando nel disegno, in guisa da potere abbracciare più vasti soggetti; ma quella certa idea rimase fissa, e fu sempre questa: operare raccolto e. in modo da battere partitamente l'esercito nemico. Tutti i supremi principii della · guerra si videro da lui incarnali, e con maravigliosa abi lità adattati alla situazione prodotta dal complesso degli elementi politici· (la sua poli tica}, geografici, arit~ metici, tecnici, morali. Ferti lità così grande nei mezzi, sposata a costanza così severa nei principii, non erasi mai veduta prima di lui , non ancora si è riveduta in~ teramente .Poi . Annibale gli si può paragonare, a cagione dell e difficoltà che dovè· superare con l'ingegno e col carattere; e la campagna dei Tedeschi del 1870-71 è tale che anche Napoleone avrebbe potuto andarne fiero.; ma chi, al pari di lui, ha abbracciato cotanti teatri dive rsi, e dato così numerose batla_glie~ Un gra n libro varrà sempre più di mille me.<liocri volumi; ma molti grandi libri assicurano all'autore un posto eminente, perchè rivelano una in esauribile fertilità d'ingegno. ed una instancabile potenza ·di volontà. 1
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L'attent0 studio della Correspondance di Napoleone ci fa comprendere il proces:,;o genetico del piano direttore della campagna del 4796 in Piemonte. In ques to libro, che insegna l'arte del comandare gli eserciti, voi vedete spuntare il germe di quel piano, vedete il germe andarsi sviluppando, e assistete all'attuazione graduale del di'segno strategico. Così voi -toccate con mano che i tipi strategici, al pari delle specie animali, si generano gradatamente,. ma non·.si creano dal nulla; e restale compresi di ammirazione, ma non di maraviglia, pel buon successo di un piano di guerra, concepito con maturità dì giudizio ed attualo c()n esatto calcolo di ogni più minuto particolare. Dopo che l'armata d'Italia s'impadronì di Saorgio, delle almre del Tanaro e del · colle di Tenda, Buonaparte fece il piano zJer la seconda operazione preparatoria alt' apert,ura della campagna di Piemonte. Egli era semplice generale di -artiglieria; ma godeva la fiducia di R.ob.espierre il g(ovane, pel quale e per gli altri rappresentanti del comitato di sa lute pubblica, Ricord e Laporte, distese la memoria che nella corrispondenza soprA citata porta il numero 2':i. In questa memoria, in cui sono contenute e distin te le generali idee strategiche e le particolari disposizioni logistiche, qual è la prima osservazione che si presenta al leltme, qual è l'idea fondarnentalè~ Eccola: « N~ri è possibile presentarsi nella pianura del Piemonte, senz'avere,/01·:r.e superiori: a quel le dell'inimico.
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Per oltenere cod·esta superiorità bisogna riunire l'armata delle Alpi a quella d'Italia > ('1 ). Quest'osservazi,;me é la criLica di ciò che erasi fatto sino a quel momento, ed insieme l'annunzio di ciò che si dovrà fare . . L'idea della forza da ottenersi mediante la 1·iunione delle armate, mediante la massa, è chiaramente formulata. Tralasciamo questa memoria, che riguarda operazioni da compiersi per la valle della Stura, e passiamo all'altra (2), scritta a Parigi nel luglio del ,1795, e che abbraccia con più larghezza il teati·o della guerra in Piemonte. Le armate delle Alpi e d'Halia occupavano la cresta superiore delle Alpi e qualche posizione dell'Appennino: esse erano distese dal Monte Dianco a Loano. Vado era caduta in potere del nemico. Buonaparte comprese il vi½io di così fatto disseminamento, comprese il caratlere geografico e strategico delle Alpi. « D.al S. :Qernardo a Vado, le Alpi, che la nostra armata (quella d'Italia) occupa, formano una circonferenza di 95 leghe. Le nostre truppe · adunque non po trebbero circolare da sinisfra a destra in meno di due o tl'e decadi, dove che l'inimico, il quale occupa ii diametro, comunica iu tre o quattro giorni. Questa sola circostanza topografica renge qua-. lunque difesa svantaggiosa, e più micidiale per la nostra armata, pi1'.i distrulliva pel nostro carreggio e più onerosa al tesot'O pubblico, che non la più atLiva campagna» . Qui si contiene il riconoscimento di un fatto geogr;ifico consolante pei difensori. delle Alpi, e l'affermazione dei vantaggi dell'ardita offensiva per l'attaccan te. L'esercito, che incontra le montagne sul suo cammino d'invasione, deve sforzarsi cli ollrepassarle 1
(t) V. Corrcsp,mdance de Napoléon J;r. Voi. ,., pag. 33. Edizione di Parigi, ,t 858. (2) N. ,i9. Op. cit., pag. 61.
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subito per uscire al largo. Buonaparte vole:a appnnto strappare i Francesi dall~ m.ontagne, .su cui restava.no invano confiLti, per lanciarli nell.a pianura d~l Piemonte ove raccocrli endo la maggior parte dell armata ' ' o . . e facendo dalla cruerra nudrir la guerra, SI poteva sperare di minacci~r Torino, costringere il re di Sarde?n~ alla pace e rivolgere tutta l'atte~1zione. all.e operaz10~1 ulteriori da compiere contro gli Austr1ac1. « Le Alpi, egli dice nella medesima m.emoria, dal S. Bernard~, ?al Cenisio e dal Monviso vanno sempre abbassandosi srno • a Ponte di Nava; di guisa che il.colle di Tenda è quello più ~gevole e meno elevat~. . . « L'Appennino, che comin.cia a Ponte d1 Nava e che è meno elevato, si abbassa più sensib~lmenle verso Vado, Altare, CaTcare e di là, per ele_vars1 ~uovament.~; di guisa che quanto più si penetra rn Italia, tanto p1u si guadagnano le alture (1) . « Le valli delle Alpi son.o tutte secondo la_ fro~tiera (2), di sorla che è impossibile penetrare m Piemonte senza salire· a con siderevole altezza (3). L'Appennino ha le sue valli disposte in m~do più regolar~, così. che si passano senza essere obbhgat1 ad elevarsi, e seguendo le aperture che vi s'inc.ontrano. . « Nella presente stagion e sarebbe imprudenza _11 tentare qualcosa di considerevole attraverso le A_lp1; ~a si hà tutto il tempo di penetrare per l'Appennino, cioè per la destra dell'armata d'Ilalia. · « Da Vado a Ceva, prima piazza frontiera della Sardegna sul Tanaro, vi sono otto leghe e non si ~onta ad altezza maggiore di due a trecento tese sul livello del mare. Non vi sono montagne propriamente dette, (1ì Il pensiero non è chiaramente espresso. (-:t) Qu11sto non è esatto.
(3) A cagione delle valli pèrpendicolari alla frontiera .
14 LA TEORIA DELLA GUERllA REALE ma colline coperte di terra vegetale, di alberi fruttiferi e di vigne: Le nevi -non ingombrano· i passi; le aiture ne son coperte durante l'inverno, ma senza che ve ne ~ia grande quantità .
. . .. . . « Come ci saremo impadron iti di ·Vado, .gli·A~strlaci si porteranno a preferenza su i punti che difendono la Lombardia, i Pjemontesi difenderanno lo sbocco in Piemonte: « N~ll~ .istruz!oni che si ·daranno · saranno particolareggiat'. 1 mezzi per acrelerare questa separazione» (1). . Come 11 lettore scorge, Buonaparte consigliava all'armata francese di seguire la linea d'operazi·o.ne Vado~ Ceva e propriamente Savona-Cadibona-Carcare-Ceva per sboccare in Piemonte; e però· consiO'liava innanz i tuLto. d'impadronirsi di Vado.e di Ceva. T~le linea se.O'ui di fo tto nel 4796, e per le medesime ragioni, cioè ;er e~sere quella la sbarra di saldatura fra le Alpi che fimscono e gli Appennini che cominciano. Il debole della corazza alpina era trovato e indicato. La &randezza d_egli odierni eserciti impedisce che, in un ;ovirnento d'in~asione, i Francesi possano operare solo per colà; J:?a 11 punto debole rimane qual era, e• l'App<-mnino l1gur.e conserva la sua g rande forza di attraz iòne verso l'invasore che voglia sboccare meno ma]a.o-evolmente i? Piemonte e voglia avvalersi del predominfo marittL_mo. _Buonaparte, . c?l, suo ingegno chiaro e potente, v~de il , filone e dmno le . conseguenze di un'operaz10ne condotta nel modo anzidetto. I ,sardi vorranno coprire il Piemonte, gli Austri·aci la Lombardia. Chiara profezia, che era destinata a ricevere piena conferma. Per farla non bastava lo studio del meccaQ ismo mi,.
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li tare, ma ci voleva quello del cuore umano. E, fallala, .il suo pensiero già spingevasi alla Lombardia. ed al Tirolo, g ià volava a Vienna. Padroni di Mantova e di Trento, egli diceva, noi potremo, di accordo coll'armata del Reno, portar la guerra . sino nel cuore degli Stati ,ereditari della casa d'Austria. Così grande e vero concetto non venne abbandonato, nè rimase indeterminato. Nelle seguenti memorie (4) esso _si disegna sempre più, si fa concreto, discende nei particolari esecutivi e minuti. Ca previsione di quello che ac-. cadrà, se si faranno certi movimenti, tocca un'esattezza che comincia a parer: meravigliosa. Non è più previsione generica, ma determinata: Ieggonsi ne' suoi piani quei medesimi nomi di città e di villaggi, che poi furono veramente punti saglienti sul teatro della lotta. Per la medesima cagione le istruzioni intorno a ciò che dovrà farsi; non più si arrestano alle operazioni preliminari; ma spingonsi oltre a' primi passi. l~ allorchè il comandante l'armata d'Italia commise l'errore di non forzare il campo trincerato di Ceva, Buona-.. pàrte, in una nota (2) sulla direzione da darsi all'armata d'Italia, scritta il •1:i:l ottobre 4795, mentr'era addettò a Parigi alla direzione delle operazioni militari, biasimò Je operazioni di quell'armata con parole dalle quali tràluce il concetto della sua favorita manovra centrale. Respinti gli Austriaci su Acqui, egli dice , era mestieri rivolgere la nostra armata su Ceva, . impos, sessarsi del campo nemico e costringere il re di Sardegna alla pace. E nella nota (3) redatta per l'armata d'Italia ritorna sul medesimo concetto. Ceva è sempre il suo primo obbiettivo, 11 suo pensiero fisso, .perchè (~) N. 50, 52, 53, 75, 83. ~ 2) N. 75. {3) N. 83.
16 LA TEORIA DELLA GUERRA REALE da Ceva spera si possa minacciar Cuneo e Torino, e distaccare così il re di Sardegna dagli Austriaci. Assicuratesi le spalle, i Francesi potranno piombare sugli Austriaci in Lombardia. Se i Piemontesi ci aspetteranno, da soli , · a Ceva o a Montezemolo, noi marceremo contro di essi per le due linee Garessio-Ceva · (valle del Tanaro) e Carcare-Ceva. Se gli Austriaci avranno le bon esprit di sfilare .lungo il Tanaro, a valle· di Ceva, per riunirsi a Montezemolo co' Piemontesi, noi dovremo anzi tutto separarli, e, per farlo, . basta marciare su Cairo , Spigno, Acqui . Si può essere sicuri .che gli Austriaci si affretteranno a ritornare indietro, per difendere le loro comunicazioni col Milanese, ed . allora · noi muoveremo verso il campo di Ceva, per forzarlo . l~fanovmre con .forze n·nnite, per la corda e velocemente, ùi gidsa da usu/1·uire della separazione delle fo,.rze _nemiche o da p1·ovocarla, fu l'idea ro ad re dei disegni e delle operazioni di Bnonapa rte. Ma se l'idea fu immutabile, l'incarnazione sua fu mutabilissima, perchè dipendente da condizioni diverse, che soltanto il generale vivente fra le ·truppe può degnamente valutare. « Del resto, poichè la ·guerra in . Italia dipende asso. lutamente dalla stagione, ogni mese richiede u:n diverso· piano di campagna. È pecessario che il governo abbia -un'in tera confidenza nel suo generale, . gli lasci grande libertà, e gli prescriva sol ta nto ·lo scopo da conseguire . Ci vuole nn ·mese per aver risposta ad un dispaccioproveniente da Savona, e, durante siffatto tempo, tutto può mutare» (1). La . nota, in cui è espressa questa opinione, porta la data del .,J9 febbraio 1796. Buonaparte perorava per quella libertà di fare; che gli .e ra si cara, e che per gli uomini d'ingegno e di carattere è imprescindibile condizione per operare grandi cosr (1) N. ~3.
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Hl.
Il 23 febbra io 1796 Buonaparte fu nomfoato generale in capo dell'armata d'Italia, e il 27 marzo giunse al quartier generale di Nizza . Fu gran ventura per lu.i · che il momento di applicare i suoi concetti giungesse nel mezzo d'una matura giovanezza. Gli uomini compiono fatti straordinarii quando la potenza del pensiero è riscaldata dalla forza del sentimento. Anche in età avanzata.si possono contemperare tali doti; rp.a è' cosa più rai·a. · Giunto a Nizza, egli non eb15e che ad attuare ciò che aveva consigliato. I suoi Commentm·i ci svelano i segreti dellà sua mente, e, completati colla Con·ispondenza, rettificati in alcuni fatti, che furono falsati' a disegno o per dimenticanza, formano la miglior guida per intendere le campagne del 1796 e del 1797. Nella. stupenda descrizione dell'Italia, che precede il racconto delle campagne, si scorgono subito le ragioni geografiche èhe determinarono n·el 179.6 la scelta della linea d'operazione. « Nel 1796 -potevasi dalla Francia attravei'sare "le Alpi, per entrare.in Italia, 1° per la strada del collè di Tenda: al suo sbocco trovavasi la piazza forte di Cuneo; :i>,0 pel colle' d'Argentera: nessuna via era dall'artiglieria pra·ticabile, la posizione del passo di Susa (?) e il forte Demonte difendevano la valle della Stura; 3° da Grenoble e da Briançon, pel Monginevra: ma "questa via era impraticabile per l'artiglieria, e al suo sbocco, in Piemonte dava in Fenestrelle ed in Exilles; 4° per la • Sa-Voia, Chambery e il ~1oncenis'io: ma da Lans-le-bourg ANNO xxi, VoL. m. ! 1
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J,A TEORIA DELLA GUERRA REAIJE
alla Novalese, le strade erano impraticabili q'a' carri, e la valle era chiusa dalle fortezze di Susa é della Brunetta; 5° per la Tarantasià., arrivavasi al piede del piccolo S. Bernardo; 6° pel Vallese, a quello del gran S. Bernardo: ma il passaggio di queste due montagne non era praticabile pei carri, e ·il forte di Bard, che chiudeva la valle, intercettava il passaggio nella pianura; 7ò pel Vallese: una strada arrivava sino a Brig, · ove cessava ·ai essere praticabile.dal carreggio. Il pa-ssaggio pel Sempione non era possibìle, come anche quello pel S. Gottardo e quello per lo Spluga»(1}.qie restava? Penetrare ' in Piemonte per l'apertura generata dal morir delle Alpi e dal nascere deg1i Appennini. Le colline di S. Giacomo e il colle di Cadibona fissarono la mente di Buonaparti. Presso a quest'ultimo colle giace Savona, che poteva servire da piazza di deposito e d'appoggio . Da Savona a Carcare la strada è breve, ed era in parte praticabile dall'artiglieria. L'altra parte poteva in poch·i giorni rendersi tale. Poco di sopra Carcare accade una biforcazione, per la quale $i può volgere a destra e per la valle della Bormida discendere ad Alessandria, 0 a sinistra e per ~lilles_imo giungere a Ceva ed oper_a re p~r val di Tanaro; di guisa che il seguire la via di Savonà-'-Cadibuna- Carcare non solo rendeva agevole il penetrare in Piemonte, ma lasciava a Buonaparte la libertà di minacéiare il Piemon_te o Ìa Lombardia, gli offriva la probabilità di
(~) Commentaires dt Napoléon [e,·; voi. ~·, pag. UL Parig( stamperia imperiale, rn67. - - Al 4'842 erano demolite le fortificazioni di Cuneo, Dcrnonte, La Ilru·netta, Susa, Bard, Exilles cd àperte le grandi strade carreggiabili della Cornice, del Monginevra, del ~Ioncenisio, del Sempione. li restaurato governo rialzò qualche forte, ma noi, che siamo si sÒlleciti neil'aprire alla locomotiva le vie alpine, siamo po! molto tardi a costruire forti di .sbarramento.
4 796-97 IN ITALIA 19 separare 'le armate alleale, e l'agio di batterle partitamente . Noi siamo convinti che le diffico ltà stradali e poliorcetiche, enùmel'at~ di sopra, non lo avrebbero forse arrestato al ,t 796, se fosse stato opportuno pènetrare in Piemonte per le Alpi; ma un concorso di circostanze, fra le q1iali occupava un post.o eminente la reciproca situaz?°one delle armate nerniche, situaziÒne che preesisteva alla sua venuta, lb indussero a girare quelle Alpi ch'era cotanto malagevole il passare. ln ahre circostanze il primo · Console preferì passare le Alpi e girare resercito nemico. APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL
Gran cosa è il concetto; ma che a nulla approda, senza una conveniente esecuzione. In questa risiede o il piedistallo dei grandi capitani o lo scoglio su cui s'infrangono gli uomin,i · semplicemente teorici. · Senza bussola non si viaggi-a, · ma con la sola- bussola.nem:rneno. La grandezza cli Buonaparte sta nell'armonia ·delle· diverse facoltà militari. L'esecuzione, nel 1796, fu degna, del concetto, e, astraer:id'O da' minuti particolari, fu la seguente. L'armata francese, forte di 35,000 uomini circa (1), era formata da quattro divisioni, comandate _da quei valorosi uomini che nomavansi Massena, Augereau, Serurier, Laharpe. La loro distribuzione logistica, alla finè del marzo, era questa: Serurier a sinistra, fra Albenga, Ormea e Garessio; Massena e Augereau al centro, tra Loano, Vado e Monte Settepa~i; Laharpe, a destra, presso Savona, con una
( 4) Napoleone alterava spesso gli effettivi del proprio esercito e di quelli nemici, diminuendo i primi, aumentando i secondi. Sovente dimenticava pure ciò che aveva scritto a questo riguardo, e si contrad. diceva. L'attento lettore può coglierlo in fallo, ma pena a ricostruire il vero, se non consulta e paragona pi_ù opere.
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20 .LA TEOIUA DELLA GUEllRA REALE brigata (Cet'voni) a Voltri. Serurier osserva va il cainpo dei Piemontesi a Ceva; Laharpe, mediante la briO'ata Cervoni, minacciava Geno.va; Massena ed Auge1?eau ~spettavano che si assegnasse loro uno scopo. L'armata francese era ridotta a mal partilo: o risolvevasi a sboccare offensivamente in pianura, per andarvi a trovare allori, pane e quattrini, o dovevasi rasseo-nare a perir - d' ihedia, ad essere sospinta al mare, pre~uta o spezzata lungo !a via della Cornice. Buonaparte trasportò il quartier generale io Albenga, si appigliò al partito dell'offensiva e lan ciò quel famoso proclama, il. quale spiraya, è vero, una cert'aria da ladron e; ma in quel momento era necessario. A' Francesi non mancava la gloria, ma il pane; ed egli fo' balenare dinanzi alla loro fantasia Je fe rtili pianure e le ricche citt~. L'armata austro-sarda, con;andata da Beaulieu era divisa in due corpi, l'uno dei quali sotto gli ordi:1i di Colli accampava da Cuneo a Ceva e Montezemolo; l'altro, sotto il diretto comando di Beaulieu, distendevasi da' Cortemiglia ed Acqui sino a Lodi. Il primo ascendeva a 20,000 uomini, <le' .quali 1B,OOO erano Piemontesi e il rimanente Austriaci (1); il secondo a 3G ,OOO Au striaci . Disegnava Beaulieu di operare offensivamente verso lariviera ligure, in guisa da porsi tra Genova e i Francesi e da qollegarsi colla flotta inglese; obbligare dì poi i Francesi a ripiegare per la via della Cornice, mentre Colli li attaccherebbe in fianco. Per recare ad atto questo concetlo divise il suo corpo in due pat·ti, una delle quali, comandata da lui, operò per la Bocchetta su Voltri; !~altra, comandata da Argen teau, per Sassello su Montenotte. Pote van si codeste parti considerare come la sinistra e il centro cli un'armata, .di cui i Piemontesi di Ceva ·forma(1) Nepoleone lo fa ascendere a i5,000, ne' Commentari, e sino a !0,000 nella Corris71ondcnza.
1796- 97 lN lTALlA 2~ vano la destra. Erano parti distese su larga fronte e separate da impraticabile terreno montuoso. La .comunicazione fra loro non si poteva stabilire che dietro le monta-. gne. L'armata francese per contrario, dice Napoleone, era qisposta in modo da potere subito raccogliersi e piombare in massa sulle frazioni nemiche. - La situazione era adimque questa: gli Austro-Sardi superavano numericamente i F.rancesi, questi logisticamen te quelli . Con le · rapide marce , co' pronti spostamenti .della massa cen lrale a destra ed a sinistra, bisognava neutralizzare la superiorità numerica sul teatro str~tegico, bisognava conqutstarla sul campo tattico. E così fece Buonaparte. Il 42 aprile raccolse tre delle sue quallro divisioni e le dirc.sse contro il debole centro degli alleali. · Il 1O aprile Beaulieu fece attaccare Voltri. Cervoni resistette tutta la giornata. e la sera cominciò la sua ritirata su Savona, ove si riunì al rimanente· della divisione Laharpe . Contemporaneamente Argenteau partì da Spigno, mandò tre battaglioni a Sassello ·per collegarsi colla sinistra (Beél.lllieu ) e con una diecina di battaglioni si diresse P,er. Monlenolle a Savo na,. Urgeva: arrestarne la marcia. Nella Co1·rispondenza di Napoleone troviamo le lettere dirette da Buonaparte a' generali di di.visione Augereau, Massena, Laharpe, Serurì.er e al comandaltte l'artiglìeria a Finale (1), nelle quali si nasconde il concetto della manovra ch'egli intendeva fare e .si palesano i modi con cui voleva si eseg1,1isse. Esse portano la data dell'H aprile e chi vuole impa. rare l'arte del comando, farà bene di studiarle. Qui ci restringeremo a dire che il concetto dominante la manovra di BuÒoaparte fu quello di arreslare. APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL
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v. N. ~3o, rn, rn2, 433, 13,, 435,136.
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APPLICATA Ai.LB CAMPAGNE DEL
LA TEORIA DELLA GUERRA REALE
l'offensiva degli Austriaei su ~1ontenolte con un attacco d~ fronte. e di aggirare la destra di Argenteau, a fine di separ9-r.e gli Austriaci da' Piemontesi di Colli. 1 ·1,1. a~ri_le Argenteau giunse a 1'iòntenotte supAriore, e, fatti ripiegare gli avamposti francesi, avanzò per la strada che pel monte Negino e pel santuario mena a· Savona. A Monte Negino fu arrestato dai Francesi, .i quali, sotto il comando del colonnello Rampon, difesero strenuamente i ridotti in cui eransi trincerati. Sostenere Rampon, e attacc~re di fronte gli Austriaci, fu il còmpitoa~segnato alla di~isione Laharpe, la quale venne perciò chrettamente avviata sulle alture di Montenotte; secondare l'att~cco frontale coll'aggiramento della destra e çolla minaccia alle spalle dell'inimico, fu il còmpito ~ssegna~o ~Ile divisioni Massena e AÙgereau; tenere in 1~cacco 1 Piemontesi con dimostrazioni, fu lo scopo in:. d1cato _al!a divisione Serurier. A }Iàssena venne ordinato di proceder~ per Cadibona, 'r iunire ,le sue truppe ad Altare e muovere verso il Brioco Castellazzo che a nord-oyést domina Montenotte; e ad Augerea~ di se- · condare pe,r Carcare il movimento di i\fassena. A ciascun generale di divisione Buonaparte prescrissé non pure quello che in generale dov~va fare la 'divisione, ma anche q uel!o che in Jspecie dovevano fare .le brigate; ed a Seruner, che nmaneva isolato, svelò con poche . ' parole tutto il suo disegno. Così savie disposizioni furono· coronate da pieno successo, perchè il 12 aprile ~rgenteau, attaccato cli fronte,. da Rampone d_a Laharpe, di"fianco e alle spalle da Massena, i cui soldati inseguirono i battaglioni della de.stra austriaca sino a Montenolte inferiore ed a Giusvalla,. . . f~ b~~tuto _e obbligato a ~i piegare verso Spigno e Dego. i;. abilità di Buonaparte stette nel!' essere riuscito ad ottenere la superiorità nwmen·ca su:l campo di bàttagUa,
e nell'ave1· dato all'urto una direzione, che lo rese 1·i-
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IN ITALIA
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soltitivo. A l\fontenotte presso che due divisioni francesi com battettero contro dieci hattaglioni austriaci, direzione impressa alle divisioni fu strategica:. , mente ragionevole e tatticamente efficace. Strategicamente, Buonaparte rna~ovrò con forze 1·iiinite contro .
e la
il. centro nemi'co, i'nvece cli nianovrare con fo1·ze sepa...: 1·ate contro· le ali, come pratica vasi da Carnot. Siccome
1·
la detta manovra tendeva non soltanto ·ad urtare l'avversario, ma anche a spezzarne la lunga e sottile linea ed a separarne i frammenti, a sep·a rare cioè il centro dalla destra strategica, così doveva tatticamente ri- · solversi in un atLaqco diretto ed in un altro avvolgente la. destra di Argenteau. Ma ché sarebbe mai accaduto all'armata francese, con tùtto il bel piano di Buonaparle, se Rampon non avesse eroicamente difeso il ridotto di Monte .Negino, non avesse arrestato gli Austriaci e _dato a Buonaparte il' tem,po di prendere le risoluzioni che prepararono Montenotte? Rampon fu dunque il vincitore di. M0ntenotte, come Desaix di Marengo . Così ragiona fa volgare sapienza. Certamente, f esecuzione dei migliori piani vuole ·uomini che facciano il p1~oprio dovere sino agli estremi limiti del sacrifizio ; ma d'altra parle i più grandi s.acrifizi , le difese più eroiche, le maggiori prove d 'iniziativ·a diventano inutili, quando non si producono come partioolari d'un piano razionate. Piante vigorose che muoOT!.O per difetto di acconcio terreno I La situazione di BuÒnaparte non era sceyra di pericol~ prima di· Montenotte. Egli lo ha riconosciuto nelle sue Memorie, ove dimostra Ja cattiva situazione dell.'armata rincp.iusa nello stretto spazio fra l' Appennino, dal colle S. Giacomo alla Bocchetta, e il mare. Non lo giustifich eremo soltanto col dire che aveva ere-· ditata la posizione dell' armata francese, ma facendo anche osservare che non si può mirare a grandi scopi,
t'.4 l.A TEORIA DELLA GUERRA REALE . senza correre qualcp.e ·pericolo. Primo pensiero di Buonaparte fu quello di uscir subito dal ristretto spazio, • e di trarre il massimo profitto da una situazione pericolos'.3-, E vi riuscì, in parte col proprio ingegno e col valore d,ei Francesi, in parte mercè gli errori dell'avversario: le due facce della m~daglia della Vittoria. Col fatto di l\lonteriotte la manovra centrale di Buonaparte non era appieno attuata. Quantunque gli Au. striaci' di Provera ed i Piemontesi stessern a Millesimo ed a l'\fontezemolo, sulla vi.a di Ceva e Torino, e gli Austriaci fossero stati gittati su Dego e Spigno, sulla via di Acqui, Alessandria e. Milano; pur nondimeno gli alleati potevano comunicare per le alture· intermedie, quelle di Biestro, occupate da una brigata piemontese, e potevano anche c"on movimento conve!'gente avanzare da Dego è da à1illesim.o sul centro deUa posizione nemica, cioè su Carcare, e rjcongiul'lgersi in breve tempo.
La posi;zione centrale aeluncjue poteva diventare funesta per Buonaparte, se non si affrettava ad allontanare gli Austriaci dài Piemontesi, a separarli interamente: Dopo di aver pensato al pane ed all'acquavite, poichè « il buon successo delle armate dipende dalla sussistenza» ('1 ), volse il suo pensiero a pare quelle disposizioni che dovevano sgom.brargli interamente la via del Piemonte.' Dal quartier generale di Carcare egli se1:isse il 113 aprile ai generali di divisione, 'e anche a quelli di brigata, non solo per indicar loro ciò ch,e dovevano eseguire, ma anche per far conoscere a cias·cuno quello che gli altri facevano (2). Il generale Laharpe (destra} doveva da l\iontenotte portarsi a Cairo, per at-
(4) V. Correspon1ance, Lettera ai commìssari di gue~ra, N. HO. (2) V. N• U1 e seguénti.
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· APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEI, fi96-97 IN ITALIA 25 .taccare la Rocchetta a s ud di Dego e Dego medesimo; Massena (centro} attaccare Biestro e Dego; Angereau (sinistra), l\'lillesimo e Montezemolo; Serurier (estrema sinistra) impadron1rsi cli Ceva, ·interceliare le comunicazioni dei PieIT.1ontesi. Da tu~ti gli ordini di'Buonaparte trasparisce che egli avrebbe · voluto respi-ngere gli Austriaci sulla via di Acqu i, e poi far piegare i propri corpi a sinistra, in gùisa .che potessero concorrere all'atlacco'di Montezemolo con un movimento girante.« Se l'inimico si ritirasse da Rocchetta; scriveva egli, il generale Laharpe si porterà· rapida_mente sulla sua sinistra, per prendere, se è possibile, di rovescio le posizioni delle truppe cirGondanti Montezerr1olo . « 'È importante occupare òggi Montezemolo, per far nella notte, o al più presto possibile, la nostra riunione • col generale Serurier » (4). Ma·' il giorno ·,13 la bella manovra di .Buona parte non riuscì che in piccola parte. Augereau prese di viva forza l\'Iillesimo; ma Provera si gettò nel castello di Cosseria, presso alla. strada Carcare-Montezemolo, e resistette ai replicati ~ttacchi dei Francesi. Massena, sapendo Dego ben difeso, · volle attendere l'arrivo di LaharpP,_. L' indomanj però niassena e Laharpe pre~ero Dego,. dopo un qstinato combattimento, nel quale i Franc~si impegnarono forze doppie di quelle aus triache, e Provera, -c~i i Piemontesi invano tentarono di liberare, capitolò. ~1g~ttati ~li Austriaci su Spigno ed Acqui, trattenuti 1 Pie_monte_si -a Montezemolo, destinate alcune truppe 1per Impedire qualunque congiunzione fra g1i uni e gli ~Itri, il cuneo francese poteva considerarsi come pen~t~a.tò .fra: i corpi alleati e la rnano';ra centrale come . a5?1curata. I
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LA 'TEORIA DEl,LA GUERRA REALE
APPLICATA ALLE CA~IPAGNE DEL
Come s'.é -veduto, la strada di Savona a Carcare, o!- . trepassato questo vìilaggio, biforc'asi e mena da una parte ad Acqui, dall'altra a Ceva. Son due rami che si spiccano dal manico d'una forchetta. Buonaparte impugnò la forchetta pel .manico, e proiettò su( due rami · i frammenti dell"atmata nemica: Tenere in iscacco gli ·,Austriaci sulla via di Alessandria-Milano, rovesciarsi sui Piemontesi di ~Io'ntezernolo e di Ceva, era quello che si richiedeva per sboccare in Piemonte, mette re jl re dì Sardegna fuori combattimento, e, assicuratesi le spalle 1 ri1mire la potenza della sua piccola massa contro il nemico più numeroso, gli Austriaci. A 3:Iassena venne- affidato il primo còmpit@; a Augereau, Serurier e Rusca, i! secondo; Laharpe doveva, secondo le occorrenze, o secondare Massena a Dego o _per Salicetto secondare l'attacco di Augereau contro Montezemolo. Da sud a nord procedevano llùsca e Ser'llrier, il primo per S. Giovanni di Murialdo, che domina l'alta Bormida; il secondo per Val di Tanaro. Il lettore, che ·non trascuri di guardare la carta, scorgerà in queste disposizioni una manovra convergente p·er d·ue linee d'ope1'azi·oni; ma osserverà pure che l'armata è divisa in una massa prir~cipale, tutta raccolta nelle mani di · Buonaparte, e fo una secondaria formata dalla divisione Serurier. . , Nel giorno 15 aprile, Dego fu i~opinatarnente attac- / c_ato dagli Austriaci e valorosamente ripreso dai Francesi; / Montezemolo, difeso da soli tre battaglionj, cadde in po~ / . tere di .Augereau. Lo .sfqrzo combinato contro il carrtpo C_eva ~o~eva adunque effettuarsi. Il 16 Auger-eau e Seny r1er v1 grnnsero per diversa via, e il p6mo invano· tentò · d'impadronirsene; ma la riunione delle forze operabti · per diverse linee era fati a. Dagli ordini emanati/ da ~uonap~rte i.l 17, sc_orgesi che a ~aharpe fu a~segJ.ato d còmp1to dt recarSt a Dego e dt fare esegm7 1co-
df
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1796-97 1N
ITALIA
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gnizioni a sinistra, a nord, a sud· (1);· a Massena di marciare per !Uomparcaro (2), a fine di concorrere co~ Augereau e Serurier all'attacco di :Ceva;. a Serurier d1 -dividere la sua divisione in tre colonne, e mandarne una (3,000 uomini) a Priero, una ( 1,500 uomini) sotto Ceva,. e la terza tener pronta o a sostenere le altre o a girare ,alle spalle di Ceva, per 'M:ombasilio, a fine di dar la mano a Massena, à. Castellino, e bloccare ò inseguire i fugg_iàschi (3). ~capresi così negli ordini-di Buona parte il di~t:;gno di far ·cooperare ·coll' attacco diretto e cent1·ale due attacchi avviluppanti le ali. ·Codesta FJ.on é d'unque una invenzione prussiana! I '10,000 Piemontesi, che difendevano il campo di Ceva, attaccati da Augereau, minacciati di rovescio, e senza speranza di poter ricevere alcun . soccorso da Beaulieu, sgombrarono il campo e si ritirai·oho il 17 dietro la Corsaglia, che si getta nel Tanaro. Collì distese le sue truppe in guisa da coprire Mondovì. Qua~- · tunque _avesse respinto l'attacco di Serurier,_ a S. Michele, pure, giudicando pericolosa la sua posizione, ritirossi su 'Mondovì, ove, il 21 aprile, la piccola ma valorosa armata sarda sostenne un combattime0to di retroguardia, che Napoleone .chiamò battaglia di Mondovì. ~Iontenotte, 'Millesimo, Dego, Montezemolo, Ceva, 1\Ion-dovì non sono che combattimenti. d'una grandebaltaglia: strategica, alla quale se si dovesse da(e unnome, dqvrebbesi prescegliere que1lo di Montenotte. Il lettore indovinerà il perché; e se è del nostro parere, e se ramr.nentà. quello che abbiamo detto sulla teoria del punlo decisivo ~,i.), dica con noi che Carcare fu il· 1
(~) N..~8~ . (!) N. ~ 82. (3) N1 ·I &S, ~ 84, rn5, (4) V. La Guerra e la sua Storia, voi. ~·, pag. 257 e seguenti.
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1-o\. 'l'EOIUA DEf,LA GUERRA REALE
APPLICATA Al,LE ~AMPAGNE DEL' 11796-97 IN l'Ì'ALIA
punto necessario per apparecchiare la manovra centr_ale; ma c~e il Ci,lmpo di Monten~tte .prima, e quello d1 Dego poi, furono i punti dècisivi . Il rimanente delle -0perazioni è da ritenersi come conseguenza inevitabile <l1 premesse ben stabi lite. L'effetto della manovra di Buonaparte fu di ayerè · neutralizzato Beaulieu, atterrato Colli e di essere sboccato in Piemonte girando le Alpi. li prigioniero di Sant'Elena, qua.ndo dettava l~ sue l\1emo·rie, provavnli nuf)VO quelle poetiche inipressioni <:he comniossero il giovane . generale,. nel moniento in cui, ·pen'.efluto sulle alture di Montezemolo, sco·prì la ricca pianura clef Piemonte, la maestosa catena delle.Alpi. Non possiamo resistere al desi'derio di riportare quel brano, in cui descrisse o ispirò la descrizione della scena che gli si presentò dinanzi.. « L'arrivo dell'armata sulle a lture di i\Ionte:.. zemolo fu spettacolo sublime: di lassù essa scoprì la sterrninata e fertile pianura del Piemonte. Jl Po, il Tan.aro, mol~i al.tri ~umi serpeggiavano da lungi. Una ci_n~ura, biancheggwnte per neve e per ghiaccio, prod1g10samen te alta, avviluppava all'orizzonte questo ricèo bacino della lerra promessa. Quelle gigantesche barriere, che parevano i li.miti ai un altro mondo, il quale la natura erasi compiac)uta di rendere così formidabile ed a cui l'arte nul la avèa negato, erano cadute çome per i9-canto. Annibale sf9rzò le Alpi, esclamò Napoleone fissando i suoi sguardi su di quelle montagne, noi, ·noi le abbiamo girate. Frase fel ice, che in due parole esprimeva il pensiero, lo spirito della campagnn » (1 ). Non sì fanno grandi cose in guerra, senza poesìa nell'animo! . Il segre.to delle vittorie di Buonaparte sta benanche nell'abile manovra per linea interna non lo neo-hiamo·
ma solamente e soprattutto ìn questa?. Non c'innamo~ riamo delle vuote forme o degli astraLti 'tipi: penetriamo nella buccia e toccheremo il midollo del frutto ch'ei colse. Il vincitore stesso ce l'ha scoperto.- Rapidità di movimento; impeto delle truppe; ai·te di opporre all'inimico un n·umero almeno pari, spesso superiore; continuità di buoni successi; furono le cagioni delle . vittorie francesi, ottenute con poca perdita ( 1). « Io, qisse Buonaparte al direttorio, spero tutto dal gen~o della repubblica, dalla bravura dei soldati, dall'armonia dei capi, e anche dalla fiducia che rni si. dimostea » (2). · Riflettiamo seriamente a queste paro le, e' ci persuaderemo che l'istruzione è gran cosa, ma che per vincere ci vuole eziandio la nmrale elevatezza dell'animo, la fiducia nei capi, un'idea vivificatrice. Questo è l'intimo e da qtiesto procede il vigqre dell'esecuzione. Alcuni militari, a' quali nun pare che la cognizione dei principii basti per conseguire la vittoria, ricorreno al meccanismo, come a mezzo onnipotente. E neanche questo basta. i}fonovra centrale, Jinea interna, avvolgimento, perfetti congegni, sapienti ordini logistici saranno cose feconde o inutili, secondo che l'elemento morale trasformerà la . massa in forza o nel contrario.
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IV.
.. Dopo il fallo d'armi di ~Ionclovì, Colli si riti,rò su Fossano, e l'armata francese avanzò in tre colonne su Cherasco, Fossano e Alba. Còn l'armistizio di Cherasco . {28 aprile} i Francesi ottetrnero il possesso del paese
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0ommentari voi. ,1° pag. rn1. (2) V. Corrisponden!la n. 220.
(1) V.
(1) V. Commentari, voi ,1 °, pag. 148.
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LA TRORIA DELLA G-UERllA REALE
conquistato, la cessione di Cuneo, Tortona e Ceva e mediante corrie"ri potettero. ristabilire le loro comu;1,icazioni attraverso le AJpi. E così ebbe termine quella che Buonap~rte chiama la prima campagna d'Italia. Secondo tale partizione egli avrebbe fatto sette campagne in Italia, da Montenotte a Leoben, dal marzo 1796 all'aprile 1797. Po trebbesi anche dire che tutte queste ca~pagn~ non.ne formano che una sola, poièhè 'Un solo d1segn-0 le abbraccia e le coordina tutte un disegno che a l\fontenoLle si comincia a colorir~ ·ed a Leoben non è appieno ultimato. Le figure rilevanti d~ questo unico _quadro sono certarpente le battaglie d1 ~\fontenotte, di Lodi, di Castiglione, di Bassano, di ~rcole, di Rivoli, de[ Tagliamento; donde la partizione m sette · campagne, contenuta nelle JJfemorie di Napoleone. Sono s.ette nuclei di operazioni strategiche, sette tappe nella marcia offensiva da Savona a Leoben. l\~a, sen~a infirmare pu~to il valore di questa partizione, s1 potrebbe, se s1 volesse tagliuzzar meno il gran 9uadro della guerra del 1796-97 in Italia, divi- • derlo rn tre larghi gruppi. Il primo comprenderebbe le operazioni per disfare l'armata -austro-sarda: da l\fontenott~ all'assedio di Mantova; il secondo, le operazioni per disfare le _armate di soccorso che l'Austria inviò d_urante !'_assedio di l\l~ntova, c'.oè ·quelle che .si aggtrarono rn~orno .alla ·Irn ea del! Adige come asse; il terzo, le operazioni dalla cadut.a di: Mantova a Leo ben. Nel primo periodo, quello che ebbe per capi saldi Montenotte e Lodi, predominò l'offensiva in Piemonte e in Lo~bar~ ia; nel secondo., quello che s'imperniò nelle battaglie d1 Castiglione; Bassano, Arcole, Rivoli, in somma quello costituito dal.le manovre attorno Mantova e ye,ron~, _nella_ zona _tra il Chiese e . la Brenta, predommo la d1fens1va-offensiva; nel terzo la decisa offensiva ripigliò il passo e si spinse di là dail'Isonzo. 1
APPLICATA·ALLE CAMPAG-NE_DEL
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IN ITALIA
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Qu~sta partizione, come vedesi, è determinata dall'es- . senza del-le ope1:azioni. · .. Concluso l'armistizio di Cherasco, la parte magg10re dell'armata austro-sarda, q,uella austriaca comandata da Beaulieli, era ancora in piedi, era di qua dal Ticino . Bisognava prostrarla, p·rima di poter chiamar_e finita la campagna. Per noi Lodi e l'llantova ~on~ hgate a l\fontenotte e Dego, Mme Cherasco 'a n~1ll~s1mo e Mondovì .' La prima .fase dell'offensiva, cominciata ~ l.\'lontenotte contro .gli Austriaci, a Millesimo contro 1 Piemontesi, chiudesi a Cherasco coll'armistizio ed a. ·Mantova col blocco. Dopo l\'londovì quale fu il ·pensiero dominante di B.uonaparte? Farla finita in qualunque modo col re di Sardegna, per aver _libere le mani contro Bea-nlieu. N~i suoi Cornmentari si discute a dilungo sul partito da .prendere, dopo concluso l' armistizio, cioè se l' armata francese dovesse· fermarsi in Piemonte per rivoluzionarlo, o avanzare in Lombardia. Ma noi siamo convinti che Buonaparte non si fermò su.I primo part,,.ito neanche nn istante. La CorTispondenza non ci rileva neanche l'ombra della più piccola esitazione. Per contrario, la ·vigilia . dell'armistizio, il 27 aprile, egli s·criveva al direttorio: « Se questo. è concluso domani, io partirò il giorno dopo, auro troi~sses de Beaulieu (1). llendevalo irrequieto appunto ,Ia smania di concludere quakosa che oltr~pass~va- l'armistizio, la disfatta cioè di Bea_ulieu, e la ragione politica gli • sconsigliava d'irritare soverchiamente il re di Sardegna, perchè « les rois de Sardàigne, qui ont é~é si utiles « à- la France tant qu'ils ont été fi.dèles, ont le plus « co9tribué à ses revers dès .qu'ils ont changé de po·« litique » (2). 1
(4) N. 253. (2) V. Commentari, voi. ~·, pag. .455.
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LA TEOU1A DELLA GUERRA REALE .
Le operazioni in Lombardia, contro l'armata di Bea~lieu, ap_Pa:t~ngo?o ad un Lipo di verso da quello delle operaz1om m P1emonte, contro l'armata aus.t rosa!da. Non vediamo più, e non potremmo vedere, una mano:7ra str~te?icaye~ linea interna, a fine di frapporsi . tra gh Austriaci e 1 P1emonLesi, con l'avviluppo tattico come conseguenza; ma scoro-iarno una manovra che sin dal p~~m.o !mp11,lso strategie~ ha la tendenza ad aggirare l inimico ed a sepa1·a1·Zo dalla sua base. Non si trat-· tava più di separare le parti di un tutto, debolmente . connesso; ma d'impedire lo scampo ad una di esse. 'Era questa la manovra-più efiìcace in quelle circostanze. Venne eseguita con maestrevole p!:)rizia; ma non riuscì ' e in vérità difficilmente avrebbe potuto riuscire. . ~er inseguire Beaulieu era necessario passare sl).lla s1mstra del Po, perchè iJ generale austriaco, dopo aver fatto un movimento offensivo da Acqui su· Nizza della !aglia, p~r distra~re l'att~nzione dei Francesi dopo_ Il combatt1mento d1 ~fondovì, erasi ritirato di là dal Po; a fine di coprir Milano . .La sua armata, forte di. 30,000 uomini, venne collo cata · nell'ano·o1o formato dalla _Sesia, e più propriamente dall'Ago:na col .P o. Il quartier ~ene:·,de eru. a Valeggio. Cbiaramen\e scorge.si che Beauheu rntendeva opporsi al passaggio del Po a Valenza, - che Buonaparte con astuLi ritrovati avevag~i fatto. cred~ré di volere. effe ttuare, - e proteggere Pav1a. e Milano. Ma altro era il disegno di-Buonaparte. Questi voleva fare una finta su Valenza e dirigere il colpo altrove, p_assar~ cioè il Po a Piacenza. Il 6 maggio seri~ veva .a l d1rettor10 così: « Mia intenzione è di passare il Po quanto più vicino a ~iilano è possibile, affine di non ave~· più alcuno ostacolo a superare per arrivare a questa capltale . Così io girerò le tre linee di difesa che Beaulieu ha trovato nell'Agogna, nel :Terdoppio e nel. Ticino. _Io marcio qggi su Pìacenza. P~yia riman giràta, e se
1796-:-97 IN lTALlA 33, )'inimico si ostinasse a difendere questa città, io mi troverò fra lui e i suoi magazzini » (1). Questo era il suo disegno; ma egli non ne era schiavo. Osservi, o_sservi il lettore nel seguente brano quanto è dutt11e l'inO'eo-no veramente -grande. Nella medesima lettera, pocl1i° periodi dopo a quelli citati, eg~i scrive cosl: « Quando passeremo noi il Po? Ove lo pass~remo? Non ne so nulla·. Se il mio movimento su Piacenza farà risolvere Beaulieu ad evacuare la Lomellina, io !o passo tranquillamente Valenza. Se :~eaulie~ ignora durante ventiquQ.ttr'ore la nostra marcia su Piacenza, ed io troverò ivi battelli o mezzi per far zattere, lo passo ~ella notte ». La guerra non è arte da rigidi p.edanti, i quali hanno la mente preoccupata da una sola idea, da una sola soluzione. « La guerre est comme le gouvernement, c'est une affaire de tact » scriveva Buonaparte a Carnot {2}. Ii finissimo tatto è però la conseguenza di un calcolo o rapiclo e intuitivo, o l~~to e riflessivo, ma sempre costante nello scopo, flessibile nei mezzi. La preveggenza nell'esecuzione fu degna cle(la ~i~ghevolezza del concetto. ·Esaminando le operaz10m m Piemonte, abbiamo veduto come Buona parte solesse con una piccola ma;sa tenere in iscacco una parte dell'armata nemica, quella o più debole o già battuta, e con altra mao-o·iore . assestare . colpi risolutivi. Parimente 00 / . . . • .,_ fece per passare il Po, c10é dmse la sua armata m una massa dùnostrativa ed ùi u.n' altra operati"va; questa APPLICATA ALLE CAllPAGNE DEL
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pii forte di quella, ma entrambe a portata di sostenersi.
Sin dal 3 mao-o-io le divisioni Massena, Laharpe, Augeoi::> · fra Alessandna · e Tortona, ne Il' anreuu concentravans1 golo formato dal Tana1·0 colla Scrivia. L'indomani i (1) Corrispondenza, N. 337. (2)N.Ul. ÀNMO XXI,
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llA TEORIA DELLA GUERRA REAl,E
Francesi fecero le viste di voler passare il Tanaro, nel punto in cui si unisce col Po, in direzione della strada Sale-Pieve del Cairo; ma in fondo Buonaparte pensava a · Piacenza. Formò, per tanto, un corpo scelto (3,000 uo~ mini), lo pose sotto gli ordini di Dallernagne e lo destinò a servire di_avanguardia alla massa strategica opera~iva. Raccoltasi quest'avanguardia a. èàsteggio, ebbe 11 5 maggio l'ord ine di recarsi l'indomani a Castel . S. Giovanni, fra Stradella e Piacenza (1). La divisione Augereau doveva nel mèdesin:io giorno recarsi a Castellazzo, dirimpetto alla confluenza del Ticino col Po (2); la divisione Laharpe e Ja cavalleria di Kilmaine a Stradella (3) . Codeste disposizioni, accompagnate da tutte le necessarie prescrizioni, accennavano ad una adun~ta di forze sulla str1).da Voghera-Piacenza. Il 6 maggio, cioè nello stesso giorno in cui scriveva al direttorio . ' emanava Buonaparte nuovi ordini, co'quali spingeva le_ ~e_tte truppe su Piacenza, e faceva ap[.loggiare la d1V1s1one Massena verso Voghera (.i). La divisione Serurier, rimasta fra Alessandria e Valenza, ebbe il 7 maggio l'ordine di rendersi éon marce forzate a Piacenza. L'armata di Buonaparte ascendeva a 35 000 uomini ch:ca: di questi 25,000 furono avviati a Piace~za, e 10,000 lasciati indietro fra Alessandria e Voo-hera per · 0 trattenere Beaulieu sulla destra del Ticino. ' L'armata. francese / esegu~ felicemente il pa~saggio del Po a Piacenza, e non rncontrò gli Austriaci che a F?m?io, 1'8 maggio. Erano le truppe di Liptay (8 battaglioni ed 8 squadroni), che Beaulieu aveva dirette sulla strada Piacenza- Lodi, èom'ebbe sospetto della · (~) N. 334. (2) N. 3-33. (3) N. 335. (&) N. 343.
1796-.97 lN ITALIA 35 marcia di Buonaparte verso Piacenza. Nulla di determinato e risolutivo operò Beaulieu. Stette in forse, e spi,ccò truppe a destra ed a sinistra, per coprir Milano, così da un attacco proveniente da Valenza, come da uno aggirante per Piacenza. Gittare l'inimico in una funesta incertezza è l'effetto costante di manovre come quelle di Buonaparte, di manovre apparecchiate con abilità, intraprese con iniziativa, condotte a termine con vigore. Gli Austriaci, scacciali da Fombio, ritiraronsi su Pizzighettone, insegµìti ·da' Francesi . Sgombratasi così la via, l'armata francese fece sosta un giorno attorno a Casal Pus~erlengo , ove convenne benanche la divisione Massena (1), e il 10 marciò su Lodi . .A Lodi Beaulieu aveva spedito una parte delle ·p roprie forze, mentre l'altra era stata diretta a Milano .e Cassano. !?orzare Lodi, prevenire a Cassano le tr9ppe che per là si ritiravano, sarebbe stato pei Francesi un bel successo; ma la resistenza inc(?ntrata e la Iun·ghezza della via a percorrere lo resero _impossibil~. Beaulieu era incerto, è vero; ma aveva 11 vantaggio di operare per la corda, e coniand'ava s6ldatì che si battevano. Ecco perchè abbiamo detto che la manovra di aggiramento difficilmente poteva riuscire. Fu_op:, portuna come mezzo per passare tranquillamente 11 Po e per non essere obbligati ad attaccare di fronte Beaulieu, dietro successive linee di difesa; ma diffipoteva riuse.ire a togl iere a ~eaulieu la riti.. cil~ente rata su Mantova, molto meno su Verona. li giorno 10 ie truppe di Sebouendorf occupavano Lodi · e la riva :sinistPa dell'Adda, a dirimpetto della città. Fu facile ,all'avanguardia francese (Dallemagne) il penetrai·e nella città, debolmente difesa; ma non così ad essa ed alla APPLICATA ALLE GAMPAITNE DEL
(1) V. N. 3'70.
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I,.\ rnOnrA DEl,1,A GUERJlA llEAlE
APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL ~ 796-97 IN ITALTA
divisio?e. Massena di oltrepassare il ponte e sboccare sulla srn1stra del fiume, sollo il fuoco di molti can noni. Eppure l'audacia frances e rovesciò qualunque ostacolo. La_ colonna dei carabinieri e granatieri, dopo dì aver esitato un momenlo, riprese animo e infiammata dal grido re~u?blicano e dall'esempio de' general i, valicò quel te1:r1bllc pon le. Secondata dalle truppe sopravveg~eu t, e. dal fu~co della propria aniglieria, posta sull altra rtva,_ la t~ro~pente colonna sbalo rdì gli avversari. Beaulieu s1 r1t1rò a Crema, e Buonaparte ri-· piegatosi i,n se stesso, si sen tì un uomo superio~e ! li vincitore medesimo ci ha la::;cia to scritto co me avre_bbe ?ovuto operare Deaulieu, per im pedire l'avanzarsi del! armata francese, e questo inseO'namento per noi Italiani no.q_ deve andar perduto.« A~rehbe dovuto metlers~ a cavallo al Po, gettando due ponti ali' alt~~za d1 Stradella, protetti da due teste di ponte. Con c10 solo , avrebbe impedito all'armata frnncese di discendere per Ja riva destra, e l'avrebbe costretta a passare il Po a monte di Stradella; il che avrebbe dato a~ gen:rale a11s_triaco il vantaggio di proteggere la sua d1fens1va mediante le due grandi barriere del Po e del _Ticino » (•I). Per .N'apoleone, una lesta cli poni.e a -~avi~ e un buon forte a Stradella bastano per coprire 1It~l'.a dal lato d~l!a Francia. Così egli dice nella descr1z10ne dell'Jtalta, quanùo fa astrazione da qualsiasi c~rattcre degli esercì Li e dei generali. La piazza di Piacenza, con un fol'te sul Po, egli considerava come complemento dell'aifol'zamento della linea dell'Acida. 1~ il vero nocciolo d'un campo, aggiungiamo noi, che ha Stradella, Pavia, Pizzighettone, Cremona, come forti
(1) V. Commentari. Voi. -i 0 , pag. il5-rn.
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avanzati. lvi l'esercito italiano potrebbe manovrare con larghezza , contt·o un auacco proveniente dall'ovest. Il Ticino, il Po e la stl'ctLa di StradellD lo proteggerebbero di fronte; l'Appennino renderebbe malagevole l'aggiramen lo per la sua sin istra; da Pavia si minaccerebbe dì fianco l'inimico che temasse di· marcial'e su Milano; Pizzighettone e Cremona coprirebbero l'esercito difen sore, nel caso di un aggi ram ento per la sua destra, o sia per la sinislra del Po, e gli offrirebbero l'agio cosi per offendere, co me·per ritirarsi per la via emiJiana , se lo stimasse opportuno. In cosl fatto ca mpo, l'esercito· ballu to potrebbe raccogliersi per mano vral'e. Perduta una battaglia in Piemonte, l'esercito itali ano non dev.e nndare a rin<.;hiudersi in qualsivoglia ca.mpo trincei;.ato, che, per ampio che fosse, sarebbe spmprn ristl'etto per un esercit o odierno; esso non deve for gitto della su.:i facoltà di manovrare; esso deve appoggiarsi ad alcuni punti geografici, conve·nientemente afforzati, e rifarsi in una ampia zona che agevol i la difesa e non impedisca o almeno non dislol 0rra dall'offesa. Ma il tentalo aggiramento di Ueaulieu era sceuo di pe.ricoli per Buonaparle'! Non avrebbe po tuto il prim? cadere sulle comunicazioni del secondo '? Certo se 11 generale austriaco avesse di vinato a tempo il disegno di Buonaparle, e si fosse appiglialo ad un partilo unico ed audace, avrebbe po luto pussarc il Po dirimpetto a Cava, ma,·ciare su Casteggio, frapporsi lra Massena e Buonapat'le, sbarazzarsi sollecitamente del primo, rivol~ersi poi contro Ruonaparle e coglierl o in flagr~ntc d_elt_Lto, cioè nell'alto del passaggio del Po. Ma quei se c1 rivelan o la imp robabilità del fatto. Essi riduconsi a queslo: ah se Beaulieu fosse stato Buona parte! Cosl non essendo, e Duonaparte -aveva avuto tempo per u.ccor~ers~ne_, il generale fran cese ebbe ragione di non lasc1ars1 d1-
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l,A TEORIA DELI.A GUERRA UEALE
APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL
stogliere da cotali fantastici dubbi. Usò le necessarie pr_ecauzioni_; ma andò diritto e risoluto pel su9 cammmo, sospmto certamente da un'altra fede, cioè che Massena avrebbe saputo resistere così strenuamente da ~are a Buonaparte il tempo di ritornare sui propri passi per battere Beaulieu, e che egli e i suoi soldati a-vrehb~ro _sa~uto ritrovare sulla, sinistra del P'o quelle comurncaz1oni che avrebbero potuto perdere sulla destra._ C~sì è fatta la guerra: essa rifpiede profonda· ~~d~taz10ne preliminare o positivo calcolo delle probab_1hta, e, salvo Il Easo di radicale cambiamento nella. s1.tuazionc, persistenza nell'esecuzione del concetto. Le p~ume, non ~ guerrieri, si lasciano trascinar di qua e d1 Jà da ogni. leggero mutar di vento·. Do~o la battaglia di Lodi, Buonaparte fece inseguire BeaulJeu ~a una forte divisione; ma il suo pensiero corse a lillano. Ve lo allirava forse un'alta raaion 0 politica? O la necessità di dar riposo e ordine alla suà armata? O la seduzione della trionfale entrata? Proba~iiri:enle (1 complesso di queste ragioni, fra le quali 1ultima citata non fu qu_ella meno potente. È' certam_ente ?aturale per un giovane, sebbene non sia gìust1ficablle per un generale, che la festosa accol)'lienza d~i l!ila_~esi, ~ anche delle 1\1.ilanesi, abbia pot~to su d1 lui p1u che lo stimolo d'i afferrar Beaulieu e d'imp-~dirgli che si rimettesse dallo sgome.nto . .Beaulieu, d~ fatto' . -ebb~ a?io a rinforzarsi ed a porsi sulle llifese, dietro il M:mcio. La sua armata avevi). la destra a . Peschiera, il centro a Borghetto e Valeg,:rio la sio ' ,mstra a Goito, la riserva a Villalranca, quando Buo-. naparte mosse per Brescia alla volta del Mincio· il 28 maggio. . · . ' ~oi di ,questi ~atti e dei rimanenti ~iremo solo quel po che e sufficiente per far comprendere il carattere
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IN ITALIA
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della strategia napoleonica, la tendenza del suo ingegno militare. In verità è difficile il 'dire: quest'era la manovra prediletta di Napoleone. Un ingegno così larg~ e indipendente non poteva essere seguace costante d1 un tipo dominante . Quello che si può affermare con sicurezza gli è che, abile nel calcolo, era un grande integratore in guerra:. Coordinare gli elementi della massa attorno ad-un centro, e lanciare questa massa con vigore, in guisa da farla cammjn~re con velocità e urtare c~n forza, era il suo genere. Ma, qu_a~lto al mo~o d'incarnare il suo ideale, esso non fu umco ma vano. Forse nessuno meglio di lui abbracciò tutte le possibili manovre, adattandole alle situazioni. Non ostante ciò, una certa particolare tendenza alla manovra ~entrale, strategica e tatlica, spicca nel mezzo della _ncc~ moltiplicità delle sue operazioni. ·Accentrato_re lm, mirava al centro. dell'avversario. Quesla prima pat'le • della campagna d'Itaha, apresi con una manovra per linea interna e chiudesi con un attacco al centro della linea austriaca · che difendeva il n1incio. .Dagli ordini' a' generali, e dal rapporto inviato fl ·1° giugno al direttorio (1 ), scorgesi che Buon~parte r1so~vette di passàre il ~lincio a Borghetto_e d1 attaccare 11 centro della linea nemica, forse per gittarne una parte su Castelnuovo ed un'altra su Mantova. Egli voleva sconnettere 1a compagine- dell'armata nemièa: se trovava un foro fra le parti, vi si ficcava; se vedeva una semplice lesione, si adopera va ad allar?arla; ,e se non basta va la stra.teo-ia per separare, ricorreva a!la tattica per sfondart L'attacco al centro della line-_a_a,u striaca fu apparecchiato con la sua usala ab1hta. L'armata francese si avvicinò al Mincio con direzione obbliql~a, la sinistra avanti verso Desenzano, la destra (4) N. 536.
40 LA TEORIA DELI,A GUEI\RA REALE indietro, ad una marcia e mezza dall'inin11co. La -sinistra era formata da sei battaglioni di gl'anatieri e da 1,500 uomini di cavalleria, sotto gli ordini di Kilmaìn~; la destra dalle di visioni Massena, Augereau, Serurier. Quella doveva richiamare l'attenzione di Beaulieau verso il lago di Garda; · questa profittare dell'inganno . ed attaccare Borghetto e Valeggio. Il g~nerale Rusca ebbe ordine di recarsi a Salò, con mezza brigata, per far credere a Beaulieu che i Francesi vo1~.vano giPar~ il lago e precludergli Ja · dtirala pel ~irolo. I fatti vòlsero a seconda de' desiderii di Buonaparte, quantµnque l'azione del 30 maggio non fosse stata così en~rgica e ben connessa come ino-eO"nose 'd .f o o e previ enti urono le disposizioni. L'armata austriaca battuta, si ritirò per le strade deJl'Adige nel Tirolo: salvo buona parte della sinistra , che a Goito non prese parte alla battaglia e a sera riparò in Mantova. « Ecco dunque gli Austdaci interamente espulsi dal- ~ l'Italia! l nostri avamposti sono sulle montagne deUa Germanià ». Due osservazioni ci rimangono a fare, prima di chiudere questo paragrafo. . Dopo la battaglia d i Lod i, il direttorio ideò dividere l'armata francese in due, una sotto gli o'rdini di Kellermann, l'altra sollo quelli di Buonapaqe. ·1a prima doveva operare per la sinistrn del Po, la seconda per la destra e marciàre su Roma e su Napoli. Non saranno mai lette abbastanza le due lettel'e che Buonaparle scrisse al direttorio ed all'amico Carnot intorno al danno del dividere l'armata in due, del creare continui impacci al generale, del pretepdere che d'ogni passo egli renda ~onto, del dargli e torgli truppe. « Val meglio un cat· t1vo generale che due buoni » (·1). <:iò per la divisione
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41 del comando. Riguardo alla spedizione peninsulare egli era di opinione che « tutti coloro i quali penetrassero nel fondo della pen·i sola sarebbero perduti » (1). Vi si recò, di poi, per discacciare g l'Inglesi da Livorno e per costringere il Papa alla pace; ma dopo che gli a vamposti francesi erano giunti sulle montagne della Germania, che la sua armata occupava la linea dell'Adige . e Mantova era assediala. Vi andò per disarmare i principi della riva destra de] Po, che non avP,va ancora assoggettati èo' suoi rapaci' trattamenti; ma ~l suo pensiero era rivolto al Lombard9-Veneto , anzi. oltrepassa-va le Alpi e sognava una campagna germanica. ll mondo apparliene agli uomini che hanno la testa chiara, il cuore vigoroso e la calma per aspettare il loro astro . Essi tendono a farsi centro di un sistema di movimenti , e finiscono per es~rcitare la forza di attrazione che il sole esercita verso ·i pianeti. Debbono con la perseveranza vincere le resistenze, ma ottengono certamente l'intento, per poco che le circosta.nz~ sian loro propizie. Tale yeritù si applica alle operaZLom militari. Prima che Buonaparte fosse posto a capo dell' armata d'Italia, che cosa era il teatro della guerra in questo paese? Un'umile appendice di quello renano e danubiano.- Le gesLe dei combattenti si potevan o paragonare a quegli episodi scenici, elle sp~sso distragO'Ono lo spettatore e più spesso lo annoiano. Alcune -~igliaia di Francesi s'intopparono in un macigno alpino, che in nessun modo voleva lasciarsi sormonlal'e. E' pareva che quanto più si sforzassero a spuntarla, e tanto più rinculassero; il che, per Francesi soprattutto, erà un supplizio"peggiore di quel di Sisifo. Quel macigno rapiva loro quelle doti militari che di e~si
{l) V. 120, 421.
f4} V. Commentari, pag. 476.
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42 LA TEOIUA DELLA GUERRA REALE fanno un popolo di guerrieri. Giunto Buonaparte, e trovato modo di superare l'ostacolo, i Francesi ritrovarono coll'uscire al largo quello slancio, che durante il regno . delle vecchie armi rese irresistibili i loro attacchi. E andarono di vittoria in vittoria, e i nomi dei villaggi e delle città in cui spiegarono il loro valore risuonarono per l'Europa tulla. li teatro d'Italia cominciò ad attirare tutti gli sguardi, e la piccola ar- • mala francese a diventare protagonista. Non v'ba dubbio: le cose per l';uomo sono in gran parte ciò che l'uomo le fa essere. Ma il giovane Buonaparte era troppo positivo per accontentarsi di semplici sguardi, e dei paroloni sapeva servirsi , ma senza credervi. Egli· voleva soldati, egli voleva richiamare a sè l'armata delle Alpi, egli voleva battere Beaulieu, per passare in Baviera, collegarsi con le armate del Reno, e marciare su Vienna. Buonaparte rivelavasi già come uomo che tutto vuol collegare a sè, e che avanzando ergesi. Così falta tendenza è forse la ragione psicologica del grande uso ch'ei fece della massa, del coordinamento dei corpi ad unità che vorremmo per antonomasia chiamare napoleonica. ~Ientr' era a Chemsco, il 29 aprile, seriveva a KelJermann (·1) di mandargli le lruppe di rinforzo per la valle della Stura, attraverso alla quale, come attraverso il colle di Tenda, aveva ristabilito le sue comunicazioni colla Francia: E mentre f\fa a Lodi, l'H maggio, fremeva per impazienza e intraueneva Carnot del suo favo rito disegno di operare colle armate del Reno. Non dubitiamo punto che nel suo segreto si lusingasse di potere avere il comando delle armate riunite; ma ciò non importa alla storia. Quello che importa pet· la chiara cognizione delle campagne d'Italia è che le ope(I) N. !71.
f196-97 1N lTALIA 43 razioni dell'armata d'Italia, nella vasta mente di Buonaparte, si riattaccavano con quelle dell.e altre armat~ francesi erano un mezzo per conseguire lo scopo d1 ' la imperiale monarchia austriaca, . abbattere e questo scopo non potevasi conseguire che nella valle <le~ Danubio. li ~eatro di guerra in ltalia aveva acquistato momentaneamente un forte, un soverchio rilievo, perchè il più grande generale fran cese s'era attaccato ad una gamba del colosso e lo sc1,.1ote:a e s'ado~erava a rovesciarlo·' ma r.he cosa non <l1vcrrebbe 11 teatro .da-. nubiano se il medesimo generale potesse con maggiori forze volgere direttamente i colpi con tro il petto, co~lr~ il cuore di quel colosso? Per intendere le operazioni di Duonap,arte in Italia, noi ·1706 e nel 1707, come alcune sue opinioni, è necessario mettersi nel punto di vista ora esposto, è necessario connettere il teatro d'Italia a' due poli, che si denominano Francia e Germania. Quella è la base, questa l'obbiettivo, l'alta Italia la tortuosa via di eomunicazionc. Non perdere le comunicazioni: con la Francia, serra1·si colla sinist~a alle Alpi, erano due scopi che Buonaparte voleva condurre in armonia con quello di battere le armate che occupavano l'It alia superiore. Pel'<lendo ~i vista CJ\1egli scopi, noi potremmo applicare a rovescio alla difesa del presente Regno d'Italià ciò che Buona parte f~ce nel 1796 e nel 1797 e ciò che scrisse aHora e po 1. APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL
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V. La seconda parte della guerra combattuta da Buonaparte in Italia ne\ 1796 e nel 1797 comprende, come si è dello , le operazioni che hanno per isco~o l' assedio ·di Mantova, la protezione del suo investimento,
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LA TEORIA DELI,A_ GUERUA UEAI,E
•1796-97 IN 'ITALIA 45 operazioni che ci accingiamo ad ~samin~re. ~I ge~e.rale Sauret, che aveva 3,000 uomim sotto 1 suoi ord1m, fu commessa la difesa della zona che stendesi da Salò:, sul lago cli Garda, al lago d'Iseo. In verità era1:o pochi codesti difensori; ma l'armata francese era ptccola, e non pare che a quel momento Buona parte fermasse il suo pensiero sulla possibilità' di un'invasione austriaca per le .valli del Chi~se, di Garza e Trompi_a, d_ire~ta ad occupar Brescia ed a togli:rgli le comum~a~1on1 _con Milan,>. Le truppr di Sauret. distendevans1 rnfalt1 da Salò a Gavardo ,· cioè tra il lago di Garda e il Chiese: formavano un semplice posto d'osservazione. li generale ~lassena, con '12,000 uom ini di fendeva lo spaz io compreso fra il lago di Gnrda e l'Adige, da Torri a llivalta_, e cos~ veniva a difendern la lint>a dell'Adige sino- a S. G1ovanm al sud di Verona. Questa divisione formava adunque l'ala sinistra della linea fran cese, ed era la parte più forte perché quella più esposta. Buoriaparte sapeva soltanto che gli A.ustriaci avevano gli avamposti ad Ala ed a Malcesine, e che ingrossa vano dietro la Brcn ta. Verona fu posta in istato di difesa, coll'artig)ieria trovata. in essa. Da S. Giovanni a Ronco, verso 11 confluente dell'Alpone coli' Adige, stava Oespinois con 5,,000 uomin_i;· e da Ronco a Castagoaro, al sud di Legnago, posto m istato di difesa, Augereau con 8000 uomini: il pl'imo formava il centro, il secondo la destra. Kilmaine con 2000 ·uomini di cavallei'ia e 42 pezzi di artiglieria leggera era a Valese, sulla strada Verona-Legnago: era questa una piccola riserva, pronta ad accorrere ove fosse necessario, ma più vicina a Verona che a Legnago. Oltre di ciò Serurier con ·10,~00 uomini strin~ geva ~1antov,a. I ponti di Ve:ona, ~1. Legnago e que11l che Buona parte in tendeva far g1 ttare dm rn petto la Chms~,. permettevano all'armata francese di passare dalla difensiva all'offensiva sulla sinistro.dell'Adige. « Noi siamo, • APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL
la disfatta delle nuove armate austriache, èhe discendon_o in ~ta_l_ia per liberar Mantova e riacquistare i perdutt dominn. La punta nell'Italia centrale, politicamente imporrante, mi litarmente ebbe un valore assai secondario. Ta_li operazioni accaddero nella zona compresa fra il Chiese e la Brenta; ma J'Ad iO'e fu la vera 0 linea di difesa dell'armata francese, fu 1' asse delle opernzionì e Verona il perno. Tirinsi da Verona alcuni raggi, che mettano capo a Mantova, Brescia, Trento, Bassano, Legongo e si avrà la tela, occupata nel mezzo -da quell'atlivo e veloce ragno, ch'era il generale Buonaparte. La linea dell'Adige fu da Buonaparte considerata, ed è effettivamente-, come la migliore per difendere la valle _del Po dalle invasioni austriache, provenienti dal Tirolo o dal Friuli, o dall'uno e dall'altro, cioè se?ond_o due diverse linee d'operazioni. Essa copre il Po rnfcrio~·e, pe1:chè non lo incontra perpendicolarmente come 1 fiumi che da ovest la precedono, ma gl i corre p_arallelamente. Coprendo il Po inferiore, copre medes1ma~~nte !'Italia peninsulare; ma può essere aggirata da un rnvas10ne procedente per le valli che sboccano ~n Lo_mbardi~- ad ovest del lago di Garda, la quale· rnvas10ne mrnaccia le comunicazioni con Brescia e l\lilan6, e potrebbe anche minacciar quelle con Cre~ona e _Piacenza. Dividesi in tre parti: la prima fra 11 lago d1 Garda e l'altipiano di Rivoli; la seconda fra Rivoli e Legnago; la terza da Legnacro itl mare. L'occupàzione di Peschiera e l'as~edio di Mantova perm isero a Buonaparte di oltrepassare la linea del ?tJin;io,_ e di stendere la propria armata su di quella del! Adige. Da una lettera, scritta al direllorio il 12 luglio,. quando era col quartier generale a Verona, 11 oi possrnmo scorgere qual era la distribuzione dell'armata francese nel momento immediatamente precedente alle
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J,A TEOJUA DELLA GUERRA REALE
scriveva il generale, da par~cchi giorni in osservazione in questa posizione. Malheur à celui qui calculera mal ! » (1}. · . Buonaparte distribul la sua armala. (tO in 415,000 uo·mini) in guisa che fosse pronta a rispondere a qualunque attaéco diretto contro la linea dell'Adige. Su di questa egl i aveva presso che 30,000 uomini, che in un giorno solo potevano riunirsi in una posizione centrale. Certo l'adunata su di una estremi Là della linea Rivoli-Legnago, e, ancora più, Salò-Legnago, non avrebbe potuta essere così sollecita da 1mpedi re ad un nemico numeroso ed audace di battere partitamente l'armata francese; ma che fare? Quando Napoleone comandò eserciti più numerosi, seppe distribuire le sue forze in modo da poter vigorosamente rispondere a qualsiasi evento e da poter dire.: guai a chi m'attacca, quand'anche calcoli bene! 'Mentre Buonaparte aspetta,·a un attacco per la sinistra e la destra dell'Adige, gli .,fostriaci sì apparecchiavano a farlo, non solamente per quella valle, ma anche per la valle del Chiese, ed anch~ movendo da Bassano. Il Governo austriaco tolse il vecchio Wurmser dall'arma!a del Reno e lo pose a capo di quella d'Italia, la quale, dopo avere avuto un rinforzo di 25,000 uomini, ascese a 60,000 combauenti. Alla fine di luglio una gran parte di q uesl' armata si avviò in tre colonne per le valli dell'Adige e del Chiese. Q_uasdanowich, che comandava quella di destra, for te di 18,001) a 20,000 uomini; doveva per la valle del Chiese dirigersi a Salò ed a Brescia; Melas discendere colla colonna centrale (Napoleon e dice 30,000} fra l'Adige e il Garda; Davidowich (12,000) per la sinistrad.ell'Adige. La colonna dì Melas era più numerosa di quella di Davidowich, { !) N. 755.
A·PPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL 1'796-97 IN ITALIA 47 ma meno fornita di artiglieria e di cavalleria, perché il terreno sulla destra dell'Adige è meno pra~icàbile da queste armi. Ma Davidowich, giunto a Dolce, doveva gittar.e un ponte sull'Adige, passare sull'altra sp0nda coll'artiglieria, la cavalleria e parte della fanteria, la.sciando i10 distaccamento sulla sinistra. Adunque le due colonne dell'Adige, respinti ì Francesi dalla Corona, dovevano forrnàrne una sola, la quale riunita suil'allipiano di Rivol i sotto il comando di Wurmser, -doveva marciare su Veron·a e procedere su Mantova, per sbloccarla. . . A prima vista par che si presentino a Buonaparte due masse: separate da catene di monti, dal lago di G~rda, e, allo sbocco in pianura, dal Mincio. Se contiamo pure la colonna che per Bassano, Vicenza e Montebello doveva minacciare Verona, e che Buonaparte disse di 8000 uomini (11} , -abbiamo tre masse operanti per tre linee. Ma tre masse è dir poco: La massa dell'Adige marciò divisa dal fiume, e poi si · riunì quasi tutta; ma quella del Chiese, per contrario, si ruppe in __tre colonne, una delle quali si diresse a Salò e due marciarono su Brescia. Per siffatto modo l'armatà austriaca non solamente marciò separata, il che era in parte 'inevitabile, ina anche dopo sbocèata in pianura si trovò rotta in frazi0ni divise dal Chiese, dal Mincio e dall'Adige . Nè alle masse si assegnò un solo ·obbiettivo, come a dire llfantova o meglio l'alto Mincio; ma tre obbiettivi: Verona, l\Iantova, Brescia e, occorrendo, be.n anche Piacenza. La divergenza degli obbiettivi aggra·vò i pe1·icoli della sepamzione, che la convergenza degli sforzi avrebbe attenuati. Buona.parte era col quartier generale a Castelnuovo, fra Peschiera e Verona, quando seppe, addì 29 luglio,
(4) Corr. N. 755.
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c~e le truppe della divisione Afassena erano state obbligate ad abb~ndonare l'importante posizione della Corona; che gh Austriaci erano entrati in Sai, d d 1 o, sorpren en o e. truppe di Sauret; e che ivi circondavano una casa ?~Ila quale era si gettato il generale Guyeu con 6?0 uo1~1m; ?he un'altra colonna si era impadronita d1 ~resc1a _e n aveva fatt? prigioniera la. guarnigione. Il piano dt Wurmser erasi svelato, ed il momento era vera~iente soleno~. Lasciamo la parola a Bùonaparte. Nel _rnp~orto _al . direttorio, che egli fece dopo 1n batt~g!1a d1 Cast1ghone, leggesi: « In questa difficile cond1z1one,_ percé da un numeroso esercito, che i suoi succ~ss1 dovevano rendere ardilo, io sentii che bisognava_ adottare un piano vasto. L'inimico, discendendo dal T1ro~o per Btescia e l'Adige, mi poneva nel mezzo. Se la ?1~a. ar_mata era troppo debole per far fronte alle due d1v!s10m dell'inimico, poteva però battere ciascuna dr esse separatamente; e, poichè mi trovavo in f1:a 1~ro, m'era po~s_i~ile, retrocedendo rapidamente, dr:vviluppar~ l_a ~1v1s10ne nemica discesa a Brescia, P. nderla prigioniera o batterla interamente e a· Jà rito:nare sul .lUin?io, attar.ca1· iWurmser ed o'bblig~rlo . a, ripassare ~el Tu~lo. ~la, per eseguire questo piano, eia necessano toghere m ventiquattr'ore l'assedio di Ma~~ov~, che era per cadere, abbandonare i quaranta pezzi d1 _c~nno~e c.he stavano in batteria, perchè non era poss~bile. d,.trenre per sei ore; era necessario ripassare . il Mmcao . . e non dare il tempo alle .d ue d"1viswm ne~JChe di. ravvicinarsi. La fortuna ha sorriso· a questo pi~no, e_ il_ CO{l'.lbattimento di .Pesenzano, i d~ie co:°~_att1ment1 d1 Salò, la battaglia di Lonato, quella di Cas-~tg.ione, ne sono gli effetti» (1). Ma 10 realtà le cose non si svolsero così chiaramente·
- - - - - - ----------- (4) V. N. 8.i2.
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e così bellamente. Il piano non fu concepito tutto d'un getto, e però l'esecuzione soggiacque a certi tenten~ namenti, che non permisero a Buonaparte di trovarsi con forze notevolmente. superiori sul campo dì Castiglione. Gli Austriaci, . egli dice nei Commentari, etano du_e e mezzo contro uno; ma se i tre corpi saranno att!).ccati separatamente da tulta l'armata francese, questa avrà sul campo cli battaglia il vantaggio del numero. Or gli Austriaci erano molto meno del doppio, e pure le forze si pareggiarono q.un.si a Castiglione, perchè 25,000 Francesi combattettero contro 23,000 Austriaci. Segno è questo che la moltiplicità degli attacchi, pericolosa per chi l'adotta, ha almeno il vantaggio di gettare n~ll'incertezza eziandio generali come Buonaparte. Se essa fosse stata segutta da rapidi movimenti co~vergenti verso un obbiettivo unico; anteriormente designato, avrebbe -potuto mettere Buona parte fra due fuokhi, e stringerlo nella sua posizione centrale. Nel menzionato rapporto al direttorio, Buonaparte dice che iL 30 luglio la divisione Massena ripassò il Minc io a Peschiera; quella di Augereau si recò a Ro. verbeJla ; Legnago P, Verona ·furono evacua te senza combattimento, l'assedio di Mantova venne toltO, e tutte le divisioni si misero in marcia.su Brescia. Esaminando gli ordini dati a' suoi luogotenenti, noi scorgiamo che l'idea di togliere l'assedio di Mantova, spunta come una possibilità sin dal 29, di viene matura il 30 e recasi interamente ad atto il 3,1 ( 1). Il ~9 scrisse al generale Serurier di rafforzare la guardia del ponte di ·$. Benedetto e di assicurarsi se il ponte sull' Oglio era in buono stato, e concluse così : « Se le vostre batterie possono, s_mascheratele subito, affine di ten1
(~) Leggansi gli ordini diretti a Serurier il 29, il 30 e il 31, cioè veggansi i N1 805, 8~i, srn della Corrispondenza. ANNO XXI, VOL. III.
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tare il forte, prima di essere forse ridotti a togliere ]'assedio». Qui rivelasi più la .te~a di esse·re costretti a toglierlo, che la predisposizione a farlo. Il 30 ordinò di fare imbarcare a Borgoforte, ' sul Po, · tutti i pezzi che servivano all'assedio di Mantova; ma alle truppe non d isse di marciare su Brescia. In quella vece egli ,iisse: « Se l' inimico si presentasse in forza domani l'altro, su di un punto qualunque della linea, saremrpo costretti a passare il Mincio a . l?ormigosa ed a Governolo (a valle di Mantova). La colonn11 che sta a Roverbella . lo passerà a Goito ... : .. Assicuratevi se il ponte di l\farcaria (sull'Oglio) è in buono slato, e nel caso contrario, fatl:llo 6parnre ». Quando a ciò connettiamo l'ordine dato, nel medesimo giorno, ad Augereau di prendere posizione a Castellaro, dietro la M.olinella, per coprir Mantova, noi: giungiamo alla conseg.uenza che il 30 egli credeva di doversi porre in un'attitudine difensiva, ·e s'apparecchiava, forse, a ritirarsi o sulla destra del Po, come è stato asserito in uno scritto attribuito ad Augereau, o dietro T Oglio per, Marca ria. E, ' prevedendo che l\fassena, nella sua marcia retrograda, non avrebbe forse po_tuto seguire la strada Desenzano-J3rescia, gli accenna va la possibilit,i',1, di servirsi di quella che per Castiglione e Ghedi mena a Orzinovi sull' Oglio·. .Cosi essendo, il movimento su Castelnuovo e Roverbella poteva finire con una ritirata sull'Oglio, e di qui a Cremona e Piacenza . In tal ca,so che sarebl,e. accaduto di Despinois e di Sauret, manda~ ad attacr,are Salò? Simili osservazioni noi facciamo unicamente per mostrare come le cqse andarono. Era naturale cpe, dopo gl' infausti combattimenti della Corona e di Salò, dopo l'occupazione di .Brescia, in mezzo a no.tizie contraddiuorie, Buonaparte fosse preda, per u~ giorno, di quella angosciosa i ncerLezza che le sue lellere non arrivano a nascon-
1796-97 IN ITALIA iH d ere. L'idea di togliere l'assedio di ~iantova era così radicale da richiedere ponderazione prima di attuada; ond'egli lasciò passare un g io rno, senza risolversi a toglierlo e ad avviare tutte le divisioni s11 Brescia, e senza appigliarsi al partito di richiamarle tulle attorno a ~fontova. Non [3 fuori di luogo il pensare ché sarebbe bastatu questa giornata d 'i ndecisione per cambiare l'an<l'a mento e l'esito delle operazioni, se Wurmser fosse slalo piu attivo e Quasdano·w ich si fosse diretto sull'alto ~lincio. La divisione Massena, che fo obbli. gata a ripiegare dinanzi a -Wurmset', si sarebbe trovata fra due fuochi . Anche ammettendo éfìe Sauret e Despinois avessero abbandonato Desenzano, ove erano .la sera del 30, e si fossero riuniti a Massena, i 'd ue generali austriaci conservavano una superiorità numerica tale da assicurar loro la viltoria. In tal caso Buo~ naparte avrebbe probabilmente risoluto di passare il , Po, ·o sarebbe stato costretto ad accettare battaglia dopo che là metà delle sue forze era stata sconfitta. Non avendo l'inimico operato con vigore e con tendenza a ricomporre la massa, gli svantaggi della separaz ione l'imasero interi, e .Buonaparte ne trasse partito. ll 31 fu definitivamente presa la risoluzione di togliere l'investimento d'i Mantova e di far convergere l'armata su Montechiaro, per attaccare Quasdanowich e ripig liare le perdute comunicazioni di M.ilano per Brescia (1). Leggendo g li ordini di Buonaparte si scoi·gono i fuIl'esti presentimenti che serpeggiavano nell'animo . del generale; il quale, non ostante ciò, studiavasi d' infondere coraggio negli, altri. . · Sauret doveva attaccare Salò e liberare ,Guyeu; Se· rurier far muovere parte delle sue truppe per Goito e col rimanente dirigersi a l\larcaria sull'Oglio; Kilmaine APPLICATA ALL'f CAMPAGNE DEL
.(~) V. N; 8H, 814, 815.
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altacca~e:l'i?imico a M~nt~ch!aro e Calcinato, per piombare dr poi su Brescia msieme a Sauret; Augereatr e M:assena dovevano concorrere a questo movimento· offensivo su l\fontechiaro, Lonato e Br'escia . . Nel giorno 31 Sauret riusci a libernre Guyeu; e Dalle.magne, ·dopo. un osti nato combattimento, occupò· Lo-, ~ato. Ess_endas1 Quasdanowich ritirato per Val Sabbia, • 1 Francesi potettero il 6 agosto entrare tranquillamente in Brescia. . L'abile manovra con 1~ quale Buona parte radunò· 30,000 Frangesi contro Quasdanowich, riuscì a· sfon- ' dare una _por~a ~h_e. questi lasciò aperta, a riprenderele comumcaz10m dll'etle con Milano ed a cambiare: interamente la fronte delle operazioni. Il 3 agosto Buonaparte ricompose l'ordine di battaofo1 dell'armata con un ordine del giorno emanalo da Bre-· scia (·I), e si propose di fare in.seguire Quasdanowich· dalle divisioni Sauret e Despinois (2), che insieme pot~vano formare 12,000 uomini, e di far· convergere il nmanente delle sue forze (26,000) contr:o Wurmser. La divisione Massena prese posizione a Lonato ed a Ponte S. Marco sul Chiese (3); Augereau ritornò a Montechiaro (,i:); Ki lmaine colla cavalleria ebbe l'ordine di far perlustrare il terreno a destra di l\lontechiaro, per riconoscere i movimenti che l'inimico avrebbe potuto fare dalla parte di Goito (5); a.Va lette con 1,800 uomini verme affidato il còm.pilo di difendere l'avanzata ed importante posizione di Castiglior:e delle Sti viere (6), che egli abban_donò così indegnamente la sera stessa del ~. (~) N. 8~2. (2) N. 823. (3) N. 842. (4) N. 842. (5) N. 824. (ti) N. 842.
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Il 3 accadde lo scontro di Lonato. La c9nfusione :avviluppò cosiftà.tlamente le. operazioni di questa fase .della campagna del· 1796 che Buona parte istesso non · sapeva, neanche quand_o dettava i suoi Commenta1·i a .Sant'Elena, contro quali truppe egli aveva combattuto a Lonato. Infatti egli credeva di avere avut:o di fronte le divisioni tutte del corpo di Wurmser, dove che in verità i\fossena cornballè fra Lonato e Ponte S. Marco con una colonna (Ocskai) del corpo di Quasdano~ ich, che aveva ripresa l'offensiva, e soltanto Augereau so.stenne ?- Castiglione un combauirnento contro le truppe della divisione Liptay, appartenente al corpo di Wurmser. La manovra tattica ·di Buonaparte. a Lonato fu la seguente: sfondare-il centro del nemico, che si disseminava e distendeva a destra per aprirsi le comunicazioni con .Salò ( 1). Gli Austriaci di Lonafo si ritirarono per De·senzano verso Salò, ove diedero nei Francesi di Sauret; .quelli di Castiglione su Solferino, .ove furono sostenuti da' rinforzi che Wurmser spedì loro da Goito. La ma.novra s~rategica non era adunque compiuta, poichè il 4 come il '.2 agosto perdurava la nec_essità di conti.nuare nell'opera di sbarazzarsi di Quasdanowich e di raccogliere la !llaggior parte delle forze con Lro Wurmser. Al pri mo _còmpito conlinu'll.rono ad essere destinate ·1e divisioni Sauret e .Despinois, e al secondo il rima~ , nente dell'nrrnata; ma con maggiore speranza che la _ divisione $erurier, o almeno parte di essa, avesse .potulo concorrere alla battaglia risolutiva. Questa accadde a Castiglione il 6 agosto e forse fu la prima della campagna in cui dalla parte frimeese si·cominéiò a disegnare una combinata manovra tattica, consistente .nel retrocedere per attieare l'inimico e così permettere .alla divisione Serurier, che veniva da Ma rcal'ià e s1 1
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(~) V. Commentari, voi. ·I , pag. 2m.
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dirigeva ~u Guidizzolo e Cavriana, di avvolgere l'ala sinistra di 'Wurrnser, che si appoggiava al monte Medolano, a sud-ovest di Solferino. Così accadde, sebbene soltanto l'avanguardia (Fiorella) di questa divisione.potesse prender parte v.lla manovra, la q'ual'e nella sua esecuzione ebbe an'che il pregio della razionale combinazione delle armi .e dell'appropriato uso del terreno. L'attacco della sinistra austriaca fu ben preparato dal fuoco di vèn ti pezzi di artiglieria (~Iarmont) e bene eseguito dai battaglioni di Verdier, che· presero il ridotto, mentre la cavalleria francese attaccava quella austriac~. Il rnomen.to per iniziare la.battaglia fa opportunamente scelto, perchè il tuonare del cannone di Fiorella fu il segnate dell'offensiva, a cui presero parte Augereau al ceptro, contro la torre di Solferino, e Massena a sinistra. Wurmser fu respinto ed obbligato a ripassare il Mincio ed a: geLtarsi ne1 ~irolo. La divergenza · delle linee d'invasione ' se&uìte dalo . l'armata austriaca, e più ancora la diver&enza derr]i obbiettivi, prepararono le s_con.fitte tocca~ a que~a armata; come la riunione delle forze in una massa centrale, che si trasportò successivaménte contro le masse eccentriche, preparò le vittorie francesi. La tatticà compì a Castiglion e quello che la strategia av_eva -app_arccchiato. L'abili tà di questa non potè riuscire a portare sul campo di battaglia una preponderanza numerica tale da conseguire la viLtoriamedia.nte il solo coefficiente del valore: ci volle puranche quello della razfonale manovra di grande tattica. e del conveniente impiego delle tre armi. Noi che sorrliamo in. . t, s1stere sulla eifrca.cia della strategia per apparecchiare la vittori~, dobbiamo d'altra. parte far rilevare l'import~nza della tattica per conseguirla. L'effetto ·prodottodalla tattica venne spesso trascurato dalla scuofa stra-
"796-97 IN ITALI.A 55 teaica creata dal generale Jomini, e si attribuì a.Ile combi~azioni strategiche un valore che di per sè non pos·sono a.vere. Là manovra centrale fece suoi anche i meriti che la tattica era:si conquistati col sudore e col · san&ue delle battaglie. A che sarebbe servita. la manov~a centrale, se i '.25,000 Francesi di Castiglione non fosse ro stati gli uomini che erano? Sarebbesi detto che Buonaparte avrebbe fatt9 molto meglio a non togliere l'assedio di Mantova, a raccogliere per contrario le sue divisioni · sul basso Minciu ed ivi accettare battaglia. Ma Buonaparte fece qu.ello che doveva, e spelta alla scienza di non trarre false o esagerate conseguenze dalla sua ragionevole manovra,. Noi, ahzi che condensare le deduzioni in r igide ed esclusive formale, lasciamo che esse scaturiscano spontaneamente pai fatti e dal raaionamento e s'imprimano nello spirito dello studioso °come una regola di condotta da seguire ·con intelligenza e con libertà. APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL
VI.
. Le operazioni di Buonaparte, che seguirono quelle ora esposte e si chiusero colle battaglie di Bassano e di S. Giorgio, ebbero un carall.ere proprio. ConLinu.ò il giuoco del battere partitamente i corpi avversar~; ma s'invase il paese nemico per linee convergenu, separa~e da naturali ostacoli, e si cambiò linea d'?perazione con un ardimento che soltanto 1~ fiducia jspirata dalle anteriori vittorie e la confidenza IO qt~elle future possono giustificare. La convergenza ' delle linee venne adoperata già nel primo periodo, cioè nelle / operazioni contro i Piemontesi a Montezemolo; ma
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LA TEORIA DELLA GUERRA REALE
non ebbe ·carattere si spiccato come nell'invasione del Tir~lo. I~ non desistere "dal tentare un colpo ardìto e r1solu.t1vo per soverchia cura delle proprie comuni:.. ·cazioni fu .virtù che Buonaparte rivelò al passaggio del _Po; ma che nella discesa di Val Sugana .pigliò forma tale da fare a molti riflettere se non vennero oltrepassati i limiti dell'istesso ardimento: certo questo · cresceya colle vittorie. . Le operaz~oni fra l'Adige e il Chiese, delle quali s'è discorso, ebbero il carattere della controffensiva verso l'armata che discendeva ne' piani del Lombardo-Veneto per liberar Mantova e togliere a' Francesi le comu_nic_azioni fra yerona e Mila.no per .Brescia; le oper_azwm. fra l'Adige e la Brenta, delie_ quali ora -parliamo, ebbero il carattere di una decisa offensiva dei France~i nel Tirolo; finirono pel' gravi tare anch'esse ver~o il centro d'attrazione delle manovre di questo · per10do: Mantova. Colle prime e colle seconde non · si i1:1p:dì agli Austriaci di rinforzar Mantova; ma s'impedì · d1 liberarla mediante la disfatta dei Francesi. · Mentre durava il riposo che tenne dietro alla battaglia di. Castiglione, Buonaparte volse di nuovo la men te alla favorita idea di una operazione combinata coll'.armat~ del Reno e 1\iosella. Ne sc1:isse il 26 agosto ~l d1retLor10·(1), ne sc6sse il 3·1 (2)_al generale 1\ioreaµ, i. quale comandava quell'armata, ch'era giunta sul Lech. Il 2 settembre, dicevagli, l'armata d'Italia marcerà su Trento;_se voi v'impadronite d'Ionsbruck, noi potremo comumcaree combinare le operazioni ulteriori. Wurmser dal canto suo, rifatta la sua piccola armata, pensa va scomporla un'altra voltn in corpi operanti per linee divergenti. Deliberò lasciare Davidowich con 21,000 a
ma
·(1) N. 921:i,.. 926. (2) N. 940.
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25,000 uomini a difesa del Tirolo; e con altrettant~ muovere per la valle della Brenta su Bassano e poi ·sull'Adige, a fine di ·cadere sulle comun_icazion.i dei J!'rancesi e liberar Mantova . E così presentava due masse a' colpi di Buonaparte. Ma la posizio~e delle divisioni francesi e. la natura del suolo costrinsero lo stesso Buonaparte a dividere la ·sua armata, in un momento nel quale Wurmser, es·sendo ancora a Trento, avrebbé potuto con forze superio ri batter~ panitam en-te le divisioni francesi operanti per linee lontane e separate, sebbene convergenti. La divisione Vaubois, di fatto, che aveva le sue truppe a Storo e Salò, ebbe ordine di recarsi il 3 settembre a , - Torbole, parte seguendo la valle di Ledro- e parte tragittando il Garda (11) _. A Torbo le adunque si dovevano riunire 9 i·n ·10,000 Francesi. Le due divisioni Massena e .\ugereau (22,000 uomini circa} ebbero ordint di rimontare la vane dell'Adige e la valle Pantena per marciare su Ala (2) e poi su Roveredo, ov'era il quartier generale di Davidowich, le cui divisioni erano accampate a S. Marco ed a Mori, colle avanguardie a Serravalle e al ponte di Cerea. La div isione Sahuguet venne lasciata al blocco di Mantova; ed al generale Kilmain e fu affidato il carico di difendere Verona e di ossérvare la linea del!' Adige ·da questa città a Legnago (3) . .Buonaparte credev.1 probabi le· che Wurmser intendesse muovere su Bassano per · proteggere · Trieste; e solamente possibile che si portasse su Verona o ·su Leg~ago, per pas~ar l'Adige e liberar Mantova. Bastano questi pochi cenni- per comprendere i pericoli' della manovra di Buonaparte, pericoli del rima(~) N. !!47. (2) N. 954. (3) N. 9M.
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APPLIGA!l'A AU.E CAMPAG-NE DEL
nente e;he lo stesso generaie ammise. Questo punto ci presenta l'opportunità di porre in luce un lato della teoria della grande guerra da noi propugnata. Napoleone, nelle osservazi·oni sull e sue campagne d'Italia, rispondendo ad alcune cri tiche fatte alle operazioni del settembre in Tirolo,. si esprime così: « Si è detto che la marcia della divisione 1\1assena JJ er la riva sinistra dell'Adige e della divisione Vaubois per la valle del Chiese nel settembre, ebbe gli ·stessi incomenienti di quella di Wurmser e di Quasdanowich, nell'agosto, poiché in entrambi i casi le colonne erano parimente separate dall'Adige, dal Mincio, dal lago di Garda edalle montagne . Cbdesta asserzione ,non è esatta . Anzi che essere simili, queste due marce furono inverse. Wurmser e Quasdanowich si separarono a Roveredo, · ov'erano riuniti, e marciarono secondo due direzioni che formano un angolo ottuso, di sorta che si allontanarono ogni giorno di più: al terzo giorno di marcia, l'uno era a ~reseia, l'altro a R~voti. Allora furono separati da due fiumi, dal lago e dalle montagne, nel momento in cui dovevano incontrare il nemico, entrare in azione e sboccare in pianura. Le due colonne francesi, per contral'io, prima di mellersi in movimento, erano l'una sull'Adige e l'altra a Brescia: esse marciarono seguendo gli stessi lati deli'angolo, ma verso iì vertice, di aorta che il terzo giorn,) giunsero l'una a Mori, l'altra a S. Marco. Esse si toccavano ed erano separate soltanto dall'Adige, sul quale avevano gittati due ponti;a Sefravalle e a Roveredo . Cosl fatte colonne furono s.emp re in comunicazione; e questa diventava più stretta é più facile secondo elle esse si avvicinavano al nemico, per modo che · all'ultimo momento potevano parlarsi. Le due colonne cli Wt.:rrnser uscivano dalle montagne per sboccare in pianura, dove che le.colonne francesi lasciavano la pianura per entrare nelle strette,
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in cui il numero era meno importante. Avendo entrambe il medesimo scopo, cioè quello di giungere a Trento, evidentemen te si aiutavano nella marcia, poichè giungevano su di un ristretto teatro. « se· è provato che queste du e operazioui non possono paragonarsi, se ne deve inferire che la marcia del generale francese sia conforme alle regole e senza pericolo? Non si può dire astrattamente che questa marcia fo.sse senza pericoli; ma ·ne aveva pochi. Se Vaubois non fosse partito da Brescia _e da Lodrone, a;rebbe dovcito ritornare su Poi per passarvi l'Ad ige; il che avreb be prodotto un ritardo di cinq ue giorni. Le divisioni Massena e Augereau erano già in colonna su di una sola strada, nelle strette. -dei monti; la di-visio11e Vaubois non avrebbe folio che aumentare l'ingombro» (1). . · Non si potrebbero far meglio scorgere le pro·prietà delle linee divergenti e quelle delle linee converg~nti. Le osservazioni di Napoleone costituiscono il migliore trattato scientifico della grande guerra. · .I due ·generi di linee hanno un ]alo ide nlieo ed uno divi;rso . Entràmbi incluclJno la separazi0ne delle forze; ma queste tendono nell'un caso a separarsi ,~iemag·giormente, nell'altro a congiungersi. Tanto le colonne francesi ascendenti le valli tirolesi, quanto quelle au;striache discendenti per le medesime, corsero il medesimo pericolo ·di essere battute partitamente, e per questo rispetto la osservazione critica ha il suo fondamento; ma le prime erano destinate a .superare subito lo stato di crise, mentre le seconde lo dovevano soppoi·tare per maggior tempo e in peggiori condizioni. Napoleone non negò il pericolo, ma lo reputò lieve. No n rispose espli·citamente alla interrogazione (~) Com;ientari. V<>!. ·1 ° pag. U9 e 430.
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se la marcia fos~e con(orme alle regole; ma disse che l~ divisione Vaubois sarebbe stata peggio che inutile, dannosa, se egli aves?e operato per una linea d'operazione. La principal~ regola a cui accenna Buon_aparte è chiaramente quella che prescrive ad un esercito di non avere che una sola linea d'operazione. Or bene, poiché coli' operare per una linea sarebbe stato violalo il principio della massa, non è egli chial'.O .che. que lla regola non può avere valore generale ed assoluto.? Nel cllso del!' jnvasione del Tirolo nel settembre 1796 le linee convergenti offrivano ma,miore . d' oo agio 1 operare a massa che non l'unica linea d'operazior.<e; esse erano adunque conformi al principio ed ·al la regola valevoli in casi . come quelli. I fatti si svolsero a seconda dei disegni del generale francese. !,a preveggenza nelle disposizioni Joo-·istiche, la precisione delle marce, l'abilità delle mano~re .tattiche, il valore dei_Francesi, gli errori dell'in imico neutralizzarono il pericolo inei·ente alla separazione ~elle forze, e moltiplicarono le buone proprietà -delle .lrnee convergenti. P'er queste la piccola massa di Vaubois e quella più~ grande procedenle . per la valle del!' Adige, potettero coopera re con mira bile accordo al conseguimenlo dell'unico ·obbiettivo,.. Il giorno 4.. eetlembre Massena e Vaubois forzarono i campi di .S. Marco e di ~lori, e rimontarono l'Adio-e le o seo·uendo o strade che costeggiano, le due rive. Quasi tendendosi la mano di sopra all'Adige mossei:o arditamente verso Trento .. I Francesi che ascendevano per'la riva sinistra e~trarono iµ Roveredo framm isti agli Austriaci, i quali ~1 raccolsero nella stretta di Caliano, per contrastare 11 passo alle truppe di Massena, e coprire Trento. Ne seguì un comµauimento, à cui Buonaparte diede il .nome di batlaglia di."Roveredo. Tale.fu pe' suoi effetti strategici. Bsso fu degno di ammirazione pel partilo 1
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che i Francesi seppero trarre dal terreno, e per· l'impiego razionale delle tre armi. Otto pezzi di artiglieria leggera, collocati su di un'altura a destra della strada, battettero la stretta con tiri obliqui; la fanteria leggera per la destra e 300 -cacciatori per la sinistra della strada, · presso l'Adige, apparècchiarono col fuoco sparso l'entrata in azione d'una colonna di tre mezze brignte, la quale avanzò per battaglioni a distanza serrata. L'inimico abbnndonò la posiz:one e la cavalleria lo inseguì. Il 5 l'armala francese entrò a Trento, e la sera del medesimo giorno l'a divisione Vaubois si spinse si~o all'Avisio, ne scacciò gli avanzi di Davidowich e vi si pose a campo. Augereau, che· colla sua divisione marcjav_a dietro a quel la di !Uassena, giunse ·a Roveredo (1 ). Giunto Buonaparte a Trento e saputo della partenza di Wurmser per Bassano, deliberò lasciare Vaubois sull'Avisio, contro Daviclowich, e discendere per la Valsugana col rimnnente delle sue forze, a fine di afferrare e batlere Wnrmser. Egli aveva abbandonato il pensiero di penetJ:are più addentro nel Tirolo, per tendere la mano a. ~!oreau, parenrlogli che la stagione non fosse prop1Z1a a. così fatta marcia e che il movim en'to di Wurmser s~ Ba~sano minacci~lsse il suo fianco e le sue spalle. · Ktlma_rne da Verona gli aveva fatto sapére nella notte d~l 5 al 6 che la divisione l\lezaros, vppartenen Le al corpo dr Wurmser, uveva passato la Brenta e marciava sull'Adige, probabilmente per attacca:re Verona. Poteva egli in tali con-d izioni avanza1:e nel Tirolo?· Avrebbe lasciato Verona e l\fantova in balia di Wurmser, comprome:;so Kilmaine e,Sahuguel. Inseguire velocemente Wurmser, arrestarlo, costringerlo ad accettare baÙaglia a Bassan_o, era il partito che spontaneamente si offrì alla mente· c·alcolatrice dell'audace giovane. La vittoria di Bassano, (1) V. Corrispondenza, N. 967 o Commentari, voi. ·1', pag. 23.f.
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.égli pensava, obbligherà le truppe di Da vidowich,' che sull'Avisio non superavano i 5,000 uomini, a rilirarsi per Brixen e Lienz (valle della Drava) nel Friuli e stabilirà per conseguenza le libere comunicazioni colla armata del Reno. e Mosella. Oltre di ciò, io gitterò Wurmser su TriesLe e m'impadronirò di questa impor6 da Trento > al direttorio I tante città. Cosi scrivevà il ' questo generale che guardava sempre di . là (1). Detto, fatto. Nel medesimo giorno 6, Buonaparte confidava a Vaubois il comando nel Tirolo, ordinava ad Augereau ed a Massena di portarsi a Levico, ed a Murat, comandante la cavalleria, di porsi colà in testa .alla divisione Augereau. Il giorno 7 l'avanguardia di quesla incontrò l'inimico a Primolano, segno ·evidén te che il contatto col corpo di Wurmser era stabilito e che operando con vigore si sarebbe raggiunto 'il grosso. Dopo il favorevole combattimento di Primolano, l'armata francese avanzò per la stretta della Brenta e 1'8 settembre a Solagna respinse l'avanguardia austriaca e avanti Bassano l'inLP-ra linea nernic?, che seco.ndo i Commentari di Napoleone era di 20,000 uomini. Gli Austrfoci, fatta una debolissima resistenza, sf ritirarono su Vicenza, per riµn irsi alla divisione. Mezaros, la quale dopo avere invanò tentato di fare un colpo di mano su Verona, erasi ripiegata su Moptebello. ·. · Le c'òmunicazioni di Wurmser con la base furono adunque perdute, perchè il generale austriaco ebbe il torto di pr_eferire nrezaros e Mantova alla ritirata sulla Pia,'.e , E per questo accadde ciò che Buonaparte scrisse al direttorio il 9 settembre: « Wurmser « voulait ~ous couper, ~t iÌ l'était lui-meme » (·t ). Così operando 11 generale Wurmser non salvò Mantova e (l i N. 968. (2) N. 978.
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p~rdè se stesso. Ma le com unicazioni di' Buonaparte erano esse sicure durante la sua manovra? Havvi chi lo nega e chiama temeraria e contraria alle r'egole l'o- · perazione del generale francese, perchè se Wurmser .si fosse impadron ito di Verona avrebbe tagliata la linea di ritirata dell'armata francese, la quale sarebbe rimasta avviluppata nelle ·strette del Tirolo. A questa osservazione Nnpoleone rispose; ma ·senza ·esaurire la possibilità e ~oncludendo il suo ragionamento in modo poco preciso. Fra le possibilità eravene una che egli trascurò. Wurmser avrebbe potuto non accettare la battaglia di Bassano, nè spingersi sino a Verona; ma, ricono-iunto alla divisione Mezaros, dar •battaglia in una . o posizione intermedi~ e vincerla. Che avrebbe fatto allora il generale Buonaparte? Le sue comunicazioni in pianura sarebbero andate perdute, così che non avd;bbç . potuto ricuperarle senza un errore dell'inimico o senza una rivincita; e le comunicazioni per la Valsugana non erano al certo quelle che in modo pronto e sicuro l'avrebbero ricongiunto colla base. Egl~ disse: « Ma, infine, supponete che Wurmser fosse ·giunto a Verona ed avesse passato l'Adige: l'armata francese aveva sempre una ritirata assicurata sul Chiese e su Brescia, tre giornate ' più addietro >>. Questa è la conclusione che a noi pare poco precisa e poco esalta. Ne' problemi della grande guerra Napoleone ci ha in~ segnate, a ragionare non mica in astratto, ma .in rappor:to aJlo sp·azio ed al tempo. Quando poteva Wurmser andare a Verona e quando Buonaparte ripigliare le comunìcazioni con Brescia'? L'operazione di B-uonaparte -comprende due momenti: marcia per la valle dell'Adige su Trènto; marcia pe-r Valsugana su Bassano. Nel primo momento poteva benissimo accadere che mentre Duo- naparte inizia va il. movimento per la valle dell'Adige, Wurmse.c avesse di già spinto innanzi quello per la
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valle della Brenta, e fosse sboccato a Bassano. Buonaparte non conosceva con esattezza-la distribuzione delle truppe di" Wurmser, né conosceva con certezza gl'intendimenti di questo generale. Comprendeva, prima di , part~re, che l'inimico da Bassano poteva fare un colpo di mano su Verona, ma non lo credeva probabile. Il suo disegno era cli an dare a Trento e c·olà prendere con-· siglio dalle circostanze. Òr supponiamo che giunto a Trento avesse saputo che il corpo di Wurmse'r aveva attaccato Verona, che cosa avrebbe .potuto fare egli? (1). O ritornare sui propri passi per la valle dell'Adige o discendere per la vallé del Chiese su Brescia. ·Nel primo caso, se Verona fosse caduta nel frattempo, egli avrebbe dovuto certamente combattere colle spalle al paese nemico; e nel secondo avrebbe potuto essere assai probabilmente prevenuto a Brescia dall'inimico, che manovravi). per.la corda Verona-Brescia. Tulta l'operazione di Buonaparte riposava adunque sulla forza di resistenza di Verona, che a quel tempo non era m_olta, e sulla persuasione che assai difficilmente il generale Wurmser avrebbe osato portarsi snll'Adige. Egli scrisse a Berthier che questa marcia sull'Adige per poi sbloccare nrantova sarebbe stata une sottise ed affermò che lè sue disposizioni eran0 combinate in guisa da far pen lire q uelJ'audace che osasse tanto (2) ; ma quali sieno state queste peculiari disposizi on i non apparisce chiaro dalla sua corrispon~enza, salvo che non si vogliano considerare come tali quelle concernenti la divisione Sahuguet, che egli stesso confessa avrebbe potuto essere écrasée,.e il corpo di Kilmaine, eh~ non raggiungeva i 3000 uomini (~) Buonaparte il 6-ora ancora a Trento, e la sera del 7 la divisione Atezaros attaccò Verona. Bastava che tutto il corpo di Wurmser avesse operato riunito o pronto per rendere attuabile la nostra supposizione. (2) N. 95_5.
•I796-97 IN l'l'ALIA 65 e doveva osservare l'Adige da Verona a Legnago, allora non fortificata:. Simili disposizioni, sufficienti contro la divisione Mezaros, non sarebbero stati tali contro il corpo di Wnrmser. Quello che piuttosto apparisce chiaramente ad un atLento lettore dei Commentari si é che un attacco di Mezaros presso lUantov13- e la ritirata ·di Wur.mser sulla Piave, dopo Bassano, poteva no << donner lteu à des changements de fortune» ('1). Pensiamo ora un po'se e:a scevro di pericoli il caso che abbiamo fatto! La fiducia nel valore della propria armata e la cognizione del modo poco atlivo e poco risolutivo con cui _ope:ava ~urmser formano la v,~ra causa e la migliore g1ust1ficaz10ne delfinvasione del Tirolo. Quando Wurmser saprà_che io avanzo nel Tirolo, non penserà che a coprir Vienna o Trieste; e se no, lo ballo. Questo ci pare il vero conlenuto dei ragionamenti di Buonaparte. Nel secondo momento dell'operazione, Buonaparte lasci ò Vaubois contro Davidowich e si diede ad inseguire Wurmser. Neanche qui possiamo. trovare s~curezza delle comunicazioni, se ammettiamo la pm lieve possibilità di una sconfitta. Se a Bassano si .rosse trovata la divisione Mezaros, e Wurmser avesse riportato una vittoria Buonaparte sat·ebbe stato cos tretto a rifare Ja via 'della Brenta. Egli aveva lasciato Vrrnbois -a guardia del Tirolo, ma ne aveva i~debolita la divi.sione col toalierle tutti i granatieri delle diverse mezze brigate. Non ~ra impossibile che Davidowich, il quale er_asi ri tirato a !Seumarkt rafforzato da altre trnppe austriache, avesse presa l'off~nsiva, e, respinte le truppe d~Vaubois dall'Avisio, avesse rioccupato Trento. Non abbiamo alcun dato per sapere se Buonaparte conoscesse la vera distribuzione delle forze austriache nel Tirolo e nel Voralberg, e se nel movimento per la Valsugana egli facesse APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL
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(~) V. Osservazione Ill, § 5°. ANNO XXI, VOL, Ili.
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ass<'gnamen to su ll'assoluta impossibilità della rioccup~~i?ne di T:ento da parte dell'inimico. Forse la possibiltta non esisteva di fotto; ma non appare ch'egli ne avesse In certezza. Osservisi a questo proposiro che fra J~ tru ppe post~ sot to gli ordini di Davidowich, que lledi Graffen e d1 Lnudon, le qual i ascendevano a 7 000 uomini, non presero parLe a' fott i d'armi; di guisa 'che non si poteva a priori escludere la possibilità che dalle valli occiclen tali ùel Tirolo ven issero a rn[orza rc Davidowieh. lluonaparte adunqne, balluto a Bassan o, avrebbe potuto trovarsi fra gli Austriaci di Wurmser che l'incalzavano e quelli di Da.vidowich che gli sbarravan o la via. Fo rse sarebbe passato sul co rpo di costoro: . ma certo nessuno D.Vf'ebbe negato che le sue comunicazioni furono compromesse. Le comunicazioni ùiconsi esp oste sempre che esiste, la po:.sibi lità di vedersele da ll'inimico seriiJmcntc minacciare ed occupare. Ciò posto, è ir:npossibile il negare c?e m?ILc operazion i di Napoleone non potrehbero vivere 111 pace col noto prec·ello concernente le cor~10n icazion i; ma ciò non toglie loro il carattere della rag1oncvolezza. Buon11pa r1e dice: << Un'operazione di tale nat11r~ può essere meditata da pri ma. e concepita t~tta pel' inlc.l'O; ma la sua eseeuzione è progressiva e, s1. trova autorizza lo dagli avve11imemi che accadono orrn i o g1qr~o » {I). Questa, e non altra, è la loro ,·era giustifica~1one . _Es~e cadono sotto l'imperio del principio della.· forza, e c1 d1mos trnno che nel la gucrm reale s i eakola, ~ulle gra_nù i prulrnbi li tà e con ardire si sprezzano le rndeterrn1 nate possibilità. . Dopo la sconfiua di Bassnno WurmsPr si ritirò su Vicenza, si riurrr nlla divi:;ionc Mc7.llros,, e non pnlcndo passar l'Adige nè a Verona 11è' nd Albaredo, si diresse (1) V. Commc11ta1·i. Voi. 4•, p~g. 431.
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a lla volta di Legnago, che i Francesi abbandonarono senza rompere il pon te: Cosi potè passa re su ll'altra rivo.,, e per Cerea, Sanguinetto, Nogara e Villimpenta giungere a Mantova, sempre inseguito dalle divisioni Massena e Augereau, e qualche vo lta costretto ad aprirsi la via colle arm i. La perùi1a de ll u ba ttaglia di S. Giorgio lo ridusse a rinchiudersi nel Serraglio, e l'esito di alcuni combattimenti lo rinchiuse addirittura. nella piazza, ove rimase bloccato. Bu,rnaparte, dal ennlo suo, spiegò rara allivi t_à nell'inseguime n10. Alle diYisioni Massena e Augereau fece seguire da prima le linee divc1·genti 8assano-Vicenza e Bassano-Padova, per intercellare le due vie di scampo che Wurmser avrebbe potuto pre ndere, nel caso che avesse deliberato di riguadagnare la Brenfa per ritidi Wurmrarsi sulla Piave. Avuto contezza del passarrrrio oo ser per LcgnagJ le fece convergere su Ronco e Legnago, sperando di po tere con una dell e due, quella di Masscna, precedere Wurmser alla Molinella cd avvilupparlo. Non vi riuscì. Soltanto l'avnnguarclin della divisione Massena. potè prenùere parte al comballimento di Cerea. Del resto ai co mbot1i rne nti di Villi mpenta e Du e castelli pa rteciparono le truppe di S11h11guet e cli Kilmaine. E cosi Buonaparte, che mirava al Danubio e a Trieste. fu dalla forza · delle cose attratto di nuovo sotto le mura di Mantova.
vrr. Nel no,·embre del medesimo anno altro tentativo degli Austriaci per sbloccare Man 1ora, nitri e più gravi pericoli pei Francesi, altra vittoria di Uuonaparte, ollenula colla medesima mnn ovra stralegica e s,lprattutto coll'oppor- · luna sceha ùel terreno tallico. La storia comincia a di·
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ventare monoton a; e però c'induce a studiare il passo. Il govern o austriaco racc.;o]se due armate o due t:orpi che si voglia, l'uno nel Friuli sotto gli ordini di Alvinzi , l'altro nel Tirolo sotto quelli di Davidowich, e diede loro il mandato di procedere alla liberazionedi!Uantova. L'ini zialiva fu presa questa volta dagli Austriaci e non mica per linee divergenti, come la prima volta, ma per linee convergenti aventi uni co obbiettivo. I due corpi vennero· direui su Verona, che era il perno dell'armata francese e che doveva essere il primo obbiellivo dell'armata austriaca, la quale doveva poi marciare di là al conseguimento dell'obbiettivo finale: Mantova . Il piano fu biasimato da Napoleone, perchè fondato su due linee di operazioni lontane e separate da terreno malagevole e privo di comunicazioni appunto quando i due corpi avrebbero dovuto trovarne maggiori e più facili, cioè fra Caldiero e Rivoli; ond'egli opinava che Alvinzi avrebbe dovuto far venfre Davidowich per Trento a Bassano e marciare sull'Adige con tu'tta l'armata raccolla. Nessuno potrebbe negare la verità di quest'osservazione; ma giova a vvertire benancheche ciascuno dei due corpi austriaci era numericamente molto superiore alla frazione dell'armala francese che gli slava di fronte; per il che la vittori a avrebbe potuto sorridere agli Auslriaci, non ostante le due linee d'operazioni, se oltre alla superiorità dèlle masse avessero avuto quella tecnica e morale, e se codeste masse avessero potuto essere comandate da uomini come Buonap,irle, 31assena, ecc. Così non esseudo, era mestieri non appagarsi di una discreta superiorità numerica; ma bisognava compensare il difetto degli elementi tecnici e morali con una grande maggioranza n nmcrica. La marcia oll'ensiva eseguita con tutte le forze riunite avrebbe certamente servito a ciò, come osserva Napoleone. Buonaparte aveva minor massa e maggior forza. Egli
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seppe dirigerla con la manovra, e le ~rupp? seppero m~l. tiplicarla co!'valore. Questo se non f~ pa_r1 a ~ue_llo spiegato dalle falangi di :\1illesimo,di Lodi, d1 Cast1gh?ne (1), fu suf6ciente per con seguire lo scopo; sn non dts~r?sse appieno l'armata di Alvinzi, salvò almeno la pos1z10ne dei Francesi in llalia. E non fu poco, dopo che Buonaparle istesso la reputò così pericolosa ,<la ~c;i vere .il 13 novembre al direttorio: <d!Ionarne est decluree; mais ma conscience esL en repos. Des secours, des secours l mais il ne faut pas s'en fai1·e un jeu; il faut, non de l'effectif, mais du présent sous les armes » (2). La manovra_straterrica di Buonaparte fu quella che al lettore è ornai nota: )asciare una piccola massa contro la minore delle due fra1:ioni , in cui dividesi l'armata nemica, e dit'igere la principale massa contro la maggior. frazione, per battere questa e poi corre re a quella. La piccola massa e~·a formata dalla divisione Yaubois, che Napoleone nei Commentari fa ascendere a •t2,000 uomini. Que11e truppe difendevano la li nea dell' Avisio e coprivano Trento di fronte al corpo di Davidowich, che ascendeva a 20,?0_0 uomini. La principale massa era co mposta dalle d1v1sioni :Uassena e Augereau e dalla riserva di cavalleria e non oltrepassava i 18,000. Verona era il su_o pe~·n~ di manovra; arrestare e battere il corpo d1 Alv1? z1 (30,000 almeno) il suo scopo . Sul t~atro _straleg1co 30 000 Francesi dovevano manovrare rn gmsa da bat. te;e 50,000 Austriaci. Era cosa assai malagevole, che non riuscì e non poteva ri.uscire appieno , e che corse e doveva correre pericolo cli fallire. Buona parte cominciò col difendersi attaccando. V_au~ bo·is attaccò il 1° novembre le posizioni degli Austriaci sull'Avisio, e Buonaparte avviò il generale ~Iassena a 1
(i) Così Buonaparte scrisse al direttorio. V. N. H96, (.!) N. H~.
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Bassano con l'ordin e di ritirarsi a Vicenza non sl tosto che Alvin~i avesse pas~a ~o. fa Piave. li 3 Buonaparte m~_sse da 1 erona colla d1VJs1one Augercau, e, riunitosi a V1_ce~za colla divisione ~lassena, marciò all'incon tro di Alvrnz1, che aveva passata la Brenta. « Il fallait élonner com ?1e la ~oudrc, et balayer, dès son premier pas, J'cnnem1 » s?r1~sc Buonaparte al direttorio (·1). Lo scon tro ac?adde il g1orn~ sulla riva destra della Brenta, e pro-· p~1amente avanti I arco che forma la Brenta dalla strada Y1cenza-t:illadella a Bassano . Gli Austri aci furono rigellati sulla sinistl'a riva deila Brenta; ma i Francesi n?n. p_ot~~tero occupare Bassano. Buona parte pensava d1 np1?l1are la partila all'iudomoni, quando seppe che V_a~bo_is era s~a~o costretto ad obbandonorc le sue ·pos1z1om ed a r1p1egnre su Calia no, le cui comunicazioni con Veronu erano minacciate da un mov imento arrgirante per la riva destra, eseguito da Lanùon . La r~sistenza incon trata sulla Breuta e il tim ore di perdere Verona, nel caso clie egli si foss e ostinato a combattere contro .Alvinzi, gli fecero mu tar diseuno e lo ino d usser? a. ritornare _a _V,e rona. Egli ci ba fallo sapere che « 1I drnegn_o prnrnt1vo del general e in capo era stato questo: gitta to Alvinzi di là dalla Piave, rimoncare le s_trett~ della Bl'cnta e tagliare le comunicazioni di Dav1dow1ch ». Sarebbe stata uqa marcia inversa a quella che fece ~~r !a Valsugana ed un'operazione apparentemente p1u auda ce, perchè invece di procedere verso lo sbocco uella valle sarebbe andato a serrarsi nei monti, ma so.stanzia!mente meno auda ce, perché l'avrebbe cseg?1ta dopo battuta e respinta la principale armata nemica. Non ostance ciò, anch'essa - sarebbe stata pericolosa, perchè nelle strette dei monti il numero viene neutralizzalo e il genio della grande guerra:
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_non ba campo per fo1· valere la sua potenza. Era possibile e diremo anche probabile la catastrofe di Bavidowicb; m;j se qnesti avesse trova,to modo di riesistere e Alvinzi di ripigliare l'oflensiva, sarebbe stato a..nche possibile di vedere Duonapo.rle stre tto fra due nemici. Ritornato Buonaparle o. Verona e veduco che Yaubois ave.va preso una posizione sicura a Rivoli ed alla C0rona, volse la mente a difendel'e attivamente Verona contro il corpo di Alvinii; e però risolvè di occupare .Caldiero. Ma il colpo fafll, e il braccio che vibrollo rim ase prostrato. ll generale mandò dal fondo delJ' Italia, com'egli disse, un lamento pieno di sconforto. « Peut-fatre l'heure du brn.ve Augereau, de l'intrépide :Uasséna, de Berthier, la mienne est préte à sonner 1>. Il suo ingegno e il suo coraggio superarono la dura prova. Alvinzi avvicino.vasi a Verona con l'intento di riunirsi a J)avidowi ch. Come il generale francese n'ebbe contezza, panì di nottetempo da Verono, discese per la destra sponda dell'Adige sino a Ronco, e qui lo passò su di un ponte di battelli. « Io sperava giungere nel mattino a Villanova e di là prendere i parchi di arliglieria del nemico, i suoi bagagli , ed attaccare l'armata nemica in fianco ed alle spalle» (·I). Per due giorni si comballette nel ristretto spazio paludoso fr:a l'Adige e l'Alpone, e nel terzo in pianura di là dall'Alpone, colla sinistra ad Arcole e la destra in direzione di Legnago. Non è nosll'O 'cò mpilo discorrere di codesti cornbauimenli. Quello che dobbiamo osservare e che non possiamo non am mirare è il continuo studio iii Buonaparle per eseguire la sua manovra centrale, in ~uisa da poter battere Alvinzi senza esporre Verona ·e le proprie comunicazioni ai colpi di Davidowich. Jl
72 LA TEORIA DELLA GUERRA REALE risultato della prima giornata di combattimento fu l'evacuazione di Caldiero da parte degli Austriaci e Ja presa d' Arcole da parte dei Francesi; ma Buonaparte, saputo che Davidowich aveva occupato Rivoli e che Vaubois erasi rip.iegato su Bussolengo, deliberò di abbandonare Arcole e di accorrere a sostenere Vaubois. ,cominciò ad atluare i! suo proposito, quando seppe, alle ore ,i. antimeridiane, che Vaubois era sempre a Bussolengo e che Davidowich non osava avanzarsi. Sm ise allora il pensiero di marciare su Verona eriprese l'offensiva contro Alvinzi. Altro buon successo, -altro ritorno sulla destra del!' Adige, per essere pronto a sostenere Vaubois. In.fine la manovra si dispiega, e dopo aver battuto Alvinzi in pianura, corse a Verona per battere Davidowich, il quale ·aveva respinto Vaubois su Castelnuovo. l\fossena obbligò l'inimico a ripiegare e l'attaccò a Frivoli.
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L'altipiano di Rivoli doveva essere, nel gennaio del 1797, teatro di una pugna ben altrimenti seria e risolutiva. Le battaglie di Rivoli e della Favorita determinarono la caduta di liantova, e chiusero così il second.o periodo delle campagne, che stiamo esaminando, quello contrassegnato da' tentativi delle armate austriache per sbloccare Mantova e discacciare i Francesi dai ,piani lombardo-veneti, -e dalla controffensiva di. Buonaparte per battere partitamente le armate nemiche ed ottenere la resa di Màntova. Dicemmo, e ripetiamo, che la storia si fa monotona ; per il che giova formarsi soltan to a toccare di quei fatti che ci forniscono argo-
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APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL 1796-97 IN ITALIA 73 mento ad osservazioni nuove o almeno a corroborare quelle di già esposte. La storia diventa monotona, ma non perciò scema il suo splendore. Per contrario , con lo svo lgersi dei fatti, il colpo d'occhio di Buonaparte si fa più sicuro, le sue disposizioni logistiche diventano pi(! chiare e più se.mplici, le risoluzioni tattiche più pronte e più terril?ili. La sicurezza del giudizio, la chiarezza della preparazione, la velocità delle marce, il vigore dell'urto furono qualità che non mai fecero difetto nelle operazioni cli Buonaparte, esam inate sinora; ma ciò non toglie che l'esperienza poteva accrescerle, e le accrebbe di fatto. Chi ha la pazienza di studiare la Corri·spor:denza, eracurne per cogliere ìn questo e quel periodo i processi mentali di Bllonaparte, non può negare il cammino che quel sovrano ingegno fece da Castiglione a Rivoli. Le operazion i di questo secondo periodo non si potevano chiudere in mod·o più luminoso. Buonaparte non ebbe .che un solo.- momènto d'incertezza; ma questa non fu figlia o di confusione della mente o di sgomento del cuore. Fu effetto, anzi, della prudenza del genio; il quale assai di rado si risolve a-prio1·i, ma spesso attende calmo le informazioni necessarie, per integrarle in un giudizio concreto sulla situazione. Al veloce calcolo analitico e sinteti::;o, segue rapida l'azione determinata e vigorosa. In verità , lo stratego fornito d'ingegno positivo non fa mai giudizi a-priori, nel senso stretto della parola. Il suo giudizio è sempre provocato da falli relativi al terreno e agli eserciti; ma noi .li sogliamo chiamare a-priori o a-posteriori·, secondo che sono determinati da previsioni o da informazioni prossime all'atto del risolversi . Anche quelle previsioni risultano da cognizioni di fatti, elaborati e connessi dal cervello; rna manca loro il riscontro più immediato delle informazioni intorno agli atti del
7'4 LA IJ'E0RIA BEU,A Gl!J,En;aA 'IllEA,LE nemico . Attendere queste, prima di rrsolversi, non parrà superfluo ai più alli ingegni; c0me il risolversi, dQpo averle oltenule, non iscemerà va lore all'ingeg-no. Esse son.o $pesso contraddittorie e sempre incleterminale. .Saperne trarre fuori un gi udizio nello e vero è opera c.Soltanlo degl'ingegni sintetici come fu quello d.i Buonaparte. 1.-a difficoltà di prendere, nel mezzo ostile, trna risoluzione pronta e ragionevole apparirà tanto più manifesta quanto più si rifletta alla pertinacia con cui gli Austriaci ripetevano una manovra che era stata per essi eòsì funesta. I fatti, le lezioni dell'esperienza, l'eloq:.ienza delle sconfitte, tullo riuscì inefficace a ·trar:Ii fuori da un cauj vo sistema di guerra. L'a-poster·iori non potè farsi valere neanche nel silenzio del gabinetto , in cui Lranquillame-nte si preparavano e distillavano i piani strategici. Nel gennaio del ,t 797 ritotinarono a'soliti atlacchi multipli, a' quali Buonapart.e contrappose la solita manovr.a centrale, col me~esimo buon successo. Gli Austriaci divisero la loro armata in dùe corpi, l'uno de'quali av-ev:a il suo -quartier generale a 'Roveredo, l'altro a Padova. Il primo, sotto la direzione di Alviazi , doveva operare pel paese -fra l'A.dige e il ,Garda; ·jl secondo, ,sotto la direzione di Provera, verso il basso Adige . Mantova era l'obbiettivo di questi due corpi operanti con indipendenza. La loro forza cbmplessi.va era di 60,000 uomini; ma divisi in due masse irnpa r.i, ·cioè una grande ed una piccola, nel che scorgiamo ·una con.dizione vantaggiosa. Se non che dobb iamo subito disapprovare che la pr_incipale massa, quella condoua da Alvinzi, fosse obbligata ad operare sul terreo·<> più difficile, e che la massa second_aria fosse scom·posta in due di-visioni, aventi due diversi obbiettivi immediati. Difalli il corpo di 'Provera, che non superal\i'a
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uomini, .venne scompartito in due divisioni, una delle quali (B:ljalic) fu diretta verso Verona, mentre· l'allra (Provera) mosse verso Legnago. Se a questa separazione di forze, noi aggiung iamo que~la _pro?ottà. dal la marcia offensiva da Roveredo a Rivoli, siamo costretti a riconoscere nel piano austriaco i germi delle sconfitte di Rivoli e della Favorita. Questa marcia offensiva doveva essere e fu eseguita iµ sei colonne, una delle guaii discesr, per la . sinistra de_ll' ~dige e cinq~; · discesero per la destra, ma per valli d.JVerse e senz~ che ciascuna colonna fosse composta con tulle le armi, combattenti. L'artiglieria e la cavalleria furono aggregate ad una delle colonne, a _quella che, dopo essere·/ discesa per la sinistra dell'Adige, passò questo fiume· a Dolce, e, filàndo lungo il piede del morite ~lagnone, . si diresse su Incanale e .l'osteria della Dogana. Lo spian"ato di Ili voli era il sito da conquistare, per effe ttuare· la riunione delle colonne cen trnlì. Delle due estrem e colonne, quella di Wukassowich fu avviata verso Ce~ raino ed ebbe il mandato di spedire distaccamentr su'monti Lessini, per collegarsi colle truppe di Bajalic; e quella di Lu signano, <;Ostrella a~ abbànd~na!·e la cresta del monte Baldo ed a seguire. le valh ù1 Lu--mini e del Tasso, doveva riuscire per necessi tà alle ' spalle della posizione di Rivoli . E così a~biamo colonne separate dall'Adige, è quelle operanti per la dP-slra del fiume, separate dal monte Magnone e dal monte Baldo; o in altri termini marcianti fra l'Adi~e e ìl monte Magnone, fra monte Magnone e monte Baldo, fra monteBaldo e il lago di Garda . . . L'armata: francese, al principio di genna10, era distesa dalla Corona e da Salò a Mantova ed a Legnngo. ia sua forza complessiva era di 46,700 uomini, distribuita così: Bivisiane Jouben (10,000) presso Rivoli; divisione
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APPLlCATA ALLE CAMPAGNE DEL
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Massena (9,000) a Verona; divisione Sernrier (10,000) .bloccava l\!antov~; divisione Augereuu (9,000) a Legnàgo e dmtor01; Rey (4,000) a Desenzano · Victor (riserva di 2,000) a Goilo; Dugua con la ri~erva di cavalleria (700) a Vìllafranca; Lannes (2,000) a Bologna ('I). Buonaparte era a Bologna quando seppe del movi~ent~ degli Austriaci su Padova. Rapido ritornò· al quar_lt~r ?enerale di Roverbella, per·dare le prime dispostzton1. Roverbella, meglio di Verona, servì a Buo·naparte nel prin:io mome~to delle operazioni , quasi come oss~rvatorw strategico. Da quel punto centrale ~ra Peschiera e . Mantova e?Ii poteva dominar meglio 11 teatro strategico, ed avvwre la massa delle sue for7.e o verso il basso Adige o verso Rivoli, secondo che il princ ipale attacco degli Austriaci si sarebbe spieo-ato o secondo l'una o ~ec~ndo l'altra direzione. Contrapp~rre la massa nIle fraz1om poteva essere un'idea fissa; ma la scelta della frnzione da bauere prima, doveva dipen.dere dalle circostanze. Avendo Buonaparte divisato rivo]o-ersi prima contro ·11 corpo austriaco a cui era commesso o il principale attacco,. la difficoltà stava nel conoscere con precisione se questo corpo fosse quello di Alvinzi o quello di Provera. Il generale francese cominciò col credere ché l'attacco principale dovesse accadere verso Leo·nao·o e Mantova: Egli_ ~restava all'inimico il disegno più r~ziò.nale. G~1 ~rdm1 emanati da Roverbella, il ,J 2 gennaio, furon0 1sp1rati al concetto di un movimento di concen t'.ame~ l? verso Legnago. Il generale Victor farà , una ricognizione lungo la linea della Mo li nella « per conoscere quell o che si doVl'à fare, affine di impedire ad f l ) CLAUSEWITZ:
Der Feldzug von 1796, in ltalien - § 6i.
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una colonna nemica, che forzasse l'Adige, di penetrare in l\Iantova » (1). Il generale l\lassena si terrà pronto a portarsi a Legnago, ove dovrà passare l'Adige per altaccare l'inimico (2}. Dugua si recherà a Legnago, ed osserverà i mqvimenti del nemico da Legnago a Badia (3). Augereau, come s'è detto, era dì già a Legnago, con. l'avanguardia a :Sevilacqua. Il generale Hey moverà da Desenzano su Valeggio, ove riceverà ordini (4). Dalla lettera inviata al generale Augereau, per ordine di Buonaparte, chiaramen te scorgesi il concetto strategico dominante gli anzi detti movimenti logisti ci. Il concetto era questo: sboccare offensivamente da Legnago , con forze notevoli, mentre JouberL difenderà le posizioni che occupa con ,t 0,000 uomini. l\la - e su di ciò richiamiamo l'attenzione di coloro che studiano davvero · l'arte della guerra - nel tempo istesso ch e Buonaparte dava le disposizioni preliminari per attuare il suo concetto, non perdeva di vista la possibilità che l'attacco pril}cipale si smascherasse fra·l'Adige e il Garda . Egli si forma va un suo concetto della situaz ione; ma non ne rimaneva vittima. Questo è il · carattere deg\' ingegni di prim'ordine, e questa è la condizione per operare opporlunamente, e per riuscire. Nella citata lettera al generale Augereau, che sarà stata dettala dal Berthier, troviamo già questo periodo: «Il generale in capo, per dare gli ordini di partenza al generale Mas_senu, non attende che il ritorno di un aiutante di campo inviato a Salò » (5). Ma il modo di fare del ge(1) (i} (3) (4} (5)
N. N. N. N. N.
H70. rnR ~ 372. ~ 374. ~373.
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78 LA TEOUIA DELLA GUERRA BEALE nerale Buonaparte apparisce manife-,to nella lettera diretta a Joubert il 13. Egli vuol sapere, colla maggior sollec itudine, quanta sia la potenzo dell'attacco direlto ccmtro di lui. <1. È assai necessario ch'io sappia se l'attacco dir.etto contro di voi è reale, è uguale o superiore alle vostre forze, o é un attacco secondario fotto pèr distrarre l'attenzione ». Questo era un dato veramente necessario per condurre il suo calcolo di probabilità ad un risultato che si fosse approssimato al vero, e per determinare' una risoluzione giusta e feconda di buoni successi. Sàputo che Jouhert era auac~ato da forze prevalenti, che era in procinto di vedersi aggirato dalle colonne di Alvinzi, le quali miravano a Rivoli; che per tanto era stato obbligato a ripiegare pe.r occupare l'altipiano di Rivoli, chiave della posizione;. saputo, in somma, che l'attacco contro Joubert erà quello principale, BuonaparLe rivolse tutto il suo pensiero a dare le opportune disposizioni per sostenere Joubert e ricacciare indietro gli Austriaci. Se prima la sinistra (Jouber.t) doveva tener fermo difensivamente, mentre la destra operava offensivamente a massa, ora dovrà seguirsi un sistema contrario: la destru (Seru rier) dovrà resistere, mentre.la sinistra farà l'uflìcio di alarisolutiva. Ecco l'indicazione som~a.ria degli .o rdini emanati nelle ore pom. del 13. Jl genernle Victor partirà da Castellaro per recarsi a Villnfranca ( 1); Rèy mover~ su ·Castelnuovo (2); Ma:5sena partirà per Rivoli, ove occuperà la sinistra di .JQ.ubert (3.) . Mentr:e le truppe dì Verona marcia rono su Rivoli, quelle di Augereau, disposte da ·verona a Legnago, filarono su Vero·na, la q,11ile venne (t) N. 43i8. (2) N. 1380. (3) N. l3S I.
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1796-97 IN lTALlA 79 assicurata da un colpo di mano (t). Le truppe, in breve, ch'erano avviate o preparate pe·r discendere' la v·a1Je dell'Adige, furono direue in senso opposto. Il H s·i eomplil movimento, con la marcia di Rey per Piovez.zano verso la sinistra di Rivoli; e nel medesimo giorno la .villoria coronò le acconce disposizioni di Buonaparlé e il valore de' Francesi. Ommettiamo la descrizione della battaglia; ma ci serviremo çelle osservazioni di Napoleone, perchè esse sv~lano le cause della sconfitta degli Austriaci, ed anche perchè ci !orniscono argomento a svolgere s1:mpre meglio la . teoria della guerra reale. Prima però. di farlo, cred,amo necess·ario accennare al compimento della manov1·a centrale. Me·ntre ~i combatteva a Rivoli, Buonaparte seppe ché Provera gettava un ponte sull'Adige, a Anghiari, a monte di Legnago. Egli comprese subito il pensiero .di yrovera, ch·era quello di marciare su Mantova. Ymc1tore a l\iMli, deliberò im1nediatam0nle di accorrere verso Mantova per battere Prorera. Al generale Joubcrt or<linò di spingersi fnnanzi per occurare la Corona, e però gli afndò pure il cornundo della divis:ione R.èy e {li un'altra mezza brigata, o quella di Vietor o una della divisione l'tfossenn; ma in pari tempo gl'ing,unse di avvia re su Villafranca tulle le lruppe_ non appartenenti alla. sua divisione, nel cas0 che gh Au~ striaci avessero abbandonata la Corona o quando 1 Francesi l'arnssero occupnta (2). Preveùeva tutto, guardava di là dall'immediato, e prepari:l'vn sempre i mezzi per assicurars i la viUdria. Nella lettera al generale Guyeu (della divisiçrne AugP.reau) , il quale occupava Ronco, si scopre chiaramente il pensiero di Duonaparle. « Fnle in guisa da poter noi {Drendere tutti di concerto APPLICATA A:LI,E ~AMPAGNE DEL
(4) N. 4383. (2) N. 4385, in d·1ta Jcl 15 scnnaio .
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il partito più conveniente per tagliare le comunicazioni del nemico, batterlo e chiuderlo dentro Mantova» (1 ). E per conseguire lo .scopo, dal quartier generale di Roverbella partirono gli ordini per tare afiluire verso Ma.ntova il maggior numero di truppe, che in quelle condizioni si _poteva. La Vittoria della Favorita e la capitolazione di Mantova furono le conseguenze della manovra di Buonaparte eseguita così : « Le legioni romane facevano, si dice, ventiquattro ne fanno trenta ' e miglia al giorno; le nostre brio-ate o . si battono nell'intervallo )> (2). Le cause delle sconfitte di Alvinzi e di Provera furono di ordine strategico, in quanto che i due corpi operarono separatamente per lontane linee, e il debole _ corpo di Provera si separò anch'esso per qonseguire due scopi, l'attacco di Verona e il passaggio dell'Adige· ~erso Legnago; furono di ordine logistico, in quanto che 11 corpo di Alvinzi marciò per colonne separate da ostacoli e non composte con tulle le armi; furono di ordine tattico, per l'effetto che sull'urto doveva esercitare la dispersione delle forze . Napoleone ne' suoi, C~1~mentarz", insis~e principalmente sugli errori Jogi· st1c1. « Codeste disposizioni erano contrarie al gran principio, il quale presc1·ive che un ese1·ci"to sict, ùi ogni gio1"n-0 ed in ogni ora, in istato di· combattere. Ora Alvin~i ~on era in_ tale slato quando· giunse su quei mo~u, ne durante 11 tempo che _gli era necessario per arnvare sull'altipiano di Rivoli. Un esercito dev'essere riunito, se vuol essere in grado di combattere; e se vuole battersi, ha d'uopo di avere seco la cavalleria e l'artiglieria. Ora, i battaglioni che marciavano per la valle dell'Adige erano separati e non potevano riunirsi che (1) N. 1387. (2) N. ~399.
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dopo aver preso l'altipiano di Rivoli, e la cavalleria e l'artiglieria, che erano sotto gli ordini di Qnasdanowich, non potevano raggiungere l'armata che pel medesimo altipiano ». ~' dopo aver detto che Alvinzi fece i, conti senza l'oste, cioè senza porre a calcolo il movimento di Buonaparte per sostenere Joubert e prevenire l'inimico 'sull'altipiano,si domanda: «Che cosa avrebbe dovuto fare Alvinzi'? Marciare in glJ.isa che ad ogni ora potesse battersi. E però 1° tenere i suoi quarantaquattro battaglioni sulle montagne, fra monte \\lagnone e il lago di Garda, di maniera che essi fossero riuniti, in comunicazione, e non formassero che una sola massa; 2° riunirvi pure i suoi trenta squadroni di cavalleria, essendo un pregiudizio il supporre che la cavalleria non passi ovunque passa la fanteria, ed avere in ogni colonna dei pezzi su affusti~ slitte; 3° non.fare disposizioni per attaccare la divisÌone Joubert prima del mattino stesso dell'attacco, dopo averla riconosciuta ed essersi assicurato · dello stato d_elle c.ose mediante il ritorno delle r·ico- • gnizioni, il rapporto dei disertori, dei prigionieri e delle spie. Perchè, è pi·incipio della guerra che 1J.On bisogna fare nessun distaccamento la vigilia del giorno dell'attacco, essendo che. nella notte può cambiare lo stato delle cose, sia mediante movimenti di ritirata del nemico 1 sia pel giungere di grandi rinforzi che lo pongono in grado di prendere l'offensiva é di rendere funeste le premature disposizioni da noi fatte. « In guerra si è spesso tratti in inganno su lla forza del ·nemico da combattere. I prigion ieri non conoscono che i lorn corpi; gli ufficiali fanno rapporti molto incerti; . per il' chè è stato accettato il seguente assiom11, che a tutto risponde: «.Che un esercito debba essere tutti i giorni , tutte le notti e tutte le ore pronto ad opporre la maggior resistenza di ,cui è capace. Per ciò si richiede che i 1
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soldati abbiano costantemente le loro armi e· 1e loro mun izio 4i, che là fanteria abbia sempre seco la _stia artiglieria, la sua cavalleria, i suoi generali; che le diverse divisioni dell'esercito siano costaritemenle in grado di sostenersi e di proteggel'si; che nei campi, negli alti e nelle marce, le truppe sieno sempre in posizioni. vantaggiose aventi le qualità necessarie ai campi di battaglia, cioè: 1° che i fianch i si_eno appoggiati; 2° che tutte le armi da gitto possano operare nelle posizbni · che loro sono più acconcie. Per adempiere a così falle condizioni, uo.po è d'avere, quando si è formati in colonna di marcia, avanguardie e fiancheggiatori cl)e scoprano avanti, a destra ed a sinistra, così lontani d~ dare al corpo principale il tempo di spiegarsi e di prendere posizione. << l tattici austeiaci si sono sempre allon.Lanati da questi principii, col fare piani· fo ndati su rapporti incerti, o che se pure fossero stati veri nel momentll in cui stabilivano i piani, cessavano di esserlo il domani o il posdomani, cioè g uando dovevano essere · eseguiti. « Un gran caritano deve sempre chiedersi più volle al giorno: se l'esercito nemico comparisse a me davanti, o•. alla mia deslra o alla. sinistra, che farei · iò? Se si trova imbarazzato, è segno che il proprio. eser-. cito è collòcato malamente; che è fuori regola, e deve apportarvi rimedio. Se Alv inzi si fosse fatt~ questa domanda: se l'aemata francese mi viene all'incontro, prima che io giunga a Rivoli, e quanqo non potrò contrapporle ~he la metà della mia fanteria, e punto di cavalleria e· di artiglieria, avrebbe risposto: « Io s_arò battuto da forze inferiori alle mie » . Come l' esempio di quello che era accaduto a Lodi, a Castiglione, alla Brenta, a Arcole non lo rese più circospetto»? Quanti utili insegnamenti sono contenuti in queste pagine I Tali insegoamenti sono deduzioni razionali
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tratte dai falli storici; ma mirano ad un idea le, che· nèlla: -~uerra real.e _non è sempre conseguibi le, ed elevano a principii assoluti alcuni canoni non sempre tali. Clie i lvinzi potesse far procedere piL1 raccolto il suo corpo, 1~ cui · forza nop superava quella di un nostro corpo d'armata, è un fatto innegabile, ammesso così da Napoleone come da Clausewitz, ammesso da chiunque 'ragioni; ma che un esercito in marcia depba poter combattere riunito ir) tutti i giorni ed in tutte le ore, è un ideale che il numero degli armati e la natura del terreno non sempre consentono di at- · tuare . Bisognerebbe piuttosto rinunziare a ·certe operlzioni, se si volesse l'Ìmanere sempl'e fedeli- ·a quella regola; e oggidì bisognerebbe forse rinunziare a qualunque operazione, se un esercito di mezzo milione di uomini non dovesse , marciare altrimenti che in istaLo di potere ogni giorno combattere tutto riunito. .Naturalmente, quando trattasi di_eserciti come quelli odierni, la massima napoleonica deve essere interpretata in modo assai largo. Essa può essere applicata ad un'armata o a' corpi prossimi di due armate, quando operano in terreno aperto ed entrano nel raggio attivo delle os tilità. Alvinzi avrebbe fatto .bene se avesse rinunziato alt'operazio'ne per val d'Adige, e se, unito con Provera, avesse operato in massa verso Legnago. Un'armata di 100,00'0 a 200,000 uomini farebbe anche meglio se preferisse la linea d'operaziòne pel Friuli a queila pel Tirolo; ma quando le circostanze ci costringono; com.e in alcuni casi fanno, ad ·atteaversare con una forte armata terreni simili a quello che di vide l' Adige dal Garda, come si fa? Si escogitano tutti i modi per attenuare lo sta_to di crisi e per abbreviarne la durata. Alvinzi . foce proprio l'opposto, sebbene i1 numero de' suoi soldati non fosse stato così forte da rendere difficile la
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soluzione del problema. Le SGucite disposizioni e la. mancanza di risoluzione gli fecero perdere due giorni , come osserva Clause,vilz, ·e questo fu il suo principale errore e fu la principale causa della perdita della battaglia di Rivoli .{1). Sull'altipiano bisognava converge!'e nel modo più raccolto e più pronto. Se fosse pervenuto ad occuparlo, ed avrebbe potuto , la situazione dei Francesi sarebbe stata ben altra , perchè gli Aµstriaci non avrebbero ~Ovuto combattere in così cattive condizioni. ·In questo scritto si è ragionato della possibilità di vedere gli Austriaci sulla li.nea d'operazione dei Francesi; ma nel gennaio del 1797 la possibilità divenne una realtà. La colonna di Lusignano , forte· di 5000 uomini ' eseau1 un movimento girantè per le· valli di o . Lumini e del Tasso e riuscì alle spalle della posizion e di Rivoli, sulla strada cii Verona e s~1I monte Pipalo. La sconfitta degli Austriaci a Rivoli obbligolla · a porre giù le armi, dopo essere stata cannoneggiata ed attaccata dai Francesi, a' cui colpi non aveva artiglieri a da c-.ontrapporre. Certo, se Buonaparte fosse st;ito battuto a Rivoli, le truppe di Lusignano avrebbero potuto recargli molestia; ma, non per questo, noi ci crediamo autorizzati. a dire che Buonaparte, nelle operazioni di Rivoli, espose le proprie comunicazioni. Quando si afferma che le comunicazioni d'uri esercito erano esposte, non si deve intendere che erano esposte alle minacce di un distacca.mento nemico, ma che l'armata. nemica o un considerevole nerbo nemico avrebbero potuto occuparle. Se cosi non fosse , non mai vi sarebbe sicurezza di .comunicazioni. 1
(4 ) V.
CLA.USBWJTZ -
op. cit. § 66 -
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IX.
Prima di abbandonare la linea dell'Adige e di seguire Buonaparte nelle operazioni offensive di là dall'Isonzo, costituenti il terzo periodo di queste campagne, vogliamo esporre l'opinione ·di Napoleone sul modo di difendere la detta linea, a fine di esaminar_e quanto valore essa abbia nelle presenti condizioni dell'Italia. Napoleone, dopo <;li avere, nella descrizione dell'Italia, enumerati i pregi difensivi di questa linea, dice: «- Nel caso che l'inimico ab'bia passato l'Aqige fra Castagn_aro {a ovest di Badia) ·e il mare , il modo migliore per difendere l'Adige è di porsi sulla sua riva sinistra, sulle a lture di Ca.ldiero, di,etro l' Al pone, la destra appoggiata a.gli stagni d'Arcole, con due ponti a 1-lo·nco, la sinistra. app'oggiata a st bell e alture, le qual.i sarebbe facile·trincerare in poche settima.ne. In tal modo la parte della linea da Rivoli a Ronco è coperta, e, se l'inimico vuol passare l'Adige fra Arcole e il mare, si è in posizione di piombargli alle spalle » ( 1): . Sta bene, e se si vincesse starebbe meglio; ma se. si perd~sse? Buonaparte avrebbe potuto ritirarsi su Verona, e di qui per :Brescia a Milano ecc., cioè per una delle sue naturali linee di ritìrata ; ma noi Italiani non potremmo veder trasformata la disfalla in una catastr.0fe? Crediamo di sì. Non escludiamo che una manovra, come quella suggerita da Nàpofeone, possa venire prescelta, quando i'esercito italiano avesse sul nemico una· superiorità
Betraclitiingen. (~) V. Commentari, pag. ~2,.
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materiale e morale di una evidenza bruta)e; ma nbn si deve proporre in modo generico ed assoluto. Nèpossiamo spiegarci' in Napoleone un'opinione sirn.ile, . se non ammettendo che egli in quel caso ragionava preo ccupato dalla situazione di un esercito francese ' quantunque paia che ne facesse astrazione . Per noi. Italiani la d ifesa dell'Adige dev'essere altra . . Nei casi normali, noi non possiamo dim en ticare che una battaglia nel Veneto dev'essere data in guisa dà non per- · dere _le com,unicazioni col Po, dal Serraglio alla foce •. Mantova e Ferrara debbono esse re i nostri r1unli di . • t' a~Lraz10ne, perchè nessun ragionamento troppo sottile distruggerà il fattò naturale e politico che sta a fondamento del regno d'Italia, cioè che il nuovo Stato come l'antico, hà il su'O centro cli gravità in Roma', «garanti ta. dalle Alpi, dal Po, clagli Appenn ini » secondo disse Napoleone; e che, per conseguenza, le co- 1 municazioni militari dell'Italia continentalP debbono essere peninsulari. In verità è difficile porsi l'ipotesi che Napoleone si è posta, cioè di un esercito austriaco che volga 'i suoi passi al basso Adige e tenti ,,alicarlo, mentre l'esercito difensore, ancora inlatto, occupi la posizione di Caldiero. Ma , oltre che il difficile non è impossibile, quello che c'impo rta di fare osservare è ehe mal si governerebbe l'esercito italia·no, il quale desse battagl ia c~n fa poss ibilità di essere gittalo .su Verooa. Verona, sempre uti le come testa di ponte per proteggere il passaggio dell'Adige, non può più aspirare a conservare l'importanza che ebbe per i Francesi e per gli Austriaci. L'opinione contraria ~ figli a dell'abitudine, o d'una fa lsa interpretazione de'fatti e degli scritti di Napoleone. ~ necess~rio tener conto di certi fatti ps icologici, anche quando s1 tratta di un grandè ingegno carne Napoleone. Quell'aver combatluto n·ella valle del Po, qual gene-
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rale di un esercito francese contro un esercito austriaco, creò in lui certi abiti mental i, che pesarono su di alcuni suoi giudizi intorno al modo di fortificare e difendere l'Ita lia. Ciò eh' egli disse per esempio sulla difesa dell'Adige, del Mincio , er.c. calza benissimo quando si appli ca ad una Italia, occupata da Francesi, e ad un regno cisalpino. Coli' osservare semplicemente che un'armata; la quale stia a difesa della linea del Min cio, debb a avere un corpo dist:iccato su lla destra qel Po; che l'armata accampata dietro ln. linea dell'Adda debba vo lere una piazza a Piaeen za, o, in man canza cl i questa, debba a,iere una seconda armata ·sull_a destra del Po, egli fa intendere che guarda l'Italia stando c9lle spalle al Piemonte e alla ·Francia; che non altrirnenti si· possa avanzare o retrocedere se non operando' colla principale' armata per la sinistra del J>n, e che per coprire la penisola sarebbero sufficienti o una piazza o un'armata secondaria. Cosiffatti consigli non pos_sono essere a.ccèuati da chi guarda l'.Jtalia dal suo natura le punto d,i vista, cioè da Roma. Oggidì non basta una piaz7,a a coprire la penisola, e due a"rnate separale dal Po, con·due divergenti linee di 6tirata, sono da escludere récisa.rnente. , Noi Italiani dobbiamo difendere l'Ita lia, il cui _esercito non potesse più tener la campagna sulla. 1rinistra del Po e vAdesse minacciate le sue comunicazioni colla penisola, mediante un sistema cli perni fortificati (Piacenza, l\lantova, S. Maria ~fadda.lena e Bologna) ed un esercito ben ra'ccolto ehe in esso manovri. Anche ba.ttuti, noi dobbiamo preferire la ritirata in vaste zonè da rn frnovra, protette da linee fluvia li, sorrette da perni fortificati, a quel funesto rinchindersi in una così ·detta piazza-posizione . I sostenitori di questa hanno,. a parer nostro, sbagliato .strada. Vedendo gli. eserciti ingrandirsi, hanno creduto che la soluzione
I 88 LA TEORIA DELLA GUERRA REALE del problema delle fortificazioni stesse nello scecrliere . . o una piazza e nel dilatarla tanto da farla diventare ciò · ~he chiamano posizione. Così Parigi diverrà a poco · a poco la Francia, poichè andrà sempre avanti spingendo i forti staccati. Una volta entrati in questo ordine d'idee , si fa un secondo passo e si determina l'unico punto di ritirata dell'esercito battuto: esso è na_turalmente l' unica mostruosa piazza. Lì dentro si caccia l'esercito tutto, e come vi possa stare ad agio, massime se la posizione è pari a cuneo che penetri nei monti, lo immag ini il lettore. Mentre l'esercito rinchiuso si rifà, quello nemico tenta cingerlo almeno da una parte, e minacciargli le comunicazioni dall'altra. Il prigioniero, un bel giorn·o, evaderà e si affronterà col nemico. Se le cose gli andra~no male, e' s'arrenderà, perché di ritornare a struggersi colà dentro non gli talenta, e ritirarsi per altra direzione non può, o perchè ' la fede nello scampo è spenta o perchè il nemico glielo vieta. Prendiamo io vece un'altra strada e vedremo allargarsi il nostro orizzonte e ritempra1\S'i la nostra fede. L'esercito italiano, battuto in Piemonte, ripiega nel vasto campo ,da manovra accennato di sopra, PaviaStradelJa-Pi"acenza-Cremona-Pizzighettone, la cui sinistra può . essere aggirata da un corpo, ma non da un esercito, e _le cui altre parti sono egregiamente difese; battuto n~l Veneto, ripiega nell'al'lro grande campo da manov:a, che la natm:a ci ha apparecchiato, RovigoS. Maria Maddalena-Borgoforte-Mantova-Legnago. Codesti sono campi da odierni eserciti. Nè Alessandria, nè Y~r~na concorrono a formarli. In essi, o meglio appogg1at1 ad essi, si può ritentare una seconda prova sulla sinistra. 'del Po, e se anche questa volgesse infausta, l'esercito troverà sulla destra del J?o un t1·iangolo che ha il vertice a Stradella, la base sulla linea
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1796-97 lN ITALIA 89 Ferrara-Bologna, e il P~ e l'Appennino p.er lati. Esso còllega i due campi menzionati di sopra, i quali protendonsi a guisa di bastioni, e forma con essi un solo sistema, un sistema vasto e fecondo, che la natura ci diè e che nessuna potenza di artificiosi argomenti varrà a toglierci, lo speriamo. Si manovrerà in questo terrapieno, si co111batterà nei monti, si battaglierà forse di qua dagli Appennini, certo a' piedi di Roma, la. quale meravigliosamente prestasi,. chi ben la studia, a diventare la nostra più grande e meglio difeudibile piazza. .È stato generalmente osservato che gli egregi uomini, i quali hanno in Italia trattato la questione delìa difesa dello Stato, si son fa tti a sostenere la preminenza della piazza giacente nella regione geografica in cui da lunga pezza erano usati a dimorare. L' osservazione non parrà maligna e irriverente, quando :Si consideri che anche un uumo come Napoleone soggiacque all'influenza dell'ambiente o dell'abito contratto. Per il che se ad un ministro della guerra premesse di far sostenere da alcuni valorosi. scrittori la giusta causa della successiva difesa d'Italia dal!' Alpi all'Appennino, e da questo a Roma, egli non dovrebbe_ fare altro che trapiantarli nell'alma città. Quand'eglino · ascendessero sul Monte Mario o·sul Gianicolo, a S. Pietro in Montorio , e lassù pénsassero a questa Italia, che non ha guarì si è costituita ad unità di Stato , noi siamo certi che vedrebbero svanire nella nebbia del lontano orizzonte le loro esclusive preconcezioni, i loro studiati ·calcoli, e, alla vista d·i quella scena grandiosa, in cui il Colosseo e . S. Pietro condensano due storie, ' ripigliando la naturale spontaoeith dell'anima italiana, esclamerebbero: È vero, qui sta il cuore d'Italia, qui deve svolge1·si la nostra· terza istoria, e qui deve compiersi la nostra ultima difesa! APPLICATA ALl,E CAMPAGNE DEt
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X.
. Cad uta l\1antova, Buonapàrte potè ripigliare il suo volo offensivo, che lo condusse sino a Leoben. La sua gran mente ritornò sul concetto delle operazioni combinate e convergenti per le valli del Dannbio e del Po su Vienna.. Egli avrebbe voluto che le armate di. Sambra-e-Mosa e del Reno fossero state riunite in un'armata di 120,000 uom ini,. la quale, mo vendo da. Strasburgo per la Baviera, avesse passato l'Ion e l'Enns,· mentre l'armata d'Italia, per la linea di operazione che attraversa il Friuli . e la Carinzia, si sarebb.e diretta verso il Sommering. Congiunte in una massa di 200,000 uomini . sarebbrro cerlamente entrate nella ·capitale dell a monarchia austriaca. In questo concetl.o noi ved iamo già tutto l'uomo del 1805 e del ,1809; ma per recarlo ad atto era necessa ria una sola cosa: che il generale dell'armata d'Italia fosse divenuto imperatore dei Francf\Si. La politica militare del direttorio non aveva lo scopo chiaro e radicale cli prostrare la · monarchia austriaca e di occuparne la capitale; e però non poteva proporzionare i mezzi n quell'alto obbietto. Se anche l'avesse vo luto vera1nente, non avrebbe . saputo farlo, perché la strategia del medesimo direttorio le avrebbe impedito di far procedere le armate con quella unità che era necessaria per conseguire lo scopo finale. La strategia del direttorio non si elevò mai sino al · coordinnmento delle operazioni svo lgentisi nei bacini del Danubio e del Po. Si compiacque sempre nel mantenere sepa rate le armate dei due bacini . Buonaparte sperò sino -all'ul timo momento d.i vedere le ar1
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mate di Sam bra.:e- Mosa é del Ren o concorrere colla sua nella invasion e degli Stati austriaci, e forse sperò pure d_i potere entrare in Vienna alla lor testa; ma fu un'illusione. Il sogno non poteva <livent.are una realtà prima che un medesimo uomo si elevasse tan to da persdnific::ire in lui e politica · e guerra, da spingere lo sguardo sino a Vienn a, e da abbracci~re nella sua mente sintetica i due teatri di g uerra separati dalle Alpi e limitati longitu<linalmen te da1Danubioe dal Po. · Se non ancora ci è consentito di vedere operazioni combinate in COSl vasta scal~, assistiao10 però in questo terzo periodo delle campagne del 1796 e del 1797, ad operazioni che svolgono un tip_o già sbocciato e preannunziano la forrn çt che prenderà ul terio·rmente. I movimenti offensi vi per linee convergenti li vedemmo spuntare nel primo periodo, ed acquistare carattere· più spicc.ato nel secondo. Coll'allarg11rsi d_el teatro delle opera.zioni, nel terzo per·iodo, cosiffatte operazioni dovevano acquistare anch'esse una forma più sviluppata, la .quale serve ccime di transizio_ne alla forma costi.;, tutiva delle campagne del 1805 e del 1809. ·
11 piano cli guerra di Buonaparte, come qua lsiasi piano ragionevole, non doveva consistere in un concetto a priori, da applicarsi ad una astratta situazione ; ma doveva per contrario dipendere dalla situazione concreta, cioè dal rapporto esistente fra gli eserciti belJi.geranti, dalla nat1:1ra geografica e topogrnfica del teatro delle oper;;tzioni, e anche dallo spirito delle popolazioni fra Je qual1 trattavasi di guerreggiare. E però noi lo vecliamo mutarsi col mutare dei dati di fatto e delle pro, babilità. L'arrivo dell'arciduca Carlo a Innsbruck il tì febbraio, ._ il _sapere che ,l'arc iduca avrebbe.preso il comando del-
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LA TEOI\lA DELLA GUE!Ul,A REALE
l'armata austriaca contrapposta a Buonaparte, e che la detta armata sarebbe stata rafforzata mediante il concorso di sei .divisioni distaccate dall'altra armata operante nella valle del Reno, fecero ragionevolmente supporre c;:ll generale francese che !''arciduca volesse effettuare l'adunata del principale·corpo nel Tirolo, e destinare il Friuli come base di un corpo secondario. Nelle condizioni del febbraio 179i era certa.mente questo il partito migliore, come ~elle co.ndizioni del gennaio era migliore l' opposto; il che cltrriostra una volta di più che nella guerra i principii sommi sono assoluti, ma le applicazioni sono relative e variabili. Dovendo Alvirizi operare offensivamente contro Buonaparte, incatenato alle mura di Mantova , avrebbe fqtto meglio ad operar raccolto sul terreno più aperto; dovendo l'arciduca Carlo arrestare il movimento offensivo di Buonaparte, ed aspettare l'arrivo delle divisioni del Reno, avrebbe fatto meglio a concentrare• Je sue forze nel montuoso ed aspro Tirolo, tanto propizio alla difesa quanto all'offesa malagevole. Nè era vi a temere che a questo modo sa.rebbe rimasta scoperta la via di Vienna per l'Isonzo ' come osserva Napoleone ,· al primo movimento' pereh e, dell'armala francese verso la Pia ve, l'arcidu.ca avrebbe potuto attirarla in Tirolo, mediante il passaao-io dell' Avi~i? e l' o~cupazi.one del Trentif10. É not~°che gli eserc1L1, massime prima della battaglia, esercitano reciprocamente una vera forza n;agnetica. Buonaparte, dopo ,wer prestato ·all'inimico il diseo·no più razionale, volse l'animo ,...ad opérare in conformità. E poichè la sua armata era divisa in due masse, una di n,ooo uomini nel Tiro.lo, sotfo il comando di Joubert, e l'altra di 35,000, fra la Brenta e la Piave, egli ordinò a Joubert di tener fermo in alcune posizioni bene scelte fra la linea del!' Avisio e quella di Torboli-Mori a fine di ritardare la marcia dell'arciduca, e deliberò .di ri-
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montare la Brenta col principale corpo e prendere così in fianco l'armata austriaca che si ·rosse sp.ipta ne! Trentino. Ma !'.arciduca Carlo, obbedendo a' piani elaborati nel consiglio aulico, prescelse il Friuli come sito di riunione delle principali forze austriache, ed allora: ~ a Buonaparte non rimase altro partilo che quello di • affrontarlo .e di penetrare per la Carinzia nel cuore della monarchia austriaca. La necessità di attaccare l'arciduca, prima che giungessero le divisioni del Reno,. lo spinse ad operare con prontezza; e l'altra ne~essità di non spingersi di là dalla Drava, senza forze suffi,r,ienti, gli consigliò di far convergere- il corpo di Joubert col suo per due linP-e che si congiungono a Villach. La lunghezza di questo Drticolo ci obbliga a riassumere i fatti colla' maggior brevità. Come abbiamo veduto, l'armata francese era divisa in due corpi, l'uno nel Trentino, e l'altro nel Bassanese e nel Trevigiano ('t ). Questo era alla fine di febbraio distribuito eosi: ~fassena, presso Bassano; Serurier, presso Castel franco; Guyeu (prima Augereau), presso 'fteviso; Bernado.tte, presso Padova . Mancano precise notizie intorno alla forza dell'armata austriaca. Probabilmente quando l'ar-
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(1} Secondo Clausowitz le forze francesi erano le seguenti:
•
1. Armata principale, sotto Buonaparte; Divisione l\lassena . ,, Guyeu . . l) Serurier . . )) Bernadotte . Riserva· di cavalleria Dugua ~. Corpo del Tirolo, sotto Joubert; Divisione Joubert . . . . . » · Baraguey d'Jlilliers . »
~·1,500 10,500 10,500 ,10,500 ·1,100
44,100 .
Delmas • . . . . 6:¾,600
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LA TEORIA .DELLA ,GUE I\RA llEALE
ciduca pose in U~ il suo quartier generale, cioè il 4 marzo, it _z ,-po di Kerpen n~l .Tirolo ascend~va .,- .a '17,000 uon;rn1, e quello_del Frrnl1 a 2/5,000 al più. Nè potevasi- c ontare sul prossimo arrivo d(?lle divisioni rèrrane. Buona parte poteva adunque iniziare . la campagna con numerica supcriol'ità, la quale unita ad altri fattori della vittoria, cioè Ja ~uperiorità tecnica e quella morale, gli assicuravano un prospero comincìamepto, che in guerra suole essere arra d'una fine . ancora più lieta (1). Un attacco frontale èd un movimento avviluppante ,' ,ecco il concetto che Buonaparte si propose di attuare colla principale massa che egli dirigeva immediatamente. « Era necessario passare la Pia ve e il Taglia(A} Il capitano Valentino Chiala, in uno studio autografato sulle campagne del 1796 e del ~797 - studio assai pregevole per l'esatiezza dei fatti e per la precisione delle i dee - reca la seguente situazione militare degli Austriaci al principio delle ostilità: 4. Corpo del Tirolo (Kerpen) - •17,000; Ala destrà (Laudon) - a Denno sul Nos. Centro (Vucassowic) - a Salurn e Mezzo-Tedesco. Ala sinistra (Ellin) - a Cembra sull'Avisio. Distaccamento (Scherz) - a CavaJcsc e S. Pellegrino. 2 . Corpo del Friuli (Arciduca Carlo) - 25,000; Avanguardia - (Lusignano); fra Belluno e Feltre; (Hohenzollern) ,a Conegliano. · Prima linea: ' . (SeckendorffJ - a Osoppo. (Goutreuil) - a S. Daniele. (Baj~lic} - a Dignano. (Reuss) - a Codroipo. (Koblos) -· a Latisana. Seconda linea: (Orskay) - a .Ponteba. (Sporck) - a Nespoledo . Mercandin 1, con una coi'onna venuta dal Reno, marcia per Inn·! brurk su Brixen, indi per Lienz su Villach.
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mento alla presenza dell'armata austriaca, e aggirare la sua destra per· prevenirla nella stretta della Ponteba » (3). Alla divisione Massena venne affidato questo secondo còmpito, alle 1;imanenti il primo: quella doveva muovere da Bassano verso l'alta Pia ve, queste da Aso lo e Treviso verso la media. La Piave fu passata felicemente, perchè l'inimico voleva accettar bat.taglià dietro il Tagliamento. Buonaparte giunto col quartier generale a Sacile, d_iresse il 15 marzo a .Jou~ut quelle istruzioni, che debbono essere lette e meditate dà chi voglia formarsi un concetto esatto delle ape.razioni strategiche dì Buonaparte e comprendere il suo sistema di guerra. Da esse apparisce chiara la .prudenza con cui doveva essere eseguito il movimento per linee converge.nti, cioè la riunione del corpo operante pel Friuli con quello operante nel Tirolo. Il movimento offensivo doveva pru·cedere simultaneamente, l'uno rimontando l'Adige, l'altro dirigendosi per Osoppo e la PQnteba su Villach. « Pér operare la congiunzione delle div~sioni che sono nel Tirolo con quelle che sono nel Friuli, è necessario che queste passino il Tagliamento, s'impadroniscano della posizione di Osoppo, forzino )e strette della Ponteba e giungano nella valle della Dravb ». nientre Buona parte sarà intento ad avan.zare per la sua linea:, Joubert. dovrà non solo spin-·. gersi sino a Brixen, ma ricacciare il corpo a ustriaco del Tirolo sino al Brennero. Liberatosi di questo corpo, potrà avviarsi pel Pusterlhal. Ma Joubert poteva anche essere battuLo, e però Buonaparte non tralasciò cli pres.crivergl.i quale doveva essere in tal caso ia sua regola di condotta. Vi porrete, gli dice, fra ~lantova e il Po, in modò da trarre l'alimento per mezzo di questo fiume, e da pio:nbare alle spalle del nemico, se osasse avan1
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96 LA TEORIA DELLA &UERRA REALE zare nel Milanese. E siccome la guerra non si fa soltanto fra grandezze materiali, ma anche fra grandezze morali, cosi Buonaparte gli enumerò tutr.i i mezzi aeconci a sedurre le popolazioni; e il giovane rivoluzionario non rifuggì dal consigliare a Joubert di _« beaucoup cajoler !es prètres et chercher à se fai re un · parti parmi Ies moines, en ayant soin de bien distinguer les théologiens et les 'autr·es savants qui peuvent exister parmi eux » ('1). Tutto ar.ri-se al. previdente generale. L'att~cco fron~ tale ed avviluppante della su 9. massa, e la convergenza di questa con quella di Jou'bert riuscirono a meraviglia. Come accade quasi sempre, gli errori dell'avversario concorsero con le sapienti disposizioni di Buona parte; per il che sarebbe stoltezza il dire in modo ·assoluto che in guerra vinea colui che commetta minori errori. Chi ne commette mino1·i, vin ce; ma non sempre si vin ce solamente per cosiffatto va lore negativo. Il 16 marzo venne forzata da Buonaparte la linea del Tagliamento, verso Valvasone e Codroipo; da Massena a S. Daniele. Questi respin$e su Tarvis gli avanzi della divisione Ocskai. L'arciduca Carlo, dopo aver-commesso l'errore di scoprire la strada della Ponteba, commise. l'altro errore di dividere in due il suo corpo; una parte del quale da Gradisca diresse per l'Isonzo su Tarvis; ed un'altra su Lubiana. Voleva forse coprir Vienna e Trieste, cioè conseguire uno scopo assai superiore :dia forza nu~ merica del suo corpo. Essendo riuscito a !Uassena di occupare Tarvis, la colonna austri.aca che rimontava 1a valle dell'Iso_nzo fu presa fra due fuochi, cioè fra. Ja division e J\iassena e la divisione Guyeu, che la seguiva im mediatamente. Pose giù le armi . La colonna. austriaca che · si diresse a Lubiana fu inseguita da Ber· (~) Ni Hi82-3-4.
APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL 1796-97 IN ITALIA 97 padotte e da Dugua . E così l'armala francese d'Italia si trovò scompartita sul teatro strategico in un fone centro formalo dalle divisioni Massena, Guyeu, Serurier; in un'ala sinistra (Joubert), e in un'ala destra (Berna dotte). Il c~ntro penetrò per Tarvis e marciò su Klagenfurth; la · sinistra, respinti gli Austriaci sul Brennero, entrò . da Brixen nella valle della Drava; la destra venne infine richiamata anch'e::;sa da Lubiana su Leoben. A questo modo Buonaparte riunì di nuovo l'armata d'~talia in una sola massa, clie pendeva cqm e una minaccia sulla capitale delta monarchia austriaca, e che l'avrebbe occupata se le allre armate francesi fossero slaté similmente dirette. Così 110n essendo, a Buonaparte non rimase altro partito che il frrmare i prelimi~ nari di pace.
Non faremo ch11 una sola ·osservazione intorno a questa campagna. ,Napoleone provò il bisogno di difendersi da un'accusa ch'errli suppose potesse essergli fatta, cioè quella o . di avere, con la sua marcia per la Ponteba e colla marcia di Joubert pel Pusterthal, violato due princi pii della guerra; il principio cioè che un ese1·cito non debba avere che una sola linea d'operazione, e l'altro che non si deb-
bano riunire le p1·op1·ùJ colonne avanti e presso rinimfco. Il capitano, divenuto scrittore, cominciò per negare di essere entralo in German ia per due linee d'operazioni, perch è, disse lui:« li Pusterthal è di qua dal la cresta superiore delle Alp i, e non si tosto Joubert oltrepassò Lienz, la linea d'operazione divenne quella di Villac~ e della. Pontcba » ('I). Con questa risposta par che si sia voluto schivare la difficoltà. È vero che in Germania si entrò per una linea; ma è anche vero che sul terri(~ ) V. Commentaires, N . 445. ANNO XXI, VoL. lii,
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torio del nemico si operò per due linee, e che nel momento in cui cominciarono le ostilità non si poteva assolulamente escludere la possibilità che l'arciduca Carlo, scorgendo la inferiorilà delle sue forze, si fosse risoluto a ritirarsi ben raccolto per la Ponteba, e unito alla divisione ch'egli .condusse daKlagenfurth a Tarvis, avesse contrastato a Buonaparte le posizioni della Ponteba, della chiusa di Pletz, di Tarv1s. Vincitore in quelle posizioni, che sono agevoli a difendersi, avrebbe potuto con una parte delle sue forze occupare Tarvis e Yillach, e con l'altra muovere contro Joubert. Certo è che all'arciduca Carlo non era assolutamente impossibile il prendere una posizione C6ntrale fra Buonaparte e Joubert, nella quale egli tanto poteva essere batlllto mediante attacchi simultanei, quanto poteva battere mediante attacchi successivi. Non possiamo credere che Napoleone intendesse negare alle linee percorse da lui e da Joubert il carattere di linee d'operazioni sol perchè non erano separate dalla « cresta superiore delle Alpi », e intendesse considerarle soltanto come due linee di marcia. Altre creste separavanle, ossia qu ~lle delle Alpi della Carinzia. Codesto non basterebbe, è ver0, a porger loro il carattere di linee d'operazioni diverse, perchè anche le linee di .mar~ia possono essere separate ·da una catena montuosa; ma, se a quella condizione si unisce l'altra della divE:rsa origine o base e della diversa direzione, si hanno i caratteri saglienti delle linee d'operazioni. La vera giustificaiione di Buonaparte non istà, a parer nostro, nel negare o nello evitare di ammettere che si operò da prima per due linee d'operazioni; e neanche nell'escludere assolutamente la possibilità di vedere l'arciduca Carlo occupare una· posizione centrale fra i due corpi frances i; ma nella necessità di operare per due linee convergenti, e nel modo con
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cui Buonaparte si studiò di evitare i pericoli inerenti a cosi fatte operazioni. La necessità pwyenne da che, io quella determinata situazione, ogni altro partito sarebbe stato peggiore di quello da Buonaparte seguito. Joubert non si poteva nè richiamare, nè jndebolire, perché gli Austriaci avrebbero occupato Verona; e non si ,poteva neanche rafforzare, perché ciò avrebbe indebolito il principale corpo operan te. Non restava che dirgli: fatti largo col rigeltare gli Austriaci sul Brennero, e poi per Brixen muovi ad incontrarmi. E il modo prudente per effettuar la manovra è espresso da queste parole di Napoleone: « Non si fece la riunione dei due corpi d'armata avanti all'inimico, perchè, quando Joubert lasciò Brixen per muovere, con un a destra su Spital, per la valle della Drava, il principale corpo dell'armata'eragiunto aKlagenfurth ed aveva mandate pattuglie sino a Lienz ». La giustificazione si risolve soprattutto in una questione di spazio e di tempo, cioè di distanze e di marce. Un dubbio ci rimane. Buonaparte, prima di iniziare · le operazioni, comprese che per effettuare con sicurezza là riunione del corpo del Tirolo con quello del Friuli, il movimento di Joubert per la valle della Drava dovesse cominciare quando quello del principale corpo avesse raggiunto la medesima ·valle, e volle che le cose procedessero con grande accordo. Da Sacile egli scrisse il 15 marzo a Joubert per fargli sapere quando avrebbe passato il Tagliamento, quando sarebbe giunto alla Ponteba, se la (01·tuna lo /avo1·iva, · e per indicargli quando il corpo del Tirolo avrebbe dovuto porsi in mo·vimento. ·E soggiunse: « Vi scriverò da Udine con maggiori particolari » ('1). Gli scrisse? Non havvene traccia nella CorTz°sponclcnza. Quando Joubert si avviò ~
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pel Pusterthal sapeva ove Buonaparte trovavasi? In somma l'accordo con cui gli avvenimenti si svolsero la rispondenza fra il voluto e l'ottenuto , si deve at~ trib~ir: so_ltanto alla ragionevolezza delle disposizioni prehmman e susseguenti, fondate sul calcolo delle maagiori probabilità~ Non peniamo a rispondere che valore tattico dei Francesi e gli errori strateo-ici dell'inimico furono fattori che potentemente con~·ibuirono al buon successo dell'impresa. La giustificazione derivante dalla necessità e consistente nel metodo di esecuzione, è, d'altrn parte, la condanna di quei sistemi di scienza militare che fanno abuso .delle formole assolute. Buonaparte ebbe ragione di operare come fece; tanto più ch·e egli non violò nessun vero princ'ipio della guerra reale. Su i punti decisivi, cioè su i campi dell'azione Lattica, i corpi francesi furono più forti di quelli austriaci; 1a superiorità della forza materiale e morale venne diretta non pure contro fa fronte ma anche sulla prin cipale linea di ritirata dell'avversario; le linee seguìte dall'armata francese condussero i suoi corpi a battere i corpi nemici ed a _riunirsi sul medesimo punto nel modo più pronto, che m quella determinata situazione fosse possibile. Se queste linee d'operazioni furono due, anzi che una, non monta. La teoria pura può considerare l'unica linea d'operazione come un'ideale; ma Ja teoria della guerra reale non può consi.d erare quell'ideale come un principio assoluto, dal quale non mai sia lecito di scostarsi senza peccare. Per questa l'assoluto sta nell'operare in guisa da poter combattere colla maggior massa possinil_e; il che, in ·certi casi, si consegue con due megl io che con una linea di operazioni. La teoria p ura è figlia d'un lavorìo di astrazione mediante ìl quale sprigiona la guerra dalle determin;zioni concrete, la contempla fuori dello spazio e del tempo,
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,e senza farsi distrarre dalle differenze qualitative c1'e. corrono fra gli uomini. I rapporti aritmetici e geometrici sono i soli fondamenti de'suoi teoremi, i soli materiali coi quali ella costruisce alcuni principii che sono assoluti solamente nel dominio di q uei rapporti, La teoria della guerra reale muove da quella; ma per modificarla ed integrarla, mediante l'introduzione di nuovi fattori, per il che molti principii assoluti nella teoria pura divengono verità relative nello studio com,plesso del mondo reale. ·A questo proposito ci si af. faccia alla memoria il eicordo di una osservazione che il Duckle fa intorno alle due opere fondamentali di Adamo Smith. Nell'una, ossia in quella su_lla Rfcchezza delle nazioni, Smith ragionò pigliando per unica base l'egoismo umano; ~ell'altra., ossia in quella sulla Teoria dei sentimenti momli, l'autore ragionò pigliando per base l'opposta passione. Egli provò il bisogno di scom· porre l'uomo, di scompori·e la realità per analizzare meglio ciascuno dei suoi elementi costitutivi. Così facendo egli pervenne a scoprire verità, che sono assolute nel proprio campo; ma che diventano parziali ed approssimative quando si considera che la soc:ietà non riposa soltanto sull'egoismo, nè soltanto sulla simpatia. Codesto dovrebbero sapere coloro che oggidì ragiona.no sui concetti economici di Adamo Smilh, e vagheggiano uno Stato in c1:1i dovrebbe pigliar nome di libertà la in·differenza verso qualunque patimento dei deboli, qualunque devastazione dei boschi, la ind.ifferenza verso l'ignoranza del popolo e l'azione minatrice dei nemici della civiltà. Introducete nelle deduzioni economiche fondate sull'egoismo i fattori derivanti dalle scienze naturali e sociali, e voi le vedrete mutar d'aspetto, nudrirsi, colorirsi e vivere. Adamo Smilh, quale fondatore della scienza eco,nomica, fu obbligato a scompone la realtà, per esaminarla più facilmente; ma og-
LA TEORIA DELLA GUERRA REALE, ECC.
g~dì. che il lavoro analitico dei diversi elementi sociali. é avanza_to, e~co sorgere la scienza sociale c:he stu?1a le legg1 dell mtero ed armonico organismo delle soc1_età. Lo stesso è avvenutò e lo stesso. dovrà avvemre per la scienza della guerra. Dopo che i _suoi crea.tori. scom_posero la realtà per elevarsi ad una teoria, m cui l'attenzione era principalmente fissata au~rno a'rapporti aritmetici e geome~rici, è necessano - . che una . scienza più larga · sorg" ·"' ad abb racc1·are altri rapporti che con quelli costituiscono la vita comple.ssa della guerra reale. Per ora questa scienza non puo esse~e che storica, perchè nel positivismo dei fatti ?eve attinge~·e l'alimento e la forza per elevarsi alle idee generah.
N.
MAIISELLI
T. Colonnello di stato ,maggiore
ANCORA DELLA CAVALLERIA NEL 1810
.Nell'interessante lavoro col titolo: Ancom della cavalleria nel 1870, stato. pubb licato nella pun\ata di maggio di questo ,periodico, si vuol dimostrare che, mentre dopo il 1866 s'ebbe il torto di sentenziare che tutta la villoria slava nelle mani della fanteria, non è
poi giusto qitanto si scrisse e si scrive tutto1·a dopo il 1870 che la ccwalleria ecl artiglieria tedesca abbiano avuto una parte certamente non al disotto di quella eh' ebbe la fante1·ia. Se queste deduzioni fossero giuste, relativamente ed in giuste proporzioni~ si dovrebbero aumentare i reggimenti a cavallo e quelli del\' art iglieria; epperò il signor f. (l'anonimo autore dell'articolo il quale con. fessa d'essere ufficiale di fanteria dalla superficie della pelle al midollo delle ossa), nega questa necessità, appoggiandosi sulle gesta compiute dalla cavalleria nei primi quindici giorni della campagna. In altri termini, poichè l'autore si limita a provare il suo asserto unicamente per la cavalleria, si .vuol comprovare· che, mentre l'importanza della cavalleria era troppo sconosciuta prima del 18'70, ora all'incontro è troppo esagerala, e che la questione della insiifficienza q·uantitativa del.la nostra cavatze,ria è alquanto dubbiosa.
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ANCORA DELLA CAVALLERIA
« Quali e quanti, scrive il T., sono gli atti della cavalleria nel 1870 che non solo ridonarono a quell'arma il posto che già ebbe in altri tempi, ma la innalza-· ron_o ad un !~vello forse maggiore? In che proporzione essi stanno rispetto agli atti delle altre due armi e rispetto agli atti dell'arma stessa, cui non si può con~edere un merito cosi elevato? » ~ q~i comi_ncia uno studio accuratissimo delle operaz10n1 eseguile dalla cavalleria tedesca dal principio della ca~pagoa . sino a_ tutto il 18 agoslo, dal quale si deduce _m molti punti la conclusione che maggiore vantagg10 avrebberò reso -alcuni battao-Jioni di fanteria . f o ' rn con ronto del vantaggio ottenuto dai reggimenti a cavallo. . L'onorevole direzione della Rivz"sta ci permetta di dimostrare che il sistema tenuto dal!' eoTeo-io scrit5 tore dell'articolo, che ora prendiamo in es;me, non è quello che dovevasi scegliere per risol_vere quest'importante quesito, e che trallando la questione da altro punto di vista, e, secondo noi, il solo giusto ; si viene a conclusioni ben differenti, ed a totale vantao:gio della · 0 cavalleria. • L'importanza della cavalleria non aumentò, ma sib?ene venne di nuovo riconosciuta dopo il ·1 870, perchè m _quella campagna, dalle operazioni compiute specialmente dalla cavallerià tedesca, fu dimostrato che qu~st'arma p_oteva ancora, ad onta dell'aumentata gittata delle. armi a fuoco, rendere i più seo·nalati serviO'i . o o nel serv1Z10 strategico innanzi al fronce del!' esercito, ed anche, sebbene irì minori proporzioni di prima, sul campo di battaglia. In poche parole,· si riconobbe che rilornando ail'impiego delle masse di cavalleria seguito sem~re da Na~oleone I, potevansi anche oggidi consegmre notevoli e va.ntaggiosi risultati. Ma non furono
NEL
1870
propriamente le operazioni _di !J.Va~scoP.erta e~es:uite. in questa campagna, nè le canche di Worth, d1 Vi??,v1lle e di Sedan, co·nsiderate per sè stesse, che stabilirono di nuovo la importanza della cavalleria, ma bensì la convinzione, che in seguito a quegli atti polè penetrare nell'animo dei tattici, che la cavalleria possa ancora oggidl disimpegnare la sua · missione, precisa~ente o con poca differenza, co·me all'epoca napoleo01ca. In quei tempi infatti l\1.fficio-princip~le della c~v_al· leria consistette nel servizio di esplornzrnne, e negli rnseo-uimenti eseguili sempre da grosse masse di cavalleria, e sì dall'uno che dagli altei si ritrassero grandi vantao-o-i. Sul campo di battaglia invece l'azione della cavall~·ia fu sin d' allora molto diminuita, e non è paragonabile a q11ella della cavalleria di Federico IL Ora essendosi riconosciut0 dopo la campagna del 1870 che l'azione della cavalleria era ancora possibile, non si tenne calcolo, per stabilire il suo futuro impit}go e quindi la sua importanza, soltanto di quello che ~al~~ slessa fu operato nell'ullima guerra, ma ancora dt c10 che avrebbe potalo fare. I.a cavalleria tedesca invero fu benissimo impiegata nel 4870, se si pensa al servizio prestato dalla cavalleria nelle guerre ~nteriori ,del 18~? e 66 ma non fu mai detto che· abbia fatto tutto c10 ' che poteva fare, nè che sempre sia stata impiegata a dovere, come, a mo' d'esempio, negli inseguimenti. Che anzi, nel periodo del concentramento delle armate, ed (li principio della campagna, la cavalleria non fu del tutto j mpiegata, e le divisioni di cavalleria addette alle armate ' ad eccezione di quelle della II armata, furono colloca~e, o marciarono in coda alla fanteria, press'a' poco come nella guerra di Boemia del 4.866. Durante la mobilitazione ed il concentramento delle armate tedesche, le ~,i. lunghe miglia del confine tedesco furono sorvegliate soltanto da 3 brigate di fanteria
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NEL 1870
ANCO.RA DELLA CAVALLERIA
. (la ma divisione dell'VIII.corpo d'armata presso Triere sulla Saar, e dall'8" brigata bavarese) e da 3 reggimenti di cavalleria, cioè il 7° ulani ch'ebbe per incarico di sorvegliare l'ala destra della linea della Saar, il 9° ussari cui fu affidata la sorveglianza del centro della stessa linea, ed il 5° reggimento cavalleggeri (bavarese) all'estrema sinistra nel Palatinato. Ma a quell'epoca (25 luglio) dalla parte francese trovavansi concentrati presso la frontiera ed in prima linea 3 corpi d'armata, e se si fossero spedite innanzi le sole 2 divisioni di riserva di cavalleria ch'erano disponibili, sostenute da una forte divisione di fanteria, il cordone tedesco sarebbe stato immediatamente spezzato. L'avanzata dei cavalieri francesi avrebbe allora seriamente disturbata la riunione delle armate tedesche, ed avrebbe procacciato al Comando generale francese preziose notizie sulle posizioni nemiche. L'autore dell'articolo però non accenna menomamente a ciò che sarebbesi dovuto e potuto fare, ed occupandosi · sqltarito delle piccole ricognizioni eseguite all'inizia~si della campagnn, osserva invece che in complesso si diedero le battaglie di Spicheren e di Worth, àvendosi per la prima circa la posizione · dei Francesi notizie · false, e per la seconda incomplete. Il che è vero, e non è negato dalla stessa Relazione ufficiale redatta dallo stato maggiore prussiano; ma la causa sta in ciò che abbiamo dello pur ora, che cioè in I principio della campagna la cavalleria non fu inviata innanzi da ambo le parti. E a noi preme qui di constatare quali immertsi vantaggi si sarebbero ottenuti dalla cavalleria francese, se appena giunta al confine la si fosse arditamente ·spinta innanzi; vantaggi che certamente non potevansi conseguir~ con una proporzionata forza di fanteria. Cade quindi da sè ciò che di ce l'autore dell'àrticolo,
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a proposito però di altra r icognizione, c~e: ·« nessun~
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oserebbe certamente incolpare la cavallena tedesca d: non aver disimpegnalo bene il suo dover~, tantoche sembra illusione sperare che altra cavalieri~ P?ss~ far· meglio », poichè non tra~tasi molte v?_Ite di giudicare se ·1a cavalleria abbia disimpegnato pm o meno b~ne il suo dovere, ma trattasi sempl icemente dP.l suo impiego soventi volle compre~o molto male. Cosi non fu la: cavalleria francese eh§) abbia generalmer1te mancato alla · sua missione, ma furono éoloro i quali comandavano che non avevano alcun'idea dell'impiego di quesl'a~ma~ e quindi non seppero ser.virsene. E lo stesso d1cas1 in molti casi per la cavalleria tedesca. . . Esamini11mo ora il servizio di avanscoperta prima delle battaglie di Spicheren e di Worlh.. La II àrmata nell'avanzare verso la linea della Sa~r· aveva spinto innanzi le sue 2 divisioni di c~valleria per coprire il suo fronte, e il 6_ agosto trovar~ns1 pre~s~ Saarbriicken le due avanguardie della le II ar m~t~, :1oela H· divisione di fanteria per la I, e la 5u d1v1S1one di cavalleria per la li. . Le false notizie comunicate dalla cavalleria tedesca, che segnalavano la ritirata del_le t_ruppe fra~cesi, meot~erealmente non erasi portata indietro che l avangu~rd1a la quale occupava Saarbriick~n, furono _causa che 1 Te~ deschi impegnassero un seno combattimento, da C?l· uscirono vittoriosi pel valore spiegato dalle truppe, ed 1~, special modo per l'assoluta m~ncanza d'iniziativa dei. generali francesi, che invece d1 ~e.correre al cann~ne, stettero inoperosi ad aspettar ordim. Così, secon_do l autore dell'articolo, la cavalleria, non avendo poi ~otuto prender parte attiva alla bauaglia, rese colle s?e informazioni un cauivq servizio, del quale non sr tenne e si tiene alcun calcolo, perchè la vittoria copri col suo manto tutti gli errori c·ornmessi.
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ANCORA DE l, LA CAVALLERIA
Noi certamente non negheremo, che se i Tedeschi fossero slali battuti a Spicheren, non si sarebbe mancato d'incolpare la cavalleria del rovescio subìto, ascrivenàone la,..causa alle notiiie da essa fornì te, le quali effettivamente presentarono la situazione ben differente da quella che era in realtà. Ma la colpa, soggiungiamo, fu proprio t~tta della cavall eria? Un generale deve risolversi a dar battaglià sulle semplici indicazioni inviate da 2 squadroni spinti innanzi a poca distanza, e in un terreno dal quale non avevasi che un limitalissimo campo di osservazione, e dietro il quale stavano' fo rtissime posizioni naturali, atte ad essere difese anche da poche tru ppei' In tali condizioni, la notizia spedita dalla cavalleria, che cioè sembrava i Francesi fossero in ritirata ('1 ), era essa di tale valore da autorizzare un generale in sotto ordine ad iniziare un comballimento del quale non potevasi prevedere quali proporzioni avrebbe assunto, ;pecialmente in quella giornata, ch'era vi la proibizione del Comando generale di oltrepassare la Saar1 E noi ci limitiamo a queste sempli ci osservazioni, e che emettiamo in senso dubitalivo, perchè non vogliamo ci si rispon_da, che per _togliere la colpa di dosso alla · cavalleria, la gettiamo su chi comandava. Circa le operazioni della III armata conveniamo pienamente che le notizie vaghe e contraddittorie delle piccole esplorazioni di cavalleria tedesca debbono aver avuto ben poca influenza sulle buone disposizioni di (4) L'avviso telegrafico, spedito verso lo 44 ant. al comando della II armata dal tenente generale v. Rheinbaben, il quale con 2 squadroni aveva attraversato Saarbriicken ed occupato la piazza d'arme, è i1 seguente: « I Francesi tengono le alture di Spicheren con fanteria ed artiglieria e vanno ritirandosi ». Poco dopo in uo secondo telegramma lo stesso generale informava: « le linee nemiche si spiegano sulle alture di qua da Forbaeh 1>. Non ci sembra che da queste notizie si potesse conchiudero con sicurezza che i Francesi andassero ritirandosi.
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marcia ordinate dal Comando generale pel giorno i agosto. (combattimento di Weissenburg). Noi abbiamo già detto che le divisioni di cavalleria della III armata furono tenute indietro (1); forse il comandante della III armala avrà avuto per ciò le sue epperò chi non le conosce non può a buone rao-ioni, o . . meno di notare che la cavalleria non fu bene 1mp1egata in quei giorni. Si cercò in vero di avere le ne.cessa!'i: i~formazioni sul nemico, mediante piccole ncogmz10m, specialmen Le d'ufficiali e spinte mollo l~ntano; .° :a queste esplorazioni non potevano procacciare notizie veramente utili, poichè nel tempo che desse facevano ritorno ai loro corpi, la situazione poteva cambiare totalmente. E notiamo· ancora che· dopo il combattimento di Weissenburg le truppe tedesche perdettero il conlalto con quelle francesi, perchè appunto n?n avevasi sufficiente cavalleria sotto mano per spedll'e in tulle le direzioni. L'autore dell'articolo però soggiunge che la 4a div isione di cavalleria, · spedita innanzi all'indoman i di Weissenburg, non fornì che notiz ie incomplete sulle posizioni occupate darle truppe francesi, ma non tif!ne calcolo che quelli erano i primi giorni della campagna, e che· la cavalleria tedesca era allora chiamata ad un servizio, pel quale non era slata nè sufficient~menle nè convenientemente ~ddestrata nel tempo di pace. . Devesi an cora aggiungere che mentre avevans1 nell'esercito tedesco giustissime idee sull'impiego della cavalleria come luminosamente venne prnvato dalle ulteriori op erazioni dell a campagna, pure non può dirsi 1
(·I) La III armata non aveva allora presso di ~è che I~ 4• divisione di cavalleria· la 2• divisione di cavalleria era rimasta rn Slesia col VI :orpo d'a~mata, e non fu spedita in Francia (per ferrovia) che il 2 o 3 agosto, giungendo a Sulz l'~ ~ dello stesso mese.
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altrettanto di quelle relative alla condotla tattica delle truppe in tale servizio. Dopo il 70 questa questione è l'oggetto di numerosi studi, ma non è ancora detta l'ulLima parola sùlla stessa perché nel fatto se è qu~stione difficilissima da svolgere teoricamente, lo è ancora ben più difficile in pratica. ])el resto è certo che se si crede che la cavalleria possa e debba fornire le più dettagliale notizie sui movimenti, sulle posizioni, sulla forza, e.cc., del nemico, si pretende troppo da essa., mentre è il comandante che esaminando i vari rapporti spediti dalla cavalleria deve in mezzo a tante notizie contraddittorie saper discernere il vero stato delle cose. Probabilmente se i Tedeschi avessero spinto innanzi tutta la loro cavalleria, in modo da a v.erne a sufficienza.in tulle le direzioni, come avvenne più tardi nella marcia su CMlons e Sedan, si sarebbero raccolte notizie più dettagliate e positive; tulla.via crediamo che le informazioni fornite dall'avanscoperta eseguita il 5 agosto dalla 4" divisione di cavalleria su Hagenau e Reichshoffen fossero più che sufficienLi ad illuminare il Comando generale sul vero stato -delle COSe. lln Ogni modo ]e SaYie disposizioni di marcia prese dal comando della III armata nei primi giorni della. campagna garanLirono le truppe tedesche da ogni sorpresa, ed a.llorchè si scontrarono a W(;issenburg ed a Worth col nemico riportarono due splendide vittorie, alle quali, se così si vuole, ammettiamo pure che la cavalleria. abbia poco o nulla contribuito col servizio d'esp lorazione eseguito prima della ballaglia. Ma le sconfille dei Francesi sono in quella vece da attribuirsi al nessun impiego che si fece della numerosa cavalleria, che pur avevasi a disposizione. La cli vis ione Douay inviata in avanguardia a Weissenburg fu sor.presa e totalmente battuta, perchè non un solo plotone di cavalleria eseguì la più riccola ricognizione
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oltre !a Lauter, e la brigata Septeuil (3° ussari e 1f cacciatori} stette tranquillamente ne' suoi accantonamenti al sud di Weissenburg. Avuta notizia del combattimento avvenuto il giorno 4, e della rotta toccata alla divisione Douay, parrebbe naturale che nel campo francese si sentisse la necessità di spingere innanzi la cavalleria per procaccìarsi notizie sulla direzione di marcia, e sulla forza dell'avversario. La cavalleria invece fu collocata dietro la fanteria; e si pensò soltanto a riunif·è le truppe presso ..Worth, per contrastare ai Tedeschi il passaggio dei Vosgi, senza menoma.mente preoccuparsi dei movimenti dell'avversario, e delle forze che questo avrebbe potuto condurre alla pugna. È egli supponibile che il maresciallo Mac-Mahon avrehbe accettat~ la battaglia, se la sua cavalleria l'avesse avvisato che gli stava di fronte tutta la III armata tedesca? Se il -1° corpo d'armata francese avesse impiegato a dovere la sua cavalleria, non foss'altro che. per essere minutamente informato di quanto avveniva prima sulla linea della Lauter, poi su quella della Saner, è per noi fuori dubbio che non sarebbesi combattuto nè a Weissenburg, nè a Worth; e quindi la, campagna sarebbesi iniziata in condizioni ben differenti. Questi incalcolabili vantaggi potevansi conseguire con qualche battaglione di più1 A noi pare proprio di no. Ma andiamo avanti. 0
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Il siO'nor T. riconosce che le giornate dell' '11 e 12 acrosto °secrnano un momento della guerra che ritorna 0 merito della cavalleria tedesca, e parlando dell'avanscoperta eseguita alla metà di agosto, afferma che non sa trovare altro esempio piìi completo e più vasto dell'impiego della cavalleria in esplorazione, e aggiunge
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èhe sarebbe dimost1·a1·e ingratit,udine e sc·onoscere la verità, negandole il me1·ito di molti ser vizi resi all'ese1·cito di C'UÌ faceva parte. Noi invero conosciamo più di un esempio che non teme il confronto coll'avanscoperta eseguita il 15 agosto; basti ricordare le operazioni di tutti i g iorni compiute dalla cavalleria di Murat nelle memorabili campagne del 18015:-6-7, su i;ma scala generalmente molto più vasta, sia pel maggior numero di truppe impiegate, sia pella maggiore estensione di terreno esplorato. Epperò dopo questo elog io non sappiamo comprendere come subilo dop-o si dica dal sig. T. che analizzando e riassiimendo questi' servizi partitamente enume1·ati nella Relazione ufficiale, emerga il fatto che ad essi non si debba attn"biàre un'ùnportanza tale da poter presumere che senza le notizie fomite dallçi cavalleria, l' esi'to delle tre battaglie clei giorni 14, 16 e 18 agosto sarebbe stato diverso da quello che fu. Ci pare che senza le informaz ioni della cavalleria non sarebbe avvenuta la battaglia di Borny, e quindi l'esercito fran cese si sarebbe liberamente ritirato oltre la nfosa. Intanto il giorno '14, per le notizie fornite dalla cavalleria e specialmente dal capitano v. Vaerst, il quale· col 1° e 4° squadrone del l'H O reg~imento ussari era giunto per Buxières .sulla strada M.elz-Verdun, ìl Comando generale tedesco sapeva da fonte sicura che l'esercito francese stava tuttora raccolto sollo i forti di l\1etz. I cavalierì tedeschi tenevano d' oechio Lutti i movimenti dell'avversario, e così il pl'imo cenno della ritirata o1tre la Mosella fu dato dal Lenente Stumm del1'80 ussari e venne ulteriormente confermato dalle osservazroni di drappelli del 10° dragoni ·e di drappelli della 3a divisione di cavalleria. E verso le ·12 ¼pomeridiane fa il generale v. Hanmann, comandante della-
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~ a divisione di cavalleria, il quale 'mandò avviso che il nemico aveva già ritirato molte truppe da~· campi fin allora notati tra Mercy e ~1etz, e che aggiunse poco dopo, ·che sin dalJ'.f ¼ vedeasi distintamente partire da l\:Iercy truppe nemiche d'ogni arme; informazioni · tulle pienamente conformi al vero. Il giorno 15 è la 5a divisione di cavalleria, composta di 9 reggimenti, è comandata dalg,enerale Rheinbaben, la quale esplora i _dintorni di !Uetz sulla sinistra della Mosellae precisamente la stradal\'letz-Verdun sulla quale dovevansi raccogliere, secondo gli stessi ordini direttivi del Comando generale, i fru,tti d~lla vittori·a del 14 . Su quellà strada trovavansi a guardia del fianco destro esposto le due divisioni di cavalleria frances e 1iorton e Vnlabrègue, le quali però ai primi colpi di can- . . none tirati dall'artiglieria addetta ai cavalieri prussiai1i si ritrassero immediatamente indietro senza punto cu- · rarsi di verificare quali forze stessero loro di fronte, e di conservare un continuo contatto colle stesse. E la stessa battnglia del giorno 16 fu iniziata da una ricognizione di cavalleria, la'-quaJe sorprese il campo della brigata Murat e diè l'allarme all'intero esercito francese che subito si schierò per la pugna. Non possiamo quindi ammettere che le battaglie di Borny e Vionville anche senza le ricognizioni dell a cavalleria avrebbero avuto lo stesso risultato che ebbero realmente, poiché il H fuJa cavalleria che diè l'avviso del movimento di ritirata del nemico, e il ~ i:> e 16 furono an; ora· i cavalieri tedeschi che si misero in contatto coi francesi, li sorvegliarono e per· i primi li attaccaròno. Che se poi esaminiamo la condotta che in quelle c,ircostanze avrebbe dovuto tenere la cavalleria francese, per di simpegnare il proprio dovere ed il mandato ri.ANNo XXI,
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4 .14 ANCORA DELLA CAVALLERIA cevuto , possiamo ben asserire che molto probabilmente la giornata di Vionville sarebbe stata una vittoria francese. Il comandante della II armata infatti, non credendo di poter giungere a tempo ad arrestare le truppe fran cesi che sulla i'\Iosa , aveva diretlo a quella volta il maggior nerbo delle sue forze, e per ottemperare in qualche modo alle direttive del Comando generale che caldamente raccomandavano la sorveglianza della strada l\Ietz-Verdun, aveva ordinato che il III e X corpo d'armata, sostenuti dalla 5" e 6~ divisione . di cavalleria, eseguissero un vigoroso atto offensivo in quella dfrezione . Così due soli corpi, e non contemporaneamente, attaccarono l'intera armala francese riunita, e si converrà facilmente, che il maresciallo Bazaine avrebbe agito ben diffeeentemente, e senz'alcuna preoccupazione d'essere tagliato da Metz, se avesse avuto esatte notizie delle forze nemiche che lo attaccavano. In quella vece éssendo completamenteall'o.s curo di quanto accadeva oltre la cerchia de' suoi avamposti, e non a vendo fatto occupare l'importante stretta di Gorze, il Comandante francese si limitò a difendere la strada sulla quale dovevansi in parte ritirare le sue truppe, mentre agendo offensivamente ed impiegandovi tutte le sue form avrebbe indubbiamente respinto le colonne tedesche, mano mari.o che giungevano sul campo di battaglia. Difficilmente potrà presentarsi in campagna una situazione così favorevole, come quella in cui trovossi l'esercito ffancese il mattino d~l 16, situazione della quale non si seppe trarre alc un profitto per la completa mancanza del servizio qi sicurezza e di esplorazione (1 ).
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(~) Nella stessa Relazione uflìciale dello stato maggiore prussiano è detto: < Un attacco risoluto e gagliardo dell'armata francese, ormai quasi tutta riunita, avrebbe evidenteuicnte assicùrato nel miglior modo il proseguimento della ritirata dietro la l\fosa >.
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NEL 1870 Conveniamo invece pienamente col signorT. in quanto lia tratto alle operazioni della cavalleria del giorno '17. In questa giornata infatti andò pèrduto il contatto -~oi Francesi, eccettochè sull'ala destra (dove gli avamposti scaramucciarono tutto il giorno con quelli dell'avversario), sicchè la sera non sapevasi nel campo prussiano -in qual direzione si fosse ritirato il nemico cioè se sotlo Metz ò verso nord, se fosse in posizi·one o se avesse~ continuata la. sua marcia verso ovest·' e -ciò ad onta della ricognizione eseguita dalla di vistone -di cavalleria sassone. n,1a questa divisione, mossnsi alle 7l/ 2 antimeridiane da Harville, e giunta verso le 9 alla strada maestra ,di Étain presso . St.-Jean-les-Buzy, si limi tò a perlu·s trare quei dintonni, indi si pose a campo a Parfondrupt, a sud della strada suddeLLa, e il generale conte Lippe, comandante di quella divisione, mandò notizia che non aveva trovato alcun nucleo di truppe nemiche, ma soltanto pochi sbandati, che furon fatti prigionieri. Non conoscendo l'ordine che fu impartito per quell'esp lorazione ci mancano i dati necessari per giudicare l'operato degli squadroni sassoni, epperò ìlOn sappiamo comprendere, come in quelle circostanze un'intiera divisione di cavalleria si limitasse ad avanzare soltanto pochi chilometri (8 a 1O chilometri dal grnsso dell'ala sinistra dell'esercito, e so lo 2 o 3 chilometri dagli avamposti della brigata guardie co llocati lungo il rio Longeau), e come mai non fosse vivamente sentita la necessità di riconoscere la strada di Briey, ·e d'i nviarn almeno un reggini'ento verso quest'ultima località . È certo che se la ca vali eri a sassone avesse mag:gior~ente esteso il raggio della sua esplorazione, ed avesse riconosciuto Briey, si sarebbero raccolte sufficienti notizie per argomentare che i Francesi eransi ritirali sotto
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Metz, mentre si difettò totalmente d'informazioni atte a rischiarare la situazione. Ma ciò non è colpa dell'imp'icgo di cavalleria, ma bensì del modo col quale fu alluato. Il mattino del giorno 18 invece, nell'avanzato. generale verso nord, fu possibile avere sufficienti dati sul nemico per mezzo degli squadroni spinti innanzi dalle avanguardie dei singoli corpi d'armata, e il maresciallo Moltke potè verso le ·1O1/ 1 mandare al comando della 11 armata le direttive seguenti: · « Da rapporti ricevuti A lecito argomentare che il nemico intenda tener fermo tra Point du Jour, e l\Iontigny la Grange » ecc. (V . pag. 6:23 della Relazione ufficiale, edizione italiana), dalle quali si rileva che in complesso avevasi al quartiere generale un concelt_o abbastanza esatto delle posizioni occupale dai Francesi. E que?te sono le brevi osservazioni co!le quali crediam o di avere bastantemente confutalo ciò che è dello nell'articolo che esaminiamo, riguardo ai pochi servizi prestali dalla. cavalleria in avanscoperta. Prima pe~ò di prendere in considerazione l'impiego della caval_leria sul campo di battaglia, stimiamo opportuno e g1oveYole alla nostra tesi di aggiungere che il signor T. ha totalmente scordato di notare: Che nella avanzata delle 3 armale tedesche verso }a l\Iosella (e d'allora in poi per quasi tutta la campagna) la fanteria poté compiere le sue marce in piena sicurezza e tranquillità, a cagione del velo formato dalla cavalleria, che marciava da 25 a 30 chilometri innanzi alle teste di colonna delle proprie truppe; Che fu la cavalleria tedesca, la quale impcdl coll a sua marcia in avanti risoluta ed audace su Nancy che jl 5° corpo d'armata francese (generale ~e _F_ailly) potesse congiungersi, secondo l'ordin e prnm11vamente avuto, colle truppe di Metz; Che devesi ancora ai cavalieri prussiani, i quali oc-
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cuparono Frouard, se ìl 6° corpo (maresciallo Canrobert) non poté arrh-are tutto a Metz, e do,·ette far retrocedere al campo di Chàlons la divisione di cavalleria Salignac-Penélon, l'artiglieria del corpo d'armata, ed una parte della 2" divisione di fanteria. Questi serrizi non son essi incalcolabili, e non dimostrano ch.iaramente quali vantaggi si possono ritrarre da un'abil e ed instancabile cavalleria, che sia ben impiegata e ben compresa della sua missione? Ricorderemo ancora ché non è giusto, a nostrn pa~ rere, voler giudicare dell'impiego della cavalleria nella g~err~ franco -germanica dalle operazioni dei primi g1or~1 della campagna, mentre è noto che col prolungarsi della lotta la cavalleria acquista giornalmente maggiore audacia, e maggior pratica, che le facil itano semprepiù il difficile còmpito che le spetta. Come conclusione ricorderemo che i Prussiani non intrapresero nella lunga guerra del 1870-71 alcuna scorreria , men!rc nelle vantaggiose condizioni nelle (Jllali trovarnnsi parecchie volte sarebbersi ouenuti da tali operazioni risultati non indifferentì. A questo proposito il capitano austriaco Walter ( 1) · osserva giustamente che due division i di cavalleria avrebbero potuto dopo Sedan dirigersi con marce forzate su Par·igi, ove sarebbero giunte il 7 settembre, percorrendo le 30 miglia (tedesche) che separano quelle du~ città in 5 o 6 ~io_rni; ciò che non è punto esagerato. Art'!Vata sotto Par1g1, la cavalleria poteva distru<Trrere r . oo 1e ierrovie e catturare tutti i .trasporti di vettovao·lie· ·1 o ' 1 che avrebbe esercitato una potente influenza sulla durala dell'assedio. li succitato autore dice che la cavalleria essendo invece compa1·sa innanzi alla capitale 1
(~) Betrachtunge-n ii ber d ie T/iii.tigkeit und Leistungen der Karalle1·ic im Kriege 18ì1.
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rn o H giorni dopo, la resistenza della stessct fu p1·olungata d'altrettante settimane quanti sono questi
giomi. Se si vuol bbbiettare che questa scorreria però non ebbe luogo, rispondiamo a nostra volta che ora soltantosi possono esprimere , di questi co~cet.t i, senza essere tacciati cli visionari, perchè appunto le operazioni compi ute dai cavalieri nell'ultima campagna provarono la possibilità di simili. imprese, alle quali si ricorrerà cer-, tamente nelle guerre future. · Ria~sumenclo, diremo che gli immensi vo:ntaggi che· può procurare un'abile cavalleria prima della battaglia, non si possono, a nostro parere, conseguire con qualche battaglione di più. Relativamen.te all'impiego della ca'IJcdle1·ia sul campo di batta_qli:a, non è nostra intenzione di prendere in esam e dettagliatamente ciascun fatto, e ritenendo abbastanza noti gli attacchi di cavalleria in quistione, ci occu:peremo soltanto delle deduzioni del signor T. Battaglia di Worth. - Ecco in proposito l'osservazione capitale sulle cariche eseguite dai :corazzie.ri· francesi in quella sangu inosa giornata: « si deve tener conto che se i 6 reggimenti corazzieri fossero stati rappresentati a Worth da una quantiLà di fanteria corrispondente al loro costo, Mac-M.abon avrebbe avuto 20 battaglioni di più, ecl i frutti avrebbero per avventura· potuto essere più. immediati ». Premettiamo che l'au~ore dell'articolo parte dal concetto che un soldato dì cavalleria costi .quanto quattro soldati di fanteria, che cioè a ~00 cavalieri corrispondano 800 fanti, del che ci occuperemo· più innanzi. Il suo calcolo però è sempre erroneo, poichè i 6 reggimenti corazzieri che CtU'icarono in quella giornata campale rappresentano 24 squadroni a circa 100 ca-·
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valli, e quindi non costituirebbero che 12 battaglioni; ma fosse pur giusto, non ci peritiamo ad asserire che l'esito finale della battaglia sarebbe stato lo stesso, quand'an che i Francesi avessero avuto un certo numero di battaglioni in più, perché troppo grande era sempre la sproporzione fra le forze dei due partiti avversari. S'aggiunga a questo, che è ben difficile trovare un esempio d'impiego di cavalleria. sul campo di battaglia p iù irrazionale di quello dei cavalieri francesi a Worth. Ess_i infatti furono dapprima collocati troppo ·indietro dalla fanteria, poi furono chiamati a caricare su un terreno non adatto, clrn non permetteva l'azione di quest'arma, mentre che se tutta la cavalleria francese riunita fosse stata disposta sull'ala de·stra, a guardia di quel fianco, e dietro- lUorsbronn ove il.terreno è abbastanza aperto, sa'.rebbesi trovata in favorevoli condizioni per respingere la cavalleria. wurtemberghese, e minacciare la. sinistra prussìana. Collo11ata in quella località la cavallei'ia avrebbe probabilmente oue·n uto un certo· risultato, opponendo un qualche impedimento all'avanzata della fanteria nemica, ed avrebbe forse impedito che parte delle truppe francesi fossero tagliate dal centro ·e respinte verso il sud. Plaudendo alla bravura e all'eroismo dei reggimenti francesi, non si può a meno di deplorare che essi non siensi sagrificati, se era il caso, nel giorno precedente alla battaglia, attaccando cioè le ricognizioni te. desche e gli avamposti della fanteria ..avversaria, con chè avrebbero reso un segnalato servizio alle proprie truppe . Quel sagrificio di tante vite sul cam.po di vVorth n_on ottenne il più piccolo risultato, mentre avrebbe avuto un gran compenso se si fossero subite le stesse perdite nel servizio di esplorazione, ma fosse stato segnalato per tempo il pericolo che sovrastava al 11° corpo francese. Riconosciamo perciò che il risultato delle.
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càriche francesi fu pressoché nullo, ma non dividiamo l'opinione che alcuni battaglioni'in più, fossero pur 12, avrebbero arrecato un sensibile cambiamento al corso della battaglia, mentre qualche vantaggio potevasi ritrarre anche in quel giorno da un saggio impiego della cavalleria. Battaglia di Vi'onville-Ma1·s la Tour. - Anche le cariche eseguiLe in questa battaglia da ambedue le cavallerie avversarie nou sono apprezzate dal signor T.; per lui il sagrificio degli squadroni tede::;chi, che ad ogni momento si slanciano alla carica pee dar tempo alla propria fanteria sgominata di riordinarsi, od alle colonne ancora indietro di giungere sul campo di battaglia, non ha · avuto alcuna importanza decisiva su quella giornata. L'ultima grande carica, che fu eseguita dalle due cavallerie sull'ala destra francese, non ebbe, secondo l'autqre dell'articolo, veruna influenza, e la verità è « che mentre i Prussiani si ritiravano a sud, i Francesi si ritiravano a_ nord, e che non esiste alcun indizio per supporre che diversamente sarebbero andate le cose, se quella mischia di cavalleria non fosse accaduta». Il signor T. nell'esprimere questo giudizio non ha tenuto conto del fatto che la battaglia di Vionville si svolsè in condizioni del tutto speciali, e che la cavalleria tedesca dal mattino sino alla sera compì una missione · di sagrificio per rimpiazzare la fanteria che mancava, e non caricò neppure una sola volta, sempre in attesa che le si presentasse un'occasione favorevole. Il signor T. poi, ·anche per ciò che ha tratto a questa battaglia, si è valso unicamente della Relazione ufficiale, redatta dallo stato maggiore-prussiano, la quale, sebbene sia ricca abbastanza di dettagli. che pongono in rilievo l'importanza delle gesta compiute dai cavalieri tedeschi, pur tuttavia non è paragonabile, per la copia di pat·-
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ticolari, al noto lavoro del maggiore v. Kahler: Die Reiterei i·n der Schlacht bei' l'ionville uncl 1Jfa1·s-la-1'our am 16 August. Se l'anonimo autore si fosse anche giovato di questa importante pubblicazione avrebbe probabilmente modificato i suoi apprezzamenti ed ammesso che un'influenza decisiva ebbero sull'esito della _g iornata: 1° La carica della brigata Bredow, dopo la quale ·i Francesi non eseguirono. più in quella direzione alcun attacco; 2° La carica del •I O reggimento dragoni dellaguardia, che anestò completamente l'avanzala della divisione Grenier, la quale inseguiva audacemente la 38a brigata prussiana totalmente sconfitta; 3° L'attacco ,della brigata Barby, la quale respinse la cavalleria francese e la obbligò a r itirarsi, mentre essa non si portò indietro che per meglio r iordinarsi, lasciando però presso Ville sur Iron il 43° reggi mento dragoni ad osservare le ulteriori mosse del nemico. Il fatto è che dopo questa carica nè la cavalleria francese nè il corpo del generale Ladmirault non fecero , il menomo tentativo per avanzare di nuovo e che durante la notte· fu la cavalleria tedesca la quale collocò gii avamposti sulla linea Mars la Tour-Ville sur Iron, da essa conquistata nella giornata con perdite così gravi. Ci sembrano quindi affatto erronee le deduzioni dell'anonimo scrittore, il quale poi conclude che se il maresciallo Ilazaine, invece di 60 squadroni, ovesse avuto una forza corrispondente di fanteria, avrebbe potuto impiegare quasi un corpo di più contro i Prussiani, e che « l'istesso ragionamento potrebbe essere la naturale risposta a chi credesse poter attribuire alla parte sostenuta dalla cavalleria prussiana nella giornata dal 46 agosto un'importanza decisiva:». , E qui ci sbrighiamo con brevissime ossenazioni.
422 ANCORA DELLA CAVALLERIA Non furono le truppe nè di fanteria, nè di cavalleria nè l'arfiglieria che fecero difetto al maresciallo Bazaine· quindi avesse pur egli avuto a sua disposizione u~ maggior numero di battaglioni non se ne sar-ebbe servito. D'altra_ parte ~evesi ricordare che, come già dicemmo, fu in segmto alle escursioni della cavalleria tedesca eh~ al 6° corpo mancarono 9 battaglioni, tutta la cavallena, e 113 batterie. Se invece sin dal mattinosi fosse riunita tutta la cavalleria in una massa potente (126 squadroni) sotto il comando di un abile ed audace comandante, la cavalleria francese avrebbe potuto respingere dal campo la cavalleria avversaria indi ~gendo in stretta unione colle truppe di fanteria: contnbuir_e efficacemente a decidere l'esito della giornata precisamente come nelle battaglie di Federico .IL Questo almeno sarebbe stato un impiego conforme allo spirito dell'arma, e poiché non si può mettere in d~bbio il valore dei reggimenti francesi, del qualediedero tante prove, e che la superiorità del numero stava in loro favore, é lecito arguire che sarebbero rimasti vittoriosi sui ca va,lieri prussiani. . Rel~tivamente all'eroica condotta di questi ultimi, ncordtamo ancora che fu appunto dallo. studio delfé cariche compiutesi . in questa giornata che di nuovo emerse la convinzione che la cavalleria può essere util mentè impiegata· sul campo di battaglia, e si riconobbe che è l'impiego delle masse di cavalleria che_ può dare _utili risultati, e che queste masse ed 1 con:andant1 delle stesse hanno bisogno di essere preparati nel tempo_ .d i pace ai grossi combattimentiì d~Il'~rma. Così, dietro queste deduzioni, presso i prin-c1pah eserciti e,uropei si fanno ogni anno grandi manov:e di ca~alleria, per addestrarvi appunto le truppeed 1 generali che le debbono comandare secondo, l'esempio dato sin dal ,1873 dalla Prussia. , ·
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Non ci sembrano quindi accettabili le conclusioni del signor T., le quali sono in apertç. contraddizione con quelle emesse da quanti si occuparono delle cariche di cavalleria ch'ebbero luogo in quella memorabile giornata. Noi del resto non siamo caldissimi fautori delle ca-· riche di cavalleria sul campo di battaglia, perchè appunto gli esempi dell'ultima campagna hanno chiaramente dimostrato quali sanguinose perdite debbano soffrire i reggimenti che vanno all'attacco, perdite che generalmente non sono in relazione coi risultati che si possono oLLenere. Però, quando sia dimostrata l'opportunità di una carica di cavalleria, q uanclo, cioè, avendo la· cavalleria alla mano, si possa agire per sorpresa, ovvero che la fanteria avversaria sia molto scossa e~ incominci ad indieti!eggiare, sarebbe follia non impiegare la cavalleria, che è la sola arma adatta _in tali circostanze a conseguiré brillanti risultati. In quella vece, allorchè non si presentino favorevo li occasioni, la cavalleria sar~ sempre utilmente impiegata, e potrà rendere segnàlati servigi anche senz'atlaccare a fondo, facendole eseguire delle continue dimostrazioni ~ulleali ed alle spalle dell'avversario. Nella campagna franco-germanica poi la cavalleria non fece tutto quello che avrebbe potuto fare, anche per la semplice ragione che le divisioni di cavalleria agirono ciascuna per proprio conto , ment.re se tutta la cavalleria cli un'armata fosse stata sottoposta ad un solo capo, come fece sempre :Napoleone 1, si sarebbero ritratti ben_altri vantaggi nel servizio di avanscoperta e sul campo di battagl ia. · Ci resta ora a dir qualche parola dell'altra premessa del signor T. relativa alla nostra cavalleria, eh~ cioè
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ANCORA DELLA CA YALLERIA
si sia follo bene a mantenere il suo aumento cnt1·0 1.m limite minimo , specialmente avuLo riguardo al costo enorme della cavalleria, sicché per portare in guerra 200 cavalieri di più sarebbe d'uopo porlarvi 800 fanli di meno. E qui dobbiamo anzitullo ricordare che l' anonimo autore giunge a queste conclusioni, ammettendo che pell'esercito sia açcordala una spesa fissa, e non superabi le, e non soggetta ad essere aumentata, donde si deduce la conseguen za che, volendosi aumentare la cavalleria, si dovrebbe forzatamente diminuire la fan teria. Noi però non possiamo egualmente acce ttare questa opinione, e crediamo potere e dover sostenere che la nostra cavalleria è troppo poca , risreuo alle altre armi. Nel nostro stesso Regolamento sull'ammaestramento tattico è detto che scarseggiando noi di cavalleria non
la si deve impiegare nè in estrema avanguardia nè fri fiancheggiamento (v. pag. 96) ecc., ma nel fatto queste prescrizioni non sono osservate, perch è nella pluralità dei çasi la cavalleria è sottoposta al comando di ufficiali su periori di fanter ia che non sempre le conoscono, e perché d'altra parte non si vuol rinun ciare al polen te aiuto di• q uest'arma, del quale si sente tanto bisoo-no • . • t> rn ogm esercitazione per avere prontamente informazioni sui movim en ti o sulla pos izione dell'avvel'sario. Il principio od ierno tedesco che la cavalleria deve
sempre essere avanti ( die Cavalte1·ie stels voraus) è scrupolosamente osserYato in tutte le nostre manovre, e spesse fìa t-e anche con poco ri.0,,.ua1·do al materiale cavalli . È egli -possibile che domani in campao-na dove si . t> ' sentirà maggiorm ente la nectissità di avere pronte no-
1870 ~25 t1Z1 e sull'avversario, si vorrà rinunciare àd adoperare la cavalleria su vasta scala net servizio di esplorazione'? N.on siamo certamente di questo parere; ed allora dopo pochi giorni di guerra, i nostri piccoli reggim enti, per gli strapazzi sofferti, e pei combatti.menti sostenuti contro la cavalleria nemica, saranno ridolli in ~eplorevole condizione, e tale da non potere più per mollo tempo prestare un uti le ed elTicace servizio . .E ciò perchè non abbiamo che 120 squadroni, e di minor forza di quelli degli altri eserciti. Certame.nte non si vorrà mai suggerire di diminuire l'arma principale, la fanteria, per aumentare quella a cavallo, ma ci sia lecito esternare lu speranza , che migliorando la nostra posizioné finanziaria, si penserà all'aumento dei reggimenti a cavallo, mantenendo intatta la forza attuale çli fanteria. D'ultra parte, se ben si considera il quadro organico dei nostri reggimenti di cavalleria, si rileva facilmente che si potrebbe di molto diminuire il numero dei gradua ti e soldati, senza per questo avet·e un solo soldato di meno a cavallo, ·pmchè si adottasse un'organizzazione che si accostasse a quella dei reggimenti prussiani o francesi. Con ciò si otterrebbe una notevole econom ia, e i non valori verrebbero ad .essere ridotti quasi alla stessa proporzione com e presso la fanteria. E qui facciamo punto riconoscendo che l'argomento è troppo scabroso. N EL
Queste sono le principal i osservaz ioni che ci sov'vennero alla mente leggendo il pregevole lavoro del signor T., osservazioni che non abbiamo creduto opportuno nè di altorgare nè di maggiormente approfondire, come molto facilmenle avremmo potuto fore, perchè ci sembra senz'altro d'aver raggiunto lo scopo
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ANCORA DELLA CAVALLEUIA NEL 1870
.che ci eravamo prefissi. Ci sembra cioè di a vere sufficientemente dimostrato l'influenza ch'ebbero, o che potevano avere le operazioni della cavalleria nei primi 11'> giorni della campagna del 1870, e che non è affatto esagerata l'importanza accordata presentemente alla cavalleria, in seguito allo studio dei fatti compiuti e di quelli che essa avrebbe potuto eseguire. ·
LA RELAZIONE AUSTRIACA · DELLA
CAM PAGNA DEL 1859 IN ITALIA l!
. MARZIALE BIANCHI D'ADDA
B ATTAGLIA
LA
·nr s.
MARTINO
Tenente nel 3° regg. cavalleria.
Credevamo interamente e definitivamente trascorsa 1'epoca in cui nel compilare le relazioni dell e campagne òi guerra si sacrificava talvolta la sobria esattezza storica all'intento di pagare un certo tributo alla vanità ·n azionale; e in questa convinzione ci aveva confermati la lettura delle tre prime partì della Relazione austriaca -della campagna del 1859 in Italia. Ed invero il modo temperato e scevro di passione col qua.le in quelle tre prime parti i fatti vengono , ~sposti. la franchezza con cui si confessano i pt'opri ' 1 errori, e la lealtà onde son riconosciuti i meriti degli avversari tendevano a rendere quella Relazione pre- . 1 .gevole fra quanti lavori di tal fatta furono sinora pubblicati . .l\fa. ecco che nell'ultima parte venuta or non è guarì alla luce, e segnatamente nell'esposizione della battaglia di S. l\'lat·lino, le cose cambiano totalmente di aspetto. La moderazione e la spassionatezza hanno .ceduto. il campo a non lievi esagerazioni ed inesattezze. 1
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LA RELAZIONE AUSTRIACA
Non faremo cenno delle iperboli che balzano di primo, tratto àgli occhi di chiunque prende a scorrere quelle pagine: non faremo neppure un esame particolareggiato di tutta quella battaglia, ma ci restringeremo a metterne in rilievo i punti ov'è maggiormente violata la verità dei fatti, facendo dì questi le debite rettificazioni. Non sarà per altro inutile, ·che per comprovare coi fatti il giudizio da noi espresso, prima di parlare della esposizione dell'ultimo periodo della battaglia, .che è quello appunto che ci proponiamo di rettificare par- • titamente, mettiamo · in Iuce ed esaminiamo alcune espressioni contenute nelle altre parti di quell'esposizione. E anzitu.tto notiamo .che la llelazione seguita a ripetere, die gli Austriaci tolsero la posizione di S. ì\fartino ai Piemontesi e che questi non furono ca.raci .di riconquis farla .
I compilatori della Relazione avrebbero ragione di parlar così, qualora al mattino del 24 gli Austriaci, presentandosi davanti a quelle posizioni, le avessero trovate occupate regolarmente e con competenti forze dalle truppe piemontesi. Invece al loro giungere su quelle allure, non si videro di ffonte che una porzi one· delle forze che componevano il distaccamento di ricognizione guidato dal tenente colonnello Cadorna, capo di stato maggiore della 5" divisione, il quale atlacca to da forze soverchianti a considere.vole distanza dal suocorpo principale, operava la sua ritirata a scaglioni, l'u.ltimo dei quali prese appunto posizione sulle alture di S. Martino,, l\fa fo solo per proteggere la ritirata ciel resto del distaccamento che quell'ultimo scaglione si dispose a cavallo della stra.da dì Pozzolengo pre~so la chiesa di S. ?tiartino e non mai coll'intendimento di volervi fare una lunga resistenza. No certo, al tei:ien te
DELLA CAMPAGNA DEL
1859 JN
1'.29
lTALlA
colonnello Cadorna non poteva passare, nè passò, in mente la lusinga di far testa per intiere ore, cioè pel tempo necessario alla sua divisione per accorrere a · sostenerlo, colle deboli forze di cui disponeva (3 ¼bat--...E'J,J'/i:.-, taglioni', 1 squadrone e 2 pezzi), all'inLi ero vm corp/1" lie/,. /t1k~ a~~tri~co, c!oè 6_ brigat~ e. 72 pezzi, che egli dalle po- ; , L-R. ; s!Zlon1 domrn~nt,, su cui s1 era.. successivamente tro- /,.,_7':l.'-'"<. vato, aveva visto sboccare dal! rnsellattura centrale e V • Il" dalle estremità delle alture .di S. Giacomo ed Ingrana e avviarsi verso S. Ma rtino. Tali essendo le condizion i in cui si trovarono fra loro di fronte i due partiti avversari sulle alture di. S. ·nfartino, ne consegue che ben 1 poco fondamento di ragione abbiano gli Austriaci di 1 portare alle stelle la bravura e lo 'slancio delle loro truppe , che di quelle posizioni presero po~sesso. -Invece, dalla ritirata del tenente colonnello Cadorna dalle al.ture di S. ntartino all'arrivo delle prime vere forze piemontesi (brigata Cuneo) ai piedi del le stesse passò circa un'ora, e in questo frattempo il tenente maresciallo Benedek ebbe campo di far giunaere sull'allipiano gran parte delle sue forze, così che° quando la brigata Cuneo procedette all'attacco, tre delle sue brigate (Lippert, Reichlin e Berger) vi si trovavano di già regolarmente sch ierate in bauagl ia, colla loro nu~erosa artigliP.ria (32 pezzi) stabil ita, ·in parte sul margme delle alture per batterne il pendìo, in parte su punti dominanti situati più indietro per spazzare l'altipiano nel caso che i Piemontesi soverchiassero la loro 1° linea. Così stando le cose, ne pare che iter~ini vengano ad. essere invertiti, cioè che gli Austriaci siano stati quelli che pei primi occuparono Jè posizioni. , Abbiamo voluto _mettere in sodo questa circostanza, perchè essa è il principale, forse l'unico elemento che valga a determinare il valo1ie relativo delle truppe che in quel ·giorno lottarono per la conservazione · e
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LA RRLAZI0NE AUSTRIACA
DELLA CAllPAGNA DEL
per l'acquisto di quelle posizioni. Jnfatli considerando che le forze che presero parte alla lotta (pe r quanto la Relazione austriaca si sLudi di esagerare le piemontesi ed ittlenuàre le proprie), su per giù furono dalle due parti uguali, perchè quel po'di superiorità numerica, che forse in qualche momento si trovò dalla parte dei Pi~montesi, fu largamente compensato per gli Austriaci dalla circostanza che le truppe dei primi giunsero successivamente sul campo de ll'azione, e quando arrivava un nuovo corpo, trovava quello che lo aveva preceduto logoro e stanco dalla lotta ineguale-, non rim ane da bilan~iare che il vantaggio della posiI zione, e questo stava dal lato degli Austriaci ed era grand issimo. Onde, senza nulla voler detrarre dai meriti delle truppe austriache, noi domandiamo solamente che io colui il quale, senza lasciarsi sconforta re da numerosi insuccessi, ripete pertinacemente gli assalti finchè riesce finalmente ad impossessarsi di una formidabile posizione, si riconosca almeno altrettanta virtù militare quanta nel difensore che, trovandosi stabilito in quella posizione, vi si· mantiene bensì per tulto il giorno, ma e alla fine coslrello a sgombrarla . È vero che gli Austriaci asseriscono di essersi riti1 I rati per obbedire ad un ordine ricevuto; ma noi fra poco dimostreremo che se vi fu ordine, vi fu pure 1 molta coazion e. Dopo averè esposte le vicende del 1° periodo della battaglia, la Relazione conch iude: « Alle 10 1/! il nemico \ era dappei:tulto respinto e per più di due ore non osò ritornare all'atlacco ». · E perchègli Austriaci, che pure avevano ordini di mar~ cìare su Lon ato, non osa1'0no discendere al piano mettersi alle cal-cagna dell'avversario che avevano sconfitto e che, come essi dicono, si rìtirava in disor-
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din~? La Relazione ce lo dice questo perchè, e noi lo troviamo perfe ttamente razionale e g iusto. Ma non erano del pari evidenti le ragioni che per oltre due ore impedirono ai Piemontesi di ritornare all'assalto ? Chi riman eva di loro alla fine di quel 1° periodo nel ra()"()"io del combatti~ento? La divisione Mollard, la quale av:;do per pareccl11 e volle, come ammette la stessa Relazione pos.Lo piede sull'altipiano di. S. Martino cacciandon; i difensori, si era trnvatJl ripetutam ente faccia a faccia con essi, e avev~ potuto, se non numerarli uno per u_no, calcolarne m g rosso la forza. Ora, questa divis10ne, che trovavasi decimata dalla mitrao)ia e dalla fucileria nemica e spossata da due ore di combattimento che era stato per essa un continuo andare all'assalto, questa di visione, che sapeva di a vere a lottare con forze imponenti fortementestabilite in posizioni formi?abili, doveva osa1·e un nuovo attacco, oppure s?llec1tare _la spedizionè di rinforzi ed aspettarne l'arri~o? Se 1! generale ~Iollard si fosse appigliato al pnmo partito, noi cred iamo che la sua risoluzione sa- / re~be stata, qualche cosa di più e di peggio di un sem- , plice allo d ardimento . Alle 4 pom. giunge ai piedi delle allure di S. Marti_no la brigata Aosta. Allora il generale Alollard si dec~d~ a dare un nuovo assalto: ne dà le disposizioni, s1 fovrnaoo le colonne; ma ecco che scoppia la famosa bufera. Non si potrebbe dire, in verità, che Io scrittore della Relazione austriaca siasi afferrato all a bufera per spiegare la vittoria delle armi piemontesi, perché egli non ammette punto ·che gli Austriaci furemo vinti; ma ciò non toglie che la bufera gli sia l pure servita a qualche cosa. Ma se le colonne d'attacco dei Piemontesi di tanto si poterono avanzare da mettere in pericolo una batteria austriaca, ne debbono .saper grado al vento ed alla pioggia, che sferzando
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LA RELAZIONE AUSTRIAU
in viso i difensori impedivano loro di vedere quant~ · succedeva d'attorno, ed invece percotendo a tergo gh assalitori li spingevano a van Li, forse loro malgrado, presa(J'hi, quali dovevano essere, del mi~erando fato· che l;ssù li aspettava! Infatti il favore di quella benefica bufera non si estese finCi a preservare le colonne d'auacco dall'essere accolte, appena giunte sul cicrlio dell'altipiano, da un violentissimo fuoco di mitr;glia e da quella di fuc(leria di t1:e- brigate, c~e re- . sero vani tutti i loro sforzi e le costrmsero dopo cmque · assalti a retroceder~. Erano le 6 pom:, continua la Relazio?e, e sebbe?t:, · il nemico fosse stato nuovamente respinto su. tutti 1 punti, il ten ente maresciallo Benedek non stimò, ancora opportuno di ritirarsi, come d.a luogo tempo ?e aveva avuto ordine, perchè. il nemico avrebbe subito coronato d'artiglieria ralLUra delle Casette, e da que!la posizione, che domina tutto il terreno ~no a M: S. G1_acomo e l\L Ingrana, avrebbe fatto subire gravi perdite alle sue truppe in ritirnta. Bisognava poi spezzare l'ultima forza del nemico e tenere splendidissimamente· alto l'onore delle a?"mi. Se la prima ragione è quella d'un p~ud~nte generale'. la seconda ci par che tenda ad a,ttribu1re al t.ene~te. maresciallo Benedek un concetto che veramente non sapremmo altrimenti riguardare che come ,una cavalleresca spavalderia. Come possa venire in mente di attribuire ad un co-· mandante di una fràzione dell'esercito, il quale non conoscendo la siLUazìone generale della battaglia non é neppure in grado di apprezzarn_e le ~e~e~sità a.ttuali, l'idea di rendersi coi;itumace agli ord1m ncevul1, non , per ragioni di interesse parlicolare _ d~ll~ truppe ~he ecrli comanda o di quello generale dell'mllero esercito, 1 rr~a per ambizione di tener allo l'onere delle armi, è ,. .cosa che non si riesce a comprendere.
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DELLA CAMPAGNA DEL
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« Finalmente alle 7 /! il tenente maresciallo B~nedek, ··« ognora vittorioso e padrone delle posizioni di Sa.n « Martino, credette venuto il momento di ord)nare la « rilirala. I Piernontesi, che in nessun luogo mai erano I 1
« stati capaci' di ottenere un successo, si tennero paghi · -<<
di occupa1·e queipunti, che veni·vano man mano sgom- I
« brati dalle impe·riali regie truppe. l\la il loro impe-
tuoso precipitarsi contro i due battaglioni del reg« gimento D. l\Iigue1 che muovevano da Corbù di sopra « alle Casette, convinse il te"nente maresciallo Benedek « che la ritirata del suo corpo non si sarebbe potuta « eseguire con sicurezza, se prùna con una n.u_ova . e \ « decisiva sconfitta non si fosse fatto sentire all' avver- , « sario il peso delle vittori·ose armi aust1·iache. Sebbene ' << il comandante del ,corpo sapesse che ora la posizione ·~ di S. l\'Iartino era accerehiata da tutte quattro le di« visioni piemontes·i, e si vedesse quind i minacciato « sul .fianco ed alle spalf.e stesse, pure si decise ad « eseguire ancora un r itorno offensivo. Fece formare « due colonne d'attacco: la prima composta di due bat« tagHoni, la secondà di uno, sostenute dietro le ali « dal[e rimanenti truppe delle brigate Berger e Danber. 1 « Alle 8 / 1 il comandante del corpo si pose persona!« mente alla Lesta-di queste due colonne e le condusse ·« avanti a baionette abbassate sotto una tempesta di « proiettili nemici. I I: iemontesi al prìmo scontro ven~ « nero messi a sbaraglio e volse1"0 in fuga precipitosa.I wJJ~.r rt...<.1J-'. « A mala pena fu possibile al te.nente maresciallo Be..!. J ~ · ~ « nedek di arrestare nell'impetuoso i·nseguimento le sue\ « truppe inebbriàtc dalla vittoria. « Riordinatesi le truppe rimasero ferme sul campo .« di battaglia fino alle 9 di sera, e solamente dopo avere ,« acquistata la ferma convinzione, che il nemico era. « sconfitto e disperso, la sua forza pienamente spez4: zata , ed intieramente incapace di ulterio1·e lotta ., 1 «
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LA nEl,AZIONE AUSTRIACA
« il comandci:nte del corpo fece conti1ma1·e il movimento« cli ritirata ». Quanti si trovarono presenti e presero parte all'ultimo peri odo di quella sanguinosa baUaglia, al leggerne questa versione tutl'aITallo nuova e non udita mai, avranno da meravigliarsene; eppure è testuale. Quei Pi em ontesi che, dopo essere per tutto il giorno ritornati pertinacemente all'assalto rii qu elle form idabili posizioni senza lasciarsi sconfortare dai numerosi insuccessi e spargendo in tanta copi.'.l. il loro sangue e facendo subire sl gravi perdile ai loro avversari, ora si tengono paghi ad occupare le posizioni man mano che vengono sgomb rale dal nem ico: quella risoluzione del tenente maresciallo Benedek di fare un ritorno offensivo, anche sapendosi circondato da tutte quattro le divisioni piemontesi: quei tre battaglioni che di primo acchito mettono a sbaraglio i loro avversari, probabilmente tulle quattro le divisioni ('1 ), sono tali esagerazioni che si condannano da se stesse . Pure non sarebbe conveniente a noi Italiani di lasciar passare simili violazioni del vero senza una parola di protesta e senza ricondurre i fatti nella stretta cerchia della realtà. Ed ecco come · effettivamente si passaronò le cose. Erano le 3 pom., quando giunse al generale lllollard, la cui divisione continuava. a rimanere dietre la ferrovia ai piedi delle alture di S. Martino in attesa di rinforzi, l'ordine di S. l\I. il Re, portante ch e dovesse tener fermo, men tre sarebbe stata mandata in suo soccorso lo brigata Aosta e ri chia mata in lin ea la divisione Cu cch iari. (4) La Relazione non lo dico in modo esplicito, ma certo lo intende; , perchè se cosl non fosse, la porzione dell'esercito piemontese non sbaragliata avrebbe so:npre potuto molestare la ritirata dell'VIII corpoaustriaco, la qual cosa appunto il comandante di questo si proponeva di rendere impossibil~ con quel suo attacco.
DELLA c.rnPAG:\'A DEL
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Il generale 111ollard concepi allora l'idea di un attacco 1 combinato contro le a1Lure di S. Martino, da eseguirsi dalle brigate Aosta e Pinerolo. Quest'azione sim ultanea, al credere del generale l\lollard, non poteva mancare di ottenere un buon successo , specialmente se la o" divisione l'avesse appoggiato con un movimento di 5o-iro . . a srnrstra sulla strada di Pozzolengo. La brigata Aostfl arrivava alle q, pom. in sieme alla. 45« batteria, e il gEmerale Mollard dava subito al suo comandante, generale Cerale, le istruzioni per Ì'assalto da lui concepito. Queste portai1ano che Aosta prendesse da sinistra verso de.stn:1,·Pin el'olo movesse da destra verso sinistra e tutte due le colonne eonvergessero su S. l\lartino. ' Le brigale si disposero entrambe su due linee: il 5° e il 14° reggimento stavano in~• 1inea, il 6° e il 13° in 2•. Della brigata Cuneo, 1'8° reggimen to rimase alla fe rro:ia in. riserva, il 7° seguitò ed appoggiò sulla sinistra I 1 11 movimento della brigata Aosta. Il generale Mollard dispose in pari tempo, perchè un distacca'?.ento di fianco, composto di :un battaglione del 14~ regglm en to fanteria, di una compagniR del 20. battaglione bersaglieri' e di una sezione d'artiglieria, movesse, mediante un lungo giro a destra per S. Michele_, U. M~rno, S. Donnino e Val del Sole, a inquietare 11 nemico su lla sua sinistra. , L'artiglieria prepi;l.rò l'attacco : le colonne si mossero; ma intan to scoppiò quel temporale furioso di vento e di pioggia che rcndevu difficile il conservare e la direzi one dei vari battaglioni e l'unità dell'azione. Il nemico lasciò avvicinare di mollo le colonne d'attacco pri~a di aprire il suo fuoco, il quale riusci al soJito _vivissimo e micidiale, mercè la posizione do• minante che occup_avano le artiglierie e le fanterie della difesa. Le difficoltà del terreno, reso ora anch"
~36 LA RELAZ10NE AUSTRIACA sdrucciolevole dalla pioggia, fecero si che l'attacco non riuscì a fondo; per altro le colonne piemontesi s'impossessarono di varie case a metà della costa e in esse si stabilirono fermamente, del pari che dietro i filari d'alberi e nei fossi che intersecano i prati, onde il terreno è colà composto. · Ivi furono subito condotte la 64, la 15" e la 511 batteria, le qnali, tirando a furia sui caseggiati e giardini di S. Martino a non più di 400 metri di distanza, estinsero comp letp.mente Il fuoco dell'artiglieria nemica e resero sensibile una diminuzione nelle forze dell'occu. pazione. Sotto la protezione del fuoco di queste artiglierie, le brigate ripresero il loro movimento offensivo, e tale a ttacco contempor.aneo delle due brigate. e della colonna girante, seguìto poco di poi dall'attacco deH' 1 ·1 ° reggimento fanterja, il quale cominciò verso le 8 a far sentire la sua azione nel combaltimento, costrinse il J nemico a cedere le posizioni, che verso le 8 furono 1occupate dalle truppe piemontesi. ·Le gravi perdite ,su[ hHe dalla brig.ata Aosta che non aveva preso parte an-[i I tlltri comhattimenti della giornata, ed il fatto che ~lc?ni pezzi furono lasciati dagli Austriaci sulla posiz1one provano bastantemente com' essi l'abb iano perduta anzichè deliberatamente aLbandonala. Era sull'imbrunire e i~ nemico, cacciato dall'altipiano, aveva fatto prendere posizione ad una sua retroguardia su di una . linea d'alture parallele e poco .distanti da quella di S. Martino, colle quali si trovano unite per un dolce pendìo. · Le batterie piemontesi che il tenente colonnello Ricotti., capo di stato maggiore della 311 divisione, aveva fatto senza indugio portare e mettere in posizione sull'altipiano, coll'azione della loro mitraglia ebbero presto sconcertato quel tentativo di resistenza, come poco dopo
1_859 IN ITALIA ~ 37 -ne resero vano un altro cBe fu fatto mediante l'apparizione di alcune forze nemiche sul poggio, onde le alture. sono limitate a destra. Un a . carica di uno squadrone di cavalleggeri di Monferrato pose termine ~l combattimento e a notte tutto 'l'altipiano ei'a definitivamente in po~sesso dei Piemontesi e il nemico in ritirata su Pozzolengo. In quella giornata . gloriosa per tutti gli eserciti tche vi ebbero a combattere, il tenente m'aresciallo Benedek -diede non dubbia prova di essere un valente e proYetto generale, ma i compilatori della Relazione austriaca, coli' avergli attribµito risoluzioni ispirate ad idee ,e fatti che sentono troppo del prodigioso, non contribuirono certamente ad accrescerne la fama. li tentativp poi di rialzare i! prest.igio. del proprio ~sercito c~l ne?~re all'avversario persino 11 valore, n?n \ solo non nusc,ra ad oscurare la fama delle truppe ptemontes( ma da ogni scrittore intelligente sarà considerato come un mezzo acconcio a conseguire uno scopo totalmente oppostq a quello che si è proposto l'autore ,d ella Relazione austriaca. DELLA CAMPAGNA DEL
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DELLE CONDlZlONl GEOGRAFICO·STATISTICCi·MILl'fARI ECC. 139
DELLE éONDIZIONI GEOGRAFJCO-STATISTICO-MILITARI DELLA
TURCHI.i\. EUROPEA E DEGLI
STATI MINORI AD ESSA. ADIACENTI
È oramai .più di mezzo secolo che la Questione cl'OT'iente, formulata come oggidì viene intesa, si presenta periodicamente all'attenzione dell'Europa e che la diplomazia e la guerra alternatamente si affaticano a risolverla. Ma i loro sforzi non l'hanno che parzialmente e in parte minima risolla; ogni atto _politico o militare, che la riguarda, ha lasciato pur troppo dietro di sè una larga eredità di bisogni non soddisfatti, d'interessi lesi, d'appigli a questioni future. Non è scopo del presente lavoro il ricercare le cause di questo stato morboso dell'Oriente e tanto meno l'additarne rimedi; sarebbe d'altronde fare opera vana ora che il cannone ha appéna tuonato e che la situazione delle parti non si presenta ancor chia1'a nè all'uomo politico nè all'uomo di · guerra. P iù modesto-è il nostro còmpito, essendo esso essenzialmente quello di fornire gli elementi per çonoscere quelle contrade, ove ora si riaccende una lotta nella quale entrano in azjone, nella loro piena energia, popolazioni mosse le une contro le altre da diversità di razza, da antagonismo di prin- · ci pii e di interessi, da odii di religione, dai ricordi di mali passati e dal timore di mali avvenire. È opportuno studiare quesla regione dell'Europa nei suoi
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elementi costitutivi, perchè nessu~a presenba al pari di essa èosì grandi differenze. Ivi infatti due mondi, due religioni e due civiltà sono in presenza l'uno dell'altro, l'islamismo e il cris tianesimo; la lolla quindi fra tal.i elementi, rappresentanti l'uno una schiavitù da scuotere, e l'altro un dominio da conservare,-deve necessariamente offrire ~aratleri particolari e differenti da quelli delle guer1°e fra popoli civili. Non può esser la guerra cavalleresca degli eserciti delle vecchie monarchie del secolo scorso, nè la guerra nazionale fra Stati mod~rni, nelle quali il diritto internaziona!e e le . civ.i'li consuetudini concQrrono ad alleviarne i mali , ma sibbene una guerra di barbarie ove tutti gli istinti di popolazioni non ancora incivilite trovano campo alla loro pie~u soddisfazione. Crediamo pertanto di far cosa grata ai lettori della Rivista militare -offrendo loro alcuni cenni sulle condizioni geografìcostatistico-rnilitari della Turchia europea e degli Stati minori ad essa adiacenti, affine di presentar loro l'opportunità di seguire agevolmente lo svolgimento degli avvenimenti che vi si starino compiendo. Per la brevità del tempo concesso, per la premura di presentare questi cenni ai nostri lettori e finalmente per la natura stessa degli elementi presi ad esame, preferiamo considerarli pa~'titai:nente, anziché coordinarli in uno studi,) unico; ciò potrà farsi meglio d'altronde in appresso, senza pregiudizio., dell'armònia del lavoro, quando avremo terminalo l'esame di ciascun elemento o regione. Il presente lavoro verrà quindi diviso nelle seguenti parli: 1° Brevi cenni oro-idrografici sulla regione greco-slava; 2° Brevi cenni sulle popolazioni della T~rchia europea; 3° Il Montenegro; 4° La Serbia; 5° La Rumenia; 6° La Bosnia e l'Erzegovina; 7° La Grecia; 8° Le forze militari della Turchia;
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DELLE C0ND1Zl0Nl GEOGRAF1CO-STAT1STICO ·MIL1TAJU
9° n ·teatro di g uerra fra le. province della Turchia eu.ropea e gli Stati sovraindicati; osservando che questa r iparl~zione, anzi6hè dà ragioni puramente geografiche, è stata const,gliata da considerazioni etnog rafiche, politiche e militari, le quali non si identificano sempre colle geografiche (1).
I. Brevi cenni oro-idrografici sulla 1•egionc greco-slava.
La·regione greco-slava è compresa fra il Mar Nero, il Mal" Egeo, il Mar J onio e l'Adriatico, ed è separat~ dal rimanente dell'Europa dal corso dell'Unna, della Sava e del Danubio inferiore. Ne sono appendici le isole del Jonio e dell'Egeo e i Principati Danubiani sulla sinistra del Danubio inferiore. La catena delle AlpiDinariche, dopo le Giulie, dal Biltorai al Tcl~ar-Dagh; quella dei Balkani dal Tchar-Daghal Càpo Emineh s ul Mar Nero, e la Ellenica del Pindo dal Tchar-Dagh al Capo Matapan ne formano, coi numerosi e svariati loro contraffort~, l'ossatura orografica. Il nodo del Tchar-Dagh costituisce per tanto il punto princiP'ale del sistema orografico della penisola greco-slava o recrione balkanica' formando il vertice d' una grande piramide . t, lriango1a·re, i cui spigoli sarebbero determinati dalle tre catene (lJ Verrà pubblicata in appresso, per comodo degli studiosi, la li!b!io- · -11raff,a e cartografi.a della. regione greco-slava.
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
1H
dianzi nominale e che racchiuderebbero i tre principalissimi bacini, quello dell'Egeo, quello del Jon io e dell'Adr iatico e quello del Danubio. . Varia-è la natura di tali catene. Le Alpi Dinariche più che essere una catena ben definita, presentano una serie d'indeter.. minati altipiani par~lleli l'uno all'altro, solcati da corsi d'acqua torrenziali verso l'Adriatico, mentre verso il bacino della Sava partecipano della natura generale del versante danubiano. Elevalo ~3000") ed alpestr e è lo Tchar-Dagh; ben definita e con pocJ:ii valichi è la catena del Pindo;poco elevalo e cruasi a forma di vasto altipiano il tratto di regione fra lo Tchar-Dagh e i Balkani: finalmente meno elevati e di forme più dolci delle precedenti sono i Balkani. Varia eziandio è la natura oro-idrografica dei tre principalissimi bacini, in causa della costituzione e della direzione dei contrafforti della catena principale. Il bacino del Jonio e dell'Adriatico, correndo la catena principale assai ravvicinata al maN, è s tretto, i suoi contraffor ti o s ono obbliqui o scendono r ipidamente al mare e quindi i suoi corsi d'acqua o sono serpeggianti fra strette vallate o sono d'un corso bre.vissimo; le comunicazioni longitudinali sono poco · numerose e naturalmente difficili; le trasversali, qual~una eccettua ta, sono esse pure difficili e costituite da mulattiere e da sentieri. I principali corsi d'acqua sono la Narenta, il Drin, la Vojutza. Si trovano in queslo versante l'Erzegovina nel bacino della Narenta, il Montenegro e l'Albania nel bacino del Drin, l'Epiro e la parte occidentale del regno di Grecia nel restante lratto del versahle. Nel bacino del Danubio i contrafforti scendono dolcemente quasi a pianori ve1•so laSava e il Danubio; i corsi d'acqua scorr endo, specialmente verso le loro origini, in valloni profondi, vanno ad affluire al Da_nubio con direzione q uasi ad esso normale. Prìncipali tra essi sono l'Unna, il Verbas, laBosna, la Drina,
H,2
DEJ,LE COND1ZION[ GE0GRAF1C0-STATIS'l'ICO-MIL1TARI
la Morava, il Tirnok, l'Isker e lo Jantra. Si trovano in questo bacino la Bosnia, la Serbia turca e la Serbia autonoma e la ·Bulgaria. Finalmente nel bacino.dell'Egeo, che è sotto il punto di vista nostro H più importante della regione, i contrafforti principali, dopo s Laccatisi · dalla catena balkanica, corrono per buon tl'aUo quasi ad esso paralleli, formando così delle lunghe vallate, le cui origini vanno avvicinandosi al tratto della catena compresa fra lo Tchar-Dagh e i Balkani. Quelli che scendono dalla catenn del Pindo tendono invece aH'Egeo con direzione norroal2 alla linea cli displuvio . I più notevoli fra essi sono il Karasou Tessalo, il Vardar, lo SLrum e la Maritza. Si trovano in questo grande bacino la parte orientale del regn.o di Grecia, la Tessaglia, la .Macedonia e la Tracia, le quali due ultime province formano insieme la Rumelia. Di grande importanza militare è il tratto della r egione balkanica compreso fra il nodo del Tchar-Dagh e l'origine dei Balli.ani e più parLicolarmente gli a!Lipiaoi di Sofia e di Pristina, essendo essi i punti di concorso di tutte le grandi valli dei tre principali versanti e quindi i centri delle diverse comunicazioni che corrono per esse o sui loro contrafforLi. Nell'esame particolareggiato di ciascuna regione si accenneranno i caratLeri d'ognuno di questi corsi d'acqua e delle loro vallate. Le comunicazioni fra le va1·ie parti della regione greco-slàv~ sono nettamente determinate dalla sua costiLuzione oro-idrografica. Riservandoci di esaminarle in appresso, diremo fin d'ora come esse, direLLe in generale da nord a sud, si possono comprendere in due grandi fasci; quelle occidentali provenienti .dalla pianura austro- ungarica del Danubio medio e che a.ccen:. nan.o attorno al masso del Tchar-Da.gh per scendere quindi nei bacini del ,:vardar, dello Strum e della Maritza; a questo fascio s'innestano le comunicazioµi provenienti dal versante dell'Adriatico e in parte anche quelle pr9venienti dal Jonio; quelle orientali provenienti dalla pianura moldo-valacca e che,
•
143 . a guisa di raggi, dal Danubio, attraversando i Balkani, tendendo ai tre punti importantissimi di Costantinopoli, Adrianopoli e Sofia . La Turchia europea comprenqe la maggior parte della regione presa ad esame; solo la sua estremità mP-ridionale, il regno cli Grecia, ne è affatto indipendente, ed un'altra parte, la Serbia, la Rumenia e il Montenegro, se non di diritto, ne è· indipendente quasi di fatto. È opportuno infine notare come la penisola balkanica))enchè separata dall'Asia Minore dagli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, vi sia tuttavia collegata da comunanza d'interessi e di governo, e da identità di razza e di religione; l'una parte devesi .quindi: co:1siderare come uil complemento dell'altra. DELLA TUU.CHTA EUROPEA, ECC •
1
II. :Brevi cenni snlic po1,0Iazioni della Torchia cn1•opea; 101•0 1•ipa1•to pc1• p1•ovince, per religione e per razz~ (lJ.
Prima d'intraprendere l'esame delle varie parti della regione greco-slava, crediamo sia conveniente premettere alcuni cenni sulle popolazioni di essa, affine di potere: 1° Determinare la reciproca situazione dei vari elementi elriografici, nel caso si verifichino date, eventuali Là . . 2° Calcolar e con una certa approssimazione lefor·ze ir(I) V. LEJ~AN. Ethnographie de la T ·u rquie d/Burope, avec une Carte sethnographique . - Gotha, Justus Perthes, 1861. R~CLUS • .Nouvelle géographie unive,·selle.- Paris, librai rie Hachette, 1875. BEHM und WAGNER. Dte Bevoll,erung der Erde. - Gotha, Justus Perthes, 1&75 •
H,4,
145
DELLE CONDIZIONI GEOGilAFICO-STATIS'rICO-MILITARI
DELLA. TURCHI A EUROPEA, ECC.
regolm·i che ciascun elemento poh'ebbe fornire in caso dr
2° Il governo d'Adrianopoli è costituito dal bacino della Maritza, ossia dalla Tracia. 3° Il governo del Danubio comprende il versante settenrionale dei Balkan, e la testata della valle dello Strum nel. versante meridionale; corrisponde alla Bulgaria. 4° Il governo cli Salonicco si estende sulle valli del W ardar, dello Strum e in parte su quella del Kar asou, comprendendo co.sl la Macedonia . 5° Ilgovemo di Janina occupa le valli delleclueDrin (meno le testate) e il versante ionio-ad1'1atico fino ai confini della Grecia, comprendendo in tal modo l'Albania e l'Epiro. 6° Il governo di P1'izrend abbraccia, oltre alle alte valli delle Driti, le origini del Wardar, dello Strum e della .Morava sino ai co~ni dei principati della Serbia e del Monten'egro. 7° Il governo di Bosnia comprende le valli della N arenta, del Ver-bas e della Bosna, quella delle sorgenti clell'lbar, iterritori sulla riva destra dell'Unna e della Sava e sulla sinistra della Drina; abbraccial'Eezegovina, la Cr oazia turca, la Bosnia propriamente detta e gran parte della Serbia lnrca (Rascia). 8° Finalmente il governo di Creta comprende l'isola di Candia.
guerra o d'insurrezione. Si osservi anzitutto che, mentre si hanno indicazioni s ufficientemente esatte sulle popolazioni della Serbia, della Rumenia, della Grecia e, fino ad un certo punto, del Montenegro, assai m eno fondale sono quelle che si possono avere r ig uardo alle provincie turche. Infatti le s tatistiche di Salahedd/n-bey, redatte nel 1867. per l'esposizione di Parigi, e che fino ad ora figurano come i soli documenti ufficiali, sono erronee perchè esagerate a favore della Turchia . Preferiamo quindi attenerci alle cifre forni te dalle pubblicazioni di Julius Perlhes (1), le quali, sebbene non sieno fornite:aacensimenti ufficiali, sono tuttavia ritenute siccome quelle che più si approssimano al vero. Divisione amministr.ativa e militare della Turchia europea.
Secondo il più r ecente ordinamen to amministrativo, più O· meno altuatp, la Turchia europea è divisa nei seguenti go:verni generali o vilayet:. 1° Vilayet di Costantinopoli. 2• di Adrianopoli. del Danubio. 3· 4• di Janina. di Salonicco. 6° » cl.i Prizrend. 7° » di Bosnia. 8° >> di Crela (Candia). Questi vilayet comprendono le seguenli parl.i della penisola balkanica: 1•. Il governo cli Costantinopoli abbraccia la sola parte di territorio acliacerìte alla città e bagnato dal mar di Marmara e· dal Bosforo. ))
Popolazione della Turchia europea.
))
))
La popolazione della Turchia europea sarebbe, secondo il il Perthes, di 8,397,529 abitanti, i quali, per razze, verrebbero così ripartiti: Serbi. 1,869,221 ( 3,706,277 Bulgari . '1,837,053 Greci. ·1,048,644 1,245,'182 Albanesi. 224°,699 Rumeni Turchi 2,095;833 Ebrei . 76,894
..
Totale
(1) Y. Almanach de Got!ta, 187G ANNO
xxi,
VoL. 111.
8,397,529
146 DELLE COND1Zl0Nl GEOGRAFièO-STA.Ti'ST1CO-MlLITARI Questa popolazione sarebbe, per religione, cosl ripartita: 0
Cristiani cattolici Cristiani greci Maomettani Israeliti.
. 3'18,077 ~ . 4,393,103) 3,609,455 76,894
t~,
l
. 180 711 , 8,397,529
Il riparto cl.ella popolazione pel' vilayet sa·r eb'be il seguente: Cristiani
Costantinopoli . Adrianopoli . . Danubio . Salonicco. Janina . .. . Prizrend. .Bosnia . Creta . . . . .. T1'uppe di terra (in Europa) Totale
I
e
Vilaye~
Maomettani
Totug
Ebrei
144,210 831,558 1,175,60'1 598,731 460,60'1 550,537 864,836 162,000 »
4,788,074
183.540 523,009 8'19.226 42!\410 250,649 789,934 493,148 38,000 82,539
327,750 1,354,5('\7 1,994',827 1,028,141 711,250 '1,340,471 '1 ;357,984 200,000 82,539
3,609,455
8,397,529 (1)
147
DELLA TURCHIA EUROPEA, EOC .
Popolazione d ella Serbia.
l
Secondo il censimento del 1866, il principato di Serbia avrebbe la seguente popolazione: Serbi . . . 1,058,169 Rum_eni . . 127,545 1,2'16, 346 Zingari . 24,607 Razze diverse. 6,025 Oggidl la popolazione della Serbia si valuta ad 1,320,000 abitanti; essa professa quasi interamente la religione greca. Popolazione della ~umenia.
La Rumenia ha una popolazione di 5,180,000abit.a nti, professai:iti per la massima, parte la religione greca, e quasi tutti di razza rumena, non essendovi che pochi slavi nella Bessarabia moldava. Popolazione del Montenegro.
_ (!) L<1. popolazione maschir,. sarebbe di 4,295,803abitanti, dei quali2,433,356
cristiani, e 1,862,447 maomettani.
In base a questo specchio, l'elemento cristiano starebbe all'elemento turco, nei diversi governi generali, nella proporzione seguente: 1,5 cristiani per 1 maomettano. Adrianopoli ,, ,, 1 ,, 1,5 Danubio .· 1 > 1,5 Salonicco. ,. 1 1,5 Janina . > 1 Bosnia. ·" -1,5 Creta . .. 4,0 ,. " 1 • » Costantinopoli 0,8 » ,, 1 • Prizrend . . 0,7 » ,, i " cioè complessivamente nel rapporlo di 3 a 2. L'esercito è composto esclusivamente di maomettani. ))
))
))
1,
. · L.a popolazione del Montenegro, quasi tutta di religione greca e di razza slav.a, è valutata a 196,0ÒO abitanti. Popolazione della Grecia.
La popolazione della Grecia, di razza e di religione greca, ascende, secondo l'uHimo censimento, a 1,457,894 abitanti. La popolazione della penisola balkanica, colle sue dipendenze, ascenderebbe dunque a 16,553,000 abitanti, coslripartiti politicamente: Turchia europea 8,397,529 Regno di Grecia 1,457,894Principato di Serbia 1,32Qj000 ,, del Montenegro 196,000 > di Rumenia . 5,180,000
44-8
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFJCO- STATIST1C0-l1HL1TAl11
DELLA 1'URCIILA EUROPEA, ECC .
Questa popolazione è per religione così divisa: Maomettani, da 3 a ,~milioni al più. Cristiani ed aHri, 12,500,000 e più. Considerata per razza, essa è così distribuita: Razza slava o slavizzata . 5,100,000 ,, turca • 2,500,000 al più .. 2,500,000 » greca ,5,200,000 ,, rumena. t,245,000 ~ albanese Dall'esame di questi dati risulta: 1• Come la popolazione degli Stati autonomi ovvero tribuwri dell'impero ottomano sia all'incirca eguale a quella delle province della Turchia europea . . 2• Come i maomettani s ieno appena 1/ ,, della popolaz10ne totale ed 1/, della popolazione cristiana. 3• Come su !1: milioni al massimo di maomettani, solo2,f>00,000 sieno di razza turca, mentre gli altri appartengono a
.assolutamente incapace di tener in freno l'elemento cristiano, nel caso di un aforte insurrezione. Essa deve pel'lanto tl'ar re dalle province dell'Asia i m ezzi per tenere in soggezione le province d'Europa e adibirvi in tal m odo la maggior parte delle s ue forze militari a danno della difesa conleo a ttacchi ,provenienti da nemici esterni . L'autonomia della Serbia e del Montenegro da una parte, e della Grecia dall'altra devono essere, come scrisse il rnare·Sciallo Moltke ('l), per le province soggette un eccitamento con:t inuo a volere e a sper are di iiber ar si dal giogo dei Turchi. Per quanto gli sforzi dei vari elementi, in date eventualità, .non sieno guidati da una mente direttrice unica, tuttavia essi possono concorrer e ad un fine unico, liberare le popolazioni soggette: i rapporti numerici s uesposti sembra che provino abbas tanza, çome, in I date eventualità, s ia possibile ottenere questo risultato (2).
razze di verse. 4° Come la popolazione rumena sia dj numero eguale alla slava o slavizzata, doppia della turca e della greca e più che tr ipla dell'albanese. 5° Come i tre Stati . quasi indipendenti, la Rumenia, la Serbia e il Montenegro r iuniti contino una popolazione cli circa 6 700 000 abitanti e come nelle pr ovince Hmitrof'e, in date event~ali(à, essi possano trovare popolazionj di razza e di !'eligione identiche od affini, la cui cifra s i può valutare da 2 a 3 milioni, formando cosl un totale di 8 a 9 milioni e mezzo contro 3 a 4, milioni di rn.aomeLtani. 6• Come l'elemento greco riunito all'albanese ascenda quasi a 4 milioni e s ia pressochè pari per numero all'elemento maomettano. Da tuttociò emerge in quali condizioni si trovi la Turchia di fronte ai varii elementi etnografici che sono ripartiti nelle diverse province della penisola balkanica e come coi soli mezzi che le può fornfre relemento maomettano in Europa, essa s ia
'
~
l.
149
(!)° MoL·rKE. Gama:iagn e des R ·usses aams la Turquie a:Europe en 18281829.
(2) Secondo dati contenuti nell'opera: R egist1·ande der Geographùchitatistichcn ,lòthetzimg der Gross<1n Generalstaòes (Sechster Jahrang,
Berlin, 1876), la popolazione delle province della Turchia e uropea ascenderebbe a 10,508,000 abitanti , così ripartiti per ra5ze: Bulgaro-Slavi. . . . . ,J,000,000 Serbi, èroati , Sloveni. . l,S00,000 1,000,000 Greci . 1,400,000 Albanesi. !0, 5!18,000 400,000 Rumeni . ~ 110,000 Ebrei. 350,000 ,Armeni e Zingari. is,ooo Altre razze. Turchi, Tartari e Mongoli. 1,510,000 ·Secondo altri dati, tale _popolazione sarebbe così divisa per t'ellgtone:
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:.Maomettani. . .
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7
2,500,000
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10,598,000
~ 50
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITAIII
Riparto delle r~e n ella penisol a balkanica.
Le due razze che formavano il fondamento etnografico della popolazione della penisola balkanica, quando avvenne l'invasione turca fra il xiv e il xv secolo, erano la slava e la greca: la bulgara già erasi immedesimala colla slava; la rumena, in causa delle sue condizioni sociali e della sua si Luazione politica, quasi più non partecipava alla vila delle altre due. Oggidl invece le diverse popolazioni di quelle regioni co-· slituiscono quaLlro gruppi neLlamente dislinli, cioè: aj Slavi meridionali; b) Greci; e) Turchi e Tartari; d) Rumeni. Di queste quattro razze principali le due prime si suddividono in razze secondarie tra loro affini, vale a dire: la Slava meridionale in - Serba, Croata e Bulgara, la Greca in - Greca propl'iamente detta e in Albanese. Queste diverse razze sono poi così distribuite nelle diverse regioni della penisola balkanica: '1° Razza serba e croata. - La razza serba-croata occupa quasi esclusivamente tulla la zona compresa fra l'Unna, la Sa.va e il Danubio a settentrione, la bassa Morava e quindi la Morava bulgara ad oriente, il massiccio del Tchar Dagh a mezzodl e il confine tlalmato ad occidente. Verso le alte valli dell'Ibar e ùella Sje11Hza, essa è frammista alla razza albanese, essendosi ivi trapiantata durante ie invasioni turche, quando l'Albania formava ancora uno Stato indipendente. Al di là della catena spartiacqua, nelle valli del Wardar e del Drin d'Albania, trovasi ancora qualche piccolo gruppo isolato di razza serbo, mentre d'altra parte la razza bulgara
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC. 151 occupa quasi tutta la vallata della Morava bulgara e della Nissava. La razza serbo-croata occupa pertanto le seguenti province o regioni: la Serbia (principato autonomo), la Bosnia,'. la Croazia turca, l'Erzegovina, la Rascia, o Serbia turca, il Montenegro, e finalmente qualche porzione della Macedonia superiore. La Bosnia (eccettuala la vaile della Drina), la Croazia turca e l'E~·zegovina settentrionale sono più specialmente popolate da razza croata. In tutte le regioni di razza serba, la razza turca non si riscontra che in piccoli gruppi, in alcune città, nei fortilizi od in località speciali. 2• Razza bulgara. - La razza bulgara si estende sulla vasta zona compresa, all'incirca, fra il Danubio a seltent1·ione, il Mar Nero ad oriente, il Mal' dì Marmore. e l'Egeo a mezzodì e la catena ellenica del Pindo dal Tchar-Dagh alle sorgenti del Karasou ad occidente; essa lascia però, come si dirà in appresso, il territorio presso le foci del Danubio alla razza turca e il liltorale del Mar Egeo, del Mar di Marmara e del Mar Nero alla razza greca. In tal modo la razza bulgara occupa tutta la provincia della Bulgaria e buona parte della Tracia e della Macedonia. 3° Razza rumena. - La razza rumena occupa quasi esclusivamente la Rumenia, spingendosi sulla destra del Danubio fra la bassa Morava e il Timok. - Essa forma pertanto la quasi totalità della popolazione della Moldavia e della Valachia. 4° Razza tu,.ca. - La 1•azza turca occupa quasi esclusivamente il territorio verso le foci del Danubio, cioè la Dobrutscha; trovasi disseminata in numerosi e fitti gruppi nella
452
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTlCO-MILITARI
Bulgaria e nella Tracia e forma alcuni centri ìmportanti di popolazione nella Macedonia e nella Tessaglia. 5' Razza greca. - La razza g recu occupa il regno dL Grecia, il versante del Mar Eg~o compreso fra la catena ellenica del Pindo, i confini del regno di Grecia e il basso Wardar ed una striscia più o meno larga del liLtorale dell'Egeo, del Mar di Marmara e del Mar Nero; forma una parte della popolazione della Tracia; trovasi finalmente nelle principali città di commercio. 6° Razza albcmese. - La razza albanese occupa la zona compresa fra la frontiera meridionale del .Montenegro, fra lo spaI'Liacqua del Jonio coll'Egeo dal Montenegro, alle front iere della Grecia, fra queste frontiere stesse e i mari Jonio e Adriatico. Essa trovasi frammischiata colla razza serba in alcuni tratti della Serbia turca, mentre alcuni g ruppi di razza serba trovansi nell'Albania. Occupa le due province dell'Albania e dell'Epiro. Popolazioni slave e rumene dell'impero austro-ungarico.
Finora abbiamo considerate le popolazioni della penisola balkanica indipendent(:lmente da quelle degli Stati confinanti e specialmente dell'impero austro-ungarico. Per quanto g li elementi che t t'ovansi nella penisola balkanica non possano fare che un relativo- assegnamento sul concorso diretto od indirelto di queste popolazioni, è tuttavia opportuno il nott\re come, secondo il censimento del 1869, la Monarchia austr-o-ungarica conti la seguente quantità di popolazioni affini a quelle della penisola balkanica: · a) Slavi, Croati e Serbi. . . 3,000,000 J Sloveni . . . . . . 1,192,000 4,192,000 Essi trovansi nell'interno della Dalmazia, nella Croazia, . nella bassa Ungheria, nella Transilvania e nella Bukovina.
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC .
b) Rumeni, 2,892,000. - Si trovano per la maggior parte
nel Banato, nella Transilvanif!ae nella Bukovina. Sommando pertanto queste cifre con quelle delle rispettive popolazioni affini della penisola balkanica, si avrebbero due agglomerazioni di 9 a 10 milioni di· Slavi e di 7 '/ , ad 8 milioni di Rumeni.
Combinazioni probabili e possibili delle varie razze.
Prescindendo dagli elementi soggetti alla Monarclùa aush'o-ungarica, rimarrebbero tee gruppi distinti principali di popolazioni cristiane, in ciascuno dei quali trovasi uno Stato organicamente costituito ed a ltomo al quale si raggrupperebbero gli elementi afi.ìni delle province ancora soggeLle alla Turchia. Questi tl'e gruppi sar'ebbero. , / 1 ° Gruppo slavo, 4,600,000 d'abitanti. - Comprenderebbe il pl!incipato cli Serbia ed altorno ad esso si raggrupperebberlle popolazioni della Bosnia, clell"Erzegovina, della Serbia turca, della Croazia turca e del principato del Montenegro . . 2° Gruppo slavo-bulgaro, 7 milioni d'abitanti. - Comprenderebbe l'elemento slavo, più l'elemento bulgaro, che, a q uanto dicesi, si assimilerebbe facilmente coll'elemento slavo. . 3° Gruppo rumeno puro, 5,200,000 d'abitanti. - Comprenderebbe il principato di Rumenia. 4° Gruppo rumeno-bulgaro, 7,'100,000 d'abitanti. - Comprenderebbe il principato di Rumenia e la B~garia. L'elemento rumeno, secondo questa combinazione, si estenderebbe sulle due rive del basso Danubio, assimilandosi ed assorbendo a sè l'elemento bulgaro. 5' Gruppo greco-albanese, :~,740,000 d'abitanti. - Comprenderebbe il r egno di Grecia ed attomo ad esso s i .raggruppe- • rebbero le popolazioni greche della Macedonia e della Tracia, e le albanesi dell'Albania e dell'Epiro .
1$,i,
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO·STAT1STIC0-MIL1TARI
Se consideriamo che la popolazione maomettana, disseminata in tutte le. provinée, non ammonta a 4 mili:oni, pos~ sia~o conchiudere: 1° Come ciascun gruppo di razze conti una popolazione superiore od almeno pari alla mussulmana. 2° Come in ciascun gruppo si trovi uno Stato organi~amenle costituito e col quale le altre popolazioni affini hanno identità di religione e, fino a un certo punto, d'interessi. È bensi vero che le popolazioni cristiane, i rajas, tenute dai Turchi in ischiavitù, .:1on hanno del tuLto il sentimento della pr.opria fopza; ma è opportuno allresì notare, come già si è detto, che l'esempio cli tre Stati quasi o totalmente in- · dipendenti, sta loro davanti come continuo incitamento a scuotere il giogo dei Turchi, e a crearsi un migliore av·venire. Calcolo approssimativo delle forze irregolari ed ausiliarie dell'Impero ottomano. - Calcolo delle forze insurrezionali delle popolazioni cristiane della Turchia europea.
•
Abbiamo accennato come l'Impero ottomano, non ·reclutando il suo esercito che nella popolazione maomettana, debba trarre buona parte dei contingenti di forze regolari ed · irregolari dalle province dell'Asia, ove esso conta una popo_lazione di oltre 16 milioni di sudditì, la più parte maomettani. Ma se si considera l'estensione delle province turche nell'Asia, la mancanza di facili e rapide comunicazioni, specialmente quando il mare fosse impedito, si scÒrge f~cilmente quanto difficile e lungo debba riuscire il concentramento dei contingenti asiatici sul teatro di guerra europea, come ebbe . sempre a verificarsi non solo nelle guerre del 1828-29 contro • la Russia e in quella d'indipendenza della Grecia, ma eziandio in quella d'Oriente (1854-55) e nelle recenti insurrezioni di . Cre-ta e dell'Erzegovina.
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC. rn& Finalmente conviene notare che in caso di guerra gli Stati tributari dell'Africa devono fornire, secondo. i traUati in vigore, i seguenti contingenti: l'Egitto . . .. . . . . '15,000 uomini' Tunisi . . . 1,000 » · Per quanta buona volontà si possa supporre ne.i principi vassalli e in quelli correligionarii, sembra che la Turchia non possa fare che un dubbio assegnamento su tali conting~nli, specialmente quando il mare non fosse libero. Le popolazioni cristiane dBlle p'rovince turche d'Europa, in caso d'insurrezione generale, sarebbero capaci di fornire 209 mila uomini atti alle armi, dei quali: 50 a 60 mila nel vilayet del Danubio, 40 a 50 mila in. quello della Bosnia, 40 a 50 mila in quelli cli Prizrend e Janina, 25 a 30 mila in ~ruello di Solonicco . A queste forze il~s11rrezionali, il Turco potrebbe opp0rce, ollre. le forze regolari, quando fosse bandita la gue1•ra sant.a , tutti gli elementi irregolari che fornirebbero le popolazioni mussulmane dell'Europa non solo, ma· dell'Asia e dell'Africa. È difficile il valutare a quanto potrebbero ascendere queste forze e in quanto tempo è come potrebbero accorrere sui teatro di guerra, ma rappresenterebbero sempre una forza considerevole, che probabilmente supererebbe i '100 mila uomini'.
'156
DELLA TURCHTA EUROPEA, ECC.
DELLE CONDIZlONI GEOGRAFICO·STATISTlCO ·MlLlTARI
III. Il Montenegro
(tJ.
Esame topografico del paese.
Il Mol).lenegro è cosUtuito da una regione montuosa, assai rotLa, solcata da profonde e strette valli , le cui acque affluiscono per la maggior parLe a l lago di Scutari. Esso comprende i bacini dei diver:si affluenti di riva destra dalla Moratscha, quello della Rieka e l'estremità settentrionale del J.ago di Scutari, nonchè le testale delle valli della Piva e cli .alcuni affluenti dell'alta Lime dell'alta Tara. Si estende inoltre sino a comprendere in parte i bacini chiusi di Grahovo e di Niksich.
·(I) V . 10 Le J..fontef.né(lro contempornin, per G. FtULLBY et/ W1,AHOV1TJ, capi taine au servi ce de la Serbi e. - Paris, 1876.
2• Militarische Beschreibunu der Paohaw,:s Her~euowina una des Fiirstenthums E1·nauora. - Wien, t8G2.
a0 Sud-Dalmatien una ltfonteneuro frn Jahre 1869. - Eine militar geographischeSkizzc (Nell a Oesterr. MiUtartsche Zcttschrtrt, X l Jahrgang, I Band). 4o Dle Orientaltsche Frage vom mtUtarisohen Standpunkte. (Nella .OeHerr. Mii: Zeitschrt(t , XV Jahrgang, !V nand). 5o General-l(arte von Bosnien, Herceuowina, Seròten und Monte-
negro, 1876. (P ubblicata dall'Istituto geografico di Vienna. Scal a · 6° H ANDTKE. -
1876. Alla ·scala di
~ ). 300 000
Special-J(arte acr E1,1,ropaiscnen T ·u rket. -
/ . 60 000
7° Diverse riviste, giornali, ecc.
Glogau,
i 57
11 Montenegro ha la forma d'un·quadrilatero, i cui lati minori, lunghi circa 60 chilometri, sono paralleli all'Adriatico, correndo l'uno lungo la linea cli displuvio del contrafforte che separa le Bocche di Cattaro dalle vallate inteme del Montenegro occidentale, mentre l'altro si svolge sullo spartiacqua principale del Danubio dall'Adriatico nel tratto compreso fra il Dormitor (2606"') e il masso montuoso del Kom (2850"'). I due lati maggiori, lunghi 80 chilometri, si sviluppano da Grahovo al Dormitor il seHenlrionale, dal Kom fin sopea il golfo di Antivari il meridionale. Il te1'ritorio tmco s i addentra nellato minore fra il Dormitor· e i-I Kom, e nei due lati· maggiori, formando come tre cunei, a Niksich nell'Erzegovina, a Kolassina nella Bosnia, a Spul;t nell'Albania. I due cunei ùi Nikpich e di Sputz, situati quasi in corrispondenza l'uno coll'aHro, restringono il territorio montenegrino sino a soltanto 35 chilometri di larghezza. Lungo questo restringimento corre la valle pianeggiante della Zeta, delta altrepì pianura di Bieloja vitj, aperta dalla pa1·te di Sputz, chiusa dalla parte di Niksìch dai.monti che separano le origini della Zeta dalla conca di Niksic.h. · U~Iontenegl'o, penetrando fra l'Er·zegovina e l'Albania verso · la Serbia, arriva colle sue frontiere fino a 50 : chilornelri da quelle della Serbia, formando la stretta o strangolamento di Sjenitza che quasi isola la Bosnia e l'Erzegovina dalle a!Lreprovince della Turchia europea. La valle della Zeta divide topograficamente e politicamente il Montenegro in due parli all'incirca eguali per estensione. L'orientale, detta regione dei Bercla, è un a lt.ipiano alto da 1000 a 1500'• sul livello del mare, rotto, difficile e povero; l'occidentale, chiamata Ernagora o Montenegro propriamente detto, alta da 600 a 1000., sul livello del mare, ma essa pure assai intricata ecl aspra. In questa seconda parle trovasi Cettigne, capitale del principalo, s ituala su d'un piccolo altipiano e circondata da una linea d'alture che ne rendono assai forte la'
-158 DELLE CONDIZlONI GEOGRAFICO-STATIS1'1CO-MlLITARI posizione. Nella valle della Zeta si troverebbero terreni fertili, ma, per non compromettere la difesa del paese, sono lasciati incolti e boscosi, e quindi le co!llunicazioni vi sono rare e relativamente difficili. Il clima del Montenegro non è eguale nelle diverse regioni; in generale è caldissimo nell'estate, assai rigido nell'inverno; soltanto alcune valli, come quella della Rieka, hanno un clima mite. - Nella parte alta imperversano spesso forti bufere; la neve cade spessissimo ed in grande copia anche nelle vallate. Nei mesi di marzo, ottobre, no.vemhre e dicembre vi cadono dirotte piogge, le quali cagionano momentanee inondazioni e impediscono le comunicazioni. Si può ritenere, che, per 200 giornate di bel tempo, si hanno 165 giornate di pioggi~, di neve, di temporali, ecc. Nell'estate domina la malaria nel fondo d'alcune valli e specialmente nella bassa Moratscha e lungo il lago di Scutari. Le linee di comunicazione più importanti che dalle province soggette alla Turchia penetrano nel Montenegro, sono: 1° Quella che dalla punta settentrionale del lago di Scutari, rimontando la Rieka, porta a Cettigne e quindi prosegue verso Grahovo e l'Erzegovina. 2° Quella. che da Podgoritza per Gradatz tende a Celtigne. 3° Quella che dal confluente della Zeta colla Moratscha, per Sputz, rimonta la vallata della Zeta e va quindi a Niksìch · nell'Erzegovina. 4° Quella che dal priedetLo confluente, rimontando la Moratscha; tende verso le origini di questa : essa si biforca a Ritsani, mandando attorno al nodo montuoso del Kom alcune diramazioni nell'alta valle della Lim; quindi si biforca· nuovamente a Jasenovo, tendendo da una parte a Kolassina e dall'altra alla valle della Piva e a Gasko in Erzegovina. Queste linee sono poi collegate fra loro da trasversali, delle quali sono degne di particolare menzione: 1° Quella che da Cettigne per Scutari va a Sputz nella . valle detta Zeta;
DEI.LA TURCHIA 'EUROPEA, ECC, 459 2 Quella che da Cettigne per Makljeu porta a Frutak
sulla Zeta; 3° Quella che da Cettigne per Oranido conduce ad: Ostrog sulla Zeta e quindi a J asenovo sull'alta Morats~ha. CetLigne, Ostrog e Jasenovo sono tre punti d'importanza capitale nella difesa del Montenegro. · Queste vie tracciate più dalla natura che costrutte dall'arte consistono in mulattiere o sentieri, attraversanti o strette 'valli e profondi burroni ovvero svolgentisi su altipiani roni, tormentati, rocciosi, talvolta c0perti da folte boscaglie; spesso sono slDarrate da fortissime posizioni naturali. È soltanto in questi ultimi anni che si è cominciato a rendere rotabili alcuni tratti di queste strade; vi si opponevano prima d'ora non solo le condizioni economiche e politiche del paese, ma eziandio la co1?,vinzione che esse. fossero dannose alla difesa del paese'. Attualmente sono rotabili, ma con forti pendenze e senza massicciata ed inghiaiata, i tronchi: a) da Rieka a Sputz nella bassa Zeta; b) da Cettigne a Rieka; . e) da Cettigne alla frontiera auslriuca in corrispondenza C'oll.a rotabile che dal confine austriaco mette a Caitaro. La fi·ontiera della Turchia col Montenegro è coperta sul territorid turco da fortilizi, da blockhaus e da corpi di guardia difensivi. I fortilizii presentano, pella maggior parte, i caratteri delle fortificazioni medio-evali, hanno cioè murature aUe e scoperte, sono fiancheggiati da torri o da piccoli bastioni con feritoie e qualche cannoniera. Nei principnli tra essi, in quelli che racchiudono centri d'abitati di qualche importanza, le entrate sono difese da opere minori in muratura o in semplici palancate, ovvero sono sorvegliate da torri. Alcuni di essi sono stati costrutti o restaurali dopo le campagne del 1853 e del 1862. I principali sono: Klobuk in Erzegovina: è un vecchio castello situato su di
160
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFJCO-STATISTICO-MJLITA!ll
una roccia dirupata, capace soltanto d'una <leboleguarnigione; in causa della sua elevazione non sbarra che in modo assai
imperfetto la via che da Grahovo conduce a Biletz da una parte e a Trebigne dall'altra. Niksich, detta altresl Onogost. - È un borgo fortificato ed una sLazioné militare, . che serve come posto avanzato per difendere l'Erzegovina contro il Montenegro e come base d'operazioni offensive contro quest' nilima regione. - La fortezza propriamente detta, Grad, ha la forma d'un quadrilatero, lungo 120m, largo 90'"; le s ue murature scoperte sono alte 7", con uno spessore di 1 ,60. La cinta del borgo, in muratura scoperta essa pure, ha alcuni piccoli bastioni o torri, armati d'artiglieria; un piccolo castello con piattaforma per 6 pezzi completa la difesa immediata della piazza . Kolassin. - Sbarra o sorveglia le vie che dalla regione dei Berda mettono sull'alta Tara. È un borgo fortificato, le cui difese principali consistono: 1• In un castello solidamente costruLLo su d'un'altura; è un quadrato di 90"' .di lato, con torri munite d'artiglieria ai quattro angoli. 2° Tn tre hlockhaus staccati, formati d'un solido fabbricato ad un piano e circondato da un muro staccato a feritoi e e la cui pianta ha forma di croce. Sputz. - Al sagliente che dall'Albania penetra nel Montenegro; difende le vie che scendono per la valle della Zeta. È una borgata di '1500 abitanti, difesa da una cittadella recentemente restaurala e da un'opera s ulla sinistra della Zeta, armata di 6 cannoni. Queste due opere servono come nucleo di 5 opere minori.consistenti ciascuna in una caserma difensiva ad un piano edin un muro staccato a feritoie con tracciato bastionato. La maggior parte di esse presentano pe1·6 l'inconveniente d'essere dominate a porLaLa di fucile dalle alture circonvicine. Podgoritzct . - Chiude le vie che dalla regione dei Berda scendono per la Moratscha verso il lago di Sculari e. serve . come piazza di 2• linea rispetto a SpuLz e a Zabljak. 111
DELLA TURCHIA. EUROPEA, ECC.
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È una piccola città di 6000 abitanti, difesa da una cittadella restaurala recentemente e armala di 13 bocche a fuoco. Fanno parte altresì della piazza : ,t• Il ponte sulla Mor.atscha, difeso da torre in muratura. 2• Quattro blockh;;,us (karaula) in muratura e a !orma di croce posti sulla stretta per cui passa la strada che conduce a Sputz. 3° II forte di Meclun su!Ie alture a nord-est di Podgoritza. Zabljak. - Chiude od almeno difende le strade che scendono dalla Rieka o dalla bassa Moratscha verso il lago di ScL1tari. È un borgo di 1000 abitanti, difeso da una piccola cittadella, armata di 8 cannoni e posta su una rupe.alta 70 metri. Completano l'ufficio della piccola piazza di Zabljak 4 piccoli for ti in muratura poslisullespondenord-ovestclellagodi Scutari. Dietro i fortilizii di -i • llnea o di confine se ne trovano altri destinati a completar' l'ufficio di quelli, ovvéroa tenere in soggezione le popolazioni. Principali fra essi sono: Trebinje, verso il confine della Dalmazia. Gaslw, campo di menovra ordinario dei Turchi. Goransko, nella valle della Piva, tutti e tre nell'Erzegovina. Sjenitza, nella Serbia turca e . Scutctri, nel!' Albania. Questi fortilizi non potrebbero reggere che debolmente contr9 i potenti mezzi d'attacco odierni, ma sono d'altronde capaci di resislenza contro i mezzi cli guerra dei quali disponO'ono crJi insorti e i Montenearini. Si vedrà in seguito quale I;> "' " parte importante abbiano avl,lta nelle ultime campagne i fortilizi cli Niksich e di Zabljak. 1 · Da quanlo si è detto :finora risulta come il Montenegro, coi suoi dossi montagnosi e colle sue strette e profonde vallate, trovasi protetto verso nord da una ci~tura continua con sbocchi a Grahovo e Niksich; come verso est sia protetto dai massi impervii del Dormit.or e del Kom, mentre verso sud gli si aprono sbocchi per le valli della Moratscha, della Zeta e della Rieka verso il lago di Scutari e l'Albania. ANNO XXI, VOL. lll.
162
DELLE CONDIZIONl GEOGRAFICO- STATISTICO-MILITARI
DELLA TURCIIIA EUROPEA, ECC.
\
II. -
Popolazione e ordinament o militare.
Non essendo ancora stato fatto un censimento regolare della popolazione del Montenegro, essa è variamente calcolata dai 130 ai 200 mila abitanti. Sembra però, secondo dati recentissimi, che la seconda cifra si approssimi alla vera; v'ha anzi chi la fa ammontare precisamente a 196,238 abitanti (1). La popolazione montenegrina è di razza slava, professa per la maggior parte la religione greca e trovasi disseminata in ' numerosi villaggi si~uati in forti posizioni e formati da case , in pietra, addossate le une alle altre e perciò facilmente difendibili. I Montenegrini sono d'alta statura, hanno un aspetto fiero, ma nobile; sono robusti e frugali, induriti a vita di strapazzi, amanti in sommo grado del loro paese e della famiglia; il loro valore e il loro amore di libertà sono proverbiali. Il paese è diviso in otto distretti (nahias), ciascuno dei quali comprende ,parecchi comuni (plemena). A capo di ciascuna nahia sta un voìvoda il quale ha poteri civili, giudiziari e militari. La popolazione tròvasi così distribuita: , . . . Quattro Nahias dellaJ d.e1. B erd,a = da 6,3 a 65 mila abitanti . cioè regione ,1 200 mila Nahia di Kattunska = da 63 a 64 ~ Id. di Rieka . , .. = 26 mila abitanti abitanti Id. di Tzermnitska = 28 » circa. Id. di Liessanska . = 15 1> » I Montenegrini sono più dediti all'allevamento del bestiame . che all'agricoltura. Infatti si contano nel principato: )I
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10,000 cavalli, muli ed asini; 200,000 bestie bovine; 950,000 bestie ovine e caprine; 30,000 maiali. Le terre coltivate su una superficie totale di 4,427 chil. quadr. si valuta_no a 1,920,000 eLtari di campi e 5; 120,000 di prati; il rimanente del paese è affatto incolto ovvero coperto da grandi boschi, dei quali appena ora si cominciano a tagliare i legnami. li paese, essendo poco fertile, produce appena quanto occorre, nelle annate ordinarie, alla sua popolazione, la quale · perciò, nelle annate scarsi\ si trova esposta a forti carestie. Analoghe carestie sono poi talvolta causate nelle stagioni di siccità dal difetto di pascoli pel numeroso bestiame allevato, pascoli che non si possono allora trovare nelle alte ed aspre regioni del principato. Sono queste due cause imperiose, le esigenze della fame, come disse il generale Durando nel 1862 alla nostra Camera dei deputati, che spingono il Montenegro a fare continui sforzi per ottenere da una parte un porto nell'Adriatico affine cli trarre in modo facile e sicuro dall'estero quanto possa abbisognargli, e dall'altra per trovare regioni in cui pascolare il bestiame, quando la stagione non permette di tenerlo nelle regioni alte. Quasi ilessuna industria è professata nel Montenegro; il commei'cio sia ·di importazione sia d'esportazione è assai piccolo in causa della povertà del paese, dello stato di civiltà della popolazione, della mancanza di strade e sovratutto del difetto di relazioni proprie e facili coll'Adriatico (t) , Le forze militari del Montenegro si compongono df tuUi gli individui atli alle armi, dai 18 ai 50 anni d'età; e sorio costituite in corpi di milizie non chiamate in servizio che in caso di. bisogno. (1)
Il governo d9! Montenegro ha fatto sempre attive pratiche press_o
· la diplomaziil per ottenere il li~torale del golfo di Antivari, od almeno ~l (l) V. S-uà Da!m,at!en una .Montenegro im Jalire 1869.
porto di Spizza,
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164, DELLE CONDIZIONI GE0GRAFICO·STAT1ST!C0-MILITAR1 Si trovano in servizio permanente soltanto: a) I perjanik, specie di gendarmeria; ascendono a 600 uomini; è reputato onore il farne parte; b) La guardia del principe, forte di 400 uomini a piedi e 50 a cavallo, Le milizie constano soltanto cli fanteria e d'artiglieria e sono costituite, in ciascuna nahia, per gruppi d'abitati in compagnie, battaglioni e batterie. La compagnia forma l'unità tattica per eccellenza, in causa della natura del paese aspro e. rotto, delle abitudini della popolazione e del trovarsi questa raggruppata in piccoli cent.ri. Ogni compagnia conta 111 individui, cioè: 1 comandante, 4 ufficiali s ubalterni, 4 sott'ufficiali, 1 rorta~ancliera, 1 trombettiere e 100 soldati. Il battaglione ha da 5 a 12 compagnie e comprende gli uomini di una o più plemena. I battaglioni di una s tessa nahia formano una brioata o sotto gli ordini del voivoda della nahia rispettiva. · La fanteria novera in tutto 30 battaglioni. L'artiglieria si compone dì i batterie da montagna, ciascuna da 2 a 4 pezzi. Recentemente venne formata altresì una sezione cli pionieri. Queste tt'uppe vengono eventualmente formate in divisiont. composte di 2 o 3 brigate. Le milizie montenegrin~ non hanno corpi di cavalleria; i pochi cavalieri che contano sono all'occorrenza: riuniti in uno o più squadroni eventuali. Non hanno neppure treno ordinato permanentemente; in caso di mobilitazione per spedizioni fuori del paese, vengono formate colonne di best.ie da soma pel servizio specialmente delle ambulanze e del trasporto delle munizioni. La forza mobilitabile delle milizie montenegrine ascende da 18 a 20 mila uomini, cioè '/ 10 della popolazione maschia; proporzione fortissima e ché solo si può raggiungere in un paese come il Montenegro, dove rare sono le riforme e dove non sono ammesse esenzioni per ragioni di famiglia o d'impiego. I militi non ricevono soldo; lo Stato fornisce loro soltanto rarmamento e le munizioni.
DELLA· TUl.l.CHIA EUROPEA, ECC.
combattendo nel loro paese, essi non ricevono; se non eccezionalmente, distr ibuzioni regolari di viveri; non vi ha quindi' un servizio di sussistenze organizzato, ma vi si provvede a seconda dei bisogni e delle circostanze. Nelle guerre passate, comb.attute nell'interno del paese od in regioni finitime, i Montenegrini si pl'ovvedevano di viveri Stll posto o li portavano seco; talvolta le loro donne erano incaricate di rifornirli cli viveri e di munizioni. Era della massima importanza pel Montenegro l'assicurarsi .l'approvvigionamento d'armi e di munizioni, specialmente og· o-iclì che la. loro fabbricazione presenta, difficolLà non piccole; o . ciò non poteva r iuscirgli facile, essen(lo circondato da tre lati dalla Tm1chia e da un lato.dall'Austria e privo cli relazioni dirette col mare. Tuttavia si può ragionevolmente supporre che esso, in vista delle ,attuali complfcazioni politiche e delle minacce della Turchia', ed approfittando delle facilitazioni risultanti dall'attuale insurrezione dell'Erzegovina, avrà trovato modo d'aumentare' micrliorare e fors'anco di completare con . o armi cli sistema moderno il suo armamento. Stando alle informazioni più recenti, il Montenegro disporrebbe delle se.guenti armi: Fucili a retrocarica sistema Krnka . id. trasformati . . . . Fucili a percussione (sistema Minié) ..
10,000
ì 16 000
6,000 i ' 12,000 12,000 Totale
28,000
oltre un gran numero di vecchi fucili albanesi. Si dice che recentemente abbia acquistati anche 6000 rewolver. L'artiglieria éonta 24 cannoni da montagna da 7 e da 3cm sistema Lahitte e. alcune mitragliere. È probabile che tale materiale sia stato aumentat~ d~rant~ questi ultimi tempi, leggendosi frequentemente sui g1orna!I notizie· a tale riguardo. La dotazione cli munizioni sarebbe di oltre '10 milioni di cartucce, vale a dire più di oOO per uomo.
166
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITARI
Il .Montenegro ha un piccolo arsenale presso Rieka, con officine_ per trasformare · e riparare le armi e con laboratoj per fabbricare cartucce; tale st.abi!imento venne impiantato ed è diretto da ufficiali e capi officina russi e serbi. - In questi ultimi anni venne eziandio costrutto un polverificio. A Cettigne trovasi 1.V}a sala d'armi; in ·ciascu)1a nahia esiste un deposito di munizioni. Nel Montenegro non esistono fortilizi, tranne alcuni corpi di guardia difensivi, detti kule; la natura del paese rotto, assai tormenlato, ne rende meno sentita la mancanzà. II principato. si estende su un lembo del lago di Scutari~ non vi ha però imbarcazioni armate ('l). Le milizie montenegrine non hanno certamente l'istruzione delle altre truppe europee, ma sono d'un valore individuale proverbiale, qualil.à cui conviene aggiungere, in tutta la loro forza, l'odio implacabile contro il Turco, la passione del saccheggio, la barbarie dei costumi e degli usi di guerra, l'influenza ereditaria delle lunghe e continue lotte tradizionali. contro dell'invasoremaomeUano,e finalmen Le lo spirito potent~ di individualismo proveniente da tali lotte, da tali passioni e dalle condizioni civili ~i tale ragione. Si fece assai in questi ultimi anni per dare una certa istruzione alle milizie, specialmente ai quadf'i degÌi ufficiali.. Ciò ' costituisce certamente un progresso, fecondo di buoni risultati, perchè porrà i Montenegrini in grado di combattere in migliori condizioni contro le tl•uppe turche, le quali sono oggidì istrutte ed armate- secondo i moderni sistemi, ed allequali, sotto questo rapporto, essi erano inferiori, siccome lo provarono neJJe_uUime lotte del 1852-53, del 1858 e del 1862. A tali p1·ogressi nell'organizzazione, nell'armamento e nell'istruzione conviene pure aggiungere la maggiore cultura generale che taluni Montenegrini, cominciando dal principe, (1) La Turchia ha sul lago di Scutari due cannoniere corazzate a vapore della forza di 40 ca valli e armate di 2 pezzi.
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC-
hanno acquistato all'estero ove sono stati educati,)a_maggio~e ubbidienza e quindi la maggiore disciplina che s'infonde m quelle genti e che permetterà di farnè concorrere gli sforzi ad un dato scopo; cosa che quasi era impossibile ottenere pel passato. . · Le milizie montenegrine, istituite essenzialmente per la difesa del loro paese, rappresentano un elemento capace d'una energica resisten~, che non potrebbesi superare se non con
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gravi sacrifizi. . Esse formano quindi un nucleo di ,forza certamente rispettabile per quelle regioni e perciò capace di esercitare ~n'influenza arandissima nelle complicazioni diverse ,che si avverano :ell'Oriente, e ciò. non solo pel loro valore intrinseco e per le relazioni colle popolazioni limitrofe, ma eziandio per la situazione geografica del principato, posto in mezzo a province ed a popolazioni soggette o ligie ai Turchi. Nella difesa del paese; le milizie montenegrine ammonterebbero alla cifra di 20,000 uomini, come già si disse. ln caso per'ò di complicazioni cui il Montenegro partecipasse'. ma i~ cui la sua difesa non fosse posta ad immediato pencolo, 11 contingente che esso potrebbe fornire per operazioni offensiv~ sarebbe alquanto inferiore alla cifra sovr'indicata, e si può ritenere da 15 a 16 mila uomini. Questo contingente, per la situazione geografica del paese, per affinità di razza e comunanza d'interessi colle popolazioni limitrofe, ha, nonostante la sua debole forza numerica, una grandissima importanza, fornendo un elemenLo preziosissimo per formarne partili onde a 9ire frammezzo alle popolazioni confinanti, onde suscitarvi e sostenervi l'insurrezione, ovvero per tenere a bada od in soggezione gli avversari; per fornir guide ed interpreti.
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DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO- STATISTICO·MILITARI
III. -· Brevi cenni sulle campagne degli anni 1852-53, 1858 e 1862.
Fra le guerre combattute dai Montenegrini contro i Turchi, presentano per noi un grande interesse militare quelle degli anni 1852-53, 1858 e 1862. Tutte e tre tali campagne sono ,doppiamente importanti, in primo luogo perchè confermano le deduzioni fatte nell'esame topogrf1fi.co del paese, in secondo luogo perché ci rappresentano una situazione molto analoga a quella in cui si trovano oggidì i due avversari. Campagna del 1852-53. - Nel 1852 i Montenegrini avevano partecipato all'insurrezione dell'Erzegovina e quindi erano venuti a guerra aperta coi Turchi. Dopo riportati rilevanti successi alla frontiera dell'Erzegovina, irrompevano nell'Albania é riusci vano ad impadronirsi del fortilizio di Zabljak. Il governo turco ordinava ad Omer-pacha di ridurre H Montenegro alla neutralità colla forza delle armi. Omer-pacha, oltre alle truppe che già trovàvansi nell'Albania, radunava a Mona$tir '12 mila uomini e Ii portava a riiÌ.f'orzo <lelle prime, che frattanLo avevano battuto sotto ZablJak f Montenegrini e li avevano costretti a ripiegarsi dentro i loro confini dopo aver però distrutto H Corte di Zabljak. Omer-pacha nel ge1inaio del 1853 muoveva contro il MonLenegro, con 22 mila uomini, per· le valli della Riek:a e . della Tsernitza, mentre distaccamenti agivano sulla sinistra ver~o la frontiera austriaca e continuavano le ostilità ai confini dell'Erzegovina. I Montenegrini, che tenevano la maggior parte delle loro forze ve1·so l'Erzegovina, furono quasi sorpresi sulla fronti~ra dell'Albania, ma accorsi prontamente da questa parte, v1 opposero una viva resistenza eriuscil'ono perfino a sor-
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
169
-prendere il campo principal~ dei Turchi, a cagionar. loro p~rdite assai gravi e a costringerli a retrocedere nell' A1bama. Dopo questo insuccesso, Omer-pacha riuniva altre tru~pe, approfittando di que~e che avevano domata l'insurrezione e decidevasi ad attaccare il Montenegro con dell'Erzeo-ovina o . un corpo che da Grahovo doveva dirig~rsi su Cett1gne, con. un altro corpo che da Niksich dq,veva portarsi sull'alta Zeta, mentre eo-li o colle truppe cl' Albania, muovendo da Sputz, si. sarebbe avanzato per la valle della Zeta; un corpo d' AlbaneSi sotto Selim-bey doveva dall'alfa Lim minacciare la regione dei Berda. 1 Montel.'legl'ini benché costretti a dividersi, opponevano accanila e vittoriosa resistenza al cor po che operava da Grahovo, mentre il corpo che moveva da Niksich riusciva a forzare il passo di Planitza e a portarsi sotto Ostrog sull'alta Zet~ Ma questo primo successo dei Turchi era compromesso dal r'.tardo dei col'pi che muovevano da Sputz e dall'alta Lim: il pr111c1pe Danilo, capo dei Montenegrini, aveva perciò agio d'accor~ rere prestamente con truppe scelte dalle nahie di Tzutze e d1 Bielitza su Ostrog, di battervi il corpo turco e di costringerlo a ripiegarsi su Niksich. In tal modo i Turchi, ri.ca~ciati_ sulle loro frontiere erano di bel nuovo costreLti alla chfens1va. ' . . Dopo questo secondo insuccesso, Omer-pacha dec1devas~ ad operare soltanto per la bassa Zeta; ed infatti vi attaccava ·1 Montenegrini, E scacciava, dop9 accanita resistenza, dalle posizioni di fronLiera e riusciva a penetrare, per quella vallata, nell'inlemo del Montenegro, incontrando una continua e forte resistenza. Ma, per le piogge cadute, ess~ndosi reso impraticabile il paese, l'esercito turco era costretto a ripiegarsi sul1' Albania, molestato cli continuo dai Montenegrini. L'intromissione della diplomazia faceva por fine alla guerra. Campagna del 1858. - Nel '1858 la Turchia, molestata con_tinuame~te. dai Montenegrini, volle farla finita colte armi. Diede ordine pertanto alle truppe che si trovavano nell'E!'zegovina e che erano allora riunite sotto Trebigne in numero di 1
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DELLA -TURCHIA EUJ\OPEA, ECC.
DELLE COND1ZI0N1 GE0 GRAF1C0-STATISTICO-MIL1TARI
l'Adriatico; menLre il Monlenegro, indeciso, non approfittava· dell'occasione propizia per unirsi agli insorti e gettarsi risolutamente contro i Turchi. Omer-pacha pertanto nella primavera del ·J862 riprese ad attuare il ·suo piàno del 1853. Divise l'esercilo in 3 corpi; uno· si formò a Nicksich sotto Dervisch-pach,u, un allro aSputz sotto Awni-pacha, un terzo, sotto Hussein-pacha, nell'alta valle del Lim, sulla frontiera dei Berda. I due primi dovevano operare per la valle della Zeta e darvisi la mano; il terzo doveva minacciare la reo-ione dei Berd~ é indurre così i Montenegrini a . "' dividersi. . Si fu in base a tale piano che i T urchi assalirono il Montenegro. l Montenegrini, g.uarnenclo la frontiera con corpi staccati, avevano radunalo un corpo scello ad Ostrog sulla valle della Zeta, pronto ad accorrere o sull'alla o sulla bassa Zeta. ln tal modo essi furono in grado d'opporre una valida resi- · stenza alle varie colonne nemiche ed abbatterle. Infatti a Ostrog, respingevano Dervich-pacha, mentre a l',fartinitz, verso la bassa Zeta, respingevano Awni-pacha: Husseim-pacha, non potendo penetrare nella regione di Bel'da, era costretto a di· s~endere lungo la frontiera: meridionale per riunirsi a SpuLz con Awni-pacha. Continuava quindi la lotta senza r isultati decisivi, quando Dervisch-pacha, Lenendo a bada l'avversario verso i passi di Niksich, si porta· a sinistra verso i monti cli Drobniak, riesce ,a forzare i passi d'Uskoki-Most alle sorgenti della Piva e apenetrare così nella regione.9-P,i Berda, a prender di rovesc.io la posizione d'Ostrog dove · s'erano stabiliti i Montenegrini e a costringèrli a ritirarsi, lasciando aperti i passi di Niksich. Dervisch-pacha batteva a Golia e quindi ad Orca! uka i Monlene"'rini e li ricacciava in disordine dalla Zeta superiore verso i o mònti di Gara tz e verso Cettigne. segui to a questo movimento retrogrado, anche gli altr~ corpi, incaricati della difesa della frontiera verso l' Albanìa, erano costretti a ritirarsi nella nahia di Liessaska·, cioè s ui
7 ad 8000 uomini, d'aUaccare il Montenegro per Grahovo, mentre conlemporaneamente altri corpi dovevano minacciare le altre frontiere del principato. Il corpo riunito a Trebigne sotto Husseim-pacha penetrav-a nella conca di Grahovo, ove non trovava che poche forze montenegrine. Ma queste, senza impegnarsi vivamente, si destre bo-. . giavano m modo da ritardare l'avanzar del nemico, per dar tempo alle milizie che si trovavano nell'interno del paese cli' accorrere in soccorso . Il generale turco, vislosi compro-messo dalla .riunione delle forze dei Montenegrini, cercò cli sottrarsi ai loro attacchi, ripiegando sùl suo territorio; ma mentre cercava di ritirarsi su Klobuk, venne attaccato in una stretta, dove sia per difficoltà del terreno sia per· la poca conoscenza dei luoghi riuscì vana ogni disposizione per sottrarsene. Tagliata la ritirata su Klobuk, non restò ai Turchi che com~attere accanitamenle per aprirsela; ma, malgrado glisforzi delle loro migliori truppe e specialmente della auardia "f b , e~s1 urono completamente batt~ti, lasciando sul campo più d1 3500 uomini. ?uesta sconfitta rese infruttuosi i piccoli vantaggi riportati da1 Turchi sulla frontiera dell'Albanìa; cessarono quindi le ostili.tà, e il Montenegro in conseg1,1enza della vittoria riportata acqmstò i territori di Grahovo e di J,_upa. Campagna del 1862. - Nel 186'1, essendo scoppiata una violenta insurrezione nell'Erzegovina, Omer-pacha fu costreLto a, ripiegar si coi 25 o 30 mila nomini, che aveva ai suoi ordini fin s ullaBosnia superiore per aspettarvi rinforzi. ' Il Montenegro si tenne dapprima neutrale, ed anzi permise çhe il fortilizio di Nilrsich, assediato dagli insorti, venisse approvvigionato dai Turchi per mezzo di convogli fatti venire dall'Albania per la valle della ZeLa. Ma tale linea di condotta non fu mantenuta in seguito; il Montenegro, tratto a favorire l'insurrezione, dovetle addivenire alla guerra colla Turchia. . Omer-pacha aveva approfittato dell'inverno 1861-62 per riordinare le sue truppe e ricevere rinforzi per la via di terra e dal-·
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DELLA TURCH1A EUROPEA, ECC.
•172 DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO·STA'r1STIC0-MILITAR1 monU della Rieka, per coprire da quella parte la capitale del principato. I~ tal modo i Turchi, vinta la prima resistenza, r iuscivano ~d impadronirsi della valle della Zeta e a tagliare cosl in due il Montenegro. Ma, invecech.è rncalzare 'vivar~ente l'avversar'.o e non dargli tempo cli r iordinarsi, essi arrestavansi per rovmare 11 paese, bruciar case, portar via bestiame distruo·• ' ' t:> gere I raccolti; e pertanto, quando ripresero le operazioni per avanzarsi contro la nahia di Cettigne, trovarono i Montenegrini preparati a resistenza nelle forti posizioni di Kokoti .allo sbocco della Liess~nska verso la bassa Moratscha e in quella d1 Zagarat agli sbocchi dai monti di Garatz verso la . media valle dalla Zeta .. Inv~no Turchi, benchè cli molto _superiori in forze (40 mila uomm1), II assaltarono in quelle posizioni; dopo inutili sforzi e gravi perdite, f'urono costretti a ripiegarsi demoralizzati verso la bassa Moratscha. Omer-pacha riuniw le sue truppe a ttorno al fortilizio di Zal~ljak (che in quel frattempo era stato ricostrutto), e, ricevuti rmforzi, si preparava ad attaccare di bel nuovo il Montenegro, operando per la valle· della Hielrn. - Riprese le operazioni, egli faceva risalire da un corpo la valle della Rieka, rimontare il fiume da barche armate e percorrere le pareti della valle da distacccamenti, mentre le allre forze, , muovendo dalla valle della Zeta, accennavano a peneti·are nella nahia dì Cettigne pei passi a nord-est-di Rieka. . Ma_lgr~do la più accanita resistenza, i Montenegrini non rrns~1rono ad arrestare l'invasore e furono costretti a ripiegarsi verso le ultime posizioni difensive che attorniano verso est l'altipiano di Cettigne, cioè le alture di Doborak, Dobersniak, Graniz, ecc. Così ridotta la difesa attorno alle posizioni suindicate ·e senza: la speranza di un buon successò, il Montenegro 'fu costretto ad accettare la pace. Fra le clausole del trattato di pace vi fu quello che la Turchia avesse il diritto di transitare
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per la valle della Zeta sul territorio montenegrino fra Niksicb e Sputz, assicurando questa linea di comunicazioni mediante fortini ·presidiati da milizie turche. Ma, tale cond iz[one, la quale avrebbe rnesso il territorio montenegrino in balia della Turchia, non venne eseguita. VI. -
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Considerazioni militari.
Dall'esame sommario che abbiamo fatto della costituzione . topogra6ca, militare ed economica del Montenegro, s1 scorge quale e quanta impo1;tanza esso abbia rispetto alla Turchia e alle province limitr ofe. Infatti, nel caso di guerra colta Turchia, il contingente montenegrino può iniziare le sue operazioni nelle segue11ti direzioni e tendendo ai seguenti obbieLtivi: a) Verso l'Erzegovina sia per Grahovo su Trebinje, sia per la Zeta su Niksich e Gasko, per aiutarvi l'insurrezione; b) Per l'alta Piva, l'alta T~ra e l'alta Lim per dare la mano alla Serbia e isolare il vilayet della Bosnia dalle altre provincie dell'impero. e) Pel lago cli ScuLari, sia verso l'Albania, sia verso ì'alta valle della Lim per chiudere i passi dall'Albania superiore . verso la Serbia. cl) Finalmente operare sui confini clell' Albania orientale, nella Serbia turca, d'accordo colla Serbia autonoma, formando in éerLo modo l'ala destra dell'esercito serbo, quando questo s'avanzasse verso la Maritza. La Turchià . impedita dall' insurr~zione dell'Erzegovina di operare offensivamente verso nord, ha cercato di paralizzare l'azione dei Montenegrini ver·so. sud, formando un piccolo corp~ nel!' Albania, appoggiato alle piazze <li Podgorit.za, Sputz e Zabljak.
La scelta cli questa base cli operazioni presenta notevoli vantaggi, quali ad esempio quello di poter impiegare direi.-
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tamenle e senza ritardi e. senza il bisogno di spostamenti, le 'l'isorse del!' Albania; quello cli coprire questa provincia dalle ardite scorrerie dei Montenegrini, e quello finalmente di poter rafforzare il co1'po d'osservazione, o d'operazioni, secondo il caso, con truppe tratte da aHre province dell'impero o sbarcate da Antivari. Allr~ ragioni consigliavano altresì la scelta di tale posizione. Il Mon~enegro, come si è accennato, è formato da due regioni, separate fra loro in modo dis tinto dalla zona pianeggiante della valle della Zeta. Si è pure accennato come la più difficile sia la regione orientale, addossata ai massi montuosi del Dot'milor e del Kom e alla catena fra essi interpos ta; come questa regione elevata, sia eziandio la più povera in risorse d'ogni specie. Ora occupata dai Turchi la valle della Zeta, tale pegione si troverebbe in ce1•to modo bloccata; divìso in due il paese, sarebbero facilitate le operazioni contro CoUigne, ridotto della difesa.
( Continua)
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
I.,' avn••~amento
nelt' eaer-cilo ed il corpo di •lato maugim•e. - Firenze, 1876. Tipografia di G. Barbera.
La gran massa d'uomini dalla quale sono costituiti gli eserciti moderni, l'obbligo generale del servizio il quale porta nelle file del!' esercito numero assai maggiore che pel passato di gente colla ed istruita, la breve ferma del soldaLo sotLo le armi, la rapidità colla quale si passa dallo stato dj pace allo stato di guerra, la breviLà colla quale si risolvono le guerre di oggidì, son tutte cause le quali, o. giudizio dello scrittore anonimo dell'opuscolo che crui annunciamo, esigono che la preparazioné dell'esercito alla guerra in tempo di pace e la sua di·rezione fin dal principio delle ostilità siano affidate ad uomini eminenti, dotati d'ingegno, dottrina e carattere tali da riuscire perf'ettamente all'altezza della difficile missione, o in altre pa-, role che l'esercito sia dotato di buoni quadri in tuUi i gradi della gerarchia, e di assolutamente ottimi poi negli alti gt·adi e nel corpo di s tato maggiore. Convinto che da noi non sia s to.lo fatto abbastanza per raggiungere questo scopo, l'autore anonimo ha avuto in o.nimo col suo libro cl.i chiamare l'attenzione sul grave problema e di porgere elementi per una buona soluzione del medesimo. Il fine ultimo nel quale si compendia una tale soluzione è che l'esercito sia bene· condoUo e diretto in gueri'a e bene preparalo in pace alla guerra; i mezzi per r aggiungerlo sono di procacciare mel'cè un buon sistema di avanzamento che sieno o.Uirate nell'esercito persone colle ed istruite e che ai più alti gradi della gerarchia non pervengano che i più alti
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DIBLIO GRAFICA
RIVISTA
sotto ogni rnpporto a bene esercì Lare gli uffici inerenti a quei gradi; e di costituire ed ordinare per modo il corpo di stato maggiore che questo possa degnamente soddisfare all'alto còmpito che gl'incombe rispetto alla preparazione ed alla par te diretti va della guerra. · . Sotto questo aspetto è dall'autore anonimo stato studialo l'importantissimo problema. Il lavo::-o, come ris ulla dal titolo s tesso, abbraccia perciò due distinte questioni, quantunque studiate in rapporto ad un fine ultimo unico; ed in base a tale distinzione è fatto il riparlo della materia. Per ciascuna delle due questioni l'autore studia prima ed analizza la tesi generale per desumerne la più razionale soluzione della questione stessa, quindi viene a trattare dell'applicazione al caso speciale nostro e formula così ragiont1tamenle le sue proposte pel caso concreto. I criteri coi quali clall'aulore è studiata la questione generale dell'avanzamento sono essenzialmente i seguenti: 1• Che per reggere gli alti comandi dell'esercito siano indispensabili non solo la intelligenza e la coltura proporzionnte a posti così eminenti, ma anche le più spiccate qualità di carattere ed un'età non troppo avanzata affinché non manchi quella vigoria fisica senza la quale raramente può trovarsi anche la vigoria morule; 2° Che ud ottener ciò non si possa fare assegnamento sul semplice avanzamento per anzianità comecchè questo non basti, anche mercè la pi}! scrupolosa esclusione degli incapaci, ad assicurare che agli ulti gradi arrivino i più meritevoli, e ad ogni modo tolga il mozzo di aver negli alti gradi uomini di fresca età. Ammessa per tal modo la nocessilà cieli' avanzamento a scelLa, l'autore con savie considerazioni e facendo una lar ga discussione sulla provu falla recentemente neU' esercito austro-ungarico dei pericoli ai quali può aprire la strada una troppo larga parte fatta all'avanzamento a scelta, si adopera a porre in evidenza come questa specie di avanzamento debba sempre essere tenut-a come l'eccezione, essendo l'avanzamento ad anzianità la regola, e come debba essere circondata delle più attente guarentigie, sia perchè gli alti gradi riescano veramente occupati dai più degni, sia perchè non s'ingeneri nella massa dell'ufficialità la convinzione che i vantaggi di carriera sono in balia della sorte e del favoritismo, il che darebbe ca-
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gione a senlimen ti perniciosissimi per la saldezza morale dell'esercito ed allontanerebbe dulia carriera la giovenlù studiosa e le intelligenze superiori. Una delle prime guorentigie chieste dAll' autot· e è che l'avanzamento a scella o s traordinario, com'egli lo chiama, sia aperto per tutte le armi e regolato in modo che la provenienza da un'arma piullostochè da un'altra non porti maggiori o minori vantaggi di carriet'a, Egli insiste <li più mollo opportunamente sulla necessità che il diritto ali' avanzamento straordinario non si consegua per semplicemed to d'esami, sia pt,re severissimi, ma solo quando a ((uesli meriLi si aggiungnno queJ\ì delle doli ùel carnltere,e le proposte ùei capi di set·vizio. L'autore crede pure opportuno ammettere che l'avanzamento non si conceda solo per far strada agli alLi comandi, mu anche per meriti tecnici affinché rim<1n~a il necessario incentivo perl'ufficialità dello armi che attendono ai servizi tecnici, cli dedicarsi con tutto lo studio e tutto lo zelo anche a tali servigi, e pcrchè anche le alLo cnriche tecniche siano coperte dtl spiccate individualità. Posto su qneste basi l'avanzamento straorclmario, l'autore non lascia poi di aggiungere come le necessarie guarentigie debbano esigersi anche per l'avanzamento ordinario per moùo che questo non lasci aperto il cammino che a coloro, i quali posseggano l'attitudine richiesta pel grado che debbono occupare; e propone che rrnesta sia accertata non solo per le inrormuzioni elci capi cli ser vizio, ma fino ulla promozionH ucl ul'ficiale superiore anche col mezzo di esami ridoLLi per ogni grado allo stretto necessario. Egli osserva finalmente che se per l'avanzamento st.raord1- · nario è assolntamentc da esigersi che s ia manLenuLo il mas~imo equililwio fra le varie armi, sarebbe troppo difficile mantenerlo anche per l'avanzamento ordinario, epperciò si potrà per questo cssQre meno esiger1ti sotto tuie rapporto. Venendo poi all'oppiicazionc del le suo idee sull'avanzamento al caso concreto, l'autore fa ossorrnre come per noi sia più che per altri necessario l'allargar-e l'eccezione dell'aYanzomento skao1:dinario, s tante il modo veramente eccezionale col c1nale l'esoreito nostro lia dovuto roJ'mar·si, eù a cagione del quale non sempre si è potuto esser-e abbastanza esigenti nella scelta clei quaclri o nell'ammissione all'avanzo.mento, ed esi_stono orù straordinarie diflur-enze di CO!'l"iera fra ANNO XXI, VOL. 111.
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RlVISTA 178 ufficiali che contano uguali meriti e condizioni quasi uguali di età edi durata di servizio. Rileva come i mezzi che fin qui hanno servito a favorire l'avanzarnerito a scelta non possano dirsi soddisfacenti. Nota a tale proposito gli squilibrii e gli inconyenienti degli avanzamenti straordinari procacciati per mezzo della scuola di gue1~ra; lamenta l'esclusione da quell'istituto dei capitani delle armi speciali, e biasima il sislerna adottato per l'ammissione dei tenenti di quelle armi; si pronuncia avverso alla massima che il semplice fatto di aver compiuto il corso di studi presso la scuola di guerra dia diritto ad avanzamento straordinario senza che sia tenuto calcolo sufficiente di tutte le altre qualità che debbono richiedersi in ufficiali che sono destinati sopravvanzare gli altri nella carriera. E svolgendo ampie considerazioni su allre condizioni speciali de~ nostro esercito viene a formulare le sue proposte, le quali possono riassumersi in queste: . . . 1• Che sia aperta l'ammissione alla scuola d1 guerra a tutti gli ufficiali inferiori delle ar·mi di linea, che abbiano cornpiut~ un tirocinio di servizio di 3 o 4 anni in un corpo, come pure a1 capitani delle armi speciali,· i q11ali però non compirebbero presso la scuola stessa che un anno di corso. Non ammetterebbe alla scuola di guerra i tenenti delle armi speciali provenie_nti dall'accademia, specialmente per mantenere nell'avanzamento straordinario quell'equilibrio cli cui abbiamo ratto cenno, nella consiclel'azi~ne che i lenenti dell'artiglieria e del genio raggiungono iL grado di capitano assai più presto di quelli delle armi cli linea. 2° Clie gli ufficiali di linea, che hanno frequentato la scuola di guerra riportandone diploma d'idotieità e che sieno pr oposti a scelta dai rispettivi capi-servizio, ottengano un vantaggio di carriera determinato da un certo num<~ro d'anni di grado, ed eguale tanto per la fai] leria quanto per la cavalleria. 3• Che i capit&ni delle armi speeiali, i quali sarebbero am-· messi alla scuola di guerra seq1prc in numero proporzionato ai posti cli ufficiale supeeiore nei reparti combattenti cli dette armi, siano anch'essi promossi alle stesse condizioni di quelli . delle armi di linea dopo un determinato numero d'anni di grado. 4• Che di più sia aperto pei· capitani dellf} armi speciali un concorso per promozione a scelta per merito tecnico, e che i vantaggi nella promozione a maggior·e ch'essi possono conseguire siano uguali a quelli. dei loro compagni, che aspirano a far carriera nell'arma combattente. 1
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5° Che i capitani di tutte le armi, che abbiano riportato diplòma d'idoneità alla scuola di guerra, dopo 6 o 7 anni di grado ed ammessi certi altri requisiti, di cui parleremo i n seguito, possano presentarsi a severi esami speciali P.er la promozione a maggiore di s tato maggiore, e superando tali esami · acquistino diriLto ad essere promossi maggiori o nel corpo di stato maggiore o nella r ispettiva arma. 6° Che anche nei gradi superiori a quello di maggiol'e si applichi seriam.en Le in tutte le ai•mi dell'esercito la legge s ull'avanza.mento, la quale lascia larghissima parte alla scelta, in guisa che, procedendo sempre più severamente ad ogni grado per via d'eliminazione suc'cessiva, si facciano realmente . pervenire ai comandi più elevati soltanto i più capaci. Considerando poi come, estendendo le basi clell'avanzamenLo straol'dinario, venga a rendersi cli necessità più lento l'avanzamento ordinario, il che deve,proclurr:e per la massa un ritardo di carriera, l'autore dimostra l'opportunità che sieno migliorate le condizioni clf,llla pensione cli ritiro, specialmente per i gradi infer.iori, affinchè coloro ai quali non è serbato di giungere ad alti gradi nella gei·archia non veggano innanzi a sè troppo triste avvenire; e propone a tale riguardo fra le,alke cose che si ristabiliscano pet' le armi speciali le dis posizioni della legge 1850, mei·cè la quale era concessa la pensione · del grado s uperiore agli ufficiali d'artiglieria e del genio .collocati a riposo per anzianità di servizio dopo due anni di permanenza in un dato grado . Per. tal modo si verrebbero a compensare, secondo fa osservare l'autore, quegli ufficiali che, mercè un non breve tirocinio di seri s tudi percorso, non avessero potuto ottenere gradi abbastanza elevati nella loro carriera. La questione dello stato maggiore è dall'autore studiata essenzialmente sotto il triplice punto di vista del reclutamento, dell'avanzamento e dell'organizzazione. Di quest'ultima parte però egli tratta solo quanto concerne le aUribuzioni del Comando superiore , abbracciando così nel!' esame del problema una delle quis tioni che da qualche anno tengono più viva la di.scussione dei periodici militari, ed alla cui soluzione è dato tanto peso nel nostro mondo militare: quella, cioè, dell'istituzione di un Comando permanente o di un Capo di stato maggiore dell'esercito, il quale eserciti in pace attribuzioni corrispondenti a quelle dell'alta carica che dovrebbe reggere in g uerra.
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· R IVISTA
Alla discussione della sua tesi l'autore fapÌ'ecedere ùn parUcolare,..-o·iato esame ciel modo col quale pr esso le principali potenze00 europee il complesso problema è st.ato riso1L?, o d~1. progetti che presso le lhedesime si sono presentati .per risolverlo. Da tale esame sembra all'autore poter conchiudere che vi sono ormai alcu:1.i r unti r elativi alla r1 uestione del" reclutamento e dell'ordinamento dello. stato maggiore i qùali non sono più passibili di discussione trovandosi inforno ad essi tutte le potenze d'accordo. Così egli ari.unette come indiscutibiìe che il reclutamento·clel corpo di stato maggiore- debba essere regolato in g uisa da far-vi· concorrere gli uffìc.i ali più distinti di ti.tLto l'esercito senza dis tinzione di arma; che i1 corpo di stato maggiore s ia considerato quasi la via ordinaria per la quale debbano passare coloro che sono destinati ai supremi gradi della milizia, e per conseguenza che all'uffi.ciale di s tato maggiore sia assicurato un ava1w:1mento· più rapido che ·quello ordinario. delle altee armi, puechò· sia possibile a tutti gli ufficiali dell'esercito l'esser,j ammessi almeno pe1' quei gradi nei .q uali si , ngono i maggiori vantaggi di carriera; che non basti ali'!'. . iale cli stato maggiore .un'estesa is t.ruzione scien tifico-mii -~ debba esigersi ch'egli abbia già una certa età 1::d espèr·: quel cor·rcclo di cognizioni e di atti Lucl.ini che non si p~ò · quistare s.e non do po un Lirocrnio non breve di servizio pi . sso le truppe. I punti intorno ai quali le opinioni sono ancora molLo ' divise, e s ui quali convjene perciò portare tutto lo sLudio, sono jnvece,. secondo l'autore anon,irno, i seguenti: 1° Se convenga J'a re dello stato maggior.e un corpo più o meno aperto ovvero un corpo chiusoj 2° Qual sia il miglior modo di regolare la preparazione scientifica degli uITTciaji, la loro istruzione sul servi~io di sLaLo mnggiore, il loro perfezionamento. scientifico-m ilitare, il loro addestramento s ul scr-vizio pratico e s ulla condotta delle lrup_pe, in guisa da ottenere più faci lmente una buona direzione della guerra e da giovar-e maggiormente agli inte1~essi dell'esercito; 3° Qual sia la posizione più conveniente da dare al Capo dello stato maggiore rispetto al Ministr o della guerra e al Capo dello S tato; 4° In rr,ua li li miti debbano essere tenuti i vanLaggi di carr iera da farsi agli ufficiaU di stato maggiore.
BIBLIOGRAFICA
L'autore crede per parte sua che il corpo cli stato magg iore debba esser e corpo aperto per 1;ispetto all'entrata ed all'uscita, com'egli dice; cioè che i'a mmissione in tal corpo sia sempre aperta a qualunque ufficia le dja prova di poss edere l'is truzione e le •'{ualità necessarie per sostenerne gli uffici; e che in pari temi)o vi sia sempre m odo d i rendere alle varie armi gli ufficiali da esse 1•eclutali per rnoclo da poter s_empr e eliminare dal coi'po gli elementi non abbas tanza buoni, cla a ttiearvi i m iglior.i, da mettere in g rado g li ufficiali cli staLo maggìore cli perf'ezionat'e le loro attitudini e cognizioni militari r itornando dopo_ un certo tempo a conLaLto coJ\e truppe, e .finalmc'nt.é da non suscitare nell'esercito malcontento e ràncori, che non potrel?bero a meno cli destarsi quando non fosse per tal modo garantita l'ammissione ai vanLaggi di quel corpo a i più capaci, e l'esclusione continua di coloro che nella pratica del ser vizio, avanzando nei gr adi, si palesino meno capaci. Non ammette invece èhe il corpo di stato maggiore s ia aperto l'ispeito all'avè.n:iam.en to, cioè che coloro j quali ne fanno pa.rte continuino a r imanern inscritti sul ruolo d'anzianità della r ispettiva arma ed ottengano avanzamenLo s traordinario proporzionatamente all'urrna pr opria: Per evitare squilibrii perniciosi di caeriera fra ufficiali che pr estano uguale servizio ed hanno pari meriti, egli s tima necessat' iO che lo stato maggiore cos tituisca un cor po a sè, quantunque aperto, come .abbiamo notato) rispet.to all'entr ata ed all'uscita; cioè che gli ufficiali d'ogni grado facciano r uolo a sè per l'a,anzamento indipendentemente dall'arma dall,1 quale provengono. Per rispetto al 2• dei quattro punti, che a bbiamo più sopra citati, l'autore non entru a discutere i pr o?1·amm i;degli studi coi quali debba esser e preparato l'uf-ficiale di s tato maggiore, ma si limita a dimostrare la necessità in primo luogo che la serietà degli" studi, la severità degli esami! l'auLorità degl i insegnanti coi quali s i provvede a tale preparazione per rapport'o all'istruzione sieno tali da lasciar piena garanzia di una coltura risponden te al bisogno ecl alla importanza del còmpito del corpo; in secondo luogo che ad insegnamento di tale natura non sieno ammesse che menti già · n udrite di buoni studi ed abjtuate a lla rillessione e quindi soltanto uf.:. ftciali che contino già una certa età e qualche a11no di servizio; per ultimo poi che nessuno sja ammesso nel corpo prima di avere ottennla la p1·omozionè a capitano e di avei'
RlVISTA 182 passali almeno quaLLro anni in s ervizio presso le Lruppe, nè ottenga la promozione a maggiore senza contare almeno 6· anni di servizio presso le lruppe, accennando in pari tempo all'opportunità che anche nei gradi più elevati gli ufficiali di stato maggiore s ieno per qualche tempo r icondotti a contatto colle truppe. Venendo a traltAre della questione del Capo di stato maggiore, !'aut.ore comincia dall'esporre i tre diversi sistemi che s i hanno di fronte nello studio di siffatta questione. li sistema prus~h1no, secondo il quale il Capo di s Lato màggior e è indipendente dal Ministro della g uerra ed è sottoposto direttamente all'Imperatore; il sistema francese e russo, secondo il quale il Capo dello stai.o maggiore rion solo dipende dal Ministro della guerra, ma fu parte del Ministero s tesso; e :finalmente il sistc~ma aus triaco, inter medio fra i due primi, secondo il quale il Capo dello s tato maggiore è bensì consideralo in massima come organo ausiliario del Ministro della guerra, ma ha facoltà assai ampie circa il proprio personale e può fare egli stesso delle proposte all'Imperatore, alla sola condizione cli servirsi del Minis tero della guerra come organo cli trasmissione. Fra i tre sistemi l'autore si pronuncia apertamente pel prussia no facendo per altro considerare come il Lratto saliente per cui tale ~istema si disting ue dagli alll'i non consista tanto nella posizione indipendente dal Ministro della guerra falta al Capo dello stato maggiore, quanto nell'essere quesl'ullimo per principio il capo dello st.at.o maggiore dell'esercito tanto in pace quanto in guerra. Dopo tutto quello che è s tato pubbl icalo in questi anni intorno a siffatta questione noi crediamo inutile riportare qui, sia pure per sommi capi, le ragioni colle quali l'autore si adopera a dimostrare la necessità dell'isLiLuzione ch'egli .propugna, cioè d i un'au.toritù indipendente del Ministro della guerra eser citala da chi è designato come il capo ùi s tato maggiore dell'esercito in guerra. Aggiungeremo solo come l'aulore si trattenoa lunO'amenle a dimostrare le conciliabilità di una tale b "' istituzione colle formecosliLuzionali,ponendo in evi·a enza come non s ia contrario ai principii ciel regime costitu:tionole che il Capo dello Stato sia il comandante effettivo delle forze militari del paese, e come una Yolta ammessa questa suprema aut.orità del Capo dello Stato nelle cose militari, in quanto non implica variazion i nei bilanci, ne venga di necessaria con-
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seguenza l'esistenza di un Capo dello stato maggiore indipendente dal Ministro della guerra. Per determinare i vantaggi di carriera da concedersi agl~ ufficiaU di stato maggiore l'A. pone come estremi i due dati seguenti: . . . . . . 1° Che ai o·iorni nostri deve esigersi che gli uflìciah destinati ad arri v;e ai gradi supremi giungano al grado di maggior generale fra i 48 ed i 50 anni.; . . . . 2• Che per e_sercilare convenientemente le tm1z10n1 d1 ufficiale di stato macr0 fore bisogna esser e uomo posato ed avere per conseguenz: una certa elà, ch'egli stabilis ce dai 28 ai 29 anni. Posti questi estremi, egli dimostra come nel corpo di s tato mam,iore la permanenza nel c:rado di capitano non debba es""mao-nfore di 7 ad 8 anni ~ar/ìnchè gli ufficiali e1i que1 corpo sere possano";iungere a 35 o 36 anni al gl'ado cli mag?ior e e qu!n~li fare,prima di essere promossi generali, un suffic1en~ tn·?cm10 nei gradi superiori che sono quelli dove la me~te s1 a.b~lua a considerare le cose con criteri più lat'ghi e dove 11 serv1z1opu,ò ritrarre maggiori vantaggi dalla lol'o capacità ed aUitud ine al lavoro. Nella carriera da maggiore in su, l'autore crede sarebbe sufficiente che gli ufficiali di sLat.o maggiot'e fossero rag·: guagliati per l'avanzamento a quelli cli pari grado delle armi più favorlle. . Prendendo in esame minuto lo stato delle cose qual e e qual era da noi per rispetto al reclutamento, all'avanzamento ed all'ordinamento del corpo di stato maggiore, l'autore fa notare corri.e indubitatamente notevoli progressi si s ieno fatti verso la raziona le soluzione del problem,,, ma come lultavJa non lievi difetti esistano ancora. Segnala come errori : l'esservi nel corpo lenenti distato ~a_g "iore· l'essere esclus i i capitani delle armi speciali da\l'amm1s ~ione1 diretta nel col'pO; la possibili Là che gl i nffìciali di s tato maggiore giungano fino agli alti gradi senza aver fallo un servizio sufficiente nei ranghi; il non essere sottoposta a suflìcienti guar~ntigie l'ammissione nel corpo come ufficiali superiori- la mancanza di no1'me abbastanza precise ed eque per risp~tlo all'avanzamento e nel corpo e rispetto alle altre armi; e finalm ente la posizione fatLa al comandante del corpo non adeguala a quella che gli competerebbe. . Dimostrati i difetti, l'autore passa a fare le pPoposte clte egh reputa più acconcie per rimecliarvi. 0
· BIBLTOGRAFICA
184, RIVISTA Egli vorrebbe che fosse stabilito per principio che ogni ufficiale dell'esercito possa aspirare al passaggio nel cor po cli s tato maggiore pl'evia aggregazione ed esperimen to. Per ottenere l'aggregazione sarebbe necessario pei capitani, di aver prestato 4 anni almeno di otLimo servizio pl'esso le tr uppe, di possedere formezza di caratter e e robustezza fisica, cli essere abili nel cavalcare e di avere superati felicemente gli esami della scuola di guerra; per gli ufficiali superiori, di con:. tare almeno G anni di ottimo servizio presso le truppe e superare felicemente certi esamj, oltre al possedere robustezza .fisica, fermezza cli carattere, e la necessaria abilità nel ca- · valcare. Pel trasferimen to nel corpo, che av1'ebbe luogo a beneplacito del Comandante, l'autore vorrebbe che non fosse Lenutoconlo clell;anzianHà nè della clL1raLa dell'aggregazione, ma solo del grado cli capacità. Egli proporrebbe che i·capitani dì si.alo maggiore dopo 7 anni di grado fossero ammessi a subire nn determinalo esame per Ja p1•omozione ad ufficiale superjore e che a ques to esame potessero presentarsi tutti i capitani d'ogn i arma di pari o maggio1·e anzianità che contassero almeno 6 anni cli ottimo servizio presso le truppe, e fossero proposti perla promozione a scelta sui respeUivi specchi caratterjstici. QuéUi che s uperassero felicemente l'esame indicato, sarebbei·o a scelta, dal Capo deliò stato maggiore, promossi maggiori nel corpo ovvero nell'arma dalla quale prnvenissero. Domanclei•ebhe che i capitani di s tato maggiore che contassero n'leno cli 6 anni cli se_evizio presso le·truppe, dovessero comandar0 una compagnia; squadr-one o batteria pel tempo che loro nwncherebbe a compiere i 6 anni, prima cli essere promossi maggiori; che i maggiori di sLato maggiore non potessero otte1rnre la pt·omozione a tenente colonnello senza avet·e .comanclalo almeno po1' un anno un battaglione cli fanteria o reparto corrispondente d'altro armi, ed i colonnelli la promozione a generale senza aver almeno per due anni comandato un reggimento.' . F inalmente l'autore esprime il deside1'io che il Comandante del cor po di stato maggiore assuma il l.itoio di Capo del1o s tato maggiore dell'esercito ed eserciti lo funz ioni inerenti a questa carica,tanto in pace quanto in guerra con posizione indipendente dal Ministro della guerra, facendo capo solo al Sovrano. Ma riconosccnJo come l'applicazione cli ·Un tale progetto
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in uno Stato come il nostro profondamente legato ad abitudini ormai inveterate <li eegi me costituzionale, non pot.rebbeameno d'incontrare serie difficoltà, ed ammettendo che uguali e forse più gravi difficoltà s'incontrerebbero quando come in Inghilterra si volesse sostituire al Capo dello Stato nel comando supremo. dell'esercito un principe del sangue, viene a proporre come ultimo temperamento elle sia conservata l'is Lituzione del P residente del cor:ni tato di s tato maggiore generale, ma che a chi eserciti quella carica siano date per legge più vaste attribuzioni; mettendo sotto la s ua dipendenza H corpo cli stato maggiore, lasciandogli lè1 facoltà di dirigere a S. J\1:, pel tramite del Ministel'O della guerra, (ruelle .proposte che credesse oppor tuno di fare nell'i o teresse dell'esercito e della difesadel paese, dandogli dir:tto di essere consultato dal _Ministro s u tutLe le questioni che toccano i principii generali dell'ordinamento 0 della mobililazione, il sis tema di difesa deilo Stato, le nonne generali d'avanzamento, su ll'indirizzo da dare all'istruzione dell'esercito, in una parola su tuttociò clie interessa la preparazione r110rale dell'esercitò alla guerra. Il Presi(lente del comitato cl i s tato maggiore ger ~rale sa\ rèbbe assis tilo nelle più importanti deliberazioni dai membri del.comitato s tesso che sarebbero in massima i comandanti generali cli cor po d'esercito e verrebbero riuni ti in epoche determinate ed ogni qualvolta se ne manifeslasse il bisogno, presso la sede del cornitalo. Il Minis tro dolla gu·e rra potrebbe bensì sotto la sua respon.sabilità prendere risoluzioni clive.r se da quelle consigliate dal · comitato di s tato maggiol'e generale, ma trattandosi di progetti cli legge dovrebbe presentare· fra i documen ti da esaminarsi dall0 commissioni parJamentari, ed a richiesta di queste ultime, anche il parel'e del comilat.o. Un libro che Lral.ta di questioni così importanti non solo per l'interesse generale dell'esercito, ma anche pe1· gl'inteeessi particolari dell'ufficialità, rion poteva a meno cli chiamare sovra esso tutta l'attenzione del pubblico militare. E cosi_ infatti è .avvenuto ed aggiungeremo anche che il libro ha generalmente incontrato il favore dei lettori sia per l'idee che vi sono propugnate che pel modo come sono s volte e s,osfenute. E nessuno certamente fìnchè si rimane nel campo generale dei principii, può elevare dubbio circa la bontà della causa sostenuta dall'autore. Chi vorrà info ltì negare che nella bontà del sistema d' a van-
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DlBUOGl\AFICA
186 RIVISTA zamento risieda in gran parte il segreto élella saldezza morale dell'esercito, che l'avanzamento debba essere regolato in rriodo che agli alti gradi debbano giungere i più degni, che l'avanzamento a scelta debba essere l'eccezione, quello ad anzianità la regola, che debba porsi la maggior cura a che si abbia uno s tato maggiore reclutato fra gli ufficiali più distinti cli tu tto l'esercito, e che sia d'incontestato interesse per la difesa dello S ta to che chi deve assumere l'ufficio <li capo di s tato maggiore in guerra eserciti uffici corrispondenti anche in pace, e che in pace vi s ia chi si occupa più particolarmente di ciò che costituisce la preparazione diretta della guerra? Non potrebbe in ugual modo sostenersi, che il lavoro di cui porgiamo qui il riassunto" non oJfra ampio argomento alla critica quando si entra nel campo applicativo . .Ma non è questa materia che possa essere svolta, come meriterebbe, in un s emplice cenno bibliografico. Ci limitiamo perciò qui a far · plauso all'autore per aver trattalo le questioni su.Ile quali ha formato il suo s tudio, con chiara esposizione, col sussidio di datt dil igentemente e coscienziosamente raccolti, con ordinata argomentazione e non senza aver posto tutta la massima cura per tenersi all'infuor i della passione.
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Norme pt•atiche rig~ardanti le levate •peditive {/ e,t a vista per CARLO BUFFA DI PERRERO maggiore nel 10• reggimento fanteria - Roma, 1876 . Voghera Carlo, tipografo ~i S. M.
Ecco finalmente un libreLto basato sulla pratica, e che raggiunge il risultato che si è prefisso di ottenere. Coll'aiuto di una lunga esperienza acquistata nell'operare e nell'inse- / gnare, l'egregio autore inte!lde_cli insegnare agli ufficiali in qual modo si acquisti la dote essenzialissima cli rileyare a vista e senza isLrumenti, od almeno con strumenti semplicissimi. I materiali che servono a e.ostruire l'edificio assai complesso delJa carta topografica d'un paese sono raccolti in campi assai diversi. La geodesia, aiutandosi della conoscenza degli arti e della loro posizione, èostituisce l'ossatura '. della carta;_ l'ottica e la meccanica fomisco1w s trumenti delicatissimi per l apprezzare la distanza tra i punti, che servono alJ'intelaiatura di quella; il disegno e la geometria suggeriscono i mezzi più
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evidenti per rappresentare il terr eno; le svariatissime applicazioni della calcografia, della litografia e. della luce solare r iproducono a mi "liaia di copie e spargono nel mondo scientifico un'opera, cl~e ha bisogno, per veriire alla luce, delle fatiche cli moltis simi anni, degli ingegni più diversi per attitudine e dei danari del pubblico erario. Tutte queste cognizioni scelte tr a tante scienze, e ridotte a sistema costituiscono nel senso più largo la topografia propriamente delta, e nell'esercito si concretano ne]'Je levate re:;olari. Mn vicino a questa topografià, che diremmo superiore, ed anzi q uasi alle s ue spese ne. vegeta un'altra molto più modesta, e più utile a i bis ogni dell'esercito , che indirizza alla lettura delle car te , ed alle levate spedit.ive ed a vista, che altra volta era còmpito di pochi e scelLi, ed oggi invece lo divenne di tutti i militari invesLiti di un comando. Nel secolo scor so un ufficiale, destinatovi specialmente dal generale, e difeso dallo scaramucciare della cavalleria, disegnava da un punto culminante le/posizioni nemiche; ai nosLri giorni ogni ufficiale incontra il bisogno di rilevare a vista il terreno, per abituarvi l'occhio, per stimarlo giustamente e per avvantaggiarsene nell'attuazione dei concetti tattici. . . Il libro, di cui stiamo parlando, s'occupa specialmente di questa parte della scienza topografica che malgrado la_ sua umiltà, ba acquistalo tra noi una importanza somma; d1modochè più che all'autore non paia, il suo libro sar à utHe alla generalità degli ui'flciali, per quanto egli lo diriga cli preferenza· a quelli chiamati a frecrù enta re i cor si della scuola di guerra. Questa preferenza, olLPe essere esplicitamente manifestata, emero·e eziandio dal limite imposto alle scale indicate per aclopera~~i nei disegni, le quali, essendo di 1 : 25,000 e di 1: 50,000 sono appunto quelle più utili per le operazioni di guerra di maggior· rilievo . Sarebbe s tato forse meglio cl1e l' A. olt re_ all: scale suddette ed a quelle al disotto di 1: 10,000 avesse indicato quella cli 1 : 10,000 come utilissima alla gener~l il:à degli ufficiali infer ior i, e tale da doversela rendere famigliare come la più opportuna a rappresentare i luog~1i, ~ve :5uccedono manovre di nuclei di truppa corrispondenti o mmo1'1alla forza del battaglione. 11 r'ion averne parlato è però piccolo male, poichè nè l'andamento del libro, nè l'idee che vi sono esposle perdono alcunchè della loro utilità pratica: Lo. ·parte essenziale del libr~ _comp~'en~le 11 m~to~o per ese~ guire le levate a vista e specht1ve. 1 en t1amo cli r10.ssumerne-·
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i Ll'aUi principali, premesso sempre che per far sene un concetto adeguato ò necessaria la letLura in e:x:tenso del libretto.
L:ese.cu_zione pr atica cl.ella levala u vis ta è ap parecchi. ala coll eserc1t.ar e la mauo al la volino, e l'occhio sul Lel'reno. A mano libera, e sempre col lapis l'iclucansi,. piuttostochè copiare alla stessa scala, olt1·e ca r-te, limila nclosi da p rincipio a )Ja sola rc le stl'adale, e s e 'glicncl-0 dappl'ima ,1uclle che rappresentano terreno di pianura, ·e poi quelle che rappresen~ano lerr,mo montuO$O; in seguito si sostituisca per la copia a lle ca 1:t,e un qua.clrello elas tico, ed infine il terreno vc1·0, e solamente 111 parle r1traLlo s ul fog lio del disegno. La successione dal facile al difficile è buona, e dal silenzio dell' .A. sui mezzi d'esecuzione si può dcdllrre, che col ricalco, col trasparen te, colla pun teggiatura , egli abbia voluto escludere anche il compasso, imponendo cosi all'occhio dell'allieYo l'obbligo di fare da seslo, e di scegliere tra le linee ùel disegno da copiar e, quelle che ne f'o rmano lo s cheletro e la · c~ proporzione ò caparra clell' esattezza di Lutto l'operalo. C1 sarebbe fo rse du 1·id ire sull'uso delle curve dhnostrati ve e ~cl trat~eggio per Ju rappresentazione del terr eno, imper cioccliè Il loro msegnamento esige un tempo enorme, senza una certa speranza cli riuscila in coloro che non hanno l'atLi ludi ne o che non vi fu1·0110 preparati con s tudi opportun i. Valgono ~eglio a ques t? uop?, ~ ~0110 d'esecuzione più facile, le semplici curve . re~olari. I hm1t1 <'Oncessi ad un cenno biblio..,.raflco non ci b perm et~ono cli s volger e le prove di r1ues ta asser zione. All'eseecizio del disegno l' A. fa succeder e quello del mis ura re ecl apprezzare le distanze, gli angoli ele pendenze. Ed in queslu pat'te il libr.o .è ricchissimo di daU raduna li con somma pazienza, e ù1 mgcgnosi r ipieghi cle Ltati da lunga esperienza. L'apparenza degUoggetti posti a distanze diverse ed in con. dizioni d iverse d'atmosfero, l'uso del passo uma~o e dell'anda tura clel cavallo, e le mod irJcazioni prodoUc s ulla loro lunghezza dalle circostanze, il dedurre lu distanza tra duo 0"'"'elti 0 pos~! ai ~api di una strada tortuosa, il modo di riparti;'e sui ~arH lat1.l'cnor e commesso nella misura degli angoli d'un poligono, vi sono descritt.i con tutta l'abbondanzupossibile. JnO'eg.n~so. è il modo di ricavare il Yalore d'un angolo da certe 1;0• s1z1on1 e 7treme delle braccia, sebbene s i possa giungere a llo sLesso r isul ta to coll'esegu i1•e oppo1·Luna mente i movimen ti d~lla persona indicali nell'istruzione del soldato, ed in siffatta · bisogna, senza mirat'C alla perfezione di Ticho-Brahe, di cui è
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fama che valutasse a vista e coll'errore di qualche minuto 00li angoli, si deve a l'rival'o o. risullali sorprònden ti, c~opo aver abituali da principio gli occhi con un gon iome tro. Avremmo s perato di trovare qualche mezzo pratico per istradare alla conos cenza delle pendenze; cd in 1[11esta parte è deficien te il libro poichè non LuLLiJ)ossono ave r ra Lto u na carnpa"'na lOf)oo-rafìca . o n ,' ed i Ct'ilerii g enerali dcll'acccssibilit.à ai ruotabili, ai cavalli,ed agli uomini sono troppo rnghi, e non si attagliano ad una precisa di!,tinzionc del Ler 1·,mo . Sarebbe forse s ta to opportuno l'ind icul'e alcune pendenze facili aù incontrare, alle quali a bituandosi l'occhio se ne se1'vi:sse quasi tli campione poi casi a naloghi; per esempio i limiti di pendenza adottati dalla legge per le s trade provineiali di montagna, o dalle fe rrovie in certi tronchi ecc2zionali ecc. Preparato l'occhio e lu mano, si principiano le levate a vista ,ml terreno, p rima con d ue pun ti desunti da carte esistenti, poi senza alcun punto. Tulle le volLe che se ne abbia il Lempo, si riconosce preventivamente il terreno, e folla una triangolazione, si precede per itine rari ulla levala dei particola r i. Hiuniti i va ri itinerori,cmesseapulilo coi segni con venzionali rispeltivi lutle le strade e le altre accidentalità del suolo, fino allora indicate, quasi d iremmo,,per abl)t'eviaturu con segni pnt'licolari, si ottiene la levata . Sa1•ebbcp1·eferibilc pce avven Lura che il dis egno fosse falto sul luogo del terreno l'itratlo, perché ne ricava una impronta di vot·itò, che male s i sa restituirgli con la copiuclollo schizzo, ma compre ndiamo che volc·ndo oper al'o a cavallo ed in vaste zone di lerreno la cosn non riesce tanto facile, e ci dobbiamo così limitare ad esprimere il desiderio che lo si faccia almeno ogni qualvolta le comodilè di spazio e di tempo lo pe1•meLleranno. · È impossibile l'addentrarci più oilre nell'analisi di un libro didattico, e d i 11ueslo specialmente, il cu i merito sla nella quan tità di dati minut.:iosi, di cui è riboccan te. Ci conlcnlinmo perciò del cenno fatto, rimandando al libro stesso, come ad una fonte oramai indispensabile per chiunque deve rilevare il terreno t1 vis ln, m a <~spt'imendo anche la speranza, che l'autore in unn nuova edizione, dato un ordine un po' diverso ad alcune parti, sacrifich i alquanto cli ciò che per amore d'eccessiva chiarezza fu pe rfino troppo diffus amonLe s piegato, e dia invece uno svolgimen to maggioro alle bellissime ed interessanti pagine sui caratteri del terreno, che sono ricchissimo germe di uno s tudio assai importante.
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,u f/erona raccolti da PAGA NO, maggiore del genio. - Verona stabilimento tipografico di Giuseppe Civelli, 1876. '
· Ricordi della stòria militare EMILIO
Il maggiore ciel genio EMlLIO PAGANO, avendo avuto oppor.tunità di ricercare notizie cir ca gli avvenimenti militari occorsi sul suolo veronese e nella stessa piazza cli Veronà,-li ha eaccolt.i in un volumetto cli 200 pag ine, nella persuasione che taluni di essi possano riuscire cli utile ammaestramento. I eletti ricordi riflettono i secoli anteriori al xvm a partire dall'anno, 102 avanti l'era volgare, e sono distinti in quattr o gruppi, recanti rispetti vamenle i seguenti titoli: 1• parte, Epoca 1·omana; 2' parLe, Dalla caduta dell'Impero romano sino ai primordi del Comune; 3• parte, It Comune; tk• parte, Dominio veneto. Nella 1• parte l'autore passa in rivis ta i diversi avvenimen ti mi!'itari occorsi · clall'invasiorie de' Cirnbri ari Odoacre re cl' llalìa, .o altt·imenti dall'anno 102 avanti l'era voJ o·are all'anno 476 dell'era medesima. L'autore lascia in un ~anto le tuttora con testat_e ricerche s toriche sui primi abitatori. d i quelle contrade; e partendo, come s'è accennato, clalJ'invasione dei Cimbri, ricorda la guerra civile fra Ottone e Vitellio la battaglia di Bedriaco, la guerra tra Vitellio e Vespasi~no, l'occupazione di Verona pet' opera dei Flàviani, la seconda battagl~a di Bedriaco, la battaglia fra Decio e Filippo, Verona fortificata da Gallieno, la battaglia fra Carino e GjuJi ano sui monLi Lessini, la venuta cli CostanLino in llalia . e l'assedio di Verona eseguito dal deLLo irnperntore; discor,:e·ndo quindi dell'impero romano sotto ·i successori di Costantino, conduce il leUore alla prima invasione dei barbari ad Alarico ad Attila, alla caduta delrimpero. ' · ' Nella 2' parte s ono compendiati i fatLi militar{ dal 48\) al 1152 dell'era volg are e cioè, l'invasione di Teodorico là dis fatta d'Odoacre peesso Verona, la sorpresa cli Ve~ona effettL1ata dai Gt·eci e la loro immediata caccitìtn per parte dei Goti l'occupazione di Verona compiula dai Longobardi, la mort; cl' Alboino, là discesa di Carlo Magno in Italia, l'assedio di Verona e Adelchi che ne abbandona la difesa, Beren"'ario assediato in Verona èla Guido e liberalo da Arnolfo l'~\~asione degli Ungheri, la_dis falta di Berengario e la credut; sua morte · Lodovico .d i Provenza sorpreso da Berengario, Rodolfo n eh;
BIBLIOGRAFICA.
assedia Verona, la morte di Berengario e finalmente i faf;ti militari da Ottone I a Lotario III imperatore (95'1-1152). Nella 3"' parte l'autore tratta di Federico Barbarossa della . sua prima venuta in Italia, dell'insidia tesagli dai 'Veronesi al suo ritor no in Germania, della ·sua seconda 'discesa, della guerra di Lombardia, della distruzione di Milano, della lega veronese, della lega lombarda, della campagna di Federico II imperatore, della guerra di Barn.abò Viscon ti agli eredi di Cansignorio della Scala, dell'invasione del Veronese, delle scorrerie dei vittoriosi Scaligeri sul territorio bresciano, e della pace stipulata fra' i conte_ndenli. Sono quindi svolti i fatti della guerra cli Antonio della Scala e Francesco di Carrara, il combattimento alle Brentelle e la battaglia di Castelbaldo; seguono: Gian Galeazzo Visconti che s'impossessa di Verona, e Francesco da Carrara che fa guerra a Filippo Maria Visconti, e infine Verona che si dà ai Veneziani (anno 1405). La 4• parte, che tiene quasi tutta la seconda metà dell'opuscolo, compendia le fasi militaei del dominio veneto dal 1436 al 1797. L'autore discorre della guerra tra i Veneziani e il duca cli Milano, di Brescia assediata, di Niccolò Piccinino che occupa il Veronese, di Francesco Sfor za che.fatto levare l'~ssedio di Verona muove a soccor so di Brescia, del Piccinmo che battuto presso Renna sorprende Vei·ona e se ne impadronisce, dello Sforza che sollecitamente gliela ritoglie e della pace che i Veneziani fanno col duca di IvÌilano. Seguo~o i fatti guerreschi di lVIassimiliano e dell' Alviano che i Veneziani gli contrapposero nel Trentino, la lega di Cambrai, Verona che cade in potere di Massimiliano, i Lentativi dei Veneziani per ripeenderla, l'occupazione della cittadella per parte dei Francesi, Vicenza che cade in possesso degli alleati, i fatti del Friuli e le var-ie v.icende militari che m ettono capo alla battaglia d'Olmo pres so Vicenza. Po i: la discesa di Francesco l in Italia, la battaglia di Marignano, il nuovo . assedro cli Verona e la pace di Noyon, le gueree di s uccessione al ducato di Mantova e al trono di · Spàgna, la discesa di Eugenio di Savoia in Italia, il combattimento di Carpi, la battaglia di Chiaei, l'avan zarsi e il r itirarsi dei Frances i nel Tirolo, l'entrata degli Auskiaci nel Bresciano pel , lago di Garda, la loro dis fatta a Lonato, il ritorno di Eugenio nel Veronese pe1• muoverne a liberare Torino, la guerra per la. s uccessione di Pàl'ma, l'occupazione di Verona per parte de, Francesi e la caduta della Republica veneta (anno 1797~.
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Come scorgesi da questo cenno sommario, il lavoro del maggiore Pagano non si restringe ad una semplice narrazione di fatti sconnessi, ma è un'ordinata cronologica esposizione generica o compendio di fa tti militari collegati ai principali avvenirrienti storici ai ']Ua!i si r annodano. Se èiò aveà potuto allontanare talvolta l'autore dal più r istr etto confine, cui sembra accennare il titolo del lavoro, d'altro canto non è l'nestieri dimostrare il vantaggioso legame dei fatti risultante dalle in ter essanti hrevi cligressicni da ciò che riguarda meramente Verona e il suolo veronese. Il lavoro comunque generico va distinto per Ol'dine, chiarezza e br e'vità, e come tale può riuscire di utimà e di aì:nm.aestramento sull'importante storico terreno militare che vi si considera. Genertilstabsgescliiifte., Ei,i llancllfucli f1cr Offìdere alter W«iffen! (Servizio cli stato maggiore. - 1v.lcmucde per gli ufficiali cli fotte le ctT'mi), compilato dal tenen te colonnello von Bomm. - Potsdam, 1876. ·
Questo manuale che fu pubblicato per la pr ima volta nel 1862, e ristampato con aggiunte pochi mesi or sono, è stalo dalla stàmpa mili.tare tedesca giudicato molto favorevolmente . Noi stimiamo cruindi fare ope-ra utile col renderne brevemente conto ai lettori della Rivista, convinti come siamo che possa esser letto ed apprezzato quanto si merita anche frti noi. L'opera, preced.ut a da una non br eve introduzione, . è divisa . in due parti principali ed ha un'appendice. Nell'intr oduzione l'autor e cspone la costituzione generale dello stato rnaggior e e ne esamina l'ordinamento pr·esso i principali eserciti europei; nelle due parti pr incipali discorre del servizio di s tato maggior e in tempo di pace ed in tempo cli guerra; n el!\1ppenrlice tratLa dell'organizzazione della marina m ilitare germanica. Non daremo un'idea estesa del contesto dell'opera, pèrcllè a volerlo far é dovremmo seguire l'auLore in LLltte le diverse partì del s uo libro, e facilmente varcheremmo i confini d'un semplice cenno bibliografico; ne faremo invece una 1·ivista. sommaria, notando i punti che ci sembrano più meritevoli di attenzione, e procurando di pon e in. evidenza lo spiriLo ell,i criLeri cui il lavoro è stato informato . Premessa in modo succinto la ragion d'essere dello stato maggiore negli e·sercili moderni, l'autore ne definisce le attri-
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buzioni generali, 11iassu.mendole in pochissime pprole « vedere, leggere, lavorare secondo gli intendimenti del generale » ehenoi tradurremmo, completandone il concetto « saper com.: prendere giustamente e prontawente lo spirito di chi co-: mandà per ripeterlo esattamente e rapidamente » . Dovei· essere quindi doLi salient.i dell'ufficiale dj s tato maggiore: cognizione profonda di tutte le sue attribm;:ioni; mente pronta; risolutezza e fortuna pr opizia. L'autore vuole sopratutto ubbi<lienza assoluta al comandante supremo, e dichiara perniciosa, adducendo. esempi ·storici, ogni influenia dell'inferiore sul di lui animo: poichè, dice, il solo geli.erale è 1·esponsabile,·così ogni OT'dine, ogni direttiva cleoe emanare cla lui. Indi specifica queste attribuzioni e le divide in due classi: 1• Delle incombenze ordinarie,.e vi comprende lo studio assiduo dell'ordinamento del!' esercito proprio e degli ·eserciti stranieri, della mobilitazione, a.mmi-nistrazion e, istruzione, delle ricogn izioni e le\ate topografic.l;ie. 2a De lte incombenze st raord inarifJ, -quali sarebber.o i viaggi militari, le missioni militari a ll'interno 'ed all'estéro, missioni diplomatiche· ecc . · E per s oddisfare a queste numerose e differenti incombenze che lo stato maggiore è diviso in due grandi parti, l'una detta grande s'tato maggiore, l'altra stato maggiore dei corpi d'armata e delle di vis.ioni. ,,. . L'autore completa il quadro delle ·a~triòuzioni dello stato -maggiore mostrandoci, e veramente in modo non sempre esatto, quale ne sia l'ordinamento presso i principali es'erciti europei, ,incominciando dal germanico, e con ciò pone .fi~e all'il'l troduzion0. La. p rima parte del. libro, nella quale si tratta del servizio. di stato maggiore in tempo di pace, è suddivisa in tre capitoli, ciascuno dei qua li· riflette l'ufficiale di quel corpo nell'esercizio di funzioni special i, cioè : i•N elle attribuzioni nelle quali non è in c01itatto colle lruppe; 2° In quel.le in cui vi è a contatto; 3° Nel servizio di ricognizione. 11 primo capitolo contiene un'esposizione particolareggiata dell'orclinarhento dell'esercito prussiano, e paeticolai'mente vi è diseorso del redutamento, dell'amminis trazione, dell'istruzione, d<;!l s ervizio sanitario ecc. E!5so può cònsiderarsi· come una vera guida dell'ufficiale di stato maggiore nei molteplici incarichi che gli po:nno venir(} affidati . ANNO xxi, VoL. m. H
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,,. BlD LIOCH\AFJCA •195 condotta, sia l'ammiI)_istrazione delle truppe. Ma .il co'" mandante supremo ha naturalmente autorità assoluta ed « illimitata, e; come individualità, ha idee sue proprie; l'abdità ,, del capo di stato maggiore generale deve appunto consistere " nel scegliere-una giusta via di mezzO' fra gli ii1tendimenti del « g~nerare e le proprie idee •. . . · L'auto1•e prosegue quindi descrive1Jclo come funzioni di servizio di stato maggiore presso i corpi cl'arma.ta e presso le divisioni per tutto quanto .ha tratto alle disposizioni ,preliminal'i, alle memorie, pr eparativi delle · marce, delle operazioni , agli ordini, islruzioni,relazioni é via dicendo: frequen ti esempi pl'atici completano le norme generali. Il secondo capitolo, per ultimo, racchiude tutti i doveri dell'ufficiale di s tato maggiore durante le, marce, negli accampamenti, nei bivacchi, negli accantonamenti, nei provvedimenti amministrativi, e finalmen te sul campo cli battaglia. Ì.\rntore espone t utte queste diverse attribuzioni, con lucidezza, brevità ed abbondanza di dati sperimentali. È questa, a nostro avviso, la parte più commendevole del libro.
RlVISTA
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Il se~ondo capitolO" tratta delle funzioni dell'ufficiale di stato
maggiore ne(5uoi rapporti diretti colle;Lruppe, nelle grandi ma· rwvre e )le!le ,i$pezjoni. 1/ ~utore C0!1Sidera come importantissim~ je, grandi 1jllan,çl\it:Y.: «, l'utncial~ di stato maggiore, egli « diçe, pr eµde~-,à )art~ q)laHto ,Pi,ù spessq potrà a queste ma« novre, per,c f'è soita11to cql contatto continu,o colle truppe può « ·conoscerqe le at~Hct1ini ed, i bisogni; solam~nte con rjuesto « me2;zo,Puq ~bituare la s,\l!f m ente ad aver ,s,empt'~ presenti le «. gp~.I,1,c~i ~ 1.eJ)iç,cole cose ~, , , 1 1\I terzoqapitol9, ch,e~l~sçqrre'il~lle ~·i.c ?,gnizi9~1i, ha w o1ta im- . pòrtanz~, ed è svolto i.n m,qclo forsf? ùn po' sistematico, ina_con grandè chiarezza e·4 alla portata dell'int,ell/genz_l'). di qµalunque µfficii:ile., Di\'.ide le rico,gnizioni seconclp la spazio Qre av?engono, e s~condo lo ?popo per c~i son fatt~ ì, i1)_di le classifica: 1~,iQ. rù:;çignizion~ genq1'ali ((l'una r egiqi'!,'?), ~d , ,in /;icpgni1/or,,i particola1'i (µ' un ~r att,o 9-i terrenot , 2° in ricognizioni .tqpogra:flco-sta{{stic.,he, ,i3d, in 1'fCO{{nfzioni logisttcq-stw;itçgiqhe. . . . _ , Su9.~ riç9gnizio11i top6geap.co,-st,ati~ti,che l'a,utore porta quesLo giudizio: « se queste ricognizioni devono ser v,ire pe,r prep9r~):'!31oper1:1zioni .p:~ilitari, chi. 1~ e,segujsce non, deve che' ritra~:~i e9s e~primer v~ i ca.rl').t,teri del 'te1;re,no, .e non far'yi jpote,si clf ,operq;liçipi. Napoleoqe ha ,già detto: quandq, domando una ricognizione,. iò non cerco punto µ11 ,-pian9 di gu~rrai.Ja p~rola i~ 1t!')riico J'\0n c\ev.e ma,i '?Sser1:: pronunzi?t.a in tutta .lìl n;i(;'lmori? » · , , , ,. , 1 1 , :Ya qe,çpnd~·11arte ,dell'ppen?, n~lla qu,ale si cJiscorre d~l' ser· ".iziQ in)èm,po,~i ,gµer,r1,. è f(:\. più. ril,eva,i1t~, 9ia,per la 11?-tur;a dell'argomento, .sia peì' il modo con cui è tratlata.··~J}~Jte)n que~l~ p,a rte l'autore, qonsider,a l'.uflici8;1e di s.tatq ri).rg_gjore ,.bal'.\to ,. aU!jµfuori del c,ontatto .diretto ·c9lle Lt;uppe quanto 111?1 · contat~o dt1etto" e pe f9rrua, .due, r,peç.iali, C/;\pitoli, . , Nel primo, premessi alcuni ce,nri stori~i sullo s\àt,o maggfqr~, qall'epoca di. R,eòerAc9 q ,sino ai nos,tri g iorni, 11rende a parlaee della costiLuzio-qe, 13 d~ll~ fµnz iqni degF ,st~ti maggiori, sia presso'il gran ,qµartier ge1wpale eh(} presso i CO• mand~ de,i, çorpi d'4rmala1 e qelle ,cliyi~joni . Eccç> coine determj-q(l ),(? ·,:t~t 1ibuzioni, lp, p9siz,i911e e l ji cqndo,t ta,cl,el cap9,cfi. 5itato ,m!lggio.i;e ger,\~t:siie, f-1-i fr:onte al cç>mapqo supr!31nq:..,_« ,ògpi '1..~s,w.q~tq j_i;i q&J):lpagn~ ha, un c~~p.o d,i , s Lat.o 1!1?-ggio~'e ,gen~'I ' ~a/f},,1,w v,ero guap~ier; mastro geµerl"!\~, il ql\~1~ ,vi e?,(}fC[tl\1,)e « veci del Ministro della1 g:neJ:;r~;.egJi, ha pert~nto .~ cm:are _ sJa 1
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Jahre11bet•ielite iib4!"1' ,lie J,'e..,iittde1•e111gen · ,uut ·Fort1wlarille im 1flililab•wese1t. · (Resoconti etnnUC?li dei mutamenti e p.rog1·es~i nelle cose mitita1'i - 2• · annata 1875 -
pubblicati colla çoHaborazione di molti ufficiali tedeschi e stranieri, tl,:1 H . ·v L6BELL colonnello a disposizione).. Bei-lino, 1876. Mittl~r und Sohn.
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Il plauso edil favore generale, unani.m e, concuicl~lla stampa militare, ed anche·da quella non militare cli quasi tutti i paesi è stata accolta lo scorso anno la Ì)rima dispensa di questa im 0 portante ed uti!issin1a pubblicnzione, alla quale con tanta cura ed amore si è dedicato il colonnello prussiano v. L6BELL, fanno lar gamente fede della serietà~ della bontà del lavoro, non meno eh~ della sua opportun iLà. Chè veramente dalleben meritate lodi e dagli incoraggiamenti che d'ogni parte gli vennero, ben ·si può inferic'ne essersi gius tamente afJposto il L6bell quando s timò giurito il momento di colmare quella che nel campo della milita re letteratura era un~ vera lacuna, la mancanza cli una pubblicazione la quale anno per anno registrasse, coor•dinandolo ed esponendolo con metodo ed prdine sci~nLifico, ciuanto cli più importante avviene nello svar·ia to
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. 196 RfYISTA estesissimo campo della militare attività. Onde era natu1·1Ile che fosse generalmenie aspettata con desiderio la pubb\icazione dell.1,t seconda armala, t~nJ,o più che in essa, come già n'eri:i. fat ta promessa fin dallo sco1•so anno - promessa fedelmente e : largà~eute ora mantenuta - sarebbero state · t~Ue e corrette talune di quelJe piccole mende che erano inevitabili nel primo saggio di un lavoro lanto vasto e complesso. Per conto nostro siamo olt1·emodo lieti di fnter dare ora il benvenu to al nuovo volume, e COJ1 piacere ci accingiamo ad indicarne sommariamente ai nost(i lettori, cihè più non possiarri.o fare, il contenuto. Nella· nostra dispensa del ·maggio t875 · parJando della 1• annata dei ./ah1'esberichte noi abbiamo procurato di tratteggiarne la natura e l<i scopo; sarebbe superfluo ridirlo ora tanto più che l'una e l'altra clùaramente appaiono ·dal titolo · s tesso.della pubblicazione . La nuova dispensa, le~tè venuLa.alla luce, forma un grosso volume di 6::10 pagine ed.è divisa in tre parti clisti~te,. Contiene fa prima non soltanto i resoconti sullo slato militare durante l'anno 1'875 dei pt·incipali eserciti, e cioè· dell'esercilò tedesco, francese, inglese, italiano, austro-ungariGO, russo .e turco; ma altresi di tutti gli a!Lri minori, quali: il belga, jl danese, il greco,· quello del Monlenegro, cjei Paesi B°'assi, del Poftogallo, della Rumenià, della Svezia, Serbia, Spagna e finalmente · anche degli Stati Uniti .d' Amet"ica e degli Stati dell'America d~l Sud. Il solo .fra tutti gli eserciti d'Eu1;opa di cui non è parola è l'esercito svizzero, ma nella breve prefazione che precede il volume.è accennala la r-agione per cui il collaboratore svizzero, tenente coionnèllo v. Erlaèh, non poté. in tempo utile far giunge1'e il manoscritto. Questa prima parte ètosì assai più compleLa e nei sin"'oli iavori fors'a nche meglio ordinata cli qué!nlo lo fosse qu:lla della precedente annata . Quanto a noi in particolare che nel nostro numero di maggio dello scorso anno lamentavamo che • la 1' dispensa dei Jahresbe,;ichte nu,lla contenesse riguardo al nosteo esel'cito, ci rallegriamo ora di trovàr:,ri un ottimo lavoro del capitano della milizi.a mobile signor Cisotti, nome favorevolmènte noto al' nosfro e'Sel'cilo come autore di altri· pregiati lavori sulle nostre istituzioni milital'i, fra j quali b~sti cjtai:-e quello pubblicato parecchi mesi or sono nella Nuova Antologia. La scelta del suo collaboratore italiano non poteva dal colonnello v. Lòbell essere meglio fatla. · La seconda parLe che ha. per titolo: R~soconti· ,·~flettenti i
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· llIBI,IOGRAFlCA
singoli 1·ami delle scienze militari, contiene tre ecèellènti la- · vori sulla tattica della fanteria; della cavalleria e dell'artiglieria, uno. sulla guerra d'assedio,· altri s ul materiale d'artiglieria, sull'artiglieria da costa, su]Ja polvere ed altre sostanze esplo sive'e s ulle armi portaWi; segue un accurato e pregevolissimo studio sulla fortifica<'.:ione, nel quale · sono riassunte ed esposte le idee oggidì prevalenti intorno a que.st'importantissima parte deli'arLe militare, sia per quanto ha tratto alle questioni di difesa generale d'un paese che per quanto rillette la fortificazione permanente e quella campale. Altro rimar,chevÒle lavoeo è quello sullo .5viluppo da darsi alla statistica militare, ed. .a questo aHri ancqra ne seguono, tutti"più o meno lunghi e particolareggiati, ma tutti pregevoli o quanto meno • contenenti utilissimi dati intorno:all'ammin1strazione militare ed alle sussistenze, alla Convenzione cli Ginevra ed t!-Ssociazioni attinenti, alla telegrafia militare, al gioco di guerra, alla topografia, alla cartografia e finalmente alla letteratura storico-militare.. , • La terza parte infine, dedicala a raccogliere dati da servire per la storia militare dell'anno 1875, contiene unp studio s ulla guerra . carlista .ed uno sulla guerra degli Olandesi contro Atchin, una lunga serie cli cen:li necrologici di generali mor~i durante l'anno '187f) (gli italiani di cui vi è un cennQ. E}ono i generali: .Béylis, Bog!io, Fornari" e Marchetti di Montestrutto) e finalmente una cronàca mililare nella quale giorno per giorno è indicato per i diversi paesi tutto quanLo può averE} interesse dal punto di visla militare. . . Lo scorso anno parlando della wima dispensa della nuova pubblicazione diretta dà( colonnello v.·L6bell, noi dicevamo esser facile profetizzare che i Jahresberichie, come quelli' che rispondevano ad m 1 vero e sentito bisogno, sareob_ero stati da tutti favorevoliss.imaniente · accolti ed avrebbero segnato un nuovo ed importante pasao nello sviluppo della militare letteratura'.. È bene ci siamo apposti; questa pubbli.,azione ha oramai.preso trionfalmente quel posto distinto che lo scopo cui mira eél i suoi meriti intrinseci le dovevano riservare; ed il suo avvenire è pienamente .assicurato . .Possano i Jah,·esberiehte avere lunga e prospera vita ad incremento e vantaggio dei buoni studi militari.
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RlVlSTA
DerHr_ieg 1.870-i,'t.. - Die CerniJ•mags-Operalimaen bei illetz. (La guerra del 1870-71 - Le. operazioni,, .dC blocco a Metz). - ·Esame critico sugli avvenirnen ti militari e
politÌci attorno a l.Vletz fin.o alla sua resa,' desunto dagli atti .del processo Bazaine e altri scritti ufficiali) per I. N. Teschen,1875.Lforeria létteraria-militare di Karl Prochaska·. 2 volumi. · · L'autore di quest'opera cli 2 volumi, contener ti comples:;;ivamente eirc~ 350-pagine, è il maggiore dello stato maggiore · austriaco JOHANN Nos1NICH. lI chiaro scr ittore avevç1. già pub-· blicato antecedentemente a c~uesto libro una :ser ie di ar·ticoli sulla guerra del 1870-71 nell'.Dest. Militéirische Zeitschrift. Il contenuto dei detti articoli, che abbracciano il periodo di operazione dal :t• agosto a1·1° settembre, egli ).o ha riassùnto nel 1° capitol0 di quest'opera internandosi con altri nove capitoli in tutte le fasi e particolari del memorabile blocco di Metz; poi ci conduce fino alla resa dell'esercito del Reno e della piazza. · Non è qui il caso cli riassumere sulla scqrta del libro del. Nosinich i fatti militari che si svolsero attorno a Metz e che ne accompagnaronò il blocco; di tali dassunti la Rivista militare già ne porsé parecchi in occasione di resoconti di opere che trattavano dello stesso oggetto; ci contenteremo· perciò cli dire . che il Nosinich espone succintamente e con lodevole chiarezza i fatti nel loro ordine cronologico. Accenneremo piutlos'to aa un lato speciale di questa pub.blicazione, lato assai ampiamente svilu.,ppato, e col quale il suo autore tende ad UI}O s copo chB" esce dalla cerchia puramente storica; come appare infatti da} Litolo clel1'01çera il Nosinich s i è essenzialmente prefisso una cri~ica delle oper~zioni tanto sotto ~I punto di vista mli tare che . politico cli questo interessante episodio della guerr·a francogermanica, e d,iremo anzi che egli ha fatto una vera diàgnosi · morale dell'operalo del maresciallo Bazaine e dei generali emergenU dall'esercito del Reno. L'autore osserva con ragione· che il maresciallo Bazaine avreb_be potuto, volendo, ritirarsi da bel principio da Metz senza dare· grandi battaglie; egli. éritica la posizione occupata dai Francesi nella battaglia cli Gravellotte,e reputa che sarebbe stato più vantaggioso per l'esercito del Reno se l'imperatore Napoleone ne avesse. conservato il comando ed ·eseguito la.
13IDLJOGR:.\.FICA 199 sua progettata e ri'petutamente consigliata ritirata · sopra Chalons; pochi saranno ·certamente coloro che vorrebbero. mettersi ogg'igiorno ancora in opposiz.ione con queste opinioni del N osinich, • L'autore critica poi acerbamente il ma·resciallo Bazaine e il ,generale Coffinières per la poca attività da loro spiegata dopo il 20 agosto per l'approvvigionamento della piazza di Metz, ed esamina pme le operazioni di Mac-Mahon e dei Tedeschi dal 23. al 28 agosto. L'appunto fatto dall'autore ai T~deschi di essersi troppo tardi accorti dell'intenzione di Mae-Mahon cli accorr~re alla' liberazione di Metz non ci sembra fondato e ci permettiamo di aggiungere che reputiamo la critìc~ delle intenzioni non tradotte in atlo cosa molto problematica s·e non inutile. Assennatissime ci appaiono le critiché del Nosinich sulla battaglia di Noisevìlle che egli diceda~a con mezza volontà,con .mezze misur·e. e con mezza forza; dissentiremmo piuttosto dalla sua opinione che perciò non si ottenne che un mezzo sue. cesso,avvegnachè vi scorgiamo per i Francesi·un insuccesso perfetto. Molte sono le riflessioni che ci corsero spontanee alla mente leggendo le relazioni èd opipioni scritte dai diver si co1-rtandanti dei corpi d'arfi\ata rrancesi, registrate dal Nosinich nella sua opera, riguardo al~a·situazione dell'esercito del Reno, loro r ichieste dal maresciallo Bazaine, in occasione dei diversi · ~consigli' di goerr a; 11011 in tutti queste rBl~zioni ed opinioni 1 sono d'accordo cogli a.tti;·e se l'animo m ilitare·ha spesso occas ione di 1'allegrarsi confi'on,tando le une colle altre-.nel maresciallo Canrobert e nel generale Laclmirault, altrettanto non s i potrebbe dire rigus.rdo al maresciallo Leboeuf e al generale Coffinières:·. Le .opinioni del primo sono decise e ardite per iscritto; mentre ne furono fiacche le azioni; nel secondo appare uno spirito irresoluto e non scevro dall'intrigo. In complesso il Nosinich non pronunGia un giudizio deciso sul maresciallo Bazaine; .ora lo scusa, ora lo accusa. A tutti coloro che s'interessano ai moìteplici riflessi politici, militari e morali, suscitati dalle azioni e dai fatti s voHisi e compiutisi atlorno a Metz, la lettura dell'opera del Nosinich riescirà ,decisamente attraente e istruttiva . Senza essere semp11e d'accqrdo coll'autord, il mo.do però coine eg-li'·h1a espos to i fatti e riuniti molti scritti autentici riguardanti questa epoca, fornirà loro fa.cilità a nuove riflessioni e conclusioni proprie .
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
-un giudizio definitivo giusto e verace sopra Bazaine, come - è difficile tuttora ad imta di molti schiarimenti arrecati dal suo processo, lo sarà forse sempre. Certamente la storia avveniré ne giudicherà con più calma; e se ii maresciallo· non fu approViltO dai contemporanei, molto meno lo sarà da un' ep·oca fut ura. Ma i motivi che lo indussero ad agire in tal guisa resleranno·probabilmenle occulti e moriranno con lui . Su due punti for~e l'accordo già oggi potrebbe esistere ed il libro. del Nosinich concorre a farl i.risaltare·' avere cioè a~uto il maresciallo Bazaine un cattivo consigliere nel generale i:oyer; ed essere sempre mal scelto per rovesciare un Governo un momonlo di guerra> e di supremo _pericolo del proprio· paese; pur tl'Oppo l'uomo per -sqdd israre Je proprie ambizioni spesso non retrocede innanzi alla rovina che arreca agli altri:
CONFERENZE MILITARI
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(PUBBLICATE PER ORDINE DI S . E. IL MINISTRO DELLA GUERRA)
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DEL ·CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA E
DELLA CONDOTTA LORO (ll
(Lettura fatta dinanzi agli ufficiali del presidio di Siena nel mese di mal'Zo 1815).
Degli Avamposti.
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Errata -Corrli;o. - Nell'articolo Consid-e razioni militari sulla nostra~ete Jerroviarta,, dispensa precedente, a pag. 553, Jìne a 22, inv ece di· ~revl d if1ìcouà, leggasi: l tevt difficoltà. Alla stessa pa gina, li nea 25, 1.nvece di Sa-ssorerrato, leggasi: Fossato.
. DEMARcm CARLO,
noto che col nome d'avamposti sono designate quelle frazioni convenientemenle disposte per sicurezza dinanzi e ai fianchi e non di rado anche a tergo di una posizione militare, e quelle altre moventisi entro un certo raggio di esplorazione, le quali tu tte costituiscono un sistema . di posti fissi e di drappelli mobili entro limiti opportunamente det.eeminati. Il còmpito delle dette frazioni non è meno importante di quello dell'avanguardia o della retroguardia, giacchè e queste e . quelle hanno per iscopo la sicurezza del grosso e )a vigilanza sul nemico, sebbene in condizione e con modi differenti. E se in generale questo servizio degli avamposti riesce meno gravoso dell' altro di vanguardia ·e di retro~· guardia, quando le truppe impiegatevi siano tolte dal grosso ed abbiano potuto riposare e mangiare tranquil-
gerente. (4) V. dispensa del giugno u. s. ANNO xx,, VoL. m.
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CONFERENZE IIULITARI
lamente almeno nelle 24 ore antecedentì; è per contro assai pesante quando lo si deve fare dopo una marcia, tanto più se trattasi d'una ritirata col nernico alle spalle, ed è meno oltenibile p1·oporzionalmente ai bisogni che sente allora il fisico del soldato, e a ca- gione del suo morale depresso. Eppure quest'ultimo caso richiede!'ebbe un'attività maggiore nei reparti di servizio. Dopo una marci~, e più se in seguito a combatti mento infelice, la stanchezza che scema sempre il coraggio individuale, e i rovesci subìti che inviliscono affatto le masse sono tali po Lenze contro cui i graduati in generale si trovano a dover lottare con tutte le loro forze morali, se vuolsi ottenere che una sufficente vigilanza e qualche _poco d'energia. non manchino in q_uesta così grave condizione. Tanto più che d'ordi- , nario sono impiegate agli avamposti · le stesse truppe costituenti l'avanguardia o la retroguardia, e che per questo trovansi molto affaticate finita la marcia. Vero è che si sceglierà in tutti i casi per tal servizio quella parte di esse ch'ebbe meno a soffrire durante la marcia, ovvero durante l'azione che le medesime avessero dovuto sostenere; ma con questo non si cambia di molto la condizione generule degli avamposli, e la rilassatezza e lo scoramento compromettono una missione che è sempre di grandissima importanza. Rileviamo dalla storia militare che non pochi disastrosi fatti sono imputabili a trascuratezza o ad insufficienza degli avamposti: per non accrescere senza necessità il volume di queste pagine, mi restringerò a riportarne due soli. Nel maggio 18 I 3, presso Hainau in Slèsia, la divisione francese Maìson fu quas.i distrutta da una ventina di sq,ùarlroni prussiani che sboccarono improvvisamente da un bosco, e giunsero fino al grosso dei Francesi che stava mettendo il campo: quella divisione s'era fatta poco · esplorare la via, e
DEL CÒMPITO, DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.
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non aveva poi mandati gli avamposti dove e quando avrebbe dovuto per essere garantita nel suo campo. Nel 48'70 presso Beaumont tutti conoscono come fu sorpreso De-Failly: anche qui piccole frazioni e mal disposte (erano avamposti di marcia) non poterono impedire che il nemico giungesse inosseL·vato in prossimità del grosso, e improvvisamente lo assalisse nel suo campo stesso. Fu vèramente fatale a tutto l'esercito questa trascu_ratezza del corpo dell'estrema destra, a cagione della funesta influenza ch'esercitò sull'animo dì qti.ei soldati, già in parte mal disposti e guasti da mene antidinastiche. ln entra.mbi i detti falli ciò che diede luogo alla trascuranza avvertita fu la stanchezza della marcia, congiunta nel secondo fatto all'agitazione prodotta dallo scaramucciare continuo lungo la via cogli scorridori del\' avanguardia prussiana. Qui,come in tutti i casi simili, abbisognava maggior vigilanza, più forza numerica agli avamposti, e disposizioni tali che permettessero d'inviare tosto una buona riserva su questo o quel punto, dove si potesse contrastare con efficacia fin dal principio l'audace procedere dell'avversario. Se si vuole mettersi in grado di lottare fino ad un certo punto contro la forza morale, che da una parte manca e dall'allra sovrabbonda, bisogna assolutamente contrapporre una grande potenza numerica o ,di fuoco ad una minore bensì, ma ingigantita per l'animo dei combattenti. Si può osservare che in generale il soldato ac.campalo è più suscettibile d'impressionarsi sinistramente all'improvviso impegnarsi delle avanzate di quello che essendo in marcia; qui egli trovasi nelle file sotto l'influenza dei graduati e dei compagni più esperti e coraggiosi, al campo invece egli è più libero a se stesso, e soventi spogliato, ha le sue robe scomposte e corre alle armi confusamente pensando di essere già sorpreso: riformando
.204CONFERENZE MILITARI gli 0rdini si ha- u·na massa semivacillante, scossa e che può in certi_casi anche scomporsi al minimo segno allarmante. Di qui l'importanza maggiore da darsi al contegno degli avamposti. Circa al 1.aodo migliore di disporre le truppe d' avamposto relativamente al corpq ch'esse hanno da coprire, non è per certo il caso di parlare d'una forma geometrica come disposizione normale da adottarsi, ,pemmeno nella più parte dei casi; la pedanteria delle forme può esse re arrivata in passa'to sino al punto di determinare come i·egola gimerale che sia con quelle da formarsi un cerchio od un arco più o meno grande attorno al grosso,. rna essa non s'impose mai alla vera pratica giudiziosa. Sono certi criteri generali che devono stare presenti" alla mente di chi di·s pone una linea d'osservazione o di sicurezza; sono essi soltanto che possono fare risolvere completamente e correttamente il problema, cioè rendendo impossibile una sorpresa, senza per questo consumare troppe forze. I detti cri~erii sono dedotti dallo scopo a raggiungersi, tenendo conto dei contrasti, dei m·ezzi per vincerli e delle condizioni di luogo e di tempo; così bisogna aver considerazioni al particolare carattere del ter1;eno dove s'accampa, alla posizionè e alle condizioni materiali e morali del nemico in relazione colle nostre e col terreno, alla stagione attuale e al modo d'agire dell'avversa1·io secondo il carattere di lui. Tale problema da risolversi per ogni caso è, come si vede~ così complesso e vasto da esigere una mente istrutta e un'esperienza comple_ssa della guerra in chi lo deve risolvere, e non .è mai cosi facile quale a primo aspetto sembrerebbe in taluni casi. Consideriamo in primo luogo come siano diverse le esigenze per una linea di sicurezza coprente truppe battute e in ritirata, da quelle necessarie quand'essa
S05 ~op re· truppe vitlorinse o anche solo avanzantisi offensivamerne alla ricerca del nemico; la prima di queste linee vorrà .essere più fitta, più pronta à sòstenersi e molto più vigilante di fronte all'audacia del vincitore; la seconda potrà essere invece più rada (a pari condizioni di terreno), più tranquilla per quanto ha tratto ai posti fissi e molte volte non sarà da far le appunto se non istà coll'occhio sempre fisso in avanti e l'arma pronta, perchè si de~e tener conto della pochissima probabilità che il ne.mica pensi a molestarla, e della poca o niuna conseguenza che potrebbe portarle un allarm~. E anche per la parte rnobile del servizio, cioè pattuglie, ricognizioni,. la prima dovrà tenerle quasi . continuamente sul davanti e sui fianchi, piccole e piuttosto numerose secondo gli sbocchi da sorvegliare; la seconda potrà quasi sempre tenerne poche sugli sbocchi principali, forti perchè importa loro poco nascondersi, dovendo anzi esser intraprendenti e audaci. Secondariamente il carattere del!' avversario e il suo modo di . comportarsi possono imporre circospezione, attività grande, prontezza, linea fitta, posLi rinforzati, oppure dispensare ·da molte di queste necessità. Inoltre la missione del corpo può volere segretezza massima o non maggiore che d'oi·dinario; quindi nel primo caso sarà meglio dare poca estensione alla linea, poco moto alla parte mobile del servizio, cioè stare il più raccolti che è possibile e quieti, e invece precauzioni grandi per non essere segnalati al nemico. La missione può ricb iedei'e alle volte che si facci a rumol'e in una od altra direzione, che s i sp ingano drappelli lungi dalla linea più del consueto, e sarà diverso il contegno anche· a seconda che s'avrà il contatto col nemico, ovvero si sarà più o meno lontani: nel primo caso può tornare di vantaggio lo scaramucciare ed il molestare, e allora occorrono più drappelli dinanzi al fronte, il che im-' DEL CÒMPITO D.Ef,LE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.
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CONFEIIENZE MILITAnI
plica spesso. gran. guardie e riserve alquanto più forti; e quando sr vogliono evitare le avvisaglie, le scaramucce, per non provocare l'avversario 1 si aHanno pochi drappelli in moto e più numerosi i posti fissi percl1 è dovranno poter osservare quasi da soli tutti o-Ji sbocchi per onde si viene dalle posizioni nemirhe · ;el se?ond? caso invece, essendo alquan Lo lontani daÌ nem~co, mco~berebbe ai posti poco più della sorveglran~a degh accessi che menano alla posizione del p~o~rro grosso, mentre che le parti mobili del servizio d1. s1curez~~ s'estenderebbero all'infuori, o per raccoghet·c :1otme o P.e~ esplorare fino alle vicinanze deglr sbocchi della pos1z1one nemica. . Bada~do allo scopq degli a vampostì più avanti enunciato,. si _vede ch_e trattasi in ogni cnso di coprire in avanti gh accessi nella posizione, disponendone a difesa forze sufficienti ad impeùire cl10 il nemico attaccando vi_ possa giungere troppo pres10 e disturbal'e la ~reparaz1?ne del grosso della sua posizione. ~la perchè l _a".'ve~·sar1? ,non possa intrometlersi fra i posi i difens_m d1 cm e caso e per non obbligare le truppe che 11 _o~cupan.o a tenersi cos1an1emente in atteggiamento d1 difesa, il che aggraverebbe assai il servjzio e consumerebbe senza pro' le lòro forze, occorre che il terreno l'uno ~ l'a!tro posto di difesa sia guardato, e co~1 rn avanti da1 med esimi che il nemico possa esser loro segnalato quel tanto prima che può ubbjsogna'.'e, affine _di poL~re inizia['e a tempo le progettate ?1fese. Cosicché si scorge tosto dovel'vi essere in u~ sistema d'avamposto due missioni abbastanza distmte per. le frazioni che vi sono impiegate: le une sono dcstmate aù osservare e vigilare continuamente le altre_. hann~. per is~opo di opporsi agli improvvisi attac~h1.' perc10 le pnme non hanno bisogno che di pochissima forza, le seconde invece ne vogliono assai
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DEL CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.
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più e proporzionatamente alla difesa che a ciascuna viene affidata, in considerazione dell'accesso che copre. Non tutti gli .accessi però richiedono una difesa diretta, poiché quelli dì poca entità possono essere dì('csi indireltamente dall'occupazione che ne copre uno più importante cui stiano vicini, onde basta guardarli; pertanto i posti di resistenza non ùevono essere numerosi, ma piuttosto forti e ben situati. Lo stesso nostrn regolamento attuale sul serviziod'avamposto è appunto informato agli accennati criterii, ammettendo come normale una disposizione che vi corrisponde in tull.o e più chiaramente nella parte della distribuzione dei posti di resistenza. l~sso denomina qnest'ultimi riserve e granguardie, e chiama piccoli posti o pattuglie (secondo che siano ferme o mobili) le frazioni incaricate della vigilanza vicina o lontana, interna od esterna. Le granguardie, e a più forte ragione le riserve ·, che possono da un momento all'altro essere chiamate ad opporsi all'offesa vigorosa del nemico irrompente, bisogna che sinno il meno possibile affaticate, pe1· non logorare totalmente le loro forze avanti del momento più importante; eù è per questo che esse vi godono, relati va men te alla condizione particola re di guerra, una certa quiete e alcnne comodità, affidando la loro immediata sicurezza a piccoli posti, i quali debbono perciò coprire anche gli accessi per dove l'avversario potrebbe giungere improvvisamente sullà propria granguat'dia. Ua qui dcducesi la necessità e l'entità tlella.difosa che debbono poter fare certi piccoli posti; da qui ancora si ricava quando e dove convenga mellcre un piccolo posto rinforzato. E così hanno da avere alquanto più di forza quei piccoli posti che vedemmo or ora doversi mettere sulle comunicazioni di minore importanza che se non abbisognano di difesa diretta, a motivo dell'influenza indirettam ente su cli esse esercitata
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CONl<ERENZ& MILITARI
da: un vicino posto di, resistenza' non possono peraltro del tutto trascurarsi. Pertanto si scorge che i piccoli posti non hanno da avere immutabilmente la forza, la distanza e gli intervall i come vengono determ inati per una norma approssimativa, e di più che la missione dei medesimi varia secondo l'importanza del luogo dove sono situati, secondo la na tura del terreno fronteggiante, secondo la posizione della granguardia, ecc. Di tutto ciò un regolamento non può trattare estesamente, e il nostro qualche volta accenna critert o li lascia comprendere, richiamandoli alla mente con espressioni brevi e generiche. E ciò non è già un difatto; chè anzi non si ritiene pregevole un regolamento il quale tuLto voglia prevedere minuziosamente, e legare quasi il criterio di clii deve operare in guènh a formalità buone in un caso e cattive in dieci altri differenti, poichè un tu! sistema diede pessimi risultati in un gran numero di fa.tti che la storia registrò. Così pure trattando .delle paLtuglie neanche fa considerazioni sulla necessità di tenerle in giro più o meno forti o numerose dinanzi la linea d'osservazione, allorchè occorre di premunirsi c·ontro le sorprese, sia che si possa da una certa distanza col mezzo di esse sorvegliare le ad iacenze della posizione nemica, come si disse, sia che s'abbia in mira di completare il servizio dei piccoli posti poco numerosi, tenèndole in rnoto davanti ai medesimi al una conveniente distanza, collo scopo di svelare la presenza di forze nemiche preparanlisi ad un soprassalto. E si noti che in tal modo meo·!io lo scopo degl i avamposti, e s'otsi ra•w,.iunO'e oo t, o tiene un certo risparmio di forze, potendosi tenere un minor numero di piccoli posti . I Prussiani danno a questo modo la preferenza. Il nostro regolamento peraltrn vi accenna esso pure al paragrafo 1°; più avanti d.ice so!Lanto che il servizio delle pattuglie sarà da farsi
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seeondo le istruzioni che verranpo date dal comando superiore -degli avamposti, onde si vede che è lasciato largo campo all'allUazione di mis ure che il caso particolare suggerirà ai comandanti. Per esercitare q uella vigilanza continua di cui si é trattato , anco da noi furo no ammessi i posti alla cosacca, come taluni li chiamavano ( il Rùstow p. e.) , cioè piccoli posti che hanno l'immediata vigilanza, non più eserciLandola indi rettamente col mezzo di sen tine.Ile staccale e isolate. Ora la vedetta é più che altro un occhio che il piccolo pos to tiene sempre fisso su quella data zona di terreno; i rinwnenti uomini sebbene non . siano astretti sino-olarmente ad una attenzione fissa che li stanche°' tutti insieme però considerati costituiscono quasi rebbe, l'altrn 0cchio del posto, che scorrendo or qua or là, da un sentiero ad un torrente-, da unu cascina, ad un boschetto può completare l'osservazione: si può peraltro trovar necessario talvolta di mettere due vedette . In ogni modo co i posti alla cosacca si fa un'ìmpertante economia d'uomin i, potendòsi · per esempio con 5 individui, ottenere una vigilanza che prima ne richiedeva da 7 a ,1 O (due o tre sentinelle). C.alcolavasi infatti pri ma 8 o 1 O soldati per ogn i posto con .2 o 3 sentinelle, e queste venivano messe a 100 o a 200 metri d'intervallo, secondo il terreno; ora, aggiungendo per ogni 3 sentinelle una doppia, si. .vede che per ,1 oooin veniva a corrispon·dere una forza di 43 o di ~a.1 uom ini com presi i graduati, menLre ora bastano dai •15 ai 20 nei terreni pi11 coper ti e circa 12 negli altri (•I). Un altro (1) Mi sernbra _qui utilo aggiungere i oalcol i e le ragioni da cui dedussi i dati suesposti. Riconosciuto che all 'atto pratico si presenta spesso la necessità di far sorvegliaro da due uomini l'estensione di terreno assegnato a ciascun piccolo posto, non sarobbe giusto, nè in molti casi sarebbe, pru-
CONFERENZE MILITARI
importanle vantaggio si ottiene ed è di natura affatto morale: la vedeua e ciascuno degli uomini del posto, considerando l'immediato aiuto che in caso di bisogno possono preslarsi, acquistano una certa sicurczz'a, una convinzione di potere sfidare il pericolo della situazione , il che influisce sulla precisione del servizio; mentre la sentin el!a che già veniva posta lontana, sen-
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dente esigere da soldati che siano stati da poco rilevati di vedetta, e che quindi -si trovino stanchi, una rigorosa rigilanza, come abbisognerebbe su quella porzione non sorvegliata dalla vedetta; perciò è forza convenire che sarà d'uopo in tali casi avoro posti rinforzati per tenere due vedette. D'altronde i posti di riconoscimento richiedono pure maggior forza. Per queste ragioni dico cho il sistema attuale richiede: N. 9 posti per ogni tre chilometri di fronte, se si tengono a 300m d'intervallo, dei quali 1/ 3 con 8 sold3ti ciascuno e il capoposto , e il rimanente della forza minima: in tutto dunque 5·1 uomini, cioè 17 uomini per ogni chilometro di fronte. Invece s'impiegheranno 9 posti per 5 chi!., tenendoli a50o• d'intervallo, di cui metà circa rinforzati (essendone qui più evidente il bisogno, stante i grandi intervalli), mettiamo 4 e gli altri 5 della l'orza mioima: ciò darebbe 66 llomini in tutto, ossia circa H uomini per chilometro. Secondo il sistema ch'era determinato dall'Istruzione sul ser\•izio degli avamposti, dell'anno ~ 868, si dovrebbero impiegare da 8 a ~ O uomini per ciascun piccolo posto avente d11 2 a 3 sentinelle. Ora, calcolando l'intervallo tra queste di 100•• occorrerebbero 9 sentinel!o per chilometro. cioè tre posti da 8 e uno da l O (34 uomini). Ma bisogna aggiungervi le sentinelle doppie, senza di che quel sistema riescirebbc pericoloso cogli eserciti giovani d'oggidì, o col carattere impressionabile del nostro soldato. Onnquo aumentiamo per tre sentinelle doppie!) soldati, e s'avrà infine 43 uomini per chilom. E ponendo le sentinelle a 200" d'intervallo abbisognerebbero ~7 uomini, senza contare le doppio sentinelle, e 2~ per ogni chilom., quelle comprese. Questo sistema presentava già una discreta economia su quello anteriore indicato nella Istruzione sulle operazioni secondarie della guerra; infatti quivi era calcolata la forza occorrente per lo sentinelle e piccoli posti in tale proporzione che corrisponde a 54, 26, 2~ uomi.!li per ciascun chilometro del fronte a seconda che il terreno si classificava: oscuro, leggermcntll coperto e rotto-scoperto.
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tendosi abbandonata a sè medesima, anche s'era un uomo coraggioso fantasticava nemici ad ogni stormire di foglie, e non di rado un'immaginazione così disposta fu cagione di falsi allarmi. . Diremo ora che lo sviluppo del fronte occupalo dai posti · d'osservazione costituisce un~ linea mista avente una forma generale convessa verso il nemico, causa la necessità di coprire i fianchi, che si presenta quasi sempre. Spesso bastcrì1 coprire un solo fianco, o pcrchè si hanno da lato altre truppe, o perchè un ostacolo insuperabi le assicura l'altro più o meno co1:1p lcta--: mente, sì che eon uno o due posti d'o sservazione v1 s'ottiene una sufficiente vigilanza. L'andamento pal'ziale di essa linea è sempre dcualo dalle forme e dagli accid enti locali, per modo che un tratto sarà. forse in linea retta, parallela od obbliqua al fronte della posizione principale, un altro rientrerà o sporgerà a zigzag. L'andamento d'una via, d'un sentiero. d'un torrente, del margine d'un bosco , d'un canale, d'un muro, d'u na folta siepe cui la deua linea si piega, vale o facilitare l'orientamento nei molteplici servi zì, presenta ottimi ripari per sollrarsi alla vista degli esplorn~or~ nemici, e vi si trovano quasi sempre buoni appigli per la difesa iniziale, · per un prim o con_trast~; m_a ciò che raie mollo ancora si è che quegli acc1dent1, limitando l' accessibilità della linea di sicurezza ad una serie di punti alle volle poco uumerosi, ne facilitano cli molto la sorveglianza. Quella porziouc cli detta linea che copre il fronte della posizione de,·'essere inoltre presso u poco parallela al fro_nte _nem~c?, ovvero alla linea formata da. quella sene dt locnl1Là che si sanno da lui occupate. E questa è veramente la massima prima da seguire nel determinare le località da occuparsi, a cui sarà da subordinare la coufigurazione del terreno, la quale non vi si adatta sempre
CONFERENZE MILITARI
in tutte le sue forme od a·ccidenti, onde volendoli troppo strelt.a mente seguire potrebbesi alle volte cadere i'n errori anche gravi nella disposizione- dei posti gli uni rispetto gli a ltri. Pertanto si vede come importi avere un'idea giusta sul dove sia il nemico e d'onde e come potrebbe giungere sul grosso, avanti di procedere al dettaglio della loro collocazione. È ch_iaro che in quanto all'estensione della linea di sicurezza, essa viene perfettamente determinata da quella della posizione da coprire, salvo che condizioni di terreno obblighino d'estendersi più oltre da un fianco o dall'altro, o d'ambedue . Essa sarà poi fitta o rada dipendentemente dalla maggiore o minor- frequenza degli accessi , dalla loro fac ilità ed anche dagli impedimenti che l'attorniano {coltura, rilievi del suolo, edifici, ecc.) i quali fanno -d ifficile la sorveglianza del terreno adiacente agli accessi medesimi e il necessario collegamento tra i vari posti. In base a queste considerazioni appunto l'Istruzione sulle operazioni secondarie della guerra detta va norme fisse per le forze da impiegare in date specialità di terreno. Ma in ciò pure fu trovato ch'è jnutile voler dare teoricamente la so luzione preventiva dei problemi della guerra, mentre questi vi si sottraggono a cagione dell'impossibilità di trovarsi due situazioni in Lutto e perfettamente eguali. Tuttavia taluni calcolarono che potevasi avere come dato abbastanza approssimativo in un gran numero di casi l'impiego d'un uomo in ragione di dieci passi lineari del fronte da occupare, comprendendovi anche le riserve.. Se si calcola cli tenere una metà della forza in rise(va (ciò che sarebbe troppo in mo lti casi), e che sia da mettersi ai piccoli posti un terzo della rimanente metà, si avrebbe per questi un sesto della forza totale comandata all'avamposto sulla base preaccennata, che
:iH 3 è di ·100 uomini per ogni 750 metd ('11)00 passi), c1oe resterebbero circa 17 uomini ai p iccoli posti in ogni 750 metri, il che darebbe tee picc.oli posti di 5 a 6 uomini intervallati di 250 metri mediamen te. Questo calcol o che coll'abbandonato sistema dei piccoli posti potrebbe parere sufficientemente approssimativo, coll'at1,uale. peccherebbe in eccesso. Ma le condizioni del terreno variano troppo per poter avere dati meno che incerti, _e deve sempre intervenire il criterio di ehi co- · manda, per una decisione la quale sia veramente buona nel caso particolare: per q uesto è da lodarsi il nostro regolamento che esplicitamente dichiara non essere per tutti i casi quelle norme ch'egli dà, che anzi possono modificarsi « avendo un chia1·0 concetto dei mo.DEL CÒ~IPITO DELLE TRUPPE Dl SICUREZZA ECC.
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tivi che inducono a farlo . Egualmente per la distanza della linea d'osservazione dal- grosso non vi possono essere dati fissi. Se questo accampa p . es. sulla posizione stessa ove può combattere, e in tale .formazione che non gli sia d'uopo pren"" dere disposizioni preventive, eccetto la levala del campo, per così dire; se un ostacolo superabile entro un tempo relativamente lungo ritarderà il procedere offensivo . dell'avversario, è naturale che i posti di prima resistenza (granguardie) e quindi anche i piccoli posti potranno tenersi meno lontani che non quando sia b isognevole più tempo al grosso per disporsi a combattimento, o meno tempo al nemico per superare gl'inefficaci ostacoli interposti. Si comprende egualmente che la fortezza d'una posizione avanzata, ove si stabilisca un'adeguata riserva, e che l'entità delle forze messe agli avamposti, le quali possono venire ingrossate appunto allo scopo di porle in grado di contenere per più tempo l'avversario, permetteranno anche di avere rela tivamente vicina la linea d'osservazione. Il De-Cristoforis dice a ·questo proposito che s'ha da consideì·are l'aumento di-
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forza come aumento di distanza, poichè sia che il nemico impieghi un dato tempo, quello che si tratta d i guadagnare, a percorrere la distanza dai piccoli posti alla posizione, sia che lo spenda a vincere una più vigornsa e tenace resistenza di' frazioni rinforzate, Io scopo che si ha in mira raggiungesi egualmente. È da rimarcare inoltre che con una medesima forza numerica estendendosi meno in avanti e ai fianchi, si viene arl ottenere un sistema più ·fitto e t·inforzato di posti ; e per questo sarà meno probabile che piccoli drappelli nemici riescano, col favore del terreno accidentato, a intromettersi fra i posti e portarvi l'allarme, non solo, ma si potrà così mettere in,grad,o le granguardie, rese più forti, di fare una 'resis tenza più prolungata . Quanto all'impiego della fanteria o della cnvalleria agli avamposti deciderà la struttura e le condizioni . del suolo; po ichè ciascuna delle due armi a vendo una potenza di azione ben diversa e un particolare modo di comportarsi, hannosi da utilizzare or l'una or l'altra e più spesso tutt'e due insieme, secondo che le favorisce il terreno. Si può ritenere- che, eccettuati i tel'reni scoperti, uniti e pianeggianti o poco ondulati, dove In cavalleria può fare miglior servizio, la fanteria si adatti meglio a tutti i casi possib ili . S'intende che la cavalleria. deve pure snpersi disimpegnare quando casua lmente venisse a trovarsi lontana dalla fanteria. 1a cavalleria entrerà però sempre come sussidiaria ed avrà le esplorazioni alquanto lontane, anche falla da piccole pattuglie, il servizio cli qualche posto d'avviso e quello delle comunicazi-oni rapide, ordini, avvisi, ecc. Ciononpertanto io non dirò quasi nulla della cavalleria, come non dirò null a neppme dell'artiglieria, che può entrare negli avamposti. eccezionalmente con piccole frazio ni soltan to. Scendendo ora a dire in particolare delle varie parti
DET, CÒMPITO DELLE Tl\UPPE DI SICUREZZA ECC. 215 onde si compone un sistema d'avamposti consideriamo , per prime le frazion i più avanzate. 1 piccoli posti sono da considerarsi quasi gli occhi della granguardia, e non mai un braccio di essa; epperò loro non bisogna for za, ma svegliatezza, ma intelligenza affine di saper vedere, di comprendere ed anche giudicare entrn i limiti loro assegnati e colla scorta·dei criteri che la granguardia loro dà. Per questo è che il comandante cli taluni di essi può avere_ un grado superiore alla competenza di comando che nei Gasi ordinari comporterebbe quella piccola forza. Ma se debbono vedere ciò che fai! nem ico in quel tale spazio di terreno, bisognerà che osservino, mantenendosi nascosti, acciocchè i drappelli dell'avversario non sospettando d'essere veduti lascino conoscere, abbastanza ch iaramente il loro intendimento, le forze e le disposizioni loro; altrimenti i piccoli posti servirebbero d'indizio alle pattuglie nemiche- per le loro esplorazioni e pei soprassalti con cui tendessero a portare un allarme. Converrà dunque appostarli su quei punti che sono difficilmente visibi li a chi s'avvicina dall'esterno, e che in ogni modo siano invisibili dalle vicinanze dei loro appostamenti, acciocchè non venga fatto alle pattuglie o ai prossimi posti nemici di sorprenderli con facilità o cli molestar-li con abili tiratori. Importa aneora che da parte loro i piccoli posti nulla facciano che possa rich iamare su di essi l'attenzione dell'avversario, cioè non fuochi, non rumori, non movimenti alla scoperta. Da quanto precede si ri leva come sia importante di prepararsi in pace specialmente i graduati, perchè siano poi capaci di comprendere quest'importantissimo servizio; e vedesi ancora , come in pratica sarà sempre utilissimo saper scegliere fra essi, destinando a questo piuttosto che a quel posto non per turno d'anzianità od ·altro, ma secondo certe qualità personali che siano utilizzabili in
2,J.6 CONFERENZE Mll,ITA IU un -luogo, e in un altro no. Essendo còmpito dei piccoli posti di vedere e giudicare, secondo s'è detto, bisogne.rà che qualunque operazione di natura da interessare la sicurezza della truppa possa essere apprezzala dal capo loro e possibilmente accertata, non solo riportata, poichè la granguardia non ha da venir ricercata ad intervenire ed allarmata ad ogni illusione della vedetta. Implicitamente il regolaménto a mmette che il posto abbia bisogno di mandare a r iconoscere, ad acrer'lare taluni indizi., quando lo possa fare senza trascurare la vigilanza che gl'incombe, giacchè vuole che il suo capo s'assicuri personalmente di quanto fu cagione del formato sospetto; cosicchè apparisce necessario ch'egli si muova con qualcuno de'suoi, sempre a breve distanza s'intende, per meglio verificare se ciò che fu visto ed udito, o ·che sembrò di vedere e udire · debba realmente considerarsi indizio della presenza del nemico. Se questo non si esige$se dai piccoli posti , potrebbe accadere c-h e le granguardie venissero messe in allarme da notizie esagerate, di pendenti da subitanea impr~ssione avuta da uno o- due soldati; dal che ne verrebbe consumo di forze al la granguard ia che dovrebbe spedire sul luogo s-ue pattugli e, e di notte particolarmente ne potrebbe venire una confusione pericolos.~. Dalla considerazione appunto di quest'ultimo caso fu riconosciuta dannosa pratica quella di mutare i posti sul far della notte o di cambiarli di luogo, cosa che nel nostro vecchio regolamento era ammessa e nel n uovo no; infatti in un terreno che si conosce pér averlo bene esam inato durante qualche ora del giorno ci si orienta perfettamente anche la notte, e le ombre e i rumori si riconoscono per quello che sono, e la fantasia lavora poco; mentre che in u n terreno sconosciuto affatto e fra l'oscurità della notte, anche un uomo coraggioso si sente l'animo inquieto. Si com-
DgL CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC. 21 7 ppende d'altronde eh e di notte i piccoli posti hanno ·bisogno di essere r in forzati, sia per guardare bene gli accessi immedi ati del loro apposta:mento, sia, per l'impossibilità ohe un uomo solo osservi attentamente in più d'una direzione in mezzo alle tenebre; oltre di che i soldati ne risentono una salutare infl uenza morale nel vedersi in compagnia alquanto più numerosa. Ed ora bisognerà pur avvertire che col mezzo di essi posti si arriva a sor'.'.eghare fino a un certo limite soltanto, dove può giungere la facolLà visiva, ma questa è spesso diminuita dallo stato atmosferico, dall'ora del tempo e dagli rm pedirnenti materiali, nel mentre che le ragioni della sicurezza si fanno più im ponenti collo scemare dell'efficacia dell'osservazi_on ~. Adunque sì deve c,onvenire· che non bastano quasi mai i posti fissi a dare una completa sicurezza, e che occorre in certo modo estendere la veduta avanti di loro col mezzo di piccoli drappelli mobili. Qu.esti, ~he non . sono· altro se non le pattuglie che manda la gC'anguardia, avranno da muoversi dinanzi a quei tali posti, o anche fissarsi in un dato punto favorevo le (nel q1;1al caso si muta loro il nome chiamandoli posti à'avviso), dove più si mostra l'avvertito bisogno . In ogni ca?o essi pure devono ·evitare di richiamare l'attenzione del nemico, e perciò hanno da avere poca.forza. Un tal bìsogno d'estendere e completare l'osservazione dei posti si pnò asserire che presentasi, in maggiore o minore _ proporzione, .s u qualsiasi terreno in qualunque situazione di guerra; ond' è che ques ta parte mobile del , s·ervizio .di sicmezza è veramente indispensabile coi:nplemento di un sistema cl'avamposti. ln base a tà.!,i criteri s'apprezzerà la necessità delle pattuglie e dei posti d'avviso, il luogo dove metterli, la loro forza e il loro contegno, a second a delle circostanze di luogo, di tempo e di situ azione di guerra. Il regolamento av-
ANNO xx.1, VoL. m.
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2'19 un'importanza molto grande, e d'altronde il loro contegno essendo sempre uguale e determin.ato dal regolamento; solo è da osservarsi che desse si rnndono più utili in certe cond izioni difficili, quando la stanchezza e l'abbattimento della truppa cospirano a far man care quella vigilanza che bisognerebbe in grado . maggiore ai posti avanzati . I pi ccoli posti e le pattuglie hanno, per cosl dire, il loro cen tro di coesione e di gravità indietro su altri posti più for ti, cioè sulle granguardie: i~ conseguenza qualunque impressione ricevano quelli , qualunque contallo sentano, od u rto, non può a meno di essere tosto comunicato all e grang uardie; le quali sono veramente altrettanti centri dove si esplica nella sua essenza l' azione com.plessa degli . arnmposti, e pe1: qu esto esse vanno considerate come i più i~po~to.nt1 elementi di tutto il sistema. Sempfechè non s1av1 una risern1 d'avamposti, qualunque sia la causa di ciò, e quando essa, non avendo migliore posizione difensiva delle granauardie o , é destinata a rinforzarle, occorrendo,. quest'ultime costiLuiscono la linea di difesa contro cu~ vann o a frangersi i repentini attacchi, e dove in ogm modo il nemico trova i primi serii intoppi alla sua marcia. E pertanto le granguardie debbono tenersi pronte a combattere ad ogni momen.to, s~ecialment~ di noLLe, avendo presente che anche ID cast favorevoli il nemico può arri vare su loro dieci minuti dopo che sia. sLato segnalato . Se il regolamento concede ad esse alcune co modità, lo dice in termini tali da far comprendere che le condizioni della stagione e·guelle par-. ticolari del momento debbono decidere se o no possono approfiitarn e. Così, per esempio, in vicin anza del nemi co, tanto più se alla vigilia, o al dì dopo d':Un combattimento, a nessuno verrà in mente di far dr1 zDEL CÒ:UP).1'0 DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.
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verte che i delti piccoli drappelli debbono per massima evitare il combattimento, facendo eccezione dei casi di sorpresa e di quelli io cui vedasi la possibilità di fare qualche prigioniero. Nella prima specie dei casi eccettuati si capisce che il combaltere é imposto dal fatto stesso del contatto col nem ico, che non si fu in tempo d'evitare; nella seconda specie poi è da far avvertire che lo scopo di tal massima non è già di menare in trionfo il nemi co catturalo e di rialzare il morale della truppa con quella mostra, ma bensì, di poter cavare da costui notizie e indizi utili circa la situ a:t.ione dell'avversario; ed è appUI1lO per questo che non convien irritarlo con mali trattamenti . .,Si possono attingere per tal mezzo notizie cosi importanti da far dipendere il successo di un'impresa o da salvare alle volle il grosso da un pericolo imminente. Per ia ragione de i contrari si trova la spiegazione dell'altra massima che dice doversi evitare il combattimento, essendo importante che drappelli cosl piccoli non vengano a compromettersi e a lasciare in mano dell'avversario qualche .prigioniero, dal quale egli possa a sua volta rilevare notizie che gl'importino. E a proposito di notizie ricordiamo che tanto le pattuglie quanto j pi ccoli posti, coll'impossessarsi dì persone che ca-:. pitano loro a poytata e mandarle alla granguardia, possono rendere un ottimo servizio, sia perché fra la gente di campagna ponno pur esservi spie nemiche di mestiere o nop, sia perchè in ogni modo il comandante la granguardia può cavare da quelle persone. utili indicazioni, anche loro malgrado, con un metodo d'interrogazione che i graduati comanda.nli di posto o pattuglia non saprebbero sempre avere. Delle pattuglie che fanno essenzialmente il servizio d'ordine e di polizia entro i limiti assegnati a ciascuna granguardia non occorre qui tratLare, non avendo esse
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zare le .tende alla granguardia, perchè si comprende come CJÒ. potrebbe .toro are dannoso ~sia per gl'indizi ~~vo~1sc.ono le rmpres~ d'un avversario ardito, sia. per 11mp1cc10 che recano m caso d'allarme fac ilm ente a:vve.nibi!e in una granguardia oeUe accennale condiz1om. Ristorare e far riposare gli uomini conviene cert~m~n le; sempre quando circostanze critiche non lo viet~no, se si vuole conservare le loro forze pel com batt~rnento o per le esplorazioni, cui ponno essere chiamali da un momento all'altro; ma nel tempo stesso ii posto deve. stare. i~1 attenzione e tenersi presto a second~re gh uomm1 che vigilano in avanti, quasi il braccio che sec~ndi l'occh io il quale avverte il pericolo. Come deve esercitare questa attenzione; e come tenersi pr~n t~ ad accorrere s~ll'istante là dove un piccolo posto avvertisse esservene b1s?gn?? Ecco la necessitò. del drappello che 1~ grangu~rdra trene con le armi pronte; e dalla maggiore o minore probabilitò che si mostri nec~ssa1~io J'i.nterven lo della granguard ia presso i suoi ptccoh, p~~t1, dalla possi~)ilità una sorpresa, dal tempo che.a~la b i anguard1 a puo abbisognare per disporsi sulla pos1zrone, da tutlo ciò si deduce quale forza dovrà avere quel drappello, quanle vedette di comunicazione esso. dovrà tenere e dove. lnfrallanto che questo vegli'a, la nmanenle truppa potl'à riposare, ristorarsi asciugare le arm i, gli abiti , asse(tarsi la calzatura, ec~. partic?la~·men.te qu~gli .uomini che avranno passato la notte ~1 piccoli ~ostr o in pattuglia. Occorre aggiungere che 1I dovere d1 una granguard ia non si limita solianto alla sorveglianza di una data estens ione <ii terreno avanli la rispettiva li?ea d'osservazio ne, frugandolo rninuta~ente se ta b1sog.11?, ma essa deve inoltre procurare dt raccogliere not1 z1e sul nemico e di spiarne contin,uamente le ~osse e le intenzioni, s'è vicino: ecco d onde nasce il dovere di spingere pattuglie verso la
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zona, ove si sa o si crede stia l'aHersario; ecco d'onde scatu risce l'uutorftà e l'obbligo che hanno i comandanli le granguardie d'interrogare le pattugli e e le ricognizioni che passano pei loro posti, anche se le medesime sono dipendenti da altro coman do qualunque, anche se fossero guidate da ufficiale a loro ·superiore. Così pure devono praticare verso i viandanti, a cui sono da rivolgere quelle studiate domande che li fac- ciano rispond erB qnasi involontariamente ciò che prem e di sapere intorno al nemiéo. Ma il modo miglion~ di raccogliere notizie non false sarebbe quello di tendere agguati alle pattugli e che l'avversari o so lesse mandare qua e là, avendosi in mira di fare qualche prigioniero. Into rno ul modo di procurarsi notizie del nem ico, il maresciallo · Marmonl scrive questo: « Bisogna tenersi « costantemente in co ntatto con esso, nvere frequenti « piccoli scontri per fare prigionieri, le cui risposte, « per la semplicità del soldato, danno quasi sempre « giuste informazioni e sommini stran o utilissimi dati. « In tal ·modo se ne sa più che per mezzo di spie, « le quali soven ti sbagliano il nome dei, corpi e dei « capi, e non danno mai giuste informazioni sulle forz e ~ del nemico ». Le granguard ic in generale , ri spetto alla riserva di avamposti o al corpo principale, non sono propriamente ciò che i piccol i posti sono rispetto ad esse, perchè s'è veduto come quest'ulLimi si debbano considerare parti inl<'granti della granguardia, mentre questa ha un'azi one meno legata colla riserva, ha una tal quale libertà, di pendendo solo in quanto che pella direzione delle rnoltepl ici sue azioni le vengano fissati dei limiti e somministrati dei ci·iteri; questi d'alll'Onde essendo mutabili secondo le varie situazioni possibili, non sono predeterminati dal regolarnento. Anche in caso d'attacco le relazioni rispettive tra i posti nominati hanno
223 sizioni da prendersi più indietro sulla posizione principale. Il nostro regolamento attenendosi al metodo già avvertito, non si ferma a considerare il caso cl'altacco, se non per dire semplicemente che le granguardie agi~ ranno · in conformità delle istruzioni avute. Per altro quivi pure esse sono considerate veramen te quali difese avanzate degli accessi della posizione del grosso, difese dirette pegli accessi principali, e indirette~ fiancheggianti per quelli di minore importanza, tali sempre da obbligare l'avversario a rimuoverle prima di proceèlere. Da quanto precede si deduce che ciascuna granguardia può e deve pensare che avrà da combattere da sola per un certo tempo sul posto che padroneggia l'accesso, e che questo su.o posto non deve abbandonarlo se non forzata da un attacco diretto e potente o dal manovrare dell'avversario che minacci di separ~rla dal grosso . Ben si comprende che le rimane l'obbligo di lenel'si collegata lateralmente anche coi pos ti minacciati o attaccati, e tendendo a questo scopo, con qualcli.e drappello, essa potrà ancora esercitare un'influenza favorevole s ulla difesa di quei posti , min acciando a sua volta i fianchi dell'avversario che li attacca. Si può dunque tenere per nor ma che in caso d'attacco i posti non direttamente impegnati devono ·continuare a vegliare dinanzi a loro fino a ·che essi vengano in' con tatto coll'avversario, e nel tempo stesso concorrere con attacchi di fianco alla difesa della vicina lo cal ità, dove si sforza di penetra re il nemico; che devono riliearsi bensJ se le circostanze lo richiedono, affine cli mnntenersi legati coi posti perseguitali ·e non essere separati dalla retrostante posizione, ma farlo piuttosto tardi, e con un'attitudine offensiva molestare l'avversario e appena si.presenta l'occasione appigliaesi ai fianchi di lui, per obbligarlo possibilDE L CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC ,
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CONFERENZE MILITAnI
- caratteri assai differenti: appena esso sia di qualche importanza i piccoli posti non possono a meno di restringersi alterno alla posizione della granguardia, di cui non sono altro che deboli appendici, poichè per una difesa sulla linea dei piccoli posti, richieclerebbes[ nece~sariamente che questi fossero appostati dietro ostacoli tali che il nem ico non potesse superare subito, affinchè le truppe della gran_guarclia non solo avessero tempo di accorrere, ma ancora di disporvisi a difesa, cioè spiegarsi e occupare quelle tali località, il che richiederebbe urr discreto tempo; mentre invece il p iù delle volte questi ostacoli n on -vi sono e il nemico, trovando faci le di giungere sull a linea .dei piccoli posti, li soverchia e resp inge prima che la grnnguardia sia a portata di occupare -la linea dov'essierano appostati.· Per questo fu messo come principio che i piccoli posti sono da collocare ol tre· ùn corso d'acqua . facilmente guadabile, allorqnnndo s'ha intenzione cli approfitlare della sponda interna per [a difesa degli avamposti; princip io che osservasi anche nell'occupazione dei_boschi, dove i piccoli posti si spingono ollre il m argin e di essi, dovendo questo essere utilizzato dalle granguardie. I piccoli posti possono esercitare un'efficace difesa contro piccoli drappelli soltanLo, i quali si spingessero avanti pee iscoprire la posizione della grnnguardia, che importa molto non si sappia dal nem ico, perchè attaccando non irrompa dritto su di lei all'improvviso._ Le granguardie sono invece nella loro posizione -per tenervi fermo. il piede, contrastando risolutamente con maggiore o minore efficacia, secondo le condizioni del luogo e dell'avversario, per . fargli perde(e tempo non solo, ma anche per obbligarlo a smascherarele sue forze, acc iocchè la riserva.o il grosso sappia no regolarsi ·opportunamente, sia coll'inlervenire · rinforzando le granguardie in avanti, sia colle dispo-
CONFERENZE r.J!LITAT\I
mente a fermarsi, a perder tempo, e in ogni modo a procedere c_o? precauzi~ne. ~n tale contegno varrà 1 semp:'e a disimpegnare 1 posti attaccati, e concederà l~~o 11 tempo s~ffìciente a rifare testa lungo la via di n~1rata, dal che rtdo~de1~à v~nta_ggìo di tempo al grosso, e 11 c?mandante avra agro d1 orientarsi meglio. l?rima d_i dare l'allarme alla riserva o al grosso, una g~·ang?ardra ha l'obbl igo di accertare le notizie avute dai p1cco?1 posti _o da pattuglie, tanto più ch'essa ne ha i ~~zzi: se~ condannevole che uno di es~i posti o pattughe metta m allarme la grangllardia con notizie non acc~r:~te, l~ è assai più quest:ulti~a a cagione della magg10_1 1mpo1 tan~a ~he hanno 1 suo1 rapporti, e pel maggior danno che quindi arrecherebbe ùn falso allarme da essa d~to alla !'iserva o al grosso. Ma per altro ciò non vuol d,,r~ _che 1~ ?1a~s~ma si c'.ebb_a m~strarsi increduli agli aH1s1, agli md1z1 che 1 piccoli -posti corbunicano anche se a:essero po.ca a~1rnrenza di verosimile, quasi c:edendo d1 fare economia d'uomini coll'adottare tale s1ste~a: con t:na pattuglia inviata a te~po e con·discer~unento sr potranno in molti casi evitare danni gr~v1 agli avamposti e qualche volta anche a tutto il gro~so . .Per esempio, nella notte che precedette la batt~gl,a d lnkerman le vedette e i posti non mancarono d1 segnalare rumori indistinti che in mezzo alla bufera pareva loro 1di sentire al di là della Cernaia ma le granguardie e il comando superiore non died,eeo loro alcuna importanza, e spuntando l'alba del 15 novembre . ~ 8~~ gl_i a v~m~osti inglesi foro no improvvisamente assaht1 e r1~acc1~t1 su I grosso loro accampato sullo spianato. Da ultuno e bene osservare anco ra in che debba differenziare il modo di agire degli avamposti lontani da quello dei vicini alla posizione nemica. Pei primi, che ~on sono a portata tattica del nenrico, occorre avvertire che la !l.ecessità di esplorare il terreno con pat-
DEL CÒl'iIPITO DELLE TROPPE DI SlCUilEZZA ECC.
22,5
:tuglie di fanteria a- circa un chilometro a vanti è meno sentita, e che invece loro giova assai più mandare fino a breve distanza dalle posizioni nemiche alcune pattuglie di cavalleria, e pii!, o meno spesso, secondo che si é certi o incerti sull'attitudine e sulle forze di lui. Diffatti queste pattuglie possono spingersi arditamente lontane, in proporzione della celerità colla quale, al bisogno, sfuggirebbero all'avversario, mentre che la fant-eria sola ·non potrebbe allontanarsi tanto senza compromettersi; e inoltre con sì poche forze e in breve spazio di tempo si scorrerà un tratto di paese assai più vasto di quello che potrebbero esplorare più drappelli . di fanteria; laonde le esplorazioni di fanteria nonrenderebbero buoni servizi in queste circostanze, o sarebbe pe~ lo meno necessario ch'esse fossero accompagnate da un qualche drappello di cavalleria, la quale, sicura di trova re protezione nella sua fanteria app.ostala opportunamente, in caso fosse inseguìta da forze superiori, può slanciarsi velocemente in avanti per accertarsi delle intenzioni del nemico. L'esempio della sorpresa di vVeissenburg nel 1870 prova la verità di ciò che fu detlo. Se una pattuglia di cavalleria francese, anche piccola, si fosse inoltrata alcuni chilometri più del le ricognizioni di fanteria, state spedite di bùon'ora nel mattino del combattimento, la marcia in avanti dei Bavaresi sarebbe stata segnalata; invece l'artiglieria tedesca tuonò im,provvisamente dalle alture ·cl,e do· minano a nord-est la città . Questi drappeJJ.i misti delle due armi sono utilissimi particolarmente in Lerrnni poco favorevo li alla cavalleria, dov'essa può da un momento all'altro abbisognare di protezioae-e di aiuto; e sono altresì utili quando i pochi cavalieri disponibili possono imbattersi in forti drappelli di cavalleria nemica, la quale rion mancherà certamente di perseguitarli e riuscirà a prenderli o di-
226 CONFERENZE lliLITARI sperderli, se qualche frazione di fanteria appostata indietro in attesa del loro ritorno non li proteggerà; anzi bene spesso con finte ritirale essi riesciranno ad attirare la nemica cavalleria sotto i tiri del dl'appello di fanteria che sta pronto a fucilarla improvvisamente, e, s'è possibile, a bruciapelo, e si prepareranno in tale guisa l'occasione di caricare alla loro volta e di fare qualche prigioniero. I posti d'avviso nelle esaminate condizioni degli avamposti saranno generalmente di cavalleria, perchè essi si spingeranno senza pericolo molto avanti, potendo tuttavia riferii-e con ' sollecitudine le loro osservazioni. Anche poca cavalleria che faccia parte della riserva d'avamposti o di una granguardia importante può rendere otlimi sèrvigi nel. modo che si é veduto. Conviene ancora osservare che gli avamposti di cui è caso non sono desLinati a formare l'avanguardia, se il corpo marciante innanzi deve portarsi a contatto col nemico, giacché la prudenza consiglia di lasciarli in posizione finchè la marcia non sia incominciata, riunendoli soltanto quando l'avanguardia li abbia ollrepassati, cioè quando la colonna di marcia sia garantita da altra truppa avanzala. Essi verranno per tal modo a restare in coda alla colonna se quesLa non è mollo lunga , diversamente vi si intrometleranno per non rim.anere troppo indielJ·o. E in generale gli avamposLi di una truppa in posizione non lontana dal nemico e che deve marciare verso di lui anche solo nella probabilità c1·incontrarlo, non si riordinano sulla via di marcia se non quando la cavalleria abbia di già spiccato innanzi le sue pattuglie. Mancando di ca ,,alleria, ovvero se il terreno n molto coperto e rotto, gli avamposti non potranno certamente (ar parte della vanguardia cui lardel'ebbero troppo a raggiungere. Così per esempio gli avamposLi dell'avanguardia prussiana,
2'.z7 che iniziò il combattimento di Nachod il giugno ,1866, non poterono raggiungerla che ben tardi,. qu~ndo essa era dà qualche tempo impegnata col nemico. ral~ ritardo non pervenne già da trascur~nza per parte d1 alcun comandante, ma fu dov:llo. um~a~enle al_la n.ecessità di riunire lulli i posti situati m un d1fficil~ terreno; ·e d'a.lu·a. parte non sarebbe _stato. b:ne farli ritirare prima collo scopo di averli adun~u in. t~mpo all'avanguardia, gia.cchè sapevasi il nem1~0 v1c1no e .. stabilito già il contatto coll~ sua cava~l~rrn . Qualora per altro si tratti d'una ma~c1~ da f~1s.1 ab bastanza lontano dal nemico cosl che ~1as~ certi d1 non incontrarlo, eccetto forse alcuni scorr1d?n, e che ~u~te . a· . . . e l'ora .c·lella. partenza. siano state reoo. _. . m re 1e 1spos1z1om late fin dal giorno avanti, glt a, ampo:,lt potianno se ~, . . tene1·s1· p1·ont1 a formare lari annodarsi 111 tempo e ·a L'attuale retrolamento nostro accennando vanguard I , O d l' a casi simili fo. un dovere al comandante cg 1 ava~. d. · ·e appena possa il posti rimasto addietro 1 raggiungei .à roprio corpo, poichè imporla. moltissimo che le u?1t. iatliche siano al completo e al lorn po~to secondo lor~ dine di battaglia stabililo per quel. ~1ur~o, cosl ~he i varii servizii viveri, ammalati, muniz1orn ecc. possbano • ' I t ·ando in com atrocedere regolarmente, o c 10. en. t . . ; .• " ~ bb. ano a prodursi d1 spe rs1001 cl. [oi ze, t1mento non a 1 . · a· 1 ·ar confusioni o malintesi dannosi. Questi casi ~ asci . indietro gli avamposti a raccoglicr~i intan~o che_il. gross~ si avanza sollecitamente verso il nemico v1c1110~ daranno oggi pi1't facilmente ?hè in .passato.' po1:ve in causa della gran massa. di fuochi che ~n b~. . . L·uppa che per pnma s nnponno lanc1ars1 contro una r . . . O 1c· frazioni .che hanno da concorrere d. sentendo pegna, 1 corpi nel combatlimenlo, riceveo do un or me 0 il cannone non potrebber~ assolutame~le aspettare a. marciare dhe i loro avamposti si raccogliessero e marDEL CÒYPITO DELLE TRUPE DI SICUIIEZZA ECC.
27
;è
CONFEIIENZE llllLl'l'Al\l ·
ciassei:o all'avanguardia . Il condensamento del fuoco, ha portato, per cosi dire, un adegualo condensamento di tempo, ed è quindi tan to meno lecito oggi di perderne la più piccola parte. I Prussiani diedero a questo fatto una giusta importanza; basli a provarlo un solo esempio della campagna del 4870. La 9'1° divisione {XI corpo) nel mattino della battaglia di Worth avern mandato già i suo i avamposti in posizi one al margine del bosco di Ilolschloch quando. si presentò il bisogno di afforzare l'occupazione di Gtinstelt, ove erano gli avamposti del V corpo; essa mandò colà sollecitamente una brigata, lasciando un battaglione d'avamposti nel bosco a raccogli ersi , e il comandante di questo seppe raggiungere più tardi il suo posto nel combattimento. Degli aramposti che sono in contallo con quelli del nemico diremo che s i trovano soggetti ad un assai gravoso servizio; oltre che devono stare continuamente all'erta per essere in grado d'opporsi snbito all'avversario, bisogna che premuniscano i piccoli posti e anche le gran guardi e dalle sorprese, parti cola1·mente se la natura. del terreno 1e favorisce. E nori gioverà solla.nto all'orzare la posizione delle avanguardie più importanti, ma bisognerà ancora lare alcuni lavori per impedire o rita1·dare il procedere dell'assalitore, rovi. nando gli accessi: per esempio sbarrare con barricate o con abbattute le vie e i sen tiei:i, o onche rompere una via importante , minal'e o far sallare un ponte, guastare un guado e insieme le rampe d'accesso alle ripe, ecc. Quest'ultima avvertenza fu dello che venne trascurala dagli avamposti nostri la vigi li a del combattimento di Castelfldardo, così cbe le truppe papali giunsero inavvertite addosso alle avanzate nostre, guadan do il Muson e poco disotto di Castelfidal'do. Ma t utto ciò non sempre basterà a premunirsi, e sarà bene oltre
DEL CÒMPITO DELLE TRUP PE DI SICUI\EZZA ECC .
2:29
ai piccoli posti teoere in giro pattu?lie e ,collocare posti di avv iso di là o di qua ?ella l_m~a d oss~rvazione , secondo si presento.no .1 punlL favore vo~1 alla vista lontana. Anche qu i dove 11 terreno non 1o impedisce e quando il contatto col nen:iico n,on è stret!o assai, giovano le pattuglie di cavalleria. Cosi ad es_empw nel '1870 qualche squadrone del V corpo pruss_iano la notte precedente alla balloglia di Wo!'lh pattugliò continuamente ad est e a sud-est di Gunste~t p_e r. garantire la sinistra degli avamposti colà situati. S1rntl~e~~e la cavalleria italiana nei piani del Musone, alla v1gLl1a del ricordato combattimento di Castelfidardo, stette perlustrando nella notte per garantire la ?estra ~ella po~ sizi one per là quale si era alquanto m pensiero. GlL avamp~sti in questa condiz~o~e de:ono badare bene a non far succedere fal si allarmi, 1quali stanca~o le trupp.e, le tenerono in orrrasmo, e tutto ciò a scapito delle loro forze fisi che- e n~orali che l' ind omani f~rsc o~corre~·~ di mettere in azione: il tirare contro _1 po~ti _nemict non può essere utile, poichè quella fuc1lala 1_ns1stent~, se dà pensiero al nemico' ti ene . anche n_o1 sospes'.: Quando si voglia prodmre ~llarm~ nei posti avver~arn vaJo·ono meglio i soprassallt specialmente notturni, un pe1;etrare audace fra essi po_sti col fav~re del terreno dell'oscuriLà, e un improvviso corret·gh acld9sso colla 0 baionetta, da fianco od alle spalle. I Francesi alla vigilia cli WorLh e anche ?el mattino del combattimento tirarono quasi di conunu~ contro i posti e le pattuglie pmssim:e, e i_nuti~m~n~e tirarono~ ciò produsse una ce1·ta inqu1etud~ne ~ v_e10, ma ,be e, 1...'100 v1ttor1os1 e sapernno poca, pere hè 1. .,.,edeschi L • . , • <l " _ d'essere più forti de' France51. Inv~ce ne campi, 1 quc st'ultimi si stette in pensiero cd m attesa dell atto.eco per l'indomani, mentre poi si seppe che fu un caso · rno ·, questo prover.ebbe se esso ebbe luogo ·m t al g10
.230 CONFERENZE mr.iTAIU ~he la fucilata della notte tenne in allarme la prima l:nea francese , e nel malfino fu indotta a mandare forti ricognizioni, specialmente verso Gunstett, sentendo vivamente il bisogno di verificare lo stato delle cose; ricognizioni che non poterono arrivare .al loro scopo_ a _cagione dell'ottimo contegno degli avamposti prussiani. Pertanto le avanzat~ francesi non fecero che sprecare _le munizioni 1 cosa che in. oggi è dannosa , anche J?erchè èlivìene spesso impossibile rifornire tanti post.i avanzati, e si rischia perciò di trovarsi in deficienza quando arrivasse il v01·0 momento di farne uso · df più ::elarono. al nemico q~ei loro appostamenti ; d onde_l r~domarn avrebbero potuto colpire di sorpresa le fraz1om tedesche avanzatesi per prime. Quando si è così vicini le linee si discernono d'ordinario scambievolmente, e i piccoli posti possono direttamente sorvegliare gli sbocchi della posizione nemica; bisognerà perciò eh' essi stiano ben attenti al menomo indizio di movimento e che c·omunichino senza ritardo alla grangnardia le più piccole osservazioni loro , restando al comandante di questa il dovere di saper apprezzare tutte le fatte osservazioni , di colle_garle, di raf~'rontarle pe_r vedere se si possa dedurne alcun che d'rnteressante da comunicare a sua volta al .comando superiore degli avamposti , oppure per vedere se meritino di mandare ad accertarle sulla linea stessa del nemico . In questi difficili momenti con avamJ)Osti vigili ed esperti della loro missione con un servizio_ diretto d_a giusti criterii, al che odcorrono graduati e soldati non solamente intelligenti, ma anche ben~ ammaestrati nel serviJio dei piccoli posti e pat-· tugl,e, sarà ben raro che i) nemico possa mandare ad effettò qualche importante ·movimento senza che si git~ng~ a conoscerlo in tempo, come ad esempio che egli si sottragga al combattjmento che gli si vuol dare
DEL CÒMPITO UELLE Tl\UPPE DI SICUREZZA ECC ,
231
l'indomani , e saranno poi impossibili _le sorprese del genere di quelle subìte tante volte. dai Fraocesi durante la campagna del 1870, le quali e~bero sempre una influenza più o meno funesta sul risultato finale del combattimento. Chiudenclo questo lavoro mi sento sollecitato a dir~ che da noì bisoo-nerebbe insegnare al soldato un po più la guerra 1~·op1·iame~te, c_ioè cl~e. gl~ ammaestramenti sul suo còmpito ne' van serv1z1. d1 guerra! sul modo di considerare le accidentalità importanti_ d_el suolo sull'abilÌtà di trarsi d'impaccio in momenti difficili 'e di creare difficollà all'avversario gli si desser~ più completi e in modo da imprimere ~ell~. m,e~te d1 lui l'utilità e lo scopo immediato delle aziom_ch e1_d_eve compiere in questo e quel ~aso s1:PP?st?, sia egli isolato O nellà. massa; e che m essi gli s1 facesseeo apprendere pochi criterii direttivi, da cui, coll'aiuto della sùa naturale intelligenza, ei potesse sempre d~durre · una guida sicura nel~e varie azioni di .guerra a cm ~ovrà partecipare; tralasciando d~l t':tto .in questa ~~rle_la infinita sequ:ela di regole, di mmuz10se. presc~·1z1on,1 e di formalità, nelle quali pare a talum co?s1sta e~~ senza del ben condursi in guerra, mentre rnvece i prn trovano che desse valgono soltanto a render tardo e indeciso il nòstr·o soldato, confond~ndogli la mente. · L'intellio·enza e-il naturale buon senso dì lui, malgrado 0 la poca coltura che in generale ris_èontrasi ~nc~ra.,a tutt'oggi, ci dispensa da que_l formalismo eh~ e p1 opn~ dello spirito tedesco eccessivamente meto~1c~, a. cm veramente da noi non ci si sente molto rnchnall .. Il corao-o-io la costanza e l'ingegnosità del tipo .italiano risalfar~no in oo-ni età là dove l'educazione f~ tale da non attutire le naturali di lui disgosiz_iom. · , Nell'~poca romana le guerre galliche, le ispamche,
!
23.2
CONFE~ENZE mLlTARl -
DEL CÒMP!TO ECC.
quelle di Britannia e le germaniche, senia dire dell'altre, provarono che il carattere italiano sapeva trionfare de' più forti popoli e de' più fieri; parecchi secoli dopo, scorso il periodo di decadenza, le milizie italiane, sebbene poco o nulla ammaestrate, non sì mostrarono infel'iori alla fama dei loro proavi iri molte occasioni; e .nell'epoca moderna ancora il valore e la · costanza degli Italiani rifulsero in più guerre su estraneo suolo, guerreggiate a profitto d'un paese che non era la patria loro; tutto questo prova che il 80ldato italiano non la cede ad alcun altro per. le sue qualità naturali. Insegniamogli a<lunque la guerra e noi potremo sperarne i medesimi risultati, e potremo andare contro i nemici del ~aese fiduciosi nelle nostre forze.
GrnsEPPE Rocco
Tenente nel 7° battagli"one alpino.
LA
RIMONTA DEI CAVALLI PE R
L'ESERCITO
Allorchè coila pace tra la Germania e la Francia e col solido assello del Governo italiano nella Città Eterna pa!'Ve si potesse confidare sopra un pel'iodo abbastanza lungo di politica tranquillità, i Governi di Europa rivolsero la loro attenzione all'ordinamento dei propri eserciti, e tutti v'introdussero riforme più o meno radicali che una non desiderabile sperienza dimostrerà. quanto siano state utili ed opportune. Anche il nostro Governo non istette inoperoso; molte innovazioni furono fatte e speriamo che abbiano raggiunto lo scopo che i nostri amministratori si erano prefisso. Non è mio intendimento di qui esprimere alcun gi4dizio sul riordinamento dell'esercito compiutosi iQ questi ultimi anni; mi limiterò a parlare di uno dei più importanti servizi militari che pur troppo non ha fin qui richiamato tutta l'attenzione dell'Amministrazione della guerra, mentre è forse il solo al quale sia indispensabile aver pensato di lunga mano e negli agi ' della pace, poichè a guerra incominciata od imminente è difficilissimo e costosissimo il provvedervi. Il servizio a cui accenno è quello di rimonta. Io non intendo muovere censura a chicchessia; ma non so ANNO xxi, VoL. m. rn
234LA RIMONTA DEI CAVALLI pensare con indifferenza che, nella condizione attuale dei noslri reggimenli di cavalleria e di artiglieria, vi sarebbe da chiamarsi contenli se una metà dei cavalli ora in servizio potesse affrontare i disagi di una campagna, mentre la loro forza complessiva è inferiore di quasi 3000 capi a quella prescritta pei quadri di pace. D'altra parte come è possibile questo slato non lieto di cose menlre molle commissioni di rimonta s i mandarono in questi ullimi anni a girare le province del regno, e altre, se non più numerose certamente più provviste di fo ndi, furono inviate àd acquistare cavalli all'estero ? ' · Per ciò che riguarda le comm issioni all'interno è anzitutto conveniente. l'avere una giusta idea della sfera d'azione in cui erano chiamate ad operare; e potremo desumerla dalla Statistica compilata nel 1875 per cura del nfinistero d'agricoltura, industna e comm·ercio . Un breve esame della medesima ci farà comprendere quanto era giusto e quanto era possibile potersi ripromettere da tali commissioni. Quella statistica assegna infatti ali' Italia 1,196,128 capi equini. Se ne togliamo 498,766 asini e 219,456 muli rimarc·ebbero 477,906 cavalli (I) che si suddividerebbero come segue: 3,6·17 Stalloni 38,722 Cavalli iutieri sopra i quattro anni 17,353 » » al di sotto di 4 anni 161,453 » castrati . . 66,830 Cavalle con lattanti (1) '136,392 » al di sopra di 4 anni 5·1 ,848 » , al di sotto di .t anni
235 Io non ritengo queste cifre come Ie più esatte, e spero qualche cosa di più consolante dal censimento che i Ministeri di guerra e di agricoltura ordinarono al.principio dell'anno corrente; ma ammettendo pure che siano centomi"la le ca valle destinate alla produzione cavallina, non si avrebbero mai più di 50,000 puledri :all'anno. Come dunque possiamo noi lusingarci di trovare fra quelli il contingente annuo che occorre alresercito mentre sappiamo che padri e madri in mas. . \ s1ma parte non possiedono i requisiti indispensabili per ottenere cavalli · m ilitari? Nè si pensi che su tutti quei 50,000 puledri sia libera 1a scelta. Almeno un quarto ne resta escluso, pofohè per una disposizione ministeriale, veramente non pubblicata ma non per questo meno applicata, sono reietti dal servizio militare i cavalli di mantello ~rigio. Una tale misura avrebbe potuto essere adottata da un Governo che, come quello di Russia, potesse scegliere fra milioni e milioni di prodotti indigeni; ma presso di noi sembra a me improvvida . Debbo però notare che non venne emanata con regolamento ufficiale, sibbene sotto forma di istruzione ai presidenti ·delle commissioni incellatrici, e fu mantenuta malgrado tutte le rispettose ma sentite rimostranze di coloro che dovettero uniformarvisi e che vedevano così aumentarsi di molto la cifra del danaro che si sarebbe speso all'estero per comperare cavalli non migliori e nbh a miglior mercato dei nostri . Per quanto io mi abbia studiato, non sono riuscito a trovare una ragione che giustifichi pienamente siffatta misura. Udii parlare di malagevole nett.ezza, ma PER L'ESERCITO
476,215 (4) In questa cifra sono comprese anche le cavalle che allattano muli. Le cifre non combinano, ma tali si trovano ·nella Statist!ca, nè
saprei a quali categorie assegnare i 4634 che mancherebbero a far tornare esattamente la somma totale. Però questo error~, forse di stampa, non ha importanza pei miei calcoli.
237
LA RIMONTA DEI CAVALLl.
PER L' ESERCITO
l'esperienza c'insegna che coll'acqua, la spugna e la spazzola si rende· più terso e più lucido il pelo ad un cavallo di colore chiaro, di quello che si ottenga colla.striglia sul pelo di colore oscuro. ~li si disse che il cavallo di mantello chiaro è più visibile e serve di bersaglio ai colpi nemici. Senza fermarmi a discutere sulla reallà. di questo maggior pericolo, semplicemente osserverò, che tutti· gli altti eserciti di Èuropa non proscrivono i cavalli a mantelli chiari. Di forza e. resistenza maggiori non può essere questione, perchè sappiamo che furono appunto di mantello grigio i capo-stipiti delle razze migliori di cavalli, e che il grigio è mantello comunissimo fra i riproduttori più ricercati da sella e da tiro: gli Arabi, cioè, ed i Percherons. Aggiungerò poi che una gran parte del decadimento delle nostre più rinomate mandrie cavalline si ebbe appunto dalla moda o dal capriccio di uno piuttosto che d'altro mantello. Invece di ri~ercare nei riproduttori. i caratteri primari della salute, della energia, della robustezza, furono preferiti animali non di rado inferiori, purchè possedessero il carattere secondario del mantello oscuro ed unicolore e si ouenne così l'uniformità di pelame· a scapito della bontà. dei cavalli . Lieto della speranza che, tolta siffatta disposizione, si rendano più facili gli acquisti all'interno col sistema in vigore delle così dette commissioni di rimonta, esaminerò che cosa possono fare le commissioni che si mandano all'estero. A parte le spese personali di cui non conosco l'importanza, ma che, giudicando dal trattamento non splendido concesso ai nostri ufficiali quando viaggiano per servizio, è lecito credere non sieno molto rilevanti, i fondi che si mettono a loro disposizione sono sempre limitati, non per le somme totali, ma per la media dei
-singoli prezzi che è preventivamente fissata dal Mi.i1istero. Come pretendere che quelle commissioni possano compiere oLtimamente il difficile mandato, poste come sono fra il dispiacere da una parte di vedere cavalli belli e buoni senza poterli comprare per 1a esiguità dei loro mezzi finanziari, e fra il dubbio d'altra parte di non soddisfare l'esigenza dei corpi ai quali i cavalli saranno distribuiti? Co!Ia speranza di scemare le difficoW1 delle incette si mandano le commissioni nei grandi mercati di ca-valli, ma è colà appunto che l'erroneità. del sistema si rende più manifesto, perchè le commissioni si av-vedono ben tosto che i buoni acquisti sono loro quasi impossibili, perchè contrastati da quei due . form idabili concorrenti che sono il lusso ed il :commercio. Non fu ricordato abbastanza il vecchio adagio commerciale -che , richiesta. di merce aumenta i prezzi. D'altronde perchè persistere in questo sistema delle commissioni d'incetta ministeriali, che non poteva, nè può for buona prova e che fu abbandonato da tutti gli Stati principali d'Europa? In Inghil terra le rimonte si fanno per appalto ('I). In Franéia per mezzo dei depositi di rimonta, per la massima P.arte all'interno ed in piccola misura anche all'estero . · In • Austria vi sono le commissioni permanenti nelle località più prospere in fatto di produzione cavallina. Nella Germania « che fu la prima a sci'ogliere il pro-
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(I) Gli allevatori inglesi curano di essere alla testa dell'allevamento cavallino pei produttori, e colle somme enormi che )oro frutta la vendita di questi all'estero, possono largamente provvedersi dei cavalli comuni per proprio servizio, che acquistano in Francia, in Belgio e in Germania.
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LA RIMONTA DEl CA VALLI
blema di avere in paese i"l cavallo milita1·e » vi sono pure i depositi di rimonta. In ~u~sia_ si fa . il servizio di rimonta per mezzo di comm1ss10m reggim entali, che vanno dove mea-lio cred?no nell_'inte~no dell? Stato, assoggeuandosi alt'obbligo d1 cambiare 1 cavalli non approvati dai reggimenti. E perchè non potremmo adottare noi un sistema che meglio rispondesse ai bisogni del servizio e che senza aggravare di una lira il nostro bilancio, ci conducesse ad una buona rimonta pei nostri regoim enti ? E~co ci_ò che m'induc~ a fare una pr~posta che può, a prima vista, aver sembianza di ardita novità ma che oso c_rederlo, dovrebbe .meritare considera~ione d; quanti hanno a cuore i supremi interessi del nostro esercito. . Il Ministero _-di guerra stanzia nel suo bilancio passivo, per le rimonte cavalli, lire 2,800,000 all'anno. La forza in 00 . cavalli prescrilta per ogni rea-oimento t empo d1 pace è la seguente: Cavalleria 750 ossia totale 15,000 Artiglieria 664 » 6,640 Genio 168 » 336 Cavalli in complesso 21,976 ~e perdi~e _annuali, comprese le riforme, secondo le ultime statistiche, e in seguito al matmiore servizio 0 che si chiede _ora al cavallo di truppa, ~ì possono far ascend_ere a _c1rca 11 per¼- Sarebbero dunque a provvedersi ogm anno per ciascun reggimento Cavalleria N. 83 totale cavalli 4,660 Artiglieria :& 73 » 730 Geni o » 18 ·» 36 In lullo cavalli
2,426
PER Ò !SERCITO
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Sarebbe mio parere che si suddividesse ]a somma ·stanziata in· bilancio per tutti i reggimenti di cavalleria, artiglieria e genio in parti proporzionali al numero ed alla qualità ed al prezzo dei cavalli di che possono abbisognare ciascun anno, lasciando loro il pensiero di provvederseli a mezzo di apposite commissioni reggimentali, co lla condizione che In forza fosse sempre tenuta al completo e che in caso d'entrata in campagna non dovesse restare indietro più di un decimo della rispetti va forza. A me sembra che i reggimenti accetterebbero con piacere · siffatta disposizione per poco che considerassero le circostanze seguenti: 4° Che potrebbero acquistare cavalli in qualunque epoca dell'anno ed a qualunque favorevole oc~asione nell'interno dello Stato e che la maggior parte degli acquisti potrebbe essere fa tta alla sede stessa del corpo. Quivi pure non esistendo la merce, l'industria la recherebbe; 2° Che troverebbero le maggiori facilitazioni da parte dei venditori per ciò che riguarda il prezzo e per le esperienze onde accertare l'esistenza dei requisiti necessari nei cavalli, non che per le guarentigie ordinarie o straordinarie che possono 3ccompagnare i con tratti di compera e vendita di quelli; 3° Che sollanto ne' casi che la dislocazione del corpo rendesse difiicile l'acquisto di cavalli nella sua sede, dovrebbe essere mandata una commissione in altre province del regno e all'estero, con facoltà anche di rivolgersi a negozianti per avere i cavalli occorrenti alla rimonta. · Noi con ciò assisterem mo indubbiamente ai fatti se· guenti: a) Che in ogni reggimento la presidenza e vicepresidenza della commissione sar.ebbero affi9ate rispet-
.240
LA RIMONTA DEI CAVALLI
ti~ame~te al Colonnello ed al Tenente Colonnello e che gli a1L~·1 :omp_onenti la commissione medesima potrebbe_ro cosi og?1 essere scelti nel numero, per ora limitato, degli esperti e veramente amatori di cavalli q~esti ~ggregandosì in seguito giovani ufficiali forniti d! p_ass1~ne e di intelligenza, perpetuerebbero un vero v1va10 d, pratici conoscitori; b) Che si acquisterebbero cavalli di oltre crnque an~i, quando cioè l'attitudine al servizi.o può essersi chiaramente manifestata; cj Che fina_lmente _i corpi sarebbero .responsabili della co~servaz_10ne dei cavalli da loro stessi comprati e non dr quelli che loro vengono da altri inviati e che a_ttualmente debbono ricevere e tenere più spesso in r~guardo od alla infer_meria che nei ranghi, finchè ne sia decretata la riforma. ~a. g~ra che ne nascerebbe fra i corpi per avere i 1~1gho_r1 ca~alli _ed ~ miglior mercato farebbe sperare l acq~1sto _di ~rnma!1 ben conformati, energici, buorii mangiatori, a1 _quah non dovrebbe esser tenuto troppo strett_o ~onto d1 qualche anno oltre gli otto, o di difetti estenon che non implicassero movimenti e durata poicbè, t_empo, regime, buon governo potrebbero farli 10 moltissimi casi sparire. . S_iccome poi per logica conseguenza di tale sistema s1 dovrebbe lasciare ai corpi la faco ltà di vendere i cavalli appena accennano a deperire, così si vedrebbe ?cema!·e . di 1?olto i~ numero di quelli che passano alla rnfermer1_a, risparmiando per tal modo inutili spese di cura e ncavaodo dalla vendita dei cavalli di riforma uoa .somma dì gran lunga mao-.O'iore di <ruella che se ~o 1 ne ritrae oggidì, aspettando a venderli ridoni a non essere idonei che ai più abbietti servizi. Tali introiti , che pei nostri regolamenti.di contabilità non posso·no andare a beneficio dei corpi, potrebbero
PER L'ESERCITO
24,1
naturalmente passare a credito _del Ministero dì guerra in diminuzione delle somme stanziate in bilancio per rimonte cavalli, ed il vantaggio sarebbe più presto ·sentito. La mia proposta non può a meno d'incontrare parecchi oppositori. Si porranno in campo le difficoltà di controllo delle operazioni, !a incertezza del ~Iinistero sulle condizioni dei singoli corpi in fatto di cavalli; ma mi sarà facile rispondere che non potrà trovarsi controllo piLl efficace, nè- più àssiduo di quello che eserciterebbe l'intero reggimento, souo gli occhi e peL· conto del quale gli acquisti sarebbero effettuati ; mentre coll'attuale sistema, causa. le distanze, viene meno questa favorevole condiz ione, e trovansi aggravate di ~ soverchia responsabilità le commissioni composte (è per me un dovere ed una soddisfazione il dichiararlo) di ufficiali per onorabilità e delicatezza incensurabili . Oltre a ciò, si presenta come utilissima l'idea di sottoporre i cavalli acquistati alla visita di esa~rn o di collaudo da Generali Ispettori. E dovendo porsi mente non soltanto alla età, alle forme e ad alLre condizioni fisiche esteriori dei cavalli, ma anche alla loro resistenza l'esame darebbe !Ùogo a passeggiate e ad esercita~ioni militari, come ognuno vede utilissime e di non duhbia significanza, specialmente quando l'ordine ne giunga inaspettato. . 0 ·ni reggimento darebbe all'mIl contin.O'ente che o o o l . . fermeria dopo · le esercitazioni sarebbe uno _e e.i rn1_gliori criteri per giudicare se nella· s_celta dei _ca:alli, 1a rispettiva commissione si sia magg10rmente _ispirata a considerazioni estetiche oppure al vero pratico vantaggio del servizio . - . Del resto col sistema che proporre, sarebbe sempre
• 242
LA 1-\UIONTA DEI CAVALLI
evitato l'acquisto del cavallo troppo giovane, acquisto che per sè stesso è quasi sempre un errore, sia perchè nessun intelligente può giudicare con c:ertezza se un puledro di 4 anni (massime col nostro infeÌicissimo sistema di allevare) sarà per riuscire un buon cavallo da sella o da tiro; sia petchè nel cavallo giovane di belle .apparenze l'acquirente mil itare trova sempre il concorrente nel facoltoso cittadino che può comperarlo per capriccio, ed infine perchè un reggimento non .dovrebbe contare nella · sua forza alcurn1. bocca inutile. Altre cose avrei ad aggiungere in appoggio di questo sistema di rimonta, ma ll?e ne astengo ora nella speranza che mi si porga occasione di tratl~rne più ampiamente, allorchè il Governo addiverrà ad una riforma radicale nel servizio . ippico del regno, il quale, come è oggi ordinato, è insufficiente ai bisogni, ed incapace di arr estare la continua diminuzione della nostra già misera produziope cavallina. Allora avrò anche occasione di parlare dei depositi di allevamento puledri e delle rimonte per gli ufficiali delle nostre armi a cavallo, i quali, sarebbe patente ingiustizia il nega1,10, sono, da questo lato, in peggiori condizioni che tutli i loro confratelli degli altri eserciti d'Europa. . Or bene, in tanto desiderio di discentramento, potrebbe essere opportuno prendere le mosse dal discen. trare quei servizi i quali, come appunto quello delle rimonte, sono di grande imbarazzo presso. il Ministero, mentrecchè lasciati ai diversi corpi promettono migliori risultamenti, senza perciò sfuggire alla prudente sorvegl ianza della autorità centrale. Il difficile còmpito della scelta e ;degli acquisti di cavalli potendo essere successivamente affidato a parecchi ufficiali ' di ciascun reggimento, ne verrebbe di conseguenza che in seno all'esercito noi avremmo in
243 ):>reve tempo un buon numero di perfetti conoscitori, non solo delle qualità e dei requisiti dei buoni cavalli militari, ma· anche delle località che già forniscono o che si pl'esterebbero _a fornire copiosa e lodevole produzione. Che se tanto grande è Ja .difficoltà · Ji rifornire l'esercito di cavalli 'in tempo di pace, quanto più diflìcile non sarà poi in o'ccasione di guerra rinvenire in paese i cavalli necessari alla cavalleria, all'artiglieria, e quelli per gli innumerevoli trasporti di materiali, di munizioni da bocca e da fuoco e per !e ambulanze? .Non·posso credere che il nostro ~lini.stero della guerra calcoli seria mente . sulle requisizioni militari. Queste possono bensì dare soddisfacente frutto in Francia, in Germania, in Austria, ove la specie cavallina si conta a milioni e per di più è ottima per le cure che quei. Governi da molti lustri vi prodigano . Ma chi oserebbe porre le condizioni della produzione cavallina italiana a confronto cli quella delle succitate nazioni? Sono obbligato a conoscere perfettamente alcune nostre province che sono forse le più ricche in fatto di cavalli utilizzabili per l' ese1·cito dopo due mesi di quarti·ere; ebbene, queste province che hanno cavalli nel rapporto del 3 1/ 1 per ¼ colla popolazione umana (rapporto superiore alla gran media) non credo possano dare in caso di guerra il contingente del 20 per ¼ alla requisizione militare. E sono pure lontanissimo dal sospettare che il .Mi.nistero riposi fiducioso sulle requisizioni militari di cavalli e sulle locomotive stradali ·pet· la eventualità di una .t:nobilitazione del nostro esercito. Anzitutto, quelle due risorse, di cui qui oon occorre precisare il valore; hanno un carattere assolutamente straordinario e speciale. PER L'ESERCITO
24.f.
M
LA RIMONTA DEl CAVALLI l'ER L'Es
EllCITO
a non devo obliare di aver . su questo argomento l d p1 omesso che ritomerò , es en endomi · . mente al presentarsi d' . . 10. esso maggiorsolo a desiderare che :arerop1zia. occas1one1 mi restà tendere lungamente. occasione non s1 faccia at-
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO·MILITARI DELLA
Reggio-Emilia1 "6 Iug1IO . ~876, "'
TURCHIA EUROPEA B DEGLI
C.
.
STATI MINORI AD ESSA ADIACENTI (*)
NOBILI
Tenente colonnello
Dlrettore d~l Dep~sito cavalli-stalloni
di Reggio-Emilia.
IV . .La Serbia. <1)
La Serbia, fin dal medio evo, fu il centro dell'elemento slavo nella regione ùanubiana ed ebbe perciò una parte principalissima nella vita politica di tale elemento. Caduta sotto il giogo dei Turchi in seguito alla grande bat-
(•) V. Rivista militare, dispensa precedente. (!) Vedi: 1• SI.R.ONI -
La Se,·bb, studio politico-militare {Rft;ista; riiili-
tare del 1870). 2° Dle Orten;tatfsche li'rage vom mmtartsc/\en Stand:PUnhte. (Oesterr. mll-it. Zeitsclwift del 1874). 3o KANlTZ. -
Serbten. -
Leipzig, 186S.
4• General-Karte von Bosnien, Hercegotoina, Set·ble,1, unà Monte-
Vienna 1876, alla scala di l/300,000, pubblicata dall'Istituto militare-geografico di Vienna. 5• Special-Ka,·te der Eu,·opaischen Tiirllei von 1-lANDTKB, - Glogau 1876, alla scala di l /000,000. 6' Parecchi giornali, riviste ecc.
neu·1·0. -
246 DELLE CONDIZIONl GEOGRAFICO-STATISTICO·MIT,lTARI Laglia di Kossowo nel 1376, dapprima come principato vassallo e poi come provincia (1459), essa ebbe a sopportare durante tre secoli e mezzo tuLU i mali del dominio inuss~lmano servendo spesso come teatro delle guerre dei Turchi colle potenze occidentali e specialmen te coll'Austria. Ma frammezzo a tali mali non si spegneva nei Serbi il sentimento nazionale, alimentato potentemente dal relin'ioso e l'amore cli liber~; la servitù pote,·a pel' poco assopi;e m; non distruggere quesLi sentimenli, finché una causa esteriore non determinasse il risorgimento polilico della nazione serba. Tale causa e tale fo1•za esteriore essa la ricercava nella Russia, la quale nella razza s lava ha trovato e trova tuttora un mezzo polentissirno per dar compimento ai suoi disegni e alle s ue aspirazioni politiche. Colle rivoluzioni del 1804 e del 1816 la Serbia iniziaYa pertanto il s uo risorgimento politico; col traLtaLo cli Adrianopoli (1829) e in conseguenza degli hatLi-scherir del 3 agosLo 1830, del novembre 1833 e del 12 dicembre 1838 riacquistava soUo il patronato della Russia, la sua autonomia che venivo. ~onvalidala dal tratlalo di Parigi del 1856, dal proLocollo cli CosLantinopoli deI1'8 settembre 1862 e dal firmano del 29 marzo 1867. Posi.a. ft'ammozzo a province soggeLte ancora allu Turchia o popolate per la massima parte da genti di !'azza identica od affine, la Serbia doveva noturàlmente attrarre verso di sè qu~ste popolazioni, ?ervendo loro come continuo esempio ed ecc1Lamento a procurarsi uno stato morale e ~o.tèriale migliore. Ma tale situazione politica dovevo. d'altronde suscitare fra la Ser bia e lu Turchia un polente antagonismo, il quale non poteva a lungo andare non condurre alla guerra. Per for fronLe a que;,tu eventualità la Serbia si teovavo. q~indi nella necessità di dare alle proprie isliluzioni, e specialmenLe aUe militari, rruella saldezza e quello sviluppo che le permeUessero e di difendere la propria autonomia e di porsi, 'quando che fosse, alla testa degli Slavi meridionali.
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC. 2,i.7 Procedendo su quesLa via la Serbia è pervenuta a quella situazione che ha determinali gli avvenimenti militari dei quali siamo speLtatori; spetta ora alla sor te delle armi il decidere se la missione che la Serbia si è attribuita, possa avere il suo compimenLo.
I. - Considerazioni geografiche.
Gli attuali confini della Serbia, regolati definitivamente dalla Conferenza di Costantinopoli 23 maggio 1833, prendendo per base l'estensione del territorio ottenuto in seguito o.Ile viLLot•ie cli Kaeageorge, l'iniziatore dello. grande lotta per l'indipendenza, sono: a settentrione la Sava ed il Danubio dalla confluenza della Drina colla Sava a Nuova Orsowa; ad oriente il Danubio da Orsowa al confluente del Timok, il thalweg di questo fiume per un tratto di circa 45 clùlometri, ed una linea convenzionale la quale, lasciando questo fiume a valle di Zaicar corre lungo la linea di displuvio dei monti ,vral;ani in direzione di mezzodì fino al 43°,301 parallelo; a mezzogiorno il confine è parimenLi definito da una linea convenzionale che si svolge ad arco convesso verso sud, il cui punto saliente trovasi verso Novibf1Z&r e che attraversa le valli della Morava bulgaro. e dell'lbar, correndo così s uccessivamente sulla schiena delle monlagne dell'alto Tjmok, sui monti Jas lrebalz, Lepcnatz, Kapaonik e Javor, lungo i quali va a raggiungere la Drina sotto Visch.egrad: ad occidenLe segna il confine il corso della Drina stessa. In reluzione cÒlla cos Li tuzione oro-idl'ografica della penisola greco-slava, la Serbia è situata sul piano inclinalo verso il Danubio, costituito dui contrafforti che si distaccano dalla
DELI,A TURCHIA EUROPEA, ECC.
~48 DELLE CO NDIZIONI GEOGnAFlCO-STATISTICO-MILlTAl\I principule catena di questa regione, le Alpi illiriche ed i BaU<an, e precisamente da quella serie d'allipiani (Kossowo, Vranja e Sofia) che congiungono le due grandi catene montane ora dette. La sua generale pendem:a verso il Danubio fa sì che i col'si d'acqua che la solcano vanno tutti a terminare in questo fiume. I fiumi principali da considerarsi neHa 1•egione serba sono: Il Danubio che forma conlìne da Belgrado alla confluenza del Timok. La s ua larghezza varia da 1200 passi (presso Vidùin) a 260 passi (presso le così dette Porte di ferro) (1). Il Danubio è sempre accompagnato da monti sulla sua destro. da Belgraclo al Timok, ad eccezione del breve tratto corrispondente allo sbocco della Morava; da Nuova Palanka a Kladowa è serrato in un'angust-a sLrella formata dai monti che si elevano sulle due opposte sponde. Non esistono, sul tratto cho si considera, ponti stabili . I migliori punti di passaggio sono presso Belgrado tra Velicoselo e Visnica, presso Scmendria, presso Vecchia Palanka, presso Vecchia Moldo.,va, presso Milanowatz, presso Orsowa, presso Kladowa, pt·esso Radujewatz. La Drina nasce nelle montagne della Oosnia meriùionale, Locca il territorio serbo a valle di Wischegrad costituendone il confine oécidenlalc. Kon vi è sulla Drina che un solo ponte in pietra o. vVischegead, vi esisLono però varj passatoi. La Drina lascia sulla sua destra Sokol, nodo delle difficili comunicazioni colla Bosnia, e bagna la fortezza Lurca di Zwornik punto di appoggio delle operazioni turche sulla bass::i. Drina. La Morava si compone ·di due principali correnLi che si riuniscono in Serbia presso Stolatz. L'una è la Morava serba
(1) consistono queste in un doppio, e in qualche punto triplice ordine di scogli a. fior d"acqua, i quali lasciano tra di loro, assai presso alla sponda. sinistra, un ,·arco, una. specie di canale, largo 50 passi circa, per cui passano le navi, ed il cui fondo molto rialzato, quando le acque sono basse, non permette il transito se non ai piccoli Iegoi.
zi9
od occidentale che nasce sul suolo serbo nelle montagne ad occidenLe di Novibazar, corre da s ud a nord fino a Pozega; quivi, dopo aver ricevute le acque del suo confluente di sinistra la Delinja che bagna Ushitza, si volge ad oriente, seguita in questa direzionel bagnando Catschak, Karanowatz presso cui riceye le acque dell' lbaP sU:o confluente di c1estra, Jasika e KrusewaLz e si unisce presso Stolalz all'altro ramo . orientale detto Morava bulgara. La Morava bulgara nasce dall'altipiano di Kossowo, riceve la Nissa:va che bagn·a Nissa, · fortezza Lurca sulla lì•ontiel'l\ serba, e dirigendosi a nord, passando presso Alexinatz, va a raggiungere il ramo occidentale che abbiamo più sopra descrilLo. I due rami uniti formano lo Morava pl'opria,mente .detta che, scorr~ndo verso nord in una larga e ubertosa valle, dopo aver bagnalo Paratschin, Jagodina e Swilaipalz, va a unirsi al Danubio a valle di Semendria (Smederevo). La Morava è navigabile con piccoli pi1;oscafi dalla foce fin · soLto Alexinalz. . · 1i T imok nasce per due sorgenti, l'una in Serbia e l'altra in Bulgaria dalle mon~agne qhe fiancheggiano ll. destra il corso della Nissa va, correndo in stretl.a ed aspra valle, ba'gna Gurgossowat:.:: e Zai'c-ar e segue in seguilo il conflne Lra la ·serbia e . la Turchia, passando presso NegoLin che lascia sulla sua sinistra, e va a geLtarsi nel Danubio. La Kolubcwa nasce nel clisLrelto serbo di Waljev;o dalle monLagne che sor'gono fra la Drina e la Moruva serba correndo in direzione sud-nord, prima-in stretta valle poi in un terreno pianeggiante e soggetLo ad-inondazioni; va a sboccare nel Danubio nelle vicinanze cli Palesk. · L'lbet;1• confluente di destra della Morava serba; dall'altipiano di Kosso~vo riceve il piccolo affluente di sinistra la Raska che passa pet· Novibazar e, corrend.o in una difficile e sLreUa valle in direzione sud-nord, ·va ad immettersi nella Morava serba presso Karanowatz.. ___ Quantunque il sistema montano non presenti in questa regione spiccate e <lefìnite forme e direzioni, pure si perverrà · ANNO XXI, VOL. lll.
~7
·<z50.
DELLE CONDJZIO~I GEOGRAFICO-~TATISTICO-MILITA.RI
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.. a formarsene -~n'idea sufficientemente chiara considera,ndo ·1a se1•ie degli altipiani di Kosso,yo, ·Vranja e Sofla:come il. limite-meridionale del piano inclinato verso it Dam;ibio ché costituisée la fegione serbai .e suddividendo in tre gruppi principali i con.trafforti d.ieigentisi verso il Danubio e che dai suddet.ti aHipiani si distaccano . . · . Il g;uppo o là schiena più occidentale si diparte dall'altipiano di Kossowo; colle sue pendici di ponente, fra le quali si aprono molte inospiti valli, ac·compagna la I!rina, mentre con q~elledi levante, dando luogo.ai bacini della 1\1orava ·serba ai ~\19i affluenti di sinistl'a eçl a quello della· Kolu1)ara, ge. nera verso UshÙza un làrgo bacino e verso la Sa:va e ,la Kolubara vaHi ampie~ fruttifere .e popolose; l'ins ieme di questa · catena de;lina, ve1~so la Sava nella r.egione della ·Maschva, boschiva ,e pantanosa e ,:rwlto . sogg.eUa ac\ · inondazioni. l monti che costituiscono· questa -schiena si distinguono per i loro dolci prç,fili e per le loro dolci ondulazioni; la stessa dorsale principale del Medw.ednik ha foggia di una groppa· lunga e prolungata. La schiena che accompagna il confirié orient,aI~ sel'bo si distacca dall1altipiq.n.o di Sofia, çorre tra l'lsker (affl1:_en,Le d_e r Danubio) e la Nissava (affluénte della Morava bulgé).ra), poi · tra questo fiu~e ed il Tirpok. p1:otendertdo:;l verso·n Danubio e congiungendosi per m_ezzo delle scogliere dette porte .di ferro ai monti: del Banato, Questa schiena dopo. aver costituito alle sorgenti del Timok le rocciose cime dei :Wratani (1200 a 1300"'), forma verso occidente diversi. contrafforti contraddistinti col nome generico di montagne 0Jno]je, che vanno spingendosi verso il Danubio; la dorsale.principale di questa schiena, che si dirige ad Orsowa, forma l'ispitale e· difficile regione della Kraina. Tra le clue anzidette schiene principali, l'occidentale c10e e l'orientale, una terza ni scende dall'altipiano ~i Kossowo, corrente fra ·1e alti valli dell'Ibar e della Morava sèrba; rinserra pressò Tschatschak il corso di quest'ultima fra i due
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC,
251
opposti sproili di Ovcar (500")· e K.a~lar (600"), indi perretrà , tra. la Kolubara e la Morava, venendo a morire sulla Sava e sul Danubio colle alture di ~elgrado, Groska.e Semendria. Questa terza schienà nel suo tl'atto sulla sinistra della Morava serba'costituisce la regione della Sumadia (o regio\1e delle selve). Finalmente giova, oltre tille principajì' .schiene summenzionaté, consicÌcrarè ancora il nodo clei monti Kopaonik ('1800, '1900m) il qual~, appoggiandqsi all'altipiano di Kossowo, segui~a la destra dell'Ibar fino alla sùa confluenza colla Morava serba, e forma verso oriente i contl'affoi•ti del' Lepenatz e dello Stanischit.za, i quali· fino sotto Krusche'watz. tengono divise le acque deÌla Morava serba da quelle della Morava .bulgara. Sotto ìl rappqrto clefft comunica3ioni lt. .Serbia ~ fra i paesi orientali quello che incomparabilmente ha fatto maggiori pro~ gressL Oggidì i 17 capoluoglù cli provincia sono collegati con. un buon sistema di ~trade, la maggior parte delle quali sono car1·ozzabiÙ anche nella c;ttiva st~gione. Sui cors.i d'acqua che esse attraversano .ham1ovi in generale ponti in legno. Quantunque per la conoscenza de1la rete st!'aclale de}ìa Serbia meglìo di .ogni relazione ·· scriLta serva la recente carta della Bosµia, Serbia e MonLenegro alla, scala di t/300,000 testè pubblicala dallo stato maggiore austriac_o, pure non si crede inopportuno mettere sott'occhio le arterie principali se~ guenli: 1• La strada postal\3 di Còstantinopolii da Belgrado a Semendria per la valle della Morava e Alexinat-z ove iasciail territorio serbo. H·a una ])Uona di1;amaiione su Kraguievatz: Entrando sul territb!'ÌO turco, divènta Il;lediocrissima e si dirige'. a .Costantinopoli.per Nissa, Sofia,. valicando i Balkan alla Porta Traiana e scendendo nèlla valle della Marit.za. 2• La strada Belgrado-Kraguie,vatz per Topola, à saliscendi. 3' La strada che rimonta la Sava e la l{olubai:a, ·oolle,gando Belgrado con Ushitza. ·
;253
DELLE CONDJZlONl GEOGRAFICO- STATISTlCO- lULlTARl
4• La strada che, si spicca da quella di val Morava poco sopra Sernendria e per' Posharewatz con(luce nella Kraina, e per essa al Danubio a Brju-Palanka, a Negolin e a ,viddin. Da Nogolin si distacca da questa un'altra stra?a cho, risalendo la valle del Timok, mette a Nissa; verso l'alto Timok diventa però mulo.btiera e clitncilc. 5° La strada che si dirama da quella Belgrado-Ushitza presso la foce deJla Kolubara (Pelez) e si dirige alla Bosnia per Losnica .e Zwornik, · quasi Lutta carrozzabile. 6° La strada chcda Jassica e Kruschewatz, rimontando la Morava serba, per Karanowalz mette ad ·ushitza. Questa strada vuolsi considerare come il limite delle strade carrozzabili della Serbia. . Oli.re alle tre s trade· principali che iilibiamo sopra notate e che mettono al confine, cioè la strada di Belgra<lo-Zwornick, Ja strada· Belgrado-Nissa, e la strada Belgrado-Poshar evalz-Bersa-Palanka-Negotin-Widdin, conviene ancora conside1·are le segùenli, benchè non carrozzabili, difficili e non adatte aJlo sviluppo di operazioni militari di qualche importanza: ,1• La strada che partendo da .KaranowaLz e rimontando l'lbar ed il suo amuente Raska mette a Novizabar ed all'altipiano di Kossowo. Questa strada, sprolungandosi a nord, conduce o.. Ka1;a.nowatz, a Kragujewatz e conseguentemente a ·Bclgeaclo dir igendosi pér la eegione della ·Sumadia. 2• La strada che rfmonta la Morava serba e mette in comttnicazione Ushilza con Novibazar é contèmporaneamente raltipiano cli Kossowo con Belgrado per Novibazar, Usltitza, Valiovo, Palez. Riassumendo quanto fu detto fin qui, noi poi.remo corichiudere che cinque sono le strade più' importanti che conducono da Beln-rado al. conOne serbo ed alla Turchio. europea. Tre per n . così dfre esterne dirigentisi a Widclin, a Nissa ed a Zwornick carrozzabili ed alle a movimenti di .ragguardevoli corpi di truppa, e èlue interne che si dirigono entrambe· all'altipiano r
. . DELLA TURCIIIA EUI\OPEA, ECC.
253 ·<li K~sso·wo I? che, dopo essersi mantenute buone e carrozzabili sino all'intersezione della Morava serba, si c<mvertono in difficili sentieri dalla Morava serba in poi. Le cillà. e 'le località più importanti della Serbia, militarmente parlando, sono: B elg rado, sul Danubio, capitale del princìpalo con una popolazione di 25,000 abitanti. Ha una cittadella capace di una guarnigione da 8 a 10 mila uomini e una fortezza sui contrafforti che dominano la città. Le fortificazioni sui colli sf collegano con opere in pianura che ad oriente e ad occidente coprono la città. L'insieme delle rortificazioJJi di nelgrQ<lo non risponde più oggigiorno alla sua storica riputazione perchè le opere sono untiche ed in is taLo di ti•ascuranza; Jfraguiewat::;, seconda capitale e sede principale con una . popolazione di . 6000 abitanti circa; ' Furono traccialo e anche costrutto in questi ultimi tempi ai passi dei monti che coprono Kraguiewatz alcune ope1·e per difenderla da un'invasione turca; Semencl1'ia (Smederevo), sul Danubio, con una popola~ione di 5000 abitanti. Vi esiste in r iva del Danubio un'antica fortezza oggidì cli nessun valore, sia perchè in istato cli completo abbandono e sia ancora percM completamen~ d.ominala dalle alture che ntlorniano Se1i1end1·ia; Sabac, ·sulla Sava, con una popolazione di 6500 abitanti, in · ottima posizion~ slralegiea per la strada proveniente dalla Bosnia; . .~okol, nodo tli sentieri che dulla Drina con~u~ono .alla Kolubara; il suo cast.olio cl_1e siede su ~n'alta roccia.è ancora in buono ·stato; Vshitza, con 3000 abitanti circa, nodo di molti sentieri tra l'alta Morava se1·bu a la media Drina. 11. for te è in parte rovinalo; Karanowalz, quasi al confluente dell'Iba.1' colla Morava con 2000 circa abitanti; .
25,i:
bELLE CONDIZI0Nl GEOG-UA:FICO-STATISTICO-M ILlTARI
. abitanti circa;
DELLA TURCTIIA EURQPEA, ECC.
Kruschewat:::, sulla destra della Mora,•a serba .con 3000 . .
Alexinatz, sulla Morava serba e press o il confine della Turchia con c.iréa 4000 abitanti. Quivi come a Kjuprja (punto dove la strada Nissa-Belgrado attro.versa la :Morava) e come presso. Losuica sulla Drina, sono for:ti!lcazioni. in terra esistenti fin dal tempo dell'insurrezione nazionale. Poéo a valle d' AlexinaLz si trova il campo tl'incerafo di· Delìgrad formalo da opere in term costrutte poco prima della ~uerra attuale. La Serbia ha un governomonarchico-rappt•esentaJi vo.Contu, su una superficie di i:3,5:35 chilometri quadrati, una popolazione cli 1.,:338,505 ( 1) abitanti, il cui elemento preponderante i• il ?erbo. Di Tlll'chi ve ne ha appena t1,accia. La religione. o la greca orientale però indipendente daI .Patria.rea di Costantinopoli .. 11 Serbo è docile, tollerante, r;o~rio, soldato valoroso, caldo di amor patrio . . li bilancio del~a Serbia per l'anno i8i4 era il seguente: Entrate . Speso
14,'; l4, ,00 di lire.
14.,713)433
»
I due cespiti principali delle entrate sono la tassa del les'tati~o ·cJie dù i,G$2~240 lire e la dogana che 'dà 2,226,000 lire. Ii bilancio della guerra era ùi 5,351,000 lire. La Serbi&', sino a questi uUimi tempi, non aveva- debito pubblico; poco prima della guerra ha con~ratto un impreslilo di 12 milioni· di lire.
(1) V. BEHM e
w AONER. -
Dle Bevolkei·ung der Ei·ae . -
Gotha, 1875.
II.
Forze militari.
Reclutamento. - .Nel principato di Serbia lutti i cittadini dal 20• al 50• anno di etù sonp obbligali al servizio militare, -H quale si compie ncll'~sercilo permanente e nella milizia cli 1• e 2° bando. · Ali' esercito permanente viene ogni anno assegnalo per mezzo deirestt-uzione a soÌ'te un contingente di 1300 a ~000 uomini, obbligati a rimanere per due anni · sotto le bandiere dopo i quali pass·ano alla miliziu. A cruesta sono puro asse-.. gnati immeclia la mente tutti gli altri inséritti di leva. · Ognano clei 18 dislr~Lti, in cui è dì viso j] lerritol'iO, déve formare un numero fisso di unilù talliche di 1• e 2° bando nelle quali gli inscritti sono ·-inquadr~li per moclo che alle unità di 1• bando restino assegnati gl'ins critti delle class i più giovani. Esel'cilo pe,·manente. - L'é!=<ercito per-manente, in tempo cli · pace, va considerato come una scuola ove si formano' gli ufficiali' tli grado infei·iore ed i soLL'ufflciali della milizia. Dallo Speèchio numero 1 appare la forza e la composizione dell'esercito permanente. Esso concorre !}Ila formazione dellè <!ivisioni cli milizia di 1°,banclo, distribuendo tra le medesime le sue truppe d'artiglieria e dol genio le quali pertanto dipendono, uncho in tempo di pace, dai comandanti le divisioni, mentre la fanteria e caYalleria, cosliluile in brigale indipenclen~i, sottostanno direttamente al .Minis tro della guerra. A:lili'zia. - 11 numero e Ja·forza delle unilà Lattiche di miJ..\zia cli 1° e 2• bando è quale appare dallo Specchio sovradetto. In complesso, secondo quanto ~isse ullu Scupcina il colonnello ProLic allorquanao era ministro della guerra, la forza totale della milizia era nel 18i 5: ·
256
.
DELLE CONDIZlONI GEOGRAFlCO-STA'fISTICO ·MlLITARI
Per il 1° ·bando di. 98990 uomini e 19900 cavalli; Per il 2° bando di 51600 » 3360 » » · 2326'o ·In.complesso. quindi '1~0590 ))
dei quali sono a considerarsi come_combatten~i: Fanteria 1' l:Ìa.ndo » 2° bando Cavalleria1° baildo Truppe del genio
6ì280 uomini 48400
4950 2821
», ))
A queste truppe, ·secondo la nuova organizzazione, vanno aggiunte: '
I
•
33 batterie da campagna ad ·s pe~zi, cioè 280 pezzi 5 » da montagna a 4 pezzi, cioè 20 >• Totale . . 300 pezzi. QuesLe, oltre la fanteria e cavalleria dell' esército permanente (poichè i pionieri dell'esereito permanente :figurano tra i'pionieri della milizia), sono le l'o rze che stanno a disposizione della· Serbia in caso di guerra. L'ordinamento della milizia è strettarnente terriloriale. I suoi battagiioni portano il i1ome del distretto o località, e le· compagnie e squadeoni il nome del comune principale donde son tratte. Anche le brigate prendono nome dal territorio ove si formano, e questo nome è · lo .s tesso pe1' quelle cli 1• e · 2'. bando . Ordinamenlo -tcdtico delle fo rze della Se1'bia in pace ecl in · guer,·a. (Vecli Specchio N. 2):- In pace le forze della sèrbia sono ripartile in 1 brigata indjpendente ( esercito peri~anente) e 6 divisioni; costituita ciascuna di 3 brigate cli milizia di 1° bando, di 3 di 2° bando_(sì le b~·igate di 1·· che quelle di 2° bando son9 forti di 3 a GbattagÌioiii);più di 1 reggimento
·DELLA TURCHIA" EUROPEA, ECC . 257 di cavalleria forte di 5 a 7 squadroni, di i i·eggimento -di artiglieria da 3 a 5 batterie, di 1 battaglione del genio, ed infine dei servizi ·va1~ii . . In guerra la sola differenza neU'ordinamenLo· ~attico consiste . in ciò che le brigate di 2° bando non fanno più parte, in via normale, delle divisioni, ma soUost_arino direttamente al comandante s upremo. Le brigate di 2° bando non hanno che sola fanteria; inenLre. quelle di 1° bando hanno ciascuna 1 batteria di mili zia ècl 1 sezione di sanità . Nel caso quindi che le prime debbàne( prendere parte a qualche :operazione ricevono l' occor~·enLe · artiglieria dalle batLeri(? di. visioiiali. Armamento. - L'armamento dellafanleria serba consisteva sino a poco tempo 'addietro ii1- fucili Peabody per l'esercito nazionale e per il i' bando della inilizia; il 2° bando invece avea fucili"Green, molti dei quali ancora ad avancarica . Nello scorso inverno però sono s tati aèquistati ' molti fucili Chas'°?epot e pare i:)robabile che l'esercito permanente ed il 1° bando . di milizia abbiano ricevuto come ·nuòvo armaménto il fucile Chassepot. ba cavalleria è armata ili carabina, sciabola e pistola. · L'artiglieria possiede in parte cannoni Ifrupp a reLrocarica i.n acciaio, ecd in parie cannqni di bronzo caricanfo:,i dalla bocca del siste1na La Ritte. Nel11 arsenale di Kraguiewatz Lrovasi pure un certo num~ro <li mitragli~re. . Il gei:iio possiede 4 equipaggi da ponte, sisLema Birago, daila lunghezza complessiva di 200•• . Vi è pure un: materiale più pesante, ma poco adatto. Istruz iòne della trltppa. - In ogni comune è costituito un t iro al bersaglio. La milizia interviene ogni a1ino a ·manovre e precisa:mente in prjmavera per le.esercitl:lzioni cli battaglione, ed in · autunno per le esercitazioni di hrigata. 'In loLale ·sono appena 25 giorni che i militi . passano ,annualmente solto le armi.
258
DELLE CONDlZIONI (}E0G!'AFIC0·STA'.°1'ISTICO·MI,LITARI
Grandi concentramenti di tru.ppa · sinora non furono ·mai e.seguiti. , Stabilimenti ed istituti militari. -: Vi è un a.rsenale a Kraguie,vatz ch0 lia: ._ 1° U_na fonderia di cannoni che può somministrare~ cannoni rigati alla settimana; 2° Un'officina per-gli aff"Ùsti capace di f(wnire in una settimana tutto il maLeriale per una batteria; 3• Una fabbrica di bossol'i da cartucce e di cap.sule, capace di fcmiire 30,000 bossoli al: gio1:no; · 4• Una fabbrica cli fucili à retrocarica; 5° Una fonderia di p1'oietti. -Vi hanno pure varii polverifici, il più importante dei quali è quello di Stragar, che basti1 per provvedere a tutLi i bisogni delF~sercito. Infine una 11affi1wria di nitri presso Belgrado che dà un. prodotto annuale di 56,000 cbil. ed· in Qircostam:e fav,9revoli.può. anche triplicarlo. In quanto ad istituti di educazione militare la ·serbia possiede un'accademia militare ed uri corso centrale a -Belgrado; ·alla prima s0110 amme~si i giovani che Ì1anno già superati? le scuole ginnasiali inferiori, e ahnualmen~e sortono da ~ssa circa 20 nfficjali, de' quali i migliori sono poi inviati a spese dello Stato a compiere i loro studi_ all'~sLero; al corso centrale, che ha.lo scopo di if:itruire nei regolamenti e noi principii di tattica e strategia gli ufficiali della miJi.zia, sono anni.ialmente ammess_i 300 allievi tra ufficiali superiori ed. inferiori. In ogni. distretto poi vi è una syuola di sottufficiali diretta da ufficiali dell'esercito permanente .. · · · Esistono pure delle case in validi per gli: individui di.truppà. te forze militari serbe, foggiate quasi interaJ.Uente sul __si· sterna delle milizie svizzere, hanno un-vqlore<1bbastanza con- . sid~revole. Ciò si d~ve specialmente intendere per la parte costituita dalle pochissime.' truppe clell'ese1;cito p~rmanente ·e dalle rnilizie del 1• ba.ndo; giacché queUe del 2• han~lo, composte delle classi più anziane, cioè d' uomini fra i 40 e i 50 anni, ·non
'.B59 potrebbero avere qualche valore che nel caso d'una guerra · difensiva. Il governo serbo, compatibilmente coi propri mèzzi finanziari, non ha risparmiato cure per dar·e alle sue isti_luzioni militari quéll'a:rrnonia e quella saldezza che derivano dagl( ordinan'l.enti organici ed amministrativi, dalla çostiluzione dei qt\adri e dalla bontà e dalla copia defmaterialed!l guerra, come e,;iandio dt, alcune speciati esercitazioni, quale, ad esempio, il· tiro al ' ber.saglio, esereizio pal. quale i Serbi sono molto appassionati. Ad acçrescere il valore di questi el~menti contriJrniscono i senLimenti e le aspirazioni da cni è animalo il po- · . polo serbo, e l'odi9 contro il Turco. · A Lener vivi tali ·sentimènti, pui' domandoli e .discipli.nafldoli, si è a~operato con ogni possa il Governo, il quale, menlre nulla ha trascurato per so . spingere il paese s ulla via della civiltà, h'a rivoHe le sue mag. giori cure ac~ afforzare gli ordini miliLari e a prepar:arsi a sostenere GOl Turco una fierissima lotta. l\fa devesi d'aHra l)arte osservare che le forze militari della Serbia sono composte quasi totalmenLe di purè e semplici milizie, l'istru,:ione delle quali, fatta eccezione del . tfro al ber saglio, si riduce a quella che ·può essere impartita annualmente nel breve periodo di 25 giomi; che ai quadri, specialmenL~ nei gradi superiori, manca l'abitudine: nel comandare grosse masse, come nelle truppe manca quell;insieme e quella coesione che deriva appunto dalle esercilazioni faL_te nei grandi reparti, e .che infine, pel gran.de sviluppo ~a~o all'esercito in profiorzion·~ della popolazione, riesce .difficile il procurar quadri completamente isti·utM o che con µna cult,ura-generale elevata suppliscano al diìetto della militare (1): · • 11 loro valore reale noi~ può pertanto essere pari, per operazioni offensive, a qùèllo che avi'ebbe una pari quantità di DELLA TURCHIA. EUROPEA; ECC.
0
(1) I quadri de'lle milizie devon~ éssere stati migliorati, mediante l'am• missione d' ufftcjali esteri, specialmente ru$si, al servizio del . .governo serbo.
, ·
DELLA TU RCHIA EUROPEA,· ECC.
260 DELLE COND1ZIONI GE0GRAFIC0-STAT1STICO· MILITAR1 truppe di 1' linea d'uno degli altri eserciti europei. Ma, messe a fron~e dell'esercito turco, rappresentano però sempre un elemento di forza considerevole, speciahp.ente quando coll'esperienza della guerra i quadri e i soidati avranno acquistata , quella pratica e quella coesione, di cui. in prin~ipio delle operazioni hanno forse dimostrato di patire difetto. Siccome appai:e dagli ànnessi Specchi, la Serbia può nÌettere in campo per operazioni offensive un esercito di 80 mila uomini, ed averne· uno di 2• linea forte da 4o·a 50 mila uomini ..
26f:
SPllOCHIO N. 1.
Composizione delle forze militari della. Serbia. ARMI
e
FORM DELI:E UNlTÀ TATTlCll.E
SERVJ Z I VAR I
.a)
Esercito permanente.
Fanteria
.2 - - - - No n comp rese le carich e il
battaglione conta 800 comb'attenti. : - 2 - ~ - Non oomprese le cal'iehe lo. squa drone conta 80 cavalli. Su_s pezz i. da campagna · Art1gl1errn · da montagna Su 4- pezzi. · Cavalleria
. . .f
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pionieri ..
Genio
{ pontieri
Tru'ppe di sanità· . li) Milizia
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Di 96·soldati.
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. 80 - - - -
Cavalleria
-
~ da campagna Artiglieria l . \ a.a· montagna -
Per ogni battagl. si han no 810 com.battenti e 192 soldati del . treno. 33 - - - Per ogni squ adrone si hanno 150 ca vall i e 80 soldati del treno. - 27 - - Per ogni batteria (a 8 pezzi) si h anno 180 uoiuini e -fO soldati d er treno. - 1 - - Per ogn i batte ri a (a 4 pezzi) s i hanno 180 comini e 40 solda ti del treno. Ogni compa1mia ha 150 uomini e ·31 soldaf[ del treno . - 18 - Ogni compagnia lla 120uomini 1 e 10 soldati del, trono. 18 Ogn i plotone lia ao uomini e 10 soldati del treno ;18 0"0i plotone ha 50 uomini e 1'ò sofd ati del treno. ~ 1S Ogni JJ!otone lia so uomini e· IO so dati del treno . .
1---19-
Pionieri
.. . . . d1 sam ta . . · .•Truppe. . . . 1 d1 sussistenza . . . Profess1onish . . . . . -
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1-
1
Lavol'atori è) Milizia di
tanteria
Di 300 soldati.
Di 300 soldati.
di 1° bando.
Fanteria . .
I
1-- - -
1- - - -
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1-. - -
2° bando.
. !so -
1
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ogni battaglione ha600cbmbattenti e 40 soldati del treno.
;26;2
263
DELLA TU.RCHIA lHJROPEA, . ECC.
DELLE °c:ONDIZI0'.'{l GEOGRAFICO-STATJSTICO-MILITARf
SPIICCHlO, N. 2 .
Quadro .di formazione ell'esercito ·serbo. ÉSERCI'l'O PERMANENTE E MILIZIA
·~1lTUJfI8 ·~wl I~·= .~ ~ru
.BRIGATE Dl FANTBRU,
NUMERO È
NOME
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MILIZ.(A DI 2° B ANDO
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~ Ki 1.. a·e at IV divisione Timok .' J ~ "' z._ · · · · crna_rJeka .. . . .. • . · Quartier generale Zaica,· Kraina . . .. . . . . . . .
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48001·
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KriJ. asewatz. 4 2600 ratori delle bri· 3. gate. 750 1100 · 450 2400 15800 CinarJ· eka . . ,1 2600 5 4800 Kraina . . . . · 5 $.250 1 ~;gf~altc~~~t~m~ traino. -. - - - - - ,11- - -1 5 3250 Posha. · rewatz . . . 5 l 1! elle -colonne di J ·1300l Poshare,vatz. v divisione Danubio munitione e di Bra111cevo . . . . 5 . l l 6 S - s sussistenz(l. anor4300 900 liOO .4'lo 2500 16950 Branicevo . . 5 3250 Quartier gen. Posha,·~watz Semendria <t 1 1 ma_d~l bisogno. 3400 . Semendri 4 2600 1 1 , · · \ sezione di posta · il '" 1-B -ei_g_r-ad-o-.-.-.-. -.-.-.. -l--5 ~ ~ -- ~ :~Jrr il tele- - 4-3'0-o!- -I- - - -. - - _ _ li_B_e_l_g_r~-d-o-.-.-,·l--5 - 3-2-50 IV divisioneSamadyo Kragujewa tz . . · . . . 6 1 · 1 7 3 - 4I 5100 10551 1100 600 2600 18150 .Kragujewatz G 3900 Quartier gen: Kragv..jewatz- Jagodina. . . . . . . . 1 4 1 1 8400 I Jagodi na . . . 4 265-0 1 l- - - - - - - -- - - ---'-- - - -- - - --!..._:___;__~l ~ - - - - ~ ~ i ota\e 698001~,~ ~ ~ 100100! -.-. 52050
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~orza combattente
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7500~1- .- . .. -.-.-.
~
48000
0 1e ..,c_he dei due battaf:"'liont fanteria e dei due squadroni cavalleria dap(1) La brigata indipendente che consta delle -truppe permanenti non si'compoue t, l ~ poichè la parte permanente deJl'artigli.eria e genio è suddivisa anche .in tempo 1, e ,.-ivi$ioni della mi fzìa. · (2) ·I reggimenti dì cava,ll~ria son_o formati su due _divisioni. · e npre · . . . . ,· . . . . .. .. , · . . . (3) Nel calcolare la forza, 1 soldati do! treno· addetti ad o<>ni unitìt tattica s9nost.ati Sl ne1 serv1z1 van. Cosi pure le sezioni d1 san1ta d1 brigata. {i) Compresi i solçlaU del treno (Vedi Specchio N, 1). b •
1
1
264,
III, -
DELLE CONDIZI0;'\[ GEOGRAFlCO-STATISTICO- :lIILITARI
Brevi cenni .sulle campagne dal 1360 al 1459, 1689-90, 1737-38. ·
La storia della Serbia, soLto il punto cli vista militare, vuolsi dividere in due parti principali, l'una. che riguarda i fatti in cui essa ~fu obbiettivo principale e definito degli eserciti che guerreggiarono in questa regione por renders_e ne padroni o da nord o da sl).d; l'altra cl1a comprende quei fatti storici miliLari, in cui la SOl'bia non è pii\ che unu regione di passaggio ·pér gli eserciti guerreggianti nella penisola greco-sia va, e nei quali fatti l'apparire della regione 'SeÌ'ba da altro non dipende che rlall.a sua posizione geografica frammèzzo le opposte polen20 belligeranti. . Quantunque gli avvenimenti storici che corrispondono a quest'ultima suddivisione si rannodino coi fatti militari più importanti avvenuLi nella regione dei Balkan e del Danubio, vale a dire l'invasione dell'Ungheria, dell'Austria e della Transilvania per parte dei Turchi dal 1521 al 1609, cioè dalla battaglia di Mohac sino alla baLlaglia. di Peterwardein e al consegu.ente trattato di CarlowiLz, pure il loro esame non presenta un inleress~ abbastanza senlilo per le attuali circostanze. Lo studio dello campagne del 1526, del 15_29, del 1532, del 151-1--i-3 direHe in persona dal grande sultano Solimano I e colle quali egli si imiradronisce dell'.Ungheria e per ben due volle si spinge sotto Vienna, minacciandola d'assalto; delle campagne dal 1GG3, 1683 sotto il regno _di Maometto IV, nelle -quali per una terza ed ultima volta le truppe turche s tringono Vienna d'assedio, e finalmente di quelle combattute dall~ lega santa (Polonia, Venezia, Imperatore d'Austria) per la liberazione dell'Ungheria dal 1685 al 1699, per quanto riguarda
DEI.LA TURCHIA EUJlOPEA, ECC,
265
la Serbia, non serve ad altro che a dimostrare come la regione serba e specialmente la valle della Morava sia sempre stata la linea principalè percorsa dagli eserciti turchi che da Adrianopoli, attraversando i Balkan alla Porla Traiana od al passo di Jslady per Sofia e Nissa, si dirigevano al Dannbio verso Belgrado. ~Iaggioreinteresse offrono pel caso nostro le campagne combattute fra i Turchi e i Serbi prima della dominazione turca, quella del '1689 e 1690, quella deJ 1737 e 1738 e fina lmente quelle combattute dal ·1801 in poi contro lo insurrezioni della Serbia. Campagne dal 1361 al 1459. - :\1:urad I conduce P.el primo i Turchi dall'Asia in Europa, sbarca a Gallipoli nel 1361 si impadronisce di Adt'ianopoli e, lasciando da. parte Cos tantinopoli, estende per mezzo de· suoi luogotenenti Evrenos e Lalaschehin le sue conquiste da oceidenle di Adrianopoli e fino all'alta valle della Maritza. Papa Urbano V proclama la crociata contro i Turchi. L'impero serbo elevato a grande potenza nel la-·l-0 da Dukan czar dei Serbi, ed e stendentesi dal Danubio alla Macedonia fin presso a Costantinopoli ai confini del cadente Impero d'Oriente, è minacciato ùa questa invasione dei Turchi. Ungheresi, Serbi, Valacchi si collegano per combattere il nuovo nemico. Si spingono per la valle della .Maritza verso Adrianopoli (1363), ma, improvvisamente attaccali dai Tnrchi, dopo grande strage sono· costretti a ritirarsi ai passi dell'Hoemus. Kell\-tnno '1389. .Murad, dopo aver conquistato la Bulgaria, si rivolge contro la Serbia allora retta da r e Lazzaro. Dalla valle della :\Iaritza per il passo del Derbon si porla a Ichtiman e· di qui pe1· Kostenclil si dirige all'altipiano di Kossowo, sul quale stavano le forze collegale della Serbia, Bosnia, Erzegovina ed Albania. Jl J5 giugno 1389 in una grande ballaglia l'esercito dei collegati è sconfitto, il re Lazzaro p1•oso prigione e ucciso, il sultano Murad I assassinalo dai serbo Miloch Obililcli . Col possesso dell'altipi~o di Kossowo si apre ai Turclù la via al possesso della Serbia, dell'Albania e della Bosnia. ANNO
xx,,
VoL. 111.
266
267
DELLE CONDIZIONI GEOGRAF1CO- STATIST1CO- MIL1TARI
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC,
Nel 14'17, essendosi s penta la famiglia dire Lazzaro, Murad 11 eleva pretese sulla Serbia; nel 1!t38 la invade, s'impadronisce di Semendria ed assedia Belgrado. Ma Ungheresi, Polacchi, Serbi e Valacchi si collegano per çontrasLare le invasioni dei Turchi e specialmente il possesso di Belg rado ritenuto allora, come in appresso, il punto strategico ùi maggior importanza sul m~dio Danubio. Giovanni Tlu njady è il capo dell' ésercilo della lega. Nel 1443 invade la Serbia per la vallo della Mor ava, per Kruschewatz si dirige a Nissa e quivi sconfigge l'eser ciLo turco nella baLLaglia combattuta il. 3 novembre 1443; perrntra a Sofia e pel passo d'Isladl scende nella valle della Marilza a Jalowatz, balle nuovamente i Turchi e li obbliga ad una tregua di 10 anni. Ma rotta quesla Lregua, dopo la campagna ùella ·Bulgaria e la celebre sconfilla di Varna toccala agli Ungheresi il tO novembre 1444, l'Hunjady, per porre un argine al nuovo avan- . zarsi dei Turchi, raduna nel 11~47 sull'altipiano di Kossowo un esercito di 2i mila uomini. l\Iurad II, rifacendo la strada di Murad I con un esercito di '150 mila uomini, aUacca i collegati e li sconfigge . Succedono quindi le campagne del 1451- e 1456 nelle quo.li gli eserciti turclù per la valle della Morava Lendono a Belgrado e sono respinti dai collegati serbi-ungheresi volta a volla verso Nissa e Sofia, fiuchè nel 1459 sotto l'impero di Mahomed II i Turchi rientrano in Serbia, s'impadroniscono di Semendria e fanno definitivamente della ·serbia un a provincia dell'impero turco. Campagna del 1689-90. - Dopo le vittorie ollenule. contro i Turchi dall'eserciLo della lega santa capitanalo dal duca cli · Lorena nelle campagne del 1685-86-87 e 88, l'Ungheria è liberata dai Turchi, Semendria e Belgrado e buona parte della Serbia cadono in potere degli Imperiali. Le truppe collegate dal lato della Bosn ia (divenuta fin dal 1483 provincia _della Turchia) sonosi spinte fino a Baianluka e Zwornik. Non avendo condoUo ad alcun risultalo le trattative di pace,
-che s tavano · in quel fraLLempo discutendosi a Vienna,. il Sultano decide di muovere alla riconquisla di Belgrado. Il pascia . di Bosnia p er Zwornik e Sabac deve tendere a Belgr ado; un corpo da vViddin, in unione colla tloUiglia ùel Danubio, minacciare la Serbia, rimontando il fiume, nel mentre che il grosso per la Morava deve muovere direttamente su Belgraclo. Zwornik dopo un assedio di 8 giorni cade n uovamente in potere dei Turchi; Orsowa è costrella cedere in seguito alle operazioni dell~ flottiglia del .Panubio e del corpo di Widdin, ma il corpo cen trale che moveva _per la Morava sotto gli ordini del serasker (generale in capo) Reclscheb-pascia, sorpreso a BatoLschino. dagli lmperiali, è pienamen te sconfìUo e cosLrotLo a ri piegarsi· per Nis sa e Sofia ai passi dei Balkan. In seguilo a questa ritirata Kladowa e Widclin cadono in polore degli Imperiali, e il corpo dei Serbi comandalo dal generale Piccolomini occupa l'altipiano di Kossowo e riesce a spingersi fino a Uskup nella valle del '\V arùar. Ma riordinale le forze turche la campagna dell'anno se· gi.iente si apre colla sconfitta dei Serbi sull'alLipiano di Kossowo, poi coll'assedio e caduta di Nissa e colla ritirala dell'esercito imperiale sul Danubio e si chiude coli' assalLo e la presa cli Semendria e cli Belg rado. I confini turchi sono di nuovo portati alla Sava ed al Danubio . Campagne del"1737 e 1738. - La pace conchiusa tra l'Aus tria e la Turchia il 21 luglio 1718 a Passarowilz (Posho.rev.ratz) dopo le brillanti campagne del 17'16-17 dirette dal principe Eugenio di Savòia, fu nuovamente rolla nel 1737. Nel mentre che per la Cl'imea Turchi e Tartari muovono g uerra alla Russia, dalla parto del Danubio si accingono i Turchi .a vo.rcare i confini che il trattato di Passarowitz aveva stab1liLi (1) ed a riconquist.are Belgrado . {I) li confine della. Serbia in seguito al tratta.Lo di Passarowitz era segnalo dalla Drina, dalla Morava serba e da l Timok.
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DELLE CONDJZIONI GEOGRAFICO-STATIST!CO-Ml LlTARl
DELLA 'l'URèHIA EUIIOPEA, ECC .
L'Aus tria, p1·evenendo le mosse dei Turchi, melte in campo tre ar mate. Una sotto il duca di "Lorena deve operare per la Serbia e la valle della Morava; la seconda comandala dal feld-maresciallo principe di Hildburgausen deve invadere la Bosnia; la terza comandai.a da , :vallis deve invadere _Ja Valacchia. 11 giorno 12 luglio l'eserciLo principale imperiaie passa il confine serbo a Koeningsfeld tra Jagodina e Parakin. Coll'avanzarsi degli lmper iali, i Turchi s i r ipiegano da Krusche,rnlz, AlexinaL7. e Gurgussowatz; Nissa stessa dopo intimazione di resa apre le pori.e all'esercito imperiale, il quale si spinge verso Piro!. In questo frattempo un corpo degli Impet'iali, sotto gli ordini cli Kewenhuller, rnovenclo eia Bel'za Palanka minaccia Widdin, ma hattuLo dai Turchi sul Timok è costretto a rip\egare su Berza Palanka, e ai confini della Serbia colla Bosnia viene occupato Novi Bazar ed inLeapreso l'assetlio di UshiLza lenuta dai Turchi. In questo mentre l'armata comandala dal principe Hildburgausen, che doveva invadere la Bosnia, passata la' Sava a Gradisca, erasi <lireLla su Baianluka. Ma i. Turcl 1i, radunatisi a Trannik, giungono iu tempo a proteggere Baianluka s tretta d'assedio dagli Imperiali e costringono il c.o rpo di Uildburgausen a ripiegare sulla Sava. FratLanto il vecchio Alunod-Koeprili era r iuscilo a l'adunare ad Adrianopoli un osc1·ci to d( circi:t SO.mila uomini per. muovere inconL1·0 all'esercito principale degli lmpe!'Ìali che, come abbiamo visto, per la valle della Morava vittoriosamente era giunto fin oltre Nissa . Con. tali for ze superiori r ovescia le avanguardie degli Impel'iali, giungo a N.issa e facilmente se ne impadronisce, e respingo gli Imperiali ai confini della Serbia. In questo menl1·0 il governatore di Widdin batte gli Irnperiali s tabilili . a Berza Palanku e spingesi ~ul Danubio si no a puri di Vecchia Orsowa. Nell'aprile del seguenLe anno '1738 si riprendono Jc operazioni cli guerra. Da Zwornik sulla Drina i Turchi ~i dfrigono
su sa·bac devas tando e depred ando la regione che p ercor rono. l'v1ohamed governatore di Widclin muove ad assediare Mepedia, ma, battuto dagli Austriaci si ritira, riceve rinforzi da Nissa per Gurgu1sowat.z e quindi r iesce ad impadronirsi di Kladowa ,e cli Orsowa. Il corpo principale degli l mperiali per 11uesto avanzarsi dei Turchi <la Zwornik e da '\Viddin, abpandona la valle della Morava o ripassa sulla s inistra del Danubio; i Turchi da Nissa s i spingono verso Belgrado. . Nell'anno seguente gli imperiali da Pancsova ripassano il Danubio s i scontrano coi Turchi A lliszardik, e sono sconfitti; Belgrado' ri Lorna nuovamenle in potere dei Tur·chi e col trattato stipulato il 18 settembre 1739 i confini tra l'impero d'Austria e la Turchia sono delimitali dalla Kzerna, dall'Unna, dalla Sava e dal Danubio. ·
IV. -
Riv oluzioni d ella S erbia .
In mezzo alle ~uro vicende per cui era passata la. Serbia dopo la sua caduta sollo il. giogo mussulmano, non erasi spento nel s uo popolo Io spirito cl' indipendenza e l'amor patrio. Nel 1801: guidali da Kara Geor ge i Serbi insorgono contro il governo turco. Il pascii.l di ~issa, venuto contro i r ibelli, è da questi atLaccatc, ryella pianura di Kuprija e disfatto. BeJn-rado cado in potere degli insor ti nel 1806 e l'insuro . . rezione si estende dalle rive del Danubio a Negolin, Nov1bazar Alexinatz comprendendo quasi interamente l'odierno ' ' territor io serbo. Nel 1807 il governo turco intraprende operazioni decisive per r idurre all'obbedienza la ScH'bia. 11 pascià di Bosnia con 40 mila uomini deve per Zwornik sulla Drina avanzarsi verso la pianura della. Macsava, nel mentre che un altro corpo turco
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DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITARI
da Nissa deve operare per la valle della Morava. Gli in~orli sono sconfitti a Nissa, ma spa~leggiati dalla Russia allora in guerra colla Turchia e rinforzati da un corpo russo di 3 mila uomini che ha passato il Danubio a Klack>wa, si mantengono di fronte ai Turchi. Venutole meno nel 1812 pel trattato di Bukarest l'appoggio della Russia, la Serbia, abbandonata a ·se medesima, è obbligala a difendersi da sola contro le energiche operazioni che stanno combinandolesi contro· da parte della Tur chia. Il gran Visir Kourdschid con 15 mila uomini ed una flottiglia sul Danubio deve operare dalla parte di ,Viddin; Bekir-pascià con 25 mila Bosniaci dalla parte della Drina per Zwornik e Sosnilza, .nel mentre che il grosso dell'esercito turco (40 mila uomini) deve per 1-a Morava da Nissa dirigersi su Belgrç.do. Kara George, vedendo che le forze insurrezionali male avrebbero potuto contrastare colle forze turche, propose di abbandonare la frontiera, guernire le fortezze di· Belgrado, Schabatz e Semendria e ritirar~i col r imanente dell'esercito e col popolo nelle foreste dei monti della Surnadia, per intraprendervi guerra dtfpartigiani. Ma tale piano non fu accettato dai Serbi, è si decise invece di difendere a Deligrad, sulla Drina e a Negotin il territorio serbo, nel mentre che un nucleo di forze . ' posto sotto gli ordini di Kara George, in posizione centrale a Jagodina, doveva servire da riserva secondo le circostanze. Deboli ovunque, i Serbi furono battuti su tutti i punti; per la Drina, pei monti della Kraina e per la valle della Morava i Turchi penetrano in Serbia, e si riuniscono a Belgrado che cade nu9vamente in loro potere. _, Ma ta restaurazione turca non soffocò il sentimento d'indipendenza dei Serbi. Nel 1815 si sollevano puovamenle sotto la ~irezione di Milosch Obrenovitz e dopo allerne vice-nde di Tatti d'.armi di lieve importanza e di maneggi politici la Serbia, appoggiata dalla Russia, in forza del trattatp di Adrianopoli riceve quell' autonomia e quell'organizzazione politica che· ha oggi giorno.
DELLA TURCHIA· EU~OPEA, ECC.
V. -
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Considerazioni militari sulla S·er,bia·.
Dall'esame geografico che si è faLto della Serbia, appare ehe se da nord, da est e d; ovest ostacoli · naturali, quali il Danubio, la Drina, iL Timok écl i , monti della Kraina rafforzano i suoi confini, verso s ud essi non sono appoggiati ad ostacoli naturali d'impo~tanza. Infatti le valli della Morava bulo·ara(col suo affluente la Nissava), dell'lbar e della Morava ser~a che scendono dagli altipiani di Sofia, cli Vranja e di l{:ossowo e che sono attraversate· dalla linea convenz.ionale di confine molto a valle della loro origine, costituiscono altrettante più o meno buone linee d'invasione. Affine di collegarsi con la struttura generale del terreno e presentare una certa sicurezzastrategicaanohe da questa parte, il confine dovrebbe· spingersi sugli altipiani di Kossowo e cli Sofia ora detti. Se queste ·linee d'invasione che attraversano il confi~e meridionale della .Serbia possono, non tenuto calcolo delle difficoltà locali che ciascuna cli esse più o meno pr.esenta, aprireun varco abbastanza facile ad un'invasione proveniente da.sud, conviene però noLare come tutte-veng.ano a. dar cli/ coz.zo sulla linea trasversale della Morava serba da UshiLza a Kru.schewatz; e come questo t.ratto della Morava serba, corren.do in direzione ovest-est da Ushitza al punto di confluenza colla Mor.a:va bulgara; costituisca ,una bu.9na linea di t~ifesa contro un'invasione proveniente dalla Turchia e venga in certo modo a correo-o-ere la debolezza del confine della Serbia. ::,o 1· Quando poi si consideri che all'estremità ovest cli questa me~. si collega in direzione normale alla medesima quella formata, dal fiume Kolubara, ed all'estremità est, parimenti in clir~zione normale, quella formata dalla gr(mcleMorava (Morava bulgara~
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DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITARI
serba l'iunite jnsieme) e come in questo rettangok) ehi uso a n.ord dallà Sava e. dal Danubio siano compresi i difficili e boscosi monti della Sumadia e 1e capitali del principato serbo, Kragujevatz e Belgrado, si può dedurne come il tratto d~lla ìVIorava serba dianzi accennato costituisca da sud il fosso del gean ridolto centrale della difesa serba, ridotto che bisognerebbe fosse espugnato ed occupato da chi avesse per obbiettiv0 di rendersi effettivamente padrone del principato serbo, e che, contornato dalla linee fluviali che abbiamo menzionate, e favorito dalla natura del terreno che comprende, presenta favorevolissime condizion~ per un'efficace difesa. · . La clif'esa della Serl)ia quindi si può svolgere efficacemente al confine est sul Timok e sui monti della Kraina e ad ovest sulla Dl'ina; meno faci lmente sul confine sud perchè aperto e non appoggiato ad ostacoli naturali. Perduta la linea di confine, la difesa conviene si concentri nel rettangolo forma to dalla Kolubara, dalla Morava serba, dalla grande Morava, dalla Sava e dal Danubio, il quale rettangolo, comprendendo le città più importanti del principato ed un terreno adaUatissimo per le operazioni difensive, viene naturalmente a costituire il ridotto della difesa della Serbia. Tralasciando di tener conto delle linee d'invasione della Serbia dal laLo nord, ci si presentano, da sud, da esL e da ovest le seguenLi: 1° La linea della grande .Morava che attraversa .il principato serbo. Essa è specialmente determinata dalla grande strada Adrianopoli-Sofia-Nissa-Belgrado e costituisce la linea d'operazionì più d iretta tra la capitale dell'impero turco e la capitale del principato serbo. S11perate le stret~e di Alexinatz e di Parakjin, sbocca nell'ampia valle della grande Morava atta a permettere lo sviluppo di operazioni anche con grossi corpi di ·truppe; divide in due la Serbia e separa buona parte del suo territorio . orientale dal r idollo centrale che abbiamo sopra indicato. Procedendo verso il Danubio, si· lascia sul fianco sinistro le importanti posizioni di Kraguiewatz.
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Questa linea d'invasione si appoggia all'altipiano di Sofia, sul qt;ale Jà Tu1·chia può concenLrare le forze raccolte nelle valli del Vard.ar, della Maritza e della Bulgaria e che vi può far concorrere celeremente per mezzo delle. due ferrovie Adrianopoli-Sarambey e Salonicco-Mitrowitza. È inoltre la linea naturale di ritiraLa di. un esercito turco costretto a ripiegare su Coslantinopoli. Dall'esame delle campagne combattute nella valle danubiana risulta essere stata questa non solo la sttada principale tenuta dfl:i 'Iurchi pe-r recarsi sulla sinistra del Danubio contro Austria e Ungheria, ma sì ancora la prin- cipale linea d'operazione seguìta da essi nelle loro campagne contro la Serbia. Con qu·esta linea d'operazione fanno sistema più. da vicino le due d ifficili strade che dall'altipiano cli Kossowo per NoviBazar e SjenMa, unu per la valle clell'Ib~r e l'altra per la valle s uperiol'e della Morava serba, conducono al tratto délla Morava serba che corre in dil'ezione est-ovest tra Ush itza e Kruschewatz . Esse non solo conducono ad urtare di fronte contro il 1'idotto centrale della difesa serba, ma ancora per la natura dei ter reni che percorrono male si prestano al pas saggio cli gr ossi corpi di truppe. Vogliono pertanlo essere solamente considerate pel vantaggio che procurano di dividere le forze serbe rni~1acciando il confine in più parti e pel mezzo che s i ha di cop1'il:e coi corpi operanti per le stesse l'importante posizione di Kossowo. 2° La linea vVidclin-Negotin, Bersa-Palanka, Milano,vatz, Posharewatz; essa si appoggia alla fortezza di ,viddin. Questa linea, oltre al permeUere :di dirigersi su Semendria ·e Belgrado evitando. le forze serbe concentrate nella valle della .Morava contribuisce a divideee la Rumenia dalla Serbia. W'idclin,' fortezza turca, è la base di operazione di questa linea sulla quale si possono concentrare le forze Lurche di Bulgaria. Essa viene collegata con quella principale di SoDa-Belgrqdo dalle due strade \Viddin-Pil'ot (mulattiera), Negotin-Nissa (abbastanza buona) per la valle del Timok. Questa linea con-
27,i, DELLE CONDIZIONI GE0GRAFIC0-STAT1STICO-MIE1TA RI tribuisce a facilitare le operazioni dei c01~pi invadenti la Serbia per la Morava, ma non ha di per sè sola una grande impo1;tànza strategica, sia perchè attraversando la s terile regione dei monti della Kra.ina non permette lo sviluppo di or e.rai~oni militari con grossi corpi di truppa e sia perchè oggi specialmente non può essere efficacemente secòndata dalla linea del Danubio per mezzo di una flottiglia, essendo stato dichiarato neutro il-.corso del Danubio. A questi dati sfavorevoli bisogna aggiungere attualmente ·quello di -aver a tergo la Rumenia i cui rapporti rispetto alla Turchia non sono molto chiaramente definiti. Questa l.inea vuolsi adunque considerare come secondaria, atta a facilitare le operazioni nella valle della . Mor ava, nè ebbe pee lo passato parte più importante di questa, malgrado le circostanze più favorevoli. 3° Dal lato ovest, ci'oè dalla Drina, ha vvi la linea cl' invasione che da Zwornik per Losnitza conduce alla pianura della Macsava e per Sabac e Palesh su Belgrado. Essa si appoggia alla Bosnia e .specialmente su Zwornik fortezza turca. Se in passato. questa linea ebbe una capitale importanza, allorquando cioè al pascià di Bosnia era facile il radi.mare un 20 o 30 mila uomini e minacciare da q_uella paete-la Serbia, nelle circostanze attuali, coll'insurrezione bosno-erzegovinese, non può avere che un'importanza secondaria. Da queste considerazioni, risultanti dallo studio della geografia e della storia militare, pare che si possano trarre le seguenti conclusioni: 1° Come la Serbia, occupando una pos1z10ne centrale rispetto alle province turche adiacenti, abbia facilità di agire colle sue forze riunite, mentre i Turchi neeessariamente divisi non possono riunirle che con lunghi spostamenti. . 2• Come la difesa delle frontiere ovest ed est sia facile in causa della natura del terreno e come perciò rimanga disponibile maggior quantità cE forze per la difesa della frontiera meridionale o per operazioni offensive basate su di essa. 3° Come la frontiera meridionale costituisca per conse-
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guenza il fron te st1;ategico più importante sia per la difensiva sia per l'offensiva; per la difensiva perchè vi concorrono le più dirette linee croperazione dei Turchi, sussidiate dalle ferrovie dianzi accennate; per l'offensiva perchè per essa si tende direttamente all'altipiano di Kossowo ed a Sofia che sono i due maggiori obbiettivi delle operazioni probo.bili dei Serbi, l'uno per collegarsi coi :Montenegrini o agire veL'SO la Macedonia, l'altro per maeciare sopra Adrianopoli o per appoggiare l'insurrezione· bulgara. • . 1° Come le tre piazze di '\Viddin, di Nissa e cli Zwormk, trovandosi s·ulle tre grandi linee d'operazioni dianzi_ accennate formino ostacolo direttamente od' indirettamente alle ' operazioni offensive dei Serbi verso la Bulgaria, la Mace-donia e la Bosnia.
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V . .. I.a ·numenia.(IJ
I .··_ Brevi cenni storici sulla· costituzione politica della .Rumeni'a.
La Rumenia s i è costituita in un solo· !SLaLo e sotto tale nome, mediante la riunione volonLaria dei due principati della Valacchia e della Moldavia, sanzionata dalle poLenze e uropee e dalla Turchia in recenti Lrattati (1856, 1858). Già fin dall'epoca delle conquiste turche nel sec.olo xv, la Valacchia e la Moldavia formavano due Stati autonomi, ma tribuLari della Turchia, retti da voivodi od ospodari ilon ereditari, soventi stranieri (greci od armeni), soggetti continuamente ai capi>icci ed alle vessazioni della corte di Costanti-
(I} Vedi: 1° SJRONI, Saggio di Geografl,a str ategt ca. ~· RB<.:LUS , Nouvezte Géographie imtversel le. -
'l'or ino 1873. !8i5.
Paris
8• D ie o,·ientalische F,·age vom mtlitii?·isohen Standp ·v.,,n,kte (ne lla Oesterr. Mtlit. Zei tschr_!ft, xv .J ahrgang, J'<,r Band). 4° i\fOLTKE, Ca;mpagnes des Russes dans
/a,.
TtW(Jt~ie à 'Europe en
.JS.!8-18/29,
5° Von W1TT!NOHAUSEN , Das P·i i rstenthum Romanien. - W ien 1869.
. 6' HANDTKB , Special-I(arte già cila ta. 7° Diversi giornali e pubblicazioui periodiche..
DELLA TU llCHlA E UROPEA, ECC .
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nopoli. Ma col diminuire della potenza turca e coll'accrescersi della· i>ussa, i due principali si sono a poco a poco emancipati se non di diritto, almeno di fatto, dalla dipendenza turca; cos icchè oggi la Rumenia si può cons iderare come uno Stalo indjpendente. La cost.ituzione politica attuale della R umenia dipende essenzialmente da tratta ti; si crede perciò conveniente accen- . nare brevemente le vicende che condussero a ta li trattati.. e i patti in essi sanciti . • Sul principio ciel secolo scorso la Russia, coll'acquisto dì parte della Bcssarabia, diveniva confinante colla Turchia; quindi le regioni alla ·foce del Danubio, la Moldavia, la Valacchia o la Dobrutscha diventavano Logto H teatro cli guerra obbligato fra queste due potenze. Nelle vicende cli tali guerr~, nelle quali si disegnò semprepiù nettamenLe l'obbietLivo della polilica russa, cioè la conquista cli CostantinopoÌi, la Russia cercò -costantemenLe èli sostituirsi alla Turchia, se non nel possesso immediato, almeno nell'alta sovranità sui Principati Danubiani onde trovar là una comoda e sicura base pei> dar compimen to ai suoi disegni. l nfalti col trattato di Kainardshi ('1774) essa si fece dichia. rare proteitrìce della Moldavia e della Valacchia, facendo loro promettere dalla Turchia, che ne conservava l'alta sovra nità, . un governo migliore. Col Lra llato di Bukarest ('18:12) la Russia ebbe il possesso di tutta la Bessarabia ed affermò nuovamente il s uo dìritto di pcotettorato sui due prjncipati, ma le preoccupazioni della guerra contro Napoleone richiamavano, pel' allora, su altro campo la sua a ttiviLà . Col trattato di Adrianopoli (1829) la Russia, ponendo fine ad una guerra nella quale aveva · posto a repentaglio l'esistenza politica della Turchia, aumentava i suoi diritti di protettorato suj Principati Danubiani, e migliorava le condizioni delle proprie frontiere, facendo smantellare le forLezze turche sulla sinisti-a del basso Danubio. Essa non accettav·a il pos:.
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DELLE CONDlZlONl G'EOG'!lAFICO-STATISTlCO-MILITARI
sesso diretlo dei due principati, statole offerto dalla Turchia p er esimersi da altre onerose condizioni di pace, ma poneva in certo modo le basL della loro autonomia, stabilendo: 1° Che la Turchia non vi potrebbe avere alcun punto fortificato; 2° Che l'amministrazione interna dei due IJirincipati sarebbe del tutto indipendente e libera da qualunque ingerenza ·del go. 1:erno turco; 3• Che niuri Turco potrebbe abiLarvi od avervi propr ietà fondiaria; 4° Che i due principati non avrebbero verso la Turchia altro obbligo che quello cli un annuo tributo. Nel 1848 la Russia; accampi.melo diritto d'occupazione eventuale in forza del protettorato sancito nei trattati p1'ecedentf, faceva entrare le sue truppe nei Principati Danubiani sotLo pretesto di ristabilirvi l'Òrdine pubblico e li. occupava fino ·al 1851, facendo sopportare loro una parte delle spese di occupazione. Nel 1853 un esercito russo enlrava di nuovo nei principali e si spingeva fin sul Danubio. Omer-pachà, concentrate le forze turche, l'arrestava su questo /lume. I Russi, in seguilo ad ulteriori avvenimenti, sgombravano i Principati Danubiani, ed un corpo austriaco vi entrava nel 1854, sostituendo, in seguito ad accordi segreti fra l'Austria, la Russia e la Turchia, l'occupazione austriaca alla russa e vi teneva. guarnigione sino alla conclusione della pace. Col trattalo di Parigi ('1856) veniva riconosciuta, sot,,to la garanzia delle potenze contraenti, la quasi totale autonomia dei due principati, concedendosi loro d'avere un esercito proprio, di sèegliersi un gover no loro particolare (coll'approvazione però delle potenze stesse), mentre veniva tolto alla Turchia, che ne conservava l'alta sovranità nominale, il diritto d'intervenirvi in caso cli disordini interni senza il previo consenso delle grandi potenze. La Russia infine r estituiva alla Moldavia ia Bessarabia meridionale. Mercè queste nuove. concessioni ·
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venivasi a costituire alle foci del Danubio uno Slato autonomo fra la Turchia e la Russia 'e divéniva libera la navigazione del Danubio inferiore.. Nel 1858 i due princ·ipati manifestavano il desiderio di riu~ nirsi in un solo Stato e, malgrado l'opposizione dell'Austria e della Tur chia, l'ottenevano dalle potenze garanti del trattato di Parigi. Da questa riunione sorgeva l'attuale prin,~ipato di Rumenia, con governo monarchico-costituzionale, con esercito ed. amministrazione prop1:ia e indipendente. Malgr ado sia st~lo travagliato da crisi intem e, le quali vi produssero nel 1866 un cambiamento di dinastia, tuttavia questo nuovo principato tende ogni dì più a svincolarsi, eziandio ne' s uoi. rapporti internazionali, da qualunque dipendenza, anche nominale, della Turchia e a conformàt'e il proprio stato politico e so· ciale a quello delle nazion i incivilite dell'Europa.
II. - Situazione geografica della Rumenia.
La Rumenia occupa la parte di r iva sinistra del bacino del Danubio inferiore dalle Porle di ferro al Mar Nero ed è costituita da due lunghe s triscie di terreno, le quali avvolgono esternamente la catena · dei Carpazi. L'una, la Moldavia, è f'o rmata da una par te dei bacini secondari del Sereth e del Pruth; l'altra, la Valacchia, dal tratto_ di paese compreso direttamente fra i Carpazi occidentali e il Danubio inferiore. Il sao-liente della Transilvania, p~netrando colle sue alte e . b poco praticabili montagne fra le due regioni, r ende lunghi e viziosi i rapporti fra di esse e specialmènie fra le loro estremità, do-vendo essi aver luogo estern~mente all'arco dei monti Carpazi, il quale non ha meno cli 700 chilometri di sviluppo -misurati sulla "Tancle arteria delle comunicazioni longitudimaÌi mentre la"'s ua corda non arriva a 500 chilometri. ' .
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DELLE CON DIZIONI GEOGR!FICO - STATISTICO-MILITA JU
In tal modo il principato trovasi diviso in due zone o regioni geograficamente dis tinLe efo condizioni stral;egiche differenti. Infatti la Moldavia non ha frontiere strategiche difensive di qualche valore, se non verso ovest, dove è coperta da uno dei tratti piti difficili della catena dei Carpazi, mentre verso nord è affatto scoperta e dove anzi le aHe valli del Sereth e del Pruth agevolano le invasioni, tracciando linee naturali di comunicazioni; verso est non è coperta che dalla linea del Pruth, ostacolo. cli un valore mediocre e non rafforzato dall'arte. La Valacchia in~ece trovasi circoscritta in quasi tutto il suo perimetro da forti ostacoli . naturali, quali il .Danubio a ~ud e ad ovest, e i Carpazi a nord, ecl è quindi in condi?,ioni difensive assai buone. La zona di congiunzione delle due regioni, la quale trovasi precisamente in COl'l'iSì)onclenza del sagliente cli Transilvania e del.delta del .Danubio alle foci del Sereth e del Pruth, presenta fra i due grandi ostacoli suddetti un restringimento, che ha un fronte di 150 chilometri appena, e dei quali solo poco più dello. metà offrono facili c~municazioni. A qnesto restringimento conve1~gono le linee di comunicazione che dalla reg ione sarmatica accennano alla penisola b~lkanica, ed infolli c'J per essa che passarono i Turchi nelle di verse guerre che mossero alla Polonia ed alla Russia, siccome per essa più recentemente passarono i Russi nelle loro ripetute spedizioni contro i Turchi. La Rumenia trovas i così a conLaHo con Lre g randi Stati, la Russia, l'Austria e la Turchia, ed ha frontiere, il cui valore difen sivo è in r-agione. inversa della potenzà di essi Stati. Infatti verso la Russia non ha che la me·cliocre linea del Pruth, lunga oltre 800 chilometri, non rafforzata· nè da ostacoli naturali r etrostanti, nè da piazze rorli. Verso l'AusWia è coperta per la massima parte dalla catena dei Carpazi, alta, difficile, non o.ttraversata che da poche buone comunicazioni ma che presenta laLeralmente due passaggi, la str etta cl'Oi'sowa s~i ·Danubio in Valacchia, la fron tier a della Bukoyina
DELLA TURCHIA EURQPEA, ECC.
281
nella Moldavia. Firtalmente verso la Turchia è coperta dal fortissimo ostacolo del Danubio. Il Danubio è certamente l'accidente strategico più importante della frontiera rumena, non solo per la sua forza intrinseca, ma pei rapporti attuali e per le eventualità P)'Obabili ~h~ possono avverarsi fra la Turchia e la Rumenia; non riusc1ra . quindi superfli.10 l'esaminarlo brevemente. li Danubio dalle Porte di ferro a lla bocca di Sulina misura una lunghezza cli oltre 900 chilometri, descrivendo da Orso·wa a Galatz un vasto arco cli circol'b, la cui convessità è rivolta ai Balkani. La larghezza del suo letto v~ria dagli 800 ai 1500w, e non è in. alcun punto inferiore a 1i50m, la sua profondità è da 6 a 20"'; è navigabile fino alle Porte di ferro con bastimenti di mediocre portata(250 tonnellate). Lungo le suerive, e specialmente sulla sinistra, si ris contrano estesi tratti di terreno paludosi, specialmenLe alla foce de' suoi affluenti. Attualmente non è attraversato da alcun ponte, quello di Giurgevo essendo ancora in progetto. Forma molte isol<:l, ecl a 70 circa chilometri dalla s ua foce s i divide in tre grandi bracci, i quali ·chiudono un vastissimo delta 11uasi ovunque paludoso ·e impraticabile à corpi di truppe. Uno solo di questi bracci, quello di Sulina, è navigabile sino a Galatz aqche con grossi bastimenti. Conside rata in rapporto alle due zone later·ali determinate dal suo corso, questa linea fluviale si presta in genere a coprire meo-lio la zona di riva destra che quella di sinistra, in causa o . del dominio quasi esclusivo che le alture bulgare esercitano sull'opposta sponda valacca. Non 1~ che allo sbocco cl31 Sereth e cl.e! Pruth, cioè a Braila, a Galat.z e a Reni che la riva sinistra domina l;:{ d.esLra; fu perciò in queste ultime località che gli esercìti provenienti dalla lVIoldavia -e dalla Bessarabia, nelle guerre passate, transitarono dai Principati Danubiani nella Dobrutschà e quindi nella Bulgaria. La Rumenia non possiede alcuna piazza forte sul Danubio; la Turèhia invece viha quelle di Adakaléh, Widdin, Rutschiuk, Silistria, Malschin ed altre minori; inoltre essa vi possiede una ANNO
xx,,
VoL. m.
~9
282
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFJCO-STATISTICO-MIUTARI
III.
~
·Condizioni topografiche e climatologiche.
La configurazione topografica della Rumenia è d'una grande semplicità. In Moldavia le ba'3se catene collinose, parallele alle mon lagne della Transilvania, si pro Iungano da nord-ovest a sud-est, e, separate le une dalle altre dal corso della Bistritza,
---------- -- -
· - -·· --
Flottiglia turca sul Danubio.
fl)
Al-tMAMENTO
.,a
g .. - ---Per ciascun le!JnO
~
~
cannoniere in legno . . . . . i d. corazza.te a ca5aro atta id. in fèrro ·2 avvisi- scialuppe 3
4
2
11 legni .
. . . . .
120 s,1 1 10
2 (A rmstrong) 2 (Id.) 1 (Krupp) 1
283 della Moldava e del Seeeth, s'abbassano ìnsens~bilmente fino ' a perdersi nelle pianure del Danubio. Nella Valacchia, i contra/forti delle Alpi Transilvane si ramificano verso sud con una grailde r egolarità e i corsi d'acqua che· ne discendono hanno una stessa direzione. Infatti quasi lutti, il Chil, l' Alutli, il Buseo, descrivono una curva verso est prima di metter foce nel Danubio. Dalla cresta dei Carpazi alla pianura dr.nubiana, Japendenza dei cont.rafforti è ad un dipresso costante; quindi le zone di temperatura e di vegetazione si. succedono dal nord al sud con una singolare uniformi là. La campagna rumena rassor.oiglia alla Lombardia, non per la perfelta coltivazione, ma per la fertilità naturale del suolo e pel suo bel ciclo. Ma disgr aziatamente essa non è, come la Lombardia, protetta dalla catena de' suoi monti contro i. venti polari di nord-est, cbe vi dominano buona parLe dell'anno. Il clima quindi vi è assai vario, alternativamente assai caldo o assai freddo (1). Vi imperve1·sano uragani fortissimi accompagnati da una vera tempesta di neve. Nè soltanlo queste r epentine variazioni atmosferiche rendono alcuni tratti della Rumenia malsani, ma esistono altre cause ancora più potenti. Tali sono i terreni paludosi che si trovano lungo il Danubio e specialmente alle foci de' suoi affluenti; le zone incolte nelle_quali le acque piovane non lt'ovarÌdo scolo, si impaludano; le dense nebbie che nella notte coprono tutte le regioni basse; i miasmi che si sollevano durante i calori della giornata da quei terreni umidi e pieni di sostanze in decomposizione; la scarsezza d'acqua potabile e di legna; la presenza di un grande n umero d'insclti assai fastidiosi. Un corpo di truppe pertanto, specialmente se straniero, il quale dovesse, anche momentaneamente, soggiornare in quelle DELLA TURCIIJA EUROPEA, ECC.
flottiglia ili 11 bastimenti da guerra a -vapore, dei quali 4 corazzati (1) .. La Rumenia vi ha essa pure una, piccola flottiglia di 3 V'apoi·i1 di cui uno corazzàto, e 6 barche cannoniere. ~ Considerato come grande ostacolo, il Danubio si presta sia come linea frontale di difesa, sia come appoggio d'ala. Per la larghezza del suo letto e per le conseguenti difficoltà di passaggio non si presterebbe del pari per operazioni che si avvicendassero sull'una sponda o suH'alLra. In qualunque combina-· zione di manovra però il Danubio costituisce, per chi sia padrone della sua navigazione, una eccellente linea.di comunicazioni specialmente peUraspo1•to dei viveri, degli ammalati e dei rinforzi.
6 8 2 2
18
Inoltre sono addette alla flottiglia parecchie b:>.rcaccie a vapore. ln caso di bisogno, la Turchia può disporre sul Da nubio d i 9 vapori e di l? barcaccia i n ferro dell' ldarie Nanrie, compagnia d i navigazione tluvrnle. (Dalla Neue F,-eie Presse di' Yierrna del 28 maggio 1876).
(1) La temperatura media di" nukarest è di+8° C. Id. massima id. +45°" -so• p Id. minima , id.
284 DELLE CONDIZIONI GEOGRAFJCO-STATISTJCO-MlLlTARl regioni, si Lroverebbe inevitabilmente soggetto a malaLtie, le quftli colla massima facilità çlegenerano in vere epidemie. Nè solo dalla ·malaria possono essere ingenerate le epidemie, ma eziandio dal contatto colle popolazioni orientali, cogli elementi irregolari dell'esercito Lurco reclutati in paesi, dove la peste e il colera serpeggiano quasi di continuo. Finalmente la scarsezza di grossi fabbricati in questa regione bassa e la distanza fra i centri popolosi rendono assai difficile l'accantonarvi le t1;uppe, specialmente nel caso di concentramenti di forze numerose; per lo stesso motivo riescono incomodi gli accampamenti, ai quali necessai;iamenLe conviene ricorl'ere. Truppe sLraniere, le quali pertanto dovessero operare in quelle regioni, dovrebbero usare le mag..: giori.precauzioni per sottrarsi all'influenza malefica· del clima e ai contatti pericolosi _cogli elementi orientali. La storia delle guerre passate e speci~lmente di quelle del 1812, del 1828-29 e del 185!3-54 ci dimostr·a come quesli pericoli pur tl'oppo si avverino come le malattie) più ·che il ferro nemico, abbiano cagionate gravissime peedile agli eserciti in modo da ridurli q~asi all'impotenza.
e
IV. -
Ferrovie.
La Rumenia possiede attualmente una rete di strade ferrate che l'attl'aversa nel senso della sua lunghezza, dalle Porte di ferro ai confini della Bessarahia, e si collega da una parte colle ferrovie turche e dall'altra colle ferrovie russe ed austriache. . Queste linee ferroviarie sono le seguenti: a) La linea Verciorova (Porle di ferro)-PitesLi-BukarestPloesti-Braila-Roman-Paskani-Suczawa alla frontiera della Bukovina; costituisce la linea longitudinale (952 chil.);
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
i85
b) La linea Bukarest-Gi.urge·wo: serve ad allacciare la linea longitudinale a) colla ferroyia turca Rustsclrnk-Varna (70 chi!.); e) 'L11 linea Paskani-J assy-Umgheny alla frontiera russa: serve ad allacciare la linea longiLudinal.e a) colle forrovie della Russia meridionale (90 chil.); d) Finalmeiite i tronchi di Lileni-Bolosar:ii (30 chi!.) e Tecuci-Bìrlad (50 clùl.) nella Moldavia. Lo sviluppo di _crueste linee tutte in esercizio è di 1192 chi!. Si trovano poi in costruzione·due linee, cioè: '1° Quella Ploesti- Predeal (lunga 95 chil.): servirà ad unire la Valacchia colla Transilvania meridionale; .. 2° Quella Adjucl-Okna (lunga 55 chi!.). Prolungata attra-verso i Carpazi orientali, servirà ad unire la Moldavia co!la Transilvania orientale. Merce questa rete ferroviaria, il delta del Danubio, per la Moldavia e la Bukovina, si collega colla Polonia e colle rive del BalLico, mentre per la linea che da Paskani per Jassy va al Prulh) esso si congiunge con Odessa e con tutta la rele ferroviaria della Russia meridionale. Pel ponte di Giurge·wo, le pianure della Valt1ccl1ia sar·anno in direLLa comu1ùcazione col Mar Nero, come lo saranno colla Tr'ansilvania e coll'Gngheria dopo compiuLe le ferrovie all1'averso i Carpazi. È evidente l'impo1'tanza mii ilare clella rete ferroviaria della Ilumenia nell'ipotesi d'una guerra colla Turchia. Infatti arrivando essa s ul Danul)io ai tre punti di Brai:la-Galatz, Giurgewo e Verciorova, permette: · '1° Di concentrare celeremente alla frontiera le rorze del pi'incipato; 2° Di traslocarle rapidamente da un punto acl un altro delle rive del Danubio, ciò che non possono fare i Turch i, non .avendo .essi feerovie parallele al Danubio; 3° Di m~ndar-e, in caso d'azione concorde, all'esercito sèrbo rinforzi d'uomini e di materiale. Mao-o'ior valore acquisterebbe poi nel caso che qualcuna <:,t,
286 DELLE COND1Z!ONI G-E0GRAFICO·STATIS1'1C0-MTLI'l'AI\I delle grandi potenze entrasse in azione contro la Turchia, permettendo essa di rifornire con sicurezza e celerità le truppe operanti, nonchè di parlarle, senzaaffaLicarle con lunghe marce di concentramento, fin quasi sul teatro di guerra.
V. -
Popolazione della Rumenia.
La Rumenia conta una popolazione di 5,'LS0,000 abitanti al- · l'incirca, così ripartiti per razze e per regioni: Vala cchia
Rumeni Bulgari . Russi ed altri Slavi Ungheresi. T~igani. Ebrei Armeni. 'Totale
Moldavia
Totale
3,040,000 1,420,000 4,460,000 90,000 90,000 40,000 40,000 50,00t 50,000 80,000 50,000 130,000 100,000 300,000 400,000 10,000 10,000 . 3,220,000 . 1,960,000 5;180,000
Inoltre sono stabiliti nel principato 5.2,500 stranieri di di versi Stati (1). . La 1•azza rumena costituisce, come s i scorge dalle cifre sue~ sposte, la massima parte della popolazionedei principati: essa deriva dalle antiche colonie romane stabilite nella Dacia fra il II e III secolo dell'éra volgare e dalle popolazioni rornapizzaLe, ed ha sopravvissuto, con caratteri s uoi particolari e distinti, frammezzo alle invasioni e alle s t_ratifìcazioni etnografi.che che si sono avvicendate e s uccesse sul basso Danubio. E non solo è sopravissuta nella Moldavia e nella Valacchia, ma si è estesa dall'altra parte dei Carpazi nel Banato, nella Tran(l) V. E,
n.xcLus, Nouvelle. géographle w11,i1m·selle. Paris, 1875.
287
DELLA TURCHIA: El:J llOPEA., ECC.
silvania e nell'Ungheria orientale, nonchè nella Jì3essara:15ia e in piccola parte anche nella Bulgaria, formando così un gruppo . a 9 m1T10m. d'a,di popolazioni, il cui m~mero si fa ascendere bitanti. Ecco come il Rcclus dianzi citato esprime i caralter1. di queste popolazioni e in par-ticolar modo di quella d~i J~rincipati. « En général, les Rouma.ins et parmi eux prmc1palem~nt . " Jes Vaiaques ont de beaux visages bruns, des yeux . ple1ns " d'expression . Adroits de le~r corps, lestes, gracieux clans « tous leurs mouvements, ils sont en· outre infatigables à la " marche et supportent sans se plaindre le.s plus dures fa~ " tigues. Ils sont pleins d'élan, -de générosité et de prompt!· «
tude en amiLié ».
VI. _ Condizioni economiche della Rumenià.
La superficie della Rumenia è di 12,025,000 ettari, così di-
stribuiti: Regioni incolte Praterie e pascoli Foreste . . . . Terreni coltivali a cereali. Vigneti e giardini . . .
3,800,000 3,850,000 2,000,000 2;225,000 150,000
La Rumenia è un paese essenzialmente agricolo; i suoi terreni, benchè male coltivati, producono quantili\ grand.is: sima di cereali, i quali fo1•mano un artic9lo principalissimo di esporlazione. Si calcola che la produzione media annuale sia di: 20milionf di ettolitri di meliga, id . di frumenlo, 15 id. 8 id. id. d'orzo. Vi ha pure un grande sviluppo la colt.ivazione della. vite.
288
289
DEI,LE CONDIZIONI GEOGRAFIC0 - 5TATISTICO · MILlTAnI
DELLA TURCHIA EU ROPEA , ECC ,
L'allevamento del bestiame forma una delle principali industrie del paese, in grazia degli estesi e ricchi ·p ascoli naturali che vi si tro:vano. Ecco la quantità di bestiame che la Rumenia possedeva nel 1874:
sogno, a soddisfare il quale si rivolgono g li sforzi del governo di quel paese. Il bilancio della Rurnenia per l'anno 1876, è il seguente :
Bestie Id. Id. Id.
bovine cavalline . suine . ovine ..
3,000,000 600,000 1,200,000 5,500,000 Totale
Anno 1872
L.
Disava1izo
94,236,881~ 96,217,373 1,980,489
Il debito pubblico è di 532,~50,698 lire.
'1.0,300,000
Le industrie manifatturiere hanno poco svìluppo nella Rumenia; essa riceve dall'estero la maggior parte degl i oggetti di manifatture consumati nel paese . Il comm~rcio della R'umenia è assai attivo ed accenna ad un con~inuo aumento come lo djmostrano le seguenti cifre:
Esportazione Importazione
Entrate Spese .
Anno 18iS
158,925,000 franchi 84,9t7,000 »
156,085,000 franchi 92,363,000
Totale 243,842,000 franchi
248,448,000 franchi.
È opportuno notare che la maggior parte del commercio
vieni fatto per mezzo del Danubio e specialmente pei porti di Bra'ila e Galatz; gli altri fiumi minori, specialmente il Seretb ed il Pruth, essi pur.e navigabili, agevolano il commercio in questo paese che fino a ques ti ultimi Lemi)i era povero di comunicazioni artificiali. · La Rumenia non possiede porti sul Mar Nero, perchè lo sbo.cco dell'unico braccio ·del Danubio navigabile pei grossi bastirnenLi, quello di Sulina, è in possesso della Turchia. Per quanto la navigazione del basso Danubio s ia sotto la protezione delle JJOlenze fiematarie del trattalo di Par igi, tuttavia il non possedere una comunicazione -propria col Mar Nero costituisce per la Rwnenia un difetto assai grave ed un bi-
VII. -
Forze militari.
Nel principato di Rumenia tutti i cittadini sono obbligati al servizio militare a cominciare dal principio del loro 21 • anno di e tà fino al 46°. Le forze della R.umenia, secondo la legge di ordinamento 1° marzo 1872, comprendono: t• L'esercito permanente In caso di guerra r~rmano _insie'.11e l'e2. Id. terrj(,oriale se1·cit o d i oper az,on, o d1 l " lmea.
I
3° La milizia mobile; 4• La g uardia nazionale per le città ed il landsturm (leva jn massa) per le campagne; 5° La flottiglia. Reclutamento. - Ogni anno entrano nel 21° anno d'età circa 40,000 giovani; di questi se ne pr:endono da '15 a 19,000, i quali vengono così r ip ar titi: per •; . nell'esercito permanente, per '/• nell'esercito territoeiale. Il r imanenle degli abili è assegnato alla milizia. Divisione territoriale. - Il Lerritorio della Rumenia, per quanto ha riguardo al ser vizio dell'esercito permanente, è ripartito in 4 divisioni territoriali od ispettorati, i cui comandi hanno sede nelle città di Bukarest, Jassy, Kra,jowa e Galatz. ·
290
DELLE CONDIZIONI G.EOGRAFICO-STA'flSTICO- MIUTARI
All'esercito territoriale ed ·alla milizia invece serve di base la circoscrizione amminislraLiva, la quale conta 33 distretti. Esercito perm,ariente. - L'esercito permanente si compone cli 8 classi, delle quali per lo. fanteria in tempo di pace 4 sollo le armi e 4 in riserva, e per Ja cavalleria 5 sotto le~ armi e 3 in riserva. Per la composizione e forza dell'ese1·cito permanenle veggasi l'annesso specchio. L'esercito permanente non ha guarnigioni fisse. La flolliglia si compone di un corpo, dello equipaggio della lloLtiglia, forte <li 2 compa.gnie (itOO uomini e 30 ufficiali) e ciene seguenti navi: 1 battello corazzato (mouilor di fiume); 2 piroscafi a t'uote, l'uno della forza cli 45 cavalli, l'a.11.ro della forza di 00 cavalli, amendue armali di 2 cannoni ciascuno; 6 scio.luppe cannoniere con 1 pezzo ciascuna. Esercito territoriale. L'esercito Lerriloriale, al pa:ri cli quello permanente, si compone di 8 classi; di queste, le G piu gi.ovani di fanteria e le prime 5 ùi cavulleria prestano un servizio speciale tempora-neo, mentre le rimanenti due di fanteria e 3 di ca valle1·ia sono in rise1•va alle loro case. Le Gclassi di La11!01·ia e le 5 di cavalleria, che sono in servizio attivo, vengono clivise .in ogni compagnia, squa<frone, ecc. in 4 gl'uppi, ciascuno dei quali fa allerualumente servizio una intera settimana e rèsta in congedo le altre tre. ~'esercito territoriale è, come lo esrwime il nome stesso, organizzato terr itorialmente; esso si compon~ di: Fanteria (Do1·obanzi). - a:{ baUa.glioni (1 per distretto) ripartili in 8 reggimenti; in lolale circa :35,000 uomini dei quali 8000 permunenternonte sollo le armi ('1).
(l} Sono incaricati della guardia delle frontiere, del ser,iiio doganale e di sicurezza locale.
D.ELL.\ TURCHIA EUIIOPEA, ECC.
29i
Cavalleria (Kala1•atsch). - 33 squadroni (1 per distrelLo) riuniti in 8 reggimenti; in totale da 10 a 12,000 uomini, dei quali 2.100 a 3000 sollo le armi permanentemente (1). ArLiglicria. - 3:.l batterie (1 per distreUo) formule su 6 pezzi . Pal'e però e.Ile finora solamente 30 siano organizzale, e che i pompie1·i vengano c,sercitat.i nel servizio delle bocche a fuoco cli r1uesla artigliel'ia. In toto.le le forze doll'csercito let•ritoriale sou1mano u circa 50,000 uomi1icòn l!l8 pezzi. ln caso di chiamala sollo le ·a1•111i, sia parziale per ispezioni o manon'a, sia gene1·ale per esser messe sul piede di guerrn, tutte le 8 clo.ssi dell'e::;ercito teniLot'iale debbono Lrovarsi sotto le banùie.re nel Lcrminc cli Lre giot·ni. Mili::ia mobile. - Lu milizia mobile si compone cli : 16 classi di coloro che non vennero assegnali nèall'ese1·citopel'manente nè a quello lerr itoriale, e delle 8 classi che ulLimarono il loro servizio nell'esercito di '1' linea; Ju forza di queste ultime ,ro.ppresenla ' • circa della forza complessiva della milizia mobile. Essa è Jut·e ordinala terrilorialmenLe ed è composta ~i fanteria e rii cavallerja. Ogni distreLLo fornisce un battaglione ed uno squadrone, siccht• si hanno in loLale: 33 battaglioni di fanteria (:33,000 uomini circa), 33 squadroni di ca.Yalleria (11,500 uomini), ossia cornplessivamen Le circa 45,000 uomini. . ' La milizia mol.,ile funziona come esercito e.li 2• linea, e può essere chiamata a rincalzo cli quello cli l' linea, ma non fuori dei confìni dello Stato. La miliziu l'..! divisa in ke .bandi; il 1° tornp1·emle i celibi ed j vedovi senza figli; il 2• gli ammogliali semia figli; il 3° i pacfri di famiglia . In caso cli bisogno sono chiamati successivamente incominciando dal 1° bando. Gua1'dia nrtzionale e lrmdstarm . - La guardia nazionale ed
(l) Fanno il servizio di sicurezza locale.
292
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO ·MILITARI
il lancls Lurm comprendono lulti i cULadini dal 3i 0 a.I 46° anno che hanno terminalo il foro lempo ùi servizio nella milizia. La g uardia nazionale, d.ella quale fanno part.e gli abitanti delle ciLli1, è organizzala solamente in alcune loculitù ed è formata in legioni di 2 baltaglioni. fn caso di gucl't'a essa è desLinata alla difesa locale ed al manlenimcnto dell'ordine interno. 11 landslurm, cui appartengono gli abilanti delle campagne, viene organizzato non sì tosto è comincio.la la mobililazione e adempie alle slesse missioni della guardia nazionale; gli individui validi del landslurm possono . essere incorporali nei battaglioni di m ilizia. Non ò possibile calcolare neppur e con unacerta a1)prossimazione la forza della guardia nazionale e del lantlsturm. Reclutamento degli i~/jiciali. - QualLro sono le scuole militari le quali fomi scono ufrìciali: 1° Scuola m iliture preparatoria di J assy; è divisa in 4 classi e conia circa 200 nllievi. 2• Scuola di fanleria e cavalleria di Bukarest; ò come un complemento a llu prin,ia; è divis a in dae corsi, dopo dei quali gli allievi sono nominati soU,otcnenti di fanto1·ia o di cavalleria oppure vanno a fare un allro corso per diventare ufficiali d'artiglieria o del genio. Conta cii·ca 90 allievi. 3• Scu,)la speciale d'ar·ligl icria e genio a Bukares t con un anno solo di corso. Vi sono ammessi gli allievi che escono dalla scuola militare di fanteria e cavalleria ed anche ufficiali già in servizio nell'esercito; il numero degli allievi è limitalo a 20. · 4' Accademia cJj guerl'a di Bukarest, instituita per formare specialmente degli ufficiali di slalo maggiore. Yi sono tre anni di corso, ciasc:uno dei quali conta 15 Allievi. Pm· poterla frequentare, gli ufOciali dovono avere giù servito 3 anni nei corpi di truppa. Volontari. - ~ell'esercilo permanenl·~ ed in quello territoriale sono ammessi come volontari coloro che prima dell'età
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC,
293
della leva pt'estano a proprie spese o un anno ùi servizio nel primo o due anni nel secondo. Questi ,,oJonlal'i passano poi subilo nella riserva del rispettivo esercito e vi rimangono fino a compimento degli 8 anni. A l'mamenLo. - Lo fanteria dell'esercito permanente è ar mato con fucili Peabocly. Quella dell'esercito Lerrilorialc con fucili ad ago (sistema Oreysc). Sembra che la R umenia abbia inoltre eta 50 a 60,000 fucili Minié trasformati Chassepot, ecl aHri t-l0,000 da trasformarsi secondo il sistema Krnka (1). La cavalleria è arn.w..to. di sciabolo. e di carnbina ad ago (2). L'artiglieria dell'esercito permanente è armai.a con cannoni d'acciaio a retrocarica (sistema Krupp) del calibro di 1 e 6 libbre. Quella dell'eset'cito Lerri toriale ha cannoni di bronzo caricantis i dalla bocca (sistema La HiLLe). Sembra che altri 100 canno11i di queslo sistema siano in riserva nell'arsenale di Bukaresl. Stabilimenti d'w,tiglie,·ia. - A Bukat'esL havvi un arsenale per la costruzione d'armi e di carreggio, al quale è unilo uno stabilimento pirotecnico; a Plojeschli un polverificio eh,) può produrre annualmente 15,000 chilogrammi <li polvere (3); a Tergowislca un'officina speciale per la costru2ione e r ipon.1-· zione del carreggio; fìnalmenLe a Galatz vi è uno stabilimento apposito per là flolliglia del Danubio. Istruzione tattica. - li regolnmento d'istruzione pe1· la fanteria è 11uello belgfl del 1869; per le altre armi sono in uso regolamenti vigenti in Germonia. Duran Le l'autunno le·
(l) È probabile che, in seguilo alle recenti complica1.ioni, la Rumcnia abbia falto acquisto di nuove armi, jn modo da al'ero uniformità d'armamento nell'esercito di l"' liuea. (2) Secondo certo no tizio risul terebbe che è p ure armata di lancia, ma ciò paro poco probabile, almeno per la cavalleria dell'esercito perma11ente che è tutta di ussari. (3) Esisto puro nel principato di Moldavfa un altro polveri.licio di minore ~mportanza.
;294 DELLE CONDIZIONT GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITAClI truppe i11tervengono a grandi manovre sotto il co1nando del principe. La milizia interviene pure ad alcune esercitazioni. Quel la di 1° bando è radunata ogni domenica, e due volte all'anno, in autunno e in primavera, per un periodo di '15 giorni; quella di 2° bando per 15 gio1;ni in autunno; quella di 3° bando è esente da qualsias i esercitazione. La guardia nazionale pure interviene a qualche esercitazione diretta da uffì.ciali dell'es"ercilo permanente) pero assai di rado ed irregolarrnenLe. Bilancio. - 11 bilancio della guerra pel ·t876 è di 16,524,750 lire. L'esercito della Rumenia, al pari delle altre. istituzioni di quel paese, è ordinato e organi.zzato alla foggia <li quelli degli. altri Stati cl' Europn e sp~cialmente della Germania . Buona, regolare n'è l'ammin.is tr-azione, buono e in giusla proporzione colla forza dell'esercito l'armamento e l'altro materiale, buoni n e sono i quadri, accurata l'istruzione della truppa, salda la disciplina. Il governo rumeno, al parj del serbo, ha ratto og:ni .sforzo per sviluppare e tener vivo nel s uo popolo lo spirito militare. Così nel 1871 f'n resa obbligatoria in tuLle le scuole primarie e secondarie l'istr u:.::ione militare e vi fu introdotta una vera disciplina soldatesca. -Da alcuni anni re~na nel pr incipato un vivissimo zelo per perfezionare quanto ha tratto all'esercito; molto vi si·fa per l'istruzione dei soltul'fìcial i; molto accurata è la scelta e l'educazione degli ufficiali; annualmente vi s i fanno grandi manovre dirette dal principe s tesso, alle quali interviene la maggior parte delle truppe . TuUociò dà all'esercito della Rumenia quel grado di forza intrinseca che poLrehbe avere un egual numero di lruppe di uno qualunque degl i altri eserciti europei. La Rumenia potrebbe, in una guerra offensiva, getLare al di là delle proprie frontiere un esel'cito atlivo (costituito circa per metà di truppe dell'esercito stanziale ed altrettante di
DEl:.LA TURCHIA EUROPEA, ECC.
295
quello territoriale) della forza di quasi 80 mila uomini, ben organizzati, istl'u tti, disciplinati ed abbastanza beri armati, sui quali potl'ebbe far largo assegnamento. Dietro queste forze starebbero come truppe di complemento da 15 a 20 mila uomini. In una guerra difensiva l'esercito di t• linea troverebbe valido rinforzo in circa 50 mila uomini di buone mìlizie, senza contare la non dispregevole cooperazione che, spec!alrnente per la difesa locale, darebbe il landsturm della campagna e la guardia nazionale delle città. • -
Quadro gen~rale dell'esercito rumeno. F ORZA S TA TI MAGG IO R,l
sul piede di pace
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'
Ammmi nistrazione centrale. stato maggiore del Principe; corpo di statomazgiore,stato maggiore d'at·tig ieria, stato maggiore de l genio, servizio di'sanità e gi ustizia militare
200
-
130
200
800
-
<
b) Truppa.
Fanteria
' OSSERVAZIONI
Q)
~ ~
·s o l--------------1--------------l-o- _o_ CORPI Dl TRUPPA
I, -
;e
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o.
·a
t d1 linea
8 1·egg. a 3 batt. attivi ed l di de-
cacciatori
4
2 2 1
Cavalleri a . Artiglieria \ da ca)Dpagna operai . . . zapp11to_ri . . Genio · · pont1er1 . . Truppe di sanità · . operai 'frup,Pe d'ammmist. treno. "
l
1
l
1 1
f
1
9000
posito, il bat tagl. a 4 compagnie battaglioni a -1 compagnie . 2100 1-100 regg. a li squad. e I deposito. · 1600 regg. a 8 batterie !li 6. pezzi. 350 compa~nia e '/, . . . . . 600 battagholle a 4 compagnie 110 coropagma . · 2-:10 compagnia. 200 compagnia. 200 compagma.
70
-
28500
190
10
--
4700 2 100 2500 350 1300 200 370
20 1800 1500
1800
1800
JlOO 1100
96
-5 --
--
5
l
--
400
-
20 200
-
-
-
-96 ----
c) Corpi spectali.
Riparti d'istruzione . Gendarmi ( a piedi · · \ a cavallo Pompieri . . ·. . .
2 5 5
\
,
33
J,'anteria ... cavalleria . Artiglieria.
~
_!:! ~
350
150
2j0 700 1600
650 -
350 150 ->!80700 650 1600 -
-
-18880 - -3620 --- - ~- -96 06 4,,1900 6630 8000
50
1
2000 1
- 11 ooo 198 5000
11000
2650
198 ,19000 12900
aooo
-
33000 ·
- -.- - - - - --
200
0000 3000
Le cifre sul piede di guerra sono app1·os, simati ve.li numero delle compagnie in guerranou è fissato. 1
battaglione a Bukarest,I compagnia a Jassy.
-
198 Le cifre del piede di
- - - - --
198
guer t·a sono ap..: _p rossimative.
lii, - llflllrt,la,
>
o
battagliol'.li in s reggimenti.
38 squad~oni ill S r~gg1menti . 33 batterie a 4 p~zz1 . . . . .
:2! :I{
rant. e l squad. cli cav. compagnie . . . . . . . . . squadroni . compagnie .
l comp. di
. · . .
Vi è pure una sezione di telegrafisti.
·. 13333 bàttaglioni squadroni
. Fanteria. Cavalle,ria l'I', -
Gt1a1•,1ia nazlounJo e Lnnd,.turm
-
33000 11000
l QOO 9000
Indeterìninata
•
11--- - -- - -------'--- .,---..:.....-- -- --~-',,--.,....-- - -- - -- - - --'-,---- -- -
r'
Rte1•ilogo ,Icllo lo1·ze dls1,onlblll In -1a lh1ea,
(Esercito permanente e territoriale).
-i
EseJ·ci to p ermanente .
Fanteria. . Cavalleria . Artiglieria . Gemo . . . . . . . . . . '!'ruppe di sanità e d'aoimin . .
28 8 16 I
battaglioni. squadroni. .. batterie. . . . . .. . battaglione ed l squadrone.
Esercito ter·ritor t~le.
Fanteria . Cavalleria . . . . . . Ar tiglieria . , . . . . Servizi amministrativi .
Il
83 lJatta~lioni
33 sq uaoroni. 33 batt.erie .
Forza totale dell'esercito in 1a.·1inea
- - - 2i~~i ,ligg E1cluso le truppe0cli :=_ ::I :: !}.~g 1~i 06 s~ggsit~1~i1~~.f s; _ _ = 10000 uomini. -- - -
-
-
-
2000
1800
34300
5200
961
.,... 25000 - 9000 - 4000? ,- 2000
200 8000 3000 1000
198
-
1
198 - 40000 12200 ' -- -'-- - '--- - I- -- - - - - - 294 74300 17400 in guerra fl) ·
Esclusi circa.
l QOOO
. uominicome truppe ·di deposito.
-I
(1) Il 1·aggruppamento di queste forze i11 g1·;indi unità, brigate, divisioni ecc., non è normalmeilte stabilito e pare che il Millistero della guerra rumeno si riser v~ di fi,sarlo secondo le eventualità, per il caso di guerra. Secondo alcuni dati, della cui · ~ esattezza. per altro non si può essere certi, sembrerebbe che in caso i n "'Uerra le forze regolari (esercito di l" linea) dovrebbero --1 formarsi in divisioni forti' ciascuna di 2 brigate di fanteria {le brigate a s'battaglioni), di 1 brigata dl cavalleria e della q uantità cor1·is1?ondente di truppe tecn'iche e di servizi amministrati vi. · · -
298
DELLE CONDIZIONI_GEO'GRAFI CQ- STATIS'flCQ~MILITAlU
VIII .
DELLA TURCHIA EUROPEA , ECC .
299
Rumenia, cioè alla stretta di Orsowa o alle fro.ntiere della Bukovina. La R umenia, rispetto allo scacchiere del Danubio medio, è un teatro di guerra moHo esteso per fronte, ma poco profçmdo; quindi gli obbiettivi principali.cli esso sia s trategici, s ia politici s i trovano ad una dis tanza della frontiera relativamente breve, menll·e quelli dello scacchiere ungarico (il quale è invece profondo) sono assai dis tanti da_lla frontiera moldovalacca. Oltre a ciò è oppor tuno osservare che mentre tutte 1e comunicazioni dagli Stati a_ustriaci ai Principati Danubiani -conducono direLLamente sugli obbiettivi principali senza in-contrar.e, dopo passata la frontiera, -altri ostacoli naturali od àrtificiali, quelle invece dalla R.umenia all'Ungheria,.dopo varca to i ~ confine, vanno ad urtare di nuovo contr:o. ragguardevoli ostacoli, qualila catena dei Carpazi orientali quelle provenienti dalla Bukovina e il corso della Theiss quelle provenienti dal Banato e dalla Transilvania . Da ciò risulta quanta importanza mililare abbia per l'Austria il saliente della' Tran.:. s ilvania per operazioni verso il Danubio inferiore, non solo contro la R umenia, ma ezia~dio contro la Russia nel caso che questa operasse contro la Turchia. Ecco· come il generale Toclleben si esprime a questo riguardo, traltando delle operazioni cle'i Russi' sul Danubio nella guerra del 1853-54-: « E~ « général c'est à l' Autriche qu'il fau t attribuer Yinfructueuse . n issue de la campagne que la .Russie flt Sl,lr 'le Danub~. « Après l'entrée des escadres allièes <lans la Mer Noire, « la Russie se vit privé.e de la ro1:1te maritime qui avait toua jours joué un ròle important dans sesguerres précédentes ,e contre la Turquie; car c'élait par l'entremisede la flotte qu'on ·« pouvait approvisionner l'armc\e de vivrcs et de munHions « ùe guerre et lui fai re parvenir des renforts. Cette fl_ otte p.'e« xerçant plus son pou voir sur la mer, l'armée russe dev.ait « appuY,er ses· opéralions offens ives de l'autre còté du Da« nube, exclusivement sur la ligne cl'operations de 300 verstes « .de longueur qui passait par les P rincipauL és le long de la « frontière del' Autriche. Le succès de ces opé1:ations dé-_
Considera zioni militari.
Nel breve esame che si è l'atto della ·costituzione geograllca della·Rumenia, si è accennato come essa sia racchiusa fra tre grandi potenze, la Russia, la Turchia e l'Austria; ·come separi la prima dalla seconda, ecl infine in quali condizion~ di frontiere essa si trovi rispetto ·a tutte e tre'. È opportuno compiere questo breve studio, accennando sommariamente i rapporii . strategici, n~i quali essa trpvasi_con ciascuno di questi Stati e più particolarmente còlla Tttrchia, e quale influenza essa . :p ossa ~sercita;e nelle varie ipotesi di date eventualità, cercando nell'esperienze. delle guerre passate la conferì:naldelle deduzioni tratte dall'esame della situazione geografico-strategica. Rappo1·ti stt'cde{Jici Jra l'Austria e la J],urnenia. - La Ri.imenia confina coli' Austria lungo la catena dei Carpazi e la frontiera meridionale della Bukovi11a. In·tal modo l'uno Stato riesce contemporaneamente avviluppan te ·e.d avviluppato rispetto all'altro; giacchè mentre il primo s'·aggira attorno la T~ansilvania c·oUS3 regioni valacca e moldava, il secundo fascia queste col Ba.nato~ colla TrarÌsilvania ·e colla Bukovina. Ne conseguirebbero pertant9 ~guaii vantaggi strategici pei due Stati, se ~ltre ragioni non li modificassero, quali son_o la tura e l'estensione degli accidenti che formano le fron tiere, la . confor mazi<~nie del . teatro di .guerra adiacente e la distanza degl~ obbiettivi p1;incipali. InfaLti la maggior parte dellt~ frontiera della Rumenia coll'Austria è formàta dalla catena dei Carpazi, elevata, aspra, boscosa, povera d'abitanti e di comunicazioni, ciò che .irìdurrebbe a scegliere come linee d'operazioni le comunicazioni che tendono alle due estremità d'ella
na-
/
300 DELLE CON.DJZJONI GEOGRAFICO-STATISTl'CO-MlLI'f.ARl « pendait"donè entièr ement de la position que prendrait l' Au« L riche vis à vis des bellrgérants. « Après le passage des tr()upes russes sur l'aulre rive du « Danube, l' Autriche, ainsi que nous l'avons déjà vu, ~om« merìça concen trer des forces s uperieures sui: ses frontièr es " et paral~;sa, de cette façon, toutes les opéra Lions des Russes « sui' le Danube: Lorsque !es Russes eurent évaciJ.é les Prin" cipautés, les Autrichiens occupèrent èes états et la Russie « perdit aÌOl'S loute possibilité de continuer la guerre SUl' le ,, .Danube,. tanclis què_Jes alliés, n'ayant r ien ~ craindre du ;, còté de ç,e fleuve, pouvaient entrepl'endre une descente en « Crimée, la cruelle eùt étè impossible si l' Autriche avait con«· servé une stricLe neutralité »· (1). Rapp01•ti ~trategici f m la Russia e lct Rwnenia. - · La mancanza di buone fro~tiere naturali, la . natura de) paese . facile e piana, la direzione convergen te delle linee di comunicazione, r endono assaf diffì.~i!e la difesa della Moldavia dalla parte della Russia. Nè molto migliori sono da questo lato le condizioni della Valacchia, giacché anche la zona del h.asso ·se{'eth, dove la l\foldavia s i cong_iunge colla Valacchia, è a perta e non presenta alcun ostacci lo frontale che formi una linea a nche mediocre di difesa. Ci6 forma un grave inconveniente per Ja difesa dell'intero principato e essendo questo ·pun to di grande i, impottan~a militare _come po~·ta naturale aUe invasioni con" s iderato in relazìone a :tnllo il teatro del basso Danubio,·ma «. poi assolutamente vitale rispetto all'.atlua!e S Lato l'umeno . «· Caduto tal punto i1~ mano del nemico, le due parli, di cui lo « staio si compone, r imangono çlecisamenle sepal'ate; ogni « r apporto diretto fra le medesime viene r eso impossibile, e « la perdita dell'una o dell'altra parte) secondo la direzione « dell'attacco, riesce quasi inevitabile. II Sereth è debole osla" colo, tanto · più poi per un esercito che si avanzi per la slia
(l) DE TOD.LÈBBN. - .Defense
de
Sdvasio1Jol, Tome l:er, lotroduct.ion.
'
..
DEL LA TURCHIA E UROPEA, ECC .
301
sponda orientale, dominante.sempre da Foksciani a Galatz, « ossia per il tratto ct1e segna precisamente il passaggio dal( l'una all'altra provincia) ed.il tefreno che ne fiancheggia la cle~tl'a e che è ..s co,va to dai letti de' suoi ultimi. tributari di « ct·estra (Milkow, Rymnik, Buzeo}, benchè piuttosto acci« dentato e rotto, non incaglia seriamente _le operazioni di « un grossò corpo, nè varrebbe a rattenerlo: può tutt'al più « offrire qualche buona ·posizione da battaglia ,, (1). Nè maggiol'i ostacoli offrono i fiumi deUa pianura valacca sia pel volume delle loro accìue, s ia per la natura cl~lle loro sponde, sia infine per le nuo:ve costruzioni di ponti che li. attraversano. Lo scacchier e strategico della Rumenia non si può quindi ritener e per sè solo come propizio ad una difesa con tro la Russ ia , ma devesi in,,-ece considerare come .una zona . . di pas.sttggio obbligato per operazioni che dalla pianurà sal'maLica accennino al bacino del Danubio inl'eriore e viceversa. Rapporti _strategici f rct la Rwnenia e la Tul'chia. -- I rapporti s trategici fra la numenia e la Turchia hanno una doppia importanza derivante dalla cosLiluzione del . teatro di guerra e dalla reciproca situazione politica dei due Stati . .Sarebbe- quincti mestieri, a voler fare uno s tudio co.mpleLo, esaminal'e questi diversi l'apporti secondo le varie ipotesi cli operazioni fra ·i due S ta li considerati o soli' o àtleati con a ltri. l\fa se si tien conto delle condizioni interne attuali della Turdùa e si ·esclude l'.ipotesi di ·u na g uerra offens iva da parLe di · questa, il còmpito si semplifica, e s i puo · dire che l' una ipotesi q uasi rientra nell'altra, almeno per quant.o ha tl'atto -ad uno studio geogr afico-strategico. · ·«
(J
Rapporti strategici. - Nel § II di questo studio. s i sono accennati i caratterr principali del Danubio interiot'e s ia come
(I ) S1a0N1
~ Saggio ai· Geogr4f',a s tratègtqa, Parte ll3; cap. V. ·
302 DELLE CONDIZI0NfGEOGnAF1C0- STATISTICO- MJLlTARI linea di difesa sia come linea di comunica.zione; rimane ora da esaminarlo nella ipotesi di operazioni che, muovendo da esso; accennino ai Balkani e qùi,1di al versante meridionale dei medesimi. Il Danubio da· Orsowa a Galatz descrive un arco di circolo convesso verso i Balkani e quindi piega ad imgolo retto per meLter foce, per diversi rami, nel Mar Nero. In Lai modo la zona cli riva destra, special_m ente la Dobrulscha, avvi. luppa quella di riva sinistr a, mentre questa inlernandosi fra quella, tende ad allontanare i rapporti diretti fra le due parti estreme dell' arco e ad avvicinarsi alla catena dei Balkani. Le grandi linee di comunicazioni provenienti s i-a dalla Moldavia, sia dalle Alpi di Transilvai;iia, arrivano a guisa di · raggi sul Danubio ed oltrepassatolo si incanalano nuovamente, riunendosi a fasci,. atlraverso la catena dei Balkani, per scendere quindi nel versante meridionale. dei . medesimi. Per questo fatto hanno una speciale importanza alcun.e località sul Danubio (sebbene in nessuno di essi h'ovinsi ponti permanenti), formando in certo modo dei punti di passaggio obbligati dall'una sponda a!I'allra. Tali locali_tà, quali vViddin, Nikopoli, Rutschiuck;_Silistria e Matschin s ituate tutte s ulla riva destra, sono fortificate e formano per la ·Turchia tanti capisaldi della difesa del Danubio: La catena dei Balkani intercetta, come si. è deLto, le linee d'operazioni che dal Danubio accennano al versante dell'Egeo e costituisce una seconda linea _di diresa parallela a quella del Danubio. Non conviene però esagerare il loro valore difensiv.o, ·poichè, malgrado sieno aspri, sparsi di forre e purroni e rivestiti da dense boscaglie, sono però attraversati da numerose comunicazioni. Le direttrici principali cl' operazioni dal Danubio al -versante m eridionale dei Balkani sono tre e si possono così denominare: a) Orientale o litorànea; parte dal delta del Danubio e per la Dobrutscha, varcati i Balkani, tende ad Aiaos dove si
303
DEp,A TURCHIA EUROPEA, ECC.
biforca) accennando da una parte, lungo il litorale, a Costantinopoli e dall'altra alla valle della Maritza su Adrianopo!J. . b) Cen.trale; riassume le comunicazioni che, partendo da Silistria, da Rutschuk, da Sistow e da Nicopoli per Ternowa o per Schumla, tendono al bacino dell'alta Maritza e quindi sù Adrianopoli per 1'iunirsi col secondo ramo 'della direttrice a). e) Occidentale; riassume le_vie di comunicazione éhe; partendo da \Viddin e da Ostro.sva per l'Isker (Sofia), tendono all'alto bacino dello S_lrum o alle sorgenti della Mari!za per quindi unirsi con quelle b). Essa . si collega verso occidente colla grande direttrice d'operazioni che dalla Serbia, per la ·..,,alle della Morava, accenria al. bacino della Maritza. La scelté/, di una o più di queste. direttrici deriva da speciali situazioni politico-militari dell'operante. lnratti la prima a) sarebbe la direLtrice più probabile (\elle operazioni di un esercito che, movendo dal basso Danubio, acç:enni a C::ostanti,nopoli .e ad Adrianopoli, appoggiandosi coUa sinistra al Mar . Nero, che servirebbe cosi come linea d'approvvigionamento e presenterebbe nei porti di Varna e di Bourgas dei buoni appoggi su cu(ritirarsi e rimbàrcarsi in ca.s o d'insuccessi parziali. È la via stata seguita dai Rus.s i nella guerr a del 1828- 29 e quella cui essi accenn·avano seg uire nel 1854. La seconda b) è la più diretta fra la Rumenia il bacino della ì\tlaritza; sarebb~ probabilmente quella che seguirebbe l'es.ercito rùmeno in caso di guerra offensiva colla Turchia, poichè, non avendo una flott~ che lo appoggi sulla s inistra, non avrebbe ragione di sqegliere l'orientale ' più lunga e più difficile. La terza finaimente c) prese~terebbe il vantaggio, specialmente nelle contingenze attuali, di permettere un accordo diretto delle operazioni dell'esercito rumeno col serb~. Adrianopol!, n<:>do di queste varie c9mtmicazioni e punto principale cli concorso di c!uesle tre direttrici cl'opera:cioni,
e
, 304 DELLE CONDIZIONI GEOGRAFIG0- STA1'ISTIC0-)HLITALU ha_·P~I'.tanto un'importanza strategica ,grandissima; esso r ap . presenta il p1'imo obbiettivo strategico, come Costantin<:>poli è. l'obbietiivo politico e finale della· guerra.
IX. -
Conclusioni.
Dopo quanto si è esposto, pare si possa addivenire alle seguenti conclusioni: 1° Che per quanto il Danubio formi un ostacolo f'ortis sfmo per operare dalla Rumenia in -Bulgaria, esso non sembra tuttavia tale, in causa 4ella lunghezza del suo r,orso, da permettervi un'efficace difesa.; l'esercito rumeno, in grazia dellfl. rete ferroviaria va.lacca, sarà in caso di scegliere e operare il pa_ssaggio su parecchi punti senzachè la difesa possa -accorrere -con parì celerilà sul punto cli passa!:;·gio e impedirlo c01J forze proporzionate. ·2° Che, anche q uando la T urchia avesse mezzo per impedire il passaggio del ·Danubjo (ciò che par difficjle) rim?nè all'eserciLo rumeno la possibilttà di Carlo, passandolo al con. fine della Serbia. 3° (:he l_a vera. e principale· linea di difesa della Turchia europea e~, nene condizioni attuali, la catena dei Balkani (1). 4° Che un esèrcito il quale dal Danubio : accenni a Costantinopoli, specialmente nello s tato cli viabilità non troppo buono attraverso la catena dei Balkani, deve trovare nella
(I) l i maresciallo :Moltke dopo riassunti .nella c.bnclusione della. sua opera (Ja,,,npaones des Russes dans la· Turgui e d'Ewrone en: 1828-29 le operazioni dei· due eserciti e le condizioni di pace, dice: « Il r ésulte de .. ce.qui pl'éc~de, q ue dans toutei; Jes guerres à venir la Portè devra se « borner à concentrer ses .forces, et que la veritable défense de la Turquie , d'Europe ne comme~ce qu•au pied du ·Balkan >. -;
305 · .flottç1 che no aécompagni le operazioni lungo il Mar Nero il. suo mezzo principal~ d'.approvvigionamento. . 5° Che in una. campagna dell'esercito rumeno contro la Turchia, il concorso dell'esercito seJ'bo . sareb~e necessario non ?olo per equilihearo la ~orza numerica, ma eziandio per assicurare il .suo fianco destro dagli attacchi che gli elementi mussulmani, specialmente del!'Albania, potrebbero operare conl.ro di e-sso, dopochè sia per'i1enuto nella valle .della Maritza ('l). 6° Che il concorso· della Serbia ad. una guerra comune ~ontr-o la Turéhia, aumèntaùdo .il fronte delle operazioni, diminuisce conseguentemente l'intensità della difesa, la quale non deve considerarsi operata unica.mente daHe forze regolari, .ma da tutti gli elementi mussulrn~ni che vèrrebbero impegnati nella lotta. in t~l modo la Serbia farebbe rispetto alla Rumenia la parte che doveva rap presentare nelle guerre passate rispetto alJa Russia . 7° Che le operazio!1i ùell'ese!'cito rumeno sia per l'obbiettivo cui tendono sia per la forza intrinseca di esso esercito; costituirebbero. pei 'l\1rchi ia minaccia più grave ché lor o possa prqveriire dagli Stati minori de!]a_regfone greco-sla~a. . DELLA TOf\CHIA EU!IOPEA, ECC.
(1) Nella campagna del 18.29 uno dei motivi che consigliò alla paca il genel'alis.s imo russo conte Diebitsch si fu appunto la minaccia che Mu.stapha, pascià d'Albania, postatosi con-40,000 Arnauti a Sofia, esercitava sul fianco e ·sulle co~unicazioni dell'esercito russo gi uoto ~d Adrianopoli.
306
DELLA TUllCHIA EUROPEA, ECC.
DELLE CONDIZ_IONi GEOGRAl<'lCO- STATISTICO- MILlTAR,l
VI /4l La Gr.ecfa(2J.
l. ·- Costituzione politica. -
Il regno di Grecia è una creazione politica del secolo nostro. Caduto l'impero d'Oriente, la Grecia aveva seguita la sorte delle ,~Hre province che un dì appartennero a quell'impero; i Turchi dopo lunghe. esuccessive guerre l'avevano conquistata sulla. repubblica di Venezia che ne possedeva buona parte, spemalmenle le isole. Scomparso dalla vit~ politica, l'elemento greco si ~rasformava ma non si spegneva; divenuto suddito mussulmano ' ~ av~va pero conservata la sua lingua, la sua religione, il ri(·I) Si tratterà 1ella Bosnia e dell'Erzego'II ina ~eU'esal)le del Teatro di que,·,·a. {2) V. 1° RECL1JS. - .Nouvelle .péograp hie w»illerselle. - Paris J8i5. 2°. BURS11N. - Geoq·r aphie 110n. Grlechenlana. - Leipzig, 1878.
s•
JANKE . -
Reise-Erla-nerunqcn aus Itallen, Grtechenzana u. •· io. -
Berlin, 1874. 4. 0 BEAUJOUR. - Vovaqe mtlita1rc aans l' emptre·othoman. - Paris 1829
(opera antiqu ata. ma pr egevolissima). 5• Carte ae la Grèce à ~·echelle de
' ~ 250 000
p u bliée par le Dépot· de la
guei-re. - Pari3, 1852. 6° KIBPERT. ...,.. Carte de la Thessalle et ae l'Eptre à,
l
soo,ooo· -
Be rlin, 1871.
7° Diverse rivis te, giornali, ecc.
l'échelle de
307
cordo dell'antica civiHà. Sparso su tutto il mtorale della Turchia europea e clell' Asia mino1'e ed estraneo alle lotte dei Mus~ sulmani, egJi ·era divenuto l'intermediario necèssario dellerelazioni commerciali fra 1'.0riente e l'Occidente, alternando tal- . volta la vita·del pirata con quella del marinaro; mentre nell'interno del _pae~e sfuggiva la tirannia del Turco rifugiandosi nelle più inospiti regioni. In tale condizione vivevano i Greci sino alle guerre della rivoluzione fr~ncese e dell'impero napoleonico. Durante tali guerre, mercè la libera navig~zione cli cui godevano, acqui·stavano ricchezze; il contatto più frequente ed immediato coll'Occidente e Finfl uss·o delle nuove idee faceano nàscere in loro il desi?erio, il bisogno cli ricosti_tùire il proprio paese a vita pdlitica. Le associazioni commerciali, creale per comodo de' loro traffici, preparavano le associa:i:ioni politiche; il marinaio e il montanaro, il pirata ed il clefta univano ben tosto i loro sforzi per una causa unica, l'indipendenza della patria. Ma tale risveglio politico dell'elemento greco.non poteva non dar ombra al Mussulmano ed irritarlo; la rivoluzione iniziata nel 1821· era una necessaria coriseguenia della situazione re• ciproca dei due. elementi. Sono troppo note l~ vicende della guerra d'indipendenza della Grecia, perchè occorra accen,.. narle. La loLLa che, senza intervento straniero, dura sei a.nni, . viene condotta con tale feroc;ia ed energia da procacciare ai Greci l'ammirazione e la compassione dl tutto il mondo civile e da destare contro i Tu1;chi indigq.azione ed ot· rore. Mentre il marinaio greco incendia coi brulotti le navi turche, le quali quasi più non ard iscono presentarsi nell'Arcipelago, e il clefta porta lo sterminio ·nel le file · dei Mussulmani sorprendendoli nelle gole dei monti, il cittad ino offre l'esempio d'una morte glot'iosa, _seppellendosi come a Nauplia e ·a Missolonghi sotto le rovine delle mura che con grande accanimento ha difese. Ma finalmente l'op{nione pubblica, il sentimento d'umanità, le rivalilà e gli interes~i politici particolari' inducono, le grandi potenze ad intervenire in favore dei Greci; una squadra fra!'co.:
.
UET,LÌ\ TURCH I,~ EUROPEA, F.CC.
'308
PELLE CON OIZIONl GEOGI\Alc"ICO'-STATIS'l'lCO ·MILlTARI
anglo-russa distrugge la turco-egiziana a Navarino (29 ottobre 1827), ed un c_orpo francese occupa poco _dopo la Morea. All'azione mililare succede quindi la diplomatica Q col trattalo di Londra del 1830 viene cos liluito il regno di G1·ecia coi s uoi confin i alLuali, meno le isole J onie, le <:iuali, r imaste sollo il proletlorato dell'Inghilwrra, non gli venivano cedute che nel 18G1.
Ma·
il nuo.vo 1·egno così formato, contenuto in angusti limiti dalla gelosia e nai Limori della diploma-:ia, non da va piena soddisfazione ai deside1·i. e ai bisogni dei Greci. Alla guerra d'indipendenza avevano par tecipato cog}i averi e col sangue Lutti gli clementi greci sparsi nell'impero ottomano e che pertanto quasi nulla venivano a ritrarre dai sac1·ifici falli. Il nuovo Stalo perciò, ment1·c è 1;1na tentazio_n e continua poi rimasti sudditi del Turco ·a procur arsi un avvenire migliore, non è cl'ctltronde campo s ufficien te all'altività comun~; piccolo e pover0 non può, se non imperfettamente, rappresentare e sostenore politicamente e militarmente la causa della nazione g reca. OlLracciò, sia per lo spirilo par-tigiano tlcgli abiLanti, sia fors'anco per l'inesperienza degli uomini di Stato, il paese é spesso in preda ad agiLazioni politiche e talvolta a rivoluzioni che non gli concedono quella quiete che tanto sarebbe necessaria pel suo ord inamento intorno.e pel suo sviluppo cco110mico, insomma per prepararlo meglio a compiere ljuella. missione che naLuralmeJtte egli si attribuisce, cioè ricostituire il mondo greco nell'Oriente. ·
II - Brevi cenni' oro-idrografici.
La Grecia, considerala nei suoi confini naturali più comunemente ammessi, è separata verso nord -d al r imanente. della l"eg!one greco-slava dai dùe contrafforti che .staccansi dal Jl,Ì. Zygos (Lacmone) e vanno a terminar,; uno sull' Egeo col. .
309
~ l'Olimpo, e l'allro s ull'J on io colla catena dei mon li Acrocerauni .
Essa comprende così, oJLre l'alluale regno di G.recia, la Tessaglia e l'Epiro. L'Jonio, il mare di Candia e l'Egeo la circondano dagli altri tre lati; il golfo di Lepanto, tagliandolo. trasversalmente, la divide in due parli collegale da-ll'is tmo di Corinto, una peninsulare. o Peloponneso, l'altra continentale. Due grandi isole, Can<lia ed Eubea., e due gt•uppi d'isole, le Jonie e le Cicladi, la circondano do. tre lati e le ultime la colle.,.ano colle ~oste dell'Asia minore. "La ca.tena del Pindo forma -l'ossatura 01'.ogeafica della pe~ nisola ellenica percorrendola da nord a· sud dal M. Zygos (l678m) al Velukbi (2319m) con µn'alte;:za che varia da '1500 a 2300 metri e distaccando verso l'Jonio e l'Egeo numerosi e intricati contrafforti. Dal Velukhi la ~a.Lena del PindÒ conti"nua verso sutl-esL coi nomi d'Oela (2150'"), di Parnasso (24,00'"), d'Elicona (1749'") e di Cit.erone (14tO·) nella penisola dell' .Attica e r1uindi, dopo la depressione ùell'is Lmo di Corinto, si ri: solleva nelle montagne del Peloponneso. La parte continentale viene in tal modo divisa in due versanti, quello dell'Jonio e quello dell'Egeo, differenti tra loro per conrormazione e per costituzione oro-idrografica. Quello dell'Jonio, che comprende l'Epiro, l' Acarnan ia e l'Elolia, è formato da una serie di contrafforti alti da i OOO a 2100", aspri, rocciosi, parte nudi, parte coper ti do. folle boscaglie, che, sLnc-. candosi dai monti Zygos e Velukhi vanno a terminare obliqua.mente alle coste dell'fonio. Le vallate che e8si formano · sono streltè·, tor tuose e solcale da cors i d'acqua impetuosi che, attraversando talvolta bacini chiusi, formano laghi, n·e escono per ornissàri sotterranei o per strette gore e va111io finalmente a metter foce nell'Jonio in stagni o terreni bass i e malsani, concorr'endo così coll'nsprezza delle montagne a rendere il paese ro tto e difficile. Principali fra la.li contraflòrU sono : 1• quello che staccasi dal monte Zygos, va verso nordovest col nome di monti Kondusi (1910°) fra la .Voju.tza e il
31 Ù DELLE C.01:!DlZIONl GEOGRAFlCO·STATISTlCO -MlLITAU Kalamas e termina nei monti Acrocerauni (2000m); èsso racchiu~e co' suoi contrafforti minori l'importante conca di J anina; . 2• quello che dal Velukhi scende verso sud-ovest e, ramificandosi) forma l'aspra' r egione dell'Acamanìa. Due contrafforti minori per importanza, ma pari per asprezza, dividono il baèino del Kalamas da ,quello dell' Arta, questo da quello dell' Aspropotamos. · li ver.sante dell'Egeo è invece costituilo da due regioni dis tinte) cioè la conca della Tessaglia e la penisola dell'At tica (1 ). La Tessaglia è cinta da ogni par:te da montagne, cioè dai Cambuni ('1500") e dall'Olimpo (2972") verso nord, dalla catena del Pindo verso ov~stJ dai monti Othrys (1729,.) vei·so sud) e dall'Olimpo) dall'Ossa ('1600"') e clal Pelio ('1564"') verso est. La Salamvrìa raccoglie tutte le acque che scendono nella conca Lessala ~ si apre uno stretto passaggio fra L'Olimpo e !',Ossa ,Per sboccare nell'Egeo. È la sola· regione d0lla Grecia che offra pianure d'una certa estensione. La penisola dell'Attica .percorsa daila catena dei mo,nti Oeta, Parnasso, Elicona e Citerone è una regione s tretta, rocciosa, piena di dirupi, povera d'acqua e quindi difficile. La parte peninsularè; cioè il Peloponneso, 0 costituita da una grande massa montuosa, al cui noçlo· s{ trova Tripotizza e d'onde si staccano contrafforti alti da 1000 a 2!i00 metri che a guisa cli raggi vanno-a Lerminareai promon tori. dei capi Skyli, Malia, Matapan, Gallo e KalogNa sull' Egeo e sull'.J onio. L'Eg·~o . e l'Jonio, penetrando profondamente nell'interno della Grecia per.mezzo dei golfi di Volo, di Lamia, cli Talanli , d'Egin a, di NaupJia, di Maratonisi, di Korone, d' ~rcadia, di · Lepanto e d' Arta, ne r endono le coste frastagliate ed estese, agevolando )e relazioni interne che, in causa della natura del paese) sono difficili per terra. La Grecia non ha che poche e caltive strade carreggiabili; (1) Nella penisola dell'Attica s'iutend.e compresa, oltre l'Attica propr iamente detta, anche la Beozia. ·
311 quasi tutte le ·s ue vie cli cofuunicazione consistono in mulattiere e sentieri. Tali cattive condizioni di vi.abilità dipendono non solo clall'asprezz~ e povertà del paese, ma eziandio dalla scàrsezza di mezzi finanziari dello Stato e da:l fatto che le · comunicazioni maril.Lime suppliscono in parte al difetto delle terrestri. Soltanto nella Tessaglia, nell'Attica e in qualche punto del Peloponneso esis tono s trade carreggiabili; cli ferrovie, parecchie sono in progetto, ma finor·a una sola è costrut tà, quella Atene-il Pi1°eo,, lunga 12.. chilometri. Le pri.hcipali linee di comunicazione nella regione continentale sono: 1° La sfrad·a Salonicco-Plalamona-Larissa-Farsaglia-Lamitl. (Zeitum)-Livadia-Atene. È la migliore di quante percorrono la regione. 2' La s trada Gre~ ena s ulla Vislritza-Trikala-Farsaglia, dove si riunisce alla precedente. · 3° La strada Janina-Mezzovo-'l'rikala ove si riunisce colla strada n. 2. T.,a s trada J'anina-Arta-Vrachori-Lepanto-Livadia, dove mette sulla s trada n. l. N'el Peloponneso) Trìpolizza è il nodo delle comunicazioni (mulaLLiere e sentieri) che percorrono la regione. La conca· cli Janina è un centro importantissimo di comunicazioni fra l' Albania e l'Epiro, fra !' E piro~ la Macedonia e la Tessaglia . 11 clima della Grecia è ottimo, specialmente nelle tsole; sol~ - tanto in alcuni punti dell' interno della Tessaglia, alle foci dei fiumi, dove questi formano s tagni e nella· conca del Ce.fisso nell'Altica predomina nell'f~state la malarìa.. DELLA T URCHIA EU ROPEA, ECC.
1
{
0
.,III. - Popolazi6ne e stato economico. 1 confini geografici della Grecia non coincidono perfétlamente cogli etnografici, poichè, come si è acce1:mato prece- · dentemente, la razza grec; si estende oltre i confini geografici
..
312
Abitan~i
Grecia continentale coll'isola d'Eubea· 449-,459 Peloponneso 645,389 Isole Cicladi 123,29~ Iso·1e· Jonie 218,879 · Esercito e !Ilarìna 13,735 Marinai all'estero 7,133 Totale
Superficie chil. quad.
23,651 21,466 2,399 2,607
per razze
Greci. Albanesi (Arnauti) Rumeni . Altre razze .
Cristiani Maomettani ed Ebrei
50,123
(l) 150,000 : } (3) 560,000
Totale
1,4-4-1,810 16,084
.
-I
710,000
(1) La massima pane· di :rana 9rtt.a e por;hi ebrei. {21 La m;,,ggìor parte di rana 1urça. (8) Circa 1t~ Greci o elleniuati_, 114 ti.no;,,d, 114 Albanesi e pochi RWlltbi. (4} Turchi ed Alb•ntsi.
ANNO XXI, VoL. Ili.
.
67,941
(l) La p9polazione delle province gr eche soggette aJla Tur.chia è all'incirca la seguente:
per religioni
Greci orientali Altri ·cuHi
37,598 1,217 29,226
Le città principali sono: 'Atene, capitale del regno, 44,510 abitanti; Sira, porto di commercio importantissimo nelle isole Cicladi, 20,996 abitanti; Patrasso, altro porto di comrnercio impor·tante nel Peloponneso, 19,641 abitanti; ~orfù, capitale delle isole Jonie e buon porto all'ingresso dell'Adriatico, 15,452 abitanti. La densità della popolazione è maggiore sulle coste che all'interno (1), Lo stato economico della Grecia non è pari alla bontà del clima e all'eccellenza dei prodotti del suolo ; l'agricoltura, . per mancanza di buone strade e di èapitali, è trascurata; quasi nulle sono le industrie. SoltanLo il commercio marittimo, in causa della posizione geografica del paese, dell'esten-
Candia. Tessaglia· Epiro . .
Tale popolazione è cos~ ripal'tita:
l
1,389,953
- 1,.457,804
313
I>ELLA TURCHIA EUROPEA, ECC,
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO·MlLl TAlll
· della regione sia in Europa sia _in Asia, mescolandosi colle altre ràzze, mentre queste, benchè in piccola quar~tità, ,sitrovano, specialmerite in Tessaglia, interposte alla g1'eca. La pop0lazione-attuale della Grecia deriva in buona parte dall_a mescolanza della razza ellenica coll'albanese e ne ha pèrciò i caratt~ri. Al valore individuale e aÌla pronta intelligenza iJ Greco accoppia ardente patrioWsrrio, orgoglio nazionale, profondo sentimento del bello nelle ai·ti; è insofferen te di soggezione sia questa giusta. od ingiusta ed ama la lotta sia essa P?lilicff od intellettuale. Sobrio, robusto sop.porta bene gli strapazzi; è dedito aila vita _del mare e al traffico; talvolta però per avidità cli lucro o per altri'motivi dimostra che non è spen~a in lui la flcles grceca rimproverata ai suoi ·antenati. Il regno di Grecia, come già si è.accennato, non comprende nè l'Epir<?, ne la Tessaglia, nè l'isola cli Car1dia. Secondo il più recente. censimento, quello del 1870, la sua popolazione sarebbe così ripartita per regioni
'
Totale
(2) 60,000 (4) 14.0,000
210,000 700,000
~00,000
910,000
314 DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO- STATIST!CO-MIL!TARI sione del littorale e delle tendenze degli abitanti, ha grande sviluppo; infatti la marina di commercio contava, nel 1873, 5001 bastimenti della portata complessiva di 239,135 tonnellate con 25,197 uomini d'equipaggio. La marina mercantile a vapore non contava che 16 bastimenti della portata di 6048 tonnellate. Il bilancio pel 1875 era il seguenLe:
un
Entrate Spese .
39,644,000 dramme (1) 39, 791,512 id.
Deficit
147,512
id.
Il debito pubblico è dì 430,082,902 dramme.
IV. .,.... Forze militari .
Le forze militari della Grecia, secondo la legge militare 15 gennaio 1867 tuttora in vigore (2), si compongono: A) Dell'esercito B) Della marina.
À)
ESERCITO.
L'esercito comprende: 1• L'esercito permanente colla t • e 2a i;-iserva. 2° La guardia nazionale. 1• Esercito permanente.
L'esercilo permanente, secondo la legge milita-re predetta, dovrebbe avere una forza totale di 31,300 uomini, oltre i corpi La dramma vale 0,91 lira. in progetto una nuova legge militare tendente a dare maggiore sviluppo alle forze militari del regno e ad ordinarle alla foggia degl i altri eserciti europei. (J )
N) È
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
345
di volontari formati in caso di guerl'a, e dei quali, in tempo di pace, 14,300 sotto le anni e 17,000 ascritti alla riserva. Tale effettivo di pace non venne però q.uasi mai raggiunto per ragioni economiche; la forza presente sotto le armi è ordinariamente di poco superiore agli H mila uomini . Reclutamento . - Ogni cittadino atto alle armi è soggetto al servizio militare nell'esercito permanente dal 20° al 40' anno d'età. La durata de1Ja ferma è di 12 anni, dei quali 3 sotto le armi, 3 nella 1• riserva e 6 nella 2' riserva: per gli alLri otto anni gli individui atti alle armi sono sottoposti al servizio militare in caso di bisogno estremo. Il contingente annuo è ordinariamente di 4500 uomini, dei quali 2500 sono incorporati nell'esercito attivo e 2000 sono ascritti alla 1• riserva. Il reclutamento si fa per estrazione a sorte, cominciando dalla classe più giovane; sono ammesse dalla legge la surrogazione, la liberazione e l'arruolamento volontario. Ordinamento tattico. - L'ordinamento tattico sul piede di pace, e il seguente: i 0 , Fanteria. - tO battaglioni di linea a 6 compagnie. 4 battaglioni di cacciatori di montagna a5 compagnie (1). 2' Cavalleria. - J reggimento cacciatori a cavallo di 4 squadroni. 3' A1'tiglieria. - 1 reggimento composto di 6 batterie (2 da campagna e 4 da montagna) e 1 compagnia operai. 4° Genio. - Mezzo battaglione di 3 compagnie. 5° Gendanneria a piedi e a cavallo, 0rdinata per compagnie e reparti minori secondo la circoscrizione territoriale. Sul piede di guerra, i corpi suddetti assumono le seguenti formazioni : (1) I cacciatori di montagna, reclutati con arruolamenti volontari, sono destinati, in tempo di pace, come ausiliari della gendarmeria nel servizio di sicurezza interna e dì. sorveglianza ai confini; in tempo di guerra fanno parte dell'esercito attivo. Le 4 compagnie di cacciatori di confine, che era.no autonome, vennero:recentemente incorporate neì battaglioni di cacciatori di montagna, formandone le 5• compagnie.
.316 · DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO· STATISTICO-MILÌTART 1° Fanteria. - Battaglioni di linea. Vengono formate 2 nuove compagnie (7• e 8') in ciascun battaglione e colla chiamata della 'l • riserva la forza dei battaglioni è portata a 1371 uomini. / Cacciato1'i di montagna. - Coi quadri dei 4 battaglioni del piede di pace vengono formati altri 8 battaglioni, numerati dal 5° al '12°. Colla chiamata della 2• riserva e con arruolamenti volontari la forza d'ogni battaglione viene portata a 820 uomini. 2° Cavalleria. - Sono formati 2 nuovi squadroni (5° e 6°) e la forza del reggimento è portata a 570 uomini e circa altrettanti cavalli. 3° Artiglieria. - Vengono formate altre 4 batterie (dalla 7• alla· 10') e il reggimento conta così 4 batterie da campagna e 6 da montagna, oltre ·la compagnia d'operai. Sono formate altresì 10 colonne di munizioni. 4° Genio. - Vengono formate 2 nuove compagnie costituenti colle 3 prime un battaglione. Non esiste corpo del treno organizzato nè sul pfede cli pace, nè sul piede di guerra; si provvede a tale servizio mediante requisizioni. Vi è un corpo sanitario e un personale incaricato dei servizi amministrativi. Non esiste corpo di stato maggiore autonomo; si provvede a l:ale servizio con ufficiali presi dai corpi di Lruppa . Finalmente in caso di guerra vengono formati corpi cli volonlari a costituire i quali concorrono individui del regno e delle province soggette alla Turchia. Nel 1869, quando la Grecia era minacciata di guerra dalla Turcliia, fu decretata la formazione di 30 cli tali corpi, ciascuno dei quali doveva essere forte di 647 uomini. È ragionevole il s upporre che in caso di guerra, la formazione di tali corpi sarebbe nuovamente decretata ed attuata. La forza dell'esercito pe1'.manente, sul piede di pace e sul piede di guerra, è la seguente:
-
-
-
-- -
PIRDE DI PACE
Ballaglioni
Ar'.i~ lioria
-
PlEDE DI GUERRA .A.
Forza bilanciala pel "876
Battaglioni <IS r:S ,...____..., ·-e:::.. , , . ~ ,5:?o - ~ ~ · a · ~ ·;:::. _ o ·:- e o.8 e.o ~ e o··;- e i:..= (1)0 ...... _ otJl t,JJ eo e ·obo'O~ > ..,;; cc 'O b0r.) o. ~ .... ('jc:S 'i:: <'6 ·;< ('j
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G 1
6
20000
- -
n •
- - -
1 5 48l86 1000 50
10
Annotazioni. - 1° Non si sa se sul piede di guerra Yengano formati depositi e come sieno organi1.zaii. ~0 Non si conosce l'ef- ~ fattivo di guerr,\ dei quadrupedi dei corpi di fanteria e del genio e dei servizi amministrativi. ...,1 '
3,19
DELLE CONDIZI0Nl GEOGRAFICO- STATISTTCO- MILlTARl
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
Armamento. - La fanteria è armata di fucili a r etrocarica di vari sistemi non essendo completata la dotazione in nuovi fucili sistema Milona, a cartuccia metallica, adottato di recente: si trovano in distribuzione fucili Remington, Snider e Chassepot. La guardia nazionale ò armata finora con fucili a percussione. . La cavalleria è armata di sciabola e pistola; inoltre la prima riga d'ogni squadrone è armata di lancia e la seconda di carabina. L'artig.lieria ha cannoni di bronzo ad avancarica del sistema LaJlitle, da campagna e da montagna (I). Rimonta. - I cavalli pel servizio dell'esercito sono compai•te fuori dello Stato e specialmente, perati per la maa,,.ior 00 in Tessaglia, nell'Asia minore e nelle Puglie. In caso cli moh1mazione s'incontrerebbero nel paese gravissime difficoltà a provvedere i quadrupedi occorrenti per passare dal piede di pace al piede di guerra. Vestiario . - L'equipaggiamento delle varie armi è per la forma simile a quello dell'esercito francese, tranne pei cacciatori di montagna e pei volontari, che veslono il costume nazionale. Stabilimenti militari. - La Grecia non possiede fabbrica d'armi. Ha un arsenale con polverificio, t'abbrica-di munizioni e officine di riparazioni a Nauplia. È oraanizzato permanentemente il servizio sanitario mediante ; ospedali e quello delle sussistenze nelle principali guarnigioni. Istituti militari. - 11 solo istitulo mililare del r egno è l'accademia militare del Pireo, destinata a fornire ufficiali non solo per l'esercito, ma eziaridio per la marina. La dur-ata de~ corso è di 3 anni; dopo i quali gli allievi sono nominati alfieri
nei corpi dell'esercito e della marina e non sono promossi ufficiali se non dopo 2 anni di servizio at.tivo nei ,corpì stessi. Il nume:'o.degli allievi è di 60 in tutti e tre i corsi. - Inoltre un terzo dei posti d'ufficiale è riserbato ai sott'ufficiali. Circoscrizione militct1'e territoriale. - Il regno è diviso in o comandi mili Lari i quali hanno sede:
318
( !) Secondo recenU notizie, il governo greco avrebbe fatto acquisto di 30 mila fucili a retrocarica e di 10 batterie da campagna di cannoni A retrocarica colle relati ve munizioni.
in Atene per la Grecia continentale orientale, in .Missolonghi per la Grecia continentale occidentale, in Trìpolizza pel Peloponneso, · in Corfù per le isole Jonie, ' in Sira per le isole Cicladi. l'noltre vi sono 8 comandi di piazza incaricati del reclutamento, dei ruoli delle riserve e della guardia nazionale, della conservazione, del materiale e dell'istruzione della guardia nazionale. Essi hanno sede in Atene, Lamia, Eur:_ipo, Nauplia, Tripolizza, Missolonghi, Corfù e Sira. ,Fortezze. - Nella Grecia noil esistono piazze for ti, non avendo più tale carattere i forti antiquati che si trovano in parecchie delle sue città marittime ed essendo state smantellate quelle di Corfù; solLanto potrebbe avere ancora una cerla importanza la cittadella di Nauplia. Lungo il confine terrestre si trovano alcuni corpi di guardia difensivi. 2° Guetrclla nazionale.
La guardia nazionale ha per missione di concorrere coll'esercito permanente alla difesa del paese e di provvedere alla sicurezza interna dello Stato. Vi sono ascritti tutti i ciltaclini atti alle armi dai 18 ai 50 anni d'età, i quali non facciano parte dell'esercito permanente. Essa è organizzata in compagnie e legioni; i ruoli ne sono tenuti dai comandi di piazza. I miJìti devono equipaggiarsi a loro spese, non ricevendo dallo Stato eh.e l'armamento.
320
DELLE CONDIZIONI GEOG1tAFIC0-STATISTICO-MIL1TAlU
L'istruzione le è falla da ufficiali e sott'ufficiali dell'eserciLo permanente. li numero dei militi inscritti sui t·uoli è di 170,000 circa, più della metà dei quali sono armati ed istruiti. Il bilancio della guerra pel 1875 era di 7,830,500 dramme. .
.
B)
MARINA.
La marina da guerra greca ha eccellenLe personale, ma scarso materiale. Gli ufficiali provengono dall'accademia mi- . litare del Pireo; la Lruppa è recluto.La mediante arruolamenti volontari e la coscrizione nei comuni marittimi. L'organico di pace, compresi gli ufficial i e i servizi varii dipendenti dalla marina, è di 1142 uomini, cioè 371 ufficiali e 791 marinai e operai; quello di guerra è di 2502 uomini, uffìciali e marinai. li materiale della flotta greca è il seguente: 2 corvette corazzale a rmate di 2 cannoni ArmsLrong da 25 cent. 1 avviso. 7 cannoniere a elice. 2 trasporli a elice. 11 bastimenti a vela. Varsenulemarillimo trovasi a Poros, piccola isola nel golfo d'Egina. Al Pireo sonvi magazzini per la marina e ulcune officine. Il bilancio della marina pel 1875 l'u di 1,800,34-8 dramme. L'esercito greco, forse meglio che qualunque a ltro, è la fedel e espressione del paese cui egli appartiene. Robusto, sobrio abituato a trattare le armi per istin Lo e. talvolta per necessità. di difesa personale, ricco di tradizioni guerresche e nudrilo all'odio contro il Turco oppressore di migliaia de'suoi fratelli di religione e di razza, ·il Greco possiede tutte le qualità fisiche per fame un eccellente soldato. Ma purtroppo ne difetta dal lato mora!!}, poiché, anche quando veste l'assisa del
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC. 32{ soldato, non è sempre spoglio di quello spirito di parte e di quella intolleranza di soggezione che è propria della sua razza e conseguenza d0lla viLa politica d0I paese. Ciò val0 a spiegarci come l'esercito g!'eco, o specialmente il corpo dertli ufficiali tal, o ' volta invece di sostenel'e il governo costituito, abbia preparate e falle rivoluzioni per abbaHetfo. Il governo a ttuale Ita fotto molto per guarire l'esercito da questa magagna e per disciplina1'io, educandolo u ff ':1-ei sentimenti del dovere e dell'abnegazione che lo pongono al disopra d'ogni partito; ma, con~e_ne confessarlo, il conlaLLo ·ctell'eserciLo col paese è troppo mt1mo per chò s'abbia ragione volmente a credere che l'uno possa sostanzialmente trasformarsi quando l'altro perdura lo stesso. Non devesi però esagerare le conseguenze di questo male; poichè in una guerra nozionale l'esercito e il paese assopiti gli odii di parte, troveranno cerlameule nell'arden~ patriottismo e nell'odio contro il Turco compenso a (]'uella concordia e a quella disciplina. che forse loro mancano per abiLudini politiche e militari. L'ordinamento dell'esercito gt>eco parLecipa LuLLora di molti dei difetti degli eserciti ùi 20 anni fa. Primieramente la forza inquadrala non è in armonia colla quantità di popolazione, non un·ivando quella, s ul piede di guerra, neppure al 2 ¼ di questa: nè sembra che valga a compensare questa debole forza numerica il concorso della guardia nazionale, essendo il s uo ordinamento ins ufficiente pel' operare in aperta campagna. I suoi quadri non solo sono insufficienti a contenere tutte le riserve, ma ptcsentano l'inconveniente delle nuove formazioni; operazione lu.n ga e non scevra di g ravi diretti specialmente quando il sentimento della di,sciplina non è troppo nel ca1•uttere delle popolazioni. Tali nuove formazioni d'unita devono poi riuscire t..anto più lunghe e difficili per le armi a cavallo, stante il difetto di quad!'upedi nel paese e gli scarsi effettivi di pace dei col'pi. Altri inconvenienti s i devono manifestare per la mancanza d'un treno militare regolarmente organizzato, spr.cialmente in paese povel'o dove un esercito
'
322 DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO·STATISTICO-MlLITARI anche,di forza mediocre, deve portarsi dietro quanto gli occorre per vivere e per combattere. Finalmente per la mancanza d'un esercito di 2' linea i~ paese rimane, in caso di guerra offensiva, senz'altra difesa che la guardia nazionale e ia marina. Tuttavia, malgrado tali. inconvenienti, l'esercito greco presenta sempre una quantità cli forza non dispregevole sia per se slesso, sia pel valido concorso che troverebbe nell'insurrezione delle province limitrofe, popolate da razza identica ocl affine alla greca, Ma, come si dirà in appresso, percbè , egli possa bastare al suo còmpito nell'offensiva e nella difensiva, è mestieri che la marina assicuri la difesa delle coste; compito cui essa in una guerra colla Turchia non potrebbe soddisfare per la scarsezza del materiale, se non trovasse un compenso nel valore del s~o personale e nell'imperizia della marina avversaria. · L'esercito greco, in una guerra offensiva, pot.rebbe entrare in campagna con una forza di 50,000 uomini circa, compresi i volonlari; in una guerra difensiva potrebbe e.ssere aumentato di più d'altretLante guardie nazionali armate ed equipaggiate, non facendo assegnamento su quelle delle isole che probabilmente rimarrebbero addette alla difesa locale.
V. -
Considerazioni militari.
Lo scacchiere strategico della penisola ellenica, escluse le isole, è formato da quattro regioni, le quali peìla difesa terrestre banno ciascuna caratteri e funzioni distinte;. esse sono: 1° La Tessaglia, vasta conca piana internamente e cinta all'intorno da montagne; è altraversata dalle principali comunicazioni fra la Romelia e. la Grecia ed è la regione più adatta alle grandi operazioni. 2° L'Epiro coll' Acarnania; è in generale un paese montuoso, difficile, atto per le operazioni cli partigiani; la conca
DELLA TURCHJA EUROPEA, ECC.
323
di J anina al punto di concorso delle strade che provei:igono dall'Alta Albania, dalla Macedonia e dalla Tessaglia ne è la chiave. La.catena del Pinclo, aspra, quasi senza strade, spezza· in due il fronte d'operazioni terrestri. , 3• La penisola dell'Attica; ·meno difficile dell'Epiro, ma essa pure montuosa; vi concorrono dalla Tessaglia e dall'Epiro le comunicazioni su un fronte la cui larghezza- va succesivarnente diminuendo da_nord a sud. 4· 11 Peloponneso; non vi Ji accede che per l'istmo di Corinto, largo appena 6 chilometri,. facilmente difendibile; colle sue alte montagne, povero di strade, esso viene giustamente chiamato l'acrop.oli. della Grecia. Un esercilo pertanto il cp1ale dalla Romelia muova verso la Grecia, deve, per la conformazione e costituzione del teatro di guerra, dividersi o limitare il s uo fronte d'operazion_i fra la catena del Pinclo e l'Egeo in una zona ove t1'e grandi ostacoli frontali si oppongono alla s ua marcia; cioè: 1•. la catena dei Cambuni coll'Olimpo, la quale copre la Tessaglia; 2° Ia catena dei M. OLhrys che divide la Tessaglia dalla penisola dell'Attica; 3° la catena clell'Oeta colle sue appendici che difende direttamente la penisola dell'Attica contro gli attacchi concorrenti dalla Tessaglia e dall'Epii'O. Nel versante dell'Jonio sembrerebbe che, quando l'attaccante sia riuscito a penetrare nella conca di Janina, egli non dovrebbe più incontrare linee frontali di difesa; ma invece l'intero paese è cosi rotto che le strade, le quali scendono ordinariamente per le vallate dei fiumi, sono spessissimo sbarrate da forti posizioni e non hanno collegamenti colle laterali. l'Epiro perciò deve consiqerarsi nel suo complesso come una parte secondaria del teatro di guerra, opportuno per operazioni di partigiani, ma non per grandi operazioni. Ma il re;;no cli Grecia non possiede nèla Tessaglia, nèl'Epiro e nemmeno i due versanti della catena dei M, Othrys per po-
32.t
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITARI
starvi la prima linea di cli fesa) la quale pertanto trovasi più indietro nella catena dell'Oeta lasciando scoperta l' Acarnania e la Beozia settentrionale. Tale linea di difesa, se è for te per natura e può divenire fortissima col concorso dell'arte, toglie però all'esercito greco l'opportunità di appoggiare efficacemente l'insurrezione delle province limitrofe. Sembra pertanto che, sino dal principio della guerra, l'esercito greco dovrebhè prendere l'offensiva, sia per assicurarsi il possesso della catena dei M. Othrys e così coprire la fro ntiera, s ia per aiutare l'ins urrezione s pecialmente nell'Epiro, ove la popolazione è quasi tutta greca od ellenizzata. • Ma, perchè tale condotta militare sia possibile) è mestieri: 1• Che allo scoppiare della guerra l'esercito sia completamente mobilitato e concentrato; 2° Che la marina assicuri le comunicazioni colle parti più importanti del paese non solo nel periodo della preparazione della guerra, ma eziandio in quello delle operazioni. Per quanto riguarda la prir:na condizione, abbiamo visto come l'esercito greco vi possa soddisrare. Quanto alla seconda, come già si è detto, sembrerebbe che Ja marina sia ins ufficiente a soddjs farvi, avuto riguardo all'e stensione del littorale e alla quantità dei punti minacciati da difendere, se pure non trova ne~la sua bontà jnLrinseca largo compenso alla s ua inferiorità numerica. Qualora la ml'! rina non possa basLare, com'è probabile, a difendere tutto il littorale, deve almeno fare ogni sforzo per difendere i due importanti golfi d'Egina e di Lepanto, i quali quasi isolano il Peloponneso dal continente e specialmente il peimo nelle cui :vicinanze trovasi, senza difese, la capitale del regno. Tale còmpiLo è facilitalo dalle cond.i7.ioni locali) avendo il golfo di Lepanto una s tretta imboccatura (1800m), difendibile con artiglierie e con tor pedini, ed essendo il golfo d'Egina seminalo d'isole che restri'ngono la libertà di manovra d'una squadra numerosa. Per quanto l'eserci to greco non sembri adatto, per la sua
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC. 3;.),5 composizione organica, actoperazioni fuori del teatrodi guerra della penisola ellenica, tuttavia il suo concorso ad un'azione comune cogli altri Stati minori della regione greco-slava contro la Turchia sarebbe decisivo, sia perchè minaccerebbe efficacemente alle s palle la linea dei Balkani) sia perchè coll'insurrezione nel cuore stesso dell'impero ottomano diminuirebbe considerevolmente le forze dell'avversario, neutralizzando specialmente l'azione dei maomeUani del!' Alta Albania.
(Continua)
327 di ginnastica agli ordigni in un solo allegato al regolamento, che porta il titolo di Istruzione per gli esei·NUOVA EDIZIONE DEL REGOLA MENTO, ECC .
NUOVA ED IZIONE DBL
REGOLAMENTO DI ESERCIZI E DI EVOLUZIONI PER LA FANTERIA ( 4. d.i.cl!aulu•c 1. 869)
Approvata da S. M. in udienza delli 30 giugno 1876 (Tipografia Voghera. Roma)
Il Regolamento di esercizi e di evoluzioni per le truppe .a piedi, 4 dicembre 1869, che era stato col 1° del corrente anno, sotto l'amministrazione del generale Ricotti, sostituito dal Regolamento di manow·a 9 dicembre 1875, fu richiaµiato in vigore dal nuovo Ministro della guerra, generale L. Mezzacapo, in data 15 .'l uglio u. s., in una nuova edizione ufficiale, che sarà ni'essa in pratica per tutta la fanteria col 1° ottobre prossimo. La materia del regolamento nella nuova edizione è distribuita in due parti ed in un allegato. La ia, essenzialmente regolamentare e prescrittiva, comprende l'Istruzione z"ndz'vìduale, l'Istruzione di plo-
tone, le Evoluzioni di compagnia, di battagli'one, di brigata; la 2"' comprende l'Istruzione per l'applicazione del regolamento di esercizi e di evoluzioni pei· la fanteria. Gli esercizi elementari di ginnastica e quelli di scherma della baionetta, che nel testo della 1a edizione 1869 facevano parte dell'Istruzione individuale, sono stati con alcune modificazioni compendiati e raccolti con quelli
cizi di ginnastica e di scherm,a col fv,cile. La parte 1a è stata già pubblicata in tre distinti fascicoli; l'allegato sarà pu~e fra pochi giorni distribuito ai corpi. Colla pubblicazione di questo allegato vengono soppresse le due appendici al regolamento 1869, che contenevano l'Istruzione per _la ginnastica coll'arrne· ed agli ordigni e quella per la scherma col bastone. La fanteria ha così nella nuova edizione un testo unico e compiuto del suo regolamento di esercizi e di evoluzioni, e non è più obbligata, per aver presenti le modificazioni che man mano furono emanate, a ricorrere al Giornale militare od a note incastrate alla meglio in edizioni private. Evidentemente è questo un fatto del quale tutti debbono rallegrarsi, e specialmente quegli ufficiali e graduati di complemento e di riserva, i quali non essendo in continuo contatto colle truppe, hanno minore opportunità di tenersi a giorno delle disposizioni regolamentari. Era assolutamente necessario fondere nel corpo del regolamento le molte aggiunte e varianti che per mezzo di succes~ivi atti ministeriali dal 1869 in poi si erano apportate alla 11> edizione; di più, alcune disposizioni relative all'ordine sparso che si erano susseguite quasi contraddicendosi senza sopprimersi intieramente, dovevano essere con logica ordinate, e talune prescrizioni attinenti alle norme per l'attuazione dell'Istruzione ed agli onori, che erano state comprese in altri regolamenti di pubblicazione posteriore, dovevano essere per semplicità eliminate. Per queste ragioni appunto la cessata Amministrazione della guerra erasi indotta a proporre a S. M. l'approvazione del Regolamento di manovra che ancora un
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NUOVA EDIZIONE
mese addietro era in corso di pubblicazione; e nella relazione 9 dicembre 1875 accennavasi appunto all'intendimento di riprodurre corretto e riveduto il testo del vecchio 1869. Senonchè, in luogo d'inserire e connettere in esso soltanto le modificazioni, fu creduto conveniente, conservando la sostanza del meccanismo delle evoluzioni, di rifonderlo con nuova ripartizione e con forma un po' diversa, e di cogliere quell'opportunità per: · Conformare la composizione dei riparti di truppa per l'istruzione secondo il nuovo ordinamento della fanteria sul piede di guerra; Convertire i passi in metri e frazioni di metro nella · misura delle distanze e degli intervalli; Inf'renare con regole più determinate l'a~ione dei riparti in ordine sparso e fare a quest'ordine nella tattica elementare quella maggior parte che aveva preso nella tattica di combattimento, combinandolo ·più intimamente con quello cMv,so; Modificare i comandi dei movimenti elementari in modo che fosse nelle loro parole di avvertimento maggior indicazione dell'atto da eseguirsi, e quindi, più facile, uniforme ed esatta esecuzione ne r isultasse. Finalmente si volle dal testo del Regolamentò 1875 eliminare ogni distinzione tra atti elementari ed atti di combattimento, ed ogni norma o considerazione sull'opportunità, nelle varie circostanze, d'impiegare a preferenza questa o quella forma, questo o quel modo speciale d'azione. È indubitato che, presi in complesso questi propositi erano ottimi, e che qualora si fosse tratt'ato .di compilare un reg?lamento nuovo di pi~nta es~i ~v~ebbero potuto essere con vantaggio esperimentati · ms1eme a quàlche altra innovazione anche più radicale nelle forme di colonne specialmente. Ma, come ognun sa, toccare in materia di regola-
329 mento di esercizi, dove la . forma è parte della sostanza, dove i . precetti e le parole quasi hanno tra loro necessario rapp0rto, .dove dall'éc0nomia, dalla compilazione per molto risulta il carattere del tutto, è cosa assai difficile; ed il pericolo che più presto si corre è quello di dare alla riproduzione della sostanza del vecchio un'impronta · nuova, per .modo che tutti si credano nuovi nella · :eratica ·di esso. S'aggiunga che mentre il· regolamento 1875 era in cor~o di pubblicazione, cioè mentre si era tra il vecchio ed il nuovo, balenò, comunque lontana, la possibilità d'unà mobilitazione a .fronte delle .attuali complicazioni pol~tiche in Orien~e; e·poichè tutta la fanteria dell'esercito permanente e della milizia mobile al 1° del corrente anno, conosceva il vecchio regolamento 1869, si potè credere men conveniente sostit'l!irne . a questo un altro. Si comprende quindi che, prescindendo dal merito delle innovazioni e della forma del regolamento di manovra del l O dicembre 1875, circostanze varie di tempo e di · cose ne possono aver ritardato il compimento e consigliato l'attuale Ministro a provvedere di urgenza, siccome fu fatto colla ristampa del vecchio 1869. Nè vU:olsi pretermettere dal tener conto della tendenza attuaie déll'opinione pubblica, non solo in Europa, mà anche presso di noi, in fatto di innova:zioni, a tal che, .mentre pochi anni addietro era generale la _smania in pressochè tutti gli eserciti di riformare i regolamenti di manovra, quasi si fosse scoperta una nuova tattica, ora si è. molto.gelosi di conservare, e l'esempio della Prussia si propone ad ogni momento. Al postutto, giova altresi osservare che un regolamento, il quale non facendo sostanzialmente dtfetto al1'esigenz·e della tattica elementare, sià penetrato nelle abitudini dell'esercito, ha per ciò solo un grande pregio ANNo xxi, VoL. m. t2 DEL REGOLAMENTO Dl ESERCIZI E DI EVOLUZIONI .
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.NUO\"A EDIZIONE
DEL 11.EvOLAMENTO DI ESERCIZI E DI EVOLUZIONl
e devesi conservare ; che anzi anche con un mediocre testo regolamentare, quando g1i ufficiali e graduati siano istruiti con un ben inteso ed uniforme indirizzo tattico si possono presto e bene addestrare le truppe all'ordine' ed al combattimento. Ciò premesso, iroprendiamo ora il còmpito propostoci di rendere conto delle varianti che risultano dal confronto della prima edizione ufficiale 1869 colla nuova. I lettori che ricordano le pr escrizioni del vecchio regolamento, seguendoci con pazienza nella rassegna delle singole sue parti, troveranno l'utilità pratica di aver poste in rilievo tutt~ le modificazioni ed aggiunte introdottevi, ciò che forse non si potrebbe ottenere da una semplice lettura del nuovo testo, appunto perchè copia in gran parte letterale del vecchio, da tutti già conosciuto.
Dall'z·struzione senz'arme furon tolti gli esercizi ele- · mentari di ginnastica che, come più sopra accennammo, fanno parte dell'allegato. Nelle posizioni e nei movimenti elementari osservansi i seguenti cambiamenti : Il saluto colla mano si può eseguire tanto colla destra quanto colla sinistra; di più, il militare che saluta marciando deve tener fermo il braccio col quale non fa il saluto, come nella posizjone normale di Attenti . . Furono aggiunte alcune norme circa il modo di presenta11si del militare disarmato dinanzi ad un superiore . I comandi pei movimenti di voltarsi a destra ed a sinistra sono stati modificati secondo quanto era stato adottatò sul proposito dal nuovo regolamento di manovra, vale a dire, nel comando d'avvèrtimento è indicata la parti alla quale si deve volgere . · Venne tolta la regola che il comando Marche si debba solo dare per mettere in marcia truppa che. sia ferma.; e nell'economia delle formole dei comandi la parola Marcl?e non significa più altro che l'ordine di mettere immediatamente in esecuzione il comando prima ~spresso. Nulla fu mutato circa la marcia. La fanteria di linea . torna ad avere n,ormale il passo di om,75 con cadenza di 120 per minuto; i bersaglieri riprendono quello di om,86 con cadenza di 140 per minuto. Istruzione coll'arme. - Il maneggio .dell'arme della nuova edizione è quello del regolamento di manovra 1875, con queste leggere modificazioni: Nella posizione di bz·lanc'arm, il pollice della mano destra deve stringere nel pugno l'arme, sovrapponendosi trasversalmente alla canna. Nel movimento da presentat'arm a pz"ed'arm si comprende nel primo tempo il solo atto di portare l'arme verticale. Sono stati soppressi i movimenti del maneggio p.a
330
Norme generali per l'istruzione.
Queste furono interamente elimin·ate nella nuova edizione siccome comprese già nel ·Regolamento d'istruzione per la fanteria.
Istruzione indiv~duale.
Le no~ioni preli·minari vi sono state integralmente riportate, ma in un ordine alquanto diverso; si seguì cioè nello svo]gerle una progressione più consona colla pratica; prima di dare, ad esempio, le norme circa i ?omandi e le correzi?ni, si prescrive il modo di disporre 1 soldati nella classe per l'istruzione.; l'obbligo nell'istruttore di passarli in rivista e simili.
o
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bracc'arm
NUOVA EDIZlON.E ai
croeiat'et e da crocz'at/et a bracc'arm, sic-
come di esecuzione meno facile e d'altronde non indispensabili. . Ommettiamo di alleg.are' le. ragioni di que ste modificazioni, piuttosto ci piace riconoscere il · merito del paziente studio fatto per riuscire ad adattar.e l'antico modo di maneggiQ alle esigenze delle nuove armi, riducendolo semplice ed applicabile, m·ediante poche varfanti citate a piè di pagina, . alle armi trasformate. La scherma della baionetta fu eliminata: ed innestata a:gli esercizi di ginnastica nell'allegato. Modificate furono pure · le prescrizioni circa ,gli onori da rendersi dal militare armato con fucile o con scia:bola, nello scopo di coordinarle con quelle relative del res-olamento di disciplina, e di uniformare il saluto degli ufficiali a cavallo, di qualsiasi arma. 1
Istruzione di plotone.
Nella formazione del plotone i soldati debbono sempre disporsi per ordine di statura da destra a sinistra. I .cambiamenti nelle· parole dei comandi per volgere a destra ed a sinistra, apportati nelristruziÒne indiividuale, sonq anche più sensibili nell'Istruzione del plotone in 01·di'ne chiuso, poichè, si vollero togliere i mov-imenti composti di volgere· . e contemporaneamente disp0rsi · per quattro o rimettersi per due, e quelli di volgere a fermo e porsi tosto in marcia, da eseguirsi ad un solo, ccnnando. - Anche· per queste modificazioni sii a:dottan0no le pvescrizioni del regolamento di manovra, 1875, senza però allontanarsi quasi dalla dizione del v~cchio 1869. ·
DEL UEGOLAlllENTO DI ESERCIZI E El EVOLUZIONI 333 Nei movimenti per aprire e serrare le file ·s i cambiarono i comandi, se.condo quanto è stato fatto per quelli per volgere; s'introdusse cioè nelle pa:role di avvertimento l'ìndicazio.n,e della parte verso cui devesi ,e seguire il movimento; così: a destra (o sùiistra)- APRITE; oppure SERRATE. Nello scopo di ottenere che gli atti in ordine chiuso siano eseguiti sempre con rigoroso ordine, nella nuova edi.zione è prescritto che 1:el movimento per · recarsi dalla forma in linea di ~anco a quella di fronte, la .guida in testa segni il passo finchè i soldati del plo_tone, marciando al passo, siano tutti giunti sulla linea della fronte. Siccome però questo . ritardo nella marcia recherebbe incaglio nelle formazioni delle colonne di -sezioni di fronte,, lo stesso movimento si può pure ese, guire di corsa. · . Notevole è la raccomandazione che :fin dall'Istruzione di plotone si fa, ed in seguito si ripete, di esercitara sovente i soldati a sfilare di fronte e di :fianco, alle ·varie andature e coll'arma a bilanc'arrn ed a spall'arm, tenendo fermo_ il braccio sinistro. Ogni distinzione circa la posizione dell'arme nello sfilare, tra bersaglieri e . fanteria di linea è stata tolta. Ognun vede come queste varianti accennino chiaramente allo scopo, propostosi pure dall'autore del regolamento di manovra 1875, di infrenare quella spigliatezza e celerità nelle mosse che generò talvolta l'abito al mu'oversì nelle righe e ad eseguire i comandi senza contemporaneità e con poca precisione. Gli atti dell'attacco e della raccolta sono chiamati assalto ed adunata. La parola: assalto è invero più propria per . indicare l'atto ultimo dell'attacco, ossia la mossa speciale da eseguire per raggiungere di viva forza una · posizione occupata . dal nemico. Sonosi nel nuovo testo soppresse tutte le considerazioni sugli effetti del fuoco e
334NUOVA EDIZIONE sulle circostanze nelle quali convenga preparare e compiere l'assalto, dovendo queste essere ampiamente sviluppate nella parte 2• del regolamento stesso, e si sono invece aggiunte alcune prescrizioni e norme di carattere quasi didattico per bene addestrare la truppa all'esecuzione dell'assalto e contrassalto. Adunata si disse l'atto di raccogliersi della truppa dopo esegui~o un assalto . sia avanzando, sia in ritirata. Essenqo uno solo il segnale per· la Raccolta e per l'Adunata (riunione od assemblea), si volle pure con una sola parol a indicare i due· atti che vi corrispondono. Delle varianti nelle evoluzioni in ordine spa1·so diremo complessivamente dopo di aver notate quelle introdotte nelle Evoli~zi·oni di compagni'a. Evoluzioni di compagnia in ordine chiuso.
La materia di queste evoluzioni fu distribuita in modo un po' diverso da quello che era nella vecchia edizione. La descrizione degli atti della compagnia non si svolge più secondo la progressione di prima, dalle evoluzioni eleqientari a quelle più importanti di combattimento, ma secondo l'ordine naturale col quale si debbono ·insegnar~; e così, dopo descritte le varie forme nelle quali può essere disposta la compagnia, si sviluppano gli atti à pie' fernw e quelli · marciando della compagnia in linea; quindi si spiegano i diversi modi coi quali la compagnia passa della forma in linea a quella in ,col()nna ed inversamente, poi si svolgono gli atti marciando della compagnia in colonna e fina~mente seguono i . capi dei (ùochi e della difesa contro ·cavalle1·ia. La sostanza e la dizione sono conservate; appena qualche legger a modificazione· si osser va nelle parole e nel modo di esecuzione dei comandi che si riferiscono a quelli cambiati dell'l;ltruzione di plotone.
335 La parte dei fuochi e dell'assalto fu alquanto cambiata. Per la buona economia dei fuochi si iiono distinti meglio quelli a volontà ordinarii da quelli a volontà accelerati; si è introdotto il comando ed il seO'nale Alo lentate il (oc, e si è in modo più preciso stabilito il posto da occuparsi dagli zappatori e dai trombettieri durante il fuoco. Quanto riguarda l'assalto fu coordinato secondo le variànti apportate sul proposito nell'Istruzione di plotone. DEL nEGOLAMENTO DI ESERCIZI E DI EVOLUZIOl'U
Ordine sparso.
Come i lettori ricorderanno, la materia dell'ordine sparso subi una rifusione nel 1873; di poi, nel 1874, colla Nota spiegi,ìtiva 4 marzo, si diedero norme per l'applicazione che la modificarono nuovamente e sostanzialmente. Era questa Nota un ripiego che non doveva a· lungo .sussistere. I~ regolamento di manovra nella parte dell'ordine sparso si scostò molto più che nelle altre parti dal sistema. della prima edizione del regolamento 18G9 e dalle._stesse modificazioni del 1873. Mutò, si può dire, il sistema, fin dalla sua base, cioè nella disposizione dei cacciatori nel primo elemento, la squadriglia. Il tipo n ormale di catena che .esso adottò, era una linea sottile, ma fitta, costante, uniforme, quale forse sì potrebbe unicamente desid~rare nel momento della crisi di un combattimento vivo. Se si vuole, era quella la linea di fuoco di prima schiera che si deve oggidì ma:i;i.tenere nei combattimenti dal momento che i due partiti di fronte si logorano sino a quello dell'atto risolutivo. . Considerato sotto questo aspetto è innegabile che quel t ipo di catena aveva i suoi pregi; senonchè a molti parve poco pieghevole, non sufficientemente snodato e suscettibile di diradame~to e di condensamento secondo
336 NUOVA EDIZIONE .gli accidenti del terreno e il frequente mutarsi delle esigenze del ·combattimento. Nella nuova edizione si richiamò in vigore l'Istruzione -del 1873, modificata secondo lu spirito di applicazione della sopracitata Nota 4 marzo 1874. Sono perci& st-ati soppressi in massima i rinforzi; e descritti .in conseguenza i molteplici còmpiti dei sostegni; si sono leggermente aumentate ,1e ~istanze 'trà le linee dei caccia:tori, dei sostegni e del grosso; si sono date norme per evitare possibilmente i :frammischi amenti nel rinforzare la catena e per dividere il comando di essa nel caso che i frammischiaménti ·avvengano tra gli individui di diversi plotoni e di diverse squadre. Questi miglioramenti ricavati dalla Nota spiegativa e conn·essi. opportunamente nel testo, costituiscono certamente un reale progresso, ma per avventura non appagano tutti i desideri. Pe; esprimerne uno, si sarebbe veduto con piacere introdotta, come lo fu nel regolamento di manovra 1875, l'Istruzione della squadra, almeno per l'ordine sparso, sembrando infatti indispensabile l'à:ffermare _con istruzione · speciale questo elemento tattico, poichè esso dovrebbe rappresentare nella catena di cacciatori quello ~he fa compagnia rappresenta nella linea dei battaglioni in ordine chiuso, la vera unità di combattim~nto. Fu detto che l'Istruzione di plotone si applica alla squadra, la quale in sostanza è un piccolo plotone; ma è noto, come nella pratica avvenga che raramente i . sottufficiali e caporali maggiori siano addestrati a maneggiare il loro riparto. Chiudiamo queste poche osservazioni sull'ordine sparso col dire, che per ufficiali istruiti e pratici nell'applicazione delle evoluzioni al terreno, il testo del regolamento della nuova edizione è sufficiente. Esso offre una libertà di disposizione e ·di forma tale che un esperto ufficiale non si troverà inceppato aa.'agire di sua iniziativa,
·337 ,m a dubitiamo che offra, èome può essere sovente neces~ sario, mezzi · ugualmente efficaci al com~naante di ·compagnia e di battaglione per infrenare l'iniziativa dei riparti minori e regolare direttamente l'azione 'ben connes~a dei cacciatori con quella dei sos~egni e del grosso. DEL REGOLAMENTO DI ESRllCIZI E DI EVOLUZIONI
Evoluzioni di battaglione.
Le Evoluzioni di battaglione furono ordinatecomè quelle dì ,compagnia. Esse sono esposte nella progressione più conveniente per l'istruzione, s,enza riguardo al loro scopo ed alla importanza nel combattimento. Questo è consentaneo colla economia della ripartizione della materia del ,regolamento , per la quale quel che è prettamente prescrittivo è tutto compreso ·nella parte 1"', , e nella parte za debbono essere raccolte tutte le considerazioni e norme circa l'applicazione nelle esercitazioni tattiche e nel combattimento. Quindi_, dopo le generalità sono descritte le forme ohe può prender@ il battaglione, e sono. svolte le _norme per l' applicazione dell'ordine sparso, e quelle pel processo dell'istruzione. Sono poscia svolti gli atti a piè fe1·rno e gli atti marciando del battaglione in linea. Seguono i cambiamenti di forma, ossia i passaggi dalla linea spiegata alla li'nea 'di colonne di compagnia ed alla forma in colonna di battagli°o'>ie; dalla linea di colonne di compagnia alla colonna di battaghone e_qiielli · inversi corrispondenti. · Dopo spiegato ciascun modo di cambiamento di forma, sono descritti gli, atti che il battaglione pµò eseguire colla nuova disposizione presa. Questa ripartizione è semplice e però logica. Per essa riesce facile trovare nel testo una evoluzione qualsiasi. J
NUOVA EDIZIONE 338 Alcune intestaz_ioni dei capi sono state leggermente modificate per uniformarne ,la dizione. Fatta astrazione da questa nuova distribuzione, nulla di sostaniiale fu innovato. Non occorre ricordare le varianti relative ai tamburi ed agli zappatori, lé quali sono -di troppo vecchia data. ' La materia dell' ordine sparso, dei fuochi, e · de.Il' assalto _fu toccata quel tanto che era indispensabile per · coordinarl a secondo le modi:ficazioni introdotte nelle istruzioni di plotone e di compagni~. La nuova edizione .prescrive che l'aiutante maggiore debba appiedare· ogni qualvolta il battaglione eseguisce le evoluzioni in ordine chiuso ed il comandante del battaglione non è a cavallo. Il capitano e l' aiutante maggiore debbono appiedare quando, eseguendosi un'e~ercitazione a fuoco o trovandosi in vero combattimento, il battaglione entri nella zona del fuoco. Alle riviste e parate debbono poi intervenire sempre a piedi. La disposizione relativa all' aiutant~ maggiore a cavallo nelle evoluzioni in ordine chiuso fu una conseguenza dell'aver conservato gli uffici de~l'.aiutante magg iore negli allineamenti, nelle.. marce e negli spiegamenti del battaglione quali erano nélla vecchia èdizione. Il cavallo del resto fu dato ai capitani ed agli aiutanti maggiori ~i fanteria come semplice mezzo di trasporto, ed il giorno in cui si _volesse che essi rimanessero séinpre a cavallo, anche durante le parl),te e le riviste, converrebbe a~terare tutti gli intervalli tra le compagnie, e le distanze tra le .sezioni delle colonne serrate. Notiamo un'altra variante di qualche rilevanza circa la difesa contro la, cavalleria. . . . Nella prima edizione 1869 era indicato il quadrato di battaglione come la forma normalmente più conveniente per la difesa contro attacco àvvolgent~ di cavalleria;
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·DEL REGOLAMENTO DI _ESERCIZI E DI EVOLUZIONI 339 nella nuova i;vece è detto che, di regola, il battaglione per difendersi da attacchi avvolgenti forma i q\ladrati di compagnia, e solo eccezionalmente forma un solo quadrato: Il modo lungo e pericoloso che prima si aveva di formare il quadrato _di battaglione fu abbandonato! e venne prescritto che le quattro compagnie, disposte prima in c.o lonna, _formino il quadrato -nel modo stesso che adoperano le sezioni della compag~ia per prendere la stessa dispo-sizione di difesa. Sono troppo evidenti gli inconvenienti del quadratod'un grosso battaglione e per il tempo che richiede la sua formazione e per la grandezza del bersaglio che presenta alle artiglierie ed agli urti della cav~lleria ir,rompente, perchè qui si debb?,nO sviluppare; prntt?sto_ e da osservare che il quadrato di battaglione, mentre era già poco in armonia collo spirito dello_ stesso regolamento 1869, che l o conservò probabilmente come avanzo della tradizione dei quadrati. di reggimento e di mezzo reggimento, ecc., non poteva trovare utile impiego .oggidì che li;i disposizione naturale di combattimento per· la prima ed anche per la seconda schiera è quella della linea di colonne serrate di ccmpagnia ad intervallo od in · ordine ristretto. Non pertànto si riconoscerà ragionevole- che siasi conservato come per eccezione il qu-adrato di battaglione, se si pensa che potrebbe pres!3ntarsi il caso in cui le compagnie •essendo r idotte a , poca forza, fosse necessario racchiudere nell'interno d'un quadrato persone o materiali da guerra che altrimenti non si potrebbero difendere. Come pure ·può presentarsi il caso che un battaglione sia sorpr~so da cavalleria mentre è in colonna. e gli occorra di rapidamente formars~ in quadrato.
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NUOVA EDIZI<~NE
Evoluzioni di brigata.
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Questa parte nòn fu riordinata secondo il sistema di ripartizione adottato per le· Evoluzioni . di compagnia e di battaglione e rimase qual era . nella sua forma primitiva. · Due varianti' però vi furono arre~ate. La prima è quella di aver assolutamente tolto ogni comando di esecuzione del colonnello. Qualunque sia la disposizione dei battaglioni, il colonnello non dà mai che co~andi generali i quali sono fattì eseguire dai singolì maggiori coi loro speciali comandi. La seconda è relativa alla forma da prendersi preferi bilmente dai battaglioni in seconda schiera. Per questi battaglioni la vecchia· edizione raccomandava la forma di colonna di battaglione per compagnie, ora la nuova, senza escludere quella forma, indica come normale quella di colonne se,y·rate di compagnia in ordine r is~retto. La ragione è evidente; l'ordine ristretto, introdotto pochi anni sono come aggiunta nel regolamento 1869, è quello che offre la disposizione pi~ conveniente- per le marce in terreno accidentato e per essere pronti sempre agli spiegamenti delle compagnie. Raramente sì vedranno ormai forti battaglioni disposti in prima od in sec6nda schiera in forma di colonna p~r compagnie. La vera linea di battaglia è oggidì quella cosjituita da colonne d~ c9mpagnia, ed i battaglioni non . si debbono spiegare in linea sottile in due righe di fronte salvo che per ottenere il massimo effejto dai suoi fuochi; ora come si potrà nella ge:g.eralità dei casi impiegare le colonne di battaglione per . compagnie, quando per
341 passare da queste alla linea di colonne di aompàgnia si è costretti a spiegare prima i battaglioni di fronte e quindi. .ripiegare le sezioni delle singole compagnie? DEL llEGOLAMEN'FO DI ESERCIZI E DI EVOLUZIOI'il
Riviste e parate.
Nulla fu innovato circa le riviste e parate, ad eccezione di alcuni particolari che furono meglio _precisati, tra i quali quello del saluto della bandiera, che non si rende che alla- persona di S. M. il Re.
Diciamo ancora poche parole sul provvedimento che riuni in un solo allegato tutti gli esercizi di ginnastica elementare, di ginna~tica coll'arme, quelli alla palestra e la scherma della baionetta. Quest'opera di fusione di più istruzioni per natura: molto affini e tendenti- ad un-0 stesso scopo, allo svi-· luppo ci6è delle attitudini fis iche del soldato ed alla sua abilitazione al- combattimento individuale, era già stata annunziata; nella relazione a S,, M. che precedeva la pubblicazione del regolamento di mano,v ra 1875. Tutti i pratici riconosceranno la opportunità e convenienta di questo provvedimento. Il tempo molto limitato di cui si pu:ò disporre per addestrare le reclute rende assolutamente necessario ridurre gli esercizi vari nei più stretti lim'iti dell'indispensabile. Le istmzioni comprese nell'allegato sono nella sostanza, ed in gran parte anche nella parola, quelle stesse della, pr ima edizione 1869. Esse sono distribuite nei se- · guenti esercizi:
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NUOVA EDIZIONE
Esercizi elementari, vale a dire eserclZl di gin-nastica senz'arroe e coll'arme, scherma col fucile: Esercizi applicati, cioè, corsa, salti, scalata, volteggio. Seguono gli esercizi di ginnasti'ca alla palestra, che costituiscono un corso speciale di perfezionaménto per i graduati di truppa e per i soldati anziani nei luoghi dove è disponibile una palestra ed il tempo n~n :fa difetto. Qualche leggera modificazione è stata introdotta allo scopo qi rendere più breve, più semplice ed ordinato lo svolgimento degli esercizi elementari ed applicati. Gli .esercizi alla palestra sono una ristampa letterale dell'appendice al regolamento 1869, ginnasti'ca agli ordifn~, La scherma della baionetta, ridotta a poche 1ez1om, non forma più che uria parte quasi dell'addè.s-tramento fis ico individuale. · Come si è detto da principio, colla pubblicazione dell'al. liigato sarà soppressa la scherm·a del bastone .. Le ragioni di questa disposizione crediamo s~ano sommariamente due. La scherma del bastone come mezzo · di sciogliere le membra del soldato e ·renderlo svelto non è indi·spensabile, e molto più giova allo scopo la pratica degli esercizi · di ginnastica. .· P.er. imp_a rtire l'istruzione della sch·e rma col bastone occorrono molti istruttori, poichè . non basta aver pochi buoni speciaiisti..
343 centuato nella forma e nei particolari, ebbe somma cur~ di t-occare solo quelle parti ed in quei punti dove era assolutamente indispensabile. . • Ci riserbiamo di rendère conto della 2~ parte del regolamento non àppena sia: pubbli~ata. Non è facile im. maginare la forma e la natura che avrà questa nuova . istruzione per l'applicazion,e, la quale dovrà trovar posto tra il regolamento d'esercizi propriamente detto e l' Istru$ione per ·z, ammaest1·ameV,to tattz'co. Sarà un trattatello ragionato di tattica? Sarà una raccoltii di ricordi, di consigli, o di precetti? . . . . Certo sarà questo uno · studio delicato e difficile poichè, mentre moltissime sono le cose che si possono scrivere in un'opera di_ carattere didattico o criticò, pochissime sono quelle propriamente adeguat~ al carattere di un regolamento. DEL REGOLA~IENTO DI ESERCIZI E DI EVOLUZIONI
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Conchiudiamo: dal confronto della prima colla-nuova edizione del regolamento di esercizi, 4 dicembre. 1869, appare chi~ramente come colla pubblicazione di quest'ultima l'attuale Ministro della guerra abbia avuto intendimenti in gran parte conformi a quelli che il suo predecessore ·s i proponeva di ottenere colla compilazione del regolamento di manovra 18:75; senonchè, preoccupato degli inconvenienti di un cambiamento . troppo ac-
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IUVISTA BIBLIOGRAFICA
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
Note per un cot•so tli lattica di G. V. MoGNI, capitano di fantenia, professore. alla Scuola militare di Modena. Bologna 1876, tip0grafia Za,nicheHi.
Per portare un retto giudizio sul valore di un libro conviene esaminarlo, se sia compilato per uno scopo speciale, in rapporto a questo scopo. Così a voler giustamente apprezzare il libro del capitano MoGNI non conviene dimenticare che l'autore si è proposto, nel metterlo in luce, uno scopo essenzialmente cli<;!attico. Tenendo presente ciò si comprende cli leggieri come l'autore, volendo porgere una guida per lo studio della tattica, abbia creduto necessario premettere un quadro completo dello scibile militare nel quale resti precisamente determinato il posto che spetta alla tattica· e risull.ino chiare le sue relazioni con ogni altea parte dell'arte della guerra; ed abbia posto in tutto il libro il maggiore suo studio a cercare e mettere in evidenza i legami fra le varie parli ed a mantenere l'esposizione della materia sulla traccia dì un metodo di svolgimento coerente a siffatti legami veduti nei loro rapporti di cause e di effetti, di fini e di mezzi, di premesse e conseguenti. . E noi facendo qui menzione del presente lavoro ci adopreremo essenzialmente di dare un'idea esatta del metodo al quale esso s'informa. Poste come nozioni fonqamentali le definizioni della guerra, della vittoria e cli esercito, pel quale l'autore intende tutte le
forze le quali servono ad uno Stalo per ottenere la vittoria, e stabilito l'assioma che la guerra deve essere Io stato naturale dell'esercito, la vittoria il suo scopo, l'autore comincia dal dimostrare come il segreto della vitlol'ia stia essenzial- · mente nel rompere le relazioni fra l'esercito ed il paese ne-mico mantenendo assicurate quelle fra il proprio esercito e· il proprio paese. Da ciò deduce che la costituzione della base e della linea d'operazione e l'occupazione dell'obbiettivo, ossia cli quel luogo dal quale si può eset·citare la massima influenza sulla sorgente dei mezzi d'azione del nemico, sono i determinanti della vittoria, e per conseguenza i flni predominanU di tutte le operazioni militari le quali a non altro devono tendere che alla. vittoria. Questi fini p1·edominanti non sono però l'effetto immediato· delle operazioni militari; essi si manifestano come conse-guenza di altri resultati .che l'autore chiama fini diretti e clas-sifica così : 1° La prepa1;azione e la conservazione dell'esercito in pace; 2° La direzione e la condotta del medesimo in guerra; 3° L'impiego della sua forza di fronte al nemico. Poste queste premesse l'autore ne trae come consegminza la definizione dell'arte mili-lare che egli formula così: (( Quel « corpo di dottrine, frutto dell'osservazione e dell'esperienza, « che determina i principii che reggono le operazioni militari, « considerandole sotto il doppio as petto dei resultati mediati « e immediati che tendono a produrre, e in ordine a questi « principi i determina le norme di esecuzione delle operazioni « stesse: » . E in questa definizione trova il reparto dell'arte della guerra in quattco grandi partizioni: strategia, orgat).ica> logistica, tattica; la prima delle quali fissa i principii che governano tutte le operazioni milita1;i considerandole nei lor9 fini . predominanti e déterminanti la vittoria, le alLre rispondono ciascuna ad uno dei tre Jlni diretti che abbiamo più sopra indicati, cioè: l'organica si occupa della formazione e della èonsei.•vazione degli eserciti, considerando i tre elementi O[!de risultano composti (personale, materiale, terreno); la logistica mira a far muovere le kuppe con facilità e sicurezza verso i punti ove debbo'no essere impiegate; la tattica studia il modo di far muovere e combattere le truppe in presenza del nemico. A11No .xxi, VoL.
111.
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3i 6 RlVI STA Sovra tale riparto è ordinato anche tutto il lavoro dell'autore) il quale è diviso in tre grandi par ti . La prima è dedicaLa a quelle nozioni di strategia, di organica e di logistica che l'autore crede necessario sieno ricordate da chi vuol lare con frutto uno studio di tattica, la seconda volge interamenLe sulla tattica, nella terza sono raccolti i principii e le norme per alcune operazioni di carattere essenzialmente logistico le quali sono così intimamente legate colle operazioni lattiche da dover formare O"geLLo di uno studio speciale che ha mestieri di essere prec:duto dall'acquisto di un buon corredo di nozipni tattiche. Trattando della strategia l'aulore ne formula ragionata men Le i principii; indica gli elementi dei quali questa scienza deve tenere conto (il terreno e lo stato degli eserciti contrapposti), fa notare com'essa dia orìgine allo. geografia militare ed alla fortrncazione pe1'manente, svolgo succinLamente le teorie delle ])asi e delle linee d'operazione e degli. obbiettivi strategici, sforzandosi di po1·re in r:ilievo come la strategia porga veramente il fondamenlo a tutte le altre parti dell'arte mililare. Lo scopo dell'orgo.nica secondo la definizione datane dall'autore, e che abbiamo più sopra accennata, deve essere quello di sviluppare e consen,are gli elementi di cui l'esercito si compone nello condizioni più favorevoli, perchè esso possa intraprendere la guerra con la massima potenza d'azione. Ma questa potenza massima tl'azioné deve essere conciliata con la minima distrazione di forze nazionali in pace. Questo è il problema che l'organica ha il còmpito di risolvere, e l'autore si studia di porre in evidenza e dimostrare i principii e le norme che essa deve seguire per giungere a Lale soluzione. Egli comincia a s tabilire Ull grande 1•iparto dell'organica a seconda delle operazioni principali che sono di sua compe- . tenza e nelle quali le·altre tutte si riassumono, le quali operazioni s?no: il reclulamento, l'ordinamento ed il governo del1'eserc1 to. Qu indi prende ad esaminare partitamente le varie questioni riferentisi a ciascuna di queste operazioni, trattenendosi specialmente per quanto concerne il reclutamento a dar ragione delle diverse classificazioni risultanti dalla ragionala applicazione del principio giuridico dell'obbligo generale del. servizio e dei criteri da seguirsi per slabilfre la durata della fer111a; per quanto all'ordinamento, limitandosi ad accennare brevemente le questioni generali relative tanto all'ordipamento tab
BIBLIOGRAFICA
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tico quanto all'amministrativo ecl a sviluppare i concetti di ge- . rarchia, disciplina, e dei rapporti fra le a1·mi diverse e rra al'mi comballenli ed ausiliari. SoLLo la denominazione generica f!Overno clell'esercilo l'autore comprende tu~Lo quanto si riferisce all'educazione, al- · l'istruzione ed all'amm inistrazione dell'esercito. . Parlandodell'ammin islraziono e gli viene a far menzione di tutti quei servizi i quali tendono a soddisfare ai bisogni materiali dell'esercito in pace ed in guerra; quindi tutto quanto concerne l'armamento, il carreggio, i servizi èli sussistenza e di sanità i lavol"i di cartografia e di s}alistica fa parte cli .questo capi: tolo, l'autore rimanendo, ben inteso, sempre estraneo ai particolari non necessat·i a raggiungere il suo scopo, cioò quello unicamente di mettere in chiaro sotto qual punlo di vista ciascuna queslione abbia da essere s tudiata e risolta perché la soluzione risponda al fine direLLo dell'orga11icR ed a quello ultimo dell'arte militare, tenuto il voluto conto dell'interesse generale dello Stato. '_'en.encl? olla ~ogistica l'autore ne determina pure lo scopo) ne indica 1 mezz.1 , ne classifica quindi le operazioni. Tale classificazione dall'autore èfaLla sollo due aspetti, considerando cioè prima le operazioni nel loro complesso, quindi nei particolari <li loro esecuzione. Sotto il primo aspelto egli le distingue nel seguente modo : 1• mobililuzione dell'esercito; 2° radunata clell'esel'ci to; 3° costituzione della lineo. cl' opera:done; secondo l'altro aspetto egli le riparte invece così : 1° Funzionamenlo dei servizi logislici; 2' Marcie e trasporti; 3° Mis ure di sicuL·ezza; 4° Accantonamenti ed accampamenti. Sovra questa clisLin7.ione.l'autore stabilisco un reparto della logistica in grancle tor;istica, la quale compendia si può dire le attribuzioni del comando.supremo o s tud ia le operazioni nel loro complesso, e in piccola logistica, che riguarda l'esecuzione dei particolari ed entra in varia mistu·a nelle atLribuzioni di lulLi i comandi . La parle che l'autore fa precedere alla lattica è essenzialm~nt_e la gr~1.ide ~agisti.ca di cui prende ad esame le val'ie crueshoni, mobildazione e radunata dell'esercito, costituzione della linea d'operazione; Lale esame lo porta però necessariamente a tl'atlare anche cli quanto concerne il funzionamento dei vari servizi logist~ci.
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RIVISTA
Delle altre operazioni che formano oggetto della piccola logistica l'autore tratta pet· ultimo quas i come appendice allatattica per quelle ragioni che. abbiamo più indietro accennate. Il concètto fondamentale che l'autore pone per base dello studio della tattica è che l'azione tattica considerata nel suocomplesso si compendia nella battaglia, la quale si man.ifesla come prodotto di combinazioni strategiche e tende a sua volta _ a produrre effeHi s trategici. Da ciò la sLretta analogia fra la s trategia e la tattica; la quale ultima non può che informars i pe1' ciò che a quegli s tessi principi.i direWvi ai quali si informa la prima cercandone l'applicazione entro la situazione determinata dal concentrame~to delle LrL1ppe nello spazio ristretto del campo di battaglia, dalla presenza ciel nemiGo· e dalla possibilità · di poter far uso · · delle armi. Anche per la tattica l'autore fa una grande partizione, dis tin guendo, per così dire, la parte teorica dalla parte applicativa. . .· . . . Asseana alla prima, gran tattica, il còmp1 to di deterr:runare i princi;ii direU.ivi della battaglia in analogia a quelli forni li dalla strategia; alla seconda, tattica prop1·iamente detta, quello cli esaminare i mezzi d'azione nei loro caratteri e nelle loro proprfetà intrinseche e di determinare in relnzione con quest~ caratteri e queste proprietà i modi e le f'o rµie più covenient1 all'impiego cli siffatti mezzi sul campo di battaglia per l'applicazione dei principii formulati dalla gran latlica . Dimostrato poi cpme necessariamente la gran tattica abb ia carattere immutabile, la tattica propriamente detta carattere. invece mutabile; ed espo'sti con breve dis cussione i principH direttivi nei quali la prima si compendia, l'autore porta il su~ s tudio sulla tatLico. propriamente delta in torno alla quale s1 diffonde largamente come quella che forma il soggetto vero del suo lavoro. Primo scopo che si propone è quello di. s labilire la s~ddivi: sione ciel lavoro. Ed a tal uopo, ricordando come i mezzi tatt1c1 sieno essenzialmente le truppe e il te1·reno, fa notare come la -varietà dei mezzi che le truppe adoperano nel comballimento esio·a l'impiego di atti e forme proprie a ciascuna arma ed ancl1e un modo speciale per ogni arma di servirsi del terreno. In relazione ai due cli versi mezzi cli azione (truype e terreno) eò'li distin o·ue primieramente la tattjca in tattica d.elle tre a;rni e tattica applicata; in relazione ai bisogni speciali di
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,ogni arma suddivide poi la prima in quattro parti distinte, di cui le tre prime relative all'impiego cli ciascuna arma, fanteria, cavalleria e artiglieria, là quarta all'impiego delle Lre .armi combattenti insieme combinale. L'autore esamina e studia le divers!;l parli nell'ordine so-vraindicaLo; ma alla loro trattazione egli fa succedere un s ue.cinto esame di quelle questioni che riguardano gli elernenti tattici e sono generali per le truppe d'ogni specie. La prima di tali questioni è quella dell'azione lontana ed azione vicina risultante dalla grande distinzione in armi -da fuoco ed armi bianche; alla.. quale l'autore fa seguire quella dell'orclinarnenlo tattico, prima condizione per rendere utiliz:biJe una massa di uomini, per venire poi a discorrere de!la unità e corpi tatti'ci, delle forme_ tattiche, delle ~voluzioni,. degli effetti, dell'ordinamento e delle forme impiegate. Entrando nella lattica par licolare d'ogni arma, l'autore naturalmente assegna ad ogni arma la propria importanza as·soluta e relativa rispello allo scopo ultimo dell'arte m ili tare; e tocca di tulle le questioni dell'armamento, dell'equipaggia-mento, degli ordini di combattimento, delle evoluzioni, delle manovre, del carattere e delle· proprietà speciali delle singole .armi stesse. Come punto di partenza per lo studio deJl'jmpiego delle ,armi combinate, l'autore muove dalla ricerca dello scopo che debbono avere siffatte combinazioni, il quale s copo deve ·essere quello di raggiungere tal grado di efficacia cui non si potrebbe arrivare coll'impiego separato delle tre armi, e così ,ottenere la dist1:uzione organica delle forze dell'avversario con la massima economia di forze e di tempo. In relazione a questo scopo egli viene· succintamente esponendo i proprii criteri sulle varie questioni rirerentisi alla costituzione llei corpi rriisti ed all'impiego delle armi diverse s ul campo di battaglia. La lattica applicata è dall'autore studiata p1·incipalmente an·zi quasi es clus ivamente in quanto concerne l'influenza del terreno sull'azione m ililare, la quale influenza egli dimostra come essenzialmente si manifesti per dedurne le nonne generali da tenersi perchè le condizioni di luogo siano vantaggiosamente usufruite sul campo di baUaglia. L'autore non tace però come la tattica applicata debba v.olgere il suo s tudio non sovra il s olo terreno, ma s ovra tutte -quelle circostanze speciali le quali dati anche mezzi ident ici,_
IUVISTA 350 possono condurre a risultali affatto diversi; e sopratutto si trattiene a far considerare l'importanza delle qualità morali e fisiche delle truppe di cui si dispone, come elemento di s Ludio per questa parte dell'arte militare. Le operazioni logistiche che formano ar gomento dell'ultima parte del Javor9 sono; le marce, gli accampamenti, gli accantonamenti e tutti i servizi relativi alle tr uppe in s tazione ed in marcia, compresi ben inteso i servizi di sicurezza, d'informazione e d'avanscoperta . In ogni parte del s uo lavoro l'A. non ·dim"entica tl'a ttando le quistioni generali di fare un cenno del modo come lali ques tioni sono risolte presso di noi, il che accresce v.alore pratico al lavoro s tesso, il quale si raccomanda come una delle buone guide per l'avviamento della gioven tù allo studio dell'arte militare e in special modo della lattica. Forse il desiderio di p1·esentare le questioni sollo il loro aspeLLo più elevato ed un soverchio studio di fa r procedere l'esposizione delle malerie secondo un conLinuo strell.o nesso lo"'iCo e di fai· s piccare questo nesso anche coi più alti princìpii dell'arte militare, in qualche punto nuoce a quella sempliciL~ ed a quella chiarezza, che a nostro credere sono da Leners1 come doti fondamentali in lavori simili . "' Forse un eccessivo amore di categoricizzare ha portato in qualche parte l' aulore a definizioni o classificazioni un po• troppo ardile, come quella per esempio per la quale nell'espressione esercito comprende anche il terreno; le distinzioni e suddivisioni sovraMondano talvolta. Ma non si può negare che il lavoro del capiLano Mogni sia uno de' migliori fra quelli cli simile che hanno veduto la luce in questi ulti mi' anni, e come esso sia una chiara prova dell'altitudine che ha quell'ufficiale a sostenere degnamente r ufficio s uo d' insegnante di LaLtica presso la nostra scuola di fan teria. •
Le a,•mi t.lella fa,ateria ,aei 1>riHcipali eaerc_ifi d'~•-: 11'"1"' ,11 pt•i,wi11io del ~S7G. - .N.ot~ cd appunti tec:11c1 d'lPPOLITO VJGLEZZI, capitano cl' art1glrnr1a. - Pubblicazione superiormente autorizzata. - Torino 1876, tipografia
G. Candeletti.
·
Il capitano V1GLEzz1 ha r eso di pubblica ragione soUo il titolo ora indicato lre conferenze da lui tenute agli ufficiali del presidio di Torino ne)la primavera dell'anno corrente.
351 In esse l'autore, dopo aver rapidamenLe accennalo alle duè grandi classi in cui sono a considerarsi divise le armi portalili a retrocarica odierne (armi ad otturatore scorrevole ovvero ad otturatore a blocco), esamina partitamen te i seguenti tipi di fucilj a retrocarica: Chassepot (Francia) - De Beaumont (Olanda) - .Mauser (Germania) - Gras (Francia) - Berdan N•2 (Russia) - W etLerli (Italia) - - Henry-Martini (lnglùlterra) - Vi1erder (Baviera) - W erndl (Austria-Ungheriaì. Coll'aiuto di alcune tavole dì disegni l'autore descrive, come si è deUo, ciascuno di questi nove tipi d'armi, eslendendosi principalmente intorno a ciò che riguarda il loro sistema cli otturazione . Come è naturale, la parte descrittiva di questo lavoro nulla conLiene d'ignoto a chi si diletta dello studio tanto interessante delle armi por talili; ci piace nondimeno avvertire che l'autore non copio ciecamente le altrui descrizioni, ma che coll'esemplare dell'arma alla mano ba voluto assicurarsi della loro esattezza. Nella parte cl'i lica del suo lavoro, che è certamente la più interessante, l'auLore si dimostra assai versato nella materia che ha impreso a trattare; e, leggendola, rilevammo ::on soddisfazione C:ome i giudizi in essa contenuli (i quali in genere ci parvet'O assennati) non sono u na copia mal digePHa di ciò che altri può già aver scritto sull'argomento, ma sono il frutto di meditazioni proprie, pel' il che, nel mentre egli riproduce i · giudizi altrui quando combinano coi suoi, non si trattiene dall'emetlerne netlamente dei different.i quando più non esiste questa concordanza d'idee. Annessa al libro v'è una tabella comparativa circa i dati cli costruzione dei nove tipi di fucili esaminati; tabella interessante pur essa e completa, e che, come assevera l'autore a pag. 1-8, è anche in parte originale. Il riferire qui molti brani del lavoro di cui discorriamo non essendoci consentito dallo spazio, ci limiteremo a riprodurre gli apprezzamenti dell'auLore circa_il nostro fucile, modello 1870, facendoli seguire da brevi osser vazioni. a) « Per sistema meccanico, dfoe il Viglezzi, il nostro fu" cile prevale agli esteri veduti (Chassepot., De Beaumont, « Ma user, Gras, Berdan N. 2); pet· l'opportunità della culatta, « dell'otturatore, della leva di sicurezza, della sciabola-baio« netta e della leggerezza d'insieme . . . . . . . la cede invece BIBLIOGRAFICA
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RIVISTA
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agir altri per modo d'unione della canna alla cassa; e per la disposizion, del congegno di scatto. b) « Per accuratezza di costruzione sostiene onorevolmente coi suoi ultimi campioni H confronto cogli esteri tuLti, e la vince anzi su tuUi, escluso il Berdan, pel pregio della permutabilità dello parti . . . . . . . . . . .
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e) « Per potenza complessiva dell'urmamento non la cede agli altri in bontà di liro alle distanze pratiche di combatti« menLo, è atto a tenere onorevolmente, anzi in modo forse « preminente, il campo di fronte alle armi estere pilì recenti « a11che alle estreme distanze cui queste vollero spingel'si, « e prevale decisamente sulle medesime per possibilità di più « ~b~ondanto munizionamento, per conseguente maggiore « md1pcndenza delle truppe dall,; colonne di mun izione, pet· « semplificazione sensibile nel servizio di quest'ultime, per « apprezzabi le risparmio infine cli forze .fisiche e per maggiori « titoli alla confidenza del soldaLo "· , Se ci fosse permesso di esporre qui il nostro sincero giudizio diremmo: che forse le critiche di coloro, portali per vezzo o per natura ad ammirare lutto ciò che si fa all'estero ed a mostrarsi ingiusti per eccessiva severità per tutto ciò che ::;i studia, si adotta e si produce in paese, spinsero l'autore ad esagerare leggermente in senso contrario; e che crediumo egli sarebbe forse rimasto esaltamente nel vero se alle parole precale, vince ecc. dei parngrafi da noi riportali avesse sostituito la parolo. equivale, ,eccezione però fatta dell'ultimo prevale del paragrafo e, giacchè è indiscutibile che il nostro fucile ~odello 18ì0 vinco decisamente gli allri per la possibile magg10re abbondanza di munizionumento e per tutte le conseguenze che da questo fallo derivauo. La tabella. comparativa. annessa dall'autore al suo libro ci sembra giustifichi la nostro. opinione. A questo proposito, giacchè se ne presenta il destro (quantunque sia noto che i pratici in genere riconoscano come di nessun reale vanlaggio o svantaggio sul campo di haUaglia lo avere un'arma che fornisca al proiello dieci o venti metri più o meno di velocità iniziale in confronto dell'arma di cui l'avversario è provvisto), noi faremo qui notare come da una recente determinazione ufficiale risulti che : la veloci là iniziale media della pallollola del noslro fucile modello 1870 raggiunge i 4'i0 metri anziché i soli 430 notati nella tabella «
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<la.la dal Viglezzi, limite medio quest'ultimo a cui effettivamente solo si giungeva allorquando egli compilava il suo lavoro. Con la velocilà media di metri 440 il solo fucile Gras supererebbe e di pochissimo (metri 15) il nostro modello 1870. La determinazione ministeriale a cui accenniamo è in dala 2 luglio 1876 e trovasi insertàa pag. 89 del Giornalecl'etrtiglieria e genio del corrente an no,p arte 1a. Egli è ben vero che fo'rse taluno polrehbe obbiettarci che la citala determinazione non ·dice se l'armn deve .essero sparala appoggiata alla spalla o fissa su cavalletto; ma nel mentre è manifesto che, anche ammesso quest'ultimo caso, la soppressione del rinculo che ne conseguirebb~ non può avere tale influenza da aumentare di ben 10 metri la veloci là iniziale della palloUola, osserviamo pure che questa inedia di velocità cli metri 440 deve pure, a tenore della nota, essere anche raggiunta coll'arma rinculante, inquantochè leggiamo a pag. 90 del citato Giornale che, fìno a nuovo avviso, la collaudazione della polvere ili fucileria potrà essere eseguila col pendolo balistico da fucile, nè sono, per questo f'uLto, modificate le condizioni della collaudazionc. Ci rimane a parlare del modo con cui è scl'itto il libro che così t'apidarnente stiamo esaminando od, in altri termini, a parlare della forma di esso. · Colla s tessa s inceri tà con la quale lodammo, in genere, la sostanza del lavoro dichiariamo che, a parer nostro almeno, la forma lascia assai a desiderare. Non sono infatti in picco! numero i periodi contorti, le frasi e le parole non sempre adatte alla natura dell'argomento, come allresì non del tutto ·scarsi sono i pel'iodi ricchi d'incisi non nventi una stretta attinenza aUa quistio1ic di cui s i tratt11 in quel dato punto. Questa foggia cli scrh'ere, la quale affatica inutilmente il lettore, ne svia l'attenzione e rende talvolta anche oscuro il concetto dello scrittore, noi la crediamo inadalla a qualsiasi ,genere di lavori ma specialmente poi a quelli d'indole militare in cui è di tutta necessità la precisione, la chiarezza e In na.turalezza. Abbiamo alquanto insistito su questo difetto del libro del capitano Viglezzi inquantochc, nella replicata leLLura che ne abbiamo faUa, ci parve d'intravedere che egli, forse per des ide1•io d'eleganza, contorse ed arricclù <l'incisi periodi che probabilmente gli erano sgorgali dalla penna naturali e chiari;
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e quindi riteniamo che in altre sue pubblicazioni egli potrà con _tutta facilità evitare cli fornire per questo lato appiglio alla critica. Ultimo appunto che ci pare poter muove re all'autore, è quello di non aver egli seguito il costume generale d'indicare ciascunà parte del1e armi di cui discorre per m ezzo di let~ere alfabetiche ·opportunamente ripetute nei disegni. I disegni per quanto nitidi e buoni non permettono da soli, quando rappresentanti un complesso di parti non conosciute a priori da chi legge, che si discerna sempre con sicurezza la forma e la posizione di ciascuna di ques te parli, e quando ciò accade evidentemente va perduta buona porzione delle spiegazioni date nel testo che gli accompagna .
· Tlw ltaliati A.rmy (L'esercito italiano). - Lettura del colonnello lord \V AVENEY. .- Londra, 1876, Milchell und C.
Egli è con particola.re compiacenza che rendiqmo conto di questo opuscoletto contenen te una lettura sull'esercito italiano · fatta il giorno 12 dello scorso maggio alla Royal United Service Institulion dall'onorevole lord W A\I ENEY, colonnello nell'esercito inglese ed aiu tante di campo della Regina. La descrizione fatta in tale lettura delle condizioni del nostro esercito è. il risultato delle informazioni e delle impressioni raccolte da questo egregio ufficiale superiore in un giro ch'egli fece in Italia lo s corso inverno jn compagnia di altri ufficiali suoi compatrioti, nella quale occasione egli ebbe anche ad assistere ad una fazione tattica eseguita dalle. Lruppe della guarnigione cli Roma presso la Magliana. 11 lavoro del colonnello \Vaveney non s i può dire un'esposizione metodica e completa del nostro sistema mililare; è piuttosto un resoconto sommario delle impressioni dell'autore intorno alle parti salienti e caratteristiche di quell'opera di ricostituzione politica e militare, mediante la quale il Piemonte e l'esercilo piemontese si trasformarono nell'Italia e nell'esercito italiano; resoconto fatto in modo da attestare da parte dell'autore non minore competenza che amore e simpatia per l'argomento preso a trattare. · Esordendo col far notare come q uesto non si debba considerare esclusivamente sollo il p'uro punto di vista militare,
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ma in relazione colla s~oria e col progressogenerale del paese, il colonnello \Vaveney premette alla sua trattazione un breve. · cenno storico intorno ralle condizioni in cui versò l'Italia dal trattalo del 1815 fino all'éra della s ua riscossa e costituzione a nazione. Del piccolo esercito piemontese, nocciolo intorno al quale si foi-mò l'italiano, ç1ice .parole di caldo elogio, ispir andosi anche ai ricordi della gloria, delle fatiche e dei pe-ricoli condivisi coll'esercito inglese nella guerra di Crimea. Parla pure delle milizie dei vàri altri StaLi in cui era divisa l'Italia, accennando a quei caratteri speciali che loro impressero i r ispettivi Governi e fac~ndo risaltare la difficoltà e delicatezza del lavoro di unjficazione militare compiutosi per dar vita alJ'.esercilo nazionale. Ne!la parte cllB riJ1ette il nostro ordinamento militare attuale l'autore tocca di parecchie questioni, alcune delle quali, _ come quelle del reclutamento, dei sottufficiali, del comando supremo, cleÌle fortìncazioni, egli mostrn d'aver studiato non solamente nella lor o soluzione come istituzioni vjgenti, ma· anche nella loro gestazione traverso le commissioni e le di-· scussioni parla men tari. Noi tralasceremo però di seguire l'autore nella sua esposizione, r estr ingendoci ad accennare a taluni suoi apprez;zamenti e giudizi. Parlando ciel contingente di r eclute vem1te sotto le armi nel gennaio 1875 presso il d istretto di Roma, e ch'egli vide in occasione de1Ja ras segna passata loro da S. A. R . il Principe ereditario, dice che l'aspeUo e l'altitudine militare di quei giovani dopo soli dieci giorni che si trovavano sotto le armi gli rammentarono la razza da cui· discendono. Nè meno lusinghiera, e diremo anche caratteristica, è un'osservazione futLa a proposi lo dei nostri progetti · di fortificaz ione, che cioè noi non esitiamo a dichiarare pubblicamente a quali eventualità ciascuna fortezza tende a far fronle: una nazion'e, nota il colqnnello vVaveney, che in modo cosl aperto afferma le proprie intenzioni, mostra che saprà a l bisogno farsi ris pettare. Sono lodati i lavori dell'istituto topo- · grafico mil itare, specialmente la carta topografica ·ctelle provincie meridionali, il nuovo materjale d'artiglieria da cenL. 7, la comodità e semplicità dell'equipaggiamento delle truppe d i fanteria, la dispo;,izione adottata per la cavalleria appiedata ·di lasciare la sciabola appesa alla sella, ed il modo col quale venne eseguita. l'esercitazione cli combattimento alla Ma-· gliana. Dopo aver riassunto in termini lusinghieri il complesso delle,
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sue impressioni, il colonneUo vVaveney volle anche ricordare alla p~rte. fem minile del suo udilorio la parlo che ebbero le • do~rne italiane nelle g uerre p or la nos lra indipendenza, cj tando all uopo una commovente poesia sull'argomento di un'autrice inglese, la signora Browning. Po.nendo termin? a ques to breve cenno, non possiamo che espr11:1erc un sentnnento di gr a titudine per l'egregio ufficia le s~raniero che con tanlo interessamento e simpatia ha studialo cd ap~rezzalo le cose nostre, e s i è adoperalo a farle conoscere ai suoi commilitoni.
siani, l'assedio di Rodi. Nel periodo romano la battaglia di Canne, l'assediodi i\farsilia, la battaglia di Farsaglia. Nel periodo della deco.denza la battaglia di Argentorato, la guerra ostrogota .di Belisario, la battag lià di Morgarten. Nel p ct'iodo del rinascimento le baLlaglie di 1\furten e di Pavia, l'assedio di Melz, il periodo svcdesP, della guerra dei 30 anni. Nel periodo d i F ederico II le campagne di Turenna n el 1674, l'assedio di At.J1 , la baLlaglia di Hochslett, la parLe della guerra dei seLL:~ anni nel '1757 che dal suo scoppiare s i stende al!a battag lia cli Kolin. Nel seconrlo periodo moderno, l'assedio di Magonza nel 1793, le batlaglie di Marengo, di Auste1·JiLz e di \Valerloo, l'assedio di . A1rversa, le battaglie cli Mortara e Novara, l'assedio di Sebastopoli, la battaglia di Magenta, la battaglia di Koniggriitz. Oltre le guerre e le batlaglie, gli uomini illustri hanno prodotto notevoli cambiamenti nell'arte militare, s ia come generali, siu come scr ittori . Gustavo Adolfo e Napoleone illu-minarono splendidamente tutlo un periodo s lorico. Nella prima categoria la memoria corre ad Annibale ed a Bllicher, nella seconda ad Archimede, o. Vegezio, a Clausewilz, in ambo le categorie a Cesare ed a ll'arciduca Caf'lo. Agli schizzi biografici seguo in ciascun periodo la storia delle scoperto o dei progressi negli ordinamenti militari; poi viene l'opera lenla, ordinata e sicura della pace, infine la de·· scrizione delle condizioni nazionali, politiche e sociali di quel dato periodo. L'autore svolge in quest'ordine la sloria della guerra che è poi la storia dell'umanità. Profonda erudizione, cura intelligente ecl assidua, scolla felice e ripartizione logica delle materie lo sorreggono cos tanti nell·ardua impresa . In lai g uisa il lavoro riesce ordina lo, chiaro e sopralutto ulilissimo allo studioso. L'opel'a si guadagnò ben presto la speciale s tima del generale l\.foltke e dello stato maggiore p1•ussiano . Non poloHdo l'autore per ragioni di salute proseguirla oltre \Vaterloo, fu pregato cli compierla il tenente generale Troschke, uno fra i più dis tinti scr ittori militari tedeschi. A lui si dc,·c dunque l'interessantissimo periodo conlemporaneo, nel quale clogne di speciale menzione ci sembt•ano le pag ine consacrate olla guer!'a dell'Austria contro l'Ungheria nel '18'~8 e 49 ed all'assedio di Sebastopoli. In modo veramente ,maestrevole sono descritti i vari teatri
Anleiltmg ~Hm Slmlium ,let1 N.t•ieusye.9cl,icl,te von J . v. H. (Introduzione allo studio della storia militare). DarmsLa<lL e Lipsia, Zernin 1868-1875.
Generalmente la sLoria mililare s i dis tin°·ue1 come l'universale, i~ antica, .medioe\·ale e moderna. l't1 utore dell'opera che qui. annunciamo, colpito dalla r ivoluzione prodotta nelle cose di guerra dall'invenzione ùella polvere la dis tin crue in anteriore e posteriore al grande avvenimento.' t"> Divide poi tanto l'una come l'altra in tre periodi cioè: P rimo periodo; abbraccia Greci e Pers iani dal G50 al 250 avanti Cristo. ' . Second? ~e1:io'.lo; tr~tt~ dei g~'andi pr?gres7i guerreschi dei Romani d1 fron te agli s Jorz1 dei Carta"'rnes i per superarli "' ' dal 250 al 50 avanti Cl'is to. Il terzo periodo comprende la lunga decadenza dell'arte della g uerra ·da l 50 avan ti Cris to al 1350 dopo Cris to. il quarto periodo si stende da l 1350 o ll'adozione dei .grandi esercili permanenti in conseauenza della 0(Tuerra dei 0 30 onni (Hi50). Il quinto periodo racconta la tras formazione dell'arte miliLare fino alle guerre della Pivoluzione. Il sesto periodo, o ter.:so del secondo evo dalla rivoluzione ·viene fi no a i g iorni nostri. ' L'aulore non dà eg~ale sviluppo a lulle le si ngole parli del suo lavoro narrando ciascun avvenimento cruorresco nei suoi particolari; ma tocca in succinto le o-eneralità e minutamente d . p b ' cscr1ve i 1alti più salienti che caratterizzano ciascun periodo. P er ese~pio nel periodo greco sceglie le hallaglie <li Maratona e di Leutra, la campag na di Alessandro contto i Per-
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IJIDLIOGRAFICA R1Y1STA
-di guerra e s pecialmente quello dell'Alta Italia, ravvivato da· tante storiche ·m emorie. Gli schizzi biografici traccial,i da mano esperta e sicura ci presentano in poche linee l'uomo, il comandante, il guerriero. P er la campagna del 1849 da parte italiana sono prescelte le .personalità di Carlo Alber to, di Vitto1;io Emmanuele, del duca di Genova, di Chrzanowski, di Ramorino, di La Marmara; da parte austriaca spiccano Radel.z ky, Hess, Schonals, di Aspre, l'arciduca Alberto, infine Beneclek, sebbene allbra soltanto colonneJlo. Nella ·narrazione della campagna del 1859 troviamo lo ·schizzo biogr afico dei generali Cialdini e Garibaldi. Fa specie di non vedere in questa campagna raccontata la battaglia di Solferino, la quale in modo così caratteristico forma l'epilogo di tutte le gùerre descritte dall'autore. Ma non era àncora arrivata fin là la Relazione ufficiale austriaca, e sebbene si possedesse materiale in copia nella Relazione francese e nella storia compilata dagli ufficiali cli stato maggiore prussiano, pure, trattandosi di stor-ia contemporanea, non si volle dir cosa che non fosse scrupolosamente appoggiata dai più veridici docum<:mti ufficiali. -Slimme11 au• ,len Reihen der Ca·v allerie, -
Berlin,
1876. Verlags- Buchhandlung fi.\r Militar-Literatur. È un piccolo volume di 82 pagine, il quale richiama e ri·chiamerà ancm'a. per _molto tempo l'attenzione degli ufficiali di cavalleria dell'impero tedesco. · L'anonimo autore, il quale si firma unus pro multis, dopo aver delineato l'impiego futlll'O della cavalleria , giusta le deciuzioni della campagna 1870-71, è d'opinione che nulla s i è ancor fatto riguardo all'istruzione, per metter·e la cavalleria in grado cli lodevolmente dis impegnare l'importante ~ difficile sua mis · ,sione in guerra, se si eccettui la compilazione delle norme :pella tattica delle divisioni di cavalleria, norme che poi non ricevono la sua intiera approvazione. L'autore opina (e bene a ragione) che se . la cavalleria deve prestare in campagna un 'maggior s ervizio di quello che nei -tempi pa:,;sati, dev,e pur essere maggiore la sua istruzione ed in rispondenza collo scopo che vuolsi ottenere. :fi: quindi ne; cessa.rio disviluppare maggiormente la resistenza dei cavalli,
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di aumentare l'abilità del cavaliere nell'equitazione di maneggio e di campagna, negli esercizi di combattimento a piedi ed a cavallo, e nel mane,,.o-io delle armi bianche e da fuoco; e . 00 di accordare la massima importanza al servizio di campagna.. In quella. vece l'istruzione della cavalleria ,è press'a poc~ la s tessa. che riceveva. prima della campagna franco-germamca. . L'aulore propone una miglior istruzione del per sonale inse"'nante (ufficiali e sottufficiali), ed un appropriato impiego d~llo ~tesso, secondo il grado della sua istruzione e delle S\1e atti tudini; e vorrebbe che gli ufficiali si occupassero magg10rmente dell'equitazione, approfittando delle corse, delle cacce, ~cc. , Speciale riguardo merita il çapitolo nel q.uale tr.a~tas1 dell'armamento della cavalleria. L'egregio scrittor e r1t1ene una necessità odierna che tutti i reggiment i di cavalleria sien~ armati di una buona. carabina, poichè senza di essa - come 1 corazzieri - non possono essere impiegati nel servizio di avanscoperta. Secondariamente si propugna l'importanza cle~la lancia, la qual<~ è sempre la m iglior arma bianca e prefenb1le di molto alla sciabola, specialmente nel combaltimento contr o la fanteria. L'ideale sarebbe atlunque di avere lutta la cavalleria armata di lancia e carabina, il che, secondo l'autore, è non sol@ possibile, ma facilmerite attuabile, 1:1e~tre po! l'.asseg1:are 32 carabine ad oo·ni squadrone di ulam e un r1p1ego pieno d'inconvenienti, ; non atto a raggiungere lo scopo che si ha in mira. Lo scrittore tedes co in tutte le sue proposte, diciamolo subito si dimostra non solo ufficiale colLo, ma altresì molto -pratico della sua arma, ed i s uoi consigli sono in ?enerale di molto peso, sebbene non si possano accettare tutL1 senza beneficio d'inventario. Così ci sembra esagerata la pretesa che o o-ni soldato r iceva una istruzione tale che egli sia in grado .di firnire i t'apporti più clettagliati sul nemico, ~ino ai distinti?i dei singoli reggimenti; e par~menti non ~red1amo necessario nè possibile. che in tutti i g Lorn\ debbas1 consacrare qualche ora a ll'esercizio del- moschetto ed al tiro. Ciò che non si può mettere in dubbi.o è, che stabilito l'impiego della cavalleria su vastissima sca.l a, .prima e clopq la ~ batta <>'lia e sul campo di essa, devesi riconoscere necessario"' eh~ la sua istruzione sia in relazione col servizio che dovrà disimpegnare; ma nel caso presente ci mancano i da.ti per poter asserire con cognizione di caus a se la c~valler1a tedesca tenga calcolo o meno, e smo a qual punto, d1 questa
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RlYISTA BIBLIOGRAFICA
necessilà di una istruzione più accuràta, come risulterebbe dal la vo1'0 che esarniniamo. La parte culminante del libro, e nello stesso tempo quella più interessante, è incontrastabilmente l'ultima che t ralta della tatt.ica ·ùi combattimenlo della division'3 di cavalleria. L'autore è d'avviso che molto opportunamente siasi adottata la formazione su tre schiere, giusl.a le prescrizioni lattiche di Federico II; tuttavia non riconosce nelle norme o prescrizioni del regolamento i veri pr·incipii di quella tattica, . che pure si credette fedelmente di copiare. Le istruzioni di Federico 11 si limitavano a raccomandare la massim.a semplicità nei movimenti, e non contenevano norme fisse all'infuori di quelle per lo spiegamento e l'attacco, mentre l'attuale Istruziqne-s'occupa di troppe prescrizioni di dettaglio cbe non possono a rner,io d'inceppare l'azione dei s.ingoli comandanti delle schiere. Ci duole che, per non olt.repassare i limiti di un :sempl ice cenno bibliografico, dobbiamo rinunciare all'esame delle varie idee svolte in questa parte, e che è impossibile di riassumere: ma non esiliamo ad asserire ~he queste pagine relative all'impiego delle masse di cavalleria sono da ,:urnòverars i fra le più belle che dal 1870 in poi sieno state scritte su questo argomento . . Questo ·libro, pei concetti nuovi informati ad un senso eminentemente ·pratico, eserciterà certamentè qualche influenza s ull'istruzione della cavalleria tedesca; esso sarà lelto e consultato con vantaggio da tutti gli ufficiali di cavalleria e specialmente da coloro che devono prendere disposizioni sull'istruzione di quest'arma.
DEMARCHI CARLO,
gerente.
Audaces fortuna juvat
' Non crediamo vi sia princ1p10 di guerra il quale possa dirsi esattsmente vero. Questo lato debole, comune ai precetti ed aforismi di tutte le scienze non prettamente positive, è ciò che in sostanza· rende più vasto il ·loro campo di discussione e più libel'O l'accesso. I vantaggi di taie accessibilità tanto sfruttata in questi tempi di estesa coltura intellettuale, sono generalmente riconosciuti . Esistono però ancora taluni che, trattandosi di cose di guerra, non ne sono ancora abbastanza penet~ati e spingono. il loro desiderio di èsclusivismo al punto che troverebbero giudizioso e prudente che su di esse scrivessero e sentenziassero uhicamente i professori, la cui autorità vien loro non solo ~alla dottrina, ma essenzialmente dall'esperienza propria. Fortunatamente il numero di simili esclusivisti va diradandosi tutti t giorni, ed è in questa fiducia che chi scrive, senza esser professore nè per dottrina nè per esperienza, si perita a mettere per alcuni istanti il piede nella vasta arena. ANNO XXI, VoL. 111.
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UNA .MASSIMA
Punto zelo è la .raccomandazione che il principe a.i Talleyrand non temeva di fare ai rappresentanti francesi all'este.ro . Essa viene da m9lte persone ripetuta sotto questa forma : non troppo zelo. Non sembra difficile sostenere essere quest'ultima espressione più corretta dell'a prima. Ma la differenza è in ciò che la prima inse;gna qua.lche cosa che è frutto àell'esperienza e che non tutti possono sapere, la seconda è una sentenza ovvia per sé stessa e che non ha pregio alcuno. Col prece Lto di Talleyrand un diploma~ico può in determinati casi, sentendosi dubbioso. avere dinanzi a sè una trac~ia nella sua condotta; col precetto dei suoi correttori il diplomatico, nelle stesse circos tanze, si · trova ad avere nella sua mente dei punti d'interrogazione. Passando dal campo sereno della diplomazia a quello della guerra, intendiamo di ·dire che ne!Ja nostra arte il megl.io che ai possa fare è, pare a noi, di contentarsi di prihcipii che l'esperie,nza dimostrò applicabili alla maggioranza dei casi, anzichè ncercate principii assolutamente veri .i quali quanto più saranno speculativamente esatti . tanto pitì riesciranno vaghi od ovvi per sè stessi: I primi possono talvolta condurre in inganno; i se-. condi non ingannano mai: indicano invece sempre due o più vie colla precauzione, s'intende, di non dire qµale di esse si debba sciegliere. · In guerra, quando l'uomo, al contatto ed anche non al contatto col nemico, r_icorre nella sua mente a ciò che può guidarlo· a prendere una decisione, si trova generalmente ·ignaro della vera situ azione delle cose ed allora egli ha bisogno non di regole o norme il cui distintivo caratteristico è quello dell'elasticità, ma di r igidi precetti che gli. dicano di agire in un senso piuttbstochè in un altro.
DI GUERRA
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· I principii dell'arte sanzionati da µna grande maggioranza di fatti, retaggio diretto od indiretto di ce-. lebri capi ~ani~ diventano allora questi precetti . Frutto dell'esperienza risentono, come si disse, tutta la natura delle imperfezioni umane e per questo loro difetto ser),lbra à tutta prima palese la necessità - pur non volendoli modificare per non incorrere ne.I pericolo in cui sono GaduLi i correttof'i di Talleyrand, di dire cioè una verità che la mamma e il buon senso ci avevano già insegnato - di assegnare loro un posto al disotto di 'quello ad essi concesso da quasi tutti gli scrittori più pregiati di cose mil itari. A nostro giudizio tal modo di procedere non sarebbe scevro di minor pericolo . Perchè così non fosse bisognerebbe essere sicur_i che quei principii i quali non sono verità incontestabili manterrebbero il loro valore utile spogliandoli della veste di assolutismo che. dà loro forza di legge in quelle circostanze, numerosissime in guerra, in cui vi è luogo a titubanza, s ia per mancanza di ordini, sia per situazione impreveduta di avvernmenti, sia in genere per cause inerenti tanto alle cose come. agli uomini. È certo che in un esercito in cui le poche massime comuni di guerra sono considerate come principii imprescindibili possono verificarsi delle applicazioni di esse non sempre le p iù opportune, ma e ancora più certo, a nostro avviso, che l'esercito stesso avrà, di fronte ad un altro in cui quelle massime hanno un valore meno assoluto, una maggiore probabilttà di vit- . toria firiale. Se, per battere sempre lo stesso chiodo, .detti principii non possono a vere il valore di verità, tantoche in via. scientifica potrebbero solo essere accettati come nonpe direttive, praticamente, sembra a noi necessario siano considerati come verità a rigor di termine, come
un
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UNA MASSIMA
p1'e'c'etti cui debbono in guerra essere vincolate le nostrè azioni. In apparenza si direbbe ciò un im.pedimento a quella iniziativa che tanto contribuì agli splendidi risultati di cui va glorioso l'eserci to · germanico. - I.n sostanza rrteniamo ciò debba essere il mezzo per renderne generali gli effetti ULili in guerra. Difatti la savia applicazione dell'iniziativa, di quella virtù, cioè, per la quale un comandante sottordine agisce senza bisogno di ordine espresso e speciale, é evidentemente legata in modo assoluto a due ·condizioni. Una individuale, ed è che il comandante chiamato a metterla in pratica ~ia in grndo, per cara'Ltere, per men~e o per qualità acquisite,. di agire senza quest'ordine. ' · L'altra generale, ed è che egli conosca lo stato delle cose così dalla parte sua come dalla parte nemica, per modo che la decisione che deve prendere possa avere . sufficiente garanzia di opportunità. Circa la prima condizione diremo non essere leci to a noi _supporre non debba trovarsi soddisfatta in pace come rn guerra; sebbene non sia fuori luogo il timore .che in questa seconda ipotesi debba contare delle eccezioni più numerose che nella prima. - Riguardo all'altra condizione, la condizione cioè della conoscenza dello stato delle c.ose come base della decisione da ·prendere per iniziativa propria, è forza riconoscere che se dessa si può e si deve ritenere generalmente sod· disfatta in tempo di pace, è eccezionalissimo che Io sia in tempo di guerra . . · Dare alle poche massime di arte mililare· 1.miversalmente ammesse il valore ed il p.olere di stretto precetto, è quanto il supplire a!l'ordine del momento di cui così frequente la mancanza sul campo di bat-
e
36p taglia con un ordine sottinteso; è, praticamente, una utile e necessaria sostituzione di quella iniziati·va che i casi di guerra non permettono generalm.ente di esercitare secondo il vero significato della .parola. E che ·questo sistema di sostituzione sia il meno ir:nperfetto è provato da ciò che la virtù, la quale in guerra si traduce col nome di iniziativa, non é altro, come vedremo, che un caso speciale di applicazione del sis.tema stesso. Non è certame.nte as.soggettandosi in mocto ' esclusivo a qu est'ordine di idee che i capitani sommi tra i sommi si sono resi immortali, ma si sa che nelle gesta loro vi è qualche cosa di molto superiore a ciò che si può insegnare. Dare per obbiettivo all'insegnamento di un'arte il formare un Michelangelo non è .provato che non si corra rischio di dargli un obbiettivo fallace. Comunque .sia, per sfuggire il pericolo delle teorie generali, diremo che il nostro scopo è solo a·i citare l'esempio di una massima di guerra, la quale, se correttamente parlaiido non si può chiamare verità a~suluta, ciò non di meno praticamente crediamo di tutto vantaggio accettarla come tale. DI GU.ERI\À.
I. Nel 186·1 ùn colonnello, che attualmente l'esercito italiano si onora di avere tra i suoi generali, discorrendo còi suoi ufficiali di arte militare, usava di dare la preferenza ad un precetto che riteneva come il se!:!reto della vittoria. ,- Questo precetto si riduceva alla parola Avanti. - Egli lo aveva· esperimentato con for__. luna da prode ed intelligente campione.
366 UNA MASSIMA A tutta prima non vi è forse mente colta che non
veda sotto quella parol,a una sfida sprezzante allo studio e alla dottrina, e si capisce quindi come in ·un'epoca in cui la scienza ha preso dovunque il poslo che le compete iri testa alla civiltà, ripugni quasi l'accettare come principio e precetto di guerra un'espressione cui generalmente si attribuisce il solo significato di uù coraggio inconscio . Ma nei quindici-anni dacchè quella parola ci rumina nel capo, nei quindici anni <lacchè non è po·s sibile per noi aprire una pagina di storia mili lare senza veder- . vela scritta tra le righe, nei quindici anni <lacchè il ,ricordo dei fatti di guerra cui abbÌamo avuto l'onore di· prendere parte ce I.a fa vedere rifulgente del la luce più bella, ci siamo convinti che qualche cosa di assai superiore sta nascoslo sotto la rozza espressione, qualche cosa che ben lungi dall'essere l'antitesi di quella dottrina a cui s'inspira e deve inspirarsi l'arte odierna della gùerra, ne è una bas~ fondame ntale. Il valore dell'espressione Avanti non devesi intendere limitato solo al momento dell'urto, poichè in questo senso il valore sarebbe bensì immenso come quello di una grande veri tà, ma di· una verità indiscutibile ed ovvia per sè stessa. A:vere dei.. buoni soldati è, si s;3., la còndizione· prima, • 1a eondi~ione sine qua non di vi ttoria, e sarebbe inutile parlare cli principii di guerra quando questa· condizione non esistesse. · ~elio spirito della parola Avanti sta invece racchiusa . altresi la sirilesi di alcune massime di guerra meritevoli realmente cli tal nome pel'chè, sancite dall'esperienza, ad esse non si potrebbe arrivare a. prio1·i per mezzo del buon senso e dell'indagine speculativa. Avanti è la parola la quale,· a nostro avviso, deve co-
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·stantemente ,risuonare. all'orecchio _dei generali eh~ in un giorno pi battaglia non si trovano in comunicazione continua ed immediata col comandante· supremo. Deve essere l'ordine sottinteso che fa le veèi cli quell'iniziativa che sarebbe vano sperare di vedere generalmente applicata per virtù propria sul terreno del1' azione. · In questo senso la parola Avanti corrisponde, come s i vede, alla massima: accor1·e1·e al cannone. Orbene, eccoci dinanzi ad un'espressione che resiste fotse meno- di qualunque altra ad un'indagine in cui si voglia fare entrare lo stretto raziocinio. Eccoci dinanzi àd un'espressiÒne che se cade ·sotto l'esame cli un pensatore che voglia essere esatto, probabilmente la respingerà come principio di gue~Ta per relegarla tutto al più fra le regole e norme direttive. E per verità non òC'corre la · più fervida fra le immnginnzioni per accumulare un numero infinito di ipotesi razionali in cui apparisca l'inoppormnità del de Ltato. Che anzi senza mettere a contributo l'immaginazione basterebbero dei semplici se e ma per dimostrare che tutte o quasi tutte le oper-azioni di guerfa, il cui buon esito è dovuto all'applicazione della massima di cui si tratta; furono ad un punto di tornare a danno di chi l'applicò. ' Ma se invece cli fare ragionamenti vani, i quali se hanno un valore è quello' di confermare la nostra tesi asserendo indirettamenté esservi nélla guerra qualche cosa che sfugge ·alla speculazione, noi consultiamo la storia, vediamo che in realtà l'esp ressione accorrere al cannone ha un valore quasi asso luto, ha cioè quel valore massimo concesso ai principii inerenti alle scienze conosciute sotto il nome di non p9sitive, ha quel valore che praticamente il meglio che . si possa fa.re è cli ritenere come · assoluto nello stretto senso della parola. Infatti quale sarebbe la conseguenza se in guerra
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trNA MA:SSIM'A .
,si concedesse all'espressione summentovata il suo valore pura mente reale, un valore cio.è dubbioso? La conseguenza sarebbe a nostro giudizio - e ne da- . remo la ragione - che per lo meno nove volte su dieci essa non verr.ebbe messa in pratica. Ora, siccome colla -storia al la mano è lecito supporre che per lo meno nove volte su dieci acco1·rere al cannone ries·cirà opportuno, così ne deriva che se applicando l'espressione come una massima che fa legge vi è la probabilità di sbagliare . una volta, considerandola invece come semplice regola si corre il rischio di sbagliare nove volte. E ·noti si che in questa proporzione messa qui per dare un'idea concreta del nostro concetto, abbiamo vòluto conservarci un rnargine sufficiente per i fatti di guerra sfuggiti alla nostra indagine, poichè se dovessimo indicare una proporzione in base alle molte battagl ie da noi prese in esame, saremmo assai imbarazzati a citare un solo caso in cui l'applicazione della massima sia stata dannosa. " Fra la messe abbondante che ad illustrazione di essa ci può fornire la storia di qualunque .guerra, citeremo :noi la giornata de.I 24 giugno 1866? · . Alcune consideraz,ioni che tutti comprenderanno ci inducono a volgere altrove il no~tro pensiero. Com8 dire dell'esempio che tornò a tanto onore del comandante di una divis ione sulla estrema sinistl'a italiana, senza ricordare come il p'rincipio soccombesse là dove sarebbe stato di un' ,efficacia decisiva'? La parola avanti cbe , osservata nel suo senso più esleso e più assoluLo, valse già ai Prussiani di Bliieher il merito priricipaie del su ccesso nella lotta dell'Europa insorta contro Napoleone , è quella stessa che fu causa determ inante delle ~plendide villoria dei nipoti di que lli sotto Re Guglielmo. Le vittorie prussiane del ,1866 e 1870 mora Imen le 1
· Dl GUERRA
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e strategicamunte preparate, sono, nel campo tattico dell'azione, l'apoteosi della parola avanti, la qual parola se nella massa noi _la vediamo applicata come l'espressione del coraggio che trascina e si trasfonde, si trasforma, come si disse, e di mano in mano che si inalza ai gradi più elevati, in un vero principio di guerra, n.el principio che usato dai comandanti delle grosse unità equivale al dettato accorre1·e al cannone; in un principio paragonabile alla punta. dell'ago magnetico che insegna al navigante ove dirigere la prora nel suo incerto cammino. E che quesLa · sia metafora opportuna lo provano le gesta gloriose dei -comandanti tedeschi di corpo d'armata e di divisione che in tulle le battaglie da Sadowa a Sedan (non teniamo conto dei fatti posteriori a Sedati poichè la lolla in quelle condizioni non ci può fornire veri ammaestramemi d'arte militare) si attennero a questo sistema d' orie1;1tamento, sistema il quale, come è. noto, riuscì a bene anche quando fu usato nelle circostanze più sfavorevoli. lUa non è solo CO'nsiderando i frutti dell'applicazione della massima nel campo dei vincitori che essa, emerge come vero principio di guerra; nel campo stesso dei vinti facile riesce rintracciare nella trascuranza del .principio una causa potente e spesso la causa determinante della· sconfitta. , Limit:mdoci ali~ battuglie dell'ultimo decennio nelle quali i fatti di tale trascuranza sono troppo dominanti perché non ne sia rimasta in p.oi viva impressione, · diremo che se non si può supporre éhe a Sadowa e a Wéirlh l'applicazione del principio per parte dei vinti pella misura usata dai vincitori avrebbe bnstato arovesciare la, bilanc:ia della villoria, è però leci Lo ere. dere che sarebbe stata sufficiente a rendere m~no .grani:le il dis.asLro. ·
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_. DI GUÉRRA
UNA MASSIMA
Il supporre poi che_a Spicheren, a Borny e a Rezon-· ville (omettiamo Custoza per la ragione già detta) la sconfitta dei Francesi si debba attribuire alla trascuranza del principio non meno che all'applicazione senza limiti fattane dai Tedeschi, è troppo manifesto per poterne dubitare. Ma il sostenere la bontà del princip io con citazione dì esempi parrà a non pochi vol.e r portare vasi a Samo e nottole ad Atene. Essi non ccinlestano che simili massime possono essere buone quasi sempre, ma non vogliono essere dogmatici. - Accettiamole negli utili, essi dicono, e riserviamoci una linea di ritirata per i casi, fossero pure pochissimi, in cui la loro applicazione potrebbe riescire .erronea. - Essi vogliono smozzati gli angoli ed allargata la via, cosicchè è diffici le non trovare nelle loro teorie .quel tanto che basta a soddisfare l'opinione di ciascuno. Accettiamo adunque - soggiungerebbero nel caso nostro - l'espressione accor1·ere al cannone come una norma direttiva, ma non vincoliamo anticipatamente il nostro arbitrio con una , conclusione foua a guisa di un ,articolo di codice. · A primo aspetto non si può negare essere questo . un ragionamento assai illuminato, ed anzi oseremmo dire un ragionamento che ha in sè quel germe vivificatore che corrose le antiche catene del pensiero e aprì la via al vero progresso, al progresso scientifico. Ma in guerra, allorchè non è più il pensiero ma l'azione che decide d~Jle sorti degli eserciti , confessiamo essere quèsto, a nostro giudiziÒ, il rngionamentci d'oggidì che racchiude le conseguenze più funeste. Come già più volte si disse in queste poche righe, e ,_come giova ripetere, essendo qui tutto il nodo della questione : non bisogna dimenticare essere assolutamente indispensab ili . due condizioni perchè il ragio-
namento di cui sopra non poggi sul falso; in altri termini perchè l'arbitrio umano possa essere vantaggiosamente .usalo .
1
Ora dì queste due condizioni che sono, la capacità mentale dell'individuo e la c'onoscenza dello stato delle cose , in guerra mancano talvolta ambedue e quasi sempre poi manca la seconda. - In · realtà dun_que nella grandissima ' maggioranza dei casi - e l' esperienza del passato fa testimonianza in favore della profezia - accadrà che non riconoscendo all'espressione' accorrere al ·cannone il carattere imperativo, al momento. opportuno, il generale si troverà nella miglio re ipotesi perplesso. Di fronte al lo spirito di cameratismo che gli puo suggerire la parola avanti, gli starà il pensiero dell'interpretazione degli ordini precedentemente ricev:uti, della missione (sempre importantissima agli occhi suoi) che sta per .incombere alle sue truppe, il ,pericolo di abbandonare un posto per cui il· nemico potrebbe venire alle spalle, la necessità di conservare forze intatte per il caso di ritirata, ecc.; insomma contro uno stimolo vago, , lotteranno, nel suo cervello riunite , forze potenti. I!) simili circostanze non è forse perniciosa illusione sperare che la scelta debba riescire non pregiudicata?' Non è perniciosa illusione il supporre che la prudenza, virtù istintiva dell'uomo su cui pesa una re-· spon$abilità, non debba avere il sopravvento sull'audacia ch·e ,sarebbe la: virtù richiesta per mettere in pra-· tica il precetto?
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UNA USSI)1A
II.
Non è solo come equivalente del dettato accorrere .al cannone che la parola avantirisuona al nostro orecchio quale principio di guerra. È forse possibile non riconoscere in essa l' ultima espressione di quell'offensiva al!a quale, nel vasto campo della strategia come in quello più limitato della . tattica, è legata la condizione finale di vittor.ia? In questo significato l'assolutismo 9ella parola avanti non si presenta certamente sotto l'aspctlo sollo cui ap,pare ne lla massi ma acc·or1·ere al cannone. Se in questo ultimo senso l'assolutismo della parola s.i può in tesi generale ritenere legato solo alla volontà di chi la deve applicare in quanto che nulla im· pedisce che i due avversari ne usino contemporaneamente, non è così, evidentemente, nel significa.o di offensiva. ' Però se l'assolutismo dell'offensiva, strategicamente parlando, non può e non deve riferirsi che· all'obbiet.tivo finale della guerra, e dal punto di vista La llic.o , all'obbiettivo finale di ciascuna battaglia, non è men vero che determinata per tal modo la sua sfera d'azione, nulla si oppone a che anche l'offensiva debba considerarsi come principio assoluto di guerra, come precisa indicazio.ne della via da battere non appena gli · eventi lo permetteranno. Certamente ciò non basterà a togliere le titubanze che in molti c;isi si manifesLeru nno nel c:ervello di chi è chiamalo a scegliere il momento opporLuno per mèt· tere in pratica il precetto, ma sarà sempre tanto di .guadagnato in questo senso qualora l'educazione.della
DI G'UE'RRA
mente ci porti,• coll'accettazione del principio come assoluto, istintivamente all'offensiva e ci faccia considerare la difensiva solo come mezzo talvolta imposto, dalla forza delle cose, talvolta opportuno per se stesso, ma sempre come mezzo transitorio per raggiungere l'offensiva . . Se un esame sommario della condotta dei due eserciti avversari nel 18i0 (potremmo indicar~ qualunque altra guerra; diamo la pr~fE,renza a quella del -1870 perchè i suoi insegnamenLi hanno ai dì nostri - e a buon diritto - maggiore autorevolezza), se, diciamo, un ta le esame potrebbe far palese essere pericoloso e dottrinalmente erroneo quell'abito della ménte per il quale i condottieri di un esercito ripongono la loro fiducia completa nell'offensiva come in una verità fisica, l'esame stésso farebbe palese, forse con mag. gior sicurezza, essere questo abito una condizione per vincere.
III.
Ma la parola avanti sembra a noi possa avere un
altro significalo speciale di tale importanza da potersi annoverare tra le massime di guerra. Un fatto, cui, forse non si dà tutto il peso che a nostro giudizio dovrebbe avere, è l'estrema sensibilità della bilancia che stabilisce la sorte delfe battaglie. La sentenza essere la vittoria. per chi sa impegnare l'ultimo battaglione ci dà l'idea di questa sensibilità.. Fra due eserciti poi, i quali si urtano in condizioni paragonabili di forz~, ed è questo il caso forse più generale e ad ogni modo quello in cui l'insegnamento
.374 UNA MASSlllIA dell'arte ha realmente un còrnpito defi9ito,· si verifica ben spesso, ·e tanto più spesso quanto più le forze impegnate ùalle due parli si avvicinano all'equivalenza, u n fenomeno ancora più singolare; ed è che per far traboccare la bi lancia non occone nè .anche l'impiego opporLuno di un piccolissiino peso' quale sarebbe quello di un bauaglione rispetto al le centinaia che·. sj sono contrastata la. vittoria. Un soffio solo, dato su. di un piatto della bilancia a battaglia· :finita, può · rompere l'eq1,1ilibrìo ed anche decidere in senso opposto il traboccamento. La possibilità: di questo soffio, che si traduce, come vedremo , nella parola avanti, infonde la volontà di vincere, la fede di aver vinto e sta tutta in favore di quello de.i due comandanti in capo che avrà più dell'altro questa volontà , questa fede. .E siccome è questo. il punto dell'argomento pre30 in esame che ci indusse più de.gli altri a mettere a profitto la benevolenza dei letLori della .Rivista 1nilitare, e siccome .d'altra parte è forse l'unico punto su cui le spiegazioni possono non sembrare superflue, così ci permetteremo di darne alcune tra quelle che si affacciano alla nostra mente. Dopo quasi tutte le battagli'e in campo aperto , i~ cui una delle d_ue parti · non rimase completamente disfatta o prigioniera, noi cred iamo, per conv.in'Zione personale e per asserzione di 'testimoni di un'autorità esperimentale incontesta~ile, essere ben difficile che. la vittoria si manifesti immediatamente in uno a.ei due campi quale vera vittoria. Chi scrive ha impressa. nella men Le la domanda fatta. e la risposta ricevuta la sera del 2t giugno 1859. - Diretta ad un suo . collega la domanda se no i si aveva vinto o perduto, ebbe per risposta un rn a che successivamente lesse negli occhi degli altri astanti. Eppure .c i trovavamo in prima linea, e dalla posizione stessa
375 .che occupavamo sembrerebbe logico che la vittoria nostra ·avesse dovuto essere manifesta in noi . Ma chi scrive non aveva alcun diritto di ritenere questo dubbio come un fenome no com une: ed anzi non può nascondere èhe rimase in lui per più tempo il tim:ore che potesse essere una semplice conseguenza ' di gu~l sentimento di stupore e smarrimento, pre.ro.gativa ' forse, di chi prende parte per la prima volta ad una grande battaglia. Eu solo parecchi · anni dopo che ebbe la soddisfazione di sentirsi rinfrancato dall'asserzione che l'impressione stessa che egl i aveva provato alla fine della battaglia di Solferino-San Martino l'avevano, in occasioni analoghe ed anche più singolari, subìta altri ufficiali che non potevano per certo essere tacciati di mancanza d'esperienza o d'altro . - Fra queste testimonianze cli un peso incontestabile diremo che possiamo annoverarne alcune di ufficiali superiori prussiani che presero par.te alle vittorie del ·1866 e del 1870. È perciò che oggi, nella fiducia di avere con noi tutti quelli cui non manca una sufficiente esperienza delle cose di guerra, osiamo ·dire essere il dubbio ,che può verifica1·si contemporaneamente nei due. campi alla fine di una lotta accanita, fenomeno comune inerente ad una causa .generale, i~erente alla Slessa na tura umana. Essere il fenomeno che genera quello già rammentato dell'estrema sensibilità della bilancia che decide della vittoria. Il fenomeno, infine, che l'indagine attenta di una gran parte della battaglia ci insegna. essere stato istin~ tivamente afferrato e n-iesso a profitto dai grandi capitanì e che, a parer nostro, deve appropriarsi l'arte della guerra perchè fonte di utili ammaestramenti. Lo stesso sentimento cui abbiamo accennato altrove DI GUERRA
376
ci spinge a dirigere la mente del lettore a cercare . esempi fuori di casa nostra. Ed anzi poichè si tratta qui d1 un feno meno essenzialmt nte ?siologi~o in cui possono, non meno degli altri, · convemre per 11 nostro argomento fatti attinti al dì là dell'Oceano, ne coglieremo alcuno tra i molti che ci offre la guerra di secessione. Sarà nostra scorta il libro che il generale Sherman publi cò nel 1875 (ilfemoirs ofgeneral W1LLIAM T. SHERMAN, by hi"msel/) non che l'esame assai pregevole che di esso libro troviamo nella Revue des deuco mondes del 1° aprile 1876. Nel 1861, allorchè scoppiava la guerra tra gli Stati del Sud della Confederazione americana e quelli del Nurd, Washington si trovò essere città di frontiera e ~inacciata da un esercito separatista i cui avamposti s1 scorgevano: sull'altra riva del Potomac. Di fronte ai separaÌisti o confederati o ribelli, come li chiama Sherman, èofnandati dai generali · Beauregard e Joe Johston, stavano le due armate federali costituenti l'esercito del Potomac. Una sotto gli ordini del generale Mc Dowel, l'aftra del generale Patterson. Il generale Sherrnan, l'attualè comandante supremo delle forze militari degli Stati Uni ti, quegli che · nella g'Q.erra di secessione fu poi con Grant comandante dei_f~~erali e trionfatore dei ribelli, .era, all'aprirsi delle ostili ta, colonnello comandan te di una briD'ata di fan0 teria nell'armata di Mc D~wel. Era intenzione del generale Scott che doveva dirigere in capo le operazioni dei federali - e con lui erano d'accordo pochi ma provetti ufficiali, che, appartenenti al piccolo esercito regolare, erano rimasti fedeli al governo di Washington - di àspeltare a pren:dere l'offensiva che l'esercito si trovasse mecr]io orrra. 5 I:> mzzato e che i reggimenti di volontari di tre mesi
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DI GUERRA
UNA MASSIMA
potessero essere sostituiti con reggimenti di regolari. Ma al congresso ed al popolo americano non andavano a genio le idee di preparazione metodica di quel vec.::. chio generale .di 75 anni. D'altra parte i generati improvvisati al moment'o ma conoscitori profondi del ' loro tempo, prevedevano' che in breve avrebbero schiacciato i ribelli senza bi· sogno di tanti preparativi. La vista delle uniformi, le parate, l'entusiasmo c:t,iiassoso dei volontari di tre mesi che padroneggiavano in Washington sconvolsero tutte le. menti. Il grido: a Richmond! pronunciato dal congresso, dai giorn?li, dagli sciocchi, s'impose alla fredda ragione. E perchè l'analogia tra i fu.tti accaduti nella capitale francese nel 4870 e quelli accaduti nel 186 1 nella capitale americana - analogia che per verità la storia registra come fatto costante che non è prerogativa di alcun popolo - non sembri incompleta, aggiungeremo che, « vi furono gli uomini (sono parole del bibliografo della .Revu,e) che non si espongono mai, che no n si battono che a colpi d'ingiurie e di calunnie, i quali emisero dubbi atroci sul coraggio dei capi che sì op. ponevano · alla corrente generale e volevano aspettare per farsi uccidere, di poterlo fare utilmente per la patria ». I federali del .f861 avevano però sui Francesi del ~870 due vantaggi grandissimi. Il prim o di essere i pìù numerosi, il seco.ndo di avere da fare fin dal primo momento con un esercito nemico in condizioni complessi va mente ben poco migliori delle loro. Fu perciò che, sebbene rimasto s9ccombente il partito qella ragione, il risultato ultimo fu , dìverso nei due casi. Fu perciò che se la battaglia di Bull's-run, nella quale i federali si avventarono a cuor leggero, fu una 1
ANNO :i.:u, VoL. m.
378 UNA MASSll\fA battaglia perduta per loro, la disfatta non ebbe con. seguenze fatali. Si può dire che a Bull's-tun, Sherman, come quasi tutti quelli che ~prasero parte nei due campi a quella battagli.a, ricevette il battesimo del fuoco. Ebbene l'impressione che egli ne ebbe, impressione ' nella quale lo confermarono le alt_re bauaglie in cui dopo si trovò in posizione sempre più elevata, si è che i due eserciti erano così pto/ondamente rotti che la vittoria avrebbe potuto essere raccolta da quello dei due comandane.· in capo, qualunque fosse, che il ,giorno dopo avesse accennato ad avanzare. In quel caso la vittoria · sarebbe sta la dei confederati solo per essersi questi arrestati nel loro movimento in ritirata, prima degli avversari: ~fa la fiducia c:he animava il colonnello Sherman non pare animasse il comandan te dei federali. Invece di a:rg0mentare come lui, dallo stato deplorevole delle sue trnppe, lo stato deplorevole- delle truppe nemiche, egli non credette potere e dovere tener conto se non di ciò che colpiva gli occhi snoi. E siccome il panico da cui è assalito un eserciLO che si ritira dal campo di battaglia ingigantisce come valanga se non viene arrestato in tempo e. può guadagnare insensibilmente anche i capi, ii generale i\lc Dowel, forse più che spinto da un concelto ed uM. volontà propria, trascinato daila correme, trascurò perfino la circostanza di avere egli ancora alcune divisioni intatte, e non si credette al sicuro che sotto le forti-. ficazioni della capi tale. Mentre l'esercito del Potomac stava rifacendosi e preparandosi alle future lotte che bugnarono, ben spesso senza alcun ·risultato, di tanto valoroso sangue americano q-uel ristretto teatro d' operazioni che sta tra Richmond e Washingtòn, tra il mare e i monti Alleg-
DI GUE!lRA
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hany, al di là degli Alleghany nell'immenso bacino del Mississ ipì e per conseguenza in un territorio favorevole ao-h alti concepimenti della gran guerra, i federali ave. v~no frovato un teatro più adeguato ai poderosi mezzi dì cui disponevano e all'.ingegno dei nuovi capi che la guerra cominciava a porre in evidenza. . È su questo nuovo teatro di guerra che 11 colonnello Sherma nn divenuto comandante di una divisione ci trasporta nelle sue memorie. Ed è quivi che noi lo seguiremo per attingere un nuovo esempio manifesto che sta in conferma della nostra tesi. Alla metà di febbraio ,j 862, era comandante dì tutte le ·forze federali nel bacino' del Mississipì il generale Jlalleck. - Esse si componevano dell'armata dell'Ohio, del!' armata del Tennessee e dell'armata del Missouri meridionale. H comando dell'esercito del Tennessee era stato a.ssunto da un gioyane generale la cui presenza nel campo federale fu subito segnalata da su,ccessi inaspettati . Col vecchio mezzo dell'offensiva energica e delle forze unite errli aveva rotto la linea dei confederati a Donelson ~ piombando successivamente sulle parti separatf, camminava innanzi senza lasciar tregua al ne_m ico. Questo giovane generale era Grant, l' aLtuale pres1deme degli StaLi · Uniti, ed è· sotto di. lui che Sheeman. suo amico, suo emulo, fu destinato quale comandante di una divisione. Appena ebbe questi 1;aggiunto il nuovo suo posto.' che fu chiamato a prendere parte ad una delle pm terribili battaglie dì tutta quella lunga guerra, la battarrlià di Shiloh, o Pittsburg-Landing . .~Sebbene al generale HaHeck non garbasse il modo di far la guerra del generale Grant, ,era quegli però uomo
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çi
UN,,\ MASSJMA
~ente superiore e tale da non lasciarsi sfuggir.e dir mano le occc').sioni favorevoli che gli offrivano i successi, dell'audace comandante dell'armata del Tennessee. Tra queste occasioni si presentò quella di profittare dei vantaggi ottenuti per impadronirsi dalle importanti linee_ferroviarie tra il l\:lississipì ed il TE-.nnessee. , Una parte dell'armat(l di Grant, tra cui la divisione $herman, rimontando col mezzo di una flottiglia il Tennessee era riuscita a sbarcare successivamente ,a PWsburg-Landing. Ma, ben presto fu palese la presenza del nemico in forze poderose. - L'obbiettivo non poteva più essere quello· prefisso dal generale in capo. - I1 generale Grant, disposte le ·sue truppe ·in ordine di .battaglia, attendeva, per avanzare · contro il nemico, l'arriv.o del· .i:est9 delle sue forze che lo aveva seguito per terr1:t a marce forzate. Egli dovette aspettare in tale attitudine parecchi giorni. · La posizione scelta era forte naiuralmente e , soggiunge il generale Sherman, « nell'ultimo periodo · (( della guerra noi l'avremmo resa inespugnabile in « una notte; ma allora o.on si p,otev:a far ciò e se si « avesse potuto sarebbe stato bene noil'farlo >). Perchè il senso di tali parole non suoni os,c uro, il generale Sherman si compiace di .chiarircelo. Egli intende dire che se quando le truppe sono vecchie ed agguerrite è una buona misura l'uso di trincee di di campagna 'ed in generè di una tattica che insegna ed anii raccomanda di coprirsi, non è così, a parer suo, quando le truppe sono giovani e le loro qualità guerresche non hanno ancora avuto tempo di assodarsi in ripetute prove, poichè in questo caso è per lui un problema di quasi impossibile soluzione quello di fa rle uscire all'aperto per andare all'attacco, operazione,
ITT GUERRA 384 ,secondo lui e, crediamo, secondo gli altri, indispensabile per vincere. Ad qgni modo è questo, come si vede·, un ragionamento a doppio taglio e se si può fino ad un certo punto capire che. il generale Sherman la p'ensasse così allora, nel '1862, il sostenere queste idee nel ~ 875 dopo i fucili a retrocarica è un' imprudenza che nori possiamo a meno di segnalare, per l'opportuna correzione, agli odierni competenti in materia. Se la taccia di i·etrogrado non fosse inC'Ornpatibile col carattere e colle abitudini americane si potrebbe forse dire essere l'opinione di Sherman un errore che ha fatto il suo tempo; così diremo che è l'opinione di un uomo non ancora sufficientemente penetrato della bontà di tutte le idee che, per verità, correvano ieri più che oggi, fra i precursori della scienza tattica. Ma lasciamo le digressioni. l'IIentre, dunque, il generale Grant aspettava per prendere l'otfoosiva l'arrivo delle divisioni che avèva lasciato indietro, ar,cadde che egli stesso fu attaccato. I fede'rali adàossati com'erano act · un gran fiume, il Tennessee, potevano esse re sicuri contro gi( aggirameoli, ma non avevano ritirala, ed ì! primo urto fu così terribi.le che si manifes Lò un movimento di rinculata generale. La divisio·ne Sherman, diretta dal suo abi le e bravo comandante. riescì ad arrestarlo; le sue perdite fur·ono grandi, ma la lotta si mantenne tutta 1a giornata, e gli unionisti finirono per raggiungere il ·porto di Tifugio di un esercitò agli estremi, la notte. . (( In questo momento (così riepiloga alcune pagine delle memori·e di Sherman il bibliografo della Revue) Grant e Sherman si trovano insieme. La metà del loro esercito è scomparsa; cionondimeno questi due capi riso! uti decidòn o, seduta stante, malgraèlo il di sordine, l'i n.certezza, la fatica, la pioggia, le em6iiòni di o,gni sorta,
382 lJNA MASSHIA di ricominciare il combattimento all'indomani. In questa specie di consiglio Sherman si tcovava sotto le stesse impressioni che aveva subìto dopo Bull's-Run. Dal suo canto Grant ne aveva provato delle identiche» . .Egli mi ordi·nò (e . queste sono parole dì Sherman} di prendere·
l'of/ensi"v'a al mattino dicendo che, come aveva gi·à osservato a Do.nnelson, si credeva nei due campi cli essere stati battuti, e che era sicu1'0 detla· vittori·a quello dei due avversari -il quale pel primo avesse all'indomani assunto l'offensiva. Ora, oè Grant, nè Sherman, nè alcun altro nel cam po dei federali sapeva, quando quella decisione fu presa, che l'assalitore, dinanzi al quale essi avevano dovuto ripiegarsi, aveva perduto 42,000 uomini, ossia approssimativamente quanto loro. Tutti ignoravano che il generale in capo dei nemici, Sydney Johnston, era stato ucciso, e che in genere le condizioni in cui si trovavano i confederali erano in tealtà quali i .due generali del campo opposto se lo erano immaginato. Ambedue avevano capito che il fenomeno da cui erano stati colpiti la prima volta era di quellj che si verificano sempre perchè inerenti alla natura umana. La vittoria del giorno ct·oµo coronò pienamen te le loro previsioni. A questa intuizione, forse spontanea negli uomini di g'rande carattere, e forse prerogativa speciale di chi come Grant, come Sherman ha il prezioso dQno, dice il bibliografo più volle rammentato, di« una testa fredda su di un corpo di ferro », .dovrebbe appunto, secondo noi, supplire almeno in parte, l'accettazione della mas~ sima avanti come precetto di guerra che vincola l'ar-· bitrio di un comandante in cél.po. Fra i pochi lettori cui dobbiamo la riconoscenza di averci seguito pazientemente ve ne sarà una parte · ammesso _che il loro numero sia plurale - per la quale
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Dl GUERRA
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il nostro sforzo per rendere palese il nostro conceLLo sarh forse riuscito impotente. Questa parte di lettori troverà probabilmente che coi nostri ragionamenti e coi nostri esempi noi non siamo riusciti chè a dimostrare un fatto che nessuno mai ha posto in dubbio. Troverà che suggerire al comandante in capo la parola avanti quale mezzo di far, traboccare la bilancia in suo favore, vale quanto il suggerimento di mettere un grano di sale sulla coda dei passeri come mezzo in~ fallibile di prenuerli; che; in altri termini, non basta suggerire al generale in capo la parola a.vanti, ma bi~ sognerebbe anche ·dirgli il modo di metterla in pratica; che sta bene che alla fine di una battaglia nelle condizioni da noi peesupposLe i due avversari giaceranno così affranti che la vittoria potrà essere raccolta dal p iù audace dei due comandanti, ma che questa audacia è subordinala ' alla condizione che le truppe possano e vogliano rispondere all'appello del loro capo. A quesla parte dei nostri lettori, che forse non sarà neppure la meno benevola, parrà di vedere nel nostro ragionamento un po' della forma di un serpente che si morde la coda. Insomma vi sarà taluno che non terrà conto d-i una distinzione, che chiarnerù artificiosa, e tenendo invece conto della reale esistenza di molte difficoltà ed eccezioni, lascierà bensì il passo alla massima come regola o .norma utile, anzi eccellente per un comandante in capo, ma Je impedirà l'accesso nel tempio dei grandi, dei veri principii dell'arte. Ebbene, noi sosteniamo che, per quanto circolare· possa parere il nostro ragionamento, il vero capo, - la testa del serpente - sta nel punto da noi indicato, cioè ne11' accettazione del prin cipio come verità, tuttochè questa verità possa essere soggetta ad eccezioni. Anehe qui, secondo noi, il togJiere al principio la
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UNA MASSIMA DI GUERRA
caratteristica di assolutismo vale quanto togliergli il suo vero valore, il valore utile. Se un comandante in capo ha solo una fede relativa in esso, tutto porta a credere r:he sotto la triste impressione della morte, degli strazi, della confusione e del disordine indescrivibile che non può a meno di suscitare nell'animo di lui l'aspetto del postergo di una linea di combattimento, impressi one che sarà tanto più forte quanto più la lotta sarà stata lunga ed accanit'll, tutto porta a credere, diciamo, che egli troverà. quasi sempre - e forse semp re - che il caso in cui si trova .è appunto uno di quelli in cui la regola non si deve, non si può applicare.
NO·TE SUL
FUOCO DI FUCILEI-lIA DBSUNfl
'
DALLA RELAZIONE UFFICIALE TEDESCA SULLII GUERRII FRANCO-GERMANICA 1870·7 I
-=J3AL D!.SSAI\RE ÙIIERO
!ilaggiore di stato maggiore.
I
Nei mesi di settembre ed ottobre 1873 io pubblicavo in questa Rivista militare uno studio sull'efficacia del fuoco di fucileria. Parevami in allora opportuno di farlo susseguire da considerazioni tratte da documenti ufficiali' riflettenti la campagna del 1870-71. La Relazione ufficiale tedesca sulla g·uerra franco-germanica mi porge appunto il modo di soddisfare ad un tale desiderio; e si è c~lla guida di sì importante pubblicazione e su di essa appoggiandomi che compilai . le seguenti note. Con esse mirai anzitutto a cercare possibtlmente un dato meno ipotetico sull'efficacia reale del fucile che non quelli da me riassunti nella tabella del mio precedente studio e che credo bene riportare:
386
NOTE
.
Per porre fuori combattimento un avversario furono consumati
-------""-------
AUTORE E' D OPERA
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Dove
Tattica del prossimo avvenire.
GATTI 1868. -
I
I Battaglia di I.eipzig 1813 Battaglia di Bàutzen 1813
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Combattimento di .Magenta
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W ALDSTAT1'EN 1868.
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La ' tattica
Storia del fucile
1867.
La questione dell'arma tedesca (1870/. . PLONNIBS _
Rivista milita re austriaca.
1859 .
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Combattimento di a lminde e Veile 1819. . . . . . C~~ia.ttimento di. D~·esd~-
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1800 Campagna dello Schleswig ,c i::~agn·a dei 186(1 Boe~ · mia . . . . . . . . .
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8,5 11,77
Da questi dati scorgerebbesi sul fuoco un miglioramento del retrocarica sull'avancarica che a molli sarà parso èc'Cessivo e forse ricavato da ipotesi troppo arbitrarie. Il dato infatti dedotto da Pli:innies si fonda sull'ipotesi che ogni individuo abbia consumato il suo mun izionamento avuto all'entrata in campagna. Ma a me parve che esaminando attentamente la Relazione si potesse ded une la parte avuta da ogni corpo e da questa ricavare l'entità delle munizioni presuntivamente sparate. Non mi nascondo il valore relativo di esattezza che deve malgrado ciò presentare un dato così ottenuto; ma mi lusingo che 's ia il meno arbitrario di quelli · da me citati . Scopo essenziale a cui tende il presente lavoro si è quello di far risaltare sempre più che l'efficacia del fuoco dipende per la massima p~ rte dal modo di impiegarlo e dall'educazione delle truppe. Qualunque fucile è buono quando ben impiegato.
SUL FUùCO DI FUCil,E~A 387 Il fucile a retrocarica dopo la campagna del 1866e 1870-71 sollevò tali e tante discussioni (4) da rendere assai malagevole uno studio calmo e spassionato sui suoi pregi e difetti, e sull'entità reale del rivolgimento che di necessità doveva portare negli ordini tattici. l'ila ora quel periodo di crisi è passato; il retrocarica è nelle abitudini di tutti gli eserciti e mi lusingo n on sia per diven_irè oper? vana il tornare su tale argomento con mente tranquilla ed,.aliena da ogni idea preconcetta. Per procedere con qualche ordine comincerò dal cercare di stabilire l'efficacia pratica del Chassepot e del Dreyse nelle principali battaglie di Worth, Spicheren, Colornbey-Nonilly, Vionville-~1ars la Tour, Gravelotte; Beaumo~t e · Sedan, facendo susseguire tali ricerche ptr ogni battaglia da poche considerazioni che mi paiono opportune al mio scopo. Attenendomi a quanto leggesi a pag. 82 della Relazione so~ra ricordata (traduzione italiana), ho supposto la forza dei battaglioni francesi di 700 uomini, e quella dei baLtaglioni prussiani di ,1000, rettificando tale forza però secon do i d_ati forni ti in appresso e deducendo sempre per battaglione da 60 a 100 uomini, come quelli che fuori -rango non partecipano generalmente ~l fuoco della massa. E che 1a f'ol'za di ,1000 uomini non sia esagerata lo prova il fatto che la 115" divisione, la quale al 118 agosto oon si era ancora battuta, noverava una forza di ,t 3,270 uomini su ,13 battaglioni e
(~) Le diversità di opinioni credo non si possano meglio riepilogare che coi pregevolissimi lavori del maggiore O RERO e del capitano (ora. maggiore) AYMONJNO stampati nella Rivista militare italiana dell'anno ~ 873, mesi di agosto e settembre, col titolo rispettivo di Pregiudizi. tattici e Paradossi tattici.
388
NOTE ·
2 compagnie pionieri esclusi gli ufficiali (Allegato 26). Per rendermi meno prolisso ho raccolto in una labella gli elementi relativi alle munizioni consuma.te dai Tedeschi nella giornata di Worth (11). Giovami solo avvenire che in questa e nelle se~ guenti tabelle, a meno di perdite repentine ed eccezionali non si tenne in generale conto dei feriti nel computo delle munizioni consuml!te. E ciò perchè si · ammise il numec·o dei fucili impiegati inferiore alla forza d'ogni battaglione, e si accettò il principio che una truppa, quanto più scema di numero per perdite, maggiormente aU'rnenta la celerità del suo fuoco per . fatto dei superstiti di essa, perchè l'uomo dimentica sempre più la calma e colla calma la necessità dèl".'" 'l 'economia delle munizioni, il seb.timento della conservazione prevale cioè sempre più. Si ammise pure che in media un battaglione consumasse 40 colpi all'ora, calcolando che jn questo tempo il medesimo battaglìone potesse man mano essere interamente impiegato nel fuoco, ovvero che i riparti dello stesso fossero tutti successiva::nente cambiati in detto intervallo di tempo. Si aumentò però l'indicato consumo, dove dalla Relazione emergeva manifesto essere stato maggiore, ed in questo caso se ,ne fece cenno nelle annotazioni per dare un a garanzia dell'ì mparzialità e coscienziosa precisione con cui si cercò · dì dedurre il risultato pratico desiderato. Come pure si tenne · calcolo del singolo fuoco delle compagnie per dedurne quello del battaglione.
(i) Nel designare i corpi mi sono valso delle iniziali stesse . della -edizione italiana per digsenare i battaglioni e le compagnie.
SUL FUOCO DI FUCILERIA
38~ ·
TABELLA l)JlL
CONSUMO DI .M.UNIZIONI PRESUNTO PE'LLA GIORNATA ' DI w·oRTH (G ago!')&o :1870)
DALL' E SERC I TO TEDESCO
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5° Cacc.
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Totale consumo presunto di cartucce
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1,800 2 -
5
900 3 -
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5
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ANNO T AZIONI
A Weissenbur{ aveva perduto
A Weissenburg aveva perduto ~2 ufficiali e
.4
mo
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gregari.
ufficiali e G1 gregari.
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;:!4 20
!'>2,000
li ~. F. aveva perduto a Weissenburg ·~ ufficiali e
58,750
4.9(-;
35
16
55
30
22,500
li 7' reggimento perdette a Weissenburg 23 ufficiali e 329 gregari, di cui ~ 1 ufficiali e 166 gregari appartenevano al battaglione F.
30
54,000
11 .i7' aveva perduto a Weissenburg 3 uffieiali e 60 gregari.
35
lt24
12,750
Il battaglione fuci lieri seguiva come 2• linea per qualche tempo.
33,600
Aveva perduto a Weissenburg 3 uflìciali e 64 gregari. :Malgrado le perdite relativamente piccole ebbe a far ,~olto fuoco pel modo con cui fu impegnato.
45,000
Ebbe il L F. poca azione ancbe alle ,14 1/ 2 a Wort.h ma si trascura. Si, diminuisce ancbe il consumo in. ragiope delle gravi perdite subite.
30
35
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gregari.
151 15
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22,fiOO 18,000 25,500
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391
SUL FUOCO DI FUCILERIA
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15
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808 1H 25
67,500
10
9,000
1~0
90,000
La 9• e 4 2• fu richiamata a Dieffenbach presso l'artiglieria alle H '/,.
35
15,750
Alle ~ 1 la 2" sola continuò ad avanzare e fu più tardi raggiunta dalla 4".
2;~50 7- 81/ ,
Il baitaglione F. fece ripetutamente fuoco accelerato (p. 230). La 2• e a• compagnia cominciarono il fuoco alle 3. Pel combattimento di ricognizione troncato alle 8 '/,.
I
I
'
3", 4' F.
'10 -
3
25
609
104
II.
50
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4b0 .101/ , - :3
'l. U. F.
2,700 10'/, - 5
1",3' com. p.'1
I
450
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746
109 50
135,000
La 5• e 6"' alle 7 comi..nciarono il fuoco coi tiratori alla Bruchmuhlc.
2
23
2 20
9,000
Non appare ben precisata la parte prese da queste due compagnie pionieri.
-- - - - ~
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22,240
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777
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392
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Totole , consumo presu nto
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ANNa TAz tO N I I
cli
35 30
78,000
Aveva perduto a Wcissenburg 7 ufficiali e H4 gregari. Non riesce chiara dalla Relazione I<!. parte avuta dall'80°. La 9" e 42• fecero fuoco accelerato contro la cavalleria. Si ammette l'interruzione di un'ora.
50
43,000
L'87° aveva perduto a Weissénburg H ufficiali e ~ 66 gregari.
32 50
42,500
Il battaglione F. alle 3 stava organizzandosi a Spachbach
li
87
393
SUL FUOCO Dl FOClLElUA ·~ oj
1.
860 ·IO -
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11.
850 10 -
4
F.
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3
40
45,000
Il
40
72,000
Si ammette l'interruzione di un'ora per riordinarsi alla 3 '!. (p. 247).
30
27,000
8 50
45,000
27
350
(p. 247).
32,800
Manipoli dcll'80° ed 87° concorsero all'assalto di Froeschwiller (P,. 253).
42
82
11: F.
'1,800 2'/. - 5
88
1. 11.
1,800
F.
11° Cacc. 22
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1. 5•, 6·
F. 7.•, 8'
1,350 12 1,350 2-5
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1.11. F.
2,700 2- 5
22
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11.F.
3' com. p.';
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900 2 - 5 1,800 1 -5
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21,555
250
27,000
30
4·0,500
25
33,750
11 battaglione F.. fece meno fuoco perchè fu molto in 2'. linea e la 7• e 1'8' compagnia fu di scorta all'artiglieria e si ~vanzò con questa. '
4::1 30
81,000
Il 4° e 2° battaglione alle 2 '/~ era tutto disteso (p. 24-i).
30
27,000
In principio era a custodia dei passi, a Bibliesheirn (p. 236).
40
72,000
Ali'. ~ fece fuoco accelerato contro la cavalleria. La 7• e ~ 2• sbaragliarono un battaglione francese col fuoco accelerato. Il battaglione F. si riorganizzò alle 3 1/ 2 nel Niederwald.
22
10
---
167 2,594
battaglione era rimasto al quartiere generale presso Sulz.
10
:I
- ,TOTAJ..B
342
~0
2,250
Questo reggimento non avendo avuto 3zione diretta pel movimento aggirante non si specificano le ore del fuoco .
Fece fuoco accelerato contro cavalleria.
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668,800 ANNO xxi, VoL. m,
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1,800 900 1,800 900 2,700 675 1,'1.25 900
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Morti
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540
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86
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Fanteria del corpo. Dalla Relazione risulterebbe che queste truppe non siano intervenute in 1' linea che _!lell'attacco finale.
La Relazione non dà perdite per questo battaglione, quantunque risuiti che ha p~eso parte colla colonna v. Orff.
186,250
2
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' T~TALE
8'/, - '11 9'/, _: 11 3'/ ,-5 93/.-1'1
AN N O ' T AZIONI
cartucce
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2'/,-4'/,
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Totale consumo presunto di
- - - -II. B.
395
SUL FUOCO DI FUCILERIA
82,000 135,000 34,450 27,000 12,750 27,000 42,f>OO
367,900
Fecero molto consumo di munizioni (p. 222). , Respinsero parecchi assalti col f1,oco accelerato (p. 207) e non poterono cssare ricondotti al fuoco percbè esausti di forze e di munizioni (p. 222). Si ripete l'osservazione fatta pel 9' reggimento: Id. . id. id. A Weissenburg aveva perduto 6 ufficiali e 51 gres-ari. Si ripete l'osservazione fatfa pel 9'. A •Weissenburg ave,·a perduto 3 ufficiali e 58 gregari. - Si ripetei l'osservazione fatta pel 9'. Continuò in parte jl Cuoco dopo le •1 •I. A Weissenburg aveva perduto 3 ufficiali e 66 gregari. - Si ripete l'osservazione fatta pel 9° reggimento. II ~o· 0acciatori aveva perduta a vVcissenburg 3 ufficiali e 1"5 gregari. Le due compagnie non fecero cbe ¼ ora di fuoco su Nechwiller, Non si tiene calcolo della 5" brigata non avendo avuto azione alcuna sull'andamento della battaglia. - I 6' battaglioni di q 1esta brigata che agì nella ritirata francese perderono 5 ufficiali e 28 gregari. 1
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SUL FUOCO DI FUCILERIA
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684,350 668,800 /j
186,250 '
367,900 60,750
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1,968,050
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398
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NOTE.
Da questa tabella rìsullerebbe adunque che su 78 1/ battaglioni ìmpegnati si spararono da 69,460 fucili 1,968,0?0 colpi,_ ciò che equìvarrebbe: a ?irca 28 colpi per fucile, media che non crediàmo possa dirsi esagerata. Il De l\1azade ìn un suo scritto rìepilogativo della ~aropagna del 1870-71, pubblicato nella Revue des Deuw Jfondes, dice che i Francesi ebbero alla battaglia di Worth 6000 morLi o feriti e da 7 ad 8 mila pricrio0 n~eri, i quali ~!timi la Relazione tedesca porta a più d1 9000 gregari e 200 ufficiali. Siccome nei prigionieri sono pure compresi dei feriti, e che i Prussiani, perla parte avuta nella battag!ia in discorso, devono di n.ecessità aver perduto maggior numero di uomini, riassumiamo in 8000 il numero dei feriti e morti francesi dal quale deducendo il 20 % come devoluto all'arti~ glierìa, residuerebbero · a 64:00 i feriti e morti francesi devoluti al fucile Dreyse. Aggiungendo a questi :cìrca 1000 cavalli che furono per la gran parte feriti dal Dreyse e vanno quindi ad esso. ascritti, risulterebbero 74'_00 col~iti; per cui si avrebbe in conclu~ione un colpo utile ogm 266 sparati. . Ripetendo lo stesso ragionamento per Ja parte francese, osserviamo che l'esercito di Mac-Mahon aveva presenti: 13 battaglioni della 1• divisione (Ducrot), 5 in tatti e 5 ridotti. della 2a divisione ' rn id. della 3a divisione, 1O id. della 4• divisione, a cui mancava I'87o. rimasto a Strasburgo, rn della 1a divisione del 7° corpo. 5i- intatti e 5 ridotti.
399 SUI,. 'Fu9co DI FlJClLEHlA Se ora si ritengono di '700 uomini i battaglioni intatti e di !00 gli altri 5 battaglioni, si avrebbe una forza -totale di 39,800 uomini di fanteria. La Relazione tedesca eleva à !5,000 uomini l'entità , dell'ora indicata forza francese, comprendendovi le altre armi, mentre il De J.nazade la porta a 35,000, ed io m'atterrò a quest'ultimo dato come rappresentante i fucili effettivamente impegnati oel combattimento. BasandoGi sulla media di cui sopra di 28 colpi pel consumo del Dreyse, e tén(:)ndo conto sia del maggiore consumo dovuto alla più grande celerità di fuoco dèl Chassepot, e sia della posizione difensiva dei Francesi e della portata del fucile che permetteva di principiare il fuoco molto prima, non che del sistema da essi tenuto di valersi di questo vantaggio di portata, crediamo di non peccare di esagerazione aumentando di 1/ 3 il consurno fatto dai fucili ~tedeschi e portando a 38 colpi per fucile quelli consumati dal Chassepot, ossia in complesso a , ,330,000 , i colpi sparati dai Francesi. I Tedeschi accusano una perdita totale di 9608, esclusi rn73 dispersi e compresi 339 cavalli feriti. Dei dispersi una parte certo essendo di feriti, ne risulta che potremo ammettere essere stati '10,000 i colpiti. Deducendo il ·1 O 0 J0 di perdite come inflitte dall'artiglieria, che potè avere pochissima parte perchè soprafatta dalla tedesca, si avrebbero 9000 colpiti dal Chassepot, ossia 147 colpi sparati per ogni colpito. Per ora non mi fermerò· su questi · dati ravvisando, meglio il riepilogarli in ultimo per dedurre dal. loro ' complesso opportune considerazioni. l\Ia frattanto, <lacchè la battaglia di Worlh :r:ne ne offre l'opportunità, quantunque non appartenga al còmpito che mi sono assunto l'entrare in un'analisi delle vicende di tale battaglia, tuttavia non posso tratte-
400 NOTE · nermi dal rilevare come da essa emerga dimostrato quanto sia dannoso l'avviare truppe sulla linea di fuoco sen za constatare pril!_la la necessità. e l'entità dello scopo che si vuol raggiungere, avvegnachè ogni ri serva o sostegno di una linea impegnata è in breve tratto esso pure al fuoco . Noi vediamo infatti che al II corpo bavat'ese era stato ordinato (pag. 200) che se nella rnàttina seguente (6 agosto) udisse il cannone clalla pm·te di Wo1·th, mandasse 1.ma divisione contro z'l fianco sinistro dell'avversario, e tenesse il resto ad osse1"vare verso Bitsch ('I ). Quest'ordine induce il generale Hartmann a mandare alle 8 '/4 ( dopo aver sentito il ·cannone che accennava alla ricognizione fatta su Worth dalle 7 alle 8 per parte di un batta-glione ed una batteria del V corpo) parte della sua divisione che era a Langensulzbach. Sul rombo di una batteria egli impeana senz'altro in un bosco tutta l'avanguardia; in m~zz'ora 4 intieri ba_ttaglioni sono distesi senza riserva, e dopo poco altn 4 vengono a prolungare la linea, susseguiti questi da 2 altri . Per modo che in poco più di ore 1 1/ tutti i ·1 O battaglioni disponibibili della 7• ed 8• bri~ ga-ta sono distesi. Alle 10 ¼ giunge l'ordine verbale, tanto discusso, sul quale il generale Ilartmann si fonda per ritirare senz'altro quei battaglioni dal fuoco (2). Che ne av(-1) Avverto che ogni qualvolta è citata una pagina senza altra indicazione intendo riferirmi alla Relazione tedesca, traduzione italiana. (2) L'autore x del pregevolissimo scritto pubblicato nella Rivista militare italia11a; mesi di settembre ed ottobre rn75, col titolo dì Appwnti sulla Relazione prussiana della guerra del rn70-7,t, avrebbe, parmi, fatto bene, trattandosi di iniziativa, di porre a confronto il modo di condurs i del generale Kirchbacb con quello usato daHartmann, per rilevare la necessità di riscontrare bene in qual situazione sia stato data- un ordine c quindi se sì debba o no obbedirvi od agire
SUL FUOCO DI FUCILERIA
401
viene ? È tale il disordine che deve esserne seguito, che noi vediamo che alle 1 1 ¼, quando il generale Hàrtmann, richiesto dal V corpo, revocò i suoi or.. de1. 1 Ob attag1·10rn,. so1·1 3· cl, III) poterJno es- -I.I IT d m1, 1
5
sere ricondotti al fuoco, quantunque in tutta la battaglia questi 1 O battaglioni non abb iano perduto che 29 ufficiali e 515 gregari, oltre ad 82 dispersi, ossia meno del 7 °{o. • . E non credo possa ciò addebitars i a mancanza di solidità nella truppa, bensì al modo con cui furono portati sulla linea di fuoco . Mentre al II corpo ba va rese era in questa giornata ri servata la parte più brillante e meno disastrosa, non ebbe esso quasi . influenza sul corso della battaglia. Nè credo di dilungarmi sul modo con cui devono essere state chiamate le truppe della 5" brigata al fuoco. Questa infatti chiamata con ordine spedito da Langensulzbach alle '11 % non giunse cbe alle .i. ¼ ad oltl'epassare Langensulzbach. Da Langeosulzbach a Lembach sonov~soltanto 6 chilometrì circa (V. pag. 262) (1). d'iniziativa propria. Chiunque infatti legga attentamente la Relazione e confronti quanto è detto a pag. 240, 244, 20 e specialmente 2~3. si convincerà che alle 4O era già manifesta la soverchianza del fuoco d'artiglieria, ossia eranvì ·I 04 pezzi che da quasi un'ora facevano fuoco. Il generale Hartmann diede l'ordipe di ritirata alle ·1O 1/ ,, che fu eseguito fra le rn 1/ 2 e le H '/i· A pag. 2·16·2~7 è detto che nella marcia !'Xl corpo sentì verso le 9 il fuoco del cannone verso Worth e dopo si fece più frequente per cui decise di intervenire. È dunque possibile che il generale I:Iartmann non l'abbia sentito? O non è invece da attribuirsi il suo contegno a mancanza assoluta d'iniziativa? . .. . (4) La 2• brigata ·bavarese col 3• cavalleggeri ed una batteria partita alle 6 da Ingolsheim per .Memelshofen e Lamperstoch, non ostante la cattiva strada, alle 40 1/ 1 si .schierava in quest'ultimo paese
4,02
NOTE
.Nella medesima battaglia di Worth troviamo un esempio delle conseguenze del fuoco prolungato, e vediamo che il frammischiamento così esizialé delle truppe sorge da esso inevitabile, e conviene subirlo. E valga il vero, a pag. ~H, 7 leggiamo che ]'XI corpo era impossibilitato ad un'azione vivace in seguito al disordine nelle truppe, « ma dappertutto gli ufficiali
adoperavansi a.1·icostituù e le compagnie ed i battagHoni confortati dall'esempio dà capi superi·or,i speàalmente 1
ecc ..... ». In questo senso solo ristrettivo e specialissimo è mia opinione si~ debba ammettere il frammischiamento. Altro ·ammaestramento dato da questa battaglia si ha nel tallo verificatosi che il fuoco accelemto ha una prevalenza derisa nelle ·crisi più -importanti. Invero alla carica eseguita dalla b1;igata corazzieri Miche! e squadroni del 6° lancieri, ecco come rispondono. al dire della Relazione succitata, le truppe dell'XI corpo, contro cui è diretta: 11. ••••• avrebbero potuto trovare riparo di vigneti e luppoleti poco indietro ed anche sul dinanzt nei filari d'alberi. ~la accolsero quel furioso attacco là doye stavano « senza formare qua-
drati o gruppi in guisa da poter ottenere il massimo effetto di fuoco ». Una compagnia pionieri pure spiegata in linea accoglie a 300 passi col fuoco ben miavendo percorso cirea ~ 2 chilo~tri. Come mai la 5• brigata giunse invece così tardi ç_on un percorso di 6 chilometri i · .~ Alle 1·1 la divisione wurtemberghese stava disponendo gli avamposti di. contro all'Hageoaoer-Wald a Betschdor·f, ~ 2 chilometri circa da Gunstett e le viene avviso dall'Xl corpo che questo al rumore del cannone marcia su G:unstett. La divisione wurtemberghese lascia al bosco la 1' brigata, la 2• si avanza su Gunstett ed alle 2 è a nord-ovest di Spachbacb preceduta dal 3° cacciatori, ha cioè percorso H chilometri iu ore 2 '/, circa. Come si spiega la lentez.za dell'intervento delle 51 btigata bavarese?
4 03 rato il 9~ corazzieri. L'S• compagnia del 32° anche spiegata in linea fa una salva ed indi fuoco acc~l~r~to. Così pure dopo la presa di Elsasshausen la dms10ne Bonnemain composta di 4- reggimenti corazzieri tentava una carica. Ma la fanteria « all'appressarsi della SUL FUOCO DI FUCILERIA
ca,valleria non si aggruppò se non in pochi punti; la maggior parte 1·imase formata com'era ed accolse i corazzieri con un tremendo fuoco accelerato ». Altro esempio infine di fuoco accelerato lo troviamo usato dalla 7a é ,1~a compagnia del ~4- 0 '. le
jn . quello
quali con fuoco accelerato sbaragliano un battaglione francese unito (pag. 24-5). Già da questa battaglia vediamo disegnarsi il fuoco accelerato come il preminente e quello con 'cui si risponde agli attacchi. È il contr'attacco da fermo, la carica alla baionetta. Non troviamo cenno che in un caso del fuoco a salve e questo contro la éavalleria, susseguito però subito dal fuoco accelerato. . Passiamo ora alla battaglia r:ombattutasi contempo1 • raneamente a Spicheren.
(Continua). ANGELO FONIO
!f1aggiore di ranteria ..
LE LOCOMOTIVE STRADALI, ECC.
I LE
LOCOMOTIVE STRADALI B LA
MOBILITAZIONE DELL' ESERCITO
-I.
,
Tre anni di esperienza hanno oramai posto in sodo la possibilità di trarre un utile partito da.Ile locomotive stradali come mezzo d i trazione in sostituzione ,dei cavalli in alcuni servizi al seO'uito dell'esercito ~obilizzato lungo le linee di tappabe dietro la linea dei quartieri generali d'armata. L'.opinione pubblica, da una incredulità quasi generale ha fatto .questo progresso in un tempo relativamente breve m presen~a di risultati che non rappresentano ancora tutto ciò che dalle locomotive stradali si può ottene.re sia come forza traente sia come velocità, sia come sicurezza della macchi~a ed ho piena fiduc ia che fra non molto la questio~e verrà co?'lpJetamente risch iarata, considerando le abili mani C'!Jt sono affidati gli studi tuttora in corso . Malgrado che il prezzo del carbon fossi le da 40 lire la. tonnellata che era nel 1869, epoca della mia prima
405
proposta (1 ), sia salito a 75 e più lire nello spazio di 6 anni, pure i vantaggi economici che io preconizzava sarebbero ris ultati dal loro impiego si sono realizzati, tenuto conto del raddoppiato prezzo del combustibile. Le esperi enze fatte da noi portano al 50 per ¼ l'economia derivante dalla sostituzione di locomotive stradali ai cavalli necessari per effettu are un,) stesso lavoro in un tempo dato. Sono ora gen eralmente apprezzati i vantaggi inerenti alla continuità del. lavoro che possono dar tali macchine, cioè 20 ore d1 lavoro sulle 24., tenendo conto di 2 ore ogni 1 O per la pu· litura ed il buon governo delle medesime. La loro facilità · di manovra, l'agevolezza colla quale mediante un ben inteso sistema d'atlacco delle vetture si r iesce a· trainare convogli di 1 O e più <li queste, per strade strette, tortuose e con isvoltate brusche ad ano-olo retto, hanno r iscosso l'ammirazione generale. (2). La profondità delle colonne di carriaggi ridotta a CIJ'Ca metà (tenuto conto dell'intervallo fra i convogli) ; l'ec?nomia nel personale di servizio e di scorta; il vantaggio che hanno le macchine di non consumare se non quando lavorano, sono altrettanti titoli che hann o fa tto applaudire a questa nuova applicazione. dell~, me~canica indu stri.aie all'arte della guerra e d1 cm 1a pr1ma idea risale a Gribea uval. Due punti della questione tengono ancora sospeso l'animo di molti circa l'estensione che sarà prudente dare a tale applicazione, e sono: la limitata velocità compatibile colla struttura delle locomotive esperirnen-
(1) Conferenza tenuta alla scuola di guerra nella quale io svolgeva le proposte che concretai poi nel 7'1 col P1·ogetto di traino mil-itare ecc. (!) li capitano Stella del 4° artiglieria, incaricato delle prime esperienze, istituitesi nel ~873 a Verona con una Aveling, fece fare dei veri tours de farce ai convogli da lui abilmente connessi e manovrati.
406 LE LOCOMOTIVE STR:ADAJ,l tate fin qu'i, e la relativa frequenza delle avarie che si verificano appena le strade presentano un fondo irregolare, o grossolanamente selciato o lastricato. Circa la velocità, bisogna distinguere fra quella che ha la locomotiva in movimento e quella che risulta d~videndo lo spazio percorso per tutto il tempo irri- , piegato a percorrerlo. La prima può arrivare a 6 chilometri· all'ora coll'Aveling munita di ruote Adams; la seconda, malgrado ciò, .i·aramente superò 3 chilometri all'ora, e se pure mai vi si arrivò fu in tra,ritti eccezionalmente favorevoli inferiori ai 50 chilor;etri. Circa la sicurezza delle macchine, dirò che si ebbero rotture nelle razze delle ruote motrici; ma erano ruote rzgide e 1a macchina camminava sulle strade selciate di Bologna. · , Si ebbero guasti nelle ruote denlate che trasmeLtono il movimento alle ruote motrici ed an che qui in circostanze sfrnwrevoli, con ruote rigide, cioè, e superando rampè lastricate alla .romana sulla. grande strada di R0rna-Ceprano. Guasti di tale gravità no·n si verificarono più dal momento cbe le ruote rigide furono con quattro voti sopra cinq~e,_dal!a Comm issione· per le espe1;ienzé; scartate e sostituite colla ruota Ad&rns semi-elastica, a dadi interni di ca.outchouc. Le altre piccole riparazioni che occorrono di tempo in tempo sono tutte escO'uibili dal macc~1~nista. munito di pezzi di ricambio : di pochi utensili, quando dopo 10 ore di viam,fo ei procede alla . della locomotiva.. pn 11tura · ~'adozione delle ruote Adams ha ;idunque tolta una prima causa di sfiducia nell'impiego della locomotiva stradale proteggendola contro gli effetti delle reazioni della strada in virtu dei suoi dadi elastici; ma rimane sernp~~ il fat_to scoraggiante che a viuggio compiuto la veloc1ta media finale non arriva quasi mai a 3 chilo-
=
E LA MOBILlTAZfONE DELL' ESERC11'0
407
metri all'ora. La locomotiva per esempio che da Bologna va a Sassuolo pel servizio di-quel poligono, con carico medio di 15 tonnellate, percorrendo strade ottime (1), in un terreno quasi perfettamente orizzon!ale, senza nes:mna difficoltà per . far acqua e provvede~e combustibile, impiega ~iò non di meno (2) n ore m media per fare 53 chilometri. . Di ciò sono causa tutte le perdite di tempo che per svariute raaioni sono inevitabili perfino in quelle favorevolissi~e condizioni e·che a suo tempo analizzerò. Ciò prova che la velocità di marcia d~lla r:nacchina, compatibile colla ruota Adams, anche m c1rcostan_z~ favorevoli, non è sufficiente per dare una veloc1ta media finale che le permetta di percorrere più di 60 chilometri nelle 24 ore. Tale sarebbe, notiamolo bene, il massimo percorso giornaliero che si pot:eb~e. ottenere in casi di urgente bjsogno, pe.rchè rn via normale non si potrebbe far lavorare il person~Je e specialmente · il macchinista più di · Hi ore al giorno, e~sendo conveniente lasciar sempre lo stesso macchinista per servir la si.essa macchina a r:r1eno di destinare due macch1nisti ogni locomotiva. . Stabiliti questi fatti di base mi propongo 10 questo . . breve -scritto di provare: 1° Che il nostro fa bisogno in cavalli e muli, m caso di mobilitazione, pei soli servizi di V' e 2a linea, supera il numero dei medesimi _che possiamo trarre dal paese in 20 giorni· di tempo. ~
(~) La via Emilia fino a ~lodena, e poi la buonissima strada cho mette a Sassuolo, amendmi senza pendenze sensibili fino aUa ~ossa. (21 Secondo l'orario prefisso, partendo da Bologna alle 7 ant'. m. la macchina avrebbe dovuto arrjvarc alle 8 pom. a Sassuolo, ma mvece vi arrivò di rado prima delle ·J O pom. , ed una vol!a. vi g!unse _il giorno dopo. Oltre a ciò bisogna notare che io serv1:uo contmuo. b1- · sogna aggiungere due ore, necessarie alla pulitura della locomotiva, alle rn impiegate in medfa nel tragiito.
.q.(}8
2° Che quindi, volendosi avere l'artiglieria e tutti i servizi organizzati in quel numero di giorni, è indispensabile estendere l'applicazione delle locomotive stradali ad alcuni servizi intermedi fra i quartieri generali dì armata e quelli di corpo d'armata. 3° Che ciò essendo, non. basta la velocità compatibile colla ruota Adan1s . . 4° Che la necessità del.le velocità superiori ai 6 chilometri all'ora richiede la sostituzione delle ruote Adams colla ruota a cerchione elastico esterno. Dedotta così rigor~osarnente dalle necessità militari del problema della nostra mobilitazione la necessità della ruota Thomson-Burrell, ricapitolerò brevemente gli argomenti d'indole tecnica ed economica che conducono alla stessa conclusione. Delineata così a grandi tratti la via che intendo seguiré, prego il cortese lettore di accompagnarmi fino alla meta che mi sono proposto. ·
11.
Supponiamo che l'esercito di 1 a linea debba ·e ntrare in campagna formato su 3 armate, ciascuna di 3 corpi · d'armata, questi ultimi composti di 2 divisioni · con truppe · suppletive. È facile calcolare in. base alle tabelle di formazione il numero di cavalli necessario per la completa mobilitazione di un tale esercito. Si sa infatti che, ci vogliono:
4-09
E LA l\IODI!.lTAZIO"NE DEL:\,' ESERCITO
LE LOCO!IIO'rlVE STRADALI
Cavalli di truppa ~
da sella
Per 3 quartieri generali d'ar-· mata . • . . . . . 3X 67= 201
da tiro
3X 138= 414 496= 14s3 · 3 intendenze d'armat a . 3X "-7= 171 l( v Per 3X 886= 2658 (1) Per 9 quartieri genera.li di 9X 78= 702 corpo d'armata . . . • 9X 47= 423 Per 9 servizi aecessorii di 9X1098= 9882 corpo d'armata • . . . 9X 55= 495 Per 9 truppe suppletive di 9X 630= 56W corpo d'armata . 9X1081=9729 Per 18 divisioni ( compreso i quartieri generali ed i ' servizi accessorii) . . . 18X 356=6408 18X 685=12330 (2.) Totale generale
. 17427
:3x
33-144 (2)
In tutto 50571 cavalli e muli
·È altreltanto semplice il calcolare il numero _totale dei cavalli da sella e da tiro che il nostro ~ser?to ha attualmente sul piede·di pace. _Si banno d1fatt1: · · · 80X 3-- 240 Presso gh. 80 rcgg. f an t eria ,, i 10 id. bersaglieri. 10X 4= 40 » i 20 id. cavalleria . 20?< 540=·10800 » i 10 id artigl ieria d~ campagna . i0X550= 5500 . treno 36X 30-- _1080 ,, le ,36 compagnie _ Totale . . . 17660
muli da . tiro. ~d.. . . . cavalli (di m a60 da tiro). ca-valli da tiro_e sella. cavalli e muli. cavalli e muli (3).
Cosicché. sarà necessario trovare : ~057,1 .-: 17660 <.:avalli per provvedere ai soh . serv1z1 dell'e-
= 32911
Treno borghese. (") Cavalli e muli da basto. . . t . '" Non ho t cnu t o conto dei quadrupedi esistenti presso {3) . . 1 d1stre t1 . t·I ar t·1g11·eria da piazza perchè non sono ed 1. regg1men . . . . i mcdes1m1 . . t · per i· servizi "1ornahQr1 in tempo d1 pace. neppure suili cien 1 ° · 27 ANNO XXI, VOL, .lll. (1)
410
LE LOCOMOTIVE STIIADALI
E LA MOOILITAZIONE DELL' ESERCITO
serciio di 1"' e 2a linea (300,009 uomini ci rca) , dai quartieri generali d'armata ver~o il fronte di operazione. Mancherebbero, cioè, ancora parte di quelli necessari a collegare la base d'operazione coi quartieri generali di armata, ossia colle teste di linea di tappe e quelli necessari per le riserve generali di artiglieria, per i parchi d'assedio e per tutta la milizi a mobile od esercito di 2"' linea. Ma non è il caso di preoccuparsene ancora, trattandosi qui d i vedere ciò che è i.ndisperrsabile in fatto di cavalli per nrnovere ed iniziare le operazioni coll'esercito di 11" Jinea all'esordire di una campagna. Ora .quanto' tempo s'impiegò nel 4866 per acquistare un cosi ingente numero di cavalli? Dalla relazione del generale Pettinengo sui servizi amminis trativi durante quella guerra, si rileva come dal 25 marzo al 4 maggio ,successivo cioè in 40 gioi·ni si ebbero: . : 7,533 cavalli acquistati ad economia sui nostri'mercali; 8,500 furono acquistati .all'estero coll'intermediario del cav. Pol,Ion; 5,.t38 si ebbero per requisizione, e 3,430 cavalli del treno borghese coi rispettivi conducenti furono arruolati per la campagna, cioè in tntto 24,901 cavalli di cui sol o '16,400 circa all'interno . Supponiamo pure che l'annessione della provincia romana del Veneto abbiano aumentato il numero dei cavalli atti al s.ervizio militare; te·n iamo pur ·conto dei benefici effetti del censimento e riparto preventivo ( 1)
<lei cavalli requisibili per uso dell'esercito in caso di guerra, ma non sarà men o vero che difficilmente potremo procurare in paese i 32,911 cavalli che ci mancano in 20 g iorni, cioè il doppio di quelh avuti a stento nel 66, in un tempo doppio! Ciò posto, se non riconiamo a qualche espediente, noi ci troveremo nelle singolari condizioni di aver · portato alla formaz ione di guerra i corpi di fanteria e cavaHeria; di aver dato !_oro la dislocazione di primo concentramento in 15 giorni circa e di a vere l'artiglieria ancora incompletamente mobi.lizzata e molti servizi indispensab ili non ancora organizzati . Cosicchè per altri ~ O o· 15 giorn i saremo sotto l'incubo di dovere fronteggiare il nemico con notevole inferiorità d'artiglieria, e quel che è peggio di non poter che a ·sten to muoverci appunto in quel periodo di tempo in cui è più importante per noi il poter manovl'are per impedire alle colonne avversarie, che avessero superata la frontiera, di congiungersi. Mi pare che questa cond izione di cose sia abbastanza grave perchè sia pregio dell'opera lo studiare i mezzi per porvi riparo; fatti recenti ci hanno p rovato ad esuberanza quanto si paghi caro il fio dell'aver fatto troppo a fidanza colle risorse e cogli espe-
e
1
(1J Tal riparto pel 75, fatto in base ai dati statistici forniti dai carabinieri reali porta a 59,900 i cavalli c muli requisibili (aventi ' cioè fa statura superiore a 1",46 pei cavalli, e 1",44 pei muli e pH· santi più di·350 chilog.}. Di essi 18,000 circa sono nelle isole e nelle pro-
.i,11
vince al sud del paralello di Salerno. Ciò riduce a 42,000 quelli elle si può contare di avere a destinazione iu 20 giorni dalla data dell'ordine di mobilitazione. Di quei 42,000 quanti saranno raalmentc atti al servizio militare? Quanti ne saranno pr~scntati? Quanti ammalaW Quante cavalle saranno gravide? Quanti per malattia o per esser stati dolosamente feriti, non saranno in condizioni di fare un immediato servizio1 Non credo perciò sia prudente calcolare su più dei '/s di quel numero, nei primi 20 giorni suddetti. Jn un recente articolo del colonnello Nobili, direttore del deposito stalloni di Reggio Emilia sulla quistione della rimonta per l'esercito, l'autore dichiara che non più del 20 ¼ dei cavalli inscritti come requisibili sono. atti a servizio militare.
412
LE LOCOMOTIVE' STllADALI
. clienti dell'ultimo momento, ed a quali conseguenze porli il non provveduto, od il mal provveduto in tempo di pace. L'espediente che propongo oggi, come lo proposi nel 69 e poi nel 7,1 durante la passata amministrazione della guerra, consiste nell'applicare le locomotive stradali non solo lungo le linee di tappa, a tergo dei quartieri generali d'armata, · ma altresì ad alcuni servizi tra i medesimi e la linea dei quartieri generali di corpo d'armata. Enumererò dapprima tali. servizi ed esporrò poi a quali condizioni la sostituzione dei cavalli con locomotive vi sia possibile. Tali servizi sarebbero: Presso 3 intendenze militari. . :
2658 cavalli del treno borghese. e 900 (1)cavalli del treno miiitare. Presso 9 colonne pane dei servizi sussidiari di corpo d'armata . . 2322 id. Presso 9 parchi viveri di riserva . 1008 id. Presso 9 parchi del genio di corpo d'armata delle truppi! suppletive 954 id. Presso 9 parchi d'artiglieria di cc,rpo d'armata esclusi i carri da munizione . . . • . . . . • 2000 (1) id. Presso 4_equipaggi da ponte di riserva 520 id. Totale
.
.
. 10362
Sarebbero quindi 10,000 cavalli che sarebbero surrogati da un numero equivalente di locomotive stradali, le quali farebbero il servizio di rifornimento dei magazzini e dei parchi di ' corpo d'armata. Questa sostituzione ridurrebbe a 22, !:100 i ca-valli da acquistarsi o requisiti per i servizi di 1a e 2• linea, il che ci permétterebbe di presentarci al nemico in 3 settimane colle batterie su olto pezzi, ponendoci ' (4) Lasciando i due terzi dei caval!i, pel traino dei carri da munizione.
4-1 3 • inoltre in grado di mànovrare senza preo~cupazioni per le nostre linee di approvvigionamento e di rifor·nimen to. Tuttociò sta bene, mi si dirà, ma è forse possibile? Quei servizi in cui proponete sostituire i ca.valli con locomotive, non potl'a nno talora esse r chiamati a spingersi fino ai magazzini eventuali, sulla linea dei quartieri generali delle divisioni? È prudente. far tale sostituzione per gli equipaggi dn. ponte, sieno pure di riserva? . Dovendo frazionare, per esempio, il carreggio dei parchi d'artiglieria e genio come farete senza cavalli? Lungo tratti di strada ove il servizio di tappe non è ancora impiantato, come è difatto oltre la linea dei quartieri generali d'armata, in qual modo provvede- . rete al combustibile- ed all'acqua, elementi senza i quali ie macchine non lavorano? Come ai guasti eventuali che si verific.;i.ssero nelle medesime? A tutte queste obbiezioni naturalissime mi studierò di rispondere e ne de durrò a quali condizioni la so- stituzione che -io propongo è possibile e pratica. Abbiamo vrsto l'importante vanfaggio che da tale estensione dell'applicazione delle locomotive stradali deriverà, all' esercito, ebbebe è appunto l'entità del ri·sultato da ottenersi, che dimostrerà quanto essenziale sia il tener gran conto dei tlu e elementi principali del problema; la velocità normale della macr.hina ed il suo grado di sicurezza. E LA ll10BILITAZI0NE DELL' ESERCITO
III. Essendovi generalmente meno di due tappe dai comandi di testa di tappe alla linea dei quartier"i generali di · corpo d'armata, vediamo quali siano le con-
•
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LE LOCO!IIOT!VE STRADALI
dizioni da soddisfare perchè sia possibile un servizio di locomotive stradali lungo 50 chi!. di strada non preordinate per riceverle. Secondo me sono quattro: 1° Che si trovi modo di provvedere al combustibile; 2° Che le macchine possano far acqua ogni 15 chil. 3° Che sia organizzato un servizio di polizia della strada da percorrersi. 4° Che la macchina presenti la garanzia di non richiedere riparazioni che il macchinista non possa fare egli slesso, nel percoÌTere almeno 100 chi!. di strada. Supponiamo che 1 O convogli di '15 tonnellate debbano giornalmente muo.vere dal comando di testa di tappa verso il quartier generale di cia.s?un corpo d'armata e perciò percorrere al più 150 chil. per arrivare a destinazione. Per un tal viaggio ogni locomotiva supposta della forza di 6 c. v. consumerà mezza tonnellata di carbon fossile, cosicché il servizio del combustibile sar~ assicurato tanto per l'andata, quanto pel ritorno ove ogni convogl io porti seco una tonnellata di carbone. Ciò indipendentemente dalla· po:-sibibilità di adoperare mista al carbone della legna requisita lungo la strada. Si potrebbe osservare che così facendo si perde una tonnellata di peso utile trainato; ma è facile vedere che l'avena, che pur bisognerebbe trasportare od aver trasportata al magazzino di corpo d'armata, per i 20 cavalli che impiegherebbero 5 giorni per far il lavoro · di ciascuna macchina (cioè fra l'andata ed il ritorno, 4 giorni di viaggio ed 1 di riposo) peserebbe essa sola 20 X 5 X4chil. · &,00 chilogrammi ed il fieno 20 X 15 X 6 chilom.=600 chilogrammi, cioè, in tutto una tonnellata~ cosicché sotto questo rapporto le condizioni sono pari.
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415 Riguardo al servizio dell'acqua ed a quello di si~ curezza della strada, dirò che facendo ·precedere ~ convoO'li a distanze di 5 o 6 or~ da un drappello di · pochi °carabinieri a cava.no .accomp.a?nati da un .uffi~ ciale del (J'enio, sarà facile 11 reqmsire da case, nah pro;simi ~lla strada e ad intervalli di 15 chilom. circa, botti tìni mastelli, e tutto l'occorrente per permettere alle :naccÌ1ine· di far acqua passando. Ciò è ormai molto facilitato dall'aspiratore Ho_rting di cui vanno munite ~e locomotive stradali, mediante il quale senza secchia nè pompe si riempie il serbatoio in. pochi minuti: Per 10 macchine sarebbero necessan 1O a 12 metn cubi d'acqua ogni 15 chilom. di per~o.rs~. L'ufficiale del genio regolato l'impianto del serv1z10 rn modo che le locomotive possano far acqua contemporaneamente 0 metà per volta, e làs.ciati due. c~rabi~ieri e~ u~ graduato che sorveglino i contadm1 e h obbltghmo a prestar l'opera loro, potrà continuare la sua co~sa col rés to del ctta ppello, per provvedere analogarnen te l acqua alla seconda stazione da stabilirsi. ~ carabinieri a cavallo così scaglionati lungo la strada potranno ~gevolmente sopravvedere alla sicurezza della medesima, impedendo ingombri, avvertendo per tempo le c?lonne del treno che camminassero sulla stessa arteria, per evitare scontri e disordini ecc. · II loro servizio alle sta.zioni-acqui.i verrebbe poi disimpegnato, dopo l'arrivo dei ?rimi ~onv?gli, d~ ~~~ mini del geni.o_che darebbero 11 cambio a1 carabm~e~1 cui spetterebbe più specialmente mantenere la polizia della strada. -All'impianto della terza stazione-acqua sarebbe meglio provvedesse un drappello appositame0:te c~~ian~ato dal quartier generale del corpo d'armala , cosi 11 pnmo drappello non percorrereb~e che 30 chilom. anzichè. tutta la via. E LA MOBILITAZIONE DELL ESERCITO
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44 6 LE LOCOMOTIVE STRADALI Quanto alle norme di sicurezza pel servizio dei convogli al vapore, credo che poche massime fatte penetrare nelle abitudini'basterebbero ad evitare disgrazie, ingombri, perdite di tempo ecc. In alcune strade ove dovesse essere molto attivo il servizio e vi fossero ca.tene di convogli dir.e tti in sensi opposti, sarà il caso di escludere il treno ordinario e l'artiglieria; ma saranno casi eceezionali. Si potrà talora fissare che il servizio delle locomotive si faccia solo di gio rno e lasciar la notte alle colonne del treno, -specialmente quando si tratta di tra.sporto di munizioni da guerra. In generale all'approssimarsi di una colonna di carri tr'ai.nati ' da cavalli, o incontrando cavalleria, i convogli a vapure potranno ralle·ntare od anche .fermarsi per.: lasciarle passare. I loro cavalli in poco tempo si abitueranno alle macchine come si sono abituati al cannone ed alle strade fe rrate. Riguardo finalmente alla quarta. condizione da soddisfare, si può oramai di re che sai vo casi eccezionali ed imprevedibili, una locomotiva stradale tenuta in buon ordine dal suo macchinista olfce più che sufficiente gara·nzia di non · richiedere ogni 100 chilometri di percorso riparazioni che il macchinista non possa fare con pochi ulensili ed una dotazione di pezzi di ricambio per le parti più soggette a logorarsi, sconnettersi o rompersi. 'Prima dell'adozione della ruota semielastica Adams, erano troppo frequenti i casi di guasti, anche rilevanti, perchè si potesse far a fidanza colla macchina per un , viaggio di 400 . ch ilo·metri quando le strade non erano in ottimo s_lato ('I) .
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La prima Aveliog a ruote rigide da noi acquistata, dopo pochi mesi di scn•izio diede luogo a molteplici e serie riparazioni. Tutte le counettiture dei tubi della caldaia ne erano allentate per e[etto delle scosse e vibrazioni in modo che facevano acqua da tutte le pàrti.
,i,17 ' Intorno a questo punto della questione, non sarà inutile osservare come la conservazione di una loco:motiva stradale d ipende immensam~nte dall' intelligenza, dalla buona volontà, e dall' amore per la sua macchi·oa del macchinista. I macchinisti dovrebbero essere obbligati ali!). ferma di 5 anni; dovrebbero essere ben pagati; rimunera_ti con premi, interessandoli ne~Ia conserva~i?ne ed ahrnentazione della loro macchma, come s1 fa presso le compagnie . delle strnde ferrate. Così si otterrebbe a conti fatti non ·solo una reale economia ma si avrebbe la mc}ggiore delle guarentigie che' le macchine sono tenute in _buono_ sta~o d~ servizio, cosa sulla cui importanza mt pare mutile d1 insistere. E LA MOBILITAZIONE DELL'ESERCITO .
IV. 9
Esaminate così lé condizioni della possibilità te~nica del servizio dei convogli militari fra le teste di t~ppa ed i quartieri generali di corpo d'a~mat~, vediam~ quali sieno le condizioni cui è duopo adem~1ere perche il servizio stesso si possa dir~ assicurato m presenza delie esigenze da soddisfare e delle circostanze in mezzo alle qua li bisogna soddisfarvi. . . ·· . Tali condizioni pa.rmi possano r1durs1 alle seg~ent1: 4° Che sia guarentito l'arrivo in tempo dei convoo-li a destinazione. o . . 2° Che in caso di inatteso spostamento m avanti dei magazzini di corpo d'a1·mata, i convogli siano in grado di raggiungerli in tempo, almeno con parte del carico.
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J,E LGCOMOTIYE STRADALI
. 3° Che ìn _caso di ritirata i convogli siano in grado di far sgombrare tutto il materiale che trainano a dista~z~ ~i tre _tapp; almeno_ dalla lin ea dei quartieri gene1 ah dr corpo d armata m meno di 24 ore. 4° Che in caso di mancate· distribuzioni o di movimenti _repe~tini _di corpi considerevoli di ~ruppa, le locomot,v~ s1~no. rn grado di arrivare in tempo e di te~erne rif~rmti 1 parchi ed i magazzini; sgombrarne gh ospedali temporanei, ecc . Ora abbiamo visto che le locomotive attualmente in esperimento, munite di ruote semi-elastiche, nelle circostanze ~,iù !à.vorevoli, non sono mai riuscite a percorrere pm ~1 60 chilometri nelle 24 ore, perché il temp_o che ~1 perde lungo il viaggio riduce a meno di 3 cl11Iometr1 la velocità media finale. · Tali perdite di tempo sono le seguenti: 1°. Jl. tempo necessario per far acqua ogni 15 chilometri circa. · 2° Le due ore necessarie alla pulitura e buon go''.erno delle locomotive dopo ogni ,io ore di lavoro contmuo. 3° Il tempo__che si perde nei passi difficili quali ~ono I_e ra11:p~ d1 pendenza superiore al 5 per cento; 1 tratt1 s:lciat1 .o lastricati; i luoghi fangosi O molto polverosi, ove spesso si è obbligati·a rallentare la marcia e? ot~ener~ !'aderenza delle ruote motrici mediante esped1e~ll e prn spes~o ancora a scindere il convoglio e t~arn~rne successivamente le parti al di là' del passo difficile. 4° Il t:m~o. eh~· si ·perde · fermandosi per lasciar pa~sare :e1coh t1rat1 da cavalli ombrosi, specialmente nei punti ove la strada si ·restringa. , . 5° ~'allungamento del tragitto che risulta dal dover evitare 1· lunghi viaggi le cui strade sono 0O'eneralrnente selciate. · ·
419 6° Finalmente le fermate che di tanto in tanto sono imposte dal dover porre riparo a lievi guasti ed allo sconnettersi delle parti più esposte agli ·effetti delle, scosse e dagli urli risultanti dalla_reazione delle strade. Ora, se tante sono le cause di perdite di tempo quando si fanno viaggi di esperimento, con tutta calma, colle strade sgombre ed in ottimo stato, e con un solo convoo-lio lascio giudicare al lettore per quale coefo ' d . ficiente bisogna moltiplicarne gli effetti, quan o s1 considerino le circostanze 'in mezzo aUe quali le locomotive stradali saranno cl1iamate a far servizio in tempo di guerra, quand'anche se ne restringe~se l'usoalle sole linee di tappa prepa rate ad hoc per riceverle-. La molteplicità dei convogli; Io stato delle strade calpestate da più corpi d'armata e solcate dai suoi pesanti carriaggi; il frequente incontrarsi con ·colonne del treno; la facilità colla quale nasco·no malintesi; le eventualità di ordini e contrordini, ecc., ecc., tuttociò limiterà ancora di molto il percorso normale ottenibile nelle '.21 ore colle locomotive stradali attualmente in prova. A mio parereMarebbe imprudente _colle ~1edesime di · calcolare su ·più di 40 chilornetrr al grorno, come del resto lo prova il citato servizio fra Bologna e Sassuolo. Ora, è ciò compatibile colle esigenze mili~ari del servizio che ho or ora enumerate? Nell'impossibilità di compensare perdite di tempo così numerose la mag()'ior parte inevitabili, che ne avverrà? ' :o t· Evidentemente si a·vranno continuamente cònvog 1 in ritardo; ad ogni spostamento inatteso di un corpo d'armata si sarà nell'impossibilità di rifornirne in tempo i maga.zzi·ni, in caso di ritirata non si f~rà in tempo lo sO'ombero o non lo si potrà fare a dtstanza sufficien~e e ne nasceranno confusioni indescrivij)ili, perdite considerevoli d'ogni s.pecie e sottentrerà la sfiduciai Tutto ciò, ·mi si dirà, prova precisamente_ l'assurdità . E LA MOBILITAZIONE DELL'ESERCITO
420 LE LOCOMOTIVE STRADALl della mia proposta di estendere il servizio delle locomot_i ve. stradali al di là della linea delle teste di tappe, ·ed 10 risponderò (1) « tutto ciò prova invece che la « velo~ità normale di. 6 chilometri all'ora dell: Aveling « murnta della ruota Adams presa mentre è in movi« mento ,è insufficiente perchè il problema della nostra « mobilita~ion: completa nello spazio di 20 giorni si « possa dir risolto, causa la restrizione che forza« tamente ne deriva dall'impiego delle locomotive stra«· dali pei traini militari». Un s_emplice 6 ~he si riduce ad un 3 per la forza delle circostanze c1 mette nella necessità di dover trovare 10,000 cavalli di più per mobilizzarci, quando -~:l 6_6 ne abbiamo trovati appena 16,0•)0 (2) in 40 g10rm e con questa aggravante che quei ,J0,000 cavalli dovra~no trovarsi. dopo averne già tolti 22,900 ! . E dire che esiste un sistema di ruote motrici che permette la velocità normale di rn a ,t 2 chi lometri. all'ora, e che questo 12 ridotto pure a 6, a 5 se vuolsi ·p er le .ragi~nf dianzi esposte, risolve il pr~blema neÌ senso rn cm e suprema necessitò. per noi il poterlo risolvere! La certezza di po te,· percorrere fOO chilometri n~ll_e 24 ore, tenendo conto di 'tutte le cause ritardat~1c1 (satvo nat~ralmente casi anormali ) è il fatto capitale che so_d?1s~a ·a~ . un_tempo alle quattro soprac-~ennat: cond1'.'1~m 1~1litan_ perchè la proposta che ho fatta sia poss1b1Ie, sia pratica e frutti il o-rande risultato sul quale mi sono di proposito più volte fermato. , In d_ue parole, la velocità media normale di ,t2 chilometn all'ora compatibili colle ruote. Thomson-Burreil ..a scarpe protettrici indipendenti, danùo -modo di com1
_(4) Da un mio rapporto , mandato al Ministero della guerra. d ·1 mo · · · I . opo 1 1 viaggio rn ng111Jterra (4873) per studiare questa quistitme. (!) Tenendo conto anche dì, n~5 pariglie del treno borghese. ·
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pensare I le moÙiplici causé di ritardi nella marcia dei convogli, permetterà · di arrivare in tempo, e si sa che arrivare in tempo è uno dei problemi più importanti e difficili della guerra. Gli è per questo che in una recen te lettera (1) su questo argomento io scrivea: « Rinunciare a prfori alla velocità di ·1Ochilometri « all'era, è rinunciare in modo inconsulto ad uno dei (( vantaggi precipui d~lla locomozione a vapore; van« taggi che in ultima anali sì riduco osi ad_economia di, « tempo,. di denaro e di spazio » (2).
V. Alle ragioni militari che ho addotte io favore del!' applicazione della ruota elastica all'Aveling, aggiungerò brevi considerazioni tecniche ed economiche che corrobor.ano il valore della mia proposta. Sarò breve perchè l'indole di questo periodico non permette di trattare per esteso questioni di un'indole troppo tecnica. In primo luogo dirò che finora si sono confusi difetti generali di oostruzione dellf~ prime locomotive Thomson colle qualità delle loro ruote. Così le esperienze faue in occasion e del trasporto del (~) Vedi dispensa della Rivista militare, maggio rn76 . (2) Oltre alla ruota motrice, ba diretta inOue11za sulla velocità di marcia la forza evaporante della caldaia. È quistione di aumentare il numero dei suoi tubi bollitori diminuendo in proporzione il peso morto od inerte della macchina, non più necessario pel maggior potare aderente della ruota che io propugno in confronto della ruota attuale.
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E LA MOBILITAZIONE DELL'ESERCITO
pezzo da 32 da Torino al campo di S . Maurizio essen~o s!ate ~atte con una macchina guasta e da due anm chmsa m una rimessa a Padova, non fecero che c~nfermar~ quanto io scriveva fin dal 1873 nell'Appendice al m10 progetto per un traino militare a vapore, pag. H /5, e misero· in rilievo che· la ruota elastica 1 con / . di meno di peso- aderente sviluppa la stessa forza traente della ruota a cerchione esterno rigido. · In secondo luogo la durata del cerchione elastico la conservazione della sua elasticità, il buon funzio~ namento delle scarpe protettrici Burrell sono fatti che anche coloro, i quali non dividono le mie idee ammettono, dal moment.o chè asseriscono che le locomoti_v.e Thomson SOOù molto in voga in Iscozia, nel Brasile, a Ceylan e nel Messico. . Ri?1an ~ il fatto del maggior costo ('I ) di un'A.veling m umta di ruote elastiche rispetto alla stessa locomotiva munita della ruota semi-elastica Adams. Non mi sarà difficile ribattere questo argomento. S~pp_oniamo. infatti ripartita una linea di tappe in tratti d1 /50 chilometri; colla ruota Adams nelle 24 ore si potrà effettuare il solo trasporto in andata, cosicchè per un trasport? contemporaneo in senso opposto saranno necessarie altrettante macchine, mentre colla ruota Thomson- Hurrell, che nelle 2t ore permette un percorso normale di 100 eh ilometri, le stesse macchin e potranno fare il servizio di andata e ritorno! . La vantata economia di /5000 lire per _macchina si nd_uce ad aver bisogno di un numero doppi.o di macchme! , Nè . ~ui mi si opp~nga che ciò, che s,i guadagna in 'elocltà perdendosi m forza, sara bens1 vero che con
ta ruota e_lastica si · percorreranno 100 chilometri in un tempo e metà, ma che d' altra parte il peso trainato dovendo ridursi a metà ne verl'à che per far lo stesso trasporto si sarà costretti ad impiegare contemporan eamente un doppio numero di macchine, ed il risultato finale sarà lo stesso di quello che si è ottenuto coli' altro. sistema di ruote. · Questa è meccanica razionale che diventa i rrazionale quando é applicata senza tener conto ~el modo in cui sì fa, e non si può a meno di fare, un trasporto con locomotive stradali. In primo luogo si è cos tretti a ridurre il peso iniziale da trainarsi a:i due terzi del peso massimo trainabi le dalla J~comotiva sul terrenCl orizzontale, in prevenzione delle rampe che presenterà la strada e per potei: economizzare combustibile lavorando con espansione. Ora, se la macchina ha ruote Adams, essa non potrà oltrepassare i · 6 eh ilqmetri all'ora in velocità nei tratti i più favorevoli della strada, perchè così facendo in breve la maceh ina sar.ebbe posta fuori servizio. Se invece essa è munita della r u9ta elastica essa potrà camc/3 = 8 chilo metri all'ora, minare colla velocità 6 essendo il peso trainato di 1/ 3 inferiore al peso mas. simo trainabile. nfa v'ha di più. La ruota elastica ha il vantaggio di conservare la sua aderenza. (i.n virtù del modo con cui nel comprimersi essa sposa le forme del suolo sLradale) sui selciati, sul lastrico, sulle rampe com patte, ecc.; mentre la ruola Adams perde la sua aderenza in simili congiunture, specialmente quando le sbarre del suo cerchione esterno sono logore ed a· spigoli arrotondati e bruniti dall'uso. Cosicchè in tali congiunture, colla ruota Thomson-Burrell si prosegue tranquillamente la.
( i) 5000 lire, valore del eerchione di coautchouc.
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LE LO COMOTIVE STRADALI
strada, mentre coll'altra, com e già dissi, bisogna rallentare e cercare di aumentare l'aderenza mettendo sabbia, cenere, sassi sotto le ruote; oppure conviene rassegnarsi, e specialmente nelle rampe selciate al 5 p. ¼, sdoppiare i convogli e perdere un tempo che dipende dalla lunghezza del passo difficile e dal numero dei convogli. Nel tratto poi delle strade che, ancorché circa orizzontali , sono in cattivo stato. imbrecciate di fresco polverose o fangose, Ja differenza della velocità com-' patibile colle due ruote che paragono, si farà sempre più sensibile in favore della ruota elastica, perché é appunto in tali tratti di strada che le scosse e gli urti facen dosi violfmti é necessario rallentare la marcia colla Adams fino al dissotto di 3 chilometri all'ora. L'insieme di queste tre cause: 1° Velocilà di 8 kil. in luogo di 6 nei tratti migliori ed a lievi pendenze della via ; 2° Nessuna perdita di tempo sui selciati, sui lastricati e sull e rampe compaue ; 3° Velocità più che doppia sui tratti della strada che ancorché a lievi pendenze, sono in cattivo stato di manutenzione;
ha per conseguenza che la ruota Thomson-Burrell permette di trainare uno stesso peso, in un dato tempo a una distanza circa doppia che non sia possibile colla ruota Adams applicata ad una medesima locomotiva stradale. Da ciò la verità del mio asserto, che la ruota; di cui caldeggio !'adozione, permette di fare uno ste:;so servizio con· un numero metà circa di macchine. A questo vantaggio economico se si a·ggiunge quello dalla protezione che la macchina ripete dalla materia elastica del coautchouc del cerchione, mi pare di aver riuniti
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!25 sufficienti argomen ti in app'oggio della mia proposta, tanto più che le obbiezioni che mi si oppongono non sono difficili a confutare . Mi si citano le esperienze di Woolwerhampton ove le Avelincr ebbero il primo premio ·e riuscirono a cavarsela d~ una strada fangosa d'onde la Thomson non potè uscire. . . Osserverò a tal ricruardo che trattandosi d1 una mostra agricola si diede i1°premi o .all'Aveling come_macchio~ agricola; e sollo ques to aspetto non _n e hu mai conte~tall i ·meriti. - L'acrricoltore non ha bisogno del cerchione o . . elastico perchè lavora in circostanze note e c,r~oscnll_e,e la natura dei suoi lavori non richiede le fort1 veloc1ta. Percui, e in tutti i casi d:impi ego a.nalogo, come ai poligoni, negli arsenali e stabilimenti industriali, basta la ruota Adam:; per guarentire la durata della macchina: il cerchione elastico darebbe de' vantaggi che non sono necessari in tali condi_zioni di servizio. Finalmente non è in virlù dell'aderenza delle ruote . rigide ~he l'Aveling uscì dalla str~da s~ddella, bensl coll'uso di paleui di feno che conf.iccans1 nella corona della ruota. Tale esped iente è anche applicabile al!a ruota Thomson mediante ghiere applicate alla faccia interna della ruota. Intorno alle esperienze elle si citano come sfavorevoli al polet'e aderente delle ruote elasti_che , non h~ che a richiamare i risultati di tali esperienze esposti dal capitano Biancardi, nel Giornale d·Arl1"glieria e Genio dello scorso anno, pag. 284,, parte 2°. Ivi ·é detto che cambiando le ruo't e ad una stessa Aveling si trainava una lonnellata di più rn 16 colla elastica., cioè, 6 °10 di più su una buona strad~ non selciata e quindi nelle condizioni più favorevoli pella ruota rigida. La pendenza di quella strada era del rn °/ ora E LA MOBILITAZIONE DEÙ' ESERCITO
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ANNO XXI, VOL. lii.
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trainare una tonnellata di più con una tale rampa significa trainare tre volte · tanto su strade pressochè orizzontali, cioè 118 a 20 °1 0 di più. Da noi la ruota rigida è stala scartala con 4 voti ' contro 1·, e' sostituita colla semi-elastica Adams fino dall'anno scorso, cosicchè non so come possa essersi detto che il ì\linistero della guerra abbia: adottalo la ruota rigida . Si citano sempre le Thomson di Padova e Bergamo per dimostrare l'inferiorità delle ruote elastiche; eppure è oramai noto che quelle macchi ne fecero cattiva pro·va per ragioni affatto indipendenti dalle loro ruote. Finalmènte mi si oppone che la ruota elastica è troppo complicata per un servizio militare! Rispondo che è molto più complicato l'aver guasti nella macçhina che non nella ruota; questi ultimi guasti riducendosi a rarissime rotture delle scarpe indipendenti, che pqssono essere rimpiazz.a te in cinque mi..: nuti e con tutto comodo senza aver bisogno di fermare appositamente la macchina; ma solo quando si farà acqua . Concluderò quindi facendo voti perchè la ruota Thon1son-Durrell sia esperimentata in confronto con la ruota Adarns, applicandola ad una delle Aveling acquistate, e credo poter affermare, dopo quanto ho visto in Inghilt.erra, che non avremo a penllrci dei risultati che si otterranno, visto la suprema importanza dell'elemento velocità e le conseguenze che ne derivano circa l'estensione e la sicui·ezza. del servizio che le locomotive stradali potranno rendere in guerra. Padova, 30 giugno 48'76. LUIGI GI_LETTA
Capitano di stato maggiore.
STUDI ' SUl,U
COSTRUZIONE DI UN OSPEDALE MILITARE ' IN ROMA
.. I. Un recente lavoro statistico del professore Scalzi di
Roma, non ancora pubblicato, ha richiamato la nostra attenzione sui- ricoveri sanitari militari della capitale d'Italia . L'insigne professore, per dimostrare che l'aria di Roma non è così fatale come molti pretendono e come alcuni. giornali inglesi hanno sostenuto, ha avuto il pensiero e l'inesauribile pazienza di riun.ire i dati statistici· riflettenti la mortalità di Roma, dal ,t 600 fino ai nostri gioi'ni, deducendo che in questi ultimi 270 anni la popolazione .si è più che duplicata. . Egli ha ricavato il rapporto del numero di morti delle diverse parroccnie; per ogni 1000 abitanti, ed ha stabilito tre categorie indi canti il maximum, il mediurn ed il minimum della mortalità. Le località appartenenti alla prima categoria oscillano fra il 36, 50 e.d il 4 7, 1 O per 1000, e trovansi particolarmente nei dintorni dell'isola S. Bartolomeo, sul lato nord-est, ad eccezione di alcune poche più
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$TUOI SULLA COSTRUZIONE
lontane, ccme: S. Bernardo alle Terme, S. Giovanni in Laterano, S. Pietro in Vaticano e S. Salvatore in Lauro del]~ quali la mortalità è rispetlivamente nel rapporto' del 39,30, 47,10 , 36,90 e 35,40 per 1000. Le località della seconda· ca lego ria vaTiano fra il 27,40 ed il 35,40 per 4000, e. trovansi in una zona curvi Iinea che si estende dal forte S. An·gelo a Santa Mari.a l\Iaggiore, passando per S. Carlo a Catinari, tranne qualcuna più distante, come: S. Giacomo, Piazza del Popolo, Santa Maria in Traspontina e S. Crisogono in Trastevere, delle quali la mortalità è rispettivamente nel rappqrto del 27,1 O, 34,00, 3·1,40 e 35,30 per 1000. Le· l_oca lità del_la terza categoria variano fra il 18, 1O ed il 26,,J O per .1000 e giaéciono nei dintorni di piazza Colonna, meno quella di S. Spirito in Sassia, che se ne distacca interamente, la cui mortalità è nel rapporto del 25,70 per 1000. Giova conoscere eh~ il menzionato professore, mentre ha drterminato" il rupporto fra la mortalità di ogni parrocchia ed il numero di abitanti ed è riuscito a fissare un punto pressochè centrale dt ogni _!ocatità, non è ancora giunto però a determinare i limiti della zona nella quale si estende cac!aun rapporto. · Per cui quando troviamo, per esempio, che la mortalità di Santa nfaria Maggiore è del 33,90 per 4000, <lessa si riferisce, su per giù, al centro della località , cioè alla pia.zza di Santa ~faria Maggiore, senza poter snpere, per ora, fin - dove tale rapporto si estende per cominciarne un altro. 0
II.
Veramente i dati statistici di cui abbiamo ' parlato non si può dire che abbianp un valore assoluto, .im-
DI UN OSPEDALE MILITARE IN ROMA
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perocchè la maggiore o minore mortalità non dipende esclusivamente dalla maggiore o minore insalubrità dell'aria, ma da tante e tante altre circostanze eh.e sarebbe inutile di rammemorare. Siccome però la malsania déll' aria· ha un'influenza quasi generale in Roma e la si può considerare come la causa primaria della mortalità, così il lavoro del professore Scalzi sarà sempre un gran foro c!ie varrà a rischiarare molte quistioni fondate sulJ' insalubrità dell'aria ·di Roma. Dobbiamo aggiungere c~e i dati statistici in parola sembrano convalidati da vari fatti e da non poche circostanze locali. Per quanto concerne la prima categoria basta riflettere che il Tevere, presso l'isola di S. Bartolomeo, forma· un gomito pronunz1atìssimo, riel quale la corrente si bifoi·ca, incontra dei ruderi e Ponte rollo, ed è costretta a procedere con velocità minore ed incostante; oltre a ciò quel tratto del fiume è attrnversato dalla cloaca massima e frasporta per dippiù tutte le immondizie e le materie fecali che sono versale nel tronco. superiore e che fanno sentire gli effetti del loro pestilenziale tragitto . Nè passiamo astenerci dal pensare che la zona di terreno adiacente alla sponda sinistra del fiume, dal ponte Gianz'colense (ponte Sisto) al _ponte Sublicio, in· terposta fra il Capitolino,' il Palatino e l'Aventino, conteneva, nei pt>imi tempi di Roma, le dU'e vaste pu ludi conosciute coi nomi di Yelabro maggiore e di Velabro minore, per cui vi regnava segnatamehte la malaria, ed è noto che la cloaca massima, costruita in seguito, non valse a risanare perfettamente quei luoghi. Anche a S. Bernardo alle Terme, a S. Giovanni in Lateran-o, a S. Pietro in Vaticano ed a S. Salvatore in Lauro, che appartengono parimenti alla categoria della mas-
430 STUDI SULLA COSTRUZIONE sima mortalità, l'aria è stata sempre malsana , in _ispP.cie per la gran quantità d1 sorgive che licenziosamente invadono ·il sottosuolo dei colli su"i quali giacciono le accennate. posizioni. · Tn quanto alle località della seconda categoria ·bisogna riflettere che esse lambiscono il versante nordovest del Capitolino, per cui restarono sempre riparate dai miasmi della zona più insalubre, compresa fra il Capitolino e l'Aventino; oltre dicchè la corrente d'aria che si stabilisce nel tratto r:ettiÌineo del Tevere, a-monte di porta del Popolo, spazza, una buona parte dei mia?mi che si formano nel gom ito in cui si trovano ponte S. Angelo e le vestigia del Ponte trionfale, trasportan_doli verso l'isola S. Ba.rtolomeo, che giace sul prolungamento del citato troncò rettilineo, e contro le pendici nord-est del Gianicolo. La cau~a infine della minore mortalità dei luoghi che compongono la terza categoria vuolsi ricercare, senza tema di errare, nelle condizioni igieniche degli adiacenti rioni di piazza Colonna, che sono certamente migliori di tutte le altre, sia -per la maggior nettezza pubblica e privata, sia per là. condizione degli abitanti, che per loppiù appartengono alla classe benestante e. civile.
III.
di si di di
Fra le altre cose si deduce che gli ospedali civili S. Giovanni,. della Consolazione e di S. Gallicano, trovano fra le località della prima categoria; quello S. Giacomo fra le località della seconda, e l'ospedale S. Spirito in Sassia fra le località della terza categoria.
Dl UN OSPEDALE MlLlTAI\E IN ROMA 43'1E · consuJtando le statistiche. mediche degli accennati stabilimenti, quella per esempio del 186.i-, troviamo che la mortalità avvenne nel seguente rapporto, per ogni 100 ammalati, cioè: S. Giovanni 117,88, . Consolazione 8,44, S. Gallicano 4.,22, S. Giacomo 14,24, S. Spirito 9,89; dal che ne consegue che S. Giovanni, S. Giacomo e S. Spirito corrispondono precisamente alle tre categorie stabilite dal professore Scalzi. fofatti la località di S. (iiovanni in Laterano, dove trovasi l'ospedale omonimo, è riportata nella prima categoria, cioè in quella della massima mortalità; la posizione in cui giac·e l'ospedale S. Giacomo figura nella seconda categoria, e quella in cui si eleva lo stabil imento di S. Spirito nella terza c_ategoria . Invece non vi sarebbe coincidenza per i due ospedali della Consolazione e di S. Gallicano, i .quali· mentre -sono riportati fra 1 punti.della I?assima mortalità, ebbero nel 1864 un piccolo numero di morti, ~elativamente inferiore a quello di S. Spirito; ma l'accennata incoerenza può essere giustificata dal fatto che nella Consolazione si curano le malattie istantanee di chirurgia, come: ferite, fratture, ecc.\ e nello stabilimento S. Gallicano si curano specialmente le malattie cutanee. D'altronde la coincidenza risultante fra gli studi del professore Scalzi e la statistica medica del 1864 deve ritenersi tanto meno even~uale in quanto che l'egregio · professore i\iazzoni di Rom·a, _in una sua Memoria intitolata Coup -d' r.eil sur · la fotidation des _hopitaux à .Rome, sostiene eh.e la posizione degli ospedali·di questa famosa città era stata accuratamente studiata sotto di ogn~ aspetto igienico; il çhe lascia ampiamente supporre che per tali stabilimenti s.i fossero prescelte le località più salubri. Checchè sé ne voglia però è fuori di ogni dubbio · che nella. città di Roma vi sono località più o meno 1
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DI UN OSPEDALE MILlTAnE IN ROMA
STUDI SULLA COSTRUZION~
salubri·, sicché dovendosi coslr1,1ire uno stabilimento sanitario importa immensamente di studiare la scelta del sito affin di evitare, o rendere picciolissime, le conseguenze della malaria sugli ammalati. t
IV. .Ciò ,premesso, giova conoscere in qual modo si é provveduto fin'ogg i per la cura ' dei militari ammala.ti nella città di Roma. Fino al 4870 il Governo pontificio li faceva ricoverare ' nell'ospedale civile d( 8. Spirito, mediante una indennità giornaliera, per ogni individuo, ed un prezzo annuo d'affitto molto forte. Dopo il 1870 il Governo italiano, per mancanza di ospedali militari, seguì a mal incuore il sistema preesistente, ma convinto sempre p·1ù degli inconvenienti che ne derivavano, perchè gli ammalati non erano_sottoposti alla immediata sorveglianza militaTe e la loro cura riesciva dispendiosissima all'Erario, furono fatti gli studi per la riduzione dell'exconvento di S. Antonio abbate, ad uso esclusivamente mi litare, con i fondi as~egnati per il trasferimento della capitale. Siccome però l'anzidetto fabbricato giace sulla piazza di Santa ~iaria MaggJore, e quindi nella zona in cui dovevasi costruire il nuovo quartiere dell'Esquilino, così ia direzione del Genio militare di Roma intraprese delle trallative con la rispettiva Società edificatrice onde addivenire ad una pe,rmuta, per la quale l'amministrazione militare avrebbe ceduto il fabbricato di , S. Anton io abbate in cambio di un'area fabbricativa, che per la posizione, meno r.entrale e più isolata, fosse
À,33
stata più adatta a costruirvi uno stabilimento nosocomiale. Ma le trattative, per motivi che non è CJUi il caso di specificare, 'riescir.ono iofruttuqse, sir.chè convenne por mano ai lavori di S·: Antonio abbate, e per il 1873 il fabbricato ven iva occupato. È inutile il dire che la direzione del genio fece ogni possibile onde cotesto aborto di nosocomio fosse im-· piantato secondo i più recenti principii <l'igiene, ma essa doveva lottare con du~ potentissimi nemici, quali erano: la ristrettezza della somma eoncessa, per i lavori, e la primitiva costruzione del fabbricalo, ad uso di con-· v~nto; per cui possiamo dire che gl i sforzi della direzione del genio fu r·ono coronati da un successo superiore a.d ogni aspettativa.
V. Com'è noto, il fabbricato in discorso occupa una delle posizion·i più culm inanti dell'Esquilino, cioè del più ampio dei sette colli di Roma, il quale secondo Varrone componevasi di varie cime. L'edifizio, se può dirsi tale, ~ affaltq isolato e giace in prossimità della stazione ferroviaria. Consta di un corpo ''Principale di fabbrica a tre piani, prospiciente sulla piazza di..Santa Maria 1\laggiore, che con tiene uno spazioso cortile e si prolunga verso sud-est, formando un braccio più basso e di architettura diversa, al quale fa seguito un altro braccio a nord-ovest, che si collega ad un muro di cinta, che chiude un'area' annessa allo stabilimento. L'ospedale è capace di circa 3150 ammalati e · contiene allresì tutti i locali per il servizio dello stabili-
STUOI SULLA COSTRUZIONB
mento, come: uffici, farmacia, cucine, magazzini, bagni ed una camera mortuaria, costruita assai bene, a cui è annessa Ja sala anatomica. I locali in generale sono ,bene illuminati e sufficientemente aerati; le ·infermeria hanno la capacità non maggiore di 26 letti, ed i lavori, in con;iplèsso, ammontarono alla somma di L. 178,906, compresa la parte che fu spesa a carico della ri1assa d'economia dell'ospe,dale. Che poteva fare dippiù la direzione del Genio? J>~rò se si considera che la forza delle truppe di.:. . pendenti dalla divisione militare di Roma suol essere di 14 a 15 mila uomini e che il movimento annuale nell'ospedale militare .di Roma è di 3 a 4 mila ammalati, si scorgerà faciJmente che l'ospedale.di S. Antonio abbate non poteva soddisfo.re ai bisogni çiella divisione, per conseguenza si pensò di renderlo capace di 500 letti almeno; e Ja direzione del genio compilò un progetto ammontante alla somma di L. 588 mila, il quale per ordine del Ministero della guerra fu poi mod ificato e ridotto à L. 290 mila. Tale progetto è stato approvato ed appal-tatq, sicchè i , lavori saranno intrapresi quanto prima; e poichè ci sembra molto bene studiato e presenta un certo carattere di novità, merita ve1;amente la spesa di fare una breve descriz.ione delle opere proposte.
VI. La direzione del genio basandosi certamente sul principio prevalente in Germania, più che altrove, cioè che trattandosi d'ingrandire uno speciale ci di stabilire infermerie d'isolamento e di segregazione per gli am-
.DI UN OSPEOALE 1lI!L!TARE 1N !IOMA
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malati, sia preferibile il sistema delle ba1·acche, prescelse il sistema d'infermerie isolate, e-propose la costruzione di 6 baracche di muraLura, intorno ·all'area aunessa all'ospedale; oltre a ciò una caserm etta per gl'infermierì ,. un nuovo magazzino, il sopralzamento del braccio sud-ovest ed altri lavori di sistemazione .. Le bar~cche fanno capo ad un porticato e sono posteriormen te . collegate fra lòro da un corridoio, che deve servire più specialmen.te per mas·cherare alla vista degli abitanti' adia'Centi il trasporLo dei cadaveri dall'infermeria alla camera mortuaria. Il porticato, che ha lo scopo di porre in comunicazione coperta le baracche e ·di offrire una comoda passeggiata aì conval~scenti, quando la stagione.è inclemenle, com in cia lateralmente all'ingi'esso principale dell'ospedale, si sviluppa dinanzi alle baracche ed alla casermetta degli infermieri, e si arresta davanti ai magazzini, circuendo in tal guisa la parte centrale dell'area destinata ad uso di giardino. Ogni baracca si compone di· cinque loca li; uno per l'infermiere di guardia e per depositarvi la biancheria e glr oggetti di prima necessità,. ed un altro di fronte per l'isolamento di qualche infermo; una latrinetta, alla quale si accede dal corridoio di servizio ·e dal~ · l'este•tmo, affinchè vi si possa accedere anche senza di. sturbare gli ammalati. Gli altri due locali consistono nell'infermeria propriamente detta, della ·capacità di ~5 a 30· letti, ed in un .piccolo a:mbiente ,onde riporvi i panni sudici. ' Il pavimento delle baracche eleva.si di 90 centimetri sul terreno laterale ed è formalo di ·quadri di Malta. Le stufe costituiscono l'unico mezzo di riscaldamento, e si trae profitto delle loro canne· affìn di rinnovare l'aria, introçlucendo q·uella esterna per mezzo di ~perture praticate nel pavimento, al disotto dei letti, che possono chiudersi a piacimento con uno sportellino.
436
STUDI SULLA. COSTRUZIONE
Le infermerie sono co~truite in guisa che nell'intervallo di due finestre vi possano stare due letti alla distanza di metri 1,10 fra loro, e che ciascun individuo possa godere di un volume d'aria di metri 42 50 cioè di metri cubi 12,50 maggiore di quello stab,ilil~ dai regolamenti, ma che difficilm.ente può essere rinnovato per ogni ora. Le pareti delle infermerie sono colorite ad olio fino ' in all'altezza di rQetri 2, perchè possano lavarsi cli tempo tempo. Le infermerie sono coperte a tetto, munito di abbaini con persiane.a stecche fisse, ed hanno il soffillo di stuoie centinato. Sono provvedute dei necessari apparecchi per Filluminaz_iooe .a gnz, in modo però che i prodolli della conibustione non abbiano veruna comunicazione con l'inter no dei locali essendo erogati per mezzo di oppositi tubi.
VII.
Ma fospedale.di S, Antonio nbbote è uno stabilimento
veramente igienico e adatto per i bisogni delle ~J;Ippe di Roma? · Cominceremo dal far notare che dai dati statistici riuni~i .dal professore Senili ~énerge che la piazza. di Santa Maria Maggiore appartiene alle località del la. seconda categoria, e che la sua mortalità fnel rapporto del 33, 90 per 1000., Ma siccome le località della prima categoria, cioè <lella massima mortalità, sono com prese fra i limiti del 36,50 e del 47,10 per •100ù, così nerisult~ che la piazza cli Santa Maria Maggiore è tra le posizio ni di massima mortalità, del la seconda categoria, e quindi fra quelle più insalubri della città.
DI UN OSPEDALE MILITARE IN llOMA
437
Ora se si tien conto che lo stabiiimento elevasi in una pi/lzza, accanto ad una delle più famose basiliche ~i Roma, quasi nel centro di uno dei nuovi · rioni , che fra non molto può acquistare una notevole importanza. non si tarderà a. scorgere che anche quan~o, per la fretta, per deficienza di fondi e per mancanza di meglio, l'amministrazione mi litare abbia dovuto pyofittarne fin oggi, ciò non toglie . che presto o tardi il Governo si trove_rà probabilmente nella necessità di prov:vedere per la costruzione di un altro ospedale più ri spondente al suo scopo ed ai bìsogni delle truppe; i mperocchè per quanto si faccia non è possibile di ben ridurre un fabbricato, costruito ad uso monastico, ad uno stabilimento militare; aggiungasi che in una città cdme Roma, nE\anche la costruzione delle baracche, ·in sussidio della parte esistente, può fare ottima prova, giacche il sottosuolo è continu;amente umido ed in massima convieoe molto più di ricoverare gli ammalati nei pian} s1:,1periori dei fabbricati, entro locali ottimamente aerati, situati ad un'altezza significante dal suolo.
VIII.
La costruzione degli stabilimenti sanitari si rende tutti i giorni di maggiore importanza. ' · 11 progresso dei popoli fa sentire sempre più il biJ Ogno di sollevare gl'infèlici e quindi di provvedere con efficacia alla 'CUra degli ammalati; ovunque le società uman itarie cercano di elevare nuovi ospedali e di migliorare quelli esistenti, e gli uomini dell'arte non lascinno di studiare il grave problema di costruire gli ospedali in modo che gl'infermi possano trovarvi ogòi
438 STUDI SULLA COSTRUZIONE possibile conforto e riacquistare la salute nel più breve tempo possibile. . Ma fra tutti gli ospedali quelli ad uso militare richiedono forse uno studio maggiore, imperocchè gli individui che vi so~o ricoverati sono meritevoli di spe_ ciali riguardi, perchè abbandonano la propria famiglia ed i propri interessi per dedicarsi al servizio della patria ed importa al Governo che essi ritornando ai loro domestici focolari siano in grado di procacciarsi da vivere lavorando e di sostentare i loro gen'itori; aggiungasi che nella c·arriera mili tare vi sono de lle cause speciali di mortalità, . e che tali _individui, per la loro età, si trovano nello stadio più periglioso della vita. Infatti nella . Relazione medica sulle condizioni sanitarie dell'esercito, du'ranle l'anno 4874, è detto: « Ii « fatto assai grave ed abbastanza provato che presso « ,tutti gli eserciti la mortalità è . s.empre piuttosto no(< tevole, il fatto che tale mortalità di uomini, scelti « nel fior dell'età, supera quasi sempre quella della « residua popolazione maschile, vuol dire che nella « stes~a vita mi litare sian vi .già delle gravi cause di « mortalità »·. · E da un accurato lavoro statistico compilalo dal dottore Farr si deducono i seguenti dati, riguardanti la mortalità in-Inghilterra, i quali valgono ad avvalorare · quanto abbiamo detto innanzi, cioè: che su di 1 mil'ione di bambini, 263 mila muoiono prima di compiere il qufoto anno, 34 mila dai 5 ai 11O anni, 118 mila dai 10 ai i15, e poco più dai 15 ai 20. E sull'istesso milione di indivic;).ui solamente 634 mila raggiungono il venticinquesimo anno, circa 572 mila il trentacinq1.ie.simo e 4.21 mila il cinquantacinquesimo. 1
439
DI UN OSPEDALE MILlTAllE IN ROMA
IX. Ma bisogna fare im' altra osservazione. Fin quando si tratta degli ospedali ci vili·, alcuni dei quali sono situati in una posizione più salubre, altri in una posizione meno salubre, · potrà ·avvenire che in complesso e per una certa compensazione, la cifra dei morti non superi quella ordinaria delle altre città; ma per gli ospedali militari le cose sono ben diverse, gia,:chè ve n'è appena uno nelle grandi città,· e se desso ·non è situato in una posizione·salubre, la mortalità sarà molto probabilmente maggiore degli altri nosocomi mili tari . . Per esplicare il nostro concetto, e dim·ostrarlo praticamente, siamo ricorsi alla Relazione compilata dal Comitato, di sanità mil itare, per gli annf 1873 e 1874, ritenendo di trovare che la mortalità verificatasi nel1' ospedale militare di Roma fosse maggiore di quella degli altri stabilimenti sanitari militari, però abb iamo ricavato che i risultati del primo anno {1873), in cui . l'ospedale ha funzionato, ci contraddicono, ma quelli del secondo anno (1874) ci danno ragio_ne. Abbiamo cerçato d'indagare la causa di cotesta incoerenza e ci è venuto in mente ché possa consistere nella maggiore salubrità-dei locali che-per fa prima volta yenivano occupali dopo l'eseguimento dei lavori di·adattamento. Checché ne sia però terniamo fortemente che la statistica degli anni susseguenti si avvicinerà molto ·più a quella del 1874 anziché a quella del 1873 . Ecco intanto le cifre dei morti, per ogni ·1000 individui, riguardanti gli ospedali divisionarii militari, per gli anni 1873 e 1874: 1
1
1
1
1
uo
STUDI SUI.LA COSTRUZIONE
anno 1873
Alessandria : . Bari Bologna Chieti. Firenze Genova Messina ~lilano Napoli Padova Palermo Perugia Roma. Salérno Torino Verona
9,46 10,20 9,n ~5,80 17,72 ·13,79
DI UN OSPEDALE MILITARE IN ROMA
anno
10,rn 11, 72 H,70 Hl,28 12,4-3 8,35.
H.4-2
16,97 11,97
10,65 1,3,4.2
8,57
H,75
20 02
12,97
8,83
12,Sito,06 H,28
. 17,52
15,11 12,00
Premesso dunque che
la
posIZione dell'ospedale di
S. Antonio abbate non è la più confacente e che il
H , 35
DaH'esame delle cifre risulta, per esempio, chP- per due anni con_secutivi la mortalità degl1 ospedali di Chieti, Genova, Firenze, l\iiluno, è stata maggiore di quella dell'ospedale di B~ri. E. se cerqhiamo di escogitare la. causa di questo fatto non sappiamo rinvenirla che nelle . peggiori condizioni igieniche in cui si dovevano trovare gli stabilimenti di Chieti, Genova, Firenze e Mi!ano, rispetto a quello di Bar.i, premesso che in tulle le accennate città l'aria possa ritenersi come salubre. Così la mortalità degli osp~dali di Napoli, Torino e Salerno, nel 1873, è stato di gran lunga maggiore di quella dell'ospedale di Verona, e pur si conosce che l'aria di Napoli, Torino e Cava. (giacchè, · se non· an'diamo errati, l'ospedale divisionario dì Salerno è stabi lilo in Cava a due miglia di distanza da Salerno} se non è molto più salubre di quella di Ve1
x.
H,H,
7,87
'·
rona, non è certamente peggiore; come si conosce che il nosocomio militare di Verona è fra i migliori d'Italia. E ciò come avviene? .... Chi è bravo ci spieghi l'enigmat
1874
.1~,47
44:'f.
1
fabbricato non si presti, come dovrebbe. per l'uso cui è destinato, procuriamo d'indagare dove più converrebbe di elevare un nuovo ospedale militare, e quali norme dovrebbero servir di guida nella sua costruzione. Partendo sempre dagli ,studi fatti dal professore Scalzi troviamo che le località più salubri sono quelle situate nèi dintorni di piaz.za Colonna. Ma siccome è contrario ai più elementari principii d'igiene di costruire gli ospedali nei ce~tri ?.opolo~i della ci!tà, così bisoo'na naturalmente bandire I idea d1 elevare 11 nuovo .... stabTiimento sanitario nella zona della minima mortalità. D'altronde i dati statistfoi che abbiamo preso per base non devono far dimenticare che l'ubicazione migliore, per un ospedale, è sempre in pro~si~ità dell~ cillà e verso la campagna, ove i casegg1at1 non gli facciano ingombro intorno intorno. • • , , I l\'.la questa condizio~e che ~elle a!tre c1tta_ puo essere facilmente adernpmta, non lo puo essere m Roma, Pe r le peo-o-iori condizioni igieniche in cui si trovano 00 i suoi dintorni. Infatti durante la sta.te mo Jte 1oca 1·1ta' circon vicine diventano affatto dese1;te, giacchè perfino i contadini sono costretti di pernottare in città, dove prendono più difilcilrnenle le febbroi miasmatiche. . ANNO
xxi, ' VoL.
111.
~9
442 . STUDI SUr..LA COSTRU~IONE Meglio che fuori dunque la posizione bisognerà tro- . varia nell'interno della cinta. . Ed una alla quale si potrebbe dare la JJrefèrenza è' quella dei Ss. Domenico e Sisto, situata fra le zone della media e della minima mortalità. Il fabbricato che domina la posizione·è attualmente occupato dalla Corte dei conti e nel 4848, · in tempo della repubblica, ed in seguito durante l'occupazione francese; fece ottima prova come ospedale militare. Anche i cosiddetti prati di castello, situati in prossimità della zona media di mortalità, laddove il rapporto è minore, dovrebbero essere abbastanza indicati per la costruzione del desiderato stabilimento, Che se pure tali terreni, come ci dicono, formano lo scopo di trattative fra l'amministrazione militare ed il Municipio di Roma, onde formarn'e una p iazza d'armi ad1 uso della guarnig ione, e adoperarli contemporaneamente come pubblico passeggio, ciò non implicherebbe la quistione, che anche ]'ospedale di Vincennes elevasi presso il gran parco, senza veruna conseg uenza, e basterà circondare lo -stabilimento con un muro di cinta e con una folta piantagione di eucalyptus.
XI. Stabilita la pos1z10ne del nuovo ospedale militare indicheremo le norme principali che· dovrebbero regolare la sua costruzione, avendo riguardo alle peculiari condizioni igieniche di Roma, al suo clima ed .agli odierni pi'incipii d'igiene nosocomiale. Oggi per buona sorte, ad onore dei tempi che corrono, non v'è argomento scienLifico, ·di picciola o grande importanza, che non sia in tutti i modi inve::;tigato,
DI UN OSPEDALE MILITARE IN llOMA
.U ,3
~tudiato, commentato ed esposto al pubblico . Gli archit.eui o- gl'ingegneri non devono più ricorrere tutti i momenti alle tormole matematiche per giungere a capo di certi dati; i meccanici, i naturalisti non sono costretti d i ricordarsi per filo e per segno tutte le complicate teorie che impararono nei loro anni giovanili; oggi molto e mollo si trova . nei libri e basta saperne usare. Quanto non si è scritto . iµ questi ultimi anni circa le condizioni igieniche degli ospedali e la loro costruzione? ..... Quante memorie e quanti trattati non furono pubblicati?..... · Malgrado ciò non sempre riesce agevole l'applicazione dei principii ai casi particolari; allora conviene <li tornare a scrivere: così gli argomenti si discutono e si sviluppano maggiormente, a vantaggio della scienza e dell'arte; ed è forse questo il caso in cui ci tro. viamo noi. Secondo gli studi più recenti, sono tre le forme architettoniche più commendevoli che possono darsi agli .ospedali, cioè: a baracche, a padiglioni, a corridoi. Gli ospedali a baracche si compongono di telloie isolate ad un sol piano. Questo sistema non è adatto per l'impianto di grandiosi s tabilimenti perchè ricliiede· . un'area molto estesa ed un personale numerosissimo per il servizio. È invece preferibilmente usato in sussid io degli ospedali esistenti, quando si voglion·o stahi)ire dei locali d'isolamento o di segregazione, per gli ammalati, come si é pr~icato a Berli no, a Frankfort, a l\'.lonaco, o quando occorra di aumentare il numero dei leLti, come è avvenuto per l'ospedale militare di Roma, od infine per ricoverare gli ammalati ed j feriti in tempo di guerra, come si usa specialmente in Germania e come vantaggiosamente si è praticalo coli? durante l'ulti,na guerra franco-prussiana.
.44&,
4.i5
STUDI SULLA COSTR.UZION'R
DI UN OSPEDALE MlI.ITARE IN ROMA
Ma le baracche in generale, di cui abbiamo parlator sono per lopp iù di legno, hanno il carattere àeJla precarietà e rare volte sono costruite in modo permanenter come quQlle dell'ospedale di Carlsruhe. Quando lo scopo non è puramente tempora_neo sono preferibili le baracche di muratura, simili a quelle che sono state proposte per l'ospedale mi litare di Roma, giacchè le altre presentano diversi inconvenienti, come di lasciar passare troppo facilmente il caldo ed il freddo a traverso le pareti, di prod.urre un odore spiacevole con i forti calori e di assorbire facilmente le esalazioni ed emanazioni che si verificano nei locali occupati dagli ammalati . Darebbeto forse buoni risultati le baracche a doppio recinto, cioè con una parete interna di mattoni in coltello ed una esterna, della grossezza all'incirca di due teste di mattoni, collocata alla distanza di ·1Oa 15 centimetri dalla prima, in modo che fra l'una e l'altra vi resti una camera, per la circolazion·e dell'aria, nella. quale si possono anche costruire i camini per la ven.tilazione. Il pavimento delle baracche, in tutti i casi, vuol essere tenuto sufficientemente elevato dal su·olo, sia pe1· mezzo di sotterranei utilizzab ili, coperti a volte, il cui . intra·dbsso avesse l'allezza di 70 a 80 centimetri almeno sul terreno esterno, sia costruendo il pavimento con un sistema di travature di ferro e di volti celle di mattoni, lasciando al disotlo un locale di metri ,J ,'10 ad ·1,20 di altezza per la circolazione dell'aria.
fra loro in guisa che ognuno di essi sia esposto all'azione diretta del sole e possa essere investito dall'aria esterna almeno sui due lati principali. I padiglioni sono messi in comunicazione tra loro. · mediante un altro corpo di fabbrica longitudinale, o semplicemente con un porticato, con una te'rrazza od un corridoio. La prima idea di questo sistema d'ospedali è dovuta al signor Leroy ed acqui~tò molto favore durante l'in·yasione del '18H, e 1815, per un fatto pura.mente accidentale, giaccM l' ammini str~zione degli ospedali e degli ospizi civili di Parigi avendo ottenuto dal fi1unicipio di ricoverare provvisoriamente circa 6000 militari ammalati e feriti entro alcuni pubblici macelli in costruzione, mancanti perfino del le chiusure, ebbe a constatare che la mortalità corrispondeva alla metà di quella degli altri ospedali. Uno dei più belli e vasti stabilimenti sanitari, costruiti secondo il sistema a padiglioni, è l'ospedale civil e Lariboisiè.re di Parigi, di cui si è parlato forse anche più che non meriti. · Consiste in un corpo di fabbrica, ad un solo piano, _ disposto intorno ad un'area rettangolare; esteriormente ed · in direzione perpend icolare ai due bracci più lcmghi . vi sono cinque padiglioni da una parte ed ultrettanti dall'altra, alla di stanza di circa 60 metri fra loro. I tre padiglioni centrali di ogni lato sono a tre piani, con infermerie di 32 letti ognuna; quelli esterni servono per altri servizi. ,. 11 terreno interno dell'area rettangolare, e quello com preso fra i padiglioni, è collivato a giard ino . L'ospedale riproduce il progetlo che l'Accademia ·delle scienze aveva presentato nel 4788 al Governo di Luigi XVI, come il più adatto e più completo pe~ la ..costruzione di un nosocomio.
. XII .
Il sistema di ospedali a padiglioni par destinato ad essere più generalm ente adottato e consiste in una serie di corpi di fabbrica a due o tre piani, distanti
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STUDI SULLA COSTRUZIONE
. _Noi che in massima, trattandosi di ospedali, non siamo favorevoli ai cortili chiusi, oei quali l'ari.a finisce sempre col_guastarsi, non sappiamo far buon viso a quello dell'ospeq.ale Lariboisière. Maggiori pregi e maggiori vantaggi presenta forse l'ospeda le militare di Vincennes. Si compone di tre corpi di fabbrica, ciascuno di un piano·terteno (rez- de-chaitssée) e di tre piani superiori; un cotpo di fabbrica centrale, parallelo nlla strada che conduce. a Parigi, gli altri due situati ·lateralmente, a distanza di qualche metrn, e norma lrriente alla direziòne del prim o,· col quale sono in comunicazione per mezzo di una terrazzina costruitu superiormente ad una galleria coperta, che serve per il passeggio degli ammalati quando la sta'gione non permette loro dì stare in giardino. Alle spalle del lo stabili mento giace il magn ifico parco di Vincennes. L'ospedale occupa una superficie non · minore di 6 ettari, l'arca disponibile è coltivata a giar- , <lino, le sale più grandi per gli ammalati hanno la capacitò. di 32 a 40 lelti. Se l'ospedale in discorso avesse avuto solamente due piani superiori sarebbe stato più igienico e più imitabile. Anche l'ospedale di Phi lippeville (Algeria} sarebbe un . hell'esempio di nosocomio se i padiglioni fossero un po' meno addossnti fra loro . Gonsiste in un corpo cli fabbrica longitudinale, quattro padiglioni trasversa li isolati ed un braccio di fabbrica congiunto ad angolo retto con quello longitudinale e parallelo ai padiglioni, i quali distano ,11 metri fra loro e pochi metri dal corpo di fabbrica longitudinale. L'ospedale si compone del piano terreno (rez-dechai1ssée.} e di due piani superiori. La sua superficie totale non differisce gran che da quella dell'ospedalemilitare di Vincennes.
DI UN OSPEDALE MILI'FARÈ IN ROMA
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Il sistema a corridoi, pi\,l generalmente adottato in Germania, consiste · in una .serie d'infermerie che mettono capo ad un corridoio comune di comunicazione fra loro, che agevola la ventilnione, ed in casi eccezionali può essere occupato dagli infermi. · Tali ospedali possono essere di un solo corpo di f abbrica con co1·ridoi, come il grande ospedale militare di Verona e quello civile di Zurigo, ed a padiglioni e 001·ridoi, come l'ospedale militare di Valletta nell'isola di Malta. L'ospedale testè cennato s( compone di quattro padiglioni principali e di due più piccoli, sirnaLi perpendicolarmente ad un braccio di fabbrica longitudinale nel quale si sviluppa un corridoio di collegamento. La parte intermedia del braccio longitudinale è più larga e forma una specie di avancorpo, nel quale si trovano gli uffici, gli alloggi , i magazzini; esso contiene altresì due piccoli cortili, che se non servissero àd illuminare alcuni locali sarebbero piuttosto dannosi che giovevoli. Le infermerie sono di varie capacità; ognuna è munita di quattro piccoli locali per lavacri, gQardaroba, alloggio· dell'infermiere e latrina. A noi pare che la forlna a padiglioni e corridoi sia la più adatta per un grande stabilimento percbè riunisce tutti- i vantaggi degli ospedali a padiglioni; l'aria che investe il fabbricato è sempre libera e nòn. mai viziata per l'esi stenza di cortili, la circolazione facile ed attiva, e quasi Lutto lo stabilimento risente l'azione benefica del sole in modo diretto.
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STUDI SULLA G_OSTR,UZIONE
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XIV.
xv.
Dopo quanto abbiamo detto ci riuscirà più facile di . esaminare qual forma architettonica dovrebbe avere il nuovo ospedale mil itare. Il sistema delle baracche non sarebb e certamente applicabile al caso presente, per i motivi in genere che ~bbiamo ésposto precedentemente, e perchè, ripetiamo, 11 sottosuolo essendo quasi sempl'e bagnato ne consegue che alla superficie del terreno naturale vi è perennemente uno strato di aria umida, che talvolta si converte in leggiera nebbia, rendendo malsani i locali situati a poca altezza dal suolo. Bisognerebbe adottare il sistema a padiglioni evitando ' ogni. sorta eli cortili, cioè il siste ma a padio·lioni e corridoi secondo il quale è costruito l'osped;l~ milttare di Valletta. E poichè lo stabilimento dovrebbe servire per 5 a 600 ammalati, basterebbe di costruire cinque padiglioni, ognuno composto cli un piano terreno e di due piani supel'iori, situati parallelamente fra loro e a distanza doppia dell'altezza, che facesse;o capo ad nn corpo di fabbrica longitudinale, dell'istesso numero di piani, nel quale fossero i corridoi cli circolazione. Ogni piano superiore dei padiglioni dovrebbe contenere due infermerie di ao letti ognuna, sicchè in complesso si avrebbero 4 O infermerie. Tutti gli altri s~r~1z1 _sare~bero ripartiti fra il piano terreno dei pad1glioni ed 1t co!'po di fabbrica longitudinale. Per la costruzione di tale ospedale, tenuto anche cont.o di una fascia di terreno intorno pe!' isolare il fabbricato, occorrerebbe un'area non maggio redi tre ettari.
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Le quistioni principali riguardanti la buona costruzione degli stabilimenti sanitari sono quelle della ventilazione e del ·riscaldam,ento; in maniera che quando si è trovato il modo di provvedere convenientemente per l'una e per l'altro, la ;iuscita dell'ospedale può ritenersi come assicurata. , Respirer c'est vivre, diceva il dottore Duchanoy, medico insigne della facoltà di I)a rigi. In ques to aforismo si compendia tutto ci ò che riguarda l'igiene nosocomiale, imperocchè le condizioni sanitarie sono più o meno buone secondo che la respirazione può aver luogo più o meno liberamente ed in un ambiente più o meno salubre. Negli ospedali inglesi, che sono sempre tenuti con moltissima cura, usava si di costrnire dei piccoli sfiatatoi per migliorare l'aria interna dei locali. C' etait là, il /aut le 1·econnaft1·e, l' enfance de la ven#latiozi, così dice Busson nella sua importantissima
. opera sugli ospedali. Ormai non v'è dubbio che la purezza dell'ambiente -in cui si vive è il primo ed indispensabile elemento di salute, e che nei locali in cui sono rinchiusi molti indivi dui, in cui l'aria non è continuamente rinnovata, l'ambiente diventa insaluore. Non pochi esperimenti constatarono che l'aria si altera quando non sia rinnovata, anche per due o tre ore di seguito. Essa s'impoverisce gradatamente di ossigeno e si arricchisce di anidride carbonjca e di vapore acqueo; perde cioè buona parte degli elemenLi vitali e ne acquisLa degli altri letali. E men tre l' ani-
450 STUDI SULLA C0$TilUZIONE dride allo stato normale dell'atmosfera rappresenta.dai quattro ai sei diecirnillesimi del volume1, d'a-ria in cui · è diluita, ecco che aumenta notevolmenl~ in un locale che rimanga chiuso ed affollato, fino a raggiungere il rapporto di 0,007~ del volume con l'aria. Circa l'aumento di umidità basta tener presente che un individuo esala in media 60 gramm i di vapore acqueo in ogni ora, e. che 43 grammi sono sufficienti per saturare un metro cubo d'aria a ·15°,C. Peggiore è poi il caso in cui l'aria non solo è rarefatta ma anche viziata per altre cause, come avviene ·specialmente negli ospedali, per le materie organiche emesse dagli ammalati, per i fetidi prodotti delle funzioni animali, per l'evaporazione di certe sostanze medicamentose e per le · nauseabonde emanazioni delle biancherie, dei letti, dei panni, delle espettorazioni e delle piaghe. .· Né basta; l'aria si corrompe ancor~ per effetto dell'illuminazione e del riscaldamento, quando non sono -regolati con avvertenze speciali; anche in qll.esto caso s'impoverisce di ossigeno ed acquista certi gaz che hanno una perniciosa influenza sull'organ ismo umano, come: l'ossido di carbonio. Quando dunque nei luoghi abitati, per un motivo .. o per l'altro, l'aria si è guastata, bisogna scacciada ad ogni costo e li.berarsi di questo nemico latente, intr?ducen_don~ dell'altra pura, od almeno più salubre, prn respirabile, senza dimenticare che ad una cattiva v~ntilazione, povera e poco attiva, è sempre preferibile una ventilazione eccessiva. Giorni addietro trovandoci nelle Marche ci avvenne di visitare if convitto femmfoile comunale di S. Elpidio a mare. L'edificio apparteneva un tempo alle monache del Sacro Cuore ed è usufruito dal Municipio, per l'uso cui è attualmente destinato; nè quel
DI UN OSPEDALE MILl'l'AI\E IN I\OMA
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fabbricaJo poteva essere meglio imp iegato giacchè il · convitto è tenuto con molta cura e rièsce sommamente utile al paese; se non che furiuno colpi ti dalla insufficienza del volume d'aria, nei dormitori, rispetto al numero dei letti . Un consigliere comunale, che gentilmente ci accompagnava, ci disse che la quantità d'aria corrispondeva alle prescrizioni del Mantegazza, ma ciò non era possib ile. Infatti ca lcoJammo che uno dei più grandi dormitori contiene MO m·elri cubi d'aria, i quali divisi per 30, numero dei letti, danno un volume d'aria di rn· metri cubi, per ogni letto, che non può essere r innovato; mentre il Man tegazza stabilisce un 1ninimum di ·l'.a metri cubi, ma per 0gni ora ed .individuo I Qual meraviglia dunque se le alunne di S. Elpidio, in generale, sonb ·piuttosto pallide ed hanno una tinta caéhellica che fa contrasto con la loro età? Ci scusi il. lettore della Rivista se per un momento ci siamo occupati del bel ses·s o ~ pensi ohe non si possono avere eobusti e forti soldati se le donne non sono vigorosamente costituite!
XVI. Perchè la ventilazione dei locali riesca regolare ed efficace non dev'essere fondata sull'in.troduzion~ ed estra zione dell'aria per mezzo dei vani delle porte e finestre, ma sull'ammissione ed emissione per via di uno - speciale sistema di aperture ben calcolate, che facçiano penetrare nelle sa le in modo costante, uniforme, progressivo, la neèessa ria quantità di aria, al grado di tempe.ratura occorrente. ~la qual è. la -quantità d'aria che bisogna introdurre nelle sale degli am-
STUDI SULLA COSTllUZIONE
malati? Qual è il volume di cui ognuno di essi deve disporre per una buona respirazione? Il conte PasLol'et, assai noto per la parte attivissima c~~ pre?-deva nel consiglio generale degli 'ospizi a'Parig1, scn veva: « Bisogna anzitutto rendere acri i ammalati « 1~ quantità . d'aria di cui hanno bisogno ;er respirare ·« lr_beramente, affin di non trovare nella loro respira« zwne una nuova causa di sofferenze e di :danno ». E pa~Jando dei diversi ospedali di Parigi soggiunge: « Combmando col numero cli persone ammesse le di« mcnsioni delle sale, si trovò che la quantità d'aria « per ogni ammalato era di 13 a 116 metri cubi ali.a « Chan·té, di ·1 O a 11~ all'ospedale Cochin, di 9 a 10 « a~l'ospeclale Beaujo7:, di 9 _all'ospe~la le Saint-Loiiis, « dt 6 a 8 all'ospedale Necke1' e di 3 a 4.. al l'Hotel« Dieu. La quantità era dunque sufficiente all'ospedale « Cochin ed alla Ch.a1'ité ed insufficiente in tutti bO'li ·« altri ». Non sappiamo veramente comprendere come il conte Pasloret· abbia potuto ritrarre la conseguenza testè citala, mentre nell'epoca in cui scriveva ritenevasi come insnfficiente la quantità di 10 a rn metri cubi di aria per ogni ammalato. È bensì vero ehe dai calcoli del .Peclet risulta che in vi~ 01'.dinaria, per la regolare respirazione e pet· la trasp1raz1one cutanea, il volume d'aria di ven tìlazione per ogni ora ed individuo dovrebbe oscillare fra 6 92 metri . cubi ed 1,1,84; ma questa quantità è stata ~ssolutamente ritenuta insufficiente ed ha subito delle grandi modificazioni, talchè Husson dice: « Sembra << che i bisogni aumentino secondo che la scienza for« nisce dei nuovi mezzi per soddisfarvi. Lavoisier, e « dopo di lui Ténon, richiedevano che la capacità delle « sale destinate a contenere degli ammalati fosse cal·« colata in ragione di circa 5:3 metri cubi per indi-
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DI UN OSPEDALE M[LlTARE lN ROMA
« viduo. Più tardi i fisici riconoscendo Ja possibili tà
« di rinnovare l'aria delle sale, diversamente che per
« l'apertura dell e porte e delle finestre, pensarJno che « per assicurare la salubrità basterebbe di farvi pas« sare 30 metri cubi di aria pura, per ogni ora ed in· « dividuo; più tardi ancora si riconobbe necessario di « portare questa quantità a 60 metri cubi, ed oggi si « valuta a non meno di 90 e da taluni a non me:po di « 1120 metri cubi». Tanto che il generale l\forin nel suo trattato che ha pBr titolo: , Ét·ucles sur la venti'lation, stabil isce il seguente volume d'aria da somministrarsi negli ospedali per ogni ora ed indiv iduo, cioè: Per. le malattie ordinarie metri cubi 70; Per le malattie chirurgiche metri cubi 80 a 100; Per le malattie contagiose metri cubi ,t 50. Husson si domanda la causa di tanfa diversità di appr.ezzamenti e crede ritrovarla nella circostanza che ai nostri giorni non solamente si vuol provvedere l'elemento respirabile per gli ammalati, ma si vuole altresi evitare ogni cattivo odore nelle sale: ed è proprio così. l?acciamo intanto osservare che nel Regolamento in data 20 dicembre ·1873 per il servizio inte1;no di sanità militare viene fissato un niaximum di 30 metri cubi per ogni ammalato, quantità che assolutamente non può essern sufficiente, specialmente quando [non sia provveduto per la rinnovazione dell'aria.
XVII.
"
. Malgrado però che la scienza e l'arte abbiano fatto un gran passo circa la costruzione degli ospedali, anche ai nostri giorni se ne vedono alcuni nei quali tutto è
t
454 STUDI SULLA COSTRUZIONE sagrificato all'apparenza ed alla grandezza, talchè il generale Morin è condotto ad osservare: que.les grandes
salles des nouveau,x hopitaux, rnalgré leur belle apparence et l'espèce de luxe avec lequel elles sont établies, ne sont-pas des modèles à imfte1·. La capacità delle sale, relativamente al numero di a~nmalati che devono contenere, vuol .essere regolata piuttosto con abbondanza di proporzioni, senza però esagei'are le dimensioni, specialmente l'a](ezza, 1'1 llri~ menLi s'impedisce la regolare circolazione e rinnovazione dell'aria. Una soverchia altezza, dice Morin , dà luogo alla formazione di risucchi, nei quali si accumula l'aria viziata, per un tempo assai lungo; un'altezz~ di ~.5~ a 5 metri, è ben sufficiente per Je sale degli osp1talr, e quando si voglia ottenere un volume determinato vale meglio di aumentare le altre due dimensi~ni ,_yer~hè almeno s i ottiene il vantaggio di isolare d1 prn gh ammalati. D,a un ~arallelo ~be fu fatlo t~a gli ospedali di J.?rancia e d Inghilterra, s1 deduce che la capacità med ia delle sale, è di 48 metri cubi, per ogni letto; amÌnettendo, dice l~Iorin, .una capacità cubica di 50 metri per ogni leuo ed un'altezza di metri 4-,50, Ja snpedìcie orizzont_ale occorrente, per o.gni leuo, sarà di metri quadrati H;H,
XVIII .
455 stabilisce fra le molecole dei gaz, sicchè l'aria penetra naturalmente nei locali, per i vani o per le fessure dei sel'ramenti, o per mezzo di piccole persiane o di lamine bucherate di · metallo, fissate agli sportelli a vetri, o per via di rotelle di latta ad ali inclinale, giranti sul proprio asse, ·per effetto della corrente d'ari'a che si stabilisce fra l'in terno e l'esterno. Con siffatti espedienti però non si giunge mai ad ottenere una ventilazione cQstante e regolare, epperciò si ricorse al sistema d'introdiirre l'aria nuova per mezzo ·di studiate aperture, fatte in alto delle pareti verticali, e di dar esito a quella viziata mercè cli appositi camini o condotti verticali, che partendo dalla parte più bassa 1ielle pareti, si protraggono fino ai letti, arl'estanclosi all'aria libera; rego!ando le bocche d'ammissione in modo che il volume d'aria che s'introdqce, sia uguale a quello che viene estratto, facendo, se occorre, la loro sezione doppia ed anche tripla di quella delle bocche d' em,issione, regolando infine il richiamo e l'uscita con appositi registri. Questo sistema di ventilaz.ione è il più semplice ed economico, e giudiziosamente applicato dà ottimi risultati; il maggiore De- · Benedjctis del genio, in una sua Memoria molto importante, pubblicata nel Giornale d'artiglieri·a e genio deH' anno '1875, 10· trova adattissimo per la ventilazione delle caserme . DI UN OSPEDALE MILITA.l\E IN ROMA
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XIX.
La ventilazione può essere naturale, m,eccanica o
prodotta dal calore. È naturale quando avviene per la differenza di temperatura esistente fra l'ambiente interno ed esterno di un locale, e quindi in base al movimento che si
La ventilazione meccamca è fondata sull'uso degli apparec~hi meccanici, conosciuti col nome di venti.latori e suol essere adottata nei grandi stabilimenti. Consiste nell'immettere i condotti dell'aria viziata
!56 STUDI SULLA COSTRUZIONE in un camino generale di richiamo, alla sommità del qual e si applica un ventilatore aspirante, che riceve il movi mento da un motore idraulico od a vapore; oppure facendo uso di un ventilatore aspirante premente, il quale assorbi sce .l'aria es terna che viene poi lanciata a traverso i caloriferi e la camera di miscela,.in cui si re~ola la temperatura dell'aria nuova, e qu in di nei condotti di distribuz ione. Appartengono a lla classe dei ventilatori le ma cchine soffianti a stantuffo, i ventilatori a forza centrifuga, quelli ad elica ecc.; meritano speciale menzione, per la loro semplicità ed efficacia, i ventilatori introdotti da qualche anno dal sig. Rott da Connersville {America).
xx. Un altro sistema di ventilazione è quello fondato sul riscaldamento artificiale,. e quindi sul movime.nto che si verifica fra le molecole dei gaz, per differenza di temperatura; giacchè elevandosi la temperatura avviene la dilatazi one della molecole gazose, delle quali le pi ù calde, e q uindi le meno dense, tendono e trasportarsi in alto, in forza del principio che una massa
fiuida pe1· conse,·varsi in equilibrio è d'uopo che la densità sia la stessa per tutti i punti di· uno strato orizzontale. Egli é per ciò che se nella parte superiore di un fabbricato si costruisce un fornello, nel quale abbi~ luogo la combustione, per mezzo dell'aria fornita dai tubi di comunicazione con le diverse sale, verrà a formarsi nella canna una corrente dal basso in alto e si otterrà appunto la ventilazione prodotta dal calore.
457 Durante l'inverno per conseguire questo risultato, con la maggiore economia possibile, si trae profitto . dei caminetti o~de farli servire come condotti di emissione dell'aria guasta, delle stufe o dei caloriferi, per ottenere col calore del fumo il richiamo dell'aria viziata. Nella stagione calda si può attivare l'aspirazione dell'aria guasta con un fornello situato alla base del camino di richiamo; ed in certi casi si può anche ottenere l'effeuo cpn qu alche lìamma a gaz od a petrolio. A tal proposito osserva il Ferrini, nella sua rep utatissima opera sulla tecnologia del calore, che pur troppo vi è una fonte di calore, di cui non si trae profitto, quella cioè dipendente dalle fiamme destinate ad illum inare i locali, che non rare volte sarebbe più che. bastevole ad assicurare una buona ventilazione, dando uno sfogo immediato ed opportuno ai prodotti della combustione, i quali ordinariam ente concorrono a guastare l'aria dei locali . .Egli ritiene che profittando di questo fonte di calore si otterrebbero i vantaggi: di sopprir,r1ere una causa d'impurità per l'ambiènte, mi tigare- la temperatura e togliere la vampa che quasi ::;empre riesce importuna e adoperare per l'estrazione dell'aria guasta quel calore che 9ltrimenti rimanendo s·arebbe molesto e nocivo. È su questo principio che sono fondali i recenti apparati d'illuminazione, a luce proiettata dall'alto, che si adoprano per i teatri e ,per le grandi aule, non che i cosiddetti fanali a sole, di cu i si' fà uso segnatamente in Germania. Il Ferrini vorrebbe che ogni lume fisso attuasse un cami netto di richiamo, col favQ1·ire se non altro la ventilazione. naturale, e ritiene che se il principio venisse applicato agli edifizi, nei quali si lavora dì notte, le conçlìzioni igieniche ne vantaggerebbero considerevolmente. DI UN o srEDALE MfLlTARE IN ROMA
ANNO JiXI, VOL. lii,
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DI ·uN OSPEDALE MlLlTARE IN ROMA STUDI ~ULU COSTllUZIONE
Infine facciamo nolare che fra tutti i sistemi quello della ventilazione naturale ci sembra . il più adatto per essere app licato in un ospedale militare da costruirsi in Roma, avendo riguardo alla sua sempl icità', alla limitata grandezza dell'edificio ed al clima. della città.
xxr. · Come abbiamo accennato dinanzi, anche il riscaldamento merita speciale attenzione; perchè quando non è ~en reg?lato concorre potentemente a corrompere l'aria dei localt ed a rendere incoslantf' la loro temperatura. Per calcolare il calorico, che importa ottene re artificialmente con gli apparecchi di riscaldame~to, è d'uopo conoscere anzi tutto il calorico che si svolge naturalmente nelle sale, tènendo presente che oani individuo allo stato" di quie te emette dal suo. co rp; un calorico che si può ritenere di 130 calorie all'mcirca, per ocrni ora, e che riguardo ai lumi il potere calorifico dell'acido stearico è di 9820 e quello degli idrocorburi liquidi e del gaz d'illurninazione è a un dipresso di HOOO calorie; per cui si può avere la quantità dì calorico svolta in og~i 0ra, dal prodotto di 9800 ·o di 11,000 per iÌ .peso del combustibile, consumato in questo tempo, secondo la specie d' illuminazione. A rigore si dovrebbe anche tener conto della quantità · di calore che si disperde a traverso le pareti e le fessure delle .c,hi u.sur~; ma quando si tratta di una piccola quant1ta, s1 puo trascurare senza grave inconveniente. Non è qui il caso di tener parola dei mezzi ordinari di riscaldamento come: caminetti, sLufe, franclini, che non sogliono adoperarsi nei grandi edifizi, ma ci li-
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miteremo a ricordare che i caminetti ed i franclini sono gli apparecchi men.o economici, perchè non utilizzano che una piccola quantità del calorico sviluppato ,dal combustibile, la quale si può.calcolare de'f 6 all'8 per 100 all'incirca, con la legna, e. del 13 al '15 per ,100 .. col carbon coke; sono ·però i più salubri, perchè fanno · rinnovare l'aria continuamente, ed i più gradevoli, pel motivo che lasciano vedere il fuoco; fino al punto che in Inghilterra si ritiene · come impossibile la proscrizione degli apparecchi a fuoqo visibile (foyers decouverts) malgrado i loro difetti. Le stufe costituiscono un apparecchio più economico; sono però meno, salubri perchè producono una ventilazione assai debole, ed un odore spiacevole, che· si attribuisce alla decomposizione dell~ sostanze organiche diffuse nell'aria, a contatto delle stufe. 1
xx11. ·
Per il risca ldamento dei grandi edifizi, si adoperano i caloriferi: ad aria calda, a vapo1·e, ad acqua calda ed
a sistema misto di acqua e di vapore. . Il processo di scaldarpento pet· mezzo dell'aria calda è fondato sul principio che scttldanclosi l'aria alla parte inferiore di un edifizio, essa viene ad ascendere fino ai piani superiori, in virtù della sua minore densità. . In alcuni di questi apparecchi l'aria percorre una serie di tubi di ghisa, lambiti esteriormente dai prodotti della combustione, in altri invece il fumo circola nei tubi e l'aria di fuori; questa seconda disposizione è preferibile alla prima. Così la posizione dei tubi in alcuni apparecchi ad
......
460 STUDI SULLA COSTRUZIONE aria calda è verticale, il che agevola il movimento ascensionale dei gaz, in altri invece è orizzontale. L'introduzione dell'aria calda nei locali lia luogo per . mezzo di una o più bocche di calore, praticate in prossimità del pavimento. · Questi calociferi sono i più economici, ma anche i meno salubri, perchè non possono ,produrre un rinno .. vamento d'aria abbastanza rapido. Hanno un raggio d'azione assai limitato, che non va oltre dei 20 ai 30 metri. Elevano rapidamente la temperatura degli ambienti, ma siccome non· riscaìdano abbastanza i muri che recingono i locali, cosi si raffreddano anche presto, durante i periodi di tiposo; sono quindi preferibili · quando devono funzionare senza interruzione, o quando occorra un pronto riscaldamento.
DI UN OSPEDALE MILITARE 1~ ROMA
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densa, ed infine dei t~bi destinati ali' efflusso dell'acqua d11,1·anie la condensazione, la quqle serve ad alimentare la caldaia . , La posizjone dei tubi di distribuzione dev'essere possibilmente verticale, affin di agevolare il ritorno nella caldaia, dell'acqua che può formarvisi al primo <!.ffiui.r e del vapore. Questi caloriferi si prestano molto più quando si tratta di grandi fabbricati,. nei quali si debba portare il calore a notevoli distanze; essi procurano un r iscal- <lamento variabile nell'effetto, ed una tempèratura abbastanza costante, danno luogo a rumori e spesse volte a fughe di vapore, non facilmente frenabili.
XXIV.
.xxm. I caloriferi a vapore sono basati sulla proprietà che hanno i vapori di restituire il lor'o calorico di vaporizzazione nel condensarsi. Il vapore si produce per mezzo di un generatore com'une, il quale, ove sia specialP,, suol tenersi a bassa p1·essione, e si fa circolare entro tubi che passano nello interno dei locali eh~ devono scaldarsi. Il vapore si condensa nei detti tubi e cede ad essi tutto il suo calorico latente, il quale ·diventa libero, durante la condensazione, e si trasmette all'aria esterna. Per cui è nolo che un apparecchio di scalclamento a vapore, si co~pone' della caldaia o generatore, dei tubi di distribuzione, dei vasi di condensazione, o'Ssia tubi - còntenenti l'acqua fredda,_ nei quali il vapore si con-
I caloriferi ad acqua calda, ossia termos1/oni, sono .basati sulla diffei'enza di densità dei liquidi a diverse temperature. Il primo apparecchio di tal genere fu inventato in Francia da Bonnemain, ma fu Leone- Duvoir che diede a siffatti caloriferi la forma che hanno ai nostri giorni. Essi si compongoBO ordinariamente di una caldaia a focolare interno, collocato alla parte inferiore dell'edificio, dalla quale si ele,va un tubo verticale, che termina in un vaso o serbatoio, situato nellai.parte P,i ù alta del!' edificio. La caldaia, il tubo ed una parte del serbatoio, sqno riempiuti di acqua, ed a misura che il liquido si scalda, si produce una corrente ascensionale da\la caldaia fl.l serbatoio. Al fondo di quest'ultimo vi sono dei tubi per i quali si stabiliscono delle correnti discendentj, di 1
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STUDl . SULLA COSTRUZIONE
DI UN OSPEDALE MILITARE IN ROMA
acqua meno calda e più densa: che per m,ezzo·di condotture si versa in appositi recipienti; perdendo gran parte della sua veloèità trasmette il calore che possiede; si fa più densa e ritorna ·nella 'Caldaia, per cui la circolazione riesce c.ontinua finchè dura il riscaldamento. I termosifoni si dicono ad alta od a bassa pressione, secondo che ia temperatura, nella caldaia, eccede· o non.eccede 100° C. Hanno il pregio , in generale, di produrre uno scaldamento ·costante ed assai gradevole, non guastano l'aria e la mantengono se'mpre ad un giusto grado di calore; permettono che si moderi il riscaldamento, per gradi insensibilissimi, secondo il bisogno, e che si sosp.énda il fuoco, per qualche tempo, senza che ne derivt un rapido abbassamento di temperatura, inoltre non richiedono molta cura e sorveglianza. ' · ·I termosifoni, come i caloriferi ad aria calda, hanno un raggio di efficacia piuttosto limitato; non si prestano per fare elevare rapidamente la ·temperatura dei locali e. producono qualche volta delle fughe di acqua bollente se non sono solidamente costruiti.
di dar luogo a scuotimenti e rumori, pe~icolosi e m~lesti, al primo affluire del vapo,re, neglt. ap_parecc'h1, urtando cootro le masse ,di acqua che VL s1 trovano. In due .maniere fu attuata la combinazione dei sistemi ad a-equa ed a vapore. . . . li metodo tenuto da Thomas e Laurent, rn una parte · dell'ospedale Lariboisièrc di Parigi, consiste q~asi e~clusivamente in uno scaldamento a vap.ore, giacche, le stufo .ad acqua servono soitanto a togliere le_ o~cil!azioni della temperatura, nell'esercizio, e a d1trnnmre la perdita di regime, nei periodi di rip,oso, trattenendo una parte notevole del calore sviluppato nella c.ondensazione del vapore. L'altro sis~ema è quello applicato dall'ingegnere Grou. . velle al penitenziario l\fozas . in Francia. Le celle dei detenuti sono disposte entro sei corpi di fabbrica, di tre piani ognuno, divergenti da una rotonda centrale, sotto angoli uguali. Per scaldare con un solo fornello ed in modo continuo tutte le celle (non meno di 50 mila metri cubi d'aria)l'in.creo-nere Grouvelle pensò di applicare a ciascun o t> • I . corpo di fabbrica ed a cadaun ,~ìano un~ specia e cu·colazione di acqua, a bassa pressione, e dt attuare col vapore le 48 circolazion( cbe ne risultarono. · I caloriferi a sistema misto non sono abbastanza sperimentati; producono scosse e fragori quando ~i _riprende l'azione degli apparecchi ~ richiedono assai cura e diligenza, perchè possano funzionare regolarmente.
xxv: I caloriferi, a sistema misto, furono immaginati per conciliare i vantaggi dei due sistemi di scaldamento, ad acqua, ed a vapore, evitandone per quanto possibile gl'inconvenienti. Il pregio principale di cosiffatti apparecchi è quello che il vapore può essere distribuito fino alla distanza di 500 metri; i loro difetti sono di sentire prontamente le irregolarità della combustione nel fornello e
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XXVI. Il sistema di riscaldamento più adatto per un ospedale r~ilitare da costruirsi in lloma, e forse anche per qualunque altro, é indubitatamente quello dei. termo-
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STUOI SULLA COSTRUZl,ONE
· sifon:i; ma siccome per quanto si abbia un p.ersonale . P!'atico e diligente, per accudire al riscaldamento di ·un gran fabbricato, è difficil(di evitare tutti gl'inconvenienti cui sogliono dar luogo i caloriferi , e quan:tunque in massima siamo decisamente contrari alla ruol·tepli.cità di fuochi e quindi ai caminetti ai franclini ·alle stufe, purnondimeno trattandosi di un' ospedale di ~' a 600 letti, e quindi non molto grandioso, non. esiteremmo a proporre lo scaldaroento per mezzo di stufe ad aria calda, le qUali mentre danno un risultato simile a quello ·ai certi calo1;iferi, sono pi~ 2emplici, permettono di regolare lo scaldamento dei diversi locali con rn~ggiore libertà e quando sieno adoperate con criterio rie~ scono abbastanza econ.omiche. · Le . stufe ad aria calcla si compongono di un cilindro chiuso che contiene il fornello, circondato da un altro conçentrico, di maggior diametro, cosicché fra l'un? e, l'altro vi rimane una capacità anulare, la quale è in CO·:municazione con l'ambiente del locale che vuolsi riscaldare, per mezzo di una larga apertura esistente nella P.arte superiore della stufa, e.d è in comunicazione con tatmosfera esterna per mezzo. di un tubo.. Quando ha luogo la combustione elevasi la temperatura del!' aria esistente nella camera anulare, la. quale sì versa nel locale da riscaldarsi, permettendo all' aria esterna d'introdursi. Di tal genere sono varie specie di stufe, a recinto, , fra le quali merita dt essere menzionata quella del pro-, fessoreBohm,. molto vautaggiosamente adottala in alc'uni ospedali di Monaco e di Vienna. Per ogni infermeria, di uno stabilimento sanitario, della capacità di circa 30 letti, basterebbero due stufe alla Bohm, I.e quali consumerebbero non più di dpe chile>gramm,i e mez.zo, di carboqe coke, per ogni ora, PllO·ducendo .upa, temperatura di ·15° C.
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XXVII. Riepilogando abbiamo che il nuovo ospedale militare ~i Roma, su per giù, potrebb' essere costruito come. segue: Preferibilmente sulla posizione dei Ss. Domenico ~ Sisto ovvero nei cosiddetti prati di castello, imitando la forma dell'ospedale militare di Valletta, nell'isola di Malta. Con cinque padiglioni, distanti fra loro il doppio dell'altezza, che facciano capo ad un corpo di fabbrica longjtudinale, ognuno. di tre piani, compreso il terreno. Ciascun piano superiore che contenga non più di due infermerie, situate in continuazione una dall'altra; fornita ognuna di quattro iocali, per il cap,oripa1·to e per depositarvi gli strumenti, gli apparecchi e la biancheria di prima necessità, per l'isolamento di qualche infermo., per il .lavacro degli aro.malati, e per la latrina. Il piano terreno dei padiglioni dovrebb'essere destinato per il bucato_, per la disinfezione degli oggetti , ,per i materiali da Cµmpo e per alloggio delle truppe d~ sanità. Ogni infermeria dovr~bbe avere la capacità di circa 30 ammalati e di 45 a 48 metri cubi per ogm !etto; l'altezza interna non maggiore di 5 metri e la superficie orizzon-· 48 , ossia · d.1 metri· qua d rati· 9 ,3.o·, per ogm· ta1e d1. 45 . 2 X5 letto. L'areazione dell'ospe-dale dovrebb'essereattuata col sistema di ventilazione naturale, introducendo l'aria nuova per rne~zo di aperlure praticate in alto delle pareti ver.ticali, dando esito a quella viziata per via di condotti , .
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466 STUDI SULL~ COSTRUZIONE DI UN OSPEDALE ECC. verticali, che partendo dal basso delle pareli si protraggano fino al telto. Circa il sistema di riscaldamento si dovrebbe dare la preferenza ai caloriferi ad acqua calda, ossia termosifoni, e for·se meglio alle stufe ad aria calda. Il corpo di fabbrica longitudmale dovrebbe contenere i corridoi di circolazione e di collegamento, le latrine, comprese quelle delle infermerie che sono in comunicazione diretta col braccio longitudinale, i !oc.ali per gli uffici e per gli altri servizi. Sono queste le norme principali che, a nostro credere, potrebbero servirn di guida alla costruzione di un nuovo ospedale militare, da costruirsi nella capitale d'Italia. Con ciò non abbiamo inteso nè di elaborare nè di 3:bboracciare un progetlo; abbiamo avuto solamen te ·10 scopo di preparare il campo una quistione che, presto o tardi, potrà essere suscitala, agitata, discussa, convinti come siamo che l'ospedale di S. Antonio abbate, per la posizione e per le sue peculiari condizioni, dovrà essere probabilmente . ab'bandonato e ceduto alla società edificatrice dell'Esquilino, o convertito in una caserma di fanteria. E se ciò dovrà l).vvenire facciamo voti affinché il Governo non si decida una seconda volta a trasformare , ad uso di ospedale un fabbricato esistente, imperocchè . per quanto si studi e si faccia non si potrà mai sod. disfare a tulli i moderni precetti d'igiene nosocomiale e si avrà sempre .uno stabilimento nel quale · gl'infermi non troveranno i necessnri conforti e ritarderanno ad acquistare la loro guarigione!
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-ST.ATISTJ~O-MILITARI
TURCHIA EUROPEA Jt DEGLI
STATI MINORI AD ESSA ADIACENTI (*)
VII. Le forze militari della Torcbia(1l· ·
ad
F.
SPONZILLI
1l!aggiore del genio.
Avvertenza.
Per apprezzare giustamente lo stato militare d'un paese e renderne conto, non basta conoscerne ed esporne le leggi che lo regolano e gli organici che ne sono corollario, ma è mestieri esaminai~ne l<~'sue relazioni collo stato sociale ed eco-
(") v. Rivista militare, dispensa pl•ecedente! (! } Vedi 10 BECKER _ Ètude sur l'll, situation militaire de
·
za Turqu,ie,
(Journaz des sciences militaires. FéVl'ier 1875) . 20 STATO MAGO!ORE AUSTRIACO -
J)ie 1Vehrlu·aft des osmantschen
Reiches . - Wi~n 1871. • DEB&L!K -D!e orienlaUsche Frage vom ?nilitèirlschen Standpunltte. 3 1oesterr. MUit. Zeitsohrift, XV Jahrgang, lV l:land). _ 40 CROUSSE _ La p,intnsule gréco-slave. - Br u:i:elles !816. . o BoSELLI _ Dell'esercito ottomano. - Note _ed impressioni di viaggio· 5 (Rivista mil-f tare, anno XVIII, tomo IV).
a•
Giornali, riviste, ecc.
'468 DE.LLE CONDIZIONI GEOGRAFICO· SU.TISTICO-MIL!TARI nomico, colla costituzione politica ed etnografica del paese e determinare i rapporti reciproci di tali elementi. · Ma la conoscenza di tutti questi elementi e fattori dello stato militare, se è , facile per quanto riguarda gli Stati civili d'~uropa, riesce difficifo acquistarla per la Turchia, mancando pubblicazioni ufficiali a tale riguardo. I risultati pertanto d'uno studio sulle forze militari della Turchia non possono essere esatli ma avere soltanto un valore approssimativo. Crediamo convenga premettere questa avvertenza per spiegare le differenze che per avventura si possano incontrare fra alcuni dati cli questo studio e quelli di altri studi fatti sullo stesso sogg'etto.
PARTE I. COSTITUZIONE ORGANICA DELLE FORZE M lLI'l'AR l TURCHE .
I. -:- Br.evi .c enni S'!,tÌl~ legge militar,e.
Le forze militari della Turchia, fino al principio del secolo nostro, conservarono un ordinamento affatto differente ,da quello degli alLri eserciti europei, componendosi di giannizzeri e di milizie irregolari reclutate nelle province dell'impero o forni te _dagli Stati vassalli . Tale ordinamento si fondava specialmente sul sentimento religioso, sul Corano, il quale prescrive che ogni Mussulmano deve accorrere s otto la bandiera del Profeta ogni c1ual volta venga bandita la guerra sant~; il ,fanatismo ne era perciò il motore principale; chi non era credente era escluso dal trattare le armi.
JjELLA TURC}IJA EUROPEA, ECC.
l69
Forze militari costituite in siffatto modo, se potevano bastal'e quando gli altri Stati non aveva,no che piccoli eserciti permanenti e si tenevano sulla difensiva rispetto ai Turchi, non er,ano più s ufficienti neppure pella difesa quando le altre potenze aumentarono i loro eserciti e li costiLuirono più solidamente; l'esperienza delle guerre sostenuLe dalla Turchia contro gli Imperiali e i R,ussi.sul finire del secolo scorso e s ul principio .del pres.ente dimostrava l'assoluta inferiorità dell'esercito turco di fronte agli europei e perciò la necessità d'una riforma. Ma ad attuare tale riforma si opponevano nem solo i pregiudizi di r eligion~ e di razza, ma più di t ut to l'is tituzione dei giannizzeri, i quali impedivano colla forza qualunque innovazione che menomasse i loro privilegi; il sultano Selim III che tentò fare alcune riforme venne da loro deposto e s trangolato nel 1807. Il sultano Mahmud Ilriprendeva l'opera tentaLadaSelim III, faceva disperdere o massacrare i giannizzeri nel 1826 e inizia-va il riordinamento dell'ysercito turco, valendosi specialmente d'ufficiali francesi e tedeschi (1) . Varie cause impedivano però ·l'attuazione_ dei nuovi ordinamenti, quali l'apatia dei Mussulmani, il disordine amministrativo dello Stato e principalmente la guerra del 1828-29 contro i Russi, nella quale quasi vennero distrutti i primi fl'utLi della nuova organizzazione, le jns~rre.: zioni della Bosnia e dèll'Erzegovina nel 183'1-32, la .rivolta dell' EgiUo nel 1832, e la ~uerra che ne seguì per parecchi anni. Il sultano Abdul Medschid seguitava l'opera del s uo predeces$ore e la compieva mediante la legge miliLare del 1843, 1~ quale devesi riguardare come il fondamento delle nuove istituzioni militari della T urchia. Il merito di tale legge sta principalmente nell'aver inh'odotlo il servizio obbligatorio pei s ud(l) Fra, gli ufficiali esteri, elle cooperarono al riordinamento dell'esercito turco, va menzionato il maNsciallo l\ioltke, i l quale vi servi per pa-· recchi anni.
·.470
DELLE CONDIZIONI GEOGllAFHl0-STAT1STICO-MILITA1U
diti mussulmani, sostituendo così uri obbligo legale ad una semplice prescrizione religiosa. Soltanto mercè tale riforma era possibile disciplinare le forze militari in modo da potervi . fare sicuro e conti~uo assegnamento. Secondo l'ordinamento del 1843, le forze militari della Turchia dovevano ·comporsi: 1• Dell'esercito altivo (nizam) forte di 150 mila uomini. 2' Della riserva (redif) forte di 200 mila uon:iini circa. 3° Delle truppe irregolari, valutate a 50 mila uomini. 4° Dei contingenti degli Stati vassam e delle province non · soggette alla coscrizione. La durata della .ferma veniva fissata a 5 anni nel nizdm e 7 anni nel redif. Mercè quesla 9rganizzazione la Turchia si proponeva di disporre, in caso di guerra, d'una forza di 400·,ooo uomini, oHre i contingenti indicati al N. 4 precedente. Il paese fu diviso in sei circoscrizioni territoriali di corpo d'armata: (ordu), ciascuna delle quali doveva fornire un corpo d'armala cli nizam di 2f>,000 uomini e uno 'cli 1'edi,f di 30,000 uomini. In tal modo il redi/ formava un esercito di riserva composto delle stesse unità che l'f:)sercito attivo; aveva quadri già formati in tempo di pace, magazzini d'armi e v~stiario nei distretti di reclutamento; prendeva parle ad is truzioni annuali. Tale ordinamento .venne ii.Uuato successivamente, ma non diede i rlsultati che se ne,speravano, come risultò nella mobilitazione del :1853, in cui la Turchi.a invece di 4-00 mila uomini che si proponeva di mettere in armi, non riuscì a porne, secondo quanto dicono documenti ufficiali, che 105,325 del nizam, 103,827 del redif oltre 70,000 cipcà di milizie irregolari, ciÒè appena 280,000 uomini all'incirca. Nè soltanto la guerra di Crimea, ma avvenimenti posteriori dimostrarono l'insufficienza dell'ordinamento del .18li3, il quale presentava specialmente l'inconvenienle di non fornire una riserva per completare gli effettivi .dell'esercito aùivo, e di dovervisi perciò supplire chiamando sotto le armi dei battaglioni di 1·edif, ciò che causava mal-
DELLA TURCHIA EUROPEA 1 ECC.
,contento nelle popolazioni e produceva ritardi nelle opera' zioni. Una nuova riforma diventava pertanto necessarìa non solo /. ' per rimediare ~ inconvenienti suaccennati, ma eziandio per 'mettere le forze militari dell'impero in. armonia con quelle delle aHre potenze d'Europa per quanto Io comporta il nume1~0 della popolazione che concorre a fornirle. Nel 1869 veniva quindi approvato un progetto completo di riordinamento dell'esercito, tendente a dare uno sviluppo maggiore alle forze ' militari e a meglio scompartirle a seconda delle varie situa.zioni militarLn~lle quali lo Stato si potrebbe trovare. « Le forze militari dell'impero »,diceva il Ministro della guerra _ Hussein-Avni-pascià nella relazione presentata al 6Ultano, « d~vono essere ordinate in guisa da rispondere ai vari bi« sogni richiesti dalle diverse eventualità, le quali si possono ~ cosi classificare: « 1• Stato di pace, con tranquillità perfetta all'interno e « all'estero; in questo caso bastano 150 mila uomini: " 2° Stato di pace, ma con rivoluzioni all'interno; l'espe« ~ienza ha mostrato che in questo caso sono necessai~i 200 mila « uomini. « 3• Stato di guerra ordinario, cioè nel caso che· una sola « delle frontiere sia minacciata ed attaccata; in questo caso la " forza necessaria si valutc1 di 400 mila uomini. « 4• Stato di,guer;a straordinario, cioè quando lo Stato « sia attaccato su più d'una ~elle sue frontiere; in tal caso sono « necessari i per la difesa 700 mila uomini ". Conformemente a tale concetto fondamentale le forze militari della Turchia sono state così. ordinate: A) E ser·cito di 1• linea. ·1· Esercito attivo (nizam) forte di 150 mila uomini; serve ai bisogni d.ello stato di pace perfetta. ' 2• Riserva dell'esercito attivo (ichtjat) forte di 70 mila uomini· serve a rafforzare l'esercito attivo nel caso indicato al ' ' . N, 2 precedente .
f
,i:7°' ;.,
DELLA TURClltA EUROPEA, ECC,
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO'-STATISTlCO-MILITARl
473
:8) E's!!rCiio di 2• linea o di riserva.
Si compone del redi.I, diviso in due bandi 1° e 2° e forte in tutto di -192 mila uomini. È destinato a raff~rzare {•esercito d'i 1• linea nell'eventualità indicata al N. 3 precedente. · C) Leva in massa (hijadé o mustahflz) valutata da 250 a 300 mila uomini. Da chiamarsi sotto le armi nel caso che si · vèrifichi l'eventualità indicata al N. 4. P) Tr'uppe irregolari. E) Contingenti degli Stati vassalli. Questi due ultimi gruppi di forze servono come ausiliari degli esercì ti di 1• e 2• linea nei casi indicati ai N1 3 e 4 precedenti. La <limita della ferma è stabilita di . 6 arini nell'eserciLo di 1• linea, cioè 4' nel nizam per crli individui assegnati alla fanteria e 5 per quelli asseo·nati all':rtiglieria e alla cavalleria, e 2 anni o rispet'tivame:te 1· anno Iiell'ichtjat. 6 anni nel red1f, cioè 3 nel 1• bando e 3 nel 2° bando. 8 anni nell'liijàdé. Chiamando sotto le armi un contingente annuo di 37 500 . ' U?mrn1, gli efféUivi cli questi tre grandi reparti delle forze militari avrebbero dovuto essere i seguenti: A) Esercito di 1' linea . '
Esercite\ attivo o nizam . . . . . 150,000 } Riserva dell'esercito attivo O ichtjat 70,000 j B} Eseréito di 2• linea o redij' C) Leva in massa o hijadé
220,000 192,000 250,000
Totale Vedremo in se·guito ~ome tali effettivi non sieno stati realmente raggiunti e come sieno ben lungi dall'adprossimarvisi.
II. - Ordinamento delle forze milit ari.
A) Esercito cli 1• linea. L'eseccito di 1• linea ·s i compone, come già si è accennato: a) del nizam o esercito attivo; comprende le truppe regolari tenute permanentemente sotto le armi; b) dell'ichtjat, o riserva'dell'esercito attivo, destinata a completare gli effottivi di guecra di questo e anche a formare eventualmente nuove unità tattiche di fanteria.
L'esercito attivo (nizam) è ripa1•tito: 1• in 7 corpi d\\rmata, cot'rispondenti a 7 grandi circoscrizioni militari territoriali ( orduj; 2• in truppe SP.eciali che. non entrano nella composizione organica de(corpi d'armata. 1) Le sedi la giurisdizione territoriale dei corpi d'armata sono le seguenti: 1° corpo, Cost.antinopoli. - Il territorio dell'Asia minore adiacente al Mar di Marmara e all'Egeo; 2° corpo, Schurnla. La Tracia e la Bulgaria; 3° corpo, Monastir. - La Tessaglia, l'Albania, la Macedonia, la Bosnia e l'EI~zegovina; 4° corpo, Erzerum. - L'Armenia e l'Anatolia (meno la parte compresa nel 1° corpo); 5' corpo, Damasco. - La Siria; 6° corpo, Bagdacl. - L'Irak; 7° corpo, Sanaa. - L'Arabia. Ogni corpo d'armata dovrebbe comporsi cli: 6 reggimenti di fanteria di linea, 6 battaglioni di cacciatori, 4 reggimenti di cavalleria, 1 reggimento d'artiglieria da campagna.
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-r
ANNO
xxi, VoL. 111.
34
•
4- 7i
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC .
DELLE CONDIZIONI G~OGllAFlCO-STATlSTICO-ltlILlTARI
"'
Ma, come appare dallo specchio A che publicbiamo più innanzi, nessuno dei 7 corpi ha la composizione organica suddetta, essendovene alcuni, come· il.3°, il quale ha un numero maggiore d'unità organiche, e alcuni altr.i, come il 6• ed il 7•, quali ne hanno un numero minore. Qualora l'ordinamento organico fosse completamente at. Lùato, l'esercito turco clov1'ebbe contare le seguenti unità tattiche nei 7 cor'pi d'armat.a: ·
42 reggimenti di fanteria a 3 battaglioni.
126
42 battaglioni di cacciatori . . . .
42
28 reggimenti di cavalleria 'a 6 squadroni
16S
7_reggimenti di artiglieria da campagna a 15 batterie
'l'otale . . • .
105 16$
16$
105
[nvece, secondo i dati più recenti, i 7 cor1)i d'armata conterrebbero: 40reggimentidifanteriadilinea ='105battagl. J ,. . · . . ·. . 39 1d. . 14-dJattagl. 3",1 b a t',ag1·10m· cacciatori 29 reggimenti di cavalleria . 174, squad. 6 reggimenti d'artiglieria. . 87 ba~ter. ossia avrebbero 2'r, battaglioni e 18 batterie i,11, meno e 6 squa. droni in più dell'organico . 2) Truppe speciali. - Le truppe speciali addette ad alcuni . corpi d'armata o indipendenti, sono:
•
2 r eggimenti bosniaci di fanteria
_
6 battaglioni
t reggimento di frontiera (in Tessaglia)
=
3 id. 8 squadroni
2 reggimenti di. Cosacchi . 1 reggimento d'artiglieria da campagna di riserva . 15 batterie
475
=
7. reggimenti d'artiglieria da fortezza . 28 battaglioni. 20 distaccamenti d'artiglieria cla fortezza = id . .= 4 2 reggimenti del genio 1 corpo d'operai = 2 id. 20,000 uomini (t) Gendarmeria .
Lo specchio A il;dica a quali corpi d'armata sono addetti alcuni di Lali reggimcnLi. I reggimenti di fapteria ·dovrebbero comporsi .di 3 baLtaglioni\ Ji 8 compagnie e d'un effettivo di 800 uomini per baUaglione; pare però che iilcuni non contino presentemente che 2 battaglioni, avendo concorso con un battaglione a formare il 7° corpo, di recente formazione . I battaglioni cacciatol'i hanno 8 compagnie ed un ~ffeLtivo di 800 uomini. I reggimenti di cavalleria sono formati di 6 squaclroni, tranne i r eggimenti di Cosacchi i quali ne hanno 4 sol.tanto; la forza ,_, dello squadrone s ul piede di guerra è di '130 cavaJli. I reggirnenti cl'arti~lieria di corpo d'armata si compongono attualmente di 12 ba~teric da campagna, :l da monLagna et di rnitragliaLrici, in tutto '1ft baLterie su 6 pezzi, formanti 4 J.>ri.gate, cioè t a cavano e 3 a piedi: 2 brigale hanno cannoni da 4 libbre e 2 da Glibbr0; l'effeLtivo di guerra della batteria a piedi è d i 1.40 uo11ùni e 1.'IO cavalli. n reggimento d'artiglieria di riserva è inca1·icato, in tempo di pace, di eseguire le esperienze del materiale; in tempo di guel'l'a fornisce batterie s up pleLive da montagna ai corpi d'armata· e batterie da campagna a corpi di formazione eventuale. d'arlio-lieria da fortezza hanno ciascuno 4 batI [•eo-o·imenti oo o ' taglioni di 3 compagnie; il loro eJTeltivo di g uerra è di 2040'. uomini. • (1) secondo alcune informazioni fondate, esistono in Siria alcuni squa·droni montati su dromedarii o cammelli; è una specie di fantet·ia montata rncaricata della difesa delle vio di comunicazione attraverso i deserti della Siria e dell'Al'abia.
476
DELLE C0ND1ZI0Nl GEOGRAFICO·STATISTICO·MlLITARI
I distaccamenti d'artiglieria da fortezza sono destinati apresidio d'alcune piazze secondarie in a lcune reo·ioni come la ::, ' Barberia, la Siria, la Bosnia; la loro forza varia da 1 plotone a 1 battaglione. · I reggimenti del genio contano 2 battaglioni di 4 compag nie; l'effettivo di guerra d'un battaglione è di 564 uomini. In tempo di guerra, è addeUa ordinaria men te 1. compagnia del genio ad ogni corpo d'armata. Il corpo degli operai militari si compone di 2 battaglioni con un effettivo totale di 1500 uomini; è addetto agli arsen~li e ai laboratorii d'artiglieria . La gendarmeria, reclutata fra i sott'urficiali dell'esercito, è formata in reggimenti, battaglioni, compagnie o squadroni corrispondenti alla circoscrizione territoriale amministrativa. Non esiste corpo del tr~no; vi si provvede con r equisizioni. In tempo di pace, i cor pi di truppe non sono ripartiti i~ divisioni e brigate, ma dipendono direttamente dal comando di corpo d'armata cui appartengono. In g Ì.1 erra, il corpo d'armata dovrebbe compor si di 2 divisioni forti di 2 o 3 brigate ciascuna; ma s iccome varia è la formazione e la forza dei corpi d'armata, così tale ripartizione non è sempre uniforme, ma generalmente varia a seconda delle circos tanze: talvolta, sia per la necessità del servizio interno, sia per le ragioni inerenti Qi difetti della costituzione organica dell'esercito e alla . sua dislocazione, le divisioni e le brigate sono formate al momen to del bisogno con unità tattiche prese alta rinfusa dal nizam e dal redif od anche con nuove unità formate dall'ich(iat. L'ichtjat serve, come già si è accennato, a completare gli effettivi del nizam e anche a formare nuove unità 'tattiche di fanteria, prendendone i c~uadri dal nizam e dal red4/('1). Sembra /
(1) Nel 1870 tutta la fanteria del corpo di spediziono dell'Yemen (16 battaglioni) venne formata con uomini dell' tchtjat dei primi 5 corpi di armata.
i77
DELLA TURCHIA. EU ROPEA, ECC.
però che, in caso di guerra, tutta la forza disponibile dell'ichtjat sia necessaria per completare gli organici del nizam. B) Esercito di 2a. linea. , Il redif è divis o in due bandi-, cioè: '1• 11 mijevvel, o redif del 1. • bando; 2° Il mijtali o 1·edU del 2' bando. L'organizzazione del redif dovrebbe corrispondere in cìa<3cun ordu con quella del nizarn, esso cioè dovrebbe formare per ciascun bando un corpo d'armala, composto delle tre armi quello del 1• ba ndo e di sola fa;)Leria quello del 2° bando. La composizi.one organica d' un corpo del 1·edif dovrebbe essere la seguente: a) Redif del r bando: 6 reggimenti di fan teria a lt battaglioni 3 reggimenti cli cavalleria a4squadroni '1 reggimento d' arUglieria
=
21: battagl.
= 12 squad. =
6 baLl:erie.
b) Redij del 2° bando .
6 reggimenti di fanteria a 4 battaglion i
= 24 batlagl.
Tale organizzazione è per ò ben lungi dall'essere attuata; sol tanto e ben avviata quella del '1• bando pe1• quanLo riguarda la fanleria e l'adig1i0ria; pel 2° bando è app~na incominciata. Seco!l<lO le più receJ?,ti notizie .sarebbero attualmente organizzati: R edi/ d el 1° bando: 116 battaglioni di fanLeria; 30 batterie d'artiglieria a piedi; Redif del 2° bando: 27 baitag1ioni di fanteria. rJa forza del 1'edif dovrebbe ris ultare, organicamente, di 225,000 uomini, dei quali sarebbero mobilitabili 192,000, ossia 96,000 per ciascun bando. Non essendo ancora in vigore completamente su tutto il tei•ritorio dell'impero la nuova legge militare, questi effetLivi non sono raggiunti, specialmente pel 6' e 7° corpo, il primo de' quali non ha che 6 battaglioni di 1·edif e il secondo non ne ha alcuno.
4 79
DEl,LE CONDIZIONI G-EOG-RAFICO-S'l'ATISTICO-MILlTARI
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
Non risulta come vengono impiegati gli uomini eccedenti alla costituzione organica delle unità tattiche del redi:/, cioè se servano ad aumentare gli effettivi di <fueste ovvero se eventualmente possano anche essere incorporati nel nizam. 1 Gli uomini del redif dovrebbero essere chiamnti sotto le armi ogni anno per un mese e ricevere l'istruzione militare nel rispettivo distretto di reclutamento, dove si trovano le armi e il vestiario occorrenli pella loro mobilitazione. Tale disposizione non è però staLa finora eseguita regolarmente. C) Leva in massa. L'h4jadé o m-u.stahjlz non esiste eh~ sulla carta e lo Stato non dispone dei mezzi necessari per armarla, equipaggiarla e inquadrarla in modo da darle ui1 certo ordinamento militare Il suo eftettivo viene calcolato vagamente dai 250· ai 300 mila uomini. D) Truppe irregolari. Le truppe irregolari sono di due specie, dioè: a) Baschi- buzak, o milizie arruolate. b) Spahis, Beduini, Cil'cassi, ecc., ossia contingenti di LI'ibù nomadi o di popolazioni speciali. a) I Baschi-buzuk sono volontari arruolati con premio; formano dei corpi cli fanteria e qualc!1e piccolo reparto di cavalleria; sono kuppe male armate, male equipaggiate e indisciplinaLe. La loro forza durante la guerra cl'Orien Le (1853-55) ascese persino a 70 mila uomini, dei quali 80 niila in Europa e 40 mila in Asia ('l). Anche durante Ia guerra attuale se ne sono formati rnoHi corpi. b) Gli Spabis, Beduini, Circassi, ecc., sono corpi di cavalleria irregolare f'orniti specialmente dalle tribù noir1adi; sono un'eccellente cavalleria leggera pcl servizio di sicurezza e pella guerra di partigiani; la loro forzasi può valutare a circa 20 mila uomini. Tanto l'una specie ditruppa quanto faltra sono orde di bar-
bari, dedite al saccheggi.o, vero flagello delle regioni che attraversano. D) Contingènti degli Stati vassaW. I conti;ogenti degli Stati vassalli, a seconda delle convenzioni, dovrebbero essere i seguenti:
78
(I ) V. ToPI.EllEN - Siège cle Seòastopol. Tom. Ier, pag. 28.
Egitto. Tunisi.
, '15,000. uomini ('l): . 4,000 uomini
Quanto ai contingenti delle 32rovince non soggette a coscri:?ione, come l'Alta Albania, non si hanno dati sufficienti per calcolarne la forza, dipendendo essa da molte circosLanze, derivanli più dallo spirito delle popolazioni che dalla volontà del . Governo. Lo specchio A dimostra la compos~zione e gli effettivi delle forze militari della Turchia sul' piede di pace e sul pjede di guerra.
III. -
Reclutamento,
Ogni suddito mussulmano è soggetto al servizio militare dal 20"al 40° anno d'età. 11 reclutamento si fa per mezzo della coscrizione. Gli inscritti, cui è toccato in sorte un nurnero di ser1Jizio, ranno parte per 6 anni dell'esercito di 1• linea (nizam e ichtjat) per 6 anni dell'esercito di 2· linea (redif); essi servono per 4 anni nel 1iizam e 2 nell'ichtjat quelli assegnati alla fanteria e per 5 anni nel primo e 2 nel secondo quelli assegnati alla c&valleria e all'artiglieria. Gli inscritti che hanno tirato numero bianco nella prima estrazic>11e a sorLe, concorrono alle estrazioni successive e sino
..
(2) Secondo alc1;1ni, il contingente egiziano dov'rebbe essere di 20 mila uomini, 2 mila cavalli e 24 cannoni .
DELLE CONDI ZIONI GEOGRAFICO- STATI STICO-MlLlTARI
DELLA TURCllIA EUROPEA, E CC.
a l 26' anno d'età; poscia, se non hanno estratto numero di ser vizio, sono assegnali direttamente al T'edff. La legge esenta dal ser vizio militare: 1° I sudditi non maomettani (salvo quelli che sono chiamati a ser vire nella marina); sono però obbligati a riscattarsene mediante il pagamento dt una tassa speciale d'affrancazione delta bedel; 2' Gli abita nt i di Costantinopoli e delle isole diCandia e di Samos; / 3° I mollah, i giudici in effettivo ser vizio, i professori di diritto, g li ulema, i figli unici sosteg11i di famiglia, ecc. Ollre queste esenzioni cli diritto, ve ne sono altre di fa tto, for se ancora più numer ose, le quali rigu~rdano o in tere pr ovincie o tribù nomadi d_ell' Asia, come i Kurdi, i Dru~i, i Beduini o alcuhe popolazioni speciali come i 'Fartar-i e i Circassi. Finalmente a tali esenzioni conviene aggiungere quelle degli impiegati che con un mezzo o coll'altro trovano modo di esimere dal ser vizio militare essi e i loro figli. - La legge ammette la liberazione e la surrogazione. Il contingente annuo dovrebbe essere di 37,500 uomini, ma per ragione d' econo1nia è or-dinariamente compres o fra 25 e 30 mila uomini, ciò che produce il grave inconven iente cli diminuire la for;:a deI1a parte migliot'e dell'esercito, cioè del nizam e d.ell'ichijat, e di aumentarne la parte più scadent.e, il T'edi;f. Si è accennato come la sola popolazione mussulmana s ia · soggetta al servizio rn.ilitarn, ma effettivamente essa pure non v.i concorre che in parte; poicllè, secondo calcoli d'una relativa approssimazione, su 13,650,000 ì\fossulmani, soltanto 9,500,000 s opporlano effettivamente il peso del servizio mililare (1). Tale peso è gr avissimo, specialmente se gli effettivi
corrispondessero agli or ganici della legge del 1869, siccome apparisce dai r appor ti s eg uenti: Sul piede di pace, con un esercito d i 150,000 uomini, la forza sotto le armi sar ebbe 1'1,58 per cento della popolazione mussulmana; Sul piede di guerra, con una for za di 412,000 uomini sotto le armi (nizam, ichtjai' e red(f), s i avr ebbe il 4,33 per c<3nto; chiamando sotto le armi anche la h ijade, si avrebbe una fo r za totale cli 672,000 uomini e il raµ,por to sarebbe de! 7 per cento. Da questi tre rapporti appare evidentemente come il servizio milil ar e sarebbe in Turchia più gravoso che in qualunque alLro S tato d'Europà; ma i risultati del recLttament9, inferiori per diverse ragioni alle pr escrizioni della legge mililar e, alleggeriscono di faLlo tale gravezza. L'effettivo delle forze militari è presentemente inferiore a quello previsto dalla legre del 1869, non solo perchè per le strettezze fi nanziarie dello S tato e pel dife ttoso funzionamento del governo tale legge non è pienamente applicata, ma eziandio per chè non sarà in vigor e in tutte le sue parti e in tutte le province se non da qui a qualche anno, cioè da qui a d]Je anni (nel 1878) nel ter ritorio dei primi 5 corpi d'ar mata e più tardi in quello del 6° e del 7° corpo; anzi in quest'ultimo si può dire che non sia tlnora in -vigore se non per la pal'te che ri-
.f.80
(!) Prentlendo per base i dati -dell'Alma-nach d e Gotha del 1876, Ja popo)azione mussulmana delle provincie dell'Impero ottomano sarebbe la seguente:
I
P rovince d'E U\'Opa . . 8,600,000 / Id. d'Asia . . . 9,050,ooo 13,650,000 1 Id . d'Africa . . 1,000,000) La popolazione che per un moti_vo o per l'altro non " conco rre alla leva, sarebbe la seguen te: . 250,000! Albanesi. . . : . . . . . . . Kurdi, Drusi o Ar abi. . . . . s,000,000 Abitanti di Cos tautinopoli, Candia o 4, 150,000 samos . , . . . . 450,000 Popolazione mariLtiroa . . . 400, 000 Impiegati e d altri . . . . . 50,000 Restano soggetti al servizio m ilitare.
9,500,000
483
DELLE CONDIZlONI GEOGRAFlCO- STATISTlCO-MlLITARl
DEI.LA TURCHIA EUROPEA, ECC .
guarda il .n izam. Sembra quindi che la forza nominale· dell'esercito turco (nizam, ichtjat e 1,edi/), non computando lè truppe ·irregolari sia di 350,000 uomini circa; si dirà in appresso .come la s ua forza reale sia di molto al di sotto di quesLa cifra. Non si comprende, come si scorge, in questo calcolo la hijadé perchè è senza quadri e senza istruzione affaLlo, L'impero è diviso, come si 6 deLto, in 7 circoli territoriali corrispondenti ai 7 .corpi d'armata (1), suddivisi ciascuno in parecchi dis tretti di reclutamento. I reggimenti di fant~ria e i battaglioni di cacciatori si reclutano ordinariamente per distretto, i reggimenti cli cavalieria in uno o più distreLLi determinati, quelli CÌ'al'tiglieria in tutto il terrilor:io del corpo d'armata. Il reggimento d'artiglieria di riserva e quelli del genio si r eclutano nel 1° corpo d'armata, gli opera.i militari con arruolamenti volontari, f corpi di· gendarmeria fra i sottuf- . ficiali dell'esercito. Gli ufficiali provengono o dai -sottufficiali o dalle scuole militari; vi sono inoltre ufficiali nominati per ra vore e ufficiali esteri ammessi al servizio turco.
agli strapazzi. La maggior parte dei cavalli dell'artiglieria invece è acquistata all'estero e specialmente in Ungheria, in Transilvania e in Bessarabia e non lascia nulla a desiderare. In caso di mobilitazione, anche pel servizio della rimonta, il governo turco deve incontrare delle forti difficoltà per portar.e le armi a cavallo all'effettivo di guerra.
482
IV. -
Rimonta.
La rimonLa incontra molte djfficoltà in Turchia, perchè la razza cavallina vi è in continuo deperimento; essa si compie in due modi, cioè o per mezzo di commissioni mandate all'esterCi dal MinisLro della guerra o per mezzo d'acquisti fatti all'interno per cura dei comandi di corpo d'armata e anche dei comandanti elci r eggimenti. La cavaller ia s i rimonta nel secondo modo, cioè per mezzo cli acqu~sti all'interno; ha cavalli di piecola taglia, d'aspetto non bello,' ma vigorosi e abituati (1) Sembra che il territorio del 7° corpo, secondo recemi disposizioni. comprenda tutta l'Arabia.
V. - Armamento. - Materiale. Stabilimenti militari.
La Turchia ha seguìto l'esempio delle potenze europee nell'adottare nuovi sistemi d'armamento. Subito dopo il 1866 ha fatto ac~isto in Inghilterra e in America di 350,000 fucili Enfield e Sprjngfìeld e li ha fatti trasformare a retrocarica secondo il sistema Snicler; poscia ha adottato, come nuovo armamento della fanteria, il fucile Henry- Martini e ne ha ordinati 750 mila in America. Dicesi che una parte di tali fucili sia s tata già conseg nata, ma non risulta finora che sicno stati distribuiti, e in quale quantità, alle truppe. Pare che presentemente buona parte della fanteria sia armata tuttor a del fucile Snider. La cavaJleria è armaLa di sciabola ricurva e di r ewolver; i 2 reggimènti di Cosacchi · e i 4 squadroni . del centro degli altri reggimenti di cavalleria hanno la lancia, e i 2 squadroni d' ala una carabina a r ipetizione del sistema Winchester. Per l'artiglieria furono adottati, dopo il 1859, cannoni ad avancarica del sisti?ma Lahitte; recen temente s i è cominciato a sostituir loro cannoni a retrocarica in accia io del sistema Krupp, dei calibri da G, da 4 e da 3 libbre; questi ultimi servono per· le batterie da montagna. Inoltre pal'e che ogni reggim ento abbia una ba tteria di mitragliatrici del sistema Gatling. Il materiale pel r ifornimento , delle munizioni di fanteria e d'artiglieria è scarsissimo; le munizioni sono portate per lo
481
DELLE CONDIZIONt GEOG·RAFICO-STATISTICO-MILITARI
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC,
!85
, più a dorso di mulo e di carnello, ovvero caricate su vetture di. 1\equisizione. . L'artiglieria da fortezza e da costa ha t,m materiale ricco ma antiquato; rècenlemente però si sono ordinati cannoni del sistema Krupp destinati all'armamento dei forti del Bosforo e dei Dardanelli e d'alcunc piazze del Danubio; non risulta quale quantità ne s ia stata finora con·segnata, ma sembra non debba essere grande a causa delle strettezze :finanziarie dello Stato. In alcune batterie da costa dei Dardanelli e del Bosforo si trovano cannoni Armstrong da 150 e da 300 libbre. Gli stabilimenti per la fabbricazione e riparazione del materiale da guerra sono i seguenLi. L'arsenale di Thophanè, nel sobbor go di Pera, con succursale a Kirch-Aghatch e & Zeitun-Burnu· La fonderia cli cannoni di Thophanè; ' La fabbrica di cartucce di Kirch-Aghateh; I polverifici di Malrikeu'i e di Assalty; Le raffinerie cli nitro di Rasgracl e Uskiub; La rallneria di zolfo di Yudkirly. Tali stabilimenti sono insufficienti a pro:vvedere ai bisogni dell'esercito; laonde, speci_a lrnente pel nuovo armamento, la Turchia è costretta a ricorrere a fomitori esleri, inglesi, americani e tedesclù. Il materiale del,treno e d'ambulanza è pure scarsissimo; il poco che esiste si tr~rva depositato nei magazzini centrali di Costantinopoli. L'equipaggiamento è per la maggior parte confezionalo in opifJzi dello Stato, i quali. si trovano ad Eyub, Ismid e Beìkos nei <linlorni di Costantinopoli; essi bastano pei bisogni ordinari di pace; in caso di mobiliLazione, l'amministrazione militare ricorre all'industria privata all'estero.
VI. -
Istituti militari.
Gli istituti militari della Turchia sono i seguenti: La scuola di guerra di Costantinopoli, destinata a fornire ufficiali di stato maggiore, di fanteria, di cavalleria e del corpo veterinario; non ne escono annualmente che 80 o 100 ufficiali;
La scuola d'artigli~1·ia di Costantinopoli, dest.inata a fornire ufficiali cl'arliglieria e del genio civile e militare; il numero degli allievi che ne escono annualmente è di 15 a 20; La scuola di medicitia di Costantinopoli clestbata a fornire all'esercito e alla marina ufficiali sanitari; Le scuole preparatorie di corpo d'armata, in ragione di una per ci~scun corpo d'armata, destinate all'istruzione preparatoria dei giovani che vogliono intraprendere la carriera militare. Non esistono scuole per l'istruzione della truppa se non nei reggimenti d'artiglieria.
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a-86
DELLE CONOIZIONl GEO GR AF ICO- STATISTICO-MILITARI
Quadro generale delle forze dell'impero t ure
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Cacciatori . . . . . . . . -
6 15 __ 7500 100 _ 3500 50 _ _ 5 _ _ 2500 40 _ 5 - 30 -- 3000 2700 _ 4 _ 24 _ 2400 2200 _ I 5 - 14 1,100 600 84 1 5 _ l4 1400 600 81 7- -
I
b) T,·wppe speciali. ·
Briga tacav. Cosacchi Id . BOS013Ca Reggimento frontiera Ar tiglie riacliriserva. Id. da fortezza . _Id . d is taccam . Gemo . . . . : . . . . . . Corpo operai . . . .. .. .. Gendarmi (zaptié)
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6 15 G _ _ sooo 5o _ _ 5 _ 4 _ 24 _ NCO 22oo _ 4 - -M 1 5 _ 14 1400 600 84 1 5-
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17800 6000 5 - 80 4500 l 5 - H 1800 7 -
-
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_
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600 200 4200 1700
- 6 - - 4 s,1 I
12750 450 ,1300 150 ~600 8-iOO 5 - 1-1 1800 1700 81
15 - 5- - \l4 -
2_
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- - 2 6- - ~ 1 B- -
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e) Corpt irregolart.
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Circassi .. . . . . .. . 31300 7700 81
ne,ur.
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25500 1000 25500 1000 _ _ _ _ __!..,..!__~1 _ ! _ ~ _.!_!._.!_.!_!_!__.!__~....:~
Forza
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700 50 20 800 90
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137100 22290 612
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5100 200 1-
1-
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'2 81200 1000 2 6 5100 200 l 3 2500 90 - 15 2000 1800 9C 1 ..:.. 7 28 14000 7000 4 2500 1500 i 2 20000
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105 - - 52500 7 10 89 - - 19500 3l'o - 174 - 17-100 15900 25 - 87 8.700 3800 522
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- - 10200 !!SO 121- - 10200 360 12750 450 - 40 - - 4300 150- - 6- - 5100 200-1- 5 - - 4300 150 - - 39 - 24 - 3600 3400 - 4 - :!4 - 3600 S40ò - -- - 24 - 3600 8 100 - 29 - 174 -
5100 200 - - - 9500 :,_ 90 - - - -
30850 6040 84
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Baschi bozuks . . . . .
Fanteria: 1° bando Id. 2° bando
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12750 . 4r,o 5100 200 4 - 24 - 3600 3100 1 5 - 84 lSOO 1700 81 6 -
1200 1000 _ _ _ _ _
-- -- -- -- -- -- -- ---- -- -- -1 - - - - - - -- -- -- -- -- - -
Genio . . . . . .. . .. . Corpo operai . . . . . . Gendarmi (za,priéJ . . .
Spt,lliS . .
-
_
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6 15 - -
-
b) Triippe speciali.
B1·igata cav. Cosacchi I d. Bosniaca R eggimento front iera Artiglieria di l'iserv a . Id . da fo rtezza Id. (distaccam.)
-
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Nh:am. a) T ruppe d i lfnea.
Cacciatori . .
6 12 6000 80 00 40 - - 5 - - 2500 . 40 00 2200 - 4 - 24 - 2400 2200 00 600 84 l 5 - 14 1-100 600 81
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PIEDE DI GUERRA
Fanteria di linea . . .
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- _ _ _ -_ -_ 1i -_ _ -
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6 !5 _ _ 7500 100 _
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Unità. lattica
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Cavalleria . . . . . . . . Artiglieri a da campo.
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97000 3800 ~2900 890 -
1- 1-9-90-0 -4-69-0 --= 401400 57450 -
488
DELLE CONDIZIONI GEOGIIAFlCO-STATIST.ICO-MILITAIU
PARTE Il. DELLE QUALITÀ FISICHE E MORALI DELLE FORZE MILITARI TURCHE.
Nella prima parte di questo studio abbiamo esposta la costituzione organica delle forze militari della Turchit1: prima di formulare ' un apprezzamento sul loro valore complessivo, crediamo sia con venienle dare alcuni cenni sommari sulle loro qualità fisiche e morali, sulla loro istruzione, sulla costituzione dei quadri, su Ha disciplina e sull'amministrazione (1). Il soldato turco possiede naturalm1~nte le qualità fisiche del buon soldato; è robusto, vigoroso, calmo, sobrio e paziente; a queste virLù Osiche ne unisce una 1norale importantissima, l'obbedienza. Tale obbedienza però non è il risultato del profondo sentimento del dovere, ma sibbene del timore delle pu- . nizioni, e dell'apatia caratteristica della sua razza e aell'educazione che riceve; egli ubbidisce matel!ialmente, senza iniziativa e perciò senza rendersi conto alcuno delle proprie azioni. Valoroso ed amante della guerra per natura, si esalta facilmente; ma il s uo entusiasmo anzichè da nobili sentimenti è . ' ' mosso da istinti selvaggi e da sele di preda, nè quasi più è eccitato dal fana tismo religioso in allri tempi potentissimo. Trovandosi disseminato su un territorio esteso fr,à genti diverse, indifferenti .o nemiche, trascuralo e spesso privo anche
(1) Le brevi considerazioni e osservazioni contenute in q'lesto capitolo sono tratte in buona parte da un pl'egevole scritto d'Osman Bey, già ufficiale nello stato maggiore turco, publÌlicato nel giornale russo il Voennyi Sborna, e riportato nel N. 33 del Bv,,llettn de l'.l Réunion cles o/li,ciers del 12 agosto 1876, e dallo scritto dei tenente colo~nello Boselli già citato.
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
489
del necessario, egli non ha affezione pel mestiere delle armi; lontano dalla famiglia, in p?esi cli costumi differenti, cade "in preda alla nostalgia; relegato nei forti, nelle caserme isolate fuori del contatto colle popolazioni, spesso si abbrutisce con vizi infami. Fatalista per natura e per educazione, si rassegna al male, senza curarsi d'attenuarlo; non abituato a lavori d'arte~ non sa procurasi nei .campi quegli agi che si. procura il solclalo d'un altro esercito europeo; suo istinto naturale è la distruzione di tnttociò che non gli serve pel momento. L'istruzione è poco diffusa; nrancando le scuole nel paese, la maggior parte degli inscritti arriva sotto le armi illetterata; . d'altra parte si oppongono alla .sua diffusione i pregiudizi religiosi e le èlil'ficolLà dell'alfabeto arabo, il quale non si presta molto per la lingua turca, che non ha alfabeto proprio. L'istruzione militare si riduce a ben poca cosa, al maneggio dell'armi e alle manovre più elementari di piazza, d'armi compassate, eseguite con grande pedanteria e nelle quali si bada all'apparenza e non alla realtà utile. L'istruzione tattica si può dire che sia totalmenteignorata, nèsipotrebbe svilupparla, essendone digiuni i quadri; d'altronde vi si ç>pporrebbe il soverchio frazionamento d'alcuni corpi di truppe·. Il soldato turco ha però naturale attitudine alla piccola guerra. I quadri sono cattivi. I sott'ufficiali sono tratti per la maggior parte da soldati anziani e non hanno che lç1 pratica del servizio; molti non sanno nè leggere nè scrivere; alcuni, specialmente i contabili, sono nominati fra i favoriti e non barino nè istmzione, nè condotta che ispirino fiducia. Il sott'ufficialeinsomma si eleva di poco al disopra del livello morale e intellettuale del soldato. Nè migliori dei sottufficiali sono relalivamente gli ufficiali. Come già si è accennato, essi provengono o dalla classe dei sott'ufficiali (e sono i più numerosi) o dalle scuolè militari. I primi, se hunuo pratica del servizio, sono però dotati di scarsissima istruzione e conservano le abitudini della vita del sott'ufficiale; i secondi, hanno una certa coltura, ma sono pieni · d'orgoglio pella loro provenienza, vivono· da soli e, poiché sono ANNO ;x1, VoL. m.
32
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DELLE CONDIZIONI GE0GRAFICO- STAT1STICO·MIL1TARI
poco pumerosi, finiscono col subiee a lungo andare l'influen2'ia della maggioeanza, ovvero non acquistano mai abitudini militari. Quanto a quelli pe?venienti daifavoriti, essi non hann0 nèla pratica dei primi, nè la cultura dei secondi· è un ele. ' " mento presuntuoso, ignorante, inviso a tutti. Molto migliori degli altri non devono essere, in generale, neppure gli ufficiali esteri al servizio peemanente dell~ Turchia. Tali differenze di proveniep.za, di coltura e di stato sociale 'impediscono l'unione tra gli .ufficiali e lo sviluppo dello spirito di corpo; una' classe guarda l'altra di mal occhio, la detesta. L'ufficiale alloggia in caserma, vive continuamente framezzo a i soldati; i! suo ascendente sugli inferiori è perciò piccolissimo e l'azione disciplinare limitata; si può ·dire che egli vale più o meno quanto il sott'uffìci~le negli altri eserciti europei. L'avanzaniento,benchè regolato da leggi, è in realtà abbandonato all'arbitiliO e al capriccio dèi capi; si vedono spesso favoriti elevati in breve tempo ad alti gradi, mentre sono dimenticati distinti , ufficiali; perciò l'intrigo è onnipossentei la servilità, le basse arti valgo.n o piu che il sapere, il valore e la specchi~ta condotta. ' Gli stipendi degli ufficiali inferiori sono miseri, mentl'e son0 lauti quelli degli ufficiali generali (1); inoltr e sono pag~ti irregolarmente, talvolta con ritardo di mesi e mesi, ciò che obbliga (I) Gli s tipendi ed accesso1·i degl i ufficial i de i vari gradi sono i seguen ti: Stipeodio GR;\DI
annuale lire italiane
~
Mar esciallo (1)1uch.tt-) . . . . . . Ge ne rate di di visione (Fet-llt-pacha) Id . d t b n gata (Li va-paclta) Colonnello (1lftt-t- alo.i) . . . . . 'l'eneote cotou ne lJ o (Kaimaca n) . Magg iore (Bi,n-bascht) . . · . . V1ce-maggiore (Kocagasst) • . Capitano Uu .:--bascht) . . . . Tenente. (Mu/.azlmt-ewwel) . . Sottote nente (,l1ula,zimi- z.ani ).
67,500 22,500 13,000 6,750 4,400 3,875 1,690 945 675
568
-------------Razioni gioroaliere di
di
viveri roraggio 128 64 32 lG 10 8 2
2 I
r
64 20 12 8 3 2
...
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC . t 91 l'ufficiale o a vivere di privazioni o a subire l'usura, semprequa~do non cerchi di rifarsi sugli·assegni del soldato. Compensano in parte l'ireegolarità del pagamento degli stipendi e la loro scarsezza per gli 1JtfficiaJi inferiori, le razioni di vivei'i che ricevono, l'alloggio in quartiere e il vesLiar.io a spese della StaLo. Essendo ammesso dalla legge il matrimonio senza formalità e senza ingerenza dell'autorità militare, molti ufficiali sono ammogliati; spesso perciò la condizione sociale (tella moglie è in feriore a quella dell'ufficiale e qui'hdilefamiglie dei militari, specialmente in causa de.i frequenti movimen~i di teuppe, man,cano talvolta del più sLretLo necessario. La razione viveri è eguale per l'ufficiale e pel soldato (1) e non lascerebbe a desiderare se la qualità corrispondesse sempre alla quantità. In tempo di guerra il soldato porta 4 razioni di biscotto nello zaino; talvolta il biscotto è sostituito da un sacchetto di farina depurata, colla quale egli si prepara delle focacce che fa cuocere in una piccola p'aJa di ferro che po1~ta seco. Il rimanente della razione viveri di campagna è composta di generi requisiti. L'uniforme della truppa ò quasi eguale per tutte le armi ed ha una certa rassomiglianza con quella degli zuavi francesi; gli ufficiali hanno una tenuta all'europea poco dissimile dall'antica tenuta della nostra fanteria, salvochè por tano il fez invece del. kepì. In camp31gna e anche in alcune guarnig ioni, i soldati, invece delle scarpe, porLano dei s andali rassom iglianti ai zampitii dei montanari cl'alcune delle nostre province. In generale la Lenuta del soldalo tLLrco è trascurata, specialmente nelle piccole guarnigioni: non è raro il vedere non solo soldati, ma anche ufficiali con vesti lacere e scalzi. L'amministrafione è cattiva. Le pratiche dì una burocrazia (!) La razione regolamentare è di 9GO grammi di pane, 256 g1•ammi di
carne (due volte la settimana), 256 g rammi. di riso, sale, burro ed a ltri
condimenti.
,i.92 DELLE CONDlZIONl GEOGRAFICO-STA'fISTlCO-MILITARI onnipossente, la quale però sotto ogni rapporto è scadente e inetta, ne inceppano l'azione e ne rendono illusorio il controllo, e quindi possibili le malversazioni, e poichè il cattivo esempio viene dall'alto, il male si fa sentire impunemente in tutti i gradi sino a pesare quasi totalmente sul soldato. Conviene però rendere omaggio all'amministrazione militare turca per aver saputo provvedere bene ad alcuni bisogni del soldato e specialmente per quanto riguarda le caserme e gli ospedali. Le caserme d'alcune delle grandi guarnigioni sono veri modelli; ampie, ben riparale dall'incostanza del clima, · provviste abbondantemente d'acqua e di bagni, esse offrono non solo il necessario, ma anche alcune comodità. Gli ufficiali, come già si è detto, sono alloggiati nelle caserme, ma npn possono tenervi le famiglie, essendo assolutamente vietato alle donne l'ingresso nei quartieri. Gli alloggi degli ufficiali consistono in una camera per ciascun ufficiale superiore e una per tutti gli ufficiali:d'una compagnia. Gli ospedali sono ben c~struu( e· ben tenuti; quelli di Costan·tinopoli sono veri modelli; ma il servizio sanitario in campagna è in uno staLo deplol'evole. Il servizio del treno non è regolarmente organizzato; poco è il materiale clHl treno d'arLiglieria, pochissimo il sani tari o, nullo· quello dell'intendenza. S1 provvede ai vari bi>'ogni,cui deve soddisfare questo sol'vizio, per mezzo di requisizioni. Se ci6 riesce relativamente f'acilè nei paesi piani, diviene però difficilissimo nei paesi montuosi, dove i convogli del treno composti di vetture del paese requisite, di bestie da soma e talvolta anche di rajah carichi, formanolllnghe colonne soggette a mille pèri· coli di sorprese e di sbandamento, e a ritardi inevitabili, causati da peripezie d'ogni genere. Ordinariamente il Lreno si divide in.due colonne, pesante e leggera; la prima si compone di carri requisiti e porta tuttociò che va al seguito delle grandi . unità; la s.econda, composta in massima di bestie da soma, porla quanto deveseguire i corpi di truppa. Normalmente ogni compagnia ha da 4 a (1 bestie da soma pel trasporto degli o·ggelti
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
193
di cucina, del poco bagaglio degli ufficiali (i quali spesso non ne hanno punto), delle tende e dell'acqua; un battaglione dov1·ebbe avere in media 50 bestie da soma. D'altronde, anche quando esistesse carreggio pel treno, esso non potrebbe essere -iI:1piegato per difetto di strade. La marina a vapore sul mare e sul Danubio e le poche ferrovie sono i principali mezzi di traspor"to. In una guerra offensiva, all'«:istero, l'esercito turco si troverebbe in gravi imbarazzi in causa della mancanza d'un servizio del treno organizzato. • La disciplina milita_re riposa sulla giustizia e sulla morale. Ora ,queste due parole hanno in Turchia, come scrive il maggiore ~rousse, un significato .dìfferente da quello che hanno negli altri paesi d'Europa. La giustizia non può esisLerè che a condizione d'essere la stessa dappertutto e per tutti; se no, diventa arbitrio. Come applicare il principio dell'uguaglianza in un paese ~ve il Corano è il solo codice in vigore ~ Come abituare alla disciplina genti le quali Cl'edono che tutto sia permes;o al vincitore e nulla debba concedersi al ·vinto~ Quanto alla morale, l'educazione e i costumi delle popolazioni sono tali da pervertirla o da atrofizzame il sentimento; nè, entrando nell'esercito, l'inscritto vi Lrova una migliore scuola d'educazione morale. - Non essendovi pertanto mezzi morali per infondere il sentimento della disciplina, la si mantiene coi mezzi materiali, colle punizioni corporali, le quali soFJ.o largamente applicate. Ecco che cosa dice il tenente colonnello Boselli a proposito della disciplina nell'esercito turco: « La disciplina si mantiene ~ell'esercito turco non già in forza « dei principii che formano la base dei nostri ordinamenti mi·« lilari, ma bensì e piuttosto per quella tendenza al quielo vi" vere e quella fiacchezza morale che rende l'uomo passivo ·e " schiavo delle abitudini. Il Turco fa gran conto delle appa« renze; salvate queste, non si cura del resto. Anche là, come « in qualunque altra società militare ove alla disciplina non si « accompagni la cultura e la buona educazione, si guarda
i94
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITARI
• sempre e soltanto alla fo1'ma e Si perde completamente di « vista la sos,tanza ..... ». Conviene però osservare che le mancanze in servizio sono ' rarissime, il soldato ubbidisce ciecamente, secondo lo spirito del Corano e in moclo apatico; fuori cli servizio, egli poco si cura dell'ufficiale, col quale tratta con una certa famigliarità. È difficile per chi sia estran~o ad un esercito il formulare un apprezzamento sulle qualità caratteristiche e sulle · aUitudini clelle varie armi che lo compongono; ci rimettiamo quindi completamente, per quanto riguarda l'esercito tt!lJ.·co, al giudi,zio competenfo del colonnello Becker. « L'infànterie, egli « dice, malgré les bonnes quaMés du soldat, estfort-me.diocre. u Elle tire mal; elle est peu manoeu vrière: le servi ce des tirai!" leurs et le cléveloppement individuel du soldat sont très-né« gligés. Le manque de discipline et de bons officiers rendrait « son action en rase campagne clésordonnée et molle. En re1 "vanche,.elle marche bien et est facile à noun•ir "· L'istruzione sul tiro pare che sia trascurata; si dice che interi corpi d[ truppe stan3i.ati' in province lontane passino degli anni in.teri senza sparare neppure una· cartuccia. Aggiungasi a ci0 che il soldato turco è assai poco curante delle armi, e che -perciò anche dei buoni fy.cili a retrocarica, co.n meccanismo delicato, valgono nelle sue mani nssai meno che in quelle di soldati·più intelligenti e meglio istrutti . « La cavàlerie, continua il colonnello Becker, est mal mon« tée; le service cl'éclaireurs et d'avantpostes, en g~néral toute « la petite guerre, y est a\1ssi negligé que le service de tirail,1 leurs dans l'infanterie. « L'artillerie ~e campagne ·a été organisée par des Alle« man~s, clont quelques un~ occupent aujourd'hui des postes ·« assez élevés dans l'armée. Le matériel est très-bon, le tir • à distances déterminées est égalementbon. Elle rnanoeuvre " bien. Cependant, malgré tout cela, et malgré l'opinion très.«· ré:r>andue de sa perfection, nous doutons f'ort qu'eHe la justi-
495 « fie en campagne, parceque ni les officiers n.i la troupe ne «· sont habitués au tir à distances inconnues et n'ont aucun ,, motif sérieux pour apprendre à le déterminer; parceque le « tnatériel se chargeant par la culasse a besoin d'un soin et << d'un entretien peu en harmonie avee le laisser-aller fata.liste " du soldat ture; et, enfin, parceque l'artillerie manque de " cai~sons. Il y a une grande partie cles batteries qui n' ont pas « du tout de caissons, et qui font transporter leurs munitions " dans de simples voitures d'artillerie, et meme ces voitures " rendraient le remplacemen t des mmiitions très-difficile. " Pour le reste, le manque cl'intenda.nce et de moyens de " trasports rendra en général l'armée turque peu mobile, dès " qu'il s'agira de masses plus considérables » ('1). Completiamo tali apprezzamenti, aggiungendo: 'l' Che l'esercito turco ha poche truppe tecniche) 16 com~ · pagnie in tutto, numero scarsissimo in un paese povero cli strade, cliffi.cile in alcune regioni ed affatto insufficiente pe:run esercito che ha pochissimi operai nelle sue file ein cui' manca l'istituzione dei pionieri reggi men tali. 29 Che lo stato maggiore turco, sebbene conti ufficiali capaci, non ha che una limitata ingerenza nelle cose militari e la sua azione è inceppata dal disordine amministrativo dello Stato. . Per riassumere quanto, è stato fin qui eletto, riportiamo le ·seguenti conclusioni che togliamo d~ una pregevole pubblicazione dello stato maggiore austriaco (2): « "L'amministrazione dell'esercito turco è cattiva, prover« bialmente cattiva; la corruzione, le malversazioni, il disor" dine regnano in tutti' i rami di questo servizio . « I: capi sono generalmente incapaci; il corpo degli ufficiali, " oltre ad avere un'istrnzione scarsa, manca di prestigio e di « ascendente morale. DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
La sit-uation mtlitaire àe la Tu-rquie . (2} Die Wehrhra~ de-r Osmanisohen Reiches. - Wien, 1871.
(l) BECKER. -
49~
DELLE CONDIZIONI GEOG-RAFIC0 -STATIST1C0-~IIL1TARI
L'istruzione della truppa è insufficiente per tutte le armi, " eccettuata forse l'artiglieria; il materiale da guerra, scarso in " generale, manca affatto per alcuni servizi; quindi l'esercito, « specialmente se riunito in grandi masse, è poco mobile. « Compensano, sino ad un certo punto, tali difetti alcune ec" cellenti qualità individuali del soldato, quali la fedeHà, il co« raggio e la fermezza nel combattimento, la frugalità, e la pa« zienza e la costanza nel sopportare le privazioni e le fatiche». «
Apprezzamento sull'impiego delle forze m ilitari turche.
Esaminata la costituzione organica e lo stato fisido e morale delle forze militari turche, ci rimane da studiare la riunione e l'impiego loro sui teatri di guerra principali dell'Impeeo . L'Impero ottomano comprende regioni situate in Europa, in Asia ed in Africa e confina direttamente con due grandi potenze, coli' Austria in Europa, colta Russia in Asia; è a contatto immediato con Stati minori della penisola balkanica naturalmente a lui avversi, ed è composto d'elementi eterogenei o indifferenti o nemici gli uni verso gli altri e trovasi finalmente esposto su tutto il suo esteso littoraleagli attacchi delle potenze marittime e specialmente della Russia nel Mar Nero'. Tale situazione geografica e politica impone alle forze militari turche parecchi còmpiti, i quali in parte le rendono indi. sponibili per operazioni su un teatro di guerra determinato e in parte ne paralizzano l'azione sul teatro di guerra stesso. È impossibile il determinare, anche con una relaLiva ~ approssimazione, quale quantità di forze occorra per ciascuno di tali còmpiti, mancandoci la conoscenza ·dei dati oppol'tunì; cercheremo di approssimarvici per quanto è possibile, esaminando la dislocazione ordinaria delle fot'ze e la missione loro normalmente assegnata nelle varie regioni, nonché i mezzi per riunirle s u un dato teatro di guerra.
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
L'esercito turco è diviso in 7 cor pi d'armata, ciascuno dei quali ha un còmpito ben determinato; essi corpi vengono in tal modo ad essere in parte vincolati alla regione dove sono reclutati e dislocati. Ora su 7 corpi, 2 soli sono reclutati in Europa e quasi 3 vi sono dislocati, mentre altri 5 sono reclutati in Asia. Il 1° corpo dislocato a Costantinopoli e nei dintorni fornisce distaccamenti nelle isole dell'Egeo, spe...: cialmente a Candia, e tiene · guarnigioni a Smirne ed a Gallipoli; se si può considerare disponibile il suo nizam non è verosimile che lo sia il red~f per operazioni sul teatro dì guerra europeo od asiatico. Il 2' corpo, occupando la Bulgaria, ha da fornire le guarnigioni delle numerose piazze del Danubio e del littorale del Mar Nero, da difendere od osservare il confine rumeno e da tenere in soggezione una popolazione ostile; esso quindi tanto in nizam, quanto in redif non può fornire che una parte del proprio effettivo per operazioni fuori della propria regione. Il 3° corpo occupa un territoriQ estesissimo dalla frontiera austriaca alla Grecia, deve guardare i confini della Serbia, del Montenegro e della Grecia; presidiare e tenere ìn soggezione popolazioni nemiche; inoltre il suo 1·edif non è formato che ìn parte. Si può ritenere che tutta la sua forza sia necessaria per occupare la regione rispettiva e che per operazioni fuori del proprio Lerrilorio non potrebbe fornire che un con tingente minimo o nullo. Da ciò appare come il governo turco debba trarre dall'Asia la maggior parte delle forze sia per operazioni offensive, sia per difendere i s uoi possessi in Europa. Ma neppure le forze dislocate e reclutate in Asia sono in.buona parte disponibili. lnfatti il 4° corpo ha da osservare od eventualmente da difendere la frontiera del Caucaso, unica per la quale la Turchia confina colla Russia, e che non può lasciare sguarnita; esso corpo, se è s ufficiente per la pura osservazione armata, sarebbe affatto insufficiente per la difesa contro le forze russe operanti dal Caucaso e dalla Georgia. Maggiore assegnamento può fare sul concorso del 5° corpo, il quale trovasi in Siria, sebbene esso pure debba Lenere in freno le popo~
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4-99
DE LLE CONDIZIONI GBOGIIAPICO- STATlSTlCO- MILlTARI
D~LLA TURCHU EUROPEA, ECC.
!azioni del Libano. Quanto al 6° e 7• corpo sembra che· non possano fornire che un contingente relativamente piccolo, avendo il 6° corpo da guardai•e l'estesa frontiera della Persia e da tenere in soggezione le popolazioni nomadi della Mesopo· tomia, ed essendo ne per giunta incompleto tanto Hnìzam quanto· il redif; il 7• corpo, di formazione recente, non ha redif ed ha un effettivo di ni~am assai piccolo. Ciò premesso, le forze disponibili per operazioni sul teatro di guerra europeo, si possono dividere in tre gr uppi, cioè: 1° Fo,·ze immediatamente di,.sponibili, che comprendeno buona parte del 1°, una parte del 2• e una parte limitala del 3° corpo. 2" Fo1·zedisponibili, in un tempo relativamente b1°eve (dentro un mese circa); comprendono il nizam d'una parte del 4° e del 5• corpo. 3° Forze disponibili dopo un mese di tempo; compr·endono i contingenti del nizam del 6° e 7• cor po e del ,·edif do] 4° e 5° corpo. Tutte crueste forze verosimilmente non superano i 200 mila u~mini._ A tali_ forze. con~iene aggiungere le truppe irre 01ari 9 e 1 conlrngent1 degli Stati vassalli. Le truppe irregolari si possono calcolar:e almeno dai 40 a i 50mila uomini (l); nella guerra attuale, circa 30 mila si trovano alle frontiere della Serbia e ' circa 20 mila sono HClla Bulgaria, nella Bosnia ed Erzegovina e nell'Albania. Il conlingenLe dell'Egitto, il q-uale nella guerra attuale si dice ammonti a 12 mila uomini, potrebbe éssere superiore a quello stabililo dalle convenzioni, specialmentequando l'J.nghil terra, la cui influenza è gl'undissima .in quel paese, fosse favorevole alla Turchia . Ma d'altra parte ò da osservare che l'Egitto per la sua situazione geografica, pei suoi rapporti in-
ternazionali e per le aspirazioni del suo governo, non si determinerà Il)lli a sguarnire di trup)l)e il. proprio territorio per diiendere una causa che non è la sua. Quanto a Tunisi, i suoi ordinamenti militari e le sue condizioni finanziarie sono tali, cihe sarà molto se arriverà a forn ire il conlingenle stabilHo dalle conven~loni (1). Troviamo la.conferma e la prova di questi calcoli nell'esperienza non solo della guerra del 1853-54', ma eziandio in quella della guerra aLtuale, nella qual~, sebbene abbia ;vuto agio di mobili taro e concentrare tutte le fo'rze disponibili, la Tul'chia non è riuscita a concentrare sul teatro di guerra europeo più di 200 mila uomini, cioè 120 mila alle frontiere della Serbia, 40 mila alle l'rontiere del Montenegro e 60 mila fra la Bosnia e la Bulgaria. Ma perchè tali forzo possano avere un valore reale ed immediato in caso di guerra scoppiata all'improvviso, sarebbe necessario che la mobilitazione e il concentrament0 potessero aver luogo nel più breve tempo possibHe. Ad ottenere questo risultato si oppongono la confusione che regna in tutti i rami dell'amministrazione delto Stato, la negligenza e l'apatia degli impiegati e delle popolazioni; la mancanza di materiale per al- · cuni servizi; il difetto di comunicazioni facili e rapide. E per' tanto la mobilitazione dell'esercito turco, anzichè una opera. zione, di cui ogni atto è studiato preventivamente e armon icamente combinato, devo riuscire un'operazione confusa e lunga; le grandi unità vengono formaLe con elementi pi·esi alla rinfusa, estranei gli uni agli altri; molti servizi organizzali di pianta, al momento del bisogno, devono o funzionar male o non funzionar punto. Inoltre, perchè le forze mobilitate possano radunarsi,ènecessario che il maresialibero, mancando, specialmen te nell'Asia, le ferrovie, ed essendo alcune province, come l'Yrak e !'Yemen, separalo dal rimanen te dell'Impero da grandi deserti. Quindi le forze mobilita Le, prima <l'arrivare sul
(1) Durante la guerra d'Oriente, la 'l'urchia pose in armi, come già si è accennato, 70 mila uomini di truppe irregolari, cioè 30 mila sul Da-
nubio e 4.0 mila in Asia, ma allora non essendo esteso a tutte le province il servizto o~bligatorio, riusciva più facUe il raggiungere tale effettivo.
(1) Vedi l'Appendice: For:e m ilitari aeU'Egttto e dì 1'unisi.
500 DELLE CONDIZIONI GEOGRAFJCO-STAT1ST1C0-MILÌTARI · teatro di guerra, vanno soggette a perdite causate da diserzioni e da malattie, e la radunata l'oro non si può effettuare, anche ammettendo le più favorevoli condizioni, in tempo utile relativamente a quello che vi impiegherebbero i loro avversari. ·Compensano in parte codesti inconvenienti la naturale obbedienza passiva del Mussulmano e il fanatismo religioso, sebpene quest'ultimo, come già si disse, non abbia più che una efficacia relativamente piccola. Volendo ora formu lare un giudizio complessivo sulle forze· militari turche, osserviamo: 19 Che la loro forza 1·eale disponibile per operazioni su uno dei teatri di guerra arriva appena alla metà del loro e/fettioo organico. 2° Che la loro mobilitazione e il loro concentramento, oltre ad essere operazioni lunghe e difficili, non possono riuscir bene ·se il mare non è libero per trasportare le truppe dalle regioni lontane sul teatro di guerra. 3° Che tali forze, se possono bastare per un'azione offensiva contro uno degli Stati minori della penisola balkanica, non basterebbero forse che per la pura difensiva, quando tutti gli Stati minori si coalizzassero per un'azione comune contro la Turchia. 4' Che èsse sono affatto insufficienti per operazioni offensive contro una delle tlue grandi potenze confinanti, la Russia e l'Austria, e che noJ1 basterebbero probabilmente neppure per la difensiva specialmente contro la prima. 5° Che il concorso· degli elementi irregolari e delle popolazioni mussulmane levate in massa non può avere grande valore ip Europa, essendone relativamente piccolo il numero, mentre ne avrebbe moltissimo in Asia, e che perciò l'intensità della difesa è maggiore nelle regioni asiatiche che in quelle d'Europa.
DELLA TURCHIA EUllOPEA, ECC.
50f-
Marina m ilitare.
La marina turca ha sofferte nel secolo nostro così gravi perdite che la sua esistenza ne è stata parecchie volte compromessa. lnfani nella battaglia di Navarino (1827) quasi tutto il suo naviglio d'alto bordo veniva· colato a fondo; nel 1840, 22 dei suoi migliori bastimenti erano per tradimento consegnati al vicerè'd'Egitto allora in rivolta contro la Sublime Porta; finalmente nel 18531:J dei suoi legni erano distrutti dalla flotta russa nella r&da di Sinope. Inoltre, in seguito all'indipendenza della Grecia, essa perdeva la regione dove reclutava i migliori marinai. Il Governo ottomano ha fatti grandi sforzi e sacrifici pecu· nia(·i per ricostituire volta a volta una forte marina, necessaria non solo per difendere'l'estesissimo littorale dell'impero bagnato da parecchi mari; ma per servire eziandio come mezzo per ti·asportare truppe e materiale da una regione all'~ltra e supplire così alla mancanza cli buone e rapide comunicazioni 1 terrestri. Tuttavia la marina turca in causa della poca istruzione e della natura ·intrinseca del suo personale è lungi dal rappr'esentare quella potenza che sarebbe comportata dalla copia e dalla bontà del materiale che possiede. Il pe1'sonale della marina turca si compone: a) del corpo degli equipaggi della flotta; b) della ranteri-a di marina; e) degli operai di marina. 11 corpo degli equipaggi. della flotta si recluta fra le popolazionl mussulmane e cristiane del littorale e delle isole con legge analoga a quella che regola il reclutamento dell'esercito; la durata del servizio è di 7 anni sotto le armi o in còng<3do provvis~rio e 5 anni nelia riserva.
.502
DELLE CONDIZIONI GEOGI\AFICO-STATISTICO-MILITARI
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC.
La fanteria di marina si recluta come i corpi dell'esercito; conta un reggimento di 3 battaglioni di 8 compagnie e forte in tutto di 2400 uomini; parte è addetta alla custodia degli stabilimenti marittimi, parte è imbarcata sulle. navi armate. Gli operai sono reclutati come il corpo degli ·equipaggi; la maggior parte però degli ufficiali e quasi Lutti i macchinisti sono stranieri, francesi, inglesi, tedeschi, ecc. Gli ufficia li di marina provengono o dai sottufficiali o dalla . scuola di marina di Halki, la quale trovasi in 1;ma delle isole dei Principi nel Mar di Marrnara. Il materiale della marina turca è assai buono. Le navi in legno sono state costrutte per la maggior parte nei cantier-i dello Stato, con legname eccellente, sotto la direzione d'ingegneri na;vali francesi' e inglesi; quelle corazzate, all'estero dall'industria privata, in lng:hiHer.ra, in 'Francia e a Trieste. Le artiglierie di grosso calibro di cui sono armate le corazzate sono del sistema Armstroog. Secondo i dati che paiono i più esaLti; la marina tu11ca si comporrebbe delle seguenti navi: a)
Navi corazzate.
3 fregate corazzate .
J 2 2
1
id.
id.
corvette
id.
id. id.
id. id.
2 id. 2 monitors
.13 navi (!)
id.
.
(1) Due altre sono iu costruzione.
., .
-- 900 750
400 200 300 500 350
-
4421 8143 1399 1881 1250 1601 1583
-- - - --
15
8 -1
4 5 4
,[
2700 750 800 400 300 1000 700
13263 8143 2798 8762 1250
45
316G
8
6650
30584
90
8
s
8 5
s2og
8
---- -
503
b) Navi a vapore non coraz;1ate.
5 5 22 22
vascelli a elica. fregate a elica. trasporti. legni minori. e) Navi a vela .
a4. navi di varie specie. L'equipaggio occorrente per armare ilnaviglio è calcolato a 25 mila uomini. Oltre il materiale sovraindiéato, la marina turca ha una flottiglia sul Danubio e due legni sul lago di Scutari. L'arsenale mariLtimo princitale è a Tershané (Costantinopoli); sono stazioni navali a Sinope, Mytilene, Rodi e Suda nell'isola di Candia; vi è un piccolo arsenale a Bassorah, alle foci dell'Eufrate, per la squadra del Golfo Persico. . Il valore reale della marina militare turca non va misurato prendendo per base la sua forza numerica. Gli .ufficiali hanno in generale un'istruzione limitata e ·mancano della pratica che si acquista soltanto colla lunga navigazione; i marinai sono reclutati fra elementi diversi per razza· ·e per religione; più della metà sono greci del littorale clcll' Asia .Minore o della Turchia Europea e sono perciò un elemento pericoloso in date eventualità. Finalmente la maggior parte del personale tecnico è straniera e sarebbe difficilissimo il sostituirla con elementi indigeni. Malgrado tali difetLi, la marina Lurca rappresenta. sempre una discreta forza, specialmente per la difesa dei punti più importanti del littorale, cioè il Bosforo e i Dardanelli, e come mezzo di trasporto per concenlrare le truppe, rafforzarle ed approvvigionarle.
504
DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITARI
DELLA TURCHIA EUROPEA, ECC,
505
3 reggimenti d'artiglieria da fortezza a (~) compa_g nie; APPENDICE. LE FORZE MILITARI DELL'EGITTO E DI TUNISI.
Cre?iamo conveniente completare lo studio delle forze militari turche, dando alcuni cenni sulle forze militari dell'Egitto e di Tunisi.
Forze militari dell'Egitto.
•
Le forze militari dell'Egitto si compongono: 1° Dell'esercito regolare; 2° Delle truppe irregolari. 1• Esercito regolare.
L'esercito regolare, secondo le più recenti notizie (1), si compone di 16 reggimenti di fanteria a 4 battaglioni di 8 compagnie, forti di t05 uomini, 8 reggimenti di cavalleria a 5 squadroni forti cli 130 uomini. 4 reggimenti d'artiglieria da campagna a 10 batterie su 6 pezzi; (1) Vedi: 1° Die VedP.tte, N. 42 delli 17 ottobre 1875.
2° Dte Regtstrandedergeographisch-stattstichen A~theilwn,g des Gros,cn Generalstabes. - 6 Jahrgàng. Berlin, 1876.
1 battaglione pionieri a 8 compagnie di 120 uomini; 1 corpo di gendarmer1a; 2 battaglioni di disciplina;
6 compagnie cl'ope1•ai. L'esercito si r~cluta per _coscrizione; il contingente varia secondo il bisogno; la durata del servizio è di 12 anni, 6 nell'esercito attivo è 6 nella riserva. La fanleria è armata di fucjle Reminglon; l'artiglieria ha cannoni ·Armstrong e Krupp. L'istruzione e l'educazione della truppa sono migliori che nell'esercito turco; il- corpo degli ufficiali è senza dubbio assai migliore; esso conta nelle sue file molti ufficiali esteri specialmente americani. Colla chiamata sollo le armi di tutte le classi l'esercito egiziano potrebbe ascendere a 100 mila uomini. La marina ·egiziana conta 14 baslimenti a vapore, oltre la flottiglia del Nilo. 2° T1·uppe irregolà1·i.
Le truppe. irregolari si compongono di 1 corpi a cavallo, forti in media di 400 uomini e composti in generale di stranieri (greci, albanesi, turchi, ecc.).
Forze militari di Tunisi.
L'esercito regolare tunisino si conipone, in tempo di pace, di circa 3000 uomini, dei quali 2000 di fanteria, male armati, peggio equipaggiati. . In tempo di guerra è rafforzato dalle truppe irregolari, forti di 10,000 uomini. 33 ANNO xxi, VoL. m.
506 DELLE CONDIZIONI GEOGRAFICO-STATISTICO-MILITARI ECC. In complesso, in caso di guerra, le forze militari tunisine possono contare all'incirca 10,000 uomini di fanteria r,)golare e irregolare, 2,600 uomini .di cavalleria regolare e irregolare ed alcune batterie di cannoni ad avancarica. La marina tunisina novera 2 soli bastimenti a vapore.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
(Continua) .
E111Josizione del nietodo ,lei minimi quadrali, per AN-
tenente colonnello di stato maggiore, capo della divisione geodetica dell' Istituto topografico militare, membro della associazione internazionale per la misura dei gradi in Europa. - Firenze, 1876. Tipografia Barbera, un libro cli 228 pagine.
.NIBALE FERRERO,
Il lettore rammenterà che nella dispensa del gennaio 1875 cli questa Rioista si faceva un cenno critico della pubblicazione intitolata: Esposizione del metodo dei minimi quadrati. In quel cenno :;;i cercò di meUerein evidenza, anche ai meno famigliarizzati colle discipline matematiche, il lato filosofico e veramente nuovo del lavoro, il quale non era che la prima parte (parte teorica) di · un' opera complessa sull'accennato metodo. L'autore si era affrettato a pubblicare quella prima parte ar-· iìne, non solo di stabj\ire un certo dritto di priorità per quanto vi poteva essere d'originale, ma ezianclio per prendere, dir emmo quasi, impegno cli pubblicare l'opera ·per intero colmanèlo così una lacuna nella nostra letteratura sèientifìca: lacuna che tanto p.iù era deplorevole in cruanlo che ora si pre:parano, ai nostri giovani ingegneri, grandi lavori geodetici e topografici per la formazione della Carta del regno e del èa-tasto e quindi può loro tornar necessario l'uso razionale del principio de' minimi quadrati. . Il merito della invenzione del metodo dei minimi quad1·ati va diviso fra il francese Legendre ed il tedesco Gauss che lo impiegarono quasi èontemporaneamente ed indipendentemente l'uno dall'altro. ·
508 RIVISTA S~ non che l'illustre Gauss, non si limitò alla pratica applicazione del metodo ma ne sviluppò ampiamente i principii ed a_nzi creò propriamente una mwva scienza che si potrebbe chiamare la Critica delle osservazioni. Il Gauss sviluppò in modo speciale l'applicazione del metodo alla geodesia, il che produsse una vera rivoluzione in questa scienza e caratterizzò in seguito tutti i lavori geodetici eserrmti 0 dai Tedeschi. Per quanto l'argomento dei m inimi quadrati sia stato oggetto d'innumerevoli pubblicazioni, specialmente in Germania, pure francamente si può affermare che poco si è fatto d'interessante di più di quanto il Gauss ne scrisse: avendo questi . nelle sue opere, compendiato quanto havvi di necessario. · ' Sarebbe però ingiusto il tacere degli eccellenti Javori dei Gerling, degli Enke, dei Sawich e molti altri, ma non si può dire che essi abbiano aggiunto alcun che cli essenziale a questo. ramo di scienza. L'esposizione del metodo de'· minimi quadrati dovuta ad" Enke, e pubblicata nel Bel'liner ,lahrbuch del 1834, ha.il merito insigne cli riunire . in corpo di scienza, con metodo, ordine e con scopo praL1co, tutto quanto_importa al principio dei minimi" quad,·ati. Si può 4ire che tale lavoro ha servito di traccia alla ma à"O'ÌQl' parte delle pubblicazioni di simil genere che si fecero se~ ~~-
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i~t
Peraltro le pubblicazioni più recenLi del danese Zachariae· e del russo Sawich, come pure parecchie fatte nel Belgio, furono utili divulgamenti e diedero · non poca luce in materia agli studiosi. Ma dove i ·pratici possono trovare modelli da seguire nelle applicazioni si è nei 1avori del Besse!, del Baeyer, dell' Andrae ed alt1~i distint!Ssimi, i quali cUsposando alla teoria la prat.icaJ pubbllcarono 1 resultati delle loro osservazioni ed i fondamenti teorici dei loro propri calcoli. ·Non .parliamo delle innumerevoli memorie accademiche scritte in tutte le lingue ed, ovunque sparse: e, diremmo anche delle esagerazioni in cui si è caduto nella applicazi~ne del metodo. · . La natura del principio dei minimi quaclmti appunto è tale da ca~ere facilmente nella esagerazione di darvi troppa o troppopoca importanza. Accade assai soventi che coloro che non sOJio famigliarizzati
BIBLIOGRAFICA 509 -col metodo dei minimi quadrati sentono una certa ripugnanza :ad intraprendere calcoli troppo laboriosi e propendono quindi a condannarne la teoria . Per contro, superate le difficoltà pratiche, imparato il ma• neggio dei calcoli, che per la loro simmetria riescono facili, e :vedendo l'eleganza dei risulfati a cui si arriva, è facH cosa tra-scorrere in conclusioni ec.cessive, e, col calcolo, credere persino di migliorare la qualità, o meglio, il grado cli bontà delle osservazioni. A queste conclusioni giungono coloro che imparano il mec- . canisino del meLoclo senza una conveniente preparazione teorica sopra sicuri fondamenti. :8 adurique degna d'encomio l'opera del tenen,te colonnello F ERRERO di aver raccolto in un volume tutto ciò che può, -n ella teoria e nella pratica, interessare specialmente un uffi-ciale di s tato maggior·e od Ùn ingegnere geodeta; conclucendo gradatament0 lo s tudioso dalle ide0 le più elementari alle più complesse del m0todo; formando così, in modo aflaUo nuovo, nello s tudioso stesso, una base razionale per l'uso dei minimi qiwdrrdi. · L'autore ha luminosamente soddisfatto all'impegno preso quando nel ·1874 pubblicava la prima parte del suo lavoro. Ripubblicando ora la medesima prima parte, che è la teorica, esso l'ha rifusa, ampliata, resa, per così dire, più ovvia ed anche più originale e crediamo. che sarà letta con piacere da coloro tutti che amano congiunto lo spirito -fìlosofico al~ l'analisi matematica. Segue la-seconda parte, e si completa il libro çon un' capitolo d'applicazioni ed una appendice cli tavole dei quadra~t de' numeri e di valori d'interessanti integrali. li pl'oblema·che l'autore si propone di risolvere nel primo capitolo è il seguente: Dato un sistema di osservazioni di1'eite cli una quantitàflsica, determinare: 1° il valo1·e pi~ plausibile della quantità; 2• trovare un criterio per giudicare della bontà della osser·vazione e cli quella del risaltato. · La soluzione di tale problema è trattata secondo due punti di vista differenti, cioè, mediante considerazioni dirette e mediante i pr·incipii del Calcolo delle probabilità. Raccomandiamo al lettore le considerazioni generali s ulle medie e specialm~nte la dimostrazione della media al'itmetica che si trova alle pag'ine 39, 40, 41 . . Il secondo capitolo riflette la risoluzione dei seguènti pro.blemi: Dato un sistema di equazioni soo,·alJbondanti, i cui
RIVISTA 510 termini cogniti siano determinati. con osse1'vazioni dit'etter trovare: J• la combinazione che dà pe1' le incognite i val.ori i, più plausibili; 2• il peso e l'ef'f'Ore medio delle incognite e di, · unafunzione qualsiasi di esse. Il Lerzo capitolo risolve lo stesso problema pel caso in cui le quanlità osservate debbano soddisfare ad equazioni di condizione. Infine il quarto capitolo, come si accennò, presenta uno speciale interesse LraHando di pratiche applicazioni del metodo dei minùni quadrati. In questo capitolo l'autore è disceso alle più minute particolarità di calcolo rivolgendosi specialmente a quelle.che risguardano operazioni di alta geodesia. In tal modo l'egregio autore; rendendo un vero servizio alla scienza, ed in particolare al corpo di stato maggiore, ha ancora provato che le più elevate teorie si prestano con docilità ad aiutare e guidare le pratiche applicazioni facendo rilevare come siano lontani dal vero coloro che vogliono ridurrelapra· tica ad un empirismo senza basi scientifiche. Noi ci auguriamo che il tenente colonnello Ferrero non si anesti nelle sue speculazioni ma tematiche. Siamo cer>ti che col suo ingegno saprà tr-ovare qualche altro studio tanto utile e peregrino quanlo quello di cui in questa Rivista abbiamo fatto cenno, portando così un bel contingente alla nostra letteratura, la quale ha bisogno. cli estendersi, di r invigorire abbracciando i vari e molteplici rami di cui oggi si compone lo scibile militare.
L'at•tiglittria ,la campo in Eiwopti nel ·JIS7'~, per A. CLA VARI NO, capitano d'art.iglieria. - Torino. Stamperia reale di G·. B. Paravia eC ., 1876.
· L'autore spiega poco presso ne'na maniera seguente lo scopo ch'egli ebbe nel compilare il libro sopra annunciato ed i modi con cui tradusse in atto il s uo concetto. « Scopo dello scriUo, « egli cl ice, è propriamente quello di raccoglier e ed esporre con « ordine, con tu tta la possil)ile esattezza ed in una con brevità « i ùaLi di,co~tr'uzionee di tiro relativi alle artiglierie da campo « adoperate presso gli esereciti europei, affine di dare una som" maria idea delle qualità da ciascuna possedute e di rendere « pronte le ricerche, facili i confronti che sovente occorre di
514 BIBLIOGJlAFlCA dover fare intorno ad esse; però non ho creduto disutile il « premettere, a guisa di prefazione, alcune poche considera« zioni cl'or>cline generale sui caratteri che siritengono all'epoca «. attuale come necessarii per cotesta specie cli artiglieria. Ho « compreso fra le artiglierie campali anche quelle da montagna, « rna cli esse ho traitato separatamente in una seconda parte « del lavoro». L'autore, già noto alla società militare per altri snoi scriUi interessanti intorno a cose cli arliglieria e di armi in genere, comincia impertanto i1 libro, consacrandone 24 pagine a considerazioni generali circa il .materiale d'arlìglieria da campo propriamente eletto) e, con l'usata sua brevità e chiarezza, par1a degli scopi che con esso voglionsi raggiungere in: gueera e dei mezzi più adaLLi a farli conseguire. L'autore vi si mostra partigiano della preponderanza numerica del calibro pésante sul leggiero, anzi si dichiara desideroso di un materiale unico da campo potente per quanto i:>ossibile) ma in pari tempo congegnato in modo da risultare sufficientemente mobile in tuLte le svariate necessitàdella gue~'ra in campo aperto, e crede che in tal senso clovrebbeeo essere appunto diretti gli studi e gli .sforzi èlegli artiglieri, lasciando anzi intravedere com'egli forse ritenga che una soddisfacente soluzione del problema non sia così difficile come il vuole la maggioranza dei tecnici. Al capitolo ora accennato segue immediatamente la descrizione dei materiali da campo di Fqmcia, Inghilterra, Pru15sia, Austria, R ussia, Spagna ,Belgio, Svizzera, Olanda, Danimarca, Svezia, NorvegLa, rtaìia. L'orditura del lavoro per l'artiglieria da campo di ciascuna delledettcpotenze è identica, ed è la seguente:geancleclivisione del materiale in due categorie,denominando vecchio armamento quello che o fu recentemente sostituito da altro o è in via di esserlo, e chiamando, naturalmente, nuovo armamento l'ultimo regolamentare; suddivisione di ciascuna delle due cateo·orie in dati di costruzione del-le bocche da fuoco, dati di co~truzìone dei proietti, munizioni, caratteri del tiro, dati di costruzione del carreggio, formazione in materiale delle batterie, munizionamento. La seconda parte del libro tratta, come si è detto, dell'artiglieria da monlagna, premettendo, come già per la prima parte, u11capitolo di considerazioni generali. Punti culminantid1queste considerazioni ci parvero la proposta di adattare ai cannoni a retrocarica da montagna la chiusura detta a cuneo-·vite; e l'idea «
512 RlVISTA emessa in favore di affusti a cavalletto anzichè a ruote. Circa al sistema di chiusura è forse lecito il domandarsi se, anche ammessi i vantaggi voluti dall'autore, vi sarebbe convenienza ad adottarlo, ad esempio, presso di noi, introducendo così nel nostro materiale d'artiglieria un terzo sistema che aumenter ebbe le già gravissime difficoltà d'istruzione dell'arma sì dal punto di vista del servizio, dello impiego, quanto da quello della conservazione del materiale. Circa·poi all'abolizione delle ruote d'affusto, noi ci limiteremo a notare come l'autore s tesso francamente riconosca a pag. 142 com'egli si trovi in ciò in cl'isaccordo coll'opinione generale. All'indic1;1 Lo capitolo di com;idHrazioni succecle la descrizione del materiale d'artiglieria da montagna di Francia, Inghilterra, Austria, Russia, Spagna, Svizzera, Halia, osservato essendo in quanto all'orditura del lavoro .un ordine analogo a quello sopradescritto per le artiglierie da campo propriamente elette. Da libri cli siffatta natura non è possibile lo s tralciare delle parti per meglio farne cornprendere l'importanza, giacchè, in genere, tulto vi si mostra ugualmente interessante. Ci limiteremo imper tanto a dichiaraee: che, almeno per· quanto ci fu possibile cli riconoscere, il libro del capitano CLAVARINO è una raccolta accurata, coscem:iosa ~d esaUa cli moltissimi dati importan ti; che il medesimo è realmente compilato in modo da potersi consultare utilmente dagli ufficiali cli qualsiasi 'arma, appun to come dichiara l'aJ,Jtore nella prefazione; che infine è un volumetto che merita di trovarsi s ul tavolo da lavoro cli chiunque si occupi alcun poco di cose d'artiglieria. Sulla eaect.c zione pratica del Ui•o . - Napoli, febbraio 1876.
- Stabilimento tipografico A. Trani. La s traordinaria potenza del fuoco nella gùerra odierna. ha creato la necessità cli rivolgere le più sollecite cure al sistema di addestramento .nel tiro. D'altra pa1•to le moltiplicate esigenze dell'istruzione militare, messe nelle strettoie dell'abbreviata permanenza alle armi, rendevano la soluzione del problema quanto altro mai complessa e spinosa. In ogni modo i seguenti quesiti chiedevano imperiosamente una risposta: 1° Quale metodo seguiremo per insegnare al soldato a conseguire l'effetto più utile nel tiro della. propr-ia àÌ·ma ~ Dato che giovi avere moHissimi tiratori mediocri a pr e-
r•
/H3 f'erenza di pochi soltanto buoni, qual~ facile espedient~ po.trà condurci allo scopo r 3° Cosifatto especli~nte, essendo pur della massima semplicità, come vuolsi perchè si adatti alle intelliaenze più o-rosse ~ I:> ' alle attitudini meno favorite dalla natura , consentirà economia di tempo, a beneficio delle altre molteplici ed importanti istruzioni e di danaro per non infrangere allo scoglio finanziario ~ Il capitano G. DoirnN1co CORAZZI fu de' primi presso di noi il quale si occupò seriamente della questione, ed ora con u~ opuscolo, di cui abbiamo annunciato il ti.tolo, ci · rende conto come si iniziassero sin dal '1872, procedess~ro e si completassero i suoi s tudi. f,'egregio autore e coli' epigrafe unicuique suum e colla raccomandazione di tener esatto conto delle date reclama dal lettore la priorità di questi studi. Ignoriamo se ciò fino ra siagli stato da.alcuno contesta to, ma çiò che per noi è iildis~utibile si è il merito del grande amore ch'egli ha posto al suo mter-essante lavoro. Il concetto fondàmen tale da cui e[d i muove alla ricerca di un metodo pratico di addestramento ncl tiro è indioato dalla necessità di rendere costantemente visibili gli_effetti del puntamento e dello scatto dell'arma, poichè l'efficacia nel tiro non po trà mai ottenersi che mercè un regolare puntamento ed uno scatto preciso constatati dallo stesso tiratore volta per volta con gli accennati effetti del tiro. A tal uopo l'Au tore propose sin dal 1874 un bossolo porta-tuminello onde continuar·e nelle camerate la tradizionale ccl utile istruzione del tiro alla candela. Codesto bossolo non era che quello del fuci le mod. 1870 tagliato alla base, con un tubo in ferro saldato internamente a stagno su cui per mezzo di una éhiocciola si avvitava il luminello: quivi applicandosi la cassula batteva il percussore. La necessità dell'istruzione del tiro nelle camerate ·e ra già riconosciuta in tutti gli eserciti europei, ma si dubitava potersi ad· essa soddisfare senza i'adozione di un fucilè da sala, il quale,.oltre la spesa, a-vrebbe presentato gravissimi inconvenienti, sopratutto di far maneggiare al solda to un'arma che non è la sua, che non è quella che adopererà in guerra, ed obbligarlo forse a rnov imenti che quest'uHima non richiede. La proposta per tanto di un fucile ad aria compressa ideato dal tenente austriaco Heidler fu applàudita perchè ingegnosa, ma non ebbe seguaci nel campo pratico. · Più for tunato il capitano Corazzi completava frattanto i BIBLIOGRAFICA
5•14 RIVISTA s uoi studi e riusciva a tormulare un progetto d'istruzione e di esercizio p1·atico del puntamento e scatto da prender posto tra la scuolq, di puntamento e quell.a cli tù·o al beçsaglio. L'is truzione sul tiro elementare, o di quartiere) secondo l'autore dovrebbe permettere ad ogni soldato l'uso del fucile che ha in consegna, della carica, puntamento e scatto identici a quelli del vero tiro. Gli altri requisitì poi sarebbero: precisione di tiro doppia di quella che, s i ottiene nel tiro vero alle distanze corrispondenti a' vari alzi; visibilità distinta di colpi, senza che il tiratm·e muova dal posto; appariscenza propor- · zionale delle deviazio)ù costanti causate da' difetU dell'arma; meccanismo di sparo semplicissimo ed uso pratico; detonazione sufficiente ad abituare i sensi del tirato1•0; allontanamento, per quan,to è possibile, del pericolo; risparmio di spesa sopperendovi con quella delle munizioni che si consumano nel tiro preparatorio regolamentare. Tale sistema offrirebbe il vantaggio clel contemporaneo addestramento alla carica, della soppressione pee i soldati an- , ziani del tiro preparatorio, dell'eserc.itazione con cartucce a salve e a pallottola prescritte dalla scuola di puntamento per le reclute, e così verrebbesi a conseguire altresl un notevole rispannio cli tempo da dedicarsi a beneficio delle altre istruzioni. 11 capitano Corazzi si propone di corrispondere a t utte queste molteplici esigenze con un metodo di tiro elementare ch'egli espone nel suo opuscolo. Per cotesto tiro è necessaria una speciale cartuccia : il bossolo, di bronzo, di àcciaio, o di bronzo con anima di acciajo, esternamente è uguale a quello cli tomback del fucile mod. 1870; il proietto è di piombo, con punta ogivale, posteriorrnente incavato e del peso di 8 grammi;3 grammi di polvere di fucileria costituiscono la carica. cartuccia descritta si adatta al fucile modello 1870, che ha in consegna ciascun soldato, senza richiedersi in esso la più piccola riduzione: la carica e spa1;0 non variano da cruanto prescrive H regolamento. - L'istruzione per le reclute comincia dopo le prime lezioni del puntamenlo ed in seguito procede di concerto con queste; per gli anz~ani può eseguil'Si in ogni tempo dell'anno. - Normai- · -mente l'istruzione· si pratica in luoghi.chiusi, eccezionalmente all'aperto:'l'autore dà il riparto delle· lezioni separando gU anziani clagl'individui appartenenti alla 3' classe e dalle reclute. Il bersaglio è un quarto di foglio, o un foglio intero secondo
La
BIB'LIOGRAFICA
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che si tira a 15 o a 2ft metri; in en trambi sono in1critti tre circoli concentrjci di varie dimensioni. Per l'es<~rcizio con alzi co_rrispondenti alle dis tanze -superiori ai 300 metri si fa uso del falso scopo, piccol,) disco bianco di 5 cent. di diametro applicato a determinate distanze perpendicolarmente allo scopo. J bersagli si Lengono distesi contro un fe rmapalle, specie di carro di.legno ripieno di stoppa, o d'altro . Per l'uso del falso scopo al di là di 600 metri si prolunga il fermapalle con un'assicella lunga 78 cent. ove si fermano i discl'ii dianzi accennati. - li tiro a 25 metri riesce il più preciso: l'opuscolo espone, bene inteso, le norme circa i~ puntamento, circa l'uso d"'.gli alzi, nelle varie modalilà dell'istruzione, nelle cautele che debbonsi osservare così per l'arma come per la cartuccia . A maggiore semplificazione e r·isparmio cli spesa l'autore propone cli e ogni battaglione ed ogni compagnia siano forniti di accessoriiper la fal)bricazione delle pallottole, di polvere per caricare' i bossoli ecc. e traccia le norme per la conservazione . · dei cletti.&'ccessorii. Riassunto brevemente lo scrittò di cui ci occupiamo non può lasciarsi senrn speciale menzione la questione sollevata dall'autore dei bersag li-flgur-a da ade,tlarsi nel tiro a) bersaglio per abituare il soldato a vedere come si presenta alla vista un uomo sul quale s.i punta e si spara alle V<M'je distanze e per non metterlo di fronte in tempo di guerra ad un bersagliosco" nosciuto: la scuola delle distanze troverebbe così un razionale riscontro in quella del tiro, ciò clie ora non si verifica: cotesti argomenti sono troppo calzanti percllè se ne debba qui intraprendere la dimostrazione. Quanto all'istruzione pel tiro elementare proposta dal capitano Corazzi, sebbene non ne siano anc·o ra ufficialmente conosciuti i risultali consegui Li. dai vari reggirnenU che l'esperimentarono, tuttavia si presenta agli studiosi sotto l'aspetto di semplicità, economia di tempo nell'istruzione, risparmio di spesa , praticabililà in lutti i particolari che richiamano le più serie altenzioni. Noi gli auguriamo ·c1i cuore ch'egli abbia risollo il difficile problema e che il metodo da lui proposto, venga adottato nell'esercito nostro.
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nIVIS1'A
'
Die lirieg11macht ()e11terreich11. (Lefor::e militari dell'A uslria) - Parle II e III - Vienna, press o Seidel und Sohn, 1876.
La Rivista ebbe già a far parola di quesla pubblicazione allorchè ne ·verme .data fuori lo scorso anno la I parte (1). Si disse allora esser e scopo del libro offrire agli ufficiali dell'esercito a ustro-ungarico un quadro ordinato e compiuto delle istituzioni m ilitari del loro paese, si diede il ripar to gemirale dell'opera in sei sezioni e si accennò alle prime due le quali formano il contenuto della I parte dell'opera s tessa e trattano del reclutamento e degli elementi ond'è costituito l'ese1'cito austro-ungarico in pace ecl in gue1·ra. La 3~ sezione, la quale insieme alla 4' ed alla 5• costituisce la 11 parte dell'oper a, è divisa in due capitoli, è traLla delle forze organizzate essenzialmente per la difesa terriLoriale, cioè ~e landwehr e le landsturm cisieitana e transleil.ana e le corrispondenti istitt1zioni speciali per J~ difesa del Tirolo e del Vorarlberg. Di ognuna di t.ali categor ie delle forze m ilitari dell'impero sono narrate le origini e le successive vicende, e ne è quindi descritto il p!'esenl.e ordinamento secondo le · leggi fondamentali ciel 1869 e le ulleriori disposizionj legislative ed esecutive. Il leLtore è cosi posto rn grado cli apprezzare non solamente il valore attuale d i tali istituzioni, ma anche la loro importanza storica e quasi çlirernmo l'intima loro ragione d'essern dedotta dalle viéende traverso le quali è passaLa ·la monarchia austro-ungarica. La 4• s ezione è dedicata allu marina da guerra; ed anche qui un succinto cenno storico delle or igini e del successivo sviluppo pr Elcecle l'esposizione dello stato di cose attuale, la quale ,abbraccia il rna tf:l1'iale, il personale, gli stabilimenti, l'organizzazione d~gli speciali servizì e le a Ltr ihuzioni del-le s ingole autorità mar ittime. f.: particolarmente inter essanle un quadro del maler'iale galleggiante corredato delle occorrenti indicazioni relative alla specie, al tonnellaggio, alla for~a, all'arl'armamenlo ed all'eqLùpaggio di c iascuna nave. Formano ar gomento della sezione 5° quei corpi che sono organizzati m ilitarmente ma che tutta via non appartengono che in parte all'esercito. Un primo capitolo tratta delle guardie del corpo, della guardia di,pala.tzo e della guardia della co(!) V. Rtvi!ta militari: italiana, dispensa di agosto 1875.
DIDLIOGRA FI.CA fH7 rona wigqz·ica; un secqnclo di quei corpi che . sono istituiti . pel mantenimento dell'ordine, cioè .Ja polizia e la genda1'meria; un terzo finalmente dei riparti addetti ai depositi cli stalloni. Come nelle sezioni preceoenLi, anche in questa alla descri· zione del presenLe stato di cose è premesso un breve cenno · relativo alla storia de.Ile singole istituzioni trattate. La 6• sezione, che costituisce il volume di cui consta la III parle, lratta l'argomento più importante come espressione ultima delle forze militari austro-ungariche, quello cioè dell'esercito in campagna, o, come diremmo noi, dell'esercito mobilizzato e nellafoi·mazirme diguerra. Dedicato un primo capitolo ad una interessante rassegna retr9spettiva delle successive organizzazioni e corrispondenti effettivi cli guerra che ebbe l'esercilo ausL1;iaco dalla guerra dei trent'anni ·fino a: quella del 1866, s i passa a discorrere dell'organizzazione attuale facendo anzilutLo un cenno ragionato delle operazioni di mobilitazione corredato di tabelle degli effettivi organici di pace e di g uerra delle varie unità di truppa e dei divecsi servizi. Viene ·quindi esposta la formazione di guerra dell'eser cito, trattando partitamente e distesamente della forza· e della composizione dei reparti di vario ordine in eui l'es ercito mobilizzato è stabilito· debba esser normalmente diviso. Da questa parte del libro crediamo interessante togliere alcuni dati r ias suntivi. L'esercito a us tro-ungarico è in guerra normalmente formato in 42 divisioni di fanteria e 5 di cavalleria, le une e le a!U•e .di due brigate. Alcune delle~ divisioni di fanteria sòno però costituite di truppe cli landwehr, e sono le divisioni 21 °, 22a, 23>, 37", 38"', 39•, 40', 4'1 • e 42\ J'8• e la 18", ed eventuaJmente anche un'alt.ra divis ione, possono essere · formate in guisa da essei.· specialmente destinate alla guerra di montagna. La divisione di fanteria é normalmente composta, in quanto a truppe, di 12 battaglioni di linea, 2 battaglioni di cacciatori, 4 squadròni di cavalleria e 3 batterie d'artiglieria, con una forza di 13,000 fanti, 600 cavalli e 24 pezzi. La di· visione di cavalleria consta di 24 squadroni e 2 batterie con una forza di 3600 ca valli e 12 cannoni. Le truppe destinate ad operare in montagna vengono all'uopo formate in brigale o divisioni leggere) per il cui treno, quando è costituito solo di quadr upedi da soma, è stabilita una formazione norm ale ed una ridotta; quando il teatro delle operazioni consente anche l'impiego di carri, la formazione del 'tr eno dicesi
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lll VISTA BIBLIOGRAFICA
misla. Le t.ruppe che costituiscono una bri?"ata da mon tagna son o 4 o 5 battaglioni d i fanteria o cacciàtor·i (linea o Jandwehr), da '/, ad 1 squadrone di cavalleria della landwehr, 1 batteria da mon tagna ed 1 plotone del genio . · 'Le divisioni formate per le operazioni di montagna constano di 3 br igate di fanteria costitu ile come quelle oradette, le quali ricevo no dai comandi delle divisioni cruei complemenli di cavalleria, artiglieria e genio che le cir costanze richiedono. Non è stabilita in modo i nvariabile la formazione ·dei corpi d'armata, i quali possono avere da 2 .a 4 divisioni ·di fanter ia, 1 brig:ata oppure divis ione di cavalleria, 'l riserva d'ar'tiglieria di :1 naUerie e del necessario complemento di k uppe del genio (normalmente 1 compagnia con 2 equipaggi da ponte). 'Parimen te non è stabilito il n umero dei corpi d'armata di cui si compone un'arma ta, alla quale può eventualmente essere adcfetta anche una riserva d'ar tiglieria, nè j J nuinero delle armate i n cui ver rà diviso l'intero eserci to in ciascun si ngolo easo di guerra: nor·malmen te però, in caso di mobili tazione generale, si formeranno ;3 arma te nelle quali saranno r ipartiti ·13 corpi d'armata . Di tutte q ues te varie . unità, da noi semplicemente accen,nate, il libro di cui discorriamo dà la particolar eggiala composizione r ispetto sia alle tt• uppe s ia a tutti i diversi servizi, . dei quali espone le r eciproche relazioni ed il fun zionamento. E la trattazione non è semplicemente espositiva ma anche -ragionata, cosicché il le tto re è viemmeglio pos to in grado di formarsi un concetto chiaro di quel ·vasto e complesso congegno organico che è l'eserci lo mobilizzato e for malo in guerra. Aggi ungono pre~io e chiarezza a questa parte del favoro 8 tal5elle intese au illustrare graficamente od altri·menti le cose esposte . . Questo sommario r esoconto delle cose con tenute nel libro in discors o e del m etodo cli tra ttazione seguito, ci d.is pensa dall'estenderci a dimostrare l'utilità e l'interesse che il libro stesso non Ruò mancare di presentare non solamente agli ufficiali dell esercito austro-ungarico, a i quali è s pecialmente ,dedicato, m a a tn tti col.oro, militari e non mili tari, che br amano acquistare da_ fon le sicura cognizioni sufficientemente estese ed esatte intorno al riordinamen to ormai condotto a ter mine anche nei suoi particolari delle forze militari del1' Aus tria-Ungheria. Aggiun geremo solamen te che queste altre due parti fanno degn o seguito alla 1 p er ciò che riguarda la chiarezza, la concisione e l'ordine logico dell'esposizione, e che vi si è mantenuto il commendevole sistema di citare, ove ciò occòrre, in capo ai s ingoli paragrafi le leggi e le altre disposizioni ufficiali riJlétten ti che ne form ano argomen to .
DEMARCHI CARLO,
gerente.
INDICE DEL TOHO lii - ANNO XXI (Luglio-Agos to-Settembre)
A1•ticoli, ltle1no1•ie 01•iginali ecc.
LA TEORIA DELLA GUERRA REALE APPLICATA ALLE CAMPAGNE DEL 1796 E 1797 IN ITALIA - Tenente colonnello rw. lllar.1telli . . Pag. 5 ANCORA DELLA CA v ALLERIA NEL 1:870 - Tenente lllarziale Bianchi d~ ildda . » 103 LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA SULLA GUERRA DEL » '127_ '1859 IN ITALIA E LA BATTAGLIA DI S. MARTINO DELLE CONDIZIONf GEOGRAFICO-STA TISTICO·MILITARI DELLA TURCHIA EUROPEA E DEGLI STATI MINORI AD ESSA ADIACENTI » 138, 245 e 467 CONFERENZE MILITARI (pubblicate d'ordine di s. E . il Min is tro della guerra) : Del còmpilo delle Lruppe di sicurezza e de-Ila condotta loro - Tenente G. Uoeco. » 201 _ LA RIMONTA DE( CAVALLI PER L'ESERCITO - Tenente co» 233 lonnello c. fiobili , Nl:IOVA EDIZIONE DEL REGOLAMENTO DI ESERCIZI E DI EVOLUZIONI PER LA FANTERIA (4 dicembre 1869) - Z. ,, 326 ~ UNA MASSIMA DI GUERRA - Maggiore B. Orero. . » 361 _ NOTE SUL FUOCO DI l' UCILERIA DESUNTE DALLA RELAZIONE UFFICIALE TEDESCA SULLA GUERRA FRANCO-GERMANICA 1870-7'1 - Maggiore ,t.. Fonio . ~ 385 LE LOCOMOTIVE S'fRADALI E LA MOBILlTAZlONE DELL'ESERCITO - Capitano L . GileUa . » 404 _ STUDI SULLA COSTRUZIONE DI UN OSPEDALE MILITARE IN RQMA - Maggiore F . Sponzilli. » 427 -
, Riviste bibliog1•afiche. Libri italiani.
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L' a'1anzamento nell'esercito e il -corpo di stato maggiore . . . . . · . . . . . . . . . . . Pag. 175 Norme pratiche riguardanti le levale speditive ed a vista, - C. BuFFA DI P1mRERO • . . . . . . . . " Ricordi della storia militare di Verona - E. PAGANO » Note per un corso di tattica - G. v. MoGNI . . . » Le a rmi della fanteria nei principali eserciti d'Europa al principio del '1876 - I. VrGLEZZI . . . . . . » Esposizione del metodo dei minimi quadrati - A. FER-
'186
190 344 350
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RERO. . . . . . . . . . . . . . . . . " 507 L'artiglieria da campo in Europa nel '1876 - A. CLAVARINO . . . . . ' . . . . . . . . . . . . > 510 Sulla esecuzione pratica del tiro - G. D. CORAZZI . » 512
Libri tedeschi. GeneralstabsgescbafLe. Ein Handbuch fiir Offizie-re aller Waffen - BoEHN . ·. . . . . . . . . . . ~ Jahresberichle i.iber die Veranderungen und 'Fortscl1ritte im Militairwesen - H. v. L6t1ELL . . . . . . » Der Krieg 1870-71: Die Cernirungs-Operalionen bei Metz - 1. N. . . . . . . . . . . . . . . . » tAnleitungzum Studium des Kriegsgeschichte - I. v. H » Stimmen aus den Reihen der Cavallerie . . . . .' . » Die Kriegsmacht Oesterr eichs . . . >
192 195 198 356 358 516
. Libri inglesi. The Italian Army ..:_ Vv AVENBY . .
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