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RIVISTA MILITARE 1876 TOMO I

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RIVISTA

MILITARE ITALIANA. RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA,

ARTE E

STORIA MILITARJ

DELL'ESERCITO ITALIANO

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ROMA, 1876 V()GHERA CARLO , TIPOGRAFO-EDI'l'ORE Piazza del Gesù, N° 47.


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Da qualunque parte si volga lo sguardo, non si potr ebbe asserire, senza volersi di proposito deliberato pascere di. illusi op i, che nel corso del 48'75 le probabilità di una pace lunga e tranquil la sieno notevolmente cresciute. L'alba limpida e serena che alcuni spirili più generosi che riflessivi attendono da tempo, sj_ccome il · principio di un'é.ra di fratellanza tra i popoli e eh una pacifica gara nello sviluppo.delle scien ze, delle industl'ie e dei commerci, non è ancora spuntata; anzi vi sono motivi per credere ch'essa sarà per molto tempo ancora sottratta ai nostri sguardi da una :fitta nebbia di interessi offesi, di amor proprì profondamente feriti, di mo rtali ed implacabili inimicizie. La situazione creata all'Eur opa da avvenimenti decisivi, che hanno in brnve p eriodo di tempo spostate'le basi sulle quali s'era retta pel' q1,1asj mezzo secolo la società politica europea, dura tuttavia e durerà probabilmente sino al giorno in cui o alla generazione che nasconde nel proprio seno Lante cagioni di perturbazioni, di divisioni e di conflitti ne sarà succeduta un'altra· vergine d'odi e di sospetti e generosamente dimentica delle inimi.cizie passate, o la forza materiale avrà un' allra volta largamente esercitata l'azione propria e prodotto nell8


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preponderanza degli uni e nella debolezza degli altri un ostacolo insuperabile a[ rinnovarsi di speranze., sia pure temerarie, e di altri conflitti. Ardui problemi che l'avvenire risolverà. Nessuna meraviglia adunque perché, se il ,t 871'.> ~1on ha visto turbala quella pace che dura ormai da cinque anni, sia stato però accompagnato in tutti i principali Stati d'Europa da poderosi apprestamenti militari, e le strettezze finanziarie, di cui quasi tutti codesti Stati si dolgono, non furono per nulla una barriera all'ino-rossare degli eserciti ed al moltiplicarsi di potenti 1~ezzi cli distruzione. Di fronte a questa gara di tntli i popoli nel premunirsi contro la incertezza dell'indomani, la quale non è altro clv~ il ·frutto di mal celate preoccupazioni, per una consuetudine g ià quasi antic1 noi Yeniamo anche quest'anno a considerare quale sviluppo, qual parte abbiu anche l'Italia rappresentata in questo l;l.voro di previdente preparazione, e quale utile abbia da questi ullimi dodici mesi ritratto l'esercito italiano ch'è in. . ' sieme alla mamiu da guerra il valido strumento della difesa nazionale. Le condizioni odierne dell'esercito italiano vennero già folle argomento in alcuni giornali e riviste di studi d_iligenti. e d~ ass~nnaLe considerazioni, per cui possiamo <lH'e d1 amvare oggi gli ultimi. Non per tanto abbiamo fiducia di compiere opera non del tutto inutile riassumendo a rapidi tratti i progressi dell' esercito durante l'ultimo anno, gi udicandoli da un pu1Ho di vista complessivo e se non del tutto nu ovo, certo abbastanza meritevole di qualche altra considerazione, s~nza essere per questo meno grati a coloro che ci hanno spianata la via. Il grado di sviluppo ai quale è g ià pervenula nel nostro paese la riforma militare, ci permetterà questa volta di non arrestarci su quei falli i

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qua li altro non essendo che l'effetto di leggi già applica~e, e sulle quali non abbiamo mancato di tenere a suo tempo parola, sono diventati d'importanza secondaria; ci occuperemo invece a preferenza di esaminare le grandi linee di questa gigantesca riforma nel loro insieme, cli apprezzare ad una certa distanza le proporzioni di un edificio che abbiamo visto sorgere con straordinaria rapiditil e che fino da oggi può essere guardato eon soddisfazione, poco mancando ancora al suo compimento; seguiren10, cioè<lire,gli sforzi dell'amministrazione militare per ottenere la consolidazione dell'eserciLo nazionale, che va a poco a poco prendendo il suo posto accanto ai principali eserciti europei, nè taceremo gli ostacoli di diverso genere che sì sono dovuti vincere per gim;:igere in porto. L'augurio che ci siamo rivolti l'anno scorso, chiudendo la breve rassegna di quanto s'era fotto per l'esercito nel /4 874, non è andato perduto. Il 11870 può davvero essere annoverato tra gli anni più propizi allo svolgimento dell'esercito ed all'incremento delle forze militari del paese; che se la vittoria, suprema ambi.zio e degli eserciti, non è venuta ancora ad accrescere il p1 stigio della nostra bandiera , noi possiamo ben dire i avere utilmente impiegato gli ozi operosi della p· ce e di a vere consegùiti dei l'isultati non indiffe-. renti. l<'u u11 lavoro tranquillo, paziente; furono i progressi lenti, ma continui e duraturi di istituzioni che vanno penetrando nel carattere e nelle abitudini delle popolazioni e che fondendo nel gran crogiuolo dell'esercito tutto il paese, preparano a poco a poco, senza rumore, la nazione armata, quella condizione cioè indispensabile ai nostri giorni per quei popoli , i quali vogliono vivere di unii vita operosa, forte e rispettata. Attribuendo al ·1875 questa azione benefica e salutare,


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noi vogliamo tuttavìa tenerci lontani da ogni esagerazione e semplicemente considerare la questione. militare nei suoi rapporti coll e altre esigenze dello Stato, non potendo ad esse sostituire glì individuali per quanLo legittimi desiderì. di coloro i quali considerano la questione dal punto di vista esclusivamen te militare. Non sarà adunque il caso di scendere a rilevare se per avventura qua e là nelle parti secondarie della riforma esista qualche p'iccolo vuoto, qualche stonatura ; se un bi lan cio più considerevole non ·ne avrebbe resa più solida l'armatura; - il campo dei desideri è assai vasto ed esso lascia quasi sempre aperto l'adito a maggiori aspirazioni I - bensì di giudicare se <late alcune condizioni di fatto che a nessuno era dato di mutare, si sono ollenuti i maggiori possibili risultaLi. Prima fra le innovazioni destinate ad eserc itare una grande influenza sulle condizioni-politico-militari dell'Italia, dobbiamo certamente annoverare la piena e completa applicazione del principio del servizio mili tare personale ed obbl igatorio. Doveva essere riservato al ,1875 ilfinale trio nfo cli un sistema, altamentedvile, il quale non ha più oramai seri oppositori in Europa. Ammesso il principio,che informa oggi la ·società, deffeguaglir.nzadei diritti e dei doveri cli tutli i cittadini e dell'obbligo morale che incombe a ciascuno di essi di accorrere in difesa dell'onore e degli interessi della uazione alla quale appartiene, il principio del servizio militare personale obbligatorio, di cui· per poco studio o per passione di parte si sono singolarmente esagerati il carattere e gli effetti, non può essere con solidi argomenti combattuL_o. Le successive modificazioni introdotte nelle leggi che regolavano il reclutamen to, colle quali si vennero via via eliminando e il dirillo cli affrancazione e quello cli surrogazione, ci hanno con dotto quasi insensibilmente, passando, attraverso all'esenzione limitata al semplice

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passaggio dall'un'a all'altra categoria ed al volontariato di un anno, al regjme del servi~io personale obbligatorio. ll pnese il quale, per dire il vero, non manifestò mai una assoluta ripugnanza ad accogliere un principio considerato oggigiorno come un a delle basi fon damentali su cui sì reggono gli Stati più inciviliti e più prosperi, quasi non se ne accorse, ed all'infuori di poche e individual i opposizioni, eh' ebbero un'eco debol issima nelle aule del Parlamento, l'introduzione 1 di questa importantiss ima riforma non incontrò alcun altro os Lacolo. La definiti va sanzione del servizio personale obbligatorio trovò posto nel p1'ogetto di legge pe1' modificazioni alle leggi esistenti sul reclutamento clell'esercito, che approvato dalla Camera dei deputati nella tornata dei' 2 1 marzo, oueneva pure l'approvazione del Senato nella tornata del 26 aprile, il quale però vi introduceva alc1111e modificazioni che resero necess ria la r ipresentazione della legge alla Carnera dei dep tali. Le discussioni le quali condussero alle modific zioni di cui abbiamo pal'!ato più addietro forono ppo importanti ed occuparono troppo di sè la pu1)blica opinione, perchè non valga la spesa di tenerne brevei11enle parol a. La questione dell'obLligo del servizio militare esteso più o meno largamente agli alunni in carriera ecclesiastica, fu quella che dopo aver sollevato una di.scussione abbastanza viva alla Camera dei deputati, venneriproposta in Senn to. Gli argomenti morali, politici e miiìtari che mil itavano prn e contro quesL' obbligo di prestare il suvizio rnilitare effettivo esteso agli alunn i in cnrriera ecclesiastica, furono svolti con molta ampiezza e dottrina, e furono principalmente misurati alla stregua delle legislaz ioni straniere. Il principio dell'eguagli anza più completa di tutli i ciuadini nell'obbligo di difendere la patria escì trionfante da questa disputa, colla semplice raccomandazione al l\'.li1

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nistro della guerra, che i regolamenli, nel designare gli inscritti piuttosto a qu(;sto che a quel servizio, e nelle chiamate delle classi in congedo illimitato sotto le al'mi in tempo di guerra, tengano conto delle speciali attitudini dei cittadini a rendel'si utili in queslo o quel serviz io riconosciuto necessario nell'esercito . Le modificazioni irltrodotte nella legge, già approvata dalla Camera, rimasero fedeli a q.ueslo concetto , ed il nuovo testo ripresentato alla Camera venne sommariamente approvato senza dar luogo ad ulteriori discussioni nella tornata del~ giugno . Questa legge prnmulgata il 7 dello stesso mese incomincierà ad essern applicai.a ai giovani nati nel ·1855. L'ordinamento dell'esercito di prima linea e <leHa rnilizia mobile non aveva risolto completamenle il problema militare; aveva lasciato cioè insoluta la questìone . della costituzione di una secondu riserva, quale esiste in tutli gli a)tt'i Stati nei quali impera il principio del senizio obbligator.io; conveniva inoltre sostituire alla guardia nazionale, la cui continua decadenza ne annunciava la prossima fine, qualche cosu e.be diventasse una guarentigia delle persone e de lle proprietà, ogniqualvolta pet· improvvisi avvenimenti qualche città. o provincia dello Stato rimanesse sguernita di forze regolari, o nei comuni di campagna si richiedesse da un momento all'altro il concorso armato di una -parte della citt1dinanza in appoggio alle autoi·ità politiche locali per la conservazione della sicurézza pubblica o la repressione dei reati. A questo coneetto s i inspirò il progetto di legge sulle basi organiche cletlci milizia territoriale e della milizia comunale, presentato al Parlamento dal Ministro della gnerra e discusso e modificato eosì alla Camera come al Senato, senza che le vicende parlamentari e la pro.:. roga della_ sessione ne permettessero per ora la defi-

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nitiva approvazione. In queste condizioni non avremmo tenuto parola di un simile progetto di legge, se la ~ua semplice presentazione non avesse gìà conseguito degli erfettiutili, se non avesse precipitata)a sco_mparsa della gnardia naziona le, come istituzione politica e militare, dalle leggi del regno d'Ilalia . Sorta -in tempi di gravi commozion i politiche, inspirata a precedenti storici ed a condizioni m9rali, militari e polùiche, che in Jlalia non esistevano affatto, questa istituzione durò tra noi più di un quarto di secolo, circondala di pregiudizì e di ambizion i puerili che la tenevano malamente in piedi; ess.a merilerebbe tuttavia un cenno storico assai più diffus·o di quello che noi possiamo far qui, e che servir~bbe a ?irnostt ~re che la .d ecad~nza della gu~rc~ia nazwnale s è c o m ~ ragione diretta della rapidità colla quale il nuovo regno italico, sotto l'impulso di una Dinastia veramente nazionale, e dello slancio irresistibile delle popolazioni, si è andato consolidando. la guardia nazionale adunque non aveva più alcun sig nificato , ed abbandonata dalta fiducia e dalla simpatia dGl!a pubblica op inione, si eclissò senza rimpianti il giorn o in cui fu finito il suo tempo . Perduto il valore politic0 che cruesta guardia nazionale ebbe in alcuni grnndi cen tri durante il periodo eroico del risorgim en to iLalinno, siccome una manifestazione eloquente dell'ades ione delle popolazioni al nuovo ordine di cose, essa non r imase che un inutile peso , ed un v~:iro ingombro al riordinamento mili ture del paese, quando, costituito l'esercito nazionale, essa non rispondeva più ad alcuna necess iLà politica, come non aveva r;nai corrisposto favorevolmente a nessuna aspett-ativa militare. L'abolizione della guardia nazionale, più che matura nei voti della pubblica opinione, si è effettuata in mezzo alla massima indifferenza, ma il giorno in ¼ui anche la custodia del Parlamento , dopo ventisette anni, venne

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4~ L'ESERCITO ITALIANO affidata a ll'esercito, s'è puee compiuto un fatto impoctantissimo, il quale costituisce una prova luminosa del progresso delle istituzioni nazionali, delle solidissime radici che queste hanno disteso, e della fiducia che le circonda. l\la se fin dal principio di q uesto. rassegna abbiamo soggiunto essere stato l'anno 1875 uno dei più propizi allo sviluppo del!' esercito e delle istituzioni militari italiane, le nostre parole si indirizzavano principalmente ad un complesso di leggi, alla cui sorte, uon esitiamo a d affermarlo, erano strettamente collegate molte deìle . maggiori riforme che sono state in questi anni introdotte. La riforma mili tare al.lrllversava nel 1875 uno dei periodi più pericolosi; aitreLtanto era fo cile proseguire con ardore e perseveranza verso la meta che ci eravamo prefissa, quanto l'essere risospinti indietro in meizo alle incertezze ed alle disillusioni di altri tempi, che ci sono rimasti ben scolpiti nella memoria. Questo periodo, la Dio mercè, e stato felicemente superato, e a noi riesce assai gl'ato il poterne discorrere con una certa diffusione . Dobbiamo anzitutto collocare tra i benefict maggiori, i quali furono l'opera cfal tempo e cli un criterio chiaro e costante cli ciò che vogli ono essere le istituzioni militari di uno Stato, quello di aver conseguito finalmente un bilancio stabi le, o di esserci liberati da quegli ondeggiamenti che prima e dopo il 1866 furono una delle cause principali della fiacchezza dell'esercito, e dei continui rim utamenli che vi erano a quando a qunndo intro dotti, a seconda dei timori suscitati dalle complicazioni della politica estera, o dagli scoraggiamenti prodotti dalla situazione finanziaria e dal bisogno di ùupl'ovvìse e sommarie economie su- tutti i bìianci dello Stato. Si. è all~ fine compreso che l'ordinamento mili~ 1

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tare di un paese non si può r estringere od allargare da un momento all'altro conforme alle esigenze della situazione, ma esso è ciò che è e che deve essere, e che a ordinamento stabile deve necessariamente corrispondere bilancio slubile . Abbiamo visto perciò con molta soddisfazione dirn inuìrc sensibi lmente le opposizioni che negli ann i. addietro si movevano alla cifra del bilancio della guerra, stabilìta per la parto ordinaria in 165 mili oni, e codesta cifra, del resto non lauta , ma appena sufficienté a ll'applicazione delle leggi più importanti e dei relativi organici, essere accettata senza ostacoli, siccome quella che dovrà anche per l'avveuire, almeno fino a che la situazione finanziaria rniglìoruta non permetta qualche larghezzp. maggiore , essere ordinariam'1nte inscritta nella pa~inaria del bilancio della guerra . I vantaggi che si conseguono da una· cifra di bilancio stabile e normale sono incalcolabili, ed oseremmo dire che riescono a compensare in parte anche la sua deficienza. Se l'esercito ed il paese non dovessero essere grati all'onorevole Ministro della guerra per allrj. e non meoo importanti servigi, questo basterebbe per renderlo altamente benemerito. &Ia dove i fautori della rilorma militare, e di un'Italia forte e rispettata, hanno combattuto e vinto una battaglia campale decisiva , fu nell'occasione della presentazione e discussione di alcune nuove leggi importantissime, le quali erano giustamente considerate come mozzi indispensabili a condurre a compimento un'opera appena iniziata e che non avrebbe potuto rimanere interrotta, senza gravissimo danno perl'avvenire dell'esercito e per ln sicurezza del paese abbandonato senza opportuni mezzi di difesa a lle sorp1:ese di una situazione politica piena d'incerlezze e gravida di procelle. Nella Lornuta della Camera dei deputati del 3 febbraio il 'l\1inistro della guerra , di concerto col Ministro delle


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finanz e, presentava cinque progetti di legge per le spese militari straordinarie e continuative; essi erano rivolti al seguente scopo: 1° Provvista ùi arm i porta tili, spesa 2,1 milioni; 2° Approvvigionamen ti di mobilitazione, 6 m ilioni; 3° Carla delle provincie settentrionali e centrali, L. 4,400,000; 4° Modifièazion i al r6parto . delle spese pei lavori del golfo della Spezia fatto colla legge del 1 i giùgno 1874 .

5° Provvista. di artiglieria da campagna di grosso calibro, ,i,,500,000 lire. Nella tornata della Camera del 2,1 gennaio il Mi nistro delle finanze d'accordo col I\'Jinistro della guerra aveva già sottoposto alle del iberazioni ùel Parlamento on pro~ getto di legge per opere di fot·tificazion i con 11na spesa di 20 milioni, ai quali dovevano aggiungersi 10,.000,000 per magazzini ed altre costruzioni mi litari, e 3,500,000 per l'armamento delle fortiO.caz ioni. Erél un complesso assai considerevole ·di spese, ma inesorabilmente richiesto da imperiose necessità, come lo dimostravano con molta chiarezza le relazioni che accompagnav.ano ciascuna di queste leggi. Queste spese si riferivano a quei tre grandi elementi della difesa di uno Stato, armamento, mobilitazione e fol'tificazionc, e dall'accoglienza che avrebbero ricevuto dinanzi al Parlamento sarebbe sostanzialmente dipeso, almeno per alcuni unni, l'avvenire militare del paese e la sua forza offensiva e difensiva. La questione delle· fortificaz i.oni fu in ogni tempo quella che sollevb una maggiore var.ietà di opinioni; lut. tavia il progetto di legge presentato al Parlamento nel corso del i1875dalG-overno,riguardava un punto intorno al quale tutli convenivano, quello cioè della fortificazione e dello sbarrnmeoto dei passi alpini, e sodd isfaceva

1875 all'impegno preso il .4 giugno 1874 dal Ministro delle fiNE L

nanze dinnanzi al Senato, quando, in segu ito al naufrngio della legge sulla nulli!à degli al.ti, il Ministero crede ne di dover ritirare alcuni progetti che importavano maggiori spese, e tra qu~sti vi era appun to la legge su lle fort ificazio ni già npprovata dalla Camera dei deputati , coll'impegno però cli ripresen tarla nell' ann o successivo, in mod o che questa forzata dilazione non pregiudicasse il periodo di tempo nel qua le le fortificazioni dovevano essere costruite. La relazione presentata dal Ministro della guerra in q uesta circostanza giustificava pa rte a parte l'impiego della som ma richies1a, la qua le era destinata a mettere in istato di difesa i principali passi dell e Alp i; a migli orare le condizioni della difesa pen insulare, apreparare dei ccotrEt ' d' mobili tazione e di approvvigionamen to sulle più pr abili lineedioperazionedell'esercito; fin almente a mi ·liorare le comunicazioni ferroviarie , introducendovi, n · punti di capitale importanza, quet perfezionamenti che facilitassero l'i mbarco ed il trasporto di grossi col'pi di truppa . . Nè meno gravi ed evidenti erano le ragioni che avevano consigliata In presentazione del le leggi per la provvista di armi da fuoco J)Ortatili , a retrocarica , per la provvista di materiale di ortiglieria da campagna di grosso· calibro, e per gli approvvigionamenti di mobilitazione dell'esercito. La convenienza di armare non solo le truppe di prima li nea, ma anehe la rnilizia mobile di un'arma di precisione a retrocarica, richiedeva la cost1·uzione cli oltre 200,000 fucil i VetterJi, ai quali se ne dovevano aggiungere per lo meno 100 mila di r ifornimento , portando così la dotazione dell'esercito a 600,000 fuci li Vetterìi . Ques(e nuove ·costruzioni avrebbero importato una spesa di 30,000,000 di lire, ma il Ministero non volendo prendere nuovi impegni


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al di là ' del quinquennio ,1875-1879, limitava la sua domanda a '.2,1 ,-000,000 di li"l'e. Nè meno urgente si presentava la. trasformazione dell'artiglieria pesante da campagna, e i 4,500,000 lire chiesti dal Ministro col suo secondo progetto di legge erano appunto destinati all'acquisto di ,1,00 pezzi ili acciuio a retrocnrica ài centimetri - 8,7 e del relativo munizionamento di granale e shrapnels a tsOO tiri per pezzo . Gli argomenti coi quali il 1{inislro suffragava la domanda di fondi per approvvigionamenti di mobilito zio ne per l'esercito, e per il compimento della Carta topografica d'Ilalia rispondevano nel modo più evi,dente alle ampliate proporzioni dell'esercito ed al suo sviluppo scientifico. C.iascuno avrebbe dovuto arrendersi faci lmente alle consideruzioni che consigli.:i.vano queste nuove spese, se pure non volevasi interrompere a metà l'opera già bene avviata dal riordinamento delle forze del paese, ed incominciar quella della difesa territoriale mediante opportune fortificazioni . Tut.tavia gli oppositori delle spese militari non rinunciarono a ritentare un'ultima prova, pur cli impedire o ritardare almeno ciò che essi credono prcgiudicievole agii interessi della nazione e più specialmente al suo sviluppo economico . . La falange degl_i opposiLol'i però era andata in questi anni assottigliandosi, ed essa consumò le sue forze in tentativi isolati che non conseguirono risultati degni cli nola. Fu il progetto di legge relativo alle fortiflcazioni che sollevò le maggiori obbiezioni, essendo alcùni contrari in massima. alle fortificazioni e non riponendo la loro fiducia che in un saldo ordinamento dèll'esercito;' nè valeva a smuoverli dalla loro opinione il riflesso che le somme richiçste per rafforzare la difesa dei passi alpini sono un vero e proprio aiuto portato all'esercito manovra.ntcin campagna, poichè, trattenendo

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con un pugno d'uomini i1 nemico al confine e ritardando i suoi movimenti, si dà tempo all'esercito di mo~ìlitarsi e di concentrarsi sulle migliori linee strategiche. Q~este _opposizioni, così destituite di ogni fondamento dt rog10ne, non potevano avere fortuna e non J'~bb~ro. Dopo qualche esitazione. dopo qualche ingt ustrficala apprensione, tutti questi prooo-etti di leo·rye . bb vennero con .breve discussione approvati prima. dalla Camera deì <lepulati, poi dal Senato, con alcune modificazioni accettate dal Ufoistro della oo-uerra , le quali ' se ~a un~ ~arte ~on impegnav~no lo Stato che per il periodo d~ ~ anm invece che d.1 o, come aveva proposto .11 ~llrn.stro della gue!'ra, in omaggio alle difficoltà finanziarie del momento, ottenevano dall'altra che venisse affrettata la trasf9rmazione del materiale d'artig:lieria ria campagna di ~rosso. calibro. La stessa legge che provve?eva alla contmuaz1one delle Carta topografica d'Italia e che sembra va dovesse esse!'e sagrificata, fu app.rov~ta pur essa pochi giorni dopo con una semplice r1duz10oe nella spesa, come si era fatto colle altre lco-o·i oo · eon questo complesso di provvedimenti difesi con energia dal Ministro della guerra davanti ~i due rami de~ Parla~nento, sono scomparse le preoccupazioni di c.m alcum non sapevano spogliarsi circa un possibile ritorno a quel programma delle economie che in certi momenti minacciò l'esercito nelle sue funzioni più ,vitali. L'approvazione di q11este lc,o·o-i ha tolto ogni dubbio . 00 su11e rntenzioni d~I Parlament~, ed ha in pari tempo provveduto alle più imperiose necessità della difesa . nazio~al~ .. Quando le basi sono gettate e i sagrifici magg1~r1 s1 sono faui, è _impossibile che il coraggio ~anclu per andare fino m fine. I frutti che cli anno m. ann~ _si raccolgono, e che diventano sempre più ~v1dent1, sono per sè stessi uno sprone a non arrestarsi a mezza via. ANNO XXI, VOL, I.

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Passando ora ad analizzare brevemente lo sviluppo dell'esercito di prima e di seconda linea in segpito all'applicazione di leggi o di organici già approvati negli scorsi anni, dobbiamo in primo luogo ricordare la costituzione delle unità tattiche, che ancora mancavano al completamento degli or0 ·anici delle- diverse armi, secondnriamente l'orclirni.mebto tattico della milizia mobile in 1108 battaglioni di fanteria, 15 battaglio1Ji di bersaglieri, 24. compagnie alpine formate in sette battaglioni, 30 batterie di artiglieria da eampagna, 12 compagnie artigl ieria da fortezza, 8 compagnie zap patori del genio, 2 compagnie pontieri, più alcune unità organiche speciali per l'isola di Sardegna; finalmente la pubblicazione del Regio Decreto, che in virtù della leggP, 1° ot~obre 4873 determina il contingente di cavalli e mul i che ciascuna provincia deve somministrare all'esercito in caso di mobili tazione, e del Regio Decreto che approva il Regolamento per l'esecuzione dei quadrupedi pel serdella leo-o·e on sulla requisizione . vizio dell'esercito. Nè deve essere dimenticata la inaugurazione, della nuova fabbrica d'armi in 'ferni. fatta solennemenle il 2 maggio coll'intervenLo del Ministro della guerra, e col concorso di molti ufficiali, delle autorità locali e della popolazione 'festante. ·L'applicazione delle nuove leggi ha orma i portato l'esercito di prima linea e la .milizia mobile ad uno sviluppo soddisfacente, potendosi già calcolare a 300 mila uomini la forza dell'eserc'ito di prima linea, ed a '150 mila quella della milizia mobile, con cui si potrebbero senza molta difficoltà organizzare le 26 divisioni attive, di cui, 6 di. milizia mobile, ordinate in 43 corpi d'armata e i armate, più 16 altri reggimenti di fanteria della milizia formata in minori corpi tattiçi per fornire i presid1 e per essere impiegati nei servizi di

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tappa, come ri levasi dalle Note di cui il Ministro della guerra ha corredato, secondo i desideri della Commissione parlamentare, il progetto di legge per gli approvvigionamenti di mobilitazione dell'esercito: Troppo lurigo sarebbe toccare parte a parte dei progressi scientifici dell'esercito mediante il criterio dègli esam i applicato alle promozioni, il succedersi di nuovi corsi cli ufficiali e di sott'ufiìciali, nelle scuole di tiro, di contabilità e di schenna, l'estensione d[ltaallo studio del gioco di guerra, ed al.la manovra coi quadri . ~la dobbiamo particolarmente no tare i bri llantissimi risultati ottenuti coll' istituzione dei due nuovi collegi militad , i quali, aperti alla gioventù italiana da solo un anno, sono diventati insutlìcienti a soddisfare tulle le domande di amli1issione. Coll'accademia militare, colle swole di ~lodena e di Pinerolo e coi tre collegi militari s: è provveduto a ·mantenere a numero i quadri, i quali andavano diventando sempre più scarsi, essendosi quasi inaridite le fonti da cui solevano trarre il proprio sostentamento. L'esperienza ha chiaramente dimostrato che senza buone scuole preparatorie, nelle quali la gioventù viene fino dai primi anni addestrata alle armi, riesce impossibile r iparare alle perdite che si verificano nelle diverse armi. In Italia non vi è alcuna antipatia al servizio milit.are, anzi nei momenti del pericolo le popo,lazioni hanno risposto con molto slancio all'appello che venne loro fatto, ma nei tempi normali è vano l' attendere il concorso della gioventù alle a rrni, quando con speciaH istituti non si offra il mezzo alle famiglie di avere u na istruzione buona ed econom ica dei loro figli, combinando così l'i nternssc pubblico con quello privato. Egli è perc,iò che si rileva con soddisfazione da accurata statistica che il numero degli allievi nei diversi istituti e scuole militari è salito nel ,J 8715 a ,J 620, mentre nel 1872 era disceso fino alla cifra di soli 24'2.


20 L' ESERCITO lTALTANO Nè risullati meno soddisfacenti hanno dato e oontinuano a dare i tre battaglioni d'istruzione e gli altri riparli de lle diverse armi istituite per lo slesso scopo, quello di rifornire l'esercito di sott'ufficiali. Questa istituzione dei riparti d'istruzione, la quale incomincia ad attirare anche l'attenzione degli stranieri, se si deve giudicnre dal modo favorevole con cùi ne venne parlato in alcune pubbl icaz.ioni militari estere, è vicina a sciogliere la difficile questione dei sott'ufficiali, che ha incominciato a travagliare dal più al r:neno tutti gli ese1·citi il giorno in cui venne grnndemente ridotta la durata del servizio sotto le armi. Questo crescente concorso di giovani negli istituti militari e nei riparti d'istruz.ione è in parte senz.a dubbio· il frutto deìle migliorate _condizioni pol itiche e mi litari del paese e della cessata iniluenza di quei giudizi e di quel mal contento che avevano tenuto dietro agli sfortunati avvenimenti militari del 1866, ma non é per questo minore il merito delle istituzioni nuove, le quali hanno snputo egregiamente sfrnttare e volgere a benefaio dell'esercito e dello Stato questo miglioramento. Anche il vo lontariato di un anno lia continualo a dare risultali soddisfacenti, sebbene il nurne1·0 dei volontari sia anelato negli ullimi anni diminuendo alquanto. Questa jstituzione non ha ancora acquistato in Italia una solida base, e può considerarsi sempre in un periodo cli gestazione. L'npplicazione del servizio personale obbligatorio non mancherà <li portare anche .sul volontariato di un anno una grande influenza , e converrà al.tendere gli effetti della nnova legge prima di stabilire quale esser debba il suo assetto definitivo . L'istruzione lattica ·della truppa è stata anche nel 4875 impartita sopra vastissima scala e venne · divisa in due distinli periodi di piccoli carn pi di brigata colle tre armi combinate, per chiudersi poi con

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grandi nrnnovre di di~isione e di corpi d'armata e con grandi manovre di cavalleria. Il primo periodo dei cnmpi Bi brigata ebbe luogo a r.ominciare dal ,1° luglio nelle seguenti località: Cornuda, Chiesanuova, Cuneo1\iondovl, Rosignano, Fabriano, Brozzo, Ivrea, Varallo-. Pombia, Villa Contri, Otranto e Somma-Gnllnrale; il secondo periodo., a partire dal 19 agosto, a Rosigoano, Fabriano , Varallo-Pomb ia, Otranto, Somma, Cividale, Spiazzi, Carcare-Cairo, ' Avigliana e Villa Contri. Alcuni di questi camp i ebbero l'onore di essere alterna Li vamente visitati dall e LL. AA. RH.. i Principi Umberto ed Amedeo, d inanzi ai quali vennero eseguite manovre di brigate contrapposte e speciali esperienze intorno alle p iù recenti scoperte ed invenzioni della scienza e della industria appl iea le alla guerrn . Quasi contemporaneamente i volontari di t)n anno della fanteria nppartenenti ai vari dislrelli militari del regno venivan o racco lti in due distinti battagli oni , l'uno a Va-. rese e l'altro a .Jesi, allo scopo di completare la loro istruzione : mentre i volontari dell'art.iglieria e del genio venivano riuniti collo stesso intento al 4. 0 ed 1·1° reggimento artiglieria ed al 2° reggimento del genio . S, E. il ~lin istro dellagnerrn si recava a visitare pochi giorni dopo In sua costituzione il 2° battaglione dei volontari di un anno stanziato in .Jesi. Le esercitazioni falliche nei piccoli campi e dov'era possib ile nelle vicinanze delle guarnigioni, non dovevano essere che la preparazione alle grandi manovre cbe si dovevano in seguito esegtri.re. Il periodo di queste manovre ebbe pri ncipio col settembre ed esse furono così ripartite; un primo corpo d'armata sotto gli ordini del tenente generale Cadorna, nella valle della Bormida; un secondo corpo d'armata sotto gli ordini del tenente generate Mezzacapo, sulla destra del Po tra Carpi e Bologna; un terzo corpo cl' nrrnata souo gli 1


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ordini del tenente generale cli Pettinengo, lungo la strada Roma-Napoli; una divisione di cavalleria sotto l'alta direzione del tenentB generale Petitli, fra il Ticino e il Seveso; un corpo di cavalleria sotto l'alta direzione del tenente general e Pianell, nei dintorni di Veron a. Alcune fazioni eseguite dai primi due r,orpi d'armata furono onorate de ll'intervènto di S. M. il Re accomp agnato da S. E. il Ministro della guerra. S. .i'tl. aveva giù passalo in rivista sulla piazza d'armi di Milano le truppe di cavalleria cbe incom inciarono subito dopo il Joro periodo di speciali esercitazion i, sotLo la direzione del tenente generale Petitti. S. A. R. il Principe Ereditario assisteva più tardi ad una fazione eseguita dal 3° corpo d'armata nell e vicinanze di Tea no e passava quindi in rassegna sulla piar.ura di Capua tutte le truppe che ne facevano parte. Non è qui il luogo di esaminare l'andamento di queste esercitazioni , né di .osservare dove e quando raggi ungessero un maggior grado di perfezione. Ci lirni Leremo ad osservare che nel loro complesso non possono a mer:io di aver sviluppato le allil.rrdini guerresche nella truppa ed esercitato l'esperienza ed il c-0lpo d'occhio di coloro che possono essere chiamati a comandarla di fronte al nemico. Anche sotto questo aspetto noi andiamo adunque di giorno in giorno guadagnando, e l'uzione lenta ma costante del tempo ei prepara quei maggiori resultati che non si possono esclusivamente attendere dalle leggi e dai regolamenti. ·Nè dobbiamo passare sotto silenzio che il beneficio di un bilancio normale e continuativo e di una direzione intelligente e tostante che dura già da parecchi anni, hanno reso possibile una uniforinità d'istruzione, la quale potrà passar inosservata per coloro che vanno in cerca particolarmenLe dell e cose appari scenti, non già cli quelli che diligentemente

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seguono in ogni sua manifestazione l'opera dell.a preparazione militare. Nessuno ignora come per una lunga serie di anni le disposizi oni delle leggi relati ve all'istruzione delle seconde categorie, per strettezze di bilanci o per altre considet·azioni, rimanessero cornpletan:iente lettera morta; ora da parecchi anni invece anche questa parte del nostro ord inamento militare richiama l'attenzione del Ministro della guerra, e le seconde categorie ricevono, corn'è prescritto, una prima educazione militare, non certo suffìcienle a trasformare in soldati islrutti ed induriti alle rnarcie, alle fatiche gli individui che vi appartengono, ma sufficiente a in segnar loro le cose pri.ncipali, ed a rendere assai più facile il còmpito agli istruttori, il giorno i,n cui codeste seconde categorie dovessero essere ehiamate sotto le armi in tempo di guerra. Così anche quest'anno la seconda categoria della classe'1853ricevettein due diversi period i una istruzione della cÌurnta di cinquanta giorni pr~sso i distretti mili'tari del Regno, i quali hanno raggiunto durante il 1875 il numero di 63 . L'istruzione continuata delle seconde categorie, mentre tende a diffondere l'educazione militare in tutto il paese, prepara un oLtimo fondo per quelle truppe di complemento che sono destinate a rinsanguare le file dell'esercito dopo le prime perdile prodotte dalle malattie e dal fuoco del nemico. Nel campo regolamentare meritano dì essere segnalate le seguenti pubblicazioni : il régolamento di -istruzione e servizio interno per la fcinte1'ia , il regolamr:nto cli servizio interno perla cavalle1·ia, Ie istr1.izioni col moschetto, la scuola in cacciatori e la /st,ruzionepe,r la pistola, • a rotazione per questa stessa arrna, il regolamento cli

-ist1"uzione e di servizio interno pel co1·po sanitario militai·e, l'istruzione per lct matricolci dell' esercito, le


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L'ESERCITO ITALIANO

norme per la 1nanovra coi q_itadri e il primo libro clet nuovo 1°egolamento di manovra, per la fanteria. Fmalmente la pubblicazione del 1 ° tomo della llelazione sulla campagnci del 1866, redatta per cmn. della s~zione sLOrica del corpo di stato maggiore , è venuta a risolvere una quist.ione da lungo tempo agitata ed a calmare delle aspe,ttative forse èccessive. Questa importante pubblicazione, la quale fu accolta. con plauso così in Italia, come all'estero, se avrà disilluso coloro i quali speravano di trovarvi dei giudìzt assoluti sugli uomini e ·su lle cose, fornirà agli studiosi gli elementi necessari per- formulare dei criteri desunti dai fiuti narrati colla maggior possibile esattezza, a trarne delle logiche conseguenze, ed a spiegare fin dove sono spiegabili in certi umuni avveni~ menti, le cause che maggiormente influiron0 sull'esito sfavorevo.le del primo periodo della campagna del 1866. Fra gl.i eventi più impoi·tanti per l'Italia e per il suo esercito dobbiamo senza alcun dubbio annoverare la visita dei potenti sovruni cli Auslria-Ungheria e di Germania a S. M. il .Re ViLtorio Emanuele, le quali furono propizia occasione per 1' JLalia di far mostra delle sue forze militari e <lei risultati già conseguili dulle riforme, circondando di maggiorpresLigio il proprio nome presso le estere nazioni . Per La prima volta dopo la sua costituzione una scelta e numerosa rappresentanza dell'esercito iLaliano aveva l'onore di essere passata in rivista dai Capi Augusti di due guerriere Dinastie e di due· valorosi eserciti, all'uno' dGi quali l'univa la memoria non lontana di lunga guerra combattuta a difesa di un nobile prin cipio, all'altro 11 ricordo di una formnata alleunza e della solidarietà contrutta combattendo, se non sullo stesso campo di battaglia e con eguale successo, almeno pel trionfo di uon causa comune ed a tutela di uomuni interessi nazionali.

Questo avvenimento deve ,ivere parlato al cuore çlelle moltitudini, confermando luminosamente la simpatia di quei popoli e di quei Sovrani, nei quali l'Italia per una lunga serie di anni e!'a stata abituata '.a scorgere i maggiori ostacoli al compimento della sua unità. e della sua indipendenza. Una nuova èra si apriva adunque per lei, e la pacifica ed ami~hevole discesa degli Imperatori d'Austria-Ungheria e di Germania non poteva a meno di diffonder~ dovunque un senti mento di fiducia e di soòdisfazione, al quale l'esercito doveva larg:nneote partecipare. Sotto questo aspetto le rivisLe di Vigonza e di Milano hanno avuto una importanza storica, e nell'alto onore accordato dai due Sovruni all'esercito italiano, ciascuno avrò. visto nello stesso tempo un omaggio reso a quell'istitm.ione che in un lungo periodo di vicende, or prospere ora arverse, ha tenuto ognora · assai alto il decoro dellu nazione, e ne fu il braccio fedele e poténte nella rivendicazione dei suoi diritti. f:on un sentimenlo d'orgoglio e di nazionale fierezza, · chiunque non abbia ch iuso il cuore alle più nobili emozioni élvrh gettato lo sguardo su quei battnglioni, nei qu~li avrà anche visto il principio di una grande potenza militare, solo che non ci venga meno quella tede e quella perseveranza che ci hanno aiutato a superare felicemente ostacoli gravissimi,. ~ che nor~ dovrebbero abbandonarci ora, facendoei msofferentl di quei sacrifici e displ'egiatori di quelle armi che saranno sempre il più sicuro presidio dell'i~dipendenza e delle istituzioni nazionali. Noi ci arresteremo di preferenza sulla rivista <li Nlilano, poichè in essa è stato muggiore lo sforzo per riunire un corpo di tl'uppe, nel quale fossero più evidenti ·gli effetti delle nuove riforme introdotte dop_o il •1870 e si potessero anche meglio .rpprezzarel'attività mi! '


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lita re del paese e la potenza dell'esercito italiano, quando tra qualche anno avrà raggiunto il suo completo sviluppo. La costituzione del corpo d'armata, che fu in quell'occasione passato in rivista dalle LL. MM . l'Imperatore di Germania ed il Re d'Italia, era fatta in modo che in esso trovassero µosto alcune fra le più importanti nuove istituzioni, come i battaglioni d'istruzione, i volontari di un anno e le compagnie alpine, nonchè i principali istituti e collegi militari, i quali sono il vero vivaio nel quale l'esercito suole rinnovare le forze, che per l'indeclinabile legge di natura vanno via via consumandosi. . · Fu un felice pensiero quello di ch iamare partecipi ad una così imponente solennità militare quei giovanetti che si consacrarono fin dai primi anni alle armi, e dai quali l'esercito atlende. con fiducia nuovo lustro e splend,)re. Le impressioni della giovinezza sono quelle che più difficilmente si cancellano dall'animo nostro, e assai spesso esercitano la loro influenza per tutto il corso della nostra vita, cosicchè non è dubbio che quelle giovani schiere, vedendosi passare dinanzi il capo di una ·nazione essenzialmente mililare, ed alcuni di quegli uomini che colle loro splendide imprese guerresche hanno in breve Lernpo empilo del loro nome l'Europa, avranno sentito sorgere nel loro animo più vivo il sentimento dei loro dovef'i e dell'onor militare, e più brillante e seducente l'imagine di ciò che. da esse attende il paese. E queste giovani speranze dell'esercito seppero degnamente r.onservare il loro posto ed emulare in contegno militare, in esallezza e precisione, i loro commililoni dell'esercito, a fianco dei quali dovranno un giorno esercitare l'ingegno e la costan za dei propositi. Ma non a vremrno reso esattamente le irnpressiorti suscitate dalla rivista di Mi-

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l~no, se non aggiungessimo una parola d'encomio per le compagnie alpine, le quali, solo da qualche anno costituite, seppero in breve periodo cli tempo richia- . mare sopra di sè la pubblica attenzione, ed essere considerate come uno dei più saldi baluardi dell a difesa nazionale. li posto d'onore ad esse affidato dall'ordinamento militare del paese non è slalo certo senza influenza nel dar forma e carattere a questa nuova e simpatica istituzione, tanto la forza morale entra come elemento indi'spensabilc nello svolgimento delle istiluz;i ~ni mil itari di un popolo! Dopo dì che saremmo pressochè giunti alla fine di. questa nostra annuale peregrinazione, se non credessimo conveniente di consacrare qualche considerazione ad alcuni fatti, i quali, sebbene non si riferi·s cano al:. l',iserei to che di seconda mano, pure sono una prova che il sentimento militare si va facendo sempre più vivo dovunque . E cli questi sintomi conviene tenere grand issimo conto, poichè, dove l'esercito non si apre ogni giorno una via nella coscienzn delle moltitudini, dove non è cfrcondalo di simpatie, dove rimane infine una istituzione arida ed isolata, colà diffici lmente si. renderà capace di grand i imprese, acquistando gl-0ria e potenza. L'esempio di altri popoli ci è di guida nel giudicare di questo fatto, e se le nuove leggi militari renderanno tra non molto inevitabile questa vera fusione di tutto il paese nell'ese!'cito, è di lieto augurio il vedere fin d'ora rnoltiplirarsi un complesso di istituzioni, le guali costituiscono appunto quell'atmosfera simpatica di cui abbiamo parlato più innanzi. Un popolo l:1a mi lle mezzi, gli uni differenti dagli altri, per manifestare le proprie attitudini militari, sia segnalandosi in alcuni rami della produzione seicntifìcn, sia favorendo quelle istituzion i che servono a cementare


28 1/ESECICIT{) ITALIANO il sentimento della soli darietà militare, sia mostrando

di onorare coloro che comhallerono per la patria, sìà decretando speciali dimostrazioni di riconoscenza alla memoriD dei caduti, sin provvedendo di soccorsi i feriti, ,j mutilati, e coloro che, non per Jorn colpa, versano in difficili condizioni di esistenza . In questo r;ampo noi possiamo sal utare il 1875 come anno feracissimo in simil genere di risulr.ati e di istituzioni. Comincieremo col ricordare tra i prim i la speciale onorifìcenzn, i l diploma di distinzione (premio . massimo) accordato dal Giurì dell'esposizione geografica internazionale a Parigi all'Istituto topografico militare ital iano, pei perfeuissimi lavori esposti in quella oceasione, e tr;i le seconde la costituzione in Torino di 1m Cfrcolo degl1: 1-1.fficiali in atti11itù di servizio sotto la presidenza onoraria di S. A. K il Principe Amedeo duca d'Aosta, della Società nazionale per la erezione in C.ust.oza cli un Ossa rio destinato a rnccogliere i resti mortali dei cuduci dei due eserciti avversari nella giornata del 2l giugno 11866, a somiglianza di ,quanto ha . operato la benemerita Società di Solferino e S. Martino . La Società per l'Ossario · di Cu stoza ha già ottenuto il concorso di molti sotto-comitc1ti locali fondati nelLe diverse cillà d'Italia,~ col potente patrocin io di S . 1\1. il Re, che clegnossi di accetturne .Ju presidenza onoraria, non mancherà òi raggiungere presto il nobilissimo scopo che si è proposto. Nè passeremo sotto silenzio la fondazione di moltepli ci società di veterani nelle diverse province del regno, a · somiglianza di quella istituita in Torino e che ha dato finora ouimi frutti. A Mi lano finalmen te il 24- agosto aveva luogo il ,solenne trasporto, dal Cimitero di Porta Villorìa al Cimitero monumentale, delle spoglie degli uffìeiali é soldati dell'esercito sardo morti combalterido il 4 agosto 184,8 nelle vicinanze della cillà. QuestH cerimonia si 1

compieva coJ1'jntervento di S. A. R. il Principe Um berto, di tutte le autorità cittadine, politiche e militari e dell'intera guarnigione, e questo postumo tributo di ammirazione alle vittime generose di una lotLa sproporziona ta, servirà a dimostrare che non s'atlende mai invano l'opera riparatrice della riconoscenza nazionale. Tutte queste dimostrazioni, tutti questi faui in complesso non possono che contribuire a rialzare il sentimento milltare cli tutto il paese, ed a ravvivare nell' esel'cito la coscienza Llell' esser suo, e del largo posto che occupa nello svolgimento della vita nazionale. Ecco, più breveme nte che ci è stato possibi le, il bilancio di quanto si è compiuto per l'esercito durante il 18'75, e dei fatti di maggiore irpportanza che, sebbene avvenuti fuori di esso, all'esercito però si riferiscono; e questo bilancio è tale da confortarci e da infonderci nuova energia per proeedere risolutamente verso la realizzazione cli maggiori desideri. Certo se qualcuno, an imalo da pa triottica impazienza e chiuso ad ogni altra pecoccupuzione, che uon sia quella della difesa nazionale andrà scoYrendo qua e là i pun ti che ad esso paiono i più <ld>oli del nostro ordi11amenlo militare, questi risultali lo lasceranno ancora perplesso; ma se egli volgerà indietro lo sguardo e considererà il lungo tratto di via percorsa dal giorno in cui, eon lena affannata, in rne'z.zo al turbine degli avven imenti ed all'imperversare dì una guerra rapida e sterminatrice, si attendeva a mob ilitare le poche divisioni che dovevano procedere alla occupazione di Roma, mentre il tempo stringeva e i bisogni erano molti e imperiosi, e eonfronterà questo tratto cli via con quello eh& un corti ci rimane a percorrere, certo non 1


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potrà a meno di aprir l'animo a qualche fiducia. Siamo oggi pervenuti a un punto in cui possiamo prender fiato e rallegrarci di aver provveduto alle cose più indispensnhi li, colla fondata speranza di aver sotlratto l'ordinamento militare a fatali vacillamenti' derivanti . . rn gran parte dalla mutabilità ciel · bilancio della guerra. Questa ·fiduc ia diventa ancora mnggiore, per poco che lo sguardo nostro varchi il mare e le Alpi, e consideri qunnti . ostacoli la riforma militare incontra pure presso altri Stati, dove , o per la memoria di recenti sr,iagure, o per prospettiva di temute rivincite, o per la preocc upazione vaga ed irrequieta di future minacce, o per l'es istenza di pericoli renli od im,;nagi11art, la situazione po li tica ed internazionale non è più tranqui ll ante della nostra. ~oi possiamo affermare con sicura coscienza che l'Italia in questi anni non è rimasta indietro di alcun altro Stato nell'approntare tutti quei mezzi di difesa che ei·ano eompatibili coi e cl1e rispondevano alla maaa·iore suoi . mezzi finanziari, . 00 o mmor gravità dei pericoli dai quali ' po teva essere m i nacr.iata. D'altra par Le qualsiasi sforzo non sarebbe mai bastato, nèmai basterà a diffonde re nel paese quella fidu cia e quella sicurezza che altrove sì ammira, e che altro non è nè può essere che il frutto della vit· toria, e di ardue prove fel icemente superale . .Ad ogni modo l'avvenire ci si ·presenta, se non seminato di rose, tale almeno eia consentirci di sfidare con una certa sicurezza le sorprese di una situazione minacciosa e dì una pace armata assai più rovinosa e grnve della. guerra stessa. Che se le rn igli.orate cond izioni finanziarie ci permetteranno in seguito di consacrare al.1~apprestarnen t.o dell'esercito ed alla difesa territoriale un ultimo sagrificio, e sopratutto di ra[ol'zare le istituzioni della. milizia mobile e di' quella territoriale,

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rendendole capaci di un vali do soccorso all'esercito di prima linea, noi avremo in pochi anni, e in mezzo a numerose difficoltà , costituito davvero quella1 nazione armata, che parve per lungo)empo il sogno di un patriottismo esaltato e impaziente e che è oggi invece vicina ad essere l'opera di una sola generazione. D.


33 non perchè gli Asiatici non avessero cognizione della falange, ma perchè, non essendo la loro fanteria nnimata da quello spi'rito di solidarietà che ne faceva la forza, sarcbbesi rolla al primo urto e divisa in mille parti. I Greci nelle guerre comba uute contro Roma opposero la falange alla legione, e furono vinti. La legione romana non era un mistero per alcuno, cd erano i Greci meglio di qualunque nltro popolo in grado di conoscerla, apprezzarne la superiorità che avea sulla falange, ed adottarla. Ma percJ1è non l'adouarono? Perché lo spirito militare in Grecia non era da tanto, ed il soldato greco, il quale com battendo in massa cornpaLla faceva buona prova, l'avrebbe probabilmente fatta cattiva serrnndosi nel combattimento d'una forma più elastica , e che come la legione richiedeva. una tempra d'animo pi ù rob usta, moggior tenacia, magg iore sprezzo <lei pericolo . Quan<lo Roma m inacciata dai Cimbri e dai Tentoni fece. un supremo sforzo radunando un numeroso esercito compost.o non solo di cittadini romani, ma i n cui si con tavano a migliaia liberti e schiavi, ~Iario, duce supremo di un tale esercito, restrinse gli ordini della legione, ed in quelle circostaiize il suo fu veram ente savio consiglio, poichè gli clementi scadenti di cui era composto l'esercito ne menomavano lo spirito militare, e renderano necessaria una forma di combattimento, che tenesse ìl mezzo tra la legione e la falange. Mario in tal modo vinse, allrimenli sarebbe swto forse battuto. D'allora in poi non crediate che le cose abbiano cambiato. Fu sempre forte in guerra quel popolo elle ebbe buono spirito m il ilare ed una tanica a.cl atta a qncsto spirito. Così il quadrato pieno degli Sv izzeri, la tatti ca lin eare di Federico, il combattere a stormi degli Americani, il puntar grosso e forte dei Francesi sotto i1 CO~fERENZE ~lll.ITAlU ECC.

CONFERENZE lVHLITARI (PUBBLICATE PER ORDINE DI S . E. IL :\IIN1ST RO DELLA GUERRA)

CONSIDERAZIONI MJl.L.\

NUOVA TATTICA D~LLA APPLICA TA

ALL'ESERC IT O

FANTERIA

ITALIANO (I)

XL Dissi più innanzi che t{n buon rcgolamenlo serve a poco senza una buona applicazione; ora soggiungerò che un buon regolam ento, anche bene appli cato in tempo di pace, a poco gioverebbe in tempo di_ ?uerr~ _se la truppa non è animata <la un buono sp mto. militare. Sarebbe il caso d'una macchina bene combinata i n tutte le sue parti, e governata <la un buon macchinista, ma cui facesse difetto la i~H·za motrice. La forza motrice <l'un esercito è appunto rappresenLata dallo spirito da cui la massa combattente è animata. E ch'io non mi apponga al vero lo dimostrano chiaramente gli esempi tratti ciall a storia. La fa lange greca non fu mai adoperata dagli al_tri popoli con cui i Greci ebbero a guerreggiare in Asia, (~) V. Rivista, dispensa del dicembre ~8i5, pag. 345 e scgg.

ANNO XXI,

VOL. J.

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CONFERENZE MILITARI

primo Napoleone, l'ordine rado dei Prussiani, fecero buona prova perchè conformi allo_spirito militare di quei popoli che adottarono tali forme di combattimento. L'ordine rado, per esempio, che in -sul nascere ancora fece buonissima prova con i Prussiani, malgrado i molti difetti ehe si riscontrarono nella sua applicazione, avrebbe potuto dare gli stessi risultati con soldati meno disciplinati del prussiano, animati da minore spirito? Quando si pensa a quei battaglioni che stesi in lunga linea di cacciatori s'avanzano sotto un vivo fooco nemico, e qualche volta subiscono perdile veramente enormi (una metà, ed anche più, della forza presente), senza che queste riescano pur un momento ad arrestarli, si può ben dubitare se con altri soldati sarebbesi potuto fare altrettanto. Dopo le campagne del gran Federico tutte le potenze militari andarono a gara nel copiarne le forme, senza badare allo spirito che le animava; dopo -Ie guel're del 1866 e 1870-7 1 si va a gara nel copiare quanto fecero e fanno i Prussiani, ed in questa smania d'imitazione qualche volta si procede troppo oltre. Non si bada che un abito, il quale calza a perfezione ad un uomo grande e grosso, non si adatta più bene ad altro piccolo e ,mingherlino. La tattica moderna, già lo dissi, r ichiede nel soldato maggiore intelligenza, maggiore disciplina, e sovratutto maggiori~ spirito militare che per il passato. Se hannosi tali requisiti , bene; se non si hanno, si corre rischio all'atto pratico di fare cattiva prova; sonovi e macchine e macchinisti, ma la forza motrice fa difetto. Questa verità è_ conosciuta da molti, curata da pochi, e mentre si scrivono volumi per appianare una controversia sorta i.ntorno a qualche punto di tattica, ben pochi sono coloro i quali studiano Io- spirito che deve a questa Lattica dar vita. Non voglio cadere anch'io in tale errore, e, sebbene la 1

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35 questione sia ardua e delicata, procurerò d'esaminarla per quanto i miei poveri mezzi me lo consentono. - Il soldato italiano è egli sufficientemente intelligente, disciplinato e dotato di buono spirito per essere certi che farà buona prova colla nuova tattica? In caso che difetti in alcuno di questi punti, come vi si potrebbe rimediare? Lo spirito d'un esercito può specialmente aver origine dal fascino esercitalo sopra di esso dà un grande uomo, dal sentimento religioso, dall 'amore della patria e della libertà, dalle gloriose -tradizioni, oppure dal complesso di varii di questi fattori. CONSIDERAZIONI SULLA NUOVA TATTICA ECC.

XII.

Lo spirito che nasce dal fascino esercitato da un grand'uomo è un fattore troppo eventuale perchè se ne possa tener calcolo; i genii, quali luminose meteore, compaiono assai ·raramente , e qualche volta pàssano secoli e secoli prima che la loro meravigliosa comparsa venga a. riempire il mondo di grandi fatti; -su di essi non sono quindi in diritto di calcolare nè l'Italia, nè venm' altra po Lenza. I1 erò, al grand'uomo che ~aramente una nazione ha la fortuna di possedere, non si potrebbe sostituire qualche altro fattore eh~ in certo qual modo ne faccia le veci, e produca effetti se non identici , almeno consimi li? Certo che sì, e questo nuovo fattore, secondo me, è rappresentato dalle buone jstituzioni mil itari. Con sn.vìe istituzioni si ottengono buoni risultati; dal buon risultato nasce la fiducia, e quindi il buono sp irito. L'eccellente spirito del soldato romano si basava in gran parte sulle buone istituzioni militari che Roma passe.eleva. Cosl dicasi degli altri popoli, <:he fecero buona prova nelle armi dopo Roma, e


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CONFERENZE 2'dILIT.I.Rl

specialmente dei Prussiani nelle ultime gue rTe. Le ot- t me istituzioni su cui si basarn l'esercito prussiano, ed in cui tutti dal sold.:ito al generale aveano piena fidu cia, servirono a semplifi care le cose più complicate, cd a rendere meno difficili le cose che parevano impossibili; e cL1sl la Prnssia, senza possedere veri genii ùi guerra, compì fatti mili tari Lali, che il più gran gen io a mala pena aYrebbe potuto concepire e mettere in esecuzione. All'esercito italiano attualmente non fanno difetto le buone istituzioni, però siccome moltissime innovazioni sonosi fa tte in questi ultimi ann i, forse le masse non hanno ancora riposta in esse quella fiducia che realmente meritano. Spetta quindi alle persone più istrnite e competen1 i rielln materia di farne conoscere i pregi ai meno islrniti, e man mano discendendo giungere al soldato. Quando il soldato sarà convinto che le nostre istituzioni sono t!l.li da prestarsi c:onvenienterncnte alle più grandi operazioni di guerra, e che i superiori sono in grado di ben guidare la massa in tali operazion i, allora la fiducia nelle istituzioni e<l in chi Je dere far funzionare alimenterà in Jui quello spirito militare che avrnbbe potuto far nascere il fascin~ esercitato da un grande uomo. l\Ia non illudiamoci: questo scopo è assai difficile ad ollenersi in grado emin·ente, perchè sarebbero necessa 6e istituzioni ed ufficiali buoni in graùo eminente, ciò che è desiderabile, e che speriamo col tempo di poler conseguire, ma che sorehbe fo llla il voler attualmente pretendere da un esercito il q uale non conta che 1 o anni di Yita.. Se non siam i, ancora riu sciti ad avere l'ottimo, sia mo però giunt.i nl buono, e se la fiducia in quesLo buono non potrà da sè sola far nascere nelle masse un forte spirito militare, potrà però concorrervi con gli altri fallori di cui giù feci cenno.

CONS IDJWAZlO NI SUJ,LA :',UOVA TATTICA ECC.

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XIII.

Nell'infanzia dei popo li, quando vive sono le Cl'edenze ed è profondo il sentimento religioso, le guerre di religione sono possibili, ma a misnru che i popoli progrediscono in civi ltù, la tollel'anza si fa strada in mezz1 ad essi, e la religiorre potrà essere pretesto, non mai vera causu d'una guena. Nel medio evo , lo spirito da cui erano animati i crociati che accorrevano in Terra Santa, si può dire esclusiramente alimentato dalla religione; nelle guerre che dilan iaeono la Gel'mania ai tempi della lliiorm,1, le masse in parte erano ancora animate da sentimento religioso, ma il fine, che si proponevano gli uom ini cli Stato, era g ià assoluta.mente politico. Al giorno <l'oggi la religione non potrebbe servire forse nemme no più come pretesto ad una guerra . Malgrado che il sentimento religioso siasi inti_epidito, e la tolleranza siasi fotto strada, esso è però tale ancora da doversene tenere non piccolo conto. Chi la pensa dirnrsamente moslrn, secondo me, di avere poca conoscenza del cuore umo.no e delle condizioni morali in cui allualmente Yersa l'Europa. La l'eligione è un,l necessità sentila da tutti i popoli del mondo, dall'adoratore delle cose più materiali. a quella d'un Dio trino e perfettissimo; e la decadenza di essa ha sempre precorso quelln. delle nazioni . V'ha chi al .o·iorno d'ou-O' (..., ,,.,o i crede di poter sostituire alla religiorte qualche altra cosa che ne tenga il posto, e quest'ailra cosa essere la scienza. Sinq a che le masse si dovranno giornalme nte guaùagnare ii vitto con 8 o -1O -0re di lavoro manuale non potranno al ceeto pensare


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CONFERENZE MlLlTARl

alla' scienza, ed il parlare di sostituire quesla alla religione farebbe ridere, se fosse lecito il ridere di cerle utopie che minacciano di mettere a soqquadro la società. La religione, lo ripeto, è una necessità, e factmdo una giusta distinzione tra l'essenza di essa ed i suoi ministri, sarebbe opera savia e<l utile per la patria se ogni cittad ino illuminato procurasse di raffermarne lo spirito nelle masse. _g ciò che dico per i cittadini colti in genere, sia pur detto per noi in particoJare, che dovremmo adoperarci coi maggiori sforzi perché anche la religione concorra a mantenere vivo nel soldato lo spiri lo militare, o almeno per neutralizzare i tristi effetti dei pregiudizi e della superstizione, che nemict del paese pur troppo cercano di mantenere o d'inoculare nelle classi ignoranti. Se il sentimento religioso non potrà. essere un coefficiente molto importante per alimentare lo spirito militare, non trascuriamo però quel poco che può dare, o almeno colla nostra trascuT'anza non facc ia mo sl eh' esso possa diventare un elemento negativo. Gl i Italian i, per quanto riguarda il sentimento religioso, li possiamo dividere in quattro grandi categorie : 1° Classe colta, religiosa per convinzione, e che forte della sua dottrina e dell'influenza morale che esercita sulle altre classi, ~arebbe in grado di far prendere alla religione un buon indirizzo, ma che se ne sta neghittosa guardando il male ehe fanno, abusando della religione, i nemici del paese, senza cercare di porvi rimedio . . 2° La classe di coloro che hanno ricevuto una istruzione rnonca e limitala assai, e che ciò non ostante si credono gran cosa, e si atteggiano a spiriti foi'ti dicendo male cJi tutto e spec ialmente della religione. Questa classe è numerosa, ed ogni gio rno acquista proseliti, ma siccome non ha conv inzioni proprie e 1

CONSJDE ilAZ10:NI SULLA NUOVA TATTICA ECC.

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ben radicate ed in fondo non è cattiva, potrebbe facilmente essere rimorchiata dalla classe co lta quando fosse più atliva. 3° La classe degli sprezzalori d'ogni religione e d'ogni autorità, di numero piuttosto limitato ma atti.: vissi ma, e che per dar corpo ai suoi pravi disegni tenta ogni mezzo onde p.erverLire il sentimento morale e religioso nelle popolazioni . Questa classe riesce a far propaganda specialmente fra gli operai e fra la gioventù delle scuole, e più nelle grandi che nelle piccole ci tlà. 4° La parte più numerosa del basso celo dei grandi centri ed il contadino. Questa classe è animala dD sentimenti religiosi abbastanza buoni, ma guasti dai pregiud izi e dalla superstizione e guidata da un clero non cattivo, ma che dovendo ubbidire agli ordini del Valicano , qualche volta mette. a cozzo la religione con il paese. Se noi rifletliamo che quesLa quarta classe è quella appunto che fornisce all'esercito il contingente maggiore, e che il coscritto, quando .è chiamato sotto le armi, viene molte volte con sinistre prevenzion i e con la credenza che serv.endo bene il proprio paese si opera contro lu religione, chiaramente apparisce la necessità ed il dovere in noi di procurare d'estirpare tali pregiudizi, e cli in:;;pirare nella mente del soldato sani principii, che lo persuadano come patria e religione non solo possano andare tra loro d'accordo, ma debbano es~ere ìnt.imamcnte collegate. Ne ll'istmzione morale fotta alla truppa, ogniqualvolla ebbi occasione d'intrattenermi sopra. un tal argomento, sempre vidi dipinta sul volto del soldato una specie di meraviglia, che mi dava a conoscere come simile lingu::iggio suonasse nuovo o quasi alle sue orecchie. Pareva volesse dirmi: quando partii di casa mi si fece credere che il governo com-


40 CONFERENZE MILITAR[ batteva la religione e che dovevo tenermi in guardia contro le false massime, che mi sarebbero stale insegnate; vedo invece che lei no·n è contrario alla religione, anzi ne parla bene - e tra il soldato e mc si faceva strada u na corrente di confidenza e di simpatia, che veniva a surrogare quella diffidenza che aveva sino allora esistito . La tema d'essere deriso dai proprii compagni e la diffidenza fanno sì che generalmente il soldulo non lascia tra vedere i sentimenti che professa in fatto dì religione, e molte volle addimostra un'indifferenza ·che realmente non esiste. Inoltre il superiore mai o quasi mai gli tiene parola di quei principii religiosi, cui si deve conformare la vera morale, e per conseguenza non vengono in lui combattuti il pregiudizio e la superstizione, e quelle false idee che nemici del paese hanno potuto loro mettere in mente. Da ciò che cosa ne deriva'? Che il soldato si eonferma sempre più nelle convinzioni che aveva prima d'essere chi amato sotto le armi, e la sua coscienza turbata dal timore del male fa sì che esso ben sovente si rivolga per consigli a chi ha interesse di mantenerlo nell'ignoranza e nell'inganno, ed il senlimento r~ligioso, invece di essere uno degli elementi dello spirito militure, ·diventa in lui fattore negativo. \ ln tempo di pace quest'inconveniente non potrà essere causa di grau male, ma lo sarà e molto in tempo di guerra.. Allorchè tuona il cnnnone e la morte miete a migliaia le sne vil!ime, l'istinto della conservazione si ìa prepotcn temente senlire, e questo istinto difficilmente si vince, se tutte le facoltà della mente e del cuore non combattono unite contro di esso; e se la tema di far cosa dannosa alla religione, quando appunto ad ogni momento si può incontral'e la morte, sia cosa che possa accrescere lo spirito militare nel soldato, o paraliùarlo, lascio a voi il giudicare.

CONSIDEI\AZlONI SULLA NUOVA TATTICA ECC.

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· Il sentimento religioso , quu le esiste attualmente nell'esercito nostro, io non lo cred o tale da poter concorrere anch'esso a mantenere forte lo spirito mili tare; sono però intimamente convinto che, dando al medesimo un savio indirizzo , si potrà col tempo, specialmente se cesserìt una beila volta l'antagonismo tra Chiesa e Stato, ricavame non lievi vantag_gi.

XIV

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Fra i sentirnenli che possono dom inare un popolo, nessuno è così potente corno l'amore della libertà e deHa patria. Le lQtte sostenul<~ dalle nazioni per rivendicare la propria indipendenza, o per difendere l' integrità del proprio paese sono quelle io cui meglio spiccano il coraggio, l'abnegazione, la costanza, e quelle altre virlù che rendono forte e rispettato un popolo La Grecia non ci si presenta mai così risplendente di gloria come quando combattè coi Persian i per la propria indipendenza; Roma così grande come, quando dopo la hatlaglia di Canne, mette ali' asta pubblica i terreni occupati dal nemico e li vende ad un prezzo doppio del loro valore. I fotti più gloriosi avvenuti nel medio evo e nell'evo moderno, che registra la storia, non hanno altro movente; così da noi la Lega Lombarda, i Vespri Siciliani, la difesa di Venezia contro lu Lega di Cambrai , l'assedio di Firenze nella prima metà del 500 , le lotte sostenute contro Francia, Sp11gna ed Austria dal Piemonte, le guerre ·c1el iiSl-8 e 49 , e fina lmente quelle dal 48i:S9 jn poi, in cui, mercè il mirabile accordo di tutti gli Italiani, il senno politico e le armi, che se non maneggiate sempre con grande perizia lo fu rono

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CONFERENZE MILITARI

però sempre _con molto valore, acquistammo la tanfo desiderata unità ed indipendenza. L'esercito nostro, di cui gli ufficiali quasi tutti ed i sott'ufficiali in buon numero presero parte all e ultime guerre combattute contro lo stran iero, non può a meno d'essere animato in alto grado dall'amore della patria. Questo sentimento adunquc è que!Jo che dovrà fornire il coefficiente più importante per mantenere vivo in lui ed accrescere lo spirito militare. Ma perchè si possa raggiungere tale scopo bisogna che i quadri infondano i buoni sentimenti, di cui sono essi stessi animati nella trnppa, per il che ottenere non havvi mezzo migliore della persuasione. - Non sono i gran parolon i quelli che fa.uno effetto · sull'animo del soldato; a che vale predicargli per esempio anche più volte a1 giorno che non v' ha cosa al mondo tanto preziosa quanto la libertà , che si deve all' occorrenza sacrificare di buon animo la vita per il bene della patria, se non gli si spiega che cosa s'intenda per libertà e patria? Quando il soldato sappia bene il significato di queste belle parole, quando conosca la solidarietà che deve esistere tra ogni provincia d'Ital ia, l'obbligo e la necessità in tutti di servire i! nostro paese, l'utilità che servendolo bene ne. ridonda non solo al paese in generale, ma a noi stessi ed alle nostre famiglie, ecc., allora l'amore della patria si svilupperà in lui naturalmente , e servirà a mantener·e alto quello spirito militare, senza cui difficilmente un esercito potrà fare buona prova. ì\1a il far entrare nella rozza mente del soldato certe idee per lui nuove, il persuaderlo della bontà di esse, il destare in lui convinzioni profonde, è cosa più presto detta che fatta. In ·altro mio scritto, parlando dell'educazione del soldato, accennai alle difficoltà che_ s'incontravano nell'istruirlo bene moralmente, e dissi come fosse per t:iò necessari a nell'uf-

CONSIDERAZlONI SULLA NUOVA TATTICA. ECC.

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ficiale u n'istruzione più che mediocre; sufficiente conoscenza del cuore umano e molta pazienza. - Pur troppo l'importanza capitale che dovrebbe avere una tale istruzione non è ancora abbastanza sentita nell'esercito nostro, e se alla medesima accennano qualche volta i nostri regolamenti, e trn essi. quello d'istruzione, da poco tempo in vigore, là dove dice che l'is truzione morale alla truppa deve essere fatta dai comandanti di compagn ia, non credo però l'accentuino abbastan1.a . Ammessa la necessità d' un forte spirito militare nel1' esercito , ammesso che nulla tanto vale a destare e mantenere vivo q uesto spirito come l'amore della patria, ne risulta un sacro dovere per noi di procurare d'insinuare nei soldati questo senlimento sino dal primo o·iorno in cui arr.ivano al reggimento, e di nulla ln:ciare d'intentato perchè possa mettere nei loro cuori salde radici. Tale còrnpito, ripeto, è assai difficile; tra l' istruzione morale e le altre istmzioni v· ha la differenza che passa trn Io sp irito e la materia; con questa si costruisce, con quello si crea, e per creare bisogna versare negli altri parte di noi stessi, ciò che non si può fare assolutamente, quando non si ha una profonda convi nzione di quunto s'insegna . A noi questa convinzione non fa difetto, e la profonda convinzione rende persuasivo ed eloquente anche chi non è tale per naturo, ed essa, non ne dubito, ci servirà di sprone a superare poco per volta tutti gli ostacl1Ii che si frappongono all a nostra meta.

xv. Le gloriose tradizioni sono per un esercito un ben prezioso patrimonio; esse scuotono potentemente l'animo delle masse, e servono di stimolo e di eccita -


44 CONFERENZE mr,LTAR[ mento per tentare d'imitare i grandi fatti che loro diedero vita. Noi pur troppo, causa le divi sioni ed il lungo servaggio in cui Iangnl per tanti secoli la nostra pen isola , non siamo ricchi di buone tradizioni militari . Su questo proposito non dobbiamo farci illusioni· a._chi volesse trarre in campo le glorie dcll' antica Roma: risponderei che i falli anche i più gloriosi successi HSOO o 2000 anni fa non possono più prodmre grande effetto, e che non si devono calcolare che per quel ta nto che possono dare realmen te . La potenza del la tradizione sta in ragione diretta del suo valore intrinseco, ed in ragione inversa dél tempo trascorso dall'epoca in cui accaddero i fotti ai giorni nostei . Lo. difesa cli B.oma contro i Frances i nel 1849 e la sua caduta non tengono nei f~sti militari d'Italia {m .posto migliore della difesa del CampidoO'li o o conteo Brenno, e della libeeazione di Roma da. parte cl i Camiflo; eppure a noi tucti palp ita fortemente il cuore nel leggere_l'eroica difesa cli Roma nel ·1849, mentre alla lettura cle ffa difesa del Campidoglio e della liberaz ione di Roma ci commoviamo molto meno. - Ma perchè non ricchi di gloriose tradizioni militari non dobbiamo però trascurare quelle che abbiamo ' anzi l1?,bbiamo tenerle tan to più care e preziose, ~uanto pm rare. - Le repubbliche italiane nel medio evo il Piemonte in tutti i !empi, l' llaJia intera, dal ,1848 'in po i'. ci I:o~son.o somm inistrare una messe di gloriosi fatti , sufflcientt a convin cere le masse che la nostra fibra non è m eno robusta, il nostro amore per la patria men? ardente cli quello degli altri popo li, e ad inspirarci una salutare confidenza in noi stess i e nelle · nostre forze, confidenza che non può a meno di cooperare a rnanlenern forte lo spirito mìlitarc . Nell'istruzione morale du fa rsi alla trnppa non s i deve quindi trascurare questo fot!ore dello spir ito militare, ma so-

COl'\SlDERAZIONI SUI.LA NUOVA TATTICA ECC.

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venti col racconto di gloriosi folli tralti dalle nostre slorie devesi cercare d 'ecci Lare l'a mm irazione dei soldati per essi ed il desiderio d'emu larli, e di affermare in lui la convinzione che il soldato italiano può valere quanto il migliore soldato d'Europa. Da quanto mi venne detlo sui fattori dello spirito militare, possiamo trarne la conseguenza, nelle condizioni nostre auua.li, fattore principale dover essere l'amore del!a patria, e fattori secondari la fiducia ·nel le istituzioni e nei capi e le buono tradizioni, e non potersi per ora fare assegnamento sul sentimento religioso, cui dobbiamo augu rarci e procurare, per quanto sta in noi, che venga dato un buon indirizzò, allrimenti esso può divenire, se già non lo è, un fattore negatiYo. Lo spirito mi litare nell'esercito nostro non fa difeHo, ma c.::onsiderando come esso viva quasi di vita propria, essendo l'educazione morale del so!dalo pressochè nulla quando viene sotto le armi e non sufficiente- . mente curata noi corpi, si può ben argomentare quanto - possa essere suscettibile di miglioramento, quando ad essa fossero rivolte le cure degli ufficiali lutti, ed in parti colar modo de i comandanti di compagnia.

XVI.

Mi rimane a dire qunlche cosa sull'intelligenza e la di sciplina. L' Italiano è inlelligent(~ per naLura, ma l'in telligenza in mollo parli della penisola è offuscata dall'ignoranza e dai pregiu dizi. çhe in molte parli della penisola esso sia ignorante lo dimoslrano le reclute quando arrivano ai reggimenti, che queste siano intelligenti di natura lo di -


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CONFERENZE MILITARI

mostmno i so ldati quando pa1'lono in congedo illimilalo. Dove regna maggiore ignoranza si è nelle provincie meridionali, ma quegli abitanti essendo dotati d'intelligenza più pronta che non gli abi lanti dcll'llalia superiore, ne consegue che, nell'atto del congedamento di una classe, non v'ha differenza, in quanto a grado di istru.zione, tra i soldati di una provincia e quelli di un'altl'a. I mezzi principali che servono a svegliare la mente dei soldati sono di due specie, naturali cioè ed arlifi ciali. I naturali consistono nel vivere essi in una comunità numerosa composta di elementi varialissimi, e nel dimorare per anni in luoghi diversi da quelli che Ji videro nascere, dove la curiosith e quindi l'inLelligenza è continuamente stimolata; gli artificiali consistono nelle istruzioni. Qualunque cosa s'insegni al soldato sia nell e istruzioni teoriche che pratiche, è necessario spiegargliene sempre il perchè, ed accertarsi cl,e egli abbia ben capilo. Il.mezzo migliore per assicurarsi cl i non avergli fatto ìnutilmenle una spiegazione si è d'interrogarlo, accontentandosi per le pri mc volte di risposte in dialetto ed anche incomplete, poi gradatamente pretendendo qualche cosa. di più sino all'esige t·e che le risposte siano chiare, ·e, per quanto si può, precise cd in lingua italiana. Il metodo di usare di frequenti l'interrogazione nelle istruzioni serve a tener viva. l'attenzione del soldato, desla.rne l'emulazione, esercitnl'e la. mente a pensare, e la lingua ad esprimere quanto la mente pensa. Questo esercizio più che qualunque altra. cosa serve a sviluppare l'intelligenza, e ben lo sappiamo noi dacchè il metodo dell'istruzione per interrogazione si è esteso a tullo l'esercito. Nei servizi di guerra e nelle esercitazioni applicate al terreno è dove meglio si può giud ico.re il grado d'intelligenza raggi unto dal soldaLo, poichè è là appunto dove egli mette in pratica quanto ha imparato,

~7 e fa uso di quell'iniziativa che gli è concessa dal regolamento; è là dove un attento osservatore può giudi.care se l'intelligenza si risente dell'indole dell'individuo, e se quest'iniluenza dell'indole sull'intelligenza serve o nuoce al buon andamènto dell'azione. Il nostro soldato sa, per esempio, approfittare benissimo degli osta.coli che presenta il terreno, ma in combattimento - l'indole s.ua vivace fa sì ch'egli si esalta facilmente, e dovendo per esempio far fuoco, malgrado che conosca perfeuamente l'uso a farsi dell'alzo, probabilmente non penserebbe più che tanto al cambiar linea di mira a seconda delle distanze. Cosi la nostJ'a indole non molto riflessiva ci renderebbe forse poco alti ad una perlustrazione, in cui ci fossero molti particolari da osservare, mentre il nostro ingegno fecondo in 1·itrovati ci !)ermetterebbe di avvicinarci ad una casa, ad un bosco occupati dal nemico, e forse anche cli penetrarvi inosservati. Lo studiare l'indole del soldato deve quindi essere nostra conlinua cura, onde melterci in grado di usare quei 001Tetlivi che fossero giudicati opportuni per modificarla . La nuova talli ca è una necessità, quindi è inutile discutere se essa convenga o no; l'indole . nostra in certe cose si piega bene alle es io-enze t> dt questa nuova tatti ca, in altre meno; nelle cose in cui si piega bene, è sufficiente clie il soldato sia intelligente, nel lè altre fa d'uopo, oltre l'intell igenza, una lunga abitudine, e sopratuttd mo!La disciplina. l\lettendo in pratica questo principio, io sono d'avviso che il nostro soldato intelligente cl i na.tura, e che per indole inclina forse più al combattere in 01·dine sparso che non in ordine chiuso, a parità di altre condizioni farit buona prova quanto possa averla fo tta il soldato tedesco nelle ultime guerre. CONSIDERAZIONI SULLA NUOVA TATTICA ECC.


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CONFERENZE MILITA:RI

XVII.

La disciplina fu sempre uno degli elementi principali di forza di un buon esercito. In Grecia essa era mantenuta con pene severissime ed era dicbìurato i:o.fame chi nel combattimento perdeva lo scudo; lo stesso dicasi di Roma, dove il soìdato che abbandonava il posto durante la zuffa era punito colla morte; molti eserciti, tra cui quello di Annibale in Italia, non poterono tenersi uniti che mediante una disciplina ferrea; le più belle truppe e più agguerrite che abbiano esistito in Italia nel medio evo, le bande nel'e di Giovanni dei Medici, i cui avanzi tanto gloriosamente caddero poi col Ferruccio a Volterra, erano disciplinatissime; disciplinatissimi gli eserciti di Gustavo Adolfo e del gran Federico; e del quanto valga una buona disciplina più che altrove ne possiamo trarre utili am nrnestramen ti dai fatti successi nell'ultima guerra in Francia . La disciplina è vecchia quanto la guerra. Sempre il soldato ha dovuto sottoporsi a fatiche, privazioni e pericoli di ogni speci~, per cui, quando si djce colla nuova talli ca far di bisogno disciplina maggiore che n on per il passato, s'intende parlarè della disciplina durante il combattimento. L'ordine chiuso per il passato permetteva all'ufficiale di tenere bene sotto mano la propria truppa, ed il soldato incastrato nelle file a conta Lto i mmediato con il comandante del suo reparto marciava avanti anche se timido; l'ordine rado invece lascia al soldato una certa iniziativa, lo allontana dal contatlo immediato dell'ufficiale, e gli permette di rimanersene inosservato in un fosso o dietro una siepe mentre la catena si spinge

.49 avanti. Inoltre, senza tener ca lcolo delle perdi te fortissime cui al giorno d'oggi può andare sogge Lta una trnppa in pochi minuti, che ne scuotono fortemente il morale p iù che non potessero fare per l'addietro perdite egualmente forti, ma subìte in un tempo relativamente pi ù lungo, colla vecch ia tattica -bastava, per co-sì d ire, mantenere l'ordine nell'ordine, mentre ora è· necessario conservarel'ordine nel disordine, succedendo assai di frequente ·i n un combattimento che vengano a frammisch iarsi truppe di tarpi_ diversi, che si debba ubbidire ad ufficia li sino a quel momento non mai visti, e ciò non ostante seguitare a marciare a van ti ed a combattere . Questa disciplina nel combattimento si mantiene col profondo sentimento del proprio dovere, collo spirito militare, coll'esempio dei capi e coll'abitudine. Il sentimefao del proprio dovere ed il buono spirito si ottengono specialmente per mezzo dell' educazione morale, e ciò tanto più fac ilmente quanto meglio sono preparate le reclute al loro arrivo ai corpi a ricevere una tale ed ucazione; l'abitudine si ottiene coll'istruzione pratica, facendo ripetere soventi al soldato quegli atti del combattimento che portano al disordine, onde egli possa a questo disordine assuefarsi . Per quanto riguarda l'esempio dei capi la questione è più complessa . L'ufficiale deve saper esercitare una grande influenza sopra il soìclato se vuole che questi nel momento supremo del pericolo, quando rotti gli ordini, frammisch iate le truppe, non più sentiti i comandi si tenta l'estremo sforzo, ne seguiti l'esempio; e questa influenza sarà tanto maggiore quanto meglio sarù stata preparata in tempo di pace. Anche qui come in tuuo il resto v'ha ii periodo della preparazione, e questa ci . deve essere molto più ora che non per il passato. Il prestigio dRll'uflìciale alimentato dal censo e dalla nascita una volta era quasi naturale; attualmente che ANNO xxi, VoL. J. 4 CONSIDERAZIONI SULLA NUOVA TATTICA ECC .


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CONFERENZE MILlTAHI

buona parte dei grucli nell 'escreito sono 01.:cupali da una borghesia per lo più di censo ristre Lto, tale prestigio fo. d'uopo sia ese rcitato specia lrneme da l sapere, dal carattere individuale e dall'educazione. Cosi se alla superiorità morale non sempre l' ufficiale potrà accop piare quella so1.:iale, av!'à però sempl'e la prima in modo ben spiccato. La stima nel superi ore, ed il prestigio che ne consegue, non s'inculcano nell'animo del soldato con-nessun regolamento di disciplina; questo servi rò. a faroe osservare le fo rme esterne, non la sostanzn; e l'influenza vera dell'ufficiale sul so ld ato sarò. sempre in ragione direua di quanto egl i vale re1li mente, dell'interesse add irnostrato in ogni cireoslanza pel' il h0nessere morale e materi ale dei propri dipendenti, e in ragione della cura costantemente adope rata tanto negl i atti che nel contegno e nelie parole per raffermare tale influenza. Presso di noi sino a qual punto esiste la discipli nu nel combattirnenlo1' f'fon si può rispondere con vera cognizione di causa , non avendo ancora sperimentata in guerra la nuova tattica ; ma, per quanto !ice arguire dall'esame dei suoi fattori pi'in cìpali, io so no d'avvi.so che in caso di guerra essa non fareb be difetto ; rna il non for di!etto qualche volta non basta; in guerra succede come ai concorsi, dove vince non il buono ma il migliore, e se no i vog liamo essere CPrli di fol'e buona prova all'atto pratico, dobbiamo p r:ocurare di colloenrci ne.l numero dei migliori, ciò che spero potl'emo coì tempo ottenere .

XVHL Giunto al fine di quest'ultima par(e della Conferenza posso ormai rispondere alkt domanda rivo lta a me stesso in principio di essa, cioè se il soldato italiano

CONSIO ERAZ IONl SULLA. NUOVA TAT'i'JCA ECC. 54 sia abbastanza inte!ligen te, disciplinato e dotato di spirito milit are da soddisfare a lle esigen ze della nuova tattica : - e non esito a dare una risposta afferma-tiva, ma a soggiu ngere nello stesso tempo, come po , trebbe esserlo davvantaggio, quando l'ed ucazione morale nei cor pi fosse curata quanto !o merita la sua alta importanza . - Materia e spi.rito sono le due cose che devonsi avere costantemente di mira, quando lo strnrneoto che si deve ma neggiare è anirnalo , intell igente, stimolato dall'istinto , dai bisogn i e dalle passioni come lo è il soldato, ed in mol~i casi piLl lo spirito che la rn'a teria. - Penetrali da taìi verità dobb iamo quindi procurare, perquanlosta in noi, non solo d' avere buon i regolamenti tattici, soldnti robusti, e mil itarmente parlando ben LSlrniti, ma <li mantenere sovratutto nell'esercito un forte spirito milita.re, senza cui il vero co raggio nelle masse non esiste. QL1esto è l'altissimo còrnpito che in tempo di pacA la patria ci afGda, e di cui. domander~t stretto conto al momento solenne della prova.

So~rALE F tlANCESCO

Capitano comand. lei 18" comp. alpi'na _.

=== ==··-


RASSEGNA SOllniAUfA DELLE GRANDI MANOVRE DEL

RASSEGNA SOMMARIA DELLE

GUANDI l\ifANOVRE DEL 1875

.Nella dispensa del novernbre ,i874- in questa Rivistct fu pubblicato un cenno storico. il quale sotto il titolo « I campi d'istruzione nel 1874 » era inteso essenzialmente a dare rngguaglio di quanto era stato fatto nel nostro esercito in quell'anno pel com.pimento del!' ammaestra.mento tattico delle truppe. A quel nostro cenno noi davamo termine con queste parole: «_ Il desiderabile a noi pare sarebbe che ogni « anno s1 facessero per tul.te le divisioni campi di « brigata a periodi della durata di un mese o 40 giorni « ciascuno, nei quali le truppe aLtendessero esclusiva« men Le ad esercitazioni di 2° e di 3° g,.a.do fino a quelle « di reggimenti contrapposti, col concorso ben inteso « delle altre armi, senza la preoccupazione possibil« mente del completamento dell' ist1·uzione 1-ml tiro che « dovrebbe potersi eseguire in altra epoca; e che a « _quesLi ~ampi si facessero poi seguire grandi manovre « di una durala media cli .15 giorn i, le qunli dessero « modo di far eseguire successivamente .fazioni di « furigata, divisione ed anche corpo à' armata con

18'75

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« nemico contrapposto o segnato, alle quali sarebbe << utile fat· concorrere ogni anno il maggior nun1ero « di -truppe possibile. È in sostanza il sisLema che si « è iniziato nel nostro esercito, almeno per quanto si « può intravedere dall'indirizzo dato alle cose, benchè « in quest'anno tale sistema non abbia potuto avere « la sua piena applicazione; auguriamoci che possa. « negli' anni venturi applicarsi in Lui.la la sua pie.nezza « e che non manchino a quest'uopo le risorse finan« ziarie, ostacolo insormontabile d'ogni più fermo « proposi Lo ». Il nostro augurio non è andnto fa ll ito, giacchè nell'anno testè decorso avemmo a vedere nella sua completa attuazione il sistema di cui scorgemmo nel1' anno an!ef'ede r te il primo indirizzo. Ii' u infatti fin da i primi mesi del 187:S ordinato dal Ministero della guerra ehc, dato termine nelle gua.rnio·ioni alle esercitazioni più elementari prescritte dai vi~en ti reo-olamenti per l' ammaestra.mento tattico delle o ::, trnppe nel periodo estivo, si provvedesse in ciascun comando generale perchè nei mesi di luglio e d'agosto le Lruppe fossero e~senzialmentc addestrate nelle esercitazioni cli combattimento di 2° e di 3° grnclo. E per dare il voluto sviluppo a. siffatte esercitazion i i comandanti rrenerali vennero autorizzati ad ordinare , · compatibil1~Jente colle esigenze del servizio ed in localitò. appropriale, appositi con cen tramenti di truppe , delia durata normale di un mese ciascuno, fatti preferibilmente per brigata di fant~ria con proporzionati riparti delle armi ausiliarie, senza escludere per altro che, ove speciali cireostanze lo richiedessero , tali concentnnnenti si facessero di forza maggiore o minore della brigata . Fu poi prescriuo che di tali concentramenti fatti in appositi campi o nelle stesse guarnigioni, si approfittasse per dare svolgimento anche ali' istruzione sul


oi, RASSEGNA SOi\DIARIA servJZ.10 di sicurezza ed alle esercitazioni di caslrametazion e e di trincea , cui le truppe'male possono attendere nelle allre stagioni dell'anno e quando sono disturbale dal servizio cli guarnigione, ed alle quali non si adallano abbastanza i dintorni d'ogni presidio. D'altra parte fu fatto invito ai comandanti genera1i di provvedere pRrchè in tale circostanza le truppe non avessero, in massima, a preoccuparsi dell' istrnzione pratica del tiro, per dare compimento alla quale i comandatlli generali venivano autorizzati, entro cert i limiti, ed ove il bisogno se ne sentisse, ·ad operare anche :,1pposi ti spostamenti cli trnppe o prima o dopo_gli accennati concentramenti . Io buse di tali disposizioni furono formati, come sarà più innanzi indicato, in quasi tutti i coma ndi generali. o meglio in quasi tutte le divisioni territoriali, campi d'istruz ione ai quali intervennero, in due riprese di un mese ciascuna, tu tte le truppe dr fante ria d'ogni divisione con reparti dell e altre armi, pi-oporz'i onali a quelli cii fanteria raccolti ne' singoli campi, o scelti e misurati in rapporto a] lo speciale terreno di manovra. Comando generale cli Yerona. - Nella divisione di Verona si formarono tre carr.p t: uno a Brozzo {mese dì luglio) per ìa ! 5" brigata di fan!eria con 1 squadrone, ,1 balleria da campagna, 1 sezione d.' artiglieria da mon tagna ed 1 plotone del genio; uno al Bosco di Chiesanuova (mese di lugli o) per le truppe della 10" brigata , ed uno a Sp iazzi (mese di agosto) per la 35" brigata cd il 7° bersaglieri, l'uno e l'altro con ,1 batteria da campagna, 11 sezione di cava ll eria, 4 sezione d'artiglieria da montagna ed 1 plotone del gen io. Nella divisione d i Padova la 2" brigata cl i fanteria fu raccoita nel luglio in un campo presso Cornuda col 6° bersaglieri, 2 squadroni, 2 batterie, ed 1 plotone del genio; la 39" nel !' agosto in un campo pressoCividale Gol ·10° cavalleria, 1 balleria ed 1 plotone del genio.

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18'i5 55 Coniando generate cli' Fù·enze . -Le brigate di fanter ia della divisione di Bologna furono rnc·colte due per periodo in 2 campi nelle vicirrnnze di Bologna stessP; la 35a coi 9° bersaglieri , 2 squaclron i e 2 batterie; la 7a pure con 2 squadroni e 2 batterie; le altre due con ,t squadrone ed ·1 bntteria. Nella divisionn cli Firenze le du e briga te, che hanno la sede de! loro comando in Firenze, intervennero successivamente ad un carnpo presso Rosignano eia~ scuna con 11 balleria ed ,1 squadrone ; le truppe invece del presidio di Livorno, senza rnuovcre dalla loro guarnigione, vennero per ttmio rese disponibi li per le esercitazioni di combattimento e pei· le altre indicate, parte n el luglio e parte nell'ogosto, formanclo a tal uopo due gruppi, uno cii' 5 ed uno di 4 batlaglioni, a ciasc11no dei quuli fu ag·giuntn. ·l b;~tlerìa ed I squadrone. Comando ,qenernle cli frHlano . - Nella division e di Milano intervenn ero n el luglio al campo fra Somma e Gallarnte la 3(\ brigata e l' 8° be!'saglieri con 3 batlerie e 2 squadroni , neH' agosto ai campi di Gall arate e Somma la 26° e la 6" brigata, ci ascuna con 2 squadroni e 2 bai Leri e. Le brigale clelìa divisione çl' Alessandria {28" e 4•) si concenlr.Hon,i sueces::;ivarnente nei due periodi al campo cli Varnìlo Pomb ia, cinscu na con 2 baLter ìe ed 1 squadrone. Comando generale di Torino . -- Nelle division i di Torino e di Genova si formarono .i, carnpi {uno per ciascunn. delìe 4 brigute),due nel luglio e due nell'agosto. Il 1 ° reggimento bersaglieri inter venne al campo c?1l'8" ~r_igata; ad ogni brigata fo. dato il.complemento d1 11 dm..,. sione di cavalleria e 2 batterie da r.:arnpagna. I campi furono seelti per la 5"brigata fra Avigliana e Torino, per 1'8"nelle vicinanze-di Cuneo, per la 2oain quelle d'Ivrea, per la 2 1" fra Carcàre e Cairo . DEUE GJIAND1 i\IANOVllE DEL

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RASSEGNA SO)fMAnJA

DELLE GRAN DI MANOVRE DEL

Comando generale di Roma. - Nella divisione di Chieti furono (nel luglio) riunili in Ascol i i 3 battagli on i del 3° bersaglieri, con 1 sezione di cavalleria ed 1 sezione dia l'liglieria da campagna; quindi (agosto) nei dintorn i d'Aquila la 2,1abrigata di fanteria con 1 squadrone, ;J batteria da campagna,ed ·1 sezior1 e da montagna. Nella divisione di Perugia fu cos'tituito un campo a Fabl'iano, al quale intervennero una dopo l'altra le due brigate di fanteria di quella divisione (H" e 2,i.") col concorso di 1 batteria da campagna ed 1 squadron e. Nella divisione di Roma fo formato un sol campo nell'ugoslo a Viterbo pe r la 25• brigata, cui fu aggiunto il 60° fanl.eria, 1 batteria da campugna ed 1 squa drone; pel presidio di Roma (2 brigate di fanteria , 11" e 343, 2 squadroni e 2 batterie da campagna) non fo ,stimato necessario stabilire appositi campi, potendo quelle truppe sia per la forza e la composizione del pr~s idio, sia per la nat.uri dei dintorn i della eapitale, dare soddisfacente svolgimento alle loro esercitazioni senza ricorrere ad un tale ~pediente. Co·mando generale di Napoli. - Nella stessa guisa che pel presidio di Roma, fu provveduto per quelli della divisione di Napeli (Napo ìi, Casel'la, Capua, Gaeta),ritiran do ciascun corpo nlla propria sede i battaglioni o le compagnie distaccate entro il ter-ritorio della divisrone, durante il periodo assegnat0gli per le esercitazioni. Per le esercitazioni di 3°grado peraltro le due brigate del presidio cli Napoli (·I7a e ·Isa) furnnosuecess ivamente accampate ciuscuna per qualehe giorno nelle vi.cinnnze di Capua. Nelladivisione di Bari, ove mancano nelle vicinanze dei due principa li presidì (Bari e Foggia) terrnni adatti per le esercitazioni di co mbatlimento, fu solo disposto che i due reggimenti della 40" brigata si l'ecassero success ivamente in luglio ed in agosto in accantonamento ad Otranto per attendece ivi ad esercitazioni di combatti1

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mento nella misura consentita dalle loro forze e dalla maneanza di reparti d'alt.re armi. Nella divisione cli Salerno rimasero f:sclusi dal le esercitazioni di cornbattimenlo, in vista dell e eccezionali condizioni del servizio e dell a dislocazione, 4. battaglio ni dell a 37• e 2 della 19a brigata, e i 2 rimanenti battaglioni della ai~ servirono a compleLare la 19a, la quale, col concorso di ,t batteria da campagna e di 1 squadrone, ebbe cos1 .modo di dnre completo sviluppo al suo ammaestramento tattico nei dintorni stessi di Nocera. Coniando genemle cli Pale·rmo . - Pel comando generale di Palel'rnO fu prescriuo che le trnppe dei principali presidì dessero quel limitato sviluppo che polessero nlle esercitazioni di combattimento, non essendo possibile, stante le esigenze del servizio, di effettua re a tal nopo spostamenti o concentramenti di truppe. Dal breve cenno da noi dato appare come anche nello scorso anno la formaz ione normale dei campi d'istru'zione.sia stata per briga ln . e come al fa massima parte ..delle truppe di far-iter ia sia stato dato modo di ester1 dere il loro amma2:;;Lrnrn ento tattico nei campi o nei dintorni dei presidt fino alle esercitazioni di combattimento· di 3° grado inclusive, g iaccbè non sono rimasti esclusi da tali esercitazioni cho i reggimenti stanziati nelle divi·sioni del comando generale di Palermo e quell i che avevano sede a 8a lerno, Foggia e Catanza ro, in tuuo ·14 rnggimenti di fanteria di linea ed ,1 di be rsaglieri, vale a dire ancora meno che nel l' anno precedente . Concorse poi con la fanteriu a queJh esercitazioni ìa buona metà delle batterie da campagna e degli squadroni di cavalleria. Risultò dalla formazione normale, di cui abbiamo fatto cenno, che uei campi o nei concentramenti presidiali del luglio e dP-ll'ngosto potessero essere esc-


DELLE GRAND[. MANOVHE DEL ,J870

RASSEGNA SOMl!A RfA 58 guiLe a nemico contrnpposto le fnzioni di reggimento coulro reggimento al più, per il <;l1e quelle di b rigata dovettero esse re eseguite contro nemico segnato . Ciò non può segnn larsi come un inconven iente quando si consideri che se le manovl'e co(1 nem ii:o segnàto non consentono grande sviluppo tattico, l'ammaestramento tattjco della truppa e de i quadri di geado inferi01'e al comandante di brigata trova campo più che suITicen te nelle esercitazioni cli reparti contrapposti rni1Jori delle brigate, e che neppure ai comandanti di brigata mancava modo di dar saggio della lor9 abilità tattica e di perfezionarla, quando ad essi sia dato (come fu praticato nello scorso annoì di dirigere con piena iniziativa le manovre dei corpi da loeo dipendenti. Ma qui basti dei campi, -dei quali abbiamo voluto semplicemente fare un cenno, a guisa di proemio, per porre soll'occhio del !cuore un quadro completo del sistema che ormai sembra definitivamenle adottato nel nostro esercito e per dargli modo di apprezzare come le truppe siano nndate preparate alle grand i manovre, le quali fo rm ano pt"ecipuo oggetto di questa nostra rassegna.

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riunire corpi di cavalleria, grandi manovre ed esercitazioni d'insieme per le truppe di quest'arma. Per le prime fu disposto dovessero costituirsi 3 corpi d'armala destinati a manovrare: il 1°, sotto gli ordini del tenente generale Cadorna , nella valle della Borm ida orientale; il '.E.O, sotto gli ord ini del tenen l.o generalo Luigi Mezza.capo , nel ~lodenese a cavallo de lle strade che da Borgoforte per Carpi, Cort'eggio e Rubiera convergono su Modena, e della via Emilia; j ] 3°, sotto gli ordini del tenente generalB di Pettinengo, in Terra di Lavoro, nel trallo Ceprano-Capu a della striscia cli terreno percorsa dal la strada nazionale Roma- Napoli. Quanto a truppe fu stabilito che a ciascuno di detti cor pi d'armata fosse data la formaz ione di guerra, però cogli effettivi di pace, pel che ciascuno di essi ebbe 1 la forza seguente : 1

,i, brigate di fanter ia (24 ballaglioni) \ ·

2 riparti div isionali di cavalleria (.i. squadroni) formanti !e ' ,1 brigata dj batterie (:3 batterie) 2 divisioni. 2 compagnie treno (pei servizì. accessori). 1 ·1 reggimento bersaglieri (3 batta- 1 glioni) ,1 battaglione d' istruzion e f · . ( d .) · ormanll 1ce . < i· ,1 b rigata et cavai11 eria 00 sq1rn ron1 l. . . a·1 l)aUer1e. (3 b attene. ) ruppe 1 b ngata . sup-· · d . ((.) . ) pletlve. ,I b rigata e1 gEimo M compagnie · 1 compagnia treno (pei servizi accessori) . .

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Il Ministeeo ord inò che, eome complemento delle esercitazioni di <'Ombattimento, avqssero luogo nella prima quindicina cli sellembrt1 grandi manovre di cor·po d'armata, nello quali dovessero svolgersi operazioni di divisioni contrapposte e di corpo d'armata conlro nemico segnato; e, dove fosse possibile per facilità di

Una circolare pubblicata nel maggio dava lo norme· generali per la cos ti tuzione dei corpi d'armata, alla formazione di ciascuno dei quali concorsero truppe dipende\HÌ da due comandi generali contigui, cioè: dei

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.I\ASSEGr(A S0)HfAt\IA

comand i generali di Torino e Milano pel 4° corpo, di quelli di Firenze e Verona pel 2°, e di quelli di Napol i e Boma pel 3°. Nella circolàre era disposto che ciascuno degli ind ica Li comandi generali dovesse fornire una di,1isione completa f\d una data parte delle truppe suppletive, provvedendo per la completa mobilitazione dei reparti somminisLrati, fotta solo qualche eccezione per rispetto alle truppe suppletive , colla sola prescrizione che, tenendo per norma gli specchi del!'« Istruzione per la formazione di guerra», avessero a utilizzare nsclusivarnente i mezzi a loro disposizione e quindi restringersi entro quei limiti che fo ssero loro imposti dalle circostanze per non portare incagl.io ai varì servìz:ì territoriBli. Per quanto l'iguarcla il carreggio però, il ~1inistero stesso fìsrnva con apposite tabelle i limiti entro i guaii si doveva riman 0re per ogni corpo o servizio, e ciò senza dubbio tanto per viste economiche qua.nto per non portare soverchio turbamento nel servizio dei reggim~nti d'artiglieria. te granài manovre di cavalleria furono prescritte pei comandi generali di ~lilano e Verona ove si trovano stanziali a non rnol ta distanza fi·a loro parecchi reggimenti di cavalleria, i quali non erano destinati a prendei' parie alle grnndi manovre di corpo d'al'mata. Però, anche nel comando gen erale di Napoli ebbero luog-0 esercitazioni d'msieme dei reggimenti di cavall eria !1° e 2° riuniti prima delle manovre del 3° corpo d'armala, al le qunli poi de tti reggimenti presero parte. La cura di regolare ogni 1:osa per le manovre cl i cavalì er.ia fu lasciata ai rispettivi comandanti generali cui incombeva di t·igerle, colla prcscri"zio ne che per _l'ordinamento dei corpi manovranti si avessero a seguire norme analogh e a quelle ema nale per le n1anovre di corpo d'arm ata. In quanto nl modo d'esecuzione dell e manovre di \

DELLE GR.\NDI ~fANOV f{E DEL 4875 6,f corpo d'armala, jl ì\1inistero aveva prescritlo ch'esse consistessero essenzialmente in operazioni di divisione contro divisione, seguìte da qualcuna contro nem ico segnato. Le dette manovre compresero quindi due periodi dislioLi fra loro pel modo di svolgimento dell'azione tattica, mn entrambi in tesi allo sviluppo d'uno stesso concetto generale. Ci trarrebbe a varcare cl i troppo i limiti di questa rassegna sommaria il diffonderci a deserivere, anche a larghi tratti , le singole operaz ioni e lo svolgimento dell'azione tattica nei vart simu lacC'i cli comballimento che ebbero luogo nelle grand i manovre in discorso . Ci restringeremo quindi a quel tanto che basti per dare un' idea dell'audarne-nto generale delle operazioni stesse e del successivo avvicendarsi delle situazioni reciproche dei due p.artiti avversari. E parimente ci asterremo dall'entrare in descrizioni e considernioni intorno al terreno sul quale le manovre si svo lsero, chiamando in nostro suss idio, a questo r iguardo, la conoscenza ehe i·/ lettore ha del terreno stesso e l' uiuto eh' egli può ali' uopo trarre cl alta carta.

Manovre del i

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corpo d'armata.

Concetto generale. - Un corpo formalo cli piLt divisioni, sbarcato nella rada di Vado, spedisce due div isioni, una per il colle di f.adibona e l'altra per quello del Turehino, fra loro eollegate da un dis1nccarnen10 diretto al colle di Gi ovo, con mandato di discendere rispettivamente per le valli della Borm ida orientale, dell'Orba e del!' Erro, impadronirsi degli sbocchi cli dette valli, ivi operare la Joro congiunzione, ed allendervi u!Leriori ordini o ·i rinforzi che possono giungere sia dalla stessa


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JlASSEGKA SOMlIAlllA

rada di Vado sia dai passi del!'Argenlera e di. Tenda per la valle del Tanaro. Contemporaneamente si fa nno dimostrazioni alle teste delle va lli del Tanaro, del Belbo e della Bormida occidentale. L' esereito avversario che occupa il Piemonte, avuto sentore di quelle mosse, lascia un competente presidio in Alessandria e manda tosto uno. divisione per ciascuna delle valli della Bormida orientale e dell'Orba, con missione dc respingere il nem ico, o alm eno impedire il suo avanzare e iì suo sbocco simultaneo nella pianura, con servando la poss ibilità di riu nire le proprie forze sotto la protezione cl' Alessandria. In pari tempo si devono eseguire esplorazioni nelle valli di Tanaro, Belbo e Bormida occidentale. Le manovre consistettero nelle operazion i eseguite dalle colonne dei due partiti avversari destinate ad agire nel la valle della Bormida orientale : le operazioni nelle altre valli accennate nel concetto generale, tranne le dimostrazioni e le esplorazioni di cavalleria di cui si dirà più innanzi , furono semplicemente ipotetiche. 1° periodo. -Nel ;J0 periodo delle manovre la colonna proveniente dal sud ( tenente genera le De Fornari) era rappresentata da una division e rinforzata da 3 battaglioni bersaglieri e 1 brigata di batterie delle truppe suppletive; la colonna avversaria (lenente generale Ferrero) era rappresentata dall'altra divisione r inforzala dal battaglione d'istr·uzione e dalla brigata di cavalleria. L'adunata iniziale delle truppe del parriLo del sud si fece a Dego, fino al qual punto si suppose avesse potuto giungere la colonna proveniente da Yndo prima dell'arrivo delle lrnppe del pnrli lo del nord, lo quali fecero la loro adunata iniiiale a Spigno, tranne la brigata di cavalleria clrn venne colloca ta n. Sezzè. Tutte le truppe si trovarono ai rispetti vi punti d' adu,nata il ~9 agosto. 1

DEUE GRANDI MANOVRE DEI,

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11 maltino del 30 agosto la brigata di cavalleria iniziò una serie di esplorazioni nelle vall i del Tanaro, del :Selbo e della Bormi da occidentale; ed a s ua volta il parLito elci sad spedì il giorno 3'1 in Alba, Montezemolo e Monesiglio distacca men ti di fante da incaricati di discendere per le anzidelle vnll i rnppresentando le punte d'avanguard ia de i distaccamenti di quel partito supposti avanzantisi per le valli stesse. Queste operazioni secondari e ebbern fine il giorno 2 sellernbre dopo che le espìorazioni d i ca va!let'ia vennero in contatto dei summentovati distaccamenti ; le~ tru ppe impiegntevi roggiunsero qu ind i i l grosso dei 1·ispctLirì partiti , la ca·vall<~ria presso Ponte Piana, 1D. fa nteria prnsso Dego. · Intanto aveva prineipio il ·1° settembre, mediante il collocamento deg!i · avamposti, lo stato di guerra fra i due partiti operai1ti nella Bòrmida orientale, ed avvenivano aleuno avvisaglie fra drnppelli di cavnlleria spinti innanzi ad esplorare oltre le rispettive li nee d' avamposti. Era interesse del partito de l sud di affrettarsi a guadagnar terreno, anehe per fac ilitare il còmpiLo alle due colonne ipotr>.tiche <.;he dovevo no sboccare dalle valli de ll'Orba e del!' Erro; ed era parimente interesse del partito opposto, dopo assicuralosi cli non aver a lemere minacce serie per le vallì di Tanaro, Ilelbo e Bormida occidenLale, di muovere quanto più solìecitamente potesse contro l' avYersario r:he aveva di fronte per te ntare di batterlo p ri ma che g li giungessero rinforzi. Naturalmente sorlo da questa situazione e deLennina !O da opportuni ordini del comandante il corpo d'armala, avvenne il giorno :2 un comballim enlo d'incontro presso Piana, nel quale fu impegnato il grosso cle!le forzo dei due pnrl.iti . ll panito del sud erns i mosso dall a sua posizione di Dego su tre colonne ; quella di sinistrn per la sinistra della Bormida; la centt·ale per la strada della Langa sulla desLra del fiume; quella cli destra


64 RASSEGNA somrARL\ scagli onala un po' indietro dalla precedente a protezione del fianco. Il partito del no rd s'era posto in maL'Cia su due colonne; quella di destra per la strada principale sulla riva sinistra della Bormida; quella di sinistra per la strada cleìla Langa; un distaccamento di cavalleria precedeva a grande distanza la prima colonna. JI partito del nord intendeva allaccareil nemico ovunque lo trovasse; questo doveva muovere all'attacco delle posizioni di Dego , ovvero, qualora avesse scorto un movimento offensivo da parLe di que llo , ·ar,cettare combaLLimento su lle posizioni intermedie presso Piana. Un certo ritarcio nella marcia della colonna di destra del partito del nord, ritardo che influi anche sull'avanzare della colonna di sinistra, fece sì clie il partito stesso non gi ungesse in tempo ad or;cupare alcune posizioni, la cui forza avrebbe controbilanc iato la di lui inferiorità numericn, prima di scontrarsi coll'avversario; di g uisa che, irnpegn~tosi il combattimento su Lutto il fronte, la colonna di sinislra del parti to del sud, giunta in favorevole posizione con rapida marcia, potè tenere in iscacco la colonna nvversaria che la fronteggiava su quella r iva della Bormida, mentre sulla riva destra la colonna del partilo del nord, all.accata di fronte e minacciata sul fianco dalle forze preponderanti nemiche operanti per la della riva, fu c:oslretla a rip iegare. La giornata era quindi riuscila sfavorevole a quest'ultimo partito; ma avendo il comandante generale fatto interven ire un nuovo dato, la supposizione eioè che stesse per giungere unrl divisione in riniorzo di detto partito, il partito avversario ebbe ordine di rip iegare di nuovo su ll e:: posizioni di l)ego ove avrebbe potuto tener testa anche contro forze molto superiori, ed il partito del nord ' rimase sulle posizioni di Piana. La seconda fazione, alla quu le assistè S. fil. il Re, ebbe luogo il giorno 4 e consistelte nell'attacco della

DELLE GRANDI MANOVRE DEL

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forte posizione cli Dego occupala dal partito del sud. Si trattava per questo pilrt.ito di tener fermo ad ogni costo in tale posizione, meolr'era interesse dell'avversario di approfi ttare della propria. supel'Ìol'ilò. numerica pei rinforzi supposti ricevuti ( 3 ballùglion i bersaglieri ed 1 batteria tolti momentaneamente ali' altr'o µartito) per guadagnar terreno. L'attaccante, per mettersi in grado di far fronte all'eventualità che l'avversario lo prevenisse uell'offensiva, com inciò dal prenderposizione dife nsiva innanzi a Piana; quindi mosse alle offese in due nucìei distinti. Una brigata di fant.~ria, ~ batterie ed 1 squadrone e ¼ dovevano operare per la sinistra della Bormida per tenere a bada le forze avversarie che guernivano la forte posizione di' Super via; al ri manente delle forze venne affidato l' allacco dell'ala destra ne1 mica per la strada della Langa, con incarico di aggirare coi 3 battaglioni bersaglieri quest'ala pei Cerini. Im pegnatosi il combattimen to, la difesa, favorita dal terreno, ri uscì non solamente ad arrestare l'attacco, ma stava già per prendere lacontr'offensira dall'allura dei Maiani prima che l'aggiramerito si fosse sviluppato , quando la fazione fu falla cessare per ord ine cl i S. ~1. il Ile. Dopo la rassegna, cl\e Ja M. S. si degnò passare in ,quella stessa gio;:na ta alle truppe, queste ripresero le posizioni della giornata precP.dente. Il fo JJi to attacco cli Dego ed il non poter contare su pronti rinforzi, ren devano opportuno pcl partito del nord il ripiegar-e su Spigno, ciò che avvenne il giorno 5, nel quale anche la brigata di cavalleria, reduce delle esplorazioni di cui dicemmo sopra, e non potendo essere utilmente adoperala in quel terreno, fu fatta retrocedere fin sotto Terzo. ll dì s<"guente il parLito del sud riprese l'offensiva discelld(rndo per le due rive della Bormida su 2 colonne; avvennero scontri di ava nguardie, in seguito ai 9uali il partito del nord si ritrasse più a valle nella ANNO XXI, VOI,. I.


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66 RASSEGNA SOMMARIA pos1z.1one di S. Antonino, che venne occupala con 5 baltuglioni e 2 batterie sulla destra delìa Bormida, 4 battaglioni ed ·1 batteria sulla sinisu·a, e 4 battaglioni e2 squadroni io riserva dietro il centro sulla riva destra. Il giorno 7 il partito del sud mosse in 4 colonne contro la posizior:.e di S. Antonino, col concetto dt eseguire un attacco frontale maggiormente condensato verso l'ala sinistra nemica, accompagnato con un attacco sul' fianco per la cresta del contrafforte fra il Torbo e l'Erro . L' attacco frontale fu paralizzalo dalla Yalida resistenza opposta dalle trupp_c della difesa occupanti le posizioni costimite dal monte Castello e dalle alture sulla sinistra del Lorren1e Oviano; e l'aggiramento del fianco sinistro non ebl.Je miglior fortuna, giacchè Ja difesa, avvista.sene in tempo , gli aveva diretto contro la riserva rinforzata da altre truppe tolle dal fronte, il che metteva in dubbio il snccesso di quelle mosse . L'impresa. offensiva del partito del sud fu quindi dichiarnta non riuscita, e con questa fazione ebbe termine il 1° periodo delle manovre. 2° periodo. - l\'Ialgrado l'esito favorevole del combattimento di S. Antonino, nuovi dati, fatti intervenire dal comand ante il corpo d'armata, cioè il supposto che la colonna del corp o sbarc.;ato a Vado che aveva superato il colle di Giovo stesse per shoccare in val d'Erro, mentre il partito ·c1e1 nord non avrebbe potuto contare soµra immediati soccorsi, determinò la c0nvenienza per questo partito di ritrarsi più indietro fra. BisLagno e Terzo e quivi atténdere in posizione difensiva a. cavallo alla Bormida una divisione di rinforzo. Questa si suppose giunta il giorno appresso, con che il partito proven iente da Alessandria venne ad avere la forza di un corpo d'armata, il quale si costituì effettivamente mediante la riunione di tutte le truppe manovranti, tranne ,1 bauaglione, 1 squadrone ed t bat-

' 67 teria, impiega.ti a se,gnare il partito opposto, il quale si suppose parimente cresciuto di forza. per essersi riunilo, presso Ponti, col distacca.mento proveni~nte dal colle di Giovo e con altei rinforzi venuti da Vado . I battaglioni, gli squadroni e le batterie del partilo segnato eran o ind icati mediante banderuole con piccoli drappelli di trn ppe, coll'avverteoza speciale che laddove sentivasi il fuoco di un cannone si dovesse supporre esistere e manovrare un gro_sso ripa1to, in generale una brigata di fante ria cori competente artiglieria e, ove n'era il c·aso, cavalleria. Nella notte dal 9 al l Otrovandosi il corpo d'armata accampato nella striscia di pianura a cuvallo della Bormida a valle di Bistagno e coper'lo da avamposti, il co mandante generQ.le diretto!'e delle grand i rnanovr~ orùinò che il panito sr.gnato eseguisse un attacco cl 1 sorpresa allo scopo di geuare l' allarme nel campo avver::.ar-io . L'esperimento riuscì benissimo, e le trnppe si misero in armi ed in regolare assetto sul fronte di ba'n diera colla massima prontezza e senza co nfus ione. La prima fazione del 2° periodo ebbe luogo il giorno 111 e consistette nell'attacco, eseguito dal par-lito segnato, del.le posizioni occupate dal corpo d'armata presso Bistngno. Dette posizioni erano state occupate con intendimento eminentemente difensivo, senza però escludere affallo l'eventualità della controffensiva, nel modo seguente: la 4a divisione (De Fornari) rinforzata delle :3 batterie delle truppe suppletive , sulle alture della riva destra della Bormida co lla destra all'Osteria e la sinistra a Sant' Anna ; la 2a di visione (Ferrero) sulla riva sinistra con una brigata più vvanzata su lle alture di Monastern e l'altra su quelle di BisLngno; 3 battaglioni bersagl ieri in riserva sulla riva destra . Alla cavalleria divisionale fu ingiunto di spingere esplorazioni nelle valli della Bormida occidentale e della Tatorba, DEI.LE G-!lAN1H MA'NOV!lE DEL

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187/S 69 ripresa d~ll' offensiva conteo i l fianco dell'avversario. La faz ione del giorno 14, ultima delle manovre, si svolse giusta tali premesse: la simulata offonsiva del partito segnato fo arrestata da poderoso fuoco d'artiglieria· dell'avversario; questo prese poscia a sua volta 1'0f.fensiva facendo ripassare la Bormida a guado dalle sue due ali, seguìte poco dopo da altre 2 brigate, mentre ·1 brigata rimase in riserva sulla sinistra. Avrebbe cosl potuto il corpo d'armata occupare fortemente le alture fra Bormida ed Erro, ributtare in-dietro il nemico e molestarne il rannodamento presso Ponti col reggimento di cavalleria redu ce dalle esplorazioni in valle del Belbo. Qnesti atti erano in corso d'esecuzione quando la fazione fu fatta cessare, con che le manovre eb bero fine. DELLE GRANDl MANOVffE DEL

RASSEGNA SOMMARJ A

ed i reggimenti di cavalleria delle truppe suppletive furono spediti in esplorazione lontana, uno nella valle del Belbo e l'altro in quella dell'Orba. Il partito segnato mosse eontro l'anzidetta posiziol1e coll'frltento di spuntarne le ali, unico modo d'attacco che offrisse probabilità di riuscita stante le condizioni topografiche; marciò su 4 colonne deJla supposta forza di una bt'igata ciascuna, tranne quello. di sinistra che figurava rinforza ta d' 1 reggimento bersaglieri. Segnati i movimenti indicanti lo spiega mento dell'attacco fronta le e supposto il successivo in calzare d.ell'azi~ne sull_e ali, il corpo d'armata eseguì per scaglioni dalle alt un ripiegamento sulla più r istretta posizione formata dalle alture di Parrocchia e Moncrescente su lla riva destra, e da Casc ina del Bricco sulla sinistra ..E quando l'avversario, i cui ordini dovevano essers i di necessità soverchiamente diradati per la natura di vero-ente de,.,.Ji a~t~cchi eseguiti, slava per assalirlo in quest:nuova p~s1Z1one con analoga manovra per le ali, H corpo d'armala, traendo profilLo dal!' a vere le proprie forze riunite segnò l' in izi;:imento di un movimento controffensivo coÌ qunle l'azione ebbe termine. , ' La ripresa offensiva testè accennata si suppose aver avuto f!er e~etto sempli cem ente di far ripiegare alquanto 1[ partito segnato dalle conquistate pos izioni di C. C1·esta e Castelletlo d'Erro . Il dello partilo si ritenne però ancora in grado di tentare d'impadronirsi con 1m colpo di m,rno delle posizioni di C. Cresta e ~fon-crescente cl'ondc cannoneggiare gl i accampamen ti dell' a:'ver_sario, e gli r:uro?o perciò impart iti ordini per agire 1n tal senso 11 g iorno H. D'altra parte, facendo l'ipotesi di essersi avveduto d1. tal disegno, il corpo d'armata raccolse tutte le sne forze sulla sinistra della Born~ida fra le alture di Bistagno e di Terzo, in forte pos izwne alta ad un tempo a sbarrare la valle ed a favorire la

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Manovre del 20 corpo d'armata.

Concetto generale. - Un esercito che ha superato la ,frontiera nord-orientale, s'è reso padrone della sinistra del Po ed ha varcato questo fiume su più colonne fra Borgoforte e Pontelagoscuro, prosegue la . _ sua offensiv~ incalzando l'esercito avversario nell'intendimento di respingerlo su Bologna, investil'e questa piazza ed impedire che quivi giungano all'avversario stesso gli aspettali soccorsi. L'altro esercito ha per iseopo di riunirsi innanzi a Bologna, attendervi. i rinforzi che vi devono arrivare, ritardate quanto può l'arnnzarn del nemico, e riprendere l'offensiva tosloché gli accennati rinforzi lo abbiano raggiunto. 1° Pei'iodo. - Nel primo periodo delle manovre il partito ·provenien te dal nord (tenente generale La ),


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RASSEGNA SOM;MAR IA

Forest), formato d' 1 divisione rinforzata da 3 battaglioni bersaglieri, 4 squadroni, 2 ba llerie ed ,J compagnia del genio , rappresenta Ja colonna di destra del primo esercito, con mandato di concorrere allo .scop_o generale cui tende l'esercito stesso e di spinger.5: ad occupare lo sbocco della va Ile del Panaro per fac ilitare le operazio ni cl: inresLimento di Boloo·na. L'adunata iniziale di queste truppe si fece fra G·on,zaga , Reggiolo e ~foglia. Il partiw ~ppost~ (_tenen_l e generale Cnrlo Mezzacapo), corn~osto d1 ·I d1V1st0rrn rinforzata da ·I battagl ione d'istrnz1one, 4- squadconi, 1 h,utcria ed •l compaO'nia del . o gemo, rappresenta la colonna di sinistra del secondo eser~ito, . con mandato di opporsi all'intento del primo partito .riturda ndone ìa marcia ed impedenclo l'occup_az ione dello sbocco della valle del Panaro, Le truppe s1 adunal'ono a nord d i Modena a ca.vallo della Secchia . Le operazioni ebbero principio il ma llino del 4 settem bre. Il partito del nord, conforme al suo mandato, mosse offen sivamente scegli end o per primo obbiettivo Carpi verso eui marciò per la strada lla ntova-,\fodeoa col grosso delle su e forze, il quale, giun to a Ponte de lla Pietra, staccò uoa colonna per ìa strada dolJa Commenda; un' allra colonna delle tre armi con predominio cl i cavalleria aveva presa la slrada di Fabbrico , Ponte Vetigano e Rio, per eseguire un fiancheggiamento lon tano ed eveotu~lmcnte cadere sull e comunicazioni nemiehe. A sua volta il pal·Lilo del sud, per sod disfare allo scopo di ritardare l'avanzare del nemico, iniziò le sue operaz ioni con una ricognizione offens iva eseguita con tul.Le le sue forze e con intendimento d' impadronirsi di Carpi prima che vi potesse giu ngere l' avversari o. Diresse perciò tutla la sua cavalleria su ,i. colonne verso il fronte Correggio-Carpì-Cortile, cd il g i·osso per la strada provinciale diviso in 2 colonne distin te in

DELLE G,TtANDl MANOVRE DEL ,J875

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modo da poter eseguire lo spiegamento <fa qualunque parte fosse occorso. Alla pi.ù avanzata di quest~ ~ co ~ lonne riuscì di prender pos1ZJone a nord-ovest di Carpt il nem ico; giunta quivi l'avanr ima che vi oo·i ungesse ~ P ,ruard ia di questo s'impegnò l'azione, la quale _a~iirò verso quel luogo i vart reparti dei due par-t1t1. Quando, verso le 3 pomerid iane, il partito del 1Jord ebbe spieD'ate tutte le sue forze per eseguire un attacco generale~ il partito opposto , l"ilen.uto raggiunto lo s.copo d.ella ricognizione, f'ipiegò nelle posizioni lascia te il mattmo , mentre l' avversario , troppo affaticato della lunga ma rcia per molestarne la ritirata, ri mase nei pressi di Carpi . . . . . n giorno 5 tu tte le truppe si tras:fenrono ~e1 drntornt di Rubiera per ess,ere l' indornaru pa ssate in rassegna da s. M. 11 Re; ed il mattino del 6, dopo la rassegna, venne eseguita alla presenza di S. ftl ~n' esercit~ziono di combattimento avente per tema 11 passaggio della Secchia per parte del partito proveniente d~l nord contrastato dall' altro partilo. Date le condizioni specia li del tema, la direzione della ~ecchia !ispetto alla via Em ili a cons igliava a quesl'ulL1mo parato di prender posizione in senso trnsv~rs~le al :fiu~~ o'ccnpandone anche la riva sinistra : s1 d ispose perc10 con \' ala si nistra a sud della via Emilia e coll a destra a cavallo della Secchia, l'artiglieri a lungo il fronte e 1~ cavalleria parte a guardia dei fianchi e pn rte in riserva uni tamente ad •f battaglione fra ~'.forzaglia e Ci Ltanova . Il partilo provenien Le dal nord si schi erò innanzi a Rubiera con 1 brigata a destra e l' altra a sin istra della via Emilia , l'arliO'li eria luno-o il fronte, la cavalleria parte o o 1· . sui fianchi e paete in riserva con 3 battnglioni bersag 1en · Impegnatasi viva l'azione su tutto il fronte, la destra del difensore , indebolita per aver di5taecalo 1 battaglione ud esegu ire un movimento girante, fu momen-


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nASSEGNA SOMMARIA

taneamente costretta a ripiegare; l'attaccante, indottovi dalle condizioni topografiche, volle però esercilare il maggior sforzo colla prop ria destra rinforzan dola coi' bersaglieri. Mentre quest'attacco procedeva lentamente e molto contrast_ato, le cose si rimeuevano alla des lra del difensore ra ccoltosi in forze in una posizione favorevole. La fazione fu fatta cessare quando la destra dcll'altaccaote raggiungeva la sponda destra della Secchia e mentre il difensore di sponevasi a sua volla a prendere l'offensiva co lla propria destra l'ipiegando la sinistra di ctrn il canale che costeggia la strada di Sassuolo. Le operazioni secondo il conccLLn gener,1le (urono riprese il giorno !) , essendosi impiegale le giornate p:-ecedenti nel dar riposo alle trnppe e nel trasferire il pc.1rtito proveniente dal nord sulla primitii-a linea d'operazione a nord. di •:ìanacelo: il grosso dell'altro partito fu tuuo ritirato sul la destra della Secchia a nord cli Modena . Il comandante il primo partito, supponendo che l'avversario intendesse difendere la linea della Secchia, disponevasi a forzarne il passo nel tratto fra S. Pancrazio e S. Giacomo, dirigendovi contro il grosso delle sue fo rze su più colonne. Il partito opposto, prendendo forse eq ui voco circa le intenzioni de! comandante generale, deliberava invece dì ripiegare verso il Paoaro : dislrutli j pomi e resi impraticabili i passi e lasciatavi a guardia la cava lleria con qualche drappello di fante ria per mol,..starne il riauamenlo, iniziava la ritirata per la via Emilia c·la strada di S. Alma.zio , protetto da una retroguardia lasciata in posizione presso Modena. Una prima colonna del partito del nord passò la Secchia presso - il passo della Ba['cheLta, il rimanente la superò 2 ore più tardi dopo rislabiliti i passaggi di S. Pancrazio e S. Giacomo , dirigendosi a S. Agnese ed al Cascìnaccio.

DELT.E GRA NDI MANOVRE DEL

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Dopo alcuQ.i scontri fra l'avanguardi~ di d.et~o parl.i~o e la retroguardia dell'altro, quest'ultimo si ritrasse 1.n posizione dietro il Tiepido; visto ,poi che l'avversar10 rinunziava ad attaccarlo , ripiegò dietro il Panaro, tenendo però osservata la linea del Tiepido . . Conformemente alla natura del suo mandato, era intenzione del comandante il partito del sud di continuare la ritirata sulla linea Bazzano-Savignano, lenlamente però, e tra.endo profitto da 1i osta?oli del terreno per 9 rallentare la marcia dell'avv·e rsano, ed um.;he accettando combatti;11enLo ove gli fosse offerto in favorevoli condizioni. Con tale intendimento prese posizione la mattina del '10 dietro il Panaro fra C. Graziosa e Nizzola , con la cavalleria sulle ali ed in avanti a sorve~ gliare la linea del ·~iepido : prevedendo c?e l'avversario avrebbe fatto il massimo sforzo contro N1zzola o contro il guado di S. Antonio al centro, dav~ preventivamen~~ le necessarie disposizioni per eseguire nel modo piu conveniente il ripìegarn0nto e per non esser prevenuto dal nemico su Spilamberto. Il partit.o del nord il quale occupava il fronte Salic~to. - S. ~azzaro S. Agnese, proponevasi come obb1euivo . Sp~la~berlo avanzando prima per la sinistra e quindi facendo convergere su Nizzola il nerbo delle forze, dopo ~ve~ spazzato di nemici la sinistra del Panaro. Le opera.z1or~1, inizia te alle 6 4J2 antimeridiane, si svo lsero c..o~ :aria vicenda e diversi incidenti fino alle ~ pomendiane. Alla quale ora i due partiti , dopo aver~ in massima · manovrato secondo i concetti suesposti e sostenuto combattimenti segnatamente a Nizzola, dietro _il ri~ Guerro e dietro il rio Secco, si t.rovavar.o frazionati nei seguenti luoghi : il partito del su? a ~· Cesario, Salda, Cantacucco e Spilamberto; 11 partito del Mrd sulla strada S. Eusebio-Spilamberto, sulla strada


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D'ELLE GRANDI MANOVnE DEL

RASSEGNA SO)UfAlllA

S. Vito-Obici, C. Gregori, e di fronte a s. Cesario. Le truppe si posero più tardi a campo press'a poco ne!le accennate località, essendosi però iI distaccamento innanzi a S. Cesario del partito del nord trasferito presso il grosso del partilo stesso; e vi rirnas~ro in riposo per tutta Ja giornata. li giorno 42 poi si portarono n~i luoghi d' onde doveva iniziarsi la fa.~ione dell' indom~ni , che doveva avere per iscopo 1 _a ttacco e la d1fesa della posizione Bazzano - Sav1gnano . . ' Le conçlizioni topografico-taltiche di questa posizione, 11 suppos_lo che le altu~e di. ~fontebudello e Monteveglio fossero ciascuna mum te di un forte e che Guiglia fosse occup~ta da trupp? del presidio di Bologna, e la poco sensibile supenontà num erica del partito del nord a:v1:ebbero in gu_erra vera sconsiglit1t.o l'attacco della pos1_z,one stessa, m tali condizioni pressochè inespuo·nab1le. Traltandos i però di e5ercitazione per istruzio~e e r r.puta1~do poi particolarmente opportuno approfittare della c11·costanza per esegnire una manovra in un terreno di ncJtura diverso da quello che era stato teatro, dell_e operazioni_ p_recedenti , il comandante generale ordinò c_he la fazwne avesse luogo. Il partito del sud, incerto della direzione dell'attacco'. distese l'occupazione,cla Bazza no a Savignano con una r1serya a Montebuclello e cavallel'ia sul fronte e sul fianco destro per esplorare le mosse dell'avversario. Q_uest?, _il cui obbiettivo era d'impadronirsi della strada di ~mglia,_ deliberò di eseg1Jire lo sforzo principale sul sal1~nte dr 13azzano, per guadagnare poi le alture di Rovigo e BologneLLa. : vi diresse perciò il grosso delle forze per la strucla di Spilamberto, mentre un finto at- lacco doveva essern fatto contro la sinistra nemica da un distaccam~nto dc!Je tre armi preventivamente postalo a prote,;10ne d<d lìnnco in Vignola.

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Il combattimento fu iniziato fra qtrnslo distaccamento ed i difenso ri di Savignano, senza però che avesse altro effetto che quello di sYiare verso quella voha una colorma dell'attaccnnte che era desti nala a sostenere l'al,tacco principaJe; poco dopo im pegnassi a Dazzano e quindi anche a l\lonticelli al centro. L'nione prin cipale ebbe luogo ver-so la destra. della difesa, dove il comandante il partito del sud, appena chiarito essere ivi diretto il maggior sforzo dell'assal itore, fece convergere man mano il nerbo delle sue forze: si svolse con varia vicenda di attacchi e contrn.tlacchi, fino a che l'assalitore, che pure era riuscito ad occupare con fanteria parte clell'ultopin.no di Bazzana, fu soverchiato e costretto a retrocedere; e co n ciò avevano termi ne la fazion e di quella gio1·nata ed il primo periodo delìe manovre. 2° Periodo . -- Nella fazione di corpo d'armala conlrn nemico segnato esegu itasi nel secondo periodo, il parli lo del-sud, supposto a.,1m· ricevuto in rinforzo una divisione, era rapprcseuta(o dall'intero corpo d'armata di manovra, tranne ·1 compagnia di fanteria, 1 squadrone, 3 sezioni d'artiglieria e la brigata del gen io, destinate a segnare il nemìco. Il partito avversario, parimenti supposto aver rìccrnlo rinforii, era ipoteticamente rappresentvto da una forza di ,\8 battaglioni, O squ3.droni e 6 batterie che sul terreno erano segnati : il ha-ltaglione con una bandiera bianca e rossa e con 4 drappelli di 3 soldati e<l 1111 graduato (un drappello per ciascuna compagnia); lo sq uadrone con unn bandiera bianca ed un drappello di rn soldati e i gl'acluati; la batteria con un;l bandiera rossa ed un cannone. Il comando dei vad rnparli costituenti il partito segnato fu affidato ad appositi ufficiali, e quello dell'intero parLìLo ad un ufficiale genera le. Nei nuovi rapporti di forza fra i due partiti e secondo il 1


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18'75 77 contro un attacco da su d. Alle ore 1Ola 1a divi sion:, .

RASSEGNA SOMMALUA

?oncecto gP-nerale di base delle gran di manovre, era mteresse del corpo d'arma ta di prendere subito l'offensiva per ricaceiare l'avversa rio';dalla linea del Panaro prima che gli fossero giunti gli 'attesi nuovi rinforzi; mentre ~ra fr1teresse del partito segna to oppone ostiuat~ res1stenzll nella posizione di Spilamberto finchè detl1 rinforzi gli fossero giunti. Per svolgere, in base a ciò, l'esercitazione destinata p-el giorno 15, le truppe sì accamparono il ,1.1, nelle seguen ti località. : corpo d'arma ta: 1" divisi one (Carlo Mezzacapo) sulle alture di Bazzano prosp icienti il Panaro; 2"' divisioDe (La Fores t) sulla sinistra della Samoggia colla sinislra a Bnzzano; le truppe suppletive di 'fa.nt.eria ed_ artigl ie.ri~ pres.so Crespe llano; la brigata d, cavalleria fra 'M olmo di sotto, Molino di mezzo e Pirnazzo. Partilo segnalo a Sp iiambel'to. Il comandante il partito rappresentato, cui era concessa dalla superioi:ità de lle prnprie forze grande lib6rlà di manovrD, decise di operare secondo il seguente conceuo,. che gli permetteva di evitare un attacco generale dr f~o.nte pel letto del Pana ro senza compromettere la nt,rata su Bazzano: contenere il nemico di fronte con forze jmpo nenti; gi.rarlo su l di lui fianco destro, e~ al momento che i l, corpo girante fosse a . portata. dt entrare ìn azione, preparare l' attacco generale con gran fuoco d'artiglieria e quindi eseo·uirlo su tutta la linea. La cavalleria divisionale ebbe in~arico di esplorare sulla fronte e sul fia nco sini.stro, quella delle truppe suppletive sul fianco destro ed innanzi fin oltre la via ·Emi lia. Coperto dulia cavalleria, il co rpo d'arm ata mo sse il mattino del ,15 verso il Panaro disposto a guadarlo su ~t colonne, mentre il partito segnato , eoprendosi esso pu,re di cavalleria in ogni direzione , ·si disponeva a ·dtfesa premunendosi colla maggior parte delle sue forze

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DELLE GRANDl MANOV!IE DEL

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destinata al movimen to girante , con1pieva il passa.gg10 del Panaro e proseguiva ve rso nord, seguHa poscia da 1 briO'ata della 2• divisione che si pose alla sua destra; l'altr; brio·ata della 2• divisione e le truppe suppletive si avvicinav~no intanto di fronte al fiume, e l',artiglieria apriva un vivo fuoco contro Spilamberto. Poco dopo le 3 le briga le operan ti sulla sinistra del Panaro attaccavano e facevano ripiegore il nemico, la brigala sulla destra muoveva essa pure al\'attat co seguì.la dalle truppe sup~ pletive, cosicché il partito segnato preso di fro~1t~ e d1 fianco da forze soverchianti, fu costretto a ripiegare dietro il rio Secco. Appena sgombrato Spilamberto, le tru ppe dell'a ttaccante si posero. in col~nna sull~ due strade che cond uoono al dello no per 10cnliare 11ne1 ico mentre la brirrata di cavalleria dirigevasi verso· m ' :o . s. Cesa rio e i\izzola per cadere sulle di lui cornumcazioni; ma a questo punto la faz ione fu fa ua cessare.

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Mano~re del 30 corpo d'armata.

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Concetto generale. - Un corpo sbarcato. a Baia ha sopraffauo le poche truppe stanzia.te a Napoli e. costrettele a ripieo·n re su Capua ove SL sono congmote col o G . debole presidio della piazza. Bloccata. :1aet~, rn.tereettata b. strada di Terracina, rotta la ferrovrn di Bene vento e )asciata cornpetente forza ad osservare .Cap ua contro la quale riuscirono vani i suoi Len lat1v1, que~ corpo passa il Volturno e si d.irige per. la st.rnd~ d1 Velletri per imped ire l'arrivo di soccor:31 avversan da Roma e, all'evenienza, batterli. . Il comandante di Roma, edotto dello sbarco e della marcia del nemico, dete rmina di concentrare Lutte·


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le fon:e di cui può dispon e verso C..tserta valendo si della ferrovia Roma-Napoli e Rorna-A11co~a-Caserla. ~anda p~r~!ò ~rna. grossa divisione vcrs.o Capua e di.-,pone pc, l mv10 d1 altre ll'uppe per la ferrovia RomaAncona-Caserta. 1° periodo. - Nel primo perioJo delle manovre il ~artìto _del no_rc~-?rest (Lenen te genel'alc di Pralormo), forte d1 1 d1VJs1one, più 2 batLaglion i bersnrrlieri 1 1 battaglione d'istruzione, 4 squadron i, 3 baue,~c ed ,1 compagnia del genio tolti dalle Lruppe suppletive, rappresenla la colonna prorenienle da Roma con rnandato dì "?spingere il nem ico verso Capua. l l pa.rt1t? del _st~t1_- est (t~nenle genernle Angelino), formato d1 ,1 d1VJs10ne rinforzala da I battao-lione bersaglieri, 4 sguadr_oni ed ·I compagnia del ~enio delle trnppc suppletive, rnpprcsentn la colonna del corpo·cli sbarco inv iata per la strada di l:loma con niiss!one di arrestare e battere l'an-ersario e quindi marciare sulla detta città. L'_a<lu!iata ini~iale dell e !ruppe fu fotta in Ceprano per 1_1 prnno partito cd in Cassino pel s0condo; dai quali punti ebl:cro principio i! 2 seltembrc le operazioni . . Il parttto del ~o'.·d-ovest, propostosi di porlal'si nella g10 ~~ata sulla sin 1strn delle Forme d'Aqu ino , vi si avvw per. la strada Roma-:~apoli preceduto da una av~oguard1a . delle 3 armi con predominio di ca\'alJena, mandando contemporaneamente un distnccamento ( 1 battaglione, 1 squadrnne ed ,1 sezione) per la strada Arce- Sora-Atina, il quale doveva sboccnre dopo 2.giorn i (il mattino del 4) nel piano di Cassino. 1l partito del sud-est, a vulo sentore cieli' arrivo del • ne~nico in Ceprnno, spedì un'esplorazione di cavallcr1a sostenuta da il battaglione di fanteria. nel scltore a~·ente per vertice Cassino e per arco la àlelfa dal Liri ai monti di Roccasecca: incontrando il nemico tale esplo1

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79 razione doveva fo.r cuneo in qualche punto per scoprire quanto più poteva. 2 battaglioni furon postati al ponte Yarlefone, le strade di S. Elia ed Atina tenute io osservazione, mandando per quest'ultima un distaccamento . Segnalato l' avanzurc del!' oppo6LO pat·tito· innanzi al quale aveasi dovuLo ripiegare la sua colonna di <.::-plorazionc il partito ùel sud-est portò innanzi maggiori forze con artiglieria, fa(;enùo LWO spiegamento a cavallo della strada na7.ionale presso Aquino, il che obbligò anche l'avversario a spiegare una. brigata del grosso. A questo punto la fazione venne troncata. Il giorno successivo il comandante il partito del sudest. avuta notizia della colonna di fiant;O spedita dal nemi~o pel' Soraell .\lioa, ritenne non esscrnpiù prudente il mantenersi sulla destea Jel Rapido; onne Ol'dinò il ripiega.mento delle pt'oprie forze sulla sinistra ~i q~1es10 curso d'acqua, ril.irando ver:;o Cervaro n.nche 11 d1slac· camento mandato ad Alina. Uua retrnguar<lia del grosso fu porLata in posizione pre::;so il Seniinal'io. All'ora sta~ · l,> ilita per la cessazione LL•lla manovra le trurpc dt questo partito accamparono nel Campo delle Galline. 11 grosso del partito del nord-orcst si spiegò nel n1attino a cavallo della strada nazionale e della fc1To \·ia; scambiò qualche colpo eolla relrog11ardia cicli' avversa l'io, e quindi O.\'anzò fin sotto Piedìmonte di S. G-errnano ; rimasto qui,·i qualche tempo io posizione, si pose quindi a campo. Lu colonna di fianco di que:;to partilo giunse ad Atino. senza incontrare oppo::;izione. 11 rnauino del 4 il parlilo del sud-est prese posizione dictrn il Rapido a can1llo della strada nazionale, con un distaccamento avanzato presso il Seminario e <.:on un cordone di. cavalleria sul prolu11ga1uento del la sin istra fino al confluente del detto corso d'acqua col Liri. - Il comandante il partito opposto, prevedendo di tr·ornr l'avrersario in posizione dietro il Rapido e col maggior nerbo delle DELLE C ll,\l:iDf !\!Ai'.OYRE DE!,

R.\SSEGXA SOM!IIA Rf.\

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RASSEGNA SOMMARIA

DELLE G-RANDI MANOVI\E DEI;

forze alla stretta di Cervaro e sulle alture della Pietà pose le sue truppe in marcia su 3 colonne: una aveva' per mandato di marciare su Cassino, scacciandone il nemico che Jo avesse occupato; un'altra doveva seguire la precedente fino ~l Seminario e quindi volgere a destra per passare 11 fiume a S. Angelo; la terza doveva costituir riserva percorrendo la strada nazionale. ~a colonna di fianco spedila per Sora ed Alina, giusta 11 mandato avutone quando fu distaccala, sarebbe sboccata nel piano di S. Elia per concorrere nell'attacco. L'azione impegnatasi al Seminario tra il distaccamento della difesa ivi poslato e la colonna diretta su Cassino proseguì, cadula Cassino in possesso di questa colonna: col sopraggiungere di rinforzi ad ambedue le parti, ma senza risultati rihwanti finchè non fn dall'aLLaccanle riattato il ponte sul Vilneo per modo da potervi far passare l'artiglieria. Allora, congiuntasi alla prima colonna tulta la riserva e giunto da S. Elia anche il distaccamento fiancheggiante, · 1a difesa fu costretta a ripiegare per scaglioni sulla stretta di Cervaro, ove il com bauimento raggiungeva la massima intensità quando fu dato il seg·nale cli cessare. La colonna di destra, giunta a_lle '1 O a S. Angelo, e trovalo il ponte rotto, si spiegò sulla nva destra proteggendone convivo fooco il riattamento· . . ' con~prnto 11quale, le truppe stavano sfilando e spiegandosi sulla sponda opposta, ·quando la fazione fo troncata. Nella giornata del 4 il partito del nord-ovest non era riuscito, prima del termine della fazione, a forzare le posizioni nemiC'he. Tuttavia, per non ritardare lo svoJgiment(\ del terna generale, ,il comandante o·eneraie ord inò che nella giornata del 6 l'altro partit; si ritirasse dietro la stretta cli .)1ignano supponendo convenisse ciò fore in seguito a comun icazioni pervenute da Baia ed allo spiega mento di forze nemiche osservalo nella fazione sul Rapido. Veniva inoltre ordinato che

un'ora dopo iniziata la ritirata di quesl'ultimo partito, la quale doveva farsi con tutte le di sposizioni atte ad arrestare l'eventuale incalzare del nemico, il partito del nord-ovest, supposto aver avuto sentore di quelle mosse, si avanzasse a sua volta sulle tracce dell'avversario in ritirata. I movimenti per l'esecuzione di tali ordini, che sarebbe troppo lungo l'accennare anche sommariamente, s'joiziarono il mattino del 6. Il comandante del parti lo in ritirata aveva prefissato alcune posizioni snc·cessive sulle quali le proprie truppe dovevano arrestarsi ed opporre resistenza durante il movimento. Italtro partito mosse su due colonne, una per la strada .nazionale e l'altra per la strada di campagna che per S. Angelo in Teodi9e e Molino del Faio raggiunge al piano del Cedro la trasversale S. Villore-Rocca d'·Evandro. Dopo una serie di combattimenti che ebbero luogo nelle varie posizioni successivamente prese dalle brigate del partito del surl -es L durante la ritirala, la fazione ebbe termine menlre la colonna di. deslra dell'altro partito, sboccando nel piano del Cedro, dava Ja mano alla colonna principale dinanzi alla quale si ritirava uno scaglione del partito avversario dopo prolungata resistern~a presso ed oltre la gola di M. Porchia. Con ordine dato lo stesso giorno il comandante generale prescriveva che l'indomani il partito del sudest difendesse le posizioni della stretta di Migoano, e qualora fosse obbligato acl abbandonarle, si portasse a prender posizione sulla destra del rio Rianale pe1· dirende!'e poi il giorno s~guente lo sbocco dell a stre tta. Il partito del nord-ovest doveva proseguire il suo movimento in a vanti. La mattina del 7 infatti il partito sud-est prese posizione , sul davanti della stretta di Mignano col nerbo delle forze nelle posizioni di S. Pietro, Campanello, Cascina Simone ANM XXI, VOL. J.

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82 HASSEGNA SOMMARIA e l\'I. Peschito; ed una brigata presso ponte del Cimitero sulla strada nazionale. La cavalleria divisio nale fu spinta in espi.orazione verso il piano di Cedro; i 4 squadroni delle troppe suppletive erano già stati spediti ind ietro su Tavernole. Il partito del nord-ovest si avanzò col grosso delle forze per la strada nazionale e con distaccamenti d'ala diretti su J\1ignano per S. Pietro a sinistra e per la Ricca e S. Giacomo a destra . Un distaccamento girante doveva staccarsi dal grosso, e per S. Pietro recarsi a Venafro per poi portarsi il di appresso a minacciare alle spalle il nemico, che si disponesse a difendere l'uscita del la stretta. L'azio ne s'iniziò all'estrema destra della posizione e poco dopo presso Cl:!mponetto e M. Pesdlito; nella prima fase tiuscì alla difesa di mantenersi in po~ , sizione con vantaggio; ma posciachè l'auaceante ebbe spiegato la sua superiorità in artiglieria , il difensore dove tte gradatamente ripiegare sulle posizioni posteriori, incalzato di altura in altura fino a ehe fu trnncata la fazione, al termine della quale il distaccamento di destra· dell'attaccante, che aveva proseguito il suo movimento con poca opposizione per lungo tratto, si trovava di fronte all'altra brigata del difensore presso Taverna di Mignano. Le truppe d~ll'assalitore accamparono a nord-· est di Mignano, tranne 4 squadroni di cavalleria ed il distaccamento spedito a Ve nafro, che pernottarono in q1.1.es1a città; quelle del partilo sud-est presso Taverna del ponte Storto con 4 sq uad roni a Tavernole. Colla fazione di Mignano termi\lava il primo periodo delle mano vre. .2° pe1·ioclo. - Coordinatamente al concetto generale esposto in princi pio, le manovre del secondo periodo si svolsero giusta il seguente supposto: Il comandante del corpo sbarcato a Baia, ricevuti nuovi rinforzi, sLringe maggiormente il blocco di Capua, e co lk truppe retrocedenti da lUignano occupa le alture fra IVI. Ventarolo

DELLE GRANDI MANOVRE DEI,

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e ~I. Maro sulla sinistra del Savone, fortificandovisi. Il comandante di Roma rinforza egli pure la. divisione spedita verso Capua portandola ad un co rpo d'armata, co n mandato di resp ingere il nemico verso Napoli, sbloccare Cap ua e preparare la 1:o ngiunzione colle truppe proven ienti da Benevento . li corpo d'armata di manovra, scemato di 3 ballaglion i bersaglieri e 2 squadroni, rappresentava effettivamente il partito del nord-ovest; mentre il partito avversarlo era supposto della forza di 18 battaglion i, 8 sq uadroni e 4 hu tterie . A segnare queste truppe furono impiegati, sotto il comando di un ufficiale generale, 3 battaglioni bersagl ieri, 2 squadroni e 8 pezzi, coll'avvertenza eh~ 2 compagn ie rappres-entassero un reggimento, 1 squadrone '1 reggimento di cavalleria, ed 1 sezi one 1 batteria. 11 giorno 9 fu fatta prendere alte truppe la seguente dislocazione iniziale: Corpo d'armata: la 1" divisione (di Pralormo) a cavallo della strada degli Abruzzifra S. Maria di Urtino e Tavernole; la :2a divisione (Angelino) a ~avallo della strada Roma-Napol i all'altezza della stazione ferroviaria cli Presenzano ; le truppe suppletive a cavallo della strada degl i Abrnzzi fra il Molino e S. Maria di .Urli no . Le truppe destinate a segnare l'altro partito vennero collocate presso la Taverna Torricella fra Calvi e Teano. L'andamento generale delle operazioni. cli questo periodo venne così prestabi lito dal comandante generale: « Il corpo d'armala si avanza il giorno 110 « in due colonne, coll ega.te fra loro, lungo le due strade « che da Taverna di Caianello eo nducono a Teano ed « a Taverna Torricella. Le due co lonne si portano il « giorno 1111 all'atlacco; quella di sinistra. fa dimostra« zione contro la desLra del nemico , l' altra cerca cli « aLtaccurne e avvilupparne il fianco sinistro, e la ca« val!eria si avanza pet' Francolise e Sparanise a minac1

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somIARIA « ciaroela riLirata. Il nemico, avviluppato per la sinistra, « eseguisce la ritirata verso il ponte d'Ann ibale, pas« sando il Volturno fuori del tiro del cannone di Capua; « poi si porla a Caserta per impedire fino all'ultimo « la congiunzi one delle truppe provenienti da Capua, « e, potendolo, baLterle successivamente. Nello stesso « tempo le a ltre forze, che bloccavano Capua dalla si« nistra del Volturno, cercano di oppors i al passaggio « del.fiume per parte del partito avversario. Il giorno t2 « il co rpo d'armata passa il Volturno e la fortezza di' « Capua è sbloccata ». Le op erazioni si svolsero secondo il su ind icato concetto. Il giorno 1O il corpo d'armata, preceduto dalla brigata di cavalleria (cui fu addetta 1 baueria) esegui la divisata marcia offensiva dirigendo la 1a divisione e le rimanenti truppe supple ti ve a Teano per la strada . Taverna della Catena - Ponte Pescar·e -Ponte Borgonuovo-Ponticelli, la 2" divisione a Fon tana della Resina per Ponte della Catena ( dopo sfi la La la colonna precedente). e Taverna Nnova. Duran te la rnarcia le truppe sfi larono innanzi a S. A. R. il Prineipe Ered itario presso la Taverna di Caianello. Si misero a campo: la .1 .. divisione a nord, la 2a ad est, e le truppe suppletive a nord-ovest di Teano. La briga ta di cavalleria, che aveva _ coperto la marcia delle divisi on i ed avuto sco ntri col nemico, si rip iegò, a movimento . compiuto, dietro gli avamposti delle di visioni stesse, accampando presso il Molirio di S. Paride. Jl giorno ·11 seguì l' attacco delle posizioni occupate dal partito segnalo dieLro il Savone sulle allure di M. Ventarolo e M. !ìiaro. 11 comandante del corpo d'armala, consideralo che le condizioni topografic0-la ttiche avrebbero reso difficile forzare la destra della posiz ione nemica, rinunciò a tal rnodo di attacco malgrado i più efficaci risullàti che dalla buona riuscita se ne sarebbero tratti , 84

RASSEGNA

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e dispose che la. fazione si svolgesse gi.usta il seguente conceLto: colla ,1a dì visione impegnare il combattimento di fronte per tenere il nem ico a bada; spiegar~ la 2a divisione sulla destra per avvil uppare la sinistra del!' avversario; sp ingere la brigala cli cavalleria eon ~ batteria con largo giro a. destra p-er Francolise a minacciarne le comunicazioni. Così avvenne infatt i, ed il partito segnato era già in ri tirata verso Calvi quando fu dato il seanale per terminare l'azione. t) • All o svolgimento di questa faz ione assistè S. A. R. ·n Principe Eeed itario. Le trnppe qu indi si accamparono : la 1' divisione sulla destra del Savone fra Francolise e Montanaro ; la 2• divisione presso Taverna di Toericella . Le truppe suppleLi\·e furono )n<J.n clate a n rezza sul Volturno, dove dovevasi eseguire il gettamen to di un ponte militare . pel passaggio del fiume. Conseguenza del combattimento sul Savone fu clt far sgomb rare dal partito segnato la desLra del Volturno e qu·indi di sbloccare Capua. Rimaneva al corpo d'armala ai passare il finrne e congi ungersi coi rinforzi attesi da Benevento . Fu perciò ordinato che la ·1 " divisione (col battaglione d'istruzione) e la brigata di ca valleri~ passerebbero il Volturno al ponte militare da get_tars1 a Brezza, la 2a divisione a Caplla. Esegui to il passaggio e confermata la ritirala del nem ico verso Caivano , la ·1· divisione si sarebbe portala a Capua, la i• a San ta Maria, la brigala di cavalleria metà a S. Maria e metà a Caserta. Il gettamento del ponte mili.tare presso Brezza ed il passaggio delle truppe ebbero luogo il matt!n_o,. del 'l'.z so tto ia protezione di 5 bat~Grie (della ,1a dms1one e delle truppe suppletive~ . :Durante il pnssaggio ebbe luogo un cornballirnento con un distaccamento nemico supposto essere stato


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DELLE Gl\ANDI MANOVfiE DEL

RASSEGNA SOMMARIA

spedito da Capua in ricognizione verso il basso Volturn o e che , avuta notizia dell'ammassa rsi del parti to op~ posto presso Brezza, erasi spiegato sulla riva sinistra. Tale distacc:amento era effettivamente rappresentato dai 3 battagli~ni, 2. squadro ni ed 8 pe zzi stati impiegati a segna1'e 11 partito sud-est nelle due fazion i precedenti. E con _que~ta . operazione, eseguila alla presenza di S. A. R. 11 Prrnc1pe .Ereditario e di S. E. il Ministro della g uerra,. terminavano le manovre del 2° periodo; chiuse 1~ quali , le truppe del corpo d'armata, prima di far ritorno ~Ile rispettive g uarnigioni, furono il giorno ,14• passate rn. ras~eg~a sulla piazza d'Armi di Capua da S. A. R. 11 Principe Ereditario.

Manovre di cavalleria nel comando generale di Milano.

. Presero p_arte alle esercitazioni e alle grandi. manovre d1 cava llena nel comando generale di Mi lano le 2 brigate di cavall eria stanziate in quel comando o·enerale (fa tta eccez ione del 9° cavalleri a che ne fu. di~pensalo), lo squadrone d'istruzione, 3 batterie da cent. 7 su 6 pezzi e 2 battaglioni di fanteria. Nei primi giorni del settembre le 2 brigate, senza truppe complementari , aLLesero una dopo l'altra sulla piazza d'armi di quella città ad alcune evoluzi on i di brigata colle quali il comandante 'generale intendeva dar loro il voluto insi eme e prepararle alle gran di manovre coll'appl icazi·one di norme da lui pubbli ca le pel maneggio e l'impiego de' grossi corpi di cavalleria. Fu quindi nperto il periodo delle rrrandi manovre le o ' qua l1' doveva no consistere nello svolgimento a partiti. con trapposti di un tema tattico-logistico, e chiudersi \

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con, qualche manovra di divisione contro nemico segnato. Per lo svolgimento del tema tatlico-logistico le 2 brigate furon'o costituite nel seguente modo : 3.a b1'iga,ta. - (~'lagg. generale Incisa). 4° e 20° cavalleria, 11 squadrone del.il 0° , lo squadrone d'istruzione (totale 113 squadroni), 2 batterie, 11 battaglione di fanteria, •1 distaccan1ento del treno; 7.• b1·igata. - (~fagg. generale Gropallo). 10. e '17~ cavalleria ( 1 O squadroni) ,' 1 balteria, ·1 battaglione d1 •fanteria, 1 distaccamento de l treno . La zona prefissala di manovra era il te rreno fra la Tresa e il parallelo di Milano, fra il Ticino e l'Olona, ed era evidentemente stata scelta col c1·iterio che per la sua profondità qffrisse campo sufficiènt.e per lè diverse operaz ioni di marc ia, esplorazione ed avanscoperta, e per la giusta larghezza e l'interna costituzione consentissB che le altre operazion i ( tasteggiamenti, concentramenti, scontri ecc.) vi si potessero effettu are con latitud ine di combinazi on i suffic iente perchè i comandan ti avessero modo di spiegare· la loro abilità nel concepire, ed il loro colpo d' occhio e la loro prontezza nel!' eseguire. La si\uazione generale entro la quale dovevano svolgersi le operazioni era dal comandante generale cosi determinata: « Mentre l'esercito nazionale sla in massima parte « concentrato nell'alta vall e del Po, un corpo nemico « tenta arrivare alle sue spalle sboccando da! Sempione « e dal S. Gottardo. · « Intanto che la colonna del Sempione ha potuto es« sere trattenuta momentaneamente dalle compagnie al« pioe dell'Ossola sussidiate da qualche altro_nucleo.d,i « forze, quella del S. Gottardo ha guadagnato 111 celer1~a « e si avanza fra il lago Ceresio e il.Verbano coll'ev1 0

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llASSEGNA SO.UMARIA

« dente scopo di raggiungere Sesto Cale nde e Somma « per di quivi facilitare il còmpito della colonna del « Sem pione e ad essa congiungersi sulla sinistra del « Ticino. «. La riserva dell'esercito nazionale, trovando cl i poter « chspo rre d1 una certa forza di cavalleria, ne fa un di« sta~camento leggero , che con-centra a l\li lano e spinge « rapidamente nella direzione di Somma e Sesto nel« l'fn_tento di preven irvi l'avversario, respingerne pos« stbtlrnente l'avanguardia e dar così tempo all'arrivo « d'altre truppe, col concorso delle qunli si comple« tera.pno i primi successi ricacciando vio·orosamente « l'avversario verso il S. GoLtardo e sven~ando per tal « modo la progettala congiunzione colla colonna del « Sempione ». Le opernzion i erano supposte aver principio nel mon:ento in cui la tes ta de ll'avanguardia del corpo provemente dal_ Go~tardo si trovava ad aver raggiunto Cassano e Ghtrla (nodo delle strade che da Valgana conducon? verso la pianura Iornbarda),e le truppe destinate ~ resptngere quell'avanguardia erano presso a compiere 11 loro concermamento a Milano . ll tema speciale alla 7• brigata rappresentante l'avanguardia delf a colonna scen dente dal S. Go l.tardo era dato coll'ordine seguente, diretto colla data 5 seuem bre 18715, ore 6 di sera, al suo comandanle : _« Pe_r l' esecuzione dell e operazion i delle qual i la S. V. « rn dipendenza della situazione genenlle è incaricata « Ella moverà domattina all e ore 7 .ant. co lle cootro~ « notate truppe {V. composizionè della briqata) e prn« cedendo la colonna marcerà colla possibi le sollecitu« cl ine verso Sesto Calende per preoccupare quelle lo« calità e così favorire la congiunzione di questa colonna « con quella che scende da l Sempione. « Vossignoria lrn piena libertà di scegliere a diret-

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« trice della sua marcia la strada che giudicherà più ·« conven iente; però pr ima d'impegnarsi sull'una piuL« tosto che sull'altra, le farà riconoscere , mancando « questo comnndo generale cli precise indicazioni su « talune di esse. « La sua cavalleri a si spingerà appena lo può nell a « pianura Iom barda per sorvegliare le comuni~azioni « provenienti da ~lilano, sapendosi che il nerrn eo sta ·« racco~liendo in quella cì_ttà alcuni reggimenti cli ca« va lleria ». Il te.ma per l'altro partito era contennto neH'0rdine seguente emanato .la sera del 6: « Da informazio ni avute dallo squadrone man dato in « osservazione verso Va rese consta che eavaller.ia ne« mica, proven ien~e dal Cantone Ticino per la stra~a << Bellinzona-Ponte Tresa-Ghirla, si spinse verso la pia« nura e le sue punte arrivarono a Soinm,l e a Gal larate. « Pare evidente clrn il nemico accenni a prender « posizione sul Ticino verso So mma e Sesto Calende, </ nell'in tend imento di facilita re il passaggio del fium e « all'altra sua colonna ebe scende da l Sempione, per « poi, unito alla meclesirna, proseguire le sue opera« zioni offensive. « La S. V. colle contronotate truppe (V. composù;ione « della 3a bl"igata), che stanno concentrate in Milan o, « rnoverà domani rnattina alle ore 8 ' nnt. e si spin·<< o·erà in ricoo·nizione nella direzione di Varese e Sesto o o . 1· , . • « Calende, cerchet'à il nermco , lo assa ua vtgorosa« mente tagliandogli la ·ritirata o almeno ricaccian<< dolo verso Ponte Tresa ». Ai cornapdanti di partito fu lasciata la maggiore libertà d'azione, e ciascuno di essi, nei limiti impos ti dal temn, poteva seguire interamente . la p_rc~p r~a ispirazione ·nelle sue cleterm.inaziooi e clispos!Zlom. Le opernzioni in base agli ordini che abbiamo esposti ,ebbero cominciamel)to al mattino del giorno - 6.


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RASSEGNA SOMMAI\ IA

In quella giornata la 7a brigata, facendo esplorare il terreno innanzi e sulla sua sinistra scendeva colla sua colonna principale per Valgana , mentre una 1nioore colonna (2 squadroni e 2 compagnie trasportale su carri) scendeva celeremente per Valcuvio per occuparn prima del nemico la stretta cli Vergiate, e assicurarsi il possesso di Sesto Calende. Verso mezzogiorno le due colorrne avevano operato il loro con.aiuno-imento o o ' e la 7.. brigata si trovava in pos izione fra Vero-iate . o (colonna di destra), Azzate e Gazzada, mentre punte d'avanguardia si spingevano fino a Gallara te e a Somma, e rompevano la ferrovia fra Busto-Arsizio e Gallarate e il ponte della ferrovia stessa presso Somma. In quel giorno la 3a brigala. non aveva mosso da Milano; solo aveva spinto in ricognizione verso Varese e Truvedona 1 squadrone, il quale ritirandosi innanzi alle avanguardie nemiche riferì nella sera il nemico occupare già co lle sue estreme avanguardie Somma e Gallarate. ~fa il mattino del 7 anche la 3a brigata si pose in movimento, dividendo le sue truppe iri. tre colonne, colla supposizion e che l'avanguardia nemica(7" .brigata), per assicurare lo sbocco dalle montagne varesine ~l corpo che precedeva, tendesse ad occupar fortemente non solo Sesto Calende, ma anche Gallarate e Varese. In base a tale supposizione una colonna (4- 0 cavalleria e 1 batteria) fu direua su Varese per Tradate, le alLre ~ si avviarono verso Busto Arsizio e Gallarate; e . verso 1' 1 pom. al cessare della fazione le tre colonne trovavansi rispeLLi vamente in posizione a Tradate, a Busto Arsizio (colonna principale), ed a Gallarate (il batLao-lione di fanteria e 1 squadrone) senza aver ìncont;ato o~posizione per parte del nemico. Solo ebbe con questo qualche avvisaglia la colonna, che aveva occupato Gallarate la 9uale ?i. fa si era spinta verso Casorate, ove erano già m pos1Z1one truppe della 7• brigata. 1

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Quesla infatti per le esplorazioni falle il giomo precedente avendo acqu istata la convinzione che Somma e le sue adiacenze non erano occupale in forza dal nemico, mentre questo moveva da Mil ano verso Gallarate e Varese, si era spìnta ad occupare con tulle le sue forze CasoraLe e le forti posizioni della Masnaga e dell'Oratorio, lasciando una riserva a Somma. In quelle posizioni, mentre copriva direttamente Sesto e la linea di ritirata pe1· Valcuvio, si riserbava faco ltà di ripiegare, se il ca:;o lo volesse, per la ·strada cli Azzate, mìnacciava Gallarate e la pianura adiacente, e si trovava in posiz ione opporLUnissima per resistere con vantaggio ad un al lacco nemico, e per dare efficacissimo impiego, stanle la vicina brughiera, alla propria cavalleria. Pe!'venu ti così i due partili eon quasi tutte le forze a con tatto l'uno dell'alLro, era inevitabile un combaLtìrnento, e questo ebbe principio fin dalle prime ore del giorno 8. L' iniziativa fu presa dal comandante la 7• brigata, il qua le temendo per la sicurezza delle proprie comunicazioni con Sesto e Vergiate, e volendod'allra parte riconoscere la entità delle forze che si trovava di fron te, mentre spiegava 1 squad rone in ricognizione sulla strada di Varese ed un altro sulla sua destra verso Cardano, spingeva una colonna composta di 2 compagnie, 1 squadrone e qualche pezzo di artiglieria in.ricognizione oflensiva veno Gallarate, facendo prendere posizione nell a brughiera a destra al 10° cavalleria. La colonna cli ri cognizi one non tardò a venire alle prese col ballagl ione e collo squadrone nemico, che occupa vano Gallarate e la forte posizione di Montebello, e sulle prime il vantaggio fu per lei, tanLochè riuscì ad im padronirsi delle posizioni tenute dal nem ico . Ma sopraggiungevano fraLtanto da Dn sto Arsìzio rinforzi d'artiglieria e di cavalleria della 3~ brig.ata, la q.uale 1

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DELLE ORANDI AfANOVRE DEL

RASSEGNA SOM!IIARIA

aveva 1mz1alo dal canto suo fin dal mattino un movimeolo offonsìvo, coll'intendimento di far punta sulla sinistra delle colonne nemiche che si tro·vava cli fronte, per separarle da quel!P- che supponeva essere in posizione verso Varese; e quei rinforzi , segnatamente mercè il fuoco dell 'artiglieria postata sulla dominante posizione di Crnnna;forzarono la 7• brigata non solo ad abbandonare le conquistate pos izion i ma a pronunciare un completo movimento di ritirata, malgrado che nella brughiera la sua cava lleria avesse fratta nto ottenuto sensibili vantaggi su quella nemica. Al termine dellagiornata (circa l' ,1 pom .) la 'i bt·igata si trovava in tal modo di nuovo col grosso in Vergiate, occupando in pari temp o Somma e Sesona, con ,1 &quadrone al la Malpensa ed 11 a Cimbro; mentre la 3• brigata aveva raccolte le sue forze a .breve distanza, 1 chilom etro circa, da 8ornma, occupando con 1 squad ro ne ed 1 batteria Mezzana. In giorn ata perven iva avviso al comandante la 7a brigata che il corpo , di cui tale briga ta formava' l'avanguardia, era pervenuto colla sua testa . di colon na in Valcuvia, per modo da poLergl i porgere il dì seguente un valido appoggio, e che Ja colonna della 3• brigata sp inta su Varese era stata posta fuori di comballimento . Per tal i avvisi il comandante la 7"' brigata stimò il caso il mauino di poi di ri prendere ardita men te l'offensiva, e rinforzando él tal uopo le truppe rimaste a Somma, ordinò senz'allro l'auaeeo delle posizioni nemiche, di rigendo co ntro il fianco destro tutte le fo rze che aveva sotlomano in Vergiate. Nello stesso tempo la 3" brigata pronunziava un movimento offensfro con tro le posizi oni del nemico per allaccarlo di fronte, mentre, ignara degli avvenim en ti che erano stati comunicpti al comanda nte della 7a brigala, aveva mandato ordine ai!a sua colon~a 0

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di destra, spinta già su Varese, di volgere verso Vergiate e coo-Jiere il nemico di llé\OCO . . 0 na questo simultaneo avanzarsì dei . due, opposlt partiti s~guì un fie ro combattimento fra S~m r~a e Mezzana, il quale dovè essere troncalo da!l.a d1rez1one della manovra, senza che avesse dato risultati b~n d~terminati in causa dell e posizion i alquanto rnlrteat~ ch'era~o venu ti ad assumere i reparti dei due oppostt partiti, portand osi a contatto. La cleeisione della direzione delle manovre fu che le trupp e dell a 7a brigala dovessero riprendere le posizioni Vergiale- Sesona, quelle della 3a le posizioni . . , . di Somrna- ,Hezznna. Riprese le operazioni, la 3a bn?ala nnnovo .d suo movimento offensivo, clisponendos1 ad opemre 11 ~a~saggio della Slrona; ma sopraggiuntegli .fraltanto notIZle dell'ava nzarsi del corpo pl'inc ipale nemico e della so rt~ toccala alla sua colonna cli destrn, il comand.an t~ clt quella brigata si vide costretto a r inunci~~·.e all avviata. operazione e a. rilirarsi su Gallarate. CIO no~ volle faee per altro senza avere con qualcl~e ar~1to_ atto offensivo inga nn ato il .nemico sulle sue 111lenz1001 per render più sicma la propria ri tirata, ed a questo u.opo spinse un intero reggime nto di cavallc ri_a ~el~a brug~1era di Golasecca contro Sesona. Ma le arugl,ene nemwhe, postate in felic issima posizione a Ses~na, cagio~a?dog.li gravi perdite, obbligarono quel reggimento a 1:1p1egai~ non senza però ch'egli a:vesse sosten~to van scontri brill anti cogl[ squadl'oni nem ici scesi a conlrastare il sno attacco nella brnghiera . Poco di poi tutta la 3a brigata anda_v~ su tu_lla la. fronte ·lentamente sgombrando terreno r1lll'andos1 sulle posizioni Casorate-Arzago, mentre la 7a rioccupava Somma e Mezzana. Così fu dato termine alf a fazione del giorno 9 e alle


94 RASSEGNA SOMMARIA manovre a partito contrapposto, colle quali era dato svolgimento al lema tattico-logistico più sopra indicato. A compiere il programma propostosi dal comanda nte generale in Mi lano rimanevano un cora da eseguirsi due esercitazioni di divisione contro nem ico segnato, le quali furono fissale pei giorni ,11 e ;J 3. Lo scopo essenziale di queste ultime esercitazioni, secondo gl'inlendimenti del comandante generale, do,,eva esser quello di dar occasione a vere manovre d'insieme, e ciò riusciva tanto più utile in quanto i combattimenti delle precedenti fazioni non avevano in massima dato luogo che a scon tri cli pochi squad roni da un lato e dall'altro, e non avevano quindi lasciato campo allo sLUd io degli ordini di comballimento, dei ' quali importava far largo esperimento. A r:iggiungere questo scopo fu in ciascuna delle due giornale di operazione dato un tema generale da svolgersi a manovra semi- libera, il quale conducesse ad un impiego d°i tutta la massa della cavalleria ivi riunita nella brughi.era della ifolpensa. Lo svolgimento del tema p~Htava di necessitrt a vari e combinazioni cli manovra , le c1uali erano folte pee dar modo di npprezzare in Lutta la loro pienezza quelle norme talliche, cbc si traLLava d i sperimentare e fal.'c apprendere . Ma per più efficace ammaestramento delle truppe, tanto in una giornata quanto nell'altra volle il comandante generale che dopo le osservazioni fatte da lui sul luogo circa lo svolgimento dato al lema, questo fo sse ripetulo, e sul terreno stesso stabilì nuove situazioni, le quali includesse rq altre combinazioni. Nella prima giorna ta la divisione cli manovra fu costituita dalle 2 brigate (3" e 7°) nella loro fo rma7,ione normale, 2 batterie e 7 cornpngnie di fanteria, le quali compagnie servirono però semplicemente a rap1

1875 95 presentare il collegamento con una seconda divisione (di fantel'ia), che si supponev~ ~~erare sulla. d~slra . . Nella seconda ,gio rnata la drns1one fu costituita allo stesso modo, se non che la fanteria no n ebbe alcuno . .. impiego. Servirono a se(J'nare il nemico, sotto gli ord1m del 1 giudice di campo°capo, lo squad r~ne . d'istruzione, /~ batteria ed 4 compagnia di fante ria. Un drappello d1 4 cavalieri con banderuole rappresentava 11 squadrone, ,1 pezzo d'artiglieria una batteria, 1 plotone di fanteria ,t battaglione. DELLE GllANDI MANOVRE DEL

Manovre nel comando generale di Verona.

Per rao·o·iungere nel modo più efficace per l'istruzione deu: truppe lo scopo cui. dovevano tendere le grandi manovre speciali, delle qual_i g\i era a~d~ta la direzione il comandante generale m Verona sllmo anripartire le esercitazioni in due ch'eali o s;no consio·lio o . distinti. periodi : il ·1° destinato esclus1vamente a manovre d'insieme, il 2° ad esercitazioni di avanscoperta . Furono destinali a prendere parte alle grancl i manovre i reo·o·imenti di cavalleria 6°, 45° e 18° i quali si trovarono ;~al uopo r iuniti il 4 settembre nei dintorni di Verona, costituendo con 2 batterie da cent. 7 u?a sola brigata sollo .gli ordini del maggior generale Rizzardi. I primi giorni i reggimenti furono lasci~ti a disposizione de' rispellivi comandanti perché vemssero _eser~ citati a manovrare ·su 'due e tre schiere, e preparati cosi a lle manovre dell' intera brigata, le quali dovevan~ essenzialm ente avee per oggetto l'ammaestramento dei corpi chiamati a prendervi parte, nella formazione per 1


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RASSEGNA SOMMARIA

schiere, nell'imp iego delle pattuglie di combattimento, degli esploratori innanzi alla fronte e delle schiere stesse nei casi principali nei quali, una brigata di cavalleria può trovarsi di fronte ad altrettanta fo;za nemica. Queste manovre d'insieme el)bero principio il giorno 7, e furono sYolte nei giorni 7, 9, 10, 11 sette.mbre sulla piazz.1 d'armi di Verona e terren i adiacenti, essendo preventivamente stati apparecchiati per tale scopo sia la piazza d'armi (ponendola mediante spaziosi passaggi in comunicazione colle strade che la circondano) sia il vicino territorio fra le strade di Azzano e di Tomba. Le manovre dei giorni 7, 9, ,JO consistettero esclusivamente nello svolgimento contro nemico segnato di una serie di temi, i quali riassumevano appunto i casi - principali cui può dar luogo l'incontro di due opposte briga te cl i ca vali eria. Siffatti casi vennero dal comandante generale rias~ sunti coi seguenti enunciali: 1° Stabilire la fo rmazione su tre schiere colle pattuglie di combattimento sui fianchi; '.z" Eseguire un attacco colla prima sch iera segulla dalle altre due; 3° L'attacco della prima schiera è riuscito, si fa l'inseguimento; 4.0 La prima sch iera è impegnata nella mischia, la seconda inLerviene· da uno dei :fianchi per decidere il combattimento; 5° La prima schiéra mentre eseguisce una ricognizione in avanti per l'attacco, oppure mentre è impegnata nella mischia, viene minaccicitada riserve nemiche; la seconda schiera deve portarsi avanti per 1;esistere alle medesime; 6° La prima schiera non riesce nel suo attacco, la seconda deve intervenire da uno dei fianchi e far cessare l'inseguimento;

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7° La prima schiera'si porta avanti per attaccare 'la linea nemica che si prolunga e minaccia di avviluppare un'ala, il fronte della prima schierD. deve prolungarsi thlrante la marcia mediante frazioni di truppa tolte alla sceonda schiera; 8° Rannoclamenlo; 9° Cambiamento di fronte; 110° Passaggio di stretto. Il nemico segnato rappresentava 1 brigata di 3 reggimenti di cavalleria ed 1 ·sezione di artiglieria, questa effettiva, qu~lli segnati mediante 60 cavalieri, ogni 20 dei quali rappresenta vano · 1 reggimento. La giornata dell'H settembre fu i rnpiegata nello svolgimento di due manovre libere a nemico segnato pure sulla piazza d'armi e sue adiacenze, e più specialmente sulla zona cli terreno che da Porta Nuova si estende in giro verso i villaggi Tombetta, Tomba, Santa Lucia, è il forte Palio, colla prescrizione che questo terreno dovesse essere considerato nel suo v~ro stato, sen zR che nessuna convenzione avesse a creare o togliere ostacoli. Al partito s~gnato, costituito come nelle antecedenti giornate, fu assegnata dal comandante generale l'iniziativa delle prime mosse, lasciando al comandante di detto partito li,i. facoltà di agire a suo talento, sempre però in dipendenza di un unico razionale concetto, e nel fine di porgere mezzo alla brigata di app licare, a seconda delle circostanze, le cose apprese nelle precedenti esercì ta zi oni . . Chiuso in tal m~do il primo peri.odo d'istruzione, verme dal comandante generale aperto il secondo, il quale era suo intendimento dovesse servire a studiarepraticamente il modo con cui una brigala di cavalleria destinata ad eseguire una ricognizione deve condursi. A bene indirizzare questo studi.o il comandante ge1

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ANNo XXI, VOL. I.

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98 RASSEGNA smrn ARIA nerale, raccolti il giorno '12 a, conferenza tutti gli ufficiali superiori ed i capitani delln brigata, espose loro il tema generale, secondo il quale dovevano essere svolte le operazioni, e li intrattenne sui principi e sulle norme con cui debbono essere eseguite le varie specie di ricognizioni, mettendo in guardia contro le esagerazioni in cui · sono caduti coloro che, ispirandosi unicamente agli esempi avuti dall'ultima guerra franco-germanica, non hanno saputo tener calcolo di tutti i pericoli ai quali può condurre un uso soverchio di ricognizioni su vastissima scala quand'o si abbia di fronte un nemico ardito e vigile; ed insistè sopratutto sulla necessità che banno i capì destinati al servizio di avanscoperta di essere disposti in modo da - reciprocamente sostenersi, sulla ·convenienza di tener la riserva sempre a portata d'intervenire, sia ' per dare appoggio alle operazioni dei corpi che sLanno innanzi, sia per contrastare quelle di partiti nemici che riuscissero a frammettersi alle colonne esploratrici per impedire rovesci, e finalmente sull'opportunità di avere truppe delle varie armi a debite distanze scaglionate indietro. Il tema generale al quale furono coordinate tutte le operazioni dr! secondo periodo fu il seguente: « Un « grosso cot'po d'esercito muove da Verona per mar« ciare contro un altro proveniente da Brescia ». La brigata di manovra era supposta essere una brigata di cavalleria distaccala innanzi in r icognizione dal corpo proveniente da Verona; il partito nemico col quale essa doveva scontrarsi era una brigata di cavalleria, costituita da 3 reggimenti segnati come ne' giorni precedenti, e 2 sezioni di artiglieria effettivamente rappresentate. Le operazioni furono condotte a manovra libera dando svolgimento a successivi temi speciali proposti dallo slesso comandante generale.

'DELLE GRANDI MANOVRE DEL 1875 99 Il primo terna speciale, il quale fu svolto nelle giornate del 13 e del u. , stabili va per la brigata di manovra il compito di spingere le sue ricognizioni sulla linea de[ Mincio ed impossessarsi dei punti di passaggio da Monzambano a Goito , supponendo Peschiera · e _Mantova presi.diate da truppe del proprio partito . Il giorno 13 le esplorazioni si arrestarono alla linea del Tione, mentre il nemico, già in posizione fra Cà del Sale e Villafranca, ritira.vasi sulla destra di quel corso d' àcqua. Il giorno 14 la brigata si spinse fino sulla linea del Mincio e s' i mpn.d ronì , dopo breve difesa opposta dal nemico (che si ritirò verso Guidizzolo e ~1eclo1e) dei passi di Monzambano-Valeggio e Goito. Alle operazioni di questa giornata r.oncorsero anche :2 battaglioni di fanteria, che si supposero mandati dai presidì di Mantova e di Peschiera. tema speciale pel giorno 15 stabiliva che la brigata dovesse spingere le sue ricognizioni sulla linea Lonato, Castiglione, Castel Goffredo , per assicurarsi se realmente ed in quale direzione il nemico fosse in ritirata. 11 risultato della giornata fu la ritirata del nemico su ~Iontechiaro dinanzi agli attacchi concentricamente . eseguiti dall'intera brigata per le quattro strade di Castel Goffredo, Medole, Guidizzolo e Solferino . Jl giorno 45 la brigata doveva seguire il nemico ritiratosi oltre il Chiese e quindi prendere accantonamenti ravvicinati nell'intento sia di sostenerne l'attacco sia di muovergli contro colle proprie forze . Le operazioni furono compiute senza che avvenissero scontri, essendosi la brigata arrestata e posta in accantonament? a ì\lontechi aro , Calvisano e Carpenedolo, ed avendo 11 nemico operato la sua ritirata verso Ghedi dopo aver momentaneamente preso posizione al crocevia delle strade l\Iontechiaro-Ghedi e Calvisano-Rho. A questo punto, portata l'azione in una zona dì 1

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somIAT\lA terreno limitata, e venutesi grado a grado riunendo le forze dei due parli ti, le esercitazioni entrarono, si può dire, in una novena fase, cedendo il maggior campo il servizio di esplorazione alle operazioni aventi propriamente per scopo il combattimento. Queste ultime esercitazioni ebbero luogo nei gi orni 17 e 18, e si risolvettero in due fazioni nelle quali gli opposti partiti tendevano a spostarsi l'un l'altro dalla rispettiva linea di ritirata. Specialmente interessante fu quella del giorno ,t 8, che pose fine alle manovre, per la quale, trovandosi la bC'igata accantonata in seguito alle operazioni del di precedente fra l\fontechiaro, Carpenedolo e Ghedi , ed il nemico segnato a· Castenedolo, vennero dal comandante genetale dati i temi in modo che la fazione dovesse necessariamente venire ad avere il suo svolgimento sulla brughiera ch'ivi si stende, il che offrì opportunit1;1. di largamente applicare le forme di combattimento e le regole che erano state oggetto delle istruzioni del primo periodo. Per queste ultime due esercitaz ioni si reputò opportuno di aumentare la forza dei drappelli destinati a segnare il nem ico, portandola ad uno squadrone per ogni reggimento. Ne risultò quindi che i reggimenti della brigata effettivamente rappresentata r imasero formati su 4 soli squadron i. RASSEGNA

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Considerazioni generali .

Le parole da noi riportate come introduzione ,i. questa noslra rassegna ci dispensano dall'entrare in apprezzamenti sul sistema d'istruzio ne, del quale abbiamo fiu qui segnato Io svolgimento. Non ci ast errem o però dal segnalare un fatto, il quale a noi sembra di non lieve importanza, e questo sta nella latitudine lasciata

401 ai comandanti generali nel predisporre e provvedere non solo pei campi d'istruzione, ma anche per le grandi manoVTe, latitudine alla quale non eravamo nel nostro esercito ancora abituati, e la quale è uno de' segni più sensibili di quel lavorio di discentramento che si va operando in favore de' comandanti generali man mano che le varie parti del nostro ordinamento prendono stabile assetto e regolare andamento. ll far somministrare per le grandi manovre dai singoli comandi generali complete divisioni in pieno assetto, valendosi dei mezzi a propria disposizione, è sistema che, a nostro credere, offre non solo il vantaggio cli porger modo ali' autorità suprema, cui spelta di provvedere per la formazione di siffatte divisioni, di famigliarizzarsi, quantunque in scala limitatD, con quelle attribuzioni che sarebbero di sua spettanza in caso di mobilitazione dell'esercito, ma anche quello di stabilire fra i vari servigi quelle relazioni, che fra essi dovrebbero correre nell'eventualità di una mobilìtnzione . I resultati che si sono ottenu ti dai campi e concentramenti estivi e dalle grandi manovre nello scorso anno non possono a rneno di essere cagione di non poca soddisfazione. In massima nelle esercitazioni di combattimento svoltesi nei campi e nei concentramenti presidiali che ne tennero luogo, si ebbe a rilevare un notevole progresso nel!' ammaestramento delle nostre truppe . 11 razionale impiego degli ordini diversi di combaltimento e delle varie armi, il giusto i)pprezzam.ento delle condizioni topografiche, la cal ma in tutti gl i atti ianto per parte di chi comanda, quanto di chi eseguisce, dimostrarono quale savio indirizzo abbia preso presso di noi l'addestramento delle truppe al servi zio e alle operazioni di guerra, e come per la concorde ed attiva operosità di tutti vadano estirpan~ dosi quegli stessi difett i che da taluno si giudicavano DELLE GRANDI MAl'\OVRE DEL

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RASSEGNA SOlBIAlUA

quasi un necessario portato della speciale ·indole nostra. 1 campi e le esercilazioni estive considerali poi come apparecchio alle grandi manovre, risposero pienamente al loro scopo. Nè ciò solo dal lato dell'istruzione tattica, ma anche da quello, ci si permetta l' espressione, dell'allenamento delle truppe. Le prospere condizioni sanilarie dei corpi, le lunghe marce sopportate senza che, si può dire, si avesse un ritardatario sulle vie percorse, il buono spirito dimostrato sempre dalla truppa, ne furono prova luminosa. I difeui che chiamarono pìù specialmente l' atlenzion~, segnatamente nelle manovre a partiti contrapEOst1, quantunque in iscala assai minore che negli anni antecedenti, furono qualche precipitazione neo·li alti risolutivi, una applicazione non sempre oppor~na faua dello spirito d'iniziativa, la tendenza ad abbracciare terreno sproporzionato alle forze disponibili, un uso soverchio dei movimenti aggirànti. E qui ci sieno permesse alcune considerazioni sull'impiego e l'utililà delle manovre a partili contrapposti ed a nemico segnato. Queste due diverse maniere di manovra hanno, a n?stro ~v.v(so, ciascuna uno scopo speciale ed una speciale ut1l1ta. Le manovre a partili contrappo:-.ti devono essenzialmenle servire per l'ammaestrame,nto tattico delle truppe e dei quadri, quantunque non escludano la parte logistica. Esse sono quelte le cui combinazioni più si avvicinano evidentemente a quelle deJla guerra vera. Ma un potente fattore le tien pur sempre non poco lontane da una fedele rappresenLazione delle vicende della guerra vera: il fuoco. Da ciò il nascere talvolta di situazioni non pienamente razionali e le di.ffi.collà di vincere del tutto taluni di quei dif~tti che abbiamo segnalati, fra i quali primeggia quell o di pren-

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1875 403 dere fronte troppo estesa negli attacchi e nella difesa delle posizioni, in proporzione delle proprie forze. 1 Le manovre con nemico segnato debbono invece 1 avere in mira più che altro l'ammaestramen to logistico dei quadri. Lo svolgimenlo della parte taLtica d~ve in esse limitarsi al dispositivo delle mosse oflens1ve o clco·li apparecchi difensivi; e tenute in questa misura ri1~ane tuttavia ad esse campo sufficiente per esercitare l'ufficio di un efficac..e correttivo alle manovre a partiti contrapposti per i·ispetto ai vizi ehe più particolarmente in queste si riscontrano e sopratutto a quello il da noi additato come principale. .Ma perchè questo si ottengn è mestieri appunto che nelle manovre con nemico segnato si eviti di dar soverchio svolgimenlo tatlico·alle operazioni, specialmente per pnrte del nemico segnato. I rip~rti. destinati a segnare il nemico, secondo la convml1one ~ost.i:a, non dovrebbero che indicare veramente le vane posizioni occupate successivamente dal supposto nemico e le forze di questo, determinare in sostania il bersa~li~ coritro cui avrebbero ad essere dirette le operaz10111 offensive o difensive del corpo manovrante. Più spariscono i.fattori coi quali conviene contare in guerra vera e più, se si vuole che le manovre abbiano un efficace resultato pratico, conviene che allo sviluppo dell'azione tattica delle truppe siano dati limiti ristrelti . - Epperò i parrebbe che nelle operazioni cùn nemico st>gna to non \ solo fosse da escludere il soverchio svolgimento tatti tico ma fosse da vedere se non tornasse opportuno abb~ndonare affalto l'uso delle manovre libere o al} meno se, lasciando perfetta liberLà di esecuzione, non \ si dovesse colìa natura ùei temi mantenere le opera\ zioni en tro determ1nati Jimi~i. \. ·Per rispelto a. questo particolare della manovra con \ nemico segnalo ci sembra tuuavia non potersi fare nna DELLE GRANDl MANOVfiE DEL

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perfetta applicazione di quanto può dirsi per le manovre di fanteria, a quelle speciali della cavalleria. In vista del modo col quale si svolge l'azione tattica della ca:alleri~, ci pare che per l'addes tramento di quest'arma ' 1mport1 che le manovre d'insieme della medesima abbiano piuttosto il carattere di evoluzioni che di vere f~z ioni a manovra libera, e che in questo intendimento } siano per essa da preferirsi le manovre a nemico l segnato . Quind_i ~e le ma_novre a partiti contrapposti ~ sono da preferirsi a quelle a nemico segnato per l'ammaestramento tattico della fanteria, il contrario. a nostro ~ credere, deve dirsi per la cavalleria. Ciò b~n inteso } fin?hè si parli di esercitazioni di combattimento, gi.ac1 :he per esercitazioni di semplice servizio d'avanscoperta n?n p~ò senza dubbio che riuscir sempre più vantaggioso, anche per la cavalleria, l'uso delle manovre a partito con trapposto. Le grandi manovre di cavalleria offrirono per noi nello scorso anno uno speciale interesse comecchè si trattasse di esperimentare o meglio d'indirizzare senza uscire dalle prescrizioni regolamentari, l'impiego' tattico de~le . masse di cavalleria secondo quelle norme e quei pnnc1pi, che le esperienze ed i più recenti studi fatti a ta_le· r iguardo anche presso le potenze, a buon diritto più autorevoli in siffatta materia, I1anno ormai posti a base della odierna tatti.ca dei grossi corpi di cavalleria. Queste norme e questi principt sì trovano in modo assai completo e preciso esposti e r.omrnenlati in un pregevole opuscolo pubblicato col titolo << Istruzioni per le manovre di cavalleria >>, .in occasione delle gr11ndi manovre, dal comando generale in l\:lilano, del quale opuscolo la Wvista Jl1ilitare ha avuto a fare fin dallo scorso anno onorevole menzione e che anche dal comandante generale in Verona v:nne additat; come guida ai corpi di cavalleria destinali a pren<ler

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RASSEGNA SOMMARIA.

DELLE GHANDI MANOVRE DEL

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parte alle grandi manovre che dovevano eseguirsi sotto i suoi ordini. · In base a tale Istruzione l'ordine normale di combattimento adottato per la nostra cavallel'ia nelle grand i manovre dello scorso anno fo quello su tre schiere, come abbiamo già avuto luogo di accennare parland.o delle manovre del comando generale di Verona, r1manend9 peraltro in facoltà dei comandanti i partiti di adottare allra formazion~, quando l'avessero creduta più vantaggiosa per un dato caso. speci~le._ . Chiudendo queste nostre cons1d.eraztorn gen:'r~h sulle quali lo spazio acco1·datoci non consente cli diffonderci maggiormente, non ci sembra inoppor~uno fermar l'al.lenz.ione del lettore sovra una quest10ne che, a nostro credere, merita scrio studio . Questa è quella dell'opportunità e dell'utilità di condurre tutte le operazioni di un periodo di gran~i manovre secondo un unico tema strategico come fatti razionalmente succedentisi di un dalo reparto tattico operante entro l'ambiente creatogli da quel supposto strategico. Non possono disconoscersi i vantaggi che un ta1e sistema presenta, essenzialrr1ente per am°:1aestra'.ne1:to de~di stati maggiori e sopra tu Ilo come fonte d1 u~1l:' stu-dio per parte di chi ha il còmp ito d'ideare e d~n7 gere le manovre; ma è da vedersi se in sJffr1.lta ~msa non s'incorra nel pericolo di vedere sacrificato 11 resultato pratico delle manovre ad uno stucl~o te_o rico e ridotte le manovre stesse quasi ad un ep1sodw dello svolo·imenlo ipotetico di un. tema, con danno dell'istruzione dei più. . È un semplice problema che segnaliamo all~ stud1?; ma se dal terreno delle grandi manovre passiamo rn quello assai più ristretLo dei ca rupi cl' istrnzion~, nei quali la cura dei particolari deve essere maggt0r~ e che debbono avere per scopo l'istruzione de'quadn di ~


DELLE GllANDl MANOVRE DEL ,t 875

106 RASSEGNA SOì\HfAIUA grado meno elevalo, forse non riman dubbio circa la utilità di non legare la condotta delle esercitazioni ad ipo~esi strategiche o almeno ad una unica ipotesi strnteg~ca, la quale, prescindendo da ogni altra considerazwne, potrebbe mettere talvolta nel bivio o cli rinuncjare ai vantaggi che offrirebbero le condizioni locali per l'istruzione delle truppe, o di dare svo lO'imento a temi speciali in aperta contraddizione c~la i~otesi . s~rategica o almeno assai poco razionali cons1derat1 rn rapporto alla medesima.

40'"/

nerale l'utilità di asseo·nare un maggior numero di colpi ai pezzi destinati ai r~parli del nemico segnato; come il materiale delle sezioni di sanità tanto d i co1·po d'armat_a quanto di divisione fosse stabilito di 3 carri per malati, 1 carretta da battaglione, ,t carretta per acqua, 1 per medicinali, quello delle sezioni sussistenze cli ·1 .carro da trasporto ed •1 carretta da .bat~aglione! c~me 11_~arreggio complementare e tutn ogg?tt1. dt m?b1,lla~ zione fossero forniti alla fanterm dai d1strelll, ed ~ quadrupedi complementar'i a tutti i corpi dai reggimenti . .. di artigl ieria. Tuttavia stimiamo utile far speciale menzione di alcuni servizi che hanno chiamala una. particolare_atten: zio ne nell' attU:azione di queste grandi manovre, e del risultato di alcuni oggetti del!' arredamento cl~l_le truppe o materiale da mobili tazione giù adottati o presi m esame, dei quali si è avuto occasione di sperimentare l'~so: I servizi dei quali intendiamo parlare sono quelh dei giudici di campo, del rancio delle truppe, -delle poste e dei ponti. Circa il servizio dei giudici di campo le opinion_i sono oramai ven ute concordi nel riconoscere c~m~ ~l più efficace modo di ordinarlo sia que~lo ~i t~~er numt1, sotto la direzione di un capo, siffatti gmd1c1 al quartiere gene rale del direttore delle manovre, sia ~ome facenti parte intrinseca del quartier generale, sia c;ome uHìcio a sè, assegnandoli nelle manovre ad un solo partilo , anzichè parte ad uno e parte all' ~l~ro .. N~I-: ì' esercizio delle lorn attribuzioni hanno p01 L g1ud1?1 di campo anche nelle scorse grandi manovre post? 1_n evidenza come lo spirito a cui s'informa questa_1st1t•lZione sia stato ben compreso nel nostro esercito, ~ come siano savie le disposizioni dei nostri regolamenti le quali stabiliscono che i g-iudici di campo siano ufficiali di qualunque grado , come quelle che servono--

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Servizi ed esperimenti vari.

~i pan:e?be soverchio entrare qui in tutli i particolan reJ~t1v1 ~Jta~damento de' vari serVizi tanto più che delle d1spos1z1om date per l' orclinameuto cli taluni di essi abbiamo già implicitamertic parlato accennando alle facoltà lasciate sotto tale rispetto ai singoli ·comandi generali. Ci limiteremo quindi a notare come il servizio del forag? io sia . stato fatto a seconda dei vige.riti regolan:ienu dalle imprese loca li ; come pel servizio dei viveri si_a _stata lascia_to in facoltà dei comandanti generali d1 ricon ere ad _1m_rirese genFali per gl'inticri corpi di armala o speciali per. le .singole division i' e come in . . . massima s1srn. _lenuto Il primo sistema; come pel rancio della tru~pa _sia stat~ lasciata ai comandanti di corpo q?ella latu~dmc che e prescritla per Jo stato di guarnigwne nel fissare la razione giornaliera; come il consumo mass imo delle munizion i da salve fosse fis~ato, e . risultas~e _in _generale suftìcente ai bisogni, in oO c?Jp1 per' ognt tnCJ le, :ZO per ogni moschetto, 80 per ogm canno ne, quantunque sia stata riconosciuta in ge-

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RASSEGNA S01UMAR!A

a mantenere il loro còmpito entro i suoi limiti razionali, che da.Ile nostre Istruzioni sull'arnrnaesLram ento tattico sono perfettamente designati dove è dello che essi (! giudici di _campo) assistono come semplici ~pettato~·-i, astene_nd~sz assolutamente dal da1·e sttff.Cje1·imenti ~d. in(ormazioni, e non ùitervengono se non quctndo e inclispenscibile pe1· decidere. , Circa il ~·~ncio delle truppe fu generalmente segnalata 1opportunita per le grandi manovre di fissare qualche d~to nor'.nale per 1~, ra_zi~ne _giornal iera della truppa se~za po1t.ar soverclua l11111taz1one alle ordinarie facoltà dei ~~ma_ndanti di corpo, per non creare troppa dis.parlta di trattamento fra truppe a continuo contatto fra loro e chiam ate ad eccezionali fatiche. - Per rispetto alle poste fu:da alcuno osservato, stante qualche note:'ole. ritardo subìto da alcuni corpi di manovra nel ricev1menlo delle proprie corrispondenze, come f~rse s_a~·ebbc_utile per le truppe alle grandi manovre d1 stabihre nei voluti limiti un servizio postale sulle nonne di quello prescril.Lo per l'esercito in auerra il che r(u~cir~bbe ~nche un Ulile esercizio pel ~ersoi~ale che si impiega rn guerra in siffatto servizio . La osservazione è senza dubbio degna d'attenzione, ma non ci _p ar fuor di luogo considerare come di contro ai vuntaggi che per l'introduzione di tale servizio nelle ma-· novre s_i otter:·~bbero, stia il di$turbo che si porterebbe at~ -~ltrt s_erv1z1, ed a personali non dipendenti dali'am'.·nm1straz10ne della guer'.a, disturbi che non si possono 1~ po1Te senza un ben dunosirato motivo d'utili tà pubblica, quale non sarebbe forse quello cui si accenna potendosi per altre vie rimediare ai segr1alati incon~ venienli. Il materiale da ponLe non fu nelle grandi manovre dello s~orso a~no fa tto tra sportare al seguiLo delle truppe, stante 11 considerevole aumento di quadrupedi che ciò

DELLE GRANDI MANOVRE DEL

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avrebbe richiesto, ma fu riunito in quei punti, nei quali se ne prevedeva probabile o necessario l'uso per servizio delle operazioni alle quali doveva dar luog? lo .svolgimènto dei temi proposti, rico~·re~do all'1~ piego delle locomotive stradali pee qualche rnd1spensabilB spostamento parziale di poco momento. . . . Gl i OMetli o materiali sperimentati dei quali c1 è parso . 00 . opportuno tenee nota sono i segnenl1: . . Locomotive stradali. - Qtwste furono 1mp1egale essenzialmenle per servizio delle sussislenze e in qualche caso speciale per trasporto, come abbiamo ~cc~nnato, del materiale da ponLe. Se il modello peesso dt 1101 adottato fece in massi ma buona prova, quantunque in qualche parte del meccanisnio si peesentasse qualche inconveniente ~li non 5crrande entità, l'esperimento fatto nelle . . grandi manovre condusse a. raffeemarsi nel convmc_1rnento che questi mezzi da lraspot'to non possa_n? 1~ guerra efficacemente essere utilizzati che pel serv1z10 eh 2a e 3"' linea. ècir1·0 da trasporto pane. -Questo carro capace, co1?'è noto, di ben 1600 razioni fece ottima prova specialmente pel vanlaggio che presenta di man~enere la necessaria circolazione interna dell'una e dt permettere quindi che il pane sia caricato dopo poche ore di cot. · tura senza pericolo di avarie. _ Cucine per ufficicdi e ga.vette per la truppa . - ~e n~ove cucine per 6, adottate per gli ufficiali in sost1tuz10n_e delle antiche per 4 ed 8 persone furono generalrnen~e nconosciute sotto ogni rapporto migliori delle anti_che; e dettero pure soddisfacenti risultati le gavet:e cl'. 1~miera adottate finora pei soli corpi delle arm1 a p1ed1, non potendo i vantaggi che possono aver so~ll'a esse le marmitte, per rispelto alla cottur~ ~el ra1;c10, ~ontro~ bilanciare quelli che hanno, cons1ghala l adozione di simili gavette, sopratutto dal punto di visla dell'eco-


DELLE GI\AND( 11.\NOYRE DEL

40 R,\SSIWl'\A SOlD[ARIA nomia cli mezzi di trasporto. Non sembra tuttavia fuori di luogo l'osservazione che, se queste gavette possono sostituire senza inconvenienti le marmille, esse forse non compensano abbastanza della abolizione folla dei bidoni; pel che parrebbe da studiarsi qualche ripiego mercè il qllale, senza étccrescere il poso del soldato questo fosse messo in grado di pron-edere a quei bisogni, ai quali facevano fronte i bidoni, ed ai quali non rispondono pienamente le gavette. 1'encle. - Furono nello scorso anno distribuite in proporzione sufficiente per farne largo sperimento le nuove tende per ufficiali foggiate su modello analogo a quelle della lrnppa, ed i risultati corrisposero all'aspettazione ; solo fu segnalata l'opporlunitò, per impedire lo sperdi- mento degli accessori, ch'esse sieno racchiuse in sacchi appositi come quelli prescritti per le tende dei coman. danti cli corpo. Vclocipecli. - I velocipedi sperimentati anche nelle esercitazioni e manovre dello scorso anno come mezzi di corrispondenza in guerra, se furono riconosciuti utilizzabili, com'è naturale, soltanto in cerli terreni fuori dell'azione del nemico, dettero per· allro risullati da non consigliare l'abbandono degli esperimenti avviati su questo particolare. Pozzi No1·ton. - In massima non si ebbe a trarl'o grande profitto del loro uso, giacchè, in quei casi nei quali ne sarebbe risultato più utile l'impiego, essi mancarono al loro scopo per le difficoltà forse che presentavo. il terreno alla loro applicazione. Sezione di sanitèi del 1° corpo d'cwmata. - Uno dei più interessanti esperimenti fu senza dubbio quello della sezione di. sanità mobilitata presso il 1° corpo cl' armata con alcuni oggetti messi in prova pel servizio sanitario in campagna, fra i quali una cassa pei medicin.ali, una barella in due parti articolate, un ~

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carrettino-barella, un letto da_ ca~po . Il fav?rev:L;: iudicio cli persone competenti, cuL :uron? fatt~ sei, g . . . tf e gl; espenmenll fa.Lt1 dalla alcuni d I que st1 ogge 1' ' • • vari sezione di sanità, alla quale erano assegnali, sm '1 . . . - · ·n campao·n}). qua e 0 articolari del serv1z10 sam1ano 1 . . P 1 . 1 t· rovarono qua e s1a l 1 stabilito dai nuovi rego amen 1, P ' . . f' tt I roa resso che anche in questa paL'te. si e _a lo ~e P o . . o·ni ramo si Javon a acrenostr·o esercito, e come m Oo .. .. r , portarci a paro degh eserc1l1 meg LO mente non s 010 Pel ,.. . . . oche per non 11manere ordinati e meglio 1strutl1, ma a . . 1 al disotto aali altri nel perfoziooare il ~ostro matena e secondo i ~it1 pratici risultati della scienza moderna.

Y.

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LA LEGGE l'ER LA

MILilIA TERRITORIALE EPER LA MILilIA COMUNALE

I.

La legge del 7 giugno 11875, portante modificazioni alle leggi esistenti sul reclutamento dell'esercito, nel me~t.re. est~n:leva. l'obbligo del servizio militare per tultt 1 c1ttadm1 atti alle armi fino al 39° anno di età stabiliva pure la istituzione di una milizia territoriale' riserbando il suo ordinamento (art. 2) ad una Jeo·o·e' .1 00 specia e. Il progetto di questa legge, giù approvalo dalla Camera dei deputati nella tornala del 24 mao·gio '18715' • l:) vemva pure sullo scorcio dell'anno medesimo approvalo dal Sen~to d~l regno, che v'inlrodusse qualche not~vole ~ocltficaz1one. È assai probabile che il progetto cosi rnod1:ficato r iceverà la definitiva sua sanzione dalla Camera così corne è uscito dalle del iberazioni del Senato. - In conseguenza non inducriamo più ollre a far ~onoscere ai nostri lettori i pri~cip1 in generale che mformano quella legge, ed in particolare l'ordinamento della mjlizia che essa istituisce, e gli obblighi che spetteranno ai cittadini chiamati a fame parte.

LA LEGGE PER LA Ml LIZ l A TERRITORIALE ECC. H3 Lo scopo primo de lla liigge è quello di introdurre nel nostro sistema militare e di preparare fin dal tempo di pace un'u ltima grande ri serva in modo analogo a _,,.,, quanto è stato fatto dalla German ia col suo landstu1··m, e dalla Francia co lla rise·rva dell'esercito te1·riton·ate. Che facessero in qualche modo riscontro a q ueste is tituzioni noi avevamo soltan to quelle forze , che potevano essere fo rnite dai 220 battaglioni di gua rdia nazionale mobilitabili in virtù della legge 4 agosto 1861; se non che questi bauaglioni, recl1,1tati con elementi propri ed aff,, tlo distinti da quelli dell'eserci to e punto preparati alla guerrn, non potevano certamente far buona prova in caso di bisogno, e l'esperienza lo ha pur troppo dimostratò ogni vo lta che essi vennero posti in armi. - La loro trasformazione era adunque una necessità volendosi ave re in essa una vera ed efficace riserva, la quale potesse, occorre ndo, sostituire e lasciar dis_pon ibili per le operaz ioni della guerra le forze tutte dell'esercito permanente r~ della milizia mobile. 01'a, 01ide questa trasformazione corrispondesse al suo utile scopo , appariva evidente la convenienza di operarla in guisa che quell'ultima riserva venisse essa pure legata e compenetrala nel complesso dell'ordinamento generale delle forze del pnese, rella dalle medesime norme e dall e medesi me rl iscipline, in una parola, che costitui sse veramente un terzo esercito· per sovvenire ai casi di una guerra sp inla agli estremi. Questo è il concetto fondamentale che informa la legge per le basi organiche de lla milizia territ0riale, la cui istituzione è tan to più necessaria per noi che non possiamo metteee in campo un esereito di 1a linea così poderoso come quelli delle· altre nazion i. - Difatti i li miti imposti dalle ·condizioni fina nziarie alla forza di pace del nost1·0 esercito permanente non ci permettono di avere pel tempo di guerra un eserc ito ANNO xx,, YoL. 1. 8 1


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H4 J,A LEGGE PER LA l\IILIZ IA TERRITORIALE d;i 1a linea superiore ai 300 mila combattenti, onde alla scarsità relativa di questa forza possiamo essere costretti a sopperire mandando irmnediatamante sul teatro delle operazioni anche l'esercito di 2a linea, ossia la milizia mobile. La prudenza e la previdenza quindi ci consigliano ad orgunizzare di lunga mano anche lìU terzo eserc ito da destinarsi al servizio territoriale, per il quale, in quel caso, non fosse rimasta alcuna forza disponibile. Occorre qui rammentare che la milizia territoriale, secondo la legge d!:J 9,_&!;Jgn.o .1§'ip, dovrà essere r.ompos1a in parte dagli ascritti alla 3« categoria, e in parte dalle ultime classi di levu che hanno già servito nell'esercito permanente e nella milizia mobile. - Come si sa, la 3.. cJtegoria, affatto di stinta dalla 1" e dalla 2°, è costituita da quei giovani che per le anteriori leggt sul reclutamento erano esentati dal servizio per ragioni di famiglia, e che ora, coll'applicaz:one del servizio obbligatorio, fino al loro 39° anno di età rimangono essi pure a disposiz ione del paese per difenderlo colle arm i quando un supremo bisogno lo richieda. Le classi di questa 3a categoria, che concorrono a formare la milizia territoriale sono 19, e poichè si calcola che ciascuna di esse sarà di 44 mila. uomini circa, così daranno in totale una forza di 650 mila nomin i sui ruoli, dedolle le perdite annuali . ~ Aggiungendo a questa forza 320 mila uom ini, dati dalle 7 ultime classi di 1" categoria, e 220 mila dalle 40 ultime class i della 2a, la milizia territoriale gi.ungerà ad avere a ruolo ,1, 190,000 uomini; forza che, quando si faccia pure una parte larghissima alle perdite eventuali, raggiungerà sempre la ci(ra considerevol< di 900 mila uomini. Si comprende però che, ammesse pure le più diffici li contingenz8 cli guerra.e tali che richiedano anche lo impiego in campagna del la milizia mobile, non sarà 1

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E PER LA MILlZIA COMUNALE

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mai necessario di chiamare alle armi elemen ti della mi lizia ·territoriale in un num ero superiore ai 300 mila. Vediamo ora come queste forze, che costitu iscono l'ultima riserva di guerra, verranno ordi nate secondo la legge che abbiamo preso in esame . Anzitutto la legge stabilisce che la milizia territoriale faccia parte integrante dell'esercito (ort. ·1°), e conco1'L'a con esso come ultima riserva alla difesa interna dello Stato. - Il su o· ordinamento taLtic:o ha per base il distretto militare (art. 3°) peL' fac ilitarne la ch iamata ìn caso di bisogno, e sarà composlu delle diverse arm i a seconda della spec ialità dei serv izi, che si potranno richiedere da essa, come sarebbe quello d'artiglierin e del genio per le piazze forti o anche per secondarc le attitudini speciuli della popolazion e. Codesto ordinumento verrà determinalo per decreto reale. - I suoi urficiali nominati dal Re a proposta de'I Ministero del la guerra (art. 4°) possono essere scelti · per tutti i grndi fra i cittadini che abbiuno servito come ufficiali nell'eserc ito, e pel grado di sottotenente anche fra j sottuflìciali proven ienti dnll'esercito permanente e dalla milizia mobi le o fra j cilladini che abbiano requis iti <la determinarsi con decreto reale. I solt'ufficiali e caporali sono nom inati dai comandanti dei distreui militari. Da questi ultimi poi (art. 5) e dai sindaei dei comuni sono tenuti i ruoli degli ascritti alla milizia stessa. Organizzata su queste basi la mi lizia territoriale , importava che la legge stabilisse pure le norme per la chiamala, e i principali provvedimenti per una sufficiente istruzione e preparazione in vista dei servizi che potrebbero esserle affidali in tempo di guerra. A questo l'iguarclo il probl ema si presentava sotto un. doppio aspello; da una parte si rieonobbe la necessità


416 LA LEGG,E PER LA MILIZIA 'rEI\RlTORIALE di dare coes ione agli elemenli dell a mi lizia chiamandoli collettivamente e per un .cerlo periodo cli tempo alle esercitazioni; e d'altra parte si riconosceva ancora più necessario di trovar modo che ricevessero una convenien te istruzione individuale quegli ascritti che più ne abb isognassero. Quanto alla chiamata per le eserci tazioni collettive, nel determinarne la dmata dovevano essere tenuLe in conto e le considerazioni econom iche, le gnali non acconsentono che sia troppo estesa, e quindi troppo gravosa all'erario, e i riguardi dovuti agli interessi sociali e delle famigl ie, onde si è stabilito nella legge (art. 2) che la durata delle esercitazioni in tempo di pace non possa essere maggiore di 8 giorni per ogni anno, e che la chiamata in ogn i caso possa essere fo.Ua per classe, per categoria, per comune, o per distretto militare. Quanto poi all'istruzione individuale la legge naturalmente doveva preoccuparsi s pecialmente degli iscritti. di 3a eategoria, i quali non avendo, come gli altri, servilo nell'eserci~o permanente o nella mil izia mobile, rim arrebbero digiuni affatto cl' istruzione se la legge stessa non vi provvedesse . - E così fu stabilito (art. 8) che coloro i quali si trovino in quella r-ondizione possono per ordine del Ministro della guerra esse1· chiamali al l'isln)zione per un periodo non maggiore di 30 giorni; a meno che non comprovino, mediante esame, di conoscere il n1<rneggio del fuc ile e le prime istruzioni del soldato. - Questa ulLima prescrizione favorisce e spinge gli interessati a procurarsi l'istru..: zio ne volula alle case proprie, nel loro comune e q LLando loro torni p i.ù comodo, e qu indi mentre essi polranno cosi evitare a sè dei disturbi, ne verrà anche un risparmio non indifferente di spesa per l'erario. Nel caso poi di chiamala sollo le armi la truppa della milizia territoriale, olLre alle armi ed alle munizioni

E PEn LA MlLlZIA COMUNALE

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da g uerra (art . 6), sarà pl'ovvedu.ta a spese dello Stato di spec iale divisa o di di:Hintivi militari. Certo nell' appl icare questa disposizione sarebbe desiderti.bi le che il governo fosse in grado di fo rnire anche alla milizia una completa uniforme mil itare col'rispondente a quella delle altre truppe dell'esercito; ma una misura simil e importerebbe una spesa di non lieve enlilà, onde basterà se ne dia una più semplice, o io ogni caso, si proHegganq speciali dist intivi mili tari . È ovvio comprendere ch e Ja istruzione del.la ~ni lizia territol'iole, venendo ad abbracciare tutti indistintamente gli elemenl i dati dal ser vizio obbligatorio e fi no al k0° anno di età, nel caso di una loro ch iamata generale o su vasta propol'zione, ne avrebbero ri sentito danno que lle amministrazioni o servizi pubblici, presso i. quali è presumibile sarebbero per trovarsi parecchi d i q uegli elementi; onde la legge ammette che per questo caso (arl. 9) possano essere concesse delle dispense, e rinvia poi ad un decreto reale lo s tabilirne le norrne. .Ecco accennat i in breYe i cri teri e le regole che dovranno informare l'ordinamento della milizi a territoriale. Non pulendosi però dare a questa legge un effello assolutamen te reu·oa llivo si eornprende come dovranno passare alcuni anni prima che la milizia da essa creata possa eolle leve succes.sive e colla rot.1zione delle class i ingrossare via via il suo e[etLivo sui ruoli per raggiungere una forza, sulla q uale si possa far calcolo nel caso di una guerra non lontana. - Era quindi prudenza provvedere anche a questa possibile eventualiLli, e lo si è fatto nella legge con una disposizione transitoria (art. 110), in virtù della quale, in caso di gucna e sino a tutto l'anno 11870, il Governo potr-à organizzare i bauaglioni di guardia nazionale mobile a term ine della • legge agoslo 118611.


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LA LEGGE PER LA MILIZ!A TERJUTORL\LE

II.

Si è visto come la milizia territoriale, mentre vorrà a formare il terzo elemento delle forze difensive del paese, assumerli que l sr.rvizio che dalle leggi anteriori era riservato, pel tempo di guerra, a quella parte della guardia nazionale, destinala ad essere mobilita ta in battaglioni. - Se non chè la guardia nazionale, secondo lo spirito dello Statuto fondamentale del regno, aveva pure una missione nel lernpo di pace, cioè un servizio orcltnario pel mantenimento dell'ordine e della sicurezza locale. . Anche a quest'ultimo riguardo l'esperienza aveva dimostrato che la guardia nazionale, fatte le debite eccezioni, mal corrispondeva in generale a quel servizio, a_ cagione dei difeui che presentava la sua organizzaztone, epperciò si riconobbe la necessità di trusformarla in armonia col nuovo sistema cli recl 11tamento militare.Nell'attuare questa tra sformazione dovevasi naturalmente por men le al fatto che tutti gli elementi· atti alle armi venivllno giù asso rbili da quel sistema, e in conseguenza sorse l'idea cli valersi di coloro fra essi, che non· si trovassero in servizio allivo, e di compren derli in una niilizia comimale, non solo secondo lo sp irito, ma anche secondo la 1otlera dell o Statuto. Si osserverà: come mai potendo già il Governo disporre di una milizia territoriale ordinata militarmente vi sia ancora il bisogno di un'altra milizia di cara Llere .affatlo proprio e distinto? Anzi tutto devesi aver presente che è affallo diverso lo s~opo per cui vengono istituite in modo distinto quelle due milizie. La territoriale, parte integ rante del

E PER Li\ M ILlZlA COMUNALE

H9

sistem a militare, è una riserva di guerra, chiamala nei sup rem i pericoli della paLria con tutte le norme e le ga ranzie dovnte affinchè ossa corrisponda ad un servizio così importante quale è quello delle guarnigioni e della difesa delle piazze forli. - In conseguenza il suo assello 1atti1:o e la raccolta di essa, oltrechè devono essere preparati di !unga mano, non potranno farsi se non gradatamente e colla maggior regolari1à possibile. La mi lizia comuna le deve al contrario soddisfare ad un s~rvizio cli carattern ciel tutto diverso : a bisogni eventuali ed imm ed iati, cioè, che possono prodursi in ogni tempo; ma più pnrticolarmente in qnello di pace. - Questi bisogni si compend ian o nel mantenimento dell'ol'cline e della sicurezza pubbl ica, ed ognuno può comprendere quanti casi possono presentarsi a tal riguardo, che esìgano l'immediato impi ego di una fo rza, sp ecialm ente là dove non si trovi unn fo rza permanen te, e sopratullo nei piccoli centri popolati e nell e campagne. - In tali casi tornerebbe in utile, perchè inler.npestiva, la chia mata dì <!lomenti militari, come queJli della mifo.ia territorinle, la quale nalllralrnente esigerebbe l'autorizzazione di autoril.ù superiori e il tempo necessario per esegui ria . Conveniva quindi porre le autorità locali in grado di ricorrere agli ab itanti stessi del luogo per averne l'aiuto immediato e mantenere fo rza all a legge senza indllgio. - Tale ·è lo scopo della milizia comunal e, che potrà sodd isfarvi tanto più eflìcacemente esseuclo co mposta di mili.tari in congedo illimitato. A queste considerazioni, che si riferiscono al lP-mpo ·ai pace, alLre se ne aggiungono pel momento nel quale si dovrà passnre allo stato di guerra. - In questo caso le trnppe dell'esercito lasciano con la maggior sollecitudine possibile il territorio ove stanziano per recarsi


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I.A LEGGE PER LA lIILfZIA TERl1I1'0l1rALE

là ove si effettua il concentra11J ento e si co'rn pie la mobilitazione. - Le operazioni che si faranno in quel peri odo sono successive, onde, portfllo a numero l'esercito com battente, segui rà la raccolta della milizia mohile e per ultimo quel la della milizia territoriale. - Ad un trullo adunque molte città del regno verrann o a man care delle rispcltiYe guarn ig ioni, le quali fornivano la guélrd ia o.Jle tesorerie, alle c111·ceri ed allri stabili menti pubb lici, e sarà questo un nitro caso in cui tornerà utile lo avere nelia milizia comunale elementi locali immediatamente pronti per sopperire a quei sen·izi di cu~tod ia armata . A ch iarire poi ane;or meglio il caruuere tutto speciale della milizia comuna le, e che inn anzi abbiamo bre\'eme11te considerato, giora un'ipotesi, ed è questa, che quirnclo nel tempo dì guerra si giungesse a ch iamare sotto le areni tutta la milizia tetritorjale, naturalmente la mi lizia comu nale verrebbe a sco mparire. Riconosciula. la conrnnienza di valersi pei servizi evf.'ntuali di ordine pubblico degli ele111 e11li locali e di formarne la milizin, la legge doveva necessariamente dare a questa un or<li11amento proprio e fissa re le norme secondo le qual i le autorità potessero, occorrendo, servirsene. · La legge pr·escrive ehe tulli i militari in cono·e-d o illimitato, cornpresi gli a.scritti alla milizia ti.:rritor~ale, siano inscrilli col grado di cui sono rivestiti sul ruolo della milizia comuno.lc del comune, ove hanno legalmente il loro domi cilio ci vile, e siano esclusi da quei ruo.li _gli ammoniti e i condannati per crimini o per dclttu con tro la proprietà (a rl. 1'I ); che gli inscr11 t1 possano inclividualmente essere ch iamat i in serviz io armato (ar'L. 12) e le 1;h~amate siano falle <lai sindaco o di propria autorità od a richiesta dell'autorità di pubblica sicurezza, appunto pcrchè presso di lui si conservano i ruoli cl ella milizia (art. , 3);

E PER LA MIL17.I.\ CO MUNALE

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Che gli ascritti alla mil izi a, C[llando prestano servizi o, sia110 soggetti alle leggi niilitari (11rt. '14), essendo necessario il n1antenimenLo di una scrcra disciplina, senza la quale l' azi one del la milizia comu nale perderebbe in energ ia ed in rispettabi li t1ì, e ricadrebbe ben tosto in quei difC'lli, e in quel discred ito che furono cagioni dello sfasciamento della guardia nazionale; e che sia p11nil.o a norrna del en dice pr,na lc com11nc il rifiuto di servizio lega lrncnte. dovuto (art I G), onde così qualunl{ue chiamata sia prontamente obbedita . I~ certo che il sen'iz in nella rnilizia comunale recherà ai cittadini un personale agg 1·avio , e ad una par te di essi anche una µe 1·di1a rii lavol'O e quind i di mezzi di sussistenza specialmente neliP. campagne. Per questa considernzinne è dalla legge stab ilito eh,, in ogni caso di chiama ta venga corTi:sposta ai ini lit.i un'indennità giornaliera, il c·1i ammontare è fissato proporzionatamen te ai gradi, e sarà pngato da quella pubbl ica amm inistrazione che avrà richiesto l'intervento cli que lla forza , e che il servizio non debba mai avere una consecutiva. durata maggiore di ot.Lo giorni {arL 16) . Sottoposti i militi agli obbl ighi severi delle leggi mil itari, era g iu sto che es5i d'altra parte ne fruissero anche i vanta ggi, per cu i è follo loro clirillo al leuttarn enlo accordato ai militari deìl'esercilo nel caso che riporti no feri te o altre lesioni corporali per causa di se rvizio (art. 17). Anelle pe r gli ascritti alla miliz ia comunale è prescl'itta una rassegna annua per riconoscere quelli divenuti inabili al scr\'izio e per decidere sulla loro riforma colle stesse norme stabilite per militari clell'esel'cito (art '18). Alle armi cd alle mun izioni 0ccorrenli alla mil izi a prov,·ede il Governo , che le affida in consegna ai comun i obbligati n mantenerle in buono stato a proprie spese (art. 20); cd a.i comuni poi spellerà provvedere i clì stintivi


422 L.\ LEGGE PER L.\ MILJZL\ TERlllTORTALE ECC. mi litari cbe per la milizia verranno determinati con decreto reale (a rl. ,t 9). Appnrisce chiarn dallo scopo dell'istituzione della mi lizia comu nale ehe gli elementi cli essa non saranno in Yia normale e permanente formati in unità organiche, ma bensì in drappelli di forza diversa, scconclo il bisogno, per la composizione dei quali la legge (a1'l. 2,1) si rimelle ad un decreto reale, e solo stabilisce che per ragioni disci pii nari di pe nd ano dn i comandanti dei di stretti mili lari. Anche per la milizia comunale~ come per quella territoriale, sarann o acco rdate nell' interesse dei pubblici servizi delle dispense da determinarsi con decreto reale (art. 23). Con questa legge rimango110 naturalmente abrogate le leggi anteriori riOHtenti la guardia nazionale, e il si stema onde era retta questa istitur. ìoÌJe si trn.s(orma in un altro sistema, il quale da una parte, nella milizia territoriale, ci fornisce un terzo elemento militare per la difesa del paese, il cu i servizio viene assicurato e per la qualità delle forze , che lo cos tituisco no e per le norme organiche e di sc iplinari che lo rend ono omogen eo a formare un sol Lullo coll'esercito permanenLe e co lla milizia mobi le; e da un' allra parle, colla milizia comunale, questo nuovo sislema ci somministra un mezzo pronLo, facile ed efficace pet· provvedere ai casi urgenti , nei quali si ri chiede l'uso della forza armala pel manLenimenLo dell'ordine e della sicurezza locale. Con q uesla legge, in una parola, viene sodd isfa tto il voto della pubblica opinione, la quale già da parecchi anni instanternenLe chiedeva la radi c:ale trasformazione di una istituzione come q11ella della guardia nazionale, che, per le rngioni esposte in questo sommario esame, non aveva più ragione di esistere come institmio ne speciale e disti nta dall'esercito. L. B.

LE

OP.EHAZIONl DELLA 2a l\RlilATA ( PRINCIPE FEDERICO CARLO)

NELLA GUERRA. FRANCO-TEDESCA DEL 18'70-71

(lJ

(Fetd:ug 1870-?f. Dic Ope1·a-tionen dei- TI Al'mce, dai·gestellt nach <len Opei·atio11s-M;ten des Ober-Comma11dos 1le1· Il A•·mee, ,on FRnR . v. D. GOLTZ, nauptmann im Gross~n Ge uernlstnbc. - l3urli n !Si-3. )Iittlct· ll. Sohn).

I

II . !,.\ CA.\11P ilGN.l ~ELL 'OVEST.

Dal momento in cui la 2 4 armata volge le spalle a Me tz, e s'avvia verso la Loira, essa entra in una fase affatto nuova. E ssa è bensì diminuita. di forza, non contando più che 3 corpi d'armata e una di visione di cavalleria, il~cui e1Iettivo combattente ascende appe!!.a a poco più della metà di quello che era al momento della radunata sul Reno. Ma la. sua· perso na lità è adesso accentuata dal fatto che si apre a lei dinanzi la prospettiva di una serie di oper azio ni di g uerra manovrata in un teatro distinto, con un còmpito speciale, contro l a più poderosa armata n emica che si forma e che s'ingrossa sulla Loira. E se durante l'investimento di Metz il comando del peine ipe Federico Carlo era già autonomo e rivestiva un'importanza tutta speciale dal còmpito che gl i incombe va e dal numero (4) V. Rivista, dispensa del dicembre 4875, pag. 422 e seg.


12i, LE OPEII.\ZIONI DELLA 2o. AHllA'l'A delle forze che da esso dipendevano, ora tale i mpor tanza non è certo diminuita, sebbene sia diminuito il numero delle _forze, ed anzi la grandezui: del suo còmpito si fa maggiore per la considerazione delle difficoltà ch'esso dovd. s uperare per far fronte con forze esigue a sit uaidoni gravissime . . De~ resto la difficoltà e la grandezza di questo nuovo compilo non apparJsce tutta fin dal principio, ma si palesa a poco a poco, man mano che l a 2a armata s'avanza verso Orléans. Nessuno nelle sfere superiori prussiane si fa un'idea nemmeno approssimativa dei pericoli che stanno per sorgere; ness uno creùe che l a resistenza. di PariO"i si . 0 protrarr à ancor a d1 quasi tre mesi, e nessu no crede, non che alla probabilità,nemmenoalla possibilità che abbiano in breve a trovarsi pronte a tener la ca~npagna armate francesi di 200 mil a uomini. In terv iene così nella guerra del l 87ù-71 un momento in cui la situazione diventa pei Tedeschi, se non critica, certo oltremodo tesa."La sal da disciplina, l a lJuona orcranizzazione, l a vigil ante ed esperta azione del Comando l ~ memoria delle recenti vittorie riescono bensì a guaren~ trre ancora sempre sul campo tattico la supremazia ai Tedeschi. Ma nel campo st rategico si fa sentire dalla parte dei Francesi il vantaggio della superiorità numerica, pel trovarsi questi in mezzo al loro paese, colla lib~ra disposizio~e delle fe!'rovie, mentre i corpi tedeschi s1 trovano decimati di nu mero, e il loro lega me colla madre patria è diventato, colla lunghezza della linea d'op erazione, men solido nel momento appunto che si farebbe sentir mnggiore il bisogno di trarne risorse iH"' uom ini ' viveri e materiale d'ogni genere . E quindi, se per un certo tempo l'interesse drammatico militare della campagna l 870 parve diminQito, quando l a guerra si trovò ri dotta attorno a Parigi e a MeLz, entrambe i nvestite, e n on parve più che questione di tempo , ora in-

N ELLA. GU l.mRA. FllAl'\CO- TEDESCA DEL

18:0- 71

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vece questo interesse si ridesta tutto, ed apparisce forse sotto molti rispetti ancor maggiore di prima, poichè a momenti l a sit uazione strategica diventa così grave, così tesa, che una sola vittoria ottenuta dai Francesi può forse cambiar faccia alle cose, liberure Parigi, e provocare laritirata dalle armate tedesche . Perciò n el seguire, colla scorta del Goltz, le operazioni della 2" armata contro l'armata francese della Loira, ci diffonderemo un po' più largamente che nelle operazioni fra Reno e Mosella e nell'invest imen to di Metz , e ciò anche perchè si t ratta di fatti non cosi ampiamente conosciuti in cui viene a mancare la scorta della Relazione compl essiva prussiana (l}. In questo r iassunto ci manterremo fedeli allo spirito con cu i il Goltz ha esposto queste operazioni, sorvolando cioè sui fatti esteriori e seguendo piuttosto il filo direttore della serie di determinazioni per cui è passato il gran comando della 2a armata. Studio che si rivela tanto più interessante in questo secondo volume del Goltz, in quanto che, trattandosi qui non più di operazioni dirette sotto gli ordini im mediat i del quartier generale del Re e nemmeno di guerra sul s ito, come a vvenne a Metz, ma essendo questione di manovra davanti a nemico mobile, con un mandato au fono mo, il principe Federico Carl o viene a trovarsi pressochè n elle condi7,ioni di un comandante in capo che deve ad ogni momento appreizare una nuova situazione strategica generale e in base a questa dettare le sue disposizioni. Dal Comando supremo egl i non riceve più che il còmpito, for mulalo in termini generali, e talor a alcune istruzion i, a cui egli si attiene solo in (,t) A tenerci più larghi nella misura contribuisce altresì la considenziono che ai lottori della Rivista non versati nella lingua tedesca questo libro non sarà accessibilo, se non quando se ne farà una traduzione in francese, se pure questa si farà.


NELLA GUElll\A Fll.\.NCO- TEDESCA DEL

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LE Ol'EC\AZIONI DELLA

2°

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ARMATA

quanto queste lo vincolano alla situazione complessiva, e in quanto s'accordano colla situazione speciale, in mezzo a cui egli si trova. • Giorno per giorno così noi assistiamo a ciò che succede al suo quartier generale; qui gli giungono nella giornata le notizie che gli mandano i suoi corpi, bene spesso disseminati su ampia zona di terreno; da queste notizie egli si forma un'idea della situaiione del momento e delle esigenze che questa gli impone, in· armonia col mandato generale della 2" armata ; il Goltz ci riferisce con molta minutezza e molta chiarezza la serie di idee che s'affacciano alla menle del principe Federico Carlo e la motivazione delle disposizioni ch'ei prende. Delle operazioni per sè stesse, dei combattimenti che ci riferisce, egli tocca solo quel tanto che valga a far comprendere l 'insieme degli avvenimenti, e semprechè glie se ne offra l'occasione, ci fa conoscere questi fatti sotto forma di rapporti che giungonc al gran comando, conservando così, per quanto possibile, ai fatti stessi l'impronta della freschezza e dell'impressione ch'essi fecero sul momento. Nel seguire questo metodo noi partiamo naturalmente dalla supposizione che i fatti principali della guerra del 1870-7 1 siano conosciuti, cosicchè non ci occorra richiamare l'attenzione dei lettori sulla conlemporaneit~ dei fatti che si svolgevano sugli altri teatri <l'operazione, nè sulle misure prese dalla parte francese, delle quali il Goltz fa tratto tratto un r iassunto. Scostandoci qualche poco dalla ripartizione della materia seguita dal Goltz, presenteremo le operazioni della za armata divise in 3 periodi, di cui il 1° si estende fino alla presa di Orléans, il 2° abbraccia l e operazioni immediatamente successive a tal fatto, il 3° comprende le operazLoni contro Le Mans.

PRTMO PERIODO Operazioni fino alla p1·esa d'Orléans.

1° Dalla Mosa alla Senna. - Alla sua partenza da ì\iletz verso il principio di novembre la 2~ armata si componeva dei corpi IX, III e X e della l" divisione di ~avalleria, colla forza totale di 50 mila uomini di fanteria, 7 mila di cavalleria e 261 pezzi. Del X corpo doveva restare per ora indietro una brigata, la 110a, per coadi_uv~r~ 1~ ~ o. armata nella sorveglianza e nel trasporto dei prig1onier1. Al 2 novembre, secondo gli ordini dati, queste truppe si trovano così dislocate : IX corpo a Rupi devant SL Mihiel; 1"' divisione cavalleria a Pierrefltte ; III corpo n Commercy; X corpo a Jouy mix Arches. Finora non erasi ancora ricevuto dal Comando supremo arche l'ordine del 23 ottobre, in cui la missione della mata era concepita genericamente colle parole: colla mag(!i'or sollecitudi'ne possi'bi'le portarsi sulla media Lofra, seguendo la dù·ezione generale di Troyes. Al gran comando della 2~ armata si sapeva ben poco di quanto avveniva in Francia, e solo ora nota l'esislenza di un nucleo di forza francese nell'est, fronteggiato dal generale ,:Verder, e di un altro sulla Loira, fronteggiato dal generale v. der Tann. Al 3 novembre esso ricevette dal quartier generale di Versailles uno scritto alquanto diffuso, diretto ad esporre la situazione del momento, quale era colà nota. Da questa importantecomunicaziono, di cui però il Goltz non ci riferisco il testo, si rileva come a quel momento il Comando supremo fosse ancora ben lungi dal calco-

za


4.z8 LE OPERAZ10~1 DELLA 2a ARMATA' lare la portata degli sforzi che stava facendo il Governo della difesa nazionale per la liberazione di Parigi, ma come ciò nonostante esso se ne preoccupasse. Il Comando supremo sentiva che le forze attorno a P arigi erano poche per tenere investita la città e per assicurarsi verso l'esterno. Mentre il nemico s'afforzava ogni giorno di più nella cerchia d'in vestimento, ed avea già tentato parecchie vigorose sortite, s'erano pur do. vute dis taccar truppe verso nord e verso ovest. F inof·a non v'era stato nulla di grave, e si poteva r itenere come certo che appena le truppe di Metz fossero giunte, le une a nord, le altre a sud di .Pai·igi, sarebbe svanita fin l'ombra del pericolo. Ma perchè questo avvenisse ci voleva tempo e frattanto il nemico poteva tentare qualche impresa più seria di quelle messe in opera sin ora, colle gando gli sforzi di Parigi investita con quelli della provincia,che accorreva alla sua liberazion e; le conseguenze di ciò, se anche non potevano cambiar totalmente faccia alle cose, potevano però sempre compromettere i vantaggi .finora ottenuti. In vista di ciò non era tanto l'entità, quanto la prontezza dei soccorsi che importava. A ciò suppliva appunto l'ordinato invio sotto Parigi del II corpo. Oltre a ciò importava disperdere i nuclei di forza francese che an~ davano formandosi e che tenevano la campagna. Non credevasi allora nel quartier generale di Versailles alla possibilità che l a 2• armata avesse occasione di fare un impiego simultaneo di tutte le sue forze, e le si accennavano perciò tre obbiettivi distinti e lontani fra loro, sui quali essa dovesse per il momento dirigere i suoi sforzi. Questi t re obbiettivi erano Cbalon sur Saòne, Nevers e Bourges, e ancora si riteneva l a 2" armata forte abbastanza per poter fa.re quei distaccamenti di circostanza che si ravvisassero opportuni. E ciò tanto più si riteneva possibile, in quanto che non

NELLA GUERRA FllAl"lfCO- TEDESCA DEL

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v'era presunzione c~e il gene~ale :'Verder -:- il _quale in uesto tempo si teneva sulla difensiva nellalmea ,Vesoulq . d' . Gray-Dijon - abbisognasse appoggio.. . A questi cenni il Comando supre~o ag.grnngeva uno specchio delle forze francesi fuori ~i Par1g~ seco~do le no"&izie che se ne avevano al quartier gene1 ale d1 V~rsailles. Queste forze erano distinte in quattro grupp_1 : 1o L'armata del nord a Lilla, circa 30 mila uomm1; Le forze dell'ovest a Rouen, circa 16 mila uomini, 30 L'armata di Lione a , Besançon, composta di 2 divisioni e del corpo di Garibaldi; circa 35 mila uomini; 40 L'armata della Loira sotto il generale Aurelle de Paladines, circa 45 mila uomini, formata su 9 ?rigate di fanteria e 2 di cavall~ria ~ disposta sulla lm~a Bourges-Amboise. Di questa s. a?gmngeva eh? dov~, a essere portata a 60 mila uomm1 e pre~dere l o~ens1va su Orléans, ch'essa era il nucleo meglio _orga~1z~at~ e che il suo nocciolo era formato coi regg1ment1 richiamati dall'Algeria: · Di fronte a questa trovavasi ora il generale v. d,ir Tann col I corpo bavarese, mentre la 22• divisione operava nei dintorni di Chartres. . Queste indicazioni er ano però ancora troppo generiche e vaghe, perchè il gran coma?do d.ella 2"' ar m~ta po~ tesse sovra di esse stabilire d1 preciso la sua l'.ne~ . _d~ condotta. In attesa pertanto di ulteriori comumca:z~om che portassero maggior luce sulla situazione e _sul compito spettante alla 2• armata, il principe F~der1?0 Carl~ si limitò a dare le disposizi0ni per por tare ~ su~1 3 corpi sulla linea Troyes-Vendeuvre-Chaumont, eh egli contava ragcriungere fra il 10 e l'll novembre. I~ questa marcia venne assegnata al IX_ c?rpo e a~la 1a div isione di cavalleria Bar le Duc-St. D1zier-Mo~tie. le Chateau-Troyes ·' al III corpo l a lmea · r ren der-Brienne Commercy-Ligny-.Toinville-Doulevant-Bar sur A~be-"\ en-

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ANNO XXI, VOL. I.

9


130 LE OPERAZ(ONl DELLA 2" ARMATA deuvre; al X corpo la linea Pont à ·Mousson-Toul-Colombey-Neufchàteau -Andelot-Chaumont. Siccome il I~ corpo all'ala destra era il più avanzato, e il X alla sinistra era il più ritirato, ne risultava cosi una marcia a scaglioni cqlla destra avanti: il fronte provvisoriamente stabilito di Troyes-Chaumònt corrispondeva alle esigenze che finora erano state imposte alla 2" armata. Le truppe potevano marciare comodamente sopra una larga zona di territorio, non ancora esausta da passaggi di truppe, con una media di 17 a 18 chilometri al giorno, che in tali condizioni permetteva di fare qualche soggiorno . La marcia si esegui senza incidenti notevoli nel termine prescritto; v'ebbe solo qualche tentativo di difesa a 'l'royes e a Chaumont per parte di alcuni battaglioni di G. N. mobile, che ben prasto si dispersero. Le impressioni del resto che si ricevettero sul contegno della popolazione nell'attraversare questa zona di territorio non facevano presagire che sarebbesi incontrata anche posteriormente una grande resistenza. Su queste impressioni si trattiene a lungo il Goltz, e ciò ch'egli ci dice in proposito è troppo inter essante e caratteristico, perchè non sia qui ir caso di citarne qualche brano. « Dappertutto, egli dice, si parlava bensì di resi.J « stenza fino all'ultimo e dell'impossibilità di cedere un « pollice di suolo francese alla Germania. Nessuno voleva « aprir gli occhi davanti a questa necessità, nessuno vo« l eva ammettere che la Francia fosse stata vinta.... A << quel modo che si condannava l'lmpero, s'inveiva pure -« contro gli attuali reggitori; dissennate si dicevano le loro «· pretese, fantastiche le loro idee; si rimproverava l'im« provvida durezza di voler chiamare sotto le armi citta« dini che non v'erano avvezzi, e che non fossero in ciò « risparmiate le classi dei benestanti. « Generale era la tendenza a rigettare sopra di un

NE l,LA GUERRA FRANCO-TEDESCA DEL

1870-'71

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« solo colpevole la responsabilità dei rovesci della patria,

« pe,· sgravarsene sè stessi ». Prosegue il Goltz accennando come ora si fosse aggiunto un altro capro emissario alle vendette dell'opinione pubblica, il maresciallo Bazaine, pochi giorni innanzi levato a cielo come un ù oe, ora maledetto come un traditore . Segue il Goltz a dire che l a popolazione si mostrava senza alcuna propria volontà, senr.a iniziativa, seguendo alla cieca coloro che s'erano impossessati del potere. La resistenza mostrava il capo soltanto nelle città, dove essa era stata organizzata dalle autorità: la gran massa della popolazione si teneva tranquilla, e non dava segno di essere animata da quei .focosi sentimenti, che Gambetta cercava di suscitare. Mentre la 2" armata s' avvicinava al fronte che era stato dal P rincipe provvisoriamente assegnato, questi riceveva (8 novembre) un'altra comunicazione del Comando supremo, che cominciava a precisar e il còropito dell'armata stessa. In questa comunicazione s'accennava al fatto che i tentati vi di addivenire ad un armistizio erano falliti, e da ciò, come pure dal vedere che la capitolazione di Metz non aveva potuto indurre il Governo della difesa nazionale ad accettare le condizioni proposte dai Tetleschi, si traeva la conseguenza che il nemico stesse preparando qualche tentativo in granrle per liberare Parigi. P erciò si sollecitava l' avanzare della 2• armata coll'ala destra in direzione di Fontainebleau, r imanendo ancor~ libera per altra de.stinar.ione l' ala sinistra del}: armata, giacchè non presumevasi di avere ad incontrare grandi forze. Vi si aggiungeva. una dimostrazione dettagliata delle forze di cui poteva in quel momento di. sporre la Francia. Queste forze erano enumerate nel modo seguente : I. Avanzo dell'esercito r egolare: 6 reggimenti fan teria, l reggimento stranieri, 5 reggimenti di cavalleria


N.ELLA GUEllR.\ F.R..\NCO-TEDRSCA DE I,

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LE OPERA ZIONI DELLA

2(\

ARMATA

intatti ed alcuni altri che già avevano preso parte alle battaglie ed erano stati riformati; 8 batterie. II. Nuove formazioni de11' esercito regolar e. - 33· reggimenti di marcia, 7 battaglioni di linea di marcia, 9 battaglioni cacciatori di marcia, 4 reggimenti di zuavi di marcia, 1 reggimento di turcos di marcia (su 2 battaglioni), 1 ·reggimento stranieri N. 2, 1 battaglione del1' antico reggimento stranieri. I reggimenti di marcia erano formati su 3 battaglioni, ed erano calcolati complessivamente a 1600 uomini. Di cavalleria s'erano for.mati 13-reggimenti. L'artiglieria era calcolata di 40 a 50 batterie. III. Contingente della marina: 7 battaglioni di fanteria di marina in Parigi e all'armata della Loira; artiglieri di marina messi al servizio dei pezzi di grosso calibro a P arigi e a Lione. IV. Esercito ausiliario. A. Gitardia nazionale mobile. - Circa 300 battaglioni, formati in r eggimenti su 3 battaglioni, colla forza di 1000 uomini per battaglione. B. Parte mobilitata della guardia nazionale sedentaria. - Non s'avevano in propos ito notizie molto copiose nè sicure: era stata ordinata l a formazione d'una òrigata per ogni :dipartimento, a cui ogni circondario · forniva una legione, composta di tanti battaglioni quanti erano i cantoni. Ma la forza dei battaglioni e in ogni battaglione la forza delle compagnie variava secondo le località. . . C. La légion ét1•angère. - Poco sapevasi parimenti di queste formazioni di cui alcune trovavansi con Garibaldi. D. I 7:corpi franchi. - Le compagnie di fran chi tiratori organizzate dai singoli comuni, senza un tipo comune, . non potevano essere calcolate nemmeno approssimati'vamente.

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Seguivano altri ragguagli sulla circoscrizione militare territoriale e sulla formazione delle varie armate, di cui quella della Loira era la principale, formata allora del 15° corpo e forse anche di un 16° che s'andava organizzando. In fine di questa enumerazione, osserva il Goltz che rimaneva pur sempre a vedere quanto tempo ci sarebbe voluto per organizzare completamente le masse d'uomini che ave,a a sua disposizione il Governo della difesa nazionale e aggiunge:,« quello che poi venne fatto sotto « questo riguardo per parte dei Frances i, oltrepassa di « gran lunga ciò che allora si riteneva come verosimile, « anzi come solo possibile ». Ad ogni modo risulta dal fin qui detto che a quel momento il Comando supremo prussiano stava attentamente osservando ciò che si facesse per parte del nemic9, ma, non ben rischiarato ancora sull'entità degli apparecchi francesi, attendeva ancora che questi pigliassero corpo, per sapere ove ri volgel'e i suoi colpi. - Però non doveva trascorrere molto tempo, perchè questo avvenisse. 2. Dalla Senna alla Beaiece. - Il 10 novembre la armata si trovava giun.ta, come dicemmo, sulla linea 'l'royes-Vendeuvr~-Chaumont. ·Quel giorno stesso giungeva un telegramma da V crsa illes, così concepì to: « Forti .« masse nemiche stanno avanzandosi dalla Loira presso « Orléans ; necessaria perciò una sollecitazione ·nella « marcia della armata. Il IX corpo dovrà sopprimere « il. gi.orno di riposo che gli era stato fi ssato pell' 11, « e dovrà cercare di raggiungere pel 14 Fontainebleau ». Così a poco a poco veniva sempne più accentuandosi l'entità del pericolo che minacciava dalla Loira, e sebbene fosse desiderabile accordare alle truppe qualche riposo, anche per presentarsi al nemico in buone condizioni per l'urto tattico~ tuttavia, confor~emente ai cenni

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LE OPERAZIONI DELLA

2a

ARMA1'A

del Comando supremo, s( prosegui senza interruzione l a marcia. Al IX corpo fu ingiunto di portarsi per Sens e Montereau su Fon tainebleau, in modo da giun()'ervi colla testa pel 14 novembre (~irca 125 chilometri i: 4 giorni). Il III, che aveva ancora assai indietro una divisione doveva portarsi a Troyes, donde, segue;ndo fino a Sens l ; stessa strada del IX, r aggiungere quest'ultimo punto col grosso pel 14 e col resto pel 16 e proseguire indi su. Nemours, ove dovea giungere col grosso pel 18 ( c1rc~ 150 chilometri in 8 giorni). Il X corpo fìnal~ ente dovea ~arciare per Chàtillon s ur Seine su Joigny , m modo da gmngere ~ quest' ultimo punto colla testa pel 19 ~ovem~re (~irca 170 chilometri in 9 giorni): esso do.ve:va mo_ltre lasciare a Chaumont una · brigata colla missione d1 osservare verso Langres, di assicurare l'importa_nte _lin:a di comunicazione per Chaumont e di appoggiare md1rettamente le operazioni del generale vVerder. Naturalmente, e benchè ciò non fosse accennàto esplicitamente n el telegramma del Comando supremo, l a armata dovette' a partir da questo punto ' abbandonare ogni idea di cooperazione colle forze del generale vVerder, tranne per quanto si riferiva alla brigata del X corpo , che si lasciava a Chaumont, e rinunziare totalmente ad ogni ·operazione nella direzione di Chalon sur Saone. Colla marcia che ora si ordinava alla 2a armata, questa era avviata in modo da giun()'ere nella zona fra Parigi Orléans , che pareva pel ~om~nto la. più. ~in~cci~ta; ma essa si prestava p.ure per ~n ~pera~1~ne m d1rez10ne di Bourges, qualora le ulter10r1 notizie che sarebbero pervenute avessero dimost rato esistere ancora l'a convenienza di farlo. Il 12 novembre giungeva da Versailles uno scritto del 10, spiegativo del telegramma. Vi si accennava all'esistenza di forze francesi nu merose, benchè imperfet-

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1870-71 iJ 35 tamente organizzate, le quali dalla linea Tours-Le lYians a vevano incominciato un movimento offensivo verso Parigi; vi si accennava pur.e al fatto di Coulmiers del 9 novembre in cui il I corpo bavarese, dopo un combatt imento di parecchie oré, era stato costretto ad evacuare Orléans ed a ripiegarsi verso Parigi, per cui era stato necessario pensare a riunire questo corpo colla 22a divisione e a r inforzare queste tru1)pe colla 17a divisione, ponendo tutte queste forze sotto gli ordini del Granduca di Meclemburgo. $i esprimeva finalmente in quello scritto la fiducia che ben presto gli avvenimenti avrebbero indicato se .l'azione dell'ala sinistra della armata non sarebbesi potuta manifestare più efficacemente per la sinistra della Loira, anzichè nel tratto fra Loira e Senna. La marcia del IX corpo si potè eseguire nel modo pre~critto, senza incontrare difficoltà, e giunto il 14 novembre a Fontainebleau esso vi riceveva un ordine diretto del quartier generale principale. In quell'ordine si orientava il comando del IX corpo sulla situazione, si valutava a 60 mila uomini l'armata nemica. della Loira, e vi si aggiungeva che il Granduca di Meclemburgo, il quale aveva ai suoi ordini il I corpo bavarese, le divis ioni 17a e 22a ·di fanteria e 3 divisioni di cavalleria, 2\ 4• e 6'\ dopo avere cercato invano il nemico sulle strade Orléan s-Parigi e Orléans-Fontainebleau, s'era ora avviato in direzione di Chartres. In seguito a ciò si ordinava al IX corpo, unitamente colla 1• divisione di cavalleria, di marciare da Fontainebleau direttamente verso ovest fino a Milly, don de poi avrebbe ricevuto ulteriore indirizzo, secondo le circostanze. In data dello stesso giorno è pur riferito dal Goltz un altro scri tto di Thfoltke al generale Stiehle, capo di stato maggiore della 2" armata (1), che sparge .molta NELLA GUERRA Fl\ANCO-TEDESCA DEL

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(~) Lo scritto giunse il 15 a Sens.


136 LE OPERAZIONI DELLA 2" AR~IAT,\. luce sul modo con cui apprezzavasi a quel momento la situazione al quartier generale del Re. In questo scritto s i dànno ulteriori ragguagli sul combattimento di Coulmiers, e dopo essersi accennato al fatto che ~·era perduto il contatto col nemico, si aggiunge che 11 n on vedere avanzarsi il nemico n è verso Parigi . n è verso Fontainebleau poteva dare a credere ch'esso' n on sentendosi ancora abbastanza forte per l'offensiva: ~vesse vo~u~o prendere una direzione verso ovest, per mgrossars1 m marcia con altre forz e di nuova formazione, il cui punto di rannodamento poteva essere molto probabilmente Nogent le Rotrou. « Non è a n egare - così dice lo scritto - che non (~ è meno minaccioso per noi un poderoso attacco nemico « p~oveniente dall'~vest, di quello che sarebbe se prove<< m sse dal sud. No1 possiamo ben sì togliere intieramente « _l 'investimento di Parigi per lo spaz10 di 8 gior ni, senza « che le risorse in vettovaglie della città si aumentino « neppur di mezza g iornata. Ma noi abbiamo sulla sini« stra della Senna la nostra artiglieria· d'assedio e il quar« tier generale del . Re, e dobbiamo tener conto dell'im.,. « pression e pol itica ». Prosegue lo scritto accennando essere anche possibile che l'armata nemica si limiti aUa difesa passiva di Or- . léans, e dietro l a linea della Loira; ma tale ipotesi essere in verosimile, poichè « Gambetta sa di sicuro che Pa« rigi, ·senza liberazione, non può tenere ». Per cui, se veramente quell'armata imprende il giro dall'ovest, il Granduca di Meclemburgo è incaricato di seguirla .in quella direzione e, presentandosi il caso favorevole, di darle battaglia. In tale emergenza si affida alla 2• armata la missione di coprire la strada Orléans-Parigi. Era bensì desiderio del Comando supremo di impiegare quest'armata ad occupare Bourges e Tours, due punti che avevano ~na sì grande importanza, quello militare,

1870-71 rn7 questo politica; ma poichè non era intervenuto nessun fatto decisivo favorevole fra Orléans e Parigi, non rim anere pel momento alla 2• armata che proseguire soll ecitamente la marcia verso ovest e venirsi a stabilire fra Orléans e Parigi. Lo scritto termina svincolando il gran comando della 2• armata da ogni preoccupazione nella direzione verso Lion e, dove ora il generale W erder è in procinto di agire offensivamente e dove, colla recente caduta della piazza di Neuf-Brissach, è 'rimasta disponibile per le operazioni anche la divisione Schmeling. · Nulla di più interessante che tener dietro a questa serie di atti del Comando supremo prussiano in un momento in cui la sit ua~ione si presenta. così oscura e così incerta: a poco a poco questa si rischiara; ogni giorno che passa reca nuovi sintomi, ed anche le intenzioni del Comando sup1'emo, che prima si aggirava.no nel vaù'o, . . . b s1 precisano meglio. Benchè non si calcoli ancora al suo giusto valore la portata degli sforzi che ha fatto il Governo della difesa nazionale per r icostituire una forza armata, tuttavia il Comando supremo non è totalmente scevro da preoccupazioni; intravvede persino la possibilità che s'abbia a·sospendere momentaneamente il blocco · di Parigi, e sebbene abbia fiduci a cbe nulla potrebbe ornai cambiare intieramente faccia alle eose, tuttavia non si dissimula che l a situazione diverrebbe assai tesa, quando un successo parziale de' Francesi ridestasse gli spil'iti della na½ione. e infondesse in essi la speranza di una rh'incita. Il giorno successivo (15 novembro) v iene dal Comando supremo precisata l a missione della 2a armata. Questa missione sarà di coprire la strada Parigi-Orléans. A quest'uopo si mette a disposizione del IX corpo, che vien fatto marciare su Étampes, la 2• divisione di cavalleria, mentre il Granduca di i\1eclemburgo opera nei dintorni di Chartres. NELLA. GUERRA FRANCO-TEDESCA DEL

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NELLA GUERI\A FRANCO-TEDESCA DEL

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LE OPERAZIONI DEI.LA

2"

ARMATA

In base alle sovracitate comunicazioni del Comando supremo il principe Federico Carlo stabilì la sua linea di condotta per le prossime operazioni. Il suo concetto, quale si può desumere da un lungo scritto del generale Stiehle al Moltke, era il seguente: - Portare · su Or-· léans i due corpi di destra (IX e III), che erano i più avanzati nella marcia; occupata Orléans, dirigerli, s~ la ..situazione si pr~sentasse favorevole, verso Tours, lungo la· Loira; portare il X corpo, che era più ritirato, su Montargis, donde, secondo le circostanze, avrebbe operato cont1:o Bourges, distruggendo g·li stabil imenti militari colà esistenti; indi proseguendo nella stessa direzione lungo il Cher sarebbesi diretto pur esso verso Tours, dove sarebbesi r'iunito cogli altri due corpi, per procedere poi tutti i~sieme verso ·Poitiers. A quest'uopo i 2 corpi di destra avrebbero regolato la loro marcia in modo àa potere pel 21 novembre convergere su Orléans, il IX corpo per la grande strada Parigi- 0,rléans, il III, che da Sens per Ch&tea·u · Landon e +femours dovea marciare su Pithiviers, avrebbe di qui piegato su Orleans. Il X corpo, il quale aveva destinato a r imanere a Chaumont la brigata che in origine s'era trattenuta a Metz, doveva ora r ichiamare a sè questa brigata, lasciando solo in osservazione di Langres un piccolo distaccamento, e per Tonnerre e Joigny raggiungerè lVIontargis il giorno 20. Questa combinazione non escludeva la possibilità di. far concorrere anche il X corpo all'occupazione di Orl éans, quando ve ne fosse stato d'uopo; solo sarebbe stato necessario in tal caso ritardare l'attacco degli altri 2 corpi, che ora veniva stabilito pel giorno 21. Nel progetto del Principe si fa la dovuta parte alla prudenza, ma esso rivela ciò non pertanto la speranza che sia possibile, mentre il Granduca di Meclemburgo opera p(ù verso ovest, riuscire con 2 so~i corpi a vincere la resi-

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stenza di Orléans, e destin are un · altro corpo in una direzione divergente, quale sarebbe stata quella di Bourges . Come ben si vede, questo progetto mostrava come nelle alte sfere prussiane non si annettesse ancora a quel momento una grande importanza all'armata d~lla Loira: il fatto · che dopo il combattimento di Coulmier~ il ne;njco non avea proseguito il movimento su Parigi corroborava tale credenza. E a questo fàtto si dava un valore tanto più decisivo, in quanto che, nota il Goltz, l'urgenza pei Francesi di libernre Parigi era d~i Pru~$iani valutata assai maggiore di ciò che non fosse i_n realtà, poichè a quell'epoca non ritenevasi che la capitale potesse ancora durare sì a lungo, come infatti ~urò: Per cui il principe Federico Carlo si riprometteva s1cun e pronti successi dal movimento offensivo ch'egli aveva in mente. Ma a misura che la marcia de' corpi della 2" armata. progrediva nel senso poc'anzi _indicato, si venivano rac~ cocrl iendo indizì che facevano credere il nemico nei dintorni d'Orléans assai più in forza di quanto eras1 ritenuto. Il contegno della popolazione, man mano che~ Tedeschi s'avvicinavano all'Orleanese, andava facendosi più ostile, e le informazioni, che si raccogl ievano dai prigionieri e dalle r icognizioni, erano di natura da presentare la situazione sotto un aspetto più minaccioso e da rivelare la presenza del nemico in grosse forze nella foresta di Orléans. Col mezzo dei giornal i inglesi venivasi ad apprendere che Od~ans era stata fortificata ed_ armata con artiglieria di grosso calibro, che l'armata fràncese della Loira era ammassata a n ord della città, e nei giornali francesi si parlava della imminenza di una gran battaglia, e si magnificava la forza e la composizione della belle m·mée de la Lofre. Si comprese perciò al quar tier generale del principe t)

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14-0 LE OPERAZlONI DELLA. 2" ARMATA Federico Carlo essere giunto il momento di concentrare le forze; con soli 2 corpi d'armata, che a quel momento potevano in tutto presentare un 30 mila uomini di fanteria, non era più il caso di marciare sopra Orléans, e si sentì la necessità di fermare questi 2 corpi e di attendere l'arrivo del X, col qualè le comun1cazioni non erano nemmeno sicure pei molti drappelli di franchi t iratori che infestavano la contrada: Fu tra il 20 e il 21 novembre che il Principe prese armata questa determinazione; a quel momento la stava per raggiungere quel ~ronte potenziale' Toury-Pithiviers-Montargis, dal quale poi il Principe si riservava di operare, secondo le circostanze, piuttosto in una che in altra direzione. Il IX corpo s'era stabilito nei giorni 16 e 17 sulla strada· Parigi-Orléans all'altezza di Angerville ( a .50 chilometri da Orléans); sul suo fronte la l" e la 2" divisione di cavalleria aveano il contatto col nemico, i cui avamposti erano spinti fin oltre Artenay (a 20 chilometri da Orléans) . Il III corpo, che avea toccato Sens il 16 novembre, avea proseguito, dietro gli ordini del Principe, la sua m,arcia su Pithiviers, e il · giorno 19 raggiungeva. Puiseaux colla testa, mentre la sua coda trovavasi ad una giornata di marcia indietro , a Chateau Landon. Nella marcia del giorno 20 da Puiseaux su Pithiviers, i distaccamenti mandati verso l a fores ta d'Orléans, per assicurare il fianco sinistro della marcia stessa, incontrarono il nemico in grosse fraz ioni, e ne avvennero parecchi combattimenti. Il X corpo s· era mosso il 16 da Laignes ·e giungeva il 18 a Joigny, . dopo avere incontrato per via bande di franchi tiratori. Quivi il corpo fece soggiorno, e fu soltanto allora che giunsegli da Sens l'ordine del gran comando in data del 16, che gli prescriveva di raggiun-

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NELLA GUERHA FRANCO-TEDESCA DEL ,J870-7•1 H,'I O'ere MontarO"is pel 20. Ciò non era ornai più possibile, t) t) . • tanto più che.la coda del corpo era ancora assai mdietro. Il 0O'iorno 20 il X corpo raggiunse colla testa Courten·ay , mentr~ la coda tocéava Joigny. In c1uesto stesso giorno la brigata distaccata a Langrcs imprendeva la marcia per raggiungere il proprio corpo (1). Già in data del 18 il Comando supremo avea scritto al o-ran comando della 2" armata, facendo presente la t) convenienza che forse esisteva a quel momento d"traccoo-liere tutte contro Orleans ·1e forze della za armata. S' ;nnunziava ehe in quello stesso g.iorno il Granduca avrebbe intrapreso la marcia da Chartres in direzio~e di Le 1\fans, e si esprimeva la sper anza che da questa marcia sar·ebbesi venuto a conoscere se le forze del nemico fossero raccolte tutte attorno ad Orléans o se avessero piegato in direzione ovest. _ Ma già dalle proprie osservazioni il gran comando della 2a armata aveva acquistato il convincimento che il grosso nemico si trovava attorno ad Orléans assai nu-

(4) La m~rcia delle due armate da Mctz aÙa Loira me'.·ita_ certo di occupare un posto distinto nella storia, militare sotto il r1sp~tt? della celerità. Essa fu compiuta in coodizioni abbastanze buone, po1ch~ i 3 corpi poterono marciare per un buon tratto su strade ditl'erenti, senza incontrare per via ,resistenze considerevoli, e abbondantemente ·provvisti di mezzi di° trasporto <1 di sussistenza. Ciò non pertanto essa rimane pur sempre un esempio di ciò che può dare in fatto di marcia una truppa disciplinata cd allenata. .. . . Il !X corpo percorse in 44 giorni 320 chilomctr1, e così in media ,3 chilometri al giorno. li Il [ corpo percorse in ,18 giorni 31 O c~ilomctri, e cosi in media ·H chilometri al giorno. Il X corpo percorse in ~7 giorni 340 chilometri, e cosi in media 20 chilometri al giorno. È qui da notare inoltre che nei primi giorni la marcia f~ cseg~ita con una relativa lentezza, poichè solo quando essa era gia avv1at.!. giunsero gli ordini di sollecitarla.

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1870-71 U3 « Per attaccarl a attendo ancora l'arrivo del X corpo, « che marciando sollecitamente toccherà oggi colla testa « Montargis. . « Fra quattro o cinque giorni spero attaccare il ne<< mico,. gettandolo, se possibile, verso sud-ovest. « Invito V. A. a cooperarvi avanzando per Le Mans « verso Tours, salvo ordini in contrario del Comando « supremo ». · In conformità di t ali' intenzioni il Principe diede gl i ordini per la dislocazione pii'.i. concentrata che avrebbe . dovuto prendere ne' prossimi giorni la 2" armata. Se-: ,condo questi ordini il X corpo dovea venire a trovars~, pel giorno 24 concentrato intorno a Beaune la Rolande, il III dovea occupare quasi tutto lo spazio compreso fra la strada Orlé~ms-Fontainebleau e la strada OrléansParigi, col quartier generale a Pithiviers; il IX corpo, col quartier genèrale a Janville, dovea còncen~rarsi !r~ Toury e Allaines coprendo oltre alla strada d1 Par1g1, . anche quella di Chartres. Queste disposizioni, che preludevano al prossimo attacco di Orléans, non erano ancora totalmente giunte ad effetto, quando il giorno 23 un ordine del Comando supremo, che. prescriveva al Granduca di cooperare pur esso colle proprie truppe all'attacco di Orléans, venne a cambiare notevolmente la situazione. Anche il Comando supremo avea così finito per entrare nelle vedute del gran comando della 2 .. (armata, e s'era persuaso che il grosso del nemico stava attorno aOrléans, cosicchè il Granduca avaniando verso Le Mans correva dietro ad un'ombra. A determinare in questo senso il Comando supremo contribuì inoltre la notizia giuntagli i1.1 questi giorni dal generale vVerder, seco~do la quale un corpo francese erasi nei giorni 16 e 17 imbarcato Autun, e in 40 convogli era stato trasportato verso ovest. NELLA GURllfiA F l\ANCO-TEDESCA DEL

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LE OPERAZIONI DELLA

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ARUATA

~eroso, per _cui .ave:'a deposto ogni idea. di impiegare 11_ X corfo 1~ chrezione di Bourges, e pensava a riunirlo cogli altri 2 per un'azione comune ..contro Orléans. In data del 20 novembre il generale Stiehle annunziava telegrafic~mente a Versailles l' arrivo del III corpo e del quartier. genera~e della 2,. armata a Pithiviers ed esprimeva la credenza che dopo l a battaglia di Coulm'iers nessuna frazione ·del nemico s'era rivolta verso nord.ovest.

3. Operazi·o ni nella Bea·uce, dal 21 novembre al 2 ·dz'cembre. - Le notizie che si raccolsero nella sera del 20 dalle_ricognizioni di cavalleria concordavano con questo modo di vedete del gran comando. Si era constatata la . prese~za del nemico a nord di OrléaJ!s sopra -q.n fronte che si estend~va per 60 chilometri circa da Orgères a Beaune la Rolande; un simil fronte non poteva certo e~se~e occup~to che da una grossa armata, e i prigio1 nrer1 frances1 che s erano fatti nel corso della ofornata · parlavano infatti di 150 ed anche di 200 mila°uomini. ~ltre ai corpi 15° e 16~ di cui si constatò la presenza, s1 venne pure a sapere che un 17° c0rpo si riuniva a Mer sulla Loira e che anche un 18° corpo dovea far parte dell'armata della Loira. . ~mai., dietro _tutti questi indizi, non era più per messo 1~ dubb10, e le rntenzioni. del principe Federico Carlo si rivelano nette e precise in questo scritto ch'eo-li comunica il 21 ~ovembre al Granduca di Meclemb~rgo: « Comumco a V, A. che la za armata si trova col « IX corpo. a. ~ngerville, col III e col quartier gene« rale a P1thlVlers, colle divisioni 1a e 2a di cavalleria « a contatto col nemico, i cui avamposti sono a nord di « Artenay e a Chilleurs aux Bois. · « Il nemico che ci sta di fronte costituisce, secondo il « nos:r.o m,~do .di V?dere e come ci confermano tutte le -<< notlZle, l intzera armata della Loira.

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LE Ol'EllAZfONI DELLA 2,a ARllATA

L'avviso dato dal Comando supremo al gran comando di questa importante disposizione accennava come nella ·giornata (23 novembre) le truppe del Granduca si trovassero sulla via da Nogent le Rotrou a Le ì\fans e che esse ricevevano ora l'ordine di trovarsi pel 26 sulla linea Vendòrne·Chateaudun. Con ciò venivasi naturalmente a differire l'attacco di Orléans, ma questo ritardo sarebbe poi stato ~bbondantemente compensato dai risultati più decisivi che era lecito ripromettersi dalla riunione di tutte le forze . Col giorno 24 il X corpo giungeva al termine della sua ~arcia, è pr endeva gli accantonamenti che gli erano stati fissati attorno a Beaune la Rolande; ma ciò non erasi potuto fare ~enza combattimento; la sua brigata d coda dovette aprirsi a forza la via, che trovò occupata dal nemico. Questo combattimento, in cui il X corpo perdette oltre a 200 uomini, rivestì nelle circostanze d'allora una grande importanza, perchè venne a confermare una preoccupazione, che già era nata al gran comando, sulla possibilità che il nemico, sotto la protezione della foresta di Orléans, portasse il grosso delle sue forze 1.:erso destra, per quindi puntare lungo il Loing in direzione di Fontainebleau. Quando cosi fosse realmente, esso non avrebbe incontrato dinanzi a sè che il X corpo, il quale a questo momento non contava presenti che 2 "brigate e mezzo di fanteria, circa 8,500 baionette; per cui nella sera st~ssa del 24 si ordinò uno spostamento verso sinistra dei corpi III e IX, da eseguirsi nel giorno seguente . ., Il principe Federico Carlo non ebbe che a lodarsi di questa previsione e delle misure che avea preso in conseguenza, giacchè tutte le notizie raccolte posteriormente · vennero a confermarla. Dai prigionieri che raccolse il X corpo nel suo combattimento del 24 si venne a constatare eh'. essi appartenevano al 20° corpo, giunto al-

NELLA GUERIIA FRANCO-TEDESCA DEL ~ 870-71

·145 lora dalle regioni dell'est, col che veniva ad essere confermata la notizia comunicata dal generale \V' erder. Già fin da prima era certa la presenza del 18° corpo nei dintorni di Gien, cosicchè venivasi a conoscere che attualmente erano disponibili per operare in quella direzione 2 corpi francesi. Di più, ad un capitano francese, morto nel combattimento del 24 a Ladon , fu trovato un portafoglio contenente fra altri dati assai preziosi anche un Ordre de batai'lle del 20° corpo, che risultava composto di 3 divisioni, colla forza complessiva cli 30,500 uomini e di più un ordine di Gambetta al generale Crouzat, comandante il 18° corpo, che quel capitano era incaricato di rimettere: ivi si leggeva: Je me suz·s .longiiement ent·retenu avec lui sitr les opératz'ons 1nilitaires. Gi'en est évidemment la clef de notre position su,r la Lofre. · Quest'ultima indicazione era decisiva. Il Principe non solo trovò in essa la legittimazione delle misure da lui prese , ma incaricò inoltre il X corpo di vegliare alla sicurezza dell'ala sinistra della za. armata, estendendosi attorno a Beaune la Rolande, se lo credeva opportuno, e facendo occupare da un distaccamento Montargis o Chàteau Landon . ' La disposizione antecedente del Comando supl'emo, che faceva- concorrere le truppe del Granduca di Meclemburgo all'azione della za armata su Orléans, venne completata con un telegramma del 25 , che poneva queste truppe sotto gli ordini diretti del Principe . Con ques to eleÙ'ramma si ordinava al Granduca di provvedere con i:, cavalleria e con sostegni di fanteria alla sicurezza delle strade cli Tours e di Le Mans e di dirigersi col grosso sollecitamente su Beaugency. Il Principe, nell'assumere il comando, modificò tosto la disposizione del Comando supremo rel ativa alla direzione prescritta alle truppe del Granduca, significando ANNO

xx,, Yot.

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H6 LE OPERAZION I DELLA ::3a AR~lATA a questo che egli dovesse venire a dar la mano direttamente alla 2" armata, la cui ala destt'a fu precisata al p~nto di Janville, e contemporaneamente diede ordine al IX corpo di mandare pel 27 una brigata mista a Orgères in direzione di Cbàteaudun, per facilitare la riunione colle truppe riel Granduca, dalle quali riceveva notizia che il nemico cercava di opporsi alla, loro marcia sulla linea del Loi r. Intanto, siccome questa linea non avrebbe potuto essere raggiunta dalle dette truppe che il giorno 27, e siccome la loro riunione colla 2" armata non poteva essere un fatto compiuto se non fra il 29 e il 30, il Pri ncipe diede un ordine ai suoi corpi d'armata, perchè frattanto si tenesserv sulla difensiva. Sarebbe cerLo stato più semplice spostare tutta verso ovest la 2" armata, ma il Principe non credette ciò opportuno in vista dell'eventualità d'un attacco nemico da Gien verso Fontainebleau. Ecco del resto dal seguente brano di una lettera del generale Stiehle al generale Moltke, in data del 25, come si apprezzasse a quel momento al gran comando della 2" armata la situazione. Dopo un calcolo presuntivo della forza numerica dell'armata della Loira, che si fissava a 120 mila uomini, vi si dice : « Ad onta di questa superiorità numerica il nemico << non è in grado di intraprendere contro noi l'offensiva « in campagna a,p erta,' senza contare d1e questa al pre« sente e pei . prossimi giorni sarebbe impossibile su « questo terreno della Beauce stemperato dalla pioggia. « Egli è costretto, per quanto :nleresse abbia di venirne « ad una decisione, ad attendere pazientemente che noi « lo attacchiamo nelle posizioni ch'egli ha acconciamente « scelte e fortificate in questo terreno intricato della fo« r esta d'Orléans; egli si attenderà che noi ci tl'0\1 iamo « impeg,nati in combattimenti, che si prolungheranno •.

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NELLA GUE nRA FllANCO-TEDESCA DEL 1870-7 11

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« per parectihi giorni, su ampia fronte, e che allora, « mercè la nostra inferiorità numerica, gli diventi pos« si bile di portare avanti alcuni dei corpi tenuti all'in-

« fuori del combattimento, ed obbligarci per tal modo « a interrompere l'attacco od a manovrare all'indietro, « ciò ch'egli non mancherà d'ascriversi a vittoria. << Perciò la 2" armata non ha di meglio l;l fare che « rimanere nell'attuale posizione - per quanto essa per « la sua vicinanza al nemico e per la sua estensione « sarebbe a dirsi arri sch iata. di fronte a<l un abile av« vcrsario - aspettando la riunione colle truppe del « Granduca. Allora sarft il caso di vedere se vi sia con« venienza a guadagnare colla nostra ala destra un « punto di passaggio sulla Loira, per gettare le nostre « masse di cavalleria nella Sologna per interrompere la « ferrovia di Vierzon, .il che appoggerebbe considera« volmente il nostro attacco generale sul nemico dal « nord-ovest. « Qu esto piano però riposa. sulla supposizione che « riesca al X corpo di trattenere durante queste opera« zioni l'ala destra del nemico è che il nemico non porli « la sua massa ancol'a più verso est,. come sarebbe fra « il Loing e l'Yonne ». Si ricordino a questo proposito le divergenze che si manifestarono a quest'epoca nel campo francese fra il generale Aurclle de Paladines da una parte e Gambetta e Freycinet dall'altra, e apparirà più chiar amente ancora con quanto sano criterio si valutasse per parte del · grn~ comando della. 2" armata la situazion e del momento . Pii\ incisive ancora sono a tal riguardo le seguenti espressioni di una letlera che il Principe dirigeva il 2G novembre al Re stesso: « Io sono perfettamente d'avviso che nulla si debba « giocare sulla carta in un momento in cui Parigi è « sul punto di Cl\dere. Se si guarda alla mia posizione con


14.8 LE OPERAZLON( DELLA ~" AR.l1ATA « un fronte di 6 miglia, di contro ad un nr.mico di molto « superiore in forza, co' cui avamposti io mi trovo su « parecchi punti a stretto contatto, si potrebbe dire da « taluno ch'essa è arrischiata, Ma se si ammette che « il nemico val ufa le rnie forze ad una cifra molto più « alta, che io sono protetto dalla natura del terreno « quasi senza fondo al di fuori delle strade, per modo « da rendere impossibile o almeno estremamente diffi« cile il manovrare , se si aggiunge inane che ap« punto col tenere una posizione cosiffatta s'impone « r ispetto al nem ico, si concederà che io posso qui ri« manere fino a che il nemico abbia un'idea precisa della « mia forza e l e condizioni del suolo s iano migliorate. « Io non scorgo pet' me nessun pericolo, ma soltanto « incomodo. « La riunione della magg ior parte dell'esercito rego« lare nemico, se tale espressione è permessa, nell a fo« resta d'Orléans fu ben pensata e fu abilmente messa « io atto. « Mirerà il n emico a liberar Parigi? « Questa era certo la sua intenzione. Dubito però che « tale sia tuttora. Verso il 15 erano già stati dati gli « ordini per avanzar su Étampes, ma furono controm an« dati, quando s'ebbe notizia dei 200 mila ii01nini di » ·J.Vùtz che sopraggiungevano. Noi abbiamo peraltro in « questa campagna assistito già a spettacoli fatti per « eccitare lo stupore. In ho in mente gli ordini che si « mandava no da Parigi a MacMahon per liberare Metz, « ordini che condussero a Sedan. In egual modo potreb« bero ora altri ordini di avvocati prescrivere all'ar« mata dell a Loira di marciare su Parigi, qualunque fos « sero le circostanze. » Qui il Prineipe si domanda quale sarà la direzione che in questo caso sceglierebbe il nemico, e dopo avere accennate. le ragioni per cui egli ritiene come più pro-

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NELLA ~OELIRA FIIANC:0- TEOESCA DEL

1870- 7 f

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ba.bile l a direzione cli Fontainebleau, spiega in qual modo egli in tenderebbe opporsi a tal e manovra, indi soggiunge: « .Ma assai più difficile a risolvere è l'altraquestione, « come si possa sloggiare il nemico dalla foresta di « Orléans. Se l'imparatore Napoleone III diceva con piena « ragione che, in grazie alla numerosa cavalleria che ve« lava tutt'all' ingiro l a mia armata nell'avanzarsi sulla « 1VIosella, egli non aveva mai saputo dove se ne tro« vasse il nocciolo, lo stesso posso io dire al presente « nella situazione in cui nti trovo. Io so con certezza « soltanto che questo o quel villaggio, questa o quella « località è occupata dal nemico ; si venne pure a sa« pel'e occasional mente dove si t rovino alcune grosse « masse; ma dove si t rovi il grnsso dell'armata, se ad << Orléans o a Gien-Bellegarde, io non lo so. In molti « punti non ci è riuscilo cli far prigionieri ..... « È sperabile che io sapl'Ò q ualche cosa di più pre« ciso sul nemico quando il Granduca mi avrà rag« giunto; nelle attuali circostanze io debbo fare in modo « che la sua efficacia contl'o l'armat a della Loira diventi « t attica e non resti solo strategica ..... « La battaulia intorno ad Odéans durerà presumi bilo « meute parecchi giorni e sarà micidiale; ma io la darò, « se non ho ordini in contrat'io. « Si deve sempl'e in guerr.t far quello che riesce più « dispiacevole al nemico, non quello ch'ei vuole. Ora « a me sembra bensì che il nemico desidera ch'io lo at« tacchi, perchè , in qualunquH direzione mi rivolga, ur« terò sempre in un complesso di piccole, ma forti località, « che furono ridotto in stato di difesa. Siccome io mi « debbo sempre industriare di potermi opporre ad un « nemico il qual e, una volta che io rni s ia impegnato, « può, rasentando i miei fianchi, mat'ci are speditamente « su Parigi, perciò mi trovo assai più legato ne' mo« vim·enti di ciò che sarei se Parigi fosse caduta. In


150 LE OPE TI AZION I DELLA 2" All lfATA « tal caso vi sarebhero disponibili contro Odéans tante « forze da poter fo rse nuovamente accerchiare il n e<< mico. Fino a qual punto la presa di Orléans riuscirà « a rigettare il nemico al di là della Loira, nol potrei « dire: giacchè questo mi riuscirà solo con una parte « delle suo forze; - fino a qual punto Assa potrà ac« celerare la sol uzione dell'investim ento di Parig i, nem« meno lo so. Se io possa attendere ad attaccare fìochè « Pari gi sia caduta,. anche questo sfugge a l mio ap« prezzamento. Ma ciò che io posso assicurare si è che « f~r~ mio ~ eglio per tenere quanto pitt lungi pos« s1b1le 11 nennco da Parigi, o per strappargli Orléans. « Il rapporto di quest'oggi mi dimostra una forza di « 45 mila uomin i di fante ria; ma da questi biso"'na de« trarre per ciascun corpo d'armata almeno 1 batt~glione « per l a scorta deHe colonne e dei bagagli , contro i « franchi tira tori, e gli ammalati giornalieri. In quella « cifra figurano altresì gli spedati e alcuni piccoli di« staccamenti, che f urono lasciati per via, cosicchè io « posso contare sopra non più di 40 mila fucili. Ma le « t ruppe sono agguerrite e già molti ufficial i e soldati « feriti sono rientrati in rango» . L a gi.ornata del 2.7 passò senza che avesse luogo il comhat t1mento che s1 prevedeva fra l e t ruppe del Granduca e il. n emico, la cvi presenza era stata n e' giorni precedent L segnalata iungo il Loir: la, brigata mista del I X corpo che era stata mandata all'incontro delle truppe del Granduca . non in contrò nemico e queste l'aggiunsero sen za combattuuento l a linea del Loir. Il 170 corpo francese, che appunto era quello che doveva opporsi al Granduca, s' era ritirato nella notte su Écoman. Così f u assicurato fin da questo giorno il collegamento. . Ma intanto verso l'est apparivan o sempre più chiari 1 segni d'un movimento offensivo del nemico in dire~ zione di P!thiviers-Fontainebleau. Il 27 si riseppe che

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NEl,LA GUEIIRA FRANCO-TEDESCA DEL 1870-71 '15·1 Montargis era occupato da molte forze, venutevi ,per ferrovia da Gien: queste non potevano appartenere al 20° corpo, col quale il X aveva proseguito a sentire il contatto sul suo fronte; era probabilmente il 18° corpo. Ciò mostrava che l' inten zione supposta al nemico stava ora per tradursi nel campo dei fatti, ed occorreva prendere prontamente le contromisure. Nella sera s tessa del 27 il P rincipe diede gli or<lini per uno spostamento verso est dei corpi III e IX. Il III corpo doveva n el mattino del 28 concentrare l a 5n divisione a Dailonville (a est di Pithiviers), donde portarsi, secondo ulteriori ordini , a Boynes (fra Pithiviers e Beaune la Rolande), oppure esser e impiegata. contro il nemico: la 6" diYisione dovea venire ad occup-are gli accantonamenti della t'>" intorno a P ithiviers. Il IX corpo doveva spostarsi di cons.eguenza portando una brigata a Bazoches les Gallerandes. Battaglia di Beaune la Rolande - 28 novembre. Le disposizioni del Principe non potevano giungere più opportune, poichè nel mattino stesso del 28 si pronunziò l'attacco del nemico contro le posizioni del X corpo p russiano. La battaglia di Beaune la Rolande, che ftt così splendirlamente descritta dalla penna del ScherO', merita veramente di occupare un posto d istinto negli annal i delle battaglie moderne, ed ebbe sull'esito della campag na della L oira un'influenza capitale. P er buona parte della giornata essa fu sostenuta uni camente dal X corpo, il quale non aveva presenti cbe 8500 baionette, 1200 cavalli o 70 pc7.zi , contro gli sforr.i combinati di 2 corpi francesi, il 18° e il 20°, forti all'incirca di 60 mila uomini e 138 pezzi, e solo verso il fine della giornata esso ricevette il concorso della 5" divisione. Splendido esempio di ciò che possa la disciplina, l'abilità delle truppe e dei cap i di fronte a t ruppe raccogliticce, incompletamente organizzate, male istrutte e


152

LE OPEUAZ IONI DELLA

2°

ARMA.TA

mal guidate, sebbene animate dal patriottismo e anel~nti a lib~rare il proprio suolo dallo straniero! Splendido esemp io altresì déll 'effìcaciadella di fensiva coll'armamento attuale! Colla poca forza di cui disponeva il X corpo dovendo c?~rire u?a.larga zona, e non volendo subito dal princ~p.10 dell azione trovarsi ridotto a difendersi sulla pos1z10ne centrale, esso aveva dovuto distendere in avamposti circa un terzo dell a sua forza, cioè 6 battaglioni 1 e / , e 4 squadroni (1), che tenevano un fronte di circa 14 chilorn. soprn un arco ellittico, il c ui asse ma ggiore era rappresentato dalla strada Nancray-Chilteau Landon e i due fochi <lai villaggi rii Beaune la Rolande e di Longcour, che erano i due centri di resistenza a 4 chilom . di distan7:a l'un~ d~ll'altro. Disposti su quell'arco, gli avamposti pruss1an1 ìntercettavano le varie strade che da Nancray, da Boiscommun, da Bellegarde, da Ladon, da Montargis e daCLàteau Landon convergono su Beaune la Rolande. De' due nuclei di resistenza er:i più forte~ente occupat'o quel lo di Bea une la Rolande, ma la r1serrn fu coll ocata a maggior portata dell'altro nucleo perchè ciò che più impor tav,1 imped ire era. appunto eh~ i l n emico r_iuscisse a spuntare l a sinistra prussiana e perch,è dalla dest:a si aspetta,·a il soccorso del III corpo. Il teireno a dolci ond ulazioni, coperto di viO'neti, di 0 frutteti, di caseggiati, di parchi e di boscheiti, non lasciava. in nessuna direzione spaziare la vista, e r endeva perciò difficil e l 'azione del comand0, mass ime per quella parte che era. obbligata ad ao-ire con poche forze su mpia distesa di terreno. ::> L'.a~tacco doi Francesi si pronum:iò dapprima contro la sm1stra tedesca e poi anche contro la destra, tendendo, (f) I battaglioni, di cui il corpo aveva presenti solo 47 '/ . avevano una forza media di 500 uomini soltanto. •

NEU.A GUERRA FIIANCO-TEDESCA DEL

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153

mercè la grande superiorità numerica, ad avvii uppare la. posizione del X · corpo. Alla sinistra riuscì bensì ai Francesi _di respingere gli avamposti prussiani dalle varie località che questi occupavano, e di stabilirsi a Juranville e a Corbeilles; ma i loro sforzi reiterati fallirono contro il nucleo di resislE<nza stabilito a Longcour, dove il generale VoiglsRhetz, comandante il X corpo, non dubitò d'impegnare e sue riserve. Sulla destra gli avamposti pl'ussi!lni sgombrarono lentamentr, combattendo, il terreno attorno a Deaune la Rolande, ma proseguendo gli atlncchi francesi aù incalzare, questo ,illaggio rima~e abbandonato a sè stesso con 3 soli battaglioni a sua difesa . Il villaggio si trovò circondato da sud, do. ovest o da not·rl, ma i replicati attacchi dei Francesi furono sempre respinti colle scariche fatte a breve clistanzn . Di poco soccorso fu l'arrivo della. 1n divisione di cavalleria, proveniente dalla strada di PiU1i,iers, che cercò di agire sul fianco sinistro dei Francesi . Non fu che verso le 4, dopo 5 ore di combattiwento, che la 5• di-visione, accorsa al cannone, faceva sentire la sua _azione, ed unendosi colle truppe. del X corpo che si erano ritirate a nor_d di B-=atme. t·iuscirn a sbloccare i difensori di questo villnggio, <>d a mC'tlcre ·in fugagli assalitori. Con vero spirito di fratellanza 111ililare i soldati del I II corpo salutarono quelli del X col grido: Revan,che per .111ars la Toit1·! I Francesi tentarono ancora alcuni disperati assalli, ma sempre furono respinti con enorm i perdite. L'oscurità pose fine al combattimento e impedì un efficace i oseguimento. La perdita dei Tedeschi in questa battaglia, in cui essi mantennero quasi fino all'u ltimo la difesa, ammontò a poco più di 000 uomini fra morl.i e fori ti; ma que lla de' Francr-si sali ad una cifra molt-0 superiore, che non


151 LE OPERAZIONI Dl!:LLA 2• ARMATA potè essere mai bene stabilita, ma cp.e certo oscilla fra i 6 e gli 8 mila uomini, ivi compresi quasi 2 mila prigionieri · illesi. Ma assai più che daU'entità delle perdite l'importanza di questa battaglia si lasciò valutare dall e ulteriori conseguenze. Non solo essa troncò di botto l'offensiva che i Francesi avevano intrapresa in direzione di Fontainebleau, ma i 2 corpi, che presero parte al combattimento, ricevettero una tale scossa morale, che ci volle un intiero mese prima che queste truppe si tro-1assero effettivamente in grado di operare; ed anche allora, nei combattimenti di gennaio, esse mostrarono col loro contegno l'effetto dell'impressione ricevuta nella giornata del 28 novembre. Il principe Federico Carlo, al r icevere nel mattino le notizie telegrafiche del combattimento, avea lasciato il suo quartier generale cli Pithi viers, e salito a cavallo erasi diretto sul luogo de ll'azione, mandando ordine alla 5" divisione di accorrere sollecitamente i"n sostegno del X corpo. (1) Ritornato la sera al suo quartier generale, preoccupato della possibilità che il giorno dopo il nemico rinnovasse i suoi attacchi, aveva impartito gli ordini • per un ulteriore spostamento dei corpi ·nI e IX, raccogliendo tutto il III a nord di Beaune la RoJande e portando una brigata del· IX a Boynes, un'altra a Bazoches les Gallerandes, salvo a portare verso Pithiviers il resto del corpo, quando il Granduca avesse raggiunto colla sua testa la strada · Parigi-Orléans, ciò che doveva avvenire il 29 stesso. Il Ptincipe contava poi, eseguito questo spostamento, proseguirlo in modo da portare il X corpo fra il Loing e l'Yonne, tenere il III e il IX fra l'Yonne e Pithiviers, 1

( 11 ) Quando giuose alla divisione quest'ordine essa era già in movimento per iniziativa del proprio comandante.

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1870-ìil 15:f mentre il Granduca avrebbe coperto la strada ParigiNELl.A G-UE1'11A FnANCO-TEDESCA DEL

Orléans. . Ma il mattino dopo la battaglia (29 novembre) si riconobbe a chiar'i segni che il nemico era in piena ritirata e non intendeva riavanzare all'attacco. Perciò il Principe desis tette dall'idea di un ulterior~ spostamento· verso est., tanto più che il tratto fra Loing e Yonne· poteva ora venire affidato, come fu infatti, al~a v1g1: lanza della brigata mista del X corpo, provemente da Langres. . . . Per tal modo colla 2" armata raccolta sul fronte P 1thiviers-Beaune l a. Rolande e colle truppe del Granduca, che doveano venire a disporsi a J anville-'I'oury a cavallo della strada Pal'igi-Orleans, il principe Federico Carlo si sentiva in misura di respingere un movimento offensivo nemico diretto o di cadergli snl fianco, se questo si pronunziasse su di un'ala. . Tutto il complesso della situazione consigliava al Prmcipe a perseverare nel sistema della dif_ensi_va ed a l asciare al nemico l'iniziativa. La battaglia d1 Beaune la Rolande era stata una splendida conferma della fiducia che s'avea di poter far fronte a qualunque tentativo d~l nemico, fosse pur questo numeroso e fosse pure arrischiata la propria posizione, mentre d'al;ro ca~1to le c0n~ dizion i çli quel terreno opponevano all offens iva grandL difficoltà . Dal contegno che aveano mostrato nella battao-1ia le truppe francesi er'a facile arguire che, se queste no~1 potevano nell'offensiva ottenere de' r isultati, _a,vrebbern nella difensiva spiegato una grande tenacia, che avrebbe fatto pagar molto caro ai Tedeschi un a.ttacco. S'aggiungeva a questo la considerazion~ che ~ T~des~h_i potevano senza verun danno mantenersi nell attitudine dell'aspettativa, mentre l a situazion e imponeva sempre più uro-entemente ai Francesi di far qualche passo decisivo ;er liberare la capitale: Paris a f aini et nous


156

LE OP.E fiAZIONI DELLA

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ARMATA

réclame, aveva detto Gambetta: e queste parole esprimevano al vivo le strettezze e le esigenze della situazione pei Francesi. Dunque: frapporsi fra Orléans e Parigi, coprire- così l'assedio della capitale, impedire all 'armata della Loira di avanzare, attenderla di piè fermo, se questa puntasse diritto su Parigi, caderle sul fianco, se essa prendeva il giro alla larga, questo era il contegno che si proponeva di serbare il Principe. E conformi a questo erano pure le istruzioni del Comando supremo, il quale in data del 27 scriveva: « Una volta che sia operata la riunione (delle truppe « del Granduca colla 2' armata) la migliore eventualità ·« per noi satebbe che il nemico attac~asse. Egli dovrebbe « sboccare all'aperta campagna, dove la nostra superio« rità in artiglieria e cavalleria avrebbe la massima ef« ficacia. È bensì vero che riman dubbio ch'ei si possa a « ciò decidere; ma è vero altresì, che, finch'ei rimane « sulla difensiva, non potrà nulla per la liberazione di «Parigi». Quali fossero veramente le intenzioni del nemico riusci va infatti assai difficile ad intendere; se il giorno 29 tutto accennava alla ritirata del nemico, il gioruo 30 invece le ricogn izioni offensive eseguite dal III e dal X corpo constatarono che il nemico si trovava in forza davanti a loro, e che anzi al 18° e al 20° corpo se n'era aO'giunto un altro; da Versailles si riceveva in pari tem;o notizia di una gran sortita che si stava colà annunziando. Pareva così che stesse per giungere il momento decisivo. Per cui il Pl'incipe ordinò immediatamente al IX -corpo di rAccogl iersi tutto intorno a Boynes, per r imanervi in riserva, e al Granduca di appogg·iare in conseguenza verso sin istra, e di spingere ricognizioni sulla strada diretta Parigi-Orléans, pel' cons tatare quali forze nemiche si trovassero da. tal parte.

1810- 7 11 115T Le ricognizioni eseguite il 1° dicembre su tutto il fronte diedero per risultato, che mentre alla sua estrema destra il nemico pronunziava un movimento retrogrado,. esso mostravasi in forza e con contegno offensivo a nord e a nord-ovest d'Orléans: in con,$eguenza del che il Granduca annunziava che pel ·2 dicembre egli avrebbe fatto prendere alle sue truppe le posizioni seguenti: all'ala destra il I corpo bavarese a Loigny, al centro, a Santilly, la 17" divisione sulla strada <li Chartres, _alla sinistra la 22a divisione a Tivernon presso la grande strada Orléans-Parigi; la 4a divisione di cavalleria dinanzi all'ala destra, la 2" a sinistra. A Chàtillon le Roi, intermedia fra la strada Orléans-Pctrigi e la strada Orléans-Fontainebleau, la 6" divisione cavalleria avrebbe servito di anello fra le truppe del Granduca e la za armata. Aggiungeva il Granduca ·che per la sicurezza delle sue comunicazioni con Versailles egli credeva. necessario di estendere la sua azione sulla strada Orléans-Chàteaudun, eintendeva perciò spingere i suoi avamposti fin quasi al-l'altezza di Artenay, avanzando offensivamente coll'ala destra. Il Principe approvò queste misure. Verso mezzanotte si riceveva inoltre al quartier generale del Principe la notizia che in giornat~ il I corpo bavarese era stato attaccato ed obbligato a ripiegarsi. · L'insieme di queste notizie faceva presumere che ornai il nemico avesse rinunziato .ad un movimento offensivo per la sua destra, e intendesse ora avanzare direttamente da Orléans su Parigi. Anche in questa eventualità intendeva il Principe contenersi difensivamente, salvo a procedere controffensivamente dopo che il nemico, dopo ,rari tentativi inuti li, si trovasse scosso. Ma nel mattino del 2 dicembre egli ricevette dal Granduca un telegramma così concepito: - « Io mi. concentro con tutte le mie « truppe per attaccare snlla line a Tanon-Baigneux; a. « destra il I corpo bavarese e la 4" divisione cavalleria, NELLA G-UEl\RA FRANCO - 'rEDESCA DEL


1 /58 LE 01l.EflAZI0NI DELLA 2a AR~IATA ·« .a sinistra la 17" e la 22a divisione. Io mi reco a Ba« zoches les Hautes ». Il Goltz ci rappresenta qui il Principe come sorpreso dalla determinazione del Granduca; egli ci mostra come con questa misura rimanesse scoperta tutta la zona fra la strada Otléans-Parigi e la strada Orléans-Parigi, e intercedesse così fra le truppe de_l Granduca e quelle della 2" armata una lacuna di circa 30 chilometri, non coperta da altro che dalla 6" di visione di cavalleria. Egli ci dice bensì che era in quel momento intenzione del Principe di riaccostare la propria armata alle truppe del Granduca, spostandola nuov amente verso destra, ma che attendeva prima di avere più sicure notizie su ciò che avveniva di fronte al III e al X corpo; che però apprendendo ora che il Granduca s'era appigliato per conto proprio all'offensiva, e che già le misure in proposito erano in via d'esecuzione, ris'ols3 di accettare i fatti compiuti e di secol!dare l'offensiva, iniziata dal Granduca, dando pel mom~nto subito ordine al IX corpo <li rnettersi in marcia su Bazoches !es Gallerandes, per sostenere, occorrendo, l'ala sinistra del Granduca. In verità questo passo ci riesce un poco oscuro dopo quanto era stato detto prima delle intenzioni del Granduca, comunicate al Principe n ella sera del l O dicembre e da questo state approvate, intenzioni che miravano appunto ad un movimento offensivo da eseguirsi in direzione parallela alla strada Parigi-Orléans, e a ovest di questl, coll'ala destra avanti. Il Goltz . tenderebbe con ciò, benchè formalmente non lo esprima, a riversare sul Granduca una grave risponsabilità e la taccia di essersi impegnato alla leggera, e contrariamente alle intenzioni del Principe, mentre da ciò che dice il Goltz stesso poco prima, il GrandLlCa poteva ritenersi autorizzato ad agire in quel modo , Comunque sia, le notizie che ricevette il Principe nel

1870-71 Hi9 mattino stesso del 2 dicembre vennero a togliere ogni dubbio che ancora si avesse sul contegno dell'ala destra nemica, della quale non v'era ornai più.nulla a temere. Contemporaneamente ricevevasi la Versailles un telegramma, in cui s'annunziava essersi respinta la gran sortita di Parigi, e che si credeva venuto il momento di un attacco decisivo su Orléans. In conseguenza di ciò in giornata stessa il Principe diede ordine al III corpo di raccogliersi a Pithiviers, l)er quindi marciare il giorno dopo su Orléans, al X corpo di raccogliersi a Beaune la Rolande, per quindi marciare su Pithiviers, e costituir.e la riserva generale della 2• armafa, solo lasciando a Beaune una debole brigata colla 1a divisione cavalleria, per coprire la propria sinistra, e per osservare l'ala destra del nemico. Del resto gli ordfoi per avanzare offensivamente su Orleans doveano essere natura lmente subordinati alle conseguenze del combattimento che avevano dovuto oggi stesso impegnare le truppe del Granduca. Le notizie che giunsero a tal riguardo al quartier generale del P rin cipe erano delle più favorevoli: esse annunziava:no che il nemico, probabilmente i corpi 16° e 15°, era stato scacciato fino ad Artenay, colla pet•dita di molti prigionieri e cannoni. Anche nel tratto fra la strada Or-léans-Parigi e la strada Odéans-Fontainebleau, il quale :fino all'arrivo del IX corpo era tenuto solamente da cavalleria, il nemico erasi avanzato in forza, ma aveva . poi ·arrestato il suo movimento dinanzi ,~l fronte della 2a e .della 6" divisione di cavalleria . . In base a tali notizie il P rincipe formulò nella sera del .2 dicembre le sue disposi,,ioni che miravano ad un attacco concentrico su Orléans da eseguirsi dalle truppe del Granduca e dalla za armata. Secondo queste disposizioni il IX corpo doveva da Bazoches les Gallerandes avanzare su Artenay; il III da Pithi viers su Chilleurs NELLA GUERRA Fl\ANGO- TEDESCA DEL

l


Fanterio. Uomini.

l 0 • Truppe del Granduca ( l) 27368 2°. IX corpo . . . . . 16938 3°. III corpo . 16320 4°. X corpo (2) . 10804 5•_ 6a divisione cavalleria Totale

7ì l 30

Cavnlleria. Artiglieria. CaYalli. Pezzi.

8808 1482 1093 762 2671 14816

208 90 84 71 6 -459

3033

6 6

Oltre a ciò erano distaccali:

1°. P <livisione cavalleria 3°. Brigata del X corpo

2396

1870-7•1 4 61 Il Principe di persona seguì il IX corpo, per stabilire un nesso fra questo e le truppe del Granduca; questa d'altronde era la direzione principale dell'attacco. La resistenza del nemico fu tenace, ma non quanto sarebbesi potuto attendere; sulla grande strada ParigiOrléans era riuscito alle truppe del Granduca unitamente col IX corpo a sloggiate successivamente il nemico da Artenay, la Croix Briquet e Chevilly; sulla strada Pithiviers-Orléans il III corpo era riuscito ad addentrarsi nella fore sta di Orléans e ad occupare Loury. Invece sulla strada bisettrice dell'angolo formato dalle due strade anzidette, e sulla quale dovea marciare un distaccamento del IX corpo, il nemico avea tenuto fer mo a Neuville aux Bois, al margine della foresta, ed aveva anzi obbligato quel distaccamento a tenersi sulla difensiva: sopraggiunsero qui le truppe del X corpo, ma quando già erano cadute le tenebre. Per tal modo alla sera del 3 dicembre le truppe tedesche si trovavano ripartite in tre nuclei: a Chevilly, a Loury e a Chilleurs-Neu ville. I due nuclei più avanzati distavano circa mezza marcia da Orléans, ed erano pure a mezza marcia fra loro: il nucleo più ritirato era a maggior portata del III corpo, mentre quel nucleo frances e che avea tenuto fe.rmo a Neuville veniva ora a trovarsi di fronte il X corpo e ai fianchi i due nuclei avanzati dei Tedeschi. Cosi peraltrn non appariva la situazione al principe Federico Carlo alla sera stessa, quando dovette dare gli ordini pel domani. Egli non sapeva di preciso se non ciò che era avvenuto sulla grande ~trada; di ciò che fosse avvenuto sulla strada intermedia egli non aveva nessuna notizia; e quanto al III corpo ei sapeva fino a quel momento soltanto che s'era avanzato nel mattino vittoriosamente e con non molte perdite fino a Chilleurs aux. Bois all'ingresso della foresta. Tuttavia egli pote'\"a ANNO xxi, VoL. 1. NELLA GUERRA FRANCO-TEDESCA D]i:L

160 LE OPEllAZIONl DEUA 2a ARMATA aux Bois; il X marciando obliquamente dovea venire a porsi dietro al III e al IX. Le truppe del Granduca dovevano agire a ovest della strada Pari oo-i-Orléans in . armonia con quelle della 2• armata. l?el caso poco probabile che si pronunziasse un movimento offensivo dell'ala destra nemica in direzione del Loing, la brigata del X corpo e la 1a divisione di cavalleria che erano lasciate a Beaune dovevano tosto riferire telegraficamente a Versailles, perchè di là si prendessero le opportune contromisure. 4° Orléans. . ~l matti~o .del 3 dicembre le forze sottoposte agli ordini ~el Prmc1pe si misero in marcia, per l'attacco concen:nco verso Orléans, conformemente agli ordini emanati. La loro forza numerica era la seguente:

(4 ) .Già do~ot~e le. pe_rdite del 1° o del 2 dicembre; ma sono qui contati alcnn1 p1ccol1 distaccamenti, che per la loro distanza non poterono prender parto alle operazioni dirette cootro Orléans. (2) ~on c.ontata _la brigata lasciata a Beauno. di cui s' indica più sotto la forza. Cosi pure non contata nemmeno la brigata proveniente da Laogros.

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462 LE OPERAZIONI DELLA 2" ARMATA anche solo da questo indurre che il movimento s'era avviato in condizioni favorevoli, cosicchè potevasi pel giorno successivo attaccare la posi_zion~ prin~ipale del nemico a Gidy-Cercottes, che copriva 1mmed1atamente Orléans a nord. Ad eseguire questo attacco furono destinate le truppe del Granduca a destra, il IX corpo a sinistra, mentre il III corpo proseguendo la marcia su Orléans per 1~ strada di Loury sarebbe riuscito direttamente sulla città. Il X corpo in riserva dovea marciare su Chevilly. Nella not.te giunsero dal generale Hartmann, comandante la 1a divisione cavalleria, 2 telegrammi, che tolsero al Principe ogni preoccupazione su ciò che avveniva all'estrema ala destra francese; se da una parte la mancanza d'iniziativa del nemico e la scossa che aveano subì.to il 18° ed il 20° corpo nella battaglia di Beaune la Rolande faceano parere poco verosimile che il nemico ripigliasse su quel punto l'offensiva, dall'altra il sapere che que' 2 corpi non erano stati richiamati a Orléans lasciava pur sospettare che il generale nemico, non potendo ornai utilizzare quelle truppe nella difesa diretta di Orléans, li potesse destinare ad una diversione. Le truppe che avea loro lasciate davanti il Principe bastavano tutt'al più per osservare, non per trattenere, e sebbene egli avesse provvisto a che si avvertisse tosto il quartier generale del Re di ogni emergenza che là si manifestasse, tuttavia egli non era senza preoccupazione. Mà tutti gli indizi raccolti in quella giornata dal generale Hartmann collimavano nel far r itenere ?he il nemico si manteneva da quella parte affatto passivo. Quanto all'attacco della posizione principale del nemico davc:J.nti ad Orléans, tutto faceva presagire che sarebbesi eseo-uito in condizioni favorevoli; il Principe avea ricevt;to nelle prime ore del mattino la notizia che le truppe del Granduca non aveano raccolto che prigio-

NELLA GUERRA FRANCO-TEDESCA. DEL

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meri del 15° corpo francese, mentre nella giornata :antecedente esse aveano avuto di fronte i corpi 16° e 17°, ,che poi s'erano ritirati in direzione sud-ovest; de' corpi 18° e 20° si sapeva ch'essi erano lontani, cosicchè tutto faceva credere che ornai non s'avesse di fronte che il 15° corpo, e di più era già corsa notizia che il nemico avesse ricevuto l'ordine della ritirata. Oosì fu infatti la posizione principale del nemico a ,Gidy- Cercottes, benchè acconciamente preparata a difesa ed armata di cannoni di grosso calibro, dopo alcune ore -cadeva in mano dei Tedeschi. Nel rimanente della giornata il combattimento si svolse in quel labirinto di case, di ville, di giardini, che si estende tutto all'intorno di Orléans: i Francesi furono successivàmente respinti di -0asa in casa, ma l'oscurità sopravvenne prima che i Tedeschi penetrassero nella città. Verso il fine della gior,nata era anche comparso in vista della città il III corpo. Il Principe si proponeva di procedere nel mattino del 5 all'attacco di Orléans, quando apprese che il Granduca, dopo abboccamento verbale cql comandante francese di OI'léans, entrava la notte stessa in città colla 17• di visione e con una brigata bavarese. Si era giunti con ciò alla chiusa di un periodo delle -Operazioni: rimaneva ora a vedere quale ulteriore indirizzo queste avrebbero dovuto avere. Ciò dip-endeva naturalmente dalle direzioni di ritirata che avrebbe seguìto il nemiéo; del 16° e del 17° corpo s'era venuto a C'onoscere d1e ritiravansi in direzione di Beaugency, degli · altri 3, il 15° il 18° e il 20° era presumibile che avreb·bero seguito una direzione verso sud. Pel momento a.dunque il Principe si limitò a dare le disposizioni più urgentemente richieste dalla situazione, quale era cono·s ciuta allora, riservandosi di completarle quando avesse più chiara cognizione delle intenzioni del nemico. V'era .inoltre da tener conto del bisogno di riposo che aveano

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464 LE OPERAZIONI DELLA 2° ARMATA le truppe, affaticate dalle marcie e dai combattimenti, dei giorni scorsi. Il mattino stesso del 5 dicembre il Principe dispose· perchè le truppe del Granduca si avanzassero lungo la destra della Loira in direzione sud-ovest, in modo da occupare Beaugency. Il IX corpo fu stabilito in Orl éanse dintorni, con ordine di spingere, se possibile, un'avan-· guardia al di là della Loira; il III corpo a est di Orléans sulla destra della Loira; il X e la 6" divisione cavalleria a Artenay. Il Goltz ci descrive qui a vivi colori lo spettacolo che-offriva la città di Orléans in quel mattino. « Esso era « tale, egli dice, da non l asciar dubbio .sulla completa « dissoluzione di quelle parti'dell'armata della Loira che « aveano combattuto il 3 e il 4 dicembre. Il 15° corpo « francese (1) era pel momento in condizioni tali, da ren« dere necessaria una riorganizzazione affatto nuova dei « suoi corpi di truppa. Da ogni parte si facevano prigio« nieri; un reggimento di marcia di zuavi accampato sui « boulevards era stato fatto prigioniero dalle truppe che « entravano, senza che opponesse la menoma resistenza,,, « contento forse di questa sorte, che lo salvava da ulte« riori fatich e e pericoli. Negli alberghi si trovavano uf« ficiali francesi , nei caffè e nei magazzini una t urba di "- soldati, che si lasciavano tranquillamente condur via. « In tutte le case pure si t rovavano di costoro ». I trofei di q neste giornate furono considerevoli: 84 cannoni , (ra cui molti di grosso calibro e oltre a 20 mila, prigionieri. Le perdite delle due giornate del 3 e del 4 dicembre erano state dalla parte tedesca relativamente minime: fra le truppe del Granduca e quelle della 2" ar mata esse salirono in tutto a 93 ufficiali 1675 uomini ..

( 1) Che pure era il meglio organizzato dei corpi francesi.

NELI,A GUERRA FRANCO·'rEDESCA DEL

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Ma la facilità con cui si potè in questi due giorni r accogliere una sì larga messe dipendeva dalle scosse -che i combattimenti dei giorni precedenti aveano apportate all'armata çlella Loira. Perciò conviene mettere anche questi in linea di conto, a cominciare dal 24 novembre. A quell'epoca la forza che dipendeva dal prin~ cipe Federico Carlo, ivi comprese le truppe del Granduca, saliva a circa 75 mila uomini di fanteria , 16 mila cavalli, 474 pezzi, compresi varf distaccamenti ; su questa forza, negli 11 giorni che trascorsero dal 24 novembre ,.al 4 dicembre , si ebbe una perdita di 369 ufficiali, 8319 soldati. Certo anche questa perdita si può considerare come .minima in paragone dei risultati ottenuti contro un nemico più che doppio di numero, e resterà nella storia militare come una splendida prova dì ciò che possa una ""buona organizzazione, una salda disciplina e l'azione del comando esercitata con unità, intensità ed intelligenza contro una truppa a cui questi elementi facciano -difetto.

(Continita) X.


'l 67 mento delle batterie sì legger e che pesanti, cioè di primo e di secondo calibro: considera la possibilità e la facilità de~ ser~ vizio delle munizioni per le une e per le altr e, e sulle cond1Z10~~ nostre r elativamente alla qualità e qµan tità dei cavalli,basa Jl suo ra~·ionaroento per provar e la necessità di prescegliere per l'artiolieria nostra una proporzione cli batterie leggere mag=giore°assai di quelle pesanti. In uno speciale cap!tolo l' A. tl'atta una particolarità di servizio inter no ~elle batten~, sostenend~ non dovers i separare l'i:;;J.ruzione dei conducenti da quialla dei serventi dei pezzi. Infine in un ultimo capitolo r iassume, a modo di conclus ione, le proposizioni-da lui s volte e sostenule. . Nell'opuscolo di cui ci occnpiamo si propug~iano d~e pnn: cipi, l'Qno relativo al tiro e l'altro alla proporz10ne dei. cal1):ir1 ' della nostra artiglieria campale, principì così formulati: . . 1° Contro arl.iglieria nemica allo scoperto è da pr eferu:s1, in massima, t ir·nr sempre a granata anzichè a s hrapnel; . 2° La propor zione più conveniente tra l~balter1e pes~nL1 e le lem,ere dell'artiglieria da campagna è eh 2/5 delle prime e 3/5 c~lle seconde (acl ugual numero di: se.zioJli nella loro formazione). . Come era ben na turale, il nostro autore nell'assumere il còmpito di esporre le sue idee si preoccupò di controba ttere t utte le obiezioni che 0o-l i erano state fa tte equelle che supponeva gli potessero essere direttc: e infatti nella sua esposizion_e e~h pose_ a fron te le due tesi opposte, mise in evidenza le rag1om, 1 fatti e gli apprezzamenti e sopratutto le citazioni~ cl:e si prestavan~ ad interpretazione f'avorevole alla s na c?nv1~z1?ne, e cer.c6 d1 mostrar e, se non meno fondate, almeno 111 prn r is tretta m1sur~ applicabili al caso concreto le cons iderazioni dei sostemtor1 dell'opinione contraria. . . . Danno pregio al lavoro la chiarezza dei concetti ~~po~L1, _la semplicità dello s tile e la correttezza dello scnveee. S1 puo d1~i,ent.ire dal modo di apprezzare cieli' A. le circostanze e le condizioni in cui si trova il nostro paese rispet to all'or dinamento, all'armamento ed all'impiego dell'artiglieria, ma non s ipuò~ m~no di riconoscere con qual amore, con qual impegno egli sias1 messo al lavoro. Egli si mantenne calmo cd o rdinato nella d1-· scussione e procedette oltre raccogliendo attomo a sè tutte 1e citazioni, gli esempi, i fatti, le operationi ed i risult~Li dedotti da hmghi , accurati e coscienzios.i stuclì, cbe a lui sembra-' vano validi per l'argomento che si accinse a trattare; e ~os~ facendosi precedere dalle premesse e seguir d~lle conclus10m RIVISTA BlllLlOGllAFICA

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

L/artiglieJ•i,i da eam110 in Italia. - Considerazioni di PIETRO BARABINo, capi tano d'artiglieria. Roma 1875, tip. Voghera Carlo.

L'autore di questa Memorja, già conosciuto per altri ut.ili lavori, nel lodevole intento di contribuire quanto più e come meglio gli er a possibile alla soluzione della importante questione tecnica che concerne l'artiglieria da campagna nel suo ordinamento, nel suo armamento e nel servizio, ha coscienziosamente esposto il risultato de' suoi studi, formulato le sue \ idee, cl'1iarito i suoi concetti, espresso le sue convinzioni, corroborando la sua tesi con tutte le considerazioni, ragioni e citazioni che gli parevano adatte per avvalorare l'opinione da lui sostenuta e per provare la convenienza e la opportunità della s ua pratica applicazione. Nell'opuscolo che il clis linto autore ha testè messo in l uce, dopo aver da to le ragioni del suo scritto, tratta in diversi capitoli tutto l' argomento clell' artiglieria da campagna, discute sul genere cli tiro da prescegliersi contro l'artiglieria nemica allo scoperto, sulla proporzione più conveniente, per l'Italia, fra i due calibri, leggero e pesan te: ftt conoscere in quali condizioni stia la nosLra ar tiglieria r ispetto ai cavalli che le occorrono per la mobilitazione: mette a confronto i pesi clelle vetture delle nuove batterie colle altre, sia nostre che _degli altri Stati, e deduce le conseguenze, che a lui semhrano razionali, sulla rnohilitò. assoluta cli tutte e relative delle une colle altre J)atterie. A ciò fa seguire una descrizione topogrnfico-militare sommaria dei teatri probabiii di guerra e d'operazione del nostro })aese sotto l'aspetto dell'impiego tattico e logistico dell'artiglieria : ragiona sulla potenza ed efficacia delle. bocche da flloco che costituiscono l'arma-

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RIVJSTA

procedette drillo al termine del suo scritto col profondo convincimento di aver ottenu lo l'intento suo. Richiamano speciale attenzione i capitoli che riguardano lo mobilitù delle batlorie, la natura dei nostri lorreni e Le condizioni nostre relativomente ai cavalli per l'artiglieria. L' A. merila l'approvazione e le congratulazioni di coloro che si interessano per la soluzione di quell'importante questione che occupa gli artiglieri, per la buona volontà, por l'eccellenza dell'intendimento suo, per i conscionziosi studì a cui rivolse la pt'opria aUività, per loricerche fatto e per la forma sotto la quale espose il frutto delle sue rillessioni. MiliLo eletto di quella valente schiera, tanLo numerosa da comprendere tutti gli intelligenti, e <li coloro i quali ritengono cho i risultali della lunga esperienza , la quale precedette le ultime campagne di guerra, sono pur tuLlavia degni di seria aLlenzione e di mollo sludio, che ulili ammaestramenti e pratiche deduzioni in LuUi i rami dello scibile umano possono ancora essere tratti dallo sludio delle campagne cli Alessandro e dello campagne o degli scritti cl.i Cesare, di fo'ederico lI, di Montccuccoli, di Napoleone J, di Jomini e di MarmonL... " egli \ non avrebbe però dovuto lasciar scorgere, senza volerlo, come egli creda che a quella :;ieno estranei i sostenitori della lesi opposla ulla sua. Tutti lnraLLi sono concordi nel r i conoscei·e che lo s tudio dogli scritti di sommi generali e capitani che ci precedettero e l'esame dei risultati della esperienza possono arrecare grande utili là e notevoli vantag"i; ma la dive1•sità d'opinione s i manif'esLa quando devesi constato.r e quali di quesLi principi, in qual misura e come si possono applicac·e alle muLaLe cit·costan:m attuali. L? scrittor e talvolta meLte a confronto molti dati, svolge un · ragionamento che può parer superfluo quando conduce a<l una conclusione che egli stesso ammette evidente o da tuLLi conosciuta, come sarebbe quella dell'enorme superioritàdelcannono da cenl. 7, 5BH. (ret.) s u quello liscio da cent. \) di heonzo: qualche altra volla si basa sopra una sua convinzione, non completamente . giustificata per tutti, per trarre deduzioni favorevoli alla sua. Così, pet' esempio, egli affet·ma in termini assoluti « che nessun artiglier e con testerà l'affer mazione che il tiro a metraglia a 400 meki col cannone da 9 BL può esser e consideralo ben più efficace del tiro col nostro shrapnel da cent. 7 per cannoni a retrocarica da campo o.lla distanza di un migliaio di metri o poco più, cioè alla dis tanza or dinaria a

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cui un'artiglieria si troverè in avvenire a combattere quella avversaria »; eppure l' esame dei ristùlati delle osperienze potrebbe corx.ipromettere quella certezza: certissimamente perderebbe del suo valore se la si volesse riferire ai r isullati ottenuti col cannone da 8 BR, M0 1863, da campagna (<larnill. 96) (riportati dal Giornale di A1·tiylieria, anno '1865, parte 2') segnatamente in terreno vario. E per citare un altro esempio; nelladcterminazione pl'esaùal Ministero della guerra per la compra di 1~00 cannoni di acciaio rigati, cerchiati, da cont. 8, 7, il distinto autore riconosce fin da principio del suo scritto un argomento ravorevole alla sua tesi, nel senso che attribu isce al Min ister o l'intenzione di stabilir (} nella proporzione fra le batterie pesanti e leggere i rapporti di

~ delle prime e di ~ delle seconde. Se però, come non

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probabile, lo nuove baltorie di secondo calibro venissero mobilitate soloeffeUivamenLe su 6 pezzi, l'argomentazione dell'autore dovrebbe modjficarsi a suo vantaggio od in suo sfavore secondo che il numero delle nttove batterie fosse limitato a r1uello esistonte, ovvero accresciuto, se pure non ven isse riconosciuta la conveniem:a di cambiare a due delle attuali batlerie da 7 per ogni reggimento d'at'liglieria il materiale che banno ora in dis Lt'ibnzione con quello pesante. Ciò osserviamo unicam ente pcrchè da un ragionamento basato sopra un intendimento, che il Ministero non ha ancora manifestato e tanto meno confermato, non si può trarre una conclusione da dove1·si ritenere assoluta, immutabile. Altrove l'autore, parlando dcllu mobilità assoluta e relativa delle batterie) ricorda che vi sono posizioni nelle quali possono recarsi e stabilirsi le batterie leggere) e ove non giungerebbero od assai difficj]menle le hatteriepesanti. Ora CJlieste circostan:.:e sono da tutti ammesse: trattasi solo di provarn, di riconoscere se queste si presentano così frequentemente da giustificare l'opinione dall'egregio scriltorc sostenuta. Tutto starebbe a suo favore se gli oppositori suoi escludessero dall'artiglieria da campagna le batterie di calibl'o leggero, ma ciò non essendo, si invierebbero queste in luogo delle altre in quelle posizioni speciali, o quando necessitasse un aiuto immediato; cosa questa che J'iesce agcvoJe aven<lo le deLle batterie a disposizione.. Così fece il tenente colonnello von Goltz, comandante l'artiglieria del 10' corpo prussiano, nella circostanza in cui ttt'genclo un pr onto soccorso di arliglierio. nella battaglia del


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16 agosto 1870, prese seco due batlerie leggere per condurle

di trotto s ul sito cli combatlimento. Accennando al difetto di munizioni, sofferto dalle batterie tedesche in alcune _delleprincipalibattaglienell'ultimacampugna e segnatamente 1116 e 18 agosto, e dopo ave1·e tra.scritto alcuni passi tlell'Hoffbauer, il nostro autore ne trae parecchie deduzioni tutte favorevoli alla tesi clie egli si è ingegnato cli sostener~. E siccome egli avea cercato di lJrovare che nelle batterie pesanti il carro da munizioni riesce troppo pesante, così sembra che inclini a credere che la mancanza di munizioni debba attribu.irsi alla dil'ficoltà del rifornimento s tesso, prodotta dal peso elci carri piuttosto che ad altre circostanze. È ammissibile che egli sia pel'suaso, come i suoi oppositol'i che tale inconveniente sia principalmente derivato dall'ec;essiva distanza ùei ripar ti che trasporla.vano le munizi.oni (Lanto delle batterie che dei paechi), e dallo sta.Lo e natura delle comunicazioni fra i riparti stessi od i pezzi: quesle tre cause intrecciandosi con altre, che è agevole rintracciare, vi hanno contribuito in cli ver so moùo e varia misura . Le stesse citazioni lasciano campo libero a ques ta spiegazione: che la dis tanza dei ripar li che trasportavano munizioni in molle circostanze sia· s tata troppo grande lo prova il s uggerimento clell' Hoffbauer : ' \ cc la hatlaglia insegna che, sL ante il grande cons umo cli munizioni che fa l'artiglieria, il primo ripar to del parco devo seguire dappresso le proprie truppe combaLtenLi •; - che nella marcia delle colonne vi sia sta to qualche sviamento lo indica lo stesso scrittor e tedesco asserendo che nella battaglia del 16 agosto « le ricerche fatte, dietro ordine del colonnello di LYn cker, por trovare una colonna dimunizioni(per l'artialieria.del 0 10° corpo), r iuscirono inutili ». Nel 1·iconlare che per la mobilitazione delle ba.Uerie posanti occorre un maggio1· numero di e-avalli (circa 30, sele duo specie di batterie vengono costituite su 4 sezioni) che per le le"'•ere l'antore dell'opuscolo non avrebbe dovutò trascurare at'~ne; conto della considerazione che l'impiego su larga scala ùelle locomotive stradali per i servizi cli seconda linea renderebbe ?1sponibile un certo numero cli cavalli dai quali trarre quelli, 1n numero poco s uperiore ai 600, che sono necessari per la mobilitazione di 20 ba.Llerie pesanti invece di altrettante leggere sulle 100 batterie campali, che sono comprese nell'organico attualo. Queste riflessioni, e aHre cli ben maggiore momento che si

DlDLlOGl{AFI CA

potrebbero fare sulle considerazioni, sugli"argomenti , s ugli apprezzamenti dei dali e delle citazioni ripol'laLe dal chiarissimo autore noi suo opuscolo, ci inducono a dubitare se egli, malgrado tutto .il suo ingegno, abbia ottenuto l'intento s uo, di p1·ovare cioè l'esaLtczza della sua lesi, l' eccellenza dei suoi principi , la verità delle sue allermazioni e la convenienza cli preferire la soluzione da lui proposta alle altre per la pratica applica7,ione. In Lali questioni, del res to, non si pu6 dare un giudizio assoluLo, poichè quella che forma l'argomento dell'opuscolo, come è slaLo eletto pur cli recente, appartiene a quei generi di problemi nei quali " non si può mai giun gere alla detcrminaz.i one di quanLiLà matemaLicamoute esatte come lo darebbe la risoluzione di un'equazione: infutli per quanto sia esalto il ragionamento che conduce ad una data conclusione, questa dipcndecù sempco necessariamente dal ·valore asscgnoto a (Juei princi pì che sel'vono di premesse, e tal valore non è mai così definito da non prestarsi ad una discussione sul più o s ul meno: perfino la valulazione dei dati di fallo è subor,linata a limiti abbastanza esLesi all'apprezza1nento individualo; perciò la miglioc soluziòne pot.rù sempre essere con testata> . L'esame di un lavoro di simile natul'a è cosa di entità non lieve: ricl1iede, per il giudizio u pronunciarsi in rnel'ilo, uua perfeL~ conoscenza della questione consiclecata soLto tuLti gli aspetti, ed esige che le osservazioni mosso dalla critica siano completamente giustificate od appoggiate su irrepuguabili ragioni . Ad esaurire questo grnvo còmpiLo si richiede scienza o criterio in larga mism·a: è arduo tentativo quello di omeUere un parere sul valore assoluto e relativo, teorico e reale di un apprezzamento e riconoscere i limiti della sua opplicazione. Clu vnol farsi un'idea giusta, un concetto esalto della rruestiono dove esam inare a fondo il problema e lc<>'aer e almeno le pubblic~ioni principalicheal medesimo si c~llegano, persuadendosi eh~ non è possibile r iassumere in poco quello che deve per sun natura essere ampiamente s volto pel' esset e ben compreso, e che non si può sintetizzare ciò che vuol essere analizzato. Soltanto da questo studio paziento,minuto,si può acquistare una propria con vinzione, e con ciò i.I permesso di sentenziare. E questo il consiglio che ci permeLtiarno di rivo}o·erc ai cortesi leLlor~ ch~e, attratti dall'imporlanza della questi~ne, vorrannno seguire Il suo svolgimento.


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,X,a défen se de Ptn•is (1870-71) par le général DucROT. Tome premier - Paris 1875, E. Dentu, libraire-édileur.

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Ai giorni nostri non accade avvenimento importante che sia seguHo da presso da una miriade di pubblicazioni di -ogni specie, non sempre atte in verità a conseguire lo. scopo loro, che vorrebbe esset'e di arrecare progresso alla scienza o documenti aJJa storia. Sarébbe curioso, se fosse possibile a fars.i, l'esame di tutt.i ilibri ed opuscoli che presero a trattare argomenti ofatLi sorti colle guer re del 1.866 e 1870-7'1. Sarebbe poi anche utile, poichè permetterebbe di classificarli almeno fo due grandi categorie, separando i migliori dai più scadenti, od inutili, o dannosi. E. diciamo dannosi, non già perchè l'enunciato di principi assurdi, o la inesatta esposizione di fatti, o le non g ius te conseguenze che ne sono dedotte possano arrecare pregiudizio alla scienza od alla veridicità storica, ma perchè non sempre riesce facìle la scelta dei libri che conviene leggere, e talvolta anche avviene al lettore meno accorto di fare una miscela dei buoni e dei caLtivi, allogando nel proprio cervello criteri disparati che producono confusione -0 tenebre anzichè luce e vanLaggio. Queste riflessioni ci ricorrono alla mente quasi ogni giorno osservando il diluvio di pubblicazioni s ugli avvenimenti del 1870-71 che dura da cinque anni e non accenna peranco a diminuire, in F rancia specialmente, ,ove alla mancanza d'una Relazione ufficiale che forse non sarà mai pubblicata, ognuno vorrebbe supplire col racconto dei fatti nei quali è stato attore od anche sempl ice speLtator-e. I quali racconti ben di rado sfuggono alla tendenza naturale d'innalzare oltee misura i meriti del vinto per abbassare quelli d~l vincitore, e di attribuire poi tali meriti all'opera del partilo cui gli autori stessi apparten- · ·gono, per rigettare sugl i altri unicamente la responsabilità e la colpa delle sventure sofferte. Noi dobbiamo quindi accogliere con tanto maggior soddis fazione quanto più sono rari quei libri che ci offrono maggior . -guarent,igia di verità e di gius tizia . 11 "enerale DucRoT, noto a tutti per la parte importantissima ch'e;li ebbe nell' ultima guerra, e specialmente nella difesa di Parigi, ha impreso ora la pubblicazione di un'opera che ha per titolo appunto: La défense de Paris. Suo scopo è, com·egli -dice nella peefazione, di contrapporre una coscienziosa nar-

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l'azione ai racconti meno esa tti che, appena cessato l'assedio, furono pu1blicati intorno a quegli avvenimenti. Il priìno volume soltanto ha vedu to finora _la luce; esso espone i fatti avvenuti dal principio dell'assedio sino al 21 ottobre, giorno del combattimenlo della Malma1son, ed è diviso in quaLtro libri. n librn I tratta delle ricognizioni che precedettero l'investimento, di alcuni piccoli fatti d'armi che ne furono conseg~ienza, e di qneJJo più importan te cli Chatillon {19 settembre). Fino da questi primi giorni si accentua ild isaccorJo fra _11~over?a.tor~ di Parigi, cbe vorrebbe limita1°e la d1fesa alla c1tla ed .ai fo~t1, ed il generale Ducrot che créde possibile e necessar10 sp1n"'erla fìno alle alture di Montretout, Meuclon e Chatillon. 11 1G ;ettembrequest'uHimo è nominato coroanclanLe in capo del 13° e 14° corpo (.i soli elementi della difesa che con tengano qu.alche nucleo cli truppe regolari); il 'L9, dando sfogo alla natura impaziente ed energica del suo caraLtere, col 14' corpo attacca sulle alture di Chatillon il nemico, che va eseguendo i movimenLi necessari per l'investitilenLo . 11 combattimento, che consiste più che allro in un grande cannoneggiamen to, quantunque soslenulo a lungo dalle truppe francesi d1esi trovano a f'ronle il V corpo prussiano e il U bavarese, si volge a loro danno e le obbliga acl abbandonare le alture per ritirarsi sotto la protez10ne. dei forti. Varie circostanze impreviste hanno la loro par·te d'inf!Ltenza in questo fatto: il panico di 2 o 3000 zuavi che si danno a precipitosa fuga per lo scoppio di qualche granata, truppe di seconda linea che ranno fuoco senza badare a quel!~, che stanno avanti, una intera divisione che lascia il campo dt baltagiia e si ritira senza alcun ordine su Paf'igi, un'altra che indietreggia per isbaglio ..... . Tutti questi fatti non erano in verità esa ttamente prevedibili; però se il comandante in capo avesse meglio calcolato il valore degli elementi che aveva sotto roano, si sarebbe forse deciso a differire l'attacco. Qui crediamo cli scorgere un errore da parte del comando in capo: un tentat.ivo che la prudenza non avrebbe mai sconsiglialo, quando fo sse s tato eseguibile con Lruppe disciplinate e agguerrite, ci sembra audace e non giustificabile in •1uelle condizioni. Il generale Ducrot si decise ad aLLaccare ritenendo che, quando l'investimento fossecompiuto, la difesa non si potrebbe mantenere su quelle alture; torse in massima egli era nel vero, ma yolle agire con soverchia precipitazione, e le alture furono perdute subito pel timore di, non poterle conservare più tardi.


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BIBLIOGRAFIA

Gli elemenLi della <ljfesa, disLinLi in personale, maLoriale e approvvigionamenLi d'ogni $pecie, sono parlilamente descritt .n el libro II che si occupa alt r esi della Lopogralia cle'dintorni di Parigi, del sistema dì difeso, del comando e dello stato morale della popolazione clueantc l'assed io. Il pe1•sonale comprende truppe di linea (circa 100 000 uomini), guardie nazionali mobili (altr ettanti), una moltit~tdinc di g_uardi ~ naziona li e un gran numero di corpi fra nchi. Ad eccezione di alcuni f1·a cruesli.ultimi, siffatti elemenLi che sommali insìemoformerebberouna eifraìmponcntc, vann~ decrescendo, quanto a valore rnorale,nell'ordine in cui Ii abbiamo indicati Si rifleLLa a ciò che moslra1·ono d'essere le lt'uppe d i linea: compos~e per la. maggior parte di reggimenLi d i marcia, nei combaU1mento dt Chatillon, e si giudichi poi quale doveva essere il livello morale della guardia nazionale mobile cli<>'iuna atraLlo d'ogni is truzione mili tare, o quello della guar dia i~azionale che crasi ingrossata in pochi gio1·ni di ollee 300 000 uomirù ({ fra cui più di 30,000 condannali, i quali non cbi~de\·a.110 naLural mente che la rapina cd il saccho,,.o'io e tiOOO settari sotto gliordi11i dei F lonrens, dei DlanqLù, ct~"'D; Jescluze ». P_er quanto_i giornali repubblicani siansi scagliati contro i fa th seg,!alah e .10 opinioni emesse dall'autore in questa parte del suo libro, riesce troppo evidente per cliiunque non sia ~osso da sp it'ito di parte, per un mili Lare sopraluLto, l'influenza d1ssoh·ente delle più gravi decisioni emanate dal Governo c~eUa di resa. nazionale. Ed in\'ero alcuni atti, come quelli relat1v1 all'elcz10ne degli ufficiali della guardia nazionale mobile semb1'0.uo inspirati, più che dalle imperiose n ccessiLù del!; difesa,. da un bisog no, talvolta irra., ""ioneYole) di distrum,.ere .,., . t u~t~ c1? che r1cortlt\Ya l'Impero. Le loro conseg uenze forono t nstiss1me e, s trana coincidenza che l'autore non omel,Le di n?Lare,b « queste elezioni ebbero luogo H 19 seLLembre, mentre si com aLleYa a Chatillon, sotto il fuoco nemico come aveva chiesto il signor Picarcl..... Si, mentre i P1•ussia~iattaccavano l~ nos~r~ P?sizioni più impor·tanti, 100,000 uo mini dell'eseeci to di Par1g1, m l uogo di recarsi a combattere si recarono allo scrutinio .. ... » . ' Grave nccusa, che l'autore fa seO'uire dall,1. cilazione di brani d i discorsi pronunciali dai.più fi:i_,i opposi Lori del Governo prececlenLe e degli eseeciLi permanenti, dopo di rhe, abbandonando per un .m.omento,la calma che sì ò imposi.a ein parte anche 111nparz1a\1tà dello storico, egli si crede in dirillo di

c hieder e« chi dev'essere più odiato: il n emico che c i ha invasi, vinti, smembrati, o il partito i cui raggiri ( ag1~~senients) ci hanno indeboliti, snervaLi, tolti i nostri mezzi di difesa? Fra colu i che uccide e colui che disarma la vittima, la g iustizia n on fa difforen:i:a a lcuna I » Parole d'un cuore patrioLLico e g en eroso, non d'un cri_tico spassionato e giusto. Se nelle quistioni politiche e militari gli animi sono molto divisi e punto disposti alla conciliazione, in quelle che riflettono il materiale e ~li approvvigionamenti l'accor do riesce possibile, ed i risultamenLi oLtenuti ne mostrano l'efficacia. Una nobile gara si accende fra rinduslrio. governali va e la privata, fra operui mil iLari ed operai civili", e d urante l'assed io si riesce a fabbricare 230 cann oni da 7, 50 mortai, un g ran numero di mitragliere e una grandissima quantità di munizioni, proporzionala all'armamento cJ10 già fin dal principio dell'assedio comprendeva 2627 bocche da fuoco da piazza o d'assedio, 582 da campagna e 5i0,000 fucili fra cui 200,000 chassepoLs. Anche l'intendenza milita1·0 spiega l'attività e intelligenza richiesta dalle circostanze, per modo che nello spazio di 25 giorni riesce a far giungere a Pm·igi una q uantità cli derrate poi· un valore d i oltpe250 milioni, ciò che p ermette poi al Governo di cederne, dun,nte l'assedio, una parte considerevole alla ciLlà. I libri III e 1V trullo.no delle operazioni del 13· e i!t0 corpo dalprincipio dell'in vestimento, che s i pLlò considerare compi ulo il 20 settembre dietro l'esi Lo del combatLimen to del giorno p1·cccdente, fino alla fine di quello stesso mese, e dal 1° al 21 oLLobl'e successivo. F1•a i mol Li ratti d'armi avvenuti jn tale pcl'iodo di tempo i più. importanti per la quanti Là delle forze impegnate sono quelli di Chevilly, Thiais el'Hay (30setlembre)cquelio della :\Ialmaison (2t ottobre). Alla fazion e del 30 settembr e pl'encle par te il 13° corpo francese conh'o truppe del VI corpo pl'ussiano e del Il bavar ese. :ìi: una ricognizione offensiva ordinata dal govematore di P a l'igi. Non si ripetono più g li inconvenienti del combaLLimcnto di Chatillon; i r eggimenti di marcia si batLono bene accanto al 35° e 42• (i soli reggimenti di vecchie truppe rimasti allo. Francia perchè tardi ric l1iamati dagli antichi Stati ponlifici), che si comportano in modo brillanLe seminando il terreno di morti e rerìti; ma altri inconvenienti accadono. Il governatore si reca il giorno 29 a visitare i forti d'Ivry e di Bicétre per comunicare


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lllVISTA

BIBLJO(l-RAFICA

verbalmente i suoi ordini per il domani; la notizia della sortita si divulga, ed i Tedeschi ne sono informati e si premuniscono. Coll'ot·ologio alla mano i forti cannoneggiano per una mezz'ora, dopo di che le varie colonne muovono verso i loro obbiettivi. Per tal modo lo . s lancio delle truppe, dopo di aver oUenuto qualche vantaggio insignificante, va a spezzarsi contro il fuoco micidiale che parte dalle feritoie preparate dall'avversario nei muri di cimiteri, parchi, ecc., i quali per insufficienza di preparazione non sono stati ab battuti dall'artiglieria dell'assediato in alcuna parte. Ufficiali intrepidi fanno tentativi audaci per trascinare le truppe a ripetuti assaUi, ma spendono inutilmente la vita, o non ottengono risultati decisivi. Il confronto delle perdile totali fatte in questi combattimenti (2'.120 uomini da parte dei Francesi, 389 da parte dei Tedeschi) non lasciano dubbio sul coraggio mostrato dai primi,. ma sono a ltresì una evidente conferJna della loro inesperienza. Il combattimento della Malrnaison è una ricognizione offensiva, eseguita da una cliecina di migliaia d'uomini del 14° corpo, stabilita e diretta dallo stesso generale Ducrot, il quale avendo in animo di rompere più tardi la linea d'investimenLo dal lato nord-ovest di Parigi per recarsi a dar la mano alle truppe di provincia verso Rouen e il mare, teme che il continuo avanzarsi passo passo delle truppe tedesche da quella parte non abbia a diventare un serio impedimento per l'esecuzione cli questo suo progetto. Per raggiungere poi un altrn scopo, che doveva essere, ed era infatti, la costante preoccupazione degli assediati, di rialzare cioè il morale delle truppe, quelle designate all'operazione furono scelte e raccolte per battaglioni e compagnie su tutto il 14• corpo. È facile immaginare quali inconvenienti doves ser o nascere da un amalgama così precario e improvvisato, che appena può tornare ulile quando si tratti dì operazioni d'assai minore importanza. In ogni modo, sebbene l'azione sia stata alquanto sconnessa, come erano sconnessi i vari elementi che dove ttero eseguirla, ques ti diedero prova di una solidità maggiore di q~ella actdimos trata un mese addietro nel poco felice combattimento di Cbatillon. Gli è che questo mese era s tato bene impiegato in marce, manovre, ricognizioni, ecc. . E qui finisce il primo volume dell'opera del generale Ducrot. Se ora diamo uno sguardo generale e complessivo al quadro storico del quale abbiamo accennato appena alcuni particolari,

dobbiamo riconoscere che i suoi meriti sono all'altezza dell'intelligenza che lo ha dettato. . . . . Quanto ad ordine,_ chiarezza, prec1s10ne, esatLezza <ll dati, autenticità di documenti e considerazioni militari, difficilmente una RelazionB nffìciale potrebbe raggiungere maggior perfezione. E realmenle un lavoro conscienzioso nel q uale il generale Ducrot ha posto in opera i molti mezz.i intellettuali e materiali che erano a sua disposizione. Per ò di fronte a siffatti meriti incontestabili non possiamo nascondere che neppure questo libro può dirsi immune da quei difetti, che abbiamo più. sopra attrihuit_i alla. generalità deo-li scritti finora pubhlicaliintor no agli avven1 ment1del1870-7t. So;10 difetti minori assai di questi poichè la verità dei fatti non è mai alLerata, ma 1'iescono tanto piu evidenti quanto più è spiccata la personalità dell'autore. . Un uomo cli tanta levatura avrebbeclovntosollevarsi a quelle alte regioni dalle quali gli avvenimenti si possono. abbr~1cciar.e e descrivere con me1le serena ed animo tranquillo., dtmer~ticanclo vincitore e vinto per non ricordare che Ja verità s torica e risalire o s cendere dagli effetti àlle cause, o da queste a quelli, evitando perfino l'apparenza dello spirito df p_arte. Al contrar-io due odii eo-nalrnente intensi egli non sa diss1mulare: l'uno contro il nemico che ha vinto cd umiliato la Francia, l'altro contro i pàrtiti avanzati cJ1e hanno rovesciato l'Impero. Al primo vuol essere attribuito quel colorito generale deJl'o: pera che, senza svisare i fatti, tende tu~tavia a mostrare 1 Francesi sotto un prisma più favorevole d1 quello degli avversar i, adoperando ad esempio per questi ultimi ~a parolaf'ug~ ove devesi intendere riiimta, e chiamando per 1 Francesi r i tirata, ripiegamento, ecc., ciò che ta~vo~ta èfa{fa. ~l secondo clevonsi ascrivere quelle rc~criminaz10m, delle quali abbiamo dato un saggio più sopra, che l'autore avrebbe potuto c_on suo attenuare od omettere, e che la storia nella Proprio vanLao'rJ'iO D O l . sua impaezialità non r egistrer à certament~ se non per_ co pire tutti i pnrti ti ad un tempo e chiamarli Lutl1 r esponsabili delle sciagure della F rancia. . .. Ciò ma1grado, e sebbene l'autore non dia pro_va d1 spmto troppo conciliativo e si faccia talvolta invol?ntat~1amente, nel tribunale della propria coscienza, apologi_sta ~nco~trastato dei propri meriti e severo censore degli altri, noi des1de!'lamo viv:amen te la pubblicazione del secondo volume che sarà certamente ricco di eguali pregi e di rnagglori fatti del primo. ~2 A NNO xxr, YoL. I .


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BIBLI OGl1AF1CA

Rl \'!STA

/llmmel de cl, frm •!1ie de guen•e , par le D.r O. HEvFELDER, conseiller d'6tat et méclecin principal dans l'armée russe, chirurgien de l'h6pital Somenofl' ù St. P ét,crsbourg, Lraduit par le D.r A. R app, médecin-major de 2° classe (Bureau de 1'6Lat-majot· géneral du Ministre de la guerre). T1:ùition r evuc el notabloment augmentée par l'autenr (avec 4:2 figures gro.vées su r hois). - Paris, Berger-T.evr ault èlC.10 , 1875.

Nello scorso mese è stato pubblicalo questo interessante manuale di chirurg ia militare. L'autore è uno dei p iù reputati medici militari vi v0nti, che si t> acquistala grande fama pe1· antecedenti lavori di altissimo merito, divulgati in Russia, in Germa_ nia, in Francio. ed in Italia. Nel 1874 egli pubblicò il suo Krie(ls kirw·u isches Vaclemecnm (mannaie cli chirurgia militai·e) . Questo libro inform alo ai classici dellumi della chirurgiu an tica, agli ultimi progressi della chirurgia mocler·na civile e mililare, ai principì ordinativi ed esecutivi cl10 regolano oggidì il ser·vizio sanitario degli eserciti megl io organi;.-::.::o.ti, fu r icel'catissimo dai medici militari d'ogni paese. ln Francia però fu accollo con speciale favore. L'autore è allievo della scuola chir urgico. francese e dei p iù 1·inomati rh irurgbi cli quel paese, Roux, Velpeau, Malgaig ne, Nélalon; ò men1bro della società chirurgica di Parigi, e si compiace egli stesso di dichia rare, nei suoi scritti, la Froncia sua patria scientifica adottiva. PPese patte alla guerra franco-germanica del 1870-7-L, o pres tò l'opera sua a Metz, a Lille, a SL Quenlin. Ollre che per il suo g1·ancle valore scientilico, per le persona\j conoscenze dell' autore il manuale pubblicato nel l874 ebbe la fortuna cli trovai·e in Francia u n inlel'prete J'oclele e un premut'oso teacluttore nel.dislinLis~imo meùico p1·incipale D.r A. Rapp, addetto a l 2° ufficio dello stato maggiore generale del :.\finis lro della guerra. "Pet· il corpo sanitario fl'aucese,cliceil D.r n.app nel preambolo con cui presenta a l pubblico la s ua tr·<1du:.::ione, la esperienza dell'ultima guerra i'u presso che n ulla. P er non perdere il frutto cli ques to Yasto campo ili stLtdì il medico militare fran cese deve r ivolgersi all'estero; e non è cbe presso l'esercito vjtlorioso che egli pllò fare le s ue osset'VLt7.ioni sulla chirurgia di guerra e ricercume gli ultimi pl'ogressi scientifici . « In mezzo al dilLtvio di pubblicazioni m eùico-militari, che, dopo l'ultima guerra, hanno inondato la Ger·mania) era da era-

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dersi che lo s tudioso dovesse incontracc la sola dif'ftcoltà di fal'ne la scella. Quando però si eccettuino pochi lavori eccellenti, degni dei grandi maest1·i che li hanno compiuti, ma relativi afa lti isolati e a questioni troppo speciali, di lutla questa copiosa letteratura 11011 r imane nulla cli nuovo, n è ùi duraturo. « U manuale del 0.r O. IIEYFELDER, sc1·itto con forme concise, improntato cli un carattere eminentemente pratico, alla corrente dei progl'essi fatti ncll'ullimu guerra , abbraccia tutto il dominio della chi1·urgia m ili la1·e, compl'cndendo la medicina, l'igiene, !e questioni importanti dell'ordinamento e della esecllziono del servizio di e;anilà in guerl'a. « Questi pregi del lib1·0 1Jani10 determin ato il 2' uflìcio dello slulo maggiore genel·ale del Ministro della guerra a intraprendernè la traduzione » . A tanto onore, !'OS O ancor più manife$tO dalla franca e leale dichiar azione da pa1·Lo cli uno clrn appartenne ad un esercito cui non sorrisero lo sorti delln viLlor-ia e che rimpiange l'infelice SLtccesso anche di questo ramo cli ser,·izio militare, l'a,ltore cor·rispose con unu nuova fotic<1, rifondendo, cioè, interamente il suo libro, rendendolo completo o, all'occhio di qualunque critico, perfelto nel suo genere e in ogni sua parte. La LradLtzio11e cl'allro canto non lascia nulla a desiderare per lu proprietù dello stile, pel' la Slla accuratezza e fedeHù, per uno. escrnplnre parsimonia del dire che conser va il cal'aLtere suo all'opera originale e che vuol essere, oggidì cho le scienze hanno pl'P.SO così largo sviluppo, lo sludio d'ogni scrittore e lt'atluttore di coso scientifiche. Come appare dalle parole del O.t' A. Happ, e come potremo riconoscet·e dalla rapi1la scorsa che faremo dell'opera, il manuale non ù tanto un libro s cientifico di medicina, di chirurgia e di tecnicismo applicalo dell'una o dell'alt1·a scienzn,mabenst u_n libro militare pel' eccellenza 1·igua!'do a l servizio cui si rifet'1sce e che ne coslituisceil pregio principale. L'autore ha diviso l'opera sua in due p arti . Nella p,:u•tc secondn, speciale, o di medicina op:!l'a tiva, clie ~ ùi un inLet·esse diretto e quasi esclusivo pe1' il chirLtrgo mihlare e nella quale non ci compete la parola se non per ammirarne la chiara , hreve ed ordinatissima <>sposizione, l'autore Ll'attu in cinr1ue capitoli delle [H'ecise indicazion i, dei metodi più accredilati, ùei piLL corrispondenti processi openitivi, secondo la s cienza e l'arte chirurgica moderna; espone i suoi pal'Licolari apprezzamenti e il fl'utto della sua esperienza;


RIVISTA

BJULlOG HAFICA

iraccia infine in una breve conclusione le sicure regole generali che devono servire di guida al medico m ilitare nell'operare in mezzo alla tempesta spaventosa dell'odierno campo di battaglia. , La prima parte, più complessa, quella clie più ha dovuto attirare la nostra attenzione e che è la più voluminosa del libro, in tredici grandi capitoU, oHre trattare i più importanti argomenti propd della medicina militare nello stretto senso della parola , svolge ampiamente e completamen le tutti i temi del servizio sanilario specjalmente in tempo di guerra. Il comandante cli truppa, qualsiasi il su'O grado, l'uflìciale di stato rnaggiore, l'jngegnere e il medico m ilitare, potranno rormarsi dalla leUura dei diversi capitoli una chiara idea della considerazione che nrnrita il servjzio sanitario nella mobilita zione di un esercito, delle vaste proporzioni che ha acquistate in causa del modo di condurre le guerre moderne, delle disposizioni che, pei varì riguardi, esso richiede nel predisporre le operazioni della guerra e Dno a che esse sieno ridotte al loro termine definitivo . . Sotto questo punto cli vista, sotto il quale a noi piace di prefer enza considerar e il libro, sommamente interessanti r iescono i punti ove l'autore parla del.la prepar azione del medico militare e del materiale sanitario nell'entrare in campagna, dei modi di so,}corso e cli trasporto clei f'erili sul campo d i battaglia, del luogo di operazioni e di raccolta dei feriti, delle disposizioni pei treni di feriti fino agli ·o spedali da campo, del loro trasporto dal teatro della guerca a grand i distanze, dell'organizzazione del servizio di evacuazione di feriti e malati dal teatro della guerra, degli utili criterì che devono regolare le trasportabililà dei feriti e malat.i in s imili circostanze, dei più convenienti s tabilimenti s anila t'ì in prossimità del leatro della guerra, deile tende da malati, delle baracche da ospedale, delle ambulanze cli necessità, del regime alimentare e igienico per la truppa e per il ferito e malato in guerra. Non vi . è Ll3ma d'igiene e di medicina militare, cli tecnicismo e cli servizio s anitario che l'autore non a])bia esaurito con verità scientifica, con ampiezza di veduta, con effettività pratica, con grande rispetto all'autorità e alle opere dei grandi maestri, con grande erudizione e nello stesso tempo colla maggiore concisione. Specialmente ammirevole è l'ordine e la distribuzione della materia j n tutto il volume e in ogni capitolo, a cui segue un riepilogo che r ichiama alla memoria dellettore

quanto è stato dianzi trattato, e che alla persona a si cui. r iferisce jl sogge!.to ricorda quanto deve fare nell'atto pratico del suo servizio in guerra. È stato continuamente sentito il bisogno dai medici mii ilari, ,ed è divenuta oggi una riconosciuta necessità per gli a lti intel'essi degli eserciti cmnbattenti, che la medicina militare, acquistando sempre più un posto distinto e indipendente dalla medicina generale, comprendesse in un quadro ben delineato le cure mediche e chiru rgiche da prestarsi al soldato in pace e in guerra, le clisposizic,ni speciali jgieniche riguardo all'ali men~ tazione delle Lruppe, agli alloggiamen ti, agli ospedali, al vestiario, ecc. A seconda che le grandi guene si sono succedute, a seconda che si sono rese migliori le organiaazioni degli ,eserciti presso le p iù colte e civili nazioni, sono pure comparsi più per-fezionati i trattali cli medicina militare. In tal modo la letteratura medica e mililare regisll·a con orgoglio nella sua s toria le Memorie di LA RREY, sulla esperienza fatta nelle campagne sotto il grande Napoleone; i Principi c{i chirurgia niilitare dell'H8NNEN; le J.ì1assime cli medicina niilitare dello STROMEYER, compa.1·s0 in seguito alla guerra dello Schleswig-Holstein; il Trat l.ato generale cli chiraT'gia militare del Prn.OGOFF, dopo la guerra di Crimea e del Caucaso; la Guida d~l mt!dico militare del Cowrnse e gli altri suoi pregevolissimi lavori che hanno illustrato il progres so della medicina e dei relativi ordinamenti militari pr esso di noi. Il presente J.vfannale di ch ir-m·gia militare dell'Heyfelder può s tare a degno confron to còi classici tra ltati·dei tempi passali. Senza sel'vile imitazione l'autore ne ha conservato in esso le eterne e vere dottrine; e vi lia aggiunto il frutto della sapienza moderna e quélla maggior scioltezza nelle indicazioni e prescrizioni pratiche in ogni ramo cli s ervizio che deriva dalla perfezione degli aL~uali ordinamenti militari. Questo libro perciò, che riuscì informato ad un padicolare cal'a ttere d'universalità, può servit'e <l'istruzione cli ogni ufficiale e cli ogni medico milita1·e. So ciascuno, nella ris pettivi.'\ sfera cli azione, a certe idee generali di pr'eclilezione dell'autore, ·a certi s uoi voti ardenti nell'or-d inam,m to predisponente ed esecutivo del s ervizio sanitario, a cer te disposizioni speeiali a talunieserciti, aggiunge o sostitu isce quelle de termina te nel proprio esercito, poss iede in questo manuale quanto gli -occorre per poter fare il suo dovere. Per questa particolare considerazione che merita

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R1 VISTA.

un'opera così adaLLa alle biblioteche e all'isLru..:ione militare abbiamo sentito il debito di tributare all'autor0 e al suo de"'no 0 teacluttore le piLl fra nche lodi e i più ampi elogi. Die <leutscl,e ~ 1•1ifle1•ie iu deu Sci,ltrc/Hen bei 1J8et~ .

(l'aT'iigliel'ia teclesca net/e battaglie presso Metz) . - - Volumi quaLLro, del maggiore E. HoFFBAt;ER. Bel'lino1872-73-75. ErnsL Siegfried Miltler und Sohn. ~~lla !:'COt'_La dei <locumen Ii u flìciali posti a snadisposizione d:.il ì\Jrn1slero d1 guerra germanico e coll'aiuto di Lultociò che di importante venne pubblicato in Francio ed in Germunia sulla ca n1pagna <lei 1870-7·1, il maggiore HovFBAu El-\ ha descr-iLLo con molta chiarezza l'operato doll'arliglio1'ia tedesca nelle battaglie pt·esso Melz. Ad ognuna di queste ballaglie (H agosto Borny-Courcelles; 16 ugoslo Mars la Tour-Vionville; 18 agosto Gravolotte-S.LPrivaL; 31 agosto e 1• settembre Koisseville), l'egregio autore ha consacralo un volume d i mole.naturalme11le proporzionata a1l'imporLun..:a della batlaglil'l clescl'ilLa ed al numero delle artiglierie impegnate nelJ'azione. l I primo volume cli quest'opera venne r eso di pubblica ragione nel ·J 872, l'ullio:10 solla11to nel 1875, e la R ivista atLesefino ad ora a par-larne, giucchè, volendo essa dare 1111 cenno sintetico di questo così interessante ltworo, non poleva farlo fino a che non fosse comple to. Ad ogni volume va annessa una cul'La d'insieme in piccola scala che segna la posiziono dei due avversari poco prima del principio della ballaglia in osso volume descl'itta, ed una cmta . m g rande scala che indica, coll'aiuto delle quo le, in modo abbastanza soddisfacente il rilievo del terreno teatro clellu lolla e med iante chiari segn i, le posi.:ioni prese da ciascuna batteri~ d'artiglieria nel succedersi degli avvenimenti. A ciascun volume fanno pure seguilo tre specchi, l'uno delle perdile subite da ciascuna batteria o reparto clell'twliglicria germaiiica in personale e cavalli, l'al tro dei g uas ti avveouli nel mate1'iulc di quesle uni là tattiche, il ter..:o infine del nume1·0 e delle qualità dei colpi consumali da ciascuna batteria. Due nitri specchi sono poi ancora annessi al 1° volume e r1uesli mostrano l'ordine di baLlaglia dei due eserciti combatten ti, ed un a!Lro è pure annesso al volume 4· ullo scopo di completare la dimostrazione dell'ordine di battaglia dell'esernito germanico.

B1Bl.IOGHAFJCA

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L'orditur a del lavoro è identica in lulLa l'opera ed è a rite ners i convenientissima come quella che contribuisce aHa chiarezza dell'esposi..:ione degli avvenimenti. L'aulore esordisce sempre con un t'a piclo sguardo a quanto f'u opera Lodai dueavver:;ari nei giorni che precedettero labatLaglia da lui des cr iL(a, cosiccbè per quella d i Borny-Cour colles piglia le mosse dal 1 agos to, e p P P le altre tre dal tefrnine della ballaglia precedente. A questo rapido sguardo fa seguire una accurata, minuta descrizione del terreno su cui avvenne la battagl ia e cli quello circostanle, e termina questa par te con una discussione in cui climosti·a i vantaggi e gli svantagg i p1·obabili di ciascuno dei due eserciti fronteggianti in relazione colle pos izioni occupale Co1ne appunto a questa pM·te del lavoro potr·cbbesi J'cn·se osservare che la m inutezza dei dettagli avrebbe richiesto qua e là un maggiore c,rdine nella esposizione, inquantochè ol Lre all'attenzione sosten ula che tale lettura neces , sito, s i è anche obbli gali talvolta ad un JJOn lieve sforzo di inemo1-ia p1w riattaccare l'una all'ullra due o più parti della des crizione che appunto 1·iflellono un unico tratlocli terreno, e che l'aulore separò, inteecalandovi cons iderazioni o descrizioni eslrAnee. AIla desc1·i..:ionc del terreno seguila la relazione della battagliu. g cliflicile immaginare la fa tica veramente erculea a cui dovelle sottosLaee l'autore pCl' compilu1·e ques ta parlo ti.i ciascuno dei quattro volumi . Egli clowttesludiarsi di narrare dei fatti della ran teria e della cavalle da tedesca non che dell'esercito francese solo quel La n Lo ind isponsabile per ché 1-iuscisse pia110, intelligibile l'impiego dell'artiglieria germanico . li dirne di più avrebbe pòr-Lo sovercitiament,3 il lavoro e distratto l'attenzione dal s uo principale obbiettivo, il cli1·no d i meno non avrebbe dato il roezzo d.i comprendel'e le 1·agioni cli una qualche parie degli avvenimenti . Nè basta; inquantochè l'autore dovette dai r·apporli parziali delle singole uniti'.\ Lattiche e da quelli dei coniu11danli mano mano più elevali in grado sceverare il vero dall'erroneo, fare teso1•0 degli utili appre..:zamenti e rifiutare gli altri, dedt1t'L'e l'anda mento degli avvenimenti spesso da relazioni più o meno contraddittorie. ln questa parte del suo lavoro è forza il convenire che l'egregio autore è pienamente riuscito, tulchè l[ueste grandi difficollù spaeiscono pe1· chi non legge q uesl'opol'a con un occhio eminentemente scmlulore. llav\·i bene qua e là qualche rara lacuna o c1ualche cosa di oscuro, mu sono néi di cui evidentemen te non p uò esser dala colpa allo scrittore.


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nIVIST.\

Alle descrizioni delle battaglie s eguono quelle del modo con cui le batterie vennero rifornit '..I di 111u11izioni, e ciascun volume infine ha termine con un ultima parlo inlit.olata « Considerazioni», nelJa '!Ltale l'aulorò discorre degli avvenimenti principali successi p1·esso l'esercito francese uol{a battaglia di cui s i h·tilLa nel volume s tesso, quindi di quelli presso l'osi:Jt·cito ger manico, ed inlìne dell'operalo"i dall'artiglieria teJesca; e, dallo esame critico del modo con cui questa artiglier-ia venne impiegala e dai ris ultali ottenuti, desume dei principì generali pel suo in1piego in g uerre f'uture. Il titolo s losso di queslo lavoro del chiaro scrittore tedesco e quello che sino a qui siamo antlnti <licenùo indicano evidentemente che quesL'ope1·a fu compilata allo :;-:opo principale di forn ir e agli ufflciali studiosi di artiglieria un corso attraente, pratico e f'juasi completo sull'impiP-go cli quos t' arma nella guerra di campagna, m a non per ((uesto essA è scev1'a d'i n.ter esse per gli studiosi delle all!'e armi. Gli inconvenienti successi, qui per avere taluni comandanti di reggimento, brigata, divisione, ccc. voi u to lt'oppo addcmt1·at·si nello cose di a1'li gli eri a togliendo agli ufficiali di <J.Uesl'1wma la necessaria iniziativa e l'indispensabile libertù d'azione, là pPr awre invece abbandonalo l'arliglie!'ia completamente alla pr oprin ispirazione, in altro punto per non aver curalo d'intender::;i bene con essa su quello che si uvea in animo d'operare, in altt'o momento infine per· a ved a volntain u7.ione a nche quando l'o,-cnrilà le toglieva il mezzo di ,·edere il bersaglio ed i punti di catlutadei suoi proietti, ecc., sono ut.ilissimi ad essPr conosciuti dalle allre ut·mi, giacchò soltanto col non ccceclc1·0 negli onlini e pr escrizio11i cli . dettagl io cla dars i a ll'artiglieria, col non ornmeltere quelli, anche <l'i ntlole particolare, indisp 111sabili, col cercare di procedere con essa costantemente in nccorclo, con<'el'lando prima, quando possibile, il da farsi , s i riuEOcirà ad un impiego logico e conveniente di quesl/a 1'ma tanto importante o tnnLo costosa. Alcuni llegli scrittori fl'ancesi, che g iA tennc1•0 puro la di questo lavoro, accusarono più o meno uccenLatamenLe il maggiore Hoffbauer cli non avere esposto i fatti nella lOl'O nuda realln, e di aYere invece costantemente mirato ad esaltare l'opera~o dell'artiglieria tedesca . Noi non sapremmo r ecisamente affermnre o n egare e lle ciò s ia, mancandoci gli elementi; a ciò crediamo nondimeno di poter e~porre la nostra opinione desunta da un accuraLo e coscienzioso studio di questo lavoro. E la nos tra opinione s i ù: che in quanto alla descl'izione ti egli uv-

Bl.8LIOG11AFICA

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venimenti il maggiore lloffbaucr dovo essol'si sforzato od esser e veridico, e se rosse vero che in qualche parte non vi è lotalmenle1•iuscito lo si clebbe atti'ihuire alle relazion i dalle quali egli trasse il suo racconto; per ciò poi che riguarda gli apprezza menti dell'autore s ull'opet·ato dell'artiglieria Ledesca crediamo invece che gli appu11 li moss_igli abbinno rondmnento, inqunntochè cbiat'a apparisce la sua tendenza a voler tutto giustifìcn re, a far vedere che nullo fu dovuto al caso, nulla fu fatto senza ponderalo ragionamento, che nulla in conclusione vi fu cli erroneo n ell'impiego delle baUol'ic. Naturale conseguonzt\ di questo desiderio, a cui l'aut6l'O non seppe o non volle soUt,wsi, si è perciò quella che nPlla pai'Lt! inlilolata « Considerazioni » egli dovette sor,·olare $U quei falli che sarebbe stato impossibile di giustificare, anzi dovette quasi lacerne . Passando ora a discorrere con qualche de ttag lio <lf,ll'opera di cui ci occupiamo, dobbiamo innanzi luLlo osservare come questo genern di lavori mal si lJl·esLa a che i11 un articolo b ibliografico siano per sommi capi acccnnat3 le co::;e più salienti, e ciò tanto pi1'1 per quu11lo più i loro aulori s i stud iorono, appunto come fece l' [loffbauet·, cli essel'e essi s tessi mol to concisi. Ci restringeremo imperlAntu n spigola 1·e taluni peincipì ed osservazioni di primario. importanza che l'autorP ha esposto nel capitolo 3• della parte più volte nominata di ciascun volume, cioè di quella intitolata « ConsiJerazioni • . Dclle <1uo.Ltro h a tLaglic descriLLe dall'Hotibauer, le tro 1wirne (14, 16 e 18 agosto), come il lett01·cben conoscc,lianno spicca to il carattere di battaglie offensive l'ultima; (:31 agosto e l' settembre) ha invece spiccatament•1 quello cli d1 l'cnsiva . Le due prime iuolLl'e comin ciot·oJJo im1irovvisamentc; s i sapeva bensì che il nemico era pt'OSsimo, m::t non si aveano intorno ad esso notizie precise e non si credeva ancor giunto il momento della lotta quando questa i11Yece già aveva principio. La terza battaglia per r.onlr o ero nella previs ione dei cupi; essa invero ebbe principio ass 11i prima del momento determina to, e ciò per la decisione del comandante del lX co1•po, da lui presa di prop1·ia iniziativa, di soi·prendere l'accampamento nemico, ma i Tedeschi si attendevano a combattere e vi !'i stavano preparando. L'ultima battaglin poi era preveduta cli lunga m ano. ln tulle queste g iol'naLe campal i di cosi di(fc1•ente caraLtere, noi vediAmo n ondimeno ripeLersi cosLanLemente alcuni falti <li alta importanza. Nel pein10 stadio della battaglia, e t;:ilvolta presso al suo ini-


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RIVI STA

ziarsi, la più g r an parte dell'arLigl ieria ha aperto già il fuoco, od è in marcia al trotto allungato per prender posizione ed incominciarlo. Sono i comandanti stessi delle divisioni e dei corpi d'armata, che pur essi s i avviano vel'SO il campo di battaglia ove già tuona ripetutamente il cannone, che volontariamente si privano delle loro battorie e le .mandano in aiuto delle truppe combattenti, scortate, quando possibile, da poca cavalleria ed anche da sole, se il fade scortare domandava di sospenderne temporaneamente l'invio. Per parte dei Tedeschi più non si pensa a tenere in riserva un sòlo cannone; tutte le batter ie sono spiegate lungo la fronte dell'azione appena che s ia.vi spazio sufficiente. Questa tendenza <;lei comandanti delle truppe e degl i uf:. ficiali d'artiglieria di gettare immedia lamebte nella bilancia degli avv<3nirnenti il peso del fuoco di tutti i loro cannoni, obbliga a sciogliere i legami tr a le brigate cl'artiglie!'ia e le truppe delle altre armi cui sono addette, e non raramente anche c1uelli delle batterie di una stessa brigata, giacchè, quando questa corre in a iuto di altra artigli.eria già al flloco,non può spiegare le proprie balterie se non negli . intervalli esistenti ka quelle già impegnate nell'azione. I:<: per ò duopo il nolare che le batterie e le brigate non prelermettono mai di riannodare i loro legami appena se ne presenta l'opportunità. I Francesi si attengono invece all'antico sistema di mantenere non poche batterie in r iserva per impiegat' lc nel momento decisivo, s istema che s i dirn oslra; una volt.à cli più, carico d'inconvenienli, e difatti si capisce che così deve esser e, inquantochè is tinti va essendo la tendenza di tenere questa massa d'artiglieria, finchèinoperosa, lontana da-ogni pericolo e quindi molto distante dalla fron te dei combattenti, essa non può poi esser pronta ·a sostenere al rnoroenlo opportuno le truppe amiche vacillanti, a battere un punto importante delle posizioni nemiche; e si capisce all.resì che, se essa non è giunta a spiegarsi prima che la r itirata delle proprie tenppe sia cominciata, ha tutta la probabilità di non più riuscirvi perdò impedita di avanzare dalle colonne r e tr0cedenti; e che infine il tenere masse d'artiglieria in riserva altro non vuol dire in ultima analisi cbe r i~unciare, in genere, ad util izzare buona parte della potenza d i quest'arma. Nè nel primo stadio delle battaglie si accentua solo costantemente presso i Tedeschi la tendenza d'impiegare subito quanta artiglieria più essi possono, ma si accent ua altresì ' quella d'impiegarla in masse spiegando le batterie e le brigate

BIB110Gl1AFICA

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su di una o s u diverse posizioni cd assegnando loro lo stesso obbiett.ivo. Per assicurare poi meglio la concentrazione dei; fuochi d'artiglieria, i comandanti generali di quest'arma presso i corpi d'armata non ommettono mai di prendere personalmente il comando cli tutte le batterie spiegate su di una data posizione, onde evitaee una dispersione d i tiri che polrebbe avvenire ove la linea d'artiglieria contasse alcuni comandanti di pari grado. Di queste concentrazioni di artiglieria fa tte dai Tedeschi ci piace il ricordare le principali perchè cosa assai interessante a conoscersi. Nella battaglia del '14 agos l9, in cui furono impegnale in differ ente misura 26 batterie germaniche, s i r iscontra una concentrazione di 30 pezzi poco dopo il principio della Jo[.ta e protetta al principio sull'ala più esposta da un unico squadrone; ed a batLaglia più inollrala una nuova concentrazione di liO pezzi. Il 16 agosto ferve appena la pugna lungo la fron t.e dei due avversari che o'iù troviamo tre concentrazioni di 20 pezzi ciascuna, e trale e le() pomeridiane vediamo formarsi sul centro e sull'ala destra dei'Tedeschi una linea prcssocliè non interr otta di ben 114 pezzi che, dit'ella da un unico ca po, decide della vi~toria. Le batterie germaniche che preseeo parte alla battaglia ascesero a :n. Delle concentrazioni d'adiglieria in queste quaLLro battaglie datesi presso di :Melz l'escrnpi,o più grandioso è però forni to da quella del 18 agosto. Fin dal principiare della lolt.a noi c'inconh'iamo: all'ala destra tedesca in tutta l'artiglieria dei corpi VII ed V !Il formante cosl una concenkazione cli ben 168 pezzi; al centro in una massadi" 60 bocche da fuoco che poi aumentarono fino a 78; all'ala sini.stra in altre due masso, l'una di 36 pezzi, cli/:>H'al Lra. Nel seguito della pugna vediamo pr eparato alla fanteria l'attacco di: S.te-Marie aux Chènes medianLe 78 pezzi; soverchiata con 62 l'artiglieria francese tra S.t-Privat e Honcourt; battuto S.t-Privat prima da 186 cannoni che poscia aumentano fino a 210; per ultirno sopl'affatfa la grande posizione d i ar tiglieria francese presso le cave di Amanvillers, batlute le colonne giù in ritirata, costretto il 4• coi·po a cedere puressp, par opera delfuoco, concen~rico di ben 228 pezzi l'uno uccanto all'alt.ro ed a breve intervallo. Finalmente, perché anch'essa interessante, r içorderemo la concentrazione dei fuochi di 90 pezzi, spiegati su Lre difTerenti posizioni ma diretti da un unico capo, avvenuta nella battaglia-

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IUVJSTA

BlDLIOG I\AFJ CA

di Noisseville. 31 batlerie banno preso parte a quest'uHima, ben 109 a quella del 18 agosto. Dinnanzi a queste ripetute concenlrazioni perdono della loro imporlanza quelle dei 70 pezzi di Friedland, dei 100 di \Vagram e quelle altre minori e non così frequenti èelle guerre napoleoniche, come a maggiore ragione ne perdono poi quelle di Magenta e di Solferino direUe dal generale Augier. Le distanze dei tiri clell'arliglieria variano tra li miti estesissimi. Talvolta scendono a 600 metri ed a qualche breve e raro momento anche a 200, talvolta invece raggiungono i 4000metri . Le distanze a cui però venne sparato più comunemente sono comprese tra i 1000 ed i 1800 melri. Alle brevi distanze l'artiglieria in genere ebbe a far fuoco o per difendere fìno all'estremo una posizione importante, o per r.i geltare molesti slormi di cacciatori, o per compiere t~na sorpresa od infine per abbattere la resistenza nemica che non si era riusciLi a vincere con tir.i a distanza media. OUre ai 1800 metri l'artiglieria fece fu oco quançl.o s i tra ttò di temporeggiare, di distrarre da altro punto l'attenzione del nemico, di battere le sue riserve o le sue colonne in ritirata, di prendere cli Banco o di rovescio le colonne attaccanti o batlerie dirette contro altro punto della fronte germanica. In quanto ai proietti non è caso di Lener parola degli shrapnels di cui aveano una poca quantità le sole batterie sassoni, e quindi in massima l'nr·li glieeia tedesèa non impiegò che sole granate. Alle hrevi distanze pet'ò, per difendet'Si contt'O un attacco di viva forza o per rigeltare stormi di càcciatori, t alune batterie fecero uso delle granale, altre in ve?e della metraglia; le une e le altee in genere sempr~ con buon successo. Da questo faLLo importante I' Hoffbauer ne deduce che .in simili frangel) ti più che colla qualitù dei proietti s i raggiunge lo scopo coll'avere presenz~ di spiri Lo ed energia. Altro fatto i mportante e di cui gli arLigUeri dovranno tener ·conto non solo nell'organamento dell'ar~iglieria, ma ben a.neo nello s tudio cli nuovi materiali ùa campo, siè quello del grande consumo di munizioni. Nella battaglia clel'l6 agosto non })Oche batterie, consumate 1~ munizioni che hanno seco, deb])ono rimanersene più o meno tempo inoperose fino cioè all'arrivo delle colonne dei purchi, e slraordinario è il sangue freddo che il loro personale dimos tra in queste cri LicJ 1e circostanze. Ridotto il munizionamento della battcriu a 4 o 5 colpi per pezzo, questa, se la posizione occupata è irnportanle, cessa il fuoco

ma non si ritira, e rimane bersaglio impassibile al fuoco nemico decisa a non servirsi di quei pochi colpi se non nel caso in cui l'avversario decisamente movesse all'attacco della posizio,ne stessa. Nella battaglia del 1.8 la mancanza di munizioni si fa nuovamente e vivamente sentire ad alcune batterie e ad alcune brigate malgrado che i generali e gli ufficiali tutti, solto l'impressione dei faU.i avvenuti due giorni prima, si adoprino a tutt'uomo per evitare il rinnovamento di sì grave inconveniente. Questo, come dicemmo, ci adclimostra che negli studi sulle aeLiglierie da campo il nu.mero dei colpi traspor tati tra pezzo e cassone in una batteria deve entrare con un coefficiente abbastanza elevato. Altro fatto interessante a no.tarsi si è il bisogno in cui l'artiglieria germanica si Lrovò di manovrare, e non ·poc:o, sul campo di battaglia . Noi la vediamo cambiare non tanto raramente di posizione o coslrettavi dal fuoco nemico, o perché non sufflcienlemenl-e efficace la sua azione, o per il bisogno di moltiplicarsi accorrendo là ove maggiore è il pericolo o più grandi sono i vantaggi che si ha in animo di ottenere. Noi vediamo batterie e brigat1:1 eseguire marce di .fianco abbastanza lunghe solto Ìl fuoco del, nemico e ad efficace portata di esso, talchè l'HoITbauer dal ripetersi di queste marce in Luite e. quattro le battaglie ne deduce che: « in generale non è difficile « il togliere dalla limm del fu.oco artiglieria già impegna tavi per « impiegarla su di alt.ro punto, e come le marce di fianco od in. e diagonale che l'artiglieria mal volen tieri eseguisce solto il « fuoco nemico possono sempre essere mandate ad effetto in. « caso di bisogno ». • Altt•o fatto costantemente emerso in queste quattr o batlag-lie si è quello che, 'n massima, nè la cavalleria, nè la fanteria possono sperare di r icacciare il nemico da una data posizione se vrima l'arUglieria non lo ha scosso a sufficienza col suo fuoco . l l più splendido esempio cli ciò liassi nella battaglia del 1E; agosto, dove le divisioni della guardia prussiana, a malgrado delle enormi perdite s ubì te con raro coraggio e della loro eroica tenacità., fa lliscono nel pl'imo altacco di S.L-Privat perchè non ancora a sufficienza preparato dall'art.iglieria, nel mentre poi questo punto iniporl.anLecade quasi di per sè nelle mani della fanteria tedesca dopoché l'artiglieria ha avuto tempo cli esercitare a sul'ficienza su cli esso l'opera sua di distruzione. L'autore infìoe nel 3° volume del suo lavoro prende a discu-

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R1VIS1'A

tere il perché non tanto raramente in quelle tre prime battaglie (14-, 16, 18 agosto) l'artiglieria tedesca ha colpito le proprie -truppe, e s uggerisce quindi i mezzi per evil:ar questo fa tto disgustoso e pericoloso nelle gu.erre avvenire. Questa discussione ci pare degna d i essere q ui brevemente riassun ta . Le cause di quesLo sbaglio cli bersaglio per par te dell:'artiglieria sono, a seconda dell'autor e, le cinque seguenti: a) lo aver dovuto sparare al disopra delle teste delle truppe -amiche anche quando queste già ei·ansi avanzate di tan to da non potere essere che difficilmente distinte dalle Lruppe nemiche; b) la osservazione conLrariaLa alle batLerie dal terreno coperto o frastagliato, dai nernbi di polvere e di fumo, dai raggi solari che loro, b attevano in viso, ovvero dal crepuscolo della -sera; e) lo inseguimen to a cui dopo un attacco felice si abbandonava una parte delle schiere ancor disor·dinate per effetto dell'aLtacco.eseguito; cl) l'improvviso entrare in azione cli nuove batterie presso .altre che già erano in lotla col nemico, e ciò tanto più se le batterie nuove giunte doveano spiegarsi s u posizioni elevate che loro aveano impeclilo di orientars_i cir ca il nemico durante jl loro avanzarsi ed il loro spiegamento; e) gli accentuali altacchi avvolgenti massime se in circosLanze di luce poco propizie. In questi casi la probabilità di bat-.tere d'infi lata delle truppe amiche non è piccola e cresce molto più se non si riesce a mantenere l'ordine più grande nell'attacco e ad impedire assolutamen ~e che !'razioni delle teuppe che vi concorrono, cedendo al lor-o ardore, si gettino prima delle ,altre più innanzi nella mischia . Ad evitare qm~sto per icoloso .incidente il maggiore Hoffhauer suggerisce: 1 ° che il comandante delle truppe clell'aUacco, allorquando l'artiglieria deve per prepat·arlo sparare a l disopru delle loro teste, concerti con il comandante cli quest'artig lieria il segnale ch'egli darà per lanciare le sue truppe sul n emico; e che a .questo segnale le batlet· ie cessino subito il fuoco . Che siammaestrino imper-tanto le truppe a non cominciare mai assolutamente l'attacco di propria iniziativa; 2• che s'impedisca allo tru ppe della schiera veramente attaccante d'inseguire il nemico oltt'e la posizione conquis tata, .ma che si lasci queslo còmpito alle schiere seguenti, le quali,

191 BIBLI OGMP'ICA giungendovi ordinate, polranno più difficilmente er;;sere scambiate con le nemiche, raggiungendo così anche l'altro vantaggio di lasciare all'artiglieria il tempo 11ecessario di scuotere sempre più con colpi efficaci il nemico in r itirata; :3° che quell'artiglieria la quale deve portarsi in. posizione su cui già fer\re la lotta e da dove appena giunta deve aprire il suo fuoco, sia vi possibilmente condotta da u fficiali ch e vi hanno g iàassis tito,e sia da questinelfrattempo orientata sulla situazione con suf'ficienLi notizie ed indicazioni; 4' che quando oecorra di eseguire o di continuare un a t- . tàcco nell'oscurità si tralasci, ~ meno cl.i casi veramente eccez.ionali, dal facvi contribuire l'artiglieria, giacchè il guadagno morale di far sentire alìe schiere dell'attacco ch'esse sono sos tenute dal cannone è più che controbilanciato dal nessun effetto di questi tiri, e dal pericolo ch'essi colpiscano le sch iere s tesse aLt&ccanti. Molte altre cose interessanti pur esse ci resterebbe ancora da ricavare da questo importante lavoro dell' Hoffbauer, ma oltrepasseremmo i limiti concessi ad una bibliografia e quindi ce ne asterremo, limitandoci a presentare al lettore uno specchio, dedol.to da quelli compilati dal chiaro autore, che, a parer nostro almeno, fornfrà dei daLi abbastanza interessanti.

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Consumo di munizioni. Totale dei colpi fatti a granata . . Id. a shra pnel ( 1) Id. a mctraglia . . Media dei colpi fatti da ciascun pezzo. . Massimo numero dei colpi fatti da un pezzo . · Numero ( 450 colpi o pi~ per c!ascuno. dei · ) ,120 a ,150 colp1 per Cl3$Cuno. che /~:~~~ I 1~o a 420 colp! per ciascuno. \ 50 a 400 colpi per ciascuno.

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RIVISTA D!BLlOGRAFlCA BA'l'TAGL!E DEL

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I CAl\lIPI TRINCERATI Perdite.

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Totale ufficiali fuori combattimento Jrl. truppa id. Jd . ca valli id. Media delle perdite in ufficiali per· batteria. Id. truppa id. id. ld. cavalli !n ufficiali (~) a cavallo / u1 truppa (·1J in cav~lli (4) :Massimo numero \ in utTiciali (,1) delle perdite leggera ) in truppa (,t} avute da in c:iva lli (4 ) una batteria in ufliciali 1~) grave in truppa (•I) 1 in cavalli (·I) a ca,·allo da ad /2 che perdettero da / , a /, da •; , o più dell'effettivo leggere da ;;, a~I uomini ·~ che perdettero da 3/ , ai / 1 realmente $ da / 4 o p1u combattento 1 ] gravi ) da'/, ad / 2 (t ) ., che perdettero da '/, ai a!,· ~ da ' /, o pw 3 "' a cavallo d~ '/, ~ g- che perdettero d,l / 2 ai da '/.1 o p1u dell'elTetti,·o e: ::, leggere da'/, a~ 9'/ 2 c~valli 1 Z a1 ./ ~ realmente / che perdettero da da s;', o p 1u . \ da •; ; ad •;. al fuoco (1 J gravi d 1 81• , che perdettero a /, /i / . da "/, o p1u

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(1) Gli,i1)di.vid~1i e cava.lii _di uoa batteria ge rmanica ammontano a: 4 ufl~crnl!; loO u<>rrHn1 d1 t1·uppa; 207 cavalli; se baueria a cavallo. 4; 140; l \l,t se battena legge ra. ' -1; 151; 12t,; se grave. Pe rb e tr.. u i varnente al fuoco si trovano· 4; 62; 48 se l egge r a o grave : ' 4; 11; 96 se a cavallo.

DEMARCHI CARLO,

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gerente.

LE REGIONI FORTIFICATE

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Le piccole piazie isolale hanno finito il loro tempo I 8 quesla una sentenza che può dirsi già passata in giudicalo fra gli studiosi dell'arte militare in gen~re e della forlìft cazione in ispecie facendo eccezione soltanto per quei passi importanti monLuosi o quelle strette di pianura ove non è possibile al nemico attaccante il dominio delle posizioni o l'avvolgimento del fuoco. Ed infatli ogni qualvolta possa l'attaccante situarsi sovra alture che dominino a conveniente ):)orlata un forte od una piccola piuzza, o qualunque vol to possa sviluppare atlorno ad essa un fuoco mollo superiore a quelli dei fronti attaccati, i giorni e le ore della difesa sono contati, e la piccola piazza, nell a quale non esiste più alcun palmo di terreno che non sia battuto dai proielli o preso di rovescio deve immancabilmente cadere. D'altronde basta sempre un piccolo corpo a bloccarla ed intercetturne ogni comunicuzione coll'armata operante, 'quando questa sia stnto respinta con forzi'\ superiori in un'altra regione; e cogli eserciti numeANNO

xxi,

YoL. 1.

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~ 94,

I CAMl'I TRINCE RATI

rosissimi di oggidl Ja cura dell'assedio può essere lasciala a qualcuno dei corpi che debbono in ogni modo rimanere scaglionati sulle liu ee di operazione dell'esercito invasore, senza obb ligarlo perciò ad un maggior sviluppo delle proprie forze . Quando in vece la posi zione della piccola piazza è tale che l'assalitore non può avvolgere con un fuoco sup eriore quello dei fronti che necessariamen te deve attaccure; e non solo non può ollenel'e dominio efficace sulle va rie opere , ma è costreuo invece a. stabili re le prop ri e artigli erie in posizioni dominate e battute a buona porlata del difensore, le parti vengono inverti te, e la difesa ha sull'attacco una prevalenza così decisa che le assicura una valida e prolungata resistenza. Rimane però allora sempre all'attaccante la risorsa del blocco, e la possibilità più o meno remota di im padronirsi della piazza per fame . Io non credo che le verità da me sommariamente esposte abbisog nino del corred o di molti esempi pratici di assedi accaduti in questi ultimi tempi od in tempi anteriori, e spero che il lettore vorrà facilme nte scu sa ,·mi se r isparmio a lui la noia di sentirsi richiamare a.Ila men te dei fatti che probnbil men te co nosce al pari e mPgl io di me ; e se risparmio a me stesso la fa tica di raccogliere a sbalzi dalle pubbli cazioni contemporan ee e dalle storie milita,·i un numeroso corredo di esemp i che valgano a corroborare la sentenza da me posta in capo di questo scrillo, e che io credo ormai accettata. senza contrasto dalla maggior parte dei roil iLa ri. L'ostracismo o l'esclusione che in tal modo viene data alle pi c·cole piuzze isola.te si deve forse es tendere anche a·q uei sistemi di due o tre linee cli piazze fo rti di va.rie dimensioni distribuite sovra ogn i fronti ern, le

E LE REGIONI FORTIFICATE

I.

quali furono dal tempo di V~uba~i. fin? quasi ai nostri giorni l' ideale degli scri.tton .m1 h~an nel tra ~tare la difesa generale degli Statt, e dt cui un ~semp10 co_mpleto e genel'almente citato per l'addt~tr~ quasi ~ modello l'abhia.mo nell'antico sistema di piazze forti dello Francia? ... . . hr rispondere a questn domanda importa pnma di tutto di ben precisarçe il concello astr~tto sceverandolo dalle complica.zio9i che arreca . I' 11.npo rtanza delle linee naturali di' operazione · e d1 d1f~sa. s~ll_e quali sorgono tutte o parte delle pi_a.zze . coslltuenti 11 sistema difensivo di una data frontiera . . . Falla a.st1·azione da queste li~ee difensive .' q~~h 1 col'si <l'acqua, i terreni paludosi où_ im~rau ?abdi, I~ catene principali di · monta~ne, le g1oga1~ d1pe~d~nti da queste ecc. ecc., e considerata un a lu~ea cli ~iontiera aperta, dietro alla q1J ale sorga, a _d,stan~a ~1 due 0 tre marce l' una dall'altra, un a lmea. d1 p1ccol~ piozze forti situate su lle strade principali di cornu01cazione e dietro qLles te a due o tre niarce almeno altra li~ea di pic"cole piazze pu re disposte sulle _strade principali, nasce la domanda se il complesso o si stema in tal modo imrn no·inato sia adattato ad arL'estare Iuno-amente alla fron~iera un moderno esercito di forz a sup~riore a quello che deve difendere il prop_rio paes~. Pel ca.so in cui l'esercito invasore fosse d1 forza mLnore od egual e, le pinzze ev identcm1ente non sarebbero necessarie e basterebbe ad arrestarl o la sola fo rza ca.m~ pale del di fe nsore: di g ui.s~ che noi cl?bbiamo ~llenerc~ uni camente a.Ila suppos1z1one che 1alla.eco sia supe riore in forze (od in modo assoluto o~ in m_odo Lempornl'io) per riconoscere se la fortificazione ideata ? ell~ frontiera rao-giLrnn·a vera mente lo scopo generale d ogni b · fortificazione, di bporre cioè il debole m grado d.1 tener tes ta al· pi ù forte.


E J,E REGIONI FORTIFICATE

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l CAllPI TnlNCERATI

Posta la quistione i,n q uesLi termini, un ese rcito odierno della forza da 4 a 500 mila uomini può presenlarsi cerlamente davanti alla frontiera, abbracciando e minacciando un sellore di -I 00 chilometri almeno di sviluppo; e polrà invest ire contemporaneamente alm~no tre delle piazze di prima lin ea, respi_nge ndo davanti a sè i corpi di minor forza che tentassero di arrestarlo appoggiati a queste piazze od operanti nei loro intervalli. E poichè l'investimenlo di queste tre piazze non richiederà grande sviluppo di forze nè di spazio, bastando all'incirca per ognuna un raggio di .6 a ·10 chilometri al più, l'esercito invasore potrà facilmen te addentrarsi nei due intervalli più vicini conservando sic\11·e le proprie cnmunicazioni e ricostituendo la continui là fra le sue armate ad una marcia all'incirca dietro la prima li nea di fortezze. I piccol i corpi lasciati all'assedio delle tre forlezze tem.111no luogo di riserva scnglionate in addietro , e non potranno esser tali da indebolire in modo sens ibile la sua preponderanza sull'esercilo difensore, e tanto più che generalmente parlando saranno di forza non molto superiore a quella delle guarnigioni avviluppate. .I<'orzaLa eosì la prima linea, o mentre attenùe l'esilo degli assècli in com inciali, l'esercito invasore potrà ~ seconda delle circostanze assicurare i suoi due fionclu neÌl'intervallo fra le due linee difensive, o cercando e baueodo i corpi nemici che li minacciassero, o Jasciondo solidamente stabiliti alcuni corpi d'ala, e potrà procedern poscia all'allacco e forzamento della seconda linea di fortezze in modò analogo a quello segullo per la prima. Senza entrare per ora nel complesso delle sue manovre di1·eue a forzare una terza linea, quando questa esista: od a piombare sul ridotto principale della difesa,

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o sull'obbiettivo principale della campagna, importa fin d'ora cli notare come le linee formale di piccole piazze non raggiungano lo scopo vero della difesa, cioè quello di arrestare validamente il nemico alla frontiera finchè Lullo l'esercito difensore concentrato di fronte all'irrompente nemico e rafforzato alle ali dalle sue fortezze possa attaccarlo con vantaggio e ricacciarlo indietro. Qnes,te piccole piazze possono raggiungere invece ciascuna il proprio scopo pa1"tiale di rendere capace il loro piccolo presidio a mantenere la sua posizione di fronte a forze anche immensamente superiori. 1\la poichè al nemico non importa tanto il loro possesso materiale, quanto la facoltà di penctr·,we fra i loro inlervarti, così egli sarìt pago d'avere neutralizzala l'azione di quelle poche che a lui pt•emono coll'accerchiamenl<>", col blocco o coll'assedio: e non lascierà ind ietro pet" condune a termine questo che unicamenle la fo rza indispensabile all'uopo e necessaria per man tenersi assicuralo le sue linee di operazione. La resistenza delle poche piazze investite non tenù occupata pertanto che una forza nemica di poco superiore alla propria: e lUlla la forza ecceclenle irromperà per gli intervalli ad invadere il terriwri o ed a minacciare le linee successive e l'esercito dif'ensol'e. E se si tien con lo che il cl ifensore non può a meno di tenere costantemenle gucrnile con un forte presidio di sicurezza tulle le piazze costitnenti le sue linee di difesa, ancorcbc la maggior parte di esse non venga minacciata direttamente da vicino, si comprenderà di leggeri la clispiacernle rnrilà: che l'esercito difensore, ossia l'infe1·iore di numero, deve di necessità indebolirsi assai imrnobitìzzcinclo nelle fo1·t<'~Ze ww parte relativamente rilevante clelle proprie fon~<!, mentre invece l'invasore non tiene inunobilizzati che pochi corpi all'assedio di 1


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1 CAMPI TnINCEilA TI

E LE l\EGIONI FORTIFICATE

quelle poche piazze te quali t1·ovansi sul fronte da lui attaccr.1,to. E qu es ti stessi corpi gli sono pure utili pel necessario collegamento colle sue basi d'op erazione. Da ciò deriva l'evidente conseguen za: che le linee di piccole piazze forti a d ifesa del la frorìtiera sono in tesi generale (e facendo astrazione dalle acr.identalità delle regioni e delle linee naturali di resistenza) un elemento di debolezza pel difensore, in quanto che Jo obbligano ad immobilizzare una quantit à cli for~e combattenti maggiore di quella che occorre al nemico di immobilizzare per impadronirsi di quelle piazze che trovansi sulle sue prescelte linee di attacco onde poter procedere oltre senza altri ostacoli perma'nenti . Nè vale il ,dire che i presidì delle piazze debbono essere composti in massima parte delle truppe della riserva, e che quindi l'esercito combauente di 1" linea del difensore non ne risen tirà troppa diminuzione; giacchè debole semprn ed jncerta assai è la res istenza della piazza ove dom ina in grande scala l'elemento della riserva: e buona parte dei presidt deve pure essere suscettibile cli venire prontamente mobilizzata quando oc corrnconcentrare temporari ,unente sovra un dato punto dello scacch iere strategico una fo rza capaC'e di arrestare · il nemico ne lla sua marcia vittoriosa. . D'altra parte anche l'invasore può impiegare negli assedi quasi esclusivamente le proprie truppe ·cli 2.. linea o le-s ue riserve. Ed all'aprirsi della campagna (s upposto pure che si abbia avuto il tempo necessario ad u na completa mobilitazione) quando p.end e incerto il giudizio su l fronle . che verrà investito dall'invasore, sa rà pur giocoforza ri partire una buona parte di truppe mob ili e cl i risorse 'di ogn i genere su tutte le piazze di fronti era, affinch_è il nemico non trovi per caso deboli cli presidio o cli approvvigionamento quelle che presceglierà per l'auacco. 1

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Quando adun que il numero delle piazze forti di 1" linea non sia inferiore a noYe o dieci e vagl iasi anche calcolare ad 1/ 3 la propo rzione f'ra !_e truppe mobili è quelle di riserva in ogni piazza, la quanLit.à di tru ppe mobili immob ilizzate dal dife nsore sarà necessQ. l'ia mente superiore od eguale almeno a quella immobilizzata dall'invasore nel blocco od assedio delle poche piazze che dovrà mascherare od attaccare. Queste linee di piazze saranno pertanto un vero elemen to di debolezza pel difensore come abbiamo di sopra notato . Ciò che abbiamo concluso per la 1a linea di piazze possiamo coucluderlo p ure per la 2a sulla quale potrà il nHmico superiore operare in modo analogo : ed anche quesLa 2" linea sarà un altro elcmcnlo cli debol~zza pel difensore; sebbene in minor· grado dell a pr11na atteso il minor numero dì piazze di cui componesi in genere ogni 2° linea, salvo alcnni casi s peciali dovuti alla configurazione generale del paese. L'astraz ione falla fin ora della importanza e fo rza relativa delle linee naturali cli resistenza e difesa su J!e quali saranno indubbiamente situate le piazzefo rti delle diverse lin ee mi impedisce di poter spingere più oltre le previsioni sul concetto princi pale che dovrà seguire l'esercito invasore nel suo aLtacco del territorio nemico: e ciò perché le fasi d'azione successive al forzamen to della '1" o della 2" linea possono essere troppo essenzialmente variale dalle circostanze locali e ·dall'esito dei vari comb-a.ttiment i, pcrchè si possano spingere più oltre con qualche probabilità le previsioni generali sull'andame1ilo che potranno nssumere in seguito le operazior1i della guerra. Sta: però il fallo che se l'invasore mantiene il proprio esercito concentralo contro un dato settore della frontiera ed opera vigorosamente l'attacco ed il blocco


• 200 I CAMPI TRINCEilATI od il mascheramènlo delle poche piazze che troverà. sul s1:1-o cam_mino, n~n gli occorrerà ·per questo scopo ?1agg10_r~ svlluppo_ d1 forze mobili di quello che deve 1mmob1hzzare 11 difensore nei presidì ddl'inti ero suo fronte; e se l'invasore è superiore in numero al difensore al principio della campagna potrà mantenere questa superiorità anche dopo forzate diverse linee di piazze forti. L'importanza Lattica e la forza difensiva delle linee naturali di' di.fes_a su cui sorgeranno le piazze forti aua.ccate: co_st1Lu1ranno nuovi ostacoli (equivalenti a fort ificazwm campali più o meno so li de) che l'invasore troverà sul suo cammino negli intervalli. Se dietro a_ questi ostacoli il difensore avveduto potrà c~n c~nlrare rn tempo le sue forze combattenti colle ah sicuramente appoggiate alle piazze laterali l'invas~re dovrà necessariamente attaccare questi 'ostaceli d~. f~·onte e subire gravi pe.rdi te per superarli, quando v1 riesca, ~en_endo le prnpr1e ali ripiegate all'indietro per gar:ant1rs1 contro gli attacchi di fianco provenienti dalle piazze suddette o dalle più esterne; ed in tal caso .la superiorità del numero potrà essere controbilanciata dalla forza naturale dell e posizioni. Afa se l'attacco non spiegherà che all'ultimo il suo vero obbiettivo immedialo, e procederà allora con g~a?de ene.rgia, po,t,.'à riuscire difficile assai od imposs.bde al difensore 1J concentram ento del grosso delle s~e f_orze. contro quelle del nemico prima che questo si~ nusc1to a superare e forzare le lin ee naturali di difesa e 1~ loro deboli scorte nei punti da· Iui pres~e1Li ; ed in tal caso la preponderanza del numero nmar,_·à all'aggressore durante il primo allacco., e nella zona rnte1:pos~a fr~ le due prime linee di. pitJ.zze Jorti dopo la riusclta d1 questo. Uguali considerazioni possiamo fare .sulla resiste11za

E T,E REGIONI FORTIFTCATE

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della 2" lin ea di piazze quando siano situate pur esse sovr·a linee interne di difesa più o meno imponanli, colla riflessione che potrà ivi riusc ire più facile al difensore il concentrare il nerbo delle sue forze di fronte al grosso dell'esercito invasore. Quando al sistema astrauo delle Iinee successive di piccole pia.zze fort i si aggiunga la res istenza delle ,d ifese naturali sulle qual i qfre.ste sono situote, il complesso offre una combinazione la quale abilmente usufrullata può raggiungére assai ben e lo scopo di porre in grado l'esercito difensore di tener testa ed ~rreslare la marcia ~el più numeroso e potente esercito invasore. l\ia questo van taggio è io massima parte dovuto alla potenza delle . difese naturnli, mentre le piazze non ne assicurano che pochi pun1.i assai (anzi tro ppo) distami fra loro, e servo no principalmente a coprire le comunicazioni dietro ad esse prima del combaLLimento, ed assicurano le ali all'esercito della difesa durante il combattimento stesso. Questa assicurazione infaui sarebb~ di ben poca utilità per se stessa se non fosse validamente aiutata dalla resistenza diretta . di fronte che oppongono le linee di dife:;a naturali, attesochè l'urlo della massa maggiore dato ver.,;o il mezzo dell'intervall o o della fronte sfondei·ebbe questa nel centl'o ed obbligherebbe il difensore alla ritil'ala. La conseguenza che io ne deduco · si è pertanto che le linee di pir.cole piazze dì frontiera possono utilmente ser-vire so ltanto allora che queste giacciono sovra potenti li nee difensive naturali; e che lu maggior parte del ·vuntaggio che se ue ricava é dovuto a queste. Siccome poi queste linee difensive naturali abb isognano pur- esse, più o meno, cli opere eventuali per


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I CAMPI TRlNCERATl

pol~r essere tenute ovunque colla necessaria solidità e sicurezza, c~sì le linee di piazze staccate non possono ottenere 11 loro scopo foorchè coll'aggi unta di numer~se ~-p~re_ eventuali negli intervalli; opere per le quah pu: facili_nente mancare il tempo e la possibilità. Una p_1azza in genere assicura al proprio esercito sollanto 11 possesso materiale <lcl suolo che essa occupa colle sue opere, e la facoltà di manovrare entro il raggio di tiro delle sue artiglierie. Tale esten~ione d_i terreno potrà ragguagliarsi talvolta ad un circolo d1 6 chilometri di raQ'gio talvolta ad 0 uno di soli 4. Comunque sia, il nesso tra due· piazze distanti fra loro da 30 a 4.0 cliilomelri circa non può essere rnantenut_o cont~o un esercito molto superiore in forze, se non v1 concorre una forte li nca di difesa naturale (acquea, ~ n_10ntuosa, o mista dell'una e dell'altra) la qu~le cost1tu1sca Ia cortina di cui le due piazze laterali sarebbero i bastioni più o meno salien ti. Le sortite da queste piazze o gli attacchi di fianco od i con_trallacchi saranno solo temibili quando la sproporz10ne delle forze combattenti sia piccola 0 quando la forza di resistenza della cortina sia ta~ Lo grande da poter essere mantenuta con truppe relativamente mollo inferiori di numero. . D.ove cortine m?nchino in lullo od in parte 0 s!ano d, poca consistenza, le linee di piazze- frontiere non posso no arrestare il nemico superiore in forze e procedente all'att~cco . E p_erciò la forza di resistenza di queste linee deriva l~ro 10 modo principalissimo da quella delle linee di difesa naturali sulle quali sorgono ·10 varie piazze del contorno. E perchè una linea di piazze potesse bastare da sola, bisogGerebbe che ques te fossero tanto ravvici- ·

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nate fra loro che i ro.ggi di fuoco delle loro artiglierie si toccassero od incrociassero nella guisa in cui si toccano o si in crociano i fuochi delle opern vicine di un campo trincerato. All ora sol tao lo l' esercìlo difensore operante dietro gli intervalli delle piazze potrebbe contrastare efficacemen te ogni progresso al nemico invasore anche allorquando la sproporzione delle forze fosse assai considerevole . Ed eccoci gi unti con una· natura le successione di idee e ragi onamenti ai campi trincera.ti, i quali sono ora più che moi in voga nelle sfere militari e vengono considerati còme l'unico sistema da preferirsi, sia per la grnnde estension e del terreno da essi racchi uso e Ja grande entità delle forze che possono mom entaneamente trovarvi sicuro riparo, sia per le operazio ni controffensive ch e in larghi ss ima scala possono tentarsi da questi luoghi di rifugio e ùi riscossa. L'importanza di un can1po trincerato è certamente maggiore quanto più grande è la sua estensione, e quanto è maggior@ la forza dell'esercito ri coveratosi nel suo iolcrno . L'allacco diretto dell é opere esterne di un gran campo tri ncerato, o di un certo numero di queste, diventa allora un' operazione difficilissima e sommamente micidiale per l'assediante, in quanto r.he i suoi lavori d'approccio vanno soggetti a frequenti atlacchi di notte e di giorno con forze rilevanti; ed il frullo di intere settimane di sacrifizi può essere perduto in poche ore. Supposta una uguale energia nell'aua.cco e nella difesa, e supposto che le opei·e del cam po trinceralo abbiAno una suffici ente con sistenza e conveniente armamen to, il vantaggio del fuoco avviluppante esterno può essere bene spesso néutralizzato e distru Llo dalle audaci e poderose sortite di nolle che il numeroso


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I CAl\JPI T nINCERATI

presidio può eseguire entro il raggio di fuoco delle sue artiglierie per distruggere i lavori d'approccio e dei lavori di contr'approccio che grazie allaforza del presidio possono iniziarsi ed eseguirsi davanti e -di fianco alle opere esterne. Gli ostacoli mo ltiplicati e Je nuove e successive difese che un difensore energico ed avveduto può di mano in mano . contrapporre ai procedimenti dell'attacco possono rendere così difficile e micidiale il prosegu imento di questo, che tu tto rn'induce a credere sia sommamente preferibile all'attacco il bloGco stabilito all'infuori del Liro dell e artiglierie del campo. :E ~alvo il caso di un campo trincerato che chiuda in esorabilm ente all'allacc<? ogn i progresso nell'interno del paese invaso (come ernno le DaneweTcke nella guerra dello Schlesv ig-Bolstein) io credo che in nove vo lte su dieci l'invasore preferi rà ùi te1ier bloccato il campo trinceralo con svil uppo di fo rze superiore d'alqµanto al suo presidio, e di procedere oltre nell'interno del paese. Tale sistema fu invariabi lm ente seguho dai Prussiani nella guerra del 4870-71, e le batte ri e e·r ette attorno Parigi, le operaz ioni eseguite nei dintorpi, ed il bombardamento cli quella Capita le ebbe ro piuttos to il carallere cli tentali vi per influire sul morale del presidio e della popolazione, che. non quello di veri proce·di men ti d'nllacco sulle opere esterne. Comunque sia, ed escluso il caso cli un campo trincerato il quale chiuda ogn i accesso al rimanente del paese invaso, egli è chiaro che: se l'invasore circonderà i.I campo trincerato e si stabilirà: col grosso delle sue forze su lle linee di comunicazione fra il paese invaso ed il campo, questo. verrà con ciò solo ad essere isolillo dal rimanente del paese, e dovrà attendere la sua salvezza fìnale da operazion i incognite

E LE REGIONI FOHTIPJCATE

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per lui ed alle quali. assai difficilmen te potrà concor. rere con speranza dr successo. Le particolarità speciali del campo t_nnce:ato, e sopratutto se questo giacerà a cava~lo d1 u_n fm me ~argo e profondo, o sarà addossalo a nlevant1 ostacoli n~: turali che ne difficultino l'inve?timento da un o. o pm lati, potranno rendere più difficile od aneh: unpossibile il còmp ilo del blocco completo per l mvasore. M!.1. se tal carnpo trincerato sarà isolato nel mezzo del paese come dobbiamo éonsiderarlo nel_ suo ,cas~ più generale, ed il suo sviluppo ester:no n_marra . nei limiti ordinari da 4-0 a 100 ch tl ometr,, egli ~ ?h,ar~ che il suo accerchiamento e blocco sarà poss1b1le agir odierni eserciti, co me lo furono quelli di l\lelz e di Parigi alle arm ate prussiane . . . . Quando l'invasore sia stabili to s:tll e . con:rnmcaz,om del campo co l resto de l paese, ed 1mp1egh1. nel bl occo di quello una forza anche Dtrnlropp? supen~rn al S~O pres idio, la prevalenza nurnen ca gh r1rnarrn, ancorn sulle rimanenti truppe della difesa, o nmarr~ pe1: lo meno in forze eguali : colla dilTere nza essenzrnhsslm~ però che le migliori truppe di quell a sono ,mm ob~lizzate nel campo e fron teggiate in pai'le da lle sue_nserve- men tre in vece troverà d'ora innanz i davanll a. ' . sè in campo aperto arm<1te composte m gran parte delle ultirùe riserve del paese invaso. . Egli polrò. perc iò mandare vuoto le oper~zio ni .di riscossa ch e potesse tentare il rimanente dell esercito della difesa. Date queste comb inazion i e circos~anze, quale sarà stato in sostanza l'utile fin ale che il graDcle campo trincerato isolato avrà prodotto al propr io .pae~e'? . Quello di imrnobiliz,.argli fiuo quasi. da , primorcl1 della guerra difens iva una . parte considerevoh') del le sue migliori truppe di 4" linea, 901 solo corrnspetuvo 1

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1 CAi\IP! TR1NCERA.1'I

di t~nere occupata attorno a sè una maggiore forza nen~ICD. composta però in buona parte di truppe di 2" lmea. E se le operazioni campali di riscossa de! difensore rese pi~ difficili dalla manconza di quel nerbo impo/ tante d1 sue truppe, non . oO'tmweranno a resJ)irwei·e ]'" . o b m':'asore_ ed a liberare 11 campo trincerato prima del! esaurimento delle vettovaglie in esso raccolte questo campo trincerato avrà servito in ultima analisi ~ far prendere prigioniera d'un sol colpo tutta una forza_ nlevante e· preziosa per le SU!=) qualità, ed in un termrne tan to più breve, quanto più quella forza sarà stata maggiore. Vi è adunque una combinazione, e non tanto difficile ~d avverarsi, nella quale .un vas to campo trincerato isolato può divenire in ultima ana lisi una trappola per far cadere prigioniera una parte rilevante dell'esercito difensore. Che se ad evitare questo pericolo l'esercito difensore non s_i rifugierà nel campo trincerato isolato, ma se ne _servirà sol tanto come appoggio ad una delle sue al,, ?d al centro; e rese Vflne dalla preponderanza del nemico le sue operazioni, si ritirerà sulle sue basi interne lasciando nel campo il presidio strettamente necessario a difenderlo; il male in allora sarà certa_m ente minore, ma lo scopo per cui qnel campo trincerato fu costrutto non verrà più raggiunto nell'interesse della difesa del paese . . _Avvegnachè lo scopo precipuo di qua lunque campo t~·mcerato è e dev~ ~ssere di offrire un ridotto parz1al_e o genera le d1 difesa ove l'esercito nazion ale possa resister~ lunga_m en te a forz~ superiori per dar tempo alla na~1one dt preparare ed organizzare nuove forze, le quali operando combinatamente con l'esercito riquello possano giungere a debellare e reco:erato sprngere 1rn vaso re.

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E LE REGIONI FORTIFICATE

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E quando il campo Lrincerato venga difeso -soltanto dal presidio strettamente necessario, la massima parte delle difficoltà dell'attacco cessa colla forza limitata di quello; e la presa del campo diviene in proporzione assai più facile di quell a di una piazza com une. Egli è pertanto evidente a parer mio che i camp i trincerali isolati, vale a dire quelli che non sono solidamente collegati io modo pressochè insuperabile alle basi principali di difesa di un vasto paese, sono più dannosi che utili alla , difesa del paese stesso. Ed infatti se l'esercito difensore od una sua parte cospicua si rifugia dentro di esso, si espone ad essere preso prigioniero per fame in termine tanto più breve quanto maggiore è la sua forza numerica; e se dopo aver operato attornp di esso come perno si ritira e lo abbandona al proprio presidio normale, il campo trincerato cade in potere del nemico tanto più facilmente quanto più grande è il suo sv il uppo esterno. Perchè ad unq ue un campo trincerato possa utilment~ servire alla difesa di un vasto paese bisogna prima di tutto che soddisfi alla condizione indeclinabile di essere solidamente congiunto -ad una almeno delle basi principali e primarie della difesa, ed in modo tale che risuJti impossibile all'invasore di. stabilirsi fra il campo trinceralo e questa base. Allora soltanto il campo trincerato potrà ricevere da questa base gli indispensabili rifornimenti di viveri e munizioni per resistere indefinitamente, e gli occorrenti rinforzi ed avvisi perchè l'esercito ivi raccolLo possa operare di concerto colle altre armale che il paese da quella o da altre basi invierà a ripigliare l'offensiva e scacdare l'invasore. E sotto !a denominazione di basi primarie e principali della difesa intendo quelle grandi linee ed riccidentalità geografiche che costituiscono ostacoli n-


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l CAMPI 'l'RfNCERATI

levanti al passaggio di truppe e rrlaleriali e contemporaneamen te estesi fronti di difesa come le giogaie e catene di montagne, i larghi e profondi fiumi, i laghi, le pa ludi, ed Ìn genere i terreni impraticabi li. La cond izione indeclinabile che un campo trincerato sia solidamente congiunto a quulcuna di queste grandi busi di difesa lim ita d'assai i.n un vasto paPse il numero delle posizioni che possono utilm ente venire fortifi cate a campi trincerati. E diffaui occorre che la posizione di cui trallasi sia addossata ad una di queste basi o v1 sia congiunta (a distanza non esagerata) da potenti ostaco li naturali i quali coprano da sè o con poco aiuto dell'arte le iìUe cornunicazioni con detta base. La posizione d' Alessandria ad esempio isolata nella pianura di Monferrato, e prossima soltanto all'ullimo lembo delle colline di questo, non può servire quale acconcio ed utile campo tri ncerai.o in una difesa contro la Francia, sebbene sia situata a cavallo del Tanaro, sia in parLe lamh ila dalla Bormida, e trovi si presso il confluente del Tanaro e della Bormida nel I)o. E ciò perchè questa pos izione è troppo distante dalla nostra ba se pl'imaria e principale coslit.uiLa cfall'Appennino e clul Po, la qua le base co min cia nell'Appennin o alla linea traversale Genova-Monte Crete-Stradella e prosegue verso levante fino Dlla Ca ttoli ca, e com incia. pel Po pure di fronte a Stradella, protendendosi poi fino all'Adria1i co. La posizione di A!e§s,rn driu, quDlo è s1ata finora proposta e limi tata, es tendendo la soltanto fino al Po a Valenza, può VPnire troppo faci lmente giruta sulla cle::ìtra di questo fi um e eia un nemi co che scen da dalle Alp i Cozi e, dalle Mariti ime e pei primi pa ssi dell'Appennino Ligure, e ri!lln rrebbe troppo presto isolata dalla nostra base princ ipale cli difesa e dal resto del Regno perchè

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possa mai conven ire cli costituirvi un vasto campo trincerato a rifugio cli un esercito che operasse contro un attacco francese . La posizione di lUantova invece quale fu ideata dalla Commissione genera le cli difesa del !legno ( 1), coperta a nord dai laghi e eongiunta solidamente al Po perun lato dal r.orso del Minc io inferiore fino al confluente di Goverpolo e per l'altro dalle inondazioni delle valli delle di J~ uscoldo fino al Po, prestasi benissimo ad essere il ridotto di un vasto e fortissimo earnpo trincerato in sicura comu ni cazione colla nostra base primaria il Po e colle province dell'Emilia e delle Romagne finchè la rivà deslra del Po da Stradella al mare è lutta in nostro potere. ]~ qu and'anche il ,: nem ico dovesse riuscire a forzare in qualche punto il passaggto del Po' a va lle cli Stradella e ad isolare dall'Appennino il campo trincerato dì Mantova, questo difeso a sud dal corso del dello fiume, non troverebbesi mai nel cuso di cadere nelle mani del nemico per esaurim ento di vettovaglie; perchè la sua estensione e la fer lililà naturale del suolo ne sono tali da bastare al muntcnimento indefinito (od almeno per tutla la ,probabile durata successiva della guerra) del pre-sidio e della popolazione, tenendo conto degli approvvigionamenti in grande scala che avranno avuto luogo in prevenzione sui ricchi territori circoslan ti. È questo un vantaggio speciale ed una proprietà prezio~issi ma di questa importante posizione militare 1

(4) V. la Rclnione a corredo del Piano generale di difesa dell'Italia in data 9 agosto 48ì1, pag. 49, ove si propone d i costituire« nell'interno del Ser1·aglio formato dal Mincio e dal Po al loro confluente, una specie di campo trincerato 1J-Dentuale e natiirale dove .l'esercito in date circostanze potrebbe ritirarsi ». ANNO xx,, VoL 1. 44


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I CAM PI TIIINCEUATI

E LE IIEGlOI'\I FORTIFJCATF.

che la coslituisce uno dei più efficaci elementi nella difesa generale del Regno, come !a più vasta ed importante tesla di ponte sulla sinistra del l;'o che sia possibil e di costruire o sistemare. Jl concetto fondamentale di Sordello de' Visconti di costituire entro il contorno del Serraglio un ridotlo validissimo non soggetto ad arrendersi per moncanza di vettovaglie, perché capace di sopperire ampiamente ai bisogni del presidio e della sua limitata popolazione, riceve in tal modo dal giudizio della prelodata Commissione generale la più felice applicazione nel concetto della difesa dell'Italia unita, di cui di\'icne la testa di ponte avanzala inespugnabile ed il perno d'operazioni sulla sinistra del Po . Tulle le altre teste di ponte sulla sinistra del Po, come quelle di Piacenza, Cremona., Pavia, Pontefogoscuro, potrebbero ven ire sistemate a campi trincerati soddisfacendo alla sicurezza delle comunicazioni finchè il passo del fiume non venga forzato a volle di Stradella. Ma prescindendo <lalla inutilità evidente cli dar loro dimensioni tanto vaste come quelle dell.:i tesla di ponte di l\lantova e che richiederebbero troppo numerosi presidì, nessuna di esse offre nei suoi contorni condizioni topografiche idonee ad ottenere tale scopo con una minima spesa, come le offre fortunatamente la regione del Serraglio mantovano. Tralasciando questi parziali esempi addotti a schiarimento ed applicazione dei principt che ho SYoilo finora, io credo d'avere abbastanza dimostrato il principi o generale: « che un vasto campo trincerato non può servire come perno di rifugio e di resistenza ostinata cd efficace all'eserc ito della difesa o ad una parte considerevole di esso, se non allorquando tale campo lta comunicazioni costantemente e solidamente assicurale colle basi primarie e principali dalla difesa stessa ».

Siccome poi queste basi non possono evidentemente trornrsi e stabilirsi che mollo adJ entro ncll' interno del paese e cioé acl otlo o dieci ma.rcie ali' incirca dalle linee di frontiera, e ciò affincl1r, le varie annate di 1" linea operanti su Ila frontiera od agli shocchi di questa abbiano campo a concentrarsi in tempo sulle bnsi suddeue in caso cli insuccesso ; così risulta evidente a corol lario un alt.ro prin<.;ipio che può esprimP,rsi come segue: « do,·ersi i campi LrinccraLi destinaci a rifugio di gl'and i masse di· lrnppa si tuare unicamente in posizioni molto interne » cd addossate 'alle basi primarie della difesa e solidamente rilegate a queste mediante linee di potenti ostacoli naturali rafforzale, ove occorrn, anche dall'arte. LI'! posizioni suscettibili pertanto di essere ridotte a grnndi campi trincerali dovranno necessariamente essern mollo ritirale dalla fr ontiera e quasi nlLrellanto quanto le basi principali della difesa. Questa logica eonscguenza delle cose fin qui esposte non può a rneno di fare in molti un senso <l.o loroso in quanto che obbliga ad abbandonare priva di stabili difese al le incursion i nemiche lulla la vasta estensione cl i pl'ovince cbe giaceiono davanti alle basi principali della difesa per unu distesa di otto o dieci marce all'inc:irca, sah·o quei pochi punti ove ostacoli naturali potenti favoriscono e promellono l'impianto o la conservazione di piazze di non grande sviluppo. Don-anno dunque lasciarsi interamente sprovviste di difese stabili La11Le province preziose per abbondanza cli ricchezze e comm ercio e tanto benemerite in genere rerso il paese? .. . Occorre in primo luogo di . notare che fino ad ora ho escluso unicamente ,i si!'.terni cli piazze-'frontiera non appoggiati a rilc\'anti ostaco li che ne costituiscano come le cortiue, o come in genere un solido rilegn1


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I CA:JPI TRLNCERATI

meni.o dell'una all'altra, ed ho esclu so infine i vasti campi trin cerali isolali erelli a scopo di ri fugio e pertinace difesa, cd anche di pern o strategico per operazi on i ulteriori di controffensiva. Ollrc questi mezzi ve ne sono altri pure stabi li che possono venire applicali quando la confo rmazione geografica e topografica delle varie province o regioni lo renda possibile. E c1ues te posso no riassumersi nelle due categorie seguenLi. Le linee di ostacoli naturali utilizzate a difesa e perfezionale dall'arte. Le l'egion i fortificate quand o la conformazion e geo~ grafica e lopogralìca si presti ad auuade . Quando in una vasta estensione di paese manchino assolu tamente linee di ostacoli natural i e potenti, dietro alle quali un esercì Lo possa co ntraslare l ungamente il passo al nemico molto superiore in for_ze, è carità di patria, è prudenza elementare, è retta intelligenza dell'interesse delle stesse pro\' ince più esposte e vicine all a fro ntiera il non disperdere le prop rie podie fo rze colla smaoia di voler coprire ogn i palmo di suolu nationale, ed il non esporsi a disastri sicuri col solo cava lleresco scopo di morire almeno colla· spada in pugno snl limitare J el suo lo naziona le. La salute delle province di frouliera dipende uni éamcnte, come quella delle rimauenti, dalla villoria fi nale che il loro eserci to nazionale dovrà riporl'a re sul nem ico invasore; e questa vittor ia si cangerà certam ente in una inevitabile sconfiua se questo esercito vorrà aifron.tare inconsideratamente in campo aperto forz e assai supcl' iori . L'unico mezzo <li assicurare la villoria finale si è quello di presentare a baLlaglia i'csen:ito nazionale soltanto in condizioni tali che neutralizzino per la massima parte la prevalenza del nu-

E 1,E JtEGIONI FOllTIFICATE

mero e dei mezzi cl i attacco, e facci one pendere la bilancia complessiva della probabilità di vittoria dal lato dell'esercito difensore . Non deve dunque attribuirsi a man canza di patriottism o, art eccesso di prud enza, a sintomo ~i paura l'abbandonare libera alle incursioni del nemico tulta quella parte del suolo nazionale ove potenti o~t_a~ol! naturali non possa.no compensa re nelle proba~d1ta d'. successo parzi ale l'i nl'erioritit del num ero e dei mezzi d'ogni natura che occorrono oggi?ì ~gli eserciti 1? guerra. Anz i è questo il vero patr1olt1smo oc~lalo, 1~ vero coniggio che affronta non solo la morte ~u~ camp~ di battaglia ma anche ì traviamen ti de ll'op1111_one d1 concilladini carissimi che l'interesse generale 1111pone <l i abband onarn ten1pc1rariamen te in balia del nemico : Ma quauclo ostacol i na turali potenti, c~me fìurm larghi e profond i, lagh i, palucli o catene cli alte montagne si frappongono e vengono a tagliare ad _ang?lo pressoch é retto le linee d'operazione de! nemi co 111vasore, allora l' eqnil,brio cercatu dal difensore pu~ essere stabilito co ll'aiuto della resistenza naturale di queste linee di difesa; ecl al difensore stesso corre obbligo serero di npprofillal'ne scrupol osamente contrnstando al nem ico ogni passo ul teriore sul suolo n~ziouale, fìnchè larghe e diuLLll'ne opcrozioni di agg1ramcnlo od attacchi fel icemente a lui riu sciti su qualche punto non vengano ad invcr1ire le parti ed a porre in serio pericolo l'esercito difenso re; i( q_uale :~llora deve sollecitamente ripiegare sulle poster1o n sue difese: Se poi le linee costituit e dai detti ostacoli nat_urah si combinino in ,ru isa da cireoscrivere e determinare spazi elt iusi inc lt;denclovi estese regioni; a.l!ora co1:re tanto .più obbligo sacrosanto al difensore d1 guerni_re lo sviluppo di tali linee e di stabil irsi alla l_~ro gua~·d!a, colle sue riserve concentrate in uno o prn p 1rnLt 111-


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J CAn!Pl l'RJNC rmA'l'l

terni, in ?uisn .da poter accorTèrc con queste a sostegno de1 lrau, che più saranno minacciali od allaccati dal nemico. Nel ~rimo di .questi due casi l'esercito difensore si appoggia essenzw./mente alle linee d'osLacoli naturali util izzate a cli/'csa. Nel secondo alle regioni: (orti(ì.cate, le quali non so110 altro che una combinazione delle prime racchiudente spazio. Anche pe r queste li_nee _rerò e pe,· queste regioni occorre sempre che s1 verifichi una condizione indedi nabi le e cioè che siano esse solidameDte conO'iunte da_ u~ l~to almeno a qualcuna dello basi pri~narie prmc1p_ah della dilesa; e ciò afllnchè il nemico non possa 1solal'e da questn l'esercito difensore mentre è occupato a tene re lit li nea o Ja ret,·ione. La direzione più faYorevole per le dette linee di difesa è quella che 1·i:rnlta parall ela alla base primaria nel qual caso costi tL1 is0c essa stessa unn secondari; ?ase avanzata ed un nuovo fronte di difesa: la. meno favorevole si è quando cade ad angolo retto od aculo verso la provenienza del nemico sulla ba.se primaria p~r la clifficoltù cl1e presenta allora ad un sicuro ri~ piegamenlo sul_la base stessa, quando venga forzala nel centro od 1n un punto più prossimo di ques to al rertice dell'angolo . E rispeuo al punto d'incontro fra iale linea difon~iva suss idiaria e I~\ base prima ria il più favorevole e_per la stessa l'ag1one quello che trovasi più prossimo al lato d'onde proviene il nemico ed il p·, · _ f l' ' lUIO e ice quello che c~·ova~i rerso l'estternità opposta della base, perchò ~asci~ chetro di sè troppo angusto spazio per rannodar.si facilmente, a quesla senza presentare 11 fianco al nemico. Meno casi eccezionali le s:mpl ici linee secondarie-

E LE REGIOi.'\l FORTIFIC.\TE

2·1O

di difesa (che ch iamerei volontieri traversale ed obl iqua) presentano l'in co nveniente di potere essere girate verso la loro est.remitò opposca alla base. Esse possono pertanto servirr. bensì ad arrestare temporaneamente la marcia dell 'invaso re prevalente in numero e forza , ioa difficilmente possono prestarsi acl una resistenza ostinata. Di qui la poca convenienza di mun irl e d'opere stabili , i cu i presid1 sarebbero inutilizzati e circuiti quando , venissero forzale in qualcne loro punto ed aggirate. Queste linee dovranno petciò munirsisoltanto d'o·pere occasionnli salvo eccezionali combinuzioni di singole località capaci di assicurare per sè una·Iunga resistenza con limitato presidio. I diversi co t"si d'acq ua che uffiuiscono sulla sinistra dei" Po luogo la nostra base primaria da Stradella al mare offrono esempi di lince traversali di difesa più o meno forti e co nvenienti. Le considereremo dapprima rispetto ad un attacco francese. Quell i che vi affiuiscono superiol'mente al Ticino prescmano linee gi rabili dalla destra del Po e perciò infelicissime per una ellicace difesa. Fra i pt'imi il Ticino el1e mette foce nel Po presso Pavia, e pu<> quivi venire solidamente rilegalo ali.a nostra testa di ba.se Stradella, pt'esen ta la più conveniente li nea seconda ria di difesa con tro un altucco proveniente pure dalla Francia. Ed infatti questa linea ha coperta dietro di sè tu tt a iplera la distesa della base pri ma ria, il ch e facilita ed assicura la ritirata sovra questa delle truppe, che la difendono fino ,·erso il Lago Maggiore cd il conlìne svizzero. La neutralità poi della Svizzera, quando sia rispeuata. o quando questa non prenda parte alla guerra contro di


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I CAMPI TRINCERATI

noi, assicura questa linea dall'aggiramento e la pone nelle migliori condizioni possibi li. In questa linea la piazza di Pavia e specialmente i suoi fronti · che ha nno azione sulla destrn del Ticino assumono una importanza rilevante, e costituiscono un a_mpliAmento alla nostra testa di base, for"i,e troppo rist_re1'.a c_oll~ ~o la Strade lla, facilitando assai le operaziom d1 n tirata del l'esercito e quelle di eontroffensi va . Le li nee successive dell'Adda e clell'Oglio vanno gradatamen te diminuendo d'impon~nza a misura che più si seostano dall'origine o testa della base, e ciò ancbe per la loro lungh_ezza sempre crescente dai lnghi e ~onwgne, da cui provengono, al Po e per Ja facilità di essere spuntate od aggirate alle loro es LremiLù settentrionali. Se il Mincio, ultimo dei grnndi tributari di sinistr~1 del Po, non lim itasse da un lato la regione del QuadrilaJero, provvedendo con questo in gran parte ai difeLti enunci.ati de ll'Adda e dell 'Oglio, sarebbe per sè sola unn infeli.ce linea di difPsa secondaria, specialmente per l'ango lo troppo a culo dell'ultimo suo tronco presso Governolo. Cc.ntro un allacco austriaco invece, il corso inferiore dell'Adige a va lle di Badia sarebbe una ottima no sbarrati ì linea secondaria cli difesa 'finchè ri mano-o O passi della Val d'Adige, Val ~abbia e Valtellina, ed anzi fornirebbe una buona base secondaria di difesa frontale . La linea del fllincio, astrazione fatta delle fortezze del Quadrilatero e cioè considerata solo in se stessa, sarebbe pure una buona linea secondaria. di difesa perchè cop rirebbe la pat'te maggiore della base pl'i maria e la più importante rispetto agl i accessi all a penisola.

E LE REG-IO Nf 'f'ORTIFICA"fE

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L'Oglio, l'Adda ed il Ticino andrebbero g:·adatamente -diminuendo d'importanza perchè scoprono vìemmaggi0rmenle agli attacchi nemici la parte centrale e più essenziale della detta base. Le linee superiori al Tic,ino, le qùali ebbero tanta importanza ,pel Piemonte, non ne a'vrebbero qnasi affatto per l'l1alia, anche perchè l'obbiell ivo firw le dell'Austria non può più essere Torino, e quesLa non andrebbe certamenLe a disperdere le sue forze da quel la to per attaccarlo. • L'importanza piccola o limitala di alcune dì queste linee secondarie di difesa può divenire grandissima e vitale quando si possa giungere a collegarne alc_une fra di loro mediante altri parziali os tacol i namrali e mediante un limilatci svi luppo di opere fortificat.orie in guisa da costituirne una regione chiusa e co i contorni potentemente difesi. Se si consideri la giacitura del lago di Garda e del corso del Mincio superiore fino a Rivalta, costi.tuentì quasiuna rellal inea danord a sud, vedesi facilmente che le inondazioni progettate per la difesa di ~fantova sull'orlo occ identale del Serraglio nelle valli di :Buscoldo prolungherebbero quell a linea fino al Po pl'esso Borgoforte~, e costi.Luirebbei·o un potente sbarrarnen Lo della Yalle sinistra del Po da questo finme al Montebaldo, la cui ci~a più elevata è dentro il nostro confine. Se dal lato opposto si considera la li nea dell' Al pone dalle sue sorgenti nei Lessinì fino ad Albaredo sull'Adio-e rafforzato nella pianura da estesi so , ove 5o-iuno-e · <'.> sime paludi; indi il corso dell'Adige lìrw a Legnago, e l'impraticab ilità assoluta delle Valli Veronesi fin? a! Po Serravalle: si vede pure facilmentf come, chm.51 con forti consistenti i pochi e stretti interl'alli prati- · cap ili fra gli oslacoli suddelli, si possa costituire egualmente un altro potente sbarramento dal Po alla cresta dei monti tessini.

a


2·18

I CAMPI TTII!'.CE nATl

E se si considera infine con qnanta faci li tà possa

sbarrarsi la valle dell'Adige avanti Brentino congiungendo il monte ~Iaggiore del Baldo da un lato al Lago sopra Brenzone e dall'altro lato per mo nte delle Erbe a monte Corno alle contrapposte cime dei Lessini; pei monti di Creonio, Campana, e Corno d' Aquigl io , e quanta faci li tà offra questa cresta dei Lessini ad essere resa inaccessibile affatto fino alla sorgep.te dell'Alpone, si vede come i due sbarramenti sopradescri tti possano venire fra loro congiunti da una linea fortissima ed inespugnab ile, e come lo spaz io racchiuso fra queste tre linee ed i l Po costituisca una regione, vastissima bensì, ma facilmente difend ibile con forze limitate; regione che sarebbe un val idiss imo sbarramento della valle sinistra del Po, da questo fiume alle Alpi, tanto · contro_un allacco proveniente dall'est e dal nord, quanto contro un altro proven iente dall' ovest. E questa regione fortificata, appoggiandosi al cen tro della base primaria cli difesa fra il Po e l' Appen ni no, da Stradella al mare Adriatico, la quale base sbarra pure contrn qualunque attacco la riva desLra del Po (e potrebbe · pure venir guernita di qualche forte nei suoi salienti principali scoperti), il suo complesso colla base costituisce un validissimo sbarramento dell'intera valle de l Po dalla cresta dell'Appennino Toscano -Emiliano-Ro magno lo a quella dei momi Lessi 1.ii. Io mi li m.ito ad indicare qui so ltanto come una vasta ed importante appl icaz ione delle idee finora svolte la costituzione di questa estesissim~ regione fo rtificata che doHebbe a buon diritto prendere la denomi nazione cli Regione ::,del Quadrilatero, la quale meriterebbe a mio avviso uno stud io speciale colla ampiezza e collo sviluppo che le sono nècessariame nte dovuti. E solo aggiungerò che la spesa occonente ad attuare tale idea sta entrn limiti tanto modesti che assai più co-

E LE HEGIONI FOI\TJFlCATE

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stesa riuscirebbe per esempio la sistemazione definitiva e completa cli una sola delle due primarie piazze del QLiadrilatero : e r,he la forza dell' esereito sufficiente a tenerla difensivamente, finché si offra l'opportunità di sboccarne pel' vigorose ed offo usive opernzion i controffensive, supel'erebbe cli poco la metà del pl'esidio necessario a guern ire e tenere pure difensivamente il sistema delle quattro pinze isolale dell'auuale Quadrilatero. . La piazza di Mantova rilegata solid amente al Po, come si disse, e sopratutto poi se coperta a nord dei laghi da una sol id a cerchia di forti staccati, cos tituirebbe un ridono validissimo ed inespugnabile affatto per questa immensa reo·ione fortificata , rid otto situato alla sua con· o giun~ione col Po e colla base prirnarla dell'Emilia e Romagna . La facoltà di. sbarral'e tan to solidamente per l'intera sua larghezza dall'Appennino ai Lessini la valle del Po, teatro obbligato delle prime fnz ioni di guerra di tutte le invasioni che possono venire all'ltalia. dal conLinente, la somma potenza offensiva cli e la regione fo rtifi cata e chiusa del Quaclrilate.ro avrebbe con tro ogni esercito nemico, qualnnqne ne fosse la peovenie11za, dall'est, cioè, dal n0rcl, o dall'ovest; l'impaccio che in ogni eventualità arrecherebbe sempre all' invasore questa regione fortifica la per procedere oltre nell'attacco de!Ja base principale sul Po, sono vantnggi di tanta importanza militare e politica che potrebbero anche comprarsi al prezzo di unagravissima spesn nella costruzione di opere permanenti che assicurassero in modo assoluto tale regione. . E perchè invece tali van taggi possono ottenersi con una spesa. limitata e assui. minore di qu·e11a che fo finora presuntu pel' la sis temazione delle singole piazze del Quadrilatero, saf'ebbe a mio av-viso assai trisle con -


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siglio il non approfittarn e e proseO'uire invece nello idee assai più lim ilate che si ebbe r·; in proposito lìn; ad ora . Qu~lun.que sia I~ fiducia che isp irar possa ad nn g~ne1a.le rn.capo abile manovrier·c un sistema di quattro ~.raz~e fort~ srtt~a~e ~d una o due mnt'ce l'una dal1 altia , ed ·a1 vertici eh un quadri lalero ;,., <l'o~,., 1· 1 •0 . l"1 . . . . ~ ,, CO l Il 0 te vo ~ cl'. pos1z;on1 importanti, parini che assai oiù ne ùebb~ 1sp1rarc una vasta regione il eui con tor·no ~~ nella mas~~':1a parte i,na~cessi!Jilc e fort issi mo, e che pnò tene_i !SI colla meta circa d, forza ind ispensabile al orirno· l.asc!ando poi amp i sbocchi per le op1' razion i c~n lrof~ tc.nsive ~sterne quando dnlla base prim aria, cui e ind1ssolu bdrnente legato , giungono i ri nfo rzi necessa ri all'uopo. A pnr:i eventualitù favorevoli vi sarà sempre il' o-mtdagno.d1 salvare da lle incursion i nem iche una più v:sla estensione del proprio paese. Un al tro ese mpio di regione forti fica ta rinvenibi le nel nostro paese l'abbiamo nella piazza-posizione di ~-olo?·no , quale fu clesc riua in alcune recenti p11b blicaz10111 ~ qual~ sembra che abbia oggimai ollenuto J'appr.0.vaz~one cli massima delle nostre più alte capacità mil1tar1 , come il volo de l!"« eomm1ss1 · ·one . . otlenne o-ià o gene r?le d1 difesa del regno (Vedi pag. 20 della citala Rqlaz1one). Non ri~eterò qui la definizione del perimetro di questa v~Slu rrgione montu.oso. acldossa taalla cresta de/I' Appennino fr:i le ~orgentr del Leo e quelle del Santern o e protenclen~esr a caval_icre della pianura ove sorge Bologna ed il campo tr1nc1~ra10 che la riallacca al le alLul'e q\rnle ampia lesta di due valli imporlaotissime per le <]_uu lt sboccano due strade prima ri e rotabili e lu fol'rovra d i Pistoia. ' Solo giovam'i nolarq come alle delle due stra.de ro-

2:21 tabili e varchi dell'Appennino si slia ora lavora ndo per aggiungerne un terzo da Prato per Monlepiano a Castiglion de' Pepoli e pe l Sasso a Bologna, al quale mancano ora sollanto 30 chilometri circa da c0strnire e sislemare per cnra dell a prnvi ncia bol ognese. . L'asprezza dei versanti esterni (bene spesso impraticabili :iffatto) di questa regio ne e gl i accessi relativamente assai comodi dell'iuterno rendono assai facile il còmpito di fo rtifi ca re le loro creste e tenerla con sviluppo di forze assai limitn lo. A questa vasta regione fo rtifi cata sul versante setton tri ona le dell'Appennino Tosco- Romagnolo pub fare utilissimo complemento allra regione pur facilmente fo rtifica.bile e fo rtemente accentuala dalla naLnra sul versante meridional e. Dal monte dell'Gcccllieru poco lungi dal Col'no alle Scale ~0 staccasi dalla cres ta appenninicu verso su,1 un contrafforte elevato che si::cnde da rnonte Crocicehio ed ubba ssnndosi a monte Oppio e presso Pontepetri (ove passa la strada da S. .''\l arcello a Pontepe iriPracchia e Pistoia), risale tortuoso ai poggi di Cerugiio e di Castello Lra1:ciando un rien trante mollo ri sen tito a Pontepetri. Dal Poggio Castello il dello comrafforte attra versa il passo di Pruneta, e per Poggiobello, monte Siersnno, Femmina morla, monte della Suttola e Caslellina scende a Serrnvalle O\'e passa la strada e la ferrovia da Pistoia a Lucca e Pisa. A SerTa.vall e comincia la ca1.ena dei mon ti Albani, In quale girando in un vasto arco attorno il magnifico bacino di Pisto ia va a fi nire a monte Lupo e Signa sull'Arno, ove forma una strelta importantissima col sislema di colline de lla riva sinistra del fiume. Jn questo s·istema le posizion i gradatamen te elevantisi verso sud-est di .iiontelupo-Malmantilc, S. Romolo-~l.arE u: REGIONI FO HTIFIC ATE

I CAMPI 'l'rlINGEHATI

'.


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I CAMPI TRlNCEllA'I'l

ciola-Guerciola-Yi lla Di ni (fra la Pesa e la Greve) e quella di ~fonte J3uoni-I mprnoe La-Stracla-~Iugnana-.Cintojv, alta-Dudda-mo nte Dom in j (dalla Greve al le sorgenti dell 'Ema) e le success ive fin o a Petgine e Civitel!a, segnano pure u n altro g rand'arco, il quale copre il corso superiore · dell'Arno fi no oltre ad Arezzo e può fac ilmente allacciarsi, pel' S. Pancruzio-1\Ionisteroe Rapola.no, alle forti alture di .sin istra della val di Ch iana e all o sbarramento traversa],~ di Radicofani e monte J\ rn iata fino al mar Tirreno fra !'Ombrone e l'Albegnn. Questa estesa linea di difese natwali sol idamente assicurata pel su o estremo nord alla dorsale dell'Appennino si svo lge al s ud di quesLa in un grand'arco , c11e copre interamente dagl i attacch i dal m.are una gran parte della Toscana, formandone quas i 1a cittadella centrale d'Italia, e (q uel che pi'ù monta) apre contemporaneamente le più vit al i comu nicazion i con Roma per Arezzo e Fo ligno . Ques la ulteriore regiooe fo rtifìcala al sud dell' Appenn ino sarà, come diss i, u n util i.ss irno e necessario comp lemenlo della posizio ne fortificata di Bologna; e con essa anche del va.Ho o form idabile sbarramento della valle del Po da questo fiume ai Lessi ni, ass icurando in ogni even tualitù, e da qualunque parte provengano gli attacch i nem ici, contemporanei o no , le più .facili e sped ite comu nicazion i col resto della penisola, e la raccol ta di abbondantiss ime provvig ioni da tutte le prov incie -che ri mango no eia ta li li nee pro tette e difese contro le invasioni ne mi che. Io non. p rosegu irò più oltre ad accennare, anche solo di volo e per som.rni capi, come ho fotto finora, altre regioni del nostro paese che sono pure s uscettibili di ve nire for ti fica le soli damen te al loro contorno talt ico e per costitu irle quali ulteriori sban ame nti tra versali al prngresso del nemico nella eonquista

2z3 della penisola, e quali formidabili ridolli della difesa a protezione della capitale e delle provinci e più meridionali. Non sarà difficile a chi abbia tenuto dietro allo svolgersi progressivo di queste id ee lo scorgere c~me 1~ grandi act;identa li tà di terreno che riscontrans1. q~as1 dov unque nel nostro paese offrono campo e1>le~1ss1mo di nuove combinazion i di tal genel'e. Ed all'uopo le storie delle ,rue1Te comballute in ltalia all'epoca delle grand i imasion ì dei Ga lli, ·dei Cartaginesi, dei Vandali e dei Goti contro la repubblica e l'impero romano , e perfino i nomi di singo le local ità o di linee estese, forniranno lum i sufficienti e sicmi per riconoscerne l'importa nza difensiva nel concello di una llalia unila e forte che cornbaLla a difesa di ,quella uniLà ed indipenden7.a che fù il suo sogno per tanli secol i e che . ora ha potuto finalmente raggiungere. . Io preferisco invece di ritornal'e allo _svolg1rnenlo generale e tecn ico dell' assunto che mi sono proposLO per dimostrare.: . . .1° Che una reo-ione fort:fìcala bene sceltci nch1ede o per la propria difesa uno sviluppo d i forze e una spesa assai minore di quanto può richi edere lm sistema cl i piazze staccate o di grand i campi trincerali espos ti separatamente all'accerchiamento. 2° Che offre colla controffensiva risorse assai più vaste e form idab ili dì quelle c~,e possono offrire i detti sistemi <l i piazze a campi trine.ero.ti con un e.sercilo indipendente ed operante entro la regione da questi delimitala ed in vicinanza di esse. 3° Che la sir-urezza delle comunicazioni co ll' interno del paese è vantaggio tale da co.rnpen~are amplissimamente anche un relat ivo magg10rc sviluppo d1 fo rze che eventualmente ed in date eccezionali circostanze potesse divenire indispensabile. E LE REGIONI FOI\TIFJC.\'l'E

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I CAMt'I TRINCERATI

E LE nEGIONl FOHTlFICATE

4° Che tale aumento eventuale di forze viene assai meglio assicurato da11a regione fortificata che non dal sistema di piazze o campi isolati. Riguardo al primo punto occorre considerare che al giorno d'oggi non è possibile creare una piazza capace di un'efficace resistenza e di ricoverare momentaneameme almeno un "15000 uomini con una spesa mmore d1 12 a 15 milioni di li ee. Ed un campo trincerato capace cli raccogliere almeno un corpo d'esercito di 40 a 4o mila uomini non può essere cre~lo con u,ia spesa minore cli 30 milioni. Perchè le piazze isolate possano uti lmente servire all'appoggio di un forte ese rcito operante entro il circuito o pe_ei~etro da loro formato, è indispensabile cJ1e non d1st11~0 fra loro più di 20 chilometri da pernnet_ro a_ peri~etro; e_ che siano in numero di cinque ? sei ~ffrne di delinrnare una estensione o regione rnsufficieme allo spiegamento dell'esercito operante. ,Così pme !'_intervallo fra i campi trincerati da perime~ro a perrmNro non de v'essere maggiore di due marce, ossia di 40 chi lometri .xìl'incirca, affinchè Io esercito operante possa rapidamente appoggiarsi all'uno ~cl all'a ltro secondo le occorrenze, ed obbligare 11 nemico ad allontanarsene colla minaccia di addossarlo ad uno di questi. E perchè le operazion i riescano facili e dec isive in ogni senso, la migliore combinazione si è di avere un sistema di tre campi trin cerati costituenti un vasto triangolo strategico, il cui possesso rimanga costantemente all'esercito difensore. Il presidio indispensabile strettamente alla difesa passiva cli ogni singola piazza (e che in ogni eventualità anche di combinai.i movimenti deve rimanere immob ilizzato) non può valutarsi a meno di 6000 uomini di tutte le armi.

Il presidio di un campo trincerato nelle sopradelle condizioni non può egua lmen te va lutarsi a meno di .45,000 uomini di tutte le armi. :Òato pertanto che si voglia costituire un sistema di sei piazze isolate occorreranno da i~ a 90 milioni di spesa, e 36 mila uomini di presidio fisso. E per un sistema di tre campi trincera ti occorreranno circa 90 milion i di spesa, e 45 mila uomini cli presidio fisso . E valùlando i tre corpi d'esercito (sei divisioni) o 90 mila uomini l'armata operante nell'interno, la forza totale ascenderà nel primo caso a 126 od a 135 mila uomini di tulle le armi . Il perimeLro esterno occupato dalle sei piazze isolate sarit, secondo quan to si è detto (e valutando a 6 chilom etri il diarnel.rb medio del perimetro di ci:J.scuno), di 136 chilometri all'incirca. Ed il perim etro esterno delimitalo dai tre campi trincerati, coll' aggi un1a della larghezza di 1 O c.hilometri per ciascuno per l'area da loro ·effettivamente occupat<1, scenderà pure a 150 chilometri circa. Nel primo caso avremo pertanto 0,933 uomini per ogni metro corrente di contorno o perimetro difeso: e nel secondo caso ne avrerno 0,90 . Combinando in vece i due sistem i (come era il Quadrilatero austriaco coi tre campi trincerati di Verona, Mantova e Pesch iera, e la piazza di Legnago) possiamo scegliere la comb inazione più semplice cli due campi. trincerati, e due piazze isolate con una spesa di 90 mil ioni, un pres idio fisso di 42 mi la uomini, un complesso totale cl i forze di ,132 mila uomini ed un perimetrn esterno di ,t 52 chilometl'i, portando cioè a 30 chilometri 1'intenallo fra i campi teir~cerati e le piazze adiacenti. In questo caso abbiamo per ogni metro corrente

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E LE l\EGIONI l•'OllT! FlCATE

I CAMPI T l\J NCERATl

. . .. 132 = a 0,868 - e L. 47.3, 68 d1 perimetro uomrn1 152 di spesn. Nel caso in vece di unn vasta l'egione fortificata qu~ndo sia bene scelta, vale a dire delimitala per ogni lato da potenti ostacol i naturali come ca tene o giogaje mo ntuose, fiumi larghi e profondi, lagh i, paludi, inondazioni artificinli ecc., ecc., non puossi ragionevolm en te calcolare a meno di quattro ch ilom etri in media la distanza a cui dovranno venire costruiti i forti isolati che debbono servire ad intercellare al nemico l'ingresso nell a regione: e tenendo conio che la maggior parte di questi forti sarà elevn ta sovra culmini di montagne o dietro fiumi, od in località ristreLle fra questi e Jnghi () paludi 04 altri ostacoli che ne im pediscano l'attacco regolare avvolgente, la spesa medi a per ocrnuno di . o . essi non potrà val ut arsi ad una somma maggiore di circa 400,000 lire, la quale prossimamente corrisponde a L. ,; 00 per ogni metro lineare del perimetro esterno della regione e del la distanza media cli 4 chilometri a cui veneb bero simati. No tisi in fatti che su i culmini elevati e possibilmente scoscesi in gran parte che dovranno scegli ers i all'uopo, come se ne trovano tanti nel le nos tre giogaie montuose, baste rebbe ro piccoli fo rti ni capaci al più di 3 o 4 pezzi d\utiglieria per precludere ogni accesso sugli scarsi e disastrosi sentieri da loro g uard ati , e la spesa di queRti sarebbe certamente al disotto della metà di quella sopra indicata. Volendo pertanto valutare ampiamente anche a 200 chilometri il perimetro del la regione fortificata da sostituire al sistema ip_otetico delle sei piazze isolate, o ·dei tre campi trin cerati, o de lla co mbinazione fatta di due del!~ prime e due dei second i, occorrerebbero soltanto al più 50 forti con una spesa di 20 milioni

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per guernire a suITicienza il vasto perimetro della regione. E-volendo anche ·calcola re a 500 uomin i il p residio medio di questi fort i (per molti dei quali potranno probabilmente basuue 150 a 200) e le riserve e posti di osservazi,rne siLuati nei loro intervn ll i, saranno tutto al più 2o,OOO uom ini di Lutte le armi che occorreranno alla pura difesa passiva sul contorn o fortificato della regione: al la qunle forza aggiungendo i 90 mila uomi ni dell' esercito operante nell'interno, si arri verà alla cifra cli 115,000 uomini oss ia a 0,,5 uomin i per metro corrente di per im etro. Nell a spesa però è indispensabile cli includere anche quella di un campo Lrinccralo in terno costrutto laddove la regione fortiiieala si eongiunge ad una ba se primaria di. osservazi one con sicure comun icazioni all'interno del paese; di guisa che la spesa totale ammonterebbe al massirno a 50 milioni di lire, ossia a L. 250 per metro corrente di perimetro. Egl i è pertanto evidente che anch e su pposto il perimetro della regione fortificata più es teso di quello costituito dalle piaize o dai campi trincerati, la spesa necessaria a fortific arlu e la fo rza occorrente a tenerla vittoriosamen te coniro eserciti superiori son o assai minori di qu elle occorrenti agli nitri due sistem i. Le ragio ni di questo folto sono molteplici. Le piazze isolale ed i camp i trincerati accerchiabili richieggono doppie o tri pl ici linee di di fosa (1 ) pe1.· 1

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(t) Se un:i piai :a ab bi a un diametro di 6 ch ilometri, il contorno delle sue opere avanzate ne misurerà ,18; quello delle sue difese esterne ascenderà per lo. meno a 42, chilometri cd a 9 circa la sua cinta continua; ed il complesso delle t re linee fortificate misurerà 39 chilorriet_ri. Sei piazze c!i ta t genere avranno pertanto uno sviluppo fort ificato di 134 chilometri. T:Jn campo trincerato di t ipo normale e di medie dimensioni con un diametro di 4O chilomet ri avrà un perimetro di 30


228 I CAMPI TIIINCERATI la loro pro-Lezione, e ciò accresce in proporzione non tanto la spesa quanto il presidio occorrente a guernirle. E difatti un esercito mo lto superiore in forze al difensore entrando libero.mente fra gli intervalli dell e piazze o campi può investire un gruppo di due piaize od un campo trincerato soltanto, e coprirsi da lle operazioni controffensive dell'esercito mobile in modo tale da potere spingere avanti al sicuro le operazioni regolari dell'assedio ed impadronirsene in· un tempo pii'.t o meno lungo; il che obbliga il difensore a costituire le opere delle piazze o del campo trincerato ed a mantenervi fisso il presi.dio in modo che possano resistere ad un assedio rego lare quanto più a lungo sia possibile. Nell' attacco invece d i una regione fortificata non è possibile all'assalitore di passJre liberarnenle in mezzo a due forti, vicini senza prim a impadronirsi - di uno o due di essi; e non può aHnccarli che sui front i ri,,olti all'esterno senza poterli avvi luppare col suo fuoco. Ed infalli se anche una porzione del suo ese rcito riuscisse. momentaneamente a forzare un passaggio frc• due forti non potrebbe però mantenere libere le sue cornun ieazioni colla porzione rim asta all'eslt' rno .so tto il fuoco incl'Ociato dei forti stessi; nè potcebbero passare le sue arliglierie, colonne di munizioni e carreggi d'ogni natura fìnchè quel fuoco non fosse staio ridotto al silenzio. per le sue opere di F linea, un altro di 27 per quello di 2', un terzo di 2i circa per la sua cinta contiriua, e così in totale uno svi luppo fort ilìcato di 80 chi lometri: e tre cli questi campi esigeranno uno s1•iluppo complessivo fortificato di 243 chilc,mdri. La distanza delle opere sovra questo sviluppo saril certamente minore di quello dei forti nella regione fortificata: quindi !a spesa di qursta risulter1t indubbiamente minorcJ anche a parità cli s1•ilupµo · fortificato. E tanto più lo sarà colla sviluppo esterno di ,oo chilometri, o con altro minore corrispondente al perimdro della regione occupata dalle sei piazze o dai tre campi trincerati.

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E LE HECION1 FOR'flFlCHE 2:29 E nel tempo a ciò necessario l'esercito difen~ivo operan te nell'interno della regione piomberebbe con tulle le sue forze e specialmente con artigliel'ia superiore sulla porzione giù passa ta, e foc ilmente la sconfigge-: rebbe e forzerebbe a ritirarsi di nuovo con gravissime perdite. Molto meno potrebbero poi le truppe passate ava·nzarsi nell'interno all'incontro dell'esercito operante meglio forni.Lo di esse cli ogni mezzo di èombattimento . A1Jorchè i forti staccati siano solidamente costrutti ed armati con poche ma potenti artiglierie e ben riparate quanto è possibile dalle offese e-sterne, il còm pito loro si riduce a. res istere agli attacchi di viva forza e ad intercettore il passo da lontano alle truppe ed ar~iglierie nemiche .tìnchè giunga a loro sostegno l'esercito operante; cd a tafe scopo non esigono molta guarnigione, rna solo ii servizio assicurato dei loro pezzi e la guardia degli accessi che a<l essi co nducono. Qµeste proprietà costituiscono un vantaggio capitale a fo.vore della regione fo rtificata , vantaggio che si riassume per un lato nella piena libertà dei movim en ti dell' es-e r·cito difensore operante nell'interno della regione, e per l'altro nella quasi impossibilità per l'aggressore cli penetrare nell'int~rno in condizioni tali da poter lottare vantaggiosamente con quello, ed in vestire dn ogni lato i forti del perim etro. E se questi volesse ciò non ostante tentare la prova, andrebbe incontro ad una sicura sconfina. E quando infine l' esercite aggressore si risolvesse ad allaccare contemporaneamente con proced-imento regola.re dall'esterno tre o più fof'ti del perimetro per ridurre al silenz io le artiglierie e poter poi forzarne liberamente il passaggio, l'esercito difensore polrebbe sempi·e situat·si vantaggiosJmeote cl i fronte ad esso,, dietro la linea dei propri forti, ed offorzarc le difese di questi èo n.trnpponendo nuove batterie a quelle erette


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I CAMPI TRINCERATI

dall'avversario in modo da prolun ()'arne la difesa assai pi_ù cli q ~a_nto P?~sa accadere nell~ piazze o nei cnmpi lrrncernu rnvest1L1 fino dal principio dell'assedio eri.dolli unicamente alie proprie risorse. 11 che prova se mpre più il no stro asserto che non occorre l'inforznrc il presidio dei forti oltre quanto è necessar·io ad assicurare il servi7.io delle loro articrlierie e la resistenza agli aLtar.chi cli viva forza od alle so7-prese dura nte il breve tempo che può occorrere all'esercito ope1·nr1le per giungere al soccorso. Riguaròo al '2° punto, gli intervalli di4 chilometri circa da fort_o a forte permettono all'esercito operante d1foni-Ore d1 sboccare efficacemente sotto la protezione di tre o più forti, e sovra una distesa cli molti cliilometri avendo le spalle interam ente sicure, sia che operi di . rellarn ente dall ' inLerno all' esterno, sia ehe una. volta· sbo~cato op_eri in _sens? parallelo al perimetro dei propri fo rti onde investire d1 uanco le linee e posizioni nemiche. Queste operazioni ri escono evidentemente assu i oiù faci li cd efficaci di quelle che dovrebbe tenturc in r:1sa campagna quando volesse utlaccare il nemico solidamente afforzatosi nell'interno del perime tro per liberare lo piazze cd il campo lrincerulo da lui inves tito da o?n i purte e di cui procedesse alla defin itiva cspugnnz1one regolare. · ~iguard~ al_ 3°_punto ed al 4° mi occorre in prima di sp iegarne 1.I s1gn1ficato, ohe potrcbl>e compari re a taluno meno consor~o colrc premesse alle. quali quei punti succe?on~. Un sistema di piazze isolate, od un o di campi t1·rncerati, come pure un o misto delle une e degli altri, potrà talvolta ven ir IDsciato o.bbanclonalo a sè stesso per poco tempo, e mantenuto soltanto coi presid1 rinforzati delle sue ,·arie posizioni fortificate mentre l'eserci to attiro manovrerà tutto riunito a no~ mol la

E LE HEGIO~l FOllTIFICA'fE

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distanzu da esso, purchè però non si esponga mai a venire tagliato fuori. Durante la temporanea assen7.a di questo esercito di operazi one, l'aggl'essore potrà penetrul'e liberamente nell'interno del sistema e porre l'egolare assedio a quelle posizioni che stimerà più conven iente cli ridurre per le prime in suo potere. Appena l'esercito nLLivo del difensore sia libero, potrà rierHrare egli pure nell' interno medinntc l'appoggi o delle piazze o cnmpi non investiti, e si tl'Overà allora in condizioni consimili a quelle in cu i sarebbesi trovato se respinto dapprima da violen ti e superiori attacchi dell'avversario; e la prevalenza appa rterrà (come seinpI'e) a quella parie che potrà concentrare più rapidam ente sovra il punto decisiro for7.e superiori. Ma nel caso cli una regione fortificata, l'esercito mobi le dell o diiesn non .potrà mo i abbandonare interamente a sè stesso, anche per pochi giorni, il perimetro della regione col pericolo che qualche forte venga ridouo al silenzio ed il perimetro venga forzato in qualche suo pu nto: percbè al lora il nemico potrebbe pen etrare compnllo ncll' interno con forze superiori e prendere di rovescio una gran parte dei forti e presidì del perimetro. Non sarà perciò mai cosa prudente il distoccare altrove anche per pochi giorni tutto l'esercito operante nell'interno della rrgione. oncln rinforzare opera7.ioni controffensive in altre regioni; e converrà tenervi sempre una forza tale che possa contl'Obilanciarc nelle parli minacciate od esposte del perimelro le fol'ze nemiche. Potrà darsi perciò il caso che la regione fortificata esiga un esercito intern o, mentre in eguale cnso il sistema cli piazze o cli campi trincerati potrebbe per pochi giorni lasciarlo disponibile per altre opernzioni esterne.


23] I CAMP( Tll.!NCEI\AT! Ma la permanenza dell'eserci(o intèrno obhlio-herà sempre l'avversario a tenervi di fronte forze ril:vanti onde parare alle eventualità di sbocch i offensivi e rendere d'altreltanto meno numerose e poLenti le f;rze nemiche le quali operar potrebbero contro la ipotetica operazione all'infuori del perimetro fortificalo jn altro seacchiere. E la sicurezza e relati va faci ljtà delle comuni::azioni. colle · basi primnrie sarà pel nemico una cont111ua 1mnaccia che vincolerà le sue operazioni in modo da non permetter.gli ene altrn lontane e da obbligarlo ~ consumarsi nell'attacco della regione fortificata prima che possa proeeder oltre nella invasione del paese. L~ vastità del territorio racchiuso entro il perimetro fortificato prrmetterà d'altra parte cli tenere interamente occulto al nemico ogni movimento interno. ed ogni arrivo di rinforzi; ciò c:he non potrebbe ottcn~rsi nei sistemi di p1aZ?.e isolate o di campi trincerati, entr? a.l cui perimetro pub l'invasore spingere ricogn1z1on1, o procurarsi talvolta mezzi di raccoO'li ere 0 notizie. E. q'Ues!a contin_ua incertezza in cu i dovrà rimanere l'invasore sarò un al!ro grav i,ssir'no inciampo alla libertà delle sue operazioni, ed un vantaggio rilevante alla difesa. ~n 'ultima grave considerazione mili!a in favore della regione fortificat~ in confronto cog 1i altri sistem i nel caso che le sorn volgano contrarie alla difesa. Quando l'aggressore pervenga n.d introdursi nell'interno deHo scacchiere e ad investire separatamente una o più piazze od uno dei campi, coprendosi solidamente contro le operazioni controffensive dell'eserci!o. mobile, le guarnigioni di quelle piazze forti sono desti.nate a cadere, almeno per fame, nelle mani del nemwo dopo una clifes1 più o meno prolungata ed

E LE HEGIONI FÒR'flFICATE

accanita, se le sorli della guerra non vengano cam. biate in. tempo utile. Così accadde a Peschiera nel 18\.8, e c.osì pure le sarebbe .)ccadulo nel 4859 se non sopravveniva la pace di VillafrancA. Le guarnigioni cli quei punti fortificati sono sempre cli qualche importanza, e la loro caduta nelle mani del nemico non può a meno di produrre un vuoto deplorabile nelle file dei difenso?·i ed un effe.tto morale dannosissimo nel paese intero. Quando invece l'aggressore riesce a forzare l'ingresso _nella regione fortificata, ed obblighi l'esercì to operante a riliri.lrsi e coprire il grande ridotto o campo trincerato alla base della regione, egli potrtt bensì cingere d'assed io diversi forti del perimetro ed impadronirsene dopo una resistenza tnnto più lunga quanto più è focile l'approvvigionamento diuturno delle loro piccolissime guarnigioni. Ma la prigionia di queste e l'inutilizzazione tempo ranea di quelle degli altri numerosi forti che rimangono lonttini al grosso delle operazioni non potrà produrre un vuoto sensibile nelle file dei difensori nè uno scoramento esiziale nel paf)se. Perduta una pnrte cle!le posizioni fortificale del sistema, o caduto Ltu piccolo num ero di forti perimetrali della reo·ione (chè non vi sa rebbe per l'invasore prezzo dell'ope~aadattaccarne un numero superiore al bisogno del suo libero passaggio), le sorti della difesa dipenclel'Hnno dalla forza nnturale od artificiale ddla posizione trincerata sull a qual~ si sarà ripiegato l' esen:ito operante e dalle ulteriori ri sorse del paese. Se i l sistema si allaccerà solidamente con uno dei suoi vertici ad una base primaria pure solidamente tenuta (corne deve necessariamente allaccia~visi la re~ gione nel suo ridotto), l'esercito operante difensore s1


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troverà prossimam.ente in identiche condizioni per le sue operazioni dirette colla base e cont1·0 il nemico in ambedue i sistem i finora considerati. Ma la maggior estensione di perimetro fo rtificato della regione, ed il gran numero dei suoi forti im mun i temporariamente dalle offese nemiche permetteranno una latitudine assai maggiore alle operazioni sul ·fianco ed alle spalle dell'esercito invasore, di quello che potrebbe certamente ottenersi dalle pos izioni fortificate del sistema di piazie o campi non ancora in vestile da questo esercito. E la magg[or libertà nelle operazioni con sicuri appoggi farà crescere in fo.vorn della regione fortificata le probabilità di un es ito fortunato della controffensiva. Riassumendo pertan to le cose di scorse in questa discussione comparativa: una regione fort ificata le cui linee esterne di difesa ed il perimetro siano costi tuite da potenti ostacoli na tural i, e timi.o più poi quando questi presentino lu nghi I.ratt i veramente inaccessibili per se stessi ad attacch i poderosi, presenta vantaggi considerevoliss imi sovra qualunque altrn sistema di piazze isolale o cli campi trincerati .situati a distanza oltre il tiro normale delle artiglierie, qua lunque sia cFa ltronde il m~clo con cui questè posizioni fo rtificate vengano combinate fra loro , e la faci lità che per la loro speciale costituzione offrano agli attacchi controffensivi. La continuità dell'azione delle artiglierie della difesa sovra tutto il perimetro della regione esposta agli attacchi è la causa principale dei detti vantaggi, in quanto che vieta al nemico di penetrare entro la regione in condizion i tali da poter subilo aiTrontare l'esercito mobile operan te nell'interno; e la maggior estensione delle linee costituenti il peri metro fornisce il modo cli ese-

23~ guire sbocchi totalmente improvvisi con forze rilevanti (perchè i preparativi ne rimangono più {acilmentc occulti} sui -fiunehi e le spalle dell'aggressore. D'altra pane la necessità di tern~re costantemente un esercito mobile nella regione non reca danno alle operazioni combinate negli scacchieri strategici vicini perchè obb liga pure l'aggressore a tenere sempre forte mente guardati gli sbocch i della regione, ed indebolisce d'altrettanto le sue operazion i in quegli scacch i-eri . Di guisa che la sciénza moderna de lle fortificazioni parmi che debba avere ora piucchè mai nel passJLO pe r suo scopo principali ss imo l'esJme e lo studio ac cura 10 della conl'ormazrone geografica e topografica del paese per stab ili re con successione contùwa le opere· della difesa sulle grandi linee na tural i difensive il cu i complesso e le cui combinazion i sel'vano a delim itare vaste regioni difensive solida rnente congiun te alle basi primarie; dalle quo.l i sia dato for loro giungere i rinforzi ed approvvigionamenti d'ogn i natura che possano occonere a ·secondJ degli evenLi della- guerra. Dove la linea naturale è ina ccessib ile non occorrono· evidentemente difese artificiali e si risparmiano spese e soldati . . Qoeste conclusion i a cui ci ha condolli necessariamente il modo at.tuale di fae la guerra con masse considerevolissime, non cosLituisce certamente un nuovo trovato della scienza militare, ed anzi non è in sostanza che il puro e sempli ce ritorno alle idee primitive ed . elementari della fortificazione quale fu intesa dai primi opoli che vennero in guerra fra loro e che trovaronsi costretti a respingere invasioni, l'utilizzazione cioè degli osta coli naturali a vantaggio della difesa . E se le storie antiche e moderne non bastassero, come bastano certamente, a convin cere della convenienza attuale di riconclurre l'arte fortificator ia ai suoi E LE 11 EGJONI JIOHTJF'ICATE

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primi principi nella difesa dei grandi Sta Li , e nella protezione di vasti territori, l'esemp io tuttora pil lpitan te della guerra civi le in Ispagna dove_poche accoz;zaglie di intrepidi entusiasti montanari sono riuscite .a mantenersi per oltre tre anni e vi si mantengono tullora, nelle alpestri regioni della Navarra, Biscoglia e Guip uzcoa, a raccogliervi più armate sempre rìna.scenti e ad infl igge re di trallo in trotto gravi disfatte ad eserc iti più numerosi assa i dei loro, più disciplinati e rotti all a guerra, dovrebbe convincere appieno sulla utilità di appoggiars i principalmente al le difese naturali ogn i più renace parteggiotore dei sistem i cli piccoli-~ piazze isolale o di campi trincerati pure isolati e comunque combinati frn loro. La crescente potenza delle armi da fuoco non ha cambiato per null a essenzialmente le cond izion i reciproche dell'attacco e della difesa delle posizioni o siti fort ificati; e la prevalenza spelta ora come per lo passato a quella parte che può sviluppare con fuoco avvolgente una poLeuza maggiore nei mezzi d'offesa . Solo la consistenza delle opere difensive deve ora ;presen tare una maggiore resistenza passiva contro i più potenti mezzi di distruzione, ed occorrono più .numerosi ricoveri d'ogni natura e defìlamenti efficaci dei tiri più eu rvi . E ciò è un motivo sempre più impellente di chiamat;e in aiuto della difesa Je opere colossali della natura, contro le quali ogni nnovo mezzo di distru. zione rimarrà sempre impo tente ed inefficace e di evitare il fuoco avvolgente median te lunghi svi luppi reuilinei di opere vicine. Le nuove fo rtificazioni di Parigi altro non sono in sostanza clic tre limitale regioni fortifìcate :.ii lembi più do ll'artc che dalla natura (l a quale non· è ivi troppo vivomente accentuala), ed allacciate sol idamente ,ille

237 opere già esistenti attorno a quella Yasla capitule che ne diviene il ricloLlo quas i inaccessibile. Le celebri linee di Torres Ved ras al tro· non furo no che una reo0 ·ionc fortificata acldossuta al mare ed . all a foce del Tago , busi cli opernzione dell'esercito mglese nella penisola iberica. Ed un esemp io con temporaneo di quunto potente aiuto po.ssano anecare in guerra gli ostacol( naturali ab ilmente usufruttati, lo abbiamo nelle fort issime po5izioni orccupata d,Ji Russi dopo la presa cli Sebasto-poli sul versante clesLro del!a Cernaia e di quel la di Baia; 'le quali posizioni costituivano uri insuperabile sbarram en to 1rnturale {a cui l'arte presso che nulla dovette aggiungere, per togliere agli alleati ogn.i velleità di attaccarlo) ed alt.o a confìnarl i nella ristrett~ punta di territo ri o ove dopo quasi tre anni <li lotta sanguinosa e sagi'ifici enormi erà no soltanto riusciti a rounLenersi stabilmente. L~ posizioni di Madrnnzie sarebbero anche adesso insuperabili come alloro , mentre le contrapposte posizioni dcali allenti sulla sinistra della Cerna ia dominare altamen~ a troppo breve portata delJ(~ nuoye artiglierie sarebbern intenibi li affauo, e Jascierebbero aperti ai difensori delle pri me ampi sbocchi per la controffensiva di cui ma1i"cavuno nel '1855, e r,110 furono causa ' . principale delle gravi perdite subile nella billlogha del 46 agosto. . . . La potenza oecresc iuta delle moderne arllgher1e non solo aumenta pertanto la resistenza passiva dei forti ostacoli naturali, ma ne aumenta ancoro. l'azione attiva, tenendo il nemico a maggiore distanza<lagli sbocchi che naturalmente presentano , o da quelli elle si pos-· sono eventualmenLe prncurare. E LE RE1}10N l FORTIFICA.TE

I CAMPI TRINCERATI

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ANTONIO ARALDI

Jllaggior geneMle.


CONFERENZE MLT.lTA lU -- SGUAR DO :..:CC.

CONFERENZE :MILITARI ,(PUBBLICATE PER ORDINE

or s .

F. . lL MINISTRO DELLA GU P.RR A)

SGUARDO POLITICO-MILITARE ALJ.&

ULTIME CAMPAGNE ·(Lettu ra fatta nel febb l'aio 1875 dinanzi agli ufllciali del presidio d i 'l'orino)

Noi siamo stati soUeciti a o·arrc l)artilo deHo ulutatc condizioni deU'Euro1Ja ctl abJ1iamo fatto cgrc-giàHìC.nte; ma ora é tucs1ièri non adJormcn. tarsi sui fà\'òri di una f.>rlUna che potre bbe di ,·cntare cosi J)iuicòlosa c<1me è stàta propi!.ia.

~hr.sv.1..1.1. -

Gli <n,·t.·cuimcnti dd 1$10 .

La stori.a c'i nsegna come le nazioni giungano pres to o tardi a quel l' epoca forLunaLa della loro esistenza in cui, lo svi luppo delle forze essendo ul .massimo loro grado è som mo il loro valore politico-militare, esercitano una riconosciuta influenza su i destin i degli altri popoli. A questa etù, produurice di gloriosi avvenimenti e feconda di civi lt e marziali virtù, 1.11Tivano le genti o mediante l'opera costante ed iodef'essa di un sapienle ed onesto reggim en to stala le, oppure trascinati dalla potenza del genio che colla irresistib ilità del proprio impulso basta da sola a creare una fittizia vitalità più o meno pro lungata. la storia contemporanea e special mente quella del l'ultimo decennio ci porgono l' esempio di una grande nazione che dopo un lungo e laborioso studio di pre-

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parazione, esce d'un trauo dallo stato cli raccoglimento in cui si era volontariamenLe racchiusa e fa pom pa di tale virile energia da rendere l' intera Europa attonita davanti alle sue vittorie. L'egemonia che la Prussia seppt! guadagnarsi in German ia oon è topera cl i un uomo solo, dotato da natura di mente .straordinaria; i suoi allori guerreschi non furono raccolti da una strnpotente individualità militare, ma furono piuttosto il prodotto di un gran numero cl i fattori, le cui ·origini ci porterebbero ai tempi del gran de Federico . . Ne consegue che l' importanza della •Germania in Europa non può essere passeggera, avendo ca use efficienti profonde e se non indis trutli bili, durevoli e salde . Ecco il vantaggio delle situazion i fondate sul dil'itLo, ma sostenute dalla forza. Perocchè, qualunqu e sia l'op inione di coloro che vorrebbero un mondo puramente retto dalle leggi dell'eti ca e spaziano nei campi del sentimenLalismo, i fatti hann o sempre dimostrato, in allora soltanto un popolo essere al sicuro dell'altrui prepotenza, quando abbia sufficiente forza per fars i temere . Questa forza può essere intrinseca od estrinsecn, reale o morale. lnlrinseca e reale quando ha origine e sviluppo nelle forze viLali del paese, estl'inseca o morale quando si fonda su alleanze duraluee anteccdenlP,rnente co ni.ratte. L'appoggio rnorale cli un popolo può per altro mancare da un'ora all'altra; mutano co me il vento le diplomati che situazioni nel vasto pelago clPgli umuni rao·O'iri· è molto più sic urn esser forli, che non dalla Ob ' . altrui forza protetti. Studiure il gioco di un abile scher mitore menlre ·egli si prova con alLri è ottimo consiglio. Non credo adunque inutile fatica quella di in vestigare e.on quali


2i.0

SG UARDO POLITICO-MILITARE ALLE ULTIME CAMPAGNE

COiWERENZE MltlTAJU

mezzi e pe.r quali strade si arrivi ai successi, sieno des~i d'ordine po litico o militare e quali sieno le regole per trarl'e da questi il più:Sicuro profillo. All'aprirsi delle due ultim e campagne la Pru ssia seppe crearsi una si tuazione politica fe licissima. Come preparazione poli tica alla campagna del 1866 notiamo che, coll'abile contegno t.enuto nel 4854- seppe gua dagnarsi la neutralità della Russia, e non meno previdente fu la co ndott aclel gabinello prussiano quando scoppiava la rivoluzione polacca nel 1863. Colle buone relazion i diplomatiche, facendosi forte di una specie di appoggio conce::;so nel 59 e lasciando i~travedere abi lmente che non teneva punto a1Ie provmce renane, si callivò il favore de!la Francia. Mediante l'alleanza coll'Italia, non solo divise ma diresse in opposte direzioni le forz e avversa ri e.' · In focc ia ai pt·opri connazionali si atteo·rriò a difesa 00 d_el ?ran n~me german ico che non voleva subire press1on1 st1·an1ere, e marciò decisa e fidente allo scopo prefisso, accampando il diritto e brandendo l'iniziativa. L'Ital ia le se rvì d'esempio e l'add iLò ai propri figli nel menlre le stendeva amichevolmente la mano . . L':~ ustria dovcue subire la gueua e fu proclamata in Europa la provoca trice. La Sasson ia era necessaria come base di operazione; non ~otendolH avere alleata, si seppe lanciarla nel campo nemico per occuparla militarmente. Ecco, in breviss imi l,ralti, un riassun to dell a 0n-rancle pr~parazione polilica alla cam pagna del 66, oella quale noi pure ebb1mo la nostra parte di abilità . : ì,~I ,f ~70 la Francia col suo contegno rese più facile il comp ito del g,·ande stat ista tedesco, peroech é le vittori e prussiane del 1866 erano sia te considerate a Parigi come sconfitte francesi . Si volle assolutamente vedere una rivale nella fortunata vicina. 1

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2i.•I

Il famoso grido: à Berlin, del popolo parigino, non è altro che l'espressione sintetica dell'opinione pubblica francese che non voleva ammettere superiorità a nessun patto e da Thiers aveva imparato che la grandezza della Francia risiedeva nell~ debolezza delle potenze vicine. Colui che per Lanti anni aveva saputo moderare non solo, ma indirizzare i tumultuosi fermenti di quella grande e sventurata nazione, fu impotente in quei giorni a reggerne i destini. Stanco, indebolito dagli anni, da morbo letale e dalle faticose cure dello Stato, temette di essere rovesciato resistendo al turbine e si piegò all'imperversare della procella; egli sperava di polerla dirigere contro di chi il suo popolo chiamava col nome, già tanto temuto, cli nemico della Francia; illuso da' suoi sulla verità e resistenza delle proprie forze, non potè misurare la profondità dell'abìsso in cui la sua politica J!avrebbe trascinato. Di tal maniera, quel monarca al quale gli Italiani erigono a Milan o un monumento, come a strenuo propugnatore dell'italica nazionalità, dovelle opporsi alla unificazione german ica perché il suo popolo, malato di febbrile alluc inazione, vedeva un pericolo nelhtttuazione di quel trndizionale concetto. l\è meno condannata nella storia san\ la spedizione franc ese che tragi ca mente si era compiuta a ~Ientana e che aveva tolto a quel popolo l'am icizia e l'appoggio di un a nazione che gli era legata per vincoli di razza e di riconoscenza. A nulla valse la parola di chi, incari cato di osservare i progressi mi litari da Berlino, ne dimostrava con rara acutezza il regolare e sav io andamento . Anulla le convin centi frasi di colui che seppe con sperimentata perizia scop rire i difetti del nazionale esercito. ANNO xxi, VoL. 1. ~6


242 CONFERENZE niILlTA!lI Sola, infaluata delle antiche vittorie, inconscia della propria debolezza di fronte alla terribile nemica, ed impreparata, la Francia si lanciò nell'ullima campagna afferrando un futile pretesto e sperando di offuscarlo c(il bagliore delle v.ittorie. Riassunsi in poche righe quanto mi sembrò esservi di più rilevante nella preparazione politi ca delle ultime campagne. Tralascio di parlare della nota abilità dell'attuale gran cancelliere germanico nel maneggio delle diplomatiche combinazioni, ~passo alle osservazioni d'ordine mi litare. Per tenere maggiore ordinatezza nel progredire, dirò prima della campagna del ·1866; ne dedurrò quegli ammaestramenti che mi sembreranno utili per noi ·e passerò in seguito a quella del 11870-7·1. Rapido e superficiale sarà il mio sguardo, come lo consentono il genere del mio lavoro e- più ancora la pochezza della mia dottdna.

1806.

A mio credere, il più importante vanta'ggio che la :Prussia aveva sull'Austria all'epoca della campagna del 1866 era quello del suo organamento militare . Questo sistema, che quasi tutte le potenze hanno ora adottato, era già stabilmente regolato in Prussia da molti anni e funzionava ancor megli o, dopo le riforme portatevi . negli anni 1860 e 6·1 . . Le idee di eguaglianza civil e che, dove più, dove meno, si fecero strada nelle masse dopo la rivoluzione francese, penetrarono anche in Prussia, ma non ap-

243 parvero tanto potenli da disLruggere fino l'ullima traccia del sistema feudale; un resto di gerarchia sociale rimase . L'eO'uao·li anza dei cittadini in facc ia alle leggi militari o o 1· fu invece applicala in tutta la sua pienezza, e l'obb 1go della difesa della patria venne tanto più volonterosamente proclamalo che ancor ricorda vans i con mal celata animosità nazionale le suMte dolorose sconfille e la straniera occupazione. Di tal maniera la Prussia presentava sui campi di Boemia un esercito eminénternente nazionale, e che, oltre all'essere numeroso ed istrutto, poteva fare as'*Segnamento su lali risorse per rifornirsi, che solo il suaccennato sistema di organizzazione militare può permettere. · L'AusLria nveva invece il suo esercito formato secondo il vecchio sistem;; l'idea di fa.r fruttare le varie aspirazioni nazionali non aveva ancora messo salde radici; non esisleva una nazionalità spiccata che annientasse le altre; all'egemonia in Germania, per cui in fondo si combatteva, rnolto tenevanq i Tedeschi, poco o nulla tutti gli 'altri. Le antiche tradizioni, una forùla ma pur ferma disciplina, e la ingenita paziente sommessione delle masse (escluse le . italiane), diedero un certo numero di probabilità al gommo austriaco. Venne tentata .la sorte delle armi, facendo appello a tulle le fo't'ze vitali del paese , senza però che l'organamento militare permettesse di poterne tutta sviluppare la produttività. Nella campagna di guel'ra della quale discorriamo, per ragioni pol iti che, la mobilitazione prussiana, più pronta e più facile dell'austriaca, pur non potè sviluppare tutLi i suoi mezzi e dimostrare gli incontestabi li suoi vantaggi, intanto però cagionò la dislocazione difensiva su Ollmtitz, contraria alle idee di chi reggeva il sommo comando, e che tanto danneggiò l'andamento delle suc~essi ve operazioni. SGUARDO POLTTICO-M'ILITARE ALLE ULTIME CA~tPAGNE


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CONFERENZE i\ULlTAIU

245 IV. Non avere un obbiettivo. troppo qefinito onde

SGUARDO POLlTICO-mLlTARE ALLE ULTBIE CAMPAGNE

Allo scopo di seguitare il metodo comparativo che mi sono proposto, mi si permetta, su questo argomento della mobilitazione, di osservare, essere per noi in Italia, un problema cli somma impor'tanza, la cui so~ luzione presenta un maggior numero di diflìcoltà che negli altri paesi, per i seguenti motivi: I. Im possibilità attuple di adouare il sistema regionale. II. Conformazione geografica de}!a nosira penisola . .III. Rete ferroviaria incompleta fatta in ·base a mire speculative e commerciali, senza preconcezioni Jogistich.e ed indirizzo stabile mil itare . • N·ell'accennare alle diflìcoltà che ci riguardano, di mano in mano che mi vien fatto di riscontrarle, sono ben lungi dal pretendere di appianarle od anche solo intavolare su di esse i.ma estesa discussione. Lascio ad altri più di me competente la proficua e lodevole cura di uno studio di ligente ed accurato delle varie importantissime quest.ioni militari cui tocco appena di volo, continuando nella rapida rivista. E pei motivi suddetti, tralascio ogni considerazione suUa differenza di posizione _finanziaria che esisteva fra noi ed i nost6 alleati nella campagna del 66. Dalla parte della Prussia un fondo di guerra di U0 milioni, saviamente istiltlito e conservato; dalla nostru un disavanzo ingentissimo che fortunatamente va ora annual· mente diminuendo. . Compiuta la mobilitazione, l'atto cli guerra che la segue è quello del concentramento; questo deve riunire i seguenti cara tLeri : I. Aver pronta la massa maggiore da opporre . alla corrispondente nemica. II. Coprire lu capitale od i centri vitali del paese. HL Facilitare l'approvvigionamento e le preparazioni di seconda linea. 1

. .. l'avversario si trovi nell'incertezza. La dislocazione prussiana riuniva questi reqms1t1: e fu tale da influenzare l'andamento _delle successive operazioni. . . Quanto alla nostra prima d1slocaz1one, nella brev~ campagna del ,1866, avrebbe forse potuto dar~ buoni risultati se l'incontro impreveduto col nemico non ci aves;e f'atto accettar b_attaglia in condizioni tanto sfavorevoli. Ora entriamo nel campo dell' azione propriamente ·detta, ossia delle operazioni. Una brillante iniziativa caratterizza le mosse prussiane fin dal principio ed obbliga il nemico a_s~bor~ dinarvi le proprie. Unità di co_mando, ~rmonia d~ movimenti decisione nell'o[ens1va e chiarezza nei concetti, ~ulla manca da una parte; dall'altra'. per cause che ora torna inutile cli indagare, regna l'mcerezza E: l'indecisione. . Dal canto nostro, noi pure prendemmo l'iniz_iat_mi, ma se dessa fo anche generata da saggio cons1gl10 e confortata da maturo studio, l'ignoranza momentanea della dislocazione nemica le tolse ogni valore e la rese frustranea . Tutte le savie disposizioni del supremo coma~~o prussiano e le pronte attuazioni dei comandanti 1~ sott'ordine noo sarebbero bastate però a coronare di guerreschi allori le loro armi, se_ la straord inaria solidità e resistenza delle truppe non v 1 avesse ta nto efficacemente contri buito. · È noto il modesto e ad un tempo sapie nle detto del maresciallo Moltke, il quale anche dopo l'ultima campagna considera va corne primo fa ttore d'ogni successo la pertinace intrepidezza delle tr_t~ppe . . i~ questa una prerogativa tedesca? .Siamo noi tanto


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CONE'ERENZE MLUTARI

degeneri dai nostri avi da dover rinunciare ad aspi~ rarvi? Sarebbe fare oitraggio al nome italiano il rispondere affermativamente. Anzichè abbii-ndonarci a facili spossamenti morali e rinunciare al possesso di quelle doti che ci è forza riconoscere in allri, indaghiamo come e da quali cause efficienti furono generate, onde, determinata nellamente la meta e la strada per giungervi, possiamo incamminarvici colla certezza di arrivaré. :Oiscipli na, fid ucia e forza sono a mio credere le fonti della solidità. La disciplina non è altro che l'educazione della volontà individuale a cleterrninarsi nel senso di quella che ha l'incarico del comando. Fiducia vale fede nella superiorità del proprio capo e dei propri mezzi d'offesa e difesa, procede dalla persuasione, non dall'autocratismo. La forza, nel senso morale, ·è generata dalle prime due, nel senso fisico poi, pure indispensabile, si risolve nella cura della razza umana, che è dovere del lo Stato di migliorare mediante opportuni provvedimenti. Tener lonta na la gioventù dalle corruzioni d'ogni genere negli anni in cui maggiormente ha bisogno di sorveglianza e che sono per l'appunto quelli dello sviluppo; togliere ogni ingerenza per parte del clero nelle case di educazione, tassare forlemente le bevande alcooliche, invigi lare severamente sulla;pubblica igiene, sono disposizioni che non esiterei ad emanare e che . ' tornerebbero col tempo indubbiamente vantaggiose. :rt'Ia parliamo anzitutto della disciplina. Perché un esercilo riesca completamente disciplinato, è d'uopo lo sia anche il popolo dal quale è forn ito e che è chiamato a difendere. E tale il popolo italiano? Se dovessimo rispondere a codesto quesito alla sola

SGUARDO POLITICO-MILITARE ALLE ULTIME CAMPAGNE

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stregua dei moderni avvenimenti, noi potremmo affermare. Attualmente, nel consorzio delle nazioni civili, l'Italia dà l'esempio dell'ordine, della tranquillità e della moderazione. Se confrontiamo la condotta delle nostre masse con quella delle popolazioni, che hanno c0mune con noi l'orio-ine e la razza, non possiamo a meno di . o rallegrarci ed intonare un inno di letizia; ma volendo giudicare con for1damento _ed imparziali~à,. po_ssiamo noi asseverare che un tale contegno sia 11 nsultato di una sana e severa educazione morale? I primi insegnamenti, quelli che si devono avere nel seno della propria famig lia, possiamo noi affermare di s_aperli informati a quei nobili sentimenti di onore nazionale e di rettitudine, cµe il governo e 'la parte eletta della nostra popolazione si sforzano di proclamare'? Ricordiamoci che le prime impressioni sono quelle che lasciano di loro traccia indelebile. - Ricordiamoci che un popolo, il quale vuol rendersi forte e rispeltato al cospetto del mondo , deve esser certo che fin dall'infanzia i propri figli, nelle loro famiglie, come nelle scuole e nelle righe vengano- animati al rispetto dell'autorità e delle patrie istituzioni. Fedele alla mia premessa di sorvolare, dopo avere accennalo alle difficoltà, lascio insoluta come le altre anche codesta questione. r Mi si permetta però una parola che basti a segnalarne l'importanza. speciale per noi ehe manchiamo del valido aiuto del sacerdote; questi, dal pergamo, potrebbe afforzare l' opera nostra, e dovrebbe prefiggersi per suo scopo precipuo di formare degli onesti e laboriosi cittadini. Se ciò fosse, fac ile riuscirebbe il còmpilo di coloro che insegnano nelle scuole o comandano nelle righe. Ora della fiducia.


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SGUARDO POI.ITICO-MILlTA!\E ALLE ULTIME CAMPAGNE

CONFERENZE MILITARI

Il Re ed il paese, nell'affidarci la sacra missione di g?idare i. loro d(fensori nelle possibili lotte per la naz10nale difesa, c1 dànno la più alta prova di fiducia che umanamen~e si possa concepire. A noi spetta il mostrare che siamo ali' allezza del còmpito assecrnatoci 0 e degni di tanto onore. Fu dello che volere è potere, ed a noi nulla· manca pe~· riuscire pur.chè lo vogliam o. Allora soltanto però noi potremo chiamarc:i sicuri che l'opera noslra verrà coronata da esito felice, quando, rivolto un severo sguardo scrutatore in noi stessi, ci sa remo accertati , che nulla ci manca di quel corredo di qualità e cognizioni che insieme riunite danno diritto al titolo onorifico di ottimo ufficiale. Che se per avventura, per nostro stesso giudizio o per quello di ch i ha diritto cli giudicatci, ci trovass\mo deficenti, ripariamo nel più breve tempo possibile allo scoperto difeuo, ed operiamo con quella te- . nacità di propositi, che è forse la sola delle qualità morali che possiamo realmente invidiare ai popoli del nord. Seguendo un tale programma, ademp iendo scrupolosamenle al nostro dovere, predicando coll'esempio e mostrandoci in ogni circoslanza superiori di fatto, non di solo nome ai nostri subordinati, otlerremo la fidq.cia che è tanto necessaria a .dare la stabili tà e la resistenza alle truppe. Circa alla forza fisica, ossia all'all enamento umano per le operazioni dì g uerra, indispensabile al buon andamen to delle medesime, dirò solo poche parole. Fa d'uopo che fino dai primi ' dì dell'adolescenza chi per il genere ·della sua occupazione non è chiamato a condurre una vita attiva e ginnastica, vi sia indirizzato in ;modo obbligatorio. Fa d'uopo che si proibisca di rinchiudern i ragazzi non ancora svilup-

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patì negl~ opifici, specie di carceri industriali che fruttano ricchezia al capitalista e rachitismo alla popolazione. È necessario infine che pubblici ,bagni sieno stabiliti nei principali centri, onde il proletario possa servirsene senza f;osto di spesa e prenda l'abiludine della pulizia personale, tnnto proficua ed igienica. L'antica Roma aveva stab ilimenti balneari per la plebe, onde potesse gratuitamente farsi monda, e colle gare ginnastich e d'ogni gepern animava il popolo a quegli esercizi che contribuirono a renderlo forte, ben costru tto e con un aspeLto di marziale alterezza, che lunghi secoli di governo teocratico evirante non riuscirono a cancellare . Ma è ormai giunto il momento di ricordare come, dopo la campugna del 1866, siasi dovunque proclamato avere i Prussiani conseguito la vittoria per virtù del loro armamento; sarà utile esaminare quanto vi sia cli vùo in questo giudizio tanto facilmente accollo. Qnale coeflìciente di vittoria, il Dreyse fu dapprin- · cipio portato alle slelle; come però sempre succede nell'andamento della pubblica opinione, successe la reazione e vi fu chi non volle arnmellere la sua influenza e valore distruttivo; finalmente dopo maturo esame e sanguinose prove sui campi di battaglia, si qovelle conven ire c-irca la superiorità incontestabile dell e armi a retrocarica e riconoscere in esse se non il solo ed il primo, certo uno dei potentissimi mezzi di vincere, che aveva a sua disposizione la Prussia nella campagna di Boemia. Su tale aro·omento•la prova più convincente cli quante 0 se ne possa no dare, si è quella, che tutte le n~zioni in pochi ann i si fornirono di quel le stesse armi che avevano destato la meraviglia in Europa, ~ che, se non portarono un assoluto rivolgimento nelle alle sfere della


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SGUARDO POLlTICO-MlLÌTARE ALL"E ULTIME Ci\11:PAGNE

CONFERENZE Mll,ITA!t!

strategia, lo produssero in quello della tattica, nessuna arma eccettuaL::i. Ed infatti, oltrechè superiore rapidità di tiro e di portata equivale ad aumento cli forza, questa, trae seco corrispondente effetto morale, vantaggioso in chi lo possiede e deprimente nell'avversario. Nel campo strategico, l'esercito prussiano non avrebbe potuto a vveniurarsi a così larghe dislocazioni se a parità ed anche ad inferiorità di forza numerica non avesse saputo di poter opporre la superiorità del suo f~oco. L'incolonnamento, se anche trnppo prolungato, diventò meno pericoloso, perocchè, pure presentando fronte ristretta, lo sviluppo del fuoco fo sempre compar:ativamenLe· eflìcace. Lo spiegamento fu reso più factle per la pronta e valida resistenza che poterono presentare i primi reparti delle colonne. E nel campo della tallica: Maggior spigliatezza ed iniziativa individuale nel soldato che si acc·òrse bentosto di quanto il suo fucile fosse superiore a quello del nern ico. - Paralizzamento delle cariche alla baionetta, cui gli Austriaci da vano una grande importanza dopo la campagna del ,J859, e la cui attuazione era stata replicatamente raccomandata. - Paralizzamento dell'azione d'urto della ·cavalleria sulla quale l'esercito austriaco faceva con ragione grandissimo assegnamento. - C_orrispondente depressione morale originata dalle perdite straordinarie, dull'inutilità di reiterati attacchi e dall'insutllcienza assoluta del proprio modo di combattere. Questo abbattimento psicologico andò generalizzandosi dagli infimi ai sommi gradi ,della militar-e crerarchia nell' esercito austriaco, e portò quella te;ribile confusione di idee, di ordini e di mosse che condace irrevocabilmente a fatale rovina. Non tralascio per ultimo di noverare fra i vantaggi

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che seppero procurarsi le arma te prussiane quello di Ùn giusto ed abile impiego delle mosse giranti e di attorniamento .che decisero ripetutamente le sorti di gJoriose giornale. Noi possediamo ora un'arma non inferiore ad alcuna, abbiamo adattato la nostra taltica ai nuovi sistemi; fortunati, potemmo studiare sui rovesci altrui; camminiamo fidenti nelle vie dell'avvenire ed ispiriamo al nostro soldato una ben meritata fiducia nell'attuale armamento. Dei movimenti giranti non abuseremo, ricordandoci che solo possono diventar vantaggiosi, se coordinati ad un fin to o vero , ma in ogni modo, ben definito attacco frontale. E passo alla parte militare dell'ultima campagna franco-tedesca onde non abusare a mia volta della pazienza altrui.

1.810.

L'organamento militare prnssiano, se potè annoverarsi come uno dei più ·efficaci moti vi di successo nella camp;gna del ,t 866, a ben più forte ragione lo è per quella del ,1870-7 1. In quesfultima lo si vide nel pìeno sviluppo delle sue forze, mostrare una incontestata supet·iorità su tutti gli altri d'Europa. Le imperfezioni del sistema francese non vennero che troppo evidentemente a conoscenza di tuLti, e tornerebbe inutile l'intavolare ora un raffronto che non ha ragione di esistere. Basterà ricordare il noto esempio del soìdato francese che, richiamato d_al congedo illimitato sotto le 1


SGUAI\DO POLLTICO-lllLITAR E Al,LE ULTDJ.E CA:\IPAG~E

'.252 CONFEH ENZE MILITARI armi, si recava in Algeri a, per equipaggi3rsi e ritornava in Francia per combattere. L'im peratore Napoleone III ed il maresciallo Niel tentarono le riforme, ma o trovarono opposizione o furo no scoraggiali dall' indifferentismo . Ambedue scomparvero dalla scena del mondo, e sebbene in differente epoca, molto dovettero soffrire di non aver potuto pot'l'e in effetto le loro iden . Entrambi amavano la Fran cia e volevano la sua gL·andezzu . La Germania, tutto all'opposto, aveva perfezionato la sua mobi litazione, aveva esattamente calcolala, aumentandola, la produ tti vilà delle sue reti ferroviarie, e pi ù di tutto, inn alzala a sistema la divisione del lavo ro. A nostra volta io credo che solo riusciremo ad avere un perfetto ordinamento militare, quando arriveremo a conoscere tulli il nostro cò mpi to preciso nel momento del bisogno . . Quondo il meccanismo della · nazionale difesa sarà perfezionato ed avrà tulle le sue ruote d'ingranaggio, non avremo bisogno del genio di un uomo che venga a guidarci alla vittoria;:questa otterremo perchè saremo pronti e perchè l'avremo calcola la. Fin dalle prime operazion i l'esercito tEjdesco mostrò contro la Froncia una iniziativa ancor· più spiccata che contro l'Austria. - Alla sap iente superiore direzione non fece difetto l'intelligente concorso dei comandanti in so tt'ordinc; questi mostraronsi veramente all'a ltezza della loro missione e ta lvo lta indovina rono, provvidero e vi'nsero prima che gli orcl if!i fossero arrivati. Sebbene tali slanci d'iniziativa non possano passare incolumi pel crivello di una criti ca severa, è pur forza l' ammellere che, quando so no coronali da esito fe lice, hanno fondamento il più delle volte nella perfella conoscenza dt>llu si tuazione e nella pronta interpretazione ·del concelto generale.

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253.

L'inizi ativa, dei° resto, non è un porta to dei nostri rriorni; dai tempi più remoti fu sempre tenu_ta per ~na delle dot.i primarie degli ab ili luogotenenti. . QO'O'idì tanto più necessaria si è resa per la straord1oo . naria. mole degli eserciti e per il modo con cui vengono condoui. Vi sono però dei limiti entro i quali l'inizia~i v~ de,•e essere ad ogni pullo conLenuta, qualo ra ~·og~iasL ,ma.n~ tenere l'armonia generale delle op erltz1om e 1umta . direttiva del comando. L'arma di cavalleria va debitrice ai Tedeschi di esser libera dall'ostracismo al quale molti l'avevano condannata. È certo che fuvv i un mo mento in cu i si discusse se ancora <lessa av rebbe poluto mostrarsi sui camp i dell'avvenire. Si sosteneva che l'armamento a retrocarica l'aveva annien tala, la si riteneva un'arma. lusso che avrebbe fo rse poluto prestare qua lche s~rv1z1~ nell'inseguire il nemico fugato o ne lle en trale tn onfal1 in espugnate cillà. . . Ma la cavalleria tedesca n guadagnò alla nobile arma il suo poslo d'on ore e provò come,. a~ilm e~ t~ im~iegata, possa di venture coeffìcenle efficac1ss1mo d1 v1~tona quale esploratrice intelligente delle mosse avversane ed attenta seguace de' suoi passi. LP.o·aendario di vcn tcrà l'ulano tedesco nelle' future 't>O • • tradizioni del popolo fran cese e sempre verra citato come stromento di terrore, di morale spossam ento e di insLancabìle persecuzione. . E di quan ta impor1anza sia il serviz~o di esploraz ione inteJlirrcn ternenle espl icato e messo in pratica, ce lo prova~o le principali giornale dell'ultima grande c~mpagna. - Ci basti rammentare l'?perato del maresc1alloBazaine il •16 agosto a Rezon n lle. . . Riceve vaghe notizie, senza ass1cur~rs1 della loro veri tà, vi fa assegnamento; s' incammma su di una

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254, CONFERENZE MILITAR[ sola strada con 4. corpi d'armata e le im ped ìmenta. · lascia scoperto il suo fianco sinistro che un servizi~ di esplorazione anche mediocre avrebbe tosto avvertito seriamente minacciato; si d'islruggono i ponti verso no rd ma quelli verso il sud di Metz riman oO'ono intaui su di . questi non una vedetta che avverta il passaggio nemico della l\fosella, non un cavaliere che con a a darne avv iso al comando supremo. Sia lode a chi predica la necessità dell'esplorazione e le dà il primo posto fra i servigi dell'arm a a caval lo. Molto si è fatto e si sta facendo onde rendere i nostri squadro?i bene istruui in tal genere di operazioni, ma a parer _m10 l'opera benemerita non è compiuta. Dobbiamo magg_10rmen_te _curare lo sviluppo dell'intelligenza dei no_stn ca_val1en ; non basta che sappiano leggere ed orienlars1, occorre abituarli alla piil minuta osservazione, far in loro penetrare il desiderio di sapere e l'interessamento alle località che percorrono. Mi si permetta la volgare espressione: io trovo che il nostro soldato l1 a in genere l'abitudine eh camm inare troppo sovente colla testa nel sacco. Ho potuto accertarmi che alcuni non conoscevano n_ no':1e. del paese nel quale si trovnvano, dopo vari g1om1 d1 permaoenzn; non parlo delle denominazioni delle vie che soventi volte l'autorità cittadina inutilmente battezzò, pe1· loro, ~on nomi illustri nazionali prettamente italiani. ' Sarebbe pure ollÌma cosa che il nostro greO'ario 0 avesse un'idea chiara della costituzione mil ilare del nostro paese e del modo con cui l'esercito funziona quando mobilitalo; ed a conferma di ciò, ciLo le parol~ autorevolissime del colonnello Còrsi che in una pregevole pubblicazione così si esprime: « Pensando alle conseguenze oggimai notissime del combattere spicciolato, eh' è divenuto necessità, agli

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255 sparpagli.amenti richiesti dal servizio di avanguardia, di fian cheggiamento, di scoperta, semprechè insomma si debba o si possa venire in contatto col nemico, e rammentando quegli angosciosi momenti di scompiglio e confusione che abbiamo veduto nelle guerre passate, e che hanno pur veduto gli Austriaci, i Francesi, e talvolta anche gli stessi Prussiani, sul postergo di battaglia e sulle vie di ritirata, non possiamo a meno di considerare che quello sfacelo non deriva soltanto da questo odierno modo di adoperar le forze vive, dal breve servizio d' arme, dalla disciplina rilassala, ma anche e forse più che allro, da ciò che i soldati e la massima parte dei sott'ufficiali non conoscono abbastanza. l'organismo dell'esercito, cosicchè quando la macchina si scompone non hanno in mente una guida per raccapezzarvisi e vi si perdono. Parmi dunque che questa. guida debba essere somministrata dall'istruzione, e che sia questo un punto molto importante della preparazione ngli atti cli g·uerra nelle od ierne condizioni dell'arte militare. Pe rciò credo sarebbe rnolto utile aggiungere ali' istruzione teorica del soldato , una. succinta, chiara, materiale esposizione a larghi tratti del modo com'è costituito l'esercito nel tempo di. guerra, cioé della sua partizione e de' suo i accessori' all'ingrosso, della disposizione de' suoi principali elementi quando marcia, quando si posa, quando combatte, cui si connettessero le più razionali e semplici rego le pratiche per la raccolta ed il riordinamento nei momenti di scompiglio ». Qui il colonnello Còrsi passa a spiegare come, praticamente, vorrebbe effettuato tale esercizio che secondo il mio debole parere tornerebbe utilissimo per tutte le armi. Non voglio chiudere queste poche osservazioni sulla condotta della cavalleria tedesca nell'ultima campagna SGUARDO l'OUTICO-Mll,ITARE ALLE ULTIME CAMP.\GNE


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CONFERENZE MILITARl

SGUAllDO POLITICO- MIJ,ITARE ALLE ULTHIE CAlllPAGNE

senza accennare alla questione dell'impiego delle grosse masse di quest'arma. Ferve tuttavia la discussione, nè le ultime grandi manovre di cavalleria effettuatesi sembra abbiano defini tivamente sa nzionato le varie formazioni; l'ullima parola non è ancora stata detta su tale proposi to ed infatti q uesLo modo di manovrare a massa della cavalleria, strenu amente difeso dal colonnello Verdy du Vernois e dallo Scherff, fu avversato dal capitano Helmuth e da altri scrittori di vaglia. Com unque, a sostenere le ma sse di sq uadroni nei momenti di mancanza assoluta dell'arma principale, sembra sias i provata la necessità dei cavalieri appiedati e delle batterie a cava ll o. Ad altri pi ù di me competente H dimostrare con buone ragioni la convenienza pel nostro esercito di possedere, in giuste proporzioni, quest'ultima specialità dell'arma di artigli eria. Alla specialità francese dell'ultima guerra (le mitragliere) i !fedese!Ji oppose1:o un'artiglieria da cam po numerosissima e fornita di un materiale che fece ot.tima prova in ogni ci rcostanza. L' istruzione e lo zelo dei cannon ieri tedeschi compensò o rese meno sensibile la superiorità del fuci le Chassepot al confronto di quello ad ago. Presso di noi si seguono attentamente i progressi dell'arma d'artiglieria nelle altre nazioni e, per quanto ce lo permettono i nostri mezzi finanzia ri, ci andiamo fornendo di materiale e;he riunisce alla leggerezza e sufficiente solidità, la potenza necessaria di tiro. Possiamo andare sicuri che, anche in q ueslo 'ramo importantissimo della naziona! e difesa, l'antica fama dell'antica artigli eria piemontese sarà gelosamente conservata da quella che ha nome dall' un ità della patria nostra. Una sola parola sul perfello funziona.mento dei servizi amministrativi. L'aver saputo far vivere io paese stra-

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n.iero U-fl cosi numeroso esercito, non è l'ulLimo dei vanti dell'amm in istrazi one miÌitare tedesca. Intell igenza , ordine ed attività sono i coeffici-enti che maggiormente agirono in tanta, fa tica. E si riuscì sempre per le stesse ragioni: previdente preparazione in tempo di pace e mev,zi· materiali abbondaT).tèmente provvisti. Nè mancherebbe materia a considerazioni d'ogni genere e sempre utilissime se volessimo dilungarci più oltre nell'esame di questa poderosa guerra moderna. Ci limiteremo ad alcuni pochi, ultimi raffronti : L'Italia pari alla Francia e alla Germania in patriottismo potrà compiere e fort ifieare gloriosamente i pl'opri destini. Rarnrnen'tiamo però che i popol i, i quali sep pero dettare nelle immutabili pagine della storia le più grandi gesta militari, quelli furono che mostraronsi retti da poténte sentimento di disc ipli na e rispetto verso il capo della loro nazione, verso ]e istituzi oni del loro paese, verso_ l'autorità dei loro comandanti . Qua.lunque sia il risulta to degli avvenimenti mil itari, troppo spesso decisi dalla sorte, bisogna che coloro i quali furnno ' investiti del sommo polere, sappiano di avere di etro di loro un popolo serio, ordina.Lo e paziente, preparato alle ineffabili gioie del trionfo come alle dure prove dell'avversa fortuna. Nè si accampi come causa demoralizzante l'essere noi stati per lungo lasso di tempo o divisi o soggetti; la sventura tempra e purifica gli spiriti . Nicolò Macehiavclli così scrive di Castruccio CasLracani: « Visse 44- anni e fu in ogni fo rtuna principe. E come della sua buona fortuna ne appariscon·o assai memorie, così voll e che. ancora della cattiva apparissero; perchè le manette colle quali stette incatenato in prigione si veggono ancora oggi fitte nella torre della sua casa, dove da lui fmono messe acciocchè facessero sempre fede della sua avversità )>. 47


258

CONFEREN ZE MILITART. -

SGUARD O ·Ecc.

A nostra volta non dimenticheremo nei giorni felici le non ingloriose sofferenze sopportale con virile disdegrio e porremo in capo di tutte le nostre doti quella del carattere, di cui ci diedero luminosi esempi i nostri padri . Al tamente convinto della nobiltà della propria missione il nostro esercito saprà in ogni circostanza mantenersi estraneo al cozzo di quelle passioni che si oppongono alla esplicazione e allo sviluppo delle vere vi rtù militari.

STEFANO nfAlNONI o'l riTlGNANO

Capitano nel 3° regg. cavalleria (SavoJa).

(

E S EJ\t!P I Dl

ESERCITAZIONI DI COMBATTIMENTO D ELLA

CAVALLERIA

--

La tatti ca applicai.a avendo in questi ultim i tempi acquistato la massima importanza, ho creduto vantaggioso di avvalorare con qualche esempio pratico le poche norme ed osservazion i da me dettate riguardo alle esercitazioni di comballimento (1). S'intende da sè, che non ho alcuna pretesa di aver sciolto i divers i temi in un modo perfe tto; il mio scopo è quello soltanto di mostrare praticamente, come a mi o parere devesi procedere in questi esercizi. Sotto questo solo aspetto vogliono quindi essere esam inati questi esempi tattici . Non deves i inoltre dim enti care che ogni quesito tattico presenta un numero infinito di soluzioni, e che ognuna di esse può condurre ad un felice risultato, quando l'operazione sia bene preparata e ben condotta. Ho poi diviso le operazioni in diversi momenti : 1·0 Perchè stimo conveniente che in qualunque manovra chi comanda di vida mentalmente e rnaterialmenle l'azione in diverse fas i, e ciò sia nelle piccole come nelle più grandi fazioni., tanto negli esercizi del tempo di pace che in vera guerra; 2° Per rendere l'esposizione dei falli più chiara. (~) V. dispense della Rivista Milita1·e, luglio ~874, e novembre e -dicembre ~ 875.


260

ESEMPI Dl ESERCITAZIONI Dl CQ.'1DATTIMENTO

261

DELLA: CAVALLEI\IA

SITUAZIONE GENERALE CHE S'INTENDE NOTA AD A MBEDUE I PARTITI

PER TUTTA LA DURATA DELLE ESERCITAZIONI

Il partito A, forzate le strette di Avigliana e di Trana, av.anza colle sue for~e su Torino e verso il Po ( 1). Le truppe del partito B, battute nella difesa delle strette summentovate, si sono ritirate a Torino e ~foncalieri. (Si suppone che questi esercizi si esegu iscano nel mese di settembre). 1

ESE:MPIO I. (Di p l otone contr o p lotone).

Tema pel partito A.

Il .comandante del 1° plotone del .... squadrone del reggimento lanceri .... , riceve ordine di recarsi a Beinasco, ove dovrà giungere per le ore 7 ant. Ivi anivato prenderà. cognizione del seguente tema, cbe gli è con'\ segnato sigi llato:

l'orino, 1° sett. 1875, ore 4 1/ ~ ant. . Supposto. - Il plotone da V. S. comanda'to ~i suppone distaccato da uno squadrone giunto da Trana ad Or(~) Per l'intelligenza del testo veggasi la earta dei dintorni di Torino all'~ / 25,000, e i fogli 53 e 58 della carta delle antiche province all',l/ 50,000.

bassano, e che ivi si è fermato per foraggiare e dar riposo ai cava lli. Proposfrione. - Col plotone ai di lei ordini, Y. S. si recherà a Beinasco e trovando questa località non occupata dal nemico, avanzerà in ricognizione sino a metà strada circa da Torino, quindi farà. ritorno a _Beinasco, ove fra due ore si reca lo sq·uadrorie. Prescrizi·oni. - In caso d'incontro col nemico non aceelterà il combattimen to, se non sia constatato d'aver di fronte minori o almeno eguali forze.

Il comandante lo squadrone

'l'ema pel pnrtilo B.

11 comandante del 2° plotone dello stesso squadrone r iceve dal suo capituno il seguente tema:

Torino, 1° sett.

1875,

ore 6 ant.

Supposto. - Lo squadrone è. agli avamposti.innanzi la cintu. delhl. città ed a cavallo della strada che conduce a Beinasco. Proposizione. - V. S. si recherà eol plotone in ricognizione su Beinasco, of'.lde assicurarsi se il ponte sul Sangone è occupato dal nemico, e, qualora lo sia, da quante e LJ.Uali forze . La S. V. è avvisata che le strade laterali di Rivoli -e di Stupinigi sono perlustrate da altre pattuglie di nostra cavalleria, sulle quali potrà eventualmente effettuare la ritirata. Prescrizione. - Nell'attuazio!l'e del mandato ricevuto L.e è lasciata piena liberl~ d'azione . Il comandante lo squad,,·one


262

DELLA C,\YALLEI\JA

ESEMPI DI ESERCITAZIONI DI COl\IBATTJlIENTO

1°

MOMENTO.

Il c~mandate . del 1° plotone (partito A) giunto alle 7 precise a Beillasco, prende contezza del tema ed alle 7 ¼ dà principio all'operazione. ' L'ordine di marcia adottato è quello prescrilto dal rego~a~e~to per ,le grosse pa_ttuglie; però presso gli u?m1m d1. punta e comandato 11 sergente, coll'incarico d1 sorvegliar.e accuratamente il servizio dei medesimi e di dar ~otizie per tempo d'ogni novità. Alle 7 % iÌ plotone giunge all'altezza dei Tetti. . . Il :z0 plotone (partito B), al quale si è un ilo il cap1ta~o ~omandan~e dello squadrone . per dirigere J'eser.c1ta~10ne, partllo alle 6 ¼ dal quartiere di cavalleria gwnge alle 7 alla cinta daziaria sulla strada che tend.e a B~inasco: Ivi giunto, prende la prescritta formaz10ne di. marcw. ed avanza alternando il pass'O col trotto su Bemasco. Alle 7,H minu ti giuno-e all'altezza di C. N_izia, ed il comandante arresta! a sua c~lonna,e quindi o:d~na al se~gente, che con 4 uomini preceda il plotone di circa 1 chilometro, e marci ron ogni possibile cautela ed al passo . _Alle 7,25 riprende la marcia, ed alle 7,45 la colonna grnnge colla sua. testa ad un chilometro dai Tetti.

2°

MOMENTO.

innanzi a sè che una piccola pattuglia nemica, ordina che si continui la marcia. 11 sergente co' suoi 4 u_omini si ritira al passo sul suo plotone, osservando attentamente i movimenti dei cavalieri nemici . Questi ulLimi prendono il trotto, ma quasi sub_ito scorgendo dietro la piccola pattugl ia il plotone _nemico che si avanzava celerem~nte, si arrestano, ed 11 capoplotone spedisce un capoeale ìntelligente e montato su buon cavallo nei campi situati a destra della strada . affinchè riconosca il terreo(:) e procuri di dar notizie precise sulla forza dell'avversal'io. . . Frattanto il <z0 plotone si è spiegato in linea, e.d occupa tutta la larghezza della strada, e la pauugha _del set·gente ha rifatto fronte; tutti insieme avanzano nsolutamente. , I] ·1 • plotone allora si getta nei campi. a d~stra sul terreno già riconosciuto dal caporale, st spiega con celerità diao·onalmente alla strada e muove all'attacco. Il capo dei'°plotone nemico vedendo quel rnovim~~to comanda: plotone diagonale a sinistrn, per port~rs1 rn~ contro ai cavali'3ri nemici, ma appena entrato nei eampt trovasi giù a meno di 1100 passi dagli stessi; e i due plotoni si arrestano. 3°

MOMENTO.

Il capilano, il quale nel frattempo erasi ~olloca~~

\

I soldati di punta del ·1° plotone danno avviso di una pa ttuglia nemica che si avanza sulla loro strada· ed il sergente del 2° plotone manda verbalmente ad a~,·ertire il suo ufficiale, che l1°ovasi d-i fronte ad una pwco_la colonna cli ca1;aller-ia, della qiiale però nun può pr.ec1sar~ z.a (~1·za. Jl capo del 1° plotone, recatosi presso gh uom1111 di punta, e non vedendo in quel momento 1

263

in mezzo ai due plotoni, donde poteva seguire Lattl t

loro movimenti, ordinò in quel punto il caracollo, ed ocrni caval iere uscendo dalle righe, eseguì delle volte s~l posto maneo-o-iando le sue armi. Passati all'incirca 2 minuti il con~indante dello squadròne diede ord ine che il 2° plotone si raccogliesse indietro, e cl1e il ,1° eseguisse la raccolta a vanti.


264

.adunque del serg~nte presso gii u0~,i_ini _di pu~l,a. P?r_t~ un ritardo nelle successive disposmo01 1 ed mfatt1 s1 perdette un tempo prezioso ,nella tras~ ission e del!' av~iso e mentre egli. recossi all'avanguardia.

. I_ cavalieri del 2° plotone seguendo il loro capo, in?IVl_du_almente ed al Lrotto, si ritirano per 5 o 600 metri, mdi SI arrestano e si riordinano. . ~l C~J?O del 2~ plotone ordina che il sergente con 6 s~lclatt msegua Il nemico, ed egli stesso avanza imme_diatamente per circa 200 metri; ivi forma di nuovo il plotone. Il capitano fa allora suonare il segnale di por fine all'esercitazione.

2° MOMENTO .

Il mandato ricevuto dal capo-plotone era di s~mplice

!I

OSSERVAZIONI DEL CAPITANO.

Riuniti due plotoni il capitano fa le seguenti osservazioni: Partito /I.

•1°

l· ®

lUO~IENTO.

Trattandosi <li piccole forze in ricognizione (com e ad es. ~m plotone); ~d in terreno piano, ove i tratti .~?opertt so.no ass~i frequenti, come è quello sul quale SL sv_olse l operazwne, sarebbe stato più conveniente ?he il _comandante stesso del plotone si fosse port~ o rn~anzi_pre~so gli uomini di· punta. Poichè era mo!~ pro~abde dt scontrarsi in pattuglie nemiche o lasciate rnd,e_tro dalle truppe ritiratesi s•1 Torino o spedite innama da questa città, e quindi che il comandante del plotone doveva asp~tlarsi ogni momento di vedere spuntare le vedette n~m1ch~, così era importante ch'egli pote~se prendere immediatamente le sue disposizioni al primo apparire delle forze avversarie. La destinazione

265

DELLA CAVALLERIA

ESEMPI DI ESERCITAZIONI DI COMBATTIMENTO

ricognizione; egli non doveva ~uindi impegnar~ combatlimento se non nel caso d1 assoluta necessita. Pare che il comandante, quando ebbe avviso dell:apparire -delle vedette nemiche, dovesse prendere una posizione di aspettativa, ma giammai cli provocazione verso il nemico, prima che fosse chiarito_ di che si. t~~tt~va. Coll'ordine dato di avanzare, egli comprormse 11 risultato della missio ne ricevuta, poichè se contrattaccato dal nemico fosse rimasto soccombente, non avrebbe più potuto disimpegnare il mandato affi~at~gli. Semb~·~ quindi che il capo-plotone avrebbe ugito rn senso pm conforme allo spirito delle istruzioni ricevute, soprassedendo alla marcia del grosso, finchè avesse potuto · ,giudicare della forza che gli stava di fronte. " . Quando poi fu scoperto il plotone nemico avanzantesi ..,. celeremen te, non era più il c:aso di mandare a riconoscere il terreno lateralmente alla strada. Ne i casi di sorpresa, ovvero quando il combat~it:3ento è imminente, b'isoo·na deciclel'si p.er una pronta nLmita, od un attacco vigo~oso, accontentandosi di un semplice sguardo alla natura del terreno, agli ostacoli, alla forza del nemico, ecc. Dobbiamo invece portarci immediatamente all'infuori della strada, e far riconoscere il terreno circostante, quando temiamo un attacco improvvis_o, ma non dobbiamo aspet.Lare a far ciò al momento d1 muovere alla carica., Il. comandante del plotone doveva .quindi, appena segnalato il nemico, portare la sua forza


266 ESEMPI DI ESEnCITAZlONI DI COMDATTIMENTO nei campi da quel lato della strada che gi udicava più conveniente, riconoscere il terreno, e quindi manovrare in modo da piombare sul fianco dell'avversario ne.llo istante in cui questo avrebbe éercalo di uscire dalla. strada. Partito B.

:JO lUO~lENl'O.

L' osservazione fatta riguardo alla formazione clf marcia adottata dal partito A non pare applicabile al partito B. Il mandato affidato a quest'ultimo era chiarn e semplice: doveva 1·ecarsi al ponte sul Sangone per

vedere

se

era occupato

e

con qual-i e quante forze. Un

sergente con pochi uomini poteva beuissimo essere spedito innanzi per assicurarsi della materiale presenza del nemico. Accertata poi la presenza del nemico, spettava invece al capo-plotone scegliere i mezzi che stima va più adatti per scoprire la natura e qualità delle forze nemiche. L'ordine di marcia adunque si può dire che non prestasi ad alcun rimarco e sia bene appropriato alle circostanze.

:.!

0

MOMENTO .

Perehè il comandante del plotone non ha dato istruzioni al sergen te sulla condotta da tenersi pel caso d'incontro col nern'ico ? 11 modo di agire di ciues ta pattuglia, la quale, ben considerata, nori. era altro che una punta di avang uardia spinta più innanzi, d'oyeva naturalmente dipendere da ciò che il comandante del plotone aveva intenzione di fare, scoprendo il nemico. Infatti, per raggiungere l'intento prefissoo-Ii dal suo . o tema, scontrandosi col nem ico poteva agire in due differenti modi, o attra6él;o verso di sè il nemico e quind i attaccarlo di so rpresa, per renderlo incapace di

267

DELLA CAVAL LE!UA

conLras targli la marcia, oppure lasciare qualche vedetta in contatto col nemico, ed intanto portarsi sul fianco 0 sulla linea di ri tirata dello stesso. Fu dunque un errore l'aver omesso di' dar istruzion i in proposito al sergente. In generale si può dire che ambedue i partiti ebbero più in mente il combattimento che la

ricognizione.

.

.

Quando poi il nemic·o fu scoperto, fe?e bet~e 11 comandante del plotone a contrattaccarlo immediatamente ' ma nell'istesso moménto in cu i prendeva .questa. . decisione, doveva subito portarsi nei campi e sp1egars1 in linea. In conseguenza della sua condoua il 2° plotone iniziò l'attacco avendo per sè il vantaggio dell'iniziativa, e finì invece col trovarsi in condizioni svan taggiose al momento dell'urto. Circa ai soldati, e questo per ambedue i pa~·titi, i~ generale si portarono discretamente ben e: pero notasi ancora qùalche caval iere il quale s'arresta. m m~zzo ali.a ·s lrada, qualche altro che non sa bene a quale pa~·t1 to appigliarsi per riconoscere prontamente una cascrn.a, ecc., piccole mende sì, che però debbono scompa1:1re. ~ Il capitano infine termina col racc~ma?ctare ~na maggior calma, spec ialmente nel raccogliers i e nel! mseguire.

ESE:MPIO II. (Squadrone cont ro squadrone) .

Tema pel partito Il ,

11 comandante del 1° squadrone del reggimento lancieri ...... riceve l'o rdi'ne di recarsi a Rivoli col suo squadrone, ove dovrà arrivare alle ore 7 ant. Ivi g iunto 1


~68

DELLÀ CAYAUElllA

ESEMPI DI ESEllCITAZlON! Dl COHDATTDIENTO

p_re_nderà conoscenzu del seguente tema consegnatogli s1g1llalo :

Rivoli, 2 sett. 1875, 01·e a1/ 1 ant. Sup~osto . - Il reggim ento di cavalleria, al quale appartiene lo squad rone comandato d ... ,, s · · I · . . . . "' . , . , e giunto ne rna~tJ no a R1 vo l1 , rnnanz1 al quale villaggio ha collocato gl1 avamposti. P_r~posizion_e. - La S. V. collo squadrone a' di Lei ord'.m eseguirà una ricogn izione nella direzione di Torino, allo scopo : ,,. Di assumere informazioni sul nemico, nel tratto di pa:se. co mp!·eso fra !a Dora e la strada di Rivalta. 2 D1 _respmgere le pattuglie nemiche che perlustrassero rn q uesLi dintorni. Prescrizi~ni. - La rnanovra comincierà alle 7 i ant. ~cl m,odo d1 svolgere l'operaz ione. Le è !asciata intiera 11berta. Il maggiore comandante la di°'v1sione

-fl coman(lante il

sqi,adrone a llivolz". .J 0

Tema pel p1u•lifo B.

. li comandante del 2° squadrone riceve verso le 6 ant. il seguente tema : .

Torùw, 2 sett . 1875, ore ant. 5 1/i· ~-upposto. - Il reggimento è accantonalo in Torino. Pr~posiz~·o'.ii. - La S. V. eseguirà collo squadrone una n c?gn1z1one su Rivoli ove, secondo le.ultim e notizie, sono giunte le punte della cavnlleria nemica. Respingerà le palluglie nemicl~he volessero riconoscere le nostre posizioni.

P'Pescrizioni. dal quartiere.

269

All e 'i nnL. partirà collo squad rone ll maggiore comandante la divisione

Al comandante il 2° squadrone Torino .

Il capiLano del 1° squadron e, giunlo alle 7 ant. a Rivoli, legge ai suoi ufliciali il tem a ri cevuto, e dice loro che pel momento è sua intenzion e dì avanzare cel eremente sulla slrada Rivoli-Torino sino al Casotto, ove, salvo cvr nti contrn ri , pensa dì arrestars i in fermata protetla, per auendere le notizie delle ricog nizioni che spingerà su Collegno e Grugliasco . All e 7 1/ 2 precise lo squadron e si mette in marcia; il 11° plotone è coma nda to all'avanguardia. All'altezza di C. Croce, il ca pitano ordina che il 2° plotone prenda la slrada laterale a s·inistra, e come drappello fìancheggianle, si diriga su Collegno; dopo averlo ri conosciu to si porti prestamente al Casotto, ove si con·giungerà allo squadrone. Alle 7,55 lo squ ad rone giunge al Casotto, ove si ferma; il capo-plotone dell'avanguardia riceYe l'ordine di spedire una medio pattuglia (6 cavalieri ed ,1 sergente) a Grugliasco, e cogli altri soldati di avanzare sir.o al Baraccone ed ivi c0I1ocn rs1 in fermata protetta. Alle 8 1/ 1• gli ordini emanati dal capitano sono eseguiti , cioè: il 3° e 4° plotone tro~ ansi al Casotto, il 2° plotone è giun to presso Collegno, doYe sta per entrare, il ·1° ploto11e (m eno i cava li eri della pattuglia sped ita a Grugliasco) è al Baraccone . Il capitano approfitta di questa ferma La per studiare co' suoi uflìziali la carta topografi ca, in vista delle probabili eventualità che possono accadere. 1


210

DELLA CAVALLERlA

ESEMPI Dl ESEnCITAZIONl DI COMDATTHIENTO

IL 2° squadrone (partito .B) giunge alle 7 / 4 al Dazio dello stradone cli Rivoli, dove prende l'ordine di marcia prescritto (4° plotone di avanguardia ). Percorsi 2 · chilometri, all'altezza cioè di Pozzo di strada, il capitano divide il 2° plotone in due pattuglie, di ugual forza, ed ordina alla prima di esse, comandata dall'ufficiale del plotone, che pel Lionello, e Cas.a S. Bastiano marci su Collegno, ed alla seconda, sotto il comando del sergente, che per Pozzo:di Strada e C. Deriva, vada a Grugliasco. I comandanti delle due pattuglie sono · avvisati, che, nel caso dovessero ripiegare, debbono ritirarsi sulla strada di Rivoli, sulla quale il grosso dello squa drone continua la marcia. Alle 8',1 O, le pattuglie prendono· ]e strade state loro assegnate, ed il restante dello squadrone (1°, 2°, 3° plo.:. tone) riprende la marcia, ed al passo, onde .accordare alle pattuglie il tempo necessario per eseguire il mandato ricevuto. 3

2°

MOMENTO.

(8 ¼ ant.) Il 2° plotone del 1° squadrone (partito A), spedito a Collegno, rientra allo squadrone, e cinque minuti più lardi giunge parimente la pattuglia inviata a Grugliasco; ambedue riferiscono che non hanno veduto alcun nemico, e che i due paesi sono intieramen te sgombri di truppe. Alle 8 % il capitano riceve il seguente avviso dal comandante dell'avanguardia : 1

-

Il capitano, dopo qualche momento di riflessione, -ed aiutato in special modo dallo studio del terreno fatto m quel frattempo sull~ carta, gli risponde:

Casotto, 8,55 cmt. Si rhiri lentamente se è attaccato, procurando di tener a bada ed attirare innanzi l'inimico; io frattanto cer.cherò di piombargli sul fianco. Il capitano .Nello stesso tempo lo squadrone del partito B, giun~o alla G·rangiola, ha avviso dal plotone di avanguaed1a .che sulla strada vedonsi dei cavalieri fermi presso il Baraccone. Il capitano decide di arrestarsi per aspettare le notizie delle sue pallugliç, e mentre egli si reca presso l' avanguardia· or~ina a!l' u~c_iale più anziano di portare lo squadrone nei campi a srn1stra d~lla strada, di formarlo in colonna di plotoni, e di far nconoscere il terreno circostante nella direzione cli Grugliasco, il quale gli sembra adatto per uri combattimento di cavalleria. Giunto presso l'a\;anguard ia_, il capitano riceve il -seguente avviso dal tenente spedito a Collegno: ' A 1000 metri c. sud~est da Case .aS. Bastiano;

01·c amt . 7 ¼ , Vedo ,10 o 12 cavalieri nemici fermi presso il Baraccone. Continuo la mia marcia. Il tenen.te

Baraccone, 01·c 8,40 ant. È in vista uno squadrone ne,uico, il quale avanza .al passo sulla strada. Attendo ordini in proposito.

7l t.e~.e~t{ '"

3°

MOMENTO:

(Ore 9 anl.) - Il 1°squadrone portasi al trotto a Gru~ gliasco, attraversa il paese, e nello sboccarne trovasi


272

di fronte alfa pattugl ia nem ica, la quale r-etrocede immedialame.nte ed a veloce andatma nella direzione del Cimitero. Lo squad rone la insegue, ma giunto al gerbido di S. Lorenzo il capitano si arresta, ed approfittando della leggiera ondvlnzione del terreno, che quivi esiste, e nasconde i suoi movimenti alla vista del nemico, forma il suo squadrone in colonna di plotoni. Il capitano si porta sulla cresta di quella piccola altura. Il capitano del 2° squadrone, essendosi assicurato che sulla strada cli Rivoli non trovansi che pochi cava]Ìeri, decide ,di continuare la marcia. Mentre mette in moto lo squadrone, vede la pattuglia spedita a Grugliasco, la quale si riti l'a velocemente attraverso i campi, ed a qualche distanza dietro di essa lo squadrone nemico, che sbocca dal gerbido di S. Lorenzo. Il comandante di quest',ultimo squadrone infatti, non appena veduto l'avanzare dell'avvei·sario, portasi immediatamente innanzi co' suo i cavalieri. Lo sqnadrone avanza per 300 metri in colonna di plotoni, indi si spiega in linea al galoppo, e continua la marcia a quel l' andatura per segnare la carica. Il 2° squadrone glì muove subito incon1ro, ~ ad 800 metri circa di distanza si schiera col plotone di sinistra in riserva. A ,100 passi di dista nza i due squadroni si arrestano. Mentre i due squadrnni muovono all'attacco, il plotone di avanguard ia {del ,J O squadrone, partito A) rimasto al Baraccone, e che per l'avanzare del nemico, e secondo gli ordini ricevuti, erasi ritirato di qualche centinaio di passi, appena s'accorge di non essere inseguìto si porta di nuovu innanzi e, ved endo le mosse del nemico, si getta nei campi al galoppo per prender parte all a mi schia. Al iriornento dell'urto dei due squadroni (cioè dell'alt) il plotone trovasi a 400 passi circa dal suo squadron q, e diretto s ul franco di quello nemic 7 Dopo la soneria dell'alt i due ~quadroni Lr<fvansi nella posizione segnata nello Schizzo N. 11 :

273

DELLA CAVALLERIA

ESEMPI DI ESERCITAZIONI DI COMBATTIMENTO

Schizzo N. ~.

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ESEMPI DI ESERClTAZIONI Dl COMBA1'TlllENTO

4°

~Jo~IENTO.

Il maggiore ' cornandanle la divi sione ord ina il car~collo, e quindi, do po due minuti, che il 1° squadrone s1 raccolga sul posto ed il 2° su Ila strada di Rivoli YPrso la C. Grangiola. Mcnl1·e i due squadroni sono occupnti nel raccogliersi, suona il segnale di cessare l'esercitazione . 'OSSERVAZl0:\1.

DELLA C,\\'ALLE RIA '.2715 Sul!a sinistra infalli era più che sufficiente l'invio di pochi soldati, perchè il fianco era benissimo coperto dalla Dora, che ivi scorre in vicinanza e non è o-uadabile; ma lo stesso invece non può dirsi del n:nco destro, che in quella vece era rivolto alla parte più .esposta e dalla quale poteva ad ogni momento presentarsi l'inimico. Perciò pare che. la pattuglia spedita a Grugliasco non doveva aver il so lo mandalo di riconoscere il villaggio, ma anche quello cJ.i perlustrare il terreno circostante ad ovest di Gru gliasco. Le disposizioni prese ed i movimenti eseguiti in se.guiLo dal capitano del 1° squacl r·one, poich'ebbe ricevLllo avviso dell'avanzare del nemico, sembrano ben ado.lti alle ciecostanzc; però non era forse necessario di lascia1:e al Baraccoue l'intiero plotone di avanguardia, méJ solo pochi cavalieri . Infine, dopo aver preso posizione al gerbido di S. Lorenzo polevasi aspettare, per inizio re l'allacco , che il nemico si fosse perlato più avanti per poterlo allaccare alle spalle o quanto meno nel fianco . Benissimo agì il comanda nle del plotone rim asto al Baraccone, accorrendo al combattimen to. 11 comandante del 2.0 squad rone p1·o ced è da prima colla massima cautela ed inYiò per tempo pa ttugl ie di ricognizi one a Grugliasco ed a Collegno; ma quando gli fn segnalata la presenza di cavalieri nemici prnsso il Baraccone, operò con troppa esitazione. Poteva beni ssimo arrestarsi col grosso dello squadrone sino a che avesse ouenuto esaLLe no 1izie sul nemico che gli stava di frome, ma a raggiungere questo scopo doveva subilo impiegare il plotone di avanguardia. Operando in questo modo, non avrebbe perdulq un tempo prezioso, del quale cercò di approfittare lo squadrone avversario per sorprenderlo, ed invece avrebbe potulo avere per 1

Radunali gl i ufficiali dei due squadroni ' il ma.,.o-iore . 00 tiene loro il seguente discorso: , Un scm ~l ice sguardo dnto alla cari.a topogra fica dimostra ch iara mente, che ambedue gli squadron i non potevano avanzare sullo straùale di Riroli, senza essersi dapprima ass icurati di ciò che nvv~m iva a Collegno cd a Grugliasco; i q11t1li paesi, trorati sgombri dal ~errnco, pc~tevano sen ir loro di saldo pun to d'appoggio. La pmna cura adunque dei capitani doveva essere rivolta. n queste 1·icog11 izioni. Il ~omandante del 1° squad rone distaccò un plotone per riconoscere Collegno, con ordin e di ri congiunger:;i allo squad rone al Casollo ed aspet tò d'esser giunto;\ q~est'ull.ima locali tà per inri are un a po!tugiia a Gruglwsco . . ~n primo luogo, non era necessario cli sped ire un mt1ero plotone a Collegno, al qual uopo potevano bastare pochi cavali eri; e questi po i, dopo nre r mandalo un rap porlo sulla perlustrazione di Collegno, sembro avrebbero dovuto continuare ad avanzar;;i, come dra ppello fì anch eggionle , per Case. S. Bastinno, tJ. Lionello, ecc., piuttosto che ritornare allo sq ua~one.


'.276

ESEMPI DI ESERCITAZIONI DI CO.llOATTIME~TO

sè l'iniziativa clell'at!acco ovvero la faco ltà di ritirarsi, se non voleva impegnarsi in un combattimento. In generale però le disposizioni e le formazioni lattiche adottate furono scelte con criterio ed in correlazione alle circostanze del momento e del terreno; ma si corre troppo facilmente all'attacco e lo si accetta con non minore facilità. Merita d'essere lodato il servizio di sicurezza e cli esplornzicne, pel quale fu possibile di manovrare secondo lo spirito deila nostr'arma e di dar principio alla carica alla distanza prescritta dal regolamento e come avverrebbe in vera guerra.

ESEMPIO III0 (3 s q uad roni con t.r ·o 2)

'l'cma 11el partito A.

Il maggiore comandante la 4" divisione del {eggimento cavalleggeri .. ... riceve l' ordine di recarsi al Doirone, ove dovl'à giungere alle 7 anl. Ivi giunto prenderà conoscenza del seguente terna che gli è consegnato sigilla[o. Rivalta, 3 sett. 187 .. . ore 4 ant.

Supposto. - Si suppone che i due squadroni da Lei comanda ti sieno provenienti da ' Rivalta. P1·oposi:àone. - La S. V. procurerà di dislruggere il cavalcavia della ferrovia Torino- Moncalieri, che trovasi presso il ponte sul Sangone. Prescrizione. - Muoverà dal Doirone alle 7 112 ant. Il colonnello

Al sig. ma.gg . com. la 1a div.

DELLA CAVALT.EIIIA

217

Tema pel partito B .

Il tenente colonnello dello ste~so reggirnenlo riceve il seo·uente tema: ., o

1'01·ino, 3 sett . 187 ... 01·e 5 ~nt. Supposto . - · Jl reggimento cavallegge!'i, del. quale fa parte V. S., si suppon e ~ccantonato m Ton.no: Proposi'àone. - Preme di sped ire a l\toucahe.n t~? convoglio di pnrecchi <,;ani portant i dannro ed 11 prn presto possibi.le. La strada sull~ destra d~l Po non es,sendo libera in questa giornata, il convoglio pe rcorrera la strada cl i Nizza; la S. V. con tre squad l'oni scorterà il detto convoglio. . Presc1·izione. - Alle 6 1i2 ant. partirò. cogli squadrom dal quartiere di cavalleria. Il colonnello Al sig. tenente colonnello

.Partito A. . - Il maggiore comandante la ,J a divi sione giunge alle 7 precise, giµsta l'ord ine av~to, al D.oiro~e, leo-o-e aLtentamente il 1ema consegnatogli, e poscw. chw.oo d . . mati a sè tulli gli ufficiali dei due squa rom spiega lorcr l'operazione che devesi eseguire e le sue idee in , . . .. proposito. Per· raggiungere lo scopo prehssoglr, rnt~nde cioe di rncarsi coi due squadrnni uniti, coprendosi soltanto con una forte pattuglia sul fianco sinistro, sino aMirafio'ri ed ivi arl'estarsi . Da Mirafio ri spedirà poi la forza necessaria a compiere la distruzione del cavalcavia.


DEL LA CAVALLERIA

278

ESEMPI Dl ESEP.CITAZIONI DI co~rnATrll\lENTO

, Alle 7 ¼ l a colonna si mette in marcia nella direzi one di Beinasco co l 11° plòtone del 1° sqùadrone di avanguardia ed a 500 metri innanzi la stessa. li 2° plotone dello stesso squadro ne ha l'incarico di fiancheggiare la co fonna percorrendo la strada di C." Bellezza,· C.• il Bettone, ecc., e di spedire piccole pattugli.e su tutte le strade laterali vicine in modo da estendere il · raggio di sicurezza ad u na sufficiente distanza. Partito B. - li tenente colon nello col 4-°, 5° e 6° -squadrone g iunge àlle 7 1/ 2 al dazio della barriera di Nizza , ove, avendo trovato p ronto il convoglio, prende .le seguenti dispos izion i: Il ,1° plotone del 4° squadt:one contin uerà la rnarcia sullo stradale di Nizza {sin istra del Po) e precederà il convoglio di b uo n tratto di stra da, in modo da g iun gere per tempo al ponte snl Sangone·, che è il punto più pericoloso che debbesi aurn versare Il con voglio frattan to avanzerà si no a Lingotto , ove si areesterà sino a che non riceva avviso dal plotone sped ito innanzi che si può passare il ponte sul Sangone senza alcun pericolo. Il restante della colonna, cioè il ' 4° (meno il 1° pio~ tone), il 5° ed il 6° squad rone, pet' la strada che corre intòrno alla cinta della città, si reca al trotto sulla strada di Stupinigi per fianchegg iare a sufficiente distanza la marcia del convoglio. Pervenuto all'al tezza di C. Giuli, il tenente colo nnello ordina che il 2° plotone del 5° squadrone vada sulla steada di .Beinasco a g uardia del fianco destro della colonna, e che si form i l'avanguardia col res tan te mezzosquadrone (3° e 4° plotone del 4° squadrone); e che questa si spinga innanzi ,1 chilom . circa. L'avanguardia a sua volta distacca , per ordine dello stesso c9,mandante della colonna, una media pallugli a di ,1~ cavalieri ed ,1 sergen te col manda to di portarsi al Castello 1

di Drosso, passando per C. l\iesti~tis e C. la Manta, ed piccola pattugl_ia di _3 sol~al1 e~ ,1 c~porale coll'in carico di recarsi a M1rafior1, e . dt .qui al Casotto del Pedaggio per metters i in _cornurncaz1one col plotone di avano-uardia del convoglio . , Da e~ Giuli In colonna avanza nl pusso per dare tempo alle pattuglie di portarsi innanzi .

unil.

2°

MOMENTO .

Alle 8 ant. i due partiti trovanzi così disposti: i due squadron i del part.ito ,i giung?~o a B~tnasco, e l'avanguarcl ia sta eseguendo la rICognmone d1 questo vi!lao·o·io . < pl,otone fian1t heo-o-iante trovasi alla C. il Bellone; il grosso del parti~ TJ è a 200 metri circa dalla Generala: . . il plotone spe dito sull a str~da d~ ~ernasco ha. r_ 1conosciulo il casino dei Tre Tetti, ed 1v1 aspe~la notme di una piccola pattuglia inviata aHa C: Tarnn?; ' ' la media pattuglia staccata dall'avanguardia e p1 e::,so C. l\1anta; . la pi cco la pattuglia alla C. Calcag~rn.' . La palLuglia spedita alla C. Tarrino s~ nt1ra a veloce andatura, ed il eornandante della stessa n fensc.e a~ capoplotone , che presso ~· il _B~ttone s'aggirano ~et ~~:acli crrca un plotone. L nffi ciale .1 « 1r.ot·za · • , l .ten· nerrn·c··t cieli·' decid e cli avanzare sin o a li Te tti, e quivi giunto manda una media pauuglia a riconosce re !l Be~tone. ~l plotone nemico obbliga quest'ultima a ri t1rarst_quasi sub ito e la'insegue, mu a s ua vo lta ripiega Sl~ C. Be\lone, q~ian do scoro·e presso li Tett i dellù caval leria nem ica , pa1, le ap0 · bene piedata e par te a cavai lo, e de Il a qrn.1 Ie 0non p ·10 e 1, · li L del 'Y. plotone . (del , scoprire la forza. · comano'.Jn e . . "' . 4,0 squadrone, par'li lo IJ) sped isce 1rnmecltatam ente a, -

il


280

DEI.LA CAVALLERIA

ESEMP I D.I ESERCITAZlONl Dl COMBATTDIENTO

viso di ciò che succede al tenente colonnello, e frattanLo si m~Ue. in ferma ta protetta presso li Tetti per tener ~ haaa ~ cavalieri nemici. (8,ilO) Il ca po deJJa patt~gfoi sped1~a al· Cast8llo di Dl'Osso , oltrepassata C. Manta di circa 1 chi lometro è informato dai caval ieri di punta, qhe una grossa colo nna cli ~avalleria marcia in tutta sicmezza sulla slrada da Beiw).sco a Mirafiori. Il s~rgent~ comandante della pattuglia'portasi celerement~ 1nnanz1, vede sfilare gli sq uadroni avversaC'1, e subito spedisce ad avvisare verbalinente il tenente col.onnel~o. (sulla strada di Stupinig i) che due

squadroni nemi.ct avanzano alla volta cleUa strada cli St.upinigi, e trovansi a circa ¼ chilo1netro dal Castello di

lJ1'0SSO .

li comandante del partito A riceve pure contemporaneamente un vigliello dall'ufficia le che tl'ovasi al Bettone , nel quale lo informa che gli sta di fronte una grossa patwglia nemica, che gl i impedisce di continuare la marcia, e nello stesso tempo riceve avviso dal plotone di avanguardia che presso C. Manta havvi una pattuglia di cavalleria nemica (8, 20). Per tal modo i! comn.ndante del partito B ha sicure notizie della vicinanza di due squadroni nemici e del!~ direzione cldla lorn marci;1, e quello invece ~lel partilo opposto sa soltanto di essere osservéllo da alcune pattuglie di cavalleria. Quest'ultimo crede che nul la ba da .temere da così piccole forze, e quindi continua tranqu1Hamente la marcia, ed il tenente colonnello imece deciso di impedire a qualunq ue costo la marcia di que~la colonna, prende suhiLo le disposizioni pel comhattrn:1en to. A quest'uopo si porla celeremente a' C. l\lestialis Castello di .indi si getta nei campi che frontecro·iano oo D~·os~o , e formata la linea di colonne avanza in qq:ella cl 1rez1one. ~

,

281

(8,35) La colonna A, accortasi troppo tardi della vi<:.inanza del nemico, e del suo movimento offensivo, ha appena il tempo ne<~essario a penetrare nei campi, spiegarsi e segna.re l'attacco. Il partito B a l momento dell'urto (dell'alt) è così formalo : l'avanguardia (3° e ,~ 0 ploto·ne del 4° squadrone) forma un fi.anco offensivo avanti a destra; il 5° squadrone, e 2 plotoni del 6° sono schiera ti diagonalmente a dest.ra, gli altri 2 plotoni de l 6° squadrone a 100 passi indietro dell'ola sinistra costituiscono la riserva. Il partito B è spiegato in linea di front~ al nemico , col plotone d i avanguardia in riserva; come dallo Schizzo N. 2 (V. JJag. 282) . li colonnello ivi presente prescrive , dopo il earaco llo, che il partito A si raccolga nella dire,;ione di Beinasco, l'altrn sul posto. 3° l\fo)f.ENTO,

Il mao·O' i ore })Orlasi celèremenle fino a Beinasco, lascia 00 un plotone appiedato al ponte sui Sangone, e col resto della colonna si dirige verso la C. ~licheloLti, ove si riordina. Un mezzo squ adrone nem ico, che l'ins·egue, è arres tato presso il ponte dal fuoco dei cavali eri appiedati e si ritica sul grosso, che, eseguila la raccolta, avanza ·Su Beinasco. Il tenente colonnello 'però, av uta la notizia che il nemico si è ritirato dietro il Sangone, pensa ehe la sua missione è conÌpiuta, poichè il convoglio, quantunque nulla sappia in proposito, secondo ogni probabilità a quell 'ora dovrebbe essere giunto a Moncal ieri,


28.2

ESE)IPI DI ESERCITAZfONJ Dl C011DA TTD!EKTO

Scliizzo N. 2.

DELLA C.\VHLERJA 283 Il maggiore invece, che pur vorrebbe disimpegnare il manda to avu lo, si dirige su Stupinigi, .ibbandona ndo a sè stesso il plotone lascialo al ponte sul Sangone. JI co lonnello fa allora cessare l'esel'cizio, e quindi radunati gli ufficiali fa le seguenti:

OSSERVAZIONI.

La missione di cui era incaricato il partito A era semplicissima, epperò pet· poterl a compiere, richiedevasi celerità e segre~o . Perciò ern d'uopo avanzare celeremen Le si no ad un daLo punto vir.ino alla ferrovia, e non era conveniente di stacca re dc,lle pattuglie finncheggianti, ma bisognava accontentarsi della sola avangua rdia, la quale in riuesto caso poteva benissimo essere foemu ta da rochi cavalieri, spinti innanzi qualche cenLio uio di passi. Allorcbè poi si ebbe avviso cb'crasi in contatto con varie pattug!ie nemiche, era facile supporre che in vicinanza dovc,va trovarsi qualche reparto di forza 1rn1ggiore, e quindi bi:;ognava procurare cli avere sch iari menti in proposito. li comandante dellt1. colon na non dovera mai dim errlicare l'operazione della quale era stato incaricato, e perciò gli era d' uopo in quel momento regolarsi in modo tale che permettesse se mpre l'attuazione del c;òrnp iLo statogl i affidato. De l res to ogn i qual rolla si hanno ind izi della pt·ossimi tìt di cavalleria nemica, è necessa rio cli agi re co n molta cautela, per mnnlenel's i in concli7.io ne di pOLere accettare o rifiulal'f! il' combauim enlo seco nd o la propria convenienza. Tn q uesta situazione potevasi anche muovere col grosso co ntro le pattuglie nem iche, e feallanto far continuare la marcia, per es., ad un mezzo squadrone coll'incari cu di distruggere ii cavalcavia! r,entre il g rosso avl'ebbe


284

ESRMPJ DI ESERCITAZIONI OI CO)IDA'f-TIMENTO

'P:oc~rato di di.s togli ~re l'attenzione del nem ico da quella d1rez1on e; ma 10 ogni modo non era 1nai il caso di avanzàre tranquillarnente senza prima assicurarsi del vero stn!o delle cose . . No tisi ancora che una semp lice pattuglio, quando è mcaricn ta di una missio ne speciale , può benissimo afiìdarsi alla fort una, in tendere direttamente all'effettuazi?n~ del mand.a t~ ricernLo, poichè la perdita di pochi cavalien non cost1 twrà mai un fauo grave. Ilfa lo stesso non può dirsi di uno. colonna di due scrna droni la èui distruzione nrrecherebbc un danno se~sibile; ; nel fa tto potrebbe facilmente esse re ridotta a c;a ttivo partito, quando fosse sqrpresa da un a fo rza di molto superi Me. Rssen closi ndunque trascu rnto di assumere le ne eessarie info rmazi oni, si ebbe per ris ultato, che i d ue ~quadroni ~urono sorpresi in ma rcia , ed ebbero appena 11 tem po dt spiega1·si per l' atLacco, ecl essend o stati respinti , di dovere, almeno pel momento , rinun ciare all'eseciuzione dell'operazione di cu i erano incaricali. Le di sposizioni prese dal partito B sembrano in vece le più convenienti; la marcia del convoglio infatt i non poLeva rnenomamen le essere disturbata si no al LinO'ollo sia per. la vicinanza dei nostri avamposti, siD per con: forma z10ne topografìcrl del lerreno, ass icurato sul fianco sinistro dal Po e sul destro dalla strada fe rrovinria molto incassa la che oppone un ostacolo quas i insormo ntabile ai. mo.vimenLi . de lle tre arrn i. Era invece import.ante d1 assic urare il fianc:o destro a grande lontan anza estencl~ndo cli molLO il rr1ggio di osservnzione, ed è ciò precisam ente che si fece. . In_ c_onseguenza appunto di queste lrnone di~~osiz10ni, 1( cornancl.ant_e del parlito potè per tempo avr.re esat~e rnformaz10m sulla forza .e sui movimen lÌ q'é! nemico, e sembrn pure che lo stesso abb ia ao-? to o

i:

DE LLA CA VALI.E RI,\

28 i>·

convenientemente risolvendosi immediatamente per l'attacco, poichè era nel suo interesse di contrastare la, marcia della colonna nemica. Ven iamo ora al combaLtimento . Il partito A. fece quan to era possibile nella criti ca posizione nella qu ale eb be a trovarsi; il plotone di avanguardia restò in riserva naturalmente, perchè a.bhe maggior spazio a percorrere per portarsi in linea . ll partito B invece ebbe tullo il tempo necessario per prepararsi all'altacco poictlè agiva di propria·volontà, ed appena oltrepassa ta la C. Mestiatis si formò in linea di co lonne ed m tale formazione si diresse contro l'avversario. Riguardo a questa formazione della linea di colonne nulla haVYi a dire, ma permettendo la stessa cli manovrare in quaJunque senso , sembra che si s-arebbe potu to ritrarre un maggior profiLLo dalla vantaggiosa situazione, neJla quale trovaronsi in quel momento i 3. squadroni. La formazione adottata per l'attacco è per sè stessa incensurabile, perchè eravi la riserva, ed anzi in più un fianco offensivo a vanti ali' ala destra ; ma non fu fatto alcun tentati vo di manovrare, il che certamente avrebbe con dotto ad un maggior risultato . - Se, pe!' es., si fosse adotta la la formazion e a scaglion i, o nel formare la linea di colonne, o dopo lo spiegamento, e specialm en te quan do si avesse avuta l'avvertenza di fr~pporre un suffic iente intervallo fra il 4° ed il 5° squadronè, è fuor di dubb io che i due squad!'on i avversari • si sarebbern trovati in serio imbarazzo nello sceglier-e la direzione dell'attacco, e facilm ente si sarebbe potuto combinare un altacco fro ntale, ed un attacco di fianco . L'adozione poi del fianco offensivo a vanti dalla destra, 'che nel fatto rappresenta uno scaglione, fu perciò ottima disposizione, e nel caso reale è certo che ì 2


· _286

287

ESIDIPI D( ESERCITAZIONI DI COlllBATTDIENTO

DELLA CAVALLEUIA

·plotoni del 4 ° squadrone, e i.2 ch'erano in riserva, sarebbero piombati sul fianco e sulle spàlle dei cavalieri nemici; ed è- appunto per questa formazione e non per la superiorità. del numero ehe ordinai al partito A di raccogliersi indietro . Interrogati quind i i due ufficiali comandanti delle pattuglie su ciò che hanno fatto, il colomiello osserva, .che specialmente il tenente del partito A non si penetrò bene della situazione. I due plotoni infatti si fermarono a poca distanza l'uno dall'altro senza nulla intraprendere. Ciò effettivamente poteva convenire al comandante la pattuglia del partilo B, al qua le, secondo lo spirito de l tema, interessava di tener indietro qualunque fo rza .nemica; epperò si preparò pel combattimento, ed appiedò una parte de'suoi cavalieri . l\la per l'altro plotone era .invece 'del massimo interesse di portarsi innanzi, per poter fianchegg iare la co lonna principale; quindi il capopattuglia doveva immediauunente decidersi perl'uttacco, specialmente potendo disporre di alcune carabine da opporre al fuoco dell'avve rsa rio, oppure poteva lasciare di fronte alln paLLuglia ne mica pochi cavalieri, ed egli col grnsso tentare, giranJo al largo, cl i prosegu ire la marcia. Il peggior parLito era quello cli restare inattivo, molto più che a tale distanza dai caval ieri nem ici, non è ammissiLile d1e non si potessero avere esatte notizie sulla loro fo rza. Abb ias i per norma che due partiti di cavalleria, di qualunq.ue forza essi siano, non possono stare a 5 o 600 metri senza prendere una dec isione o pell a carica, o per la ritirala. Ed a propos ito delle pattuglie, noto che ambedue i comandanti di partito non diedero alcuna indicazione ai capi delle medesime sulla condotta a tenere nel caso ,. d'incontro col nemico, il che è assolutamente necessa~o. Osservo finalmente con piacere che non havvi 4en-

<lenza ad abusare del combattimento a fuoco, e che nei due casi, nei quali vi si. r icorre in questa esercitazione, cioè il 1° plotone del 4° squadrone presso C.~ ed un plotone del partito B al ponte del Sangone, ?11 sembra che ciò fosse giustamente consigli alo dalle circostanze del momento, e dalla configurazione del terreno.

0

MARZIALE BIANCHI

n' ADDA

Tenente nel 3° reggimento cavalleria.


I L NUOVO REGO LAMENTO Dr MANOVRA ECC.

IL

NUOVO REGOLAMENTO DI MANOVRA P E R LA NOSTRA F A N TERIA

Il . È venuto in lnce, .or sono pochi giorni, il Libro Il° del nuovo Regola.mento di manovra per la nostra fa nteria, quello cioè contenen te l'Istruzione cli plotone; e, come abbiamo fallo (·1) del Libro 1°, daremo di questo un rapido cenno.

Conforme al proposito espresso nella Relazione del Ministro della. guerra a S. M. il Re, che il nuovo Regola.m en!o non avrebbe portalo radicali cambiamenti nè nei comandi, nè nei modi di manovra, tra la nuova Istruzione cli plotone e l'antica non c'è gran divario se non se nella forn'la del testo ch'è più determinativo, e nella manovra per squadrn che l'untico Regolamento non comportava, ma che ora è forza di ammettere per l'ingrossam ento delle nostre c9mpagnie di guerra. Nelle Avvertenze generali premesse a questo Libro U0 troviamo che i movimenti complessi di Fianco destr (o sinist1·)-MAnCHE, Front' a destr (o sinistr}- MARGHE, Fianco dest1· (o sinist1·) eper fila destr (o sinistr)-~L.\.nCHli, e Front'ùidietro- MAnCHE da pi è fermo, sono speciali alla trnppa che agisce in cacciatori, sia distesa, sia per piccoli ripartì a file serrate: e che di massìma non . Il

• (·1) V. Rivista, dispensa del dicembre ~87o, pag. 4·12 e seg. {

289

devono essere usali dalla truppa che manovra in ordine chiuso; e ciò per la buona ragione che la riunione di vari mo vi men ti da eseguirsi ad un solo comando d'esecuzione si oppone a quella regol arità e precisione di mossa che l'ordine ch iuso essenzialmente esige e per la quale invece l'ordine spicciolato può essere più tollerante per ottenere maggiore speditezza d' esecuzione. Vi ha pure la prescrizione che, per abituare la truppa a ripigliar prontamente e faé.il mente in ogni circostanza quella coesione, che naturalmente si allenta in cacciatori, ogni esercitazione nella quale siasi manovralo in codesta guisa, debba terminare con alcuni movimenti in ordine chiuso, come sempre collo sfilare in parata. L'Istruzione è divisa in due parti : in ordine chiuso, e in cciccicttori. Il plotone, formalo di due squadre, deve normalmente cons tare: cl i ·1 comandante di plotone (ufficiale subalterno), 2 capisquadra (sergenti), 2 guide (caporali) , 16 a 20 file d.i so!da ti, ed ,J trombettiere: è però ammesso che l'istruzione possa farsi anche col plotone da ,12 a 24, file . Perchè nella formazi one normale il minimo della fo1·za del pi otone è fissato a Hl fi le? Forse che in guerra no11 potrà accadere di avere pi otoni minori ~ Noi crediamo che il Regolamento abbia adottato questo minimo, soggettamente al principio che la squadra di meno di 8 file non debba ìn cacciatori suddividersi in squadriglie, ma agire come unica squadriglia: principio giù posLo nel precedente Regolamento e confermato dal nuovo nell'Istruzione di squadra in cacciatori; pri ncipio giustissimo , dacchè la squadriglia inferiore agli 8 soldati diventa, nell'odierna azione di cacciatori, un gruppo insignificante, e tanto più per un combattimento un po' vivo e prolungato. In base ANNO xx,, YoL. ,. 1


li, NUOVO REGOtAMENTO Dl MANOVRA 290 a questo principio bisogn,wa necessariamenle che la formaz ione norrnale del plotone avesse per min imo le 16 file per pote r dar luogo nell'Isfruzione alla manovra a squad rigl ie. Ciò pera lLro non escluòe che alla pratica il plotone possa essere anche di 12, di 10 o anche di 6 file : vuol di re che in tali ea~i le squadro io cacciato ri si cornporté'ranno come fossero squadriglie; sparirà cioè la minima delle suddivisioni normali. Ne lle righe le due squadre sono perfettamente con tigue: nqzi la numerazione per due ha luogo soltanto per l'i ntero plotone, essendo escluso che la squadra, da sè, possa mai mettersi per quattro: solo la divisione del le squadre è segnata dai due caporali o appun tati predestinati a cornandnre in cacciatori le due sguadrigli"e centrali del plotone, i qua li sono posti in prima riga, l'uno nrlla fìla di sinistra della squadra di destra, e l'a l~ro nella fi la di destra della squadra di sini stra; e,;si no n devono uscir da lle righe se non al momf'nto cl ell'andat11 in catena delle rìspettive squadTigli e. J I plotone ha due guide. J capisquadra, fincbè il plotone è riunito, si tengono sulla linea dei serrafile (ari '1°1,Gù dal la 2a ri ga) dietro il centro della squadra , rispettiva : qu.indo il plo1011r si ro 111 pe per squadra, essi vanno invece ad 1"',50 innanzi il cemro della. squadra, se ql1esla è io l'l'oute; accanto alla guida o fila di testa se la squadra è volta di fianco. La nuova Tstnt.zione pu1· mantenendo l'Aprite le righe indie1ro, vi aggi11nge quell o in . avanti: utile aggiunta, dacché mo lte volte per difetto di spazio, pee po tere aprir le righe indietro era necessario di portu r prima avanti le du e r ighe. Quanto al le norme per l'all ineamento, ai movimenti marcia·nclo d l 'plotone in linea, non troviamo cambiament i di ri lie.vo, se non che è rnaggiorm1'nte ra cco rrpin dato il cosiante assestamento dPgli uomini nelle ri!he. 1

1

0

P.ER LA NOSTRA FANTEIIIA

291

I movimenti per far passare i.I plotone dall a fo rma in lin ea ali;,, forma in colonna sono i seguenti: rompere per sr1uad ra, sì a fermo come marciando, con un movimento di fianco della squadra che deve andar dietro all'altra; mettersi in colonna con un mov imento di conversione .a destra o a sinistra d'entrambe le squadre; essendo il plotone in linea di fianco, chiamare le due squad re ciascutw in linea da sè simultaneamente o successivamente, oppure volgere in front.e prima la squadra in testa e poi l'altra, q uand·o giunta a pari della prima; i movimenti inversi per passare chlla colonna alla lin ea: cioè per mossa di fianco, per mossa di fianco e fila e per conversione . E questi vari movimetili si eseguiscono poco presso cogl i stessi modi. eh' era prescritto per gl i analoghi movimenti ne ll' antica scuola di compagnia per passare dall'o rdine di licea a que ll o in colonna e viceversa; solo la descrizione dei movimenti è assai più particolareggiata: e precisata. Per le eserci tar,ioni del plotone in ordine chiuso nell'assalto è prescritto che due soldati rnrpresentino ,sempre la fronte del drappello nemico, alla distanza di 100 a 150m dal plotone nppostato per assalire. Questo avanza di corsa a spall'arm, e giunto a 50 metri dal -nemico al comando alta baionetta si slanc ia sul medesi rno al grido Savoict : se ne viene il clestr•o, il coman-dante del plotone durante la corsa fa esegu ire una scarica a comando da quelli di prima riga e sen za che si fe rmino e spallino l'arroe . L'Istruzione raccomanda frequenza e cura negli esercizi di raccolta sia indietro, sia in avanti. In cacciatori il plotone è considerato in due forme normali d istinte : le due squadre in catena, sul la stessa linea; od una squadra in catena o l'altra in rinforzo, .cioè su due linee. La truppa in catena può esservi: o distesa cioè cogli


..

'.a92 IL NUOVO REGOLAMENTO Dl MANOVRA ECC . uomini su di una sola linea a om, 65 l'un dall'altro; oppure per reparLi (squadre o squadriglie) ct file serrate, in due righe, e disposte ad intervallo di stendimento; ovvero anche parte distesa e parte a squadre o squadriglie colle file serrate. Naturalmente la disposizione per riparti a file §en·ate dovrà essenzialmente adoperarsi nel marciare avanti allorchè si è ancora a considerevole distanza dal nemir.o, e particolarmente nei Lerreni accidentati, poichè in cotesta forma si avanzerà più facilmente e rapidamente: mentre per combattere propriamente co' cacciatori nemici, sia di piè fermo , sia avanzando o retrocedendo a sbalzi successi vi, sarà il pi Ll sovente opp0rtuna la forma distesa o quanto meno la mi:sta. Il 1·inforzo deve tenersi dietro alla catena a non più di 150m, a file serrate od anche a file aperte, di fronte ovvero anche di fianco. Quando il plotone è tutto in catena i comandi di avvertimento e cli esecuzione sono dali dal comandante di esso :, allorchè invece il plotone è parle in cate na e parte in rinforzo, il suo comandante indica a voce o per rinvio di avviso il movimento da eseguirsi, ed i capi squadra danno i comandi necessari. Quanto al modo di manovrare della catena non vi ha cambiamento da quanto giù praticavasi, e pochissime sono le varianti ne' comandi se non che ogni movimento è spiegato più precisamente di quanto prima non fosse, dal che ne guadagneranno considerevolmente la regolarità e l'uniformità di manovra. E come già abbiam dello, ripetiamo, che il miglior pregio che troviamo nel nuovo regolamento è appunto quello cli a ver regolamentato la manovra in cacciàtori a lla stessa ses~ di quella in ordine chiuso.

DELLA

:LEVA SUI GIOVANI NATI NELL'ANNO 1854 E

DELLE VICENDE DELL'ESERCITO ITALIANO dal l O ottobre ~ 87 4 al 30 settembre 18'75

Relazione del tenente generale FEDERICO a S. E. il Mini~tt·o della guerra.

'l'ORRE

Nei primi giorni del corrente mese ha veduto la luce la Relazione del tenente generale Federico Torre, direttore generale delle leve e della truppa, a S. E. il Ministro della guerra sulla leva dei giovani nati nel 1854 e sulle vicende dell'esercito italiano dal l° ottobre 1874 '<l.l 30 settembre 1875. . È superfluo il dire come questa pubblicazione abbia un'importanza grandissima per i copiosi dati statistici .che contiene e per le notizie dettagliate, non solo su ciò che ha tratto alle operazioni di leva, ma anche sulle cause e gli effetti prodotti nei di versi corpi e nelle varie armi dell' esercito dalle diminuzioni e dagli aumenti della forza. Noi ci limiteremo a riassumere i più interessanti ragguagli tanto che basti a dare un' idea esatta ed abba·stanza completa del movimento della forza dell'esercito e delle vicende che maggiormente vi hanno contribuito nel suaccennato periodo di tempo. La forza dell'esercito al 30 settembre 1874 era di uomini 839628. - Un anno appresso, cioè al 30 settembre 1875 era aumentata, e vedremo in seguito per -quali cause, a uomini 893580, dei quali 611039 nei ruoli dell'esercito permanente; 280858 in quelli della


294.

DELLA T.EVA SUI GIOVAN( NATI NELL'ANNO

181:H,

milizia mobile, e 1683 uf&cial i di r iserva. - Codesta. forza più particolarmente si trovava così ripartita:

Esercito permanente. 2195.22 Reggimenti di fanteria di .linea Distretti militari . 204055 7086 Compagnie alpine Bersaglieri 37023 Cavalleria 33503 Artiglieria 54941 Genio. 9582 Carabinieri reali ed aggiunti . 20145 Scuole militari e repn.di d'istruzione . 4200 Compagnie di sanità. 3524 Corpo inval idi e veterani . 1471 Depositi dei cavalli stalloni 229 1091 Compagnie di disciplina Uomini di governo 330 Stabilimenti Carcerati. . . . 392 militari . 439 di pena Reclusi . ~ . . Nei reclusori . 793 Ufficiali in serv1z10 attivo . 11076 Ufficiali in aspettativao disponibilità 203 Ufficiali di complemento 1434

6ì1039

I

Mili1.'a mobile

63344 520050

3387 H9\J8 260035

298326

2,s120

14932

Totalo

I

Totale

183'19 78:H2 780085

I

876746

Al 30 settembre 1875 gli uomini di questa forza erano presenti ai corpi o in con;edo illimitato, come qui appresso:

------ ----------In congedo illimitato

Sotto lo armi

Sot_tuf- Caporali Sùldali ~Jlot~u f· Caporali Soldati tìciall cm11

- - --- -- - - - - - -

Esrrcito permaoeotc. .Milizia mobile Totale

262646 2243 3076 2438

Ese1·ciw

permancnLc

Sott'ufliriali Caporali. Soldati

Milizi'a mobile.

1045t,

Lasciando però in disparte gli uffie ial i (16834) la forza totale rimane ri<lotia a 87G746 uomini, così distinti per grado:

GRADI

l

Fanteria di linea e bersaglieri Compagnie alpine Artiglieria Genio. Ufficiali Ufficiali della riserva

~9:5

E DELLE VICENDE DELL'ESERCITO ITALIANO

280858

\ 1683 893580

.

12888 1TiUO 1.23015 »

»

153693

»

:.!OH !155:H 307035

3387 1M)\J8 :260035 723053

Riportiamo ora uno specchio dal quale si rileva il tempo effettivo passato dagli uomini sotto le armi colla proporzione r ispetto al totale della forza (87674G), avvertendo però che coloro i qual i al 30 settembre 1875 erano presenti ai corpi avevano ancora naturalmente da ultimare in diversa misura il tempo di servizio:


---.-----.....

.ESERClTO PEH.MANEN'l'E

SOTTO J,1{ .ili bi!

'l'EMPO PASSATO SOTTO LE ARMI

~B

9

ai

~

z Punto . .. . . .. Non oltre 2 mesi per la semplice istruzione Da un giorno a sei mesi .. Da sei mesi a un anno . . . . Da ~ a i anni . .. ~ Da 2 a 3 anni . . Da 3 a 4 anni . . . • Da 4 a 5 anni . Da 5 a 6 anni . . .. . Da 6 a 7 anni . . Da 7 a 8 anni . . . Da 8 a 9 anni . . . . Da 9 a ,10 anni . . . . Da '1 Oa 11 anni . . . J Da ~ ~ a 42 anni . . Da ,12 a '13 anni . . . Da ~ 3 a U anni . . . . . . . . . Da H a 4o anni . . ' Da ~ 5 a 20 anni . . Da 20 a 25 anni . . . Più di 25 anni. . . 1 1

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TOTALH

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GR~Kk,U 'I!

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498 0,08 35234- 5)90135752 5,98 96803 34,80 13264~ 15,1 3 159218 26,6'1 1j9218 26,G'l 874-36 3'1,H 24-66t>4· ,.98 '1,'.3 o·~9 ))

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18i4, ,· ... 2880i 58i3:3 9,78 32K> G073D 848 53:38 1274-9 2,·13 10GG33 G550 1,09 785'12 4-885 0,82 20902 2745 0,46 64-M 245:3 0,41 1'17 ,... '1599 o:)'"' 69 983 0,16 28 HHi 0,33 9 1'.~20 0,22 1136 0,19 3 1036 O,ii 4. 5;31 0;09 M2 0,09 1669 0,28 1154, 0,19 1050 O,t8 1

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4 81 3068'l ' 6-15'18 0,55, 0,89 5fi0ì7 1ì,82 'l10382 11 12 85062 s:50 2578i 1.081 9'190 0,02 2f>70 0,01

1668

0,00 '!011 0,00 '1056 1320 0,00 1rnn 0,00 1040 531 ~'t2 ))

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'1669 1151. 1050

5,·J:J 10 0,00 30691 10,28 29 OO·I 6'1547 ' 56·J6i 9,37 DO 0,03 19.9~ 374-0 1,34 1'>81:.>9 H..,..,..., '>:> 2506 0,00 87508 4,SO "3TG1. I + 12,'13 59551 154, 537·17 19,30 62916 OA3 155 0,06 2i25 0,28 41 0,02 1709 O,'li 9 0,00 1020 O33 12 0,00 1968 '9~ o,-8 0,00 ·1:328 o'19 1 0,00 '.lH-0 ' 017 3 0.00 ·IO!r-3 OJJ~ 6 o;oo 537 0,09 34-2 0,28 1669 0,J9 1'1 54018 » , 101:>0 ...,,

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:\50

7,02 6,41

14,04 D,99

6,79 7,1 8 0.3! 0~20 0,12 0,99 ..._ 0,15 0,'J 3 0,1 2 1

0,06

0,0G OJU O'1 3 O12 )

)

tG3693 25,69444-633 71,31 598326 100,00 278420 100,00 876746 100,00,


297 I dati fin qui riassunti si trovano nel Proemio della Relazione. La Relazione è quindi distinta in due parti; nella prima delle quali si tratta delle operazioni della leva sui nati nel 1854, e nella seconda degli aumenti e delle diminuzioni della forza durante il periodo scorso fra il 1° ottobre 1874 ed il 30 settembre 18~5. Sulle liste di quella leva di tutti i circondari del regno risultarono inscritti 266256 giovani, cioè: E DELLE VICENDE DELL'ESEllCI1'0 lTALlANO

Capilista. Ommessi di leve anteriori Nati nell'anno 1854 Totale

K 18720 » 2705 » 244831 266256

il qual numero, fatte le debite cancellazioni dai commissari di leva, rimase sulle liste di 248022. Questo numero d'inscritti è alquanto inferiore a quello dat-0 dalle ultime leve anteriori, ed il fatto si spiega ove si rammenti che nell'anno 1854 infierirono in alcune province il colèra e la carestia. Su questa leva dovevasi, a termini della relativa legge, Jlrelevare un contingente di l" categoria di 65 mila uomini, il qu:ile, fatto il ripftrt.o, si trovò essere nella proporzione del 28,34 p. 0 / 0 sul numero totale degli inscritti dedotti i

capilista. È da avvertire che altre cancellazioni, oltre a quelle fatte dai commissari di leva, Yennero eseguite sulle liste d'estrazione dai cons igli di leva (3805), ed alcune (24) al termine delle operazioni in causa di errori materiali commessi da 4 circondari. I riformati su questa leva furono in numero di 51832 complessivamente, dei quali 19293 per mancanza di statura e 32539 per deformità ed infermità. Il totale dei riformati è nella proporzione del 20,90 p. °lo


298 DELLA LEVA SU[ GIOVANI NATl NELL'ANNO 1854 s ul totale degli inscritti, cioè: 7,78 p. ~/0 per difetto di statura e 13,12 p. % per infermità e deformità. Da uno specchio della Relazione si rileva ché il numero dei riformati va via via scemando, tanto che da 28, l 9 p. % quanti furono nella classe 1850, ora sono discesi, come si è detto, a .20,90 p. 0 / 0 • In questa ltva 1854 furono accordate 64524 eaenzioni definitive dal servizio, nella proporzione cioè del 26,01 p. ¼ su l totale degli inscritti, e 197 esenzioni temporanee, nel rapporto cioè del 0,08 p. °lo sul totale stesso. Gli inscritti rimandati al!.a leva prossima per cause diverse furono 21955; si accordarono inoltre 963 affrancazioni dal servizio di la categoria e 107 ·surrogazioni fra fratelli. All'epoca più sopra citata, già erano arruolati al serv izio militare per arruolamento volontario ordinario 1144 individui appartenenti a questa classe. Furono 160 gli inscritti di questa leva che, avendo conseguito il volontariato di un ann0, ottennero di ritardare l'anno di servizio :fino al 24° della loro età. Vennero dichiarati 1·enitenti dai consigli di leva 9792 inscritti, cioè nel rapporto del 3,95 p. 0 / 0 sul totale degli inscritti. Nel resoconto dato sull'antecedente Relazione del generale Torre (l) abbiamo riportato i 1 numero e la proporzione p. 0 / 0 dei renitenti che si ebbero nelle leve anteriori risalendo fino a quella sui nati nel 1842, e noi rimandiamo quindi al prospetto, a questo proposito allora pubbl icato, quei nostri lettori che desiderassero fare un confronto coi dati stessi. Come nella precedente l eva sui nati nel 1853 c\ sì in questa, di cui discorriamo, il contingente di 1" cate(~) V. Rivist<i milit<Lre marzo 1875, pag. 447.

Js DELLE VIC'ENDE DELl.'ESERCITO l'l'AT.IANO

299-

gori a era stato stabilito di 65000 uomi_ni. Ma compiut~ tu tte le operazioni di leva e per deficienze ver1_ficates1 nella quota imposta a certi comuni, quel contmgente si ridusse effettivamente a 63874. Notiamo qui per il riscontro che si credesse di farne che nella leva antecedente questa deficienza era stata di 105 uomini. m ao-o-iore bo , Però nella cifra r iportata di 63874 uomini sono compresi anche gli affrancati dal servizio di Ja categoria in N. 963 i volontari ordinari . » 1144 o-li allievi negli istituti militari . . . » 122 ammogliati della provincia dì Roma » 3i dispensati per. l'art. 102 della legg_e . . ·. » 1 i volontari ammessi a ritardare l'anno di serv1z10 » 118 2351

:li

dedotti i quali, il contingente effettivo alla chiusur: di tutte le operazioni di questa leva si ridusse a 61t>23 uomini. , Questi uomini dopo l a visita ed arruolamento no~ f urono tosto inviati sotto le armi, ma bensì rimandati alle case loro a disposizione del Ministero della guerra, e vi stettero una parte fino al 12 gennaio 1875, e l'altra fino al 28 dello stesso mese; temperamento ~~esto eh~ si dovette prendere stante il difetto di locali. m alcuni distretti militari. . Prima di queste epoche e precisamente il 7 _g~nnato1875 era.no stati chiamati sotto le armi i 3268 uomini ~!ella precedente leva sui nati nel 1853, i quali erano rimasttall_e case loro in congedo illimitato e che dovevano prendere il posto dei riformati, dei mandati rivedibil'. alla ~uova :eva dietro rassegna speciale e dei congedati per r 1paraz10ne di gravame .


300

DELLA LEVA SUI GJOVANI NATI NE LL'ANNO

I 61523 formanti il contingente effettivo di l" categoria della classe 1854 furono ripartiti fra i corpi diversi dell'esercito nella proporzione seguente: Reggimenti di fanteria . Distretti militari . Compagnie alpine. Bersaglieri . Cavall eria . Depositi dei cavalli stalloni Squadt'Oni palafreni eri Artiglieria . Genio. ,C arabinieri real( . Scuole mil itari Personale permanente degli istituti Compagnie di sanità . Compagnie di disciplina Fanteria R. marina .

301 dalla partenza fanno pur sempre parte reale e positiva E DELLE VICENDE DELJ,' i:i:SERC ITO ITALIANO

18154

33564 (1) 2299 986 5334 L1Q78

24 130 6547 1579 808

342 30 434 11

441 56607

Come si rileva, in questa cifra di 56607 uomini mancherebbero 4916 individui a raggi ungere quella più sopra r iportata di 61523, ma di essi la pi:..rte magg iore, ossia 2788 uomini rappresentano i coscritti disponibili chiamati a colmare i vuoti lasciati nelle file dai riformati, <lai mandati rivedibili alla nuova leva e dai congedati per riparazione di gravame; e nei rimanenti 2128 sono compresi coloro che si affrancarono presso i distretti, che furono sospesi alla partenza perchè in carcere pd ammalati ecc.; onde una simile diminuzione è in grltn parte effimera, poichè e i coscritti disponi bili ed i sospesi

. del contingente . Il contingente di 2" categoria di questa classe dt lev~ al termine di tutte le operazioni risultò composto d1 33611; onde riepilogando si ha: Contingente di 1a categoria, uomini 61523

»

2•

»

»

Totale disponibili

33611 95134

---

. Ecco le professioni che esercitavano questi uomini allorchè concorsero alla leva:

51420 Agricoltori e pastori . 4381 Bovari e cavallari 5885 Uomini di fatica . L!745 Muratori, scalpellini e simili 3507 Calzolai ed operai in pelli . 4895 Artigiani diversi . 550 Barcaiuoli e pescatori . 1450 . Servitori in genere . Addetti alla preparazione, fabbr icazione e spacc10 2843 dei commestibili. 2335 Commercianti in genere 2834 Operai in legno _ . 2326 Operai in ferro ed in altri metalli . 320 Artefici in metalli preziosi. 206 Maniscalchi . 33 Veterinari 39H Esercenti belle arti 117 Esercenti arti salutari . . . · · · · ' 4155 Impiegati, esercenti professioni libere e studenti 2736 Proprietari . 95134

(t) Dei quali 825 ai due reggimenti di granatieri.


:30.z

DELLA LE\'A SUI GIOVANI NATI NELL'ANNO

185!,

Di essi è risultato che: Sapevano leggero e scrivere 410.20cioèi1 43,12p. 0 / 0 Sapevano soltanto leggere . 4052 » 4,26 » Non sapevano nè Ieggere,nè scrivere. 50062 >> 5~,62 » 95134

100,00

Nella precedente leva invece, in quella cioè sui giovani nati nell'anno 1853, i 98236 coscritti andavano così classificati in fatti d'istruzione: Sapevano leggere e scrivere 4 l 8:Z9 cioè il 42,58 p. °/o Sapevano soltanto leggere . 3127 » 3, 18 » Non sapevano nè leggere nè scrivere. 53280 » 54,24 »

-98236 --

I 00,00

A questo riguardo il generale Torre fa nella sua Relaz ione le seguenti r iflessioni:

« Non tenendo calcolo di coloro che sapevano soltanto Jeggere, che pur gi un gevano al 4,26 per cento, mentre nella leva scorsa erano al 3,18 è chiaro che un tenuissimo, ma pur troppo tenuissirno progresso .nel grado d'istruzione dei coscritti si ebbe ad avverare anche in questa leva, ove coloro che sapevano leggere e seri vere erano nella proporzione del 43,12 per cento, mentre n ella leva precedente erano nella proporzione del 42,58. Non bisogna punto illudersi: si cammina sì, ma si cammina alla stracca e troppo a rilento; queste c ifre stesse ci ammoniscono come l'opera sia assai e assai scarsa al bisogno; almeno questo non lieto presente ci sia di spr(ne a pensare all'avvenire. Da anni si parla d'istruzione obbligatoria, però sempre indugi, proroghe, incertezze ed un serio avvia.nento non si vede pur troppo ancora ».

1

E DELLE VICENDE DELL ES1.mCI'1'0 ITALIANO

303

Q uanto· alla proporzione degli analfabeti, distinta per regioni e relativa alle ultime nove leve, essa si mantiene nel medesimo ordine come appare dal presente specchio Propo,·iione per cento degli anal l'abeti sui nr, ti nel

nelle leve

Proporzione per cento <lc"li a11al filbeti

Il Pile Ìe,·e su i M l.i nel 18 16-1817-lB t8- lf 4~ 1850- 18-i6-l8t7- 181S-IS19-18501S51- 1852-1S53 1851- J~52- 18;'>3-l85i

Piemonte e Liguria. Lombardia Veneto. Toscana Emilia. Marche. Umbria. Napoletano Sardegna . Sicilia

31,47 38,04 51;09 57,12 62,65 69,00 7 1,24 74,05 77,04 79,38

31,23 37,22 49,56 56,79 6;?,02 68,21 70,28 73,34 76,47 78,6Ò

Per l a provincia di Roma non si hanno che dati relativi alle ultime cinque leve, nelle quali si ebbero 58 30 analfabeti su 100 inscritti. Pas~iamo ora a r iassumere i dati sul grado d' istruzione acquistato nelle file dell'esercito, dai sol,làti mandati in congedo illimitato dal 1° ottobre 1874 al 30 settembre 1875. Questi dati sono relativi a due classi, .cioè alla l"' parte della l" categoria della classe 1851 (30 mìla uomini) ed alla 1a categol' ia della classe 1852 (65000). Gli uom ini appartenenti alla l' parte del contino-ente della classe 1851 al loro giungere sotto le o armi sapevano l eggere e scrivere nel rapporto del 47,22 p. 0 / 0 ed erano illetterati affatto o sapevano appena leggere 52,78 p. 0/ 0 ; le quali proporzioni all'epoca del congedo, dopo 2 anni e 6 mesi di servizio, si . mutarono in 93,48 p. ¼ che sapevano leggete e scrivere .e soltanto 6,52 p. °lo rimasti illetterati affatto o che sapevano appena leggere. Quasi identici risultati hanno


304 DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NELL' ANNO ,t 804dato gli uomini della P categoria della cl asse 1852,. congedati dopo 2 anni e 7 mesi di servizio . A questo riguardo il generale Torre fa le seguenti riflessioni :

« Questi risultati dimostrano sempre più ad evidenza quanto fosse provvida misura l'ordinare che l'istruzione primaria n ell'esercito non ad arbitrio dei coscritti ma venisse per obbligo ad essi impartita. È da sperare che questo pr ovvedimento in apparenza oneroso e severo abbia ad avere grandissima efficacia sull'animo delle popolazioni inducendo i giovani prima dell'età della coscrizione frequentare le scuole per acquistare almeno quelle cognizioni elementari che li sottraggono dalla punizione di rimanere sotto le armi mentre i loro compagni di classe ritornano in seno delle famiglie. Ed io penso che di questa sua tutela, di queste sue cure l'esercito stesso col volger degli anni avrà largo compenso, poichè ricevendo in avvenire n elle sue file giovani già dirozzati potrà smettere gli insegnamenti rudimentali e l'istruzione propriamente militare si apprenderà più ratta alle menti già spigrite nelle scuole, che non ora che tarda entra nelle menti indurate dall'ignoranza ».

a

Della leva sui nati nel 1854 vennero sottoposti a misura 165127 giovani, l a cui statura media fu trovata di metri 1,62. Il più alto degli inscritti fu di metri 1,94; si ebbero 29 inscritti inferiori a metri 1,25; la statura di metri 1,65 è quella eh' ebbe la maggior proporzione p. 0 / 0 sul numero totale degli inscritti misurati. Gli uomini dipiù bassa statura, cioè inferiori a metri 1,56, appartenevano alle province di Cagli ari, Sassari, B<t silicata, Pdnci pato Ultra, le Calabrie, Caltanissettil\, Messina, Terra di Bari e Girgenti ; e quelli di più alta statura, cioè da metri 1,75 in su .furono somministrati dalle province di Lucca, Treviso, Udine, Vicenza, Padova, Verona, Rovigo, Reggio d'Emilia, Belluno e Venezia.

E DELLE VJCENDE DELL'ESERCITO ITALIANO

305

Le operazioni di questa leva si chiusero il 20 maggio 1875. Esse importarono complessivamente una spesa di lire 1,632,943,91. Durante il periodo ài tempo cui si riferisce l a Relazione, ebbero l uogo aumenti e diminuzioni nel modo che risulta dal seguente specchio, ed il cui r isultato finale fu quello che appare dallo specchio medesimo: La forza dell'esercito italiano !li 30 settembre 1874 era di Uomini . 839628 A questi vanno aggiunti quelli avuti in aumento nel corso dell'anno cui si riferisce il presente lavoro, cioè : Uomini de1 contingente effettivo cli in categoria della cl~sse 1854 (1) . 60997 Uomini del contingente effettivo di categoria della classe stessa . 33611 Arruolati volontari ordinari 1936 829 Arruolati volontari d'un anno. 461 Ufficiali di complemento. 82 Ufficiali della milizia mobile 834 Ufficiali di riserva 1482 Uomini avuti dalla marina. Uomini congedati riammessi in ser32 vizio . 767 . Disertori riavuti Renitenti di leve anteriori arruolati dopo la chiusura della leva sulla 487 classe 1854 in conto della classe 1855

za

e s1 avranno uomini . A riportarsi

\ 101518

- --

941146 941146

( ~ J Jl contingente effettivo, come rilevasi dalla prima par~e della Relazione del generale Torre, fu propriamente di 61o23 uornin1, ma occorre ANNO XXI, \Tu L. L 20


306

DELLA, LEVA

sur GIOVANI NATf

NELL'ANNO

Riporto

1854 94 1146

Ma nel corso de ll'anno stesso l'esercito soffrì diminuzioni che furono le seguenti: Uomini -1!,ssegnati e passati al la m, rina 516 \ Uomini congedati per fine di ferma 30728 o per età 1156 Volontari d'un anno licenziati. Uomini cooge,lati in virtLt dell'ar2 165 ticul o 95 de ll a legge. Uomini congedati in virtù del.l'articolo 96 de ll a legge 15~\8 \ Uomini congedati in rassegna di 3100 r imando 13 Veteran i congedati. Collocati a riptiso o g iubilati 310 106 Cancellati dai ruoli 1098 Di:;e rLori Morti 3872 I U f"f:ì:.:iali dispen sati dal sei·vizio o dimessi, 1·evocati, rimossi, cancellati dai I r uoli, giubilati, riformati, morti .. 569 I quindi il 30 settembre del 1875 la forza del nostro esercito dovev11 risultare di e non già come risulta. da lla. tabella rip()rtata nel Proemio e qua le fu data dai c0rpi di . la.quale si differenzia dai nostri calcoli di uomini

45231

895915 893580 23:~5

da "quella cifra dedurre i 5~6 renitenti di leve anteriori che il 30 settemb re -1874 si t rovavano già n,•lle fi l() di!ll'csercito in conto del conti ngr.nta di 4·' cat,,goria di questa classe 485-i , quindi l'aumento effetti vo fu di 6099ì.

E DELLE VICENDE DELl,'JJ:SlmCrrn JTALlANO

307

Q uesta differenza è tenu issim a sopra un còroputo di '900 mila uomini, e sarebbe fac ile il farla scomparire con più minute investigazioni. A questi duti relativi alla forza crediamo utile di far seguire alcuni altri ragguagli intorno alle vicende varie dell'esercito nel suaccennato periodo di tempo. Tra il 10 ed il 14 ottobre 1874 furonn licenziati i militari di l3 categoria della cl asse 1851, eccettuati quelli di cavalleria, e n el mese di _settembre 1875 gl i uomini della classe 1849 di cavalleria e quelli della classe 1852 delle altre armi. Gli uomini mandati in congedo illim itato sommarono :a. circa. 77 mila. Si co1fcessero inoltre 946 licenze straordinarie per cause ~i malattia. In detto periodo di · tempo vennero chiamati sotto l e armi, per un'istruzione di 50 giorni, gli uomini- di 2~ ca tegoria della classe 1853; per un'istruzione di soli 20 g iorni i militari di 1a categoria ascritti alle compagnie alpin e delle classi 1846 e 1847 e quelli del le secon<i.e parti del contingente di la categoria dalleclassi 1850 e 1851. A l la milizia mobile fecero passaggio: a.l 1° gennaio 1875 gli uomini di 1a categoria. delle classi 1845, eccettuati quelli di cavalleria e delle compagnie di sanità: .al 31 marzo 1875 i militari della fanteria di marina delle classi 1843- 44- 45. Durante l'anno cui si riferisce la Relazione avvennero 26537 promozioni nella bassa-forza; 330 sospensioni di graòo e 1026 retrocessioni. Quanto alle compagnie di disciplina e agli stabilimenti ,mi litari di pena, si hanno i seguenti dati: Al 1° settembre 1874 erano ascritti alle compagnie di disciplina 2742 uomini che si ridussero al 30 set-· -tembre ·1875 a lOOL Negli stabilimenti militari di pena erano 2019 indi-vidui, che s i ridussero a 1624.


308

DELl,A LEVA

sue

GTO,-ANI NATI NELL'ANNO

18!:>l

A tutti costoro debbonsi aggiungere 450 uomini per varie cause passati alle classi di punizione. Fra Ìe vicende dell'esercito meritano poi una speciale menzione quelle che si riferiscono ai riassoldamenti ed alle rafferme con premi.o: Rammentiamo che la legge sulle rafferme porta la data del 14 giugno 1874, onde da quesfo mese non si accordarono più riassol damenti sulle basi dell'antica legge. I riassoldamenti concessi dalla loro origine fino a quell'ep0ca furono 16264; ma nel medesimo periodo cli tempo ne scemarono 6908, per cui al 30 settembre 1875 rimasero 9356 riassoldati con premio nell'.esercito. Le rafferme concesse dal luglio 1874 in poi furono 1330. Le perdite nel medesimo periodo di tem·po salirono a 48: rimasero quindi al 30 settembre 1875, 1282 rafformati. Nello ·s tesso periodò di tempo vennero ammessi 671 sott'uffìciali al caposoldo annuale stabilito dalla stessa legge clelle rafferme con premio; ma 352 di essi ,lo perderono per cause diverse. ·· La situazione della Cassa militare al 30 settembre 1875 presentava complessivamente l ire 64,844,578.68 cli proventi, e 1ire 2,527,855.94 di depositi. In 'luesta situaz.ione non si scorgono ancora tutti gli effetti delle disposizioni dell'ultima l egge sul reclutamento 7 giugno 1875, che avranno una influenza di_retta sulla Cassn militare, vale a dirP. l'abolizione dell'affrancazione dal servizio di P categoria, che avrà principio al 1° luglio 1876. Chi volesse su questo particolare della Cassa militare, e in generale su tutte le vicende, di cui qui si è fatto cenno, conoscere i par(,icolari più minuti e dettagl iati sotto molteplici aspetti, troverà nella relativa parte deJla. Relazione ampia materia di studio e di confronto .

OPEHAZIONJ. DELLA 2a ARl\lIATA { PRINC I PE

FEDERICO CA RI. O )

.

NELLA GUERRA FHANCO-TEDESCA DEL 1870-7'1

1

<l

JFeldzi 1g ·1870- 71 . Die Opel'ationen <ler II .41-mee, dm·gestelll nach den Ope·l 'at-ions-A 1'ten des Obe·1'-Co,nma.11dos cle;· II At·mee, von Frum. v. D. GOLTZ,

Ha;tptmann im Gr ossen Generalstabe. - Bel' lin 18i5, :MiUler u . Solrn).

II. 1,A C,UHPA.GN,l. .NELL'O'\'EST.

SECONDO PERIODO

Operazi011i fra Loira e Loir. È noto ai lettori come il nuovo periodo d'operazioni, che ora stava per incominciare , non abbia condotto a nessun risultato definitivo_ Non appena le prime truppe della 2.. armata giungono a contatto ·dell'armata di Chanzy, questa si ritira sul Loir fra Vendòme e Morée. Questa ritirata si può eseguire senza che i Tedeschi la molestino, giacchè il principe F ederico Carlo vuol prima J'accogliere le sparse membra della sua armata; e_ q_uando po_i questa, riunita, si avanza dalla Lo_ira sul Loir, pe~ attaqcare le posizioni di Cham;y, q uest1 le sgombra e s1 (,1)

v. Rivista Militare. , dispensa del gennaio ·1876, pag. ~2.3 e seg.


310

LE OPEl\AZlONI DELLA

2°

1870-71 811 tormen ti, di perdite, che esercitano la .l oro azione dissolvente anche sui migliori eserciti. Tutto accennava-ad un prossimo scioglimento; se anche si poteva. nncora da una parte e dal l'altra imporre alle truppe un ulteriore sfoezo, tanto l'una quanto l'al Lra però doveano stmtire che v'era un limite alle forze umane fisiche e morali. NELLA GUF.RTIA FP.ANCO-'l'EDESCA DEL

Al\:IIATA

r1p1ega su Le ìVIans, nel momento stesso che un accenno fuggitivo cli offensiva fatto dall'armata di Bourbaki ob'bliga il Principe a ricalcare la strada fatta ed a tornare ad Orléans. · Ma sebbene questo periodo non ci offra nessun grande fatto tattico, nessun punto culminante, esso riesce cionondimeno d' intere~se, e degno del più atLento studio , poichè le operazioni si svolgono in una situazione sempre tesa, in cui daJla parte tedesca si sente ad ogni momento l'inconveniente della sproporzione numerica, che obbliga a tener d'occhio una superficie immensa di tene.qo, ad oscillare fra' l a convenienza di spingersi innanzi per distruggere l'avversario e la necessità di non s·coprir troppo l'assedio di Parigi; situazione a cui aggiunge maggior difficoltà ancora il :fatto del dovere impartire ordini prima che si abbiano le noti~ie sul nemico, le qual i arrivano in ritardo per le grandi distanze e scarse ed imperfette per le difficoltà maggiori che incontra adesso la cavalleria tedesca, che .non nell'esord io della campagna. D'altro canto nel leggere la relazione del Goltz non si può non ammirare gli sforzi d•energia e di costanza del generale Chanzy, che seppe con truppe male organ izzate, mal disciplinate e già battute, contenere con successivi combattimenti le truppe del Granduca cli Meclenburgo, e nello stesso tempo si presenta naturale la domanda, qual cli versa piega avrebbero potuto prendere le cose, quando alla testa della 1a armata della Loira si fosse trovato un generale che avesse posseduto la stessa energia, la stessa abilità. A questo ordinH di considerazioni si colleg·a il fatto che, anche astrazion fatta; della sua poca forza, la armata prussiana andava alterandosi nella su_a compagine, poichè il sentimento delle riportate vittorie e quello della disciplina e del dovere erano g-ià messi a troppo lunga e dura prova di fronte alla serie continua di fatiche, di

za

1

1.0 - Operazioni sulla Loira immediatamente successive alla battaglia d'Orléans.

Presa Orleans, come si presentava al principe Federico Carlo il problema del la sifaazione? Insc.'guire il nemico ilelle sue divergenti direzioni era certo la necessità del momento. Ma del pari n ecessario era di prendere in considerazione Je condizioni attual i delle proprie truppe e provvede re alle esigen7.e di un pii\ remoto avvenire. Il nemico teneva ancora il campo, e intieramente battuto era sb,d o solo il centro francese, il 15° corpo. Il 16° e il -17° s'erano ritirati v'erso Beaugi-ncy e potevano nei prossimi giorni essere rinforzati da 'l' ours; a monte di Orléans si trovavano i corpi 18° e 20°, da' quali era prudenza aspettarsi prossimamente un nuoYO tentativ0 di offensiva. Contro il nucleo centrale bastava pel momento un po' di ca valleria; comro il 16° e il 17° corpo . erano g ià state destinate le truppe del Granchrna; contro il 18° e 20° un corpo tedesco era il rninim1,1.,1n che si potesse mandare. Da pii\ giorni le truppe aveano marciato e combattuto; molti distaccamenti erano stati lasci~ti qua e 'là. Il trasporto dei prigionieri avrebbe ora assorbito n0n poca forza,,. Le cond'izioni amministrative richiedono pure riguardo. Era inoltre strettamente necessario sgombrare il campo


3'1:~

J.E OPERAZIONI DET.LA ~a ATIMATA

di battaglia, e perlustra,·e tutta la 1.ona delle operazioni ora svoltesi, per raccogliervi i molti fuggiaschi francesi, che potevano raccogliersi, ria1·marsi, e creare serie preoccupazioni alle spalle delle truppe. Di piìt non era ancor ben chiaro che cosa facesse il nemico, e rimaneva infine a prendere in considerazione la situazione generale e il cool'dinamento delle opera7.ioni della 2" armata collo scopo fin ale della g uerra. Dato il còmpito che risultava naturalmrmte alla 2• armata, di coprire in direzione sud l'investimento di Parigi, nessun dubbio che la situazione presente vietava alla medesima di avventurarsi oltre la Loira in lontane spedizioni. Essa dovea tenersi colla massa delle sue forze legata al fiume. Tale era il modo con cui il Principe apprezzava al ~omento la situazione e il còmpito che da questa vemva a spettare alla 2" armata. In base a ciò ecco quali erano le sue intenzioni , manifestate in uno scritto del generale Stiehle del pomeriggio del 5 dicembre, e diretto al Quartier generale di Versailles: « Per ciò che riguarda le pro.c;sime operazioni, il Prin« cipe intende dirigere le truppe del Granduca lungo « la Loira e per la destra del fiume, facendo fìancheg« g_ia:e que_s t' operazione dalla divisione assiana per la « sm1stra della Loira. « Quando questo movimento sia spinto fino a Blois, « <'sso avr;\ veros imilmente per effetto di far fuggire da « Tours il governo nemico. « La 2• armata non si deve allontanare oltre la Loira, « finchè non sia avvenuta una decisione sotto Parigi ; « essa perciò si spiegherà lungo il fiume da Orléans fino « a Gien, spingendo delle teste al di là e per]ustranrlo .« colla 6a divisione di cavalleria la Sol ogna. « Il Principe riterrebbe cess11to da questo momento il « vincolo di dipenèenza del Granduca dalla 2• armata,

NELLA

c;,urmn.\.

F l\ANCO-TEDESCA DEL

1870- 71

1

3 13

~

ma intenrlerebbe lasciargli l'equipaggio da ponte del « III corpo ». A ciò conformi furono gli ordini e manati la sera de1 5. Al Granduca fu dato l'ordine di marciare lungo la Loira in direzione di Blois, seguendo la r iva destra; a sua immedi ata dipendenza fu messa la 25~ divisione (IX corpo), la quale do,ea marciare per la riva sinistra con una brigata della divis ione cavalleria; cosi pure a sua disposizione fu messo l'equipaggio da ponte del VI corpo. Il resto del IX corpo dovea restare a Orleans, spingendo n.vanguardi,~ s ulla sinistra del rlume in direzione sud, e frugando la foresta di Orlé11ns. Il X corpo donva dislo· carsi a Orléans e a nord-est della città, incaricato pur esso di frugare la forest a. Il III dovea rimonta re la Loira fino a Cbàteauneuf, frugando anche esso la foresta. L:i. l" di visione c~valleria dovea restare a Bell egarde, esploranclo. La ff' divisione ctwalleri,1 fu ripartita intorno aè. -Orléans, con una brigata sulla destra del fiume . Queste misure furono prese dopo che dalle ricognizioni spinte in giornata oltre la Loira si era acquistata la convinzione che il nucleo delle forze francesi, che avea difeso Orléans, si ritil'ava in pieno disordine sulla strada di Vierzon. Nella notte si ebbe notizia che esso avea già evacuato la Ferté S.t Aubin.

za

Del resto ora nuovamente si_facea strada nella mente del Princip_e l'idea, che il nemico potesse far massa sulla destra, e riavanzare su Parigi pet· l a direttrice GienFon_tainebleau, luogo il corso del Loing. Pareva infatti al Principe che il nemico dovesse prefel'irc quella di · rezione, perchè minacciava le lince cli comunicazione dei Tedoschi , guardate solo da poche fot·ze, e perchè era quello il modo più s icuro e pron to per libe1·are Tours da ogni minaccia. Il non essere più i Francesi pndroni della Loira, su c~i i ponti principali erano sta;i distrutti,


3,J.i,

LE Ol'IWAZIO NI Df;LLA

2°

ARMATA

rendeva loro difficile l' ai:anzare direttamente su Parigi dalla Loira stessa. Il vedere d'altra parte che considerevoli forze s'erano ripiegate in direzione di Tou rs non era un argomento sufficiente per combattere quella supposizione, giacchè colla rete ferroviaria che i Francesi aveano a loro disposiz.ione potevano fac ilmente concentrare truppe ove vol essero; e sotto questo riguardo appunto la considel'azione che l a ferrov ia Nevers-Gien si trovava fino a Monfargis in posses.so de' F rancesi, e che era appunto quella che pii'.t s'uvvicinava a Parigi, avvalorava quella supposizione. Quando così fosse veramente, veniva ad acquistare una somma importanza il nodo ferrov iario di Vierzon, di cui prh~ando il n emico, lo si sarebbe obbligato a giro molto più lungo pei suoi movimenti di spostamento. Queste idee serv irono di base all'ordine che emanò il P rincipe il 6 dicembre. Con esso prescrivevasi alla 6a divisione cavalleria di spingersi su Vierzon, e . di interrompere le comunicazioni ferro viarie di. questo punto con Tours, con Chàteauroux e con Bourges, e cosi pure di raccogliere in fo t'mazioni su quel nucleo nemico che ritiravas i in quella direzione. Il III corpo ebbe ordine di spingersi sino a Gien e di vedere che cosa ne fosse del nem ico da tal parte; a tal uopo fu m~ssa ai suoi ordini la 1a divisione cavalleria, che oggi stava a Beaune la Rolande, mentre il distaccamento di fanter ia del X corpo che era con detta divisione dovea rientrare al corpo. Il III corpo doveva inoltre rompÙe le co municazioni ferroviarie fra Gien e Nevers. Restava ora a vedere sino a qua l punto le notizie sul nemico avrebbero confermato questo modo di vedere del P rfocipe. A t utta la sera del 6 tali notizie portavano che a sud s'era tronto il nemico alla Motte Beuvron (a 35 chilometri da Orléans) in contegno da retroguardia; a ·ovest s'era invece trovato il nemico in forza

NELLA GUE I\RA F RA1'lCO- TEOESCA. DE L ,J810- 71

21 5

e in atto di voler tener fronte fra. l\foung e Beaugency, a sol i 20 chilometri da Orleans. Ciò dava a supporre che le tru ppe francesi, che s'erano l'itira te in quella di- ' rezione, 16° e 17° corpo, fossero state Tinforzate da truppe fresché venute da. 'rours . . Fu solo più avanti nella notte che s'ebbero anche· .notizie dall'est, se condo le quali appariva. che l'ala de.stra dell'armata della Loira si fosse ritil'ata su ampia fronte, e .forse in disordine, verso il tratto cli Loira fra Chàteauneuf e Gien . S iccome in giornata (7 dicembre) il III corpo si sarebbe spinto sino a Gien, sarebbesi venuto con ciò a sapere se quelle truppe francesi avessero passato l a Lo ira . . Finalmente clal comando di truppa, a cui_ pt1re s'ero. rivolto il Principe per aver notizie, si venne a sapere che Jo igny era se mpre . occupata dai Tedeschi, che i dintorni erano bensì inféstati da bande di franchi tiratori, rna che nulla acce nnava a serie minacce da tal parte.. L'insieme di queste notizie faceva quin di sembrare poco probabile il progetto che il P rincipe supponeva al n emico. Ciò n on ostante, le disposizion i ch'eg l~ a vea date s'adatta vano alla situazione del momento, e non si trattava c!Je di vedere meglio concretarsi le intenzi0ni del rn~m ico, per agire di conseguenza . Perciò la giornata <lel 7 ern un;.1. nuova giornata di aspettativa, ad onta che ne lla notte antecedente fosse giunto da Versailles un telegramma che prescr iveva al P rincipe cli inseguire v ivamente il nemico, senza alcun riguardo alla situazione di Parigi. Natu1·almente, col nemico che si ritirava in 3 direzioni differenti, egli non poteva cÌecidersi · ad impeg·nare il suo grosso in una direzione p-i Lt · che in un'altra , senza conoscere qualche cosa di più positivo. i\fa ecco che nel pomeriggio del 7 s'ode tuonare il cannone in direzione di Meung; il Granduca nel s uo a van,-


3,16

LE OPERAZIONI DELLA

;go.

ARMATA

zare ~u Beaugency aveva t rovato resistenza, e le notizie ~he s_ eb?ero la sera sull'azione impegnatasi persuasero 11 Prmc1pe che. :ra ~ecessario sostenere le truppe del G randuca. Percio, pmna ancora che giuno-essero notizie da sud e d~ :s_t, . ei diede ordine al IX c~·po di seguire colla isa d1 v1s10ne la 25• g ià avviata per la r iva sinis:ra, fino a _giu~gere all'altezza di Beaugency. Di ciò d'.ede partecipazione al Granduca, ora svincolato dalla dipendenza della 2" armata. L~ notizie che giunsero poi nella notte dal 7 all'8 s u ciò che avveniva a est e a sud non· futo no di tal natura da fissare definitivamente le idee del . gran comando della 2a armata. Rimontando la Loira .il III corpo avea trovato pur esso qualche resistenza, ed erasi visto ~rre~tato davant~ a Gien, dove non avea potuto penetrare m g10r~ata. Cosi ancora la 6a divisione cavalleria, inoltrando~t sulla str~da di Vierzon, non avea potuto g iun.gere smo a Salbr1s, dove la retroguardia nemica ::,' era fermata pet' proteggere la ritirata del resto. · Così le 3 colonne tedesche aveano la sera del 7 clov u_to arr_e starsi da van ti ai punti cli Beaugency, cli Salbns e di G1en; ed era da attenders i che nel mattino · seguente questi 3 punti sarebbero stati dai Francesi att~cc~ti. Quanto a "Beaugency 110n si tardò infatti a sentire 11 cannone; da Gien invece non pervenne notizia alcuna, benchè il telegrafo -funzionasse fino a Chàteauneuf: _se n_e dedusse che il III corpo avesse po tuto en t rare m Gren senza r esistenza. _ Ad ogni modo, b{mchè ancora molto di oscuro vi regnasse _su ciò cl~e fac_eva il nemico, il Pl'incipe non cre d~t te cli potere . mdug1are ulteriormen~ ad atti vare il :1g~roso msegu1mento, a cui il Comando supremo lo aveva invitato, ora tanto più che gli giunsero dal Gomando stipre~o stesso l e istrur.ioni scritte sulla nuova camp::ign:-i. che s1 trattava d'intraprendere.

1870- 71 ;,il 7 In queste ist1·uzioni s'insisteva sulla necessità di spingere l 'imeguimentv fino a Vìerzon per provocare la dissoluzione totale delle forze frances i, es$endo di somma importanza che al momento delle trattative di pace non si potesse far valere la circostanza che la Francia aveva in piedi un esercito cli 100 m ila uomini, atto a tener l a campagna. Il Comando supremo indicava la linea Bourges-Nevers-Chàlon s ur Saòne, come quella su cui molto probabilmente sarebbersi potute riunire le forze della za armata, il VII co rpo e il corpo di vVerder, e di qui pl'oteggere effica,.:Mnente le comunicazioni e l'assedio di Belfort, e fors' anco marciar su LionEa. Queste istrnzioni erano giunte al Principe nel mattino dell'8 dicembre, e si fu nel pomeriggio del giorno stesso ch'egli diede le .su e disposizion i. A quel momen to ecco quale idea egli si facesse della situazione. Il nemico si ritirava in 3 direzioni differenti; ·verso ovest credevasi che si trovasse il 17° col'po, una div isione del 15° e truppe fresche Vt~nute da Tours; verso Vierzon si riteneva si trovasserò i corpi 15°, 16° e 18° sotto il generale .kurelle de Palaclines; verso est il 20° (1). La 2• armata Rvendo già avviati 2 .corpi, l' uno verso ovest, l 'altro ve1·so est, non resta va Jis ponibile per prendere la direzione s ud che il solo X corpo, il più debole di tutti; ma si credeva che hi corsa dei due corpi d'ala si potesse limitare, pel IX fino a Vfenne, all'altezza di Blois, per il Ill fino a Gien , o a quel purito dove si trovasse. un punto di passaggio sulla Loira; da questi 2 punti, NEI.LA GUJm llA FRAl'iCO-TEDESCA DEL

(~) È noto come il riparto dei corpi francesi fosse in realUl il seguonte; nucleo dell'esf 48° e '20°, nucleo del sud Hi°, nucleo dell'ovest 46° e 17", cui s'aggiunse il 21 °. Ma per eJTetto del disordine con cui s'ara eseguita la ritirata, in· ogni nucleo si troYaYano soldati dei corpi costituenti gli altri nuclei. 1


318 I.E OPE RAZl ONl DELLA 2• ARMATA -€stremi i detti 2 corpi avrebbero poi piegato verso sud convHrgendo verso il X, che sarebbe m.arciato su Vier zon . Una marcia s·ffatta, coi corpi a così notevole dist.anza fra loro, non correva perico lo in quel momento, stante la dis0rganizzazione delle forze nemiche, e per altra parte, dovendos i rinunziare a servirsi dei propri magazzini, e pensare a v ivere sul paese, quella disposizione era pure r ichiesta dallecond:zion i della Sologna, teuitorio povero e disabitato. In base a tal concetto l'ordine prescriveva al IX corpo di giungere pel giorno 10 di faccia a Blois, donde po t:tari>i in 3 marce il giorno 13a Mennetou su r Cher, mentre il X dove a giungere lo stesso giorno a Sal bris, e il III corpo passando la Lciira il 10 sarebbe g·iunto il 12 alla Chapelln d'Angillon. I 3 corpi doveano r;golarsi in modo che durante questa mareianon avessero d'uopo di comu11icare col gran comando, il quale si r iser vava, una volta ch'essi fossero giunti nc'siti ora indicati1 di assegnare la direzione ulteriore. Posteriormente alla compilazione e · trasmissione d i qtiesf ordini, si ebbero al quart ier generale del Princ ipe le noti zie su 00-li avvenimenti della oo"iornata . A sud l a 6a diy isione cavalleria era penetrata in Salbris, che il nemico aveva evacu:-1to nel l a notte; tranne la retrog·uardia che serbava un buon c1rntegno, tutto il resto delle :forze nemiche era in disor dine, ma la cavalleria tedesca era impedita dalla retroo·uardia e dalle o. difficoltà del terr eno di avanzare . A est il II[ corpo era entrato il mattino a Gien, e vi avea.trovato rotto il ponte. P iù g ravi notii ie giun sero da ovest; il combattim ento a Beaugency avea durato t utto il giorno ed era stato più ser'io di quanto si sarebbe cred uto - i l Granduca conch iudeva i1 suo rapporto, dicenào: « se s i tiene a che « 11ossa essere proseguita l'operazione su Toui·s, l a q uale,

NEL.LA GUl!:IU\A Fl\ANCO~TEDESCA D.Er,

1870-7 1

1

1

319

« a giudicar na dallo . spiegamento di forze che ha fatto « il nemico, lo ferirebbe così nel vivo, è necessario

« alle mie t r uppe il rinforzo di almeno una divisione ,< prussiana fresc:1 . Ma io non rispondo del risul tato, se « non a condizione del sussidio di un corpo d'armata ». Il Principe non avrebbe potuto accedere a tal domanda, se non a condizione di rinunziare al progetto che gli era stato imposto dal Comando supremo, e in esecuzione del quale egli aveva appunto dato gli or din i nella gior nata. Egli si lusingava che il Granduca sarebbfl pur r iuscito a vincere le difficoltà che gli attraversavano la strada, e che gli sarebbe bastata la cooperazione che già gli prestava, marciando per la sinistra della Loira, il IX corpo . Nel combattimento di Beaugency questo corpo aveva cooperato co;t fooço della propria artiglieria, che aveva obbligato il nemico a scostarsi dalla riva destra; ed ora dal gran comando della 2" armata si indicava al comandante il IX corpo chfl il modo migl iore di sussidiare le truppe del Granduca sarebbe stato di maiciare sollecitamente su Blois, solo l asciando all'altezza dei luogh i dove poteasi accendere u n combattimento sulla riva destra una competente forza d' arUglieria. Pareva infatti naturale i1 pensare che il sollecito avan zare di questo corpo sulla riva sinisira avrflbbe costi tuito pel governo di 1'ours una sì seria minaccia da obbl igarlo a richiamare addietro sollec itamente l e truppe della riva destra. Ma il mat tino· success ivo (9 dicembre) il Principe apprendeva che il combattimento et'asi nuovamente impegnato a Beaugenc}', e poco dopo ei riceveva dal Comando supremo r ordì ne di sostenere il Granduca per la riva destra della Loira con una di visione almeno; nello stesso tempo si affidava a lui nuovamente l a direzione com·plessi va delle operazioni sulla Loira. Il Principe pres'3 allora immediatamente il suo partito.


320 LE OPERAZlONl OELLA za AR)L\.T A Una divisione era il minimo di :forza di cui il Granduca abbisognava; e ancora questi avea fatto sentire che con una divisione soltanto di rinforzo il successo non era assicurato. Ma già il distrar·re una sola divisione dalla sua armata, oltrt'! · a render monco uno de' suoi corpi d'an'nata, forse per tutta la durata ulteriore della campagna, impiccioliva tanto l'armata stessa, che questa sarebbesi trovata impari al còmpito suo quando avesse voluto puntare in direzione sud nel tempo stesso che s i proseguivano le operazioni in direzione ovest . .Destinando metà del X corpo a rinforzare il Gt'anduca, lasciando a Orléans e sulla Loira le forze competenti, il Principe non avrebbe potuto portare su Bourges che un 25 o 26 mila uomini di fanteria. Perciò nei mattino stesso del 9, poco dopo rbevuto la ·notizia che il combattimento erasi nuovamente impegnato a Beaugeucy e l'ordìne oradetlo del Comando supremo, il Principe contromandò gli ordini dati; prescrisse al X corpo di partiré to:;to verso Meung colle truppe che aveva più sotto la mano e di richiamare quelle che già s'erano allontanate. Al III corpo diede ordine dì venire ad Odéans, lascia.udo Gien occupata; alla 6" divisione cavalleria, dalla quale in qnel mattino appunto aveva appreso che era entrata in Vierzon, e che il nemico erasi ripiegato su Bourges, mandò ordine di portarsi su Contres, verso il confluente del Cher colla Loira e di entrare in collegamento col ÌX corpo, lasciando però provvisoriamente una brigata ad osservare le foi-ze france:;i raccoltesi intorno a Bourges, in modo da far credere a. q :1este cl1e la 2• armata procedesse a cavallo della Loira in direziune di Bourges-Nevers. Le notizie che giunsero al Principe nel corso della giornata e nella sera sul combattimento di Deaugency attestavano che il nemico s'era battuto con molta tenacia ed aveva. spiegato forze c~nsiderevoli, ma che già

1810-7 11 31:H p~onunzia~a un movimento retrogrado, non già in di~ rezione di 1'ours, ma direttamente verso ovest. Esse d1 più venivano a dimostrare la stringente necessità di soccorso, in cui si trovavano le truppe del Granduca, le quali, dopo continue e faticose marce nell~ second~ metà di novembre, aveano dovuto sostenere combattimento il io, il 2, il 3, il 4, il 7, l' 8 ed ora ~1 ~ dic:mbre, cosicchè erano stanche, sprovviste di mezzi di sussistenza regolari, decimate e bisognevoli quindi sotto ogni rispetto di riposo. Il I corpo .bavare~e so~ratut:o, che ~~­ cora al 1o dicembre aveva un effettivo d1 17 mila uomm1: ora non ne contava più che 7 mila. Ormai i .suoi quadn constavano quasi esclusivamente di ufficiali di landwehr, e così anche in gran parte la bassa forza. Perciò il Principe riputò conveniente destinare questo corpo a presidiare Orléans, dove intanto avr~bbe potuto rifarsi alcun poco; così pure ritenne · necessar10 sottrarr~ le altre truppe del Granduca alla possibilità di nuovi combattimenti pel momento presente, non so;~ per ac~ cordar loro un po' di riposo, ma altresì nell mtento d~ potere in seg·uito battere il nemico. tutto d'un colpo coi rinforzi che intanto sax:ebbero giunti dalla za. armata. Gli ordini in proposito, completivi di quelli che erano stati dati nel mattino, furono emanati nella sera. Il X corpo, che doveva in giornata toccare Meu~g coldla tes;a, doveva il 10 proseguire su Beaugency, spmgen o ..u~ ~van ocruardia' fino a :tvier. Il III corpo, . che colla l d1v1sione di cavalleria avrebbe finito il giorno 10 di giungere a Orléans, dovea poi proseguire per la sinistra della Loira, se il ponte di Blois cadeva intatto in mano dei Tedeschi, per la destra in caso contrario. Il IX dovea pel 10 portarsi fino all'altezza di ~lo~s. ~ spingere un'~vanguardia verso Amboise. La 6 dmsi~ne cavalleria dovea prQ.cedere verso Con.tres e collegarsi col 1~ corpo, lasciando :fino al 12 una brigata sulla linea VierzonNELLA GUERnA FRANCO-'l'EDESCA DEL

ANNO XXI, VOL J.


322 LE OPERAZIONI DELLA. 2a ARMATA Salbris. Il Granduca dovea spedire il I corpo bavarese a Orléans, far riposare le altre truppe, e dalla cavalleria far riconoscere verso Morée e verso la linea Marchenoir-Mer. Dopo la compilazione di quest'ordine giunsero ancora nella sera del 9 delle importanti notizie al quartier generale del Principe. Dal III corpo si apprese che tutti i ponti sulla Loira fino a Cosne erano statf rotti, e che non s'erano trovati materiali per gettarne uno, cosicchè se l'operazione che era stata primitivamente ordinata a questo corpo nel senso di un' offensiva generale verso sud avessè dovuto eseguirsi, essa avrebbe richiesto maggior tempo di quanto erasi preveduto; si constatò d'altronde che il nemico era in piena ritirata, che il corpo francese che erasi ritirato per Gien f:lra il 20°, t".llentre il 18° erasi r itirato per una linea più occidentale. Da Vierzon s'ebbe ~otizia che la distruzione depa ferrovia era avvenuta nel modo ordiuato dal gran comando. Dal IX porpo infine s'ebbe notizia, eh~ la sua testa era giunta fino a Montlivault, dove era stato fermato verso sera da una divisione francese, e che un distaccamento s' era impadronito del castello di Chambord, facendovi °150 prigionieri. 2' Operazioni contro il L<?ir·

Il 1.0 d1:cemb,•e. Al momento in cui le varie frazioni ricevevano l'ordine che iniziava un nuovo periodo di operazioni, dirette non più verso il sud, ma verso l'ovest, esse si trovavano così dislocate: III corpo e 1u divisione cavalleria, colla testa a Cosne, la coda a Gien. X corpo; una divisione a Orléans, l' altra a sud, coll'avanguardia alla Ferté St. Aubin.

1870-74 3~3 IX corpo, colla testa a Montlivault, il grosso a St. Di.é. 6" divisione cavalleria col grosso a Vierzon. Un semplice sguardo alla carta dimostra subito come i soccorsi alle truppe del Granduca non potessero giungere che a poco a poco, per quanta celerità si spiegasse. I movim13nti cominciarono fin dal giorno 9, e si proseguirono il giorno 10. Intanto anphe · il giorno 10 si riaccendeva il combattimento a Beaugency. Dalle· varie notizie che ne per,. vennero nella giornata al Principe, egli potè rilevare che il nemico aveva in questo combattimento fatto il supremo de' suc;>i sforzi, e che omai la sua tenacia tocqava al termine. Era infatti una cosa sorprendente e · nuqya questa perseyeranr.a per parte di giovani truppe, incompletamente organizzate, le quali da parecchi giorni ritornavano ostinatamente alle offese. Nulla di simile s'era visto finora. Anche nella giornata del 10 i Francesi avevano preso l' offensiva, ed avevano cercato di avviluppare il corpo del Granduca; . il X corpo era giunto nella giornata stessa a portata del combattimento. Era però preve_dibile che al momento ' appunto in cui sarebbero giunti i rinforzi della 2" · armata, la spossatezza del nemico sarebbe stata tale da farli apparire come inutili; ed era questa certamente un'eventualità poco favorevole peì 'fedeschi; giacchè, in grazia della .p rolungata . resistenza delle forze francesi ripiegatesi verso ovest, la 2"' armata era stata costretta a rinunziare alla campag·na progettata verso sud, nello scopo di provocare la distruzione totale delle forze francesi ritiratesi in quest'ultima direzione; il compenso che la za armat,a si poteva ripromettere da tal sacrificio sarebbe stato quello di poter con un colpo vigoroso provocare la distruzione totale delle forze che finora avevano tenuto testa a.l Granduca; ma se queste, dopo avere logoNE LLA GUERRA FRANCO-TEDESCA DEL


32,i,

LE Ol'EllAZIONl DELLA

2a

.\R)[ATA

rato le forze del Granduca, ora si ritiravano, prn per la spossatezza che per effetto di una decisione tattica, restava alla 2a armata il còmpito di prolungare la sua mossa verso l'ovest fino a tanto che questa decisione fosse intervenuta, col continuo pericolo che le forze francesi, ripiegatesi verso sud, ritornassero all'offensiva. Era infatti abbastanza naturale supporre, a giudicarne da ciò che era avvenut-0 all'ovest, che anche le truppe del sud, le quali non avevano più dovuto sostenere nessun combattimento, si fossero rifatte alcun poco, e si preparassero a riavanzare. Il principe Federico avea sempre l'occhio rivolto a quella parte, e nella sera stessa dél 10 egli scriveva al comandante la 6" divisione di cavalleria, orientandolo sulla situazione generale, richiamando la sua attenzione sul pericolo che poteva provenire da Bourges, e gli ordinava, in caso di dpresa offensiva del nemico, di ritirarsi lentamente su Orléans, mantenendo il contatto. Una notizia rriolto importante che pervenne in questo giorno al gran comando della 2" armata fu quella relativa al trasporto della sede del governo della difesa nazionale da Tours a Bordeaux. :\:lanifestamente questa misura era dovuta in gran parte alla minaccia esel'citata dalla marcia del IX corpo, dal quale però s' ebbe in oggi notizia,..che era stato trovato rotto il ponte a Blois. L'1.1 dz'cembre. - L'eventualità meno favorevole pella armata fu appunto quella che si verificò. L'armata di Chanzy, dopo avere per 4 giorni continui date, dei combattimenti per trattenere le forze del Granduca, intraprendeva la sua ritirata verso la linea del Loir; le più urgenti sollecitazioni ch'egli avea mandate e fatte mandare per mezzo del Ministero della guerra al generale Bourbaki, perchè questi con un movimento innanzi minacciasse il nemico, erano riuscite inutili; Chanzy, ve-

za

18i0-74 325 dutosi solo, e non dovendo più preoccuparsi di coprire la sede del governo, che era stata traspoetata da Tours a Bor'deaux., credette conveniente, ed anzi ·necessario sottrarre le sue truppe ad una totale dissoluzione. Il Principe, il quale già da' rapporti della sera antecedente si attendeva a questo fatto, ne ebbe nel mattino dell'll la conferma, inquantochè non s'udì più il tuonar del cannone, nè alcuna notizia gli pervenne di nuovo combattimento impegnatosi. Egli ciò non pertanto non poteva procedere ad inseguire vigorosamente il nemico, finchè i suoi corpi non fossero in misura: il IX ern sempre separato dalla Loira, attraverso alla quale non era riuscito fino allora di gettare un ponte pei frequenti massi di ghiaccio che la corrente trasportava; il III corpo non avrebbe finito di giungere colla coda a Orléans se non a tutto il 12 dicembre. Pel momento quindi egli si limitò ad ordinare al Grànduca di farriconoscere dalle sue due divisioni di cavalleria (2" e 4a) il terreno a nord e a sud della foresta di Marchenoir, e di disporre pel 13 le sue truppe sulla strada che da Orléans si dirige in senso est-ovest a Morée sul Loir per Ouzouer-le-Marché e Binas. Pel 13 stesso il III corpo dovea trovarsi a Beaumont e Cravant a nord di Beaugency, nella quale ultima località dovea rimanere il X corpo, spingendo un'avanguardia su Mer. Il IX corpo dovea· pur rimanere nei dintorni di Blois, mentre si sarebbero rinnovati i tentativi per stabilire un 'ponte sulla Loira. Questi ordini subirono per altro una modificazione nel senso, che, appena riconosciuto il movimento retrogrado del nemico, le truppe tedesche lo seguitarono, il X corpo inoltrandosi all'ala si_nistra, le truppe del Granduca all'ala destra, ma i~pegnandosi queste a sud della foresta di Marchenoir,non a nord, come avrebbe prescritto l'ordine. Intanto nella giornata era.si riuscito a gettare a Beaugency un ponte di barche; questo fatto veniva a rassiNELLA GUERRA FRANCO-TEDESCA DEL


326 LE OPERAZlONI DELLA j• ARMATA il curare gran comando sulla posizione del IX corpo, la q~ale avreb.be .potuto essere minacciata, se tutta o parte dell armata d1 Bourbaki (ornai s'era venuto a stabilire c~e !e forze , francesi raccoltesi intorno a Bourges cost1tm vano sotto gli ordini di questo generale francese la l n armata della Loira, mentre quelle ripiegatesi da Orleans verso sud costituivano sotto il getierale Chanzy la 2a armata della LoiJ·a) si fosse mossa lun""o il Cher verso Tours. Del resto in quest'ultima direzio~e marciava app~~to, pe: riunirsi col IX corpo, una parte della 6a div1s10ne d1 cavalleria, a cui una tal mossa del nemico non sarebbe rimasta nascosta. Il 1.2 e i'l 13 dice1~ibt•e. - La giornata del 12 si passò sen~a. presentar.e ~atti molto notevoli. Il Principe trasferì oggi 11 suo quartier generale a Beauaency. Le notizie giu~te dall'ov_est concordavano nel conf;rmare la ritirata dell armata di Chanzy che ~i operava in direzione di Vendome; le notizie giunte dal sud. constatavano che l'armata di Bourbaki non accennava a nessun movimento offe~sivo. Il distaccamento del III corpo, che era stato lasciato a Gien, fu in oggi richiamato prèsso il suo corpo, e venne surrogato da un disfaccamento del I corpo bavar es~, a cui era affidato, come notammo, il presidio di Orleans. Man mano che si completavano le notizie sulla dire-

z!~ne ~i ,ritirata dell_'armata di Chanzy, veniva sempre p1~ ~~1a1 amente a risultare conveniente la disposizione p~1m1t1va che avea data il Principe, 4\'ando aveva ordinato che le truppe del Granduca dovessero portarsi sulla strada a. n~rd della foresta di Marchenoir; nel mattino de_l 13 s1 r isapeva che Blois era stata sgombrata dal nemico , e che l' ala destra dell' armati di Chanzy avea per~o~·so la st~ada ~e!omme_s-Vendòme, per cui era supP~mb1le che 1 ala sm1stra si fosse ritir·ata verso Morée. Ciò stando si rendeva necessario spostare le proprie truppe

1870-71 327 verso destra, giacchè importava assai più tagliare le truppe di Chanzy da Parigi, anzichè da Tours. Conformemente a ciò il Granduca ebbe ordine di avviare le sue truppe verso Morée e verso Oucq ues. All'attacco della linea del Loir, su cui era probal;lile che l'armata di Chanzy si arrestasse, il Principe disegnava di far concorrere tutte le truppe, epperciò anche il IX corpo, a disposizione del quale fu fatto trasportare presso St. Dié il ponte di barche prima gettatosi a Beaugency. Oltre a ciò venne obb1igato il municipio di Blois a procedere sollecitamente alla ricostruzione del ponte stabile che era stato rotto. Pel momento intanto il IX corpo ebbe ordine di restare sulla sinistra della Loira. La presupposizione che il nemico si sarebbe fermato sulla linea del Loir si fondava sulla considerazione che a truppe così composte come erano quelle francesi dovea riuscire più disastrosa una lunga ritirata, massime in quella stagione e con un terreno difficilissimo, anzichè una battaglia. Il contegno che avea tenuto Chaùzy fino allora avvalorava naturalmente una tal credenza. Questa era d'altronde nella situazione presente l'eventualità meno sfavorevole che si potesse augurare il Principe, giacchè, coll'occhio sempre rivolto a ciò che poteva fare l'armata di Bourbaki, egli non avrebbe potuto spingere l' inseguimento contro quella di Chanzy oltre a un certo limite, se questa proseguiva . a ritirarsi. È il · pensiero che si rivela altresì nelle istruzioni del Quartier generale principale, datate dal 12, che giunsero il 13 al quartier generale del Principe oggi appunto trasfer itosi in Suèvres: « Non è da disconoscere, vi si diceva, che, fino a « tanto che P arigL si regge, Je nostre forze non baste« rebbero per estendere soverchiamente le nosfre ope« razioni verso ovest e verso sud, e che perciò è neces« sario assegnare a queste un limite, il quale avrà altresì NELLA GUERRA FRA'.'l'CO-'r.EDESCA DEL


328 LE OPERAZTOi'iI DELLA 9a ARlIATA « il vantaggio di concedere alle truppe il riposo di cui « hanno certo bisogno dopo le faticose marce e i com« battimenti di questi ultimi giorni ». In quello scritto il Comando supremo richiamava pur esso l'attenzione del principe Federico Carlo sul pericolo che poteva provenire dall'armata di Bourbaki, e notificava al gran comando della 2" armata, come appunto in previsione d'un possibile riavanzare del nemico da Bourges, si fosse dato ordine al VII corpo di trovarsi pel giorno 13 a Chàtillon sur Seine, donde sorvegliare ciò che si facesse dalla parte di Kevers e di Bourges, e, secondo le evenienze, cooperare colla 2" armata. Si notificava infine essersi dato ordine alla 5a. divisione cavalleria di avanzarsi per Chartres su Nogent le Rotrou per appoggiare l' insèguimento diretto delle forze di Chanzy, quando queste si ritirassero da Vendòme. Il 1.4 dicemlYl'e. - A tutta la ·sera del 13 le varie truppe sottoposte agli ordini del principe Federico Carlo aveano raggiunto le seguenti destinazioni: X corpo colla 2" divisione cavalleria a Blois. IX corpo fra Blois e Vienne. III corpo fra Meung e Beaugency, colla 1 a divisione cavalleria a Cravant. 68 divisione cavalleria con una brigata a Contres, coll'altra a Salbris. 17• divisione a Oucques . 22• divisione a Mares-Villexanton. Il distaccamento del 1° corpo bavarese che era stato lasciato agli ordini diretti del Granduca a Josnes. La 4• divisione cavalleria con Z brigate a sud della foresta di l\farchenoir a Plessis l'Echelle e a Villeneuve Frouville, un'altra a nord della fore~a a Membrolles. I ragguagli che giunsero al Principe nel corso della giornata del 14 confermarono la supposizione che s'era fatta sulle intenzioni del nemico. Dappertutto le truppe

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nell' àvanzare verso la . linea del Loir avevano trovato resistenza, e chiaro appariva che i Francesi si apparecchiavano a difendere la linea di quel fiume. Da varie parti si ebbe pure notizia che anche Chateaudun era. occupato dal nemico, ma probabil mente solo da franchi tiratori, cos.icchè il grosso dell'armata di Chanzy si restringeva al tratto fra Morée e Vendoroe. Contro questo tratto voleva il Principe dirigere il suo attacco, portando contro Vendòme all'ala sinistra la 2" armata,, contro Morée-Fréteval a destra le truppe del Granduca. Però, come già si è detto, l'esiguità numerica delle proprie forze gli faceva una legge di attendere ad attaccare, finchè non fossero tutte in gr~do di esercitare utilmente la loro azione; a questa considerazione un'altra se n'aggiungeva non meno importante, ed era la brevità <lelle giornate; al Principe doveva importare che il combattimento non rimanesse indeciso, e non fosse interrotto dall'oscurità. Il perchè ei si propose di non procede!'e all'attacco prima del 16; per intanto il X corpo ebbe ordine di avanzare fino a Vendome, ma di non impegnarvisi in serio combattimento, se trovava il nemico disposto a difesa: il III corpo dovea pur esso avanzarsi verso Vendome, e il IX ·occupare Blois, tenendosi pel momento a cavallo della Loira. Le truppe del Granduca avrebbero così avuto il 15 un giorno di riposo, mantenendo sempre il contatto col nemico. P osteriormente all'emanazione di questi ordini, il gran comando riceveva nella notte dal generale v . der Tann da Orléans le notizie relative a quella brigata della 6" divisione di cavalleria che era rimasta a Salbris di fronte alle truppe francesi raccolte a Bourges. Da quelJa comunicazione si rilevava come la situazione di quella bri ::,o-ata fosse divenuta assai critica, non avendo potuto sfuggire al nemico che essa era isolata, senza sostegno di altre truppe. Essa era stata obbligata ad evacuare


330 LE OPERAZLONI DELLA 2"' ARMATA Vierzon, e da questo e da altri .fatti il comandante di quella brigata era venuto nell'idea che il .nemico intendesse marciare in direzione di Tours, per cui il generale v. der Tann aveagli dato ordine di ritirarsi lungo il Gher in direzione di R.omorantin. Tali notizie, non erano però di natura da commuovere troppo il Principe, nè da smoverlo dal suo proposito di attaccare la linea del Loir; se anche fosse stato vero che l'armata di Bourbaki si dirigesse lungo il Cher verso rrours, non era quella una direzione che potesse inq-uietare la za armata, e troppo tempo ci voleva perchè giungesse a far sentire efficacemente la sua azione : prima di quel punto, v'era tutto a sper.are che una de_cisione sarebbe avvenuta sulla linea del Loir, al di là della quàle non era intenzione del Principe di spingersi, quand'anche Chanzy l'abbandonasse, senza combattere. È notevole a questo proposito una lettera del generale Stiehle al generale Moltke scritta appunto la sera del 14, in cui si discorre a lungo della situazione del momento, delle difficili condizioni in cui si trovavano le truppe, e della linea di condotta che era ciò stante imposta al gran comando della 2" armata. « Lo studio attuale della guerra, scrive lo Stiehle, « e la continua diminuzione di personale, specialmente « della nostra fanteria e de' suoi ufficiali senza suffi« ciente rifornimento, mentre il nemico trova nelle sue « leve in massa una immensa quantità di uomini, ci « fanno una legge di regolare a seconda di ciò il nostro « modo di condurre la guerra. « Noi dobbiamo venire a battaglia col nemico uni« camente quando c'è la prospettiva di un successo de« cisivo, a meno che siamo noi stessi gli attaccati, nel « qual caso la nostra tattica ci darà sempre il soprav« vento. Quei cannoneggiamenti indecisi, che hanno fine « alla sera dopo un enorme spreco di munizioni, e a

1870-74 33,t' « cui non presiede verun piano di combàttimento, deb« bono da noi essere evitati, e si può anzi dire che anche « il riportare trofei, prigionieri e cannoni _nu~ ~a ogg_idì. « lo stesso valore, che in altre guerre, po1che 11 nemico « si può dire quasi inesauribile in uomini e in batterie « dipartimentali di nuova formazione. « Se ci riesce di tenere a bada il nemico fino a che « Parigi sia caduta, e di respingere en:erg~camente tutti « i tentativi di liberazione, io credo che 11 nostro man« dato si possa -dire adempiuto. . « Soltanto, quando Parigi sia caduta, potrà m questo « aver luogo una mutazione ». . . . , Il 1.5 dicembre. - La grande estensione dt territorio· su cui si esercitava la direzione del gran comando della 2' armata, la brevità delle giornate, come pure l'impraticabilità di quel terreno e la scar.se~za di buone strade, mentre esercitavano sulle operazioni· delle tru~~e una grande influenza, facevano· pur sì che le noti~1e giungessero con ritardo al quartier ~ene~a~e ~el Prm~ cipe, il quale così nel dare le sue d1spos1Z10D1 non po: teva fondarsi sulla situazione del mòmento, ma bens1 su quella del giorno prima; ed anzi per le frazion_i pi~ lontane le notizie giungevano ben anco con due g10rm di ritardo. Così le notizie che ricevette il Principe nella gior- ' nata del 15 si riferivano àlla giornata antecedente. Dal Granduca gli fu riferito che la 17a divisione era o-iunfa la sera del 14 dinanzi a Fréteval, ed avea oc~upato con fanteria questa località, m~ tutt~ 1_~ ~otte era stata disturbata dal fuoco di tiratori nem1c1: 11 grosso della divisione era rimasto sulla sponda di qua. Il ra~-porto faceva una pittura compassionevole dell: condizioni in cui si trovavano queste truppe, affaticate da una marcia penosissima fatta sotto una di~otta pioggia, col suolo così stemperato, che molti soldati avevano laNELLA GUERRA FRANCO-TEDESCA DEL


332 LE OPERAZIONI DELLA '.3 "AR~!ATA. sciato la loro calzatura nel fango, senza aver potuto fare il rancio . Naturalmente queste condizioni non potevano essere gran fatto migliori presso le altre truppe. Il Gra:p.duca annunziava pure, ch'egli s'era messo in corrispondenza colla 5i> divisione cavalleria, l a quale pel 15 dicembre aveva ordine di marciare col grosso per Bonneval su Chàteaudun, distaccando una colonna per Brou su Courtalin. Da tutto il complesso poi delle notizie trasmesse dal Granduca si confermava che il nemico si preparava a resistere. Più ampie e più sicure notizie sul nemico s-i ebbero dall'intercettazione di parecchi telegrammi francesi, da cui si potè rilevare quale fosse l'attuale composizione dell'armata di Chanzy e la dislocazione dei suoi corpi; risultava da. quei telegrammi che oltre ai corpi 16° e 17° essa comprendeva anche il 19° (1) e il 21°, e restava pur confermata l'intenzione che avea il generale Chanzy di soffermarsi sulla linea del Loir, per ricevervi di piè fermo l'attacco del nemico. Nella sera stessa del 15 si riseppe che l'avanguardia del X corpo, marciando su Vendome, era stata arrestata dal nemico, e ne era· seguìto un combatti~ento; i .Francesi avevano bensì incominciato a ritirarsi, ma non era riuscito ai Tedeschi di penetrare fino a Vendome. Cosi il III corpo, nell'avanzarsi a destra del X su Venclome, erasi trovato impegnato in combattimento, ed era riuscito a togliere successivamente ai Francesi le posizioni che questi tenevano a est di Vendòme, e per ultime quelle importanti di Bel Essort, che dominano la vallata del Loir. 4

(,t ) Quanto al 49° corpo, la sua presenza presso f'armata di Cban1,y si basava sopra un equivoco.

NELLA GUEHRA FRANCO-TEDESCA DEL 18:0-'7'! 333 Dalla 6a divisione di cavalleria, che operava fra Loira Cher si ebbe notizia che intorno ad Amboise sulla 8 sinistr~ della Loira v'era un campo di · guardie mobili, che però il corso inferiore del Cher era sgombro da

nemici. Nulla di nuovo si riseppe sull'armata di Bourbaki; la notizia, proveniente dalla 14" brigata di cavalleria (c~e ora avea ricevuto ordin.e di riunirsi per Romorantm colla 6"' divisione di cavalleria, a cui apparteneva) relativa alla probabilità che · quell'ar~ata si avanzasse lungo il Cher, della quale sopra si è fatto cenno, era o-iunta al gran comando della armata nella notte dal 14 al 15. Era finora la sola indicazione che s'avesse in questo senso, ed essa non bastava ce:'tamente per esimere il gran com!lndo dalla preoccupaz10ne che 1 armata di Bourbaki intendesse agire in direzione nord. 'N elle condizioni attuali quella preoccupazione era ben legittima. Se l'armata di Chanzy, benchè battuta, ave~ trovato forza sufficiente per tener testa per parecclu giorDi consecutivi alle forze tedesclie, era da_ aspettarsi che l'armata di Bourbaki riprendesse quanto pnma le operazioni. E qui appunto si YE:de come il disequilibrio di forza numerica fra i Francesi e i Tedeschi, che nel cam~o tattico poteva venire neutralizzato dalla superiorità del valore intrinseco delle truppe ·tedesche, pesava con tutta la sua efficacia nella bilancia strategica. Pel principe Federico Carlo sarebbe stata cosa assai più. <lesi: derabile l'avere o·ra dinanzi a sè riunite le armate d1 Chanzy e di Bourbaki, che non l'essere queste così lo~tane . Una sola battaglia avrebbe deciso di tutto, e 1~ Principe non dubitava dell'esito; ma se ora, ~entre e~ si trovava alle prese con Chanzy, l'armata d1 Bourbakl si fosse avanzata su Orléans, questa sola minaccia avrebbe obbligato il Principe a sospendere issofatto le sue ope.razioni contro Chanzy, per rivolgersi contro Bourbak1,

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LE OPERAZIONI DELLA

2°'

ARMATA

gìacchè le forze a cui egli comandava ~rano f)OS:Ì scarse di numero, da non permettergli di far delle divisioni. Si comprende quindi come il Principe, nello stesso tempo che si accingeva ad a,ttaccare .l a lin~a del Loir ed a cercare una . decisione contro l'armata di Chanzy, avesse pur sempre l'occhio alla minaccia che gli poteva --v:~ire da Bour?es, minacc,ia poco temibile se questa si dmgeva verso 11 punto in cui ade.sso egli si trovava, .ma molto seri~ invece, se questa si dirigeva altrove. .Per venirne in chiaro, egli telegrafav?, il 15 stesso al ge~erale Tann a Orléans, chiedendogli notizie in proposito, .,al che questi rispondeva teleiTraucamente non . o . . aver pm risaputo nulla di nuovo, dopo la comunicazione riqevuta dalla 140. brigata di cavalle1:ia, di c~i già s'.è fatto ce?no,. che però egli incaricava un reggimento d1 cavalleria d1 proc.edere alle .µecessarie ri~ognizioni. Contemporaneamente giungeva da Versailles uno scritto qel generale l\foltke, dove pure si e~primeva la preoccupazione per la possibilità di una mossa ·offensiva dell'armata di Bour~aki, sia in direzione di Gien., sia in direzione di Orléans; in previsione di ciò si comunicava come si fosse disposto perchè il VII qorpo si porta~se. su. Auxerre, e se ne deduceva intanto, per <?iò Che Sl riferiva alla 2• armata, la conseguenza che non convenisse a questa spingersi con tutte le sue forze al di là del Loir, per inseguire Chanzy fino a Le Mans al quale scopo doveano bastare le forze del Grand~ca', rafforzate dalla 5" divisione di cavalleria e dal X corpo. Quanto al IX corpo, il Comapdo s1}premo s'attendeva ad ogni momento la notizia che una deile sue divisioni fosse entrata a Tours, per occupare quell'importante città, e tagliare le varie comunicazionì ferroviarie che a quella fanno capo. N.ell'emanare queste istrµzioni il Comando supremo -partiva dalla supposizione che l'armata di Chanzy pro-

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seguisse la sua ritira.ta; esso ignorava a quel momento che quest'armata avea fatto sosta sulla linea del Loir, e che il Principe si preparava per attaccarla. Perciò questi, nel dare le _sue disposizioni per l'attacco, non poteva accettare totalmente le viste del Comando supremo, specialmente per quanto concerneva l'occupazione di T·ours; quest'operazione al Principe non pareva prudente, se non a condizione di marciare per le due rive della Loira, e, ciò ammesso, non pareva· nemmeno prudente destinarvi una sol,a divisione del IX corpo, il quale sarebbesi così trovato sottratto nella sua, totalità all'attacco della linea del Loir. Gravi pensieri ispirava pure al Principe la conservazione di quella città, una volta che la si' fosse occupata, e che il grosso della 2a armata fosse ritornato Orléans; giacchè avrebbe potuto il nemico concentrare intorno ad essa molte forze, e costringere così i Tedeschi a nuovamente evacuarla, al che non avrebbero certo mancato i Francesi di .attribuire una grande importanza. Per queste ragioni il Principe stimò miglior consiglio desistere per ora dal far marciare il IX corpo su Tours, chiamar piuttosto questo corpo sul LQir per prendervi parte alla battaglia, e solo, quando questa fosse seguìta, spedire un distaccamento da Vendòme su Tours, per occupare temporariamente questa Gittà. Naturalmente, per potere avere il IX corpo di~po·nibile per la battaglia sul Loir, il Principe doveva attendere ancora tutto il giorno 16, e differire l'attacco al 17. Nè dall'esposizione del Goltz si comprende abbastanza perchè il Principe abbia trattenuto ancora per tutta la giornata del 15 il IX corpo nei dintorni di Blois, mentre non v'ha dubbio che fin dai giorni antecedenti er a sua intenzione .di att~ccare Chanzy col massimo di forze disponibili e far questo attacco in modo da potere utilizzare tutta una giornata. Ben è vero, che questa

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336 LE Ol'ERAZION! DELLA 2'' ARMATA dilazione :fu anche consigliata daJle notizie che pervennero al quartier generale del Principe sullo stato delle truppe, il quale richiedeva ct>lla massima urgenza che si accordasse loro qualche riposo. Come già s'è detto, le marce fatte in questi giorni erano riuscite estremamente penose per la pioggia e pel fango, e tutti i rapporti dei comandanti di corpo facevano una descrizione veramente lamentevole del grado di sfinitezza delle truppe. Ma non è men vero che coll'avere tenuto il IX corpo fermo a Blois fino a tutto il 15, gli s'imponeva pel 16 una marcia lunga e penosa, se pur lo si voleva avere presente pella battaglia. Ecco intanto ·gli ordini che vennero dal Principe emanati la sera del 15. - Le truppe del Granduca devono per fa giornata del 16 mantenere verso il nemico a 1VIorée e Fréteval un conteg_no di osservazione, solo impegnandosi in combattimento nel caso che il nemico attacchi. Il X corpo e l'avanguardia del III, che sono giunti a contatto del nemico . dinanzi a Vendome, proseguono il combattimento, per togliere al nemico le posizioni avanzate che esso occupa dinanzi a Vendome. Il resto del III corpo serra sulla testa~ Il IX corpo, lasciando un a brigata a Blois, marcia su Vendome, per servire di riserva ai corpi X e. III; esso verrà seguìto dalla 5a divisione cavalleria, che passa tutta ·al di qua della Loira. L'attacco decisivo della linea del Loir è riservato pel 17, e lo sforzo principale sarà fatto su Vendome; il Granduca regolerà l'_attacco di lYiorée e Fréteval secondo le vicende dell'attacco di Vendome. Quest'ordine, qui riferito per sunto, era già compilato, quando da Orléans si ricevette, spedito dal generale Tann, il seguente telegramma: « Or ora, alle 7 i di sera, giunge in Orléans notizia « dal colonnello Leonrod da Gien, che quel distacèa« mento è_stato opgi verso le 2 poro. attaccato da forze

1870-7 1 337 « molto superiori di fanteria, provenienti da Briare, « donde già s'udiva nel mattino gran rumore di segnali « e di carreggio, e che in seguito all'apparire di due « colonne giranti esso sta per ritirarsi su Ouzouer. De.vo « io andare incontro al nemico fino al canale di Orléans? » Pareva così a.·;rverarsi l'eventualità che era stata finora l'oggetto di tante preoccupazioni. La notizia che o~-~ giun o·eva al gran comando della 2• armata era ben prn positiva e precisa, che quella ricevuta dalla 14a brigata di cavalleria, che facea presumere un'az.ione di Bourbaki da Bourges verso Tours, notizia che rimontava ad una data anteriore, e che nulla posteriormente avea confermato. Era invece troppo naturale il credere che quelle forze francesi, che avevano .obbligato in que~ta giornata stessa del 15 il distaccamento tedesco di Gien a ripiegarsi, fossero il prodromo di una mossa offensiva generale dell'armata di Bourba.ki. A questa non si poteva opporre pel momento che il I corpo bavarese, che non contava più di 5 mila fucili con 500 cavalli (1). La distanza da Gien a Orléans er·a a un dipresso uguale alla distanza da Orléans a Vendome. Ciò non pertanto il Principe mantenne le sue disposizioni per l'attacco dell'armata di Chanzy, da eseguirsi il 17, riservandosi di ritornare su Odéans dopo la battaglia. Per intanto diè ordine al generale 1'ann di portare t utte le S Lle forze disponibili sul canale di Orléans, per i vi trattenere il nemico che s'avanzasse da Gien, e si telegrafò al Comando supremo per accelerare la marcia del VII corpo. Il 1.6 dicembre. - Nella notte dal 15 al 16 giunse ancora 1m altro telegramma del generale Tann, il quale, completando le notizie date nel primo, accennava a movimenti ferroviari che avevano avuto luogo nel giorno 15 NELLA GUEHRA FIIANCO-TIWESCA DEL

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(~) Detratto il distaccamento che era rimasto colle truppe del Granduca. 22 ANNO xx,, VoL. 1.


3'38 LE OPERAZIONI DELI,A 2• AUMATA fra Briare e Nevers, che le forze le q uali avevano occupato Gien non s'erano spinte più avanti, e che s'erano osservati dei movimenti di piccole colonne, dirette verso ~ :Montargis. All'opposto le ricognizioni spinte verso sud aveano trovato Vierzon sgombro, e sgombi-a pure tutta la regione verso ltomorantin. Il tenore di queste notizie completive era tale da rassicurare in parte il gran comando sull'urgenza di far fron te al tentativo di Bourbaki, il quale non aveva ancora assunto pel momento proporzioni troppo minacciose, ma non certo da escludere l a possibilità, anzi la . massima probabilità di un tale tentativo pe' pross;mi giorni. Ciò che sovra.tutto impensieriva il gran comando era la possibilità che il nemico rioccupasse Orléans, dove certo il generale Tann non era forte abbastanza per mantenersi; non solo andava con ciò perduta una gran quantità di materiale, che s'era accumulato in quella città, ma, quel che più era , il prestigio del nome tedesco ne avrebbe ricevuto un grave colpo. I Francesi non avrebb~ro mancato di ascriversi a gran vittoria l'aver di nuovo messo il piede in que lla città, pel cui possesso appunto la 2& armata avea dato l e battaglie del 3 é 4 dicembre. Cilduta Orléans in mano di Bourbaki, il Principe si trovava costretto a riportare qui tutta la sua armata per ritogliere ai Francesi questa preda, ed era da presum ersi che Chanzy gli avrebbe tenuto dietro, e sarebbesi nuovamente avanzato fino a Bea'Ligency, il che pure sarebbe stato interpretato in tutta Francia come una vittoria. Per quanto illusorii questi trionfi, che il nemico si sarebbe attribuiti, essi avrebbero pur sempre avuto come certa conseguenza di rilevare gli animi in Francia, di far loro concepire nuove speranze, e di renderli più volonterosi ad incontrat·e nuovi sacrifizi. Dinnanzi a tal situazione sarebbe stato il peggior par-

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tito quello di scindersi in due, di destinare contro Chanzy le trnppe del Granduca ed un corpo della 2" armata, e ricondurre contro Bourbaki gli altri due. Era un mettere in forse il risultato su entrambi gli scacchieri. Perciò il Pr incipe rimase fermo nell'idea di definir prima la questio~e contro l'étrmata di Chanzy. P artito il P rincipe nel mattino del 16 da Suèvres, ed avviatosi verso Venclome, per trovarsi poi presente alla battaglia, ch'ei r iteneva come imminente pe.l giorno appresso, venne man mano ricevendo nel corso della giornafa notizie ·tali, per cui la sit uazione rimaneva totalmente modificata. Chanzy si r itirava! Il X corpo avea potuto nel mattino stesso del 16 occupare Vendome senza molta difficoltà; ed avea potuto accertars i che ì'esercito nemico era impegnato su tutti i punti in un movimento retrogrado. Così era infatti. Il generale Chanzy erasi lusingato di poter fermare .ml Loir la sua marcia retrograda, qui vi r idare un po' di consistenza alle sue giovani truppe, e . presentarfo nuovamente al nemico; egli non avea perdonato nè a cure, nè a sforzi per ottenere questo. scopo; ma la sua energia, la sua fedé, la s~a tenacia trovarono un ostacolo insuperabile nel grado di dissoluzione . a cui era in preda la sua armata; tutti i suoi genera.li a coro gli rappresentarono essere impossibile proseguire la lotta, e gli fu giuocoforza dare gli ordini per ht rit irata. su Le Mans. Non appena il principe Federico Carlo fu fatto certo di ciò, eh' egli prese il suo partito: portare tosto due corpi su OrJéans, lasciarne uno colle truppe del Gran~ duca sul Loir. Questa di visione delle sue forze, che in quel mattino stesso gli pareva da rigettarsi assolutamente, ora, che colla ritirata dell'armata di Chanzy li,a situazione si era modificata, gli parve il mezzo migliore di far fronte alle esigenze della nuova situazione. Nulla


340 ~i,E OPERAZIONI DELLA 2" AHMA TA del resto impedivagli, se le notizie che avrebbe ricevuto sull'armata di Bourbaki avessero assunto un più gra,ve carattere, di richiamare anche su Orléans le forze che per ora lasciava sul Loir. Ecco pertanto le sue disposizioni. Il IX corpo fu fatto arrestare nella sua marcia da Blois su Vendòme, e diretto su Beaugency, dove la sua testa dovea giungere ancora nella sera stessa. La brigata da esso lasciata a Blois dovea rimanervi pel momento, finchè non fosse rilevata dal X corpo. Il III corpo, che avea toccato Vendome, dovea pel 17 portarsi a Mer. Al X corpo fu data istruzione cli rimanere colla 1• divisione cavalleria sul -Loir, inseguendo ed osservando il nemico. Esso dov.ea rilevare la brigata del IX a Blois, e spingersi poi su Tours, per interrompere le comunicazioni ferroviarie di quella città. con Angers, con Le l\fans, con Vendome, con Poitiers ed anche con Blois, giacchè l'occupazione di Tours non dovea riguardarsi come permanente. In caso che l'armata di Chanzy ~i riavanzasse, il X corpo dovea sfuggirle davanti, ripiegandosi su Beau. gency.. Contemporaneamente 'si prescrisse al Granduca di mettersi in relazione colla 5a divisione di cavalleria, che era seguita da 4 battaglioni di landwehr della guardia e da 4 batterie, e di cui si annunziava l'arrivo in J}fondoubleau. Unitamente con questa, il Granduca dovea inseguire l'armata di Chanzy, e tenersi poi in posizione centrale a Chàteaudun, o a .Chartres per coprire l' assedio di Parigi. Queste forze rimanevano fin d'ora nuovamente svincolate dalla dipenden'za del principe Federico Carlo. Di tutte queste disposizioni venne infine data contezza al generale Tann, il quale dal canto suo mandava la sera il risultato delle osservazioni fatte sull' armata di Bourbaki. Da queste si rilevava ·che il pericolo non era

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pel momento nè grave nè imtninenfo, ~~sicch~ si" pot? nutrire lusinga di giungere a Orléans prn che m te~po per preparare ad ogni eventualità. Si conc~pì a.nz~ la speranza che quella mossa del nemico su G1en ~ 1 risol.~ vesse in nulla, cosicchè si potesse, con un sogg10rno eh qualche tempo a Orléans, dare alle truppe il riposo, di . cui queste aveano bisogno sotto ogni rispetto. Questa speranza acquistò ancor più fondamento, quando nel corso del 17 dicembre si ebbe notizia che il nemico non accennava da Gien e da Briare a nessun movimento, e che nella stessa giornata il I~ corpo · giun.geva in Orléans (1); di più s'ebbe pur avviso che pel giorno 20 il vn' corpo sarebbesi trovato a Auxerre. Con ciò ebbe fine la campagna contro il Loir. Le truppe del X corpo nell'inseguire il nemico vennero in possesso di molte carte dell'armata di Chanzy, e da queste il gran comando della 2° armata potè farsi una giusta idea del grado di dissoluzione a -cui era giunta negli ultimi giorni qnell'armata, ed avere una spiegazione della ritirata ora intrapresa.' Era da presumersi che per qualche .. tempo essa non avrebbe più destato preoccupazioni. Nessuna maraviglia del resto che le truppe francesi ( ~) Questa marcia del IX corpo si dev~ anno.vera re fra quelle pii''. famose . Le truppe erano partite il rn mattrno dai loro ac.cantonament1 attorno a. Blois e si erano formate in posizione d'aspettativa alla Chapelle Yendòmoise. Dopo due o tre ore di fermata cs_se ~rano ripartite in direzione di Orléans, jlove giungevano nel pomer1gg10 del fi. Te-: nendo conto che alcune fraz ioni ebbero un più corto cammino, altre più lungo, si ha che entro una media dalle 33 alle 36 ore, ivi compreso il tempo di fermata suddetto e il riposo del la notte:. fu:ono dalla più parte di queste truppe percorsi 75, ed anclrn . p,,u d1 80 chilometri. Si noti che una parte non piccola della marci~ dovett~ esser<! fatta nella notte sopra una strada ingombra da ogm so:ta d1 carreggio. Ad onta di ciò s'ebbero dei battaglioni che non lasc1arono indietro nessuno uomo, gli altri in media so lo il 5 °/:

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342 LE OPERAZIONI DELLA 2" AllMATA ECC. si t rovassero in quello stato; piuttosto è da ammirare il generale Chanzy che abbia potuto per tanto tempo tenerle insieme non solo, ma anche condurle al combattimento. Le condizioni deUa stagione e del terreno s'aggiungevano a tutte quelle inerenti all'incompleta organizzazione di quelle truppi;i per rendere loro ben dura la vita di campagna, e per esercitare un effetto deprimente sul loro morale, già così scosso. Anche le truppe tedesche avevano risentito, sebbene in minori proporz ioni, l'influenza cli tali cause, e la pittura che il Goltz ci fa delle condizioni della 2• armata, al momento che dal Loir essa fece l'itorno ad Orléans, merita di essere qui riferita: « L'armata era qui venuta da lontano paese. Gli ul« timi giorni ch'essa avea passato a Metz, erano stati « quasi insopportabili . .Malattie e sofferenze d'ogni ge« nere avevano assottigliato le file . La brama di riposo « e di ristoro era altr~ttanto ardente quanto giustificata, « quando essa , sul finir d' ottofo;e, volse il tergo alla « piazza .... Ma questo r iposo non le venne concesso, se « non in misura assai rir;tretta, durante la marcia che « allora s' iniziò, e che ben presto venne affrettata. A « questa tenne dietro la campagna nella Beauce , col « suo faticosissimo servizio di avamposti sopra un fro.rite « di 30, 40, 50 chilometri, lungo il quale tutto giorn'o « avean luogo de' combattimenti. Alla battaglia di Beaune « la Rolande, di Loigny, di Odéans non teline dietro « nessuna sosta, · e subito s'in iziò una campagna verso « sud, contemporaneamente alla battaglia di quattro giorni « intorno a Beaugency ».

( Gontinita) X.

RIVISTA. BIBLIOGRAFICA "

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, · , o di loctdità. (tra.. · te1•azion-i sul co1n<1allunen odns_~, lal ledesco). - P ubblicazione del corpo d1 s ta Lo uzt0ne e , ' v o-i' , 1876. magg10r0. - .~orna, C. o,.., .e1a,

.on. clte si r·ono fo.tLe f1nora dal nos Lro CORPO i :, cl.a "a«o'iuno-er sene una recenLe, nello. DT STATO MAGC, JOf\E e ::,o o ' • 1 '0 ' uale alb. esio·uità del volume, elle oltrepassa appc.1<1 e \ pu q . e . f< r fa contr·:1.sto il mer-i Lo intr·mscco L,ello gme m or rna o ( t i?' '. .," ' l·" ., L, do tto dal t<>.-l . ,- Lto . L'opu$colo d1 cm vogltclmo 1-, ar a, e ,, i a . . . . slcu t :1 no\o cli Considerazioni sul conibatumento e i < esco e poi' a 1 1. , . · L L, lalocalilèt. Da i pod1i cenni clie farcrno di . ques to nnpo_r: ai~ e l , . le ttor i della Rivi.sia potranno rilevare che pm c1e,co vor o i . ,, . ~ . a itor'e s1 poLroobe ·, . 11 O(ics Lo '·1·tolo ass eo·1rnLo,.,l1 Lla.t a,.,onimo l . 1 ' · • "' "' l · chiamarlo con quello di E.sposizione e ei prece tt. i eJ-iepres·<v"clono al com bcdtin'!,ento cli località. . . . _ Uno <-tu<lio di <[uest0 genere era g 1ust1fìcato, come ben os · er··\··' l:t1•1t.o•"e dalla neccssit~ di supplire con la conoscenlza ::, 'u , • • , · · ·o-rar zac1e di normo Joo-iche e chiare al difetto eh veros1m1 " i J• . " • : hanno semp~'e le eser citazioni clel t.ompo d1 pace a~pltcat~ ~1 comba ttimenti cli località . D'altr·a parte la guer-r~. fr anco-tede-~~a clai fatti del Geissberg a qnelli di Le l~ourget e msegna qua,. a in essa abbiano avuto tali combatt1m ent1. . J)'H't~ ' L'auLoi·e espone anzi tutto 1·i pere 11e· e' (l il .<tll'tnrlp avvengano , . - . . , . ,, . b 'ti. . t · Nellarr11·1o·o·ioroal'le deJcas1 v1 ha J11con t10 quei com a, men 1. 1 , < " 0. r , . , , Lru e fortuito della punta d'avangnaed1a dell altaccante conti o ~1) . , a) ostate dell'nvversario. Riconoscersi, accertare se q~ell l pl ro . e, for 'te t'O O 110 0 cli una (rao-liarda r0s1st.enza, decidere Jl con , o "' bb1"

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3U.

RIVI STÀ

da farsi dopo le prime avvisaglie, è còmpito personale del comandante, _ed è questione di talento e di colpo d'occhio, non potendolos1 far chpendere da preconcette norme generali. Dal momento che l'aLtacco è deciso nf1ll'animo del comandante, s i deve sviluppare con energica azione, sulla condotta dell~ quale l'autore traccia maestrevolmen.te la serie loaica e 0 nitidissima dei precetti da osse1·,•arsi. Al combattimènto d'artiglieria, che ha nel guerreggiare odierno un carattere così spiccatamente offensivo viene assegnata dall'autOf'e la più alta importanzct nell.'atta~co delle lòcalità; le norme da seguirsi in ogni momento dell'azione per I~ scelta delle posizioni e del bersaglio, dei mo men ti oppor tuni ~ agire o cl! m ~oversi, di cambiare bersaglio o genere di tir o, di sospendere 11 fuoco, ecc., vi sono indicale successivamente con una rara chiarezza di vedute. Dall'osservazione di tutti i fa tti che s i producono naturalment~ in una azione ben condotta l'autore deduce una serie di ~ass1me, delle _quali alcune, se non nuove affatto; sono enunciate per cer to m una forma così definita,. come non fu fatto finora da altri: sì che basterebbe ciò solo a raccomandare ai militari studiosi ed intelligenti la lettu!'a di questo scritto. Dopo aver parlato clell'a ~tacco l'autore viene ad e;por re i preceU1 che devono seguirsi per una efficace difesa. È notevole come l'auLore caldeggi e propugni la dottr ina, finora non cl.a tutt.1 accetta ta, che, sia nella difesa come nell'attacco; dal momen to in cui è riconosciuta la linea di fu oco dell'avversal'io, si debba dare la massima.intensit~,1. al tir o della fan tel'ia; epperciò debba il margine della località da difenders i essere occupato nel modo ch e perrnelle la massima efficacia del fuoco , vale a dire cli un uomo ogrii due passi; e l'attaccan te da sua parte debba cercare di scuotere il nemico colfuoco preponderante ~i forti s tormi cli cacciatori spiegati nello stesso or drne avanti alla posizione. ~è men de~na cli at~enzione è la condanna nettamente proJ1L\UCrnta del ststema d1 occupare le posizioni con linee rade di uo~ini a 4 od a 6 passi d'intervallo, quando scarso è il numero dei difensori ed estesa la fronte da difendersi. In questi casi la ?1f'esa dev~ fondarsi più che tutto sulla disciplina del fuoco , 1mpe1·ocche deve ritenersi che un margine ben utilizzato ed occu~ato da ~bili tiratori, i quali conservino la calma, mirino bene e, ns~~rm1no munizioni per l'ultimo isLanle, non è assalta bile. Ma c10 non può ottenersi che quando i difensori siano r iuniti

345 in gruppi cli40 uomini al più a 2passi d'intervallo uno dall'altro. Un int01'vallo di '100 a '150 passi fra i gr uppi non ha alcuna impor tanza colla por tata delle ar mi attuali, a meno che f'ra un gr uppo e l'altro vi siano degli angoli morti o dei traUi di Lerreno coperLo, il cui abbandono possa essere imp!'udente . Questo opuscolo è scrilLo in stile semplice e chiaro; le diverse rasi dell'azione e le si~uazioni più scompigliale vi sono dipinte con vivi colori, sì che pare davvero àl lettore cli essere trasportato sul luogo della mischia e di dis tinguervi tutte le ,cause di disordine che confondono sì spesso la mente di chi comanda le teuppe ivi impegnate. Lo si legge quind i con crescBnie attl'attiva come può avvenire di un brioso romanzo: ma ciò non toglie che il lettore non si senta spesso. obbligato a soffermarsi é a meditare seriamente e p1·ofìcuamen te. Noi crediamo pe!'ciò che il cor po d i stato maggiol'e ha ratto opera assai commendevole nel pubblicare questa traduzione, e che la colta classe dei nostri ufficiali la IoggerA con piacere e con profitto. BLBLIOG·RAFICA

Beitra g zum H.t•ie11 s11iel (Consi,le f'a.z;ioni e proposte iniorno al gioco di gue1•1·a) von A. von VERDY nu VERNOrs,

Obel'st und Chef des Generals tabes cles t· Al'mee-Korps . Berlin 1.876 MiLtle r uncl Sohn. Il colonnello VERnv nu VERNOIS è oramai troppo noto nel campo clella letteralura militare, perchè ogni s ua pubblicazione, per rnodesLÒ che Il'? siu il titolo, non abbia da essere accolta colla piil viva curiosilà ed esaminata colla rnassima attenzione. · Poche settimane or sono egli pubblicava in Berlino, sotto il titolo Beifrag .~um, .lfriegspiel un opuscolo su d'un pal'ticolare .s islernà di conclul'!~e il gioco cli guerra; crediamo di fa t' cosa r,rata ai leltor·i della Tti1iista, dandone un breve cenno . :::, L'autore, ammettendo l'utilità del gioco et 1· guerra come cosa oramai incontestata, dice come, rnalgrado le eccellenti norme per condul'lo conLenute in molte recen ~i pubblicazioni, s i sia ben lungi dall'essersi LrovaLo un mei,oclo che pienamente soddisfi alle condizioni d'un esercizio non solo utile ma piacevole. Egli accenna come in molLi ufficiali si manifesti u.na certa , avversione a praticarlo, e, facendosi a rintracciarne le cause, pargli d'averle trovate nel complesso dell~ regole e clell~ prat iche minute, lungl1e e r1ualche voHa fast1cl10se colle quali esso


RIVISTA 34G gioco è condotto. Non è, secondo il Verdy du Vernoi:::, la difficoltà d'una girtsta e spassionata direzione che tt1lvoltu r ende il gioco di guerra tedioso, specialmente pei pr incipianti) ma sibbene la s ua esecuzione tecnica, l'impiego del dado e delle tabelle .delle perdite. Non intende con ciò di d isconoscere l'utiJiLà di tali mezzi sia per val uLare remcacia del fuoco , $ia per accordare al caso e alla for Lnna quella parte che hanno nell'esito dei cornbaUimenli in g uerra vera, s ia fina lmen te per tracciare giusti limiti entr-o i quali dev'esscee contenuta l'autorità del direttore; ma Lutt.ociò r ichieùe uì1~_perdi ta di tempo che stanca, e spesso, chiamando l'attenzione su minute pratic he, fa trascumre la par-te più cssentiale del gioco. Per ovviare a questi inconvenienti, il colonnello Vordy du Vernois si fn a propor-re un sis lema cli gioco di gL1erca nel quale non vengono aclopernti nè dad i per rleciclere colla sorte , nè tabelle per calcolare le pel'rl ite; al dil'eLlol'e è lasciatafacoltù cli app1·ezzal'e e eh decidere sulle pnrticolaI'i situazioni, sulle perdite s ubìtc e s ul r isultato fina le delle diverse onerazioni: soli str·urn0n ti cli g ioco sono le car te topografiche e { segni indicanti le truppe. In tal modo il g-ioco de ve necessariamente procedere più sped ito; evitati gli episodi inutili, lé operazioni possono essere racilrnentc raggl'uppate . in rnornenti particolar-i ben ,1efìniti, anzicbè essere suddivise in lempi cli piccola cd ug nale durata. L'autore passa quindi ad ospor1·c il suo metodo ser vendosi d' un. esempio prAtico di manovr a ne i dintorni di Lipsia; essendo cosa trnppo lunga seguil'lo nello s volgimenLo cli questa rrtt1nov1'a, cercheremo almeno cli dm·e un'idea del s istema col quale essa ò conclolta. · Il tema clf.:lla manovr11 comprende, come nella nostra Istruzi~ne pella manoiwa sulla caria, una s iluazione generale (A llgemeine ì'er haltniss) comune ai clne partiti e ]e si tuazioni ptU'ticoh.U'i d i c iascun par-lito (Spezielie lage). Gli ufficiali che pre ndono pa rle al gioco vengono di vis.i in due sezioni, ciascunn delle quali rappresenta un partito; un ufficiale · per sezione è capo-parlil.o, g li altri hanno comandi in sott'orclinc( uno ò comandante del.la cavalleria, 11.no dell'artiglier ia, uno· dell'avanguacdia, ece.); il cliretlore può prendere un urficialc come s uo aiutante (gehillfe), il <[lla le ha gli incar ic lii a ttribuiti nella nostra Istr·uzione pel gioco cli guerra al segrnlario. Il locale dove si eseguisce il gioco cli g uer·1'a deve contare due stanze, una come sala di gioco, \laltra per farvi rit.irare l'uno

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tlei partili quando .l'altro i1 chiamato da l direttor e a dal'e particolal'i indicazioni e ragguagl i sulle operazioni sue rispettive. Per eseguire il gioco di g uer ra occorrono: a) Una car·La cl'insie1ne (Uebersichts-K.a1'te) . b) Una carta topogl'anca (Detail-Karte). e) I s egni .indicanti le truppe alla scala b). cl) Scale cli proporzione e compassj , Delle cade topograficl ,e, l'auLore consiglia ,1uelle alla scala di 1 n 8,000 usale aLtualmonte in Gem111nia pel gioco <li g ue!'ra; pe1' le car-te d'insieme ciuclle ad una scala il cui denominatore s ia un multiplo di q uello della carta di deltaglio, p . es. alla scaln di I. a a2,ooo. i s egn i delle truppe non debbonsi considerar-e se non come mezzi d imostrativi. "Non occo!'re t<~nere alcun registro, tr anne n nu sommaria esposi;;,ione delle operazioni dei due partiti; quando manchi l'aiutante (geidilje) del clire Ltore, c1uesti scrive egli s tesso tale esposizione som rnar·.ia. Comunicato il tema e l11scjalo ai due pal'tiLi un cert.o tempo per concrntare le cli.sposizioni r is pettive, il clirelto!'e ch iama un par tito alla volta ad esporre il conce tto delle proprie operazioni, gli onlini clat.i cohse;;uentementc a tale concetto e le oper!3-zioni preliminari . Conror·memente a ciò il tliretto1·c stabilisce, prendendo s ulla car ta lopogeaJìca le opportune misul'e, dove le estreme avangu.arcl ie dei ùue part.iLì vel'ranno ad incon~rar si. Chiamali. ,1uindi i due par·Li Li <lavanti alla carl.11, il diret.t.ore fa porre in visL1 , medit\n!e i segni,. le L1'uppc, ne fu eseguil'e i movimenti parziaìi, e cura a che a tempo clcJ)iLo sicno segna te le truppe che succcss.i vamcnte vengo-no in v.isla; deterrnh1a finalmente lo svolgimento delle operazioni parziali, !'aggruppandole in momenti pal'licolari di varia dqra tn. Compiute cosi le operazioni rif~rentis.i ad un clalo momento; il direttore decide sull'e,;i lo 101·0, facm1clone una discussione ragionata, e, concatenando le operazioni eseguile conquelledaf:scgui es i, passa quindi a de term:i nnre i momenti s uccessivi. In lai modo procelle il gioco s ino al compiuto s·volgimento della manovra 11 dil·ellore decide sull'esito degli a ttacchi , sull'e("ficacia dei mezzi di difosa a seconda del concetto ratLos i delle paeticolari situazioni rispeltive; il suo verdetto t1 volta a volta un esame crit.i,!O delle operazioni parziali Dnto al terna proposto j] voluto svolgimen to, il direttore ne r iassume le operationi e ne fa unn critica r agiona ta. Tale è .il sis Lcma esposto dal colonne1lo Vercly du Vernois

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RIVISTA

nel suo opuscolo. Esso non ha, come ben dice l'autore il meJ.'ito della novilà, essendo già slalo praticalo da pareccl1i anni. Ad .og~i mo<lo ci sembru commendevole, offrendo a noslro avviso 1. seguenti vn11Lagg i: 1• (\ccorciu la durata del gioco sopprimendo inutili episodi. le ,.2°I Semplifica la maniera ùi condurre il "'"'ioco, to"'liendo t> pra,1_c 10 lun ghe e minule dell'impiego de'dadi e del calcolo parz1a.1 c delle perdile, e lasciando così un tempo maggiore per la critica dello opePazioni . 3• Diminuisce consegucnlemcnte lescl'ilLuruzioni del scgl'8taPio, la cui carica può anche venire s oppressa. . 4° '. ,asci~ a~ giudico maggiore latitudine per aggn1ppare le varie s1tuaz.wn1 o .p e1~ decicl~re s u:cti esse più a seconda di ponderate cons1cle raz10111 che d1 rorlu ile combinazioni . f)° Finalmente il s uo meccanismo d'csecuzioric rnlccziandio pcl .gioco lor;ùilico, come può eziaudio servire ud utile preparuzi.onc e a necessario complcturnonto delle manovre coi l)aacl,·i. S1 può muovere appunto, è vero, a tale metodo che, lasciando Lroppo campo all'arbitrio del d ir eLtore, le ùecisioni non saranno f'o1:se sempr e irnpar~iali o s 'ingcnc1·e1·ù perciò malcontento DC! due pai-tili; che si richiede quindi nel dil·cttol'e una tale supcriori tù mol'ulc ccl inlclleltualedul'ur accettare i suoi verdelti con cìefc1·enza e_c onvin:liono. P er quunloqucsto obbiezioni posSflno essere serie, non tolgono por6 che il metodo proposto da l colonne!lo Verdy du Vernob siu oppor tunissimo, specia lmen Le ~~r l~esercila7.ioni_del gioco cli guerra nel quale venga supposto 1 mipieg.o dt gn1nd1 u111 tù e riclle quali pcl'Ciò i piccoli episodi non abbiano che un valore secondario spesso inutile. Die tleufscl•e .11.t•lille,•ie iii d en S cl, lacl, teu untl '.l'r e{/ e11 ,tes deutscl•-f Nm-::iit, b ,cl,eu Kri ef1es :IS')'0-11. -(L'artiglieria tedesca 1ietle battaglie e nei combaitilnenti d~lla fl_ ue,.,.a Jranco-uer manica clelt8 7 0-71). Comballi mento d1 W01ssenbl11·g, 4 agosto 1870, pet' cura del mao·o·iore d'ar ti1. . L' :.r oo g 1er ia ;. h orrBAUEH . - Battaglia di \Vortli, 0 agosto 1870 Jlet' cura del capitano d'artiglieria LEO. - Berlino Ernst Siegfriecl MitLlcr und Sohn, 'J87G. '

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d~llo autore dell'opem « L'artiglieria tedesca nelle baLtag!Je In torno il :ì.Vfolz ('l) ,, ha l'Oso 0 1·a cli pubblico rag ione un (I) V. Riv ista, dispensa del gennaio 1876, pag. S2 e s eg.

lllBLl OGHAFI<:A

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a!Lro s uo scritto nel quale tralla dello impiego dell'artiglieria germanica nel combattimento di W cissenburg(4 agosto 1870). Nella prefazione apposla al volume il maggiore HorFUAUER ci fa conoscer e esse1·e stato deciso clic le ba tlaglie ed i combattimenti pl'incipali della g uerra franco-germnnica debbano ciascuno formare oggetto di uno studio, o meglio descrizione, dal punto d i vis td special.e dell'imp iego dell,-arliglieria tedesca, cd esserne stata aflìdata la cura della compilazione a diver ;:;i ufficiali. E gli è in seguilo a questa decis ione che, con ternpo~·aneamcnle al volume il quale tratta del comballimenlodi \Veissenburg, n e venne pure alla luce un altro in cui è clescrillo, per cul'u del capitano LEO, l'impiego dell'artiglieria l,ecles·cu n ella batloglia di Worlh (6 agosto IR70). E gli è con vel'a :::;odd is f'azione chenoi d iamo notizia di questa nuova serie di pubblicazioni, che, nel menLresonointer essanti per tutta J'urficialilà, sono p oi d'un'ullissima importanza per gli o.l'liglieri, i <1uali da un allento e conscicnzioso s luclio di esse ritrarl'anno un vero profiUo. Pot' mezzo delle generali r cluzioni di una campagna o di unu battaglia, infulli, uuo può l..lcnis$imo formarsi nn concetlo sintetico del come venne impiegata un'arma, ma ò impossibile procedere, colla guida di esso, arl uno studio analitico; ariuello studio cioi' che tunto è utile a chi non deve pensare a muovere sul campo di bAl.taglia dei piì1 o men g rossi reparti di L1·uppe combinate, ma ad impiegai· hcnc una batter ia od una brigala cli batterie, uno od alcuni squadroni di ctwulleria, ecc. E così inr·n tti la iulencle il M inistero cli gucrr·a p1·ussiano il quale, a malgrado della già inoltrata puhblica.-:ione della Hclazione ufficiale della campngnn del 1870-71 o dei numer osissimi altri scrilli cho intorno ad essa videro in questi anni la luce, dà mano a queste relazioni speciali dcfirJibili, a parer nostro, « un aLtracute e ver:o LratloLo s ull'impie.go dell'n1·tigl ie 1:ia in campagna" · Pnssi,uno orn n qnalC'!1e dettaglio. Il maggiore Hoffbauer comincia lu sua narrazione con u n rapido sgunP<lo agli avYcnimenli dal principio clell11 guerrl) fino al combattimento tlel 4 agost.o 18i0, dedicando 11al,u1·tllmentcla ronggio1· pat'Le del èapitolo u quell i che più direltamcnte conco1·nono la :{• armota lrdcsca e le truppe reancesi conccnlrale nel!' Alsazia u qu<,Jl'epocn. Drscrivc poscia clettuglialarnente il tert·cno della lolla, ed, accennnlo allo stato almosl'crico prima


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RlV1STA

e durante la stessa, esamina le posizioni occupale dai Francesi indicandone i vantaggi e gli inconvenienLi. Riportato quindi l'ordine di marcia che la 3' armala c\ovea tènere il 4 agos to, passa a descrivere il comba ttimento cli \Yeissenbul'g consacrandovi ùue capitoli. Il riassumerli ci condurrebbe Lroppo oltre; ci rest ringeremo impel'lanto a ri portare alcune delle conclus ioni che l'a utore, dallo s t.uclio del combatlimento, ha creduto poter desumer e inserendole nel capi tolo 3' cldla parle 3' del libr o, come quello che è esclusivamente consacra to alle considerazioni sullo impiego dell'artiglieria tedesca. Nel combattimen to c\i ì:Yeisse.nburgl'influcnzadeli'm·tiglieria non fu cosi s piccata come nelle baLlaglie successiYe; essa non vi eseguì le note voli concentl'nzioni da cu t trassA nel seguilo della guerra così largo profHto. F urono causa di ciò la lJreve durata ùella loUa; le lung'hc colonne dj marcia nelle q uali r artjglieria, e s pecialmente quella di corpo, lrovossi in genere ~1olto discosla dalle truppe di testa; il terreno fras taglia to, Jortem enle 011dulato e coperto, per cui l'act.iglieria non vi si polè m uovere clie con cliffìcoHà e non vi trovò buone .posizion i su cu i spiegarsi; l'eccilamento della fanteria tedesca la quale ten tò s enza posa di avanzarsi contro il nem ico . · Fino da rpiesto combaltimento s i add imostrò la necessiLà di prepara!'e l'attacco di una pos izione col fuoco d'artiglierifl. L'assalto di viva fo1·za infatti tentato contro \Veissenb ut'g dalla fanteria senza attenderne unasuffic;ien te prepar.:1zione dal fuoco delle ba lter-ie fallì dal bot principio, ma \Veissenburg invece cadde nelle mani dei Tedeschi clopochè un gruppo di 30 pezzi: lo ebbe battuto convenientemente da est, un altro di 1.i contemporaneamentH da no rd-est, e 2 peui no obbero demolito in par·tc la porta di L auterburg. li castello di Geissbel'g, che resistè a tuUi gli impc~tuosi ma prematuri attacchi della fanter ia germanica, cadde facilmente in mano di questa dopo batLulo da nord, nor d-est, sud-est da 28 cannoni. Il sobhora·o di \:Veis senbu~·g e la vicina s tazione cleHa r.e rr·ovia t'urono p1~es.i, è vero, dalla fanteria tedesca senza ch e l'attacco ne fosso stato preparato dall'arliglieria, ma os sa se ne r ese padrona a pre,;zo cli g rav i sacriflzi. Dal fa lto che le ba Llerio gel'man iche, dopo aver preparalo l'atl:acco del Geissberg, si alfretLarono ad abbandonare le lorn posizioni eèl ù seguire la fanteria assalilrice, e da quello d1e ùue batter-i e a ca vallo al'ditamen te si accinsero a turbare

131 BLIOGl\AF!A

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col fuoco Ja ri tirata dell'al!,'l destra francese e mutarnno, avan zando, per b en tre volt~ di posi:tione quantunque da cias cuna cli quesLe non avessero faLLo che pochi colpi, l'autore deduce il principio: « Esser e meglio che l'a rtiglieria rimanga collegata • colle al tre kuppe anche quando vicinissim e all'avversario e « le àppoggi col fuoco, quantunque soventi q uesto sostegno " non s ia che mor ale, anzichè, dominati:! llal d<Jsiderio di' evi" tal'e l'inconveniente di un troppo r ipetuto camb io di posi<< zione, incorrere n el pericolo di venir mascherata dalla fan« teria, essercos tl'eUaall'inazione e cligi.llngere koppo tardi pe1' « prendé r pat·Le alla lolla in nuovi rnome1iLi decisivi>> . Così, ad esempio, quelle batterie ché" si troveranno incastrale nell'ala marciant·3 cli nn r·eparto d i tr- uppe che esegua una conver s ione, difficilmcn·te, secondo il p1'incipio pos~o dall'autore, potranno r imaner-e tungarnent2 nella s tessa posizione. Dopo aver constatalo che anche i.n q uesto cornbatlimento vennero eseguite felicemen te marc3 di fianco sotlo il fuoco nemico, l'autore chiude le sue con sklcra:~ioni coì r ilevare com e le dis lanze cli tiro clell'aPligìieria abbiano variato in esso tra lim iLi es tesissimi G cioè lra i metr·i -40 cd i. 34,00, il maggior numero dei oolpi f}Ssendo però stato eseguito, come è naturale, a media distanza. Venne sparalo alle maggiori dis tanze o per baliere fanteria e cavalleria in ritirala, o por conlrobaltere, però senza r isultato, battr,rie nemiche di c;annoni o m itnigliere. Alle brevi disLanze venne ra tto fuoco o per sorpl'enclere \Veissenburg al principio del com!JalLimcnlo e p1·cparal'e così la possibilità d'impadronirsene con un colpo di mano, o per re.s pingere stormi cli cacciatori, o per spiauMe la via all'attacco di un q ualche p unto imporlante naturalmente od ar tificialmente atto a valida difesa, o per bersagliare colla massi ma efficacia il nemico in r itirala. Alla bre vissima distanza di m etr i 40 s pararono due pezz i gravi p er a/)battere la porta Lauterbu rg. . Negli al tri casi l'artigìier ia germanica fece fuoco a dis tanze medie . No n lorner à per ultimo torse sgradito di conoscere con qualche dettaglio due spgciali episodi del cornhallimcnto . L'uno dimostra quanto la s colta di una buona posizione possa influire s ul successo dell'ar Liglieria. Una b atteria francese infatLi, p oco dopo il. pr incipio del combattimento, prendeva posizione presso la strada di Sti'asburgo e da '1500 m c:;tri


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RIV1STA

BIBLIOGRAFICA

apriva il fuoco con tro due hattc1·ie bavaresi l' una le""'6t'a l'allra gl'ave, spiegate in posizione dominanL~ convenie~1 temenle quella presa dell'avve1'sal'io. Cionullameno la balleria ~ranc~se riusci,:a a divenire assai molesta ai 12 pezzi bavaresi, 1 quali erano poi cosll·etti a ritil'Ol'si quando il fuoco dei r,1,uncesi véniva aumentato da quello di una seconda ba tLef'iu che ~i spiegava all'altezza clell'allra, lo.sciando l'ra esse un grande . intervallo. Le clue batterie baval'esi, clice il maggiore Hoffbauer, erano costrette a ritirarsi dinanzi alle due aHersarie malgrado fossero pr_o.:'vis Le _di un materiale miglior e etl 'occu1~assero_ 1:1na pos1zJone dominante, inqua11 lochè i 12 pezzi francesi tiravano concentricamente· ed invece i dodici tedeschi in_direzione divel'gente, e perchè r1uesti ultimi non potevano ~1111~are con e:;;att?zza 1~è-vedere i punti di caduta dei loro pro1eU1 . essendone 1mpcd1t.1 dalle condizioni della località e, più specialmente, da due fil ti filarj di pioppi che flanche"'ofavuno la strada \Veissenburg-Laulerburg, la quale correw~dirn:mzi Ja fronte delle batterie francesi . Queste ultime invece vedevano distintamente i punti di caduta dei loro proiclli qd i pezzi bavaresJ. L'altro episodio concerne l'ub1uttimento rlella porto. Luuterl)urg. I due pezzi graYi, chimnati ad aprire il passa()'gio alla fanteria, s i mettevano in batteria a -i-O mell'i cli clistan~Ù dalla de tta porta ccl in modo che la dirczione del loro Lir o riuscisse un cr_n alclle poco obliqua alla focciù della mc(lesima. Da pri 1n.a lanciavano alcune grnnate contro la porta in legno per r·oral'la e sloggiare colle schegge i difensori che potevano esser,·i nascosti dietro, poscia pigliavano di mit'O. il piedritto di dcsti·a onde colla caduta di osso provocm·o q ue!Ja elci ponte levnt.oio pienamente visibile nella sua pRrle superiore. Questi Lil'i non aveano efficacia alcuna, e la sezione lanciava contro il piedl'ilto altre tre granate ma senza inne~co per agire contro di esso come in un Liro con proietto pieno. Veniva per tal modo formato un imbuto, rnu non per r1ueslo cadevo.· il piedl'itto· t:ii ubbatteva però in pRrte il ponte levutoio a cui unu delle ;ranate aYea spezzalo il braccio al quale era attaccala la caten: di sospensione. La fhnterin baYUI'esc colle ascie completava la caduta di itnesto ponte e penetrava in \Veisso11buro·. Altro non ci resta n notare intorno a questo volu;o se non che al medesimo \'Unno unili uno specchio indicante l'ordine ~ balla.glia delle truppe francegi che presero parte al comlmtt1menlo; uu altro specchio dimosLrunLe l'ol'Cline tli marcia <lei

2° corpo bavarese e del !) e. 11 • prussiani nel 4 agosto 1870; un terzo specchio concernente le pewlite s ubtte dall'artiglieria tedesca in personale e maLeriale, ed unq uarLo infine indicante il consumo delle munizioni fatto dalla medesima. Seguono agli specchi uno schizzo dimostrativo della siluazione della 3• a rmata e delle truppe francesi del\' Alsazia nel 3 agosto, ed una carltì, chiara ed in isco.la sufncien le, del terreno del comballimento sulla quale sono segnate le posizion i prese da ciascuna balteria ge1wanica e quelle d'insieme delle altre truppe dei due avversari. Dagli specchi risulta: clie le batterie germaniche le quali nel comballimcnto fecero fuoco ammontarnno a 15; ch'esse ebbero 4 ufficiali ferili e 21 individuo di truppa e 47 cavalli fuori combattimento; che i guasli al loro matel'iale furono di poco conto; che in fìne si spa1·nl'ono H75 g ranate ordinarie, 13 g ranale inceudial'ie (dai Ba vaeesi), e 'lfl shrapnels (dai Bavaresi), ammontando a 33 il massirno numero dei colpi fat ti da un pezzo. Nel 2• volume è trattalo dell'impiego dell'artiglieria tedesca nella balla glia cli \Vorth, e n o ò l'uu'tore il co.piLano LEO. L'ordilura ùel lavoro ò presso a poco la stessa a cui si è coslantemenLe attenuto il maggiore Hoffbauer. Comincia il libro con uno sguat'do alla situazione delle cose presso i due avve rsari nel g iorno 5 agosto. Seguono a questo: una minuta descl'izione del t<1rreno su cu i avvenne ln battaglia, una descrizione specia le delle posizioni francesi delle quali sono enumerati i Yantaggi e gli svantaggi dal punlo di visto. dell'attacco e della difesa, e, cliYisa in nove capitoli, la narrazione della battaglia. Lo insegLùmento delle truppe f'l'uncesi in r itit'nLa, opera Lo dalla c~vulleria e dall'nrtiglieria tedesche n el giorno 7 agosto, è il soggetto cli un capilolo a pai·te; come del pari un capitolo speciale è consacrato a ciascuno dei tre argomenti seguenti: sguardo generale all'avvenuta battaglia; importanza dell'artiglieria tedesca nella lotta e sue perdite; modo con cui essa nnne adoperata e servizio delle munizioni. A somiglianza di quanto abbiamo fallo pel primo volume noi ci reslringeremo a presentare o.I lettore alcuni dei principì più impor·lanti che l'autore. credotle poter stabilire J'ondo.to sugli avvenimenti della batLaglia. La battaglia di Wiirlh merita Lulla l'attenzione degli studiosi giacchè se la si considera tlal punto .di vista francese 0

ANNO XXI, VoL. l.

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RIVIS'l'A

essa fu battaglia di carattere eminentemente difensivo, e fu invece di caraLtere eminentemente -offensivo per parte della 3' armata tedesca. Questa battaglia ha dimostrato come l'artiglieria nulla perda della sua imporlanza nella difensiva quando perq si sieno occupate posizioni eccellenti. Se il difensore non lia un numero sufficierite cli pezzi, e questi non sono esalti nel tiro, efficaci per proietto, bene serviti, ed avvedutamente impiegati, il peso della lotta rimarrà addossato alla fanteria . In questo caso l'attaccante potrà porLarsi in massa fino alla distanza di un Liro efficace di moschetteria senza sconnessioni nel suo tattico ordinamenlo e con relativamente piccole perdi Le, ed il difensore sarà cos tt'etto a far avanzare le sue riserve prima di tempo esponendole al fuoco cle!Favversario, la cui artiglieria le scuoterà tanto profondamente da non poter piu contrastare alla fan teria assalitrice l'occupazione dei margini della posizione difesa, nelle pieghe e nelle accidentalità del cui terreno questa si anniderà e trover il 1a stessa protezione dell'attaccato. Ciò fatto si avanzerà l'artiglieria dell'attaccante, che, uHimando cli annientare quella nemica e di scuotere sempre più profondamente là fanteria, spianerà la strada alle truppe incaricate dell'ultimo assalto. Quanto più il fuoco della fan teria lia guadagnalo in efficacia tanto più debbono nella difensi va essel'e risparmia te le riserve. Il peso quindi della batt1glia deve fin da principio gravare sull'ar tiglieria, la quale inoltre deve essere capace di sosteneee l'udo dell'assalitore in caso di sfavorevole andamento della lotta, s ia per lasciar campo alla fanteria di riordinarsi, sia per dar tempo alle riserve di giungere in linea, s ia per impedire che la ritirata si muLi in disfalla. Anche per questo lato adunque l'artigl ieria deve essere efficace, numerosa, ben servita e bene impiegata. 11 fuoco di rnoschettePia è ora ancora effìcace a quelle distanze oltre le quali l'artiglieria non deve tirare se vuole contare con sicurezza s u risultati veramente apprezzabili. Se dunque l'artiglieria vorrà rnantenersi anche nelle g uet'ee fut ure la sua fama d'arma imporLan le bisognerà ch'essa r inunci al principio di tenersi fuori del dominio del fuoco della f'u cilel'ia. Nell'offensiva essa di tal modo va. incontro al rischio di perdere un importante fattore della sua poLenza cioè la mobilità, e quindi al pericolo di essere annientata ove l'offensiva nou riesca; ma a queste eventualità ed ai mezzi cli prevenirle deb-

BIBLIOG llAF ICA

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11:Jono pensare i comandanti delle truppe più elevati in grado non essa . Defresto è d'uopo il convincersi che non la maggiore o minore bontà clel materiale di un'artiglieria può/arei più o meno sicuri cli ottenere buoni risultati, bensì lo spirito secondo cui esso è impiegato . La battaglia di Worth ha confermalo il principio che, senza una conveniente preparazione coll'artigl ieria) la presa di un punto importante e validamente difeso per mezzo della fkl:nteria o non 1·iesce o costa a quest'arma gravissime perdite. Non mancarono in delta giornata i concentramen ti di artiglieria.' Ricordeeemo i princ,ipali. Ne' primordi della battaglia troviamo tutta l'artiglieria del tl• corpo (84 pezzi) spiegata contro il centro francese, massa che giungeva a 102 bocche da fuoco allorchè il Principe comandante in capo la 3' armata tedesca decideva di avvolgere le due ali delle t ruppe avversarie pur premunendo etlìcaccrnenle il suo centro dalla possibile controffensiva di queste. Troviamo poi 70 pezzi che in posizione a nord-ovest cd ovest cli GunsL~l_t ft~lm inano. l'ala destra francese per cacciarla dalle sue pos1z10n1, e troviamo .che da 18 a 20 ba tterie battC>no da ociente e da sud la posiziono di Froeschwiller per prepararne l'attacco alla fanteria. L'art iglieria che prende parte ad un inseguimento non cl~ve lasciarsi trllttenere dallo spingersi a buona portata del nemico da eonsiderazioni di Lerreno o da timori sulla sicurezza della · sua marcia. La sicurezza deve esserle data dalla cavalleria, la quale ne ha streUo obbligo e dovo pensare anche a proteggerfa contro le pericolose sor·pl'ese di qualche manipolo nemico ancora in islato di combattere. L'artiglieria, per suu pal'te non deve cmarsi di r isparminre i cavalli, essa deve cercare di giungere in tempo clinanzi alle s tretle per togliere al nemico la possibililft di organizzarne la difesa, od almeno per . batterne le tl'uppe colà ammassate nel caso che la cavalleria non potesse penetr-a.rvi al segui~o loro. A conseguire questi scopi ie batterie devono poter sormontare qualunque ostaco~o con facilità e rapidamente, e debbono preferiJ•o di abbandonare metà dei 101·0 pezzi pur di giungere velocemente al punto desi,leraLo coll'altr·a metà, anzichè giun gervi con t utti ì cannoni ma in ritardo. Nella battaglinùi Wi:irth non si potè constatare che il calibro leo-,,.ero abbia cessato di esse1·0 efficace a distanze inferiori di q;elle in cui c~ssò cli esserlo il pesante; gli ostacoli invece fu-


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ll!VI STA

rono con ug uale facilità sormontati dalle batterie a cavallo e dalle leggere non così però dalle gravi, che talvolta dovellero chiedel'e ai cavalli sforzi supremi. Il capita :10 Leo pnre inclin i a dare a l tir o a m itraglia un valore s nperiore a quello in genere attribuitogli dopo la campagna fi•anco-germanica. Egli dice infatti che, se la e:ranata fu il proietto più comune nella battaglia, nondimeno la ~metl'11glia si mostrò come In vera arma bianca dell'artiglieria contro la fanLerilJ. e specialmente contro la cavalleria nel combattimento a breve distanza. In nessun caso la metraglia mostrò <li non corrispondere al suo scopo cli efficace proietto ne"'li estremi mome1Hi della difesa. Jn quanto· all'impiego di ques to" 0 ·ene1·e di tiro noi ne troviamo dne modi <liffe1·enti nella balLao·Jia cli 0 \Yorlh. 16 squadroni di corazzieri eseguirono una carica per scaglioni con tro l'ala sinistra di diverse batterie tedesche che all'allezza di E lsasshausen battevano Froeschwiller da' sud. Le due ballerie dell'estrema sinistra, che prime dovevano ricever l'urto dei cavalli francesi, cessaro110 immedialamenle il fuoco a granata e lo riaprirono celerissimo a metraglia cla cl istanza inferiore a 300 metri; le balLerie del centro invece tiParono a granata sulla cavalleria fino a 450 melt·i e poscia senza interruzione lo)roseg uirono a metragliu; le batte1·ie dell'ala destra per la troppa distanza non Lirarouo contro gli squadroni se non a granata. Ambedue i metodi d'impiego della mefrao-lia 0 dimostraronsi pienamente efficaci . , Le c~isL~oze di lit·o nella battaglia di "\Vorth var rarono per 1 arL1gl1ena tedesca da mclri 100 a 3000. Fino u 3000 metri si cons_lalò l'efficacia <lei"tiri contro grosse masse cli truppe, vil~ag1:51, ecc.-, pur~hè l'osserYazione.clei punti di caduta dei pro1ett1 non fosse 1mped1la. Al ùi là dei :sOOO metri a li effotti dell'artiglieria parv<)L'o pressochè nulli. " · Contro r artiglieda fran c@se si li1·6 da mell"i 1100 a :2:300 ed in geniwe i Tedeschi riuscirono a p1·011tamentc soverchia~•Ja· . . ' essi tu'ut·ono put· unco contl'O di essa da clìs tu11zu minor-i, cioè da metri DOO a UOO, ma in 1Juesto caso la p1·epontlern11zu del fuoco la ebbe or l'uno or l'altt-o degli ll\'versai·i; la lotta di artiglieria al di là cli 2:300 metl'i non ebbe ctletti scnsibiii nè sulle batterie francesi nè s ulle germaniche, o lutfnl pi (1 q ucste ulli rne ri_uscirono a rentlers i superiot·i solo dopo mollo tempo e persmo dopo ben due ore <li fuoco. Contro le truppe che si avanzanlno offensivamente venne

BlBLlOCRAF ICA

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tirato dalle batterie tedesche da 2500 melri ed oltre, e si riusc'L, tal volle\ ad arrestarle e farle retrocedere quando giunte a 1900 metri; spesso i cacciatoei ed i 101·0 sostegni non poterono avvicinarsi alle batterie a più di metri 1100. Contro la fanteria francese annidata lungo i margini dei boschi e ne.i vig ne ti venne tieato con successo da 11:00 a t 700 metri; contro taluni obbiettivi vali(Ìamento difesi lo venne da CiOO a 900 metri; contro le trup pe r etroccden Li anche da 400 a 600. Duran te l'inseguimento faUo in comune colla cavalleria le ballcrie germaniche tirar-o110 da 700 a 900 metri, e continuarono il fuoco fino ai :2700 qua11do si volle desistere dall'avan:tursi più oltre. Da al tre considt-razioui l'autore deduce: che la vow unitlt tattica dell'ai·Liglie1·ia conlinuu ad essere la balleria; che è sommamente pericoloso il muno\Tara sotto il fuoco nemico con più cli due batterie riunite; o sembra che egli non condivida del lullo le idee del maggiore Hoff'baucr, il quale, cla' suoi scritti, appare caldeggi anzichenò un più sll'etto legame fra le balterie di una stessn brigata e ritenga utile che, nei limiti del possibile, s i consideri como unità tattica p iuttosto quc,;;to. che quelle. L'autore infine non t1·ova g iustificato lo avere hatte1·ie di calibro differente in uno stesso corpo d'armala, o lascia comprendere comeegli inclini a credere non opportuna l'assegnazione di m1u pal'le cloll'al'liglie1'ia alle d ivis ioni di uno stesso corpo, ed utile in vece il porr e lu tlo le batterie sotto la diretta dipendenza del comandante di questo. Al volume fanno seguilo ci1H[ue specchi; uno schizzo del teneno 1-accbiuso nel quadei lutoeo Landau , Bitsrll, Zabern, Fort Louis; u11a carta dettagliatissima della battaglia sulla quale sono $eguale le posi~ioni prese da ciascuna balleria ge1·manicà e rtnelle cl'in$ieme delle allr-3 truppe dei due avversari. Gli specchi indico.no: l'ordino di baUagl iR della :.l° armata ledesca nel G {'lgosto 70; le f'opze u dispos izione del maresciallo '.\<Iac-Mahon in detto giorno; le perdile dell'artiglieria tedesca in personale, cavalli e mc'lleeifl le; il consumo de:lle mun izioni. Da questi specchi l'isulta che le batteril~ge1·rnan icho le quali fece1·0 fuo co nella batluglia ammontai•ono n 39; ch'csse ebhc1'0 10 ufficiali rerili, 131 uomini di truppa e :}07 cavalli fuori combatlimcnto; che il mulel'iale riportò talun i danni di una ce1•ta impor lunzo. e fL'a gli nitri un cassone sallato i11 aria ed un peuo smonlato. In totale vennero sparate 927:j granale e 64 scatole a mclt'aglia, il massimo numero dei rolpi falli da un pezzo ammontando n 1 11.


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!UV1STA

Die Ce1•nirmay von /fletz im Jaht•e 1si,o (Il blqcco• dii Metz nell'anno 1870), di G. PAuLus, capitano del genio. F . Schneider e Comp., Berlino 1875.

Quest'opel'a, di cui è autore il capit.ano PAULus, appartiene· alla serie di pubblicazioni (tegliassedi del 1.870-71, redalta per cura del Comitato del geni.o prussiano. Essa espone in un volume d i circa 800 pagine in 8' grande la storia dell'accerchiamen to e della r esa cli Melz, il cui studio assume m~ggiora importanza dal fatto, che le guerr e avvenire in virtù delle grandi piazze a campo trincera to, che oggigiorno si costruiscono, potrebbero facilmente riprodurre situazioni consimili. L'opera del Paulus è compilata come le altre della· stessa serie, coll'aiuto di tutti i doc umenti ufficiali esistenti negli archivi militari della Germania. Il volum~ è corredato di due carte dei dintorni di .Metz, di cui una al 100,000 e la seconda, che contiene lelineed'accercbiamento, al 50,000., Inoltre vi è aggiunta una tavola di disegni che raccoglie alcuni particolari di maggiol'e inter esse relativi alle oper.e e batterie costrutte dai Tedeschi . La relazione del Paulus s i divide in due parli. Nella prima parte l'autore, in 16 capitoli p receduti da una introduzione, narra la st0ria del blocco di Metz; la s~conda parte contiene; diversi importanti allegati. PARTE PRIMA. - Introclu.i ione. - Essa comincia con un breve r iassunto delle operazioni del primo periodo della guerra. Segue una descrizione del paese nel quale è situata la piazza di MeLz; da essa r is ulta che per un esercito chiuso nella fortezza l'offensiva verso l'es t è favo rita clalla conformazione del terreno, mentl'0 è clifficilissima verso l'ovest, massime se le· posizion i in immediata vicinanza de!la piazza sieno occupate dal nemico; ciò equivale a dire che .Metz era più m inacciosa alla Germania allorchè era. francese, di quel che potrà esserlo per la J.i'l'ancia oggidì che appartiene alla Germania . L'introduzione si clti ude con una desc1·izione delle oper e che compongono la for tezza di Metz. La cinta e le opere staccate che la circondano sono costrutte da Vauban e Cormontaigne. Dopo l\, dozione dei cannoni rigali furonvi arrecale diverse migliorie; eransi cioè aumenlate le traverse e i locali a prova_ d1 bomba ed crasi provveduto maggiormente alla sicurezza dei magazzini da p~lvere. Anche i muri di scarpa erano stati

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m eglio coperti, e nelle opere di maggiore im portanza er ano state costrutte alcune blinde, per mettervi al coperto le bocche da fuoco, ma esse erano poche e di costruzione molto primi.ti va. Ad onta di questi lavori Metz non trovavasi in grado di opporre una lunga . resistenza alle moderne artiglie~i_e; fu s~lc~ dopo Ht guerra del '1 866 che la Francia si.d~cise a prn energ1~1 provvedimenti e elle nel 1868, essendo m1m~tro cl~lla gu~rra ~l maresciallo Niel, si pose mano·alla costruzlOne di nuovi forti. Fu deciso cli costrurne pochi ma molto avanzati e perciò con considerevoli intervalli; la dotazione d'artiglieria dei più grandi superava le cento bocche da fuoco. Sulla r iva sinist1'.a della ~os ella et'anvi i rorti P lappevillc e SL-Quentm . QuesL1 due forti a~ principio del bJocco. potevano dirsi garantiti .cl.a un aUac:o d1 viva forza, ma nell'mterno non erano comp1 t1 e molto rimaneva a farvi per ultimare i cavalieri e le c~serme . . . Sulla riva destra della Mosella eran v1 i due grandt forti s t.-Julien e Queuleu. Di questi due SL-Julien era il più ai?·etr·.a to nella cos truzione, sicchè le caserme non potevano dirsi abita.bili. A cruesti due ultimi forti erano stat i aggiunti n ella pr1_m avera del '1870 i forti St..- Privat al sud di Me tz, la cui costruzione era poco avanzata, e il piccolo forte des Borcles quale opera intermedia fra Queuleu e St.-Julien. Capitolo :1•, La situazione la sera del 18 agosto. Forr:1-t;tzione del/.'armaict d'accerchiwnento. Eseciu;ione del/: ac.~erchiamenlo fin o al 22 agosto. - L'accerch.iamento d i Metz fu affidato alla J• armata composta del ·.1. 7• ed 8• corpo. d'armala e della 3· divisione cli riserva e ai corpi d'armata 2°, 3", 9° e '10' della 2a armata, in tutto 7 ½ corpi d'a rmala, ai quali furono inollre asseo-na te 2 divisioni di cavalleria. La 1• armata era comandala dal crenerale Steinmetz. Il comando dell'intol'a armata d'accee~ . l ehiamento fu assunto dal priricipe Federico Caro. Capitolo 2". Disposizioni generali per l'acce1•chiamento. In primo luogo fu org anizzato un sistema di s?rveglianza de: nemico, .Metz fu perciò circondata da un cercluo di osse1:vatoc1 situati in posizioni elevate. Da questi con ca nocchiah ten~vasi d'occhio ogni mossa nella piazza. Ad ogni .os servator10 , erano addetti due o più ufficiali, scelti p er la maggior parte ne!l'ai'tigliet·ia e n el genio, ed in ogni stazione ve ne era sempre uno di guardia. . . Come a iuti erano loro addetti intelligenti s ottufficiali. · ·Fili teleg!'afìci congiungevano fra di lor.o i quartieri g~neral ~ principali e gli osservatorì di maggior·e importanza. Linee d1 0

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RIVISTA

s taffette di cavalleria erano stabilile lungo le linee telegra fiche ~er potet:ne surrogare l'azione in caso che i telegrafi fossero mterr0Ll1 dalla popolazione avvers a. Tulle le strade e f~rrovie che cond~cevano a Metz furono tagliate e cosi pure i tele,...rafi. F u Lag·ltato eziandio l'acqueclotto che da Gorze conclL1c:va a ~e_tz o che forniva 11lla ciLtè. g iot•nnlmenle cil'Cu 10 milioui cli 1Jt1·1 d'a'!r1ua buona, ~i. cu( la popolazion e si sorvi,·a a prefer enza_. Tutte le prov,·~g10rn che lt'ovavansi ra::;colte nei pansi che c1r~ondavanola piazza furono per quanto possibile nspoi·tate o dis trutte._La ci~là fu cinta da un completo e r igoroso blocco. ~11che t fiumi furono sbur1·ati p er impoJice qualsiasi ganere di comunicazione o corrispondenza acquea. Cap~to!o ~·- PrinrJ;PÌ fondctm,entali per let fortijlca,ione delle ltnee_ clt accerc/uam~n to e det particolcu·i, clei lavo1·i. Tl·a ttavas,_ dt costr ur1·e posizioni difensive c l1e poco a lla volt~. ragg1_ungesse1·0 _tale forza di resistenza passiva, da poter ~sse, ~ vali,lamente difese da pochi contro forze soverchianli, rn guisa da <lar tempo alle tr uppe della posizioni lat.:i!'ali per accorrere a sostegno del punto m inaccialo. lnnanzi luHo si sba_1·azzò un vusto campo di ti ro , s i us u frui deg_h .ostacoli naturali, se ne eressero degli arlificiali, nei boschi _f u1~ono cosLrutte delle abbatlute, in alcuni punti fino a :200 passi p~·ofondità, si prepararono posizioni di t·accolta e nauche~g1an~1 pe~· le truppe della difesa, si trasse partito d i tutti i puntt ta lL~c1 d.1 appoggio, come cascine, villaggi e piccoli hoscl,i; ove ~uesL1 m~ocavano, si cosh·ussi>ro fossi per tiralot'i e posiz1?111 p 9l' l'arl1glleria, roa non opere campali perché essendo pm el~v~le. avrebbero offerto un bersaglio troppo favorevole all'ar ltg lu~1:m del n emico. Divet·si pronl i di fossi per i cucciator1 so:10 riportati nell'l. laYola di dis::-.g-no ag;riunla a l libro del Pa_ulus; co~ì pure ~lcu'.1i_ profili della posizioni per l'arligliet·ia. 1n 1?as~111:a ogm d i.v~swne preparava posizio:1i e bal.terie per tu Ua I art,?lier 1~ d1v1s1onale. Secondo il tcn eno preparavasi una sola lrnea fortiflcata, ovvero due o più linee successivo . Capitolo 't•. Esecuzione dei laoori di accerchiamento. Presso l'inlsra armata d'accerchiamento trovuvansi 26 compagnie ciel genio; 2 cli esse er ano incaricate di costr ur re dei ponli a monte e a valle di MeLz, per congiun get'e fra di loro le lruppc accampale sullo d ue r ive della i\Iosella; ne r ima11e'"ano dunque disponibili 2't pei larnri di fortificazione. La nia"o-ior parte dei lavoratori fu forntta durante l'opera del blocco ~lalle truppe, ognuna pei lavo r i delle linee che copri vano il proprio

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BIBLlOGRAFICA

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fronte; per qualche tornpo a11cho la popolazione fu obbligata a prestare l'opera sua. L'artiglieria preparò e costrusso €'ssa stessa pressoch~ tutle le proprie posizioni e ballerie. Gli istrumenti da guaslato1·e furono forniti dalle colonne del genio; s i ebbe solo a lamentare t[ualche volta la deficienza di pesanti gravine, e c iò per causa del terreno roccioso che ne produceva un g pande consumo. Questo breve cenno bibliografico non permette che di accennare sommariamente le posizioni occ1:1pate dai COl'pi d'ar mala prussiani. Cominceremo dalle posizioni occupale al s ud di MeLz, pr ocedendo quindi verso il nor-cl s ulla riva s inis tra del fiurne; al 7° corpo era affidalo lo sbarramento della vallo della Mosella; le sue !incesi appoggia vano sopra A1·s sur l\loselle e sulle cascine Golka e Orly; l'8° corpo occupava la pat·te m er idionale dell'allipinno Am anvillers- Poinl <l u .Jour; il 2• corpo estendevasi fino alla gola di Saulny; il 10• corpo per No rr uy F èvos e Semécourlarrivava lino a Amelange vicino alla :Wosella al nord della piazza. ll 3· e!)• co1·po d"armula, collocati dietro ai 't cor pi s opra ci lati, s ervivano cli riserva ai corpi si tuo ti in 1• lin.1a sulla r iva s inis tra del f-ium e. La difesa s ulla deslradella Mosella era affidata al 1° corpo di a rmala ed alla 3' divisione di riserva, ed era assegnata a queste truppe pu1·e una cli visione di cavalleria. Le linee forlHìcate su ques ta r·i va del fi urne appoggia van s i cominciando dal nord a Malray, Charly, Fo illy, Servign y, Noisseville , Mon Loy , Coincy, Colombey, :\Iercy le ITaut, Pouilly, i\.Iarl~- e Agny all'est di Ars s ur 1\Iosolle. Passando sui ponti appositamente costrL1tti ul sud e al no1·d della p iazza, le truppe del la rirn sinis tra potevano accorrere u sostegno cli quelle della riva des t1•u. Al 25 di agos to, lutti i lavori delle linee di sbarramento erano in piena cosl1·uziono. Capitolo 5•. Situazione i,n Me{:; durante il mese cli agosto. I m aggiori s forzi del gonio francese furon o diretti a moLl ere i forti nuovi jn stato di difesa o non può negarsi che tullo l'ottenibile fu o Ltenulo, ma lo slulo arrefra to della loro costl'uzione non permise mai di porlttl"li a uno stalo normale di ar mamento. Nei forti Queuleu, St.-Julien, Plappeville, St.-Quentin e Bollccroix pote ronsi m cUerc in batteria 357 bocche da fuoco. LR cinla giù dal primo momento del blocco trova vasi in perfetlo stato d'al'mamonlo. La guarnigione di Me.tz componevasi di 13,000 uomini, fra i quali non coutavasi nessun reggimen to di fanter ia di linea. L'eser cito francese chiuso in


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RIVISTA

BJJ3LIOGRAFICA

Melz era di circa 180,000 uomini. La popolazione della città da 4-7,000 abilanLi era aumentata a 75,000 in seguii.o al grande num ero di rifugiati dei paesi circostan ti. Trovavansi in MeLz 1G,OOO feriti. La piazza non disponeva di armi e munizioni sufficienti p er pl'ovvedero in misura conveniente al rifornimento . dell'esercito bloccato. Vettovaglie ve ne erano in grande quanlilà, ma l'enorme cifra dell'esercito chiuso nella fortezza rendeva ciò nondimeno precaria la s ituazione del servizio delle sussistenze . All'acqua mancante, si provvedeva fi ltrando le acque della Mosella. Scarseggiavano assai le biade e il foraggio. Capitolo 6•. Eventi dal 26 al 30 agosto. - 11 maresciallo Bazaine ebbe l'intenzione di forzare le linee al nord della piazza e di aprirsi colla forza le comunicazioni con Thionville. Ma le operazioni iniziate a queslo scopo furono abbandonale in seg uito al cattivo tempo e all'opposiz ione del cons ig lio di. guerra, il quale era d'avviso che Metz non avrebbe Lenut.o otto rriorni b senza 1·1 concorso dell'esercito, e che perciò fosse più conveniente aLlendere il maresciallo .~rac Mahon sollo la protezione del cannone della fortezza . I lavori delle linee prussiane progredivano r eo-olarmente· speciale importanza fu diretta dal 1• corpo d'arma~ alla forti~ ficazione di Dois de Faillv e dei vilJaao-j 0 0 Faillv Paix Servi 0o-ny e Noisseville. • • ' Capitolo 7•. Teniaiirio di sblocco del maresciallo lvlac M alion e battaqlia cli .Voissevilte (31 ogo:-to e 1° seLlembre) . - l! maresciallo Mac .Malton ebbe da P arigi ordini precisi di tentare lo sblocco di .Metz. È noto come il tentativo fallisse e come conducesse alla battaglia di Scclan e a lla resa clell'es;rcilo di Chalons . !l mal'JSciallo Bazaine, nell'intento cli congiungersi con :vfac Mahon, cercò questa volto seriamente di aprirsi la Yia sopra Thionville; ciò condusse alla batla"'lia di Noisseville, ma le sue operazioni ~on ebbero esito foli~e. Invano egli ce1·co di forzm·e le linee prussiane s ulle strade cli St: Julien-Antill y e St. Julien-St. Barbe-Vigy. Egli fu r csp:nlo e dovelle abbandonare l'impl'~sa . Capitolo 8°. Arrivo di bocche da fuoco cl'asseclio; toro impiego. - ll gran quartier generale tedesco dispose per l'invio souo Met.z cli 5 compagnie tl'arLiglieria di fol'~ezza con un parco di 50 cannoni da cent. 12 e r elativo munizionamento. Al 31 agosto uomini e mate1·iali t.rova1•onsi a posto. 20 cannoni f1'.r~no destinali pella riva destra della .Mosella, 30 pella riva sinis tra, e pm·te di essi furono collocali in regolari batterie

<l'assedio. Dalla rivù. destra essi tirarono contro il forte St.-PrivaL, per impedii•e i lavori che i Francesi vi avevano intrapreso allo scopo di ultimarlo ed armarlo. Capitolo 9·. Cambio nella disloca~ione delle truppe tedesche. A rrivo clet 13· corpo d'armata. - In seguilo a i movimenti ordinati a l ·I' sett~mbre in occasione cl ella bo.Llaglia di N oisseville, il 3° corpo d'armata era entrato in 1' linea a Saulny ed il 2• era passai.o in riserv;:i a Aboué sull'Orne a Briey. Restava inoHre in riserva il 9• corpo u Pierrevillers-Roncourt. li 1J' cor po tedesco, di nuova forma:>.ioue, trovavasi in marcia· su Metz ed era s La lo posto a dispos izione del comandanle l'a1·mala di blocco. Temt>ndo~i dal princip.; Federico Carlo che il maresciallo Bazaine fncess'} sullo 1·i,·a destra della Mosello, in direzione s ud, un nuovo Lentalivo per rompere le linee leùesche, esso destinò che questo nuovo co:·po facesse parte delle truppe accampate sullo riva destl'a del fiume·e prenclesseyosto fra il 1° e ,• corpo d'armala. Al 5 settemb1·e ebbero luogo nuo\"i movimenti nella dislocazione dei corpi leùeschi. ll 9° corpo abbnndoriò la s ua posizione di risecva ed enlr6 in linea dando il cambio all'S• corpo; questo uHimo s uerogò il 7•, il quale passò inLeramenLe sulla riva deslra della Mosella concentrantlosi sulla Seille. ln lal guisa 4 corpi <l'armata cingevano la piazza dal l11to s u,.l. 11 , • corpo si coslt·usse una nuova posizione rorl.itìcata presso Fleut·y. · Capitolo IO'. Atiivitè, dell'armata d i blocco fino a tutto se{tembl'e. Partenza del 13' corpo d'armzta. - Nella notLe del H al 10 sellembre ebbe luogo un bombarJamenlo di :\,1etz colle batteri~ campali e parte dall-::i baLte1'io da 12 cen l., ma senza prolu!'re sensibili effetti. Dal g i·an t[uartior g,rne!'ale il principe Federico Cai'lo ebbe ordine di mettere o disposizione del maresciallo ì\Ioltke il 13° corpo d'armata, il quale abbandonò l'arm<1 ta di blocco. Esso fu sostituito nelle sue posizioni dal 7° corpo, e 1'8' passò pe1·ciò inlerarn mte sulla riva destra del fiume. Ques to cambio tli posizioni cagionò ulleriod lavori cfr fortificazion tl per crel'\r~ miove linee cli sbarr-amcnlo. Alll'\ fì ne di settembre fu messa in attività la linea fcrro,·iaria RemillyPont à Mousson, coslrulla dal genio tecl-.~sco. P oteansi trasportare sopra d i essa g iornalme nte 5 tl'en i. Fu ventilata a quest'epoca dal coman,to dell'ar,nala lli b locco la convenienza di intraprendere l'assedio formale; ma si vcune alla conclu sione cho in vista dell'esistenza iu .Metz di u ! 1 intero esercito, tule rnisul'a avrebbe dato p::>cR probabilità di riuscila e no fu

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BIBLIOG !\A.FICA RIVISTA

perciò abbandonata l'idea. Fu pure studiata la questione cli tentai·e un'innondazione delle par·t.i basse di Metz, sbarrando la Mosella a valle della cittù . Ma dopo esser s i convinti che i lavori di chiusa non avrebbero richiesto meno di 2 o 3 mesi -di tempo, anche quest'idea fu messa in disparLe. Capitolo H•. La situazione in 1vfetz clarante il settembre. Sortite e combattimenti, il 22, 23 e 27 settemb1·e. - La catas trofe di Sedan non era r imasta ig nota a Metz. Con essa era r imasto radicalmente cambia to il còmpito dèll'esercito chiuso nella fortezza. Un'evasione di esso da Metz era r esa molto più difficile; ma sostenendosi in Melz, Bazainc paralizzava 7 '/, corpi d'armala Ledeschi e dava tempo alla Francia rii organiz.zare la propria re$ìslenza. Il m orale dell'esercilo reancese e della cittadinanza di Metz era a bbaUuto, ma non a tal segno da disperare completamente della possibiJilà di un cambiamento di fortuna rìegli eventi della guerra. Le autorità comumdi però avrebbero desideralo che l'eser cito sortisse dal -cerchio di ferr o che lo cir condava, S['.:eranclo con ciò d i m igliorare sensibilmente le condizioni economiche della fortezzu; questa clive1·s ità cli vedute cominciava a creare un diss enso fra le autorità militari e quell(~ locali. Eransi s tabiliti in Metz BD molini diver s i per macinure le fa rine. 11 polverificio sull'isola Saulct era in piena a llivilà . Allu cottura del pane, ollr e a i forna i della çiltà, attendevano tu tte le sezioni panatlieri dell'ar·· mala del Reno. La carne cominciò a mancare presto e giù .-col 3 di settembre corninciò la dis tribuzione della came dicovallo alle h'llppe e qlla cittaclinanza. Dal 'i8 settembre in poi ..occorreva abbatter e g iornalmente 250 cavalli. Dopo il 15 clel mese s i dovette ridurre la razione ciel pane e del sale. Il nutri. mento pei cavalli mancava pressochè completame nte. Lo stato sani tari o della truppa era sconfor tante. I morti pe1· malaUia er a no giornalmen te circa 70. Le comunicazioni di ì.VIetz colla Francia erano ral'0. Si aclopeea vano gli a reostati, cli cui di versi caddero in mano dei Tedeschi. Qualche messaggero passò le linee pruss iane, ma furono casi L'ari e resi ogni. giorno più diffici li. Il marnsciallo Baza ine aveva abbandonato l'idea di s ortire da Metz; ma pae cercare di mantenere nito il morale delle truppe fece diverse sortite; così il 17 e il 22 di settembre allo scopo di foea ggiare. Di maggior e importanza fu la s ortita del 2ì, diretta sopra Courcelles ove sapevasi cheesistevanograndi provvisioni; ma l'esito della sortita non fu favorevole ai Francesi.

In quesL'epoca cadono le note trattative del signor Regnier, ma esse non rivestono carattere militare. Capitolo 1.2°. Il centro di gravità clel bwcco si trasporta al nord. Sortite del 1• e 2 ottobre e loro conseguenze. - La caduta di S lrasburgo e Toul avevano reso molto improbabile un tentativo di evasione verso s ud. 11 principe Fecler;co Cal'lo per ciò rafforzò le sue linee al nord della piazza. Il f°, 7° ed 8° corpo d'armata appoggiarono a destra 11 2° corpo fino allor a in riserva occupò le posizioni dell'8" . Mentre si eseguivano ancora questi movimcnt1, ebbe luogo nellà notte daJ'l• al 2°ottobee una sorti La contro Ladonchamps e St.-Acratl1e in seo·uito alla quale i-Tedeschi abbandonarono queste cll~e po;iziont Il 6 ottobre fu più vivo il fuoco ~'ar tiglieria, mi.t non si o ttennero nè da un lato nè dall'altro effettL di entità: Capitolo 13•. Sortda contro lct 3' divisione cli riserva. - S1 è questa l'ultima impresa cli C Jualche jmportan~a compiul.a ~alla piazza. Fu eseguila con forze consiclel'evolL nella d1r~z10ne Amelange-Semécourt. f-'m:ione durò dalle ~re. una pomer1cl1ana fìno alle (l d i sera . I Francesi fm•ono respinti, ma un Lentut1vo dei Teclesclii di riprendere il castello cli Ladonchamps fallì. Le perdite tedesche furono di 1779 uom ini, (1uelle fra ncesi cli 1.25~ uomini. Dopo questo ratto la capacità nell'eser cito fran ese d1 affrontare i Tedeschi in apel'ta campagna andò scemancto ogm giorno con gran cl era piclità; i Te.def,ehi in vece co,lma ~~no le pe rdite pr odotte dai combattnnent1 e c1alle malatle coi r 111forz1 c 1,ie loro giungevano dalla patria. .. capitolo 1{•. Lavori e imprese dell'arma ta clr, blocco nel mesa cli ottobre. - Anche l\\em,:ita cli blocco non trovavasi in s it~~- · zione inv.idiabile. Le posizioni da essa occupale trovavans1 1~ pante sui campi di haLtaglia del H, '18 e 31 agosto e del 1° eh scUembre. . n tempo cl &l principio di ottobre in poi fu continu~mente piovoso . Tuttociò, ad onta del bu.on viLto_, produ~ev~ ep1clem1e e uno slato p1•ecario di salute nei soldal1. A meta cli otj..obre ~a cifra dei malati r aggiung~va in media il 18 per cento. P~r I'lmediara a questo stato di cose bisognò allargare lu cer:clll a occupata dalle tl'uppe. Le prime linee furono affidale a forze n uncri e il gr·osso delle truppe por talo piu ind ietro_. Ma per non comprometler e l'esito del blocco, anche ques_te l'J.serv~ dovettero crearsi posizioni for tificate pel caso che r1usc1sse n ner~1co a foi~zare le prime linee; ciò de tte luogo a rnoltepl1c1 nuovi l~vori cli for- L.i ficazione. Le truppe erano quasi Lulte collocate m baracche· di legno che esse stesse avcvansi costrutte .

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RlVIST .\

·Le 'b allerie da ·cent. '12 continuavano moùoraLamenle il loro fuoco, ma con poco successo, non polendo esse conlrapporre elfelto efficace alle grosse artiglierie dei farli francesi. Continue erano le avvisaglie fra gli avamposli. Il 23 ollobre giunsero all'armata di blocco '10 cannoni co1·ti ·da cenl.. 15 colle r clul.ive munizioni; furono impiega ti a r afforzare qualche posizione occupata da cannoni da cent. '12; ma queste bocche da luoco di calibro maggiore erano troppo poche per poterne oltenere un effetto contro le grosse artiglierie dei forli . Aumenlanùo i s inlomi che indicavano la prossima caduta di Metz, il principe Federico Carlo emanò disposiziorri preliminari, Lanto pel traspo1·to dei prigionieri, che per la ripresa delle operazioni in· aperla campagna e ~imultaneamcntc proibivansi ulteriori dis truzioni o guasli alle ferrovie . Capitolo 15•. La situazione in Metz durante t'ofloùre. - Le provvigioni nella piazza calcolavansi poter bastare fino al 20 di ottobre. Cn consiglio di guerra con,·ocato da Bazaine il 10 di ottobre si pronun?.iò conlro un ultimo tcntntivo di sortita e contro ogni impresa d i proporzioni rogguardevol i, prevodùn · done ormai incvilabilc l'esito infelice. Al J2 otlobra il generale Boyer, incaricalo d'intraprendere le trattative per lu resa, fece il suo primo viaggio al gran quarliet· generale del Re cli Prussia . Intanto la por~ione giornaliera del i1ane fu r iclollu in Melz a ::ioo gt·ammi. L'intendente d'armala T.ebrun ca lcolò che lo provvigioni por le truppe o lu cittadinanza non sarebbero bastale in ness un modo fino al te rmine del mese. Pei cavalli non esisteva nlcu11 nutrimento, p,)chissimo JJC d.U\·ano i rrati, sicchù i cavalli che conducevansi al macello più che oll1·0 erano scheletri. Lo diserzioni da l\Iot.z comincinvano a di\'entare rrequenti. Dal 2idel mese in poi si misero in distribuzione gli ultimi fondi di 1·iscrva della fortezza. Al 26 di ottobre, esaurite f'uta lrnenle fi no lo ullime risorse, riunitosi un ultimo consiglio di guer·ra, il generale Jarras, capo di stato maggiore dell'esercito del nono, fu incaricalo di conchiudere definitivamento la capitolazione. Capiiolo rn•. la capitula;;ione. - Il testo della capitolazionPè contenuto ncll'allegllto N. 7. Essl\ fu annunziata alle truppe tedesche con ordine del giorno del principe F ederico Carlo del 27 di ottobre. Al i:nezzogiorno del 2!) ottobre le lt·uppe tedesche entrarono

367 nella ciLLà simultaneamente da tulle le por le ed in tutti i forti. Nei rarpol'ti della resa l'effettivo dell'esercito francese era di 144,978 uomini. Il resto erano mala li e feriti che rimasero provvisoriamente in Metz. l prigionieri di guerra furono condotti in bivacchi e fu subilo cominciata la loro evacuazione verso la Germania . Le perd ile totali tedesche duranle il blocco raggiunseeo la cifra di 672:3 nomini, di cui 22,9 morti . Le perdile francesi nei comballimenli durante il blocco sommarono a02:36 uomini; non è conosciuta fino ad oggi con qualche esattezza la cifra degli uomini per duti per malattie. Della ci ttadinanza di Metz e dei villaggi chiusi nella zona bloccata pe1•irono per malattie durante l'accerchiamento 46-il persone. lmme:nso fu il materiale da guerra che cadde in mano elci vincitori. A questi H3 capitol i nei quali s i espone con molta chiurezza la storia di CJllesto memorabile blocco, fanno seguilo (PARTE SECONDA) N., allegati; essi sono i seguenti: N. 1. Posi-.ioni fortificale le !esche sulla rioa sinistra dell(t 1vfosella. N. 2. Posi.• ioni /o rt~/ìcate tedesche sulla 1·ioa destra della Mosella . Questi due documenti, che abbracciano un centinaio di pagine, contengono la minuta esposizione di tutte le posizioni successivumente forliricale dai ToLlcschi nel corso del blocco; ossi espon gono in moclo particolareggiato lutle lo mis ttl'e adottate por rendere più fol'm idabile il ferreo ceechio che cingeva la piazza di '.\Ielz e sono perciò del più allo interesse; sarebbe impossibile di riassumere in poche parole il contenuto di questi due allegati; e tanto m ono che per addenLraevisi havvi assoluto bisogno di seguire s ulla cai'tu l'andamento delle linee tedesche. Noi ci limitiamo di acltlilarli allo studio dei nostri colleghi e massime di quelli dei t'ami tecnici, i quali vi troveranno largo campo per acquistarvi utilissime cognizioni e per mettersi in grado di l'endere più facilmente s epvizi importuni.i in ~ircoslanze consim ili. · N. 3. Ponti. Questo allegato fornisce tulli i particolari relativi a i m0lteplrci ponti di ogni genere riadallali e costrutti sulla ~l'Iosella a monte e a valle di Metz e sulla Seille, per mettere lo lt'uppe accam pate sullo loro ri ve in grado di nccorrere colla cele1'ilà occorrente a vicendevole sostegno. N. 4. Ferrooie. È una relazione sui lavo1·i eseguiti sulle linee _Nancy-Metz, Saarbruck-Melz e Thionville-)'letz Valga BIBLIOGRAFICA


368

BIBLIOGRAFICA

IIIYLSTA

per l'utilità dello s tudio cli questi allegati N. 3 e 4 quanto si è detto r elativamente ai due primi . N. 5. Riassunto cleU' injtuenza dei lavori di fortijica.iione, sulla/orza delle truppe destinate a difendere ·ze singole parti delle linee di accerchiamento. In questo allegato s i compendiano le considerazioni che indusser o ad assegnare alle singole parti delle linee di accerchiamento, secondo la loro diversa forza di resistenza, mag· giori o minori reparti di truppa pella loro difesa; si espongono cziandio .le varianti eseguite, durante le diffe renti epoche del blocco, nella dislocazione delle truppe, man mano che si aumentava in alcuni punt.i, col progredire dei lavori, la forza difensiva delle Jinée· tedes chP,. N . 6. ll se,.viào negli osservaiorl. Questo documento ci fornisce le is truzioni ed espone le misut'e adottate p er regolare il servizio di osservazione. I diver si osservator.ì s labiliti dai Tec;leschi in punti elevati dettero mezzo cli sorvegliare tutte le mosse che eseguivansi clie tr-o i forti di Metz, sicchè nes- · suna sor tita impor tante francese giunse inaspettata all'armata tedesca ; perciò l'utilità di studiare il metodo e le materialità di questo servizio, il cui impiego non mancherà di r iprodursi n ell'avvenire. · Gli allegati N. 7 a e N . 7 b cont~ngono finalmente i verbali della capilolazione conchiusa addì 27 di ottobr e. Il libro del capitano Paulus lrn i p,•egi di uno s tile chiaro e conciso e di esporre con moUo ordine e' lucidità la storia di questo memorabile blocco; in nno 'spazio rela tivamente ristretto esso ci fornisce tuLLi i più minu~i par-lico.lari militari e tecnici, e mette il le ttore in grado di g iudicare ed apprezzare con quali mezzi l'armala tedesca giunse ad otlenere un risultato che riempì. cU stupore l'Enropa. RipeL.iamo ciò cìie già s i disse nell' inl,roduzione di questo cenrio bibliografico, che c ioè lo studio del blocco e della resa di Metz ass ume importanza maggiore dal fatto, che le guerre avvenire polrebbero forse r iprodurre s ituazioni militar i consimili. 11 militare sluùioso sarà perciò grato al capitano Paul us <l'avergli fornito occasione di addentrarsi in tutLi i parti"colari cli questo celebre blocco, e cli far·si un'illca esatla dei mezzi adopera ti dai Tedeschi per obbligare alla r esa un potente esercito, rendendogli impossibile l'evasione da Met.½.

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Leilftuleu, fii,• tlen Vnte1•1•iclil in ,le~. Dienstke,mtniss. (Gaiclct per l'insegnamento del se1•vizio edorgarwmento 1nilttare), cli I. B. - Berlino 18i6, M1Uler uncl Solrn.

Questo libro comprende·! 63paginein8°ed alcuni allegati; esso di guida nell' insegnamento del servizio ed organamento m ili lare n elle scuole dr guerra pt'ussiane. L'aut~re perciò s i attiene al programma di tal i. scuole, pubblicalo per cura. del Ministero della guerra prussiano nel t8i3 . Il libro è diviso in 6 capitoli, e cioè: 1° Jntroclurione, nena qualé si parla dei doveri in generale di ocrni ufficiale; 2• Organamento clell'ese1·cilo tedesco . In questo capitolo è con molta chiarezza riassunta l'Ol'ganizzazionc dell'esercito sul piede di pace e sul piede di guerra; 3• La rncu•i,ia; una brevissima esposizione clell'organam ento e forza della maeina tedesca. 40 Il se1'!)ù~io interno; breve esposizione dei pt'incipì generali sui quali si basa l' organamento del servizio interno del!' eser ci.to. 5° Il servizio cli marcia, 1ie[7li accantonamenti e nei campi; in questo capitolo sono riassunti i principì fondamentali che regolano il servizio di guerra in tutte le armi. . 6° Legislazione milita1·e; questo capitolo tral~a. breve~ mente delle pene disciplinari, del codice penale rrulttaro cle1 tribunali mili tari iu tempo di pace e in quello di guerra, e dei consio-Ji d'onor-e degli ufficiali d'ogni grado. II libre tto del sig. I. B . pnò anche essere n t.ile a quelli ufficiali esteri che desiderano di consi.1ltarc i dal.i essenziali, relativi alle forze militari germaniche ed al loto organamento; lo stesso scopo della pubblicazione ha obbligato l'auLore ad essere breve e riassun '.ivo. ~ compilato per servire

1J11illlafriscl,e1• IJiensl- llnt.e,•ricl,t fii1• einj iilu>ifJ l •rei. ivillif/e, O(li zie,•-16 ,11>i~·t~n.len 1m.d Ue.ve~t,e-~f/lz~e1•e_ dei• li'eltl- 1lt•lillerie. (Istru.i wn,e sulservizw mi~itcr:r e dei

volontcwi di un anno, aspirant_i l~tficiali ecl uJjìcu..lli ..d~l~a rise1·oaclell'artiglieriadaca1npa7.!.~a), _von D1LT !~E -Y Komgl. Preuss. Haupt.mann. - Berlin t é,o, M1t.tler und Sohn.

Coll'introduzione \lel serv1zto militare obbligatorio indisLintamente por tuLLi, non poteva a meno di avvenire una perANNO XXI, VOL , J•

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IUV1STA

turbazione ed uno spostamento non indifferente nei rapporti della vita ordinaria delle popolazion i, a cui necessitava sollecitamente sovvenire. Giovan i inoH1'ati in seri slucli, aUri che già avevano a bbracciato una car·r iera nelle varie amministrazioni pl'ivaLe o dello Stato, molti r,he eser citando un'arte libera erano divenuli l'obbicLtivo tl i speranze da parte delle loro fam ig·lie; tutta questa gioventl\ situata in condizioni speciali, venendo, in causa cli questa legge d'eguaglianza, dis tratta dagli studi, tlalla pl'ofessione o dall'arte, per una durata di sei·vizio militare surficicntementelunga, subì va, nell'intt·apr esa vocazione, uno sviamento non solo, ma soventiss imo era spinta nell'impossibilità di riprenderla cli poi r,on pr ofitto. Se ciò t.oglieva la fiagrante ingiustizia del privilegio nell'adempimento del pil'.1 s acrosanto dovere v~rso la patria, costituito dal censo, dava tuttavia Ol'igine ad inconvenienti non disgiunti mai da incalcolabili danni, ai quali la legge s tessa doveva con premu1'a provvedGt'e. A mitigar e in parte simili mali, in c1uasi tutti gli eserciti europei sL1ccessivamenle s'introd.us se la istituzione del ooloniarlato di un anno, dando agio in tal rnodo ad un certo num ero di giovanj, che, per s tudio, posiàone e censo, avesse.t'O potulo adempiere a certe s tabilile condizioni, non di esental'si, ma di abbreviare il servii io militare, anticiparlo od aggiornarlo. · Jl temperamento non poteva essere inspirato a più logico principio, essendo naturalissimo che un giovane intelligente ed educato all'idea del dovere, il quale volenterosamente si offriva all'apprendimento del mestiere delle armi, potesse raggiungere il gl'aclo di per f'cti6ne nell'arnmaestt·tnnento 1·ichieslo, in un lasso cli tempo molto minore~ cli quello che sarebbe s tato necessario a chi proveniva dai pil'.1 infimi geadini sociali. Nell'intento di facilitare a questa classe di giovani intelligen ~i, volonterosi e colti, l'isfruzione militare, e guidarli al punto cli poter conconere all'esame d'aspirante ufficiale ed ufficiale della riserva nell'arma d'artiglieria da campagna, il capitano D1L·rnEY dell'esercito tedesco intraprese il pr egevolissimo lavoro summenzionato, di cui qui cercheremo cli esporre in succinLo il contenuto. L'autor e d_ivide la materia in 5 pal'ti, espon<:mclo nella 1• la 01'gctnizzationedell'esercito tedesco nei suoi più minuti dettagli, non t.rascurando di citare mano mano l'epoca dei decreti, il paragrafo e perfino, soventi, il contenuto delle varie leggi.

nrnt,IOGRAFICA

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S tabilila la r ipartizione territoriale dell'Impero tedesco, l' A. guida .l'allievo allo scopo e modo di funzionare delle circoscrizioni m ilitari di corpo, cli divis ione e di brigata, e queste ultime in quel1e cli hattagljoni e di compagnie per la landwehr, esponendo come s i procede al recl utamento delle vacie armi, come avviene la loro dis tribuzione, la chiamata delle classi in congedo e il loro invio ai corpi, infìne la mobilitazione, vale a dire il complesso di tutte le operazioni che un eserciLo compie nel duplice scopo di passare dal piede di paco a ql\,ello di guerra, e di porsi in grado di of'f'enclere o pararsi dal nemico. Passa cp1indi l' A. alla classifìcaz ione del personale, al modo di [,en(H'lO al completo, di licenziarlo O congedarlo. Stabi lita la cliffurenza e scopo delle varie aemi nei loro più minuti organici, le r ipartisce nelle varie unità tattiche tanto di pace che di guerra . La 2: par te tratta. delle leggi organiche e disciplin ari, che costituiscono, guidano e mantengono rigorosamente unite le varie parti componenli un geancle esercito. Cominciando dai clovel'i di dis cipl ina. e cli subordinazione, ai cruali dev'essere ispirat.R l'educazione del soldato, e passando ai divel'si g1·acli della gerarchia m ilitare, l' A. giunge fìno ai dover·i inerenti alle più alte cariche dello Stato, facendo conoscel'e nello stesso tempo la costituzione e la ripartizione dei grandi pote.ri, le loro attribuzioni e rapporti colle autoritù del paese. Egli espone pure succintamente, ma con ordine e chiarezza, i rapporti fra i vari piccoli Stati della Gepmanin in Lernpo di pace, sanzionati con trattati speciali, ed i 101'0 vicendevoli acco1·cli in Lem ro cli guerra. Parlan<lo della cosliluzione elci tribnnalj, dello loro altribuzioni, delle punizioni disciplinari e dei tribunali cli onore, l'autore ha forse t1'oppo sorvolato alla materia, essendosi limitato a darne solo le pl'incipali nozioni. Tutto ciò che si riferisce al vestiario, annamenio, sussistenza, servizio sanitario e trasporti 1nilitari, è contenuto ed esposto nella 3a parte. Sotto il titolo cli Armamento (4,~ par·te) l'autore tratta la maleria .in modo che l'allievo compia la sua istruzione tecnica, farnigliarizzanclolo colle di ve1•se arrn.i in uso nell'eserciLo, coll'impiego e coll'eflìcacia delle medesime. In capitoli dis t.inti tratta: della polvere, suoi componimenti, fabbricazione, differont,i s pecie e pl'opeietà speciali; delle bocche da.fuoco., del lol'o scopo, maneggio ed uso; delle armi por -


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RlYISTA

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tatili e bianche; del ca!'reggio o delle munizioni, ch iudendo questa parte con una succinta esposizione sui r ipieghi e sullA manovra di fo1·za dell'arliglieria da campo. UHimaLa l'esposizione delle rnaLe i·ie, clic devo no esser e conosciute dal soldato a qualunque a r ma esso appai-lcnga, e delle noeme generali che ùernno g uidare l'allievo nella sua collLll'a 1n ilila 1·e, senzad is Linzione tli carrier a, l';:1.utol'c nella ~l· etl ullinrn parlo rias;mme e svolge con ordine tutto ciò rhe occori'e al candidato poe potersi pr·esenta l'e olla clu1•a prova dell'esame cli concorso al grado d i ufficiale nelrarligliel'ia da co.mpo della )Anclwehr. Lo scopo di tutti g li e;:ae1·cizi milita1·i, dovendo Lcndere sempre ad agguen'ire il soldato, 1•endorlo a LLo a sostenere le fflliche e le priYazioni ciel campo, tlevcsi 1•h·olge1•c' ogni sLudio acl upplicare nelle ese1•citazioni quelle fo1·me P quelle r egole che piì1 s i avvicinano, pel' ([uanLo è possibile, alla realtà clell,l guerra, che svegliano ed affermano ciuellc p1•oprielò che essa stessa l'ichiecle. L',llllore clietrn qucsL'in tendimcnlo di\·icle l'ammaeslr~nnenlo del soldato in ese,.ci.:!i cd istr uzione, rich iamun<.lo l'attenzione cli chi presicLle, chr l'eserci.:io 110 11 debhu serviee solo allo. clireLla p rnpar·ahione del soldato e della lruppa per essere impiegali in gucr1't1, ma, a motivo del sevel'O mflneggio delle fm·muzioni tutLicli(>, de"e essere ezianclio un mezzo pei· afformar e lu disciplina. Oltre ulla conoscenza pt·aLira elci maneggio delle sue armi, dovendo il soldulo appt·en rlc1·e l'impiego Clelio medesi me nel più conYeniente modo, nelle clifforenli condizioni in cui esso può troval'si, l'autot'e ci conduce alla co1winzionc delln necessi tà che insieme a ll'is lt·uzio11c pratica tfobba pr ocedere, quale ptll'te inlegranle, rinsegnamento teorico. Egli entra perciò nei più mi nuti de ttagli d0lla r11zio11ale Nlucazione <lei soklt,!.o. Il YOlontario clovenLIO esse1·e istl'niLo prr aclcliYf'nirc ul'Ociall' o :::ottuftìciulc della riserva o luaclwchr, e l'iescemlo <liffi.c;ilc che uu g iovane in un solo 0 11110 possa ucrruislu!'e quelle cognizioni che r<i richiedono all'uo po, co::i l'autore ha cercalo di det.laru •ruelle regole, ed espone co11 sempliciLò, 01·dine P concisione quelle mate1·ie clie sono indispensahili a co111pleta1·e l'istruzione e la <'Oltul'a di q uesti giO\'ani volonterosi, affin chò possano (·01H·i1•e con onore il grado di urftciale, <tuantlo il bisogno lo J'ichieùesse. Ol tre oll'espùsizione dei doYeri ed ohbliglii che incombono al milihu·.3 in gcucral<', l'autore ha riunito in val'i cupiloli lullo ciò che r iflette il senizio, le manovre pratiche tanto u can~llo

BIB LlOGUAFJCA

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che a piedi, indiYicluali e d'insieme, attorno al pezzo, in forma zione di 1,a tteria, il mnncggio della pistoll'l e sciabola, il condurre, ccc., in una pai•ola c1uanto si richiede perchè l'a llievo non sia costretto di 1·icot·r cr c alle vurie teorie, ma trovi tutto ciò r iunilo in un solo Yolume in modo sintcUco o progressivo. Egli lerminaquest'ullimapartedel lavoro dando una succinta espos izione del so1·vizio Lli campagna, nello mtwce, al bivacco, del moùo cli compoi·tarsi nei combattimenti oflens ivi e difensivi, nolle l'icog·nizion i e lolle, non che delle costruzioni di ripari, piazzuoJr., spalleg·giarncnLi e u!Lre opere campnli. Riassumiamo: il lavoro del capila no Dil~hcy ,~ riuscito cli grande uLililà al g iovane volontario, lrovandosi :;;inleticamento 1·accolto nelle pl'ime 4 partì lu Llo q uan to si riferisce all'is t.1·uzio11e mililure generale, e quindi compendiato nella 5• tutto ciò che è specia le pol' r al·LiglieriL\ da campagna . L'autore compilando un'opera didascalica, senza che essa si risenLtì del r<uo pecctilo cl'ot·iginc, ma che è !'iescitn anzi a f'nrsi leggere 1h~ pl'incipio alla !ine con in teresse e van taggio sommo, ha acquislalo un doppio morilo, che all.,1mente riconosciumo, richiùmaudo l'aLlenzione dogli ufflciali di m·tiglieria non solo, ma eziundio cli qnelli che desidel'ano cli conosrero nei suoi più minuti dettagli l'organizzazione milital'O della gean1lo nazione german ica. l)ie N.iimpfe ,:;wisc lw n ,leJ• Seine 1uul iOl,n •11e. ( r combaltimentifra la Senna e la ,ì1arna dal 30 ;wi'embreal4di-

cembre 1870), pe1· N1 EP01.o, maggioi'e (con unu carLu). Darmstucll .e Lipsio . .Zcrnin, l87r>. - Pag. 93. Sul cade t·e del novemb1·e 18,0- con rnil'abileenergia - Parigi aveva armato più di 300,000 difensori, di cui quasi la melà abbastanza ordinati per tentare un colpo conL1·0 la ccechin ratalc ed apri1·si il passo Yerso l'esercito dC'lla Loira che si veniva formando n difesa tlellt\ provincia ccl a li berazione della capitale. Il punlo più faYorevole per l'audace opc>razione era senza ùubbio l'angolo s ud-est della cinLa, poroccltè llOn solamente l'occupazione francese di ì\Ionte A ,·ron aveva indeholito ù'asE<ai le posizioni te,lesche, ma i forti degli assediat.i v'erano pitt potenti e meglio armati, lu eonformazione del terreno copriva iu parte i grondi movimenti di truppa e le lul'ghè curve che de-

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131BI.IOG-RAFICA.

RIVI STA 37.t scrive ia Marna gettandosi nella Senna diviclevano le poche forze dell'avversario. Si aggiunga che 1'Ìllscenclo il colpo, più di 100,000 Fl'ancesi s i sarebbero trovati sulla linea cli operazione dell'esercito nemico. Ma i Tedeschi, al solilo, avevano preveduto il disegno di Trochu e cli Dncro~; onde era giù dato ort.line di rinforzace le pos izioni che da Noisy girando inlomo alla penisolR formata a SLld-est della .Marna per Villiers, Clienneviees, Bonneuil e J\fonte Mesly mettono capo a Choisy sulla Senna, quando all'àlba del 30 novembre s i spiegò polente l'atlacco francese . Era jmpossibile mantenersi saldi difron te alla soverchianza numerica, dietro teincee e Pipari noneost.L·uiti abbastanza solidan_i.ente e s~n7:a un concetto generate e chiaro cli appoggio reciproco e <h difesa. Charnp1gny e Le P lant furono sgombrali, e le masse francesi poterono schierarsi sulla r iva sinis tra del!a Marna; ma colà lo stesso numero dovette dar loeo impaccio tanto che non po terono procedere oltre. All'ala s inisLra verso Monte Mesly gli avamposti tedeschi avevano bensi in sulle prime ripiegato, ma, a tempo soccorsi, avevano riconc1uista to le linee perdute. I combaltenti erano (secondo l'autoi'e) da parte lhtncese ·130,000 uom ini con 400 pezzi, da par-te tedesca 2G,000 uornini con 108 pezzi. La cifra dei F rMcesi 6 senza dubbio esage1'ata e rappL'esenta tut~'al più la forza toLale delle trnppe disponibili per la sortita, delle qnalt parecchie, rimaste sulla. r iva clcst,·a della Marna, non hanno preso par-te all'Azione. Le pel'clite frances i stanno fra i 4 o 5000 morti e ferit.i, le tedesche ascondono a 204-3. All'indomani sosta tl'armi, cl.i cui Francesi e Tedeschi profittano per r inforzarsi. Il 2 dicemb1'e i Tedeschi aLtaccnno Brie e Champigny e pcnet.r-uno in ambedue rruei villaggi di sorpresa non essend?si l'avversario neppure c u1·a to di guardarsi. con avamposLi. L'autore descr ive minutamente quelle mosse successive di compagnie che avanzano,rett·ocedono,stt'isciano, si rrazionaoo, si riuniscono, attaccano, l'es istono i11 <ruel tcr1·eno fras tagliato da case, boschi, giardini, s iepi, rossi e strade, ed ora si incrociano coll'avversario, 01·a lo respingono col panico, ora sono avviluppali dR fo rze preponderanli. I Franeesi si batLono disorllinalamente; i battaglioni 01·a si ammassano, ora si disperdono senza una direzione superioeo, sellza un energico impulso, senza unità di azione, se'.1za obbiettivo fisso . Numero, sangue,

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a tti individuali di valore per sonale, tutto è sprecato . Anche da parte dei Tedeschi la direzione supel°iore scompat·e in quel terreno vasto ed intricato; talchè non cli rado accadono errori o s i aprono larghe lacune nell'ordinanza di battaglia; ma la saldezza della truppa e l'abilità tatLica degli ufficiali rimediano sempre e all'inferiorità numerica ccl alle sviste momentanee ed all'ineviLabile confus ione e fl'amr:nischiamento delle forze . Talvolta a!euni reparti si incontrano inopina tamente ed allorn si impegna una lotta corpo a corpo, feroce, ostinata, sanguinosa, non dissimi le da quelle combattute prima dell'adozione dei fucili a retrocarica. L'accordo reciproco delle armi è difficile assai, quasi impossibile. La cavuller'ia Ledesca (8 squadroni in tutto) ha qualche istunte fuggevole per entl'aredi sorpresainazione. L'at'~iglieria manca quasi sempre di campo libero di ~iro . In quelle si.rette 5 balterie sassoni non vengono impiegaLe, perché tempe:;late dal fuoco ckù forti non possono sparare ad una dis tanza rnaggioee cli 6 o 700 passi. . Ma ·i. Tedeschi ricevono scrnpt'e nuovi r inforzi; buona parLe dei Francesi, presi da panico, volgono le spalle e pr-ecipitan o ai ponti della ì'.v[a ma. A notLe l'azione ò decisa, ed il gl'ande tentativo andato a VLioLo. Le perdi ~e sono enormi. L't\Utore calcola che da par te fra ncese esse ascendano a circa 10,000 uomini, di cui 2300 n1.orLi , 'iGOO prigionieri. I Tedeschi ebbero quasi 1000 morti e solt.aoto 2-145 fer iti, proporzione insolita, da att.ribuirsi al l'uoco a bt'evissime distanze ed alla natura di quell'arrabbiato combaLtimento. Il maggiore N1F:POLD, a buon diritto superbo della presa cli Brie da parte del 107• reggimento, della eroica resis tenza dei cacciaLori sassoni, della fredda calma d.el reggimento della regina Olga nella di fesa di Villiers, cl.ell'al'Clente slancio dei battaglioni di Pomerania e del vVUr t.emhel'g nell'attacco di Monte Mesly, della bPillante azione delle dit·adate compagnie del 7' t'eggirnen.to e del 2° baltaglione caccia tori cont.r-o Charnpign y .... . c hiude la sua in teressanLe narrazione con parole trionfali. Hencle per ò giustizia agli a ~ti di valore individuali dell'avversario, i c1uali del rimnnentecontribuiscooo:a farmeglio r isaltare la saldezza ed il valo1•e tedesc,o . Fino a cl1e non sia pubblicata la s Loria ufficiale, questo libro è utile assai, perché dà un'idea esatta e vivace della piccola t aUica imposta ai Tedeschi dalle circostanze e dal terreno di fronLe ai difensor i della grande capitale. Forse una descrizione generale c he più spiccatamente faces~e vedere le reciproche

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RIVISTA BIDL10 GRAF1CA 376 mosse delle truppe e raccontasse le rnisure generali prese da una p{:lrte e dall'altra, vuoi per l'attacco, vuoi per la difesa, vuoi per l'occupazione del terreno,; vuoi per la r itirata .. .. . avrebbe aggiunto agli altri nieriti il pregio d.i maggiore chiarezza. Forse anche l'autore per soverchia diffidenza verso le relazioni francesi, o non se ne vale affatto, o ne cita con mal celata ir·onia i brani meno serii, o le relega in appendice. Certamente le font.i francesi sono scarse, inesatte, esagerate e peccano per difetto nazionale, pec orgoglio offeso, per illusioni patrioltiche, per triste situazione dei vinti. Pure m i sembra che sottoposte a critica minuta, spassionala, severa, e bilanciate scrupolosament.e colle notizie proprie, avrebbero giovato assai alla for za, ol colorito, all'unità, alla veriLà della muTazione. La qLrnle ad ogni modo, come. è. uscita dalla penna dell'egregio autore, rnerita di venire a ttentamente le tta e s tudiata cla tutti coloro che si occupano del progressivo svolgecsi della ta ttica nèl gigantesco conflitto franco-tedesco.

DEMARCHI C ARLO,

gerente.

LA GUERRA REALE

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è la formola trovata da Dubuat, per determinare la lunghezza dei rostr; superiori d'un ponte. Cavalieri osserva che qualo ra, in pralica, si desse a' rostri la lunghezza asseg nata da quella formola, essi sarebbero eccessivamente lunghi ed aguzzi; e però troppo deboli contro l'urto dei corpi, che il fiume potrebbe traspo rtare nelle impetuose sue piene (1 ). O, in altri termini, se i rostri si costruissero secondo quella formol a mate matica, potrebbero spezzarsi. Simile osservazione ricorre spesso nell' arte delle ' costruzioni; laonde è necessario che valori come quelli di x sieno considerati soltanto come un limite, da chi voglia fo r rostr i che non si spezzino . Il ricordo della differenza fra meccanica pura e meccanica applicata si affaccia sovente alla mente di chi studia la scienza della guerra . Se non che , non (·1 ) CAVALIERI: I stituzioni di a1·chitettura statica ed idraulica. Voi. II, libro lfl, capo X I, dei ponti di struttura murale . ANNO xx,, VOL. 1. 25


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sempre gli autori militari usarono di far riserve, come Cavalieri; e l'algebrica formola proclamarono alle volte <'ome guida infallibile della pratica. Se la memoria non falla, l'illustre professore Navier vide rovinare un ponte, ch'egli aveva fatto costruire proprio secondo gli assoluti comandi delle più pure formole . .Così, dalla schiavitù verso tirannici sovrani si cade nella ribellione contro ogni maniera di legge, e la teoria e la pratica, l'ideale e il reale, non solo si contrappongono come diversi, ma finiscono per odiarsi come nemici. Oh quanti ponti, benanche militari, vedemmo rovinare per l'uno o per l'altro eccesso !

I. La teoria della guerra, delineata dal sottoscritto nel libro La Gue1·ra e la sua Stori·a, è figlia del bisogno, generalmente sentito, di uscire cosl dallo stato di schiavitù, come da quello di ribellione, e di conquistare la libertà del pensiero scientifico e dell'arte pratica. Contro i suoi principii fondamentali, quasi direi contro le sue tendenze, sono slate mosse geavi obbiezioni dall'illustre autore di un importante scritto sulla battaO'lia . o d1 Gravelotte-St. Privat (1 ). Quando un simile uomo fa obbiezioni e solleva dubbi, quali egli ha sollevato, è indizio che o io non ho bene esposto il mio pensiero, o non l'ho appieno esplicato, o sono caduto in errore. (~) V. Note sopra alcuni pari'icolar,: della battaglia di G1·avelotte St. Privai {48 agosto 4870), per E. C. (Estratto dalle dispense della Rivista militare italiana dei mesi di ottobre novembre e dicembre 1875).

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La seconda supposizione è quella che a me pare più fondata. E n0n può non sembrare così ad uno scrittore, che si riservava cli esplicare maggiormente il suo pensiero sul terreno dei fatti, cioè nel terzo volume, e che vede molte obbiezioni, più che fallire il colpo, mancar di bersaglio. Ma, in qualunque modo, attaccalo in marcia da un valoroso capitano, mi stimerei temerario se corressi verso l'obbiettivo e senza curarmi delle comunicazioni. Mi :i:accolgo, in vece, per difendermi. E cosi, mentre darò a quel capitano una prova dell'alta stima che gli professo, mi varrò della O<'casione che mi si porge, per isperimentare la solidità de' nuovi ordini e il valore delle nuove armi. Su di questo campo, la polemica rimane assorbita in una grande questione: Qual sia la miglior teoria e in che consista il più proficuo studio della guerra real e. L'autore dello scritto menzionato, aprendo una par~nlesi fra le sue considerazioni sulla battaglia di Gravclotte, prende a combauere due opinioni, quella cioè che le recenti guerre abbiano infirmato i principii della strategia, ritenuti prima come veri, e quella che i detti principi i si debbano formo lare in modo meno esclusivo. Liberatosi dalla prima, mi fa l'onore di rivolgersi contro di me, pe1· attaccare la seconda. Da quel valoroso slrateo·o ch'egli é, vuol bauere partitamente le due 'schiere. N~n pone mo fra colo.roche quei principii considerano com e roba inutile, nel che mi rende giustizia; ma non mi concede che sia necessario di trovare per essi una forma diversa. e ch'io sia riuscito a trovarla . .Tomini lo appaga; e, non sapendo spiegarsi il perchè io abbia prescello le formole di Macdougall, come base della discussione stima ch'io sia corso troppo nella critica, appunto pc; essermi appigliato a queste e non a quelle del capo scuola. Farò questa volta come vuole lui, e, dopo aver


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spiegato il perchè della scelto, mi servirò largamente dell~ opere di Jomini per traLtare il tema propostomi, e pnì che alle parole mirerò all'indirizzo, al metodo. In ogni libro vi sono quatLro parole o per im piccare o per salva re un autore; ma l'essenziale si rivela nella tendenza generale che lo ispira, negli abiti mentali che crea. . Le dne schiere, che l'autore crede di bottere pnl't1tamente, hanno un punto di con talto o meglio sono 1igate per ragion di figliazione. Non sono io che bo creato il bisogno di veder rinnovato l'ambiente della teoria della guerra, non sono io che amo di sottilizzar sulla frase, com' egli dice; ma quel bisogno ho veduto nascel'e so tto le sembianze dello scetticismo verso le usale frasi. Qllando uomini rispellabili per ingegno, per studi e per esperienza della gueera; quando uomini come Clausewitz, co me Verdy du Vernois, dubitano d~l valore di quelle formale, anzi affermano che ad esse non risponde la g uel'ra reale , io non so acquetarmi col dii: l_oro : andate I se aveste letto e capito Jom ini, voi intendereste che le sue leggi spiegano tutte le operazioni strategicbe, e non c1 mmeltono il più li eve ritocco: Jomioi è il dio Termine dell'alta scienza militare. In quella vece, dopo avervi lungamen te meditato su, mi sono accorto che lo spirito critico dei tempi nostri ha sollevato una ques tione degn a di molta conside razione, una questione che si cannelle al movimento , all'indirizzo generale degli odierni studi. La corrente avversa al facile assoluteggiare, all'eccessivo idealismo investe tutte le scienze che scrutano la natura e la società; e, quando procede fra argini, mostrasi assai proficua. Lo scetti ci smo è cum e la devastazione prodotta dalla rottura degli argin i, ed è un male che non si com batte co l percuotere le acque . Esaminiamo piuttosto la sua radice e adoperiamoci a trovare il rimedio opportuno.

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L'uomo, per scettico ed indifferente che si mostri , ha un ingenito bisogno di credere in alcuni principii, di seguire certe regole; ma spesso dubita, o perchè non lo soddi sfa punto la sostanza d'una dottrina, o perchè non appieno la forma con cui gli si presenta 11 ve ro. Esso intuisce che la natura come la società girano sopra card ini fissi, svolgonsi secondo leo-cri . d bb costanti, e accetta con entusiasmo le rivelazioni o religiose o scientifiche, de i principii e delle leggi ~he reggono le cose; ma di tanto in tanto si fe rma e o . . ' ' rigetta in teramente una .dottrina, un a fede come false, o dice: qui c'è qualcosa che non mi va. Cominci a a dubitare e non sa ove arrestarsi. In questo secondo fatto parmi stia la radice dello scetticismo di alcuni militari. f . A poc~ a poco le teorie meglio elaborate si cristallizzano m alcune formale sempl ici e brevi, che la coscienza degli studiosi predilige e spontaneamente trova. Codeste formole, altrettanto rigide ed esci usi ve, quanto sempli ci e brnvi, diventano o vorrebbero diventare il regolo dei giudizi e delle azioni degli uomini pratici; ma non sl tosto scorgesi che qualche fatto sfugge alla loro tiran nide, eccole divenlare segno alle satire e causa di scetticismo. Alloro. si se ppelliscono co' nomi di ricette e di panacee, e lo spirito si getta in preda ad un cieco e funesto empirismo. Simile proi~esso è naturalissimo, perchè l'uomo di guerra no n può avm·e · dinanzi alla memoria le forme scolastiche e i periodoni di ;romini : crea massime tag~ien Li co me la sua spada e con questa recide i nodi . Se ho preferito ragionare su'prin cipii, quali so no sta ti fo rmol ati da lUacdougall, gli è perchè quel laconismo esprime a meraviglia un modo di concepire e di pa rlare abbastanza generale. l\Ia neanche Jomini rifugge da' senip1·e e da' mai, co me si vedrà nel seguito. Possibile che tra la fede nelle antiche formole e lo


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scetticismo verso ogni man iera di regole , non vi sia una strada di mezzo? Io deploro, al pari dell'autore, lo scetticismo cronico, sebbene con.s ideri come benefico il dubbio che precede la scoperta del vero e ne stimola la ricerca. Nell'uomo di guerra poi lo scetticismo mi spaventa, perchè mi par di vedere quell'uomo, anzi l'esercito, procedere a tentoni, senza la guida del più piccolo lume, nel giorno in cui si risolvono le sorti della patria. È opera santa il combatterlo; ma come'? Ecco la seconda questione che ci dobbiamo porre. Per buona fortuna lo scetticismo di alcuni militari non è radicale, come ci attestano le l'egole che r icompaiono persino negli scritti di coloro che di esse maggiormente negano l'imperio. li rimedio adunque può anch'esso non essere di quelli diretti a rinnovare e sangue e muscoli e ossa. Basterà una semplice cura del sistema nervoso, in guisa da renderlo meno soggetto all'alternativa fra una soverchia tensione ed un eccessivo rilassamento. ~la giova ricordare che l'equilibrio di quel sistema esercita azione su di tutta la circolazione della vita. Le questioni che a molti paiono formali si traducono in sostanziali. ~ È risaputo che altro sono i prìncipii, allro le regole. · ~ I principii debbono essere, per loro natura, assoluti, cioè valevoli in tutte le condizioni d i spazio e di tempo, , in tutte le modalità d~Jl' ogge-tto a cui si riferiscono ; le r egole, anche quando si chiamano generali, patiscono · eccezioni. Ora a me pare che troppo spesso confondasi · l'una coll'altra cosa, e che dopo aver malamente chiamato principii della guerra reale a lcune formale per natura simili a quelle della meccanica pura, alcuni precetti che in realtà sono semplici regole, da valere in t determinati casi e non sempre, si pretenda da r.ssi ciò ~ che essi non possono dare, e, non ouenendolo, si gridi loro la croce addosso. Se, in vece, da chi vuol fare

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scienza applicata si d istinguessero con precision~ ~ principii assoluti da11e regole più o meno ?enerah, 1 valori costanti dalle variabili , credo che s1 potrebbe far progredire, colla teoria della guerra, la tede ~ella f) sua verità. Ond'io ho ragionato così: la guerra e obbietto di scienza, perchè obbedisce a p1'incipii che sono leggi, ~- e seo·ue reO'ole che sono guide; ma nel fatto è arte, f f\ un°a inca~nazione di quegl' ideali nelle più svariate : ed incerte situazioni del reale. I principii, pari ad assiomi, non possono essere che pochi, e mentre dicono ~utto debbono rinunciare a determinare molto, se non vogliono discendere nel relativo; le regole sono parecchie, e, poichè valgono condizionatamente, debbono essere formolate con iscruJ?olosa cura dei casi a cui si applicano, con larghezza e con temperanza. A questo modo la teoria, invece di essere un ristretto circolo in cui il reale soffoca, può abbraccia re le sue forme, secondarne i necessari movimenti e diventa re teoria della guerra reale. l\ia siccome la guerra ~eale . è ~!faire ~e tact, c.ome J disse Buonaparte , cosi è rnd1spensab1le esercitare questo senso; il che con nessuno studio. pot~em.o far meglio che con quello delle determmate s1tuaz10m st?riche. Lo studio della storia militare è il vero studio concreto del!' arte di guidare gli eserciti nella guerra reale. In esso veggonsi le regole ar monizzare co'faL_ti ed acquistare un carattere di generalità sempre maggwre, secondo che ne abbracciano e spiegano un numero più ricco. Ma le regole, o tratte come ded~zioni sl~, riche o date come precetti scientifici e adagi comuni, non debbono scordare le condizioni che le rendono vere. La necessità di preferire nello studio della grande guerra il metodo sto rico o ~per imental~ a quello. cosi detto razionale, e di sbandire affatto 11 dommat1smo dottrinale, ho sempre proclamata , e veggo con soddisfazione che questa necessità è ogni giorno di più r icon osciuta. dagli uomini spassionati.

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Riserbandomi di far cenno, nel III° volume dell'opera La Gu_er!·a e la s~a Sto1·_i·a, di quelle prin cipali regole st faranno mnanz1 nell'esame di alcuni falli storici .che m1 . ' 0 ~o ~1 ~on? a?~~erato nel II ad esporre quelli che reputo 1 pr1m1 prmc1p11 della guerra reale. Cosi, e non altrimenti, doveva comporta rsi chi intendeva tratteggiare una teoria preliminare alla storia militare, la quale non è Rl certo un campo in cui si possa fare astrazione dalle differenze della realtà.

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Stabilito il punto di vista della questione, farò di rispondere a certe obbiezioni dell'autore, e mi studierò di non ritornare sugli argomenti arrecati altrove in sostegno della mia tesi. Prima di tutto avvertirò l'autore che la sostituzione del concetto di forza a quello di massa, come dominante la guerra, non solamente non ho abbandonata in sosta nza, ma al contrario ho conservata come il punto dì partenza del secondo prioc·ipio (1 ). Nè posso ammettere che sieno questioni soltan to di parole. Per me le parole sono idee, e le idee, cose. La parola massa. richiama alla mente l'idea della quantilù, e questa, l'idea di una cosa affatto materiale e insufficiente a dare ed a. spiegare la vittoria; dove che la parola forza, più generica, indica una potenza materiale e morale, e comprende la

- - - -- - - - - - -- - - --=------.-(4) e La superiorità della forza, per ri~scire in sommo grado efficace, deve essere applicata secondo quella direzione che mena un esercito sulla linea di ritirata dell'altro >. V. MARSKLLI: La guerra e la sua storia, voi. II, pag. 99.

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massa. È la più alta generalizzazione a cui la nostra mente possa elevarsi, e però è il vero Primo della guerra. Cerlo col dire che la vittoria appartiene a colui che riesce ad accumulare sul punto decisivo maggior forza dell'avversario, si determina poco; ma. coll'affermare il medesimo della massa si esclude molto. \ Il secorido. pl'incipio non pure è connesso al primo, ma n'è il co mpl emenlo, perché attesta che la forza superiore, cioè la forza o vitloriosa o che ha la proprietà per diventarlo necessariamenté, come si è stabilito nel principio antecedente, ri esce in sommo grad o e.fficace quando è applicata sulla linea di ritirata dell'esercit::i nemico. Questo è quanto dire che la vittoria più efficace è quella che sì consegue in modo da separarn l'ese rcì to ballulo dalla sua base. È una formola del gf'.Uere di quelle che usa la meccanica, co me p. e. che « un urlo csel'cita la sua piena azione, allora soltanto che riesce centrale, cioè sul ce ntro di !(ravità del corpo stesso». Natu ralmente, per sconquassare la massa urtala, è ner,essario che l'urto venga prodotto da una forza capace dì vin cere la resistenza o la coesione di tutte le moleco le. Quel principio non fa che attestare una proprietà essenziale, una legge cost:rnte dell'urto, una verità storica che ha valore di matematica certezza. Sarebbe erroneo, se potesse · accadere che una vittoria, la quale si risolve nella catastrofe del nemico, sia di per sè meno ellicace di quella che respinge semplicemente l'esercito nem ico sulla sua base ; il che è assurdo: e ·sarebbe monco, se esso escludesse che sì possano min acciare le comun icazioni con forze inferiori; il che non esi ste: o se pres umesse abbracciare tulle le regole concernenti le manovre sulle comunicazioni; il che non è , anzi è l'opposto. Non si è voluto rim on tare ad un principio, che abbracciasse tuUe quelle manovre, per non introdurre in esso una multiplicitit di determinazioni che ne avrebbero

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386 LA GUERRA alterato il carattere e che è meglio rimandare al dominio delle regole, e per tema che l'ommissione di qualche impoc'lante caso della guerra reale avesse fatto discendere quel principio da un posto usurpato. Si è voluto soltamo prender nota di un fatto generale, ossia comune alle viuorie ollenute sulle comunicazioni, e porlo come un principio, che si potrebbe definire « il principio della maggiore efficacia della vittoria ». Non è sostituzione di una formola più comprensiva di tutte le buone manovre sulle comunicazioni ad altra che l'è meno, come ha creduto l'autore; ma è un ordine d'idee interamente diverso. Non è degno del nom e di principio assoluto, se non quello che la guerra reale non mai smentisce. Constatiamolo. Ciò che è vero in alcune condizioni e non in altre, ciò che è relativo, guardiamoci dall'elevarlo a principio generale e rimandiamolo al più modesto campo delle regole. Se non faremo così, la guerra reale avrà dritto di ribellarsi all'esclusivismo della teoria. Di fatto, che si debba « operare in guisa da minacciare le comunicazioni del!' inimico, senza espon·e le proprie » è certamente una buona regola di guerra, da valere nei casi ordinarii; ma non è un principio genera le ed assolulo, da abbracciare tutti i casi della guerra reale, tutti i modi co' quali le grandi vittorie possono essere e furono conseguite. Esaminiamolo tanto quanto basti per rispondere ad alcune obbiezioni deJl'autore. Quella regola contiene due gradazioni. Con la prima si afferma che l'esercito, il quale si comporti a quel modo, può sperare di ottenere il massimo vantaggio possibile, senza coC'rere . il pericolo di perdere la propria linea di ritirata. Ciò è verissimo; ma quando l'aggiramento sarà in sommo grado efficace'! Lo farò dire dall'autore medesimo, affinchè si possa,

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sin dalla soglia di questa di scussione, toccar con mano l'accordo fondamentale che regna fra le nostre opinioni. « L'attorniamento da ovest di netz sarebbe stato un'oper:azione non interamente riuscila, peroc;chè senza vincere una battaglia decisiva, alia quale deve tendere qualunque manovra, i risultati di un aggiramento slra1 tegico sono pochi o nulli . Senza la villoria di ~1arengo la bella manovra aggirante di Napoleone I non avrebbe dato alcun risultato. Senza la ,(ittoria d, St.-Privat anche la intelligente manovra aggirante tedesca non avrebbe condotto a nulla di reale » (1). Secondo l'autore, dunque, perché l'aggiramento sia efficace è necessario che chi lo eseguisce, vinca, cioè sia più forte; il che rientra nel secondo princ ipio. Questo, anzi che escludere che si potesse dare la battaglia di Marengo, com'egli dice con mollo spirito, dà la ragione de' suoi grandi effetti. E il dire che stava per essere perduta non distrugge che sia stata vinta l Noi siamo adurique d'accordo sul punto essenziale, cioè che con forz e inferiori si possa minacciare le comunicazioni del nemico; ma che un aggiramento, per essere risolutivo, debba essere eseguito con superiorità di forza. Ma, dicesi, perchè non avete fatto entrare nel vostro principio anche il caso della inferiorità? Perchè intendevasi parlare appunto del modo di trarre il maggior profitto da una forza capace di produrre la villoria, cioè d'una forza maggiore. Ma perchè vi siete tenute le comunicazioni nella pPnna, e non .ivcte fatto parola della necessità di non esporle mai? Ab l eccoci al nodo della quistione, ed alla seconda gradazione o prescrizione della cita ta regola. Non si dice sollanto che l'aggi ramento eseguito senza (~) V. Rivista niilila,·e italiana, dispensa X pag. 58. Opuscolo iistratto, pag. 22.

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esporre le proprie comunicazioni è quello più sicuro e prudente; ma si esclude asciutto asciutto che si possa, qualche volta, occuparsi tanto di stramazzare l'avversario da non avere agio di pensar molto a coprire le proprie comunicazioni. Quel modo di esprimersi e di concepire è troppo assoluto: solleva a principio una regola abbastanza :generale, vuole imporre una legge a cui non sempre si può e si deve obbedire, e ci pone nella difficile posizione o di biasimare alcune grandi vittorie o di arzigogolare per giastificarle. Si potrebb'essere imbarazzaLi non a trovare, ma a scegliere esempi acconci a corroborare codesta affermazione. Da Alessandro ad ' Isso ed Annibale al Trasimeno sino a Moltke a Gra.\ velotte e Federico Carlo aila Loira, quando Bourbaki I si diresse verso la Saona, noi troviamo molti esempi l<li comunicazioni razionalmente esposte, ed alcuni di i comunicazioni pienamente abbandonate, senza che se J.ne avessero ancora alLre assicurate. Potrebbesi anzi \ affermare che in guerra i più grandi effetti non vennero ottenuti, senza. correre ri levanti pericoli. Non sarebbe opportuno il pprsi, in questo scritto, -ad esaminare analiticamente i molti esempi di grandi vittorie conseguite mediante la violazione parziale o totale di quel cosl detto principio generale; ma volendo pur dare qualche prova , comincerò coll'avvalermi di -quella che l'autore stesso mi fornisce nel suo pregevole studio sulla battaglia di Gravelotte. Nulla m'è più ·caro dell'onore di trovarmi d'accordo con l'autore, e -però non so rimanermi dal mostrare al lettore la consonanza del nostro modo di guardare i fattì della ··storia militare. L'autore, dopo aver detto che nessun generale ha .mai abbandonato volontariamente le sue linee d'opexazioni e che il farlo sarebbe non solo un errore, ma

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anche delitto, soggiunge che sarebbe falso il voler dedurre dall'ultima guerra che le comunicaz ioni si possano trascurare; e loda i Tedeschi per la grande cura ch'ebbero delle loro linee di operazioni e di vettovagliamento, pel modo con cui ordina_rono il se~vi~io di tappa. Lode ben meritata ed esempio da. segmrsi. ~fa'. ritornando indieLro, legg-iamo nel medesimo studio 1 due seguenti brani: « Dobbiamo confessare che ci ha colpito il vedere nel breve ma importantissimo periodo di manovre dell'esercito tedesco a monte di Metz, cioè dal 15 al 18, la poca cu1·a ed att{'nzione che si portò dal comando della na armata alla difesa della valle della Mosella contro attacchi che potevano venire da l\ietz; eppure era quello il lato debole e -delicato del movimento di conversione intorno a 1'1etz, come pure della marcia ad ovest. Un attacco vigoroso dei Francesi su Ars-Novéanl poteva molto turbare e molestare le truppe che si trovavano -ad ovest di quella valle ed inoltre irite1·rompere le coniitnicazioni, prender convogli, parchi, ecc. C'era nel modo di agire della II· armata un po' di que~la ba lda~za che deriva da grande fiducia nella propria offensiva felicemente iniziata, fiducia che qualche volta può per altro venire tradita; ma nel\o stesso tempo ci affret~ tiamo a soggiungere che il modo col quale operavano 1 Francesi, anzi non operavano, g·iust1ftca interamente la poca prèoccupazione del comandante tedesco » ('). « Se il maresciaUo Bazn.ine, ritiraLOsi col suo esercllo intatto sotto il cannone del campo trincerato, non fosse ma fosse stato energicamente atrimasto necrhittoso, 0 tivo - ed in guerra specialmente ai pigri non è dato certo di essere fortunati - egli avrebbe potuto nel (~) V. Rivista militare italiana, ottobre ~875, pag. 43 e 44. Opuscolo, pag. 7 e 8.


LA G-UEllRA. 390 . giorno 48 portarsi sulla destra della , Mosella, ed attaccare le forze nemiche oh'era no colà intorno, e siccome non avrebbe incontrato che il 1° corpo e la 3a divisione di cavalleria, non gl i sarebbe tornato difficile di attaccarli con le forze grandemente superiori di cui d~spo~eva. Due ca~i si potevano dare: o che quel corpo si ostrnasse a resistere, ed allora non erano vantagai da qisprezzare quelli di battere un corpo d'esercit~, di essere padroni della conlrada sulla destra della ~los~lla e potere quindi abbondantemente approvvigionare Metz e ~'eserci~o, essendo quella contrada molto popolata e ricca, intercetta1·e le principali linee di vettovagliamento e di approvvigionamenti della 1a armata, e spect'almente la linea ferrata cli Saarbrucken, impadronirsi dei rnagax:dni dell'esercito che erano alla stazione di Cot6rcelles-sur-Ni'ed e di Remilly, mettere lo scompiglio e prende1·e infine con le grandi masse dì cavalle1'ia che allom non gli facevano difetto , la maggior pa1·te dei ca1-reggi delle suddette armate, i qi6ali erano stati trattenuti sulla destra della iliosella (·1). Ovvero il 1° corpo prussiano si sarebbe ritirato su Remilly, come ne avev~ av.uto ordine, ed in tal caso i vantaggi, sebbene mmor1, non erano però disprezzabili. - Non si sarebbe con ciò usciti f impaccio, ma se ne sarebbero c~·e~ti. a~ nemico, il quale non avrebbe potuto a meno d1 far r!passare porzione delle sue forze sulla destra della l\'losella, operazione che, se egli eseguiva .con poche forze, correva rischio di anda1·e inconl?'O ad .uno scacco, o con molte, e veniva così ad indebolire le forze che fosse~·o state dincontro a Metz dall'ovest (2). Poteva l'esercito tedesco persistere a rimanere tutto

. (~) Se quelle comunicazioni non erano esposte, io non so più quali s1 potranno chiamar tali. (2) Cioè ad esporle ad uno scacco.

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sulla sinistra della nfosella? Non pare probabile, perchè in tal caso la sua posizione non sarebbe stata molto . migliore della trancese; sarebbero stati due eserciti quasi egualniente segregati dfrettarnente dalle loro basi » (1). A ()[Uanti pericoli non s'espose l'esercito tedesco ! L'autore istesso ammette che, nel periodo dell'aggiramento di l\'letz, esso espose le sue comuIJicazioni, che Bazaine avrebbe potuto intercettarle, che questo fallo avrebbe esposto i Tedeschi a rovesci parziali e forse li avrebbe obbligati I¼ ripassar la Mosella, cioè avrebbe fatto almeno almeno fallire la loro mano~ra:, e cambiare lo svolgimento di tutta la camp'agna. L'autore non crede che ciò sarebbe bastato a restaurare le sorti della guerra. Altri potrebbe dubitarne, parendogli che una volta posta la premessa aprasi un'indeterminata serie di conseguenze; ma io sono d'accordo con lui, e in quella credenza trovo la vera giustificaz ione dell'ardita manovra. Che ehe sia di ciò, l'autore medesimo si affretta a soggiungere che, in quella determinata situazione materiale e morale, i Tedeschi potevano operare come fecero e li giustifica appieno. Che vuol dire ciò? È una contraddizione quella in ,cui l'autore è caduto? Non credo. Si può lodare i Tedeschi per aver avuto ordinariamente cura delle proprie comunicazioni , senza che ciò vi obblighi a biasimarli per averl'e esposte in un momento opportuno ed eccezionale. La contraddizione sta piuttosto nell'avermi in certo modo accusato di pensare quello ch'egli pratica nel fare uso di critica militare. Avrei compreso Ja ramanzina se fosse paetita da un rigido maestro, il quale sostenesse che i Tedeschi fecero male ad aggirar lnetz (4) V. Rivista militm·e italiana, ottobre 4875, pag. 57 e 58. Opuscolo, pag. 211 e 22.


392 LA GUERRA a quel modo, e fecero malissimo. a vince:? la battaglia di GraveloLte; ma non la mtend? prn quando parte da chi esam ina i fatti con largo rngegno. .e col tatto dell'uomo pratico. Qui c'è adunque ~~ mahnte~o, che richiede. una spiegazione. Nessun militare rag10nevole potrebbe dubitare che le comunicazioni non s~ debbano gelosamente custodire; m~ se la speranza d1 ; non farsi sfuggire una grande vitt~ria, . se .la fiduci~ increnerata da un esatto calcolo dei rapporti materiali I e ~orali fra gli eserciti avversari spingessero. l' ~utor~ J ·a tentare un aggiramento, si arresterebbe egli d1nanz1 alla regola che vieta di esporre le proprie comunic~zioni? Si può essere sicuri che darebbe la .bat~agl,a'. ridendosi del codice penale. In guerra è delitto 11 farsi battere, quando esistono le condizioni per vincere; ma non ·il vincere, violando una regola pedantescamen te formulata: delitlo sarebbe piuttosto ìl non afferrare la fortuna pei capelli. Se il capitano che tenta un aggiramento, esponendo le comunica~ioni,_si :a b~ttere, rizziamo pure il patibolo; ma se 1 fatti grnst1ficano i suoi ca lcoli, poniamolo sugli a\Lari . Pnico losa teoria è questa, lo so; ma è teoria che risponde alla o-uerra reale. Del resto è anche più pericoloso il di~truggPre la libertà delle grandi inizi_ativ~. Dallo scritto dell'autore argomentasi la n sposta. Nessun capitano, egli dice, ha volontariamente abbandonato affatto le sue linee di operazioni. Non so qual valore debbasi concedere alla parola volonlariamente, la quale non muta punto la questione. Nessun uomo di senno preferisce il pericolo alla sicurezza, e tutti sarebbero contenti di riportare / una vittoria risolu_tiv~, senza. correre al?un p_eri:olo i ma quando una simile VlUOrta no_n a~Ln~entl s_1 puo ottenere che coll'espòrré le comu01caz100~, ed _es1stono fondate ragiopi per esporle, l'uomo formto d1 grande \

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iniziativa volontariam en te tenta l'ardita manovra. E il pregio sta proprio nel farlo volontariamente. Ma il movimento aggirante, ci dice l'autore, diretto a- tagliare le comunicazioni del nemico, operasi in tre modi: o facendo proteggere la propria linea d'operazione da un corpo di truppe, o cambiandone la direzione, o infine ca.mbiando la base. Così è, e appunto ques ti tre modi non sempre esclu· dono il pericolo di perdere le proprie comun icazioni. Il corpo di truppe può ess6'1'e schiacciato, come l'autore istesso ha ammesso pel ,1° corpo e la 3a divisione di cavalleria nell'aggiramento di Metz. Il cambiamento di linea pone qualche volta l'esercito che lo eseguisce colle spalle al paese nem ico e colla fronte al proprio, come i Tedeschi ·a Metz e Napoleone a Jena: cioè lo priva, nel caso di sconfitta, di nna linea e d'una base in cui si trovi quel modo di rifornirsi con sicurezza, che all'autore sta giustamente a cuore, e lo espone a vedersi preclusa la via del ritorno a'pa.trii lari. Vi sono casi ne'quali con sì fatto cambiamento si abbandona una linea naturale per altra anche naturale , cioè che .congiunge direttamente l' esercito col proprio paese, o almenc per altra artificiale che sicuramente conduca su base amica e forte, per la quale indirettamente si riprendono le comunicazioni col proprio paese. In tali casi l'esercito che cambia la linea non perde le comunicazioni proprie, se per proprie intendesi o quelle che aveva o altre che gli apparLengono. Ma vi possono essere e vi furono casi in cui mancarono tali condizioni, senza che mancassero quelle della vittoria. Per conseguirla, l'esercito dovè esporre le comunicazioni che aveva, senza poter con tare su di altre ben sicure, come vedremo esaminando la manovra di Jena . Anche in questi ultimi casi l'esercito dovrh avere alle spa lle buone li'nee di 1·itira ta su larghi spazi da manovra, per aprirsi ANNO xx,, VoL. 1. 26


39,i.

LA GUERI\A

una via di scarnpo, se gli eventi smentiscono i calcoli: ma le proprie comunicazioni come saranno? Esposte all'inimico . Quanto alla base è da rammentare anzi tullo che la vera base è sempre il proprio paese, e che mal reputasi sicuro colui che si espone a vedersene impedito il r itorno . Ind ipendentemente da ciò, osserveremo che, nei cambiamenti di base come di linea, havvi spesso un periodo di crise in cui si sa quello che si lascia e non si sa quello che si trova, un momento solenne e supremo in cui si perde la base che si possedeva, senza aver avuto ancora l'agio di crearsene una nuova e solida. L'esercito avrà sempre i piedi sulla terra; ma qual terra ? Potrà, battuto, ritirarsi; ma ove?.Annibale al Trasimeno carnbiò linea e base; ma se fosse stato battuto, i Roman i gli avrebbero fotto mordere la polvere dell'itala terra. Si dirà che in quel caso le condizioni tattiche del terreno lo giustificano appieno dell'aver dato battaglia come foce, e si dirà egregiamente; ma allora a che serve il sentenziare che non si debbano esporre mai le proprie comunicazioni? Questa riman sempre una buona ,regola; ma perde il driuo di venir considerata come principio assoluto . Ed a chi obbiettasse che le comunicazioni non erano esposte, perchè l'esercito era sua propria hase, non si avrebbe che a pregarlo di non giuocar colle parole. Codeste non sono interpretazioni secondo lo spirito, ma contro la leltern. Mutiamo questa, se non vogliamo confondere quello. Con maggiore esattezza noi diciamo nel linguàggio spontaneo: le proprie comunicazioni vennero esposte, ma in quel caso si poteva farlo.

REALE

395

III.

Da Gravelotte risaliamo a Jena. Il salto è grande; ma i due avvenimenti, opposti pe1· tanti rispetti, sono collegati da una medesim.? idea. I Francesi di allora erano i Tedeschi di oggi; e però Napoleone si permise di operare con pari, anzi con maggiore ardimento di Moltke. L'esame di q11esto esempio ci servirà benanche per isvclare il metodo con cui studia i fo tti la scuola che abbiamo chiamata geometrie.a. Contrapporremo il teorizzare di Jomini alla guerra reale di Napoleone. È noto che nell'aggiramento, il quale venne suggellato dalla battaglia di Jena-Auersti:i.dt, Napoleone intese a separare l'esercito prussiano da Drescla e da Berlino, e che dopo avere eseguita ,la conversione si trovò colla fronte alla Saale e le spalle all'Elba. Sarebbe diffici le il negare che espose le prnprie comunicazioni . Nè g ioverebbH il dire, come l'autore dello studio su Gravelotte ci ha rammentate,, ch'erasi formato una base secondaria sul l\'Ieno, perchè una manovra e più una vittoria dei Prussiani avrebbe potuto agevolmente spezzare l'esposto e sottile fi lo che legava l'esercito francese con quella .basf!. !\fa vediamo come ragiona Jomini, del quale nessuno contesta gli eminenti servizi resi alla scienza militare . Trattasi soltanto di esaminare se la sua teoria e il suo metodo rispon dano appieno alle condizioni della guerra reale, se è possibile fare~ un passo innanzi e come. Nella Vita politica e militare 1li lVapoleone l'illustre scrittore · fa parlare al gran capitano così:


396

l

LA GUERRA

« Allorché seppi, al mio arrivo a Bamberga, tutto quello che accadeva attorno ad Erfurt, presi tosto il mio partito. Un generale comune si sarebbe c~nten: tato di battere l'inimico, io mirai più allo : dehbera1 sepadistruggerlo. Combinai il mio piano in guisa rare il suo esercito dal cuore della monarchia pru?siana, di girare la sua sinistra. e di stabil irmi fra essa e l'Elba. In verità, operando a quel modo sulle sue comunicaz ioni, anche le mie venivano ad essere un poco esposte; ma potevo fa rlo senza pericolo, P?~chè ave: vamo la superiorità del numero, e perchè dmgendorn1 subito da Gera ali' ovest, io venivo a coprire le strade diHof, Nordhalben, Coburgo; le qual i, nel caso d'un rovescio, mi avrebbero ricondotto in Franconia » (1 ). Cotale numerica superiorità non esisteva punto, perchè l' esercito francese di prima linea ascendeva a ·1 i0,000 uomini e quel lo prussiano, compeesi i Sassoni, a 183,000 (2) ; ma se anche fosse esistita, non avrebbe fornito una ragione sufficiente per espo:re le comunicazioni. La superiorità quantitativa non è sufficien te per costituire la superiorità della forza; e da ciò scorgasi se mal ci apponemmo col dire che era~.i parlato troppo della massa, poco della forza. l\la c10 non rio-uarda il punto del quale ci occupiamo. Quello o ' . . ' . che ci piace constatare è che Jom1111 istesso comincia col riconoscere che le comunicazioni di Napoleone erano esposte. Se non che, egli si affreLta a fargli sogg iuncrere che, oltre alla superiorità numerica, garantiva]~ la possibilità di tornare indietro da Gera, dico-

?a

(1) JoanN1: Vie politiqiie et militaire de Napoléon. Voi. , •. Cap. IX. . 0 (2) V. TnrnRs: Histoire da Consaktt et cle i~Empire. Voi. '7 • Secondo altri autori, la inferiorità numerica dell'esercito francese di prima linea sarebbe stata maggiore.

REALE

397

prire le vie di Hof, Nordhalben, Coburgo, p_er le qual_i. se fosse stato battuto, avrebbe potuto ritornare m Franconia. Ora,.così fatta possibilità era appunto molto problematica, dopo una sconfitta, e proprio perciò egli medesimo ha dovuto riconoscere, nella affermazione precedente, che le comùnicazioni erano esposte. L'uomo spontaneo che s'inspira alla guerra reale, ha detto di sì; ma tosto l'uomo artificiale che ricorda la terribile forrnola, ha soggiunto di no. E tra il sì e il no ove sen vola il vero? Nel Précisde l'art de lague·rre 1·itorna sull'argomento , e lo fa in modo da farci toccar con mano quali sieno i processi della scuola geometrica. Ivi si fa la st1·ategict sulla carta; ma questa carta non è neanche topografica, è un semplice foglio, un po' ingiallito ~alla mano del tempo, e sul quale sono segnate alcune lmee geometviche. Il Meno è diventato una retta orizzontale, il Reno e l'Elba due perpendicolari abbassate ali.e sue. estremità. La Saale, che i Francesi passal'Ono ed ebbero alle spalle durante la battaglia, è sparita. E_addio monti, addio strade, fiumi, foreste, e valor tecmco e morale. decrli o uomini! Questi sono divenuti sottil i rettangoli, . . che o stanno fermi o marciano e fan no convers1001, secondo linee punteggiate. E si dice: l'esercito francese possedeva i due lati della figura, il Reno · e il Meno, onde poteva separare i Prussian i dall'Elba, senza perdere le proprie comunicazioni col Meno, o colla certezza ·di potere riprendere quelle dirette col Reno, se queste col l\Ieno fossero state intercettate: Se il_Iettore esaminerà auenlamente il testo, s'accorgera che rn esso si fa astrnzione nientedimeno che della battaglia e dei suoi risultati. Parlasi della scherma strategica che la precede. Ma per giudicare se un'oper~zi?n_e s~ralegic_a è stata eseguita col r ispetto al primo prrnc1p10 d1 ,Jo_m101, -condizione sine qua n_on perchè l'autore la possa chiamar


LA GUERRA 398 buona, noi dobbiamo chiederci: nel caso di sconfitta, le comunicazioni sarebbero stale libere e sicure? (1). Abbandoniamo lo schizzo geometrico e prendiamo una buona carta topografica , sulla quale segniamo i due eserciti nel momento in cui quello francese passava la Saale; trasformiamo i rettangoli in uomini, e supponiamo che l'esercito prussiano, tutto raccolto e schierato a nord ed a sud della strada Jena-Weimar fosse r-iuscito a battere Napoleone. Jom ini dice che Napoleone « dirigendosi da Gera ad ovest verso Weimar, poneva il suo fronte d'operazioni avanti ulle tre strade di ·saalfeld, Schleiz e Hof, che gli servivano di linee di comunicazione, le quali eg li a questo modo copriva interamente» (2). Or la prima di tali strade passa per la sinistra della Saale e le t~L1ppe che l'arnssero seguita sarebbero state prese in fianco dal vincitore. A Napoleone sarebbe parso migl ior consiglio il ri pMsare la Saale e raccogliere i suoi corpi in un punto lontano dal nemico, p. e. a Gera; la qual supposizione è conforme a' suoi medesimi precetti (3). Di là avrebb.e potuto avviare _le 1

(-1 ) « Lo scopo essenziale di quest'opera è di dimostrare che esiste un principio fondamentale di tutte le operazioni della guerra, principio che deve presiedere a tutte le operazioni, perchè sieno buone. Esso consiste: ~· A portare, mediante combinazioni strategiche, il grosso delle forze d'un esercito successivamente su i punti decisi1•i di un teatro di guerra, e per quanto è possibile sulle comunicazioni dell'inimico, senza compromettere le propr-ie. » Tralascio di citare il segu ito - La formo la di :Macdougall è identica - V. .TOMINI: Pr-ecis., 4.-• partie, eh. lll. (~) V. .TOMINI Préci.--; de l'art de la guerre. ~,. pa.rtie, chap. lii. art. 2L (3) " Allorchè siete discacciati da una prima posizione, è necessario rannodare le vostre colonne abbastanza indietro da impedire che l'inimico le · possa prevenire, perchè ciò che può accadervi di peggio gli

399 sue truppe per le strade che per Schleiz e Hof conducono al ì\leno; ma sarebbero sla le sicure queste comunicazioni?. Rammentiamo che da Lobeda e da Kahla sulla Saale partono due strade, la prima delle quali si dirige per Roda su Gera, e la seconda per Ne usladt e Triptis va ad incontrare a Mittel Pollnilz la strada Gera-Schleiz. Anche questa seconda fra le tre strade, citate da Jom ini, avrebbe potuto essere contrastata dal vincilore, che vi sarebbe pervenuto prima di Napoleone. E questa m€clesirna strada Gera-Schleiz è quella che mena a Hof, salvo eh.e non si voglia fare un lungo giro e andarvi per Plauen; il che avrebbe allontanato i' Francesi dalla loro base, da Kro nach e Wurzburgo, senza distmggere la possibililì.l cli vedersi preYenuti in qualche punto, p. e. a Plauen medesimo. Lo schizzo geometrico ba ingannato Jomini, perché gli ha fallo credere che per ritornare sul Meno sarebbe bastato che i rettangoli indietreggiassero ricalcando !e curve punteggiate. Al suo ingegno, però, non è sfuggita la possibilità che i Prussiani sj gettassero fra Gera e Baireuth; ma tosto soggiunge che, in tal caso, « gli avrebbero aperlo la sua lineci pi'Ù natw·cile, la bella strada da Lipsia a Francoforte, o!Lre le dieci vie che menano dalla Sassonia per Casse! a Coblenza, Colonia e anche a Wesel » (1 ). E anche al mare del nord, sarei per dire. Simile assunto si può soslenere, quando si ragiona delle operazioni precedenti la battaglia; ma dopo una sconfitta? Non sarebbe stalo impossibile sfuggire, come non era per la- linea Gera-Bamberga; ma l\EALE

è che le vostre colonM sieno attaccato isolatamente prima della loro

riunione ». V. Commentaù·es de Ncipoleon premier - Tome 4"' Obser-vations sur· les campagnes cl'Italie, pag. 445, edizione dell'Imprimerie {mpériale. ('I) V. JoM1N1: Précis. F• partie, chap. II, art. 2"1.


~.oo

il limite della sicw'ezza sarebbe stato oltrepassato, tanto nella ritirata per Lipsia-Cassel, quanto per CTera-Bamberga. Un esercito battuto e inseguìto da altro, che non perda il suo contatto, non può così fa1!ilmen1.e involarsi e tentare larghi aggiramenti. Il vincitore, operando per la corda, può prevenirlo in un punto, pel quale deve passare e precludergli la ritirata. E non si comprenderebbe il perchè la geometria, che si è fatta valère cotanto prima della battaglia, non debba valere più nulla dopo la sconfitta. ~fa, a questo modo neanche i Prussiani esposero le loro ccimunicazioni ! Anch'essi avrebbero potuto. per l\'Jagdeburgo ritirarsi a Berlino, o pure avrebbero potuto passare l'Elba a valle del suo confluente coll'Ha ve!, e dirigersi sul basso Oder, a Stellino, ove vi sarebbero trovati io grado di ricevere aiuto da' Russi e marciare alla riconquista di Berlino. E J'a,1rebbero potuto, se non avessero avuto da fare con Francesi guidati da Napoleone. Qui sta il vivo della questione. Rovesciate le parti , ponete Napoleone e i Francesi d'allora al posto di Brunswick e dei Prussiani di allora, e giurate pure che questi sarebbero stati gellati sulle montagne della Boemia o nelle acque della Saale, dell'Elster, della l\lulda e dell'Elba. In tal caso non si sarebbe rifinito dal levare a cielo la prudenza e il genio del. capitano, che aveva con abili movimenti invitato l'avversario a compromettere le comunicazioni , mentr'egli poteva per Weimar, Erfurt, Bisleben, ùfagdeburgo ritirarsi comodamente e tranquillamente su Berlino. E forse si sarebbe avuta maggior ragione di dirlo . Il fatto è che entrambi gli eserciti esposero le comunicazioni, e, se non m'inganno, Napoleone istesso ne era convinto. Facciamo ·un po' di storia reale, per vedere come accadono veramente le cose in questo nostro mondo.

401

REA.LE

LA GUEHRA

j

Anzitutto è necessario toglierci gli occhiali C'he ci fornirono i commentatori. Andiamo alla fonte e cerchiamo di sorprendere Napole0ne nella Correspondance, nelle lettere sm·itte prima dell'azione, n~lle confessioni spontanee fatte sotto la pressione degli avvenimenti, quand'egli non poteva accomodare i fatti ed i motivi allo scopo di mostrarsi uomo prodigioso e capitano infallibile. I lettori conoscono i fatti della campagna del 1806; e però mi restringerò a ·tratteggiare una storia più intima, quasi direi il processo graduale che insensibilmente condusse Napoleone ad esporre le sue comunicazioni. Così noi ci accorgeremo che simili manovre arditissime non si tentano all'impazzata, e toccheremo C':on mano che la loro spiegazione non istà nei rapporti .geometrici e aritmetici, ma in quelli tecnici e mora.li, e sopratlutto negli ultimi. Il 29 settembre del 1806 Napoleone dirigeva al marescia llo Berlhier una lettera (1), dalla quale scorgesi che egli da Magonza guardava all'Elba come a suo obbiettivo. Scrivete al maresciallo Bernadotte che si ponga in marcia su Kronach, che faccia occupare gli sbocchi dei monti della Sassonia, mantenendosi sulla frontiera e prendendo una buona posizione per oltrepassarla; ditegli che faccia riconoscere le strade di Lipsia e di Dresda. L'aquila non si accontenta col dire che si riconoscano le strade che sono a destra della foresta di 'Turingia; ma vola col pensiero a Lipsia ed a Dresda. Scrivete, egli continua, al maresciallo Lefebvre, affinchè faccia riconoscere gli sbocchi dei monti della Sassonia e le strade di Erfurt e di Lipsia. Il suo pensiero torna indietro, a 'Erfurt, perchè egli non sa ove incontrerà

(4 ) Correspondance de N apoléon

ter. Voi.

~3·, N. rnS93.


LA GUE.RRA 402 l'inimico. La sola idea che da quella lettera trapela è che Napoleone voleva basarsi sul l'l!eno, sboccare in Sasson ia e marciare o verso l'Elba o verso Erfurt, secondo le circostanze. La scelta di quella base . era determinata dalle ragioni del p iù rapido concentramento delle sue truppe, collocate nell'alta Franconia, e della più pronta offensiva nella Sassonia; il che gli offriva la possibilità di tentare un aggiramento dell'esercito prussiano, di sbarrargli la via dell'Elba e di Berlino. Quella idea si sprigiona e determina nelle note che Napoleone inviò il 30 settembre al re di Olanda. « Mia intenzione è di radunare tulle le mie forze sull'estremità della mia destra, lasciando tutto lo spazio fra il Reno e Barnberga interamente sgombro, in modo da avere quasi 200,000 uomini riuniti su di un medesimo campo di battaglia. Se l'inimico sp inge delle truppe tra Magonza e Bamberga, io me ne inquieterò poco, perchè la min linea di ·comunicazione sarà stabilita su Fornhheim, eh' è una piccola piazza, e di là su Wùrzburg. Sarà dunque necessario che voi facciate passare per Manhe im i corf'ieri più importanti che avrete a spedirmi, e di là piglieranno lingua a Forchheim e giungeranno a me nel modo più si.curo». « La na tura degli avvenimenti che possono accadere è inci;tlcolabile, perchè l'inimico, che mi suppone colla sinistra al Reno e la destra in Boemia e che crede la mia linea d' operazione paral lela al mio fronte di baltaglia, può avere un grande interesse ad aggirare la mia sinistra, nel qual caso io posso gettarlo sul lleno » (11). Questa prim.a nota ha un'alta importanza, perchè ci fa penetrare nella mente di Napoleone e ci fa in-

REALE

tendere che egli, in quel momento, reputava probab ile· che l'inimico avrebbe manovrato in guisa da aggirare la sua sinistra, penetrando fra questa e il Reno, . nel qual caso e' l'avrebbe gittato sul Ileno . Di rado accade ch'egli non parli di gettare e ,li battere . Anche dalle istruzioni al maresciallo l\forLier ('I° ottobre) (1) scorgesi che egli credeva possibile un attacco vers0s il Reno o il basso ~1eno; e però gl' ingiungeva di scaglionare il suo corpo fra Magonza e Francoforte, ma, di essere prudente e non fasciarsi tagliar da Magonza. Se i falli si fo ssero svolti secondo quelle previsioni, Napoleone, nel caso di sconfitta, si sarebbe potutoritirare sulla base del Meno contrassegnata da' punti cli -wurzburgo, Damberga, Forchheim, Kronach. La sua posizione · non sarebbe stata invidiabile, perchè l' esercito prussiano poteva sbarrargli le naturali comunicazioni colla Francia; !TJa via, egli ritrovava una base artificiale, precedentemente apparecchiata. E però egli aveva ben ragione di scrivere a Berthier, nel medesimo giorno 30 settembre, che quelle posizioni assicu1·avano le sue spalle (2). L' idea di andarsi a ficcare tra !'esercito prussiirno e l'Elba, in condizione simi le a quella dello scontro di J ena, non esisteva punto in quel momento. Ciò che esisteva era ehe, dopo sboccato in. Sassonia, per la destra della foresta di Turingia, egli disegnava o volgere a sinistra verso il Reno o correre· verso l'Elba, . essendo probabile che l'esercito prussiano, 1'ipiP.ghi su Magdeburgo, pe1· difendere lei sua capitale (3) .. A quell a possibi lità come a questa probabilità rispbndeva la base del Meno. Del resto, la vaporosa atmo-

(l) N. ,109:2.6. (~) V. Op. cit., N. 40920, prima nota.

403

(2) V. N. ~ 092A. {3) V. N. ~ 0920, sèconda nota.

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404LA GUE llRA sfera della guerra distrugge ogni contorno netto che al futuro si voglia dare. Ma un r~ggio di luce fosca penetra altraverso di quei vapori e fa esclama r~ a Napoleone: « E se m'accadesse qualche grande scia-: gura, io batterò i miei nemi~i. quando, a~che n~n m1 rimanessero che 50,000 uomini; perche libero di manovrare incli7)endentemente da qualunque linea d'operaz·ione e tranquillo su i punti più importanti de' miei Stati, avrò sempre risorse e mezzi» ('i). Ecco la guerra reale! Il gran capitano, in un getto d'ispirazione spon~ tanea, intravvede i pericoli de)la sua manovra, non s1 cura più del nome della terra che gli sta alle spalle, e non fa assegnamento che sulla fecondità del suo genio e sulla punta della sua spada. Gi uoco disperato, che non si può escludere assolutamente, ~na ~he. è ~m~ossibile inquadrare nelle regolari co1~b1?az101~1 .d1. Ime~ disseccate. Che diventa tutto il frasar10 d1 Jom1 m dinanzi a questa vivente realilà delle cose? La base sarà dovunque il soldato mangia e dor1~e;. I.a linea d'operazione ovunque cammina per aprirst 11 varco; e so~amen te la pugna sanguinosa Io ricondurrà ;n Francia. Lo ricondurrà? Napoleone si trnsportò da Magonza a Wiirzburgo, e il 5 ottobre scrisse al maresciallo Soult. 'Egli non faceva rimanere i suoi luoO'oteneoli nell'ignoranza assoluta. o di quello che divisava fare, o almeno di quello c!1e 1 loro colleghi operavano; e però serivendo al maresciallo Soull O'li espose tutto il movimento logistico dell'esercito (;), del quale movimento Bamberga era il punto centrale (3).

(1) V. N. ~0920. \2) N. ~ 094~. (3) N. ~ 0929.

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llEALE

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L'esercito doveva avviarsi m tre colonne per le strade che menano dalla. Franconia in Sassonia, per la destra della· foresta di Turingia. Il corpo di Soult doveva formare, con quello di Ney e con 10,000 Bavaresi, la destra dell'esercito (50,000 uomini); Bernadette, Da vout, la maggior parte della riserva di ca-. valleria e la guardia, il centro (70,000); Lannes e Augereau, la sinistra (40,000) . Le vie di marcia erano le seguenti: la destra per Baireuth a Hof; il centro per Kronach a Lobensteiri e Schleiz; la sinistra per Coburgo e Grafenthal a Saalfeld. Da quel gran generale che era, Napoleone andava incarnando il suo disegno, senza rendersi schiavo di soggettive fissazioni . Egli non prescrive a Soult ciò che dov1:à fare, dopo che sarà giunto a Hof. l'otrà proseguire su Plauen, o appoggiare un po' :'erso .il centro, secondo le notizie che avrà intorno a1 moVImenli del nemico. Ma, . soggiunge, da tutte le informazioni che ricevo argomento eh' egli sia col grosso. delle forze a Erfurt e che se farà movimenti saranno diretti contro la mia sinistra. Il suo pensiero balza a Dresda, ond'egli delta queste parole: « Vous pensez bien que ce serait une belle affaire que de se porter autour de celle piace en un bataillon carré de :200,000 hommes, Cependant tout cela demande un peu d'art et quelques événements ». Il concetto di aggirare l'esercito prussiano, allontanandosi dal Meno e precedendolo sull'Elba diventa sempre più chiaro; ma Napo leone, cauto nell'ardimento, aspella gli avven imenti per decid~rsi, e coll'arte attende a prepararli. Quanto è graduale la genesi delle più rapide risoluzioni! Gli avvenimenti però egli li aspettava piuttosto verso Ja sua sinistra. Credeva l' inimico col grosso a Erfurt, ed allora anche facendo, come fece, un movi mento di conversione a sinistra, con Gera per punto


406 LA GUERRA -centrale, poteva sperare di guadagnare spazio di là. dalla Saale, verso We imar, nel qual caso le linee di comun icazione colla base artificiale sarebbero stat,~ meglio coperte e le spalle dell'esercito più allontanate dal fiume. Ch'egli mirasse a codesto si può indurre <la un itinel'ario logisLico, a cui si dà la data del 1O. In questo itinerario, scritto di proprio pt1gno da Napoleone, scorges i chiaramente ch'egli intendeva passar -la Saale a Kahla, Jena e Oornburgo, e muovere su Weimar e Mellingen {'I ). · Ma ciò non toglie ch'egli sia ancora incerto sui mo vimenti a·el nemico. La. notizia della r itirata di '1000 nem ici da Plauen su Gera non gli « lascia più alcun ,dubbi'o che Gem sia il pnnto di 1·iimione clelt' eserC'ito nem1.'co . Dubito che vi si possa riunire prima di me. Del resto, in giornata riceverò notizie e avrò idee più precise (2) >> . Egli andava cercando l'inimico e non aveva preso definitivamente il suo partito. ~lo tto diversa è la storia reale da quella che ci dipinge Napoleone, il quale a Parigi concepisce con precisione tutto il piano della campagna del 1806 ! In somma, o Erfo rl o Gera, spingiamo avanti il carro; ·le informazioni e gli avvenimenti ci daranno consiglio. · E gli avenimenti e le informazioni furono tali da .i11cuora.re Napoleone, e da risolverlo . a violentar la. fortuna. I felici combattimenti di Schleiz e di Sualfeld (3), le notizie ch'egli riceve sugl'incerti movimenti ,del nemico (4·), sui dissidi del quartier generale prus1

(1) N. rn974. (2) N. 40977 - P. S. (3) « Due o tre vantaggi di questo genere schiacceranno l'esercito prussiano, senza necessità forse d'una battaglia generale » (N. 40983).

(4) o: Sino ad ora, essi dimostrano bene la loro ignoranza dell'arte --della guerra, (N. rn982).

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siano (4) gl'infondono una fiducia che non ha limiti e che si traduce nella marcia su Jena e Naumburgo. Qui abbiamo un complesso di determinanti estrinseci, che creano un fatto morale, il quale è come calore che si risolve in moto e solamente in moLo . Come po trebbe pensare ad altro che a mariJiar clritto al nemico (2), se egli lo crede in 'preda alla maggior co:1fusione? Questa è la sola e vera ragione per cui si potrebbe diee che Napoleone nori credé di aver nulla a temere per le sue comunicazioni~ ma questa gi ustifi.cazione appartiene al dominio delle cause morali, e la geometria e la topografia non ci hanno nulla a vedere. Ben s' appose e però merita il nome di grande generale; ma era impossibile che i Prussiani gli venissero sulle comunicazioni? Dopo il folto, dicesi di no con la maggior tranquillità: prima, il dubbio agita i bassi fondi degli spiriti più calcolatori e delle anime p·iù impavide . La improbabilità di un simile tentativo e la fiducia nel proprio esercito e nel proprio genio fecero tacere il dubbio e produssero la calma nell'ardimento. Ma se t'inganni? Vengano pure sulle mie comunicazioni, io li batterò. 1~ se le sorti della battaglia volgeranno avverse? Ritornerò in Francia con 50,000 uo- . mini. Cerlamente? Quale mente umana può credere di. aver afferrate tutte le possi.bilità dell'avvenire, quale carattere può aver la certezza di d0minare il futuro? I grandi capitani non sono degli Arn leti: ragionano, ma non troppo; calcolano sulle probabilità, ma operano con sicurezza. (1) « Tutte le lettere intercettate dipingono il consiglio del Re come lacerato da opinioni diverse, sempre deliberante e non mai d'accordo. L'incertezza, l'allarme e lo spavento sembrano succedere già all'arroganza, all'inconsideratezza ed alla fo!lìa » (N. ,1 ons7), (2) N. rn99B .


408 LA GUERRA Una teoria, che volesse tutto ridurre a precetti assolu ti o a regolari combinazioni di grandezze moteriali, creerebbe gli Amleti della guerra. I colpi della guerra non verrebbero mai a tempo, e si ucciderebbero i Polonj, non si allerrerebbe!'o gli Stati. Sim ile teoria, se volesse essere con:;egue11 Le, dovrebbe porre l\foreau in cielo, Carlo XU all'inferno e tutti i gra_ndi capitani nel purgatori o. La teoria della guerra reale non deve escludere che « all a gu erra vi sono mo menti , in cui nessuna consideraz1:one dfwe controbilanciare il vantaggio di prevenire l' inimico e di alla'Ccarlo pel primo » (I). Che la mano vra finale di Jena non fosse di quelle, che si possano far entrare nelle forme compassate d'una teoria matematicamente corretta, è un fotto che Napoleone istesso non negava, quando da Gera dettava il 3° bolletLino (13 ottobre) « Il Weser, ove l'inimico aveva costruito bauerie, la Saale, che esso pretendeva parimente difendere, e gli altri fiumi sono girali quasi come l'lller nel passato anno; di sorta che l' esercito francese co::iteggia la Saale, a vendo Ie spalle al l'Elba e marciando sull'esercito prussiano, il quale, dal canto suo, ha le spnlle al Reno; posizfone abbastanza bizzarra, dalla quale debb,rno nasce re avveni menti d'una grande importanza ». Una posizione bizzarra non è una posizio11e correua, ammeno che anche il dizionario non sottilizzi sulle parole. La differenza fra Napoleone e il suo avversario non istà adunque nella posizionf', bizzarra per entrambi; ma piuttosto in quesro: Napoleone aveva grandi ragioni per ten1are un colpo arJito e lo tentò con avvedutezza; Bruoswick, o chi per esso, non aveva nessuna

(t) V.

a• bullettino del grand'escrcitc, N. -14 009.

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ragione per mettersi in un mal passo e vi si pose nel peggior modo, cioè rompen do il fascio delle sue forze . Napoleone poteva adunque dare la battaglia di Jena, che, secondo la formula esclusiva da me esam inata non avrebbe potuto dare. Manovre come quella di ,lena' non si possono consigliare in via normale, ma non si debbono escludere in un principio, che si denomina principio fondamentale di tutte le operazi oni della guerra, base imprest.:inclibile di tutte le operazioni degne del nome di bu,one. La manovra di Jena fu oitima, cioè effir.acissima, appunto perchè Napoleone fo rzò la mano alla regola, senza ribellarsi al principio so mmo di applicare la super·iori·tà della forza sul punto decisivo. Questo è il principio che non si viola mai impunemente. Jomini, in una nota mollo concisa e abbastanza invisibile, osserva che se molte imprese sono riuscite, quantunque eseguite contro i principii; ciò non é accaduto che nel caso in cui l'inimico se ne allon tanò anche di più, e non mai quando operò bene. Or siccome é questo il fatto più ordinario nella guerra, così abbia mo dritlo a pretendere ch e non ci si imponga come pl'incipio fondamentale della guerra reale una formola che fa astrazione da alcune facce della real tà.

Riguardo alla manovra del 1800, citala dall'autore dello studio sulla battaglia di Gravelotte, io sono interamente d'accordo con lui che con essa Napoleone eseguì un vero cambiamento di linea d'operazioni, per il quale, se fosse stato battuto, avrebbe potuto ritirarsi µel Sempione o pel S. Gottardo sult' armata del Reno. Non bisogna dissimularsi però, che anche in quel caso Napoleone corse pericolo, perchè sparpagliò molto le divisioni che aveva sul teatro strategico, mentre errava ANNO

xxi,

VoL. 1.

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incerto alla riceréa di Melas; si pre,;entò sul campo di battaglia con lieve inferiorità numerica, e; nel caso di sconfitta, avrebbe dovuto effettuare il passaggio del Po incalzato dal vincitore. Quando si esamina la di. stribuzione delle sue divisioni, si scorge che la ritirata pel Sempione o pel Gottardo non sarebbe stata improbabile; ma non bisogna neanche rep Dtada una facile impresa. Salvollo soprattutto il valore tattico e morale dell'esercito, dal quale egli poteva anche aspettarsi la rivincita dopo la disfalla, e la riunione colle truppe retrostanti. Senza di ciò, le sue combinazioni strategiche sarebbero state considerate dalla stor ia come una splendida follia e di lui si sarebbe dello il peggior male del mondo. Di fatto, il maggior torto di Brunswick al ,1806 fu di lasciarsi and.J.re sulle naturali comunicazioni un nemico come l'ese,rcito frances\;, guidato da Napoleone, e di non accorrere al ·cannone di Jena, mentre mar·ciava verso la stretta di Koesen. Schmetlau non era Desaix! E q1.~ando Grouchy fu Schmettau, i demolitori di Napoleone intuonarono il loro inno di gioia e scoprirono innumerèvoli errori in una campagna che Napoleone diresse così bene come le altre. I coefficienti d'importanza dei valori tecnici e morali non solo non debbono essere obliati, ma debbono occupare il primo posto, e la battaglia deve venire considerata come il vero perno delle operazioni strategiche . In quella vece la scuola di Jom ini concentra la sua attenzione sulle astratte combinazioni di lin ee e di punti; nel suo lavorio d'astrazione lasc ia evaporar . la geografia; scorda la battaglia, e ragiona, a proposito del '1800, così: « Avendo Napoleone i due punti second~rii di Casale e di Pa".ia dal lato del S. Bernardo, e quelli .di Savona e di Tenda dal lato dell'Appennino, aveva, in caso di

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rovescio, tutti 1 mezzi per riguadagnare il Yaro o il Vallese » (1). Parrebbe incredibile, se non fosse vero I Che un esercito francese battuto nella pianura di Ma reno-o nelle condizioni dei 1800, potesse ritirarsi per Cas~I; o per Savona, cioè per punti che sono dietro la fronte s~r~tegica del vincitore, è cosa che riesee iocomprens1bde. Quando Jomini scrisse quel periodo fu abbandonato dalla geografia .e persino dal la geometria. Solo per aria Napoleone avrebbe potuto andare colà, salvo che non s'ammetta nell'inimico un'assoluta immobilità. Come poi Pavia si colleghi còl S. Bernardo n_on è cosa da .potersi comprendere- con facilità. ~la, r ipeto, con rag ionamenti simili, si può sostenere che anche Melas aveva le più sicure comun icazioni di questo mondo. Egli sì, ·poteva per Valenza passare ~ulla sinistra del Po, coperto dal Tanaro, pigliare 11_ largo e dirigersi al Ticino; egli sì, poteva più facilmente per la valle della Bormida muovere su Savona, ove si sarebbe congi unto alla squadra inglese. Intanto dicesi che Melas espose le sue comunicazioni e Napoleone, no; quegli non si poteva ritiral'e in alcun modo e ::ruesti dappertutto. Il fatto è che Napo leone op~rò meglio di Melas, soprattullo perchè lo battè. :M:igltore strategia fu quella che seppe riuuire sul campo di battaglia maggiore forz;a . . . È ornai tempo di com inciare a discutere i nostri vangeli, se non vogliamo esser vit.time di false credenze. · Quando l'arciduca Carlo ~ostruì i .suoi teoremi strategici, noi1 mancò di avvertire che nella guerra « il conìplesso degli avvenimenti non si calcola soltanto 1

(1) V. Jou11'i1 : Précis - : 1re pa~tie - Ch. III, art. ~H.


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sulla lunghezza d~lle linee, ma sul tempo che s:'i mpiega a percorr~rle » (1 ). Su di un foglio di carta, su di una piazza d'armi la guerra è, di fatto, un calcolo di geometria piana; ma sul terreno, lo spazio si risolve benanche in tempo. Lo spazio si riempie di strade, di monti, di fiumi, deserti, mari, stagni, città, popolazioni, risorse alimentarie e simili, che presentano buone o cattive posizioni, agevolezze o impedimenti alla manovra; e la distanza a percorrere da un punto all'altro si risolve in un calcolo di marce. Codesto calcolo concreto, mediante i fattori del terreno e delle marce, costituisce in parte la guerra reale. Introducendo tali fattori negli anzidetti teoremi geometrici, noi li vediamo mutare radicalmente, come le formo le \ della meccanica pura. Per il che Dufour si vide con1 dotto ad affermare che il metodo geometrico, buono \ per la tattica, era meno applicabile alle combinazi?ni J strategiche (2). Si potrebbe osservare che nella tatttca è buono in certa misura assai ridotta, massime col modo di combattere di oggidì; ma non allarghiamo la questione. Osserverò piuttosto che se nel calcolo di probabilità della guerra introduciamo, oltre al tempo, i fattori morali, noi vediamo cangiarsici stranamente le carte in mano. Dal che non credo s'abbia da trarre· la .conseauenza che a nulla valsero quei teoremi; ma o che si debbano . ritenere per quello che valgono . I creatori . del metodo geometrico fecero fare un passo alla teoria della g uerra, anzi posero la strategia a camminar sulle gambe; rna, per quella · tenerezza che ciascuno ha verso il sistema di cui è creatore, volentieri trasportarono nell'esame delle situazioni reali gli astratti procedimenti di quel metodo. Nessuno contesta '

(1} AncrnucA CARLO: Principii della strategia. Voi. -I'. çap. ,1•. (2) DuFOUR: Cours de tactiqv.e. Cap. l '.

H3

-il diritto di •ridurre una manovra strategica a schi~zo geometrico, come un mezzo sempl ice per chiarire il problema delle posizioni reciproche; ma con tutta la forza dell'animo dobbiamo combattere quel funesto abito intellettuale , derivato dall'abuso dell'astrazione, mediante il quale si giudicano i fatti accaduti e si ,elaborano i piani di guerra col regolo delle grandezze matematiche. L'autore dello studio sulla battaglia di ·Gravelotte non solamente esamina i fatti con giudizio ,èoncreto, ma combatte, a proposito delle posizioni ,centrali , il medesimo andazzo che io ho combattuto; e cosi mi fornirà un alLt·o esempio da aggiungere a .quello che ho recato di sopra .

IV. Ciò posto, credo che l'autore ed il sottoscritto sono,

in fondo, pienamente d'accordo intorno alla teoria delle · manovre sulle comunicazioni. Nei casi in c ui le condizioni materiali e morali degli eserciti avversarii si pareggiano o quasi, non debbonsi esporre le proprie comunicazioni; ma nei casi di grande sproporzione di forza materiale ·e morale, si. può tentare un a·ggiramento, col dispr.ezzo di qualche minaccia contrn di quelle. Quando si ha la ventura di comandare un solido e valoroso eserc ìLo, quando la strategia ha saputo farlo trovare ben riunito nel raggio delle ostil ità risolutive, e quando si lotta contro un esercito di forza inferiore, si può commellere qualche bizzarria. La tattica ripar.e rà a tutto. i\la la strategia non deve fare il viso arcigno e trattenerla. Anzi deve darle la spinta iniziale. Si sa che chi aggira esponesi, nella maggior parte dei


,t,1 .i,

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casj, ad essere aggirato; ma chi aggira con quella superiorità di fo rza che proviene da un complesso di fatlori, ha più ragioni per sperare in un immenso trionfo che per tem ere un corrispondente rovescio. Così fatte manovre · aggiranti o s'iniziano· sin dal principio della ~ampagna, come quelle di Napoleone, c?olrassegnate èlai nomi di Marengo, Ulma, Jena, o s1 veggo no lentamente prodursi nel corso della incominciata campagna, come quella dei Tedeschi a Metz.. M,a n~ll'_isLesso primo caso si scorgono gradazioni. L aggiramento accompagnato dalla scelta d'una mrnva linea di comunicazione con altra base (\Uareno·o Ulma ' \ b ' ' Jen~~, ~uo formare oggetto. d'un piano elabo,ralo negli uffici della capitale; ma l'aggiramento, con esposizione di qualsiasi o naturale o artificiale comunicè:lzione come finì per essere quello di Jena, è ~n fatto che ~i produce anch'esso nel corso della campagna, in modo lento e gr~d uale. Solo un matto potrebbe, "in condizioni normali, andarsi a mettere di lancio sulle comunicazioni del nemico, senza aver sicure le proprie. E. la so la differenza fra Jena e Gravelotte è che NapoJ~one iniziò la campagna eon l'idea preconcetta di aggirare sol tanto e dal.la forza delle cose fu tratto ad espo rre le proprie comtinicazioni, dove che jn Moltke e l'una e l'altra idea nacquero gemelle, dopo le prime battaglie e sulla soglia d'nn altro campo di sicura vittoria. Piani d'aggiramenti precon1;etti, come quelli di Napoleone, sono figli di conseguìLi trionfi, che accrescono l'ard ire dell'animo e gli fanno porre in non cale alcuni pericoli, non impossibili. Posso ingannarmi, ma credo che Napoleone non avrebbe 9perato come al '1801), senza il ricordo delle campagne del 4796 e ,17\J7; non avrebbe fatto Ulma, senza Marengo, non .Tena senza Ulma; non si sarebbe spinto a JHosca, e mal gliene incolse, senza l'assillo cli quelle passale vittorie; non si sarebbe fermalo

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cotanto sulla linea dell'Elba, nel ,J813, senza che Lutzen eBautzen destassern in lui più il ricordo di Marengo, Ulm a e J'ena t;he non quello della Beresina. Veggo una serie di avvenimenti, i cui tèrmini sono strettamente connessi e rappresentano una gradazione di ardimento sempre maggiore, sino a che l'ardimento, divenuto temeriLà, il gran .capitano rovinò a Lipsia e fu costretto a passare sul corpo dell'inimico ad Hanau . Quante cose vorrei dire per spiegar:e questa fatai catena di avvenimenti; ma cebbo frenarmi, per non -sconfinare dal.,. l'argomento. Dico soltanto ch'è vano voler trovare la loro spiegazione con un semplice calcolo di quantilà numeriché e con una semplice combinazione di linee geomeLriche, · fac endo astrazione da quei rapporti poliLici e psicologici, ne'quali sta il loro maggio re essere; e dico che a ,Tena, come nelle manovre che s'imperniarono in Dresda, egli faceva a fidanza col suo esercito e coi suo genio, e però non solo non si spaventava di cor. rere qualche pericolo, ch'egl i credeva poter dominare, ma pr ima di comballere non parlava che di battere; e dico che nel primo caso, possibile era i}. pericolo, probabilissimo il trionfo, ond'cgli operò bene, dove che nel secopdo operò male, perchè il pericolo era probabilissimo, il trionfo appena possibi le. Strano in apparenza: espose più le comunicazioni quando meno lo doveva. Il destino del conquistatore aveva sottoposlo il geni o del capitano! Nel caso di aggiramenti, come quello di Metz, noi non abb iamo la chiara esecuzione di un disegno concepito assai prima; ma una graduale successione di atti, determinali dalle vicende deila situazione. Un esercito ha haLtuto alcuni corpi, ha scosso il morale dell'esercito nemico. E' lo segue, questo si ritira in gran parte su cli un campo trincerato. Con un altro com battimento cerca rattenerlo, come col1,1i che a.fferr;;i. per le falde


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4~ 7 colo dei possibili . pericol i e sia largo quello dei probabili vantaggi; a condizione ch'essa ·venga eseguita da un esercito, ·il quale molto probabilmente conquistèrà la vittoria, e certamr.nle saprà incutere quel rispetto di sè che neutralizza i graudi pericoli. La snddetta forrnola , concernente la manovra sulle comunicazioni, sebbene più larga, non potrebbe neanche presumern di abbracciare tutti i casi particolari della ·g uerra . reale. Con essa si. verrebb e ad escluder~ altro gruppo e forse altri gruppi di fatti. Per ·esemp10 non solamente l'esercito più forte, ma anche il più debole pol!·ebbe minacciare le comunicazioni dell' inimico, esponendo le proprie; il primo sospinto dall'ard imento del vincitore, il secon<lo dalla disperazione dello sconfitto. Così fece Napo leone nel ·1814, quando non temè di scoprir Parigi, sperando di trarre a sè gli alleati. Non riuscì ad arrestare la marcia, perchè l'altalena della storia aveva fatto discend~re Napoleone a livello di Lus ignano; ma in altri casi una mJnovra simile potrebbe, non dirò conseguire una viuorrn, ma affrettare la pace e servire ad ouenerla a migliori condizioni. Avere l'abisso dietro le spalle può in alcune eir~ coswnze essere una fortuna Nel vinto svrgli asi il c:oraggio della disperazione, e nel vincitore la ritrosia di metterlo alla pl'ova. Se questo ha interesse a finir la guerra, se non tT'ova il suo tornaconto nell'esporre l'esercito a gravi perdite, è più ' probabile che scenda a palli con nemico temerario e disperato, anzi che con nemico tim ido e volgare. Quanto è mul 1ilorme la realtà! E com'è difficile incastrarla in una formo la ! REALE

LA GUERR:A

dell'abito l'avversario ehe Lenta scappare. Riconoscendo che il proposito di sfuggire supera quello di resistere, , l'assalilore fa un rapido movimenlo a sinistra e prende per un braccio quel corridore, il quale si ferma ed appicca la zuffa. I due lottatori stanno, immoto l'uno, in movimento girevole l'altro, di guisa che questi riesce a porsi di fronte a quello: dopo un'ostinata e sanguinosa pugna, lo getta in un pozzo. Certamente l'assalito con un vigoroso urto offensivo avrebbe potuto fraçassargli la spalla destra, e poi, chi sa ? svincolatosi, porgl isi a tergo e dargli il gambetto; rna era cosa assai, assai improbabile. Il vincitore non gli si fe'sopra a faccia a faccia, se non quando se lo sentì a poco a poèo mancar di sotto. li grande attorniamento strategico fu immediatamente prossimo, anzi sposossi co ll'azione tattica . In così fatti casi, lo sprezzo del pericolo è ard imento, non temerità.

Il doppio aspetto, sei;ondo cui abbiarno or ora guardato la manovru sulle comunicazioni, potrebbe dar luogo al la cosrruzione di unaformola più larga di quella comunemente accettata, di una formola che suoriasse cosl: « A pariUi di condizioni o quasi, non esponete le vostre comunicazioni; ma quando potete calcolare su di una superiorità di forza tale da assicurarvi la vittoria, esponetele pure, se è necessario . » La teoria, nella sua rigida severità, non potrebbe parlare div,ersamente; ma siccome nella pratica assai di rado si può calcolare mediante assolute certezze, e si deve ragionare su possibilità e probabilità. cosi la teoria è costretta a fare atto di condiscendenza, ed a conlf:ntarsi di affermare che un'operazione militare, condannata: dall a teoria pura, è giustificabile, a condizione che essa si produca in un mezzo nel quale sia ristretlo H eir•

Simili deduzioni, tratte dai fatti della guerra reale, debbono diventare il solido fondamento d'una teoria pratica..


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LA GUEnRA

I grandi capitani, quando rag ionaronq, della guerra, se-· guirono spesso questo indirizzo e raramente sollevarono ad assoluto principio ciò che può essere o non essere . Guardarono all'essenza e non si lasciarono distrarre dal fr acasso delle forme convenzionali. Napoleo:ne, che quasi mai trasportava la boutade dal campo politico in quello del la teoria della gue rra, non ha certo necrato che i grandi capitani esposero qu alche volta le loro cornunir.azioni, nè ha cercato di giu stifi- · carli co l <lire che tutto procedè secondo le note regole della teoria della guerra idc11le. « Ales-,andro merita la glorin di cui gode da tanti secoli e fra tanti popoli; ma s'egli fosse stoto battuto s ull'Isso, ove l'ese1·cito di Dario era in ballagli a sulla sua linea di ritirata, colla sinistra a' monti e la destra al mare, mentre che i Macedoni avevano la destra a' monti, la sinistra al mare e i! passo di Cili cia alle spall e! Ma s'egli fosse stato battuto a Arbela, col Tigre, l'Eufrate e i deserti alle spalle, senza piazze forti , a novecento leghe dalla Macedonia I Ma se fosse stato battuto da Porus, allorchè era addossato all'I ndo! » (1) . Quante rego le viol ate, e quante vittorie I Le regole dunque non valgono? Ma no, valo-ono in certi casi. Tutte quelle operazion i, che no n pie;avano ma spezzava no le regole ordinarie, costi tuiscono pur nondi meno un genere di g nerra che Napoleone, co n molta profondità, denominò metodico. Non era il metodo formale e ped antesco, mo quello sost~nziale e largo quanto la rea!Là della v,ta. Alessundro, come Annibale, come Cesare, rimasero fedeli c1gli stessi principii, soggiunge ~apoleone. Cioè? « Tenere le l'orze riunite, non essere vulnerabile su di alcun punto, por-

(~) V.

.i'1émOil'eS pour Se1'VÌ1' à l'Histoir e de Napoleon . Tome 2'"", VW Note, Do la guerre oO'~nsive,

llfoN THOLON~

France, sous

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tarsi con rapidità su i punti importanti, rimettersene ai mezzi morali, alla riputazione delle armi, alla paura che s'inspira, ed anche a' mezzi politici, per mantenere nella fedeltà i propri alleati e nell'obbedienza i popoli conquistati » (1 ). Qu esta è teoria della guena reale. Non essere vulnerabile in alcun punto non vuol dire al certo che non vi si possa pigliar questo o quello; ma che si sia in grado di farlo pagar caro. Adagio, o miei buoni lettori. Vi sono certe cose che i oTanùi cap itani ed i saldi eserciti possono fare, ma t, dall e quali è meglio che altri s'astenga. Non vog1·ramo fare una teoria solo per questi, ma non dobbiamo farne neanche una splamen te per quelli.

V.

Ora <;he ho espli calo il mio pensi ero riguardo alle manovre sulle comunicazioni , posso esser più breve nel difendere quello che ho sosten uto rispello all e linee interne. Fo ritorno all'autore dello studio su GravelotLe. Eo-li stesso deve ·ammettere che non ho negato le pro·· o . . . prietà delle linee interne. Nè ho taciuto che Jom1m aveva posto in e/darci l·uce cosiffaue proprietà. Per negarle, bisognerebbe chiudere gli occh i alla luce delle più belle operazioni napoleoniche. Quello che ho voluto combattere é la tendenza ad elevare ad assoluto la manovra per linee interne, ad imporre questa manovra contro un esercito divi so in frazioni o armate,

(4) v. Mor.rnotoi'l: Jlémoi,-es pow• servii' à l' Histoire ~ France, sous Napoléo n . Tome 2"", 'Vll' Note, De la guerre oJTens1,·e


420 LA GUEI\RA :ad escludete che si possa in tal caso operare diversamente che per linea interna, a formulare come unici pl'inc ipii sommi quell i che recisamente escludono le manovre per linee convergenti, la tendenza che scambia il mezzo cojlo scopo. Più che a' libri guardo all'uso, e questo mi avverte che que lla tendenza esiste, così. che la formo la di Macdougall m'è servita,piuLtosto come una buona occasione. 'Non credo mi si possa n~gare il dritto di coglierla. Anche i\Iacdo ugall , nel corso del suo bel Iibro, non trascurn di trarre iri iscena gli ove, i quando, i ma e i se , come Jomini; ma sul frontone della porta d'jngresso ci stanno tre formole taglienti, le quali par che di cano: chi noµ è tuuo con no i, non entri nel tempio di l\Iarte. Il nostro critico lascia intendere che, nel discutere la teoria della guerra o almeno nel formu larne i prineipii, io abbia soggiaciuto all' influenza delle odierne campagne dei 'l edeschi. Certo ne ho tenuto gran conto. Ma vuol che gli dica il vero~ A me pare che gli sc rittori r,he vissero a' tempi di :Napoleone, e quelli che sorsero immediatamente dopo si siano fissa ti di troppo sulla manovra centrale e'rabbiaoo fatta valere con esclusione delle altre; tanto che alcuni lrnnno fa tto emrare solamente essa nel frontone di quel tempio, che a giudicarlo·così pare debba essere molto angusto, mentre chi vi penetra, senza preoccupazioni esclus ive, 16 trova d'una maravigliosa vastità, e vede muoversi in esso svariati gruppi di forme guida ti da fless ibili regole. L'autore giustamente obbielta che jl principio generale secondo il quale devesi operare per linee in terne, contro il nemico che ope ri per linee esleroe, riposa naturalmente sul la possi bilità di farlo. Ma gli è appunto s u di ciò che riposa l'equivoco creato dalle formo le dommali"he ed imperative. L'autore converrà meco che .alcune volte è possibile, ma non vantaggioso di ope-

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rare per linee interne . Un ostacolo naturale divide l'esercito, che si prepara a pigliar l'offens iva, d.a qu~llo che, separato in due armate, aspetta sulla d1f~ns1va . Alcune strade solcano l'ostacolo e sboccano m una posizione intermedia a quelle occupate dalle due masse· nemiche. Qui c'è la possibilità di una manovra centrale, se per pos::;ibilità intendesi, come pare, quella di segni~·e la direzione di alcune strade, la direzione di una data linea d'operazione. E chi guardasse so ltanto a'. 1:ap~ porti geometrici fra la linéa d'operazione e le pos1Z1om del nemico, potrebbe lasciarsi sedurre ad avviare l'ese.r-cilo per quelle strade. Se operando così faccia. bene 0 male è cosa che dipende dal rapporto quanl1tat1vo e qualitativo fra gli es~rciti c?ntrapp?sti, e dal rapporto fra il numero dei propn solda ti ~,. q ~1el.lo d:lle strade da percorrere per sboccare e rwni1·st, pn.ma che l'inimico possa riunirsi esso per battere parll tamente i corpi o le armale operanti. Se l'esercito è numeroso e le strade sono poche, e se l'inimico è vigi le ed attivo, la posizione centrale non pure è ineflìcace a dar Ja villoria, ma potrebbe diven tare grandemen te funesta:: Essa non permellerebbe all'invasore di far massa , po1che la coda delle sue colonne sarebbe ancora di qua dal, l'ostacolo, men tre la testa sa r~bbe di là, e non offrirebbe il compenso che le lin ee convergenti presentano, · di distrarre cioè l'allenzione·dell'in imico da un solo obbiettivo ' e rivolo·erla su parecchi. In un caso simile. la o linea d'operazione interna potrebbe essere seguita;. ma quello che. non sarebbe possibile, anche presup.ponendo nei due eserciti la parità del num0ro e del vigore, è il conseguimento de llo scopo, cioè.di ~penne a massa contro le frazion i pell'iuimico . :Meglio v1 po trebbero provvede!'e li nee esterne e converge,nti, con tutti i loro pericoli, perchè l'ostacolo sarebbe prn prontam:nte oltrepnssato; e il riunirsi in pianura è cerlamente prn fa-


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cile che il ricoogiungere la coda colla testa, separate da più giorni di marcia a traverso un naturale ostacolo. l\Iassime con armate di 100,000 uomini, come le nostre, si può sperare che ciascuna trovi, nella sua forza e ri spettabilità, il tempo che all'altra serve per ricongiungersele. Tutto ciò affermo senza voler fare allusione alla campagna dei P!'ussiani in Boemia nel 1866. L'esercito prussiano avrebbe potuto penetrare tutto per la Lusazia, avvalendosi delle strade· elle esistono fra l'Elba e il Riesen-Gebirge; e furono altre· le considerazioni che indussero il comando a separare le armate e a prescegliere due Jjnee d'operazioni. Per le ragioni addolte e per altre, m'è parso che nel principio riflettente il meccanismo, quando trattasi della lotta fra eserciti, dovesse primeggiare lo scopo al quale le linee servono di mezzo, il quale scopo non può essere che la 1·iun'ione delle forze per battere l' avversa,rio (4). O siamo riuniti ed esso è separato, o siamo separati ed esso è riunito , o siamo separati entrambi. Del caso che entrambi siamo riuniti, non si discorre, perché allora cade a.ffo.tto la possibilità di linee interne o esterne, salvo che non si consideri ' ad una posizione. Nel primo caso, l'esercito in rappor.to la massa, mantenuta raccolta e vigorosamente spinta , deve condurci a batterlo partitamente; nel secondo dobbiamo tendere a riunirci pel dì della battaglia al più tardi; nel terzo a riunirci prima di lui. La riunione sul campo di battaglia dev'esseee la nostra stella polare. Questo campo è il termine estrem o, la finalità, l'ideale (~) <i: Operare a massa e con vigore, prescegliendo quelle linee che conducono il proprio esercito o a battere partitamente quello avversario, o a riunirsi sul medesimo campo di battaglia nel modo più pronto ed efficace ». V. MARSELL1: La guerra e la su.a storia Voi. II, pag. rn.2.

delle operazioni strategiche. Una strategia che no.n miri ad esso è fallace; ed una formola che non faccia brillar quel fuo co di Lutti i raggi della gL.1erra, è. povera. Or lo scopo supremo delle operazioni strategiche'. eioè quello di trovarsi in maggior forza s~l ca~·1p? ~1 battaglia, si può conseguire con modi drvers1ss1m1. 011ando la massa è già composta e si vuole dirigerla, ;ontro le frazioni de ll'inimic·o, la linea interna si presenta come quella più efficace, come l'unica che possa appieno conseguire lo scopo, se la di_slanza interposta tra le frnziooi del nemico è tale da impedire assolutarnPnte che nna di esse possa piombare inaspettata sul campo dell'azione. ~la, quando la massa si d.eve comporre nella sfera di azi one dell'eserci to nemico, diviso p es. in due masse; allora tutlo ~eve cedere a quel supremo intento, di aITrontare le parli con forze maggiori. In to l caso la linea interna può essere e non essere vantaggioso, può essere un desideratii-m, ma non dev'esse re uno prescrizione assoluta. Forse polrebb'essere più conveniente di convergere con dLle masse sopra una di quelle nemiche, per due linee, una esterna ed una ime;·na. Forse potremmo anche formare una grande ed una piccola armala, quella oper~ti,·a e questa dimostrativa. Se ['mimico si rimane separato, possiamo sperare di battere una sua armata. mentre l'altro. è tenuta in iscacco; e, se si raccoglie e marcia contro di una de lle nostre armate, manovreremo, collo scopo di riunirci; rip iegheremo per raccoglierci. Potremo correre perirolo; ma il punto della questione è qui: lo correremmo minore seguendo la linea interoa1 Lo co rrerem mo maggiore, nel caso che ho fat to di sopra ,. cioè della sproporz.ione fra il numero <lei combattentt e le strade che attraversa no un ostacolo. Ma, se l' esercito nem i (~O riun isse le sue due masse e si facesse innanzi ad impedire che sbocchi la nostra armata


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principale? Aspetteremo._ Certo ìl temporeggiare val megli o dell'esser bntluli, per aver voluto sboccare a forza per linea interna, rnemre l'avversario era diviso. Adunque, anche a f'orze uguali e qtiando l'avversario profitta dei vantaggi: della sua posizione ed eseguisce con rapidità la riunione delle sue masse, secondo la formo la di .Tomini, le linee convergenti non sono sempre · da posporre a quella interna, della quale in certi casi possono essere meno fu neste. In quella forrnola si fa astraz ione da un dato essenziali~simo , cioè · dal terreno. Or su di questo terreno giace una delle cause che di~tinguono le scuole, gl'indirizzi intorno al modo di trattare la teoria della guerra. La scuola geometrica e metafisica segna su di una lavagna due rette paru llele, fra due lontani punti, e dimostra che un eserc ito, il quale proL:eda secondo quelle linee, opera necessariamente in massa contro le due arma1e contrassE>gnate dai pur1t1matematiçi A e B, e questi batte partitamente. La scuola scettica, disgustala dal vedere che a Lutto ciò non risponde la realtà, nella quale non si fa astrazione da 'rappur-ti topogra6ci', numerici, morali, politic i, tecnici, si stri11ge nelle spalle, sorride ed esclama: tutto questo non serve a nu lla; lasciamo dormire i tratta ti ed eserciLiarnoc;i co llo studio dei casi pratici. La scuo la scient1fir:a e positiva nigiona in modo più giusto e temperato e dice: Non ri_uneghiamo la scienza, ma rend iamo la più reo lista . Per lo studio della grande guerra preferiamo che a scienza sia applicata; ma non vogliamo neanche dare liJ sfrallo a quella pura. Continui questa a Car comprendere le astratte proprietà delle còse, come quella appl icata occupasi di far le vedere in funz ione delle rea li determ inazioni ; ma non si obblii mai che la prima rao-1ona o .facen.do astrazione dallo spazio e dal tempo, dove che la sPconda ne accetla la legge; non si confondano le due braocbe, in guisa da

imporre come regole assolute di condotta pratica le astratte ded~zioni della teoria pura; non si ch iamino assolu ti principii della g1Jerra rea le le forrno le che valgono quando si fa astrazione da'disquil ibri della realtà; si fuggano i sempre ed ì mai; e, soprattutto, si faccia uso di tale metodo con molta pars imon ia e con molta cura di farlo valere per quello che è. La pura teoria può valere come un faro, un orientament~, _un ide~I~; ma non distillate da essa alcuni precetti 1mperat1V1, perché è vano voler gove!'nare tulle le movenze della r8altà mediaote pres·criziooi rigide ed astratte. Un poco meno d'idealismo, un po'p iù di reali smo, anche nel la teoria della guerra. Non si potrebb' essere più discreti, e conquistar meglio i vantaggi della posizione centrale. Gli è con tro la tendenza eccess ivamente dommatica che o-iova combattere, contro que::; La tendenza che incons~Ìamerlle si trasporla nell'esame dei fatti reali e li trasfigLJra, e che trasport.:itu nel l'azione procaccia grandi disillusioni. Così faua tendenza esiste, e non sapremmo perché il rispetto agl'i llust.ri uomini, che l"ha11no determinata, dovrebbe toglierci di porla in rilievo . Non fate marce di fianco d,nanzi ad un esercito 'in posizione, sop1·attut'to quanclo esso occupi le altw··e al cui pi'erle voi dovete sfilare, disse Nap oleone a proposito della battagl ia di Kolin. È questo un ottimo precetto; ma errerebbe chi volesse sollevarlo a principio assoluto della g nerra reale. I fatti storici dirnostran~ che la battal)'lia cli Kol in venne perduta da Federico per tutt'altra o causa, e che a Praga vinse anche per aver f'r.1tto una marcia di fian co in quelle concfaioni. La teoria della guerra reale sbalza dal trono quell'assoluto e dice sempl icemente che le marce cli fianco hanno questo ANNO xxi, VoL.

1.

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LA GUERRA

pericolo, e non si debbono fare in tali e iali condizioni; ma in altre condizioni si posson9 fare. « Alla presenza dell'inimico non vi dividete mai, non fate distaccamenti». È un principio assoluto codesto? Tale è per· la meccanica pura della guerra, la quale fa astrazione dalle differenze ehe la rea ltà presenta, e ragiona considerando i due eserciti come due quantità uguali, poste in condizioni iden tichP-. In tal caso chi fa distaccamenti rompe l'equilibrio a suo svantaggio. !VI<). per la teoria della gu·erra reale quel priue ipio non è più assoluto e discende al pos to d'una regola da vale re appunto quando esiste una certa parità di condizioni. Se l'equazione degli eserciti non esiste, se uno dei membri è elevato a cubo, per moltipl icazione o quantitativa o qualitativa, allora può essere permesso di fare quello che la teoria purn ci vieta. La difficoltà dell'arte deìla guerra sta appunto nel comprenrlere quello che si può~e quello che non si può fare, in date circostanze. E così per le linee interne, noi diremo che hanno questa e quella proprietà, e ne faremo risaltare i grandi vantaggi, in questa e quella circostanza; ma non più che tanto. Specialmente a' dì nostri. in cui l'accresciuta mole degli eserciti obbligherà spesso a seguire linee convergenti, quel vincolo alla linea interna può condurre alla funesta conseguenza di trasformarli io lunghi budelli.

Se Benedeck si foce battere al 1866, è da incolparne il principio delle linee interne? dice argutam ente il nostro autore. 1\1a se i Prussiani dovettero alle linee convergeoLi quella vittoria , e perchè le scomunicate? Questo fo il ragionamento spontaneo che fecero molti mi li tari. I Prus~iani potevano operare per unica linea d'operazione, ed

427

l\EALE

avendone prescelte due si esposero al pericolo inerente a questo geoerè di manovra; ma il comando calcolò s?ll a improbnbilità che ,il grosso del!'eserci(o austriaco sr potesse trovare conce ntrato in Boemia. Il calcolo non fu esatto, e i pericoli dell'invasione per linee diverse erano possibili, come in altro stud io ha fatto egregiamente osservare l'autore; ma se il calcolo fosse stato esatto, la critica avrebbe taciuto? Credo di no. Si sarebbe s~mpre ~ett~) _che i l)t_ussi~.ni, penetrando per più linee d operazwrn lfl Boem ia, s1 esposero ad essere battuti partitamente, da chi? Da un esercito che stava in J\for~via. A scuo la ci si è tanto detto e ripetuto che le linee convergenti sono funeste e quelle interne efficac issime; si è tanto insistito su' vizi del le prime e su' pregi delle ser.ondc, che ne l cervello ci si son fatli i solchi . E. ci ba::-La veder linee convergenti per esclamare: cawva rnn oovra, il nemico poteva battere par'lilamente le di vi.se armate. Mn come poteva se non c'era? Il calcolo delle marce necessarie -pe r eseguire la manovra per lin ea interna fac ilmente si trascura. Ora, le discussion i sulla carnpngna del 1866 hanno condotto a questo risultato: alcuni hanno dub italo di tutto quello che avevano imparato a scuola, ed hanno avuto I.orto; altri lwnno dettò: fosciamo stare se i Prussiani nbbiano fatto bene o male; ma non vi possono essere casi ne' quali le l inee convergenti sieno più efiicaci dell'unica linèa d'operazione? Sì. E all ora perchè si è elevato a princip io assoluto che un ese rcito n_on debba nvere che una so la linea d'operazione? Questi t!ltimi dirnenticavuno forse che quel principio era valevole ne ll a teoria pura, nella teoria che fa astrazione dalla quantità, dal terreno, dalla politica, dalle cond izioni tecniche e morali degli eserciti, dal carattere dei generali ecc.; ma bisogna convenire che certi teorici s'erano \,mo lto adoperati a farlo dimen ticare. 1


REALE

428 LA GUERRA Avevano preteso eh~ si facP-ssero rostri secondo la formola di Dubuat, e dal Vaticano della scienza milita,r e avevano lanciato fulmini contro gl' infedeli ! Se v' ha uomo che coi faui si mostri fedele al buon metodo, questi è l'autore dello scritto sulla battaglia di Gravelotte. Egli fa uso di critica stori1:a proprio coi criteri della teoria posiLi va della guerra reale, e com · batte i giudizi derivanti da abiti intellettuali che son degni di correzione. Anche sulla questione delle linee sono lieto di poter corroborare la mia tesi colla sua testimonianza. Ad uno scrittore militare il quale, colla mente soggiogata da' vantaggi astraUi delle posizioni centrali e delle linee interne, ha sostenuto, a proposito dell'esercito francese rinchiuso in Melz ed att0rniato dai Tedeschi, che un esercito in un campo trincerato si trova nelle stesse cond izioni in cui tro vasi un esercito collocato in una posizione centrale, o che opera per linea interna, e però può vincere a cagione del raggio che gli permette di portarsi in massa contro le frazioni nemiche disseminate su tutta la circonferenza, l' au tore obbietta questo: « quantunque non ci sembri che si possano mettere in dubbio i vantaggi di chi opera per linee interne, o posizioni cen trali che chiamare si vogliano, contro chi oper-a per linee esterne, - non potendosi contrastare che chi agisce col tutto contro una parte dell'avversario, ha iniziato, per parte sua, quanto si poteva fare di meglio; - nondimeno, nel caso di un esP-rcit.o battuto, che sia ritirato in un campo trincerato, lei quistione cambia e diventa più complessa » ('1). E dimostl'a sap ientemente il suo con(,I) V. Rioi.sta miliia1'e italiana, ottobre 4875, pag. 54 e 65. Opuscolo, pag. 48 e rn.

129

.cetto. L'accordo non potrebb'essere maggiore; ond'io spero che l'autore, udile le mie spiegazioni, si unirà meco nel combattere la ca~sa, poichè non vuole nè pra.tica l'effello.

VI.

Non nn rimane che a toccare delle linee divergenti, peI' rispondere ad un'obbiezione cbe, l'a~tore f~ al terzo principio da me esposto (·1). Se l Italia, egli dice dovesse fare un movimento d'invasione verso l'est: · essa sarebbe costretta a seguire linee da prima divergenti, poi parallele, infine convergenti; operazione imposta ·dalla necessità geografica, ma che verrebbe esclusa dal principio proposto. E perchè? Forse non avrò ben compresa l'obbiezione; tna a me par chiaro che anche nel caso delle linee divergenti si debba tendere a ricomporre la massa nel modo più pronto'. si debba tendere ad un obbiettivo unico, che non s1 potrebbe contrassegnal' megl io che col nome di. campo di battaglia. . Wurmser e Quasdanowich discesero in Italia, nel 1796, per linee divergenti, e furono battuti da Buonaparte a Lonato ed a Castiglione. Chi esamini rninutarnente, ,e con intelligenza, le operazioni di quel periodo storico deve riconoscere che le due masse, quella che disces; per la valle dell'Adige e quella che pel Chiese, non furono battute partitamente per~hè oper3rono per :linee divergenti; ma perchè, dopo sboccate, non seppero jt) Vedi nota a pag. 422.


4,30

LA GUEI\RA

riunirsi, sebbene l'avessero potuto. Ciò non esclude il pericolo delle linee divergenti; ma attesta che esso ~ta appunto nellu difficoltà cli potersi riunire e che 11 tender:, _appena è possibile, ad un punto fisso è il. modo mighore per scongiurarlo. Napoleone in fatti oss.erva che Wurmser avrebbe dovuto sboccare con l'arma~a riunita o per la valle dell'Ad ige o per quella del Chiese; m~ c~e, quando, per una qualsiasi ragione, un generale st nsolve a dividere l'esercito « è necessario che i corp i distaccati sinno indipendemi nelle loro operazioni ~ si dirigano ?er 1·i·unù:si, su di un punto fisso, verso il qnale marcmo senza esitazione e senza nuovi ordini, affinchè sieno meno esposti ad essere isolat~rnente attaccati_>> (·1J. Ora in questo sovrano giudizio v1 sono due parti, una che ha valore relativo, ed altra che l'~a ass?lut?. ~he si sarebbe dovuto operare, con tutto I esercllo rmmto, solamente per una valle, cioè sec~ndo una sola li nea d'operazione. è giusto a proposito d1 Wurmser, che aveva poco più di 60,000 uomini, e non sarebbe tale a proposito d'un esercito di 300 000· ma. che in qualunque modo s'ope1:i si debba. te~cter; senza es1·tazione a riunirsi verso un punto fisso è mai sempre vero. Questo supremo concetto trovasi compreso nel principio proposto. Ricomporre con vi.o0 ·ore la. m~s~a, quando è stata costretta a spezzarsi, è il prmc1p10 eh~ ~gni capitano ha da porre in cima ai prop~·1 pensieri; e_ i l campo di ballaglia dev'.essere considerato come 11 vero centro d'allrozione de' frammenti disgregati. ~ E~co quello che i _Francesi nel loro vivace linguaggio e::.prrmono col dire: a-u renctez-vous du cliamp cte batai'lle. (i ) V. Conimentaires de Napoléon Jer. Voi I. Jes campagnes d'Italie.

Observatioos sur

REALE

VII.

Le conside razioni precedenti spiegano, se non m'in- . ganno, le cause che mi hanno fatto giungere alla conclusione segu i>nte; la. quale è stato iJ punto di partenza de lla teoria generale 9ella grande guerra, esposta nel libro La Guerra e la sua Storia. Un principio di scienza appli cata deve racchiudere l'id ea assoluta, che vive costantemente ne lla variabilitìi dei fenomeni; un princ ipio sommo, l'idea prima e vitale di , essi. Or siccome la vittoria è la vita, lo scopo, l'unità della guerra reale, così i principii somm i debbono a lei riferirsi nel modo più diretto; e siccome essa. non si consegue che con superiorità di forza (an che la fo rtunu è nna forza!} così poniamo 'tale concetto a so strato di quei principii. Ciò che può essere o non essere, ciò ch'è vero in certe condizioni, ma non in altre, facciamo discendere al grado di regole, che si riferi~cooo a gruppi di casi, più o meno ricchi e generali. La teoria della guerra è formala da quei principii e da queste regole, le quali col loro coordinamento costituiscono il corpo cl'una piramide, che ha per fondam~nto i fott i speri mentali e storici, per vertice i princip ii, per vertice, badate. Questa piramide è la sci1rnza de lla gnerra reale. La scienza della guerra ha una parte elevata, che con.cerne la. direzione degli eserc iti, ed una inferiore, che riguarda ]·esec uzione. Lo stud io cli quella diviene concreto nel la storia militare, perchè questa ci mette a contatto co lla vita della g nerra 1·eale, ci fa penetrare nei fondarnenri di quella piramirle, di cui la scienza vede in ispecie quella parte, che uscita fuori dell.i


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LA GUERRA

terra, si lancia nell'aria. La storia è lo studio più profi cuo della gra nde gllerra, perché ese rcita il senso delle situanoni relative, cosi necessario a chi studia per fare, a chi considera la scienza come una guida all'arte. Nella sLoria mi li tare si possono da' fatti concreti trarre le regole che ad essi ri spo ndono; si può misurare colla comparazione il grado di generalità di tali regole; connetterle infin e in una sintesi, nella quale esse abbandonano il posto che tenevano nell'ordine cronologico e pigli,rno quello che loro spella nell'ordine logico. QuPst'ultimo còmpito appartiene, in verità, alla scienza e non all a storia; ma una storia, che miri ad innnlzarsi a scien1.a, può comm ettere siffatta invasion e, massime in una età critica come la nostra, cbe dubita di tulio quello che s'è pensato nelle età poco posi tive. Rivagliare, col riscontro dei fotti, i princip ii e le regole che ci sono stati imposti, è proprio il ,·ò mpilo deila sto ria. Or questa non ha da fare grande sforzo per riconnette re gli sparsi fiori e formarne una ghirlanda, la quale potrà donare alla scienza, dicendo le: prfndi, e sii sicura che il suo olezzo non ti farà male. Ciò posto, era natura-le che chi traua, com'io, la guerra in rapporto alla storia, cioè al reale, dovesse scernere nei principi i, che abb iamo accettalo cqme vangelo, il nocciolo assoluto dalla buccia relativa; e, conservando quello nella parte preliminare dell'opera, rimandare questa alla parte stori ca . Chi potrebbe supporre un sol momento che quei principii sien tutto? Sono appena il punto di partenza, sono l' assoluto, che un gran filosofo paragonava all'organo genitale. La scien~a è progressiva, e sarebbe stolto chi pretendesse che quei principii sieno le sole leggi eterne della grande guerra, le sole verità costanti. ~lolle altre verità assolute si potrebbero forse formulare, molle altre se ne potranno scoprire; ma quelle ci si sono

REALE

433

appalesnto come prime. Anoi basti enunciarle in modo che non si chiuda la porta sul viso a' fatti che fanno ressa per entrare; che non si dieno por principii assoluti, regole particolari; che non s'imponga un'esclusiva regola di condotta. Chi studia la guerra non deve mai dimenticare che essa è pure arte e qualche volta un ardi to giuoco. Or l'arte è applicnzione, e questa è com e una sfera che giri attorno ad immoto asse, ma consista di for:-me materiali sempre variabili. Codesto modo di concépire la teoria della guerra reale m'è parso quello più opportuno a formare la mente ragionatrice e positiva, a distruggere l'antagonismo fra la teoria e la p1·atica, a non irrigidire gli ingegni cogli assoluti, a renderli pieghevoli alle esigenze delle situazioni relati ve, a far loro cornprenùere l'alto valore delle forze mot'al i, a non essiccare la sorgente ùelle fe lici ispirazioni e a. non spegnere la poesia rlell'aoimo. Povera recluta nell'arte della guerra, ma alquanto prati,~o dell"inscgnamenlo scientifico, ho avuto l'agio di studia.re i processi mentali della gioventù, e non m'è mancata la. forza d'impara.re assai, assai più che non abbia insegnalo. F1·a le tan te cose che ho imparalo è appunto la necessi tà di correggere la tendenza n trinciar cogli ass0luti prnpria della. gioventù, e di non affermar nulla in teoria, a cui si possa obbieltare: questo è giusto in teoria, ma falso in pratica. Ah . no i se è falso in pratica è segno che la teoria è sbagliata o zoppica; cd allora modifichiamola. Un sentimento di modestia, tanto più profondo quanto meno si mostra, mi avverte che io non ho fatto altro che rendermi i11tP-rprete d'un confuso bisogno, che dar forma a certe idee serpeggian ti fra le file degli studiosi. Avrò potuto fallare nel tentativo di rìcerca della sottilissima vena dell'assoluto, nascosta nella scoria del relativo: ~he importa? La scienza della guerra vive


!3.i,

LA GUERRA REALE

di più modeste genern lizzazioni, e gli assol,Hi son pari all'etere che vibra ma non si stringe. È sempre un progresso il dire questo, anzi che il credere di a vere in pugno l'universo, mentre non se ne ha che un pir.colo frammento; ma il gran progresso consiste nel richiamare le menti alla realtà dei fatti storici e delle situazioni concrete, senza rinnegare principii e regole, sta nel di re alla gioventù: testa in alto, cuore ca!do .e piedi suila terra. Io sono :-lietissimo di trovare nell'autore dello studio sulla battaglia di Gravelotte uno scritlore che liberamente segue codesto metodo, e spero che le mie spiegazioni lo renderanno soddisfatto . Così le opposte schiere, accortesi dopo le prime avvisaglie d'appart~nere al medesimo esercito, corrono a stringersi la mano con fraterna e militare franchezza.

CONFERENZE MILITARI {PUl:lOLICATE PER ORDINE DI S. E. IL MINISTRO DEL.LA GUERRA)•

BREVE STUDIO

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suu.'

IMPIEGO DELLA CAVALLERIA !lEGLI ULTIMI ANNI

(Lettura fatta dinanzi agli ufficiali del presidio di Verona nel mese di marzo 1875).

Roma, gennaio 1876.

N.

MA!lSELLI

T. Colonnello di Stato rnaggio1'e.

Dopo l'introduzione delle armi rigate e sopratutto dopo che la fanteria venne armata di fucile a relroca rica, si è da molti contestata ln potenza e l'utilità della cavalleria nelle guerre moderne. Questa opinione venne in tal modo a radicarsi, che prima della guerra del 70 trattavasi seriamente di ridurre di molto la proporzione della cavalleria nella composiziqne degli eserciti. Nè era cosa nuova tale crociata bandita contro quest'a1:ma; in varie epoche e sopratutto verso la metà circa dello scorso secolo, erasi già visto qualche cosa di simile. I Seycllitz e i Ziethen, generali di Fedel'ico II, s'incnricarono dell a risposta. Sotto i loro ordini la cavalleria prussiana colse sì numerosi allori nella guerra dei 7 anni, che la collocarono al disopra delle altre armi Ad essa spetta l'onore delle celebri giornate cli Rossbach e di Zondorff.


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CONFERENZE MILITAIU

BREVE STUDIO SULL'IlfPIEG0 DELLA CAVALLERIA

Credere che attualmente la cavalleria possa operare -come pel passalo, e che il suo iotervento sul campo di battaglia non sia mod ificato, sarebbe assurdo. Di fronte alla rapidità, alla precisione, ed alla portata del tiro della fanteria, ed alla potenza dell'artiglieria, la cavalleria trovasi ora in condizioni molto sfavorevoli. Sperare che si possa ristabilire l'equilibrio è un sog~o. Prodotto dell'industria le armi sono ancora perfezionabili, mentre la resistenza, la velocità e lè forze del cavallo, principali mezzi d'offesa della cavallerin, non pos~ono accrescersi elle in lirnitiristretti. Conchiuderne però che non possa più rendere se1·vigi, che il suo tempo sia passato, sarebbe un grave errore. Senza cavalleria si possono guadagna-re baltaglie, ma non si otteno·ono risultati dec isivi. «Quandola cavalleria esiste o in un esercito in proporzi-onì troppo deboli, dice il generale v. Clausewitz, la ricca messe della vittoria -non si coglie più colla falce, ma co l fa lcetlo ». A Jena chi compie la dispersione dell'esercito prussiano battuto e gli inipedisce di riord inarsi, è la cavalleria francese. Vincitore alla battaglia d'Alma, il marescial lo di S.t Arnaud ripeteva con rammarico nella sua relazione della giornata : « Se avessi avuto -cavall tria, l'esercito russ~ non si sarebbe riavuto dalla sua disfatta». La se•·a d1 Worth i cavalieri tedeschi, portando l'allarme fra i .fuggiaschi, raccolgonD c1mpio bottino ed uo numero ragguardevole di prigionieri. In caso di rovescio è ad essa che tocca pure l'incarico cli arrestare l'inseguimento della cavalieria nemica; e quanti esempi la storia militare ci ricorda di eserciti battuti, salvati da disastri totali dalla loro ca·val!eria ! A Sadowa se '2 divisioni di cavalleria austriaca . non avessero impedito alla cavalleria prussiana di penetrare nelle masse in diso rdine che si ritiravano su Konigsgratz, il disastro sarebbe sta to spaventevole. Se

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Ney non avesse inutilmente sagrificata la cavalleria cli riserva della guard ia sull'altipiano di Mont-S .t ,Tean, gli squadroni di Bhicher non avrebbero disperso c?sì facilmente l'esercito francese a Waterl·oo: « La fanteria, a detta del generale Renard, avrebbe sgombrato lentamente il campo di battaglia, e si sarebbe riordinata dietro qu ella barriera di ferro ». . Coloro che negavano l'utilit~ della cavalleria, dopo la campagna del 70 cambiarono d'avviso, ed ora non possono più dubitare ch'éssa sia indispensabile p~l servizio di sicurezza e di esplorazione. La cavalleria è l'occhio e l'udito degli eserciti. Un esercito senza cavalleria, o che non la impieghi convenientemente, cammina a tastoni ed alla cieca. Nell'ultima campagna ( ]a cavalleria tedesca spinta a vanti a parecchie giornate f l di marcia copre la fronte dell'esercito invadente, svi ) f Iup·pando una. immensa rete cli espl?razion_e a cui no~ l i va sfuggita la benchè minima porzione di terre~o; s1 mette in contallo col nemico, non perd endolo più un \ istante di vista. ~fa sarebbe errore credere che que_st'impiego della cavalleria fosse sconosciuto prima di quell'epoca. Nella marcia di Napol~one su Ulma la ca~ valleria france~e è incaricata di spingersi verso tull1 gli sb occhi della Selva Nera, r~ascberando cosi le ~osse dell'esercito francese che girava la destra degli Austriaci. Nel ;J8 l'a sono ancura corpi di cavalleria comandnti da Murat che marciano all'avanguardia. Nel 59 il } passaggio del Ticino per par:le de_Il'eser_cito ~ustriaco ~ i coperto dalla cavalleria, che 1rrad1ando i suoi squadroni f invade la Lom ell ina. Dì tutti gli esempi che si p_osso~o citare, quello dei Cosacchi nella campa~na d1 Ru~sia è certamente il più rì?'iarche~ole. Attenti nel v,eglia:e alla sicurezza del proprio esercito, non perdo~od oecluo la marcia dei Francesi, e più tardi isolandoli dalle loro risorse, molestandoli senza posa, non lasciano loro un

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suu.'rnrIEGO DELLA. CAVALLERIA 439 mata si spinge sulla 1\Iosella, la passa, ese?uisce co~ suo esteso sistema-cli es plorazione un carnbw.mento cli fronte verso nord per portarsi sulle comunicazioni di l\leLz a Vcrclun. Dietro avviso di questa cavalleria che il nemico trovasi tullora in forze presso 1\fetz, il princi pe Federico Carlo forma il progetto di impedirgli la ritirata sulla )Iosa; ne seguono le sanguinose battaglie di ~Iars la Tour e di Gravelotte col finale accerchiamento dell'esercito di Bazaine. In questo frattempo l'armata di Mac-Mahon aveva accelerato la sua ritirata , servendosi delle linee ferroviarie, ed era giunta a Chàlons dove si era alla meglio riorgan izzat::1; ed accresciuta da altri corpi d'esercito si metteva in movimento verso il nord-est per soccorrere possib ilm en te Baiaine. La cavall eria del Pr1ncipe ereditario, _che i<> seguiva da lungi, giunge dopo lo so-ombro del campo di Chàlons, resta un istanLe perplessa sulla straòa presa dall'esercito nemico,_ ~on sapendo se esso riLirisi su Pa rigi oppure maec1 rn altra direzione. ll dubbio è di breve durata; dalle esplorazi oni vien ritrovala la pesta f) non più abbandonata. Sulle traccie clella sua cavalleria la 3• armata cambia direzione e muove verso il nord, menLre a destra l'armata del Principe di Sassonia , composta di truppe tolte alla 1" e 2• armata, venendo direttamente da ~1etz sbarra la strada a Mac-Mahon; il quale, sorpreso cd attaccato in più luoghi, impeditagli la marcia i~ avanti,_cerca di ritirarsi SLl Mczières, ma troppo tardi ; attormato sulle rive della l\Iosa ne segue la catastrofe di Sedan. Annientalo quest'esercito le armate tedesche si ~iri.(Yono su Parigi precedute di molto dalla cavalleria; q~es ta da sola attornia la capi tale tagli~nd~ le comu~ nicazioni col di fuo ri, sino a tan to che, nmpiazzata cla1 corpi d'esercìLo che vengo no a pigliare i posti loro asseo-nati nell'accerchiamento, è resa disponibile da o BllEYE STUD IO

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CONFERENZE )HLITAlU

momento di tregua; e chiu nque osa allontanarsi dalle colonne anche per poco, è preso od ucciso. Qu est'impiego della cavalleria non è dunque cosa nuova; ciò che è incontestabi le si è -che i Prussiani seppero applicare quest'idea con un'abilità ed un'audacia . degne d'ammirazione. Ma per ciò fare anzitutto abbisogna una buona cavalleria, e numerosa per poter freq uen temente alternare i reggimenti in tal fa ti coso servizio. La tedesca che entrarn in campagna nel 70 cont/Jva ben 93 reggimenti a 4 squadroni cia scuno di 150 cava lli , ·a cui più tardi s'aggiunsero altri 46 reggimenti di Jandwehr. Di questi !)3 reggimen ti ven ivane assegnato uno ad ogni divisione di fanteria quale cavalleria divisionaria, ed i rimanenti erano riun iti in divisioni indipen denti di 2 o 3 brigate, composte di 2 o 3 reggimen ti, talchè la composizione di quelle voriava dai 4 ai 9 reggimenti con ·1 o 2 batterie a cavall o. L'azione di questa cavalleria si fa sen til'e mentre ancorll le armate tedesche van no concen trandosi. 'Dai reggimenti spinti di guardia al confine vengono lanciate scorrerie su l ter!'Ìlorio francese, che molestano e riportano informazioni sulle forze del nemico e le posizioni da esso occupate. Con per(etta cognizione di I questi dati, la 3n armata, preceduta dalla sua cavalleria, sorprende la div isione Douay a Weissenbu rg, e 2 giorni dopo schiaccia l'armala di Mac-Mahon a Worth. Lo stesso giorno di WorLh, all'altra estremitù della lin ea , frazioni della 1"' e della 2" armata precedute pure dalla. cavalleria attaccan o e ballono a Forb ach. il corpo di Vrossard. Respinte le armate francesi sono seguìte dalla cavalleria tedesca, che portandosi su Na ncy, decide la ri tirata di Mac-Mahon su Chulons, impedendogli b congiunzione coll'esercito di Melz. l\J.entre la 1"' armala tedesca attacca a Borny per trattenere i Francesi sotto Metz, la cavalleria della 2• ar- . 1

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CONFERENZE MILITARI

quella parte; si estende allora formando quasi una seconda linea d'accerchiamento colla fro nte infuoTi; infaticabile, lancia esplorazioni iri tutte le direzi"oni, disturba o respinge nuclei di truppa o di franchi tiratori che osano avvicinarsi, assicurando cosi le spalle del}' esercito assediante. In seguito ai combattim enti sulla Lo'ira la cavalleria del principe Federico Carlo, sp ingendos i nella Sologna, compie la separazione dell e 2 armate di Chanzy e di Bourbaky; ciò fatto il Principe, volendo lasciar ripo sare le sue truppe affaticate da lunghe marcie e continui combattimenti, si copre colla cavalleria; cosl l'armata guadagna ternpo, -può approvvigionarsi e ricevere rinforzi. Inuti le sarebbe particolareggiare maggiormente tutti i servigi resi dall a cavalleria tedesca in questo impiego . L'allarme sparso ovunque, le proprie comunicazioni assicurate, ed intercettate quelle del nemico, spiati i suoi movimenti e coperti quelli del proprio esercito , sorprese cillà grandi e popolate, forti requisizioni im poste in ogni luogo, tutto questo devesi al fit10 stuolo di ca vali eri tedeschi che, simili ad una massa cli cavallette, secondo il detto del generale v. Besser, percorsero in tutti i sensi un buon terzo della Francia, rendendo leggendario il nome di ulano, applicato dallepopo lazioni sbigottite a gualunque caval ie re nem ico, fosse pure ussaro, dragone o cora zziere. L'esercito francese invece non seppe impiegn re la propria cavalleria, che pur sommava 'a 63 reggimenti a 4. o 5 squadroni di 100 cavalli . Durante la prima parte della campagna è tenuta dietro alla fanteria . Le sue esplorazioni fat(e secondo l'antico sistP-ma si allontanano solo di pochi chilometri, per cui nulla vedono, e se pur qualche cosa scoprono, i rapporti sono insufficienti la situazione modificandosi in quel frattempo.

4H L'esercito francese rimane così al buio delle mosse dell' avversario; i nqnietalO e sorpreso in p9 recchie circostanze, ed inceppalo nei suoi movimenti è quasi sempre costretto a comba ttere in condizioni sfavorevoli. Megli u impiegala è nella campagna dell a Loira, e non si può negare che i generali d'Aurelle de Paladines e Chanzy non abbiano fatto tulli gli sforzi per utilizzare gli elementi di cu i disponevano; ma formati poco pri ma, male armati o peggio equipaggiati, pochissimo i;:;trutti, i loro squadron i non possono oppo rsi ai cavalieri tedeschi che una lunga campagna e <.;Ostanti successi hanno resi intraprendenLi oltre ogni dire. BREVE STUDIO SULL'IMPI'EGO J)ELLA CAVALLERIA

Altro ramo importante di servizio pella cavalleria è il suo impiego nel giorno di battaglia. Oggidìl'artigli eriadei corpi d'esercito, differentemente da quanto avve ni va pel passato, vuolsi preceda la propria fan teria per prepararle col suù fuoco il lerreno di spiegamento. Per ciò fare ha bisogno d'essere a_ccompagnata da truppa di uguale velocità di mosse, che la guarentisca da qualche improvvi'so assalto, e la so la cava lleria è atta a tale scopo; nè pochi squadro ni poLranno sempre bastare in una pos1z1one cosi arrischiata. Il ma1Li no cli }Iars la Tour (16 agosto) le batterie a cavallo della 5" divisione di cavall eria prussiana allaccano il nem ico che si trova nei suoi campi presso Rézonville. In aiuto a queste batterie giungono ben presto quelle delle division i di fanter ia e del 3° corpo; cominciano il fuoco e tengono le posizioni protette solo dalla 5" e 6a divisione di cavall eria e da qualche altro squadrone della divisionaria, sino all'arrivo della fanteria. Alla battaglia di Sedan l'accerchiamento dal lato di nordovest vien sul principio fatto da batterie che precedendo ANNO XXI, VoL. I.

29


44,2

CONFERENZE MILITARI

la fanteria pigliano posizione a Floing sotto la protezione di sola cavalleria, chiudendo così anche da quella parte la ritirata al nemico. Attaccare fanteria è una delle imprese più difficili che sì possano affidare alla cavalleria. Agi re per sorpresa, cadendo sulla fanteria mentre manovra, o quando la sua attenzione è impegnata in un combattimento con altra fanter_ia, oppure mentre è bersagliata dall'artiglieria, infìne quando il suo morale è scosso; ecco le condizioni che offrono garanzia di successo; ed ogni qualvoltil la cavalleria comprenderà la necessità d'aspettare e di cogliere il momento opportuno , troverà sempre l'occasione di ouenere dei risultati nei suoi attacchi contro la fanteria . Attaccare una fanteria ancora intatta è lo stesso che sagrificare inutilmente gli squadroni. l\'Ialgrado ciò quante volle questo errore fu commesso! Sono simili sbagli che contribuirono largamente a gettare sulla cavalieri.i un di.scredito immeritato. Le cariche della cavalleria francese a Worth ed a Sedan sono un esempio di atlacchi fatti in condizioni sfavorevoli. AWortb sulla destra della posizione la brigata di corazzieri Miche! è chiamata per arrestare la massa aggirante del nemico , e parte pèr la carica senza prima fare riconoscere il terreno. L'8° corazzieri formato in colonna di squadroni piglia il vuoto per obiettivo; le . tpfa.ntagioni di luppoli che fiancheggiano il terreno per:co,rso sono gremite di Prussiani che da quei ripari fanno un fuoco mieidiale sulla cavalleria quando giunge alla ·loro altezza. Gli avanzi del reggimento sfuggono alleaverso .il villaggio di ~foorsbronn. Il 9° corazzieri lo segue ·per appoggiarlo, glì si unisce anche una parte del 6°. ·lancieri. Sollo il fuoco nemico giunge disordinato all'en.trata del.viHaggio, trova le·vie ingorn bre, non può passare, ·mentre cl.alle ,case pari.e un vivo fuoco che lo decima.

443 I pochi scampati ritornano indietro senza ayer dato 1

Bl\EVE STUDIO SULL IMP1EGO DELLA CAVALLERIA

neppure un colpo di sciabola. Verso il centro, nel momento in cui la fanteria cede, la di visione di corazzieri Bonnemains vien lanciata. Il terreno non è dei pit'.t adatti; il nemico 1.iensi appiattato dietro s'iepi e nelle piantagioni di luppoli. Il •I ed il 4° corazzieri es'eguiscono successive ,cariche cli squadroni senza risultato. La 2• brigata, che alla suà volta s'avvicina, lancia il '.2° corazzieri per mezzi reggimenti, e quindi anche il 3°; ambedue sono respinti con gravi perd ite: · Alle 8 del mattino a Sedan il centro di fuoco dell'artiglieria prussiana andava restringendosi dal la parte di Floing costringendo la fanteria francese a retrocedere. In questo pui:to entra in azione la divisione di cavalleria Margueritte per cercare di ristabilire le sorti del combattimento. Constava essa della brigala de Galiffet su 3 linee, formata ciascuna da un reggimento. di cacciatori d'Africa in ordine spiegato; e della brigata Tillard 1° ussari e 6° cacciatori più a destra coi reggimenti in colonna di squadrone. Questi cinque reggimenti vengono lanci<Jti. contro alture coronate da numerose batterie; sul davanti a mezzacostaeravi fanteri a prussiana. Malgrado il valore da essi dimostrato i Francesi sono costreui a ritìrarsi . Più tardi, verso le 2 pom., la medesima divisi one sollo gli òrdini del genernle de Ga\lifet tenta un secondo e su premo sforzo pel' rompere le linee prussiane. Due volte gli squadroni caricano e due volte ritornano schiacciati e ridoHi di metà dal fuoco concentrato su di loro. Tulle que6te cariche avrebbero avuto uguale r:sultato quand'anche non fosse stato armato di . retrocarica il nemico che le fronteggiava. Nella battaglia di Mars la 1'our ('16 agosto), all' ala sinistra francese i progressi dei Pru5siani minacciando seriamente quel lato, il genernle Frossarcl cerca di trattenerli colla ca va!leria. Il 3° lancieri parte ma senza O


4,U.

CONFEI\ENZE MILITARI

spingere a fondo . I corazzieri della guardia imperiale che erano in 2• linea si slancian o alla loro volta formali a scaglioni di 2 squadroni ciascu no ed il 5° in riserva. La cari ca arriva in vicinanza del nemico che · aveva formali i quadrali per riceverla, quando trovasi su lerreno ingombro da casse, da ulensili d'accampamento abbandonali , che disorganiwrno la linea degli squad ron i e ne rompono l'impeto . Sco mpigli ali passano fra i quad rali e si riLirano lasciando il Lerreno sem inato di rn orli e fo riLi. Gli alLri scagli oni accolti da un fluo fuoco di fan teria e d'artiglieria sono CQStrelti a reLrocedere. Due reggim en ti di cava lleria prussiana in co lonna sboccano dagli inLervalli dei quadrali, e si spiegano per inseguire i Francesi. Il •I 5° ulani a sinistra è ben preslo arresLalo dal fuoco nemico: invece gli ussari Bra unschweig desLra si spingono più lungi. li loro colonnello vedend o una balleria francese che viene a porsi sulla desLra per pigliare di sbieco la linea di cavnlleria, si slancia su quella seguilo da 3 ploloni del •1° squa drone. Sciabolano gli artigli eri ed alLorniano il maresciallo Bazaine che trovavas i col suo stato maggiore in quelle vicinanze. Uno squadrone di ussari ed uno di caeeiatori fran cesi arrivano a tempo per li be rarl o. Come a WorLh anche nella carica dei corazzieri della guardia si dimenLica di far ri conoscere 11 Lerren<>" su cu i devesi agire, ed anzitutto di preparare col fuoco d'artigli eri a l'azione della cavalleria. Se ciò fosse stato fallo la carica av rebbe forse avuto ben diverso risulLato. Nella medesima giornata di Mars la Tou r una ca rica dalla 9• divisione di cavalleria prussiana non potò essere spinta a fond o; mentre invere quella della •1211 brigata ed un'a ltra dei dragoni della guardia prussiana, e nella campagna del 66, quella della cavalleria annoverese a Langcnsalza, dimosLrano come anche oggigiorno non

a

BREVE STUDIO SULÙMPIEGO DELLA CAVALLERIA

44-5

sia impossibile giungere con felice successo su fanteria nemica. Verso le 2 pom. (46 agosto 70). dice la llelaz1·one ufficiale prussiana, le masse francesi che andavano sempre aumentando sulla sinislra, fece ro temere al g~nerale v. Alvensleben di non poler resistere a forze cosi soverchianti nelle posizioni di Yionville. A mezzo del suo capo di stato rnagg'iore manda l'ordine alla briga ta v. Bredow della divisione di cavall eria. v. Rhein baben di ca ricare il' nem ico in quella direzione onde cereare di trallenerlo. La 12a briga ta dei 3 reggimenti di cui era composta non aveva mom entan eamente presenti ch e soli 6 squadroni, 3 del 7° corazzieri e 3 del 16° ulani, 800 cavalli circa , gli altri essendo disLaccati in osservazione su al tri punti del campo di battaglia. Quesli 6 squadroni sono condolti con una ma rcia di fianco al nord di Vionvill e. Giunti sul terreno che dev-ono percorrere fanno fron te a destra formati in linee di colonne, i corazzieri a. sinistra, gli ulani a destra, gu~dagnano gli intervalli marciando, si spi egano e si slanciano alla carica sulle linee fran cesi malgrado il vivo fuoco d'artiglieria. I cavalieri ledesch i si gettano sulle batterie nem iche, atterrano ·gli artiglieri e ripa rlono alla cari ca spingendosi sulla prima linea di fanteria francese che è pur rovesciata. Non con tenli di questo primo risultato continuano la carica sulla seconda linea di fanteria e sulle bauerie cbe sono più indi etro. Qu este rimellono gli avantren i e si sottraggon o all'i mminente pericolo colla fuga . Quando ad un trullo sbocca la cavalleria francese della divisione Forton. Lancia questi i suoi 2 reggimenti di dragoni sulla fron te della cal'i cn, mentre i 2 di co razzieri la pigliano di fianco ed alle spalle. Al tempo stesso giunge anche l'allra divisione di cavalle ria francese de Vala- brègue.


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CONFERENZE mLlTAlU

Sfiniti per una cor:3a di 23oom circa, dfradati pelle· perdite sofferte, senza riserva che li sostenga, attorniati da cavalieri nem ici, i .Prussiani sono costrelli ad aprirsi un varco e ritirarsi attraversando di bel nuovo le lineedi fanteria e d'artiglieria già prima atterrate. Gli stendardi dei 2 reggimenti ritornano in salvo con pochi superstili. ' Le perdite furono enormi, è vero, ma lo scopo fu raggiunto, e l'offen?iva francese da quella parte troncata; e se alla brigata v. Breclow non fosse mancato la riserva, l'atlacco della ca valleria francese avrebbe potuto essere fronteggiato e si sarebbero raccolti abbondanti trofei guadagnati da i cavalieri di 1" linea. · Più tardi, verso le 6 di sera, il 1° reggimento der, dragoni del la guardia prussiana da 1Uars la Tour si avanza al trotto in colonna di plotoni per gettarsi sul fianco della fanteria francese . Gli ostacoli del teneno ingombro da siepi ed il fuoco nemico ne rallentano la marcia e ne impacciano lo spiegamento. Con . 3 squadroni in linea, il -4° tenuto in riserbo. il ·colonnello si slancia sul 13° fanteria francese, cl~e sfondato e rovesciato in va!'i punti si rannoda attorno alla sua aquila. Dopo quel breve e vigoroso attacco che liberò dalle angustie la fanteria prussiana, i dragoni racco!:_ gonsi dietro la loro artiglieria. Nel 66 a Langen salza la. fanteria prussiana mìnacciata dai corazzieri della guardia annoverese formò2 quadrati. Uno di questi resiste a 2 attacchi successivi· benchè parecchi cavalie.ri riescano a pen~trarvi, ma senza disorganizzarlo; finalmente 2 squadroni di corazzieri ritornati vigorosamente alla carica pella 3a volta disperdon o la fon_teria prussiana che lascia un grande· numero di prigionieri nelle mani del nemico. Se attacchi di fronte non preparati offrono poche probabilità di riuscita, migliore esito promettono gli 1

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4,i.7

BI\EVE STUDIO SULL'IMPIEGO DELLA CAV/\LLEl\lA

attacchi di fia~co, perché meno esposti anche ai fuochi convergenti. Coll'attuale tendenza nel combattimento ai movimenti avvolgenti, molte volte la cavalleria, se il terreno le è favorevole, sarà incaricata unitamente all'artiglieria di attaccare od inquietare il nemico minacc:andogli le spalle, e per coloro che ne sapranno trar profitto le occasioni d'agire si presenteranno numerose. Ne vien di conseguenza cbe la cavalleria avversaria cercherà cl' impedire l'esecuzione di tale progetto e più frequenti diverranno i· combattimenti fra le due cavallerie. Fu in simile circostanza che ebbe luogo verso la sera. di Mars la Tour lo sconlro formidab ile della brigata v. Barby, 22 squadroni prussiani contro 24- francesi che, sosLenuti a breve distanza dalla divisione di cavalleria Clerembauld, minacciavano la sinistra prussiana costretta a cedere alquanto in disordine. Molivo pure a frequenti scontri delle due cavallerie sarà il sistema d' avanscoperta ormai generalizzato negli eserciti europei. I combattimenti di cavalleria saranno frequentissimi _ed anzi serviranno di prologo obbligato rn~lle future campagne. Ambedue le cavallerie, spingendo avanti le loro espL)razioni, cercheranno di appoggiarle per impedirsi recipròcamente di pene, trare attraverso. Prima le frazioni e gli squadroni da cui sono stacca te accorrer!).nno in sostegno de~le loro pattuglie, e quindi le brigale e le divisioni che formano il gi·osso dell'esplorazione saranno impegnate e cozzeranno c:olla cavalleria nemica. rortunato quel partilo che in tali scontri avrà il sopravvento sull'altro. Battuti gli squadroni nemici e costretti a sgombrare il terreno, il velo che copriva il loro esercito ne sarà squal'ciato; la missione di avanscoperta non più contrastata dall' avversario riescirà faci le, come lo .fu pei cavali eri tedeschi nel 1870. Nella guerra d'America parecchi.e volte masse con 1


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CON.FEREN'ZE MILITARI

siderevo(i di cavalleria fecero ardite scorrerie alle spalle del nem1co, percorrendo estesi tratli di territorio, distrnggendo i magazzini del!' avversario, e de vastando og?i l.uogo. Questi << raids·», poss-i'bili in pàesi dove gli abitali sono a grandissìme distanze ed il terreno non fra-stngliato , riescono di diffici le esecuzione in Europa eccettuatane' la parte nord-orientale, ed infalli nel l'ultima campagna non furono neppure tentati . Un'altra specialità che si rimarca nella guerra di secessione si è il vedervi la cavalleria soventi adoperata come fan teria a cavallo; prende posizione e riceve col fuoco il nemico che l'attacca. Questo sistema non trovò imitatori nelle cavallerie europee, quantunque il combattimento della cavalleria appiedata, ora che è armala di carabina a retrocarica, abbia acquistato maggior valore, e possano darsi casi in cui · l'impiego delle armi da fuoco sia necessario. Cavalleria che debba ' difendere od occupare una stre tta importante, od assaltare una località che sbarra la via, od appostarsi dietro ripari per frenare l' in seguimen.to d'un nemico superiore in forze, non può fore a meno di servirsi delle armi da fuoco. Così fecero la sera del combattimento . di Forbach 2 squadroni del 12° dragoni francesi; misero piede a terra ed appostati dietro trinceramenti che chiudAvano la strada di Saarlouis, col loro fuoco sì opposr,ro all'avanzarsi dei Prussiani, dando tempo alle truppe che occupavano Forbach di prendere le loro dispos izioni. Dopo Sedan, ussari prussiahi appiedano ed attaccano nei dintorni di Reims un villaO'gio difeso dai Francesi, e lo pigliano facendovi centi~aia ··di prigionieri. Durante le operazioni del secondo assedio di Parigi, la cavalleria del generale du Barrail era in osservazione di·rimpetto ai forti del sud. Approfittando dello scomp iglio causato dall'esplosione d'una polveriera nel forte d'Issy, il 4° dragoni mette piede a terra e prende il forte.

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BREVE STÙDIO SULL'mPIEGO DELLA CAVAU,ERIA

4.i-9

Tuttavia il combattimento a piedi nella cavalleria deve considerarsi solo come un mezz'o eccezionale; .abusarne senza necess ità sarebbe ritornare un seco lo e mezzo indietro, con grave scapito dello spirito ofJensivo dell'arma. Dato q nesto rapido sguardo retrospettivo al modo ·col qual e venne impiegata la cavalleria specialmente nell' ulLima ·goerra franco-prussiana, resta a vedere le irrnovazioni esPguite in questi ultimi anni, innovazioni ,:he modificarono alquanto il tipo di quest'arma. Prima a dar l'esempio fu f'Austria che cambiò ra-<licalmente il suo regolamento d'esercizi pelta cavalleria, regolamento copiato poi con leggere varianti <la altri Steli, fra i· qu ali l'Italia. Si semp li(ì(.;.arono le evoluzi oni abolendo le inversioni, -e venne adotlvta, invece della linea spiegata serbata .pel solo ìstaoLe delta carica, la linea di colonne quale formazi,one più elastica e flessibile, che si adatta alle varie mosse e ad ogni specie di terreno, nella quale gli squadroni, invece d'essere in rigido contatto gli uni cogli' allri, godono d'una libertà, più che a qualunque altr' arm a, necessaria a qtÌella nominata giustamente l'arma del momento. In Prussia fanno molto caso dell'impiego della mezza colonna, equivalente al nostro « plotoni diagonale a destro sinistr » nella co}oona di plotoni. Ed infatti manovrando avverrà rararnet1te che gli attacchi del nemico si pronuncino pre'CÌsamente nella direzione della marcia delle colonne, cosicchè spiegando in diagonale la mezza colonna si ha il mezzo di far prontamente fronbe dalla parte minacciata. Pell'i mpiego poi della cavalleria nel servizio di ·sicurezza vennero stabilite norme sancite dall'esperienza. dell'ultima campagna. Ultimam ente il c0lonnello prus-


,i.50

CONFERENZE ll!IL1TA!U

siano Verdy du Vernois nel ·suo ollimo libro sur _l'Art de conduire les troiipes emette il parere che oltre al regolamentare sistema d'avanscoperta, squadroni totalmente indipendenti n.elle loro mosse siano lanciati a parecchi eh ilo metri avanti la rete cl' esplorazione, onde facil itarne la marcia. J\Iediante una modificata educazione individuale si abilitarono cr1valli e cavalieri; i O a percorrere cnn disinvo ltura ogni sorta di terreno ed a sormontnre gli ostacoli che pvtrebb~ro arrestarli nelle loro missioni attraverso ai campi; 2° mantenere andature celeri più a lungo onde sottrarsi più presto agli effetti del fuoco nemico. A questo riguardo è utile ricordare quanto dice il colonnello francese Bonie nel suo opuscolo: Fond et vitesse d'une troupe de cavalerie en campagne, nel quale insiste ,pell'alleggeriment0 del carico del cavallo di truppa. '1a differenza di velocità fra il cavallo carico e quello scarico è insensibile, n?a dove l'influenza del peso si fa sentire in modo considerevole· si è nella resistenza d'un cavallo. Da replicate esperienze risulta che stancasi tanto un cavallo carico nel fare ,1 chilometro al trotto, quanto al galoppo 1 in sella scarica; per cui veùesi l'asso futa necessità di diminuire di molto il peso delle bardature ed accessorii. Io quanto all'armamento della cavalleria, v'è divario d'opinioni nei vari eserciti. In li'rancia furono abo liti i lancieri, con- ;,, servati negl i altri Stati. In Austria invece aboliti i. corazzieri, conservati dai I?rancesi e Prussian i. Per contro presso tutti gli eserciti europei la carabina a retrocarica fu data alla caval leria leggera, solché in Austria anche un dato numero di cavalieri in ogni squadrone d'ulani è nrmato di carabina invece della lancia. Sola l'Italia adonò un modell o di carabina colla baionetta, esempio che probabilmente non verrà imitato. Gli zappatori nella cavalleria, sono un'altra delle in-

BREVE STUDIO $ULÒMPIEGO DELLA CAVALLERIA

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novazioni adottate. Sino dal 66 l'Austria creò i pionieri· di cavalleria distribuendoli a 5 per squadrone, e di più costituendo tutto il 4° plotone dei 6i squadroni esclu- sivamente di pionieri. Sono tutti armati di carabina anche negli ula ni, e gli attrezzi sono portati sul cavallo. Anche in Germania, convinLi dell'utilità di un;J. cavalleria convenientemente addestrala in questo genere di esercizio, ultimnmente distribuirono nei reggim~nti a cavallo g!i ordigni necessari per la distruzione delle·· ferrovie e delle linee telégrafiche, pel quale scopo mezzo più pronto e potente si è la cartt~ccia di dina- · mite di~già in uso presso quasi tutti gli eserciti. Colla lunga pratica ac.qui stata nell'ultima campagna e dopo gli esperimenti fatti nelle grandi rna.novre del '73~ di cui parlò anche la nostra Rivista Militare, i Tedeschi, pensarono di fiss ~re la composizione delle divisioni di cavalleria, e regolare il modo di impiegarle su: campo di battaglia. Per ciò fare rinnovarono in questi ultimi tempi una parte del regolamento d'evoluzioni per la , cavalleria. Questo ha per titolo: « Principii general i e · prescrizioni concernen'ti l'impiego ed il modo di _muovere la cavalleria disposta su vnrie linee>>. Come introduzione pone per prima base che la cavalleria, pertenersi all' altezza di missioni d'ogni natura, dev'essere · formnta in grandi gruppi con artiglieria . La composi-zione delle divisioni indipencleriti di cavalleria, che nel. 70 variava molto , venne 9ra definitivamente fissata a 3 brigate di 2 reggimenti ciascuna, delle quali ·1 di cavalleria pesante, corazzieri od ulani, e 2 di cavalleria leggera, ussnri o dragoni, e per quanlo possibile· con 3 batterié a cavallo. Così costituita la divisione trova in sè stessa. elementi di forza tale che, spinta lontana ed in avanti, può adempire al servizio d'esplorazione e coprire i movimenti dell'esercito, e concorrere in modo d·ecisivo alla villoria nel giorno di batr


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CONl'ERENZE ll!ILJTARI

BREVE STUDIO St!lLL'I:MPIEGO DELtA CAVALLERIA

-taglia. La ripartizfone su varie linee necessaria ad una divisione deve essere pure applicata ad -11na brigata o ad un reggimento isolato. Questo frazionamento in linee offre il vantaggio di permettere un'azione continuata, progressiva, la facilità di avviluppare un'ala e l'economia delle forze . Conforme all a sua composizione organica a 3 brigale la divisione di cavalleria è fra zionata in 3 linee di forza ugual e. Dovrà però aversi riguardo di evitare qualunque distaccamento non indispensabile, affinchè la divisione possa, come è essenz-ialmen te utile, operare con tutto l'insieme delle sue forze concentrate. Nella formazione in linee o per meglio dire oell' oraine di combattimento della divisione sul campo di battaglia le 3 brigate si seguono a distanza di linea in una formazione di preparazione al combattimento adatto alla loro posizione rispettiva_. La linea di sostegno seguela prima linea tenendosi dietro ed in fuori dell'ala minacciata o' non protetta. -Onde poi non essere impedite nella marcia da terreno sfavore.vole, e potersi guaren tire dalle sorprese, ciascheduna linea si copre sul fronte e sui fianchi con -esploratori e pattuglie. Le batterie res tano riunite a disposizione del coman-dan te la divisione, a meno che una delle brigate riceva una missione speciale, nel qual caso una delle batterie potrà esserle momentaneameote assegnata. Quest'ordine di combattimento permette di far fronte agli attacchi da qualsiasi parte minaccino, di dirigere l'urto principale sul punto debole del nemico e secondo le circostanze, di rinforzare l'attacco coll'azione della 2a linea sui fianchi ed alle spalle; dà i mezzi per riempire gli intervalli che potrebbero prodursi e sopratutto respingere gli attacchi cli fianco delle riserve nemiche. Infine !.'impiego della 3,a linea rende possibile di far fronte a tulle le peripezie d'un combattimento di ca-

valleria e di geLtare nella bilancia l'ultimo squadrone intatto per decidere la vittoria. Non va dimenticato in qu es t'ordine di combattimentol'uso di sg uadroni di soccorso, che disposti a grandi intervalli fra di loro marcié!DO a 150 passi dietro la prima linea. Questi squadroni tutti alla 2a linea, oltrél'incarico di riempire ~li intervalli che possono per· avvenmra formarsi nella ,1a mentre muove all'attacco, devono alLresì gettarsi sul nemico che l' avrebbe sfondata. Invece il sostegno immediato delle ali di ciascheduna I.ioea, è affidato agli squadroni che vi si trovano, i quali dal posto che occupano, possono vedere la direzione degli attacchi nemici e fronteggiarli di loroiuiziativa, meglio che sè fossero scaglionati più indietro. Riassumend o quanto fu detto vedesi che l'importanza della cavalleria non è punto menomata purchè s'attenga alle seguenti pl'incipali condizioni per adempire utilmente e gloriosamente ai differenti incarichi che le spettano : Anzitutto che sia montata su buoni cavalli alleggeriti d'ogni peso superfluo. I cavalieri islrutti, agili, arditi ed intelligen ti; comandati da ufficiali che possiedano tali qualità in modo rimarchevole. Sappia manovrare ad ogni andatura ed in ogni terreno senza scomporsi, e riordinarsi prontamente dopo l'auacco; ricordandosi che' per la cavalleria la vittoria risiede esclusivamente nel successo della carica, mentre tutte le altre evoluzioni non tendono che a prepararla. Contro ca va lleria, prevenire l'attacco ed eseguirlo, per qu;:into possibile, in direzione obliqua in modo da avvolgere un'ala ; e coll'impiego successivo dell~ linee dirio-ere la carica sul punto debole. dell'avversarw; cono . ' .. servando sempre una riserva pe1 casi_ 1mprev1st1. Contro artiglieria, attirare l'attenzione sul fronte con


4/5-i,

CONFERENZE MILITARI -- BREVE STUDIO ECC.

gruppi di foraggieri, dirigendo il vero atlacco sui fianchi, facendosi seguire da una riserva per opporla ai sostegni. Contro fanteria, servirsi del terreno ·per avvicinarlesi al coperto; approfittare del momento in cui essa manifesta titubanza o diso1:dine, ~ppure comincia a subire forti perdite; attraversare a grandi andature la zona battuta dal fuoco ed operare, per quanto è possibile, non di fronte, bensì sui fianchi od al le spalle; e prima far preparare l'attacco dell'artiglieria, a meno cbe l'uti·lità di tale preparazione evidentemente non compensi il vantaggio della sorpresa. Caricare a scaglion i per parare a qualunque eventuale contrattacco di cavalleria nemica, e per potere rnccogliere i trofei ed i prigionieri scampati all'urto della l" linea. • Finalmente agire sempre con masse proporzionate ,dlo scopo che si vuol ottenere. Se la cavalleria, attenendosi a questi principii, conserva la sua coesione ed ha la ferma ri~oluzione di ,rovesciure il nemico col petto del cavallo, come voleva Seydlitz, non le mancherann·o, malg,raclo la cresciuta efficacia del fuoco, splendidi successi anehe per l'avvenire.

LE

OPEitAZIONl DELI)\ 2a ARMATA ( PRINCI PE

FEDE RICO CARLO)

NELLA GUERRA FRANCO-TEDESCA DEL 1870-71

(IJ

{ Feldsu g 1870- 71. Die Opei·at-ionen der 11 Armee, da·r gesteUt 11ach den Operations-Akten des Obe1·-C01nma.ndos de,· 11 ,1rmee, voo FRRR, v. D. GOLTZ,

Eauptmann im Grossen Generalstabe. - Berlin 1~75 , MilL!er u. Sohn).

II. LA CA.ì11PAGNA NELL'OVEST.

TERZO PERIODO La Campagna contro Le Mans (2).

MASSIM II.IANO CESATI

Capitano nel ,18° reg(J. cavalle1·ia.

Dopo tanto tempo di non interrotte fatiche potè finalmente la armata godere negli ultimi giorni del dicembre di quel riposo di cui avea così stretto bisogno. Il IX corpo fu di'slocato fra Orléans e Chàteauneuf, occupando con un distaccamento Montargis. Il III si accantonò. fra Orléans e Beaugency: Della 6· divisione

za

(,1) V. Rfoista mililan. dispensa del febbraio~ 876, pag. 309 e seg. (2) Come già avvertimmo in altro articolo, noi ci serviremo, pel rias-

sunto di quest'ultima fase della campagna della 2'· armata nell'Ovest, dell'opera staccata, pubblicata dallo stesso GOLTZ avente per titolo: < I sette giorni di Le l'llans » (d-ie sieben 7'age ·von E.e .Mans). - Berlino 1873. Mittler und ~ohn.


456

LE OPERAZIONI DELLA

2(l

ARMATA

cavalleria una brigata fu spinta a sud di Orl éans finoal Loiret. Il X corpo intanto, tenendo la 2,0~ divisionee una brigata della l"' divisione a Vendòme, spedì la 19a divisione su Tours. Questa incontrò il 20 dicembre a l\fonnaie un corpo di guardie mobili, ch'essa respinse in disordine su Tours ; proseguendo indi la marcia su Tours, trovò questa città preparata a difendersi; ma. poche granate bastarono per ottenerne la sot_j;omissione; però i Prussiani non v'en trarono, e limitandosi alla distruzione della ferro via, si ritrassero agli acc.antonamenti loro fissati intorno a Blois. In questa situazione rimase la 2"' armata, senza notevoli ,incidenti ~no al principio del nuovo anno, rifornendosi di uomini, di viveri, di vestiario, di calzatflra e di munizioni. La minaccia di un'offensiva dell'armata di Bourbaki s'era definitivamente risolta in fumo; ciò non pertanto. durava pur sempre l'incertezza nella situazione. Dislocata sopra un'ampia striscia di territorio, la 2" armata toc~ cava per un'ala coll'armata di Chan·zy , per l'altra con quella di Bourbaki. Essenclu riuscito a vuoto il colpo che s'era tentato contro l'una di esse, bisog·uava tenersi preparati ad un'offensiva del nemico dalle due parti, e sempre si sarebbe ripresentato il dilemma: o dividersi, e allora non essere abbastanza forti per ottenere risultati decisivi n è da una parte nè dall'altra; o gettarsi con tutte le · forze da una parte sola, ed allora lasciar libero e.ampo all'altra armata. In tale stato d'incertezza, giunse ·il 1° gennaio un ·tel egramma del quartier generale di Versailles, che · ordinava di riprendere l'offensiva contro l'armata di Chanzy,. collé:!, cooperazione delle forze del granduca di Meclemburgo, ora costituite in XIII corpo (17" e 22a divisione). Lo scritto s_piegati.vo -del telegramma, co).ltenente le istruzioni del Comando supremo sulla nuova campagna,

NELLA GUERRA FRANCO- TEDESCA DEL 18 70-71 457 da intraprendere, giunse il giorno 2 gennaio al gran comando della 2• armata. Quella decisione riposava sulle notizie pervenute al Comando supremo di nuovi movimenti _offensivi intrapresi dall'armata di Chanzy . In realtà questa non s'era mossa, nè ancora pensava a muoversi dai suoi accan~onàmenti intorno a Le Mans; ma siccome si attendeva pure imminente un'offensiva dell'armata di Bourbaki, il Comando supremo non avea nemmeno atteso ad appurare l'entità e la verità dei fatti che gli si annunziavano, ritenendo proòabilmente, che, quando pure questi fatti non sussistessero, il prevenire il nemico fosse il mezzo migliore per sconcertarne i piani. « Sarebbe pericoloso, si diceva in quello scritto, at« ten dere che le due armate nemiche, ora ancora divise « da molto spazio, si ravvicinassero. Sembra sia p;ut« tosto il caso di agire offensivamente con rapidità. e « con preponderanza di forze (1) contro quella più vicina « per metterla fuori di questione, prima .che l'altra sia « giunta a pcrtata efficace ». Oltre al XIII corpo si assegnavano alla 2a armata la e l a 4• divisione di cavalleria. Rimaneva pur sempre a detta armata il còmpito di presidiare Orléans, osservando specialmente in direzione di Nevers; ma per renderlo più facile, si disponeva dal Comando supremo direttamente per l'invio del II corpo su Montargis, mentre il VII corpo da est avrebbe cooperato allo stesso scopo. Rimanevano così disponibili alla 2• armata 3 corpi e 1/? per le future operazioni, e s'indicava come misura d'avviamento alle medesime la concentrazione delle forze sulla linea Vendòme-Illiers, da eseguirsi fra 2 giorni. F inalmente si partecipava come la 5" divisione cavalleria avesse avuto ordine di coprire l'ala destra della2• armata.

za

{-1) Effettivamente la forza numerica della 2' armata sarebbe sempre stata inferiore H quella di ciascuna delle 2 armate nemiche. ANNO XXI, VOL. I.

30


458 LE OPERAZIONI DELLA 2" Al\l[ATA La concentrazione desiderata non avrebbe potuto eseguirsi nel limite di 2 giorni, voluto dal Comando supremo, come risulta dall'esame della dislocazione sommariamente accennata più sopra della 2a armata, a cui è da aggiungersi che il XIII corpo trovavasi colla 17" divisione a Chartres-Conville, la 22• a Maintenon-Nogent le Roi-Dreux-Cbàteuneuf. Le distanze a cui si trovavano le truppe dal fronte di concentramento indicato, Vendò me-Illiers, erano tali che 0ccorreva, per riunirvele, un tempo maggiore. Ma ciò non portava nel momento presente un serio inconveniente, poichè le ultime notizie giunte al quartier generale del Principe concordavano nell'asserire che entrambe le armate di Chanzy e~di Bourbaki si trovavano pur sempre nello stato della inazione; ciò stante, la situazione, quale si delineava al quartier generale del Principe, appariva sotto colori più favorevol i di quella che avea servito di base al Comando supremo nel dare gli ordini surriferiti, ed anzi il gran comando della 2• armata si vedeva ornai, grazie alla destinazione del II corpo a l\fontargis, liberato dall'incubo della preoccupazione verso l'armata di Bourbaki. Gli ordini pel concentramento della 2a armata vennero emanati la sera stessa del 2 gennaio, dopo ricevuto lo s~riito del Comando supremo. Essi furono basati sulla supposizione, avvalorata dalle notizie ricevute nei giorni precedenti, che l'armata di Chanzy si trovasse raccolta coi corpi 16°, 17° e 21 ° intorno a Le Mans, e nel concetto di operare possibilmente in modo da sorprenderla nei suoi accantonamenti. A tale scopo, e tenuto conto altresì della natura del terreno fra il Loir e la Sarthe, intersecatissimo, coperto di folta vegetazione e di numerosi caseggiati, attissimo ad un'ostinata difesa, il principe Federico Carlo disegnava di presentarsi dinanzi a Le Mans su ampia fronte, approfittando di tutte le vie di comunicazione che quella zona presentava.

NEI.LA GUERIIA FRAKCO-TEDESCA DEL

mio-7•1

489

Tre strade principali affluiscono dall'est a Le Mans; quelle cioè che da questa città si dirigono a Parigi, a Vendòme e a Tours. Per queste tre direttrici contava il Principe di giungere su Le ?v!ans colla sua armata formata in tre nuclei ; per quella più a nord col XIII corpo e colla 4a divisione cavalleria; pel' quella intermedia coi corpi III e IX e colle divisioni di cavalleria 2• e 6'; per quella più a sud iufine col X corpo e colla l"' divisione cavalleria. Per potere avviare i singo-li corpi nelle accennate direzioni, l' ordine del 2 gennaio disponeva in modo che pel giorno 6 si venissero a trovare: il nucleo nord in torno a Drou, il nucleo intermedio a Venclòme, il nucleo sud a Montoire. Dai tre punti ora detti si sarebbe iniziata la marcia per le strade Brou-Authon-La Ferté Bernard-Le Mans, Vendòme-St. Calais-Le Mans, Montoire-la Chartré -Le Il'lans. Del IX corpo dovea rimanere indietro la 25" divisione a guardia di Orléans (1), il cui possesso parve non poter piìt correre pericolo, una volta che fosse giunto a Montargis il lI corpo. Il coman do di queste forze ven iva dal Comando supremo affidato al generale Fransecky, comandante il II corpo, Le forze della 2• armata contavano a quel momento: uomini di fanteria cavalli

III corpo

pezzi

17235 IX » 16513 X » 15716 ·XIII »· colla.2° e 4'div. cav. 16150 l• divisione cavall.eria. 6a » »

1038 1470 1003 7478 2952 2472

84

Totale 65614

164 13

354

-

90 84 84 6 6

(4) Il I corpo bavarese era stato fio dal 22 dicembre richiamato presso l'armata d'investimento di Parigi.


460 LE OPERAZIONI DEI.LA 5aa ARMATA Deducendo la 25a divisione e un reggimento cavalleria che rimanevano a Orléans, si avevano disponibili perle operazioni contro Le Mans 58097 uomini di fanteria, 14925 cavalli, 318 pezzi. Dopo il riposo dei giorni scorsi, queste truppe si trovavano in uno stato eccellente. Le forze di C,hanzy non salivano certo a quest'epoca ad una cifra inferiore ai 150 mila. uomini, cosiccbè si dava qui il caso - ornai del resto non più quasi anomalo in questa campagna - che le truppe tedesche si accingevano ad avviluppare una forza nemica doppia numericamente della loro, mentre in circostanze normali si richiederebbe piuttosto, per chi vu~le avviluppare, il rapporto inverso. Il 6 gennaio. - Al mattino· del 6 gennaio le truppe della 2a armata si trovavano così disposte: I O Il XIII corpo' colla 4a divisione cavalleria nei dintorni d'Illiers; una parte della 22a divisione sulla strada Parigi-Le l.\fans, a nord di Nogent le Rotrou. 2° Il III corpo a est di Vendòme. ·3° Il X corpo colle divisioni l"' e 6• di cavalleria sulla linea Vendòme-St. Amand. 4° La ISa divisione coU'artiglieria del IX corpo a Ouzouer le Marché, la 2a divisione cavalleria a Ghateaudun. Così disposta la 2a- armata, sopra un arco il cui sviluppo oltrepassava i 100_ chilometri, si apparecchiava a muovere convergentemente su Le Mans, secondo altrettanti raggi della lunghezza media di 80 chilometri. . Per la giornata del 6 il XIII corpo dovea occupare colla sua estrema destra Nogent le Rotrou, ed avanzare · col grosso fino al di là della strada Nogent le Rotrou-Brou. Il IX corpo colla 2• divisione cavalleria dovea portarsi a Morée, il III oltrepassare Venciome, il X colle divisioni di cavalleria l" e 4" dovea raggiungere Montoire.

1870-71 461 Il quartier generale del Principe doveva oggi stess.o fissarsi a Vendòme. Il Principe giunse infatti a Vendòmo verso il mez.zodì, e trovò che il III corpo era impegnato in un vivo com battimento contro forze nemiche considerevoli. Nel corso del pomeriggio gli pervenne pure notizia di altro combattimento al-l'estrema sinistra, dove un distaccamento del X corpo, composto di una brigata di ·cavalleria, di 3 battaglioni e di una batteria, marciando · su Chàteau Renoult, aveva urtato, poco .oltre St. Am.and, in grosse forze nemiche, che l'avevano ben anche costr~tto a ripiegare. Se l'esistenza di · forze nemiche a ovest di Vendòme non poteva ispirare al Principe serie apprensioni, poichè trovandosi esse sulla linea di marcia del III e del IX I . corpo, non era dubbio che si riuscisse a respingerle nell'atto stesso che sarebbesi proseguita la marcia, la cosa poteva parere un •po' 1iversa per le truppe francesi che -erano state segnalate presso St. Amand, le quali avevano anzi assunto un'attitudine ag·gressiva. Queste provenivano verosimilmente da Tours, donde sarebbero loro potuti sovraggiungere dall'interno della Francia de' rinforzi, grazie al probabile riattamento della ferrovia. Ciò non ostante il Principe ritenne che non fosse il caso di preoccuparsene, pensando che l'avanzare su Le J.\fans avrebbe costretto queste forze ad accorrere in aiuto di Chanzy. Le notizie della giornata s'andavano complet::mdo verso ser·a. ll combattimento del III corpo a ovest di Ven::lòme s'era protratto nel pomeriggio; entrambe le divisioni del corpo vi aveano preso parte, ed·erano riuscite a respingere il nemico fino al rio dell' Azay, a 8 chilometri da VendòÌne. Del distaccamento del X corpo si seppe che avea dovuto sgombrare anche ·st. Amand, ritirandosi yerso Vendome . .Quanto al grosso del X corpo vflnne notizia ch'esso era giunto a Montoire, trovando dinanzi a sè poca resistenza. NELLA GUERRA F RANCO-TEDESCA DEL


46'.2 LE OPERAZIONI DELLA ~a ARMATA Dall' in{ormazione av uta che il nemico avea solo deboli forze a Montoire il Principe arguì che gli attacchi francesi pronunziatisi a sud di Vendòme non erano collegati colla resistenza mostrata a ovest di questa città . Per spiegare il suo contegno nella giornata d'oggi v'erauo tre supposizioni; o che Chanzy intendesse prepararsi per sua parte ad un movimento generale offensivo, ed avesse spinto innanzi delle avanguardie verso il Loir; o che, sorpreso dall'apparire della 2~ armata, avesse spinto innanzi quelle truppe nello scopo di guadagnar tempo per concentrarsi ; o che, immaginandosi sempre isolata, com'era sta ta fin o allora, la 20a divisione a Vendòme, avesse tentalo un colpo contro di essa. Cc>munque fosse, l'avere il nemico spinto delle forze innanzi, in direzione est, avrebbe dato maggiore efficacia alla minaccia delle ali de ll'armata tedesca. Restava a vedere a che punto ne fosse in quell~ giornata il movimento del granduca di Meclemburgo, al quale era stato assegnato come còmpito di occupare in giornata stessa con parte delle sue forze Nogent l e Rolrou. - Argomentando però dal silenzio del telegr~fo, per cui mezzo il Principe era legato col Grand~ca, che -tutto fosse preceduto da q uella parte regolarme~te, prima ancora di ricevere il rapporto , g li inviò l'ordine pel giorno dopo. Lo r agguagliava di ciò che erasi passato nei dintorni di Vendòme e della sua in1:enzione di proseguire nel giorno successivo a re~pingere il nemico sulla strada diretta Vendò me-Le Mans per St.. Calais facendovi concorrere oltre al III corpo anche il IX: il Granduca dovea cooperare a tal roovimento spin gendosi verso 1Iontmirail. Contemporaneamente fu mandato ordine a l IX corpo di spingersi il 7 genn aio da Moree su Épuisay, attaccando v ivamente il nemico e cercando di portarsi fino alla linea della Brnye, corso d'acqua che taglia la strada ora accennata a 8 chilometri a est di

1870-71 463 St. Calais. Analoghi ordini diede al generale Al vensleben, comandante il III corpo, venuto in persona al quartier generale per riferire sul combattimento della giornata. Questo era stato abbastanza vivo, ed avea costato circa 500 uomini di perdita ai Tedeschi, i quali avevano raccolto a un dipresso lo stesso · numero di prigionieri francesi . Erano- già stati dati questi ordini , quando· giunse un nuovo rapporto dal X corpo, in cui si riferiva come il distaccamento l aterale erasi trovato dinanzi a. forze così numerose, che era necessaria la ritirata di questo distaccamento su Vendome; in pari tempo il generale comandante il corpo chiedeva s'egli dovesse pel giorno seguente proseguire da Montoire nella direzione su LeMans, oppure marciar:e in soccorso a quel distaccamento. A questo punto il Principe non ritenne piì1 prudente trascurare una minaccia così vicina, e significò al X corpo che dovesse anzi tutto provvedere a disimpegnare quel distaccamento, impiegandovi anche, se necessario, tutto il corpo, salvo a riprender poi la direzione su LeMans, in modo da evitare, se possibile, che andassero perdute 24 ore per le operazioni contro Le l\fans. Le notizie dell'ala destra giunsero ~ due riprese in ore tarde della notte, e queste portavano che il distaccamento incaricato di occupare Nogent le Rot,·ou non era riuscito a raggiungere tale obbiettivo, avendo esso incontrato dinanzi a sè forze molto numerose. Il resto del XIII corpo s'era avanz ato senza trovare resistenza. Pel 7 gennaio il Granduca si proponeva di far concorrere tutta la 22a divisione all'attacco di Nogent le Rotrou, dirigendo la 17a a Beaumont !es Autels. Dietro ciò non parvero necessari ulteriori ordinj, oltre a quelli che già il Principe aveva emanati. I l 1 gennaio. - La pioggia e la nebb.ia resero in questa giornata penoso il marciare, difficile il vedere. Il PrinNELLA GUERRA FRANCO-TEDESCA DEL

'

1


46,i LE OPERAUONl DELLA 211 ARMATA cipe riseppe per altro fin dal mattino che al centro il nemico si ritirava, incalzato dal III corpo, e che all'ala sinistra pure avea smesso il contegno aggressivo del giorno prima, ed aveva anzi sgombrato St. Amand, ragione per cui il X corpo, che avea già spedito una brigata in soccorso del distaccamento stato attaccato il giorno prima, avea potuto col resto prosegµire la sua marcia lungo il Loir. Il generale comandante il X corpo incaricò il generale Hartmann', comandante la l" divisione di cavalleria, di prendere il comando di quelle tm.ppe. Così svaniva il pericolo che s'era un momento accentuato da questa parte, e il Principe poteva ornai rivolgere le sue mire intieramente all'obbiettivo che gli stava davanti, · l'armata di _Chanzy, concentrata. a LeJ.\fans. Ma per quanto vivo fosse il suo desiderio di procedere speditamente, il cattivo stato dell'atmosfera e delle strade, il ritardo ch e aveva subito il X corpo, e la resistenza che incontrava tuttora il III nell'avanzare, gli consigliarono di sostare per oggi alla Braye, dietro la quale sembrava che il nemico volesse fermarsi e resistere; così il III corpo _avrebbe potuto nel giorno sue- ' cessivo contare sopra un più efficace soccorso per parte del IX corpo nell'attaccare quella linea; egli diede pertanto analoghi ordini al III corpo, e quanto al IX, questo doveva in giornata raccogliersì a Épuisay. _Nel corso della giornata pervennero ancora le notizie del XIII corpo, che aveva occupato Nogent ,le R~trou. Il Granduca credeva di avere innanzi a sè una divisione del 21° corpo, e intendeva pel giorno seguente avanzare sulla Ferté Bernard e Vibraye, spingendo la. 4" divisione cavalleria a Bellème sulla destradell'Huisne. Alla sera del 7 gennaio il fronte della 2" armata era segnato da un arco che dalla foce della Braye nel Loir presso Sougé, seguendo il corso della Braye, e quindi · passando fra lYiontmirail e Authon, andava a toccare

NELLA GUERRA FRANCO-TEDESCA DE>L 1870-'71 465 l'Huisne a le Theil a metà distanza fra Nogent le Rotrou e la Ferté Bernard. Su quest'arço di 60 chilometri circ~ i tre nuclei della 2" armata avevano in oggi stabilito il collegamento, e s~ trovavano a cirqa 50 . chilometri da Le Mans. Nel mattino del 1 gennaio il Principe aveva ricevuto da Versailles la notizia della probabile partenza dell'armata di B:rnrbaki per l'est, in seguito del che il II corpo aveva ricevuto ordine di spostare di conseguenza una delle sue 2 divisioni, e di 'tenersi pronto a partire c_on entrambe in quella direzione. Confermandosi. tale notizia, era certo che l'arma.ta di Chanzy si sarebbe t rovata cqstretta a contare sulle sole sue forze, e ciò non poteva che animare il Principe a proseguire energicamente le -operazioni cominciate . L' 8 gennaio. - Il tempo si mise oggi al freddo e all'asciutto. Il Principe, avendo già emanate l e disposizioni •per la giornata, si portò di buon'ora presso le truppe del III corpo, prevedendo un combattimento sulla linea della Braye. Ma il nemico non oppose resistenza, e il III corpo potè proseguire la sua ~arcia fin oltre a St. Calais, seguito dal IX corpo, Ja cui testa giunse appunto fino a St. Calais. In questa località stabili il principe Federico Carlo il suo quartier. generale, ponendosi tosto in relazione telegrafica con Vendòme e, per questa città, con Nogent le Rotrou. Per mezzo del IX corpo, che aveva stabilito a destra il suo collegamento col XIII, riseppe il Principe un combattimento che le truppe di quest'ultimo corpo avevano sostenuto nei dintorni di Vibraye contro guardie mobili e franchi tiratori. Dal X corpo ebbe notizia verso la metà del giorno che esso trovavasi in marcia verso . La Chartré, senza incontrate gravi difficoltà. Così tutto proceéleva a gonfie vele. Solo dall'estrema sinistra il generale Hartmann riferiva che gli era bensì


466

LE OPERAZIONI DELLA

2°

ARMATA

riuscito di scacciare il nemico da Villeporcher, ma che questo si teneva in forz!l, a Chàteau Renault. Egli aveva già rinviato al X corpo la brigata di fanteria che questo avevagli spedito in soccorso il giorno prima, ed ora, secondo nuovi ordini, avrebbe dovuto rinviare anche l'altra che teneva ancora, limitandosi a fronteggiare il nemico di Chàteau Renault con· sola cavalleria. Riferendo ora sui fatti della giornat a al gran comando, esternava la sua preoccupazione sull'insufficienza della sola cavalleria per adempiere tal mandato. Il Principe rimise la d~cisione di tal dubbio al generale comandante il X corpo, il quale penetrandosi della posizione difficile del generale H~trtmann, e pensando che ornai le truppe di fanteria che questi aveva seco non sarebbero probabilmente più giunte in tempo per una battaglia sotto Le ì\fans, glì lasciò quelle truppe; e pregò il gran comando di assumersi esso l'assunto di formulare a quel generale Ja linea di condotta da tenere. In conform ità di ciò il Principe precisò _ìl còmpito del generale Hartmann nel seguente modo: « respingere « definitivamente' il nemico, o, se ciò non riuscisse, « coprire Vendo.me e quivi mantenersi ». Le truppe che _ rimasero al generale Hartmann, e· che devonsi perciò diffalcare da quelle operanti contro Le Mans, consistevano in una brigata della 19a ·divisione, e nella l" divisione di cavalleria colla sua batteria e con una del X corpo. Inta.nto nella sera della giornata il Principe emanava le disposizioni pel proseguimento delle operazioni contro Le Ji!Ians. In queste disposizioni si assegnavano sulle 3 direttrici di marcia seg1iìte dai 3 nuclei della 2" armata 3 punti da raggiungersi per la giornata del 9 génnaio, <listanti solo mezza marcia da Le ìvfans. Questi 3 punti erano; pel XIII corpo, Montfort; pel III, Ardenay; pel X Parigne l'Éveque. Il XIII corpo e il X erano J

18'70- 71 467 incaricati di tag!iare con un distaccamento laterale, quello la ferrovia Le Mans- Alençon, questo la ferrovfaLe l\fans- . Tours. Il IX corpo dovea seguire, come sempre, il III, spingendo la 2~ divisione cavalleria in ricognizione verso il XIII corpo, per vedere se quella zona fosse sgombra da nemici. Gli ulteriori rapporti giunti dal XIII corpo, che non contenevàno nulla di veramente notevole, non produssero nessuna modificazione a11'ordine dato. [l 9 gennaio. Al matt(no del 9 gennaio la 2" armata si accingeva a proseguire il suo movimento con~ ver,;.ente su Le ~fans, partendo dall'arco segnato da1 pun°ti La Ferté Bernard, Vibraye, St. Calais, La Chartré. Come si può vedet'<3 dalla carta, i progressi fatti nella O'iornata dell'8 non erano molto considerevoli; le diffi~oltà. del teneno e della sti, gione e la resistenza del nemico non perm ettevano di avanzare con .tutta quella sollecitudine che sarebbe stata desiderabi le: il 9 gennaio s'aggiunse la neve a rendere lenti e penosi i ~ovimenti. Il Principe si portò di persona da St. Calais a Bouloire, e qui giunto nel pomeriggio intese il rumore del cannone pjù innanzi ad Ardenay. Il III corpo si trovava qui in conflitto con truppe fresche del nemico; le prime notizie che di questo combattimento ebbe il Principe portavano che il nemico andava perdendo terreno. Dall'ala des1ra egli ricevette soltanto un rapporto del mattino, in cui s'annunziava che il XIII corpo procedeva senza incontrar resistenza su}h1. strada diretta, che però la 4; div isione di cavalleria non avea potuto nel g iorno innanzi penetrare ·in Belle.me, occupata ~al ne~ mico, e che ùovea in giorna.ta, sostenuta altr-es1 dalla 5a divisione cavalleria, rinnovare· il tentativo. Il Granduca si proponeva per la giornata di avanzarsi di tanto, da potere, occorrendo, sostenere il III corpo, ove questo venisse a trovarsi impegnato in combattimento, e conNRf,LA GUERRA Fl\AN•:O-TEOESCA DEL


468 LE OPERAZION[ DELLA 2a ARMATA tava pel giorno susseguente di passare s ulla destra dell 'Huisne, p~r riuscire s ul fianco sinislro del nemic~. Dall'ala sinistra il Principe apprese che il X corpo aveva incontrato resistenza più v iva che ne' giorni antecedenti, ragione per cui non poteva procedere molto sollecitamente. A ciò si riducevano le notizie che il_ Principe avea ric:vuto i:tl momento che emanò gli ordini pel 10 genna10. , Dal complesso dei ragguagli raccolti ne' giorni antecedenti e in quello _stesso giorno si poteva dedurre che il nemico aveva già impegnato per ritardare la marcia ·della 2" armata forze assai considerevoli. Facendo il éòmputo di tali fo rze, risultava che dinanzi al XIII corpo s'era trovata la divisione Rousseau del21°corpo: dinanzi al IlI corpo s'erano trovate il 6 gennaio 2 divisioni, una del 16°, l'altra del 17° corpo, ed ora dinanzi al III corpo stesso si trovava ad Ardenay un'altra divisione del 17" corpo; ·dinanzi al X corpo si trovava ora una divisione del 16°. A ciò si doveva aggiungere un'altra divisione, quella che manovrava intorno a Chàteau Renault. Ritenendo che l'armata di Chanzy fosse forte di 10 divisioni, si de·duceva dal calcolo fatto, che circa una metà aveva già combattuto, ed era perciò interesse della armata far si che il nemico non potesse richiamare in tempo utile tutte le forze, ch'esso avea così disseminate innanzi a Le Mans. Il Principe facea perciò conto, supponendo che il nemico si volesse raccogliere sulla destra dell'Huisne, di portare le sue t ruppe su quella linea a tutto il 10, per quindi attaccare il giorno 11. Intanto, pre·mendo impedire i danni che . potevano proven ire dalla distanz::t a cui si trovavano ancora fra di loro i 3 nuclei dell'armata, si rendeva necessario provvedere pel loro stretto collegamento. In. base a tali considerazioni l'ordine emanato la sera ..del 9 ,-gennaio prescriveva:

za

•

I

NELLA GUERRA }'llANCO-TEDESCA DEL 1870- 7·1 460 al XIII corpo di proseguire in direzione di Le Mans fin oltre a St. Mars la Bruyère (a 12 chilometri da LeMans), distaccando fanteria ed artiglieria al di là del-· l'Huisne per sostenere la 4• divisione cavalleria marciante sulla strada Bonneta ble-Le l\fans; al III di proseguire a respingere il nemico su LeMans, collegandosi a sinistra col X corpo; al IX . di portar forze verso la sua destra, in sostegno eventuale del XIII corpo, raccogliendosi col grosso intorno a Bouloire e tenendosi pronto per un combattimento; al X di proseguire la sua marcia per Grand Lucé su Le l\'Ians. Era indicato come concetto direttivo che quanto più pronti e , decisivi fossero i progressi che si facessero, . fanto maggiore sarebbe stato l'imbarazzo del nemico, spartito in varie colonne. . Dopo la trasmissione di quest'ordine giunsero ancora ulteriori rapporti dal X e dal XIII corpo. Il X corpo avea sostenu to vittoriosamente un primo combattimento subito a nord di La Chartré, indi un altro a Bri ve$ a metà via fra La Cbartré e Grand Lucé . Un distaccamento laterale del X corpo avea pur trovato resistenza a Vancé, e non avea potuto proseguire. Dal XIII corpo si apprese ch'esso pure aveva incbntrato viva r esistenza, ma che ~ra riuscito a guadagnare Connerré. Dal III corpo infine s'ebbe notizia ch'esso erasi stabi lito sul rio Narrais, a ovest di Ardenay, a 15 chilometri da Le Mans. Per tal modo· al momento di giungere dinanzi a LeMans, la 2° armata si trov~va disposta col centro- avanti e colle due ali ritirate, inversamente a ciò che era nelle primitive intenzioni del gran comando. Ne veniva la conseguenza che il centro poteva, distendendosi a destra e a sinistra, riuscire sul rovescio delle truppe che contendevano l'avanzare alle ali. Colla giornata del 10


4,70

LE OPERAZlONI DELLA ~a ARMATA

questo stato di cose presumibilmente sarebbe cessato, e tutti e tre i nuclei della 2" armata sarebbersi trovati in misura di concorrere alla battaglia generale da darsi sotto Le Mans . Il 1.0 gennaio. - Avea cessato di nevicare, ma la nebbia impediva la vista, e il terreno sdrucciolevole impediva i movimenti più ancora che nel giorno precedente; al servizio dell'artiglieria e della cavalleria si dovette rinunziare àffatto, giacchè bisognò condurre i cavalli a mano. Verso mezr.odì incominciò a tuonare il cannone sul fronte del III corpo, verso la sua sinistra. Si seppe infatti ben tosto che l'avanguari:lia della 5~ divisione era stata attaccata da truppe francesi venute da Le Mans1 le quali però stavano ora ripiegandosi. Altro combattimento s'accese più verso il centro, a Cluingé e sulla . grande strada. Anche qui il vantaggio si manifestò ben tosto dalla parte dei Tedeschi. Intanto il Principe, pensando che il III corpo poteva da solo avanzare su larga fronte, e che in ogni caso era sempre possibile farlo sostenere dalIX, credette utile spingere lateralmente le ali più ancora di ciò che era prescritto nell'ordine della sera precedente, e nel mattino stesso del 10 spedì ·ordine al Granduca di portare, non una parte soltanto, ma t utte le sue forze al di là dell'Huisne, procurando di stabilirsi in giornata a Savigné nel settore fra l'Huisne e la Sarthe a nord di Le Mans. Il Granduca avea già preso le sue disposizioni in questo senso appunto, come risultò indi a poco al Principe da un telegramma del Granduca del giorno innanzi, e che giunse al gran comando della 2" armata con un ritardo di 16 ore. · Quanto al X corpo, il Principe ricevette rapporto, che nel combatlimento del giorno prima il nemico era stato respinto coHa perdita di parecchi prig-ionieri e di 60

NE LLA GUKRl\A FRANCO-TEDESCA DEL

1870-7·1

471

carri di viveri. Si annunziava inoltre che nel mattino di questa giorn·ata il corpo avea proseguito la sua marcia, che questa era riuscita oltremodo penosa,' e che si era toccato Grand Lucé, senza incontrar nemico. Così il X corpo, in seguito a' varii incidenti che erano sorti, si trovava in ritardo di 24 ore da ciò che era stato previamente stabilito. Questa circostanza e le difficoltà che presentava il terreno e la stagione consigliarono il Principe a differire fino al i2 l'attacco ch' egli meditava pel giorno 11, e dispose intanto pel giorno 11 quanto segue: XIII corpo, avanzarsi su Le Mans, e tagliare la ferrovia L e Mans-Alençon e, se possibile, anche quella Le Mims-Laval; III corpo, riconoscere le posizioni del nemico a Le Mans; · / IX corpo, avanzare fin oltre Ardenay e tenersi pronto ad entrare in combattimento; X corpo, avanzare su Le Mans portandosi sulla strada Chàteau du Loir- Le ~1ans, tagliando la ferrovia Le Mans-1'ours, e possibilmente anche quella Le MansAngers, Spedito quest'ordine, giungevano al quartier generale del Principe i rapporti su quanto era avvenuto nella giornata. Dal XIII corpo si riferiva non sapersi ancor nulla della 4a divisione cavalleria che fin da ieri avea .dovuto ma'rciare su Bonnetable, dov'era giunto invece in giornata un distaccam ento della 22a di visione. Il grosso di que~ta a-vea passato oggi l'Huisne a Sceaux, avea incontrato il nemico sulla sponda destra, lo avea scacciato da Beille, ma erasi poi trovato di fronte a nuove for.ze francesi, ed avea dovuto allora tenersi sulla difensiva. La 17" divisione avea proseguito la marcia per la sinistra dell'Huisne fino all'incontro del distaccamento -0.i destra del III corpo, ed aveva allora tentato di pas-


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LE OPERAZIONI DELLA

'.z•

AilMA TA

sare pur essa l'Huisne, ma avea trovato forte resistenza a Pont de Gesnes. Pel giorno_seguente intendeva il Granduca di far solo dimostrazioni a Pont de Gesnes, e di far eseguire il passaggio della 17" divisione più a monte, per poter così con tutte e due le sue divisioni procedere offensivamente lungo la destra dell'Huisne . Intanto fra ieri ed oggi eransi fatti circa 500 prigionieri, che si era ricono::;ciuto appartenere a due divisioni del 21° corpo. Dal III corpo si riferiva sui varii combattimenti che esso avea sostenuto in giornata, combattimenti che erano stati piuttosto vivi, che aveano costato perdite non insign ificanti, ma aveano altresì fruttato non pochi trofei; 2 bandiere, 1 ca~none, 3 mitragliere, e circa 5000 prigionieri. S'aggiungeva che le truppe erano affrante dalla_fatica, avendo dovuto già per due notti consecutive stare all'erta e combattere, per poi marciare nella giornata; si chiedeva quindi di conceder loro qualche riposo. Dal X corpo, che in questa giornata avea dovuto trasferirsi sulla strada Chàteau du Loir-Le Mans, non pervenne nessuna notizia. L'11. gennaio. - Dai rapporti ora detti d~l XIII e del III corpo era, facile vedere che nemmeno il giorno 11 non sar.ebbe stato un giorno di riposo. La posizione in cui sarebbesi trovato il XIII corpo al di là dell'Huisne, · di fronte al nemico, il quale verosimilmente aveva ap-· punto in quel settore maggiormente concentrato le sue forze, e che doveviL avere interesse a mantenersi libera la ritirata verso nord, poteva parere arrischiata; per impedire perciò che il nemico si gettasse con tutte le sue forze sul Granduca, non v'era altro mezzo che attaccarlo in fronte, ed era forza quindi ricorrere nuovamente al III corpo, facendolo sostenere anche dal IX. In questo

1870-7 1 473 senso diede il Principe i suoi ordini a questi due corpi nel mattino del 10. La notte era stata penosissima per le truppe: neve e ghiaccio copri':ano il .B,uolo; la temperatura discese a 6 gradi Réaumur sotto zero; località per ricoverare le truppe mancavano; mancava pure la pagl ia e la legna: l'arrivo dei carri viveri r itardato o impedito dal ghiaccio che 'rendeva impraticabili le strade. A questi disagi s'aggiungeva la presenza del nemico che si rivelava or qui or là, e d_a va luogo a lunghe fucrlate. E ad una notte sì !fatta, già simile alle precedenti, dovea seguire un giorno di fatiche e di combattimenti, pur esso simile ai precedenti. L'azione non tardò ad impegnarsi sul fronte del III corpo e a divenire v i vissi ma. Il Principe, qhe era ancor sempre . senza notizie del X corpo, gli mandava ,ordine di accorrere per la via più diretta; intanto dava ordine al IX corpo di portarsi sulla destra del III e ài guadagnare le alture a ovest di Cbampagné, note sotto il nome di altipiano d'Auvours, da cui il nemico avrebbe potuto cadere sul fianco destro del III corpo. L'ordine· fu felicemente eseguito; alla sera quel l'altura era in possesso del IX corpo, il quale avea potuto ben anche portarvi dell'artiglieria, colla quale dominava la vallata dell'Huisne, Anche il III corpo era riuscito a guadagnar terreno, benchè lentamente. Sulla destra s'era pure intPsO il rumore del combattimento, proveniente dal XUI corpo. Ma pel momento non s'aveva ancora da quella parte fuorchè un rapporto del mattino, in cui il Granduca annunz iava essersi finalmente ritrovato il contatto colla 4• divisione cavalleria, la quale nel giorno precedente era giunta a Bonnetable, recando notizia che alcune frazioni del nemico eransi ritirate verso Alençon, nella quale direziooe ora si spingeva la 5" divisione cavalleria. Quel rapporto annunziava inoltre il passaggio che si stava oper ando dalla NELLA GOEIIRA FflANC.0-TEDE'SCA DEL

ANNO XXI, VOL , J.

1


4.74 LE OPEIIAZI0.Nl DEl,,LA 2a ARMATA. 17.. divisione su1la riva des.t ra dell' Huisne a Oonnerré., i~ seguito al che il XIII corpo riul)i.to sarebb~si portato ìnnanzi.. Era prevedibile che anche il giorno . 12 avrebbe richiesto nuovi sforzi, nuovi combattimenti; dai calcoli fatti si riteneva che il nemico dovesse ancora disporre di 3 divisioni fresche, colle quali, concentrate in buona posizione fortificata dietro l' Huisne e la Parance, poteva sostene.Ile un'energica difensiva. Ma alla sera dell' 11 il Principe non avea sufficienti dati sulla situazione delle sue ah, e si limitò quindi pel momento ad ordinare al III corpo di proseguire il combattimento, al X di sollecitare il suo arrivo sulla sLnistra del III, al IX. di mantenersi sull'altipiano conquistato, che gli dava altresì uno sbocco sull'Huisne, e di conservare il c0llegamento col XIII. Il rapp.orto che gJunse poi più t ardi del XIII corpo annunziava che questo aYea guadagnato terreno sul nemico, raggiungendo i punti.di La Chapelle e di Lombron. Anch'esso del resto trovavasi, come il III, in condizioni di sfinitezza estrema. Giungeva pm~ finalmente un rapporto del X corpo, il quale, senza trovare resiftenza, s'era traslocato sulla strada Chateau du Loir-Le Mans ed erasi su questa avanzato fin oltre a Mulsanne. Dietro questi rapporti il Principe scrisse al Granduca orientandolo sui fatti della giornata e ' . sugli ordini dati alle altre truppe della 2~ armata, e a lu1 ingiungendo di avanzare il giorno 12 su Le l\fans, estendendosi verso destra, mentre Yerso la sua sinistra sarebbe stato appoggiato dal IX corpo, che dovea sboccare sulla destra dell' Huisne. Il 1.2 gennaio. - Anche la notte dall' 11 al 12 fu GOSÌ fredda e penosa come la precedente, e anche il giorno successivo la nebbia ingombrava la campag.n a. Del resto omai si era giunti col nemico a corta portata, e i colpi decisivi non potevano tardare. Nel mattino per

NELLA GUERRA F.RANCO-TEDESCR DEL 1870-71 475 t empo furono dati gli ordini pell'attacco concentrico delle posizioni di Le I\fans. Il corso dell'Huisne, defluente da nord-est a sud ovest, e che sì riunisce a sud di Lo lYfans colla Sarthe, divideva. gli attacchi in due. Sulla destra dell' Huisne, parallelamente a questo corso d'acqtrn, doveva avanzarsi il XIII corpo, sostenuto altresì dal IX., il quale dall'altipiano d'Auvours doveva passare l'Huisne. Sulla sinistra dell' Huisne stesso il III corpo a destra e il X a sinistra dovevano attaccare frontalmente le posizioni lungo l' Huisne fra le due strade provenienti da St. Calais e da Chàteau du Loìr, che passano quel corso d'acqua ai punti di Yvré l' Évèque e Pontlieue. Il combattimento s'impegnò verso il mezzodì su tutta la linea, ma il tempo nebbioso impediva di seguirne l'andamento, e il éoma~do non era così in grado di esercitare la sua azione se non in seguito ai rapporti che gli pervenivano con notevole ritardo, stante lo stato delle strade, tutte coperte di ghiaccio. Un primo rapporto del III corpo segnalava alcuni tentativi offensivi del nemico, che venivano respinti; contemporaneamente si trasmetteva un ·rapporto del X corpo, in cui si riferiva che il corpo era giunto la sera antecedente fino a 3 chilometri da Pontlieue sull' Huisne, e che ora si preparava ad attac~are. Poco dopo il Principe ricevette avviso telegrafico dal Granduca, che il nemico, dinanzi a cui s'erano trovate le sue truppe il giorno antecedente, andava ritirandosi, e ch'egli avea dato ordine alla 17a divisione di marciare sulla strada di Savigné l' Jtvéque·, portando la 22° ancor più in là verso ovest. Non era intendimento del Principe che i1 Granduca si estendesse di tanto verso la sua destra, e in conformità di ciò gli rispose che non dovesse oltrepassare la strada di Savigné l' Évèque. Intanto s'udiva sempre più forte il rumore del com-


476 LE 0PERA7.I0N1 DELLA 2" ARMATA battimento; dall'altura di Auvours l'artiglieria del IX corpo manteneva un ben nutrito fuoco; al di là dell'Huisne, secondo le notizie che giun$ero al Principe, l'azione si svolgeva già fin dalle 2 pom. intorno a Savigné l'Éveque; solo sul fronte del III e del X corpo il com battimento pareva rallentato. Dal IX corpo si seppe ch'esso avea portato nl di là dell'Huisne le sue truppe, e così poteva credersi che da quell a parte una decisione sareb be intervenuta. Temeva tuttavia il Principe che l'oscurità sopravvegnente non venisse a t roncare il com battimento ed a lasciarlo indeciso, nel qual caso lo stato delle truppe era tale da consigliarlo probabìlmente a dar loro r1poso il 13, per riprendere l'offensiva il 14. In tale presuppo~izione, e mentre egli era ancor a ben lungi dal conoscere il vero stato delle cose, il Principe emanò verso le 4 pom. un ordine in tal senso. Quest'ordine non fu nemmeno diramato, poichè le notizie che intanto sopmvvennero ne fecero comprendere l'inutilità. Un ufficiale da lui spedito ad osser vare sull'altipiano di Auvours riferiva che la strada da Yvré l' Évèque a Le 1'!ans era completamente sgombra da n emici, e che solo sulle pendici occidentali dell'altura di Auvours e a sud di Yvré l' Évèque, ma sull a sinistra dell'Huisne, durava il fuoco fra i cacciatori prussiani e fanteria francese annidata nelle case: s'annunziava poco stante che il X corpo aveva occupato Pontlieue, e che s'accingeva ad attaccare, Le Mans. Il Principe allora, .fiducioso nel successo, ma pur non ancora ben fissato sugli ordini da dare pella dimane, mandava ai 4 corpi l'avviso, ch'egli r ecavasi al castello d' Ardenay, dove avrebbe atLeso nella sera il rapporto sullo stato delle cose, per potere su questo basare le sue disposizioni. Poco stante gli giungeva l'avviso che il X corpo era penetrato in Le Mans, dove il combattimento continuava. Esso avea già raccolto numerosi trofei.

NELLA GUEI\RA FRANCO-TEDESCA DEL 48~0-7·1 477 Tosto il Principe ne diede avviso telegrafico al Re, e impartì gli ordini per l'inseguim ento . Il X III corpo dovea inseguire oltre la Sarthe, a monte di Le :rifans; il IX avanzarsi nel terreno a nord di Le Mans e nettarlo dal nemico; il X tener d'occhio il nemico sulla destra della Sarthe, e spingere drappelli sulle sue vie di ritirata; il III occupare Le Mans. Si completarono in appresso le notizie sui r isultati della giornata; l'armata di Chanzy era in piena rotta; essa era però riuscita a Slil vare buona parte della sua artiglieria; 22 prigionieri e 20 pezzi caddero in mano dei Tedeschi, e una gran q uanlità di carte, lettere ecc. da cui era facile arguire lo stato di completa demoralizzazione dello forze francesi.

Questa campagna di 7 giorni avea costato alla 2• armata non gravi perdite pòr effetto di combattimento. Più di tutti aveva perduto il III corpo, cioè : 6 gennaio )) 7

9

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10 11 12

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32 ufficiali »

5 31 34

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5

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Totale 107

435 gregarii 44 »

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152

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»

454 585 65

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1735

In totalità la 2• armata avea perduto 158 uffìciali e 3261 gregarii. Non poteva del resto esser e negli intendimenti del Principe di spingere più in là le operazioni. - Certo proseguendo ad incalzare il nemico verso la Brettagna v'era la fondata speranza di giungere ad annientare complotamen te la , armata della Loira. - A 140 chilometri a ovest di Le Mans si offriva come obbiettivo impor-

za


478 LE OPER,\ZlONI DELLA 2a ARMATA tante la città di Rennes, divenuta nucleo di nuove, formazioni francesi, e colla cui occupazione si sarebbe rotto l'ultimo anello delle comunicazioni ferroviarie fra il sud e il nord della Francia, Ma varie considerazioni trattenevano il Principe dall'intraprendere questa nuova campagna. Anzitutto la situazione generale gli vietava di allontanarsi tanto da Parigi e dagli altri teatri d'operazione, ora specialmente che stavano per avvenire fatti decisivi nell'est, dove s'era trasferita l'armata di Bourbaki. La regione a ovest di Le Mans present,1va condizioni dì terreno più difficili ancora che quelle della zona per· corsa finora; a ciò aggiungendosi le influenze atmosferiche della stagione, era presumibile che l'artiglieria e la cavalleria. avrebbero visto totalmente paralizzata la loro azione. In un terreno siffatto era inoltre da temersi come più pericolosa la dissoluzione dell'esercito nemico, anzichè l'averlo compatto innanzi a sè. . Ma sopratutto lo vietava lo stato delle proprie truppe giunto ornai colle continue fatiche a un tal grado, da ispirare serie apprensioni, pel caso che si fossero dovute· continuare le operazioni. Ecco la viva ed interessante pittura che ce ne fa il Goltz: « Ogni mattino le truppe avevano dovuto fare una penosa « marcia su strade liscie pel ghiaccio ... Nel pomeriggio « era: sempre seguito, c1uan<lo la folta nebbia s'era di« l eguata, un combattimento. In questi combattimenti « era sempre questione di scacciare un n emico armato « di fucili a lunga portata, stabilito in posizioni accon« ciamente fortificate. A prepari:ire l'attacco con arti« glieria non erasi quasi mai potuto pensare: la nostra « fanteria, dotata di ·un fucile di limitata gittata e di « poco radente traiettoria, dovea industriarsi in· tutti i

NELLA GUERRA. FRANCO-TEDESCA DF}L · 11870-7-1

4- 79 « modi per avanzare. E ciò avveniva attraverso ad alta « nev·e, à siepi, a ripari di terreno, a muri di cinta, ai « vigneti su terreno ondulato. Indi si doveano prender « d'assalto le posizioni del nemico, il quale, discerni« billj soltanto dalla linea di fumo prodotta dal suo « fuoco, ci opponeva resistenza da luoghi sicuri. « Ben è vero che il combattimento da presso veniva « presto deciso, giacchè in tal circostanza il fucile prus« siano e il buon addestra.mento dei nostri cacciatori « potevano mostrare la loro' efficacia. Ma qnasi mai il « nemico si lasciava raggiungere dall'attacco alla ba« ionetta, ma disparendo in quel l abirinto, prontamente « riappariva indi a poco ad alcune centinaia o migliaia « di passi più indietro in posiziòne ugualmente buona « che la precedente, Cosi l'azione prolungavasi in quel« l'intricato terreno fino all'oscurità, fìnchè finalmente « colla protezione di questa, l'avversario sottraevasi fe« licemente all'inseguimento. I risultati della vittoria « andavano fino a ùn certo segno perduti; e si limita« vano a ciò che s'era realmente conseguito durante « l'azione. « Segniva allora una penosa notte, in cui doveasi << bivaccai-e al fre ddo. Trovandosi le truppe disperse fra « le siepi, l e macchie, le coltivazioni d'ogni specie, ci « volea tempo per riunirle. Anche dopo che il combat« timento era finito, doveano esse rimanere per lunghe « ore sotto le armi, perchè drappelli dispersi del ne<< mico urtando improvvisamente sui vincitori avanza<< tisi rapidamente, cercavano, combattendo, di aprirsi « un varco. Il servizio d'avamposti, fatto in una situa« zione in cui il nemico poteva comparire da tre parti, << e bene spesso anche da. quattro, consumava molte « forze, e riusci va oltremodo faticoso ... Quasi tutte le « notti l'allarme f!ra durato fino al mattino. « Sulla neve, · raggruppate attorno ai fuochi del bi-


480 LE OPERAZIONI DEUA 2a ARMATA « vacco, od anche senza la possibilità di scaldarsi, pas« savano cosi le truppe quelle ore che doveano essere « dedicate a l riposo. I villaggi , attorno a cui s'agglo« mera va ogni cosa, non foss'altro per poter fare il rancio, < diventavano ben presto iog0mbri. È facile immagi« nare come si potesse preparare il rancio all'aper to, « sulla neve, con l egna umida. Gl i a biti inzu ppati di « neve si agghi~cciavano sulle membra, per disgelarsi « al fuoco e per corigelarsi poi nuovamente. « In breve t empo il vest iario si logorò completamente . « Così più tardi, quando il X corpo ritornò dall' inse« guimento e dall'osservazione del nemico battuto a Le « Mans .... , in parecchie compagnie si notavano più di « venti fogge diverse di pantaloni , e vi erano rappre« SPntate tutte le possibili v arietà èell'arredamento del« l'esercito francese; solo r imaneva escl uso il pantalone « rosso, che troppo facil men te poteva attirarsi una palla « prussiana. La calzatura variava dai zoccoli di legno « fi no agli stivaloni alla scudiera. Tranne il cappotto « o il mantello, che ancora tutti portavano , del resto « non v'erano più due soldati che avessero lo stesso « abbigl iamento. Circa un terzo della gente marciava « nei giorni delle operazioni contro .Le Mans , so tto una « tempera tura f ra i 5 e i 6 gradi di freddo, con pan« talon i di li no. « Le trnppe che poterono trovare realmente un tetto « non giunsero a sito ordin:-ir:amente che dopo la mez« zanotte, talora anche solo alle 2. I1 che portava na« turalmente per consi-guenia ch'esse movessero n el mat« tino seguente in ora p iuttosto tar da. « Colle membra irrigidite, intirizziti dal freddo, dopo . « una notte insonne e famelici, incominciavano i sol~ dati al mattino l a marcia, e li aspet tava una. giornata « non meno r icca di disagi e di tormenti . « Quegli che non ha provato quello che dovet tero allora

NEL!. A GUERR A FRANCO-TEOESCA. DEL

18'i0- i~

481

« sopportare i soldati e g li ufficiali'in r ango, deve mettersi « nella loro posizione per fare di I.ali circostanze un « retto apprezzamento. Se anche t alora il soldato disci« ·plinato s upera con facilità queste prove in mo men ti « di molta eccitazione, però eziandio su lui il t em po « esercita il suo potere, e sono ben poche quelle elette (< n ature che possono per l ungo t empo con equanimi tà « durare a tali cimenti. Tutti gl i altri ne sentono di « giorno in giorno sempre maggiore l'influenza. A lungo « andare si ottundono le sénsazioni che potrebbe risve« gliare la speranza di un gran successo, non meno che « la propria sorte . « E d ora ripensando a quelle giornat e, si deve pur « rammentare ch'essc venivano in sPguito alle precedent i « operazioni, che aveano durato ·mesi e mesi. L'esercito « prussiano avea dapprima dovuto lottare contro un av« versario che mezr.o. il mondo riteneva come ad esso « superiore, l'esercii.o del secondo impero. La compl i« cazione degli eventi g li impose indi il còmp ito di com« battere l a nascente republica, la quale , ad onta di tu,lti « i difetti della sua organizzazione militare, seppe mettere « in moto imponenti masse d'uomini, e s i studiò di fare « in esse rivivere lo spirito delle ant iche memorie. « Chi non è militare vede facilm en te cogli occhi della « mente un esercito vittorioso uscire da ogni nuova « battaglia sempre p\ ù ricco di energia e di fiducia in << sè stesso, e di tutte le pit\ be lle qualità, e superare -« sempre più agevolmente le difficoltà che il nemico gli « contrappone. Ma un esercito n on può, se non solo fino « ad un certo limite, essere par agonato ad una cal amita, « le cui facoltà si rafforzano coll' uso. Coloro che hanno « fatta la guerra non r ifi uteranno certamente a quelli « che sono caduti l'onorevol e t estimonianza, ch e la morte « ha portato la sua falce fra i migliori elementi . E d è « pur ch iaro che quelle nalure che sono pit1 vigorose


482 LE OPERAZIONI DELLA. ·2a ARMATA « sono pur quelle che incorrono maggiormente il perìcol'o « di esaurire le loro forze. In sei mesi dì fatiche, durate, « ad on:ta del.l' inclemenza della stagìone, sotto l'aperto « cielo, anche le complessioni più robuste possono sog« giacere, ed essere costrette ad abbandonare le file. « Si erano bensì nuovamente riempiti i ranghi con « nuovi elementi, stati istruiti in patria, per quar,to lo « coìnp0rtavano i servizi di guardia, di sicurezza, di « scorta; sì erano potuti tenere i quadri ad una cifra· (< almeno discreta. Ma quanto agli ufficiali, specialmente « agli 'ufficiali di carriera, ìl rifornimento era divenuto « pi·essochè impossibile. Ciò si verificava specialmente, « com' è naturale, nella fanteria. « Così p. es. in queste giornate i l X corpo, invece « dei 63 uffi ciali per r eggimento, portati dai ruoli nor« mali, presentav.a « nel reggìmento N. 56 soltanto 15 ufficiali di carriéra,

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« In tutto, il X corpo aveva ancora 286 ufficiali di « fanteria e cacciatori (1).

« Il III corpo aveva al 5 gennaio 359 ufficiali (fra (< el ementi di l inea, di riserva e di landwehr), aveva

« perduto nelle operazioni contro Le ~fans 105 ufficiali, « e il 13 non contava più che 296 ufficiali di fanteria ('! ) Naturalmeote uoa gran parte della deficienza era da imputarsi alle- fatiche e ai disagi; cosi il r1'ggimento N. 56 nel lasciare Blois aVea dovuto lasciare addietro 2il ufficiali malati.

NE LLA GUE11RA. F HANCO-TEDESCA DEL <<

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e 9 dei cacciatori, ad onta di un aumento che aveva

« a:vuto di 2.2 ufficiali. « La 181> divisione aveva ne' suoi 4 reggimenti di fan teria, e 1 battaglione cacciatori, 172 ufficiali in « tutto; la lT, 131, la 22", ·solo 108 (inclusi gli stati « maggiori). « Quanto si dovesse far sentire ques ta mancanza di « subalterni anziani, è facile pensare. In parecchi mo« menti le compagnie, perfino i mezzi battagl ioni furono << condotti da giovan.i ufficialt della riserva, od anche « solo da furieri. « Si rammenta qui, che pochi giorni appresso, durante « l'inseguimento del nemico battuto a Le Mans, il ge« n eral Schmidt annunziava al gran comando che il « battaglione fucilie ri del reggimento N. 56, posto ai « suoi ordini, non avea che 280 baionette in rango, e « ch'egli lo aveva fo rmato in un mezzo battaglione, di « cui avea assunto il comando il tenente in 1° Vietinghoff, « come il più anziano. E questo non era un caso isolato; « parecchie compagnie, parecchi battaglioni dovettero « essere rifusi, per mancanza di ufficiali. Che ciò dovesse « inflnire sull'andamento dei combattiment i, si capisce. « La armata aveva fatto troppe perdite nelle battaglie « dell:agosto precedente, durante L'investimento e nella « sua campagna sulla Loira, perchè potesse ancora con• « servare tutta la sua primitiva attitudiJ?,e al combat« timento. « L e perdite in morti e feriti non furono certo molto « gravi nelle giornate di Le Mans, eccezione fatta « tuttavia del III corpo; ma il complesso di tutte quelle « sfovore'voli ci rcostanze che si manifestarono in quella « campagna esercitò sulle forze delle t1·u ppe un'azione « così logorante e paralizzante, che, ad onta dei parzìali « successi otten uti nei combattimenti, le operazioni pro« cedettero lentamente, assai più l entamente di quanto <<

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484 LE' OPERAZIONI DE LLA 2" ARMATA « sarebbesi voluto ed anche sperato. A poco a poco, « insensibi lmente s'era fatto strada il sentimento delle « g·randi difficoltà che si doveano vincere. E ciò pre« se~ta assai più pericolo, che non l'esser lanci ati in « mezzo ad una crisi, il cui significa,to s i mostra fin « dal primo momento tutto intiero innanzi agli occhi « di tutti. In questo case, si sa che non può tardare una « soluzione in uno od in altro senso, mentre nell'altro << caso questa soluzione si vede sempre più allontanarsi: .« ciò fa perdere la pazienza e la fiducia. « Sono le situazioni di questo genere quelle le quali, .« negli eserciti composti di elementi non tanto provati, « dopo i primi fortunat i e fac ili s uccessi, producono · « prontamente nella massa dei soldati un rivolgimento, « e determ inano la ritir ata ». , Abbiamo creduto di riportare per intiero queste ultime pagine del Goltz, perchè ci sembrano altamente istruttive. E sse ci mostrano che il g-r,do di tensione a cui s i trovavano le cose nell'ultimo periodo di quella guerra era tale, anche per la parte v it toriosa, che non avrebbe .più potuto durare a lungo, e che la pace s'i mponeva inesorabilmente al vincitore forse più ancora che non .al vinto. Esse ci mostrano inolt re che cosa di venti in guerra a lungo anelare questo del icato e immane meccanismo che è un esercito moderno, per quanto costituito nelle migliori condizioni possibili, e per quanto potente • sia l'effe tto di continui ed inauditi triJ nfi, ch' esso abbia riportato quando esso si trova lontano dalle fonti dà cui trae il suo alimento, in mezzo ad una popolazione .ostile che ad ogni passo gli oppone ostacoli passivi, mentre al coperto da questi organizza la sua 'l'esistenza attiva. Esse spargono infine una viva luce sulla questione che. veJiamo agitarsi a giorni nostri sull'efficacia delle difese prolungate.

NELLA GUERRA FRANCO- TEDESCA DEL 1870-7 11

,i.l3 5

Certo si può dire che se la F rancia in questo secondo periodo della guerra potè dimostrare tanta forza di resistenza, essa lo dovette in gran parte a quella stessa causa, per cui nel primo periodo i suoi rovesci furono sì pronti, facili e strepitosi, ~l non avere cio~ su bi~o fin dal primo aprirsi della guerra gittato nella bilancia, se non una forza molto al disotto di quella che sarebbesi: potuta richiedere alla sua cifra di popol~zione. Ma e pur vero d'altra parte, che quanto minore fosse stato il disequilibrio inizi ale, tanto' più presto e in maggiori proporzioni sarebbesi avverato quel fatto, che r isulta dalle el oquenti pagine del Goltz, il logoramento dell'esercito invasore. Per cui, prescindendo da tal considerazione, resta pur sempre il fatto che l'esercito invasor e quanto più avanza, t1anto più vede crescersi intor~o l e difficoltà. Mentre l a difesa trova sopra luogo gh elementi per continuare la lo tta, per organizzare e far vivere l e sue nuove armate, per trasportarle ora s u un punto, ora su un al t ro del proprio territorio, l' avversario è costretto, quanto più avanza in profondità, ad al lar-· garsi proporzion almente in larghezza, e a disseminare così sopra superficie sempre più ampia le sue forze net momento appunto che queste, sia per le perd ite subite ne'combatti menti, sia per quelle ancora maggiori subìte per effetto di malattia, stanno decrescendo di forza · numerica e di valore intrinseco. Agli immensi bisogni di scambio colla madre patria, s ia per trasportarvi i malati, i feriti, i prigionieri, sia per trarne viveri, materiali, cavalli e uomini si mostrano affatto insufficienti quelle poche arterie fe rroviarie che legano la testa del- · l'esercito invasore colla primitiva base d'operazione, e il cui l ibero transi to è se.mpre messo in forse dallo spirito ostile delle popolazioni. A queste considerazioni, ed .altre di simil genere, che sono applicabili alle guerre di Alessandro, di Annibale,


486

LE OPEnAZlONI DELT,A

2a

ARMATA ECC.

d~ Cesare non meno che a . quella del 1870-71, s'agg1 unga lo stud io della fis iologia morale -diremo così -di un esercito sul tipo di quello tedesco, che ora tende a prevalere, si analizzi lo stato in cui si devono trovare quelle popolazioni armate, lontane da tanto tempo dalle proprie famiglie, attorniate sempre da gente nemica, e forse potremo domandarci se la costituzione degli eserciti moderni non si presti più indefinitiva alla difesa che all'invasione. Ciò. che in Francia decise la guerra fu la caduta di Parigi; se non vi fosse stata l'urgenza di liberare la capitale, il Governo della difesa nazionale non sarebbesi trovato nella necessità di lanciare · nella lotta le armate di nuova crear.ione, quando tanto mancava ancora alla loro organizzazione. Quando il campo trincerato di P arigi fosse stato costrutto in modo da rendere impossibile l'investimento, e da conservare le sue ' comunicazioni col paese, era evidente che il tempo era tutto a profitto della difesa, tutto a danno dell'invasore. Ed anche caduta Parigi non era per la Francia esclusa la possibilità d'una lotta ulteriore, qua:ndo le condizioni di pace dettate dai Tedeschi fossero state troppo onerose. Si leggano in propos ito le proposte del generale Chanzy dirette al Governo durante l'armistizio, si tengano presenti le condizioni dell'esercito tedesco a quel momento, quali ce le descrive Goltz, e non apparirà forse più tanto una. pazzia la risoluzione, che in taluni cuori francesi rimaneva pur sempre intatta, _di non cedere ad esagerate pretese.

X.

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TECNOLOGIA

11 Tcle111et1•0 d a fucile Le BouleH,gé.

È generalmente noto come il« Telemetro da combatt imento Le Boiilengé » misuri le distanze dal nemico osservando U fuoco, tenendo conto dell'intervallo di tempo che passa fra l'apparizione della fiamma e la percezione della deton~zione, e come il medesimo, nelle esperienze eseguite pres5o la maggior parte degli eserciti, sia stato riconosciuto 'commendevole per semplicità , facile ma,neggio e pratica utilità in guerra. Ora, mediante una leggera modificazione, il medesimo Telemetro è stato dall'inventore applicato con successo all'arma portatile, in modo che il maneggio dell'istrumento, necessario alla ricerca di una distanza qualsiasi, si possa eseguire per mezzo di alcuni movimenti delle mani coll'arma stessa. Questo nuo.vo strumento venne dall'inventore deno. minato « Telemetro da fucile » ( Télérnètre de fusil). Il Telemetro da fucile non è che il primitivo istrumento ridotto a minori proporzioni che, avvolto da una camicia di caoutchouc, viene incastrato nella faccia sinistra del calcio del fucile vicino al calciolo, con direzione perpendicolare all'asse dell'arma.


I

488 TECNOLO GIA . All'etere solforico l'inventore ha sostituito la benz ina distillata ed al cursore d'argento uno simile di avorio. Il t ubo cilindrico, di cristal lo, è chiuso alle due estremità, e la camicia di caoutchouc è munita di apertura (1) praticata nel senso dell' asse, corrisponòentemente alla graduazione. IL caoutchouc h a per scopo di attutire le reazion i del rinculo prodotto dal t iro e preservare il 'l' elemetro dall'effetto degli urti a cui può anda,re soggetta l'arma. La graduazione corrispondente alle varie distanze, comprese fra 250m a 1200"', è segnata sul tubo stesso e permette la lettura di 25 in 25m. Quest'ultima è facilitata da che il tubo di cr:istallo è ri empito di benzina, che qual lente ingrand isce e rischiara la graduazione. In quest'ultima sua applicazione l'i nventore ha modificato pure la pr-imiti-va costituzione della par te 'superiore del tubo, chiudendovi una bolla d'aria mediante una cassula metallica stretta ed incastrata n el vetro (in sostituzione del capelletto foggiato ad i mbuto) che permette all'istrumento <li sop portare una temperatura di 60° senr.a scoppiare. Questa modificazione verrà apportata pure al Telemetro da combattimento di nuova costruzione. 'L a teoria ed il modo di funzion are de l Telemetro da fucile sono identici a quelli del Telemetro da combattimento. Il maneggio dell'arma ed il modo di eseguire le osser- · vazioni nella misura delle distanze dal bersag lio nemico si riassumono come segue : Il soldato si prepara ad osservare il nemico m1:1nten endo l'arma nella posizione più comoda, colle braccia naturalmente distese, la mano destra Dll'impugnatura e la sinistra quasi a van ti alla prima fascetta; l a canna in (4 ) L'apertura o 6nestretta misura millim. 4 in larghezza e milli- · metri 40 iu lunghezza.

TECNOLOGIA

&

. 489

direzione orizzontale rivolta all'ingiù. In qu.esta posizione il cursore discende lungo il tubo e rimane fermo all'origine della graduazione. Il soldato continua la sua osservazione facendo eseguire 1/~ .di giro al fucile attorno al suo asse, in modo che la faccia del- calcio, munita dell'istrumento, risulti rivolta all'insù. All'apparire della vampa d'un col po nemico, colla maggiore possibile rapidità eseguisce col fucile ¼ di giro in modo che la canna risulti rivolta all'insù; in tal posizione il cur-~ sore inizia il suo movimento- discendente l ungo la graduazione. Nel momento in cui l'osservatore ode il colpo, il fucile dev'essere rapidamente rimesso nella primitiva posizione, vale a dire colla canna rivolta ·a destra, posizione nélla quale il cursore è tenuto momentaneamente fermo. Ora il soldato man'tene~do il fucile in questo modo può leggere chiaramente sull'istrumento la distanza che lo separa dal nemico. · L 'inventore in Ul} suo opuscolo intitolato Télémètre de fiisz't (1) pone in evidenza i vantaggi inerenti ad un simile strumento applicato al ·fucile del soldato senza che ne derivi complicazione di sorta nel suo armamento; questi puç> infatti maneggiarlo da qualsiasi posizione, senza stancarsi, sia desso in ginoèchio oppure ·sdraiato. Quest'istrumento, a detta dell'inventore, tiene conto delle._ variazioni che. subisce la velocità del suono in seguito alle diverse temperature ad onta delle sue dimensioni assai ridotte in confronto di quello da combattimento; molta sensibilità gli attribuisce e per conseguenza egli r itiene il grado d'esattezza del medesimo presso a poco eguale a quello sovracitato, come d'altronde lo dimostrano gli esperimenti fino ad ora da lui istituiti, che

(4) Bruxelles 4875, librairie militaire C. Muquardt. ANNO

xxi,

VoL. 1.

32


490 TECNOLOGIA diedero nella valutazione delle distanze una approssimazione di 20 a 25m. Nemmeno il prezzo può essere di ostacolo, secondo l' in,ventore, all'adozione del medesimo, ammontando a sole lire 4, 50 l'acquisto e a circa 50 centesirpi il suo assestamento sul fucile. Ripromettendosi i suddetti vantaggi, egli propone che il telemetro in discorso venga applicato all' arma dei sott'ufficiali e di qualche tiratore scelto per compagnia. Ora prescindendo dalle suesposte qualità dall'inventore propugnate, delle quali è mallevadrice la sua autorità 1di distintissimo· ufficiale, non crediamo che sarà accettata siccome sufficientemente pratica l'idea di accoppiare .il Telemetro al fucile, completando con ciò, come dice l'inventore, l'alzo dell'arma (qui complète la haiisse), ,avvegnacchè nella maggior parte de' casi rendesi dif.fìcile l'impiego del medesimo e spesso eziandio impossibile. A causa delle condizioni della sua costruzione, l'uso in ·guerra di questo istrumento è limitato solo a piccole distanze, a quelle cioè comprese nella zona battuta dal fuoco di fucileria, e la sua bontà dip~nde dall'esatta .osservazione di alcuni colpi dell'avversario, ciò che riesce ,molto difficilmente quando s'i sia giunti a questo stadio del combattimento. Per quanto l'osservatore concentri la sua attenzione sull'oggetto da osservarsi, egli non arriverà mai a notare con egual prontezza l'apparizione della fiamma o del fuoco e l' istan'te in cui gli giung8 il rumore del colpo sparato; il movimento da farsi all'apparire del pr~m~ fenomeno riescirà alquanto ritardato e ne risulterà qumd1 inevitabilmente un errore nello apprezzamento della .distanza. Devesi inoltre tener conto dell'errore commesso da ciascun individuo in seguito alle sensibilità nervosa di cui va dotato, unitamente pure a quello ev.e ntuale pro-

. TECNOLOGIA 4!H veniente dalla lettura di una simile microscopica graduazione. Prescindendo pure da questi fattori contrari, ed ,ammettendo eziandio che il Telemetro da fucile riesca talvolta conveniente, allorquando cioè l'osservatore può distinguere facilmente per varie volte di seguito il fuoco ed il rumore dello sparo della stessa arma nemica mentre ·questa non viene allontanata da una'. data posizione, pure a motivo della sua grande facili tà di maneggio questo strumento potrebbe essere impiegato utilmente dalla fanteria come ausiliario a tutti gl~ altri mezzi ordinarii di giudicare le distanze, ma non può reputarsi tale la sua .utilità da equivalere ad una spesa qualsiasi per la sua applicazione al fucile di fanteria, ritenendosi sufficiente e preferibile, ogni qualvolta in guerra riesca possibile di farlo, l'impiego del' Telemetro da combattimento dello .stesso inventore.

G. G.


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RlYISTA BIBLIOGRAFICA

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Ricot'di per le et1ercitazio11i tattiche e logistlcl,e -

compilati dai maggiori BEsozz1 e S1sMONDo,.acldetti all'inse-· gnamento dell'arte miliL!'1re presso la Scuola di guerra. - 3• edizione. - Torino, tipografia C. Favale e Comp. '1876. Questo volumetto, dal cui titolo appare che fu compilato per· servir di guida nelle esercitazioni tattiche e logistiche. degli ufficiali della Scuola di guerra, raggiunge, a giudizio nos tro," uno scopo più m,merale ed importante, quello di riempire in parte una lacuna nella nostra letteratura militare , la quale manca ancora di un buon libro della specie dei manuali, o aide- mémoire, o vade-mecum che dir si vogliano, in cui siano acconciamente racçoHi e disposti tutti quegli svariatissimi dati' positivi riflettenti la costituzione, l'ordinamento, ed il modo di esistere, di muoversi e di agire degli eserciti, che possono in ogni circostanza essere uti1mente consultati da o.1sni classe· di ufficiali, specialmente di stato maggiore. Il libro che annunziamo comprende cinque parti distinte. Nella 1• parte sono dati gli specchi della forza e della formaziqne di guerra delle unità organiche elementari, dei reparti complessi fino all'armata, e dei quartieri generali e servizi diversi. Una serie cli tabelle grafiche, corredate cli oppo1'tune note, pone sott'occhio l'ordinamento ed il funzionamento dei vari comandi e servjzì come pure le loro reciproche relazioni. Questa parte si può in cerla guisa considerare come un' illustrazione cli quanto è regolarmente s tabilito nelle Ìs truzioni per la mobilitazione e forma zione di guerra dell'esercito. La, 2• parte è una compiuta raccolta di tutti i dati relativi all'estensione, tanto nel senso della fronte quanto in quello

-della profondità, occupala dalle varie unità di truppa d'ogni arma nelle diverse loro formazioni e dal carreggio. La 3• parte, dedicata ai ricot·di tattici, comprende anzitutto una stJ.ccinta esposizione dei p1'incipì e delle norme che devono determinare le formazioni di combattimento e l'azione -delle tre arn~i e guida~'e nell'analisi del terreno quale elemento 'lattico, nella disposizione delle truppe sul terreno stesso e nello· schieramento cli una divisione. Vi fa seguito una sene di aforismi tdttici relativi al modo cli occupare le posizioni e di condurre l' azione delle varie armi. Nella fi.• parte sono trattate le svariate materie aventi atti' . nenza colla logistica. In un primo capitolo sono date le formazioni di marcia in genere, secondochè trattisi di movimenti -in lontananza od in ;vicinanza del nemico e secondo la larghezza delle s trade; la formazione delle colonne dj marcia per una divisione e per un' corpo d'armata; profondità delle col@nne nei var.( casi; le norme d'ogni specie da seguirsi nel determinare e regolare le marce, ed infine gli elementi per calcolarne la lunghezza ed il tempo. Segue un capitolo dedicato all'impiego delle ferrovie come mezzo logistico, r icco d'interessanti nozioni e ·dati relativi al modo cli calcolare, preparare ed eseguire i movimenti ferroviari, ed alla distruzione delle ferrovie per iscopi di guerra. In tre s uccessivi capitoli , • degli accampamenti e degli accantonasi tratta diffusamente menti, ed in modo succinto dei criteri che devono regolare lo stabilimento degli avamposti. . La 5' ed ultima parte è una copiosa miscellanea di dati p.'ogni specie riflettenti una varietà di cose che _possono più o meno intere;,sare ogni ordine cli ufficiali in campagna, in occasione cli esercitazioni e s imili. Contiene pronLuarf per la co·struzione di opere cli fortificazione campale, per la lettura delle carte topografiche austriache e prussiane, pel ragguaglio metrico delle principali misure itinerarie em'0pee; tabelle di segni convenzionali usati presso di noi, ed una serie cli dati e no!lioni-s ui diversi gradi cli mobilitò delle tre armi nei teurf?ni e

1;


494.

4,95

RIVISTA

BlBLIOG:RAFICA

. varie pendenze, sull'espressione di queste in numeri, sulla velocità dell'uomo, del cavallo e del suono, sull'apprezzamento delle distanze a vista, sull'effkacia delle armi portallli e delle artiglierie, sui vari modi cli passaggio dei corsi d'acqua, sui' diversi generi di sussistenza per uomini e cavalli, sul regime di questi ultimi, sui trasporti militari, sullelocomoLive stradali. e sull'impiego della dinamite. . Crediamo che questa semplice e sommaria indicazione delle mater-ie contenute nel libro dei maggiori BEsozz1 e S1sMONOO, basti a dimostrarne l'incontestabile utilità ed opportunità, eda giustificare la raccomandazione che ne facciamo all'attenzione degli ufficiali dell'esercito. Certo non intendiamo affermare che il lavoro non presenti qualche menda. Noi. crediamo, per esempio, che in pratica, e specialmente avuto riguardo alle condizioni delle- nostre ferrovie, il num~ro dei treni indicato a· pag. 107, come possibile nelle 24 ore, non possa a meno cli risultare sensibilmente esagerato; come pure siamo d'avviso che qualche punto trattato nella par~e riguardante la tattica non si pieghi aJJbastanza ad un'enunciazione troppo assolul.a e che si trovi quindi un po'a disagio in mezzo ad•una quantità di materie d'indole più positiva. Non dobbiamo però neppure dimenticare che il libro è compilato per servir di sussidio all'insegnamento nella scuola, nel quale si spiegano meglio e si rendono più pieghevoli anche quelle cose che, riassunte in un manuale, possono per avventura sembrare soverchiamente rigide ed as~olute.

pubblicazione formò oggetto di altri 4 precedenti articoli_, inser iti dal 1873 in poi nel periodico del'le due armi, e sui quali questa Rioista ebbe già a richiamare l'attenzione dei cultori· •delle scienz.e :fisico-matematiche. Ricordiamo come la parte 1• svolgesse nel 1873 l'argomento interessantissimo delle calamite elettri~he inventate dal professor Nobili e dal cav. Antinori nel 1832, come a quell'articolo facesse seguito la parte secoricla relaLiva agli acciarini magneto-elettrici del sig. Breguet di Parigi e del signor Siegfried di Vienna all'esposizione del 1867, e come nella 3· 4• parte pubblicate nel 1875 fosse rispettivamente trattato : degli acciarini Wheatstone e Bearclslee adottati per il servizio delle torpedini nella gtlef'l'a di secessione in America (1863-6{); delle macchine magnetoelettriche e dinamo-elettriche e delle nuove macchine elettro-magnetiche ad ar9atura armillare 1865; e infine delle macchine m·a gneto-elettriche ad arm~tura armillare costruite in Francia ed in Inghilterra (1871 e 1873). A sua volta la quinta parte testé pubblicata svolge l'argomento delle recenti innovazioni introdotte nella costruzione delle macchini;\ dinamo-elettriche;. riporta le esperienze fatte intorno all'opportunità di applicare la luce elettrica nelle operazioni rnilitari di terra e di mare, e si chiude coll'esposizione di un nuovo sistema d'illuminazione elettrica. Sono 52 preziosissime pagine le quali ci attestano la costanza colla quale il dotto capitano del genio prosegue nei diligenti e severi suoi studi speciali con onoranza del suo nome e con illustrazione del corpo cui appartiene. Le prime due parti dell'accurato lavoro furono, come l'introduzione agli studi, intraprese per uno scopo analogo a quello di aHri studi più avanti puhhlicati dallo stesso autore intorno ai composti esplosivi moderni. Nelle seconde due parti si trattò anche di rendere palesi gli immensi vantaggi che l'arte militare può trarre dalle macchine magneto-elettriche. Nella prim~ parte si poneva il fondamento della s toria e della teoria degli apparecchi magnete-elettrici descrivendo le

Le •noderne tnaccl,ine ·m agneto-eleltricl,e e le a.p pUctizioni loro till'illuminaa:ione· eletlt•ica, alla tele-· gt•t1/ia 'lnil-ita.r e ed all'ac censione delle ,nine e delle t ot·pediui (con tavole) per ANTONIO Bo·no cap.• del genio - Roma 1876, Tip. Voghera.

Col titolo sovrindicato il capitano del genio ANTONIO BOTTO hapnbblicato nel Giornale d:A1'tiglieria e Genio, parte 2" 187G, la q,u inta parte dei pregevoli suoi studi sull'elettricità, la cui

e


496 , RIVISTA calamite elettriche inventate dal Nobili e dall' Antinori nel 1832. Dalle Memorie pubblicate dal Nobili sull'argomento si desumevano i principii scientifici cardinali coi quali n,~lla 2a parte si spiegava il modo di agire degli acciarini magnl3to-elettrici del Breguet e del Siegfried e degli altri apparecchi elettrodinamici esposti nella 3" e 4,' parte, ,e finalmente è nella quinta parte, siccome si è accennato, che si constatano la crescente impoi-tanza delle· nuove macchi1)e dinamo-elettriche ad art.natura armillare e le numerose loro applicazioni e le esperiènze che se ne fanno nel campo industriale e nel campo mititare nei riguardi dell'illuminazione elettrica e dell'accensione delle mine e torpedini. La ristrettezza dello. spazio e lo stesso carattere eminentemente teorico dell'opuscolo non ci consentono di scendere a particolareggiata ·esposizione delle pregevoli cose svolte nelle poche pagine dello scritto. I cu!Lori delle scienze fisico-matematiche e gli amatoi'i delle loro applicazioni alle cose militari ci sapranno grado cli aver loro segnalato il nuovo lavoi<o del capitano Botto, e troveranno certamente più spiccio e profittevole il meditare sulle sue brevi e sole 52 pagine, di quello che il leggerne un brevfasimo sunl.o comunque coscenrzioso. Gescl,iclite der Belagerung von Bèlfm•t im .la/ire I s, o.i, t. (Storia dell'assedio di Beifort nell'anno 1870-71) di PAuL WoLFF, capitano del genio. - F. Schneider e

comp., Berlino 1875. Quest'opera, di cui è autore il capitano del genio prussiano PAOLO vVoLFF, già autore delle due relazioni sugli assedi di Schlettstadt e N eubre"isach (1), appartiene alla serie delle relaztoni ufficiali degli assedi del 1870-71 che redigesi a Berlino per cura del comitato del genio prussiano. Il libro del vVolff consiste in un volume in 8° grande di 480 (1) V . Rit>!sta milita,·e, settemb1·e 1874, pag. 45S. e

seg.

BIBLIOGRAFICA

pa~ine, diviso in 3 parti, al quale sono aggiunti 13 allegati; l'opera è corredata di : . 1° Una carta dell'Alsazia· superiore e territori adiacenti al 600,000. 2° Una carta dei dintorni di BelforL all'S0,000. 3' Un piano comples 9ìvo dei lavori d'assedio innanzi a Belfort al 10,000. ' 4° Un piano delle fortificazioni di Belfort al 2,500. · 5° Una tavola di disegni riflettentj particolari dei lavori di armamento francesi alla scafa cli t:50. 6° Due tavole di disegni rifleL~enti particolari cli costruzioni tedesche a prova di bomba alla scala di 1:50; schizzi relativi alla distruzione di ponti alle scale di 1:250 e di t :500; piani e profili di 8 batterie d'assedio alla scala di 1:250. Lo studio dell'assedio cli Belfort è quello che presenta fra I gli assedi del 1870-71 il maggiore interesse. Trattasi in questo caso di un vero assedio formale, che fu condotto dai Tedeschi in circostanze cUffìcHissirne, che possono dirsi affatto anormali. 11 corpo assediante, relativamente alla forza della guarnigione massime nel 1• periodo, era troppo esiguo, e così pure i Te, deschi mancarono fino in ultimo di mezzi sufficienti in bocc.he da f'uoco di calibro petente. Le comunicazioni con B.elfor~ erano difficili, essendo interrotta la ferrovia a Dannemaeie; .il terreno stesso attorno a Belfort essendo roccioso creav~ molte difficoltà nell' eseguire i lavori d'assedio . La piazza stessa era forte, avvicinandosi alla forma del campo trincerato; era piuttosto ben munita cli opere fortificatorie antiche e nuove e rafforzate con molti lavori d' arma.mento. La guamigione, benchè raccogliticcia, ricevéva vigoroso impulso di resistenza dal suo inJelligente ed energico comandante il colonnello Denfert. La dotazione di artiglieria de)la fortezza non era delle migliori, ma era considerevole relat.ivamente all'esiguo parco d'assedio di cui disponevano i Tedeschi. L'jmportanza stra.tegica e politica della piazza costringeva i due avversari ai maggiori sforzi per impossessarsene e per difenderla.


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RIVISTA

Così l'assedio cli questa for tezza offre allo studio lati molto· interessanti, tanto sotto il rapporto lecnico, che sotto quello tattico e strategico; inoltre questa fase della guerra è forse quella per il cui s tudio disponiamo cli maggiori . elemer..iti. Senza discorrere delle ·operazioni strategiche, che andarono allacciandosi con quelle dell'assedio, noi disponiamo riguardo a quest'ultimo) oltre a molte pubblicazioni minori, dell'opera ufficiale francese che fu redatta) sotto l.a direzione del colonnello Denfer't) dai capitani del genio e dell'artiglieria francese Thiers e Laurency. Così pure è già uscito a Berlino il 1' volnme della relazione uJficiale dell'assedio, redatta per cura del comitato d'artiglieria prussiano , operà della quale. questa Rioista dette già un breve cenno bibliografico (1). L' opera del capitano Vlolff ci fornisce adesso i maggiori ragguagli sui lavori e sull'attività del genio tedesco in questo assedio. La prima parte dell'opera è suddivisa in 12 capitoli. Essa ci dà una descrizione del terreno e delle fortificazioni di Belfort e si occupa del periodo dal principio della guer ra fino alla costruzione delle prime batterie di bombardamento, al 2 dicembre 1870. Belfort situato sull'insenatur>a che unisce il Giura ai Vosgi domina le comunicazioni fra l'Alsazia superiore e la FrancaContea. Esso copre perciò il sud della Francia da un'invasione per parte della Germania; fiancheggia inoltre la linea di operazioni dall'alta Mosella verso Djjon. Oltre che per queste cause strategiche, i Tedeschi cercarono di impossessarsi di Belfort anche per cause politiche. All'aprirsi della guerra la fortezza trovavasi in istato piuttosto negletto , ma potè nei mesi che rimase al!' infuori del teatro delle operazioni sufficientemente rimediarvi. Importante sopratutto fu la costruzione cli due nuove opere (!) V. Rtvi.sca· militare, novembre 1875, pag. 290. e seg.

BIBLIOG.l{AFICA

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in terra e leg name, erette sulle due alture delle P erches, le quali sono s ituale al suèl della città e dominano in parte la fortissima cittadella di Belfort. La maggior par·te del merito dell'energica difesa di questa piazza spetta al suo comandante coionnello Denfert. Egli conosceva a fondo la fortezza, essendovi stato negli ultimi anni precedenti la guel'ra quale direttore del genio. A questa conoscenza egli univa la ferma volontà di difendere a oltranza la fortezza affidatagli; e lo fece in guisa da: dare prova di capacità ed energia militare non comune. Il principio giustissimo s ul cruale egli fondò la sua difesa si fu c1uello cli difendere con tenacità il terreno circostante, ' adoperando da principio i forti solo come perni d' appdggio, Sotto questo lato precipuamente è molto istruttivo lo s tudio di tale assedjo. ' Alla fine di òUobre Belfort aveva una guarnigione di 17,300 uomini, i quali, ad eccezione cli un battaglione di linea e poca truppa tecnica, er ano tuUi di nuove formazioni. La dotazione di artiglieria cornponevasi di 341 bocche da fuoco, delle quali 137 rigate; le munizioni però per queste ultime erano molto scarse; i viveri erano abbondnnti. Il corpo d'assedio da principio consisteva di solo 8000 uomini, comandati dal. generale von Tresko,v. Il loro còmpito era tanto più difficile che la linea di accerchiamento aveva uno sviluppo di 40 chilometri. Alla fine cli novembre essendo giunto un esig uo parco d'assedio, i Tedeschi posero mano alle prime operazioni dell'attaéco. Le opinioni nel campo tedesco erano divise sulla dir ezione che dovea darglisi. Il Wolff nella sua opera ci dà interessanti ragguagli s ulle discussioni avvenute a questo, sco.po e che condussero a iniziare l'attacco dal lato ovest. Molto interessanti sono i parUcolari che il vVolfl' ci fornisce in questa parte del suo libro sulle opere d' armamento costrutte dai Francesi entro Belfort; vi si fece largo uso di rei--· taie di ferrovia, sia per corazzature che per blinde a pr?va


600 RIVISTA ed anche per paiuoli. Lo due lavole di disegni n• 1 e 2 si riferiscono a tali lavori e forniscono targa materia di utili insegnamenti, massime per gli ufficiali delle armi lecniche. La seconda parte !:ii divide in 9 capitoli. E ssa tratta dell'attacco artiglieristico, del.fallito tentativo cli sblocco e a bbraccia il periodo cli tempo dal 2 dicembre 1870 al 19 gennaio 1871. Il 3 dicembre 7 batterie armale di 28 bocche da fuoco entrarono in azione contro il fronte ovest della fo1•tezza . Non si tardò però nel campo tedesco cli com prendere corno Lal direzione d'aLlacco ripromettesse poca pr obabilità di riusci ta . li perno della difesa di Belfor t erano le alturo delle Perches coi due nuovi forti ivi costrutLi. Era necesso.rio a ttaccarle e prendere quelle due opere. Riconosciulo ciò, i Tedeschi diressero i loro sforzi allo scop o di impossesso.rsi del terr eno innanzi ad esse, per poter intraprendere l'atto.eco formale dal lato sud. li materiule d'assedio e le nuove tr uppe arriva to verso la fine di d icembre resero loro possibile di riusci re nell'i ntento, -e nella nolte del 7 all'S gennaio 1871 essi con un assalto ener, gico poterono r endersi pùdroni del villaggio Danjoutin situato jnnanzi alle due Perches. I. Tedeschi avrebbero potuto udesso iniziare le loro oper az ioni d'assedio energicamente contro il fron Le sud della fortezza e dirigere i loro sforzi contro le Perches e la cittadella. Ma ne fmono ancora tra ttenuti dall'anda mento strategico delle operazioni in Francia. Verso la metà di gennaio l'esercito di Boud)ak i avvicina vas i per s bloccare Belfort. Gran parte del c01·po d'assedio unitamente al corpo d'armata vVer der dovette essere opposto a queslo ten tativo e prendere sulla Lisaine una posizione, che fu pur e rafforzata con 35 bocche da fuoco d'assedio detratte do. quelle destinate all'allacco. Innanzi a Belrort rimo.soro soli 'lf> ba tlaglioni con-56 bocche <la fuoco da muro e 14 cannoni da campagna. Nella memorabil~ battaglia di Montbél iard, combattuta ai 15, 16 e 17 di gennaio, Bourbaki fu respinto; ma le truppe della gu~rnigiono di Belfort non tentarono a sostegno dell'armata di

BIBLIOGRAFICA

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sblocco nessuna seria sorLiLa; forse il Denfe1•t ne fu trattenuto dal timore di subire gravi perdite e di compromettere l'ullcr ior e difesa della forLezza. L a 31 parte dell'opera del \ Volff comprendo 9 capitoli. Essa tratta dei lavor·i del genio nelle ulteriori oper o.zioni deH'aLLacco ed abbraccia il periodo dal 19 gennaio 1871 fino alla conclusione della pace . Nella notte del 20 al 21 gennaio i Tedeschi pr esero cl'assalLo il villaggio Perouse ed intrapresero or amai con energia l'attacco dolla piazza dal s uo la L0 sud. Simultaneamente alla costruzione della 1' parallela furono er ette numerose batterie. Un tentativo fatto dai Tedeschi di impossessarsi dei due forti delle Perches mediante un allacco di viva forza fallì; essi furono respin ti e s ubirono gr avi perdi Le. Si dovette l'iprender e le operazioni regolari dell'ut~acco formale. In causa del terreno roccioso e del pessimo tempo i lavori erano oHremodo ùifficollosi; anche lo stato sanitario del co1·po d'assedio era tutt'altro che fiorido. L' 8 di febbr aio l'assediante r aggiunse lo. contr9s~arpa del fosso dei for ti; questi non essendo più che debolmente occupati, i Tedescl~ poterono flnalmenle pr enderne posses so. Tutta l'altura delle Perches fu quindi coronata di bo.tter ie; ne furono costruite 11 armate di 40 bocche da fuoco. Al 14 febbra io erano pronte all'azione 28 baLter ie d'assedio, con in tullo 97 pezzi di a rtiglieria. Queste batterie erano dirette per la massima parte contro la ciltadolla e prevedevasi prossima la sua caduta. Ma la conclusione ùell' o.rmisLizio, che fu presto seg uito dalla capitolazione, pose fine alla lolla e troncò l'assedio g iusto nel pun to in cui, sotto il rig uardo tecnico, esso avrebbe raggiunto il maggiore interesse. Belfortsi difese per 103 giorni, e non si arrese che in seguito all'ordine ricevutone dal proprio governo. La guarnigione ne uscì coll'onore delle armi. Il capitano \Volff opina, cho se la g uerra avesse continua to,


502 R IVISTA .Belforl avrebbe ancom potuto resistere dalle 3 alle 5 settimane .e forse anche rneno. Il corpo d'assedio, che in principio non c0ntava che 8000 uomini, arrivò poco per volta alla ciff'a di 25000; solo all'epoca l lella battaglia di .Montbéliard i Tedeschi raggiunsero l'effettivo di circa 35,0000 uomini Al termine dell'assedio le truppe tecniche erano rappresen.tate cla 24- compagnie cli fortezza e 7 compagnie del genio. Furono costrutte in totale 53 batLerie d'assedio, delle quali 52 vennero armate con 251 bocche da fuoco; 1~a bisogna con,siderare che parte di esse agirono successivamente in diverse bat.terie. Alla fine dell'assedio il parco componevasi cli 220 tpezzi d'artiglieria; di questi 10 erano stati resi inabili dal fuoco nemico, 62 dal fuoco proprio. · I lavori cli zappa raggiunser o uno sviluppo di 17 chilometri. Le perdite totali del corpo d'assedio fLlrono 8G ufficiali e 2038 -uomini, di cui 5 ufficiali e 245 uomini erano caduti prigionieri nel falli_to tentativo di assalto delle Perches. L'opera del capitano ,Nolff in complesso va annoverata fra '.le migliori del s uo genere; scritta con stile conciso e basandosi sui documenti ufficiali, è ricca di particolari e fornisce quanto desiderar si possa pello studio dell'assedio di BelFort·J essa arricchisce di un nuovo bell'elemento le molte pubblicazioni uelle quali man mano si raccoglie l'esposizione minuta di quanto operarono le arma te tedesche nell' uHi ma. oO'Uerra francogermanica; essa non lia perciò bisogno di essere raccomandata; -questo br·eve cenno bibliografico b&sterà per invogliare molti militari a leggerla e sLudiarla. Artillet•ie-LelU'e . Ein Leitf'aden zum SellJshmterricht fur .i ungere Ar tillerie-0 ffìziere ( C01'SO d'a,·tig lie1'ia. Guida pei giovani u,fftciali d'artiglie1·ia), von vV. vVnTE, Majorund.Ba-

503 1lIDLIOGR,\:FICA ditatissimi lavori (l), ci offre ora una seconda edizione del suo Corso d'cu·tiglieria venuto ir). luce nel 1872, e che guadagnò il plauso e la.riconoscenza dell'esercito in generale e dell'artiglieria in particolar modo. Nell'attuale edizione, oltre alla completa esclusione delle di .mensioni e delle misure non decimali, furono dall'autore corretti e completati i dati contenuti nella edizione precedente per rispetto ai nuovi e rapidi progressi avvenuti nel campo tecnico, e posti in perfetta relazione colle modificazioni, che in seguito all'esperienza vennero_introdotte n<1ll'artiglieria d'Europa in generale, e particolarmente nella tedesca. L'autore nell'assumersi il grave còmpito di pubblicare un Trattato completo sull'arLiglieria, in modo'.da riesci re comprensibile e profittevole anche a quegli ufficiali ai quali per limitati sLudii percors) non era stato concesso di approfondirsi nelle scienze ed in particolar modo nella matematica, meccanica, fisica e chimica, doveva naturalmente attenersi, specialmente nella balistica, al metodo d'un'esposizione elemE?ntare, basato soltanto sui principii generali <lelle matematiche inferiori . Che l'autore sia riescito pienamente nell' intento, ne è una prova luminosa ed indiscutibile la sentita e generalmente .:reclamata necessità di una seconda edizione. Il corso completo d'artiglieria del maggiore '\Vitte consta di' 3 parti: 1• Balisticà; 2" Materiale d'artigliel'ia; 3.. Impiego cl'artigliel'ia. Per ora in seconda edizione non apparve che la ·P parte, cioè la Balistica, ed è di questa che inLei1diamo d'occuparci. 0

taillons-Kommandeur im .Magdeburgischen Fuss-ArWlerieRegiment Nr. 4,. Erster Theil: Ballisti le Mit3Tafèln. -Zweite neu bearbeitete Auflage. - Berlin , 1875, MiLtlerund. Solrn.

(1) .Fra i quali primeggiano: l'Artilleristisches-1•aschen-0uch (Manuale tascabi le <l'artiglieria) e Die Fel.cl- ArtiUerie nachilvl'er Einrichtung, Au -

lì mag·giore dell'artiglieria tedesca; "vV. \ •V nrn, notissimo

ed impiego, con alcuue regole pel .servizio del ro,ateriale).

nel campo letterario militare per i suoi già numerosi ed accrc-

srii,s tuno una Gellra1i~c1l., nellst eHiigen Reoeln fiir die Behandlung des. Materials (Uartiglieria da campo secondo il suo ordinamento, armamento


504

'RIVISTA

11 testo comprende quasi 300 pagine con t re tavole, ed è ripartito in Lre capitoli, nel 1° ·de' quali si parla degli elementi della balistica; nel 2° della formazione ed impiego delle tavole di tiro, e nel 3, degli effetti delle bocche da fuoco e cle' proietti. · I~ una prolusione di poche pagin:e, a mo' d'int.r oduzione, l' A. espone in succinto il cammino $torico gradua-le percorso dalla scienza balistica, prendendo le mosse dal 16• secolo, epoca in cui TarLaglia (t) cercò pel primo di· spiegare matematicamente il movimento de' proietti; e quindi passando a Galileo, il fondatore della teoria parabolica, a Torricelli, Newton, Rubins; Euler, Hutton, Borda, ecc ; arriva fino a dì nostri, ricavando _dalle varie teorie le seguenti conclusioni: eh.e il problema balistico, vale a dire la ricerca cli una equazione matematica esatta della traiettoria, non ha raggiunto ancora un esito pienamente r iescito, sebbene la sua .soluzione sia stata spinta ad un grado tale di esattezza da potersi considerare come suf.fìcente per la pratica, e da lasciar dubitare della riescita d'una maggiore precisione come anche .della sua pratica necessità. Non devesi però da ciò inferire che la soluzione de' probÌemi su questa importante scienza debba essere interamente esaurita; infatti nella disamina più. r igo1;osa de' varii fattori concorrenti alla soluzione di questi si sono manifestate invece ben altre n uove questioni, delle quali dobbiamo occupa rci ora e per l'avvenire. A queste appartengono i quesiti s ulla balistica interna, cioè sul moto de' proiettili nell'anima delle bocche da fuoco, al quale in questi ultimi tempi fu rivolta una speciale attenzione, e che si può considerare quale problema della più alta irnportanza chela scienza nell'avvenire sarà chiamata a risolvere, unitamente alla r icerca delle altre leggi sucitate. 1

Questo distinto matematico e cost~uttor~ militare italiano f ~ il.primo che fece conoscere la forma della tra1ettor1a descritta dai pro1ett1 nella sua op~ra intitolata: .ia Balistique ecc. Paris 1546. (1)

505

JllBLlOG-RAFICA

Entrando quindi in materia, l'autore tratta della velocità iniziale, esponendo gli elementi dai quali essa dipende e che ne costituiscono specialmente la grandezza, e le leggi che ne sono la conseguenza. ln tutto ciò egli segue il metodo tenuto dal Lenente Prehn (1), il quale scostandosi interamente da qualsiasi · induzione teo1°ica, riduce le formole necéssarie alla massima loro semplicità, da potersi ri;ol vere colle ordinarie operazioni della matematica elementare. In considerazione della grande in~uenza esercitata dalla velocità inizia le sulla traiettoria e· sull'efficacia de' proie tti, da principio si cercò modo di determinar-la colla maggiore esattezza possibile per via teorica, mai prodotti del calcolo non riescendo a cori•isponclere esattamente con queJli avuti dall'esperienza, si cercò di invacle1'e il campo pratico ricorrendo agli strumenti . Qui l'autore, passando in rassegna i differenti metodi sperimentali stati escogitati per la misura della velocità iniziale, dà una succinta descrizione degli istrumenti principali usati, che sono: l'apparecchio eletfro-batistico di Navez; il cronografo elettro-balistico ·di Le Boulengé, e la clessidra elettrica del medesimo. Di questi, oltre la descrizione, Lrovasi unita al testo una tavola litografata . L' A. tratta quindi della teoria parabolica,ricercandone la formola ed applicandola ai diversi casi con una grande molteplicità di soluzioni: passa poscia ad intraUenersi sulla resistenza dell'a10ia. Prendendo le mosse dalla teoria newtoniana, basata cioè sulla resistenza che un corpo deve superare movendosi in un mezzo qualunque, teoria che egl i non ammette come esatta pel' la ricerca della resistenza dell'aria, passa a i risultati e alle successive sperienze di Borda, Hutton, Lombard, ecc., che spiegano pure l'inesattezza dei calcoli anteriormente impiegati, (1) Die Ballistih de.,. gezogenen Geschutze. Inelem.enta1·enFormeln und. Zeichnung ohne Tafeln da?'gestellt una an àen Ergeòn1ssen der K&ntglioll Preuss. PracisiOns- Watre gepruft.- 1804.- (LaBalisticaperi cannon i rigati

esposta element.armeule e senza tavole). ANNO

xx,,

VoL. 1.

33


oQ6

RIVISTA

perchè basati sull'ipotesi d'un faLtore costa~te, cioè che l~ molecole dell'aria fossero smosse dal passaggJO del corpo, disperdendosi lateralmente, senza prendere in considerazione la coesione molecolare dell'aria, l'aderenza e l'attrito della medesima sul corpo, ed il riflusso posteriormente al medesimo, per i diversi o·radi d'intensità cli locomozione del proietto. A questi fatLortmilitanti contro la esattezza delle ricerche teoriche s i o·o-iuno·e de' medesimi, di maa oo o ora pure quello della rotazione . niera che se esse potevano essere accettate per calcolare la resistenza deÌl'aria opposta al movimento dei proietti lanciai.i da cannoni lisci, non sono attendibili per i calcoli sulle nuove artiglierie, dovendosi prendere in considerazione altri fattori, che sono: la diversa velocità, la forma, le dimensioni, ecc., del proietto. Col semplice ragionamento l' A. perviene~ di~ostr~r~ che la resistenza dell'aria riesce minore per i pro1ett1 lanc1at1 da artiglierie rigate di quello che col}e liscie dello stesso calibro, e ciò /:t cagione: a) della minore velocità iniziale, b) del maggior peso del proietto, · e) e della forma più conveniente del medesimo; traend~ne la cons<~guenza che il proietto oblungo, superando con maggior facilità la resistenza dell'aria, quantunque dotato d'una minore velocità in confronto al proietto sferico, tuttavia ad un determinalo punto la s ua velocità restante sarà maggiore. L'autore consacra alcuni paragrafi al moviment~ di rotazione dei proietti e alla s ua azione sull'esattezza di tiro, dimostrando la necessità di ricercare il mezzo di impf'imere al proietto un determinato mo\1 imento di conveniente intensità. Questo mezzo, dice egli, devesi ricercare, per le bocche da fuoco liscie esclusivamente nella costruzione del proietto e disposizio ne' del suo centro di gravità; per quelle rigate, nella costruzione del pezzo, non disgiunta da quella del proieLLo. Tutto ciò che si riferisce al movimento de' proieLti tanto sferici che oblunghi, alla loro eccentricità; al vento e a tutti gli altri fattori che concorrono alla perturbazione del regolare

BlDLIOGRAFIC,\ 507 movimento dei medesimi, cagionando deviazioni, è trattato cla!l'A. colla massima chiareua, con sintetico ragionamento e coll'esclusione di qualsiasi formola matematica. Coll'esposizione delle curve balistiche, quale risultato dell'azione complessa degli elementi suesposti, si chiude il i' capitolo. I eapiloli che si riferiscono alla formazione ed all'uso delle tavole di tiro (2•) e all'effetto dei cannoni e proietti (3°), sono elaborati in modo pregevole, e riesciranno di incontestat.a utilità, in special modo per gÙ ufficiali destinati al servizio ati.ivo. L'autore dà principio al 2° capitolo col <lefi.nirr.: lo scopo delle I.avole di tiro e le cond izioni del loro irnpi~go, aggiungendo che non bisogna considerare le dette tavole come dato assoluto, ma come .una norma a seguirsi nei diversi casi in cuj il t iratore può trovarsi; insegna quindi il modo come ricavare i dati necessari alla formazione delle medesime. Interessanti sono le conseguenze e i paragoni che egli ricava dalle traiettorie descritl.e dai val'Ì proietti lanciati da cannoni r.igati, lisci, obici e mortai. Nella sua conclusione questo capitolo contiene l'applicazione dei dati contenuti nelle tavole di tiro per cannoni rigati, a (ine cli pot?r descrivere qualsiasi traiettoria con una esattezza surncen te per la pratica, e somministra il modo di teovare l'alt<~zza raggiunta dal proietto a qualunque punto della sua traiettoria, Nel a• capitolo parlasi prim.icr-amen Le dell'efficacia delle bocche da fuoco in generale, che è detel'minala dalla probabilità di colpire un determinaLo bc1·sagì io e dall'azione del proietto: La probabilità di colpire dipende dalla grandezza e forma del bersaglio, dalla natura delle munizioni, dal servizio e maneggio ùel pezzo, dall'inf'!uenza delle condiÌioni del terreno e dallo s tato atmosferico. Esposti con chiarezza e ordine tutti questi fattori, che possono influire sulla regolari Là del tiro, l'autore passa quindi a disamina l'efficacia del proietto, che sotto la denominazione di forza distruttiva egli considera dal


508

RIVISTA

punto di vista dell'urto e quindi dello scoppio ed ·accensione, e ciò in rapporto a differenti bocche da fuoco e diverse specie di tiro, tanto nella guerra di campagna quanto in quella d'assedio. Circa alle varie specie di tiro l'autore si estende in modo speciale su quello indi1'eito nella guerra d'assedio, distinguendolo in tiro indiretto contro l,ersaglio verticale, tiro indiretto contro bersaglio orizzontale, e tiro indiretto cli d~fesa (Defensionschuss) (l), e per i quali ne ricava dati imporLanti sulla carica ed elevazione da darsi alle bocche da fuoco impiegate nei differenti casi . Il tiro a shrapnel e quello a rnetraglia, corne pure il tiro curvo coi mortai, formano oggetto di speciali paragrafi. In questo capitolo merita speciale menzione la parte che si. riferisce alle correzioni da applicarsi nel tiro, che è esposta colla massima chiarezza, ordine e semplicità, da potersi considerare come un riassunto completo di quanto può abbisognare all'ufficiale d'artiglieria in campagna. In geneeale l'?pera del maggiore Witle, <lettatt:t con quella chiar•ezza cli idee e con quell'ordine di esposizione che sono propri agli altri scritti dell'egregio autore, vuol essere annoverata r:ra le opeee di maggior merito della moderna scienza d'artiglieria, merito che si leva a tanlo maggioee altezza, inquantochè l'au.tore raggiunse·10 scopo propostosi di riescire comprensibile ecl utile all'ufficiale cloLato di qualur.que grado d'istruzione. Kaiser Willaelm - l'Blilitii r itwlie 1,,ebensbest!lireibung tSG':- 1871.. (I: l mperatore Guglielmo. Descrizione della

vita milita1'e dal 1867 al 1871) per L. ScHNEIDER, redattore del giornale il Soldaten/reund. - Berlino, 1875. - Mittlei· und Soli.Il.

Questo libro, che è una raccolta di descrizioni, racconL{ ed aneddoti della vita militare dell'imperatore Guglielmo dal 1867 (li L'auto-re chiama Defension schuss quel ti ro ficcante, c he eseguisce il difensore da una posiz ione intliatro rial parapetto o da un ostacolo qua·

lunque contro le batterie e i lavori d'approccio dell'a ttaccante.

BlBLIOGRAFlC A 509 ;.al 187-1, stampali dall'autore stesso nel suo giornale- l'Amico det soldato - non potrà non essere accolto da LuUo l'esercito tedesco con quel favore che incontrarono i due opuscoli già p~bblicati nel 1869 col titolo « Re Gugt.ielmo ,. abbraccianti il periodo dal .181:H al 1867, dei quali la presente pubblicazione · non è altro che un seguii.o. I fatt.i narrati colla semplicità e naturalezza del vero, lo stile facile, chiaro, brioso come conveniva all'indole del giornale. per cui venivano scriUi non possono non piacer·e e rendere popolare il libro. Lo sc1·ittore evidentemente è persona che conosce da vicino il capo dello Stato , e che, a quanto pare, l'ha seguilo al quartier generale <'turante la guerra <le] J.870; ciò che narl'a cli Iui lo deve in grnn parte aver veduto coi propri occlii, onde non prova il bisogno di colorirlo con tinte esagerate ed inverosimil i, per fare del suo personaggio un et'oe da leggenda; inoltre quanto descrive corrisponde esattamente alle idee ed ai sentimenti che i Tedeschi sentono per il loro Imperatore. Si comprende facil mente corne questi racconti esposti in quel giornale che, come lo dice il s uo titolo, ·doveva essere nelle mani di tutto l'esercito prussiano, deslasscr·o nel cuore dei soldati i sentimenti di venerazione e di amore quasi fi gliale per il loro capo e Re, cause al certo non ultime dell'esito felice ilelle guerre del 1866 e 1870-71. L'imperatore Guglielmo, nato da una s tirpe essenzialmente m ilitare, soldato nell'anima, abituato per istinto e ragion di Stato a considerare il suo esercito come la prima istit\lzione de.Ila Pr-ussia, e la più potente in Europa dopo Sadowa, dedi_cava atl esso la miglioe parte della sua attività e del suo tempo . L'autore della sua vita militare lo descrivenellefrequen~i rivisLe, nelle visite continue agli stabilimenti militari d'ogni genere, alle scuole, agli ospedali; lo dimostra assiduo nelle informazioni minu te sulla tenuta, su l vitto e sulla salute dei soldati. Le cul'e per l'esercito divennero ancoe più vive negli unimi tempi che precedettero la guerra contro la Francia . Dichiarate le ostilità, l'auto1•e segue Guglielmo al gran quartiere generale;


!HO

RIVISTA DlBLlOGRAFlCA

quivi il Re fra Je gravi cure del supremo comando non interrompe la vigilanza su quanto può interessare il buon andamento dell'esercito; la sua attenzione è rivolta specialmente ai f'eriti e fra questi agli ufficiali, cui in gran par te conosce personalmente: non badando ai mo!Li anni che gravano sulla sua persona, nè al freddo rigidissimo, si diparte dal gran quartiere generale e visita i posti ove poco prima uno scontro od una battaglia lasciarono morti e feriti: la sua presenza sempre tranquilla e solenne conforta e rinfranca: l'autore narra l'entusiasmo dei s oldati, le loro dimostrazioni di affetto devoto e profondo che raddoppiavano il coraggio e presagivano sicura la villoria. Epis odi commoventi la cui memoria rimarrà impe1·itura nell'esercito tedes co, improntati di nobile sempl icità, di. grandezza d'animo, di amor patrio, ora dalla gioia delle speranze realizzate, ora dal dolore della per-dita di tanti fratelli, e narrati dallo scrittore s otto l'impressione del momento, intrecciano i ricordi della vita militare dì Guglielmo e li faranno sempre cari alla Germania. Noi abbiamo stimato utile darne un cenno, non foss'altro pérchè rimanga comprovato una voli.a di più) come giovi agli interessi ed alla grandezza di una nazione il forLe vincolo che unisce in un comune senLimento di dovere il suo Capo coi cittadini, sieno quesLi dedicati° ai tranquilìi lavori della pace) sia r.he impugnino le armi per la difesa del proprio paese. Del resto questo libro non ha solo un interes se speciale, ma merita l'attenzione di quanti amano instruirsi sulle vicende della campagna del 1870-7'1, perchè l'autore) Lracciando la vita militare dell'Imperatore) compendia aUresì, con narr·azione facile e piana, la storia di quella. Per questo riguardo può interessare gli ufficiali d'ogni paese, perché quasi un utile commento ed un'illustrazione alla Relazione ufficiale della gµerra che il grande slaLo maggiore va pubblicando. 0

DEMARCllI CARLO,

gerente.

INDICE DEL TOMO I - ANNO XXI (Gennaio-Febbraio-Marzo 1876)

,t.rticoll, lllemorie originali eee.

L 'ESERCITO ITALIANO NEL 1875 -

D. .

.

Pag.

(pÙbblicate d'ordine di s. E. il Ministro della guerra) : I. Considerazioni sulla nuova tattica della fanteria applicata all'esercito italiano (Cont. e fine) - Capitano

5 ..,.._

CONFERENZE MILITARI

F . S<,nnale . . . . . . .· . . . . . . . ,, 32 _ _ II. Sgua1·do politico-militare alle ultime campagne Capitano S. 1tialnoni d'lntigrrnno. . . . . . ,, 238 lll. Breve studio sull'impiego della cavalleria neali ultimi anni - Capitano iH. Cesuti . . . . . t> • » 435 RASSEGNA SO.MMAf\lA DELLE GRANJll MANOVRE DEt.1875- J".,»

52 _

LA LEGGE PER LA MILIZIA TERRJTÒRIALE B PER LA MILIZIA L. 8 . . . . . . . . » COMUNALE -

112 _ J CAMPI TRINCERATI E LE REGlONI FOF\TIPICA'I'.E - Ma<Ygior generale ,. . .~raÌdi. . . . . . . . . . t>" 193 _ ESEMPI DI ESERCITAZIONI DI COMBATTIMENTO DELLA CAVAL-

LERIA (Cont.efine)

lL

-Tenente ·!Il, Bianchi d',f.dda ,.

NUOVO REGOi.AMENTO DI FANTERIA -

II - • .

259 _

MANOVRA PER l. A NOSTRA

.

. . . ))

288 -

DELLA LEVA SVI GIOVAN( NATI NEL 185ft E DELLE VICENDE DELL'ESERCITO ITAL IANO DAL 1° OTTOBRE 1874 AL SETTEMBRE

1875 .

LA GUERRA REALE -

. . Tenente colonnello I.W. l!llarselli .

30

293 ,, 377

l)

~

2• ARMATA TEDESCA (principe Federico Carlo) NELLA GUERRA FRANCO-TEDESCA DEL 1870-71 (Cord. e fine) - X. . » 123, 309 e 455

LE OPERAZIONI DELLA


• . Riviste bibliografiche.

•

Libri italiani. L'artiglieria da campo in Halia . - P . BAMBINO Pag. 15 Considerazioni sul combattimento di località " 343 Ricor·di per le esercitazioni tattiche e logistiche - BEsozz1 e S1SMONDO . . )) 492 Le moder ne macchine magneto-elettriche e le applicazioni loro all'illuminazi_one elettrica, alla telegrafia rnilitare ed all'accensione delle m ine e delle torpedini - A. BOTTO . . > 494Libl'i francesi. La défense de Paris - DucnoT . Manuel de chirurgie de guerre - O. HEYFELDER.

,. 17t • 178-

Libri tedeschi. Oie Deutsche Artillerie in den Schlachten bei Metz E. HOFFBA UER . . > 182 Beitrag zum Kriegspiel - A. V . VERDY DU :VERNOIS » 345 Die DeuLsche Artillerie in den Schlachten uncl Treffen des <leutsch-fran7.osischen Krieges 1870-71 - Weis s enburg- \:Vorth - E . HoFFBAUER und LEO . » 348 Die Cernieung von Metz im Jahre 1870 - G. PAULUS » 358Lei tfaden fiir den Unterricht indcr DienstkennLniss - l .B.~ 369 Militairischer Dienst· U nterrichL fii r einjiihrig Frei\villige, Offizier-Aspiranten und R eserve-Offizier e der Feld. » 369 Artillerie - DILTHEY . Die Kampfe zwischen cler Seine und Marne - NTEPOLD > 373 _Geschichte der Belagerung von Belfort im Jahre 1870-71 - P. vVOLFF ~ 4,96 Artillerie- Lehre - V./. \VITTE . » fi02 Kaiser vVilhelm - L . ScHNEJDER. > 50STecnologia.

Il Telemetro da fucile Le Boulengé.

Pag. 487

..


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