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RIVISTA MILITARE 1876 TOMO II

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RIVISTA

MILIT A_RE ITALIANA 1, RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA.,

ARTE E

STORIA MILITARI

DELL'ESERCITO ITALI ANO

Serie IU. -

Anno

Tomo II.

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ROMA, 1876 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE Piazza del Gesù, N° 47. ·

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RICERCHE T ATTICI-IE

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Proprietà lettera,·ia.

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L'idea la più comprensiva e forse In: più esatta della strategia è stata data fra noi, prima che da altri, dal Marselli nelle sue lezioni alla scuola di guerra. La strategia secondo il Marselli non s'i arresta sul limitare del campo di battaglia, nè s'identifica ne lle operazioni logistiche; è invece la regina de lle operozioni mi.litari di qualunque specie esse siano, giudica della loro opportunità, le coordina ed assegna a ciascuna la fu nzione che le compete nel fallo complesso della guerra. Essa non insegna il modo di far marciare ed accampare le trnppe, di far funziona re i servizi che portano all'esercito le risorse per sussistere, e gli danno la sicurezza per operare; non insegna il modo di adoperare le armi o d'impiegare le formaz ioni sul campo di bauaglia, ma accenna lo scopo e la direzione tanto delle operazioni logistiche che di quelle tattiche, onde nel più breYe tempo e col minor consumo di forza sia raggiunto lo scopo fina le dell'azione militare: la villoria. È stato questo un gran servizio reso all'arte militare in genere, e più specialmen te alla tattica, indicandole èome la sua parte non è solam ente queJJ a di battere il neroico, ma batterlo secondo la direzione più utile al· conseg uimento dello scopo strategico pel quale s1 ricorre al dramma sanguinoso del la battaglia.

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_Il princ1p10 strategico che regola le operazioni logistiche sul teatro d'ope razione, ha lo stesso sostanziale valore _risp~uo alle operazioni tattiche sul campo di battaglia: si potrà bensì esprimerlo con diversa fo rmula, ma a palto di non cambiarne la sostanza e so lo per meglio rappresentare alln. mente il suo divers; modo di funzionare, o s ul vasto teatro d'operazione e fuori la po_rtata degli immediati mezz i d'azione del nemico ? su l ris tretto carnpo di battaglia e den tro l' efficac~ influenza delle armi. Anzi, a misura che col crescere . del numero degli armati neo·li eserciti si allnrgano i confin i del campo di battagTia, meno si sente il bisogno d'una ma rcata differenza d'espressione del princ!pi~ di ~lr_aLegia secondo che informar deve le operaz1on~ lo~1st1~he o le manovre tattiche, perchè appunto sugli od1ern1 vasti campi di baltaglia, fra Je parti più lontane dello stesso esercito, passano relazi,wi piuttosto , l~gistiche. che tatti.che; ciò almeno finchè l'ep isodio più vivo deHa Ioua localizzandos i riduce l'azione decisiva i~ limiti r~olto pi ù ristreLLi, quasi in un secondo campo di battaglia compreso nel primo. Questa più ristretta zona è ciò che generulrrrnnte chiamasi il pwito decisivo, perchè è s u di essa che vien dimostrata la prevalenza di forza. · Ridotto lo sforzo fina le sul punto dec isivo si chhide l'ultirno anello dei giudizi strategici che concatenano tuue le operazioni' militari, per aprirsene uno nuovo a parli_re dal ris~ltato di quest'atto risolutivo, ch'è più specialmente di competenza tattica . Cosicchè haonovi sul campo di batta.glia due elementi imimamente collegati, l'uno strategico che indica l'or1rano più vitale dell,'esercito nem ico, l'al tro tattieo che° indica la ma: niera di produrre la ferita più vasla; ma questa ferita potendo riuscire mortale, tanto per· l'estrema sens ibilità dell'organo polpito, quanto perla larghezza e. pro-

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fon dità della ferita stessa, i ci ue elementi possono re·ciprocamen te equivalersi, ed alle volle l'uno predominare sull'altrn ( 1), Il giusto apprezzamen to: 4° del va. lore morale, material e e tecnico dei due eserciti a fronte; 2° del terreno su cui combattono; 3° dei movimenti t:he compiono su questo terreno; 4° del te relaz ioni che passano fra gli _eserciti sul campo di battag lia e le linee e punti strategici del teatro \l' opernzione, può solamente additare quale deL due elementi, se quello strategico o quello tattico, debba prevalere, o meglio come -debbano concorrere per ottenere il mass imo risultato: battere, cioè, il nemico in maniera da impedirgli di più ri aversi. Tuttavia a me pare che, per risolvere codesto problema, sia anzitulto necessario dimostrare il seguente teorema di tattica: Il punto deàs-ivo - quel punto cioè del campo di battaglia, o meglio quella parte dell a posizione occupélta dal nemico, su cui preva lendo in forza si può eserc itare la massima influenza dissolve nte sull'avversario - non può essere dete1·1ninato assolutamente se non durante lo svolgersi della stessa azione tattica . Infatti, .i l va lore che rappresenta un esercito con le sue intrinseche quali là morali, matertali e tecniche può essere accresciuto o dim inuito dal terreno s u cu i combatte 1 dalle taltiche disposizioni che prende successivamente su questo terreno e dal modo di trovarsi in relazione con la propria linea d'operazione e quella del nemico, col proprio obbiettivo e quello del 1

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(4) È in questo senso che il l\farselli fa dira dal tattico allo stra~ tega: « tu vorresti che io separassi l'esercito dalla base; ma i0 non « posso obbedirti , perchè le condizioni del ter reno e il modo col quale « il ·nemico vi è accampato me lo vietano. Per ottenere molto, corre<< remmo gran rischio di fallire ed essere battutì. ln tal caso contea< liamoci di battere, per~hè battere è sempre bene>> . La gnetra e ia sua. storia. Voi :2°, pag. 348.


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nemico. La forza dunque di un esercito sul campo di battaglia è il prodotto di questi quattro fa llori , ciascuno dei quali ha un valore suo proprio ed un altro relativo. L'influenza che potranno esercitare sul prefdouo forza i ~ue fattori terreno e relazioni con le linee e punti strategici può essere più o meno esa ttamente determinata ed apprezzata prima dell'azione tattica, solo che sì conosca quale sarà il campo di battaglfo, donde provengono le truppe che vi s'incontrano, con quale evidente scopo ven_gono a combattervi. Il fattore esercito nemico con tutte le sue intrinseche qualità, per quanto riguarda il numero e la quantità dei mezzi d'azione. è una incogn ita per la cui determinazione prima di venire allo scontro qualche volta si hanno dati sufficienti, tal altra questi possono anche mancare in parte~ e si deve ricorrere a congetture. più o meno fondate:pare che Benedek non prevedesse l'nrri vo della seconda armata prussiana sul campo di Sadowa, e che Frossard a Spicheren contasse sU ll a cooperazione delle divisioni del 3° corpo d'armata fra.ncese per fare equilibrio al nem ico. Infine il fattore <lispos;zioni tattiche delle truppe sul terreno, che in oggi ha quasi sempre la massima influenza sul prodotto forza, non sollMto è una incogn ita per determ inare la quale in generale mancano affatto i dati, ma, ciò che più monta, è nnche una variabile, tanto più trasf'ormabile quan to più aumentano le qualità tecniche degli eserci ti. Tale fattore di forza avea quasi nessun valore negli ord ini: di battaglia simmetr ici e pressochè immobili che precedettero l'epoca di Federico JI, e cominciò ad ncquistare la prevalenza solamente quando, creato il meccanismo delle evoluzioni, furono adottati ordini più mob ili e più trasform nbili; in oggi la pieghevolezza degli ordini è tale che riesce impossibile precisare, dalla

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loro disposizione rispe tto al terreno, lo scopo al qunle possono mirare, ma bisogna aspeun_rne o provocar~e Io svolgimento i:lella manovra. Havv1 un solo caso rn cui, sino ad uo certo punto, può ritenersi come invariabile e coo·nita la disposizione talli ca del nem ico, ed è nell'attacc~ di limitati posti fortificati o di piccole posizioni di montagna, dove le ~ondi zi o~i _topografiche s'impongono siffattamente àa non poterv1s1 operare che io un un ico modo. Del resto si sen te a dire soventi : - se alla tale battaglia, il tale generale avesse falla la tale manovra, invece cli restar perdente su tale punto, forse sarebbe. riuscito vittorioso su tal al tro. - Ciò dimostra appunto 1'influenza che una semplice mossa può esercì tare, t.ilnto su l risu ltato dell'azione, che sul punto dove andrà a decidersi . Se a Custoza nel ,t86tì il 3° corpo d'armata italiano, invece di arrestarsi tutto all'altezza di Villafrancn, come fece in seguito ad un cumu lo di sfortunRle circostanze, avess_e continuato la marcia su Ganfordine e Som macampagna, avrebbe disimpegnata la 3° divisione, e queslf! a sua vol ta avrebbe potuto a van zare verso Sona per la Berettara; allorn la decisione della bauaglia non sarebbe certnmente avvenuta sulle alture cli Custoza, checché si possa dire de lla topogra_fica configurazione del campo di battaglia, ma probnbi lmente su quelle-di S. Rocco di Palazzolo, se non forse su quelle di Son a stessa ( 1). 1l concetto strategico che (-1) La stessa relazione del nostro Stato Maggiore, che nel resto è così parca di apr,rezzamenti,'parlando dello cariche della brigata Pulz sulla 7• e ,15• divisione ita liana, così si esprime: « Quegli assalti ,di « ca,·slleria così insiste rrti éd impetuosi poterono molto sul segu ito della « battaglia , poichè interruppero l'importantissimo movimento della di« visione Bixio su Ganfardi ne, sv iarono l'attenzione dei capi dell'ala < destra dell'esercito italiano dalla direzione capitale di Sommacam< pagna e furono cagione, ecc. » (Pag. :104 ).


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info rmò quell'a battaglia pef parte degli Austriaci consi gliò all'arciduca Alberto di presentar·e la fronte dei suoi -corpi sulla linea Oliosi-S. Rocco di Palazzolo-Sommacampagna per minacc iare le comunicazioni clegl-i Italiani col Mi ncio, mantenendo. la riserva presso Sona per guardare le proprie con Verona; ma fulosv0 lgersidell'azione t attica fin dopo le 2 pomeridiane che lo decise a fare i l massimo sforzo su Custoza, che acquistava tulla l'importanza di punto decisivo per la risultante disposizione taLLica degli Italiani. A comprovare l' influenza grandissima che esercita .la dispos izione delle truppe a preferenza d:gli altri fattori di forza sulla determinazione del punto decisivo, gli esempi si potrebbero moltiplicare a centinaia; ma d'altra parte non si potrebbe con ciò egualmente asserire jn modo assoluto eh'essa abbia sempre ed unicamente la prevulenza. Sarebbe difficile invero irnmaginare, senza cambiare. tutti gli altri dati di fatto, una dispos izione Lattica la quale togliesse all'altura di Pratzen tutta l'importanza ch'ebbe, come elem ento terreno, nello svolgimento de lla baltaglia ll'AusLerlitz; tuttavia non è men vero che la disposizione tattica assunta dagli Austro-Russi concorse potenlemenle ad accrescere l'influenza cli quel punto nella decisione della ballaglia; come pure, se sul campo d'Austerli tz si fosse ro trovati mezzo mi lione di armati, co nie faci lmente avviene in oggi, invèce che centosessan lamila, l'importanza clell'alLu ra di Pra!zen sarebbe stata certamente minore relativamente alle disposizioni tattiche che potevano essere adottate su zona molto più vasta. Comunque però voglia considerarsi come più o meno assoluta l'influenza esercitata dalla disposizione Lallica delle truppe, resterà sempre vero ch'essa è imprevedibile, perchè trasforrnubile, mentre concorre con gli altri fattori a com po rre la man iera di essere della forza

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-d'u n esercito sul campo cli bauaglia. Ora, essendo indisp_ensabi le alla dete rminazione del punto dec isivo la perfetta conoscenza di siffaua maniera di essere della forza che il nemico ci oppone, e concorrendo a carauerizzare questa tnlune incognite ed una variab ile che non può determinarsi prima dell'azione, si deve concludere che la determinazione del punto decisivo non può seg,uire·che parallelamente lo svolgersi dell'azione stessa. La dimostrazione di questa verità sembrami della più alta importanza; e anzitutto ci mette in guardia coniro qu,e·i piani di battaglia finamenle elaborati in precedenza, i qnali pretendono sp ingere la previdenza sino agli ultimi e singoli risultati, e contro quei tattici dogmatici, i qual i, mediante il solo esame di un piano topografi.co, sanno procisare_la chiave èlellct posizione. La battaglia è una schel'ma in cui, mentre l'uno deve adattare la finta o la botta al l'atteggiamento· di guardia dell'av11ersari0, ([Ueslo deve parare e rispondere in consegue nza; quegiì che ha maggior prontezza di concello può qualche volta dalia finta prevedere dove l'avversa rio mirerà la botta é coglierlo in tempo, può anche atteggiarsi in g uisa da invitarlo ad eseguire uoq. determ in ala' azione, ma non può certamente prevedere quando e come la sviluppe rà. Ma sopratutto la verit à che ho cercato di dimostrare ci dà ia rag·ione prima del non potersi le truppe impegnare contemporaneamente sul campo cli ba 1taglia. Il Marsell i infatti osserva che nell'applicazione dei principì di strategia e di tattica esiste uppunlo la differellZD. dipendente dal fotto die sul teatro log istico le masse dcbbonsi spingere avanti con movimento simultaneo , ma che sarebbe ciò nè possibile, nè uLile sul campo tattico ('I ). Nondimeno le ragioni con cui quel

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-----(1) Opera. citata. Vol. 2•, pag. '.2.89.

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distintissimo scrittore corrobora la sua asserzione mi paiono esse stesse dipendenLi da quest'unica, che l'obbiettivo lattico, a differenza cli quello stratecrico non ' puo' essere determinato avanti all'nzione allao quale si rif'erisce; giacchè infine, determi nato l'obbiettivo tattico , venuto il momento risolutivo, nessuno sconverrà doversi contemporaneamenLe imp ieo·are la massima 9uaotità di forza, tutta possibilmente~ ogni truppa che in tal momento dovesse rimanere inoperosa s/lrebbe forza inu_tile sul campo di battaglia. Dunq ue, se per a_ltra ragione fosse impossibile 'e d inutile l'impiego tattico cootempcraneo di tutte le forze, maggiormente lo dov~'ebbe essere in gnel momento eh' è il più critico ed importante della battaglia . Credo invece che, se prima della baltàglia si potessero esattamente apprezzare tutLi i fattori di forza del nemico,.e se questi fossero tutti di loro natura invariabili, non vi sarebbe quasi bisogno di venire al fatto sperimentale dell'urto per dimos trare da quale p;Jr'le la forza stessa prevale, per lo meno non vi sarebbe ragione di non impegnare tutte le truppe secondo la direzi~ne più utile al ,conseguimento dello s~opo propostosi. Ora nella realta del combattimento le cose non stanno_ in tali termini, giacchè prirna dello svilupparsi dell'azione non potendosi apprezzare il modo di essere de lla forza nem ica, non si possono impegnare tuLf.t le tr_uppe secondo una direzione (scopo ùnmedi'ato, obpiettrvo tattico o punto decisivo· che dir si voglia) che potrebbe non essere la migliore pel consegu im ento dello sco~o pel quale si dà la battaglia (scopo mediato ? strategico), mentre le tl'uppe una volta bene o male impegnate non possono più distornarsi dalla direzione presa. Su ~nesto fatto speciale alla tattica che le truppe u.na volta impegnate .nel raggi<?_ effi9ace d'azione clet nerni'co

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non sono più disponibili, almeno immediatamenM, che serve di base a tutte le norme di buona tattica, le l'economica distribuzione delle forze sul - qua li reO'olano o --,---campo di battaglia, non credo necessario insistere, giacchè è da . tutti implicitamente ammesso come assioma, se pur qualche volla non sia espli citamente espresso. D'altronde la stor ia particolareggiata dei fatti tattici e la pratica anche elementare dell a guerra dimostrano a suffic ienza. questa verità, e tulli concorc!ano nell'in3egnare doversi impegnare le minime fQrze nell e prime fasi del combattimento per avere delle riserve d1'sponibili da imp ieg,,re là dove lo sfolgersi dell'azione ne p imostr'·erà il bisogno. In sostanza le prime fosi del combattimento rappresentano un con- 1 ' I sumo di forza che non "deci<le del risultato, ma rispon- ,-. ' ..J dono appunto al bisogno di mettere prima in evidenza le incognite della forza nemica, poS<;!a, cos tringendo l'avversario a impegnare i maggiori mezzi, fissarne la disposizione tattica nel senso di determ inare il punto decisivo e mettere questo nelle migl iori condizioni di acquisto o di difesa: operando con le minime forze contro le massime del nen1ico sul pri ncipio dell'azione, rimarranno disponibili le massime forze da impiegare sul punto dec isivo, venuto il momento risolutivo, contro le minime rimanenti al nemìco. Devesi quindi intendere per momento risolutivo quello nel quale le truppe nem iche diversamente im- - - - , - · pep;nale non. possono accorrere verso il punto che si vuole altaccare o difendere, e per fissazion e della disposizione tattica de ll 'avve rsario l'impegno della maggiore quanLità possibile di sue forze nl fine di renderle indisponib ili al momento risolutivo-. Qui forse sarà utile notare che non tutte le armi nello spiegare i loro prop ri mezzi d'azione s'imµegnano in eguale misura. Così la cavalleria, la qua le per agire


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deve venire a con lalto immediato col nemico, è l'arma che più d'ogni altt·a resta impegnata e nell'impossibili tà. di modificare in modo qualunque la prnpria azion e, e quindi va 1mpiega ta a ragion vedma ma a fondo; nond imeno, mercè della rapidi Là dei suoi movimenti, può tal volta ancorn ritirars i in tempo, sebbene sempre a prezzo di gravissime perdite. La frrnteria con la sua azione discretamente lontana s'impegna meno e sempre grada tamente, rna per con tro una volta impegnata nell'azion e ha minori mezzi pe r sollrarsene; devesi quindi anda r·e somrnarpcnte guardinghi prim a d'irnpe~nnrfa a fondo·. L'nrtiglieria infine, come arma che ngisce solamente rla molto lontano, s'impegna quasi per nulla; essa non solo rimanequasi sémpre libera di carnbiar 1a propria azi one cambiando cli posto, ma an che cambiando solamente la direzione dei snoi ti ri in grazia appun to de lla sua la rgh issima zona cl 'eaìcacia; per lai ragione, l'arliglieria è l'arma c.;he più d'ogni altra può essere impegnata senza preoccupazione , anche tuua, ove oecorra, sin dal principio del l'azione, e può quindi preponderare verso le avanguardie e verso la Les ta del grosso delle colonne. Da quanto precede sembrami potersi stabilire che le funzioni essenzia li all'azione tauica sono: 1° mettere ùi evidenza i fattori incogniti della fo1·za nemÙ'a; 2;0 fissarne la disposizi'one tattica nel senso di determinare 1:l punto decisivo e metterlo nelle migliori condiz1:oni di acquisto o di dijesa; 3° far 71revalere la p1·opria /'orza

su q11esto ptmto. Le fasi di preparazione, azione (o meglio determinazione) e decisione, nelle quali generalmente si divide la baltaglia, non sono dunque ripartizioni fiuizie immaginate per meglio st1.:diarne lo sviluppo, ma sono, per quonto collega ti e consecutivi, tre· falli tattici distinti, che mirano <:on diverso procedimento a conseguire appunto i tre scopi

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ora accennali, essi stessi collegati e quast compenetrantisi (1). Due eserciti nell'attuazione dei loro cancelli strategici convengono sullo stesso campo di battaglia. Le du e cavallerie banno fallo bene il servizio di esplorazione ed ambedue sanno di avere o. fronte imponenti forze uemichc . Ambed ue posso no prevedere lo scopo slrate(~ ) Ancho lo operaz10111 logistiche hanno funzioni sostanzialmente analoghe negli scopi a quelle accennato per l'azione Lattica, e solo ne diff.iriscono nella forma e nell'inrlole. Per ciò dimostra re sarù utile anzitutto siabiliro, che il bisogno di far vil'cre le truppe richiede che queste si mantengano in c11ntinua ed intima relazione con lo linee dove i mezzi logistici sono organizzati, mentre che per conservare tutta rattitudioe a combattere bisv· gnerebbe d1e la stessa intimità e continuità di relazioni fosso m~ntenuta fra le truppe sulla front,;i strategica. Ognuno sa d'altra parte che queste due specie di relazioni tendono, segnatamente in grossi eserciti, ad escludersi vicendevolmente, e che bisogna fa r prevalere le une o le allr.i a seconda si voglia ottener o la mossi ma libertil di muoversi o la massima attitudine a comballere. Il tnpiento impiego dei mezzi logistici mira appunto a conciliare questo (\ppo te esigenze; nondimeno il dividersi per vivere e 1·iltnirsi 1Jer combattere sarà sempre un problema di difficilissima soluiione non solo, ma di soluzione molto delicata, giacchè la radunata delle tr uppe p~r combattere non dev'essere sol tanto ·possibile, ma fotta in quel punto donde si possa trarro il massimo ,•antaggio dall'impiego diretto della forza. Ora siccome il danno dc~i,Ya1~lo d1l.ta radu1'.ata l della forza sopra un punto male scelto non è p1u r1 p~rabde a cug1cne del tempo necessario a cambiar lo disposizioni logistiche, no deriva che la radunata della forza sopra uo punto del teatro d'operazione sta alla logistic'- come l'impegno del la fo rza sul campo di battaglia sta alla tattica: ambidue van fatti con ragion veduta, percliè ambedU<, rendono indisponibili, logisticamente o tatticamente, le truppe. 11 punto del teatro d'operazione dove meglio che in og1;i altro conYerr/1 raccogliere le forze per Yenire all'nione tattica potrebbe per analogia chiamarsi il punto decisivo logistico: esso de\''esser tale che mentre concede sul nemico il massimo vantaggio d'attitudine a radu·


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gi co che l'avversario vuol raggiungere, giacchè generalmente si rid uce a questo, che l'uno vuole avan zare secondo nnu direzion e, e l'altro vuole impedirlo direllamente o collocandoglisi sul fiane;o. A questa premessa, che può chiamarsi strategica, s'informa il piano di battagli a, cioè la fissaz ion e dello scopo generico che si vuol conseguire mediante l'azione taLLica, e l'assegnazione de lle funzioni che dovranno narYi le forze miri al conseguimenJo dell'obbiettivo strategico mediante l'urto taltic(l. Ma l'attitudine a raduna re la forze è data. ad un es'!rcito sul teatro d'operazione dallo relazioni di distan1.a, di mezzi o di forza fra lo fra1.ioni in cui logisticarnente le truppe sono di vise, mentre deri,·a dalla facilità di muoversi, ossia dalle analoghe relazioni fra tal i fraz ioni o le lince ove i mezzi logistici sono organizzati; dunque il giudi1.io strategico, nel mirare al consPguimento del proprio obbiottivo, deve dctorminare il punto decisivo logistico in modo che con opera,::.ioni 111tu11e o con operazioni sulle comuni- cazioni detl' avvcrsa1·io senza esprn-re le, proprie resti tolta al nemico in rmssima parte l'attitudine alht radunata della forza. Ciò am messo, è facilo convenire cho lo funzioni logistiche sono: ~· conoscere, mediante i servizi d'informazione e d'esplorazione, la dislocazione dello truppo nemiche sul tea tro d'operazione o la direzione generale dei loro movimenti; 2• rompere, mediante operazioni interne o sul!Cl comunicazioni, la co_utinuiJà delle relazioni logisticho dello forze nemiche, nel senso di scemarne l'attitudin~ a raccogliersi nel punto decisivo determinato dalla r·isultrn!e reciproca condizione, e dallo scopo strategico in mira; 3° infine,._ racl!ogliere su q_uP.sto punto nel m;nor tempo possibile la massima quantità di fo rza pnr farvela ~giro. Differenza essenziale esiste solaments in ciò, cbe le stesse truppe possono disimpegnare tutte c tre I.e funzioni logistiche, e per ciò lo operazioni sono contemporanee; mentre per le ou,ologhe funzioni tattiche bisognano truppe diverse e succPssivamente impegnate, e quindi successil'i\11 d'nziono. In sostanza l'analogia fra le funzioni logistiche e le tattiche deriva dall'~ssere una In natura della forza, ~in nello stato di sola potenziali tà ,che in quell o di esplicazione, unico il giudizio strategico che deve applicarla; la dilforenza deril•a solo dalla diversa rei azione fra le parti a vvcrse io conseguenza della diversa ampiezza del teatro nel quale agiscono.

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esercitare le più grandi snddivisi oni dell'e::.ercilo pel conseguim ento di scopi piÌI parLicolari'. ma ancora intirnamen le colleO'ali allo scopo strategico. Da que:-ta o . . stessa premessa strolegicn deriva pure il pnmo spiegamento delle fo rze sul campo di b11Ltngli11. 11 più J elle volte uno degli eserciti ha già occup:Ha una posizione e vi aspetta l'urto nem ico , ma non sa precisamente qua li e quante sono le truppe che l'avversario può a tal uopo_impi rga re, quali linee d'atta<·co sarà per sr:egliere, qua l, nuacchi potranno essere simulati per trarlo in inga nno, c1 1rnli saranno portati con la massa princi pale delle fo rze: in una p:lrola, quali saranno i mezzi tattici che il nemi co impiegherà. Esso pertanto dispone una parte delle truppe. una prima schiera o linea che dir si voglia, e distribuisce f'gna lmente sul limiLe dei fronti accrssibili della posiziC1ne, cercando di usufruire del 'terreno in maniera da accresce. me la forza, e far equilibrio a quella di un numero and1e m/lggiore di truppe nemi che ove si preSP.IJLassero: qu esta linea ha l'incal'ico di scemare l'1m- 1 peto dPI nernico, arrestarlo, almeno momenwneamrn Le, 1 vederne le cond izion i di for1.a, st11Jiarne le intenzion i. Una seconda sr.hiera è ripal'Lila in g rup fl i più indietro, pronta ad accorrere su quei punti ove effeui vam ente saranno per pronun ci,J1·si gl i attacch i del nemico . Se la prima schiera è ben riuscita ucl suo còrnpiLO, se cioè ha sap uto far spiega re neu ameute le intenzi oni dell'avve rsario, la secondn non dispcrderit le sne forze, ma si dirige rà Ccm la rn »ggior qu»ntità di mezzi all'att acco principale· per respi n~erln po s-, sibilmcn te. od almeno impegnarlo forternc11te. Una terza schieril infi,1e rimane an cora in riserva ad esaminare l'andnmeni.o della baunglia e può ormai esse re irnpit'ga ta a 1·agion vecl L1l a Se l' azione difensiva mantenuLa siuo a quel momento è riuscita ANNO XXI, VOL. Il.


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a far spiegare tutti 1 mezzi del\' attaccante, e. ~e i~ costui sforzo principale è già stato ~osLrello a ri;1r~rs1 0 trovasi tutto impegnato, essa potra prendere I ~Oensiva e lanciarsi al cootrallncco, sia in modo iod1pen-: dente dalla seconda schien,, sia in concorso a questa e nella direzione che le cond izioni del momento ~aranno per designare come pitt opp~rtu~a. Quando in.vece l'azione difensiva non fosse nusc1ta ad arrestare solamente l'attacco principale nemico, o ne~ eacrior caso a solamente determinarlo fra i secondan ~ fì~ti la terza schiera sQ'3terrà la difesa accontentandos1i dell'energica resistenza per respingere l'attacco proteacrere la ritirata e mitigare le conseguenze della 0 oo . rotta. . . .IT,cco dunque le tre fasi: nella prcp.araz1o~e 1a prim~ linea non ha, nè può avere la miss101~e dt de~e~·m1nare l'azione, ma solo di esaminare le forze e le rnl~n~ zioni dell'avversario, e segnalarle alla se~onda, eme alla linea delle n:serve parziali; questa invece de.ve comballere ad oltranza, aiutala per quanto po~s1bde dalla prim n linea, per obb ligare il nem ico. a spiegare ed impegnare le maggiori forze, .tutte_ 1~ riserve possibilmente, e fissarne così la dispos1::;.io1~e . La . terza schiera o rz·servagenerale non avendo più 1~cogn1le d~ determinare, nè variabili da fissare, può 1mp~gnars1 tutta a fondo, con scopo tattico, chiaro ed evidente. Es;minundo l'azione dell'esercito che marcia per attaccare il nemico in posizione, trovasi ch'è co~tretlo ad operare in modo affatto ana~og~, div.id~nd~ !~_sue truppe in Lre parti per tre funz10nt tattiche s1m'.l1 affallo a quelle del difensore . Esso non sa dove .11 nemico ha collocale le sue principali forze, dove rncontrerà mao·o·iore o rninore resistenza; sa. solo che quanto vede del00nemico non è che una guard'1a esterna e ehe delle podernse riserve gli possono apparire tanto in un

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punto che in un altro. Alla.cca pr,rciò con una prima schiera gran parte della fronte nemica, anche tutta potendo lò, per avere le maggiori cognizioni sulle condizioni dell'avversario, destare la sua attenzione su molti punti, obbligarlo a rinforzare la fronte. Una seconda sch iera, conosciuti i punti più deboli -della difesa , ove cioè con la. minima quantità di truppe può, profittando del terreno e della disposizione del nemico, produrre uno o più attacchL.se!i, si lancia per la vifl c11e le prese·nla la maggiore probabili tà di scuotere l'avversario sino ad obbl igarlo ad impegnare, non soltanto le riserve parziali, ma possibilmente la riserva generale. Se riesce in questo .còmpito non le cale di essere arrestata all'allacco : la terza schiera, la propria riserva generale, è già edotlll. delle forze dell'aVYersario può <>pprezzarle, e sa che sono seriamente impegna te .a respingere il ricevuto aU?.cco. È il momento risolutivo, quello in cui le truppe possono impegnarsi tutte sino all'ullimo uomo per po1·tarsi a combaLLere su quel punto che le condizioni del momento determinano della maggiore importanza, e dove il nem ico non a\'l'à più tempo e modo di arrivare con forze sufficienti . Quel punto sarà il decisivo; ma in effetti s'è combattuto dapper'lnllo e tulle le truppe han concorso a renderlo tale . È in questo senso che deve intendersi il punto decisivo, cioè, non come esistente in modo asso luto, ma solamente in relazione allo S\'Olgersi dell'azione su tutto il carn po di battagl ia. Mi si opporrà che tutto ciò è ipotetico, e che fra cento bnuag!ie di cui la stor·ia ci tramanda le particolarità se ne troverà uua sola fqrse nella quale i fatt i siano nvvenuti propriamente così. Ciò è vero; ma per chi si fel'ma solamente alle apparenze formali. Nellasoslanza le truppe funzionano sempre nel modo accennato per preparare,

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2~ 'Simo del nemico, per conservarne il massimo possibile ,da opporre nella fase decisi va al minimo rimasto disponibile al nemico. TATTICHE

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determ inare e risolvere l'azione. Forse quelle impiegate .nella prima schiera avranno concorso nella funz ione della seconda o l'avranno disimpegnata da sole; forse quella truppa destinata come riserva generale avrà do-vuto impegnarsi sin dal principio dell'azione per essersi questa presentata in modo imprevisto, o per parare ad uno scacco subitaneo, ma altra truppa non an éora impegha ta o d_tjra~a in t~mpo, altro corpo sopraggiunto. sul campo cli battaglia, ne farà le veci e ne disimpegnerà la funzione; forse irpine, e ciò avviene non di raro, gli errori del nemico avranno talmente fac ilitato il còmpilo di una delle fasi , che questa potrà non essere evidente o mancare realmente, ma essa non sarà mancata virtualmente se si studiano bene i fatti, le loro cause e le conseguenze. Gli improvvisi allacchi della })rigata Pulz alla rnallina del 24- gingno 1866 fuorvia- · rono· l'attenzione .del nostro 3° corpo d'armata, e la: ris.u\tante inoperosità di questo facil itò immensamente il còrnpito al nem ico di fìssare la dispos izione tallicadelle truppe itali ane . Dunque si può ancora concludere che : 1 ° Stil campo di battaglia lo tru.ppe debbono disin:ipegnare tre funzioni tattiche: conoscere, cioè, ed apprezzare le cond izioni gE>neriehe della forza del nemico; determinarne e fissarne la cond izion e allu~le nel modo a· lui più sfavorevole; co lpirl0 col massimo. sforzo nel punto ch·e risulta più vitale appunto in conseguenza de lla condizi onP. attuale. 2° L'ordine di battaglia deve conservare in sè i mezzi alti a svil uppare le fasi risulrnnti da ques te tre . diverse tunzion i, e non impegnarli prima del tempo nel quale le funzioni stesse possono comp iersi. 3° Jnfìne, nelle due prime fasi noo risolutive le· truppe devono essere impegnate nf'l rnmirno nurn Pro tollerabi_le con gli scopt da raggiungere, contro il rnas1

I\Ja dico di più: le accennale fu nzioni esercitate dai principal i elementi.dell'ordine generale di battaglia sono '. funzioni necessarie anche agli ordini secondari, anche .alla compagnia quale elemento cosli:Luen te del tutto. Ognf truppa direttamente impegnata sulla fronte diventa indisponibile, cioè, l'azione del comando vi con-serva tutta la sua . efficacia appena nelle più piccole frazioni, e scema rapidamente nel salire la scala delle relazioni organico -gerarchi che. Per questo fatto le truppe immediatamente imp~gnate sulla fronte sono i{?.et_t~ per se stesse a compiere alcuna manovra anche la più ·sempl ice. Esse non µ,ossono che combllttere, cioè trarre il mìlggior utile immediato dalle proprie armi e dal terreno su cui si trovano, nel senso di recare al nemico il più grave danno; manca loro ogni mezzo di preoccuparsi di quanto avviene altrove, e tanto meno di adattare la propria azione allo scopo eh~ si propone il comando superiore; tuLto al più possono -evitare di trovarsi isolate pe r piccole frazioni, cercanqo ;pe r· quanto possibile di rimanere co llegale alle truppe vicine, e formare così una linea le cui inflession i sono determ inate dalla maggiore o minore resistenza pre~entala dalla fronte nemica. La manovra, pur necessaria a sviluppare a.nche il più semplice concel.lo Lattico, dev'essere quindi necessariamente effettuata mediante il concorso di truppe non ancora impegnate, e pel'ciò collocate dietro la prima fronte nella profond iUl. della formazio ne, o tenute raccolte sotto l'efficace autorit~ dei capi . Ogni · mod ificazione dell'azione delle truppe impegnate sulla linea di fuoco, ogni manovra , dev'essere pertanto effe ttuata mediante l'invio su quella linea di nuove truppe


~2 RICERCHE nella opportuna direzione, per cui, rompendosi l'equilibrio fra lo sfo rzo propri o e la resistenza del nemico. la linea stessa assuma quella fo rma e quella dis1ribuzione di forze da farla tendere verso lo scopo prefisso:;i dal com andante . 'Per meglio chiarire questa idea ricorrerò ad un esempio. Una compagnia ha due plotoni sulla linea di fuo co , due in sos tegno. Men tre la ca.tena avanza, il plotone di destra viene aù urtare contro un pos to più forlemente tenuto; è da prima arrestalo, poscia costretto a retrocedere in disordine da un contrauacco del nem ico. L'altro plotoni\ a sini stra della linea, non in contrando che poca o nessu na resistenza, continua ad avanzare, posèia a titubare. trovandosi isolato : ben presto tutta la linea sarebbe in com pleto disordine senza l'intervento delle truppe retrosta nti. Il. comandante la com pngn ia, volendo nell o stesso tempo riparare al disgregamento della linea e farne volgere l'azione verso destra dove è la maggiore forza nemica, si getta col sos legno fra i due ploton i in catena sul fianco dell' incalzante avversario, lo arresta, li bera da lla stretta il plotone inseguito, collega a sè quello di sinistra e tulla la compagnia viene così a conco rrere nell'az ione verso il punto prefisso dal comandante. Dovendo le manovre esplicars i sempre a partire dalla pro fondità della fo rmazione verso la fron te, nessun coman dante di ripa r·to rattico può m,rnùarne alcuna ad effetto, se non dispone dtrettameote di altra truppa situata indietro io riserva; e perciò tutte le relazioni tattiche e gerarchiche nell'ordine di batlaglia devono passare dall a fronte verso la profondità dell a forma.zione ('1). Co!>ì, per coutinuare nell'ipotesi dell'ese mpio

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precedente, il comandante della compagn~a, che ~Ja già impeo-nati nell'azione tutti e quattro i suoi plo_tom, non può ;iù manovrare, non pu ò più mo_difica ~e m ~ess~n modo ques t'azione, e la sua pa:·te _s i r~stringe_ra a ".1-:o-ilare sul migliore impiego dei d1rett1 mezzi tatt1c1 delle sue truppe. La facoltà di manovrare passa al_lora al comandante del battaglione al qnal_e appart'. eoe quella compagnia, qualor_a,_ ~~n inteso, 11 battagl1~n~ stesso abbia ancora dispo01b1h truppe del g rosso. Cosi seguitando. la gtessa facoltà p~ss~ s~ccessivame~le al , reggim ento mediante i ba ttagl1 001 d1 ~eçonda !tnea, alla divi sione, al corpo d'armata, mediante le rispet:tive riserve. Ciò posto , è importante no tare cl~e m~~tre sul principio dell'azione il combattimento Sl mam[~s~a. lo~ calizza lo e frozi onato fra le più piccole sudd1v1s1001 tattiche sulla fronte, e nella impossibi litò di farlo conver()'erc verso determinate direzioni, man mano la manov0ra va cl iveutando sempre più complessa e gli obbiettivi più generali, nello stesso tempo nppuolo che per lo svolgersi dell'azione gli obbiettivi più utili ad essere conseguiti divengono determinabili; e mentre da obbiettivi affatto secondari e parzia li si va gradatam ente passando ad altri più importanti e generali, interviene l'ingèrenza diretta dei coma1Jdanti de'maggio ri corpi tauici, sino a condurre l'azione generale all'unità di scopo. Dall'impossibilità di mantenere es1esi rapporti tattici nel senso della fronte, e di determinare obbieuivi tatti ci d'importanza generale all'ini z.iarsi del combattimento, deriva ancora che, l'azione individualizzanpendicolare; mentre nell'ordine lineare vole\•asi lo sviluppo della ma-

(Il Questo modo di svilupparsi della manovra nel senso perpendi-

colare alla fronte costituisce propriamente ciò che dicesi ordine per-

novra nel senso della linea, e perciò nnche in questo senso dovevano passare lo relazioni tattiche e gcrnrchiche.


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RICERCHE

dosi nei riparti tattici d'0rd ioe secondario , cia:scuno di questi deve compiere l!-O'azione per se stessa indipendente, e solamente collega ta all'insieme dell'ordine generale di bauaglia pei rapporti tattici mantenuti nel senso della profondità dell'ordine stesso. Oa-nuno di tali riparti tattici così impegnato prepara la°sua propria azione, de termina l'obbiettivo al quale può mirare in proporzione · dei suoi mezzi e de llo spazio di terreno che occupa, cerca di conseguirlo facendovi .prevalere le forze . Raggiunto un o'bbi~Hivo, svolta cioè .la sua piccola battaglia, lo stesso riparto non ha però finita lct. sua azione; esso ne ricomincia un'altra per _<;lifeudere l',obb ie ltivo conseguito o mirare ad · altro prossimo, o pi.ù probabilmente prosegue a combattere co~e elemento di preparazione o di determin1.1ziooe della manovra di . alLro corpo tattico d'ordine superiore. L'o rdine di battaglia di un esercito e l ordùie da combattimento di una sua qualunque frazione organica non possono dunque d1fferi re nell'intima loro indole; difleriscono so lam ente nella quantità possibi le di modi e forme per svolgere la propria manovra i.n conseguenza della qur1ntità di mezzi combinabili. Cosi la compagnia, e forse può dirsi anche del battaglione, non aven do che mf'zzi molto limitati, ha pure un modo di manovrar-e molto sempl ice, che ammelte poche e lievissime moditìc-azionj, e tale che può esser previsto per la maggior parte dei cosi e reso a.bitu;ile alle truppe, , mediante un 01·dine dei combattimento no1·1nale. Ma. la compagnia, il bnttagliooe e qua lunque altro corpo tattico maggi ore devono compi ere le stesse funzioni tattiche attribu ite ·all'ordine generale di bauagl ia, dunque devono . nuche presentare gli elementi necessari a .svolgerne gli alt.i relativi, e mantenerli disponib ili, cioè non impegnarli diversamen te, fìnchè sia giunto il momento opportuno agli atti stessi.

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L'ordine normale da combattimento della compagnia presenta infatti tre elemen ti: una catena, dei rinforzi ed un sostegno; col primo prepara la propria azione, ,co l secondo la determina, col terzo la risolve (1). E- , .gualmente il battaglione prepac:a la propria azione per '. mezzo della parte delle sue compagnie distesa in cac·ciatori, la determina con · i sostegni della .stessa compagnia, facendoli, ove ne fosse il caso , opportunamente rafforzare da parte del grosso, la decide impef!;naodo a fondo ilgrosso sul punto e nel momento decisivo. È però neèessario osservare che il punto e il momento decisivo rispetto al battagli one non sono quelli stessi i quali han regolata l'azione delle sue compagnie prima impegnate. Come gli elementi che rispo1:idono alla fase decisiva di qlleste compagnie servono a quella ,determinante del battaglione, così ciò eh' è punto e momento decisivo per le compagnie costituisce ancora la manovra determinarne pel battaglione, ed infine quelli ~h'erano obbiettivi tattici indipendenti per le compagnie sono secondari pel battaglione e vengon-o coordinati dalla sua azione per mettere il· proprio obbiettivo nelle condizioni di più facile acquisto o difesa. Sinlelizzando in simil modo l'azione dei battaglioni

(4) Il limitatissimo spazio occupato dalla compagnia e la semplicità <lelle possibili sue m,m-:>vre per conseguire un obbiettivo proporz:onato alla sua forza permisero, mediante la Nota ministeriale 4 ma.rzo 4874, di non tener distinto il rinforzo dagli altri due elementi; ed una compagnia potAva stendere in principio dell'azione due interi pi otoni o due squadre di due diversi plotoni, tenendo, in questo caso, le altre due squadre unite al sostegno; val quanto dire che l'elemento rinforzo, il quale era prima distintamente segnato, venne ad unirsi alla catena od al sostegno, secondo che l'azione si trovasse più o meno vicina alla fase determinante. li nuovo regolamento di mao ovra per la fanteria, nella scuola di plotone, sembra voglia rimettere i rinforzi come prima .


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RICERCHE

d'i prima linea rispetto a quell i di seconda linea dei reggimenti o brigate rispetto alle riserve divisio,na1i delle ~ivisioni, d~i ~orpi d'arm~ta, delle armate rispett~ alle riserve parziali e generali dell'ese rcito si verrà a ri_co~pon:e _la ba_u_agl!a da un cont inuo coÌ legamento d1 atti tatl1c1 sem1-1 nd1pendenti, nella cui successione e relazione rivelasi la mente co ordinatr~ce del comandante in capo. . ~a~ quanto dir:e che l'azione di una qualunque sudd!Vl.s1one _orgarnca dell'eserç.ito si svolge per l'indole e la fo rma m modo sim ile a quella dell'esercito intero · • sebbene miri ad obbiettivi secondari, che servono solo~ p_reparare o _d?terminare l'acqµisto dell'obbitttivo principale: la differenza sola che passa tra l'azione di un corpo tattico inferiore e quella del corpo maggiore che la c,omprende,, consiste in ciò, che le fasi omologhe n_ell uno ~ nel! altro non sono conLemporanee. Ne deri va che $1Ccome l'ol'd ine da combattimento di una frazio~e dev'essere si_mile ?!l'ord ine ge nerale ùi ballaglia, cosi ancora la man iera di condurre l'azione di una qualunque sudd i:isione organica de'l'eserèho non può differire sostanzialmente da quella dell'esercito intero ed ìJ princ ipio che infornrn la grande ta Ltica dev'essere' attua_t? fnl:eramente, quanLunqne con mezzi più semplici e p1u fac il mente adoperabili, anclledall'ultimo elemento tattico, il quale ancora forma un ord ine da coinbauimen Lo comple~so e per-tanto trovasi neJJa possibilità di :11an~vrar~. In ~ostan_za tutto ciò è perchè il principio e umco , 1 rnezzr d'8:Ltuozi_9g_t sono differenti; ed anzi ~nesto stes~o può dirsi, non so lo delle operazioni tattiche, ma d1 tutte Je operazioni militari. Il pri_ncipfo eme rge facilmente e naturalmente: prevalere in /orza sul punto decisivo; se non che in tale espressiqne si contengono due distinte idee, che bisogna separare per ben comprendere, e riferibili l'una

27 al modo di prevalere della forza, l'altra· alla <lete1·minazione del punto decisivo. La forza organicamente consiste nella ~uantità e_n~l 1 1 valore dei mezzi adoperabili da un esercito, ma log1st1- 1 camente il su.o modo di essere si manifesta solamente nella disposizione e relazione dei mezzi stessi,. tattica-. mente nello sforzo concorrente e contempora.neo che esercitano; quindi il modo di prevalere della forza è , differente secondo che le- operazioni militari sono nel . 1 campo della organica, de lla logistica o della tattica. Un 1 esercito che organicamente ha mezzi inferiori all'avversario può nondimeno prevalere in forza sopra un determinato punto del teatro d'operazione per migliori '. relazioni logistiche fra le su.e truppe, ma viceversa esservi battuto per cattivo impiego dei mezzi tattici. In una parola, la prevalen:t.a di forza organica, quella logistica. e quella tattica, sono cose distinte, le q11ali si riferiscono a giudizi speciali al genere di operazione che si com pie. Invece !a determinazione del punto decisivo, quantunque per la natura di questo derivi anch'essa da giudizio speciale al genere di operazione cui si riferisce, è però sempre dominala da altro giudizio costante ch'è lo scopo stratègico pe l quale si compiono le operazioni stesse. t appnnto · in questo senso che la strategia, nel mirare unicamente allo scopo, domina e governa le operazioni, che ne sono i mezzi, nella preparazione organica, nella dete rmin azione logisticà, nella decisione tatLica della guerra; ed indica nell o stesso tempo i punti dove va applicata « la maggior somma di forza relativa» che ou.iensi rispettivflmenle dalla somma dei mezzi, dalle operazioni interne o sul le comunicazioni dell'avversario, da ll a fissazione della massima forza nemica con la minima propria. L'azione tattica ·riceve il primo impulso da quanto TATTICHE


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ÌtICERCHE

·, ho chiam·ato premessa slrategica della battaglia, e la direzione di questo primo impulso rappresenta nei_ giudizi dei comandanti suballerni ciò che nel g1ud izio del comandante in capo è lo scopo strategico della battaglia. Poi man mano l'azione s'informa sempre più alle contingenze tattiche; ma il giudizio strateo·i co <lo. l b mma sempre 'apprezzflmento degli elementi ta1tici (terreno, nemico, disposizione delle truppe) che servono alla determinazione del punto decisivo, mentre la grande tattica fa prevalere la forz·a i?U punti di crescente im.: portanza sino a quello decisivo determinato dal generale in capo . .Durante tutta l'azione la piccola tattica ha cercato di trarre il massimo vantaggio dall'immediato impiego delle armi. Riepilogando ancora come conclusione, sembrami potersi asserire: 1° Nell'auuazione dell'enunciato prineipio: « prevalere in forza sul punto decisivo» il modo di far prevalere la forza entra nel campo ·operativo dell'organica, della logi stica e della tattica; mentre la determinazione del punto dove la forza deve prevalere entra j·n quello spewlativo della strategia, la quale nonpertanto deve tener pre~ente il modo di funzionare della forza rispetto alla specie delle oper&zioni. 2° La pre"._.ale!)~ J,a-ttica della forza si ottiene con l'impE'gnat'e e renùero così indisponibilP, la massima parte dell e truppe nemiche con la minima propria, mentre se ne con serva dispon ibile la massima per opporla sul punto decisivo alla minima rimasta al nemico. 3° La determinazione del punto decisivo è fondata sull'esatto apprezzamento rlelle contingenze l.ntliche dei due eserciti sul rarnpo di bauaglia, in vista de ll o scopo strategico che con la battaglia si vuol con seguire. 4° Le contingenze tattiche del nemico non essendo

TATTICHE

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tutte apprezzabili se non quandò le sue truppe sono nella massima parte impegnate, la determinazione del ;) pun to decisivo non può precedere l'impegno delle forr.e. 5° Ciascuna suddivisione organica dell'esercito, 6nchè nell 'aziu·ne tiene truppe in riserva, manovra, puit hè anche il combattimento dellP, parti dipen~er~ti impecrnate risponde ai bisogni della manovra; quando in~ece tutt<:\ le sue truppe sono entrate nella linea di fuoco, combatte, ma non manovra più. Quindi, perchè l'azione frazionala sulla fronte possa unifica rsi nello scopo mediante le successive manovre dei riparti or· ganici d'ord ine crescente, birngna che le ,relazioni tattico-gerarchiche siano nel s.enso perpendicolare alla fronte. 6° L'ultimo momento della fase risolutiva nella battagli a, in cui tutte le riserve entrano in azione e si rende impossibile 9gni manovra, è di esclu siva competenza della piccolél tattica; è Jo'sforzo diretto di tutti i mezzi tattici disponibili. Seguendo la via di quest e ri cerche, oItri, lo spero, ma è fors e pre:;unzione, po trà dedurne conclusioni più particolori e più pratich e; mio scopo è stato q u.ello soltanto di accennare una via, e sarei ben li eto se venisse giurlicata al.la almeno, se non la più opporwna, a condurre alla meta di corredare la talli ca di criLerii abbastanza larghi e generali, per poggiarvi il giudizio di tutte le sue operazioni, sicr.ome ne posseggono gli altri rami dell'arte niilitare.

MORENO GENNARO FERDINANDO

Capitano cli stato magg iore.


ESPERIENZA. DECISIVA SULLA DERlVAZlON E DEI PROIETTI

ESPERIENZA DECISIVA SULL,\

DERIVAZIONE DEI .PROIETTI LANCIATI DALLE ARMI A FUOCO RIGATE

. La , s~iegazione data dal celebre professore nfAGNUs di Berlino sulle cause che producono le deviazioni dei proiet.ti sferici . é sfuggita fino ad ora a qua lunque constataztone pratica r,he assicuri e renda evidente Ja verità o la fa lsità della svolta teoria. · Questa po i è molto comoda e facil e, e prestasi a qualunque caso evenibìle. Ed infatti:. osservasi per esempio una deviazi0ne sulla des'.ra? ... Ciò a~venne perchè la parte anteriore del proietto aveva concepito un moto di rotazione da sinistra a destra l • A.ccadde l'e~e tlo opposto?... La parte anteriore del proietto ruotava da destra a. sinistra l , Os~ervasi un rialzamento nella traiettoria?... La parte anteriore del la palla mota va dal basso all'a lto! ... Osservasi un abbassamentoL. Ruotava dall'alto al basso I... , J~ così qualunque altra deviazione composta di queste quattr~ trova pronta la sua spiegazione in un moto rotatono combinato fra quelli indicati.

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'M:a chi può verificare durante il tragitto della palla nell'aria il ve,ro senso in cui essa gira attorno ad un suo cl iam'etro? Nessuno: e quind i la massima parte degli studiosi della materia accettano la teoria giurando, come suol dirsi, in verba magistri; e temerebbero quasi di commettere un sacrilegio muovendo il più piccolo dubbio sulla esistenza di quella differenza di pressione prodotta dall'aria sui due en:iisferi della palla ruotante, che il l\'lagnus credette di poter asserire coll'appoggio di una @sperienza molto indiretta ed assai controvertibile. Dopo aver dimostrato con una esperienza· diretta la insussistenza od inefficac:ia assoluta della diITerenza di pressione imaginata dal Magnus sulle due metà del cilindro da lui sperimentato (•1), mi sono infine proposto di dimostrare col f?tto la falsità delle teorie del l\'lagnus, lanciando con armi a fuoco palle s{'eriche il cui m.oto di rotazion e fosse in una dir.ezione prev~ntivamente conosciuta, e ciò incontrastabilmente. Io era sic uro che la pall a avrebbe deviato precisamente dalia parte opposta a quella ìndicata dalla teoria del Magnus. Il nostro vecchio fuc ile di fanteria trasformato a retrocarica mi ha offerto il modo di fare l'esperienza con pochissima spesa. Ho fatto fondere delle pallottole di piombo di mi llimet ri •1 8,2 di diametro, uguale perciò al massimo della canna di detto fucile misurato sul fo ndo delie righe. Il peso di questa pall a risultò di grammi 35,6 e i percio dì peso quasi uguale a quell o del proietfile ci lin dro-ogivule di prescrizione che pesa 36 gramm i. Feci confezionare, coll'aiuto del comando· locale d'ar-

(~) V. Rivista militare) agosto 1868, pag. 20A e seg.


32 ESPEnIENZA DECISIVA tiglieria di Mantova, un numero sufficiente di cartucce, ed invitai gli ufficiali del presidio, e specialmente quelli del 13° reggimento artiglieria, ad assistere Rgli sperimenti di Liro al po ligono del Migliaretto, diretti a riconoscere da qual parte sarebbe accaduta una deviazione laterale del proiello. Il 59° reggimento fanteri a mi fomì due ~uoni tiratori e tullo l'occorren te pei bersagli e servizio relativo. La palla sferica lanciata dal fuC' ile rig1:1to, di cui trullasi, doveva ncce~sariamen te concepire un moto di rotazione direlto da sinistra a destra rispello al tiratore ed all'emisfero superiore della palla: e cioè lo stesso moto di rotazione che vien e impresso al proiettile di prescrizione cilindro-ogival e. Secondo la teoria del ~lagnus questa palla dovrebbe risentire unn pressione· più forte s.ul suo lato destro, che non sul si1Jistro; e deviare perciò a sinistra, cioè· dalla parte opposta a quella in cùi deriva il proiello cilindro-ogivale. lo annuuziai recisamente che avrebbe invece deviatoa destra. Una prim a esperienza ebbe luogo il 23 febbra io p. p. con 1i111a giornata nuvolosa e ca lma. Il bersaglio com ponevasi di tre cartelloni di metri 2 per 1, ed offriva un complesso di metri 3 per 2. Si spararono da pprima coll'appoggio di un cavallcuo fisso. 70 colpi a 300 metri di distanza servendosi degli alzi ordinari, e 24.- di questi colpi colpirono il bersaglio. Tenendo conto soltan to dell'e deviazioni laterali, e del fatto che l'al zo corretto a 300 metri sposla IIJ linea di tiro a sinistra di 37 cenLimelri, il cen1ro della rosa dei tiri risultò a 52 centimetri a destra del piano vertical e di tiro. Trasporta to il bersaglio a 200 metri di distanza si 1

33 spararono, sempre puntando al centro, allri 24- colpi dei quali la rnetc'.l colpì il bersaglio. Tenendo pur conto che a questa distanza la correzione dell'alzo sposta verso sinistra della linea di mira quella di tiro per 17 centimetri, il centro della rosa dei tiri risultò situato a 6 centimetri a destra del piano verticale del tiro. Nel giorno 3 del corrente mese di marzo volli ripetere la esperienza al la dìstanza di 200 metri, perché ricavata da un numero troppo scarso di colpi. In detta giornata bella ed asciutta spirava un venticello sensibile dalla destra, ed avrebbe dovuto influire a rendere meno sensibile la deviaz ione a destra primitirnmente osservata. In della giornata si spararono in due riprese 97 colpi, e 55 caddero nel bersaglio. La media delle due rose di tiro risultò di quattro centimetri sulla destra del piano verticale del tiro, e perciò alquanto inferiore a quella rin venuta nel giorno 22 febbraio, evidentemente in causa del vento da destra che spirava il 3 marzo . Le palle raccolte dopo il tiro conservavano piena-· mente la forma sferica, e solo distinguevasi in esse una fascia circolare di 4- a 5 millimetri di larghezza in cui il piombo compresso conservava l'impronta delle righe. La considerevole deviazione rilevata il 22 febbraio alla distanza di 300 metri basterebbe da sola a stabilire in modo in concusso che la teo['ia del Magnus è Culsa; perchè la dntta deviazione accadde dalla parte precisamen te opposta a qu ella da lu i annunciata, e non potrebbe accadere in direzione opposLa alle distanze maggiori o minori. lla la perfetta concordanza che regnò fra le due esperienze eseguite in giornale diverse, senza e con ANNO xx,, VOL. 11. 3 SULLA DERIVAZIONE DEL PIIOlETTI


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ESPE'RlENZA DEClSIVA

vento sensibi le, alla distanza di '.zOO metri, ·è pure ai miei occhi una prova frrefragabile che la deviazione della palla sferica accade dalla stessa ed identica parte in cui accade quella de l proietto oblungo a,nirnato da rotazione nello stesso senso. E ciò contradd ice interamente tutte le conclusioni del l\iagous ed alle quali si arriva seguendo le sue teorie . BisoO'na pertanto abbandonare del tutto la immaginaria teoria di una diversa pressione dell'aria sullPdue parti laterali del proie~to sferico, e ·ricorrere ad altri elementi per spiegare le deviazioni dello stesso. Nè si potrebbe, ricorrere al l'uopo alì'altra teoria della composizione dei moti rotatorii .ad ottata dal Magnus pei proietti oblunghi; aUesochè l'asse di rotazione della pnlla sferica non può in verun modo venir sollecitato dalla resistenza ·dell'aria a ruotare auorno al centro di gravità, mentre il centro di pressione coincide fisicamente con questo, ed i.! moto normale di rotazione impresso alla palla dalle righe della canna rimane unico durante tutlo il tragitto di questa per l'aria; e l'asse di rotazione deve necessariamente muoversi parallelamente a se stesso, in causa anche della grande stabilità dovuta alla rapidissima rotazione. Nella soprariç:ordata memoria inserita nella Rivista Alilitarè de l 1868 io diedi una spiegazione ed una teoria comp leta tanto della deviazione dei proìeui sferici, quanto della derivazione di quelli oblunghi, e dimostrai che la causa ne era la resistenza d'attrito opposta dall'aria. compressa (davanti e sotto il proietto) al moto rapidissimo dì rotnzione del proietto stesso: e che questa resistenza d'attrito obbligava necessariamente il proieLLo sferico od oblungo a 1·otolare sugli strali d'aria compressa nella direzione indicata dalla rotazione della parte superiore del proielto stesso. Le ragior-1i addolle ~ le esperienze riportate furono · 1

..

SULLA DERIVAZIONE DEI PROIETTI 35 semplicissime e chiare e possono riassu~ersi in poche parole come segue: ,fo Il moto di rotazione impresso al proietto dalle righe della canna non può non incontrare una resistenza sensibile d'attrito nell'aria compressa nella quale egli pesca, per una metà se sferico, e peruna porzione alquanto maggiore se oblungo. 2° L'altra metà o l'altra porzione del proietto pesca necessariamente nell'aria i·arefatta o nel vuoto, e non può quivi incon trare resistenza sensib ile di attrito al suo moto di.rotazione. 3° Una resistenza d'attrito opposta da un lato soltanto al moto di rotazione di un solido di rivoluzione attorno all'asse di questo, produce necessariamente un moto di rotolnmento nel senso indicato dalla direzione rotatoria della parte non sottopost8: ad attrito. 4° Quindi i proietti tutti, sferici od oblunghi, lanciati dalle armi a fuoco rigate, debbono rotolare sugli strati d'aria compressa che trovano davanti e ~otto di sè, e nei quali pescano necessariamente con una parte · soltanto della loro superficie est-erna. 5° E la direzione del rotolamento deve accadere nel senso indicato dalla rotazione della loro parte superiore. La trasformazione necessaria del moto di rotazione in moto di rotolamento fu da me provata con poche, semplicissime e facilissime esperienze, che ognuno può ripetere quando voglia con una spesa insignificante. Esse consistono nel sospendere ad una staffa per le estremità prolungate dell'asse di fi.O"ura un cilindro, un solido di rivoluzione cilindro-oo·ivale od una sfera tutti' o ' ' di legno: nel dare a questi solidi colla mano un moto di rotazione: e nel posarli poi sopra una tavola orizzontille o sovra una superficie d'acqua in quiete to· gliendo rapidament!:) la staffa.


36 ESP.ERU:NZA DEC ISIVA Tutti questi solidi rotolano immediatame~te sia sulla tavola che nell'acqua in cui galleggiano, e ctò con v_elocità tanto maao-iore quanto più è rapida 1a rotazione 00 impressa; dimostrando con tutta ~vi~enza il fatt~ della trasformazione del moto rotatono m rotolatorzo per effetto dell'attrito. Che un effetto consimile debba verificarsi nei proietti lanciati dalle armi a fuoco con velocità rotatorie enormi, comprese d'ordinario fra le 100 e 300 rivo luzioni per minuto secondo,t è ai miei occhi una cosa incontrovertibile. Poteva forse nascere qualche dubbio sulla intensità 0 misura di questo moto di ro tolamento, e supporsi insufficiente a produree lP- rilevanti derivazioni esperimentate . Ora in una- seconda memoria iciserit.a nella Rivista militare del 1873 io ho determinato con tullo il rigore matematico le leggi di questo moto, e la misura_ esatta della forza acceleratrice che lo produce; ed appli cando le formòle trovate alle derivazioni sperimentate nel proietto del nostro cannone da 12 centimetri di campagna sono giunto agli stessi identici risultati dati dalla esper ienza. Che dopo tuHociò vi sia ancora in Italia chi creda alle teorie del Magnus (coll e quali niuno ha mai potuto finora o·itmaere ad un qualunque risultato pratico), e che si\1~o~egua ad insegna.rle nelle scuo le ·militari, io non so spiegarmelo in altro modo che con quella tendenza all'ignoto, al misterioso, al compli cato, _al paradossale che da molti anni si è fatto strada in alcuni rami delle scienze militari, piegando servilmente il collo ed accoo-\iendo con sacro raccoglimento e venerazione, senz'ombra di discussione o di esame, tutlociò che ne viene dall'estero confortato da un nome di grande autorità nella materia cui la cosa si riferisee, od in altra 1

SULLA DERIVAZIONE DEI Pfi0IETTI 37 che possa avervi anche un nesso lontano, come sarebbe proprio il caso attuale. . . . Insomma io non posso paragonare 11 fanatfsmo (m1 si permetta l'espressione) di molti nostri esimii colle~h~ per le teorie del Magnus, se non a!Ja fede c~n cu_1 1 neofiti entusiasti in rel igione accolgono i dogmi o prmci oii loro r ivelati dai catechizza tori: fede ehe a loro sem1 • • • • • •• bra tanto più dovuta e meritoria, quanto prn 1 prrnc1pu sarebbe·ro di difficile accòglimento per parte di un profano adoratore dell a Dea Ragione. . E la fede cli questi crndenti è infatti così salda ed mcrollabile che li fo r ifuggire quasi con sacro orrore da qualunque discussione con individui affetti d~ eresia rao-ionan te·' ed i più miti d'animo si limitano a guar-. o dare con occhio <li compass ione ch i ha ai loro occlu la disgrazia di non potere ammettere ci priori l'infallib ilità di uno scienziato eminente (come fu il Magn us) in una materia che egli stesso, con rara modestia e franchezza, ammetteva e dichiarava'totàlmente estranea ai suoi studi ed all a sua alta speciali tà {4 ). Eppure la balistica è, e deve essere unicamente, una scienza esalta fonda ta sulla meccanica superiore e sulla fisica; e non è in essa ar,cellabi le alcun principio che non sia rigorosamente dimostrato col calc:olo o con espèrienze dirette ed esallissime.

(~) Sono ben lungi dal voler disconoscere con queste parole il merito e la profondità degli studi e calcoli difficilissim i istituiti, coll'appoggio di q neste teorie del Magnus, dlii conte di S. Robert, dal capitano Sia ccii e dal colonnello J\fartin-de-Brettes; i qual i rimarranno sempre qual esempi di straordinaria potenza di calcolo ed acutezza di veduto offerti alla ammirazione dei dotti: ma non saranno mai applicabili ad alcun caso concreto, perchè le fonzioni di cui constano non potranno mai venire determill(l te coli a esperienza, comò lo riconosee e confessa lo ~tesso Martin-de-Brettes; e tanto più perchè le ipotesi di fatto, da cui partono, sono tut t'altro che rigorosamente dimostrate.


38 ESPERIENZA DECISIVA Può dirsi ci'ò del moto (detto dallo Siacci di precessione) riscontrato dal Magnus nella sua bottiglia vuota di latta a forma cilindro-conica, .che assunse a rappresental'e un ,proietto, e clie rese mobile allorno tre assi ortogonali senza tenere alcun conto delle pressil)ni e dell'attrito di questi assi nei loro perni'?.. .. .. Può mai questo sistema paragonarsi a quello di un corpo libero di . ruotare nello spazio atto~no assi non costretti en lro perni? Può mai ~na bottiglia vuota di laua rappresentare un proiello la cui massa intùrna vien distribuita in modo da spostarne il centro di gravità verso la punta, od il cui corpo cilindrico è armato di alette sporgenti, o di anelli continui, od è solcato da profonde scaua-· lature traversali, o da strie o rughe elicoidi che pure abbastanza profonde impresse · dalle rigature della canna~ ..... Eppure tutta la teoria del Magnus per la derivazione dei proietti oblunghi è fondata su quanto egli osservò nel moto di quella bottiglia ,,uota . E merita tanta fed_e quanta è la somigli anza del suo p·roietto immagina1·io e fittizio coi proietti che vengono realmente lanciati dalle armi a fuoco rigate; e quanto i suoi tre assi di rotazione costretti entro perni fissi sono paragonabili a quelli pienamente liberi nello spazio attorno cui può roiare il proieLLo reale. Ma trop.pe cose avrei ancora a dire su tale argomento, ed eccederei i limiti e lo scopo della comunicazione che ho inteso di fare con questo scritto: e perciò raccolgo le vele e vengo a fare una proposta che spero possa essere accetlata anche dai dissidenti, e che potrà tagliare decisamente il nodo della questione. Sebbene siansi usa.te nelle esperienze del 22·febbraio e 3 marzo tutte le precauzioni ed avvertenze deside•

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SULLA DEI\IVAZJONE DEl PROIETTI

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rabili per ottenere che il tiro alla spalla ed all'appoggio di tiratori esercitati desse il migliòre risultato possibile nella precisione; pure i dissidenti potrebbero immaginare che l'esperimento non fo:3se abbastania soddisfacente, e che il risultato rappresentasse piuttosto una combinazione di errori, che non la rosa effetti,•a dei colpì. Altri potrebbero credere troppo scarso il numero dei colpi fatti per dare un risultato sicuro, A togliere ogni dubbio in proposito · io propongo che venga ripetuto l'esperimento col nuovo cannone di campagna a retrocarica di 7 cenfimecri, sparando con questo palle sferiche e piene di ghisa, ·incamiciate di piombo, il cui diametro esterno o calibro sia quello dell'anima misurato sulla profondità delle righe. Tenendo il calibro del nocciuolo interno di ghisa minore per due millimetri almeno da quello dell'anima misurato suìla sporgenza delle righe, e dato all'incamiciatura esterna dì piombo il calibro corrispondente alla profondità delle righe, il proietto non potrebbe produrre certamente alcun guasto nell'anima, ed il suo peso risulterebbe tale da non oltrepassare certamente ì limiti ordinari di resistenza del pezzo,e da poter venire sparato con tutta sicurezza. La comunicazione del moto norma le cli rotazione al proieuo verrebbe assicurata , come pure la conserva, zione della forma sferica generale di esso. C sparando contro bersagli situaLi a distanza non inferiore a mille metri, si avrebbe ogni desiderabile certezza . che la deviazione o derivazione risultante lateralmente al piano di tiro sarebbe cli sufficiente ampiezza, e dovuta unicamente al moto di rotazione impresso al proietto {la cui direzione è incontrastabilmente conosciuta) indipendeòtemente da qualunqu e errore o difetto dovuto ai tiratori.


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ESPERJENZA DEC ISIVA

SULLA DERlVAZIONE DEI PROlET'rI

Ed il risultato sarebbe o la condanna assoluta della teoria del Magnus o la sua conferma pùre assoluta_. e che finora non si è mai avuta. Io predlèo fin d'ora con tutta sicurezza che la espe-· rienza proverà l'erroneità di detta teoria; e non ho alcun timore che il risultato mi dia torto, certo come sono che l'esperienza verrebbe eseguita con ogni cura ed imparzialità di giudizio. ·È egli probabile che tale esperienza decisiva e di pochissima spesa veng::i. fatta? Io lo spero e mi rivolgo perciò non solo al nostro Comitato d'artiglieria e genio cui stanno tanto a cuore i progressi di queste due armi, quanto anche a i Comitati esteri, i quali hanno lo stesso nostro interesse d i-appurare se i .Principii adouati finora pel tiro delle armi a fuoco siano tutli sicuri ed inconcussi sulle loro basi, e possano essere seguiti con p iena sicurezza nello studiare le ardue e complicatissime quistioni che sorgono tuttodì nel preparare nuovi congegni di guerra e nuovi mezzi di distruzione. Per quanto la mia povera vor:e sia destituita di autorità davanti a consessi composti di militari tanto eminenti e rispettabili , io confido che l'amore della scienza per la scienza, ed il riflesso che un errore di principiì può arrecar·e talvolta conseguenze dannosissime al prog resso delle armi, ed all'erario nazionale, ind unanno qualcuno di questi consessi ad ord inare e fare esegu ire la proposta esperienza che so rpassa le fo1·ze ela competenza di un- privato, r imanendo tuttavìa inelud ibile entro i limiti, siano pure quanto si voglia ristretti , d i un bilancio mi litare. La prova dell'erroneità ed insussistenza della teoria del l\fagnus sarà ài miei occhi un primo passo per r icondurre sulla retta via alcune altre ricerche di palpitante attualità per l'artiglieria, rifleLten ti l'aumento

di potenza delle varie bocche a f'uoco, e per abbattere altri aforismi ammessi finora dovunque senza contrasto, fra i quali la postazione del cent1'o di pressione davanti quello dì gravità·, il limite dì due cal ibri e mezzo per la lunghezza totale dei proielli oblunghi, la necessità di salire a calibri giganteschi per il perforamento delle corazze, e la preferenza data al tiro contundente, che dopo quasi dieci anni di meritato riposo sembra voler ora far capolino di nuovo in .alcuni recenti scritti m ilitari. Mantova, ·17 marzo 1876.

ANTONIO ARALDI

'!rfaggior genemle.


CONFERENZE MILITARI (PUBBLICATE PER ORDINE D I S. E . JL MINISTRO DELLA GUERRA) •

DEL CÒMPITO DELLÉ TRUPPE DI SICUREZZA E

DELLA C~NDOTTA LORO

(Lettiira fatta dinanzi agli ufficia.li del presid io di Siena nel mese di marzo IS75).

Considerazioni preliminari.

È convinzione della generalità dei militari essere ne-

c~sS~l'_io oggidì che tutta la fanteria si metta in grado d1 d1s1mpegnure abbastanza bene i servizi di sicurezza in mq.rcia e al campo su qualunqu,e terreno , e che debba essere atta alt'occupazioJ;J.e, alla difesa e all'attacco dei posti che hanno speciale importanza, quali sarebbero: _gole, ponti, villaggi, boschi, ecc. al pari della fanteria leggera,. attesochè si presentano ocr<Yi troppo 50 . . spesso le oc~as10ni d1 doverlo fare; e si vuole pertanto che la fanteria tutta abbia da ricevere ora una istruzione adattata e sufficiente a raggi ungere questo scopo. !Ua nel .nostro paese poi una tale necessità si fa sentire ~nollo più _che i~ ~Itri le~tri di guerra , giacchè qui 11 te~~eno e assai frastaglrnto e coperto , e richiedesi perc10 che una truppa si garantisca con esplorazioni

CONFEfiENZE MILIT/\Rl ~ DEL CÒMPÌTO ECC . 43 continue e in marcia e in fermata e in combattimento, per le quali non si può pretendere di av~re sotto la mano trnppe specialmente addestrale ogni qual volLa se ne presenta il bisogno; e di più su que~L_o _~erren~ accidentato i combattimenti essendo cosl1LU1 t1 quasi esclus-ivamente di attacchi e difese di postì, al che in passato destina vasi per lo più la fariter~a leggera, bisogna che quella di l_inea sappia combattere come_ questa: leo·crera che • certamente anche m oggi La .r.anteria i, - 00 sarebbe atta a tali serviz i e fazioni meglio dell'altra , perchè reclutata e istruita più. adattamente (c?me ad èsempio presso di noi i bersagl ieri), pare ora_ ~JServata a più speciali incarichi : colp i di mano ard 1t! , a van~ scoperte, distaccamenti spinti a più mar?e sui fianc hi o avanti con particolari ed importanti missioni (p. e. occupazione sollecita e difesa gagliarda _di qualch~ punto importante) , immediato .lìanchegg1~m~nto d1 grand i corpi e Joro collegamento, trattandosi dt muovere per terreni difficili , ecc.; al che geueralmente ·· bisognano più battaglioni. La fanteria di linea dovendo adunque essere in grado di fare tutti questi speciali servizi, e ad un tempo, per la cr:esc iuta importanza dell'ord ine sparso, dovendo saper manovrare come le troppe leggere, si rende evidente la necessità di dare tutto io sviluppo eh.e si può - tenuto conto che gli uom ini sono reclutati a so rte, senza speciali esigenze - a certi eserciz i indivi·duali e al manovràre spigli ato . Tra i primi, dopo il tiro cui giustamente vuolsi accordare la prem inenza, merita particolar cura la ginnastica, giacchè si comprende quanto sia necessario che una pattuglia in esplorazione , una ad squadriglia o un plotone in comballimento ,, . abbiano . . · aver sufl1ciente alliludine a scavalcare s1ep1 e muri , saltar fossi, passare torrenti, inerpicarsi su ripide pendici correre lunghi traLti senza che gli uomini ab-

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CONFERENZE MILITAUI

biano da perdere totalmente le forze o che si disorganizz ino i reparti. Jnoltre nei graduati inferiori assai più che in passato rich iedesi ora un'adeguata cognizione di tutti gli importanti servizi di sicurezza, ai quali saranno di sovente impiegati, e debbono altresì possedere in dispensabilmente i criteri da cui ha da essere guidato il comandante di squadriglia e di plotone nel campo dell 'azion e, perèhè noli' auuale modo spigliato di combattere su te1Teni aé-0idenlati, la tendenza a disperdersi dey'essere b ilanciata dall' intell igenza e autorevolezza di chi guida i reparti. Nei gradi superiori a quelli mentova ti , per comandare bene un'avanguardia, una retroguardia o un drappello qualsiasi d'una certa importanza negli sva riati servizi di guerra, occorre avvedutezza, prontezza nell'ori entarsi, come suol dirsi, sia relatiYamente alle condizioni del proprio partito e a quelle del nemico, sia rispetto al terreno , poichè senza di ciò la prontezza del risolvere non ·si può avere, ed ella. è pure condizione indispensabile per disimpegnare bene quelle missioni. Oggi poi è tanto più necessaria una pronta risoluzione in quantochè i progressi delle armi ebbe ro per conseguenza di cond urr:-e più presto e più completo.men te alla decisione d'un combaLLimeoto piccolo o grande che sia, in confronto a quelli delle guenc passa te; d'onde consegue che un primo vantaggio può avere più importanza che mai. Con tali convinzioni, che auinsi dal ragionare con altri e dalla lellura cl i alcuni libri , and ava scrivendo talune considera7.ioni, cbe quando a quando mi suscito.vano nella mente le mie letLu re , e anche certe massime rac,:omandate, quasi per meglio fissarmi in qudle, parendomi che ne avrei ricavl:I.LO u n certo vantaggio . Così ebbi radunate alcune pagine slegate e confuse che pensai poi di rivedere, e cercai di, dar loro

DEL CÒMPlTO DELLE TRUPPE Ul SICUnEZZ,\ ECC.

io

una certa fo rma e un ità. Io non mi lu singo che ne sia risultato un lavoro compiuto e degno di qualche allenzio ne, anzi confesso che non l'avrei c1.·eduto ~eppure degno d'esser leUo, se qu.alche ~iud1ce be~1gno non m' o.vesse espresso contrario avviso ; e ~e t tanto dichiaro a'miei commilitoni che queste pagme non hann o lo. pretesa cli ·va lere gran che , e .tanto ~eno vogliono far credere <li contenere qualche 1d~a s_ahente e nuova: esse non sono -altro che uno swd10 mcompleto sulla condolla delle truppe di sicurez~a in g~1erra: )la prima di venire a considerar~ quest•. part~cola~t serv izi di guerra nei loro carallen attuali , ~1 pai~ utile vedere quasi cli volo come siasi loro dato ~n ogm tempo grunde importanza , tanto elle ~urono sino ?a epoche remote affidati ad nòmint scelti per ~oraggio'. forza fisica e destrezza. Ch i desiderasse segu.ire le.fast per le qqali passarono nelle v.arie ep~che ~h ~rdmamenli de lle milizie eon quegl i uom ini costttmte, sarebbe obbligato a riandare e trascrivere in gran par~~ la storia milita re; io noi farò certamen te , tanto p_iu che credo basti qui, per lo scopo cui si tende, rid'.1a~ mare alla mente li essenziali uflizi di qL1 elle spccialt mil izie, che poco o nulla cambiarono, e appena. accennare ai mezzi loro che variarono invece assa i, .e ai loro nomi che camb iarono anche piLt dei mezzi. Per quest'esame basterà risali.re fino all' ~poca greci), di cui l'arte mil itare stampò incancellab dment 1~ nella storia del mondo tante gloriose imprese, giace?~ no~ o-ioverebbe fcm1arc l'attenzion e sulle incerte notlZle dei b tempi anteriori . . . . È fac ile rendersi ragione come la fan tena , giave pel suo armamento e abituata alla ri_gi.d a compa_ltez~o. degli ordini (ciò natlll'alm~nte devcst 10tendere ~n ragione dello stato dell' arte della guerra n~l!e d1verse epoche) , no n abbiu ma i potu to nè saputo d1S1mpegnare


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C0NFEllENZE Mll,lTAlll

l'importan tissimo còmpito della sicurezza nelle marce, ai campi e nel combattimento, nè adattarsi a qualsiasi fazione di guerra . Pertanto dovette sentirsi ognora il bisogno di organizzar6 a tal uopo 'specialità d'armati. E infatti vediamo che l'epoca greca ebbe i pel.tasti marcianti alla testa della colonna, o colla cavalleria all'avanguardia, e gli armati alla leggera che proteggevano la falange nel combattimento, soli o colla cavall~ria pur essi. L'epoca romana ebbe allo scopo medes1_mo, o!Lr~ la cavalleria, i veliti e gli ausiliari ai·matt alla leggera, che furono pP,r la legione ciò che erano stati per la falange gli armati di fronda e d'arco o in certe missioni i peltasti. ll medio evo che vide le irrompenti orde barbariche travolgere gli ordinamfl~ti de ll'impero di Roma, non conservò vestigio della tattica romana. E d'altra parte allorquando i guerrieri « montaro·no a cavallo e si coprirono di ferro » la fanteria non fu considerata come arma. Verso la fine però del med io evo , quando i fanti seppero vi.ncere la. cavalleria che_ iìno a!Jora li tene,,a. in dispregio, opponendole armi adalle e solida ordinanza, la fanteria ~iacc!uistò l' -importanza. d'arma principale , per virtù specialmente degli Svizzeri, e sì videro al i arcieri e i balestrieri des1·ina1i à combattere insiem! alla cavai~ leria, ma parti·colarmente a sca.ramucciare davanti al fron~e di bauaglia. Tra questi sonosi resi famosi gli r.ngles1 per la sveltezza e precisione colla quale Jancia:vano le loro frecce, ed ebbero pur farna i balestrieri genove~i i _quali si trovarono di fronte ai primi nella battaglrn Crecy. L'arte militare cominciò da questo temp~ a l'l~o_rgere_ alquanto, e continuò poi a fare progres~1 rap1dt particolarmente dopo la compaesa delle armi da fuoco sul campo di battagl ia.. Si videro quindi le truppe leggere· degli S:vizzeri (enfants perdus) adoperate per la scoperta e a sca-ramucciare da vanti al

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DEL CÒ~IPITO DELLE TRUPPE DI SLCUREZZA ECC.

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« battaglion~ » , come per esempio alla battaglia di Granson. E più tardi gli archibugieri baschi e i mqschettieri, adoperati per la prima volta dal Pescara alla battaglia di Pavia. Cosi' furono per le fanterie svizzere, tedesche e spagnuole quello che i veliti furono per là legione. In simil modo impiegaronsi i moschettieri nella campagna dellà Vallellina ; e poi i granatieri sotto Catinat e Vendélme, e i. micheletti nella guerra. di Spagna, vere truppe Jeggiere pel loro modo di combattere. Infine nell'epoca di Gustavo Adolfo e poi sotto Federico II al medesimo scopo furono instiluiti granatieri e dragoni (che furono una specie di fante~ia montata.), coi quali Federico formava le sue avanguardie; e in Francia i corpi franchi (fanteria leggera) e i cacciatori (fanteria scelta). L'epoca della rivoluzione· francese e di Napoleone ebbe truppe leggere (cacciatoI'Ì, volteggiatori) fors'anche in troppo gran numero . Leggiamo che Federico nelle istruzioni a' suoi generali diceva loro, la truppa leggera dover essere la fiamma che continuamente rischiara sulla situazione, sui movimenti e la natura dei disegni del nemico. Sovente egli -stesso dalle sue avanguardie osse~va:va le disposizioni , le mosse , le forze dell'avversario, e preparava con piena cognizione dello stato delle cose quei piani di battaglia che quasi mai fallirono. Potendo egli procurarsi il gran vantaggio di fare eseguire in tempo alle sue truppe le manovre che vedeva necessarie , colla celerità sorprendeva il nemico in un ordine a questi sfavorevole, e pertanto l'obbligava a. manovrare sotto il fuoco delle sue linee, che ben presto lo disordina va . E il generale Duhesme dell'epo1:a napoleonica scriveva che le truppe leggere sono al corpo dell'esercito quello che gli occ\li al corpo umano: « l'esercito, )> così dice, « protetto da una cin La di drappelli , stia


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CONFERENZE MILITARI

DEL CÒllIPlTO BELLE TRUPPE DI SI CU REZZA ECC.

« esso accampato o in marcia, o stia manovrando per

poichè dopo avere impegnato il combattimento lasciava il p'osto alle · masse e mettevasi in disparte. Si osservò che questo dipendeva da che chi comandava non sapeva servirsi di essa ancl1e a massa, come aveva mostrato Federico II, il quale facevala combattere al bisogno come l'altra fanteria. Dicevasi ancoea che dopo l'uso della baionetta rimaneva cosi .poca differenza tra il soldato di fanteria leggera e quello dì.linea che, con una b uona organizzazione e una istruz-ione adatta, quelle due armi potevano supplirsi l'una all;altra. Ed è in analogia con queste idee che le truppe leggere erano già state riunite per mezze brigate come la fanteria. di linea. Ciò che dovrebbe val'ere (sia dello qui di passaggio) quale argomento di non poca impor·tanza contro gli oppositori della reggimentazione dei nostri bersaglieri. A poco a poco il .perfezionamen to imm enso a cui si giunse nelle armi, la media coltura delle masse incomparabilmente più elevata, la pieghevolezza e spigliatezza degli ordini che ne consegn irono, tutto questo fece sparire il bisogno d'avere truppe specia lm ente armate e a lungo · addestrate quasi esclusivamente in quei servizi di cui ci occupiamo; onde le riportate idee poterono en trare oggi nel dominio de.i fatti, e tntta la fanteria viene ammaestrata con metodi più o meno perfetti, avendosi in mira non solo eh' ella possa manovra re egualmente bene delle già truppe leggere su tutti i terreni difficili, ma altresi di farle acquistare una sufficiente attitudine a disimpf\gnarsi, .venendo destinata ai posti avanzati, alle avanguardie é alle retroguardie estreme, a · fare r icognizioni, scorte ecc. Io vorrei appunto trattare qui cl' alcuni di questi uffici e più propriamente di quelli delle avangùarclie, delle retroguardie e degli avamposti, prendendo in esame lo scopo generale a raggiungersi, .e de.ducenclone le regole di condotta pei casi piµ comuni . ·

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entrare in azione, deve essere avvertito non solo di qualunque attacco, di qualn'nque imboscata, ma deve avere le informazioni che gli abbisognano affine di prepararsi convenientemente in tali disposizioni « da portare con certezza il colpo che deve dare a lui « la vittoria ». Le masse inesperte della repubblica francese qua~i prive di tali truppe, non avendo in sul principio che pochissimi cacciatori, sovente furono sorprese e fuO'ale dal ·solo comparire improvviso degli esploratori p~u~siani sul loro fianco o in coda : gli sbandamenti di Lilla, di Valenciennes e di Yauchamps si debbono in parte alla mancanza o all'insufficienza d'addestramento in cotali esercizi, all'ignoranza dei più importanti servizi di guerra . Pertanto si vide necessario di aumentare successi va men te il num~ro dei battaglioni di truppe leggere, cosl éhe avanti la campagna d'Austerlitz esse avevano raggiunto la proporzione di circa 1/. della fanteria. Ciò non ostante si trovarono insufficienti di numero per disimpegnare tutte le importanti missioni che volevansi l~ro affidare, e molte volte non si avevano a disposi- . z10ne quando e dove il bisogno di esse facevasi sentire; o~d'~ _che si suppliva con truppe di linea per le esploraz10m rn combalt1mento, in marcia, ma più spesso agli avamposti. Le truppe leggere pel loro reclutamento e per l'istruzione loro venivano impiegate assai utilmen~e nei terreni molto frastagliati, boschivi, montuosi, dove insomma la fanteria di linea sarebbe stata meno atta in causa della minore destrezza nel manovrare e ancora della minore efficacia del suo tiro. Qualche scrittore rnilitare di quel tempo, come il Guibert, alzò la voce per far io tendere che quella fanteria speciale era troppo numerosa, e che durante l'azione non dava tutti i vantaggi che comunemente era creduto,

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ANNO XXI, VOL . 11.

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CON EE RENZ E MILlTAJU

Delle avanguardie .

È scopo delle avangua rdie di conoscere e se.analare la presenza de l nen1i co appena ci avviciniamo alle sue posiz ioni o alle sue colonn ~ di marcia; di dare tempo al grosso che precedono di compiere il suo spiecramento e prend ere le dispos izion i d'allacco o di dife~a t~ne?d o infrattanto l'avversa rio lontano da quell e p~si~ z1on1, che occ11pate da lui gli darebbero van tao-O'io· e iofin e di. pro curarsi con ogni mezzo possibi le ~~ti;ie del nemico. . Dal solo enunciato. di questo importantissim o scopo s1 comprend~ quanta influenza deve esercitore la co ndotta delle avooguardie in genere, non solo sulla sicurezza del gros.so , ma oltresì su ll e condizioni pi ù o meno buon.e o cattrve del suo entrare in aziono, dal che ne. vien~ la probabili tà maggiore o minore del buon esito. E invero .la sLoriH. militare reO'isLra numerosi foui . . . o in cui si rnggwnsero 1mportn.nti risultati che in massima parte conseguirono da un' 0tti111a condotta dell'av~ngunrdia, e altri forse in più gran numero nei quali , un insuccesso e anche una disfa lla fu 'da addebitarsi quasi totalmente all,a poco giud iziosa condotta di es~a : il ri c,:ordDrne Dlcuni sarà suliìciente a mostrare la verilà dell ' as erto. Nella campagna del 1800 in Germania l'avang uaròia della divisione francese Decaen passa a rditam ente la Sa lza in presenza dei cacciatori tedeschi, non lasciando loro il tempo di rafforzarsi sull'ahta . sponda, e c?l l' impadro_nirsi della testa del rollo ponle rende possibile alla divisione di passare il fium e e rivolgersi su Salisqurgo dove altrimenti i Tedeschi assai più forLi della. divisione Lecourbe, l'avrebbero certa1

DEL CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.

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menLe.batt1Ha. Consimile importanza ebbe il movimento dell'avanguardia francese da Turbigo su Ilub echelto nel 1859, in grazi a di che so ltan to le divi sioni di 1HacMaho11 poterono giungere in tempo a llagenta. E vediamo per contro che la condolla. dell 'a vangun.rcl ia nel seguente fatto ebbe disastrose conseguenze: nel 1814 a Yaucha mps un corro prussiano, col quale marciaYa lo ste'sso general iss imo Bliich er, inseg ue ndo il corpo fra ncese del maresciallo Marmq_nt., si trovò improvvisamen~e sotto il fuoco delle batterie nemiche sitllate su di un altipiano dom inante lo sboc co del villaggio, e sotto la fucileria di tru ppe appostale in un bosco sul fian co; i Prussiani quattro volte supe riori per numero ma rciavano con eslrema confid enza, senza farsi abbastanza esplorare il fronte e i fian chi, e furono colti in colonna di marcia che non venne loro fatto di sp iegare: lasciarono qua LLromila prigion ieri e furono ricacciati in pieno disordine. A raggiungere lo scopo dell e avanguardie occorre una gi udiziosa ctindolta negli in contri, la quale si basa non giù su rego le fisse, ma su tanti criterì, che la fanno cambiare incessantemente, come cambia no le condizioni di ciascun incontro, che quantunque possano e.sscrc sornigliDnti, nullarneno non sono mai del luLLo eg11nli ad a.lLre giù state; e valgono insieme certe disposizion i di marcia e certi modi d'esplorazione la cui importan za, estens ione ed influ enza dipendono dalle con dizioni della guerrn. in generale e dalla particola re situazione del eorpo o del distaccam ento. Queste cose appun to si venà ora e,>nsidcrundo. r Un'avanguardia d!ridesi generalmente in due pa rti, di cui la più avanzata, sempre meno numerosa , è l'an tivanguardin; l'altra che è corpo o grosso d'nvanguardia, deve rimanern sempre unita e alla mano del comand11nte per essere pronla ad en trare in a?ione sull'istante quando


CONFEREN ZE MlLI'l'Al\l 52 e dove il capo vede necessario. L' anlivangua-rdia , o se vuolsi , l'estrema avanguardia, è invece più p,ll'ticolarmente incaricata dell'esplorazione del terreno che si percorre e fin o ad una certa distanza dalla vi a, la qua le è proporzionale alla lunghezza d~lla colonna e in relazione colle fo rme del terreno stesso; ell a sorvegli n il nem ico, se in vista, co l mezzo di alcune pattuglie marcian ti in comunicazione con essa. ~on ha perta.nto bisogno di molla forza, e ba sta che sia in grado di respingere deboli pattuglie che mostrassero di voler osservare le forze e l'ord ine di marèia del grosso. 11 gro~so di av·anguardi a generalmente marcia nelle condizioni stesse del grosso della colonna , e ciò fìnchè non s' incontri no intop pi di num erose forze nemiche; l'antivanguardia invece è di continuo esposta e inoltre deve . fa ticare assai più, causa la marcia diffic ile delle pattuglie laterali e le esplorazioni che sempre le -accade di dover fore ; ciò non pertan to si mettono all'an tiva nguardia poc he forze, iJ puro necessario per Io scopo avvertilo, e~sendo da preferirsi il tenere forze maggiori al grosso d'avanguardia e rin forzare eccer.ioua lrn ente occonendo l'alira parte, e ciò perchè succedendo un in contro . si possa en tra re in ozian e con cen trata.mente tu tto in un tempo, là dove sarà ùa auendersì maggior vantaggio . L'avanguardia dispone ancora drappel li per la sicurezza irnrnedi ala dei fianch i e in numero maggiore o minore, piµ o meno forti come lo comporla il caso particolare; i guaii marciano mantenendosi sui fianchi continuamente o per certi tratti soltanto, e alle volte s'appostano in determinati pun ti da cui possano proteggere, occorrendo, lo sfilare del g rosso, e in ogni modo osservare quei tali sbocchi, d'onde è possibile si presentino fr azioni ne miche a moles tare la marcia. Questa di,·ersa maniera di conclnrsi per parte dei eletti drappelli o pattuglie si esam inerà più innanzi .

DEL CÒ)!PlTO URLI.E TRUPPE DI SICUREZZA ECC.

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Le avvertile disti nzi oni ci fa nno tosto ri marcare che il grosso propriamen te dell'avanguardia conserva le sue forze fisiche sino al giungere alla tappa, dato che ~on s'incon tri per via alcun ostaco lo da parte del n:m_1co; cosa della quale imporla tener conto , e a cui s1 ~a da auri buire più importanza di qu_anlo pa~·~ le at~n buisea il regolamento nostro, come ri leverò pru avanti. Il grosso predetto entra sol ta?to in az!one , co~ o con pa rte del!~ sue fo rze, quando s1 tralla d1 un mcontro abbas tanza importante per interessarlo, quando cioè l'estrema vanguardia o i drappelli cli fian co non riescano da soli a ricacciare i partili nemici che tendono ad avvicinarsi pel' molestare la colonna. , qu ando sia da togliere a questi partiti una posizione .Yantagg iosa che o-ià ovessero or.cupo.la o accennassero di voler occupare~ e da cui la ma rcia potesse essere di sturb~ta. Esso entra poi in azione con tutte le sue fo rze e decisamente per contenere un nemico piuttosto numeroso, e comba ll e da solo colle aYanzate dell'avversario per un certo tempo ch'è proporzionato alla. sua forza di resistenza'. affine di procmare alla colonna la possibi lit,\ di spiega rs1 con calma, e di prendere le clisposiz.ioni tutte J)er e.nt1:a1·e con van taggio nel combattimento; ecl è ciò che costi tmsce la pat·te essenziale del suo còmpito . ~elleykcolecolon_ne ~ non fa bisogno dividere in due la vanguard1a, nè spinge rla lon tano, poichè occorre ad esse poco t~mpo a sp iegarsi e prepa rarsi a combn.LLere. Basta _che riescano a vedere e valutare le p rime tru ppe nem iche che loro stanno davan1i, per rilevare e decidere tosto se ?ebbono evita re il co mb attimenlo o acce Ll.arlo; se lo vogli on o schivare è loro possibi le di cambiare presto direzione, o ritorna re sui loro passi, tanto più che non h~nno l'in ca~ glio di numerosi carri ; e se l'accettano il gros~o ~ tosto irnpeo-nalo sicchè l'azione dell' a vanguard ra SL o ' confonde con quell a dell'inLiera colonna o distaccarnento.

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DEL CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.

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CONFERENZE MILITARI

La · distanza più conveniente fra la testa dell' avangua rdia e quella del grosso, tenendo conto delle ordinarie esigenze, pare sia una volta e mezza la lunghezza: della colonna . E quando la via pres(;)nta ditlìcoltà per lo spiegamento, anziehè aumentare-cl i soverchio quella dis tanza collo scopo dì arres'Late più lungi i l nem ico, sembra più conveniente di rinforza re l' avanguordia, atlinchè possa più a lungo sostE)ne rsi da sola. Sarà pure conveniente di tener-più vicina l'avanguardia quando il terreno è così coperto che incontrando il nemico, questo non possa subito orientarsi, nè sapere quanta forza si trnvi a fronte, nè possa spingere avanti la cavalleria a minacciare i fianchi e scoprire le mosse·; tutto ciò naturalmente concorre a rendere indecise e tarde le mosse del medesimo, d'onde viene al grosso un certo vantaggio di tempo . In ogt1i modo tale clistanza non dovreb b'essere minore della lunghezza della colonna, . acciò in caso d'incontro la coda possa far tempo -a spiegarsi avanti che il nem ico riesca a ribu11are le prime· truppe che gli fanno fronte. - In generale la forma dì marcia di un' avunguordia prende sempre maggiore profondità nello allra ve rsure una valle incassala estrella, come anche nei passaggi cli strette in generale, perchè i tiri del nemico che vi oppar1sse improvvisamente sulle a!Lure opposLe , o· s11 di uno sprone , ovvero su al lro punto d'oncle potesse bauere d'infilata la colonna, produnebbero tanto più grave danno e confusione, quanto più le frazio ni de ll'avanguardia ma rciassero vicine ulla testa di quella e ~e nate fra loro; e questo loro diso rdina rsi porterebbe in ogni caso pernicios issimi effetti su tutta quanta la colon na. Nelle circostanze in cui la distanza dall'untivanguardia alla testa del grosso viene., . ad essere grande,· non bisogna anche aume ntare la fronte di esplorazione, cioè accrescere la distanza delle pattuglie fiancheggianti la via, ma si rip iegano le ali

no

(ossia. le più lontane pattuglie} lungo i fianchi della colonna. . . Normalmente al la parle dell'avanguardia, cui s'atln buisce l'esplo razione, viene assegnalo qua lr.be drappello di cavalleria, mentre presso il grosso può esservene 0 no . Ciò percbè il terre no camb ia il più delle v?ll~ di carattere durante una marcia alquanto lungu, e puo presentarsi la necessità in dato momen~o di mandar~ so llecitamente ad un punto lontano su l fwnco · o avanti alcuni cavulieri per osservare strade, valli, g~ad i, ecc .., e anche per esplorarli in fretta, qualo·ra, ~'t~ tende, il terreno sia così SO'ombro colà da rende re possibile questo servizio all a ca~alleria. Anche quando è in piccole proporzioni, la cavalleria serve sen:pre a .~rn~~etter_e lontano e presto Un ordine, Ufi aVVISO, e CIO p~rtlcolarmente quando trattasi di tenere i? comunic~z1on.° due o più colonne marcianti con unico scopo 1_n. direzioni parallele o convergenti e abb·astanza vJCrne . Durante le fermate per riposare le truppe ques_ta ca_valleria passa oltre alla vanguard ia e ai_fian_cli~ggialor1, per estendere maggiormente il rag?10 d~ sicurezza, quando pera ltro il terreno non glie lo 1~1ped1_s?a .~ssol_utarnente. Si dào no molte circostunz_e in cm e prn utile il serv izio de ll a cava ll eria all' antivanguardia, ma la fanteria avrà quasi sempre do esp lorare alc1:ne loc·alità ove l'a ltra arma non potrebbe agire, nè fo rse andare, oppure avrà da sostenerla in determinati casi. In .paese montuoso e coperto per esemp io, la por.a cavallena _che precedesse l'avanguard ia si limi terebbe ull'~sploraz 1one sulle strade, ma non potrebbe allont~nars1 da que ll e, sia a cugione del terreno che le più volte ~on sorebbe per essa praticabile, sia ancora per non f~rs1 ~orpredere in qualche luogo disadatto ~li' azione d~ le1., P~rt~~t~ si può di-re che, quivi pure, ecretto ne1 teri em p1_a~ 1 o discretamente ondu lati, ma più o meno scoperti , il

prn


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CONFERENZE MltlTARI

più importante servizio spetta alla fanteria . L' antivanguardia ha il dovere di tenersi costantemente in comunicazione colle piccole pattuglie dei fronle e dei fianchi, le quali formano come il fronte d'esplorazione, di soslenerle, rinforzarle e cambiarle occorrendo; pertanto essa non ha mai da perderle di vista, o quanto meno non deve lasciarle così isolate e distanti da non potersi in breve mettere con quelle in comun icazione e vederne i segnali; dippiù le medesime devono sapere sempre dove mandare al caso gli avvisi, le persone fermate e dove ritirarsi se costl'eUevi assolutamente . Perciò nell'attraversare un bosco, ad esempio, essa avrà hisogn~ di te_nersi in_ comunicazione coi drappe lli d'esplorazione ai_ fianchi mediante piccole pattuglie ; e così pure se s1. dovesse percorrere una via fiancheo·(J'iata 50 a 1)~·e_v~ e1istanza e per lunghi tratLÌ da terreni elevati, argrn1 o muri. Semprechè sia p·ossibile, i drappel li di Ganco pro?edono n~lla loro marcia man!enendosi press' a poco m una hnea curva od obbliqua, rientranLe verso i fianchi della colonna, essendo questo ritenuto il migliore sistema sotto il punto di vista deJJa sicurezza perchè si batte tu llo il terreno sino ad una convenient~ distanza, senza che sia possibile lasciare inesplorata alcuna l~calità favorevole ad una sotprnsa nemica; con t~I· modo s' ottiene inolt.rn che il grosso d' avanguardia pl'oceda intatto, non disturbato dal c0ntinno andare e . venire ~i tulle quelle paitugl ie che si partono pegli sbocchi laterali del la strada per ossel'vare la ca~pag1~a, o .cl_1e rientrano dopo un certo tempo alle r1spett1 ve sezioni, cosicchè non si verifica che presso al giungere alla tappa, la truppa che la compon; abbia consumato in mol ta· parte le sue forze. Questa ultima considerazione è di ·gr~nde importanza, giacchè quelle truppe sono appunto destinate a combattere in

57 qualunque momento della marcia, e la_c~nfusione e la stanchezza in loro sal'ebbero dannosissim e per lo scopo da rao·giuno·ere. Certamente che nei terreni rotti b da frequentib canali, risaie, paludi e pro f'on d'1 va.li orn. non è possibile la suddetta disposizione, senza ritar,dare o interrompere la marcia della colonna, e pero fu sempre consigliato il sistema dell'altuale no_stro re: golamenLo eh' è veramente il solo possibile. _Ad ?gm modo anche col sistema- dett0 più sopra s1 verifica non di rado che certi punti dominanti una via o una · serie di comunicazioni, o di sbocchi o di località sospette rich iedon o d' essere occupnt,,i e, se troppo lontani, almeno guardati per tutto il tempo che la colonna imJ?iega a sfilare, pomndovi giungere improvvisamente il nem ico anche dopo passate le nostre pattuglie fia_ncheggianti. Jt in questi casi le stesse piccole pauugli e che partono ad intervalli da ll'avanguardia , secondo il sistema imposto le più volte dai nostri terreni, dovranno Jì neeessità spingersi oltre i limiti indicali dal regolamento p·r~r la luro colonna . Questo imp iego di truppe appostale è indispensabile nelle marce in regioni mon tagnose, per causa dei passaggi che soventi s'incontrano alle comu.nieazioni tra valle e valle . Su questo proposito sarà utile riportare le idee del Riistow, dalle quali mi pare non si scostino le norme dettate dal nostro regolamento, quanto allo spirito, se non quanto alla loro espressione letterale. S' io non m'inganno, ciò servirà, quasi. direi, a dich iarare l'estensione deì significato delle no rme regolamentari. €osì egli dice: .. . ... « quando la via è fiancheggiata « da ostaco li del terreno che corrono presso a poco « parallelamente aHa direzione di marcia, vi si deve-_ «- appoO'aiare le pattuglie di fianco, se anche la loro00 · d.1 que Il a or d'1« distanza venisse a:d essere maggiore DEL CÒMPITO DELLE 'rRUPPE DI SlCUREZZA ECC.

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58 CONFEIIENZ E MILITAIU « na riamenle ritenuta su fficiente per la sicu rezza.

« Ma poi questi ostacoli hanno sempre dei -punti di « passaggio quali: colli in montagna, guadi sui fiumi « e torrenti , senti eri o stra de nei boschi , o nei ter« reni la cui cultura frnpedisca attraversarli altri« menti che pe1· sentieri', i quali potrebbero essere oc« cupa ti dal nemico, oppure questo po trebbe tenersi « appostato in loro vicinanza, per attraversarli a tempo ~ e rapidamente giungere a so rprendere la colonna . « t della più grande importanza evitare ques to pe« ri calo: bisogna far esplorare quei passaggi dall'altra « parte degli ostacoli; ma siccome pe r adempiere questa « loro missione gli es plora to1'i hanno bisogno d'allon« tanarsi da essi, così occorre stabilire drappelli che « abbian.o da occuparli finchè le pattuglie siano d.i « ritorno e l' intiera co lonna li abb ia oltrep assati ». Non pare adunq ue un sistema che abbia in ogni caso da essere applicat~ alla lettera, quello prescritto dal nostt·o regolamento circa il fian cheggiam en to; e infa lli quivi pure è detto e ripetuto cl1'esso vale pei terreni ove non sia possibile di far ma rciare i drappelli di fianco all a via, ond' è che al lorq uan do se ne vede la: poss ibilità · non e scos tarsi da llo spiri Lo del regolamento il provvedere al fiancheggiamento in modo diverso. Così pure la fo rza ùelle pa ttuglie d'esplorazion e, la di stanza cu i mand a. d e e il modo di con dursi di esse non possono essere inrariabilmente eguali, nè tanto meno qual i si usa adottare spessissimo nelle esercila zio ni dì marcia, per evi tare dann i all e colture o per alt re ragioni. Si tratterà per esempio d'un ostacolo più lontano a cui non arrivino, secondo le norme date, i fian cheggiatori, com e un casale, un torrente, un boschetto, in causa del quale non ·si possa scoprire al di là una via o un tratto di terreno favor·evol e a sorprese, e certamente l' a vang Jardia deve mandare 1

DEL CÒ}IPITO OE!.l,E Tl\UPPE 01 S!CU ll'EZZA ECC .

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oltre quello a vedere; ad esplorn_re_, e non sempr; un.a pauu crlia di tre o qua.tiro uornm1 solt~nto; un alti~ volta °sartl il luogo abitat o d'una ce ~·ta ~mportanza. ~ Cl la sua posiiione rispCLlo alla nostra d1rez1one cli ma1~1a, o rispello olla posizione certa o suppos,ta del ne~11 c~, e qui pure il regolamcn lo non può, ne vuo le,, m dicare la .forza, la co mposizione del drappell o d espio_. s·, pt10' I'Ìlenere ecrualmenle che . quando il o . razione. ri;golarn ento dice di me1rere u~o d_e1 solclat1 clell~ pat.. I b,. ,;io d'onde ques ta s1 sp icca, non pnò mtentng1la a r li dere di volerlo in tutti i casi: finchè la pattug La a on. puo' ,,edere la colonna è certam ente un to.nan d osi · · d d errore· il cl isperde r·e la sua piccolo forza, lasc1an o~ 1 ogr, i risvol to della strada un uoi:no che 1~ tenga ~ . ne, inentrc che da se .stessa vt s1 tiene' ·comun 1.coz.10 ciò varrebbe a di sse mina.re i sold aL1, a spreca re f~rze, e mi pare che 'sia bene il più del_lc volte, on.d.'ev ~taee quest'inconveniente, che la pa ttugl ta n~n lasc~ tndiet r~ olc un so lcla to ncrp ur qmrndo cessa clt vccl e1_e la co lonna, pu rché le sia possibile di giu ngere m _b rev~ ad una posizione da. dove vederla'. facendo altnmen~L in terreno coperto ri ch iederebbc~1 un enorm~ ~pei ~ peramenlo di fo rze per l'esploraz1onc, del fìunch'.. D1 nolle bensì, tanto pìù se scura, sara ner:essar1~ lo stabilire quelle comuni car.ion i cosl strette., immed iate, onde ave re al pil'.t presto gli avvis~ sen7.a allar~o r~ tutta la colonna con segnali rumorosi; lo stesso d1cas1 per uno giornata nebulosa. Bisogna per_LanLo concl~dcre. che non si <leve credere di segui re se ~ pre il col mandare invariabilmenl~ l due o giusto criterio, . . . ta c1·s1anza tre uom im il quel la elcter.mma 1 · e m oO'nuno _o ,· dei luoO'hi nom inati dal regolam ento e coll e dL~pos1. .. ~ . c1·1catc· ma invece il co mandante dell avan z1001 IVI 1n , • ' · d'fì ~uardia si troverà molto spesso ~cl ~aso d1 mo t icar~ ,,ndosL · sui cnten che deve saper qua leh e cosa. , bas e «


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DEL CÒMPJTO DELLE TllUPI'E DI SICUREZZA ECC.

CONFERENZE l\ULITAIU

dedurre d_nlle notizie, dalla considerazione del terreno fi_anch_egg1aote la via, e dalle cond izioni relative alla s11uuz1one della co lonna e del nemir,o. I, ~rapp~l!i ~ i dìstac?amenti_ di fianco nel passare le ::;Lretle, ne e:;plora_no 1 lìanclu prima che vi passi il ?r.osso cl avanguardrn, e tosto che ubbiano osservato il terTen? p_er alcune eentinaia di passi innanzi allo sbocco, ~ns~eme alla vanguardia estrema, avvisano il corpo. pnnc1pale se possa liberamente avanzare ; ciò be~1: ,rn~eso qua?do ._non si tra_ua di una stretta lunga, p~'. ~h~ . i_n .~1uesL _ulumo ca so li corpo principale non . au t!Standos1' ess t procederebbero bensì colle stesse ca~tele e nel modo predello, ma dovrebbero fare sollecitamente onde non ritardare la marcia del grosso pe~:. ~ntro la ~tt·etta. Quando_ il corpo s'arresta per ripo::;ruc un_ celto tempo, esst non devono limitarsi ad o~s~rvare il terre1:io i,ntorno col circondarsi di vedette, ?10e _a metters i in fe rmata protetta come se fosse ro isolati; ma è i~vece indis'pensabi le per la sicurezza del grosso cl~e ciascuno ~1andi piccole pattugl ie, quanto lontano le e1rcostanze clt lernpo e di luoo-o l , 1 . cJ ( ·, , . ti O l lC 11eo_no p~u lunga e la fermata, più lon tano devono spingersi l per .assumere , 1e . .. d , informazioni . , per sp ·iare 1110 1 " s:o: , e . ne1mco , se_ tosse vicino, in ogni moèlo per e:;p lo_1ate il terreno m avanti e ai fianchi durante quasi llllla. la . fermata. . . del orrt'OSSO , e ,.a11ch e per tenersi. rn comun_1 caz1one coi fian cheggiatori di altra colonna cli ~ r~a rc1a.,;se su_altra strada parallelamente . Questo devesi. osservare IO particolar modo quando si è.eirc?~dat1 _da. terreno mollO coperto che favorisce l' avvic.1~ars1 del nem ico . .certamente que.ste piccole pattuglie non potranno r iposare che poco e forse nulla ma. _es.se snranno poco numerose, e d'altro ride gli ~omm,1 pot~'ebbero alleggerirsi del bagaglio cbe ripiglie1ebbe10 poi a tempo .- Durante la prima fase della cam-

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pngua del 1866 i Prussiani non disprezzarono sirnil-i misure cli sicurezza, e non furono mai sorpresi; nel 1870 i Fra;ncesi invece lo furono spesso in causa d'avere trascmalo in modo strano tal i principi.i; basterà accennare alle marce del corpo .De Failly da Vouzier a Beaumont dove ln sua imperdonabil e trascuranza fu cagione d'irreparabile danno.- È dovere poi dei fian cheggiatqri in qualsiasi circostanza di _far conosce re tosto a\ comandante l'a·v,anguardia qualunque ind izio abbiano potuto- avere circa la presenza, le mosse, _le disposizioni del nemico, come ancora devono possib ilmente condmgli davanti le persone da cui si avesse s·aputo qualche importante notizia, o si sospel.tassè doverne sapere, perchè, per esempio, provenienti dalla direzione in cui si ritiene doversi trovare il nemico. S'intende che · un forte distaccamento di fianco non potr~ essere così legato al!' avanguardia; esso adotterà disposizioni di marci a analoghe a quelle esam inate ed avrà sempre una tal quale latitudine nell'adempi.re al suo còmpito. Quanto al comandante di avanguard ia, esso è posto a giorno delle condizioni in cui il corpo impr~nde la · marcia, dell a direzione che deve segui re e dove andrà a fermars i, dell'obbiettivo della marcia insomma e dei mezzi per conseguirlo; cl' onde ricavasi la condotta eh' è imposta al corpo nei casi d'incontro col nèmico, e per conseguenza la condol!a clell'ava_nguard ia. Senza di ciò converrebbe che il comandante superiore stesse di conti1mo presso la medesima e ne dirigesse personalmente il servizio , il che nessuno penserà sia giusto. Tenendo la carta del paese alla mano egli esamina precedentemente la configurazione del terreno che sta per altra versare, provvede per tempo alle esplorazioni speciali che crede necessarie in questa o quella località; determina le misure eia prendersi dalle fraz ioni


6;2

CONFERENZE MILITARI

soLLo i suoi ord ini e ne regola in tempo lo staccarsi. Coli' niuro dell a carta e con quel tanto che può rile- vare da lon tano, , egli deve formarsi un criterio, un piano di ciò che dovrà fars i arrivando a portala di questo o quell'ostacolo o local ità importante, se convenga, per esempio, Mdinare più lontane o diligenti espl0razion i, rinforzare la punta e spingerla più avanti (questo parlicolarm ente se si avrà da scendere un ve rsante per sali re l'altro di u na valle stretta), rinforzare un drappello cli fianco o farlo allontanare od avviéinare, far precorrere la punta da pochi ca val ieri , ecc.; può anche trovare necessa rio di stringe re J' ordine di mareia delle varie parti dell'avanguardia, di allungarlo secondo il terreno e · 1e circostanze, come si è già rimnrca!O e ccime si dirà più innanzi per taluni casi da co nsiderarsi in modo particola1·e. Prendiamo corne esempio il caso in cui l'avanguardia vada avvicinandos i ad una serie di alture dominanti la via; il eornandante trove rà sicuramenLe necessario di farle occt1pare in parte, tanto più poi se le medesime saranno im-· porlanli per la direzione in cu i si svolgono, e comprcnder-ù che bisogna assicurarsene possihilmen te prima. che il grosso d'avanguardia arrivi a quell'altezza; giacchè d'ordinario si trovano pun ii importanti, sotto l'aspetto della sicurezza eh' egl i deve procurare alla colonna, e, se non altro, per iscoprire tanto più terreno al di là. Col l'attento esame della carta egli ollerrà che a,~anznnclo 1T,1ano mano su teneno nuovo, questo non gli p r·esenlerà fo rme od ostacoli inaspeLLati, e yi si orienterà perfettamente e presto, sicchè anche ammesso eh' ei venisse improvvisamente altaccato, sarebbe in grado di prendere tosto con· abbastanza calma e sicurezza una determinazione ragionata. Bisogna ben rima rcarn di quanta importanza sia che irn'avanguardia auaccata irnprovvisameute sappia tosto e senza mol ta

DEL CÒMPlTO pELLE Tf\UPPE PI SICUREZZA ECC.

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confusione disporsi a resistenza, schivando li svan~aggi ~ della località e profittando abilmente del favore eh essa può presentare; giacchè a_ltri?1~n_ti si farebb~ sov~r~ chiare sub itamen~e-, e la d1 lei r1t1rata troppo soll~c1~a e disordinata po;·t~rnbbe nel grosso uno scompigl10 pìù O meno pericoloso in prop_orzione _del carallere del soldato e del suo morale rilevato od abbattu.to. Un comandante d'a vanguardia deve anche. tener eont? che nell a più parte dei cas i nelle marce In guerra'. li -servizio di sicurezza non richiede tulta quella fatica che suol fare il soldato nellè esercitazioni di pace, dov~ -si ha in mira d'ammaestrare un più gran numero. di uomini nelle esplorazioni; il che_si può fare senza inconvenienti perchè non accade di avere a comb~ttere dopo una. marcia.., e soventi senza ave r potuto fare il rancio nè dai'e alla truppa un po'd i riposo, come spesso avvien e in guerra, dove ia faccenda piglia un altro aspetto . Soltanto quando si è certi o si sospetta ~~n qnalcb'e fondamento di essere in u.na tal q.uale v1.c~nnnza di tru.ppe, sarà indispensabile che il sernz'.o di esplorazione si faccia senza troppo baclal'e a r~ sparmio di fo rze, colla maggiore diligenza e ?ontlnuamente; negli àltri ca.si pot1·ebbern basta re piccole pa ttucrlie di eaval leria. Essendo in tali circostanze, e sopra~utto se in terreno boschivo e rol.lo,. occorre .rad~ doppiare di precauzione: gli esploraton mandati s~u fianch i hanno da essere soslenu1.i· in tal caso da di:staccamenti incnricali di raccoglierli, se s'incontra il nemico grosso e hnnno bisogno di sullìciente forza pe1: poterdil'endereall'occo rrenza, duranLe.ql!alche 1e?1po, ~ passi o le strette che darebbero agio al nemico di girare la colonna e prenderla. in fianco. . , . Il comandan te l'av1rno·uardia non trascnrera di prendere ,memor ia, cli cons0ierare e confrontare tutti gli indizi e le notizie raccotte dagli esploratori, per vedere 1


64,

CONFEllENZE MILlTARl -

DEL CÒ)ll'ITO ECC.

se si possa cavarne il vero stalo delle cose. Bene spesso da una serie d'indizi raffrontati e combinati con qualche dato positivo, si deduce la cognizione più o meno certa di fo lli interessantissimi: così se riesce accertato che piccoli drappelli nemi ci siano stati veduti da più luoghi a scomparire verso una tale direzione, se uno spesso polverio fu vedu to sollevarsi in una zona sospetta o il luccicare di ferri esposti al sole, se fu anertito scalpitìo di cavalli, rumore di carri perdentisi verso località che è probabile siano occupate dall'avversario, non sarà difficile che si possa dedurre se e do,'C egli si prepara a difendersi o ad auaccarci, quel giorno o l'indoman i, (Continua)

GrnsEPl'E Rocco Tenente nel 7° battaglione alpino.

LOCOMOTIVE STRADALI

1.

Sono circa due secoli e mezzo dacchè si riconobbe esservi nel vapore, una forza motrice, e Dtalia, dove le macchine al giorno d'oggi non sono ancora riuscite a raggiungere il grande sviluppo che hanno preso in Inghilterra, in Fr:rncia, in Germ11n ia, nel Belgio e negli Stati Uniti d'America, fu la prima non ostante a fabbricare nel 16:29 una macchina a vapore. GiovanniBranca <.la resaro ne fu l'inven tore, e consisteva in una caldaia · sferica dispcsLa in modo che il vapore uscendo dalla medesima andava ad urtare le pale d' una ruota, costringendo qu est'ulLima. a. girare sopra sè stessa. L'idea di servirsi di questa nuova macchina pel tra·sporto dei veicoli data dal 17o9 e si deve all'inglese Robison allora studente nell'università di Glasgovia. La prima locomotiva però comparve 1 Oa"nni dopo a Parigi , ed era una locomotiva stradale. Si noli che fu costruita per un traino militare, e che l'ill ustre generale Gribe~uvall' ebbe in tanto pregio che procurò all'inventore ingegnere Cugnot il permesso di fabbri carla a spf.se dello Stato. La macchina era un tricicli o, aveva cioè tre mote; la ruota ante riore o rnotrice cm armata di un cerchion e ANNO XXI, VoL. Il.

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LOCO~lOTlVE

strialo, sorreggeva la macchina, caldaia compresa, e girava attorno ad un asse verticale. La c;il dnia avea la forma di un tronco di cono. coperto da ca loua sferica, la macchina era provvisLa di due cilindri, e la distribuzione si fac0va mediante un rob inet10 a due luci. Questa locornoLiva percorreva circa 4- chilometri all'ora, ma non man1eneva la pre:,;sione; se ne costruì tosto un'al Lra nell' arsenale di Parig i, più prororzionata nelle sue parL1. I torbidi dtlla rivoluzione impedirono che si esperimenLa sse. Qualc:he anno dopo Na pol eo ne stesso vi prese interesse, la fere rimettere iu ordine; ma costretto a partir per l'Egillo non ebbe campo di provarla, e fra Je vicende che sconvolsero la Francia (11 poi dimcnticnta e posta in non ca le. Nel 1804 fu depositata nel Conse rvatorio d' arti e mestieri di Parigi, ove trovasi tullora. I n Francia dopo Cugnot po1:hi si occuparono. della locomozione a vapore; in Inghilterra invece si com prese tosto lo splenclidn avvenire che era ri srrvato alla nuova macchina, e molli vi si applicarono con più tenace proposito e con migliore fortuna. Progetti, modelli, nuovi tipi si succedettero 1'11noall'allro senza interruzione, e nel 4833 la sola Londra contava circa 20 locomotive stradali. Tra queste meritnno specia le menzione quelln di Hancock.i l qn11le costruì ,l cgli omnibusa vapore, ch e colla velocità di •16 a 20 chilometri all'ora, fecero per più mesi un buono e regola re serv izio nel le vie più anim11le della City di Londra. Ma l'inventore dové poi abbandonare il suo disegno pe'r ['ostinatu guerra che gli mossero i cond11ttori cli vetture pubbliche lesi nei loro interessi. Ancht> negli Stnli Uniti d'America parecchi si cccuparono seriamente 9elle locomotive stradali, ed il primo fu Oli ver Evans, che nel ·180i ultimò lHsua macchinn (specie d'aofib10),l<1 q11ale doveva servire nei dvcks come barca a vapore, e montala su ruote battere le strade d'alaggio,

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rimorchiando bnrche, e le strade comuni, e trainando carri; e fu vist,) infatti co rrere per le vie di Filadelfia. Sventuratamente quei primi ingegneri ebbero a combattere non solo le difficoltà dell'incertezza nella direzione della marcia, dell'a~prezza delle strade, dei pregiudizi, della opposizione dei pubblici vetturini e. can:cttieri, ~,a ancora' quelle opposte loro cla unn leg1slaz1one os~1le cbe,specialmente in Inghilte1:ra, intralc_iava con eccessive esicren1.c l'esercizio delle loro locomot1ve; doveYano per 0 ese mpio su certe straue (Turnpdce) pagar~ dirilli e.sorbitaoti, che talvolta rnggiungevaoo le 2 hre slerl1o e. Finolmente Trev ithi ck e Vivian, scoraggiati dai grav1 intoppi che in co ntravano nel ma ll ovrare la loro macchina sulle strade ordinarie, avendo pensato di porla su re,roli di ferro, diedero origine alla locomotiva ferroviari;, la quale richiamò a sè l'attenzione di una folla d'ingegneri e coslrullori, spronandoli in quella nobile palestra dove il nome di Stephenson si coprì di gloria immortale. Dopo ciò la modesta locomotiva stradale fu, se non del tutto messa da banda, per certo assai trascurata . Ora però compiutesi le principali linee ferroviarie, molti centri di popolazione, di lavoro e di trnffico, sebbene sentano il bisogno di collegarvisi, · non. amt1no o non possono sobbarcarsi alla ingente spesa d'una ferrovia; ed intanto il progresso crescente con cui vanno sviluppandosi l'indu stria, il comm ercio, il lavoro delle miniere e delle cave trova un ostacolo gravissimo nella scarsità delle bestie da tiro. Il problema perciò della locomozione a vapore s1Jlle strad e comuni, dopo 25 anni di languore, è stato ora rimesso sul tappeto con più impegno che mai. Questo risorcreredelle locomotive slrada li è in massima parte dovuto alla energia dell'inglese Boydell. La loco moLiva Boyde ll era tnun ita di pezzi di rotaia uniti insieme l:)


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a cerniera a modo di ferrovia senza fine; i quali venivano successivamente disponendosi da vanti le ruote. Questa locomotiva uscì fuori verso il 1855, e fu la prima che il governo inglese pose alla prova collo scopo di formare dei trasporti militari. Ne mandò anche nelle Indie. Il Vicerè d'Egitto. ne fece costruire una per il proprio paese. La Boydell· diede buoni risultati; quanto alla forza di trazione manca pe rò di solidità . Intanto il problema tornò ad esse re il terna degli studi generali; quanti gli ingegneri ed i costruttori altrettanti furono i tipi delle locomotive ~trada li. Quelle però che furono giudicate le migliori ebbero origine dal perfezionamento della locomobi le agraria . Allorchè la macchina che tira l'aratro ed anima la trebbiatrice fu dotata della facoltà di muoversi da sè da una fattoria all'altra, nacque' l' idea di forle trasportare gli strumenti, gli atlrezzi, le messi, i concimi, di applicarla , in una parola, ·al trasporto sulle strade carreggiabili . Ed oggi l'arduo prob lema della locomozione a vapore suJJe strade ordinarie, almeno per il caso cli grandi pesi ( 15 a 50 tonnella te}, a piccole velocità (3 a 6 chilometri all'ora), può di rsi risoluto. Ed invero i costruttori da 5 a 6 anni in qua anzichè errare in cerca di nuovi ti,pi, generDlmenLe si occupano solo di migliorare la loco moti va modellala sulla locomobile agi'aria, e le domande ai cosl.n1ttori di lo comotive di questo tipcr aum entnn o di giorno in giorno con rapida progress ione. Il governo inglese abbandonata la Boydell esperimentò fra queste nuove locomoti.vc prima la Hrny, poi la Thompson ed inGne la Aveling-Porter, e scelse quest'ultima per servirsene nei cantieri della marina, nei poligoni e nei parchi dell'artiglieria e del genio. La Br.1y è una locomotiva a larghe ruote munite cli denti, che si fanno sporgflre a volontà mediante un eccentrico, quando l'aderenza al terreno non sia suf1

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ficiente. Le ruote anteriori sono, come nel la Boydell, manovrate da un pilota. I più pesanti carichi inviati alla Esposizione universale di Londra ~el 1862 vennero trasportati dalla stazione del Ponte d1 Lo~dra al palazzo dell'Esposizione, mcrcè una locomotiva Bray, ed una Bray fu adoperata anche per vari anni a questo scopo nel dockyard di Woolw)ch .. Thompson è un ingegnere c!1 Ed1_mbur~o . La su~ locomotiva, assai ,in voga fra gli agr1colton scoz~es~, fu sperim entata con successo a Parigi e diede bu~rn risultati in diversi altri paesi, quali Ceylan, i\Iess1co, Br~sile ecc . Ila 3 ruote; quelle posterio ri sono me~se in mo;,imento da due cilindri con l'aiuto d'ingranagg1, che fanno variare la velocità della lo'comotiva da 11 a 7, ovvero da. 1 a '.iH. La ruota anteriore è mobile at_torno ad un asse verticale mediante una vite perpetua. Cmque sesti del peso della locomotiva gravitano _sulle ru_ote motrici. La special.i.Là della Thompson cons'. st~ sp~c,_almente nella cn ldaia e nelle ruote . La caldaia e del tipo pot b@iler, cioè verticale con fasc io_anulare di tubi attraversati dai prodotti della combustione,. ed ha un bollitore a forma di pigonua, che dal cielo del focolare scende sin verso il cent.ro del medesimo. Tutte e tre le rnole sono munite cli un cerchione di .gomma vulcanizzata laro-o metri O, '.20 e grosso metri O, 12. Piastre d' acci;io 1:rghe metri' O, 09, collocai.e ad intervalli di metri O 02 l'una dall'altra servono a proteggere la gomma dall'asperi tà della strada e da~li spigoli taglie?~i della ghiaia. Queste piastre sono a ciascuna ~strem1t.a r ibadite ad angolo retto sul fianco del r,er~l11on~, e le ribaditure sono legate insieme da altrettanti anelli speciali in modo da forrnare una specie di catena. Con questa disposizione si può variare a volontà 1.a pressione che le piastre devono esercitare sul cerchione ~ fine d'impeclir·e che la ruota vi ciurli de~Lr~: camlnando qualche anello per sostituirvene alm· pm corti, man 1


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mano che le piastre si allen tano a causa della diminuzionf\ di volume de lla gomma. La Thompson però non potè sostenere il paragone della locomotiva Aveling-Porter e fu costretta a cederle i l passo . Aveling e Porler hanno le loro officine a Rochester nel Kent (Inghi lterra), e so no gli unici che si siano dedicati esclu'ìivamente al la costruzione di tal genere di macchine, applicandovisi da 20 anni con intelligente e tenace proposito. La loro locomotiva ripor'Lò oltre 40 premi essendosi distinta fra tutte le altre nelle ultime esposizioni, ed è ora impie(J'ata dal!' artio·lieria o o ' dal gen io e dalla marina inglese nei docks, negli ar~enali e nei poligoni per le esercitazioni dell e artiglierie. E ora destinata a formare il nostro traino militare a vapore, e forse anche il francP,se, poi cbè quel i\'I inistero della guerra sta ora t.raltando con Aveling e Porler per l'acquisto di lo como tive stradali. Tresca, in un suo lavoro sulla Esposizione di Vienna, parlando delle locomotive stradali dice che le s-ole macchine ve- . ram en te praticbesono quelle di Aveling-Porter. Le officine di tali costruttori si ingrandiscono continuamente, atteso il crescere continuo delle commesse che ricevono. ?ra possono dare u!'tirnale h- locomoLive per setlimana. E questa la più bella prova che si possa avere che la loro locomotiva è quella che coslanterner.Le emerge su tutte, e che è sempre adoperata con generale soddisfazione. Questa macch ina (1) è modellata sulla locomob ile aoTaria; cioè ha una caldaia orizzontale simile a quella delle locomotive della ferrovia; un solo ci lindro, e l'albero motore mun ito di volante; ~montata oltracciò su quattrò ruote, delle quali le posteriori sono le molrici; il cer~ chione, per aumentar l'aderenza al terreno , è mun ito (~) V. la · tavola Ufografìca annessa al presente fascicolo.

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a dati intervalli di piastre di ferro inchiodate di~gonalmente per diminuirne le scos.se ed impedire che la locomotiva scorra lateralmente . . Il cam ino è so rmontato da un parascintille, il quale trattiene i pezzetti di carbone accesi che vengo~i? sla~ciati in alto dalla macchina, ed allontana cos1 il penco lo che siano portati dal vento in sili dove possano appiccare il fuocÒ . li cilindro motore è munito ?i una camicia di vap·o re; é coll0cnto in alto sul davanti dell a caldaia, e sopr'esso la cupola che è bassa acciò non nasconda al macchinis~a la strada che deve percorrere; savissima disposizione poichè la presa de.l :apore viene così a trovarsi dove è men viva l'ebul11z1one, e dove nelle salite, ossia allorcbè l'ebullizione è più 'energica, è maggiore anche la distanza dal livello del liquido nella caldaia. Di qui la poca tendenza del vapore in Lali macchioe a mescolarsi con spruzzi d'acqua; i tub i conduuori del vapore possooo sopprimersi, e la macchina riesce più semplice con meno dispersione di calore. Il focolare è di ferro Lowmoor e così anche l'albero motore, al qua.le sono assicurati gli eccen trici che per: mezzo del settore di Stephenson guidano la valvola clt distribuzione, e quell o che spinge l'embolo della pompa d'alimentazione ed il volante; quest'ultimo serve a rendere più uniforme il moto della macchina aiutando la manovella a superare i punti morti , ed è oltracciò armalo d'un cino·olo quando la locomotiva è destinata . o a fare l'ufficio di locomobile. Al mozzo del volante è fissato èstern11mente un cono a cui si avvolge una catena od una fune quando si vogli à adopGrare la macchina come argano, ad esempio, per ritirare un carro caduto in un Cosso, o per rimorchiare un convoglio luno·o un tratto di strada in così cattivo stato che la 0 . Ita. macchi na no'n riesca a varcarlo eccettoc h'e sno

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. L'albe.ro m~tore porta all'altra estremità un rocchetto, 11 q_uale ~ediante una ruota dentata di trasmissione ed 11 mov1~ento differenziale volge le ruote motrici c?~ tale misura che ·1 giro di esse corrisponde a 14 gi n_ del volante nelle macchine della forza di 6 cava1l1-va~o1:e. nominali (corrisponde ad un numero mao-g1ore d, g1r1 nell~ macchine di maggior forza e ad ;n ~mnero rnm?re m qu~IJe di forza minore). Questo I ?cchetLo puo essere svrncolato dalla ruota di trascniss10n_e, e l'albero motore gira allora senza che la locomotiva can:imini, al che si ricorre quando si adopera la locomotiva come locomobile e quando si vuole alimentar l~ caldaia, la macchina rimanendo immobile. . Il ~10v1mento differenziale è fissato sulla sala. e cons1ste_rn un'ampia ruota dentata folle, sopra la qu~le troVf.lns1 ugualmente ripartiti due o tre rocchetLi d'angolo, _che ha nno l'asse nel piano della ruota medesima· q:uestr rocc~etti f~nno incastro c0n due ruote paral~ lele poste, I una dr qua, e l'altra di là della ruota folle suddella. L'esterna di queste due ruote è fermata alla ruota destra della locomotiva, l'interna alla sala colla ~uale mu?vesi la ruota sinistra. Nella marcia rettilinea 1 roccheu, senza avere moto proprio girano assieme alla ruota folle, spingendo con uguale velocità le due ruot~ ~on cui incastrano, e ·quindi anche le due ruote ~otr1c1 della locomotiva; nelle svolte poi non impedisco?? che ..Ja ruota r:iotrice esterna apbia maggiore veloc1ta del! mt~,rna, girando essi nello stesso tempo sul loro asse ~ru o meno rapidamente, secondochè è maggiore o minore Ja d1.ffe1'enza di velocità delle ruote , della locomotiva, è quindi delle mote con cui incastrano; da ciò ha preso origine il nome di movùnento d,ff~ 1·enz·iale. ~na si°:ile disposizione solida, semplice ed_rnge~nosa e propria delle macchine da cotone; altri pmna d1 Aveling pensò ad applicarla alle locomotive

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stradali, .ma niuno prima di lui riuscì ad applicarvela convenientemente. Un altro pregio della lGcomotiva Aveling-:-Porter consiste nell'allungamento delle lamiere dell'inviluppo esterno del focolare in alto e in basso ed indietro, cosicchè presentano un valido sostegno all'albern motore, all'albero secondario, alla sala ed al tender, senza bisogno di chiodi o chiavarde che poi facilmente si sconneLLono dando luogo a spandimenti. Il tender è fortemente inchiavardato al prolunga.mento posteriore delle lamiere del focolare .La parte inferiore del tender è una cassa per la scorta dell 'acq ua; la superiore è divisa in due compartimenti, di cui l'anterfore serve di piattaforma pel macchinista, ed j! posteriore di serbatoio pel combustibile. Il terider è provvisto d'acqua per circa un'ora e mezzo di lavoro, ossia per 6 a 7 chilometri di strada, e di combustibile (se litantrace o coke) per un tempo doppi.o. L'avantreno è un semplice carretto che sorregge la parte anteriore della caldaia, ed è guidato dal macchinista che sla in piedi sulla piattaforma, di modo che una sola persona basta a governa.re la locomotiva; però per una marcia continuata è bene avere un fuochista per non essere costretti a far alt ogni qual volta occorre di far fuoco. L'alimentazione della ca ldai a è fa tta da una o due pompe; fu provato 1' iniettore, ma, forse per l' interrompersi della corrente d' aequa a causa delle brusche scosse, non diede buoni risultati . La ca ldaia è munita di un manomP.tro, di 11n fìschielto, di due valvole di sicurezza, di due robinetti di prova, di un vetro indicatore de l livel lo d'acqua, di un tubo scaricatore del vapore nel tender, di un tirantino e di un robinetLo dì scarico. Aggiungerò qualehe notizia sulla locomotiva Fowler


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che il nostro genio militare sperimenterà probabilmen te nella primavera venLura per vedere se sia il caso d1 sostituirla al la Aveling-Porter. . La casa Fo:w!e~ di L_eeds, una delle più rinomate c~se c~st_i:ut_tnc,_ rngles1, conteq_de _alla cas-a Howard di ~ed,01 d il. primato per le macchrne e le -locomotive a?nco le. Una locomotiva stradale dì Fowler della forza dr 8 caval/i-vaporefutra le peime introdottein Germania e prestò ottimo serviz io in una fabbriea di zuccaro press~ Potsdam, dove ~a. 11 lavoro di 9 paia di cava lli, procu. ranc~o ali~ stab1 lr mento un'economia che supera il 50 per lo· L aver la casa Fowler mandato un suo inO'egnere, Max Egth, a studiare sul posto le condizioni del nostro ~raino militare, lascia supporre che voglia fare una sena concorren~a alla casa Aveling-Porter. Le ruote dentate delle locornotive.Fowler sono d'acciaio· il vapore non si scarica nel camino, ma in un s;rbatoio d'acq'.rn. Nell'aprile scor~o la detta cas~ ci o.ffrì per · e~per_,mento una locom ot,va tjel tipo del le locomobili cl, ag,'.·rcol tura; ~el settembre p~esentò per giunta i disegni duna _locomotiva a due ciltn dri senza vo lante con grandi ruote motrici munite di denti presso il cercl;ione e due velocità; all'incirca come la locomotiva fabbri~ C.'lta da Hobey per le grandi vie di comunicazione. In questi ultimi anni anche in Francia parecchi si ~ccupa:·ono delle Jocomolive stradali (Seguin Albaret, .,amanrat, Lotz, Corbin, Cai l, Amedeo Bollée ecc.). Jn generale l,~ locomotive stradal i francesi sono a due e qualcheduna .a quattro cilindri, munilP. di molle, un po' tropp.o complicate per il servizio militare, e destinate quasi tulle a trainare un pic,;o]o peso a 0o-rande velocità ' cioè al serv izio degli omn ibus. Credo cosa utile terminare questo cenno storico con qualche ragguaglio su quanto si fece in Italia relativamente alle loco motive stradali.

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Il pr imn itnliano che si occupò seria_mente del pr~bl ema dell a locomozion e a vapore su ll e strade ordinarie fu un ufficiale del genio, il commP.ndatore Virginio Bordino, ora tenente generale in riliro. Com inciò nel 1836 e con O'J'avi spese perdurò nel suo proposito per ' o . d ci rca '.25 anni. Egli costruì per i suoi esperimenll ue vel.lnre a vapore; un calesse a 3 l'Uole che viaggiava colla velocità di 12 chilometri all'ora, ed una veuura alla Dumont a 4 ruole che percorreva 6 ehi lometri all'ora; cioè studiò il dopp io problema della g rande e de lla piccola velocità. Dod ici o quindici anni fa, in occasione del cor~o carnevalesco di Tori ri o, il Bord.ioo entrò con una delle sue vetture nel corso delle carrozze manovrando io mezzo alla folla con la massima agevo lezza, avanzando , retrocedendo, arrestandosi e voltandosi a seconda dei caprieci del corso ('I). Sventuratamente la vettura di Bordino incontrò la sorte degli omnibus d'Hancock; pregevole per tanti riguardi non potè attecchi re-per gli oslaeoli cl' ogni maniera che gli vennero suscitati contro, e che arrivaron o persino a paralizzare l'azione di società private già presso a costituirsi per applicare ai trasporti industriali le locomotive stradali congegnate da· quell'egregio 1Jffic:iale (2) . Un alt ro italiano che a proprie spese, e senz::i. alcun incoraggiamento, si ded icò alle locomotive strad;:ili, fu il sici liano Petronio Russo di Adernò . Egli fece costrn ire là sua locornoiiva dai fratelli nlnrzocchi ill Rorna, e la presentò la prima volta al pubb lico in delta città nel . luglio 1873 presso la villa Borghese, dove alla presenza di numerosi spetLatori ebbe la disgrazia cli vederla profondare in una chiavica, che cedette sollo il peso d'una dell e ruote . Questa macch ina era destina ta a rimoe(4 ) Monitore delle strade ferrate, 49 novembre ·1873. (2) Giornale d'artiglie'l'ia e genio 4875, parte 2' , pag. 297.


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ch iare un omnibus nella cillà di Catania, ed al 25 settembre ·1873 inaugurò il suo servizio. Dopo po co tempo il Petronio la portò in Ad ernò pe r cambiare vari pezzi o ma le ideati o mal esegui ti. Nell'ann o seguente ripigliò il servizio dell'omnibus in Catania , ed ora giace inopero3a in una rimessa avendo l'inventore dovuto tosto sospendPrlo nuovamente per essere stata la macchina mod ificata e restau rata da operai poco pratici e senza i mezzi oppo rt un i. La locomotiva di cui parliamo è piccola e leggera con una sola ru ota motrice e due di timonaggio. La ruota motrice è tutt'affatlo speciale, senza mozzo né razze, e gira ch iusa in una scatola con l'ingranaggio interno ul coperto dalla polvere e dal fango. Il timone é mosso dal Yapore, e quindi il macch inista lo guida senza alcuno sfn1·zo, git'ando a sjnistra o a destra un man ubri o, che cede alla menoma pressio ne. I cilindri, che inizialmente erano verticali ed altaecali alla caldaia, vennero ora da ll ' in ventol'e disposti orizzon tal men Le sotto il piano del earro. Tutta la macchina vi ene sonetta da quattro molie, cioè due per le ruote del timone, e due sulla ruota motrice. L' attacco per· l' om nibus è elastico acciò, per quanto è possibile, la pa rten za od una improvvisa fermata accada dolcemente e se nza scosse 11 Petroni o si oceup ò specialmente del traino delle velture per ei uà e campagna, e quindi si ingegnò di dare alla sua loco motiva: 1° l\folta legge rezza (una locomotiva di 8 cavall i non doveva pesare che 3 tonn.). 2° Una veloc ità med ia di 15 chilometri all'o ra. 3° Facilità di svol tare strette cur\'e. 4° Forza di rimorchi are il relativo carico anch e su salite del ·12 pe r °fo. 5° Fac1l1Là. d'arrestarsi anche in declivio e sul buono della velocità. 1

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60 Essere fu mivora ed economica, tanto avuto riguardo al prezzo d'acquisto, quanto rispetto al consum? giornaliero. . , o ino-errn ere Enri co Fortezza, che esamrno L'eo-rer•i o o o o li 'd questa locomotiva, la_ cr~det.te _deg~a de a /o~si_ er~zione del collegio degli sc1 enziat1 ed ingegne n d1 ~apoh, nelle cui sale lesse pooo fa su questo proposito una Mem oria , che riscosse gli applau si di quel]~ duttn ad~nanza. È da augurare che qualcheduno 1:1solva a g1?varsi di quella locomotiva per l'impianto d1 u'.1 s~rvizio d'omnibus O di tramway. For~e non. cooven:a rilevare addirittura la locomotiva che lavorò 1~ Catania, perchè fu la pri ma che il Petronio fece costrmre. e, come sue~ cede ordinoriamente per ogn i prima cosa, ebbe ~ot a sub ire varie 01od ifica1.ioni, le q~ali furono e,~cgmte in modo che lascian0 molto a des idera re; ma 1 invenzione meccan ica, quantunque non venga d'ol~re monte 0 d'oltre mare, potrebbe forse for la fortuna d1.quolche imp t'esa, benché a mio avv:so non ~ia_ co~_ven1cn te per un traino mili tare, il quale deve l1m1tar5La condurre gnindi pesi a piccole veloeità. . . . . . Non è a min conoscenza çhe altn Jtal1an1 sianst dedicati seriamente alla costrm:ione delle locomouve stradali; molLi però ne conosco che tentarono ~ tentano d'introdurre in Itali a le locomotive costru ite al1' estero. Frn costoro meritano speciale menzione : ~ 0 IL dott. Bolla che esperimenLò la Boy(lell (Annuario scientifico 1869). . . , 2° li cava lier Giacinto Dell a Beffa cli Genova che acquistò una Robey, non del tipo sovr:ocitalo'. ma del tipo modellato sulla locomobile agrJria. Egh la fece correre per le co ntrade di Genova, ed era sta ta proposta pe r il trasporto del ~a nno_ne .da c~nt. 33. Della Beffa se ne serve per ust agncolt , specialmente al tempo della trebbiatura.


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3° La società di IocomotivP. stradal i di Venezia che ~cquistò_ una I_ocomotiva del sislema Thompson, 'collo s~opo ~11 esp~nrnentarla, per poi intraprendere un serv1z10 d, omnibus e di merci sulle strade del Veneto e po,ssibilrne nte_ anche un servizio cli trasporti militari'. Questa locorno11va cooperò al trasporto del cannone da ce_nL 32, epperciò converrà darne pil'I estesi ragg '.ia~l 1. La macchina fu messa insieme, o, come suol ?1rs1, m.ontata nella fonderia Boccheui di Pad()va, dove ~l 24 g1u.gno 11872 se ne fece il primo esperimento. frat~avas1 d' una locomotiva della forza di 8 cavalli nom10al1 e de l peso di 6 tonnel late, incluso il suo completo equipaggia mento (300 chi l0g, di litantrace e 1 mo d'acqua). Si trovò che su ottima strada, con ,press ione costante _e velocità da •I O a 42 chi lometri all'ora, ~i pot;van_o :1morch1are due omnibus . carichi fra l'uno e l altro di 30 persone. Si volle, forse troppo presto, dare un pubb lico spettacolo, promeuendo di fare a o-rande velocità il viaggio d'andata e ritorno da Padova~ Montagnano., trai 1iand0 i due omnibus nei quali avevano preso posto 2i persone, fra c11i il generale Ricci il co.:. lonne!lo Bianchi e due ~~icia li d'artiglieria . Pe/ colpa, non ~,_sa se .della macchrna, del maeebioista o del conb ust1b1_le, ~1 andava avanti così adagio che giunti a l\~onsel'.ce s1 credette bene relrocedPre a Padova. Jt 29 s1 Lento fortuna di bel nuovo , e vi assisteva anche il gener~le 3~aLtei; ~a si ebbe esito peggiore; la locomotiva r,i_porto de,_ goa~tl così _se ri che si dovette ricondurla a I a?ova coi boYI. Fu r1paratr1, ed il '20 agosto si fece u_n alt'.·a prova; ma non si potè otlenere che una velocità d.1 8_ c_hilometri all 'ora, cosiccbè il viaggio non poté cornp1rs1 m una sola giornata; oltracciò fu forza rip_arare lagr:Jlic~la e le ruote· della locomotiva, alle quali si doveue . restringere la catena per una compressione permanente avvenuta nel cerchione di gomma .. Ul ti mato

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il viaggio, ·la locomotiva fu posta in un cortile della fonderia Rocch.ett;, dove rimase sino al giugno 1874-, epoca in cui fu trasportata al quartiere d'artiglieria per pro~ varla al traino d'un convoglio di 30 tonnellate, a fine dr riconoscere se sarèbbe stato opportuno di impiegarla unitamente ad una Aveling-Porter di 6 cava ll i-vapore a trainare dalia fonderia di Torino al cr1mpo di S. Mauriz io il cannone da centimetri 32, il che fu in seguito posto ad effe tto . Le 30 tonndlate furono rimorchial~ colla ve locità di 4500 metri all'ora, se non che ad ognt 4 o 5 cento metri la macchina doveva far alt per rimettersi io pressione. Si passò sopra nonostante a questo difetto, perchè sulla strada che quel cnnnone doveva baw~re raram ente si sarebbero potuti percorrere più di .mo metri ·di segnito_ senza arrestare il convogli o per armare un'opera d'a rte od un tratto di strada non abbastanza so lido. Ultimato il trasporlo del cannone la locomotiva fu drposta nello stabi limento Monti di Torino ove trovasi tutt'ora; essa è in vendita, e si può ave re a condizioni molto vantaggiose. 4° Se rvizio più luogo ma non più fortunato fu quello che prestò alla stessa epoca un'altra Thornpsoo nella ciLtà cl i Bergamo. Vari signori bergamaschi si costituirono in società per stabilire un servizio d'omn ibus sp~dito, comodo ed econ om ico fra la città alta e la stazione della ferrovia, allo scopo di porre un argine all'incessan te spostarsi del movimento della parte alta alla bassa della ciuà . L'omnibus carico di :2i persone pesava circa 3 tonnellate, e doveva essere trai nato da una locomotiva Thompson della forza di 8 cavall i vapore. Si fecero due corse di prova, l'una il 5, l'altra il 7 ngosto '1872. Il co\onnP-llo Bianchi d'a~Liglieria, inviato ad assistervi. stimò la prova abbastanza convincen te e la locomotiya per vari motivi preferibile a que lla esperimentata a Padova. Fece qu indi tosto i po.ssi ne·cessari


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8 ,J ora provalo il sistema, dovunque avrò trasporti ad eseguire Jo adotterò lasc:iando in disparte qualunque motore animale, a costo pure di dover costrurre strade ad hoc, la cui spesa è in breve compensata dal maggiore risparmio». 7° Albertazzi Michele di Piacenza. Avendo l'Alberl~zzi determinato di organizzare un servizio da trasporti da Vercelli a Borgosesia e Crevacuore con locomotive Aveling-Porter, le direzioni dei grandiosi stab ilimenti che trovansi in quelle località applaudirono all'idea. Il 19 ottobre 1874 l'Albertazzi, giusta il rego~ lamento di polizia stradale approvato con regio decreto 15 novembre 11864', chiese al Ministero dei lavori pubblici l'autorizzazione per intraprendere il detto servizio, e dopo reiterate sollecitazioni ebbe fina lmente, il 10 febbraio 4876, la comunicazione delle conclusioni del consiglio superiore dei lavori pubblici, che è favorevole all'impi an to di quel servizio, aggiungendo però essere prudenziale che si faccia un nuo vo esperimento su tulta la strada che dovrassi percorrel'e colle locomotive, durante la stagione invernale. Stante l'urgenza, si. ricorse al Ministero della guerra, e si ottenne una locomotiva per i prossimi esperi menti. 8° Nella pro vincia di Sondrio, il sig. Giacomo Felolo, che desidera egualmente d'intraprendere un servizio di trasporto a vapore sulle strade comuni con locomotive stradali del sistema Aveling-Porter, sin dal novembre ·1874 iniziò la pratica per a vere il permesso prescrillo dai regolamenti in vig9re; ed anche egli, per difficoltà burocratiche, attende ancora il permesso invocato; spE>ra però, presto o tardi, di riuscire nell'intento. 9° Nel circondario di Teramo, la società appalta,trice della strada Perne al confine Farinicola determinò nel principio del 1875 d'adoperare la loco moSTRADALI

per acquistare una macchina identica, però çon focolare grande a fine di potere a!l"occorrenza bruciare anche, della legna, macchina che doveva essere esperi~1entata dall' 8° reggimento d'artiglieria, di cui egli era comandante, collo scopo di organizzare un traino militare a' vap~re. 11 servizio d'omnibus durò in Bergamo circa 3 r~es1 dopo. ess~re stato sospeso in questo tempo per e1rca 30 g10rn, a causa delle riparazioni occorse alla locomotiv~. I?olt.'.e siccome il viaggio era breve, e per le ~ccor_ctatote s1 compiva in minor tempo che non nel! ommbus, e non si profittava di quest'ultimo senza tema di disgrazie, essendosi già una volta rovesciato la impresa divenne passiva, e fu alla fine abba·ndonata'. Un signore di Torino comprò poi quella Locomotiva, e se ne servì in questa città pel trasporto dei materiali ma poi scorlivi dei difeLti la rifiutò, ed i ,venditori dovettero riprenderla . ~fo dunque ragione di credere che i prodigiosi risult~t1 messi in vi.sta dai patrocinnriti della Thornpson non siano cbe parto del soverchio entusiasmo . 0 5. Il cav.' Luigi Gabet di Roma acquistò una locomoti:a Aveling-Porter della forza di 10 cavalli-vapore, la prima spedita in Italia da quella casa. La macchina cominciò il suo servizio nel marzo iJ'873 in una cava di pietre che il cav. Gaber possiede nei dintorni di Roma a Poote Mamolo. 6° L'_ingegnere cav. Gian Luca De Kntt acquistò ur:ra A:elmg-Porter della forza di 8 caval li-vapore per la ~oc1età genovese cli miniere in Sardegna, di cui egli è direttore. Questa macchina prinr.ipiò nel gennaio 1875 a trasportare i materiali nelle miniere che detta società possiede in q 1ell'isola; ed il sig. diret- . tore De-KaLt m, scriveva ultimam ente:« colla locomotiva da noi adottata abbiamo un risparmio sul trasporto del 50 ·per °/o per lo mE>no, e le assic uro che avendo 1

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82 LOCOMOTIVE tiva stradale al trasporto dei materiali per la costru-zione delle strade. L'opportuna pratica era già avviata quando fu sospesa penrna crisi finanz iaria . Ora ricostituitasi appena la Società col nome di Società costruttrice delle operepiibblich:e negli Abruzzi, ed arricchitasi di altri lavo ri, Ti pigliò tosto la pratica della locomotiva e, grazie all'intelligente zelo del sig. Luigi Pornante, spera di metterla in servizio nell'estate venturo . 10° Il commendatore Twerembold di Torino sta trattando col credito mobiliare di Parigi lo scavo di alcune miniere nelle quali ha stabilito d''introclurre le locomotive stradali . Pel HS febbraio doveva anzi ricevere dal sig. Alamnnno, costruttore in Tori.no, una locomotiva di 6 cavalli-vapore interamente mod ellata sull' Aveling-Porter a ruote rigide. Questa locomotiva sarà la prima delle quattro C'he occorrono al serviz io delle minier.e in discorso. Commise l'A larnanno la caldaia ad una fabbrica francese; non avendo potuta averla in tempo, difficilmente potrà dare ultimata la loco mo tiva prima del prossi~o 1fprile. ·I •IO La Società pe1· la bonifica dei terreni ferraresi· acquistò due locomotive dalla fabbrica Fowler per la aratura a vapore, della forza di ·I~- cavalli caduna, e le • utilizza pure come locomotive s.tradal i. . •I 2° Sovra tulti però deve porsi il Ministero dell a guerra, il quale nel ·1873 acqu istò una locomotiva Aveling-P.orter della forza di 6 c;ivall i-vapore per esperimentare se un traino militare a vapore sia o no possibile 0 conveniente. Nel •I 87.i ne comprò altre •I O dello stesso sistema per espe rienza su più vasta sca la; ed ora sta combinando per al tre 60, che sono quanto manca a completa re il nostro traino mi litare a vapore. Di queste esperienze credo bene dare notizie più estese; ma prima accennerò come vi fosse anche in Italia chi

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nella pubblica stampa propugnò per le locomotive stradali. ,Basii il rammentare il sig. Luigi Gi)etta capitano di stato maggiore, il sig. ingegnere Giovanni Sacchero, .collaboratore del Supplernento perenne allu Nuova En· ciclopedia popola1·e italiana, l' Annua1'ÌO scientifico e il Giornale d'A1·t1:gtieria e Genio (1875, parte 2"), e la Ilivista Militare Italiana (dispense dell'ottobre 1869, del febbraio e marzo ~873).

li.

Benchèlalocomotiva Thompson non avesse fatto buona prova nè a Padova né a Bergamo, pure il signor co!onnello Bianchi, che aveva assisLilo a varie di quelle esperienze, argomentò che si poteva trar partito da qnel genere di locomozione pel servizio militare. Avutane a utorizzazione, scrisse il 9 di agosto •1872 alla casa Robey <li Lincoln per contrattare una locomotiva 1 hompson del la forza di 8 cava ll i-vapore con focolare speciale per .abbruciarvi della legna. Nel .medesimo tempo il capitano d'artiglieria signor Iliancardi, che lrovavasi in Inghilterra icicaricato di studiare l'armamento delle coste, erasi anche occupato -delle locomoLive stradali, e scriveva:« ritengo possibile anzi faci le trainare il cannone da centimetri 32 sulle strade ordinarie mediante due macchine di Hl cav·alli »; e proponeva le lo comotive · stradali non solo per il traino delle grosse artiglierie, ma ancora per stabilire linite di approvigionamento dove mancano o non bastano le ferrov ie; propugnava però la lo comotiva d'Avel ingPorter come quella che in recenti esperienze comp-arati ve aveva trionfato della Thompson , ed alla Thompson


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veniva pr-eferita dallD- artiglieria e dagli agricoltori inglesi. Il co/onneHo Bianchi, a cui era stato comunicato il rapporto de l capitano Biancardi, chiesti ed avuti. maggiori schiarimenti, si decise anch'esso per l' AvelingPort.er. Fu tosto commessa a q11esta casa una loconioLiva della fotza di 6 cavalli-vapore munita di un focolare spazioso per bruciarvi dentro della legna. E la locornoli.va giungeva ne) l'aprile 1873 in Veron a per essere sperimentata dal1'8° regg. d'nrtiglieria . . Non era ,i.I c~so di fa re ricerche scientifiche, ed esperienze coll rnd1catore della pressione nel ci lindro e simili. Erperienze di tal genere co lla locomotiva cl'A.veling-Porter erano già state fatte da persone che avevano a;)profondito lo studio delle macchine e conoscevano perfetti:lmente l'uso degli ergometri in Francia ed in Inghilterra, cosicchè era superfluo il ripeterle. Solo scopo di quelle esperienze fu il vedere se era possib ile e conveniente istituire un traino militare colla locomotiva Aveling-Porr.er, ed in caso affermativo cercare le norme per l'uso e la conservazio ne della locomotiva, il modo di formare i convogli ecc. I risultati furono sodd isfacent i oltre ogni credere. La macch ina fu riconosciuta adatta per un lraino militare, . e nel • giugno si fece rapporto che le cose erano a ta l pun(o da poter garantire un servizio regolare dì 8 a ,1O·carri, rappresentanti 1/S a 20 tonnellate, trainati per 30 a J.O chi lometri al giorno . Allora il Ministero mandò la locomotiva al cnmpo di Cas tiglione delle Stiviere, dove fece règolarmente il servizio del pane e dell e vetture d'ambulnnze per gli ammal ati, conducendo per 20 chilometri al giorno 6 a 1,1 carri. Ta li risultati indussero ad intraprendere esperienze su più vasta scala. Dovendo il comitato d'artigl'ieria dare il suo parere in proposilo, la.locomotiva fu 1

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condotta sulla via ord ins.ria da Verona.a Torino per essere posta a disposizione del comitato, che, dopo parecchi esperimen ti, si dichiarò favorevo le al nuovo motore. Altre ,J O locomotive furono ordinate alla casa AvelingPorter con qualche varian te suggerita dagli esperimenti fatti, ed intanto si institul in Torino una scuola rer istruire il personale destin ato al servizio delle nuove locomotive. Apparteneva quel personale al genio militare poichè era al genio che il Ministero aveva stab il ito di affidare questo nuovo genere di trasporti. Le nuove locomotive giunsero in Italia sullo scorcio <lel 18i4, ed al principio del 1875 vennero dalla artiglietia, unitamen Le a quella che avevfl servilo per le prime prove, consegnale ai reggimenti del geniQ. I risultaLi avuti, le osservazioni fatte in quei primi tentati vi vennero raccolti in una .Tst1·uzione sulla locomotivci stradale, quella di cu i parla il Giomale d'Artiglieria e Genio del 1875, parte ,1a, pag. ,8; e possono epilogarsi nel modo seguente: Una istruzione di 8 a 1O ore a l giorno continuata per una sett.imana basta per abi litare un soldato intelligente a guidare la locomotiva nei casi ordinari . Per eseguire senza esitazione certi passaggi, che alla bella prima si direbbero troppo perico losi, occorre la pra tica di qualche mese . Siccome poi al conduttore della locomotiva sono anèhe affidate la conservazione della macchina e l'esecuzi one delle piccole riparazioni, per ciò dovrà sempre il so_lda to, a cui si consegna una lo~omotiva, avere almeno due an ni di servizio auorno all e macchine a vapore, ed essere anche operaio rnec'canico per potere all'occo:·renza mettere io opera le riparazioni di minore importanza. La locomotiva stradale è soggelta più spesso d<~lla locomotiv.a ferrov iaria a disastri, ad improvvise variazioni del li vello dell'acqua e della temperatura, ed a 1

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87 il consumo del combuslibile, dell'olio, ecc., · e scema . il peso che la locomotiva può trainai:.e. È importante che il peso del tren..o non ollrepass1 i 2; circa del massimo che la macchina può rimorchi~re affine di non essere obbligati nei siti più difficoltosi a scinderlo in due o più e rimorchiarlo alla spicciolata ; oltreacciò anche pe1· ottenere una marraiore economia nel combustibile, ~iacchè si potrà 00 ' lavorare con espansione,· e per non forzar troppo la locomotiva. molto frequentati, specialmente nei primi In luoo-hi . o aiorni in cui la macchina vi compare, è bene farla pre~edere da qualche soldato pratico dei cavalli, acciò presti la mano a quei cocchieri o conducenti i cui animali si adombrassero. Al servizio di un eonvoglio comunemente bastano tre persone, cioè un macchinista, un fuochista ed un conduttore, il quale cammini alla coda del convoglio per vigilarlo. , La velocità deve essere di 5 a 6 chilometri all'ora, e di 3 a 4 sopra uu callivo selciato o su strade molto scabrose. La lunghezza massima del convoglio dipende dalla larghezza e dalle svolle più o meno ampie della strada che si percorre. Generalmen le sulle strade provinciali si possono condurre r,onvogli lunghi 50 a 60m senza alcun inconveniente. Il primo servizio prestato dalle locomotive stradali nella guerra del 18i0~74 fu di condurre per 40 chilometri di strada dipartimentale, tortuosa ed a forti rampe, un convoglio di viveri e foraggi composto di ,J 4 vetlure. L'arLiglieria francese ultimamenle feoe esperimenti con un convoglio lungo ,126°1; ma non trattavasi che di manovre sul campo di Marte. La locomotiva che fece costrurre nel ,1867 il Ministero della guerra austriaco, per esperienze sulla possibilità di applicare la trazione a vapore ai tra~porti militari, non doveva trainare più di due vetture. STHADAJ,l

scosse violenLi, perciò più della locomotiva ferroviaria ha bisogno di un macchinisla cauto, abile ed inLelligente. In buone mani pasrnno 5 a 6 anni prima che abbia bis0gno di grandi riparazioni, e può durare in servizio ,t 5 a 20, senza che perciò debba essere con$iderata come rott11me. In mano poco esperte od imprudenti può invece andare in rovina in pochi mesi. La locomotiva Aveling-Porter è di una semplicità e solidità a tutte prove, potendo non solo percorrere 80 a 4 00 chilometri al giorno, ma essere anche riscaldata con legna verde tagliata di fresco, e sostenere i disagi d'una campagna di guerra; nè valgono ad arrestarla molti prati, campi arati di recente, strade dure, strade da poco inghiaiate, o coperte da 45 a 20 centimetri di neve, pendenze del ,J 2 per cento. Essendo una macchina mollo semplice, è cosa facile scomporla e ric·omporla. Le locomotive Sll'adali d'Aveling-Portel' (che hanno d'ordinario la fo rza di 4 a Hl cavalli nominali, ciascuno dei quali vale circa tre dei nostri comun i cavalli da tiro e pesano poco più di una tonnellata per cavallo) trainano il triplo del proprio peso in circostanze ordinarie e per strade non più erte del 5 per ¼, il • doppio su pendenze del 7 ed 8 per 0/ ed il proprio peso sul ,JO .ad 41 per °fo. Consumano circa un ch ilogramma di legna, ovvero mezzo chilogl'amma di litantrace o coke per qgni tonnella la del peso lol'do dell'intel'o convoglio e per chilometro. Inoltre per ogni 10 ore di lavoro corrispondenti a 40 o 50 chilomelri di strada occorrono circa franchi 3 per olio, stoppa, ecc. Naluralmente se la macchina è mal tenuta, se ii fuoco è mal condotto, se la strada è scabra, molle o di fresco inghiaiata cresce

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I èarn s1 uniscono I' uno ali' altro mediante un timone speciale ed un congegno d'attacco. Il timone è_ di ferro. a T curvo e munito di due tiranti i quali s1 ag~ar~cian? _dove soglionsi apr,iccare i bilancini; questi tiranti ripartendo lo sforzo di trazione su tre punti servono ad impedire Ja roUura della cavicrlia del timonè e nelle svolte quella dei cosciali. Un oct11io alla punta del timon e è destinato a ricevere il maschio del congegno d'attacco . Quest'ultimo consiste d'un maschio con chiavistello e catenella, e di due robusti montanti disposti a guisa di mo~sa per fissare saldamente il congegno a qualche solida parte del carro che precede e generalmente alla sala posteriore. A prevenire disgrazie nelle salite e diminùire lo sforzo nei carri più vicini alla lo comotiva, parte da questa una catena (divisibile in più pezziì la quale passa liberamente nelle m:aniglie dei vari. congegni e viene fermata ad ogni timone tesa in modo che anche cammin facendo l'ocehio del timone non venga ad appoggiarsi con forza contro il maschio del congegno; così nessun ca~ro _è, affaticato da quelli che seguono, e si possono qumd1 formare dei convogli pesantissimi anche con carri tutti leggeri.

IIJ. I primi requisiti d'una locomotiva stradale militare sono la solidità e la semplicità. Deve essere solida affinchè possa sopportare gli strapazz i d'una campa(Yna· 0 deve essere semplice affinchè i guasti sieno rari e 1~ ripar_azioni possano eseguirsi in una di quelle bottegucc1e da maniscalco o da carradore che soglionsi

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incontrare lungo gli stradali, ovvero coi pochi mezzi di cui potrà disporre il macchinista in campagna. ·Perciò non si d·evono pretendere in essa tutti i perfezionamenti che si vanno ora introducendo nelle macchine a vapore; e .bisogna sempre dare la preferenza all e macchine ad ,t solo cilindro. Una locomotiva deve avere molto peso per potere cammin facendo sviluppare tutta la sua forza di trazione, ed evitare che le 1:uote girino a vuoto; non deye però eccedere un certo limite, perchè i ponti delle steade comuni non offrono che una determ inata resistenza. Raramente nei cataloghi dei costruttori si trovano locomotive stradali di peso superiore alle Hl o '15 tonnellate. In Inghilterra quelle che eccedono le ,u, tonnellate non possono percorrere una strada senza domandare iì permesso alle autorità competenti. Una locomotiva militare poi deve restringere il suo peso a quello massimo che può passare sui ponti soliti a costruirsi in seconda o· terza linea per dar passo ai pesanti carri delle sussistenze e dei parchi d'assedio; uon deve cioè eccedere le 8 tonnellate. Giova notare che a ll'occorrenza si potrebbero anche varcare ponti di minore resistenza facendo passare i carri un per volta traui da r.nuli o cavalli e la locomotiva sopra un ponte girevole appositamente gettato ovverp sul ponte stesso, dopo aver tolto dal tender l'acqua:ed il combustibile, ed all'occorrenza vuotata anche la caldaia. Si direbbe a prima vista che una locomotiva militare, ossia una macchina destinala a vincere le forti · pendenze che si incontrano spesse volte sulle strade ordinarie, debba essere a caldai a verticale, perchè in essa difficilmente accade che l'acqua lasci scoperta in qualche angolo la superficie di riscaldamento. Tn pratica si trovò più conveniente quella a caldaia orizzontale perchè con questa disposizione si rende più sta-


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bile la lo comotiva abbassandone il centro di crravilà· e capace inoltre di perdurare io un faticoso 1:voro ~ di lavorare anche con combustibile cat tivo o di rifiuto per~hè nella caldaia orizzontale si può s~nza incoo~ veniente ingrandire il focolare, mentre oella verticale coll'ingrandire il focolare si viene a sollevar di troppo la massa dell' ucqua e si dim inuisce così la stabilità della locomot iva. Delle duo locom otive che si adop erano pel Lraspo'.to del can.none da cent. 32, la Thornpson aveva la forza d1 8 cavali, e 7 m. q. di superficie di riscaldamento, mentre nell'Aveling-Porter cli soli 6 cavalli la superficie df riscaldarn:nto era di gm 4·,4.3. Ciò spi~ga P.erch è la P:1ma locomotiva mancava ogni tanto di pressione costrrngen do il macchinista a fermare il convoglio, ~entre la seconda che abbruciava combustibile pegg10re aveva vapore in eccedenza. Il difetto che si rimprovera alle caldaie orizzontali (i.I rim anere cioè in esse un lembo della superfi cie di riscaldamento scoperto nelle forci pendenze) non è così g.rave come taluni pretendono. Difatti nelle salite non rimane scoperta che la parte anteriore dei tubi bollitori, .cioè la parte più lontana del fuoco, la quale oltracc,ò è umettata con tinuamente dai notti del!' ebollizione, ~h ~ nell e salite è sempre energica; nelle dis~ese po, 1 acqua si riti ra dalla parte posteriore del cielo del focolare, ma il fuo co allora è d~bolissi mo e per la porta del foi:o lare che suolsi in Lai caso Len~re aperta en tra per giunta una co rrente d'aria fredda che salva il cielo del foco lare medesimo dall'azione diretta del fuo cl). . Le lo comotive strc1dali sono a tre, a quattro od a crnque ruo.te. Nelle loco moti ve a cinque ruote (quali sono ad ~semp10 quelle che Aveling-Porte r e Garret costnuvano qualche nnno fa) l'avantreno era un tri cicli o. simile ai velocip~di a tre ruote. La ru ota anteriore gi-

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revole attorno ad un asse verticale serviva· a dar la direzione, e veniva guidata da un pilota il quale seduto in avanti della locomotiva invigilava la marcia. Le locomotive a tre ruote hann o comunemente una ruota dinanzi girevole attorno ad un asse verticale per diricrer la marcia ' e due di dietro . montate quasi sempre t, sulla stessa sala; lo sviluppo della forza traente ha luoO'o in alcune di queste macchine sulla ruota anterio;e, in altre sulle posteriori . Per il servizio militare convenll'ono più le locomotive a quattro ruote, nelle quali n°on solo le due posterio ri, cioè le motrici, ma anche le anteriori sono accoppiate sulla stessa sala, e 1~ ultime disposte in modo che il macchinista possa a volontà. volgerle a destra od a sinistra. Le ruote anteriori sono fra loro alla stessa distanza delle posteriori. Cosl la macchina non ha bisogno del pilota, ha la necessaria stabilità, e le ruoti motrici, camminando sulle traccie di quelle dell'avantreno, trovano alquanto appianata la via su strade scabrose o cedevoli. Nelle locomotive stradali si richied e una gr-ande velocità nello stantuffo motore per sviluppare in ogni minuto il lavoro di cuila macchina è capa ce, non potendosi aumen tar la forza motrice, che è la pressione del vapore sullo stan tuffo, al di là di un certo li mite. La sala deve avere un moto relativamente lento, perchè le velocità dei treni ferroviari sono inammissibili sulle strade comuni, ed oltracciò a grande velocità il lavoro passivo dell'attrito cresce al punto che la locomotiva non potrebbe più trainare che un peso debolissimo. Segue da ciò che nelle locomotive stradali l'albero motore deve essere distinto dalla sala e legato alla medesima da ingranaggi od altro mezzo di trasmission e che ne riduca la velocità. Costante naturalmente deve essere la distanza fra l'albero motore e la sala, e qu indi l'unico mezzo per avere l' elasticità


. necessaria consiste nel munire la macchina di ruote rese elastiche per mezzo cli molle, gomma od altro simile rip.iego. Si fabbricarono locomotive con molle combin~te in vari modi, ma riuscirono complicate. S1 pretendeva che colle ruote elastiche si accresce l'aderenza della locomotiva al suolo, si può anche camminare sopra terreni profondamente cedevoli, aumentare senza inconvenienti la velocità a 15, a 20 chilome tri al l'ora garantire la buona conservazione della locomotiva col~ l'impedire ogn i scossa improvvisa e violenta, ecc. ecc. Belle cose invero , ma il male si è che si ottengono neppure colla sovradescrilta ruota del sio- Thompson quella che si decanta come la migliore d!JJe ruote ela~ stiche. La gomma è soggetta a diminuzione di volume, quindi la catena ehe protegge il cerchione di gomma si allent_a di 1.e1:1po in ternpo, e la ruota gira a(lo~a n~I propr10 cerchione e tende ad uscire; questa d1m10uz1one d1 vol ume significa diminuzione cli elasti~i t~. ,~·una compressione di 27° ~he un paio di cerch1om Ihompson avevano al punto di contatto col terreno,_ nel giugno 1872, non ne riscontrai più che 7 ad 8 nel giugno 1187/4., e 5 a 6 nèll'agosto successivo. Perciò vi è ragione a temere che nel clima d'ltalia le ruote a g~n-~rna el~stica dopo essere sto.te qualche anno in serv1z10 od m magazzino, al rnomen to che avremo a servirc_~ne p~r. una campagna presentino poi poco o nulla d 1 elast1c1tà. Inoltre queste ruote sono molto più complicate e quind i molto più delle rigide so<ro-eue . oo a guastarsi. Ma v'è cli più. I giud ici della esposizione agricola tenu.. tasi nel '187.2 a Wolwerhampton (in Inghilterrn) , dove ven nero fa tte esperienze ccmparative di varie locomotive stradali, scrissero nel loro rapporto che le ruote di Thompso_n, alle q_uali r~on si possono applicare punte o pale lle, fallirono evidentemente perco rrendo strade campestri e 11 "

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93 camp i, mentre le ruote . rigide d'Aveling colle palette riuscirono bene. Net luglio e settembre dello stesso anno furono falle per cura del Ministero della guerra inglese altre esperienze, dalle quali risultò che le ruo~e rigide hanno piì:J. forza di t_razione che non quelle a cerchio di gomma. Ed anche qui in Italia delle due :loco~10tive impiegate a rimorchiare il cannone da c~nui:n~tn 32 la Thompson mancnva spesso d'aderenza m s1t1 dove l' Aveling poteva ancora progredire se~za_ che. le ruote strascinassero. Ciò è faci le a spiegarsi; infatti mentre la materia elastica agisce, la pressione sul terreno è minore, poichè la Jor,ornotiva cammina, direi quasi~ salterellando, e le ruote mancano volta per volta d1 aderenza, laddove le ruote rigide rotolano sempre e non strisciano. Accade per la stessa ragione che le locomotive colle ruote elastiche di W. Adam, di cui parlerò brevemente in seguilo, strascinano talvolta un tantino dove locomoLive d'ugual peso e con ugual traino, ma a ruote rigide, camminano senza sdrucciolamento sensib ile. Tornando ora all e ruote del sig. Thompson, il cerchione elastico, come applicavasi tre o quattro anni fa, si consumava e così rap idamente che se una macchin a avesse avuto a lavorare per un anno nelle circostnnze in cui lavorò la Thompson, quando fu adoperata a trainare il cannone da centimetri 3:2, sarebbe stato sciupato compiutamente. Ora usasi di coprire il cerchione con un a serie di scarpe proposte da Burrel per meglio conservare In gomma, ma si ricade così in una ruota troppo complicata per il servizio militare, ed oltre a ciò in _un a ruota che costa circa 2/ 3 del prezzo della ma.cd1ina ~ diffatti la locomotiva cl' Aveling-Porter della forza d1 6 cavalli STRADALI

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in cui deve porvi tutta l'atu,nzione. Con una compre:sione minore di 8 mili . la macch ina dall' altro canto e soggetta a scosse violente a un .dipresso come quando h~ le ruote rio·ide . Le ruote elastiche occorrono per ?randt velocità, ;a non per le velocità a. cui c~nviene_spm,gere un convorrlio mi litare , cioè 5 ·a 6 chilometri ali ora· È vero cl~e sulle locomotive a ruote rigide le gambe del macc hinista si indolenziscono maggiormcn~e, e .la sua salute in generale ne soffre; ma a ciò si_ ovvia facilmente con uno sgabello elastico come s1. pratica, ~a molti macchinisti sulle ferrovie . Bisognerebbe pero m questo caso abbassare la piatta.forma di 8 a 1O centimetri cioè di tanto quanta è l altezza dello sgabell o. I O"Uas~i avvenuti in qua lche ruota rigida delle macchine ultimamente acqu istate dal Ministero della guerra debbono ascriversi alla eccessi,;a sottigliezza delle razze, grosse poco più della metà di qu~lle della ruota della locomotiva adoperata per le espenenze fatte a Vero~a, locomotiva che giusta i l contratto avrebbe dovuto servire di modello. La locomotiva stradale di Aveling-Porter talvo lta porla in fronte una grue atta ·a sollevare (trattandosi d'una macchina di 6 cavalli) ali' altezza di circa 2m, 20 un peso di 2 tonn ellate. La l~comoliva_ ~uò ~amrninare colla O' rtJe car·ica, e con un abtle macclumsta 10cavalcare un c:n none di primo tratto. La locomotiva munita di grue è-\ preziosa per un arsena_le, un cantie1:e, u_n dock'. per caricare sui carri ord inari, :;o(levand~li da i vagom delle ferrovie o da terra, cannorn, affusti , casse, ecc. "Nel rapporto della Esposizione agricola di Oxford (Inghil terra) del18'70 si legge esser difficile parl~re troppo in favore di una macchina sim ile, ed all'ultima Esposizione di Vienna rese segnalati servigi . La locomotiva munita di grue riesce . anche utilissima al traino. Le duelocomotive impiega te dai Prussiani nell'ultimo.guerra

Costa sterline. . . . . . . . ,i.f,5 Ed un paio di mote iprezz0 della ruotaL.s. 230 T~ompson colle scarpe pri:ativa Thompson» 50 dti13'urrel costano L.steir1d . Burrel . » .JO line 290, cioè Totale -.- . 290 W. Brid()"es Adam . Fra a· le. ruote e'lastiche quella del siO". o o s1 1st10gue per semplicità, solidìtà e buon mercato; nel mozzo, razze e parte esterna della corona è e()"uale alle ruote rigide d'Avel iog; la corona però è divisa io due parti concentriche fra le quali sono disposti dei cuscinetti di gomma elastica. Una :solida briglia rimorchiatrice assicurata a snodo all'una ed all'altra parte della corona impedisce che una di esse circoli nell'~lt:-a senza però opporsi alla benefica influenza dell'elasticità propria del cautchouc. All a esposizione di Wolwerhampton questa ruota fu premiata con una medaglia d'argento_. Delle 10 locomotive che il Ministero della.guerra acquistò collo scopo di fare degli esperimenti su vasta scala, 5 avevano le ruote d'Adam e 5 erano a ruote rigi~e : Co~pie _ora l'~nn? che queste macch ine prestano serv1zt0; e fac ile qumd1 che la questione fra le ruote rigide. e le elastiche sia _ora già risoluta . li vantaggio che r1doucla alla locomo11va, munendola di ruote elastiche, forse non compensa le io a 50 sterline che bi~ogna pagare in più; forse la elasticità che da prima 10 c~rte ruote era. di 8 mill. va ora diminuendo per gradi e tende a scomparire. In generale se la materia elastica della mota al pnnto di contatto col terreno dà (a macch ina ferma}una compressione di 8 rnill., a grande Yeloc-ità farà traballare la macchina. sì fattamente che ~I fuoc~ista stenterà a tenersi in pied i, e resterà quindi 1mpa.cc1ato nel gqverno del fuoco, proprio nel momento

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LOCOMOTIVE

erano della casaAveling-Porler e munite di grue (1), le us2.rono per lunghi viaggi, e se ne trovarono conten ti. Anche da noi si pensava sul principio di prendere tulle le loco moti ve colli grue ; si trovò in seguito che le macchine destin ate al traino militare convengono di più senza questo accessorio. La grue non può sollevare artigli erie superiori al cannone da centimetri ·rn, ed i pezzi di minore portala, al pari di qualunque alteo oggetto:che accompagna gli eserciti combattenti, si maneggiano a braccia senza bisogn o d'una grue la qu ale non farebbe che prolungare il lavoro. Il peso della locomotiva militare, da dedursi dal massimo che può passare sui ponti da guerra, si deve tutto quanto impiegare per avere la massima forza di trazione. La grue pesa circa ~ tonnellata, si avrebbe quindi sempre un ril evant~ peso mort0 da trascinarsi dietl'o; amm ettendo che la macchina possa sostenere quel maggior peso, sarà meglio costruirla della forz a cli ·1 cavallo di più. Parl o qui delle macchine destinale al seguilo dell'esercito; per quelle da adopernrsi ne lle fonder ie, negli arsenali ecc. può la grue essere preziosiss ima e conveniente sollo tutti gli aspetti . Sarebbe bene che ciascuna delle locomo tive da costruirsi per il nostro tra ino militare poLesse all'occorren za esser munita di grue, e che ogni gruppo di 4O locomotive od ogn i corpo d'armata ne avesse una seco per montarla, occo rren do , sulla macchina prescelta per essere im piegata in certi speciali servigi. (4) Così almeno risultami da privato informazioni. Secondo un articolo che lessi nel giornale torinese: Le arti e le iridustric (26 npl'ile ~ 873), sarebbero state quelle macchine non semplici locomotive da trasporto, ma locomotive combinate da stmda e da verricello, ossia locomotive agricole per l'aratura; secondo il Jacqmin iovccc (Les clìetnins de fer pendant la guerre de ~S'i0-74 , pag. 2'ii) sarebbero state semplici locomotive strad,ali e del sistema Fowler.

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Sarebbe bene inoltre ch e ogni gruppo di 1 O locomotive avesse il bisognevole per fa r correre una macchina sulle rotaie della ferrov ia, cosa che potrebbe riusci re preziosa per usufruire qualche tratto del binario sul quale difficilmente si potesse fa r giungere la pesan te locomotiva ferrov iaria, ovvero per orgoniz;zore prontam ente un servizio di tramway che si credesse utile o necessario su qua lch e grande linea di co municazi one. La casa Aveling-P orler, a_ch i ne fa richiesta, dà pure quanto occorre per teasforrnare la locom otiva in _1·ullo compressore, cioè in macchina destina ta a compnmere la ghiaia sulle strad e, ed a maeada mizzarP, . Forse q~est'ullimo ordigno non sarà conveniente per un esercito in campagna, percli è è n1olto pesante, e sarebbe raramente impiegato. In tempo di pace però potrebbe beni ssimo essere utilizzato nella costruzione di qualche strnda, nel consolidamento o nelle riparazioni delle piazze d'armi o di qualche cortil e. Osse rvisi però che si po trebbe benissimo adoperare per simili lavori la locomo Liva strndale facendo le trascinare un cilindro di ghisa o di pietra, a cui si potrebbe aggiungere all'ocCOl'renza una cassa piena d'acqua per inaffia re la strada ne llo ste::;so tempo, come beniss imo ideò l'ingegnerecapo del genio civile dell~ provincia di Piacenza, cava liere Zoppi, il quale fa ora costrurre un congegno simile per appli care una del le locomotive del Ministero dell a no-uerrfl alla cilindratura di 12 chi!. della strada Piacenza-Bobbio- Genovo. di fresco inghiaiati. · Non credo sia qui il caso di entrare nei pa rti colari della costruzione, co me sarebbe il dire che la locomoti va militare è bene che abbia lè viti foggiate secondo le tavolP- del Withworth , ogni dado munito d'un contrada do e quest'ultimo ass-1curato con una co~iglia; la vari età dei dadi e dell e copiglie ri dotta al minimo (si potrebbe ridurre a 3) ecc. ANNO XXI, VOL. JI.

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LOCOlfOTIVE

STRADALI

Neppure credo sia il caso di dire se convenga o no far coslrurre tali macchine in Italia; mi basti osservare in proposito che si polrebbero fare. Una comm issione appositamente nominata conchiuse che nelle fonderie d'artigl ieria di Torin o e di Genova si possiedono tutti i mezzi occorrenti per costrurre la li locomotive. Lo stabilimento Ansaldo diS.Pier d'Arena ha dato al governo 38 locomotive ferroviarie di buona costru zione, che da circa 14 anni prestano set'vizio; le loro caldaie sono di buonissima qualità, poichè dette macchine hanno ancora quasi tulle la caldaia fornita dallo stabilimento. Lo stabili mento di Pietrarsa dal ·184.6 costruisce locomotive ferroviarie e ne somministra alle ferrov ie romane, meridionali e calabro- sicule; nel 186 1 ne espose una a Londra e nel 1873 un'altra a Vi enna; ebbe nella prima esposizione la medaglia d'oro, e nella seconda la medao-lia del merito. 8onovi in Ita lia stabilimenti o i quali forniscono ora locomobili, r.he stanno a pari con quelle costrulle all'estero; Goioni in Milano, l'Elvetica pure in l\lilano, Neville e C. in Venezia, Giaco melli in Treviso, ecc. Una locomotiva in mano di borghesi è destinata generalmente a lavorare in luoghi assai circoscritti, cosicchè potrà sempre essere. riparata in qualche officina; quando lo si crede necessario, si possono oltracciò fissare anticipalamente i luoghi dove dovrà rifornirsi dell'occorrente lungo la via, e la macchina lavora così senza trascinarsi dietro altra scorta cl'acq ua o di com-: busti bi le, nè allri attrezzi all'infuori di quelli chesoglionsi tenere nel tender. Ma per ogni locomotiva stradale militare, il cui campo d'azione è grande ed incerto quanto il teatro dell a guerra, è evidente il bisogno di un carro di scorta per caricarvi il corredo della lo comotiva, quello delle persone addette al suo servi zio, ed una scorta d'acqua e di 1

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combustibile, in modo da poter comodamente attraversare luoghi in cui per 45 a 20 chilometri non si incontri acqua e per 10 ad 80 non sia.vi possibilità di rifornirsi di legna o carbone. Il corredo della locomotiva consta degli attrezzi occorrenti per formare il convoglio, per il servizio della macchina e per eseguire le picco le riparazioni. Esso deve limitarsi ai soli oggetti indispensabili. Certam ente non è ancora il caso cli condurre le locomotive sul campo di battaglia, e di congedare tutLo il treno. È un fatto però che possono all'esercito riescire di o- randissima utilità in seconda e terza linea pel serv~io dei viveri, del!P. vetture di ambulanza, degli equipaggi da ponte, dei parchi d'artiglieria e del genio, ecc., svincolandoci r.osì dalla necessità di assoldare un treno borghese e da quella di ricorrere all'estero per l'acquisto dei cavalli ogni qualvolta vien messo sul piede di guerra. Con le locomotive l'ingombro dei convogli è ri dotto ad 1./3 e ad 1 / 3 il numero dei co mbattenti che per tali convogli si dovrebbe sottrarre al al campo di battagl ia. Una bella applicazione delle locomotive stradali è il trasporto dei grandi pesi a cui mal si adattano gli ordinari motori animati, specialmente se trattasi di vie tortuose. Nel 186'.z in Londra per condurre i pezzi più pesanti dalla stazione della ferrovia nel recinto dell'Esposizione si impiegò appunto una locomotiva stradale. Nel 1867 l'ingegne re Tresca, vice direttore del conservatorio d'arti e mestieri di Parigi, con una locomotiva d'Aveling-Porter del peso di tonnellate n,7 condusse 80 tonnellate sopra un a buona strada orizzontale. Nella gue;ra del4 870-7 I i Prussiani si servirono di locomotive stradali per trainare va rie delle loro più pesanti artiglierie. Qui in Italia risultò dagli esperimenti fotti che non eravi mezzo migliore delle locom otive strada li pel" 1


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trasportare da Torino al campo di S.Maurizio il cannone da cent. 32 (50 tonnellate su 4 ruote, cioè 37 del cannone e 13 del carro)·. Alla Spezia si incontravano gravi difficoltà per condurre i cannoni da centimetri 24 in certe batterie coi motori animati; quando si surrogarono a questi le locomotive, la manovra divenne più fac ile, spedita ed econom ica. Benchè nelle industrie e nei li·affici il còmpito della locomotiva stradale sia oggigiorno a gran lunga scorciato dalla locomotiva ferroviaria, di cui essa non è più che l'umile ancella, molto lavoro le rimane nondimeno a compiere sulle linee secondarie di comunicazione, nella agrico ltura, nelle grandi fabbriche, negli stab ilirrienti, nelle miniere e nelle cave, luogo i corsi d'acqua rimorchiani:lo i battelli, ecc. Convengono sempre le locomotive stradali dove mancano le fe rrovie e vi è un trafiico sufficiente per consigliarne l'impianto, mentre offrono sempre un vantaggio economico presso a poco del 50 per 0 / 0 sui motori animali , e. più ancora se il lavoro non è continuo . Il ti more che certuni hanno delle locomotive stradali per lo spaventarsi dei cavalli è dovuto ad un fa lso allarme suscitato nel ·J 836 in.Inghilterra contro gli omnibus di Hancok. dai suoi avver·sari lesi nei propr1 inte ressi; l'espe ri enza ha dimostrato che facilmente le bestie da tiro s'abiLuano ad un tnle motore destinalo ad al leg·gerirle d'una gran pa_rte <lelle loro fatiche. Le disgrazie possono e -devono evitarsi; basta avere qualche avvertenza ; bisogna che i conduttori degli animali sieno prevenuti dell'avvicinarsi della locomotiva, ed i cava lli ombrosi siano eondotti destrarnenLe e come se non prendessero spavento della locomotiva. Se qualche cavallo anzichè abituars i adombra sempre ·maggiormente, non credo che debbasi per questo pro ibire l'uso delle locomo.tive stradali sulle vie frequentate . Se vi è qualche •

10·1

STRADA Li

LOCOMOT IVE

-cosa che dovrebbe proibirsi severamente si è piuttos to l'uso dei cavalli ombrosi. Bandendo la locomotiva dalle vie, cavalli simili adombreranno ugualmente per un velo cipede, per un chioccar di frusta, per un rnucchio -di ghiaia, ecc. Le disgrazie che succedono a loro cagione mil itano non contro, ma in favore delle locomot ive stradali, poichè per ogni locomotiva che entra in serviz io abbiamo ,15 a 20 cavalli che si ritirano dalle pubbl iche vie, e le disgrazie .dovute ad una macchina ben .condotta non raggiungeranno mai il numero di quelle che si evitano sostituendola. ai cavalli. In un attestato delle autorità di Rochestet· si legge che durante gli ultimi 7 anni non accadde il menomo inconveniente in ,quella città pel quotidiano circo larvi delle Lo co motive; mentre a Londra nel solo '187.i, si ebbero rnrs persone uccise e 2313 ferite dalle vellure malgrado i 10,000 po licemens che percorrono la città da un punto all'altro per prevenire le disgrnzie. . Alcuni vorrebbern band ite lelocomotivestradali perchè dannegg\ano le strade; il numero di costoro però è ormai grandemen te diminuito, perchè le esperienze hanno messo in chiaro che le slrade, anzichè essere danneggiate dalle odierne locomotive, ricevono dalle medesime una benefica cilindratura. Da osservazioni fatte in Ingh ilterra risultò che le strade sono danneo-o-iate. 00 dal passaggio d'un da to numero di carri tirati dai cavalli per tre doppi di quel che Io sarebbero se fossero quei carri rimorchiati da locomotive. 1

Piacenza, febbraio

~ 876.

STELLA SABINO

Capitano nel 4°rngg. cl' artiglieria.


ESTENSIONE, DENSIT,Ì. E PROFONDITÀ ECC.

ESTENSIONE, DENSITÀ E PROFONDITA DEGLI

ORDINI DI COJ\1BATTI1\1IENTO

-

La quistione intorno a cui ci proponiamo di brevemente discorrere è per sua natura complessa, quindi è che varie e molteplici ne possono essere le soluzioni siccome diversi e mutabilissimi sono gli elementi, i. quali entrano fattori indispensabili nel calcolo. La natura del terreno su cui si combatle, l'iinportanza, l'estensione della posizione che si intende occupare, gli accessi, il dominio, gli appoggi d'ala, lo scopo cui si mira, le forze di cui si dispone, la solidità loro rispetto a quella dell'avversario, sono altrettante condizioni le quali possono in varia misura influire sulla maggiore o minore densità e profondità, secondo cui vuolsi disporre una truppa in ordine di bauaglia. Noi non ci proponiamo pertanto di stabilire una regola applicabile in tmte le evenienze, ciò che sarebbe affatto impossibile, ma solo di suggerire alcuni limiti razionali, entro i quali ragione ed esperienza ne pare d~bbano consigliare siano compresi i rapporti fra l'estensione, la densità e profondità degli ordini di combattimento; e confortati dagli ammaestramenti delle

~ 03

passate campagne ci studieremo di concretare alcuni cri teri pratici, i quali possano in certa guisa servir di guida nelle svariate situa.zioni che si presentano in guerra. Sappiamo . bene che anche tali criteri possono essere soggeui a giusta critica; nondimeno non ci peri tiamo di pubblicar!i, potendo essere di qualche utilità a chi non si è formato ancora alcun c_oncettQ' sull'obhietlo in parola.

I.

Nei · tempi addietro, o per meglio precisare, dall'epot:a delle guerre del primo impero in poi, allorquando le truppe schieravansi ancora in battaglia in ordine chiuso, a contatto di gomiti, so levasi generalmente, dato si avessero a disposiziona sufficienti forze, disporle su tre linee o schiere, o diremo meglio, su due li nee ed unariserva. A queste schiere Yeniva ordinariamente assegnata quas1 ugua l forza; perocchè era allora còmpìto della ~" linea di sostitu ire in tutto od in parte la •1", sia per rinnovare attacchi n,rn riusciti, sia per rafforzare e sostenere una posizione, dalfa quale la ,t (\ corresse rischio d'essere cacciata; era còrnpi to della riserva dì portare colpi decisivi, o proteggere le preceden ti schiere quando fossero sopraffatte od incalzate dal nemico. La densità che da una tale disposizione risu ltava non era certo inferiore a 1 R o ,14 uom ini per metro lineare di svi luppo del fronte di battaglia occupato, poiché è da ricordare come tutti gli eserciti d'allora, toltone l'inglese, combattessero su tre righe. Anzi noi vedemmo ancora in molte battaglie accrescersi di molto codesto rapporto: a tutti è noto come Napoleone non tralasciasse


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ESTENSIONE, DENSITÀ E PROF'ONDITÀ

DEGLI OUDINl DI CO MBATTIMENTO

quasi mai di tenere so tto mano fortissimi nucl ei in riserva, che bene ed a tempo opportun o lanciati valsero quasi sempre ad assicu rargli l'esi to della giornata: Austerlitz . specialm ente e Wagram ne fanno· larO'a o testimonianza. Ciò premesso , se lo schieramento a battaglia su tre linee e.~a ritenuto conveniente pei tempi addietro, ed ha anzi avuto la sanzione di tante ballaglie, non vediamo alcuna .ragione per cui non abbiasi ugua lmente ad ammettere oggi. Unica dilferenz;:i consisterà in ciò che la 4a linea, anzichè essere formata come allora su due o tre righe, cogli uomini a contatto di gomito, 00-0-i • . . 00 saru.:i. invece sudd'1v1sa in una catena di cacciatori una linea di rinforzi o sostegni ed un;:i di riserva o g~oss.i. Ed è naturale, poichè se noi presentiamo oo-O'i in prima 0 linea. una sola riga di cornbaltenti invece dr.lle due o tre di allora, abbiamo appunto per ciò bisogno di rincalzarla spesso, sia pel ·maggiore logora mento, conseguenza del più mici diale effetto de lle nuovH ann i, sia perchè l'ordine ra do, per la naturale sua min ore saldezza e per il più facile svincolo delle sue a.nella, ha assoluto_ bisogno di con tinui rinforzi, i quali vengano successivamente a sostenere, a raffiLLire la catena dei cac~i~tori,. a _riempire quei vuoti che più vasti e più rap1d1 oggi s1 producono; infin e, a dare animo e forza morale alla catena che si sa sostenuta indietro da nuclei serrati. Ammessa pertanto in massim a la necessità delle tre lin ee (vedremo dipoi quo li mod ificazioni convenga talvolta apportare a questa normagenerale) stante il còmpito speciale che a ciascuna di codeste lin ee è affidato, e il modo loro di agire sul campo di battoglia, ved iamo di ricavarne alcuni dati sulla forza che loro eonverrà rreneralm ente assegna re; i quali dati ne giovera nn o poi a stabilire quei limiti entro i qual i, a parer nostr9, vuol

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essere compresa la densità di una truppa combattente rispetto alla estensione del fronte oceu pato. La catena de'car.cia tori ord ina riamente al principio dell 'azione presentasi rad a, finché il nemico non siasi avvicinato a buona portala se attacca, o finchè noi non ci siamo spinti più a lui dappresso, qu11ndo aves- ' simo noi stessi presa l'ini i ia tiva. A raffillire ques ta li nea vengo no successivamen te distesi i rinforzi, e quando sembri avere prodo tto sufficiente logoram en to nella schiera nemica, quando credasi giu nto il rnomento opportuno dell 'allacco, la catena inizia un fu oco celere, i sostPgni portansi in linea colla catena per rinvigorirne viepp iù il fuoco; le riserve o grossi tengon loro dietro successivamente, talché la catena rinforzata in tal modo è per così dire trascinata all'attacco. La sola fo rm a pertanto, il solo modo di co mbaltern vennero a. mutarsi, ma la fo rza di questa schiera, noi non esitiamo di affe rmarlo, non c'é ragione che non sia pari a quella de'.tempi odd ielro; io altri termini: QC~à alla 1a schie1·a tf!:JJJ:E,Jorza qu~nta ne sarebb~ necessaria per occuptz1·e una medesima estensione di fi·onte in 01·d:ine chiuso. - Còfupilo delta~" lin ea o sch iera non è più oggi, come per il passalo, di sostituire integralmente la P, eseguendo ciò che dicevasi in addietro i'l 7Jassaggio di li'nea, ma. solo di rinforzarn e, di sostenerne quelle parli che incalzate dal nemico e decimate dal suo fuoco avessero ceduto o minacc iassero di cedere terreno, con ripetuti conLrattacch i, cacciare il nemi co c:he fosse giu nto a por piede sulle nostre posizioni, o fina lmente di compleLare l' esito di un alla.eco riusci to, coronando la posizione conq uistata, ed opponendo ai ritorni offensivi che il nemico imprendesse truppe fresche ed ordinate. La 2a schiera non è che un complemen lo della 4" e dovrà essere nelle mani di chi quesL'ultima comanda,

l')

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·

ESTENSIONE, DENSITÀ E PROFONDITÀ

epperciò sarebbe errore, a nostro avviso se fosse costituita di corpi separati come si usava ~er lo passato ed avesse una artigli eria a sè; in quella vece tulla l'artigJieria _do! t1 erender~ J29Si_&2_~ con , Ja 1" schiera , e la Ìantena della :za scluera essere sempre pronta e a dÌspòsìziofi'a'a1 clììa,rige- Ja 1a:'"- - - - -Ora non ècecto pr ob; bile 'c he in un esteso fronte di battaglia tutte le singole parti della ,1" schiera trov!nsi ad un tempo sopraffatte, ed occorra perciò di tutte rmforzarle; ond'è naturale che la forza della 2 .. sch iera affine di non tenervi inutilizzate molte truppe, le quali \ potrebbero essere più efficacemen te impiecrate in ,1• line,r sia. a q_ue~te ~i molto inferiore. V'hé"lnn~ anzi riputati scr1tton di tattica, fra cui giovi qui ricordare lo Scherff i quali espressero l'opinione: bastare alla ,2° linea un~ for·za P,ar1· alla metà della 1a. / L~ _ri_ser,va_ finalmente ha pe~cò~pito di portare colpi : dec1sm eseguendo a.ttacch1 d1rett1 o d'ala, opporsi a ' quell.' che il nemico avesse pronunciato, e parare alle evenienze d'una sconfitta. Mentre perlan to la ,1a e la :za linea fra di loro si completano, formando per così dire un solo corpo, un solo assieme, una sola unità ed il più so:ente dipendendo da un solo, la riserva per contro, ~ cagione della missione sua speciale, fa capo da sè, forma corpo ~utonomo, dipendente solo dal capo supremo, per cui la sua for~a vuol essere pari alla importanza del suo ,mandato. E opinione gen eralmente ammt et s;a: n2,?,J .f!.e~ba es~~1~~ !·~ ! Lad j/3_ od¼ d~llg,_/qJ,·~a

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o a.e .

..... ~... , ··t,

Ciò premesso, se noi suppon iamo per un istante che le tre ~chier~ siano di ugual forza, calcolando che ogni uomo rn ordine serr~to o?cupi lo spazio di metri 0,65, / ~e avre~o una densità d1 9,2,i. uomini per ogni metro li?eare d1 sviluppo del fronte. Se per contro suppomamo che la forza della 2a linea sia pari alfa metà

/.

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DEGLI ORDINI DI CO}IOATTIMENTO

della I a, e la riserva j/s della forza totale, risulterà una densità di 7 uomini circa che a noi pare sia una media giusta e razionale, ed alla quale d'altra parte si accostano altresì tanto lo Scherfr quanto il Peuker. Senonchè nell'accennare a questi primi rapporti tra l'estens ione del fronte di una data posizione e la densi Là della sua occupazione, noi non abbiamo qui tenuto calcolo di un fattore importantissimo, la forza cioè .,... delle truppe c:ombatlen Li; Ora gli è naturale che ben differente sarà la densità nel comb~ttimento quando si tratti di una o più compagnie, di uno o più battaglioni, ed altra quando si tratti di unità maggiori, come brigate, divisioni, corpi d'àrmata, armate. Con un battaglione nostro di guerra, ad esempio, della forza di 800 uomini, se supponiamo che esso mandi innanzi 2 compagnie, ed ognuna di queste distenda 2 plotoni in cacciaLOri, avremo così 200 uomini in catena, '200 in sos tegno e 400 col grosso. :E siccome gli uomini in catena si dispongono a iP',65 l'uno dall'altro, e om,6:S a un dipresso è lo spazio che occupa un soldato, così la catena terrà una estensione di 200 X 1,30 = 260 metri. La densità in questo caso risulterebbe di 3 uomini per ogni metro lin eare. Se invece lo stesso battaglione mandasse in nanzi 3 compagnie, tenendone una sola col grosso, l'estensione del fronte in questo caso sarebbe di 390 1, e la densità di so li 2 uomini. E veramente ad un battaglione che combattesse isolato non si potrebbe, nè d'altra parte converrP-bbe, assegnare una densità maggiore; chè altrimenti ne risulterelibe una troppo evidente sproporzione tra il fronte e la profondità. Se infatti si volessero ottenere anche per il battaglione isolato ·s o 9 uomini di densità, noi avremmo un fronte di non più di 100m, tenuto da 60 11


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ESTENSIONE, DENSITÀ E PR0F0ND1'1'À ·

o 70 uomini in catena, ed una profondità non inferiore ad 800 o 900 metri I In questi casi aùunque converrà accontentarsi di una densità di ·2 o 3 uomini per metro; nè ciò potrà arrecare incouven ienti, perocchè i combattimenti che il più delle volte dovran no sostenere quelle picco le unità tattiche saranno combattimenti tempo reggiànti, di retroguardia, d' avamposti, di scorLe ai carri, di ricognizioni, ecc., cioè in tutti quei casi nei quali veramente / non trattasi che di guàdag0ar tempo . Nè una densità di molto maggiore conve r;à generalmente assegnare a corpi di 2, 3, 4 battagli oni, in una parola, a frazion i di truppa di forza inferi ore ad una b rigata. In tali condizio ni il voler adottare una forma? zione di. combattimento su tt·e ~ch iere avrebbe per naturale co nseguenza o un soverchio addensamen to con lim itat.o e certamente non proporzionale sviluppo di fronte, oppure, am messo si volesse ovviare a questo - inconveniente, assegna ndo alla 1" schiera la maggior parte del la forza dispon ibile, ne risulterebbero le risultanti linee sitfauamente deboli da non potere per niun modo sod disfare al còmpito loro, per cui meglio tornerebbe il fonderle in un solo e più consistente grnppo. Suppongasi in vece che si abbiano 3 battaglioni e se ne disponga uno in ciascuna schiera : noi avremo, gli è vero, una densità di 9,2 uomini per metro, ma il fro nte in tal caso non potrà essere maggiore di 260m e la profondità del l' ordine, non inferiore ad un chilometro. Se invece si spiegassero 2 battaglioni in 1 a schieri e si suddividesse il rimanente battaglione fra la 2• e 3" linea, ne risulterebbe bensì una suffic ien te estensione di fronte, ma si avrebbero in 2a e 3"' linea due gruppi tropp9 deboli, della sola fo rza di due compagn ie, separati da 400 a 500 metri, senza alcuna uti lità. Meglio

DEGLI 0RD1Nl DI COMBATTIMENTO

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quindi riunirli; ed in tal caso associandoci all'opinione del rni'lggiore Scherff ri teniamo cbe tale gr~ppo dovrebbe funzionare da riserva, anzichè da 2'" linea, pre- / cisando per tal. modo megli o il suo còmpito, poichè essendo allora più indipendente potrebbe essere a tempo . più opportuno e piLl efficacemente imp iegato. . Quando invece si lralti di disporre a battaglia bngate, divisioni o corpi d'arm ata che combattono isolati, bisognerà sempre focmarli su due schiere ed una riserva; cli cui la 1"' sch iera sia molto più forte onde poter opporre fin da principio le maggiori forze possibili; la '.za schiera per le ragio ni dette dianzi più debole della 1a, e finalmente la riserva pari ad 1/ 3 od 1/, della forza totale. Ma v'ha di più: nelle grandi battaglie cui prendono parte pa,:eccbi corpi d'armala, alla 3a schiera o riserva (che allora assume il nome di rJserva $enerale}1 suolsi talvolta assegnare una forza superiore ancora ai lim iti accennati più sopra; mentre che i comandanti i singoli corpi d'armata , affine di avere prontamente sottomano taluni nuclei con cui affrontare imminenti minacce, rinforzare, ringagliardire una difesa od un attacco, è opportuno si form ino sovente delle U.~F~ P,llrzi ali, cos tituendo così quasi un'allra linea interposta fra la 2a e la 1·iserva generale. Infatti la riserva generale lontana potrebbe giu ngere troppo tardi sia per riempiere un vuoto che si fosse fatto sia per trattenere uno spuntamento d'ala; poi chè una riserva generale, come tuui sanno, è nelle mani del genera le in capo, senza i cui ordini non si può muovere. - Ricordiamo come alla battagl ia di St. Privat il generale Steiome tz invitò il Il corpo ad avanzarsi, ma questo non si mosse, finchè un comando diretto dal gran quartier generale non glielo ingiunse. Citiamo inoltre l' ese~pio della 2a armata tedesca alla battaglia ora menzionata (ala 1

Ì

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ESTENSIONE, DENSITA. E PRO FON DITA.

destra),. nella quale il IX corpo, la guardia ed il XII erano rn 4" . e 2" linea, mentre che il III e il ·x corpo formavano riserva generale. ~Ia ciò non impedì al corpo della guardia, quando incominciò l'attacco di St. Privat, di lasciare presso S.te i\Iarie aux-Chènes parecchi battaglioni in riserva péirziale. E bene gli avvenne, avvegoachè non tardò molto. che furono sollecitamente spinti con altri ancora a rinforzare la estesa fronte d'~ttacco. Nè diversamente agì il Xli corpo· più a! nord, 11 qt~ale tenne esso pure una brigata, la 46", in riserva parziale. . Riassumendo q'.ianto siamo venuti fin qui esponendo mtorno alla densità dell'ordine di combattimento per rapporto alla estensione del fronte ed alla forza disponibile,. ne pare si possa dedurre la seguente co~seguenza, che per maggiore evidenza concretiamo in cifre: . Partendo cla un minimo di .2 o 3 uomini per metro 1~ li1~eare per im_i~à d~ forza pa1·i od ùiferi01·e al battaglwne, la densita di occupazione va man mano ascen- . d~ndo e.d oscill,,.ndo per le maggiori iinità fra im mi~ nimo. di 4 a ~ uomini ed un massimo di 9 a 1o, per ,i mggiunge1·e in taluni casi, quando si tratti della rùtt nione di piìt a1'Jnate, un massimo di' 12 1wmfrii. Un maggiore a_ddensamento di forze non sempre può tornare vantaggioso, poichè se talvolta dà abi lità di' p_or~are inn~nzi truppe fresche e riparare così ai parzwh scacchi sofferti; d'altra parte però non tutte le J fo~ze di cui_ si dispone potranno sempre enlrare in azione e svilupparsi su d'un fronte proporzionato, ri.. 111:anen do per ·tal modo inoperose, men tre avrebbero ~1 potuto essere effi~acemente impiegate altrove, che non le truppe pres~nt1, ma le combattenti decidono dell'esito delle ha ttaglie. . Per contro il disseminare poche forze su di un fronte

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DEGU ORDINI DI ·coMDATTil'tIENTO

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eccessivamenLe esteso se talvolta può permettere di appoggiarne i fianchi a qualche ostacolo naturale e renderne così più difficile al nem ico l'attacC:o d'ala, d'altra parte però ne risulterebbe tale frazionamento che le truppe potrebbero facilmente sfuggire di mano, e tale indebolimento su tutto il fronte che il nemico avrebbe faci lità di sfondarlo in uno o più punti, prima che possa essere in tempo rinforzato. A conforto di questi dati citiamo aleuni esempi tratti dall'ultima campagna franco-geùnanica; calcoliamo cioè brevemente quali furono i 1·apporti fra l'estensione del fronte e la densità d'occupazione nelle battaglie di Borny, 1\lars-La-Tour e St. Privai. tanto dall'una quanto dall'altra parte. A Colombey-Borny i France;;i ebbero, al principio dell'azione, una densità di 7,8 uomini per ·metro lineare, la quale, verso sera, venne portata per l'arrivo dì nuove truppe a 1 O uomini. I Tedeschi non vi opposero che una densità di 7,3 uomini . A lUars-La-Tour noi troviamo da parte francese una densità di 9,8 uomini; da parte tedesca 6,2. A St. Privat finalmente, mentre i Francesi non hanno \ ·1 disponibili che 8,9 uomini per metro, i Tedeschi hanno I ' una densità di 12,7. Noi vediam<? pertanto in queste tre battaglie la densità ~/) d'occu!)azione oscillare fra un minimo di 6,2 ed un massimo di 12,7, con una media di 8,7 per i Tedeschi, ' e di 9,2 per i Francesi; medie che non differiscono di molto dai limiti che noi abbiamo citato più sopra.


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ESTENSIONE, DENSITÀ E PnOFONDlT..\

DEGLl ORDINl DI OO)lDATTHI EN'l'O

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forti nuclei, potranno distare di soli 5 a 6 cento metri dalla 2a schiera; ma le riserve generali, quando si tratti di battaglie, cui prendono parte molti corpi d'armala, formate di grandi unità taLtiche, dovranno essere collocate a non meno di i o 3 chilometri dalle riserve parziali, sia per poter stare perfettamente al sicuro dalle offese dell'artiglieria, che non mancherebbe di dirigere con molta efficacia i suoi fuochi sopra sì gr:ande masse di com batte oti ; sia in fi..ne e più specialmenle perchè un corpo sì grande, affinché possa convenientemente. agire a seconda chele circostanze richiedono, ha d'uopo di molto tempo e spazio, quali sono richiesti per lo spiegamento di sì grandi masse. Fu perciò errore degli Austriaci a Konigsratz di aver tenuto i due corpi di riserva, I e VI, troppo ravvicinati alla linea di combaLtimento, cioè a so li 11ioo e 1400 metri dalle r:iserve parziali; per cui quelle truppe non solo soffrirono del fuoco nemico, ma non poterono essere quasi di alcun gio vamento; anzi furono ben tosto in parte tr~!9lte indietro dalla 0orrente dei corpi io ritirata, che erano in 1a e 2" schieva. E qui cade in acconcio una considerazione su codeste riserve generali: quando specialmente constino di 2 o 3 corpi d'armata noi crediamo sia più utile tenerle divise in due O· tre gruppi, di cu,i uno verso le ali, anziché averle riunite in una sola massa. In tal modo si otterrà una assai maggiore mobil ità, maggiore prontezza a soccorrere i punti minacciati, a riparare tosto agli scacchi parziali sofferti; né d'altra parte da codesto frazioname nto potrà risultarne serio pericolo; chè trattandosi di corpi d'armata, di unità cioè molto considerevoli di forze complete, non tornerà loro difficile affrontare qualunque sforzo nemico, trattenerlo sino a che una o due ore di poi non siano giunti in suo rinforzo gli altri nuclei della riserva generale. ANNO xx,, VoL. 11. 8

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• Più innanzi abbiamo dello che coll'aumentare delie forze combattenti doveva progressivamente aumentare la densità in uom ini ; aggiungiamo ora che nello stesso rapporto deve aumentare non solo la densità, ma allresì la profondità dell'ord_ine di battaglia . f-ie per un battaglione, che sì stenda su d i un fronte di 260m, può essere sufficiente una profond ità di 350m; se per 3 o 4 bauaglioni basteranno da 6 a 7 cento metri; per una brigata, una divisione, un corpo d'armata da 1000 a 1500 11\ per una o più armate occorreranno non rrieno di 3 a 4 chilometri. Ed infotli la 2"' schiera generalmente si porrà a 4 o 5 cento metri dal grosso della 11a schiera, che alla sua volta disterà da 3 a 4 cen to metri au IJ a catena. Inutile dire che noi facciamo qui astrazione da ogni considerazione rispetto all a natura de l terreno su cui si combatte. Certo · per la sicurezza della 2a schiera sarebbe assai vantaggiosa una maggiore distanza , la quale la sottraesse totalmente alla fuc ileria nemica; ma in tal caso mal potrebbe compiere il proprio mundato, nè g iungerebb e in tempo sia a contrattaccare il nemico cheavesse rollo o minacciasse rompere la 1a sch iera, sia a coronare a tempo quelle posizioni che questa fosse riuscitn a conquistare. Tale distanza. vorrà anzi per le ragioni medesime essere man mano diminuita a misura ell e si avvicina il momento della crisi di muo vere all'allacco; o che il nem ico si prepari ad attac:care la nostra pl'ima schiera; chè altrimenti s'avrebbero attacr,hi slegati e successivi che a nulla ri escono, o difese inefficac i. Le riserve parzi~li, compos te generalmente di non 1

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DEGLI ORD!Nl D1 COMBATTDIENTO

ESTENSIONE, DENSITÀ _E PROFONDITÀ

In tal modo disposero i Tedeschi i tre corpi di riserva generale alla battaglia di S. t Pri vat; cioè il II die~ro la 4a armata; il III dietro ìa destra della 2a armala, verso il bosco di Desoeuilles, ed il X dietro il centro . dell a rza nrmata a Batìll "v. Gli Austri aci invece nella giù ricordata battaglia di Konigsratz oltre all'aver tenuto la loro riserva generale troppo ravvicinata alla lineà dei combauenti, la tennero pure riun ita: io una sola mass.a, a sud-ovest di B.osberitz, e sebbene fone di 9 brigate non poterono trame alc:un notevole giovamento. A complemento, a meglio schiarire quanto abbi amo esposto in1orno al ia den"Sità ed alla profondità degli ) ord ini di combattimen to, esponiamo sommariamente a mo' di esP-rnpi, per meglio fis sare le idee, quale a parer nostro potrebbe essere lo schierarnento utile di talune . unità tattiche, dal reggimento alla divisione inclusa. Noi non ,)bb iarno certamente bisogno di ripetere qui che codesti esemp i non vorranno essere pì·esi come tipi applicabi li in tutte le evenienze, ma solo come una guida, eorn e una norma generale variabile r.ol variare di u na infinità di circostanze. 1° Un · regg1:mento (3 battaglioni) ,1 a schiera . Riserva . Svi! uppo della fronte Densitò . Profo ndità. 2° Quattl'O bàttàglioni. 1" schiera . Ris.erva. Svilnppo della fronte Profondità. Densità,

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650 metri 650 » 4,93 uomini.

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3° Una brigatct (6 ballaglioni) 4a schiera . 3 battaglioni 1 )) 2" schiera. Riserva. 2 » 780 mett·i Sviluppo della fronte 1050 » Profondità. 6,1 uomini Densità. 3: 1 : 2 Rapporto fra le sch iere. 4° T1·e reggimenti: (9 ~attaglioni) ,1a schiera . 4 battaglioni 2a schiera. 2 >> Riserva. 3 » Sviluppo della fronte 1040 metri' Profondità. .~ 050 » Densità . 7 uomini 4' : 2: 3. (.) Rapporto fra le schiere. 5° Una divisione (12 battaglioni) 1° schiera. 4 battaglioni 2a schiera. 4 » Riserva. 4 » Svi!tlppo della fronte 1040 metri Profondità . . 4150 » Densità. 9,2 uomini 11: ·1 : ,t. Rapporto fra le schiere. oppure ,ia schiera . 6 battaglioni 2a schiera. 3 » Riserva. 3 » Sviluppo della fronte 1560 metri Profondità . 1'1150 » Densità . 6,1 uomini Rapporto fra le schiere. : : 2: 2: 1. 1


416

ESTENSIONE, DENSITÀ E PROPONDI'l'À DEGLI ORDINI DI COMBATTIMENTO

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~la nelle considerazioni sin qui faue ci siamo limitati a esporre solo i criteri che debbono guidare un comandante nel fissare lo sviluppo della fronte: la densità e la profondità dell'ordine di combattimento, tenuto conto soltante;> della forza di cui si dispone; ma come già abbiamo accennato in principio di questo scritlo, altri fattori vogliono essere presi ad eso.me in siffatto calcolo. E<l anzitutto l'influenzu, che la natura del terreno su cui si combatte può esercitare sulla densità · secondo cui,disporre le truppe a battaglia, appare evidente. Suppongasi infatti che una parte del campo di battaglia sia p. es. foggiata a spalto, che jl terreno innanzi sia perfellamente scoperto, nè v'abbiano ostacoli al cui riparo possa il nemico sostare e rispondere al fuoco • del difenso.re nelle sue avanzale a sbalzi, e che infine questo abbia tempo e mezzi tli aumentare ancora il

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valore difensivo della sua posizione scavandosi trincee di battaglia. Gli è certo clie questa µ·arte del fronte vorrà e~sere guernita di tanta truppa quantà se ne può sviluppare per avere azione efiìcace di fuoc0, e basterà generalmente ter!ere una riserva per parare alle possibili evenienze. Suppongasi per contro che l'altra pattè della posizione sia compi utamente dominata dal nemico, che gli accessi ne siano facili e coperti, sì che esso possa avvicinarsi non molestato sino a buona portata di fucile; gli è naturale che quivi converrà spesso rinforzare le truppe di difesa, che saranno presto logorate, quivi sarà mestierj addensare maggiormente l'occupazione; in una <G parola sai~à, nece~sar~o supp.lì~·e colla 1!1ag?iore densità i e profondrta dell ordme agli rnconve01ent1 del terreno. i Né minore influenza sulla profond ità e densità dell'ordine di combattimento di una data truppa potrà a sua volta esercitare la mis~ione che a quella truppa sarà stata affidata, lo scopo che $i intende raggiungere:Ed è naturale che differente potrà essere la densitàS8condo~hé si tratti di sostenere un combattimento a,,./, fondo, dL attaccare e difendere energicamente sino al- ' l'ultimo limite del possibile una data posizione, oppure non si tratti che di impegnare un combattimento tem- , poreggiante, tendente solo a guadagnare tempo. Senza dubbio iu quest'ultimo caso una densità anche minima non potrà esporre a serio pericolo, poichè nella difensiva non si aspetterà certamente sino all'ultimo_ momento quando tulle le forze siano impegnate ed rn parte logorate per iniziare la ritirata, e nella offensi v_a non si farà generalmente che accennare agli att_acch1 se~_?a però mai spingerli a. fondo. . .Se finalmente da combauimenti anterjori noi potessimo per così dire ricavare un' arra della solidicà delle nostre truppe, sarà anche questo un elemento da non


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E-STENSIONE, DE°i~·s1TA. E PRÒFONDlTÀ

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DEGLI ORDINI DI OOMBA'rTIMENTO

trascurarsi nel calcolo della densità e della este~sione del nostro ordiné cli battaf§lia. · Onde ne giova qui ripetere che il problema di cui ci occupiamo è talmente complesso che il dare una regola unica, assoluta per tuue le evenienze è affatto impossibile: è un'·problema dai la cui pratica soluzione emergerà più o meno il senno, il tatto, l'esperienza di chi comanclf.\; il solo ·senso Lattico adatto alla circostanza porterà a scegliere quel partito, ad adattare quella disposizione dove in minor copia si presentino · . gli incon~enienti. Ad ogm modo però, poichè noi abbiamo•precedentemeote fissati taluni limiti di massimo e di minimo sulla densiLà di una truppa relativamente alla sna forza, alla estensione del fronte, alla profondità, pare a noi che le modificazioni, cioè aumento o diminuzione di densità per ragione di terreno, di missione, e di morale delle truppe dovranno nel la applicazione farci ·avV1C1I1are ad un limite piultosto che all'altro; ma le oscillazioni 'dovranno-per cosl dire sempre essere comprese fra quei limiti di massimo e di minimo. Supponiamo infatti chè si debba occupare una data posizione con una data forza, e ché lo sviluppo di tjue Ua posizione sia tale da permetterci una densità · • compresa fra 5 a 1O uomini: noi potremo senza più tutta occuparla, poichè ne rimarranno forze sufficienti a difenderla eflicacemente. Ma se invece fosse così · estesa che n.e derivasse una densità minore di quella che abbiamo indicata quale minimo, in tal caso converrà meglio non occuparla tulla, ma restringerci a ·· quel tanto in cui la difesa potrà essere efficace, a.vendo però somma cura di tenere osservata la parte che non occuperemo, affine cli poterci in tempo schermire dalle 1mprese che l'avversario tentasse da quella parte, contro manovrando colle nostre riserve. ·

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E nell'attacco parimenti di una posizione nemica che si vo lesse intraprendere con forze non proporzionate allo sviluppo del fronte nemico, siccome non è assolutamente necessario di attaccarlo su tutta l'estensione ' che occupava, se il calcolo preventivo del disegno d'attacco qi desse una densità troppo clebote, noi dovremo sovente, se si può farlo senza inconven ienti, limitare il nostro attacco ad un tra llo più. o meno esteso della ' posizione nemica, e farlo- con vigore mercè la buona densità di cui potremo disporre . Ne sembr~ anzi grave errore quello di voler sempre attaccare il nemico su tutta l'estensione del suo fronte, specialmente quando questo avesse commesso l'erro1~e di stendersi soverchiamente, perocchè ne pare che qui appunto stia il talento di chi comanda, nel sapere cioè trarre a tempo partito dagli errori che il nemico avesse commesso. Chiariamo meglio questq concetto .;On un ·esempio tolto dall'ultima campagna franco -germanica.


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ESTE,NSIONE, DENS1TÀ E PROFONDI'l'À

11 generale Fa1're ,,olendosi opporre all a 1 a annata tedesca aveva preso posizionesull a sin istra della Somma, appoggiando la destra alla Celle, ad oves t di Dury, e protraendo la sinistra per Boves, GenLel)es e Cachy sino al punto dominante di Villers-Bretonneux, cioè pee una estens ione non inferiore a ·18 chilometri. Ora siccome egli non aveva disponibili che 25,000 uomini circa, così non poteva contare e;he su di una densità di 1,4 uomini per metrn lineare, d·ensità assolutamente troppo debole ed insufficiellle ad una buona difesa. E le ragioni di ques to soverchio disseminamenlo di forze stavano nel fatto ehe il generale Farre erasi proposto di difendere ad un tempo Amiens e coprire la propria ritirata, che in c:iso di sconfitta avrebbe dovuto svolgersi nella direzione di Arras. Ma gli è evidente che, anzicbè stendersi in tal guisa da presentare un f1;onte sì debole con tanta probabilità d'essere bauuto, avrehbefaLto assai meglio di limitare, restringere l'occupazione, serrandosi verso destra, o meglio ve rso sinistra-, lasciando per tal modo scoperta Amiens. 1~ forse 3arebbe stato anco meglio occupare la destra del la Somma tra questo :fiume ed Amiens. l.'importante era di baltet·e il ne mico; se lo si batteva, An:i,iens Pra natura lmente liberata se pure fosse stata occupata. tanto più che.vi era una cittadella posta in istato di difesa ed armata di 30 cannoni . M.a se per voler coprire la ciLLà, di troppo si estendevano le posizioni, si era debol i da per tutto, quindi si poteva essére facilmente battuti, e battuti, la ciLLà ven iva ugualmente e meglio occupata dal nemico. Era quello adunque un falso calcolo. L'irnpoi·tante consisteva, ripetiamo, nel bauere il nem ico, per cui bisognava solidamente occupare una proporzionata fronte. .Ma se fu imprudenza dei Francesi lo svilupparsi su d'una fr0nte tanto estesa, maggiore la commisèro i Tedeschi attaccandoli su d'un fronte più vasto ancora.

DEGLI ORDINI DI COltDA. TTlMEN'l'O

La loro linea d'attacco infatti da La 1\lotte a destra stendevasi per Foùen-Carnps e Bacouel per non meno di 20 chilometri, senza tener conto che fra la destra dell'Vlll corpo e la sinistra del 1 correva una lacuna di quasi 15 chilometri, che non si polè in alcun modo 1iempiere, poichè non eransi forma te. riserve, e che solo fu po·ssib ile mascherare con un battagl ione e qualche squadrone. La densità loro d'allacco non fu pertanto che di soli 1,~ uomini per me tro lineare. Non si sa veramente comprendere perchè i Tedeschi si siano cosi estesi, tanto più quando si pensi ch'essi si credevano, locchè non era, numericamente -molto più déboli dei Francesi, a segno che furono un momento in dubbio se dovessero o no auac.care. Chi impedì.va al l\'lanteuffel di allaccàre con tutte le sue forze tra l'Avre e la So mma, oppure tra l'Avre e la Celle.? Un tale allacco fatto colle solide truppe di cui disponeva, ed una densità di! a 5 uomini per metro, non avrebbe posto un momento in dubbio, come difatti lo fu , l'esito della battaglia di Amiens. Questo esempio, crediamo, avrà potuto meglio far comprendere quello che noi intendevamo dire circa l'opportunità di re::tringere la occupazione di una posizione se troppo estesa, e di limitarne J'atLacco se altrimenti troppo debole avesse a risultarne la dènsità . Ch iudiamo questo nostro ragionamento col seguente consiglio: Fatto il p1·ogetto di attacco o di difesa di una. posizioiie, non sarà. inutile calcolare la estensione del /1·onte che si intende occupcire, affine cli acce1·tarsi se sia ?°n 1·elazione colle forze disponibili, cioè per vedere con quale densità si avrebbe mezzo di agfre, potendo ciò giovare a co1·reygere fo1·se movimenti t1·oppo la1·ghi, ecl occupazioni troppo estese, o per lu contrario t1·oppo , lùnitati f1·onti cl' cittacco o di difesa. Differenti considerazioni motivate dalla en tità della 1

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12'2 ESTENSIONE, DENSJTA. E PH.OFONDITA ECC. forza di c.ui si dispone dovrebbero perallro informare il criterio che regola le esercitazioni eh combattimento in tempo di pace, circa al rapporto tra gli uomini e lo spazio, essendo u tile, anzi necessario in -queslo caso, occupare con date m1ità tattiche fro nti maggiori di quelli che sarebbero _consentiti dalle proporzioni dianzi determina te, e pei quali occorrerebbero trupr5e più n umerose . Infatti gl i eITeuivi del tempo di pace, essendo ordinal' iamente la metù o meno di quelli cli guerra, ne conseguirebbe che le varie unitù Lattiche occuperebbero spazi troppo limitati rispello a quell i nei quali ~ . sarebbe svolta la loro azione in guerra , ed i comandanti di esse non si àbi tuerebbero a valLltare nella giusta misura le opportune combinazion i di comando, tempo ed ordine, più diffic ili ad ottenersi su più vastç3. zona di terreno , e nell'alto del combattimento . Ma è qu i necessario notare che, consigliando di aumentare l'estens ione del fronte nelle esercitaz ioni di combattimento, in tend iamo però di bandire ogni esagerazione opposta, e concretiamo il nostro concetto dicendo: che. nelle esercitazioni di comballimento vorremmo che, per esemp io la compagnia, quando però non· fosse di forza inferiore al terzo dell'effettivo di guerra, occupasse uno spazio quasi uguale a quello su cui spiegherebbesi u.na di guerra; e cosi dicasi del ba ttaglione, della brigata, della divisione.

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NUOVO REGOLAMENTO DI MANOlRA PE.R LA NOSTRA FANTERIA

III.

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La 3" dispensa del Regolamento di manoyra per la nostra fan teria, contiene le evoluzioni cli compagnia; e dev'essere In parte più impo rtante del Regolamento, dacchè, come si rileva già abbastanza chiaramen te dall'insieme de-I testo Dn qui pubblicato, la compagnia costituisce, nel nuovo Rego lamento, la vera uni tù tattica di evoluzioni e di combattimento. Questo Libro JI1° è diviso in 4 capi: Generalità: Evolttzio?1i cli compagnia in ordine chiuso: Evoluzioni cli ·

compagnia i'-n cacciatori, e Co11ipagnia e riparti minori. isolati. Nelle Avvertenze generali potiamo rea le altre u na opportuniss ima prescrizione, quella cioè che i comandi de i cap i di riparto per fa t' eseguire i movimenti prepa ratori e quell i ·cli sempìice avvertimen to siano_ dal~ con tono d i voce appena sunicente per essere rn les1 dal reparto : e in vero, niente di meno sel'io e di pi ù atto a produrre I~ confusione che il gridìo alla benchè. menoma evoluzione.


PER LA NOST RA l"AN TERlA

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IL NVOYO REGOLAMENTO DI 11'.ANOYJIA

La formazione della compagn ia è la stessa che era prima, senonch è vi sono ora quattro capisquadra (sergenli ), ed i numeri appellativi dei plo toni cambiano col cambiare della loro posizione rispeuiva : variante, a nostro vedere, assai razionale essendo ammessa per principio qualun que possibile in"ersion e nella disposizione dei ploton i della comp'Bgnia . Il Regol amento raccomanda che per quan to possi bile ulficiali e truppa, che nella ripartizion e perm anente delle compagnie sono assegnati a ciascun plotone, ne facciano parte nelle evoluzioni: ammette però il pareggiamento delle file, e prescrive che per l'istruzione si formino in tempo di pace compagnie della forza di guerra, unendon e due, tre ed an che quallro, affi nché gli ufficiali e i g raduati di truppa si esercitino per turno a maneggiare grossi reparti. Nella compagnia il furiere non ha comando di squadra, ma sta, per cosl dire, come di .riserva D far le veci di com andanLe di ploton e. I trnmbellieri e gli zappatori stanno in serrufìle : i p rimi dietro le prim e iile del pri mo plotone; i secondi dietro le ullime file del quarto plotone. Quando la compagnia fa fuoco, essi si porta no in linea s ull'ala rispettiva, disposti in due l'ighe (la prima in ginocch io). All'occorreuza, il capitano li chiam a fuori. Di regola, prima di eo rninciare un'esercitazione, il capitano deve disporre la compagnia in ordine di parata e passarla in rivi s ta: prima di riermare in quartiere deve farla sfilare innanzi à sé. Nelle formazioni in ordine chi uso il RegolarnenLo distingue due ordini : l'ordine cli rnanovm e l'o1·dine di marcia: il pri mo da ten ersi nelle evoluzioni; il secondo per tulle le altre cirr,ostanze di servizio armato. L'uno e l'altro' ordine non differiscono essenzialm ente, se non in quanto al pos to del capitano .

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Le formazioni in linea di fronte o di fianco, od in colonna, sono presso a poco come prima: senonchè non e più ammessa la colonna a mezza di stanza, eh~ invero è inuti le, particolarmente per la colpnna -dt compagma. . . . Neppure vi ha cambiamento notevole n_e1 _mo~1mcnl1 a piè fermo e marciando della compagn ia in 1'. ne~ od in colonna e in quelli per passare dalla forma in hnea -1 lla forma in colo nna e viceversa , e per serrare e per ~oprire la colonna e pe"r rompere la compagn i~ .Pe~ plotoni o mezzecomp agn_i e: sola~ente le pl'es~r1z10~1 sono più asso lute e pnrt1colarl'lg·g1aLe pc1· m~gl1 ~ ur~lformare ia manovru, e<l è stabilito che tutti gli all1 e tulle le mosse da fa rsi co ntemporaneamente dai plotoni o dalle mez.zcco mpagn ie si esegniscano al JJ!a1·che del capitano, prepal'ati dcli comandi di avvertimento dei capi cli riparlo . . . . A noi pa re pcrnltro che una utile mod1ficaz1o~e avrebbe potuto fo csi nel passaggio dalla fo rma in linea a auella in colonna per plotoni, collo adottare cioè 'per invariabile il r ipiegamento sul secondo plotone, come è nei Rego lamenti cli manovra aus tri aco e francese. 11 nostro Regolamento non arnrneue il ripieo-amento che sul plotone di <lestrn o su quello di sinistra; ed evidentemente sia il formarsi in colonna, sia lo spiegarsi in linea de lla compDgnia ri esce meno spedito che se il ripiegamento fosse prescritto sopra uno dei plotoni central i. ll n novo Regola men Lo in troduce la co lonna pe r squadre, ma dichiarando esplicitamcntedoversi considerare come eccezionale e da imp iegarsi solamente nel caso in cui convenO'a marciare in colonna cl i fronte, e la via da percor1~ rsi non sia larga quanto la fronte dei plotoni: La colonna per squadre si può forma re: rompendo 1 plotoni in colonnn aperta, o chiamando in linea le squadre


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IL NUOVO· l\EGOLAMENTO DI MANOVRA

se la compagnia è cli fianco, o facendo convergere a destra o a sinistra le squadre, se la compagnia è in linea di fronte . La colonna di squadra si spiega in li nea-, o chiamando in linea le squadre in colonna di fianco, o facendo ~onvergere le squadre a sinistra o a destra, ovvero con movimento d.i fianco e per fila: volendòsi spi_eg~re con movimento di fianco, si devono -pr.ima formare i plotoni. · Nella riYista di parata e nello· sfilare non troviamo altri cambiamenti se ·non quello del comando per Jo sfilare aprendo la colonna, che ci sembra più categorico dell'antico, e la prescrizione che nella rivista g li ufficiali in riga non salutano che una volta sola; al!orclrè cioè la truppa è messa a presentat' a_1·m (m entre in passato doveano ripetere il saluto quando l'ufllciale rassegnatòre loro pas-sava dinanzi), e che nello sfi lare gli ufficiali subalterni non salutano (quelli che hanno comando di riparlo tengono la sciabola .sguainata in posizione alla spalla, quelli in serrafile la tenO'ono in. ). o guarnata Relativamente ai fuochi, il nuovo Regolamento stab.ilisce chiaramente la disciplina. del fuoco colla natura stessa delle, sue prescrizioni. La compagn ia può eseguire i fuochi a comando e i fuochi a volontà e sì gli uni come gli altri allentati o accelerati, da ' tutta la compagnia simultanearnenle, ovvero successivamente dai plotoni, od anche soltanto da alcuni essi. I fuochi a comando possono esser fatti dalle due righe simultaneamente, ovvero da una r iga per volta . Il capitano ha a sua disposizione comandi perfettamente espliciti per fare accelerare o rallentare il fuoco, come me()'lio 0 .stima, a qualsiasi parte della sua truppa. · L'assalto e il contrassalto, come pure la raccolta sono descritti nel puro senso didauico delle altre eYoluzioni, come cioè devono eseguirsi ammaestrativa-

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12.'J meiite in piazza d'arme . La ccnn pagc:i ia assalta jo linea di front.e ovvero in colonna serrata per plotoni o per mezze compÙgnie. Nell'assalto in linea di fronte, il capitano sta a destra ad un passo dal comandante del 1° plotone; i trornbeuieri e gli zappatori si mettono in linea all e al i. Nell'assalto in colonna, il capitano sta a destra del capo de1la sezione di testa; le due prime sezioni si serrano di guisa a formarne qnasi una sola; le altre due sezioni (nella colonna per plotoni) prendono invece la distanza di colonna aperta per evitare l'eccessivo ammassamento e la conseguente confusione, e per potere al bisogno prontamente spiegarsi a destra o a sinistra, far fronte ai contrassalti o sostener le prime sezioni che venissero i·ibuttate indietro. A noi pare che codesta disposizione sia perfettamente intesa e soddisfi bene alle due condizioni essenziali dell'urlo e dell'app.oggio. Dove si è fatto un cambiamento ragguardevole è sul quad rato. L'antico Regolamento ammett~va il solo quadrato vuoto~ formato cioè dalla colonna a mezza distanza . Il nuovo ammette invece il quadrato semipie110 da formarsi dalla colonna-serrata, ed anche il quadrato vuoto : esclude per altro la formazione del quadrato direttamente dall'ordine in linea,' mossa ch'era assai difficile e sconnessa. La formazione normale è quella dalla colonna serrata per plotoni, e semplicissima n'è l'esecuzione. Al comando formate il quaclrato 111 sezione di testa non move o s' areesta ; la sezione di coda serra contro quella che la precede e volge indietro, ed i suoi serrafile passano dietro la medesima. Le file di destra e di sinistra di queste due sezioni si volgono di fianco. I comandanti delle sezioni. centrali arrestano i loro riparti se in marcia, e tosto segnano il numero di filè (normalmente 6) alle estremità dei plotoni che occorPER LA NOS'fl\A FAN'l'ERIA

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NUOVO REGOLAMENTO DI MANOVRA

rono per ch iudere il quadrato, e le fanno convergere a destra e sinistra. Le rimanenti file della seconda sezione serrano contro la sezione di tes la; quelle della terza stan ferme. I serrafile, le guide, i trombeuieri e gli zappatori si mettono in serrafile dietro i rispettivi riparti, formanti i lati del quadrato . I comandanti delle sezioni dì testa e cli coda vanno dietro il centro dei loro riparti divenuti lati di testa e cli coda (quello della seconda sezione, dietro il cen tro del lato destro, quello della terza, dietro quello del lato sinistro del quadrato) di cui assumono il comando. Come si vede, codest'() modo di formazione è spedito e facile. Se la compagnia è in colonna aperta e vuol formare il quadrato, le sezioni centrali serrano a mezza distanza cli s.ezio ne, ed i comandanti .di esse; dopo averle arrestate, le fan no convergere per quattro a destra e a sinistra. In modo simile si forma il quadrato dalla colonna, serrata od· aperta, composta di soli tre plotoni. Se poi la compagnia non fosse composta che di due plotoni, o sì trovasse in colonna serrata per mezze compagnie, la sezione cli coda eseguisce Ii'·ront'indietro, ed i comandanti dei plotoni fanno ripiegare indietro le tre tìle estreme cli ogni mezzacompagnia, in modo che ven_gano a congiungersi fra loro per formare i lati destro e sinistro del qnadrato . Le due file, che rimangono estreme ai lati di testa e di coda , si volgono di fianco . ·Se le due sezioni fossero a distanza intera, prima di' formare il quadrato devono serrarsi a 4m,5o. Il nuovo Regolamento non ammette, come l'anti co, che il quadrato cli compagnia possa movere stando in tale formazione : dice invece « il quadrato non move mai, e quando il cap itano vuole far -avanzare la compagnia o comunque spostarla a destra o a sinistra scioglie il il qnadrato e riforma la colonna ». E di vero la mossa

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PER LA NOSTRA FANTERIA

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in quadralo è poco pratica: i lati si allungano , la truppa eammina male, e per rimetter la ·fronte in fuori, ci vuol più tempo e difficoltà che a ritornare al quadrato dal la colonna serrata. Nel le prescrizioni. relative al fare strada ve n' ha di nuove e molto opportune; questa tra le altre, che dovendo la compagnia, in ordine di marcia ed in linea di fian co per quattro, attraversare un tratto di strada ove non si possa passare con più di 4 uomini in fronte, il capitano non deve fare sdoppiare le righe ma comandare: Serrafile in riga; il comandante del 4° plotone fa spostare a destra o sinistra la guida in testa ed entra nelle righe; i serrafile della ,1a squadra vanno a collocnrsi in testa al plotone e formano fila colla g uida; · quell i della 2a squadra segnano il passo e quando a pari della guida di coda del plotone, entrano pure nelle righe formando fila con questa; lo stesso fanno simultaneamente gli altri comandanti di plotone e serrafile . Gli zappatori se trovansi dietro il plotone di coda segnano il passo e poi entrano nelle righe a formare una o due file in coda alla compagnia. Se trovansi dietro il ,1 ° plotone, vanno ìn testa alla cornpugnia. Oltrepassato il tratto stretto della strada, il capitano fa rientrare tutti al loro posto col comando: Serra.file A-posto. _ Per la compagnia in cacciatori il nuovo Regolamento indica tre modi di disposizione; cl ue normali, cioè: un plotone in catena e tre plotoni in sostegno, oppure due plotoni in catena e due in sostegno; ed uno eccezionale, cioè: tre plotoni in catena ed uno in sostegno. I plotoni in catena possono dividersi parte ìn catena e µarte in rinforzo, ovvero interamente in catena (distesi, ossia per squadre o per squadriglie intervallate a file serrate). Normalmente l' intervallo fra i plotoni distesi è di 3'n, come è prescritto tra le squadre dalANNO

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IL NUOVO llEGOLAMÉNTO DI MANOVRA

PER LA NOSTIIA FANTERIA

l'Istruzione .di plotone; l'intervallo fra i plotoni in ca. tena a file serrale è quello di stendimento di plotone (quattro volte circa la fronte del plotone in ordine chiuso). È però detto che codesti intervalli possono essere aumentati dal capitano a. seconda della circostanza. La distanza del sostegno dalla catena non deve d'ordinario eccedere i 300m: il Regolamento prende poi come normale <2oom. I comandanti dei plotoni in catena devono tenersi 6.;, dal rispettivo tratto di catena dalla parte del sostegno; il comandante del sostegno 6111 dal suo riparlo, dalla parte della catena; il capitano, dove crede, ma di regola dietro il centro della c·aLena a metà distanza fra essa e il sostegno. Il capitano regola gli atti dei plotoni in cacciatort dando gli appositi comandi o segnali, o mandando ordini ai singoli plotoni; gli è per altro ·ingiunto di no~ togliere ai comandanti di questi quelia moderata libertà: d'azione che è loro indispensabile per adattare la disposizione della loro ,truppa al teiTeno, e forse sarebbesi potuto opportunamente aggiungere alle eventualità del combattimento. Il capitano può in taluna circostanza fare uso dei · segnali di tromba; i comandanti di plotone danno sempre. i loro comandi a voce. Gli zappatori stanno col sostegno e non prendono. parte ali' azione che c.oll' u ltimo riparto rimasto in sostegno. Per mandare plotoni in catena, il capitano li. chiama 6m innanzi la fronte della compagnia e li dispone a 3m d'inte rvallo l'un dall'altro, e colla fronte parallela alla lin ea sulla quale deve stnbilirsi Ia ca Lena . Questa disposizione preliminare è utile sia per la n1aggior rego~ larità del succes-,ivo distendimr-nto, sia per assicurare il

giusto collocamento della catena, i plotoni non avendo più che a movere innanzi a sè in dil·ezione perpendicolare alla loro fronte di partènza. I plotoni si distendono indifferentemente a destra, a sinistra, a destra e sinistra (cioè dal centro), a destra e sinistra dalla destra o dalla sinistra o dal centro di uno qualunque di essi. Similmente prendono gl i intervalli d i stendimento, allorché debbano mettersi in catena per riparti a file serrale. Quando formasi la catena, il comandante del sostegno, salvo prescrizioni in contrario del capitano, conduce la sua truppa dietro il centro della catena per tenersi a 200m di distanza dalla medesima. Il capitano può prescrivere al sostegno qualunque siàsi forma egli creda più op.port.una; p. es., di accorciare od allungarela sua distanza dalla catena; di tenersi dietro un'ala. pi uttosto che dieLro il centro della catena, ed anche di dividersi in due parti di forza ug uale o disuguale, purchè il sostegno sia per quanto possibile Ì·iparato e sempre a portat<l di seconda.re la prima linea . Il capitano può anche portare una parie del sostegno più vicino alla catena affine di poterla più prontamente afforzare . Per far cambiare fronte alìa catena, il capitano fa eseguire il cambiamento di fronte ad uno dei plotonì in cacciatori, e quindi manda le indicazioni necessarie agli altri comandanti di plotoni in cacciatori. ln certi casi però, e particolarmente quando si òebba cambiare di fronte indietro , giova fare stendere sulla nuova linea uno o più plotoni del sostegno, e poi richiamare in sostegno tutti o alcuni soltanto dei plo toni in catena. · Quando la catena cambia di fronte, il comandante del sostegno, se non riceve ordini s peciali dul capit,rno, ·asseconda col suo riparto i movimenti della catena,

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IL NUOVO REGOLAMENTO DI l\lANOVRA

PER LA NOSTRA FANTERIA

mantenendosi :da questa a giusta distanza. Nei suoi movimenti in avanti e in ritirata il sostegno deve conservare la forma in linea di fronte, a meno che ordini o circostanze speciali di terreno lo vietino. Prevedendo il caso che nel successivo rafforzarsi della catena le squadre riescano interposte, il recrolamento prescriv: che cli quattro squadre contigue,n le due a destra s1eno comandate dal comandante del plotone cJ1~ f~ post0 per primo in cat~na, e le due squad re a srn1st1 a dall altro comnndante d1 plotone. E prevedendo pure l'inconveniente che, malgrado OO'Oi buon volere di evitarlo, si vengano nel l'azione a fram~ischiarsi uomini di diversi plotoni, il Regolamento raccomanda di abituare, mediante esercitaiioni, la truppa a siffatti frammischiamenli, in guisn che impari a mantenere l'ordine a nche in simili contingenze. Quando i soldati di due diversi riparti siano così frammisti, i capi dei due .. riparti si dividono il comando del tratto di catena formato dai medesimi; quello che era prima in.catena comanda la metà di destra e l'altro la metà di sinistra; questa rego.la v~le tanto pei comandanti di plotone, quanto per 1 cap1sq~a~ra e .capisquadriglia. Naturafmente, appena è poss1bde, bisogna riordinare i suoi riparti. Quanto alle norme per cambiar la catena, per i fuochi, · e per far sgombrare la fronte, e per difendersi dalla cavalleria il nuovo Regolamento punto si discosta dall'antico. Vi ha però una prescrizione d'ammaestra-· mento che troviamo uti lissima, ed è che in tutti i presidi ove vi ha truppa cli cavalleria, tre o quattro volte iu ogni anno alcuni plotoni di tale arma debbano intervenire per rappresentare il nemico nei giorni in cui. le compagnie si esercitano nelle evoluzioni in cacciatori. Questi plotoni, assegnati alle varie compagnie, devono eseguire, sulle indicazioni dei comandanti di esse al' cune cariche in ordine chiuso ed a stormi, avvicinandosi

fino a pochi passi dal sostegno. Ad evitare però accidenti il Regolamento stabilisce che queste dimostrazioni di carica non si facciano nelle esercitazioni a fuoco, e si eseguiscano sempre al trotto . Le norme regolamentari per l'assalto e per il contrassalto della compagnia ~n cacciatori sono informate allo stesso coneeUo che quelle per l'assalto e per il contrassallo della compagnia in ordine chiuso: si riferiscono cioè puramente aU:atto finale dell'attacco eseguito da una compa.gnia sostenuta ai fianchi e alle spalle da altre truppe . Si suppone che la compagnia, mediante successivi. spostamenti a sbalzi, si asi già appressata a 100 o 150m dalla pos izione nemica, che il sostegno sia entrato in catena, e che il difensore sia già stato vivamente scosso dal fuoco accelerato, e che quindi non rimanga più altro che a sianciare la compagnia alla baionetta. Il capitano conduce personalmente la si.ia truppa, ponendosi in ·prima riga al centro della catena o rimpetto al punto contro il quale devesi fare il maggiore sforzo: il sostegno è ordinariamente a file serrate tutte unite od anche ripartite in due punti della catena. L'ultimo capo cli questo Libro III° contiene alcune brevi prescrizioni per la compagnia e per il plotone o per un drappello di minor forza in uguale circostanza. La più importante di queste prescrizioni, com'era già nell'antico Rego lamento e coc_n'è precetto inconcusso di buona tattica, è quella che)anto la compagnia, quanto il plotone che debba combattere da sè, non deve mai impegnare tulla la sua forza, ma tenerne una parte, sia pur piccola, in riserva per premunirsi dalle sorprese ai fianchi ed alle spalle, per far testa ai contrassalti od eseguirne; ed anche sia per inseguire l'inimico respinto, sia per proteggere la ritirala iu caso -di insuccesso.

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IL NUOVO REGOLAMENTO DI MANOVBA ECC.

A nostro giudizio, il maggior pregio delle nuove evolu'Zioni di compagnia è quello, che era enunciato nella motivazione del cambiamento del Regolamento d i manovra per la fanteria, di presentare un testo )neglio coordinato dal punto di vista prescrittivo e di regolarne·ntcm~ la manovra in cacciatori a pari di quella in ordine chiuso: fa tto quest'ultimo importantissim o non soltanto rispetto all'ammaestramento tattico, ma eziand io perchè in codesta maniera la compagnia in cacciatori agirà con tutta la possibile coesione e sempre nella dipendenza immediata del suo comandante. Si dice che nelle evoluzioni di battaa!ione si ritoro ne rà al la formazione. in colonna doppia, cioè .colle sezioni del centro in tes ta. Ne saremmo veramente lieti perocchè considerando essere uno dei punti cardinali della lattica di manovra In rapidità delle trasformozio.ni non abbiamo mai saputo darci una ben giusta ragion; del perchè nel Regolamento nostro del 1868 siasi soppres~a la _colonna col centro in testa. Forse perchè eras1 abolita nel Regolamento di manovra della fanteria austriaca? Or bene nell'ultimo Regolctmento di cotes ta fanteria, la doppia colonna si è ristabilita e q uasi come unico modo di trasformazione dalla linea · in colonna per ripiegamento; e l'hanno sempre conservata l'esercito prussiano ed il francese.

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RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA SULLA GUERRA DEL 18?rn IN ITALIA (Der Krieg in Jtalien - Nach den Felrl-Acten und anderen ~uthentischen Q1.1ellen bearbeitet du rch. das k. k. Generalstabs-Bureau fur Kr1 egsgesschichte).

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Ecco, a 22 mesi di distanza dal 1°, il 2° fascicolo del II volume. Comprende la narrazione d~gli avvenimenti che si sono svolti dai preparativi degli Austriaci per riafferrar e l'offensiva dal quadrilatero o1tre il Mincio fino all'armistizio di Villafranca, dal 21 giugno fino al 7 luglio. Dei precedenti fascicoli questa Rivi'sta ha largamente parlato appena sono venuti alla luce (1). Essi si succedono colla lentezza inevitabile nella compilazione di un'opera destinata a riempiere una lacuna storica, a diradare la nebbia che circondava le gesta dell'esercito austriaco in un periodo di sventure, a ·correggere sbagliati giudizi, ad indicare la via retta fra il confuso affollarsi di tanti avvenimenti, fra il contrasto di tante passioni ed il sorgere vivace di tante postume recriminazioni. A questo nobile scopo è riescita la narrazione austriaca del periodo più importante e critico della campagna del 1859? Dal punto di vista austriaco si ..... Essa ha saputo (1) Vedi Rivist:a !tlilita·re dispense del dicembre 1872, gennaio ~ 873 luglio e agosto 1874,


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RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA

spogliarsi dei riguardi imposti da splendidi nomi e librare - in equa bilancia la parte di responsabilità che spetta nella sconfitta ai singoli comandanti. Sebbene non fac cia che accennare di volo ai più spiccati errori, i meno evidenti si leggono fra le linee del racconto minuto, calmo diligente, nel quale rifulge sempre il valore individua!; dei soldati e di non pochi ufficiali, il coraggio, lo slancio, la salda resistenza coronata di successo dei reparti comandati a dovere, la:mirabile compattezza di un esercito che rimane ordinato e riunito malgrado il continuo e ripetuto tempestare dell'avversa sorte. Ma di fronte all'esercito franco -sardo l'amore naturalissimo alla propria bandiera, l'interesse soverchio di spiegare i rovesci in modo meno inglorioso alle armi propri e ...... tolgono per avventura talvolta al racconto della giornata di Solferino la serenità necessaria per veder chiàro nelle forze effettivamente impegnate dall'una e dall'altra parte nei singoli episodi della grande batfaglia, e forse anche la spassionatezza indispensabile per confessare recisamente l'insuccesso o la sconfitta. Ma di ciò altra volta. Qui ci limitiamo a dare un breve sunto del nuovo fascicolo, studiandoci di seguirlo passo passo, di riprodurne i giudizi anche meno imparziali, di tener conto delle sfumature, valendoci all'uopo, sempre che sia possibile, delle parole stesse dei compilatori.

I. La sera del 22 giugno l'esercito austriaco in Italia aveva la seguente composizione e forza: II Armata (generale di cavalleria contG di Schlick)10, 5°, 7° ed 8° corpo d'armata e divisione di cavalleria

1859 IN lTAI,lA 137 ,di riserva Mensòorff: 102 battaglioni, 36 squadronì, 49 batterie, ovvero 86,273 uomini, 11,023 cavalli 392 bocche da fuoco. I Ar mata (F. Z. M. conte Wimpffen) - 2°, 3°, 9°, 10° ed ll O corpo d'armata e divisione di cava11eria di riserva Zedtwitz: 121 ¼ battaglioni, 52 squadroni, 4_5 batterie, ovvero 103,375 uomini, 11,608 cavalli, 360 bocche da fuoco. In complesso la forza delle due armate ascendeva a 223 1/ 2 battaglioni, 88 squadroni, 94 batterie, ovvero a 189,648 uom ini, 22,631 cavalli, 752 bocche da fuoco. Ess,~ avevanò la seguente dislocazione: SULLA l}UERRA. DEL

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II Armata (ala destra): 8° corpo (Benedek) sulle due rive del Mincio da Peschiera a Canova sotto Monzambano; quartier generale a Salionze. 5° corpo (Stadion) da Ca Nova a Cogol, concentrato intor!!-o a Valeggio. , 1° corpo (Clam-Gallas) intorno a Quaderni. 7° corpo (Zobel) a Mozzecane. Divisione di cavalleria Mensdorff e riserva di artiglieria a Rosegaferro. I Armata (ala sinistra): 3° corpo (Schwarzenberg) sulle due rive del Mincio al sud di Pozzolo; quartier generale a Remelli. 9° corpo (Schaa.ffgotsche) sulle due rive del Mincio intorno a Goi to, dove era il quartier generale. 11° corpo (Veigl) a Roverbella. Divisione di · cavalleria Zedtwitz al bivacco presso Grezza.no. 2° corpo (Liechtenstein) a .Mantova.


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LA RELAZ IONE UFFICIALE AUSTRIACA

I 0° corpo (Wernhardt) a Nogara, Rovigo, Adria ecc. a guardia della linea del Po minacciata, a quel che credevasi, dal V corpo francese. L'esercito alleato contava il 23 gi ugno di combattenti: Esercito francese, compreso il V corpo (principe Napoleone): 198 battaglioni, 80 squadroni, 432 bocche da fuoco - 117,154 uomini, 10,206 cavalli. · Esercito sardo, compresi i cacciatori delle Alpi: 96 battaglioni, 37 squadroni, 90 bocche da fuoco-55,584 uomini 4,147 cavalli. In complesso quindi: 294 battaglioni, 117 squadroni , 522 bocche da fuoco - 172,738 uomini, 14,353 cavalli. Aggiungendovi la divisione toscana Ulloa (8,015 uomini, ·186 cavalli), si toccava un effettivo di 181,153 uomini, 14,839 cavalli (1). L'armata sarda, passato il Chìese, spingeva una sua divisione (l a Durando) a Rivoltella, un'altra (3 8 Mollard) a Desenzano, accampava colla 5" (Cucchiari) a Lonato, colla 2" (Fanti) presso Calcinato, colla divisione di cav alleria Sambuy presso Bedizzo le . · La divisione Cialdini (4•) era di fronte agli sbocchi meridionali del Tirolo in appoggio dei cacciatori delle Alpi di Garibaldi. Alla destra dell'armata sarda, stava, disposta a scaglioni, l'ala sinistra avanti l'esercito francese; il II corpo (MacMahon) pres.:,o Castiglione; il IV corpo (Niel) presso Carpenedolo colle divisioni di cavalleria Desvaux e Partouneaux alle ali ; il III corpo (Canrobert) a Mezzane; il I corpo (Baraguey d' Hilliers) presso Rho; il corpo della guardia (Regna ud deSt. Jean d' Angely) presso Montechiaro; la divisione di cavalleria della guardia (Morris) presso Castenedolo.

(~) Vedi Campagne de l Empereur Na,poleon Ili en Italie.

1859 IN ITALIA '13!) Per tal modo l'esercito francese si trovava in grado di farfronte a qualsiasi attacco da sud, da sud-est e da est. SUU.A GUERRA DEL

E rattac:co non doveva tardare, perocchè l'esercito austriaco rinforzato ed alla meglio riordinato dietro il Mincio, fedele alle vecchie tradizioni, ripren deva con vigore riunito· l 'offensiva strategica. A tale.uopo il Comando supremo, tenuto dall'imperatore Francesco Giuseppe, coadiuvato dal capo di stato maggiore barone Hess, nella supposizione che il nemico nella· giornata del 23 giugno avesse raggiunto il Chiese e spinto forti avanguardie verso il Mincio, stabiliv a: « l O Di passare colle due armate il Mincio. « 2° Di cacciare l e truppe nemiche che si fossero avanzate· «. fin là. « 3° Di giungere al Chiese. « 4° 'Di dar battaglia al Chiese nel caso che l'avver« sario vi avesse concentrato le sue forze. Il colpo decisivo dell'esercito austrjaco era direttò a Castiglione delle Stiviere ed ai tre passi del Chiese di Ponte S. l\farco, Montechiaro e Carpenedolo. E però due corpi d'armata (5° e 1°) dovevano avanzare per le strade montane che tendono a Castiglione fino a Solferino e Cavriana; due corpi (9° e 3°) nella pianura per l a strada. principale fino a Guidizzol o; la divisione di cavalleria Mensdorff quale collegamento fra 1n, II e la I armata fino all'altezza di Cavriana; due corpi di armata (7° ed 11°) dietrò la divisione Mensdodf, come riserva fi no a Fo-;- · resto e Cereta; l' 8° corpo a guardia del fianco destro· uno a Pozzolengo; la divisione di cavalleria Ze<ltwitz ed una divisione del 2° corpo (Jellacic) a guardia del fianco sinistro fino a Medole ed a Marcaria. Alla sera del 23 giugno l'esercito austriaco si trovava in queste posizioni pronto a combattere. Se attaccate,. in poche ore poteva riunire t utte le. truppe sopra la linea


·140 LA "RELAZIONE UF~'ICTALE AUS'f.RIACA Pozzolengo -Solferino- Medole; se attaccante, con una piccola marcia si trovava in grado di piombare con forze superiori sull'avversario, che si fosse per avventura concentrato lungo la linea Lonato-Castiglione-Carpenedolo. « Perciò le disposizioni dal grande quartiere generale, le quali già pel 23 giugno miravano a dare notevoli combattimenti presso Monzambano e Goito ed a ca.cciare il nemico dal territorio del Mincio, corrispondevano alle date condizioni e non potevano contenere gran fatto più di quello che effettivamente contenevano ». Sta però che il 23 giugno il Comando supremo del1' imp. reg. esercito nulla- sapeva del passaggio del Chiese incominciato dagli alleati il 21 giugno e quasi terminato il 23. La ricognizione del maggiore Appel (2 squadroni e 2 pezzi), per quanto audace ed abilmente condotta, non aveva bastato (e non poteva bastare) a rischiarare la situazione. Alla sera del 23 giugno i comandanti le due armate -emanarono le loro disposizioni per l'indomani , datandole il generale Schlick da Volta, 6 ore pom., il generale "\Vimpffen (la Cereta, mezzanotte. Esse erano conformi alla -situazione strategica ed alle notizie raccolte, perocchè davano ordini pel combattimento. Il comando della II armata, abbracciando nelle sue previsioni il caso del1' occupazione di Castiglione dell e Stiviere da parte di gagliarde mass.e nemiche, vi diresse il 5°, 1° e 7° corpo d'armata (56,860 uomini, 4247 cavalli, 192 cannoni), ma lasciò la riserva di artiglieria (112 cannoni) sulla riva sinistra del Mincio. L' 8° corpo (24,540 uomini, 1799 cavalli compresa la brigata Reichlin} doveva guardare l'ala destra; la divisione di cavalleria Mensdorff (2800 cavalli) avanzare a sinistra pel piano di Medole. Ancora più pronunziato era il carattere di combattimento nelle disposizioni della I armata. L'attacco a Carpenedolo, creduto in potere del nemico, e l'occu-

181)9 I N ITALIA. HA· pazione del passaggio del Chiese-Bosco fu affidata al 9° corpo(l 9,688 uomini, 1365cavalli), sostenuto dal 3° corpo (20,277 uomini, 1763 cavalli), e dalla divisione di cav~lleria Zedtwitz (4165 cavalli). Al 3° corpo doveva seguire in riserva l' 11 ° corpo (12,955 uomini, 990 cavalli) fino a Campidello all'est di Carpenedolo. La divisione Jellacic del 2° corpo, la cui destinazione primitiva era .Acquanegra e.cl Asola, ebbe ordine di portarsi a Castel Goffredo e di giungervi prima del tocco. La riserva di artiglieria e l'ambulanza dovevano avanzare per la strada maestra verso Guidizzolo; un treno ferroviario pel trasporto degli a mmalati e dei fer iti a Verona doveva trovarsi presso Roverbella. Codeste disposizioni, esattamente conformi nello spirito e nella sostanza a quelle emanate dal quartiere generale principale, avrebbero forse avuto conseguenze più felici 1 se più sollecita ne fosse stata la spedizione. Gli ordini del comando della I armata giunsero ai più discosti quartieri generalì di corpo e di divisione fra le 2 e fo 3 del mattino. Questo ritardo impedì che le truppe per tempo si trovassero pronte a combattere, imperciocchè passaro.no ore ed ore prima che tutti gli ordini fossero dit'amati, ed il nemico già alle 2 ¼ avanzava all'attacco di Medole. L' impei-atore Napoleone III aveva deciso di occupare il paese montuoso che dal lago di Garda si stende alla strada Castiglione-Goito e di avanzare fino al Mincio. Le truppe designate dovevano intraprendere il movimento alle 2 del mattino, la fanteria e l'artiglieria della guardia alle 5, la cavalleria della guardia alle 9 antimeridiane. Dai rapporti giunti al quar tier. generale degli alleati si credeva che gli Austriaci avessero soltanto lanciato oltre il Mincio forti ricognizioni, e che perciò il 24 giugno non sarebbe avvenuto se non qualche scontro d'importanza secondaria. SULLA GUERRA l)EL

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.LA RELAZ!ONE UFFICIALE AUSTHlACA

Invece le disposizioni del Comandante in capo austriaco, pel 24 giugno, manifestano il conc~tto strategico di impadronirsi anèora in quel giorno, colla II armata, della catena d i poggi che si protendono da Lonato a Castiglione delle .Stiv'iere, e di tutte le località sparse sul pendìo occidentale di essa, di prendere colà in sulle prime una posizione· difensiva, ma contemporaneamente di spiegare contro il fìanco destro nemico l'intera armata, occupando Carpenedolo ed i passaggi del Chiese pre~so Bosco, Acquafredda e Casalmoro, coll'idea di piombare, secondo le circostanze, o il giorno stesso ovvero il 25 giugno, sopra l'avversario creduto diviso d,al Chiese, e di attaccarlo in pari tempo concentricamente di fronte e di fìanco. Nè l'uno nè l'altro esercito contava quindi sopra un violento affrontamento nella giornata del 24 giugno. Pure le vicendevoli posizioni e determinazioni accennavano a scontri che dovevano condurre alla battaglia; battaglia che gli Austriaci furono forzati di accettare ,sul terreno sul quale ancora si trovavano all'alba del 24. La marcia tempestiva degli al'leati da una parte, la ritardata mossa degli Austriaci dall'altra, trasportarono il campo di battaglia su posto ben diverso da quello scelto dai Comandanti in capo, e per tal guisa liberarono l'eser- · cito franco-sardo da una critica situazione.

In seguito alle disposizioni ricevute verso mezzanotte dal quartier generale della I armata, il comandante del 9° corpo, generale ,di cavalleria conte Schaaffgotsche, 1 alle 2 /! ant. del 24 giugno emanava g li ordini di marcia per le 9 rmtimeridiane. Ma già alie 5 gli giuno·eva dalla divisione Grennesille la notizia che i suoi a~amposti presso Morino erano stati attaccati. Allora risolse di tenere ad ogni costo il puntff importantissimo di Medol& riunendovi l'intero corpo; comunicò questa decisione al ~omandante del 3° corpo, principe Schwarzenberg, pre-

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IN ITALIA

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sente a Guidizzolo, pregandolo di cooperare alla progettata mossa coll'avanzare lungo la strada principale da Castiglione ,,erso Morino. Ma mentre il generale Schaaffgostche dava le ulteriori disposizioni, un secondo rapporto della divisione Crenheville dichiarava infondata la prima notizia, ond' egli si indusse a ritardare l'operazione fìno a che le truppe avessero consumato il rancio. Verso le 6 però un'o1·dinanza di cavalleria, proveniente direttamente dal campo di battaglia, portò la notizia « che il nemico da parecchie ore aveva attaccato Medole, che colà s' era impegnato un sanguinoso combattimento, e che la posizione era stata giusto allora abbandonata dalle truppe austriache ». Questa notizia fu ben presto confermata. · Alle 2 i ant. gli avamposti intorno Medole (2 battaglioni del reggimento Francesco Carlo 11. 52, 2 plotoni di ulani di Sici lia e 2 pezzi), sotto il c'Omando del maggiore Urs, furono assalit.i dalla divisione francese de Luzy del iv· corpo (Niel), e dopo ostinata resistenza cacciati nel villaggio. Quivi all'angolo nord-ovest continuarono a battersi valorosamente, sebbene non appoggiati dalla divisione di cavalleria Zedtwitz che era sul posto. Di questa la brigata Launingen (12 squadroni, 8 pezzi) per ordine del comandante (il quale in nessuna posizione sapeva spiegarla) s1 r itirò al trotto e senza combattere dietro Ceresara; « donde dopo breve r iposo continuava in modo ingiustificabile il suo movimento retrogra·do ed alle 9 giungeva a Goito, perchè, secondo le idee del generale barone Launingen, soltanto colà si t1'ovava terreno adatto all'impiego della cavalleria ». L'altra brigata (Vopateruy) rimase ancora qualche tempo inoperosa sul campo di battaglia; e poscia per ordine del tenente feldmaresciallo conte Zedtwitz, il quale non credeva di poter agire efficacemente coll'arma sua, si r i-


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LA REJ,AZlONE UFFICIALE AUSTRIACA •

trasse vel'SO il Mincio. Il generale Zedtwitz, seguendo sempre le tracce della brigata Launingen , giunse pur egli ben presto a Goito. Fr attanto i due battaglioni di fanteria perdurano irn. pavidi nelF eroica difesa. Alle 5 cedendo palmo a palmo il terreno piegano davanti alla soverch ianza nemica fin . sulla piazza cli Medole. Il bravo maggior Urs , malgrado l'ordine ricevuto dal generale Blumencron di ri tirarsi, vi rimar.e fino alle 6, e non si decide a lasciare il posto che dopo aver consumato tutte le cartucce, dopo aver lasciato sul terreno la migli or parte dei suoi e dopo aver perduto ogni speranza di vicino soccorso. I 2 battaglioni sono ridotti a 2 compagnie con 2 uffic iali; !?10 di questi; 1 · /~ della truppa sono sia morti, sia feriti, sia caduti nelle mani del nemico. Il maggiore Urs aveva mandato il suo rapporto alle 2 % al comandante di brigata generale Blumencron, il quale, credendofo infondato, non lo innoltrò al comandante della divisione. E intanto il nemico ingrossava. Il II corpo francese (iVIac-Mahon) (17,619 uomini, 2017 cavalli), avanzando da Castiglione delle Stiviere sulla strada di Guidizzolo, respingeva gli avamposti del 9° e del 3° corpo collocati all'altezza di Ca Morino. Ma il generale Schaaffgotsche, · · pe rfettamente al b·uio della soverchianza nemica, riteneva che Medo le fosse occupato soltanto da qualche avanguardia, e si lusingava di riprenderlo prontamente con ·un attacco concentrico. dell'intero suo corpo ( divisioni Handl e Crenneville) sostenuto dal 3° corpo. Il colpo anelò a vuoto. Le brigate Blumencron e Fehlmayer della di visione Crenneville avanzarono cont ro Medole; ma dopo lungo, ostinato, incerto e scucito combattimento, di cui non possiamo qui tradurre i minuti ed intricati particolari, prese nel fianco dalla divisione Vinoy del IV corpo (Niel), dovettero rinunziare all'im-

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portante operazione. E vi dovettero rinunziare eziand~o le brigate Benedek e Wimpffen della divisione Handl, perchè avanzando troppo divise e frazionate, nè potendosi aiutare a vicenda, indarno spiegarono il più fermo valore. Il nemico frattanto aveva guadagnato un'ottima posizione centrale, le cui proprietà difensive erano avvalorate dalle comunicazioni irradianti in ognt senso e dalle fosse piene d'acqua che la coprivano. Alle 9 del mattino la brigata Fehlmayr e 2 battaglioni della brigata Blumencron - stavano a destra presso Casa Nuova di fronte alla divisione Vinoy del IV ed a tutto il H corpo fra~cese; nel centro a Rebecco la brigata Castiglione era impegnata colla brigata Douay; (divisione Luzy); a sinistra presso Colombara la brigata Wimpffen prendeva posizione contro la brigata Le Noble (divisione Luzy); infine la brigata Benedek, consumate le munizioni, e rotta nel suo collegamento tattico, si riordinava all'est di Guidizzolo. L'intero IV corpo :francese (Niel, 22,500 uomini, 2000 cavalli) entrava in azione. Il 5° corpo austriaco (Stadion, 21,478 uomini, 1593 cavalli), passato il Mincio , a Valeggio, era giunto fra le 4 e le 6 pomeridiane del giorno 2-3 a Solferino. La brigata Bils, la quale a;reva collocato i suoi avamposti sulle alture a nord-ovest verso Castiglione delle Stiviere, la stessa sera ebbe a segnalare la presenza di forti masse nemiche. Il generale Stadion dall'antica torre, che alta si eleva sui' colle di Solferino ed è visibile per amplis.simo tratto, . constatò l'esattezza de,1 rapporto. Non dubitando allora, che la mossa avanti prescritta per l'indomani non dovesse condurre ad un affronta.merito, fece in questo senso la sua relazione al comandante della II armata, e ancor la sera del 23 ordinò di preparare a difesa i punti più acconci sull'altura di Solferino, ed all'uopo fece aprire ·feritoie nelle mura che cingono il castello. ANNO

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SULLA GUERRA DEL •1859 lN ITAl,IA H,7 perta un distaccamento composto di 2 battaglioni e 2 pezzi. Un battaglione giungeva fino a Madonna della Scoperta e vi si appostava senza contrasto fra il 5° e l' 8° corpo d'armata, il quale frattanto avanzava contro S. Martino. Ma il battaglione sardo attaccato di fronte e di fianco dal tenente colonnello Prohàska (4 compagnie fanteria Kinsky, 1 plotone ulani di Sicilia) si ritirava sopra Casallin Nuovo. Verso le 9 l/~però, soccorso dall'altro battaglione, tornò di bel nuovo all'attacco e prese le case di Fenil Vecchio, di Caselle e l'altura stessa di Madonna della Scoperta, senza tuttavia poter v incere di primo slancio l'eroica e prolungata resistenza di 2 compagnie del reggimento Kinsky che occupavano la masseria. Fu allora che il generale-maggiore barone Koller accorse colla sua brigata in aiulo del tenente colonnello Prohàska; ma non riuscì ad impedire che i Piemontesi rinfo1·zati dalle tr:.ippe che venivano a tergo (brigata granatieri) si impadronissero della masseria di Madonna della Scoperta e ponessero fermo piede anche in val dei Quadri e sulle altnre di Fossetta e di Ca Sojeta. Un nuovo attacco di Koller andò a rompersi contro un fuoco tr:emendo, e la sua truppa dovette ritrarsi verso est sulla brigata Gàal, la quale allora appunto entrava in azione. Dopo le 11 la Madonna della Scoperta rimase in potere dei Sardi.

LA llELAZIO:ì'iE UFF!CTALE AUSTRIACA

Infatti all'alba del 24, il I corpo francese (Baraguey d'Hilliers, 23,612 uomini, 3617 cavalli) attacca colla avanguardia della divisione F0rey gli avamposti della brigata Bils, i quali dopo due ore di fiera resistenza si ritraggono dalle Grole sul monte Carnal. Frattanto a sinistra della divisione Forey avanza in tre colonne la divisione Ladmirault contro il fianco destro delle posizioni occupate sul monte Carnai e sul Costa Mezzana dalle brigate austriache Bils e Puchner, e costringe la prima a battere in ritirata (ore 9 i). Ma la seconda tien fermo; « le truppe gareggiano di valol'e e di devozione, e la lotta è condotta con tale gagliardia che alcuni soldati sparate tutte le cartucce e non potendo raggiungere il nemico colla baionetta, lo tempestano a colpi di pietra ». Alle 10 scarseggiano le . munizioni; bisogna cedere passo passo il terreno; ma alle 1 O¼ si riprende poco <liscosto una posizione intorno a contrada Pozzo Catena. Frattanto arriva in soccorso la brigata Hoditz del 1° corpo (Clam-Gallas); ma non serve gran fatto perchè dopo breve ora ripiega. Alla divisione Forey si è aggiunta la divisione Bazaine. La divisione Ladmirault, battuta la brigata Bils, trova nella brigata Festetics il più tenace contrasto. A corroborarlo, Stadion invia a destra le brigate Gàal· e Koller; ma nel momento in cui queste giungono sul campo di battaglia, una parte della brigata granatieri della divisione Durando attacca la Madonna della Scoperta .. L'ala destra dell'esercito piemontese (divisione Durando) secondo gli ordini ricevuti doveva la mattina del 24 giugno da Lonato per Castel Venzago e }fadonna della Scoperta muovere verso Poz;,;olengo. Mentre l a brigata Savoia (Perrier) rimaneva momentaneamente in ·Lonato, la brigata granatieri (Calliano) rinforzata da parecchie batterie marciava da Lonato sopra Castel Vanzago, vi prendeva posizione e spingeva verso Madonna della Sco-

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Senza aver avuto informazioni sui combattimenti di anmposto, l' imperat-0re Francesco Giuseppe, nell'intento di recarsi a Cavriana, giunse verso le 8 s/1 ant. sull'altura di Volia, donde lo sguardo spazia largamente intorno. Dal fumo della polvere che denso si alzava verso Medole, e da un rapporto arrivato allora ailora che notevoli forze da Castiglione e da Esenta erano in movimento contro


148 . LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA Solferino, e che il 5° corpo d'armata vi si apprestava al combattimento, egli si convinse che il nemico aveva intrapreso una marcia generale avanti, tanto nella pianura quanto nelle colline. Deciso di accettare la battaglia, emanò le seguenti disposizioni (0re 9): Il comandante della II armata, generale Schlick, presente in Volta, ebbe ordine orale di tenere possibilmente la posizione di Solferino. A tale uopo immediatamente doveva avanzare l' intero 1° corpo (Clam-Gallas) cui doveva seguire il 7° corpo (Zobel), la divisione Brandenstein subito, la divisione principe cl' Assia appena consumato il rancio. Còmpito della divisione di cavalleria Mensdorff era, di proteggere lo avanzare della I armata nella pianura. Còmpito dell'8° corpo,(Benedek), a guardia del fiancodestro, era di attaccare le forze che gli stavano contro e gettarle nel Garda. S. M. mandò poi ordine diretto al comandante la I armata conte Wimpffen in Guidizzolo « di eseguire il mo« vimento stabilito il giorno innanzi, e però di avanzar « tosto per svincolare il centro attaccato dal nemico ». Poscia l'Imperatore sollecito si recò a Cavriana, ove ad ovest del villaggio scelse un posto assai opp0rtuno per dirigere i movimenti, e vi rimase nelle ore successi ve. . L' 8° corpo d'armata accampò il 23 giugno colle sue 6 brigate riunite presso Pozzolengo. Nel mattino del 24, esso doveva avanzare in tre colonne per Castel Ven~ago, Contrada S. Pietro e Rivoltella a Lonato e a Desenzano. Ma appunto allora la divisioxie Mollard dell'esercito piemontese marciava su Peschiera, la divisione Cucchiari su Pozzolengo, dove pure era diretta la divisione Durando, restando la divisione Fanti presso Lonato in riservl;l. Appena segnalate le avanguardie delle due divisioni,

1.i-9 il generale Benedr,k spiegò il suo corpo d'armata oc cupando colle brigate Watervliet e Berger il monte S. Giacomo; colla brigata Lippert il monte Ingrana; colla brigata Philippovic il monte Rocolino, e tenendo in riserva le brigate Reichlin e Dauber. Un distaccamento di ricognizione della divisione Cucchiari (2 battaglioni, 1 squadrone, 2 pezzi), che marciava per la strada Lugana verso Pozzolengo, avanzò all'attacco contro l'insellamento che divide il monte Ingrana dal mon.te S. Giacomo. Quasi contemporaneamente un altro distaccamento della divisione Mollard (6 compagnie) marciò contro monte S. Giacomo. Naturalmente .ambedue gli attacchi andarono ad infrangersi contro la soverchianza di numero e contro la forza della posizione occupata dalle briga.te Lippert, \Vatervliet e Berger. Le quali nell'inseguimento ebbero a cacciare di masseria in masseria i Piemontesi, fino a che colla prima schiera della brigata Lippert e con mezza la brigata Reichlin attaccarono e presero la loro _u ltima posizione di S. Martino. Ma 1e poche forze, costrette a ripiegare, trovarono un appoggio nella brigata Cuneo della divisione l\follard, e cosi rinfrancate e rinvigorite, rifecero testa, e tornate alla carica« assalirono, malgrado la resistenza più fiera, l'altura di S. Martino e costrinsero le forze austriache a cercare . :roiparo dietPo le prossime alture >>. Alla sua volta il generale Lippert, preso animo e r ingagliardito, si lanciò alla baionetta e strappò di nuovo al nemico la· posizione di S. Martino; ma indarno tentò resistere ad un altro colpo che lo respinse fin dietro il poggio delle Casette ed impose breve sosta all'ardentissima lotta, Troppo premeva al generale Benedek di avere in sue mani le alture dominanti di Ortaglia e S. Martino; e perciò diede ordine all'intera brigata Berger di avanzare · contro Ortaglia, alla brigata Philippovic ed alla riserva SULLA GUERRA DEL

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~ 50 LA RELAZIONE UFFIC[AL'E A USTHJACA <li artiglieria <li tenerle dietro, e ·personaìmente condusse all'a~tac~o i r iorcl.in~ti battaglioni delle brigate Lippert e Rewhlrn. I quali d accordo colla brigata Berger « senza badare al fuoco straordinariamente vivace del nemico - nella foga dell'assalto giunsero sul poggio di S. Martino'. e do?o una lotta lunga, ostinata, ondeggiante, si impadromrono per la terza . volta dell'importante posizione» . Verso quell'ora {fra le 9 e le 10) la divisione Cucchiari da Rivoltella entrava in azione spieo-andosi d'ambo 0 i lati. della strada Lugana, coll'ala des tra - brigata Acqui - contro S. Martino e Controcania, coll'ala sinistra - brigata Casale - contro Corbu di Sotto, con una colonna distaccata più a sinistra contro Ceresa e Vestone. Poco appresso arrivava eziandio la brigata Pinerolo della divisione lVlollard. La briga.ta. Casale, nel momento in cui gli Austrfaci erano cacciati da S. Martino, per Fresca .e Ortaglia s'accostò all'artiglieria di riserva dell'8Q corpo in batteria. alle Casette. Il generale Philippovic allora si gettò risolut~mente a p.flrare la pericolosa minaccia, e di primo slancio penetrò nelle masserie di Corbu cli Sotto e di Presca. Ma .ben tosto dovette ripiegare sotto la protezione delle batterie ( 1) che corsero gravis.simo rischio di cadere nelle mani dell'avversario.

. « Come sempre per lo innanzi, cosi anche in questo critico momento, i comandanti superiori spieo-arono tutta la l?ro attività sulla linea del fuoco per dil~gere il com~att1~e~to, p~r divid.ere il pericolo coi soldati e per incol'.aggiarli coll esemp10 personale. Ci volle tutta l'energia e tutta la devozione delle truppe per poter conservare la conquistata posizione ». Il generale Benedek ebbe a respingere colla baionetta (4) La riserva d' artigJie.rìa del corpo contava 2,i pezzi. Tutto il corpo aveva 72 bocche da fuoco.

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parecchi nuovi attacchi; ma verso la 10 i ~ard.i per~ dettero terreno e un paio d'ore stettero a r1ordmars1 prima di tornare alla carica. Così l' 8° corpo d'armata, abbandonando interamente, ovvero ossel'vando semplicemente i punti meno importanti dell'estesa linea che dal lago di Garda si stende fino a Madonna della Scoperta e a Solferino, concentrò il nerbo clel1a sua fante;ia sull'altura di Ortaglia e nelle vicinanze, e per spazzare -il terreno rotto e coperto vi riunì la sua poderosa artiglieria, la quale sino alla fine fu in grado di continuare la lotta con immutabile energia. « Le truppe di Benedek occuparono questa posizione dopo le 11, c\oè nel tempo istesso in cui l'ala destra del 5° corpo si trovava avvolta nel disgraziato combatti mento presso Madonna della Scoperta, per effetto del quale la masseria era caduta in potere della brigata piemontese dei granatieri. « Lé due divisioni Cncchiari e Mollard, le quali, sebbene procedendo da diverse direzioni si trovaro?,O finalmente raccolte presso S. ri'!artino ed affrontarono 1'8° corpo, contavano 21,320 uomini. « Il F. M. L. Benedek le aveva battute con 31 brigate, vale a dire con 13 a 14,000 uomini» (1).

(1) Ci siamo studiati di seguire mano mano la narrazione anstriacf\ re11dendone colla maggior possibi le fedeltà il colorito e le impressioni, anche . nei passi dove il giudizio appare meno sereno e più evidente la tendenza di rialzare il valore delle proprie truppe a scapito delle avverse. l\Ia non possiamo Jasc,iare qu1:sto giudizio riassuntivo senz:,\ un'osse!'l'azione. . li coTpo di Benedek fino dal primo apparire delle avangu:~rdiP. italiane si trovava n Pozzolengo con tutte le sue 6 brigate riunite. E ve1·0 bcnsl ch11 queste si spiega!'ono successivamente sul monte Ingrana e sul monte S. Giacomo e poscia sulle alture dì S. Martino; ma è 1•ero eziandio che nell'ond(;ggiare della lotta, lnnga ed ostinata, le truppe sarde, da prima composte di sole avanguardie e poscia della brigota Cuneo.


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LA: RELAZlONE UFFICIALE AUSTRIACA

Fa ora mestieri riprendere il filo degli avvenimenti che nel corso della mattinata andavano svolgendosi nel piano di Medole. Il 3° corpo d'armata austriaco ( principe Schwarzenberg) avanzava tra le 8 e le 9 alla destra del 9° corpo (Schaaffgotsche) impegnato fieramente presso Casa Nuova e Rebecco, per la strada maestra che da Guidizzolo tende a Castiglione delle Stivie re. Verso le·9 1/ 2 due brigate (Hartung e Vezlar) erano spiegate sui due lati della strada all'altezza di ~asa Nuova, mentre tre altre brigate (Rosgen, Pokorny e Dieustl) stavano nelle vicinanze di Guidizzolo.

si batterono sin dopo le 4O in numero notevolrnonte inferiore alle truppe austriache. Alla fine poi, se non riescirono a prendere d'asòalto la posizione e si fè sosta nel combattimento, esse non furono nè in~guite nèinquiet.te, e tra il mezzogiorno o il tocco tornarono ad avanzare coli' esito cbe si vedrà più innanzi. In quanto al rapporto numerico qui e nell'ultima fase del combattimento veggasi 1:Allegato VIII, pag. ~6, che ass~gna al corpo austriaco 24,540, uomini, fi99 cavalli, 72 pezzi, dei quali effettivamente combat!e~ti a S. Martino 24,560 uomini, ~799 cavalli, 72 pezzi. E veggas1 l Allegato X, pa:;. 47, dal quale apparisce come gli ufficiali di tutte e sei le brigate ausiriathe abbiano sparso gloriosamente 6 io larga copia il loro sangue su quei memorabili poggi. Perchè, domanderemo noi; scegliere per le truppe nemiche un dato momento dolJ"azione e per le proprie un altro? Perchè non Cùntare la riserva austriaca che si trovava nel raggio di fuoco e contare invece la riserva sarda che era in marcia? Percbè detrarre Jaraamente dall'effettivo proprio le truppe impiegate altrove e non fare alt;ettanto colle truppe avverse? Perchè_dare un nume.ro approssimativo riducendolo ai minimi termini, del corpo di Benedei<, e dare l'assolut~ effettivo di guerra d~lle divisioni Mollard e Cucchiari? Le quali giun"'endo ~ul campo dell'azione non riesciroao nei primi attacchi perchè 1:nciate di fro~te contro una posizione formidabile coronata da 72 bocche da fuoco e difesa da un nemico saldissimo e superiore di numero. Tuttociò ~nc~e sen~a leggere fra le linee, anche senza contrapporre narrazioni italiane, r1Sulta del resto eviden.tissimamentc dalla narrazione ufficiale tlei singoli fatti della giornata.

1859 ÌN ITAt.lA 153 In questo mezzo il F . Z. M. conte \Vimpffen assume la direzione generale del combattimento nella pianura, e subito manda ufficiali alla ricerca della divi.sione di cav!l,l1'erja Zedtwitz scomparsa dal campo di battaglia. Verso le 10, riceve 1' ordine del1' Imperatore di marciare con tutto l'esercito nella direzione prefissa a fine di svincolare i1 centro; rispoiide che 1'01·cline SO/l'ebbe eseguito. Frattanto il 9° corpo lottava ostinatamente all'ala sinistra. Ma i ripetuti attacehi della bl';gata Castiglione andavano sempre ad infrangersi contro la soverchianza nemica. Presso Rebecco e Boite verso le 9 t/ 2 era raccolta la massima parte del IV corpo francese (Niel), la brigata Janin del III corpo (Canrooert} e parecchi reparti della divisione Vinoy; un totale di 17,000 uomini. L'l l O corpo austriaco (Veigl), di cui si attendeva di momento in momento l'annunciato arrivo, perdette tempo neUe strade di campagna non entrò sul campo di battaglia che a mezzogiorno. Alle 10 1/, il generale Schaa:ffgotsche si ritirò da Rebecco fino a mezza strada da Guidizzolo per riprender fiato, riordinarsi e rinforzar.si colla brigata Benedek. Alle 11 ordinò di bel nuovo l'~ttacco con quattro brigate. Ma 1a brigata Benedek non si era abbastanza riavuta dalla scossa sofferta; la brigata \Vimpffen, sebbene pochissimo discosta, non ricevè l'ordine in iscritto mandato alle 10 3/i che verso mezzogiorno; e . gli attacchi energici ed impetuosi delle brigate IIandl e Castiglione non bastarono a strappare al nemico i vantaggi ottenuti . A destra del 9° corpo verso le 10 ¼ si trovava in azione l'intero 3° corpo, dopochè la divisione Scbonberger (brigate Pokorny e Dienstl), da prima destinata a so~ stenere l'ala sinistra, poscia a riserva, s'era spiegata in una sola schiera- a destra delle brigate Hartung e "\Vezlar. Alquanto indietro ed a destra stava la divisione di cavallevia Mensdorff. A destra ancora 2 batterie e '/) SULLA GUERRA. DEL

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154 LA RELAZIONE UFIIIG!ALE AUSTlllACA cercavano di controbattere l'artiglieria nemica che tempestava le truppe con una grandine di proietti. Tutta l'art;iglieria del II corpo francese (l\fac~l\1ahon) sparava dall'orlo occidentale del campo; 42 pezzi del IV corpo (Niel} vom itavano fuoco dall'orlo mer idi(')nale. Negli intervalli si trovavano le batterie delle due divisioni di cavalleria Partouneaux e Desveaux. :Malgrado la superiorità di numero e di portata dell'artiglieria nemica e malgrado le gravi perdite, gli Austriaci continuarono gagliardi il cannoneggiamento, e siccome la maggior parte dei carri di munizione avev:ano perduto le loro pariglie, così le batterie avvicendando andavano indietro mezza bat teria per volta a rifornirsi di cariche. Ma· invano si ripetevano gli attacchi per cacciare i Francesi da Casa Nuova. La linea era troppo estesa, e mancando di riserve, mancava dell'energia indispensabile a colpi gagliardi. A sinistra del 3° corpo, la divisione. Crenneville {brigate F ehlmayer e Blumencron) del 9° corpo, . che si batteva da 6 ore ed aveva consumato tutte le munizioni, verso le 11 si r~tirava sopra Guidizzolo. ·n cannoneggiamento contro l'estrema ala destra del 30 corpo austriaco fu da parte francese vivamente avvalorato da ripet ute cariche di cavalleria, le quali sebbene respinte dagli squadroni austriaci, contribuirono efficace. mente a mandare a vuoto i frequenti tentativi del generale Sch\.varzenberg di avanzare pel campo di Medole. La divisione di cavalleria Mensdorff invece, sebbene :fino dalle 8 si trovasse sul campo di battaglia, non potè appoggiare la brillante e<l audace punta fa:tta con 4 squadroni dal colonnello Edelsheirn a traverso il piano. Più tardi verso le 10 ¼ il generale Mensdorff lanciò bensì l'intiera brigata principe Holstein (12 squadroni), , ma questa di fronte al fuoco incrociato di 4 o 5 batterie non fu in grado di spiegare l'attacco; ùopo << qualche perdita»

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rinunziò a procedere oltre, e l'intera divisione di cavalleria si ritrasse dalla zona dei proietti dell'artiglieria. L'imperatore Francesco Giuseppe sull'altura all'ovest ·di Cavriana ebbe man mano notizie del ripiegamento dell'avanguardia della II armata dalle Grole a Solfer(no , dell'attacco contro il fianco destro del 5° corpo (Stad1on) presso Madonna della Scoperta, dello avanzare di gagliarde colonne nemiche da Esenta e da Castiglione, della difesa per parte delF8° corpo (Benedek) della posizione di S. Martino. Nella pianura si vedeva che lo spiegamento del II corpo francese (Mac-Mahon) s'era di già effettuato d'ambo le parti della strada maestra presso Morino e che stava per compiersi quello delle divisioni di cavalleria Partouneaux e Desveaux. Da ciò l'Imperatore si convinse che la battaglia si sarebbe svolta lungo la linea Medole-Solferino, non appena la I armata, la quale, rispetto alla II, formava uno scaglione indietro, avesse eil'ettuato l'ordine ricevuto. Aspettava quindi che procedesse :fino a Medole e Morino per formare una connessa linea di battaglia. Alle 11 però nulla indicava che si guadagnasse un palmo di terreno. Solo all'ala sinistra presso Rebecco le mosse del 9° corpo facevano credere ad una ripresa offensiva contro Medole. Ma siccome le colonne nemiche si ammassavano al centro verso Solferino, così pareva urgente lo avanzare offensivo della I armata contro Castiglione, perocchè se essa fosse riescita a respingere i Francesi in quella direzione, le colonne d'attacco che miravano a Solferino sarebbero state prese nel :fianco destro e con tutta probabilità rovesciate. Perciò alle 11 1 fu iaviato al F. M. L. Wimp.ffen l'ordine di procedere colle forze riunite, non già contro Medole, ma a cavallo della grande strada di Castiglione per mandare a vuoto l'attacco diretto contro questo punto.


1 p6 LA llELAZlONE UFl'ICIALE AUSTRIACA Tuttavolta il 9° corpo era troppo impegnato per poter -concorrere all'operazione offensiva. Il 3° corpo però e 1'11° ,(Veigl), le cui teste di colonna appunto allora entravano in Guidizzolo, non che tutte le truppe di ca,,alleria erano in grado di- eseguire l'ordine di S. M. con preponderanza relativa, e perciò con speranza di successo. Ma il generale vVimpffen aveva già dato ordine al1'11 ° corpo di mandare le sue brigate isolatamente sui diversi punti della linea di fuoco . Onde, non credendo p~~ di. poter m~ta~e disposizione, perdette il vantaggio ,d11mpiegarlo riunito e di concerto col 3° corpo e colla cavalleria nella direzione indicata. Così. and<~rono sprecati un tempo prezioso e la concent rata energia necessaria per la riescita della non facile impresa. Se ne valse l\fac- Mahon, che profittando dell'arrivo sul campo di battaglia delle di Yisioni Renault e Trochu (III corpo - Canrobert) le quali assicuravano la sua destra e rinforzavano Niel, non che della divisione di cavalleria Morris, decise verso le 12 1/ . di tener a bada '°olle 3 divisioni di cavalleria il 3° ~orpo austriaco e di gettarsi col II corpo francese ancora intatto contr.o S. Cassiano, e perciò contro il fianco sinistro della II armata austriaca. Frattanto il generale Schaaffgotsche all'estrema sinistra tenta un nuovo attacco colla già stanca brigata Benedek, ed è respinto. Sopraggiunge isolata la brigata DobrO zensky dell'l l corpo {frazionato lungo tutta la linea di battaglia), si lancia su Rebecca, v'entra, ma è alla sua volta respinta. E respinti sono altri attacchi della brigata Fehlmayr, sostenuta in parte dalla brigata Castiglione. Le truppe battute si ritirano sopra Guidizzolo, -Occupato da una seconda brigata (Klapka) dell'll 0 corpo. Una terza brigata (Host) dello stesso corpo, desti-

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1859 IN ITALIA 157 nata a coprire l'estrema sinistra, si aggira lontana dal campo di battaglia, fino a che verso le 4 si imbatte nella brigata Wimpffen del 9° corpo che si raccoglie dietro essa fra Resato e Birbesi. Verso il tocco le altre due brigate {Greschke e Baltin} dell'l l corpo sboccano per diversa direzione da. -Guidizzolo ed avanzano fra le brigate distese del 3° corpo; ma scosse dall'artiglieria ed attaccate dalla cavalleria nemica devono ripiegare (ore 2 circa). « Per tal modo all'ala destra della I armata s'era interamente sciolto ogni vincolo di brigata, di divisione e per.fino di corpo d'armata. Le brigate dei divecsi corpi,. i singoli battaglioni delle diverse brigate in mescolanza variopinta erano qua e là ballottati a caso. E però la d'irezione superiore era estremamente difficile, e soltanto alla singolare operosi1°à dei generali si deve se i reparti, tenuti in qualche modo insieme, furono in grado di perdurare nella resistenza mediante piccole riprese offensive ». Già verso le ?, il comandante la I armata s'era con-· vinto 9he il soccorso dell' 11 ° corpo non bastava più ad imprimere una piega favorevole alla battaglia . . E siccome non aveva fino allora ricevuto notizia di sorta nè della divisione di cavalleria Zedtwitz nè della divisione Jellacic, e quindi non poteva contare sopra altra riserva,. prese il partito di ripiegare dietro il Mincio rendendone così conto all'Imperatore: « Per due volte ho cercato di prendere l'offensiva ed « all'uopo ho impiegato le mie ultime riserve; ma non « mi trovo più in caso di tener testa e devo ritirarmi « coperto dall' 11 ° corpo. « Dirigo il 9° corpo verso Goito, il 3° per Cerlungo· « a Ferri, 1'11° per Goito a Roverbella. · « Mi duole di n9n poter riferire a V. M. un miglior« risultato. « La divisione di cavalleria Zedtwitz è affatto scomSULLA GUERRA DEL

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LA RELAZIONE UFFICIALE AUST1UACA

« parsa, avendo essa fino dalle prime ore del mattino « intrapreso, senza darmene avviso, la ritirata verso « Goito. « Non ho nessuna notizia neppure del 2° corpo d'ar« mata. Ne faccio ricerca, e se è possibile, lo dirigo di .« ntl'Ovo su Mantova. Guidizzolo, 24 giugno, i pom.

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WIMPFFEN

F.

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M. »

Fra le 11 e le 11 1/ 2 le truppe del 5° corpo austriaco (Stadion) e del I (Clam-Gallas) stavano disposte ad arco come segue : La. brigata Puchner e parte della brigata Festetics sul monte Carnal, sull'altura dei cipressi e nel castello di S01ferin0, il rimanente a contrada di S. Martino; la brigata Hoditz a sinistra indietro sul monte Alto e monte Pellegrino; la brigata Koller a ca Piopa e Ca Sojeta rimpetto a Madonna della Scoperta. Verso le 11 mentre da parte austriaca· avanzava la brigata Gaal, da parte piemontese la brigata granatieri della divisione Durando veniva rinforzata. dalla brigata Savoia. Singolare importanza annettevano gli Austriaci al possesso della Madonna della Scoperta, gagliarda posizione · che non solamente avrebbe servito di appoggio all'ala destra del 5° corpo, ma avrebbe eziandio assicurato le comunicazioni coll'8° corpo . Perciò i generali Gaal eKoller risolsero di attaccarla. Le truppe austriache impavide salirono il pendìo e con, incredibile valore, senza trarre un colpo, in ordine chiuso, si lanciarono alla baionetta. I Sardi presi di fronte dalla brigata Gaal, di fiamco dalla b:rigata Koller, colpi-ti dai proietti dell'artiglieria d'ambo le brigate, furono costretti a ritirarsi. Allora la: divisione austriaca, condotta dal suo comanO

SULLA GUERllA DEL 18-59 IN l'fALlA 159 dante F . M. L. conte Pàlffy, il quale sebbene sanguinante per una ferita ricevuta marciava sempre, splendido esempio, in prima schiera, avanzò a mezzogiorno sulle alture e scese poi nella valle verso Fenil Vecchio. All' 1 ¼ la brigata Gaal prese posi11ione là pressò, ed insieme colla brigata Koller respinse i ripetuti attacchi dei Piemontesi. Ma le due brigate furono incatenate sul posto e « non poterono es~ere impiegate, come se rie aveva idea, contro il fianco sinistro delle colonne francesi in marcia su Solferino ». I reparti della brigata Festetics presso contrada S. Martino e Pagliete di Solferino furono costretti a rimanere sempre sulla difensiva, e per tal modo andò a vuoto l'efficacia che sen:r,a dubbio avrebbe potuto esercitare all'ala sinistra del 5° corpo un energico procedere delle tre brigate per contrada S Martino e per le alture poste al nord della medesima. Dopo le 11 giungevano successivamente a Solferino e nei dintorni le tre altre brigate del corpo di Clam (la briga¼ Hoditz v'era già fin dalle 9 1/!), vale a dire le brigate Reznicek, Paszthory e Brunner, e più al sud al piede dei poggi verso mezzogiorno si veniva spiegandt> in due schiere la divisione Brandenstein del 7° corpo (Zobel) colla brigataFle ischb.acker in priml schiera presso S. Cassiano, coll a brigata Vallon in seconda schiera a Mal petti ed Andreotti. L'altra divisione del corpo di Zobel (principe Alessandro d'Assia}, partita con, molto ritardo (alle lO ¼) da Volta per Guidizzolo, impacciata nella marcia dal treno in ritirata del 3° corpo, e perduto il collegamento tattico di brigata, giunse verso l' 1 ¼ colla brigata Vussin sul monte Fontana, mentre la brigata Gablenz, dopo aver vinto infiniti ostacoli che si opponevano alla sua marcia, arrivò a Guidizzolo. Quivi soltanto il generale Gablenz ricevette l'ordine di dirigersi verso Cavriana. Alle 4 egli spiegava le sue truppe sulle alture che sorgono al sud-est di quel villaggio .

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160 J;A RELAZIONE UFFICIALE AUSTRp.CA Frattanto intorno a Solferino ondeggia la lotta. Le mura . e gli ed ifizi sono stati muniti di feritoie ed afforzati nel corso della notte; ma la debolezza di quella posizione difensiva consiste in ciò che essa permette agli Austriaci soltanto l'impiego di leggeri e pochi cannoni , mentre il nemico concentra masse di strapotente artiglieria. I Francesi aumentano. Stanno di fronte le divisioni Forey, Bazaine e Ladmirault ; arriva perle Grole il corpo della guardia (Regnaud de S.t Jean d' Angély, 15,419uomini, 4811 cavalli) colla brigata Manèque in testa. La brigata·· austriaca P uchner, perduti 1000 uomini fra morti e foriti e dopo prodigi di valore, è costretta· a ripiegare. La stessa sorte tocca poco dopo alle brigate Brunner, Reznicek ed Hoditz. Grosse masse di cavalleria francese appaiono fra Morino e S. Cassiano. Il gener ale Mensdorff coll'intera sua divisione avanza all'attacco; ma sebbene alcuni suoi squadroni l'abbiano iniziato con qualche successo, egli, impensierito dal tremendo fuoco dell'artiglieria francese, si ritira all'altezza della di,lsione Brandenstein del 7° corpo. La cavalleria :francese rim ane immobile sotto la protezione delle sue batterie fra Morino e S. Cassiano. Il fianco sinistro della posizione di Solferino è scoperto; la ritirata del 5° corpo è minacciata; la divisione· · francese Camou (della guardia) gira· la posizione da un lato, la divisione Forey dall'altro, le artiglierie battono il castello in breccia. All'l i il generale Stadion ordina · la ritirata. A coprirla rim ane il tenente colonnello Fr1hling della fanteria di Reischhach con 2 battaglioni. Questi tengono un'ora, malgrado i r ipetuti ed impetuosi attacchi, malgrado la grandine di palle che riducono le mura del castello e del cimitero ad un mucchio di rovine. E poscia, coperti di sangue e di gloria, rivolgendo· sempre la faccia alle masse n emiche, si aprono éroica- mente il passaggio verso con·t rada S. Martino. « Il vi--

1859 1N ITALIA 46 1 gore difensivo era completau{ente esaurito ; più dì 1000 feri ti di diversi reggimenti che coprivano i(suolo inzuppato di sangue, 5 cannoni che avevano perduto cavalli e serventi, dovettero essere abbandonati >>. Anche le brigate Gaal, Festetics e Koller dovettero abbandonare la posizione occupata davanti e lateralment e alla Madonna della Scoperta. Il · movimento retrogrado, sebbene accompagnato da violento fuoco nemico, ebb-e luogo in ordine perfetto. La divisione Dnrando non inseguì che breve t ratto oltre Fenil Vecchio. Tra le 3 e le 4 il 5° corpo d'armata, ad eccezione della brigata Bils che ripiegava direttamente per le alture al sud di Pozzolengo, ·era di bel nuovo riunito fra il monte Redone e il monte Croce, mentre le brigate del 1° corpo scosse e disordinate si ritiravano parte sulla strada di Cavriana, parte suila strada C~:vallara. Allora Fcancesco Giuseppe diede ordine al generale Schl ick di r itirare passo passo il 5° corpo verso Pozzolengo, e di raccogliere tutte le altre truppe della II armata ancora atte a combatter e sull'altura di Cavriana, di prendervi una nuova posizione e di proseguirvi colla massima energia la resistenza. Fino a che si poteva sperare sull'esito dell'offensiva delta I armata nella pianura malgrado la perdita di Solferino n on v'era ragione di credere la battaglia perduta. · Uno sguardo alla carta mostra come fino· a questo mo mento l'esercito austriaco aveva combattuto in due gran. scaglioni. Il primo scaglione avanzato, che dava battaglia fronte all'ovest, si compone-va del 5° e del 1° corpo d'armata sulle alture di Solferino, e della divisione Brandenstein del 7,, corpo pres$O S . Cassiano. L0 scaglione sinistro e ritirato, composto del 8°, 3° ed 11 ° corpo <l'armata e della divisione ' di cavalleria Mensdorff, combatteva da ambo i lati della strada maestra in una linea che da Rebecco g·iungeva ,\ A!\NO .xx,, VO L, 11. H SULLA GUE!lRA DEI,

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LA REl,AZIONE UFFJClALE AUSTRJACA

val del Termine, fronte a nord. Ritirando lo scaglione avanzato l'Imperatore aveva l'intenzione di proseguire la battaglia in una linea continua fra Guidizzolo e Cavriana, nè per ciò la 1a armata correva pericolo di . sort_a, nè avea motivo di interrompere la mossa offensiva ripetutamente comandata. In questo mezzo però arrivava il rapporto del generale Wimpffen sulla ritirata intrapresa e faceva svanire ogni speranza di imprimere una piega favorevole agli avvenimenti. Il fianco sinislro era scoperto; non r imaneva che ordinare la ritirata dietro il Mincio alla II armata. Ma all'ala sinistra dell'esercito austriaco verso le 2 pom. lo stato delle cose non .è così grave come da prima ap-. pa.riva. Delle 16 brigate alcune perdurano impavide nel combattimento, altre si raccolgono, si riordinano e si apprestano a nuovamente tentare la sorte, altre giungono intatte stil campo di battaglia. Malgrado il rapporto. già inviato a S. M. si continua la resistenza con gagliardia singolare fino a che si può tentare il colpo decisivo. Alle 3 % il generale "\Vimpffen, sebben~ non possa più contare nè sull'apparire della divisione di cavalleria Zedtwitz, nè sulla cooperazione della divisione Jellacic , non ostante la stanchezza, il mescolamento, le critiche • condizioni di parecchie sue brigate, si crede in dovere di eseguire l'ordine impartitogliv erso le 11 ¼ dall'Impe.ratore. Tenta perciò un'ultima mossa offensiva, quantunque il conte Schlick l'abbia avvertito che egli si r~tira combattendo sulla posizione di Volta e che la divisione di cavalleria Mensdorff ha ordine di ripiegar.e sopra Ferri. I battaglioni disponibili di una quantità di reggimenti, gettati a caso qua e là sul campo di battaglia fra truppe frammiste, e scomposte, sono rannodati alla meglio e lan-

SULLA GUERRA DEL 1859 TN lTA.LlA · 163 ciati contro i Francesi. Nonostante una lotta ardentissima di dieci ore sotto la sferza del sole di giugnr>, nono·s tante le enormi perd ite già subìte, le col onne d'attacco del 9° corpo (Schaaffgotsche) e dell'l 1° corpo (Veigl) muovono rapide ed impetuose all'attacco di Rebecco. Ma proprio allora il comandante del IV corpo francese, generale Niel, scaglia un nuovo colpo offensivo contro >Guidizzolo per impadronirsene e tagliare alla I armata la via su Goito. Il tentativo francese va a vuoto e la forza offensiva di Niel è completamente paralizzata. Tuttavolta il generale Schaaffgotsche non raggiunge lo s.copo desiderato, e colle sue truppe affrante deve piegare su -Ouidizzolo. Quasi contemporaneamente (ore 4) all'ala destra il 3° corpo (Schwarzenberg) con un paio di brigate del1'1 l9 e qualche frazione dispersa del 9° avanza impavido all'affrontamento lungo la strada maestra verso Casa Nuova. La mossa, eseguita con impeto generoso e singolare bravura, pare in sulle prime che riesca a bene; ma la strage cresce; molti ufficiali, fra cui il principe di Windischgratz, cadono colpiti dalle palle; i Francesi guadagnano lentamente terreno. Frattanto grossi nuvoloni si sono addensati sull'orizzonte. Il vento furioso d'occidente soffiando sul campo di battaglia flagella nembi di polvere in volto aUe truppe austriache. Dopo le 5 fra lampi e tuoni scoppia l'uragano, che si scioglie in torrenti di pioggia ed interrompe la lotta feroce. La. quale riprende poscia più gagliarda ed ardente. Tre brigate e mezzo dei corpi Niel e Canrobert, le di· visioni di cavalleria Partouneaux. e Desveaux e poco appresso la divisione di cavalleria Morris, avanzano da Casa Nuova all'attacco risolutivo, preparato ed accompagnato dal potente fuoco d'artiglieria a lunga portata. La linea austriaca indietreggia fino ad 800 passi da


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LA RELAZIONE Uf<'FICIALE -AUSTRIACA

Guidizzolo. Ma qùivi rifà testa e costringe il nemico a; lascìar l'offensiva ed a volgere il tergo. Tuttavia era incominciata la mossa -retrograda della II armata. Il generale Wimpffen mandò l'ordine di rit irata anche alla I. Essa ebbe luogo, senza venir mo~ lestata, sotto la protezione dell'll 0 corpo riunito a Guidizzolo verso le posizioni al di là· del Mincio occupate la mattina del 23. Il 7° corpo (Zobel, 19,228 uomini, 940 cavalli) doveva tenere con ogni possibile, energia le posizioni poste davanti a Cavriaua. La divisione Brandenstein (brigate Fleischhaker e Vallon), sminuzzata e ridotta a poco più di metà, occupava verso le 4 le alture di Scernadoce. La divisione Alessandro d'Assia aveva la bdgata Wussin spiegata sul monte Foniana, la brigata Gablenz in riserva. Poco dopo le 4 la divisi0ne francese La ~fotterouge del corpo di Mac-l\1ahon, sebbene scossa nella fazione di S. Cassiano, rinforzata e riordinata, avanzò all' at;-t{lcco. Quattro volte le colonne francesi, condotte con brillante gagliardia, si lanciarono contro la posizione, e quattro volte furono respinte dalla valorosa fanteria austriaca, che in quella res istenza diede le più splendide prove di saldo valore. Ma verso monte Scer- · nadoce sulla destra entrò in azione la divisione francese Camou della guardia. I due battaglioni della brigata Fleischhaker che v'erano a difesa ripiegarono, ed allora · la div isione principe d'Assia, minacciata nel fianco destro, indietreggiò lentamente verso Cavriana. Qui vi si rinnovò l a lotta più sanguinosa, più ostinata, più ardente che mai . Il nembo la interruppe per poco. Ma tutti i rinnovati sforzi dei Francesi andarono a spezzarsi contro la tenace resistenza delle brigate vVussin e Gablenz. Lo slancio francese a poco a poco andò diminuendo ed il combattimento andò perdendosi in un fuoco di cacciatori chs durò fin verso le 9.

SULLA GUERl\A DEL 1859 IN lTALIA 4°65 Il principe Alessandro. d'Assia lasciò soltanto per ordine del comandante il corpo d'armata, barone• Zobel , alle 9 11. e senza venir molestato dal nemico le posizioni di 'monte Bosco e Corte, cosi splendidamente difese dalla sua divisione sotto il personale comando dei generali 'l:\russ in e Gablenz, e verso le 10 giunse colle sue truppe a Volta. Non minacciando inseguimento di sorta ed avendo tutto il treno passato il Mincio, anche il 7° corpo all'al beggiare "del 25 fu r itirato sulla sponda sinistra. . Il 5° corpo (Stadion) dopo una sosta a Pozzolengo s'era ritirato su Monzambano, e v'aveva passato il fiume in .gran parte ancor prima di J11ezzanotte. Il 1° corpo (Clarn) raccoltosi a Borghetto passò la notte sulle due rive del Mincio. La d-ivisione di cavalleria Mensdorff, la quale sebbene per le circostanze del combattimento non avesse potuto spiegare la sua efficace ed energica operosità, pure era riescita ad impedire che le tre divisioni di cavalleria francese sfondassero il centro dell'esercito austriaco, si volse al ponte di Ferri e verso mezzanotte P.ose il bivacco a Rosegaferro.

Rimangono a narrarsi gli avvenimel).ti che in questo frattempo s'erano venuti svolgendo all'ala destra della linea di battaglia austriaca. Quivi l'8° corpo d'armata (Benedek) composto delle brigate Watervliet, Berger, Philippovic, Dauber, Lippert e Reichlin, verso mezzogiorno si trovava in gagliarda posizione difensiva sulle alture che da Presca per S. Martino, Controcania e Colombare si stendono fino a S. Donn ino. Di fronte aveva le due divisioni Mollard e Cuc~hiari, composte delle brigate Cuneo (Arnaldì), Pinerolo {Morozzo), Casale (Pettinengo), Acqui (Gozzani). F ra le 12 e l'l le colonne piemon tesi incominçiarono ad avan.zare. « Fin dove arrivava .l'occhio per la strada di ~i-

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466 LA RELAZIONE U:FFICIAl,E AUSTRIACA voltella e di qui fino a Desenzano e lungo la ferrovia il luccicare delle armi tradi~a le mosse ». Il generale Benedek, malgrado la ressa che gli facev&no le sue truppe, risolse di attendere l' attaceo in posizione concentrata e per natura fortissima. Questo non si fec e attendere. Le batterie di lVIollard aprirono un fuoco vivacissimo sopra la Controcania e S. Mar.tino, al quale dopo mezz'ora tenne dietro l.a carica della divisione sarda, che ruppe contro il fuoco tremendo dei fucili e dei cannoni austriaci. Frattanto da parte del conte Schlick (ore 2) e più tardi (ore 3 ¼) da parte dell'Imperatore giungevano a Renedek ripetute e pressanti domande di rinforzi. Ma il maresciallo non poteva indebolire una posizione così vivamente disputata senza esporre a serio pericolo la linea di ritirata della II armata per Pozzolengo su Monzambano. I Sardi rinforzavano. La divisione Fanti, la quale soltanto alle 11 aveva ricevuto ordine di avanzare da Lonato contro Solferino e Cavriana, dopo un'ora e mezzo di marcia in quella direzione fu divisa; la brigata Aosta (Danesi) fu mandata ad appoggiare le truppe di Mollard e di Cucchi ari, la brigata Piemonte (Camerana) a rinforzare la divisione Durando. Quest'ultima essendo arrivata . appunto allora che la Madonna della Scoperta veniva sgombrata dal 5° corpo, potè essere diretta dal generale La Marmora verso Pozzolengo, mentre la divisione Du-. rando muoveva contro il fianco sinistro dell'8° corpo per S. Rocco, Taverna al monte Fami. Così dopo la ritirata del 5° corpo le 6 [l) brigate di· Benedek erano esposte all'offensiva concentrica delle 4 divisioni piemontesi, mentre poco dopo le 4 dal coman(~) Notiamo che in riserva sul monte Tesa e sul monto Rompicollov'era pure la brigata Koller lasciata dal generale Stadion, comandanteH 5° corpo a sostegno dell'8' corpo (Pag. 339 della narrazione).

1859 IN lTALlA dante in capo della II armata veniva !'_ordine di. ritirarsi passando il Mincio a Salionze. _Ma 11 ~aresc1allo non r eputò prudente di incominciare 1~ m~v1mento retrogrado nell'istante in cui l'avversano s1 apprestav~ all'assalto; e quindi decise di aspettarlo nelle favorevoli posizioni per dar tempo al 5° corpo di sgombrare alle · . spalle. Poco appresso anche su q nesta part~ del campo d1. bat~ taglia infuriò quel nembo· che scaraventò in_ f~cc:a ai soldati da prima nubi di polvere e poscia torrenti d1 acqua. Mentre gli infuriati elementi in ogni altro posto aveano fatto sospendere le offese, quivi il nemico che procedeva all'azione trovò un alleato . Parecchie batterie piemontesi dal sottoposto piano aprirono un fuoco violento, ma poco effica~e, pero~chè i proietti passavano sopra il capo della pnma sch1er~. Le divisioni Cucchiari e Mollard, rinforzate dalla bngata Aosta, si lanciarono contro la Controcania, S. Martino ed Ortaglie mentre una colonna di fianco volgeva a S. Donino. · << Con singolare gagliardia e con più che doppia superiorità (1) il nemico scagliò i ·suoi colpi contro tutti i punti della posizione austriaca, e favor ito dalla polvere che flagellando in volto i soldati dell' 81 corpo toSULLA GUERl\A DEL

(~) Come risulta lumin,osamente (senza andare in corea di altri documenti) dalla narrazione ufficiale austriaca, questo attacco fu eseguito dalle .divisioni Cucchiari e Mollard e dalla brigata Aosta della divisione Fanti, pcrocchè la divisione Durando era in marcia dalla Madonna della Scoperta a :Monte F ami. Esso fu sostenuto dalle brigate austriache Lippert, Berger e Philippovic in prima schiera, e dalle brigate Watervliet, Dauber e Reicblin in seconda schiera. Perciò le forze impegnate dall' una e dall'altra parte presso a poco si bilanciavano. li non contare da parte austriaca la seconda schiera sarebbe come non contare le riserve delle -divisioni _italiane Mollard e Cucchiari.


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LA RELAZIONE UF\FICIALE AUSTRIA.CA

glieva loro quasi la vista penetrò in una delle sue batterie. » Per ben cinque volte si infransero i suoi attacchi contro 1~ fe r'.·ea gagliardia delle brigate Lippert, Berger e Phil1ppov1c. Tuttavia l'ala destra austriaca aggirata, esitò per qualche istante, perdè terreno e lasciò momentaneamente le masserie di Casette e di Presca nelle mani dei Piemontesi. Ma dopo le 6 questi erano respinti, sebbene allora come prima fossero assai lontani dal rinunziare all'offensiva e raccogliessero con ardore sempre nuovo le truppe per scagliare colpi in massa. Benedek, il quale sotto il fuoco più violento inviava ?vunq_ue . vedeva il pericolo ·opportuni soccorsi, prima di mcommclare la r itirata voleva rompere l'ardimento de ll'avversario e così tenere alto nel modo più splendido l'onore delle ·armi. Ma frattanto all'ala sua sinistra ed a ~ergo il combattimento assumeva una piega sfa\rorevol~; 11 m?nt~ P redu si era dovuto abbandonare, e il generale Fanti già poneva i suoi pezzi in batteria sull'altura di S,. Giovanni. La br~gat~ '\Vatervliet, che doveva appoggiare la brigata Re1chl111, colpa un doppio equivoco non rìcevè a tempo g li ordini. Re ichlin, attaccato alle due ali dal la brigata Piemonte, dopo mezz'ora di resistenza fu costretto alla ritirata· dietro il Redone sovra il poggio al sud di Pozzolengo. Ma di nuovo assalito e r espinto fu costretto a v?lg.ere il tergo e dare alle sue truppe « per posto · « d1 raccolta la strada che tenrle a Monzambano ». ~lle 7% dunque la linea di ritirata dell'8° corpo era s~namente c?mpromessa. Ma per sua ventura la brigata Piemonte, mmacciata nel fianco sinistro, fu t rattenuta nella marcia dalla brigata Watervliet stabilita sull'altura di S. Giacomo, e probabilmente anche dalla brigata Koller del 5° corpo d'armata, che il generale Stadion aveva lasciato sul monte Tesa e sul monte Rompicollo

1859 IN ITALfA 169 in appoggio dell'8° corpo. Il generale Camerana si fe rmò al monte Predu e monte S. Gi(>vanni, donde spinse· la sua avanguardia oltre il Redone lungo la strada di Pozzolengo. Fra le 7 e le 7 ¼ il generale Benedek, dopo avere eroicamente resistito a tutti gli sforzi nemic i, ordinò la ritirata, la quale ebbe luogo con grandissimo ordine. I P iemontesi inseguirono -vivamente; onde il maresciallo austriaco si con vinse « che la ritfr'ata del swo SULLA GUERRA DEL

c0rpo non sarebbe stata assiciirata se prima in . un~ niwva e decisiva sconfitta non .avesse fatto sentwe il peso delle vittoriose armi austriache » (1). Perciò sebbene minacciato al fianco sin istro ed alle spalle, ri'.c;olse di eseguire un contrattacco. Alla testa dei battaglioni delle brigate Bl:lrger e Dauber, che gli erano rimasti, volse il fro nte e marciò risoluto alla baionetta. J Piemontesi furono respinti 11d a gran stento il maresciallo austriaco potè fermare le sue truppe ebbre di vittoria (!) nell'impetuoso inseguimento . La r itirata ebbe con ordine esemplare sopra· Pozzolengo. ForPoi luocro o . tunatameute Pozzo lengo non era ancora occupato dai Piemontesi; ma al di là sulla strada che mena a Cavriana essi erano lontani solo 400 passi dalla località. Alle 9, cioè dopo 14 ore di lotta, cessò il rumore delle armi anche su questa parte. del campo di battaglia. Alle 3 del .,mattino del 25 gi1,1gno l' 8° corpo aveva compito il suo passaggio del Mincio con 3 brigate presso Peschiera, con 2 presso Salionze.

(~) li testo dice proprio così. li generale Benedek, preso di fronte e di fianco, respinto di posizione in posizione, minacciato nelle sue linee di rii.irata (tutte cose che risultano dalla narrazione austriaca) vuol coronare con una nuova vittoria la sorie dei suoi successi.


170 LA RELAZIONE UFFICIALE .AUSTRIACA ECC. Le perdite della giornata furono gravi assai e danno splendida prova del valore delle truppe. Esse raggiungono da parte austriaca le cifre seguenti:

TECNOLOGIA

I Armata.

3° corpo d'armata 90 » no

109 ufficiali 3098 gregari }) 130 4219 » 61 » 2140 » 2 » 37 » 302 ufficia] i 9,194 gregari

»

Cavall. Zedtwitz '.l'otale

II Armata. }o

corpo d'armat a

50 70 30

» ))

»

Cavali. Mensdorff Totale generale Totale

A.ffu•to da campo a cnl!!eiuctto. ela@tico (ta1npoo) ~

90 ufficiali 2734 gregari 124 » 4318 » 34 » 1844 » 79 )) 2536 » 10 » 172 » 337 ufficiali 11604 gregari 639 » 21098 » Di questi

Morti Feriti Prigionieri e dispersi

94 ufficiali 2198 gregari 500 » 10307 » 45 » 8593 »

Parecchi in sulla prima annoverati fra i prigionieri e fra i dispersi furono poscia constatati fra morti e feriti; onde d'altrettanti · converrebbe aumentare il numero di questi e diminuire il numero di quelli. Dei 189,648 uomini e 22,631 cavalli, che componevano l'esercito austriaco in Italia, avevano effettivamente combattuto a Solferino (Allegato VIII) 162,722 uomini, 1.2,496 cavalli. -(Continua).

B.

Col richiedere dalle bocche da fuoco, specialmente da campagna, una radenza di traiettoria ed un'efficacia di grado assai maggiore che pet' il passato, si accrebbe in proporzione il tormento· a cui erano sottoposti gli affusti; di modo che per assicurare loro una resistenza suf.ficen.te, convenne oltrepassare nella costruzione certi limiti di peso non concessi dalla richiesta mobilità: epperciò la costruzione di questi affusti si rese oltremodo difficile in certi casi e tal volta impossibile. Ad evitare simile inconveniente parecchi costruttori emisero l'idea di diminuire il tormento prodotto sull'affusto dal tiro, introducendo, sotto diverse forme, delle molle destinate a qargli maggiore elasticità. Già all'esposizione di Vienna nel 1873 le officine tedesche di Bochum avevano spedito un affusto .costruito secondo questo P.rincipio. L'elasticità era ottenuta per mezzo di molle Bro,,.,-n, a spirale, disposte fra le coscie dell'affusto e messe in diretto contatto colla sala. Ma le molle metalliche essendo fragili, specialmente a basse temperature, soggette a guasti, 1illentamenti e difficili specialmente a rimpiazzarsi, si credette di non dovere-


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TECNOLOGIA

TECNOLOGIA.

prestar gran fede a quella proposta, che però non rimase sterile.

Il te.laio è for mato dalla sala con ruote e da due tiranti, che vengono collegati colla traversa del cuscinetto sumenzionato. Gli staffoni di sala, e le f eritoie praticate nelle coscie dell'affusto per dar passaggio alle estremità della traversa permettono rispettivamente alla sala ed alla traversa un certo giuoco per cui queste possono alquanto scorrere dall'avanti all'indietro e vicever.sa, sotto l'azione del rinculo, e questo giuoço ed il cuscinetto elastico formano la principale particolarità dell'affusto Engelhardt. Con questa disposizione infatti l'affusto, sotto 1' impulso del rinculo prodotto dal tiro, può prendere un certo spostamento indietro rispetto al telaio strisciando sulla sala. La resistenza di questa ultima al primo istante, prodotta dall'inerzia della medesima, mette in azione l'elasticità de' dischi cli sughero; ricevendo per conseguenza l'urto diretto della bocca da fuoco solo l'affusto, propriamente detto, l'intero sistf'ma ne soffrirà meno e per conseguenza non richil'der à maggiori dimensioni nelle sue singole parti di quelle concesse dai peso che può essere trainato in campagna. Simile disposizione non solo riesce conveniente contro il tormento prodotto dal tiro, ma eziandio contro altri urti prodotti da qualsiasi causa violenta. L'affusto costruito secondo questo sistema per il cannone da 9 (cent. 10,6) dell'artiglieria russa da campagna, pesa chilogrammi 460 (1 ), ed il cannone stesso chilog. 625. Sottoposto alle prove di tiro con cariche di chilog. 1,610 e 1,2.29 di polvere da cannone ordinaria, e di chilog. 2 ,867

Ora il colonnello ENGE1.ITARDT dell' artio-lieria della guardia imperiale russa, ufficiale di moriti i~contestabil i basa~dosi sullo stesso principio, propone un affusto ~ cuscinetto elastico (tampon), che sottoposto alle necessa~ie esper!enze, se~bra abbia pienamente corrisposto all aspettaz1cne dell inventore. L'affusto Engelhardt è destinato al cannone da 9 (c:n~. 10,6} da campagna, ed è formato dell'affusto propriamente detto e del telaio con ruote. L'affusto consta di due coscie di lamiera di ferro a l:mbi ~iegati.' tenute insieme da quattro calastrelli pure d~ lamiera d1 er1:o pi~ f?rte, e da un rinforzo (piastra) di coda. Quest ultimo e disposto in modo da trovarsi in -~irezione, ve: ticale ~ispetto piano del terreno quando 11 pezzo e ?1sposto ni batteria. P enetrando di una pie.cola quantità nel terreno, al momento del tiro, serve .a moderare il rinculo. ·

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a!

I due calastrelli di coda costituiscono le testate di un cofanetto dentro il quale è alloo-ato H cuscinetto elastico. Quest'ultimo è formato di 5 gr;ssi dischi di sughero l'anteriore dei quali (cioè quello più prossimo alla te~ stata dell'affusto) combacia colla faccia interna del calastrello formante la testata anteriore del cofanetto ed 1Q·1 po~ter!ore invece con un disco metallico mobile. uest ultimo serve come di rosetta a due solide chiavarde che, attraversando il cuscinetto elastico vanno ad infiggersi colla loro punta vitata in una lraversa disposta fra le coscie dell'alfusto e dinanzi alla te~tata anteriore .del co~anetto. Con questa disposizione si ' può, col semplwe stringere od aHentare dei dadi delle due chiavarde, comprimere più o meno l'un contro ]'altro i d~schi d_i _sughero e dare cosi al cuscinetto quel grado di elast1c1tà che meglio conviene.

(·I) L'affusto Krupp da cent. 8,7 sperimentato in Austria nello scorso anno pesava chilog. 494, e quello prussiano ultimo adottato per il cannone da 9 cent. posa chilog. 531.

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TECNOLOGIA

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a grani grossi, per cfrca 940 col pi, funzionò sempre regolarmente e non ·si ebbe a constatare degradazione qualsiasi. . Quantunque :a massima velocità iniziale ottenuta (410m) m .queste espenenze non fosse ancora corrispondente alle estgenze delle attuali nuove artiglierie da campagna, pur tuttavolta la resistenza dimostrata al tormento, prodo~ta dal non disprezzabile peso del proietto, di 11,5 chilogrammi, fu tale da infondere piena fiducia sulla p~ssibilità di far sopportare all'affusto pure un sforzo maggiore, prodotto da una velocità iniziale di 440 a 450m. Aggiungeremo che i dischi di sughero, diversamente d.alle m~lle spirali d'acciaio, sono di semplice preparazione, d1 una durata assai lunga e molto facili a sostituirsi in caso di bisogno: d'altronde difficilmente vi si potrebbe scorgere uua causa che potesse influire alla loro sollecita degradazione. 1:-~ st~ssa spesa che risulta assai tenue, per la loro appltcaz10ne, non potrebbe essere un impedimento all' adozione di questo sistema. . Arro.gi poi la facilità colla quale può essere applicato 11 cuscinetto elastico pure agli affusti d'attuale costruzio~e, .non esclusi quelli in legno, con leggere modificaz10m.

RIVISTA BIBLIOGRA.FICA

Le gue,.re alpine. Studio s torico-milital'e di

CARLO A YMOmaggiore nel 10' reggimento bersagl ieri . - Volume secondo (dopo l'anno '1500). - Roma, Voghera Carlo, tieo·grafo di S. M., 1876. NINO,

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Del 1•volume cli quest'opera gilt fu dato conto ai lettori della Rivista nel fascicolo di dicembre del 1873. In quell'occasione, plaudendo all'i.clea che aveva ispirato l'autoee, e riconoscendo come un'opera di questo genere accennava a colmare una vera lacuna nella nostra lettera tura m ilitare, ci riserbavamo di tratLenerci un po' p iù diffusa men le sull'opera stessa quando questa fosse ultimaba, cosicchè potessimç> giudicarla in tut Lo il suo complesso. Ora che colla pubblicazione del 2' volume l'autore ha dato termine al suo lavoro, ci corre l'obbligo di adempiere a quella promessa. Me otre il '1 • volume, prendendo le origini fin da' tempi mito logici abbracciava in 180 pagine tutto il periodo di tempo che si estende fìno al 1500, il 2• volume ci presenta in 270 pagine la storia de' tre ultimi secoli, compresovi il principio del nostro, cioè fino al 18'15. Il motivo per cui l'autore si arresta a qw,sto limite ci conduce appunto a parlare del criterio direttivo da cui si lasciò guidare il maggiore ·AYMONINO nella sua esposizione. Egli s tess o ci esprime quel motivo colle parole s eguenti: « Essen" domi prefisso di studiare le imprese militari svoltesi nelle < Alpi, per tral'ne deduzioni. sulla difesa d'Italia alla sua natu« rale barriera, simile criterio non potrebbe.applicarsi a coteste « ultime operazioni; le quali d'altronde interessanti più spe• cialmente sotto l'aspetto tattico vorrebbero essere esposte « con una diffusione non consentanea all'indole della presente • narrazione ".


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RIVISTA

Arresliamod qui, poichè l'autore add uce ancora a!Lre 1·agioni che non fanno al caso nostro. Delle due oro riportale la prima può destare crualche sorpr esa. Che le operazioni militari svollesi nella zona alpino nelle g uerre del ,rn, del 59 e del 66 non possano dar luogo a utili deduzioni por quanto si riferisce alla difesa d'Italia aIJa suanalurale barriera, non ci sembra che si possa ammeLler e così facilmente senza discussione. J\fa lasciando da p ai•te ciò, du r1uanto ci d ico l'a11lo1.•e r isulLa: 1° che lo scopo ch'egli ebbe in mira si f'u quello di mosll'are col corredo della sloi-ia 11uale elemento siano le Alpi nel pr·oblema della difesa d'Ilolia: 2° che nel ciò rare egli i1J lese di lasciare in disporlo il campo tattico, Lenendosi esclus ivomente nel campo strategico, per· quanto almAno ciò era possibi 10, stanle la streUa altinenza dell'uno coll'altro; 3· finalmente ch'egli impose a se s tesso come r egola la s uccinten:a d'esposizione. Quesli intendimenti dell'a uLore, elle appai·iscono dal bra no di sopra cilato, quale si legge sul fine dell"opera, sono pu1' quelli espressi nelle poche parole di prefazione dell'ope1·a, dove dice che cc lo s Ludio delle imprese in ilitari eseguite a Llravecso « le Alpi e del s uccessivo loro svolgimenLo nella vulle ùel Po " è diventato del massimo interesse, non solo per ammaestroe men lo a guerre future, bensì ezianclio per L1·ame <juelle dee du.:ioni, s ullo quali, come su salù issimo fondamento gettato « da lunga esperienza, s i possano basare i concetti più razio« nali del nostro sistema di difesa"· .Fedele a queslo concetto e al metodo di svolgimento propostosi è il tessuto di tulta quan ta !"opera. Questa cosi ci fa fede cli una mente ben fatla, la quale si propone ben nello lo scopo, cho si prefigge i mezzi mcrcè cui intende rag~iungerlo, e non devia da questa linea cli condotta abbracciala di proposito delib_orato. Se n el 1• vol ume credemmo cli poter appuntal' l'au to rn, pe1·cltè talora s'allontanasse un po' troppo dallo Alpi, e s i estendesse soverchiamente nella storia politica e nelle gue1·1·e combattutesi nel cuore della penisola, questo appu n to, al quale del r esLo l'antoreuvrebbe i"òt'se potuto conLrapporre buoneeagioni a sua di resa, non s i può più m overeal 2• volume,ineui i motivi politici delle guerre sono appena accennali 11ucl tanto che basti, eia narrazione s ì reslringe alle operazioni svollesì nella zona alpina, estendendosi a quelle che ebbero luogo nella conca padana solo di quel tanto e in quella misura eh~ era r esa necessaria dalleinlinierelazioni che passano fra l'una r·egionee raltra, in armonia allr·esì collo scopo a cui tende l'autore.

nIBLIOG I\AFICA.

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Tuttavia noi rimaniamo in dubbio se sia s.lato u~ buon per:siero quello di limitarsi al cam_PO s~ra~egico e eh escludei e l'elemento tattico, e più ancora 11 logistico. Appunto _perch ~ un'oper-azionc nLlrayerso alle Alpi è vincolala a l.anle es1.g en~e, è contrariata <la ta nle dif'ficollà, ci sern.bl'a_ che cl~ve~se r 1~1s~tre piu proficuo uuo slutlio di minuta analisi, anz1che _un_ la,oro sin Letico, il quale n on potrebbe essere altro . che 11 r1s,ultalo ultimo dolio s tudio anal itico. NoLuralrnenle ciò concluuebbc a c1m1 biare Lolalmento la tela dell'opero.; e p~tr_ebbc ancora rarsi domanda se un simile studio sare_bbe po_ss1b1le nel _ca~po storico per ciò che si riferisce 11i tempi scorsi, mancl~nll d1 ~~­ e1Hnenti e di relazioni rn.inule. Converrel>be allora hm itar:Si u cenni affatLi somroarii per- le gne1·re anteriori al secolo ~VI, come appunlo sono esposte nel 1° volume -~ell'.Ay~o~i~o, e ventre poi mo.no mano allargandosi, quanto piu ci nvv1c1mamo ai tempi nosLri, vale O dire quanto più cresce l'abbondanza del materiale storico. Quest.o è piutloslo un desideratum, aJl_zi_chè una pretesa. Un lavoro siffatto.non sarebbe forse poss1b1leyer un_a menle sola: e potrebbe solLan to clivenlare una re_al~a quando fosse preceduto clt\ una serie di monografie spc_ciah? cms~una/elle quali esponesse con c111clla maggior quantità eh parhcola.1 che si potesse ciascuna delle campugne svellesi aLLraverso alla cerchia alpina. . . se pur non ostante noi esprimiamo queste idee, g_LL ~ perch~ Yetlremroo con piacere che s'intraprendessero da noi di ~otesl~ lavori parzial i i quali sono il neccssariofondamenLoagl1 slu~li ' · o che v' ,~ m complessi vi, mentre in genero lo noi· ossoev1am O"""'i la tendenza a voler tutto abbraccial'c, a voler troppo suit;izzare. Nor1 è di somniarii che abbiamo bisog~~ per _o r~ anche questi sono n ecessari, ed an,::i sono _la conchz1one 1~dispensabile dell'efficacia dello studio: ma·-~'1pe t1ai.nolo - prnna dc' sommari i abbiamo bisogno de' volumi grossi, delle monografie, do' lavori di paziento e minuta analisi . . . E quello rlell' Aymonino è un vero sommar1o;non solo egll si è prefisso cli attenersi s oltanto a lle lince generali, ad esporr~ soltanto l'ossatura delle operazioni, ma ancora nella rorma egli si ò fatto un vero studio cli un'economia di parole, che confina coll'avarizia; perciò il suo stile r iesce s tringalo, incisivo, la sua osposizionecondeusatissimu. llche se contribuisce som!llam ente all'efficacia della dizione, rende però la lettura assai pesante. Chi vuol leggere que slo libro con frult.o non può a meno J

ANNO XX I, VOL, li,

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i\78 LU VISTA di consum.are molto tempo a pesare ogni sua parola. Non vi sono nernmeno quei momenLi di abbandono, che pur troviamo nel Sommario della storia d' Ttalia di Cesare Balbo, il quale a qtLando a quando si sofforma sopra un'i<}ea, e la svolge e la discule ampiamenle . Qui ~lai pi'incipio a l t-ine v' è sempr e lo stesso laconismo. · Certo a scrivere a questo modo cosla rnnggior fatica, ed acquista maggior lode di buono ed efficace scriLtore chi sa dire molto in poco anzich.è colui che adopera a 1·ovescio. Ma è pur vero che la generalità de'lettori al giol'no d'oggi pretende - non cJ.iciamo se a tor to od à ragione - clte le s i spezzi il pane, che le si renda facile la lettura, massime quando r1uesta richiede già naturalmente, per l'indole della materia, di essere accompagna La da un qualche lavo1•0, come sarebbe nel caso nostro il consultar e·le car te, il misurare le dis tanze, il ten~r conto cle'dati accennati anteceden lemente. Questo esporre seccamente e nudamenLe i fatti, lasciando a chi legge la cura cli confrontarli, cli collegarli, di trame le prossime deduzioni e da queste r imontare allo più generali, non è ciò che conviene all 'immensa maggioranza del pubblico. D1ciarno di più, che tratLandosi di esporre oper azioni militari, la conoscenza de'particofari è assolutamente necessaria, pel.'chè nella mente si fom.1i quell' idea semplice e cJ1iara che abbraccia i fati.i nel loro complesso, che Ii 1·iassumo nelle loro linee geneealissime. Quindi ciò che r iesce faci le e chiaro a:llo scrittore, il quale ha dovuto passare pel' quella Lrafila de'fatti parLicolal'i, non Io riesce egualmente a chi non ha fa tto la s Lessa strada, ma s i vedG soltanto clinan:ti esposto il riassunto di quegli s tudi minuti. Gli è come delle formule al- . gehriche, le quali presentano condensata i11 pochi segni tutLa. una serie cli Pagionamenti a colui soltanto che conosce il modo con cui quelle formule furono ricavate; date 11uolle s tesse formule a chi non sia passato pe1.' tutto quel lavorio · e gli riusciranno ostiche e incompl'ensibili. Ora, siccome non v'ha dubbio che l'opera presente costò all' Aymonino un immenso lavoro, ed ei dovette rovistare · molti volumi e fare pazienti e lunghe ricerche, noi avremmo . desiderato che nel presentarci il risultato cli quelle sue fatiche fosse stato meno crndele verso se s tesso, condannando al silenzio tanta paete del lavoro da lui ratto, e avesse adoper·ato una più larga misura non solo nell'esporre i fatti, ma altresì nel commentarti, nell'ill11stral'li, c.osicchè invece di"un

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·arido e secco s ommario egli ci avesse fornito una vera storia ragionata delle guerre alpine. . · ., . . Questo desiderio · si fece in noi sentire tanto pm vivo, 111 q~anto che non dubitiarno che chi ci diede il pi~ ,ci avrebbe .dato il meno· chi è capace d i far-e un sommar-10 nel modo che lo fece l'~\ymonino è a più forte ragione capace d! fare una stor ia. Noi s iam certi che quG!li i rr uali avranno pazienza di Jeo-o-ere accuratamente le pagine clell' Aymonino ne ril.rarrann~0un grandissimo fruLto, ed ammireranno in lui l_a chi~rezz.a con cui eo-Ji affer ra le situazioni storiche, con cui coglie l'insieme (li unt~ serie cli operazioni, la sicur ezza di g iudizio con ciii app1'ezz.a i fatti e ne Lrae deduzioni. È un ottimo libro quello che egli ci ha dato, ma terniamo assai - e vo1·remmo aver lorLo - che esso non riuscirò. veramen te pl'o. fittevole se non ad una classe assai scarsa di Jet.tori . Non entriamo ne'particolar i, e nemmeno ci atten tiamo a dare un stinto dell'opera, poichè male si vonebbe r rassun1ere ciò che è già per se stesso un riassun to. Chiuderemo le nost1~e osservazioni rit.ornando sul brano sopra citato, dove l' A. d1cbiara i motivi poi '1_uali non credette di entray,e nella stor-ia contemporanea. A noi pare che - dato lo scopo dell'opera, qu~le è formulato dall'autore stesso, cioè di trar1·e dalla storia ul1l1 rnsegnamenti in r appor to al problema della difesa d'It.alia, considerata specialmente nella barriera alpina - sar-ehbe stato di sommo momento fa r vedere altresì le dif'ler enze che presenter ebbe una gueL'ra combattuta al dì d'oggi dalle guerre de'Lempi scorsi, sotto tal l'iguardo. E l'esposizione delle operazioni militari compiutosi attravers o alle Alpi dal 48 in poi potrebbe appunto fornire l'opporLunilà di mettere in ~uc? ta~i differ~nze. Noi ne accenneremo tre,che ci sembrano prmc1pal1. Anzitutto la viabilità a ttraverso la zona alpina è oggidì alr1uauto diversa da'. c1uella cle'secoli scorsi; non parliamo delle ferrov ie; ma le grancl) strade rotabili ehe daLano c1uasdutte dall'epoca napoleonica hanno, s i può dire, concen Lrata ta vià~ hilità in c1.ue'dElter minati passaggi, mcntr·e sugli altri punti ess a si è .resa minor-e. Il fatto stesso che allora le guerre duravano maggior tempo, per cui vediamo le operazioni militari trattenersi per anni ed anni nella zona 'alpina~ contribuiva a rendere tate viabilità maggiore. In secondo lùogo la mole degli eserciti oggidì tanto maggiore ha modificalo sostanzialmente il problema sia dell'al-


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tacco, sia della difesa. Senza volere entraru in spiegazioni al pr oposito, accenneremo soltanto come il s is tema della difesa a cordone, che era cosl assurdo quando nel piano non s'avea nes~un nucleo di fo rza pronto per accorrer e agli sbocchi, oggidì non si presenta più diversamente da ciò che sarebbe un sistema d'avamposLi, dietro cui sLa il grosso. Finalmente bisogna pur tone r conto delle mutate condizioni poliLiche d'Italia. Cost.itui tasi questa in nazione, divenuta una personal ilù, le Alpi e la valle del Po rappresentano or a per noi una cosa ben diversa da ciò che erano per gli Spagnuoli, per gli Aus triaci e per i F rancesi. Certo queste differenze così notevoli non potevano s fn o·g·iI'e alla perspicacia dell'autore; delle d ue ultime egli fri"';nzi espressa menzione nella chiusa del libro X V e in quella del , libro XVU. Ma sono cenni fuggevoli, e l'importanza del soggetto meritava, ci paro, un ulteriore sviluppo. A ciò sarebbesi appunLo prestata, come dicemmo, l'esposizione delle ultime campagne, e di queste appunto di preferenza. Tutte le ragion.i ch'egli adduce per spieg11rci il pel'chè egli abbia ~ralasciato l'esposizione de' fatt.i più r ecenti non ci soddisfano molto, e ci sembra all'opposto che, appunto perchè si tratta della soluzione di un problema cli un'attualità palpitante, gli insegnament.i s torici dovevano riuscire assai 1,iù pr.eziosi, t1uanto più s imili alle nostre •erano le condizioni politiche e m ilitar.i in cui i fatti si svolsero . Tutte questeosservazioni che s iam venuti sollevando avranno - speriamo - l'efficacia cli far r itenere altrettanto più sincera la lode che noi tributiamo all' Aynrnnino, il quale con quest'opera si è assicurato un seggio clis t.i nto fra i nostri più considerati scrittori di cose militari. - Al postutto esse sono rnosse dal rincrescimento che proviamo perchè egli abbia speso tante fatiche e tanto ingegno a p rò cli una cerchia di lettori, che noi temiamo abbia a riuscire assai ristretta, e non abbia creduto di adope1·ar e in modo da r endere il.s uo libro più facilmente accessib.ile aUa gran generalità. Speriamo inoltre che quest'opera possa r iuséire di stimolo a ult.eriori studii, dal cui complesso possa alfine risultar e un'illustN1zione completa de' fatLi s torici milita1;i che si svolsero attraverso a quelle Alp.i che ornai pos:5iamo chiamar e, almeno in molla parte, veramente nostre.

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nrnLTOCllAFICA

Il t•isctr.llo e l'ese1•cizio yovernativo delle fet•,•o~ie .i,~ ,•elazimie tigli inte1•essi 1nilitai•i . - Cons1deraz1on1 d1

CESARE ZANOLINI, maggiore d'ar U~lieria, ~lep_ut~to,al P~r~amento. - Roma, Voghera Carlo, Lipografo d1 S. lVI. ~ 18, 6. A chi consider a la g1•andissima importanza che hanno le ferrovie come mezzo di guerra e quindi come ele1~1ento della difesa nazionale, apparirà manifesta !!alta convem~nza, anzt la necessità, che nella soluzione d~lla grave ttu~~t101'.e se 1~ propr ietà e l'esercizio delle · ferrov1~ debban~ r,rn ~.lilmentc, appartenere allo S talo op~ur~ .a private soc1'.3ta, . sia t!.~uto conto anche degli in t~r.e ssi m1l_1tar1 che ad, _es:o,a si cot_L~:~no. Esaminare se a quesh mteress1 su:\ per d~n_va1e vant_a~::,10 o p regiudizio dal proposto risca_tlo ed eserc1:10,. :e1'_,Pa~·Le del!~ Stato delle ferrovie italiane) e lo scopo p1opovto:01 d~l m ilo gior e' ZANOL1N1 nella breve ì\'1ernoria cli cui impr endrnmo a far e un cenno. L'autore formula il problema in questi termini: « S~ppost~ « effett,ualo il riscatto ed affidato l'esercizio allo Sta Lo, 1 grandi « movimenti ferroviari militari in qualsiasi circostanza no~·" male od ecce,,ionale, di pace o di guerra, s i potranno ordi« nare ed eseguire più sollecit amente e meglio che non quand? « la proprietà e resercizio apparLengano a soeietà private? E 11 " vantaggio, se vi sarù, potrà esser tale da dover esser tenuLo " in o-ran conto e da compensare q ualche danno ocl m~onve" n i~-;_Le che il riscatto e l'eser cizio governativo delle fercov1e « potessero presentare soUo il pun to cli vista politico ed eco" nomico'l> · .. Osserva l'autore che s arebbe facile r ispondere a tali quesiti -ove fosse possibile paragonare i r isulLali pratici .rra i due ~1.s tei:;ni; ma non esisLendo ancora in alcun paese 11 m~nopolw .g enerale delle ferrovi_e , è mestieri esaminare in quah condi~ i ioni trovasi n s ervizio ferro viario in quegli Stati ove esso e meo-Jio ordinato sotto il punlo di visla militare, per vedere s e lali"'conclizioni potrebbero esser e avvantaggiate coll'in trodu-. .zione del monopolio g overn'a tivo . . . A tale esame sono fatte .precedere al.cune cons ideraz101_11 ge_nerali. Accennato alla somma imporLanza di rende1·e 11 p1u · breve che sia possibile il periodo dei movimenti _f~1'roviarì _d! concen lramento, durante il quale l'eser ci to LrovasJ m una cr1s1 pericolosa; ed alla necessità d i prepr.rt1.r si a ciò fin dal tempo


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d1 poce con pl'ovvecHrnen Li intesi ad delle ferr ovie ed a nrc"'t" b ·1 · . . aumentare la produttivita ·1 ·,~ . ,. ~ « I ire i prn n1 de· ,. rn, , ....1·1 ed i modi di cffett ·1· , , gra nrn movim r.n ti ,cOJ1oz1om 1· . . di produLtiv·tà uat 1 l autoPe not I d' , . . a c ie, mentre le rovie debbono necessm~iam~~~;,1t~;n,l1 ~lall'i1~1pi_anto <lellc lercondo le risorse fìnan· . ,· l at w , e 11e 1 di vel'~i Stati se·. l z1a1w, a prosperit. '. . mer c1a e e la percol'ri b"J·t· d . . a cconorn,ca e corn1 1 a el terr1to · rio · esset.e ussrcul'a te da <Ju"l S , possono mvece t,1 a tto ali ,esercizio le n unq ite Lato le cor J"· · · 1 c IZIOm che l1anno . . ' . . , qua 11 cosi eo-li ria . .. . .0 . <Ie Jl esorc1z10 · fonna· · ssume. u nrtrcazione 1 ·1·t . . ' cz1onc ce1 piani IJe · 1· lh l i ar-1 d'on·ni specie· . ·t·t . . i grane 1 moYimcnti ·• . o ' 1S I ll ZI Oilf' d 1 ccnlt·· 1· d"' . n1zzaz1on·edit1•upr>cs .. . . 1 u Hez,one· 01,,,..1_ 1 pec1<11 addette nl , .·,. ' o• d egli. Oct'orrentì male1·hli c11· c . , , sei \·Jz10 e pr eparoziono L · • • · ar1cami>n'o s · azione; iscrizione a r uoJ · 1 1 t , carwome uto e rhltl'csercizio dellù f;l"rovie <~ t l pe1'sonaJe ci vile occo!'rente prr Ciò pl'emesso ed osse. ·· llt eatro clc.lle operazioni. i '<t o come a [)ril11· . • .• ' Lers1 ottone1·e più facilmente .. a giunta sembri po. nate condizioni mediante l'· e pm cornplet:umente le accenmani del G0Yc1·no l'a I acccnlrumento delle fer ro vie n elle , • u ore pa.,c:a ,l(I i . t· mP nlc t a le vanlaO'{.,io ~· ~V~ m es igarc se ofl'ettiv~1r "' ..,. d consc..,.u1 rebhc in ,. " . e?" J espone s uccintamente ciò ~I .· pra.,ca_. A tal fine dmamenlo forroyia1·· ·1· . le _si potreJ)be ch1anHtre l'or1: 10 11u 1 tare cui ., . • p otenze che Jianno i·i«olb la ' . ~ 0110 oggr<1, pervùllllle le cioè la Gem1ani·1 1:-'A 1 "' .· qlu_est1one nel modo più perfetto <, 1S s!·JQ- n alJeri a l ,,. , I' Cf:ame del!<' varie 1••••. o < e a ,• r ancia . e. da le l:-<j)OSJZtOnt Ie,.,.isl t" ' ~-e!ot_ta.~c i~ la ii paesi in l'A )~rl o a .,,.? e r egolt\ment.nri z1001 <1 1cu, s.i Lt·atta trac l Pl -~ al_consegu1mento delle condino , acon v1nz1on eches·fJ'· •t· . . n po Lre bbe,·oessero ·cn.,·•.·1 . I ,i. i orc:Unarnon li e co'J' · · "' vl.uJ fll~n L" l · J c se1·cu10 O'OYci·na!ivo F . Lo avvan tao·o·· o,-, ta I co r1scfl llo J'au l.01·e J>OC!:o-ia;o <• P''eJìc . siccome le al'gomentazioui dcJ·i · wO u ' r CJJZa SU] J' • , ' J cui ordiname·n to "ct·ro . . .. esempio dl.'111'\ Gerrnm1 ;u , . ' v1ar w mt)1t , • . ' , g1and1 0"'Uerre e,.,11. mc Ju sanz10na to d·i d u" , o previene una ""t" bi . . ' " potrebbe esser fatta ~ Il . e ,... dve o )1ez1one clic gli e' 1ue a CJOè che aJ> to ·1 ' ' elesco Iia man ifestato i l Jl'o .. · . . pun , Go,·crno tel'impero. L'autore è d'ai,.. pos1to cli r ,scuttar e le f("r-r·ovie dcl~co 1· ' r " iso, e ue u<:poue t, , . . '°. po e i .u e riscatto è ' .· .. . -~. e H1g1orn, ciie lo c10A di costituire un p ··1s~uoasl'. e~~lus n ·amente politico, nuello 1 ·· ·, 1,;10ne elella Germania. e"· ·..., < p 11 1 verso ' · Ja completa unincal ' <1 m qucc:to avv· \ e io n è .l' A ustl'ia, nù la stcc.sn rso_e confo,·tato da r fo tto tramento o·o vr1·nativo 1. ..~ . rancia, il paese ove l'nccen l f ,, . 0 • , ' ~ P11 t spicca lo pen . . e 0 11 o ,·ie il mon,molio ali'· .' sano a sost1Lu iP,:) J•er 1 P oc:c:11·1do . f , . mc ustrin .Qt'ivata. 'v .., ' m m e ad esaminare la <1ucstio11e <lei riscatto e

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BinLIOGRAFICA

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clell'eser<'iz10 govematiYO rispetto all'influenza che potrebbero avel'e sugl i interessi mili lflri preRso di noi, il m aggiore 7.anolini C'om inc ia da l C'on statf1re le poco felici condizioni delle nostre l'cl'rovio pt'l· risptitto sia alla costruzione sia al materiale mobile, e la 101·0 conseguente insnrficien za ni bisogni pei g rondi tr aspo t·Li m ili tari. Nota quindi come il faro quel molto che anco1·a ci rimane per assicura1•11 l'orga11izzazione di tali traspol'li cd aumcntal'e la produUivitù m ililar e dello ferr ovie s in qncstione cli m nzzi fina nziari; e nfl kae la conseguenza che il riscatto, recando un onere alle nostre finanze, non polrebbe essc1·e rnilittwmentc vantaggioso, inq uau Lochè c' impedil'ebbe ùi declicai·u a li' accenHato scopo i ueccssal'i m ezzi. R ispetto all'eo<cwcizio govPruntivo, col quale si sostituirebbe l' Amministrflzionc clri lavori pubbliei alle Società ferroviarie, l'aulor c espone flicunc cons icler a:t.ioni tendenti a por-re in r ilievo le d ilricoltù clic s'incont1·erebbero a stabilire fra essa e l'Ammini!:'tr-azioue della gucrru quelle rela zioni che sono indispensabili pe1· l'cl'ficuce orgl\niu azionc ciel set·vizio f<"Pt·ov iar io m ili taro, e clic n suo parere sono più Jàcilì a stabilirsi colle società privale. Accennando poo<cia alla pat-le irnporlanlissima che nell'or gan izzazione de l so t· vizio fcrr-oviar io miliL1:wc c on viene pur- sem p1·e a tLr il>u it•c al pe1·sonale tecuico, ed alla couseguenle necessità cl1e crucslo sia perfetlamentc all'ultezzu del còmpilo suo, l'autore s i pone la ques tione se i voluti r'e<Ju isi ti d i istruzione, capaciti\ e1l ottivilò s i riscontrerebbero in u gual gr;iclo in un personale dipendente dal GovPrno che in quello delle private societi1, e la r isoh•e negativamen te. Le 1·agion i dell' inferiorilù che non Lar-der obbel'o a manifestarsi nel personale gove1·nalivo consisterehbern nella picciolczza 1lcgli stipendi in confront.o di CfUClli pagati dalle socielù, nello um ila ta iniziativa e rcsponsahililù i ndivid uale e nella m oltiplicilà de i servi zi posti sotto l'Arnminislt'azione elci laYori pubb!i<'i. Tult0 ciò sarebbe natur;ihne n le cli 08tacolo a quell'azic)ne eDC'l'gicu, a. qnell'intelligentc iniziativa capace d i prollle r isoluzioni nei ensi imprevisti, che s i ricl1ietlono nella direziono del ser, ·i~io ferroviario in caso di grandi trasporli militari. Le conclu>"ioni, cui l'autore sat'C'bbe tra Lto da quan to è ven uto esponendo e cl ie noi ab biamo somm ariamente riassunto, snno le seguenti: che negli Stati esl<'ri, nei <JUllli ,,ige il si,:J~mn clel~a libera industria ferroviurin, la CJlì i«tim1e renoviarla 1!1lare <'· s lnta l'isolta in m odo pienanwntc so<ltlisfocentc, slahihentio>'i un'organizzazione capace cli trnrr-e il massimo util<•

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BIBLIOG HAFICA

RIVISTA

daHe strade ferrate come mezzo di guerra: che in Jtalia ove le ferrovie sono ancora incomplete, difettose e deficie~ti di materiale mobile, ed ove non esiste ancora una definitiva ed efficace 01·ganizzazimie dei grandi teaspor ti militari, il riscatto allontai:erel~be i.l tempo in cui si polranno fare le s pese occor!'ent1 a r1mechare agli accennati difetti; e l'esercizio governativo aggiungerebbe dirfìcoltà all'organizzazione di tali trasporti, anzichè agevolarla. Accennato così succintamente alle considerazioni ed alle conclusioni ep_oste dal maggiore Zanolini · intorno all'impoi·'lante .a rgomento, noi, s enza entrare qui nel merito dell'ardua qucst10ne, non possiamo che far plauso all'autore di averla trat.ta nel .~ai1:po di ~ma critica $erena e competente, augurandoci c:he c10 s ia 11 prtnc1p10 di un'ampia e feconda discussione. iLl1. <Hiv11.lleri,1. nelle esei•cittizioui di per :MA'.~ZIALE B IANCHI D'ADDA, Lenente

co,nbaflin,euto, nel 3° reggimento cavalleria. - Opuscolo di '100 pagine in-8°. --- Roma, '1876. T ipografia Voghera Carlo.

- I lettori della Rivista Militare Iialiana hanno o·ià avuto campo d i apprezzare il lavoro di cui diamo ora un br:ve cenno bibliografico; esso fu pubblicato nelle dispense del mao·O'io 0 '1874, novembre e dicembre 1875 (' febbraio 1876. '"' Ora abbiamo il piacere di vederlo riprodotto in un solo volumetto di 1m cen tinaio di J)agine, che ci sembrano di non cornu~ie inlernsse per g(i ufficiali tutti, e specialmente p er quelli dell arma cli cavalleria. L'autor e divide la prima parte del suo scri tto rifleUentc le esercitazioni d i 'l• e 2° grado, nel modo segue~1te: I. Formazio~i tattiche, cioè, foPmazioni di mar-eia, di manovra, e forrnuz1oni preparatorie all'aUacco. Ordine c:hiuso ed aperto. Jnlecvalli, numero delle righe e distanza fra le m edesime. . lT. Norme generali per gli attacchi di cavalleria. III. Della direzione dell'attacco. IV. Dell'attacco e dell'ìnscguimento. V. Della raccolla . VI. Alcune norme tattiche J)l'incipali. VII. Dei rapporti. Svolti con molto criteri.o pratico gli argomen l.i sue;:;posti,

l'aulor e passa alle esercitazioni di combattimento di 3~ gr~~o, e per procedere con ordine divide anche questa seconua pai te in due capitoli. . Nel primo, tratta delle ese1'citazioni di combattimento nelle quali la cavalleria è ai;ma subordinal_a ; Nel secondo di C[uelle nelle quah la cavalleria è arma

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principale. . .. . · È quest'llllimo un argomento della massima Jmportan~a e che, come dice l'autore, interessa in altissimo grado tult1 ,gli ufficiali di ca vallel'ia. Il Ministero della guerra, convinto cli quesLa verita, ordinò, . come negli anni 1wececlenti, anche pel co!'l'enle, delle 1:1a~ovre in eui la cavalleria venga considerala come arma prmc1pale: Non tornerà inutile , per tutti coloro che portano amore a1 progressi dell'arma, Lli seguire l'autore nelle molte considerazioni che egli svolge, di varia natuea, talvolta anche ch_scuLibili, ma sempre fondate su ·solide basi storiche e pratiche, dimostranti una giustezza di apprezzamento non comune. È fuor di dubbi; ch e nel nostro paese l'impiego della cavalleria non è soltanto più limilato, ma anche più difficil~ che_ alt:·ove; il volere, ad esempio, per malinteso spmLo di n-rutazione for esplorare dalla cavaller·ia trt~tti di terreno che non perm~ltono al ca,;a\lo di rendersi utile, n è come arma, nè corne mezzo di trasporto, è ass urdo. Questo tasto vien toccato dal nostro autore con molta ragione, e se -le sue parole saranno .ascoltate, non avremo a deplorare nelle venture manovre er~ rori ta Ltici imperdonabili e che potrebbero ingenerare concetL1 fùlsi e dannosi al progresso clell'al'ma. . . L'ullima parte del libro che annunciamo consjste 111 Esempi di esercitazioni di combattimento clella cavalleria. L'autore comincia. dal contrapporre due plotoni e progressivamenLe arriva fino al combaU.imento di due squadroni contro t.re. La situazione generale è resa nota ad ambedue i partili; oo·ni caso ha poi il proprio terna speciale da svolgere. . ''ie operazioni sono molto assennatamente divise .in fasi successive. Ogni esercitazione viene chiusa da una cl'itica riassuntiva fatta dal direttore, nella quale ven gono esposte q ~elle opeLrazioni cJ1e si credono p iù utili al· eontinuo m ig 11oramen o delPistruzione di tuLLi, scopo fondamentale d'ogn i milita!'e l'aLica del tempo di pace.


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lll HLIOGI\AFlCA

iUVlSTA

P1•é,:is ~e l'l!isMii•e militfl!N? de l'anliqtiilé. _ Jntrocluction au cours cl'his loire rnilitaire prnfessé à l'école de

g,uerr e d~ .Belgique, par B. RE~ARD, capitaine a u coi'ps d état-maJor. - Paris, J. Dumaine, J875. De' moHi libri elle si pubblicarono sulla storia n-Ìilitare antica che ann unziamo ù senza dubbio fra' migliori. _ L' a utorn s è reso ben conto che sai-ebhe un r irnoirciol ire la s loria a ben meschine pr-oporzioni, se 11011 si tendesse acl altro che a fare acquistare un lusso di erttdizione, e ch'essa dev'essere co~1sJllerata mvece come la base su c ui si fonda l'edificio della sc1e~za della guerra. ·Egli ha chiaramente veduto che la storia ~o~ e una succc~ssione ci'onologica di falti slegati e fortuiti ma e pmLLos to connessione logic:a di cose e cli effetti: ha ved.uto cho, l'espos;z10nB de' fatti d i guerra e delle is tituzioni militari dev :'ssere collegata con quella di tutti gli a ltri elementi che cost1 tu1scono la vila e il caratLBre d'un paese. ~eJJo studiare le Jp?gi c!i ~volgimento dell'art e m ili lare presso i GrBci ed i Romarn richwma act· ogni momen lo la mente del leU.ore alle vari_e fas i che attravet·sò I:arte m il ital'e stessa nel medio evo e nell e1:1oca moderna, mostrando il ricorso di quelle stesse Jc>.ggi, , :nodilicate per ò dall'it~t1·oclw:iono d i nuovi 01.emeat.i. Egli Ì1a 11~somma dato prova d1 essere ent.ral.o nello spir ito dell.e cose d1 aver fat.to .prò dc'meLodi scientiflci che ornai pr evalo·ono nel~ l'interpr etazwne de' fatti storici, e d i aver consfrlerata storia m 1l!tai'e come il punto cli partenza e il te,'mine d i confronto dei pronunziali dell'arte militare. Ed è iniaUi s ~1Lanto q uando venga riguardata a t[Uesto. modo ' che la stor ia m1l1tare ant.ica pu6 rivestire un vet'O e sosta nàale 111 lcresse : gli è soltan to a questa condizione che ess a p uò sfidare rp1el scettico sorriso che spun ta cois'1 facilmeate sulle labbra d~ tanti, quando si viene a ragionqre della fa lan"e della leg1~m~ d0gli opliLi, dei tr iarii, tutte cose, si dice, cher~~ hanno prn r1s conteo ne' tempi nostl"i, ciarpe cla ferravecchi , lo quah non possono trovar posto ttHrove che .ne' musei. Que! to '.11odo dr_ v~eder ~ .è cosi . clift:uso, unc!w rea le persone più ~tud10se d i co::,e m 1hlar1, ehe rnvero v1 sal'<::hbe da meravigharse?e, ~e la sp_iegazione non ci venisse fornita dal metodo con cui lah cose CJ erano msegnat0 pei prfrnordii del la nostra carriera, quando la nostn\ rnent.e non era ancora atta a fecondal'c essa stes,-;a i germi d'i nsegnamento clic in 'ruelle nozioni

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187

s i contenevano, come non era alt.a del pari a svolgerli la mente di chi ci comun icava quelle nozioni stesse. Attratti poi dalla contin ua occupazione del presente, in qnesLo c'immergevamo senza più riloenare a i pri m i passi. E ppure tulLi ci aneliamo r ipetendo, quasi convenziona lmenle, ehe la s cienza Llella guerra posa su alcuni prineipi i sommi ccl eterni , clv~ furono veri e rima rranno ve ri sempre; rna non aneliamo p iù in l&, nè ci c ur iamo di vedere la conferma cli tale asserzione , la ([Uale non c i può essere data che clalla storia, rig uardala non solo in uno s tre tto giro- d'anni ed' in uu solo popolo, ma in Lu~Le le epoche e presso tutte le nazioni. - Gli è solo dalla storia che noi possiamo apprendere come le •1uestioni militari, di cui. noi anel iamo cer cando o perfezionando la soluzi0!1f', sinns i già presentate ad alt.ri popoli, in altre epoche; e come esse abbiano ricevuto una s olu:tione adatta al caratlere di ciascuna 0Lù e di ciascuna nazione. - Gli è solo acquistando, con uno studio <liligent0 e amorevole, ia fa coltà Jj disLinguere ciò che v'ha nella storiu de' fatti umani lli a nalogo, e ciò che v'ha cli diffo r,~nte, cl1e noi possiamo giungere arl una chiara percezio_ne del carattere a cui devono ei:;ser0 informai.e le nos l.re is tiluzioni; egli è solo gua1'clandoci ind ie teo e vedendo il camm ino percorso, che noi po:;siamo scrutai·e l'avvenire, indovinare la lBnclenza g,3nerale a cui anclie inconsciamen lB obbediamo, ccl alla quale dobhimno informare le nostro leggi, i nostri r egolamenti, so p ur vogliamo fondare qualche cosa di -vera.mentr~ stabile e dnra tur-o. Noi vogliamo a quBslo eiguat'do accennare sommariamente ad un fatto che non può non colpire . Gli escl'eili cl' E ueopa i:;tanno entrando sollani.o da poco tempo in un nuovo i:;tadio, qu0llo della nazione arma{a; non neghiamo ch0 c1uesta r ivolnzione fu prep(trata dalle v icende de' secoli scorsi, e specialmente eta quelle della r ivoluzione franceS.e e dell'epoca napoleonica. Col f'arsi grosse le gue1T e ci vollero anche gli esereiti grossi; né fu. più possibile avel'e eserciti g rosst cogli antich i m elocli del reclutamento mercenario, per cu i l'obbligo del servizio, ehe rese nazionali g li eserci ti, non solo consonava eollo nuove tendenze del secolo, che proclamava il principio di. nazìonalità, ma scaturiva allresì dalla necessità stessa delle · cose. Pure l'innovazione , inaug ul'aLa dalla Francia, .non r imase. poi veramen te applicata n ella prat.ica forchè nella sola Prussia, e non fu che a' giomi nosfri, dopo i tr ion fi riportati


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Ill0L10Gl\AF1CA nIYISTA

ispirata non al vano desiderio di anicchiro la_mento di ~o~ !!nizioni archcologiclH•, ma bensì alla persu~sione che gl'. r ~oltanLo col saperci rendere conto del procechr:~1ento geneLi~o delle istituzion i militnt'i, che noi possiamo giungere a sviscerarne il vero ed intimo carattere.

da questa, che il principio entrò nell'applicazione presso gli altri eserciti europei. Or bene, nell'introdurre questa sostanziale innovazione che cosa abbiam fa tto noi, se non l'i1wv icinarci all' antico stato militare de' Romani~ Nello slosso tempo noi consorYiamo degli eserciti mercenarii de' secoli scorsi lulto un edifizio di istituzioni, lo quali sono col nuovo principio assai rnono in armonia di ciò c he non fossero lo is tituzio ni r omano, che a quel principio erano informate sin <la' primordii della fonnazione dello Slato. Il nome stesso di soldati contrapposto a quello di militi non ò la chiara prova di ciò che diciamo, e• che potremmo confer mare con inlinite prove? Chi sa quante delle quistioni organiche, intorno a cui ora ci affanniamo, perchè sentiamo il bisogno di c1mcellare l'eredità dello stato mercenario e vestire il nuovo abito nazionale, ci si vresenterehbero illum inate da una nuova luce, quando noi s tudiassimo accuratamente in qual modo esse fossero state risolte presso l'antica Roma r Certo lo stato sociale d'allora ora hEm diveJ'SO da quello <l'oggidl; e sarehbe quind i 1'idicolo il voler ris uscitar:e tR li e r1uali le is ti ~uzioni d'allora; ma, quando si tenga con Lo della diversità di quo' tempi da' nost1·i, noi lroYoremmo pur sempre nelle istiluzi.o ni milital'i romane una sorgente, fecondissima cli ispirazion i, che ci gtùderchbero nello studio delle nostre; per cui vi sarebbe luogo por un ì\'lacchiavelli del secolo XIX di scrivere un nuovo Dialogo sull'arte della gue1·ra, che avrebbe lo stesso dono di,vinalorio , che ammir iamo in quello del Segeelario fioren Uno. Perrìno in quella parte clte più s ubisce le influenze dei cambiamenti, vogliam dire le ordinanze lattiche, l'occhio allento dello storico filosofo non pena a scoprire che accan to all'elemento variabile v' o pure un elernen lo cos tan Le, e che dalla combinazione di r1ucsli duo elemen ti scaturisce una serie cli fas i legate insieme da un nesso logico. La composizione degli eserciti da una parte, dipendente dalle condizioni sociali da cu i gli esHrciti s on tratti, e tlall"altra le modificazioni nell'armamento agiscono sulle forme tattiche e ci dànno la spiegazione delle ,,arie modificazioni che suJlirono negli antichi tempi la fa lange e la legione e ne' tempj nostri il batloglione. Queste ed anPe· rnolfo osse1~vazioni ci s i presentarono alla menle leggendo l'opera che qui annunzian10, e che raccomandiamo allo studio della nostra gioYenlù, augurandoci che anche presso di noi r itorni in onore la r icerca delle origini,

Des v econnaiss,nices t<t.c li<ftWS au v oinl ,tevue p,•t«• l i f/He ,i l'11sa9e fles o f ficie ,•s ,te h ·t>~i1~e, par A. SM.GY· STERS, Jientenant au régiment des carabm1ers. - Bruxelles 18ì5, Spineux. Tul'in, Loescher. Questo libro del tenente belga S~lEYSTERS nello sue 200 pagine cli piccolo formato co~tit\1isc~ un _l)llo~ manu~le ~er le rico.,.nizioni milituri clei prmc1poli acc1denl1 topogtafìc1 che poss°ono inconLrars i nello s tud io del terreno. . .. Le comunicazioni ve1•.terra e per acqua~ le altw·c, •. ponti, 1 guadi, i boschi, i villaggi e f~bbl"ic~ti <li cltv~rsa spec1a. so_no arrromento di speciali capitoli svo!L1· coi:i suthc1en Le amp1ezz~. Jn°generale rrececlo un cenno di c1assificazi_one o. di spai: \ zione; e poi s i indicano per cia:cun oggot_to I pun~1 per_cm.' mestieri sia richiamata la spocwle attenzione clell ufficiale m ricognizione . - Non di rado s i va oltre; posciachù si Lralla pure dei s istemi e dello modali tù ùi a ttacco~- cli_ difosa _in, relazione col terreno e colle truppe. E se con c10 si sconfrna appo.renLemento dai Jiniiti di una semplice ricognizione, si mi_ra però al vantaggio cl i fa re enl.rare il_ lettore enl1·0 l? , spmto della ricognizione s tessa, essendo evidente la necessita d1 su: bordinare quesLa alle esigenze di un eventuale attacco o d1 unu prevedibile difesa etl al modo da seguirsi nell'un caso e ncll'aHro. Il concetto clell'aulore di specializza.re, per così esprimer-ci, un ar,,.omenlo ampiamenlo svollo in ogn i trattato di tatlica a 11plicita, o che anche dai noslt·i scriUol'i odierni venne stu1.liato largamente,.non s i può che appr ovFtre. Infatti entrando codeste ricognizioni nel campo di quelle operazioni, che <1ualunque capo riparto, per quanto limitalo sia il mandal? com: messo<rJi deve necessarìamente compiere prima od ali atto di impeg;ai~si, riesce singolarmente vantaggioso il poter mettere nelle sue mani un testo da consultarsi, ross'anclie s ul posto, sfocrliando le poche pa "ine riferibili aJl'operaz1one da compie~si . _ A tale scopo ;ppunto mira l'autore; ed egli stesso 0

I_


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B1BL10G RA"FICA Rll' JSTA

dichiara di voler far cosa utile agli ufficiuli di trupva e di minor• coltu1•a; giucchè diversamente avrebbe compiuto opePa o inuWe o lrbppo incompleta. Ora tale scopo èPsso raggiuntodul libro che esamiuiamo:> ~ on si può dare una 1·ispost,a Pecisa; se il concetto o le idee sono quas i sempre corrette; il Piparlo o la forma del laYor o lasciauo alcun che a desiderare . .\ no~tro avviso, facendo m eno, loglienclo tante oziose classificazioni, n on pochi dotlagli cii cos truzione, a lcune deùnizioni non semp1;c necessarie cd e!:ialle usando uno stile più conciso, e meglio coordi nando i vari i cle~ menti di uno stesso argomen~o, il libl'O_)n sò pregcvol'='., se ne sarebbe grandemente uvvanlaigiato. Citeremo come 11 capiL(!lO meno bene riuscito quello Hella Retonnai~sance tles 1·01, tes, pmtlosto soprabbondante di spal'tizioni, di clussilìcnzioni e di dati Hon l'ichiesLi dalla 1!1atel'iu e talvolta ~rnchc discuLibili; non troppo ordinato nel riparto e nella forma. P er contro ri<'!)l'diamo, come il mig)iore fra Lutti, il capitolo Reconnaissrrnce aes 01,Uaçes, che fu g1à svolto tanto maestrevolmenLe da nn altro ufficiale belga, l'illustre Brialmont. In complesso, se non possiamo lodare senza riserve il lavoro d,e l lenen Le ~meys~ers, siamo ben lung i c\al volerne couteslare. 1 non podu preg,, sehbene ORSO lasc i a desiderare in special modo sollo il pun to di vista del riparto e dello reda;;1one. 11 s uo lib1·cJ sal'ù .ad O<>'nj moc.lo una huona foute cui potrn11110 .ulL\n.gero gli. ufn.c:iali :Ìi .scu1•;;a co)tura, che v!)gliono tronu·e r1umt1 ,n un Ja:;crcolo gli elemenll necessaru a formar':) un l:at!,e-mecum p oi· le !'iwgnizioni l'itlùlteali le ope1•az1om specwh. Jllus dem '1'11gel1iicliie (Dal mio diario) <l,~s Ge11e1•als Majors

von CoLOMB, K ommancleur::; der 3 mobilen Kavallerie- Brigade.1 wiihrencl dee F eldzug 18ì0-7J , - Bcrlin 1876. Emsl Sicg1ried Mittler uncl Sohn ,

La a• br i~at,a di cavalleria, facente parte della 2.. divisione ili cavalleria, e comandaf,rt dal maggiore goner-ale v. Cor.o~rn, compo!'e:,as i durunte la campagna ciel 1870-7 1 del reggimento corazz1en del corpo N. Le del 1·eggimento ulani '.'I. 2; e venne dapp1:1ma asseg1Jata allfl l1I,_1u'mata, cui però non raggi.unse. eftetl1vamente che dopo \:Vorlh. Addetta 111 1a s tessa, copri nella marcia su Sedan il fianco sini!:itro dell'armata uss istè alla battaglia di Sedan senza tuttavia prendervi p111,•lc ~tliva ed infine giuns e sotto Parigi. ' Sino a questo momeato della guerra sem bnn-a che la fo1·luna non arridesse mollo alla 2' divisi_one clf cavall eeia, poichPessn non aveva avuto a lcuna occasione dt 1•endere alcun s egna.Iulo s ervizio; ma da Padgi distaccala presso le tt·uppe che comJ)allevano snlla Loira, trovos,-i, sino al termine della guerra, sempre di fronte nl n ernico; o la 3" brigata specialmeute, non solo nello g iornaliere ricognizioni, m a ancora ' nello battaglia di Loigny, ebbe largo campo a distinguersi . Il ti

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genceRle v . Colomh nella r ecente ~ua pubblicazio1:~ .ci, 1~ar~:~ appunto gior·no pee giomo Lui.lo ciò che vLtl~, opei_o_e ~~o l~r 1 in tulla quella lunga campagna, e. lo operaz10n1 m1htaL 1 cul rese1·0 parte le truppe po.sto sotto 11 suo co~~nd~: . . ,_ P 11 còrnpito prii~Gi palc~ tl1s11n1~egnalo <lalla, 2 d1\ 1s 1one ,ctL._ca _ vallcria, e quindi ancho dello. ,3' !mgata,. lu <tuello clollc nizioiù di sola cavalleria nel primo per10,lo ~ella ~ampa"na iotto Parigi; e poi, composta sempre cloJJo Lre flrm i, s ulla

11;0

Ltr:iorno 19 agosto la brigala passò l~ :\I.oscllu p_re,;e~ Charmes diretta a Etl'éval, e. d url.\~1 te la marcia 11 qe!1e1 aie ,,. Colo;~1~) eicevetle l'ordine cll specl 1r e alla volLn d1 Ep1_nal una ~E!-tLL~,,,!Ja di ufficialo (Q{Tbier-Pc~lrouille), ondctwere ~1cure notiz.10. sull? truppe cl ie dicevasi s 1 s Lesset·o ,formando m quella c1llà_. La disLa nza t) l '.:t di. 7 rni.g\ia (!k~-:3 ChLL). 11 gene:·ale solornb 1n~t~ricò cli questa ricog111:..:1on~ 1 tpnci:i,t1 v. \V0Rt1,o" sk1 e v. n.n~~.1, ambedue monlali s u buom cavali 1: Lasc1at? ~ elm o e la coi uua ucsti due ufficiali s i Bpinsero $1110 o.d h prnal, pal'laro1~0 co:1 i·ndaco di quella citlà e così s i assicural'ono ~lella r.als1Là .eh 1 elle voci Di nolte si l'iposar·ono qualche ora m un ,11la~g10, fnel mattino seguente, ver so lf!) ?L~o, avendo p er ~orso J)IU rll so chilomeLri, raggiunsero la d1v1s1one., me n\1 :- essa prepara: vasi per la partenza. Ambedue furon9 m.s1g111t!. ~olla :~1.'0~1a eh ferro· furono r1ueste le pnmc decoruz1or11 che fui ono acco1date alli1 2' divisione di Ca\'a.lleria. . . . . Sulla Loira invece non s i ranno che ricog)?-1Z1.0~1 coinp.o~te, come abbiamo g ià detto, delle tre ?rm1 1 e '11 dilforentc lor ;;ai secondo l'obbietlivo a raggiungersi; ed 11 gen.er?l~ Colornb ne suo libro ci dà i ragguagli d i un numet·o ~nfrn1lo d1 _queste ricogojzioni, comin c1und.o da 11uelle esctgu1te .da .1 o 2 squacli·oni con una compagnia d 1 ran1.er ,a e :2 pezzi, ~mo o. 1>uell~ compiute <la H- o '16 squac!t'oni COJ?- :3 o 4 b_a.ttaghon1 e ~ ~ :3 hallerie. Fra queste merita SJ?ec1nle menzione quella esecruita il i novembre s u Chantomc. . . 0 ,\.Ila bntlagliadi Seùun la :y br-i<>·ata uon ebbe occu~;1011e d1 agire, ma il generale Colomb aven~o nel.la sera accompagn~~ il t'e Guo-Jielmo nel suo mro per Lutto 1l camÌJO cli butlugha sc1·isse alc une pagine inLeressantis_sin!e D. ta ~ r iguardo . L'autore trovossi pure alla battaglia cli Cou~m1crs{,!11~ le _su~ trup,:>e n,on ebbero a compiere all1'0 se1·vmo al 1111uori d1 quello t11 scorta alle batterie . . . Una pal'Le invece veramente br1llant.e, o poco smo1·~\ conosciuta, toccò alla 3• brigala di cavalleria nella ballagl1a ~omhnttuta il 2 cliccrnb1'e pr·esso Loigny-Pourpry; ~ molto pr·ob?bilmònLe ru per t'ar conosceec m}nu~a111c1!l~ ciò eh.e opo1'ò 11 1 <fUella :;domata la cavalleria a'cl1 lrn ordm1 che 11 ~oneralo Coloml5 s timò bene di pubblicare il suo dwrro: . . Collocata sull'ala sinist.ra, la3' ln'igalu ebbe 1:mcar1c.o eh coprire il lianco sinistro minacciato dalla fanler1a. 1~einrca che voleva spin "'el'Si alle spalle della 22' cliv igiono /W1tt.1ch). Vers? le 3 pom., 17i ht·igata esegnì una carica n r~ndo_ sino. alla distanza cli 2 pas,;i dalla fanteria francese, e rnt$Cl a r,gettarfa


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1UVIS1'A BLU LIOGH.AFl C.A

nei boscl1i nei yuali era.si tenuta tuttala giornata, e yerso sera avanzò di bel nuovo risolutamente per assaltare 11 nemico, che muoveva di nuovo all'attacco, ma basto la comparsa della brigata per farlo indietreggiare. Cosi una parte dell'ala destra francese fu immobilizzata cl orante l'intiera giornata dal contegno minaccioso e dall'audace carica della 3' brigata. te perdite di .questa furono le seguenti: 1vforti. ufficiali

Stato maggiore Regg. cor·azz. del c.orpo ulani N. 2 Tolale -

sottuffic..-0 soldati

2 2

cav alli,

33

26 59

Feriti. ufficiali

Stato maggiore Regg. cor·azz. del corpo » ulani N. 2 Totale

1

sottuffic. e soldati

3

t 27

5

12 4,0

1

cavalli

2 39 11

52

Dispersi. ufficiati

S~ato maggiore H.egg·. corazz. del corpo > ulani N. ·2 Totall,i -

sottuJ'fic. e soldati

2

cavalli

1

20

5

2 26 onde la perdila totale della brigata fu, Lu~to compreso, di 5 ufficiali, 44 sottufficiali e soldati e 137 cavalli; perdite abbastanza 1·.ilevanti1 ma non da paragonarsi con quelle subìte, per es., dai reggnnenti.di cavalleria che caricarono a Mars-la-Tour; e compensate dal brillante risultato o'ttenuto . Noi abbiamo letto l'in~iero favoro dell'insigne generale con tm interesse ognora crescente, e sperando sempre di trovarvi qualche notizià sul modo col quale solevasi impiegare la cavalleria nel servizio di esplorazione. Fummo però delusi in questa speranza; poichè hon potemmo ritrovare in tutta l'opera alcun dettaglio relaLivo a questo ser vizio. - Ciononostante il libro del gener ale Colomb sarà letto avidamente e consultato con vantaggio da tutti gli ufficiali di caval!eria; merita poi d'essere attentamente studiato da tutti coloro che vogliono conoscere min~tamente le operazioni dell'ultima campagna franco-gerrnamc.a. DEMARbHI CARLO,

gerente.


DE,L

MILITARISMO A' DÌ NOSTRI

Poichè quetaronsi ·i plausi alla Prussia trionfante nel nome dell'Alemagna sopra la Francia atterrala, non andò guari che s'udirono da varie parti, anche dalla Jermania. e dalla Prussia medesima, allre voci molto diverse, voci di lamento, di biasimo e persino di sdegno per ciò st_esso che avea procurato quel gran trionfo alla Prussia, alla Germania e che doveva as sicurarne le conseguenze, vogliamo dire pel gigantesco sviluppo dato ai militari ordinamenti in quei paesi, e quindi imposto agli altri per necessità d'equilibrio. Erano quei moltissimi che prima del ·1870 aveano desiderato e sperato non fosse turbala la pace europea, che anteponevano ai fragorosi meriti e ai formidabili effetti delle imprese guerresche i tranquilli interessi delle arti, delle industrie, dei commerci, della libertà e del civile progresso; era, diciamolo pure, lo spirito del secolo che reagiva contro una corrente di idee e di fatti cui, secondo le odierne dottrine, pareva si dovesse atlribuire un carattere di antichità rimodernata I

ANNO x.11: VoL.

11.


·I 9i

DE'L MILITARISMO

non per sapienza di ragione ma per brutalità di violenza. Soverchiato un momento dalla romba prepotente del cannone, tornava a farsi sentire e s'arrovellava contro la prevalenza del milita·rismo rappresentata capitalmente dal Governo prussiano o imperiale germanico. Prima ancora cbe tal reazione si manifestasse pubblicamente per mezzo della stampa, era apparsa nei privati colloqui e nelle accademiche dissertazion i dalle labbra di filosofi, di economisti, di finanzieri, di trafficanti, d'artefici e d'altre persone d'ogni sorta cui non invasavano il cervello i fumi della gloria e potenza d'arme. Costoro avevano cominciato con dire che ]a contesa tra Francia e Prussia altro non era che una vieta questione d'altri tempi risuscitata senza buon motivo e sragionata in questo mondo d'oggi; poi che ella avrebbe potuto e dovuto essere sciolta senza ricorrere alla spada; quindi che la Prussia dovea contentarsi dei primi grandi successi ch'ella avea co~seguito e non puntare a fond o nel cuore della Francia e disarmar questa colla sua generosità (come se fosse stato possibile); in ultimo che il "incitore avrebbe dovuto rendere al vinto le terre conquistate, potendoO'li bastare qualche lieve correzione dei confini, e~ no~ pretendere compenso in danaro oltre il risarcimento delle spese per la guerra. Uopo conchiusa la pace, non volevano udir parlare di rivincita, dicendo che la Francia a vea ben allro da fare e da pensare, ' e pel meglio di tutti parea loro desiderabile che· la Prussia stessa, avendo oramai ottenuto anche più di quello che da principio potè sp~91re, dass~ l'esempio i del disarmo, progressivo s'inteod~ Invece videro da un ,.l_ lato là Francia non indugiare un momento a riarmarsi fino ai denti, e dall'altro, e fu queslo che più li indispetlì la Germania accrescere ìl suo assetto militare '"'\...,

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A' DÌ NOSTRI

195

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\l

che già loro pareva sproposilato; e le altre potenze seguir quella stessa via. Ai loro occhi la Prussia era la cagione di tutto ciò, la pietra dello _sca1~d_alo: Ed ecco lingue e penne appuntai.e contro ~.1 m1htan s1!10-1 prussi ano, verme parassi~o, ca.nero roditore, ''.amp~ro i che dissanO'ua la Germama e l Europa per la d1spot1ca e brutale ;olontà dei mietitori di Sadova e di Sedan-:--/ Lo si accusa nientemeno che d'essere una nuova forma di tirannia più insopporta·bilc forse d'ogni altra, come quella che mira a soffoca re l'individualismo a profitt~ di quel mostro che si chiama statismo, di opporre 1 maO'o·iot·i ostacoli allo svil uppo della libertà e della ric;l~ezza privata e pubbli ca, e quindi della civilt\ di trarre a rovina gli Stati. E quanto più andiamo allontanandoci dall'ultima guerra, tanto più, col CTescere delle speranze nella pace dueatura, crescono i biasimi e i lamenti, perchè la utilità e convenienza di quei grandi apparecchi, di quelle grosse spese e di tutte quelle legature che prov~ngono .dal vastissimo a~~et~o militare cui siamo venuti, appanscono sem pre pm d1scutibilL Contro le vecchie ragioni dell'esperienza fondata sulla storia. confermate da fatti recentissimi, e contro quelle non meno antiche della politica e della strntegia , si accampa no le dottrine dell'economia e della morale umanitaria che già tante volte naufragarono per l'urto di prepotenti interessi e pel soffio delle umane passioni. Noi, che annettiamo gran valore all e lezioni dell'esperienza, e tanto più a quelle dei tempi più vicini, diffidiamo di cosiffatte sfuriate. E ci domandiamo pacatam en te se quello che oggi si vuol chiamare militar·'ismo prussiano, ossia il sistemamilita1·e della Prussia, che tulle le altre potenze d'Europa hanno già imitato o vanno imitando più o meno, meriti davvero quelle gravissime accuse, anche senza mettere in conto le


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ragioni di opportunità che nelle presenti condizion~ politiche dell'Europa possono essere addolte per dimostrarne la conven ienza, anzi la necessità, perocchè non v'è fallo presente che non abbia legami di conseguenzialità coi falli passati e di corrispondenza a qualche presente condizione. . . . _ .. Anzitutto che cosa dobbiamo 10tendere per militarismo, se vogliamo consider~rlo come _un elem~nt~ disturbatore e ma lefico nella vita economica e soc'Jale. Non già l'assetto da guerra i~ cui sia costr_etto dalle necessità dei tempi a mettersi e mantenersi o que~to o quello Stato per rivendicare o assicurare la sua Indipendenza, for,,e la stessa es istenza_ s1~a, eh~ ~wn sarà mai soverchio se non oltrepassi d1 molt1ss1mo quello degli Statichepossanostargli contro, tenuto cont~ ·. delle incertezze dello avvenire. Osserveremo che, se vi è in Europa potenza che oggi si trovi in. quel caso, non è certamente la Prussia. o la Germanrn, e che se tutti salgono più su più su sopra quell_a sc~Ia._ egli è che nessuno vuole avere la dabbenaggme a, rimaner volontariamente più basso degl i altri, almeno fiutanto _ che ei non abbia la certezza. cli non avere nu lla da temere in tempo non mollo lontano, ceriezza. che nes·suno può dargli . Ai titan ici apparecchi da guerra di~ oggìdì siamo ascesi, non lo dimentichiamo, non per capriccio di questa o quella potenza, ma ~ ~rado a grado per effetto di quella gran legge d'ampltaztone che ha presieduto allo svolgimento dell~ opere Ut~a.ne, c_o_n moto acceleralo negli ultimi tcmp1. I grandi eserc1t1, le grosse riserve, le vasle fortez_ze, le armi a lung~ gittata corrispondono per analogia a quelle altre gra_nd1 cose che la men te e la volontà dell'uomo han.no 1mmaO'ina to e attualo ai dì nostri sovra altri campi, co~e nell'ordine. giuridico la uguaglianza dei diritti e dei doveri per tuui i ciuadiui, come nell'ordine po-

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litico le nazioni ricostituite e i Governi rappresenlativi, come nell'ordine economico le industrie amp liate e mi<rliorate, i commerci allargati e affretlati, le. rapide o . . e colossali operazioni finanz iarie, le comunicaz1om agevolate, eec. Lo ingegno umano s'è lanciato nl largo; non era possibile che si tenesse allo stretto nelle cose di mi lizia e di gue rra, che sempre tutte le altre soverchiarono di mole e di molo. Dunque il mili tarismo parassito e vampir~ s'avrebbe là dove l'esercito, o grande o piccolo che s-rn, o anche piccoliss imo, più che un'arme per la si~u~ezza. dell? Stato sia un trastullo e un istrumento d1 tirannide; il che suppone monarch ia dispotica o almeno un Governo streltamenle oligarchico. Allora la milizia prevarrà come istituzione, professione e ca.sta privilegiata, i suoi ufficiali costituiranno un'aristocrazia superba, sprezzante e violen ta che sclegnerà di sottostare alle leggi comu~i e pretenderà primeggiare in tutto e per tutto, vegetando in dolce ozio fastoso, o almenC\ agiato, a spese del pubbl(co erario; le spese milital'l non avranno altro limite che i! beneplacito del capo o dei capi dello Stato, il quale o i quali avranno interesse a favorire pe r OO'ni modo quei loro cagnotti per mantenerseli. affezìona~i . Tali possiamo credere che fossero tra gli antichi popoli quelle scelte milizie che i despoti tenevano per guardia della loro persona; tali furono nella Roma imperiale quei pretoriani che Giovenale ci dipinge; tali i guenieri dei popoli conqu istatori nei paesi da loro conquistati, e "la nob ihà feuda le, ch'ebbe origine dai premi e privi legi concessi ai militi o da loro usurpati, e gli strel izzi in Russia e i g iannizzeri in Turchia e i mammalucchi in Egitto. Ci offre quell'aspetto la milizia nel campo di Wallenstein, quale ce lo mostra Schiller; ce l'offre nei traineiirs de sabre del primo impero napoleonico; e finalmente così a un dipresso


4 98 DEL MlLlTA!llSMO l'abbiamo veduta noi stessi, coi nostri propri occhi, in alcuni Stati d'Europa, -e segnatamente qui in alcune parti d'Italia, dopo il 1815 sirio al 1859. Basti rammentare l'impero austriaco tra il 1848 e il ,1859 ed anche fino al 1866; del quale fu deuo: l'Austria è l'esercito delhmperntore. Espressione mollo diversa da quell'altra che nel tempo medesimo s'attagli ava alla Prussia: la Prussia è una g1·an ccise1·ma; perocchè questa significava in sostanza che lo Stato prussiano era 01·clina~o 'militarmente, e quella inveee che in Austria lo Stato era nulla e l'esercito tutto . Or bene, non ci pare di scorgere nella· Prussia e nella Germania d'oggi quel militarismo che abbiamo qu i sopra disegnato. Non sappiamo vedervi la sciabola sovrapposta alla legge, le arti della pace schiaceiate sotto il cannone,la çiviltàsoffocata dall'elmetto che po:-ta, :fieramen te come la ~Iinerva degli antichi. Che la mihzia là non sia trastullo ce lo dicono i fatti del 1864, del 1866, del ,J 870; che ella non sia nemmeno un istrumento di dispotismo ee lo attestano la storia di quei paesi, le loro presenti condizioni sociali e politiche, la costituzione della m ilizia stess.a e i suoi rapporti coll'organamento della società e dello Stato in tutta quanta l'Alemagna . 11 soldato, e molto p iù l'ufficiale pruss iano è altero della divisa che porta e degli obblighi che questa gli impone, e n'è altero a buon diritto, perché quella divisa è s imbolo di grandi glorie, alcune non molto antiche, altre, le maggiori, reeentissime. Rifaccia gli uomini sove'altro s tampo chi vorrebbe vedel'e andare a testa bassa, come i chierici in duomo, quegli armati che calpestarono due imperi e un altro ne edificarono. A noi l'orgoglio dell' ufficiale prussiano par molto più giusto e di assai miglior lega di quell o del quattrinaio che si gonfia dei suoi m ilioni accumulali giuocando tra pranzo e cena o col sudore dei disgraziati che s.i

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logorano ad arricchirlo mentre egli fa. la bella vita del signore. Del resto, la natura stessa dei grandi ordinamenti militari odierni e i loro stretti legami coll'ordinamento ;ociale, e sopratutto la vastità dei qqadri di quegli eserciti. colossali, in cui trovano posto tante e tante persone <li diversa condizione sociale e sfogo tante ambizioni e tante van ità, sono possenti g.u arentigie che quel militare orgoglio non può degenerare in prepotenza di casta, se .anche lo spirito dei tempi e la costituzione . degli Stati ai dì che corro.no noi rendessero, dician1Qlo pure, impossibile. Ogni lamento su tale proposito sarebbe ingiusto, ogni timore sarebbe una puerile e barocca esagerazione. Nell'odierna Ale, magna non può allignare nè seme di tiranni nè seme di schiavi. Anche là, come altrove, la legge potrà essere talvolta offesa, e non piuttosto dai militari che dagli altri, anzi all'opposto; ma non sarà mai concuìcata, perchè la civiltà v'è già tanto progredilf, che le assicura il dominio . Quei cbe hanno o credono d'aver molivo per non veder di buon oc·chio ìl presente stato della Prussia e della Ge1;mania Iìappre~entano schernevolmente la civiltà germanica camuffata da ulano su campi calpesti, tra casali in fiamme. Tutti sanno che quello non è un ri tratto, ma una caricatura. li prussiano, il tedesco apprezza, studia ed esercita al pari di chiunque altro le· arti della pace; in alcune primeggia; e se nelle altre non può stare alla pari coll'inglesE!', col francese, col belga, collo svizzero o con altri, ciò non dipende da che la milizia gli rubi il tempo,. ma dà condizioni di naturale attitudine e disposizione, di tradizionali CO · stumanze, di avviamenti presi d,a tempi ornai lontani, di paese, di f~rtuna, ecc . Egli indossa la v~ste militare per .breve tempo nella sua giovinezza per ·impnrare ;1 trattar le armi, com'è suo dovere; poi torna ai


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suoi studii, ai suoi lavori, e non riapparisce soldato se il re o l'imperatore non lo richiami alle bandiere in nome della patria. Non è in somma l'ulano che ·per qualche tempo fu cittadino o campngnuolo, ma bensì il dttadino o il campagnuolo che fu per qualche tempo ulano. E tra quegli ulani, che si dicono tanto spietati, ve ne sono pur molti che com pian crono le genti di cui la guerra li spinge a calpestare campi ed ardere Je case. Quanti spropositi furono detti e stampati su tale argomento! Ma si. dice: ebbene, vedetele, questa Prussia, questa Germarna, c?I .loro stupendo a,ssetlo militare, gigantesco, marav1glioso, dopo trionfi come quelli che hanno sbalordito il mondo, dopo a vere insaccato i milioni a · migliaia, dopo aver costituito '-impero e conquistato provin~,ie non piccole e non povere , vedete in che misere condizioni economiche si trovano ogO'i appunto ~ ' perchè quello esagerato stnto mililare in cui si tengono imped'.~e lo sviluppo della loro ricchezza e le irnpove'.'is?e ~ uardat_e la fina~za, guardat~ le industrie, ( guardate 1 commerci: languiscono, agomzzano. "IL Si può rispondere: passiamo i Vosgi ela Mosella; troviamo un'altra potenza, la Francia, al domani d'una immensa rovina, vinta, disarltlata, devastata, smantellata, smunta, grondante sangue da mille ferite aperte dal ferrn nemico e dal suo proprio, la Francia scemala di due grandi e ricche provincie, la Francia straziata dalle civili discordie; v~dete, ella ha pagato somme enormi, ella s'è rifatta e rassodata, e in breve tempo s'è messa in un formidabile as-Set_lo d' arme, maggiore assai di quello di prima, e non è contenta ancora pel'chè vuol soverchi~re i•suoi . nemi~i di ieri; nonostpnte che questi la supermo a numer? di popolo; e per ottener ciò non bada a sacrificii, e non ne muove lamento; e ciò non di meno, vedete in che felici condizi oni di finanza

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d'industria, di commercio, insomma di pubblica eco-. nomia, ella si mostra al mondo stupefatto, cinque anni appena dopo la sua gran caduta! e quanto e quanto denaro ella ha speso in questi cinque anni, specialmente per ricostituirsi gran potenza militare, da potere stare a petto della Germania vincitrice! · Che vuol dir ciò? Parrebbe che se ne potesse argomentare che se il presente stato economico della Prussia e della Germania. non è così prospero come quello della Francia, o come possono desiderarlo.qu egli economisti che ragionano a tavolino, colla sola scorta delle loro teorie, col solo appoggio ùelle statistiche e colla febbre addosso di sentenziare a vapore, la ragione, o meglio le ragioni di cotal fatto debhansi cercare principalmente in altro che nelle spese e nei vincoli dello stato militare. E noi abbiamo già accennato dove crediamo che bisogni cercarle, e siamo d'avviso che ben poco giovam ento per tal riguardo potrebbe ritrnr I' Alemagna dallo scemare ed anche s[(lettere affatto quel suo grande assello da guerra (dato che ciò fosse ammissibile) sino a tanto che non si compisse una grande trasformazione nel temrieramento dei suoi popoli e nelle condizioni generali e particolari dei suoi paesi, comprendendo in ciò disposizioni, gusti, costumi, abitudini, leggi, tutto che costituisce essenza e vita d'un paese, d'un popolo; il che, se pur sia possibile, non è da sperare potesse avvenire in breve tempo. 'E poi, data, non concessa, la repentina trasformazione, rimarrebbe da vedere se fosse maggiore il guadagno o lo scapito. Checchè ne pensino o ne dicano i maestri di scienza economica, noi persistiamo a credere che, come d'ogni uomo non si può fare un ·grande artista, nè d'ogni terreno uu campo fertile, così non si può d'ogni popolo fare una gran poteuza,produttrice e trafficante. Quindi ci parrebbe ragionevole


20.2 DEL MILITARISMO che si smettesse di misurar tutli i popoli a.Ila medesi ma_stregua. A conti fatti, mettendoci proprio sul sodo, poss1am tener per cerLo che la Germania continuerà a tenersi apparecchiata. a guerra secondo che vo()'liono o . ]~ esigenze della rriilizia odierna, cioè in poderosissuno asseti.o, fintantochè avrà da temere la rivincita o altro, e che non fallirà per questo . E la Francia?.. .. e le altre potenze? .... Q'uale ·vorrà esser la prima a dar l'esempio del disarmo? Forse l'Italia? Ma crli altri . o poi· 1··· 1m1teranno? ..... Ecco un modo di ragionare molto spiccio, che pare altrettanto . c?ncludente a tal·uni . - Gravami quanti meno possibile: quelli che tòr si possono, si tol()'ano d?nque. La milixia, eh' è di tutti il più pesantet> e il ,PIÙ barbaro, perohè si tiene negli Stati liberi? ,Per la possibilità della guerra. Ma guerra non si deve fai,e se non pee interesse di popolo; e il popolo, che ne soffre, comunque ella vada, non l'ama di certo. Ora, se i popoli s'. intendano a non volerla più e lo facciano capire ai !~r? rettori, la guerra dovrà sparire, e con ess~ la md1Z1a. Dunque si diffonda tale idea tra i popoli. e se. ne procuri la manifestazione più solenne. Par!1 alto m_quel senso la pubblica opinione, che oggi è regm~, ~ sr v~nga ali' a1·bitrato ùitemazi·onate per le quest1orn tra glt Stati. Alla violenza sottentri la ragione, co'.ne lo _vogliono il progresso aella civiltà·e lo spirito de, tempi presenti. - Nbn vorremmo necrare che tale "d ;:, 1 ea, _mercè d~i gra~di ca~biamenti avvenuti ai, tempi nostri ~e!la v1t? dei popoli e nelle sfere del pensi~ro e del dmtto, s1a già uscita dal deserto delle utopie e possa e debba far cammino; ma la vediamo forte~ent~ contrastata tuttavia da passioni e interessi molto v1vac1, che non si possono spegnere con un soffio .. I ~o:verni dei grandi Stati credono d'avere possenti motivi, per non farle buon viso. Non potranno impedire,

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se pur lo volessero, che sia diffusa colle ~arole ~ cogli scritli e manifestata con pacifici pronunciamenti; .q ualora però la vedessero oltrepassare i confi~i d' una semplice trattazione accaèlemica ,· a modo d1. esp~e:: sione d'un desiderio e di preparazione degh spmt1 per un avvenire non molto prossi~o, _le si oppor:·ebbero in nome dei supremi interessi dr Stato e d1 nazione, dicendo che abborrono la guerra, che desiderano anch'essi d'evitarla per q_uanto possibile, ma non vodov~r far gliono esporre il loro paese al pericolo la parte della pecora in faccia al lupo. E tuttavia un articolo di fede : si vis pacem, para bellum. Il dolce frutto non è dunque ancora maturo; e · se clovr.'1 maturare, chi potrà gustarlo non saremo probabilmente noi, uomini d'oggi. Coltiviamo pure la sacra pianta, ma come i coloni in paese mal sicuro , colle armi accanto. . Ed ora riaccostiamoci al nostro argomento e non perdiamo d'occhio l'Italia. .,,-, Le accuse capitali contro il sistema militare che • prende nome dalla Prussia furono riassunte or non è molto dal capitano del genio· inglese sig. Ardagi in 't \ Ì1 { 1 una conferenza da lui ten u la a Londra alla prese·nza yY) \ ··di parecchi dei p_iù co_lti uf_fic~ali ?el~'.eserci~o _britan{°.l!ico. 'Egli trasse 1 suo1 appigli dai p1u studiati numerismi della statistica aritmetica e i suoi argomenti principali dai più freddi aridumi dell'utilismo individuale. • Conosciamo abbastanza quella scuola di gelidi calcolatoi;i che si dice positiva perchè pretende tutto ridurre con esattezza mntematica a lire, soldi e denari. Agli occhi dei suoi campioni il Dovere ve,rso la patria o non ha valore alcuno od è soverchia.lo di gran lunga dall'interesse dell'individuo. La questione della servitù militare per loro si riduce al calcolo di ciò che l'uomo libero, all'età in cui può essere atto alle armi, con-

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siderale le varie professioni eh' egli può esercitare in quell'età, può guadagnare al giorno, all'anno, e di ciò che lo Stato assegna al soldato come stipen dio giornaliero o annuale. Fallo il confronto tra quei numeri, trovato che il primo supero. il secondo, accusano di furto lo Stato e condannano la milizia obbligatoria. Così cloveano ragionare in antico i positivisti di Tiro e di Cartagine, che gli odiemi utilisti debbono stimare molto più dei Greci e dei .Rom ani. Noi crediamo che i seguaci di qur.Jle dottrine nel noslro paese non vorranno rimanern indietro ai loro nordici correligionarii, e ci favoriranno qualche applicazione di quel grazioso processo, prendendo la media del guadagno del meccanico <li Torino, del contadino toscano, del facchino di Bologna, del pescatore di Rimini, del muratore di Napoli, del postare abbruzzesc, del marinaio di Genova, del marraiuolo siciliano, ecc., ecc. e paragonandola colla paga del nostro soldoto; e vogliamo sperare che ne otterremo un risultato veramente positivo ed utile da contenta.r tutti! Ma lo stesso cap itano Ardagh disse che l'obbligo generale e personale della milizia esisteva soltanto di nome negli Stati odierni, perocchè in fatto il servizio militare era imposto soltanto ad un numero determinato di cittadini, e gli altri ne anda'vano esenti, o per un motivo o per un altro; dal che egli argomentava che la milizia in sostanza avea conservato e conservava tutLodì l'antico carauere mercena1·io. Lasciamo stare questa strana deduzione e conten ti amoc i di notare che , per confessione dei su oi a vversarii medesimi, questo tremendo militarismo non é poi tanto ti~ rannico, se, nonos tante la sua pretensione d'avvincere nelle sue cntene tutti gli uomini validi, tanti ne lascia sciolti, per rispetto alle loro condizioni d'età, di salute, di famiglia, di professione, per riguardo agli interessi

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economici e sociali del paese e per non sopraggravare oltre un certo limite le finanze _d~llo_ Stuto. Non vediamo forse le pri·ncipali potenze m1lttar~ lott~re penosamente contro una d ifilcoltà cl'.e pochi an01 sono, quando la milizia non era così_ divorante' avr~bbero potuto appianare con un trallo_ dr pen_na, qu~lla c10è de~ ?·eclutamento e della conservazione dei quadri? E perch~ ··ò? Perché Governi. e Parlamenti si fanno scrupolo di :on sacrincare alla milizia sii altri interessi dell? ~talo, e quelli degli individui, delle fami glie, <lell~ soc_1eta. La milizia toglie dunque per uno sp~zt~ di t_empo di due a tre anni un certo num.ero. d1 g1ovan~ allo studio, al lavoro, all'ozio, alla miseria; ad. altri no~ chiùde se non pochi giorni o poche sett'.ma~e._ D~ questi non meLtE: conto par(arc. Quant? a1 pr1m1 c1 sarà permesso, crediamo, dt. scorgere in quel tem~.o di servitù militare un po' d'azione benefica, olm~no I t~ spetto ai mendichi e agli oziosi, specia~m~nte nei paesi ove questi e quelli n0n sono r~re_ e~cez10~1.. , Due O lre anni di stretta d1sc1plrna, dt vita ope1osa'. d'educazione a sentimenti di virile dignità, ~ome .qu~lh che oergi s'inspirano nei sol da ti, possono 111fatt1 g_1~vare at>~ollevarc dallo. miseria e dall'ozio alla oper:os1ta; e la milizia stessa offre pure una via onorata e sicura, quantunque poco lucrosa, e quei che peima non esercitavano miglior professione o non n' ebbero alcuna. Rimangono i giovaqi tolti agli studi_ e al lavoro.~ - questi, che mercè le esenzioni e gli altrt temperamenll consentiti dalla legge non sono che una parte. della gioventù studiosa e lavorante d'una data classe d1 leva, è offerto il modo di ridurre ad un solo anno , a lor? scelta dentro un limite di tempo ahbastat!za largo, 11 loro servizio d'arme educativo; nè pochi sono che n~ approfittano. Così fossero sempre i_ m_iglior_i, cio~ .;uell~ di maggiore ingegno, o più stud10s1 o più ab1lt. Gh


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altri, quelli che de bbono piegars i all:i. servitù mili tare p~r _due~ tre_an?i, sono in conclusione quelle povere vittim_e d1 cm gli avversarii della milizia obbligatoria comp1a~gon~ l_a so.rte. Tra i quali, dopo le diminazi oni per van motivi e m vari modi avvenute, non vi potranno. essel'e ~ran . po!'lenti di sapere o di capacità profess10nale, d1 cm debbasi deplorare l'assenza dalle scuole o dalle ofiìc:ine per quel tratto di tempo come u~ grave dann~ per loro e una gran disgrazia per le , s?ienze, o le arti , o le industrie, o la società. La mass,~a. parte, s~ecialmen te nel noslro paese, sono contad1_n1 , pa.ston,. bracci an ti , urtefici di bassa sfera, 0 altri mest1era_nt1 d'opere grossolane e facili , pei quali uno stacco dt due o tre anni, tra i 2·1 e i 21., nell'esercm o , delle loro professioni non è ostacolo a riprender!~, ne può scemare la loro capacità. Quanti vi sono bra.v1 carnpagnuoli ed artigian i che hanno portato il fucile non due o tre anni soltan to, ma sei, ma otto! Insomma il male si ristri nge a pochi scolari che, n,on po tendo essere cor:ipresi tra gli annùti (volontari d un anno) dovranno mterrornpere i loro studii per q~el tanto ~e':1po, ..id un numero certamente non grande d, appren?1st1 o lavoratori d'arti o mestieri che richied~no particolare abilità ed esercizio assiduo, a qualche g10 \•an e che debba lasciare buon impiego o lucroso lavoro senza la certezza di ritrovarlo poi o di trovarne un altro ugualmente vantaggioso. Ma anche cos toro saranno liberi a 24 anni, nella primavera dell a vita con t.an to avvenire dinanzi, e la milizia non avrà fiacc_ato nè il loro ingegno, nè il loro anim o, nè i )oro nervi. Se potevano esser qualcosa a 20 anni, non potranno tornare ad esserlo a 24? Ed an che a loro anzi a _l~ro _p i~ _cl:e ad ~Itri , è aperta la carriera dei gradi m,htar1. No1, m Ilaha, abbiamo nei quadri dell'esercito un gran num ero cli u omini che nei loro anni giovan ili '

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erano stati avviati a professioni diversissime dalla milizia. Da quest'ultima considerazione altre ne scaturiscono circa le funzioni sociali ed econom iche di un grande assetto militare, che a qoi sembrano molto rilevanti. Prima di tutto, egli è un fatto innegab ile e importante che quel vasto sistema militare di cui trattiamo offre impiego decoroso e carriera sicurn a moltissime persone, e per conseguenza paf!e onorato a molli uomini e a molte famiglie, sodd isfazione a molti bisogni, appiglio e sfogo a molli desiderii, a molte an:ibizioni. È una provvidenza, è una valvola di sicmezza, secondo che lo si consideri rispetto agli individui o alla società. Questo modo di giudicare è condan nato, lo sappiamo , d..ii propugnatori dell'assoluta libertà economica, i quali sentenziano imperfetto e mal costituito lo Stuto che ha molti stipendiarii . Ma noi, ,con tutto il rispetto che abbia.mo per le loro dottrine e pei loro ottimi intendimenti, non sappiamo vedere il mondo in cui viviamo, come pare. ch'essi lo vedano, un campo aperto in ogni parte e per ogni verso al libero lavoro equamente rimunerato. Vediamo invece gran quantità di miserie e gran gente disoccupula o male occupata, anch e là dove l'agri coltura e le altre industrie chiedono braccia ed offrouo pane; vediamo compensi in cer ti e scarsi alle fatiche, un abisso insomma tra il quadro che quei dottori ci presentano e il vero, nonostante che la mi lizia dia occupazione ed alimento a parecchie migliaia di persone. Questo stato di cose andrù migliorando , lo speriamo anch e noi; non crediamo però che in pochi anni e senza l'aiuto di provvedimenti di gran mole si possa ottenere un mutamento molto sensibile; e in tanto ci sembra benefico per ogni riguardo quel sussidio che la milizia offre alla società


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nelle sue presenti condizioni. Se da oggi a domani fossero riversati nel paese quei tanti che Io Stato rnililare impiega e sfama, chi vorrebbe starci mallevadore che troverebbero tutti , o la maggior parte, Javor.o e pane? Non abbiamo (orse già abbastanza suicidii, per non dire altro? In secondo luogo questo barbaro mi"litarismo si è messo a' dì nostri per una via che non ci pare conduca a barbarie. Oggi infatti la milizia non solamenle non è seconda a qualsiasi altra professione nel coltivare lo studio e la civiltà, ma in qualche paese, per virtù della sua disciplina e saldezza, tiene in ciò il primato. E noi possiamo additare con qualche orgoglio alcune delle nostre sc uole militari che hanno meritata riputazione di forti e profondi studii, soverchianti persino ai bisogni della milizia. D'altra parte , tutti sanno . come, specialmente in Italia, la caserma abbia fino ad un certo p,unto supplito e supplisca tullavia alla ~anc~evole virtù del~a famiglia e della scuola per 1~ 1struz1one ed cducaz10ne pop~lare. Più volte ci è avvenuto nelle campagne, nei villaggi, e persino nelle città, di veder farsi. innanzi od esser chiamato per trattare con persone còlte, qualche giovane che ne sapeva più degli altri perchè era stato soldato. Anche questo non dovrebbe essere, se la famiglia e la scuola fossero quello ch'esser debbono; ma è. Alle dottrine opponiamo i fatti, col desidel'io vivissimo che questi s'avvicinino · a quelle, ma pure colla certezza palpabile che ne sC1no ancor mollo lontani. Quindi ci confermiamo nella opi.- · nione che questo Marte d'oggi sia un provvido Nume anche allorquando non iscende in campo a pugnare per la giustizia e per la patria. Che poi la odierna milizia non avversi la libertà, nessuno lo sa meglio di noi italiani. A chi fosse di opinione contraria potremmo accennare precisamente .

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quel paese· che si dice l'acropoli e il focolare del militarismo, la Germania, che è appunto quello in cui vediamo professute e diffuse più largamente le nuove dottrine sociali . Strana asserzione è quella di certi economisti che la milizia consuma e non produce, e quindi è fattore economico negativo, cioè pessimo. Ella fu già discussa più volte nella palestra della stampa italiana; e fu dimostrata superficiale ed e1TOE1ea con argomenli di gran peso. Noi siamo · persuasi della impossibilità d'intendersi con chi s'è condannalo a non veder del mondo 1;,.ltro che una delle tante sue faece e 'pretende rinchiudere l'urpanità dentro le anguste sbarre della produzion e e consumazione materiale. Fummo, siamo e saremo con quei poveri spiriti che concedono alla milizia una potenza produttiva infinitamente superiore, per la grandezza dei suoi e[etti possib ili, a quella delle industri e manuali o meccaniche i cui prodotti si trafficano. Che se vogliRmo ristringerci nei confini della materia, colla scorla del più volgare buon senso arriviamo a capire come, a fin di conto, il consumare ciò che il paese prodn ce o può produrre sia pure un incentivo alla produzione, e quindi abbia qualche valore nel funzionamento economico. QtJclla slirnmate di ente parassito, che troppo eonsuma e nulla produce, potè bene essere appropriata alla milizia in tempi lontani da questi , quando gli eserciti, o mercenari o nazio nali che fossero, non aveano bisogno rli grand i fornimenti e viveano di rapine; oggi non le si addice da senno, poichè ella s'è fatto un carico di bisogrti di-versi, raffinati, colossali, e dà gran lavoro· a molte industrie, alcune de ll e quali hanno vita da lei soltanto, e accresce moto al commercio, e paga quello che prende. La massima pnrte di ciò che le abbisogna può esserle somministrata d:i.l paese, cui ella ben volentieri si rivolge .AN:so xxi, VoL. 11.

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~i utlosto agli stranieri ~e r quei motivi · di po lriotll smo e d in Leresse che tull1 san no; e qu ind i il molto de[)aro che per quei suoi bisogni ella trae dal pae~e c?n una ~ano , glielo rende coll'altra. Al p1Jese pure ritorna, più éJ spa rpuglio sl, ma tutto o prima o· po i, q uello che va speso negli stipcndi i, cosicchè in so stanza, chi voglia negare alla milizia la funzion~ economica d~lla .pro~uzionc, deve almeno consen tirle quella della distn buzione . Dunque gli ufficii econo mici dello stato militare, secondo il nostro modo di vedere, si ~os~ono rappresentare con queste tre parole: colletto1·e, incitatore, distributore, le due ulti me delle quali signifi can o, a _parer nos tro, funz ion i im portantissime . Dopo ciò, ne sembra inutile fermarsi a rao-ionare O su.l~'a_ltro argomento : ciò che lo Stato spende per la milma po trebbe essere speso assai me(l'lìo dall o Stato stesso o dai con tribue nti ; imperocchè arnm essa la necessità presente della milizia, ne vi~ne di conseguenza che debbasi spendervi quel tanto ch'è necess~rio per tenerla in quello assetto che oggi le si conviene . Del resto , nessuno potrebbe assicurarci che lo Stato o i singoli cilladini spenderebbero in altre cose più util i tutto quel denaro che pe r le scemale o cessale spese militari verreb bero a risparm iar.e, e che per conseguenza un' ugual quantità di pecunia verrebbe ad es~ere. ugualmente o più ampiamente ripartita a befic10 d1 una quantità uguale o maggiore di persone. Nessu no ~oL.r eb_be ne mm eno dirci se, cessando le pressure e gli 10c1Lamenti derivanti dalla esistenza della mili.zia e_ dal grande stato in cui ella si tiene, la pro d uz10~e 1.n qualche paese abitalo da genti naturalmente un po pig re, non verrebbe per avven tura a dim inuire. La teoria può dir no : ma noi sappiamo orama i ch'ella guarda IP. cose troppo dall'al to e fa i passi troppo luno-hi. Le sue famose medie ci danno i brividi; i suoi qu;dri .

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-statisLici non ci paiono più , come un tempo , specchi di veriLà, perchè abbiamo veduto che certi suoi criterii, i quali possono esser vangelo se applicati a qualche -m ilione d'uom ini e ad un tratto di qualche diecina dì anni, non s'attagliano del pari nll'u omo e all'anno, presi così alla spicciolata o di seguito come ce li dà la pratica della vita. ln conclusione , per questo argom ento dell e spese militari, ci pare uno stupendo esempio quello dt:lla Francia che concede, senza esitare e senza lagnarsi, al s uo Governo tutto ciò che gli abbisogna per ricostituire s u basi molto più ampie che in passal o la s ua mil LLare potenzn, e non a pezzetti e a po co a poco in un lungo tratto di lempo. Chi vuole uno scopo deve volere i m<'zzi necessarii a. conseguirlo. Coloro che sbraitano contr:o il 1nilita1·ismo se un ministro dell a guerra chiede al Parlamento una so mm a o ins iste per un aumento di pecunia al suo bilantio per potet· dare alle milizie dei vari i ord ini e ai loro quad,:i quella estensione e sol idità che son o indispensabili per la sicurezza dello -stato, considerando da un lato la potenza dei possibili .avversarii e dall'altro le condizioni poli tiche, geografiche ed economiche del paese, o per poter com piP-rc quei fo rnimen ti di materiali da guerra di varia specie che sono nltre llanto necessari per quell'uopo, se non credono assolutamente impossibile la guerra per lo spazio . d i parecchi anni (e ci sembra siano pochi quell i ch e v~ramen Le lo credo no} mostrano di non su pere che cosa· sia logica.. Quando poi si levano su con quelle loro oo-rida con~ro c.h 1 ~r?pone qualche miglioramento alle magre s orti de i militari , che necessariam ente si risolve in q uestione di denaro, danno prova di aver cuore anche più duro del cervello. Hanno però la scusa pron ta . Di~ono che il paese è povero, ed è oppresso dalle imposte, 11 che ne impedisce lo sviluppo economi co. Non è il caso


DEL MILlTARJSMO

di esaminare qui se non vi sia per avventura qualche esa,gerazione in quel quadro, o se non commettasi qualche errore nello accennar le cause di quello infermo stato e nel valutare la relativa loro influenza; non ci svieremo in con siderazioni sulla uti!ità ed urgenza d'altre spese che non toccano In milizia o suoi reali difetti e i f})iglio'ramenti possibili del sisterua tribu tario; ricorderemo bensì ehe una guerra cui ci vedessimo costrelli, alla quale fossimo trascinati, potrebbe essere guistione di vita o di ,:norte per là patria nostra, per assicurare la , esistenza della quale e procurarle g randezza, potenza . e rispetto noi giuravamo non ha guarì di sottoporci ben volentieri a qualunque maggior sac1'1/icio. Per tal fine, dicevamo , daremo, se faccia d'uopo, tutte le nostre sostanze, ti1,tto i'l nost'I o san,q1;,e. Ed ora, dopo aver gridato e ripetuto così solenni promesse in faccia al mendo, _ ottenuto in breve tempo coll'aiuto della fortuna quello che desiderav1:1mo, mercè sacrificii infinitamente minori di quegli estremi a cui ci giuravamo disposti, non cC..__ ' vergogneremmo di lasciar l.1 patria male armata, quindi pericolante, per risparmiare qualche milione, che andrebbe poi speso Dio sa come, col pretesto di non favorire il militarismo a scapito dei grandi interessi economici del paese J 1 Ci risponderanno, secondo il soiito, che la pietra · angolare dello Stato è il buono assetto delle finanze, · senza del quale grandezza, potenza, rispetto e sicurezza non possono aver base stabile. Questa sentenza pare a noi debba essere interp.retata con una certa larghezza, se vuolsi accordarle virtù più pratica di quella \ che aver può un rigido aforisma dottrinale. Ma l'ac1 cetteremo di buon gr~do senza discuterla, a patto che J ci si conceda che tra le principali condizioni per assicurare allo Stato quel credito eh' è il cardine del buono 1 · assetto finanziario debbesi annoverare la effettiva po-

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A' DÌ NOSTRl

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~tenza d'arme come guarentigia di stabilLLà e di ,sald.o L!- vven ire . Così pensa e crede que~to mondo d oggi, come pensava e credeva quello dei padri e degli avi no;lri, checchè ne dica la rinata sapienza punica. Per ora Dio continna a stare co'forti. Starà coi ricchi forse .più vqlentieri che coi poveri, pu.rcbè quelli no? si la- , ·scino andare a credere che la ricchezza basti da se sola a procacciar la forza . Se ne!la futura età debbano prevalere altri criterii, ciò-riguarda i nostri nipoti. Lavoriamo pure, lo ripeti amo, a preparar l'avvenire, ma non si dimentichi che viviamo nel presente. Del resto ciò che la milizia chiede oggidt per mettersi in compiuto assetto, secondo le esigenze cli questo odierno militarismo, non è poi tanto che possa bastare a mandar a · rovina lo Stato. Molte spese necessarie per quell'ogget.lo sono da farsi una sola volt:i. ~ non ·si ri presenteranno, con quel carattere d'urgenza ~he ora mostrano, per un buon tratto di tempo, altre andranno scemando d'anno in anno, ed offriranno così un compenso a quelle che dovranno progressivamente aumentare. In somma, se dovessimo dare il nostro voto ad uno di questi due programmi: / 1° Sistemare le finanze, aflidar~ .le nostre. sorli prin cipalmente ad una prndente politica, e poi, col iempo, mellerci in buono assetto d'armi; · '.2° Mellerci in buono assetto d'armi, tener contegno prudente. sì ma dignitoso (mai provocante), e sistemare progresstvamente le nostre finnnze; . lo daremmo senza es itare a quest'ultimo, pers.uas1 · di fare atto non già di militarismo ma di assennato patriottismo .

/~v ,

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CARLO CòRSI

Colonnello di stato magg?°ore.


CONFERENZE 'MILITARI -

CONFERENZE MILITARI ·

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PUBBLICATE PER ORDINE DI S. E. JL MINISTRO DELLA GUERRA}

DEL CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA. E

DELLA CONDOTTA LORO (Lettura fatta dinanzi agli ufficiali del presid io di Siena. nel mese di marzo 1875).

Delle avanguardie. (Continuazione -

V. dispensa precedente).

Circa la forza a darsi ad un'ava nguarclia, vuolsi cercare un crilerio chè serva di guida per qualsiasi caso a giudicare con sufficiente giustezza quanta glie ne abbisogn i. A tal uopo conviene osset'Vare che l'avanguardia, a vendo bisogno di sostenersi a fr·onte dell'avversario, per tullo il tempo della preparazione de~ éosso, deve-·, avere in sè una potenza ognor maggiore (polenza di; numero, d'animo o d'arm i), secondo che aumenta Ja lunghezza òella colonna e la diffiéoltà della marcia e così vic~ersa_, quando ben inteso si considel'ino p~ri le probabi lità d'incontro; infatti si ba bisoano di Orrua<lagnare sempre più tempò per effettuare senza disordine il passaggio dall'ordine di marcia a quello di combauimento, richiedendosi di manovrare sempre p iù a lungo · e più difficilmente onde serrare sulla testa e spiegare le ali. Cosicchè cleducesi essere Ja potenza a resistere delle unità tattiche delle varie armi, le qual i possono concorrere a costituirla, ciò che determina quante di es3e siano da comandarsi all'avan()"uardia o '· affinché sostenga il combattimento quel tanto che è calcolato abbisognare nel caso speciale. E perchè oo-,ri g li effetti del fuo_co decidono più presto un comb~~~ •

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DEL CÒMPITO ECC.

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timento, ossia si fanno sentire in più hreve tempo, si comprende come sia indispensabile di rafforza~e .l'~vanguard ia con quanta artiglieria si può fin dall'lillZlO I della sua azione , affine di darle quella potenza che la metta in grado di adempiere efficacemente alla di lei mission e negli i ncontri, così da procu rare al grosso una situazione vantaggiosa. Di qui mi pare che scaturisca il pri ncipio dell'impiego di numerosa arliglieria all'avanguardia d'un co t'po . nurneroso . In massima la forza dell'avanguardia dovrebb'essere tale a.dunque da formare non solo una semplice linea di coprimenlo, ma, in cer-lo modo, una prima linea atta a sosLenere senza svanwggi_? il combaltimerito contro le truppe che si ·pl'evede impiegherà da sua parle il nemico, ad affrontarlo qua e lit per scoprire le sue disposizioni e possibl lmente le forze, esplorarne la posizione e anc!ie per assicurnre le artiglierie cbe dovra_?no pre~to sch1~rar:si, se traltasi di grossa avanguardia. Fu rllenuto rn assalo che l'avancruardia dovesse seniplicernente gaP o ' 1' rantire il grosso da uo pr-imo e sub itaneo aLtacco, :1cc 1c pareva le bastasse forza sufficiente a mantenersi quel tanto che abbisognava a.ile prim e Lruppe del grosso per g iu ngere a rafforzarla; oggi pare si rich~eda da essa qualche cosa di più, cioè che sostenga il combattimento fron_tale, a~p.oggi~ta dall'artig~ ieria,. 9uanto I . più tempo le sw. poss1btle, rntanlo che s1 compiono le \ • manovre del grosso e si preparano gli alli decisìvi, \ evitandosi così pi~l facilmente !'.entrare s u~cessivo_ del.le sez ioni o delle umlà del grosso m cornbaLtirr1ento, 11 che non sarebbe poco svanta~mios~. -Qnest_o Gornp!to è ~L'.as~ ( eguale a que llo della prirna lmea nei vecchi ~rd1?1 eh ba11ngìia. Nelle ultime guerre si videro colonne d1. br1gat~ o di divis1oni prussiane mandare all'avanguardia quasi la metà della loro fo rza insieme con buona parte dell'artiglieria. Queste così forti avanguard ie vengono ad essere.


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CONFERENZE MILlTAlU

di fotti poco meno che co rpo di battaglia, e il I'im unen le delle fo rze quasi una grossa ri serva destinata a trarre, a tempo opportuno, il colpo decisivo col suo inten·ento misurato e preparato efficacemente. Si potrebbe dire che in tali casi la vera vanguardia di combattimento è l'antivangua rdi;i. - Co8ì ad esempio l'avan o-uardi::i. che incontri il nemièo in una posizione coperl;, quale un bosco, un villaggio, ecc., sarà generalmente incaricota d'impegna~·lo, i:nettinmo, nella difesa del fronte, di preoccup_a~·lo, d1 attirare le sue riserve verso un punto della pos1Z1one lungi dall'obbiettivo d'attacco stato determinato, e intanto il grosso si metterà in mis ura d'intraprendere risolutam en te il vero auacco; giova pertanto ch'essa non sia costreua a semplici dimostrazioni, ma abbia sufficiente forza da poter fare anche un attacco vigoroso sopra tal parte, contro un 1.al pun to ove fa-· cilmente si possa trarre in inganno l'avversario e obbligarlo ad impegnare per tempo le sue riserve. Nel nostro Regolamen to si stabiliscono nvano-uo.rdie abbastanz~ f'or Li e in qualche caso assai forti (~e r es. u1: bal_tagl10ne sopra tre) e ciò ha principalmente in mira d1 nr1n frazionare !e unità tattiche. Per tal modo sembra ancora che si ponga veramente in g rado l'avanguardia di soddi sfa re a tutto quello che, come s'è dello, generalmente si esige da lei; dippiù rimediasi all'avvertito inconveniente del suo indebolimento, causa to dal particolare servizio d'esplorazione ai fianchi indicato dal Regolamento, pel' cui ri sulta che I' anti:. v~ng?arJia si fraziona poco o. poco e vuole poi essere rimpiazzala. Secon do quest'ultima osservazione pa rrebbe dunq ue che si dovesse tenere comP. reg·ola d' ingrossare l'avanguardia proporzi onatamente, qualora il terreno da percorrersi o le condizi oni della ~olonna richiedano un servizio d'esplorazione più attivo e dii io-ente o ' . se lo s1 debba eseguire secondo il metodo or ora in-

'.2 17 <l icato, acciocchè il grosso d'avan guard ia possa in ogni caso avére sollo mano fo rze bastanti dn compiHe la sua missione negli scontri e non s'abbia da verifica~e il caso che a metà de lla mal'cia risul ti composto m gra n parte con uomini_ sov erchiarr~cn_tc af'.atica~i. :~ inconveniente ora aYVerttlO ha pochissima un poi tanza per le grosse avangua rdie, ni:i ~e ha s_empre più c?l ,(liminuire di esse, perchè le mis ure d1 sicurezza in o-enere non scP-mano nella 15tessa proporzione dell'enfità della colonna, mentre il principale fatto re, che determina le forze da destinar:;i in quei servi1.i, é se mpre il terreno fi ancheggian te la _via, e poi veng?no subilo le condi zioni della colon na r ispetto al nemi co , non la di lei forza numerica esclusivamente. Da tulto quanto si è dello ri cavasi come non è possibil_e. determ inare con esa.Ltezia una fo rza :ill'avanguardm pe r Ja ma<ro-ior narle dei casi, ma solo può in dica.rsi, anche Ob l . in un reo-olamento, un massimo ed un minimo approssim a~ivo, entro i cui limiti debbo_ de~id~re il c?mandante la co lonn o, coJla scorta dei crneri che m . gra n parte furono sin qui esaminati. Osservisi inoltre che il Regolamento nostro, 11 q~iale dcterrnion in molti casi avnnguardie mollo forti, le ·meLle in g rado di provvedere megli_o al servizi o di avamposti, cui sono in generale chia mate ~11~. fin~ della ma rcia. Per quesl'allra missione infatti _rillenst ,che occo rra quasi sempre un a maggior forz~ d~ quell~ ·adoperata. durante lu marc ia nelle ~splornz1 01:11 e ~e~ .dr,1ppelli in genere di sicurezza; e sicc~me gh uomini che fecero quel servizio non possono far be_ne anch~ quello di piccolo posLo, pattuglia e gran guardia, perch~ son troppo stanchi, ma tutto al più potranno tenersi alla riserva d'avamposti, così bisogna ave.re altra forz~ (lisponibile se si vuole un buon servizio agli avampostl di marcio. , e se questi l'indoman i debbano poter forDKL CÒlIP ITO DEI.LE TRUPPE 01 SICUREZZA ECC .


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CONFERENZE MILITAR!

mare dì nuovo l'o:vanguarùia, senza presentarsi talrne~te. affa~icati. da compromettere quest'altro importaot1ss1mo incari co. Adunque, coi dati del Reo-oJamenlo attuale. si h~. più l'orte il grosso d'avanguardia, il chenon esige cl i consumare le fo rze del soldato e s'assicu_ra per_ ciò stesso all'occorrenza una più' energica azione d1 quel nucleo e un più attivo servizio delle avanzate. Prendendo per esempio una colonna d'un rcrro-it . . oo ~neo o'. ~san:i1mamo brevemente come può procedere 11 servIZJo dt sicurezza coerentemente anche ai criteri accennati ?nl Regolamento. Il reggimento manda in a vanguard1a un l>nltaglione, il cui capo è natura lm ente comandan te cl' avauguardia. Si rimarca subito che il c?mandant~ del battaglione nell'adempiere la sua mis~ srone spec.: rale non si trova c.:ostrello d'abbandonare totalmente qualche parte dell'u nità da lui cc,mandata ~Ile cu~·e del . c~~? rispetL!vo, ma può compiere in tutta ~ estensione il p1u essenziale dovere di qualsiasi c11po, in guerra soprat11tto, cli assic.:urarsi ed 1.1ver cura dello \ slato nrateriale e morale dei propri uomini e conlroll~re il funzionamento del servizio in ogni sua parte. Essendo tutte quallro le compao-nie riunite sotto i suoi ordini diretti, i rnpporti di ~ervizio e disciplina possono procedere regolarmen te secondo il consu eto· come ~d ese~pio egli potrà provYedere per tutto il su~ ~auaglione a, serviti dei viveri, delle munizioni, del1 armamento, degli ammalati, de lla calzatura ecc. Non si_ v~!·ificherà_ il caso ch'ei sia all'oscuro per ~)iù gioroi d~ cw che s1 passa in alcuna delle sue compagnie, distratta per aggregarla a tale o tal altro baLLno·lione condizioni queste che tendono a indebolire il c~pi10.l; prineipio cieli' intera responsab ilità d'un comandnnte_ Destinata come avanguardia la tnle compagnia, il comandante dà al capitnno e agli altri ufficiali di quelln ,.

219' scelti a comandare e a dirigere il servizio d'esplora· zione- avanti e sui fianchi, tutte le notizie e le istruzioni che li pongano in grado di fare più pedeuarnente il dover loro, come sarebbero: direzione generale delhi. -.:-\ via, scopo della marcia, notizie che si hanno sul~ ~ - \ presenza del nemico ~ella zo~a ~a per~orrere, e per;10· da qual parte debba rivolgersi p1u parllcolarmen_te I a~tenzione delle pauuglie d'esplorazione e a qual,. d~ll, a quali indizi allribuirc mag$iore_ importanza; e . mh nc 1 potrà egli decid ere se ìn massima 1~ pattuglie d ~splorazionc debbano seguitare 1~ a:1arc1a n~lle loro d1sposizìolli ai fianchi, nppure se sm 11 ca~o dt ~dotta re_ ~l sistema di spedirle volta a volta verso I punt1 dov~ p1u_ si credono utili. Delle riman enti tre compagni e gh occorrerà fo rse impien-a.rc qualche plotone per.,rin forzare o i fiancherrll'iatori dalla parte che paresse piu esposta; 0 0 1· . ma nel maggior numero dei casi esse g 1 n_marranno del tutto disponibili, ed egli si troverà perciò ~otto la mano un nucleo abbastanza considerevole, atto m caso d'un incontro ad eseguirè prontamente il suo_concetto. Inoltre son desse le forze che al iine della marc.:1a possono fornire le gran guardie e che fa ranno un ~ervizio _migli?r~ di quanto lo potreLbe alcun'altra frazione, g,a_cche 11 grosso d'avanguardia marcia più liberarr:ente es, stanca meno del resto della colonna. Il comandante. del battan-lione ha a sua disposizione o un ufficiale (ordina.riamenle l'aiutante m~ggior~). cnp.~ce · di secondario efficacemente, per esemp10 nell 10teI10gare le persone che s'incontrano o che sono man?ale dagli esploratori, nell'eseguire qualche e~ploraz1on~ durante una fermata, nella direzione de, zappaton quando dovessero ese 0 ·uire alcun lavoro speditivo, ecè'Per quanto riguarda l'impiego dei zappat_ori d_cl reggimento si sa che sono destinati a fare l'1denuco servizio dei di•appelli del genio presso le grosse avnnDEL CÒllIPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.


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CONfo'EREl'iZE Ml LlTARI

g~ardi~ . _Devono essere col corpo d'avanguardia e sollo gli ordm1 ~' un ufficiale, che possibilm ente sarà l'aiutante maggiore, perchè non sarebbe bene distoCTJicrne un o dalle c?_mp~gnie, mentre appunto in guerta esse n~ ha~no p1u bisogno. Forse è da des iderare che que.sl ufficrnle ve~ga messo in più nel quadro di guena. La presenza dt zappatori di fanteria all'avanguardia di c?lonne an~he più piccole, come per esempio quelle d un baLtaglrone, è oggi più necessaria stante la rn a(Tgior 0 f~rza de_lle unità taniche e perchè occorre più sp esso d1 marciare e .m ~novrare per terreni fras tagli ati, percorrendo sentie1·1 e strade di campagna, dove abbisogna. .sempre l'opera l oro. Si pon(Ta o men te che mille -uom101 non passano gli ostacoli coll a $lessa facilità -c.h_e P?levano tr~vare trecento; onde il più delle vol te -s 1mp1 egl:erà minor tempo a rendere praticabile un guado,_artateare o costrurre un pontieello, aprire rampe sulle r~pe _molto incassa te di torrenli j ecc., di quell o che sc_i oghendo gl_i ordin i pe r sfilare sten tatamente per un o e riformare poi le sezioni 9ltre l'ostaco lo; e ciò senza contare il vantaggio morale che si li a coll'evitare il di sordine. . TtJtto .qua·nto si è detto _si rife risce alle disp osizioni dt marcia delle avanguardie e alla forza loro· restau ra ?a esaminarsi la loro condotta in generale ~ei"casi di rncont1·0 ?ol. ne_mi~o ~ il mor!o particolare di comportarsi delle : ~r1efraz1on'. d1 esse, o meglio delle varie partì da ~sse p1u o men o dipendenti. l?er un comandante d'avanguardia, qualunque d'altron de. possa essere l' importania di questa, il detto: « F~rs1 sc m~re un concett? in ogn i cosa, prepanirsi il .«. piano d azi one » ha un'i mpo rtanza capitale. Si può nm arcare del res to che ciò vale per tutte le azio ni umane. Nel caso par tico lare vuol dire considerare lo scopo della marcia, le condizioni in genere dell'ese r1

DEL CÒMrlTO DELLE TJWl'l'E Dl SICUREZZA ECC.

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cito rispetto al nemico, e quelle particolari della co lonna ri spetto ad altre ( le condizioni della guerra e del momento); così, il ca rattere del terreno che si corre, la direzione della via rispetto ai punti d'appoggio lasciati indietro e ve rso cui bisognerà ritirarsi, se co stretti; e in fì ne, saper apprezzare il caruttere, lo spirito delle tru ppe nemiche che si sa o si suppone aver· di fronte . Sopra tutto questo si Lasa il co ncello generale della condo tta. Le coqsiderazioni parti colari relative al terreno dove s'inco,;lra il nemico e alle intenzioni da esso mos trate, ehe 'bi.sogna sapere scoprire· ed apprezzare, fanno poi decidere dove e come convenga. iniziare il comba uirnen lo, per dove e co me si avanzerà o si retrocederà, dipendentemente dal concellogenerale fattos i e dalle pat'ti co lari circostanze sopravvenute nell't1zione. Quel comand ante che pel caso d'ul1' improvviso incontro non avrà già fissate le sue idee intorno al suo pi ano genera le di condo tta e non avrà l'abitudi ne di formarsi nella mente un piano particolare in relazi one alle forme cai·atteristiche del te rreno· sul quale successivamente avanza, si troverà poi con-· fuso e imbarazzato se viene a dar di cozzo nel nemico . Eppure è questo il momento in cui farebbe d'uopo darecon pronta decisione le prime disposizi oni, di solito così importanti da poter diventare fac ilmente cagionedel compromettersi della colonna e fors'ancbe della sua· perdita. · Quando per esemp io r avanguardia precede un corpo che è sulle tracce del nemico già ba tluto coli' intenzione di co mbatterlo a ol tran za dovunque lo ritrova , cioè di agire offensivamente e a fondo,' se s'incontranella retroguardia in posizione o in marcia è di re-· gola altancare risolu tamente, per ricacciare le prime-truppe avversarie e giungere a scoprire le disposizioni che il loro grosso è per prendere, forse per isfuggire-·

per-


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DEL CÒ11PITO DELLE TI\U PPE DI SICUREZZA ECC .

CONFERENZE llllLITARf

il combatti men lo: quì sarà da tentarsi di gellare la retroguardia sul grosso nemico e mellere il disordine nella sua colonna di marcia. Tale procedere ofien·Sivo dell'avnnguardia è anche da adollarsi contro un partito nemi co non balluto, allorchè il cbmpito del grosso sia di ten erlo impegrra to. E in questo caso l'avan.. g~ar:dia _non avrebbe a temere di compromettersi, pu r .d1 rmsc,re a ferma re il nemico e obbl iga rlo a comballere, allo scopo d'impedirgli di eambiare la situazion~, sulla quale si sarà fallo calcolo per attuare un . qua lebe di se?no con certato. Secondo questi prin cipi i fu tro vata giusta la co ndo t_ta del!' avanguardia del 7° -corpo prussiano il u. ngosto 1870 , la quale essendo it: _conta.Ho col 1~e?1ico venne a conoscere che questo nt1ravas1 su lla sinistra della Mosella, mascherando il movim ento co n retroguardie in posizione. Essa attaccò energicamenle gl i avamposti francesi che sta van le di fronte, per obbligare il g rosso del lol'O corpo a fermarsi e sostenerli. Ne nacque un combattimen to fo grande, che fu chiamato di Colombey, pel successivo -entrare in azion e di masse dalle due parti, e i Francesi non poterono per quel giorno tro ,,arsi con Lutti i loro corpi sulla sinislra della Mosella. Se ciò foss e l~ro riu~cito, certamente ess i sarehbero stati a portata d1 _raggiung~re, Vercl ~n, senza venire troppo inquietati -<lai Tedeschi, ne le gigantes che battaglie attorno a nietz sarebbero avvenute. ~ell' iniziare per altro i combauimenti di cu i é caso non dev~si dar dentro a testa bassa, come si dice pcrchè mente è più fucile che il nem ico np,pfofi ui cieli; troppa confidenza dell'attacco, e eon un subitaneo impi ego cli forze assai superiori , ricacci l'avanO'uardia sopra il grosso che in quel momento può sta~e manovrando : conviene perciò orientarsi, stu di are le di.sposizioni e le forze contro cui si ha da lottare, e il

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tempo che trascorrerà prima che il grosso possa entrare in azione, e in ogn i modo bilanciare i vantoggi che sono conseguibi li coì danni che po trebbero venire dalla mala riuscita dell'attacco. E per esem pio fu lodata la condo lla dell'avanguardia della divisione M.onnier, che il 30 maggio '1800, giun ge ndo presso Galliate, passò arditamente il Ticino su poche barche trovate nelle vicinanze, e in presenza d'una grossa avanguard ia .di cavalleria. austriaca del corpo di Wukassovich, ridisceso dal Sempione. Coi pr'imi uomini tragittali il comandante scacci ò il nemi co dalla riva sinistra e lo inseguì fino a Turbigo, del cui ponte s'i mpossessò, e lo difese contro forze superiori, assicurando per tale procedere il pa ssaggio del Ticino e del Ravisio alla propria divisione. Così pure fu lodata qu'est'altra: nel maLLino del combattimento di Na<.;hod, nel 1866, l'estrema van- \ guardia del 5° corpo prussiano (un battaglione) occupò !'alti piano di. Wenzelsberg, e lo difese per più di mezz' ora, \ quantunque avesse contro truppe numerose, finc·hè il grosso d'avanguardia sopraggiun se, e il possesso dello. posizione venne assicurato pel momen to; cosicchè il detto corpo potè sboccare de.Ila stretta in condizio ni favorevoli come si sa. E per contro il con tegno della stessa avanguardia, circa ventiquallro ore prima, venne criti cato. - Essa era giunta cl i se ra sul ì\1eta.u al confine, dove aveva ordine di fermarsi per attendere l'arrivo del grosso; ma inve.ce il comandaille fece passare il tor·rente, scacciando un distaccamento di cavalleria, fece ristabili re il ponte e mettere gl i avamposti sul territorio .austria co. Quest'auacco fu ri ten uto come intempestivo, · poichè il grosso non era a portala di uppoggiad o nel mattino successivo di buo n'ora, e intanto quell'avanguardia poteva essere ricacciata nella strella per entro la quale era im pegnata la colonna: nè d'ollronde si sapeva che il nemico non era in misura d'attaccarla in quel mattino.


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CONFEHENZE MILITARI

DEL CÒM PlTO DEL!.!!: TRUPPE Dl SlCUREZZA ECC.

Se l'avanguardia incontrasse il nemico nel rn enLre' esso sbocca colle sue prime truppu da un a streua ,. questa sa rebb e ouima occasione per prendere riso lutam ente l'offensiva, giacchè s'avrebbe da fare con poche forze, non potendo il grosso di Ju.i sostenere le avanzate, perchè non ancora uscilo dalla slrella, o se anche sia in parte uscito, può trovarsi così impedito dalla. ristrettezza dello spazio da non poter far valere la sua superiorità durante lln certo tempo; ed è oppunto questo, che deve fare ardila l'avanguardia. l'\el rammentalo fatto di Nachod, la briga ta austriaca di destra incon trnocl o al Wenzelsbcrg l'on tivanguardia prussiana avreube po tuto annientarla prima che il suo grosso d'avanguardia, che era lontano più di mezz'ora, potesse sostenerla (ta nto pi ù che al momen to dell'incon tro. i Pru ssiani erano appena arrivati sulla posizion~); al contrario l'avanguardia austriaca preferì attendere ilgrosso della colonna, e infrattanto pare che neppure si curasse di tasteggiare il nemico che aveva di fro nte; per la quale attitudine passiva i Prussiani ebbero ugio a disporsi e raffo rzars i, cosiccbè la brigata austriaca non potè di poi, come è noto, impadronirsi dell'importantissima posizione, da dove es~ avrebbe po tul0: imped ire lo sboccare del grosso prussiano, aiuta ta dall'altra brigata che giunse poco dopo . Questi criterii valgono in gran parte anche per le avanguardie minori, per la ragione che queste si possono considerare il più delle volte quali vano-uardie di uo grosso che è esso stesso avanguardia, c~me ne1 precedente esempio vedemmo, e che può Lrovorsi nelle · condizioni finora esa min ate. Si do nno casi in cui una condotta meno che ardita può ren dere impo ssibi le la missione della colonna, e se ne danno altri in cui l'ardimento del comandante l'avanguardia può del pari riuscire dannoso 311' impegnarsi del grosso, o· quindi

al risultato final e d'un combaLLimento. E appunto per sapere decidere quando e in qual misura convenga essere ardili, obbisognano al comandante cognizioni militari abbastanza estese, relativamente all'importanza di ogni caso particolare, ma gli occorre poi sempre quel criterio che vince molle volte un maggior sapere. Ilisogna però non dimenti ca re che è dato come regola per la generalità dei casi che l'avanguardia debba evitare d'impegnarsi seri11mente prima di essere cerLa che il grosso sta per en trare in -azione; e ciò affine di non trascinarlo a combattere suo malgrado, e per non essere soprafaua e ributtata con perdite inutili per lo scopo di quello, o dannose, perché influiscono sul modo del suo entrare in azione, che non può più avvenire di libera scelta. A questo prnposito nelle istru zioni ufliciali per le manovre in Prussia, dopo il 1866, fu ripetutamente preso.i'i llo che pel' principio le avanguardie non si dovessero gettare sul nemico, senza che il grosso fosse preparato a combattere; e benchè ciò si riferisse alle grosse vanguardie più particolarmente, tuttavia il principio medesimo viene ad influire sulla condotta di quelle minori, inquantochè quest'ultim o, sebbene siano in tali condizioni da poter essere tosto appoggiate dal grosso loro, sono in confronto delle prime ciò che son queste al ri spettivo grosso, e devono sentire l'influenza di condizioni analoglJe . L'inosservanza di questa massima è sempre cagione di quei com battimenti slegali, oltremodo dannosi pe r la dispersione degli sforzi che ne risulta, il che si verifica ognora quando il grosso è costretto ad impegnarsi successiva.mente quasi per sostenern la sua vaoguardia. Perciò si sentono autori tedeschi criticare il combattimento di ~picheren, dove fu violata l'anzidetta regola, ed il cui cominciamento ha molta somiglianza con azioni consimili del 1866, e che s'aveva voluto correggere ANNO XXI, VoL. li.

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CONFERENZE Mlf,lTAlU

DEL CÒMPITO DELLE 'l'RUPPE DI SICUIIEZZA ECC .

nell e manovre degli anni successivi. Le vanguardie difensive che indietreggiano verso la posizione principale non devono a più forte ragione impegnarsi troppo, ma bensì fingere 'qua e là di voler opporre resislenza, per decidere possibilmente l'avversario ad uno spiegamento di forze anzi tempo, onde poi questo nell' inseguire vir,ne ad essere condotto in <]Uella direzione che meglio convenga al grosso eh' è pron_to a trame vantaggio. Non si dimenticherà che· è raccomandato ad una vanguardia di occupare subito, nei casi d'incontro, vi i_!aggi, casali, ponti, alttli'e, n0di di comunicazione, boschi, ecc.; oggi più che mai riesce di sommo vantaggio il poter coprire lo spiegamen to del grosso d(etro tali ostacoli, e proteggerlo efficacemente colla difesa de i pochi aecessi che qu ivi si presentano al nemico. 11 progresso delle armi da fuoco impcf'ne di fare più al coperto che sia possi·b ile lo spiegamen to delle masse o del grosso, affinchè questo se vedu10, e perciò disturbato dal nemico, non abbia da arrivare scosso e logoro in parte sul luogo dove ha da entrare in azione. 'Per queste r<)gion i medesime è importantissimo cbe l'a'Vanguardia procuri di scacciare dagli accennati luogh i le truppe avanzate dell'avversario, ehe vi fossero arrivate poco prima. Dietro tali posizioni il grosso potrà con grande vantaggio prendere tulle le sue disposizioni,. e poscia muovere offensivamente contro la linea nemica, ovvero abbattere da quivi l'avversario mediante un'efficace erl abile difensiva, per investirlo quindi_. e romperlo . Nel caso poi che si trovi già essa stessa in posizione coperta, quando viene a stretto contatto .col nemico, può essere alcune vo lte di van taggio urtarne subitamente e con impeto l'avanguardia, mas·sirne poi se questa.marcia con poca prudenza, oppure s' è di forze notevolmente inferiori: mr.ntre che co l-

l'in iziare un còmbattimento difensivo daUa posizione coperta, si darebbe occasione al nemico a procedere con maggior sollecitudine. Ricacciando infatti le prime truppe di questo sul g rosso, esse gli com unicauo quella morale impressione onde furono colpite in causa del repentino assalLo e del rovescio; e quello , obbligato a prendere iri tnua freua le di sposizioni pel combattimento sotto il dominio della subìta impression e, sarà impacciato nella manovr~ ~ trasc,urerà disposizioni, le quali daranno luogo a vantaggi per la parte contraria; ma se invece l'avanguardia rimanesse entro alla posizione occupata, si può ritenere che il nemico, fattosi animoso per questo contegno, procederà offensivamente e con tutta sollecitudine, allo scopo appunto .di sottrarsi al più préslo dal terreno sfo'\lorevole o dalle condizioni svantaggiose di quel primo moment0. Certamente l'avanguardia in queste occasioni dovrebbe limitarsi all'assalto repentino di quella nemica, e commetterebbe g1:ave errore se si sp ingesse a fondo; mentre il suo còmpito la obbliga di rimanere et portala degli acce'ssi della posizÌone, per tenerne lontano in ogni caso l'avversario, fintanto che il grosso non possa proeedere oltre con essa, ovvero nonsiasi preparato nella posiz ione principale che l'avanguardia copre. In qualunque caso importa assai che quest'ultima, incontran do il nemico di fronte, abbia pt.> r prima cura di raggruppare io pochi gruppi le piccole pattuglie, i i:frappelli sparsi su i fianchi o indietro, già mandali a vicine. esplorazioni o marcianti su larga fronte, poichè si tralla prima di tutto di restringere l'ordine di marcia e di portare il fronte di esplorazione in contallo cogli scaramucciatori o colle avanzate del nemico, senza abbandonare perciò la vigilanza in quelie altre direzioni, dove questi potrebbe altre.sì comparire. Per tal modo la maggior massa dell'avanguardia verrà a riu-

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CONFERENZE MlLl'fARI

DEL CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICU REZZA ECC.

mrs1, e la si potrà subito impiegare sia difensivamente sia offensivamente sul punto più importante che s'intende di occupare o che si occupa al mom ento; nel mentre che i pochi nuclei rimasti in avanti e qualche e.sploratore !!)andato ai fianchi tengono d'occhi o le mosse delle forze che hanno cli fronte per segnala rie subito, e saranno messi in grado di opporsi ai progressi dell e avanzate nemiche. In caso di bisogno poi questi nuclei potranno, senza che ne risulti clisseminam en to di forze, convergere sul· propri o grosso aiutandosi e offendendo, o minacciando da fianco le forze nemiche r,hc li fronteggiano. Egli è con questi stessi nuclei che bisogna teo tare il nemico fin da l prineip io dell'incontro l.\ dovA più preme di sapere come si disponga, in quali condizioni di potenza si trovi (presenza delle tre armi, fortezza della posizione per sua natura o per lavori ivi eretti). E sarà in ciò clie l'intelligenza e la perspicacia del comandante l'avanguardia e degli ufficiali da lui dipendenti potranno rend ere al le volte se rvigi veramente grnndi. Per esempio il profilo della posizione in qu el pal'ziale tratto che si fronteggi·a, il numero degli accessi e la loro praticabilità, le difese visibili e gli ostacol i creati dall'avversario, le fo rze, le armi e la disposizione loro apparente sul fronte o più indietro; tutto ciò formerà oggetto di considerazione pei capi dei deUi nuclei; i quali procureranno di farsene un'idea approssimativa da comunicarsi losto al comandante l'avanguardia. Così per giudicare le condizioni morali del nemico converrà osservare il contegno delle forze visibili; per esempio, lo sparare e il ritirarsi lento o precipi tato delle sue vedeue o degli esplorator·i, il mantenersi immobili e sicmi dei grossi posti, ovvero i movimenti disord inati di numerosi drappelli o posti di fanteria o cavall eria, e, se si scoprissero bivacchi o truppe or-

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dinate in -massa, l'atLitudine loro tranquill a o confusa. Tutte le indic;azioni di tal genere che siano portale a conoscenza del co mandante del grosso ponno influire a confermare il suo conceuo generale o a mutarlo in · tempo; perciò il comandante l'avangu ardia ~enz'attendere ordini avrà subito spedito graduati capaci lò. dove gli sembri che si possa raccogliere maggior cop ia di questi dati, cd egli stesso se ne occuperà per quanto può traspirare dalle disposizi 9ni dell'avversario di fronte al grosso d'avanguardia che egli non dern in quel mom en!o abbandonare. Da ciò si deduce quale debba essere il contegno dei vari nuclei di penden Li cfaettamen le dall'avanguardia, e per analogia anch e di quelli che sono dipendenti da dislaccameoti di fianco . Prima l'antivanguardia sarà genera] men le a portata di spedire con sollecitudine una pattuglia colà dove sarà stato segnalato il nemico: essa avrà lo scopo di riconoscere precisamente di che si tratta, e rinforzare gli esploratori che nlLrim enti potrebbero venire cacc iati in furia sull'avanguardia. La detta pattugl ia potrebbe del resto essere sped ita dal grosso dell' avanguardia, e anche da qualche parte della colonna, qualora il nemico venisse a mostrarsi proprio ai fianchi della medesi ma . In ogni modo essa deve raggiungere al più presto il luogo indicatole e, incontri o no per via qualche avvisatore o gli esploratori venuti a contatlo, il suo còmpito richiede che si spinga ollre i medesimi , se il caso parti colare non renda ciò inutile, affi ne cli poter meglio verificare l'entità dell' incontro: in seguito di ciò vengono con fumate o modificate le prime relazioni. Frattanto gli esploratori che andranno radunandosi colà insi em e ad essa costituiranno un'antivanguardia in quella direzione, e si comporteranno quindi come si di l'à della medesima. L'antivanguardia, accorgendosi di avere


~30 CONFERBNZE MIU'I:ARI di ~ronte soltanto piccole pattuglie, dovrebbe getta~s1. ad.dosso ad una di esse per tentare di fare qualche . pr1g1onu,ro, da cui potere ricavare qualche notizia sullo stato delle cose: in ogni modo sentendosi in forze sufficienti in quel primo momentò le converrebbe incalzare vivamente quelle deboli avanzate, possibilmente con qualche drappello cli cavalleria, per sapere quali forze ~sse mascherino, giacchè il nem ico sarà in tal guisa indotto a sostenerle, quando marciasse dietro loro, e paleserà per lo meno la sua direzione di marcia e le intenzioni offensive o non. E qui è bene tenere a m~nt<~ che non sarà mai da fidarsi di seguitare tranq~1 lla~nente la . marcia, dopo respinti appena questi piccoli drappelli coi quali si è venuti a contatto senza po~si~ilmente farli tener dietro almeno da po~hi cavalieri, e tanto meno sarà da passare oltre, accontentndosi solo di farli guardare da lungi; al contrario )1s~gne.rà te? tare ogni via per accertarsi se essi coprono a d1~tanza 1~ fiancò o il fronte di forze più o meno cons1derev?l1. Per convincersi che ciò sia importante basta ~ons1derare gl i esempi che ci offrono su questo proposito le marce dell'estrema destra francese da Vouziers a Beaumont nel 18'70, dove si credette in sulle prime d'avere il con tallo con esplo.ratori tedeschi mo lto lont.ani dal loro grosso e copren ti il suo fianco, nè si seppe o si potè di poi ac.certarsi se i medesimi velas, s,ero. grnsse ~asse e a qual distanza. D'altra parte 1 anl1vaoguard1a deve bensì tentare di scacciare dinanzi a sé le pattuglie nemiche che incontra, com e , ora si è d~tto ; ma per poco essa trovi ferma resistenza non può e non deve procedere ad attaccare senz'altro, s1bbene deve domandare rinforzo al grosso d'avonguardia e ino ltrarsi al suo arrivo; ovvero ritirarsi sop ra questo, se così vuole la forza delle cose, lentamente per ~uan~o è possibile ed osservando il progred ire del nemico, 11 suo contegno e le forze che mostra . '

DEL CÒMPlTO DELLE TRUPPE Dl SICUREZZA ECC. 2·34 I fiancheggiatori avranno pe.r tegola negli incontri, che se una parte di essi trova il nemico talm~nle . su,pe~ riore da essere costretti a ripiegare , t.ull1 gli altri non devono per questo ritirarsi precìpitosament.e: in.· ogni modo, lo focc iono quando si vedessero cornpro, messi; il più delle volte quel li che non vedono nemic i potranno seguitare avanti con precauzione, o quanto meno arrestarsi in ottesa, e ciò fino a _che essi pure vengano a t rovarsi in contallo col nemico: devono in massima cercado 'dinanz i a loro o lateralmente, e trovatolo, non devono perderlo più di vista. Essi non si seneranno di propria volon1à sul l'avanguardia o sul grosso loro, e cerc hera nno di non farvisi ributtare dal nemico e neppure si faranno separare da quelli; ma raggruJ1pandosi in uno o due nuclei faranno ogni sforzo ·per mantenersi ai loti, e da quivi bersagliando e rninacciandoquaoto è possibile le frazioni nemiche da fìanco, coll'occupazione di sueccssive località.avanti o indi etro, secondo i casi, tenanno l'avversario inquieto e forse r iusciranno a fargli perdere tempo. Così operando si Lrovern nuo anche in cond izione di poterne osservare le mosse ehe subito sveleranno; in7 sGrnma essi si considereranno veri esploratol'i da com battimento, dei qua li tanto più oggigiorno niuna trnppa puè) dispensarsi, senza correre il rischio di paga1;e caramen te la sua lrascurntezza . Quanto al grosso d'avangua rdia, sebbene siasi det to. · che interviene quando l'antiva nguardia vede di non potere da sola contenere il nem ico incontealO, lullavia non ·c1eve attendere che sia troppo tardi. Se ad esempio si sentisse nna fucilata alquanto viva, così da far credere sia avvenuto un improvviso incon\.L'O ·, e forse serio, degli esploratori, par'Licolarmente se ci@ avviene verso i fhinch i, il grosso d'avanguardia non avrebbe da attendere relazioni che forse non giunge-


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CONFERENZE MILITA.Hl

rebbero neppure; bisognerebbe invece che il suo comandante vi accorresse egli stesso con forze ade/)'uate o ' . o aImeno v1 mandasse il migliore dei suo i ufficiali second~ che paresse più o men o importante il caso'. Ad ognr modo, quando il com baltìm en Lo diven ta vivo il rimanen te dell'avanguardia sgo.mbrerà tosto la strad~ allo scopo di prendere posizione difensivà a cavallo della medesima e anche per lasciarla libera al le altre a:·mi,_ evitando qualsiasi confusione e gli inconvenienti d un rngombro, se do\ esse con tutta sollecitudine avanzare cavalleria o artiglieria. Frauanto l'ufficiale ch'è in via verso il luogo dell'incontro assumerà notizie e ma?de:à. a comunicarle al l'avanguardia; egli proc urera d1 guadagnare una località favorevole alla difesa e vi ~i alforzerà, adunandovi pure gli esploratori dispersi e fors'anche qual che pattuglia spedita dall 'ant1vanguard ia: formntosi quindi un eon celto dello stato de)Ie ~ose si re?olerà nella stessa guisa indicata già all anttvanguardia. Nel caso che il combauim ento sia impegnato da un distaccamento o da un'altra co lonna mar?i_ante sul fianco, bi sognerebbe procurare di ristabtl,re_ le co~unicazioni •!oi suoi esploratori per infor°'.ars, della Slluazione ed avverti re dell'..1p poggio che le s1 può prestare. 1n qualun que caso è uro-ente che il detto ufficiale mandi una brevissima relazione scrilta · all'avanguardia, avendo cura di nulla esa(Terare e r 1·o . ' cordan d.o che potrebbe essere cao·ione di allarmare o senza b isog·no il grosso, di a.[atìcarlo e fargl i perdere un tempo che in talune circostanze sarebbe d'un valo re inestimabile. Cosicché dovunque le molteplici braccia che spo rge intorno la colonna per gara ntirsi, ven gari? a s~ntire il contatto del nemico, sarà d'uopo an_z1t~Lto rinforzarle e quindi allontanare, potendo, i copnl~r, de!la p~r_te avversa e svf\laroe le (orze e gli intenti, acc10cche Il grosso d'avanguardia stesso sappia 1

23 3 che cosa gli convenga fare e come farlo meglio. Alcune volle solamente potrà riuscire a sa pere qnanto occorre coll' occupazione di qualche località d'onde s'abbia dominio sul terren o lontano, poichè oltre a mascherare 11 suo fronte colle avanzote, il nemico si sarà procurato il vantaggio di una posizione coperta. Il crrosso d'avanguardia inoltre entrerà risolutamente e ~alcolatamente in azione quando si lrallerà di mar,., ciare contro il nem ico in posizion e giù nota.. L'iniziativa di tutte le aécen nate decisioni presso le avanguardie di partiti poco numerosi sebbene sia più limitata, essendo esse più a portata del loro grosso, non ha per questo meno im portanza relativa, poichè anche alcuni minuti di ritardo_ potrebbero in questo caso rendere impossibile una vantaggiosa disposi1.ione del grosso, il quale è di poco preceduto òa'suoi esp loratori, e la piccola colonna può riusc ire o no nel suo còmpilo per e~etto della buona~ catti~a ~ondot~a d_ella sua avanguardia, quantunque gli erron d1 quest ult1~a · possano rim ediarsi relati vamente pr~sto dal sollec1~0 interven lo del grosso che le sta prossHno. Per esemp10 un'esplorazione mol fatta, il non avve1'lire a~a _mossa che l'avve rsa ri o imprenda mentre il grosso s1 dispone in ordine di combo.Ltirnen lo, una indecisione nell'impossessarsi d'un punto importante, l' introdursi ùella confusione nell'avanguardia: lulln ciò influisce sempre con rnal>'rriore o minor peso, secondo i casi, sulle conoo . J' l dizioni oP-lle quali s'impegn a la colonna, e qurn c,1 su risultalo tìnnle del com ballim ento. In qualuoqw:i caso adunquenegl'incontriimporta mollissimo, come si disse, di porre il grosso nella condizione di tra r profitto a danno del nemico dei vantHggi che gli offre la situazione' e in conse..,.uenza cli prendere con sicurezza le o necessarie disposizioni avanti d'i mpegnarsi nel combattimento; giacchè oggi meno che altre volte si riesce DEL CÒl1PITO DELLE TR UPPE Dl SICUltEZZA., ECC.


~3,i.

CONFERENZE MiLlT-ARl

a mut~re radi,:almenle le prime disposizioni d'attacco e di difesa, causa la cresciuta difficol1à di ritrarre ordinatamente dal combattimento truppe impeo-nate in 0 una direzione e volgerle in µr1'altra . Di qui l'irnportanza del retto giudizio che deve presiedere in que~to momento all'avanguardia. ,Quell'avangtJardia che è destinata ad iniziare un combattimento già preparato avrà in generale una foria relati.vam~nte ma.ggiore dell 'altra che precede il grossb, quanèlo sr è certi che l'incontro non può avvenire; essa deve sapersi impegnare a tempo e pr0curnrsi condizioni più vantaggiose ch'è possibile, cosicchè possa da ~oJa tener fronte al nemico, senza che bisogni ad ogrn !~tante. rnan:la~le rinforzi ; occorre che ella si approfitti degl,i appigli del terreno, e in certi casi vi si afforzi, p·er.modo che appoggiandovisi saldamente possa tenere m 1scaqco numerose forze nemiche, ovvero, s'è possibile, ingannare nbilmenle l'avversario col favore di local ità coperte, minacciandolo su· qualche punto e cooducen~olo a spiegarsi del tutto e forse a spostàre qualche riserva, allìochè il grosso possa e·ntrare in azione vantaggiosamente in quanto a tempo e a disposizioni, senza precipitazione, cioè dopo che saranno stati apprezzati i mezzi e le disposizioni che gli si opP?ng~no. In questo modo si può spesso ç:onseguire la v1ltona ser:iza enormi sacrifici, senza troppo disordinarsi, così da essere in grado di trarre poi dalla medesimc1 tutto il frutto di cui è suscettib ile. A tale proposito è da ricordare che le azioni dì Magen ta e di San Martino nella campagna del ,1859 furono criticate da questo lato appunto : le avanguardie vi dovellero successivamente essere sostenute, e il grosso en trò in combattimento ·11 spizzico, con intervalli di tempo così grandi da risultarne un'az ione troppo slegata. l vi.nciLori non poterono poi cogliere tutto quel frutto che

DEL CÒMPlTO DELLE TRUPPE DI SiCUllEZZA ECC.

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le condizioni strategiche e tattiche dell'avversario loro -avrebbero offerto. Questi esempi sono bensì in grande, ma non valgono menò a comprovare la regola di condotta delle avanguardie in genere. . Per questo è che se l'avanguardi_a ~'accorgesse ~1 aver a fare con forze cli molto superiori, dovrebbe evitare orrni imperrno serio che ridonderebbe sempre a danno della sua°missione, accontentandosi di osservar~ le disposizioni, le forze dell'avversa rio, e di ~repar~rs1 un ristretto fronte di resis(enza, pel caso che il nem ico, accorO'endosi dell'impotenza cli lei, gli gettasse contro nume~ose forze. Se bisogna in ogni modo guadagnare quel tempo che occorre al grosso ond'e~se:e pr.onto, converrebbe di più in questo caso non 1nv1tare 11 ~emico a cominciare il combauimento, ma prepararst a resistere. Comprendesi di quanta utilità possa e.ssere in tali in contri l'uso della fortificazione improvvisata, su qualche punto di pfH'tir,olare i~po~·lanza; un breve tratto di leggera trincea, una serre di buche da bersagliere convenientemente disposte, un'abb~Ltula'. una barricata·, una cinta di muro utilizzata per tiratori, son tutti lavori ehe richiedono un tempo breve e possono essere fatti in parte da ?gni so)da_to più ~ rne~o b_e~e, e particolarmente dagli zappa ton d1 fanter?, d1 cm _lavanguardia. sarà sempre provveduta. Vuols1 che le P:tm~ truppe del corpo di Niel, nel giorno cle)la battaglia dt Solferino siano andate debitr ici all'essers1 rafforzale con lavori di tal genere, se non furono schiacciate .da Ile ·forze austriache oltrnmodo soverchianti, colle quah venner~ a conla-tto improvvisamente. E nell'esem~io già ripoetato dell'avanguardia della divisione ~I?nt)Jer, ~el 4SOO, poche centinaia di uomini tri~c~rat1s1 a. Turbigo resistettero a lungo contro gli assalti della br1~ata austriaca Laudon, ch'era accorsa per riprendere 11 ponte di cui i Francesi eransi impadroniti il dl prima, finchè


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CONFERENZE MlLlTAIU -- DEL CÒMI>l'l'O ECC .

il ~rosso franc~se vi arrivò in aiulo. Simile a questo é l a.ltro ese"?p10 della campagna del 1800 in Ger-

manlll, pure riportato, dell'avanguardia della divi sione D.ecaen: la q~ale, trinceratasi in un casale presso la via, d1fes_e ,1. resti d~I- ~onte sulla Salza, approffittando dei quali 1mtera dms10ne potè varcare il fiume.

(Continua)

ANCORA DELLA CAVALLERIA NEL 1870

( G IUSEPPE Rocco Tenente nel 7° battaglione alpino.

Per quanto numerosi siano gli eserciti moderni, il sistema di reclutamento esistente in Italia e presso le maggiori potenze dell'Europa continentale è ta le, che non sarà mai la deficienza di nomini che ne limiterà la forza. Questo _limite è inrnce imposto dovunque, e certamente non nltirni noi, dai mezzi finanziari di cui uno Stnto può clisporrç. Per entrare subito nell' argomento che ci interessa direttam ente, supponiamo che la parte disponibile ciel bilancio ordinario delln guerra io Ita li a, per il mantenimento delle tre armi combattenti, sia di 100 milioni. Se la propor7.ione più conveniente fra le tre armi fosse nota ed indiscutibile, è ceeto che una semplice op~razione aritmetica, in cui entl'erebbe come dato il costo di ciasr.un'arma, sciogl ier~bbe ii problema nel modo migliore, che sarebbe quello di ave r·c con 100 milioni un massimo di forze, in cui fanteria, cavalleria ed- artiglieria fossero giustamente rappresenfole. Ma su questa pr-oporzione più conveniente sono alquanto diversi i pareri, e questa discr·epanza per ciò che riguarda la cavalleri a è natmale si faccia tanto più sentire in Italia, ove quest'arma è in realtà rappresentata in una proporzione assai minore che negli eserciti stranieri delle prime potenze militari. 1


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ANCORA DEUA CAVAl,LE!llA

~I _dire ad un _nosLro ufficiale di carnlleria che presso noi il terreno si presta meno che alLrove all'impiego della sua arma, e che per altra parte l'Italia m;inca dell_'elemento « cavallo da guena » è quanto inviLarlo a _rispondere. che anche coll'esclu sion e di qualunque mira aggressiva l'esercito nostro può trovarsi a combattere ~er la difesa e l'esistenza del suo paese in u~ teatro dr ~uerra ?he non sia l'Halia, e che la ragion dell11 de~ci~nza ~r cav~lli vale per lui quanto varrebbe quella d1 1·111unc1are a1 ca nnoni d'acciaio perché costano troppo, o perchè non si possono fabbricare dalle nostre offici ne . l n real~à dunque se vi fossero queste ragioni soltanto, no, oseremmo essere d'avviso che la cavalleria è. da__noi insufficientemente rnppresentata. A nostro g1utl 1z10 sembr~. in vece vi sia. un altro motivo per ritenere la questione dell'insufficienza quantitativa della nostra cavalleria almeno dubbiosa. Gi.ò da ?Ton tempo per il co ntinuo perfezionarsi delle ~rm1 da f~oco andava germogliando l'opinione, ben inteso negli ufficiali non di cavalleria, che quest'arma la qlla\e aveva dietro di sè tante e così be lle tradizioni andasse perdendo del suo valore. ' La campagna di Boemia non fu certamen te quella che poteva soffocare una tale opinione ed anzi il success? ~ella fanteria prussiana fu tale nel 1866, che dinanzi a _1 0 1. 1mpall1dì non solo la cavallcrìa, ma .alLresì I' artigl1er1a. Le due ?rmi _sussid iarie avevano troppo di che essere fiduc iose rn se stesse per avvilirsi , e però si prepararon o ed aspettarono quauro anni con calma e rassegnazi one il giorno della rivincita. E la rivincita fu quale potevano desid era rla. Ma era naturale che ad esse non bastasse l'aver smen.ti to coi fatti certe id ee esagerate che tornavano

NEL

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a scapiw del loro valore rea le. Doveva sorgere la reazione contro quelle idee, e la reazione venne difatti per modo ehe mentre dopo il 1866 si sentenziava tutta la villoria. slare nelle mani della fanlP,rÌa, dopo il ~8i0-71 si di sse e si scrisse, come si dice e si scrive tuttora, che negl i splenchcli ,risultati di questa campagna la cavalleria e l'artiglieria tedesca ebbero una parte non certamente al di sotto di quell a che co mpe1 e all1) fanteria. Da ciò alla proposta di aumen to nella proporzione di quelle due armi rispetto a questa il passo era una naturale conseguenw. L'esame d1 una questione di lai naturn è facile il comprendere quanto sia scabroso e difficile. Anzi, per evitare il punto cbe non avrebbe per noi uno scopo pratico ed in cui per verità le conclusioni non di variano in modo sensibile, parleremo soltanto della ca va ll eria. · E premeuiamo che se imece di 20 rPggimenti di cavaller ia, l' Iw.Iia ne avesse p. e. 30 o anche più, sicché nessun timore esistesse riguordo alla sua insu fficien za, ci asterremmo dal toccare anche questo lato della questione. Ala nelle condizion i nostre e a questione non ancora pregiudicala, sembra a noi non si possa a meno di lri bu l1.1 re lode ad un ministro de lla guerra, il quale, non polPndo per le ragioni dette in principio, risolvere il problema dell'11umento della cavalleria senza una pro· porzio nale diminuzione delle altre due armi, e pra ticamente senza la diminuzione della fanteria, abbia manten uto questo aumen to in u n li mi te minimo. - E la convenienza di quesLo modo di procedere sembrerà tnnto più m11nifesLo, quando, tenuto con lo di ciò che costo allo S1ato un soldato di cava lleria rispP llo a quello di fanteria, tenuto con to del tem po maggiore che si richiede ali' istruzione di quello in confronto dell' istru1


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ANCORA DELL,\ CAVALLERIA

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zione di questo, e tenmo conto infine che i non valori sono proporzionalmente assai maggiori in cavalleria che non in fanteria, emerge il fallo che da noi per portare in guerra 200 cava lieri di più, bisogna portarvi 800 fanti di meno. Quali e quanti sono gli a lli della cavalleria nel 1870 che non solo ridonarono a quell'arma il posto che già ebbe in altri tempi, ma la innalza rono, a detta di molti, efd un livello forse maggio re t In che proporzione essi stani\o rispeLLo agli atLi delle nitre due arm i, e rispetto agli atti dell'arma stessa cui non si può concedere un merito così elernto ? Ecco uno stud io alquanto tedioso, ma, a nostro giudizio, veramente utile, cl1e si affacce rebbe ad un indagalore spassionato della veri tà, ed a cui offrono talli i mezzi necessari la Relaz ione ciel grande stato maggiore prussian o e i. molti Ii bri pubb licali sulla storia di CJllella guerra. Allora, sceverata la parte iperbolica dei falli da lla parte reale, il giudizi o sulla vera importanza della cavalleria negli eserciti moderni, nodo cl i tutta la questione, potrebbe per avventura esse re dato da persone competenti e 11011 inleeessate in essa, con giusto fondamento . Comunque sia, anche senza questo scopo, un tal~ lavoro avrebbe il vantaggio di far palesi i difetti e gli errori più abiLual i, verificatisi nei vari impieghi della cavalleria, dando cosi il mezzo di propone, là dove si vede possibile, un rimedio . Una parte essenziale di esso sembra dovrebbe essere un riasimnto, riferito alla situaz ione generale del . momento, di Lutti gli atti della cava lleria, nessuno ecceltuato , durante la campagna del 1870-711. È ~copo delle poche pagine che seguono dare un breve esem pio, per verità troppo in completo, di un tale riassunto.

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I.

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Il ~ 0 agosto uno le tre arma te tedesche radunate nel Palatinato, si avanzavano; la prima e la seconda sulla Saar, la terza sulla La uter. Durante la marcia, la cavalleria spinta dovunque innanzi e al di là del confine, diede prove di un'audacia e di un'aLLivilà ammirevoli. Il 5 agosto le notizie clie per questo modo si avevano del nemico oltre la Saar venivano riassunte dal comandante della II armata in un telegramma nel qua le si informava il Comando supremo che « il nemico levava il campo dall a Saar e dalla nleis e si ritirava ». T.. e ricognizioni di cavalleria dello stesso giorno di Spi cheren (() ogosto) man ten nero ferma l'idea nei Prussiani essere intenzione dei Francesi di non accettare battaglia alla fronliera. È vero che fu vista fanteria ed artigl ieria frances e sulle altul'e di fronte a Saarbrucken; è vero che il fuoco d'artigli eria dell'avversario« aveva impPdi to di veder chiaro nelle disposizioni di lui,» ma l'intenzi one francese di rifiutare bullaglia era così assodata, che quelle truppe, pa rve a chi diresse le ricognizioni non potessero avere altra missione che dicoprire i movimenti ferroviari presso Fo rbach, che le ba1terie nemiche fossero là appostale per soslenere la ritirata . Solo recò meraviglia come con tale intendimento i Francesi si fossero sc)orda ti di rompere i ponti sulla Saar e, per punirli della loro negligenza (ed invero era quella ad ogni modo una negligenza), il comanANNo xxi, VoL. 11.

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dante della I arm,ita, generale ·v. Steinmetz, approvava che distaccamenti della H .. divisione venissero inviati al di là della Saar a disturbare la ritirata del nemico ed impedirgli di riprendere ' alcun e posizioni che nel suo intento non avrebbe dovuto abbandonare così presto. Fu l'avanguardia della 14" divisione che, avanzandosi per questo modo e prima ancora di riceverne l'ordine, vP-nne ad ui~lare inaspettatamente contro (ù 2° corpo d'armata francese (Frossarcl). \ E fu mentre ciò accadeva sulla fronte presso Spicheren che, a niezza marcia più indietro, giungevano al generale Zastrow, comandante 'del VII corpo, rapporti i quali, chiarendo il vero stato de lle cose, erano in contradd izione colla supposta ritirata aei France~i. Questi rapporti non è lecito credere perven issero da nuove ricognizioni di cavalleria, poichè la Relazione del grande stato maggiore non ne fa cenno, e perchè se cosi fosse· stato, anzir:hè al comandaute del VII corpo,' che si trovava indietro a Dilsburg, sarebbero pervenuti prima al comandante della H,a di visione in Saarbrùcken. 1l fotto è che le intenzioni del generale Frossard erano ben diverse da quelle che i Pruss iani avevano supposto e che le molt ep lici ricognizioni di cavalleria· avevano confermato in loro. Jl generale Frossarò si trovava a Forbach e preci. samen te sulla linea di confine colle sue 3 divisioni riunite, ed era così lontano dall'idea di non far testa al nemico, che nelle ore antimeridiane, quando l'avanguardia della H..a divisione prussiana si avanzava su Saarbruck.en, aveva già ottenuto dal marescial lo Bazai~e in S.t Avold promessa di essere soccorso da altre 3 d!visioni del 3° co~po, le quali erano accampate indietro a 45 chilometri di distanza e colla possibilità

1870 24'3 di valersi per giungere sul campo di battaglia anche d~lla ferrovia. Questa condizione di cose, constatata nella Relazione del grande stato maggiore prussiano (pag. 34..1), non collim a per ver ità con qnanto sta scritto a pag. 283-28{ in cui è detto che « se quelle truppe '(la fanteria ed artiglieria francese osservate nel mattino sulle alture di Spich.eren) non avevano veramente il mandato ~upposto dai Prussiani di coprire movimenti ferroviari in ritirata, il concetto loro era tuttavia giusto in quanto cbe esse palesemente intendevano ad assicurare un cambiamento di posizione retrogrado». Ma non è men vero che queste stesse parole confrontate colla realtà dei fatti suonano, a ben considerarle, come l'espressione di chi, narrando le cose con imparzialità, non può esimersi dal dovere di mascherare l'abbaglio in cui era caduta la propria cavalleria, la quale si era adoperala con tanto zelo, con tanta costanza e oon tanto sacrificio di se stessa. Non vi è quindi dubbio ehe le informazioni deÌla cavalleria contribuirono a mantenere nei PrussÌani di fronte alla Saar per parecchi giorni, e fino all'ultimo momento, una erronea supposizione. La vittoria coprì con un fitto velo l'inganno, ma è chiaro che se fosse regnata nel campo francese una minima parte di quella nobile gara d'accorrere aLcannone in cui tanto si distin sero i Prussiani, la sorte - délla battaglia di Spicheren, è presumibile, sarebbe stata diversa. 11 vantaggio della posiz ione era tutto dal lato dei ~rancesi, e le difficoltà che ·questi avrebbero dovuto incontrare per trovarsi in forze più che doppie erano molto minori di quelle superate dai Prussiani per trovarsi in forze meno che uguali. . Con ciò non intendiamo di addossare la colpa alla NEL

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cavalleria del rischio in cui incorsero i Prussiani di essere battuti a Spicheren . La vera colpa (ben s'intende dal punto di vista teorico dell'arte) risfode nel tatto di essel'si la I armata spinta avanti comrariamenle agli ordini direuivi del Comando supremo . . ·ciò ·che a noi pare lecito constatare è d1e la cavalleria prussiana sulla fronte della· I e della Il armata non ebbe influenza apprezzab ile nel risultato · della battaglia di Spicheren, sia prima, sia d~nte la battaglia, chè non era quello terreno da i111piegare cavall eria, sia dopo, pert;hè l'inseguimento non potè aver luogo. Non parl iamo della cavalleria francese contrapposta, la quale non solo non prese parte alcuna , nè. prima, nè durante, nè dopo la battaglia, ma si può quas i ritenere abbia avuto un'influenza dannosa. Difatti la hrigal:i di cavalleria Juninc che precedeva la marcia della divi1 sione Metman del 3° corpo era già vicina al campo di battaglia, quando il generale frossard, che di cavalleria non ave\ia difetto, la rimandava ind ietro,cosicchè scontratijdosi colla divisione che si avanzava sulla stessa strada dovelte necessariamente contr ibuire a quel ritardo di qualche ora, per cui quella divisione francese . non arrivò in tempo. . In tutte le guerre, e quella del 1870-71 non fa eccezione, sono mol!eplici i casi in cui la cava lleria, come nell'incidente della brigala Juniac, può essere considerata di troppo. Ed anzi, per non tornare su questo inconveniente eornune alle due armi, le quali non possono essere utilizzate dappertutto, diremo che ne lla stessa battaglia di Spicheren, abbiamo anche nel campo prussiano l'esempio di uno squadrone che ingolfato in un borro impedì per qualche tempo, con solo vant11ggio del nem ico, il passo alla fonteei.a. Di questo f'vent uale imbarazzo forse non si tiene sempre conto sufficiente

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da tutti quelli che emettono opinioni sul rapporto ~iù· razionale delle due armi sussidiarie rispetto alla fan tena. Vediamo ora quale azione ebbe la cavaller.ia nelle operazioni tra la III armala tedesca ed il 1° corpo, francese durante il periodo corrispondente a quello es~minato. Sarebbe difficile stabilire l'influenza che le notizie · vaghe e contraddÌllori e d~lle piccole esplorazioni di cavalleria tedesca, eseguite nei giorni 2 e 3 agosto, ebbero sulle buone disposizioni di marcia prese dal comando della III armaln il giorno del combattimento di W'eissenburg (4, agosto) . Quello che sembra potersi asserire si à che il princ ipe Federico Guglielmo, nell'incertezza in cui S\ trovava, sulla situazione del nemico, , si attenne alla regola che mai non inganòa,' cioè previde, indipendentemente da qualunque informazione, H caso di un forte scontro, e si premunl in modo da potervi far concorrere il mass imo delle sue forze. . Come a Spicheren così a Weissenburg la cavalleria. tanto francese che tedesca non ebbe parte alcuna nel combauimento. L'azione della cavalleria nelle vicende della III armata non còrn iricia realmente a farsi importante che nel giorno success ivo e soltanto nel campo tedesco . La sera di We issenburg (4, agosto) la lll armata aveva perduto il eo ntatto col nemico. , Il 5 acrosto il Principe eredita rio, prima di riprendere la mare~ che doveva avere per obbiettivo la giunzione della sua armata alle altre du e armate tedesche, si volle assicurare con una grande ricognizione di cavalleria della situazione del nem ico. Affidò questa missione alla 40. divisione di cavalleria, i cui squadroni furono spinti tanto a sud verso Hagenau come ad ovest verso Reicshoffen. In pari tempo però il Principe spinse pure verso


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ovest, cioè nella direzione di marcia in armonia col suo ohbieltivo, 2 corpi, mentre schierava gli altri fronte a sud per assicurarsi contro ogni possibìie attacco da quel lato . Le notizie che s.i ebbero da ovest segnalarono ben pre.sto le tracce non dubbie della ritirala in quella_direzrone della divisione Douay sconfitta il giorno innanzi a Weissenburg. Se ~ue~t~ ~i visione avesse avuto libera Ia }scella della sua via d1 r1tu·ata, quella segnalazione sarébbe stata un indizio abbastanza preciso per argomentare dove si troV{lSSe il nerbo principal e delle forz.e del maresciallo l\1ac-~lahon. Ma poichè l'attacco avvi luppante del la posizione di Weissenburg aveva reso impossibile la ritirata su Hagenau, la scoperta non portava schiarimento allo staro delle cose. I dubbi crebbero quando la presenza del nemico venne segnalata anche a sud nella direzione di Hagenau. , Però nuove e più importanti notizie cominciavano a giungere da ovest. Uno squadrone di ulani, passata la Sauer presso Gt,rnsleLI, aveva scoperto truppe accampate sulle alture della sponda destra. Due squadroni d'ussari direlli a Reicshoffen avevano trovato presso Worth rotto il ponte sulla Sauer, ed avevano visto a muoversi sulle alture della · sponda destra forti masse di truppe. Jnterrorrati gli abit11nti, si era saputo trovarsi co lò. 2 rego·imen~ di fanteria che, dall'indicazione dèl loro numer~, s·i arguì . dovessero appartenere alla divisione Ducrot del corpo . d'armala del maresciallo Mac-Mahon. Queste notizie, confermate da informazioni ricevute per altra via, misero il comandante de lla Jll armata edesca in grado di formarsi un'idea abbastanza esalta della situazione del nemico. Tutto portava a credere che il maresciallo Ofac-lUabon anzichè minacciare da sud il fianco sinistro del Prin:-·

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NEL 4870 cipe ereditario si disponesse a sbarrargli la strada da ovest. l\la la cavalleria aveva segnalato truppe nerni"èhe anche nella direzione di Hagenau per cui, per quanto· sembrasse probabile non aver desse altro scopo che di proteggere la ferrovia, il fatto non sembrò abbastanza accertato. Perciò nelle disposizioni del giorno dopo, pur iniziando la marcia ad ovest co.fla maggior parte delle sue forze, il comandante della III armata credette bene provvedere anche alla eventualità di essere attaccato da sud. , Nell a battaglia di Worth, che ebbe luogo il giorno successivo (6 agosto), la cava lleria tedesca non fu impegnata. Fu invece due volte i1!1pegnatn la cavalleria francese. La prima volta 2 reggimenti corazzieri (hrigata Miche!) con alcuni squadròni lancieri si ~Ca• gliano sulle compagnie dell'XI corpo minaccianti da· Morsbronn il fianco destro della li oea francese. l;a cavalleria riesce a prezzo di una totale disfatta a far soprassedere di qualche istante la marcia in avanti delle truppe prussiane, che sub ito dopo, e pare q·uasi animate dal successo ottenuto, viene da esse ripresa con maggior slancio. Non sembra quindi possa asserirsi che la carica della brigata Michel abbia realmente giovato alla situazione francese. 11 secondo attacco segna l'ultimo tentativo infruttuoso del maresciallo Mac-)laho·n per liberare la sua ala destra • dagli assalti ognor più stringenti di Froschwiller. I. quattro reggimenti co razzieri della dtvisione Bonne· mains con ambo le brigate in colonna serrata di squadroni si tro vavano dietro il centro della linea francese quando ricevettero l'ordine di altaècare. In quel momento i battaglioni prussiani, dopo aver respinto un contrattacco della fanteria francese, s'erano la m~ggiot parte raccolti. Attraversando Elsasshausen e ascendendo le alture a nord seguivano l'avversario


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retrocedente verso Froschwiller sostenuti da 7 batterie dell'XI corpo. « Jl campo d'attacco (V. Relazione ufficiale) che stava dinanzi alla divisione Bonnemains e~·a, c~me già quello della brigai.a Micbel, oltre ogni dire sfavorevole alla cavalleria; molti fossi con filari di piante all'altezza di un uomo vi facevano impaccio alla mossa degli squadroni, mentre alla fanteria offrivano riparo ì luppoleti e i vigneti cinti di siepi. Questa pertanto allo appressarsi della cavalleria non si agg~ò se non che in pochi punti; la maggior parte rimase formata com'era ed accolse i corazzieri con un tremendo fuoco accelerato, cui Jebalterie unirono i loro buoni tiri . prima a granata, poi a metraglia. « Per tal guisa il.1 ° reggimento corazzieri che caricò a squadroni fu costretto a dar volta con gravi danni dopo aver perduto lo slancio per l'intoppo di un fosso. A sinistra di quello il 4° reggimento corazzieri percorse di. carriera un tratt0 di oltre mille passi per trovare terreno favorevole, ma fu del pari mandato a sbaraglio dal fuoco di un nemico che nemmeno potè veder da vicino ». Peggior sorte toccò all'altra brigata di cavalleria con risultato eguale. L'insuccesso della cavalleria francese a Worth venne attribuito al non aver dessa precedentemente rieonosciuto il. terreno. Oltrechè ci par strano ammettere in tesi generale cbe in una., giornata campale una carica di cav~lleria debba e possa essere preceduta da una ricognizione del terreno su cui deve eseguirsi, in realtà sembra a noi che una tale ricognizione non potrebbe, · salvo caso eccezionale che non sapremmo ritrovare nel campo di battaglia di WorLh, avere un'influenza sul successo o l'insuccesso dell'operazione. Difatti il _ momento opportuno per una carica di cavalleria è istantaneo, e la direzione non può essere nè arbitraria né 0

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2i9 tortuosa, e tale in genere da evitar gli ostacoli. L'influenza che la ricognizione del terreno potrebbe avere sarebbe quindi, a nostro giudizio, piuuosto sulla decisione di caricare o non caricare, ma non già sull'esito favorevole o contrario. Non sarebbe esatto il dire che l'eroico sacrificio dei corazzieri francesi fu inutile pe'r la Francia. Tali esempi sono una potenza morale di gran peso, i cui frutti possono essere raccolti da una nazione molti anni dopo. ~la d'altra parte si deve tener éonto che se i 6 reggimenti ·Corazzieri fossero stati rappresentati a Worth da una quantità di fanteria corrispondente al loro costo (e questo raffronto è !~cito per le considerazioni cbe abbiamo premesso e percbè la presenza della cavalleria francese a Worth non è dovuta alla celerità delle sue mosse), Mac-Mahon avrebbe avuto 20 battaglioni di · più, ed i frutti avrebbero per avventura potuto essere più immediati. A Worth, la cavalleria tedesca comincia ad entrare in azione la sera della battaglia con alcuni squadroni, i qnali concorsero colla fanteria bavarese ad inseguire il nemico e a raccogliere un considerevole numero di prigionieri. L'inseguimento interrotto per il sopraggiungere delle tenebre venne ripreso nel mattino del 7 agosto. Al principe Federico Guglielmo doveva interessare ed interessava difatti assai il conoscere quale strada • avesse tenuto il maresciallo Mac-Mahon nella sua ritirata attraverso ai Vosgi. Prima di seguire la cavalleria della III armata nella missione che a questò intento le venne afTidata é necessario aver presente la situazione delle cose. , Il 6 agosto, mentre si combatteva a Worth e a Spicheren, le 3 divisioni del 5° corpo d'armata francese erano presso Bitche. Il generale De Failly che NEL

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sentiva tuonare il cannone d'ambo i lati credette di dover rimanere a guardare il punto ove si trovava. Sul tardi una delle sue divisioni (Lespart) veniva. avviata in soccorso del maresciallo Mac-~lahon. Ma giunta. sul rio di Falkenstein, la rotta dei Francesi era già còmpleta. Non potendo da sola far fronte ali' avversario vincitore, se ne tornò indi etro. La brigata Fontanges si unì al 4° corpo e si ritirò a sud-ovest su Sa~~e; la brigata Abatucci si ritirò a nord-ovest per la strada di Bitche che aveva percorso nell'avanzare. La ritira.La su Bitchc di parte "della divisione Lespart, osservata ·<l'ai Tedeschi, originò il dubbio che quella fosse la direz ion e presa dal maresciallo Mac-Mahon. Analogamente a quanto era accaduto di fronte all.a Saar prima di Spicheren, le ricognizioni di cavalleria del 7 agosto servirono a manten ere il comanclo della III armata in questa falsa s·u.pposizione. - Fra la cavall eria mandata in tulle le direzioni, 30 squadroni erano stati incamm inati verso sud per le strade appunto in cui si ritirava il maresciallo. Le tracce di un esercito che retrocede in disordine non isfuggirono per certo al comandante prussiano che dirigeva le ri c<•gnizioni da questo lato. Ma anche eg_li, come LuLLi, era dominato dall'idea. che Mac-Mahon marciasse su Bitche, cosicchè in un avviso spedito da Jngwillcr informava il comando della lll armata: « che la massa principale dei Francesi erasi ritirata per Niederbronn su Bitche 1> aggiungendo solo che « una parte considerevole era passata per Ingwiller ». Poichè non era in qu ella direzione che Mac-l\Iahon si era ritirato, porve al comandante di quei 30 squadroni inopportuno spingere più oltre l'inseguimento; e cosi il conta!lo col nem ico, che era stato ripreso il 7 agosto senza che la caval leria prussiana-se ne ac-

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corgesse, fu ben tosto abbandonato. Per questo mo_do il maresciallo senza ulteriore molestia potè pros~gu~re la sua ritirata da Saverne a Sarrebourg, donde, riunito a sè il 5° corpo, procedette insieme su L11neville .. Per una combinazione, che può sembra re ·eccezional e a chi dà un peso troppo assoluto alla !'1_et11fora essere la cavalleria l'occhio degli eserciti, le nollz1e <lell~ cavalleria della II armata indussero il comandante d1 essa nello stesso errore in cui era caduto q11~1I~ .della III, e furono causa di movimenti inopportuni d1 grosse masse e di grave perdita di tempo. . . Ecco come precisamente erano andate le· cose tved1 Relazione ufficiale pog. 3i3 e seguen ti). . . Sull'estremità sinistra della li armnta la brigata d1 cavalleria Rauch aveva osservato nella giornata del 6 agosto movimenti di trnppe froncesi da est v_erso Saar"emiind, e il 7 di primo mattino aveva avvisato il co~ando dell'armata che il nemico teneva. anco,~a fortemente quel luogo. Di più la brigata Bredow 1_n una ricognizi one intrapresa il 6 aveva trovato fanteria francese ·in l\oh1·bach e scòrlo un grosso compo presso Bitche, che nel corso della giornat~ era andato in. . grossando. Queste informazioni, combinate colla notlZl_a della sconfitta del rnaresciollo Mac-Mahon o Worth, ingenerarono anche nel pI'incipe Federico Carlo la supposizione che il maresciallo Mac-Mahon si ritirasse per Bitche. . Si è perciò che non appena nel mattin_o del 7 11 Comando supremo, in seguito ai rappor~~ . ~~lla. III armata, fa ceva presente al Principe la poss1b1i1ta d1 u~ tal fotto, la supposizione parve certezza, e ~ c?rp1 e mezzo d'armata furono tosto deviati <lolla dtrez10ne generale d'avanzata. e spostati verso est di fronte a R.ohrbach .


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J,' a.la sinistra della II armata fu cosi trattenuta cir~a due giorni in . attesa del nemico che aspettavasi da WorLh, ma il nemico non giunse. Fu allora palese che Mac-1\'lahon doveva essersi ritirato per altra via . _!ant~ prima di .Spicheren, come prima e dopo Worth, e lo stesso fenomeno che si riproduce in modo co~t~nte. Ragionamenti ~atti con stretta logica da. n~ or1?m_e nel campo prussiano ad una determinata,ipot t~s1 nguardo alle intenzioni del nernico. L'ipotesi di.,. viene per gradi insensibili idea preconcetta, e le notizie della cavalleria vengono interpretale come conferma dell'idea stessa, tan to nei due casi in cui l'ipotesi si doveva chiarire erronea, come nel caso in cui fu chiari La esatta. Ora sicc?me nessuno certamente. oserebbe incolpare ~a cavalleria tedesca di non aver disimpegnato bene 11 suo dovere, tantochè semb ra illusione sperare che altra cavalleria possa far meglio, così dal riassunto del le ricognizioni di cavnlleria nei tre mornenti cla noi considerati riappare nella sua pienezza un'antica verità, ed è r.he le notizie che la cavalleria può .dare sono molte volte ~e forse il più delle volte come eerte iscrizioni dei tempi remoti che i filologi interpretano secondo le proprie idee. In alLre pa role, quan_do noi immaginiamo delle ricognizioni di cavalleria per le quali viene determinata la situazione del nemico, la sua forza e le sue intenzioni, noi non teniamo abbastanza conto delle difficoltà., e oseremmo dire impossibilità, per quell'arma di ottenere questo risultato. Con ciò è ben luno-i da noi l'dea di contestare l'utilità dell'impiego dell: cava lleria in avanscopei·ta, poichè sarebbe quanto andar contro al buon senso e all'evidenza dei fatti che accaddero in seguito. ·

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Quello che intendiamo contestare, giova averlo presente, è il grado esagerato d'importanza che a questa uLiliLà si vuol dare da molti.

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Perduta la linea della Saar era necessità per i Francesi di mnttere tra loro ed il vincitore una linea difensiva che ·potesse per se stessa arrestarlo. Sembrava questa avrebbe dovuto essere la \Uosella. Ma lo sgomento che produssero nel C!3-mpo francese le due simulta.nee sconfìue di Worth e Sp icheren, e l' impròbabilità d1 poter portare su quella linea 'in tempo opportuno le riserve che si stava organizzando al campo di Chàlons, la fecero ritenere troppo vicina, e l'ordine fu dato per la ritirata di tutto l'esercito francese sulla Marna centro ' a Cbàlons. A Chàlons era già stato avviato il 1°, il 5° ed il 7° corpo, ed ivi sotto gli ordini del generale Trochu stava organizwndosene un nuovo, il 12°. Abbandonata l'idea di far fronte sulla Mosella, venne pure rimandatò a Chalons il corpo del maresciallo Canrobert (6~), che per ordine anteriore si trovava incamminato sulla strada di Metz. Gli altri 5 corpi francesi . ancora ad est della i\Io·sella, avuto l'av! iso dèl disegno di ritirata su Chàlons, si avviarono in quella direzione per diverse vie. ~rattanto nel quartiere imperiale erasi mutata la risoluzìone che gli eventi, ora noli, fanno supporre sarebbe stata la migliore. Siccome una ritirata su Cb&lons avrebbe sinistramente impressionato l'opinion e pubblica, si tornò al disegno di affrontare l'esercito tedesco a levante 1

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di l\letz e fu scelta à. tal uopo una posizione ad ovest della Nied fran cese, la quale il g iorno ·I O agosto si trovava già occupata da 4, corpi d'armala. 11 gior~o ~ 4 si cambiò nuovamente di piano, e furono dati glt ordini per il concentramento su Metz. Il gio.rno 13 si riprendeva l'idea della ritirata su , ~l~à)o_ns. F1nal_mente ìl giorno H, mentre questa era g,11 in1zwta, veniva, sospesa per far fronte sulla d~stra d~lla -~Iosell~ ali atta cco di una briga ta prussrnna, ne p1u pote essere eseguita. . In 8 giorni furono date dallo stato mag~1ore fra~cesf le disposizioni' per 6 piani diversi. Gli ordini del g1or~°'prima erano contromandati il_ giorno do~o quando g1.à stavano eseguendosi, ed anzi, per la distanza r.l_1e dt: videva alcuni corpi tra di loro, e per l'ignoranza in cut il quartie re imperiale _si trovava r iguard? alla loro ubicnzione 1 avvenne che una parte dell'esercito francese stava corn piendo mosse in armonia alle disposizioni del giorn o precedente, quando l'al Lra già mandava ad effetto le nuove. La cavalleri a tedesca spinta avanti ad una marcia, e più ancora su tutta la fronte delle tre armate tedesche, le quali il giorno 1O si erano data !a ma.no su ll a Saar, precedeva l'avanzata gene rale dell esercito sulla Mosella. Seguendo a breve distanza le colonne francesi senza pPrò ottenerne il conlatto, le infor~azioni c_he essa ~?lé forn ire souo in certo modo la r1produz1one dell mstab iliLà, del diso rdine, della contrad~izione e della mancanza di unità r;he regnava nel campo nemico. Ora er11 la r itirata decisa per tuLlo, ora era la sosta di una parte dell'esercito francese per dar tempo all'altra ùi riunirsi, ora era una ripresa offe nsiva, ora era uno schieramento per una battaglia difensiva che le notizie della cavalleria tedesca facevano suppo!'l'e. 1

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Le notizie potevano talvolta essere esatte al mom ento, ma come ben si comprende in mezzo a tanta mutabilità desse non lo era no più quando ora trascorso il tempo, per· quanto breve, necessario per perven ire ai comandanti genera li e per la diramaz ione ed esecuzione degli ordini. In .tanta incertezza sulle intenzioni nemiche, l'esercito. tedesco continuava ad avanzare in ordine abbastan.za compatto per poter far fronte Il quaiunque eventualità. Il 12 agosto la I e la II armala si trovavano con 5. corpi in 1• linea di fronte alla Nied, al di là del qual corso ·d'acqua si supponeva tuttora schierato l'esercito francese. L'avanzata di quelle due armate era proceduta assai lentamente, tanto più confrontala colle marce precedenti e con quelle suc~essive. La parte utile dello spostam ento giornaliero medio ve1·so l'ala mar<:iante sarebbe stato di soli 8 chilometri. Fra le. cause che influirono in qu esta lentezza si deve annovera re il ritardo inerente allo spostamento di parte della Il armata verso Bitche in attesa del maresciallo Mac'Mahon, spostamento che come si disse venne deciso da notizie esatte della cavalleria, ma erroneamente interpretate. Nè è lecito supporre che le informazioni continue, ma necessariamente contraddittorie, della cavalleria du ran te la marcia dell'esercito tede:-;co oltre la Saar, al>b iano infl uito ad impedire che questa lentezza di marcia prendesse propo~·zioni più grandi. • Le giornale del!' 11 e 12 agosto segnano un momento della guerra ch e ritorna a merito della cavalleria tedesca. L'arrestarsi dei Frances i aveva avvicinato per modo i due eserciti avversari, che dal Comando supremo prussiano furono la sera dell' 11 diramali gli ord ini di attacco pel giorno ~ 2 contro il nemico, che le ultime


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Seille il capiLano v. Kotze del 10° reggimento ussnri con una parte del suo squadrone ed una sezione di pionieri. Approfittando di un passo della llosella presso Dieulouard racconciato poco prima dai Francesi, era passalo sulla riva sinistra e aveva già posto mano a guastare quella' stazione ferroviaria, quando l'arrivo di fanteria francese per la ferrovia di Nancy Io costrinse a ritirarsi. Nel pomeriggio del giorno 12 lo stesso capitano mandava pattuglie comandale da ufficiali verso Dieulouard e Pont-à-Mousson le quali trovarono quest'ultimo silo ancora sgombro, ma già ristaurata la ferrovia e gran movimento di treni sovr'essa. Più tardi nella stessa giornata g iunse pure a Ponlà- Mousson il capitano v. Thauvenay, del comando del X corp?, con quaranta cavalieri, parte ussari e parte dragont. · Nell'attraversare la città, il drappello ebbe fucilate da sbandati, i quali però sgombrarono subito. I dragoni s'appiedarono e presero a rompere la ferrovia e il filo telegrafico sulla sinis tra della ì\Iosella, mentre gli ussari coi cavalli disse!lati stavano sulla riva destra. In tale stato i due drappelli furono sorpresi e sbararrliati 0 da cacciatori d'Africa . .Deg li ussari molti caddero nella mischia, gli altri rimasero prigionieri. Dei dragoni po chi scamparono passando la ì\Iosella a nuoto. Un'altra impresa venne pure tentata verso Frouard da un o squadrone di cavalleria. Ma anche là il ,guas to della ferrovia fu impedito dall'arrivo nella stazione di un c·onvoglio di fan teria nem ica. Sull'estrema ala sinistra il capitano v. Klcist, del 10° ussari, proseguì le scorrerie verso s ud e polè entrare in Nancy che trovò abbandonala dai Francesi.

informaz·ioni facevano suppone in forze dietro la Nied francese. L'esecuzione degli ordini era iniziata quando vennero nuovi rapporli, che susci tarono meraviglia, risultando da essi che il nemico dovea aver nuovamente cambiato disegno. Mentre il '10 agosto erasi visto l'avversario tener posizione .dietro la Nied francese e sue truppe riavanzarsi da Me tz, dall' 11 in poi dinanzi all'ala destra tedesca si notarono masse retrograde dei Francesi verso la fortezza. Queste notizie concordavano per veriLà colle informazioni state fornite fin dal mattino dell'11 da \ un uffic iale del 5° reggimento u!ani (capitano v. Iiymmen) il quale, pattugliando avanti la fronte della I armata, aveva alle 5 antimeridiane già osservato un grosso corpo francese che da Les Etanges dietro la Nied si ritirava sn Metz. Ma sia che tale informazione sembrasse tr'oppo vaga, sia,.che fosse in contraddizione colle notizie che si avevano dalla fronte della II armata, il fatto è che nelle disposizioni date pel 12 agosto non se ne tenne conto. Fu il 12 ngosto solt anto, allorchè, per l'avanzare delle due armate tedesche, le pattuglie di cavalleria degli slessi avamposti poterono, perlustrando la linea ove si supponeva schi erato il nemico, constatarne J'a~senza ed osservarne Ja riLirata generale su Metz, che cominciò a farsi palese la giustezza delle informazioni che il capitano llymmen aveva dato 2iore prima. l\1entre lo stato delle cose veniva cosi chiarito di fronte a Metz, più a sud le scorrerie della cavalleriìi. tedesca trovavano il terreno sgombro di nemici sioo alla ~losella. QuesLe scorrerie, le quali danno la misur3. di quanto può fare un'abile cavalleria, meritano un cenno che riassumiamo dalla Relazi one del grande stato maggiore prussiano. Nella notle H -12 agosto s'era mosso da Aulnois sur

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Al'iCOI\A DEL-LA C.\VALLEI\IA

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III.

Il Hl agosto due piani di guerra si presentavano ancora poss ibili all'esercito francese. Riunil'e l'armata del Reno, che era stata posta sotto gli ordini del maresciallo Bazaine, con quella nuova · che anelava costituendosi a Chalons comandata dal ma- \ resciallo Mac-~iahon, o ferma re la prima a i\Ietz per accrescere col susr,idi.o di quella piazza Ja resistenza· delle proprie truppe e indurre i Tedeschi a dividere le loro forze . « L'osc1Uazione tra quei due partili (su.1 scritto in una di quelle , p_reziose pagine della Relazione ufiiciale da cui ~embra trapeti la gran mente direttrice delle operazioni tedesche) spiega la palese ince1'lezza dello stato maggiore francese nelle giornate dal ,12 al 17 agosto. Parn che l'imperatore Napoleone propendesse pel primo , ed il maresciallo Bazainc, sin dal princtpio , pel secondo partito. fila questi continuò forse ad essere persuaso dell' efficac ia di un seconclo centro dipotenza 1·esistiva soltanto fino a che fu li bero di rinunciare a farne uso, e perdette poi quella fede quando non gli rimase pit'.t altra scella ». Dei clue parti Li il più plausibile era il primo, e ciò era evidente al punto che al Comando supremo prussiano parve po tesse essere l'unico amm issibile. Si è perciò che nel giorno stesso ( 12 agosto) io cui venne constatata la ritirata dei Francesi su Mctz gli ordini furono dati, non già per circuire quella piazza ma per l'avanzala sulla Mosa. Questa avanzala si doveva eseguire con una grande conversione a destra. 1

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Di fronte a Metz sarebbe da principio rimasta qual perno fisso la I armata. Questa in seguito avrebbe tenuto dietro alla H, la quale ·venira. spostata a sud verso l'a la marciante costituita dalla III armata . Il movimento aveva quindt per iscopo di raggiungere il nemico nella direzione cli Verclun circuendolo a sud non con due sole armate , come avvenne attorno a Metz, ma con tutlo ]'esercito. Non sapremmo trovare' esempio più completo e più vasto dell'impiego della cavalleria ir. esplorazione di {1uello forn ito dalla cavalleria teclesea durante la metà d'agosto, e sarebbe dimostrare ingratitud ine e sconoscere la Yerità neg1rndole · i l merito cli molti servizt resi all'esercito di cui faeeva parte. Ma per -altrn canto pare a noi che, anal izzando e riassum endo tutti quesli servizi partitamente enumerati nella Relazione uffici ale, emerga il fatto che ad essi non si debba attribuire un'importanza tale da poter presumere che, senza le notizie fornite dalla cavalleria, l'esito delle tre battagl ie dei giorni H. , 16 e '18 agosto sarebbe stato diverso da quello che fu . La notizia che all o stato maggiore prussiano sarebbe riuscila fin dal giorno '13 di vera e grande utilità era che l'armata francese deì Reno , anzichè già ritirata o colle sue colonne in marcia su Verdun, come si supponeva nel eampo tedesco e come si dubitava ancora dopo che due battaglie erano state date e ~uando la terza del giorno 18 si trova va già molto moltrata, •non si era mossa nè doveva più muoversi da Metz. Se quesLa notizia ta cavalleria non fu mai in grado di darla non è a dire che sia stato per errori com. messi da quest'arma o per mancanza d'audacia o per essere stata im piegata in forze non sufficienti. Negli ordini diretlivi del Comando supremo e dei


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Al'iCORA DELLA CAVALLERIA

essere esclusa nepp ure il mattino del 18 agosto, nel giorno cioè in cui si decidevano le sorti della guerra. Poteva essere, ed anzi si credette ancora, che i Francesi .si fossero appunto ritirati per quell'unica strada che non era stato possibile raggiungere. Né si può replicare che il fallo di essere la cavalleria della JI armata tedesca riuscita approssimativamente nel suo in tento, il quale appariva non meno difficile di quello che incombeva alla cavalleria della I, provi l'amm issibilità in 'genere della riu scita di si~ili Ìf1i1~rese . .Ed in vero, :olendo dedur_re una .norma dt mass.ima, sembra a noi debba considerarsi caso più eccezio.na le l'avere i Francesi reso possibil e la ricognizion e a monte dì ~Ietz col lasciare intaUi i passi sulla Mosella, di quello che averle impedite a vall e, colla cattura delle barche . La verità, se guardiamo al momento culminante dell'errore in cui erano caduti i Prussiani, appare da r.iò .che pur disponendo di forze tanto superiori, essi si limitarono il giorn o il6 agosto ad allaccare col solo III corpo sostenuto in seguito dal X e da frazioni di altri corpi accorsi al cannone, le posizioni francesi a sud ed ovest di Rezonville, perchè le credev~no soltanLo occupale da una fo rte retroguardia nemica proteggente, la ritirata degli ultimi corpi francesi verso nord-ovest. · Di etro quelle posizioni stava invece, non in ritirala ma di fron te, tuuo l'esercito di Bazaine. E notisi che ollre alle moltepli ci e co nlinue esplorazioni anteri ori, quell'attacco era stato preceduto da una grande ricognizione eseguila con 2 divisioni di cavalleria. Nella prima e nell'ultima delle tre giornate ilttorno a Metz (U- e 18 .agosto} che condussero all'accerchiamento dell'esercito ciel maresciallo Bazaine, la cavalleria sl tedesca che francese non prese parte come

comandi d'armata, a partire dal ,12 agosto, si trova ripetuta la raccomandazione di spingere quanta più cavalleria si poteva sulla riva sinistra della nrosella con incarico appunto di raggiungere le st1·ade che l'esercito francese avrebbe dovuto percorrere se in realtà si fosse ritiralo o stesse per ritirarsi. Queste strade che da Metz vanno a Verd un e che si d~vevano esplorare erano tre: una, la principale, va. direttamente ad ovest, l'altra piega verso nord per Bney, la terza, intermedia, si distacca dalla prima a Gravelo tte e immetLe nella seconda a Étain. La ricognizione delle due strade più a sud doveva essere naturale còmpito della cavalleria della II armata che fin dal 13 agosto aveva cominciato a portarsi sull; riva sinistra della l\I osella per i passi a sud di 31etz, che il nemico aveva lasciato sussistere. Questa cavalforia. nei giorni successivi si era spin La sempre più avanti, seguita a distanza da alcune divisioni cli fan teria. Spettava invece alla cavalleria della I arm ata, la quale doveva passare la Riosella a nord di J\'.Ietz, cli portarsi sulla stt'ada cli Briey. Al ~ 8 le ricognizioni di cavalleria che si erano ese-= guite nei cinque giorni preced enti, e la baltall'lia stessa di Vi on ville del giorno 46 avevano bensì teso quasi palese il fa tto che i Francesi non dovevano essersi ri-· tirati per le due strade più a sud, ma la strada di Briey non si era in alcun modo potuta esplora re. If nemico a vcva tolto dal fiume Lutti i barconi tra Metz e Thionville, cosicchè era stato impossibile alla cavalleria della I armata portarsi sull'altra sponda e siccome d'altra parte non era riuscito alla cavall;ria della II, avanzantesi da sud, raggiunge re la strada stessa, così avvenne che la supposizione che i Francesi avessero già iniziata ed anzi esegui ta in gran parte la loro ritirata sulla Mosa e più in là ancora, non pot& 1

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A~COTI.A DELLA CAVALLERI..\.

arma da battaglia, figurò invece come tale ih modo assai importante nella giornata del 16 agosto '.Yionville-mu·s la Tour) . Fu la cavalleria francese che cominciò a dare l'esempio. Gli allacchi in calzanti del cenlro del III corpo prussiano (Alven:;leben) erano stati coronali da progressi lenti ma cominui contro le tru ppe più avanw.te del generale Frossard (2° corpo). Yionville e Flavigny erano caduti verso _mezzogiorno in potere dei Tedesch i. Alcune compagnie cleJ! a 1O" ed 11a brigata prussiana tenevano dietro alle truppe scosse del generale F!'ossard, ritirantesi su Rezonville, per essere sostituite da altre. Per tenere a bada il nemico da quella parte, il maresciallo Bazaine ricorse alla cavalleria. DeHe 3 divisioni di quell'arma, che stavano presso Rezonville, furono designati i 2 .1;egghnenti primi alla mano, cioè il 3° lancieri e il reggimento corazzieri dell a guardia . Il primo desistP-1.le da ll'idea di caricare dooo un vano tentativo fatto con 2 squadroni. Il reggi1~ento cor:azzieri invece piomba coi suoi 5 squa(froni formanti t.re scaglioni sulle frazioni della ,ion brigata di fanteria pruss iana, che in quel momento si. avnnzavano ad est • di Flavjgny verso la strad a maestra. Due compagnie sp iegate in linea e0i fucili spianati ricevono a piè fermo la cavalleria francese; il fuoco accelerato a 250 passi frange l'assalto . Gli stuoli dei cavalli passano confusamente a destra e a sinistra; la seconda riga prussiarni fa fronte indietro, e fuci la da tergo il nernico ch'or è accolto con fuoco tranquillo dalle altre truppe di fanteria avanzantisi su Rezonvi!le. « Quell'auacco contro la cavalleria brandeburghese (V . Relazione, pag. 5'18) è costato bèn caro ai cavalieri frances i: 22 uffic iali , 208 corazzieri e 243 cavalli ». Dietro il piccolo avanzo fuggente si lanciano allora 1

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2 reggimenti ussari del la brigata Redern (15"' divisione di cavalleria) . Questi già eràno riusc ili ad.attorniare una batteria nemica e stringere dappresso la scorta stessa del maresciallo Bazain.e, quando ad un tra Llo il fuoco del 3° battagli one cacc iatori li eostringe a dar volta . JI generale Alvens leben per tener testa ul!e ognor crescenti forze nem iche si trovava già da qualche tempo con tutto il suo corpo in' prima . linell, ed aveva supplito a! fa mancnnza asso iu}~cli rise rve avvicina ndo, dietro la sua front e di battaglia, le ~ divisioni di c-avalleria (:S"' e G"), c·he erano appunto quelle state impegnate al mallino nella ricognizione di cui si disse . Riuscito sen za risulta to J'altaeco della brigata Redern, egli dà l'ordine di caricare .all'inticra 6" divisione ( 24 squadroni). Se non che, verso il toeco , quando questa divisione dopo non poche diflìcoltà era r iuscita ad oltrepassare la linea di fuoco prussiana, e stava avanzandosi sull'allipiano di Rezonville, si trovò acl avere d ina_qz i non più frotte di fuggenti , ma truppe fresche e compatte. Parve fo llia iniziare un attacco in quelle condizion i, e le 3 brigate si ritirarono in buon ordine . Erano le 2 pomeridiane : Gli at1.t1cchi della 6" Jiv isione di fanteria prussiana a nord della strada Rezonville-Vionrille.erano stati fino ailora respinti dall e truppe del marescial lo Can robert. Questi, coperto sulla stw sinistra per l'arrivo di truppe fresehe, certo della prossima cooperazio ne sulla sua destra cli altri 2 corpi, pareva stesse per attaccare Vionvi lle. Supposto eiò, il generale Alveosleben prende l'iniziativa, e non avendo altre truppe disponibi li , ordina l'attacco ai 2 reggi menti di cavalle ri a grave della brigatd Bredow (3 squadroni del 1° corazzieri e 3 del 16° 11!aoi). I 6 squadrnni si avanzano a nord di Vion-


.264 ANCORA DELLA. CAVALLERIA 'ville, si spiegano in linea fronte ad est, e caricano a fondo nella direzione di Rezonville. La prima · linea francese è rovesciata , la seconda viene oltrepassata. - Dopo una carica di 3000 passi quei prodi, attorniati da caval leria nemi ca, si aprono il passo indietro, ma nel riattraversare le linee francesi sono tempestati da una fitlagrandine che atterra la rnaggior parte dei superstiti. - I resti dei 6 squadroni furono appena sufficienti per formarne due. Rinven.ute dalla loro sorpresa, le truppe del 6° corpo (Canrobert) si riordi nano, ed il maresciallo stava per dar segui lo al disegno troncalo · dall'eroica impresa della brigata Bredo,v, quando pervenne un avvi.so del generale in capo, per il quale fu rinnovalo l'ordine di non spingersi innanzi, ordine che dominò nella direzione degli atti francesi dal principio alla fine della batt~glia. Senza il sacrificio della brigala Bredow l' avviso del ·maresciallo Bazaine sarebbe perver1uto troppo tardi, e si può supporre che nello sLato in cui si trovava la 6a divisione di fanteria prussiana, questa avrebbe dovuto abbandonare le posizioni conquistate a prezzo di tanto sa ngue con pregiudizio forse dell'esito finale della battaglia. Ma ora,, diremo noi, è egli lecito trarre da qualche risultato isolato una deduzione assoluta in favore dell'impiego della. cavalleria come arma da battaglia, quando una serie numerosa d'altri fatti 'sta co ntro questa deduzione? La circostanza di un cornandaot.e in capo le truppe avversarie, il quale pareva temesse di vincere ove si combatteva, e si preoccupava di accumulare inoperose riserve in previsione di un attacco immaginario in altro sito, non è dessa tale da doversene tener conto per spiegare come caso eccezionale· il successo del!' attacco della brigata Bredow? Infine, è egli lecito fare in tesi generale assegnamento ·s u imprese

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Ja cui riuscita, molto dubbiosa, è pur sempre legata alla condizione di poter contare molto più che altre volte su l'eroismo cieco di chi deve esegu irle? Il fallo della 6" divisiÒne di ca v;:dleria prussiana, che precedette la carica Bredow, senza cercare altri esempi, ci induce a porre anche questa domanda. La carica Br·edow non fu l'ultimo atto della caval. leria nella cruente giornata del '16 agosto taf((o meI morabile per quell'arma·. I soccorsi di cui si faceva sentire ognor pi1'i stringente il bisogno nel campo tedesco erano finalmente giunti . Il X corpo, ehe sfilando dietro il III, mirava lontano a nord-ovest a valle di Verduo, ove credevasi i. Fran·cesi già stessero passando la ~fosa, parte deviando per iniziativa dei capi dalla prescritta linea di marcia per accorrere al cannone , e parte di retta men te richiesta, f:ra, dopo aver percorso più di ,i-O chilometri, giunto tutto sul campo di battaglia. Esso veniva schierato a sinistra del III corpo fra Vionville e l\ fars la Tour, a nord della strada rnaèstra, co llo scopo di tentare sull'ala desLra nemica un colpo decisivo, cui si era dovu10 rinunciare sull'ala sinistra e sul centro. Ma a sud di Bn1ville, di fronte al X corpo e al di là di un profondo borro, stavano forze preponderanti ,del 3° e 4° corpo (Leboeuf' e Ladmirault) le quali pareva si disponessero dal .canto loro ad un auacco avvolgente contro Mars la Tour e Tronville. I Prussiani avevano già dovuto cedere terreno nel ·bosco di Tronville. Uno sforzo supremo e un'audacia senza pari parve potesse sventare il pericolo. Non si rimase dubbiosi un istante. La 33a brigala di fanteria prussiana, che a nord di .Mars la Tour formava l'estrema sin istra della. linea tedesca', si avanza. Il fuoco micidiale del nemico non l'ar-


267 1870 cese. Il 2° cacciatori già si aYanza su llars la Tour, quando, accolto dal fuoco di un drappello del '16° :e~oo·imen to di fanteria pruss iana (piccolo avanzo cola n -. masto della 33n brigata), YOlta le groppe . l i 13° drugon~ che giungeva in quel mom·ento lo insegue fino a pan di Ville sllr Yron. . llla qui fu mestieri sonarc a rnccoila, perchè grandi masse di cavalleria franc ese erano in vista. NEL

'.2u6 A::-lCOR.\. DEI.LA C.\VALLE I.UA resta, e non l'arresta neppure i l bnnonc. Inerpicandosi sLl per l'opposto pen dlo, i Prussiani ap paeirono ben tosto a 1 oO, 100 e re l'fì no 30 passi soltanto dinanzi alla linea frallcese. 3Ia il nçmico s'ingrossa sempre più; éllla di,·isione t~rcnier, che stava di fronte alla 38" 1.ri0·ata si ao·rr·i unO1·e la d ivisione Cissey, 1 pochi uOìu O ' Ob • ciali pru ssiani snperstiLi sono costrnll.i a r·icondurrc indielro gli n,\'am,i di quella briga ta che il nemico insegue. lncornincin or·a 1111 seguito rii episodi, in cui la cavalleria ha la parte principale e di cui l'ultimo fu una rniscltia cli ollre 5000 tavolieri. ll primo ad entra re in lotta fu, dal la par te prussianu , il t 0 rnggr menlo dragoni della guardin, che con 3 scprnclroni in linen si lancia contro la fanteria fran cese inseguente la 38" brigata. Due squadi:oni del 4° coruzz ieri tentano cli sostenere a destea quellu carica ma debbono desistere a ·motivo del vee1.11entefuoco di mitragliere e chassepo ts . Soli i 3 squadron i del ,1° corazzieri riescono, a prezzo della quasi totale loro distruzioue, a sfondare inYari punti gruppi del 13° reggimento di linea del la divisione Grenier, e a LrattPnere l'inseguimento che del resto non era intenzione dei Francesi di spingere oltre, per quel certo timo re che domina va nel maresciallo Bazaine di trovarsi colla linea di battaglia già troppo innanzi . l\lentre il 1° reggim ento dragoni della guardia prussiana correva con frate rna devozione al sacri ficio presso )Jars la Tour ad est della straùa di. Bruvi lle, il 4° squadrone del 2° dragoni · comballendo contro il 2° reggimento cacciai.ori d'Africa dava tempo a ritirarsi aJ una batteria pruss iana, che , nell' in fel ice auacco della 33u brignta, si era arnnzata sulla strada Jiars la Tour-Jarny a p rotezione dell 'ala si nistrn. Ma qnello squadrone solo non basta a trattenere il reggimento di cavalleria fran1

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~el tempo che la 38~ brigata prussi11na assaltava le alture di Brnville, il generale Laclmiranl_t (t0 cor~o) al 1 l' estrema ala destra francese, per assicurare 11 suo\..__ fianco scoperto , aven fatto avanzare e scendere nel pia~o aperto di Yille su1· \"ron 6 dei 11z reggim:nli cli ~aY~llen~ ch e aveva sollo Ja rnano presso Brunlle coli ord ine di piombare sull'ala sinistra del!'attaccanLe . . La 1:1o;sa _era sta la preceduta dal 2° reggimento _ca~c1.ato.r1 cl A'.r1.ca: n espinlo questo, nel modo ell e si disse, 1. cacc1ator1 d'Africa andarono a riordinarsi dietro gli altri o reggimenti, che in quel mentre si disponevano in scaglion i fronte a sud tra Ville snr Yt·on e ia strada Mars la 'rour-Jarnv . Dalla p;rle prussiana s'i erano contemporaneame_nte ammassati presso e ad ovest di ~Iars la Tou~·, pr~c1samente di fron te .alla cavalleri a fr,inccse , lUtl1 quei rcgO'im enti di can1Jleria e squadroni c;taccati che il co~ andanle elci X cor po potè riunire (in tutlo 2ì squadro ni). Le forze delle due parti erano pressochè pari in c(uel duello di cavalleria, che slava pet' com inciare. Lo scontro avvenne verso le G 3/ , quasi contempora-· neamenle, e con grande impeto su tutta quanta era larga la fro nte. Dopo qualche istonte cl~ mischi a con esito in certo, tutta la. massa dei ca.valli francesi prende la fuga nella


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ANCORA DELLA CAVALLERIA

direzione di Bruville. La divisione di cavalleria fi:an,cese Clérernbault che appunto in quel mentre si avanzava per concon'ere alla lotta, fu arrestata nel suo moviml~nto ed in gran parte travolta dall'onda dei fug.genti. I vincitori rimasti colà si trovano allora presi di mira da drappelli di cacciatori d'Africa appostati nel piccolo bosco di Ville sur Yron, e dalle alture cli Bruville tir..1110 pure con'tro cli essi stormi cli fanteria ed una ba tleria. Seguì ta a distanza da uno squadrone cli dragoni della divisione Clérernbault, la cavalleria prussiana si ritfra su Mars la Tour. Fn del.lo che questo combattimenLo di cavalleria, il massimo di tulla laguerra, libe1·ò definai·vamente l'ala sinistrn zwussiana dal granpe1·icolo che un t"stante 7Jrima .le sovrastava, e diciamo fu, eletto (V. Relazione prussiana del grande stato maggiore) poichè per verità non pare a. noi gli si possa attribuire tale importanza. Se i Francesi avessero realmente avuta l'intenzione di inseguire il nemieo, che durante quella lotta di caval.Jeria si ritirava su Tronville, non si sa verarnente perchè ne sarebbero stati impediti. Il generale Laclmirault non avrebbe dovuto per rnar·Ciare su M:ars la Tour e Tronville intralciarsi colla cavalleria, che stava misurandosi sulla sua destra e a distanza in un piano affatto separ1to dalle .sue posizioni di Bruville. - Anzi, pare a noi, sarebbe stato qµello in cui tutta la cavalleria prussiana era impegnata altrove mentre .egli ne aveva ancora una clivisi.one a Bruville, il momento più favorevole per spingere l'inseguimento. La verità è che mentre i Prussiani si ritiravano a sud, i Francesi si ritiravano a nord, e che nòn ·esiste alcun indizio per supporre che diversamente sarebbero andate le cose se quella mischia di cavalleria non fosse ac-caduta. -

4870 26~ E se ]a condotta ciel Comando supremo · francese non ci vietasse di fare degli apprezzamenti ba$ati su qualche cosa di razionale, sembra a noi no~ essere rao-ionamento assurdo il dire: il ,16 agosto 11 mare~ciallo Bazaioe disponeva sul campo di baltaglia di 120' squadroni. . se ne avesse avuto la metà ne avrebbe avuto 11, ·doppio circa di guelli che for~no. impegnati._ - E se invece dell'altra rn età, ossia d1 60 squadrom, avesse· avuto una foeza corrispondenle cli fanteria avrebbe po tuto, pur mantenendo a piell-m·m dietro la _linea di_ b~t:· taglia un corpo d'armata, impiegarne quasi uno d1 pm contro i Prussiani. Ora, siccome la battaglia fu indecisa, non SP.m~rerebbe fuor di luoao il supporre che con un corpo daro . . mata di più la vitto ria sarebbe stata pe1 Francesi. Ad ogni modo questo' ragiooamento potre~be_ essere la naturale risposta a chi credesse poter attr1bu1 re ~Ila, parte sostenuta dalla cavalleria prussi~n_a nella g10rnata del 16 agosto un'importanza dec1s1va . NEL

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' Il tempo troppo grande per noi che r_ichiede il la-

voro che abbiamo cominciato ci costrmge a tron-· cario . Come si vede, gli esempi che abbiamo cita~o furono non scelti a conferma di una determinata tesi, ma accettati tutti quali li presentava l' ordine cronologico dei fatti. Chi scrive, ufficiale di fanteria dalla superficie della, pelle al midollo delle ossa, non ha certa~ente la p~etesa, d{ avere detto quello che disse colla sJCurezza di non essere stato t;asc inato da un'idea preconcetta. Il suo· voto' è che altri che non abbia una macchia di tal sorta O l'abbia in senso contrario, si attenga allo stesso· sistema; solo suo desiderio è che in questa questione,..


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ANCORA DE LLA CAVALLERIA NEL

1870

pur lasciando ed anzi mantenendo nell'arma di cavalleria un concetto di se StP,s~a superiore alla realtà delle cose, possa essere illuminato chi. lo deve essere. E ciò lo des ideriamo anche per l'avvenire di quell'arma, che certamente sarebbe co_mpromesso crualora non apprezzando il ~uo vero valore, si pretendesse da ·lei quello che non può dare.

CONSIDERAZIONI sur

FORTI STACCATI DEI CAMPI TRINCERATI

T.

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La resistenza delle piazze da guerra può dirsi in ragion diretta della distanza alla quale l'inimico è costretto di eseguire le' sue operazioni offensive, avendo riguardo alla potenza delle moderne artiglierie. È dunque un corollario, una conseguenza naturale, l'idea dei campi trincerali, per mezzo dei quali la difesa e gli attacchi vengono a svilllpparsi a gran distanza dalla cinta prima ria della piazza ed in modo che gli svantaggi derivanti alla difesa, per la maggiore estensione che acquista, siano compensati dal numero considerevole cli truppe nemiche che occorrono per far l'invesLimento, e dalla gran qrnrntità di arLigl ierie che d~vono essere impiegate per attacca 1;e la piazza. Senza contare che gli inconven ienti della difesa sperperata sono cornpènsali sopralutlo dal concorso delle Lruppe mobili, vero anello di congiunzione fra le varie opere del campo trincerato, e diremmo quasi il filo conduttore fra il c:entro della piazza e la sua periferia; non essendo poss ibile di considerare il valore e l'azione dei forli staccati, indipendentemente dall'ap-


27:3 CONSIDERAZIONI SUI FORTI STACCATI poggio che essi devono trovare nelle forze mobili, senza rendere illusoria l'instituzione dei campi trincerati. E, come conseguenza di conseguenza, si deduce che oggidì le piazze forti richieggono: sviluppo, spesa ed una quantità di truppe molto maggiore di prima; tal che si risente il bisogno di limitarne il 'numero a quello strettamente indispensabile ond'esse riescano utili, per la difesa dello Stato, come. centri di sicurezza e come perni cli grandi manovre. Ma l"importanza delle nuove piazze essendo fondata sui campi trincerati, i quali ripongono la loro maggior forza difensiva nei forti stacca ti, ed i princi pii ' svolti dai moderni autori, circa la costruzione di tali forti, non essendo sempre chiari, concordi, applicabili, ed informali a quella semplicità ed economia che dovrebbero servire .di guida nell'impianto delle grandi opere, così lasciando da parte qttn.nto riflette j l còmpito delle nuove piazze, cercheremo di raggranellare le norme ed i precetti sui forti staccati, che meritano tuttavia di essere di!,eussi e confermati o di essere pi ù chiaramente definiti.

I campi trincerati risalgono ad un'epoca remotissima. Fra i più recenti di rinomanza militare sono degni di rimembranza quello costruito a Buntzelwitz, nel 476 1, e l'altro che fece fare il Duca di Wellington, davanti Lisbona, nel 18·1O. Però i campi trincerati di oggi, quelli di cui si parla tanto dai moderni strategistì, e che .fo!'se han segnato l'unico reale progresso dell'arte difensiva in questi ultimi anni, non hanno per nulla a fare con i campt trincerati or ora citati, e tantomeno con i castra cliurna, i casti·a stati-va, i castra hibe1'11a e i castra cestiva degli antichi Romani. 1

273 Il maresciallo Vauban fu il primo ad occuparsi dello impiego dei campi trincerati, per la difesa delle piazze da guerra, e Montalembert ebbe la fe li ce idea, che non fu la prima nè l'ultima in fatto di fortificazione, di sostituire una catena di forti alla cinta. continua del Vauban; dopo di che solamente i campi trincerati acquistarono il nuovo carattere, che oggi li rende somamente preziosi per la difesa degli Stati. L'immensa utilità della loro applicazione è ormai da tutti riconosciuta e non vi è più dubbio circa l'inferiorità delle cosiddette piazze isolate. Il generale Araldi in una sua Memoria sui campi trincerali, testè pubblicata in questa Rivista , vien fuori con la seguente sentenza: Le piazze isolate han finito il loro tempo! Ed è verissimo. Sebastopoli se avesse p.v uto una cinta di forti staccati non avrebbe permesso agli alleati di occupare le più favorevo li posizioni del terreno esterno, ed i difensori avrebbero potuto opernre più energicamente contro l'aggressore, senza sciupare i loro sforzi, come alla battaglia di Inkermann. Ma spigolando nella storia più recente vi troviamo una prova che non potrebb'essere più chiara e convincente, paragonando fra loro la resistenza opposta dall e due piazze di Strassburg e di Belfort, duran\e l'ultima campagna franco-prussiana. ·strassburg, situala sulla frontiera orientale della Francia, ·verso la G·ermania, a breve distanz:i dalla riva sinistra del Reno, quantunque esposta all'effetto delle batterie che . l'inimico poteva elevare su lle adiacenti colline di Hausberg, aveva solLanto una lunetla sLaccata, costruita in questi ultimi anni . Il terreno al sud era inondabile, per mezzo· delle chiuse del fiume Ili, di cui le acque potevano anche essere immesse nei fossi della piazza. DE[ CA1IPI Tf\INGERATI

ANNO .1xi, YoL. 11.

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CONSIDERAZIONI SUI FOIITI STACCATI

Il suo tracciato è dovuto a Daniele Speckle, il primo degli ingegneri tedeschi. che seppe emanciparsi dal primitivo sistema italiano. Per curiosissima anomalia ed illogico apprezzamentò, la fortezza di Slrassbu rg ritenevasi· fra quelle più formidabili della Francia; eppure, con una guarnigione imponente e con un migliaio di bocche da fuoco, dovette cedere, in meno di 50 giorni, cli fronte a 458 cannoni ed 83 mortai l Belfo rt, situa.ta parimenti sulla frontiera orientale, al sud dei Vosgi ed al nodo più importante d~lle comunicazioni fra i paesi dell'alto Reno e l'interno della Francia, era stata costruita in gran parte da Vauban, secondo la sua terza maniera, ed iri seguito era stata trasformata in un campo trincerato; parte delle sue fossate potevano essere bagnate con le acque del Savoureuse; le artiglierie si componevano appena di,300 bocche da fuoco, non tntte rigate. L'attaccante, malgrado i suoi sforzi, non giunse a smontare le artiglierie del castello, che costituiva il nucleo della. difesa, essendo vigorosamente contrastato dai fuochi delle opere occasionali che coronavano le alture delle Perches, e non potendo ottenere col bombardamento l'effetto che si riprometteva, fu costretto ad intraprendere un assedio l'egolare, al quale la fortezza cedette dopo ~00 e più giorni di osLinata de anche eroica resistenza, che valse ad onorare l'esercito fomcese in quella campagna per lui ben poco fortunata!

Si dà il nome di opere stacca.te a quelle, ·in generale, che occupano le posizioni più importanti del terreno esterno, foori la. portata efficace dei tiri della piazza; e per conseguenza a tutte le opere alle quali è affidata la difesa lontana dei campi trincerati.

DEI CAlIPI TRINCERATI

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Secondo il generale De Blois, l'oggetto speciale dei forti staccati è di arrestare l'aggressore a gran distanza dalla piazza, obbligarlo ad indebolirsi, estendendo smisuratamente le sue operazioni offensive, ed a c@nsuma.re, se non tutte, una parte almeno delle sue risorse mediante l'attacco simulLaneo di più opere. In tal ~odo · ~i f~ din'linuire la quantità di munizioni che può essere 1mp1egata a danno della città, e ritardandosi il com inciamento del!' assedio regolare-, i difensori vengono ad avere tutto il tempo necessario per apparecchiarsi alla difesa. . Ilr_ial~ont è del parere che: la grandeur et la f'cwce mtnnseque des ou·vra,qes détachés doivent (!tre en raison inve1·se cle l'appui qu''ils ont d (J,ttendr·e cles troupes zrwbiles. E sta bene; ma il valOl'e dei fol'Li staccati deve essere poi sempre in relazione con Firnportanza della posizione cfi.e devono dif'e nd.ere. In virtl( del principio stabilito da Brialmont, dovrebbero avere inaggior valore, le opere più · lontane dalla cinta primaria della piazzo, quelle in posizione, molto elevata, od in prossim ità di terreni inondabili, o che per al tra causa non possono essere agevolmente percorsi dalle· truppe del campo. trincerato; e dovrebbero aver minor valore i forti in prossimità di ostacoli na~urali od artificiali, che rendano impossibile o diffictle all'inimico cli approssimarsi e di elevare delle batterie co ntro la cinta, e natmalmente i for ti situati in posizione accessibile, per le truppe del campo, e che possono essere facilmente prote tte. Ed è in forza del secondo principio, da no i accennato, che 1a difesa dovrebbe impossessarsi preventivamente delle posizioni dominanti e frontegg ianti, o tali infine che, occupate dall'aggressore, potessero riescire di grave danno alla piazza. Per cui bene avre.bbe fatto i suoi interessi il Governo delle due Sicilie fortificando le colline che fronteggiano Gaeta, e molto bene avrebbe


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CONSIDERAZIONI SUI FORTI STACCATI

falto il Governo francese occupando con opere permanenti le alture delle r erches, dalle quali era facilmente battuto il castello di Belfort ed erano prese di rovescio diverse opere della piazza; ma il Governo borbonico trascurò di farlo, e fu un bene per l'llalia .... il Governo francese sopperì all'errore median te la costruzione di opere occasionali, e certamente non se ne trovò pentito. Alcuni preten dono far distinzione fra i forti che debbono resistere soltanto ugli attacchi di viva fo rza e quelli che debbono resistere altresì ad un assedio regolare, seconde che hanno o non hanno la possibilità di contare sul concorso delle truppe mobili. Ma siccome tutte le opere di un campo trincerato dovrebbero trovarsi nella condizione di poter fare assegnamento sulle forze mobili, e non è possibile, od ,almeno non è supponibile, che qualcuna resti esclusivamente abbandonata alle proprie forze, cosl non possiamo indurci ad amm ettere la distinzione. Si polrà <lare benissimo che un'opera, per lR sua speciale posizione, o per altre circostanze, non possa trovare un valido appoggio nelle forze mobili; si potrà. anche dare che, in caso di minaccia, debba restare per qualche ora abbandonata a se stessa, ma su per giù le opere di un campo trincerato devono poter contares ull'appoggio delle truppe mobili. Tranne dunque· pochissime eccezioni, tutti i forti staccati dovrebbero essere soltanto in grado cli ?'esistere act iin bombardamento e acl ·un attacco di viva forzci. Ci ò posto, ricorderemo che la riusc'ita delle opere fortificato rie, in generale, dipende anzi tullo dalla-scelta delle posizioni. Basta alcune volte che un fo rte giaccia più avanti o più indietrn, in una posizione alquanto più alta o più bassa, perchè si ottengano risultali molto diversi .

2i7 Sono naturalmente da preferfrsi le pos1z10ni dalle quali si può scorgere e battere vigorosamen te il teiTeno ,esterno; quelle dominanti, che si trovino in prossimità delle comunicazioni dell'esercito difensore , o per le quali l'inimico può girare la piazza, od eseguire alLre operazioni a lui vantaggiose. Nè basta, giacchè orrni posiz.ione dev' essere coordinata con quelle later~li, per Il concorso dei fuochi e per il fiancheggiamento , e non deve giacere mol!o avanti, in guisa da formare un saliente, nè molto indietro, da formare un rientrante. Prescelte le posizioni, il problema è per metà risoluto; il còmpito che rimane è più definito, giacchè si passa dal campo delle astrnzioni in un altro interamente pratico; si passa dal cam po tattico e slrateo-ico in quello molto più determinato della fortificazion e~ DE[ CAMPI TRINCERATI

Prescindendo dalla posizione, il valore di un forte -staccato è specialmente fondato: 1° Sulla scelta e disposizione del tracciato. 2° Sull' 01·ganiz::;azione dei rampari, per adoperare una frase di oltr' alpe, che spi ega molto bene il conceuo. 3° Sulla solidità ed ubi cazione dei ricoveri di OJJ'ni o sorta. Il tracciato comprende: l'applicazi one della fortificazion e al terreno, I.' azione fronteggiante -e laterale dell'opera, la difesa lontana e quella vicina. Qua ntunque gli assedii di questi ulLimi anni non abbiano dimostrato abbastanza quale sistema di fortificazione sia più ad atto per i nuovi mezzi di attacco, pur nondimeno dall'eterna discussione impegnata fra le diverse scuole si può dedurre doversi preferire il sistema poligonale, mediante il quale la cinta è sot-


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CONSIJJERAZ.lONI SUl FORTI STACCA'!'!

tratta all' azione del!' infilata, del rimbalzo e del rovescio, per la natura stessa del poligono ad angoli ottusi; la difesa diventa del tutto fronteggiante, l'azione lontana{diventa massima, ed a quella vicina si provvede col mezzo di caponiere e di altre opere secondarie. Un principio di moda, che trova molle simpatie e molti fautoei, è quello di dare alle opere una forma sottile ed allungata, onde diminuire la profondità del bersaglio rispetto all'inimico. Hanno ques ta forma i tipi dei forti staccati prodotti dal Br-ialmont, nel suo tl'attato intitolato: La /ortifì,cciti'on à fossés secs, nel quale egli commenta in proposito un tipo di forte, abbastanza soddisfacente, del capitano Vagner del genioprussiano. . . , Ma se la forma sottile procura qualche vantaggio, e pur causa di non lievi inconvenienti. Già non sempre il tracciato è applicabile al terreno, senza grandi movimenti di terra, e talvolta, nei pun~i più bassi, bisogna fare la controscarpa del fosso artificiale. Lo . spazio interno dell'opera risulta così angusto che i difensori si trovano nella dura alternativa di stare, durante il giorno,1 sui rampari, o di respirare l'aria mefitica dei ricoveri. La brevità dei fianchi permette appena di collocare qualche pezzo d'artiglieria sui lati dell'opera, talchè il fiancheggia.mento riesce molto debole. Per cui la forma solli!e ed all nngata, l'adotti pure chi vuole, ma noi non la riterremo mai come principio di massima. Altri vorrebbero dare ai forti staccati la forma cli una grande lunetta, col saliente molto ottuso,~ simi~ glianza dei forti cli Cracovia, di Portsròouth, d1 _quell~ proposti, in Austria, dal colonnello Tunkler, e di tanti e tan ti altri; giacchè per un motivo o per un altro, là forma di lunetta incontrò quasi sempre la simpatia dei costruttori.

DEI CAl\Il'I TRINCERATI

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.Brialmont è precisamente del parere contrario . Egli consio·[ia invece di adottare il traccialo rettilineo per il fro~te verso l'inimico, come i forti staccali di Anversa, e eiò perché non si distrugga lo scopo essenziale di ogni opera, di battere cioè il terreno nelle migliori condizioni possibili, ed il fronte principale non . sia preso d'i nfilata ed a rimbalzo, da_lo?tano. Comunque sia, ed anche quando s1 giunga a~ mdovinare lfual è propriamente lo scopo delle f?rtifìcazioni che il Br"ialrnont non vorrebbe veder distrutto, è incontestabi le che la forma rettilinea è poco adatta per i suoi noti difoUi; nè lo.spazio indifesopu~ es~er~ qua·si interamente battuto dalle opere lateral'., _n~ 1! fronte principale sarebbe sottratto del tutto a1 tm d1 infilata e di rimbalzo. Infatti le opere di un campo trincerato essendo perloppiù disposte secondo di una linea curva, ne consegue che i fuochi delle opere laterali non giungono mai a battere tutto il terren~ im1;:necliatamentQ avanti all'opera intermedia, che anzi vi resta sempre una zona triangolare indifesa; e l'inimico può sempre trovare dei punti, sul prolungam~nto del fronte, onde eseo-uire i suoi tiri d'infilala ed a mnbalzo. Oltre a ciò la ~aponiera del fron te principale rimane molto esposta all'azione delle batterie nemiche, _e riesce più facile a!l' attaccante di operare la breccia. nella cinta del!' opera, potendo formare delle potenti batterie e concentra re un gran numero di fuochi. Per non essere esclusivisti, diremo che la forma, ossia il tracciato dei forti staccati, vuol essere regolata secondo i casi, dando la preferenza a quella col fronte principale conformato ad angolo molto. o_ttuso, adot~ tàndo la forma rettilinea nei casi in cm 11 terreno e piano e la posizione dell'opera sia piuttosto rientrante rispetto a quelle laterali.


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CONSIDERAZIONI SUI FORTI STACCATl

Un'altra quistione, -sulla quale non siamo d'accordo con l'insigne scrittore del Belgio, è quella dei ridoui. Fin dai Lempi di Vauban le opere di qualche importanza erano fornite di una speciale località, più validamente fortificata, nella quale ritiravasi il difensore per tentare un ultimo e vigoroso sforzo contro l'aggressorn, ed aver maggior diritto ad imporre qualche condizione di resa. Questo principio però era annesso e connesso ai metodi di attacco e di difesa degli scorsi tempi, quando la caduta dei fortilizi era quasi sempre preceduta da un combattimento corpo a corpo, quando ci,oè i difensori venivano ricacciati, con la baioneLLa alla gola, fino agli ultimi i'efugi delle loro opere; ma non può certamente prevalere oggi, giacchè anche quando un fort.e debba sostenere un assedio regolare, ciò non avverrà al bel principio, ma dopo di aver subìto tutLe le prove di un fierissimo bombardamento e degli attacchi di viva forza, i cui danni unitamente a quelli dell'assedio regolare porranno il pfesidio nella impossibilità asso luta <li sostenere la difesa del ridotLo. I ridotti inoltre sono causa di un notevole aumento di spesa, ingombrano la. parte centrale dell'opera, fanno risultare il piazzale molto piccolo e complicano non lievemente la disposizione inlern a del forte. Secondo Brialmont ogni ridotto dovreb,be avere : 1° Gran resistenza e fiancheggiamento proprio. 2° Una piattaforma per battere l'interno e la gola del forte ed il terreno fra gli intervalli del campo trincerato. 3° Una guarnigione speciale ed un capo indipen_dente , responsabile della difesa del ridotto. 4° Una fossata e dei ricoveri esteriori, nei quali si possa raccogliere momentaneamente il presidio ciel forte, che senza cli alcun pretesto non dovrebbe entrare nel ridotto . 1

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DEI CAMPI TRINCERATI

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Ma le cond izioni stabilite dal Brialmont non fa nno . ,ovviare agli antichi inconvenienti, anzi ne producono degli altri e non modificano per nulla la quistione. Infatti per battere gli intervalli del campo trincerato, e perchè il ridotto abbia un certo_cornando 5_ull'opera, è d'uopo che abbia un rilievo maggiore cli quello del forte, pe:r cui diventa l'ohbie~tivo dei . fuochi ne_mici, giacchè all'attaccante , che deve tenersi ad una rispettosa distanza dai forti, flOn sembra vero di scorgere qualche parte dell'opera, maggiormente visibile, sulla -quale possa concentrare i suoi fuochi. la guarnigione propria f~ anche proposta qualche anno addietro dal maresciallo Wurmb , nei Mittheilungen ube1· Gegenstcinde der . Jngenieiir-und K.riegs- Wissenschaften; essa obblighereqbe ad aume_n tare il presidio dell'opera, quando invece bisogna cercare ogni maniera per diminuirlo. Un capo ind ipendente trarrebbe seco l'instiLuzione di due comandanti per ogni forte, uno per il primo, l'altro per il secondo ed ultimo periodo della difesa, e-0ntrariamente ad ogni sano principio militare. Infatti quale dei dùe comandanti deciderà quando dovrà cessare il primo periodo della difesa, per cominciare il secondo? e quando tutte le truppe dell'opera si saranno concentrate nel ridotto, quale dei due assumerà il comando supremo? Non quello dell'opera, perchè ·sarebbe un torto, per il comandante del ridotto, nè -certamente l'altro! Infine, si avrà la certezza od almeno la probabilità, che fra essi si stabilisca quell'accordo tanto indispensabile nei supremi momenti di un'ultima difesa? La fossata ed i ricoveri esteriori, nei quali si dovrebbe raccogliere momentaneamente il presidio del forte, producono un aumento di sviluppo , che riesce ,<lannoso, all'economia, alla configurazione ed alla ri-


283-·

CONSIDEHAZIONl SUl FORTI STACCATI

DEI CAMPI TRINCERATI

strettezza di profondità dell'opera, tanio rncéomandatadal Brialmont. Pei ridotti du~que faremo eccezione alla regola e ci permetteremo d1 essere radicali, consigliandone recisamente l'abolizione, e siamo veramente lieti che in. Germania cominei a prevalere questa opinione, la quale è avvalorala dal giudizio di valenti scrittori fra quali citeremo il capitano Schott del genio prussi~no.

I vecchi costruttori erano talmente infatuati di questa teoria che facevano qualunque sagrifizio di tracciato, e di spesa, affin di sottrarre i difensori ad un_a parte dei tiri nemici, e l'interno dell'opera alla vista dell'attaccante. È memorabile le cura ehe pose il Sanrnicheli nel difìlare le piazze di Peschiera e di Verona e le altre opere da lui ·dirette. Oggi il piano di difilamento dovrebbe consistere in. un piano inclinato, secondo l'angolo di caduta dei proietti, lanciati dalle posizioni più dominanti, il che farebbe risultare le opere di una singolare altezza. In tale stato di cose bisogna regolare il rilievo con un certo criterio, cenando almeno di ·difilare le murature e di dominare, quanto basta, il terreno esterno nel quale si devono sviluppare gli attacch i, senza preoccuparsi gran che delle posizioni n10lto elevate, dalle quali bisognerà irn1 ece garentirsi studiando bene il tracciato ed applicandolo con avvedutezza al terreno, ed impiegando anche quei mezzi accessorii che l'arte· sa <.;onsigliare. Tutto ben considerato, il rilievo potrà farsi non mag. giore di ,12 metri; in tal modo la cin la avrà il neces:sario comando sulle caponi ere e sullo spalto, e per-· metterà che nel terrapieno si costruiscano i ricoveri ed i magazzini a livello del piazzale. La grossezza del parapetto si potrà contenere nei limiti di 6 a 7 metri, avuto riguardo alla massima penetrazione dei proietti delle moderne artiglierie, che si adoperano in campagna contro le opere cli fortificazione . Circa l'inclinazione del piovente, regge tuttavia l'antica regola, che prolungato, passi a 50 centimetri di altezza sul ciglio interno della strada coperta; la scarpa esterna del parapetto avrà l'inclinazione dei ·1/ 0 o dei 3/ 4 , quando le terre siano atte a sostenersi natnralment.esotto l'angolo di 45°, e ciò allo scopo di diminuire-

28:2

Prima di parlare dell'organizzazione dei ranipari vedremo quale profilo convenga assegnare alle opere staccate. · È condizione essenziali ssima che i forti possano battere efficacemente il terreno esterno, senza restare soverchiamente esposti ai fuochi nemici. Per l'islessa ra?ione_ tali opere non dovrebbero avere delle parti culmman t1, e quindi diversi ordini di batterie1 checchè d_ica la sc~ola francese, che conserva l'a ntica predilezione per 1 cavalz"e1·1:; predilezione che dimostra. sempre più c_ome in Francia. non si vogliano perancoa~bandonare t camuffati principii della vecchia scuola, dr fr?ntP- all'eloquenza delle moderne artiglierie. _Prima c~ell'i~venzione dei cannoni rigati, e quando gli allacch_i vem vano intrapresi poco lungi dalla piazza, ad una distanza molto minore di -oggi, il rilievo delle opere era subordinato all'altezza delle batterie nemiche · e doveva esser tale da difilare l'interno della for tificazione. ,.Esso ~l'a determinalo dal piano di cli/Uamento, che s rn~m~gmava c~n~oll~ parallelamente a quello di :sito artificiale, dal lumte rnterno della zona che si voleva cop-rire e tangenzialmente alla posizione più · domin~nte, che poteva essere occupata daJl'inimi.co, ad una distanza uga_ale al _rilievo che si sarebbe clalo all'opera elevata su cli un piano orizzontale.

n:


284 CONSIDERAZIONI SUI FOR'rl STACCATI 'l'effetto dei proietti scoppianti, che fanno scosc.e ndere facilmente le terre. Il fosso de.v'essel'e un ostacolo reale .e quindi abbastanza profondo ed abbastanza largo, onde . non possa essere colmato sotlo i fuochi del!' opera ed il fiancheggiamento riesca efficace. Le murature più importanti vogliono essere difilate .contro i colpi diretti, tirati sotto un'elevazione tale che a traiettoria faccia. al punto di caduta, un angolo di 14° con l'orizzonte, corrispondente all'inclinazione di 1/.; e quelle la cui caduta non può riescire molto esiziale, basterà che siano difilp.te all' inclinazione di 1i 6 , Brialmont, per conciliare le condizioni testè indicate, assegnerebbe alla fossata la profondità di 8 a 9 metri, .e la larghezza di 8 a 1O metri, che sembrano difatti le dimensioni più razionali e soddisfacenti. Abbiamo detto che il fosso dev'essere un ostacolo reale, e perchè veramente sia tale bisogna rivestire la scarpa; in tal modo si rende difficile l.a scalata e si prolunga la durata dell'altacco. Il muro cli rivestimento dovrebbe avere l'altezza non minore di 5 a 6 metri, e potrebbe a vere su per giù la grossezza di 1 metro, .ed essere munito di contrafforti ogni 5 o 6 metri di distanza . I moder.ni autori propendono per il rivestimento distaccato, onde rjcavare una specie di strada di ronda, aver agio di pralicare più ugevolmente le riparazioni al parapetto, ed evitare che la caduta del muro acceleri l'apertura della breccia. M'a, per aumentare le difficoltà degli attacchi di viva forza e diminuire la distanza tra la scarpa ed il ciglio dello spalto, bisognerebbe rivestire anche la contro·scarpa; la sua altezza dovrebbe superar que!Ja del rivestimento di scarpa, onde garentirlo dai tiri nemici -ed in ogni modo non dovrà esser mai minore di 5 metri, affin cli rendere impossibile all'aggressore di ,s altare nel fosso.

285 È un' economia falsissima quella di lasciare senza rivestimento la fossata, e spesse volte si sconta con l'improvvisa e repentina caduta dell'op@Ta. Non v( è dubbio che l'economia, in massima, dev'essere la gmda ·dei costruttori, special men te trattandosi di opere che servono soltanto a difendere ed a preservare lo Stato e no·n ad accrescerne lo sviluppo materiale; ma ogni economia vuol essere sensata, se 'non vuol essere dannosa e ridicola. . Piuttosto si potranno tralasciare le gallerie di contrascarpa, le quali obbligano ad avere un presidio più numeroso, per sopperire alla loro difesa, e non valgono a compensarne la spesa . DEI CAMPL TlllNCERA'rI

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Al punto cui siamo giunti ci conviene _com~letare· quanto riguarda la costituzione esterna dei forti staccati . Adottando il sis tem a poligonale, con i suoi vantaggi ed inconvenienti, occorre di provvedere con caponiere alla difesa vicina, la quale con altri sistemi di fortificazione ha luogo pel' lo più per mezzo del fiancheggiamento delle diverse parli dell'opera. Le caponiere devono essere costruite in_ modo _che non siano , danneggiate dai tiri delle battene nem1ch_e e che possano spazzare la fossata, con i loro fuochi, lorquando l'aggressore procede all'assalto. Trattandosi di forti costituiti ordinariamente da due facce due :fia;chi ed un trinceramento di gola, si potra~no s tabilire due mezze caponiere agli angoli di spalla, una caponieta in capitale ed un'altra alla _gola, la quale ultima potrehb'essere utilment~ co~~rmta a ·due piani, a guisa da formare il masch10 d rngresso (clonjon). Ogni caponiera dev'essere .casamatt~ta e provveduta di quant' occorre per alloggia.re un piccolo,


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DEI CAMPl TRINCERATI CONSJDERAZIO~I SUI FORTI STACCATI

presidi o permanente; deve avere le sue facce normai~ alla scarpa della fossala ed il pavimenlo all'allezza d1 circa 50 centim etri, al disotto del fondo della fossata, onde i tiri riescano dire!li e micidiali . E perchè non costi tuisca u n punto d' appoggio, per l'nggressore, e non valga ad agevolare l'assalto, vuol essere dislaccata dalla contrascarpa, e circu ita da un piccolo fosso (fossé diamant), più profondo di quello generale dell' opera, che renda imposs ibile all'inimico d'improvvisare dei ponti e di giungere sul pn rapello, .avvalendosi .de!!a caponiera, e d'imboccare le cannoniere e le feritoie . La difesa delle caponicre può esser fat ta con artiglieria e con fucileria, però riesce più nudrita, pìù viaorosa ed efficace •per mezzo dì mitragliere. b Per comunicare alle caponiere si costruisce una galleri a interamente sotterran ea o nel corpo del terrapieno, e siccome fra il piazzale del. fo rLe ed il pi~n_o inferiore delle caponiere esiste quas1 sempre un d1shvello , che parerrrria per lo meno la profondilà della bO . fo ssa.la principale, così le gallerie di comunicazione devono costruirsi inclinate, se non vuolsi supplire per mezzo di gradini alla diflerenza di livello. È questo un inconvenien te che si verifica sovente nella costruzione delle op ere, clipenllen te dal dislivello esist.er1le fra i diversi punti che devono porsi in co muni cazione tra loro; incon,·eniente che si oppone alla regolare e comoda disposizione interna dei forti, senza che la perizia del costrnltore giunga,_ in tutli i c~si, a 1·~me<liarvi conven ientemente. B chi ebbe occas10ne eh trovarsi a fronle di cosiddette difficoltà non può fare a meno di riflettere seriamente sull'enot'me diversità che passa fra la teoria e la pratica, fra il progettare e l' eseguire.

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Lo spa lto seguita ad avere il doppio còm pilo di aumenlare l'altezza del terreno ester no, adiacen te alla fossala principale, in guisa che giungendovi l'aggressore si trovi interamente esposto ai fuochi dell'opera, e dì fa re ìrnp jegare utilmente la te rra esuberante, tanto che la coslruzione dei f'icoveri e. di Più oacril'l'iorno ~b altri locali nell'interno delle traverse e del terrapieno dimi nuisce il volume di terra della massa coprente. Lo spallo procura anche il von taggio di garen ti re, con la sua altezza, il rivestimento di scarpa della fossata; e poichè Lale vantaggio diventa maggiore secondo che il ciglio dello spallo è più vici?o a quello della contrascarpa, così si po trà tralasci.are la slrada coperta, o costruirla invece al di là del ciglio dello spalto, come ,,iene consigliato da Choumara. Per soddisfare a tutte le condizioni, e se mpre quando il riliev6 del par;:ipelto lo consen ta, lo spalto potrà avere l'allezza di 3 metri a 3,50, sul terréno esterno, e l'inclinazione tale che il suo pendio giaccia non più di 50 centimetri, al disotlo de l piovente del parapetto .· Secondo Brialrnont, la strada coperta dovrebbe o.vere le seguenti dimensioni, cioè: scarpa interna, 4 metro di base - banchina, 1 metro di larghezza - scarpa della banchina, metri ,J ,50 di base - passaggio~ metri.

Il ramparo è parte inlegrante del parapetto, ed oggi ~he le artigl ierie hanno la supremazia in guerra, esso costituisce l'elemento più essenziale delle opere fortificatori e . Se si rifletté che su cli una piccolissima zona .di terreno , qual è qaella. del terrapieno, cl<ivono stare ed acrire e le bocche da fuoco, durante il o bO'li artio·lieri b :periodo ben difficile di una difesa; deve aver luogo ì1 trasporlo dei pezzi e delle munizioni; la circolazione


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CONSlf;lERAZI0Nl SUI FOnTI STACCATI

degli uomini, per il servizio delle batterie, e per le riparazioni ai guasti cagionati dai fuochi nemici : si comprenderà di leggieri che l'organizzazione dei rampari ha una grandissima influenza sull'esito della d ifesa. Stabilita dunque la massima superficie che si può assegnare al terrapieno, trattasi di usufruirne in modo che tutte le òperazioni, or ora indicate, possano aver luogo con la maggior possibile regolarità e nella maniera più vantaggiosa per la difesa. Prim a condizione cui <leve soddisfare il ramparo è quella che gli artigli eri e le bocche da fuoco siano garantiti contro gli effetti micidiali delle batterie nemiche, massime durante i forti cannoneggiamenti, e quando le artiglierie dell'opera non devono far fuoco. È opinione quasi generale che debbasi preferire il tiro a barbetta, specialmente per i forti che devono eser·citare la loro azione a grandi distanze, irnperciocchè le cannoniere vanno facilmente soggelle ad essere deteriorale, Jimiwno troppo il campo di tiro e richiamano l'attenzione dell'attaccante. Senza dichiararci contrari faremo vedere più avanti come, adottando invece il tiro in cannoniera, si possono ouenere de(vanLaggi, ai quali non è il caso di rinunciare. Perchè i difensori siano coperti, almeno per l'altezza di metri 1,90, Brialmont propone di dividere il terrapien'o io due zone longitudinali, assegnando a quella più vicina, ossia a quella aderente al parapetto, la larghezza di 7 metri, e la depressione di metri 2,50 rispelto alla linea cli fuoco; èd all'allra che costituirebbe il terrapieno basso, la larghezza di metri 5 e la depressione di metri 3,50 relativamente al ciglio del parapetto. Però tale disposizione del ramparo non è la più adatta per il trasporto dei pezzi e per il modo di ricoyerarli, durante la difesa, come vedremo in seguito.

289 Avendo riguardo alle svariate operazioni che devono compiersi sul terrapieno, all'altezza occòrren te alle traverse, per contenere i locali alla prova, ed a quella giusta profondità che deve avere il forte rispetto all'inimico, si può assegnare al terra·pieno la larghezza di 10 a 42 metri e la depressione di metri 2,150 rela.tivamente alla linea di fuoco. DEI CAMPI 'TRfi\:CERATl

Il numero e la posizione delle traverse, che devono proteggere i pezzi contro i tiri a rimbalzo e d'infilala, dipende dal maggiore o minore pericolo cui sono esposte le artiglierie. Siccome però lo spazio occupato dalle traverse sul terrapieno ridonda a scapito del numero dei pezzi della difesa, giacchè, menlre si aumenta sensibilm ente lo sviluppo della linea di fuoco, non è possibile di aumentare il numero delle boccbe da fuoco, così bisogna almeno trarre lutto il possibile profilto dalle traverse, il che si ottiene costruendovi internamente dei locali per il servizio della difesa . Le traverse non devono elevarsi molto sull11 linea di fuoco, per evitare che restino soverehia:ment.e esposte ai Lir'i nemici. Quelle ordinarie potranno avere il dominio di 1 metro, od al più di metri ·1, 50 sul ciglio del parapetlo, la lunghezza di 6_ a 7 metri sul ramparo, e la grossezza in eima non minore di.\. metri . Facendo le loro scar·pe con l'inclinazione cli J,5°, rivestite d; gabbioni o di travi collocati orizzontalmente, fino all'altezza di metri ;J, 50, ogni traversa risulterà di• 9 metri di Jaro-bezza alla base e -potrà contenere i o ricoveri per gli artiglieri e le riservelLe per il nmnizionamento di consumo giornaliero. Un corridoio -trasversale, con uno dei lati situ·ato in linea retta con la scarpa interna del parapetto, potrà ANNO

xx,,

VoL. 11.

49


'.290 ·CON$lDERAZIONr sur FORir STACCATI servire_di _ricovero agli artiglieri ed anche di sicura comumcaz1one sul ramparo, durante i forti cannoneO'giamenti; fra il co rridoio ed il limi[e delle travers! verso il piazzale, si potranno costruire le riservette . ' . Sìc_co~e però l'altezza delle traverse è fissata quasi rnvarrnbilmenle, così le dimensioni • delle riservette possono _a:ppena cambiare fra dati limiti picciolissimi. Per concilrnre tutte le es igenze, l'altezza di ogni riservetta si potrà fare cl i metri ·1 ,80 e la grossezza della volta di 1 ~etro; in ~al modo lo strato cli terra soprastante alla r_iservetta risulterebbe di metri 1,20, altezza non ·sufficiente rer evit~re l'effetto dei proietti scoppianti; p~r cu, s1 dovr~ ncorrere all'cspe_d iente di fare il pavimento <~ella r1se_rvetla alquanto più basso del piano del terrapieno, e d1 costruire sull'estradosso della vòlta un massicciato di calcestruzzo di 30 a 40 centimetFi di grossezza . . , In og~i caso bisogna considerare bene se più convenga d1 aumentare alquanto l'altezza delle traverse sulla li_nea _di fu~co, o di abba ssare il piano inferior; delta nservetta. E qu istione che comunque ven()'a ri:?l'.ita ~roducc deg'.li in_convenicnli, non essend; pos~1bile cl i accedere rn piano al le riservette, dando alle L~av_erse l' elevazione non maggiore di metri 1,50 sul c1glt_o d~l pan'.petto, e volendo convenìente:nente garen t1re 1. loca.Il contro gli effè tti dei fuochi nemici. 1

1

1

Oltre alle rise['vette e•r:1 ai ricoveri per o-Ji artio-lieri occorre provvedere pei ~rie-o veri dei pezztpiù es~Josti ai tiri dell'attaccante. . li modo più sempli ce è quello di costruire di trat~o 10 tratto q_ual~he traversa casamattata, più grande di ~uelle ordrnane, e della capacità di -2· o 3 bocche da tnoco .

DEI CAMPI 'l'lllNCERATI

29 •!

Cosl facendo si viene però ad occupure sempre più una gran parte della linea di fuoco, a scapi10 del numero dei pezzi; gioverebbe quindi di trovare qualche altro espedie nte più adatto allo scopo. 'rulli gli altri mrzzi. che vengono consigl iali dai moderni autori non sono esenti cl'inconvenienti; d'altronde è importantissimo che i ricoveri si trovino in prossimità dei pez,zi, per evi.tare le c0nseguenze che deriverebbero da un trngillo molto l ungo. Se il tiro avesse luogo in cannoniera, il miglior modo di ricoverare i pezzi, sollecitamente, sarebbe di ritirarli fra gli interval li compresi fra due piazzuole consecutive, dovi:! i pezzi resterebbero perfellamente clifilati dall'altezza del parapetto, la quale si potrebbe fare di metri 3,50, anzichè di metri 2,50. Sicuro che b isognerebbe affrontare gli inconven ienti del tiro in cannoniera; però al maggiore di essi, a. quello cioè dei guasti a cui le cannonie,re vanno soggette, si potrnbbe rimediare col rivestire sol idamente ed in modo permanente le loro g nance, con piastre di ferro . Oltre a ciò, adottando il tiro in cannoniera si ottiene il vantaggio di difìlare molto meglio il terrapieno e di coprire gli artiglieri durante la difesa. ì\'Ia ove tu 1.te le migliori considerazioni del mondo non valessero a richiamare il tiro in cannoniera dal recente ostracismo a cui fu condannato, specialmente dtJ.l Brialmont, si potrebbe trovar modo di ricoverare i pezzi dietro le tra.verse ordinarie, cioè sul tratto di terrapi eno compreso fra le traverse ed il ciglio della sua · sca rpa, mediante un solido blindamento o per mezzo di una cupola, che meglio sarebbe di ferro, impostata contro la testala della traversa e contro di un grosso muro da elevarsi sul limite del terrapieno, verso il piazzale. Siffatti ricoveri dovrebbero essere aperti lateralmente,


29;2

CONSID'EI\AZIONl SUI FORTI STACCATI

ond? ]a~ciare, il passaggio su l ramparo, il qua le in. certi casi polraanche aver lu0go per rnezzo dei corridoi c~e!le,~raverse . E q~anclo il terrapieno fosse esposto ai t1r1 d rnfilata ed a nmbalzo e le bocche da fuoco reslas~e~o scoperte da un lato, allora bisognerà blindare 1 nc:oven da quella parte dall a quale si tem·ono i tiri. . St c?mprcnderà di léggieri che l'operazione di ritirare I pezzi dal parapetto e di ritirarli mentre ferve H_fuoco nemico: ~ fra le più rischiose e complicate quelle che s1 fanno sul terrapieno, per non dire m quest? mon?? ;_ motivo per cui bisogna procurare la maggior possibile mobilità alle bocche da fuoco se v~gl_io~si evitare delle conseguenze molto più micidiali_d1 quelle cl_1e si veri_flcherebbero lasciando i pezzi ?onllnuamente rn battel'la. Anzi si può dire che tutto 11 s~greto dal quale dipende l'organizzazione dei ram- '-.., pari consiste nella mobilità delle artiglierie . . ~ P?rchè il trasporto dei pezzi si faccia nelle con~1z1on~ 1n~no ~fo.vorevolì che sia possibile, mentre mgagl1a!·d1sce 11 ~uoco n~m ico, bisogna naturalmente che la via che essi devono percorrere sia breve, agevole· e non mo lto esposta. Og?i s!nu osità, ogni sensibile dislivello, ogni · pronu~c1ata inclinazione, ridonda quindi a detrimento della desiderata mobiliai; ed è per questo che non ci sembra ac~eltabile la divisione del terrapieno proposta dat Bn~lmont, tranne _che la differenza dì livello fra il terrapieno alto ed il basso non sia picco Iissima. La comunicazione fra le piazzuole ed i ri.coveri vuol esser fatta per rnezz_o ~-~ rotaie di ferro, perchè i pezzi possano trasportarsi prn rapidamente. Quando le a1·Liglierie devono ricoverarsi nelle travuse, ?el fronte, la via di comunicazione riesce molto _semp lice e dovrà fare un solo gomito, al s~t0 in .cui · le· bocche da fuoco devono passare dalla piazzuola sulla zona posteriore del ramparo.

?i.

DEI CAMI'l TRINCERATI

293

Ma per quanto la comuni cazione si faocia in prossimità -del parapetto è difficile che riesca difilata . Intatti il ciglio del parapetto avendo l'altezza di metri 2,50 sul terrapieno, ,ed il trasporto delle artiglierie dovendo farsi almeno alla distanza dì 6 metri dalla scarpa interna del parapello, ne consegue che i pezzi, i guaii hanno l'altezza di metri 1,80 a metri ·1,87, non possono essere difilati; ove però le boeche da fuoco debbano rieoverarsi nelle traverse situate immediatamente accanto alle piùzzuole, allora il trasporto riuscirà meno ésposto ai. tiri nemici . La via pèrò che devono percorrere i pezzi, potrà in qualche modo ven ir coperta, alla vista dell'attaccante, per mezzo di bonetti di terra o di gabbioni elevati sulla e.resta del parapetto, o con piantagio ne cli alberi da farsi preventivamente sul pioven le. Per contenerci nei limiti ristrettissimi che ci siamo imposti , termineremo di parlare clell' organi'zzazione -dei ranipari, non senza· raccomandare lo studio di questa parte delle opere, che tanto influisce sull'esito deJla difesa, e non senza rarnmemorare i disastri che :;i verificarono a Sebastopoli prima che il generale Todleben avesse provveduto alla meglio per la ricostituzione dei rampari. l\Ia le diverse parti di una difesa si colleP-ano inva- . o riabilmente fra lorn come gli anel li dt una catena, sicchè dopo di aver provvedLUO al modo di garentire gli artiglieri e le bocche da fuoeo, bisogna provvedere pei 1·icoven· di riposo, ossia: pei ricoveri di quella parte del presid io che non è di servizio durante la difesa, e per la sicurezza. delle rnunizion i. Quante opere in Italia sono in grado di opporsi ai novelli mezzi di attacco? ...... Quante e quante, come quelle di .Borgoforte e come i forti di Frassine e di


294,

CON SIDEtlAZIONI SUI FO.RTI STACCATI

Fossaman a, che circon dano lo piazza di Mantovn, menlre procurano allo Stato l'inutile dispendio della loro manutenzione, non sono in grado di resistere più cli qualche ora ad un vigoroso bombardamento? - E ciò perchò dife ttano di ricoveri di ogni genere, talchè le artiglierie ed il presid io dovrebbero resta re continuamente esposti ai fuochi nemici. Ma siccome i ricoveri richiedono molta spesa, così hist>gna l imitarl i a quelli stl'etlamente indispensabili , co minciand o dal ri durre la fo rza della guarnigione alla min im a possibile, tan to più che i for ti stacca ti è mollo diffici le che debbano sosten~re un assedio regolare . L'idea di. assegnare ai fo rti staccati una guarnigione molto pi ccola, non è interamente nuova, anzi la tt·oviamo accentuata nella memoria del generale Araldi , sui camp i trincerati, di cui abbiamo precedentemente parlato . Se a noi fosse dato di applicarl a rigorosamen te, ridurremmo il presidio agli artiglieri, ai soldati del genio, necessari per i pi ccoli lavori, du rante la clif'esa, ed agli uomini di fa nteri a per il serviz io dell'opera.' Sicchè un forte difeso con t~o bocche da fuoco, avrebbe un presidio di 320 uom ini al più, cioè 8 uom ini pel' ogni pezzo. E se i nostri voti non avessero l'apparenza di esser troppo pindarici, prnporremmo, per i forti staccati, una gunrnigionc affatto speciale composta esclu sivamen te di urtiglieri e di soldali del genio . Ch e, se poi un giorno, forse non molto lon tano, sarà possibile di attuare il gran concetto di ~apoleone I, di unificare cioè l' a_rliglieria ed il geni o, allora la guarnigi one dei forti stuccati potrà essere form nta esclusiramente di uomini del nuovo corpo, d1e nascerà dalla fus ione , e sia mo certi che la difesa ne vantaggerit immensam ente . Or nella supposizione della solita guarnigione mista, · se si tolgono gli artiglieri, che possono ricoverarsi nei

DEI CAMPI Tl\lNCERATI

293

corridoi delle traverse, e gli uomini di serv1z10 , resterà 1 j3 del presidio o la metà tuu· al più che dovrà . . essere ri coverata. 1 ricoveri parall eli , quell i cioè costruiti nell'mterno del terrapieno, secondo la magistrale dell:opera, sono preferibili a tutti gl i altri, perché p~·o t_eu_1 dal g~osso della massa coprente , con tro le art1gl1cri e ~1em1 che. Essi però riescono d'impedimen to alla .facile. ~omuni cazione fra il pi azzale ed il ramparo, giacche. il ~or.o fronte non può essere in gomb rato senza che si d1m1nuisca la luce e l'aria dei ricoveri. Per òvviare in parte a siffa tto inconYenicnte si possono costruire le rampe sopra di upposìte armature di ferro o cli legno, che lasciassèro qtrn~i interame~1Le scoperta la front e dei locali, oppur~ s1 p~Lrebbe 1~terrompere la continuità dei ricoven, per 11. tratto m cui devono essere addossa te le rampe, lascian do un semplice corridoio di comunicazione f_ra I.oro .. . Ciascun ricovero dev' esse re costruuo m direz1one normale alla magistrale del l'ro nte, della larghezza no_n minore di 5 metri , onde oal i uomini possano stare con. ~ 1. cali sui due lati, e della lunghezza di metri 8. L p~rc1e fhcien te ObO'nllno di essi conten ocra la c1uantità di ari. a su . à per il numero di uomini che la sua capac1L . com porta di oll oggiarc , dovrebbe avere l' altezza interna cli metri 8. In vece però di adoUare un'altezza così for t~ ,_ converrà diminuire il numero di uom ini di ciascun ncovero~ asseO'oando per ese mpio 80 o 90 centimetri per. ogrn uom~, invece di '70 a 75, come ordi nariamente si usa. Così facend o, un ricovero di 5 metri di 1argh~zz~ per 8 metri di lun o-hezza, ded otti i vani di comu01 caz1 one, oonterr~t ,J 8 u~min i, i quali si po trebbero rid~rre a 16; ~ calcolando 16 metri cubi di aria, per ogoi uomo, st dedurr}.l che la cubatura interna del locale do vrebb'cs-

.


~96

sere di metri cubi 256, sicchè far,endo 40 .

DEI CA'Ml'l _'l'RlNCEHATI

CONSIDERAZIONI SUI FORTI STACCATI

.

,

s1 r1cavera x

=

256 40

=

a;;

=

2ti6,

6, 40; cioè che i ricoveri do-

vrebbero avere l'altezza interna non minore di metri 6,4-0.

Si obbietterà che operando così.J:iisognerà aumentare il numero dei locali, e che ogni 4 ricoveri, n·e occorrerà uno· dipp iù; ma facendo il r.alcolo della spesa occorrente per i due casi si deduce che non vi è gran differenza . · Del resto i ricoveri molto alti non possono sempre costruirsi, -giacchè l'altezza· del terr-upie-no alcune voli.e non lo consente; ed ove si facciano in parte inten'ali, cioè col puvirnento più basso dei piazzale, diventano facilmente insalubri e poco abitabil i; malgrado ciò si giunge quasi sempre ad avere l'altezza sufficiente per.__ fo rmare. sulle vo lte uno strato abbastanza grosso di · terra, onde garantirle dagli efie tti micidiali dei tiri nemici e dai danni dipendenti dal traffico delle artigli erie, sul ramparo . Una delle più grandi difficoltà che s'incontra nella costruzione dei ricoveri, è quel la della loro a reazione. Quando i ricoveri si(lno messi inlernamente in comunjcazione fra loro, ed abbiano alternati1 amenle dei vani di _luce e di uscita, verso il piazzale, non si sarà provveduLo per Ja circolazio ne dell 'aria. . Se die'.ro di essi , :ioè verso il corpo del parapetto, si costruisce un corndo10, · che, come vedremo in segu ito, potrà riuscil'e utile per il servizio delle mun izioni, allora, praticando dei vani n~l muro che divide i -ricoveri dal corridoio, si potrà in qualche modo attivare la circo lazione dell'aria; quando però il corridoio non esista, bisogna ricorrere a ·speciali espedienti. Un mezzo mollo semplice consiste nel costruire un condotto longitudinale sull'estradosso delle volte,· per 1

297

l'erogazione dell'aria rarefa tta, con fori o tubi di comunicazione con l'in terno di eiascun ricovero, ed alle . due estremità in comunicazione con l'aria esterna, verso la · parte più elevata del forte. E per supplire alla rinnovazione dell'aria si potranno fare degli ascensori, ossia LUbi o condotti, che partendo d~l.l piano del piazzale g i uugessern all' altezw cl i circa un metro al disopra ciel pavimento dei ricoveri. Questo sistema. piÌJ vqlte sperimentato per la ventilazione artificia.le delle. scuderie e dei locali occupati da truppe, hn dato sem·pre ollirni ri sultati e potrebbe essere ulilmentc appl icato ~1elle opere di fortificazione, per la sua grande semplicità.

Ci resta r,ncora a parlare dei r icoveri per il deposito dell e polveri , che sono forse di maggiore importanza degli altri. La. fac ilità con coi possono scoppiare i magazzini a polvere impone l'obbligo di escogitare tutti i rnezzi possibili affin di evitare le gravissime consegucllZe che ne derivano , massime nelle opere di ben lim itala estensione. Ouando i rnagazzirri devono essere costruiti nell'intero; dei forti, ;01J1e ordinariamente si usa, è ben_c colloc.arli in lontananza del fronte principale e sollo i fianchi del l' operu. In Prussia si è pensato di costruirli alla gola; meglio però sarebbe di far li interamente infossati, fuori ed alle spalle dell'opera, alla dislanza di un centinaio di metri dall a gola, unitame~1te ai locali per il caricamento dei proietti.. Anche il capitano SchotL proponeva in una sua memoria, sui forti staccati, la costruzione di magazzini dt approvvigionarnenlo sulla destra e sulla sinislra, alla distanza di '100 a 200 passi dall'opera, avvilu ppati dallo spallo del forte, oode non restassero del tutto sco-


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2!}9

CONSIDERAZIONI SUI FORTI STACCATI

DEI CAMPI TRINCERATI

perti ed isolati; il che darebbe luogo ad uno straordinario ed inopportuno movimento di terra . Pare però che tali rnngazzini dovessero servire più specialmente ad evitare il trasporto delle polveri da una grande distanza, durante l'armamento dei forti ; nel qual caso sarebbe forse più conveniente di costrnirli in seconda linea ed alla distanza di o a 600 metri. Mentre per il servizio dell e nrtiglierie, durante la difesn, l'autore propone diversi piccoli magazzini, }ontani dalle scarpe e dal ridotto, per diminuire i danni dipendenti dalla loro esplosione. L~ com;~nicazione fra i magazzini esterni, da noi proP?St1, e l mterno dell'opera, dovrebbe aver luogo mediante una galleria sotterranea; ed il rifornimento delle mun_izio?i potrebbe farsi per mezzo di una galleria long1tudmale, da costruirsi nel terrapieno ovvero neL..._ corpo del ~~l'a~etto, secondo la magistrale dell'opera. Le mumz10n1 possono trnsportarsi· con veicoli scorre~oli. sopra rotnie di legno, fin sotto le traverse, e qu1nd1 nelle rise!'vette, per mezzo di scale o di ascensori verticali; il quale ultimo modo è preferibile particol~rm~n Le quando, per mancanza di spaiio, le scDle nesc1ssero malagevoli o non fosse possibile di svilupparle. ~ La costruzione dei magazzini a polvere, fuori ed alle spal lA dell'opera , risolverebbe forse perfettamente il problema; nè vi sarà pericolo che l'inimico possa pro. fì_~tare della galleria ài comunicazione .. per penetrare d1 sorpr~sa nell'opera, per la ragione che ì magazzini essendo rnteramente sotterranei ed avendo l'accesso uni camente dal!' interno del forte, non presenterebbero veruna traccia esteriormente della loro posizione. ~r poichè tutta l'~mpo.rt~nza di un'opera, il cornggio. e _l e'.01smo della guarn1g1one e la potenza delle artighene non valgono più nulla quando l'inopinato scoppio

di un magazzino a polvere apre rnalaguratarne1~te un varco all'aggressore ed obbliga il forte a rendersi in poco tempo , come avvenne alla fortezza di. Almeida nel 1840, alla piazz.a di Gaeta nel 1861.. .... siccome con gli attuali mezzi di ;ittacco .importn sommamente di provvedere affinchè il serviiio delle munizioni si faccia con regolari Là e soli ecitu dine, così nella costruzione di ogni opera di fortificazione bisognerà curare: 1° Che i rnaguzzini a _polvere siano posti al sicuro dagli effeui delle aniglierie llemiche. 2° Che in prossimità dei pezzi vi siano dei locali ben gnrentiLi, per il deposito delle munizioni di con sumo giornnliero. 3° Che fra i magazzin i e le riservette sia vi la più -breve, comoda ed indipendenle comuni cazione. Limitandosi il nost:·o cò mpiLo u richiamare l'attenzione dei Jellori sulle norme principali, ancora discutibili, o che merituno di essere concretate, circa la costru-· zione dei forti staccati, non ci occuperemo dei dettagli, tan Lo più che essi dipendono quasi sempre da circostanze affatto particolari e possono variare secondo i casi. Aggiungeremo però che ogni forte staccato, per tenersi al sicuro, specialmente contro gli auacchi cli sorpresa, dev'essere chiuso alla gola; il che si potrà fare con un muro oppure con un trin cerumento di terra. Facendo il muro, converrà coprirlo dai tiri nemici con un traversone o paradosso, lasciando fra l'uno e l'altro una via carreggiabile, interamente difilata, e che potrebbe sà,,ire per accedere all'interno dell'opera. I locali per il comando del forte ed il corpo di guardia possono farsi nel maschio, lateralm ente all'ingresso dell'opera; le cisterne, i magazzini per le veuovaglie, quelli dell'nrtiglieria e del genio, potranno costruirsi nel terrapieno, accanto ai ricoveri del presidio; altri locali, come le cucine, nell'interno del tra1

1


300

COl\SIOERAZlO~l SUI FORI'l STACCATr ECC.

versone, rivolti verso il. murn di gola, o nella zona del piazzale difilata dal terrapieno. Dopo ciò ripeteremo, ancora una volta, il principio , ·cli massima che ci ha guidalo fio qui, come motivo prediletto di unu sinfonia che si ripete nel corso dell'opera, cioè che i fo!·ti staccati, onde soddisfino allo scopo cu i sono des tinati, devono poter co ntare sul conco rso dell e forze mobili del campo trincerato e devono avere: gran resi stenza, piccola guarnigione e potenti artigli erie. Ed ove non possano fare assegn amento su lle truppe mob ili, per cui sicno esposte ad essere anche altaccatc con assedio regolare, allora é necessario che abb ian o un val ore molto maggiore, non diverso da quello di una piccola fortezza isolala . E giacchè ci si presenta l'occasion e, raccomanderemo, ai giovani specialmente, il cullo della semplicità, come q nello chi! ·quale dipende in buona parte la riusci ta delle opere, e pct' mezzo del quale si evira la confusione che s'ingenera duranle la difesa, quan do l' interna ùi sposiiionc dei fortilizi non è fatta con la perizia cù acume che dovrebbero sempre presiedere allo studio, esecuzione di opere, in cui bisogna YÌvere ed operare, pet' qLta lche tem po, io mornenLi molto diflicili ed in condizion i quasi semp re anormal i. Ed inculcheremo clie non si prendano a n10dello certi tipi, anche di reputati au tori, che devono considerarsi com e lavori puramenLe accacl~mici e. che non sono attuabili senza gran dispendio e gravissimi inconven ienti ... .... E riterremo come fortunati veramente coloro che pur dovendo !ollare con le svariuLe <lifficol Lit ciel terreno, e con la potenza degli odierni mezzi di atl.acco, sapranno concHia,re la se mplicità e l'economia !

w.

UNO STUDIO SUL

SENT IMENTO DEL DO\TI~RE OSSERVATO NELL'ESERCITO NOSTRO

I.

'

Se un militare studioso delle guerre volge lo sguardo alle storie dei popoli e delle nazi oni e in mezzo al. l'avvicendarsi delle vi llorie e delle sconfitte tenta cercarn di orrnuna le raO'(oni, non gli sad1 diflìcil e coglier·Je cause~ vedere q~ale trasgression e ai pri nc ipii delc l'arte fece sconfitto un esercito, o qual principio nuoro o nuova applicazione dei vecchi deci se. la vi tlo,·ia; ed ove egli per osc urità di fau i,od insipien_za d~ arle o stanchezza di studio assiduo e minuto smarnsca il filo del le cause, dit·à che il fato o la fortuna aleggiò ~enigna ~ulle insegne del vincitore. Nè so lamente costui, lo stud10so, accennerà al fato; rna pur anche l'alto gene~ale quand~ maturo da lunga esperi enza ed amp ia rdles~,c~e s1 facc ia a parlare di guerra e ne ~ell( i_pr~celll , frutt,o delle sue vite; così il generale C1aldm1 giunto al te1 ~ mine del suo scritto Rappo1·to sulle manovn autunnali del 1869, quasi senta desiderio cli rattenere a sè od


30S

303

UNO STUDIO SUL SENTIMENTO DEL DOVERE

OSSERVATO NELL'ESERCITO NOSTnO

ai suoi lettori la troppa fiduc ia nella scuola, quasi provi bisogno di uscire dal cerchio delle umane ragioni, esclama : « lUa all' infu ori della sc ienza e dell'arte « al di sopra dell'ingegno e del valore, havvi q ualehe' « cosa di mi·sterioso, 'd'ignoto, havvi un, fato che sovrasta « ai destini delle battagl ie: il segreto intimo, arcano delle « vittorie . si cela alla lente analitica, come il segre to « della vita sfugge allo scnlpe llo anato'mico ».

quale sentenzia ehe « per comprendere un /'atto qua« lunqiw nell' evoluzi·one di ima società, bisogna rigua1·« darlo e considcretl'lo come là resultante clelle azioni « combinate d'individui dotati cli certa nat-ura {'I)» . Ed ora questa maggior cura che si ha del momle .del soldaLo, quel maggior sv il uppo che si chiede del suo intelletto, e perfino il predominio dell'ordine taUico rado, che mette in spicco l'indivi.duo, rnanifestano appun to come si tenda ser11prc di più a contemplare nel soldato, insieme .al gregario sòttoposto a disciplina , anche l'uomo capace di ragionare e di volere. CerLO', fino dall'antico i grandi capitan i tenn ero in · mollo conto l'animo dei soldati loro; e volendo noi profondarsi in ricerche storiehe e notare nei tempi e popoli vari il seotimcnto e l'idea che" 1i spinse alla .lottn, se ne vedrebbe abbassare od elevare il livello morale non solo col sorgere, fiorire e decadere di quei popoli , ma eziandio per cause accidentali come l'apparire e lo sparire di famosi condottieri. Dall'amor di patria all'orgoglio cittadino, dall'interesse personale alla devozione del duce, è una continua fluttuazione che prende sua spinta nell'intimo del cuore umano .

II. !\fa la scienza non si stanca del pr9gred ire, chè anii questa è la sua vita: .e come la pianta più rio·oo·Ji osa ~ o o e 1orle cresce mettendo rad ici e propaggini là ove il 'teneno è più vergine, così essa ricerca l'ignoto e vi penetra e pren<le sostanza per rinnovellarsi continuat~mente . Sembra essa cucciare dinanzi a sè le _parole dt /a~o, destino, caso e sim ili, e coll 'effetto in pugno perseguitare la causa fino alli ultimi recess i. · ln tal modo la lente ana litica · dello studioso .militare, usa a considerare i fotti nel loro ordine obiettivo dovra• penetrare fino al cuore dell i attori di essi fatti:' e a vece di contentarsi dell'analisi tattica e strateo·ica o ' fi1cch eea. lo sguardo per entro all'idea, al sentimento che si agitn. nelle menti e guizza per le vene di quella gente, e là forse troverà l'ultimo segreto della vitto ria di un popolo: perchè popolo ordinato in armi sono ora li eserciti permanenti . E se le guerre pe;,dendo poco ~ P?CO il carallere accidentaie ed arbitrario prendono ms1eme ad un reale significato sociale un vero ordine di successione raz ionale, il giud izio dello stratega dovrà comp letarsi col pensiero del . sociologo, il

Ilf.

Ma ora. .fi.nalmen te i popoli ci vili giunsero o quasi ad .un punto di naturale stabi!irnento, e sulla nazione fo ndarono lo Stato , come ·sarebbe a dire nei limiti segnati da natura, composero l'ordine formato da.Ili

(,t)

SPENCBR (Principii di sociologia).


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UNO STUDIO SUL SENTIMENTO DEL nOVERE

uomini: talchè li eserciti acquistarono una carauerisLica tutta nuova : la quale mentre li fa sorgere e derivare dal cuore della nazione stessa, ne fonna al Lresì 1.m membro dello Stato e membro vita le: per il che penso io che all'abolizione cl i quelli terrebbe subito dietro 1a cleboiezia e l'agonia . dell o Stato. Questo assestamento normale che ti fa dell'esercito una parte integr.rnte e necessaria dell'ordine civile e politico, mentre du un lato ti comanda di rnaritenere all'is ti ruzione nost :·a u·n carattere sincero e costante cli emanazione immediata dalla · nazi.one (mod erna legge di reclutamento), t'impone dall'altrn e di s tabilire un sistema definitivo di ordinamenti e di regole militari i quali disegnino i l molo meccan ico ed autonomico dell'esercito, e di fissare un' idea e un sentimento che valga a sorreggere l'uomo per tutte le fasi in cui potrà passare il soldato, ·senLimento ed .idea i quali ·siano appunto la fo rza motrice; cessandone così la fluttuazione e la variabilità antica e prendendo pure essi quel · carallere di stabilità che lw pr'e:-;o lo stesso esercito; e noi fissam mo per comune consenso e com·e portati dalla. filosofia della stoda di questo secolo il sentimento e l'idea del dovere. Oe io mi accingo a studiare brevemente la genesi nazionale di questo sentimento; e se è vero che la filosofia della storia siti , com' è per il Mamiani, « la

« coscier;,za che -il genere umano acquista, ogni dì, JJfa « estesa e migliore di se medesimo», questo mio studio potrebbe essere un piccolo saggio di cotale filosofi8 dei nostri tempi ; e se nel l'esame del passato recente, appunto perché si co!Jega più direttamente ed evidentem en le al presente nostro, . p iù fac ilmente si p.ossono trovare ammaestramenti utili e direi più .alle mani di tutti, questo mio scritto potrebbe altresì riuscire di non spregevole utilità morale pratfca.

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OSSERVATO NELL'ESERCITO NOSTRO

IV. Io mi ricordo ancora cl( essermi trovato presente, sette o otto anni fa circa, ad un breve dialogo familiare fra due ufficial i: parfavano insieme un vecchio ufficiale superiore ed un giovan e subalterno e la questione che versava sul modo in genere di fare un certo <lato servizio, andava riducendosi come spesso suo le accadere a forma di principio: sul che il subalterno ebbe a soggiungere: « Scusi, ma quando uno fa il proprio dovere, << mi pare non po~sa nè debba fare di più ». « Nos<< signore, rispose l'altro , non basta fare il proprro do« vere, bisogna che l'ufiìciale faccia di più del pro« prio dovere ». A questo pun,to il dialogo cessò per circostanze sopravvenute: ma quelle parole si fissarono nella · mia mente e vi lavorarono per un pezzo. Chi dei due è nel vero? Domandai sovente a me stesso. Quei due uflìciali rappresentavano due grandi periodi nella storia italiana di questo secolo . Correvano pri ma del 1859 tempi strani di rivoluzione. Un popolo sofferente e rivoltoso si drizzava ora entusiasta e concorde, ora rabbioso e discorde contro un potere oramai seco lare : l?,?chi e~etti, r~al ~icuri i.n se stessi, affaticati dalla pas:ft'òiif, discordi nei mezzi, or tratlenendo or incitando tenthano !'.opera nazionale. Eppoi una guerra s~prema perdma,f. 1;eroismo di un re fiaccato, una passwne spenta, una- volontà spezzata; ed allora le leggi tradite, l'autorità disprezzata, schernita, odiala; non una speranza, non una fede, non una sicui·ezza del domani; il dolore premeva tutti , era il regno della forza . ANNO XXI, VOL. Il.

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306 UNO STUDIO SUL SENTIMENTO DEL DOVERE In tale stato rnorale e civile quale po leva essere la norma di .condotta del cittadino, quale il' senti mento dell'uomo? La mente e la coscienza italiana quale idea, qual sentimento si formava. del dovere? In temp i nutriti di odio, di odio conlro tutto quell o che deve esser rìspetlato , la religione·, la legge, l' autorità: in tempi nei quali spesso il cittadino si trovava in lotta con l'uomo, sicchè questi condannava ciò che l'altro bramava, come poteva formarsi l'idea del dovere individuale, del dovere che h a per fine e per mezzo il bene? L'idea del dovere non potea determinarsi nella mente delli Italiani: poteva esistere solitaria ed astratta nel pensiero del filos ofo, non scendeva limpida e netta di contorni nella coscienzp. nazionale , non fecondava di se stessa il senhmento del cittadino : poteva il sentimento scaldare il cuore e spingere all'azione, ma soffocata la passione, sbollito il cuore al sopravvenire della ragi~ne, l'idea si trovava scema di qualunque reale determinazione. Così l'idea indeterminata doveva trascendere nel fatto e trascendeva: se uno era il fine di tutti, mille erano i mezzi e i modi, mille le condotte che ispirava un sentimento ch e ognuno intendeva a sua guisa. Dinan zi ùn potere protervo, che sembrava terribile e irragionevole come il fato , non pareva all'uomo, al cittadino che 'il sentimento del dovere individuale dovesse bastare allo sforzo tremendo per scuotere e debellare il giogo; vi era bisogno di assai più: ci voleva un misto di sentimenti sempre accesi e attivi, ci voleva un'amore, una passione sempre vivu in se stessa, un odio, · una speranza, un tender continuo della mente al futuro come a scopo da conquistare con tutte le forze; ed ecco la ragione delle parole del vecchio ufficiale : ecco come nel piccolo Piemonte si .ard isse animare, q uasi superando se s Lessi, germe di eroismo, an imare

307 dico il pensiero della guerra alla grande Austria : e cco perchè un biografo del generale Alfonso La Marmora, di ce che quando esso era nel 1845 capi tano di artig lieria, « il compiere puramente e sempliceinente OSSEllVATO NELL'ESERCITO NOSTRO

« il proprio dovere equivaleva secondo lui a non com« pierlo punto (1) » : ecco infine perchè allora per significare lo s tento e la pochezza nel servizio di un ufficiale, si diceva e si scriveva. di lui « fa il servizio per dovere (2) ». Vero è che il vecchio conrn il nuovo regolamento di disciplina dicono che il militare« deve propors i, a norma costantè delle sue azioni l'a lta idea del dovere» (3): ma la pittura e lo spirito di un popolo e di un tempo meglio si ricava dai costumi, dai sentimenti, dal pensiero intimo anzichè dalla ,legge scritta.

V. Ed orn quali avven imenti accaddero da quei Lnst1 tempi ai dì nostri, perchè da tutti si ripeta oggi giorno che il sentimento del dovere è la base della disciplina, del servizio, della vita militare, perchè si d ica esser pochi coloro che veramente fanno i! dovere, perchè insomma si fo.c.c ia del dovere il eardine nel quale si . appuntano tutti i giudizi sugli uomini e le azioni loro? Perché quel sentimento che sembrava a quei tempi in-

(1) Genni storici sui p?'el-iminari della, guerrn del 1866.

(2) Questo nota pure di passaggio e incidentemente il capitano Sismondo in un suo articolo di questo periodico, ,[873: ed ora il capitano Miche! nel suo libro Virtù militari. (3) Vedi § 7 del nuovo Regolamento di disciplina e§ ~ 1 del vecchio.


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UNO S"fUDIO SUL SENTH1ENTO DEL DOVERE

OSSERVATO NELL'ESERCITO NOSTRO

sufficienle a sorreggere e spi ngere un ufficiale nelli auriti della sua vita, ora lo si crede non solo necessario rna sii/fidente? 1\ientre lutto ha progred ito, il sentimento animatore dell'uomo ha cambiato forse scemando di suo valore? i:: osservazione ornrnai sperimentale, verifi.cata ogni giorno di più, che nell'esercito nostro si riflette lo _stato morale ed intellettuale, civile e poliLico della naztone: egli è aclunque nella storia di questa che noi troveremo le ra gion i ai nostri perchè. Se consideriamo la storia italiana dal 18t.8 ai dl nostri parrni possa dividersi in quattro periodi, in ordine al compimento dell'opera nazionale . Io già parlai dei tempi che precede ttero e prepar;uono il 11859: erano tempi quelli cli schiavitù e di crescente rivolta: nel 1859 cessò la rivolto, rna continuava la rivoluzione . L'opera iniziata co n sì caldo entusiasmo, con ta nte speran.ie ardite restò monca ad un tratto: eppoi mille ìnteressi offesi, mille centri cli vita spostati; la libertà era eonquislata, non acquistato l'ordine. E intanto una nuova preparazione si andava facendo per compiere do voi, da noi soli, senza aiuto di stniniero contro strnniero, l'opera nazionale; erano rnomenti quelli in cui il compianto generale Pinelli es,clamava in Parlamento: « Se io ere<{ dessi che 25 miliò ni cl i Italian i non bastassero a cnc« ciare lo sLraniero, come soldato spezzerei la mia « spada, come cittadino mi vergognerei del no me di « Italiano >> • •E il gio rno della hattaglia venne e noi perdem mo per mare e per terra : ed ancora una volta la nostra forza rn iiitare rimase imptiri alla grandezza del nostro diritto. Non ci restò nernmeno la speranza della rivincita: non ci restò nemmeno il vigore che dà\ la costanza, quello che fece esclamare a Massimo d'Azeglio dopo il ,J 84,8, · Bico1ninceremo. - Il ·18615 chiuse il terzo pe-

riodo : fino allora era stata una lotta per l'esistenza, ma qual vita ed a qual prezzo avevamo noi acquistata? Un fascio di forze drizzate~ verso un sol punto non · si era spezzalo contro una resist.enzo. adeguala, tion si era esau,ri to , saziatò nella. lotta, si era ~isperso, dissolto nell'inazione: parevan ìe forze individue ritorcersi contro se stesse: quindì fu un gettarsi la colpa l'un l'altro, un rancore contro la potenza protettrice, un'amarezza, uno scorameq,to di tutti; eppoi una russegnazione rnesta 0 ·silenziosa, un sopore, uno stordimento come di chi è gettato dall e più alte speranze nei più duri disinganni: era una vita precaria. Il cannone del ,J 870 ci svegliò da quel sopore e per noi si npriva il quarto periodo. Ch i tiene dietro da qnalch e tempo al moto intellelluale, industriale e politico dell 'Ita lia, si è accorto che quella parola svegliò, non è esagerata. Infatti, la nazione nostra acquistava allora la sua capitale natnrale, e il governo riprendeva tutta la sua potenza e il suo prestigio, rnentl'e si otteneva la si.ima dell'estero per la nostra condoua prudente insieme ed energica; la nazione europea pit:1 elevata io civiltà col mostrarsi a noi la più forte, come da una parte conciliava anco ra una volta la forza militare col progresso sociale, stabiliva dall'altra i! canone nella. necessità della forza nello Stato moderno; canone dal quale prendono origine e la simpatia e il favore della nazione nostra per l'esercito ed insieme tutti i doveri del militare. E men tre l'Italia en trava così. in una vTta ordinata, nel nostro Regolamento di disciplina prendeva posto un apposito articolo intitolato dell'ordine (\). E da questo punto noi cominceremo a vedere la ragione alle parole del giovane ufficiale . ·

1

(,t) Vedi Regolamento di disciplina, art. ~.


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UNO STUDIO SUL SENTIMENTO DEL DOYERE

VI.

E opm10ne oramai antica che la storia è grande maeslra alli uomini ed alle nazioni, ed è stato ripetuto a sazietà in questi giorni che l' ullima grnnde guerra segna il cominciamento di una nuova civiltà. Questo non capiscono ora che le nostre menti educate, mentre solo il tempo lo mostrerà e lo farà sentire a tutti. Ma quello che parmi nessuno abbia notalo fin ora, è la sentenza c,lmune con la quale si espresse in I talia il pensiero nostro sulle ragioni delle tante vittorie geemaniche . Tale sentenza non poteva esser quella unilatende ed esclusiva del politico o del militare: il buon senso comune vede in modo più sintetico e semplice le cause dei grandi fatti; .in quelle vittorie ei non poteva scorgere la potenza giovanile del genio che con pochi mezzi, mal preparati, co.nsegue rapidamente la vittoria: e d'altra parte ei non poteva contemplarvi l'apparizione della for tuna, ·perchè la villoria incessan te, persis\ente, portala fino all'estremo, pareva come avesse impe ~ito il passo a quella femm ina cieca e capricciosa. Quel puon senso comune doveva vedere una virtù sparsa in/ tutti, concorde, compatta: una cospirazione cli forze ,mimate tutte da ugua.le spirito; ed infolli ei pronunziò il suo giudizio, dicendo: « L'esercito germanico ha vinto e « vinto in quel modo, perchè tntli hanno fatto il proprio « dovere dal generale al soldato». In questa sentenza è espressa la lezione, l'insegnamento immediato che no i ricevemmo da quella guerra. La. sen tenza non dice solo che tutti fece ro il do\ve1'·e, ma che tutli fecero il proprio dovere: e mostra in tal modo come dovere ed ordine fossero le due idee, i due fatti dominanti in quell'esercito , le due cause maggiori della

OSSERVATO NELL'ESERCITO NOSTRO

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viltoria: e perché l'esercito, tale come si mostrò allora, non era. che il risullato di una educazione di tanti anni e perchè ei ~on è vera.mente che la nazione in armi, così se ne indusse alLresì che le due idee, i due fatti che avevano informato l'educazione di quel popolo, di quell'esercito, erano stati appunto il sentimento del dovere e dell'ordine. E qui veramente noi tl'oviamo spiegazione all e parole del,giovane ufficiale; perchè l'idea del dovere è antica sì, ma quando è che veramente ?i attua, quando si determina nel fatto, qunndo avviene che il dovere rimane come movente unico, ma tranquillo e costante delle· azioni nostre? Alloraquando ci troviamo nell'ordine: quando nè passione, nè od io ci preoccupano, quando non vogliamo con seguire un dato fine in un Lempo stretto e con qualunque modo e mezzo; e noi abbiamo visto come la guerra del 4870 mentre da una parte faceva pervenire a noi coll'esempio del popolo vincitore il connubio delle idee di. dovere ed ordine, metteva altresì la nazione nos tra in una vita ordinata. VII. Sino a qui noi abbiamo veduto ir1 una genesi di folli, per quali tempi è passata da noi l'idea del dovere prima di determinarsi nel fotto, e ne abbiamo dedotto una legge, cioè che l'i dea del dovere non si determ ina e .non si attua che nell'ord ine: legge la quale sebbene trovala nellu storia, pure essa è tanto universale che la si. potrebbe rit,·ovare in qualunque associazione di uom ini retti ad un fine. àla ora dopo aver visto il quando bisogna vedere il come accade tale attuazione; e qui è d'uopo resl.ringere il circolo delle nostre riflessioni alla sola esisten za


3 12 UNO STUDIO SUL SENTIMENTO DEL DOVERE ed azione dell'esercito: perchè a quel modo che tutte le parti dello Stato sono modalità diverse dell'unità della vita, cosi l'esercito ha. un modo tutto proprio dì svolgere l'azione sua. Io debbo qui fermarmi a fare una distinzione che sembrerà vana a primo aspeuo, ma non lo è: essa varrà a chiarire il mio ragionamento. Il dovere è un sentimento che ci spinge ad impiegare tutte le nostre facoltà morali e fisiche nell'esecuzione dell'uflic;io nostro: l'ufficio è quello che a ciascuno spella fare secondo il grado o la funzione. Quindi · il sentimento del dovere si appaga, l'ufficio si esegui sce. Si può eseguire l'ufficio nostro senza aver fatto il nostro dovere, e all'incontro, e ciò pare strano, si può non eseguire l'ufficio eppure aver fauo il dovere nnstro. Spiegherò con un esempio il mio pens iero. - I.o ordino ad un graduato della compagnia di matricolare e marcare a nuovo tutti gli ·oggetti di corredo, ingiungendogli, per soverchio desiderio di uniformità, di\ far la cosa tutta di sua mano: e tale ordine lo do, supponiamo, la sera per l'indomani mattina; che acdacle? Cb.'~o. vado . e non trovo soddisfa llo il mio des/derio : cosi 11 gradua to non avrà adempiuto all'ufficio suo: oserò io del pari affermare ch'ei non abbia fatto il suo dovere ? Se il dovere è l'imp iego di tutte le facoltà morali e fisiche, potrò io asserire ch'ei non le abb ia impiegate poich.è restò incompiuto l'ufficio, quando una leggera rifless ione mi mostra che il tempo da me limitato era insufficiente? 1

VIII. \

Render possibile tutta l'esecuzione dell'ufficio , adagiandolo sulla natura delle cose, adeguandolo alla natura dell'uomo, proporzionandolo al tempo, ai mezzi,

OSSERVATO NELL'ESETlC.ITO NOSTRO

3 13 1

ai mo.di onde il sentimento del dovere sia appagato, in ciò parmi stia oggi tulta la scienza e l'arte del comando. E come riesce a questo un superiore? Sapei· fare, poter fare, voler fare sono a parer mio le tre condizioni che devono disporre e deter mi nare li animi de< orli attori ad una azione qualunque . Alla prima condizione si riferisce nppuntò il Regolamento di disciplina quando al § 5 dice« che bisogna « provvedere alle ripartizioni delle vnrie capacità ed « attitudini nei vari gradi e funzioni». La seconda, il poter fare, sta tutta nell'artù del superiore, che prevedendo e provvedendo dù così all'esecutore i mezzi e mo di cli esecuzione e fa sì ch'egli non trovi nemi:neno scusa in se stesso all'eventuÙle debolezza. E qui mi piace notare una differenza che si vede fra l'antico esercito e il nuovo . Nel vecchio esercito piemontese si usava non di r:ado confermare un ordjne col dire all'esecutore: ingegnatevi!; e ciò anelava benissimo allora, andava d' accordo coi tempi che avevano un fine dinanzi a loro da con seguire a qun!unque costo e nel pi i'.l breve tempo: quel detto sc:endeva forse dalle alte sfere militari, che dovevano scorgere la sproporzione fra l'alto scopo e i mezzi: ma· quella parola che si confaceva al piccolo esercito piemontese divenne pericolosa nel grande: perch~ lasci.aodo ~ ~ ma~o .del~ l'esecutore la scelta det mezzi, quei po<.:ln o l1ev1 abusi che ne potevano derivare in quell'esercito piccolo, tutto omogeneo per costumi cittadineschi, per tradizioni, per linguaggio, si andarono poi moltiplic;ando ed esagerando, per mostrare così una voltn. di pi~ eh.e rnagofore è una massa di uomini, più abbisogna d1 ordine, abbisogna cioè che alle molteplici azioni sia tutto preveduto e ' provveduto . Resta ora la terza condizione, il vo ler fare. E questa , notatela bene, sfugge al comando del superiore, questa

;iù


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UNO STUDIO SUL SENTIMENTO DEL DOVERE

risieJe_tutla nel!:individu.o esecutore: ma questa è appunto la molla ch e sempre temprata muove l'insieme autonomico, questa che dà vita e forma allo stato normale delle t1·uppe; quando tutti i membri di un corpo sono animati da. buona volontà , allora il fine supremo del comando può dirsi ottenuto. Ho detto oo al comando . che .quella condizione sfuO'ae de I superiore, cioè all'azione sua diretta ed immediata. Infatti, allorclrè un superiore abilita un inferiore ad una azinne, quando ordina e divide il tempo per essa, ? col_loca un sottoposto in una data funzione, o quando rncar~ca altrui di un ufficio, che fa egli? Afferma che costui ne è capace e gli dà i mezzi e i modi di adempierlo, il saper · e il poter fare; ma certo ei non potrà comandare al ~ottoposto ch'egli voglia farlo; potrà, anzi dovrà esi~ere l'obbedienza « pronta, rispettosa, assoluta », presso a poco come potrebbe aspettarsi da una macchina al tocco del suo motore; ma tutti i mezzi disciplinari 110n varranno a far sì eh; tale obbedienza s(a al~resl volonte_rosa, che a quell'azione l'esec1tore s1_a sp_1n_to dal sentimento del dovere, che insommr, impieghi rn essa_ tutte le sue facoltà fisiche e moyili . Di queste cose dispone solo l'esecutore, l'uomo: e, not~telo b~ne, ~~ù ne disp?ne qu~ndo, avendone in magg10r copia, p1u ha coscienza d1 se stesso: e sono cotali uomini appunto che mentre hanno niarro-ior valore ' . ' oo ne ll esecuzrnne, sono allresì, passatemi la frase, difiìcilmente comandabili. · . Ma è. egli vero che se tale condizione sfugge all'az10ne diretta, sfugga anche alla potenza, all'azione indiretta del superiore? È in somma vero che il superiore non abbia potere sullo stato rno1'ale delle truppe?

OSSERVATO NELL'ESERCITO !'iOSTRO

3•15

IX. Sogliono talora quelli che si fauno a ragionare di un governo qualunque di uomini, supporre uno sLaLo iniziale degli animi dal qua.le poi prendono origine e forma i criteri del loro ragionamento: come ad esempio il creder l'uomo naturalmente buono o cattivo può dare impronta a due ordini diversi di leggi, le preventive e le repressive. Io, che pure di un governo cli uomini parlo, affermo che il militare accoglie in sè come tale e dalla sua attuale origine il sentimento del dovere. Questa affermazione vorrebbe essere provata; bisognerebbe confrontare il carattere degli eserciti odierni con quello feudale de i passati: bisognerebbe dire come la sinceri tà dello Stato rnoclcrno, i grandi sentimenti nazionali sparsi in lULti, la libertà che crea la responsabilità,~ la solidarietà, gl' insegnamenti della storianostra mettono nel cittadi1:o che ora impugna un'arme, la reale coscienza della difesa del paese e delleistituzioni; ma ciò mi porterebbe tropp'oltre ed a me basta cli nuovo affermare che il cittadino, che oggi indossa la divisa militare, accoglie in sèi l germe del sentimento del dovere. Se così è , non si tratterebbe adunque cbe di conservare, di fecondare q nel germe , o se volete con altra immagine, cli mantenere elastica quella molla perc hè sia. pronta il dì della battaglia. E come conserva il su- . periore, come feconda que l germe? La risposta scaturisce spontanea da tutto il nostro ragionamento. Infatti, ammesso che il militare abbia in sè come tale quel germe di buona volontà, ammesso che il superiore lo abiliti e Io scelga rettamente ad una clala idoneità, e gli dia i mezzi e i modi di com-


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UNO STUOLO SUL SENTIMENTO DEL DOV.EllE ECC .

piere l'ufficio suo, noi avremo coincidenza del volere , del sapere e del poter fare, avremo '\,ma certa quantità e qualità di potenza che si tra.duce in atto adeguato, avremo insomma un risultato in cui con la cospirazione proporzionale di tutte le singole forze si ottiene il maggior effotto rossibile. l\ia. cos'è infine questa 6uona volontà, questo sentimento del do,1ere? È una virtù, e la virtù è un abito: e come abito ei si rafforza praticandolo, s'indebolisce col trasgredido. E da tale postula to ne esce una terribile consegu enza che vuole essere come il sugo di tutto questo mio scritto; cioè che tulle le volte che un superiore col non provvedere bene·al sar,rer fare, eol non dare misura proporzionala (11 poter fare, impedirà l'espandersi e il distendersi del voler fare, avrì.J. soffocato quel gel'me di buona volontà, avrà corroso quell a molla, avrù ind ebo lito il sentimento del dovere, e il giorno della battaglia troverà basso lo stato ·morale delle fruppe; come all'incontro il superiore, che con aHenzione p11zìeilte, accorta, continua, procul rerà sempre _l a coincidenza di quelle tre condi~{, mentre mantiene larga edl Dperta la vita dell'csereito, ne fabbrica poco a. poco la solidità dei singoli e la coesione dell'insieme. Avendo in ultimo sempre presente allo spirito nostro che l'obbedienza è un effetto, Io stato morale delle tnippe é un risultato; quello · si ottiene con una parola, un cenno, ed è la forza. e il merito della disci. plina, questa è la conseguen za·di un'azione lunga, faticosa, intelligente del superiore e costituisce la potenza e il merito suo. \

LA

RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA l

(Der 1,rieg in Halien - Nacl1 den Feld·Acten und auderen aut.hent?scllen Quellen oearbeit.et dur<;h das k. k . Generalstabs-Bureau fttr hr1cgsgeschictlle)

Le condizioni dell'esercito austriaco dopo l a battaglia di Solferino erano tali da non lascia.rgli ormai più speranza di riprendere in tempo non soverchiamente lontano l' ?ffensjva stratwica. E perciò anzitutto si doveva por mente ad afforza;e le posizioni da prendersi sulla riva si1;1istra del Mincio, affine di potervi trattenere il rapido e gagliardo avanzare déll'esercito franco-sardo. A questo concetto erano informate le disposizioni dei quartieri generali delle due armate. Il comandante la II armata, generale Schlik, ordinava ai suoi corpi la seguente dislocazione che aveva compimento col giorno 26 giugno: 8° corpo (Benedek) fra Peschiera e 1\Iolini di Sotto, 5° corpo (Stadion) da Nio lini di Sotto fino a C. Nova, 1° corpo (Clam Gallas) tra C. Nova e Gogol, 7° corpo (Zobel) da Gogol a Turchetti, Quartier generale a Villafranca.

RAFFA.ELW BIA.NCIARD[

Tenente nel 7° 1·egg. be1'saglieri . (,1) V. Rivista militare, dispensa precedente.


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LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA

Il comandante la I armata, generale "\Vimpffen, all~a~a ~inistra occupava contemporaneamente queste pos1z1om: Col 3° corpo (Schwarzenberg) il tratto del Mincio che stendesi da Turchetti a Massimbona, con avamposti sulla riva destra del fiume. Col 3° corpo (Schaaffgotsche) Goito - tre brio-ate a difesa della testa di ponte, due in riserva sulla ~iva sinistra. Coll'l l corpo (Veigl) Roverbella. Col 2° corpo (Liechtenstein) Curtatone e. Mantova. Quartier generale in Roverbella. · Di fronte all'esercito austriaco, le truppe franco-sarde erano così schiera te (1) (26 giugno): O

E'serci'to francese. I corpo (Baraguey d'Hilliers) pre·sso Monzambano e Pozzolengo. II corpo (Mac-lVIahon) al sud di Castellaro. IV corpo (Niel) presso Volta. G~ardia imperiale (Regnaudde Saint-Jean d'Angely) e quartier generale a Cavriana. III corpo (Canrobert) presso Solferino. Divisioni di cavalleria Desveaux e Partouneaux a Guidizzolo.

3a divisione (Mollard) a sud-est di Rovizza presso la ferrovia. divisione (Fanti) presso Roveglia.

za

(1 ) -~tlas des marches. - Campagne de l'Bmpe1·eur Napoléon III en Italie.

•! 859 IN lTALlA 319 l"' divisione (Durando) presso Vestona. 5• divisione (Cucchiari) presso Oontracania. Divisione di cavalleria Sambuy al sud di Osteria Lugana. 4a divisione (Cialdini) frazionata da Salò ad Edolo. Corpo di Garibaldi in Vo barno e quindi a Sondrio e L.ecco. SlìLLA GUERRA DEL

Ma l'imperatore Francesco Giuseppe, non facendosi jllusioni di sorta sulle conseguenze della grande giornata. combattutasi il 24, sin dall'indomani avea dato t utte le disposizioni per un'eventuale ritirata dal Mincio dietro l'Adige. La II armata doveva ripiegare con una sola marcia nel campo trincerato di Verona, e la I con due marce giungere ad Albaredo, Bonavigo e Legnago. Tuttavia fino a che l'avversario non avesse attaccato · con soverchianza di forze la linea del Mincio le truppe dovevano conservare le loro posizioni. Ciò malgrado il giorno 26 il 9° corpo d'armata eseguì lo sgombro di Goito, ordinato nella notte dal generale Schaaffgotsctle. Alle ore I i del mattino, cioè prima d'aver ottenuto ?c~nsensò chiesto per via telegrafica al Comando~ premo, le truppe tolsero i ponti rli guerra, bruciarono i ponti provvisori , fecero saltare il ponte di pietra e si ritirarono a Marengo, ove posero il campo. E frattanto giungeva l'ordine dal quartier generale in Verona di continuare a difendere la linea del Mincio anche presso Goito sulla riva sinistra del fiume. Tuttavia le notizie r&ccoìte nella g iornata del 26 dagli avamposti e dalle avanscoperte facevano credere all'avanzare degli alleati. Perciò la not~ fra il 26 e il 27 furono avviati g'li impedimenti dietro la linea dell'Adige, ed al mattino del 27 fu dato ordine ai comandanti delle due armate di nulla arrischiare contro un attacco energico, ma di emanare tutte le disposizioni per


3,20 LA l\ELAZIONE UFFICIALE AUSTRI,ACA una regolare ritirata del grosso in modo che i corpi fossero in grado cli compiere senza pericoli il movimento retrogrado, coprendosi con deboli combattimenti di retroguardia. Nel corso della giornata l'imperatore d'Austria visitò i quartieri generali della II e della I armata per vedere ancora una volta coi ~uoi propri occhi se .le truppe fossero in condizioni tali da potere aspettare l'attacco sulla linea del Mincio . 'l\mto il generale Schlik, quanto il generale \Vimpffen esternarono su di ciò i loro dubbi e concordemente manifestarono l'opportunità di porrel'Adige fra l'esercito austriaco e l'avversario. Allora fu deciso di ritirarsi immediatamente e nel massimo silenzio secondo gli -ordini emanati nel mattino. La II armata cominciò il movimento la sera del 27 e lo proseg·ui durante la notte. A mezzo giorno del 28 i diversi corpi bivaccavano nei posti assegnati presso Verona e Buttapietra. . La I armata lasciò i campi all'alba del 28 per ripiegare dietro l'Adige nel modo stabilito, ed alla sera prese posizione fra questo fiume ed il Mincio. In seguito alla relazione del comàndo della I armata sulla battaglia di Solferino l'Imperatore tolse il comando al F.ML. conte Zedtwit7. ed al G.M. barone Launig·en e li . inviò al quartier generale della II armata per l'inchiesta che si doveva intraprendere. Il comando della divisione di cav"alleria Zedtwitz fu assunto momentaneamente dal G. M. Vo-paterny. Secondo un rapporto da Adria, 23 giugno, del generale Maroicic, la difesa delle coste aveva preso uno sviluppo favorevole. Il forte Cavanella d'Adige era stato rinforzato da un fosso; le batterie di costa erano state migliorate d'assai; proseguivano i lavori per barricare Ìe bocche del Po; l'armamento progrediva notevolmente; pel momento bastava la munizione.

4859 IN ITALIA 3~1 Le coste erano state più volte poste in allarme da navi nemiche, ma queste non s'erano ancora mostrate in grande numero. Di eventuali movimenti nemici al di là del ·po non era per anco giunta notizi~ di sorta; soltanto correva voce che il partito insurrezionale guadagnasse ognor più terreno. Sul teatro principale della guerra grande ìmportanza annettevano gli alleati all'occupazione di Peschiera, perocchè essa avrebbe assicurato il passaggio del l\;[incio lungo la linea principale di operazione,.ed avrebbe dato un punto di appoggio alle future operazioni contro Verona e contro la l inea dell'Adige . Fu quindi stabilito di assediare Peschiera e di affidare una parte di questo còmpito all'esercito del re di Sardegna. Il 27 l'imperatore Napoleone mandò i generàli Le Boeuf e Frossard, comandanti del genio e dell'artiglieria dell'esercito francese, al quartier generale del Re per intendersi col generale Della Rocca, capo dello stato maggiore dell'esercito sardo. I Piemontesi dovevano chiudere Peschiera sulla riva destra del Mincio mediante una linea di controvallazione, armarla con sufficiente artiglieria, e CO.$Ì da questa parte tenere a bada le forze del difensore, mentre l'e- · sercito francese avrebbe eseguito il vero attacco sulla riva-s+n~ra, caso mai si fosse constatato che questo era meno diffici-~ e più rapido (1) , SULLA GUERRA DE[,

Il 28 giugno l'imperatore Francesco Giuseppe scrisse ai comandanti generali deUe due armate quanto segue: "<< Le gravi perdite sofferte dall'esercito, specialmente in ufficiali, mi dapno la prova del singolare valore e della mirabile devozione colla quale le mie brave truppe hanno in ogni occasione combattuto.

(4) Campagne de l'Empereur Na11oléon III en Italie. ANNO

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VoL. 11.


322

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LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA

« Di ciò sono gratissimo; la coscienza di possedere un esercito così valoroso mi riempie di orgoglio; saprò ricompensare le azioni di merito. « Sovrastano altre lotte; ma io fido nella costanza del mio esercito, convinto che tanto nella prospera quanto nell'avversa fortuna esso si batterà con incrollabile valore. « Fa mestieri di portare a conoscenza delle truppe, mediante un ordine del giorno da spiegarsi a ciascuno nella propria lingua nazionale, la mia riconosce.nza pei servizi resi dall'esercito e la fiducia mia che in avvenire esso non verrà giammai meno al còmpito suo. « Ciò che ho da aggiungere tocca i comandanti superiori; devo tuttavia prevenire che i difetti notati si riferiscono solamente ad alcuni corpi. « Nella battaglia datasi il giorno 24 ho dovuto fare delle osservazioni che mi hanno in alto grado sorpreso. « 1° Per quanto riguarda la condotta dei singoli com/ battimenti, pur troppo ho avuto a notare che solo su pochi I punti della linea di battaglia si sono date ·prontamente acconce disposizioni e si è spiegata la necessaria energia. 1 L'azione si è l imitata in gran parte alle strade, aile : comunicazioni dì campagna e ad alcune località, senza che si sia profittato destrl).mente degli altri vantaggi che offre il terreno. « Quasi dappertutto la difensiva fu condot~a passi,ia{' mente, senza quella mobilità offensiva che di fronte ad Iunnemico così abile sola poteva dare buoni risultati. « P er vero è esigere troppo dalla conosciuta bravura delle mie truppe il tenerle per ore ed ore immobili, senza ripari, sotto il fu,oco nemico. So~ a: mobilità, ( solo nel manovrare sta la vittoria. , «Q~ grancfi truppe rimangono lunga/ mente ferme in un posto in terreno frastagliato e col perto, sono ben presto girate alle ali, avviluppate, e malgrado qualsiasi valore costrette allaritirata.

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323 « 2° In molti punti io nòn ho veduto le schiere 1 sostenute da corrispondenti riserve, sebbene ciò sia prescritto dalle regole di guerra più elementari. « Sotto la protezione delle riserve dovevano riunirsi le truppe costrette ad abbandonare il combattimento; invece il giorno 24 molti reparti, lasciati senza sostegno ed in balìa dell'inseguimento nemico, si ritirarono il più sovente a grandi distanze e furono interamente di1 . spersi. « 3° La nostra numerosa e meritamente stimata ari tiglieria non fu impiegata sempre a dovere; in generale I si stimò sufficiente porre in batteria alcuni pezzi sulle I strade, mentre era d'uopo coronare i punti decisivi con intere ed anche cc,n parecchie batterie a fine di poter 1 sviluppare un fuoco efficace. « 4° In difetto di buone disposizioni le riserve di munizioni non erano sotto mano per riforn ire il consumo; onde intere brigate di batterie per . buon tratto di tempo rimasero nell'impossibilità di combattere. « 5° Per contro alcuni carri del treno erano così vicini alla linea di battaglia che nella ritirata si corse rischio di aver ingombre tutte· le comunicazioni. « 6° L'ora del movimento era stabilita perle 9; nonostante a lcuni corpi si posero in marcia assai più 'tardi e, sopratutto, lo schieramento di taluni corpi d'armata ebbe luogo troppolentamente~ndo il combattimento di avanguardia, cominciato molto per tempo, cresceva di intensità, ogni comandante di corpo d oveva veder chiaro essere immin~nte un affrontamento coii grosse forze nemiche , ,e quindi ciascuno doveva studiarsi di prendere parte al più presto possibile alla lotta, e perciò affrettare la mossa piuttosto che ritardarla. Il tuonare del cannone avrebbe dovuto imprimere maggiore sollecitudine nella marcia di ogni colonna. « 7° Mi ha singolarmente sorpreso il numero infinito .di sbandati (trai'neun), i quali senza essere feriti lascia- . SULLA GUERRA :\)EL

1809 IN ITAL\A


3'.iJ.i, LA RELAZCONE UFFICIALE AUSTRIACA vano le file e disordinatamente si ritiravano, parecchi a molte ore di distanza. Ad .accompagnare i feriti restava a tergo un sì gran numero di gente che qua e là 4 o 5 sani ne' accompagnavano uno malato; il che naturalmente aveva luogo soltanto allo scopo vigliacco di sottrarsi al combattimento. « Io insisto sulla necessità di mantenere alle spalle delle . truppe combattenti l'ordine e la disciplina più severa; per il che stanno a disposizione dei comandanti delle arma.t e e dei corpi d'armata i piÈ, ampli poteri; nè a ' \ qtlesto~osito ammetterò scuse di sorta. · 1 « 8° Le truppe hannòlnmassima parte fatto il loro .dovere; in alcuni comandanti pe.rò ho cercato invano \ i la fermezza, il colpo d'occhio e sopratutto quell'energica , • { attività che....:,sercita un prestigiocosìef.fi~~~prafsoldati. .« 9° Oltre a conaur 6"ene le proprie truppe spetta ad un comandante di corpo d'armata di provvedere a tempo pel loro nutrimento. « Mentre sotto questo rapporto alcuni corpi si danno ogni cura per avere l 'ordine più esemplare, altri, sempre gli stessi, per non sapersi aiutare, sono cau,;;-di infiniti 1 impacci e fanno soffrire le loro truppe. « Voglio che ogni ramo di questo servizio sia regolato colla massima esattezza, ed ordino che i comandanti di corpo vi portino specialissima attenzione. « Il primo caso di difettoso a1mrovvi,giQ11a~_g_to mi sp~e_rà all'inchiesta più )!!inuta ed alla punizione più ver~ dei colp~voli . - - ·« Reco queste osservazioni a conoscenza dei comandanti delle armate incaricandoli di parteciparle ai sottoposti comandanti di corpo d'armata e di eccitarli a bene imprimersele nella memoria, imperciocehè io sono deciso ad esigere l a più stretta responsabilità personale dei comandanti di armata e di corpo d'armata per qualsivoglia infrazione delle regole di previdenza militare. ».

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18o9 ÌN I'rALIA 325 In conseguenza-delle perdite sofferte e dell'accresciuto bisogno· di presidi nelle fortezze , essendo notevolmente diminuito l'effettivo dell'esercito austriaco di operazione, il Comando supremo riordinò le forze collo sciogliere il l O e 2° corpo d' armata (Clam-Gallas e Liechtenstein) e .col pubblicare un nuovo Ordre de bataille (29 giugno). La I armata (Wimpffen) fu composta del 9° corpo (Schaaffgotsche), del 3° corp_o (~chwarzenberg), dell'll 0 corpo (Veigl) e della divisione di cavalleria Sternberg (già Zedtwitz quindi V opaterny). La II armata (Schlik) fu composta del 5° corpo (Stadìon), del 7° (Zobel), dell'8° (Benedek) e dalla divisione di cavalleriaMensdorff. Il 4°· corpo (arei.duca Carlo Ferdinando), che si trovava ancora in marcia verso il teatro della guerra,, ed il 10° corpo (vVernahrdt) erano considerati come autonomi e ricevevano ordini diretti dal Comando supremo. ·A presidiare Verona erano destinate le di visioni Stankowic e Teuchert. Il 1° e 2° corpo dovevano essere ricostituiti con altre truppe nell'interno della monarchia. I comandanti ebbero al tre destinazioni. Le brigate vennero ripartite nei diversi corpi o presidì; i vari servizi, le pariglie ecc. assegnate colà dove se ne avea difetto; le batterie impiegate ad armare il 4° corpo ed a rinforzare la riserva d'artiglieria della I armata. I reggimenti di fanteria vVernhardt N° 16 (2° corpo) ,ed arciduca Sig·isniondo N° 45 (1° corpo) _furono con tutta sollecitudine e colla ferrovia per Casarsa e Nabresina mandati nell'interno della monarchia. « I bri• gadieri di questi reggimenti, i maggiori genera.li Reznicek e E:_intzl (diceva · l'ordine imperiale) hanno l'incarico di accompagnarli, e sono insieme ai comandan}i di reggimento responsabili del mantenimento dell'ordine e della -severa disciplina durante la marcia ». SULLA GUEUilA DEL


326 LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA Le notizie arrivate negli ultimi di giugno al quartieré generale sulle mosse e sugli intendimenti dell'esercito alleato accennavano ad un'operazione contro il fianco destro dell'esercito austriaco, senza tuttavia escludere la probabilità di un tentativo da parte del corpo del principe Napoleone di avanzare dal sud a traverso il Po e l'Adige. Era quindi necessario di concentrare la forza principale nel punto più minacciato - cioè sull'Adige in vicinanza di Verona - e di scaglionare una forza secondaria in modo da poter in tempo far fronte alle probabili operazioni dal Po. · Il nerbo delle truppe franco-sarde accampava di già fra il Mincio e l'Adige sulla linea più corta contro Verona. Il corpo d'armata franco-toscano, della forza di circa 35,000 uomini, stava presso Moden a ed aveva spinto avanguardie fino. al Po, à Brescello, Guastalla, Sermide, Finale, e probab.1lmente anche a Bondeno . Lasciando da parte l'operazione contro Verona, il passaggio del Po presso Ficcarolo e dell'Adige presso Badia sembrava meno verosimile di quello che il passaggio presso Occhiobello e Pontelagoscuro colfobbiettivo a Rovigo; ma il primo, cioè il passaggio presso Ficcarolo con direzione su Badia, poteva venire intrapreso come manovra per ingannare e per distogliere l'attenzione dall'impresa principale su Rovigo. In seguito a siffatte considerazioni l'imperatore d'Austria stabilì di riunire tutta la II armata, il 3° e 1'11° corpo, non che la divisione di cavalleria Sternberg della II armata nelle vicinanze di Verona, di lasciare il 9° corpo d'armata presso Legnago sulla riva sinistra del1'Adige per mandare a vuoto un'eventuale impresa nemica fra Ostiglia e Ficcarolo ed anche per servire di sostegno al 10° corpo ove un tentativo di passaggio fosse intra-

1859 IN ITALIA 327 preso a valle di Ficcarolo (1). Per questa eventualità sembrava che un rapido avanzare del 9° corpo per Badia e Lendinara contro il fianco sinistro dell'avversario in marcia su Rovigo promettesse un ottimo successo. In caso sfavorevole potevano poi il 9° e l' 11 ° corpo per Monselice giungere a Padova e facilmente trattenere il nemico fino all'arrivo di un corpo d'armata in soccorso da Verona. In quest'ordine di idee la sera del 30 giugno furono emanate dal quartiere generale le relative disposizioni: « Il 1° luglio avranno luogo i seguenti movimenti: « L'8° corpo accamperà col grosso fra S. Ambrogio e S. Pietro Incariano ed osserverà l'Adige da Volargne sino di fronte a Pastrengo (S. Lucia di Pol). « Il 5° corpo accamperà col grosso presso Negarine ed osserverà l'Adige in collegamento coll'8° corpo ed a valle di esso fin sotto Pescantina. « Ambo i corpi sono destinati ad impedire un passaggio di fiume che il nemico volesse tentare nel tratto da Ponton a Bussolengo. « Quivi la riva destra dell'Adige domina la sinistra; e perciò non sarà possibile di impedire la gittata ·di un ponte preparato dalle grosse artiglierie; ma si potrà, affrontando arditamente il nemico, render vano ogni suo sforzo di spiegarsi sulla riva sinistra. Caso mai l'avversario manifestasse l'idea di tentare quivi il passaggio con grosse forze, gli altri corpi d'armata accampati presso Verona saranno pur essi condotti a sostenere il combattimento. « Il 7° corpo d'armata da Caldiero si recherà il l O giugno nel campo trincerato di Verona ed accamperà presso Chievo. SULLA GUERRA DEL

(~) li rn• corpo, composto delle brigate :Maroicic, Anthoine, Jablonsky, Bittner e l\follioary, era scaglionato a Nogara, Rovigo e Adria a difesa della linea del Po.


3.28

LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTlUACA

« La divisione di cavalleria Mensdorff rimane a Parona. Le riserve della II armata sono destinate a Mon. torio. « Bisogna mandare pattuglie che perlustrino attiva-

~ente verso Peschiera, verso Villafranca e lungo la riva destra dell'Adige in direzione della corrente. « La I armata il I ed il 2 luglio prenderà le seguenti posizioni: « 9° cqrpo Legnago; « 3° corpo S. Michele; « 11 ° corpo S. Martino. « La divisione di cavalleria Sternberg fra S. Martino e S. Michele; il c1uartiere generale d'armata a S. Michele ovvero a S. Martino. ·« Il 10° corpo conserva la sua dislocazione». All'indomani furono eseguiti questi movimenti. Nello stesso giorno il rimanente dell'esercito francese passava il Mincio presso Monzambano, Borghetto e Pozzolo. In Monzambano e Borghetto furono ristabiliti i po~ti di leg~o bruciati dagli Austriaci, e parecchi ponti di ·barche e di cav_alletti :furono costrutti dal genio e dall'artiglieria nei siti favorevoli al passaggio. La 3• e la 5a divisione dell'esercito sardo passarono sulla riva sinistra del Mincio e, quale complemento delle truppe del I corpo francese impiegate all'assedio di Peschiera, presero positione all'ala sinistra dei Francesi davanti Ca Malavicina. Parecchi rapporti e svariate notizie giunsero il 1° luglio al quartier generale austriaco sopra i movimenti del1' esercito e della flotta nemica, sulle forze degli alleati, sulle perdite da essi sofferte, sulle condizioni del paese dove andava sempre più estendendosi il fer-.µ:iento insurrezionale. Una relazione diceva in complesso: Già da alcuni giorni stormi di disertori austriaci percorrono il territorio di O

rn59 IN l'IAUA 329 Chiesa Nuova nelle vicinanze di Ala; portano il loro uniforme militare, sono armati e volgono ai monti del Vicentino . . . . . Essi. prendono i loro viveri a Recoaro mediante bestie da soma. Sono numerosi e potrebbero ~oll' occupare le alture al nord di Verona molestare il campo tdncerato. Sarebbe necessario snidarli e distrugger·li mediante colonne mobili cho dovrebbero battere i monti Lessini dirigendosi verso il Tirolo e le valli di Schio. SULLA GUERRA DEL

Il 2 luglio· furono emanate le disposizioni generali per la difesa di Verona e della linea dell'Adige. L'esercito austriaco era concentrato intorno a quell.a grande piazza di manovra allo scopo di opporre energica resistenza alle impFese offensive dell'esercito franco-sardo, attendere i rinforzi dall'interno della monarchia e quindi irrompere nuovamente contro il nemico; il quale, oceupato nell'osservazione o nelfassedio delle piazze forti ed in movimenti contro il fianco austriaco, probabilmente si sarebbe diviso e quindi inde~olito sul punto decisivo. Le operazioni militari più probabili, data quella situazione strategica, erano le seguenti: I. L'esercito alleato, passato il Mincio, compie il ,suo spiegamento sulle alture di Sommacampagna, Sona e Santa Giustina di Palazzolo ed in pari tempo tenta di oceupare la posizione di Pastrengo, tener d'occhio Mantova, assediar Peschiera, interrompere le comunicazioni dell'esercito austriaco col Tirolo ed avviluppàre la sua ala destra, A' questo scopo esso deve intraprendere un passaggio dell'Adige frn. Ponton e Bussolengo con forze_ notevol~ e. sotto gli occhi dell'8° e del 5° corpo austnac~, cu1 spetta di attacc,arlo diviso dal fiume; App~na ciò_ a~ven,:ra e sia manifesto essere questa 1 operazione prmc1pale0 degli alleati, è inviato in soccorso il grosso del-


330 LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA l'imp. reg. esercito, cioè il 7°, il 3° e 1'11 ° corpo d'armata. Frattanto 1'8° e il 5° corpo contrastano passo passo il terreno, e quando ciò non sia più possibile, prendono posizione sulle alture di S. Pietro Incariano e presso Negarine, dove resistono a tutta oltranza; gli altri corpi si spiegano fra l'Adige e il poggio di Negarine ed avanzando arditamente contro il :fianco destro dell'avversario, mandano a vuoto la tentata impresa. Questa in o~ni caso sarebbe accompagnata da scorrerie franco-sarde da Roveredo e da Ala contro i monti Lessini allo scopo di prendere di :fianco la posizione austriaca e facilitarè il passaggio. Ma siffatte scorrerie non si possono condurre con forze notevoli, senza lunghe e penose preparazioni, nè avvalorarle con artiglieria. La cinta fortificata di V ~rona deve essere permanentemente occupata dal corpo di presidio ed in qualsivoglia eventualità difesa indipendentemente dall'esercito di operazione, acciò questo sia tutto disponibile per scopi offensivi. II. L'esercito alleato avanza direttamente contro il campo trincerato, sia per attaccarlo, sia per mascherare un'operazione contro una o contro l'altra delle ali della posizione strategica austriaca. Nell'uno e nell'altro caso il corpo di presidio difende colla più grande energia la cinta forti:ficata. Tutti i corpi dell'esercito di operazione· prendono · le armi; quelli che stanno nel campo trincerato sono tosto formati per soccorrere in ogni evento la piazza, a cavallo delle strade che da Chievo e da Croce Bianca conducono a porta S. Zeno; gli altri attendono ulteriori disposizioni. III. Lo stesso vale per il caso in cui l'esercito alleato osservando ovvero occupando il fronte austriaco, avanzasse colla sua forza principale contro l'Adige al sud di Verona, o probabilmente contro Ronco ed Albaredo. In questo caso un movimento offensivo di tutte le forze

1859 1N ITALIA 33,t austriache da Ve;ona sulla destra dell' Adige contro il ·fianco e le spalle dell'avversario avrebbe speranza di esito decisivo. t

SULLA GUERRA DEL

Verona si trovava in soddisfacenti condizioni di difesa. Fino dalla metà di marzo per accrescerne la resistenza si era ordinato: 1° Di costrurre blokhaus e di chiudere la gola delle· opere staccate non munite di ridotto; 2° Di assicurare la stazione principale di porta Ve-· scovo; 3° Di coprire il ponte della ferrovia presso Parona; 4° Di costrurre i necessari depositi di munizione. Questi lavori erano compiuti. Incominciando dalla riva destra dell'Adige i forti Strassoldo, Radetzky, d' Aspre, ,vratislaw e Clam erano al completo; le opere Schwar-· zenberg e Liechtenstein erano munite di blokhaus a prova con mura grosse da due a tre piedi e chiuse alla gola. Il nuovo arsenale a porta ' S. Giorgio era: protetto· contro un attacco possibile da Parona coll'occupazione· di questo villaggio e colla preparazione sua a ~ifesa. Un muro di cinta fornito agli angoli di torn doveva assicurare l'arsenale da un'insurrezione cittadinà. Una strada militare doveva congiungere più sicura-· mente Verona con Ala. Un'altra strada da Verona per · S. Pietro Incariano, S. Ambrogio, Monte, i forti Mollinary e Hlawaty doveva condurre nella valle d~ll' Adi~e. Ambedue dovevano essere munite . di opere fortificatone .. Dopo la battaglia di Solforino il presidio di ~ eron_a era stato rinforzato di 4 brigate di fanteria e d1 2 divisioni (4 squadroni ) di ussari; quindi portato a 30 bat-· taglioni, 4 squadroni, 4 batterie da campagna; un complesso di circa 25,000 uomini. Al principio di luglio le opere di Veron: poste sulla, riva destra dell'Adige erano armate con 2Dl bocche da.


332 LA llELAZlONE UFFICIALE AUSTIUACA fuoco e presidiate da 38 compagnie; le opere sulla riva sinistra dell'Adige da 199 bocche da fuoco con 18 1/ , compagnie. Tutto l'armamento della piazza, comprese le opere staccate e le fortificaz ioni progettate per S. Michele e Montorio, ascendeva a 549 bocche da fuoco. Si provvide al vettovagliamento col far sgombrare il 27 giugno tutti gli abitanti che non erano in grado di procacci arsi i necessari mezzi di sus::;istenza per la durata di un assedio, e col fornire i forti sulla destra del1'Adige di v iveri per otto 'settimane per 6L)00 uomini, e la piazza stessa per un eguale periodo e· per 25,000 uomini. Alla difesa dell'ala destra della posizione strategica austriaca concorreva il 6° corpo composto delle divisioni Koudel ka (brigate J{uhn e Reichlin) e Paumgartten ( brigate Reichhart e Huyn ). All'uopo buona parte di esso doveva, oltre che occuparé la strada da Storo a R iva, prendere posizione sul versante meridionale del monte Baldo in guisa chi~ l'ala sinistra presso Chiusa Veneta appoggiasse all'Adige e fossero g·uardate tutte le comunicazioni fra questo fiume ed il Garda. Cosi l' avver·sario, molestato nel suo fianco sinistro, sarebbe stato <iostretto a distaccare truppe, ad indebolirsi e fors'anco a muovere all'attacco contro posizioni atte a validissima resistenza. Per spazzare poi il paese dalle torme dei disertori e degli sbandati, che minacciavano di interrompere le comunicazioni da Roveredo per la val cl' Arsa a Vicenza è Verona, il 6°. corpo ebbe incarico di mandarvi continue scorrerie. In pari tempo l'intera brigata Eberhard del 4° corpo fu destinata a ristabilire l'ordine e la legge in quel territorio ed a difendere il passaggio dalla valle dell'Adige nella val d'Arsa. ·

1859 IN ITALIA 333· Già il 3 luglio si doveva modificare in qualche punto il piano di difesa. In seguito ad un rapporto del generale Benedek sulla difficoltà di affrontar.e notevoli forze che avessero operato il passaggio dell'Adige lungo il tratto Ponton-Parona, fu abbandonata l'idea di difenderlo, tanto più che alle spalle della truppa che ne era incaricata si trovava la pericolosa stretta di Parona. Perciò fu ordinato all'8° corpo di ripiegare nel campo trincerato di Verona e di prenèter bivacco fuori porta S. Zeno. La divisione di cavalleria Mensdorff fu del pari avviata al campo trincera;to sulla riva destra dell'Adige. Il 5° corpo, che restava sulla riva sinistra, assumeva l'incarico di osservare il fiume da Volargne -fino a S. Lucia di Pol. Andava oo-nor più diminuendo la probabilità di una b operazione francese dal sud; onde per evitare un d'1sperdimento di forze col lasci.are distaccati due corpi di armata ad osservare il Po, l'Imperatore risolse di concentrarsi maggiormente intorno a Verona, tanto pi~ che ~'esercito· franco-sardo stava così presso alla gran piazza di guerra. Perciò a guàrdia del Po e dell'Adige fu lasciato il 10° corpo, e fu chiamato il 9° corpo ad Albaredo coll'incarico di osservare l'Adige da Ronco a Bonavigo e di difendere fino all'estremo quel tratto di fiume, e in modo specialissimo· il posto stesso di Albaredo. Per essere pronti ad ogni eventualità il capo dello· stato maggiore dell'esercito austriaco, barone Hess, mandò ai comandanti delle due armate ìe indicazitmi delle vie che dovevano seo-uire le colonne nel caso di una ritirata dal campo frincerato di Verona a S. Bonifacio e Vicenza. Ciascuna di esse dovea essere accuratamente riconosciuta dagli ufficiali di stàto maggfore, ed immantinenti si dovevano intraprendere i lavori e le riparazioni atte a togliere ogni impaccio alla marcia dei corpi di. armata. · SULLA GUERRA DEL


.33,i,

LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA

Il 3 luglio gli alleati poco si mossero; ma invece presero importanti decisioni. In quel giorno il principe Napoleone fece la sua riunione coll'esercito· alleato, portandogli il rinforzo delle divisioni Autemarre e Uhrich, della brigata di cavalleria leggera Lapérouse, non che della divisione toscana comandata dal generale Ulloa: un effettivo di 29,475 uom ini e di circa 2000 cavalli. Nel medesimo giorno l'imperatore Napoleone, dichiarandosi contrario all'idea di mutar linea di operazione col trasportare la sua base di approvvigionamento sulla flottiglia 9el Po e nelle acque venete , risolse di attaccare di fronte il quadrilatero. Fin dal 16 giugno si eran0 dati ordini pressanti per affrettare la marcia della prima sezione -del parco d'assedio francese. Questo treno, organizzato da Napoleone stesso, rappresentava un peso di 6000 tonnellate, e doveva essere trasportato per Genova e per Susa. · Il 3 luglio le forze alleate tenevano le seguenti po·sizioni: · I corpo - presso Castelnuovo e Cavalcaselle, metà ·fronte a Verona, metà fronte a Peschiera. II corpo - sulla riva destra del Tartaro presso S. Lucia. Guardia imperiale e III corpo - a Valleggio e nei dintorni. IV corpo - al sud del I presso Oliosi. V corpo, e divisione di cavalleria Desveaux - a Goito e Gazzoldo. Dell'esercito sardo la 3a divisione stava sulla riva sinistra del Mincio presso Peschiera, la 5a divisione presso ·Ca Malavicina, la 1a sulla riva destra del Mincio._ presso S. Croce e Ponti, la za fra Rovizza e Massoni, la divi.sione di cavalleria Sambuy ad Osteria Lugana. All' ala sinistra Cialdini e Garibaldi erano tuttora

1859 IN ITALIA 335 fra i monti. Essi avevano preso tali posizioni da chiudere tutti gli sbocchi del Tirolo verso Bergamo, Brescia e Salò e iD; guisa da paralizzare il 6° corpo di armata austriaco (1 ). Il comando della divisione Cialdini era stabilito in Breno. Il corpo di Garibaldi proteggeva l'estrema sinistra occupando Bormio. · · L'esercito principale sul Mincio si rinforza-va di giorno in giorno. Nel mare Adri.litico si preparava ed era già a buon punto un attacco vigoroso contro Venezia; 3000 uomini da sbarco, tolti dall'Algeria, cui doveano tosto seguire altri 5000, erano pronti sotto il comando del generale \1/impffen. La flotta agli ordini dell'ammiraglio Romain-Desfossés avanzava per entrare nelle lagune e per impadronirsi dei forti che dominano Venezia. Il piano di campagna degli alleati si può riassumere come segue: ala sinisb·a, colle operazioni di Cialdini e di Garibaldi nei monti minaccia l' ala destra austr.i aca e molesta la linea dell'alto Adige; ala destra, attacca Venezia e vi getta un corpo, il quale coll'aiuto di Malghera e sotto la protezione della flotta, mediante audaci sortite inquieta la linea di r itirata austriaca; centro, appoggiato a Peschiera e coll'aiuto di 300 pezzi d'assedio fa cadere al più presto Verona. · La questione dell'approvvigionamento presentava sempre all'esercito austriaco le più serie difficoltà. Le requiSULLA GUERRA DEL

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(1) Questo pass.o, tolto dall'opera: Campagne de l'Empereur Napoléon III en Italie ùai compilatori della narrazione ufficiale austriaca, viene poi tacciato di inesattezza in una breve nota a piè di pagina. La quale osserva che se il 6° corpo avesse avuto l'autorizzazione di varcare i confini e di penetrare in Lombardia avrebbe avuto buon gioco nell'impresa. Codesta per ora non /r se non una semplice asserzion.e, che forse sarà provata -nel volume,ancora da pubblicarsi - Die Enignisse in Tirol.


336

LA. REJ.AZTONE IJFFtC[ALE AUS'fRIACA

· sizioni arbitrarie erano severamente proibite; ma ripetendosi sotto cento forme er a necessario che ogni corpo di armata spingesse in ogni senso pattuglie per impedirle. Alcuni corpi avevano bensì nei primi di l uglio ricevuto i viveri di riserva per un giorno, ma gli altri potevano appena provvedere al bisogno quotidiano. La fabbricazione del pane in Verona lasciava tanto a desiderare che appena appena si era in grado ·ai far fronte alle più urgenti necessità. . Ciò avveniva principalmente per mancanza di . mezzi di trasporto. Avvennero ripetuti casi nei quali il pane andò assolutamente a male perchè non potè essere ·in t empo distribuito alle truppe. Dopo la battaglia di Solferino s'era fatta sempre più sensibile la deficienza dei carri pei molti che erano stati impiegati allo sgombro di tanti feriti. Quindi non si potè che in parte obbedire all'ordine dato cli lasciare i · carri di requisizione all'intendenza superiore; imperciocchè i sin'goli reparti non erano ancora forniti di carri era:riali in modo da poter inviare a Verona i carri di requisizione senza sensibilissimo danno dei loro servizi di trasporto. Dolorose esperienze avevano dimòstrato la poca con ve- . nienza del sistema di distribuzione del rancio. Si diè quindi ordine che in avvenire al giungere delle truppe nel campo si cuocessero subito riso e legumi per poter dare al soldato dopo un' ora e mezzo un po' di nutrimento. Frattanto s'avea tempo di macellare le ··bestie e preparare la carne alla cottura. Consumato il riso e i legumi ciascuno doveva andarsi a riposare. Nei casi urgenti la carne doveva essere port~ta .dagu' uomini nella tasca a pane e mangiata poi sec9ndò il bisogno e l'opportunità. . ~ei grandi calori le mosse possibilmente dovevan~ in- · cominciarsi tra le 4 e le 6 del mattin9.

1859 1N ITALIA 337 Oltre i carri ordinari, ad ogni brigata vennero assegnati altri quattro carri carichi di pane, riso, ~ale e ~in~ per un giorno . Ma si era sempre alle strette c01 mez.z1 d~ trasporto, sebbene da uno specchio del treno (7 lugl10) ~1 rilevi come la I armata all'uopo avesse 2474 carri, 6445 cavalli, 220 buoi da tiro; e la II - 2898 carri, 7801 c avalli; un complesso di 5372 carri, 14246 cavalli, 220 buoi. Altri guai ed inciampi provenivano dei numerosi ammalati e feriti. In molti posti le ambulanze e gli ospedali da campo non essendo più sufficienti bisognava ricoverare gli infermi sotto le tende . Per guadagnare spazio negli ospedali di prima linea si ordinò che i trasportabili fossero avviati agli ospedali di campo stabiliti a Montebello ed a Lonigo, ed anche più addentro, e fin nell'interno della monarchia. La popolazione austriaca prese vivissima parte alle sofferenze del suo esercito e fu larga di danaro, di viveri, di biancherie, di bendaggi e di filacce. Onde gli spedali erano forn iti a sufficienza d'ogni mezzo di sollievo; ma faceva difetto il personale sanitario, specialmente dopochè molti medici rimàsti a curar i feriti erano caduti pr igionieri nella giornata di Solferino. Il Comando supremo provvide alla mancanza col ricorrere pel servizio di ospedale a medici borghesi. SULLA GUERRA DEL

Il giorno 6· luglio, dietro informazioni che parevano esattissime, si tentò dagli Austriaci un colpo di mano contro Prabiano, dove credevasi accampata sotto poca guardia la riserva· di ·munizioni dell'esercito francese . Il còmpito dell'audace impresa, preparata ~on grandissima cura, fu affidato al generale Gablenz, il quale aveva ai suoi ordini 1 reggimento di fanteria, 4 squadroni e 2 batterie ed era appoggiato dalle divisioni principe d'Assia e Brandenstein. 22 ANNO xxi, VoL. 11.


338

LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA

La scorreria partita alle 11 \\ di notte giunse all'alba a Villafr~nca; ma nei ·prati di Prabiano non v'era traccia di magazzini; onde ripiegò verso l'Adige senza col po ferire; t uttavia perdette durante la marcia 12 morti di colpo solare ed ebbe 116 ammalati di strapazzo. Nello stesso giorno l' Imperatore emanò le seguenti disposizioni di difesa pel caso di un attacco al campo trincerato: « Appena sia dato il segnale di allarme (6 colpi di cannone sparati dal castello di Verona e ripetuti dal castello S. F elice) tutte le truppe prendono le armi e senza attender e ulteriori ordini si dispongono come se<rue: « Il presidio occupa la cinta fortificata in tutt; la sua estensione e le località di Croce Bianca, S. Massimo; S . Lucia e Tomba. « Le riserve di questa linea di aifesa, fino a che l'esercito imperial; manovra presso Verona, devono porsi esclusivamente dietro la fronte r ivolta ad occidente, .cioè fra Chievo e S. Lucia, in modo che gli accessi per Chievo, per Croce Bianca e per S. Massimo sieno assicurati ,senza che ne soffra inciampo lo schier amento dell'esercito prin- · cipale. « A tener e la cinta occorrono da 15 a 18,000 uomini. Non v'è timore per la sicurezza della piazza fin~ .a che l'esercit~ combatte d&vauti Verona. « La II armata si forma col 7° corpo fra il forte Schwarzenberg e il forte vVratislaw, fron te verso il sud; coll' 8° corpo · fra il forte vVratislaw e il forte Cla1n, fronte a sud-ovest. « La divisione di cavalleria Mensdorff, la quale coll~ massima sollecitudine dal suo accampamento traversa la città ed esce da porta S. Zeno, si forma a - destra del 7° corpo dietro il forte d'Aspre in modo da poter avanzare da ambe le parti di questo forte. · « Il 5° corpo , qualora non sia direttamente attac-

SULLA GUERRA DEL 185!} 'lN IT ALIA

33 9

·cato, passa dalla riva sinistra alla riva destra dell'Adige 1Sul ponte della ferrov ia e su quello di Parona, e si pone in riserva dietro il 7° e l' 8° corpo. « Questa disposizione prèparatoria, che le truppe della II armata prendono in ordine concentrato, serve per ir~Òmpere dal campo e schierarsi in battaglia. « La I armata spiega subito l' 11 ° corpo con 3 bri. gate in prima, e 2 iµ seconda linea, fra il forte Culoz .e Palazzina di S. Andrea. « Il 3° corpo, se trovasi ancora al campo di S. Michele, passa l'Adige sui due ponti militari al forte Hess ed al Lazzaretto , e dietro l'ala sinistra dell' 11° corpo ·presso C. Maffei sta in riserva in ordine r'istretto. « La divisione di cavalleria Sternberg passa il ·fiume a S. Giovanni Lupatolo e si ferma all'ala sinistra del. i' 11 ° corpo presso Palazzina di S. Andrea. « Qualora il 9° corpo d'armata raggiunga l'esercito, .da S. Michele (dove accamperà) passa l'Adi ge sui due ponti sunnominati nella stessa guisa del 3° corpo e prende a destra di questo un ordine ristretto presso il forte Hess. « Il 4° corpo, ove sia giunto a Verona, traversa la .città, esce da porta Nuova e in ordine concentrato si tiene ,quale ris1irva generale. « Colle armate in t al modo riunite io intendo intraprendere la sortita dal campo trincerato e di offerire battaglia. « L'esercito nem ico può avanzare contro la nostra posizione sull'Adige in due . modi:· « 1° Colla sua forza principale attacca la fronte occidentale e con .un finto assalto minaccia la linea tra . S. Lucia e Tombetta; ovvero « 2° Minaccia la fronte occidentale fra Chievo e S. Lucia, molesta col fuoco di granate il campo trincerato ed in pari tempo s i schiera fra Dossobuono e Ca David per


340 LA RELAZIONE UFFJCIALE AUSTlllACA presentarci qui battaglia, avvalorando la sua operazione col r enderci inquieti per l e nostre spalle mediante un tentativo di passar l'Adige ad Albaredo. « P er ambo i casi serve di base la sopraindicata disposizione dell'esercito; però colle seguenti modificazioni:. « I. Se l'attacco principale mira alla fronte occidep.tale, la II armata irrompe fra il forte d'Aspre ed il forte Cl am, compie, appoggiata a S. Lucia, una conversione a destra in ciascun corpo, e così il 7° corpo coll'ala destra a S. Lucia si spiega in battaglia e t osto attacca il fianco destro nemico. · « L' go corpo dietro il 7° eseguisce un'eguale conversione, forma scaglione ed entra in combattimento a sinistra del 7°. « Il 5° corpo o rinvigorisce la mossa offensiva col l'avanzare fra i forti d' Aspre e Sch warzenberg, ovvero rimane presso S. Massimo in riserva del fronte attaccato. « La I armata poi, qualora l'ala nemica si estenda largamente e, come pare probabile, l'avversario all'attacco contro il fronte ovest unisca una seria minaccia contro il fronte sud, è destinata a prendere nel fianco l e forze nemiche e costringerle alla ritirata mediante una rapida mossa fra Tomba e Ca di David; ma in ciò deve ben guardar:si dall'impacciare in qualsiasi modo la · manovra della II armata. « La I armata forma quindi, secondo le circostanze, o uno scaglione indietro a sinistra della II, oppure avanza ad eguale altezza di questa. « Lo scopo del movimento d'ambo l e armate si è di prendere nel suo fi anco destro la linea. di battaglia nemica e di avvilupparla. « II. Nel secondo caso d'attacco, che è eziandio il più verosimile e nel quale l'avversa1~io colla sua forz a principale ci offrirà probabilmente la . battagl ia fra Dossobuono e Ca di David, nostro obbiettivo sarà di pren-

SULLA. GUEl\llA DEL

rn59

IN ITALIA

3,i'f

<lerlo e minacciarlo per la sinistr~. Al quale uopo la I armata avanzerà probabilmente nella direzione principale ad occidente di Ca di David, mentre la II armata col 70 e coll' g 0 corpo scaglionati dall'ala destra sboc,cando fra il forte d' Aspre e il fo rte Clam, tenterà di avviluppare il fianco dell'avversario. . . « Il presidio di Verona considererà il punto di S. Lucia come il più importante sia nello avanzare come nel retrocedere in caso .di insucc'esso. « Ove poi lo schieramento n emjco abbia luo?o più ad occidente o più ad oriente, riservo a me cambiare le linee di mossa e di schieramento d'ambo le armate. « Il 50 ed il 4° corpo d'armata, e la divisione di cavalleria Mensdorff formeranno sempre in questa operazione le· riserve principali a mia esclusi,,a disposi_zione. « Le suesposte indicazioni sull'impiego delle diverse parti dell'esercito non po_sso.n_o anco1·a. ve_n ire conside~at~ come disposizioni invariabili ; tuttavia 1 ~omandanti d~ armata e di corpo di armata devono studiare e rendersi familiari le più probabili linee di movimento. . « Per ora rimangono fissi i posti di raccolta .e la dtsposizione preparatoria che dovrà prendersi al primo allarme. « E duopo nuovamente inculcare a tutti i corpi di truppa che in ogni situazione di combattimento devono tenersi una forte riserva, la quale soltanto nel momento risolutivo entra in azione. Questa riserva in ogni corpo d'armata consisterà di due brigate, in ogni brigata della -seconda schiera. · « La miglior formazione per l'ordine spiegato è la -seguente: . . · . . « La prima schiera della fanteria m lme~ di co_lonn~ di divisione (2 compagnie) con folte catene d1 cacc1~tor!; la seconda schiera del pari in linea di colonne di divisione per poter soccorrere o dare il cambio al~a ~rima senza perdere tempo ad assumere altre formaziont.


3 t2

. LA

llELAZW"'E UFFICIALE AUSTRIACA

« L~ brig~te che sono di riserva al corpo d'armata possono d1spors1 e manovrare in ordine ristretto per non occupare spazio soverchio e poter più facilmente muoversi in ogni direzione. . « Opportuno impiego delle batterie, spiegamento delle riserve d'artiglieria nel momento decisivo ed avanzare ardito fin presso alla linea di battaglia nemica, sono 1 mezzi pitt sicuri per paralizzare l'efficacia delle bocche da fuoco a lunga portata. « La c.ava!leria ~e.v e pro~ttare dei momenti nei quali può lanciarsi a decisive cariche, se è possibile in grandi masse. « In caso di insuccesso ogni armata si ritira entro lo ~p_azi~ prot~tto dal fuoco dei forti, quivi riprende le pos1z10n1 sopraindicate ed in esse riunisce e riordina le truppe attendendo ulteriori disposizioni per la ritirata. » Frattanto si maturavano gli avvenimenti. L'imperatore Napoleone il giorno 6 luglio per iscritto offeriva all'imperatore d'Austria l'armistizio. Il generale Fleury portava la lettera a Verona coi pieni poteri di spiegare, ~econdo le intenzioni del monarca francese, i concetti m essa contenuti. Nello st~sso mentre l'imperatore Napoleone, posto in allar~e dai movimenti dell'8° e dell'l l O corpo, credendo che si volesse con un attacco generale disturbare l'assedio di Peschiera, dislocò le s ne truppe in guisa da proteggerlo e~ca~emente. Perciò l'esercito frances e il giorno 7 si spiego sulle alture dietro il Tione fra Castelnuovo e Valeggio. Ma essendo stato accettato dall'imperatore d'Austria l'~fferto armistizio, verso il tocco le truppe tornarono ai loro accampamenti. I lavori d'assedio sotto Pes~h_iera f~rono immantinenti sospesi. Il 9 luglio su tutti 1 punti erano terminate le ostilità.

1859 IN lTAJ,l A 3,i3 Il racconto ufficiale chiude con una relazione dell'arciduca Alberto (5 luglio 1859) e colla rélativa risposta del Comando supremo, documenti che rischiarano non poco la situazione all'epoca dell'armistizio. Dalla prima apparisce come gravi difficoltà si opponessero a rinforzare la difesa delle coste. I quinti battaglioni erano in buona parte ridotti a puri quadri, e n on potevano essere tolti dai loro presidii nell'interno della monarchia. · Era affatto impossibile inyiar truppe di nazionalità italiana nelle parti orientali dell'impero; il 30° battaglione cacciat.ori si era dovuto traslocare in Boemia, ed urgeva togliere dall'Ungheria il 6° e il 18° battaglione. Le truppe italiane potevano rendere servizi in caso di una guerra in Germania, per l a quale però era indispensabile non indebolire soverchiamente i quinti battaglioni portandoli ad almeno 100 uomini per compagnia. All'uopo bisognava assegnar loro 12,000 uomini, il che si poteva fare senza scossa perchè il complemento destinato all'esercito di operazione sarebbe stato pronto entro tre settimane. Frattanto si aveva in mente di ·stabilire campi per divisioni di fanteria in Boemia nel territorio di Pilsen ovvero di Budweis, a Wodnan, a Pisek e Neuhaus; in Austria nei dintorni di Vienna. A questa t!:)lazione rispondeva Francesco Giuseppe: « Prìma ancora di impartire le mie disposizioni, ripeto a V. A. I. il concetto già espresso per via telegrafica che io considero la guerra d'Italia ed un favorevole esito della medesima come cosa princi_p alissima, e, data la situazione attuale, come affare secondario la questione tedesca. Questo concetto intimdo che sia di guida in tutto e per tutto; epperciò de;e servir di norma per completare; rinforzare e distribuire le forze. « Le armate d'Italia, le armate della costa ed il co1·po SULLA GUERRA DEL

1


LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA 3U nel Tirolo durante l'armistizio devono essere portati ad un tale effettivo che alla fine di . esso possibilmente le nostre forze si trovino superiori a quelle del nemico per potere, sia all'aprirsi delle ostilità_contare sulla vit- · toria, sia in caso di trattative di pace ottenere buoni risultati. « L'attuale situazione in Germania non sembra a,c.:. cennare per parte della Confederazione ad una prossima adunata di contingenti allo scopo di facilitarci il còmpito in Italia mediante una guerra al Reno; pare piuttosto che colà si ponga ogni cura perchè rimanga isolata la guerra d'!Lalia; e però tanto maggiori devono essere i nostri sforzi a condur questa a fine cÒl miglior esito possibile. « Tutto deve ora mirare agli armamenti per proseguire la guerra in Italia, e solo condizionatamente vuolsi tener d'occhio la guerra al Reno ». E seguitando, l'Imperatore esprimeva il suo volere che bastassero per l'interno della monarchia tre corpi d'armata di fanteria forniti di batterie e di tutti i servizi, sebbene con truppe inferiori per qualità e numero agli altri. Era questo il contingente stabilito dall~ Confederazione. Caso mai fosse chiamato sul Reno, esso era in grado di far fronte alle prime esigenze, e così si po- teva attendere che la Francia ·indebolisse il suo esercito in Italia per _fare altrettanto a favore della guerra in Germania. Le truppe di nazionalità italiana non dov~vano essere impiegate nelle provincie orientali della monarchia. Il complemento all'esercito di operazione in Italia doveva inviarsi colla massima sollecitudine. Si accordava tuttavia di portare i quinti battaglioni alla forza di 600 uomini. Seguivano _altre norme pel riparto, la dislocazione e la formazione delle truppe, norme che altamente rive-

SULLA GUERRA DEL

1859 IN ITALIA

345

Jano nel Comandante in capo austriaco l'intenzione di .gettar, tutto nella bilancia allo scopo supremo di riven- , <licare sul Mincio l'onore delle armi, ovvero di ottenere buone condizioni di pace.

In appendice a questo 2° fascicolo del II volume troviamo: l O Gli ordi'ni di battaglia degli eserci'ti aust?·i·aco,

francese e sa1~do nella giornata carrpale di Solfedno. L'esercito austriaco in Italia contava in quel gi9rno: 223 battaglioni, 88 squadroni, 752. bocche da fuoco 173,545 uomini di fanteria, 10,460 cavalli di cavalleria, 16,103 uomini di artiglieria .e genio. - Totale 189,648 uomini, 2.2,631 cavalli. Presero parte all'azione: 151 ¼ l)attaglioni, 52 squa-droni, 413 bocche ' da fuoco - 119,783 uomini di fanteria, 6520 cavalli di cavalleria, 5976 uomini di artiglieria e genio. - Totale 126,722 uomini, 12,496 cavalli. L'esercito francese contava: 198 battaglioni, 80 squa·droni, 432 bocche da fuoco - 117,639 uomini di fanieria, 10,206 cavalli di eavalleria, 18,474 uomini d'artiglieria e genio.-Totale 136,113 uomini, 24,398 cavalli. Presero parte all'azione: 149 battaglioni, 72 squadroni, 234 bocche da fuoco - 84,285 uomini di fanteria, 9162 cavalli di cavalleria, 8614 uo~ini d'artiglieria e genio. Totale 92,899 uomini, 16,277 cavalli. L'esercito sardo contava: 96 battaglioni, 37 % squadroni 174 bocche da fuoco - 51,860 uomini di fan' . teria, 6430 cavalli di cavalieria, 5580 uomini d'artiglieria -e genio. - Totale 57,440 uomini, 9706 cavàlli. . Presero parte all'azione 72 battaglioni, 37 squadrom, 136 pezzi - 38,300 uomini di fanteria, 6390 cavalli ,dì cavalleria, 4420 uomini di artiglieria e genio. - Totale 42 720 uomini, 8961 cavalli. 2° 'Uno specchio delle perdite sofferte dall'esercito


3i,6•

LA RE!.A.ZlONE UFFICIALE AUSTRIACA ECC.

austriaco, numeriche per la truppa, nominative per gli ufficiali;

.

3° L'OnDRE DE BATAILLE

delle trwope estensi il 25 4

giugno 1859. Comprendevano la brigata Fonghieri, composta di 3· b~tt~gli_on!, ~ compagnie di dragoni a piedi, 1 compagnia d1 p10men, /2 squadrone e 4 pezzi. - Totale 3022 up.: mmi e 211 cavalli, non compresi 493 uomini di deposito. 4° Lo specchio del presidio di· Mantova. - Brigate \Vachter ed Hahn - )2,454 uomini, 674 cavalli·

. 5° Schia1·imento strategi·co della sititazz'one al 28; giugno del FML. barone RAMMING, sulla quale sembra,. che si basino gli ordini d,ati il 30 giugno per il con:--centramento dell'esercito austriaco presso Verona.

6° L' ÙRDRE

DE BATAILLE

dell'esercito austriaco

i"{

29 gii~gno.

Le vie che devono tenere le colonne nella ritirata eventuale do, Verona a S. Boni/azi·o e Vicenza .. 8° Le comunicazi·oni che congiungono i diversi accampam,enti dei corpi· di armata e le vie che devono servire a sboccare dal campo trincerato. 9° ~e ragioni strategiche delle dz'sposizi·oni emanate· per l~ difesa di Verona nei due casi dell'attacco diretto dagl~ alleati contro la cinta e del finto attacco contro la cinta con operazione principale p-er Villafranca, cont?·o Albaredo per f01·zare il passaggio dell'Adige, .

7°

del FLM. RAJ\U,HNG. - Le proposte, approvate, formano , la base delle disposizioni. emanate il 6 luglio 1859.

, 1~0 Progetto di un'operazz'one offensiva _ contro. l esercito alleato schz"erato sulle altiwe ad occidente di Verona del FM. conte NuGENT.

B.

LOCOMOTIVE STRADALI

il.I Diretto.re della Rivista lflililare .

Mi rivolgo a Lei perchè voglia . concedere l'ospitalità nella. Rivista militare ad alcune mie riflessioni su di un interessante· articolo, intorno alle locomotive stradali, pubblicalo nella di-· spensa di aprile. Non è mia intenzione il porre qui in,rilievo Lutti i punti della questione dei traini militari a vapore, sui quali nutro convinzioni diverse da quelle dell'egregio autore di quell'articolo; toccherò solo b·revemente delle idee più salienti e che per così dire dominano l'argomento. Dissento in primo luogo, dall'autore, pel modo di porre la quistione dei trasporti militari di cui si tratta, poichè dal suo scritto emerge che per lui quel problema consiste nel« trainare un grosso peso con piccola velocità in condizioni mollo favorevoli al traino >, . Mi permetto a tale riguardo di esprimere l'opinione che, posta in tal modo la quislione, il problema generale la cui. soluzione interessa vivamente l'esercito ed il paese vien ridotto a quello dell'artigliere nei movimenti interni di un arsenale, di una. piazza forte o di un poligono di esperienze, ecc. Considerata in un senso cosi ristr~tto la soluzione migliore ed insieme più economica è attualmente data dalla locomotivaA veling o dalla Fowler munite di ruote Adams, e su questo· punto fin dal 1873 io scrivea le seguenti linee, nell'Appendiceal mio progetto del 1871, per un traino militare a vapore:


.348 «

34-9 all'ora nei tratti facili della strada a percorrersi, poiché, ciò· facendo, in breve sarebbe posta fuori servizio la locomotiva. -In vista delle rampe a superarsi anche colla ruota elastica convien diminuire il carico iniziale, ma non nella proporzione in cui è forza farlo colla ruota rigida) e si ottiene almeno il vantaggio di poter far uso delle forti velocità lungo la maggior parte del tragitto. Mi pare dunque che per servizi della natura cli quelli di cui. tratto, e tanto più poi tenend_o conto delle circostanze in cui tali servizi dovranno farsi, natura delle strade, cioè, bisogni urgenti, casi imprevisti cli rapido spostarsi cli materiali, cli viveri ecc., la questione debba porsi piuttosto nei seguenti termini: « Trainare un dato peso con velocità normale media di • 10 chilom. all'ora per strade anche mediocri e mal tenute» . E questo problema è solubile coll' Aveling munì ta delle ruote Thomson-Burrell protette dalla scarpa indipendente, "finora non sperimentata fra noi, ma che ha dato ottimi risultati in Inghilterra, nell'isola di Ceylan, nel Brasile ed al lVIessico, ove appunto le locomotive stradali sono adoperate in condizioni che maggiormente si accostano a quelle del servizio militare, cioè percorrendo lunghi tratti di strade imperfette, terreni ondulati e smossi e non già i piazzali di un arsenale o le grandi arterie conducenti ad una piazza forte. Non nego che ogni locomotiva verrà così a costare circa 5000 lire in più (tale essendo il valore del cerchione di caoutchouc), ma questa spesa maggiore è ampiamente compen-· sata secondo me: :t.0 Dalla possibilità di far un servizio che coll'altra ruota è assolutamente impossibi,le pella limitata velocità coI'?patibile colla medesima. 2° Dalla completa protezione e sicurezza che la macchinari• pete dalla elasticità da Ila sua ruota, po rtà ndo ì guasti e le rotture, nei casi di urti violenti, alla periferia della ruota stessa , ove rompendosi o deformandosi una delle scarpe BurreUJ in meno di cinque minuti la si toglie e ~ostituisce con una cli ricambio. STRAT)AU

LOCOMOTIVE

L' Aveling è superiore alla Thomson pel suo minor costo,

ma, notiamolo bene, su buone strade, per piccole velocità e quando non si devono percorrere tratti selciati e lastricati». Ma, secondo il mio parere, sia nel servizio trasporLo viveri di riserva, sia nel traino di un parco d'assedio o d'un equipaggio da ponti, sia in molteplicialtriservizi,in tempo di guerra l'elemento tempo ha un tale valore che il vincolarsi a priori una velocità di 4 a 5--chilometri all'ora, è un rinunciare in modo imprevidente ad uno dei vantaggi principali inerenti alla locomozione a vapore sulle str<;1.de ordinarie, vantaggi che in ultima analisi riduconsi ad economia di denaro, di tempo e di spazio. Sono tante le cause di perdita di tempo durante la marcia di un convoglio stradale a vapore, specialmente quando le locomotive sono munite di cerchione esterno rigido, che la velocità normale media di 5 chilometri all'ora che ha la macchfoa in movim~nto, a conti ram si riduce spesso a 2 o 3 chilometri quando si divida lo spazio percorso per tutto il tempo impiegato a percorrerlo . Ho detto che le perdite di tempo sono maggiori colla ruota rigida, e mi spiego. Il potere aderente di tale ruota varia in modo saltuario passando da un suolo stradale ordinario ad un tratto selciato o lastricato, e converrà nella pluralità dei casi sdoppiare successivamente tutti i convogli per superare il passo djfficile; e notisi che ciò non succederà mica di rado, poichè tali condizioni si verificano attraversando villaggi, superando ponti, ecc.; ed oltre a ciò s~ avranno gli stessi inconvenienti sulle rampe un poco forti ove il piano stradale fosse compatto in modo da non lasciarsiintaccaredalle sbarred'aderen~a, specialmente quando queste sono già logore e brunite dall'uso. Ciò nell'ipotesi che si vogliano trainare i grossi pesi a piccola velocità; che se per evitare le perdite di tempo suddett~si ri~uce di 1/ 8 il carico del convoglio, in tal caso si rinuncia a parte della forza traente della macchina senza avere il com.penso di poter camminare con velocità superiore a6 chilomei"ri «

«

ad


:350

LOCOMOTIVE

3• Dal minor numero di locomotive che sarà necessario tenere in riserva per coprire le eventualità di guasti e di acci-denti analoghi a quelli ver ificatisi lo scorso anno durante le grandi manovre nei dintorni di Ceprano. - E ciò mi pare s ia una seria economia. 4° Dall'aver sceltu il tipo di ruota che r ende la locomotiva stradale atta ad essere allogata in tempo di pace presso società private pel servizio delle ferrovie economiche del sistema Cottrau, alle quali l'attuale Ministro dei lavori pubblici sembra voler dar un for te impulso. 5° Dall'aver risolto in modo più generale e su più larga base l'ardua questione della mobilitazione dei nostr i trajni ·militari, anzichè r estringerci a quei soli servizi nei q uali i ri~» tardi, le avarie alle macchine ecc. non possono aver conseguenze funeste, e pei quali non si sia costretti a lasciar le -strade di :1• ord ine, od almeno in buono stato . 6° Di aver una macchina che ad egual forza traente pesa da '/. ad '/ 6 di meno che quando ha le ruo te a cerchione esterno ·rigido; circostanza questa di valore sia nel Lransito sopra ponti militari, sia per il minor affondamento delle ruote motrici su di un suolo s Lraùale inwppato o smosso, affondamenLo che è ancora diminui to dal comprimersi del cerch ione elastico in guisa da toccare il suolo su di un'estensione di 0",30 X 0",20 per ruota. Su quest'ultimo vantaggio desidero appunto spiegarmi e poi concluderò. • L'autore fondundosi sulle esperienze comparative falle in occasione del trasporto del pezzo da 32 cent. da Torino al campo di S. Maurizio, conclude che la Thornsoh è infer-iore a li' A veling per la caldaia, per la appena eguale aderenza ùelle 1·uote malgrado il loro costo, per la diminuita elastìcilà del cerchione di caoutchouc e per l'allentarsi della catena di scarpe protettrici. A tulto c.iò io m i permetto cli opporre le seguenti . consi-0.erazioni, che varranno n. chiarir,~ perchè io ritenga insuf-

STRADALI

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·fìcienti le esperienze fa tte per poterne trarre le conclusioni ·suddette: 1° L'autore stesso riferisce come la Thomson adoperata avea dato pessimi r isultati a Padova, e ci dice come da due anni :giacesse inoperosa in una rimèssa come una macchina difettosa, per cui non m i sembra che questa fosse Ja macchina · più opportuna da scegliere per far esperienze comparative. Già .fìn dal 1873 nella già citala Appendice al mio progetto <li un traino militare a vapor e, pag. 115, io segnalava il difetto peculiare alla Thomson di Padova, l'insufficiente potere vaporizzaLore della sua caldaia; e ciò facea nell'intento di evitare che tal macchina fosse cons iderata come jl tipo più perfetto delle locomotive str adali a ruote elastiche, perchè ..la medesima avrebbe dato risultati poco soddisfacenti, qua'lunq ue fosse statù il sis tema cli ruole applicatole. 2° Benchè classifkata colla forza normale cli 8 c . v., la Thomson in quistione è di forza effettiva inferiore all' A veling di 6 c.v., come risulta dal paragone delle su1)erficie di r iscaldamento delle rispettive ca1daie citato dallo s tesso autore. Ciò par rà str ano a chi non conosce la maniera CJ:uasi arbitr~ria colla quale ogni costruttore classifica le proprie macchine, talchè la loro forza effettiva può variare da tre volte ad una volta e mezzo la forza nominale (Rankine, The Sieam Engine pag. 479). 3, La Thomson, di cui sopra, pesa 6 tonnellate (compresa l'acqua ed il combustibile, cioè 1300 chilog.) e· l' A veling ne pesa 8) cosicçhè con cruasi 2 tonnellate di pil\ ( cioè '/.~ di più) di peso, l'Aveling sviluppav~ appena la s tessa forza t raente cl.ella Thomson, e l'auLore trova ciò nondimeno ?he Ja ruota elastica ha potere aderente inferiore alla ruota rigida! Mi pare che quèlla Thomson, cli u 11 peso inferior•e di '/, ·a quello dell' Aveling e per giunta di forza effettiva. inferiore alla medesima, abbia fatto fin trop_po mostr andosele solo in alcuni momenti inferiore in forza traente, fl forse in ,quei momenti in cui, esaurita l'acqua e parte del carbone, il


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STRADALI

LOCOMOTI VE

suo peso era di 3 tonnellate inferiore a quello dell' Aveling f · 4° L'autore osservò una diminuzione di · elasticità nei: cerchioni elastici di quella di Thomson, paragonandone la compressione nel giugno 1?72 con quella osservata durante le esperienze di giugno 187.1. Rileverò a questo riguardo che l'osservazione della com-· pres~ione nel 1872 dovendo esser stata faUa· da altri, e .potendo dar luogo ad equivoco circa il modo in .cui venne misurata, non è paragonabile alla misura dall'autore eseguita nel 1874. 11 dedurre che il caoutchouc ha diminuito di volume perchè la ruo ta circolava Lalora nella catena di scarpe protettrici è d'altronde un'affermazione che avrebbe valore solo nel caso che si potesse nel tempo sLesso asserire che la catena oradetta (che pur sopporta tutto lo sforzo tangente risultante· dall'aderenza) non si sia allentata , dando così essa stessa origine al fatto . Del resto, che i cer chioni di quelle ruote avessero perdulo parte della loro elasticità, non sarebbe un fatto da far meravigliare chi sa quanto friabile e duro diventi il caoutchouc lasciato lungo tempo in disuso; e questo è appunto il caso di quella macchina che, come l'autore stesso confessa, fu per due anni intieri chiusa in una rimessa a Padova. Dopo quanto ho esposto parmi poter concluder tre cose essenziali, cioè : 1° Il modo di porre il problema dei train.i militari a vapore, segui~o dall'autore, non è in armonia coi nostri bisogni in caso di mobilitazione, e reslringe la quistione rinunciando a priori ad uno_ dei riiù importanti vantaggi che l'esercit~ potrebbe ritrarre dalle locomotive stradali. 2° Le esperienze comparative che ho esaminate più innanzi, quando se ne discutano i risultati, tenendo c_Qnto di · tuLti i dati essenziali, depongono in favore anzichè contro la ruota Thomson. Esse misero in rilievo i difetti di una cald?ia e della catena di scarpe proteLtrjci, cose che poteano consi-

derarsi .come note dopo quanto io avea scritto jn argomento fin dal 18i3. 3° Che se vogliamo tentare di r isolvere nella sua maggiore generalità possibile il problema che ci occupa, conviene applicare alla locomotiva stradale Aveling od alla Fo-wler le ruote Thomson-Burrel, ed esperimentarle in confronto colle stesse macchine munite delle rispetti ve ruote rigide o semielastiche, in tutte le possibili circostanze di luogo e di condizioni atmosferiche che presu:nibilmente si debbono poter affront.are nel servizio dei traini militari, tenendo l'occhio intento sulla questionei mportantedella sicurezza della macchina e su quella, più importante di tutte, del tempo necessario per compiere un dato trasporto: Procuriamoci mezzi efficienti e si può garantire che alla .lunga si troverà che ~ssi sono i più economici! -Con ciò pongo termine a queste mie riflessioni, riserbandomi in altro mio lavoro di esaminare di nuovo l'intiera quistione, sotto l'aspetto mHitare specialmente, poichè nel modo istesso che nel 1871 io proponea al Ministero l'adozione delle locomotive stradali per molteplici servizi al seguito dell'esercito, ora che la quistione è s tata così ottimamente avviata dal Ministero medesimo, desidero contribuire fino alla fine alla razionale soluzione dell'importante problema di cui ho trattato. Pad-Ova, 10 ma(lgio :l.816.

L UIGI GJLETTA

Capitano di stato magviore.

ANNO xxi , VoL. n.

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RlVISTA ll1nLI0(}RAFlCA

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Tabelle t•elati-ve alla costitu::ione tlell'esei•cilo ger• manico. (Pubblicazione del corpo di s tato maggiore, sezione staListica). - Roma, 18ì6. Vogh:ra Carlo, t ipografo

di S. M. La Rivista Militare ha da.lo un cenno bibliografico delle tabelle recentemente pubblicate dal nostro CORPO m S TATO MAGGIORE intorno alla costiLuzione degli eserciti francese ed aus tro~tmgarico ('I.) . .È quindi naturale ch'essa faccia altrettanto per quelle relative all'esercito germanico ora venule in luce. Se le prime , facendoci conoscere gli ordinamenti militari delle due grandi potenze limitrofe all'Jtal/a, assumevatio per noi uno speciale interesse, le ultime acquistano importanza dai geandi fatti che nell'ullimo decennio hanno illustrato l'esercilo germanico, rivelandone, in rnodo ipatteso per molti, il il1irahile congegno e l'ar monica azione d'ogni sua part.e. Egli è vero che la potenza militare cli un paese è un poliedro a molle facce, delle quali una sola può essere rappresentala dalle pubblicazioni del nostro s tato maggiore, ma quest'una.è agli occhi nostl'i la più impor tante di tulle, poichè s'appoggia a dali posiLivi e dev'essere necessariamente il punto cli partenza per chi voglia studiare le altre. Sarebbe quindi soverchia p·relesa il chiedere alle nuove tabellr~ la spiegazione delle viltorie i'i- . portate dall'esercito germanico nelle due ultime guerre; per ciò fare converrebbe mettere in calcolo aHri fallori che non si possono ridurre t\ cifre e che pure hanno un v_aloreg randis-

(!)

V. Dispense· d ell'ottob re e d icembre 1875, pag. 157 e '16().

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simo; vediamo piuUoslo se soddisfano al loro scopo che è di darci un'idea chiara dell'ordinamento militare tedesco e renderne possibile il confronto con quello degli altri paesi. Non ci fermeremo a considerare il riparto generale del lavoro per non ripetere quanto già fu eletto in questa Rivista in proposilo delle tabelle francesi e austro-ungariche. Aggiungeremo solo che quelle tedesche, a differenza di quelle francesi, non solamente comprendono i dati relativi allo stato di pace, ma anche quelli ritlettenti l'ordinamento di guerra e la ma. rina militare. Questo J:'a tto, congiunto alle speciali denominazioni e f'ormazioni, in parte cons~rvaLe, dei corpi reclutati nei vari Stati dell'Impero, le rende necessariamente alquanLo più voluminose delle altre, il che lungi dall'essere un difetto, diventa un pregio poichè risultano in pari tempo più complete. Ma se nel riparlo generale le nuove tabelle concordano con quelle chele hanno precedute, vi hanno tuttavia dei dati che costituiscono in qualche modo dei caratteri pnrticolari all'esercito tedesco, e che per conseguenza non furono, nè potevano essere, kascurati .o sacrificati alla scelta di u.n metodo unico, o di una comune uriiLà di mism·a. Sta appunto in ciò il vantaggio della forma adotlata per questP, pubblicazioni; sta cioè nella facoltà di assimilal'e e paragonare i vari elementi in sens o più o meno assoluto secondochè sono più o meqo omogenei. Nella 1" parte ad esempio koviamo una tahella(che non esis te nè per la Fran·Cia, nè per l'Aus tria-Ungheria), la cruale espone il calcolo del bisogno annuo di reclute; ed è poi questo calcolo che serve di base alla delerminazione del contingente. Ognuna delle tre potenze di cui il nostro SL?to maggiore ci ha sin qui rappresentato l'ordinamento segue adunque un metodo suo proprio nel risolvere pel tempo· di pace questa importante quèstione. La Francia vuole la rigorosa applicazione del principio .del servizio obbligatorio, e non avrebbe certamenle due fer me di -ser-,,izio sotto le ar-rni ove la maggiore fosse ridotta a 3 anni in luogo di 5. L'Austria si preocèupa assai più delle s ue condizioni finanziarie che dell'applicazione di quel principio, epperciò, malgrado la ferma di 3 anni, fino al 1878. il suo contingente è fissato in una cifra mollo mil1ore di quella che i suoi mezzi di reclutamento potrebbero fornire. ·La Germania non segue ne!=;S\lÌ10 dei . due sistemi Ot'a deLti; meno ricca della Francia, ma più ricca dell' Auskia, non incorpora tutto il contingente disponibile, ma ne esenta sollanto una piccola parle; non senle fìnor1:t il bisogno d'una più severa applicazione del


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RIVISTA

servizio generale obbligatorio, ma non si preoccupa in modo eccess ivo delle finanze; la sua maggior preoccupazione è la buona costituzione doi corpi e il tempo ch'essa reputa necessario perchè gli uomini diventino soldati. P oichè s iamo entrati quasi involontariamente nel campo dei con fronti, non vogLiamo uscirne senza farne qualcun allro che ci aiuti nello s tudio delle tabelle e lo renda meno arido e- più pl'ofì.cuo. La durata del servizio e il contingente unnuo sono, come tutti sanno, i due elementi principali su i quali è basato qual-. siasi edificio militare. La du1'at.a compless iva è di 12 anni in Germania e nell' Austl'ia- Ungheria, di 14 in Francia (non compresa la riserva dell'esercito territoriale che s i può paragonare al landsturm). Differenze maggiori segnano il riparto cli tali durale : Esel'cito attivo: 3 anni in Germania e nell'Aus tria-Ungheria; 5 per i 3/5 del contingente e 6 mesi ad 1 anno pe1' gli altri 2/5 in Francia; Ris erva: 4 armi in Ger mania ed in Francia; 7 nell' AuslriaUngheria; Lanclwehr, o esercito territoriale: 5 anni in Germania e in Francia; 2 nell' Aus Lria-Ungheria. I contingen ti sono a un dipresso i segucnLi: In Francia 150,000 uomini, dei quali 50 a 60,000 non pres Lano che 6 mesi di servizio; in Germania 140,000; nell'AustriaUngheria 95,000. Consideriamo ora queste cifre riunite alle rispettive loro durate di servizio ed accostiamone i risultati. Nell'Austria-Ungheria i 10 contingenti di 95,000 uomini appartenenti all'esercito attivo ed alla riserva danno una buona costituzione per l'esercito di ·1 ' linea, ma la la ndwehr è composta di due sole classi istruite e cli quella parte delle altre 10 che non riceve alcuna is truzione milita re, quindi l'esercito di 2• linea ne rimane indeboli to. Da tal f'atLo risulto. che, quant.o a vastità cli ordinamenti militari, questa potenza occupa il secondo posto rispetto alle altre due. Ed invero, dopo il 18GG le sue maggiori c ure sono rivolle alle finan ze, che non ebbero poca par te nell'esito di quella guerra, a nzichè a primeggiare in fatto d'armamenti. Ciò non vuol dire ch'essa r·imanga s pettatrice' indiflèrente di quella febbrile lotta di prepat·uzione che si agita dalle due parti dei Vosgi; però le sue condizioni poMichenon le impongono 'J.Uei sacrifici cui Francia e Germania devono soUostare.

BIBLTOG-nAFICA.

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Di quale entità sia la preparazione di queste due potenze, le tabelle s tesse chiaramente ci climostrano. Con nuove leggi, alle 7 classi tedesche dell' esercito aLtivo e della riserva la F rancia ne contrappone 9; alla 5 classi di landweht· altrettante dell'es<~rcito territoriale; al conLingente annuo di 140,000 uomini uno di 150,000; ai 18 '/! corpi d'armata i 18 dell'interno e quello d'Algeria; alla voce cli preparazione dei quar ti battaglioni in Germania la creazione loro, neppure discussa, in Francia; alle 300 batterie delle truppe di campagna 19 per corpo d'armata, totale 361; alle 71 batter ie delle truppe di cornplemento le 76 che rimangono o.i depositi; ai. 300 battaglioni di fanteria, ai 36 reggimenti di cavalleria, alle 5/4baltet'ie , ecc. , di landwehr e di riserva 145 reggimenLi di fanteria a 3 ba ttaglioni, 18 reggimen ti di cavalleria, 18 di -artiglieria, ecc., dell'esercito territoriale. Se si eccettua la cavalleria di cui la Francio. ha appena disponibili 74 reggimenti (non contando i 3 di s pahis) mentre la Germania ne ha 93, sollo ogni allro aspetlo (luella potenza ha voluto, colla nuova legislazione milita re, creare un complesso di forze più vasto <li quello della sua rivale. Da parte sua la Germania perfeziona sempre più i suoi ordinamenti, prepara la creazione dei quarti battaglioni, sta per aumentare considerevolmente la s ua artiglieria, ecc. Nò qui si limita certamente l'opera riparatrice o preparatrice di quei due Stati: basterebbe uscire un istante dai limiti assegnati alle talJclle per vedere un nuovo sistema d'art iglieria adottalo in F'1'ancia in via provvisoria e di già completato; e un altt·o nuovo sistema (in acciaio) già in via d'attuazione; e il fucile .Mauser contrapposto al Chassepot, e il Gt•as al l\:Iauser; e nuove e formidabili for tificazioni sor gere da una par te e dall'altra; e bilanci della guerra che per la Francia · oltrepassano il mezzo miliardo, ecc. - Ma di ciò non intendiamo occuparci; a noi basta qui porre in rilievo ed a confronto i dati delle t°-!)elle, o meglio alcuni solta nto dei più generali ; chè se volessimo addentrarci in quelli più minuti ben altro spazio e lavoro s i r ichiederebbe. In proposito dei primi non abbiamo bisogno et.i avvertire che la Francia, malgrado la s ua straor dinaria. a ttività e costanza, non è ancora riuscita a completare il suo nuovo ordinamento militare. Così in oggi le mancano ancora in media 2 batterie per· reggimenLo d'artiglieria (76 in tuUo), cosi i battaglioni deL genio sono 18 i11 luogo di 20 ed hanno appena 3 compagnie ciascuno in luogo di 4, cosi. ancora i quarti battaglioni non


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RIV IS'l'A

hanno che i quadri e rimangono in qualche modo assi mila Li ai depositi ai quali sono r iuniti per occuparsi soltanto dell'is Lruzione della 2' parte del contingente; così infìne la costituzione dell'esercito territoriale è lungi dall'essere compiuta. Con Lutto ciò ogni giorno segna un nuovo passo nello sviluppo dello stato militare della Francia, o possiamo p1·evedere che fra alcuni anni, quando le nuove istituzioni mili lari saranno entrate. nelle abitudini delle popolazioni, essa potrà appoggiare le sue ragioni o lo sue pretese ad un apparato di forze che fìnor"a non ha mai raggiunto. Osserverà taluno che la Francia ha con servato una causa d'inferiorità nella ferma cli 6mesi adottata pei '/, delconlingenle e che inoltre per molto tempo non potrà essa raggiungere nella mobilitazione qL1ella celerità e perfezione che una lunga abitudine e l'esperienza cl i due grandi guerre hanno reso 'possibili in Germania. Quanto aUa ferma siamo noi pure dello s tesso avviso, semprechè Lrattisi dì far entrare immediatamente in 'l' linea 4. battaglioni per reggimento, poichò in questo caso le prime po.rLi dei contingenti, r1uelle cioè che stanno effe tLivamento 4 unni in media sotto le Ul'mi, non sarebbero sufficicnt.i a· l'iempirc i quadri attivi, onde convel'rebbe ricorrere agli uomini aventi appeua. sei mesi di servizio. Ques to inconveniente per ò non accadrebbe quando non fossero portuti in 1' linea al principio delle os Lililà cbe 3 batLaglioni per reggimento, il che, nelle attuali condizioni almeno, sembru più probabile. Del resto sappiamo che sotto varie forme è stata presentata alla Camera dei clepulati la proposta per ridurre ]a durata del servizio attivo a 3 anni, proposta cbe presto o tardi, mod ificata o no, sarà certamente adottata. Quanto all'ordine e celerità cli mobilitazione le tabelle del nostro stato maggiore, sebbene non possano dir tutto, sono pero abbastanza isteutLi ve. Da un lato noi vediamo la Germania col suo sis tema pPcU,unente Lerritor i.ale, nel <[uale tutto ò predisposto per il più 1·0.pido passaggio dal piede cli paco al piede cli guerra; vediamo largamente altuato quel principio del decentramento che ~ignifica divis ione del lavoro ed iniziativa individuale; vediamo ancora i numerosi disLroLLi cli baLLaglioni cli la nel wehr (2 per ogni reggimento di f'anter-iu) che pro vvedono rapidamrnteai bisogni della mobiliLazione, e tutte le formazioni di guena prestabilite, ed allri fattori i quali, congiunti a quello dell'esperienza acquistata nelle ullime due guerre, le atleibi.liscono fuoi- cl'og:ni dubbio r1uel primato che non avrebbe grande

359 BIBLIOGRAFICA valore in una guerra J ifcnsiva s tante le formidabili cli fese che l'arte e la nalura banno uccumuluLo sulla sua frontiera occidentale, ma che assume un'importanza capila.le pcl caso in cui essa por lu prima voglia muovere alle ollcse. Vi ha però un fatto che, parlando (li confronti, meri La di essere segnalato: la Gem1ania non rorma nessun riparto di complemento se 11 0 11 al momento della mobilita:c:ione. ln massima ciò è vero anche per la Francia, ma por la fanteria essa li hape1·mauentemonLc costituiti, o quanto meno ne l,a un nucleo nelle 2 compagn ie cli deposiLo cl'ogni J'eggimento, compagnie cl1e molto probabilmente si sdoppieranno per rormare poi bnLLaglioni come in Germaniu. È questo per la Francia un vantaggio reale, boncht, non scevl'O d'inconvenienti, che del resto deve soli.ante olla sua maggior ricchezza ed alla arrendevolezza financo eccessiva con cui dopo il ·t870 t1Assemblea nazi onalo ha sempre votato le spese o j bilanci militari; è però forse il solo che le si poss1:1 fino ad ora altribuit-e s ulla Germunia. Kon metteremo certamente in dubbio l'immenso prog1•esso cll'cssa. ha ratto dal 1870 in poi; conosciamo dulie tabelle il s uo sis tema quasi torriloriale e sappiamo che, r ispetto alln mobilitazione, questo sistema riunisce in sè lutti i vantaggi di quello prussiano, grazie alla costante preparazione ed alla ripartizione del terriLoC'iO e delle truppe in coepi d'armala sempre vicini ai loro mezzi di cornpletwnento in uorn ini, cavalli e materialo; ma finora nessuna p1'0.va di mobiliLazione è slala faLta, se si eccettua forse riuella <li qualche baltei·ia che ha un'importnnza troppo limitata. Se quindi riconosciamo essere stata mer.wigliosa la p1·01J lezza con c ui la Francia ha udotLaLo il nuovo s istema, ci pc1·meLLiamo di esprimePc il d.ubbio elle nei singoli individui non possa con egual prontezza tale meta morfosi avvenire.Come s i potrebLe ammettere infattichegiù fin d'ora ognuno conosca pcrrettamenle il còmpito che gli spetta e vi possa soddisfare sonzu crear e qualche con l\1siune e conseguentemente , c1ualcl1e 1'itardo ~ Ma, a parte lJUCSla considc1·nzione, vi ltn una osservazione a fare sopra un dalo di fatto, cd è che la Germania ha due centri cli mobilitazione per ogni l'Cf!gimento cli fanteria, me nlrc la F1·ancia ne ho uno solo. Evidentemente quest'u ltim o dovr·ù da solo mobilitme ·un ·nu1nero d'uomini doppio di quelli. Con LuLlo ciò, siccomcnon è la fanteria l'arma che richie«le il mag°giot· tempo pe1· cotnplelaPsi, senza ammettere che .in oggi la f'rancia possa 1·uggiungerc in celerilù la Germania, lauto pil'.t che non avendo ancoPa completato il suo


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RIVISTA

DIBLIOG BAFICA

n uovo sistema di difesa, una parte del territorio si troverebbe fin dal principio esposta alle escursioni ed imprese della cavalleria tedesca più numerosa ed abile di quella francese, noi non crediamo troppo lontano il momento in c ui la Francia potrà nella d urata della m obilitazione presumere d'aver rao·o-iunto la 00 Germania. Non andremo oltre nell'esame delle tabelle del nostro st.alo maggiore, e nei confronti che ci permeLterebbero di fare . Queste tabelle sono poco voluminose, ma lo studio loro offre un campo assai vasto ed is truttivo a chi s i occupi con qualche cura delle questioni d'ordinamento; ne sian prova i pochi dati che abbiamo cilato e che ci hanno condotto quasi senza avvedercene a fare questa lunga dissertazione. E non è a dire che questi solo siano importanti: lo .sono tutti, poichè nel loro insieme costituiscono i principii che reggono il reclutamento e l'ordinamento, tanto in_pace che ingueri'a, per l'esercito e per l'armata, e ci offrono la composizione in pace ed in guerra dei vari riparti. La loro esposizione poi è così completa (nei limiti fissaU alle tabelle) e pr ocede con tale ordine e chiarezza, da renderne lo studio facile, ed anche gradito per coloro che, senza arres tarsi alla conoscenza materiale dei dati di fatto, vorranno procedere oltre nelle investigazioni. . Colla pubblicazione delle tabelle germaniche lo s tato o g10re nostro avrebbe già tenuto la sua promessa; noi però speriamo e desideriamo vivamente ch'esso p'rosegua nell'opera così bene e utilmente iniziata, e ci faccia almeno conoscere gli altri principali eserciti europei. S iamo sicuri di esprimere in ciò il desiderio di tutti quegli ufficiali cbe al pari di noi sentono il bisogno di s i/TaLti studi e l' importanza sempre maggiO!"e che vanno ogni giorno acquistando.

questo aspetto il libro che presentiamo oggi al lettore acquista molta importanza, sia pel'Chè ci descrive un esercito sul quale non è sempre facile avere notizie esatte, sia ancora perchè il traduttore ha potuto, come avverte nella sua prefazione, intr odurvi le modificazioni avvenute in quell'esercito durante la massima parte dell'anno 1875, tempo trascorso fra la data della pubblicazione originale tedesca e quella della versione italiana. L'autore fa risalire al 18o0 il principio del . riordinamento dell'esercito russo che si è andato mano mano sviluppando sotto l'alta e sapiente direzione del Minis tro della guerra generale Miliutine, validamente secondato da.l generale Heyden, suo capo di stato maggiore. Le principali ri l'o rme s ono s tate attuate nel primo decennio; con tuttciciò l'assetto definitivo di quell'esercito non può ancora dirsi compiuto, siccome ne fanno prova le recenti modifi.caziopi avvenute e que!l(} altre che rimangono ancora da attuarsi per una più pronta ed efficace mobilitazione, o per seguir e o precedere il cammino lento, ma sicur o, di quel colossale impero nel suo progressivo svolgimento intellettuale e rna teriale. Per giudicare dell'importanza delle riforrne· attuate basterà fare il parallelo fra la compos izione dell'esercito anteriore a.11860 è quella presente; il libro del SARRAUW ce ne offre gli elementi. Prima del 1860 l'esercito regolare era diviso in 8 corpi d'armata a 3 divisioni ; e nell'insieme contava 96 reggimenti di fanteria a 3 battaglioni, 9 battaglioni di tiratori, 64 reggimenti di cavalleria, dei quali 2 soltanto a 6 squadroni , gli altri a 4, 107 batterie ad S pezzi e 9 battaglioni zappatori; in tutto 367,000 uomini con SòG I?ezzi. Questo era l'esercito di 1• linea. Come truppe di r iserva si contava bensì su di una cifra considerevole (290,000 uomini con 640 pezzi), ma effettivamente non esisteva in tempo di pace che una piccola parte delle unità destinate a costituire questo secondo esercito; ne seguiva che in caso di mobilitazione il solo battaglione di r iserva esistente nei reggimenti di fan teria avrebbe dovuto triplicai'si per formare un reggimento; i reggimenti di cavalleria, le brigate d'artiglieria, i battaglioni del genio ·avrebbero dov uto fornire nuovi squadroni e batterie e battaglioni; e Lutte· queste formazioni sarebbero state pressochè impr ovvisi:1te nei momenti più cr itici con grave ritardo nella celerità di mo]?ilita;:ione e considerevole danno per l'esercito di 1.• linea spogliato così di buona parte degli ufficiali e dei quadri

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mao--

L ' esercito t•tcsso : per CHRISTIAN DI SARRAUW-Traduzione di A. GroPPI Lenente a iutante maggiore dell'S• artiglieria. Verona 1876, G. Kaiser successore H. F . Miinster libraio editore. In questi tempi cli trasformazione degli eserciti e cli emulazione fra gli S tati nello sviluppo e perfezionamento cleÌ'le loro forze militari riescono sempre accetti e meritano di essere · commentati , quei libri che ci offrono s ufficien ti ed a ttendibili notizie intorno a qualcuno dei principali eserciti europei. Sotto

•

l


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RIVISTA

Se consideriamo invece lo stato presente troviamo che l'esercito regolare consta di : 48 divis ioni di fanteria a 4 reggimenti, ossia 192 reggimenti, dei quali 152 a 3 battaglioni e 40 a 4; 32 battaglioni di tiratori r iuniti in 8 brigate; 19 divisioni di cavalleria a 4 reggimenti di 4 squadroni mobili ciascuno (una ventesima divis ione sta per essere formata); . 4.7 brigate d'artiglieria da campagna a 6 batterie (da 8 pezzi) compresa una di mitragliere ('l) e 34 batteri<~ a cavallo a 6 pezzi. Se a queste aggiungiamo le truppe del genio che finora non hanno subìlo granclj modificazioni, i parchi d'artiglie1•ia da campagna e d'assedio, i pontieri, i parchi del g<mio e dei telegrafi, anche non tenendo conto delle truppe che hanno stanza fuori d'Europa, l'autore ci dà pur sempre una cifra di 665,000 uomini con 2'172 pezzi, ai quali si possono aggiungere 30,000 cosacchi, sebl1ene questi difficilmente possano entrare nei calcoli d'una prima mobilitazione. Quanto alle truppe di riserva, senza formarne un secondo esercito come quello che esisteva durante l'ultima insurrezione polacca, fu però stabilita pel caso di guerra la creazione cli ,rns battaglioni oltre al battaglione di deposito che ogni reggimento cli fanteria ed ogni brigata di tiratori dovrà costituiee. In verità, sotto questo 1·apporto si potrebbe ancora lamentare, bencbè in · mollo minor grado, il difetto clel precedente orclinarnento a scapito dell'ordine e celerità di rnohiliLazionc e della costituzione dei quadri attivi. Non esisLono quasi più truppe di riserva per le altre arm i, ad eccezione d'uno squadrone per ogni r eggimento di cavalleria regolare, essendo state per- la massima parte trasformate in truppe attive. La grande rifor ma adunque che l'au.toee assegna al decennio trascorso fra il ·1860 e :il '1870 consis te essenzialmente nel raddoppiamento dell'esercito di l" linea mediante la trasfor·mazione delle truppe di l'iserva in truppe attive. Ma, come già abbiamo dello, il riordinamento dell'esercito r usso non è s tato compiuto in quel decennio; lungi da ciò, si vede che ogni giorno segna un nuovo passo nello sviluppo della potenza militare russa, il che è prova delle molte ritòrme che dopo il 1870 rimanevano, ed in parte ancora oggidì rimangono, ad attuarsi. " (1) Paresi vogliano aumentare a ltre 2 batter ie ad ogni br igatad·artiglieria . I

BIBLIOGRAFICA

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Per non citare che quanto riflette il reclutamento, basta ricordare l'aumento del contingente annuo per l'esercito attivo,, che dal 187'1 al 1874 s i accrebbe di 50,000 noinini raggiungendo la cifra '150,000 e che nello sco1'SO anno s i elevò a '180,000, e la legge del J• gennaio Jf\7/~ che introdusse l'obbligo generale al servizio menLre prima la nobiltà ne era esente. È bensì vero che quest'obbligo ha piuttosto un carattere di progresso generale anzichè un'irr1melliata importanza per.l'esercito, poiché essendo s tata conservata l'antica durata del servizio (6 anni nell'esercito aLtivo, oltre a 9nellariservae 5 nella milizia), non sarà mai possibile in queste condàioni, malgrado le munerose licenze che possono avere per·fino la durat.a d'un anno, la totale incorporazione degli uomini aLti al ser·vizio che il Sarrauw fa ascendere a circa 400,000 per ogni anno . Queste cffre ci mostrano chiararnente come fra i due s istemi che la Russia poteva seguire pel riordinamento del suo esercito, consistenti, l'uno nel gettare le basi d'un eùificio proporzionato al numero dei suoi abitanti, l' altro nel limitarsi, per ora, ad un esercito meno numeroso, ma cli possibile creazione in uno spazio di tempo relativamente breve, essa abbia preferito quest'ultimo. Il còmpiLo (d'altronde riusciva già per se stesso abbastanza grave poiché gli eserciti devono essere oggidl sopratuLt.o atti alla guerra ; e per raggiungere questo scopo non basta accrescere il numero degli uomini e creare nuovi reggimenti ; occorre perfezionare tuLLo ciò che può aurnentarne il valore e provvedere a quanto occorre per passare colla maggiore rapid itù possibile al piede cli guerra e sostenere lunga lotta ove occorra. A questo riguardo, s ulla fede del Snrrau w, r..he è peri'eltamente attendibile e riceve conferma da altre fon ti, s i può affermare che l'attività clel1' Amministrazione della guer r-a russa si è esercitata sn tutte le parti del complicato organismo dell'esercito, su quelle d'ordine intellettuale e morale come sn c1uelle aventi carattere materiale. Tutto ciò non sarebbe s tato possibile se la Russia avesse voluto d'un tratto gettare le basi d'un esercito doppio di quello attuale quale il numero dei suoi abitanti le permetterebbe cli ct·ear,e. E d'altra parte essa av1'ehbe agito, così facendo, con minor saggezza, poichè oltre allo sco"ncerto economico che una riforma così grave le avrebbe .arrecato ed alle difliçoltà politiche che ne sarebbero s orte, non si deve dimen ti care che, malgrado i p1•ogressi attuali negli uHimi· venti anni, quella grande potenza è pur sempre un colosso _che dalle s ue ec-


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DJl3LI0GRAFICA

ccssive propol'zioni e dalla lentezza con cui può muover:oi pel s_uo g ~'ave p~so acquis ta vigore e possibilità di ripetuti e continuati s forzi nella difesa, mentre tardo e meno polenle sarebbe all'offeso. contro un nemico agile e pronto. Queste ed a!Lre cons iderazioni nascono spontanee dalla leltura del libro del Sarrauw il quale con sufficiente brevità ha sap~i.to trattare l'argomento da esso prescelto in Lutte le sue parli pm importanti, per moùo che il lettore può formarsi un concello abbastanza completo ed esatto, non:sollanto.dell'atLuale cosliLuzione dell'eser cito russo e del valore dei suoi elementi rna a?~hc d~l re~lutamenlo degli uflìciali e della truppa, degli s L~bilimentt militari, dello fortificazioni, dell'armamento de"li innumerevoli corpi speciali, e in una parola d i tutti 0-1/ ele~onti che cos tiluiscono lo s la to mi litare di quella grande potenza. L'esposizione minuta dei dati di faLLo non richiedeva soverchio svolgimento di considerazioni, nelle quali perciò l'autore si mos tra parco e conciso' non senza dàr 1mi'va di . g iusto criterio e capacità militare. Certo se si volessero cer care delle pecche, rrualcuna se ne potrebbe trovare, e nei numerosi non combaLlcnti di fanteria e negli appiedali e uomini fuori rano-o di cavalleria, dei qu~li l'/'.tutore non fa a lcun cenno, come onon fa cenno delle fort ificazioni di Varsavia e di Aciakow che si stanno costruendo per trasformare queste piazze in fortezze di 1• ordine. Sono però lievi mende imposs ibili cd evitarsi nella esposizione d'una grande quantità di dati, onde i meriti del libro non ne rimangono diminuiti. Dobbiamo allresì congratulat'ci col Lraduttore d'aver messo a porla.La di tutti un libro che i militari leggeranno di buon grado e con profitto, ma non gli possiamo nascondere che una maggior castigatezza di s tile ne avrebbe resi più evidenti i pregi esponendo i concetLi con mag<>-ior chiarezza e vestendoli con migliori forme. "

campi trincerati dell'epoca contemporanea, non po leva a meno di esercitare la sua influenza s ulla fortificazione, costringendola a parziali modlflcazioni anche nelle sue più moderne maniere, per tenersi all'altezza della s ua potenle rivale, l'artiglieria, la quule ora più che mai minaccia cli render vani gli . sforzi della difesa, so questa a sua volta non assume forme cbe valgano ad atluare il grande principio della tattica moderna, difendersi cioè a ttaccando. Una sola fra le piazze forti che guornivano la frontiera orientale della Francia, Belfor t, resistette con successo alJe truppe tedesche e precisamente perché l'altl'ettanlo energico quapto inleJligenLe s uo comandante, il bravo colonnello Denfert, approfillando della insuflicienza di mezzi dell'attaccante, tradusse in pratica, come nel corso di questa g uerra nessu no meglio fece, il g rande principio enunciatoda Napole9ne I, della offensiva nella difesa. Le altre piazze del Reno che, per ragioni che qui non occorre esporre, rinuncia rono alle operazioni conLl'offensive, in un lasso di tempo più o meno breve _soccombetl.ero tulle, ed il maggior numero cli esse per effotto del bomburdamenLo. Questo mezzo d'aLLacco, impiegato contro le piazzo non proLeLle da una linea di forti posti a conveniente distanza dalla cinta del corpo di piazza, oppure non provviste cli numerosi ricoveri per l'inLiero presidio, e non per i s oli uomini fuori senizio come pochi anni addietro credevasi potesse bastare, è il più speditivo e mono pericoloso per l'allo.ccantc; non vi ha quindi dubbio che aù esso egli ricorrerà nelle guerre d'assedio dell'avvenire, ogniqualvolta le condi7.ioni locali ne favoriscano l'impiego. Nò varranno certo a dissuadere l'attaccante di una piazza dal farne ampio uso le querimonie dcgii umanitari, che dicono il bombardamento inumano, quasi che l'affamare una piazza fosse meno esiziale, e la guerl'a fosse un'emanazione della dottrine <1nacqueriane. La grande portala e la precisione di tiro delle moderne al'tigliel'io permetLe di battere efficacemente, con til'i d'infilala, le opere tlella difesa da balt.erie costrulte a dislanza di circa 2500 metri; cli aprire la breccia col Liro indiretto a distanza di 1200 metri; cli battere le truppe pos te dietro ripari, cÒl tiro a shrapnel, fino alla distanza di 4500 metri (cannone.col'chiato (la 'l5 cont. prussiano) e col tiro a granala a distanza cli circa 8000 metri . l nnne col mol't'aio rigalo da 21 cent. s i possono, mercò la grande precisione di tiro di cui cotesta bocca da fuoco va l'orni La, distruggere 1 ricoveri, tirando a distanza di 2500 metri

Leitfatlen zmn llnterricl•fe in ,ler besliindif1en Befe stigtmg (Guida per l'inseonamento della f ortificazione) d~l cav. l'vfA un,zro BRUNNER, capitano del genio austriaco Vienna, stamperia della Ga:::::etta militare austriaca, 1876.

. Laguo1:rafl:anco-germanicain cui vennero espugnateben 20 . piazze rnmor1 ed una di maggior importan7.a, costrutte secondo i principii del grande Vauban, nonchè due g randi.


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dal bersaglio e bombardare una piazza da batterie collocate a 4,000 metri dalla medesima. Queste considerazioni bastano -per dimostrare l'insufficienza degli antichi sistemi di fortificazione, sia rispetto al tracciato, sia al profilo delle opere, e la necessità di modificare questo e quello in conformità delle esigenze della tattica moderna e delle perfezionale armi da gitto. È altresì indispensabile di provvedere s u vasta scala alla s icurezza del materiale e degli uomini, vuoi moltiplicando quelle costruzioni accessorie mediante le quali è dato aumentare la forza intrinseca delle opere, vuoi ricorrendo a disposizioni che ,,algano a rendeee meno facile all'assediante il tiro contro la truppa, le ar tiglierie e le munizioni delle piazze forti, coll'offrirgli un bersaglio più. esteso e nel medesimo tempo meno esposto. Ecco quali sono sommariamente i principii cui s'informa la .moderna fortificazione e che .devono esser ben presenti a chi imprende a scrivere intorno allà medesima; ecco perchè i il'attali dj fortificazione pubblicati in epoca anteriore alla guerra franco-germanica lasciano per lo più. Ìf.\SOddisfatlo il lettore desioso di conoscere i mezzi escogitali dall'ingegnere militare per ristabilire il turbalo equilibrio fra i mezzi di difesa e quelli d'attacco, dopo gli immensi progl'essi effettuatisi dal 1871 in poi nel campo artiglieristico; ed ecco inOne perché noi nel dare il cenno bibliogl'afico dell'opera -Fo1'tijicazione permanente secondo scl'itti inediti del fu A nd1·ea Tunkle1' di Treuimjeld (1 ) - malgrado i molti pr egi di cui la medesima va adorna, la giudicammo incompleta ed in arretrato, rispetto alle esigenze dei tempi. Il libro che abbiamo sott'occhio, venne dal capitano BRUNNER compilato dietro incarico del Ministero della guerra dell'impero austro-ungarico, il quale intende sostituirlo all'opera estratta dal lavoro più sopra citato, e che attualme11te serve di Guida per l'insegnamento della fol'tiflca.i ione pernianente negli Istituti militari, e nelle scuole dei cadetti e dei volontari di un anno di quell'impero.' Sebbene l'autore ci presenti cotesto suo lavoro come un'edizione rifatta della Guida del compian to colonnello Tt.mkler, si può ben dire che il medesimo, piti che una quarta edizione di quest'ultima, è un'opera nuova, degna in ogni sua parte dell'autore della Guida pe1· l'insegnamento della/or t i.flcazionepasseggera ed ella Gai da per l'insegnamento

(1) Rtvtsta Jrlil'itare Italiana, anno 1875, pag. ~l5.

BIBLIOGRAFICA 367 della guerra d'assedio . Unito a queste due, il presenteHbro del capitano :Brunner forma uno dei .miglio~·i e più c?mp!et'. tra~tati di fortificazione che sieno stati pubblicati negli ultum ann1. Nell'affidare al capitano Brunner l'onorevole inc.arico ~i redigere una nuova Guida per l'insegnamento della for ti~~azione permanente, il suddetto Ministero clel~a ~uerra gli mo-iuno·eva di attenersi allenormcpertalecomp1laz10ne emanale o o dal comitato tecnico amminis trativo . · Malo-rado le difficoltà che si inconLrano nella compilazione di opere ~lidattiche secondo programmi impo~ti'. e quel~e .speci.a~i inerenti ai testi di fortifìcaziqne da dettarsi m tempi, 111 cm.1~ periodo di transizion.e iniziato coll' introduzione negli eserc1t1 delle bocche da fuoco rigate non può cons icler,ars1ancora cbrnso, }'eo-reo·io autore seppe condur1'e il suo lavoro in modo da soclcli~·ar: anche i più. esigenti, e da indurre la crilica imparziale a raccomandarlo a tutti i mili tari bramosi d'istruirsi e che desiderano di fissare le lol"o idee in questo importantissimo eamo dell'arte militare. L'autore ricorda nella prefazione l'assioma, c.he solo coloro possono trarre tutto il profitto cli un'arm~ e giudicarla, i qual~ Ja conoscono a perf<~zione, epperc1ò egli raccorna1~da a tLtttl gli ufficiali inclistinlamente e special mente _a quelli. ap?~rtenenti alla milizia (landwehr), la quale è destinata a pres1d1are Je pia.zze for· Li in tempo di gLterra, lo studio della forti_f-icazi.one. Tale studio viene r eso più facJle nell'opera che qui abbiamo préso ad esaminare, dallo avel'e l'autore sostit~iLo a~ met odo storico di esposizione quello più semplice e pm pratico dello inse0'11arnento dei principii fondamentali che regolano la fortific;ione conLemporanea, la quale, lungi dal cer?are la.sua forza nella complicazione del LracciaLo, per cui la d1spos1z1one del medesimo assume tullo il caratlere cli un problema d1 geomeLria, la cerca dj preferenza nell'impiego cli linee mo~to eslese, per cui rendesi facile la difesa med1an Le numerosi e •b en diretti fuochi frontali d'artiglieria, l'estringendo J?Cl' qu~nto possibile lo spazio dell<3 opere nel senso della pro~ond1ta, al fine cli offrire minor bersaglio ai proielti d_el nermco. Trattandosi di un libro destinato all'insegnamento, l'autore, sebbene propenso alle idee dei più. arditi inl'lo.valo1:i in. fa~to di forti~ ficazione, come lo provano i numerosi suoi articoli pubblicati nella Ga:i.i etta 1iiilitare austriaca dello StreJfleu1', non ha po"tuto introdurre nel suo libro le radicali modificazioni. dai me'desimi propugnate; e ciò per la ragione che esse non hanno


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BIBLIOGRAFICA

trncora potuto essere tradotte in pratica, nè ottenerela,sanzione di molle persone competenti in materia. Il capitano Brunner ha quindi essenzialmente lanuto conto di quanto realmente esiste. Nel suo libro non mancano però le indicazioni necessarie allo studioso che desidera formarsi un criterio sulle diverse questioni che si agitano nel campo speculativo della fortificazione moderna . Dopo aver dato un'idea generale intorno alla condotta dell'o: pera, procureremo di riassumere i concetti più salienti delle singole parti che la compongono . La fortiJicazione permanente del capitano Br unner 'è divisa in quattro parti principali che trattano parLjtamente, degli elementi della fortificazione permanente; della combinazione degli elementi costituenti i for ti e le fortezze ; dell'impiego della fortificazione permanente per scopi speciali; e dello sviluppo storico della fortificazione permanente, esposto per sommi tratti. L'opera è preceduta da un'introduzione contenente lJrevi cenni circa: la definizione e 10· scopo della for tificazione permanente; la sua divisione in fortificazione per la difesa da terra e da mare; i luoghi da fortificarsi; la resistenza delle piazze forti, in rapporto alle disposizioni naturali ed artificiali; i principii fondamentali per la disposizione tecnica delle fortificazioni permanenti; le gradazioni nella resistenza passiva delle piazze dipendentemente dal numero, dalla posizione, modo di co'Stituzione ecc ., delle opere di cui le medesime si compongono; circa la ricerca delle ,parti integranti costituenti le piazze offensive e le difensive; jl grado di forza intrinseca da darsi a singoli forti secondo la posizione che essi occupano ris petto alla cinta, alla reciproca loro dipendenza, ed al terreno fronteggiante; inline circa la messa in istato di difesa delle piazze forti . La succinta esposizione dei criteri che prevalgono oggi in merito alle importanti questioni svolte nella introduzione, la quale non s.i estende oltre le prime sedici pagine dell'opera, rende p~1lese la perizia dell'autore nel trattare siffa tti argomenti, mentre i molti esempi storici ch'egli cita sotto forma di notè, ad avvalorare le esposte teol'ie) fan no fede della non comune sua dottrina in tutto ciò che ha attinenza all'arte militare. Nella prima par ie « E le menti della f ortiji,eazione permanente» . l'autore espone in quattro distinti capitoli 1° le norme generàli per la disposizione delle cinte semplici, 2• le norme generali per

la disposizione delle opere accessorie ('1), delle mine e per rimpiego delle acque, 3° le norme speciali per la disposizione delle opere di fortificazione nella difesa delle coste ed in' montagna e 4° le norme speciali per la disposizione delle for tificazioni miste. Per dare un'analisi cl'itica e particolareggiata delle materie svolte in codesti capitoli, occorrerebbe estendersi più di quanto ci è concesso, epperciò ci è forza Jjmilarci ad accennarne per sommi capi il contennto, richiamando l'attenzione del lettore su cruelle parti che noi r eputiamo meno note. A ben comprender-e l'utiliti]. pratica cli quest'opera conviene poi osservare, come essa si possa ritenere divisa in due parti, distinte per mezzo dei caratteri cli stampa . La I è stampata in caratteri più grandi, e comprende le teorie generali e tutte quelle nolizie necessarie a sapersi non solo dagli ufficiali appartenenti alle armi tecniche, ma eziandio a quelli delle altre armi; la IJ , speciale agli ufficiali che per il servizio loro hanno bi.sogno di maggiori e più ampie cognizioni tecniche, è stampata in caratteri più piccoli, e contiene, in un con le più ef;tese e ree.enti particolarità dell'arte fortificatoria, mo!Lissimi dati sulle arliglierie tanto austriache che prussiane, sul loro impiego, sulla loro efficacia ecc , i quali non devono essere ignorati dagli ufficiali specialmente chiamati a disimpegnare il ser·vizio delle for lificazioni, Ciò peemesso, diremo che il capitolo 'i° tralta parlitamente del deltaglio interno della mussa covrente, del det-

(1) A maggior intelligenza di quanto nelle seguenti pagine verrà detto intoroo alle diverse opere che costi.t uiscono le piazze forti, crediamo opportuno di avvertire che chiamiamo: opere esterne (Dehors, Aussenwerke) quelle costl'Utte fuot·i il corpo di pia2za, chiuse però col medesimo fosso; esteriori (Ouvrages exti,,rieurs) le opere al di là del fosso, ma coperte dal m edesimo grande spalto (la strada coperta, le piazze d'ar mi r ien t1·anti e saglie nti, la lunetta Cbasseloup , ·ecc.); avanzate (Ouvrages · avancés, abhi\ngige Vorwerke) quelle che si trovano al di là del piede dello spalto della cinta e dell'avanspalto, pero non oltre la portata efficace dei moderni pezzi d'attacco e difesa, collocati sul ramparo della cinta del corpo di piazza; forti · staccati (Ouvrages detachés, détachir te Vorwerke) quelli che non possono avere che scal'sa o· nulla protezione dalla piazza e sono affidati alla difesa che nasce dalla loro propria confo1·mazione; infine opere accessorie inte,·ne (Ouvrages additionels, innere NebenwerkeJ quelle ideate nel fine di aumentare la difesa propria della cinta o di ciascuna delle opere precedentemente indicate (cavalieri, ta.tJ;liate, ridotti, caserme difensive, ec~J. ANN·o XXI,

VoL,

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RH'IST:A

taglio esterno di essa, delle comunicazioni che mettono all'esterno delle opere, dell'ordinamento di un fronte cli cinta semplice . Noteremo anzitutto come il capitano Brunner cerchi il valore principale del tracèiato nella sua disposizione rispetto al terreno, avuto special riguardo a quelle posizioni dalle quali il nemico potrebbe battere le linee principali. col tir.o più dannoso-alle fortificazioni, cioè quello d' infìlata, e com' egli annetta grandissima importanza, all'ordinamento dei rampari, dal quale dice dipendere essenzialmente la superiorità delle artiglierie della piazza su quellP. dell'attaccante; quindi è che l'autore vi dedica ben 18 pagine. - Enumerati i pezzi che soglionsi meLtere in batteria sul ramparo, e descritti sommariamente i principali affusti da difesa adottati nell'esercito austro-ungarico, in uno specchio si danno le altezze dei ginocchielli e le dimensioni orizzontal i che occorrono per mettere in batteria le diverse bocche da fuoco; quindi vengono descritte le piazzuole e le cannoniere, che l'autore vuol mascberate ogni qualvolta esse rendano facile il puntamento all'avversario. Se le cannoniere sono piccole, il blindamento ha luogo mediante ventiere fatte con cavi, e se grandi, mediante l'impianto di ramaglia sul fondo della cannoniera verso la bocca interna. Ricordiamo questi particolari a prova della cura posta dall'autore nell'esposizione dei inezzi che possono attenuare in qualche modo gli effetti della grande precisione di tiro, di cui sono dotate le moderne artiglierie. Per quanto questi mezzi possano a prima vista sembrare insignificanti, non è però solo in questa circostanza che di essi vediam fatta menzione speciale, bensì li trovammo notati anche da altri scrittori tedeschi, ed i Prussiani li misero in pratica ne~le esercitazioni d\1ssedio eseguitesi nello scorso autunno sotto Coblenza . Dette poche cose intorno ai bonetti, il capitano Brunner passa a dèscrivere le diverse specie di traverse, che nelle moderne opere di fortificazione trovano estesissimo impiego. Stante la giustezza di tiro e la potenza del mortaio rigato da 21 cent., la copertura delle traverse casamattate richiede provvedimenti speciali . Le esperienze di tiro state eseguite dai Prussiani a Tegel, e quelle fatte dagli' Austriaci a Steinfeld e ad Olmi.Hz non hanno ancor condotto ad un risullato definitivo sul modo di costituirle. Ciò nulla meno il libro del . capitano Brunner contiene molte interessantissime notizie a tale riguardo, basate specialmente sulle ultime esperienze di

BIBLIOGRAFICA

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0lmi.itz, le quali misero fuori dubbio la grande convenienza di servirsi del calcestruzzo, specialmente per fare le casainatte di getto, oppure con cielo formato da travi a.T in ferro, con sovrapposto strato di. co.lcestruzzo sufficientemente grosso. Rispetto alle torri corazzate girevoli, di cui l'autore fa conoscere i principali tipi, eg·li osserva che 3 di esse, armate ciascuna di 2 pezzi, occupano ad un dipresso lo spazio di 2 pezzi posti in batteria su d'un ramparo esposto ai tiri di infilata, epperciò con Lraverse fra ogni pezzo, dal che ne deriva, eh.e malgrado il loro e.osto, in talune circostanze l'impiego delle medesime può produrre un risparmio, senza tener conto della maggior eftìcacia del tiro, conseguenza dell'aumentato campo cli tiro e della s icurezza relativa degli artiglieri. • Nell'impiego delle torri corazzate, dice l'autore, bisogna però aver presente che esse possono riuscire pericolose ai difensori che si trovano nella loro vicinanza, per effetto delle schegge dei proieUi che contl'o le medesime s'infrangono. Nei tre paragrafi che seguono il capitano Brunner tratta delle disposizioni del ramparo per la difesa di fanteria· dei . . . ' r1cover1 per 1 pezzi, per gli uomini di picchetto e quelli cui è concesso il riposo; delle opere necessarie per la sicurezza delle munizioni; infine delle comunicazioni da stabilirsi sul ramparo. Sotto il titolo « Il fosso, to spalto e le opere di fiancheggiamento diretto » l'autore comprende, in apposita suddivisione, la teoria del dettaglio esterno. In un primo paragrafo si tratta delle dimensioni del fosso, in un secondo e terzo delle scarpe, rispettivamente delle controscarpe e loro forme; il parageafo quarto accenna ai criteri che devono servire di guida nella scelta della forma d'uno o d'altro tipo di muro <li scarpa o di controscarpa, quali ostacoli al cammino dell'aggressore; ed il quinto s'f.J.ggira attorno ai fossi inondati. Il capitano Brunner riproduce qui e nei seguenti paragrafi, dedicati allo spalto ed alle opere di fiancheggiamento diretto, parte delle teorie contenute nella fortificazione permànente del colonnello Tunkler, dalla quale sono pure tolte molte delle figure di disegno che riflettono l'argoriìento. Ad evitare inutili ripetizioni rimandiamo i lettori a quanto in proposito è stato <letto in altra circostanza nella Rivista (1).

(I) Rtvista mtltta,·e.italiama, anno 1875, '.l'omo I, pagina 276 e seguenti.


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Naluralmente l'autore ha sviluppato le particolarità che si riferiscono ai provvedimenti per sottrarre le mura Lu re al tiro indil'otto, in modo più preciso di quanto lo facesse il Tunkler. Pare che il capitano Brunner propendo. per l'impiego dei muri di conlroscarpa piullosto che cli scarpa, ai quali, come ostacoli della cinta princì pule, ci s<3ml~ra eh' egli prefeJ'isca le siepi spinose, da coltivarsi in tempo di pace (1). TaU siepi dovreb-. bero, secondo lu i, essere piantate pure sulla scarpa inte1·na dello spo.Ho e sulle her me. Non si può a meno cli ammettere che le medes ime costituiscono un serio ostacolo ( e chi ha mai ten tato cli altt'aversare una siepe di spino bianco lo sa), che inoltre costano poco1 ma non si potranno esse facilmente incendiare? L'autore riliene anche le gallerie di scar pa e di controscarpa mezzi poco efficaci per la difesa del fosso, e lo stesso dice delle batterie che all'uopo si costruiscono sul ramparo, e clù la preferenza alle caponiere che permeltono di ballere il fosso con tiri d'infilata ben radenti. Intorno alle comunicazioni che mettono all'esterno delle opere, il ljbro del capitano Brunner nulla contiene cho non sia giù conosciuto; esso ha però il vantaggio di presentare disposizioni di facile attuazione, comode e sicure, quindi di pratico. ulilità. Il 1° capitolo termina coll'esposizione dei criteri che devono guidare nella sistemazione di un fron te semplice dj cinl:a . Dopo aver dato la definizione di un fronte di cinta semplice, l'autore osserva come il s uo tracciato venga delermi na lo dalla configurazione del Lerreno, e come alle diverse forme del traccjato corrispondano differenti disposizioni pe,• lo. djfesa del l'osso, dal che risultano vari tipi di fronti da costruirsi secondo norme speciali. Accennate le t1'e principo.li forme del tracciato, cioè: il poligona'le, il bastionato ed il tanagliato, il capitano Brunner dimostra con un esempio pratico (trinceramenti del Laaer Berg presso Vienna), come su d'uno spazio di terreno da fortificarsi, anche ristretto, possano bensì avvicendarsi le tre forme s uddette, ma che lo due uHime trovano impiego solo in speciali condizioni del terreno, ment1·c la forma poligonale è quella che meglio d'ogni altra offre il mezzo di sottrarre le linee al Liro d'infilo.La, cli soddisfare allo esigenze della sem(l) Il Brunner raccomanda pure di piantare sulla scarpa esterna del parapetto e dello spalto, rispettivamente arbusti e piante a profon<le radici.

pliciLà e della minor spesa, infine diimpiegaro il tiro frontale che è il più efTicaco nella difesa del terreno esterno. Noteremo qu i di volo, come uno dei principali pregi del libro del capituno Brunner sia cli Lene1·e sempre, nell'esame delle ùi verse fo rme ùelle opere di fortificazione, il debito conto della spesa occorrènte alla costruzione ùelle medesime. Dopo tli ciò l'autore dù la succinta ma chiara descrizione dei Lre sisLerni suddetti, e con poche ma sensatissime osservazioni ne rileva i vanlaggi c<l i difclli. Jl capitolo 2', come già fu detto, tratta dei mezzi destinati a rinforzare la cinta del corpo <li piazza. Tali me;~zi sono, come è noto, lo opere accessorie, le mine, le acque . Leoporcaccessoeie considerato dall'auLore in questo capitolo sono quelle costrulte allo scopo di aumentare e di cornplelat•e l'azione dei fuochi della magistrale; quindi le esterne, le esteriori, le avam:atc e le accessorie interne, le quali tutte possono ritenersi ,parti integranti della cinta del corpo di piazza. Le opere csLerne e le osLeriol'i, chn l'autore prende ad esame, cioè: la s trada coperta e rispeltivP, piazze d'armi, la mezza •luna, le conlroguardie ecl i coprifaccia, sono quelle che più comunemente si r iscontrano nella fortificazione dei nostri tempi . Ragioni d'economia e di semplici là, dice il Brunner giustar,nente, con sigliano di ft1re uso delle opere esterne solo nei casi in cui lo medesime sono assolutamente richieste dalle condizioni del terreno, tanto più che l'esperienza ha dimostrato non o.ver esse in p1·at.ica il valore che loro atlribuisce la teoria . Le ingenti somme che si richiedono per la loro costruzione, possono trovare più utile impiego nell'ordinamento ùel ramparo della cinta o per aumentare i mezzi della difesu attivo.. Debellati i forti cli prima, cd eventualmente di seconda linea di un campo trincerato, a che servono le opere esterne~ Non ha forsel'atlaccante un mezzo mollo più spedi li vo per costringere la piazza alla resa nel bombardamento della medes ima, che non nell'assedio regolaret Le opere avanzate invece hanno, se ben postate, un valore reale. Mediante le medesime s i possono non solo battere quelle pal'ti del terreno esterno che si sottraggono all'azione dei fuochi della cinta, ma anche occupo.re quelle posizioni avanti alla medesima che, in possesso del nemico, possono paralizzare l'azione della cinta, coprire i movimenti ciel nemlco ecc. Sotto la prolezfone delle opere avanzate la difesa potrà costruire, durante l'assedio, le batterie esterne destinate a con-


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correre nel combattimento delle artiglierie; esse inoltre servira?~o _d'appoggio ai fianch i d~lle tr~ppe del presidio nelleoperazrom offensive. ~e ?pere a".anzate costituiscono quindi un poter~te eleme~to di difesa attiva, e come tali rispondono ai bisogru della tattica moderna. I forti delle Hautes-et-Basses-Perche~ nelt assedio di Belfort, anno 1870-71, provano la verità dell"asserto . Le opere accessorie interne, quali le tagliate ed i cavalieri, . hann?, s_econdo l'aut~re, un_valore limitalo, possono però ess:re . rnd1cate nella difesa d_i estese zone di terreno . I ridotti, d~ce 11 B~unner, non trovano quasi mai impiego allo jnterno ~1 una piazza, la cui cinta sia costituita da una sola libea contmua, bensì in quelle aventi la cinta formata con linee raffor~at~ da forti. chiusi, intercalati nella cinta; nello interno dei iort1 avan_z at1? s ~a~cati d~ grande importanza, i quali abbisog?~nclo d1 copi~s1 ricoveri a botta di bomba, offrono opporturuta di ~~strmrh s_enza un sensibile aumento di spesa. Defimte e descritte le opere accessorie suddette l'autore fa l'esam~ critico di due esempi cli fronti, uno poligo~ale ed uno tanagliato, rafforzati con opere esterne ed esteriori, dal quale es,~me chiaramente emergono i principii secondo cui queste ultime devono essere disposte. Il p~ragrafo seguente contiene brevi cenni intorno" alla dis?o~'.z1?ne ètei sistemi di conti'ornine più comuni. Per ciò 'che s1 r1ferisce all'esecuzione pratica dei lavori, alla parte teorica cl~ll'.3 1:1me e loro attacco e difesa , l'autore rimanda i lettori ai libri speciali. . N~~la parte dell'opera, che tratta delle acque come mezzo 1 . di.fesa, l'autore .è mo!to succinto; quanto egli dice però mtorno_ all~ medesime, sia che queste scorrano nei loro letti. nat~rali, . sia in condotti artificiali per inondare i fossi delle fort1fìcaz10ni totalmente, o parzialmente col mezzo delle rn.an?vre cl' acqua, oppure per mettere s ott'acqua estese zone ~1 terreno, bast~ per _da'.e un'idea chiara dell'influenza del1,a cqua nel~e f~rt1ficaz1oni, e dei vantaggi che essa offre a chi la sa ben 1mp10gare. . Per ~ruanto rfstretti in limiti angusti, non possiamo a meno di r1~h.1amare 1 att~nz10ne del lettore sulla giusta osservazione che :a 11 Brunner r1spetto a_lle chiaviche, le quali devono e~sere sottr_atle non solo alla vista, ma eziandio al tiro indiretto specialmente quelle di r igurgito, ed in taluni casi anche co~ perte con costruzioni fatte a prova di bomba. Nel 1870 le

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ç.J;iiaviche, t anto d'immissione che di rig.urgito, erano a Strasl;>urgo per lo più esposte ai tiri diretti, per cui i Prussiani, v,olenclolo, le avrebbero potuto distruggere con grande fa· cilità (1). Se questa nostra rassegna dovesse esser e proporzionata all'importanza delle cose svolte nelle diverse parti dell'opera di cui parliamo, sarebbe qui il caso di riprodurre per intiero il paragrafo che fa seguito a quello ultimo accennato. Esso LratLadella difesa delle coste, argomento di sommo interesse per tutti, e per noi in ispecial modo. Esso atlrae l'attenzione del lettore non solo per la maniera veramente istruUiva con e.ui l'autore espone l'argomento, ma ben anche per le molte preziose notizie ch'egli ci dà èirca le costruzioni di siffatto gener·e, state eseguite a difesa delle coste germaniche ed in·gJesi, notizie ·che egli correda nel medesimo tempo di particolari fin'ora poco noti al pubblico. Questa parte è divisa in due capi; nel primo l'autore parla ~lel modo di fortifica re le coste, delle dimensioni da clarsi alle diverse parti costituenti le opere e della loro classifieazione, e nel secondo dei mezzi più usali per sbarrare i canali, estendendosi specialmente intorno a quelli cli recenti escogitati a.difesa delle comunicazioni sulle acque. Abbiamo ragione di credere che persona molto competente si sia assunto l'incarico <li tradurre la presente opera del Brunner in italiano, epperciò rimandiamo coloro, cui può interessare di conoscere come l'autore abbia trattato l'argomento, e che non possono leggere l'originale, alla pubblicazione che di essa s i farà nel nostro idioma. Alle fortificazioni di montagna il capitano Brunner non dedica che una pagina, scritta, a nostro avviso, per dimostrare quanto convenga in simili casi l'impiego delle torri corazzate. Abbiamo visto più addietro come l'autore abbia creduto opportuno di arricchire l'opera presente di apposito capitolo, dedicato alle norme speciali per la disposizione delle fortificazioni miste. Questa aggiunta è giustificala dalla circostanza che non potendosi oggidì, per ragioni facili a spiegarsi, dare sempre alle fortificazioni permanenti lo sviluppo richiesto dalla importanza strategica di una posizione, occorrerà nella pLu,ralità dei casi completarle con opere e lavori di caratt~re

(1) Vedi R . .WAONBR, Assedio àt Strasburno; voi. 1°, Berlino 1874.


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misto, per cui vuolsi riguardare· la fortificazione mista non solo come necessario ausiliare della permanente, ma eziandio come una delle sue ramificazioni. In secondo Juoo·o l'autore h_a volut? !ar conoscere ai suoi lettori i risuHati delle esperienze dr tiro falt_e nello scorso autunno col mortaio . rigato da ~1 cent. austriaco, contro ricoveei di costruzione provvisoria, eretti in 'alcuni forti staccati di Olmlltz del che noi g(i s~amo grati, fornencloci 'così dei lumi utilis;imi sul ~odo · dr disporre le coperture dei ricoveri ' mao·azzini .:::, ' ecc. a· prova, contro le granate di codesto nuovo e potente mezzo di distruzione. Numerose figure di disegno facilitano l'interpretazione del testo. Sono pur degne di molta considerazione le s_aggie rifles~ioni _che fa il Br unner circa l'impiego della fortrficazrone mista, 1 mezzi ed il tempo che si richiedono per att~al'la; dal paralello che egli fa intorno al tempo· neces~ar10 _per costruire le opere di siffatta natur a, anche nei casi Hl cu~ tutto è st~to predisposto, e quello che adoperano gli eserciti moderni per essere mobilil.ati, si possono. dedul'l'e · molti u'tili ainmaestramenti. · La II parte dell'opera tratta dei campi l1°incerati, che sono l'espressione più saliente della moderna fortificazione. In q11esl.i ultimi tempi molto s i è s critto, molto si è discusso intorno all'utilità dei campi trincerati, e taluni autori, basandosi su r ecenti fatti di guerra, 11anno cercato di dimostrare come i medesimi non abbiano corrisposto alla fiducia che in essi si riponeva. Non può quindi, chi s'interessa alle cose di guerra, rimanere indifferente alla lettura di queste bellissime pagine, in cui il capitano Bt'unner ha esposto le sue profonde conv_inzioni. intorno al ,·alot·e tattico di codesto portato della moderna arte m ilitare. Accennato.ai principii direttivi· della loro sistemazione, l'autore espone in un 1° capitolo, sotto il titolo di: " Combinazione clegli elementi costituenti i forti e le for.tezze », dapprima le considerazioni generali circa la disposizione delle singole parti di cu i i campi trincerati si compongono, avuto riguardo alle esigeuze tatt.iche e tecniche, e poi quelle speciali .r.iflettenti le opere in merito a) alla loro resistenza contro un attacco di viva forza; b) all'azione dei fuochi, alle sortite ed alla conservazione dei prbpri mezzi di difesa e e) all'eventuale loro rinforzo mediante opere accessorie, mine1 acque. Sotto q uesti rapporti l'autore passa quindi a considerare il · forte come elemento costitutivo della prima linea _di difesa di

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un campo trincerato, e dopo aver detto secondo quali criteri debbasi determinarne la grandezza e ·la forma, egli si estende nei particolari di costruzione dei forti esposti ad un a ttacco regolare; di quelli non soggetti a codesto genere di attacco; ,dei forti provvisori, destinati a rimpiazzare i permanenti; delle batterie di posizione, dette da aUri intermedie; infine dei forti muniti di torri corazzate. Ci sarebbe impossibile seguire l'autore nella dotta sua esposizione senza oltrepassare i limiti fissati ad un cenno bibliografico; epperciò ci limiteremo ad osservare che l'autore considera i forti staccati come sicuri appoggi gelle truppe operanti ofiensivamente, e delle batterie volanti poste a difesa degli intervalli; e come egli determini la grandezza del forte, solo in base all'armamento indispensabile per r espingere un attacco di: viva forza (10 pezzi pesanti da posizione per battere il terreno f'ronleggian Le, 8 pezzi pesan Li o medi per il fiancheggiamento degli intHrvalli, 4 pezzi medi o leggeri per la difesa della gola e4 mortai riga Li) . Gli aUri pezzi che e ventualmente possono occorrere per sostenere il combattimento contro le batterie d'attacco, si collocano in batterie, dette adiacenti, che s i costruiscono più basse, s ui lati del forte, all'altezza della gola immediatamente oltre il fosso. Tale disposizione riesce di grandissimo vantaggio, poichè essa diminuisce la spesa, sottrae meglio i pezzi ai tiri d'infilata, non immohilita un numero sover~hio di pezzi con rischio di perderli, anzi ne agevola il 't rasporto e la messa in batteria sui punti minacciati. I forti situati s ull'twentuale fronte d'attacco devono essere dotati di grande forza intrinseca; lfllindi avere le scarpe e le controscarpe in mul'atura, essere provvisti di contromine ecc. La forma dei forti, componenti la l)l'ima linea di difesa dei campi trincerati, descriLti nell'opera del Brunner, è quella escogitata dal Tunkler per·iforti cl(Cà- Vecchia e Cà- Bellina, con quelle modificazioni nei particolari che sono r icbiesle dallo stile permanente. · Al centro della zona di terreno circoscritta dalla linea dei forti staccati, tr ovasi il nucleo, ossia il r idot~o generale della .posizione for tificata. Il capitano Brunner esamina quindi il valore di codesto nucleo in rapporto-alla sua grandezza, e ne deduce che esso a umenta in proporzione direUa di quest'ultima; espone quali considerazioni dete1•roinino la forma del tracciato, e quali quella delle opere costituenti la cinta del corpo di piazza, per poscia descrivere i due generi di cinte


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più in ~so,_ci?è:. quelle a linee continue ed a linee rafforzate da forh_chius1, sia _che le medesime facciano parte d,i fronti s_oggett1 a probabili attacchi regolari o no. I tipi di cinte forhficate, sec?ndo i sistemi ora menzionati, che l'autore ci presenta, soddisfano, a nostro avviso, pienamente ai postulati della moderna fortificazione e di una ragionevole economia_ Ne~ 2•_capitolo della II parte del libro, l'autore tratta delle relazwnr che devono sussistere fra le fortificazioni ed i fab- · hricati civili, e fra le fortificazioni e le costruzioni militar{ ~'au.tore riproduce in questo capitolo le principali disposizwm della legge austriaca sulle servitù militari · accenna alla neces~H~ di co.struire gli ecfifiz( nello interno d~lle pi~zze c?n materiali non mfiammabili e cli lasciare nelle cittù centri cli campi trincefati, fra il perimetro esterno delle ca~e e la cir~ta di sicurezza, una zona di terreno sgombra da ogni fabbricato, della larghezza, variabile secondo le circostanze fra i ·200 e gli 800 metri. Egli espone quindi alcune b~evi c~nsiderazio.ni circa i provvedimenti sanitari necessari a prendersi nelle piazze fortificate, circa la disposi:àone delle comunicazioni, la situazione degli scali ferroviari e il modo di intercett~r~ le comunicazioni sui corsi d'acqua che attraversano la c1tta. Trattando delle comunicazioni militari, egli osserva come le strade, che mettono alla cinta ed ai forti staccati deb~a1:1<~ es.sere costru~te in modo da poter essere percors~ con fac1)1tà da.Ile locomotive stradali, il che fa supporre previsto nell esercito. aus tro-ungarico l'uso delle medesime per l'armamento, chsarmo ecc. dei campi trincerati . . Notiamo poi che sebbene l'esercito suddetto sia in possesso di un regolare seI'vizio di telegrafia ottica, il capitano Brunner raccomanda di stabilire per la comunicazione fra i sin"'oli fronti d~lla cinta e dei forti, sia fra di loro sia col corna~do della piazza, delle linee. elettriche, riserbando la seo-nalazione ottica ai soli casi d'interruzione delle linee teleO';afiche. Anche in questo capitolo il ~runner ritorna sulla ne;essità cli provvedere le piccole _p1azze, ed i.forti , dei ricoveri a prova di ~om?a occorrenti per 11 terzo della guarnigione, che trovasi m r1poso. , Sott~ il ~itolo: lmpiego della fo rtijicazione per scopi speciali, 1auLor e riassume le norme da osservar·si nella disposizione a dife~a di quelle posizioni e località che noi comprendiamo sotto 1~ nome di punti strategici. Vi si parla adunque delle : teste d1 ponte, considerale come opere di sbarramento, quindi

379· puramente difensive, e come piazze di manovra, quindi opP-re offensive; dei grandi campi trincerati offensi:vi, dall'autore chiamati piazze d'accampamento(Lagerfestungen); delle piazze di sbarramento delle valli e dei passi, e dei porti· di mare. Nelle due parti dell'opera che fin qui abbiamo esaminato, sono trattate le questioni che risguardano l'esecuzione par ziale dei singoli lavori, a seconda dei portati della scienza e delle nuove scoperte che per fezionano ogni giorno le armi e gli attrezzi di guerra; nella III invece l'autore espone questioni di .genere più elevato, come quelle che non possono risolversi soltanto secondo concetti puramente tecnici, col s ussidio delle scienze ·esatte, ma bensì questioni suscettibili di discussione. Quesla parte dell'opera, e specialmente le belle pagine che trat tano l'ardua questione dei grandi campi irinceraLi e ridotti centrali di difesa degli Stati, sono il frutto di diligentissimi studi e di serie meditazioni sui fatti dell'ultima guerra. Trovandoci nell'.impossibilità di riprodurre per intiero il paragrafo dedicato ai grandi campi trincerati, ne estrarremo alcuni brani, al fine di dimostrare come il capitano Brunner abbia: saputo sviscerare la questione in ogni sua parte. Parlando dell'estensione da darsi ai ridotti centrali egli dice che «lo sviluppo della linea dei for ti staccati di prima posizione intorno all.e capitali, od a quelle piazze d'accampamento la cui perdita trae seco quella dell'inLiero paese (punti sf.rategici decisivi), deve esser tale da render impossibile, tenuto conto delle grandi forze riunite in codesti campi trincerati, il completo investimento della piazza >) . Rispetto alle operazioni offensive contro le t ruppe d'investimento, l'autore ricorda che " le sortite della difesa si eseguiscono sempre in condizioni tattiche sfavorevoli per il difensore, essendoché egl i deve procedere ad ·attacchi frontali contro posizioni avvolgenti » e subito dopo: « la grande estensione dei campi trincerati può esser causa di debolezza, 'quando i medesimi non dispongano di forze s ufficienti per operare offensivamente, ma siano ridotti al minimo del loro presidio, poichè senza l'oll'ensiva i. forti della linea esterna perdono gran parte della loro efficacia ». Circa il rapporto esistente fra le .truppe che difendevano e quelle che assediavano le piazze di Metz e di Parigi e circa le sortite fatte dalle medesime il Brunner sentenzia che " se codesti esempi valgono a dimostrare come non occorra grande superiorità di forze nell'attaccante per investire BIBLIOGRAFIA

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RIV1STA

una piazza, d'altro. parte, essi non possono r itenersi nemmanco come prove cli sortite ben concepite e ben alLuate. Le piazze del resto non rispondevano, all'epoca del loro assedio ai bisogni della moderna arte del guerreggiare>. Più avanti sì legge:« Il pericolo ùi;un completo investimento sarù tanto pìù funesto pet· il difensore, quando il campo trincorato racchiuda in sè tutta o buona parte dell'esercito attivo, per cui ·verrebbe annientata ogni ulteriot·e resis tenza, dal mon1enl0' c~e quest'~ltimo fosse per fame cosLl'ello alla resa. Ma precisamente m questo caso, si presenterà per il difensore la possibilità di occupa t·c e di disporre a difesa con opel'e improvvisate, le posizioni favorevoli poste olt1·e la linea dei forti ·costl'ingendo per tal modo l'attaccante a dare maggior svi~ ·luppo alla sua linea d'investimento >. :Yia qui facciamo punto C~le Lro~pO Ollre_già Ci çondusse il desiderio di far apprezzare a1 nostri letlori I ben ponderati argomenti addotLi dal capitano B:unner~ p~r dar risallo ai pregi eù ai difetti dei g1·andi campi trincerati, mtorno ai quali mollo a proposilo osset·varn il n?stro_collega, capiLano Cosentino, nei suoi Elementi diJortijlcazwne, essere un campo lrìncct·nto come un coltello a due tagli che, se non ben maneggiato) può ferire citi se ne serce. La I V ed ullima parte dell'opera è dedicala alla storia della fort ificazione e prende in consid.erazione quei metodi o quei prineipii fondamentali, i quali trovarono pealica aLluu;,;ione. In questa parle sono pure esposti i procedimenti successivamente ad.ottali nella guerra d'assedio, per quanto ess i ebbero -influenza sullo . sviluppo della fortitìcazione. Il testo forma un volume di 212 pagine, illustrate dfl 16 Lavolo di disegno autografiche a tralli. Le misure sono date ·in metri. A c1uesto nuovo lavo1·0 dell'egregio a utore si attaglia beniss imo quanLo l'insigne nostrn generale Celes'Lino Sacchero già ebbe a dire nel proemio alla sua traduzione della u Guerra degli assedi » opera pure del Brunner, cioè che« non pochi si occuparono del vitule argomento .. .., ma niuno lo trattò meglio e più completamente del capitano del genio austrinco Maurizio Brunner •.

BIBLIOGnAFICA

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Ta1'tik der Feld-A,.tillet-le fi'tr Offlciere aller Wagen (Ta ttica dell'artiglieria de campo). Opera destinata agli ufficiali di Lutte le ai•mi da E. HOFFBA l)ER, maggiore nel 2° reggimento artiglieria da campagna badese. - Berlino, F. Schneider e c.• 1876.

l'•: questo il Lilolo di una nuova opera dell'egregio ufficiale superiol'e del!' a r tiglieria germanica dei cui lavori quesla Rivista ebbe già all1·e volte ad occuparsi (1). Con vera soddisfazione ne annunciamo la pubblicazione, inquantochè era vivamente des iderato un libro di lattica per l'artiglieria da campo che tenesse conto dei risultati dell'esperienza delle due grandi campagne del 18G6 e del 1870-71 e specialmente di quell i dell'ultima, e quesl.o del maggiore Hor,-r,BAUER è tale un libro da soddis faee pienamente all'accennaLo desiderio generale. Per quanto il dello lavoro sia più specialmente destinato agl i ufficiali dell'esercito ger manico, non è però men vero che deve essere l'iLenuto come acconcio ad essere esaminato e studiato dagli ufficiali di qualunque esercito, e noi ne consigliamo viYamente la lettura. I conceUi direttivi di quest'opera sono chiuramonle espos ti.. dall'autore nella pl'ef'azione appostavi; e, percbè ciascuno· possa giudicare dalla loro com·enienzae quindi dell'importanza del lavoro, qui in breve li riassumeremo. 1-'er stabilire definiUvamente la tattica di un'arma, dice l'autore, è indispensabile tener conto di quella delle o.rmi sorelle; nella compilazione di questo lavoro imperlunto si tennero presenti i regolamenti clte in quals iasi modo si riferiscono alla tattica della fanteria e della cavalleria. In quanto all'efficacia del fuoco delle armi moclerne si pigliarono i dati che sui pezzi da campo germanici Mod. 1873 e sul fucile .Ma.user sono forniti dai 1·egolamonti, dalle is truzioni e dai risnltal.i delle scuole di Liro del '1 87-1-. È a 1·itonersi. come molto probabile che l'efficacia delle armi da fuoco delle est.ere potenze adottate recentemente od in isludio non sarà per riuscire sostanzialmente differente. · · La storia della .campagna del 1870-7'1 è la fon Le principale a (I) Dispense del gennaio e febbraio 1876, p~g. 182 e 348.


DlBLIOG-RAF'lCA. RIVISTA

cui si ricorse per stabilire i principii dell'odierna tattica d'arti,gliel'ia; solo quando 6$SU non offrì esempi o li ofTrl in numero troppo scarso o non del tutto s Lringenti si attinse alta storia della campagna del 1866 e qualche rara volta anche a quella di guerre di ancor più vecchia data. Nell'orditu1' a del lavoro si mantennero le ùuo grandi divisioni adottate fino a qui pei libri congeneri. Si trattò cioè per prima cosa dello impiego dell'artiglieria considerandola per se· stessa, o poscia dell'impiego suo in unione alle altre armi. Nelle s ubripartizioni però non venno seguìto l'ordinario andamento. All'impiego dell'artiglieria considerala per se stessa si aggiunse una nuova brevissima parte che ne tratta anche tenendo conto delle sue più us uali formazion i regolamentari. La parlo che tratta dell'impiego dell'artiglieria in unione alle altre armi venne diviso. in duo sezioni; nella prima s1 ragiona di esso considerando l'artiglieria come arma ausiliaria, nella seconda invece ritenendola come arma principale. Questa riparlizione adottala dall'autore ci sembra di tutta convenienza . L'aggiunLa di qualche preceLlo, tenendo conto delle più comuni formazioni dell'arliglieria, tornerà gradita a più di un ufficiale di quest'arma s peciale. Lo studio dell'impiego di essa e come arma ausiliaria e come principale r:jsponde ad una vera necessi tà odierna, inquantochè l'ultima campagna ha dimos tralo come non di rado nelle battaglie avvenire sarà giocoforza adoperare l'artiglieria come l'arma dal cui buon impiego dipendcrù principalmente l'esito loro. L'autore, come lo dice nel titolo della sua opera e lo ripete nella prefazione, si è proposto di .r·enclere di pubblica ragione un lavoro che potesse essere utilmente sLudiato dagli ufficiali di tutte le armi, ed a noi sembra sia pienamente riuscilo nell'intento. L'esposizione è semplice e chiara; ogni principio è costan temente confermato da cilazioni, talvolLa numerosissime, di falli avvenuti . Con questo sistema, oltre che la lettura riesco più amena, bassi il vantaggio che i principii assumendo, per <lit' così, nella mcnLe del letLore una forma concreta, più facilmente sono compresi e più facilmente restano impi·essi . Sarebbe ora nostro desiderio dare un rapido cenno di ciò che di più importante contiensi nel volume, ma il lettore comprenderà cli leggeri come, trattandosi di un'opera em inante.mente didaltica ed in cui ad ogni passo s'incon Lrano norme e principii, ciò non sia compatibile con i ristretti limiti in cui per

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sua nalut·a è costretta una semplice rivista bibliografica, e ci limiteremo impertanto a qualche breve notizia od osservazione. Della parte che tratta dell'impiego dell'artiglieria indipendente;nenle dalle altre armi ci parve veramente aureo tutto ciò che in poche pagine vien detto dall'autore circa la scelt~ delle posizioni o circa lo norme a seguirsi nello avanzarsi onde occuparle e spiegarvisi in batteria. Le minute avvertenze che eali fornisce intorno al collocamento <lei pezzi, del primo e seiondo reparto dei cassoni di una batteria, il riLornare su qu esto ar"'omento tutte le volte che glie se ne presenta l'occasione dimostrano all'evidenza quale alta importanza dia il chiac•o autore al facile rilbrnirnento delle munizioni durante e dopo la battaglia, e dalla lettura del tomplesso di tutta questa parte dello scritto si resla persuasi ?-1 quanta utilità possa essere in campagna avere un sufllciente numero di batterie nei cui avantreni sia a llogalo un numero considerevole di colpi. Per riguardo al genere di Liro l'auLoreammeLte cheloshrapnel deve essere impiegato di preferenza della grano.La contro bersagli animati purchè a distanze inferi~ri ai ~e~ri 2500 ~ ?O? immediatamente al coperto dietro muri, bast10m ecc. Net limiti di questa distanza fautore, sviluppando quanto di gi~ a~cennava in una nota al 2• volume della sua opera « L arl!« glieria tedesca nelle baltagl_ ie intorno a :Metz ", ,mo_st1:a ~i preferire il tiro a.shrapnel anz,chè a granata contl'O l art!gh~ria in batteria allo scoperto. :Non tutti ammettono quesl ultimo principio a cui motto potrebbe essere contrapposto, ma, an~h~ lasciando di ciò ci pare che la Lesi sosLenula dall'autore d1tirare a shrapn~l anzichè a granata contro bersagli animati, purchè a distanze inferiori ai 2500 metri e non immediatamenl~ al riparo di ostacoli r esisLenti, induca nell'opinione che le arti~ glierie di tutte le potenze non abbiano fln o ad ora, nel ~~sare 1 loro munizionamenti da campo, tenuto ben con Lo dell importanza dello shrapnel nello battaglie. E val~a il vero, in tulle le artirrlierie noi Lr·oviamo che la proporzione su cui.gli shrapnels ent1~no nel munizionamento dei pezzi da campo è inferiore a quella delle granate o tult'al più la egutiglia. Ora ~e si dev~ ammettere col capiLano Leo dell'artiglieria germamca (vedasi il suo libro « L'artiglieria tedesca nella hatLaglia di WorLh ») che se l'arti(7lieria vorrà conservare la sua decisiva influenza sull'andame~to delle battaglie dovrà rinunciare al principio di


385 Non vogliamo però por termine a questi cenni sen~a prima far notare che il chiaro scrittore ha consacrato le ultime quaranta pa~ino circa del suo libro all'impiego dell'artiglieria in massa. Gli straordinari vantaggi ottenuti dai Tedeschi nell'ultima guerra con le loro sovenli voi Le grandiose concenteazioni di pezzi, non potevano non solleciLare i l maggiore Hoffbauer a trattare di quest'argomento in modo completo e, secondo noi , e~li o vi è pienamente riuscito. Ci permetta il lettore alcune pochissime citazioni. L'autore definisce la massa. di artiglieria: un gran numero di batterie che sotto un'unica dil•ezione concentrano il loro fuoco su delerminati obbiettivi foro indicati o dai comandanLi delle truppe più elevali in grado, o dalle condizioni _della ~olla. Dimostrali con copia di argomenti i grandi vantagg1che_s1~ossono ritrarre dall'impiecro dell'arLiglieria in massa, d1ch1ara. conveniente quest'impio~o in tuLLi gli stadi della battaglia, e scons•glia dall'adoperare batterie isolate senza una provala necessità. Ciò fatto stabilisce che tanto pel difensore quanto per l'attaccante il momenlo più propizio in cui addivenire ad un grande s~iegamento d'artiglieria è quello in cui cominciano ~d apparire ben chiare le intenzioni fondamentali dell'avversario, e conchiude in questi termini: . . . L'impiego dell'ar Ligl ier.ia in massa. è un_r1sp_a1·i:r110 di lem~o o cli prezioso sangue di uomini. Non add1venJL·v~ quan~o sia possibile di farlo sarebbe un omeLLere un allo d1 umanilà dovuto al proprio esercito, ed un rinunciare ad un potente mezzo di decidere la battaglia. Il comandante in capo delle tr~pp:3 combattenti e oo·li ufficiali i più elevati in grado che da. lui dipendono debbono in ogni momento chiedere a se slesst se non sarebbe opportuno pel loro scopo l'operare un concentramento dì artiglieria. BIBLIOGRAFICA

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tenersi fuori del dominio della moschetteria, od in allri termini dovrà mettersi spesso in balteria a distanze minori di 2000 metri; se si devono ammettere intorno a ciò i princi pii del maggiore Hoffbauer che, senza essere così esplicitamente formulati come quelli del Leo, nondimeno facilmenlo sì consLaLa che ad essi sono pienamente concordi; se, in conclusione, si deve ammettere che a malgrado dell'aumentata poleoza delle bocche da fuoco da campo le distanze a cui dovrà in avvenire. porsi l'artiglieria del nemico, pei· fargli sentire l'efficacia sterminatl'ice .di cui essa è capace, non saranno maggiori di quelle già stabilile dal Principe Hohenlohe-Tngelfingen nella famosa Conferen7.a da lui tenuta nel 1869; ne scende naturale la conseguenza che, seguendo le norme date dall'Hoffbauer sulla scella del ·genere di tiro, nelle baLl,aglie avvenire si faranno ben più colpi a s hrapnel che non a granata, e che quindi il primo proietto debba entrare nei rnunizionamentìda campagna in propo1'zione ben maggiore del secondo e specialmenle poi nel munizionamento del calibeo leggero destinalo assai meno che il pesante ad agire contro bersagli resis tenti. In altro punto del suo libro il moggiore Hoffbauer prevede che coll'anelar del tempo l'impiego dello shrapnel sarà ancora più esteso , giacchò egli accenna alla possibilità che possa venir soslituito totalmente alla milraglia. li capitano Leo nel suo lavoro test,è citalo l1a espresso or sono pochi mes i un'opinione del tulto opposta, avendo definito la rnitc'aglia « la vera arma bianca dell'artiglieria». Kon è qui il luogo di discutere quale sia la più ammessibìle di queste due opin ioni. Ci res tringercmoa notare cli e per quanla pratica sj,•iossa a?quistare nel tiro a s hrapnet è indubi talo che sarà sempre un tiro meno Jacile di quello a melraglia, di mono rapida esecuzione perchè anche con spolette a tempo ad accensione automatica vi sarà pur sempre da eseguirne la graduazione, e nella lotta a tli: stanza brevissima nell'eccitazione di quei momenti suprernt in cui pochissimi colpi cli più o cli meno bene diretti decidono della sorte dei due avversari pare sia il più opportuno quel proietto che richiede meno preparativi e meno attenzione nel tiro. Lo spazio non ci permette di intrattenerci deJla 2• parte dell'opera, che è naturalmente la più estesa, e quella ve~·a~ente utile ed essere studiala dagli ufficiali cli tutlc lo arm1; ci ba~ slerà avvertire che di taluni prfocipii in essa parte esposti la Rivista rrià tenne parola nei citali fascicoli del gennaio e febbraio scors~ quando ebbe a· pllrlare di altri lavori dello stesso autore.

Die Gen/ er~Conveution ( La Convenzione di ~i'.teora ).

Studio slorico-critico-clogmalico, con pro_Poste_ ~ mno_vazioni basate sulla esposizione e l'esame dei s1,101 r1sullall ed appoggiale a documenti in pa!'Le inediti, pcl òo~t. E. LuRDER,. professore ordinario cli diritto alla università d1 Erlangen -· 1876 Erlangen. Ed. Besold.

n carallere delle odieme guer1'e, le quali più che 1~ lo~ta tra esercii.i edesercili dir si potrebbero un dueJlo fra naz10m e naANNO

xxi,

VoL . 11.

~lS


RlV[ST,\ 386 zioni; la sterminata mole degli armati che ora scendono in campo, ed i perfezfonati armamenti, onde la durata della lotta si va bensi facendo ognora più breve, ma la lotta stessa aumenta di intensità e più formidabili ne diventano gli effetti· infine Io spirito umanitario del secolo, tutto ciò costituisc; quel complesso di elementi onde facilmente si spie"'a il fatto del vivo interessamento che pensatori e scriLlori, Governi e popoli portano al grande problema di rendere gli effetti della guerra quanto più si possa meno terribili, di alleviarne con ogni mezzo i gravi danni, e sopr.:i tutto di fare meno disastrosa e crudele la so1•te delle vittime prime della guerra, dei feriti cioè e degli ammalati. i Questo vivo interessamento, e ciò torna a grande onore del n'Òstro secoìo, ha quasi aE-sunto il carattere cli un bisogno della b'lfÌe.r na civiltà, bisogno a soddisfare il quale da ben 15 e piu inHI-si applicano con ardore e con pieno accordo singoli cittaclìtif,3 1provvide e numerose associazioni, ed i più illuminati e civJli Governi. E possiamo dire essersi forse già ottenuto che a11~ariti'éb diritto della guerra, riassunlo nell'aforismo: arre1èl1rJ'1~C1n~mico i maggio1'i danni possibili, venga sostituito b~~~:i~~cipio fondamentale _di un diritt? nuov_o, questo pi~ ra:glonei ole: arrecare al nemico solo quei dannr, che sono necessari per1·aggiungere lo scopo della guerra; essere oramai ~~to)b1i&é!'a'qiato, amm.e sso ed accettato il principio che non 'p~tl g{j 1ma.lvil:lui fra loro, bens ì . gli Stati devono essere con si.. .a>Jrat\•rifi1~Uei'l.{l.j e quindi severamente r iprovate le devasta2Ì'o11t~1Pi'i'1l(t'è'rtcH; i saccheggi e tutti gli inutili ed inumani traLra1f#e~ti'; lfè\i' irìflhe essere ormai stato accettato il principio clie1tl.h&He'YI'eri'tflilfammalati della parte nemica hanno diritto J~ml'e%hle'tlur"ae'\Jf6!ezione dei propri. -fi•.<.t}i\3ir, ) )1 j{' , <);f,· ·fi!) . v·èt . e )e si cn/3 un ora i_risulta Li pratici furono mediocri, e ne abbiamo dolorose prove nelle ultime grandi guerre; ma non per questo l'umanità è meno riconoscente ai propuanatori di prtr&~ipi!i,aosiigene·ros.i,;ied è a ragione convinta che vantaggi -d-iwertrànrio 1sBii!il.1)11Gl [)iù(reali ed importanti. J,> F;FàfcJI,uèllii,@.Jte ciollaìlliThent'@ e coll'azione studiano la soluzione ,de1' rgrrnhdè pt10:1DieIRàiclimendere la guerra il meno terribile nei -s-uoiìelil.etti:'<ih.è sip0ss&,i.v.a aritmverato il professore do tt. LuEDER per il suo lavoro sulla Convenzione di Ginevra, stato premiato ,!;\.ff~?R8r~~i?_q,~ ,~n~es:~a ~i?n~.1~-~i, Vienna coll'assegno stabilito a.al! Impe-J:iathcè tl1 GeVmahfa' per tali pubblicazioni. Abbiamo cJg&tili1i'ii:Nti ;~J-e~t'siùa: ·e: décù(A'mo utite di rar1a conosce1·e,

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BIBLIOG-IIAFICA

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. perchè l'argomento e di tutta attualità ed ha molta import.anza militare ed umanitaria. Scopo del lavoro del dolt. Lueçler quello s i è di studiat'e la Convenzione di Ginevra e le successive sue mpdificazioni ed -aggiunte, onde vedere se l'una e le altre hanno le condizioni necessarie per la loro pratica attuazione, ed inolt1:e cli esporre ..alcune proposte che potrebbero formare la base di una revisione délla Convenzione stessa, divenuta urgente dopo il cattivo esperimento fattone nella campagm, 1870-71 . L'opera si compone di due libri e d'un'appendice . Il I libro è consacrato alla s toria della Cop.venzione, dal suo sviluppo fino ai noslri giorni. Nel Il sono indagati i motivi per cui quel patto non fu seguito dagli sperati vantaggi nelle ultime grandi .guerre, e sono discussi i proposli miglioramenti. Nell'appendice si contengono alcuni quadri con dati cronologici sulle fasi percorse dalla Convenzione, e. dati sulle potenze rappresentate nei vari congressi; infine alcune tabelle comparative dei vari articoli della prima Convenzione stipulalasi con quelli delle · successive proposte e modificazioni. Esordisce il I libr.o coll'esposizione dei precedenti. storici ,0ella Convenzione di Ginevra. L'idea di una tale Convenzione non sorse nuova négli animi nostri; essa è un seguito ed un "Perfezionamento di molte consimili convenzioni stipulate per cambio dei feriti e prigionieri, di capitolazioni, cartelli, ecc., alla fine del xvi secolo e durante i due seguenti: tutte quelle convenzioni contengono palti pel buon t ra ttamento dei soldati feriLi e malati, estensibili ai medici, chirurghi ed infermieri, e _garanzie di prolezione per gli ospitali. È in una con.venzione del '1673 che viene stabilito per la prima volta: doversi restituire senz'alcun riscatto i medici ecl i chirw•ghi. Ver·so la metà del seeolo xv111 le idee umanitarie che inspirarono quei patti ebbero il · 1oro piìt ampio sviluppo. Fra i diversi e tutti commendevoli trattati che si scrissero in quell'epoca1 il ·d(!,) tt. Luoder cita e 11iporta. integcalmente quello redatto il 7 ·settembre 1759 fra la Francia e la. Prussia: la filosofia lasciava le sue Lra.cce in tutte le s ue forme sociali. Da questi precedenti storici risulta che se· le disposizioni -della Convenzione di Ginevra. non erano per lo passato consacrate in un unico trattato che vincolasse permanentemente tutti i' Governi firmatari dèi traUati speciali, erano però generalmente ammesse e rispettate, che anzi nella Convenzione di Ginevra nulla vi è cli nuovo se non le parole: neutralità, neutralizzaz"ione.


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RIVISTA

ln seguito l'autore prende ad esame la Convenzione di Ginevra, e fu la sloria di tutlc le sue vicende e di tulte le singole sue parti. Dalla met.à circa del secolo scorso fino al 1860 l'idea umanitaria a favore dei feriti cd ammalati in guerra non fece alcun progresso degno di nota, quando si eccettui quella che il professore "'osselfuhr esponeva nel '1813 per w1a convenzione destinala allo scopo precitato. Tale idea, rimasto. obbliata per oltre a 40 anni, solo nell'anno, 1861 fu raccolta e faUa germogliare da t1·e uomini di ditforcnli• · nazioni, dal professore Pala.;;ciano di ~apoli, dal sig. Arrault di Parigi e dal sig. Dunant <li Ginevra, nelle cui proposte· ebbe origine la Convenzione onde li libro del Lueder è in~iLolalo. 11 sig. Dunanl l:;pecialmente, colla sua grande attività stimolata da un profondo sentimento umanitario, dapprima col s uo libro: Un souvenir de Solferino, che fece in breve tempo il giro d'Europa, in seguito con frequen li viaggi nei principali centri degli Stati europei, nei quo.li raccolse l'adesione di molle persone influenti, sollecitò e rese possibile la dunione in Ginevra di un Congresso internozionalc, che si tenne sullo scorcio dell'ottobre 1863. In esso fu discusso ed accettalo in massima un progeLlo di Convenzione riflettente: 1• Lo condizion i genero.Ii relativo olla formazione di Corni-· Lati nazionali, ai loro rapporti coi rispettivi Gove rni ed al lorocòmpito in tempo di pace; 2° L'impiego dei Comitali in tempo di guerra e loro posizione rispetto ai bell igeranti. Fuvvi poi aggiun ta un'alLra formola dalla quale doveva sca-· turi re l'idea della neutraliLà, Indi un Comitato internazionale di 5 membri costituitosi in· Ginevra formò i Comitati nazionali o s ottopose ai Governi le· seguenti domande: 1° Se accorderebbero l'alta loro protezione ai Comitali; 11° Se aderirebbero ad una Convenzione internazionale· avente per iscopo: a) la neutralizzazione dei feriti, ammalali, personale sa-nitario, ecc.; b) l'adozione di un distintivo internazionale pel riconoscimento del personale e materiale neutralizzato. Avendo la maggior parte degli Stati d'Europa risposto favorevolmente, lo sLesso Consiglio federale svizzero invitava uf:ficialmen Le le Potenze ad un Congresso cli plenipotenziari per·

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DIBLIOGI\AFICA

la stipulazione di una regolare Conv_enzione. Il Co~gresso si adunava a Ginevra 1'8 a 0 osLo J8Gic sollo la protezione della Francia; e sulle basi di u~a Commissione proposta dal Comi.toto intemazionale discuteva cd approvava un lt'atlato, composto di 11 articoli, avenle per titolo: Convenzione per migliorare la sorte dei .feriti in aue1·ra: il quale dapprima non ebbe la ratifica che di 7 Stati, ma nel g iugno 1868 per s uccessjve a~lesion~ ne vi~colav_a 22. . Due anni dopo le prime ratifiche, 11 Comitato mternaz1onale fu posto alla prova nella guerra del '1866: mancando a quell'epoca l'odcsione dell' Auslri-a, s i dovette far~ ~ssegnarnen!~ -sulla semplice dichior·azione d?i com~~danl1. 1__ d~e eser~1t'. combattenLi che si sarebbero r1spettat11 princ1p11 rl1 umanità, il che non i~pedì, osserva l'autore, che i feriti aus ll'i_aci dopo Ki:in iggràlz rimanessero per più giorni senza nutrimento e senza soccorso. Tuttavia, asserisce il doU. Lueùel', la Convenzione superò felicemente quulla proYa, e m~s trò la .sua efficacia col fatto che l'Austria ùopo la gu.crra s i affretto ad aderirvi. Dall'opera prestata dal Comitato internazionale_ durante quelli'!. campagna emersero, ~om· era. a prc~ed~rs1, alcune difficoltà di esecuzione, per cui Governi, Com1Lati ed associazioni privale trovarono necessaria una revisione della Convenziono. FLt tenuto quindi a Parigi, nel 1867, un second_o Co~1g1~esso inLernazionale, nel quale si proposero talune mod1fìcaz1om; ma queste non furono costituite in articoli addizion~li all_a Convenzione del 1864 che in segu ito al Cong1•esso cle1 plcrnpotenziar·i adunali a Ginevra nell'ottobre '1868. Par Le principale delle modificazioni fu l'eslensionedel patto inLernazionaleolla guerra marittima. Non vennero però 1'alificale dalla Francia, Russia ed Jnghilterra, e nellu. guerra '1870-7'l furono riconosciute soltanto per tacita transazione. ., . La Convenzione di Ginevra ebbe alcuni anni dopo un pm vigoroso impulso, o piuttosto enlrò in una nuovafase. Nel 1874-, por· iniziativa di Alessandro 11 di Russin ru tenuto un nuovo Cono-resso a Ilruxelles, ove vennero discusse ed approvate o . dai plenipotenziari di 15 Stali alcut1e prpposLe del Governo 1~periale per la codificazione cli uno gra n parle del modem ~ diritto della guerra, avendo di mi1·a particolarmente la protezione dei p1'igionieri. . . . Qui finisce la sLoria della Convenzione d1 Gmevra e la prima parte dell'opera del professore Lucder. ~


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RIVISTA

Nella seconda parte l'autore pone in evidenza i graviss1m1 inconvenienti sorti nell'attuazione della Convenzione di Gjnevra. Senza per altro convenire con coloro che, giudicando superficialmente, a s uo dir e, i r isultali ottenuti nella guerra del 1870-71, reputano quella Convenzione non soltanto inutile ma dannosa, egli narra le numer ose infrazioni ai patti stabiliti avvenuti durante quella campagna, e le derivatene rappresagliee violenze, e pare inferirne che soJto l'aspetto umanitario. quel periodo di guerra segni un regresso nella storia della civiltà. Di quelle infrazioni e violazioni vede l'autore precipua ragione·nel fatto che da parte dei Francesi era la Convenzione pressoché sconosciuta, non che alle truppe anche a gran parte delle più alte autorità militari. Altra ragione egli la ravvisa in ciò che quel patto rion racchiude tutto c1uello che dovrebbe presentare una legge umanitaria , e ne deduce che deve esser più regolarizzalo ·e migliorato per una più facile e pratica attuazione. L'autore fa lo s tudio critico della Convenzione del 1864e dei suoi articoli addizionali, ma noi non i)ossiamo seguirlo per non estenderci soverchiamente. Accenneremo solo e di volo alle conseguenze cli questo esame dedotte dall'autore s tesso. Seconqo il Lueder la Convenzione di Ginevra in a lcuni punti è troppo indel:erminata, troppo vaga; richiede quindi uno studio più accurato ed una redazione più precisa; in altri dice tr oppo e contiene condizioni inuWi ed anche impossibili ad eseguirsi; infine non conternpia tutLi i casi ai quali sarebbe necessario provvedere, e manca essenzialmente di garanzie per la sua esecuzione. Per ciascuno di questi difetti e lacune l'autore formula delle proposte inspirate ai principii più saggi ed umanitari, le s viluppa e le riassume in uno schema di nuova Convenzione, sehema col quale egli termina il suo lavoro. I miglioramenti da l ui proposti dubitiamo possano tutti avere una geancle efficacia nel caso pratico, perchè se ogni legge, per quanto ponderala ed esplicita, può difficilmente evitare interpretazioni contrarie, questo pericolo è tanto più grande per leggi e regolamenti destinati ad aver effetto in un momento in cui gli animi, grazié allo sta lo eccezionale in cui si trovano, sono méno disposti ~d uniformarvisi e delle infrazioni, se coperte dalla viUoria, non soffrirebbero neppure il biasimo~ o deriderebbero. Tuttavia la maggior parte delle proposte del dolt. Lueder . meritano di èsser prese in considerazione; e coloro che reggono la cosa pubblica dovrebbero farle proprie, affinchè sieno

39·1 consacPate nel diritto positivo della guerra, ed affinchè sopratutto passino nello spirl'to e nelle abitudini dei popoli onde sieno r ispettati i sàcri diritti dell'umanità. BIBLIOGRAFICA

Da.a Offlzier- Cm•1,s ,ler P-,•eussischen llrmee, nt1ch seine1• laistot•isclien Entwicl,elu.ng, ecc, (Ilco1'JJO degli ufficiali dell'esercito prussiano, secondo il suo so-iluppo sto1'ico, le ·sue quatitèl caratie1'istiche ed i suoi servizi), per A. voN CROUSAZ, maggiore a disposizione nell'esercito prussiano. - Halie s ulla Saal, 1876.

Quanto più gli eserciti vanno diventando numerosi, e quanto più per neeessaria conseguenza, viene diminuendo il numero de~li anni che i sQldaLi permangono alle bandiere, tanto più s'acct'esce l'.importanzù che quella parte, ormai la sola veramente permanente/ che cosUtuisce i (fuadri abbia ad essere quanto mai si possa solida ed influente per c1ualità di carattere intellio·enza capacità educatrice, elette doti dello spirito; J o ' in una paroh,, tanto più si conviene che il cof'po degli u ffi'ciali sia depositario e rappresentante cli quel comi)lesso di buone qualità m ilitari onde gli eserciti r itraggono la maggior parte del loro intrinseco valore. Nè ciò basta ancora; fa altresì mestieri che il paese conosca appieno in qual misu'J.'a questa precipua parte delle sue forze militari possiede le dette virtù, onde ne acquisti quella piena ed illimitata fiducia che, mentre pel corpo degli ufnciaìi costituisce la maggiore soddh,fazionc ed il più largo compenso alla vita di sacrificio e cli abneo·azione cui s i sono dedicali. o. . . forma aHresì uno .degli elementi non ultimi di forza, ed è già it1 gran parte sicura arra di vittoria. Ad un tale còmpito si è accinto per l'esercito prussiano il maggiore voN CnousAz in questo sùo libro, del quale noi fot.endiamo dare qui un breve cenno. Fattosi ad esaminare la formazione, l'educazione e lo spirito dell' ufficialità prussiana durante i tre periodi stor ici della guerra dei sette anni, della guerra per 1'i11dipendenza (1813-'14) e delle guerre c9nlemporanee per l' unità germanica, l'autore a..ccenna come al costituirsi delle monarchie e degli eserciti mocle1'ni anche il corpo degli ufficiali abbia dovuto modificarsi. Alle milizie fondali, egli dice, spccedono i volon-


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RIVISTA

BlBLIOGnAFICA

tari mercenari, a questi gli eserçiti stanziali : a comandare quelli volersi una nobiltà disciplinata; a guidare questi esser necessaria l'ar istocrazia dell'educazione e' del sapere. Forse meglio di qualunque altra la nobiltà prussiana era fa tta per costituire sul pr incipio del secolo XV lll la vera aristocrazia militare : e invero quando il Grande Elettore forma il primo esercito permanente, essa vi entra numerosa a sostituire gli elementi stranieri che sul principio vi erano s tati ammessi. · Il prestigio della nascita, la buona is truzione militare, il sentimento del dovere, il valore personale, conservati attraverso le mutazioni politiche e sociali, fecero degli ufnciali la prima classe della società prussiana. Durante la guerra dei seUe anni essi bagnano del loro sangue i campi di battaglia della Boemia, della Sassonia e della Lusazia, ed a prezzo della lor vita contribuiscono a far glor ioso e grande il loro re. Ma il ferro nemico e le malattie diradano le loro file, ed è necessario riempirne i vuoti con altr'i elementi nazionali e stranieri; valorosi bensì, ma privi di quei sen timenti della nobiltà e spesso di quell'educazione che sembravano r etagg io degli estinti. Morto Federico II scemano ed infiacchis cono nell,. ozio di una lunga pace le istituzioni militari, e con esse il prestigio dell'ufficialità, che quas i inconscia del generale progredire delle idee rimane inerte e stazionaria s ino al giorno della gr ande caLastrofe d i Jen&. Ma da quel,giorno incomincia il periodo delle riforme. Appena riavuta dalla violenta s cossa, la Pr ussia si ripiega su s e stessa, s tudia i propri mali, con virile energia avvisa ai r ih1edi ed incomincia dal r iformare sostanzialmenLe il proprio esercito, il quale viene ,r icostituito sulla base del servizio generale obbligatorio, proclarnato dalla , rivoluzi9ne francese. Allora il corpo degli ufficiali si p urifica, ringiovanisce e s i r invigorisce con elementi nuovi, intelligenti, attivi, venuti dalla borghesia. Esso non è più esclusiva emanazione di una sola classe sociale, e l'esercito comincia ad avvicinarsi di più al paese. La Prussia ne raccoglie i primi fru tti nelle gloriose campagne del 1813 e 1814. Fu da quella ufficialità divenuta guerriera in quelle campagne, e più colta e più ~educata negli anni successi vi per le sapienti e progressi ve istituzioni svolte nell'intera società prussiana, che venne cresciuto e preparato quell'esercito che 50 anni dopo doveva far meravigliare il mondo per le sue vittorie, dare alla Gel'mania la s ua unità nazionale e servire di modello agli altri paesi.

Tuttavia anche colle riforme adottate dopo .Jena, e nonostante il sentimento nazionale penetrato negli animi di tutti, lo spirito della vecchia nobiltà ha sempre dominato nel corpo degli ufficiali; i nobili rimasero sempr e influenti per il numero, per lo splendore del nome, per le tradizioni storiche, non meno che per il prestigio della distinta educazione e dei larghi studi a c ui si dedicavano. E fu il loro spirito conservatore che coadiuvò potentemente il Governo nel 1860 a compier e i nuovi ordinamenti militari, prepar andone l'attuazione pratica con studi e lavori perseveranti, mentr e il !}overno lottava in Parlamento per farli accettare. Ma colla r iforma del 1860 vediamo modificarsi quasi radicalmente l'indole del corpo degli ufficiali ed ass umere caratteri differenti da q uelli conservati nelle due epoche precedenti. Aumentata di molto la forza dell'eser cito permanente diveniva necessario un numero più geande di ufficiali, e cruesti furono tolt.i ovunque, purchè, distinti per educazione e coltura, ma specialmente dalla landwehr. L'unione dei diversi elementi, tenuta salda dal sen timen to di un dovere comune verso la paLria, e cementata n~lle guerre del 1866 e d1~l 1870-71, contribuì efficacemente ad avvicinare sempt'e più l'esercito alla nazione, ad identificarlo quasi in essa . Dopo l'ultima guerra, dice il maggiore Crousaz, è cessato il tipo storico dell'antico ufficiale prussiano, ma lo spirito di esso si è tr asfuso nell'ufficiale della nuova Germania, e ne e uscito un tipo eminentemente nazionale : ne sono usciti degli uomini che sentono, pens ano, lavorano, cornb,a ttono coll'animo tranquillo e determinato di chi ha profonda coscienza del proprio dovere. Ricco di particolari biografici sui principali . generali delle diverse epoche e sulle is tituzioni militari prussiane, e pieno di assennat~ e giuste considerazioni, questo lavoro del Cr ousaz s i fa leggere con vera soddis fazione e con diletto. Se un appunto gli si può muovere quello si è che egli non abbia fatto più ampia e completa trattazione di così bello e degno al'gomento, ma il titolo di semplice schizzo storico posto in _fronle al libr o basta a giustificare l'au~ore dall'avere segnato al suo lavoro p~ù ristretti confini che la natura del so.ggetto forse non richiedeva.

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R!VISTA

Fommilitariaclum ,,.erdienateumlGliicl, (Del merito e della foT'tuna militare) per A. von CRousAz, maggiore a disposizione nell'esercito prussiano. - Halle sulla Saal 1876. È un libriccino di cinquanta pagine al più nel quale l'autore compendia le proprie idee sur merito, sulla fortuna e sulle ricompense militari, sia in generale, sìa in particolare per l'esercito prussiano. L' argomento, comecbè essenzialmente militare) sebbene trattato con forma piuttosta accademica, non è per noi senza interesse, e la trattazione ci pare sopratuUo apprezzabile per la saggezza dei criteri con cui sono valutati 'alcuni dei principii più influenti sullo spir.ito militare d'ogni paese, e perchè ci dimostra una volta di più qual grado d'impol'tanza si annette in Germania al merito milita're ed alle ricompense che ne cleri vano. Giuste e nobilmente inspirate le cons iderazioni su quel merito e quelle ricompense, non che le conclusioni cui l'autore presenta a' suoi concittadini per ~limolarli a r ii:naner~ sempre <~evoti e degni della gra~cle patria tedesca. Noi non siamo però rnteramente del suo avviso allorchè, parlando della fortuna, fa ad essa più larga parte che nelle cose di guerra realmente non abbia; che se anche i più grandi capitani hanno riconosciuta ed attestata la di lei influenza, nessuno potrà mai negare che i fattori primi della viltoria furono pur sempre la previdenza, l'abilità, il genio del capitano, i valore e la fermezza dei soldati. Le quali doti vanno forse sempre più acquistando importanza assoluta e de terminante 111 grazia dei continui progressi della scienza militare, o per meglio dire dei sempre più perfezionati me_zzi on4e i!l guerra si dispone, mer~è i quali ~orna pil'Ì spe_sso facile sch1al'lre 1'1mprevedulo e paralizzare quindi i colpi maspettati. l.'autor~ stesso infatti d_iscorrendo dell'ultima guer ra è costretto a riconoscere che 11 caso non ebbe veruna mfluenz!'l s_ulle vittorie dell'armi tedeschè, dovute soltanto ai ca~col1. d1 una meditazione profonda, di un giudizio vasto, ch1ar9, pronto. Il l1br<_J ha d~1~ parti distinte: nella prima l'autore discorre del i;nerito m1htare, della for_tuna e delle ricompense inclivi4_uah; nella ~econda ~el mer1t9 fortuna e ricompense del1m tero esercito prussiano considerato come unità s tor ica . .n i:nerHo tX!,ilita~e i!)dividuale, clice}'autore, noi'! è più privilegw esclusivo eh ch1 combalte, ma deve essere riconosciuto eziandio nell'opera assidua dell'ordinatore e dell'arnrninis tratorf!, e in quella ancora più importante del1a mente eh<~ concepisce il piano della guerra e studia le combinazioni della battaa:lia: Le ricomre~se individ1:1ali egli le divide in due sorta, mora?1 cioè e materiai!; fra le prime, come facilmente s i comprende, pone la soddisfazione di aver reso qualche segnalalo servigio alla patria·, e quella ancor maagiore di sapere che la storia ti;imanderà ai posteri quell'imp resa col nome

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DJBUOG-RAFICA

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di ch_i l'ha_ compila; fra le seconde, le distinzioni di onore, le nomine_ a1 d_1versi gradi degli ordini equestri, e le promozioni st.~~ordwarie a cariche e gradi più elevati nella gerarchia mi!Jtare. · Nella seconda parte del libro l'autore passa in rassegna i periodi storici mìlitari più illustri della Prussia, ed indica per ogni perio~o i titoli di ~erito dell'~sercito · e le ricompense tributategli. La guerra dei sette anm e quella, testè compita, dell'un_ità germanica hanno il posto d'onore. Esaminando i servigi res i alla patria dall'esercito e le di lui condizioni mutate suecessivamente, in seO'uito alle vicende guerresche, fine:, ai ·nostri giorni , pone in rfìievo il carattere della guerra, ~ d1_mostra rthe nell'epoca attuale non è più un fatto isolato ed rnclipendente dalla volontà del paese, rna un fatto veramente sociale, al gqale tutta la nazione prende ·p arte con tutte le forze ~ con _tutti _i ~ezzi di. cui può disJ~or,re; per cui i meriti delI esercito sr pbnno d1re compendiati nella grandezza della Germania. ~oi a dare una pit1 chiai·a idea dell'indole di questo breve scr1Uo .r iporliamo qui le generose parole con cui finisce: <<. La maggiore ricv>mpensa al merito militare l'ebbero però <s: quelli cui toccò la s ingolare fortuna di cadere sul campo di « b~ttagha.«Dulce etdecoriimestpropatriam01·i,,. An lichis< suno verso dovunque e sempre riconosciuto indipendente< mente.dalla religione, dalla coltura, dal carattere dei popoli... « Noi termineremo con questo tributo al merito milita re. <• Quanto a coloro che sopravvissero, avvalorino ess~ le nos tre « opinioni colla ]ora riverenza verso quei tumuli onorati . .Si 4 entusiasmino a queste immagini della morte; traggano dalla ,, storia militare nos tra continuo alimento e per lo spirito e " pel cuore; e che a tutti indis tintamente, celebci tà e mediocrità, « ordinatori e s trateghi, maestri istruttori e scrittori, che « a tutti ci sia sempre presente uno scopo - servire fedel« men le la patria fino alla morte con tutte le forze ed attitudini < nostre! » · .llbolition de11 logementa milllairea en lemp11 de 1>aiaJ par le major BoYin du corps d'état-major beige, avec trois planches., - Bruxelles 1876, librairie militaire C. Muquardt. 11 titolo suindicato è quello di un breve opuscolo di 47 pagine con Lt•e tavole di disegno, nel quale il maggiore belga sianor BOYET, preoccupandosj degli inconvenienLi cf'ognj genere aegli accantonamenti e del bivacco, richia111a l'attenzione delle autorità militari e sanitarie sulla necessità di qualche provvedimen lo, il quale vallsa almeno ad attenuarli. Tralasciando ciò che l'autore riferisce circa gli inconvenienti degli acctmlonamenti, - oggi il soldato, in preveggenza della eventualità del dover dormire all'aperto, ò vestito di -un pesante cappotto, che tosto impregnandosi di pioggia con grave aumento del suo peso,

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

gli è di conseguente maggiore fatica nelle marce e di nocumento nei riguardi dell'igiene . Un cappottodi soldato di fanteria che asciutto pesa 2k-,50 dietro esperienze falle, imbevuto d'acqua pesava chilogr. 7; dopo un'ora esposto all'aria aperta in tempo sereno il' peso si ridusse a 4k-,50; l'indomani il cappotto pesava 3 chilogrammi e mezzo, il giorno succ !ssivo tre, e il giorno dopo tornò al suo peso no·rmale di 2k-,50. Bisogna vestire il soldato di panni leggeri e r elativamente impermeabili per la marcia. Alla lappa un eicovero facile ad impiantarsi in pochi istanti dovrebbe poterlo non soloJ)reser- · vare dall'intemperie, ma permettergli di scaldarsi e asciugare le proprie vestimenta. Il ma~gÌore Boyet non si dissimula che tali condizioni sono di aifficile conseguimento, nè presume essere giunto a risolvere il problema; ma, in attesa di migliori proposte, propone a sua volta l'u::;o di uno speciale ~mpio mantello di tela da vela leggera, resoimpermeàbile,del cui 1mp1ego e come mantello e come branda pensile, e come letto da campo e come ricovero e come sacco a terra dà le parziali descriz10ni nel breve opuscoletto, complet.andole colle analoghe figul'e dimostrati ve esposte nelle annesse tre lavole di disegno. - Del mantello anzidetto non mancavano alcune esperienze, con abbastanza soddisfacenti risultati, come per esempio il suo impiego nel 18i3 al campo cli Beverloo quale ricovero al bivacco del 2° reggimento lancieri) e l'autore si limita a raccomandarne modestamente l'uso, dichiarando.s i pronto a concorrere personalmente agli esperimenti ulteriori che possano completarli a corpi di truppa che volessero farne per giungere a risultati migliori. Non trattasi adunque dell'abolizione delle caserme, come a prima vista il titolo dell'opuscolo sèmbrerebbe accennare; ma semplicemente di una speciale tendo impermeabile proposta per evitare gli accantonamenti e migliorare le condizioni dell'attendamento e del vestiario del so1datCJ. La proposta potrà essere discutibile sino a che l'esperienza non l'abbia o ri "ettata o san_zi~nata; ad ogni modo è lodevole, mirando al mig~ioramento 1gtemco delle truppe.

IL VARAMENTO DEL

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DUILIO »

Addì 8 maggio, nel R. cantiere di Castellammare, alla presenza di S. M. il Re, delle LL. AA. il Principe, la Principessa di Piemonte, il duca 'rommaso, de' ministri del Re, senatori, deputati ecc., ebbe luogo con spl endido successo il var~mento della corazzata a torri Duilio. La stampa tanto nazionale che estera ha preso molto interesse a quest'avvenimento e si è affrettata a dare circa il medesimo i più ampi e dettagliati ragguagli. Siamo quindi persuasi che i nostri lettori sono già minutamente informati di tutto ciò che si riferisce allo straordinario concorso di persone che presenziarono il varo, alle cerim~nie ed operazioni che lo precedettero. Ci limiteremo per tanto a dar qualche cenno circa l'importanza di questo avvenimento dal l ato militare e tecnico. La corazzata a torri Duilio (l ), ha le seguenti dimensioni principali: L unghezza tra le perpendicolari, metri 103, 50 Larghezza massima . » 19, 70 7,74 a prua » Immersione in carico . . · a poppa» . 8,04 7,89 media »

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(1) Questa corazzata fu costrutta primicramente solto la direzione dell'attuale Ministro della marina, comm. Bn1N, e poi sotto quella del cav. BozzoNJ, direttore delle costruzioni navali, e del cav. PuLLJNO ingegnere navale,


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IL VARAMENTO

Spostamento tonnellate . metri 10600 Altezza della coperta sul galleggiamento » 3, 50 Altezza di batteria . . » 4, 80 Inclinazione massima che può darsi ai cannoni in elevazione gradi 12 in depressione . » 5 Forza della macchil}a in cavalli indicati 7500. Il suo armamento principale consta di 4 cannoni Armstrong di 100 tonnellate, i quali sono capac~ di forare a più di 1000 metri di distanza la corazza di 61 centimetri della nave inglese Infiexible testè· varata a Portsmouth. Questi cannoni sono situati in due torri girevoli, che s'innalzano al disopra del ponte scoverto e che sono difese da corazze le quali dalla parte della volata dei cannoni, dalla parte cioè che sarà ordinariamente rivolta verso il nemico, raggiungono lo spessore di 55 centimetri e negli alt.ri punti quello di 45 centimetri. Queste torri poi sono disposte coi loro centri alla distanza di 2m,34 dal piano longitudinale del bastimento e così non si ha l'inconveniente di avere una tqrre mascherata dall'altra nei tiri paralleli alla chiglia. Oltre a ciò il Dui"lio è munito di potente sperone e di un apparecchio per lanciare torpedini semoventi, il che, unito ad una velocità di 14 nodi all'ora ed alla facoltà di portare torpedini nei fianchi delle navi nemiche, mediante un battello portatorpedini velocissimo situato a poppa in apposito tunnell (1), costituisce un insieme di potenza offensiva non ancora raggiunto da verun'altra nazione. La stabilità della nave e la sua invulnerabilità nelle (1) Questo nuovo e affatto originale perfezionamento all'armamento del Duilio è opera dell'ammiraglio SAINT-DON, ex-Ministro della marina.

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DEL DUILIO 399 parti essenziali come macchine, caldaie, magazzini delle polveri e delle granate, meccanismi per far girare le torri e per caricare i cannoni ecc. sono guarentite nel seguente modo : Un primo ridotto centrale corazzato, lungo 52 metri e largo 19m,70 e che discende fino ad 1m,80 al disotto del galleggiamento, racchiude le macchine e le caldaie, i magazzini delle µiunizioni e parte dei meccanismi per far girare le torri e per manovrare i cannoni. A prua ed a poppa di questo rìdotto le murate non sono più difese da cora~e; invece il ponte di corridoio, il quale trovasi a 1 m,50 al disotto della linea d'acqua in carico, è difeso da una corazzatura orizzontale formata da lamiere di ferro e d'acciaio per modo che i proiettili non possono penetrare al disotto di esso. In quanto alle porzioni di scafo sovrastanti alla corazzatura orizzontale, esse sono costruite in un modo speciale in considerazione della probabilità che queste parti siano in un combattimento molto danneggiate ed in guisa tale che questi danni non abbiano a compromettere la stabilità della nave. Al disopra dell'accennato ridotto centrale corazzato havvene un altro, il quale rinserra le basi delle torri e la rimanente porzione dei meccanismi per far girare le torri e per manovrare i cannoni. La grossezza delle corazze che difendono le murate dei cennati castelli varia tra 55 e 45 centimetri a seconda dell'importanza dei punti che si hanno da difendere; inoltre l'interno degli stessi castelli è ancora guart:ntito dai colpi ficcanti per mezzo di corazzature orizzontali. Alla difesa contro lo sperone e l'insidiosa torpedine si è provvisto dividendo la carena in un grandissimo numero di scompartimenti stagni; per tal modo, dato che il bastimento avesse a sostenere un colpo di sperone


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JL VARAME.NTO DEL DUILIO

ovvero lo scoppio di una torpedine, il danno rimarrebbe localizzato ad alcuni scompartimenti. Del resto il Duilio, avendo una velocità superiore a quella di quasi tutte le corazzate esistenti e possedendo delle ottime facoltà di evoluzione, può dirsi che si trova nelle condizioni di dare dei colpi di sperone piuttosto che di riceverne. Dal sovra esposto si rende manifesto quale potentissima macchina da guerra sia la corazzata DuiUo e quanto grande per conseguenza sia stata l'importanza del suo varamento dal lato militare. Ma anche dal lato tecnico il v~ramento del DuiUo è stata un'operazione molto importante e che fa molto onore agli uffìziali che l'hanno preparata e diretta. Trattavasi di mettere in mare l'enorme peso di circa 3500 tonnellate ed il problema è stato completamente risolto senza che, come pur troppo suole spesso avvenire in simili circostanze, siasi verificato il benchè menomo danno nè alle persone nè alle cose.

X.

DEMARCHI CARLO,

gerente.

4.

APPUNTI SULL'

USO DELLE CARTE TOPOGRAFICHE E SUL DISEGNO SPEDITIVO DEL TERRENO

I. L'importanza che gli studi geografici vanno assumendo da poco tempo a questa parte presso tutte le classi delle società, manifestò la sua influenza anche nell'esercito, in cui si cura più che in passato la geografia fisica, e si vedono diffondersi ognora più numerose· le carte topografiche . Le applicaz ioni dcll'eleltrico e del vapore hanno amplialo in modo veramente straor_dinari~ le ~·elazioni tra gli uomini; ed essi furono perciò obbligati ad abbracciare col pensiero estensioni sempre maggiori della superficie terrestre, ed a conoscere me~li_o ~he ~ai il nostro pianeta per apprezzarne le condmoni ~siche, su lle quali si basano in gran parte le eco~om1che e le commerciali. L'impulso ricevuto daJle·sc1enze geografiche si comunicò a quegli. ~tu~i che aveano con esse qual che attinenza, e tra gh a.ltn alla ca~·togra.6.a, al cui sviluppo concorsero .anche 1 pl'ogress1 che contemporanPamente andavano facendo le arti tipografiche . 26 ANNO xx,, Vo L. 11.


402

APPUNTI SULL'USO DELT,E CARTE TOPOGRA.FICHE

Tutti i governi eur~pei si affre1.tarono a compiere le triangolazioni geodetiche dei loro territori, jniziate fino dallo scorcio del secolo passato, o dal principio di questo; e Ja maggior parte tra essi finì, o sta per finire, la pubblicazione delle propt'ie carte topografiche; le quali, rovesciate dalla scienza le barriere che una gretta politica opponeva alla loro diffusione, corsero tra le mani di tutti, formarono l'oggetto della speculazione libraria, e molLiplicaLe e riprodotte all'infinito, senza scapitare not.evoJmente di precisione e di esattezza, poterono essere vendute a prezzi straordinariamente modici, e sproporzionati al loro valore intrinseco . Più di tutti i militari s'avvantaggiarono di questo progresso e di queste faci litazioni, avvenute giusto in un tempo nel quale il perfezionamento delle armi da fuoco dà un valore sempre crescen te al terreno. Imperocchè se i cavalieri antichi si divjdevano generosamente sole e vento prima di venire alle busse, oggi invece ogni piega dd terreno è avidamente usufrui ta per diminuire l'efficacia delle arm i da fuoco, e la co gnizione del terreno s ull a quale si basava altre volte solamente la strategia, è divenuta oggi il fondamento di qualunque manovra tauir,a, ancpe di quelle che sembrerebbero avere una importanza minima per l'esiguità delle forze in esse impegnate. Ed è questa la ragione per cui furono .le benvenute tra noi tante carte topografiche d'ogni nr1tura e dimensione che ci inondarono, perchè appunto ci danno gli elementi per dirigere nel combattimento frazioni di truppa di qualunque en tità numerica. E benvenuti furono anche i libri che tennero dietro alle carte, colla lodevole intenzione di aiu tarci a leggerle e spiegarle speditamente e facilmente. È d'uopo , tuttavia di conveniee che la maggior parte di quei

I

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E SUL DISEGNO SPED1'1'1VO DEI, WRRENO

403

libri fallirono nel loro intento, tanto perché questo era reso più arduo dalla varietà delle carte topografiche che rappresentavano il suolo del nostro paese (non ultima tra le conse.o-uenze dello straniero dominio subito e delle passale divisio.ni}, quanto per altre ragioni intrinseche dipendenti dal concetto che si sono fa tto gli autori nell'ordinare l'opera loro. Infatti se la riproduzione economica dei rilievi to:dell'Italia meridionale, fatta alla scala delp o(l'rafici o . 1'·1 : 100,000 mise da pocliissimo tempo e non rnteramente fuori di causa Ju carta del Rizzi-Zannoni disegnata sul finire del secolo sco~so c?n m~l~o ta_lento artistica', ma con metodi vecchi ed rnsullic1enn ed alla incomoda proporzio.ne di ,1 : '114,942, noi dobbiamo ancora servirci per1 l'alta e media Italia delle carte lasciateci dalla d0m'inazione austriaca, fatte alla scala di 1 : 8G,t00, e per gli antichi. Stati Sardi della carLa al 50,000 detta delJ'o Stato Maggiore piemontese. In questo modo solamente per girare il nos.tro. paese dobbiamo servirci di carte c0n scale assai disparate tra loro e col terreno disegnato con metodj 'ancora più dispa/ati. Perciò i libri che pres umono di gu id~rci nel le(l'(rere le carte dovrebbero, per essere fedeli al loro te~~a discorrere delle conseguenze che la diversità delle 'scaìe più usate da noi, e le convenzioni adoLLDte per rappresentare le ineguaglianze del su?lo. hanno ~ul disegno del Lerreno . Invece, mentre rnolt1ss1m.e p~gine sono ded icate al la soluzione di inutil i problemi aritmetici sui trabucchi, questo argomento si trova trascurato, o non curnto affatto. Non dobb iamo· però maravigliarcene: il p iù.delle v~lt~ l'orditura di q.uei lib6 è presa di pianta da~ trattati d~ ,topografia; talora anzi non sono altro _che p:ig1~~ da ess~ ·stralciate, oppure la traduzione dei pr10c1p11 \he :1 si contengono, in un linguaggio figurato, che anegg1a

.


40,i APPUNTI SULL' USO DELLE CAfiTE. TOPOGRAFICHE a quello delle letture popolari di scienza, e, cercando paragoni per spiegare fatti semplicissimi in se stessi, finisce coll'annebbiarne il concetto nella mente del • lettore. ' I. trattati di topografia (per quanto vi si opponga il significato etimologico della parola) inseg'nano principalmente il modo di fare una triangolazione topografica, e di adoperare ·gli strumenti meccanici e matematici necessari per tale operazione, ma poco s'interessano del disegno e dello studio del terreno, contentandosi a questo proposito di un.a magra e concisa nomencla· tura topografica o geografica, di un breve cenno sulle curve orizzontali, che servono ai rilievi di campagna, e di pochi modelli riuniti in un atlante, appendice, piuttostochè parte integrante del testo. Vi difetta propriamente la parte ch'è la più essenziale di tutte per la lettura delle carte; e perciò fare un sunto di tali trattati, ed adattandovi un tiLolo scelto opportunamente, credere che valgano allo scopo che gli autori si sono prefissi, equivale a compendiare un trattato di chirurgia. operativa per insegnare l'anatomia, od a stralciare le pagine di un libro di geometria analitica per dare le definizioni delle figure geometriche . Per me, leggere una carta vuol dire: raffigurare la struUura e l'apparenza del terreno in essa disegnato così esatta.mente, come se lo vedessimo di fotto inna nzi gli occhi, ed anche meglio; perchè sulla carta topografica, ove le dimensioni sono ridotte, si può, senza che alcun ostacolo limiti il nostro sguardo, ahbrncciare un orizzonte assai più vasto, che in realtà. È naturale che per giungere a questo punto sia necessaria l'abitudine alle carte ed a.I terreno, ma non vi è du])bio che u.na buona guida può aiutare ad abbreviare Je lezioni della pratica, spiegandoci le convenzioni adottàte nel disegn o topografico, dirigendo metodicamente il

J,05 raffronto tra le carte ed il terreno, ed additandoci , -col soccorso di alcuni criterii ricavati dalle scienze naturali ed economiche, l'armonia esistenle tra il suolo, la sua forma plastica, la sua co ltura e le costruzioni fattevi dall'uomo, in modo tale che riesca più facile di comprendere nel suo complesso una zona dì paese, ,e di immaginare con sufficien te approssimazione ciò che è nascosto alla vista , deducendolo da ciò che · si vede. Perciò un libro che intenda di parlare della lettura ,delle carte deve : 1° Spiegare i segni convenzionali, ed.l ii modo di rappresentare il terreno montuoso; 2° Insegnare porne si usa la carta; 3° Dare alcuni cenni sulle varie forme del suolo, -corrispondenti alla sua natura. E SUL DISEGNO SPEDITIVO DEL TERRENO

II.

Il disegno topografico si è finora sottratto a leggi .fisse ed invariabili; e nemmeno i topog?·afi dello stesso paese vanno d'accordo nel modo di rappresentare gli stessi oggetti. Le -ragioni di tanta discre,panza sono molte, ed alcune fra esse. di natura cosl grave da non ,p oter essere rimosse facilmente; verrò accennandone qualched nna. 1° La I?ecessità di adattare il · modo di disegnare alla nàtura del terreno, che varia secondo la sua posizione geografica . · . Nessun mezzo sembra più adattò del lumeggiamento zenitale per dar risalto al terreno dei paesi settentrionali dai larghi terrazzi, le cui acque si raccolgono al fondo di angusti valloni dalle pareti scoscese .


i06

«

APPUNTI SULL'USO DELLE CARTE TOPO GRAFICHE

La cam pagna romana ricorda simili fo rme, ma al1' infuori di essa nel nostro paese ordinariamente il suolo s'eleva con dolce e quasi insensibile declivio :fino ai piedi delle allure, ove sorge im provviso in lunghe e serpeggianti catene dal dorso affilato , dalle aguzze cime, e dai versanti d'uniforme pendlo. Rappresen tare questo terreno col sistema del lum eggia. mento verticale corrisponderebbe a spargere una tinta grigiastra ed unifo rme sul disegno, nuocendo alla chiarezza, colla mancanza di spicco di ta lune parti s ulle altre; ed in questo, più che nell'in dole nostra, che. ci trae naturalmente all'artistico ed al pittoresco, vuolsi cercare il perchè della preferenza fedelmente accordata alla luce obbliqua sopra qu ella verticale, malgrado i suoi pregi e la sua esallezza geometrica. La bellissima carta della Svizzera, paese alp ino analogo al nostrn, fotta sotto la direzion e del Dufour, è una prova di questa asserzione . Se dal disegno gen erale del suolo, si passa a quello dei particolari topografici, aumenta anco ra il num ero e la varietà dei segni convenzionali impiegati nella topografia, perchè ogni paese ha una fisonomia diversa, che ritrae dal genere di strade, di coltura e di costruzioni che gli é speciale, e che vuole essere esattamente rappresen tata. Nello stesso modo che lè vedute di paesaggi hanno un cora ttere proprio, tale che nel yederle si in dovin a con sufliciente approssimazione il paese in cui furono copiate, anche le carte topografiche, immagini fedeli e minuziose del suolo, debbono colla varietà del loro aspetto, adattarsi alla natura del paese rappresentato. 2° A seconda dello scopo cui deve servire il disegn o topografico è necessari o di adattarvi la scala, ed i segni convenzionali in modo d·a rendere più evidenti alcuni particolari a preferenza d'altri. Donde ne viene

407 una· moltitudine di segni nu ovi e svaria ti ssimi, nell'inventare i quali si sbizzarrisce l'ingegno o la fantasia del disegnatore . Meno peggio quando una leggenda spiega tiva aiuta a decifrarli I No n siamo però sicuri di trovarcela sempre. 3° Valersi della cromolitografia per accennare le particolarità clel tel'ren o e la sua configurazione, od essere limitati ad una sola tinta, mula rad icalmente il metodo del disegno, la quantità e la qualità dei segni convenziona li da usa rsi, poichè nel pri mo caso si otti ene assai faci lmente la chiarezza e l'efietto del disegno, all'infuori dell'abilità del disegnatore che è molto più necessaria nel secondo caso . 4° L'applicazione delln fotografia alla ri produz10ne delle carte fo. sperare una esattezza e precisione inaudita, potendosi riprodurre in picco lo ciò che. fu fa tto in grande; cresceranno però nel lo stesso tempo le esigenze, e si ,·orranno vedere sulle carte indicale particolarità, che una volta sarebbe stato impossibile di trovarvi. Perciò non possiamo prevedere quali modiO cazioni il tempo apporterà al disegno topografico; anemo bensì una prova che abb iano a succerl erne, mettendo a confronto l'esecuzion e di due carLe topografiche che facc ian o parte della stessa pubblicazione, ma che sieno .stampiile in epoche molto differenti, come per esempio uno dei primi fogli della carta della Francia ali' ·I: 80,000 con uno degli ultimi. ·5° Se il disegno delle carte pubblica te dai p'.ivati contin uerà ad essere capricci oso, non sarà fa cile che si ven()'a ad accordi per un ificare nemmeno quello delle pubblicazioni cartografiche fatte dai govern i. ll pregiudizio che le. circondava dì un geloso mistero ha ceduto da un tempo ancora troppo recen te, perchè non duri qualche briciolo della sua influenza, e non faccia semb rare almeno inutile la fa ti ca spesa nel diE SUL DISEGNO SPEU!TIYO DEL TEnRENO


408

Al'PUNTl SULL'USO DELLE CARTE TOPOGRAFIC HE

segnare le carte in modo che sieno comprese d·ao-li stranieri così facilmente come dai nazionali. Tocche~ù alle scienze naturali e geografiche, d'indole più cosmopolita, d'ottenere cotes ta unificazione, quando useranno, più che oggi non facciano, di carte speciali ed · a grande scala. Ma dunque se la natura diversa della superficie ter-' restre, il talento ed i mezzi del topografo, l'indole della carta, i progressi delle arti e della carLoo-rafia, e perfino 0 i pregiudizi passati cospirnno a mante nere lo stato di incertezza è di conf'usione nei segni convenzionali, come arriveremo noi a conoscerli tutti, per valersene nella lettura delle carte? O dovremo anelare in traccia dell'infinita congerie di tutli quelli finora escoo-itati, riunirli in una specie di dizionario per servirce;e quando se ne presenti l'occasion o? .Sarebbe un lavoro inO'ente 0 ed inutile come quello di Sisifo. ya1e ~olto meglio studiare la natura di questi segni, po1 chè invece di perdersi in mezzo alla moltitudine loro <!OSÌ varia, così confusa è così incerta, sarà per avventura più faci1e trovare la chiave del loro linguaggio movendo da alcune idee generali sull'indole loro.

III.

~a ~rim~ idea ,affa~ciatasi alla mente di «?hi, spinto da_1 b1sogm dell agricoltura o del commercio, per la pnma volta ebbe d'uopo di fare un piano geografico fu tali o topografico, ' . quella di rappresen tare gli 00-0-elli 00 l come Lr avea .visti. Cotesti antichissimi SOO'Crj topoo-rafici . oo t, erano ,orse 1trnerarii. Il pastore parlava ai figli della strada percorsa, e ne tracciava col bastone sulla sabbia

. E SUL DISEGNO SPEDlTIYO DEL TEl\llENO

409

una immagine grossolana con una linea proporzionata alla lunghezza del comm ino, lungo la quale erano disegnale la rupe, la fontana, la quercia, la grotta, e tutto ciò che avealo maggiormente colpito. Ogni oggetto era rappresentato con la propria fisonomia, od alm eno con quelle linee che gli erano carntleristi che. Era una specie di proiezione prospettica, che fu poi facile di rendere adatta a porzioni più vaste ciel suolo terrestre. Parmi infaui di vedere le tavolette di bronzo « sulle quali era inciso ii' giro della terra con tuLLO il mare e con tutti i fiumi » presentate da Aristagora agli Spartani cinque secoli prima dell' èrn cristiana, per chiedere da loro soccorso a prò dei fratelli dell'Asia minore. È vero r.he gli Spartani, questi dilettanti di piazza d'armi (l'espressione è di Plutarco), dopo avere esaminati per tre giorni i piani geografici, ch'erano stati loro presentati, finirono per chiedere all'ambasciatore quanta distanza correva dalla capitale d~lla Persia al mare, ma non è meno vero che venti secoli dopo la topografia non avea saputo trovare nuoYi mezzi per risolvere il difficile problema di rappresentare sulla superficie piana del foglio quella scabrosa · della terra. Ed infine dei conti le carte disegnate a panorama, ed incise con tutto il sapere d'un'arte progredita, non lasciano nulla a desiderare nella fedeltà della rappresentazione del terreno. In Francia molti preferiscono ancora di consultare pei loro interessi la carta pittoresca del Cassini, piuttosto che quelle moderne dello stato marro·iore a luce zenitale. E non , hanno, torto. 00 Basta vedere nella bella carta che il Burgon10 presentava a Mada ma Reale « parto dei regi suoi comandi e da lui col favor della bussola e del Contrnguardo delineata » od in quella degli stati napoletani del RizziZannoni, con qu11nta esattezza e veri tà sia disegnato


410

APPUNTI SULL'USO O.ELLE CARTE TOPOGHAFICHE

E SUL D[SEGNO SPEDITIVO DEL TERRENO

il paesaggio, ed inciso sul rame con la pazi enza durata la vita d'un uomo. Tuttavia la bella imp ,.essione prodotta dalla vista di questi quadri è mitigata d'assai, quando se ne fa un esame un po' più accurato. Mentre appare sempre più grave il difetto della proiezione, per cui un a parte del paese è nascosta dal versante visibile delle mon taO"nc · la curiosità non "i può scoprire nulla più di quello lasciò scorgere la prima occhiata superficiale. Sorse dunque sullo scorcio del secolo passato il desiderio di trovare un sistema tale di proiezione che permettesse di iscrivére sulle carte, senza pregiudizio alla leirochiarezza, molti particolari minutissimi. La sol uzione del problema consisté nel sacr ificare la fison~mia individuale d'ogni oggetto disegnato sostituendov i un numero limi tato di segn i , che ne rappresentasse in modo simbolico le qualità indispen sabili a conoscersi secondo l'u so della carta, e nel disporli con_ Lalc gradazione di tinta, da apparire gli uni dopo gli alt1·1 secondo la loro importanza alla vista dell'osservatore . . Simili_ vicende avca corso l'alfabeto. Da principio fu l'tmmagme esatta degl i oggetti di cui voleasi scrivere; dipoi a cotesta immagine fu data una forma convenzional_e, che tenendo conto dei caratteri comuni a par~c~h1 o~getti, tra cui correva qualche analogia, li indico tu u, coll o stesso segno. 11 punto, da cui immoginavasi veduto il terreno, fu tra spo rtato tanto al disopra d'esso, che lo sguardo potesse penetrarne le più recondite anfraltuosità. Per rendere sp iccate le il'regoln rità del suolo , che in questo modo. non avrebbero figurato più ch e non figuri l'ondula z1 one d'un paese coll inoso a chi la rio-ua rda da b un alto monte, val se il contrasto di luce e d'ombra prodotto dai raggi obliqui del sole che lo illuminava,

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e perché questi raggi cadessero ovunque con inclinazione eguale fu immaginato un sole specia le tanto grande e tanto lontano, che i suoi raggi piovvero con direzione eguale sopra ogni oggetto. Questa ipotesi, la meglio adatta per rappresentare la configurazione plastica di una vasla superficie ritralla in proporzioni assai piccole, non parve suffici ente ad esprimere tutt.a la strutLura del terreno con quella minutezza che si ri~ercava da un rili evo a scala più grande e per studii più esatti. Con ipotesi più ardita si suppose la terra circondata da una fotosfera lum inosa, che, piovendo ovunque a pel'pendicolo raggi di luce, tanto meglio rischiarava il terreno, quanto era più orizzontale, di guisa che illum inati ssimi riescivano i luogh i piani ed oscurissimi quelli dirupati . Tuttavia l'importanza, che vienegiustnmenteattribuita alla altimetria relativa, non può accontentarsi di questo modo cli rappresentare il terreno, nemmeno se è reso più compiuto da un ricco corredo di quote, e sembra oramai che le cul've orizzonLali saranno esclusivamente adottate per delineare il mon te tanto nelle carte topografiche che nelle geografiche . Così il geometra caccia 'di seggio il paesaggista; nella copia spariscono i lineamenti più caratteristici dell'originale, .ma vi si trovano invece i mezzi per ricostruirlo con una esattezz.a meravigliosa; poichè così fa tto é il geni o dell'arte, che non vuolsi da esso una riproduzione puntuale della natura, ma la scelta di quei traLLi che conducono più facilmen te a comprenderla ed a valutarla. Le carte tinte del colore grigiastro che vien loro dalla luce zenitale, o marezzate dalle curve orizzontali, perdettero mollo da l lato dellabellezza artistica, ma divennero così P.satte, che uo militare può studiarvi la manovra delle minori frazioni tattiche, ed un ingegnere compilare il progetto di un canale di irrigazione, o di una ferrovia.


E SUL DISEGNO SPEDlTIVO DEL TERRENO

412 APP UNTI suu'uso DELLE CARTE TOPOGRAFICIIE In tal modo tutti i sistemi ideati finora per rappresentare la struttura fisica del suolo possono in ultima analisi ridursi a due: 4° Tener conto del!' effello prodotto dalla direzione dei raggi luminosi fissata convenzionalmente; 2° C:ongiungere le quote di eguale valore con lineé che determinano l'andamento delle faccie inclinate· delle alture. Per attuare questi sistemi si proposero ed usarono moltissimi metodi. Talora si combinarono segni diversi per ogni grado di pendenza {1); tal altra si ricavò l'effetto delineando con forza disuguale le cnrve orizzontali (2);_ o si dipinsero le zone secondo la loro altitudine con colore diverso che rammentava quello della vegetaziooe più abituale ad ogn.i quota (3); o che aumentava d'intensità secondo il volume del massiccio (4); o che meglio s'adattava alla tiratura litografica (5); o si cercarono

(~) Per lo più a tratti contir.ui ed a tratti interrotti, come nel tratteggio a luce zenitale del sistema l\liìffiing, di cui vedesi un esempio nolla Carta dei campi di battuglia intorno a J)fetz ali' ·1 : 8000 fatta pel gioco di guerra. (2) Lé carte topografiche, che fanno parte dcli' Ati ante dell'opera di Tc,dleben: La défensc de Sébastopol , hanno il terreno rappresentato da curve dimostrative e geometriche più o meno intense secondo la pendenza del tor1·eno. (3) Vedi la bellissima Carte hypsometrique de la Suisse alla scala 4 : 380,000 dello Ziegler. (+) Ho sott' oerbio una carta dcll' Africa centrale del Peterman n, Geographische Jlfitthei lungen, 49' Band 4873 Tafel !, in cui appunto il terreno è disegnato a zone tanto più scure del color nero pallido al nero, quanto esse vanno innalzandosi sul livello· dPI mare. (5) STlllt\HAUSBn & STnRFFl,EOn - Hypsometrische Ucbersichtskarte dcs Liinder des Kaisor.~taates - Dall'istituto topografico di Kokc Vienna - scala di 1 : 886,000 - Sarebbe desiderabile una carta ipsometrica dcli' Italia da sostituire a molte di quelle così dotte carte

altri mezzi, che qui non potrei tutti rammentare, co~ì perché passano in num.~ro il ?entinaio, c?me perchè 11 farlo sarebbe opera p1u cunosa eh~ ull_le. . Nor:i ci spaventi però nè la loro rnolntuchne, nè la stranezza della loro parvenza. :Essi non sono altro che leggere modificazioni al , pr~nc ipi,o di rappre~entar_e l'ombra col tratteggio e l alt1me tna colle cun_e ... R1: portandoci ad uno dei due sistc.mi sopra en~ciat1 1101 potremo facilmente raffig~rare. ti ter~~no. d1_segnato, purché vi uniamo un corredo d1 cog01~1on1 d1 ge~metria descriLtiva sufficiente per dedurre 11 profilo d1 un terreno da un disegno fatto a luce zenitale, .od a .curve orizzontali , e per risolvere i più importanti tra ~ p1·0blemi d'orizzonte sen sibile da un dato punto, d1 pendenza del terreno, di copertura, ecc . Queste cognizioni sono appu~to_ q~clle che dovrebbero tenere il primo posto ne, libn che hann~ per iscopo di istradare alla lettura dell.e cart~ topografiche. nen altrimenti numerosi sono 1 scgm che servono a rapprese ntare tutto ciò che trovasi a fior di . terra, come le acque, le colture, le strade, le op~r~ mm~ratura, i caseggiati d'ogni genere, come mol1rn, bagm, stazioni ferroviarie e che io con un nome g~n e~·n.le chiamerò particolari topogrnfici, e tutte quelle mdicazioni che hanno una importanza qualunque nelle r~l~zioni sociali come i telegrafi, le poste, i confini amm1rnstrati vi e politici, ecc., Essi però ritragg~no nelle ~ro: porzioni del resto del disegno, od anche m proporz1om alterate la forma od alcuno degl i attributi dell'oggetto rappre:enlato, e perciò oltre all'essere sim_ili ~u ~uue le carte moderne, è focile di comprenderne 11 s1go1ficato. fisiche, cho pervertono le idee dei giova11ì nelle nostre scuole elementari Forse in avvenire tutto le carte geografiche saranno fatte a curve oriz~ontali combinate col lumeggiamento obliquo.


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E SUL DISEGNO SPEDITIVO DEL TERRENO

APPUNTI SULL'USO DELLE CARTE TOPOGRAFICHE

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mente presso cli noi, fincbè tutte le guarnigioni non possedernnno carte a grande. sca la dei din torni da adoperarsi nel gioco di guerra. Per ora Io spiegare una carta sul terreno serve tutto al più per accertare la via creduta smarrita, o per avere il nome della casa . o del torrente veduto nel momento in cui non passava un con tadino ·che potesse appagare la nostra curiosità, ma non mai per aiuta re l'occhio a comprendere l' insieme della veduta che ci si para innanzi, per rendere più compiuto e più ' proficuo lo studio del terreno, e per va lutare la fede ltà del topografo nel copiarlo. Tanto è vero, che taloru sembra cosa vergognosa il t~riere aperta la carta mentre si osserva il terreno. Eppurn che va le il saper sciogliere tanti problemi di scale, trasformare i trabucchi, i klafter, i gradi in chilometri ed in metri, se manca in noi il criterio dell a relazione fra le misure reaii e quelle calcolate sul la cartai Qua l vontnggio ce ne ridonderà dal tP,ner conto del clecimi llimetro, va lutandolo e.on 1m buon co mpasso sopra una scala a trasversali, se, mancandoci il doppio dec imetro, non sapremo calcolare ad occhio una distanza sull a carta senza un forle errore? E quando colle scale cliviometriche e clisimetriche saremo arrivali ad apprezzare col l'esallezza del minuto 'secondo l'angolo di pendenza del terreno interposta tra due curve orizr.orJLn li , avremo noi con ciò solamente il concetto della sua p;'alicabilità è delle modificazioni che le condizio ni atmosferiche secondo la sua ·natura possono apportarvi? . Se lungo un'erta noi vediamo affondarsi un carriaggio, procedere stento un cavaliere, trainarsi diffici lmente un cannone, le norme che potremmo trarre da questi inconvenienti andranno perdule per noi, se non registreremo nella memoria l'aspetto che pre-

Nei casi d?bbi P?i, e quando non sia disponibile una tavola dei seg01 convenzionali per consultarla si arriverà il più delle volte a spiegarli, deducendo~e il valore dallo studio attento della carta, dall'esame del ter~e~o _che è disegnato intorno ad essi, e dalle descnz10m geografiche, che in generale su questo ri(l'uardo danno informazioni molto più ampie di quanto°si può aspettare dalla tavola dei · segni convenzionali.

IV. Riconoscere a colpo d'occhio sopra una cnrta la natura d'una slrnda o d'un ponte, l'aspetto d'un caseggiato, o l'altezza d'una col lina non costituisce da per sé, ciò cbe dicesi saper leggere una carta. Tanto varr8bbe credere di comprendere il sio·nificato d'un libro scritto in un idioma straniero coll: semplice co noscenza del l'alfabeto di quell'idioma. All'.ap~rezza~en to del valore individuale dei particolari d1se.gn~LI . sopra la carta bisogna unire quello delle relazioni d1 distanza e d'altimetria che corrono tra essi, in modo da raffigurare mentalmente come in un panorama il terreno corl'ispondente. A ciò non bastano, sebbene indispensabili, .gli insegnamenti teorici se non sono accompagnati da. u0. lurJO'o esercizio sulle carte '. e più tutto dal confronto col ~erreno, per abituarci alle ddlerenze che esistono tra l'oriO'inale e la. . d o copia, e a dedurre il valore della tartn, il criterio seco~do. cui il Lo~ografo l'ha disegnata, e sopratutto le relazioni tra le distanze vere e le loro corrispondenti grafiche. · Disgraziatamente questo esercizio sarà fatto rara-

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SULL'uso DE LLE CARTE TOPOG- RAFICHE senta quell'erta, ponendolo a riscontro coll'espressione che il topografo gli diede sulla carta. Lo studio della cnrta e quello del terreno devono procedere di pari passo; col separarli si toglie loro ogni risultato, e fo rse s'ingenerano anche idee false e pregiudicate. Nel percorrere il terreno muniti di carte ci avvez.zerem o a trovare in esse un compagno eloquente, che ci fornirà continua.mente nuove cognizi oni, allargherà il campo della nostra rista, ci aiuterà a spiegare i fenomeni dell a fo rma e della natura del° terreno, semprechè sappiamo consultad o opportunamente, abituarci al suo linguaggio, controllarne la veridicità, colmarne le imp_erfezioni e le lacune. Ne sgorgl1erà un lavoro d'osservazione lento sì ma continuo e piacevole, che sviluppando in noi il gusto per le bellezze della Natura, ci apprenderà la sapi enza e l'armonia delle li nee sulle quali è plasmata la superficie della terrn, apparecchiandoci allo studi o di tutte le scienze che su quella si basano, tra le quali una, principalissima per noi, è la tatlica. 416

APPUNT!

V. Per apprezzare convenientemente il valore tattico di un a zona. di terreno, bi sngna -anzitullo: 1° Conoscere le distanze frapposte tra gli oggetti che maggi0rmentc spiccano sovresso; · 2° Valutare il pendìo de lle alture, la loro praticabilità, le rel;_izioni altimetriche tra i varii punti, .e vedere come esse sieno ropprescntate sulla carta; 3° Fissare i Jimili segnati al raggio visuale dalla configurazione del suolo, e dalla sua coltu ra;

E SUL DISEGNO SPEDITIVO DEL TERRENO

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4.-° Infine comprendere, ed interpretare le forme e l'insieme del terreno. Se questi problemi si presentassero sotto una forma così semplice, come io gli ho esposti, od al~eno po~ tessero essere sciolti coll'aiuto degli strumenti, non s1 incontrerebbero gravi difficolLà in campagna; I?a ~s~i in pratica sono molto complicati, ed !l nostro gmd~z~o non ha che l'occhio per guida, ed 11 lungo eserclZlo . . per base della sua giustezg;a. Non è molto difficile di apprezzare quanto du,t1 da noi un oaaetto, attenendoci ai metodi indicati nella scuola delle distanze, che fa parte dell'istruzione sul tiro, e basandoci sull'aspetto che quell'oggetto assume ai nostri occhi; ma la difficoltà comincia quando si tratta di determinare la distanza tra due oggetti visibili. da noi ovvero di arguire quanto cammino dovrebbe farsi per' andare dall'uno all'altro, secondo gli ~st~coli cl~e si frappongono tra essi, il qual problema c1 s1 affaccia più frequentemente, che a noi non sembri, nelle esercitazion i tattiche. La distanza tra due oggetti lontani si deduce dal suo paragone con una lunghezza di cui ci sia perfe~ta~ mente cognito il va lore, o coll'apprezzare le propr1et~ di cui gode il triancrolo che s' immagina formato da1 o . due oggetti con noi, ma l'esercizio ~olo, e sovratutto l'u so di alcuno tra quei ripieghi che m campagna agevolano tanto l'agrimensura, possono condurci alla precisione. La lunghezza del cam mino da farsi per anda:e dall'uno all'altro di quei due punti dipende dal~a difficoltà materiale di percorrere la linea retta che h conaiuuae a motivo deali ostacoli che vi• si oppongono. o b ' t> • . • La natura del terreno circostante lascia facilmente mdovinare l'entità. di questi ostacol i. Tutti gli apprezzamenti delle distan?:e fatti a vista si controllano con molta esattezza coll'esame della carta ANNO xxi , VoL. 11.

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APPUNTI SULL USO DELLE CARTE TOPOGRAFICHE

topografica, sulla quale i particolari topografici di un certo valore sono segnati con scrupolosa giustezza, e così l'occhio, mentre acquisla la coscienza del suo operato, si avvezza in pari tempo anche a giùdfcare delle proporzioni in cui le lunghezze grafiche corrispondono alle lunghezze reali, secondo la scala del disegno. Spesso succederà, che privi di compasso, e talora anche di doppio decimetro, dovI'emo supplicvi con qualche altro mezzo come sarebbe l'unghia del dito mignolo, che generalmente di traverso corrisponde ad un centimetro, ovvero la spanna, la falange d'un dito che hanno una dimensione diversa da uomo a uomo, ma che una volta vel'ificate possono servire benissimo come strumenti di misura capaci di una sufficiente precisione, specialmente operando sopra ca rte a grandissima scala. A poco alla volta esercitandosi sopra molte carte che si succedano in modo, che le scale abbiano una relazione esalta di proporzione tra loro (1), ram men(~) Il numero delle scale usate per le carte topografiche non ò straordinariamente grande; le carte dello stosso paese sono sempre la riduzione di una fra esse che ha servito di base a tutte le altre, e la loro scala è perciò un multiplo della scala di questa carta fondamentale. Le carte edite per cura degli stati maggiori sono generalmente ad una scala decimale; così abbiamo quello della Svezia, del Portogallo, della Sassonia e della Svizzera e le nostre nuovissime alla scala di 4: -100,000; quelle della Francia e della Danimarca ali'•! : 80,000; quelle degli antichi Stati Sardi, del Bad~n, della Baviera, dei Paesi Bassi ali'~ : 50,000; il Belgio ha adottata la scala dell' ~ : 40,000; la scala dell' ~ : 25,000 è generalmente adoperata per riprodurre i piani dei dintorni di alcune città , ed i rilic,·i di campagna, cho hanno servito alla costruzione delle carte. L'Inghilterra sta ultimando la pubblicazione delle su!) carte alla scala doli'~ : 63,360; le carte più antiche come quelle dello stato maggiore austriaco, le vecchie carte del Piemonte ecc. non sono decimali, percbè rappresentano il rapporto che corre fra le parti di una unità di misura di1•isa in frazioni duodecimali.

4~ 9 tando l'impressione prodotta in ogni carta a scala diversa dalla rappresentazione di una lunghezza determinata come la fronte di una unità tattica od una misura' itineraria, tenendo conto dell'alJollamento dei particolari disegnati, e sopratutlo confr~ntan~o il terreno vero, l'occhio si educa a det.ermmare il valore delle misure grafiche senza ricorrere ad allri strumenti, e ciò che più monla, ad evocare dirimpetto ad esse e' come istintivamente , le· lunghezze ,reali corrispondenti. In questo modo mentre si acquista una proprietà essenzialissima per leggere spedita_mente le carte, si apprezzerà anche come conviensi il valore della l~ro scala, la quale non è solamente un mezzo geometrico per riprodurre il terreno in dimensioni facili e comode, ma eziandio una relazione lra due grandezze perfettamente conosciute e paragonate tra loro. L'importanza che hanno le differenze di livello della sunerficie terrestre si comprende facilmente; eppure neÌ fallo non c'è grande abitudine a deter~inare .il valore delle altezze; ed anzi generalmente s1 cade m giudizii esageratissimi su queslo proposi.Lo . Nè il. sistema del lumeO'o·iamento:obliquo nella. rappresentazione del monte è iY°più adatto a raddrizzarci l'idee, come quello che c?nrnd.osi più de.l('eff~tto. co~plessivo, che non dei part1colar1, rende p1u d1.ffic1le 11 controllo, ~ la rettificazione degli apprezzamenti delle altezze fatti ad occhio. La varietà medesima, che forma uno dei più incantevoli requisiti della montagna, è sorgente infinita di errori. nel giudizio delle distanze, delle alte~z~ e delle pendenze. L'atmosfera soggetta a. repentm~ cambiamenti delinea con diversa purezza 1 contorm degli oggetti, jl punto da cui osserviam? lo stesso. versante ne altera molto l'aspello, la fallca del salire e dello scendere ci porta ad esagerare il valore delle E SUL DISEGNO SPEDITIVO DEL TERRENO

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su11:uso DELLE CARTE TOPOGRAFJCrIE alle~ze e dei declivi, la 1oltivazione limita e confond e la vista. Ma preparandosi allo studio del terreno vero con quello di buone carte a lu0e zen itale, od a curv; sulle. quali _sia . possibilè di costruire molti profili·, e· formarsi un cr1 tc~10 delle pendenze che si incontrano più generalmente ID natlll'a, e del modo. di succr.dersi di ques te pendenze a· seconda della qualità geoloo-ica del ~~~lo,_ e ~ol vedere e rivedere gli stessi pendii°in conam_om diverse, confrontarli con altri d'l1guale inclinazione, per sapere quali circostanze ne modifichino la praticabilità, e coll'esperimentare l'elfeuo che la loro salita fa sul nostro organismo, ar.riverem o ad accumulare una certa quantità di concetLi, che ser-virànno di norma al nostro occhio nei suoi apprezzamen ti. Meno frequente avverrà il caso di dover stimare a vista le altezze, e solo quando si debba decidere del dominio di terreno; a questo riguardo sarebbe difficile il suggerire regole; la pratica ed una·· buona carta sono i soli maestri ai quali affidarci, tan to più che Ja lon tananza relativa delle alture dall'osservatore infl uisce sull'angolo visivo ben più dell'altezza, e facilmente succede c~e si credano domin·ati od almeno di pari livello punti, che realmente sono domin anti . Il vario avvicendarsi di pendenze poco di verse tra loro è importantissimo per la tattica a causa delle modificazion! ,che apporla al raggio visuale. La pit'l lieve co~vcsslla del t~r.r eno, pressochè inavvertita, copre facilmente alla vista e alle offese nemi che frazioni di truppa sufficientemenle considerevoli; per approfittam~ dunque a _suo tempo, è ~ecessario studiare geo~elricamente l'mfluenza che d succedersi di-pendenze diverse ha sul campo della vista, verificare -praLicamente le deduzioni che in questo modo si sono ottenute in teoria, e soprattutlo non dimenticare' mai di rimarcare sul terreno i punti che han no un certo va420

APPUNTI

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!ore coprenle, e di determinare la zona che resta coperta tn relazione alla quantità ed alla formazione tattica della truppa 'éhe vi può trovare posto. Anche la coltivazione e la forma del caseggialo hanno un'influenza massima sull'ampiezza della zona entro la quale si estende la vista, e le càrte non possono dare a questo peoposito che magri sch iarimenti, indicando appena il genere di coltura d'ogni terreno, e, se la scala è un po' grande, la pianta del caseggiato, ma non il numero delle finestre, l'altezza dei muri di cinta, la densità del fogliame, lo spessore delle siepi, tutte cose indispensabili per determinare il valore tattico del terreno. Le osservazioni fatte, il paragone coi paesi vèduti , la nozione delle abitudini agrarie e della qualità dei prodotti del terreno compirà le scarse indicazioni delle carte. È facile infatti immaginare la form a dei solidi ed ampii cascinali della Lombardia e della Lomellina, deducendola dall'osservazione dei numèrosi prati che li circondano. Teltoie abbondanti per con servare il fieno, che è un prodotto assai Yoluminoso, lunghe· stalle e spazioso cortile per i bisogni del bestiame bovi no costituiscono naturalmente un tipo di caseggiato, con una cinta di n:iu~o s;il~ppatiss~ma ed assai scarso d'aperture, che hm1ta l azione tattica, e sul qu ale possono essere modellati senza notevoli varietà tutti i fabbric ati di intere provin cie. Dall'esame della forma e della posizione dei singoli punti più rilevanti bisogna risalire coll'aiuto della carta al concetto dell'insieme del terreno, il quale dipende dalla configu razione plastica del suolo ~ dalle relazioni esistenti tra gli oggetti sovra uso fabbricati. A questa specie di. sintesi non si arriva che gradatamente; da principio la varietà sterminata degli aspetti che presenta ·il terreno, e lo studio minuzioso delle sue parti ci renderanno difficile l'abbracciarne l'insieme;

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{.2.2 APPUN'l.'l SULL'USO DELLE CARTE TOPOGRAFICHE ri:a _in seguito a poco ·a poco noi vedremo le numeros1ss1me combinazioni degli elementi costitutiv·i del ter~ re?o _ord.in~rsi s~c~ndo u~ ristretto numero di tipi prmc,palt, 1 quali c1 daranno la norma per accordare allo studio dei particolari l'importanza che essi meritano in relazione a quanto Ii circonda. · Le opere dell'uomo non sono sparse capricciosamente sulla superficie te1:restre; e la più piccola parte del suolo trova Ia rag10ne della sua forma nell'azione di · u_na di· quelle grandi forze cosmiche che· hanno già plasmata la fisonomia del nostro pianeta, e continuano a trasforma_~ne cor~ lenta ma assidua. vece l'apparenza. Regna perc10_ una srngolare armonia tra la disposizione e la natura dt tutte le parti che costituiscono l'insieme di una zona di terreno, e se corre una streuissima relazione tra il massiccio alpino ed· il filo d'erba che vi germoglia, stretlissima corre puranche tra la posizione e l'importanza della città, del villaggio o della r.asa e la natura e la forma del paese che lo attornia e delle s~r~de che ~i condu_c~no; tra la larghezza e la' profondita del fiume, la r1p1dezza delle · sue sponde ed il carattere delle colline e dei monti tra cui scorre · tra il profilo e ·la pendenza di un massiccio montan~ lo scoscendimento- dei suoi versanti, e la qualità· della 'sua coltura. I nostri sforzi nello studio del terreno devono tendere a scoprire cotesta armonia tra.le sue parti; ed allo~·a vedute ~lcun_e !ra esse, sapremo per analogia indovmare la d1spos1Z1one e la forma delle altre e dall'esame di _una carta, raffigurante un paese n~n mai ved~to, not v~dremo quasi sollevarsi al disopra del foglio, come m un quadro plastico, non · .solamente le anfrattuosità del suolo, ma anche c iò che sopra vi . fece sorgere la mano dell'uomo per vivere comodamente.

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VI.. Nel paragonare la carta col terreno, succede·spesso di trovare in essa discrepanze tali da credere mutata radicalm ente la configurazione plastica del suolo. È conveniente di considerare iinche questo caso, per no:Q. essere trascinati nel volgare lamento di chi toglie ogni credito alla carta, se non vi trova disegnato l'affumicalo casolare od il burroncello, che gli hanno col loro pittoresco · aspetto ferì ta la vista. .. Ammesso il ·.desiderio di essere esatti m coloro che in un modo qualunque concorsero ·alla cos~n1:ione di tenere calcolo delle rag10m per le U na carta , bisoo·na o r· quali essi furono tras_cin~ti in . errore, e valutare . mfluenza di queste ragiorn, anzi che trarre occas10ne . dall'errore ~edesimo per privarci dell'aiuto che la carta ci offre . Le infedeltà nella rappresentazione del terreno dipendono da cause d'ordine vario. Una tra le principali è la perpetua vicenda, che, travolgendo og~1 cosa, altera gradatamente, ma sensibilmente d'ann? ~n ~?n~ anche la superficie terrestre; un'altra sta nei hm1tl di tempo, di danaro, di strumenti imposti al topo?rafo: Sotto· l'ìmpulso incessante dei bisogni uman~, dei mialioramenti introdotti nell'agricoltura, dello sviluppo co:merciale, nuove strade e nuove ferrovie· sol~an? in tutte le direzioni i paesi, alterandone le relaz1om; le acque sviate dai letti che la natura ~v:a lo~o . assegnati. vanno con un intricatissimo l~b~rmto _di r1ga_gnoli, mutevolis_!ìimi ~el lorn c_orso .ad irrigar~ 1 campi; la coltura s'insmua m luoghi che erano frno allora stati considerati come sterili ed improduttivi; i caseg-


424 APPUNTI SULL'uso DELLE CAllTE TOPOGIIAFICiiE giati si moltiplicano e s'ingrandiscono in proporzione del benessere, che aumenta nelle classi agricole; la.proprietà passa dagli uni agli altri e si fraziona, e tutti questi fatti e molti altri ancora combinandosi assieme danno luogo ad una continua metamorfosi nella fisonomia del suolo. Un endo a tutte queste cause di mutazioni_prndotte dagli uomini, quelle dovute alle perturbazto~I atm~sferiche'od alle telluriche, potremo pretendere m coscienza che le carte topografiche continuino a ra~p~ese~l~re esattamente il terreno? Atutto rigore gli stessi luc1d1, che da poco in qua stanno pubblicandosi pe_r la correzione delle carte topografiche, sono vecchi prima di veder la Juce. . Tuttavia questa trasformazione del terreno non è nè così rapida, nè così radicale, come si potrebbe credere nel .vede~·e tante cause che cospirano a promuoverla; ed rnfatt1 se confrontiamo una carta col terreno noi vediamo quanto sia impercettibile la parte mutata, in confronto di quella che · si conserve fedele a'J vero e vediamo inoltre che le dissomiglianze seguono ~na legge che faciìmente potremo formulare, e delle cui conseguenze potremo tener conto, solo che si abbia l'occhio alla daia in cui fu costruita la carta, ed alle condizioni storico-economiehe attraversate dal paese nel periodo successivo alla sua pubblicazione. Infatti, senza parlare dell'opera ordinar.iamente lentissima d'ella natura, anche l'uomo di rado si accinge a mutazioni radicali, più spesso, a misura che le circosL~~ze gli~n~ offrono il destro, o ve lo obbligano, modifica, migliora ,)d abbellisce quanto esiste. Paragonando tra loro due carte topografiche dei dintorni di Torino, una delle ·qurrli fu stampata nel 1786f e l'altra negli ultimi anni, trovo. che in un secolo- all'incirca è pressochè raddoppiato tn pianura il numero delle case di campagna, è sviluppato alquanto il si-

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sterna di irrigazione, ma la , coltura non è mutata sensibilmente, anzi gl i stessi tratti di terreno sono dedicati -a·Jia coltivazione de! grano sull'una come sul!' altra carta, ed è diminuita l'estensione della rete stradale, per l'abolizione di qualche strada vicinale. È facile comprendere l'aum ento del caseggiato in vicinanza ad una grande città, nè deve parere molto strano che, malgrado i lavori d'irrigazione, il genere <li coltura d'un paese non .muti in un se.colo, ma tutto al più si migliori nei metodi , dipendendo esso dall?qualità essenziale del terre.no, il quale non può essere mutato se non da un cataclisma, più che dalla tenacità opposta dai contadini ad innovazioni d'esito d ubbioso. Il fenomeno ·più regolnre. e che io non vidi prodursi se non in questo solo caso è quello della soppressione di alcune strade di minor momento, e non può spiegarsi se non col miglioramento delle strade principali, e colla sovrabbondanza di strade parallelle, dimodochè il terreno occupato da una parte d'esse fu vantaggiosamente potuto ridonare ali' agricoltura. All'infuori di questo caso, dovuto alla vicinanza della capitale, alla fertilità del suolo, ed alle cure specia~i dedicate allo sviluppo stradale, è più facile trovare 11 numero delle strade aumentato, anzichè diminuito. Perchè, in mancanza di meglio, non potrebbe essere usata anche la c:1rta topografica del ·1786 nei dintorni di Torino, a vendo riguardo a certi criteri i nell'ado. , . perarli? Nello stesso modo la carta austriaca per I Italta centrale alla scala dell'. 1 : 86,400 va usata con prudenza perché conta un mezzo secolo di vita all'incii:ca; eppure sarebbe follia priva~sene finchè no~ s'. poss,~ sunoo·are con· un'altra. E però necessario ritenerv1 0 per buone tutte le strade che sopra ~ssa son~ diseo-nate come mediocri, imperciocchè rn questi ulo


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APPUNTI SULL'USO DELLE CARTE TOPOGRAFICHE

t1m1 anni sono state piuttosto migliorate le strade esistenti, di quello che se ne sieno create delle nuove'. .È vantaggiosissimo l'avere carte pubblicate di recente e tenute al corrente; ma in mancanza loro non conviene nemmeno disprezzare quelle di vecchia data, che potranno sempre essere utilizzate tenendo conto dei cambiamenti avvenuti dopo Ja loro pubblicazione, i ' quali non saranno nè molti, nè tanto essenziali da non poter essere indovinati, o da togliere ogni valore alla carta. Di maggior momento sono le dissimiglianze tra il terreno ed il suo rilievo quando dipendono da scarsità nei mezzi posti a disposizione del topografo. -L'esattezza del lavoro è proporzionata al tempo ed al danaro accordati per compierlo; ed è facile l'immaginare quanto costi la costruzionedi una delle nostre carte- calcolando tutte le spese fatte dal momento in cui si misura una base e si costruiscono i segnali geodetici, fino a quello in cui è stampata la tavola incisa. Certe carte speciali fatte in fretta devono sacrificare alcuni particolari per rappresentare esattamente certi altri che sembranq più importanti, secondo lo scopo pel quale si opera. Il saper noi, scegliere tra i particolari che stanno dinanzi quali copiare e quali trascurare dipende dall'acume di chi rileva; col ui che adoprerà la carta deve mettersi nell'ordine di idee che inspiravano il topografo che l'ha fatta per uno scopo determinato, ed.in de~erminate condizioni. Anche la scala usata aiuta a sorvolare·sopra alcuni particolari, che per la loro piccolezza potrebbero esser male rappresentati o non esserlo affatto. Le riproduzioni in grande di carte a piccola scala, fotte col mezzo della fotografia, rendono evidenti codeste deficienze. Un trattato che ha per scopo d'istradare alla lettura delle carte deve rammentare anche limiti, oltre. i

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quali la piccolezza di un oggetto reale. non pe1:melt~ più di rappresentarlo grafi.ca:mente, all'rnfuon d1 quei cas1 m cui la sua importanza non imponga di farlo con una proporzione convenzionale, senza relazione coli~ vera, come succede a proposito delle strade, la cui larrrhezza, ridotta sulla carta nei limiti assolutamente indispensabili per essere letta, per ese~pio ad un mi~limetro, corrisponde'rebbe ad una ampiezza spropositata sul terreno. Con questi criterii giudicheremo quale quantità di particolari si possa ritenere riprodotti sopra una c~rta a seconda delle sue proporzioni col vero; e l'abitudine a vedere il terreno ed a studiarlo ci aiuterà ad interpretare ciò che sulla cartn. non fu potuto esprimere, desumendolo da crò che vi fu disegnato. · Molti errori nell'uso delle carte provengono dall'imperizia di chi le adopera, e dalla difficoJtà . ~'orientarle, specialmente-quando non è così facile_dt determinare la posizione dei punti cardinali, ed 1l terre~o circostante non .offre oggetli che abbiano una fisonom1~ così spiccata da non confonderli con altri ra~pr~sentat1 sulla carta. Molta cautela, replicate osservaz1om, e domande artificiose ed insistenti agli abitanti torranno dall'imbarazzo; e questo lo volli dire per romperla una volta col pregiudizio che fo parere vergognoso l'interrogare i contad_in i quando s'ha una carta nelle mani. Invece il bisogno d'interrogare s.orge più frequente, quanto è più minuziosa una car.ta. Nello stesso paese le case si somigliano tutte, e difficilmente le accidentalità che le distinguono appaiono sulla carta; come orientarsi nei 'casi dubbi se talora perfino la denominazione può rec~reyoca.!yce? Sono appunto questi casi di confusione, ne1 qua1_1 sola~ente la prudenza, e le interrogazi?ni poss_ono evitare mco~veoienti che non sono senza esemp10, e che la storia


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APPUNTI SULL'USO DELLE CAUTE TOPOGRAFICHE

stessa segnala per le conseguenze fatali che. trascina\ . rono (1r . . u.na carta topografica o .geografica, 'Oltre al valore mtr'.ns~~o, assol~to, ~e ha uno relativo, che dipende dall ab1hta, dall mtelhgenza e dalle cognizioni di chi la maneggia, e studia mercè sua il terreno; ed é una pretesa eccessiva quella di voler comprenderla con una semplice occhiata supediciale; invece quanto una carta é. più precisa e più minuta, tanto maggiore è lo stud10 e la accuratezza che esige da parte nostra nell'esaminarla.

VII. Nei corpi . ~i tr~p~a é .data in generale troppa 1mP?~tanza agh sch1zz1 topografici, e specialmente alla diligenza ed alla eleganza del disegno; donde succede, che essendo imposto di farli, anche quando non s~ n~ .:ede chia~ar~eo te la necessità, s'ingenera il preg1ud1z10 ch e essi s1eno una noia ed un inutile carico e sfuma tutto il vantaggio che nei bisogni giornalieri della vita militare si trarrebbe dal saper rappresentare un terreno qualunque co~ quattro segni· gettati al\a buona sopra urr pezzo d1 carta. Ed intanto .nel fatto cotesti schizzi, che si vogliono fatti come un vero modello di topografia, sono dtsegnati al tavolino, piuttostochè sul terreno, di cui conservano assai poco (1) Taluno per evitare questi inconvenienti propone di numerare le case di campagna, come quelle di città, e disegnarle col numero sulla carta. Adottando questa misura la confusione aumenterebbe ·sopra una carta che somiglierebbe alla tavola pitagorica.

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l'immagine, e da quei pochi che ebbero altitudine ed abitudine al disegno. Per assegnare un giusto grado d'importanza all'uso di cotesti schizzi, conviene vedere quando possono riuscire utili e necessarii, ed in qual modo devono ·essere falli . Supponiamo d'essere sul punto di sviluppare u.na esercitazione tatlica; il comandante della truppa è già orientato sul terreno e sulla posizione nemka, ha già adocchialo l'ostacolo che servirà di perno alla sua manovra; come indicherà la posizione e del nemico e 'dell'ostacolo ai suoi dipendenti nello spiegare loro il concetto tallico che vuole attuare? Un piccolo schizzo tracciato in fretta sul proprio taccuino lo torrà. assai più presto dall'imbara7.zo, che la più lunga delle descrizioni. Nello stesso modo fin ita l'esercitazion e uno schizzo abbre.vierà e renderà più chiara la relazione che deve farsen e. Queste mi paiono le occasioni principali nelle quali si 1nostra indispensabile uno schizzo topografico; in ogni al tro caso l'abbondanza delle carte scuserà dal disegnare ·o tutto al più. ci ·imporrà l'obbl igo di verificare e con eggere le carte medesime. In tali circostanze a che prò correfa in cerca di una perfezione di disegno che in pratica non si confà nè colla ristrettezza del tempo, nè co lla deficienza dei mezzi con cessi? Basterà usare molta chiarezza ed aumentarla con tutti gli aiuti materiali possibili, come lapis cli molti colori, una scala grande, molta limpidezza di tratti e poche cancella tme. Xn fine dei conti non si tratta di rilevare grandi estensioni di superfic ie terrestre, ma quelle limitale porzioni di terreno · sulle quali si svolge la manovra di una compagnia, o d'un battaglione, o fors.e anche la sola fase più decisiva di . que11a manovra: dimodochè·


430 APPUNTI SULL'uso DELLE CARTE TOPO(}RAFICHE nei casi più sfavorevoli ~i: tratterà di un chilometro q~a~rato o poco più, ossia di 10 centimetri quadrati -d1td1segno alla scala di 1 : 10,000 che é la più adatta a quest' uso. Una superficie così limi~ata non .offre generalmente gran vari~tà d i particolari topografici; il rilievo riesce molto facile e molto semplice, e non ha n ulla a che fare con ciò che s'intende col nome di levata a vista, la quale suppo~endo una vasta zona di paese; è problema degno d i topografi provetti, la cui soluzione esige l'aiuto .di qualche strumento portatile, che limiti err~n, 1 quali avrebbero molta conseguenza . Ma nei casi sovraccennati, od anche in quello di riveder;e ~na c~rta, ed inscrivere nella filtissirna rete dei par:t1colar1 una casa recen temente costruita, od una strada o~ un ca?ale ~perti di fresco , le tavolette portatili o p1eghevoh ed 1 grafometri più o meno tascabili non servono, e, per comodi e speditivi che essi sieno, il loro _uso vuole una perdita di tempo, che non è p1·0porz10nato nè all'occasione, nè alla esattezza che si può ?llener~ .. Per noi si bisogna far presto e meglio che sia possibile e perciò adoperare solamente l'occhio la ma~o e l'in t~lligenza, educati specialmente, il prim~ a sost1trnre gli · strumenti di m isurazione ed essere capac~ di g(udicare rettarnente la forma., la postura e la d1mens10ne_ proporzionale degli oggetti da ritrarre; l'altra .a tracciai·e, come fosse un panto,O'rafo e nelle posizioni le più disagiate, le impressioni'rice;ute dal- · l'occhio; la terza finalmente a cogliere i lineamenti P!ù essenziali degli oggetti, ossia quelli che rispondono d1 preferenza allo scopo del· disegno. ·. ~n breve tirocinio diretto con norme speciali conduce facilmente a risu~tati che sarebbero giudicati ottimi, anche da coloro I quali sono abituati a vedere i iavori topografici a traverso una esatlissimare~egeqdetica.

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VIII. Una cal'ta topografica, od un disegno qualunque sarà una copia esatta del vero, quando tra i vari oggetti copiati ed il tutto, e tra gli oggetti stessi, comparati tr! loro, corre la stessa proporzion_e che nell'originale. E forza adunque educare l'occhio a comprendere queste relazioni di dimensione tra il tutto e le varie parti che lo costituiscono, e la .mano a tracciarle. L' esercizio dei copiare a scala maggiore le carte topoarafiche mediante . la quadrattazione conduce alla co~oscenza ed all'uso della proporzionalità, ed istrada alla copia del vero più agevolmente e più prest?, eh~ non l'adoperare il compasso e la scala grafica, 1 quah danno bensì la cognizione di ~na _misura speciale,~~ non la nozione di un fatto apphcab1le a tutte le quant1ta omogenee, ossia. il mezzo di trovare ~a lung~1ezza materiale ed assoluta, ma non quella d1 relaz10ne. ScelO'asi una carta topogratlca che rappresenti un terren; vero, piuttos~ochè u~o d~i soliti ~1~delli di t?~ pografia, i quali co1 loro d1segrn fantast1c1 sono prn sopraccaricati di particolari che nel _fat\o n_on succeda, ed inO'enerano concetti storti e pregmd1cat1 sulle forme del te~reno. Se ne quadretti una parte, corrispondente presso a poco a lla zona di un chilometro quadr~to di Superficie, e si cerchi di riportare così a~ occh10, sopra un altro foglio .quadrettato nelle medesime pr~porzioni, i particolari, disponendo_li nel mod? s~e~so m cui si· travedono a traverso al retrcolato dell or1gmale. A misura che, co ll'aiuto. dei quadretti, la mano e l'occhio acquistano la franchezza necessaria per co-


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APPUNTI SULL'USO DELLE CARTE TOPOGRAFICHE

piare con sufficiente precisione l'originale nelle stesse sue proporzioni, s'ingrandi scano o si rimpiccoliscano le dimensioni dei quadrelli della copia, in modo che il nuovo disegno riesca ad una scala diversa da quello che fu copialo. In seguilo, resa sempre più rada la q\ladrallazione dell'originale, si finisca col tral asciarla affatto, valutando ad occhio la disposizione e la distanza relativa delle varie linee, e copiandola nello stegso modo che si farebbe cli~un ornalo qualunque, o di un paesaggio ( 1). Si disegni nell'atteggiamento meno comodo, che sarò. quello che più facilmente potremo prendere in campagna; tengasi perciò il foglio, su cui si disegna, in aria, ed appoggiato alle ginoe;chia, ma non mai ad un tavolino, e tutto al più facciasi uso d'un album del formato di un lib,ro in 8"0 all'incirca, con i fogli disposti ed incollati uno sull'altro in modo da potersi staccare successivamente a_ disegno finito. I segni sieno risoluti. Armonizzato l'assieme con linee leggerissime, ~i disegnino i particolari senza. titubanza o tremolio, calcando molto la mano ed il lapis, e sfuggendo le cancellature; se lo sbaglio commesso è di poca importanzl!,, 1

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(~) Quando fui incaricato dell'insegnamento ai volontarii d'un anno, ottenni eccellenti risultati dall'adozione di un metodo analogo a questo per insegnare il disegno topografico, iodispens-abilo per redigere un itinerario, come era prescritto dal programma. Tuttavia essendo numeroso l'uditorio dovetti, invece di far copiare un pezzo di carta topografica, disegnarla io stesso sopra una lavagna piuttosto grande e quadrettata.· A misura che io inseriva sul reticolato della lavagna i particolari, copiandoli da una_ carta, e spiegava la posizione che occupavano rispettivamente alle linee della quadrettazionc, gli allievi li copiavano sul loro album. Era quasi un far disegnare sotto dettatura, che pure formò in tutti l'occhio per rilevare un breve spazio di terreno senza strumenti, e disegnarlo con sufficiente diligenza la prima volta che ci recammo in campagna.

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val meglio il lrascurarlo; se nuoce all'insieme, è ~iù conveniente rifarsi da capo e sopra un altro foglio; le cancellature non sono possibili in campagnu; sporcano, e traggono ad una lecca.u1r~ e finitezza, che non .é confacente a questo genere d1 disegno. Per mantenei e la chiarezza e pure necessario di gradua~e l'espressione dei particolari in proporzione della loro 1~po~tanza '. pet;cbè da principi o, secondo. una legge fis1olog1ca, gl1 · oggeui si imprimono sulla retrna e da ques~a nel. cervello per mezzo del loro complesso. Noi vogliamo dunque, che primi ad imp.rin_1~r~i ed a forn_1are cotesto complesso sieno gli oggetti prn mteressann_ e .porremo in seconda linea c,li altri da non essere v1st1, se non quando con uno ;forzo di volontà,_ '.acend o s~cc~dere al primo srruardo sintetico uno analtt1co, esamine1 emo il vàlore delle parti. Prime ad apparire dunque ~aranno Je arterie stradali, poi le case, e le .acque, d1seg~ale quelle in nero, queste in rosso, ed m celeste, ultime e più sfumate le colture e le ro.rme del suolo. Resici capaci di copiare ad occhio~ senz_a ~uadre,t~o.zione una corta topografica delle dm~ens1om. menzionate di sopra, potremo cominciare a nle~a:~ :t1 l.en:~no vero. Il tirocinio fatto ci pone in condmont s1m_1h a quelle del paesaggista, il quale. non ado~era ~a1 a:cun strumento di misura, ma, tirala la p~1ma linea, ::,U quella prnporziona tutte le allre del suo ~,segno, e dopo ~ esso assieme il contorno geomeu·1co delle figure a'>er rn I . ·a· à che comporranno il. suo ~1uadro ,. ~~ spe~za 3 ~1g 1 11 col disegnare i part1c0Jar1, quasi l rnscr1~esse. ~n una rete di linee che garantiscono la proporz1onal1ta della copia coli' originale. . Recatici sul terreno coipincieremo a ~eg~are s~l foglio . ·one di due· t1;a i punti principali da rilevare, la pos1z1 . d . l .. . senza preoccuparci della scala_ cbe vog1iamo aie a nostro disegno, ma adattandoli alla larghezza del foANNO

xxi,

VoL. H.

28


,13,i,

APPUNTI SULI)C.:SO DELLE CAUTE TOPOGRAFICHE

glio, in modo che questo abbia da comprendere la copia di Lulla la zona che è nostra intenzione -di rilevare. La distanza lra questi due punti, tanto sul terreno come sul foglio, sarà per noi la stregua alla quale misureremo tutte le allre distanze reali, ed alla quale ci riporle- remo per ridurle grafica mente. Le linee che rappre. sentano queste distanze, disposte tra loro, e rispettivamente alla prima fra esse che fu tracciata, e che servi di base alle altre, nel modo stesso in cmi ali' occhio parve di vederle disposte nel vero, stabiliscono una specie di reticolato, od almeno un poligono, il quale determina con bastante precisione l'esattezza del lavoro. Questa prima parte dell'operazione, che corrispcnde a quella che gli artisti chiamano mettere assieme il disegno, e che somiglia ad una rete topografica, deve essere folla con tocchi assai leggeri, ed in modo che i pentimenti e le correzioni non si debbano vedere, o perchè. si possono togliere molto facilmente col cancellare le linee sbagliate, od anche senza essere cancellate, ciò che sarà meglio, perchè rimarranno confuse ed assorb~te nel resto del disegno. Al contrario voglion essere disegnati con mano ferma e sicura, e con trallo robusto i particolari che si inseriscono entro queste prime linee. · Rigq.ardo alla esecuzione occorre ripetere quanto dissi pel disegno a tavolino, solamente vorrei aggiungere alcune rose circa alla rappresentazione del mon te, ·ri"guardo alla quale sarebbe ormai conveniente il lasciare da parte le così delle curve dimostrative, per sostituirle con vere curve orizzontali ,. adatta te all a pendenza del terreno. Le curve dimostrative sono d'esecuzione difficile ed esigono una mano maestra , ed ab ituata al fare largo del disegno di paese, per d_are una idea esatta del terreno, di cui talora, malgrado la mano maestra, alterano

E SUL DISEGNO SPEDITIVO DEL TERRENO

l

435

l'espressione, esagerando soverchiamente le tinte oscure per ottenere maggiore effo tto e maggior risalto. Le curve rappresentano l'intersezione de' piani orizzontali equidistanti coi pendii delle alture. Perchè dunque contraddire al principio su l quale esse si basano , servendocene per ricavare l'effetto prodotto dal lumeggiamento a 45°, e rendendole intanto più fitte, anche dove il terreno è più piano, o diradandole dove è più ripido, secondo la direzioné dei raggi luminosi capricciosamen te stabilita? Ritorniamo al concetto geometrico dal quale trassero origine le curve, e col loro mezzo cerchiamo non solo di rendere l'immag ine del terreno, ma eziandio di fornire il mezzo per valutarne la pendenza. In fine dei conti é molto più facile ottenere, che un disegnatore inesperto immagini tan ti sentieri che corrano orizzontalmente il versante d'una altura, ad una distanza verticale costante l'uno dall'altro,. e fargliene delineare l'andamento sul fog lio, di quello che obbligarlo ad abbracciare lutto il complesso del mo-vimenlo del terreno, immaginandolo illumina to da una luce che non è la i:eale, ed a dipingerne l'effetto che ne risulta . Se poi vogliamo gettarci nel convenzionale per rendere più fa cile la lettura dello schizzo, e più determinata l'immagine del terreno, facciamolo in modo da àdattar.e la forma delle curve alla praticabilità tattica del suolo, stab ilendo che la distanza tra: esse,. ovvero se vuolsi anche la diversità del segno, o perfino ·del colore con cui sono tracciate, co rrispondano ad ognuna delle cinque o sei classi nelle 4uali sono solitamente ripartite le pendenze nei _trattati ·di lattica.


E SUL DISEGNO SPEDlTIVO DEL TERRENO

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APPUNTI SULL'USO DELLE CAUTE TOPOGRAFICHE

IX. In questi appunti ho diminuito l'importanza del cl isegno .per gli ufficiali di truppa, cedendo al principio della r ipartizione del lavoro, secondo il quale, ammesso benissimo (ciò che pure sarebbe da taluno oggi contestato} che· al militare spetti, più che ad ogni altro ordine di persone, la cura della cartografia del paese, non credo necessario che perciò tutti i mj)itari abb iano a divenire esimii topograJì. Fatte le debite riserve sùll'entità di uno schizzo topografico, e sull'eleganza che in esso è richies ta, ho additato un metodo che abituando gradatamente l'occhio al concetto della proporzionalità , condurrà chiunq ue, anche il meno adatto alle arti del disegno, a sapér rilevare un breve tr.a tto di superficie. Invece ho cercato di aggiungere importanza alla lettura delle carte topografiche, che non deve limitarsi ad una magra spiegazione dei segni convenzionali 1in esse impiegate, ma essere , la base fondamentale dello studio del terreno , per avventura ancor troppo trascu·r ato presso di noi. · Fu detto che il nostro genio, cosi sensibile alle impressioni dell'a rte, 'ci trova muti a quelle dell a natura. È una esagerazione, come lo pro va il favore che incontrano · anche presso di noi la. fondazione dei clubs alpini, e le somme raccolte nel nostro paese per attuare impres·e geografiche considerevoli, come quelle che ci spingono nel cuore del!' Afric:a a gareggiare in ·fama coi viaggiatori settentrionali. Ci mancarono piuttosto finora l'indirizzo e le occasioni. per .s viluppare

437

un senso, che manifestamente non ci manca. Speriamo che, anche nell'esercito, il nuovo impulso dato alle esercitazioni' svolga la passione di uno studio minuzioso del nostro terreno, e della sua influenza nel campo pratico, ritornandoci alle abit\tdini eh~ for~arono_ non solo i grandi capitani nroderrn , ma ez1and10 quelh dell'antichilà, come il greco Filopemene, e Cesare che ~i lasciò una stupenda pagina di geografia.

CEClLlO DE FABI\IS

Capitano di fante1'1·a.


CONFERENZE MILITARI

-

(PUBBLICATE PER ORDINE DI S . E. IL MINISTRO DELLA GUERRA)

DEL CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA B

DELLA CONDOTTA LORO (1)

(Lettura fatta dinanzi agli ufficiali del presidio di Siena nel mese di marzo 1875).

Delle retroguardie.

Ogni qual volta una truppa s'allontana dal nemi co ha bisogno di porre fra questo e lei un nucleo di forze · che la assicuri contro qualsiasi inLrapresa, cfoè impedisca al nemico l'avvicinarsi al corpo principale, acciocchè non sia disturbata la marcia. Delle retroguardie che seguono in coda le colonne marcianti al nemico non occorre qui di occuparsi, perchè se fanno ùn servizio molto importante sotto l'aspetto della disciplina) il loro concorso nel servizio di sicurezza propriamente non ha che una minima impor.tanza, ed è ai fianchi cui qualche .volta rivolgesi la loro auenzione, in particolare 11 elle fermate; ed é perciò che esse in generale sono drappelli e frazioni relativa.mente deboli. Lo allontanar:si di una truppa dal. nemico può essere volontariamente impreso, oppure forzatamente. Nel primo caso si Lratterà forse di trarsi dietro l'avversario sovra un terreno a noi più vantaggioso, dov'egli si trovi improv visam en te in· meno buone cond izioni, ed è questa una manovra anzichè una vera ritirata; . oppure si vorrà mettersi a portata di un punto che si sa o si àede minacciato, sia indietro verso uno dei fianchi, sia direttam en te ind ietro sulla stessa linea di (~} V. dispeasa precedente.

i39 ritirata. -Nel secondo caso si tra tLerà di ritornare nelle primitivi · posizioni, o su altre meno ~sposte, , in. seguito ad un'impresa fall ita, o anche s1 tratle~a ~ u~a ve ra ritirata verso la propria base o luogo d1 nfug10 dopo una sconfitta. . Si può osservare che ir~ tutle codeste . cr~·costanze assai diverse la retroO'uardia ha per prmc1pale ufficio di guadagnare ·te~po . al corpo c~1' ella copre, il quale sfugge il combattimento perchè non vuol~ o non può sostP.oerlo in quel luogo, in quel temp~ o m quel suo stato attua le ; con che tende a sollracs1 alle conseguenze più o meno gravi d'uno svantaggio_ certo, o di raO'ffiunffere più tardi un qualche vantaggio. E peroo o . . .. tanto scorgesi chia.ramente quali prez1ostss1~1 servrg~ possa rendere una retroguardia al suo gros:o 1~1 . talum momenti; ma per mettere maggiormente rn r11tevo l~ loro importanza non sarà inuLi le d_i re~a.rne al~u01 esempi. Nel '179.2 il generale Dumour1ez rit1randos1 da Grand-Pré, perchè i Prussiani avevano_ s uperato u~ altro passo dell'Argon ne, _ord inò alle varie co!onne d1 concentrarsi a St. ~Ienehould; quel la proveniente da Vouzier 1{é1 risalire l' Aisne, per aver ritardato la sua marcia, si trovò prevenuta a Vaux da 4200 ussari tedeschi , i quali seguivano la retroguardia della ~ol?nna con cui marciava Dumouriez; ella si sbandò rnt1eramente, e i fuggiaschi numerosi e alla spiccio}ata raggiunsero spaventati la retrnguardìa suddetta, ove port~rono un panico pericoloso. Malgrado ciò, mercè l' en_erg1a del suo capo · e l'intervento dello stesso Dumounez, essa potè respinO'ere i Tedeschi inseg uenti, e salvare eco~ prire tutte le altre truppe che a -gran pas~f s'affre_ttavano verso St. . Menehould . Senza d1 CIO le ultime truppe che ancora. restav~no all a ~rancia si sarebber? ìn gran paite sbandate, e rl fallo di Valrny che la salvo non sarebbe furse avvenuto . - Nel 18.~ 5, dopo la battaglia cli Ligny, una brigata prussiana, sostenenCONFE!\ENZE MILITAIU -

. DEL CÒMl'ITO ECC.


DEI, CÒMPITO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC .

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CONFERENZE MILlTARl

dosi a Dry tutta la nelle, diè tempo ali' esercito di sourarsi alle conseguenze della sconfitta, allontanandosi e sotlraendosi dal contatto col vinciLOre; il qualè non potè impedirgli di arrivare sul campo di Waterloo a decidervi quella grande catastrofe francese. - E per citare un fatto delle guerre italiane, rammenterò come nel 484-8, il 30 luglio, ritirandosi l'esercito sardo a Crem ona, la retroguardia del 2° corpo (du e battaglioni, uno squadrone e due pezzi) col suo contegno saldo di fronte all'avanguardia austriaca diede tempo alle divisioni marcianti tra Gazzo e Sospi ro di ridursi sotto le mura della ci Ltà, senza di che esse sarebbe1:o state circuite dal 1° corpo austriaco. Quanto alla composizione della retroguardia, essa varia secondo il terreno elle devesi percorrere in ritirata, secondo IJ fo rze che si hanno a disposizione, secondo il modo, le forze e le armi" con ·cui il nem ico insegue o può inseguire. In generale per paesi scoperti e non eccessivamente rotti è più utile la cavalleria che la fan teria; e l'artiglieria, che sempre e dovunque vi concorre come arma difensiva per eccellenza, figura su tali terreni in proporzioni maggiori, alle volte unita alla cavalle.ria soltanto. Sempre che sia poss ibi le Ji avere cavalleria alla. ret roguardi_a, anche poca, essa renderà ottimi servizi, se non col tener tesla alla nemica, almeno per .le esplorazioni ai fianchi e per osser~are e tenere a bada il nemico finchè la retroguardia, lasciata un istante in pace, riesca ad allontanarsi sicuramente, potendo essa in seguito raggiungerla rapidamente in altra posizione più indiet,_·~: La cava lleria è anche più adatta ai ritorni offens!VI improvvisi, impetuosi, che arrestano e paralizzano per alcun tempo le trnppe avanzate dell'avversario, impedendo loro di stringer1;;i addosso alle altre armi : essa è ne cessaria particolarm ente in una ritirata che .bisogni

4,,i.,1

condurre lenta e per più marce, quando la nemica cavalleria si fa audace e si spinge ai fianchi e anche alle spalle con {!rappelli numerosi, e presen' tasi quindi il bisogno di cslendere maggiormente la vigilanza ai fianchi. - Mi limi~erò qui pure _ad esaminare la condotta della fanteria, seguendo il modo finora tenuto, perchè non mi sento in grado_di tra~tare delle altre arm i : e sarà molto se tuttavia ne nsulterà un !a voro corrispo"Jente alla importanza del socroetto. Se alcuna volta nominerò la ca,·alleria, ciò sarà soh~nto pei piccoli drappelli di qu~st'a1:rna,_ il cui. c_on~ corso è a desiderarsi non manciu mai nei serv121 dt sicurezza. La più parte dei cai:,.i nelle retroguardie inca_lzate dall' avrnrsario, la fanteria è rappresentata 1_n proporzioni minori iÒ confronlo di quelle _ ordin_an~ delle tre armi; mn per allro, quando s1 t_ralLl d~ contrastargli la. marcia per un terreno semma~o d1 ostacoli allora la. fanteria primeggia sulla caYalleria, e, se il ter;·eno è molto coperto e rotto, anche sull'artiglieria, causa la poca utilità del tiro_ di qu~s~a a grand e distanza·, il quale è bene sposso 1mposs1b1le. Questo s'intende sempre in confrouto delle delle 00 Primecroiare proporzioni . . La forza della retroguardia. Ila da esse re m genera~e un po' mao-o-iore di quella che darebbcsi all'avanguardia 00 . . dello stesso corpo, particolarmente nei co.s1 ove occ~rre contenere un avversa ri o vittorioso e ardito, o semphcemente quando il pericolo di essere ins~gt~iti.viva~ienteo d'essere assaliti in luoo-hi svantaggiosi sia evidente. l\lentre infatti un'avangu~rdia si trova in condizioni tali da poter essere soccorsa più o meno presto, la retroguardia invece deve · trovare }n sè tutta la forza, tu~t~ l'energia per resisLer1:; al nem 1co quel da_lo tempo . eh e in proporzione piuttosto lungo. Pertanto giovano ~u1 pure i cri tcrt gia dedolli ci rea la forza deJ1Lavanguard1a.


442

CONFEIIENZE MILITARI

L~ sua_ distanza dal grosso varia secondo i casi d. . part1c0Iar1 ma non pu· uell . '. . . o ~ssere t troppo supe1·1ore a q .. ~ cm ~1 _tiene m t~ ass1ma un'avanguardia, aflinchè pa1 lill ne~1c1 non abbiano a trovare facile l'intl'omettersi fra . essa .e 1I oo-rosso , cos1• cbe succe da d1· essere attaccati I~pr?vv1samente ai fianchi" o alle spolle. cosa non d1fficrle a verifica~·si ~ppunto perchè t'inseg~enle tenta s~mpre tutte le vie d1 poter agire in tal guisa. E p . b1soo-na t o-!" ffi . 1· . ero . o _c ': ~ t u_ lCla 1 e 1 solrlati pure siano per così d1~e fom1?liar1zza~1 ~oll 'idea di dovere da un momen to all altro d1fenders1 a1 fianchi, e ancbe di dover aprirsi un ~arco ali~ sp_alle per me:.:zo alle frazioni nemiche che fosse~·o riuscite a sp_in_gersi molto avanti, poiché altri-· m~nl1 la comparsa qmv1 anche di pochi scorridori nemici puo b.produrre un serio disordine , 1·r1 molli· casi..1rrepara de, come .avvenne nel ·1870, nello stesso giorno della sorpresa d1 Beaumont, alla retroo-uardia del corpo francese trovatosi ultimo nell'ordine mare· n· fa l". · . . ia . 1sogna , Ja-. . r. en. ,.,11 e net soldati la persuasione che , senza s?iars1 im~orre dall'apparire di quei arappelli nem1c1, s_1 può uscire con o_nore anche dalle situazioni più critiche, semprechè s~ m~~tri all'avversario un contegno calm_o _e n::;~~Ulo. Crò d1p?nde 1:1101to dall'autoritù degli uffi,ciali, to.· Et piu ·, d' . .dall influenza eh eserc1tano sul sold a~ I tull1. il comandante la retroguardia bisogna che sia uomo .d1 mente fredda e calcolaLrice e nel Le mpo . stesso energico al sornrno grado. · . Trat,t~ndo _ora dell_a d_isposizione di marcia e della si_curezza dei fianchi, s1 può asserire che ciò che si d1sse_ delle avanguardie per questa parte va folto in massima I ·. anche per le retrog uardi e., lenendo como per a tro cuca_ alla forza e alla composizione ùell'estre retro~uard1a, e più an cora inqu anto all'attenzione~= es~rCil~re verso ent!·ambi i fianchi o verso quello più mrnacc1 aLo, che qù1 le esio·enze d'un alt·lVo ~ VJgJante . ·1 b

di

DEL CÒlIPlTO DELLE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.

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contegno si fanno assai maggiori. Cosicchè, in primo luogo, riguardo alla composizione dell'estrema retroguard ia è a dirsi che qui è assai più utile sia composta di sola caval leria; ma se è di fanter ia, donà cerlamente aversi più forte in confronto all'estrema avanguardia che si manderebbe, perchè preme di non lasciar soverchiare subito le ultime truppe, affine d'evitare il pericolo che si gettino in disordine addosso al corpo di retroguardia e ne scuot~no gli animi; e in seco ndo luogo, riguardo a[ drappelli fiancheggiatori, puossi ritenP,re che hanno da essere più fo rti, e ri chiedesi - generalmente che si mantengano infuo1i dei fianchi clurnnle tutla la marcia, per potere aver l'occhio sempre intento alle aggirate che l'avve!'sario non manchera di tentare appena la retroguardia si formi per contenerlo. Se i drappelli che sono ai fianchi d'una retroguardia debbono svel.a re e possibilmente imped ire i tentativi che il nemi co farà per minacciare seriamente di fianco, o per Io meno molestare la relroguardia gettandole d'attorno truppe leggerè o irregolari , oppure spuntondola e sorpassandola con drappelli di cavalleria; e se pertanto occorrerà loro bene spesso cli scaramucciare, essi debbono pur non di meno pensare che si trovano in condizioni più Jifiicili, più esposti che non quelli cl'un'.a vanguardia. Bisognerà dunque che prestino di continuo attenzione alle mosse della retroguardia, poichè è troppo facile che ne vengano separati e siano dispersi, qualora essa ripigliando la rnarci'.a dopo un breve affrontamento co lle avanzate nemiche non fosse da quelli subito seguitata. E pertanto le patluglie e i drappelli di fianco dqvranno bensì opporsi energicamente agli accenna.Li tentativi dell'avversario, ma non mai per tale scopo impegnarsi in azioni tali che importino considerevole perdita di tempo, o allontanamento


4U.,

CONFER&NZE MILITARI

eccessivo dai fianchi della retroguardia, affine di non perdersi senza un utile scopo. Le retroguardie nei vari casi già accennati seguono regole che non sono sempre perfettamente le stesse, in particolar modo le grnsse retroguardie, la cui condotta ha limiti più larghi che non quella del le deboli retroguardie. L'importanza, la difficoltà e le regole di condoua si ricavano natura lmente dalla considerazione del particolare scopo a raggiungersi, e dei mezzi e delle condizioni del momento; e sebbene i mezzi e le condizioni di tempo e di luogo più probabili non siano difficili ad immagin are, tuttavia le altre: che sono molte, non è dato di combinarle così da averne unu serie di situazioni sole possibili in guerra: ciò che d'altronde può dirsi di quasi tutti gli atti guerresch i. Per ques to non giova neppure qui entrare in supposizioni numerose di casi particofori possibi li , parendomi meglio di rintracciare le regole di condona in genero.le col dedurle dai casi. più comuni. I precetti poi che valgono per le reu·oguarclie di grossi corpi si può dire che in massima valgono anchè per quelle dei minori,· sebbene la loro importanza scemi di molto, e ciò perchè trattasi. di criteri che guidano si- tuazioni simil i; e d'altronde fatte le debite· ragioni al ca.so particoìare; non sarà difficile lo scorgere fin dove sia uti le di lasciarpreponderare un criter1 q sugli altri. Una truppa impegnata che voglia o debba cessare il combattimento, non potendo sicuramente allontanarsi tulla in un momento, ha bisogno di lasciare in posizione per un dato tempo una parte delle sue forze : mentre il grosso si disimpegna e s'allontana dall'avversario : quelle forze vengono a costituire una retroguardia di comballimenlo. La più parte ,delle volte questa deve contenere un nemico vittorioso, o che tale si reputa, e quindi soverchiante di numero e d'animo. In questi casi . può dirsi che si tratta quasi unicamente di sacrificarsi

DEL CÒ1CP1TO DET, LE TRUPPE DI SICUREZZA ECC.

4~5

per salvare il grosso, e richiedonsi il più gtan valore, la più grande tenacità nella difesa di uno o di pochi punti costituen ti il fronte di resistenza; che sarà possi bilmente ristretto ad una sola locali tà. Per questo scopo occorre che la truppa destinala vi sia tuttavia in buono stato fisicamente e moralmente, o almeno che fra le altre si trovi in condizioni le meno sfavorevoli, poichè alLrimenti la ritirata del grosso si cambierà ben presto in fuga. A questo proposi~o fu criticala la disposizione del comando austriaco che a Skalitz nel ,f 866 lasciò come retro§l:uardia una del!e brigate che più avevano sofferto nel co mbattim en to, quando avrebbe potuto destinarvene altra meno scossa. Fuori di tal caso una retroguardia ha da impedire che il nemico inseguente giunga ad addossarl a al grosso, col farla indietreggiare più sollecitamente del medesimo; ed essa vi riesciràfrenando l'ardito procedere delle di lui avanzate, o anche arrestandosi successivamente in favorevo li posizioni, e coll'obbligare il nemico a manovrare onde schivare le potenti djfese contrappostegli, fa. cendogli in Lai guisa perùere un certo tempo, intanto che il grosso possa all ontanarsi cosi da non temere di essere raggiunto e costretto a combattere. Che se il nemico s'impazienta e attacca pel' superare subito lo intoppo, egli si m8tte in condizione di subire uno scacco parzi-ale, ciò che contribuirebbe non poco u rialzare l'animo delle truppe che si t·itirano.. In questi casi la retroguardia non dovrà mai venire a combattimento risolutivo, perchè vi sarebbe certamente schiacciata, mentre lo scopo da raggiungere assolutamente non lo richiederebbe. Tali ritorni offensivi, codesto subito arrestarsi e far testa ull'.inimico vanno eseguiti in quelle tali località, dove. le còndizioni topografiche e quando l'ora del giorno offrano grandi vantaggi al difensore, dove cioè l'inseguente venga a trovarsi all'improvviso in


44 6 CONFERENZE i\lII.lTAR{ situazioni svantaggiose, così che ri esca facile ributtare ~e sue trup~e ava~zate e col favore della nou~ siasi poi m tem po d1 sfuggire alle strette del suo grosso. Una retroguardia non dovrà mai esi tare a cogliere l'occasione che le si presenta propizia per questi ritorni offensivi, 1~a ~ssa lo farà subito che si mostreranno le prime fraz1001 ne1?if he. Questi improvvisi assalti sono le più volt~ fatti dalla cav~lleria e vi partecipa in piccola proporzione Ja fanteria; quando questa vi concorre non deve mai abbandonarsi alla foga d'un inseo-uimento dato che le riesca di far volgere le spalle ali~ avanzat~ nemiche: ~iò per non violare il principio giù rimar~ato che deve guidare la sua condotta. Essa non deve dimenticare che il nemico va rinforzandosi ad ogni momento che passa per l'avvicinarsi de' suoi sostegni, mentre che da sua parte ella s'indebolisce e si espone sempre più coll'allontanarsi del proprio grosso. Del resto durante una riti~·ala alquanto lunga si presenta sempre il bisogno d1 guadagnare un tempo rilevante, media·nle l'occupazione di qualche forte posizione di retroauardia c?e sbar:i la v!! al nemico .. Simili loca lità sono°spesso nco?os~1ute pm ore avanti da ufficiali appo~itamente clesllnat1 dal grosso stesso. Quivi alle volte .si rinforza la la reti·oguardia, affincbè possa disimpegnare mectlio . . . . o s~a m1ss10ne; e qum pure accadrà che pr~ndano posizione altre truppe destinate a cambiare la retroo-uardia .r. . o ' qua Iora i:osse esausta d1 forze in seguito a combattimento o al faticoso servizio, per causa della sl.agion~ o degli ostacoli superati'o d'altro. Alle volte p.uò tornare utile che una retroO'uardia ~ifenda ostinatamente il terreno palmo a pal~o utilizzandone tutte le accidentalità e particolarmente attraverso zone boschive o terreni assai rotti; ma tenuto nella quale. metodo ciò riuscirebbe svantao-g·ìosissimo o magg10r parte dei casi, esponendosi il difensore ad '

DEL CÒMPI1'0 DELLE TRUPPE DI SlCUIIEZZA, ECC .

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essere qua e là soverchiato, a subire una o due rotte parziali che avrebbero funes_ta influ enza su l contegno nel resto della marcia; e questo tanto più se si ha di fronte un nemico coraggioso e intraprendente e che sappia ben manovrare ai fianchi . Lo scopo essenziale insomma raggiungesi meglio quasi sempre colla difesa di una sola posizione, la più forte, la più vantaggiosa rispetto alle par'Licolari condizioni del caso, disponendosi quivi ad una resistenza tanto più energica e attiva, in quanto che non S'Ì sarannq perdute e forze e fiducia per una serie di difese successive e poco felici a brevi intervalli, su più altri punti meno importanti; .ed anche per ischivare di trovarsi ogni tanto impegnati a manovrare, situazione sempre cri tica. In ogni caso bisogna serbare hmgi .dal combattimento una forza adeguata , per met'terla. in azione quando si vedrà giunto il momento di disimpegnare Je frazioni combattenti e riprendere la marcia, affine di non restare troppo indietro dal grosso, e per non cadere nei pericoli fino ra esam inati: misura questa da cui, come s'è visto, può dispensarsi un'avanguardia. Questi combattimenti di retroguardia presentano un carattere essenzialmente difensivo e le più volte hanno breve:durata, perchè non dovendovi intervenire il grosso avviene necessariamente ~be le poche forze della retroguardia. si trovano quasi. semprn di fro nte un nemico che va. ingrossando e contro il quale non possono a lungo lottare. Ciò beninteso quando non si tratti di resistere fino a che bastano le forze~ allo scopo di dar tempo al. grosso di togliersi da un pericolo imminente. Di quest'ultim o genere è per esempio il combatti mento già citato della retroguardia prussiana a Bry nel 18 15, e anche ·quello di Oversee nella · campagna danese d.èl 1864. In quest'ultimo fatto d'armi i Danesi si condussero con molta va.lentìa: una forte 1


448 CONFERENZE ll!ILITARI brigata austriaca che insegu iva il grosso danese ritiratosi dal Danneverk, fu trattenuta per quasi mezza giornata da una retroguardia inferiore di forze di uria metà circa. Questa difesa ostinata ed eroica prolungata fino. a sera costò il sacrificio di più della metà degli uomini e fu così vigorosa anche alla fine che un ritorno offensivo di poche truppe già state impegnate fu creduto dagli Austriaci un rinforzo giunto all'avversario. Per le ragioni anzidette sarà bene di non erigere lav_ori importanti, quand'anche se ne abbia il tempo, su di una posizione che s'or.cupa per breve difesa, . ché altrimenti è facile perdere di vista il v:ero scopo del momento, nel calore dell'azione, quasi attaccando ai lavori maggior prezzo che non allo scopo medesimo del combattimento. Bisogna, è bene ripe- . terlb, sapersi disimpegnare in tempo, quando ciò è ancor possibile, per modo da non trovarsi poi incal1.ati troppo da vicino da forze molto superiori, pel sovraggiungere del grosso !?emico. Si deve anche badare di non istancare eccessivamente la truppa, di non looO'Orarne le forze al punto da ridurla impotente a pro-. serruire nella sua missione in una marcia successiva. o . Agendo contrariamente a questi criteri la retroguardia andrebbe incontro forse a certa perdita, senza che il di lei sacrificio recasse alcun vantaggio al grosso, anzi e~sa rischierebbe di venìre gettata in furia e alla sbandata sul corpo principale, portandqvi il disordine e la confusione. · 11 tempo che si guadagna nella difesa di cui si parla non è altro che quello impiegato dall'avanguardia nemica a prendere le disposizioni d'attacco e forse a.d iniziare il combattimento, 'in attesa che il suo grosso giunga a portata d'influire sull' esito di quello, al che può darsi d'altronde che. basti da per sè stessa, se le forze e Je altre condizioni particolari concorrono in

449 di lei favore. Dal canto suo la retroguardia nella difesa eviterà di spa1;pagliarsi, per non dovere impiegare molta parte del tempo guadagnato quando sarà l'ora dl ripigliare l'ord.i ne di mar0ia; e rammenterà che non potrebbe accettare un combatlimento risolutivo, oltre ai sopradetti casi dove lo richi:c)e la sa!u_te _de~ grosso, se non se sapendo di trovarsi rn. cond1z10m d1 battere l'avanguardia nemica a van Li che il grosso ~i lei possa soccorrerla. Finalmente quel tempo che s1 può guadagnare bisogna saperlo calcolare al giusto, non credere che dove sia facile contenere l'avversario col favore di una posizione inattaccabile di fronte , sia sempre bene di farlo lunrramente; ma lenendo conto. delle o imprese che certo tenterà il nemico, del _suo rngrossare per l'arrivo di nuove forze, e delle esigenz_e della propria missione, si deciderà fino a qua~do s1 possa prolungare la lotta senza com~rometter~L .. Si è fatto rimarcare poco prima che il far testa d1 quando in quando per parte del)a retrogu~rdia t~nde propriamente a disordinare l' ant1vang:1ardia_ nem~?a: dopo di che vuolsi ripigliare 1~ m~rcia subito~ ero ·e forse più particolarmente apphcab~le all~ d~bol1_retro· g.uardie, le quali non si devono d1 leggien _lusing~re di potere impunemente sfidare l' avangu~rd1a nemica a prendere le sue disposizioni di com~at~mento, come potrebbe fare una grossa retroguardia. E se potranno in quel modo tuttavia riu~~ire a frenare ,la fog~ del-:l'inseguente, a renderlo pm prudente, s1 che avanzi adagio e con circospezione, bisognerà pe1:ò eh~ badino più dell'altre, per le ragio~~ ~ià dette, . ~1 ?on trovarsi troppo impegnate e non pm libere a np,gliare la marcia. Conviene tener presente che ponno mettere facilmente il grosso- nel caso di ~overle sostenere_, se s'impegnassero seriamente, a ca~rone della magg10re vicinanza di lui; cosicchè I? co.strmgerebbero a sospenDEL CÒMPITO DELLE TRUPPE Dl SICUREZZA ECC.

ANN.O XXI, VOL. li.

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4-50

DEL GÒMPITO DELLE TRUPPE DI Sl GUREZZA EOC ,

CONFERENZE MILITARI

rebbe il più delle volte slegata e faci lmente soverchiata in tale o tale altro dei molteplici punti. Molto meglio la retroguard ia otlerrebbe allora il suo intento, se il terreno re trostante fosse disposto verso il vi llaggio favorevolmente alla difesa, aspettando colà il nemico che dovendo sboccare troverebbesi in serii imbarazzi. Una difficile situazione per la retròguardia è quella in cui essa trovasi quando viene lasciata in posizione a • contatto col nemico, coll'incarico di fronteggiarlo e tenerl o a bada finchè il grosso s'avvia, sia per isfuggi,;e a qualche operazione offensiva dell'avversario, ch'egli fosse venuto a conoscere, sia allo scopo di mettersi a portata di piombare addosso ad altro partito nemico. Tratlas.i di mantenere l'avversario nell'ignoranza di ciò . che avviene, perchè s'egli se ne accorgesse urterebbe la retroguardia con forze grosse, disordinandola completamente, e allora la marcia stessa del grosso avviato ne rimarrebbe compromessa, ed egli medesimo forse tratto a combattere suo malgrado . Per questo non si deve , in massima, cambiare l'attitudine primitiva; conviene, pet· es., mostrare eguale vigilanza , eguale· energia se occorre difendersi; ma d'altra parte impegnandosi una qualche avvisagl ia tra le avanzate delle due parti non conviene agire davvero aggressivamente, bensi farne. mostra col respingere vivamente gli esploratori avanzatisi, senza però provocare una vera scar amuccia col portare in azione troppa forza, per m odo da attirarvi rinforzi nemici e senza spingersi al di là dei posti di vigi lanza, perchè altrimenti l'avversario potrebbe agevolmente arrivare a conoscere lo stato delle cose. Insomma non si dovrà mosLrarsÌtimidi, ma neanche in;iprender atti offensivi, accontentandosi di mante· nersi con ferm o contegno ·s ulla posizione d'osservazione. Difficoltà ancor maggiore incontrerassi q uando si dovrà incominci a re la marcia e pr oteggere il grosso in cam-

dere la marcia, col rischio di subire uno scacco parziale, .e ad ogni modo fa ceQ.do ciò eh· era nell'intenzione del n emico di fargli fare e contrariamente ai pr.oprii divis.amenti. Una retroguardia che trovisi obbl iO'ata di . o contmuare la sua difficile missione per vari giorni di seguito, dovrà più che altra a ndare guardinga nell'impegnarsi, e fa rlo solo in caso di necessità , non quando le sembrasse di poterne a vere un vantago-io di più . Sarà di prefe renza a lla parte la$ciata in estre~1a retroguardia che incomberà di rintuzzare l'ardimento delle avanzate nemiche, coì subiti ritorn i offensivi di cui s'è detto, poiché in ta li casi preme assai di conservare le forze della truppa, sia pel servizio di sicurezza notturna che la retroguardia dovrà sostenere seguitandosi a marciare, o agli avamposti formandosi, sia per conservare all'indomani sufficiente energia pella protezione che il gros;;o le confida . Le località eh~ più si prestano a questi voltafaccia delle retroguardie sono senza dubbio le stretle; le qiiali, considerate nelle condizioni particolari di lunrrhezza larghezza e natura loro, comportano uno piuttosto che l'altro dei noti modi di difesa: all'entrata, nell'interno e all'uscita . . dei quali non è qui il caso di· trallare. Quivi le truppe inseguenti non possono utilizzare la loro ·superiorità numerica, e . la ristrettezza del fronte da difendere permeLte a lla retroguardia di resistere ao·li sforzi di truppe assai più numerose e rende facile il disimpegna rsi quando se ne vede l'opportunità. Se trattasi della d_ifesa di ·un villaggio raggr uppato, sarà generalmente convènienza d'abbandonarlo tosto che l'avversari o abb ia impréso a mapovrare verso i fianchi con forze abbastanza grosse da compr ome ttere il passaggio dal com balli mento alla marcia; che se il villaggio si componesse di casali alqnanto spars i, converrebbe desis tere del tu tto dal pensiero dj una resistenza che riesci•

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452 CONFERENZE MILITARI DEL CÒJrPITO ECC. mino, perché non essendo possibile di nascondere piùoltre il fatto, il nemico s'affretterà a cogliere l'occasione per annientare la retroguardia; questa adunque deve sapersi sotL1·arre opportunam en te quanto a tempo e, modo, il che dipende quasi esclusivamente dalla perizia del suo capo. S'ella adempi e bene la sua missione, il grosso potrà sperare di raggiungere lo scopo prefissosi e l'avversario se n'avvedrà abbastanza tardi da non potere così agevolmente corrergli addosso con m òlte forze, onde potrà essere in grado di respingere i di lui scorridori senza perciò doversi formare; è non sarà poi raggiunta da forze importanti, se non quando si sarà messa di già 'in tali relazioni col proprio grosso che la torranno dal pericolo d'essere rotla e dispersa.

(Continua) GIUSEPPE

Rocco

Tenente nel 7° òattaglione alpino.

ALCUNE RIFLESSIONI SULL'

AVVENIRE D ELL'ARMA DEL GENIO

Al princ1p10 app ena dello scorso secolo prevaleva il

sistema delle posizioni. Gli eserciti si movevano con lentezza, resta vano lungamente accampati, attendevano l' inimico sulla difensiva. Federico Il diede maggiore celeri tà al le evoluzioni, aumentò la mobilità delle truppe e sbalordì i suoi nemici con la rapidità delle marce. Nupoleone sostitul interamente il sistem a delle marce alla guerra di posizione, gli ordini in massa a quelli delle linee; trasse maggior vantaggio dall'artiglieria e d alla cavalleria, e la sua tatti ca acqu istò l' impronta del suo carattere ardimen los·o e risoluto. · Oggidì i Prussiani ne fanno nuovamente da maestri. Agli ordini in massa è sostituito l'ordine sparso, i movimenti sono rapidi, le artiglierie potentissime, semplici le evoluzioni; il terreno è studialo con altenzione ed apprezzato più giustamente, l'azione simultanea delle tre armi è più subordinata al principio de.lla prepon.deranza delle masse, si tengono pochissime truppe in azione e molle in riserva. Dunque col mutar dei tempi anche il ~ odo di combattere subi sce le sue (asi, e sorge imperioso il bisogno .di riformar gli eserciti, come è avvenuto in questi ultimi anni.


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ALCUNE Il ll'LESSIONI

SULL'AVVENIRE DELL'ARMA DEL GENIO

. In It~l!a questa tras~o,rmazione è stata più sostanziale, pm profonda, p1u generale, perchè il nostro esercito di recentissima formazione conservava tuttavia la venerata ma vecchia impronta del piccolo esercito subalpino. Ma se il riordinamento generale del nostro esercito è b~n~ in~ltrato, se la sua nuova organizzazione può d1rs1 assicurata, non è men vero però che il riordinamento parziale lascia ancor molto a desiderare. E siccome fra le diverse parti del complicato macchinismo che .rir,hiedono speciali provvedimenti, vi è l'arma deÌ gemo, così non tornerà inutile di ricordare alcuni dife~ti rig~ardan~i i~ servizio e l' organamento di quest arma 1 quali si oppongono vigorosamente al suo nobile sviluppo e ne affievoliscono la vitalità.

sono mollo diverse, ma l'una e l'altra delle due armi possono procurare reali vantaggi, alle proprie truppe, sull'inimico. Il genio dunque, pur considerato come corpo ausiliario, può avere una speciale influenza sull'andamento di una· campagna. È questo un assioma bell'e buono e non andremo spigolando nella storia militare in cerca di fatti che valgano ad . avvalora.re il nostro assun to.

_È not~ !a distinzione che si fa generalmente presso gh fra corpi combattenti, quali l'arti(l'lieria la b ' . eserc1t1, . fanter1a e Ja cavalleria, e corpi ausiliari o accessorii, come: il genio. Benché ogni corpo abbia un còrnpito speciale, tutti p~r~ conc?rrono a costituire una forza tmi<.:a, che può d1rs1 la risulta1ite di tutte le forze parziali, è ad ottenere l'unità d'az!one, dalla quale dipende specialmente l'esi~o delle op.erazioni guerresche. E quantunque le armi combattenti abbiano un'influenza più diretta e decisiva sui risullati di una guerra, è un fatto innegabile però che quelle ausiliarie riescono pal'imenti utili ed efficaci e rendono dei grandi servigi in campagna. Così fra l'artiglieria, che con i suoi fuochi arresta !'in~mico, ~d. il genio che lo tiene a bada o lo pone m 1scomp1gho, con l'erezione di opere fortificatorie o con lo scoppio di adatte mine, le operazioni. al certo·

Presso il nostro esercito, il genio, come corpo attivo, si occupa dei lavori di guerra; comP. corpo tecnico ed amministrativo concorre nel disimpegno del servizio territoriale militare dello Stato, per quanto riflette la costruzione e il manlenimenlo degli immobili ad uso dell'esercito e della. regia marina. In conseguenza è addetto, durante la guerra, ai co-, mandi di corpi d' armata e di divisione, e provvede per la costruzion·e e demolizione di ponti, strade, rampe e di quanto occorre specialmente ad agevolare le operazioni logistiche del proprio esercito o ad avversare quelle dell'inimico; stabilisce e regola il servizio telegrafico da campo, costruisce le opere occasionali, prepara le mine, ed eseguisce i lavori per l'attacco e la difesa delle piazze forti . E siccome bene spesso i lavori sono falli nei momenti più perigliosi e decisivi, anche mentre ferve il fuoco nemico, così si può dedurre che difatti il genio è un'arma non meno combattente di tulle le altre. La storia del piccolo esercito piemontese è ricca. di bei fatti ai quali il genio prese parte nelle campagne per l'indipendenza. e per l'unità italiana; ed anche il genio del nostro esercito meritò lode nel 1866, alla


456 ALCUNE RIFLESSIONI baltag1ia di ?ustoza, all'attacco di Borgoforte, ai fatti d'a rmi del Tirolo, e nel 1870 sotto le mura di Roma. Durante la pace siccome gli sono affidati i lavori pe_r l'acquart(eramento delle truppe, così dipende da lui la comodità, l'aerazione e conservazione dei fabbri~ati ~ilit~ri; l'assorbimento delle pareti, la ventil~zw~e, 11 17_scalda_mento, la luce dei locali nei quali giacc10no gl infermi; la conservazione delle farine e la bontà de·1 pane, che costituisce iJ più essenziale ali~ento del_ soldato ...... Per cui può dirsi che dal genio dipende, m grande parte, la salute, la vigoria e la robustezza delle truppe. . Egli studia, propone ed eseguisce le opere per· la ?1fesa_ dello_ Stato, mani.iene e instau ra quelle esistenti; rnternene a1 campi d'istruzione ed alle grandi manovre, facendo svariatissimi lavori; è chiamato a prestar l'opera_ ~ua n~lle ino?dazioni, dove, bene sp~sso, rende. servlZJ ed affronta difficoltà non comuni, come nel 1868 . a ~egnago, in_ occasione della rotta dell'Adige; ed è cluamat~ ~gn~ qual volta sovrasti un qualche peric_olo e si nch1egga l'azione intelligente di chi è pratico nell'arte delle costruzioni, congiunta all'ardire ed al coraggio ...... Che più? · . Come si può dunque disconoscere l'importanza e la grave responsabilità di quest'arma , pronta in ogni circostanza_ a compiere i propri doveri con abn egazione e solerzia, quantunque non sia sempre seriamente giudicata nè giustamente apprezzata? Eppure, ove si studi e si esamini la sua vita non si tarderà a scorgere che essa è affetta da un; ,malattia letal e_, per cui_va lentamente spegnendosi, e che la sua residuale esistenza è dovuta unicamente all'entità dei s~rvigi che rende, ma che sono io gran parte estranei alla sua vera instiluzione.

SULL'AVVENIRE DEtL' ARMA DEL GENIO

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Anche presso le altre nazioni, il genio non ha più l'importanza, che per tanti anni lo rese altero e prezioso, fin quando prevalsero i principii di Vauban e di Cormontaigne, sull'attacco e difP.sa delle piazze forti, e le artiglierie non avevano acqui stato l'odierna potenza. In questi ultimi anni non ha partecipato per nulla .al progresso generale delle altre armi, ed è per questo d1e oggi attraversa una crisi che minac?ia suo avve: nire. E ciò perchè le recen_ti campagne riescirono a tutti di insegnamento fuorchè al genio; perchè l'istruzione si è diffusa e le specialità perdono la primitiva importanza tanto che vari lavori di campagna sono eseguiti ' . senza il concorso del genio, ed infine perchè, ai nostri giomi, in cui bastano pochi secondi per trasmettere il pensiero a cen tinaia di leghe di distanza, e poche ore per trasportare un esercito d!J. un capo all'altro di un teatro di guerra, non si sa concepire l'idea limitata e gretta delle fortifi cazioni e di un attacco alla Vauban, come non si saprebbe concep ire l'idea di recarsi in vettura da Torino a Firenze. Oggidì la mente spazia in altri campi, ?iù_ v~sti ed ubertosi, senza limite, senza confine; qumd1 nfugge da oO'ni concetto elfo non sia l'espressione del secolo e del progresso, come quelli che accennano alla difensiva, e considera il genio come un'arma retrograda, compatibile appena in altri tempi I L'avvenire del genio ha già destato qualche appren.sione in Francia. Il generale De Blois nel suo trattalo: De la fortification en p'résence de l'artillerie nouvelle, dice: « La logica dei fatti e l'esempio degli altri popoli dell'Europa ci han condotto a credere che- 1~ Francia è di un mezzo secolo in ritardo nel!' arte dt fortificare le piazz~. ·e ·che nell'interesse della sua sicurezia è tempo che si risvegli da così lungo le!argo ».

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ALCUNE RIFLESSIONI

Se non che l'autore, meno pessimista di noi, pretende che la decadenza del genio militare francese sia ~n ?ran parte ?ovuta alla sua ostinata predilezione per 1I. sistema non vi l . bastionato; men~re che otrnio'iorno oo o ~ a cun sistema· di fortificazione, non escluso il poligonale, che valga per lo meno a controbilanciare la potenia delle artiglierie. Il generale De Blois lamenta fortemente che nello scorso secolo siasi dovuto separare l'artiglieria dal o·enio appena d ue ~nm. d opo la loro unificazione, e roitiene' che _adesso più che mai, il genio ritrarrebbe gran vantagg10 formando un solo corpo con l' articrlieria talchè . o ' sogg1~nge: <s: La fanteria che adopera il fucile, la ca~ vallena che maneggia la sciabola e l'artiglieria che fa uso del cannone, sono i tre gran corpi che ficrurano nelle battaglie, ed i soli cui si possa dare il nirne di armi, col riguardo naturale della parola. A parte qualc~1~ elevala ~apacità militare, come Vauban, i genera~1 m capo devono, per la forza delle cose, essere quasi sempre scelti nelle armi testè citate. « Il corpo del genio, nel 118° secolo, ha avuto il torto di non comprendere che la sua alleanza con l'artiglieria avrebbe procurato ai suoi ufficiali l' a~cesso al. campo di battaglia ed i mezzi di giungere al comando dell'1esercito. ·Persistendo a voler vi vere della s~a. vi_ta isolata, indipendente, questo gruppo di ufficiali d1sco_nobbe tanto più i suoi veri interessi, i.µ quanto che la pnma guerra importante che doveva scoppiare andav~ a , ren~ere manifesto l'errore di Cormontaigne, sulla mefficac1a del cannone, a diminuire l'influenza che la forma dei rampari esercita sulla durata deO']i assedi e ad aumentare singolarmente l'increrenza d:ll'artiglieria in tutte le circostanze della a~erra ». E noi in verità non sapremmo toglier! né aggiungere una sola parola all'opinione espressa dall'autore,

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459 chè pur tr9ppo, in Ilalia, gli ufficiali del genio, non solamente non giungono mai al comando dell'esercito di guerra, ma non sono tampoco chiamati, durante la pace, ad occupare qualche posto d'importanza mi~ litare, fuori del corpo. Ci avevano fatto credere - ma persona autorevole ci ha disingannato - che al Ministero della guerra, si fosse concepita l'idea di unificare l'artiglieria ed il genio, e che non si fosse fa tto per le difficollà morali che probabilment13 si sarebbero incontrate; difficoltà dell'istesso genere di quelle, per le quali il Governo francese, versq la metà dello scorso secolo, ed appena due anni dopo l'unificazione delle due armi, era stato costrello di scinderle nuovamente. In ogni modo si tratterebbe del!' olocausto puro e semplice del genio di fronte alla potenza materiale dei cannoni; e pria di giungere a tal punto si dovrebbero escogitare altri mezzi onde il corpo riacquisti la sua primitiva importanza e possa vivere da sé , co minciando dal rimovere le difficoltà materiali che si oppongono allo scopo. SULL'AVVENIRE DELL A1U{A DEL GENIO

Come abbiamo accennato, sono varie le cause per le quali il genio ha perduto la sua primitiva impor. tanza, e si possono compendiare: nella inferiorità degli att,uali sistemi di· fortificazione, d·i fronte agli odierni

me:zzi di attacco e nei di(etti ine1·enti al servizio ed all'organamento del corpb. Circa la prima parte è d'uopo riflettere che le innovazioni nel campo scientifico della fortificazione, per la loro assoluta special il~, sono quasi esclusivamente prodotte dagli ufficiali del genio, ed il Samm icheli, il Tar.taglia, il Paciotti, si occuparono di costruzioni militari quando il genio non esisteva ancora, ed un ufficiale di cavalleria, come il Montalembert, che abbia acquistato tanta rinomanza in


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SULL'AVVENIRE DELL AI\MA DEL GENIO ALCUNE RIFLESSIONI 460 f~lto _di fortificazione, è un caso che si verifica molto d1fficilmente; mentre il perfer,ionamento delle artiglierie forma non sola,~ente lo s?opo dogli ufficiali del corpo ma ~enanche d1 ~ep~tau stabilimenti di privala ind_ustna; non è qumd1 da meravigliarsi se la fortificaz1~n~ non progredisce così rnpidamente come I'artiglieria. P_er qt~anlo conc~r?e la secon da parte, cioè ~li ostacoli ~er1vant1 ?al . serv1z10 e dalla instituziooe del corpo, ~are_mo_prrn~1pal_m_en_te osservare c_he, massimamente H~ lta~ia.' glt uil1c1alt del geni o non harrno il tempo d1spo~1b1_le pe~ occup~r.st ~lcun poco delle grandi queSLwm tecniche e m1htar1' estranee «n[ serV,ZIO :, · gtor· · I" d 11' ~a ,ero e_ arma. 0 . per meglio di re non si ·è pensato frnora ad '?n~sta_~e il servizio ordinario con lo studio delle quest1oru p1u gravi e pit'.1 pro fonde, che pur dovrebbero for~are oggetto di occupazione. Gli ufficiali . e~s:nd~ cont,~uam e?te dedicatì alla compilazione dei prot>ett1 ~cl ~lle~egmmento dei lavo ri, perdono gradatam~nte_ 1a~t1tud1 no.per le grandi ricerche e per le invesl1gaz1om scientifiche. No_anch~ le isteuzioni speciali, che si fanno presso i re?g1ment1 dell'arma, possono giovare, perch~ si limitano alla parte puramente materiale dell'attacco e difesa, senza che l'attenzione sia richiamata in ~erun modo sullo p~ù ardue questioni della scienza, come: sul vero ra?~ort.o fra la f~flificazione e l'arte militare, su_! mo~o d1 fortificare gli Stati e di ridurre le fortezze essstenlt secondo le nuove esigenze, sul modo di aumen t_are la resistenza delle opere di fronte ai moderni mezzi di distruzione .... .. . Fralt~nto la _fisica, la_ ~himica, la metallurgia e la ~~ccamca c~n s lol'o rap1d1 progressi conducono sempre p1u al perfezwnamento delle armi da fuoco ed impon.gono novelle trasformazioni nel campo della fortifica-

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zione, della tattica e nell'attuazione dei principii strateg1c1, che il genio, per quanto lo riguarda, non è in grado di concretare. Ma senza divagar più tanto ci occuperemo del servizio e dP;ll'organamenlo del corpo. Oltre al comi tato , il quale è comune all'artiglieria, l'arma del genio si compone: dello stato maggio re del corpo, ossia dei comandi territoriali, delle direzioni e dei reggimenti. Gli ufficiali provengono dall'accademia militare, dagli ingegneri civili e dai sott' ufficiali dell'arma, e sono coadiuvali nei lavori di contab ilità da impiegati civili, ammessi, secondo il caso, medianLe concorso di esame o per semplice esperimento. I quadri organici comprendono :_4'82 ufficiali e 520 impiegati, cioè: U colonnelli, ~ 4 tenenti colonnelli, 3-i- maggiori , -i98 capitani, ~22 tenenti e sottotenenti;3 ragion ieri geometri capi di 1• classe e 9 di 2~ clasc,e, 2i- ragionieri geometri principali di ,1a classe ,ed al- · trellanti di 2a classe , 24- .ragionieri geometri di 4• classe e 52 di 2a classe, 8-i- aiutanti ragionieri geometri, 20aspiranti aiutanti ragionieri geometri, 160 assistenti e 120 scl'ivani locali. A qualcuno sembreranno inutili questi dettagli tutt'altro che dilettevoli, i quali distraggono l'~llenzione dall'argomento, ma dopo averci ben bene pensato ci siamo convinti che sono in dispensabili, onde il lettore abbia presente tulio l'organi smo del corpo, e si formi il vero e giusto criterio della nostra esposizione. Gli ufficiali prestano servizio nello stato maggiore dell'arma e nei reggimen ti"; senza distinzione di sorta; per cui quelli che non han fallo un corso regolare di studi, né presero parte alla scuola d'applicazione, 1


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ALCUNE RiFLESS10NI

SULL'AVVENIRE DELL'ARMA DEL GENIO

prestano l'istesso servizio dei cosiddetti ufficiali scientifici. . Quindi può avvenire che un lavoro d'importanza, rnco~to da un ufficiale scientifico, debba essere prosegm to da un altro proveniente dai sott'Llfficiali; è bensì vero che questi ulLimi sono ordinariamente impiegati negli affari di lieve momento o sono tenuti in disparte, ma ciò è peggio ancora, giacchè il lorn amor proprio ne rimane ferito. Restando nel corpo fino al grado di capitano o di maggiore, brancolano alla cieca poco o null a soddisfatti della loro carriera ed incerti dell'avvenire. Eppure vi è fra essi chi non manca di una seria coltura e presterebbe un otlirno servizio nelle armi di linea; perchè dunque ·ammetterli nel genio, quando non possono restarvi e devono essere posposti nelle promozioni? Non è forse giusto che essi abbiano una mela, cui poter mi·rare tranquillamente, e che la !oro carriera presenti una certa sicurezza, come per 0crli altri ufficiali dell'esercito? ~ ~ià ,tempo che si adottò il sistema di tenerli prefenbilmente presso le truppe del genio, non potendo prestare un servizio molto utile nello stato maggiore dell'arma. Sono espedienti e null'altro, che potevano· giovare quando le isLruzioni degli zappatori si limitavano a po?hi lavori di zappa e di mina, ma non oggi che ri.ch1eggono · elevate cognizioni scientifiche. Un egregio ufficiale del no;tro esercito ci faceva notare che talvolta cotesti ufficiali sono sommamente preziosi pe_r il corpo; ed è veriss imo. Ma ciò regge spec ialmente per il tempo di guerra, in cui si ha bisogno di pratici e vec~hi ufficiali, ma non per il tempo di pace in cui occorre di compilare ed eseguir progetti, far conferenze e simili.

Tutti gli ufficiali del corpo ingegneri, dell;esercito prussiano, provengono dalla scuola d'applicazione, co. mune al corpo d' artiglieria. Gli ufficiali scientifici del genio, se non hanno diritto a maggiori considerazioni, -dovrebbero almeno godere gli stessi vantaggi degli altri uffi_ci_ali dell' esercito, cornechè in grado di prestar serv1z10 anche nel1' artiO'lieria e nello stato maggiore dell' esercito; mentre 5 .. quell i delle altre armi non potrebbero prestar s~rvlZl~ nel genio, non avendo la éonoscenza e la prattca de~ lavori, la quale non si acquista ipso-facto. Invece gh ufficiali del genio partecipano meno degli altri ai benefici dipendenti dalla Jecrcre oo sul!' avanzamento dell' eser-. cito , e talvolta restano indietro a quelli .degli altr. . 1. corpi, i quali ascendono in pochi anni a1 maggiori gradi, passando da un'arma ad un' altra, senza con~are il danno delle promozioni a scelta che hanno luogo nel proprio corpo.

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Com'è noto ' il Governo ha la facoltà di effettuare . . qualunque trrislocazione di c?1:po e d_i arma s,a richiesta dall'interesse del serv1z10, e d1 promuovere a scelta un certo numero di ufficiali, secondo i gradi. a cui appartengono. Il principio essendo informato ~l concetto di premiare il merito non potrebb' essere pm giusto, nè più armonico con le o~ierne esigenze della società, per le quali l'elemento g10vane e p_rornelte_nt~ dev' essere incoraggiato, per ascendere a1 magg1on gradi, con vantaggio del paese. · Ma le promozioni a scelta, se fanno molto bene~ fanno anche del male, suscitando il malcontento dei pretermessi, che -alla fin fine costituisc?no I~ rnaggiora::iza, e quindi sono un' ar~a a dopp10 t~gho, che .bisogna adoperare con accorgimento e coscienza.


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' ALCUNE RIFLESSIONI

. Sapp_iamo bene che tutto ciò eh.e scriviamo non ha 1! pregio della.novità, ma che perciò? - Ro detto cose che. a fo1·za d.i esser vecchie sono sembrate nuove: così sc1~1vev~ Massimo. D'Azeglio, e così potremmo ripeter noi.. Chi può .assicura.re se più convenga di spianare I~ v1a a p~c]u e bravi ufficiali, spiacendo agli altri, 0 prnttosto d1 promuovere gli ,idonei per anzianità trascura~do solamente quelli che non hanno la v~luta capacità? Il quesito è difficile e non saremo noi che ci prov.er~~o a scioglierlo; faremo però notare, che l' esizial,!a ~e!le conseguenze, cui possono dar luogo le promoz~om a scelta, era così temuta presso l'esercito su-· b~lp1_n?, nel ·quale prevaleva sempre il sentimento di g~ust1Zia, eh~ b~n giova ricordare le parole pronunciate da un 1~s1gne senatore, nel 1853, al Senato del· regno; le_ ~ualt figurano come memoria incancellabile fra I.e not1~1 e che precedono la legge sull' avanzamento deJI esercito, cioè: « Tal~ fll: ~emRre n~U'esercito piemontese il rispetto pel mento d1 ~JU an~teo servizio e la ripugnanza a qual~n~ue. mamera d1 preterizione, sempre umiliame p~r I ufficiale pretermesso, che il sistema dell' a~zian_1tà ~on cessò di prevalere, e solo si ottenne che non rmsc1 ss_e pregiudicevole al!' esercito, facendo cessare dall~ attivo serv~zio -gli :ufficiali non atti a riempire convemen temente 1 dovcn del maggior grado Joro spettante per anzianità ». , Or ,~hi n~n -se~te la. giu~tezza ~i questi principii e I altezza dei sent1ment1 cm sono mformati? · Si ?irà che son cose della vecchia scuola e che han fatto 1J loro tern p~; ~i ~ir~ ~h~ nel!' esercito piemontese v1 erano molti ufficiali d1 limitata coltura, che avevano. soltanto il merito di essere dei bravi soldati ..... .. E noi che non siamo della vecchia settala, faremo voti 1

suu:AVVENlllE DELL'ARMA DEL GENIO 465 perchè il nostro esercito dia le prove che ha dato l'esercito subalpino, e sarà forse il più bell'augurio che potremo faro all'Italia l · . Ma qual è poi l'esercito in cui prevale il sistema delle promozioni a scelta? - Forse quello francese; e chi non conosce come e guanto si lamenti in Francia l'abuso cieli' avanzamento per merito? Nell' esercito prussiano invece, l'anzianità costituisce, quasi assolutamente, l'unico modo di avanzamento, trann e per il corpo di stato maggiore, e ciò perchè: nell'esercito si' tengono solamente gli ufficiali che hanno la voluta capacità, e nell'ammissione dei giovani, come ufficiali, si usa il massimo rigore. Quando però si voglia preferire il sistema delle promozioni a scelta, vi è ancora un espedien te per contentar tutti, quell9 cioè di stabilire il concorso ad un certo numero di po sti, per mezzo di esame ... ... ! Sappiamo che non piace, ma abbiamo già premesso che il problema è difficile. In ogni modo però che non si vada oltre delle pro-_ mozioni a scelta e si lasci stare l'avanzamento straordinario, il ·quale è appena compatibile sul campo di battaglia. Anche facendo astrazione di quanto abbiamo detto fin qui la posizione di una gran. parte degli ufficiali del genio lascia molto a a·esiderare e basterà dare uno sguardo all'Annuario mili'tare per convincersene. Vi sono · dei capitani che contano 15 anni di grado e possono considerarsi ben fortunati; altri pro~oss~ dopo il 486 1, che corrono il rischio di-restar capitam per ·18 o '.20 anni ..... figuriamoci che prospettiva! Si dice che per quanl~ si pensi e si ripensi non si trova il moqo di migl1oràre la sorte degli uffiéiali del genio e ciò sarà vero fiochè non si uscirà dal campo dei ripieghi. Così taluni propongono una scuola supe1

ANNo xx,, VoL.

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t ALCUNE RIFLESSIONI

rio re di guerra per l'artiglieria e per il genio, ma per che fare? - Per agevolare otto o dieci ufficiali e nulla più. Ci vuol altro, ci vogliono provvedi men ti radicali perché il corpo riacquisti la ·sua primitiva vitalità e perchè non resti indietro alle altre armi! Abbiamo detto che gli . ufficiali del genio sono coadiuvati nei lavori di contabililà da impiegati civili, che hanno una gran parte nel servizio del corpo. Essi malgrado la qualità d' impiegati civili 1;1on possono sfuggire a certi obblighi puramente militari, ed avendo upa prospettiva ben limitata ed una posizione piuttosto incerta, sono dominati da una specie di malcontento, che talvolta ridonda a s·capito del servizio. La loro dipendenza dagli ufficiali del genio, che non è quella cieca ed indiscutibile che regna fra i militari dell'esercito, li rende or ritrosi. or titubanti. Quindi nell'andamento del servizio si sviluppano certe piccole forze est~·anee, che soventi giungono a turbarne la voluta regol~rità, tal fiala costituite da una specie di eccessivo riguardo, che alcuni ufficiali hanno per essi e viceversa, tal altra dalla soverchia esigenza di· certi ufficiali o dalla discutibilità cui danno luogo i regolamenti. D'altronde, gli ufficiali, essendo abituati allér disciplina militare, si adattano mal volentieri a certe relazioni di servizio che hanno quasi un carattere diplomatico, è gl'imp iegati per contro non sanno ·rinunciare a qu~i piccoli vantaggi che lor provengono dalla qualità , . d'impiegati civili. Nè ciò può dirs.i veramente che intralci il servizio, imper.occhè l'educazione e la coltura valgono, d'ambo le parti, a rimuovere le maggiori difficoltà, a spianare la via ed a formare quella specie di vernice, che tutto mirabilmente nasconde; ma ciò' non toglie che il servizio

SULL'AVVEN IRE DELL'ARMA D.EL GENIO

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ne risenta gl1 effetti , come una macchina che abbia le sue parti non abbastanza levigate. F·ra le altre cose non si è mai saputo trovare un titolo veramente adatto per tali impiegati. Fino al 1832 furono distinti: in misurntori, assistenti e trabuccanti; nel 1853 presero il nome di comm issari e sotto-commissari, per la contabilità, e di aiutanti per l'assistenza dei lavoi·i; nel ·1865 furono distinti: in contabili, assistenti locali e scrivani locali, ed infine, nel 1873, i contabili assunsero il litolp di· ragionieri, restando agli altri la denominazione di assistenti e di scrivani locali. Senza rimontare ad epoche molto remote, che in fatto di lingua, negli eserciti, non si andava tanto per il sottile, basta risali re al 4865 in cui gl'impiegati del genio con la denominazione di contabi li, venivano con- . fusi, ~è più nè meno, con gl i altri contabili dell'esercito, ' alcuni dei quali avevano l'ufficio modestissimo di pesare e di registrare · I.a farina ed i foraggi. Se ne discusse vivamente alla Camera dei deputati; si volle rimediare all'in conveniente, cambiando il titolo di contab ile con l'altro di ragioniere, ma il nuovo non è stato forse pit'.1 adatto, giacché f10n tutti gl'impiegati del genio sono geometri patentali, e quelli che lo sono si veggono, o. malincuore, confnsi con gli altri. Si sarebbero poi potuto evitare certi nomi, .come quell i di : aspirante aiutante ragioniere geometra, ragioniere geometra ~apo di 1a e di 2• classe, ed altri, che per la loro lungaggine danno luogo ad equivoci ed a complicazioni d'ufficio ed obbligano sempre ad un inutile lav~rìo di mente. L'abbondanza ·poi di gradi e di classi degli impiegali del genio lascia· supporre una notevole diversità di attribuzioni; pare che men.tre i ragionieri si dovrebbero occupare della .parte più elevala . del servizio, gli aiutanti. ragionieri invece e gli aspiranti aiutanti ragionieri dovrebbero essere addetti ai lavori di mini-


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AI.CUNE RlFLESS IONI

missima importanza, ma non è cosi; impèrocchè per solito gli aspiranti aiutanti ragionieri, che percepiscono l' annuo stipendio di L. 1200, ed i ragionieri geometri , di 1 a classe, che percepiscono L. 25!10, fann o l'istesso servizio; come pure i ragio~ieri geomelri principali di 2• classe, con L. 3000 di stipendio, ed i ragioni eri geometri capi di 1"' classe, con L. 5000. Infine il servizio dei .ragionieri del genio, men o pochissime eccezioni , si riduce al con teggio de i lavori ed a quello dei consigli amministrativi. L'uno è ·ctis!mpegnato , senza distinzi one di sorta, dall'aspirante ragioniere geometra, fino al ragioniere geometra di 4a cla sse, l'-altro invece dal ragioniere geom etra pi'in~ cipale di 2~ classe, fino al rngioniere geometra capo di 1a classe , nella qualità di relatori. ' . Qual è dunque il motivo di tante diverse categorie di rarrionieri? Non sarebbero bastale tre o quattro o solamente?

Ma vi è anche qualche cosa che colpisce gl' interessi degl'impiegati del gen io e che preme di fai: rilevare. La legge 19 marzo 1874, sugli_ s ti~endi ed asseg~a~ menti fissi, stabilisce lo stipendio d1 L. 1500. per glt aiutanti ragionieri geometri. 11 rerrio decreto 3 giugno 4874- prescrive invece che o . essi avranno dritto a tale s tipendi o nel ,solo caso m cui prendano effettivam ente posto fra quelli del Jor_o grado, secondo i quadri organi ci', e che gli ·ecce~entt, anche assumendo il nuovo litolo, devono percepire lo stipendio di L. 1200, fissato per gli aspiranti aiutanti ragionieri geom etri. . . . Com prendiamo bene che nelle ristrettezze del b1la~c10 della guerra e con le svariate i.nnovazi oni in corso'. b1so~ gnava attaccarsi alle fuligini per andare avanti; anzi

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crediamo che il precedente Ministro della guerra si é dovuto trovare non poche volte nel letlo di Procuste (ci sia concessa la frase ), vincolato com'era a non eccedere i fondi assegnati cd a tutelare gl'interessi dell' esercito . l\Ia bisogna considerar·e che il regio decreto in data 3 giugno 1874 distruggeva, quando meno si aspettava, molte fondate speranze e colpiva gl'impiegati del corpo più tenuamente retribuiti, per cui ~ii aiutanti ragion ieri geometri anziché fruire dello stipendio di L. 150() si dovettero contentare di L. '1200. In seguito però alcuni di essi furono ammessi a godere lo stipend io di L. it 500, altri lo sono stati in questi ultimissimi giorni, per quelli che restano si è detto e si ripete che sarà provveduto fra non molto .... ·: Uti~am~ E lo speriamo tanto più in quanto che agli anz1dett1 impiegati non era neanche applicabile l'articolo della leo·o·e relativa ao-li t,t> o ·asp iranti aiu . tanti rai:rionieri, ..., .che fanno uno stad io d'introduzione alla carriera tecrncoamministrativa, tralLandosi d'impiegati che hanI\O la nom ina con decreto reale e che per vari ann i prestarono l'istesso servizio degli altri ragionieri del coi•po. Chi non conosce che oggidì la retribuzione deg!i impierràti è diventata una quislione di moralità e di supre~1U importanza? Si buccina che il Parlamento se ne vocrlia sel'iamen te occupare; anche i più avversi all a class: degli impiega.ti sono c?m'. i nti . che bisogna _adottare un provvedimento, ma 1 g1orm passano e si rassomigliano . . . . . . Se. la nostra parola avesse un qualche ascenden te vorremmo provarci a dimostrare le conserruenze della tenuità :lcgli stipendi, la quale 0 turbando la pace- del cuore ed offuscando quella giocondità di an imo, tanto indispensabile per ,il disimpegno dei propri doveri, dive·nta l'or(gine dc!l'os~it~nza, della negligenza e di ogni sorta d1 prevar1caz10n1. Ed a'" parte le poesie, anche quando la povertà possa es-


4 70 ALCUNE IIIFLESSIONI sere uno stimolo a ben fare, anch~ quando abbia avuto la potenza di rendere poeta Orazio e di procurare alla Spagna l'immenso tesoro .delle opere di Cervantes, non comprenderemo mai come la mancanza di mezzi possa spingere gl'impiegatLad essere operosi e diligenLi ed a conservarsi veramente onesti!

IL comitato d'artiglieria e genio costituisce il corpo consu ltivo del Ministro della guerrn, per quunto concerne il servizio e gli affari ·che han rapporto con le - due armi. ' Presso l'esercito sardo esisteva un corpo consulente instituito nel 1823, còl nome di cons(qlio del genio militare, che nel 1860 diventò comitato del genio e nel ,1 873 venne riunito al comitato d'artiglieria, costituendo l'attua le comitato d'a1·tiglz'erìa e genio, il quale si compone: di 1 presidente, col· grado ~i tenente generale, _7 membri, che possono essere teneriLi o maggiori generali, 11 ufficiali superiori, 22 ufficiali in·feriori e 55 impiegati. È diviso in 8 uffici, oltre quello della presidem:a, dei quali i primi . 4 costituiscoffo la ,J" seiioòe, o sezione di artiglieria; gli" altri 4 compongono la 2~ sezione o sezione del genio . · Il comitato contiene inoltre: un ufficio di segreteria, un consiglio amministrativo, un museo, una biblio teca, un archivio, uno studio fotografico ed una.litografia. Esso non esereita comando diretto, ma di propria iniziati vp. deve studiare e richia·mare l'attenzione del l\iinistro della guerra su tutlo ciò che può tornare di vantaggio al servizio delle due arm i. Deve esercitare là sua influenza in mod.o che)e facoltà intellettuali degli 1Jfficiali e degli impiegati possano svilupparsi a prò della scienza e dell'esercito. 1

471 Nè certamente vi potrebb' essere un consesso più · importante, per il suo còmpito, tanto diffi_cile quanto · nobile ed elevato; imperocchè dal comitato dipende· lo sviluppo morale e materiale delle armi speciali. Al comitato è dovuto l'esame della piupparte delle proposte e dei progetti che sono· fatti dallè due armi, sui quali dev,e pronunciare il suo parere puramente tecnico, senza doversi preoccupare ordinariamente della pa.rte amministrativa, nè d~Ila maggiore o minor,3 urgenza; per la qual cosa l'esame non può essere fatto con quell'ampiezza ed unità di criterio e d'intendimenti che sono indispensabi li per ottenere il miglior possib ile risultato. Non rare volte avviene che il parere emesso dal comitato non è accettato dal Ministero; può anzi verificarsi che venga adottato un provvedimento affatto diverso da quello da lui proposto; il che non concorre certamente ad aumentare il suo prestigio. È opinione di molti che modificando le relazioni fra il Ministero ed il comitato se ne ritrarrebbero dei notevoli vantaggi, e si eviterebbe in ispecial modo la perdita di tempo ' cui va incontro il comitato per lo studio ed esame di proposte, che non sono poi approvate dal ~1inistero, o che per altri motivi non sono attuate. L'organizzazione del comitato d'artiglieria e genio è stata evidentemente regolata su quella del corpo ingegneri dell' eset'cilo prussiano,. la quale, mentre lascia molto a desidP-rare, ha però il pregio che gli ufficiali ingegneri di ogni grado non sono fissi e vi sono destinati volta per volta, secondo le esigenze del servizio; il che produçe,. il vantaggio che non sono sempre gl'istessi ufficiali addetti all'esame dei progetti ed allo studio delle più ardue quistioni dell'arma. Più vaste, se non_meglio definite, sono le attribuSULL'AVVENIRE DELL'ARMA DEL GENJO


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ALCUNE RIFLESSIONI

zioni del comitàto tecnico-ammin istrativo dell'esercito austi:o-ungarico e la ·sua stessa organizzazione non può dirsi cattiva. Esso infatti oltre di avere tutte le facoltà concesse ai comitati · del .nos.tro esercito, deve compilare o- parteciP.are alla compilazione dei libri d'insegnamento e dei regolamenti, occuparsi d(:)ll'istruzione degli ufficiali dell'artiglieria e genio desiO'nati particolarmente per il disimpegn_o delle più alte inium~enze e di formare un personale insegnante per le scuole militari superiori. Oltre a ciò il comitato tecnico-amministrativo dell'esercito austro-ungarico ha il pregio di non essere speciale, per cui oltre di occuparsi di quanto- parlitam·eote riguarda l' intendP.nza e le varie armi, può utilmente occuparsi delle gran,di quistioni che riflettono l'esercito. La relazione, in via gerarchica, fra le direzioni ed i reggimenti del genio col Ministero ed il comitato, ha luogo per mezzo di 6 comandi territoriali, i quali corrispondono ad un dipresso agl'ispettori di fortezza dell'esercito prussiano, ed hanno sede: in Roma, Napoli, Firenze, Verona, Milano e Torino. Ciascuno si éompone: di un maggiore generale, uno o du~ ufficiali, un impiegato ragioniere del coi·po ed- uùo scrivàno locale. . I comandanti territoriali hanno sul personale addetto al servizio del!' arma, nell'ambito della rispett,iva circoscrizione territoriale, tutti i diritti, gli · obblighi e le prerogative dei comandanti ·di brigata, e sono gl'.ispeltori permanenti del servizio dell'arma . S.i occupano particolarmente dell'ispezione dei lavori e delle va.rianti da apportarsi .ai progeui che non implicano variazioni ai relativi contra lti od aumento

SULL AVVENIRE DELL'ARMA DEL GENIO

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al comple.sso della spesa, nè mutazioni sostanziali ai progetti àpprovati; sono tenuti ad ese'g_uire la collaudazione delle opere, tranne di guelle _che sono fatte a carico dei corpi, sulle minute spese e sulla massa d'economia, la quale è devoluta ai rispellivi direttori del genio. Hanno ingerenza nella disciplina, nella tenuta e pulizia delle truppe del genio, e più specialmente nelle istruzioni generali ed in qùèlle speciali dell'arma, e sottopongono al Ministero le proposte che credono utili nell'interesse del servizio. .l\lalgrado ciò i comandi territoriali non sono, come forse dovrebbero essere, l'anello di congiunzione fra ~ le direzioni ed i reggimenti del genio col ~Jinistero e col comitato, imperocd1è in molti casi le direzioni ed i reggimenti comunicano direttamente col Ministero e col comitalo. Infatti le direzioni del genio corrispondono direttamente col Ministero della guerra per quanto riflette i lavori di manutenzione; dipendono dall'ufficio d'amministrazione dei personali ·vari per l'amministra,zione . e la contabitità degli ufficiali ed impiegati; per tutti gli affari d'amministrazione e contabilità in contanti ed in materia hanno rapporto diretto con l'ufficio di rev.isione, presso il comitato, e dipendono P?i dai comandi di divi$ione per il servizio degl' immobili. Infine vi sono proposte e progetti, come queili riflettenti i lavori straord inari, ·che sono trasmessi ai comandi territorial i, ma che richiedono il parere del comitato e l'approvazione del ~liuistet'o; per cui il ·comandante . territoriale affin di evitare dif il suo parere possa· essere in tutto od in parte modificato o ri-· gettato, è indotto a trasmettere tal quale al Ministero od al comitato la proposta od il prògetto, senza verun apprezzamento.


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Tutto ben considerato du nque a -noi pare che le attribuzioni più importanti dei comandi territoriali si riducono alla collaudazione dei lavori, giacchè le altre non hanno nulla di sostanziale. Epperò ove si premetta l' esistenza dei comitato, è difficile di scorgere una grande necessità nella istituzione dei comandi territoriali, tranne il caso che non si vogliano diversamente organ izzare; tanto più che il servizio del genio richiede una gerarchia sempnce· e breve, onde le proposte ed i progetti possano essere sollecitamente attuati.

I lavori di manutenzione sono naturalmente quelli di mmore impprtanza, ma che danno maggiormente· da fa re; e l'inconveniente di affidarli agli ufficiali scientifici del corpo è troppo noto perchè valga la pena di parla rn e. In Prussia la manulenz-ione degli immobili ad uso mili tare è affidata al genio . civile, salvo per le opere di fo rtificazione. In Austria, dopo il 1869, si fece distinzione assoluta fra le _direzioni del genio per i lavori di fortificazione (Genie directionen ) e quelle per la manute.nzione degli immob ili ad uso delle truppe di guarnigione (ilfilitar naù-directionen). Nel nostro bilancio della guerra viene approssimativamente stanziata la somma di 2 milioni per le opere di manutenzione; sicché ogni direzione può disporre di cìrca 120 mi la lire, compreso le paghe per il personale inferiore, le spese di missione ed altro. Per le opere di miglioramento viene assegnala complessivamente la somma media di 1 milione; per cui ogni direzione può disporre di 60 mila lire all'incirca, e quindi di lire 180 mila per lavori di manutenzione e di miglioramento. Già s'. intende che tale assegno é variabi le secondo la maggiore o minore importanza delle direzioni e dei lavori che esse devono eseguire. Epperò se i fondi testè indicati si dovessero impiegare per pochi lavori ben determinati, occorrerebbero ad eseg11irli non più di due ufficiali e di qualche impiega lo per ogni direzione;· ma t.r&ttandosi invece di minutissime qpere, per lo più di picciolissime riparazioni, a vantaggio dt una einquantina almeno d'immobili diversi, talvolta 'molto distanti Lra loro; e dovendosi inoltre soddisfare,. prima, durante e dopo l'esecuzione dei lavori, ad una mo llepliciLà di operazioni e di formalità, ne risulta che tutto il personale di una direzione è appena bastevole a disimpegnare il servizio.

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Ma il servizio del genio è fond.ato sulle direzioni e sui reggimenti. Le direzioni sono 16 ed hanno sede: in Alessandria, A.ncona, Bari, Bologna, Capua, Firenze, Genova, Mantova, l\'.le3sina, Milano, Nnpol i, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona; vi è po i -una direzione provvisoria a Spezia,. per i lavori cli fort ificazione, e vi sono due direz ioni srraordinarie, per il servizio della regia ma· rina , a Spezia ed a Venezia. Ogni direzione ha un direttore, che può essere indifferentemente .colonnello o ten ente colonnello; un vice-direttore, che può essere Lenente colonnell~ o maggiore, escluse le direzioni di .Bari e di Mantòva che non- ve hanno; alcuni ufficia li inferiori, dei ragionieri geometri; degli assi:'tenti e degli scrivani locali. · Alle direzioni sono affida Li i lavori che si eseo-uono o per conto del Ministero de ll a guerra.; quelli di manutenzione, per la conservazione ordinaria degli immobi li, que lli di miglioramento per. la loro sistemazione ed ampliamento, purchè la spesa non sia minore di !ire 4000 nè ,,maggiore di lire 30,000, ed infine i la~ori sfraordinari, per le opere nuove e di grande entità, che richiedono una s·p&sa non minore di lire 30,000.

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ALCUNE RIFLESSION! 1

È ~ero che_ le ~lirezion i devono anche occuparsi dei

lavori straordman, per esempio come quelli che attualmente si fann? per le for tificaz ioni· di Spezia, per 10 sbarramento dei passi alpini, per la fabbrica d'armi ~ Ter~i, per l'acquartì eram ento delle truppe a Roma, 1 quali ammontano ad una somma rilevante, ma siccome si tratta di lavori affatto eccezionali , così non é il caso di tenerne conto. D' altronde non è l' entità dei lavori, · in genere ma la specie di servizio che occupa molto e conti~uamente il personale delle direzioni . .~omincer~rno dal citare gl' imbarazzi che procurano gl 1mpr~san. Non par vero, ma pur troppo i lavori del g~~10, latte Je debite eccezioni, non sono sempre ~segmt1 con la necessaria regolari_tà e solleci tudine ed lfl ~odo in appuntabi le, malgrado l' assistenza, la solerzia e_ la -premura degli ul'ficiali, e ciò per il motivo cl!e esst n?n hanno mezzi sufficienti per farsi ubbidire dagl' impresari, cd il più delle volte si tl'ovano fra r in cudine ed il martello, çioè fra la riluttanza dell' im presa, e la necessità di compiere. i lavori nel tempo prescritto . . L'impre~ario i.ntanto ne approfitta, ed ogni qual~olta riceve ordine d1 ca mbiare rrli operai od i materi ali 0 d. ·r. b , 1 r1 are un q~1alche lavoro, egli ri sponde con l'inerzia; non man ca dt promettere e ripromettere, ma per solito , non attende . Gli ufficiali naturalm ente strepitano, minacciano citano il capitolalo, i rego lamenti, ma i giorni pass;no e l'impresario pe1· dippiù protesta perché la cl ire1.ion~ gli to~lie il mezzo di compiere i lavori nel tempo prescritto dal contratto; ..... così avviene, non poche volle, che gli ufficiali del genio si contentano 'di rnater!ali e lavori che non sono gran cosa di buono. E bensì vero che le direzioni p·e r punire la negli-

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SULL AVVENlllE DELL'ARMA DEL GENIO

genza degl'irnpresari possono di fferire i pagamenti, ordinare l' esecuzione dei lavori per conto ed a spese dell'impresa, rescindere il contratto; ma sono espedienti che richiedono molto tempo e danno luogo a complicazioni; meno il primo, il quale però toglie difatti od apparentemente ali' impresa il mezzo di proseguire i lavori, e riesce in altro modo nocivo all'amministrazione militare. · Anche i corpi danno mollo da fare alle direzioni del gen io. Essi non sanno persuadersi che non si.può spendere oltre di un certo limite e che qualunque eccedenza non ò ammessa dal Ministero della guerra. Quando un corpo o distaccamento deve occupare un fabbricato, il rispettivo comandante nell'interesse del servizio risente immediatamente il bisogno di migliorare lo stato e di mutare l'uso e la destinazione dei locali, e come operazione preliminare trasmette al genio una lunga richiesta di lavori. $iccome bene spesso il fabbrieato é stato già adatta.lo per l'uso cui deve servire, cosl il gen io cerca dimostrare l'impossibilità in cui si trova di eseguire delle opere non assolutamente indispensabili; il richiedente qual che volta insiste, qualche altra s' induce a ritirare la domanda, o si contenta di qualche piccolo lavoro. Intanto si sciupa il tempo senza profitto. _ Si aggiunga che i corpi, in generale, credono sempre. di essere alloggiati ristrettamente; e mentre un reggimento sta bene in un fabbriçatb, ecco che quello che gli subentra non lo trova abbastanza grande per i propri bisogni. Vi è poi la quistione degl i alloggi . . È noto che gli ufficiali subalterni e gl'impiegati godono di una indennità onde far fronte alle maggiori spese cui vanno incontro per a\loggiare de'COrosamente nelle grandi città; perciò i regolam enti limitano la con•


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ALCUNE RIFLESS10Nl

cessione dei locali di proprietà demaniale, ad uso di alloggi, solamente a colorò che per motivi di servizio devono pernottare nei fabbricati militari. Quando però vi sono local i affatto disponibili è dato ai comandanti di divisione di concederli in affitto a persone dipendenti dal!' amministrazione militare ' ed -.anche a persone estranee, mediant~un'equaretribuzione. · Tali alloggi sono specialmente domandati da ufficiali ed impiegati ammogliati e formano oggetto di reiterate istanze ai comandi di divisione ed alle direzioni del genio. Qualche volta anche gli ufficiali superiori ed i capi di ufficio, per accudire più da vicino e con maggiore assiduità al proprio servizio, fanno ogni possibi le per alloggiare nei fabbricati di loro dipendenza e raggiungono l'intento. · Ora bisogna sapere che i registri, i: pagamenti, le variazioni, la corrispondenza e quant'altro riguarda la occupazione dei locali, ad uso di alloggi, procura alle direzioni un lavorio indescrivibile; senza parlare delle difficoltà che s'incontrano per appurare le mutazioni che avvengono, giacché non tutti coloro che lasciano gli alloggi si danno la briga di avvertirne la direzione del genio, e non rare volte gl'introiti di cassa non corrispondono all'occupazione dei locali risultante dai registri, ed allora ...... .. allora bisogna discervellarsi per rintracciare la causa. · Nè minori difficoltà s'incontrano quando, per un mo.Livo o per l'altro, occorr~ di far sgombrare un qualche locale da. persone che l'occupano ad uso di alloggio; massimamente se trattasi di superstiti d'impiegati; tante volte non basta il concorso della, questura e del procuratore erariale e bisogna defèrire la questione ai tribtinali, sicchè l'amministrazione militare non può disporre dei locali indeb itamente o~cupati finchè non è - pronunciala la sentenza.

SULL' AVVEN!RE DELL' AR~IA DEI, GENIO

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D.' allronde i proventi ~èi locali ad uso di alloggi non rinvigoriscono certamente le finanze dello Stato, se si considera che l'introito annuale delle più importanti direzioni del. genio, meno quella di Napoli che ha un introito piuttosto rilevante, non è maggiore di 9 a 1O mila lire.

Anche la contabilità in r~ateria è causa di complicazioni; quella cioè riguardante i materiali che si trovano nei magazzini dell's1rma .. Essi provengono per lo più dalle demolizioni e dai disfacimenti che han luogo nel corso dei lavori, erichiedono appositi locali bene asciutli ed· aerati per essere custoditi , una spesa giornaliera di riparazioni e rimaneggiamento ed un impiegato consegnatario; e poi una quantità di' registri e di formalità per coQsta- tare la loro esistenza e gli aumenti e le diminuzioni cui van soggetti, e ciò sia verso l'ufficio di revisione, come verso la corte dei conti, alla cui giurisdizione sono sottopòsti i consigli amministrativi delle direzioni del genio. ,e I materiali esistenti ·nei magazzini posso.no essere impiegati nei lavori, e possono essere venduti o distribuiti, mediante o senza pagamento, ad altre amministrazioni dipendenti ed anche non dipendenti dal Ministero della guerra; secondo· i casi preveduti dai regolamenti. Devono essere distinti ~d allogati nei magazzini, a norma del'le rispettive c~tegorie, e registrati secondo la loro qualità e quanti~, tenendo conto di og,;i.i sorta di aumento o diminuiione . Tutto ciò dà luogo a·d un periodico lavoro di scritturazione, sorveglianza e rimaneggiamento, che rende


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ALCUNE UIFLESSIONI

quasi effimero il profitto che si ritrae dai materiali, i quali ordinariamente non sono di grande entità. :M aggior vantaggio se ne potrebbe ricavare quando ]e direzioni del gicrnio avessero la facoltà di disporne , nel modo che credessero più conveniente, solto la sorveglinnza e responsabilità del consigl io di amministrazione, specialmente in contraccambio di lavori o di altri materiali; ma ciò è vietato da lla legge sulla contabilità dello Stato, ed ogni qual volta bisogna vendere dei materiali , od invertirli , occorrono speciali proposte, che devono essere approvate dal Ministero della guerra. · · In quest'anno però si è fatto un notevole progresso, che merita di essere segnalato, e consiste nella: facoltà acquistata dalle direzioni di comprendere negli estimativi dei lavori, la cessione all'impresa di una certa quantità di materiali proverrienti dalle demolizioni e dai disfacimenti dell'opera ; tale facoltà è san:.. cita dai nuovi capitol~ti norm'ali, compilati dalle direzioni del genio, per ordine del Ministero della guerra, allo scopo di semplificare notevolmente il servizio, col diminuire i lavori di scritturazione cui si andava incontro, nella compilazio.ne dei progetti, per formulare le c_ond izioni generali . e spe.ciali di appalto . .

Ma l'inconvenien te di cui abbia mo parlato poc'anzi non ·è il solo cui dia luogo la legge sulla contabilità dello Stato· e che rie~ca d'intralcio al servizio del genio e talvolta di danno ali' erario. Ci sia concesso di citarne qualche altro. Una · direzione del genio aveva preso.in consegna alcuni conventi espropriati, con annessi giardini, in cui vi erano molti frutti · pendenti di agrumi, pressochè giunti a mn.turità. Trattavasi tutto al più di fare una stima e di ·venderli al migliore of-

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ferente; ma la legge richiedeva le solite formalità e si dovette inoltrare la prescritta. richiesta di vendita al Ministero della guerra, sic·chè quando giunse l'approvazione, i frutti si · erano perduti per soverchia maturità. Un'altra volta un tale domandò di acquistare un vecchio fabbricato, ad uso militare, di limitatissima capacità, situato poco lungi dalla stazione forroviaria, · e si o?bligava in contraccam?io di costruire a sue spese, e d1 cedere all'amministrazione militare, una caserma per un reggimento di .cavalleria. Il genio, il Ministero, tutti l'avrebbero fatto volontieri, imperocchè trattavasi di un contratto molto conveniente per l'erario, m~ vi si opponeva la legge sulla contabilità generale dello Stato, e tutto andò in fumo. Ora per quanto sia giusto che Io Stato si premunisca contro ogni sorta di fraudolenza e che si possa veder chiaramente nelle più ascose latebre degli affari di contabilità e di amministrazione, non ci sembra questo un motivo perchè si debba intralciare il servizio e danneggiare diversamente l'erario . Non converrebbe forse più di abolire certe restrizioni, e avere minor numero d'impiegati ben retribuiti e di specchiata on~stà ed allargare la sfera delle loro attribuzioni? lUa nel servizio del genio vi sono poi complicazioni tanto più fastidiose, in quanto che .non' avrebbero dritto di esistere. È noto che in forza del nostro codice civile, i beni dello Stato si distinguono in demaniali, che non possono alienarsi, ed in patrimoniali, che lo possono esser,e ip conformità della legge. . L'amministrazione degl'immobili dello Sta.to è affidata all'intendenza _d1 finanza, in generale, ed alle diretioni del genio, per quanto riflette gl'immobili ad uso militare. Per cui fra l'intendenza e le direzioni ANNO xx,, VoL. 11. 3~


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ALCUNE IUFLESSlONI

del genio dovrebbe esistervi il miglior accordo del mondo, comecbè egualmente interessate a. vantaggio dell'erario .. ·Ma il desiderato accordo ha pur troppo qualche della fenice, e ciò dipende dalla specialità PreroO'aliva o . , del punto di vista dal quale l'intendenza suol considerare la sua missione. Infatti essa crede unicamente di giovare allo Stato quando può trovare il modo di vendere un immobile o di cederlo in affitto, perdendo di vista gl'interes.si militari; e crede di fare un gran colpo quando può togliere un immobile all'amministrazione militare, e · · disporne a suo beneplacito. ·Questo principio è spinto fino al punto che l'intendenza cerca di assicurarsi, per mezzo dei suoi impiegati, se veram ente l'amministrazione militare occupa gl'immobili nel modo convenuto e ne ritrae un giusto· profitto. Sicchè viene. esercitata sul genio una tacita sorveglianza, come quella di un tutore verso il suo pupi llo. È forse quistione di soverchio zelo, e si dimenti'ca facilmente il noto adagio francese. Molto potremmo ancor dire circa le direzioni del genio, ma dobbiamo contenerci nello spazio ben ristrettò che ci è stato concesso. Osserveremo .in ultimo che gli ufficiali del .corpo non possono ritrarre un notevo le profitto dai servizio delle direzioni, e che i s1Jbalterni, i quali potrebbero acquistarvi la pratica. dei lavori, sono invece qnasi sempre destinati ai reggimenti, pf\r la loro scarsezza, tanto che il servizio delle direzioni è quasi esclusiva.mente disimpegnalo dai capitani, che fanno da capi sezione e da ufficiali applicati. Il servizio di direzione, come abbiamo accennato

SULL' A V\'ENII\E DELI:ARMA DEL GENIO

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precedentemente, non lascia tempo disponibile, agli ufficiali, di studiare e di tenei:si,al c.:>rrente dei progressi della scienza e del le innovazioni che si verificano nell'e sercito. Essi perdono l'attitudine militare ed acquistano una certa tendenza all' isolamento ed alla misantropia, e l~ loro salute rjsente gli effetti di quell'occupazione incessante e monotona, non mai condita dalle dolci emozioni di una lunga marcia, di una notte al campo o di una finta battaglia. Qual meraviglia. dnnque se nel corpo avvi deficienza di ufficiali bene adatti per il servjzio e per il comando delle truppe? La causa deve ricercarsi nelle ordinarie occupazioni dell'arma, ed è sicuro che gli ufficiali non acquisteranno le necessarie qualità militari se non saranno obbligati a frequentare i campi d'istruzione, le grandi manovre, le istruzioni pratiche, la scuola di tiro, e ad esercitarsi nell 'equitazione, nelle marce ed in lutto ciò che riesce di giovamento alla salute, alla disinvoltura ed alla robustezza.

I due reggimenti del genio sono ancor quelli che tengono alta la b~ndiera del corpo. L'istituzione delle truppe del genio, presso l'esercito subalpino, rimonta al 25 maggio 1815, epoca in cui fu costituita una · compagnia zappatori, che veniva particolart11ente esercitqta nei lavori di attaçco e difesa delle piazze. , Col 19 ottob1·e ·1830 si formò un buttaglione zappatori, che alla fine del settembre 184:8, venne trasformato in un reggimento, ed un secondo· si formò nel 1860, in seguito all'aggregazione delle compagnie del genio della Toscana e del!' Emilia. Così ingrandivasi l'esercito ed ampliavasi il corpo,- del genio, secondo che gradatamente si compivano i destini d' lta.lia. 1


.i,8.i-

ALCUNE IlIFLESSIONI

I due reggimenti furono riuniti , con regio decreto. 25 agosto 1867, per formare il corpo ?appatori, e nuovamente divisi in forza della legge 30 setlembre 1873, che sanciva l'ordinamento del!' esercito ed il passaggio delle compagnie pontieri al corpo del genio. In conseguenza del nuovo ordinamento i due reggimenli presero stanza a Pavia ed a Casale (Monferrato), già sede del disciolto ·1° reggimento zappatori, e ciascuno si c.ompose: di ,t brigata pontieri di 4 compagnie, H compagnie zappatori divise in 5 brigate, 1 brigata ferrovieri di 2 compagnie ed 1 brigata treno di 3 compagnie. Il servizio dei reggimenti del genio è certamente meno prosaico di quello delle direzi,oni; è più attivo, più militare, più d~terminato, e giunge a persuadere gli ufficiali che essi appartengo po veramente all'esercito. An.che i reggimenti però nou sono esenti d'incon. venienti e difetLi, ai quali converrebbe tanto più di ovviare, in qua11to che non sono molto gravi. Alcuni ufficiali restano vari anni ai reggimenti e mentre acquistano 11 portamento spigliato, l'aria marziale, , il comando franco, perdono la prntica dei lavori; alcuni vi restano pochissimo tempo, senza ritrarne il meno.mo profitto; altri infine non vi sono mai destinati, sicchè difettano sempre di quei modi veramente mil.itari, che caratterizzano, in genere, gli ufficiali dell' eserèito, e non· servono solamente ad appagare la vista, ma dimostrano anche come l'animo siasi temprato alla diseiplina ed alle m·ilitari esigenze, e concorrono a dar credito, compattezza e valore all'esercito. ~ È qualche tempo che in Italia prevale il mal vezzo di non dare importanza al saluto ed a tutto òò che costituisce il con·tegno e la forma militare. Tutto dipende dall'istruzione, dicono molti! E ciò è falso; giacch_è per vincere in guerra occorre anche la disciplina, ed 11 contegno è parte essenziale della. disciplina.

SULL'AVVENJRE DELL'ARMA DEL GENIO ,i.8~ È vero che gli ufficiali ed i· sotdaLi che trasandano

la forma ed i segni esteriori di rispetto non sono ordinariamente i più colti, i più valorosi, i più rispettabili .... ma il cauivo esempio è contagioso, e dalla m?ncanza di forma si passa facilmente alla mancanza di doveri più gravi, e la disciplina malaguratamente ne risente gli effetti. • Ma torniamo a bomba. Certamente la destinazione degli ufficiali del genio è fatta senza di un criterio normale, perchè non tutti sono adatti per i veri servizi dell'arma e forse anche perchè alcuni ufficiali, per un motivo o per un altro, si vogliono lasciar lungamente alle direzioni, ai comandi territo1·iali, al Ministero. Per la prima parte giova osseryare che fin quando non si farà una distinzione assoluta fra ufficiali che devono prestar servizio alle truppe del genio e quelli dello stato maggiore del cor.po, non si potrà mai stabilire una certa regola per la destinazione degli ufficiali. · Per la seconda parte ci permetteremo di far notare 'che se giova in dati casi di non cambiare gli ufficiali' e di tenerli molto tempo in certi posti, per la loro speciale attitudine, o perché accudiscono all'eseguimento d'importanti lavori, ciò potrebb'esser fatto senza nuocere agli altri ufficiali ed al servizio generale dell'arma. Relativamente ai soldati è fuori dubbio che nel periodo di 3 anni, che talvolta · si riducono a 30 ·mesi, non è possibile che. compiano regolarmente tutte le istruzioni dei reg_gimenti del genio; per la qual cosa, converrebbe di aumentare la ferma fino a 5 anni, come per la cavalleria, e· disting~ere le compagnie o le brigate di ciascun reggimento, secondo le diverse specialità dell'arma, . come si è fatto per i ferrovieri e


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ALCUNE nlFLESSIONI

come da un ufficiale del corpo proponevasi di fare per i telegrafisti, in questa Rivista militare. Giacchè l'idea oramai dominante di generalizzare .l'istr~zione fino al punto che scompaiano le specialità, e che tutto il mondo diventi poco meno che enciclopedico, fornisce alla società ed .all'esercito un immenso stuolo di ·mediocr.ità. Vi è poi gran diversità fra il modo come si fanno le istruzioni alla sede dei reggimenti e presso le brigate distaccate; e ciò perchè alla sede si hanno più uomini disponibili, maggiori fondi e comodità. È bensì vero che i distaccamenti de.I genio hanno il vantaggio di prender parte ai campi d'istruzioni ed alle grandi manovre e possono acquistare più facilmente la pratica dei lavori e le tattiche cognizioni; ma ripeteremo l'appunto che abbiamo fatto innanzi, cioè che una gran parte delle operazioni e dei lavori che essi fanno uott sono del tutto inerenti alla instituzione dell'armc1, come quelli: di riparare bersagli, cavar fossi ed eseguire dei grandi riempimenti di terra. È un errore il creclPre che qualunque lavoro sia una · istruzione per i soldati del genio. . Ricorderemo sempre, con rincrescim ento, che.qualche anno addietro, a Casale, dopo che i zappatori del genio avevano eseguito alla bene meglio il sottilissimo simulacro di lavori di approccio, erano per giorni e giorni condannati alle operazioni di spianamento, e si faceva un gran consumo di strumenti, di giubbe di tela e di tempo .... Ed eravi chi, molto ingenuamente, pretendeva, che siffatti lavori giovassero all'isÌrnzione dei soldati; quasi che il nome di zappatore del genio fosse stato .sinonimo di terrazziere! Oggigiorno le cose sono carnbiate di molto, ma le truppe del genio devono tuttavia disfare i lavori ese·,guiti per ·1oro istruzione, il eh.e potrebbe essere fatto

SULL'AVVENIRE DELL'ARMA l)EL GENIO

48,7

benissimo _per cura di un'impresa qualunque; ed il servizio che prestano, specialmente ai campi ed in campagna, non corrisponde costantemente a quello della loro istituzione. Presso l'esercito austriaco, in occasione dei campi di istruzione, e sopratutto delle grandi manovre, le truppe del genio vi prendono parte perchè in contatto con le altre armi possano essere _impiega~e tanto sotto il riguardo tecnico che ti.l,ttico, e sempre in modo rispondente alla loro destinazione. E per debito di coscienza richiameremo di volo l'attenzione sui manuali che si compilano presso i reggimenti, per le diverse istruzioni speciali dell'arma; i quali per la loro forma troppo regolamentare, per l'aridezz~ della materia, per lo stile, per la cattiva litografia, riescono sommamente uggiosi. Formano quasi esclusivamente il retàggio dei due reggimenti, non essendo abbastanza diffusi , e sono poco o nulla conosciuti, non diremo dagli altri ufficiali dell'esercito, ma dagli altri ufficiali dell'arma. Non si potrebbe pubblicare da ciascun reggimento un giornale contenente le istruzioni, gli sperimenti, le conferenze e tutto ciò che meriti di essere portato a cogni,zione di tulli gli ufficiali del corpo?

Un'ultima parola. Dopo quanto si è detto sin qui bisogna convenire che l'arma del gen.io ha una grande influenza sull'andamento e sull'esito della guerra, come non si potrà negare che l'organamento del genio dovrebb'essere modificato. È vero che in questi ultimissimi anni si è progredito, e che la ricostituzione del comitato, l'annessione delle compagnie pontieri, la formazione delle brigate ferro-


ALCUNE RIFLESSIONI ECC.

vieri, il cambiamento di montura e simili, han migliorato le condizioni dell'arma; ma il suo ordinamento non. ha subìto la trasformazione reclamata dai tempi ed a cui andarono soggette le altre armi. E poiché in questi momenti tutto fa supporre che, presso il Ministero, si prepari un interessante lavoro di perfezionamento, sentiamo il bisogno e l'obbligo di richiamare l'attenzione su quest'arma, che malauguratamente percorre uno stadio di decadenza, mentre è meritevole di grande considerazione, per i s~rvizi che ha sempre prestato, e per gli elementi di cui si compone. Potremo noi sperare di raggiungere in qualche modo l'intento? Di1·~mo schiettarnente che in altri tempi non avremm o osato pensarlo, ma oggi sì; dappoichè coloro che con raro coraggio han saputo dapprima scomporre e poi trasformare e ricostruire la macchina del nostrn eser..:·· cito, non è possibile che disconoscano la necessità di procedere al riordinamento del cÒrpo del genio, onde completare l'opera intrapresa da qualche anno . In ogni modo abbiamo la fiducia, che le nostre parole non riesci ranno del tutto iqutili, ove si rifletta che gutta cavat lapidem .. .. ed abbiamo la eoscieriza che i nostri appunti sar anno scusati ove si consideri lo ·scopo a cui tendono! ·

FRANCES,CO SPONZILLI

Jfaggi·ore _del genio.

SULLE

VIRTÙ MILITARI

•

I.

Nella sua storia monumentale parlando Gino Capponi dell'arte italiana nel quattrocento, pare voglia dare jncidentemente un breve e severo giudizio sull'epoca nostra, perchè dice: « il quattrocento fu scuola di ar« tisti i quali bisogna che in Firenze nascessero come « spontanei dal suolo: molti gli eccellenti e male pa« reva che non si sap·esse fare: Il nome dell'arte come « si usa oggi a modo astratto, non conoscevano; fa. « cevano come se esercitassero un mestiere, del quale « i maestri insegnavano le pratiche; il resto avevano « in se stessi ». Queste parole e questo pensiero del grande uomo -tornarono spesso alla mia niente leggendo i molti libri ed opuscoli che si pubblicano ai nostri giorni sul modo di educare il soldato alla morale, e specialmente ora considerando il libro del capitano M1CHEL, intitolato Delle Virtù !tfilitari (1) . E come il parlare e lo seri- .

(1) Roma, ~876 -

Tip. Carlo Voghera.


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SULLE VIRTÙ

vere che ora facciamo sull'arte , più che accennare una presente grandezza, assomiglia ad una osservazione analitica sui grandi antichi modelli per ricercare nell'arte praticata le leggi del Bello come scienza studiata, così quel molto scrivere di morale pare si affanni a ricostruire colle regole ciò che nel fatlo sia scaduto. Ma il tempo nostro vuole così, e piuttosto che accettare dalle passate generazioni quell e parole di onore, cora?gi~, ~isciplina militare, ecc., come tante specificaz10m d1 una virtù primigenia, vuole analizzarne il contenuto quasi per accertarsi ch'esso resiste sempre alla critica odierna, e per osservare e constatare quale mut_amen to nella loro assenza e nel loro srgniflcato abbia recato quella legge evolutiva che presiede a tutte le cose. Egli è adunque con questa intenzione ch'io andrò esa:ffiinando il suddetto libro: e metr.endom~, per quanto m1 é dato, dentro alla coscienza del secolo e· dell'Italia nostra, prenderò una ad una le virtù militari analizzate in quel libro e da quel punto proverò a saggiaf·ne il contenuto.

II. Il . nostro ~utore ha diviso il suo libro in cinque parti le q~ah , _entrando nelle sue intenzioni, parini possono r1durs1 a ire: cioè la prima , delle virtù in genere e delle virtù militari in genere: la seconda d1::lle virtù che costituiscono il buon soldato; la terza,' delle virtù che specialmente formano il buon ufficiale. U_na discussione diffusa sulla virtù in genere non si a?d1~e nè al tema nostro, né alla natura di questo per1od1co; ma perché l'autore sul bel principio del suo

MILITARI

49 J

libro ne dà una definizione, non posso fare a meno di riandare colla mente alle leggi supreme della virtù che in tutti i tempi i filosofi vollero cercare; e correndo col pensiero, si vedono gli antichi trovarla nel v.ivere secondo natm·a o con(oi·me a 1·agione; i moderni della scuola scozzese , nell'attenersi al senso mo1·ale ed ai sentimenti di benevolenza, ed i Tedeschi col Kant, nell'operare in modo che lei nostra volontà possa esser princi'pio di legge generale; ed ora il no'stro autore ci dice, che la virtù consiste nell'abitudine di pensare ed ope1·are onestamente. Sulla traccia di eminenti critici si potrebbe vedere quello che vi è di manchevole in codeste defìnizioni e quale principio le vizia: ma io mi contento di osservare come in cotali definizioni manchi, a parer mio, la vera essenza della virtù: l'essenza è quello si vede nell'idea: e nell'idea di vietù io ci veggo il coraggio e la forza; tanto è vero che per traslato la si usa nelle cose impersonali, come dicendo per virtù della legge, e nelle cose materiali e meccaniche, come per virtù di una tal forza motrice. Per lo chè parmi l'autore meglio avrebbe definita la virtù dicendola, la potenza dell'animo volta alla pratica del bene. Tale J efin izione lascia in latta la vera essenza della virtù, la forza, la potenza dell'animo, e libera la maggiore condizione di essa virtù, la prati ca del bene: e come la prima non dà che la possibilità dell'uomo vir.,. tuoso, la seconda presa da sola ci dà so lamente l'uomo buono; infalli si può praticare un bene facile o facilmente, il che non ha bisogno di virtù. E per citare un esempio di grande figura casalinga, l' Innominato del Manzoni aveva in sè il germe della ~irtù, e bastò una lacrima di una vergine e l'aspetto e le parole di un san to, perchè egli diventasse di un trallo uomo virtuoso; come in mezzo alli atti feroci del famoso capo banda tra-


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SULLE VIRTÙ

luçe a volte un senso di generosità, a petto al codardo manutengolo che striscia la terra pel guadagno di pochi danari. · Fissal~ in tal mo?o l'essenza d~lla virtù, l'autore può aver rag10ne nel dire, che la vita militare « è una di ·« quelle in cui_ le virtù tutte trovano la loro più fi;e~ « quente ed utile arpl1cazìone ». Questo però non è as~olutamente vero: vi sono altre vite come la pubb!1ca, ed altre ancora umili ed ignote, in cui tutta la virtù deve soccorrere l'uomo; ma è altresì vero che nel_m_ilìtare maggiormente splendono, e viepiù quando egh s1 trova nel vero dramma della sua vita faccia a faccia colla . . .morte, vogliam dire nella oo·uerr~. - Dr questi pensieri e di queste osservazioni ne avremo bisogno in seguito: ed ora seguiamo il nostro autore ·nell'analisi -delle singole virtù militari e cominciamo d~l. primo· capitolo dove egli parla della disciplina . m1Jllare. -

III. L'autore . ci . dà una definizione della disciplin~ in genere e ci dice che essa è « un principio di ordine « che. re_gola _la condotta di quanti fanno parte di una « famiglia, _d1 un corpo, di un'intiera società »: non mi. trattengo qui e scendo subìto, a q(lello che Io scrittore nota della disciplina militare. Ecrli ne cita . varie definizioni di alcuni autori, ma om~tle affatto q~el!a _eh: mi pare molto bella del nostro Regoh(menlo d1 d1sc!plma, mentre poi ei sembra commentarne ed illustrarne il sens·o. Intende poi l'autore -a determin_arla con queste parole: « La disciplina è l'abnegaz10ne della propria volontà, non della propria . capa~

MILITARI

493,

cità ». Tale defiqizione mi è parsa viziosa: imperocchè abnegare vuol dire qui soffocare e quasi sommergere la propria volontà: ma ciò non basta alla pratica della disciplina, . perchè con questo solament~ l'uomo è ridotto passivo e si limita a non fare quello che vorrebbe. Se non che il vizio maggiore mi pare trovarlo ùelle parole successi ve « e no[). della propria capacità» : in tal modo l'esecuzione deve riuscire tutta macchinale, e tanto più in chi avendo capacità maggiore, ha probabilmente un criterio diverso dal superiore: così l'esecutore, il sotto'posto, non solo non sostituisce alla propria. volontà quell a del superiore, in modo da volere ciò ch'ei vuole, ma nell'attuazione di quella non irnpiega tutta la sua capacità, cioè ingegno e sapere, e la come automa cui è regolata certa azione · in certo tempo. Vero è che l'autore soggiunge: « Di quest'ultima però « (della capacità) dobbiamo specialmente fare uso per « rivedere le aziopi di coloro che stanno sotto di noi »; ma domando io, se la capacità si esercita solamente per giudicare i subordinati, dov'è l'abnegazione? In tutto il resto del capitolo mi pare che l'autore ondeggi, nè abbia colto un principio unico e sommo della disciplina mili tare; ciò si vede q·uando egli parla della prima condizione della disciplina, l'obbedienza,. e della pr.ima sanzione, la punizione: perchè dopo averci detto che la disciplina non esige l' abnegazione della capac ità, ci dice che la vera obbedienza consiste «nel « mettere in opera tutta la propria intelligenza per « trovare i mezzi migliori di eseguire gli o.rdini rice« vuti »: locchè non solo esige l'abnegazione della propria capacità, ma la vuole tutta impiegata nel!' esecuzione. E parlando egli delle punizioni, e dopo aver detto in vari punti che il superiore deve mostrarsi « padre», e poi anche « tutore>>, e che la « cli sci-·


4:94SULLE VIRTÙ plina.dev'essere paterna», a paginaUscrive: «il castigo dev'essere impersonale, deve colpire la mancanza nonl'uo.mo »: confondendo mi sembra in tal modo la rigidezza del Codice, che proporziona la pena al delitto, colla disciplina che governa l'uomo,. e dimenticando altresl la più nobile punizione che abbiamo oggi giomo, il rimprovero solenne: il quale non è ìnfliLto ad una mancanza determinata, ma è diretto- particolarmente all'uomo uso a traviare dal relto sentiero'. Non pOS$O lasciare questo capitolo senza notare come mi sarei aspettato dal nostro autore ,ch'egli accennasse alla contraddizione tanto meno avvertita quanto più intima la quale si germina ora negli eserciti odierni,· e forse maggiormente n~l nostro perchè più esplicitamente diretto all'_incivilimento nazionale. Voglio dir~ di quella contradd izione che esiste fra l'intendimento p0liLico e l'in tendimento educativo dell'esercito; perché laddove quello non è che l'uso pronto della forza in permanenza che pèrfeziòna e· affina se stessa, questo tende ad in civili re Ja gente. Tale contraddizione è rinfocolata da tutti quelli che parlano o scrivono sulla necessità e sul modo di moralizzare le truppe e l'uomo soldato. Perchè, facciamoci' a parlar chi·aro, che intendiamo noi per mora'le? O ce ne foggiamo una apposta chiamandola morale guerresca, oppur~ dappoichè abbiamo il diritto pubblico cristiano, ne accetliamo altresì l'essenza e la radice che è la ~orale crìstìana ? Sorride il lettore nel vedere queste parole nel maggior periodico militare italiano? · Io credo la morale una ed assoluta: ed ultimamente alla Conferenza di Bruxelle, giunti che furono alla fine della discussione dove si voleva ammettere la .rappresaglia, quando io vidi sorgere il delegato italiano, ed affermare solo e recisamente che la violazione delle leggi

t95 di guerra commesse da una parte non dispensa l'altra dall'osservanza, io mi sentii più uno, e dissi a me stesso: ecco dunque un'altra applicazione della legge cristiana, non render male per male. Ma intesa così la morale, non par cosa seria sentirne a parlare fra gente che si addestra ad ammazzar gente, in mezzo ai quali assiduamente si apprestano poderosi stromen ti di morte, e il cui criterio strategico egli è, che la miglior difesa è l'offesa; e mi ricordo del . nostro sorriso quando fra le terribili percosse che ultimamente menarono i Germanici, si sentivano ad ogni poco i duci a parlare d'lddio e della Divina Provvidenza. Quando noi parliamo di perfezionare l'educazione famigliare del giovane nel soldato, e restit_uirlo poi migliore alla famiglia ed alla società, io spero èhe le nostre intenzioni educative avranno principio nelle massime stesse che la madre istillò nel figlio suo; ho detto Ja madre, ma potevo dire anche il prete; chè il colonnello Corsi ( 1) lo mette vicino al soldato per incoraggiarlo alla lotta,col dogma della Predestinazione, dièendogli: Ya, se .Dio non l'ha destinato, tu non sarai ucciso; laddove le parole.dehero prete o non bisogna dirle, oppure ripetere, mutatis rnutandis, quelle dell'antico bollente cavaliere, il padre Cristoforo, a cui don Rodrigo domandava che pensasse de.Ila legge sulle sfide. Che se l'educazione che noi impartiamo altri principii avesse di quellt della madre e del prete, allora l'uomo è spezzato in due, e si produce nell'individuo la prima radice di quel conflillo che ho da prima accennato. E ora mi doman·derete, vorreste dunque distruggere l'esercito dappnichè la morale non si può distruggere? Oh! no: ma semplicementé io vi riporto all'ammiraMILITARI

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(1) Vedi il suo, libro sull'Educazione morale del soldato.


496 SULLE VIRTÙ zione del § 4° del nostro Regolamento di disciplina . Quel principio unico, semplice, è forte appunto perchè incondizionato · ed assoluto; da esso dipendono insieme l'esistenza dell'esercito e i doveri del militare: il resto alle generazioni venture. Esse vedranno se possono sottrarsi alla legge della forza; esaminando se stesse vedranno se la loro ragione è così elev.a ta, universale , e comune, il loro carattere così crisLi.ano da togliersi un freno che non meritano e che guasterebbe la loro purezza; ma noi l'abbiamo visto, la forza è necessaria per la difesa del diri tlo e d ella legge; è il peso che l'umanità porta ancora dei suoi vizi, è una correzio.ne continua, pronta, assoluta che essa, mal fidente di sè, appresta a se stessa. Questo è il dovere terribile , ma dovere : e il parlare da noi di morale, m en tre infetta il senso di essa, rende morbido e gentile quello che è dura legge e costume severo, formando così. una mistura che confonde la mente e falsa il sentimento morale. Io so bene che parlando così mi trovo di contro a colossi di dottrina: e per citarne uno, ecco come il Cantù parla nella sua Storia Universale: « Né so~o lo_ « stato militare si associa perfettamente colla moralità « dell'uomo, ma, -cosa straordinaria, .non ne indebo« lisce le mansuete virtù, che paiono l'opposto del ~ mestiere ·suo. I caratteri più dolci amano la g uerra , « la desiderano, la fanno con passione. Al primo segnale « quel giovine amabile, educato ad ~secrar la violènza !<· ed il sangue, lanciasi dal focolare paterno e corre « .coll'arma a cercare quello che chiama nemico, senza « ancora sapere che cosa sia un nemico. Ieri avrebbe « rabbrividito se per caso avesse schiacciato il cana« rino di sua sorella, domani lo vedrete salire sopra « un mucchio di cadaveri per vedere più lontano: il « sangue che da ogni parte i_nonda, lo anima a versare

4.97 « il suo e l'altrui; a grado a grado infiammato giun« gerà fino al!' entusiasmo della strage. Eppure lo spet« tacolo del macello non indurisce il vero soldato; ed I ~ in mezzo al sangue che fa scorrere è umano , come 'I. è cas ta la sposa nei trasporti cfell'amore » .. E più sotto il Cantù soggiunge: « Divina è la g uerra nella pro<< tezione concessa ai grandi capitani .. . :. Divina nei « suoi resultamenti ». l\'.Ia io domanderei a me. stesso, come si possa conciliare la dolcezza del carattere con l'entusiasmo della strage umana, senza costringere nella stessa creatura la ragione dell'uomo colla ferocia della bestia: domanderei come si possa contraddire da un tanto storico quello che la storia di tutti i tempi . ci conferma, . cioè che il macello degli uomini indurisce il cuore dell'uomo: domanderei come si possano confondere le conse'g uenze dei vizi umani colle sante leggi della natura, som igliando il soldato in mezzo al sangue nemico ai trasporti amorosi della sposa, come avvicina re il pr:incipio della vita che ci dà. la naturu, colla morte che gli uomini si danno fra loro. Se divina è la guerra in se stessa, domanderei perchè i reggitori nostri. si affannano ad evitarla o se ciò è pura commedia; se divina nella protezione dei grandi capitani, domanderei perché ìl Capponi chiama Alessandro« un gran ladro davanti a cui si chinò il mon_do ( 1} »: ed Azeglio dice che Napoleone « è un vero tiranno, e che· dieci Austerlitz e venti Wag rarn non bastano a redimere nè un atto di violenza nè un diritto di natura da esso calpestato {2) »; . domanderei perchè la voce della coscienza plaude a questi giudizi, e se megli o non valga . MILITARI

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(1) CAPPONI, Frammenti .sull'Educazione. (2} D'AZEGLIO, I miei Ricordi. ANNO xxi, VoL. 11.

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4.98 . SULLE VIRTÙ francamente chiamar le cose cof loro nome, anzichè vestir~ dì splendide forme e mendaci gli errori e ì vizi degli uomini. · Mettetemi pure un'arma: in pugno e ditemi: legge fatale è all'uomo la guerra, è· così ch'egli conquista il ben.e e la civiltà, di lì bisogna passare: la vita è lotta fra il bene e il male e voi lottate per il bene; l'ideale si avanza, si avanza sempre, s'innalza: latristizia umana lo disconosce e l'osteggia, e voi lottate contro essa; ed io contento, entusiasmato del bene, impugnerò quest'arma e mi farò uccidere ,per esso, si presenti pure sotto qualunque fo'r ma.

IV.

Il capitolo seguente tratta dell'onore. Non ricordo bene chi fosse quel deputato della Costituent~ francese che sui primi momenti della gran rivoluzione, sì presentava ad un a'lto generale in P().rigi e gli suggeriva e lo istigavri ad un atto pt~bblico: fatto st.a, che quel generale gli si oppose, rispondendo che l'onor militare glielo vietava . « E che,. soggiunse il deputato, avete nel. militare un onore diverso dagli altri? » In tal modo ed in quell'epoca memoranda, si battevano i primi colpi su quella barriera che fino allora avev~ racchiusa la casta militare, e ci si allontanava a grandi passi dal tempo in cui Federico II scriveva nelle sue Memorie, che la scelta degli ufficiali dev'essere specialmente fatta nella ~obiltà, « perchè d'ordinario in essa v'è più d'onore». Ma tornando ai nostri tempi ed al nostro aulore, a me pare l'onore è una di quelle

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MILITARI 499 parole oggi giorno difficil i e sto per dire pericolose <li analìzzarnè il contenuto; è un sentimenlo misto ·di .buono e non buono, un nome che ognuno intende a sua g uisa e di cui il miglior modo di conser varne intatto il senso e l'energia nell'esercì to si è .q nello di pronunziarlo sempre opportunamente, senza analizzarlo mai. Infatti l'autore si .prova a definirlo, e dice « l'onore .« consistere nel sentire . fortemente il bisogno della « propria e dell'altmi stima »: e soggiunge, « la co« scienza è il v.ero giudice del nostro onore ». · Ora, domando )o, q uante volte aceade al cittadino e al militare che nei fatti dì qualche momento , e sono ap·punto quelli in cui si ·me tte a prova cotal sentimento, la voce pubblica si accordi con la nostra coscienza? - Prendiamo un atto nel quale da tempo antico si ·person ifica e simboleggia l'onore, il duello. Due· bravi · .giovani venuti a grossa quistione, quanle volte avrebb.ero deciso il d uello, se 1° nessuno fosse stato. presente alla questione, 2° se fossero convinti che mai nessuno ne saprebbe niente? Certo, ò si sarebbero azzuffati ·nel momento o l'uno francame nte avrebbe dichiarato il proprio torto; del resto il D'Azeglio , e cito un perfetto cavaliere non un filosofo, ecco quello che dice del duello: « Pur troppo quest'uso, non delle « razze greco-latine, ma delle na~ioni nordiche, ha le « sue radici nel senso s.Jel quale più difficilmente il « cuore umano si spogli a: la van ità. Quante cose an« derebbero meglio al mondo se la va,ni tà si mutasse « in orgoglio; questo basta a se stesso, la vanità vuole « il plauso. È dunque nello spirito pubblico il rimedio; . « manchi l'applauso scomparirà il duello». - Aduoque a me sembra che l'onore abbia maggior radice nel desiderio dell'altrui stima, che nella necessità della propria; quindi volendone fare« il movente di ogni nostra


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« azione bella e buona » come vuol l'autore nostror si risica di conformare la condotta individuale piuttosto sull'opinione altrui, anzichè regolarla secondo un principio assoluto.

tani ed incerti della 'virtù, e spesso non puri in se stessi e negli efJetti pericolosi. Se nonchè bisogna pur confessare che nel moderno -stato militare, il servfaio corto del soldato e le guerre brevi e rade non. conferiscono molto alla produzione di .cotale spieito . Nè il significato di quelle par.o le, spi1·ito cli corpo, cj pare ben fissato : perchè popolarmente -si dice corpo dell'artiglieria, éavalleria, bersaglieri, -carabinieri, genio, ecc. · distinguendoli dall'uniforme e dallo sçopo tattico diverso: nè corpo si direpbe ad un reggimento di linea, ma della linea tutta intiera. Generandosi esso spirito nella vita·in comune, nella · fratelhi nza, nella conoscenza reciproca e reciproci aiuti · {vecURegolam ento di clisci plina), la quantità e squisitezza di esso deve andare i'n ragione inversa della grandezza del ·corpo .che lo produce e contiene ; talchè facendo di :esso spirito una << gran forza morale », come vuole il Regolamento di disciplina e lo stesso nostro autore, ne verrebbe che la forza materiale di un corpo non -si aumenta di conserva con quella morale; ed a rig0Ì·e di logica e per citare. un e_sempio, la linea, cioè il corpo più esteso, , dovrebbe avere in sè minore spirito di corpo cioè minor forza morale, essa. che de-c ide l_a viltorià, il cui primo fattore negli individui è la forza morale., E se è vero, come io pt1re credo con l'autore, che la divisa abbia molla influenza sullo spi'rito di corpo, la linea, ne sia pure qualunque la ra·. ,gione, è quel corpo la cui·divisa 'è veramente la meno atta a produrre e mantenere cotale spirito. Io potrei an~ora distendermi su tale soggetto, e piut, tosto che notare quali sono le cause che concorro:oo alla · formazione dello spirito di corpo, potrei contentarmi di accennare ,a quelle che sottraggono allo spi•l'ito militare, parendomi chf: questo stia a quello éome iii genere alla specie, nè specie vi possa essere se non

Y.

· Il capitolo terzo è dedicato allo spirito cli c.orpo. lo amerei meglio non trattare di tal soggetto, e avessi dovuto fare un libro sulle . virtù mi litari, non avrei forse collocato fra cli esse lo spirito di corpo. Parendomi che la sia una virtù del corpo e non dell'individuo, il quale concorre alla formazione cli quello spi. rito con una propria virtù, la generosità. Nè senza ragione è la .distinzione che faccio: chè cotale elemento di forza, considerato rispetto agli individui, potrei assomigliarlo a quei resultali chimici di cui i componenti presi ad .uno ad uno possono essere dannosi; così quello sp irito generato e cont-cnuto singolarmente da ogni militare, può esser principio di vq.nità,. di superbia, può essere inteso chi sa in quanti modi ·pericolosi, di cui la recentissima abro. gazione ·dell'articolo 38 del Regolamento di disciplin a dà forse prova. Il Regolamento di disciplina fa dello spirito di corpo un resultato della vita in comune e collettiva, a.vvece che il nostro a·utore ne trova l'origine nelle gesta del corpo' e nell~ fama e gloria di esso: talchè men!re la sorgente pel primo è necessaria, perpetua ed universale alla vita in comunfl, ha sede nella rera virtù, ia fratellanza, l'origine pel secondo si produce nei nomi di fama e di gloria, che sono solamente resultati lon-


502 SULLE VIRTÙ vi è il genere. Potrei dire che vi è bisogno di una vista molto spttile, di un sentimento fino per presentire i] dolore di una ferita a quello spirito militare, e prevedere quanto sangue e quanta vita ne uscirà via, e come l'uso di considerare gli uomini numericamente renda la vista grossa e il sentimento grossolano in tal ~ateria. Potrei dire che l'idea e lo spirito militare, tanto più sarà squisito ed efficace quanto più · esattamente contenuto nell'esercito, e nota re come da qualche tempo, superati quei confini, l'idea è sbiad ita in più vasto comune: e, prendendo Ja divisa militare come rappresentazione sensibile di quella idea, potrei osservare che ogni cittadino che la veste senza rappresentare cli fatto la forza ordinata in armi, la è questa Ùna sottrazione a q uellq spirito militare, come potrebbe esser altresì il pendere di un'arma al fiànco di tante persone che rappresentano solamente . le condi.zioni della forzà in permanenza anzichè la-forza stessa; potrei in ultimo togliermi · di dosso l'accusa di chi ,:vedesse in me ancora un ·campione della casta militare, dicendo che a parer mio, ciò che distingue i nostri tempi dai passati, 1~ libertà dal dispotism o, è il diritto e il dovere in tutti i cittadini di passare alcun tempo nelle file dell'esercito, non la confusione del civile e militare; a quello stesso modo che il carattere distjngueÌl te i i popoli incivili dai civili, non ~ che quelli abbiano caste e classi e questi no, ma riei primi è congelazione per legge assoluta, è privi legio di nascita, nei secondi è ordinamento spontaneo con passaggio libero dall'una all'altra, mercè condizionid'idoneità, di ' merito . o di fortuna.

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VI. Not°ate ora come parla l'autore nel capitolo .quarto sull'amore di patria. « L'amor di patria consiste nel « desiderare al nostro paese ogni maggior bene, ogn:i « maggior prosperità, ogni migliore ordinamento ci« vile e nell'essere dispusti, ove il bisogno lo richieda, « a fare · per lui qualunque sacrificio. · « Per alcuni, non mai abbastanza spregiati, questo « sentimento non esiste; per molti, è ristretto al suolo « del loro villaggio o al campo che lavorano; e per « molti altri infine, sta chiuso nel fondo dell'animo, « e non si :risveglia che in èaso di guerra nazionale <<' e pericolosa, la quale soltanto è capace di scuoterli « dal loro letargo ». Ciò che l'autore mette come secondario e poco apprezzabile a me pare nel nostro soggetto criterio principale; perchè l'amore di patria, considerato come v~rtù m ilitare, egli è appunto un affetto chiuso nell'amino 0 meglio nel cuore, il quale non si sveglia e~ agit~ c?e all'annunzio di una guerra. Certo, come gh altn cittadini anchè il militare deve · sentire il desiderio di ogni ~aggiore prosperità e miglior ordinamento civil_e del paese; ma il punto nel quale in cotale affe_tto 1~ cittadino differ:enzia dal militare, si è nella pratica d1 esso: perché laddove è nei doveri di cìttad~no il c~o~erare sempre positivamente in mille modi a quel ~ 1~l~o,rRmento e prosperità, il militare non ha nè la poss1b1hta nè il dovere di cotesta ·cooperazione; il mi litare è guardiano della patria, è difensore estremo in tempo di guerra; la sua azione in pace è negativa come quell(l della sen-


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tinella, che in positiva si cambi~ solamente contro il violatore. Mi sembra poi che l'autore divaghi un poco riel resto del capitolo; egli cita alcuni esempi patrii di amor patrio e finisce coll'esprimere il desiderio che tale atfetto sia inculcato nei soldati; e come mezzo migliore a c~ò, · pr?pone _a lcune lezioni e.lementari di geografia e di stona patna ai soldati stessi a mo' di istruzione interna. Questa la mi pare una cosa poc~ pratica; perché allo stesso modo che la sola figura e la sola idea del proprio paesetto, non basta al soldato a · dargli l'idea e l'immagine dell'Ilalìa nostra, così la sola idea e figura della penisola, nè credo l'autore vorrebbe di più, non basterebbe a fissare. e determinare l'idea di patria; come la figura è relativa all'Europa e poi al mondo, così l'idea. Riguardo alla storia. patmi che il poco non varrebbe all'uopo , e il molto r isica di mettere nella testa dei soldati idee storte, come sarebbe quella che tuui gli altri sono barbari ,od oppressori e .noi soli gente civile. l\1eglio rn_i pare la pensi il -colonnello Corsi, che l'idea di patria vorrebbe pervenisse al soldato per ·Via della descrizione dello Stato; e veramente lo Stato sono lè istituzioni; e gli antichi che poco s'intendev.a.no di geogeafia e poca storia avevano, molto. amavano la patria loro, sentendola nelle sue istituzioni. Pieno di pericoli poi sembrami il modo proposto dal. maggiore Quei razza ('1): eioè che pel concetto d'interesse si formi nel soldato l'idea e l'affelto di patria. Pel detto autore egli è · per interesse che noi amiamo e difendia~o la patria nostra; adunque se l'interesse è non solo principio, ma causa de~l'amore e della difesa

(·1) Vedi il suo libro, Guida pratica per l'educazione del soldato.

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della patria, quando si potesse persuadere .altrui che un interesse maggiore lo spinge a tradirla ed abbandonarla, ·non so quale altro principio potrebbe trattenerlo dal con taminarsi in tal modo. Io non veggo poi come dall'idea di interesse possa il soldato Nen- . dere la virtù della morte per la patria: perchè l'in-: teresse è, e sarà sempre q1,1el sentimento che ci spinge a piegare tutto qu.elto che ne circonda, a proprio vantaggio; con ciò e perciò ·si possono fare tutti i sacrifici, sperando che in · ultimo si risolvano in nostro bene: ma dare la vita, ultimo bene, davvero non si potrebbe; riè so dire quale intere~se trovasse il Micca nel suo eroismo. Vero è che l'autore per spiegare l'uso che egli fa della paro la interesse, ci dice: « E l'amore « stesso di due persone non è un sublim e interesse?» Veramente io non lo comprendo: parmi però che in tal caso, prima di inculcare ai soldati amor di patria, bisogr,erehbe insegnar loro un altro modo di espri- · mere le loro idee e sentimenti , e·carnbiare il pensare e il parla re del popolo nostro.

VII.

Il capitolo quinto tratta del coraggio. È con somma trepidazione ch'io ardisco parlare di un cotale soggetto; e invero, come parlare di una virtù che definita in tulli ..i tempi e in tanti modi, ·si vede praticata in altrettanti e variati modi? .Se il dotto sbaglia nelle sue ci Lazioni,. se il filosofo erra nei suoi ragionamenti, se lo scienziato nelle sue induzioni, se il saggio mette per poco piede in fallo, chi toglierà loro i titoli di onore? l\Ia ch·e diremo noi dell'uomo' provato nel coraggio,


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c~e pr~so do~mmi da subito timore, trema e fugge dmanz1 al pencolo? Che del mil itare il quale dopo avere affrontato la morte sui campi di battaglia, si spaventa alla vista di notturne fiammelle nel cimitero? o di altro che salito a buon grado, diventa in guerra conservatore di se stes~o? Che della femminuccia paurosa al solo sparo di un fucile, che affronta una morte sicura per sa lvare il suo figliuoli no? Oh I nel milit~re il momento di timore od il sospetto di esso, danno impronta tale che non si cancella che con l'eroismo. Fatti strani, curiosi sono questi, in mezzo ai quali _la mente procede incerta, e . cade la penna di mano a chi pensa definire il coraggio. . · Il nostro autore però non si perita e su l bel prin.cipio del suo capitolo lo definisce. « Quel sentimento <L generoso per il quale la probabilità ed anche la cer-, « tezza del pericolo non c'impediscono di compiere il « nostro dovere». In queste prime parole del capitolo-· parmi scorgere una contraddizione.cori le ultime di esso: . infatti qui l'autore distingue il coraggio dal .dovere : bisogna passare dal coraggio per giungere al dovere, mentre a pagina 23 finisce 'il suo capitolo dicendo: « Che bisogna convincere il soldato·, essere per lui il co« raggio una virtù strettamente obbligatoria »; dunque se è obbligatoria, dico io, il coraggio è lo stesso dovere. Ma di ciò dirò ancora. L'autore poi parla del coraggio come virtù in genere e den,tro vi comprende e distingue il valore, la bravura, l'intrepidezza: dicendo che il primo è quella virtù per cui l'uomo sa rendere ulile e proficuo il suo coraggio: la bravura sta nell'impeto e nello slarr'cio, come l'intrepidezza nella tranquillità e .fermezza al momento del pericolo. Più vera e profonda mi pare la distinzione che fa il colonnello Corsi : perchè mentre per il capitano Miche! -

oOT il valor@ non è che una specie di coraggio, per il Corsi un uomo può esse~e non. coraggioso, ma vaJoroso : per esso il coraggio deriva da natura, il valore da volontà; e i l chiaro autore preferisce il valoTe al cor'aggio anche· nel soldato stesso. La quale distinzione a me piace· moltissimo: e più mi piacerebbe se l'autore si fermasse lì e pensasse che la causa stessa per.'la quale il militare si batte, fosse .cagione del suo valore; vi sarebbe una mirabile compitezza, .un princip io di finalità fecondo· di bene e bene solamente : ma all'autore suddetto non basta ciò, e rieorre ad àrti.fizii per incutere nei soldati il valore, come l'incitare i soldati alla lotta coi dogmi di religione; la qual cosa oltre a mancare di universalità, ora che la libertà di coscien;a è dogma sociale, sottrae forza alla causa per cui si combatte non riponendo in essa tutta là fede. In oltre, il valore. è non solo il prodotto immediato della buona causa ,. ma co~seguenza della disciplina : quindi tutto quello· che tende a rafforzarlo al di fnori di essa, mena al di là della disciplina stessa; così la predestinazione, che si converte in fata lismo della mente e in ·apatia nel carattere, vi dà il coragg\o ~ei Turchi che scende alla ferocia: della bestia. Veduto ciò·, solamente quell'azione coraggiosa fatta per amore alla causa o per effetto della disciplina sarà veramente meritoria; cbè in fine i nom i di onore, gloria, fama, nobile ambizione e simili, si risolvo.no in puro, egoismo, il quale rivestito di bel le apparenze può dare· occasione ad un bene, ma non è il bene, e presto o tardi vi farà sentire i -suoi effetti, dico gli effetti dell'egoi_smo. Ma il valore che si ti·asforma coi _tempi e in modi vari pur rimanendo uno, che sostiene l'uomo· da lla gioventù alla estrema vecchiezza , è quello che· prende radice nella causa dell'azione valorosa: e grande,. e. bello, e buono sarà quel _valore, se grande, bella, MILITARI

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buona sarà quella causa. L'uomo che si espone a pericolo per e:;;sa, pel suo affello, esce fuori. dal misero cerchio dell'io, si trasumana: dimentica sè e le sue voglie ed ecco il sacrifizio che è il contrario dell'. egoismo. Questo valore è un affetto che si compie, che sì consuma in se stesso, che nutrendosi dell'opera propria, non che pretendere non aspetta i'icornpense, non aspetta amm ir;:J.zione; e di tanto l'uomo si ·sarà· in alzato in morale perfez·ione, quanto più grandeì bella e buona sarà quella causa, quanto maggiore è il sacrifizio per essa. . Ma, domander~te voi, ammesso per esempio la buona causa di una guerra, come si può discernere se nell'azione dei valorosi vi fu miscela di . passioni ed egoismo, -e abolireste voi dunque le ricompense militari? E penetrare dentro aIle coscienze degl'io dividui chi può:, Cet'lo nessuno , rispondo : ma poichè si vuol parlare del vero v_alore e sta,bi lire certe verità che col tempo potl'ebbern scendel'e nelle masse, panni necessario fissarne bene il significato, depurandole da qualunque infezione. Nè , a chi ben guardi, può sfuggire .la grande -importanza ezianclio politica nel fissare cotale idea; perchè • ·il fare assegnamento più sul valore o· sul cqraggio degli :uomini è lo stesso che. appoggiarsi più sulla materia che sullo ~pirito, è lo stesso che agitare l'una ·O esaltare l'altra . · Ma tornando alla di'stinzione del Corsi, piacemi notare come in tale sentimènto la legge evolutiva, alla quale dri principio ho accennato, tenda sempre più a cambiar,i; il coraggio in valore; infaLLi il coraggio fu -definito la coscienza della propriaforza, forza materia le s'in tende; ed ora clie tale forza dell'individuo è lieve fattore sul campo di battaglia , ora che un gracile corpo uccide un .atleta, « il valore si mani-

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« festa nell'attenzione somma, nell'obbedienza pronta « ed assoluta, nella terma volontà di fare il proprio« dovere>> ( 1), cioè in tutto quello che esjge la di1

scipliQa. E forse gli attì individ uali di coraggio diminuiranno di numero , ma si eleverà il comun livello del v::dore; è quèsta la legge di universale progresso. mercè la quale la virtù accolta nei poch i si distende e sparge nei molti; è una specificazione di quella legge cli uguaglianza che ci governa e che ora informa la prima fonte dell'esercito, il reclutamento ; talchè potrebbesi vedere come lo. stesso servizio ge.:. nera.le. obbligatorio ha influenza sul tramutarsi del CO-' raggio in valore. 'È questo in fine il grad 1Ìale predominio dello spirito sulla materia, dello spirito forto che sorregge la materiu che si acciacca. Nè mi pare si.amo poi tanto 'lontani dalle guerre napoleoniche nellequali i· soldati francesi . sopportarono gran di fatiche, perché non si pote~se aspettare anche da essi nell'ultima guerra, quello che il marescia llo Moltke dicè dei P-russiani; ci_oè « che la ragione vera delle vittorie « di questi, sta nell'aver saputo quei soldati sempre re« sistere 2i, ore a qualsiasi situazione cli guerra e dato « così modo di provvedere a tutte le eventual ità »;. ma la causa della guerra fatua nei primi, rendeva forse fatùo lo spirito loro: talchè il grido arrogante allons à Berlin, si camb iò peesto nel grido disperato cvllons, au carnage. l\fa basta di tale materia, che forse troppo ne parlai. Tralla pl1i brevemente l'autore nei due capitoli seguenti del sangue frecldo, della risolutezza, della presenza di spirito: io non mi ci formo, parendomi esse . specificazioni del valore, ma solan1ente di questo:

(i ) Cons1. Opera citata.


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poichè se il coraggio viene dalla materia, il valore dello spirito, quello trova il suo principio e la sua energia nel moto e nella agitazione di essa materia, talch·è nello sforzo difficile è che. mantenga jl così delto sangue freddo, nè lo spfrito può esser presente a se stesso quando la materia ha il dominio .

·se la sbrighi un poco troppo presto, in tempi nei quali come il nostro, si bandiscono fra coloro che discorrono le -scienze morali, massime e principii di simil genere: « che ogni azione psicologica trova la sua causa nella · «. funzione fisiologica}> : che nessuna « attività spirituale -~ può effettuarsi tranne che per una funzione del cer<< vello ~ che infine <J. l'uomo è quello che mangia ». L'autore nostro poteva trattenersi un poco di più in •tale materia: e per associazione di idee avrebbe forse visto ch:e quella sentenza volere .è potere, ch'egli cita -e· ne f~ base e criterio dì condotta umana, · non solo non è vera ma eziandio pericolosa a predicarsi come legge assoluta. A proposito della quale massima , che ha fatto oramai il giro d'Italia col .libro che la porta in fronte, dico che ad essa sostituirei volentieri , · che bisogna volere quello che si può; in tal modo la. mente aguzza prima lo sguardo nella cosa da farsi, eppoi l'uomo si vplge alla m.aggior conoscenza di se stesso, e nel paragone della propria forza colla difficoltà dell'opera· risolve, ed allora vuole; ma volere di botto senza esame dell'opera e di se stesso, mentre sottrae alla nobiltà: dell'uomo la ragione, non gli dà la sicurezza del. l'istinto. E nei giovani, non poche vittime vidi io stesso di tale massima; i quali senza considerare vollero, è tentato lo sforzo non pochi non potettero, ed allora o si ributtarono senza più coraggio, o proseguendo, cambiarono la volontà in coceiutaggine. Che cotale massima abbia valsuto a svegliarci e farci muovere, noiallri Italiani, può darsi; ma tranquillandosi ed ordinandosi il tempo, ognuno rientra nella sfora che ad esso preparò la propria condizione sociale ed in essa ' si tiene contento, compiendo il proprio dovere; chè proseguendo il regno di essa massima io.

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VIII. In una serie di quattro capitoli discorre l'autore sulle virtù che formano l'ufficial'e di carattere. Ac·cenna primieramente alle cause diverse che concor-. rono a formare il carattere di un uomo, rnettendQ come prima di esse ed -in iziatrice l'educazione della famiglia, ma lasciando di parlare dell'influenza che ha sulla vera fo rmazione e solidificazionè di esso carattere, il contrasto e l'allrito non .tanto colle cose quanto con gli uomini; poiché è veramente · lì che si forma il carattere dell'uomo; non è il filosofo che fa l'uomo, come pare creda il rolonnello Corsi ( 1), ma la vita vissuta , cioè il commercio continuo con gli 4ornini. E se il nostro autore avesse parlato di queste cose e, facendo tesoro della sua esperienza e riflessione, avesse dettati buoni consigli, quegli ufficiali che quasi giovanetti si trovano ad un tratto in mezzo a compagni e superiori, i quali oramai portano l'impronta di tante vite, potrebbero essergliene grati. Scende poi l'autore a parlare dell'influenza che ha · il fisico nostro stil carattere; parmì che in tal materia 1

(~) Opera citata. ·


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' credo che per ogni eroe ch'essa fa, si ge~erano insieme tanti irrequieti e malcontenti. Segue ora il nono capitolo che l'autore dedica al sentimento del dovere; io chiedo il permesso al lettore di trattare tale soggetto all.a fine di questo scritto per la ragione che allora si vedrà, e passo al capitolo seguente intitolato della prudenza, dellà moclera::,ione, della pazienza, della moclestia.

IX. Definisce l'autore una per una le quallro virtù summentovate. Senza voler analizzare cotali definizioni, devo dirè che meglio avrei amato non trovarle qui collocate e definite singolarm e.n te come virtù militari . Io non .veggo come nella vita militare esse possano distendersi ed allargarsi da meritare il posto di virtù; com e sarebbero le prime due nella vita pubblica, nella quale le passioni agitano l'uomo, e nella vita rel igiosa Je due ultime. In un mili tare le di rei piutlosto buone qualità, doti, atti buòni; che la nostra vita ne pl·csenti uso quoti diano e nel quale ci voglia lo sforzo dell'animo, non mi pare; nè so se lo stratega ed il tattico di buon grado accetterebbero queste massime del!' autore nostro; che cioè « in tempo di guerra, tra due eserciti che « armeggiano per procurarsi il vantaggio o del ter« reno o del tempo o d'altro che sia, -la vittoria sarà « spesso del capo che avrà dato maggior prov~ di pa~ « ziema »; e l'altra « che si deve riconoscere in colm « che possiede un ca rattere prudente, moderato.' . pa: « ziente, modesto, una grande attitudine alle mil1tan

i\llL! TA!H

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«imprese »; la quale massima, se vera, se ne dovrebbe trovare la riprova nella vita e nel carattere dei grandi capitani, che quel mazzo di virtù avrebbero dovuto possedere in quantità superlativa. Meno ancora delle quattro suddette, parmi meritino iJ posto di virtù l'attività e la vigilanza, colle quali l'a utore intitola il capitolo undecimo . Poichè come la virtù, per _esser tale, trae sua vita da un a lto principio, cos~ .eserc1tao dola l'uomo ~i eleva sopra a se stesso; ed 10 non veggo come l'attività, termine' ,.,.enerico e la vigilanza, ufficio di -tuUi coloro che hanuc°una respon sabilità, possano dirsi virtù . ·È vero che l'autore pronunzia la frase isolata, che l'attività è l'opposto dell'ozio: ma fi n' ora fu detto che opposto all'ozio è il lavoro, parola che comprende tutto l'uomo, di antico e_ venerando significa to, e nella quale più faci lmen te s1 vede un bene, anzi l'occasione e il modo del bene ' come nell'ozio il principio del male.

X.

Dei quattro capitoli successi l'Ì forma il nostro scrittore un sol gruppo ch'ei dedica alle « virtù che costi« tuiscono i' ufficiale di cuore». Nei primi due tratta d;Jl'on està, probità, integrità; nei secondi della lealtà, since1·ità, franchezza. Que ti titoli. parmi avrebbero trovato posto più omo()'eneo fra e 1e virtù che formano l'ufficiale di carattere; comun'1ue sia, niente di notabi le io r ilevo nel primo di essi: sono specialmente raccomandazioni per l'uso del danaro proprio onde schivare i debiti, e del danaro dello Stato perchè lo si spenda .con buona e rella coscienza. ANI~o

xx,,

VoL. u.

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516_. SULLE VIllTÙ rel secondo di questi capitoli, l'autore si arresta col porre a se stesso la. questione seguente: « se sia per« feUamente leale l'ufficiale che serve sotto una forma « di governo non_ consentaneo coi suoi peincipii ». Regna ancora molta confusione negli studi politici ed economiei, per fissare qual sia la determinazione vera dell'idea e del fotto di Governo e di Stato. Se io potessi avventurare una parola sulla questione suddelta del nostro libro, di1·ei che l'uffici{J.le serve costantemente Io Stato, cioè l'ordine, capo del quale è il Re, e transitoriam ente il Governo . I criteri, i principii di Governo variano e si succedono, i pochi e sommi principiì dcifo Stato, le sue pasi morali e politiche, restano; esse sono piantate dailo Statuto, e lo Statuto è voluto da tutta la nazione: quindi l' ufficial e può disapprovare le idee e la condotta di un governo di cose, ma non uno dei principii fondamentali dellçi Stato deve essere debole in 1ui; è così che l'ufficiale restando nell'intima, reale volontà della nazione, rimane libero di pensare od anche esporre le proprie idee sulla condotta di un Governo. Questo principio, unito colla libera dimissione dell'ufficiale, mantiene la dignità nel carattere della sua posizion e, della quale ha pur~ bisogno per vivere.

XL Intitola. l'autore il capitolo quindi·cesi mo, con questi nomi: dell'abnegazione, ~ella generosità, della magnani~ rnità, della virtù del sacrificio. . In queste pagine si tocca una questi one di natura più intima ma, considerata nelle conseguenze, forse non meno dclicala del!a precedente.

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L'autore definisce l'abnegazione, « quel sentimento « per il quale noi sacrifich iamo la gioventù, le agia« tezze, gli afletti cli famiglia e i nostri sentimenti tutti « all'esatto adempimento del nosl:ro dovere»; dirigendosi poi al giovane ufficiale e dopo avergli detto che la rig ida disciplina gli sarà dura in sulle prime, e ch'ei dovrà lottare coll'esiguità dello stipendio, così segue: « Ma v'ha di più. Se nel cammino della vita ti vieri « fatto, o giovane ufficiale, d'incontrarti . in una donna « che ti riprometta, per Je doti incomparabili clell'anim0 « suo, una lunga serie di felicità, anzichè cercare di « farla tua, fuggi la se il puoi, rinunzia al santo arngre « coniugale, alle ineffabili gioie della paternità; tanta « fortuna non è per .chi ha votato la sua esistenza al « servizio della patria. Ti si dirà che nello stato mi« litarc .il matrimonio è un controsenso: o buon uf« fic ià.Ie, o buon padre di fam iglia; non c'è via di « mezzo, specialmente nei gradi inferiori. Malgrado « ch'io conosca per esperienza mòlLi ufficiali che seb« bene ammogliati, sodd isfecero ognora i loro doveri « militari eon tutto il rigore della più gran lealtà, tut« tavia è indubitato che in regola generale potranno << rnaggiorrriente dedicarsi all'adempimento de' loro do« veri quegli ufficiali che non sono vincolati di nessun « legame di famiglia. Dunque a·nche ques(a abnega~ « zione, questo sacrificio esige la profess ione delle armi, « e molti altri ancòra non meno dolorosi e non meno « meritori ». Adunque l'autore n·ostro risolve una çlelfe più delicate questioni, dicendo che l'ufficiale il quale veramente voglia. praticare il proprio dovere deve rinunziare al matrimonio; se ve ne·sono taluni cli e conciliano le due cose sono eccezioni, e l'eccezione conferma la regola. Certo può mettere sgomento nell'uomo cotale idea;


SULLE VIRTÙ

e colui che abb ia avuto in sè da natura o da educazione un tesoro di affetti genLÌli e fort i, di quegli affetti che sono germe a tutte le virtù, notatelo bene, può sentirsi inaridire quel germe ed !nsie?1e aflìevolire l'istessa virtù. E di queste cose s1 ragwnava e ad esse si pensava, quando si videro i soldati _a lung~ ferma, perdere insieme agli affetti di farnig_ha, ed_~1 sentimenti naturali al cuore dell' uomo la vu·m militare· e il famoso libro di qgell'alto generale fra ncese, che' nel 1867 faceva una terribile anatomia ps.icologica di quell'esercito, r;no stra va appunto _c9me con tali ~-oIda ti l'esercito invece di mantenersi strumento d rnciviÙinento si cambiasse poco a poco in senLina di gente senza fede nè legge. ,. . . . Ora io veramente non verrgo o v come quegli aflett1, es-. sendo natmali al cuore dell'uomo, possano calpestars.1 dall'ufficiale, nè dove così ei possa attingere la sua virtù se non dall' artifizio . . · Ma se il nostro autore priva l'ufficiale di una famiglia propria, non lo priva però dell'?mor~, ed anzi ei cr~de che in quello l'ufficiale deb.ba nnvernre «un grande 1m« pulso e una nob ile amb izione»; _ei vu~le che.se l'u0m? ufficia le è arido della sorgente d1 manto e d1 padre, _11 ·gentiluomo ne cerchi un 'altra, della _cu_i purezza. la.scio O'iudice il lettore . Eèco quello che s1 dice nel cap1tol~ ~eguenl.e: « I.a carriera, militare che nei suoi primordi « si adatta cosi poco al matrimonio, è forse quella « néll a quale l'uomo subisce, meno che in qualunque « ahra, la potenza morale della donna .. Es~a é per? « sempre grandissima, imperciocchè se_ 1! g10vane ui~ « ficiale può sacrificare al suo paese 11 _. confort~ _d t « avere una famio·lia propria, non è però suppon:bile « che abbia per ~nesto a disseccarsi in. lui qu_ell~ sor« gente 'di e.erti affetti, i quali col loro prodursi pos~ « sono avere un grande val0re sul suo avven ire. Pu

MILITARI

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pertanto chiamarsi fortunato chi dapprincipio s'in« contra in una donna di cuore e cli mente; ffssa meglio « di chicchessia saprà dare alla sua vita un grande « impulso e un nobi le indirizzo ». E qui la parola mi sgorgherebbe spontanea dal cuore e dalla mente, ma preferisco lasciarla ad un ill ustre italiano, il quale come fu uno dei grandi istitutori della nostra politica nazionale, lo fu altresì della vera morale pratica, il D'Azegl io; sentite quell o ch'ei dice non dell'amore, chè questo ha per scopo il matrimonio e per fine la famiglia, ma degli amori sto per dire ca. vallereschi: « Il maggior danno degli amori sta nella « necessìtà della bugia continua . ... . Chi fa all'amore « è raro che non sia costretto ogni mome nto a dire « qualche bugia. Quindi per abitudine si diventa finto . « Il carattere si falsa e presto vi accade come a coloro « che non hanno orecchio in musica; le bugie, come « le note stonate non ci fanno più nessun senso spia« cevole ». . Ad unque quel grande uomo, se ancora fosse vivo e leggesse il nostro lib ro che vuol fissare il senso dell a virtù militare, ei vi trovereb be un'idea ed un consiglio ai gi ovani che tende a minare la stessa vi rtù. Adunque noi . che parliamo. e scriviamo tanto della morale nell'esercito, non che pensare a · stabilirla di fatto, vorremmo inoculare un ge rme d'immoralità. Perché, ancora una volta, facciamoci a parlar chiaro; credete voi che un bisogno dell'uomo tu tto intiero, attenti a questo, compresso da, una parte e non regolato e legittimato, non pol luli e sch izzi fuor i dall'altra in mod i illegali ed illegi tti mi? Credete vo i che alla moglie sostituendo la concubina questa sia morale? Io per me, come credo la morale una ed assoluta, così la credo simpatica specialmente in un aggregato di uomini retti da leggi non solo comunj, ma strette


/5il 8 SULLE VIRTÙ e rigide; çreclo· la morale una nei pochi imperativi assoltlli, e credo che violato uno di questi imperativi il resto è maculato, e tocco e scosso l'ordine morale come per infinite ripercussioni. Credo che allora se dal · concubinaggio non si va al furto, non sia già per forza di legge morale, oramai rotta, ma per ·terna e rispetto di legge umana posi ti va: credo infine, ohe a quel modo che la virtù ha una sca.la a·scendente che mena ,all'umano · perfezionamento, così ,jl vizio una via · d·iscendente che conduce al completo abbassamento morale. 1'Ia tornando con soio criterio di umana prudenza al nostro _tema, potrebbero r ipetersi in esso a:lcune cose cli ciò che fo scritto sul celibato dei preti; e per accennarne una sola, diciamo di quella ·che fa 'l'uomo egoista : perchè non riannodandg la propria esistenza alla vita delle generazioni venture, sembra venir .meno in lui quello spirito conservatore e quell'affelto all'educazione della gioventù, che tanto a noi preme. Tenia de licatissim o è questo, ma poichè'ci sono dentro, voglio andare .fino in fondo. Ed io non poche volle ho . sen tito a dire che un ufficiale oon famiglia non potrà sempre mostrarsi valoroso ·sul campo di baltaglia: ·chè due doveri lottano in qµel momento n!)ll'uomo; quel di padre che vive per sostegno e guida dei figli, e quel · di soldato che deve star fe rmo al proprio posto e gettarsi con slancio sul nemico. . ~ ·Or chi dice queste cose, dimentica che nel militare noi dobbiamo considerare il valore non il coraggio, il' valore che prende sua origine e forza dalla causa della lotta; quindi la causa - giusta, elevata, nobile che ispira a me il valore, sarà altresì quella la cui vittoria alzando di un grado la patria mia, J'a .società, creerà una vita migliore ·della quale pure· i miei figli godranno. E perchè il giusto è uno solo, come potrebbe poi un padr~ insegnare la giustizia ai propri fig li, se

MILl'I'ARI

5,19

non ebbe il coraggio di difenderla colla propria vitat quando questo era suo dovere? !Ha basta ciò? basta la sola esistenza della Causa ·buona a produrre, non dico l'uomo, ma l'azione valorosa? Or qui è questione di logica: e come quei soldati valorosi, cui fosse mancato il cibo da molte ore, riuscirebbero fiacchi nel combatti mento, così un prode ufficiale ammogliato, sentirebbe a mancarsi il cuore ove potesse pensare che 'la moglie e i figli orfoni rimarranno con una assistenza pubblica 1nise1·a. Come nella vita della materia così in quella dello spirito, se manca la conclizione, lo espandersi dell'affetto non sarà spon~aneo ed energico, ma timido e debole. Dopo tutto ciò, mi domanderete: dunque voi vorreste che tutti gli ufiìciali si· ammogliassero? L; ques·tione del celibato per ragioni di convenienze, è antica _quanto l'idea . e il fatto di Governo; ed ognuno ricorda quanto rumore menasse nel secolo scorso _in Inghilterra quel famoso. libro dell'.osservatore che forse pel primo s,ottopose a forma numerica quella questione e ne trasse tremende deduzioni; ma,tanto costui quanto altri economisti, come il Mingbetti nell'ultima opera sua ma_g istrale, dopo aver. parlato degli effetti generali nei matrimo·ù i improvvidi, ·,quando giungono . alle radici della quesLione, all'uomo, si limitano solamen te a dare buoni <;onsigli; invece che il nostro autore melte definiti vamenle fofficiale nell'atl'oce alternativa, o del1ie~\ltlO. adempi mento dei suoi doveri col celibato, o del · mioor·socldi"sfaci mento di essi nello stalo di marito e di p~~re . .E consigli al nostro autore non potevano certo :mnncai·e: su ll'età del matrimonio, sul grado mili tare, sulla ·scelta della compagna, sulla vita matrimoniale : tutto sentendo e vedendo in mezzo alla nostra vita.


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SULLE VIRTÙ

XU:

liii LITA l\l

Pertanto fo credo che specialmente nell'esercito, sarebbe buona cosa si conservasse quell'aggettivo e quel tipo descritto dal nostro autore, con di meno quelle piccole mende che ho accennato.

XIII .

E qui no1 siamo giunti al termine del librn del capitano ~lichel; egli lo chiude con un bel cap itolo sulle qualità che debbono formare l'ufficiale gentiluomo, le quali esso compendia, « nell'alto sent.irn; riverente e « pronto servigio; sincere, ,graziose_e nobili maniere» . Il compendio mi pare vada bene ; senoncbè opino vi ·sia di troppo quel « graziose man iere » e dia una tinta sdo lcinata e femroi0 ile alla bella figura del gentiluomo; nè m'inganno, perchè co tale tinta è sparsa poi in tutto il capitolo, e l'autore ne ripete specialmente ,l' uso là dove dice che l' uflìciale gentiluomo « si acldimostra nl?lle maniere a·ggrazìato ed insi-· « nuante ». Io veramen_te non so quanto la parola gentiluomo vada ora per le bocche di tutti : si dice comunemente galantuomo, persona. ben educata, ecc. ecc. Quel termine è venuto a noi con un misto di buono e cattivo. In Francia primo criterio del gentiluomo er?- l'onore; a;rebbe fatto quafunque . prodezza o qualunque follìa per esso, mischiando generosità e vanità: splendido nel danaro fino al gran giuoco, beau joueur, leggero nei costumi, faci le nella morale, tullo si compendiava per esso nel motto, mon Dicii, mon Roi·, ma dame. Più austero, più decoroso e maschio, parmi il tipo del gentleman inglese; dicono che anche là se ne perda lo stampo e che,l'attività e lo spirito democratico del secolo si porti via e scomponga quella figura -tutta. misurata, ma bella di armoniche forme e severe.

Se il lettore ha avutola pazienza di seguirmi fino a qui, non so qua nto ei possà esser stato contento del tuono genera le di alcune pagine di questo scritto . U.oa fredda ragione ha toccato questioni delicate e scomposto ed esal1)inato il contenuto cli parole, oramai da tanto tempo passale nell'uso nostro . Pare un inizio di · opera demolitrice, un s.offio di scetticisrno che in taluni punti guidi la mia penna. Ed ora perchè negherei io ciò? Perchè non dovrei dire apertamente che io r'ipoogo poca fede in quel tritume di virtù, e volontiel'i le assomiglierei a . quei rimedi altonanti, coi quali si soccorre e si scuote momenti a momenti una vita fiacca? È staro scritto un libro sull'unità delle forze fis iche,, per dimostrare come Lutti i fenomeni si possono ridurre alle leggi generali del movimento della materia; credete voi, non si potrebbe scrivere puro un libro sull'unità dell e torze morali, riducendo tutto alla suprema legge del dovere? Io credo che nell'idea del dovere si contengono. potenzialmente tutte le virtù militari, tutte.le doti, le qualità; sòno queste, specificazioni, mezzi e condizioni a que\l'idea che si attua spezzandosi nella vita e pur rima·nendo una . . · Trattando singolarmente quelle virtù, la mente si confonde, e il cuore si agita come un corpo spinto da

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5~~

vurrù opposte forze e diverse. E l'autore nostro non ha potuto evitare d'infiamm;:irsi per ciascuna di esse, quasi che ognuna fosse principale guida alla condotta .dell'uomo soldato; quindi parlando dello spirito di corpo ei vi dice: « che la gloria del· proprio corpo deve es« sere il pensiero predominante del soldato e dell'uf- . « fic iale »; e nel capitolo seguente sull'amor cli patria ei vi ridice: « che un so lo pensiero deve animare chi « si consacra aUa vita delle armi, quello dell'amor di « patria ». Come nello scibile del mondo fisico, lo assegnare la primalità ad una idea sconvolge, ordina e sotto~ mette lo scibile. stesso a quell'idea, così nel mondo morale il primato di una idea rivolge gli spiriti e li indirizza ad un sol punto. Non v'ha trattato di fisica avanti a Newton che non ac'cenni alle gravitazioni dei corpi; ma poichè qnel grande ebbe dato a quell'idea il primo luogo nelle scienze, si fece nell'ordinamento (11) di tutte le idee fisiche una mutazione grandissima. Più .difficile, è il :fissare tal primato nelle idee morali: perchè il microcosmo dell'uomo, agitato, volubile, composto di materia e spirito con reciproco e misterioso influsso, 1,i r ivolta e fugge ad una legge superiore ed assoluta. È una fluttuazione di idee e sentimenti di cui ci. porse esempio il ~fontesqnieu, quando ci diceva nel suo libro Spirito clclle leggi, che il principio del Governo democratic'o· èla virtù; del monarchico l'onore. l\Ia ordinandosi ai nostri tempi il principio :finale cJel Governo solamente al bene degli uomini governati, un solo principio, una sola legge potrebbe avere pure l'uomo ·alle regole della propria condotta, '. il dovere. Adunque se in aleune parti demolitore è staLo_· lo spirito cli questo mio scritto, egli fu per abbattere

l1IIL1TAIU

SULLE

(~) Citazione di G'ioberti, Protologia.

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quegli idoli che ebbero ognuno per sè tanti adoratori ~ sacrificatori e giunsero perfino a separare gli uomini rn caste; e?li fu per inalzare sempre cli più; per sgombrare I.a vista « a quel mer.aviglioso pensiero che non « opera nè .per dolce insinuazione, nè per IusinO'he, . . o « ne per minacc1e, ma solamente col tenere alta nel« l'anima la nuda sua legge, sforzandoci così a rispet« tarlo sempre quand'anche non sempre gli si obbedisca; « ion anzi a cui tutti gli appeti.ti tacciono sebbene in « segre}o si ribellir!o » (1). Dire dove ottenga l'uomo la fede e la luce di tat pe~siero, questo è tema che oltrepassa i limiti dì questo· scritto e .le qi ie forze; mostra're come l'uomo possa meuere se stesso nella condizione di praticare normalµ1E)nte la legge del dovere, come possa, chi governa, creare quelle condizioni e adattandole ètl livello mor~Je delli uomini render possibile e faci litare quella pratica, questo è tema di cui già parla-i in aLtro scritto m questo periodico del mese scorso, ma che richiederebbe uno studio ampio e minuto. ' · A me basta aver accennato all'impero assoiuto della legge dAI dovere; la quale , perchè è p.niversale e prende . forme diverse coi tempi , coi luoghi, colle. persone, sottopone l'uomo dal momento che ecrli ha l'uso della ragi.one :fino alla sua dipartenza da q~esta terra. E se tutte le voci autorevoli di affetto e di comando che l'uomo ascolta quaggiù, ripetessero la parola · di quella legge, si ott~rrehbe una forma comune dì legge morale, e ~na continuità di' pensiero nell'educazione· famiglia re, civile e militare. . . RAFFAELLO BIANCIARDI

Tenente nel 7° 1'eggimento bersaglieri. {~) KANT,

ll pensiero del dovefe.


IL NUOVO REGOLAMENTO FRANCESE ECC.

IL

NUOVO REGOLAMENTO FRANCESE SULLR

MANOVRE DELLA FANTERIA

(IJ

. IV. Scuola di battaglione.-

Come la scuola di compagn ia quella di .battaglione è divisa /n due parti, ciascuna dell e quali consta di 2 cap i. La parte I tratta propriamente delle formazioni e delle evoluzioni del baltaglione in ord ine chiuso_ (le formazioni in linea ed in colonna ed il passaggio dall'una all'altra di codeste formazionr, gli allineamenti, il rannodamento, i fuochi, la marcia e i cambiamenti di direzione); la parte II traltainvece del combattimento del battaglione (la sua formazione normale quando in linea con ·altri battaglioni, l'ufficio dei suoi vari scaglioni in un'azione decisiva, e le principali modificazion i che deve subire la formazione norm<!le in certe par·ticolari situazioni dei battaglione). Nelle generalità che precedono questo tpmo 4° del nuovo regolamento, notiamo che: il maggiore deve, · per quanto la fronte de ila linea o la profondità della (~) Rivista di settembre, ottobre e novembre 4875.

525·

colonna lo consentono, comandare e dirigere il suo· ·battagli one vocalmente; quando non può più farlo,. manda i suoi ord ini per mezzo dell'aiu tante maggiore,. dell'aiutante . o di ordinanze (L;n·o o due uomini intelligenti sono dà ogni compagnia designati a questo servizio); per ogni evoluzione egli dà il comando d'avvertimento, al quale i capitani, senza ripeterlo, fanno eseguire alle loro compagnie i movimenti preparatori, e poi dà il comando d'e?ecuzione, confermandolo se occorre con un segnale di sciabo la; i capitani peraltro ripetono il Jlfo1·che, quando la propria compagnia deve movere immediatamen te, e ripetono sempre l'Alt; le evoluzioni in ordine chiuso non devono eseguirsi di corsa che in circostanze eccezionali; ,rer conservare· quanto possibile l'autonomia dei riparti tatLici costituiti, non si pareggiano le file se noo in caso di necessità assoluta. PARTE I. - Jio1•mazfo11i in li11ea. -- Linea spie-gata. - Le compagnie disposte in due righe sulla st~ssa linea l'una accan to all'a ltra ad intervallo di 4 m,50 . Linea dì colonne 'cti· compagnia: le colonne di tompag,nia (co~ lonne, serrate per ploto ni) disposte colle loro sez10m· di" testa sulla stessa linea ad intervallo di ,18 metril'una dall' a Itra. .Formazioni in colonna. - Colonna di battaglione. - Le compagnie in colonna serrata p~r plotoni, l'u na dietro l'altra a distanza uguale all a fronte di un plotone, ~iù 4 ,50. Colonnci doppia: formala di due colonne di mezzo battagli one ad inte_rvallo di 4m,50 l'unadall'altra, e composte ciascuna cli due colonne dì compagnia ('I) l'~nii. die~rn l'altra /J 4m,50 ~i distanza. Co-01

(~) Si ricorda una volta per· sempre che per colonna di compagnia il regolamento francese intende esclusivamente la colonna serrafa por· plotoni.


526 IL NUOVO ' REGOLMIENTO FRANCESE lonna a distanw intem: le sezioni l'una dietro l'altra a distanw intera (lunghezza. della fronte, più 1m, 50).

Di massima, si manovi,:a in · lin ea di colonne di compagnia. o in colonna di battagl ione, epperò prima di .ogni evoluzione il battaglione dev'ess.ere ricondotto ad una di queste due formaz ioni, salvochè si Lraui di passare dalla linea spiegata alla co loirna a distanza intera per conversione o inversamente. La colonna doppia serve come forroazione di adunata, e quella a distanza intera come formazione di marcia . T••asfo1•mazioni. - Di massima: le trasformazioni si fanno, il battaglione essendo fe rmo; la seconda compagnia serve di basè per passare dall'una all'altra delle formazioni in linea, per prendere gli intervalli e per i ripiegamenti in colonna; le distanze si prendono per. la tesla della colonna; si serra la colonna e la si piega sempre sulla compagnia di testa del battaglione. Per passare dalla li9ea spiegata alla 'linea di colonne di compagnia il maggiore comanda: linea di colonna di compagnia- llARCHE; . i ·capitani formano sul posto le colonne di compagnia, e quindi quell i delia 1", 3" e 4a con _m ovimento di fianco portano le compagnie rispet_tive al prescrillo intervallo dalla 2a . Volendolo, il maggiore può fare il movimento seJpra un'altra compagnia che la 2\ ma in questo caso deve nel comando aggiungere l'indioazione <lelle compagnie. Il comandante del battaglione può restringere gli intervalli di compagnia in linea sino ·a 4m,50 l'una dall'altra; Ja l inea di colonne di compagni<:). così ristretta può essere impiegata, come la colonna doppia, per formaz ione di radunata. La linea di colonne. di compagnia, sì a i~tervalLi di mm, sì ad intervalli di 4m,50, per sp'iegarsi prende prima .·gli intervalli cli stendimento, e poi ciascuna compagnia si spiega. Il battaglione i_n linea di colonne di compngnia passa:

SULLE l!ANOV~E DELLA FANTERIA

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alla colonna di battaglione, colonna perpendicolare, con un movimento di ogni' colonna di compagnia analogo a quello per piegarsi in colonna dalla linea spiegata: alla colonna di battaglion e parallela, con un camb1a...: mento di direzione per compagnia . Per trasfonnare · la colonna doppia dalla linea di colonne di compagnia, la 2" com pagnia non move, la 3a ]e si accosta a · 4m, oO d'intervallo; la 1", la 4u compagnia si portano rispetLivamente dietro la 2" e la 3a compagnia a 4m,50 di: distanza. Pe1~ formate la colonna ·di battaglione in colonna doppia, la 2• compagnia serra a 4'U,50 dalla ,t", e j} mezzo battaglione di coda si porta in Jinea a sinistra del mezzo battaglione di destra . La trasformazione inversa può aver lungo in ·due modi, indietro o avanti della testa delJa colonna: nel primo modo, il meizo battaglione di sinistra si porta in colon na dietro a quello di destra; nel secondo modo, il mezzo battaglione di destra .marcia avanti, e quello di sinistra entra poi in colonna dietro di esso con· un movimento di fianco. La colonna cli battaglione si trasforma in colonna a distanza intera , o viceversà, prendendo le distanze compagnia per comp·agnia· o riserrandole. La eolonna di battaglione si attela in due modi: in linea di co lo nne di compagnia,. o sulla stessa linea· della compagnia di testa, oppure sul fianco destro o su l fianco sinistro. Nel primo caso la 1" conipagnia non rnove, la ia si porta in linea a destra, e la 3° e 4a si portano in linea a sinistra della 1" compagnia. Nel secondo caso il movimento si effeltua mediante un cambiamento di direzione d'ogni compagnia. · Per passare dalla colonna doppia alla linea · di colonne di compagn ie sul fianco destro o sul fianco sinistro, il regolamento prescrive che prima si formi la . 1

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5'.z8

IL NUOVO REGOLAMENTO. FRANCESE

colonna di batlaglione, per eseguire poi il movimento sopraccennato. Volendo alline,are il battaglione in linea spiegata, il maggiore fa prima sortire la bandiera ( o guidone di battaglione), la guida di destra della 1" compagnia e il furiere della ,V', e con essi traccia la nuova linea: poi chiama le guide di tutte le sezioni e i fµr ieri sulla linea; ed una volta che l'aiutante maggiore ha rettificata la posizione di tutti costoro, il, maggiore comanda l'al lineamente sul centro. Se .invece il battaglione è di-' sposto in lin ea di colonne di com,pagnie , il maggiore traccia la linea. colla guida di destra e il furiere della com,pagnia che si trova al l'ala ove vuole alline::ire; poi chiama le guide delle altre compagn ie sulla .linea. In ogni caso il Fissi è dato dai capitani. Allorquando il battaglione ha rollo le righe e il maggiore vuole riu nirlo, gli fa dare opportuno segnale., Ciascun capitano riforma la sua compagnia in colonna · serrata per plotoni e la conduce al ~uo posto di colonna doppia . Riguardo ai fuochi, ecco come si esprime il regolamento:« Benchè un battaglione debba sempre, pel co_rnbatti mento , prendere la formazione in· ordine sparso , tuttavia una o due compagnie riunite dietro un os_1.,acolo o post~ in certe condizioni eccezionali, possono talvolta ulilrnente impiegare il loro fuoco. In questo caso, il comandante del battaglione designa le compagn ie che devono far fuoco, e la specie dei· fuochi da eseguirsi dalle medesime: prescrive il momento in cui il fuoco deve cominciare e quello in cui deve cessare». Veramente il regolamento francese è qui un po' troppo assoluto: e infatti non può egli· accader mai a un intiero battaglione di far fuoco in ordine chiuso? Sarà un caso non frequente ma pos::;ibi le, particolarmentenella d(fesa di posizioni trinceratè.

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SULLE MANOVRE DELLA FANTEIUA

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1'farcia e canibiamenti di direzione in linea. - Niente di speciale quanto alla marcia avanti e in ritirata del battaglione in linea di colonne di compagnia, se non che volendo il maggiore modificare la direzione primiliva di marcia o far avanzare alquanto l'un a e l'altra ala della linea, egl i indica alla guida incaricata della direzione (guida di sinistra della ~"compagnia) il nuovo · punto di direzione e poi dà il comando: Punto di direzione pih a destm (sinistra). Il battaglione in li nea di colonne di compagnia essendo in marcia avanti o in ritirata, il maggiore p uò farlo marciare nella stessa direzione per il fianco delle sezioni, e rimettere poi le colonne di compagnie in fronte: tanto nell'uno come neli'altro caso il movimento è esegu ito con una conversione pel fianco. Per far eseguirfl un cambiamento di dire.zione a1la linea dì colonne di compagn ia, sia a fermo sia in marcia, il maggiore traccia con due indicanti la nuova fronte che dovrà prendere la çornpagnia perno del movimento, e .l'aiutante maggiore ne segna il prolungamento; poi , al suo comando la compagnia al perno, mediante opportuna conversione, si porta sulla nuova linea, e le altre seguono il movimento con successivi cambiamenti di direzione. Analogamente se la linea di colonne di compagnia marciando di fianco deve cambiare di direzione. illarcirti e cambiamento di direzione i·n colonna. Per marciare avanti e indietro in colonna, per trasformarsi dalla lìnea spiegata di fianco alla co.lonna aperta, per cambiare di direzione marciando o di piè fermo, il battagl ione eseguisce movimenti presso a poco. come quelli da noi usati per le corrispondenti evoluzioni. Disposizioni contro la ca'Valler1·a. -Applicati al battaglione gli stes~i prinèipii stabiliti per la compagni a, ANNO xxi, VoL. 11.


530 IL NUOVO llEGOLAMENTO FRANC~SE il ·regolamento soggiunge; che quando il battaglione è assalito dalla cavalleria e trovasi in linea di colonne di compagnia o in colonna di hallaglione, avendone il tempo, deve scaglionarsi per compagnia in modo da utilizzare alla meglio il terreno e da procurarsi il fiancheggiamento con fuochi incrocicchiati; ogni compagnia prende la forma più conveniente per ricevere la cavalleria, in guisa da non colp ire le compagnie vicine e .da non mascherarne possibilmente il fuoco: non p1·escrive però la evoluzione per lo scaglionarsi delle compagnie, ed in quesl? è. ,verament~ un po' troppo laconico e largo, dacche prn che m~1 in simili frangenti è necessaria la disci plina e la s~curezza di manovra . Un battaglione in colonna a distanza intera, assalito. dalla cavalleria, forma le coJorme di co1r1pagoie, le scagliona, ovvero, s'è sorpreso, si forma in linea e riceve la cavalleria in quest'ordine, ri pieaando, se occorre, alquanto ingietro una o.\ due o ., sezioni delle ali. Da tutto ciò consegue che non e pm ammesso il quadrato di battaglione; ora a noi pare che si possono ancora presentare dei casi in cui giovi al battaalione di metlersi i o q uadrnto pieno o vuoto; r., come si è quello di un bau.aglione in .colonna ser~ata, aperta o doppia che sia sorpreso dalla_ cavallena e che non abbia tempo o modo di ·spiegarsi; ·epperò siam d'avviso che pur data Ja massima che il ba Llaglione debba ricevere la cavalleria, f~rn~ato in Iin_ea spieo·ata ovvero in. seaJ:rlioni di quadrali d1 compagnie, o b I tuttavia convenga mantenere nel regolamento l'evo uzione per la quale il battaglione in colonna possa formarsi in quadrato pieno e vuoto, riducendola al :°odo più facile, a quello cioè adottato per la compagnia ~el nostro nuovo regolamento di manovra per la fantecia.

SULLE MANOVRE DELLA FANTEHIA

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PARTE II. - Dopo aver trattato nella I parte Je formazioni e i movimenti dd ba~taglione a · file serrate, il nuovo regolamento francese prescrive nella II il frazionamento del battaglione prima del combattimento, indica il momento in cui il battaglione deve prendere la formaz ione in ordine sparso e l'ufficio di ciascuno dei suoi scaglioni nel combattimento, e stabilisce il legame delle· compagnie fra di loro come anche i rapporti del coman<lante del battaglione (unità tattica) coi comandanti delle compagnie (unità di combattimento). Nelle istruzioni preliminari a questa II parte si contengono parecchi ottimi precetti, in parte applicabili al combattimento propriamente eletto, ed in parte riferentisi al metodo d'ammaestrare tatticamente il battaglione: ne riassumeremo i più essenziàli. - Il comandante del battaglione deve istruire 1!3, sua truppa che i suoi d ifferenti reparti possano esein tal auisa o . . guire con ordine, celerità e precisione, !n o~n1 circo~ stanza, tutti i movimenti richiesti dalla s1tuaz1one. Egh deve favol'ire e inr,o!'aggiare l'iniziativa dei graduati ' tutti. Così i comandanti delle unità di combatlimento · (i capitani), provveduti delle ·notizie e delle istmzioni necessarie del comandante del battaglione, manovrano e ·agiscono di motoproprio, senza aspettare nuovi ortra le formazioni regolamentari quelle dini scelctono b . che slirna.no . le più convenienti; essi conservano rn somma nell'esegui mento del lofo mandato la loro ini-' ziat.iva e conseguentemente tutla la loro potenza d'azione. Il comandante del battaglione non interviene che nel momento in cui questa libertà d'azione potrebbe compromellere la coesione. - L'attitud ine personale del comandante dev'essere sempre trreprensibile; il menomo sintomo per parte sua di esitanza è dannoso, egli deve saper sempre ciò che vuole, farlo sen-


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53~ IL NUOVO REG-QLAMENTO FRANCESE tire alla sua truppa e prevedere ciò che può ottenere; risolvere con maturità e prontezza ed eseguire quindi colla massima energia: l'essenziale per lui· è meno esser brillante che esser calmo e risoluto. - L' attitudine dei capi di qualunque ' grado e la loro reale capacità accrescono del ·decuplo il valore delle truppe e contribuiscono grandemente a garantire l'ordin~ e la disciplina, che sono necessarì qqanto la bravura e l'iniziativa, ed il cui mantenimento dev'essere oggetto delle costanti preoccupazioni dei graduati. - Affinché l'azione del battaglione abbia tutta la sua efficacia, dev'essere concentrata ed esercitarsi quindi entro uno spazio ristretto; il campo d'azione del battaglione si stende, .davanti sino . alla truppa nemica opposta, a destra e a si oistra · si no ai battaglioni vicini; entro questo quadro, di 300. a 3ti0 metri di fronte, il suo · comandante deve esercitare la propria iniziativa, concentrare l'azione delle sue compagnie, senza tollerare mosse divergenti e disseminati sforzi; anche quando il battaglione è isolato, il suo comandante deve.astenersi dal prendere un campo d'azione troppo esteso. ~ Per assicurare la simultaneità e la convergenza degli sforzi, è indispensabile che il comandante del battaglione e i capitani, i graduati e la truppa, si comprendano perfettamente e siano perfettamente· affiatati, ciò che si ottiene con esercitazioni falle bene e sva riate; è mestieri di non lasciare la formazione a file serrate se non al momento necessario, e ritornarvi appena possibile; esigere che i riparti a file serrate manovrino sempre con tutta regolarità. - Gli ufficiali devono serbar sempre la direzione del fuoco: vuolsi ritenere per massima che niun colpo di· fuc ile dev'essere sparato senza l'assentimento del capo immediato; la disciplina del fooco è la garanzia più sicura, la prova più irrecusabile del valore di una truppa ed

SULLE MANOVRE DELLA FANTERIA

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in pari tempo la principale condizione del successo. Qualunque sia la manovra esegu ita, è di tutta impor. tanza che i soldati siano dappertutto e sempre nella mano dei loro capi: a quest'uopo, al punto di vista della disciplina, non bisogna fare differenza di sorta fra le formazioni in ordine sparso e quello in ordine ~ ehiuso. Com'è facile vedere, questi precetti del regolamento francese sono il portato dell'pltima guerra, nella quale apparve inconcussarnente come la disciplina e la coesione concorrano alla vittoria per lo meno quanto la bravura-e lo slancio. )~ questo è, può dirsi, il prin cipio dominante di tutto il regolamento di cui ci occupwrno. Combau1·mento del (Jattagli'one i·nquadrato, cioè avenle altri battagl ioni a destra ed a sinistra . - In vicinanza del nemico il battagliMe deve frazionai'si in colonne di éompagnia ; portarsi così sino a 2,000 metri circa dall'artiglieria nemica : allora soltànto il battaglione prende la formazione di combattimento. Di massima il battaglione inquadrato non deve mai occupare in larghezza· un'estensione maggiore della su.a fronte in linea spiegata (300 a 350 metri). Nella SUé:1. formazione di combattimento il battaglione ha due compagnie in cacciatori, l'una accanto all'altra: le altre due compagnie in riserva, a 500 metri circa di distanza dalla linea dei sostegni. .Nel dare norme circa all'azione dei vari scaglioni nel. combattimento del battaglione, il regolamento considera, come già nella scuola di compagnia, i due casi dell'offensiva e della difensiva e le quattro fasi ordinarie del combattimenio, cioè: la ricognizione dei nemico o della posizione; la preparazione(per l'attacco) ovvero l'eccupazione della posizione (per la difesa); l'esecuzione del combattimento; e l'inseguimento o la


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IL NUOVO REGOLAMENTO FRANCESE

SULLE MANOVRE DELLA FANTEl\lA.

ritirata. Per ciascuno di questi casi s.ono date prescrizioni e raccomandazioni, posto come principio fondamentale che e ind ispensabile, in Lutti i momenti dell'azione, di assicurarsi la supet:iorità· del fuoco, e per essa la superiorità morale che ussicura il ·successo. Daremo un rapido cenno di queste norme riguardo all'offensiva, po!endosi da queste fapilmente indurre quelle per la difensiva.

ha luogo l'assalto; se invece non basta uno sbalzo per raggiungere l'avversario, bisogna vnlersi del momento in cui il nemico è sconcertato dal fuoco celere, p_er avvicina1:glisi cou slancio e sen1z'esitazi.one : poi l'assalto, col concorso, se occorre, anche dell'ultima compagnia della riserva, la quale in tal caso deve essere sostituita da una compagnia del battagli one di seconda linea. ' L'inseguimento ha luqgo. col fuoco della catena e con cariche di cn valleria, se ve ne ha disponibile. In caso di ritirata, questa è sostenuta dalla seconda compagnia della riserva. Il regolamento considera anche il caso di un combattimento temporeggiante, avvertendo che il caratte:r:e di un consimile combattimento è generalmente quello di una dife~siva sostenuta il maggio,r.tempo possibile, coll'entrare in linea lento e prngressrvo dei riparti disponibili. È consacrato un apposito articolo al rannoda mento · del battaglione, cui il nuovo regolamento francese dà una marcala importunza.. E veramente è oggigiorno necessario che la fanteria impari a rannodarsi prontamente in qualunque circostanza ed in qualunque momento del combattimento, sia per riordinarsi dopo un assalto dato o ricevuto, sia per sostituire l'azione in ord ine chiuso a quello in' ordine sparso tai:ito nell'offensiva quanto nella difensiva, sia il).fine per sostenere le cariche della cavalleria. Il secondo capitolo tratta del ball.aglione non inquadrato, cioè isolato oppure posto ad un'ala. Nell'offensiva il battaglione isolato deve di massima irnpeo-nare una sola compagnia in principio del combattime;to per tasteggiare l'inimico, obbligarlo a spiegare le sue forze ed a lasciar vedere le posiz.ioni che occupa. Tiene dietro una seconda compagnia destinata

Offensiva. La ricognizione è eseguii.a dagli esploratori spiccati innanzi da ogni compagnia; occorrendo, va con essi un ufficiale incaricato di raccogliere notizie del terreno e del nemico. Per la preparazione dell'attacco: la catena, seguìta da suoi rinforzi e sostegni, si avanza colle squadre a file serrate, sino a 800 metri circa dalla catena nemica; allora le squadre della catena si distendono e continuano ad avanzare di riparo in riparo, ed a 600 metri si apre il fuoco su tuttu la linea; successivamente i rinforzi entrano in catena ed i sostegni si uvvicinano a questa per entraL·vi a loro volta a f~le serrate e dare al fuoco maggior intensitù; quando entrap.oin catena i sostegni, una compagnia della riserva è mandata a prenderne il posto. L'attacco così procede a sbalzi successivi sino a che lo avanzare divenga assolutamente impossibile, allora si mette in catena ciò che resta disponibile della linea di combaLtimento per concentrare un fuoco accelerato e fitto sol punto d'attacco e compiere così. la preparazione çli concerto con · · . l'artiglieria. Per l'esecuzione clell' attacco: se con un solo sbalzo si può raggiungere la. posizione Mm ica, una delle compagnie· della riserva ~i porla in linea in ordine chiuso ed


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IL NUOVO REGOLAMENTO FRANCESE

SULLE M;ANOVRE DELLA FANTERIA

a prolungare la linea di combàttimento, ad eseguire un attacco di fianco ed anche un falso attacéo o finalmente a sostenere le prime truppe impegnate. Al momento decisivo una terza compagnià è spinta in prima linea per imprimere maggiore forza e maggiore slancio all'assalto. La quarta compagnia è tenuta come estrema riserva: durante l'azione tien testa ai contrassalti ed ai movimenti altornianti delrinimico; in caso di successo essa occupa la posizione conquistata mentre le altre compagnie si riordinano; in caso d'insuccesso serve a ra nnodare e sostenere le altre compngnie re. spinte. Nella difensiva il bauaglione impiegherà il più soventi due compagnie in prima linea, dovendosi fin dal principio presentare una vigorosa linea di fuoco., Il regolamento dà altresi norme per il caso di un battaglione impiegato come ava11g11ardia o retroguardia, e così circa all'aziooe della cavallel'ia e dell'artiglieria amica e nemica nel combattimento del battaglione: ma in questo nulla troviamo che meriti speciale menzione. A complemento della scuola di bnttaglione havvi un esempio di esercitazione tattica, iilustrata da sei .tavole e nella quale sono considerate le quattro fasi dell'azione.

vi ha troppo e troppo poco: troppo come parte di regolamento; troppo poco come libro di tattir,a; ma questo inconveniente era inevitabile, <lacchè volevasi in certo qual modo riunire la. tattica elem entare a quella applicata.· E da questo punto di vista noi crediamo migliore divisamento quello da noi ora adottato nella ricqmpilazione del_regolamento di manovra per la fanteria, quello cioè di scindere assolutamente le due macterie.

Quanto alla parte concernente le evoluzioni regolamentari noi crediamo che non potrebbe essere rpeglio intesa e riuscita: formazioni e mosse semplici ben definite e poche; comandi espliciti, spiegazioni conc ise e ad un tempo categoriche illustrate da disegni. intercalati nel testo, cosicchè tutte le evoluzioni di battaglione sono raccolte in pochissime pagine: In quanto alla secondà puri.e la quale piuttosto che regolamento è un breve trattato di tattica, secondo il nostro modo di vedei·e, benchè vi siano ottimi precetti ed ottime norme.


CONSIDERAZIONI Mil,ITARI ECC,

CONSIDERAZIONI MILITARI SULLA NOSTRA REtE FERROVIARI A E SULLA NECESSITÀ DI UNA NUOVA LINEA LONGITUDINALE

Le fP.rro,,ie hanno nella stratt!gia fa stessa importanza che )Ja 1.r poh·t re da Iuoco i1cl1a ta\tica. GuuS~WITZ.

J>ei· virictre bisogna adunare la massima fort i\ jn un i il,) d.1to io millor temp~ de\l'avver;ario, NA~OLEOXE,

I. .

La Commissione permanente per la difesa generale dello Stato, istitu ita con regio decreto 23 g.ennaio 186·2 , nella sua doLtrinaie Relazione E1.el 2 agosto 1871 a corredo del Piano generale di· clifesa dell'.ltaha notò espr.essamente che se « nel disegno generale della difesa di uno Stato i punti fortificati costituiscono la parte. principale cui debbonsi in tempo di pace consacrare senza · rincrescimento le cure tutte dell'amministraz ione militare ed in conveniente misura le risorse dello Stato », vi ha però oggidì nn altro elemento dell a massima importanza per la difesa del paese e per il successo della guerra, le f'errnvie; ed essa non tralasciò di avverLire come molto ancora ci restasse da fare per assicurare sollo questo aspetto la difesa d'Italia . E l'onorevole Depretis, nella el:iborata. relazione da lui fatta alla Camera dei deputati, come membro de.Ila Giunta incaricata del progetto complessivo di legge rer lavori a 1

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difesa .dello Stato e come incaric·ato specialmente della parte relati va alle ferrovie ., metteva egli pure in rilievo la capitale importanza di un sistema di ferrovie conven ientemente preordinato alla difesa del paese, e dimostrava con validissimi . argomenti la doppia necessità ed urgenza, nell'interesse della difesa, di sistemare e completare la nosLra. rete ferroviaria, in molte sue parti difettosa e deficiente, e di accrescerne la potenza produttiva per tal modo. che i trasporti dell'esercito e del suo materiale potessero, all'occorrenza di guerra, effettuarsi colla rapidità necessaria, sia per la mobi- litazione e l' adunata sul teatro delle operazioni, sia per i successivi rifornimenti . Nel quale intendimento egli proponeva alla Camera apposito ordine del giorno ('I). Veramente, dopo le prove di fatto avute nelle guerre contemporanee, nissuno potrebbe oggidi contestare la influenza grandissima che le ferrovie esercitano sulle combinazioni e sulle operazioni di guerra e sui loro risul., tali, nè quindi il poslo importantissimo che ad esse appartiene nell'organamento militare degliStati. Se, alcuni anni or sono, taluno poteva. ancora disconoscere e mettere in dubbio lutto il valor.e mili tare delle ferrovie e la necessità di avere, nel tracciato della loro l'ete, il maggiore riguardo alle convenienze strategiche: l'ultirnÙ guerra tra ia Germania · e la Francia dovrebbe averlo pienamente illuminato . La Franc ia pur coprendosi di str.ade ferrate in ogni parte suq, si era occupala meno delle convenienze militari che degli interessi genera li del commercio e di quelli locali delle sue provincie. La Germania in(~) .« La Camera invita il Ministero a provvedere per completare a\ più e presto, nell'interesse della difesl\ dello Stato, la rete delle ferroyie, per « accrescerne la produttività e renderne sicuro o regolare il servizio in • caso di guerra, e passa all'ordine del giorno ». ·


., .540 CONSIDERAZIONI MIL11'AIU vece - e perchè gli Stati sul Reno nella costruzione delle loro ferrovie ebbero sempre io mira il premunirsi contro il pericolo di un'invasione francese, e per .gli sforzi fatti dal Governo prussiano dal 1866 in poi per condensare e perfezionare al punto di vista militare le reti ferroviarie sue e dei suoi alleati - si trovò, nel 11870, in miglior punto assai della Francia; e con una grandissima rapidità e con un ordine ammirabile potè effettuare la. mobilitazione e l'adunata di tutte le sue forze, e far entrare in linea sul teatro delle prime operazioni. a.o che i suoi corpi d'armata più lontani dalla frontiera francese. Disponendo di parecchie linee parallele e indipendenti l'una dall'a ltra (i), lo Stato Maggiore prussiano riescì a portare, in meno di 15 giorni, sulla -frontiera francese fra Weissenburg e Forbach, più di 300,000 soldati con nnmero~a cavalleria e artiglieria, ciò che senza dubbio contribui potentemente a preparare la vittoria ed a renderla decisiva fln dal primo scontro . Eppure, malgrado questa formidabile lezione di fatti ,ancora palpitanti, malgrado gli autorevoli avvertimenti della Commissione permanente per la difesa dello Stato e delle Giunte parlamenta6 che ebbero a riferire sullo stesso soggetto, e malgrado non pochi valenti scriitori militari (2) abbiano chiamato energicamente la pubblica (~) Mercè tredici lioce principali, dieci negli Stati della Confederazione del nord e tre negli Stati del sud, allacciate da numerose vie secondarie, e mercè una previdente organizzazione del servizio militare ferroviario le tre armate tedesche operarono il loro concentramento dalle va rie zone di formazione in guerra, in ~ Ogiorni. (2) Citerò fra gli altri il compianto m~ggiore del geo.io DE C1u.RDONNEAU, per i suoi reputati scritti intorno la: Questione fM·roviaria militare in Italia (Rivìsta militare del ~ 87-1 ), ed il maggior11 di stato maggiore A. GANDOLFI per il suo' opuscolo pregevolissimo: La nostra rete ferroviaria e la difesa dello Stato (Verona, ~ 873).

SULLA NOSTRA RETE FElUIOVIARlA 541 attenzione su questo punto rilevantissimo della nostra preparazione militare, - bisogna pur dire che non diamo gran pensiero a corr~ggere i difetti ed a colmare le lacune che esistono nella nostra rete ferroviaria, ed a procurarci così la possibilità di mettere in campo le nostre forze m ilitari con tale celerità da non essere prevenuti dagli altri. Mentre abbiamo accresciuto il numero dei combattenti, perfezionato le armi e compiuto altri essenziali e dispendiosi apparecchi di guerra per non trovarci al disotto de.gli altri Stati in proporzione della nostra entità come nazione: pare che sconosciamo le necessità di aumentare in pari misura la nostra potenzialità ferroviaria; pare che non comprendiamo a dovere come non basti alla sicurezza militare di uno Stato lo aver molti soldati, molte armi e molti approvvigionamenti, ma sia altresì indispensabile il possedere mezzi ben intesi e sicuri per concentrarli rapidamente sul teatro delle operazioni e per provveder poi al rifornimento dell'esercito combattente; pare insomma che non sentiamo, come e perla configurazione particolare d1Italia e per la nostra inferiorità numerica e territoriale rispetto· alle grandi potenze che con noi confinano, sia per noi maggiore che per queste il bisogno di avere una rete ferroviar ia la quale soddi3fi pienamente alle esigenze militari. Nè . può dirsi che non siano manifesti i difetti e le lacune dell'attuale nostra rete. Oltrechè ci fur,ono ripetutamente additati da consessi e da uomini competenti, basta, per discernerli, gettar g li occhi sopra una carta ferroviaria d'Italia, e basta sapersi fare un criterio, anche solo elementare e generico, delle operazioni logisticbe per la mobilitazione e l'adunata delle nostre forze militari, e della specie delle guene che potremmo esser chiamati a sostenere. l\Ientre la rete si scorge abbastanza fitta e ben com·


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CONSIDERAZLONI MILITARI

SUUA NOSTRA llETE FERROVIARIA

binata nella valle del Po, essa si dirada assai nell'Italia centrale, e quasi scompare nella parte meridionale. . Vero è che il principale nostro teatro d'operazioni di guerra terrestre sarà sempre il bacino del Po. Ma giova ricordare che in tempo di pace più della metà clell'esercilo permanente ed anche più della melà degli uomiIJi in congedo illimitalo stanziano al di qua dell'Appennino toscano, ed in caso di. guerra dovrebbero pur essere trasportati e concentrati prontamente sul Po; e poi anche quando ivi si combatta o la guerra siasi da noi trasferita oltre le Alpi, bisognerà pur sempre che la regione pen.insulare provveda a rifornire l' esercito d'operazioni, d'uomini, d_i materiali e d'approvvigionamenti d'ogni sper.ie. Ed a tutto questo, che all'evidenza costituisce un bisogno militare intransigibile, la nostra rete ferroviaria, nelle sue presenti condizioni, non potn~bbe che soddisfa re assai imperfeW1mente. I trasporti dal mezzodì al settentrione dello Stato non si possono effettuare che sopra due sole linee: quella da Rornagnano (e diciam pure fin d'ora da Potenza) per Napoli, Roma, Porrella a Bologna, e quefla del litorale adriatico (1). Quest'u ltima, come l'altra litoranea per Livorno e Spezia, non sarebbe sicura appena scoppiate le ostilità con qualsiasi potenza che ·abbia m~rina da guerra. E come possiamo noi tranquillamente affidarci a mezzi così scarsi,' incerti e precari? · Come possiamo noi senza grandemente inquietarci confrontare queste nostre conqizioni con quelle delle

potenze a noi vicine, e misurare la nostra considerevole inferiorità da questo Iato? , . La Francia e l'Austria hanno cinto la nostra frontiera·' ciascuna dalla propria parte, con una rete di strade ferrate le quali irradiano dal centro del rispettivo territorio e lo percorrono per ogn i verso, attalchè ognuna calcola di poter far affiuire sul nostro confine almeno 100 mila uomint al giorno. E ciò mentre che noì non abbiamo neppur bene ass icurato il colleo-amento della r~te peninsula1'.e con la éontinentale atu·;verso l'Apenm?? t~scano, e mentr:e tutti i noslri grandi trasporti m11Itan per l'adunata del!' esercito di prima linea sono principalmente commessi a due ferrovie litoranee esposte alle offese dal mare, e ad una interna, inceppata dal varco ~orrettano, del quale tutti conoscono la r istrettissima e mal sicura produttività! Siano pure perma.nr.ntemente preparati nell'Alta Italia 'quasi tutti gli approvvigionamenti per la mobilitazione dell'intero esercito di prima linea: ma, lo ripetiamo, oc.correrà nondimeno trasportarvi per la prima formazione di quest'esercito, dal centrro o dal mezzodì, 150 battaglioni di fanteria, 36 squadroni di cavalleria, W batterie d'artiglieria, e compagnie da fortezza, del treno e di sanità e rn olti sta Li maggiori e servizi vari, e più di 420 mila uomin i di ,ta categoria richiamati dal conge_do illimitato e destinati a recare i corpi dell'esercito di prima linea dalla forza di pace a quella di guerra. Un così grosso e complicato trasporto non potrà certamente essere eseguito, e con tutti gli stenti., che in ·15 giorni se libere le 'litoranee, ed in 2iS gioro i nel caso co_ntrario; e a patto non sopravvengano accidentali interruzioni di linea, come ben facilmente succedono in simili presse, perocchè tutto il movimento ne sarebbe fermato e tutti i calcoli preventivi rimarrebbero sconcertati, mancando quasi interamente le linee tra-

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(~) A partire da Roma la prima di qqeste due lince si risolve in due: la litoranea Roma-Spezia-Genova, che oltre ad essere esposta alle offese da mare è troppo eccentrica pel caso concreto; e quella ccn. trale per Orte, che quivi si biforca in due (la Sanese e l'Aretina), ma che in sostanza va s~mprc considerata per una sola linea di trasporto dal mezzodì al nor·d, finchè non varca l' Apennino che in un solo punto.

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CONSIDERAZIONI MILITAIU

sversali per le quali la linea impedita od interrotta possa scaricarsi sull'altra longitudinale attigua. Nella relazione dell'on. Depretis alla Camera, che citammo in principio, era riportato un brano di lettera diretta alla Giunta parlamentare dal Ministro della guerra (generale Rico;tti) per chiarire come all'evenienza di guerra questi intendesse utilizzare le ferrovie esistenti per la concentrazione dell'esercito di prima linea nella · valle del Po. Ivi era detto, che, la maggior parte dei materia.li da guerra e dei cavalli occorrenti per la formazione in guerra trovandosi preparati nell'Alta Italia, ed il movimento sulle linee ferroviarie limitandosi cosi al trasporlo _dei soldati e di quella parte del materiale che traggono seco i reggi men ti, e di alcune batterie(e di vero non sono àlcune, ma 40 quelle che stanziano al di qua déll'Apennino), il Ministero credeva la prima formazione dell'esercito nel bacino del Po potersi effettuare: entro 15 giorni, quando durante il movimento si mantenessero.libere le ferrovie 1,itorali; e nel caso contrario entro 20 giorni, ma certamente con serie difficoltà e non senzà inconvenienti. A questa spiegazione del Ministro della guerra, l'on. Depretis a nome della Gi unta opponeva dubbi sulla possibilità di effettuare il trasporto dell'esercito secondo Je previsioni e le speranze del Ministro, dimostrando, come una volta impedite le due litoranee, la poterna produttiva delle ferrovie peninsulari sarebbe diminuita di due terzi; e dichiarava che un cosifotto stato di cose sembrasse alla Commissione pi·eno di pe,ricoli, non solamente rispetto alla 'prima formazione ed al primo concentramento dell'esercito, ma eziandio riguardo all'evenienza che nel corso della guerra una parte dell'esercito attivo dovesse essere in tu.tta fretta trasportato dulia valle del · Po a difendere Firenze, Roma, Napoli od un qualunque punto minacciato della parte peninsulare dello Stato.

SULLA NOSTRA RETE FERROVJA).UA

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Per quest'ultima ipotesi, 0ome il Ministro della guerra lo affermava alla Giunta ('1 ) nel seguito della -sua lettera spiegativa, noi ci troviamo in condizioni molto, ma molto critiche! Qui più non si tratterebbe di trasportare soltanto uomini e soltanto reggimenti col loro equipaggiamento di pace, come per la radunata · nel bacino del Po, colla probabilità" di poter compiere il movimento, disponendo delle tre linee longitudinali : tratterebbesi bensì dì Crasportare ·dalla valle del Po a .Fi'renze, a: l;loma, a Napoli o più lontano ancora, uno. o più corpi d'ar.mata nel loro pieno equipaggiamento da guerra, cioè con materiale, uom·ini ~ cavalli; e di eseguire questo trasporto colla massima rapidità (in 3 o 4 giorni al più), colla probabilità .e quasi colla certezza di non poterci più servire d'una, e fors'anche d'entrambe le litoranee, per essere già inlerc·ettate o minacci-ate dalla flotta nemica, Non restandoci per un consimile movimento (2) che il valico della Porretta, il movimento stesso sarebbe ineseguibile · nel prefisso termine di tempo: <lacchè, a calcoli fatti, un corpo d'armata metterebbe almeno 3 giorni ad. essere trasportato da Bologna a Pistoia, per le infelici çondizioni altimetriche e planimetriche di quel trauo di ferrovia, la cui potenzialità è più che di una metà minore di quella delle linee che (1 ) E questo anche leggesi nella più volte citata relazione dell'onorevolo Depretis. (2) Per traspòrtare un corpo d'armata nostro, anche alleggerito di tutto quanto non gli può essere iminediatamente necessario nelle prime giornate d'operazione, occorrono 57 treni di _35 vagoni l'uno; e l'inforo movimento ])rende sulla stessa linea ferroviaria la profondità di 28 ore. Per passare l' Apennino alla Porretta bisognerebbe rompere in due ogni treno ed accrescere le distanze da treno a treno del doppio almeno:·a cagione di quest'allungamento della profondità e del le operazioni di dividere e ricomporre i treni (posto cziandio che non faccia difetto il _ materiale speciale di trazione) si calcolano necessari circa 4 giorni per questo transito. ANNO xx,, VoL. 11. 36


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CONSIDERAZIONI MILITARI

vi fanno capo al di qua e a} di là dell'Apeonino. « Nè si ricaverebbe, come soggiungeva il Ministro della guerra, alcun vantaggio dall'unione~ della Porrettana colle due diramazioni centrali, la Aretina. e la Sanese: poichè, non potendo esse, né essere a'Iimentate oal poco lavoro di quella, né sfogare la loro potenzialità nell'unica via ad un binario, che da Orte, ove si congiuno-ono, mena a Napoli, il lorn prodotto si riduce a quell~ ben scarso deJI'~~ico trallo che attraversa · l'Apenoino ». Neppure s~s~1d1er·à a quest'uopo l'altro progettato vali co apennm1co tra Parma · e Speziai sia perchè troppo fuori 1:1ano pel caso concreto, sia perché un tratto di qu,ella lmea si troverebbe esposto alle offese da mare. Per rendere meno critiche le condizioni ferroviarie nostre il Ministro conch iudeva alla necessità di aprire almen~ un altro sbocco attraverso l'Apennino e di aggiungere un altro binario alla linea .fra Orte e Napoli, a meno che n.on si costituisca l'altra strada progettata da Terni, per Avezzano e Isoletta: ciò che in sostanza equivale ad affermare la necessità di una seconda arteria longitudinale inte1·na che colleghi la peni'sola col bacino del Po. . · . . Ora ognuno vede come sia realizzabile questa ipotesi, ?he, cìoè, mentre le grosse operazioni di guerra siano impegnate nel bacino del Po, il nemico disponendo di potenti mezzi navali, ci sbarchi su qualche punto delle . nostre coste ir,iterminabili e inrlifese, un corpo di truppa, sia ,per interceltare le comunicazioni tra il settentrione . e il mezz0dì dello Stato, sia per· correre sulla capitale, ovvero per impadronirsi di qualche altro luogo importante; ed ognuno vede altresì che colpo terribile, ·d'effetto materiale e morale, ci potrebb'essere por·tato da .co.usimile di:versione, quando non fossimo in misura di ·opp@rvisi. Per premunirsi contro ad u~1a tale emergenza, .allorchè ncin avessimo n:iezzi sicuri perpoter con tutta

SULLA NOSTRA RETE FERROVIA RIA

5,i.7

rapidità trasportare dalla valle del Po al punto minacciato uri corpo dell'esercito permanente·, bisognerebbe fin da·! rompersi delle ostilità lasciare al di qua dell'Apennino un .nerbo sufficente a far fronte a quella eventuali Là; e quindi sarebbe tanta minor forza che avremmo in linea sul teatro principale delle operazioni, nel primo scontro che nelle guerre d'oggidì é soventi d_ecisivo. Affideremo, si è detto, questo còmpito d'osservazione ad un corpo di milizia mobile: ma e basterà? Ma e lo sbarco non :potrà succedere prima che codesto corpo di milizia sia in perfetto ordine1 Al veder nostro, .per garantirci contro .al pericolo delle. diversioni (importanti s'inteJ?,de), e per poter far entrare in linea senza trepidanza e risolutamente sul teatro decisivo delle operazioni la massa delle forze del nostro esercito permanente, com'è indispensabile se vogliamo procurarci le maggiori probabilità di vittoria, no~ vediamo altro modo se non quell-o di accertarci la possibilità di trasportare dal di là al di qua dell'Apennino, uno ·ed anche due corpi d'armata in pieno assetto di guerra, in tre o al più qua.Uro giorni, cioè in meno del tempo che l'ugu.al forza nemica potrebbe impiegare a sbarcare e ad iniziare le sue operazioni aggressive. E questo può e deve farsi col completare e coordinare opportunamente la nostra rete ferroviaria, cioè: col creare una nuova linea arteriale dal mare Ionio al Po, la quale non solamente assicuri ma raddoppi il collegamento della rete peninsulare colla continentale e sia indipendente dalle altre linee collaterali; - col . costrufre parecchie trasversali, che mancano nell'Italia centrale e nella meridionale, per allacciare le longitudin.ali e per potere, quand'Jlna di esse si trovi accidentalmente interrotta od ·ingombra, divertire il movimento da questa all'altra a.lligua; - col correggere a lcuni difetti della rete esistente, che ne scemano 1a produttività, al punto di vista militare non solo, ma


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CONSIDElìAZJONI MILlTAllI

anche· commerciale: - col ·procurarci insomma una rete ferroviaria sufficienlemente densa in tutte le parti · del regno, éhe sodd isfi al tripli ce scopo, politico, commerciale e militare,- e che cQslituisca, come disse spiritosamente un pubblicista tedesco, per il tempo di pace le vere arterie per le quali s~orra e si dilati la pubblica ricchezza, e per la guerra i muscoli con cui brandire efficacemenle le armi a difesa della patria. Non è proposi lo nostro di sviscerare nei suoi particolari questa complessa quistione e di indicare quanto manca e quanto e come deve farsi. Qllesto invero non può essere che l'opera di una Commissione nominata dal Governo e composta d'uomini compelenti nelle varie materie che la quistione medesima abbraccia; la quale Commissione sia incaricata di studiare e progeuare un piano regolatore che stabilisca le linee cli vario ordine e di varia specie, necessarie a rendere completo il nostro sistema ferroviario, ne determini il grado di urgenza, e serva di norma tanto per Je costruzioni a carico esclusivo dello Stato, quanto per quelle a concessioni col concorso sussidiat·io del medesimo (1). Noi abbiamo.qui voluto soltanto ridestare il sentimento di questa nostra ess~nzialissima occorrenza militare; ed a questo fine abbiamo sommariamen te accennato alle attuali condizioni di fatto e di bisogno, e ai gravi inconvenienti che potrebbero derÌ\'are dal non provvedere. Su q~esto medesimo concetto ci permetteremo ora di aggiungere alcune considerazioni relativamente alla nuoYa linea arteriale, la cui necessità dal punto di vista militare enunciammo poc'anzi. (~) Consimile Commissione fu decretata e nominata il 30 gennaio •187·1, io virtù de Il 'art. 26 della legga 28 aprila 18'70, ma i suoi lavori, che dovevano essere presentati al Parlamento nel ~ 873, per quanto ci consta, non vennero ultimati o per lo meno non comparirono.

SULLA NOSTRA llETE FEllROVIAI\IA

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Il.

.Abbiam dello che, per le esigenze della difesa del paese, sia dal punto di vista della concentrazio~e dell'esercito di prima linea nella- valle del Po, sia per l'eventualità che, cominciata .ia guerra, si dovesse improvvisamente·trasportare una parte de_ll'esercilo stesso dalla valle del Po io qualche punto importante deldell'Italia centrale o peninsulare mina cciato da un rilevante sbarco del nemico, ritenevamo necessaria una linea ferroviaria centrale e interna dal Jonio al Po. Ouesta linea dovrebbe, nel nostro concetto, allraversar~ la Basilicata, il Principato Ulteriore, il Beneve~. tano, .il Molise, l' Abbruzzo Ulteriore, un tratto dell' Um_bna e le Marche, seguendo presso a poco q?esto tracciato: Torremare (nel golfo di Taranto) - Pòtenza - Ben_evento - Campobasso - Isernia - Solmona. - Aquila - Foligno per l\ieti e Terni, oppure an·che pel' Norcia - Fabriano - Urbino - Sant'Arcangelo oppure Cesena - e prolungarsi sino a Fenara per po_leL' emet. tere il suo movimento direttamente sull'artenale Lombardo-Veneta senza toccar Bologoa, già abbastanza in, gonibra pel moviment~ delle linee c~ie vi concorro?o. Lo sviluppo di questa lmea sarebbe d1 64-0 a 660 chtlometri da 'l'orremare a Sant'Arcangelo, cioè presso a poco quanto da Sanl' Arcangelo a Taranto per la lito- ~ ranea. L'idea di una siffatta. linea centrale o meglio ancora do1·sale, giacchè dov_rebbe seguire col le sue inflessi?ni quasi l'andamento generale della c~tena _dell'Apennrno peninsulare, non è nuova: da moltL anm fu espressa,


SULLA NOSTRA ll ETE FEI\ROVIARIA

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CONSIDEIIAZIONI l\llLITART

co~e ce 1~ rico~da il ~agg1ore Gandolil nel suo opu~col.o ?be.giù abbiamo citato. «!?in da qua nd o, egl i dice I mrn1 stn Menabrea e Jacini cercarono pei p1· . d'. d · ct· · rnn 1 ar~ un rn ir1zzo pratico alla eoslilllzione del gran ~ela_10, ~he_ ~oveva serv ire alla formazione della rete italico; mdmzzo u. cui Correnti diè vita colla lerrge 14 ~arz_o 18~5,, che ri ~u~ev_a alle quattro attua.li leo princ1p_ah soc~eta ferroviarie rn Itaìia; militarmente parlando, fu _1rnpres:,o alla no stra ~ete un difetto di origine, che, chi. sa fio~ a qu~nd~, nl9rderà il suo assolto in rela~10~e. a, . nostri bisogni mili tari più pressanti'. Il prmc1p10 cl, una li nea che lungo l'asse della Penisola, p~rtendo dall'Emilio, si portasse nel mar Jonio, alle fo?1 del Basenle, emi nentemen te militare, sebbene da vari cor~ggiosamente sostenuto, si volle allora abbanmio-1 . 11. pnnc1p10 . . . donare.. S1 credè . o 1·0 I• cons1·g·l·10 segutre delle l! nee htoran~e, congiunte tra loro da traversali che ~0vevano vali ca re l'Apenn ino nei punti più favo:, revol1. È_ a questa decisione, che servì di base alla r,ete penmsulare ' che dobbiamo attribuire se oggidì ~ Italia non ha ancora una linea ferroviaria abbastonza rnterna per mezzo ?ella quale eseguire in tempo di guerra, da~!~ Cala~r,~ al Po, trasport i di truppe al coperto dagli msult1 d1 una flotta nemica » ..E _l'opportun ità militare di una linea cen~rale fu pure· dichiara ta da lla Commissione pe rmanente pe1· la difesa dello Stato, nella sua Relaz ione già citata del 2 agost~ 1874 ; se non eh~; ~ancando allora studi lopog:afic,.' c?e ve1(nero fall i d1 poi, la Commissione non s• ardi d~ s~,ggerir:e il tracciato dorsale, ma ne additò uno assai p1u lungo e meno acconcio allo scopo (iJ) . (~) An_c~e nella rilazione dell'onorevole Depretis è accennata ~uesta opportunita colle parole: e potrebbesi desiderare una seconda linea ine terna ohe si dirigesse verso le estreme parti <lolla Penisola>.

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Quando esista codesta linea saranno pienamente accertate la rapidità la regolarità dei traspo rti per la mobilitazione e per la formazione in guerra dell'esercito di prima linea nella valle del Po, l'intero movimento potrà essere eseguito in 1 giorni, se di sponibile anche la littoraoea dell'Adriatico , ed· in 9 giorni se affida to soltanto alle due lin ee interne . L'esercito combattente avrà due arterie sempre sicure, che gli porteranno incessantemente tult! i riforn imenti necessari d'uomini, di cavalli, di materiale e di vettovaglia. Quando Rom a, Napoli e Firen ze od alcun altro punto alle sue spalle fosse minacciato, in due o tre giorni l'esercito operante nell' Alla Italia avrà modo di mandare a contenere l'inimico anche due interi suoi co rpi d'armata in pi eno assetto di guerro; onde senza alcuna ap-pl'ensione si potrà allo scoppiare della guerrf.l. con centrare tutta la massa dell'esercito permanen te nella valle del Po. Quando poi, perduta la linea del Po, l'eserci to venisse ridotto alla difesa dell' Apen:nino toscano, o quHncl' anche ne fosse rincacciato, queste due linee ferroviarie gli torneranno della massima utilità, sia per ri ceverne rinforzi d' ogni specie, sia come linee di ritirata, sia eziandio per tentare la ripresa offensiva per l'y._na o per l' altra. Nell'in teresse politico e commerciale la nuova l\nea, di cui discorriamo, presenta vantaggi rilevanti ed evidenti; dacchè co llegherebbe fra di esse, e coi cen tri principali, le città che si trovan o nella parte longitudinale mediana del regno , attivandone il commercio, l'industria e tutta la vita so ciale. E s·ì · che quelle éontrti.de hanno uguali diritti delle altre agli immensi benefizi d'ogni specie clie r ecano le ferrovie alterritorio che solcano . E sì che se in alcune di quelle province lo spirito della civiltà è lento a farsi strada, ciò deriva principalmen te dalla mancanza di comu~ica1.ioni, dall'apatia dell'isolamento: echeggi nelle loro

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552

CONSIDERAZIONI MILITA llI

valli il fischio vivificatore della locomotiva, e rion tarderanno a mettersi al livello generale e ad accrescere la ricchezza del paese coi loro prodotti ora latenti o sciupati. Nè si cred.a che la nnova linea riescirebbe passiva pe1· lo Stato più che la gran parte di quelle esistenti. Si calcoli la densità della .popolazione del terri torio che sarebbe attravel'sato da essa, e si tenga conto che, dive1·samenle dalle litoranee, essa raccoglierebbe il movimento cl~ due lati e non da uno solo: e si riconoscerà facilmente che Hsuo traffico probabile è abbastanza considerevole per giustificarne la costruzione, in riscontro a tant'altre ferrovie costrulle o già autorizzate. Ma, e come mai a fronte di convenienze co tanto manifeste questa li.neà ferroviaria non fu falla a preferenza delle litoranee? Furono prescelte qllest'ultime, non g,ià perchè la in terna fosse riconosciutà di impossibile esecuzione, ma perché le primarie città della parte peninsula11e si trovar10 quasi tutte sulla spiaggia e perc;hè anche la costruzione delle litoranee era più spedita e meno costosa: perchè insomma la ragione politi ca e la economica prevalsero assolutamente sulla militare. Era invero più che naturale che fossero congiunte fra loro con rapide comunicazioni le cillà marittime: ma se nello stabilimento di q nelle ferrovie si fosse fallo un po' più caso dell'interesse militare - ciò che per 19 addietro si é generalmente trascurato - con qualche modificazion e nel loro tracciato avrebbero potuto acconciarsi un po' meglio alle esigenze strategiche. Senza dubbio la linea interna, montana per la massima parte del suo percorso, presen ta delle difficoltà maggiori di quelle incontrale nella costruzione delle ferrovie alla spiaggia. Ma queste difficoltà, allorchè il tracciato da adottarsi sia bene studiato, risulteranno assai.meno grandi di _quanto possono sembrare a primo I

SUI.LA NOSTRA RE'!E FERROVIARIA 553 aspetto. E ciò è fin d'ora accertato dal fallo che già esistono o sono in ·costruzione dei tratti di ferrovia, i quali per lo appunto coinciderebbero colla Ii.nea da noi enunciata, così Torremare-Potenza e SolmonaAquila; e che vi sono ·studi e progetti da te~po compiuti e presentati quasi per l'intero percorso, senonché slegati e non ispirati al conr.etto della linea longitudinale unica, maa quello invece degli interessi locali (1). Una sola parte., per quanto ci consta, non sarnbbe per anco stata studiala, ed è il tratto sul versante adriatico delle Marche; ma in merito a questo, per informazioni appositamente attinte crediamo di poter affermare che potrebb'essere costruito senza incontrare grandi ostacoli, qua si senza gallerie (tutto al più una e di breve lung.hezza) e senza altre considerevoli e · molto dispendiose opere d'arte . Da Fuligno, ove abbiam detto che dovrebbe metter capo la linea interna centrale proveniente dalla parte peninsulare, tanto dopo che essa siasi unita per un tratt~ alla linea Umbra attualmente esistente, qu~nto che vi scenda direttamente da Norcia (ove seFJza dubbio s'incontreranno non brevi difficoltà),si salirebbe a Fabriano, utilizzando la galleria di Sassoferrato ed evitando· cosi . un nuovo perforamento della catena dell'Apennino; indi, per Sassoferrato e. Pergola, la nuova linea scenderebbe nella valle del Metauro; la seguirebbe per circa 34.- o 35 chilometri; piegherebbe poi allraverso il Montefeltro pel' scendere per la valle della l\larecchia

--- - - -- - - - - - - --------(~ ) Questi vari progetti si trovano indicati nel PROSPETTO ANHITICO di tutte le strade {errate e 1·elative va1·ianti che furon'CI oggetto di studio o di proposte per parte del Governo, di enti morali e di privati,sccondo irapporti e documenti della Commissione per. la classificazione e per il completamento delle ferrovie del Regno. Pùbblicazione del Ministero dei lavori pubblici, gennaio ~ 873.


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CONSIOEUAZIONI M,ILITA.IU

ad incontrare a Sant'Arcangelo la ferrovia A~cona-Bologna. li tratto Fabriano-Sant'Arcangelo misurerebbe circa HO chilometri, cioè poco più del tratLo litora·neo San t' A1·cangelo-Falcona ra. Attraverserebbe, è vero, pare'Cchie valii, ma separate da contrafforti bassi e varcabili a cielo scoperto. Nel s~o percwso accogl ierebbe il movimento di parecchie città (Pergola, Cagl i, . Fossombrone, Urbania, Urbino, Sant':Angelo in Vado, nlacerata Montefeltria), piccole se ~uolsi, ma pur site in una regione ricca di prodotti agricoli e di minerali. d'ogni specie, che al presente per mancanza cli mezzi rapidi ed economici di trasporto vi giaciono inerti e sepolli. Prev"ediamo che il tracciaLÒ di quest'ultima parte della. nostra nuova linea çenLrale incontrerà deO'li op. • b pos1tor1: cosa del resto irr codesta materia naturnlis.sima per più e più ragioni! 'ci si dirà: ma e percbè non proseguire da Fuligno sino oltre Pe~ugia per poi valicare l'Apennino in uno dei molti punti già sluà iati e proposti da valent.i ingegneri? Non. si accorderebbe il percorso, e n·oo scemerebbe la spesa utilizzandosi in parte una linea già esistente'? · A queste probabili obbiezioni çoi contrèipponiamo fin d'ora tre prin.::ipali ragioni d'ordine generale. Prima la rngione della convenienzà mi li tare: Se questa li.néa centrale passosse l' Apenni r.io per isboc.care oltre Perugia, si accolJerebbe troppo all'altra interna; e tanto per i movimenti di mobilitazione e di formazione in guerra, guaiato per quelli di rifornimento, e peggio poi in caso di, ritirata: si produrrebbe un inibarazzantissimo ag·glomeramento d'uomini e di materiale: sia nella Toscana sia anche agli sbocchi delle due linee nella valle del Po. La ragione della minore spesa di costruzione. Come noi proponiamo, si ev:iLa un novello pe·rforamento della

SULLA NOSTRA RETE FERROVIAnIA

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catena principale, dacchè servirebbe quello ?ià esistente e capoce dì doppio binario a Fossato: e ~1a~cuno dei progetti dì nuovi perforament~ sin q~i conoscmll, per· quanto abbic1no gareggillto tultl _nel__nd?rre la. spesa, ascendono a parecchi e parecchi m1hom; e tutll sanno che simili calcoli peccano il più sovente in meno che in più. E .del r'esto . se si dovesse aprire un nu_ovo valico nella massa. de ll'Apennino, quello che pnmo do,.,. vrebbesi consigliare, sì è quello che sostituisse o quanto . meno sussidiasse il passo infelicissimo della. Porretla. La r'élgione del maggio r trafllco; atlesochè il_ ,tratto· dà noi proposto percorrerebbe una cont~ad~ pm P~· , ·polosa, e sarebbe più discosto dalle ferrov1eg'.a. lat~ral~. La ragione infine rlella equità, della gmst1z'.a d1str1bu tiva: perocchè mentre sull'altro versante vr sono, e da più anni, in eserc.:i2.io fe~ rovie c~e da?~.° sf?go ab· '' bastanza facile al commercio ed allmdustua d1 .q~ella parte; sul versante marchigiano . non vi_ ha che la hr!ea litoranea, discosta 70 e più ch1lometn da. talune c1llà e grosse borgate della provi~ci~ P:sare~e. · , . A. noi pare che queste rogrom d1 01·~rne econom1co e politico siano di tal peso che, _agg_iunt~ a que_ll~ · essenzial issime d'ordine mi litare, gmstdìchmo ampiamente la nostra opinione. E relativamente a quest' ultime aggiungeremo ancora, c~e J'a.lla~ciamento; tr~verso la Marca p'esarese, della linea Fuligno-Ancona (I) con quella Rimini-Bologna, è il più urgente dal punto di vista della preparazione difensiva, perchè ass1cur~rebbe subito il collegamento del_la '.~le pa.da~a .c_on 1~ centro del regno, eliminando lutll gh rnconveme~ll che accennammo nella parte p'rima di questo scritto; e (4) Con quest'allacciamento il percorso da Fuligno a _Bologna sarebbe accorciato di circ.a 50 chil. rispetto alla via .per Falconara, edi circa 70 chil. rispetto a quella per ·Firenze. ·

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.556 CONSlDERAZlONI MlLITARl che, a nosll'O avviso, sarebbe quello di effettuazione .più spedit-a· e meno costosa. ~Ìa la linea centrale dal golfo di Taranto all'Emilia non basterebbe al completamento della rete peninsulare nel triplice aspetto militare, politico e commer.ciale. Bisognerebbe altresl che fossero fatti opportuni allacciamenti tl'asversal,i ;-e questi verranno da sè sotto l'impulso degli interessi locali, ci ò che ugualmente non .potrebbe sperarsi per quella, cui deve quindi provvedere principalmente lo Stato. Una pr:im a trasversal e si avrà senza dubbio fra breve, la linea Bari-Potenza-Salerno, alla quale .manca appena il tratto Grumo-Altamura-Potenza. Vi ha poi già quella Foggia-Benevento-Caserta. Più in · là · ne comparirà col tempo una terza, fra Lari no o Lucera e Campobasso ed Isern ia. È già in parte fatta e in parte progetlata, e per .quanto possa costare é indispensabile si compia, la• trasversale Pescal'a - Chi eti - Solmona-Avezzano-Roma. Vi en poi l'altra da Ancona per Fuligno a Roma. E ne spP-riamo fra non molto due ultim e: l'una che da Fano .seguendo la va ll e del Me tauro per Borgo_S. 'Sepo'lcrò vada ad Arezzo ; e l'altra da Forll a Firenze; e queste · due linee per le qu ali si hanno da parecchi anni eia.borati progelli, ·sarebbero di grande utilità militare per fa difesa dell'Apenino toscano.

Nello scrivere queste brevi pagine, non ci siamo fa tta -l'illusione che potrebbero bastare pochi.anni pèr dare -all'Jtalia una rete fe rroviaria pienamente corrispon-dente ai suoi interessi civili e militari, nè che le nostre ideé di tracciato potrebbero essere accolte come le migliori: si richiedono molti mili oni di spesa e molto .tempo d'esecuziqne; ed in faLto di tracciati ferroviari -è assa.i assa i difficile lo intendersi presto e bene, a car,

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SULLA NOSTRA RETE FERU6VIAfi1A

gione .degli infiniti e svariati interessi che in consim ili trattazioni intervengono . Abbiamo sol tanto avuto in pensiero e per iscopo di richiamare l'attenzione degli uomin·i competenti e di quelli di governo sopra questa quistione Importantissima; quella dei primi, perchè si occupino a risolverla, prendendo per base fondamentale dei loro studi e delle loro proposte gli interessi generali dello Stato; quella dei secondi, perché" non si affidino troppo al ternpo . ed al naturale svolgimento delle cose; ma diano spinta ed accordino tutte· le facilitazioni compatibili colle condi-zio~i finanziar ie dello Stato al completamento del nostro sistema ferroviario. Si ·abbia ben presente, che quanto più il paese avrà intelligenteJI1ente speso in ferro-vie, non solo d' altrettanto aumenterà la propria ricchezza, ma altrettanto econGmizzer~ in ispese di guerra ed in minori pro- · babilità di essere attaccato. G. C.


.ANCORA DELLE

LOCOMOTIVE STRADALI

-

Al 11lguor Direttore della Rivista 1'1ilitare.

La prego a volere inserire nella Rivista M ilita1'e queste poche righe in risposta alla letter~ del si~nor capitano Gi- · letta, inserta nella dispensa dello scorso maggio. Nel 1873, quando conosceva le locomotive stradali solamente per quel poco che ne aveva leLto, era anch'io tutto entusiasmato per i cerchioni Thomson, e per la velòcÙà dì . oltre 10 chilometri all'ora. Oggi, dopo avere per 3 anni avuto a dirigere, e, dirò ancqe, a maneggiare locomotive stradali, ho dovuto convincermi che non sussistono tutte le belle cose che dicono i patrocinanti dell~ locomotiva Thomson. I cerchioni elasLici potranno forse convenire per ·un servizio di omnibus, ma si devono indubbiamente eliminare da un traino militare. I motivi, più saglienti che mi fecero ricredere sui ·cerchioni elastici e sulle grandi velocità sono già inserti nella mia Memoria che Ella ebbe la gentilezza di stampare nella dispensa dello scorso aprile; entrando in maggiori . .dettagli tecnici scriverei un articolo che interesserebbe pochi fra i lettori della Rivista. //

ANCOl\A DELLE LOCOMOT[VE STRADALI 559 .Mi permetto per.ò di fare le seguenti osservazioni: · 1• All'esposizione agricola tenutasi a Woolverhampton nel 1871, nella quale si fecero per ordine del Governo esperienze còmparative con locomotive stradali di vari sistemi, la' macchina d' Aveling-Portee a ruote ·rigide riuscì a trainare il peso assegnatole per la melmosa strada campestre di Barnhurst, in certi punti della quale le macchine coi cerchioni Thomson, senza aiuto di bt·accia, poterono uscirne neppure dopo avere abbandonati i tutti i carri che avrebbero dovuto trainare; · epperciò il 1• premio fu dato alla macchina Aveling-Porter a ruote rigide. 2° I rapporti ·ratti in proposiLo dai nostri ufficiali mandati in Inghilterra a studiare la questione sono decisamente in favore della macchina A veling e dei cerchioni rigidi. 3· Nell'esercito inglese, dopo esperienze C•)mparative fra la macchin~ Thomson e l' Aveling fu adottata quest'ultima. Il capitano çlel Real corpo d'ingegneri che ebbe la gentilezza di accompagnarmi a visitare le locomotive stradali che si trovavano a Chatham mi consigliava ad attenermi esclusivamente alle ruote rigide, le quali nelle esperienze che quel corpo aveva fatto nel settembre "1871, sulla strada Rochester a Chatliam risultarono anche in aderenza superiorialleelastiche. 4° In Italia il Ministero della gue1-ra adottò la locomotiva d' Aveling-Porte1· a ruote rigide. La Franci~ scelse anch'essa l'A, veling-Porter per gli esperimenti che sta facendo sulla convenienza di un traino militare a vapore. 5" In Italia vidi sempre la Thomson a far pro.va cattiva, od almeno mediocre (in Padova, a Bergamo, a Torino e a s. Maurizio), mentre l' Aveling-Porter a ruote rigide superò sempre l'aspettativa che se ne aveva. E neppure mi trovo d'accordo col signor capitano Giletta quando dice che la questione del traino militare deve porsi nei termini seguenti: Trainare un dato peso con velocità normale media di 1O chilometri all'ora per sfrade anche ~ediocri e .~al tenute, perchè. le loco~otive stradali non., per-

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560 ANCORA DELLE LO COMOTIVE STRADALl mettono ancora tale cosa. Colla velocità di 10 chilometri all'ora in una strada mediocre e mal tenuta è molto se la migliore delle locomotjve odierne può mantenere la pressione camminando scfolta. Quella locomotiva 'U1omson che servì per il trasporto del cannone da centimetri 32 fll spinta una volta a tutta yelocità; era sull'ottimo stradale che mette da Padova a Montagnana, era maneggiata da un macchinista spedito appositamente dal costruttore,. non t.rainava che un solo omnibus e non fece che 2'1 chilometri in 2 ore e mezzo. 11 massimo servizio che può un esercito chiedere ad una locomotiva stradale è il trainare per una huoria qtrada di pianur-a 8 a 10 cai•ri carichi e per 80 a ioo chilometri ogni 24 ore. Se_la strada è cattiva od ert,a, naturalmente scema . il peso che la macchina può trainare. Con una locomotiva Aveling-Porter della forza di4 cavallivapore nell'anno sco1'so io feci la salita del Monèenisio, trainando sino tìll'Ospizio tre carri che rappresenta vano 6 ton-· nellate; la strada era mediocremente tenuta, e durante buona parte del ca~mino pioveva dirottamente: ·Per fare qµel servizio sarebbero occorsi non meno di 12 cavalli. Volli citare tale fatto per fare noto che anche sulle Alpi possono le locomotive fare servizio e vantaggiosamente surroga('si ai cavalli.. Parma, 3 giugno 1876.

STELLA SABINO .

Capitano nel 4• reggimento d_'artiglieria.

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

É•empi di comballimento risnlutivi e dimostrativi eaeguiti da un baitaglione ita prima l ·ita~a od ~solato in terreno piano e •gombro - . per 11 magg10re ·

nel 5° bersa·glieri Bosco

DI RuFFINO .

Abbiamo ricevuto dal maggiore Bosco m Ru1~F1NO un fascicolo di 18 pagine litografate, nel quale si contengono tre esempi di esercitazione da combattimento di battaglione: 1° Assalto diretto di un battaglione in 1 • linea; 2° Difesa di fronte é contrassalto eseguito da un battaglione in 1• linea; 3° Batta"'lione isolato, èombattimento dimostrativo. Lo svoJo-imento del 1° tema comporta. 6 periodi: '1° periodo o . . . (5 a 6 minuti):. due compagnie in cacciatori con ciascun~ un plotone in catena a 1000"' dal nemico; il grosso del ~attagho~e a 200m dai sostegni e 350m dalla catena. - 2° penodo (6 m1nuti): la catena avanza a sbalzi di 50 o 60'" sparando un~o o due colpi da ogni appostamento: i sostegni s~guono a faO~; e così H o-rosso a 200'" dai sostegni. - 3° periodo (4 o 5 minuti) : la ;atena è rinforzata di altri 2 plotoni e fa altri d'.le sbalzi con tre o quattro spar-i per appostamento; sostegni e grosso seguono il movimento in .avanti della caten~. - 4° periodo (3 minuti) : la catena giunge a 200"' dal ne1:uco e acc~lera il fuoco sino a 4 colpi per minuto; i sostegni _entrano 11: catena a file serrate e aprono il fuoco accelerato d1 4 a 6 colpi per minuto; il gt'osso si tiene a 200 o 300m dalla cat~na. -:50 periodo (2 minuti): fuoco. acceler~to _della. cate~a ver_so 11 punto d'assalto, il grosso s1 porta in Ime~ m ordme chiuso. _ 6' periodo (2 minuti): la catena fa un ult1mo sbalzo, e, rag, giunta dal grosso, ha luogo l'assalto. , 36 ANNO. xu, VoL. n.


562

RIVISTA

Lo svolgimento del 2• tema abbraccia esso pure sei periodi. -1• periodo: due compagnie·in cacciatori con ciascuna un plotone in catena; i sosteg~ra_ 1~0" _dalla cat:na; il grosso a 200" dai sostegni; soltanto 1 m1ghor1 t1raton della catena fanno qualche sparo contro l'attaccante. - 2° pel'iodo: rinforzamento della catena con due plotoni quando l'inimico trovasi da 600 a 400mcli distanza; fuoco lento e bene aggiustato. - 3° periodo: la catena accelera il fuoco contro l'assalito1'e che g iunge a 300"'; i sostegni entrano in catena a file serrate ed eseguiscono f110chi a · comando. - 4° periodo: la catena accelera il fuoco sino a 6 spari pel' minuto, mentre l'avversario si avvicina a 200" ; il gr9sso si avanza verso un'ala o verso il centro della linea di fuoco per prepararsi ad eseguire il' contrassalto. - 5' P,eriodo: c.atena e• s~stegno fann? fuoco acceleratissimo; il grosso giunge sulla lmea e tu~to 11 ba:ttao-lione meno una parte des~inata a riserva dal maggiore, irro:pe ai' contrassalto. -:-- 6° periodo: alt~f'uoco; riordinamento dèl battaglione. Il 3' tema è ripartito in 8 periodi e suppone che un battaglione essendo di retroguardia debba ritardare la . marcia 'del nemico cedendo terreno passo a passo . - 1° per1010 (da 1000 a 600m dal nemico): due compagnie in cacciatoPi ciascuna con un ploLone in catena; sostegni e grosso al.le s.~lite distanze; la catena esegu1sce un fuoco lento . - 2 pe1todo (da 600 a 400" dal nemico): raddoppiamento della catena: fuoco ad 1m colpo per minuto; il grosso si ritira di 200'". - 3• _periodo (giungendo il nemico a 400m): la catena sgombra la fronte e si serra dietro il sosteo-no che si dis tende e fa fuoco . 1~· periodo: ritirata della c~tena a sbalzi fin sulla linea dei sostegni, i quali appena hanno la fronte sgomhea fa~no fuoco a comando· il ()'rosso si ritira di altri 200m. - 5° periodo: una delle comp~gni~ in cacciatori si ritira di 100"', poi . l'altra ~i 200"' e successivamente a scaglioni fino a ragglUngere il gro;so che nel 6° ·periodo si ritira ancora di 200"' ed innasta le baionette. - 7• periodo: il grosso fa fuoco o contrassalta; le altre due compagnie si ritirano a fì/e serrate in un nuovo appostamento .. - s• pe1·iodo: il primitivo grosso agisce in 1• linea; se, eseguito il contrassalto, non è incalzato trop~o da vicino, batte in ritirata coperto da uno o due plotoni m cacciatori; in caso contrario ricomincia l'azione come nel 2' periodo. Nulla troviamo a ridire allo svolgimento di questi tre temi, I

BrBLIOGRAFICA

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se non che c'i sembrano un po' troppp corte le distanz~ dal. · sostegno e dal grosso alla catena, <lacchè l'azione è supposta in terteno piano e sgombro; e ci sembrano pure un po' troppo sminuzzati i periodi. Questedueosservazioni peraUro non scemano punto il merito dello scritto dell'egregio maggiore, ormai conosciuto ed apprezzato nell'esercito nost1·0 tra quelli che con maggior diligenza e studio si occupano dell'essenzialissimo argomento dell'ammaestramento tattico delle truppe. A pi•oposito deh•iscatto delle fer,•ovie. Pensieri sull'ordintimento tlel genio militare. - Firenze, stabilimento Civelli, 1876.

Jn questo opuscolo si rivela il pensiero, non nuovo, ma non prima così categoricamente espresso, di ridurre sotto-la cli·sciplinata direzione <lell'amministrazione militare il servizio ferroviario dello Stato: in altri termini, .di esteiiclere la direzione déllo stato maggiore 9 l'azione del genio militare su codesto ramo delle cose del Ministero dei lavori pubblici, nell'istessa maniera e sullo stesso sistema (per quanto concerne il genio militare) pel quale Ol'a e da tempo quest'arma presta i suoi servigi al Ministero della marina: L'anonimo autor_e prende le ·sue mosse dall'impu!s'o datosi ai lavori per la costruzione delle fenovie ecl analizza la grandissima. influenza di esse s ulJoa strategia. Come è noto, fu in Inghilterra che fin dal 1832 si tentò cli trasporLare truppe per via f'e rratà. Gli esperimenti si susseguirono sino a che la guerra del 1859 addi:mostrò l'evidente importanza delle ferrovie ' nelle operazioni militari; la guerra di secessione in America segnalò J.'utilitàloro per i trasporti di i ' linea, e la Germania ne trasse immensi vantaggi nella guerra del 1866 e sopratutto in ,quella del 1870-71 mercè un'organizzazione retLifi.cata e compie.tata per l'esperienza fattaiie nella precedente campagna. Tutte le nazioni ora intendono ad organizzare truppe e mateFiali per un'r egolare serv.izio speciale ferroviario in tempo di guerra. Il còmpito degli uffici preposfi a questo ramo del servizio militare è assai vasto, dovendo preparare in tempo di pace tutti gli studi perchè, a cominciar dalla mobilitazione dell'eseréito, il servizio ferroviario corrisponda ad ogni esigenza sia pei suoi movimenti offensivi che difensivi. Codesto còmpito può distinguersi in; clue parti: l'una che r igua1:da la strategia, la


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RlVJSTA

tattica e la logistica; l'altra di natura affatto tecnica; per modo che la prima rientra nelle attribuzioni dello stato maggiore, l'altra in quella degli ingegneri militari. L'autore esamina le attuali attribuzioni dell'ufficiale dal genio militare tanto pel tempo cli pace che pel tempo di guerra; rileva la molteplicità delle pr1me e la poca attinenza di talune di esse col vero scopo della· istituzione di quell'arma; enumera e rimarca la molteplicità delle seconde, e non scorge al!ro mezzo per ottenere buoni ufficiali pratici del loro servizio in tempo di guerra, che ·1'0,rganizzarne il servizio in tempo di pace in modo identico all'altro, come si fa per tutte le altre armi. Occorrerebbe perciò esonerare le direzioni di moHi degli incarichi attuali, supplendovi con la creazione di un corpo speciale d'ingegneri territoriali militari, trasformando in corpo militare quello dei ragionieri geometri, e _dando ad esso il servizio delle caserme, conformemente a quanto vige presso altri Stati, come ad esempio in Austria. Tutti i servizi del genio militare,lasciando a parte quelli cli reggimento e degli stati maggiori, potrebbero distinguersi in tre gruppi, e cioè: servizio delle fortificazioni, servizio delle ferrovie, servizio territoriale, e quindi si creerebbero direzioni corrispondenti ai tre gruppi con sedi nelle piazze-forti, nei principali presidii, e nei principali centri ferroviari e con dipendenza· da comandi terrHol'iali dell'arma per l'unità d'inclirizzo. Il riscatto delle ferrovie, che oggi è in questione presso di noi, porge occasione all'autore di formulare proposte tanto pel caso in cui l'esercizio sia affidato allo Stato che per quello in cui sia dato a determinate società; nè qui s'arresta l'anonimo autore; ma va fino alla proposta di un nuovo quadl'O dello s tato maggiore del genio pei tre suddetti gruppi di servizio,. aumentando l'attuale di 1.6 ufficiali ingegneri superiori e cli 44 ufficiali inferiori, e sostituendo 28 uJficiali geometri superiori e 251 ufficiali geometri inferiori all'attuale corpo dei ragionieri geometri . . Comunque non possa disconoscersi che molte delle idee svolte dall'autore non potrebbero facilmente essere attuate, , pure non .è men vero che codesta pubblicazione ha un qualche merito per le questioni che solleva, non fosse altro che per lo scopo principale cui mira, di assicurare il miglior servizio delle ferrovie dello Stato, tenendo conto della loro importanza militare e restituendo l'arma del genio .alla sua missione eminentemente militare. P otranno essere d1scutiliili i mezzi che si propongono, ma lo scopo è lodevole, come è lodevole af-

BIBLIOGRAFICA

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fetto quello -che traspare nell'opuscolo pel corpo del genio, mettendovisi in evidenza tutte le svariate sue attribuzioni, e notandovisi che per esse si richieggono non comuni cognizioni tecniche, militari e pratiche, lè qu,ali si esplicano nel com·p_iere, talvolta con mezzi scarsissimi, delicate e -faticose missioni, l'importanza delle quali sfugge spesse volte ad un giusto apprezzamento, mentre pur spesse volLe .hanno grandissima influenza sull'andamento generale.delle operazioni militari.

Sui progetti di fe1•rovie da Parma a Spe,:;ia e Sareana, e da !llodeua a Pescia e Lucca. - Osserva-

zioni del maggior generale LoMBARDI_NI e dell'ingegnere .EMANUELE .ARTOM,- pubblicate a cura del Comitato interprovinciale per la Parma-Spezia. - Roma, tipografia Eredi Botta, 1876. Con questo opuscolo il generale LOMBARDINJ e l'ingègnere EMANUELE ARTOM tendono a dimostral'e la preeminenza tecnico-economica, commerciale e militare .della ferrovia ParmaSpezia-Sarzana sulla Modena-Pescia-Lucca, quale traversata . intermedia dell'Apennino tra quelle dei Giovi e di Pori:etta. Gli au~ori accennano anzitutto alle diverse fasi per le quali passò sinora la traversala da loro propugnata; considerano le varie condizioni planimetriche ed altimetriche per le quali ' questà s'addimostra 1:iref'e ribile, e paragonando le due linee in modo analitico come vie da aprirsi al commercio e come strade militari, concludono che la Parma-Spezia ha tutte le ragioni d'essere che là Modena-Pescia non ha. Lasciamo da parte le aonsiderazioni tecnico-economiche e commerciali come quelle che possono meno interessare i nostri lettori, e che in ogni modo gli amatori cli tali disquisizioni possono ampiamente ricercare nell'opuscolo stesso; accenniamo invece alle ragioni militari che si propugnano nello scritto, le quali pei nostri ~eLlori rivestono il carattere di più speciale interesse. La difesa continentale dell'Halia, secondo le idee propugnate nell'opuscolo in discorso, dovrebbe avere tre periodi successivi e cioè: alle Alpi coii orti di sbarramento, dietro il Po fea Piacenza·,e l'Adriatico, e quindi sull' Apennino toscano t.ra Spezia e Bologna. La posizioneoffensiva-difensivadell'esercito


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BJBLlOGRAFICA

nazionale nel 3° periodo sarebbe quindi la zona del Lerritorio· fra il Po e l'Appennino, fortificata dalle piazze Piacenza-· Stradella, Mantova-Borgoforte, Bologna-Spezia. È evidente essere indispensabile che codesti perni di manov-ra sieno con-, giunti anche con lineè ferroviarie perché possano .prestarsi reciproco appoggio ed avere una valida azione sulle operazioni da compiersi; quindi è che gli autor.i analizzano i servigi che potrebbe rendere la ferrovia Parma-Spezia al confronto di quelli della Modena-Lucca tanto nel caso di un attacco da ovest, quanto s u quello di un aLLacco da nord-est, e riconoscendo l'imperfezione ùell'attuale nostra r ete ferroviaria nei riguardi militari, esprimono l'avviso che niuna linea migliore potrebbe trovar·si, per rimediarvi in par-te, cli quella che unirebbe Spezia e Sarzana a Parma e a Borgo S. Donnino coi suo.i sbocchi a meno di due tappe da Piacenza. Sono .queste per ·sommi capi le principali considerazioni che si svolgono nel pregevole scritto, del quale noi diamo questo brevissimo cenno, più per richjamarvi sopra l'attenzione èli coloro ai quali può inte1:essarne la lettura, che nell'intento di dare esaUo conto cli quanto tecnicamente, economicamente, commercialmente e mil.ilarmente vi è traLLato.

o le linee pesanti o le volanti, sul preparato preferibile quale involucro dei fili isolati, e infine sull'impiego tattico delle !inee. I primi esperimenti nel periodo cli tempo tra il -1854 e il 1856 per.organizzare un equipaggio telegrafico da campagnamobile, le prime applicazioni della telegrafia di campagns1 nell'esercito prussiano, le esercitazioni del corpo della guardia nel ~1856, i nuovi carri e il nuovo materiale 1856-57, l'organizzazione e la mobilitazione di due sezioni telegrafiche nel 1859, i successivi cambiamenti del 1861, la ·1oro forz4 nel 1862, le istruzioni per il servizio di una sezione mobilitata, la partecipazione delle due sezioni telegrafiche alla guérra 1864 contro la Danimarca, l'organizzazione d'una terza. sezione e le moclificazioni d'ordinamento negli anni '1864-66, l'organizzatione di una quarta sezione, la mobilitazione di Cfuella e di allre due, l'isliluziqne cli un ispettorato telegrafico da campo, l' at~ività spiegata, la nuova istruzione e le sperienze fatte nella gueua 1866, l'istituzione delle sezioni telegrafiche da tappa nel 186'1, l'organico sul piede di pace, l'esperienze 1867 e le esercitazioni '1868-69, infine, la parte data alla telegrafia mili tare nella guerra .del 1870-7'1 sono altrettanti argomenti successivamente svolti e tutLi di sommo interesse' non solo per gli ufficiali del genio, nelle attribuzioni dei quali rientra la telegrafia militare, ma per gli ufficiali d'ogni arma cui piacc.ia tenersi al corrente delle varie applicazioni dei trovati delle scienze fisico-matematiche all'arte della gu~rra, Lra i quali quello della telegrafia elettrica è ormai entrato nel dominio dell'uso comune. Ma ciò ·che più spiccatamenLe interessa nell'opuscolo del capitano Donesana sono i confronti cli ciò che si fa presso noi con quello che riferisce l' A.rchio. Sono confronti dai quali pÒssono trarsi uliti ammaestramenti, specialmente sul giush) grado d'assegnamento a farsi presso noi nello stato attuale delle cose della telegrafia militare, nei riguardi d~l limitato impiego e della celerità di distenclimento delle linee. Sotto questo speciale punto di vista, che modera ogni soverchia illusione sulla celerità, sull'impiego e sulla sicurezza delle comunicazioni telegrafiche, tenuto conto del nostro materiale, crediamo che il capitano Donesanaabbia reso un vero servigio riunendo i dati relatl'vi all'esercito prussiano, e chiudendo la sua esposizione con opportune considerazioni e confronti con quanto è in liso presso noi; dalle quali considerazioni, se emerge che vi sia un megli.Q da raggiungere, resta pur dimostrato che un certo grado di ben:e si è pure raggiunto.

Storiq ,lella telegrafia militare in 'Prussia dal :1851. al '1§71 di GIUSEPPE DONESANA, capitanò del genio. -

Rqma 1876, Voghera Cado. Col,titolo surriferito l'autorevole periodico mensile berlinese l'A.rchivfur Artillerie und Jn:7enieur-Ojfiziere des Deutschen Reicheeres riassume nei fascfooli 2° e 3° del 78° volume le suc-

cessive diverse fasi della· telegrafia elettrica applicata alle comunicazioni militari dai primi tentativi all'attuale ordinamento telegrafico 1871 presso l'esercito prussiano. Il capitano DoNESANA del genio con paziente sollecitudine ha tratto da quel periodico le notizie più importanti su tale argomento, e le ha compendiate in un breve e succoso fascicolo di 58 pagine con annesse tavole di disegno. L'attenzione del diligente compilatore s'è fissata specialmente sulle relazioni che passano. in Prussia tra la telegi,a:fia militare e quella dello Stato, sul modo di reclutamento del personale adclNto alle sezioni telegrafiche militari, sul caricamento dei carri da trasporto del materiale, su,lla convenienza di adottare in determinat,i casi


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BIBLIOGRAFICA

RIVISTA

G_éographie nailitaire du baHin du Bhin, par A. PtCHAT, commandant. Publication de la Réunion des ojftciers. Paris, librairie Ch. Delagrave, 58, rue des Ecolés, 1876. Un volume di 304' pagine in 8° con una carta del bacino del Reno e dieci piani di fortezze.

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8 un inleressanle lavoro col quale l'autore si propone di fornire 1_1no sl~dio d'insieme del bacino del Reno e di preparare la via a chi vorrà occuparsi in modo pai·ticolare delle singole regioni nelle quali questo può considerarsi militarmente diviso. ~op.o ~v~re. a_ccennato come il bacino, per caratLeri spiccaL1ss1m1 s1 d1v1da naturalmente in lre parti, cioè: regione elvetica, irta di aspre montagne; reg~one gallo-germanica, collinosa, ricca, popolosa; e regione ola~1dese, piana, bassa, aquitl'inosa; l'autor~ non ha voluto tenersi a questa prima ripartizione, dele1·mmata ad un lempo e dalla ragione geografica, e dalla politica e dalla rnilital'e; ma, per lo specioso motivo di seg·uire una strada cui sono abituati gli ufficiijli in Francia, si piegò al metodo di La vallée siccome« il più chiaro, il più semplice se non il più 1·azionale u (1). Conseguentemente ha diviso il suo libro in due parti di cui la prima (nove <?apiloli) ha per oggetto l'esame abbastanza particolareggiato del versante occidentale di tutto il bacino dalla c1'esta delle nostre A !pi cen trali fino alle spiagg-e d'Olanda, e la seconda (sétte capilolij tratta, un po' più sommariamente, dell'altro versante. Prima conseguenza di questo moti.o di ripartizione si fu: un dannoso discostamento dei dati che dovrebbero stare 1·iunili come9chè appartenenti ad una medesima regione, ed un inutile 1'ctVvic inamento di quelli che, appartenenti a ,·egioni diverse, potrebbero stare disgiunti. Per tal modo la descrizione della regione elvetica si trova per una parte al principio dell'opera e per il rimanente u metà

' (1) V. Avant-propos, pag. l!I.

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della medesima, mentre stanno fl'a loro ravvicinale le descrizioni di porzioni delle regioni ,elvetica ed olandese. A noi pare che l'auLore avrebbe potuto, se pur desiderava tanto di non scostarsi interamente dal metodo del Lavallée, seguire le orme del Sironi (1), dividere il bacino del Reno in tre regioni: elvetica, gallo-germanica ed olandese, e descrivere ciascuna di esse col metodo di Lav-allée, facendo pai seguire alla descrizione di ciascuna regione le relative considerazioni militari. Così operando, la economia del lavoro avrebbe noLevolmente guadagnato, e non si sarebbe posto il lellore nell'imbarazzo cli dover appre7.zare, al capitolo III, considerazioni generali e conclusioni di ordine s trategico intomo ad una regione (l'elvetica) che in parte è descritta al capitolo II, ed in parte al capitolo XI. Nè sarebbe avvenuto che si dovesse aspettare a leggere, al capitolo XIV, considera.::ioni sopra un'altra regione (la gallo-ger1nanica) che in parte è descritta ai capitoli IV e V, ed in parte ai capitoli XII e Xlll. Insomma, la ragione militare ha obbligato l'autore a riunire nelle sue considerazioni s Lrategiéhe ciò che non poteva stare disgiunto, ed a disgiungere ciò che non poteva stare riunito. Ma è qui il momento di domandare: perchè non ha · faUo altrettanto anche nella parte descrittiva'? Forse che il metodo del Lavallèe gli ha proprio concesso di render!3 migliore la sua descrizione? Siaino ben lungi dal c1·ederlo. Ed infalLi, per seguire Lal metodo, l'autore, dopo di averci dato UJ?. cenno della cintura montana di un versante del bacino, ci descrive il fiume, poi gli affluenti di una delle sue rive, poi gli affluenti degli aflluenti, e così via vla. Segue insomma una traccia che tende ad agevolare essenzialmenle il conceLto della direzione che ass umono le acque, non già a dare una idea della facilità o della difficoltà che le operazioni militari possono incontrare, le quali due cose, acque ed operazioni militari, sono troppo differenti, per poter seguitare l'andamento dello une allorchè si vuol ragionare delle altre, e ciò sia deLlo con buona pace di coloro che hanno abusato 12

(I) Saggio ài geogra{ta stt·ategu;a,, por il colonnello G. Sm.oNr, opera che fu con molto profLtto consultata dal Pichat, come appare dalle importanti citazioni che questi ne fa.


,, 570 nlVlSTA di una nota frase dell'ArC'iduca Carlo (1), storpiandola ed interpretandola troppo pedantescamente. L'aut~re, seguendo la traccia del Lavallée, per quanto si sforz1 d1 esplorare il terreno palmo a palmo, non riesce sempre a mettere in evWenza tutti gli elementi che possono-influire sulle operazioni militari, nè a presentar1i con quell'ordine secondo il quale, all'atto pratico, farebbero sentire la loro influenza. L'abili tà che l'autore dimostra nella descrizione del terreno e particolarmente nei cenni topografici premessi· alle considerazioni militari sulle singole regioni, il relto criterio milì~are Ml quale egli tratta le più importanti questioni strategiche, c1 fanno sentire tanto ·più virvo il desiderio che così preziose doti non venissero in parte sciupate per Io scrupolo d1 seguire un metodo poco razionale. · E pur troppo in conseguenza di questo troviamo nel suo libro, intercalate a pagine .vera men te sple;1dide, delle paofoe sbiadite, quasi inutili, nelle quali si dice, per esempio: ·eh.e il tale torrente di valore insignificante, affluente del tal altT'o, che pure ha poca importanza, nasce nel tal s.ito e va a sboc?are-nel tal altro, attraversando il tale villaggio di pochissima . nnportanza, poi la tale città ·notevole per qualche industria, poi la tal ·altra che ha tanti abHanti. In simile descrizione poi, dove gli onori di casa sono fatti ad. un torrentello o ad un rio, l'autore è quasi sempre ob~bgato a f'~re uno s~'orzo per introdurre, cli traver so, e per meidenza, 11 cenno ili qualche importantissima linea di comunicazione (ordinaria o ferra ta) che l'aUraversa in un dato punto o ne segue le rive; cenno che r imane là isolaLo e moncd. ' Ben aìtrimenti sarebbe stato se l'autore avesse con criterio militare_diviso in r egioni il bacino del Reno o meglio la grande zona di frontiera verso Germania, e quindi, presa a considerare separatamente ciascuna regione, avesse descritto minutamente le naturali linee di ostacolo, le zane o linee di comunicazione, ed il terreno ad esse interposto. Col pre?entare al lettore, coordinali linea per linea tutti gli (l) L'Arciduca Carlo scrisse: Le operazioni mili ta ri dipendono dalla configurazione del suolo, giacchè la situa.rione delle m~n tagne ed ·i l corso àel f!Wmi d~t erminano i n var iab!lm en te le li nee ed ip.u ,nti sui quali gli eserciti devono rn contrarsi; egli è perciò che le battaglie decisive sono state date molte volte negli· s tess i luoghi, bcnc.b è con circostanze ed eserci[i diversi.

BIBLIOGl\AF lCA

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elementi geografici che ponno avere impor tanza sulle operazioni strategiche, tattiche e logistiche, avrebbe convenientemente preparato e reso facile il concetto sintetico e l'apprezzamento di quella rete, formata dalla ~oml)inazione delle linee di resistenza colle linee di marcia, che è l'ultima espressione .militare di un te1;1tro di guerra ('l). E su tale via potevano essergli di qualche aiuto i tentativi fatti nella stessa sua Franci.a e dal Courtois nella Géog1'aphie de la France pm· voies de communication e dal J oanne nell'Jti nerai1'e génél'al de la France, libri più utili al mìlitnre che non un trattato qualsiasi cli geografi~ qhe abbia nome di militar·e ma sia basato, con troppo esclusivismo1 o sqpra il sistema idrografico, o, come da qualcuno ora si vorrebbe, su quello geologico. :Malgrado però gl'inconvenienti che abb_iamo rilevati, provenienti dal metodo, il libr9 del Pichat è, militarmente, interessante per l'abbondanza d'importanti noLizie, sopratutto Mr quanto riguarda la regione gallo-germanica, relativamente alla quale l'autore si mo:;;tra bene informato, anche per cruanto 'riguarda recenti lavori stradali o di for Lificazione. Meno esalto, od almeno non del tutto al corrente si dimostra invece rispetto alla regione elvetica, per la quale non ha evidentemente consultato le carte più recenti, tantochè per esempio : a pagina 27 scrive: « la valle superio1'e del Ticino, la· Levantina è soventi chiamata Val Tremola (valle tremante)~Questo nome cli Val Tremola come appare dalla carta svizzera alla scala dì 1:100,000, non è applicato alla Val Levantina ma è proprio di un profondo burrone, sulle pareti del quale si sviluppa con mç>lLi risvolti la strada del GoUardo nello scendere verso mezzodì dall'O»pizio che è sul colle; a pagine 28-29: « il lago dei Quattro Cantoni è chiuso da rupi a picco sicché nessuna strada carrozzabile ne segue le rive>. È noto che da parecchi anni fu costruUa lungo la riva orientale di detto lago, fra Fli.ielen e Brunnen, una bella strada

· (1) Tale a un dipresso è il metodo ch e, per diversa via, a rri varono a stabilir e, J'HAYME RL8 con lo stildio dei rapporti s trategici fra Austria e Russia (V. Rivista •milita,,-e italiana, aprile 1874), ed i l PERRUCCflllT TI con quello dei rappo rti geogra fico-militari fra l'Italia e gli Stati limi t1·ofi (V. il Saggio di geogra~a mili tare « Jl Tirolo», Rivista militare i taliana,. giugoo-ottobre 1874). (Nota d ella Direzlone) .


572 RIVISTA postale (segnata in t~tte le. carte recenti} detta dell' Axenberg; quella stessa che 1austriaco '\Veyrother sognò di vedere mezzo secolo prima che fosse costrutta, quando stabili neÌ suo famoso piano del 1799(1)cheper essa marciassero ì Russi di Suvarof; a pagi~a 195: chiama route.la via mulattiera dei Septimer e nella pagina seguente chiama sentier la strada postale della Fl~ela, a~erta da parecchi. anni. al transito delle diligr,nze svizzere d~rette. ~la ~orfli .(valle di Davos) a Si.is (Engadina}. E parJa d1 fort1ficazt0ni costruUe dall'Austria dopo il 1848 a Feldk1rch sulle a1~ure dell'Ardetzen]?erg·e dello Schellenherg, ~lludend9 pro_b~bilmente agli estesi trinceramenti (segnat1 m 1ualc?e ed1z1011edellacarta svizzera all'1 :100,000) costrutti o riattati nel 1799 e dei quali appena è 'rimasta qualche traccia. Anche le citazioni storiche relative a questa regione lasciano à desiderare. Così: a pagina 17 accennando alla ritirata di Suvarof dal cantone di Glarus (bacino della Linth) verso lla;1z (bacino dell'alto Reno) attraverso al valico del Panix scrive che " i' Ru~si, ~stenuati, marciando sopra una sola fil;, impi'?garono 5 g10rm ad attraversare quel passo » . RisuHa invece dalla helli~si.ma relazione del Miliutine, compilata su documenti uffic1al1, che quel passaggio fu effettuato ·in due soli oforni. La marcia dei Russi cominciò alle 2 antimeridiane del 6 ottobre, da Elm nella valle della Sernr (Lintii} e l'arrivo della colonna ad Ilanz (Reno) terminò il 7 ottobre a sera. E più innanzi, a paginct 31 accennando ai monti di Glarus soggiunge che colà fu distrutta « anéantie" l'armata di Sti.varof. Ora è n~to (2} che malgrado l'infelice ·esito della spedizione, quella piccola ma eroica armata fu tutt'altl'O che anéantie. Ed invero essa contava circa 20,000 uomini allorchè attraversò la cresta delle Alpi centrali, il 24 settembre 1799, per penetrare dall'Italia nel cuor della Svizzera, e quando ripassò, in ritirata, i monti fra Linth e Reno, fra. il 6 ed il 7 ottobre, ne eonta-.;a ancora 15,000 e trascinava seco inoltre su quei dirupi coperti di ghiaccio e di neve 1400 prigionieri fraqcesi. Ma qtteste poche mende eh~ noi notiamo nell'interesse della /

(l) . Campagne degli eserciti russi in Itali.a èct tn Isvtzzera, capitolo 1°, per 11 generale Mu.iu·rrnE, l'IIinistro della guerra in Russia. (2) V. MI LIÙTINB, op. cit. .

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scienza, non in.firmano i molti pregi ò.ell'opera del Pichat, specialmei1te interessante e notevole per quanto riguarda la regione gallo-germanica, e piuttosto dimostrano una volta di · più quanta difficoltà vi sia per uno scrittore a tèssere convenientemente tela così vasta, e come non si possa arrivare in questo genere ad un buon lavoro d'insieme se non dopo il lavoro parziale d'analisi, fatto per mezzo di monografie, ' sia risguardanti parziali linee cli difesa o ione d'operazione, sia abbraccianti uno ad nno gli scacchieri nei quali può imaginarsi militarmente divisa una intiera zQna cli frontiera. Il Pichat disse nella sua prefazione che egli intendeva pre~ sentare uno studio d'insieme, ritenendo che solo dopo qu~sto converrà occuparsi di ciascuna regione in particolar-e; le quali parole, a prima vista, lascerebbero quasi dubitare che egli volesse premettere la sintesi all'analisi. A nostro avviso, allorchè si affronta un problema così vasto quale è quello posto dal Pichat, è necessario cominciare dall'analisi di certi elementi ('1) di carattere generale per mezzo, dei quali è possibile abbracciare nelle sue generalità, a primo colpo d'occhio. e coi -solo sussidio di una carta e di qualche tabella staListica, la economia strategica di tutto un teatro di guerra. Questo è, a nostro avviso, il lavoro di insieme .che ·vuol essere premesso allo stlldio dei pçtrtieolari. Un simile lavoro fornirà, 'per così dire, l'orientamento militare dei diversi .elementi geografici . e permetterà di procedere logicamente alla ripartizione cli un teatro in iscacchieri e di impiantare, in una ·parola, con buon indirizzo il lavoro minuto d'analisi . Esposto così il nostro concetto, e, desiderando di dare al letlore, nei limiti imposlici dalla natura stessa della materia, unà idea di quanto è contenuto nell'opera del Pichat, esponiamo qui, a guisa di indice, un breve sunto dei sedici capitoli che la compongono. TITOLO I• Capitolo I. - Cintura occidentale del bacino del Reno. Comprende la clesc1•izione delle Alpi centrali, Alpi ber(1) Estensione, configurazione planime trica ed altimetrica. della intera.zona o teatro, andamento delle linee di frontiera. Spazi praticabili, spazi impraticabili, condizioni economiche, r ete delle strade ferrate -e delle ordinarie. Situazione politico-militare. Ipotesi probabile di guerra. Scopi. Mezzi per raggiungerli.

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574 RIVISTA nesi, Jorat, colline di Valdieu, monti Faucilles, alto.piano di · Langres, montagne del Barrois, Argonne, Ardenne occidentali, e colline del Belgio. Capitolo 11. - Regione elvetica. Il Reno dalle sue sorge~ti fino a Basilea. Aflluènti di sinistra: Thur Toss Glatt Aar e Birse. Affluenti dell'Aar: Simmen, Saan~, Zihl'. Suze'. Grand'Emmen, Reuss e Limmat. Capitolo I ll. - Considerazioni generali s ulla struttura fisica della Svizzera, sui fronti' strateo'ici di essa. Considerazioni politiche. Costituzione dello Stato. Suo ordinamento militare. Sua forza . CaJ:iiolo IV. - Il corso del Reno mediano da Basilea alla frontiera olandese, con notizie interessanti intorno ai principali punti di passaggio ed alle piazze forti di Neuf Brissack Strasburgo, Germersheim, Magonza, Coblenza Colonia ~ sulla flottiglia corazzata che staziona a Coblenz~. _ . Capitolo V. - Descriz:fone degli affluenti di riva sinistra del .Reno mediano e delle montagne dei Voso-i e dell'Hardt. .L'Jll e suoi affluenti, la Zorn e suoi -afflue;ti la Moder e suoi affluenti, la Sauer, la Lauter .il Klin.&bach '1a Queich lo Spire~ach, l'~senach, 1a_ Pfrimm, Selz, la Nal~e, l~ Mos~lla e le piazze d1 Metz e di Thionvilte. Affluenti di destra della ~Iosella_-_ Cintura del bacino della Mosella: montagne delI Hunsruck, della Mosa, dossi di Lorena Ardenne orientali Eifel. Affluenti di sinistra della Mosella.' ' Cctpitolo VI. - Regione olandese. Il Reno e le sue derivazioni: Vaal, Leck, lssel, Vecht. • . C:4pitolo VII. - La Mosa, la piazza cli V:erdun ed i terreni fra le Argonne e Chàlons . Gli affluenti della l\1-osa. C~pitolo VIII. - Considerazioni strategiche sulla regione gallica. Esame della linea del Reno mediano considerata come linea di difesa e come ba.se di operazion~ o·ermanica. Esame delle linee di operazione tendenti dalla r:o'ione <>'allica alla germanica e viceversa. Esame deil'attual; frontiera franco -germanica, sue condizioni difensive. Lince d'invasione nell'interno della Francia. OpporLunità di guerra difensiva fronteggiando l'invasione da mezzodì e lasciando che la piazza di Parigi, ampliata e resa capace di bastare a se stessa, provveda alla propria difesa e raccolga le forze del nord-ovest .della Francia . Capitolo IX. - Divisioni politiche del versante occident ale del bacino del Reno.

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BIBLIOGRAFICA

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Francia, suo ordinamento militare. Olanda, suo ordinamento militare. Notizie statistiche, aon·siderazioni strategiche. T ITOLO II· Capitolo X. - · Cintura orientale del bacino del Reno. Alpi Grigie ed Algoviche, altopiano di Costanza, Foresta Nera, Alpi di Svevia, Steiger-Wald, Fichtelg:ebirge, montagne cli Franconia; Rhon-Gebirge, Vogel-Gebirge, Rothaar-Gebirge, Eggegebirge; Teotoburgerwald. Capitolo XI. - Versante orientale della régione elvetica. .Affluenti ,;li destra del Reno svizzero . Cenno sul Vorarlberg. Capitolo Xl!. - Versante orientale del Reno mediano o regione germanica. Descrizione dei bacini di 20 affluenti <li destra, dalla Klemme ~no alla Lippe. Capitolo Xlll . - Versante orientale del Reno infèriore (regione olandese). Capitolo XIV. - Consideeazioni strategiche sopra la regione germanica, sua divisi0ne in 2 scacchieri. Esame dello scacchiere della Germania del nord, sue linee d'operazione. Esame dello scacchiere meridionale, linee d'in, vasione ,pe1· il bacino del Danubio, e per quello del Meno, importanza speciale di quest'ultimo. Progetto tedesco di sbarrarlo con un quadrilatero di fortezze aventi per vertici Magonza, Hanau, Miltenberg e Mannheim con testa di ponte a Luclwigshafen. Esame delle linee d'operazione tendenti al bacino del Danubio . Capitolo xv. - Divisioni politiche della regione germanica. Ordinamento politico-militare dell'Impero tedesco. · Capito,o XVI. - È un elenco delle sLrade ferrate della regione gallo-germanica èolla indicazione, per ciasc-qna linea, delle principali stazioni, dei nodi stradali, delle distanze chil0met riche, del numero dei binari e delle principali opere cli arte, ponti, tunnels, viadotti, ecc., colle relative dimensioni. È questo un utilissimo complemento all'opera, che fornisce al lettore gli elementi per colmarne una lacuna, quando voglia riassumerli e formarsi un concetto dello insieme della rete di ferrovie. · Sono annessi all'opera i piani alla scala di 1: 80,000 della piazza di Strasshurgo, Germersheim, Rastadt, Magonza, Go· blenza, Toul, Colonia, Metz, Verclun, Thionville, ed una carta alla scala di 1:1,600,000 del bacino del Reno, carta abbastanza chiara malgrado la piccolezza della seala e che riuscir,ebbe più vantaggiosa al lettore se contenesse tùtti i nomi citati nel testo.


576

RIVISTA

Chi avrà avuto la pazienza di seguirci fin qui, si sarà persuaso, leggendo il sommario dell'opera, circa il fondamento dei nostri apprezzamenti. Il Pichat ha voluto battere la strada di coloro che mantenne1'o la r;onezione deU/ordine geografico-militare a quello fisico e la sua descrizione procedendo per linee idrografiche riescì, come dice il Marselli (1), strategicamente sle[fata. Nel descrivere tutte le più minute particolarità di ·un bacino, secondo che cadeva in acconcio, ha legato la .sua · greve ghirlanda di nomi con qualche buona conside.razione strategica ravvivandola coi fiori cli alcuni esempi storici, ma non di meno la lettura ne riesce assai faticosa. 11 metodo che parve all'autore il più semplice e facile gli ha Peso meno agevole il coordinamen.to delle preziose notizie e degli . assennati giudizi militari di cui è ricco il suo libro. Non per ciò nçii lo raccomandiamo meno ai nostri lettori. Commentaire sur le code de justice militair e par

M. P. PRADJER-FODÉRÉ et M. AMÉDÉE LE FAURE. - Paris~ 1ibrairie militaire de J. Dumaine, 1876. Nessuna legge riesce mai cosi chiara nella sua brevità, così esplicita nella sua forma, da non richiedere o giustificare spiegazioni o commenti; tanto meno poi quelle che riflettono l'azione penale. Spesse volte non si afferra l'importanza delle loro disposizioni, non si .interpretano i criteri che hanno .guidato il legislatore, senza ricorrere a relazioni, confronti e discussioni che talvolta difficilmente si possono . rinv.enire o stabilire. Da ciò l'origine e, in generale, l'utilità di quelle pubblicazioni che sorgono all'apparire d'ogni nuova legge nello scopo di metterla maggiormente in luce. Il libr0 che qui annunciamo è scritto da uomini troppo competenti per dubitare non abbia raggiunto il s uo scopo, che è di çommentare e chiarire le leggi del 18 maggio e 18 novembre 1875, l'una relativa a modificazioni, l'altra ad aggiunte del codice cli giustizia militare. E, se vuolsi, una raccolta di citazioni, d'i_dee e di-criteri altrui, ma il .suo merito consiste appunto nella

(1) V. MARS:&LLl La gUl!t'ra e la 8Ua storia. Voi. 11•, capitolo su Ja Geo-

grafia militare, pag. 127.

577 BIBLIOGRAFICA buona scelta di tali citazioni e nell'ordine e chiarezza con , cui sono esposte e qualche vo!La commentate. Il campo giuridico non è il nostro, quindi non ci vogliamo addentrare in questo libro che d'altronde è destinato essenzialmente al giudice militare francese. Crediamo però che potrà essere utilmente consultato da coloro, i quali, dedicandosi allo studio delle riforme militari francesi, vorranno approfondire il modo con cui il codice penale è stato . posto in armonia coi nuovi ordinamenti militari. E questo studio acquista anche maggiore importanza riflettendo alle nuove disposizioni penali che rivelano in parte il lato morale di quell'esercito e mqstrano con quale energia e severità di mezzi si tenda a rafforzarlo. Der DieHst dea General.ttabes ( Jt servizio dello Stato

Maggiore) per BRONSART von ScirnLLENDORFF, maggior generale e capo di stato maggiore del corpo della guardia. II parte. - Berlino, 1876. Mittler und Sohn.

Quando nel passato ottobre noi rendevamo conto della I parte di questa interessantissima pubblicazione, esprimevamo la speranza che la II parte non si sarebbe fatta lungamente aspettare. E veramen te era grandissimo e legittimo, dappoichè libri come questo non si stampano tutLi i giorni, ·il desiderio"n"os troatvedére Jtl' qual" modo .l' e·grègio' a:utore avrebbe trattato e discorso del servizio dello stato maggiore in guerra. Ora che finalmente questo nostro desiderio, per certo condiviso da quanti già ebbero a leggere il 1• volume dell'opera, è stato soddisfatto, noi ci affi'etliamo a rendere brevemente con lo ai lettori della Rivista ancl1e del 2• volume, dolenti solo che la pochezza dello spazio che qui ne può essere concesso ·non ci permetta di discorrerne tanto a lungo quanto si converrebbe all'importanza del soggetto ed alla eccellenza del lavoro. La quale veramente ci pare tale ~che ben possiamo dichiarare essere questa II parte del libro {ancor più pregevole della I, per quanto anche quella paresse ·J>regevolissin,i.a: non soltanto a noi ma a quanti ne scrissero nei più importanti ed accreditati fra i molti giornali e riviste militari che in Europa si stampano. La molta e profonda dottrina, la lunga pratica, l'esperienza acquistata in due memorabili campagne, quante altre mai feANNO

xxi, VoL. n.

,

37


RIYISTA 578 conde di ammaestramen ti in tutte le parti dell'azione militare ed in particolar guisa in quelle che hanno tratto allo sva.ria to e complesso servizio dello s tato maggiore, sono titoli che danno al o·enerale BRONSART von ScHELLENDORFF il diritto b ' ' ' di discorrere ex professo di tutto quanto a tale serv1zi9 si attiene. E ve.ramante chi studia il suo libro - è uno di quei libri che non basta leggere, ma che bisogna studiare e medi~are-: , sente di essere davanti ad un maestro e ad un maestro dt vaglia; sebbene, come già ebbimo a . dire parland~ della I autore abbia saputo abilmente tenersi lontan.o Pal,te ' l'eO'reo'io t:, ::-, da ogni didattica pedanteria. Ma vediamo senza più, chè la via co1·ta ne sospinge, che . cosa contiene questo secondo volume. Prima però di fare la numerazione delle varie parli in cui esso si divide, o dei vari che tratta ci ·pare opportuno segnalare una frase ar o-omenti o ' . della prefazione la . quale. non è se~za inte:esse p~r .tutti coloro che debito d'ufficio o particolari rag10m d1 stud10 invitano a conoscere a fondo e con precisione i militari ordinamenti deo-li altri paesi: « Il 2' e 7° capitolo • così l'autore « conten0'0~0 una esposizione della formàzione di guerra dell'esercito ~cl-alcuni dati sugli organamenti che ne dipendono. Molte cose di quelle destinate a rimaner segrete hanno dovuto esseT'e omesse ma d'altra parte io ho procurato d i dare una esatta immagine di tutto quanto .intorno alla formazione di guerra e già per altre vie conosciuto dal pubb~ico » • . N~r~ tocca ad una rivista bibliogr afica fare delle cons1deraz10m mtorno al valore ed al significato di una tal frase, e noi possiamo senz'altro passar oltre. . Questa II par.te dell'oper a del generale Bronsart, che m volume quasi uguaglia la prima, dappoichè conta ben 21-0 pao-ine è divisa in 9 capitoli che r ispettivamenLe trallano: "' Dell'organamento dell'esercito. OT'dre de bataille e riparto delle truppe; Della formazione di guerra dell'esercito; Del servizio di ufficio in guerra; Delle marce; Del riposo e degli alloggiamenti (accantonamenti, accampamenti e bivacchi); Delr&limentazione; Dei servizi di tappa, sanitario e di rifomimento; Delle r icognizioni speciali;

579 Delle missioni particolari dell'ufficiale di stato maggiore durante le ,operazioni. Per quanto vivo possa essere il nostro desiderio di esporre, anche solo brevemente, jn qual guisa l'egregio autore abbia svolto nei singoli capitoli tutte le impor·tan ti quistioni qui enumerate, la tirannia dello spazio ci costringe a non farlo, dappoichè per poco ne volessimo dire sempre ci sarebbe mestieri spendervi attorno pareccbie pagine. Facciamo quindi di necessità virtù, sebbene a malincuore, e poichè almeno il titolo dei primi otto capitoli basta già da solo a rendere conto d~l contenuto lor o, possiamo accontentarci di dire che la materia vi è in tutti svolta in modo veramente completo e ma · gistrale, con bella forma, con logica riparti:lione e successione di idee, sì che meglio difficilmente polrebbesi fare. Nulla vi è ommesso ; nulla vi è di troppo. Abbondantissima copia di dati utili, indispensabili; considerazioni ed avvertenze sempre importanti e precise ; lar·go tesoro di personale esperienza e di accurati studi messo a disposir zione del le ttore. Meritevoli sopratutto di studio e di consi\ derazione a noi sembrano il 1° ed il 2° capitolo; altrettanto Je forse ancor più il 4°, che tratta delle marce, specialmente nella prima ·parte in cui è discorso dell'impiego delle ferrovie per le marcie di concentramento; lo stesso dicasi del 7°, sebbene sia uno dei due capitoli nei quali l'autore ha confessato di a ver ommesso molti di quei dati che sono destinati a rimaner segreti. Ma se il titolo dei primi otto capitoli, rivelando abbastanza chiaramen te il contenuto loro, ci può dispensare dal tenerne parola un po' a lungo, non così è del nono ed ultimo. 11 quale ha per di più una pecuUare importanza, come quello in cui il generale Bronsart, facendosi a Lratl.are dell'ufficiale di stato maggiore in modo, per così dire, piil oggettivo, con maf/-O veramente maestra ne tratteggia l' azione ed il contegno in alcune fra le più delicate ed ardue missioni che gli incombono in guerra. Questo nono capitolo, che me1·iterebbe di es• sere qui ripor tato per intero, discorre adunque partitamente del modo come l'ufficiale di stato maggio1'e si deve comportare nel difficile e delicato servizio delle notizie ed informazioni, nelle trattative col nemico, nelle marce e nei combattimenLi. « Nel corso di questo libro, dice l'autore, non abbiamo accennato o discorso che incidentalmente dell'azione pel'sonale dell'ufficiale di stato maggiore. I precedenti capitoli avevano 1JIDL10GRAFICA


580

RlVISTA

piuttosto per iscopo di esporre tullo quanto occorre di sapere e co~osce'.e ~l giovane ufficiale di sLalo maggiore. Ma per quanto egli abbia imparato potrà darsi che nella pl'atica applicazione v~nga ad_ urta1•0 in difficoltà tali che solo Ja personale esperienza gh permetterà di compiutamente rimuovere. In ciò, come nella maggior patte delle cose soldatesche la o-uerra è il miglior maestro; ma la guer·ra è l'eccezione' ed i l servizio del lempo di pace non può fornire che ra1:e occasioni di apprendere praticamente in quale miglior guisa possano essere applicali gli ammaestramenti teorici. In ques t'ultimo capiLolo; fond andomi sopra esperienze da molli sanzionale ed anche personali, mi propongo quindi di discorrere ancora di ~al uni punti _rispetto ai quali l'ufficiale di stato maggioro può 10 guerra, sia come organo esecutivo ,indipendente sia come ausilio al proprio generale, r end ersi particolarroe,;to utile"· Così l'autore all'esordire dell'ullimo capitolo, e noi, come ci . . siamo permessa questa citazione per chiarfre lo scopo delle ull)rn'? pagine del lib1·0, Yorrernmo poterne fare molte altre e riportarne molLi brani; ma poiché ci conviene essere disc:c~i, ~i accontenleramo di toglierne qualcuno dalla parte in cu, e discorso dell'aziono e del contegno dell'ufficialo di s tato maggio1•e durante il combattimen'Lo: « Sebbene l' urflciale di stato maggioro non prenda parte al combattimento iu qualità di comandante di l!'uppa, tuttavia euli vi si può rendere utilissimo. Il suo còmpilo è segnatam~nte quello di coadiuvare il suo generale in tutto o per tutto, ma più specialmente in quelle parti che non hanno immediatamente tratlo alla condotta delle truppe nel combattimento. Cercare di esercitare la p1·opria inOuenza in quest'ultimo senso a lui non si aùdice. Anzitutto è veramen te assai meglio se il generale non ha bisogno dei consigli del suo ufficiale di stato maggiore; però quando non ne sia richiesto questi non dovrà mai cercare di darli, tanto più che in dato circostanze suonano male a molli superiori le proposte non domandate dei loro dipendenti: in tal caso gioYa meglio tacere anche una proposta apparentemente opportuna od agire ahilmente nel senso che t~l proposta esigerebbe. Lo che potrebbe accadere quando, ad esempio, l'ufficiale di stato maggiore sappia opportunamante richiamare l'attenzione del proprio generale, sotto la forma sempre lecita di un richiamo alla memoria, sopra qualche punto importante dal quale, per avventura, la di lui mente si fosse momenlaneamenlo rimossa.

llIBLIOGl\AFICA 581 • Il tentativo di esercitare così provvida influenza è spesso dovere indeclinabile, ed il saperla adoprare con tallo, se unila ad una provata capacità, indut~1·à il più delle volte il generale a ricercare egli stesso e ad asco!Lare il parere del suo più prossimo coadiuto1·e. Tale condizione si verificherà in grado ancor maggiore nei comandi di armata e di corpo di armata, in ragione della più elevata posizione e della maggiore esperienza dei rispeUivi capi di si.alo maggioro. - L'ufficiale di sLato maggiore appartiene durante il combaLLimento al suo generale; egli non lo dove mai abbandonare senza il suo esplicito consenso, ed a lui deve tosto e celeremente far ritorno quando se ne sia allontanato pel' adempiere a qualche speciale incarico - ..... "· E qui vorremmo finirla collo citazioni, ma non sappiamo resistere alla tentazione di riportare anche le ullime parole del libro, parole d'oro che noi vorremmo fossero i,eriamente meditate da tutti i nostri ufficiali di stato maggiore e da ; quanti hanno il difficile incarico cli scogliere fra i giovani uf~ficiali gli elementi che alla miglior costituzione di quel corpo si convengono: « Giunti alla fine di questo capilolo, e ad un tempo dell'intero libro, ci rimane da porro in rilievo, che ogni attività dell'ufficiale di stato maggiore ùeve fondarsi sul consentimento del proprio generale. Ma egli non dovrà sempre aspettare di esservi invitato, bensì dovrà egli stesso chiederne licenza quante volle non gli sia stata concessa, secondò determinate norme, una volLa per Lutte. Un ufficiale di s tato maggiore capace, praticamente· attivo, sicuro di sè, non incontrerà allora facilmentedelledifficolt.à, se allo sforzo costante di rendersi utilesaprù accoppiare un contegno pieno di tatto. Se questo manca, oppure se l'aLlività si rivolge o. cose infruLluose, allora 11911 si ha più effeLLivamente che r l'azione di un affaccendato ozioso. Coloro che non sanno far ' di meglio non stanno bene nè nello sla.Lo maggiore nè in / alcun'altra posizione importante "· Ed ora, sebbene non possiamo pretendere di aver dato ai lettori della Rioista nè con questo cenno, nè con quello ri-· floltente la I parte, pubblicato nella dispensa dello scorso oltobre, uno. idea molto chiara del ·modo in cui il generale Bronsart von Schellendorff ha tratta.Lo quesLo importantissimo argomento del servizio dello stato maggiore, onde chi ci legge potesse da sè formarsi un giusLo criterio del valore dell'opera, chè a ciò fare avremmo dovuto ripor-larne la

una


RIVISTA nIBLlOGnAFICA 58.2 maggior parte, od almeno dirne tanto da riempire parecchi fogli di stampa, ora, diciamo, ci sia tuttavia permesso di riassumere in poche parole il nostro giudizio complessivo. Opera pregevolissima per ogni vet'so, saremmo per dire perfetla, pei' quanto lo può essere quanto esce dalla mente e dalle mani dell'uomo, e però destinata ad avere lunga vita ed a far epoca negli annali della letteratura militare, è questa del generale Bronsart. Anche la critica più arcigna e sofistica spunterebbe invano contl'o di le~ ie s ue armi. Nè paià soverchio l'elogio, chè libri come questo. non hanno ad ogni modo alcun bisogno di elogio. A noi che l'abbia mo attenta- , mente letta, un solo vivo desiderio rimane: noi vorremmo che non uno dei nostri ufficiali di stato maggiore ommettesse di leggerla e studiarla; nè i soli ufficiali di stato maggiore ma gli ufficiali studiosi di qualunque arma vi troveranno largo tesoro di utilissime cognizioni e <li pre:c::iosi ammaestramenti. La èonoscenza d4?lla lingua tedesca che sempre più: si va diffondendo nelle file del nostro eserc,ito pe.rmettc:H'à a molti di poterla leggere in originale; a coloro cui questa possibilità mancasse diamo con pi.acere la notizia che da due o tre mesi è già apparsa una traduzione francese della 1• parte; quella della 2• non si farà pe1' certo lungamente aspettare.

INDICE DEL TOMO li - ANNO XXI (Aprile-Maggio-Giugno)

Articoli, · lllcmoric originali cee.

RICERCHE TÀTTICHE Capitano G, F . !lloreno. Pag. ESPERIENZA DEC(SIVA SULLA DERIVAZIONE DEI PROIETTI LANCI ATI DALLE ARMI A FUOCO RlGATE Generale

5

. . . . . . . . . . . . » 30 -.., (pubblicate d'ordine di S. E. il Minislt•o della guerra),: Del còmpilo delle truppe di sicurezza e della condotta loro - Tenente G. l&oeco . . . . . » 42, 214 e 438 _,_ LOCOMOTIVE STRADALI - Capitano s. Stella -:- » 65 e 558 ld. - Capitano L. Gilt'll11 . . . » 347 ..-. ,lraldi .

.

.

-CONFERENZE MILITAR!

{ ESTENSIONE, DENSITÀ E PROFONDITÀ DEGLI ORDINI DI COM'-.. BATTIMENTO E. C. . . . . . . . . . · » 102 {L NUOVO REGOLAMENTO DI MANOVRA PER LA NOSTRA FANTERIA JV - "' . . . . . . . . . . . » 123LA RELAZIONE UFFICIALE AUSTRIACA SULLA GUERRA DEL 1859 IN ITALIA - 8 . . . , . . . . . . » 130 e 317 DEL MILITARISMO A' DÌ NOSTRI Colonnello Corsi » 193 ANCORA DELl,A CAVALLERIA NEL 1870 - 'I'. . . . . " 231 CONSIDERAZlONI SUI FORTI STACCATI NEI CAMPI TRINCE. RATI ' " · . . . • • . . . • . . . . . l> 271 --. . UNO STUDIO SUL SENTIMENTO DEL DOVERE OSSE•R VATO NELL'ESERClTO NOSTRO - Tenente Il, Biaoeiurdi . » 301 • » 397 - IL VARAMENTO DEL « DUILIO » • • APPUNTI SULI/USO DELLE CARTE TC>POGRAFICHE E SUL DISEGNO SPEDITlVO DEL TERRENO Ca.pilano De

c.

DEMARCHI CARLO,

gerente.

J?abris .

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.

.

.

.

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.

.

.

.

.

.

c.

.

• 40~ -

ALCUN E R IFLESS IONI SULL' A VVEN!RE OELL' ARMA DEL GENIO

-

Ma"o-iore I<'. Spoo?.iUi . . . . . . . . ." " 453 vrnT~ 489 -

SULLE MILITARI Tenente R . 11:ino,cinrdi · . » lL NUOVO REGOLAMENTO FRANCESE SULLE MANOVRE DELLA 'FANTERIA III - · .... . , . » CONS!DERAZ IONI MILITARI CIRCA LA NOSTRA RETE FERROVIARIA E LA NECESSITÀ DI UNA NUOVA LINEA LONGITUDINALE G. C. . "

524538 -


•

•

Riviste biblio grafiche.

•

Libri italiani. L e 15uerre alpine - C. AYJ\·fON1No . . . . . . Pag . Il r1scallo e l'esercizio governativo delle ferrovie in relazione agli in teressi militari - C. ZANOLrNr. . . » La cavalleria nelle esercitazioni di combattimento M. BIANCHI D'ADDA . . . . . . . . . . . Tabelle relative alla costituzione dell'esercito germanico - CORPO DI STATO MAGGIORE. . . . . . . . » L'esercito russo (traduzione) - · A. GroPPI . . . . " Esempi di combattimento risolutivi eseguiti da un battaglione - Bosco DI RuFFINO . . . . . i> A proposito del riscatto delle ferrovie . . . . . . ,, Sui progetti di ferrovia da Parma a Spezia e Sarzana e da Modena a Pescia e Lucca - LoMBARDINt e ARTOM » Storia della telegrarìa m ilitare in Prussia dal 1851 al 1871 - G. DONESANA. D I)

17f>

181

184 , 354 360

•

561 563

•

565 566

l ibri Ji·ancesi. P récis de L'histoire rnilitaire de l'antiqùité - B. RENARD» Des reconnaissances tacliques au point de vue pratique à l'usage des officiers de troupe - A. SMEYSTERS » Abolilion des logements militaires en temps de paix .BOYET . . . . . . . . . . . . . . . ·. » Géographie mililaire du bassin du Rhin - A . PrcHA T » Commentaire sur le code dejustice militaire - PRADIERFonf:nÉ et A . LE FAURE: ,,

186 189 397

568 576

Libri tedeschi . Aus dem T~gebliche - CoLOM8 . . . . . . . . » Leitfaden zum Unterrichte in der. bestandigen Befest.igung - M . BRUNNER . . . . . . . . . . » Taktik cter Feld- Arlillerie fiir Officiere aller 'Waffen E . I-IOFFBAUER . . . . . . . . . » Die Genfer Convention - E. LuEDER . . . . . . » Das Offizier-Corps der Preussischen Armee, nach seiner historischen Ent,vickelung, ecc. - A. v. CnousAz. » Vom militarischen Verdìensle und Gltich - A. v. CnousAz» Der Dienst des Generalstabes - BRONSART v . ScHELLENDORFF "

190 364 381

385 391

394 577

'l:ec.nologfa. Affusto da campo a cuscinetto elastico (tampon) . Pag. 171

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